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“Girl” di Shu Qi vince la 23esima edizione di Asian Film Festival

Roma, 17 apr. (askanews) – E’ andato a “Girl” di Shu Qi, nota e bellissima attrice taiwanese che firma il suo esordio alla regia, presentato in concorso a Venezia 82, il premio come Miglior film della 23esima edizione di Asian Film Festival, che si è concluso (il 15 aprile) con una cerimonia di premiazione al Cinema Farnese di Roma, appuntamento storico che da oltre vent’anni porta nella Capitale il meglio del cinema asiatico contemporaneo. Il direttore del festival Antonio Termenini, “felice” di questo vincitore, anche perché – ha ricordato – Asian Film Festival è nato inizialmente come Taiwan Film Festival:

“La 23esima edizione è andata molto bene, grazie alle collaborazioni anche con le ambasciate e gli istituti di cultura, siamo stati molto contenti della presenza del regista giapponese Fukada Koji, che quando era qui ha saputo di essere in concorso al prossimo festival di Cannes”, ha raccontato ad askanews.

L’edizione 2026 di AFF ha presentato 36 lungometraggi – 18 in concorso, 9 nella sezione Newcomers, 9 fuori concorso – oltre a 10 cortometraggi, offrendo una panoramica cinematografica che attraversa Thailandia, Giappone, Corea del Sud, Indonesia, Filippine, Malesia, Cina, Vietnam, Singapore, Cambogia, Hong Kong e Taiwan.

Che cosa attrae lo spettatore italiano verso il cinema asiatico?

“In alcuni casi ci può essere un interesse verso i Paesi, non solo verso il cinema, ma conoscere di più Malesia, Indonesia etc., in alcuni casi probabilmente uno specifico interesse verso il cinema, verso alcune storie, anche perché ci sono delle similitudine con la letteratura e altre forme di espressione artistica”, ha aggiunto.

“Il mio film preferito di questa edizione ‘Gods are watching’, film cinese-malese, che spero possa essere presto riproiettato”, ha concluso.

Dopo la premiazione dei vincitori, la serata è proseguita con le proiezioni di due titoli di grande richiamo: “She Has No Name” (2024) del maestro hongkonghese Peter Chan, autore a cui il Festival aveva dedicato una retrospettiva nel 2011, e “The Ugly” (2025) di Yeon Sang-ho, thriller coreano che suggella un’edizione all’insegna della varietà e della ricerca.

Questi gli altri vincitori dell’Asian Film Festival 2026: nella sezione Newcomers vince “Falling into silence” di Yuto Shimizu, Menzione speciale per “Unint – Love on Trial” di Koji Fujada; il premio Film più originale è andato ex aequo a “Two Voices into an eco” di Kim Kyung-rae e a “Siapa Dia” di Garin Nugroho. Vince il premio come Miglior Attrice la tailandese Prapamonton Eiamchan per “Human Resource” di Nawapol Thamrongrattanarit, premio Miglior attore va al cambogiano Piseth Chhun per “Becoming Human” di Polen Ly.

Tra gli ospiti internazionali che hanno partecipato: Koji Fukada, tra i nomi più prestigiosi del cinema giapponese contemporaneo; Isabel Sandoval, tra le voci più interessanti del nuovo cinema filippino; e Lee Kwang-kuk, tra i talenti più raffinati della scena coreana contemporanea.

Quest’anno la giuria era composta da Gianluca Arcopinto, produttore cinematografico, Francesco Maesano, giornalista del TG1, e Martina Barone, selezionatrice del Torino Film Festival e critica cinematografica. Accanto alla giuria ufficiale, presenti anche tre giurie studentesche: quella dell’Università LUMSA attribuirà il premio al miglior film della sezione Newcomers, la giuria della RUFA – Rome University of Fine Arts, assegnerà il premio al miglior cortometraggio in concorso e quella degli studenti UNINT si occuperà del premio menzione speciale.

Asian Film Festival è realizzato con il patrocinio

dell’Ambasciata delle Filippine, con il sostegno dell’Ambasciata della Malesia, dell’Ambasciata dell’Indonesia, dell’Ambasciata della Thailandia, dell’Istituto Culturale Coreano e dell’Istituto Giapponese di Cultura. Partner istituzionali sono il MIC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e la Regione Lazio. Con il sostegno di Credem Euromobiliare PB.

Servizio di Stefania Cuccato

Montaggio Carla Brandolini

Cinema, Bellaria Film Festival: oltre 60 film e omaggio a Gaspar Noè

Roma, 17 apr. (askanews) – È stato presentato oggi, alla presenza del direttore organizzativo Sergio Canneto e della direttrice artistica Daniela Persico, il programma completo della 44esima edizione del Bellaria Film Festival, che si terrà dal 6 al 10 maggio 2026 a Bellaria Igea Marina (Rimini). Il festival è la casa del cinema indipendente italiano: punto di riferimento di nuove e coraggiose sperimentazioni del linguaggio cinematografico, unisce il passato e il presente del cinema più libero e coraggioso.

Per la 44esima edizione, Bellaria Film Festival propone un programma articolato in cinque giornate, con oltre 60 film tra i concorsi dedicati al cinema italiano e internazionale (Casa Rossa e Gabbiano), numerosi eventi speciali e anteprime fuori concorso, affiancate da una retrospettiva (Anni Zero) dedicata agli esordi eccellenti dei primi anni duemila.

In un momento storico critico per l’Europa, il Festival intende interrogarsi sul ruolo dell’arte e degli artisti nella società contemporanea, facendo emergere riflessioni sulla forza liberatoria del gesto creativo e sulla sua irriducibilità nei confronti dell’ideologia. “Senti questo battito?” è il claim della quarantaquattresima edizione. Per questo il Premio Speciale BFF44 – i film che liberano la testa va a Tizza Covi e Rainer Frimmel per The Loneliest Man in Town: la coppia di autori sono un esempio di un cinema libero e umanista, che ha saputo realizzare grandi film con piccoli budget, inventandosi una nuova pratica per il cinema contemporaneo.

“Alla quinta edizione come direttrice artistica, iniziamo a vedere i frutti di un Bellaria Film Festival centro del giovane cinema indipendente italiano e impegnato in un’attività culturale e di formazione per i futuri professionisti, che stanno muovendo i loro primi passi grazie al sostegno concreto del Festival. Quest’anno di fronte a un mondo che sembra chiudersi su se stesso, proponiamo l’opera di cineasti in instancabile ricerca, che sanno tenere insieme lo scandaglio nell’intimità come il teatro storico in cui si muove un’umanità confusa e in preda allo sconforto, eppure ancora capace di generare nuova vita, come avviene nell’opera di Angela Schanelec, una delle nostre ospiti internazionali, o nella scelta di riproporre un primo film necessario in questi tempi come Private di Saverio Costanzo” ha dichiarato Daniela Persico, direttrice artistica di BFF44.

Film di apertura sarà The Loneliest Man in Town di Tizza Covi e Rainer Frimmel, presentato quest’anno in concorso al Festival Internazionale del Cinema di Berlino e prossimamente distribuito in Italia da Wanted: il film, un ritratto del musicista Al Cook che non ha mai sacrificato la propria libertà creativa, intercetta un passaggio epocale che riguarda non solo le trasformazioni dello spazio urbano ma anche quelle delle relazioni umane. I due filmmaker, attualmente sul set del loro nuovo film a Roma, saranno presenti al Festival per una masterclass dedicata al loro cinema.

La serata di apertura prevederà la riapertura pubblica ufficiale del Cinema Apollo, struttura sul lungomare di Bellaria Igea-Marina, chiusa da più di vent’anni al pubblico. Con un’operazione di ristrutturazione condotta da Approdi grazie al supporto dell’azione 1.3.4 della Regione Emilia Romagna Azione, sostegno all’innovazione e agli investimenti delle imprese del turismo, dei servizi e del commercio, delle imprese culturali e creative, la sala diventerà una delle location del Festival. Per l’occasione nell’atrio verrà allestita una mostra a opera dell’artista e cineasta ravennate Yuri Ancarani con l’installazione Ciao Musica, che rilegge in chiave femminile e contemporanea la tradizione romagnola degli sciucarèn, gli schioccatori di frusta. In occasione dell’inaugurazione sarà proiettato in sala Whipping Zombie, in un dialogo tra tempi e geografie sui riti e i corpi danzanti.

Quest’anno il Festival sarà ricco di anteprime italiane, a partire da Rose di Markus Schleinzer, distribuito in sala da MUBI, film che ha visto Sandra Huller trionfare con il Premio per la migliore interpretazione alla Berlinale. E sempre da Berlino arriva My Wife Cries di Angela Schanelec, dramma intimo sui movimenti misteriosi del cuore sullo sfondo di una Germania in rapida trasformazione. Angela Schanelec sarà al Festival per l’anteprima italiana del film.

A questo parterre di ospiti internazionali si aggiunge Gaspar Noé, regista che ha sovvertito più volte i canoni del cinema affrontando temi estremi senza mezze misure. L’autore sarà protagonista di una conversazione con Romeo Castellucci, visiting director del BFF, e presenterà i suoi ultimi due film Climax e Vortex. Tra gli appuntamenti a cura di Romeo Castellucci, anche una selezione di cortometraggi sperimentali, a conferma del suo amore per la settima arte.

La giornata di chiusura sarà invece dedicata alla presentazione di due anteprime di film italiani: nel pomeriggio omaggeremo l’attore Fausto Russo Alesi, protagonista di La bolla delle acque matte di Anna Di Francisca: una commedia lunare su un sindaco che sogna di salvare il proprio paese funestato dal terremoto aprendo un ristorante, in sala dall’11 maggio. In serata il cantautore Giorgio Canali accompagnerà la presentazione del documentario appassionato e familiare sulla sua carriera, Con la pioggia dentro diretto dal giovane regista Matteo Berruto, che inizierà un tour nelle sale italiane.

Tra gli ospiti di questa edizione anche Romana Maggiora Vergano, attrice tra le più talentuose della sua generazione, acclamata da critica e pubblico per le sue interpretazioni dall’esordio con Paola Cortellesi in C’è ancora domani fino al più recente Portobello di Marco Bellocchio, per il quale riceverà il Premio Casa Rossa per la miglior attrice. Romana Maggiora Vergano sarà inoltre protagonista di un incontro in dialogo con Irene Dionisio con cui ha lavorato sul set di Idda, ultimo film della regista che la vede protagonista insieme a Tecla Insolia.

Bankitalia: Italia riceve 10% greggio, 11% gas e 25% raffinati dal Golfo

Roma, 17 apr. (askanews) – L’Italia riceve circa il 10 per cento del petrolio greggio totale dai paesi che si affacciano sul Golfo persico, in particolare da Arabia Saudita e Iraq, l’11 per cento del gas naturale, soprattutto dal Qatar e un quarto dei prodotti petroliferi raffinati totali, prevalentemente dall’Arabia Saudita. Lo riporta una analisi inserita dalla Banca d’Italia nell’ultimo Bollettino economico.

Secondo Bankitalia la dipendenza della Penisola dal greggio proveniente da questa regione è simile a quella degli altri maggiori paesi dell’area dell’euro, ma “è più elevata per i prodotti petroliferi raffinati e per il gas naturale”.

La guerra in Medio Oriente, si legge, ha riportato in primo piano i rischi connessi con l’approvvigionamento energetico dai paesi del Golfo Persico. Per l’Italia questi rischi “si trasmettono soprattutto attraverso i rincari di petrolio e gas naturale, che potrebbero ampliare significativamente il disavanzo energetico e ridurre la competitività dei settori ad alto consumo di energia”, prosegue Bankitalia.

Data la natura integrata di questo mercato e la competizione internazionale per l’approvvigionamento di risorse limitate, “il permanere delle quotazioni delle materie prime energetiche su livelli elevati avrebbe effetti considerevoli sul saldo di conto corrente dell’Italia. A parità di consumi – calcola Bankitalia – se nel 2026 il petrolio e il gas naturale avessero prezzi coerenti con le quotazioni implicite nei contratti futures osservati alla fine di marzo, il disavanzo energetico nazionale si amplierebbe di poco più di mezzo punto di Pil”.

Ipotizzando invece uno scenario alternativo più severo, “il disavanzo si amplierebbe di quasi 2 punti e mezzo di Pil, al 4,3 per cento”. Bankitalia ricorda che nel 2022, per effetto dei rincari conseguenti all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, il disavanzo energetico aveva raggiunto un picco del 5,1 per cento.

Il rialzo dei prezzi dell’energia si ripercuoterebbe anche sulla competitività internazionale dei settori ad alto consumo di energia (prodotti chimici, metallurgia, prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi e prodotti della carta), ai quali è riconducibile circa il 16 per cento delle esportazioni italiane di beni, una quota simile a quella della Germania. Il conflitto potrebbe inoltre influire sugli scambi di beni non energetici e di servizi con i paesi del Medio Oriente. Negli ultimi anni l’importanza di tale area come mercato di destinazione per l’Italia è aumentata: nel 2025 assorbiva circa il 4 per cento delle esportazioni italiane di beni.

Le importazioni italiane di beni non energetici dal Medio Oriente rappresentavano invece meno dell’1 per cento del totale e comprendevano soprattutto metalli (alluminio) e prodotti chimici di base (polimeri e materie plastiche).

Bankitalia: marcato peggioramento attese imprese Italia da guerra Iran

Roma, 17 apr. (askanews) – Dopo il 28 febbraio, tra le imprese in Italia “si è osservato un marcato peggioramento delle attese sulle proprie condizioni economiche e sulla domanda estera, insieme a un rialzo delle aspettative sui costi di produzione. Al momento, le intenzioni di investimento per il 2026 restano tuttavia sostanzialmente stabili”. Lo riporta la Banca d’Italia in un riquadro di analisi inserito nel Bollettino economico.

“Le attese delle aziende sulle proprie condizioni economiche sono peggiorate in modo significativo dopo l’inizio delle ostilità: il 34 per cento delle imprese intervistate dopo il 28 febbraio ha segnalato prospettive negative per i successivi tre mesi e solo il 6 per cento ha previsto un miglioramento; prima del conflitto, le percentuali erano rispettivamente 14 e 11 per cento”, prosegue l’analisi.

Secondo le aziende, l’elevata incertezza macroeconomica e geopolitica assumerà un ruolo rilevante tra i fattori che influenzeranno la propria attività nel secondo trimestre dell’anno. “È risultato particolarmente marcato il deterioramento delle attese sull’evoluzione della domanda estera nei successivi tre mesi: dopo il 28 febbraio la quota di giudizi di peggioramento è raddoppiata, a fronte di una contrazione sia dei giudizi di stabilità sia, in particolare, di quelli di miglioramento”.

“Anche le valutazioni sulle condizioni per investire si sono deteriorate – riporta ancora Bankitalia – senza incidere tuttavia sui piani di investimento per il 2026, che restano per il momento orientati all’espansione per più di un terzo delle imprese dell’industria in senso stretto e dei servizi. L’andamento del prezzo del petrolio e più in generale dei costi di produzione rappresenta uno dei principali fattori di preoccupazione”.

Iran, Axios: sblocco dei beni iraniani in cambio dell’uranio arricchito

Roma, 17 apr. (askanews) – Gli Stati Uniti e l’Iran stanno negoziando un piano di tre pagine per porre fine alla guerra, e uno degli elementi in discussione prevede che gli Stati Uniti sblocchino 20 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati in cambio della rinuncia da parte dell’Iran alle sue scorte di uranio arricchito, secondo quanto riferito da due funzionari statunitensi e altre due fonti informate sui colloqui all’agenzia Axios.

La cifra più recente discussa tra Stati Uniti e Iran è di 20 miliardi di dollari, hanno riferito le fonti ad Axios. Un funzionario statunitense ha specificato che si tratta di una proposta americana, mentre un altro funzionario statunitense ha descritto l’ipotesi di uno scambio di denaro in cambio di uranio come “una delle tante discussioni in corso”.

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno chiesto all’Iran di accettare di spedire tutto il suo materiale nucleare negli Stati Uniti, mentre gli iraniani hanno acconsentito solo a “degradarlo” all’interno del proprio territorio. In base a una proposta di compromesso attualmente in discussione, riferisce Axios, parte dell’uranio altamente arricchito verrebbe spedito in un paese terzo, non necessariamente negli Stati Uniti, e parte verrebbe diluito in Iran sotto supervisione internazionale.

Blue economy, Orsini: vale l’11,3% Pil, importantissimo sostenerla

Genova, 17 apr. (askanews) – “L’economia del mare vale l’11,3% del Pil, 216 miliardi di fatturato, più di un milione di addetti e con la filiera siamo a due milioni e mezzo di persone. Credo che sia importantissimo dare risalto a questa economia, soprattutto per un Paese come il nostro con oltre 7.700 km di costa”. Lo ha detto il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, a margine di un convegno sull’economia del mare organizzato da Confindustria a Genova.

“In un momento come questo – ha sottolineato il numero uno degli industriali – serve sostenere tutti i settori perché il nostro Paese possa continuare a fare bene. Siamo sempre fiduciosi, facciamo sempre tutto quello che serve per mantenere alto il nostro Paese, pensiamo anche ai più 650 miliardi di esportazioni, però è logico che tutto quello che ci cade attorno è molto complicato”.

Iran, Birol: se Hormuz resta chiuso per Europa rischio cancellazione voli

Roma, 17 apr. (askanews) – “Se lo Stretto di Hormuz dovesse restare chiuso, per l’Europa ci sono due rischi. Il primo è l’aumento dei prezzi del petrolio, del gas e della benzina. Il secondo riguarda la disponibilità dei prodotti raffinati. Alcune forniture potrebbero non arrivare più e potremmo trovarci di fronte a carenze di carburante per l’aviazione e diesel”. Lo ha detto in una intervista alla Stampa, Fatih Birol, numero uno dell’Aie, l’Agenzia internazionale per l’energia.

“Il problema – ha aggiunto – è concreto. Se l’interruzione dovesse durare sei settimane o più, potremmo arrivare persino alla cancellazione di voli per mancanza di jet fuel” ha spiegato.

“Stiamo affrontando più problemi contemporaneamente. Oltre al petrolio, ci sono criticità legate ai petrolchimici e all’elio, fondamentali per le catene globali di approvvigionamento. Interruzioni in questi ambiti possono avere conseguenze molto serie”.

Dal punto di vista industriale, tra i settori europei più esposti, evidenzia Birol ci sono “in primis l’aviazione. Ma più in generale, le industrie che dipendono fortemente dai prodotti petroliferi e dai trasporti potrebbero affrontare difficoltà rilevanti”. “Oltre 80 asset chiave – spiega – sono stati colpiti e più di un terzo è gravemente danneggiato. Sarebbe estremamente ottimistico pensare a un rapido ritorno alla normalità: serviranno fino a due anni”.

Per Birol “innanzitutto, i governi devono essere chiari: le forniture aggiuntive non sono infinite e i Paesi entreranno in competizione tra loro per accaparrarsi risorse limitate. In secondo luogo, è il momento di interventi concreti”.

“Abbiamo suggerito misure per ridurre i consumi, come limitare gli spostamenti e incentivare il lavoro da remoto e il trasporto pubblico, per esempio rendendolo gratuito nelle città. Sono politiche che alcuni Paesi stanno già adottando”.

Quanto al nucleare e all’eventualità che possa entrare nel mix energetico italiano per Birol: “l’Italia non è un Paese con abbondanti risorse energetiche. Sta facendo molto bene sulle rinnovabili – solare, eolico, geotermico – ma ha bisogno anche di una produzione stabile e continua. Per la prosperità economica, la sicurezza energetica e la sovranità nazionale, Roma dovrebbe valutare il nucleare con attenzione, sia nella sua forma tradizionale sia con i nuovi reattori modulari”.

Per Birol un ritorno al gas russo da parte dell’Unione europea “dipende dai singoli Paesi. Ma se l’Europa facesse questa scelta, sarebbe una decisione politica. E rischierebbe di rivelarsi un errore”.

Calcio, Gasperini verso Atalanta-Roma, "zero alibi"

Roma, 17 apr. (askanews) – Vigilia delicata per la Roma, attesa dalla sfida contro l’Atalanta, incrocio chiave nella corsa europea e carico anche di significati personali per Gian Piero Gasperini. L’allenatore giallorosso, ex simbolo della crescita bergamasca, chiede concentrazione assoluta: “Zero alibi, è una partita importantissima”.

Gasperini torna anche sul clima degli ultimi giorni, segnati dalle dichiarazioni di Claudio Ranieri che hanno acceso una polemica inattesa. “È stata una sorpresa incredibile, non me lo aspettavo. Non c’è mai stato un tono diverso tra me e Ranieri”, spiega il tecnico, sottolineando di aver scelto la linea del silenzio per non creare danni alla squadra: “Mi sono preoccupato di non rispondere e di non creare difficoltà alla Roma e ai tifosi”.

Il confronto con l’Atalanta riporta inevitabilmente alla lunga esperienza in nerazzurro: “A Bergamo ho potuto far bene perché il contesto era compatto e la società straordinaria”. Un modello che Gasperini vede possibile anche nella Capitale: “A Roma c’è tutto per far bene”, ribadisce, indicando nella coesione tra club, squadra e ambiente la chiave per crescere.

Sulla partita, il tecnico prevede equilibrio tra due squadre simili per caratteristiche: pressing alto, costruzione dal basso e conoscenza reciproca. “Sono squadre che si conoscono bene, ma qui c’è un gruppo con grande spirito. Dobbiamo pensare solo al campo”, insiste.

La scelta di Roma, aggiunge, nasce proprio dalla volontà di misurarsi in una piazza ad alta pressione: “Se riesci a far bene qui hai una gratificazione immensa”. Un percorso che passa anche dalla corsa alla Champions, obiettivo ancora possibile: “Con poco possiamo stare lì e abbiamo ancora delle chance”.

Infine, capitolo formazione e gestione degli infortuni: Gasperini conferma l’assenza di Pellegrini e il recupero di Pisilli, mentre su altri elementi decisiva sarà la valutazione medica. “Se il medico dice di no, io mi attengo”, spiega, ammettendo come il confronto interno su questi temi sia fisiologico.

In un finale di stagione definito come “rush decisivo”, il tecnico chiede compattezza e concentrazione totale: il passato resta sullo sfondo, il presente è una sfida che può indirizzare il futuro europeo della Roma.

Nato, Tajani: non credo ci sarà rottura tra Usa ed Europa

Shanghai, 17 apr. (askanews) – “La Nato europea è la difesa europea, quella già ci stiamo lavorando, è il pilastro europeo dell’alleanza atlantica, io credo però che l’alleanza atlantica sia un patrimonio fondamentale e indispensabile anche per gli Stati Uniti perché è vero che l’Europa ha bisogno degli Stati Uniti ma anche gli Stati Uniti hanno bisogno dell’Europa perché non credo che gli Stati Uniti vogliano rimanere isolati, quindi credo che da questo punto di vista non ci sarà una rottura con l’Europa”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa a Villa n.1 a Waitanyuan a Shanghai dopo un incontro fra il Sistema Italia e la comunità imprenditoriale italiana in Cina.

“Dobbiamo lavorare, possono esserci opinioni diverse ma siamo alleati, siamo amici, per noi il rapporto transatlantico è fondamentale, l’unità dell’Occidente è fondamentale perché senza l’unità dell’Occidente poi nel mondo vincono le autocrazie e questo non va bene”, ha sottolineato Tajani.

Le musiche dei giovani compositori del Pollini raccontano Padova

Padova, 17 apr. (askanews) – “I Sabati del Conservatorio” continuano sulla scia della contemporaneità: domani, sabato 18 aprile, alle 18.00, sul palco dell’Auditorium Pollini avrà luogo infatti il concerto del ContempoLAB Pollini (Ensemble studentesco per la Nuova Musica) che proporrà al pubblico della rassegna le musiche dei giovani compositori dell’Istituto. Un concerto prezioso che mostra un altro fondamentale aspetto degli studi e delle carriere che si preparano al “Pollini”, quello, appunto, relativo alla scrittura di nuova musica accademica: si potrà quindi assistere all’esecuzione di un repertorio inedito ed esclusivo, firmato dagli studenti della classe di Composizione del Maestro Giovanni Bonato. Il titolo del programma è “Bagatelle per Padova – I giovani compositori del Conservatorio raccontano Padova”, un ritratto atipico della città del Santo i cui luoghi più rappresentativi si trasformano in musica, sostituendo le immagini con il potere evocativo dei suoni che diventano quasi “fotografie emozionali”.

C’è naturalmente il filtro del vissuto di ciascun compositore nel tradurre in note un determinato scorcio, monumento o quartiere padovano, allo stesso tempo, per sua natura, la musica amplia le percezioni e riesce a scovare realtà altrimenti invisibili, condividendole con chi ascolta. Si tratta di brani stilisticamente molto diversi tra loro anche come organico (si va dai primi con un set di percussioni per un solo musicista, ad altri per duo, trio e quartetto, spesso con combinazioni strumentali insolite, fino agli otto strumenti in quelli conclusivi), così come estremamente vari sono i luoghi che raccontano; ognuno dei pezzi rappresenta poi un interessantissimo saggio delle direzioni che la musica contemporanea sta prendendo.

Di seguito le composizioni e i rispettivi autori: “Aspexi” (Specola) di Filippo Cevenini, “Tra giardini e serre” (Orto Botanico) di Edoardo Pugliese, “Intra Loca Sancta” (Sant’Antonio) di Mattia Fontana, “What Happens in That Toroid?” (Laboratori nazionali di Legnaro) di Dario Michelon, “Opus Jocti” (Eremitani e Cappella degli Scrovegni) di Fabio Lotto, “OCRA” (Prato della Valle) di Edoardo Gioachin, “Universae Sapientiae” (Palazzo Bo, Teatro Anatomico) di Gianluca Tovo, “Mornië Utulié” (Parco Treves) di Fabrizio Fusari, “Oblivion” (Riviera dei Ponti Romani) di Lorenzo De Angeli, “Dramma al Pedrocchi” di Gabriele Marana, “Piazza dei Signori” di Federico Zattera, “Doc Doc” (Porta Portello) di Enrico Zordan, “Discesa a sinistra” (quartiere Arcella) di Arturo Susani. Il programma sottolinea inoltre la collaborazione fra studenti ed ex studenti del corso che sono già compositori affermati.

Nuoto, Curtis record italiano nei 50 sl a Riccione

Roma, 17 apr. (askanews) – Un altro segnale forte da Sara Curtis ai Campionati Assoluti di Riccione. L’azzurra firma il nuovo record italiano nei 50 stile libero gia’ in batteria, nuotando in 24″29 e migliorando il precedente primato di 24″41.

La quarta giornata si apre quindi con un’ottima notizia in attesa della finale in programma nel pomeriggio: il tempo ottenuto lascia margini per un ulteriore miglioramento, con Curtis pronta a ritoccare ancora il record.

Non solo Curtis: la mattinata di batterie definisce anche gli altri protagonisti delle finali. Thomas Ceccon si qualifica nei 200 dorso, unica gara individuale scelta in questo appuntamento, mentre Carlos D’Ambrosio centra la finale nei 200 stile libero.

Miart, alcune gallerie: Mazzoleni, Maurizio Nobile e Frediano Farsetti

Milano, 17 apr. (askanews) – Fiera Milano presenta la trentesima edizione di miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea diretta da Nicola Ricciardi che si svolge dal 17 al 19 aprile 2026. La sezione principale Established accoglierà i visitatori al Level 0 della South Wing di Allianz MiCo. 111 gallerie attraversano con libertà il Novecento e il presente, mettendo in dialogo maestri dell’arte moderna e ricerche contemporanee, oltre a progettualità vicine al design da collezione e d’autore. Ecco le esposizioni di Galleria Mazzoleni, Maurizio Nobile Fine Art e Galleria d’Arte Frediano Farsetti.

Teatro Olimpico Roma, Dado torna in scena con "Il ripetente"

Roma, 17 apr. (askanews) – È laureato all’università “della vita”, ma per Dado la scuola – e soprattutto le interrogazioni – non finiscono mai. Il comico romano, tra i volti più amati di Zelig, torna in scena con “Il Ripetente”, un monologo brillante e tagliente che mescola, nel suo stile inconfondibile, canzoni, risate e riflessioni ironiche: osservazioni solo apparentemente semplici, ma capaci di colpire nel segno con efficacia disarmante. Lo spettacolo debutta il 18 e 19 maggio al Teatro Olimpico di Roma (ore 21).

Dopo il successo del podcast e dello spettacolo teatrale “Titolo di studio: la strada”, quella che Dado porta sul palco non è una scuola qualunque: è la scuola dell’esperienza, dove il voto massimo è “te l’avevo detto”, il registro è pieno di ex e il preside risponde al nome Destino.

“Il Ripetente” è il racconto tragicomico di un uomo che si accorge di aver commesso sempre lo stesso errore – tre, quattro, cento volte – e che, non sapendo come dare una svolta alla sua vita, si ritrova a ripetere ossessivamente il suo repertorio migliore in ogni relazione: nelle amicizie, con le donne, con i colleghi di lavoro, perfino con i propri parenti. È un viaggio ironico tra déjà vu, autogol e interrogazioni mai superate. Una su tutte: perché ci ostiniamo a cercare la felicità negli stessi luoghi dove l’abbiamo persa?

Tra una battuta e una “lezione” non richiesta, Dado veste i panni di un eterno scolaro dell’esistenza, che continua a presentarsi all’esame della vita… col compito copiato da sé stesso. Perché, si sa, chi non studia è condannato a ripetere. E chi studia… pure.

Prodotto da DALMA Production e Spettacoli PRO, lo spettacolo “Il ripetente” è scritto da Gabriele Pellegrini, Massimiliano Elia, Emiliano Luccisano, Augusto Fornari, Mario Scaletta.

Iran, Orsini: miopia Ue spaventa, forse va cambiata governance

Genova, 17 apr. (askanews) – “Questa miopia veramente mi spaventa. Forse dobbiamo cambiare chi ci governa in Europa”. Con questo attacco alla governance Ue il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha commentato il rischio recessione in Ue paventato dal Fmi, a margine di un convegno sull’economia del mare organizzato da Confindustria a Genova.

“Speriamo che si arrivi presto a una negoziazione nel Golfo – ha spiegato Orsini – perché, se continuiamo ovviamente con il conflitto e questa instabilità, sicuramente entreremo in recessione. Noi l’abbiamo detto quasi tre settimane fa con il nostro Centro studi: se (la guerra) finisse velocemente siamo a un +0,5, se arriviamo ai quattro mesi dal conflitto siamo a uno zero, quindi una stagnazione, ma è logico che, se il conflitto continua, diventa anche un problema”.

“Noi – ha concluso il leader degli industriali – cominciamo ad avere problemi a reperire prodotti sugli scaffali in Sicilia, cominciamo ad avere problemi con i voli aerei: è logico che quando abbiamo questi tipi di problemi fare impresa è veramente complicato e mi meraviglia onestamente che l’Europa ancora non stia vedendo questa cosa, che non abbia pronte misure e che si stia parlando ancora di aiuti di Stato e non di debito pubblico, dove ancora oggi il cambio euro-dollaro vale 1,16”.

Orsini: tema è l’incertezza, per noi Golfo vale 32 mld interscambio

Genova, 17 apr. (askanews) – “Il vero tema è l’incertezza, l’instabilità. Dobbiamo fare prestissimo, mettere a terra l’iperammortamento perché credo che quella sia una via anche per dare un overboost al Paese che comunque i nostri imprenditori stanno aspettando”. Lo ha detto il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, parlando della situazione geopolitica internazionale a margine di un convegno sull’economia del mare organizzato da Confindustria a Genova.

“Ogni giorno – ha aggiunto Orsini – noi combattiamo con quello che nessuno vuole. Noi abbiamo bisogno di avere mercati aperti, abbiamo bisogno di saper andare nei mercati. Per noi il Golfo vale 32 miliardi di interscambio con un saldo positivo di 11,3 miliardi. Non abbiamo ancora l’executive order degli Stati Uniti e per noi è un mercato da 65 miliardi. Quindi l’incertezza, purtroppo, fa sì che gli investimenti non vengano messi a terra”.

Tennis, Flavio Cobolli in semifinale a Monaco

Roma, 17 apr. (askanews) – Flavio Cobolli è in semifinale al torneo Atp 500 di Monaco di Baviera. Il romano (n.16 Atp), quarta testa di serie del seeding, si è imposto in modo convincente contro Vit Kopriva (77 del mondo) con i parziali di 6-3, 6-2 in poco meno di un’ora e mezza di gioco. Cobolli si qualifica così per la prima volta tra i migliori 4 in Germania, dove nel 2023 si era fatto conoscere arrivando fino ai quarti. Sabato attende il vincente di Zverev-Cerundolo per proseguire la caccia al suo terzo titolo in carriera dopo quelli vinti lo scorso anno sulla terra di Bucarest e Amburgo.

Tennis, Djokovic salta Madrid, "devo recuperare"

Roma, 17 apr. (askanews) – Niente Madrid per Novak Djokovic. L’ex numero 1 del mondo, tre volte campione nel Masters 1000 della capitale spagnola, annuncia il forfait con un messaggio sui social: “Madrid, purtroppo non potrò partecipare al torneo quest’anno. Sto continuando il mio recupero per tornare presto. A presto!”.

Il serbo aveva già lasciato intendere qualche dubbio sulla sua presenza, assistendo giovedì a bordo campo, insieme a Luka Doncic, alla sfida di Eurolega tra Real Madrid e Stella Rossa.

Dopo la finale raggiunta agli Australian Open, il 38enne ha disputato solo il Masters 1000 di Indian Wells, fermandosi agli ottavi contro Jack Draper. Nel 2025, a Madrid, era stato eliminato all’esordio da Matteo Arnaldi, mentre in carriera ha conquistato il titolo sulla terra rossa spagnola nel 2011, 2016 e 2019. ‘

Il Papa: nel mondo c’è fame di pace, libertà, giustizia. Portiamo questo cibo

Roma, 17 apr. (askanews) – Il miracolo che Gesù ha compiuto con la moltiplicazione dei pani e dei pesci “è segno dell’amore” di Dio: “Ci fa vedere non solo come Dio nutre l’umanità con il pane della vita, ma come noi possiamo portare questo cibo a tutti gli uomini e le donne che hanno fame di pace, di libertà, di giustizia come noi. Ogni gesto di solidarietà e perdono, ogni iniziativa di bene è un boccone di pane per l’umanità bisognosa di cura”. Così Papa Leone XIV nell’omelia durante la messa che sta celebrando nel parcheggio dello Japoma Stadium, a Douala, in Camerun.

“E tuttavia – ha avvertito – questo non basta. Al cibo che alimenta il corpo occorre infatti unire con uguale carità il nutrimento dell’anima, che alimenta la nostra coscienza, che ci sostiene nell’ora buia della paura, tra le tenebre della sofferenza. Questo cibo è Cristo, che sempre nutre in abbondanza la sua Chiesa e ci rafforza nel cammino con il suo Corpo”.

BiM protagonista della Milan Art Week con Paper/Northern Lights

Milano, 17 apr. (askanews) – BiM diventa protagonista della Milano Art Week, la settimana dell’arte contemporanea promossa dal Comune di Milano, e della Milano Design Week. Il progetto di rigenerazione urbana che sta trasformando un intero isolato in Bicocca in un nuovo business district vedrà, infatti, l’esposizione di Paper/Northern Lights di Gianni Pettena, come raccontato da Michelangelo Giombini, Head of Product Development & CEO di Manifattura placemakers: “L’arte contemporanea, insieme al design e alla fotografia, è al centro del nostro progetto. Proprio dalla fotografia contemporanea abbiamo iniziato qualche anno fa, attivando alcuni spazi mentre preparavamo il cantiere di riqualificazione dell’edificio. Queste iniziative hanno il ruolo di creare una comunità: persone che, negli spazi che realizziamo, possano lavorare, trascorrere del tempo e, perché no, anche formarsi una cultura o lasciarsi ispirare.”

Originariamente realizzata nel 1971, l’opera viene ora riproposta con un allestimento site-specific in cui lunghe strisce di carta appese al soffitto riempiono completamente lo spazio espositivo di BiM, come spiegato da Davide Giannella, curatore dell’esposizione: “Paper/Northern Lights è la riproposizione di un progetto di Gianni Pettena, che è stato ideato la prima volta nel 1971 in occasione di una sua lezione al Minneapolis College of Art and Design, ed è incentrata sull’idea di creazione di uno spazio personale. L’installazione si attiva, le opere d’arte si attivano semplicemente attraverso l’apporto del pubblico che è fornito di forbici, inizia a ritagliare uno spazio di carattere personale sia in termini emotivi che fisici all’interno di questa distesa, di questo grande volume di fogli di carta”.

La presentazione di Paper/Northern Lights, parte del palinsesto espositivo promosso da BiM e dal collettivo Specific, è solo uno dei tasselli della valorizzazione della rigenerazione urbana di Bicocca, unitamente al Milano Art Week Party, una serata di festa aperta a tutta la città dedicata alla settimana dell’arte contemporanea che animerà gli spazi di BiM, in programma sabato 18 aprile:

“Ci troviamo in uno spazio espositivo nel contesto di BiM: un progetto di rigenerazione urbana che abbiamo iniziato nel 2023 e sta trasformando un intero isolato in Bicocca in un nuovo business district. Si tratta di un grande edificio di oltre 50.000 metri quadri a funzione direzionale, che è stato costruito negli anni 90 e viene recuperato e rifunzionalizzato in alcuni suoi spazi, perché al piano terra abbiamo realizzato un grande giardino e degli spazi retail” ha concluso Giombini.

Con queste iniziative, BiM riafferma ancor di più il valore della rigenerazione urbana del quartiere di Bicocca, oltre al valore dell’arte, della creatività e della cultura contemporanea.

Sciopero giornalisti, il presidio a Milano: urgente rinnovo contratto

Milano, 17 apr. (askanews) – I giornalisti sono tornati a incrociare le braccia giovedì 16 aprile per ribadire l’urgente necessità del rinnovo del Contratto collettivo nazionale di Lavoro, una protesta che va avanti ormai da anni. L’Associazione lombarda dei Giornalisti ha tenuto un presidio in Piazza San Babila a Milano, nel giorno dello sciopero indetto dalla Federazione Nazionale della Stampa contro gli editori che, dopo oltre 10 anni, continuano a non voler discutere seriamente di un adeguamento normativo ed economico del contratto di lavoro.

Malgrado le continue richieste di “sacrifici”, sia in termini di diritti che di condizioni lavorative in cambio di una manciata di spiccioli, gli editori – denuncia l’Associazione lombarda – continuano a pretendere dai giornalisti senza tenere in alcun conto i diritti e le retribuzioni mai degne della professione.

“Diritti, tutele e soldi. Ma soprattutto dignità per i giovani colleghi. È quello che chiedono i giornalisti scioperando, di nuovo, a sostegno del nuovo contratto nazionale di lavoro, fermo da oltre 10 anni – dice Paolo Perucchini, Presidente dell’Associazione lombarda dei Giornalisti -. Basta sfruttare le nuove generazioni di cronisti: dobbiamo garantire loro lavoro e un vero futuro. Gli editori investano nella qualità, a partire da chi lavora nei loro media”.

La Federazione Nazionale della Stampa che ha proclamato gli scioperi e la manifestazione nazionale di categoria spiega le sue ragioni in questo comunicato: “Nell’ambito della vertenza per il rinnovo contrattuale, che si protrae ormai da due anni, la Federazione nazionale della Stampa italiana ha proclamato un’altra giornata di sciopero unitario, il 16 aprile 2026. Il sindacato rifiuta le risposte della Fieg sul rinnovo contrattuale. La Fnsi lotta per mantenere le tutele per i giornalisti e per il futuro dell’informazione e non si può accontentare di risposte algebriche e miopi che stanno riducendo l’informazione stessa ad un terreno incolto per l’intelligenza artificiale e lo sfruttamento di manodopera intellettuale. Gli editori continuano a prendere finanziamenti, eppure senza riuscire a immaginare un futuro per l’informazione e i suoi lavoratori, che siano dipendenti o collaboratori coordinati e continuativi e lavoratori autonomi. Viviamo il grande paradosso di una società che consuma informazione e di editori che bruciano chi fa informazione”.

Miart, alcune gallerie: Sadie Coles HQ, Poggiali e Traffic Gallery

Milano, 17 apr. (askanews) – Fiera Milano presenta la trentesima edizione di miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea diretta da Nicola Ricciardi che si svolge dal 17 al 19 aprile 2026. La sezione principale Established accoglierà i visitatori al Level 0 della South Wing di Allianz MiCo. 111 gallerie attraversano con libertà il Novecento e il presente, mettendo in dialogo maestri dell’arte moderna e ricerche contemporanee, oltre a progettualità vicine al design da collezione e d’autore. Ecco le esposizioni di Sadie Coles HQ, Galleria Poggiali e Traffic Gallery.

Lazio: convegno su Difensore Civico e PA nell’era digitale

Roma, 17 apr. (askanews) – Si è svolto presso il Consiglio Regionale del Lazio, il convegno “Diritti, Innovazione e Istituzioni: Il Difensore civico e la Pubblica Amministrazione nell’era digitale”. Un’iniziativa promossa dal Difensore civico della Regione Lazio, che si inserisce nel solco delle attività istituzionali che punta a rafforzare la tutela dei diritti e il dialogo tra pubblica amministrazione e cittadini, con attenzione particolare alle sfide poste dalla trasformazione digitale. Ha parlato così Marino Fardelli, Difensore Civico Regionale Lazio: “La difesa civica si trasforma, va incontro anche a quelle che sono le novità del mondo contemporaneo e sfida anche l’innovazione tecnologica. Quindi il tema dei diritti, il tema della dignità camminano di pari passo. La difesa civica è presente, cercando di ridare dignità alle persone”.

Un momento di dialogo e approfondimento di grande rilevanza, in cui si è ribadito il ruolo strategico del Difensore civico come garante di equità, trasparenza e accessibilità nell’azione amministrativa, in un contesto in continua evoluzione. “L’evento è importante perché incontriamo dei cittadini, incontriamo dei ragazzi e tocchiamo con mano quello che è il senso di prossimità alle persone, al mondo reale. Perché il mondo del Difensore Civico è qualcosa che rappresenta trasparenza, vicinanza alle persone, disintermediazione ed è in linea coi principi che stiamo seguendo. Uno slogan che vorrei fare mio è che dobbiamo lavorare per distruggere labirinti e non per costruire mappe che consentano di orientarci all’interno di questi” ha dichiarato Giovanni Anastasi, Presidente di Formez.

Hanno partecipato anche rappresentanti istituzionali, accademici ed esperti del settore, che si sono confrontati su temi sempre più centrali. In merito si è espressa Eleonora Zazza, Presidente Corecom Lazio: “Siamo molto lieti di essere qui. Il nostro scopo, il nostro interesse è quello di ricordare sempre la presenza delle istituzioni accanto ai ragazzi, per affrontare il mondo digitale in modo protetto e sicuro”.

All’incontro, ampio spazio anche agli interventi di approfondimento. Uno dei momenti è stata la prima edizione del “Premio Caterina Sparagna”, istituito in memoria della studentessa già distintasi nell’ambito del progetto “Il Difensore Civico tra i banchi di scuola”. Un riconoscimento finalizzato a valorizzare l’impegno delle giovani generazioni sui temi della cittadinanza attiva, della difesa civica e della tutela dei diritti, attraverso elaborati creativi e multimediali.

Ue, Salvini: sorda e nemica, anche Confindustria chiede cambio

Milano, 17 apr. (askanews) – “La Ue è sorda se non nemica: sta impedendo al governo italiano di usare i soldi degli italiani per aiutare gli italiani in difficoltà: Patto di stabilità, aiuti di Stato, vincoli di bilancio… Perfino il presidente di Confindustria ha detto che bisogna cambiare il governo dell’Europa. Noi come governo italiano o governatori possiamo approvare leggi e stanziare soldi, ma finchè a Bruxelles ci ingabbiano…”. Lo ha detto il vice premier e segretario della Lega Matteo Salvini, in un filo diretto con Radio Libertà, commentando la presa di posizione di Emanuele Orsini.

“Vorremmo dare più aiuti ai camionisti, per evitare che gli aumenti si scarichino sul carrello, ma l’Europa ci dice no: il governo italiano non può aiutare più di tanto perchè ci dicono che è vero che la situazione è grave ma non ancora gravissima… Vogliamo aspettare che il malato muoia? Chi governa l’Europa di buonsenso ne dimostra poco anche con le dichiarazioni di queste ore. Evidentemente c’è qualcuno in Ue cui la guerra non dispiace e la crisi economica ed energetica non dispiace…”.

Iran, le notizie più importanti del 17 aprile sulla guerra

Roma, 17 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di venerdì 17 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale. Nella notte fra giovedì e venerdì è entrato in vigore un cessate il fuoco fra Libano e Israele.

-10:37 Iran, Trump: “Papa deve capire che questo è il mondo reale”.

-09:02 Iran, maresciallo Munir (che piace a Trump) perno della mediazione.

-08:18 Libano, media: Idf apre il fuoco su ambulanza nel Sud.

-07:46 Hormuz, prima petroliera sudcoreana esce dal Mar Rosso.

-07:39 Iran, Australia: nessuna richiesta di aiuto da Usa.

-07:33 Iran, Pezeshkian: Usa non vinceranno questo conflitto.

-07:23 Iran, Trump ammette: accordo di pace potrebbe non esserci.

-07:19 Trump: Italia? Non c’è stata per noi, non ci saremo per loro.

-07:09 Trump: guerra Iran “piccola deviazione” per gli Usa.

-07:02 Libano, Tajani: accogliamo con favore imminente cessate-il-fuoco.

-07:01 Iran, Tajani: Cina segue con attenzione riunione Parigi su Hormuz.

-07:00 È entrato in vigore nella notte tra giovedì e venerdì un cessate il fuoco di dieci giorni tra Libano e Israele. A Beirut, allo scoccare della mezzanotte, nei sobborghi meridionali della città sono risuonati spari di festeggiamento. Fino all’ultimo momento il conflitto è stato intenso: l’ultimo attacco rivendicato da Hezbollah contro truppe israeliane – riporta Al Jazeera – è arrivato a dieci minuti prima della mezzanotte, e Israele ha continuato a lanciare raid aerei fino a uno o due minuti prima dell’entrata in vigore della tregua.

Trump: l’Italia? Non c’è stata per noi, non ci saremo per loro

Roma, 17 apr. (askanews) – Donald Trump torna ad attaccare l’Italia con un post pubblicato su Truth, nel quale, linkando un articolo del Guardian sul no all’uso di Sigonella per alcuni aerei americani, ha ribadito in modo netto la sua irritazione per l’Italia.

“L’Italia non c’è stata per noi, noi non ci saremo per loro!”, ha scritto il presidente Usa Donald Trump, rilanciando così la polemica sull’atteggiamento italiano rispetto all’utilizzo della base di Sigonella da parte di alcuni velivoli statunitensi.

Il riferimento del presidente americano al rifiuto italiano di consentire l’uso della base siciliana per alcuni aerei Usa.

Orsini: no a campagna elettorale permanente, c’è bisogno di stabilità

Roma, 17 apr. (askanews) – “In questo momento tutte le parti politiche, le parti responsabili, devono pensare ad una cosa sola: al bene del Paese”. Ad affermarlo è il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che dice “assolutamente no” ad una campagna elettorale permanente.

“Cominciare oggi ad entrare in campagna elettorale, con quello che ci sta accadendo intorno… Noi abbiamo bisogno di stabilità e di un piano industriale in questo Paese. Non possiamo pensare di smontare ogni giorno quel piano industriale”, spiega in occasione di un convegno a Genova sull’economia del mare.

Meloni: piattaforme social assumano responsabilità su tutela minori

Milano, 17 apr. (askanews) – La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha preso parte ieri ad una videoconferenza, promossa dal Presidente francese Emmanuel Macron, sulle possibili iniziative nazionali ed europee per rafforzare la sicurezza dello spazio digitale per i minori. Alla videoconferenza hanno partecipato, oltre alla Presidente della Commissione Europea von der Leyen, i leader di Germania, Grecia, Irlanda, Repubblica Ceca, Spagna, oltre ai rappresentanti dei governi di Austria, Danimarca, Cipro, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo e Slovenia.

Nel corso della discussione, riferisce una nota di palazzo Chigi, Meloni “ha sottolineato come il tema sia seguito con grande attenzione in Italia e ha valorizzato le iniziative sinora adottate dal Governo a livello nazionale per assicurare un ambiente digitale sicuro per i minori”. In particolare, la presidente Meloni ha ricordato le seguenti misure: il divieto dell’uso dei telefoni cellulari in classe; la verifica della maggiore età per l’accesso a materiale pornografico online; il diniego automatico di accesso ai domini relativi a pornografia, violenza, droghe, razzismo e scommesse per sim-card e contratti intestati a minori (cd. ‘parental control’); la possibilità di rimuovere contenuti on-line ritenuti nocivi per lo sviluppo psico-fisico dei minori o di incitazione all’odio o alla violenza; la progressiva diffusione dei percorsi di alfabetizzazione digitale e mediatica nelle scuole medie e superiori (cd. ‘patentino digitale’)”.

La Presidente Meloni ha inoltre confermato la “piena disponibilità” del Governo italiano a lavorare alla costruzione, anche a livello europeo, di un approccio integrato al tema che non si limiti alla sola verifica dell’età, oggetto comunque di attento esame e specifiche iniziative attualmente in discussione al Parlamento italiano. In questo ambito, la Presidente “ha richiamato le piattaforme a una più incisiva assunzione di responsabilità, per evitare che la loro attività possa compromettere il benessere psico-fisico dei più giovani e per prevenire e ridurre i fenomeni di dipendenza comportamentale connessi, in particolare, all’utilizzo dei social media”.

Un altro punto centrale dell’intervento del Presidente Meloni ha riguardato “l’imprescindibile esigenza di non perdere di vista il tema della privacy, tanto a livello nazionale che a livello europeo”. Ulteriori elementi di tale approccio dovranno essere la promozione dell’educazione digitale e il sostegno alle famiglie.

Come stabilito anche dalle Conclusioni dello scorso Consiglio Europeo, la Presidente del Consiglio ha infine sottolineato che “ogni intervento europeo dovrà essere allineato alle specificità normative nazionali e, allo stesso tempo, subordinato alla massima tutela della riservatezza dei cittadini”.

Miart, alcune gallerie: Lia Rumma, Gian Enzo Sperone e Mazzoleni

Milano, 17 apr. (askanews) – Fiera Milano presenta la trentesima edizione di miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea diretta da Nicola Ricciardi che si svolge dal 17 al 19 aprile 2026. Al piano 2 prende forma la nuova sezione Established Anthology, che riunisce 20 gallerie internazionali attorno a un comune obiettivo: raccontare la complessità, le traiettorie e le trasformazioni del tempo. Attraverso esposizioni tematiche, focus monografici e accostamenti generazionali, i progetti celebrano figure storiche e artisti contemporanei, esplorando le dimensioni di tempo, spazio e trasformazioni culturali. Ecco i progetti espositivi delle gallerie Lia Rumma, Gian Enzo Sperone e Mazzoleni.

Bulgaria domenica al voto: ex presidente favorito. Ue monitora

Roma, 17 apr. (askanews) – Una settimana dopo la sconfitta elettorale del primo ministro ungherese Viktor Orban, le cancellerie europee tornano a guardare con attenzione all’est Europa per le nuove elezioni in Bulgaria, temendo una nuova sponda per Mosca all’interno dello scacchiere europeo.

Le elezioni di domenica saranno, per la Bulgaria, l’ottava tornata elettorale nel giro di meno di cinque anni, confermando Sofia una delle realtà politiche più instabili d’Europa, condizionata da un sistema partitico altamente frammentato che produce coalizioni spesso fragili e litigiose e governi dalla vita molto breve.

La lotta alla corruzione è uno degli assi centrali della campagna elettorale in Bulgaria, con l’ex presidente e pronosticato vincitore, Rumen Radev, che ne ha fatto uno dei suoi principali cavalli di battaglia.

Generale dell’Aeronautica militare, ex presidente della Repubblica bulgara per due mandati consecutivi dal 2016, Radev, leader della coalizione Bulgaria Progressista, propone una linea politica che combina lotta senza quartiere alla corruzione, misure economiche volte a proteggere le fasce più deboli dall’inflazione e un approccio conservatore, poco euro-entusiasta, accompagnato da aperture verso una distensione con la Russia.

La possibile vicinanza dell’ex presidente bulgaro a Mosca è ciò che più preoccupa le cancellerie europee. In una delle poche interviste rilasciate, Radev ha sottolineato la necessità di mettere l’economia al di sopra dell’ideologia, evidenziando un possibile cambio di rotta nei rapporti con la Russia.

“Siamo l’unico Stato membro dell’Unione Europea ad essere al contempo slavo e ortodosso orientale”, ha dichiarato Radev in un’intervista al giornalista bulgaro Martin Karbovski. “Possiamo rappresentare un anello molto importante in tutto questo meccanismo per ristabilire le relazioni con la Russia”.

Un’apertura che il candidato ha ribadito anche in altre occasioni, come riportato dall’agenzia bulgara BTA. “È giunto il momento di decidere cosa vogliamo sviluppare: l’ideologia o un’economia prospera”, ha dichiarato Radev durante un comizio elettorale, sottolineando come “non sia normale importare petrolio da paesi lontani, attraverso stretti e rotte costose e rischiose, quando il petrolio a basso costo, per il quale la nostra raffineria è adatta, si trova a soli due giorni di navigazione nel Mar Nero”.

Secondo gli ultimi sondaggi pubblicati da Politico, la coalizione Bulgaria Progressista guidata da Radev si attesterebbe intorno al 31% dei consensi. Un risultato che le garantirebbe la maggioranza relativa dei seggi, con un vantaggio di circa dieci punti sui conservatori di Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria (GERB), dati al 21%, e sui liberali di Continuiamo con il Cambiamento (PP), fermi al 12%. Tuttavia, questi numeri non sarebbero sufficienti a consentire a Radev di formare un governo senza alleati.

Più distaccati figurano il Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS), punto di riferimento della minoranza turca e accreditato di circa il 10%, e la formazione nazionalista di estrema destra Rinascita, attorno al 7%.

Infine, sulla scia di quanto avvenuto in Ungheria, i partiti di centro-sinistra che hanno scelto di non aderire a Bulgaria Progressista, anche in virtù della volontà di Radev di mantenere la coalizione priva di una marcata identità ideologica, rischiano l’esclusione dal Parlamento. Il Partito Socialista si colloca infatti proprio intorno alla soglia di sbarramento del 4%.

Il Parlamento bulgaro è unicamerale. L’Assemblea nazionale è composta da 240 membri, eletti ogni quattro anni in 31 collegi plurinominali corrispondenti alle oblast del paese. Il sistema elettorale è misto: 31 membri sono eletti con sistema maggioritario a turno unico e 209 con sistema proporzionale a liste bloccate. Per l’assegnazione dei seggi si utilizza il metodo Hare-Niemeyer, con soglia di sbarramento al 4%. (di Lorenzo Della Corte)

Orsini: gas russo? "Fare tutto il possibile per salvaguardare le imprese"

Roma, 17 apr. (askanews) – “Prima del conflitto russo-ucraino noi pagavano l’energia 28 euro al megawattora, oggi siamo a 160 euro al megawattora. Io su questo credo che bisogna fare una riflessione, oggi noi abbiamo bisogno di fare tutto ciò che è possibile per salvaguardare la nostra impresa perchè in questo momento è veramente fuori dalla competizione globale”. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, rispondendo ad una domanda sulle posizioni espresse dall’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi sul gas naturale liquefatto dalla Russia.

Secondo Orsini, “bisogna fare un ragionamento” sul tema, “anche perchè – ha spiegato durante l’evento di Confindustria a Genova sull’economia del mare – mi risulta che il Gnl dalla Russia lo stiamo ancora comprando, passa da Amsterdam”.

Miart, Intesa Sanpaolo: energia positiva nonostante tempi complessi

Milano, 17 apr. (askanews) – “Io credo che l’aspetto più interessante da evidenziare in questo caso sia la continuità. Esiste una relazione solida, un’amicizia profonda che ha a che fare con la condivisione delle collezioni d’arte di Gallerie d’Italia, l’idea di essere alla fiera con opere scelte dal direttore Nicola Ricciardi, che è stato curatore all’interno delle collezioni nostre per condividere pezzi del patrimonio di Intesa San Paolo con gli appassionati, con i visitatori, ma anche invitare in piazza della Scala, dove il caveau, aperto in maniera straordinaria, offre una selezione di opere che il direttore della fiera ha scelto e ha individuato per il pubblico che visiterà Milano e che verrà a Milano in questi giorni. Credo che sia il modo migliore per mettere insieme soggetti che hanno un eguale attaccamento all’arte cultura, anche sottolineando la centralità del mercato”. Lo ha detto, nel corso della preview della 30esima edizione di miart in Fiera Milano, Michele Coppola, direttore Arte Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo, main partner dell’evento.

“Io registro un’energia positiva – ha aggiunto Coppola – registro una grande curiosità e una forte disponibilità. Evidentemente il contesto generale è un contesto che ci obbliga a guardare sempre con speranza al futuro, ma tenendo in considerazione gli scenari che sono scenari complessi, Oggi ho respirato nel dialogo con i principali galleristi presenti, però una positività di fondo evidente.

Miart, 30esima edizione: flessibili e plurali per stare nel presente

Milano, 17 apr. (askanews) – I tempi non sono semplici per il mercato dell’arte, ma, forse anche per le sfide che continuamente si pongono, tra le gallerie aumenta l’energia. È questa una delle sensazioni che si percepiscono visitando la 30esima edizione di miart, che Fiera Milano ha portato quest’anno in una nuova location: la South Wing dell’Allianz MiCo.

“Abbiamo detto proviamoci: proviamo a inventarci una fiera su tre livelli – ha detto ad askanews il direttore artistico Nicola Ricciardi – una fiera che raccoglie tre fiere, perché ogni livello ha un po’ la sua la sua natura. Noi ci troviamo al livello numero due, che è quello un po’ più da boutique, come fosse una fiera boutique all’interno di una fiera tradizionale. Al livello zero invece è la nostra solita fiera e poi abbiamo dedicato un intero piano alla sezione Emergent, quella che è cresciuta di più quest’anno. Abbiamo deciso di investire molto raddoppiando gli sforzi anche proprio per cercare di dare un messaggio, un messaggio di responsabilità, sostenere le gallerie giovani in un momento particolarmente difficile come quello che stiamo attraversando”.

Intitolata “New Directions” e ispirata alla logica del jazz, la fiera ospita 160 gallerie da 24 Paesi e copre oltre un secolo di storia dell’arte. Ma a contare di più è la sensazione di essere di fronte a una pluralità di voci, che non necessariamente devono andare in un’unica direzione. “Io sono molto impressionato dalla qualità dei collezionisti – ha aggiunto il direttore -. Abbiamo ricevuto una lista dalla nostra VIP manager che a detta di tanti galleristi non abbiamo mai avuto in questi anni. Questo vuol dire che siamo riusciti con questo cambio di padiglione, appunto, anche a convincere, a prendere un aereo, cosa che ormai si fa sempre più di rado, di venire a scoprire quello che abbiamo costruito dentro la fiera, anche in città, perché abbiamo anche dei progetti che abbiamo fatto nelle istituzioni cittadine. Quindi a giudicare dai nomi a giudicare delle presenze, un ottimo inizio. I conti si fanno poi alla fine, però sicuramente partire bene è sempre un buon segno”.

Un’altra domanda che è legittimo porsi riguarda il format delle fiere d’arte, come è possibile adeguarlo a una realtà che cambia continuamente? “L’importante per me – ci ha risposto Nicola Ricciardi – è provare, sperimentare. In questi tempi molto complessi la soluzione credo sia quella di complicarci la vita ancora di più, proprio per andare al passo con il tempo, ma anche perché bisogna costruire un qualcosa che sia il più flessibile possibile”.

Questa flessibilità, messa in relazione a quella delle strutture antisismiche, sembra essere la caratteristica principale di questa 30esima miart, e anche una metafora del modo in cui l’intero sistema dell’arte prova ad andare avanti attraverso le tempeste.

M.O., Orsini: miopia Ue spaventa, forse va cambiata governance

Genova, 17 apr. (askanews) – “Questa miopia veramente mi spaventa. Forse dobbiamo cambiare chi ci sta”. Con questo duro attacco alla governance Ue il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha commentato il rischio recessione in Europa paventato dal Fmi, a margine di un convegno sull’economia del mare organizzato da Confindustria a Genova.

“Speriamo che si arrivi presto a una negoziazione nel Golfo – ha spiegato Orsini – perché, se continuiamo ovviamente con il conflitto e questa instabilità, sicuramente entreremo in recessione. Noi l’abbiamo detto quasi tre settimane fa con il nostro centro studi: se finisse velocemente siamo a un +0,5, se arriviamo ai quattro mesi dal conflitto siamo a uno zero, quindi una stagnazione, ma è logico che, se il conflitto continua, diventa anche un problema”.

“Noi – ha concluso il leader degli industriali – cominciamo ad avere problemi a reperire prodotti sugli scaffali in Sicilia, cominciamo ad avere problemi con i voli aerei: è logico che quando abbiamo questi tipi di problemi fare impresa è veramente complicato e mi meraviglia onestamente che l’Europa ancora non stia vedendo questa cosa, che non abbia pronte misure e che si stia parlando ancora di aiuti di Stato e non di debito pubblico, dove ancora oggi il cambio euro-dollaro vale 1,16”.

Musica, due album inediti di Chet Baker e McCoy Tyner

Roma, 17 apr. (askanews) – È partito il conto alla rovescia per gli appassionati del grande jazz: Red Records ha scelto infatti il prossimo Record Store Day il 18 aprile per presentare due album inediti straordinari, che andranno a completare il catalogo dell’etichetta milanese.

Shine di Chet Baker, registrato al Teatro Estense di Ferrara il 9 dicembre del 1987, è una delle ultime testimonianze dello straordinario trombettista americano, che in quartetto rilegge alcuni degli standard più noti della tradizione, con il nitore lirico che ha reso inconfondibile il suo suono. Da Almost Blue a In a sentimental mood, questo doppio album in edizione limitata è destinato ad essere uno degli album più importanti della stagione discografica.

Ugualmente, The seeker di McCoy Tyner con Bobby Hutcherson, registrato live al Teatro Morlacchi di Perugia durante l’edizione 1993 di Umbria Jazz, consentirà agli amanti del bopper di Philadelphia di godere di una performance inedita, con un vero “muro di suono” rappresentato dall’eruttiva fantasia improvvisativa del piano di Tyner, qui accompagnato dalla ritmica di Avery Sharpe e Aaron Scott.

Gli inediti, riportati alla luce e registrati con le più avanzate tecnologie disponibili da Red Records, consentono di aggiungere due tasselli non secondari alla storia della musica jazz e alle biografie di due padri nobili di questo genere. Il miglior modo per continuare a festeggiare i cinquant’anni dell’etichetta, che prosegue nel proprio lavoro di recupero sulla storia e di promozione dei migliori nuovi talenti jazzistici internazionali.

Massimo dell’arroganza, massimo della debolezza

Quel delirio di parole insultanti e senza senso che il presidente Donald Trump ha scagliato contro Papa Leone XIV tornerà addosso al provvisorio inquilino della Casa Bianca. Ma non senza aver fatto un serio danno anche a quel che resta dell’egemonia americana. Non è la prima volta che il presidente Usa fa un gran danno a se stesso, al suo paese e a quella parte di mondo che gli Stati Uniti hanno sempre cercato di tutelare e rappresentare. E di questo passo non sarà certo l’ultima.

In simili circostanze il buonsenso richiederebbe di chiamare un’ambulanza e di portare via il paziente. Impresa che riuscì perfino a Vittorio Emanuele III all’indomani del Gran Consiglio del fascismo.

In questo caso non succederà, ovviamente. Ma il secondo mandato di Trump ci consegna già a metà del suo mandato un monito che faremmo bene a non dimenticare (cercando nel frattempo di tenerci per quanto possibile al riparo dei danni che ne derivano). E il monito è questo. Laddove c’è il massimo dell’arroganza c’è anche il massimo della debolezza.

Così Trump si è giocato, per il gusto di fare il bullo, il consenso dell’elettorato cattolico che assai probabilmente gli volterà le spalle questo autunno nelle elezioni di medio termine. E la stessa cosa, a ben vedere, sta accadendo con l’Iran. Laddove un’altra tempesta di azioni minacciose e belliciste ha solo sortito l’effetto paradossale di rafforzare quel regime che si voleva addirittura cancellare dalla faccia della terra.

Come a dire che il re è nudo, non più in grado di tutelare i propri interessi geopolitici. E neppure la dignità del suo stesso mandato di governo.

 

Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 16 aprile 2026

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

Europeismo e atlantismo: un legame ancora possibile?

Una tradizione politica consolidata

Ma è ancora possibile, oggi e non ieri, coniugare in un progetto politico credibile e di governo il tradizionale europeismo con il riferimento all’atlantismo? Se questo è sempre stato il fiore all’occhiello dei partiti di governo nel nostro paese, e nello specifico della Democrazia Cristiana per oltre 50 anni durante l’intera prima repubblica, è pur vero che europeismo ed atlantismo sono sempre stati i due motori propulsori che hanno caratterizzato la democrazia italiana dal secondo dopoguerra in poi.

Certo, parliamo di partiti e di culture politiche che non hanno mai avuto dubbi o perplessità in merito alla collocazione naturale del nostro paese nello scacchiere europeo ed internazionale. E quindi, per essere ancora più chiari, non mi riferisco ai partiti populisti, massimalisti, estremisti o radicali che perseguono altri progetti e hanno altri obiettivi. Ma a partiti e coalizioni che hanno sempre fatto dell’europeismo e dell’atlantismo, cioè della piena e convinta appartenenza all’Occidente, la loro stella polare anche e soprattutto per quanto riguarda la declinazione concreta delle varie scelte sul terreno della politica estera.

Il mutamento del contesto internazionale

Ora, però, si tratta di capire nell’attuale contesto internazionale se quei due postulati sono e continuano ad essere realisticamente percorribili e concretamente perseguibili. Anche se, va pur detto, le alternative ad una piena e convinta adesione occidentale sono francamente ed oggettivamente inquietanti.

Solo menti politicamente distorte e disordinate possono pensare che la Russia da un lato o la Cina o l’Iran dall’altro possano rappresentare baluardi di sicurezza, di libertà, di democrazia e di profonda adesione a sistemi politici liberi e costituzionali.

Ma, al contempo, non si può non sostenere che i due storici postulati di una prospettiva di libertà, di democrazia e di sicurezza confliggono con chi scambia i valori occidentali con posizioni che sono francamente incompatibili con quell’universo valoriale e culturale. Non è certamente, per fare un solo esempio, l’America di Trump l’orizzonte ideale per consolidare quei valori che sono alla base del nostro sistema democratico, liberale e costituzionale.

Un nodo politico decisivo

Dei regimi autocratici, dittatoriali ed illiberali – alcuni, purtroppo, ancora e sempre molto cari a settori della sinistra italiana – non vale la pena di soffermarsi perché erano, sono e restano alternativi ai principi e alla cultura democratica.

Ecco perché il tema dell’europeismo e dell’atlantismo, cioè di come rilanciare e consolidare oggi i valori dell’Occidente, merita di essere al centro della riflessione politica e progettuale dei partiti e dei rispettivi schieramenti.

Solo attraverso una chiarezza su questi nodi decisivi sarà possibile presentarsi con le giuste credenziali progettuali in vista delle prossime elezioni politiche. Anche perché, oggi più che mai, sarà proprio la politica estera – come del resto era già durante l’intera prima repubblica – la frontiera entro la quale si misura l’affidabilità, la serietà, la credibilità e l’autorevolezza di un progetto politico e di governo. Dei partiti e dei rispettivi schieramenti.

Dall’assistenza all’autonomia: un modello per un’impresa solidale in Africa

Si discute senza sosta di immigrazione, tra allarmi, emergenze e contrapposizioni. Eppure, accanto a questo rumore di fondo, si può immaginare un approccio diverso: intervenire là dove il bisogno nasce, lasciando segni concreti e duraturi. È in questa direzione che si colloca l’impegno, poco appariscente ma significativo, del presidente della SS Lazio Claudio Lotito, orientato a sostenere alcune tra le realtà più fragili del continente africano.

Negli anni segnati da crisi globali e tensioni diffuse, c’è chi ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. In particolare, verso quei contesti in cui l’infanzia vive ai margini, invisibile agli occhi del mondo. Bambini e ragazzi privi di strumenti, spesso senza accesso all’istruzione e alle cure di base, diventano così il centro di un’azione che mira a restituire dignità prima ancora che assistenza.

Un esempio concreto è rappresentato dall’intervento a Masina III, nella periferia di Kinshasa, in Congo, dove è stata sostenuta l’espansione dell’“Ecole de la Liberté”. La struttura, oggi, accoglie oltre mille studenti tra scuola primaria e secondaria, offrendo un percorso educativo ispirato a standard formativi avanzati. Non si tratta soltanto di alfabetizzazione, ma di costruzione di competenze e prospettive.

Accanto all’istruzione, è stata promossa anche la realizzazione del centro sanitario “Libota Lisantu”, primo presidio di quartiere in grado di garantire servizi essenziali: assistenza al parto, diagnostica, cure odontoiatriche e analisi. Un’infrastruttura fondamentale, che incide direttamente sulla qualità della vita e sulla possibilità stessa di sviluppo della comunità.

In questo intreccio tra educazione e salute emerge una linea chiara: l’aiuto non come gesto episodico, ma come investimento nella capacità delle persone di reggersi in piedi. Forse è proprio qui la chiave di un approccio più efficace e umano: fare, con discrezione, ciò che è possibile fare. Senza enfasi, ma con continuità.

Fellini, anatomia di un genio. Incontro con Raffaele Simongini

In occasione del nuovo libro dello storico del cinema Raffaele Simongini, Federico Fellini e la sicurezza del sonnambulo (edito da Mimesis/Cinema), ho incontrato l’autore per parlare di Fellini, “il Mago Merlino, l’inventore di universi, che nella cella in cima alla torre maneggiava i suoi alambicchi creando spesso vite parallele, in cui egli stesso a tratti si smarriva”, come scrive Gianfranco Angelucci in una prefazione colma di sensibilità, conoscenza e ricchezza di preziose osservazioni e dettagli.

il volume è stato presentato in anteprima nel corso del RUFA ON SCREEN, rassegna di cortometraggi della Rome University of Fine Arts svoltosi al nuovo cinema Aquila di Roma dal 14 al 16 aprile 2026.

Un libro su Fellini dopo tanti. Cosa ti ha spinto a scriverlo?

Non intendo spingermi oltre i limiti di questo lavoro, che resta prima di tutto uno studio sul cinema di Fellini, né formulare generalizzazioni che esulerebbero dal suo ambito. Tuttavia, nel corso della ricerca mi sono reso conto che il percorso intrapreso coinvolgeva direttamente anche la mia posizione di studioso e il rapporto fra esperienza personale e costruzione teorica.

L’incontro con Fellini ha inciso proprio su questo punto: studiare i suoi film, così refrattari a ogni definizione conclusiva e insieme così rigorosamente costruiti, mi ha costretto a ripensare il rapporto con l’idea stessa della creazione dell’opera d’arte. 

Per questo motivo, il lavoro su Fellini è stato per me anche un’esperienza metodologica. Non si è trattato soltanto di analizzare un autore, ma di riconsiderare il mio stesso modo di fare storia del cinema, accettando che l’oggetto della ricerca non sia qualcosa da chiudere in una definizione conclusiva, bensì un campo di forze in cui immaginario e vissuto entrano continuamente in relazione.

Fellini ha dimostrato quanto fosse importante per lui vivere in modo intenso l’atto creativo, finalizzato alla realizzazione di un’opera cinematografica. Con grande dedizione, infatti, perseguiva la sua vocazione demiurgica, completamente votata al cinema, mettendo a rischio anche il proprio benessere psicofisico, come accadde durante la preparazione del suo film Il viaggio di G. Mastorna, che non riuscì mai a realizzare. Inoltre, leggendo i suoi testi o le risposte alle interviste, ci si imbatte spesso in riflessioni estetiche molto profonde, che non riguardano solo il cinema, ma l’arte in generale.

Fellini si rifiuta di esprimere argomentazioni puramente teoriche, caratterizzate da un tono forzatamente intellettualistico, volto a spiegare i suoi film. Cosa pensi a riguardo?

In particolare, respinge le interpretazioni dei suoi lavori derivanti da discipline come la semiologia o la sociologia. Spesso, preferisce nascondersi dietro una battuta, optando per risposte ironiche che, tuttavia, celano profonde verità. In questo senso, è un discepolo del saggio cinese del V secolo, Lao tse, che affermava: “Se costruisci un pensiero, ridici sopra”. Una lettura più attenta dei suoi scritti rivela riflessioni interessanti, da mettere in relazione con testi teorici sull’atto creativo e sull’innata capacità umana di esprimersi attraverso le opere d’arte.

Eppure, non bisogna mai dimenticare che chi ama il cinema di Fellini e ha la fortuna di scriverne dovrebbe seguire una semplice regola, suggerita dallo stesso grande regista: parlare dei film come se fossero esseri viventi, lasciandosi coinvolgere da un’emozione personale. Abbiamo cercato di guardare i film di Fellini con gli occhi del pubblico, evitando la freddezza diagnostica di chi presume di sapere. D’altronde, chi di noi vorrebbe fare la fine del pedante intellettuale, detentore del sacro verbo della verità dell’arte, giustiziato da Guido Anselmi, alter ego di Fellini, nel film ?

Un regista unico ed universale che ha creato singolare sinergia tra differenti forme d’arte, che disegnava per esternare i suoi pensieri e le visioni, che scriveva per narrare immaginazioni, fatte rivivere nel mondo oggettivo tramite la mano del demiurgo… Dall’effimero al progetto. Teoria e creazione. Hai fatto una sintesi, non facile, di molti pensieri sul suo essere artista.

Nella speranza di non tradire il pensiero del regista, evitando di travisare le sue parole, si è cercato di associare le riflessioni di filosofi e psicanalisti autorevoli ad alcune sue affermazioni tratte da interviste o scritti autobiografici. Fellini, non dobbiamo mai dimenticarlo, continua a stupirci con le sue illuminanti argomentazioni, che non sfigurano accanto a quelle dei teorici professionisti. È fondamentale ribadire, con cognizione di causa, che spetta agli artisti e, in particolare, ai grandi e insuperabili artisti, che nel secondo Novecento non sono poi così numerosi, l’ultima parola sull’atto creativo e sul suo inspiegabile mistero.

Le teorie elaborate attorno a Fellini si collocano dunque entro questo orizzonte. I suoi film e le sue dichiarazioni non costituiscono semplicemente un oggetto di analisi, ma assumono una funzione teorica in senso proprio: producono forme di conoscenza che, pur non presentandosi nella struttura sistematica del trattato filosofico, risultano per molti aspetti altrettanto decisive sul piano estetico ed esistenziale.

Questa ricerca, che nel tempo ha coinvolto teorici dell’arte come Konrad Fiedler, filosofi quali Ernst Cassirer, psicoanalisti come Carl Gustav Jung ed Erich Neumann, e che si è formata anche attraverso l’insegnamento del filosofo Emilio Garroni, mi ha progressivamente condotto a costruire l’impalcatura teorica entro cui oggi colloco il mio lavoro su Fellini. In questo orizzonte si colloca anche il riferimento a Giorgio de Chirico, che considero, insieme a Federico Fellini, il più grande artista italiano del Novecento. Infine, le immagini dei film di Fellini si configurano come possibili accessi al mistero e alla sincronicità junghiana, secondo un coerente impianto teorico delineato da Gianfranco Angelucci e da lui definito come onirismo veggente, il quale ha ispirato alcune delle riflessioni sviluppate nel libro.

Secondo te cosa c’è alla base degli studi di Fellini? 

Forse sussiste la scoperta di una riflessione sulla creatività che coinvolge l’imitazione e il processo di individuazione. I grandi artisti, e Fellini in modo esemplare, producono un paradosso: da un lato creano un modello inevitabilmente destinato a essere imitato, dall’altro, attraverso la radicale singolarità della loro opera, negano ogni possibilità di ridurre la creazione artistica a una formula riproducibile. In questo senso, per Fellini sembra valere una sorta di imperativo implicito: vietato imitare. Ogni opera autentica è chiamata a perseguire un processo di individuazione, a diventare il luogo in cui si riconosce e si forma il proprio sé.

La lezione junghiana può essere riletta proprio alla luce di questa tensione. Il cuore della psicologia analitica consiste infatti nel rapporto dinamico tra identificazione e individuazione. L’imitazione, intesa in senso ampio, corrisponde per Jung all’identificazione con valori, ruoli e modelli socialmente condivisi. E’ un momento necessario, poiché rende possibile l’adattamento alla vita collettiva ed è la condizione stessa da cui può prendere avvio il processo di individuazione.

Individuarsi, tuttavia, significa progressivamente prendere distanza da queste identificazioni, seguire un percorso proprio, spesso faticoso, che comporta il prezzo dell’incomprensione e della solitudine. Solo in un secondo momento il soggetto può ritornare alla comunità portando con sé una forma nuova, una proposta di senso che la collettività potrà eventualmente riconoscere e accogliere.

Qualora questo processo non giunga a compimento, qualora non si riesca a dare forma autonoma alla propria esperienza, resta allora la possibilità, non per questo meno dignitosa, di scegliere consapevolmente un’appartenenza collettiva e contribuire al suo sviluppo.

Quindi è in questa prospettiva che può essere compresa la grande lezione di Federico Fellini…

L’aver inventato uno stile e una poetica assolutamente personali, esito di un radicale processo di individuazione, che proprio per la sua irriducibile singolarità ha generato innumerevoli tentativi di imitazione. Le imitazioni riguardano le forme esteriori, l’individuazione, invece, resta inimitabile, perché coincide con il percorso attraverso cui un autore diventa sé stesso.

Fellini è conosciuto davvero da tutti e come è conosciuto? Ed i giovani, soprattutto le nuove generazioni di registi, come si relazionano a questo grande Maestro?  

Fellini non è soltanto diventato un aggettivo, “felliniano”, utile a evocare atmosfere sospese tra sogno e realtà, oppure, nel peggiore dei casi un espressionismo grottesco di origine circense, ma rappresenta ancora oggi uno dei simboli più riconoscibili della cultura italiana nel mondo. E tuttavia, paradossalmente, proprio questa fama sembra averne progressivamente svuotato la presenza concreta nell’immaginario contemporaneo. Fellini è ovunque, ma sempre meno visto, sempre meno conosciuto davvero.

Ridurre Fellini alla figura del regista sarebbe, del resto, un errore. La sua opera attraversa e intreccia arti e linguaggi diversi: cinema, certo, ma anche letteratura, pittura, scenografia e musica. Più che un autore, Fellini è un universo. Un artista totale, capace di trasformare il cinema in uno spazio mentale, prima ancora che narrativo.

Eppure, tra i più giovani, qualcosa sembra essersi incrinato. Il nome resiste, quasi come un marchio, ma spesso non è accompagnato da una reale esperienza delle sue opere. Non molto tempo fa mi capita di chiederlo a un ragazzo incontrato per caso: conosce Federico Fellini? La risposta è fulminea: sì, ho visto Roma. Mi sorprendo, quasi mi commuovo. Ma l’entusiasmo dura poco. “Roma… città aperta”, aggiunge subito dopo, mescolando con disinvoltura il film felliniano con quello di Roberto Rossellini.

L’episodio, nella sua apparente leggerezza, rivela qualcosa di più profondo: Fellini rischia di sopravvivere come nome, ma di scomparire come esperienza cinematografica. Come se la sua opera fosse stata lentamente ricoperta da una patina di polvere, trasformata in monumento più che in presenza viva.

Tornare a Fellini significa confrontarsi con alcune delle domande più radicali della condizione umana. I suoi film non offrono risposte, ma mettono in scena il disorientamento, il desiderio, la memoria, la paura, la ricerca di senso della vita, o l’accettazione del suo possibile fallimento. Anche per questi motivi la sua opera dialoga naturalmente con ambiti disciplinari diversi: l’estetica, per la costruzione delle immagini e delle forme; la psicoanalisi, per la centralità del sogno, dell’inconscio e del desiderio; la storia dell’arte, per la ricchezza iconografica e la stratificazione visiva; l’antropologia culturale, per la rappresentazione dei rituali, delle identità e delle trasformazioni sociali.

Come docente accademico come immagini un percorso universitario interamente dedicato a Fellini?

Articolato in corsi di Estetica, Psicoanalisi, Storia dell’arte, Antropologia culturale e Storia del cinema. In quest’ultimo ambito, in particolare, il suo contributo segna una svolta decisiva. Fellini ha progressivamente spostato il linguaggio filmico dal racconto del reale alla costruzione di universi interiori, visionari e autoriflessivi, influenzando profondamente generazioni di registi e ridefinendo le possibilità stesse del mezzo cinematografico.

Il problema è che per alcuni è diventato distante?

No, forse il problema è che abbiamo smesso di interrogarlo, di guardarlo, di lasciarci commuovere o inquietare dalle sue immagini.

Rimettere Fellini al centro non significa celebrare un classico, ma riattivare uno sguardo. Togliere la polvere, sì, ma soprattutto restituire vitalità a un’opera che non ha mai smesso di parlarci, siamo noi, semmai, ad aver smesso di ascoltarlo.

Salvini: Trump non è matto, segue suoi interessi. Ue assente

Roma, 17 apr. (askanews) – “Sicuramente Trump non è matto, ha una sua chiara strategia che è l’interesse americano che non coincide con quello italiano, a questo si aggiunge una Ue completamente assente, che mi impedisce di aiutare” chi ne ha bisogno, “bisogna cambiare alcune regole” e “o si cambiano in fretta o lo facciamo da soli”, “sono soldi degli italiani e li vogliamo usare” per “aiutare chi non ce la fa”. Lo ha detto il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini intervistato a Mattino 5 su canale 5.

Meloni a Parigi a vertice su Hormuz. "Bene tregua Israele-Libano"

Roma, 17 apr. (askanews) – La premier Giorgia Meloni è oggi a Parigi per il vertice della coalizione dei volenterosi su Hormuz. Alla riunione partecipano in presenza, oltre al presidente francese Emmanuel Macron, che la presiede, il primo ministro britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, mentre i leader di una trentina di paesi si collegheranno in video conferenza.

Meloni, ieri sera, ha espresso soddisfazione per il cessate il fuoco tra Libano e Israele, “un importante risultato grazie” raggiunto “grazie alla mediazione degli Stati Uniti”. “È ora fondamentale – ha aggiunto la presidente del Consiglio – che il cessate il fuoco sia pienamente rispettato. Hezbollah, che ha la responsabilità di aver dato il via a questo conflitto, deve cessare ogni azione contro Israele e rispettare le decisioni assunte dal Governo libanese”.

“Auspico inoltre – ha ripreso – che il cessate il fuoco possa creare le condizioni per il successo dei negoziati tra Israele e Libano portando ad una pace piena e duratura. In questo quadro, l’Italia continuerà a fare la sua parte contribuendo al mantenimento della pace lungo la Linea Blu attraverso il suo contingente militare in UNIFIL, missione ONU di cui detiene il comando, e a sostenere la sovranità libanese anche attraverso il rafforzamento delle forze armate libanesi”.

Netflix, co-fondatore Reed Hastings lascia a giugno dopo 29 anni

Milano, 17 apr. (askanews) – Cambio al vertice di Netflix. Il co-fondatore e presidente, Reed Hastings, ha annunciato la volontà di chiudere la sua esperienza alla presidenza di Netflix a giugno e di non volersi ricandidare al consiglio di amministrazione alla scadenza del suo mandato. Hastings faceva parte della società dalla sua fondazione ad agosto 1997. L’annuncio è arrivato con la trimestrale pubblicata nella notte, archiviata con ricavi in crescita a 12,2 miliardi e un utile netto che balza a 5,28 miliardi.

Hastings, secondo quanto riferito, ha deciso di dedicarsi alle sue attività filantropiche e ad altri progetti.

“Netflix ha cambiato la mia vita in tanti modi, e il mio ricordo preferito in assoluto risale al gennaio 2016, quando abbiamo permesso a quasi tutto il pianeta di godere del nostro servizio. Il mio vero contributo in Netflix non è stata una singola decisione; è stata l’attenzione alla soddisfazione degli abbonati, la creazione di una cultura che altri potessero ereditare e migliorare, e la costruzione di un’azienda che potesse essere sia amata dagli abbonati sia di grande successo per le generazioni a venire”, ha detto Hastings. “Netflix è così forte che ora posso concentrarmi su nuove cose”, ha concluso.

L’altro co-fondatore della società Marc Randolph aveva lasciato la società nel 2003, poco dopo la quotazione a Wall Street.

Tajani: cultura straordinario ponte tra Italia e Cina

Roma, 17 apr. (askanews) – “La cultura è uno straordinario ponte tra l’Italia e la Cina. Aver portato qui a Pechino opere che vengono dalla Galleria degli Uffizi e da Palazzo Pitti, significa aver portato nel paese che ha accolto Marco Polo e padre Ricci una vera immagine dell’Italia che è un grande paese fin dall’antichità, legato ad un grande paese quale è la Cina”. Lo ha affermato il ministro degli esteri, Antonio Tajani, inaugurando questa mattina, al Namoc (National Art Museum of China) di Pechino, la mostra delle Gallerie degli Uffizi “Omaggio ai grandi Maestri: da Leonardo da Vinci a Caravaggio – Capolavori del Rinascimento italiano”.

All’inaugurazione della mostra ha preso parte anche il ministro della Cultura e del Turismo cinese, Sun Yeli.

“Questa mostra – ha proseguito Tajani – è anche un ulteriore segno della volontà del governo italiano di puntare molto sulla diplomazia della crescita e della diplomazia culturale. La cultura è uno strumento di pace, favorisce il dialogo, la cultura unisce i popoli e non li divide. E proprio per questo voi cinesi e noi italiani ci intendiamo molto bene quando, grazie alla straordinaria storia che ognuno di noi ha dietro le spalle, ci confrontiamo” sul Mondo “usando un linguaggio comune”.

Libano, Tajani: cessate il fuoco cruciale cruciale passo avanti

Pechino, 17 apr. (askanews) – “Il cessate il fuoco in Libano è cruciale per risolvere positivamente il negoziato sull’Iran e portare rapidamente la pace in tutta la regione”, ha scritto su X il ministro degli Esteri Antonio Tajani poco prima dell’entrata in vigore della tregua di 10 giorni in Libano, salutando la possibilità di un’accelerazione ora verso un accordo per porre fine alla guerra con l’Iran.

“Accogliamo con grande favore l’annuncio di un prossimo e imminente cessate il fuoco tra Israele e Libano propiziato dal Governo americano. Sosteniamo con convinzione questo cruciale passo in avanti per la stabilità di tutto il Medio Oriente, al quale abbiamo contribuito con la missione a Beirut di lunedì scorso, mantenendo un contatto costante con il Presidente Aoun e il Ministro degli Esteri israeliano Sa’ar, ha evidenziato Tajani.

Dieci giorni di tregua in Libano, Trump: molto vicini ad accordo con Iran

Roma, 17 apr. (askanews) – È entrato in vigore nella notte tra giovedì e venerdì un cessate il fuoco di dieci giorni tra Libano e Israele. A Beirut, allo scoccare della mezzanotte, nei sobborghi meridionali della città sono risuonati spari di festeggiamento. Fino all’ultimo momento il conflitto è stato intenso: l’ultimo attacco rivendicato da Hezbollah contro truppe israeliane – riporta Al Jazeera – è arrivato a dieci minuti prima della mezzanotte, e Israele ha continuato a lanciare raid aerei fino a uno o due minuti prima dell’entrata in vigore della tregua. Il cessate il fuoco dichiarato condizione primaria da Teheran sembra aprire la strada a più decisivi colloqui tra Stati Uniti e Iran. Il presidente americano Donald Trump si è detto ottimista su un possibile accordo : “Penso che siamo molto vicini a fare un accordo con l’Iran”, ha dichiarato ai giornalisti fuori dalla Casa Bianca, aggiungendo ieri in serata che la guerra “dovrebbe finire abbastanza presto”.

La tregua rimane tuttavia fragile e già contestata. Hezbollah sembra aver cessato il fuoco, ma l’esercito libanese ha confermato violazioni israeliane, con colpi artiglieria che hanno bersagliatp diversi villaggi del sud. Se si tratti di una violazione tecnica del cessate il fuoco resta da chiarire: il Dipartimento di Stato americano ha precisato che l’accordo consente a Israele di colpire Hezbollah a propria discrezione — interpretazione che non è condivisa in Libano, incluso dall’esercito libanese.

Trump ha invitato Hezbollah a rispettare la tregua con un post sui social: “Spero che Hezbollah si comporti bene durante questo importante periodo. Non più uccisioni. Deve esserci finalmente la pace.”

Sul fronte negoziale con l’Iran, il mediatore pachistano, il capo dell’esercito Asim Munir, è arrivato mercoledì a Teheran e avrebbe incassato progressi su alcune questioni spinose. Secondo fonti diplomatiche citate da Reuters, emergono segnali di compromesso sul dossier nucleare: Teheran starebbe valutando il trasferimento all’estero di parte — ma non di tutto — il suo stock di uranio altamente arricchito, posizione che aveva finora escluso. Agli ultimi colloqui di Islamabad, Washington aveva proposto una sospensione ventennale di tutte le attività nucleari iraniane, mentre Teheran aveva controfferto con una pausa di tre-cinque anni. Trump ha sostenuto, sempre via social, che l’Iran si è impegnato a non dotarsi di armi nucleari per oltre vent’anni, e ha sottolineato le potenziali ricadute positive: “Se questo accade, il petrolio scende, i prezzi scendono, l’inflazione scende — e, cosa ancora più importante, non ci sarà un olocausto nucleare.”

Trump ha usato toni insolitamente distesi: “Abbiamo un ottimo rapporto con l’Iran in questo momento, per quanto sia difficile crederci. E penso che sia una combinazione di circa quattro settimane di bombardamenti e un blocco molto potente.”

Una fonte iraniana ha precisato che Teheran riaprirà lo Stretto di Hormuz solo in presenza di un cessate il fuoco permanente e di garanzie ONU contro futuri attacchi da parte di Stati Uniti e Israele.

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha avvertito che le forze americane sono pronte a riprendere le operazioni militari in caso di mancato accordo.

Trump ha annunciato colloqui alla Casa Bianca con il premier israeliano Netanyahu e il presidente libanese Aoun nelle prossime settimane, e ha lasciato aperta la possibilità di recarsi personalmente a Islamabad in caso di firma di un accordo con l’Iran.

Netanyahu e Trump, un circolo vizioso

Un legame perverso e sottovalutato

Molti, così a me pare, colgono un legame a suo modo perverso fra il presidente Usa Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, senza tuttavia comprenderne appieno le valenze e la portata.

Si tratta del connubio tra una forma di “postura” politica nello stesso tempo “contratta” (le spinte protezionistiche) e neocoloniale – la linea incarnata dal Capo della Casa Bianca – e una combinazione di paura e aspirazioni grandiose, di cui è espressione l’attuale governo di Tel Aviv. Un “matrimonio” dal quale fluisce un fiume di sangue. Un incontro distruttivo, caratterizzato dalle macerie, in un’estesa porzione del Medio Oriente, con il Libano vittima designata sulla quale si riversano le frustrazioni e le peggiori pulsioni dei vari attori regionali e globali.

Il ruolo di Teheran e l’eredità ideologica

Da molto tempo, poi, tutti sanno che il regime di Teheran è paragonabile a quello, pluridecennale, sovietico, non alle diverse dittature personali sparse qua e là per il globo, tanto che, già negli anni Ottanta, per analogia con i “sovietologi”, si parlava degli “iranologi”. Non solo; per alcuni versi, la spinta della “rivoluzione verde” islamica ha raccolto ed ereditato le spinte antioccidentali, diffuse nel Terzo Mondo, in precedenza intercettate da Mosca. Del resto, il gigante cinese è considerato vicino al regime degli ayatollah.

Inoltre, nella odierna “costellazione post-secolare”, le tendenze islamiste vanno incontro a un tragico urto con i fondamentalismi e gli integralismi di matrice cristiana ed ebraica. E qui ritroviamo una certa “destra religiosa” nord-americana a sostegno di Trump e una certa “destra religiosa” israeliana pro-Netanyahu.

Un triangolo destabilizzante

Detto altrimenti, potremmo intravedere un connubio perverso e autodistruttivo fra i tre principali protagonisti dell’attuale conflitto medio-orientale, decisivo per le sorti dello stretto di Hormuz e, dunque, dei flussi petroliferi e, in generale, energetici planetari: i vertici degli States, quelli israeliani, la teocrazia persiana. Le stesse prove di dialogo tra Washington e Teheran, per le quali non ci si può auspicare null’altro che un esito positivo e duraturo, somigliano finora a docce scozzesi, confermando al loro modo proprio quest’aspetto di gioco tragico e perverso dell’intera vicenda.

 

Oltre la linea mediana. Flavio Felice sulla politica di matrice sturziana

Il centro oltre gli stereotipi

In un panorama politico sempre più polarizzato, cosa significa oggi parlare di “centro”? È soltanto una terra di mezzo tra destra e sinistra oppure esprime qualcosa di più profondo?

Nel nuovo video sul canale Armando Dicone – InfoThink, il professor Flavio Felice propone una rilettura rigorosa del pensiero di Don Luigi Sturzo, smontando i principali luoghi comuni che gravano sull’area centrista.

Un’identità forte, non un compromesso

L’analisi prende le mosse da ciò che il centro non è. Lontano dall’essere un generico “cerchiobottismo” o un punto di equilibrio incolore, il centro sturziano si presenta come un’area temperata ma non tiepida.

Come osserva Felice, essere di centro non equivale a una moderazione passiva o rinunciataria. Significa, al contrario, essere radicali nella difesa della libertà e della dignità della persona. Il centro è, per sua natura, anti-ideologico: rifiuta verità assolute imposte dall’alto e si fonda sul metodo della discussione critica, aperta al confronto e consapevole dei propri limiti.

Sussidiarietà e società plurale

Un passaggio centrale della lezione riguarda il principio di sussidiarietà. La società, nella visione sturziana, non è un insieme di corpi intermedi subordinati allo Stato, quasi fossero semplici strumenti di trasmissione.

È piuttosto una trama viva di soggetti — famiglie, imprese, associazioni — che concorrono liberamente alla costruzione del bene comune. In questa prospettiva, lo Stato non assorbe ma riconosce, non dirige ma coordina, valorizzando l’autonomia delle realtà sociali.

Un’eredità esigente per i giovani

Il video si chiude con un appello diretto alle nuove generazioni. Il centro non è lo spazio di chi cerca il quieto vivere, ma l’eredità di una tradizione esigente e coraggiosa.

Lo dimostrano esperienze come quella della Rosa Bianca o lo stesso esilio di Sturzo: percorsi segnati dalla coerenza e dalla resistenza a ogni forma di totalitarismo.

Una politica che allarga il possibile

Ne emerge una lezione attuale: la politica non può ridursi all’arte del possibile intesa in senso riduttivo. È piuttosto il luogo in cui, attraverso il dialogo e la responsabilità, si scopre ogni giorno ciò che diventa possibile.

Una prospettiva che restituisce al centro la sua funzione originaria: non zona di passaggio, ma spazio di elaborazione culturale e di proposta politica.

 

Il video della conversazione

https://youtu.be/wFvnE_8jQ2s?is=ZsMYOx7lZ78RQjpn

Il centro politico tra nostalgia e prospettiva

Il richiamo alla tradizione cattolico-popolare

Seguo con attenzione le note dell’amico Giorgio Merlo da sempre interessato alla ricomposizione di un centro politico o, come lui ha scritto: “la rinascita di una politica di centro, radicata nella tradizione riformista e nel cattolicesimo popolare, resta decisiva per arginare polarizzazione e radicalismo, restituendo equilibrio, credibilità ed efficacia alla democrazia italiana”. Come sostiene Merlo: “La tradizione cattolico-popolare può tornare decisiva nella ricostruzione di un centro di governo, ma senza piena agibilità nei partiti rischia di restare marginale”, è comprensibile il suo tentativo di far maturare tale consapevolezza a quei partiti di centro che fanno parte, come Forza Italia, dell’area di governo, o, sono ondeggianti a destra e a sinistra, come il partito di Calenda, con Renzi impegnato a farsi federatore di un gruppo centrista nella sinistra.

I limiti degli attuali interlocutori

Con riferimento agli interlocutori individuati dall’amico Merlo, mi permetto, tuttavia, di evidenziare che, per Forza Italia, siamo in presenza di un partito eterodiretto da casa Berlusconi, lontano mille miglia dai caratteri di quel Partito Popolare Europeo che, solo l’intelligenza politica di Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo, permise al Cavaliere di traghettare FI alla casa del PPE. Non c’è dubbio che la comune appartenenza al PPE potrebbe essere la base di partenza per una possibile ricomposizione politica, che, tuttavia, si potrebbe realizzare solo se Forza Italia assumesse una diversa posizione rispetto a quella del governo con la destra.

Quanto al pur mutevole Calenda, sarebbe necessario che egli superasse l’antica idiosincrasia democristiana, come quella che manifestò al tempo dell’elezione per il rinnovo del consiglio comunale di Roma.

Il nodo decisivo della legge elettorale

In realtà, per risolvere il tema del centro politico si richiederebbe, con la riscoperta dei fondamentali in grado di ricomporre l’antica unità tra le componenti storiche di quest’area: popolare, liberale e riformista socialista, una legge elettorale di tipo proporzionale, che, almeno sin qui, sembra ben lontana dai propositi del governo del trio Meloni-Salvini-Taiani.

Se, come sin qui annunciato, il trio puntasse a una legge elettorale super truffa (premio di maggioranza alla lista o alla coalizione di liste che raggiungessero il 40% dei voti) è evidente che si riproporrebbe intatto il bipolarismo forzato: centro destra-centro sinistra.

Sino ad oggi, solo gli amici di Iniziativa Popolare si sono fatti interpreti di due LIP (Leggi di Iniziativa Popolare) per il ritorno alla proporzionale con preferenze e per il cancellierato secondo il modello tedesco, alternativo al progetto di premierato meloniano. Non sappiamo l’esito di questo impegno e, almeno sino ad ora, pochi segnali sulla legge elettorale sono giunti dai partiti cui Merlo fa riferimento per il suo progetto.

Nuove aggregazioni e possibili convergenze

Da parte mia, se rimanesse il rosatellum o, peggio, dovesse essere votata la legge super truffa che, con la modifica dei seggi uninominali al Sud, sarebbe del tutto simile a una sorta di Legge Acerbo 2.0, ritengo sarebbe necessario sostenere le posizioni degli amici di Centro Democratico, guidato dall’On Bruno Tabacci e di Più Uno, guidato da Ernesto Maria Ruffini. Con queste due formazioni politiche, ancora allo statu nascenti, mi ritrovo su alcuni dei principi e valori fondamentali della mia cultura di ispirazione cristiano sociale.

Un cambio di paradigma all’orizzonte

L’esito del voto referendario costituzionale e il tramonto dei sovranismi emerso da quello in Ungheria, insieme a ciò che appare assai probabile col midterm USA, sono tutti indizi che indicano un cambiamento significativo di paradigma politico in Italia e nel mondo.

Alla sinistra suggerirei di non impaludarsi sul tema della leadership e delle primarie, mentre a quanti intendono battersi per il rinnovamento della politica italiana, dopo la lunga stagione della diaspora democristiana e del passaggio dalla seconda repubblica berlusconiana alla terza repubblica meloniana, indicherei nell’impegno all’attuazione integrale della Costituzione la proposta di programma politico più convincente per il popolo italiano.

Da parte nostra, ispirati dai valori del cattolicesimo democratico, liberale e cristiano sociale, si tratta di rimanere fedeli al motto sturziano, valido ieri come oggi: avanti sempre da Liberi e Forti!

Il mese orribile di Giorgia Meloni

Un periodo nero per Palazzo Chigi

Un periodaccio. Non potrebbe definirlo altrimenti, quest’ultimo mese, la nostra Presidente del Consiglio.

Dapprima la botta, indubbiamente forte, ricevuta col referendum perduto. Un errore, certo, aver voluto cambiare la Costituzione blindando un testo di legge in Parlamento senza ricercare una mediazione fattiva con l’opposizione. Un errore compiuto, per di più, solo o soprattutto per venire incontro alla richiesta di un partito alleato, nemmeno del suo.

L’effetto Trump e il disagio nel Paese

E subito dopo il precipizio provocato dalla guerra voluta dal suo “amico” Trump. Con la crescente consapevolezza di quanto costui sia ormai inviso alla stragrande maggioranza degli italiani, inclusi quelli che votano per la Destra. Era restato solo Salvini dalla parte del tycoon, ma Salvini è quello che è, bisogna sopportarlo ma non di sicuro seguirlo.

Ma soprattutto con la crescente arrabbiatura della gente comune, degli italiani che si sono visti incrementare il costo dei carburanti, del gas, dell’energia elettrica.

Sempre più difficile galleggiare fra Netanyahu e Trump da una parte e dall’altra il buon senso di un’opinione pubblica avversa alla guerra e oramai ostile alla coppia che la guerra ha voluto.

I segnali d’allarme interni

I suoi ministri più capaci – lei lo sa, anche se non lo può dire, tra i pochi davvero validi del suo Gabinetto – l’avvertivano delle difficoltà incombenti: Crosetto e Giorgetti non hanno minimizzato la gravità del momento. Anzi, l’hanno evidenziata con forte preoccupazione.

I soldi del PNRR stanno finendo e il rischio stagflazione incombe: uno scenario da incubo. Per tutti. Ma per chi è al governo anche di più.

Occorrerebbe almeno sospendere il Patto di Stabilità europeo, ma non sarà facile convincere gli altri membri dell’Unione, soprattutto quelli che storcevano il naso innanzi al supposto e rivendicato ruolo meloniano di ponte fra UE e USA trumpiani.

Il crollo delle relazioni politiche

Dopo, improvvisamente, è venuto giù tutto. Il sodale Orban strapazzato dal voto di massa del suo popolo; l’amico Trump che attacca ignobilmente il Santo Padre e conseguentemente l’inevitabile presa di distanza da parole offensive e “inaccettabili”; infine, a conclusione di un mese per lei davvero orribile, la fine dell’amicizia (sentimento in verità assai raro in politica, ancor più a quei livelli) col Presidente statunitense.

Che l’ha accusata, con la usuale protervia, di essere lei “inaccettabile” oltre che non coraggiosa.

Qui avevamo scritto per tempo (era lo scorso gennaio) che il maggior pericolo per Meloni era divenuto proprio Donald Trump. Ora è un’osservazione che nessuno nega. Lo hanno capito tutti, persino Salvini (forse). Lei, sia pure con un groppo in gola, anche.

Le reazioni dell’opposizione

Ha pure dovuto (con una complicità femminile della quale certo in privato la ringrazierà) ricevere la giusta solidarietà della sua principale avversaria Elly Schlein (un gesto che l’astioso Conte o il sempre troppo furbo Renzi non hanno saputo regalare, a differenza del solitamente attaccabrighe Calenda).

Una via d’uscita incerta

Adesso starà pensando a come venirne fuori. Da una condizione che da luminosa si è fatta velocemente oscura.

Una fioca luce però la intravede: il “Campo Largo” si comporta come se avesse già vinto le elezioni. È tutto un discutere interno su nomi, primarie, ambizioni personali, papi o papesse straniere e quant’altro.

Che stiano, da quelle parti, immaginando d’essere alla guida di una “gioiosa macchina da guerra”?

La regina Cleopatra e la pedata dell’alleato suo

Una scena nella Roma primaverile

Si può dare una pedata a una regina? L’etichetta non lo consentirebbe, ma è proprio quello che è accaduto, per vie diplomatiche, nella Roma primaverile.

I lavori del Senato sono nel calendario ordinario. Niente di particolare da registrare. Il Divo Cesare è impegnato in una conversazione con alcuni storici e filosofi, allargata al tesoriere imperiale, sulle sorti dell’Impero. Quando l’alleato della regina Cleopatra, non si sa bene per quale ragione – considerato che non è la religio sua – se la prende con il Pontifex Maximus.

“Oltraggio!”, gridano i senatori. E Cesare è con loro, ma vuole capire che cosa ha indotto quello strano alleato della regina Cleopatra/Meloni a inveire contro il Pontifex.

Chiama il suo fedele Nuntius, Caio Mario, che così racconta.

Il racconto di Caio Mario

“L’alleato della regina, quello che viene da lontano, oltre le Colonne d’Ercole, sta conducendo una guerra con i figli di Abramo contro l’Impero persiano. Le ragioni sono molto note: sostengono costoro che i Persiani abbiano un’arma molto pericolosa che può distruggere tutti noi. Loro, quelli che attaccano, lo impediscono”.

“Fin qui lo so – interrompe Cesare –. Vai avanti, dimmi del Pontifex”.

“Ebbene – prosegue Caio Mario – il Pontifex predica la pace contro tutte le guerre e quindi anche contro questa. Dice ai potenti al governo dei Paesi di fermarsi in nome della pace. Ma l’alleato della regina Cleopatra non ci sta. Dice che il Pontifex non capisce nulla di politica estera, che non conosce i Persiani, e che quello che predica, la pace, potrebbe portare invece alla distruzione del mondo intero, perché i Persiani sono gente senza scrupoli”.

“Invece mi pare che sia costui che accusa – dice Cesare – quello che non capisce niente di politica estera. Continua”.

La reazione della regina e lo strappo dell’alleato

“La regina Cleopatra ha difeso il Pontifex, che peraltro pure lei è di altra religio, ma serve il governo tuo, Cesare, e questo atto, sebbene dovuto, le fa onore. L’alleato si scaglia contro la regina dicendo che l’alleanza non sarà più come prima, che la stima si è molto affievolita, che nella guerra contro i Persiani non si è schierata e, per questo motivo, è persona non grata. E continua con qualche parola di troppo, non proprio un insulto ma quasi”.

“Mi spiace – esordisce Cesare –. Anche io ho sentimenti di delusione nei confronti della regina Cleopatra/Meloni, ma così villano non sono. Il confronto deve essere sempre rispettoso. La regina Cleopatra/Meloni non è abituata a villanie e a pedate sul… per essere allontanata. È stata ingenua, a suo tempo, a correre da costui senza prima quanto meno consultarci per un’opinione. Le avremmo detto che quello per il quale tanto si stava spendendo aveva dato chiaro segno di non rispettare altri che se stesso. Di considerare gli altri poco meno che servi, regine comprese”.

La pedata che colpisce l’intero impero

“Il guaio, Cesare – riprende Caio Mario –, se mi posso permettere, è che la regina Cleopatra ci rappresenta tutti, rappresenta l’Impero nostro che tu le hai affidato. La pedata a lei è la pedata a tutti noi”.

“Hai ragione, Caio Mario. Sei saggio e onesto a farmelo notare. Porta un messaggio alla regina Cleopatra/Meloni. Ti ringrazio per la difesa del Pontifex Maximus, che non è della tua religio, o regina degli Egizi, e ti attendo qui nella mia dimora, prima che tu presenti il programma per l’anno che ti manca a concludere il mio mandato.

L’alleato tuo ha in mente un piano per lucrare che sembra suggerito dal dio degli Inferi: lucra sul deficit della sua moneta e non sul surplus della sua economia. Solo gli incoscienti lo fanno, perché così fanno saltare le economie di tutti gli altri. E tu, Cleopatra, sei caduta nella tela del ragno. Ave”.

TIM racconta il Made in Italy tra storia e innovazione

Torino, 15 apr. (askanews) – C’è un filo che attraversa oltre un secolo di storia industriale italiana e arriva fino all’intelligenza artificiale. È della ricerca, della capacità di trasformare innovazione tecnologica e visione industriale in infrastrutture, servizi e conoscenza condivisa. È lungo questo percorso che TIM partecipa alla ‘Giornata Nazionale del Made in Italy’, raccontando il proprio ruolo nella storia e nell’evoluzione delle telecomunicazioni italiane, che unisce passato e futuro, tra memoria industriale e innovazione tecnologica, che si sviluppa tra Torino e Ivrea, luoghi simbolo dell’ingegno e della cultura produttiva del Paese.

A Torino, l’Archivio Storico TIM diventa il punto di partenza del viaggio che attraversa l’evoluzione delle comunicazioni in Italia. Un luogo che custodisce documenti, immagini e dispositivi iconici capaci di raccontare oltre un secolo di evoluzione delle comunicazioni. Dalle prime reti telefoniche alle innovazioni dello CSELT, fino alle tecnologie che hanno segnato la rivoluzione digitale, come la fibra ottica, la sintesi vocale e gli standard MPEG.

Un racconto che attraversa anche la dimensione sociale della tecnologia: dalla diffusione della SIM ricaricabile negli anni ’90, che ha reso il telefonino accessibile a milioni di persone, fino al ruolo delle centraliniste, tra le prime figure professionali femminili qualificate nel settore. Senza dimenticare il design industriale, rappresentato da oggetti simbolo come il telefono Grillo, icona del Made in Italy.

Dalla memoria si passa poi all’innovazione con gli Innovation Lab di TIM, dove vengono sviluppate tecnologie come intelligenza artificiale, 5G, cloud, cybersecurity e Internet of Things. Qui la ricerca diventa applicazione concreta, con soluzioni pensate per città intelligenti, servizi pubblici e sistemi industriali sempre più connessi e sostenibili.

Tra queste, piattaforme come TIM Urban Genius, capace di interpretare grandi flussi informativi per l’ottimizzazione e la pianificazione di servizi, mobilità e risorse e TIM Multi Robot Orchestrator, che coordina robot terrestri e droni, mostrano come l’integrazione tra AI, dati e infrastrutture possa migliorare la gestione dei territori e dei processi industriali, mentre le esperienze immersive aprono nuove prospettive per la valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

Il percorso si completa con il legame con Olivetti, altro simbolo dell’industria italiana, tra archivi storici, mostre e applicazioni innovative; con la mostra , ‘Dati Sensibili’, ospitata presso il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano il patrimonio documentale diventa chiave per leggere il presente attraverso ‘OLO’, un agente conversazionale basato su AI come interlocutore ‘non umano’ capace di dialogare con i visitatori attingendo al patrimonio storico imprenditoriale mentre ad Ivrea, lo sguardo si sposta sul rapporto tra innovazione e sport con la mostra ‘Olivetti e lo sport’, dove i visitatori possono ripercorrere attraverso immagini d’epoca, il contributo tecnologico dell’azienda nell’organizzazione dei grandi eventi sportivi internazionali.

Un racconto che dimostra come il Made in Italy continui a evolversi, unendo tradizione e tecnologia, con uno sguardo sempre rivolto al futuro.