Roma, 12 ago. (askanews) – “Che il clima stia cambiando lo vediamo tutti, basta guardare le nostre estati. Io penso che la strada non sia spaventare la gente o punire chi già fatica ad arrivare a fine mese agitando un ambientalismo ideologico, sganciato dalla realtà. La strada deve essere pragmatica: investire in tecnologia, nella prevenzione del dissesto, in acqua ed energia pulita prodotta anche in casa nostra. L’ecologia vera non è contro il lavoro e le famiglie: l’ecologia vera li mette insieme. E su questo, l’Italia può insegnare, non solo imparare”. Lo dice la premier Giorgia Meloni in un’intervista a Chi in edicola questa settimana.
Sotto la pelle di Modigliani alla Pinacoteca Agnelli
Torino, 12 ago. (askanews)- Fino al 13 settembre e per tutto agosto la Pinacoteca Agnelli nello Scrigno presenta un nuovo appuntamento nell’ambito del programma Beyond the Collection dedicato alla Collezione Permanente del Museo: Modigliani sottopelle. Quattro capolavori. L’opera Nu couché di Amedeo Modigliani dialoga con altri tre grandi capolavori dell’artista: Female Nude Reclining on a White Pillow, in prestito dalla Staatsgalerie di Stoccarda, il ritratto di Gaston Modot e Maternité, entrambi in prestito dal Centre Pompidou di Parigi. Curata da Pietro Rigolo e Beatrice Zanelli, Modigliani sottopelle è il risultato di un importante lavoro di ricerca interdisciplinare che offre nuove chiavi di lettura. La mostra invita il pubblico ad andare oltre la superficie visibile delle opere, interrogando ogni dettaglio e portando alla luce tracce nascoste grazie al lavoro congiunto di storici dell’arte, restauratori e scienziati. Attraverso lo studio della tecnica e dei materiali utilizzati dall’artista, il progetto contribuisce a proporre una nuova datazione di Nu couché, capolavoro acquisito da Giovanni e Marella Agnelli nel 1960.
Beatrice Zanelli ha introdotto il lavoro e la mostra: “Siamo qua nello Scrigno in Pinacoteca Agnelli e presentiamo una nuova edizione di Beyond the Collection dedicata a Modigliani. Il nostro Nu couché è sempre stato datato 1917-1918 e con questa piccola mostra che lo mette in dialogo con tre capolavori provenienti dalla Staatsgalerie di Stoccarda e il Centre Pompidou di Parigi abbiamo voluto in qualche modo andare sotto pelle per andare a indagare effettivamente la data di produzione dell’opera, posticipandola in realtà al 1918-1919 grazie a una serie di indizi. È stato possibile grazie a queste ricerche scientifiche rintracciare all’interno della nostra opera una seconda firma che rimane appunto sotto la superficie dell’olio. Questa scritta apre a nuove ipotesi: che lo stesso Modigliani volesse firmare l’opera nell’angolo superiore sinistro oppure addirittura potrebbe essere la scritta del mercante del rotolo di tela che ha venduto la tela a Modigliani ad essersi appuntato il nome dell’artista. Un altro indizio da cui siamo partiti sono state delle ricerche realizzate dal professor Don Johnson e dai suoi collaboratori legate alla creazione di questo software che permette attraverso delle radiografie delle opere di mettere in dialogo alcune opere molto probabilmente provenienti dallo stesoa rotolo di tela. Quello che questo software permette di indagare sono la densità dei fili della trama e dell’ordito dei rotoli di tela e quindi si può verificare esattamente come sia continua la densità attraverso le diverse opere d’arte”.
L’analisi della trama e dell’ordito della tela, l’esame delle imprimiture e lo studio delle firme confermano il legame con il periodo 1918-1919, distinguendo l’opera da dipinti precedenti come il nudo di Stoccarda o il ritratto di Gaston Modot. Accettare questa postdatazione non significa semplicemente correggere una data, ma contribuire a ulteriori ricerche sul metodo e sulla pratica artistica di Modigliani. Il percorso espositivo propone documenti d’archivio e indagini condotte nei laboratori di istituti di ricerca internazionali, rivelando i segreti nascosti sotto la superficie pittorica e restituendo tutta la complessità della ricerca storico-artistica.
Beyond the Collection è il progetto della Pinacoteca Agnelli che dal 2022 si propone di riattivare la Collezione Permanente del museo, un nucleo di 25 capolavori dal Diciottesimo al Ventesimo secolo. Attraverso interventi di artisti contemporanei e prestiti specifici da istituzioni italiane e straniere, alcune opere selezionate della Collezione diventano oggetto di nuove narrazioni e connessioni: in questo modo vengono portate alla luce storie dimenticate o ignorate, mettendo in discussione interpretazioni canoniche della storia dell’arte.
Mattarella: a Sant’Anna Stazzema le radici della Repubblica
Roma, 12 ago. (askanews) – “La Repubblica avverte il dovere di ricordare gli innocenti – donne, anziani, bambini – uccisi senza alcuna pietà a Sant’Anna e nelle frazioni di Stazzema, oltraggiando e bruciando i loro corpi, calpestando ogni sentimento di umanità. In questo sacrario civile, come in altri luoghi di dolore, si trovano le radici della Repubblica”. Lo scrive in un messaggio in occasione dell’anniversario della strage, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
“La mattina del 12 agosto 1944 – ricorda il capo dello Stato – i reparti delle SS, con la complicità dei fascisti, diedero inizio alla strage. Un simbolo dell’abisso in cui le guerre possono precipitare, cancellando la dignità dell’uomo, facendo prevalere l’orrore dell’annientamento”.
“La comunità di Stazzema, dopo il dolore, è stata capace di ritrovare fiducia, con l’Italia e l’Europa che hanno riscattato con la pace, la libertà, la democrazia, con i diritti eguali e universali, con la progressiva integrazione, quanto di più terribile la storia aveva prodotto”, conclude.
Mattarella: tornano guerre e volontà dominio in forme inedite
Roma, 12 ago. (askanews) – “Le guerre sono tornate a gettare la loro ombra sui nostri giorni, ora le volontà di potenza e i propositi di dominio si riaffacciano, manifestandosi in forme anche inedite. Sono più che mai preziose le testimonianze e le coscienze capaci di trasmettere esperienze e valori. Sono capaci di respingere violenza, odio, il disprezzo per il rispetto del pluralismo, dell’identità delle persone”. Lo scrive in un messaggio in occasione dell’anniversario della strage di Sant’Anna di Stazzema, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
“Fare memoria, oltre che atto di responsabilità – sottolinea il capo dello Stato – , è atto di liberazione che si rinnova. La vittoria sul nazifascismo aprì la strada della rinascita. Ciascuna generazione deve sapere che a ognuna appartiene il rafforzamento e la difesa delle conquiste civili, che non sono acquisite una volta per tutte. I loro presupposti etici, le ragioni di impegno, vanno rinnovati e rinsaldati”, conclude.
Ceuta, Parsi: «Un evento atipico ed eccezionale. Serve una gestione europea delle migrazioni».
Un evento rapido, drammatico e senza precedenti
La vicenda dell’ondata migratoria nell’exclave spagnola di Ceuta ha destato forti preoccupazioni e ha rappresentato un momento apicale e drammatico del fenomeno. Si è trattato di un evento rapido, improvviso, che ha coinvolto un numero mai così elevato di migranti provenienti dal Marocco e che ha mietuto oltre cento vittime, annegate in mare nel tentativo di raggiungere la costa.
Diversi problemi scaturiscono da questa vicenda, a cominciare dalla sua dimensione di tragedia umanitaria. L’Europa non sembra aver condiviso finora politiche adeguate di gestione degli eventi migratori, che finiscono per interessare in primo luogo i Paesi che fronteggiano il Mediterraneo. Si tratta di un precedente che potrebbe ripetersi e che chiama in causa gli accordi di Schengen e le politiche di coordinamento dell’Unione Europea.
Tuttavia, scafisti e organizzatori di queste traversate senza tutele, caratterizzate da una letale sovraesposizione ai rischi della navigazione su mezzi insicuri, stipati oltre la capienza o, peggio ancora, a nuoto, dovrebbero rispondere delle loro iniziative criminali ed essere sanzionati con pene severe.
È di tutta evidenza che una migrazione così consistente e organizzata, di soli uomini, realizzata con modalità e tempi tanto rapidi e aggressivi, faccia pensare a una gestione da parte del Marocco. Rabat ha responsabilità enormi in questo vero e proprio assalto, di fatto ingestibile per chi avrebbe dovuto accogliere i migranti: un colpo di mano, un avvertimento intimato all’Europa.
Dietro questa vicenda si stagliano inoltre ombre inquietanti: quelle di chi potrebbe mirare a sgretolare, Paese per Paese, l’Europa. A cominciare dall’ingombrante ombra di Trump, secondo interpretazioni apparse anche nel dibattito americano, tra cui su Medium e Substack. Una vicenda che si può definire anomala e che rischia di ripetersi, aprendo un fronte capace di mettere in crisi e dividere l’Europa.
Abbiamo raccolto al riguardo l’opinione del prof. Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni internazionali all’Università Cattolica di Milano.
Prof. Parsi, quanto accaduto a Ceuta in questi giorni può essere definito una vicenda anomala? Mi riferisco alla durata dell’evento, alla consistenza del numero dei migranti, al loro rientro in Marocco in tempi brevi e al numero delle vittime annegate in mare.
Sicuramente quanto avvenuto a Ceuta è un evento atipico ed eccezionale. Considerare 50.000 persone nell’arco di 24 ore arrivate in quelle condizioni rende evidente che non si tratta di un fatto, diciamo così, naturale, neppure in un periodo di forte tensione sulle migrazioni come quello attuale.
Si tratta di un evento migratorio di anomale dimensioni, che fa pensare a una regia dell’iniziativa in un contesto organizzato. Ma nulla toglie alla drammaticità del fenomeno e tutto porta a pensare che occorra porre mano a una gestione europea delle migrazioni. Il trend sarà inevitabilmente in crescita e altri eventi del genere potranno ripetersi.
Il ruolo del Marocco e l’ombra di Trump. Possiamo attribuire a una regia politica questo spostamento così consistente di soli uomini dal Marocco all’exclave spagnola? Oppure, come afferma il premier Sánchez, tutto è scaturito dalla sentenza della Suprema Corte spagnola in merito alla migrazione attraverso la via del mare e alla prospettata accoglienza?
È possibile che la sentenza sulla regola della normalizzazione dei Saharawi possa avere creato aspettative, alimentando la speranza che si potesse forzare la mano alle autorità spagnole. Contemporaneamente, però, mi pare che ci sia stato un chiaro tentativo politico da parte di diversi attori, principalmente il Marocco, che comunque non ha mai cessato di avere un atteggiamento politico ostile nei confronti di Ceuta spagnola, allo scopo di rivendicare sempre la possibilità di riprendersi l’amministrazione dell’exclave.
Trump ha sostenuto recentemente queste ambizioni marocchine e forse anche la volontà di creare un caso che potesse essere sfruttato a fini di politica interna negli Stati Uniti e che mettesse in difficoltà Sánchez, guardato dall’Amministrazione Trump come un avversario politico.
Come valuta la contestazione ricevuta da Sánchez da parte dei suoi concittadini? E la sua precedente decisione di regolarizzare 500 mila stranieri presenti sul territorio nazionale, mentre la consistenza delle domande è raddoppiata in poco tempo?
Non ho elementi, in realtà, su come gli spagnoli abbiano giudicato la gestione dell’evento da parte di Pedro Sánchez e non ho letto peraltro nulla su questo, per cui non saprei come rispondere.
«Sospendere Schengen è stato un pessimo segnale» La sospensione degli accordi di Schengen da parte del Governo italiano ha diviso le forze politiche ed è stata valutata da Sánchez come una scelta dettata dall’“ignoranza”. Come giudica questa decisione?
Concordo con Sánchez: sospendere Schengen è stata una cosa che non c’entrava niente con presunte regole che non sono contenute in Schengen. Non era necessario questo trambusto. La crisi è stata risolta nell’arco di 24 ore dalle autorità spagnole, con molta più fermezza ed efficacia di quanto facciano normalmente le autorità italiane.
Penso che sia un pessimo segnale per un Paese come l’Italia, che è sempre a chiedere solidarietà quando deve fronteggiare eventi di crisi migratoria infinitamente più piccoli di quello di Ceuta.
Lo trovo anche contraddittorio: nel momento in cui si chiede una politica europea, poi si sospende Schengen, che è il modo con cui gli europei gestiscono complessivamente le loro frontiere. Gli stessi che fanno i diavoli a quattro per chiedere una politica europea sulla migrazione e sulla gestione dei confini rispetto ai migranti sono poi molto renitenti nel condividere la responsabilità per i confini europei di fronte alle minacce militari russe.
Insomma, l’impressione è che la mossa italiana sia stata propagandistica e abbia trovato riscontro in altri Paesi per motivi analoghi, ma che sostanzialmente non ci abbiamo fatto comunque una bella figura.
Quali previsioni si possono fare sulle iniziative e sulle decisioni dell’Unione Europea dopo la richiesta di 22 Stati membri di discutere la questione “migrazione-accordi di Schengen”?
Sì, ha ragione Sánchez nel sostenere che è stata una decisione dettata dall’ignoranza dei Trattati, come spesso capita.
Su cosa farà l’Europa, probabilmente si chiederà un potenziamento di Frontex e la possibilità di avere più mezzi a disposizione, cioè il tentativo di gestire in maniera più rigorosa gli accordi con i Paesi che dovrebbero collaborare al controllo della migrazione a fronte di vantaggi di carattere commerciale.
Poi è chiaro che le questioni alla base delle migrazioni possono essere sfruttate per fini politici. Ma il dato di fatto è che, con il riscaldamento planetario in rapido ed esponenziale incremento e con l’innalzamento delle acque degli oceani, mi pare che si creeranno condizioni per cui avremo sempre maggiore pressione migratoria su un’Europa spopolata e incapace di prendere decisioni anche a livello nazionale sui rapporti con i Paesi che si affacciano sul mare. Insomma, non si aprono buone prospettive.
L’Africa nel nuovo confronto tra le potenze In una situazione geopolitica internazionale complessa – come assai bene evidenziato nel suo recente libro “Contro gli imperi” – polarizzata dai rapporti USA-Cina, dai conflitti in atto in Medio Oriente e in Ucraina, ecco uscire in modo eclatante sul proscenio mondiale l’Africa, con un portato di potenzialità imprevedibili per entità, numeri e coinvolgimento di etnie, popoli e nazioni. È il preludio di un ulteriore mutamento dello scenario internazionale?
Diciamo che all’Africa abbiamo dedicato poca attenzione. Il famoso piano prospettato da Meloni – il Piano Mattei per l’Africa – non è mai pervenuto, nel senso che non è mai successo niente di concreto. Quindi, al di là degli annunci, non si è fatto niente.
Sappiamo che Russia e Cina in Africa sono molto attive, a volte non sempre con obiettivi di aperta ostilità verso i Paesi europei per quanto riguarda la Cina, sicuramente con obiettivi altrettanto ostili da parte della Russia.
È ovvio che, se non affrontiamo seriamente questa questione, rischiamo di trovarci poi ogni volta a rincorrere l’emergenza all’ultimo momento, con risultati disastrosi.
Il ritorno dei neocolonialismi. È ragionevole pensare che le grandi potenze resteranno estranee al processo esponenzialmente crescente dei flussi migratori dall’Africa? Ci sono interessi economici ingenti: Cina, USA e Russia saranno solo osservatori o protagonisti di iniziative palesi o occulte di intromissione, competizione e dominio? E in quale prospettiva dovrà collocarsi l’Europa, primo avamposto delle migrazioni future? Infine, a proposito di Africa: “Contro gli imperi” ingloba anche il concetto di “contro i neocolonialismi”?
Il rischio di neocolonialismi c’è già ed è già presente. Consiste in quello che cinesi e russi stanno facendo in Africa e che sta sostituendo ciò che per tanto tempo hanno fatto le potenze coloniali classiche occidentali: Francia, Gran Bretagna, Belgio e Portogallo e, molto più limitatamente, anche l’Italia.
È ovvio che la logica imperiale della prevaricazione e la logica della predazione ben si confanno ai sogni neocoloniali.
Poi, insomma, il colonialismo non è mai morto. Basta vedere come la Russia tratta il suo ex spazio sovietico, a cominciare dalla Bielorussia, con una concezione completamente coloniale, per renderci conto di questo.
L’Italia non può permettersi un governo che improvvisa la rotta
La politica estera non si decide al gazebo
C’è un dettaglio che dovrebbe far tremare i polsi a chiunque abbia a cuore la collocazione internazionale dell’Italia, e invece scivola via nel rumore di fondo del dibattito quotidiano. Il cosiddetto Campo largo – quello che ambisce a presentarsi come alternativa di governo – non ha una linea di politica estera. Non una sfumatura diversa, non un accento differente: non ce l’ha.
Tra Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli si assiste a un balletto che avrebbe dell’inquietante se non fosse grottesco. Un giorno si strizza l’occhio a Bruxelles, quello dopo si ammicca a chi dall’altra parte del fronte bombarda ospedali. La linea è un pendolo impazzito: ambigua, altalenante, facilmente confondibile con un progressivo scivolamento verso posizioni che, chiamiamole col loro nome, guardano con troppa comprensione a Mosca. E questo non è tollerabile. Non è concepibile. Non è accettabile.
E allora qual è la trovata? Le primarie. I gazebo. Il cittadino che domenica mattina, tra un caffè e una passeggiata, dovrebbe decidere la postura atlantica dell’Italia, il grado di integrazione europea, il posizionamento rispetto alla guerra in Ucraina. Come se la politica di difesa fosse un sapore di gelato da scegliere tra pistacchio e nocciola. È ridicolo. È offensivo. Ed è, soprattutto, un messaggio devastante per la credibilità del Paese di fronte ai partner che contano.
Il convitato di pietra: la patrimoniale
E poi c’è l’economia, che dovrebbe essere il cuore di qualsiasi progetto di governo. E invece è il terreno dove il Campo largo si paralizza. Da un lato chi ripete, con fierezza ideologica, che la patrimoniale è “necessaria”, “inevitabile”. Dall’altro chi, appena sente quella parola, sbianca e cambia discorso, perché sa che evocarla significa bruciare tre punti nei sondaggi in quarantotto ore.
Non è una sfumatura. È una voragine. Due idee opposte di società, di fiscalità, di rapporto tra Stato e risparmio privato. E la soluzione? Il silenzio. Il rinvio. Il “ne parliamo dopo il voto”. Come se gli italiani fossero bambini a cui si nasconde il piatto sgradito sotto il tovagliolo.
Se ne accorgeranno. E a quel punto sarà troppo tardi per spiegare.
Le primarie: il rito propiziatorio che non risolve nulla
Ed eccola, la soluzione magica che dovrebbe tenere insieme tutto: le primarie. Il grande rito collettivo in cui si chiede ai cittadini di scegliere il nome, la faccia, il sorriso da stampare sulla scheda. Come se il problema dell’Italia fosse il cognome del premier e non l’assenza totale di un progetto.
Non ho nulla contro le primarie in sé, sia chiaro. In un altro contesto, con un altro spessore programmatico, sarebbero uno strumento prezioso. Ma qui, adesso, in questa palude, diventano un’anestesia. Servono a dare l’illusione che ci sia stata una discussione, che si sia costruito qualcosa insieme. E invece sono un modo elegante, quasi liturgico, per congelare le contraddizioni. Per dire: “Vedete? Abbiamo fatto partecipare la gente, siamo democratici”.
E poi? Poi si va al governo, e ci si accorge che la coalizione uscita dalle urne non ha una piattaforma. Ha un elenco di buoni propositi vaghi, tenuti insieme dalla colla dell’antagonismo all’avversario. Un collage di slogan che si scioglie al primo Consiglio dei ministri, alla prima legge di bilancio, alla prima telefonata da Washington o da Bruxelles.
Gli italiani lo decifrano, eccome. Guardano il teatrino e pensano: “Fate le primarie perché vi interessa solo chi siede sulla poltrona. Poi, una volta al governo, sarete divisi, frammentati, in perenne lite gli uni con gli altri”. E hanno ragione.
Il governo-tampone: il rischio che nessuno vuole nominare
Il rischio – e lo dico con la brutalità di chi è stanco di assistere a questo film già visto troppe volte – è che il Campo largo diventi l’ennesimo punto di ritorno. Un governo che non fa stragi, certo. Che non scandalizza. Che non rompe niente. Ma che non costruisce niente.
Un governo-tampone, in attesa che passi la nottata. Un esecutivo che gli italiani guardano dalla finestra e pensano: “Ok, ci sono. Ma non mi stanno dicendo dove vogliono portarmi”. Un governo di gestione, non di visione. Di galleggiamento, non di navigazione.
È questa l’alternativa che meritiamo? Un’amministrazione dell’esistente travestita da cambiamento?
Serve un centro autonomo. Con la schiena dritta.
E allora la risposta, se si ha il coraggio di formularla senza giri di parole, è una sola: serve un centro autonomo. Un soggetto politico che tenga la linea chiara, precisa, dritta, senza ombra di dubbio. Che non confonda mai l’oppressore con l’oppresso. Che non metta mai in discussione la forza dell’Europa unita e dell’alleanza atlantica. Che sia costruttore di ponti e costruttore di pace, ma dentro alleanze internazionali nitide, dichiarate, rivendicate.
Non un centrino moderato che galleggia per non dispiacere a nessuno. Un centro che sceglie, che si espone, che dice la verità anche quando costa un punto nei sondaggi. Perché la stabilità futura del Paese non si costruisce con le mediazioni al ribasso tra chi vuole uscire dalla NATO e chi vuole restarci per inerzia. Si costruisce con una posizione netta, difesa con convinzione, spiegata con pazienza ai cittadini.
Il Campo largo è preso dalla faida di chi dovrà essere il candidato premier. Le linee politiche – soprattutto quelle che contano davvero, quelle che decidono se l’Italia conta qualcosa nel mondo o se è un vaso di coccio tra vasi di ferro – non sono coese. Sono frammentate. Divise. A volte, semplicemente, non esistono.
Non è una questione di nomi. È una questione di colonna vertebrale. E la colonna vertebrale, in politica come nella vita, o ce l’hai o te la inventi giorno per giorno, sperando che nessuno si accorga che stai camminando storto.
L’Italia merita di meglio. Merita qualcuno che sappia dove sta andando, prima ancora di chiedere agli altri di seguirlo.
La ricchezza che si vede e quella che non c’è
L’Italia è un Paese particolare: da una parte un debito pubblico tra i più elevati al mondo, dall’altra una ricchezza privata complessiva che raggiunge livelli altrettanto rilevanti. Ma dietro i grandi numeri si nasconde una realtà molto più complessa. Il problema, infatti, non è soltanto quanta ricchezza esista, ma chi la possieda e quanto di quella ricchezza sia effettivamente disponibile.
Secondo i dati più recenti di Banca d’Italia, la ricchezza netta delle famiglie italiane ammontava a 11.732 miliardi di euro alla fine del 2024. Una cifra enorme, che comprende attività finanziarie e non finanziarie, al netto delle passività. Ma la sua distribuzione è tutt’altro che uniforme: nel quarto trimestre del 2025 il 10% più ricco delle famiglie deteneva il 60,6% della ricchezza netta complessiva, mentre la metà meno abbiente ne possedeva appena il 7,2%.
Il dato aggregato, dunque, rischia di restituire un’immagine distorta del Paese. Dire che gli italiani sono complessivamente ricchi non significa affatto che lo siano nella stessa misura.
Un Paese di milionari?
Le statistiche internazionali aggiungono un altro elemento interessante. Secondo il Global Wealth Report 2026 di UBS, in Italia vivono circa 1,235 milioni di milionari in dollari, un numero che colloca il Paese al decimo posto nel mondo. Si tratta di circa il 2,5% della popolazione adulta.
Una cifra che può sorprendere. Ma anche in questo caso occorre comprendere cosa misura realmente il dato.
UBS considera la ricchezza personale complessiva, comprendendo sia gli asset finanziari sia quelli non finanziari e sottraendo i debiti. In un Paese come l’Italia, dove la proprietà immobiliare è storicamente molto diffusa, il valore della casa può quindi incidere significativamente sulla classificazione di un individuo come milionario.
Se invece si guarda alle sole attività investibili, il quadro cambia. Le rilevazioni di Capgemini restringono infatti il perimetro agli individui che dispongono di almeno un milione di dollari in attività investibili, escludendo la residenza principale e alcuni beni personali.
Secondo questa classificazione, il numero dei soggetti appartenenti alla fascia degli individui ad alto patrimonio è molto più contenuto: circa 358.000 persone, delle quali circa 95.000rientrano nella fascia dei multimilionari con patrimoni investibili compresi tra 5 e 30 milioni di dollari, mentre circa 15.000dispongono di patrimoni superiori ai 30 milioni.
Non c’è contraddizione tra i numeri di UBS e quelli di Capgemini. Sono due fotografie dello stesso fenomeno scattate con obiettivi differenti: la prima guarda alla ricchezza complessiva, la seconda alla ricchezza finanziaria investibile.
A completare il quadro ci sono i grandi patrimoni. Secondo Forbes, nel 2026 l’Italia conta 89 miliardari. Tra i nomi ai vertici della classifica italiana figurano Giovanni Ferrero e Andrea Pignataro.
Il punto, tuttavia, non è stabilire quanti ricchi ci siano in Italia. È capire perché, accanto a una forte concentrazione della ricchezza, sia così visibile un consumo che sembra spesso eccedere la capacità reddituale di chi lo pratica.
Quando il consumo supera il reddito
È sufficiente osservare alcuni comportamenti quotidiani, soprattutto tra le generazioni più giovani: spese per l’intrattenimento, viaggi, tecnologia, moda, ristorazione e beni ad alto valore simbolico continuano a occupare uno spazio importante nella vita sociale.
Eppure queste stesse generazioni si confrontano con salari relativamente bassi, difficoltà nell’accesso alla casa, carriere discontinue e una crescente percezione di precarietà.
Come è possibile?
Una parte della risposta potrebbe trovarsi nella trasformazione delle modalità di pagamento. Il Buy Now, Pay Later, insieme alle altre forme di credito al consumo e di pagamento rateale, consente di distribuire nel tempo una spesa che altrimenti potrebbe risultare difficilmente sostenibile.
La rata modifica la percezione del prezzo. Mille euro possono apparire una spesa importante; ottanta euro al mese, molto meno.
È qui che il consumo rischia di smettere di essere una conseguenza della capacità reddituale e di diventare, almeno in parte, una rappresentazione della capacità reddituale.
Il problema non è necessariamente il ricorso al credito. Il credito, quando è sostenibile e utilizzato consapevolmente, è uno strumento economico legittimo. La questione nasce quando la possibilità di acquistare diventa sistematicamente superiore alla capacità di sostenere quella spesa nel tempo.
Da Veblen a Baudrillard
Il fenomeno può essere letto anche attraverso due grandi interpretazioni sociologiche del consumo.
Per Thorstein Veblen, il consumo ostentativo era un modo attraverso il quale le classi sociali manifestavano il proprio status. Possedere e mostrare determinati beni significava comunicare agli altri la propria posizione economica.
Ma quella teoria presupponeva, almeno in larga misura, una disponibilità economica reale.
Con Jean Baudrillard il discorso cambia. Il bene non viene acquistato soltanto per la sua utilità, ma per il suo valore-segno: ciò che rappresenta, l’identità che comunica, la posizione sociale che suggerisce.
Il consumo, dunque, non serve più soltanto a soddisfare un bisogno. Può diventare uno strumento attraverso il quale costruire un’immagine di sé.
È in questo passaggio che nasce il paradosso contemporaneo: la percezione della ricchezza può diventare più importante della ricchezza stessa.
Il risultato è una sorta di simulacro del benessere. Non è necessario essere ricchi per apparire tali; è sufficiente poter accedere, almeno temporaneamente, ai simboli associati alla ricchezza.
Il prezzo nascosto della rata
Il problema emerge quando questo meccanismo diventa strutturale.
L’accesso sempre più semplice al microcredito e ai pagamenti rateali può assorbire quote crescenti del reddito futuro, riducendo lo spazio destinato al risparmio e aumentando la vulnerabilità finanziaria delle famiglie.
La contraddizione è evidente: mentre la ricchezza patrimoniale si concentra, una parte della popolazione può continuare a mantenere determinati livelli di consumo ricorrendo al credito.
La società appare così più ricca di quanto non sia realmente.
Ma esiste un secondo fenomeno destinato a incidere ancora più profondamente sulla distribuzione della ricchezza: l’eredità.
Nei prossimi anni una parte consistente del patrimonio accumulato dalle generazioni più anziane passerà alle generazioni successive. Il trasferimento intergenerazionale della ricchezza potrebbe quindi diventare uno dei principali fattori di mobilità — o immobilità — sociale.
Se le opportunità economiche dipenderanno sempre più dal patrimonio familiare di provenienza, il rischio è che la società finisca per premiare l’origine più del merito, il patrimonio ereditato più del reddito prodotto dal lavoro.
La vera domanda è chi possiede la ricchezza
È questo, probabilmente, il punto sul quale dovrebbe concentrarsi il dibattito pubblico.
Non basta sapere che l’Italia possiede migliaia di miliardi di ricchezza privata. Occorre capire come questa ricchezza sia distribuita, quanto sia liquida, quanto sia investibile e quanto dipenda dal patrimonio immobiliare o dall’eredità familiare.
E soprattutto occorre interrogarsi sul rapporto tra ricchezza, consumo e reddito.
Una società nella quale i salari crescono lentamente ma nella quale è sempre più facile accedere al credito può dare l’impressione di una prosperità che i redditi reali non sono in grado di sostenere.
La risposta non può essere una semplice condanna del consumismo. Servono piuttosto una maggiore educazione finanziaria, una cultura del consumo più consapevole, una riflessione sul ruolo degli status symbol e politiche capaci di affrontare la concentrazione patrimoniale.
Ma serve soprattutto una discussione seria sui salari, sulla produttività, sulla valorizzazione delle competenze e sulle opportunità delle nuove generazioni.
Perché la domanda decisiva non è se l’Italia sia un Paese ricco.
La domanda è un’altra: quanto di quella ricchezza appartiene realmente a chi vive e lavora nel Paese, quanto viene trasmesso per eredità e quanto, invece, viene soltanto mostrato attraverso il consumo?
In vista delle prossime elezioni, sarebbe interessante sapere che cosa ne pensino le forze politiche. E soprattutto quali risposte intendano dare a una società nella quale la ricchezza esiste, ma non necessariamente dove
Troppa luce per vedere le stelle
Ci sono notti in cui il cielo chiede di rallentare. Qualcuno esce sul terrazzo, la sera del 12 agosto, per cercare una stella cadente. Alza gli occhi e non vede quasi nulla, non perché il cielo sia vuoto, ma perché la città continua a illuminarlo dal basso.
Ogni agosto la Terra attraversa la nube di detriti della cometa 109P/Swift-Tuttle. I frammenti entrano in atmosfera a quasi 59 chilometri al secondo e si incendiano lasciando una scia di luce: le chiamiamo stelle cadenti, anche se stelle non sono. Quest’anno il picco è atteso tra il 12 e il 13 agosto, con la Luna nuova a lasciare il cielo più scuro del solito. Una condizione ideale, a patto di rispettarne una sola: il buio. Perché la scienza insegna un paradosso che vale anche per la vita: non sempre più luce significa vedere meglio.
La luce che nasconde
L’inquinamento luminoso è l’eccesso di luce artificiale che disperdiamo nell’ambiente. Abbiamo illuminato le città e, così facendo, reso il cielo meno visibile. Esiste un inquinamento simile, più vicino a noi: quello prodotto dal nostro io. Succede quando abbiamo bisogno continuo di essere riconosciuti, quando ogni risultato deve portare il nostro nome.
Facciamo così tanta luce su noi stessi da non riuscire più a vedere le stelle, che nella vita sono spesso le persone che non fanno rumore: chi lavora senza raccontarlo, chi resta quando gli altri se ne sono andati. Un genitore che invecchia, un figlio che chiede di posare il telefono, un amico che cerca solo qualche minuto del nostro tempo. Non sono assenti. Intorno a loro, semplicemente, c’è troppa luce.
Non soffriamo solo di troppa luce. Soffriamo di troppa velocità. Viviamo dentro una cultura che ha fatto della velocità un valore in sé: più veloce, più immediato, più produttivo. Abbiamo imparato a correre, non sempre a guardare dove corriamo. La velocità è straordinaria quando libera tempo, diventa disumana quando lo sottrae. Se ogni sua accelerazione produce solo altro lavoro e altre notifiche, non abbiamo liberato tempo: abbiamo solo aumentato la velocità con cui lo consumiamo.
Nel lavoro e nella politica
Il meccanismo si ripete nel lavoro e nella politica. Nel lavoro, la carriera può diventare inquinamento luminoso: la posizione da difendere, il risultato da intestarsi. Un leader non è chi brilla più degli altri, ma chi crea le condizioni perché anche gli altri possano brillare.
In politica, spazio che dovrebbe essere per definizione rivolto all’altro, il meccanismo si amplifica: il consenso, il palco, il proprio nome. Il collega diventa una risorsa, il cittadino un voto. Ma sotto quella luce rischia di scomparire proprio ciò che andrebbe illuminato: la persona, la famiglia, chi vive in una periferia che non compare nelle fotografie. Quando il potere smette di guardare l’altro e comincia a guardare se stesso, cambia natura. Non serve più. Si serve.
Il buio necessario
Dobbiamo forse tornare a considerare il buio non come un nemico, ma come una condizione della visione. Il buio non cancella la luce: la rende riconoscibile. Una stella non ha bisogno di illuminare tutto il cielo per essere vista. Le basta esserci.
Ci sono persone che hanno attraversato la nostra vita lasciando una luce discreta, senza occupare il cielo, rendendolo però più abitabile. Forse dovremmo imparare a riconoscerle, prima che sia troppo tardi.
Nella notte delle Perseidi, forse, dovremmo fare una cosa semplice: spegnere qualche luce, lasciare il telefono lontano, alzare gli occhi, aspettare. Potremmo scoprire che il cielo non era vuoto. Eravamo noi a non riuscire più a vederlo. Accade lo stesso nella vita: le persone che amiamo non sono diventate importanti quando abbiamo trovato il tempo per loro. Lo erano già.
La differenza tra brillare e illuminare
La vera maturità non consiste nell’aumentare la propria luminosità, ma nel sapere quando abbassarla, nel lasciare spazio, nel permettere all’altro di esistere senza doverlo riportare dentro il nostro racconto. Non dobbiamo spegnere la nostra luce. Dobbiamo solo evitare che diventi così forte da oscurare quella degli altri.
È questa, forse, la differenza tra brillare e illuminare: brillare significa attirare lo sguardo su di sé, illuminare permettere a qualcun altro di essere visto.
Alla fine del suo viaggio, Dante non trova il senso ultimo dell’universo nella forza dell’io. Lo trova nell’amore. «L’amor che move il sole e l’altre stelle», scrive nell’ultimo verso della Commedia. È forse questa la luce di cui abbiamo davvero bisogno: non quella che illumina noi, ma quella che ci permette di guardare oltre noi stessi.
Mounier, la fede oltre la materia, i confini e le nazioni
Il dolore come esperienza della fede
Nella sua breve e intensa vita Emmanuel Mounier (1905-1950) ci ha lasciato un piccolo capolavoro che non riguarda direttamente né la politica né la filosofia: le Lettere sul dolore, dedicate alle vicende dolorose della sua esistenza e, soprattutto, alla pratica della presenza di Dio nella vita quotidiana.
Queste pagine mostrano come l’esperienza del dolore possa vivificare una fede autentica, oltre il sentimentalismo e l’emotività. Mounier scava nel senso della fede e della vita stessa: il corpo è destinato a spegnersi, la materia resta, i ricordi sembrano dissolversi. Ma che cosa scompare realmente quando moriamo?
Dalla materia al mistero della coscienza
Un istante prima c’è una “persona”, subito dopo un “corpo”. Eppure gli atomi sono ancora lì: carbonio, idrogeno, ferro, calcio continuano a occupare lo stesso spazio. L’uomo, però, è morto.
La questione non è soltanto biologica, ma investe la filosofia e le neuroscienze. Se con il cervello cessa la coscienza, come suggeriscono le evidenze scientifiche, resta aperta una domanda: che cosa intendiamo propriamente per “coscienza”?
Non un singolo atomo, una molecola o un neurone, ma una configurazione complessa di connessioni, impulsi, sinapsi e ricordi che concorrono alla percezione di essere una persona unica e irripetibile. Anche la materia, trasformandosi, conserva tracce di ciò che è stato. Gli atomi di cui siamo composti non muoiono con noi e continuano a circolare nel mondo; così come le nostre azioni e le nostre parole proseguono nella memoria degli altri.
Il personalismo davanti al mistero dell’“io”
La scienza incontra qui una frontiera ancora difficile da oltrepassare: come può la materia, organizzandosi, produrre l’esperienza soggettiva? È proprio questo uno dei punti più affascinanti del personalismo: il mistero comincia con la persona, unica e irripetibile, capace di identità, coscienza e relazione. È ciò che ci consente di pronunciare le parole: “Io sono”.
La fede vissuta secondo l’approccio personalistico può dunque contribuire, forse oggi più che in passato, a restituire alla politica un messaggio di speranza e una prospettiva comunitaria. Perché l’uomo è uno nella sua dignità, mentre le persone sono differenti nelle loro identità, esperienze e culture.
La persona viene prima dei confini
La nostra epoca ha messo in crisi molte ideologie consolidate e impone di riconoscere le differenze senza trasformarle in contrapposizioni. Eppure restiamo troppo spesso prigionieri dello Stato-nazione e di categorie politiche incapaci di interpretare trasformazioni che attraversano ormai ogni frontiera.
Le grandi migrazioni ne sono una dimostrazione. Continuiamo a definire milioni di persone semplicemente “migranti”, riducendo la loro identità alla condizione dello spostamento. Ma dietro quella parola esistono uomini e donne che cercano dignità, sicurezza, futuro.
È qui che la lezione di Mounier conserva tutta la sua forza: prima delle appartenenze, delle frontiere e delle istituzioni viene la persona. E la politica ritrova il proprio significato soltanto quando torna a riconoscerla come fine, mai come mezzo.
Prof. Giulio Alfano
Presidente Istituto Emmanuel Mounier
Etna, dopo Catania si ferma anche Comiso, disagi fino a Malta
Roma, 11 ago. (askanews) – L’eruzione dell’Etna continua a pesare sul traffico aereo della Sicilia orientale e del Mediterraneo centrale. Dopo Catania, anche l’aeroporto di Comiso ha sospeso arrivi e partenze fino alle 11 di domani, 12 agosto. Lo scalo ragusano ha comunicato in serata che lo stop è stato deciso “a causa dell’attività vulcanica dell’Etna e delle condizioni dei venti”. Ai passeggeri viene chiesto di non recarsi in aeroporto prima di avere verificato con la propria compagnia lo stato del volo. Sono previsti ulteriori aggiornamenti nel corso delle prossime ore. La sospensione a Comiso si aggiunge a quella già disposta a Fontanarossa, dove le operazioni sono ferme fino alle 11 di domani per gli effetti dell’attività eruttiva e della cenere vulcanica. I disagi hanno ormai superato anche i confini siciliani. A Malta la nube di cenere dell’Etna ha provocato cancellazioni e ritardi: secondo quanto riferito da un portavoce di Malta International Airport al Times of Malta, sono stati cancellati 19 voli, dieci in arrivo e nove in partenza. Lo stesso aeroporto maltese ha invitato i passeggeri a controllare lo stato del proprio collegamento prima di raggiungere il terminal. L’attività dell’Etna sta quindi condizionando contemporaneamente i collegamenti di Catania, Comiso e Malta, mentre l’evoluzione della nube di cenere resta legata anche alle condizioni dei venti.
Europei atletica, Battocletti oro, Majori bronzo,delusione Jacobs
Roma, 11 ago. (askanews) – Una notte di emozioni opposte. Prima la festa, con Nadia Battocletti che si prende il terzo titolo europeo della carriera nei 5000 metri e Micol Majori che si regala il bronzo più bello e inatteso della sua carriera. Poi la paura, con Marcell Jacobs costretto a fermarsi nella finale dei 100 metri per un problema fisico proprio quando sembrava avviato verso una nuova pagina di storia. È stata una serata intensa per l’atletica italiana a Birmingham, chiusa con due medaglie azzurre e con cinque titoli europei assegnati.
La copertina è tutta per Nadia Battocletti, che nei 5000 metri ha corso con la sicurezza della campionessa e la pazienza di chi sa aspettare il momento giusto. Gara tattica, ritmo basso, gruppo compatto per gran parte della prova. L’azzurra ha controllato, senza lasciarsi trascinare dalle accelerazioni delle avversarie, fino allo strappo decisivo. A poco più di un giro dalla fine ha cambiato marcia e ha fatto il vuoto, andando a conquistare l’oro. Per Battocletti è il terzo titolo europeo, dopo quelli già conquistati a Roma nel 2024 e nelle precedenti competizioni continentali.
Ma la storia più bella, forse, è arrivata alle sue spalle. Micol Majori, compagna di squadra e amica di Battocletti, ha costruito negli ultimi 500 metri una rimonta straordinaria. Ha superato una dopo l’altra le avversarie, fino a conquistare il bronzo. Argento alla spagnola Marta Garcia. Una doppietta che nessuno, o quasi, aveva osato immaginare alla vigilia. Al traguardo l’abbraccio tra le due azzurre ha raccontato meglio di qualsiasi parola la serata italiana. E poi l’emozione di Majori con il suo allenatore Stefano Baldini: il campione olimpico della maratona, commosso, ha raccontato di aver sognato proprio quel bronzo dietro Nadia.
Una serata da ricordare anche per Miltiadis Tentoglou, ormai padrone assoluto del salto in lungo europeo. Il greco ha conquistato il quarto titolo continentale consecutivo con un fantastico 8,44, superando lo svizzero Simon Ehammer, argento con 8,29. Il bronzo è andato al bulgaro Bozhidar Saraboyukov, capace di saltare 8,26 all’ultimo tentativo e di strappare la medaglia quando sembrava ormai fuori dal podio. Sesto l’azzurro Francesco Inzoli, autore comunque di una grande finale: 8,04 la sua miglior misura.
Nel lancio del martello il titolo è andato all’ungherese Bence Halasz, davanti al tedesco Merlin Hummel e all’ucraino Mykhaylo Kokhan. Halasz ha dominato la gara con una prestazione da protagonista assoluto, confermandosi tra i migliori specialisti del continente.
Finale al fotofinish nei 100 metri ostacoli femminili. L’olandese Nadine Visser ha battuto la polacca Pia Skrzyszowska per appena un millesimo: entrambe hanno fermato il cronometro a 12.67, ma il titolo è stato assegnato alla Visser. Bronzo alla francese Laeticia Bapté in 12.73. Una delle sfide più equilibrate della serata, decisa letteralmente sul filo.
E poi sono arrivati i 100 metri maschili, con Marcell Jacobs che aveva alimentato i sogni italiani. In semifinale era stato semplicemente impressionante: 10.08, vittoria netta e un finale corso quasi in controllo. Sembrava lanciato verso il terzo titolo europeo consecutivo, un’impresa riuscita nella storia dei 100 metri soltanto a Valery Borzov e Linford Christie. Jacobs avrebbe potuto raggiungerli e cominciare a inseguire addirittura un quarto titolo nel 2028.
La finale, invece, è durata pochissimo. Jacobs è uscito dai blocchi con evidenti difficoltà e dopo pochi appoggi è apparso subito chiaro che qualcosa non funzionasse. Intorno ai 40 metri ha rallentato vistosamente, fino a fermarsi. Ha chiuso settimo, mentre Chituru Ali ha terminato sesto. Una beffa terribile dopo la semifinale dominata appena pochi minuti prima. L’entità dell’infortunio dovrà ora essere valutata.
Il titolo è rimasto in Gran Bretagna: Romell Glave ha vinto in 10.09, precedendo il connazionale Jeremiah Azu, argento in 10.16. Bronzo al tedesco Owen Ansah in 10.19. La Gran Bretagna ha così trasformato la finale più attesa della serata in una festa di casa.
Per l’Italia resta comunque una notte importante. Due medaglie nella stessa gara, con l’oro di Battocletti e il bronzo di Majori, hanno regalato una delle immagini più belle dell’Europeo. Ma accanto alla gioia resta la preoccupazione per Jacobs, che aveva iniziato la serata come il grande favorito e l’ha conclusa fermo sulla pista.
Cinque finali, cinque campioni diversi, ma soprattutto una serata che ha raccontato tutte le facce dell’atletica: la conferma di una fuoriclasse, la sorpresa di una medaglia inattesa, la grandezza di un campione come Tentoglou, le sfide decise al millesimo e la fragilità dello sport, che può cambiare tutto in pochi metri.
Europei atletica, Jacobs e Ali in finale nei 100
Roma, 11 ago. (askanews) – Marcel Jacob e Citru Ali disputeranno la finale dei 100 metri agli europei di Birmingham di Atletica leggera. Jacobs perfetto, domina la sua semifinale Vince la semifinale in 10.08, impressionante. Distacco pauroso e chiaro messaggio agli avversari. Sembra stare veramente benissimo. Ali chiude secondo con un lanciato pazzesco dopo essere uscito male dai blocchi. Rimonta incredibile e arriva alle spalle di Glave (10.13). Ali chiude in 10.34 toccandosi un po’ la coscia come agli Assoluti. La finale alle 22.47.
Calcio, Cristiano Ronaldo e Georgina Rodríguez si sono sposati
Roma, 11 ago. (askanews) – Cristiano Ronaldo e Georgina Rodríguez sono ufficialmente marito e moglie. La coppia si è sposata oggi con una cerimonia civile a Cascais, in Portogallo, in forma «privata e intima», alla presenza dei loro cinque figli. L’annuncio è arrivato attraverso i social, con una fotografia ravvicinata delle mani dei due, una sopra l’altra, e le nuove fedi ben visibili. A corredo dello scatto soltanto due lettere e un cuore: “CG”.
Nessuna immagine dell’abito da sposa, nessuna grande cerimonia mostrata al pubblico e nessuna lunga dichiarazione: Ronaldo e Rodríguez hanno scelto di condividere soltanto il simbolo del loro “sì”. La conferma del matrimonio è arrivata attraverso una nota riportata da People.
La coppia è legata dal 2017, quando Georgina Rodríguez lavorava come assistente in un negozio Gucci. Nello stesso anno la relazione è diventata pubblica. Insieme hanno avuto due figlie, Alana Martina e Bella Esmeralda. Ronaldo è inoltre padre di Cristiano Jr. e dei gemelli Eva e Mateo. Nel 2022 i due hanno vissuto la drammatica perdita del figlio Ángel durante il parto.
Il fidanzamento era stato ufficializzato da Georgina nell’agosto del 2025, quando aveva mostrato sui social il grande anello ricevuto da Ronaldo. Dopo quasi dieci anni di relazione, il matrimonio è arrivato dunque lontano dai riflettori di una grande cerimonia, con la coppia che ha scelto un’immagine semplice e simbolica per comunicare al mondo il proprio “sì”.
Europei atletica, Battocletti: "Prima corvo e poi aquila"
Roma, 11 ago. (askanews) – “Gara molto tattica, all’inizio non trovavo vie di fuga. Mio papà mi aveva detto ‘vai come un corvo all’inizio ma poi come un’aquila’ e questo mi ha rassicurato molto”. Così Nadia Battocletti a Sky dopo la vittoria della medaglia d’oro nei 5.000 metri agli Europei di Birmingham. “Poi ho fatto una dieta a base di struzzo… – continua – Sono rimasta sorpresa dal tifo quando mi hanno presentata, è il mondo che mi piace. Majori? Non mi ero accorta del suo bronzo, quando mi ha chiamato e detto ‘Nadia, Nadia, terza’ ero felicissima”.
Europei nuoto, doppietta Italia con Martinenghi-Quadarella
Roma, 11 ago. (askanews) – Grande Italia nella seconda giornata degli Europei di nuoto a Parigi. Gli azzurri conquistano quattro medaglie, due d’oro e due di bronzo, portando il bottino complessivo a cinque podi (2 ori, 1 argento e 2 bronzi). I titoli continentali sono firmati da Nicolò Martinenghi nei 100 rana e Simona Quadarella negli 800 stile libero. Sul podio anche Simone Cerasuolo, bronzo nei 100 rana, e Sara Curtis, terza nei 100 stile libero.
Martinenghi torna sul tetto d’Europa nei 100 rana con 58″58, precedendo il russo Ivan Kozhakin (58″68). Bronzo per Cerasuolo in 58″90, autore di una gara coraggiosa dalla corsia otto. Per Martinenghi è il secondo titolo europeo nei 100 rana dopo quello di Roma 2022. “Non ho parole. Me lo merito, me lo merito tanto. Oggi è stata una gara molto di cuore, di voglia e di riscatto – racconta Martinenghi – Oggi ho provato a mettere tutto quello che avevo: non mi interessava il modo in cui sono arrivato qui; volevo dare tutto senza rimpianti. Oggi mi sentivo il più forte e che avevo qualcosa in più degli altri. Dovevo vincere per me stesso e basta” le parole di Martinenghi.
Quadarella domina gli 800 stile libero in 8’15″55, precedendo la tedesca Isabel Gose (8’18″44) e la connazionale Maya Werner (8’22″55). Per la romana è il quarto titolo europeo sulla distanza, dopo Glasgow 2018, Budapest 2021 e Roma 2022: nessuna atleta europea aveva mai raggiunto questo traguardo. “Ho vinto tanti titoli europei, però vincerne altri è sempre stimolante – le sue parole – E come dico sempre, vincere è difficile, ma riconfermarsi è ancora più difficile, però secondo me è quello che alla fine da più soddisfazione. La mia famiglia è qui e poi venerdì verrà mia nipote a vedere i 1.500, quindi spero di poterle regalare qualcosa di bello. È sempre bello averli qui, è bello poter regalare delle belle emozioni. Oggi è stata una bella giornata per tutta la squadra. Siamo partiti con il piede giusto già da ieri e adesso stiamo ingranando tutti”.
Storico bronzo per Sara Curtis nei 100 stile libero. La piemontese chiude in 52″72, a soli tre centesimi dal record italiano, conquistando la prima medaglia internazionale in vasca lunga della carriera e il primo podio europeo dell’Italia nella specialità. Oro all’olandese Marrit Steenbergen in 51″90, argento alla connazionale Milou van Wijk in 52″71.
Quarto posto per Thomas Ceccon nei 50 farfalla in 22″72, gara vinta dal russo Egor Kornev in 22″52. Poco dopo l’azzurro ha centrato la finale dei 200 dorso con l’ottavo tempo, 1’55″86. In semifinale il magiaro Hubert Kos ha stabilito il record europeo in 1’52″30.
Cinque gli azzurri qualificati alle finali di mercoledì. Benedetta Pilato e Lisa Angiolini saranno in vasca nei 100 rana, rispettivamente con il quarto (1’05″85) e l’ottavo tempo (1’06″47). Silvia Di Pietro accede alla finale dei 50 farfalla con il quinto crono in 25″49. Nei 100 stile libero Carlos D’Ambrosio centra la finale con il quinto tempo e il nuovo personale in 47″70. Eliminato Manuel Frigo, 14esimo in 48″54. (Foto Andrea Masini, Andrea Staccioli e Giorgio Scala / DeepBlueMedia.eu)
Pressing Avs e ‘centristi’ nel derby Conte-Schlein in vista delle primarie
Roma, 11 ago. (askanews) – Avs e centristi in fibrillazione nel campo largo. Più si entra nella lunga campagna elettorale per le politiche, più il ‘derby’ tra la segretaria dem Elly Schlein e il presidente M5S Giuseppe Conte, condito anche da qualche ‘sgambetto’ in vista delle primarie di coalizione, li ha indotti a suonare l’alt sul ‘nodo’ leadership. Le parole di ieri di Nicola Fratoianni (basta con le “ambizioni personali”) hanno dato la misura del livello di insofferenza e oggi è stata la volta del sodale Angelo Bonelli. Nell’affollato centro del centrosinistra, sul tema è intervenuto Alessandro Onorato, fondatore di Progetto civico Italia.
“Noi di Avs – ha detto Bonelli al ‘Corriere della Sera’ – siamo profondamente irritati da questa corsa alla leadership. Non ci permette di concentrarci sulla grande questione che abbiamo davanti a noi: costruire un programma per il Paese. E peraltro questa contesa rende insofferente il nostro elettorato che ci chiede di trovare una sintesi sui temi. Non può guardarci litigare sui nomi”. Solo sulla base del perimetro programmatico sarà possibile individuare il “candidato” premier. E Avs, come puntualizzato da Fratoianni, potrebbe decidere di proporre un proprio nome.
Onorato, che sta costruendo il partito degli amministratori locali, definisce “urgenti” le primarie e precisa che “ci sarà un nostro candidato”. Poi su ‘La Repubblica’ avverte: “non si può pensare di fare le consultazioni a febbraio, magari con le urne ad aprile, e perdere ogni giorno in una discussione interna su chi debba essere il premier”. Dunque se, come ormai annunciato, a settembre ci sarà il tavolo sul programma del centrosinistra, a sedercisi saranno più soggetti dell’affollato e variegato centro del centrosinistra, da Matteo Renzi a +Europa. “Non è obbligatorio che sia soltanto uno”.
Quanto alle primarie, secondo Onorato dovrebbero essere lanciate a ottobre per chiamare ai gazebo “nei primi 15 giorni di novembre”. Propone che vengano fatte “a turno unico”, in linea con quanto auspicherebbero i cinque stelle, contrariamente ai dem che guardano invece al doppio turno. Soprattutto se Matteo Renzi convincesse la sindaca di Genova Silvia Salis a ‘correre’.
Onorato va poi all’attacco di Carlo Calenda che ieri aveva confermato il percorso ‘solitario’ di Azione ed evocato il ‘fantasma’ di un governo “europeista con baricentro centrale” se nessuno dovesse raggiungere il 42% e quindi aggiudicarsi il premio di maggioranza previsto dal ‘Melonellum’. “Ogni voto dato ad Azione – la replica di Onorato – avvantaggia Giorgia Meloni”. Parole su cui scatta in giornata uno scontro tra i due con il leader di Azione che mette il dito nella piaga delle contraddizioni tra le forze del centrosinistra in politica estera, partendo dal conflitto in Ucraina. “Onorato ha risolto i problemi del campo largo. Egli conosce l’arcana formula per costringere #Putin a firmare la pace. Ma la rivelerà solo se prenderà il 3% alle elezioni. Il campo largo sta diventando ogni giorno di più una parodia de ‘l’ora del dilettante'”, scrive sul social Calenda.
Al momento Schlein e Conte evitano di commentare. Le tensioni delle ultime settimane si sono intensificate, anche a causa delle accelerazioni impresse dal leader Cinque Stelle su temi e primarie. La segretaria “testardamente unitaria” prende tempo e qualche giorno fa continuava a ribadire che prioritario è il programma mentre il ‘nodo’ leadership – legato anche all’approvazione o meno della nuova legge elettorale – sarà al centro di un “accordo a chi prende un voto in più” (che il Nazareno confida sia il Pd) oppure scatteranno le “primarie” perché il vincitore dovrà “guidare tutta l’alleanza e non solo il suo partito”. Oggi intanto Schlein torna ad attaccare il governo di Giorgia Meloni che in “questi quattro anni ha tutelato unicamente se stesso” e coglie l’occasione per ribadire che il focus del partito è lavorare “ogni giorno per costruire l’alternativa che merita l’Italia”.
Il Pd pronto a "riportare a casa" L’Unità, ma l’editore Romeo gela i Dem
Roma, 11 ago. (askanews) – Sembrava tutto pronto per il “ritorno a casa” (cioè al Pd) de L’Unità ma dall’editore Romeo, proprietario della storica testata, è arrivata la doccia gelata.
Questa mattina, sui suoi canali social, il Partito democratico ha pubblicato una lunga nota in cui dettagliava la sua “concreta” intenzione di acquisire il giornale fondato da Antonio Gramsci.
“L’Unità – si leggeva nel comunicato – deve tornare a casa. Da oltre un anno il Partito Democratico lavora perché l’Unità torni nella disponibilità della comunità politica alla quale la sua storia è legata. Lo abbiamo fatto con discrezione, serietà e prudenza. Oggi, dopo la sospensione delle pubblicazioni, sentiamo il dovere di dire con chiarezza che la nostra disponibilità è piena e concreta. Siamo pronti ad acquistare subito la testata a un prezzo superiore a quello dell’acquisto all’asta del 2022. Una proposta limpida: l’Unità torna al Partito Democratico, senza compartecipazioni societarie. Abbiamo esaminato anche soluzioni transitorie, fino a un affitto pluriennale con un percorso certo e vincolante verso il riscatto finale. A differenza del passato, non cerchiamo investitori perché siamo nelle condizioni di acquistare e rilanciare il giornale”. Dal punto di vista economico non ci sono problemi. “Possiamo assumere questo impegno – spiega il Pd – perché in questi tre anni di segreteria Schlein abbiamo rimesso in sicurezza il PD. Il bilancio 2025 si è chiuso con un utile superiore a 3,6 milioni e un patrimonio netto oltre 5,5 milioni. Il miglior bilancio degli ultimi 15 anni. Abbiamo chiuso la cassa integrazione per i nostri dipendenti, rinnovato e migliorato il contratto, risanato i conti e aumentato fortemente le risorse destinate ai territori, mandandone in tre anni il triplo di quante ne erano state mandate nei sette anni precedenti. Grazie a questo il 2×1000 continua a crescere: già i dati a luglio di questo anno ci dicono che 524.840 cittadini hanno scelto il PD, per oltre 8,1 milioni di euro; cioè le stesse risorse che nel 2023 abbiamo raccolto non in sei mesi ma in dodici. Questa solidità la investiamo in buona politica: per riaprire sedi, sostenere l’organizzazione e ricostruire strumenti di partecipazione, informazione ed elaborazione culturale, per le nostre campagne sulla sanità pubblica e la scuola, sul salario minimo e il lavoro dignitoso, sulle politiche industriali e la transizione ecologica. Per questo accogliamo volentieri l’appello rivolto a Romeo e al PD da tante personalità della cultura e dell’informazione: da Edith Bruck a Dacia Maraini, Gad Lerner, Nadia Urbinati, Anna Foa, Moni Ovadia, Ivano Fossati e molti altri. Perdere la voce dell’Unità sarebbe un impoverimento per tutta la sinistra italiana. Negli ultimi tre anni le Feste dell’Unità sono passate da circa 200 a più di 500. Una comunità è tornata a incontrarsi, discutere, organizzarsi. Vogliamo restituire a quelle feste anche il loro giornale, nello spirito indicato da Antonio Gramsci; cioè non un bollettino di partito ma uno strumento attento a raccogliere le voci e le opinioni di una larga parte del paese. La nostra proposta è sul tavolo. Prima che si imbocchino altre strade, ci auguriamo che prevalga la volontà di riconsegnare l’Unità al suo popolo. Sarebbe bello poter presentare la nuova Unità già nei giorni di settembre alla Festa nazionale di Reggio Emilia. Non per nostalgia. Ma perché una sinistra che vuole cambiare il Paese ha bisogno anche di luoghi nei quali costruire idee, cultura e pensiero”.
Sono bastate poche ore, però, per spegnere l’entusiasmo. Romeo Editore ha inviato una altrettanto lunga nota, in cui non solo afferma che la proposta del Pd “oggi non c’è” ma anche che “si riserva quindi di valutare liberamente altre manifestazioni di interesse ricevute”.
Il problema, per Romeo, è che i Dem non vorrebbero lasciargli una quota di minoranza nella società. “Abbiamo letto – si legge nel comunicato – le dichiarazioni con cui il Partito Democratico rivendica la volontà di riportare l’Unità nella propria disponibilità. È una posizione legittima, come legittima ù in una democrazia liberale ù è la posizione di chi detiene la proprietà di un giornale. In un sistema fondato sulla proprietà privata e sulla libertà d’impresa, non può essere il desiderio di un partito a dettare le regole del mercato. Fin da quando la testata fu rilevata, sottraendola a un fallimento che ne avrebbe decretato la fine, la volontà di Romeo Editore era quella di riportare l’Unità nella sua casa naturale. Una posizione che non è cambiata dall’avvio della lunga trattativa con il PD. A fronte di un prezzo di cessione sostanzialmente simbolico e della disponibilità a trasferire una società senza debiti, è stato chiesto esclusivamente il mantenimento di una partecipazione di minoranza, priva di qualsiasi potere di controllo o di condizionamento sulla linea politica ed editoriale del giornale. Una richiesta che non nasceva da logiche di profitto, ma dal desiderio di vedere riconosciuti, anche solo simbolicamente, gli sforzi economici, organizzativi e imprenditoriali sostenuti in questi anni per tenere in vita la testata. Il Partito Democratico era ed è naturalmente libero di ritenere questa proposta più o meno compatibile con la propria visione. Ha scelto di non accettarla, ed è una scelta che rispettiamo. Ciò che non si può accettare, a distanza di un anno, è che il PD affermi ù come ha detto oggi il tesoriere del partito ù che c’è una sua ‘proposta sul tavolo’. Questa proposta oggi non c’è, perché nessuno può stabilire unilateralmente, peraltro a mezzo stampa, delle condizioni. Il mercato funziona diversamente: chi possiede un bene stabilisce a quali condizioni è disposto a cederlo, chi intende acquistarlo decide se accettarle. L’editore si riserva quindi di valutare liberamente altre manifestazioni di interesse ricevute, così come si riserva la possibilità di custodire la testata, per rispetto della sua storia, in attesa che maturino condizioni migliori”.
Europei nuoto, Martinenghi: "Avevo pensato di smettere"
Roma, 11 ago. (askanews) – “Non ho parole. Me lo merito, me lo merito tanto. Oggi è stata una gara molto di cuore, di voglio e di riscatto – racconta Martinenghi dopo l’oro agli Europei di nuoto a Parigi – Oggi ho provato a mettere tutto quello che avevo: non mi interessava il modo in cui sono arrivato qui; volevo dare tutto senza rimpianti. Oggi mi sentivo il più forte e che avevo qualcosa in più degli altri. Dovevo vincere per me stesso e basta”. A Sky dice: “A qualche compagno avevo detto che c’era una possibilità su 20 che vincessi questo titolo e che se l’avessi fatto avrei smesso. Ci ho pensato spesso quest’anno, ma vittorie come questa mi fanno capire che ho voglia di continuare ancora a lungo”
Gli fa eco un quasi sorpreso Cerasuolo: “Ieri ero incavolato per com’era andata la semifinale. Oggi ero veramente pronto a tutto e sarei morto anche in guerra pur di arrivare su quel podio. Oggi mi sentivo bene e con quella sensazione che non dovevo aver paura di nessuno. Nicolò è un esempio per tutti noi: ci trasmettere voglia di combattere. E gli ultimi dieci metri sono stati, infatti, di solo cuore”.
Netanyahu: su Golan continuerà a sventolare la bandiera israeliana
Roma, 11 ago. (askanews) – Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha pubblicato un video in cui ringrazia la Colombia per aver riconosciuto la sovranità israeliana sulle alture del Golan, senza però citare il terremoto che ha colpito il Paese sudamericano. Lo riporta il Times of Israel.
“Qui sventola la bandiera israeliana e continuerà a sventolare, perché questa è la nostra terra”, ha detto il premier, mostrando nel video una mappa del Golan. Ieri, la Colombia è diventata il secondo Paese, dopo gli Stati Uniti, a riconoscere il controllo israeliano sul Golan.
L’annuncio è arrivato pochi giorni dopo l’insediamento alla presidenza dell’avvocato filo-israeliano Abelardo de la Espriella, che si è impegnato a trasferire l’ambasciata colombiana a Gerusalemme e a ripristinare i rapporti bilaterali, dopo le dure prese di posizione del suo predecessore Gustavo Petro contro Israele per la guerra nella Striscia di Gaza.
Europei nuoto, Curtis bronzo nei 100 stile libero
Roma, 11 ago. (askanews) – Sara Curtis è proprio senza confini e si prende uno storico bronzo nei 100 stile libero in 52″72: una medaglia mai vista per l’Italnuoto; la prima internazionale per la velocista piemontese in vasca lunga. Di livello assoluto la prova della 20enne di Savigliano – tesserata per Esercito e CS Roero, preparata alla Virginia Univeristy da Todd De Sorbo – che passa in 25″24, torna in 27″48 e nuota a tre centesimi dal suo record italiano di 52″69, siglato in finale all’ultimo Settecolli IP quando Marrit Steenbergen fu da primato del mondo in 51″68; proprio la ventiseienne olandese si conferma la più forte e vince con il primato della manifestazione in 51″90, unica a scendere sotto ai 52″ in finale, cancellando il 52″44 siglato in semifinale; completa il podio l’altra rappresentante orange Milou Van Wijk in 52″71.
ASSIPOD al fianco di Spin Time e le 400 persone senza più una casa
Roma, 11 ago. (askanews) – “ASSIPOD è al fianco di Spin Time”. Lo ha ribadito l’Associazione Italiana Podcasting in un comunicato, ricordando di avere patrocinato, il 28 maggio scorso, nell’Auditorium di Spin Time l’evento “Storie di Umanità Negata: tra memoria, diritti e narrazione sociale”. “Abbiamo accolto l’invito in quel luogo perché lo abbiamo riconosciuto fin da subito come uno spazio di cultura, accoglienza e comunità”, ricordano i responsabili.
In quell’occasione, il podcast è uscito dall’ascolto individuale per trasformarsi in un’esperienza collettiva e condivisa, ricorda ASSIPOD. La voce, i silenzi e l’atmosfera dell’Auditorium sono diventati gli elementi centrali di una presenza dal vivo capace di unire ascolto, partecipazione e riflessione tra persone che si sono incontrate in uno spazio comune.
Valori che ASSIPOD condivide pienamente, perché “il podcast è, prima di tutto, uno strumento per dare voce alle persone, amplificare temi, creare relazioni e costruire spazi di ascolto e consapevolezza”. Con questo obiettivo, l’associazione organizza infatti eventi culturali e iniziative per diffondere la cultura del podcasting, valorizzando l’audio come linguaggio di racconto sociale, partecipazione e diffusione della conoscenza.
Oggi ASSIPOD ribadisce la sua vicinanza a Spin Time e alle 400 persone che non hanno più una casa e rilancia il crowdfunding al link https://gofund.me/035b4179c
Schlein a Meloni: quattro anni di fallimenti, basta promesse vuote
Roma, 11 ago. (askanews) – “Dopo quattro anni di governo fallimentare, Giorgia Meloni dovrebbe avere il buon senso di smetterla con le promesse vuote. E invece, davanti a risultati disastrosi la pressione fiscale ai massimi da dieci anni, gli stipendi mangiati dall’inflazione che sono tra i più bassi in Europa, la produzione industriale in calo da quasi tre anni consecutivi, il record negativo di nuovi nati e 6 milioni di italiani che rinunciano a curarsi continua a fare promesse come se fosse ancora all’opposizione. Ce le ricordiamo le sue promesse, come quella di abolire le accise, fatta con un video davanti al benzinaio. Ormai è un governo che sta al potere per il potere, che in questi quattro anni ha tutelato unicamente se stesso, dimenticando il paese reale. E che ora ha come unica priorità la legge elettorale per provare a preservare il proprio potere. Noi lavoriamo ogni giorno per costruire l’alternativa che merita l’Italia”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein.
Nella Lega sfida lombarda a Salvini ma leader dice no a passo indietro
Roma, 11 ago. (askanews) – Nessun passo di lato, né tantomeno indietro. Quelli che sono stati chiesti da alcuni esponenti della Lega lombarda nel direttivo del partito regionale che si è tenuto venerdì scorso. Una riunione fiume (quattro ore) tutt’altro che serena, secondo quanto filtrato.
Tra i promotori della ‘fronda’ – che avrebbe anche il supporto del governatore lombardo Attilio Fontana e del coordinatore regionale e capogruppo in Senato Massimiliano Romeo – Daniele Belotti, storico presentatore del raduno di Pontida, ex deputato del Carroccio non ricandidato, che oggi ne parla apertamente in un’intervista a ‘Repubblica’.
“Per me – dice – Salvini deve fare un passo indietro e dimettersi. Fare il ministro e lasciare ad altri la gestione del partito”. Belotti è “uno di quelli – dice lui – che venerdì al consiglio direttivo lombardo ha detto a Salvini le cose come stanno”. “L’impegno di Matteo non viene messo in discussione ma i voti dimostrano che la sua credibilità è venuta meno”, aggiunge. Nella Lega, prosegue, bisogna “fare un’analisi seria” e questo non significa “dire che va tutto bene, come si sta facendo negli ultimi tempi” mentre “in subbuglio ci sono anche segretari locali, sindaci e amministratori”.
Il leader e segretario, però, sembra deciso a resistere e a non cedere alle pressioni. “Stiamo lavorando per rafforzare la squadra. Detto questo di tutto gli italiani hanno bisogno ad agosto o a dicembre fuorché di polemiche, di beghe all’interno dei partiti”, ha detto stamani a margine della visita al cantiere sulla nuova stazione ferroviaria al Pigneto a Roma.
“Abbiamo fatto un congresso l’anno scorso” che si è concluso “all’unanimità per scelta dei militanti, dei dirigenti e quindi io sto lavorando anche oggi per rafforzare la squadra. Abbiamo 500 sindaci, abbiamo governatori in gamba, abbiamo parlamentari in gamba, quindi più siamo a farci carico del lavoro meglio è”, ha aggiunto. Salvini ha anche annunciato che “stiamo lavorando a una Pontida italiana ma anche internazionale, dove i temi della sicurezza, della legalità, delle libertà individuali e della tutela del diritto alla vita dei nostri figli, sarà centrale. Abbiamo invitato alcuni ospiti stranieri quindi chi vuole dare una mano a far crescere la Lega è il benvenuto”.
Proprio dall’estero, dal Portogallo, oggi Salvini ha ricevuto dal leader di Chega André Ventura pieno appoggio alla linea dura sui migranti. “Avanti Matteo Salvini, l’Europa non deve essere invasa”, ha scritto su X il fondatore del partito di estrema destra, a commento delle parole del leghista che afferma che l’Italia non sarà più il “campo profughi” d’Europa.
Per quanto riguarda le tensioni interne, a sostegno del leader interviene il senatore Claudio Borghi. “Il segretario è stato eletto all’unanimità dal Congresso l’anno scorso. È stato eletto dopo che il Congresso della Lega Lombarda ha liberamente votato chi voleva dimostrando così la trasparenza dei processi elettivi interni del Partito. Rivotare finchè non esce un risultato che ci piace è una cosa che fa solo la UE, qui i voti si rispettano e ci si prepara per il futuro”, ricorda, offrendo “una riflessione agli amici lombardi”.
Dopo Ocasio-Cortez in Usa, riparte in Italia il confronto politico sugli ovuli congelati
Roma, 11 ago. (askanews) – Dopo l’annuncio della deputata americana Ocasio Cortez che ha deciso di congelare i suoi ovuli per poter fare un figlio in futuro anche in Italia si è aperto il dibattito sul tema.
Oggi il leader di Iv Matteo Renzi ha proposto un dibattito “civile” on line dicendosi favorevole alla legge già varata in Francia che rende gratuita questa procedura medica per le giovani donne. In tal senso presenterà una proposta nella legge di Bilancio. Anche il Pd al Senato ci sta lavorando e ha già pronta una proposta di legge sulla Cpo (Crioconservazione pianificata degli ovociti). Primo firmatario Filippo Sensi che ha coinvolto i colleghi Cecilia D’Elia, Simona Malpezzi, Alberto Losacco, Tatiana Rojc, Walter Verini, Graziano Delrio, Francesca La Marca, Daniele Manca e Sandra Zampa. Il titolo della proposta è “Disposizioni in materia di prevenzione dell’infertilità e di preservazione della fertilità femminile”.
La relazione di presentazione della norma parte infatti dalla preoccupazione per il calo demografico e per le ragioni sociali e culturali che impediscono o limitano la possibilità per le donne di diventare madri, come “la scelta di non legare, in un determinato momento della propria vita, il proprio progetto di genitorialità alla presenza di un partner, la necessità di completare un percorso di studi o di formazione, oppure l’esigenza di concentrarsi sul lavoro in una fase decisiva per la propria carriera, o ancora la scelta di posticipare la maternità in futuro in attesa di essere più stabili a livello professionale, economico, sociale o personale”.
“In un contesto sociale nel quale il picco della fertilità femminile – raggiunto, tipicamente, tra i 20 e i 30 anni- in molti casi non coincide con una condizione di sufficiente stabilità relazionale e professionale, la CPO consente di ridurre questo divario posticipando la maternità a un’età nella quale si è raggiunta una condizione più favorevole alla genitorialità ma nella quale è sempre più difficile concepire a causa del declino della fertilità e dell’esaurimento della propria riserva ovarica”.
Sul fronte delle ragioni mediche per la crioconservazione degli ovociti si parte dall’assunto che attualmente, in Italia, la procedura è gratuita per le donne under 40 anni che ricevono una diagnosi di tumore. Tuttavia, esistono molte altre patologie che possono compromettere la fertilità o portare alla sterilità e che, attualmente, non danno diritto a ottenere alcun rimborso da parte del Servizio Sanitario Nazionale. In molte regioni l’endometriosi, ad esempio, non è riconosciuta tra le patologie che danno diritto a chiedere un rimborso al SSN. Esistono dunque profonde diseguaglianze nell’accesso a percorsi di CPO sia in base alla patologia, sia in base all’area di residenza.
“La presente legge – si legge nell’articolato -, in attuazione degli articoli 3, 31, 37 e 51 della Costituzione, promuove la prevenzione e diagnosi precoce dell’infertilità, la preservazione della fertilità femminile, la tutela della salute riproduttiva, nonché l’accesso a percorsi di crioconservazione pianificata degli ovociti per ragioni mediche e per ragioni sociali, al fine di tutelare il diritto alla genitorialità, alla procreazione e alle pari opportunità, quali diritti costituzionalmente garantiti, nonché allo scopo di sostenere la natalità e combattere il calo demografico”.
La norma prevede quindi che “l’accesso gratuito alla crioconservazione pianificata degli ovociti sia “consentito per ragioni mediche o per ragioni sociali”. Per ragioni mediche si intendono: “le patologie o condizioni che per caratteristiche cliniche o per approccio terapeutico possono pregiudicare la fertilità, quali: neoplasie maligne da sottoporre a terapie antitumorali potenzialmente tossiche a livello gonadico; endometriosi severe; patologie croniche recidivanti che richiedano terapie con immunosoppressori o farmaci gonadotossici; patologie che provocano la riduzione della riserva ovarica”.
Per ragioni sociali invece si intendono: “la scelta di pianificare la maternità per motivi legati al proprio progetto di vita. Si partirà con un “piano di screening della riserva ovarica rivolto alle donne tra i 20 e i 35 anni, con l’obiettivo di identificare precocemente le donne con ridotta riserva ovarica e informare le medesime sulla possibilità di pianificare la gravidanza in tempi consoni con la propria condizione o di accedere alla preservazione preventiva della fertilità tramite la crioconservazione dei propri ovociti”. Il Piano si attuerà tramite “prelievo ematico da eseguire gratuitamente e senza prescrizione medica presso le strutture pubbliche o private”.
Sul fronte dei costi si parla di una spesa di 20 milioni di euro per l’anno 2026 e di 50 milioni per l’anno 2027. Questo consentirà “l’esenzione dalle spese per l’accesso alla CPO per ragioni mediche” e un contributo economico per l’accesso alla CPO per ragioni sociali “alle donne di età compresa tra i 25 e i 35 anni, residenti in Italia da almeno un anno o in possesso di regolare permesso di soggiorno da almeno un anno, con nucleo familiare avente reddito ISEE non superiore a euro 30.000,00. Il contributo è concesso ed erogato una tantum e per un valore massimo di euro 3.000,00, da rendicontare sulla base delle spese effettivamente sostenute e documentate per la crioconservazione degli ovociti”.
E’ prevista poi una campagna di informazione e sensibilizzazione in favore della popolazione femminile sullo svolgimento di test di riserva ovarica. Quanto al costo economico della proposta la legge stabilisce che agli oneri “pari a 40,5 milioni di euro per l’anno 2026 e di 70,5 milioni per l’anno 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica”.
MotoGp, Marquez: "Non c’è un favorito per il Mondiale"
Roma, 11 ago. (askanews) – Marc Marquez non si sente il favorito per il titolo della MotoGP. Nonostante le aspettative della vigilia e il rendimento mostrato nel corso della stagione, il pilota Ducati mantiene un profilo prudente dopo il weekend di Silverstone, dove l’Aprilia ha ottenuto una doppietta con Jorge Martin e Marco Bezzecchi. I due piloti hanno così recuperato punti preziosi nella corsa al Mondiale, rendendo ancora più incerta la lotta per il titolo.
“Per quanto voi diciate che sono il favorito, non c’è un favorito in questo Mondiale. In classifica ho tre piloti davanti”, ha dichiarato Marquez ad AS. Il pilota spagnolo resta tra i principali candidati al successo finale, ma non considera affatto chiusa la partita.
“Si sta vedendo che ogni domenica può vincere uno diverso e, al momento, quello che sta dimostrando maggiore costanza è il leader, Jorge Martin, ed è lui che sta gestendo meglio la situazione – ha spiegato Marquez -. Cercheremo di dare il massimo e di rendere le cose difficili a tutti, ma al momento siamo indietro”.
Il pilota Ducati non sembra intenzionato a trasformare la rincorsa al titolo in una fonte di pressione e preferisce concentrarsi sul proprio rendimento, lasciando che sia la classifica a stabilire, gara dopo gara, chi avrà meritato maggiormente il Mondiale.
“Faccio il massimo e vedrò fin dove arriverò, senza stress”, ha concluso il “Cabroncito”.
Esce programma FnV tra quote azzurre e difesa "patriarcato mediterraneo"
Roma, 11 ago. (askanews) – Il tono e il senso, a tratti, un po’ da kolossal americano (“Scegliere adesso per cosa vivere e morire”). Alcune proposte come un editto dell’imperatore, made in IA, Vannaccius: per la cittadinanza servono 20 anni e la dichiarazione “formale di accettazione e avvenuta assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana”. E non può non venire in mente il Codice Rocco, quando si chiede di abrogare il reato di femminicidio parlando, invece, di “forme di violenza passionale”.
La prima parte del programma di Futuro nazionale con Vannacci è on line da stamani e propone non solo le ricette dell’ex generale e della sua comunità politica per l’Italia, alcune delle quali già note, ma, più complessivamente, una visione del Paese e della destra. A stendere il programma Lorenzo Gasperini, 34enne professore di filosofia, ex consigliere comunale della Lega a Cecina e ora ideologo di FnV critico verso “la destra progressista, un po’ liquida, un po’ alla giornata”.
La destra di Vannacci, invece, oltre che “identitaria e sovranista” è soprattutto “vitale” – aggettivo che nelle pagine del programma ricorre molte volte – “cioè non rattrappita e avviluppata sulle regole del discorso decise dai padroni della cultura e da chi dà patenti per decidere che cosa si possa pensare e che cosa no”. Vitale, peraltro, vuole esserlo anche biologicamente puntando a sconfiggere il saldo demografico negativo. Perchè gli italiani facciano più figli si immaginano varie misure tra cui l’introduzione di “quote azzurre nei concorsi pubblici, riservando una parte dell’ammontare dei posti a bando ai genitori di famiglie numerose”. Lo slogan di tutto il capitolo è: “Sostenere la famiglia che procrea è sostenere il futuro dell’Italia”. Si chiede anche una deroga al Patto di stabilità europeo “che verta non sulle emissioni di carbonio ma sulla procreazione”. Viceversa nella lotta all’immigrazione clandestina, ma anche regolare (si immagina, tra l’altro, la revisione in senso restrittivo della legge sulla cittadinanza e lo stop ai ricongiungimenti familiari) è necessario “escludere coloro che non sono cittadini italiani da tutti i benefici sociali straordinari a carico del nostro Paese, che riguardano accesso all’edilizia popolare, bonus di varia natura, sussidi di disoccupazione che oggi permettono piani intenzionali di alternanza lavoro/non lavoro e simili”. Insomma, “per fare un italiano non ci vuole un corso di educazione civica: ci vogliono secoli”.
Futuro nazionale punta “a una nuova primavera italiana” a partire da alcuni principi, inviolabili, le famose “linee rosse” spesso tirate in ballo dall’ex generale quando si parla di accordi con il centrodestra. Quali sono? Sulla pagina on line del programma c’è un banner a rullo che riassume alcune parole chiave (“Identità”, “Tradizioni”, “Virtù”, “Amore”, tra le altre) ma, in particolare, si tratta di concetti come “identità nazionale” intesa come discendenza “dai padri”, “dai popoli italici” e, ancora, “sicurezza, libertà, merito e tradizione”, nel senso di “dare il volto”, citando lo scrittore britannico Gilbert Keith Chesterton, “alla più oscura di tutte le classi, quella dei nostri avi”. “Come scriveva Giovannino Guareschi, nel diario redatto durante la prigionia in un campo tedesco ‘bisogna anche tener conto dei Morti, nella vera democrazia’”, si spiega. Tra i principi fuori discussione “la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, della famiglia naturale, dell’identità cristiana, della concezione romana del diritto”.
Per quanto riguarda la famiglia – l’ambito nel quale avvengono la maggior parte dei femminicidi – Vannacci non è preoccupato dall’incidenza di queste “forme di violenza passionale” – “più spesso adoperata da parte del soggetto fisicamente più forte”, s’intende l’uomo, “sebbene la cronaca offra con meno pubblicità anche esempi di violenze sugli uomini da parte delle donne” – perchè “le statistiche sono oggettivamente non preoccupanti se confrontate con quelle degli altri Paesi”. Il programma contiene una serie di misure preventive ma anche la critica al “modello educativo della sinistra fondato sull’ideologia della costante ‘lotta al patriarcato'”. Il ragionamento suona così: “Dove scompare ogni traccia della ‘società patriarcale’ va diffondendosi un preoccupante aumento della violenza sulle donne”. Insomma “il patriarcato mediterraneo” va protetto e non criminalizzato.
E, ancora: la destra di FnV “si ispira a un patriottismo realista e infaticabile”, mette al centro “l’interesse nazionale” “di quella che è stata la culla della civiltà europea: quel corpo che è Roma antica, quell’anima che è la Roma cristiana” (frase che sarebbe piaciuta a Vannaccius). Si tratta di “risvegliare” la destra, una “destra divina che è dentro di noi, nel sonno” come recita la citazione di Pier Paolo Pasolini riportata sul frontespizio del programma.
Sul fronte dell’economia ci sono proposte per la partecipazione dei dipendenti agli utili dell’impresa e l’azionariato diffuso, per l’introduzione di una “moneta fiscale” di modo che i crediti fiscali diventino “cedibili” tra privati e “un vero quoziente familiare”.
Per quanto riguarda la giustizia riforma del Csm “per recidere ogni legame tra nomine giudiziarie e logiche correntizie”, responsabilità civile diretta per i magistrati, abrogazione della norma sul femminicidio come delle leggi antiomofobia e della legge Mancino. Sul fronte dell’energia il via libera all’acquisto di gas russo, un piano per il nucleare di ultima generazione, l’ora legale tutto l’anno per maggiori risparmi.
Riccione come Ceuta? La sindaca chiede un milione di danni alla Lega
Roma, 11 ago. (askanews) – Duro scontro tra il Comune di Riccione e la Lega. Ieri la sindaca Daniela Angelini aveva sollecitato le scuse di Matteo Salvini e si era affidata agli avvocati per chiedere un milione di danni per un video di Tiktok della Lega che “ha infangato la comunità” romagnola. Oggi è arrivata la risposta del team team comunicazione del partito con una nota che però non ha il sapore delle scuse. Il comunicato cerca di minimizzare l’accaduto abbozzando una sorta di ‘memoria difensiva’ in vista dell’annunciato possibile scambio di carte bollate e anzi ringrazia, ironicamente, il Comune per la “pubblicità”. Parole che hanno fatto ancor più infuriare Angelini, che conferma la volontà di portare il Carroccio in Tribunale.
Nel video, pubblicato nei giorni scorsi sulla scia delle polemiche politiche e del braccio di ferro tra la premier Giorgia Meloni e l’omologo spagnolo Pedro Sanchez, vengono usate le immagini dell’arrivo di migranti sulle spiagge dell’exclave spagnola in Nord Africa con la scritta: ‘Pov. E’ il 2030, sei in spiaggia a Riccione e Matteo Salvini non è ministro dell’Interno’. Immagini che hanno fatto saltare dalla sedia la sindaca (eletta come indipendente con il Pd, Articolo 1 e liste civiche) che ieri ha comunicato di aver sporto “denuncia-querela” a “tutela del decoro e dell’onore della comunità riccionese, illegittimamente utilizzata per veicolare messaggi a sfondo discriminatorio a fini di propaganda politica”.
Veniamo dunque alla ‘strategia difensiva’ che giunge oggi dalla Lega. In una lunga nota si afferma la posizione del partito sulla questione. Al punto 1 si rivendica che l’account @legaofficial è proprio il canale ufficiale della Lega su TikTok. Poi, al punto 2, si afferma che si tratta di un “meme” e, citando la Treccani, si ricorda che “il meme è un ‘genere paradossale di contenuto virale’… È dunque – si prosegue – un linguaggio che, per sua stessa natura, può giocare sull’ironia, sul paradosso e sull’accostamento volutamente irreale tra immagini, luoghi, situazioni e contesti differenti”, ricordando anche alcuni precedenti come l’aver ‘abbattuto’ la Torre Eiffel (“nel caso il sindaco di Riccione volesse solidarizzare anche con il sindaco di Parigi”). Per andare poi al sodo e respingere la tesi di chi ha “parlato di ‘video fake'”.
Se si tratta di un meme, precisa inoltre il punto 3, “è evidente che quella mostrata nel video non sia la spiaggia di Riccione. Le immagini utilizzate si riferiscono a quanto accaduto a Ceuta e la prospettiva indicata nel video – ‘POV’, acronimo di Point of View – è esplicitamente ambientata nel 2030. Si tratta dunque della rappresentazione di un futuro distopico: quanto avvenuto in Spagna rappresenta un monito di ciò che potrebbe accadere all’Italia e a tutta l’Europa se non si difendono i confini, come chiede la Lega, e se si spinge sull’immigrazione senza regole, come vuole la sinistra”. Con Riccione “presa ad esempio”, ma il “messaggio” che la Lega “ha voluto lanciare” riguarda “evidentemente tutte le coste del Paese”.
Infine, le argomentazioni per respingere le accuse di razzismo. “Non c’è alcunché di razzista nel video: le immagini utilizzate – si sottolinea al punto 4 – sono reali e documentano quanto accaduto a Ceuta. È quindi erroneo definirlo un ‘video fake’, come fatto da alcune testate: non c’è alcun fotomontaggio e non sono state utilizzate immagini generate o alterate attraverso l’intelligenza artificiale. Non c’è inoltre alcun intento discriminatorio: il contenuto riguarda il tema dell’immigrazione irregolare e delle politiche di controllo dei confini”. Il video, si fa notare, è ancora “presente” su TikTok malgrado la piattaforma preveda “regole specifiche contro i contenuti di odio e discriminazione e interviene sui contenuti che violano i propri standard”. Con una chiosa: si ringrazia il Comune di Riccione “per l’ondata di pubblicità riservata gratuitamente alla pagina Lega TikTok, che da dicembre è ininterrottamente la pagina di partito con la maggiore crescita in Italia sulla piattaforma. Cosi l’admin di Lega TikTok”.
La nota della Lega non riporta il sereno, anzi: tutt’altro. “La Lega che si attribuisce la paternità di quel video aberrante è senza vergogna, ma almeno ora sappiamo a chi chiedere il risarcimento per la città di Riccione”, la contro-risposta dalla sindaca che esprime “sconcerto istituzionale” e conferma l’azione legale da un milione di euro.
“La sindaca Daniela Angelini – si legge in un comunicato – respinge con sdegno l’ennesimo tentativo di liquidare come banale satira o innocuo meme un contenuto lesivo della reputazione e della dignità della comunità riccionese”. Ed è “semplicemente imbarazzante e sconcertante che dal partito che esprime il vicepresidente del Consiglio vengano pubblicati e persino difesi contenuti così raccapriccianti”.
“Ora che c’è una formale assunzione di responsabilità – conclude la nota – il Comune di Riccione sa con assoluta precisione a chi rivolgersi per la richiesta di risarcimento danni da un milione di euro. Se il Tribunale riconoscerà le nostre ragioni, ogni singolo euro ottenuto non rimarrà nelle casse dell’Ente ma verrà destinato al fondo comunale per il sostegno agli affitti delle famiglie in difficoltà. Di fronte all’arroganza di chi insulta Riccione, la risposta della città sarà la tutela della propria storia e il sostegno concreto a chi ha più bisogno”.
Europei Atletica, Coiro: "Non ho sbagliato nulla"
Roma, 11 ago. (askanews) – “Sinceramente non ho parole. Gli 800 sono su un livello molto alto e io oggi mi sentivo davvero bene in batteria, non ho sbagliato niente”. Così alla Rai Elisa Coiro commenta il suo record italiano riscritto agli Europei di Birmingham, fermando il cronometro in 1:57.56 nelle batterie. Un risultato che vale molto più di un semplice accesso alle semifinali: Coiro ha infatti cancellato un primato che resisteva da 46 anni, quello stabilito da Gabriella Dorio il 5 luglio 1980 a Pisa in 1:57.66. “Ho scelto di correre al coperto fino alla fine, essendo questo luogo particolarmente ventoso. Aver fatto questo record è importante ed è una cosa che ho costruito col mio tecnico. I miei cari mi hanno sempre aiutata e questo è il risultato”. Il nuovo primato italiano arriva così nel momento in cui gli 800 metri femminili stanno vivendo una fase di straordinaria evoluzione. I riferimenti cronometrici si sono abbassati sensibilmente e il livello medio delle protagoniste internazionali è diventato sempre più elevato. Coiro ne è consapevole: “Quando si ottengono questi riscontri, significa che alle spalle ci sono persone importanti che ti supportano ed è il mio caso. Femke Bol negli 800? E’ sicuramente un’avversaria molto temibile, ma come anche altre. Come ho detto, in questa specialità siamo in tante competitive. Non è un caso che stiamo correndo su tempi mai visti”, ha concluso l’azzurra
Alcune cose che ha detto Meloni in un’intervista a "Chi"
Roma, 11 ago. (askanews) – “Fare ancora meglio sulle priorità: alleggerire le tasse, rafforzare il potere d’acquisto e favorire un’occupazione sempre più stabile”. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, traccia le linee dell’agenda di governo per il rientro dalle ferie in un’intervista esclusiva al settimanale “Chi” in edicola da mercoledì 12 agosto, escludendo rimpasti di squadra a settembre.
Sul fronte economico e sociale – si legge in una nota di ‘Chi’ – la premier rivendica gli interventi sul costo dei carburanti, le misure per l’occupazione e il contrasto alla desertificazione dei centri storici, ribadendo inoltre un approccio pragmatico sul clima contro “l’ambientalismo ideologico”.
Quella di Roberto Vannacci è “un’operazione costruita per favorire la sinistra”, così Meloni sul movimento del generale.
Quando partecipa alle missioni internazionali con la figlia Ginevra “i miei omologhi sono divertiti, ma la reazione più bella è quella delle altre donne che incontro, che mi fanno un cenno d’intesa. È un linguaggio che non ha bisogno di traduzione. Se questa immagine dice a una ragazza che non deve scegliere tra essere madre e avere una carriera, sono contenta che si veda”, ha anche affermato Meloni nell’intervista.
Meloni: taglio tasse, potere d’acquisto e lavoro priorità settembre
Roma, 11 ago. (askanews) – “Fare ancora meglio sulle priorità: alleggerire le tasse, rafforzare il potere d’acquisto e favorire un’occupazione sempre più stabile”. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, traccia le linee dell’agenda di governo per il rientro dalle ferie in un’intervista esclusiva al settimanale “Chi” in edicola da mercoledì 12 agosto, escludendo rimpasti di squadra a settembre.
Sul fronte economico e sociale – si legge in una nota di ‘Chi’ – la premier rivendica gli interventi sul costo dei carburanti, le misure per l’occupazione e il contrasto alla desertificazione dei centri storici, ribadendo inoltre un approccio pragmatico sul clima contro “l’ambientalismo ideologico”.
Nuovo record delle temperature di mari e oceani
Roma, 11 ago. (askanews) – La temperatura media superficiale dei mari e degli oceani di tutto il mondo ha raggiunto il 5 agosto scorso i 21,2 gradi Celsius, stabilendo un nuovo record giornaliero da quando l’agenzia statunitense NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) ha iniziato le sue rilevazioni storiche nel settembre 1981.
La serie storica di dati, monitorata da Servimedia, analizza la temperatura media giornaliera della superficie di mari e oceani tra le latitudini 60°S e 60°N, comprendendo l’intero pianeta ad eccezione della Groenlandia, dell’Antartide e delle zone più settentrionali delle Americhe, dell’Europa e dell’Asia.
I dati NOAA indicano che la prima volta che la temperatura media degli strati superficiali di mari e oceani ha raggiunto i 21 gradi Celsius è stata il 16 marzo 2023, dopo essersi avvicinata a tale valore il 6 marzo 2016 (quando aveva raggiunto i 20,99 gradi Celsius). Quel valore è stato superato il 18 marzo 2023, con 21,01 gradi Celsius, un record che è rimasto imbattuto fino al 15 aprile. È stato poi registrato nuovamente dal 20 luglio in poi, raggiungendo un nuovo record di 21,10 gradi Celsius il 24 agosto.
Il 2024 è iniziato con temperature più elevate di qualsiasi altro anno dal 1981 sulla superficie degli oceani e dei mari terrestri, stabilendo un nuovo record di 21,17 gradi Celsius per tre giorni: il 29 febbraio, il primo aprile e il 23 aprile.
L’estate del 2026, già influenzata dal fenomeno climatico El Niño, ha infranto nuovamente il primato precedente: in particolare, il 5 agosto, la temperatura media sulla superficie degli oceani del pianeta ha raggiunto i 21,20 gradi Celsius. (Fonte Servimedia).
Europei nuoto: Europei, Ceccon in semifinale nei 200 dorso
Roma, 11 ago. (askanews) – Thomas Ceccon supera le batterie dei 200 dorso agli Europei di nuoto di Parigi con il tredicesimo tempo in 1’56″99. L’azzurro tornerà in vasca oggi pomeriggio, prima per la finale dei 50 farfalla e poi per la semifinale dei 200 dorso. “Che faticaccia stamattina, veramente inevitabile, però perché in un 200 non puoi non far fatica”, ha commentato Ceccon. Eliminato Daniele Del Signore, 23° in 1’58″71. Il miglior tempo delle batterie è del francese Nathan Muratory, classe 2008, che in 1’54″87 firma anche il record mondiale juniores.
Nei 100 stile libero avanza soltanto Carlos D’Ambrosio, sesto tempo complessivo in 48″02. Eliminati Manuel Frigo, Alessandro Miressi e Lorenzo Ballarati. Al comando della graduatoria c’è il romeno David Popovici in 47″13.
Doppia qualificazione italiana nei 100 rana femminili, con Benedetta Pilato terza in 1’06″20 e Lisa Angiolini quarta in 1’06″31. Fuori Anita Bottazzo e Chiara Della Corte. “Il tempo per essere di mattina va bene. Rompere il ghiaccio è la parte forse più difficile”, ha detto Pilato.
Nei 50 farfalla passano il turno Silvia Di Pietro, 12ª in 26″14, ed Elena Capretta, 17ª in 26″33. Eliminata Costanza Cocconcelli. Nei 800 stile libero Luca De Tullio si qualifica alla finale di domani con il sesto tempo in 7’47″42. Fuori Davide Marchello e Matteo Diodato.
Grande delusione nella 4×100 misti mista: l’Italia, prima nella propria batteria, viene squalificata per un calcio a delfino involontario verso il basso nella frazione a rana. Le immagini del Var hanno confermato l’irregolarità e lo staff azzurro ha deciso di non presentare ricorso. In vasca erano scesi Viberti, Michele Lamberti, Anita Gastaldi ed Emma Virginia Menicucci. Senza la squalifica, l’Italia avrebbe conquistato il terzo tempo di ingresso in finale.
Il programma pomeridiano vedrà quindi ancora protagonisti Ceccon e Sara Curtis a caccia di medaglie, prima delle finali dei 100 rana con Nicolò Martinenghi e Benedetta Pilato. A chiudere la giornata sarà Simona Quadarella.
Calcio, Orsato: "Arbitro al centro, Var solo per chiaro errore"
Roma, 11 ago. (askanews) – Riportare l’arbitro al centro della partita e limitare l’intervento del Var ai casi di chiaro ed evidente errore. È la linea indicata da Daniele Orsato, nuovo responsabile della Can di Serie A e B, al raduno degli arbitri a Cascia. “Abbiamo visto come la figura centrale sia stata l’arbitro” al Mondiale, ha spiegato Orsato, sottolineando come Uefa e Fifa abbiano ribadito il principio del chiaro ed evidente errore.
Per Orsato non si tratta di una rivoluzione, ma dell’applicazione delle nuove indicazioni dell’Ifab già adottate dalla Fifa al Mondiale e destinate a essere seguite anche dalla Uefa e dal calcio italiano. “Il Var è un supporto eccezionale, ma entrerà nel momento in cui deve entrare”, ha detto.
Il nuovo responsabile della Can ha spiegato anche la propria idea del ruolo: “Se riuscite a usare il termine allenatore mi piace da morire, invece che designatore”. Orsato vuole mettere al centro la crescita del gruppo e portare la propria esperienza maturata in campo internazionale e nazionale. “Io non sono il designatore commissario della Can. Cerco di allenarli”, ha sottolineato.
Durante il raduno, ha aggiunto, si è lavorato soprattutto sulla lettura delle dinamiche di gioco, sulla personalità e sulla capacità degli arbitri di conquistare fiducia e credibilità da parte di calciatori e allenatori. “Vado a casa veramente orgoglioso dei miei ragazzi”, ha detto Orsato, che ha chiesto anche maggiore equilibrio nel giudizio pubblico: “L’arbitro venga criticato dopo la partita. Prima, no”.
Sul fronte dei rapporti con i media, Orsato ha escluso l’introduzione di nuove regole sulle telefonate e sui rapporti esterni degli arbitri: “Non c’è niente da adottare perché non c’è niente di cui ci dobbiamo vergognare”. La comunicazione sarà invece coordinata dal direttore tecnico dell’Aia, Domenico Messina. Orsato ha infine assicurato che resterà la volontà di spiegare pubblicamente decisioni ed episodi controversi: “Noi saremo trasparenti come in passato”.
Gli Houthi hanno colpito una nave nello Yemen, 3 morti
Roma, 11 ago. (askanews) – Almeno tre persone sono morte in un attacco degli Houthi contro una nave commerciale non ancora identificata nello Stretto di Bab el-Mandeb. Lo ha riferito il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale.
Non sono stati forniti per il momento ulteriori dettagli sulla nave colpita o sulla dinamica dell’attacco. Dal movimento yemenita Ansar Allah, noto anche come Houthi, non è arrivato finora alcun commento.
Separatamente, poco prima la United Kingdom Maritime Trade Operations (Ukmto), l’organismo britannico che monitora la sicurezza della navigazione nella regione, aveva riferito di aver ricevuto la segnalazione di un incidente che coinvolgeva una petroliera e forze militari nel Golfo di Oman, senza fornire ulteriori dettagli.
Europei Atletica, Eloisa Coiro record italiano negli 800
Roma, 11 ago. (askanews) – Un record storico cade agli Europei di Birmingham nella seconda mattina di gare. Arriva subito in batteria negli 800 metri e l’impresa porta la firma di Eloisa Coiro con il formidabile crono di 1:57.56, un decimo in meno del limite di Gabriella Dorio che resisteva da 46 anni, 1:57.66 a Pisa il 5 luglio del 1980. La 25enne romana è protagonista di una gara favolosa, condotta con intelligenza tattica, restando coperta nel gruppo fino al rettilineo conclusivo dove recupera due posizioni per chiudere al secondo posto sulla scia della britannica campionessa olimpica Keely Hodgkinson che la precede in 1:57.28. Era il record italiano femminile più longevo e così nell’arco di poco più di un mese vengono battuti entrambi i primati degli 800 metri, dopo quello maschile di Francesco Pernici (1:43.60 per superare dopo 53 anni quello di Marcello Fiasconaro).
Poker di azzurri qualificati nell’alto, tutti e quattro in finale: il campione in carica Gianmarco Tamberi ci riesce con 2,23 alla seconda prova, stessa misura valicata dall’oro europeo U23 Matteo Sioli, mentre per Edoardo Stronati e Christian Falocchi basta 2,19 per andare avanti. Ayomide Folorunso sbarca in finale nei 400 ostacoli con una prova eccellente: vince nettamente la ‘semi’ in 53.93 sfiorando il suo record italiano, ad appena quattro centesimi dal primato di tre anni fa. L’emiliana impressiona per l’ottima ritmica tra le barriere e riesce a chiudere ancora in piena spinta. È il secondo tempo complessivo dietro alla belga Paulien Couckuyt che si migliora in 53.87 mentre la slovacca Emma Zapletalova, bronzo mondiale e favorita per il titolo, non esagera con 54.09.
Banche, Salvini: chiederemo alle prime 10 un contributo del 5% sugli utili
Roma, 11 ago. (askanews) – Un contributo del 5% all’anno, per tre anni, sugli utili delle prime 10 banche italiane. Questa la proposta a cui sta lavorando la Lega per la prossima Manovra. Lo ha detto il leader della Lega e vicepremier, Matteo Salvini, in visita ai lavori per la realizzazione di una stazione ferroviaria nel quartier Pigneto a Roma.
“Io del governo Sanchez (primo ministro spagnolo ndr.) non condivido nulla tranne l’intervento economico che hanno fatto sulle banche spagnole – ha spiegato Salvini -. Fatti i dovuti parametri, in Spagna hanno una tassazione, un prelievo fra il 5-6 e il 7%. Io ho visto le due semestrali delle due più grandi banche italiane che hanno fatto utili per quasi 12 miliardi nel primo semestre, vuol dire che solo due banche fanno utili per più di 24 miliardi all’anno, se facciamo un interveniamo sulle prime 10 banche italiane, non su centinaia di piccole banche locali, e noi come lega lo chiederemo, sono convinto che l’intera maggioranza ci accompagnerà: un contributo triennale alle prime 10 banche italiane”.
“Ricordo a chi esprime dei dubbi – ha poi detto Salvini – che una parte di questi utili derivano da garanzie dello Stato e quindi dei cittadini, dai costi a carico dei cittadini e dalla differenza fra interessi attivi e interessi passivi”.
Sul come utilizzare tali fondi aggiuntivi, il vicepremier ha poi specificato che “vorremmo come Lega raddoppiare i militari di strade sicure nelle strade e delle stazioni, quindi con 2 miliardi ci fai parecchio”.
Sayf sarà ospite del Concertone La Notte della Taranta
Milano, 11 ago. (askanews) – Sabato 22 agosto Sayf sarà tra gli ospiti speciali del Concertone de La Notte della Taranta, in programma nel piazzale dell’ex Convento degli Agostiniani di Melpignano. L’artista salirà sul palco insieme all’Orchestra Popolare La Notte della Taranta, diretta dal Maestro concertatore Ermal Meta e al Corpo di Ballo diretto da Fredy Franzutti.
Nato a Genova nel 1999 da una famiglia italo-tunisina, Sayf è una delle voci più interessanti della nuova scena musicale italiana. Nella sua scrittura convivono street rap e cantautorato, melodie e barre, racconti d’amore e osservazione sociale. Le influenze arabe e sudamericane incontrano la canzone genovese e i linguaggi dell’urban contemporaneo, dando forma a una ricerca personale e versatile.
La sua partecipazione si inserisce nel tema scelto per l’edizione 2026, dedicata al Mediterraneo come spazio di attraversamenti, relazioni e influenze reciproche. Sul palcoscenico di Melpignano, Sayf interpreterà la pizzica Menamenamò, prima del suo brano Tu mi piaci tanto, classificatosi al secondo posto all’ultimo Festival di Sanremo.
«Sono veramente grato di essere ospite alla Notte della Taranta e di poter unire il mio mondo musicale a quello della Taranta, del Salento e a tutte queste influenze che ammiro, pur non facendone strettamente parte – dichiara Sayf -. Sono contento di questo punto d’incontro favorito dalla musica e dalla comunicazione, e mi piace che possa essere di spunto per creare occasioni di confronto e unione in qualsiasi altro ambito. Le culture si parlano e si influenzano a vicenda, e la musica è sicuramente un ottimo punto di partenza per farlo. Per questo ringrazio Ermal Meta per avermi invitato e coinvolto, credendo in questa contaminazione e in una visione artistica comune».
Sayf comincia giovanissimo a rappare, scrivere canzoni e suonare la tromba. Dopo due mixtape e una lunga gavetta nella scena genovese, tra il 2023 e il 2024 richiama l’attenzione del pubblico nazionale e collabora con artisti come Helmi, Ele A e 22simba. Nel 2025 pubblica l’EP Se Dio Vuole, che contiene anche una collaborazione con Rhove, e partecipa a Sto bene al mare di Marco Mengoni insieme a Rkomi. Nello stesso anno viene scelto da Spotify per il programma RADAR dedicato agli artisti emergenti.
Nel 2026 partecipa alla 76ª edizione del Festival di Sanremo con Tu mi piaci tanto, classificandosi al secondo posto. Il brano, certificato platino, raggiunge il vertice della classifica radiofonica italiana. Sayf viene inoltre selezionato da Vevo Global per DSCVR Artists to Watch 2026, unico artista italiano tra i diciannove talenti individuati a livello internazionale.
L’8 maggio ha pubblicato SANTISSIMO, il suo primo album ufficiale, certificato già oro nelle prime settimane: un lavoro che raccoglie le diverse componenti della sua ricerca, dalla scrittura personale all’energia delle esibizioni dal vivo, alternando brani rap, aperture melodiche e contaminazioni tra generi e culture. Il disco ospita le collaborazioni di Geolier, Kid Yugi, Nerissima Serpe, Bresh, Tedua, Artie 5ive e Guè.
Protagonista del Concertone di Melpignano sarà l’Orchestra Popolare La Notte della Taranta, guidata da Ermal Meta nella rielaborazione di pizziche, canti di lavoro, stornelli e canti d’amore e di lontananza nelle parlate salentine e in griko. Con Sayf saranno ospiti speciali Alessandra Amoroso, Gisela João, Maria Mazzotta, Levante, Welo e Giulia Vecchio. Le coreografie saranno firmate da Fredy Franzutti. Il Concertone sarà trasmesso in diretta dalle 21.20 su Rai3 e su Rai Radio2, RaiPlay e San Marino RTV.
Il Concertone di Melpignano è un progetto culturale della Fondazione La Notte della Taranta, presieduta da Massimo Bray, sostenuto dalla Regione Puglia e da Pugliapromozione, in collaborazione con l’Unione dei Comuni della Grecìa salentina e l’Istituto Diego Carpitella.
Per il programma di Vannacci i femminicidi sono "forme di violenza passionale"
Roma, 11 ago. (askanews) – “Prevenzione efficace delle forme di violenza passionale”, si intitola così il capitolo del programma di Futuro nazionale con Vannacci dedicato alla prevenzione e alla repressione dei femminicidi. Ma la prima cosa a sparire è la parola “femminicidio” con cui viene indicato il reato: “Fatta piazza pulita delle tecniche di manipolazione operate dalla sinistra in merito al cosiddetto ‘femminicidio’ e sopra ridotte all’assurdo che le caratterizza, il problema dei ‘delitti passionali’ si è negli ultimi anni giustamente proposto al dibattito”.
Per FnV “l’ideologia femminista fomenta la contrapposizione tra maschi e femmine (sostituendo l’ormai logora opposizione tra proletari e padroni)” e le statistiche dei femminicidi sono “oggettivamente non preoccupanti se confrontate con quelle degli altri Paesi”. Tale violenza fisica, si legge ancora, viene “più spesso adoperata da parte del soggetto fisicamente più forte su quello fisicamente più fragile, dunque da parte degli uomini sulle donne, sebbene la cronaca offra con meno pubblicità anche esempi di violenze sugli uomini da parte delle donne”.
“Il modello educativo della sinistra fondato sull’ideologia della costante ‘lotta al patriarcato’ è, evidentemente, fallimentare e dove scompare ogni traccia della ‘società patriarcale’ va diffondendosi un preoccupante aumento della violenza sulle donne. A riprova che dovremmo proteggere e non criminalizzare il nostro modello: quello del ‘patriarcato mediterraneo’, volto alla sottolineatura delle specificità e alla formazione di maschi forti, capaci di dominare le emozioni e le passioni, proteggendo le donne e offrendo se stessi per la costruzione e la difesa della società”, conclude il programma.
Martedì e mercoledì 18 città sono in bollino rosso per il caldo
Roma, 11 ago. (askanews) – Ancora giorni di grande caldo su tutta Italia, anche se lentamente la situazione sembra migliorare. Secondo l’aggiornamento di oggi del Bollettino sulle ondate di calore del Ministero della Salute, giovedì 13 agosto saranno 18 le città in “bollino rosso”: Bari, Bologna, Bolzano, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Reggio Calabria, Rieti, Roma e Viterbo; “bollino arancione” per Cagliari e “giallo” per Ancona, Brescia, Milano, Pescara, Torino, Trieste, Venezia e Verona.
Domani, 12 agosto, le città in “bollino rosso” sono 19 (Bari, Bologna, Bolzano, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma e Viterbo), 2 in “arancione” (Ancona e Cagliari) e 6 in “giallo” (Brescia, Milano, Torino, Trieste, Venezia e Verona).
Oggi, 11 agosto, secondo il Bollettino sono sempre 19 le città in “bollino rosso” (Bari, Bologna, Bolzano, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma e Viterbo); in “arancione” Ancona, Brescia, Milano, Trieste, Venezia e Verona; “giallo” per Cagliari e Torino.
Caldo, giovedì 18 città in "bollino rosso". Oggi e domani sono 19
Roma, 11 ago. (askanews) – Ancora giorni di grande caldo su tutta Italia, anche se lentamente la situazione sembra migliorare.
Secondo l’aggiornamento di oggi del Bollettino sulle ondate di calore del Ministero della Salute, giovedì 13 agosto saranno 18 le città in “bollino rosso”: Bari, Bologna, Bolzano, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Reggio Calabria, Rieti, Roma e Viterbo; “bollino arancione” per Cagliari e “giallo” per Ancona, Brescia, Milano, Pescara, Torino, Trieste, Venezia e Verona.
Domani, 12 agosto, le città in “bollino rosso” sono 19 (Bari, Bologna, Bolzano, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma e Viterbo), 2 in “arancione” (Ancona e Cagliari) e 6 in “giallo” (Brescia, Milano, Torino, Trieste, Venezia e Verona).
Oggi, 11 agosto, secondo il Bollettino sono sempre 19 le città in “bollino rosso” (Bari, Bologna, Bolzano, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma e Viterbo); in “arancione” Ancona, Brescia, Milano, Trieste, Venezia e Verona; “giallo” per Cagliari e Torino.
On line programma Vannacci: destra identitaria, pura e vitale si risvegli
Roma, 11 ago. (askanews) – È giunto il momento che la “Destra divina che è dentro di noi, nel sonno”, “di cui diceva Pier Paolo Pasolini, intellettuale niente affatto di destra ma capace di grandi intuizioni circa le condizioni storiche della Nazione nel secondo dopoguerra, venga finalmente risvegliata”. E’ quanto si legge nel programma, da oggi on line, di Futuro nazionale con Vannacci.
“Che il sonno – e il sogno – diventino finalmente l’alba di una nuova avventura: quella di una Destra identitaria, pura e vitale. Futuro Nazionale nasce dunque dalla volontà di riportare l’Italia alle proprie radici, posizionandola nuovamente sulla strada della sua grande storia”, spiega la prima pagina del programma. La missione è “imboccare la via per tornare ad essere, rapidamente e senza moderazione, un Paese identitario, sovrano, sicuro, libero e prospero”.
“Il partito si propone come forza di destra patriottica e identitaria, capace di accogliere gli italiani di buona volontà, orgogliosa delle proprie radici nazionali, fondate sul diritto romano, sulla filosofia greca, sull’eroismo della cristianità romano-germanica e, sopra tutto, sulla sintesi di queste istanze operata dalla civiltà cattolica”, si legge ancora.
“Una forza determinata a perseguire innanzitutto l’interesse degli italiani, a difendere i loro valori, la loro storia, la loro inclinazione a sviluppare la propria cultura e la propria esistenza nei massimi gradi possibili. La visione di Futuro Nazionale si fonda su alcuni valori cardine – identità nazionale, famiglia naturale, sicurezza, libertà, merito e tradizione – ritenuti indispensabili per una nuova primavera italiana”.
Bashar al Assad è stato condannato a morte in Siria (ma lui è a Mosca)
Roma, 11 ago. (askanews) – Un tribunale siriano ha condannato a morte l’ex presidente Bashar al Assad. La decisione è stata annunciata nel corso di una conferenza stampa presso la Corte penale di Damasco. Lo riferisce Haaretz.
Secondo quanto riferito, il tribunale ha stabilito che Assad debba essere giustiziato. Al momento non sono stati forniti ulteriori dettagli sui capi d’accusa, sull’iter giudiziario o sulle modalità con cui la sentenza potrebbe essere eseguita. Assad dovrebbe trovarsi in Russia, con la moglie Asma e con i figli. Mosca ha dato asilo all’ex leader siriano.
Perché dopo il caldo record dell’estate si prepara un 2027 estremo
Roma, 11 ago. (askanews) – L’Europa occidentale ha appena attraversato il giugno-luglio più caldo mai registrato e, mentre il continente fa i conti con siccità, incendi e terreni sempre più asciutti, nel Pacifico tropicale si sta sviluppando un El Ninho destinato a rafforzarsi ulteriormente nei prossimi mesi. I due fenomeni non sono la stessa cosa: il prima si inserisce nella tendenza di lungo periodo del riscaldamento climatico, il secondo rappresenta una grande oscillazione naturale del sistema oceano-atmosfera. Ma la loro sovrapposizione potrebbe rendere particolarmente delicato il passaggio tra la seconda metà del 2026 e il 2027.
Secondo il servizio europeo Copernicus, nell’Europa occidentale la temperatura media di giugno e luglio è stata di 21,62 gradi, 2,79 gradi sopra la media 1991-2020. E’il valore più alto della serie disponibile e supera di quasi 0,9 gradi il precedente primato, 20,73 gradi, registrato nel 2022. Presi separatamente, i dati mostrano una situazione più articolata: luglio è stato soltanto l’undicesimo più caldo per l’insieme delle terre europee, ma questo dato nasconde un fortissimo contrasto tra un’Europa occidentale eccezionalmente calda e condizioni più fresche nell’est del continente e in Fennoscandia (Norvegia, Svezia, Finlandia e parte della Russia nordoccidentale).
A rendere eccezionale l’estate occidentale è stata soprattutto la persistenza. Il caldo molto intenso era cominciato già nella seconda metà di maggio ed è proseguito attraverso ripetute ondate di calore. Francia, Spagna, Inghilterra, Svizzera, Germania occidentale e parte dell’Italia settentrionale hanno registrato anomalie molto elevate. In gran parte di Francia, Spagna, Belgio, Svizzera, Inghilterra e Galles, giugno-luglio è risultato il più caldo almeno dal 1979.
Al caldo si è aggiunta la mancanza d’acqua. A luglio, secondo Copernicus, vaste aree della Penisola iberica, Francia, Germania, Austria e Ungheria hanno registrato valori medi di umidità superficiale del suolo tra i più bassi, e in molte zone i più bassi in assoluto, almeno dal 1979. Nell’Europa occidentale l’umidità dei terreni è stata significativamente inferiore anche a quella del luglio 2022, quando il continente fu interessato da una delle più gravi siccità degli ultimi anni. Il caldo accelera l’evaporazione e asciuga suoli e vegetazione; a loro volta i terreni secchi riducono il raffreddamento prodotto dall’evaporazione, favorendo temperature ancora più elevate. E’ un meccanismo di retroazione che aumenta anche le condizioni favorevoli agli incendi.
Su questo scenario entra in gioco El Ninho. Il fenomeno consiste in un riscaldamento periodico delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale. Si presenta in genere ogni due-sette anni, modifica la posizione delle grandi aree temporalesche tropicali e, attraverso le correnti atmosferiche, può cambiare la distribuzione delle temperature e delle precipitazioni in molte parti del pianeta. Non è provocato dal cambiamento climatico. Ma un El Ninho forte che si sviluppa su un pianeta e su oceani già eccezionalmente caldi può aggiungere temporaneamente ulteriore calore al sistema climatico.
L’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) prevede che El Ninho continui a intensificarsi tra agosto e ottobre. L’insieme dei modelli utilizzati dall’Omm indica anomalie medie stagionali della temperatura della superficie marina superiori a 2,9 gradi nelle principali regioni di monitoraggio del Pacifico. Contemporaneamente dovrebbe svilupparsi anche un’anomalia delle temperature dell’Oceano Indiano capace di modificare la distribuzione delle piogge tra Africa orientale, Asia e Australia.
La Noaa statunitense fornisce un’indicazione ancora più precisa sull’intensità possibile. Nel suo ultimo aggiornamento, del 9 luglio, stima nell’81% la probabilità che tra ottobre e dicembre El Ninho raggiunga la categoria ‘very strong’, molto forte. Un evento di tale intensità si collocherebbe tra i maggiori della serie storica Noaa, che risale al 1950. L’organizzazione statunitense considera inoltre molto probabile che il fenomeno prosegua nei primi mesi del 2027.
L’Omm avverte tuttavia che la definizione ‘super El Ninho’, spesso utilizzata sui media per gli eventi più intensi, non appartiene alla classificazione meteorologica ufficiale. E soprattutto la forza dell’anomalia oceanica non si traduce automaticamente in effetti meteorologici altrettanto eccezionali in ogni regione: intensità, durata, periodo dell’anno e interazione con altri fenomeni atmosferici determinano conseguenze diverse da un continente all’altro.
Una delle proiezioni più estreme arriva dal materiale elaborato dal Washington Post in un articolo pubblicato oggi. I modelli esaminati dal quotidiano statunitense indicano che il tradizionale indice di temperatura utilizzato per seguire El Ninho potrebbe raggiungere intorno a dicembre un’anomalia di circa 4,1 gradi, un livello superiore a quello osservato nei grandi eventi del passato. Ma questo dato richiede due precisazioni fondamentali.
La prima è che quei 4,1 gradi non rappresentano un aumento della temperatura mondiale: si riferiscono alla temperatura superficiale di una specifica porzione del Pacifico rispetto al periodo di riferimento utilizzato. La seconda è che una parte dell’anomalia riflette il riscaldamento generale degli oceani. Proprio per questo le agenzie meteorologiche hanno cominciato a utilizzare anche un indice relativo, che confronta la temperatura della regione di El Ninho con quella del complesso degli oceani tropicali. Nella proiezione del Washington Post la differenza tra l’indice tradizionale e quello corretto per il riscaldamento di fondo arriverebbe a circa 0,65 gradi al momento del possibile picco di dicembre.
Che cosa dobbiamo dunque aspettarci da qui all’autunno? La previsione globale dell’Omm per agosto-ottobre mostra una probabilità elevata di temperature superiori alla norma su gran parte del pianeta. Il segnale interessa ampie aree delle medie e basse latitudini dell’emisfero settentrionale e si estende a numerose regioni dell’emisfero meridionale. El Ninho dovrebbe inoltre produrre la sua caratteristica redistribuzione delle precipitazioni: condizioni più umide della norma sono favorite nel Corno d’Africa, in alcune parti dell’Asia centrale, dell’Europa meridionale, dell’America settentrionale occidentale e del Sud America sudorientale; condizioni più secche sono invece più probabili nel subcontinente indiano, in Australia meridionale e orientale, in parte dell’America centrale e dei Caraibi, nel nord-ovest del Sud America e nell’Europa settentrionale.
Le elaborazioni contenute nell’articolo del Washington Post offrono un’altra misura della possibile estensione del fenomeno: circa 2,9 miliardi di persone vivrebbero in aree con almeno il 10% di probabilità di sperimentare tra agosto e ottobre temperature medie comprese nel 5% dei valori più elevati storicamente osservati per quel periodo dell’anno. Le regioni interessate comprendono vaste parti dell’Europa e dell’Africa, il Medio Oriente, l’India, l’Indonesia e il Sud-est asiatico. Non significa che 2,9 miliardi di persone subiranno necessariamente temperature record, né permette di prevedere una determinata ondata di calore con mesi di anticipo, ma indica delle probabilità.
La stessa cautela è necessaria per l’Europa durante l’autunno e soprattutto l’inverno. Il rapporto tra El Ninho e il clima europeo è meno diretto rispetto a quello osservabile in molte regioni tropicali o lungo le coste americane del Pacifico. Sul continente europeo intervengono l’Atlantico settentrionale, l’Oscillazione nord-atlantica, la posizione della corrente a getto e numerosi altri fattori. Non è quindi possibile affermare oggi che l’inverno 2026-2027 sarà necessariamente più caldo, più piovoso o più tempestoso per il solo fatto che El Ninho sarà molto forte.
Quello che sappiamo è che il fenomeno dovrebbe raggiungere la sua fase più intensa tra l’autunno e l’inverno e che gli effetti di El Ninho sulla temperatura media globale tendono a manifestarsi pienamente nell’anno successivo al suo sviluppo. E’ questo che pone il 2027 al centro dell’attenzione. L’Omm sottolinea esplicitamente che super-El Ninho previsto per la fine del 2026 aumenta le possibilità che l’anno successivo stabilisca un nuovo record di temperatura.
E’ però necessario distinguere due tipi di previsione. Il Washington Post, sulla base dei dati previsionali esaminati, indica una probabilità superiore all’80% che il 2027 diventi l’anno più caldo mai registrato. L’Omm non attribuisce invece al solo 2027 una probabilità numerica di questo genere. La sua previsione ufficiale di medio periodo dice qualcosa di diverso: c’è l’86% di probabilità che almeno uno degli anni compresi tra il 2026 e il 2030 superi il 2024, attuale detentore del record globale. Secondo gli esperti che hanno preparato il rapporto, El Ninho aumenta in particolare la possibilità che proprio il 2027 sia quell’anno, ma non consente ancora di trasformare questa indicazione in una previsione certa. E’ passando dai prossimi mesi ai prossimi cinque anni che il peso del cambiamento climatico diventa ancora più evidente.
Secondo il Global Annual-to-Decadal Climate Update dell’Omm, prodotto dal Met Office britannico utilizzando le previsioni di tredici centri climatici internazionali, la temperatura media globale di ciascun anno tra il 2026 e il 2030 dovrebbe collocarsi tra 1,3 e 1,9 gradi sopra la media preindustriale del 1850-1900. La probabilità che almeno uno dei cinque anni superi il 2024 come anno più caldo mai osservato è dell’86%.
Ancora più significativo è il rapporto con la soglia di 1,5 gradi. L’Omm calcola una probabilità del 91% che almeno un anno tra il 2026 e il 2030 superi temporaneamente 1,5 gradi rispetto al livello preindustriale. E c’è ormai una probabilità del 75% che persino la temperatura media dell’intero quinquennio 2026-2030 si collochi oltre quella soglia.
Questo non significa che l’obiettivo di 1,5 gradi dell’Accordo di Parigi venga automaticamente considerato fallito nel momento in cui un singolo anno o un quinquennio supera quel livello. L’obiettivo riguarda il riscaldamento climatico di lungo periodo, normalmente valutato su un arco di circa vent’anni. Ma la crescente frequenza dei superamenti temporanei mostra quanto il sistema climatico si stia avvicinando a quella soglia anche come condizione strutturale.
Per l’Europa il problema è ancora più marcato. Copernicus indica il continente come quello che si sta riscaldando più rapidamente: negli ultimi trent’anni la temperatura europea è cresciuta di circa 0,56 gradi per decennio, contro circa 0,27 gradi per la media globale. Rispetto al periodo preindustriale l’Europa si è già riscaldata di circa 2,5 gradi.
Ciò non vuol dire che ogni estate sarà automaticamente più calda della precedente, che non torneranno inverni freddi o che ogni siccità e alluvione possa essere attribuita direttamente al cambiamento climatico. La variabilità naturale continuerà a produrre oscillazioni anche molto forti. Ma cambia il punto di partenza sul quale quelle oscillazioni si sviluppano. Un’ondata di calore si forma oggi in un’atmosfera mediamente più calda; una precipitazione estrema avviene in un’aria capace di contenere una quantità maggiore di vapore acqueo; una siccità estiva può essere aggravata da temperature che accelerano l’evaporazione e asciugano più rapidamente il terreno.
Gli ultimi anni mostrano quanto rapidamente stia cambiando questo scenario. Nel 2025 almeno il 95% dell’Europa ha registrato temperature annuali superiori alla media; la temperatura superficiale dei mari europei ha raggiunto il valore annuale più alto mai osservato e l’86% della regione marina europea ha sperimentato almeno un’ondata di calore marina classificata come forte. Tutte le regioni glaciali europee hanno perso massa e gli incendi hanno bruciato circa 1,03 milioni di ettari, la maggiore superficie registrata nelle serie disponibili.
L’orizzonte dei prossimi mesi e quello dei prossimi anni devono quindi essere letti insieme, ma senza confonderli. Nel breve periodo l’incognita maggiore sarà l’evoluzione di El Ninho: quanto diventerà forte, come modificherà le precipitazioni e quali regioni subiranno gli effetti più marcati tra l’autunno e l’inizio del 2027. Nel medio periodo, invece, la direzione è molto meno incerta. Il fenomeno del Pacifico prima o poi si indebolirà. Il riscaldamento prodotto dall’accumulo dei gas serra resterà.
Il dato forse più importante non è dunque stabilire oggi se il 2027 batterà o meno il record mondiale. E’ che un nuovo record nei prossimi cinque anni viene ormai considerato molto probabile dall’Omm e che l’Europa è entrata in questa fase climatica riscaldandosi a una velocità più che doppia rispetto alla media del pianeta. El Ninho può imprimere un’accelerazione temporanea. La traiettoria di fondo, però, era già stata tracciata prima del suo arrivo.
Petrolio, il barile di Brent torna sopra 90 dollari
Roma, 11 ago. (askanews) – Continuano a rafforzarsi i rincari dei prezzi del petrolio. A tarda mattina il barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord ha toccato un picco sopra quota 90 dollari, tornano sui livelli di fine luglio, mentre successivamente le speranze sulla possibile riapertura dello Stretto di Hormuz avevano alimentato forti cali. Con il mancato materializzarsi della normalizzazione dei traffici, il Brent rincara del 2,31% a 89,75 dollari.
Negli scambi dell’afterhours il West Texas Intermediate sale di oltre il 2,75% a 84,39 dollari.
Dopo il caldo record dell’estate, El Ninho ci prepara un 2027 estremo
Roma, 11 ago. (askanews) – L’Europa occidentale ha appena attraversato il giugno-luglio più caldo mai registrato e, mentre il continente fa i conti con siccità, incendi e terreni sempre più asciutti, nel Pacifico tropicale si sta sviluppando un El Ninho destinato a rafforzarsi ulteriormente nei prossimi mesi. I due fenomeni non sono la stessa cosa: il prima si inserisce nella tendenza di lungo periodo del riscaldamento climatico, il secondo rappresenta una grande oscillazione naturale del sistema oceano-atmosfera. Ma la loro sovrapposizione potrebbe rendere particolarmente delicato il passaggio tra la seconda metà del 2026 e il 2027.
Secondo il servizio europeo Copernicus, nell’Europa occidentale la temperatura media di giugno e luglio è stata di 21,62 gradi, 2,79 gradi sopra la media 1991-2020. E’il valore più alto della serie disponibile e supera di quasi 0,9 gradi il precedente primato, 20,73 gradi, registrato nel 2022. Presi separatamente, i dati mostrano una situazione più articolata: luglio è stato soltanto l’undicesimo più caldo per l’insieme delle terre europee, ma questo dato nasconde un fortissimo contrasto tra un’Europa occidentale eccezionalmente calda e condizioni più fresche nell’est del continente e in Fennoscandia (Norvegia, Svezia, Finlandia e parte della Russia nordoccidentale).
A rendere eccezionale l’estate occidentale è stata soprattutto la persistenza. Il caldo molto intenso era cominciato già nella seconda metà di maggio ed è proseguito attraverso ripetute ondate di calore. Francia, Spagna, Inghilterra, Svizzera, Germania occidentale e parte dell’Italia settentrionale hanno registrato anomalie molto elevate. In gran parte di Francia, Spagna, Belgio, Svizzera, Inghilterra e Galles, giugno-luglio è risultato il più caldo almeno dal 1979.
Al caldo si è aggiunta la mancanza d’acqua. A luglio, secondo Copernicus, vaste aree della Penisola iberica, Francia, Germania, Austria e Ungheria hanno registrato valori medi di umidità superficiale del suolo tra i più bassi, e in molte zone i più bassi in assoluto, almeno dal 1979. Nell’Europa occidentale l’umidità dei terreni è stata significativamente inferiore anche a quella del luglio 2022, quando il continente fu interessato da una delle più gravi siccità degli ultimi anni. Il caldo accelera l’evaporazione e asciuga suoli e vegetazione; a loro volta i terreni secchi riducono il raffreddamento prodotto dall’evaporazione, favorendo temperature ancora più elevate. E’ un meccanismo di retroazione che aumenta anche le condizioni favorevoli agli incendi.
Su questo scenario entra in gioco El Ninho. Il fenomeno consiste in un riscaldamento periodico delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale. Si presenta in genere ogni due-sette anni, modifica la posizione delle grandi aree temporalesche tropicali e, attraverso le correnti atmosferiche, può cambiare la distribuzione delle temperature e delle precipitazioni in molte parti del pianeta. Non è provocato dal cambiamento climatico. Ma un El Ninho forte che si sviluppa su un pianeta e su oceani già eccezionalmente caldi può aggiungere temporaneamente ulteriore calore al sistema climatico.
L’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) prevede che El Ninho continui a intensificarsi tra agosto e ottobre. L’insieme dei modelli utilizzati dall’Omm indica anomalie medie stagionali della temperatura della superficie marina superiori a 2,9 gradi nelle principali regioni di monitoraggio del Pacifico. Contemporaneamente dovrebbe svilupparsi anche un’anomalia delle temperature dell’Oceano Indiano capace di modificare la distribuzione delle piogge tra Africa orientale, Asia e Australia.
La Noaa statunitense fornisce un’indicazione ancora più precisa sull’intensità possibile. Nel suo ultimo aggiornamento, del 9 luglio, stima nell’81% la probabilità che tra ottobre e dicembre El Ninho raggiunga la categoria ‘very strong’, molto forte. Un evento di tale intensità si collocherebbe tra i maggiori della serie storica Noaa, che risale al 1950. L’organizzazione statunitense considera inoltre molto probabile che il fenomeno prosegua nei primi mesi del 2027.
L’Omm avverte tuttavia che la definizione ‘super El Ninho’, spesso utilizzata sui media per gli eventi più intensi, non appartiene alla classificazione meteorologica ufficiale. E soprattutto la forza dell’anomalia oceanica non si traduce automaticamente in effetti meteorologici altrettanto eccezionali in ogni regione: intensità, durata, periodo dell’anno e interazione con altri fenomeni atmosferici determinano conseguenze diverse da un continente all’altro.
Una delle proiezioni più estreme arriva dal materiale elaborato dal Washington Post in un articolo pubblicato oggi. I modelli esaminati dal quotidiano statunitense indicano che il tradizionale indice di temperatura utilizzato per seguire El Ninho potrebbe raggiungere intorno a dicembre un’anomalia di circa 4,1 gradi, un livello superiore a quello osservato nei grandi eventi del passato. Ma questo dato richiede due precisazioni fondamentali.
La prima è che quei 4,1 gradi non rappresentano un aumento della temperatura mondiale: si riferiscono alla temperatura superficiale di una specifica porzione del Pacifico rispetto al periodo di riferimento utilizzato. La seconda è che una parte dell’anomalia riflette il riscaldamento generale degli oceani. Proprio per questo le agenzie meteorologiche hanno cominciato a utilizzare anche un indice relativo, che confronta la temperatura della regione di El Ninho con quella del complesso degli oceani tropicali. Nella proiezione del Washington Post la differenza tra l’indice tradizionale e quello corretto per il riscaldamento di fondo arriverebbe a circa 0,65 gradi al momento del possibile picco di dicembre.
Che cosa dobbiamo dunque aspettarci da qui all’autunno? La previsione globale dell’Omm per agosto-ottobre mostra una probabilità elevata di temperature superiori alla norma su gran parte del pianeta. Il segnale interessa ampie aree delle medie e basse latitudini dell’emisfero settentrionale e si estende a numerose regioni dell’emisfero meridionale. El Ninho dovrebbe inoltre produrre la sua caratteristica redistribuzione delle precipitazioni: condizioni più umide della norma sono favorite nel Corno d’Africa, in alcune parti dell’Asia centrale, dell’Europa meridionale, dell’America settentrionale occidentale e del Sud America sudorientale; condizioni più secche sono invece più probabili nel subcontinente indiano, in Australia meridionale e orientale, in parte dell’America centrale e dei Caraibi, nel nord-ovest del Sud America e nell’Europa settentrionale.
Le elaborazioni contenute nell’articolo del Washington Post offrono un’altra misura della possibile estensione del fenomeno: circa 2,9 miliardi di persone vivrebbero in aree con almeno il 10% di probabilità di sperimentare tra agosto e ottobre temperature medie comprese nel 5% dei valori più elevati storicamente osservati per quel periodo dell’anno. Le regioni interessate comprendono vaste parti dell’Europa e dell’Africa, il Medio Oriente, l’India, l’Indonesia e il Sud-est asiatico. Non significa che 2,9 miliardi di persone subiranno necessariamente temperature record, né permette di prevedere una determinata ondata di calore con mesi di anticipo, ma indica delle probabilità.
La stessa cautela è necessaria per l’Europa durante l’autunno e soprattutto l’inverno. Il rapporto tra El Ninho e il clima europeo è meno diretto rispetto a quello osservabile in molte regioni tropicali o lungo le coste americane del Pacifico. Sul continente europeo intervengono l’Atlantico settentrionale, l’Oscillazione nord-atlantica, la posizione della corrente a getto e numerosi altri fattori. Non è quindi possibile affermare oggi che l’inverno 2026-2027 sarà necessariamente più caldo, più piovoso o più tempestoso per il solo fatto che El Ninho sarà molto forte.
Quello che sappiamo è che il fenomeno dovrebbe raggiungere la sua fase più intensa tra l’autunno e l’inverno e che gli effetti di El Ninho sulla temperatura media globale tendono a manifestarsi pienamente nell’anno successivo al suo sviluppo. E’ questo che pone il 2027 al centro dell’attenzione. L’Omm sottolinea esplicitamente che super-El Ninho previsto per la fine del 2026 aumenta le possibilità che l’anno successivo stabilisca un nuovo record di temperatura.
E’ però necessario distinguere due tipi di previsione. Il Washington Post, sulla base dei dati previsionali esaminati, indica una probabilità superiore all’80% che il 2027 diventi l’anno più caldo mai registrato. L’Omm non attribuisce invece al solo 2027 una probabilità numerica di questo genere. La sua previsione ufficiale di medio periodo dice qualcosa di diverso: c’è l’86% di probabilità che almeno uno degli anni compresi tra il 2026 e il 2030 superi il 2024, attuale detentore del record globale. Secondo gli esperti che hanno preparato il rapporto, El Ninho aumenta in particolare la possibilità che proprio il 2027 sia quell’anno, ma non consente ancora di trasformare questa indicazione in una previsione certa. E’ passando dai prossimi mesi ai prossimi cinque anni che il peso del cambiamento climatico diventa ancora più evidente.
Secondo il Global Annual-to-Decadal Climate Update dell’Omm, prodotto dal Met Office britannico utilizzando le previsioni di tredici centri climatici internazionali, la temperatura media globale di ciascun anno tra il 2026 e il 2030 dovrebbe collocarsi tra 1,3 e 1,9 gradi sopra la media preindustriale del 1850-1900. La probabilità che almeno uno dei cinque anni superi il 2024 come anno più caldo mai osservato è dell’86%.
Ancora più significativo è il rapporto con la soglia di 1,5 gradi. L’Omm calcola una probabilità del 91% che almeno un anno tra il 2026 e il 2030 superi temporaneamente 1,5 gradi rispetto al livello preindustriale. E c’è ormai una probabilità del 75% che persino la temperatura media dell’intero quinquennio 2026-2030 si collochi oltre quella soglia.
Questo non significa che l’obiettivo di 1,5 gradi dell’Accordo di Parigi venga automaticamente considerato fallito nel momento in cui un singolo anno o un quinquennio supera quel livello. L’obiettivo riguarda il riscaldamento climatico di lungo periodo, normalmente valutato su un arco di circa vent’anni. Ma la crescente frequenza dei superamenti temporanei mostra quanto il sistema climatico si stia avvicinando a quella soglia anche come condizione strutturale.
Per l’Europa il problema è ancora più marcato. Copernicus indica il continente come quello che si sta riscaldando più rapidamente: negli ultimi trent’anni la temperatura europea è cresciuta di circa 0,56 gradi per decennio, contro circa 0,27 gradi per la media globale. Rispetto al periodo preindustriale l’Europa si è già riscaldata di circa 2,5 gradi.
Ciò non vuol dire che ogni estate sarà automaticamente più calda della precedente, che non torneranno inverni freddi o che ogni siccità e alluvione possa essere attribuita direttamente al cambiamento climatico. La variabilità naturale continuerà a produrre oscillazioni anche molto forti. Ma cambia il punto di partenza sul quale quelle oscillazioni si sviluppano. Un’ondata di calore si forma oggi in un’atmosfera mediamente più calda; una precipitazione estrema avviene in un’aria capace di contenere una quantità maggiore di vapore acqueo; una siccità estiva può essere aggravata da temperature che accelerano l’evaporazione e asciugano più rapidamente il terreno.
Gli ultimi anni mostrano quanto rapidamente stia cambiando questo scenario. Nel 2025 almeno il 95% dell’Europa ha registrato temperature annuali superiori alla media; la temperatura superficiale dei mari europei ha raggiunto il valore annuale più alto mai osservato e l’86% della regione marina europea ha sperimentato almeno un’ondata di calore marina classificata come forte. Tutte le regioni glaciali europee hanno perso massa e gli incendi hanno bruciato circa 1,03 milioni di ettari, la maggiore superficie registrata nelle serie disponibili.
L’orizzonte dei prossimi mesi e quello dei prossimi anni devono quindi essere letti insieme, ma senza confonderli. Nel breve periodo l’incognita maggiore sarà l’evoluzione di El Ninho: quanto diventerà forte, come modificherà le precipitazioni e quali regioni subiranno gli effetti più marcati tra l’autunno e l’inizio del 2027. Nel medio periodo, invece, la direzione è molto meno incerta. Il fenomeno del Pacifico prima o poi si indebolirà. Il riscaldamento prodotto dall’accumulo dei gas serra resterà.
Il dato forse più importante non è dunque stabilire oggi se il 2027 batterà o meno il record mondiale. E’ che un nuovo record nei prossimi cinque anni viene ormai considerato molto probabile dall’Omm e che l’Europa è entrata in questa fase climatica riscaldandosi a una velocità più che doppia rispetto alla media del pianeta. El Ninho può imprimere un’accelerazione temporanea. La traiettoria di fondo, però, era già stata tracciata prima del suo arrivo.
Bankitalia, tassi nuovi prestiti bancari a imprese saliti al 3,7% a giugno
Roma, 11 ago. (askanews) – Si è apparentemente arrestata a giugno la dinamica di rialzo dei tassi sui nuovi mutui in Italia, mentre sui prestiti alle imprese c’è stato un nuovo leggero rialzo. Nel frattempo la dinamica del credito bancario si è rafforzata. Secondo l’ultima rilevazione della Banca d’Italia, i tassi richiesti dalle banche sui nuovi prestiti per l’acquisto di abitazioni si sono attestati al 3,9469%, un livello molto vicino al 3,959% registrato a maggio. Sul credito al consumo, i tassi si sono attestati al 10,3313% dal 10,3667% di maggio.
Sui prestiti alle imprese non finanziarie, Bankitalia riporta un 3,7002% a giugno, dal 3,6586% di maggio. I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,67 per cento (0,65 nel mese precedente).
La Bce ha operato un rialzo dei tassi di riferimento dell’area euro, dal 2% al 2,25%, a decorrere dal 17 giugno. Ma le mosse della banca centrale vengono solitamente anticipate dai tassi di mercato, che si erano quindi già adeguati in precedenza, mentre a luglio l’istituzione ha tenuto i tassi fermi.
Tornando ai dati di Bankitalia, a giugno i prestiti al settore privato sono aumentati del 3,3 per cento su base annua, in accelerazione dal più 3,1% nel mese precedente. I prestiti alle famiglie sono aumentati del 2,7 per cento (2,6 nel mese precedente) mentre quelli alle società non finanziarie sono aumentati del 3,2 per cento (3,5 in maggio). La raccolta obbligazionaria è aumentata del 6 per cento (4,1 nel mese precedente).
Ex Ilva, Federacciai lavora a cordata italiana: "Tempo per una nuova gara c’è"
Roma, 11 ago. (askanews) – Sulla ex Ilva di Taranto, per riscrivere una gara “il tempo c’è” e “se le condizioni ci saranno, potremmo presentare la manifestazione di interesse e iniziare la due diligence dopo Ferragosto. Tutto si potrebbe chiudere entro l’anno, per essere operativi all’inizio del prossimo”. Lo afferma il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, in una intervista a La Repubblica dopo la riunione di ieri con le maggiori imprese siderurgiche del Belpaese sull’ipotesi di allestire una cordata italiana per gli impianti.
Secondo il quotidiano in campo ci sarebbero, tra gli altri, Arvedi, Marcegaglia, Feralpi, Duferco, Beltrame e Lucchini.
Ci sono delle condizioni e “la prima è ridefinire il perimetro della gara – spiega Gozzi – siamo interessati a tutto quello che viene a valle delle bramme (semilavorati utilizzati nella siderurgia-ndrt) compresi i laminatoi a caldo, non agli altiforni e agli acciaieria a colata continua, di cui non vogliamo sapere nulla. Se restano della gara non possiamo partecipare”.
Più avanti, “in una prospettiva di autonomia strategica e sostenibilità economica non si può dipendere al 100% d’acciaio importato da paesi terzi, bisognerà costruire nuovi formi elettrici”. E “di certo allo Stato spetta la gestione dell’eredità legale, ambientale sociale dell’area a caldo”. Sull’ipotesi del forno elettrico, invece “potremmo anche valutare di partecipare all’investimento”.
Per ora l’iniziativa è dei gruppi siderurgici, ma se poi “in un’ipotesi di sistema una Fincantieri o una Leonardo chiedessero partecipare sarebbe difficile dire di no”, aggiunge l’industriale. Rispetto all’offerta dell’indiana Jindal “il tema dell’italianità non è banale. Come si è già visto, a Taranto gli stranieri passano e se ne vanno senza colpo ferire. Diverso è un sistema di imprese italiane che ci mettono la faccia”.
Ia, Wp: modelli OpenAI collaborarono per eludere i test
Roma, 11 ago. (askanews) – Alcuni modelli di Intelligenza artificiale di OpenAI sottoposti a test di cybersicurezza avrebbero iniziato a collaborare tra loro per aggirare le prove, creando un canale interno attraverso il quale scambiarsi informazioni e riuscendo successivamente ad accedere a Internet senza autorizzazione. Lo riferisce il Washington Post sulla base di nuovi dettagli resi pubblici dalla società alla conferenza Black Hat di Las Vegas.
Secondo OpenAI, i modelli utilizzarono tra maggio e giugno una sorta di bacheca segreta per coordinarsi. Dopo che i tecnici individuarono una prima evasione dall’ambiente di test e misero in sicurezza il sistema, gli agenti riuscirono nuovamente a uscirne due giorni dopo senza essere scoperti. L’episodio emerse soltanto a luglio, quando la piattaforma Hugging Face segnalò di essere stata attaccata da modelli di Ia sconosciuti.
Nel secondo episodio gli agenti avrebbero coordinato esplicitamente le proprie azioni, identificandosi con nomi come “Jan18” e chiedendosi reciprocamente di attendere conferme prima di procedere. OpenAI ha successivamente interrotto i test e ha annunciato il rinvio del nuovo modello Astra, temendo che le sue capacità informatiche possano essere sfruttate per attacchi contro difensori umani.
Casi analoghi sono stati segnalati anche da Anthropic, Meta e dall’AI Security Institute britannico. In alcuni test, modelli incaricati di affrontare scenari simulati avrebbero invece cercato di uscire dagli ambienti controllati, accedere a reti reali o utilizzare tecniche di manipolazione nei confronti di esseri umani.
Le rivelazioni hanno riacceso negli Stati uniti il dibattito sulla regolamentazione. Il senatore Bernie Sanders ha chiesto ai vertici di OpenAI, Anthropic e Meta di “mettere in pausa lo sviluppo dell’Ia”, mentre parlamentari e procuratori generali di diversi Stati hanno sollecitato chiarimenti sulle procedure di sicurezza adottate dalle aziende.
Carburanti, prezzi medi stabili: benzina 1,983 euro-lt, diesel 2,073
Roma, 11 ago. (askanews) – Prezzi medi dei carburanti stabili: secono gli ultimi dati dell’Osservatorio del ministero di Imprese e Made in Italy, in modalità “self service” lungo la rete stradale nazionale la benzina si attesta a 1,983 euro al litro, il diesel a 2,073 euro al litro. Ieri, lo stesso Osservatorio riportava, rispettivamente, 1,985 Ç/l sulla verde e a 2,076 Ç/l sul gasolio.
Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,056 euro per la benzina e 2,151 euro per il gasolio.
Code raddoppiate agli aeroporti a causa dei nuovi controlli Ue
Roma, 11 ago. (askanews) – I nuovi controlli sui passeggeri agli aeroporti voluti dall’Unione europea hanno fatto raddoppiare i tempi di attesa in coda: lo riporta il Financial Times con una analisi che mette a confronto le attese nei maggiori scali aeroportuali europei in questa estate rispetto a quelli che si registravano un anno fa.
A Francoforte, uno dei maggiori scali dell’unione, a luglio l’attesa media in coda ha raggiunto 120 minuti – due ore – a fronte di circa 60 minuti un anno fa, secondo i dati della società di ricerche Qsensor.
In piena stagione turistica, la vicenda non potrà che rialimentare le polemiche su questo sistema allestito dalla Bruxelles, battezzato Entry Exit System (Ees), già oggetto di durissime critiche da parte di operatori come Ryanair.
A Monaco i tempi di attesa sono raddoppiati da 31 a 60 minuti, ad Amsterdam sono lievitati da 80 a 120 minuti. I problemi con il nuovo sistema Ue, avviato pienamente lo scorso aprile, e che richiede ai passeggeri provenienti dalla Gran Bretagna, gli Usa e da altri paesi non Ue di registrarsi con le impronte digitali, foto e informazioni personali, non riguardano quindi unicamente scali del sud Europa, come inizialmente sostenuto da alcune ricostruzioni.
Di recente, ricorda il FT, l’amministratore delegato di Ryanair, Michael O’Leary non ha usato mezzi termini per criticare questo sistema. “Giusto gli europei potevano inventarsi una porcheria simile”, ha detto agli investitori il mese scorso (utilizzando termini più volgari) e riferendo che la sua compagnia aveva registrato incrementi consistenti delle code in 15 diversi aeroporti.
Nelle fasi di picco della giornata, in cui le code si allungano di più, molti gestori aeroportuali sospendono parte dei requisiti Ees, come la registrazione delle impronte digitali. Ma questa flessibilità è prevista concludersi a settembre. Per questo 8 paesi membri hanno già chiesto alla Commissione europea di prorogarla e a loro si è aggiunta la Svizzera. Un portavoce della Commissione a espresso aperture all’ipotesi di proroghe.


















































