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Calcio, Zidane: "Allenare la Francia un sogno"

Roma, 28 lug. (askanews) – Calcio offensivo, entusiasmo e un obiettivo chiaro: proseguire il ciclo vincente della Francia. Si è presentato così Zinedine Zidane nella sua prima conferenza stampa da commissario tecnico dei Bleus, parlando di emozioni, identità di gioco e della sfida che lo attende.

Per il nuovo CT della Francia, questa nomina rappresenta molto più di un semplice incarico professionale: “Oggi per me è una continuità, un sogno. Negli ultimi quattro o cinque anni ho ricevuto proposte per tornare ad allenare un club, ma le ho rifiutate tutte pensando alla nazionale francese. Era l’unica cosa che volevo fare”. Un legame nato fin da bambino e cresciuto attraverso tutte le categorie: “Ho conosciuto questa squadra quando ero ragazzino, ho iniziato dai minimi e ho percorso tutte le tappe fino ad arrivare alla nazionale maggiore. Darò tutto me stesso affinché questa squadra continui a vincere, è l’unica cosa che mi motiva”.

Zidane ha poi voluto dedicare un pensiero a Didier Deschamps, suo ex compagno nella Francia campione del mondo del 1998 e oggi predecessore sulla panchina dei Bleus: “Voglio rendere omaggio a DD per tutto il lavoro che ha fatto e dirgli ‘Bravo!’. Si apre qualcosa di nuovo, ma con lo stesso obiettivo: continuare a vincere. Presidente, metterò tutta la mia energia al servizio di questa squadra. Non vedo l’ora di iniziare. È una gioia immensa, sono felice per quello che mi sta succedendo. Non ho altre parole, ho tante emozioni dentro di me. Sono pronto per questa sfida”.

“Lo stile di gioco lo vedrete presto, ne parleremo a settembre. Sono stato un numero 10 e quello che mi ha sempre guidato è la voglia di segnare e creare calcio. Ho vissuto 25 anni in Spagna e sapete cosa significa. In campo ero un leader tecnico, oggi divento un leader attraverso la mia esperienza”, ha detto l’ex tecnico del Real Madrid.

Zidane ha raccontato l’emozione di tornare in nazionale in una veste diversa: “Vincere il Mondiale del 1998 è stata la cosa più bella della mia vita, soprattutto perché l’ho fatto insieme ai miei compagni. Ho aspettato questo momento per quattro o cinque anni. Sono emozionato, magari non si vede, ma dentro sono pieno di entusiasmo”.

Sul rapporto con Kylian Mbappé e sulla scelta del capitano, il nuovo ct ha rinviato ogni decisione: “Non abbiamo ancora parlato con Kylian. La cosa più importante per lui ora è riposarsi. Avremo modo di confrontarci con lui e con tutti gli altri giocatori a settembre”.

Zidane ha spiegato di voler prima conoscere a fondo il gruppo: “Non posso spiegare in due parole come faremo a vincere. Ho a disposizione una squadra straordinaria. Prima devo ambientarmi, conoscere i giocatori e spiegare loro il progetto. Poi toccherà a me continuare a far vincere questa squadra”.

L’ex fuoriclasse ha ribadito che la panchina della Francia è sempre stata il suo obiettivo: “Dopo il Real Madrid l’unica cosa che volevo fare era allenare la Francia. Non ho accettato un club proprio per questo motivo. Quando Deschamps ha annunciato la sua decisione, ho capito subito che volevo essere il suo successore”.

Infine, lo sguardo è già rivolto ai primi impegni ufficiali, con un’attenzione particolare alla sfida contro l’Italia: “Le prossime quattro partite sono già segnate sul calendario. L’Italia è una sfida speciale perché ci ho giocato, conosco molte persone e parlo italiano. Mi preparo da tempo a queste gare”.

Dal neo ct anche un omaggio ai vigili del fuoco francesi: “Volevo iniziare con un messaggio di sostegno a tutti i vigili del fuoco, perché molte famiglie stanno vivendo un momento difficile. Voglio ringraziarvi per la fiducia, ringraziare il Comitato esecutivo con cui abbiamo avuto modo di confrontarci questa mattina e tutti i dipendenti della FFF per il lavoro quotidiano che svolgono”, ha dichiarato Zidane.

Calcio, l’Inter vicina a John Stones

Roma, 28 lug. (askanews) – L’Inter è vicina a John Stones. Il difensore inglese ha dato il proprio ok verbale al trasferimento in nerazzurro ed è pronto a diventare un rinforzo per la squadra di Cristian Chivu che cercava un innesto in difesa in vista della prossima stagione. Le parti devono ancora formalizzare gli ultimi dettagli dell’intesa, ma la volontà del giocatore è chiara e l’operazione è ormai ben avviata.

Stones arriverebbe a parametro zero dopo la conclusione della sua esperienza con il Manchester City. Il centrale inglese si è svincolato lo scorso 30 giugno, chiudendo dopo dieci stagioni con i Citizens. L’accordo prevede un contratto di due anni con un ingaggio da 4 milioni di euro a stagione. Le visite mediche non sono ancora state programmate, in attesa di formalizzare gli ultimi passaggi burocratici.

Calcio, Zidane nuovo ct della Francia

Roma, 28 lug. (askanews) – Zinédine Zidane sarà il nuovo commissario tecnico della Francia a partire dal 1° settembre. L’annuncio è stato dato dal presidente della Federcalcio francese, Philippe Diallo, che ha ufficializzato il passaggio di consegne con Didier Deschamps, alla guida dei Bleus dal 2012.

Deschamps lascia la panchina dopo quattordici anni e 187 partite, chiudendo il proprio ciclo con l’eliminazione in semifinale ai Mondiali 2026 per mano della Spagna. Da settimane Zidane era indicato come il naturale successore dell’ex compagno di squadra, con il quale ha condiviso alcuni dei momenti più gloriosi della storia del calcio francese, tra cui la vittoria del Mondiale 1998 e dell’Europeo 2000.

Per Zidane, 54 anni, si tratta del ritorno in panchina dopo quattro anni di inattività. L’ex fuoriclasse ha allenato finora soltanto il Real Madrid Castilla e la prima squadra del Real Madrid, con cui ha scritto una delle pagine più vincenti del calcio europeo conquistando tre Champions League consecutive tra il 2016 e il 2018, oltre a due campionati spagnoli e altri trofei internazionali. Nella sua esperienza madrilena ha guidato campioni come Cristiano Ronaldo, Karim Benzema, Luka Modric e Gareth Bale.

La nomina di Zidane apre una nuova era per la nazionale francese, con l’obiettivo di rilanciare le ambizioni dei Bleus in vista delle prossime competizioni internazionali.

Ucraina, Wsj: Trump cambia idea su Zelensky, lo vede "un vincente"

Roma, 28 lug. (askanews) – Nelle ultime settimane il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, avrebbe mostrato un rinnovato ottimismo nei confronti dell’Ucraina e del presidente Volodymyr Zelensky. Lo riferiscono fonti citate dal Wall Street Journal, secondo cui Trump sarebbe rimasto colpito dalla determinazione del leader ucraino nel portare la guerra in profondità nel territorio russo.

Un alto funzionario dell’amministrazione statunitense ha spiegato al quotidiano che Trump “apprezza i vincenti” e che, ai suoi occhi, Zelensky sta assumendo sempre più quel profilo. A rafforzare questa percezione avrebbe contribuito anche l’efficacia dell’industria ucraina dei droni. Secondo le fonti del Wall Street Journal, il presidente americano ammira la capacità di Kiev di sviluppare tecnologie in grado di contrastare gli stessi tipi di droni con cui anche gli Stati Uniti si sono confrontati durante il conflitto con l’Iran.

Questo cambio di atteggiamento, tuttavia, non modifica l’obiettivo dichiarato della Casa Bianca sul fronte diplomatico. Un funzionario dell’amministrazione ha infatti affermato al Wall Street Journal che Trump e il suo team continuano a lavorare per favorire una soluzione negoziata al conflitto tra Russia e Ucraina, mantenendo il dialogo con entrambe le parti. Lo stesso Trump, secondo il funzionario, resta fiducioso sulla possibilità di arrivare a un accordo di pace.Il quotidiano statunitense aggiunge che le convinzioni di Trump sulla guerra si sarebbero formate anche attraverso esperienze meno convenzionali. Il mese scorso, durante un incontro nello Studio Ovale prima dell’evento di Ultimate Fighting Championship organizzato alla Casa Bianca, il presidente sarebbe rimasto colpito dal pugile ucraino dei pesi massimi Oleksandr Usyk. Secondo persone informate sui fatti, Usyk avrebbe detto a Trump che “gli ucraini sono combattenti e vincenti”. Nel corso della conversazione, Trump avrebbe chiesto quale fosse la differenza tra russi e ucraini. Il pugile avrebbe indicato la testa e il cuore, rispondendo che la differenza risiede proprio lì, riferiscono le fonti citate dal Wall Street Journal.

Mafia, de Lucia: indagini in corso su enorme quantità denaro

Roma, 28 lug. (askanews) – “Abbiamo indagini in corso molto importanti, su una quantità di denaro e di beni che è oggettivamente enorme. Una di queste indagini si è conclusa all’incirca due mesi fa con l’individuazione di beni per circa 200 milioni, secondo una stima che non è la nostra ma è quella della Guardia di Finanza”. Lo ha detto il procuratore capo di Palermo, Maurizio de Lucia, riferendo in commissione parlamentare antimafia.

“Abbiamo individuato beni riciclati da parte di un pezzo della famiglia mafiosa trapanese, nella quale era coinvolto anche Matteo Messina Denaro, che percepiva il 10 per cento degli affari di questa famiglia, con investimenti in tutta Europa e in Libano. Devo dire qui è stato molto positivo la collaborazione internazionale che abbiamo avuto che ha coinvolto sette diversi Stati e sette quindi autorità giudiziarie che sono riuscite contestualmente, nello stesso giorno, ad operare ad arrestare le persone che noi abbiamo imputato dei diritti di riciclaggio pertinenti a questo tipo di investigazioni”, ha spiegato ancora il procuratore de Lucia.

Ma “soprattutto sono stati fatti dei sequestri dei beni di cui appunto dicevo che sono sia beni immobiliari che notevolissime quantità di denaro, presso conti correnti presenti i conti correnti in Libano, Montecarlo e nel Lichtenstein. Ora naturalmente viene la parte forse più difficile di questa attività, cioè questi beni che sono stati individuati e sequestrati all’estero, almeno in una parte riuscire a riportarli in Italia, cosa che è molto complicata, ma non impossibile e sul quale una parte importante del mio ufficio sta lavorando”, ha detto ancora de Lucia.

Difesa, Tajani: noi sempre stati per valorizzare il ruolo dell’Europa

Roma, 28 lug. (askanews) – Sul tema della Difesa “noi siamo sempre stati per valorizzare il ruolo dell’Europa. Abbiamo sempre detto che le spese che verranno effettuate in questa fase da oggi ai prossimi 10 anni saranno spese finalizzate a rinforzare il pilastro europeo ma non si può chiedere all’Europa di dire ‘non spendiamo per la difesa e contemporaneamente però sganciamoci dagli americani'” perchè “cioè se vogliamo garantire la nostra sicurezza la nostra difesa dobbiamo investire di più, perché altrimenti saremo sempre costretti a sottostare alle richieste degli americani, perché è ovvio che l’indipendenza ha un prezzo e la nostra sicurezza deve essere sempre più garantita da noi, fermo restando che sarà sempre indispensabile un impegno americano”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani riferendo, in sede di replica, alle Commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera e alla Commissione Esteri e Difesa del Senato per il seguito dell’audizione sul vertice Nato di Ankara del 7 e 8 luglio, la cui prima ‘sessione’ si era tenuta lo scorso 22 luglio.

Calcio, oggi Consiglio Figc, rebus ct dopo il caos Pirlo

Roma, 28 lug. (askanews) – È il giorno del Consiglio federale della Figc, convocato alle 12, chiamato a chiudere una delle crisi più turbolente degli ultimi anni attorno alla panchina della Nazionale. Il presidente Giovanni Malagò punta ad arrivare alla riunione con il nome del nuovo commissario tecnico: in pole position c’è Roberto Mancini, mentre Antonio Conte resta sullo sfondo come alternativa.

La giornata arriva dopo il terremoto di ieri, culminato con le dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo dai rispettivi incarichi nel Club Italia. La rottura è maturata dopo il definitivo stop alla candidatura di Andrea Pirlo, che sui social ha espresso “amarezza” per essere stato coinvolto in una polemica politica. Al centro della vicenda il contratto di sponsorizzazione dell’ex centrocampista con la società di scommesse russa Fonbet, considerato incompatibile da parte del mondo politico. Secondo la ricostruzione emersa nelle ultime ore, la Figc era però già a conoscenza dell’accordo e della clausola che avrebbe consentito a Pirlo di risolverlo immediatamente in caso di rientro lavorativo in Italia.

Il caso ha provocato anche un duro botta e risposta tra Malagò e il ministro per lo Sport Andrea Abodi. “Non so se la questione dello sponsor russo sia all’origine del no, ma ora va posto rimedio a una brutta figura”, ha detto il ministro. Secca la replica del presidente federale: “Dipende chi l’ha fatta”.

Nel tentativo di evitare lo strappo, Malagò aveva anche sondato la disponibilità di Thiago Motta come possibile candidato di compromesso, ipotesi che non ha però trovato il consenso di Maldini e Leonardo, portando alla definitiva separazione.

Con l’uscita di scena dei due dirigenti, il presidente federale è tornato a concentrarsi sul nome di Roberto Mancini, già individuato nei mesi scorsi come possibile successore sulla panchina azzurra. Resta sul tavolo anche Antonio Conte, mentre per il ruolo di direttore tecnico prende quota la candidatura di Giorgio Chiellini.

Oltre alla questione della Nazionale, il Consiglio federale affronterà anche la ratifica degli organici della Serie C 2026-2027, alcune nomine interne e l’approvazione di modifiche regolamentari.

Ucraina, Crosetto: aiutare Kiev non allunga il conflitto

Roma, 28 lug. (askanews) – “Io da tempo sento che aiutare l’Ucraina significa aumentare i tempi del conflitto. Io non ho mai sentito in ospedale qualcuno dire che fare una trasfusione o dare una medicina significa aumentare i tempi della malattia. Certo, se non li curiamo muoiono e liberiamo il letto prima”, ha sostenuto oggi il ministro della Difesa Guido Crosetto riferendo, in sede di replica, alle Commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera e alla Commissione Esteri e Difesa del Senato per il seguito dell’audizione sul vertice Nato di Ankara del 7 e 8 luglio, la cui prima ‘sessione’ si era tenuta lo scorso 22 luglio.

“Se non aiutiamo l’Ucraina scompare e ci togliamo un problema, ecco, io non considero, non affronto così i problemi di politica internazionale, me ne scuso”, ha osservato Crosetto, sostenendo che “l’aiuto all’Ucraina è come la medicina ad un malato, è quello che l’ha aiutato a sopravvivere finora. Non è un modo che ha continuato la guerra, così come la medicina non fa continuare la malattia, ma semmai la combatte”.”Su questo il Governo è stato chiaro fin dall’inizio e continua a essere chiaro. Mi pare che lo sia e continuiamo a farlo. Abbiamo fatto 13 pacchetti di aiuti, e non sono un modo di dire, e abbiamo sostenuto a livello internazionale il ministro Tajani, io, il Presidente del Consiglio, ognuno di noi: sempre la stessa posizione. Ci trovate sempre allo stesso punto di vista, sempre nello stesso posto”, ha specificato Crosetto.

Russia, attacco ucraino nella regione di Mosca e sulla Crimea

Roma, 28 lug. (askanews) – Le autorità russe hanno riferito che un attacco di droni ucraini ha preso di mira un impianto siderurgico nella regione di Mosca, mentre in Crimea i raid notturni avrebbero provocato un blackout.

Secondo il quotidiano ucraino Kyiv Independent, i droni avrebbero colpito lo stabilimento siderurgico Hydrostalkonstruktsiya di Cechov, nell’oblast’ di Mosca, approfittando del fatto che le difese aeree russe erano già impegnate a contrastare altri velivoli senza pilota.Il governatore dell’oblast’ di Mosca, Andrey Vorobyov, ha confermato che Cechov è stata bersaglio di un attacco con droni ucraini, aggiungendo che un edificio residenziale è stato danneggiato.

Nel corso della notte, inoltre, una sottostazione elettrica a Feodosia, nella Crimea sud-orientale, sarebbe stata colpita da un altro attacco di droni ucraini, causando un’interruzione dell’energia elettrica che ha lasciato senza corrente gran parte della città.

Vittoria di Pirro? La Russia avanza sul campo e arretra su tutto il resto

Doveva durare tre giorni. Oggi, nell’estate del 2026, l’”operazione speciale” di Vladimir Putin è entrata nel suo quinto anno, con oltre 1.600 giorni di guerra sulle spalle. Nessuna delle promesse iniziali si è realizzata: non la resa lampo di Kyev non la disgregazione della Nato, non il ritorno della Russia al ruolo di superpotenza rispettata.

Chi guarda solo la mappa del fronte rischia di farsi un’idea sbagliata. Sì, l’esercito russo continua ad avanzare, pochi chilometri quadrati al mese, quasi sempre a un prezzo altissimo in vite umane. Ma la guerra non si vince solo con la mappa. Si vince, o si perde, anche con l’economia, con la flotta, con il cielo, con le alleanze, con la fiducia della propria gente.

Guardiamo i numeri, quelli verificabili, quelli che arrivano da fonti indipendenti e non dalla propaganda di nessuna delle due parti. Perché la vera domanda non è “chi controlla quale villaggio del Donbas”, ma “chi sta uscendo da questa guerra più forte, e chi più debole”. La risposta, con tutta l’onestà intellettuale che i fatti impongono, non è lusinghiera per Mosca.

Il fronte che non si muove (quasi)

Partiamo dal dato più scomodo per la narrazione del Cremlino: dopo quattro anni di guerra su vasta scala, l’esercito russo controlla oggi porzioni di territorio che, sommate, restano una frazione modesta dell’Ucraina, concentrate perlopiù in aree del Donbas già parzialmente sotto controllo separatista prima del 2022, più le zone meridionali di Kherson e Zaporizhzhia e la città-martire di Mariupol.

I tracker indipendenti che seguono il conflitto giorno per giorno, come l’Institute for the Study of War e il gruppo ucraino open source DeepState, concordano su un dato: negli ultimi mesi Mosca guadagna in media tra le cinque e le trenta miglia quadrate di territorio ogni quattro settimane, a seconda della fonte e del periodo. Per avere un metro di paragone concreto: si tratta di superfici paragonabili a una frazione di Manhattan. Non un’invasione, un logoramento millimetrico.

I combattimenti restano concentrati attorno a poche direttrici, in particolare i settori di Pokrovsk e Sloviansk, dove l’esercito russo insiste da mesi senza sfondare in modo decisivo. Ogni giorno si contano centinaia di scontri lungo la linea del fronte, decine di attacchi aerei e migliaia di droni kamikaze lanciati contro postazioni ucraine e centri abitati.

Il prezzo di questi metri quadrati è spaventoso. Le stime più accreditate, condivise da fonti occidentali di alto livello a inizio 2026, parlano di circa un milione di soldati russi tra morti e feriti dall’inizio dell’invasione, a fronte di una stima ucraina compresa tra i 250 e i 300 mila. Un rapporto di quattro a uno che nessun manuale di strategia militare definirebbe un successo.

A questo si aggiungono le vittime civili: migliaia di ucraini uccisi nei bombardamenti indiscriminati su città lontane dal fronte, in un conflitto che ha smesso da tempo di distinguere obiettivi militari da quartieri residenziali, ospedali, scuole.

Chi ha vissuto la propaganda del “tre giorni per prendere Kyev” oggi si ritrova davanti a una macchina da guerra che, dopo aver consumato centinaia di migliaia di uomini, riesce a malapena a guadagnare l’equivalente di un quartiere al mese. Non è la definizione di vittoria che Putin aveva promesso ai suoi cittadini.

Un’economia tenuta in piedi con lo scotch

Se il fronte è la vetrina della guerra, l’economia ne è lo scheletro. Ed è qui che la crepa si vede meglio.

Per tre anni il Cremlino ha retto l’urto delle sanzioni occidentali meglio del previsto, grazie ai proventi degli idrocarburi e a una spesa militare che ha drogato artificialmente la crescita. Quella fase, però, sembra ormai esaurita. Le previsioni per il 2026 parlano di una crescita del prodotto interno lordo compresa tra lo 0,4% e l’1%, ben lontana dal 3,5% che gli stessi economisti russi indicano come soglia minima per uno sviluppo sostenibile.

Per contenere un’inflazione che veleggia tra il 6 e il 7%, la Banca centrale russa ha dovuto mantenere per lungo tempo tassi di interesse record, arrivati fino al 21%, poi lentamente ridotti verso il 15-16% attraverso una serie di tagli prudenti. Tassi così alti soffocano gli investimenti e il credito alle imprese civili, mentre il settore militare continua a surriscaldarsi, drogato dalla spesa pubblica.

Il Fondo Nazionale di Welfare, la riserva che Mosca aveva costruito negli anni buoni per attutire gli shock, si è ridotto drasticamente: dal 6,5% del Pil prima dell’invasione a meno del 2% nella primavera del 2026. È il classico paracadute che si sta consumando proprio mentre servirebbe di più.

Le entrate fiscali, per la prima volta dal periodo pandemico, sono arrivate sotto le previsioni di bilancio: contro i 40,3 mila miliardi di rubli attesi per il 2025, gli incassi reali si sono fermati attorno ai 36,6 mila miliardi. Un buco che lo Stato ha iniziato a colmare alzando le tasse, un’operazione impopolare in qualunque Paese, tanto più in uno che chiede ai suoi cittadini di sacrificarsi per una guerra sempre più costosa e sempre meno comprensibile nei suoi obiettivi.

Poi c’è la crisi più visibile di tutte, quella che i russi vivono ogni giorno con i propri occhi: la benzina.

Code ai distributori: la guerra torna a casa

Da mesi, decine di raffinerie russe sono nel mirino dei droni a lungo raggio ucraini. Non colpi isolati: un bombardamento sistematico, ripetuto, che ha messo fuori uso impianti in oltre quaranta regioni del Paese, dalla Crimea alla Siberia.

Il risultato è una crisi di carburante che il governo russo stesso ha dovuto ammettere pubblicamente. Lo stesso Putin, parlando davanti alle telecamere, ha riconosciuto che “restano problemi per automobilisti e imprese” e che “ci sono ancora code ai distributori”, pur derubricando il fenomeno a “non critico” e “temporaneo”.

Sul terreno, la realtà racconta altro: code di ore, a volte di giorni, per fare rifornimento; razionamento imposto in oltre la metà delle regioni russe; bagarinaggio di taniche vendute a prezzi maggiorati; sospensione delle esportazioni di benzina e cherosene per dare priorità al mercato interno. In Crimea le autorità di occupazione hanno limitato la vendita a 20 litri a persona.

Il prezzo del carburante sul mercato all’ingrosso ha toccato picchi record, circa il 50% sopra i livelli di gennaio. Riparare le raffinerie danneggiate richiede mesi, perché molte componenti tecniche specializzate sono di importazione e le sanzioni internazionali ne complicano l’approvvigionamento.

Non è più solo un problema energetico: è un problema di trasporti, di agricoltura, di logistica militare. Taxi, camion, trattori, consegne a domicilio: tutto rallenta quando manca il carburante. E in un Paese che si estende su undici fusi orari, “rallentare la logistica” significa avvicinarsi pericolosamente a un collasso funzionale di interi settori economici.

La flotta che non c’è più e il cielo che non è più suo

Poche immagini raccontano il declino militare russo quanto quella della Flotta del Mar Nero.

Un Paese senza una vera marina militare, l’Ucraina, ha costretto una delle potenze navali storiche del pianeta a ritirarsi dalle proprie basi. Dopo la perdita dell’incrociatore ammiraglia Moskva nel 2022 e una lunga serie di attacchi con droni navali e missili a corto raggio, la Russia ha dovuto spostare gran parte della flotta da Sebastopoli a Novorossijsk, centinaia di chilometri più a est, per sottrarla al raggio d’azione ucraino.

Secondo stime ucraine di inizio 2026, circa il 30% della capacità di combattimento della flotta russa nel Mar Nero risulta distrutta o gravemente danneggiata. Anche il quartier generale storico della flotta a Sebastopoli, colpito da un missile da crociera già nel 2023, non esiste più come lo si conosceva. Persino l’ammissione ufficiale russo dell’affondamento della Moskva è arrivata solo a inizio 2026, quasi quattro anni dopo i fatti: un segnale, più che di forza, di imbarazzo.

Sul fronte aereo il quadro non è più confortante. L’aviazione russa, che dei venti pre-bellici avrebbe dovuto garantire superiorità totale nei cieli ucraini, non l’ha mai davvero ottenuta, pagando perdite di velivoli ed elicotteri che nessun analista militare occidentale avrebbe previsto in un conflitto contro un Paese privo di una forza aerea paragonabile.

Se una potenza nucleare, dotata di uno dei bilanci della difesa più ingenti al mondo, non riesce a garantirsi né il controllo dei cieli né quello del proprio “mare interno” storico, la domanda sulla reale forza militare russa non è più retorica: è già stata risposta dai fatti

Un isolamento che nessun gasdotto può riparare

Veniamo alla partita geopolitica, quella che forse pesa di più sul lungo periodo.

Putin ha giustificato l’invasione anche come reazione all’espansione della Nato verso est. Il risultato pratico è stato l’esatto opposto: Finlandia e Svezia, due Paesi che per decenni avevano scelto la neutralità, hanno aderito all’Alleanza atlantica proprio a causa della guerra, allungando di centinaia di chilometri il confine diretto tra la Nato e la Russia.

L’Unione Europea, che fino al 2021 era il principale cliente di gas e petrolio russi, ha tagliato in modo drastico quella dipendenza, accelerando una diversificazione energetica che altrimenti avrebbe richiesto decenni. I gasdotti Nord Stream, un tempo simbolo dell’interdipendenza tra Mosca e Berlino, sono oggi relitti sul fondo del Baltico.

Gli asset russi congelati all’estero, centinaia di miliardi di euro e dollari, restano bloccati nei sistemi finanziari occidentali, con un dibattito politico ancora aperto sul loro possibile utilizzo per finanziare la ricostruzione ucraina. Le sanzioni si sono moltiplicate e, pur con applicazione non sempre uniforme, hanno colpito in modo strutturale l’accesso russo a tecnologie e capitali occidentali.

La Russia è stata esclusa dal G8, dai grandi eventi sportivi internazionali, da circuiti diplomatici che per decenni ne avevano legittimato il ruolo di grande potenza. Sul piano regionale, con la caduta del regime di Assad in Siria, Mosca ha perso una delle sue proiezioni strategiche più importanti nel Mediterraneo orientale, un tassello che si aggiunge a una rete di alleanze sempre più dipendente, e non più paritaria, da Cina, Corea del Nord e Iran.

È un paradosso amaro per chi aveva promesso di restaurare la grandezza imperiale russa: la guerra pensata per allargare l’influenza di Mosca ne ha invece ristretto lo spazio, l’ha resa più dipendente da partner terzi e ha compattato contro di essa proprio quel blocco occidentale che si voleva indebolire.

Conclusione: i fatti, non gli slogan

Nessuno di questi elementi, preso da solo, significa che la Russia stia per collassare domani. Le grandi potenze, anche quando sanguinano, possono reggere a lungo, soprattutto se dispongono di risorse naturali, di un apparato repressivo interno solido e di alleati disposti a comprare ciò che l’Occidente rifiuta.

Ma la somma di questi elementi, letta senza le lenti deformanti della propaganda, racconta una storia difficile da negare: territori quasi fermi, pagati con perdite umane enormi; un’economia tenuta in piedi da tassi record e riserve in esaurimento; una flotta ritirata nei propri porti; code per la benzina in oltre quaranta regioni; un isolamento diplomatico che si è ampliato invece di ridursi.

Chi continua a leggere questa guerra come un successo strategico dovrebbe confrontarsi con questi dati, non con gli slogan. Non serve prendere per buona la versione di nessuna delle due parti in conflitto: bastano le fonti indipendenti, i tracker internazionali, i numeri della Banca centrale russa stessa, per farsi un’idea più solida di quella offerta dai titoli urlati sui social.

Vi invitiamo a fare esattamente questo: verificare, confrontare le fonti, resistere alla tentazione della conclusione facile. In una guerra che si nutre di disinformazione da entrambi i lati del fronte, l’atto più utile che un lettore possa compiere non è schierarsi, ma informarsi bene. Il resto, le conclusioni politiche e morali, spettano a ciascuno di noi, in piena coscienza.

 

 

Nota metodologica: i dati militari, economici e territoriali citati in questo articolo provengono da fonti indipendenti (Institute for the Study of War, DeepStateOSINT, Banca centrale russa, Moscow Times, Reuters, Associated Press, Ministero della Difesa ucraino) aggiornate a luglio 2026. Le cifre relative a perdite umane e territoriali, in un conflitto attivo, restano per natura stime soggette a revisione e a interpretazioni divergenti tra le parti.

Tav, gli equivoci politici che non si sciolgono

Un copione che si ripete da vent’anni

C’è poco da fare. Gli equivoci attorno alla violenza dei No Tv continuano ad imperversare senza alcun significativo cambiamento rispetto al passato. O anche solo rispetto ad un passato recente. Del resto, il copione è sempre lo stesso, anche se negli ultimi anni la violenza si è ulteriormente perfezionata nelle sue dinamiche di organizzazione militare e terroristica sino alla manifestazione di sabato scorso dove sembrava di assistere, al di là di ogni ipocrisia subdola e compiacente, ad uno scontro di guerra simile a quelli che assistiamo tutti i giorni nei servizi televisivi nei vari teatri di guerra in giro per il mondo.

E il copione, appunto, è sempre lo stesso. Prima sfilano pacificamente i contestatori storici dell’opera infrastrutturale. Poi, puntualmente, inizia la guerriglia degli antagonisti e dei terroristi dell’estrema sinistra – torinesi, piemontesi, italiani e con l’incursione di qualche paese limitrofo europeo -. Dopodichè si contano i gravissimi danni alle persone – cioè sempre e solo i lavoratori delle forze dell’ordine, oltre 120 questa volta – e ai cantieri distrutti e, in ultimo, c’è sempre da registrare la pubblica soddisfazione del movimento No Tav per la riuscita della manifestazione e per la capacità di avere ancora una volta opposto un secco No all’opera.

Infine, decolla il teatrino delle reazioni politiche. Ed è proprio su questo versante che ci si deve soffermare. Perchè sin quando la politica italiana, cioè i partiti, danno una risposta diversa, se non addirittura alternativa, a questi gravissimi episodi di guerra sarà molto difficile sciogliere il nodo politico per eccellenza. E cioè coloro che, al di là dell’ipocrisia appunto, tutto sommato non ritengono così gravi questi episodi di permanente guerriglia terroristica.

O meglio, anche su questo versante si ripete un copione che ormai conosciamo da circa 20 anni e che si snoda in tre passaggi.

Parte immediatamente la reazione e la ferma ed inequivoca denuncia politica dei partiti di centro destra e delle varie istituzioni sulla strutturale pericolosità di queste manifestazioni violente e terroristiche.

In secondo luogo, e dopo molte ore dall’accaduto, si registra la blanda, protocollare e burocratica presa di distanza della sinistra nelle sue varie accezioni – di norma non attraverso i capi partito ma con le seconde o le terze file dei rispettivi partiti – dagli episodi di violenza che si sono manifestati qua e là.

I distinguo della sinistra dopo la condanna della violenza

Infine, ed è l’aspetto politico più rilevante, non appena è finita la protocollare presa di distanza dalla violenza dei gruppi antagonisti e terroristici, partono gli ormai celebri “distinguo”. Ed è proprio su questo versante che emergono, puntuali come le stagioni meteorologiche, le persin plateali contraddizioni politiche di moltissimi esponenti della sinistra italiana, a livello locale come, e soprattutto, sul versante nazionale.

Che sono sempre le stesse e che si ripetono puntualmente appena si sono contati il numero dei feriti e valutate le cifre delle distruzioni materiali dei cantieri. Le riassumo brevemente perchè sono ormai conosciutissime. E cioè, la libertà di espressione e di manifestare il dissenso è sacra ed inviolabile; i partiti di centro destra non strumentalizzino questi fatti violenti a fini politici; il Governo non può rispondere a questi fatti con leggi repressive e antidemocratiche; le vere priorità nazionali sono altre e parlare della Tav serve solo a distogliere l’attenzione dai veri problemi degli italiani; per concludere, altrettanto puntualmente, che in fondo adesso serve fare un attento esame e valutazione sull’opportunità di quest’opera, cioè la realizzazione della direttrice Torino-Lione.

La necessità di una chiara cultura di governo

Ora, e al netto della legittimità di qualsiasi opinione sulla bontà e sulla utilità di questo progetto – tra l’altro approvato più volte nel corso degli anni dal Parlamento italiano e dai vari organismi tecnici e politici europei – emerge sempre un dato di fondo.

E cioè, perchè la sinistra italiana – nella sua pluralità interna – non riesce di fronte a questi concreti accadimenti a dare una risposta politica netta, chiara, trasparente, credibile, forte, inequivoca, seria e non funzionale a mille interpretazioni? Perchè di fronte a fatti come la violenza in Val Susa, o a Torino, o a Bologna o in mille altre manifestazioni che si sono svolte in Italia nei mesi scorsi e dove si registrano concreti atti di violenza non si prendono seccamente e definitivamente le distanze?

E infine, ma perchè la sinistra italiana – e storicamente, purtroppo – su questi temi non riesce ad esprimere una vera e propria cultura di governo?

È inutile continuare le prediche nei talk serali de La 7 con i soliti noti dispensando pagelle di democrazia e di fedeltà costituzionale a destra e a manca. Adesso la sinistra italiana, seppur nella sua pluralità, deve dare una risposta chiara e netta. Sarebbe anche l’unico modo per smascherare la strumentalizzazione della destra e di tutti coloro che vogliono dare solo una risposta repressiva ai fatti seppur gravi, inumani e drammatici, di una nuova ed inedita violenza terroristica.

Mastella: “Cara Elly, intervieni: non mi lascio gabbare dal Pd sul mio territorio”

A Benevento la vittoria di Nino Lombardi alla guida della Provincia si è trasformata nell’ennesimo terreno di scontro tra il centrosinistra locale e Noi di Centro. Nella conferenza stampa successiva al voto, Clemente Mastella ha accusato i consiglieri comunali del Partito Democratico di Benevento di aver sostenuto il candidato del centrodestra, Cataudo.  Un episodio che, secondo il fronte mastelliano, avrebbe di fatto tradito l’alleanza di campo largo attiva in Regione Campania, dove Pd e Noi di Centro governano insieme.

L’affondo di Mastella, che incalza Schlein

Il sindaco-segretario non si è limitato alla polemica locale: è seguito uno scambio a distanza con la segretaria nazionale del Pd Elly Schlein, destinataria di una lettera aperta  firmata dallo stesso Mastella. Nel testo, Mastella contesta che i consiglieri di Benevento, insieme ai vertici delle segreterie cittadina e provinciale e a un ex deputato, abbiano votato per il candidato della destra, disattendendo persino il documento della Direzione provinciale.  Il leader di Noi di Centro arriva a sostenere che, su quel territorio, il partito guidato da Schlein a livello nazionale si sia di fatto trasformato in una sigla vicina alla destra, avendo scaricato un alleato di campo largo per favorire i propri futuri avversari elettorali. Non (ancora) una rottura, dunque, ma una pressione diretta e insistita: a Schlein, scrive Mastella, spettano ora “le decisioni”.

Niente auguri “da questo Pd”

La tensione si consuma anche sul piano simbolico. Dopo che la segreteria cittadina del Pd aveva diffuso una nota di auguri al presidente rieletto Lombardi, è arrivata una replica congiunta di Mastella e dello stesso Lombardi, che hanno definito inaccettabile il rituale dei complimenti da parte di chi, sul territorio, ha scelto di votare a destra pur di danneggiare Noi di Centro. Nel mirino anche il segretario regionale dem, Piero De Luca. Sullo sfondo resta la linea tracciata dalla Direzione provinciale del Pd, che a metà luglio aveva già escluso un’alleanza organica con Mastella, confermando la mozione congressuale contraria al suo ingresso nel campo largo. “Nell’anno delle Politiche – puntualizza il sindaco di Benevento – questi folli comportamenti sui territori rischiano di compromettere tutti gli sforzi unitari e le possibilità di una vittoria che si gioca sul filo del rasoio. Di sicuro non posso tollerare che tentino di gabbarmi in casa mia”.

Lilius dell’Umbria e il calendario Gregoriano: quando la ricerca rivoluziona la storia

Una storia da riscrivere alla luce delle fonti

Con un revisionismo storico, riesame critico basato su fonti primarie legate alla promulgazione del Calendario Gregoriano, si riscrive la storia che segna il tempo, e che rivoluziona la storiografia sulla figura di Aloysius Lilius/Luigi Lilio. Emergono nitidi, il luogo di origine di Lilio, e cioè l’Umbria ‒ surclassando la tradizione che lo voleva calabrese di Cirò (KR) ‒ e, al contempo, del contesto ecclesiale e di Luigi Lilio, contenuti mai abbastanza considerati.

Da Nicea a Trento, il lungo cammino della riforma

Circa il processo di riforma del Calendario, lo studio comprende le disamine che avevano anticipato contenuti/calcoli di quello che sarà poi il Calendario Gregoriano. In sintesi ‒ per completezza rimando al testo* ‒ il processo di studio legato alla riforma del calendario si è rivelato corale contributo ad Paschae celebratione. Dal Concilio di Nicea (325), procede con l’ingegno profuso da Dionigi il Piccolo (sec. VI). Vi lavorò successivamente il Venerabile Beda (730). Già nel 1200 il Magister Cunradus de Marburch propose un anticipo di 10 giorni nel calendario, divenendo un precursore della riforma, primo antesignano della riforma Gregoriana del Calendario. Assai rilevanti furono gli studi di fr. Giovanni Maria de’ Tolosani, O.P. cui, verosimilmente spetta il merito per la migliore disposizione delle epatte. E ancora i notevoli studi svolti durante il quinto Concilio Lateranense (1512-1517), in cui spicca l’importante figura di Paolo di Middelburg, dei cui studi si avvalse grandemente la Commissione per il Calendario Gregoriano. Fr. Giovanni Maria de’ Tolosani compose il Compendio di Sphera et machina del mondo, i cui versi rappresentano un intero sistema di riforma. Compose successivamente la Brevis Annotatio Emendatoria che inviò al Concilio di Trento per la riforma del Calendario. Ecco che compare fr. Giovanni Lucido Samoteo che produsse un opuscolo, Epitome emendationis Calendarii, in cui prese quasi tutto del Tolosani. Si comprese poi che erano la stessa persona. Per il gesuita, astronomo Leonardo Ximenes, nell’Epitome emendationis Calendarii si trovano le epatte come furono poi collocate nel Calendario Gregoriano. Ximenes asserisce, inoltre, che al Lilio non spetta, come da molti si crede, merito alcuno circa l’invenzione dell’epatta. Non era cosa nuova, giacché, in sostanza, ne aveva parlato a lungo anche Paolo di Middelburg.

I fratelli Lilio e gli interrogativi sulla loro biografia

Circa i fratelli Lilius/Lilio, Luigi e Antonio, in sintesi, non si hanno dati certi su anno di nascita, anno di morte, parimenti non ci sono notizie riferite a vicende delle loro vite. A un certo punto spariscono, entrambi. Sulle date attribuite a Luigi Lilio: lo si fa nascere nell’anno 1510 – anche se Luigi Accattatis scrive che L. Lilio nacque nel secondo decennio del secolo XVI –  e lo si fa morire nel 1574/76 senza appurarne dato. Tuttavia, e per una maggiore comprensione della vita di L. Lilio, occorre considerare un elemento per niente trascurabile: papa Gregorio XIII nel 1580 affidò al card. Sirleto l’incarico di preparare un’edizione del Martirologio Romano, della cui Commissione fece parte L. Lilio. Pertanto, è quanto meno opportuno rivedere le supposte date di nascita e di morte di Lilius. Inoltre, il francescano Giovanni Salón, nel suo Tractatus de romani calendarii, nel fare riferimento a Lilius scrive – curiosamente ‒ Reverendiss. P. Lilij. Sorge, di conseguenza, domanda: per “Reverendiss. P. Lilij”, si indica un religioso o un laico?

Dell’enigmatico L. Lilio, la stessa analisi storica sollecita interrogativi: Lilio è un anagramma, uno pseudonimo? Alla luce del Martirologio Romano, qual è l’anno di nascita/morte di Luigi Lilio?, e di Antonio? Luigi Lilio è laico o religioso? Clavio riconosce L. Lilio come primo autore del calendario, tuttavia la strenua difesa del calendario è frutto esclusivo di P. Clavio, al punto che papa Clemente VIII, nella bolla del 17 marzo 1603, lo designa come principale autore della riforma.

L’Umbria, Frascati e la data della promulgazione

Il testo approfondisce, dunque, diversi aspetti del processo di riforma del calendario e della figura di Lilio, inducendo a porsi domande. Al contempo perviene a delle risposte riguardo il luogo di origine di Lilio, e cioè l’Umbria, che lo stesso Papa Gregorio XIII scrive, e non quindi la Calabria, palesandone i motivi dell’errata attribuzione; riguardo il documentato impegno professionale per il Martirologio Romano; il luogo della promulgazione del Calendario Gregoriano, che è Frascati e non Monte Porzio Catone; la data di promulgazione e ‘modo fiorentino’ adottato da Gregorio XIII: 24 febbraio 1581; il fatto che diversi studiosi avessero anticipato contenuti/calcoli di quello che sarà il Calendario Gregoriano, che si dedusse dal ciclo delle epatte e da un intervento sul sistema degli anni bisestili.

Epatte, anni bisestili e i dieci giorni cancellati

L’epatta prevista da Lilio, che usò le tavole Alfonsine, prevedeva l’aggiunta di un giorno all’epatta ogni 310,58 giorni. La correzione è stata modificata da Clavio in base alle tavole Pruteniche che aumenta l’epatta di un giorno ogni 312,5 anni. Nel vecchio sistema, poi, ogni anno divisibile per 4 era bisestile. Lilio propose di escludere gli anni centenari tranne quelli divisibili per 400. Per recuperare i giorni perduti e ricondurre l’equinozio di primavera alla data del 21 marzo, Clavio decide di eliminare dal calendario 10 giorni: al 4 ottobre 1582 fece seguito il 15 ottobre 1582. Il nuovo calendario restituiva armonia alla cronologia religioso-civile, introducendo una più precisa equazione lunare, ciclo delle epatte.

Il dubbio e la ricerca come strumenti di conoscenza

Lo studio riconsegna Aloysius Lilius ‒ supponendolo realmente esistito ‒ alla verità storica. Se ne appura puntualità con dati che, con determinazione epocale, la storiografia moderna non può eludere, e che costituiscono sviluppo dell’approccio critico con cui è necessario avvicinare questioni così importanti per la storia non solo della Chiesa, ma dell’umanità. Certo affascina l’ambivalenza della parola skèpsis che significa al contempo ‘dubbio e ricerca’. Ecco che nel dubbio si alimenta la conoscenza; nella ricerca si intercettano elementi di ragionevolezza atti alla comprensione autentica del sapere che libera da preconcetti e forme di deistruzione. Il rigore scientifico distende le ali allo scibile e apre, con autorevolezza, orizzonti di conoscenza inattesi. È sapiente il sapere solo quando è consapevole dei propri limiti, e si pone scientemente a chiedere, “chiedere cose grandi”. Et magna petis, semper!

 

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Uefa, presidente Ceferin: Europeo femminile continua a lasciare segno

Roma, 27 lug. (askanews) – Women’s Euro 2025 ha segnato una svolta storica per il calcio femminile, battendo ogni record in termini di affluenza, audience televisiva e coinvolgimento digitale, attirando sponsorizzazioni senza precedenti e organizzando eventi di grande impatto sia dentro che fuori dal campo, che hanno accelerato l’ascesa di questo sport in tutta Europa. Lo annuncia l’Uefa nel rapporto sull’impatto dell’Europeo femminile, in cui spiega come il torneo stia promuovendo un cambiamento a lungo termine, mettendo insieme i dati relativi al contributo economico, alla crescita del pubblico, alla partecipazione nel calcio di base, allo sviluppo professionistico e all’eredità sociale e ambientale.

“L’eredità di Women’s Euro 2025 non è un episodio singolo congelato nel tempo”, ha affermato il presidente della Uefa, Aleksander Ceferin, “È qualcosa di vivo e tangibile in ogni ragazza che entra a far parte di una squadra, in ogni allenatore che apre nuove porte, in ogni arbitro che scende in campo e in ogni tifoso che torna a seguire le partite. Anche molto tempo dopo il fischio finale, il torneo continua a lasciare il segno: nelle comunità, nelle società sportive e nel futuro del calcio femminile”.

Sebbene il rapporto metta in luce l’impatto duraturo in tutta Europa, mostra anche come il successo di Women’s Euro 2025 abbia dato slancio all’iniziativa ‘Unstoppable’, la strategia sessennale volta a costruire un futuro dinamico e sostenibile per il calcio femminile.

“Women’s Euro è la nostra stella polare. È stato il trampolino di lancio della nostra strategia ‘Unstoppable’ e del nostro impegno da 1 miliardo di euro per lasciare un segno duraturo”, ha spiegato Nadine Kessler, direttrice del calcio femminile della Uefa, “Fin dall’inizio, la nostra ambizione è stata chiara: organizzare un Women’s EURO da record, inclusivo e che fa il tutto esaurito negli stadi. E se questo torneo ha dimostrato una cosa, è che ovunque creiamo un palcoscenico per il calcio femminile, il pubblico accorrerà. L’atmosfera negli stadi, il legame tra le giocatrici e i tifosi è stato incredibile. Questo è un Europeo femminile che ci accompagnerà a lungo. L’asticella è stata alzata ancora una volta”.

Per la nazione ospitante – la Svizzera – l’evento ha rappresentato una pietra miliare, coniugando il successo sportivo con risultati sociali e ambientali. “Women’s EURO 2025 è stata una dimostrazione convincente della forza, dello slancio e del fascino del calcio femminile”, ha dichiarato il presidente della Federazione calcistica svizzera, Peter Knabel, “Il nostro obiettivo è migliorare ulteriormente l’accesso al calcio per le ragazze e le donne in tutta la Svizzera e creare le condizioni necessarie affinché possano realizzarsi”.

Calcio, Maldini e Leonardo lasciano la Nazionale

Roma, 27 lug. (askanews) – Saltato l’accordo con Andrea Pirlo, è finita anche la breve avventura azzurra di Paolo Maldini e Leonardo: il direttore tecnico e il suo consigliere hanno dato le dimissioni dopo un colloquio con il presidente Malagò.

La Federcalcio prende atto e ora vuole trovare il nuovo ct in tempi brevi: domani c’è il Consiglio federale, ma oggi pomeriggio a Roma Malagò ha incontrato le componenti del calcio italiano (Serie A, Serie B, Serie C, Dilettanti, tecnici e calciatori) per fare il punto della situazione e trovare una soluzione dopo il terremoto scatenato dal caso Fonbet.

“Abbiamo appreso dalla tv delle dimissioni di Maldini e Leonardo, ne abbiamo preso atto. Sorpreso? Direi di no, era nell’aria. Maldini aveva scelto Pirlo, che però non sarà il ct. Mi spiace perché secondo me era una grande scelta Maldini, una persona di valore e avrei gradito, per tutto il movimento calcio, che fosse ancora a bordo”, ha commentato Ezio Maria Simonelli, presidente della Lega Serie A, uscendo dalla Figc. Poi sul possibile ct ha aggiunto: “Non abbiamo fatto nomi”.

“Non siamo abituati a certe situazioni, Malagò tra l’altro non ci ha fatto nomi”: ha detto il presidente della Lega nazionale dilettanti, Giancarlo Abete. “Lo abbiamo saputo nel finale della riunione delle componenti, da notizie dei media”, ha proseguito Abete, sottolineando che “fino a 45 minuti fa pensavamo alle alternative volute dal dt e dall’advisor. Ora dobbiamo ripartire da un progetto serio”.

Con il passo indietro di Pirlo e di Maldini, ora c’è Roberto Mancini in pole per tornare sulla panchina della Nazionale dopo l’Europeo vinto 5 anni fa e la fuga verso i petroldollari arabi nell’estate 2023.

Ex Ilva, allarme dopo ordine Corte Milano, Giorgetti: stravolge cessione

Roma, 27 lug. (askanews) – Alla vigilia dell’incontro tra governo e sindacati è di nuovo allarme rosso sulla ex Ilva di Taranto. Ancora una volta dopo una decisione della Magistratura. La Corte di appello di Milano ha infatti accolto una richiesta di inibitoria e ordinato la sospensione dell’attività produttiva dell’area Caldo dello stabilimento, imponendo un termine di 90 giorni per “la rimozione integrale dell’amianto ancora presente negli impianti” e per operare “le misure necessarie per ridurre le emissioni di polveri sottili nei limiti di sicurezza”. Lo si legge nel provvedimento emanato da Marianna Galioto, Rossella Milone e Cristina Ravera, sulla richiesta presentata da 11 cittadini dell’associazione “Genitori Tarantini”.

Dure e allarmistiche reazioni delle imprese del settore: secondo Federmeccanica la decisione rischia di decretare la condanna a morte dell’impianto. “Ci permettiamo di rinnovare il nostro appello al Governo per impedire questa potenziale catastrofe economica – afferma Federmeccanica -. Riteniamo che in un’economia industriale, la seconda manifattura d’Europa, non ci si possa rassegnare al declino e perdere un asset come quello dell’ex-Ilva. È in gioco l’autonomia strategica delle numerose filiere legate all’acciaio”.

Per Antonio Gozzi, presidente di Federacciai ci si trova di fronte alla “apoteosi di un di un approccio giudiziario che ignora la realtà industriale”. Le prescrizioni dei giudici sono “incompatibili con la tecnologia stessa dell’impianto: è come pretendere che un’automobile possa funzionare senza motore”, afferma.

“È una clamorosa ingiustizia che colpisce solo l’industria italiana, con un’interpretazione delle norme che, nei fatti, rende possibile impossibile produrre acciaio da altoforno. La tutela della salute è un valore irrinunciabile – aggiunge Gozzi – ma non può tradursi in prescrizioni tecnicamente irrealizzabile che mettono a rischio un settore strategico per il paese”.

Intanto la decisione rischia di “stravolgere” il processo di cessione a un investitore privato, che dopo una lunghissima fase di difficili trattative e ostacoli sembrava proprio ora vicino alla conclusione. “Le sentenze sono sentenze e valgono per tutti. E la sentenza mi sembra assolutamente chiara, con l’ordine della chiusura dell’area a caldo. Questo è un fatto che stravolge, se vogliamo dirla tutta, una fase di cessione che era abbastanza avanzata, direi prossima alla definizione, con la controparte. Cambia completamente le condizioni della vicenda”, ha commentato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti durante una conferenza stampa al termine di un Consiglio dei ministri.

Intanto il governo ha stanziato altri 100 milioni di euro all’ex Ilva Amministrazione straordinaria: “Per completare il processo di cessione delle attività”, ha spiegato Giorgetti. La decisione della Corte di appello “è un fatto su cui ovviamente stiamo ragionando”. E “domani c’è un incontro con i sindacati”, ha ricordato.

L’appuntamento è alle 11 presso la Sala Verde della Presidenza del consiglio. Secondo la convocazione la riunione sarà presa seduta dal sottosegretario Alfredo Mantovano e per il governo parteciperanno i ministri competenti: Adolfo Urso per le Imprese e il Made in Italy, Marina Elvira Calderone per Lavoro e Politiche sociali e Gilberto Picchetto Fratin per Ambiente e Sicurezza energetica.

Saranno presenti commissari straordinari di Acciaierie d’Italia, i commissari straordinari delle società del gruppo Ilva e l’amministratore delegato di Invitalia. Al tavolo Fiom-Cgil, Film-Cisl, Uilm-Uil, Ugl Metalmeccanici, Usb e Federmanager.

Giorgetti ha messo le mani avanti sull’ipotesi che, a fronte di questo ultimo sviluppo, venga rilanciata da parte sindacale di una presenza pubblica sull’ex Ilva: “Non è che se ci sono problemi di salute, cambia la questione se il soggetto che produce e inquina è privato o pubblico”, ha detto. Ad ogni modo “direi che bisogna leggere la sentenza”.

Meloni: taglio gasolio non risolve ma è risposta tempestiva e responsabile

Roma, 27 lug. (askanews) – “Le tensioni internazionali stanno facendo salire di nuovo il prezzo dei carburanti e, con esso, il costo di tutto quello che viaggia su strada. Di fronte a questo rincaro, che non abbiamo determinato ma dobbiamo gestire, abbiamo deciso di intervenire subito: oggi il CdM ha approvato, con decreto, un taglio immediato sul gasolio, il carburante che pesa di più su trasporti, agricoltura e sui prezzi che ogni famiglia paga”. Lo scrive la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, su X.

“Sappiamo – ammette – che non risolve il problema. Ma è una risposta tempestiva e responsabile, tenendo in considerazione le poche risorse che abbiamo e un quadro internazionale in continua evoluzione. Seguiamo giorno per giorno l’evolversi della situazione, anche sul fronte del conflitto, e torneremo a riunirci prima della scadenza per decidere i passi successivi. Faremo tutto quello che possiamo per non lasciare soli i cittadini e chi manda avanti la Nazione”.

La fibra Open Fiber arriva all’Istituto La Salle di Milano

Milano, 27 lug. (askanews) – La fibra ottica è sempre più presente anche nelle scuole, dove rappresenta un supporto per la didattica digitale e per i servizi destinati a studenti, famiglie e personale. È il caso dell’Istituto San Giuseppe La Salle di Milano, nel quartiere di Crescenzago, che ha recentemente adottato una connessione FTTH realizzata sulla rete di Open Fiber.

Un intervento pensato per rispondere alle esigenze di una realtà che ogni giorno accoglie bambini e ragazzi, ma che ospita anche una foresteria. A spiegare le caratteristiche della nuova infrastruttura è Giulia Spampinato, Field Manager di Open Fiber: “La fibra ottica rappresenta sicuramente un cambiamento importante per il nostro Paese. Abbiamo già cablato oltre 17 milioni di unità immobiliari, con una presenza capillare anche nelle grandi città, come Milano, ma senza dimenticare i piccoli borghi e le periferie. La rete in fibra ottica di Open Fiber è un vero moltiplicatore di opportunità, come dimostra anche l’esperienza di questo istituto”.

La scelta di dotarsi della fibra nasce dall’esigenza di superare i limiti della precedente connessione e garantire una maggiore stabilità ai servizi digitali utilizzati quotidianamente dall’istituto. Ne parla il Direttore dell’Istituto San Giuseppe La Salle, Fratel Gianluigi Osnato: “Abbiamo scelto di investire nella fibra dopo l’esperienza del Covid e l’utilizzo della didattica a distanza. Ci siamo resi conto che la connettività che avevamo a disposizione in precedenza rappresentava un grande limite, creando un importante svantaggio di partenza. Per questo, appena è stato possibile e le risorse economiche lo hanno consentito, abbiamo deciso di puntare sulla fibra e di cogliere questa opportunità di innovazione”.

La nuova connessione supporta le attività didattiche attraverso registri elettronici, piattaforme per l’apprendimento, contenuti multimediali e strumenti di comunicazione con le famiglie. A raccontare l’esperienza della scuola è Paola Trombini, coordinatrice della scuola primaria: “L’utilizzo della fibra in questi momenti, in cui tutti i bambini utilizzano contemporaneamente i propri tablet, ha migliorato davvero molto la qualità del lavoro didattico. In passato, per svolgere le stesse attività, eravamo spesso costretti a ricorrere anche agli hotspot dei nostri telefoni cellulari, con evidenti difficoltà nella gestione della connessione”.

I benefici della connessione riguardano anche la foresteria dell’istituto. Gianguido Bellino, ex residente della foresteria, racconta come una rete più stabile abbia facilitato il lavoro da remoto, le videochiamate e l’accesso ai servizi online: “Da quando è arrivata la fibra la situazione è migliorata notevolmente: la gestione dei documenti è diventata immediata, le chiamate sono più fluide e ho potuto lavorare da casa”.

Quello dell’Istituto San Giuseppe La Salle è uno degli esempi di come la diffusione della rete in fibra ottica, realizzata da Open Fiber, possa trovare applicazione anche in contesti educativi e comunitari, supportando le attività quotidiane della scuola e dei suoi utenti.

Ex Ilva, governo conferma stanziamento per continuità azienda

Roma, 27 lug. (askanews) – “Il Consiglio dei ministri, convocato per questo pomeriggio, confermerà lo stanziamento di un’ulteriore tranche del prestito necessaria ad assicurare la continuità operativa dell’azienda in attesa del perfezionamento della cessione con riferimento all’area a freddo”. È quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, informa il comunicato, “ha convocato d’urgenza una riunione a Palazzo Chigi a seguito del decreto della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la sospensione dell’attività produttiva nell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, che comporterà di fatto la chiusura entro 90 giorni. Si tratta degli impianti essenziali alla capacità produttiva dello stabilimento, nei quali è impiegata la maggior parte dei lavoratori di Acciaierie d’Italia”.

“Il decreto – viene sottolineato nella nota – interviene proprio nel momento in cui si era prossimi alla formalizzazione dell’accordo per la cessione dell’intero complesso industriale a un primario operatore siderurgico. Alla riunione hanno partecipato i Ministri Marina Calderone, Tommaso Foti, Giancarlo Giorgetti, Gilberto Pichetto Fratin, Adolfo Urso e i Sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari”.

“Il Governo prende atto del provvedimento della Corte di Appello di Milano, che interviene alla vigilia del tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali previsto per domani e che, alla luce di tale decisione, rende tale confronto ancora più necessario. Nonostante i nuovi sviluppi, il Consiglio dei ministri, convocato per questo pomeriggio, confermerà lo stanziamento di un’ulteriore tranche del prestito necessaria ad assicurare la continuità operativa dell’azienda in attesa del perfezionamento della cessione con riferimento all’area a freddo”, si legge nella nota.

Iran, Trump: stop a bombardamenti per dare speranza ai negoziati

Roma, 27 lug. (askanews) – Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato al canale israeliano News 12 che Washington sta “avendo colloqui approfonditi con l’Iran. Se non avranno successo, torneremo ad un’azione militare decisa”.

Il presidente Trump ha dichiarato in un’intervista a News 12 di aver deciso di sospendere gli attacchi americani contro l’Iran per dare un’altra possibilità ai negoziati, ma ha sottolineato che potrebbe ordinare un ritorno a un’azione militare più incisiva se gli sforzi diplomatici fallissero.

No Tav, la Procura di Torino valuta l’aggravante terrorismo

Roma, 27 lug. (askanews) – Devastazione e saccheggio. Per questa accusa è stato emesso il decreto nei confronti delle quattro persone fermate in relazione ai disordini avvenuti sabati nei cantieri dell’Alta Velocità in Val di Susa. I provvedimenti, eseguiti dagli investigatori della Polizia di Stato, riguardano soggetti ritenuti facenti parte dei cosiddetti ‘Black Bloc’. Al vaglio degli inquirenti c’è la possibile contestazione dell’aggravante della finalità di terrorismo. Il procuratore capo di Torino, Giovanni Bombardieri, sta coordinando gli accertamenti sull’intera vicenda.

Francia, attacco con coltello a Parigi: tre donne ferite, due gravi

Roma, 27 lug. (askanews) – Tre donne sono rimaste ferite in un attacco con coltello avvenuto oggi intorno alle 11,30 vicino a Porte de Clichy, nella zona nord di Parigi, secondo quanto appreso da fonti di polizia a Le Figaro. L’aggressione è avvenuta tra la brasserie Les Deux Coupoles e la fermata del tram di Porte de Clichy. Due delle vittime sono attualmente in condizioni critiche, mentre la terza ha riportato ferite meno gravi, secondo il giornale. “Sono state soccorse dai servizi di emergenza e trasportate in ospedale”, ha dichiarato il quartier generale della polizia di Parigi.

Secondo le nostre informazioni, un agente di polizia fuori servizio ha notato un uomo con due coltelli che aggrediva i passanti in strada. L’agente ha richiesto rinforzi e ha inseguito l’aggressore, arrestandolo infine con l’aiuto di una squadra. Due delle vittime, che hanno riportato ferite alla parte bassa della schiena e all’addome, sono attualmente in condizioni critiche. La terza è in condizioni stabili, ma nessuna di loro è in pericolo di vita, secondo le stesse fonti. Una di loro è incinta, secondo un testimone.

In un video pubblicato sui social, l’uomo sospettato di aver accoltellato questa mattina a Parigi tre persone appare immobilizzato da diverse persone mentre dice: “Allah me l’ha ordinato”. La procura nazionale antiterrorismo ha dichiarato di “osservare la procedura condotta dalla procura di Parigi”. L’uomo che, sempre secondo il video, è apparso disorientato, è stato arrestato.

AmCham Italy: Milano sia capitale mondiale della governance etica dell’IA

Milano, 27 lug. (askanews) – Candidare Milano a ospitare il futuro hub delle Nazioni Unite per la governance etica dell’intelligenza artificiale, posizionando l’Italia tra gli attori che parteciperanno alla definizione della futura architettura della governance globale della quarta rivoluzione industriale. E’ l’obiettivo della proposta lanciata dalla Camera di Commercio americana in Italia (AmCham Italy).

“Se la governance globale dell’intelligenza artificiale rappresenta una delle grandi sfide istituzionali del XXI secolo, l’Italia può svolgere un ruolo propositivo, offrendo non soltanto idee e competenze, ma anche un luogo nel quale la cooperazione internazionale possa trovare una dimensione stabile, autorevole e orientata al bene comune”, ha spiegato Simone Crolla, Managing Director AmCham Italy.

Non solo quindi definizione delle regole, ma anche realizzazione delle istituzioni che saranno chiamate ad applicarle. E in questa prospettiva il capoluogo lombardo può proporsi come sede di una futura piattaforma o organismo a mandato Onu dedicato alla governance etica dell’IA. Milano possiede, infatti, una delle maggiori concentrazioni in Europa di imprese innovative, università e centri di ricerca e un’ecosistema industriale fortemente integrato con mercati internazionali. La città vanta, inoltre, una consolidata vocazione transatlantica, nonchè un patrimonio etico e culturale che può contribuire a rafforzare la legittimità di una governance centrata sulla persona. Tutti punti di forza su cui, secondo la Camera di Commercio Usa in Italia, il nostro Paese deve puntare.

La road map del policy paper di AmCham Italy è articolata in quattro priorità operative: costruire una coalizione istituzionale nazionale a sostegno della candidatura; predisporre un dossier tecnico internazionale che definisca il possibile mandato della futura struttura e il valore aggiunto di Milano; avviare un interlocuzione diplomatica con l’Onu e con i principali partner internazionali; sviluppare una strategia di comunicazione e public diplomacy capace di presentare Milano non come una candidatura nazionale, ma come un contributo italiano, rafforzamento della governance globale dell’IA.

La proposta non presuppone l’imminente istituzione di una nuova agenzia specializzata, nè intende anticipare le decisioni della comunità internazionale, ma si inserisce comunque nel percorso già avviato dalle Nazioni Unite che conferma come il processo di istituzionalizzazione della governance IA sia già iniziato. Negli ultimi due anni l’Onu ha, infatti, compiuto passi significativi in questa direzione con l’istituzione dell’High-Level Advisory Body on Artificial Intelligence, il rapporto Governing AI for Humanity, l’avvio del Global Dialogue on AI Governance e la costituzione dell’Independent International Scientific Panel .

“In questa relazione non c’è scritto che deve nascere un’agenzia, un hub, un ufficio, ma è un po’ sottinteso – ha spiegato Crolla -. Una vera e propria timeline non c’è, dipende da quando il governo avvia una sorta di informale candidatura. La timeline istituzionale dipende da quando un governo, noi speriamo l’Italia, andranno all’Onu, o in altro consesso internazionale, a dire che l’Italia candida Milano a ospitare quella che inevitabilmente si dovrà costituire come agenzia, o come si chiamerà, per la governance etica”.

Calcio, Malagò: "Ct? Parlerò con tutti il prima possibile"

Roma, 27 lug. (askanews) – “Il nuovo ct? Da questa mattina sto ricevendo tantissimi messaggi. Parlerò con tutti il prima possibile, come è giusto che sia”. Sono le parole del presidente della Figc Giovanni Malagò, ospite de Il Sole24Ore, sulla scelta del nuovo c.t. dopo il caso Pirlo, commentando la classifica della 20ª edizione dell’Indice di Sportività, realizzato da PTS Sport e pubblicato dal Sole 24 Ore. “Per il nostro recupero in termini di credibilità agonistica a livello di vertice, dove nulla è scontato, devi lavorare su ragazzi che oggi hanno dai 13 ai 16 anni. Per questo devi modificare tutta la filiera sotto il profilo della formazione, della cultura e questo implica anche l’allenatore. E’ una questione di semina, le idee sono molto chiare”, ha aggiunto Malagò che sul rapporto Baggio dice: “È bellissimo”.

Fedez sui social: "I medici mi hanno detto di fermarmi"

Milano, 27 lug. (askanews) – Una riflessione sul futuro e una presa di coscienza che porta a una pausa. Federico Lucia, in arte Fedez, dopo il nuovo ricovero d’urgenza in ospedale per una ulcera sanguinante ha scritto un post sui suoi social per confermare le dimissioni e il suo rientro a casa. “Tornato a casa, il cielo è sempre lo stesso. Orizzonti diversi ma tutti sotto lo stesso cielo. A volte non ci pensiamo, ma l’unico bene prezioso che veramente abbiamo è il tempo, spesso puntuale nel farci capire molte cose in ritardo. Tutti felici, tutti scontenti, tutti vivi.- Ha scritto il rapper.- Quando sei in ospedale aspettando l’ultima trasfusione di sangue ti senti vacillare, pensi che il tuo tempo stia per finire o giù di lì. Proprio mentre sta iniziando un’altra vita, quella di tuo figlio piccolo”. Il cantante è da poche settimane diventato papà per la terza volta dalla nuova compagna dopo la fine del matrimonio con Chiara Ferragni. “In questi giorni, la paura di non poter riabbracciare le persone a me più care, i miei figli, mi ha fatto vedere il cielo in un altro modo. Un’altra volta ancora. Non è cosa guardi, ma quello che vedi. Il mio corpo ha alzato la mano per l’ennesima volta e mi ha detto “fermati”. Ora a dirmelo ci sono anche i medici, ed è quello che farò. Ma senza sconforto, anzi. Mi sento ancora una volta fortunato ad esser sotto questo cielo. Rifaremo insieme tutto ciò che sarò costretto a sospendere. Grazie al cielo” ha scritto annunciando una pausa dagli impegni lavorativi per i prossimi mesi” ha concluso con queste parole il suo lungo post. Poi è arrivata anche l’ufficializzazione della cancellazione degli impegni dal vivo di agosto e settembre. “A seguito delle condizioni di salute di Fedez, che richiedono un periodo di cure e recupero, l’artista ha sospeso tutta l’attività live prevista tra agosto e settembre”, ha comunicato il promoter Vivo Concerti sul sito. La decisione comporta l’annullamento dei dj set estivi e del concerto “Casa 360°”, in programma il 25 settembre 2026 all’Unipol Forum di Assago.

Al Foro Italico l’incontro per il futuro dell’Ortopedia

Roma, 27 lug. (askanews) – Ricerca e sviluppo, formazione e sperimentazione. Sono questi gli obiettivi di SIAGASCOT, esposti al Foro Italico in occasione della presentazione del piano strategico 2026-2030. Società figlia della SIOT, SIAGASCOT nasce nel 2019 e riunisce gli specialisti dedicati alla chirurgia artroscopica, alle patologie del ginocchio e dell’arto superiore, alla traumatologia dello sport e alle nuove tecnologie ortopediche.

Le parole del Presidente SIAGASCOT, Rocco Papalia: “Abbiamo dei format molto importanti, che si concentrano sull’internazionalizzazione e sulla creazione di una piattaforma di learning che potrà essere utilizzata durante l’anno dai nostri soci. Al contempo, verrà data la possibilità ai giovani di imparare dai chirurghi più esperti e di aumentare il posizionamento e il livello scientifico di tutti gli addetti ai lavori già altamente competitivi a livello internazionale”.

Da società scientifica nazionale a piattaforma italiana di riferimento internazionale: SIAGASCOT si pone come obbiettivo quello di diventare benchmark internazionale nel campo ortopedico.

L’intervista al Presidente SIOT, Pietro Simone Randelli: “SIAGASCOT è una grande società scientifica e fa parte delle società scientifiche più importanti del panorama nazionale che sono sotto l’ombrello di SIOT, che è la società madre di ortopedia e traumatologia che ho il pregio di presentare questa sera. SIAGASCOT è estremamente dinamica e per SIOT è un partner fondamentale. Pensate che oggi i più importanti chirurghi, quelli che tutti i giorni operano calciatori, sportivi professionisti, fanno parte di SIAGASCOT. Quindi è un motore a cui SIOT non può fare a meno ed è un motore pieno di iniziative ed è anche una fucina di giovani talenti”.

Un impegno non solo per la comunità scientifica ma per l’intera collettività. SIAGASCOT, con il Piano Strategico 2026-2030 rilancia la propria candidatura a centro scientifico internazionale nel campo ortopedico.

Scherma, SuperItalia ai Mondiali Favaretto oro, Errigo argento

Roma, 27 lug. (askanews) – Luccica d’oro e d’argento l’Italia del fioretto femminile ai Mondiali Assoluti di Hong Kong 2026: Martina Favaretto è campionessa del mondo, Arianna Errigo sale sul secondo gradino del podio dopo una finale tutta azzurra. La 24enne veneta vince il derby italiano per 15-7 e porta a casa il primo titolo mondiale della carriera tra lacrime di gioia e un meraviglioso abbraccio con la leggendaria capitana che a 38 anni (ben 17 di distanza dalla prima volta ad Antalya 2009) sale per la 24^ volta sul podio iridato (11^ individuale). Medaglia sfiorata per le altre due azzurre: 5^ Martina Batini e 6^ Anna Cristino. Per la prima volta in questa kermesse iridata, che vede la spedizione azzurra svettare in testa al Medagliere al termine del programma delle gare individuali con il bottino di cinque medaglie (un oro e quattro argenti), una giornata trionfale conclusa sulle note dell’Inno di Mameli e che riaggiorna la grande storia italiana ai Campionati del Mondo. Quella della fiorettista Martina Favaretto, infatti, è la 125^ medaglia d’oro nella storia dei Mondiali a un secolo esatto di distanza dalla prima vittoria che fu di Giorgio Chiavacci (fioretto maschile) a Budapest nel 1926. Nel complesso, con questi due podi, il fioretto femminile azzurro sale a quota 98 medaglie iridate. Numeri da record, che vede l’arma guidata dal CT Simone Vanni riaggiornare la storia con un’impresa memorabile.

Devastante il percorso di gara di Martina Favaretto fino alla “zona podio”: nel primo turno vittoria per 15-5 sulla britannica Tsang, poi un ancor più netto 15-4 sulla russa Mamedova. Stessa musica negli ottavi, vinti ancora con il punteggio di 15-4 sulla canadese Guo. Nel match che valeva la medaglia, la 24enne delle Fiamme Oro non ha fatto sconti a Nadia Hayes, altra portacolori del Canada, superata 15-11. La splendida cavalcata dell’allieva del maestro Mauro Numa, seguita a fondo pedana dal CT Simone Vanni, è proseguita con il successo per 14-11 in una combattuta semifinale contro la giapponese Yuka Ueno, che è valso il pass per l’ultimo atto. La finalissima ha incoronato Martina Favaretto: la campionessa di Noale classe 2001 ha concretizzato la missione in una sola: 15-7 contro Arianna Errigo, la sua mitica capitana, e poi incredulità e commozione per una storica impresa tutta italiana. A proposita della “leggendaria” medaglia d’argento, il cammino di Arianna Errigo è iniziato con un 15-9 su Ku, portacolori di Macao, ed è proseguita con il successo per 15-10 contro la cinese Fu. Sempre più in fiducia, la campionessa dei Carabinieri ha battuto 15-6 la coreana Park, prima d’affrontare nel derby azzurro dei quarti di finale Anna Cristino. Dopo un iniziale vantaggio della 24enne toscana, Arianna ha preso il comando del match e ha chiuso sul 15-7 tra lacrime d’emozione e l’abbraccio dei due gemelli che erano sugli spalti. In semifinale Arianna, seguita a fondo pedana per la prima volta in un Mondiale dal maestro e marito Luca Simoncelli, ha dominato anche la sfida contro l’ucraina Alina Poloziuk, superata 15-7. Infine, l’argento e l’abbraccio da brividi con la sua giovane compagna Martina Favaretto, prima di festeggiare con il Presidente federale Luigi Mazzone, il Capo delegazione Daniele Garozzo e tutto il team italiano.(Foto federscherma.it)

Ucraina-Iran, il Mar Caspio anello di congiunzione tra due guerre

Roma, 27 lug. (askanews) – Il Mar Caspio, bacino marittimo che pone in contatto l’Asia minore con l’Eurasia, sta rischiando di divenire l’anello di congiunzione tra i due conflitti che stanno dominando l’agenda politica internazionale, ossia la guerra tra Stati Uniti, e Israele, contro l’Iran ed il conflitto, ormai pluriennale, tra Russia e Mosca. Un’escalation che ha visto la forte anche presa di posizione del Turkmenistan, che attraverso il proprio ministro degli Esteri Rasit Meredow, ha definito “inaccettabile” l’attacco alla nave iraniana nel Mar Caspio. “Il Turkmenistan, in quanto Stato rivierasco del Mar Caspio e Paese con neutralità permanente riconosciuta dalle Nazioni Unite, sottolinea che il Mar Caspio è un mare di pace, armonia e buon vicinato”, ha specificato Ashgabat.

L’iniziativa promossa da Kiev nei confronti di una nave mercantile iraniana nel Mar Caspio, che ha provocato la morte di un marinaio, ha rappresentato un’escalation nelle relazioni tra Ucraina e Iran. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha giustificato l’intervento nel Mar Caspio sostenendo che gli attacchi erano rivolti contro “navi utilizzate per il trasporto di merci militari che coinvolgono l’Iran”.

Dall’inizio della guerra contro Mosca, Kiev non ha mai negato il fatto di ritenere Teheran una parte in causa nel conflitto nell’est europeo. Condannando lo stato persiano per il sostengo militare offerto al suo alleato moscovita.

Dopo il raid avvenuto nel fine settimana, le reazioni di Teheran non si sono fatte attendere, con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi che ha sostenuto che quanto effettuato dall’esercito ucraino “non può rimanere impunito”, definendo l’attacco nel Mar Caspio una violazione della Carta delle Nazioni Unite. In un quadro internazionale strettamente collegato, il diplomatico iraniano ha accusato Zelensky di agire “per conto di Israele nel tentativo di trascinare l’Europa nella sua guerra”.

A tal proposito, questa mattina, un alto funzionario del parlamento iraniano ha avvertito che l’Ucraina potrebbe subire ritorsioni per l’attacco. In un post pubblicato su X, Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del parlamento, ha dichiarato: “qualsiasi attacco all’Iran ha sempre un costo, e questo vale ancora oggi; gli Stati Uniti e Israele ne sono ben consapevoli”. “Anche l’Ucraina potrebbe presto capire che l’Iran non lascia impunite le proprie azioni”, ha aggiunto Azizi, definendo l’attacco ucraino “un errore di valutazione”.

Nel processo di militarizzazione dei mari che toccano la Russia meridionale, ieri il comandante in capo della Marina russa, l’ammiraglio Alexander Moiseyev, ha dichiarato che la Marina ha costituito il suo primo reggimento di sistemi senza pilota all’interno della Flotta del Nord il 1° luglio 2026 e prevede di crearne altri nella stessa flotta nel corso del 2026, oltre a introdurre una struttura analoga nella Flotta del Pacifico nel 2027. L’obiettivo è quello di proteggere le proprie unità navali dall’intensificarsi degli attacchi ucraini contro le risorse navali russe nel Mar Nero e nel Mar d’Azov, come evidenziato dal think tank Institute for the Study of War.

In questo nuovo contesto bellico marittimo,il presidente russo Vladimir Putin, ieri nella giornata della Marina russa, ha riaffermato il ruolo della flotta russa nell’odierno scacchiere geopolitico che va dall’Asia minore, fino all’Artico, rimarcando la volontà di tutelare gli interessi russi lungo la Rotta del Mare del Nord.

(di Lorenzo Della Corte).

Calcio, Abodi: "Pirlo? Da recuperare a una brutta figura"

Roma, 27 lug. (askanews) – “La rinuncia di Pirlo alla panchina azzurra? È una notizia che si commenta da sola, è una situazione che avremmo voluto differente con una tempestività e anche con una comunione di intenti che non si è manifestata”. È intervenuto così il ministro per lo sport e i giovani Andrea Abodi sull’ipotesi tramontata di Pirlo ct della Nazionale. Il ministro, a margine della presentazione dell’Hub Rete di Piacenza, ha poi aggiunto: “Adesso c’è da recuperare una brutta figura”.

Nba, LeBron James a Philadelphia 76ers, biennale da 8 milioni

Roma, 27 lug. (askanews) – LeBron James è ufficialmente un nuovo giocatore dei Philadelphia 76ers. La conferma è arrivata dal sito ufficiale della NBA, che ha registrato il trasferimento nella sezione dedicata agli accordi conclusi, anche se la franchigia non ha ancora annunciato l’operazione sui propri canali social.

I Sixers hanno liberato uno spazio nel roster tagliando Dalen Terry per fare posto al nuovo contratto del “Re”, i cui dettagli erano già emersi nei giorni scorsi. James firmerà un accordo di due anni per un totale di 8 milioni di dollari: 3,87 milioni nella prima stagione e 4,07 milioni nella seconda, con una player option sul secondo anno che gli permetterà di decidere se restare sotto contratto o tornare sul mercato dei free agent.

Nel nuovo accordo è stato inserito anche un particolare bonus: un “trade kicker” del 15% in caso di eventuale cessione attraverso uno scambio. Un’ipotesi considerata comunque molto improbabile, visto che in 23 anni di carriera LeBron non è mai stato trasferito volontariamente dalla squadra di appartenenza.

James non ha potuto inserire una clausola “No Trade”, che impedisce alla franchigia di cederlo senza consenso, perché per ottenerla sono necessari almeno quattro anni di permanenza nella stessa squadra. Il bonus rappresenta quindi una forma di tutela contrattuale, anche se il valore economico è marginale rispetto ai guadagni accumulati in carriera: solo dagli stipendi NBA LeBron ha sfiorato quota 600 milioni di dollari.

Con il passaggio ai 76ers, il quattro volte campione NBA si prepara alla ventiquattresima stagione nella lega, entrando in una nuova fase della sua straordinaria carriera al fianco di un roster costruito per puntare ai vertici della Eastern Conference.

PAC Milano: il progetto di Ignazio Gardella nella Project Room

Milano, 27 lug. (askanews) – Progettato da Ignazio Gardella nel 1948-1954 e ricostruito dallo stesso architetto assieme al figlio Jacopo Gardella nel 1993-1996, il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano è ancora oggi riconosciuto come uno dei capolavori dell’architettura museale. A trent’anni dalla ricostruzione del PAC, riaperto nel luglio 1996, a seguito dell’attentato di Via Palestro del 1993, la mostra Architettura alla prova. Il PAC di Ignazio Gardella allestita nella Project Room riflette sul ruolo civile e simbolico di un’architettura capace di persistere nel tempo oltre la distruzione. Nella mostra, realizzata con il contributo del Politecnico di Milano, il tema delle rovine e delle macerie – centrale anche nella mostra Performing PAC al piano terra del padiglione – diventa occasione di riflessione sul presente, interpretando la ricostruzione non solo come un gesto materiale, ma anche come atto politico, civile e culturale.

La curatrice Claudia Cavallo ad askanews: “Questa mostra nasce dalla volontà di celebrare i trent’anni dalla ricostruzione e dalla riapertura del PAC nel luglio del 1996, a partire da questo fatto straordinario di un edificio moderno costruito per due volte dallo stesso architetto, poi nella ricostruzione affiancato da suo figlio Jacopo Gardella. Una prima parte della mostra accompagna il visitatore nell’attenzione mediatica costante che per tre anni segue ogni passaggio e quindi ci dà anche la misura di quanto sia stato scelto di ricostruire questo edificio perché riconosciuto come insostituibile. A partire da questa decisione, la mostra invece si focalizza sul progetto dell’architetto e ci invita a guardarlo più da vicino e a capire anche quel percorso creativo, un percorso proprio di conoscenza che Gardella definiva ricerca critica dell’esito formale: riconoscere che in questa disciplina non esiste soltanto la tecnica, ma che esiste anche una dimensione narrativa, quella che Gardella chiamava la necessità di mettere in rappresentazione la natura delle cose. Diversamente non sarebbe spiegabile il perché questo architetto dal 1948 al 1954 sviluppa 300 disegni. Il percorso ci mostra come è arrivato da un generico padiglione vetrato a questo edificio straordinariamente inserito nel contesto della Villa Reale. Nel carattere di questa facciata, che è l’unica nuova facciata che Gardella costruisce, entra un dialogo fortissimo non soltanto con gli spazi – questa mutevole scenografia che si poteva continuamente muovere per mutare la condizione filtrata con cui l’ambiente interno continuamente rimanda lo sguardo verso il parco – ma soprattutto con quella che è la natura di questo luogo. Gardella voleva creare questo edificio in modo che fosse leggero, quasi una serra da giardino. Quanti tentativi per arrivarci e quanta apparente semplicità in questa facciata che invece qui viene mostrata attraverso il modello e attraverso dei disegni in tutte le tantissime scelte e stratificazioni che proprio come in un’architettura classica hanno reso possibile la costruzione di questo straordinario carattere dell’Architettura. Alcune gigantografie in scala reale o in scala 1 a 5 danno conto di quanto gli elementi costruttivi fossero frammenti narrativi che convergono alla costruzione della narrazione di insieme dell’opera. E infine la mostra evidenzia questa dimensione di insieme di un’opera narrativa rispetto a tempi diversi, che forse è quella condizione di eternità che ha reso possibile la sua esistenza continua e la sua conferma attraverso una destruzione nel passaggio di contingenze storiche molto diverse”. Il PAC viene qui messo alla prova, non solo nella sua forma costruita, ma nel lungo processo di elaborazione che ha condotto alla definizione del progetto. Tentativi, versioni intermedie, cambi di direzione e progressivi affinamenti permettono di osservare l’architettura nel suo farsi.

In occasione della commemorazione della strage di via Palestro del 27 luglio 1993, il PAC propone una visita guidata speciale alle ore 19 alle mostre Performing PAC e Architettura alla prova. Il PAC in occasione dell’anniversario lunedì 27 luglio è aperto gratuitamente dalle 10 alle 23. Le mostre saranno aperte fino al 13 settembre 2026.

La ricostruzione del PAC dopo l’attentato del 1993 fu un passaggio fondamentale nella storia dell’istituzione e della città di Milano. In quell’occasione, il contributo di Esselunga fu determinante per restituire alla collettività uno dei principali luoghi della città dedicati all’arte contemporanea, riaffermando la collaborazione tra pubblico e privato nella tutela e nella rinascita del patrimonio culturale. Oggi la presenza di Esselunga come main sponsor di Architettura alla prova. Il PAC di Ignazio Gardella richiama quell’esperienza ricordando anche il legame tra il suo fondatore – Bernardo Caprotti – e Ignazio Gardella, al quale si deve la progettazione di numerosi negozi e sedi direzionali del Gruppo.

Quirinale, Schlein: Meloni al Colle? Destra ossessionata da potere

Milano, 27 lug. (askanews) – La dichiarazioni di Ignazio La Russa sulla possibilità di Giorgia Meloni al Quirinale dimostrano “la grande ossessione della destra per il potere. Prima di La Russa anche Meloni ha chiarito l’obiettivo: siccome hanno perso il referendum sulla giustizia hanno abbandonato il premierato per non fare un altro referendum ma stanno cercando di realizzare il premierato attraverso una pessima legge elettorale che con un premio di maggioranza abnorme potrebbe addirittura consentire di eleggersi da soli il Presidente della Repubblica”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, ospite di L’Aria che Tira su La7.

“Il Capo dello Stato è un garante della Costituzione super partes. Come si può immaginare una persona che è a capo del governo e che guida una forza politica? Questo denota l’ossessione della destra per il potere e per cambiare gli equilibri costituzionali”, ha aggiunto Schlein.

No Tav, Meloni: Stato non indietreggia, non è dissenso ma violenza premeditata

Roma, 27 lug. (askanews) – “120 operatori delle forze dell’ordine sono rimasti feriti negli scontri di sabato scorso contro la Tav: uno scenario che si vede qui dietro, non è la scena di una guerra ma di una presunta contestazione. Questo non è dissenso ma violenza organizzata premeditata e come tale deve essere trattata. Faremo tutto quello che possiamo per assicurare queste persone alla giustizia e chiediamo a chi ne è responsabile, alla magistratura, a tutti gli inquirenti di fare il massimo del lavoro: uno Stato normale non può tollerare una cosa del genere”. Lo dice la premier Giorgia Meloni in un video registrato sul cantiere di Chiomonte dove questa mattina si è recata insieme al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per portare solidarietà agli agenti feriti negli scontri di sabato con i manifestanti no Tav.

“120 operatori di pubblica sicurezza che vengono feriti – ha proseguito – meritano una presenza delle istituzioni, ragione per cui siamo qui con Piantedosi per dire che lo Stato c’è, non intende indietreggiare, per portare solidarietà ma anche presenza a questi operatori di sicurezza costretti a presidiare questo luogo 365 giorni all’anno, 24 ore al giorno, con un costo esorbitante per i cittadini per questo presunto dissenso”.

Meloni ha spiegato che la sua presenza è anche per “chi lavora in questo luogo, gli operai, le imprese, i tecnici, gente che si rimbocca le maniche e vede distrutto il suo lavoro da un giorno all’altro. Anche per loro siamo qui questa mattina. Faremo tutto quello che possiamo per assicurare i responsabili alla giustizia insieme a tutte le istituzioni preposte per questo compito”.

Calcio, l’ambasciatore russo: sincera e umana solidarietà a Pirlo

Roma, 27 lug. (askanews) – Ad Andrea Pirlo, a cui è sfumato l’incarico di commissario tecnico della Nazionale italiana per via delle polemiche legate al suo contratto di sponsorizzazione con un’agenzia di scommesse russa, è stata espressa “sincera e umana solidarietà” da parte dell’ambasciatore russo in Italia, Alexey Paramonov.

“Gentile Andrea Pirlo – scrive Paramonov in una lettera pubblicata su Facebook -, purtroppo non abbiamo mai avuto il piacere di conoscerci personalmente. Tuttavia, come accade a milioni di appassionati di sport in tutto il mondo, conosco bene i Suoi gol, quelli che hanno contribuito a renderLa una stella e una leggenda del calcio internazionale. Fino a poco tempo fa, invece, ignoravo il fatto che Lei fosse, in un certo senso, un mio collega: infatti, a quanto riporta la stampa italiana, Lei ricopre il ruolo di ‘Ambasciatore della società russa Fonbet'”.

“In un periodo storico in cui la diplomazia attraversa una profonda crisi, poter contare su una personalità come la Sua nel ruolo di ambasciatore rappresenta senza dubbio un onore per qualsiasi Paese o società. Rattrista constatare che, nonostante il Suo contributo straordinario allo sport mondiale e all’immagine dell’Italia nel mondo, proprio nel Suo Paese, Lei sia oggi oggetto di ostracismo da parte di un establishment da molti definito ‘pseudo-democratico’; sorte, peraltro, già toccata, negli ultimi anni, a migliaia di sportivi, di direttori d’orchestra, di musicisti, di artisti e registi russi”.

“Certo – sottolinea Paramonov -, le mie parole non cambieranno nulla, ma desidero esprimerLe la nostra sincera e umana solidarietà”. “E questo – conclude l’ambasciatore della Federazione russa in Italia -, nonostante il fatto che la Nazionale Italiana che Lei avrebbe potuto allenare, e che forse un giorno allenerà, nei futuri Campionati Europei e Mondiali, possa costituire un avversario di assoluto livello per la Nazionale Russa”.

Istat, nel 2024 lieve calo (-0,9%) sul numero di protesti: 222.999

Roma, 27 lug. (askanews) – Protesti in Italia in lieve calo nel 2024, ma con un incremento significativo del loro valore monetario complessivo. Secondo i dati diffusi dall’Istat, i protesti iscritti nel Registro informatico sono stati 222.999, registrando una flessione dello 0,9% rispetto all’anno precedente. Al contrario, il valore economico complessivo ha registrato una crescita del 10,5% rispetto al 2023, superando i 264 milioni di euro, trainato principalmente dalle cambiali che rappresentano il 68,5% dell’ammontare totale.

L’indagine evidenzia come le cambiali costituiscano la quota maggioritaria del fenomeno, rappresentando l’88,7% del totale dei protesti con 197.713 titoli, sebbene siano in calo dell’1,5% rispetto all’anno precedente. Al contrario, gli assegni protestati sono aumentati del 4,2%, raggiungendo quota 25.286. A livello territoriale, il Sud e le Isole registrano la maggiore incidenza sia per quanto riguarda le persone fisiche sia per le imprese protestate, con Calabria e Campania in cima alla classifica regionale per tasso di persone iscritte a registro.

Nel 2024, l’importo medio per singolo titolo di credito protestato è salito a 1.186 euro, riporta l’Istat, in netto aumento rispetto ai 1.064 euro del 2023. Per le imprese l’importo medio per soggetto si attesta a 3.586 euro, mentre per le persone fisiche il valore medio è di 1.261 euro, con una maggiore incidenza tra gli uomini e nella fascia d’età compresa tra i 36 e i 55 anni.

No Tav, il plauso di Tajani alla Polizia per il fermo di 4 antagonisti stranieri

Roma, 27 lug. (askanews) – “Congratulazioni alla Polizia di Stato per il fermo di quattro antagonisti stranieri accusati di aver partecipato agli assalti in Val di Susa. E’ encomiabile il lavoro che stanno compiendo le Forze dell’Ordine, a cui rinnovo la solidarietà per i feriti negli attacchi di sabato”. Lo scrive su X il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

“Ancora una volta – prosegue Tajani – emerge come l’Italia sia bersaglio di una rete internazionale che comprende attivisti violenti provenienti da tutta Europa. È una situazione grave e anomala che definisce l’entità della sfida costante che il governo affronta per garantire sicurezza e ordine pubblico”, sottolinea il vicepremier.

L’Oro supera i 4.100 dollari l’oncia dopo la tregua Usa-Iran

Roma, 27 lug. (askanews) – I prezzi dell’oro spot hanno accelerato al rialzo superando la soglia dei 4.100 dollari l’oncia. A innescare gli acquisti sul lingotto è stata la sospensione dei raid statunitensi contro l’Iran nel fine settimana, una mossa che ha allentato la pressione sui mercati. Gli investitori guardano ora alla riunione di mercoledì della Federal Reserve, attesa a confermare i tassi di interesse invariati.

Al momento, l’oro spot mette a segno un progresso di 51.11 dollari, pari all’1.26%, attestandosi a 4.104,28 dollari l’oncia. Prezzi del gas in forte calo ad Amsterdam, alla ripresa dei mercati dopo il fine settimana che ha visto attenuarsi le tensioni tra Usa e Iran. Il TTF è in ribasso del 7,90% a 58,550 euro per megawattora per i futures con consegna ad agosto 2026.

No Tav, Meloni a Chiomonte con Piantedosi per incontrare forze dell’ordine

Roma, 27 lug. (askanews) – Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, accompagnata dal Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, è giunta a Chiomonte, dove incontrerà il personale delle Forze dell’Ordine impegnato nelle attività di vigilanza e sicurezza del cantiere della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. Poco prima dell’arrivo, il Presidente Meloni e il Ministro Piantedosi hanno effettuato un sorvolo in elicottero dell’area del cantiere. Successivamente, visiteranno il cantiere alla presenza degli operai e dei rappresentanti di TELT.

L’Iran: gli Usa vogliono negoziare ogni volta che sale il prezzo dei carburanti

Roma, 27 lug. (askanews) – Gli Stati Uniti tornano al tavolo dei negoziati ogni volta che l’aumento dei prezzi dell’energia mette sotto pressione i mercati globali: lo ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, secondo cui Washington ha inizialmente creduto che “l’Iran sarebbe crollato in tre giorni e si sarebbe arreso” dopo l’inizio della guerra con Israele. Il risultato, ha detto, è che “ora, mesi dopo, gli americani sono bloccati nella situazione che hanno creato”.

Baghaei, riporta Al Jazeera, ha affermato che Teheran non permetterà agli Stati Uniti di decidere “i tempi della guerra o della pace”.

Calcio, Infantino: "Avete diffuso odio sui Mondiali"

Roma, 27 lug. (askanews) – “Mentre voi dividete, noi uniamo”. È questo il passaggio centrale della lunga lettera aperta con cui il presidente della FIFA, Gianni Infantino, ha tracciato il bilancio del Mondiale 2026 disputato tra Stati Uniti, Canada e Messico, replicando alle critiche sull’organizzazione del torneo e rivendicandone il successo.

Nel messaggio, rivolto ai tifosi ma anche ai detrattori della competizione, Infantino sostiene che chi ha alimentato “odio e false voci” si sia perso “le emozioni, i festeggiamenti, le risate, le lacrime e la gioia” vissute da milioni di persone durante la rassegna iridata.

Il numero uno della FIFA sottolinea come il torneo abbia coinvolto sette milioni di spettatori provenienti da oltre 200 Paesi nelle 16 città ospitanti, senza registrare episodi di violenza: “Zero incidenti, zero ostilità, zero violenza, solo gioia, felicità, unità e solidarietà”.

Infantino rivendica inoltre il ruolo del calcio come strumento di pace e inclusione, citando tra gli esempi l’ingresso della nazionale iraniana negli Stati Uniti “senza incidenti né conflitti” e il rilascio dei visti a delegazioni provenienti da Paesi in situazioni difficili. “Il calcio è sinonimo di pace. Non ha nulla a che vedere con la politica. Il calcio è sinonimo di unità, non di divisione”, scrive.

Nella parte finale della lettera, il presidente della FIFA invita i critici a “prendersi un momento per riflettere, meditare, pregare o guardare una partita di calcio”, ribadendo che la Coppa del Mondo 2026 “ha celebrato il meglio dell’umanità” e definendola “la Coppa del Mondo FIFA più straordinaria di sempre”. Conclude esprimendo l’orgoglio per aver contribuito “anche solo in piccola parte” alla realizzazione dell’evento.

Calcio, Pirlo sui social: "Non sono più candidato a ct"

Roma, 27 lug. (askanews) – Andrea Pirlo conferma che non sarà il nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana. L’ex centrocampista azzurro ha annunciato la decisione con un messaggio pubblicato sui social, spiegando di aver appreso nella serata di ieri di non essere più il candidato per la panchina dell’Italia.

“Per rispetto nei confronti delle istituzioni, della Federazione e di tutte le persone coinvolte, ho scelto finora di mantenere il silenzio, ma dopo aver appreso ieri sera di non essere più il candidato alla panchina della Nazionale italiana, ritengo doveroso chiarire alcuni aspetti”, ha scritto Pirlo aggiungendo questo passaggio al post già pubblicato nella serata di ieri.

L’allenatore dello United FC negli Emirati Arabi Uniti aveva detto la sua sulle polemiche nate intorno al suo nome: “Negli ultimi giorni ho assistito con grande amarezza al dibattito che si è sviluppato intorno alla possibilità di ricoprire il ruolo di Commissario Tecnico della Nazionale italiana”.

Pirlo aveva sottolineato di aver sempre rispettato le leggi dei Paesi nei quali ha lavorato e gli accordi sottoscritti: “La collaborazione professionale oggetto delle recenti polemiche nasce nell’ambito del mio percorso lavorativo negli Emirati Arabi Uniti ed è esclusivamente di natura commerciale e sportiva. Attribuire a tale collaborazione un significato politico significa attribuirmi convinzioni che non ho mai espresso e che non mi appartengono”. L’ex regista della Nazionale aveva quindi ringraziato Paolo Maldini e Leonardo per la fiducia ricevuta: “Conosco la loro competenza, la loro serietà e l’amore che hanno sempre dedicato al calcio italiano”. “Mi rammarica che una scelta di carattere sportivo sia stata rapidamente trascinata in un confronto pubblico che ha finito per attribuire alla mia persona significati e intenzioni che non mi appartengono”.

Infine il messaggio sull’azzurro: “L’amore per l’Italia non dipende da un incarico. Fa parte della mia storia, della mia identità e continuerà ad accompagnarmi, sempre”.

Mezzogiorno: una riforma di sistema per sostenerne lo sviluppo

Una crescita da consolidare oltre PNRR e investimenti pubblici

Il Mezzogiorno nell’ultimo quinquennio, secondo la SVIMEZ, ha costituito l’area territoriale del Paese più dinamica. Con una crescita complessiva del 9,5% rispetto ad una media nazionale del 7,1%. E a un Centro-Nord fermo al 6,6%. Attenzione, però! Ciò non significa che il Sud abbia raggiunto il pareggio o, ancora di più, che abbia superato il Centro-Nord per livello di ricchezza o di PIL pro capite: il divario resta ancora abissale. Anzi, bisogna sottolineare che la stessa SVIMEZ segnala le profonde fragilità di questo sviluppo almeno in parte ‘drogato’ dal Superbonus, prima, e dal PNRR, dopo. Insomma, siamo alle solite! Perché si tratta di una crescita in gran parte determinata dagli investimenti pubblici. Che, però, questa volta, il governo, d’intesa con le regioni e gli enti locali, non deve gestire come una “bolla” destinata a scoppiare già nel prossimo anno bensì come un trend positivo da cogliere al volo per riuscire a rafforzare la rete produttiva, comunque impiantata, e a renderla più solida e articolata.

Naturalmente, per raggiungere un simile obbiettivo occorre, innanzi tutto, avere un’ampia visione dello sviluppo che permetta di capire quale possa essere il ruolo del Mezzogiorno nella strategia globale del Paese e, poi, essere disponibili all’operazione forse più difficile di tutte: quella di cambiare le strutture istituzionali che per molti decenni sono state alla base di un rendimento favorevole unicamente al Centro-Nord. A cominciare dalle regioni e dagli enti locali che, benché dotati di autonomia e consapevoli dell’avvertimento di Luigi Sturzo secondo cui quest’ultima non è il riconoscimento di un potere autoreferenziale ma il modo di esercitare con senso comunitario la responsabilità di provvedere all’autogoverno delle proprie popolazioni, hanno fatto registrare invece una esperienza del tutto opposta. 

Nel Mezzogiorno, infatti, regioni e enti locali si sono trasformati in una sorta di ‘maso chiuso’ senza la capacità, però, del Trentino-Alto Adige di preservare attraverso questo istituto storico l’identità e l’economia dei propri territori. Ma, con il risultato invece, di impedire alle comunità ogni sviluppo per l’impossibilità di relazionarsi tra loro e interagire in maniera cooperativa e solidale.

Regioni e autonomie, una trama istituzionale da ripensare

Ma tant’è! Oggi, infatti, questa trama organizzativa e istituzionale del nostro Sud deve essere riconsiderata e cambiata. Dalle fondamenta. Sapendo bene che le regioni, fin dalla loro origine costituzionale, e i comuni e gli altri enti locali, per via della progressiva trasformazione dei rapporti e delle relazioni funzionali tra di loro, risultano privi anche di quella dimensione territoriale che dovrebbe farne delle organizzazioni istituzionali efficienti ed efficaci oltre che economiche nella loro gestione dell’attività di amministrazione. 

E dovendo poi aggiungere a ciò che queste istituzioni territoriali non sono state mai vissute e utilizzate in senso comunitario ma, purtroppo, sempre in modo egoistico e finalizzato alla difesa dei propri interessi particolari! Basti pensare, con riguardo ad alcune regioni del Centro-Nord, alla vicenda del cd. regionalismo differenziato che continua a chiedere “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” per aumentare la propria cifra di potere legislativo e amministrativo ma, in verità, per potere trattenere in sede locale il surplus del proprio gettito fiscale. E con riferimento ai territori e alle comunità del Mezzogiorno che, divise su tutto, sono rimaste la zavorra del sistema con regioni che continuano a perseguire ognuna il proprio libro dei sogni e trattano dei propri interessi al di fuori di ogni strategia comune, così alimentando la propria incapacità di dare forza alle proprie politiche per risolvere le necessità delle popolazioni e i bisogni della gente.

Non solo. Ma con classi politiche sempre più inadeguate, incapaci di elaborare qualsiasi progetto di sviluppo ‘aperto’ o anche di dimensione nazionale, il Mezzogiorno ha finito con il trovarsi chiuso, isolato, diviso in organismi formalmente autonomi ma dal peso politico ed economico, oltre che culturale e strategico, sempre più debole nel confronto sia nazionale che europeo. Con la conseguenza di perpetuare il suo gap con il Nord del Paese sia nel campo delle infrastrutture e dei servizi che in quello dei diritti dei cittadini e dei lavoratori oltre che delle imprese costrette a continuare a soggiacere non solo alle mafie, mai definitivamente debellate, ma anche al cd. “pizzo legalizzato” delle burocrazie sempre più fameliche.

Una macroregione per federalizzare il Mezzogiorno

Ciò conduce ad un’unica soluzione, se veramente il Sud vuole ridurre le disparità territoriali, sociali, economiche che attentano ai fondamentali diritti di cittadinanza delle sue popolazioni e ne impediscono un adeguato livello di qualità della vita: seguire la strada dell’unificazione dei propri poteri, delle proprie istituzioni regionali per una iniziativa comunitaria che coinvolga tutte le regioni meridionali in una sorta di macroregione in grado di valorizzare tutti i fattori culturali, sociali ed economici inoperosi per mancanza di infrastrutture e deficienza politica-organizzativa. In altri termini, avviare un processo di federalizzazione del Mezzogiorno!

Ma non sulla base del vecchio modello di unificazione tipico dello scorso millennio. Bensì nella prospettiva di un federalismo comunitario che, a partire dal punto di vista ordinamentale, non deve fermarsi ad una riforma istituzionale secondo il miope principio della sovranità nazionale ma deve abbattere i confini politico-amministrativi entro cui ancora restano relegati stato, regioni ed enti territoriali vari per proiettarsi verso una dimensione europea ispirata ai principi di sussidiarietà e paritarietà. Insomma, non una riforma regionale relegata alla esclusiva dimensione territoriale nazionale ma una riorganizzazione strategica proiettata in aree che includono territori di altri Paesi europei associati da caratteristiche comuni. 

Perché è ben noto che soprattutto il bacino del Mediterraneo è espressione di una medesima realtà storica, culturale e rappresenta un medesimo ambiente naturale che non può essere valorizzato senza la visione d’insieme che la definizione di una strategia comune consente.

Città e Mediterraneo al centro della nuova strategia

Ma, in concreto, come tutto ciò potrebbe essere realizzato? Facendo perno sulle città e le comunità locali. Perché, come è ben noto, sia nell’antichità che nei tempi più moderni, in questa area mediterranea, il ruolo propulsivo dello sviluppo è sempre stato svolto dalle città. Che, oggi, sulla base della loro evoluzione metropolitana e con il contributo delle regioni, potrebbero tornare ad essere determinanti. Non fosse altro perché di questa strategia macroregionale di riforma verrebbero chiamati a partecipare i loro cittadini che così contribuirebbero in maniera decisiva a colmare il deficit democratico di cui oggi soffrono tutte le istituzioni.

Non solo. Ma l’adozione di questa prospettiva comunitaria applicata al nostro Mezzogiorno confermerebbe senz’altro quello che è il dato riconosciuto da tutti: la sua centralità nel Mediterraneo che è la condizione fondamentale per la crescita di tutta l’Europa e il principale elemento di stabilizzazione delle condizioni di pace e benessere delle sue popolazioni. Questo, naturalmente, sul piano della infrastrutturazione politico-istituzionale.

Energia, trasporti e Zes Unica per rilanciare il Sud

Mentre, sul piano della strategia dello sviluppo immediatamente centrata sul futuro del nostro Paese, le azioni da avviare nel Mezzogiorno dovrebbero essere almeno due: innanzi tutto, un Piano energetico basato sulle fonti rinnovabili come il sole, il vento, l’acqua e la geotermìa di cui il Sud è incommensurabilmente più ricco delle altre parti d’Italia in modo da rendere il Paese non solo meno esposto alle crisi internazionali ma anche pronto a sostenere la grande richiesta di energia che la sempre più frequente localizzazione nel Nord Italia dei data center necessari all’Artificial Intelligence (AI) richiederà. 

Quello dell’autosufficienza energetica è, infatti, un obbiettivo assolutamente prioritario che l’Italia non potrà mai raggiungere se il Mezzogiorno non darà il suo contributo determinante. La seconda azione da avviare con immediatezza riguarda, invece, il Sistema dei trasporti che non potrà continuare a fondarsi su un’alta velocità farlocca fra Salerno, Reggio Calabria e Palermo, un progetto per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina campato in aria, un apparato dei porti meridionali incapace di attirare volumi importanti del traffico internazionale delle materie prime e dei semi-lavorati e un’organizzazione degli aeroporti, oltre che debole strutturalmente, non pensata né per il traffico interno né per quello del turismo internazionale che nel Mezzogiorno ha ancora margini di sviluppo quasi illimitati.

In questa prospettiva, bisogna poi essere consapevoli che il Meridione oggi dispone di uno strumento di sviluppo collaudato e estremamente efficace. La Zes Unica del Sud, infatti, ha dato un impulso veramente decisivo agli investimenti che ha contribuito a far correre il PIL delle regioni meridionali più velocemente di quello del Centro-Nord. Al punto tale che il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, si è spinto a chiedere con forza l’estensione della Zes Unica all’intero Paese. Cosa che, come ha sottolineato il sottosegretario Luigi Sbarra, può riguardare solo le semplificazioni autorizzative non certo gli incentivi fiscali che, se applicati al Nord, si configurerebbero intanto come “aiuti di Stato” e, quindi, impraticabili sul piano normativo. 

E, poi, soprattutto come un grave errore strategico perché non determinerebbero al Nord ulteriori localizzazioni ma soltanto la sostituzione del Sud nella scelta degli investitori che chiaramente finirebbero per preferire di allocare le proprie intraprese in aree industrializzate più strutturate e più vicine ai mercati di sbocco. Vanificando così uno strumento che finora ha dato risultati positivi per il Mezzogiorno e che se ulteriormente sostenuto da interventi migliorativi delle regioni (come l’art. 4 della Legge siciliana n.1 del 5 gennaio 2026 di stabilità regionale per il triennio 2026-2028) potrà diventare decisivo per ridurre il divario del Sud nei confronti del Settentrione e dare al Paese quella ulteriore spinta propulsiva che ritorni a farlo diventare competitivo come ai tempi del “miracolo economico”.

Trump mette Talarico nel mirino: Texas decisivo per il Senato?

Donald Trump lo ha fatto di nuovo. Venerdì 24 luglio, intervenendo davanti ai corrispondenti della Casa Bianca, il presidente ha riservato una parte dei suoi attacchi a James Talarico, candidato democratico al Senato federale in Texas. Non è stata una citazione casuale. Da mesi Trump ha messo nel mirino il giovane deputato statale, che a novembre affronterà il repubblicano Ken Paxton per il seggio oggi occupato da John Cornyn.

Una sfida diventata improvvisamente vera

Trump ha storpiato il nome dell’avversario chiamandolo “James Talafreako” – dal termine inglese freak, usato in senso dispregiativo per indicare una persona strana o eccentrica – e ha sostenuto che Talarico «odia le armi, odia il petrolio, odia il sesso, odia le donne» e si presenterebbe come «un cristiano che odia il cristianesimo». Poi la battuta: «A parte questo, penso che il suo programma sia piuttosto buono».

Il tono è quello consueto di Trump, fatto di soprannomi, caricature e provocazioni. Ma dietro l’irrisione esiste un problema politico molto concreto per i repubblicani.

Il Texas non dovrebbe essere, sulla carta, uno Stato realmente contendibile per i democratici. Da oltre trent’anni il Partito repubblicano domina le elezioni statali e Donald Trump, nel 2024, vi ha ottenuto un vantaggio di circa quattordici punti. Eppure la candidatura di Talarico ha progressivamente trasformato la gara per il Senato in una competizione molto più incerta del previsto.

I numeri spiegano l’attenzione della Casa Bianca. La media dei sondaggi elaborata da RealClearPolitics registra Paxton al 45,2 per cento e Talarico al 44,6: appena sei decimi di punto di differenza. Un sondaggio dell’Università del Texas di giugno aveva misurato Paxton al 43 per cento e Talarico al 42, con uno scarto statisticamente irrilevante. Ancora più significativo il rilevamento New York Times/Siena: 47 per cento a Paxton e 47 per cento a Talarico.

Siamo, dunque, pienamente dentro il margine di errore.

Perché Talarico preoccupa la Casa Bianca

Il giovane democratico rappresenta un tipo di candidato particolarmente insidioso per la narrazione trumpiana. Ha 37 anni, è stato insegnante, è deputato alla Camera del Texas e ha studiato teologia. Parla apertamente della propria fede cristiana, ma la collega a posizioni progressiste e a un messaggio economico fortemente centrato sulla classe media, sui lavoratori, sul costo della vita e sulla critica al potere dei grandi interessi economici.

È proprio questa combinazione a renderlo un avversario meno facilmente incasellabile nello stereotipo del democratico liberal delle grandi città americane.

Talarico cerca di parlare anche a quell’elettorato religioso e popolare che negli ultimi anni si è progressivamente spostato verso i repubblicani. Nello stesso tempo attacca un sistema economico che, sostiene, è stato piegato agli interessi dei grandi finanziatori e delle élite economiche.

La vulnerabilità maggiore di Talarico resta però sul terreno delle cosiddette “culture wars”. I repubblicani hanno recuperato alcune sue dichiarazioni sui diritti delle persone transgender, sulle armi e sulla religione, tra cui la frase «Dio è non binario» – vale a dire non riconducibile alla distinzione umana tra maschile e femminile – utilizzandole per dipingerlo come troppo progressista.

Trump ha scelto esattamente questo terreno: non tanto contestare il programma economico del candidato democratico, quanto trasformarlo in un simbolo della sinistra culturale americana.

Ma la strategia contiene anche un rischio. Più il presidente degli Stati Uniti attacca personalmente Talarico, più contribuisce ad attribuirgli una statura nazionale che fino a pochi mesi fa non possedeva.

La risposta (ironica) di Talarico

La reazione della campagna democratica è stata finora soprattutto ironica. Lo staff di Talarico ha scelto di appropriarsi dell’appellativo “Talafreako”, trasformandolo in uno strumento di comunicazione e perfino in merchandising elettorale.

È un meccanismo ormai frequente nella politica americana: neutralizzare l’insulto appropriandosene e trasformandolo in un segno identitario.

Anche una parte dei sostenitori di Talarico sembra aver reagito in questo modo. L’obiettivo è evidente: presentare gli attacchi presidenziali non come una delegittimazione del candidato, ma come la prova indiretta che la Casa Bianca considera ormai la sua candidatura una minaccia reale.

Talarico, dal canto suo, cerca di evitare uno scontro quotidiano esclusivamente personale con Trump e Paxton e insiste soprattutto sui temi economici, sul costo della vita, sulla scuola pubblica e sulle condizioni della classe media.

Particolarmente delicata è la battaglia per il voto ispanico. Una parte significativa dell’elettorato latino del Texas si è spostata verso Trump nel 2024, soprattutto nelle contee lungo il confine con il Messico. Talarico sta cercando di recuperare quel terreno con una linea che combina maggiore attenzione alla sicurezza della frontiera e rifiuto della rappresentazione delle comunità di confine come un problema esclusivamente migratorio.

Il punto politico è semplice: per vincere non gli basta mobilitare Austin, Houston, Dallas e l’elettorato democratico tradizionale. Deve riportare verso il Partito democratico una quota significativa di elettori indipendenti, moderati e ispanici.

Se vincesse Talarico cambierebbe la geografia politica americana

Un’eventuale vittoria democratica avrebbe conseguenze ben superiori alla conquista di un singolo seggio.

In primo luogo interromperebbe un dominio repubblicano nelle competizioni statewide del Texas che dura da oltre trent’anni. Sarebbe un cambiamento simbolicamente enorme: lo Stato che ha rappresentato per decenni una delle colonne portanti del potere repubblicano diventerebbe improvvisamente contendibile.

In secondo luogo, una vittoria di Talarico costringerebbe il Partito repubblicano a modificare la propria geografia elettorale. Il GOP non potrebbe più considerare automaticamente sicuri i quaranta voti elettorali del Texas nelle elezioni presidenziali future e dovrebbe investire risorse, organizzazione e denaro in uno Stato che fino ad oggi poteva quasi dare per acquisito. 

Ma soprattutto c’è il Senato. La maggioranza della Camera alta si giocherà nel 2026 su pochi seggi. Se i democratici riuscissero a strappare proprio il Texas, compensando eventuali difficoltà in altri Stati, la vittoria di Talarico potrebbe contribuire direttamente a determinare chi controllerà il Senato negli ultimi due anni del mandato presidenziale di Trump. E questo cambierebbe radicalmente i rapporti di forza a Washington: dalle nomine giudiziarie all’approvazione delle leggi, fino alla capacità della Casa Bianca di portare avanti la propria agenda.

Per Talarico resta una montagna da scalare. 

Il Texas continua ad avere una struttura elettorale favorevole ai repubblicani e gli stessi sondaggi mostrano come molti elettori, pur giudicando positivamente il democratico sul piano personale, continuino a preferire una maggioranza repubblicana al Senato.

Eppure il semplice fatto che oggi Talarico e Paxton siano separati da pochi decimali rappresenta già una novità politica rilevante.

Forse è proprio qui la spiegazione più semplice dell’attenzione che Trump gli dedica. Quando il presidente degli Stati Uniti comincia a riservare ripetutamente soprannomi, battute e attacchi a un deputato statale di 37 anni, fino a poco tempo fa quasi sconosciuto fuori dal Texas, difficilmente si tratta soltanto di gusto per la provocazione.

Significa, con ogni probabilità, che qualcuno alla Casa Bianca ha cominciato a guardare seriamente i numeri. E quei numeri dicono che, nell’America delle elezioni di metà mandato, persino il Texas non appare più completamente al sicuro.

La “posizione adolescente” dell’odierna politica

Una condizione della mente, non una questione anagrafica

È celebre lo scritto di Lenin sull’estremismo (meglio: sul “sinistrismo”) come malattia infantile del comunismo.

Ecco, io credo che l’attuale classe politica italiana sia invece caratterizzata da una sorta di “posizione adolescente”.

Ascoltiamo quel che scriveva il compianto Sergio De Risio, docente di Psichiatria all’Università Cattolica di Roma: «Intendo innanzitutto sottolineare che con l’espressione “mente adolescente” si fa riferimento ad una dimensione psichica la cui problematica è scorporata da una cronologia precisa ed è invece costitutivamente attiva all’interno del funzionamento della mente sul suo complesso; non si tratta dunque di uno stadio dell’evoluzione psichica ma di una posizione, di un modo di essere della mente “tout court”» (Mente adolescente, in “Pensare Adolescente. Configurazioni psicodinamiche dell’adolescenzialità della mente”).

Dai padri costituenti ai politici “figli”

Proprio in questo 2026  abbiamo ricordato gli ottant’anni trascorsi dal referendum istituzionale che sancì la vittoria della Repubblica e dall’elezione dell’Assemblea costituente. Non a caso si parla di padri e di madri costituenti. I politici attuali, invece, al di là dell’età anagrafica, sono per lo più, metaforicamente, “figli”. Uno dei pochissimi “adulti”, se non forse l’unico, dell’attuale quadro politico-istituzionale è il presidente Sergio Mattarella.

E la posizione adolescente vede prevalere un atteggiamento “egocentrico”, sospeso fra spinte opposte e contrastanti, un’immaturità e una superficialità di fondo, un senso di responsabilità lacunoso.

Quasi che una sorta di “ragion personale” abbia sostituito la classica ragion di Stato, la “ragion di partito”, la “ragion di corrente”.

Lo scontro, la farsa e una politica senz’anima

Si assiste da un lato a una violenza e a una veemenza pericolose dello scontro, dall’altro a un “gioco delle parti” nel quale c’è spazio quasi solo per la farsa. Cadendo addirittura nel ridicolo quando gli esponenti delle varie forze politiche, dinanzi ai microfoni e alle telecamere, anziché argomentare, paiono recitare e pronunciare, con l’intonazione degli scolaretti, piccoli copioni mandati giù a memoria.

Una politica senz’anima.

Il Centro riparta dalla politica, non dal culto del leader

La politica ridotta alla ricerca del capo

Uno dei temi di fondo della politica contemporanea, o meglio della politica della cosiddetta Seconda Repubblica, è sempre quello di sapere chi è il capo o il leader di quel determinato partito o coalizione.

Di norma, il progetto politico e gli stessi programmi politici sono del tutto subalterni e marginali rispetto alla domanda centrale, prioritaria e principale, se non addirittura esclusiva. E cioè, in sostanza, la domanda è sempre la stessa: “Ma chi è il capo di quel partito? Chi è il capo di quella coalizione?”. Il resto è drasticamente irrilevante, se non indifferente, secondario. Cioè i contenuti, i valori, il progetto politico, per non parlare, appunto, del programma di governo.

La lezione ancora attuale di Guido Bodrato

Ora, se c’è un progetto politico che in questa particolare stagione storica può invertire questa prassi, peraltro fortemente diseducativa se non addirittura antipolitica, è proprio quello di ricostruire un Centro autonomo, democratico, riformista e di governo. Al riguardo, ripenso ad una vecchia, ma sempre efficace riflessione dell’ultimo “maestro” del cattolicesimo democratico italiano, Guido Bodrato, che sosteneva che “quando il progetto politico è credibile un leader lo trovi per strada”.

Certo, era una riflessione, quella del leader della sinistra Dc, particolarmente calzante per la lunga stagione della Prima Repubblica, ma che conserva una straordinaria attualità e modernità anche nell’attuale fase politica. E questo per la semplice ragione che, oggi, e di fronte alla progressiva e crescente radicalizzazione del conflitto politico e della conseguente ed inevitabile polarizzazione ideologica dei due schieramenti maggioritari – cioè la destra sovranista, radicale e populista e la sinistra altrettanto radicale, estremista e populista – il progetto di un Centro autonomo, riformista, democratico e di governo può realisticamente decollare in vista delle elezioni del 2027 anche senza avere un capo assoluto, indiscusso ed indiscutibile.

La forza del progetto oltre i partiti personali

Come avviene puntualmente nei partiti personali e del capo, dove tutto si può fare tranne che contestare o mettere in discussione il capo. 

Certo, tutti sappiamo che gli attuali leader di questo campo centrista sono Pina Picierno e Carlo Calenda. Ma le adesioni, i sostegni e le condivisioni che stanno provenendo da tutta Italia e dal mondo variegato, composito e fortemente plurale della galassia centrista confermano che il segreto di questa scommessa, oggi, è la qualità e lo spessore del progetto politico e non la sacralità e l’intoccabilità del capo.

Un Centro riformista per restituire prestigio alla politica

Ecco perché, proprio attraverso la costruzione di un vero ed autentico progetto centrista e riformista, oggi è anche possibile ridare lustro e prestigio alla politica e alle sue regole tradizionali e soprattutto di valenza costituzionale. 

Una politica, cioè, che non si riduca solo e soltanto all’esaltazione di una spietata personalizzazione ma consapevole, al contrario, che senza il pieno recupero della progettualità anche il capo più moderno, più populista e più propagandista non può che continuare ad indebolire ulteriormente e forse irreversibilmente l’intera politica italiana. Ed è anche per questo che oggi il rilancio e la declinazione di una nuova e rinnovata politica passa anche e soprattutto attraverso il progetto di un Centro autonomo, riformista e di governo.

Ucciso dalla polizia il presunto attentatore del Pride di Berlino

Milano, 26 lug. (askanews) – Il presunto attentatore dell’attacco al Pride di Berlino, in cui ha perso la vita una donna, è stato ucciso dalla polizia.

Abdul Ballout è stato rintracciato dalla polizia di Berlino in un capanno da giardino nel quartiere di Spandau, nella periferia occidentale della città. Il blitz è avvenuto intorno alle 18. Gli agenti del SEK (Special Deployment Commando) hanno aperto il fuoco dopo che il 21enne si era scagliato contro gli agenti armato di un’arma da taglio. I vigili del fuoco hanno tentato di rianimarlo, ma è deceduto sul posto a causa delle ferite riportate.

Quirinale, La Russa: Meloni al Colle? Non questa, forse la prossima volta

Roma, 26 lug. (askanews) – “Secondo me lo diventerà presidente della Repubblica, magari la prossima volta e non questa. Quando non lo so, ma se un giorno Meloni diventasse presidente della Repubblica sarebbe un grande bene per l’Italia. Non credo voglia farlo adesso ma non c’è nessuna ragione che possa suonare come allarme”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa intervistato a Viareggio nell’ambito della rassegna “L’Estate del Principe”. Secondo La Russa “anche una fetta del centrosinistra” ne sarebbe felice.

Esodo estivo, l’Anas: traffico intenso nell’ultimo fine settimana di luglio

Milano, 26 lug. (askanews) – Si avvia alla conclusione l’ultimo fine settimana di luglio contraddistinto dalle partenze verso le località di villeggiatura e contrassegnato da Viabilità Italia con il bollino rosso per il pomeriggio di venerdì 24 luglio, la mattina di sabato 25 luglio e il pomeriggio di oggi, domenica 26 luglio. Sulla rete Anas (Gruppo FS Italiane) sono state confermate le previsioni traffico in aumento già a partire da venerdì con traffico intenso durante tutto il fine settimana.

Gli incrementi rispetto al fine settimana di metà luglio hanno interessato in particolare le isole maggiori, con aumenti compresi tra lo 0,29% in Sardegna e lo 0,57% in Sicilia, e le zone di montagna, dove l’incremento medio si è attestato sull’1,3%, con un picco dell’1,6% sulla rete statale del Veneto.

Rispetto all’ultimo fine settimana di luglio 2025 i dati complessivi nazionali mostrano un lieve aumento, pari allo 0,2%, con valori che nelle regioni del Nord della Penisola raggiungono il +5%.

Rallentamenti con code sono stati registrati in particolare in Lombardia lungo la statale 36 “del Lago di Como e dello Spluga” in provincia di Lecco e in Sicilia sul Raccordo Autostradale 15 “Tangenziale Ovest di Catania” in prossimità del Casello di San Gregorio. Traffico in aumento nella mattina di oggi anche sulla statale 18 “Tirrena Inferiore” in Calabria e, sempre in Calabria, sulla statale 106 “Jonica”.

La giornata di oggi è stata caratterizzata dagli incendi che hanno determinato l’adozione di limitazioni temporanee alla circolazione in Sicilia sull’Autostrada A19 “Palermo-Catania” a Termini Imerese (PA), in Puglia sulla statale 693 “dei Laghi di Lesina e Varano” a Cagnano Varano (FG), in Molise sulla statale 16 “Adriatica” a Campomarino (CB) e nel Lazio lungo il Grande Raccordo Anulare di Roma tra Laurentina e Pontina. Sulla A2 “Autostrada del Mediterraneo” i volumi maggiori di traffico sono stati registrati a Pontecagnano Faiano con oltre 240.190 transiti, a Salerno con 203.950 veicoli transitati e a Battipaglia con 165.810. In Sicilia, sulla A19DIR “Diramazione per via Giafar”, sono transitati 181.410 veicoli, 108.565 sulla A19 “Palermo-Catania” presso Altavilla Milicia e 33.447 ad Alimena. Nel Lazio, sul “Grande Raccordo Anulare” sono transitati 324.180 veicoli tra Laurentina ed Eur, 298.160 tra Pisana e Aurelia e 273.460 tra Cassia Tomba di Nerone e Cassia Veientana Sant’Andrea. 138.240 i veicoli transitati sulla statale 148 “Pontina” a Roma e 128.360 sulla statale 7 “Via Appia” a Ciampino. In Calabria, sulla strada statale 106 “Jonica” sono stati registrati 72.610 transiti a Castellaneta, 69.800 all’altezza di Reggio di Calabria e 36.000 a Portigliola. Sulla SS107 “Silana Crotonese”, a Rende, sono 55.960 i veicoli transitati, mentre sulla strada statale 18 “Tirrena Inferiore” sono stati rilevati 83.190 transiti a Capaccio Paestum.

In Lombardia, lungo la statale 36 “del lago di Como e dello Spluga” i sensori hanno fatto rilevare 227.650 transiti all’altezza di Monza e oltre 146.000 sulla statale 336 “dell’Aeroporto della Malpensa” a Gallarate. Tra le sezioni con i dati di particolare rilievo emergono: in Umbria la statale 16 “Adriatica” con 318.725 transiti all’altezza di Bari e il Raccordo Autostradale 6 “Perugia-Bettolle” con 80.119 transiti a Corciano, in Campania la SS162NC “Asse Mediano” con 180.500 transiti a Giugliano, in Puglia la statale 101 “Salentina di Gallipoli” con 131.595 transiti a Lequile.

Per quanto riguarda i dati complessivi regionali, in Veneto i sensori di traffico hanno registrato il transito di quasi 650.500 veicoli, oltre 693.500 in Piemonte, oltre 2 milioni in Emilia-Romagna, 775.000 in Abruzzo, quasi 78.000 in Valle d’Aosta, 219.500 in Liguria, 780.000 nelle Marche e 300.000 in Basilicata.

Formula1, Norris: "Mai avuta una macchina così da guidare"

Roma, 26 lug. (askanews) – Trionfo di Lando Norris nel Gp di Ungheria. Il britannico, tuttavia, non nasconde a caldo che i primi metri siano stati tutt’altro che semplici. Nonostante la partenza dalla pole, Norris è stato sorpreso allo spegnimento dei semafori proprio da Piastri, costretto così a inseguire nelle fasi iniziali della gara.

“All’inizio non è stata un grande partenza e Piastri è stato bravo a passarmi. Ho spinto poi come un pazzo per provare a forzare un errore di Oscar. Mai avuta un macchina così da guidare, il passo era talmente buono da potermi permettere di stare in pista più degli altri. Sono felice di essere tornato a vincere”, ha dichiarato a caldo.

Il successo di Budapest, però, non modifica l’approccio del campione del mondo, consapevole che il vantaggio mostrato in Ungheria non rappresenta necessariamente la fotografia dell’intera stagione. Norris preferisce mantenere un profilo prudente, riconoscendo i progressi della McLaren ma senza lasciarsi trascinare dall’entusiasmo. “Ci saranno dei momenti in cui faremo fatica, ma questa pista ci ha dato qualcosa. Possiamo vincere altre gare, abbiamo fatto un grande lavoro”.

La vittoria in Ungheria arriva inoltre nell’ultimo appuntamento prima della pausa estiva, un risultato che permette alla squadra di affrontare le settimane di stop con maggiore serenità, pur senza abbassare il livello di attenzione. “Sicuramente andare in vacanza dopo questo risultato è positivo, ma dobbiamo continuare a spingere. Questo è stato un week end perfetto. Devo ringraziare il team per avermi dato quest’opportunità”.

Formula1, Ordine d’arrivo e classifica mondiale piloti

Roma, 26 lug. (askanews) – Questo l’ordine d’arrivo del Gp di Ungheria e la classifica del mondiale piloti

Ordine d’arrivo Lando Norris (McLaren) – 1:39:56.180; 2. Max Verstappen (Red Bull) +15.080; 3. Kimi Antonelli (Mercedes) +18.728; 4. Charles Leclerc (Ferrari) +23.840; 5. Lewis Hamilton (Ferrari) +24.540*; 6. Isack Hadjar (Red Bull) +55.488; 7. George Russell (Mercedes) +57.503; 8. Liam Lawson (Racing Bulls) +1 giro; 9. Nico Hülkenberg (Audi) +1 giro; 10. Arvid Lindblad (Racing Bulls) +1 giro; 11. Gabriel Bortoleto (Audi) +1 giro; 12. Pierre Gasly (Alpine) +1 giro; 13. Lance Stroll (Aston Martin) +1 giro; 14. Fernando Alonso (Aston Martin) +1 giro; 15. Franco Colapinto (Alpine) +2 giri; 16. Esteban Ocon (Haas) +2 giri; 17. Alexander Albon (Williams) +2 giri; 18. Carlos Sainz (Williams) +2 giri; 19. Oliver Bearman (Haas) +2 giri. Ritirati: Oscar Piastri (McLaren), rottura del cambio; Sergio Perez (Cadillac), rottura sospensione; Valtteri Bottas (Cadillac), problema ai freni.

Classifica mondiale piloti Andrea Kimi Antonelli (Italia, Mercedes) 219; 2. Lewis Hamilton (Regno Unito, Ferrari) 169; 3. George Russell (Regno Unito, Mercedes) 160; 4. Charles Leclerc (Monaco, Ferrari) 138; 5. Lando Norris (Regno Unito, McLaren) 128; 6. Max Verstappen (Paesi Bassi, Red Bull) 108; 7. Oscar Piastri (Australia, McLaren) 92; 8. Isack Hadjar (Francia, Red Bull) 68; 9. Liam Lawson (Nuova Zelanda, Racing Bulls) 43; 10. Pierre Gasly (Francia, Alpine) 42; 11. Arvid Lindblad (Regno Unito, Racing Bulls) 23; 12. Franco Colapinto (Argentina, Alpine) 19; 13. Oliver Bearman (Regno Unito, Haas) 18; 14. Gabriel Bortoleto (Brasile, Audi) 10; 15. Carlos Sainz Jr. (Spagna, Williams) 6; 16. Alexander Albon (Thailandia, Williams) 5; 17. Esteban Ocon (Francia, Haas) 3; 18. Nico Hülkenberg (Germania, Audi) 2; 19. Sergio Perez (Messico, Cadillac) 1; 20. Valtteri Bottas (Finlandia, Cadillac) 0; 21. Lance Stroll (Canada, Aston Martin) 0.