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Serie A, Classifica, Il Bologna sale a 55 punti

Roma, 17 mag. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Atalanta-Bologna 0-1

37ª giornata Como-Parma 1-0, Genoa-Milan 1-2, Juventus-Fiorentina 0-2, Pisa-Napoli 0-3, Roma-Lazio 2-0, Inter-Verona 1-1, Atalanta-Bologna 0-1, ore 20.45 Cagliari-Torino, Sassuolo-Lecce, Udinese-Cremonese

Classifica: Inter 86, Napoli 73, Milan, Roma 70, Como, Juventus 68, Atalanta 58, Bologna 55, Lazio 51, Udinese 50, Sassuolo 49, Torino 44, Parma 42, Genoa, Fiorentina 41, Cagliari 37, Lecce 32, Cremonese 31, Verona 21, Pisa 18 (Inter campione d’Italia, Napoli in Champions. Retrocesse in B Pisa e Verona).

38ª giornata (24.05.2026)da definire anticipi e posticipi Bologna-Inter, Cremonese-Como, Fiorentina-Atalanta, Lazio-Pisa, Lecce-Genoa, Milan-Cagliari, Napoli-Udinese, Parma-Sassuolo, Torino-Juventus, Verona-Roma.

Tennis, trionfo storico di Sinner a Roma. Ruud battuto in finale

Roma, 17 mag. (askanews) – Jannik Sinner entra nella storia del tennis italiano vincendo gli Internazionali BNL d’Italia. Il numero 1 del ranking Atp supera in finale il norvegese Casper Ruud con il punteggio di 6-4, 6-3, conquistando il suo primo titolo al Foro Italico e scatenando l’entusiasmo del Centrale. Una vittoria che arriva a 50 anni dal successo di Adriano Panatta.

Il successo arriva al termine di una partita gestita con autorità dall’azzurro, che dopo un avvio non semplice – con un break subito in apertura e una fase iniziale di rodaggio – ha preso progressivamente il controllo del match. Sinner ha reagito subito, recuperando lo svantaggio nel primo set e piazzando il break decisivo nel nono game, prima di chiudere 6-4 in 50 minuti.

Nel secondo parziale il dominio del n.1 è diventato più evidente: solidità al servizio, accelerazioni da fondo e grande continuità nei momenti chiave hanno permesso all’azzurro di allungare fino al 6-3 finale, nonostante qualche tentativo di resistenza di Ruud.

Con questo successo Sinner diventa il primo italiano a vincere il torneo di Roma in singolare maschile dai tempi di Adriano Panatta, riportando un titolo atteso da decenni al pubblico del Foro Italico.

Per il tennista altoatesino arriva anche un ulteriore traguardo statistico: il Career Golden Masters, completando il palmarès nei tornei 1000. Un successo che consolida ulteriormente la sua posizione in vetta al tennis mondiale e conferma il momento straordinario della sua stagione.

Gaza, raid israeliano colpisce la mensa degli sfollati a Deir al Balah: morti e feriti

Roma, 17 mag. (askanews) – Tre persone sono state uccise in un attacco con droni messo a segno dalle forze israeliane contro una mensa comunitaria a Deir al-Balah, nel centro della Striscia di Gaza. Lo hanno riferito fonti ospedaliere, secondo cui ci sono diversi feriti.

La mensa, situata nei pressi dell’ospedale di Al-Aqsa, è legata al governo turco. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, si tratta di un’organizzazione che offre pasti caldi alle famiglie sfollate a Deir al-Balah.

La maggior parte degli sfollati di Deir al-Balah proviene dalla zona orientale della città, dove non è consentito il rientro nelle proprie case, e da Khan Younis e Rafah.

Serie A, Classifica, L’Inter sale a quota 85

Roma, 17 mag. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Inter-Verona 1-1

37ª giornata Como-Parma 1-0, Genoa-Milan 1-2, Juventus-Fiorentina 0-2, Pisa-Napoli 0-3, Roma-Lazio 2-0, Inter-Verona 1-1, ore 18 Atalanta-Bologna, ore 20.45 Cagliari-Torino, Sassuolo-Lecce, Udinese-Cremonese

Classifica: Inter 86, Napoli 73, Milan, Roma 70, Como, Juventus 68, Atalanta 58, Bologna 52, Lazio 51, Udinese 50, Sassuolo 49, Torino 44, Parma 42, Genoa, Fiorentina 41, Cagliari 37, Lecce 32, Cremonese 31, Verona 21, Pisa 18 (Inter campione d’Italia, Napoli in Champions. Retrocesse in B Pisa e Verona).

38ª giornata (24.05.2026)da definire anticipi e posticipi Bologna-Inter, Cremonese-Como, Fiorentina-Atalanta, Lazio-Pisa, Lecce-Genoa, Milan-Cagliari, Napoli-Udinese, Parma-Sassuolo, Torino-Juventus, Verona-Roma.

Inter-Verona 1-1, Bowie rovina la festa nerazzurra

Roma, 17 mag. (askanews) – L’Inter non chiude il campionato con una vittoria e pareggia 1-1 contro l’Hellas Verona a San Siro, in una serata già interamente dedicata alla festa scudetto 2025-26. I nerazzurri passano con Bonny a inizio ripresa, ma vengono raggiunti nel finale dal gol di Bowie.

Nel primo tempo l’Inter domina il possesso ma fatica a creare occasioni nitide. Il Verona si difende e riparte, con Montipò decisivo su Lautaro Martínez e Mkhitaryan. Si va all’intervallo sullo 0-0.

La ripresa si apre con il vantaggio nerazzurro: al 46′ Bonny segna di testa su sviluppo da corner, con deviazione di Edmundsson. L’Inter sfiora più volte il raddoppio con Lautaro Martínez, ancora fermato da Montipò, e con Mkhitaryan.

Nel finale la squadra di casa gestisce pensando già alla festa scudetto, con cambi e ovazioni per i protagonisti della stagione. Ma al 91′ Bowie trova il pareggio che fissa l’1-1 definitivo. Nel recupero il Verona sfiora anche il colpo del 2-1.

Al triplice fischio parte comunque la celebrazione nerazzurra: premiazione dello scudetto e festa che proseguirà per le vie di Milano fino a Piazza Duomo.

Tennis, Bolelli-Vavassori: "Dietro la vittoria c’è un lavoro immenso"

Roma, 17 mag. (askanews) – Simone Bolelli e Andrea Vavassori celebrano con emozione la vittoria nella finale del doppio degli Internazionali d’Italia, conquistata contro Granollers/Zeballos al termine di una sfida intensa e combattuta.

“Ce l’abbiamo fatta, era un risultato che volevamo tanto e cercavamo da tempo. Vincere qui è un’emozione unica, il trofeo non è nostro ma di tutti perché ci avete trascinato”, ha dichiarato Bolelli durante la cerimonia di premiazione.

Il tennista azzurro ha poi sottolineato il valore del percorso compiuto insieme al compagno: “È un torneo che volevamo vincere e viene da un lavoro immenso. È un onore condividere il campo con Andrea che mi sta allungando la carriera. Io provo ad andare avanti perché qualche annetto ce l’ho ancora: spero ci toglieremo altre soddisfazioni”. Bolelli ha infine dedicato un pensiero commosso alla madre prima di lasciare la parola al compagno.

Emozionato anche Andrea Vavassori: “Condividere il tour con Simone è stupendo, così come avere due avversari come Granollers e Zeballos. È stato un percorso lungo quello fatto per poter scrivere il nome su questo torneo”, ha spiegato il piemontese, che ha poi dedicato la vittoria al padre commuovendosi visibilmente durante il discorso.

Il successo nella capitale rappresenta uno dei momenti più importanti della carriera della coppia azzurra, capace di imporsi in uno dei tornei più prestigiosi del circuito ATP.

MotoGp, Di Giannantonio: "Una giornata pazzesca"

Roma, 17 mag. (askanews) – Gara folle al Montmeló, sesto appuntamento del Mondiale MotoGP 2026. Tutto nasce dal problema tecnico accusato dalla moto di Pedro Acosta: lo spagnolo rallenta improvvisamente e viene tamponato da Alex Márquez, che finisce violentemente a terra con la sua Ducati ormai fuori controllo e gravemente danneggiata. L’incidente coinvolge anche Di Giannantonio, colpito sull’avantreno dalla ruota della moto di Márquez e costretto a sua volta alla caduta. Il pilota romano riesce però a ripartire e a trasformare una giornata complicatissima in un trionfo. “È stata una giornata pazzesca, piena di alti e bassi – il suo racconto – Sono contentissimo di questa vittoria, anche se siamo stati fortunati per quello che è accaduto. Siamo tutti un po’ acciaccati, ma la cosa più importante è che stiamo bene. È un grande giorno proprio per questo”. Il romano ha poi spiegato come, nonostante il dolore dopo la caduta, abbia deciso di continuare a correre grazie anche al supporto del team: “Mi sentivo abbastanza bene e ho voluto provarci. La squadra mi ha dato una mano e mi ha convinto che potevo continuare. Ho cercato di fare quel clic mentale necessario per restare concentrato. Non sapevo nemmeno in che condizioni fossero gli altri piloti, ma tra noi c’è grande rispetto e situazioni del genere non sono mai facili da gestire”. Di Giannantonio ha quindi sottolineato il lavoro svolto dai tecnici durante tutto il fine settimana: “Se parliamo della gara in sé, i tecnici hanno fatto un lavoro straordinario. Avevamo una moto molto competitiva e già dal warm-up mi sentivo davvero bene. Sapevamo di avere una grande opportunità e siamo riusciti a sfruttarla”. Infine, un rapido commento anche sulle sue condizioni fisiche dopo i contatti avuti in pista: “Il dito fasciato? Più o meno okay”. Grazie a questo successo, Di Giannantonio sale al terzo posto della classifica iridata, alle spalle della coppia Aprilia formata da Marco Bezzecchi e Jorge Martín.

MotoGp, Marquez e Zarco in ospedale dopo gli incidenti

Roma, 17 mag. (askanews) – Apprensione per le condizioni di Alex Marquez e Johann Zarco coinvolti nei numerosi incidenti che hanno caratterizzato il Gran Premio di Catalogna di MotoGP, segnato da due bandiere rosse e diversi interventi medici in pista.

Alex Marquez, protagonista del violento incidente sul rettilineo dopo il contatto con Pedro Acosta, è stato trasportato in ospedale a Barcellona per accertamenti dopo il passaggio al centro medico del circuito. Il pilota spagnolo è cosciente e stabile, ma le prime indiscrezioni parlano di una possibile frattura della clavicola. Le sue condizioni verranno valutate nelle prossime ore.

Johann Zarco, coinvolto nel maxi incidente in curva 1 alla seconda ripartenza insieme a Francesco Bagnaia e Luca Marini, è stato soccorso in pista e trasferito al centro medico. Il pilota francese non è in condizioni critiche, ma gli esami successivi hanno evidenziato il sospetto di una frattura al femore, motivo per cui è stato disposto il trasferimento in ospedale per ulteriori controlli e valutazioni cliniche.

Per Francesco Bagnaia e Luca Marini, entrambi coinvolti nella stessa carambola, non risultano conseguenze gravi: i due piloti si sono rialzati dopo l’incidente e non hanno riportato traumi significativi.

Situazione invece più rassicurante per Pedro Acosta e Jorge Martin, anch’essi protagonisti di cadute nel corso della gara ma senza riportare conseguenze fisiche rilevanti. Entrambi sono stati visitati al centro medico e non sono stati riscontrati problemi di rilievo.

Modena, una donna ferita ancora in pericolo di vita. Il presidente della Regione: no strumentalizzazioni

Modena, 17 mag. (askanews) – Resta in pericolo di vita la donna di 55 anni ricoverata in Rianimazione all’ospedale Maggiore di Bologna dopo l’investimento di ieri in centro a Modena. Le sue condizioni sono in lieve miglioramento ma restano critiche. Lo comunicano le Aziende sanitarie nell’aggiornamento delle ore 16. L’altro paziente al Maggiore, un uomo di 55 anni con diversi traumi, è stabile e non più in immediato pericolo di vita. Anche la Direzione ospedaliera del Maggiore ha attivato un’équipe di psicologi a supporto dei familiari.

Invariate le condizioni dei ricoverati all’ospedale di Baggiovara: la donna di 69 anni resta grave ma stabile, la donna di 53 anni è sempre in condizioni gravi dopo plurimi interventi chirurgici. Per entrambe la prognosi resta riservata. L’uomo di 59 anni con trauma facciale ha una prognosi di 30 giorni.

“In questo momento la priorità assoluta è seguire l’evoluzione delle condizioni delle persone ricoverate e stare accanto alle famiglie. La situazione clinica resta molto delicata”, ha sottolineato il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale sull’investimento di ieri a Modena. “Oggi è il tempo della cura, della vicinanza ai feriti e alle famiglie, del lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, e dell’impegno delle istituzioni a tenere unita una comunità profondamente colpita e spaventata. Poi ci sarà il tempo delle riflessioni – ha aggiunto de Pascale -. Laddove fosse evidenziata una correlazione con problemi di salute mentale, nessuno può sottrarsi al dovere di interrogarsi su cosa si possa fare di più, ma senza scorciatoie, semplificazioni o strumentalizzazioni mentre ci sono ancora persone in condizioni gravissime”. Il presidente ha telefonato ai cittadini che hanno fermato l’aggressore e li incontrerà insieme al sindaco Mezzetti. “Il loro gesto di straordinario senso civico probabilmente ha evitato conseguenze ancora più gravi”, ha sottolineato. De Pascale parteciperà stasera alle 19 al presidio in piazza Grande e incontrerà la sindaca di Ravarino, Maurizia Rebecchi, “per esprimere vicinanza al territorio dove risiede il responsabile”.

“Chiaramente gli inquirenti faranno faranno ulteriori accertamenti”, però “il fatto sembra sia collocabile soprattutto in una situazione di disagio psichiatrico”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, al termine di un incontro in prefettura a Modena, su quanto accaduto ieri. “Non cambia la tragicità degli effetti e quello che è successo, anzi per certi versi preoccupa”, ma “per il mestiere che ci è dato di fare, registrare che non c’era nulla che ci fosse sfuggito dal punto di vista della prevenzione antiterrorismo ci conforta”, ha aggiunto.

“La componente psichiatrica è storicamente molto molto evidente, però il resto lo stabiliranno gli inquirenti”. Alla domanda se si possa escludere la matrice terroristica, il ministro ha risposto: “Lo dirà l’autorità giudiziaria. Ad oggi quello che è di maggiore evidenza è questa condizione personale di carattere psichiatrico. Non è un minimizzare perché gli effetti si sono visti e poi talvolta ci sono pure situazioni con sovrapposizione di modelli emulativi”, ha aggiunto. “Lasciamo lavorare gli inquirenti, oggi c’è questa situazione di un disagio psichiatrico che è evidente. La tragicità del fatto – ha continuato – rimane qualsiasi sia stata la motivazione. Però è evidente che se noi avessimo preso consapevolezza che per la prima volta c’era sfuggito qualcosa nel sistema di prevenzione antiterrorismo, in qualche modo ce ne saremmo preoccupati un po’ di più”.

Bolelli e Vavassori trionfano a Roma: vittoria nel doppio agli Internazionali d’Italia

Roma, 17 mag. (askanews) – Simone Bolelli e Andrea Vavassori sono i campioni del torneo di doppio degli Internazionali d’Italia 2026. La coppia azzurra, numero 7 del seeding, ha superato in finale Granollers/Zeballos con il punteggio di 7-6, 6-7, 10-3 dopo oltre due ore e 15 minuti di partita.

Per Bolelli e Vavassori si tratta del secondo titolo in un Masters 1000 in carriera dopo Miami e soprattutto di un successo storico per il tennis italiano: il trofeo torna in Italia dopo 66 anni, dall’affermazione di Pietrangeli/Sirola (in un’edizione condivisa con gli australiani Emerson/Fraser in una finale sospesa e mai completata). L’ultimo italiano a trionfare a Roma prima di oggi era stato Omar Camporese nel 1991, in coppia con Goran Ivanisevic.

Primo set complicato per gli azzurri, subito sotto pressione e costretti a rincorrere dopo il break subito nel terzo game. Bolelli e Vavassori reagiscono salvando diverse palle break e, nel momento decisivo, recuperano fino al 5-5 annullando anche un set point. Il parziale si decide al tie-break, dove gli italiani resistono a tre set point e chiudono 10-8 con uno scambio spettacolare a rete.

Nel secondo set l’equilibrio resta totale: ancora occasioni da entrambe le parti e altri set point salvati dagli azzurri nel dodicesimo game, ma al tie-break questa volta sono Granollers/Zeballos ad avere la meglio per 7-3.

Nel super tie-break finale, però, Bolelli e Vavassori alzano il livello in modo netto: partenza aggressiva, pochi errori e dominio completo fino al 10-3 che chiude la partita e consegna agli italiani uno dei successi più importanti della carriera.

(foto di archivio)

Ecco le 5 condizioni poste dagli Usa nella risposta alla proposta dell’Iran

Roma, 17 mag. (askanews) – Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa iraniana Fars, la risposta degli Stati Uniti alla proposta iraniana per avviare un negoziato contiene cinque condizioni, in risposta alle altrettante condizioni poste da Teheran come prerequisito per procedere con i colloqui sul suo programma nucleare.

“Zero risarcimenti, lo sblocco di meno del 25% dei beni congelati, il mantenimento in funzione di un solo impianto nucleare, la consegna agli Stati Uniti di 400 chilogrammi di uranio altamente arricchito e la fine della guerra su tutti i fronti subordinata all’esito dei negoziati”, ha riferito Fars.

L’agenzia di stampa ricorda che nella sua proposta Teheran aveva posto cinque condizioni “per creare fiducia” e procedere con il negoziato, ossia “porre fine alla guerra su tutti i fronti, in particolare in Libano; revoca delle sanzioni; sblocco dei fondi congelati; risarcimento per i danni di guerra; riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz”.

MotoGp, Di Giannantonio trionfa nel caos di Barcellona

Roma, 17 mag. (askanews) – Fabio Di Giannantonio conquista il Gran Premio di Catalogna al termine di una gara caotica e drammatica, interrotta due volte da bandiere rosse per altrettanti gravi incidenti. Sul circuito del Montmeló il pilota italiano firma una rimonta decisiva dopo la terza partenza, precedendo al traguardo Joan Mir e Fermín Aldeguer.

Una domenica complicatissima per la MotoGP, segnata soprattutto dal terribile incidente che ha coinvolto Pedro Acosta e Alex Marquez. Lo spagnolo della KTM ha accusato un problema tecnico sul rettilineo ed è stato centrato dalla moto di Marquez, finito violentemente contro le barriere. Coinvolto anche Di Giannantonio, rientrato ai box con dolore a un braccio ma poi regolarmente ripartito. Alex Marquez è rimasto sempre cosciente ed è stato trasportato al centro medico per accertamenti.

Dopo la prima ripartenza, un secondo incidente alla curva uno ha provocato una nuova bandiera rossa. Coinvolti Bagnaia, Marini e Johann Zarco, con il pilota francese portato in ospedale per controlli ma non in condizioni critiche.

Alla ripresa definitiva, sulla distanza ridotta di 12 giri, Acosta sembrava avere il controllo della corsa davanti a Mir e Bagnaia. Ma nel finale Di Giannantonio cambia passo, supera prima Bagnaia e poi Mir, mettendosi all’inseguimento dello stesso Acosta. A due giri dalla fine arriva il sorpasso decisivo che consegna all’italiano una vittoria pesantissima.

Dietro a Di Giannantonio chiudono Mir e Aldeguer, mentre Ai Ogura termina quarto dopo un contatto all’ultima curva che manda fuori pista Acosta. Poi è penalizzato. Quindi quarto Francesco Bagnaia davanti a Marco Bezzecchi, che mantiene comunque la leadership del Mondiale approfittando della caduta di Jorge Martin, coinvolto in un contatto con Raul Fernandez.

Una gara folle e interminabile quella di Barcellona, segnata dalla paura ma anche dalla capacità dei piloti di tornare in pista dopo ore difficilissime. Per Di Giannantonio arriva uno dei successi più importanti della carriera in una delle domeniche più complicate della stagione MotoGP.

Vela, Ugolini-Giubilei campioni del mondo nel Nacra 17

Roma, 17 mag. (askanews) – Gianluigi Ugolini e Maria Giubilei riportano l’Italia sul tetto del mondo nel Nacra 17. L’equipaggio azzurro ha conquistato il titolo mondiale della classe olimpica del catamarano misto nelle acque della baia di Quiberon, in Francia, gestendo con autorità il vantaggio accumulato nelle regate precedenti anche nella prova conclusiva.

Per Ugolini e Giubilei arriva così il primo oro mondiale dopo una lunga serie di piazzamenti importanti, con tre medaglie d’argento e un bronzo iridato conquistati negli ultimi anni. I due velisti romani, entrambi ventisettenni e portacolori dell’Aeronautica Militare, hanno dominato il campionato precedendo sul podio i francesi Tim Mourniac e Aloise Retornaz e i britannici John Gimson e Anna Burnet.

Il successo francese rilancia anche la competizione interna alla vela azzurra in vista delle Olimpiadi di Los Angeles 2028. Ugolini e Giubilei si candidano infatti come principali rivali di Ruggero Tita e Caterina Banti, due volte campioni olimpici e tre volte campioni del mondo nella stessa classe, che hanno recentemente annunciato la volontà di proseguire il proprio percorso fino ai Giochi californiani.

Per la vela italiana si prospetta dunque una sfida tecnica e sportiva di altissimo livello tra due equipaggi capaci di dominare il panorama internazionale del Nacra 17. Il titolo mondiale conquistato da Ugolini e Giubilei conferma ancora una volta la profondità e la qualità del movimento azzurro, sempre protagonista nelle classi olimpiche. (Foto Federvela.it)

Modena, Mezzetti: grazie ai 4 cittadini che hanno bloccato investitore

Modena, 17 mag. (askanews) – “Dei quattro cittadini che sono intervenuti e hanno assicurato immediatamente l’uomo, due sono stranieri. Poi nei secondi successivi sono intervenuti altri cittadini, anch’essi stranieri, che operano commercialmente proprio in quell’area”. Lo ha sottolineato il sindaco di Modena Massimo Mezzetti nel punto stampa serale in Prefettura.

“Hanno dimostrato una lucidità, una prontezza di riflessi e un coraggio che vanno assolutamente riconosciuti”, ha proseguito il sindaco. “Sono anche il simbolo di una comunità che sa, anche in un momento così drammatico, reagire e unirsi”.

Mezzetti ha rivolto la solidarietà alle vittime e ai familiari, tutti informati nel frattempo, e si è fatto portavoce dei ringraziamenti arrivati dal presidente della Repubblica, dalla presidente del Consiglio e dal ministro dell’Interno.

“Questa è una città che non si piega di fronte a nessun atto, anche se grave come questo”, ha concluso il sindaco. “Come sempre sapremo reagire con massima lucidità, fermezza e razionalità. Nelle prossime ore vedremo cosa dovesse ulteriormente emergere dagli interrogatori e dalle indagini”.

Genoa-Milan 1-2, Nkunku e Athekame firmano il colpo

Roma, 17 mag. (askanews) – Il Milan espugna Marassi battendo il Genoa 2-1 e resta in piena corsa per un posto in Champions League al termine di una gara intensa e ricca di episodi. Dopo un primo tempo dominato dai rossoblù ma senza gol, la squadra rossonera di Massimiliano Allegri colpisce nella ripresa con maggiore concretezza. La prima frazione è di marca Genoa, che parte con grande aggressività e costringe il Milan nella propria metà campo. Vitinha e Malinovskyi vanno al tiro senza però trovare lo specchio, mentre i rossoneri crescono solo nel finale con Rabiot e Fofana. Si va al riposo sullo 0-0, con il Genoa in controllo ma poco preciso sotto porta. La svolta arriva in avvio di secondo tempo. Al 48′ episodio chiave: Nkunku viene atterrato da Bijlow dopo un errore in fase di costruzione di Amorim. L’arbitro assegna il rigore e lo stesso Nkunku trasforma al 51′, portando avanti il Milan. Il Genoa prova a reagire con insistenza, alzando il ritmo e creando alcune occasioni. La più grande capita a Vitinha al 78′, ma il suo tiro da ottima posizione termina alto. Poco dopo, Ekhator ha l’occasione per il pareggio ma si fa ipnotizzare da Maignan. Nel momento migliore dei rossoblù, il Milan chiude la partita all’81’: azione nata da rimessa laterale, palla che arriva ad Athekame al limite dell’area e conclusione vincente di sinistro per il 2-0. Nel finale il Genoa prova a riaprirla con Vasquez ma il suo gol non serve.

Serie A, Napoli Champions, la Juventus sesta

Roma, 17 mag. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Como-Parma 1-0, Genoa-Milan 1-2, Juventus-Fiorentina 0-2, Pisa-Napoli 0-3, Roma-Lazio 2-0:

37ª giornata Como-Parma 1-0, Genoa-Milan 1-2, Juventus-Fiorentina 0-2, Pisa-Napoli 0-3, Roma-Lazio 2-0, ore 15 Inter-Verona, ore 18 Atalanta-Bologna, ore 20.45 Cagliari-Torino, Sassuolo-Lecce, Udinese-Cremonese

Classifica: Inter 85, Napoli 73, Milan, Roma 70, Como, Juventus 68, Atalanta 58, Bologna 52, Lazio 51, Udinese 50, Sassuolo 49, Torino 44, Parma 42, Genoa, Fiorentina 41, Cagliari 37, Lecce 32, Cremonese 31, Verona 20, Pisa 18 (Inter campione d’Italia, Napoli in Champions. Retrocesse in B Pisa e Verona).

38ª giornata (24.05.2026)da definire anticipi e posticipi Bologna-Inter, Cremonese-Como, Fiorentina-Atalanta, Lazio-Pisa, Lecce-Genoa, Milan-Cagliari, Napoli-Udinese, Parma-Sassuolo, Torino-Juventus, Verona-Roma.

Juventus-Fiorentina 0-2: tonfo Juve, fuori dalla Champions

Roma, 17 mag. (askanews) – La Fiorentina espugna l’Allianz Stadium battendo la Juventus 2-0 e rilancia in modo decisivo la propria corsa europea, mentre i bianconeri scivolano fuori dalla zona Champions al termine di una gara amara e piena di episodi.

Dopo un primo tempo equilibrato ma con De Gea protagonista su Vlahovic e Yildiz, la partita si decide nella ripresa. La Juventus aveva anche trovato il pareggio con Vlahovic, ma il gol viene annullato per fuorigioco dopo revisione VAR. Poco dopo, anche McKennie vede cancellata una rete per fallo in attacco.

La svolta arriva al 34′ del primo tempo con la rete di Ndour, bravo a finalizzare una ripartenza viola con un destro che sorprende Di Gregorio, complice una deviazione. La Juventus prova a reagire con insistenza, ma trova sempre un attento De Gea, decisivo su Conceição e Yildiz.

Nel finale, quando i bianconeri spingono alla ricerca del pari, arriva il colpo del definitivo ko. All’83’ Rolando Mandragora controlla al limite dell’area e lascia partire un sinistro straordinario che si insacca all’incrocio dei pali, imprendibile per Di Gregorio.

Nel mezzo anche un rosso per Ranieri in panchina e una gara che si accende nervosamente, mentre la Fiorentina gestisce con ordine fino al 90′ e oltre i sette minuti di recupero.

La Juventus chiude così con una sconfitta pesante che, in combinazione con gli altri risultati, complica in modo serio la corsa Champions. La Fiorentina invece festeggia un successo fondamentale, costruito su solidità difensiva e qualità nei momenti decisivi.

Roma-Lazio 2-0: Mancini decisivo nel derby

Roma, 17 mag. (askanews) – La Roma vince il derby contro la Lazio 2-0 all’Olimpico e si rilancia in modo decisivo nella corsa alla qualificazione alla prossima Champions League. A decidere la sfida è Gianluca Mancini, autore di una doppietta di testa su calcio d’angolo, in una partita intensa e ricca di episodi. Il primo tempo si apre con una Lazio più pericolosa, ma la Roma cresce con il passare dei minuti. Dopo alcune occasioni biancocelesti, tra cui le conclusioni di Noslin e Gila, i giallorossi colpiscono al 40′: corner dalla sinistra di Pisilli e girata di testa di Mancini sul primo palo per l’1-0. Il difensore si conferma ancora una volta decisivo nei derby. La ripresa si apre con ritmi alti e diverse occasioni da entrambe le parti. La Lazio sfiora il pareggio con Dia, ma la Roma resta pericolosa in ripartenza con Dybala e Malen. Al 64′ Furlanetto salva su una conclusione pericolosa dell’argentino, mentre poco dopo il portiere biancoceleste si oppone anche a una mezza rovesciata di Malen. Al 66′ arriva il raddoppio: ancora corner, stavolta a uscire, e ancora Mancini che svetta più in alto di tutti e firma il 2-0, chiudendo di fatto la partita. Il derby si accende definitivamente al 69′, quando una rissa in campo porta all’espulsione di Rovella e Wesley: entrambe le squadre restano in dieci uomini. Nel finale la Lazio prova a riaprirla, ma al 89′ Dovbyk colpisce un palo clamoroso che avrebbe potuto rendere il punteggio ancora più pesante. La Roma gestisce poi il vantaggio fino al triplice fischio, portando a casa tre punti fondamentali nella volata Champions. Prestazione dominante di Mancini, decisivo in entrambe le aree, e squadra di Gasperini sempre più vicina all’obiettivo europeo.

Como-Parma 1-0, decide Alberto Moreno

Roma, 17 mag. (askanews) – Il Como supera il Parma 1-0 al termine di una gara dominata per lunghi tratti e resta pienamente in corsa per un piazzamento europeo nella serratissima volata Champions. La squadra di Cesc Fabregas costruisce tanto, spreca diverse occasioni ma trova il gol decisivo nella ripresa. Il primo tempo è a senso unico: il Como mantiene il possesso e schiaccia il Parma nella propria metà campo, ma fatica a concretizzare. L’occasione più importante arriva al 40′, quando Douvikas colpisce il palo dopo una giocata di Baturina. Gli emiliani si difendono con ordine e chiudono sullo 0-0 senza concedere reti. La ripresa si apre con un doppio miracolo del portiere Suzuki, decisivo per tenere a galla il Parma su una doppia occasione ravvicinata. Ma la pressione del Como cresce e al 58′ arriva il vantaggio: Jesús Rodríguez serve Alberto Moreno al centro dell’area e lo spagnolo firma l’1-0 con un sinistro potente sotto la traversa. Dopo il gol, la partita resta viva. Il Parma prova a reagire e al 73′ trova anche il pareggio con Pellegrino, ma la rete viene annullata per fuorigioco dopo intervento del VAR. Nel finale i gialloblù tentano l’assalto, ma il Como difende con ordine e gestisce il vantaggio fino al triplice fischio. Nel finale non mancano tensione e cartellini gialli, ma il risultato non cambia più. Il Como conquista tre punti fondamentali, confermando solidità e ambizioni europee, mentre il Parma paga una prova difensiva generosa ma troppo rinunciataria in fase offensiva.

Pisa-Napoli 0-3: secondo posto blindato

Roma, 17 mag. (askanews) – Il Napoli batte il Pisa 3-0 in trasferta e blinda il secondo posto in campionato e con esso la qualificazione Champions. Una vittoria solida per la squadra di Antonio Conte, costruita già nel primo tempo e poi gestita nella ripresa, nonostante qualche tentativo dei padroni di casa. La partita si sblocca al 21′ con il gol di Scott McTominay: azione avviata da Lobotka, sponda di Hojlund in area e destro vincente del centrocampista scozzese che batte Semper. Il Napoli continua a spingere e trova il raddoppio al 27′: calcio d’angolo di Elmas e colpo di testa di Amir Rrahmani, con il portiere del Pisa che prova a respingere ma il pallone oltrepassa la linea. Nel primo tempo il Napoli rischia solo su un’occasione nel recupero, quando Moreo serve Stojilkovic che si presenta davanti a Meret, ma il portiere azzurro respinge salvando il risultato. Nel resto della gara la squadra di Conte controlla il ritmo e prova anche a colpire in ripartenza con Alisson Santos, tra i più attivi. La ripresa si apre senza cambi, ma con un Pisa più aggressivo: al 49′ grande parata di Meret su conclusione al volo di Moreo. Il Napoli risponde con alcune iniziative, tra cui un colpo di testa di McTominay su cross di De Bruyne appena entrato, senza però inquadrare la porta. Conte inserisce De Bruyne e Olivera al 59′, dando maggiore qualità e solidità alla squadra nella gestione del vantaggio. Il Pisa prova a reagire con diversi cambi, ma fatica a creare reali pericoli dopo le fiammate iniziali della ripresa. Al 68′ ancora Napoli vicino al terzo gol con McTominay che di testa non trova la deviazione giusta su cross dalla destra. Nel finale cresce anche la tensione agonistica con un confronto tra Elmas e Calabresi, entrambi ammoniti al 53′. Il Pisa prova a riaprire la gara con qualche cross e mischia, ma la difesa azzurra regge senza grandi problemi fino al triplice fischio. Resta solo il tempo a Rasmus Hojlund per chiudere il match 3-0.

Virus ebola in Africa, Oms: emergenza sanitaria internazionale

Roma, 17 mag. (askanews) – L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale, il secondo livello di allerta più alto, in risposta all’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo ed in Uganda.

Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha affermato che il virus “costituisce un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale, ma non soddisfa i criteri per essere classificato come pandemia”.

La Repubblica Democratica del Congo è attualmente duramente colpita dalla variante Bundibugyo dell’Ebola, contro la quale non esiste un vaccino. Fino a ieri l’Oms aveva confermato otto casi di laboratorio e registrato 246 casi e 80 decessi sospetti nella provincia di Ituri, nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, oltre a un altro caso confermato a Kinshasa e un decesso in Uganda tra i viaggiatori recentemente rientrati da Ituri. L’agenzia sanitaria dell’Unione Africana, l’Africa CDC, ha registrato 88 decessi probabilmente dovuti al virus su 336 casi sospetti, secondo gli ultimi dati pubblicati sabato. Poiché l’epidemia di virus Ebola, variante Bundibugyo, si trova in un’area di difficile accesso, pochi campioni sono stati analizzati in laboratorio e i dati si basano principalmente sui casi sospetti.

La Repubblica Democratica del Congo ha vissuto un’epidemia di Ebola tra agosto e dicembre 2025, con almeno 34 decessi. L’epidemia più letale che ha colpito la regione, tra il 2018 e il 2020, ha causato quasi 2.300 vittime su 3.500 casi.

L’Ebola, che provoca una febbre emorragica altamente contagiosa, rimane una minaccia formidabile nonostante i recenti vaccini e trattamenti, efficaci solo contro il ceppo Zaire, responsabile delle più grandi epidemie mai registrate. Il virus ha causato oltre 15mila morti in Africa negli ultimi 50 anni.

Trionfa la Bulgaria, Sal Da Vinci è quinto. Ecco cosa è successo all’Eurovision

Roma, 17 mag. (askanews) – È la Bulgaria a conquistare la 70esima edizione dell’Eurovision Song Contest grazie a Dara e alla sua “Bangaranga”, brano balcan-urban già diventato virale sui social e accolto come uno dei tormentoni dell’anno. Sul podio anche Israele, secondo tra contestazioni e fischi del pubblico durante il televoto, e la Romania, terza dopo essere stata a lungo in testa nella fase finale delle votazioni. L’Italia chiude invece al quinto posto con Sal Da Vinci e “Per sempre sì”, applaudito alla Wiener Stadthalle di Vienna e visibilmente commosso al termine dell’esibizione.

La vittoria della Bulgaria arriva al termine di una finale spettacolare e fortemente segnata anche dai temi geopolitici. Dara, 27 anni, ha spiegato che “Bangaranga”, termine preso dal patois giamaicano, significa “casino” o “rivolta”, ma per lei rappresenta “la scelta dell’amore contro la paura”. La sua performance, caratterizzata da una coreografia ispirata alle atmosfere pop di Wes Anderson e da ballerini plastificati, ha infiammato l’arena e convinto pubblico e giurie.

Sal Da Vinci, ventiduesimo artista in gara, ha riproposto la coreografia già vista in semifinale, apparendo più sciolto e sorridente. Alla fine dell’esibizione, il cantante napoletano è scoppiato in lacrime davanti all’ovazione del pubblico. A Vienna era presente anche il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, che ha confermato il ruolo di Sal Da Vinci come ambasciatore della candidatura della canzone napoletana classica a patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. Il 5 giugno, all’Arena di Verona, l’artista parteciperà all’evento speciale insieme a Gigi D’Alessio, Massimo Ranieri, Serena Rossi e Placido Domingo.

La gara si era aperta con un omaggio orchestrale della Orf di Vienna al vincitore uscente JJ, tra Mozart e pop, davanti ai ballerini vestiti con i colori nazionali austriaci. Tra i favoriti della vigilia c’erano Finlandia, Australia e Grecia. I finlandesi Linda Lampenius e Pete Parkkonen hanno puntato su un mix tra violino classico ed eurodance, mentre l’australiana Delta Goodrem ha proposto uno show imponente con pianoforte dorato e scenografia da Las Vegas. Molto applaudito anche il greco Akylas con “Ferto”, tra estetica da videogame e messaggio anticapitalista.

La presenza di Israele ha però dominato il dibattito politico dell’edizione 2026. Diversi Paesi, tra cui Spagna, Paesi Bassi, Irlanda, Islanda e Slovenia, hanno scelto il boicottaggio della manifestazione per protesta contro l’invasione di Gaza. A Vienna si sono svolte manifestazioni pro Palestina con migliaia di partecipanti. Il rappresentante israeliano Noam Bettan, contestato durante la finale, ha chiuso la sua esibizione con la frase “Il popolo di Israele vive”, mentre l’arena ha reagito con fischi durante l’assegnazione dei voti. Al centro delle polemiche anche le parole di Martin Green, produttore esecutivo dello show, sul diverso trattamento riservato a Russia e Israele all’interno dell’Eurovision.

Intanto, un nuovo record, anno dopo anno, conferma la crescita dell’Eurovision Song Contest in Italia. In numeri: 36% di share e oltre 5 milioni di telespettatori per la serata finale, andata in onda su Rai 1 dalle 21.00 con il commento di Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini in diretta dalla Stadthalle di Vienna. Rispetto alla finale dell’edizione 2025 la crescita è stata di oltre +277 mila ascoltatori e di oltre 2 punti percentuali di share. Il risultato della fascia oraria 21.48-25.10 (dalla fine di ESC START a fine programma) è stato di 5,1 milioni con il 39,2%. Alla proclamazione di Dara come vincitrice, in gara per la Bulgaria con “Bangaranga”, si è arrivati a toccare il 60%.

La performance di Sal Da Vinci il momento più seguito, con un picco di quasi 6,7 milioni di telespettatori alle 23.01. Quinta in classifica, la sua “Per sempre sì” è stata protagonista per il
pubblico di tutta Europa durante la settimana austriaca, con ovazioni in arena e grande accoglienza agli eventi nella città. I voti delle giurie nazionali hanno premiato il suo cuore napoletano e la sua dichiarata italianità con 134 punti, posizionandola al sesto posto. I 147 punti del televoto, sommati,
per un totale di 281, hanno permesso di scalare una posizione conquistando il primo posto tra le Big 4. Per il nono anno consecutivo, inoltre, l’Italia si è classificata in Top 10.

Calcio, Chelsea: Xabi Alonso nuovo allenatore

Roma, 17 mag. (askanews) – Il Chelsea annuncia ufficialmente Xabi Alonso come nuovo allenatore della prima squadra. Il tecnico spagnolo firma un contratto fino al 2030 e prende il comando dei Blues dopo una stagione chiusa senza qualificazione alle coppe europee, al termine di un’annata deludente culminata con la sconfitta in finale di FA Cup contro il Manchester City.

La società londinese sceglie così di aprire un nuovo ciclo affidando la panchina a uno degli allenatori emergenti più considerati in Europa. Alonso arriva dopo l’esperienza al Bayer Leverkusen, dove ha vinto il campionato tedesco e impressionato per qualità di gioco e gestione del gruppo, e dopo una parentesi complicata al Real Madrid conclusa con l’esonero.

Il progetto del Chelsea punta a rilanciare una squadra giovane ma discontinua, costruita negli ultimi anni con investimenti importanti ma senza continuità di risultati. L’obiettivo è riportare il club stabilmente in Champions League e tornare competitivo ai massimi livelli nazionali ed europei.

“Il Chelsea è uno dei più grandi club al mondo”, dichiara Alonso dopo la firma, sottolineando la volontà condivisa con dirigenza e proprietà di costruire una squadra in grado di competere per i trofei principali. Il tecnico torna così in Inghilterra dopo l’esperienza da calciatore nel Liverpool.

Il club ora lavora alla definizione dello staff e del mercato estivo per consegnare ad Alonso una rosa già competitiva in vista della nuova stagione.

Auto sulla folla a Modena, amputate le gambe a due turiste. Altri feriti sono ancora in gravi condizioni

Roma, 17 mag. (askanews) – Due turiste, una ragazza tedesca ed una polacca, hanno perso le gambe in seguito all’urto con l’auto guidata ieri da Salim El Koudri. I medici dell’ospedale di Baggiovara sono stati costretti ad amputare gli arti per poter fermare l’emorragia in atto. Restano ancora gravi condizioni di altre 4 persone ferite nell’azione posta in essere da El Koudri.

Le condiziono di una donna di 55 anni ricoverata all’Ospedale Maggiore di Bologna, “restano critiche e resta il pericolo di vita”. In un bollettino che è stato diffuso si spiega che anche per altri tre passanti la prognosi resta riservata.

Un uomo, anche lui di 55 anni con diversi traumi, è stabile, “non più in immediato pericolo di vita”. La Direzione ospedaliera ha subito attivato una equipe di psicologi a supporto dei familiari.

Ancora ricoverati all’Ospedale civile di Baggiovara (Modena) una donna di 69 anni, operata nelle scorse ore, definita “grave ma stabile”; una donna di 53 anni sottoposta “a plurimi interventi chirurgici, le cui condizioni sono gravi”. Per entrambe la prognosi resta riservata. Un italiano di 59 anni, con trauma facciale, ha passato la notte in osservazione in Medicina d’Urgenza, per lui la prognosi è di 30 giorni.

“Quattro persone che hanno subito ferite gravissime sono in pericolo di vita da ieri pomeriggio. Sono seguite in maniera incessante nei reparti di terapia e rianimazione dell’ospedale civile di Baggiovara e del policlinico maggiore di Bologna. Tutti lavorano per salvare loro la vita”, ha detto, parlando a SkyTg24, il governatore della Regione Emilia Romagna, Michele de Pascale.

“Stiamo parlando di due dei trauma Center più importanti del nostro paese, quindi qui ci sono professionalità straordinarie che hanno ovviamente tutta la nostra gratitudine e che seguono ovviamente la gratitudine che abbiamo anche per i cittadini che ieri sono intervenuti fermando l’attentatore perché c’è stato veramente un atto eroico che ha evitato che i feriti purtroppo potessero essere anche molti di più di quelli che sono stati poi nel frattempo c’è anche il lavoro che dobbiamo diciamo apprezzare della magistratura delle forze dell’ordine perché le indagini in questo momento sono molto importanti, tutta la città di Modena, tutta la comunità”, ha detto il governatore.

Auto sulla folla a Modena, Mattarella e Meloni visitano i feriti in ospedale

Roma, 17 mag. (askanews) – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accompagnati dal sindaco di Modena Massimo Mezzetti e dal governatore dell’Emilia Romagna Michele De Pascale, hanno fatto visita ai feriti ricoverati presso l’ospedale di Modena. Il capo dello Stato e la premier si sono trattenuti per circa 20 minuti. Ora si recheranno all’Ospedale Maggiore di Bologna per fare visita ad altri feriti dell’investimento di ieri pomeriggio.

“Grazie per quello che fate in questa circostanza drammatica ma anche abitualmente. Siamo consapevoli di ciò che fate ogni giorno”, ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella incontrando presso l’ospedale di Modena – insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni – l’equipe di medici che ha in cura i feriti del tragico investimento di ieri nella cittadina emiliana.

Auto sulla folla a Modena, la ricostruzione della tragedia

Roma, 17 mag. (askanews) – Salim El Koudri, 31 anni, una laurea in economia e nessuna occupazione stabile, poco dopo le 4 di pomeriggio di sabato 16 maggio 2026 ha compiuto il più grave fatto che Modena ricordi. La città della lirica, del cibo di qualità, della bella letteratura e patria del Tricolore, è stata sconvolta dall’azione inspiegabile della Citroen C3, grigio metallizzato, guidata da El Koudri. All’altezza di Porta Bologna, in mezzo ad un incrocio tra via Garibaldi e la via Emilia la macchina ha speronato a tutta velocità le persone che aveva di fronte. Puntando il marciapiede, passando dentro ad un’area pedonale con tanti in bicicletta, alcuni a passaggio con il cane, ed altri con le buste della spesa, turisti.

Almeno 7 persone sono state colpite così, falciate come fili di grano. Due turiste hanno subito l’amputazione delle gambe, altre quattro persone sono ancora in pericolo di vita. Scorrere le immagini delle telecamere a circuito chiuso, che rimbalzano sui social network, è terribile. Perché si immagina il dolore e lo sgomento provato da chi tranquillo stava solo camminando. Se l’auto che piomba tra la folla potrebbe lasciar spazio ancora al dubbio, i gesti successivi compiuti da El Koudri indicano agli inquirenti quale strada percorrere per offrire un perché alla giustizia che dovrà essere compiuta. Il ragazzo, un passato ricovero al centro di igiene mentale, dopo l’urto e lo stop definitivo della macchina, ha provato a scappare. A chi gli gridava “cosa hai fatto? Cosa hai fatto?” ha risposto tirando fuori un coltello e colpendo a caso. L’ottava persona è stata ferita, così, alle braccia.

La corsa a piedi di El Koudri è durata non oltre 100 metri. Lo hanno preso alcuni cittadini e gli agenti di una volante della polizia. Non è arrivata nessuna imprecazione. E’ una scena silenziosa quella che si osserva. La stessa auto che portano via il ragazzo non accende subito le sirene. La confusione e la tragedia restano dietro l’angolo. Gli interrogativi arrivano tutti in questura dove El Koudri viene portato. Grazie alle verifiche dei documenti si ricostruisce il luogo di nascita, la nazionalità, l’abitazione, il passato. Si accerta così la residenza a Ravarino, un piccolissimo centro fuori Modena, sulla strada per Finale Emilia, un solo bar aperto al sabato pomeriggio. “La maggior parte qui lavorano nelle aziende per la lavorazione dei salumi o dei formaggi”, si spiega.

El Koudri era nato a Bergamo. Il suo cognome è di origine marocchina. Dalle indagini che verranno compiute sul telefono e su altri possibili supporti, trovati nell’abitazione si riuscirà ad avere un quadro più chiaro. Al momento c’è solo la nebulosa del può essere, delle verifiche che procedono a largo raggio. Gli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia ed antiterrorismo di Bologna che coordineranno il lavoro degli investigatori della Polizia, della Digos, ma anche dei carabinieri, ripetono adesso che bisogna attendere. La prefetta di Modena Fabrizia Triolo nel punto stampa serale ha spiegato che El Koudri “al momento dell’arresto non era sotto sostanze psicotrope, quindi aveva una parvenza di lucidità”, ma “già nel 2022 si era evidenziato per questa persona uno stato di alterazione psichica: era stato attenzionato dal Centro di Salute Mentale per disturbi schizofrenici, ma dopo un primo periodo di osservazione se ne erano perdute le tracce”.

Il presidente della Regione, Michele de Pascale, è chiaro: “Un gesto di una gravità inaudita. In queste ore di profondo dolore voglio esprimere, anche a nome della giunta e dell’intera comunità dell’Emilia-Romagna, la mia vicinanza alle persone ferite, alle loro famiglie e a tutte le persone coinvolte. Ringrazio i soccorritori, il personale sanitario, le Forze dell’ordine e i cittadini che, con coraggio e prontezza, hanno inseguito e fermato l’uomo, per l’intervento immediato e il lavoro delicatissimo che stanno svolgendo in queste ore. Siamo al fianco del sindaco Massimo Mezzetti e della comunità modenese”.

Il primo cittadino sottolinea che rappresenta una città che non si piega e che “dei quattro cittadini che sono intervenuti e hanno assicurato immediatamente l’uomo alla polizia, due sono stranieri. Poi nei secondi successivi sono intervenuti altri cittadini, anch’essi stranieri, che operano commercialmente proprio in quell’area”. Insomma tutti “hanno dimostrato una lucidità, una prontezza di riflessi e un coraggio che vanno assolutamente riconosciuti”, ha proseguito il sindaco. “Sono anche il simbolo di una comunità che sa, anche in un momento così drammatico, reagire e unirsi”.

Una comunità a cui si sono unite le più alte istituzioni. Ieri le telefonate, oggi la visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e della presidente del consiglio, Giorgia Meloni.

Auto sulla folla a Modena, la procura: El Koudri indagato per strage e lesioni aggravate

Roma, 17 mag. (askanews) – Strage e lesioni aggravate dall’uso di arma. Questi reati contestati a Samir El Koudri, il 31enne che ieri ha investito con l’auto 7 persone nel centro di Modena. In una nota della Procura si spiega che le ipotesi di reato sono connesse al fatto che sono chiare ed evidenti le precise volontà di porre in pericolo l’incolumità pubblica e non solo la vita delle singole persone offese, in una via del centro cittadino e in un ambito spazio-temporale privo di soluzione di continuità.

“L’orario scelto era di massima presenza per cittadini, avventori di esercizi commerciali e pertanto colpiti in maniera indiscriminata, indeterminata e deliberata” dal giovane di origine marocchina. Sono in corso indagini – si aggiunge – per “individuare il movente della condotta”.

Modena, auto piomba sui passanti in pieno centro: 8 feriti gravi

Modena, 17 mag. (askanews) – Un pomeriggio di sangue ha sconvolto Modena. Sabato, poco prima delle 17, in pieno centro, un uomo di trentun anni ha lanciato la sua auto contro i passanti di via Emilia Centro. Le immagini riprese dalle telecamere di sicurezza all’ingresso del centro storico sono agghiaccianti. Otto i feriti, quattro in modo gravissimo. Due, in pericolo di vita, sono stati trasportati d’urgenza all’ospedale Maggiore di Bologna. Altri due, a Baggiovara, hanno subito l’amputazione degli arti inferiori. La corsa dell’auto si è fermata contro la vetrina di un negozio. L’aggressore, italiano di seconda generazione, è uscito brandendo un coltello, ma è stato bloccato da tre cittadini. La Procura ha disposto il fermo per strage e lesioni aggravate. Il prefetto di Modena Fabrizia Triolo.

“Quello che in questo momento possiamo dire è che già nel 2022 si era evidenziato per questa persona uno stato di alterazione psichica perché era stato attenzionato dal Centro di Salute Mentale per disturbi schizoidi. Dopo questo primo periodo di osservazione presso il centro sanitario, però, se n’erano perdute le tracce”.

Sull’episodio sono piovuti messaggi di solidarietà da tutto il mondo istituzionale. Il presidente della Repubblica Mattarella farà visita ai feriti. A Modena è arrivato anche il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, per partecipare a un summit in prefettura.

“Devo dire la solidarietà e l’abbraccio di tutta l’Emilia-Romagna a tutta la città di Modena, perché è più che evidente che in questo momento ci sono persone che sono state colpite direttamente, i loro familiari, le loro relazioni, ma c’è tutta una città che è ferita e che è spaventata da quello che è accaduto”.

Sui feriti si è mobilitata la sanità: medici e infermieri si sono presentati spontaneamente in ospedale, aprendo più sale operatorie in contemporanea. Il sindaco Massimo Mezzetti ha ringraziato anche i cittadini intervenuti.

“Questa è una città che non si piega naturalmente di fronte a nessun atto intimidatorio, anche se grave come questo. E come sempre sapremo reagire con massima lucidità, fermezza e senso della comunità”.

De Gasperi, costruttore paziente di una democrazia libera, sociale ed europea

Un libro che interroga il presente

Ci sono libri che non tornano tra noi soltanto per essere ricordati, ma perché custodiscono ancora una domanda sul presente.

È il caso di questa nuova edizione di Alcide De Gasperi. Rivoluzione Riforme Libertà, la biografia umana e politica scritta da Igino Giordani e oggi riproposta a cura di Lucio D’Ubaldo e Alberto Lo Presti, con la presentazione di Giuseppe Fioroni.

Non siamo davanti al ritratto freddo di uno statista consegnato alla storia, ma allo sguardo partecipe di un uomo che conobbe dall’interno la stagione del cattolicesimo democratico, le sue fatiche, le sue speranze, le sue lacerazioni. Giordani ci riconsegna De Gasperi non come figura monumentale e distante, ma come coscienza viva della democrazia italiana: un uomo di fede, di libertà e di responsabilità pubblica, capace di attraversare il Novecento senza lasciarsi consumare né dal rancore né dalla retorica.

Ne emerge un De Gasperi lontano sia dall’immagine del politico timidamente prudente sia da quella del conservatore immobile. Prende forma, invece, la figura di un artefice paziente della democrazia italiana: una democrazia libera, sociale ed europea, nata sulle macerie morali e materiali della guerra.

Costruire, non restaurare

In questo senso, la parola decisiva non è nostalgia, ma costruzione. Come ricorda Adone Zoli nella prefazione inclusa nel volume, sulle rovine del fascismo e della guerra non si trattava semplicemente di ricostruire ciò che era stato, ma di costruire con nuovi orientamenti e nuove visioni. Qui sta la modernità di De Gasperi: fare della democrazia non un ritorno all’ordine precedente, ma un ordine nuovo di libertà, giustizia sociale e responsabilità istituzionale.

La grandezza di De Gasperi sta nella sua capacità di mediazione: tra tradizione e modernizzazione, cultura cattolica e istituzioni democratiche, appartenenza nazionale e apertura sovranazionale. Ma la sua mediazione non fu mai neutralità inerte: fu piuttosto l’arte difficile di tenere insieme ciò che la storia tendeva a separare.

Il volume ha il merito di sottrarlo sia alla retorica monumentale sia alla semplificazione scolastica, restituendolo come uomo immerso nelle contraddizioni del Novecento, segnato da tensioni, solitudini, sconfitte e responsabilità.

Igino Giordani e la formula “Dio e libertà”

In questo quadro assume rilievo anche la figura di Igino Giordani, autore della biografia riproposta nel volume. Giordani non è un osservatore esterno, ma un testimone partecipe del cattolicesimo democratico, vicino a De Gasperi nelle stagioni del popolarismo, dell’opposizione al fascismo e della ricostruzione democratica. Il suo sguardo non è agiografico, ma storico e civile: racconta De Gasperi come una figura in cui la vicenda personale finisce per coincidere con una parte decisiva della storia d’Italia. La formula “Dio e libertà” sintetizza bene questa eredità: la fede come fondamento morale del limite, la libertà come orizzonte pubblico della persona.

Un elemento decisivo della formazione degasperiana è la sua origine trentina e asburgica. Nato in una terra di confine, plurilingue e complessa, De Gasperi imparò presto che la politica non è imposizione, ma arte di tenere insieme differenze, autonomie e appartenenze. Da qui nacquero il suo senso delle istituzioni e l’idea dello Stato come ordine giuridico, non come voce di un capo né come grido identitario.

L’antifascismo come difesa del pluralismo

Per questo De Gasperi appartiene pienamente alla tradizione del cattolicesimo politico europeo: una tradizione che non nega il conflitto, ma lo ordina dentro le forme della democrazia. Ed è proprio qui che il suo metodo torna attuale. In un tempo segnato dalla crisi della rappresentanza, dall’indebolimento dei corpi intermedi, dalla semplificazione aggressiva del discorso pubblico e dalla spettacolarizzazione del conflitto, De Gasperi ricorda che la politica non deve incendiare le fratture per ottenere consenso, ma lavorarle istituzionalmente perché non diventino rotture irreparabili.

Il secondo asse fondamentale del volume è l’antifascismo di De Gasperi, che non va ridotto a semplice opposizione morale al regime. In lui l’antifascismo fu il rifiuto radicale di una concezione totalitaria della politica: quella che assorbe la persona nello Stato, annulla il pluralismo, svuota il Parlamento, sostituisce la legalità con la forza e trasforma il partito in strumento di occupazione della società.

Il libro restituisce anche la violenta campagna di delegittimazione subita da De Gasperi, accusato di scarso patriottismo per il suo passato nel Parlamento viennese. Giordani interpreta quella vicenda come esempio della violenza morale del fascismo: non bastava combattere l’avversario, occorreva distruggerne la reputazione, trasformando la differenza politica in tradimento. È una lezione ancora attuale: ogni volta che la politica smette di discutere le idee e punta a demolire la persona, riemerge una logica profondamente antidemocratica.

La misura contro il rancore

La grandezza di De Gasperi sta nel non aver risposto alla persecuzione con il rancore. Carcere, isolamento e anni difficili non produssero in lui spirito di vendetta, ma una disciplina interiore fondata sulla misura. Anche dopo la grande vittoria elettorale del 18 aprile 1948, egli non abusò del consenso ottenuto. Capì che la maggioranza non autorizza la sopraffazione e che la forza di una democrazia si misura soprattutto nel modo in cui tratta l’opposizione.

Naturalmente, questa grandezza non va cercata nell’assenza di tensioni. De Gasperi fu uomo di governo dentro fratture durissime: anticomunismo e riformismo sociale, fedeltà cristiana e laicità delle istituzioni, unità del partito e libertà del confronto interno, prudenza diplomatica e coraggio politico. La sua statura nasce proprio da qui: non dall’aver evitato le contraddizioni, ma dall’averle abitate senza consegnarle alla violenza o alla semplificazione.

Il significato del “campo degasperiano”

Da qui nasce la categoria del campo degasperiano. Il volume parla di “campo del degasperismo” per indicare la coalizione centrista come architettura della democrazia governante. Ma questa formula può essere allargata: il campo degasperiano non è nostalgia della Democrazia Cristiana, né una posizione tattica di centro, né tantomeno una geografia parlamentare buona per ogni stagione.

È un impianto politico-culturale fondato sull’unione tra libertà democratica e giustizia sociale, stabilità istituzionale e riforme, radicamento nazionale e apertura europea, ispirazione cristiana e pluralismo dello Stato.

Il centro, in De Gasperi, non è una zona grigia o un rifugio prudente. È uno spazio dinamico di responsabilità, capace di promuovere riforme senza sacrificare la libertà. Anche la rottura del 1947 con comunisti e socialisti va letta in questo quadro: non come semplice scelta conservatrice, ma come chiarificazione democratica dentro il contesto della guerra fredda. De Gasperi voleva una democrazia più giusta, ma non accettava che la questione sociale fosse assorbita da un progetto politico incompatibile con la libertà.

Per questo il campo degasperiano non coincide con il moderatismo. È piuttosto un riformismo costituzionale, capace di trasformare le attese popolari in politiche pubbliche, le fratture sociali in programmi di integrazione, la domanda di giustizia in costruzione istituzionale. In questa visione, la stabilità non è il contrario della riforma, ma il suo frutto più maturo.

Le riforme come edificazione nazionale

Le grandi riforme del dopoguerra — riforma agraria, Cassa per il Mezzogiorno, riforma tributaria, ricostruzione edilizia — non furono semplici interventi tecnici, ma strumenti di edificazione nazionale. In particolare, la riforma agraria affrontò il nodo storico del Mezzogiorno: latifondo, fame di terra, disoccupazione, distanza tra masse contadine e Stato. Dare terra significava dare cittadinanza, dignità, autonomia personale e responsabilità sociale.

La Cassa per il Mezzogiorno, nel disegno originario degasperiano, non va letta soltanto attraverso le degenerazioni successive. Nacque come tentativo di portare lo Stato nei territori segnati da storici divari economici e infrastrutturali: strade, acquedotti, bonifiche, cantieri, opere pubbliche, occasioni di lavoro.

Il fatto che De Gasperi, uomo del Nord, avvertisse con tanta forza la questione meridionale mostra la profondità nazionale della sua visione: l’Italia non poteva dirsi davvero ricostruita se il Mezzogiorno restava ai margini.

Questo passaggio conserva una forte attualità. Anche oggi il Paese è attraversato da fratture territoriali, disuguaglianze educative, squilibri tra aree interne e poli urbani, tra Nord e Sud, tra cittadini inseriti nei circuiti delle opportunità e cittadini consegnati all’attesa. De Gasperi non offre una ricetta tecnica, ma uno stile di governo: considerare la questione sociale e meridionale non come un fastidio, ma come banco di prova della tenuta democratica e nazionale.

Per lui la democrazia non è soltanto una forma giuridica. È anche un ordine storico-sociale da costruire. La libertà politica, se resta priva di lavoro, istruzione, inclusione e giustizia sociale, rischia di svuotarsi. Allo stesso modo, la giustizia sociale senza libertà può trasformarsi in oppressione. Il riformismo degasperiano vive in questo equilibrio: libertà e giustizia, istituzioni e promozione sociale, stabilità e cambiamento.

Partiti, corpi intermedi e democrazia

Un altro nodo decisivo riguarda il partito. Nella tradizione del popolarismo e del cattolicesimo sociale che egli incarna, il partito non è una macchina personale né uno strumento di propaganda, ma un luogo di formazione, mediazione, rappresentanza e produzione di classe dirigente.

In termini sociologici, il partito collega società e istituzioni, organizza interessi, educa una domanda politica e costruisce linguaggio pubblico.

Qui emerge la distanza dal presente, segnato dalla crisi dei corpi intermedi: partiti svuotati, sindacati indeboliti, associazionismo frammentato, partecipazione intermittente, opinione pubblica polarizzata. Il campo degasperiano obbliga allora a ripensare le mediazioni democratiche. Senza luoghi di formazione e legami sociali, la politica rischia di ridursi a leaderismo, spettacolo, reazione emotiva o somma di solitudini connesse.

Cristianesimo, responsabilità e servizio

Centrale è anche il rapporto tra cristianesimo e politica. De Gasperi non rappresenta un confessionalismo che vuole occupare lo Stato, ma una fede tradotta in responsabilità pubblica: primato della persona, difesa della libertà, attenzione ai poveri, senso del limite, dovere verso le istituzioni. La sua fede non diventa bandiera identitaria né slogan, ma coscienza morale del potere.

Questa lezione è preziosa oggi, quando il religioso viene spesso o confinato nel privato o usato come marcatore identitario. De Gasperi indica una terza via: una fede che non pretende di impadronirsi dello spazio pubblico, ma neppure rinuncia a generare responsabilità civile; una fede che non grida, non separa, non strumentalizza, ma costruisce e serve.

Da qui si comprende il suo europeismo. Per lo statista trentino l’Europa non è un tema accessorio, ma una risposta politica e morale alla catastrofe delle guerre mondiali e dei nazionalismi assolutizzati. Insieme ad Adenauer e Schuman, egli pensa l’Europa come pace istituzionalizzata: un modo per trasformare le frontiere da luoghi di odio a spazi di cooperazione.

Questa visione torna attuale nel tempo del ritorno della guerra in Europa, dei sovranismi, delle crisi migratorie, energetiche, digitali e ambientali. L’Europa di oggi va certamente riformata e resa più democratica, sociale e strategica, ma l’europeismo degasperiano conserva una forza decisiva: nessuna nazione europea, da sola, può affrontare le grandi fratture del mondo contemporaneo.

Giovani, formazione e futuro

Non è casuale che, nell’ultimo De Gasperi, tornino con particolare forza tre nuclei decisivi: i giovani, la pace, l’Europa. Non sono temi separati, ma parti di una medesima visione. I giovani rappresentano la continuità della democrazia; la pace è il suo orizzonte morale; l’Europa è la forma storica attraverso cui impedire ai nazionalismi di tornare a divorare il continente.

Per questo tornare oggi a De Gasperi non significa commemorare un passato nobile, ma riaprire una domanda sul futuro: quale politica può ancora costruire legami, istituzioni, responsabilità e speranza?

Trasmettere questa lezione ai giovani non significa consegnare loro una statua da venerare né proporre nostalgia per un tempo perduto. Significa mostrare che la politica può essere ancora una cosa seria: non una tecnica di occupazione del presente, ma un’opera di costruzione storica.

Il rapporto tra giovani e politica non va liquidato con l’accusa di apatia o disinteresse. Seguendo Mannheim, una generazione non è solo una classe d’età, ma un gruppo storico plasmato da eventi, linguaggi e aspettative comuni. I giovani di oggi non vivono il dopoguerra e la ricostruzione materiale del Paese; abitano invece una società apparentemente costruita ma spesso bloccata, iperconnessa ma fragile, formalmente aperta ma segnata da precarietà, disuguaglianze educative, crisi climatica, sfiducia istituzionale e rarefazione dei luoghi collettivi.

De Gasperi non va proposto ai giovani come una figura da venerare, ma come un interrogativo vivo: che cosa significa, in tempi di crisi, non subire la storia ma provare a costruirla? La sua esperienza mostra che la politica nasce quando una generazione smette di percepirsi solo come vittima delle condizioni ricevute e trasforma quelle condizioni in responsabilità pubblica.

La democrazia come comunità educante

Il nodo non è semplicemente la distanza dei giovani dalla politica, ma l’indebolimento della politica come dispositivo collettivo di futuro: essa fatica ad apparire come luogo credibile di mediazione, decisione e trasformazione delle condizioni materiali e simboliche della vita comune.

In questo senso, il riferimento a François Dubet aiuta a comprendere il declino delle istituzioni formative: scuola, partiti, sindacati, parrocchie, associazioni e famiglie non riescono più, da sole, a trasmettere appartenenza, fiducia e senso. I giovani sono più liberi, ma anche più soli; più autonomi, ma meno accompagnati.

Da qui emerge una lezione degasperiana fondamentale: senza luoghi di formazione e comunità educanti, la democrazia non produce cittadini, ma spettatori, utenti e consumatori di opinioni. Anche Putnam ricorda che la qualità democratica dipende dal capitale sociale: fiducia, cooperazione, legami civici, abitudine alla partecipazione. La democrazia, infatti, non vive solo di procedure, ma di relazioni.

Alla società contemporanea dell’accelerazione, descritta da Hartmut Rosa, De Gasperi oppone la logica della durata. Non è l’uomo dell’istante o dell’annuncio, ma della costruzione paziente. Ai giovani immersi in un presente rapido e frammentato, egli ricorda che le cose decisive richiedono tempo, competenza, preparazione, fedeltà e pazienza istituzionale.

La sua lezione dice anzitutto che la libertà non è garantita per sempre: va custodita attraverso istituzioni, cultura, partecipazione e senso del limite. La democrazia non coincide con l’opinione immediata o con la reazione emotiva, ma richiede studio, ascolto, organizzazione e capacità di trasformare l’indignazione in progetto. Tra rabbia e riforma deve esserci pensiero; tra protesta e governo del cambiamento deve esserci classe dirigente.

Insegna anche che non c’è futuro senza riforme. Ma le riforme non sono réclame o gesti scenici: sono preparazione, competenza, scelta degli strumenti, responsabilità degli effetti. In questo senso, egli educa alla lentezza operativa delle cose serie, contro una politica consumata dalla visibilità immediata.

Ai giovani può dire inoltre che la politica non è culto del capo, ma lavoro comune: partito, associazione, comunità, territorio, formazione, alleanza tra generazioni. Non è teatro di posizionamenti, ma servizio esigente e disciplina morale del potere. Con Bourdieu si può aggiungere che non tutti i giovani possiedono gli stessi strumenti per partecipare: per questo non bastano appelli morali, servono scuole di politica, luoghi di parola, accesso alla cultura, cantieri civici ed esperienze concrete di responsabilità.

Una lezione ancora aperta

Un altro messaggio riguarda il rapporto tra radicamento e apertura. De Gasperi amò il Trentino, servì l’Italia e pensò l’Europa. Questa traiettoria mostra che si può appartenere a un luogo senza chiudersi in esso; amare la patria senza trasformarla in idolo; essere europei senza smettere di essere italiani; vivere la fede senza usarla come confine contro altri.

In definitiva, raccontare De Gasperi ai giovani significa restituire spessore alla parola futuro: non un futuro pubblicitario, minaccioso o già scritto, ma un futuro come responsabilità condivisa.

Il De Gasperi che emerge dal volume, dunque, non appartiene alle commemorazioni innocue. È parte della genealogia dei costruttori di democrazia. La sua lezione resta attuale: non c’è democrazia senza corpi intermedi, libertà senza giustizia sociale, pace senza Europa, politica degna senza disciplina morale del potere.

A questo punto il discorso storico diventa anche appello civile, quasi consegna morale.

Il campo degasperiano non è una reliquia da custodire sotto vetro, né una fotografia ingiallita da appendere alle pareti della nostalgia. È piuttosto una brace da riaccendere, una responsabilità da rimettere in cammino, una tenda da piantare ancora una volta nel cuore inquieto della storia. Significa scegliere la democrazia quando tornano le seduzioni dell’uomo forte; scegliere le riforme quando l’inerzia diventa abitudine; scegliere la libertà quando l’integralismo pretende di sequestrare le coscienze; scegliere l’Europa quando i nazionalismi alzano piccoli muri e abbassano grandi orizzonti. Significa credere nella mediazione quando la semplificazione violenta urla più forte, e continuare a costruire, con pazienza quasi artigiana, mentre il presente fa rumore, occupa la scena, consuma parole e dimentica i volti. Perché la politica, quando è vera, non è il podio dei vincitori, ma il grembiule di chi serve; non è la voce che sovrasta, ma la mano che ricuce; non è l’ansia di possedere il tempo, ma l’umile ostinazione di preparare una casa più giusta per chi verrà dopo di noi.

Chiara Galiazzo annuncia il nuovo progetto live "Nuova Luce"

Milano, 17 mag. (askanews) – Chiara Galiazzo annuncia “Nuova Luce”, il nuovo progetto live in partenza il prossimo autunno prodotto da IMARTS – International Music And Arts che accoglie l’artista nel proprio roster. Un’occasione per incontrare il pubblico dal vivo e riscoprire i brani più amati del suo repertorio come “Straordinario”, “Due respiri”, “Nessun posto è casa mia” fino ad arrivare ai più recenti “Valore”, “Poi io poi te”, “Basta poco”, in una veste inedita, elegante e contemporanea. In “Nuova Luce”, la voce inconfondibile di Chiara dialogherà con un quartetto d’archi e con sonorità elettroniche, dando vita a un’esperienza musicale intensa e raffinata, capace di unire classicità e modernità. «Sono anni che desideravo portare la mia musica nei teatri, un luogo che sento profondamente vicino alla mia dimensione artistica. Dare una nuova luce alle canzoni che mi hanno accompagnato in questi anni sarà l’occasione per condividere con il pubblico un viaggio intenso ed emozionante, in una veste completamente inedita.» – Chiara Galiazzo. Il tour porterà Chiara nei teatri italiani a partire da novembre, con un concerto pensato per valorizzare la sua forza interpretativa e il suo percorso artistico, sempre in equilibrio tra immediatezza pop, sensibilità vocale e profondità emotiva. Queste le prime date annunciate di “Nuova Luce – il tour nei teatri”: 20 novembre – Coriano (RN) – Teatro CorTe 23 novembre – Milano (MI) – Teatro Manzoni 27 novembre – Mestre (VE) – Teatro Corso 9 dicembre – Ferrara – Teatro Nuovo 17 dicembre – Roma – Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone L’annuncio del tour arriva in concomitanza con l’uscita di “Basta poco” (Altafonte Italia), il nuovo singolo di Chiara Galiazzo uscito l’8 maggio: un inno pop luminoso alla libertà e alla semplicità. Tra immagini urbane e slanci immaginifici, Chiara racconta un’evasione emotiva dove basta uno sguardo per sentirsi altrove. Le sere d’estate fanno da sfondo a un viaggio intimo e condiviso: senza mappe né mezzi, solo la forza di un legame capace di aprire ogni porta e trasformare l’ordinario in meraviglia. Scritto da Chiara Galiazzo insieme ad Alessandro Casillo, Piccolo G, Marco Di Martino e Danusk, che lo ha anche prodotto, il singolo rappresenta un nuovo tassello del percorso artistico di Chiara, confermandone la capacità di unire immediatezza pop e profondità emotiva.

Lampedusa, la morte non perde il vizio di vivere

Si muore di freddo, non un modo di dire

A Natale la ciliegina sulla torta è sempre la morte di qualche poveraccio che possa farci sentire più buoni solo perché ne leggiamo la notizia con un attimo e non di più di attenzione. Così è accadutoche nel campo profughi di Muwasi, nei pressi di Kahn Younis, una neonata sia morte di freddo. Non poteva accadere quindi che da quelle parti, un luogo storicamente con una certa predestinazione di accoglienza e quindi di disgrazie. C’è un “quindi” dal quale non ci si può smarcare, dove si aprono le braccia ad un pellegrino per dargli il benvenuto ci si accorge che non c’è mai spazio abbastanza per tutti ed è da mettere in previsione che qualcuno ci debba lasciare la pelle. Non ce la possiamo cavare con un gioco di parole per dire di aver trattato il fatto come si deve.

Un’isola e un film già visto

A Lampedusa, a bordo del solito barcone di migranti, poco fa è morta una neonata per ipotermia, cioè precipitata sotto la soglia di uncalore sufficiente per un respiro che non si cristallizzi appena fuori dai polmoni di lancio verso il mondo. La creatura è stata fritta dal freddo, arrostita da impassibili composte convulsioni di pelle e muscoli a causa dei suoi abiti intrisi d’acqua di un amaro mare. Qualcuno resterà indifferente, un po’ frigido alla notizia ma occorre farsene una ragione. Oggi le cose vanno così. La morte ha presentato il conto facendo pagare a quella creatura, che della vita ha assaggiato solo la forza del gelo, il prezzo di ingresso all’hotspot di arrivo con la tariffa più cara. 

Strana parola “hotspot” che si traduce in punto di approdo ma che di caldo non ne ha abbastanza per fare miracoli. Lo spot è un post, una notizia rapida da dare al prossimo che semmai ne raccoglie la bottiglia con il messaggio dentro ma non è affatto detto che abbia interesse a quel tipo di pesca. Lo spot è un posto che ti dà il benvenuto per dirti che il tuo viaggio è finito per sempre perché la morte ti sta regalando il futuro che non hai chiesto e di cui devi ingozzarti contro ogni inutile rifiuto. E’ un approccio alla terra che non rilancia a nuovi viaggi e ripartenze. Devi fermarti lì punto e basta. Qua non siamo in presenza di amore e tremore ma di un ghiaccio che non preannuncia affatto la delizia di un refrigerio per un’estate imminente tutta da godere.

Una voce nel deserto

Ha ragione Papa Leone XIV quando in queste ore tira le orecchie all’umanità per dire di svegliarsi dalla apatia in cui si è vestita con fogge tanto comode da non più rinunciarvi. La passione a dire il vero non manca ed è forte di essa che partecipiamo con vivo accanimento alla sequela di casi giudiziari che segnano la cronaca quotidiana e di cui siamo del tutto ubriachi. Ci si giustifica dicendo che la colpa sia ormai nell’abitudine a certe tragedie che si ripetono costantemente, così ci si fa inevitabilmente il callo, meglio farebbe la morte a risparmiarsi lasciando in vita gli innocenti. Questo sì che suonerebbe da scandalo e le si potrebbe per questo dare un premio per un finale a sorpresa degno da premio oscar. L’estate è alle porte e ne vedremo delle belle ma senza effetti speciali.

Eppure qualcosa lascia sorpresi. Sembra che ci si abitui solo al male fino a renderne indifferenti gli effetti, mentre si resta sempre ghiotti di altreanonime quotidianità che pure si ripetono senza alcuna originalità.

L’uso della memoria

Forse dovremmo ricordarci di Don Primo Mazzolari quando scriveva in un passaggio di “Una lettera a un partigiano” che bisognerebbe avere “un’anima larga” che non si rattrappisca nello spreco di ore passate appresso all’inutile del quale ci abbeveriamo fino alla sbornia. Forse dovremmo tornare ad amare con l’audacia che questo comporta. E “quando si ama…, perdutamente, la realtà si dilata, perde i suoi connotati volgari per assumere quelli del nostro amore. Un’anima larga, comunque la si paghi, è sempre un patrimonio.”. Forse dovremmo smettere di essere stretti di maniche anche con noi stessi immaginando che potremmo sperimentare un “oltre” che potrebbe risuscitare i troppi innocenti vittime della pigrizia che affligge il cuore del mondo.

I richiami di Draghi: la necessità di un nuovo paradigma strategico europeo

La fine delle illusioni atlantiche

Con cadenza periodica Mario Draghi invita l’Unione Europea a prendere consapevolezza del radicale mutamento del quadro internazionale imposto dalla distruttiva politica attuata dal presidente americano da ormai quasi un anno e mezzo. Cancellando l’illusione che un futuro, eventuale, cambio politico a Washington possa magicamente riportare indietro le lancette dell’orologio mondiale. Potranno mutare i toni, certamente lo stile – un dono del quale Donald Trump è totalmente privo – ma alcuni tratti di fondo del neo-nazionalismo USA rimarranno, ancorché attenuati e declinati in modo meno assertivo. Occorre pertanto accettare il nuovo dato di realtà e ad esso conformarvisi, allestendo una politica europea più efficace, più propositiva e meno passiva.

Così, se si leggono con attenzione i discorsi dell’ex Presidente del Consiglio italiano e soprattutto ex Presidente della BCE, si può osservare come essi ogni volta approfondiscono il tema e invitino i leaders europei a osare di più, sin da quell’iniziale invocazione intrisa di frustrazione impossibile da dimenticare: “fate quello che volete, ma fate qualcosa!”.

Dai rapporti europei alla richiesta di sovranità

Alcuni suggerimenti, da tutti o quasi apprezzati ma poi di fatto accantonati, Draghi li ha messi nero su bianco nel suo Rapporto richiestogli dalla Presidente della Commissione Von der Leyen e presentato nell’aprile 2024. Ad esso si aggiunse, pochi mesi più tardi, quello che Enrico Letta – pure lui incaricato da Palazzo Berlaymont – espose al Consiglio Europeo sul completamento del mercato unico nell’energia, nella finanza, nelle telecomunicazioni.

Deriva anche da questa consapevolezza la sempre più incisiva analisi draghiana e il sempre più convinto appello al cambio di paradigma europeo. E pure di postura nei confronti di un alleato storico non più così affidabile. A voler dire all’Europa che quella di fronte alla quale ora si trova è una scelta di struttura mentale fra la passiva rassegnazione di chi subisce la costrizione annunciando così il proprio declino e chi al contrario decide di non delegare più la propria sovranità e ne affronta consapevolmente i costi conseguenti.

Questo vale per i dazi, per la difesa militare, per la regolamentazione del web e dell’immenso mercato digitale sino alle nuove frontiere dell’Intelligenza Artificiale. E per molto altro ancora.

Unità europea contro il ritorno dei nazionalismi

Tutto ciò impone fra i paesi europei una unità vera e non solo declamata. Vogliamo usare il termine “nazioni” così caro alle Destre? Usiamolo pure, purché siano “nazioni non nazionaliste” capaci di reagire di fronte all’arroganza neo-imperiale di Trump avviando al contempo tutte le azioni necessarie per costruire una propria autonomia duratura nel tempo.

È la strategia di medio-lungo periodo, non più la tattica quotidiana, a dover guidare le scelte della classe dirigente continentale. A questa acquisita consapevolezza essa viene invitata con sempre maggior insistenza da Mario Draghi, il quale ha ora in quattro parole esposto una semplice verità: “l’Europa è rimasta sola”.

Armarsi per sopravvivere tra bande di nemici

I “ragazzi della via Pal” e il senso della convivenza

I “pro-Pal” non c’entrano proprio niente. Anche se ai nostri giorni, questi attivisti scendono in piazza per la difesa di alcuni elementari diritti umani. Ma sono certo che Galli della Loggia, leggendo da giovanottino I ragazzi della via Pal, lo avrà sicuramente capito male. Ragazzi ostili, che riuniti in due bande nemiche si facevano una vera e propria guerra, anche se, purtroppo per lui, disarmati.

Suppongo che sulla base di questo ricordo e di questa falsa interpretazione, sia andato avanti sino ai giorni nostri. E credo che non abbia afferrato il senso nascosto nel bel racconto di Molnar. È nella sua conclusione che infatti vincono la pace e la concordia. Il rispetto tra diversi, l’amicizia, il camminare insieme, l’uguaglianza.

E non la disuguaglianza fra chi ha più armi, e chi ne ha di meno.

Il sentirsi insomma “Fratelli tutti” — per dirla con Bergoglio.

Credenti e non credenti, sono valori portanti questi, della nostra convivenza umana che vanno alimentati e foraggiati costantemente.

La paura come visione del mondo

Quello invece che per della Loggia, in preda a una costante paura, rimane vivo e gli fa compagnia, è sopra ogni cosa la difesa. La difesa dagli odi e dai nemici esterni. Difendersi dalle guerre sempre alle nostre porte, sempre intese come protezioni delle identità dei popoli, dal momento che il “melting pot”, quella pentola dove si mescolano diverse identità, per lui non esiste. Su quella nostra, si è soffermato sin dal 1998 con un suo libro dal titolo: Identità italiana.

Ora mi viene però da pensare che le sue identità si devono difendere solo con le armi. Bisogna investire, e spendere immediatamente soldi per acquistare armi.

Giudicando sicuramente scandaloso l’intervento di Mario Draghi ad Aquisgrana, che appena l’altro ieri, e pensando a una Europa da federare, ha alzato anche lui la voce sulla difesa. Ma solo, e soltanto, sulla difesa del welfare: “…senza welfare, l’Europa è un’area economica fra altre. Con il welfare, è una civiltà”.

Aggiungendo che “… i 1.200 miliardi di euro l’anno di investimenti strategici di cui si parla — cifra impressionante — comprendono il riarmo, l’energia, la tecnologia. Non comprendono il welfare”.

L’Europa tra riarmo e diplomazia

Della Loggia è sin da giovane persuaso e convinto che il nostro prossimo è sempre una banda di stranieri, con cui il dialogo e i buoni rapporti per camminare insieme non esistono. Quella banda di nemici che vogliono conquistare la tua terra e bombardare la tua storia.

Vogliono conquistare quel “Grund”, quel giardino vicino ad una segheria nel racconto di Molnar, dove tu passi il tempo giocando.

Avendo sempre ed inesorabilmente da fare con bande nemiche di stranieri, la prima cosa dunque a cui pensare è quella di armarsi al più presto senza perdere tempo. Non ci sono alternative, scorciatoie e vie di mezzo pacifiste che tengano, e diplomazie di mediazioni utili. Anzi, il pacifismo è una patologia da curare.

La “sindrome dell’inerme”

E bisogna prima di ogni cosa armarsi. Come fa capire in un suo editoriale del 4 maggio, “La perdita di fiducia”, l’Europa e l’Italia vivono con una grave patologia da lui definita “sindrome dell’inerme”. Una malattia che si deve curare urgentemente, perché ci fa dimenticare che per vivere bisogna invece solo armarsi per difendersi dagli attacchi dei nemici alle porte.

Il 15 maggio è ritornato con un editoriale sulla sua costante paura: “L’occasione storica per l’Europa”. Facendo capire che l’Europa, per sopravvivere e acquistare un ruolo di prestigio negli equilibri geopolitici, dopo che gli Usa la hanno abbandonata, bisogna che si armi, per aiutare così l’Ucraina a distruggere la Russia.

E tutta l’Europa, per uscirne storicamente bene e alla meglio, ha una occasione unica e rara: quella di aiutare l’Ucraina.

Mi viene il sospetto che della Loggia sia proprietario di qualche fabbrica di armi. E sono certo che gli sforzi per la pace siano per lui un non senso cristiano, da lasciare a quelle che per lui sono, solo e soltanto, ideologie e fissazioni pacifiste.

Delrio, il Pd e l’equivoco dei “cattolici professionisti”

Il pluralismo cattolico è ormai un dato di realtà

Quando parliamo del rapporto tra i cattolici e la politica o meglio, della presenza dei cattolici negli attuali partiti italiani, ne sentiamo di tutti i colori. E, del tutto legittimamente, si ascoltano le tesi più disparate e variegate. Ed è anche inutile ricamarci più di tanto sopra perchè ormai siamo di fronte, e da ormai molto tempo, ad un radicato e consolidato pluralismo politico ed elettorale dei cattolici italiani.

Ora, detto questo per realismo ed onestà intellettuale, ci sono anche – e per fortuna – delle opinioni divertenti al riguardo. Tra queste non possiamo non citare quelle del simpatico Graziano Delrio. E lo diciamo sempre nel rispetto rigoroso e quasi dogmatico di tutte le opinioni, sia chiaro.

Delrio, la Dc e il nuovo Pd

Innanzitutto, leggiamo su Repubblica che il sen. Delrio esclude in modo categorico il ritorno della Dc e dei partiti identitari del passato. Siamo d’accordo anche perchè, detto da un esponente politico che non è mai stato espressione della Dc, si tratta di una affermazione che assume ancor più significato.

In secondo luogo il Nostro conferma l’adesione e la permanenza nel Pd della Schlein, malgrado il progetto, la linea, la cultura e il profilo dell’attuale leader del Pd – e del tutto legittimamente, come ovvio e persino scontato – guardino altrove.

E non è vero, almeno secondo noi, quello che dicono i maligni. E cioè che dopo avere avuto, forse, la quasi certezza di essere ancora una volta ricandidato – malgrado i mandati e i molteplici incarichi di governo – non si va tanto per il sottile se il nuovo corso del partito è più o meno sensibile, anzi del tutto insensibile, alla cultura, alla storia e alle ragioni del cattolicesimo popolare e sociale.

La politica “fuori dai partiti”

In terzo luogo, però, in questo ginepraio resta vaga e quasi incomprensibile la proposta illustrata dal Nostro. E cioè, leggiamo, “c’è una crisi strutturale dei partiti, c’è bisogno di dare altri luoghi e forme alla partecipazione dei cittadini. Spazi liberi, non condizionati. Nel nostro caso non si tratta di trovare una via di fuga al disagio dei cattolici dentro il Pd, ma di produrre politica attraverso la cultura. Al di fuori dei partiti”.

Ok, ma che vuole dire?

Abbiamo interpellato, al riguardo, qualche esperto di concetti incomprensibili e ci ha fornito la seguente risposta, da cui, però, prendiamo nettamente le distanze. E cioè, il vecchio adagio popolare “Franza o Spagna purchè…”.

Noi non abbiamo capito e quindi, di conseguenza, non commentiamo.

La lezione contro i “cattolici professionisti”

C’è un aspetto, però, che ci permettiamo di richiamare con forza. Questa volta con profonda cognizione di causa. Molti di noi che arrivano dalla cultura e dall’esperienza del cattolicesimo sociale e popolare, cioè dalla sinistra sociale della Dc e che si sono formati attraverso il concreto e battagliero magistero di uomini come Carlo Donat-Cattin, Sandro Fontana e Franco Marini – solo per citarne alcuni – hanno sempre avuto una epidermica avversione verso tutti coloro che vantano una sorta di monopolio esclusivo della rappresentanza politica dei cattolici.

O meglio, di quelli che pensano che la migliore e più qualificata e coerente espressione dei cattolici in politica coincide sempre e comunque solo con la propria esperienza.

Personaggi che Donat-Cattin bollava come “sepolcri imbiancati” nella prima repubblica e Sandro Fontana, con maggiore eleganza nella seconda repubblica, definiva come “cattolici professionisti”.

Ecco perchè, morale della favola, quando si parla di cattolici e politica e dell’impegno politico dei cattolici, occorre avere sempre l’umiltà, l’onestà e il coraggio di non ergersi mai al di sopra degli altri e, soprattutto, di non pensare di avere una sorta di monopolio indiretto ed esclusivo di tutti coloro che si impegnano nella vita pubblica.

O meglio, di avere addirittura il monopolio della parte migliore, più coerente e prediletta. Non è così, come ovvio. Ed è bene che lo sappiano i “cattolici professionisti”. Di ieri e di oggi.

Modena, auto piomba sulla folla: indagano inquirenti terrorismo

Roma, 16 mag. (askanews) – Salim El Koudri, 31 anni, una laurea in economia e nessuna occupazione stabile, poco dopo le 4 di pomeriggio di sabato 16 maggio 2026 ha compiuto il più grave fatto che Modena ricordi. La città della lirica, del cibo di qualità, della bella letteratura e patria del Tricolore, è stata sconvolta dall’azione inspiegabile della Citroen C3, grigio metallizzato, guidata da El Koudri. All’altezza di Porta Bologna, in mezzo ad un incrocio tra via Garibaldi e la via Emilia la macchina ha speronato a tutta velocità le persone che aveva di fronte. Puntando il marciapiede, passando dentro ad un’area pedonale con tanti in bicicletta, alcuni a passaggio con il cane, ed altri con le buste della spesa, turisti.

Almeno 7 persone sono state colpite così, falciate come fili di grano. Scorrere le immagini delle telecamere a circuito chiuso, che rimbalzano sui social network, è terribile. Perché si immagina il dolore e lo sgomento provato da chi tranquillo stava solo camminando. Se l’auto che piomba tra la folla potrebbe lasciar spazio ancora al dubbio, i gesti successivi compiuti da El Koudri indicano agli inquirenti quale strada percorrere per offrire un perché alla giustizia che dovrà essere compiuta. Il ragazzo, un passato ricovero al centro di igiene mentale, dopo l’urto e lo stop definitivo della macchina, ha provato a scappare. A chi gli gridava ‘cosa hai fatto? Cosa hai fatto?’ ha risposto tirando fuori un coltello e colpendo a caso. L’ottava persona è stata ferita, così, alle braccia.

La corsa a piedi di El Koudri è durata non oltre 100 metri. Lo hanno preso alcuni cittadini e gli agenti di una volante della Polizia. Non è arrivata nessuna imprecazione. E’ una scena silenziosa quella che si osserva. La stessa auto che portano via il ragazzo non accende subito le sirene. La confusione e la tragedia restano dietro l’angolo. Gli interrogativi arrivano tutti in questura dove El Koudri viene portato. Grazie alle verifiche dei documenti si ricostruisce il luogo di nascita, la nazionalità, l’abitazione, il passato. Si accerta così la residenza a Ravarino, un piccolissimo centro fuori Modena, sulla strada per Finale Emilia, un solo bar aperto al sabato pomeriggio. “La maggior parte qui lavorano nelle aziende per la lavorazione dei salumi o dei formaggi”, si spiega.

El Koudri era nato a Bergamo. Il suo cognome è di origine marocchina. Dalle indagini che verranno compiute sul telefono e su altri possibili supporti, trovati nell’abitazione si riuscirà ad avere un quadro più chiaro. Al momento c’è solo la nebulosa del può essere, delle verifiche che procedono a largo raggio. Gli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia ed antiterrorismo di Bologna che coordineranno il lavoro degli investigatori della Polizia, della Digos, ma anche dei carabinieri, ripetono adesso che bisogno attendere.

Il presidente della Regione, Michele de Pascale, è chiaro: “Un gesto di una gravità inaudita. In queste ore di profondo dolore voglio esprimere, anche a nome della giunta e dell’intera comunità dell’Emilia-Romagna, la mia vicinanza alle persone ferite, alle loro famiglie e a tutte le persone coinvolte. Ringrazio i soccorritori, il personale sanitario, le Forze dell’ordine e i cittadini che, con coraggio e prontezza, hanno inseguito e fermato l’uomo, per l’intervento immediato e il lavoro delicatissimo che stanno svolgendo in queste ore. Siamo al fianco del sindaco Massimo Mezzetti e della comunità modenese”.

Il primo cittadino sottolinea che rappresenta una città che non si piega e che “dei quattro cittadini che sono intervenuti e hanno assicurato immediatamente l’uomo alla Polizia, due sono stranieri. Poi nei secondi successivi sono intervenuti altri cittadini, anch’essi stranieri, che operano commercialmente proprio in quell’area”. Insomma tutti “hanno dimostrato una lucidità, una prontezza di riflessi e un coraggio che vanno assolutamente riconosciuti”, ha proseguito il sindaco. “Sono anche il simbolo di una comunità che sa, anche in un momento così drammatico, reagire e unirsi”.

Le telefonate del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e della presidente del consiglio, Giorgia Meloni, hanno scandito il pomeriggio di Mezzetti. Il vertice in Prefettura, il contatto continuo con gli ospedali dove sono stati ricoverati i feriti, ogni cosa è stata controllata dal sindaco. Le dichiarazioni ai media appaiono quelle di una persona normale, sconvolta da un evento simile ad un terremoto. Lo stesso che ha colpito Modena oggi pomeriggio intorno alle 16.

LEGO Italia inaugura il Lego Stadium a Milano

Milano, 15 mag. (askanews) – La Lego e i suoi storici mattoncini colorati si tu ano nel mondo del calcio. A poche settimane dall’inizio della Coppa del Mondo FIFA 2026,LEGO Italia ha inaugurato a Piazza Gae Aulenti a Milano il LEGO Stadium:uno spazio unico, immersivo e coinvolgente dedicato alla magia del pallone, al gioco e alla creatività, come raccontato da Davide Cajani, Marketing Director di LEGO ITALIA: “Assolutamente sì, siamo qua in Piazza Gaia Aulenti, vicino al nostro Lego Store, con un’installazione di 150 metri quadrati, dove la costruzione Lego e il calcio saranno al centro di varie esperienze. Ci sarà la possibilità di costruire un kit in esclusiva, quindi una scarpa da calcio fatta in Lego, e poi dentro tante varie esperienze, come la possibilità di fare dribbling e di tirare un calcio di rigore, e poi di vedere quelli che sono i set Lego”.

Il LEGO Stadium sarà aperto dal 15 al 17 maggio e gli ospiti d’onore delprimo giorno sono stati Alessandro Del Piero, Campione del Mondo 2006 e icona del calcio italiano, e Sara Gama, ex capitana della Nazionale femminile.

L’iniziativa prende ispirazione dalla partnership tra il brand LEGO e la Coppa del Mondo FIFA 2026, come sottolineato ancora da Davide Cajani: “Come Lego ci mancava questo punto di passione che è veramente forte. In Italia il calcio è una delle passioni più forti dal punto di vista quantitativo. Pensate che una persona su due si dichiara un appassionato di calcio, ma anche da un punto di vista qualitativo, perché il calcio è un motore di ricordi e di emozioni positive. E quindi come Lego ci volevamo unire a questi valori del calcio nobile, come la creatività e l’immaginazione, e come Lego anche il calcio riesce ad unire generazioni diverse”.

L’esperienza vuole essere un’occasione per riaccendere l’entusiasmo attorno a questo sport che unisce intere generazioni e celebrarlo come ‘casa’ della creatività, capace di dare vita a nuovi progetti e far sognare, proprio come i mattoncini.

E a proposito di sogni, ha avuto grande centralità la set LEGO Editions Trofeo ufficiale Coppa del Mondo FIFA, disegnata dal designer Christophe Vietti: “L’idea è stata di team, e l’obiettivo era quello di capire quali fossero le più grandi icone del calcio, per riuscire a trasmettere, a unire la passione per il calcio che molti bambini hanno all’identità di Lego, di offrire questa esperienza ai bambini”.

LEGO Italia, dunque, abbraccia il mondo del calcio e la ventura Coppa del Mondo FIFA 2026, costruendo, anche attraverso i suoi iconici mattoncini, delle esperienze straordinarie

Alla Villa di Fondazione Elpis la mostra Di pietra e di cielo

Milano, 16 mag. (askanews) – Fino al 14 giugno 2026, Fondazione Elpis presenta Di pietra e di cielo. La curatrice Sofia Schubert introduce l’esibizione: “Di pietra e di cielo è la mostra di Gabriele Ermini e Caterina Morigi, attualmente negli spazi della Villa di Fondazione Elpis, che restituisce i lavori sviluppati nel corso della residenza Atelier Elpis. Gli artisti si sono concentrati sull’aspetto archeologico della città di Milano, interrogando le tracce del passato non come elementi statici, ma come presenze vive che possono essere riattivate anche attraverso il dialogo con il contemporaneo. Gli artisti si sono quindi messi in dialogo e in relazione con il contesto archeologico e antico della città di Milano, non con un approccio di studio scientifico o accademico, ma cercando di interpretare tutte quelle forme e quei simboli che la città di Milano conserva, non solo nei siti archeologici, ma anche nei contesti museali, e prenderli come spunti di partenza per creare nuove narrazioni”. Rispetto ad altre grandi città, la persistenza dell’antico appare meno visibile nella città di Milano. Il passato archeologico giace spesso nascosto, riaffiorando solo a tratti nella quotidianità urbana: sotto il centro storico, nelle stratificazioni del suolo e nelle collezioni dei musei della città.

Il lavoro di Gabriele Ermini si articola in un corpus di opere distribuite tra lo spazio interno ed esterno della Fondazione: opere pittoriche e ceramiche. La vista alla Fondazione Rovati ha suggerito a Ermini alcune idee. Il quadro Gli illesi, introduce un’ambientazione notturna in cui figure enigmatiche si mimetizzano tra gli alberi di un bosco fitto. Al centro dello spazio, Il devoto, dipinto su carta giapponese, sfrutta la trasparenza del materiale: una composizione di parti del corpo simili a ex voto anatomici, che evocano tanto il gesto di un amante quanto frammenti di una statua desiderata. Due tavolette in ceramica introducono infine l’esito del percorso nel giardino: il tombarolo – archeologo – collezionista ha finalmente trovato l’oggetto del suo desiderio e, esausto, giace

accanto ai resti emersi. L’artista spiega: “Tutti i lavori sono ispirati dalle figure dei tombaroli, dal loro tipo di ricerca e di ossessione verso gli oggetti che cercano dentro le tombe. C’è un qualcosa secondo me di molto affine fra il loro tipo di ricerca e il mio tipo di ricerca pittorica. Sondano, lavorano in superficie per cercare un qualcosa che in profondità può portare loro della ricchezza. Allo stesso modo io lavoro su una superficie, ma cerco di andare in profondità con velature, livelli, sovrapposizioni. Tramite quello che faccio cerco appunto di trovare, spero di trovare un qualcosa che abbia un valore per me e ovviamente per la pittura”.

Elektron, il lavoro di Caterina Morigi trae ispirazione dall’osservazione di una coroncina per capelli rinvenuta in una sepoltura femminile romana nell’area di Sant’Ambrogio a Milano, composta da perle a forma di foglie d’edera ma realizzata in ambra. Da questa Morigi ha creato una raccolta di oggetti verosimili: manufatti quotidiani – boccette, specchi, bracciali, collane, dadi e

forme più enigmatiche – che richiamano i corredi funerari femminili diffusi nell’antichità. Se un tempo erano realizzati in materiali preziosi, qui sono presenze evanescenti, ombre di ciò che sono stati. Ognuno diventa così rappresentazione della propria mancanza, frammento di un insieme più ampio. L’artista ne illustra il senso: “Il tema alla base dell’opera è la maggioranza assente, ovvero tutta quella parte della cultura materiale che era maggiormente diffusa nel passato, ma che non si è conservata. La maggioranza della sostanza,degli oggetti lavorati del passato non ci sono pervenuti e così ho realizzato una sorta di corredo: gli elementi quotidiani, come gli unguentari, gli elementi per filare, per tessere, si trasformano in sculture quasi evanescenti, perché sono realizzate in cera e in ambra. Io mi concentro sugli elementi organici, gli elementi più morbidi, che possono essere vegetali, e mostro come sono svaniti. E al loro posto inserisco l’ambra. Queste gocce di ambra vanno ad attivare, a riattivare questi oggetti verosimili con queste colature sulla cera, che è l’altro materiale che compone le sculture. Anche la cera è un materiale molto evanescente, come se fosse un po’ in qualche modo l’ombra bianca di quello che non c’è rimasto”.

Il progetto alla base della mostra Di pietra e di cielo nasce nell’ambito della seconda edizione del ciclo di residenze di Atelier Elpis, che offre agli artisti un periodo di soggiorno in cui sviluppare la propria ricerca in relazione al contesto urbano della città di Milano e alle sue dimensioni sociali, culturali e simboliche.

Meloni: Iran dotato di arma nucleare rischio che non possiamo permetterci

Roma, 16 mag. (askanews) – “Dobbiamo assicurarci che l’Iran non possa dotarsi dell’arma nucleare e cessi di essere una minaccia nei confronti delle Nazioni vicine, e non solo”. Lo ha detto, a quanto si apprende, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un passaggio del suo intervento allo Europe Gulf forum, a Navarino, in Grecia.

“Gli attacchi del regime iraniano, che sono arrivati a colpire persino Cipro e quindi l’Europa, dimostrano che un Iran dotato dell’arma nucleare, associato ad una capacità missilistica ad ampio raggio, è un rischio che nessuno di noi può permettersi di correre” ha concluso.

Meloni: è il tempo della policrisi, serve cooperazione strategica

Roma, 16 mag. (askanews) – “Noi europei non siamo stati gli unici a prendere coscienza delle nostre vulnerabilità quando gli shock hanno colpito il sistema internazionale. Se la guerra in Ucraina ha scosso anzitutto l’Europa, le tensioni che attraversano il Medio Oriente e le minacce alla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz hanno posto anche le Nazioni del Golfo davanti alla necessità di confrontarsi con nuove fragilità e nuove incertezze”. Lo ha detto, a quanto si apprende, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel suo intervento allo Europe Gulf forum, a Navarino, in Grecia.

“È quello che molti definiscono il tempo della “policrisi”: uno scenario nel quale crisi differenti, anche lontane tra loro per origine e natura, finiscono per sommarsi, amplificarsi reciprocamente e produrre effetti sempre più profondi sugli equilibri globali. Ed è proprio per questo che serve una capacità nuova di cooperazione strategica, fondata non soltanto sulla gestione delle emergenze, ma sulla condivisione di una visione di lungo periodo”, ha sottolineato.

Centrosinistra, da Delrio e Ciani i catto-dem che chiedono spazio

Roma, 16 mag. (askanews) – L’obiettivo non è “rifare la Dc”, questo lo assicurano tutti, ma certo la voglia di una lista cattolico-democratica era tanta questa mattina a Roma all’evento organizzato da Graziano Delrio, Paolo Ciani e diverse associazioni di ‘area’. “Costruire comunità” recitava lo slogan dell’iniziativa e la “comunità” si è fatta vedere, la sala dell’auditorium Antonianum era piena e tanti, tra gli intervenuti, hanno evocato più o meno esplicitamente un “contenitore” che dia rappresentanza al mondo catto-dem sempre meno a proprio agio nel “nuovo Pd”. Non sembra un caso che l’ospite d’onore sia stato Romano Prodi, collegato da Bologna, che ha parlato solo di Europa e politica estera ma che nei colloqui privati da tempo si dice convinto che la tradizione cattolico-progressista finirà per trovare un suo spazio autonomo.

In sala c’erano ex parlamentari Pd come Silvia Costa e Stefano Lepore, Marianna Madia – da poco uscita dal Pd per aderire al gruppo di Iv alla Camera – il sindaco di Udine Alberto Felice de Toni, Angelo Chiorazzo, candidato del centrosinistra alle regionali in Basilicata, Marco Tarquinio – europarlamentare Pd ma eletto da “indipendente”.

C’era anche Vincenzo Spadafora, uomo vicino a Francesco Rutelli ai tempi della Margherita, poi al governo con M5s e Giuseppe Conte, ora animatore di ‘Primavera’, un altro soggetto che si propone di parlare all’elettorato moderato. “Dobbiamo organizzare cose insieme d’ora in poi”, gli dice Ciani al termine, salutandolo.

Ha preso la parola anche il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che smentisce di essere un possibile “federatore” del centrosinistra ma che è sempre più presente alle iniziative delle forze del “campo largo”. Non si è fatto vedere invece Ernesto Ruffini, promotore dei comitati ‘Più uno’.

Delrio nega che al momento l’idea sia quella di creare una forza esterna al Pd, “c’è un lavoro da fare per mobilitare la società civile, raccogliere idee, proposte anche di chi non si riconosce nel Partito democratico. Ci siamo riuniti qui perché crediamo ci sia bisogno di uno sforzo nuovo, di progettualità, di pensiero, non legato alle contingenze elettorali. E’ tempo di seminare nuove idee per i nuovi tempi”.

Ciani, concludendo i lavori, va un po’ più in là, invoca una “politica nuova” per “dare rappresentanza a quei tanti cittadini che non si sentono rappresentati”. Un’operazione che va realizzata “un passo alla volta, oggi abbiamo iniziato insieme e non è poco”. Quali debbano essere i prossimi passi, però, non lo precisa.

Ci pensano diversi di coloro che prendono la parola dal palco ad andare oltre. Giuseppe Irace, dell’associazione ‘Per’, uno dei promotori dell’incontro, spiega: “Siamo profondamente di centrosinistra, ma i partiti di centrosinistra non ci rappresentano appieno. Forse è necessario che nasca una forza all’interno del centrosinistra che ci rappresenti appieno, che abbia un’identità chiara”. Concorda con Delrio, “non si tratta di rifare la Dc”, ma, aggiunge, non ci si può accontentare del “quarto posto in qualche listino di questo o quel partito di centrosinistra. Non abbiamo bisogno di elemosinare uno o due posti come in una riserva indiana”.

Quindi, il sindaco di Udine Alberto Felice de Toni: “Il tempo per riorganizzare la famosa quarta gamba è adesso. È fondamentale perché la varietà della domanda politica richiede una varietà dell’offerta politica. Non ci basta un campo largo, abbiamo bisogno di un campo alto, che si dia una visione”.

Più diplomatico Chiorazzo: “Dobbiamo parlare di contenuti, non di contenitori”. Certo, ammette, c’è nell’aria la richesta di una lista “ma l’orizzonte deve essere non mettere insieme vari leader. Se la politica non si rioccupa delle cose reali della gente che politica è!”.

Ciani, al termine dell’evento, insiste: “Noi siamo preoccupati della disaffezione della politica. Il problema non è rifare la Dc ma riuscire a ridare un luogo di partecipazione a tutto questo mondo. Sarà nel Pd? Sarà una cosa nuova che nasce? Non lo so. Graziano è totalmente Pd, io sono di Demos ma mi hanno eletto vice-presidente del gruppo Pd alla Camera, un segno di apertura… L’importante è non perderci questa gente”. Ed è fondamentale che la cultura cattolico-democratica “abbia un visibilità chiara all’interno del centrosinistra”.

Peraltro c’è anche da capire come collocarsi rispetto altre forze che si muovono al centro, la ‘Casa riformista’ con Matteo Renzi, Più Europa, il movimento di Alessandro Onorato. “Ma quella non è casa mia”, dice uno dei promotori dell’iniziativa. Difficile però pensare addirittura a due diverse liste di area moderata, senza contare Azione che al momento resta fuori dai due poli. Sarebbe auspicabile un unico soggetto, almeno sulla scheda elettorale: “Eh sì – dice Chiorazzo – Lo capiremo nel tempo, capiremo quello che accadrà nel cammino. Se ci ritroveremo sarà sui contenuti, fare solo un contenitore non ci interessa”.

Delrio conversando a margine alla fine, ripete: “E’ presto per parlare di questo. Ognuno farà le sue scelte dal punto di vista del contenitore. Noi stiamo nel Pd”. Anche se, sottolinea, è importante che la cultura cattolico democratica abbia il giusto riconoscimento nel Pd: “Vediamo: è chiaro che se questa cultura, questa sensibilità non trovano spazio… Se in una casa ti mettono in uno sgabuzzino anziché… non dico al piano nobile ma almeno al piano terra…”.

Tennis, Sinner: "Ieri ho faticato a dormire, oggi una sfida diversa"

Roma, 16 mag. (askanews) – “Giocare tutto in così poco tempo è una sfida diversa. Di notte solitamente non faccio fatica a dormire, mentre ieri sì”. Così Jannik Sinner dopo aver conquistato la seconda finale consecutiva agli Internazionali di Roma. “Il terzo set era quasi finito – continua – ma non sai mai cosa può accadere. È quasi un nuovo inizio. Alla fine sono contento per come sono riuscito a gestire. Ruud sta giocando un tennis di gran lunga migliore: ogni partita è diversa. Sono felice di giocarmi la finale perché è un torneo speciale. Se andrà bene, sarò molto contento”.

Migranti, neonata muore per ipotermia dopo lo sbarco a Lampedusa. Save the Children: politiche

Roma, 16 mag. (askanews) – Una neonata di circa un mese è morta per ipotermia poco dopo essere sbarcata a Lampedusa con la mamma, la sorellina e altre 52 persone, provenienti dall’Africa sub-sahariana. La bambina era in condizioni critiche quando, intorno alle 4.30, è sbarcata al molo Favarolo con gli altri migranti soccorsi da una motovedetta, ed è morta durante il trasferimento al punto di primo soccorso.

“E’ l’ultima giovane vita spezzata nel tentativo di trovare un futuro migliore, fuggendo da guerre, crisi umanitarie, povertà estrema. Ancora una volta, uomini, donne e bambini hanno affrontato un viaggio disperato verso l’Europa, e ancora una volta il Mediterraneo si è trasformato in un confine di morte, aggravato da politiche restrittive volte alla difesa dei confini e non alla tutela delle persone”, commenta Save The Children.

“Non è inevitabile: è una scelta. Quando muore una neonata, non è una fatalità, è il fallimento di politiche che continuano a mettere i confini davanti alla vita. Il diritto a vivere e a cercare protezione non può essere negoziabile. Il rispetto del diritto internazionale deve essere pieno e sostanziale, mettendo il Superiore Interesse del Minore al primo posto” ha dichiarato Giorgia D’Errico, Direttrice Relazioni Istituzionali di Save the Children.

Dal 2014 sono più di 34.800 le persone morte o disperse nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere un futuro possibile. Solo quest’anno le vittime sono già più di 1.200, di cui oltre 800 nel Mediterraneo Centrale, e tra loro ci sono anche molti bambini: più di 100 ogni anno negli ultimi tre anni.

Internazionali, Sinner batte Medvedev e vola in finale a Roma

Roma, 16 mag. (askanews) – Jannik Sinner è di nuovo in finale agli Internazionali d’Italia. Primo italiano dell’Era Open a raggiungere due finali consecutive al Foro Italico, il n. 1 al mondo ha battuto Daniil Medvedev con il punteggio di 6-2, 5-7, 6-4. Dopo la sospensione per pioggia venerdì sera sul 4-2 nel terzo set e una lunga notte di attesa, Sinner è stato impeccabile nella ripartenza, chiudendo il match con due turni di servizio dominati con grande autorità. Sinner diventa il secondo giocatore di sempre, dopo Rafael Nadal, a raggiungere nello stesso anno la finale di tutti i Masters 1000 sulla terra rossa. Jannik tornerà in campo domenica alle 17 per affrontare Casper Ruud nell’atto conclusivo del torneo. Un appuntamento con la storia: l’altoatesino può riportare il titolo maschile in Italia 50 anni dopo Adriano Panatta.

Balla artista totale: al Mart la collezione di Laura Biagiotti

Rovereto, 16 mag. (askanews) – Una delle maggiori collezioni private monografiche al mondo, quella che la stilista Laura Biagiotti e il marito Gianni Cigna hanno costruito negli anni, dedicata a Giacomo Balla, viene esposta per la prima volta in Italia al Mart di Rovereto, luogo che da sempre ospita le opere e le storie del Futurismo. E oggi la mostra – “Giacomo Balla. Lo stile dell’avanguardia” – aggiunge un altro capitolo a questo racconto. “Documenta la grande genialità del Futurismo – ha detto ad askanews la direttrice del Mart, Micol Forti – cioè che l’arte può penetrare ogni singolo oggetto e ogni gesto della nostra vita quotidiana”.

La collezione Biagiotti Cigna copre tutto l’arco della carriera di Balla, dal periodo divisionista, alle opere astratte, passando per i disegni, le grandi tele, ma anche le arti applicate e la moda. “C’è un’analisi di tutto il complesso processo di ideazione dell’opera che viene messo a fuoco nella collezione – ci ha spiegato Fabio Benzi, curatore della Collezione Biagiotti e co-curatore della mostra insieme a Beatrice Avanzi -. È molto interessante vedere come si sviluppano proprio queste linee di ricerca di Balla. Quindi non sono solo opere, diciamo, una raccolta di opere pittoriche: Balla si è dedicato moltissimo anzi proprio a far uscire l’estetica dalla dimensione ridotta e borghese del quadro per diffonderlo nel mondo”.

E questa dimensione di uscita dallo spazio solo dell’arte è forse l’elemento trainante del progetto, che vede Balla pensare a mobili, alla cultura di massa, a un’idea di arte più ampia, con anche alcune relazioni particolari con altri grandi artisti del suo tempo. “La collezione Biagiotti – ha aggiunto la direttrice – dialoga magnificamente con le opere conservate all’interno del Mart, ma soprattutto ricostruisce un’amicizia, quella tra Giacomo Balla e Fortunato Depero. Il giovane Depero è stato un ispiratore e anche uno spronatore dell’attività di Balla attraverso la sua capacità imprenditoriale. I due hanno lavorato moltissimo insieme e quindi molte opere provenienti della collezione Depero sono oggi presenti all’interno della mostra”.

Esposta anche la più grande opera mai realizzata da Balla: “Genio futurista”, un olio su tela d’arazzo di quattro metri per tre, presentato per la prima volta a Parigi nel 1925. E da allora l’arte di Balla ha attraversato la scena, aprendo strade che poi altri avrebbero ampliato. “Più di un secolo di arte fino ad oggi – ha concluso il professor Benzi – si basa sulle libertà estetiche perseguite da Balla”.

La mostra al Mart è aperta al pubblico fino al 18 ottobre.

MotoGp, Sprint Barcellona: trionfa Alex Marquez

Roma, 16 mag. (askanews) – Gran Premio di Catalogna 2026 parla spagnolo nella Sprint Race di Barcellona: a vincere è Alex Marquez, protagonista davanti al pubblico di casa al Montmeló. Il pilota Ducati conquista il successo davanti a Pedro Acosta e a Fabio Di Giannantonio, autore di una grande rimonta nel finale.

Ai piedi del podio chiude Raul Fernandez, seguito da Johann Zarco e Francesco Bagnaia. Settimo Franco Morbidelli, ottavo Ai Ogura e nono Marco Bezzecchi, che riesce comunque a mantenere la leadership del Mondiale approfittando della caduta del compagno di squadra Jorge Martin. Nella classifica iridata Bezzecchi allunga infatti di un solo punto ed è ora a +2 sullo spagnolo.

La Sprint catalana si decide nella seconda metà di gara. Dopo una buona partenza di Acosta dalla pole position, Alex Marquez aumenta il ritmo e prende il comando a nove giri dalla fine. Alle sue spalle si infiamma la lotta per il podio: Raul Fernandez supera momentaneamente Acosta, ma il pilota KTM reagisce nel finale riprendendosi la seconda posizione. Di Giannantonio approfitta del calo degli avversari e completa il podio con un sorpasso decisivo nelle ultime tornate.

Gara invece complicata per Jorge Martin. Dopo essere risalito fino alle posizioni di vertice, il campione del mondo scivola nella ghiaia a quattro giri dal termine ed è costretto al ritiro. Out anche Brad Binder e Joan Mir, coinvolti in un incidente alla prima curva, oltre a Maverick Vinales fermato da un problema tecnico.

Per Alex Marquez si tratta della sesta vittoria in una Sprint Race in carriera, la prima da Valencia 2025. Ducati festeggia così il 55° successo nelle Sprint della MotoGP. Domenica alle 14 la gara lunga sul circuito di Barcellona.

Calcio, Gasperini: "Gara difficile, noi motivati"

Roma, 16 mag. (askanews) – Il derby della Capitale “è tra i più affascinanti d’Italia”. Ne è convinto Gian Piero Gasperini, intervenuto in conferenza stampa alla vigilia di Roma-Lazio. “Indubbiamente – spiega il tecnico giallorosso – io ho vissuto il derby di Genova, marginalmente quello di Milano e visti tanti di Torino. Per come li vedo dovrebbe essere una festa della città, qualche volta vengono rovinati da episodi di violenza. L’obiettivo è cercare di togliere quest’aspetto”.

Per Gasperini il derby resta “qualcosa di emozionante, non uguale alle altre partite”, anche per la cultura popolare che lo accompagna: “Quello che mi piace del derby è la capacità di fare battute e sfottò che sono unici per simpatia. Se si riesce a tornare a questo sarebbe straordinario. So che è utopia, ma è quello che dovremo raggiungere tutti quanti”.

L’allenatore della Roma ha poi sottolineato il valore della corsa Champions: “Eravamo fuori e ci siamo ritrovati dentro, questa è una bella spinta”. Gasperini evidenzia la crescita mentale della squadra, capace negli ultimi mesi di ribaltare situazioni complicate: “All’andata non riuscivamo a recuperare le partite dopo lo svantaggio, poi c’è stata un’inversione di tendenza dovuta anche alla fiducia acquisita”.

Sul fronte infermeria arrivano segnali positivi per Artem Dovbyk: “Finalmente è tornato in squadra ed è un piacere rivederlo in campo. Non è facile pensare che domani possa giocare, perché i mesi fuori sono stati tanti, però il fatto che abbia recuperato è molto positivo”. Buone notizie anche per Paulo Dybala: “Ha giocato 90 minuti e non ha problemi di tenuta”.

Guardando alla sfida contro la Lazio, Gasperini non si fida del momento biancoceleste: “Mi aspetto una partita vera. La Lazio non avrà un morale straordinario ma questo non significa che non faranno di tutto per rovinarci il derby”. E sul clima ambientale ribadisce: “Noi giochiamo contro noi stessi, abbiamo un traguardo da raggiungere. Vincere domani significherebbe mettere quasi il tetto sulla casa”.

Sal Da Vinci conquista l’Europa con numeri record

Roma, 16 mag. (askanews) – Mentre cresce l’entusiasmo a Vienna per la partecipazione di Sal Da Vinci all’Eurovision Song Contest, i numeri certificano già un successo internazionale senza precedenti. Al di là del risultato finale della competizione, l’artista italiano sta vivendo uno dei momenti più importanti della sua carriera, imponendosi come uno dei fenomeni musicali europei del momento.

Con oltre 60 milioni di streaming complessivi sulle principali piattaforme digitali, Sal Da Vinci sta conquistando pubblico e classifiche ben oltre i confini italiani, diventando uno degli artisti italiani più ascoltati e condivisi di queste settimane.

In Italia il brano domina le classifiche digitali, raggiungendo il primo posto nella Spotify Chart Italia, nella YouTube Chart Italia e nella Apple Music Chart Italia, oltre a ottenere la certificazione Oro.

Ma è soprattutto all’estero che il fenomeno sta attirando l’attenzione di osservatori e addetti ai lavori. Su Spotify il brano entra nella Top 10 in Lituania, raggiungendo il sesto posto, e compare anche nelle classifiche di Finlandia e Austria. Su Apple Music arrivano risultati ancora più significativi, con il secondo posto a Malta e la Top 10 in Grecia, oltre alla presenza stabile nelle classifiche di Austria, Cipro, Svizzera, Svezia, Belgio e Paesi Baltici.

La crescita continua anche su iTunes, dove il singolo entra nella Top 10 in Austria, Lussemburgo e Svizzera, comparendo inoltre nelle classifiche di Germania, Australia, Paesi Bassi e Argentina. Anche Shazam conferma il forte interesse internazionale, con piazzamenti rilevanti in Croazia, Austria, Svizzera, Grecia, Belgio, Israele e nei Paesi scandinavi.

A Vienna, intanto, il clima intorno all’artista è quello delle grandi occasioni. Sal Da Vinci sta ricevendo un’accoglienza calorosa non soltanto dal pubblico italiano presente all’Eurovision, ma anche dai fan internazionali e dagli stessi artisti in gara, molti dei quali stanno mostrando apprezzamento per il suo stile e per una cifra artistica riconoscibile che unisce tradizione e contemporaneità.

Un risultato che va oltre la competizione e che conferma la capacità dell’artista di parlare a pubblici differenti, trasformando la partecipazione all’Eurovision in un successo europeo concreto, sostenuto da streaming, classifiche e consenso popolare.

Circolare del ministero della Salute ai sanitari: nessun caso di hantavirus, ma è neccessario essere pronti

Nessun caso, ma necessarie misure di “preparedness e coordinamento” Milano, 16 mag. (askanews) – Il Ministero della Salute ha diffuso una nuova circolare con indicazioni operative per la gestione di eventuali casi sospetti, probabili o confermati di infezione da virus Andes (Andv), l’hantavirus collegato al focolaio registrato a bordo della nave da crociera MV Hondius. Nel documento si precisa che, allo stato attuale, non risultano casi registrati sul territorio nazionale, ma si ritiene necessario predisporre misure di “preparedness e coordinamento” per affrontare un’eventuale insorgenza di infezioni.

La circolare stabilisce che i casi sospetti debbano essere immediatamente isolati e sottoposti a valutazione anamnestica, con particolare attenzione ai collegamenti epidemiologici con passeggeri o membri dell’equipaggio della MV Hondius dal 5 aprile in poi. Tra i sintomi indicati figurano febbre, dolori muscolari, astenia, disturbi gastrointestinali e sintomi respiratori.

Il ministero raccomanda ai sanitari l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale, compresi facciali filtranti FFP2 o FFP3, guanti, visiere e indumenti protettivi, considerando il patogeno classificato tra gli agenti biologici del gruppo 3. In caso di conferma diagnostica, i pazienti dovranno essere ricoverati in strutture dotate di adeguate misure di contenimento oppure, in assenza di centri regionali idonei, trasferiti all’Istituto nazionale per le malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma.

La circolare dispone inoltre che le Regioni e le Province autonome trasmettano entro due giorni l’elenco delle strutture sanitarie abilitate alla gestione di agenti biologici di gruppo 3. Rafforzate anche le misure di tracciamento dei contatti e di formazione del personale sanitario sulle procedure di vestizione e svestizione dei Dpi.

Iran, anche i Paesi europei trattano con Teheran per passare lo Stretto di Hormuz

Roma, 16 mag. (askanews) – Secondo la tv di Stato iraniana, diversi Paesi europei hanno avviato colloqui con Teheran per ottenere il via libera al transito delle loro navi nello Stretto di Hormuz.

“Dopo che navi di Cina, Giappone e Pakistan hanno attraversato in sicurezza lo Stretto di Hormuz con il permesso della marina iraniana, diversi paesi europei stanno ora chiedendo l’approvazione dell’Iran per consentire alle proprie navi di transitare nello stretto”, ha riferito Irib.

Il caso Garlasco, l’Associazione nazionale magistrati: rifuggire lo show, il processo è una cosa seria

Roma, 16 mag. (askanews) – “La prima vittima del processo mediatico è il principio di non colpevolezza. L’indagato diventa un presunto colpevole in attesa di giudizio”. Lo ha detto il segretario dell’Anm, Rocco Maruotti, a margine dell’assemblea generale dell’associazione.

“Va bene la cronaca giornalistica, i cittadini hanno diritto di essere informati, ma bisogna rifugire dallo show – ha spiegato Maruotti – perché il processo è una cosa molto seria misurano e si consumano diritti e sofferenze per cui bisogna trattare queste cose con grande delicatezza in questo caso specifico non entro nel merito alle vicenda dico peraltro che a mio giudizio i magistrati stanno facendo il loro lavoro, aspettiamo di conoscere gli esiti e poi valuteremo alla fine il lavoro che è stato svolto”.

Il presidente Anm, Giuseppe Tango ha spiegato, rispondendo ai cronisti: “L’Associazione nazionale magistrati non è un quarto grado giudizio e non esprimerà mai una valutazione sul singolo caso concreto. Per il grande rispetto che si deve al lavoro di tutti coloro che si occupano di queste vicende”.

Questo modo di procedere è anche rispetto “alle aspettative della persona condannata, all’ansia di una persona attualmente indagata. L’Anm farà le sue valutazioni, ma non certo potrà trarre spunto dal singolo caso concreto, per affrontare alcune tematiche a livello più generale.

Quanto alla “spettacolarizzazione” del processo – ha continuato il presidente Tango – “dovremmo chiederci tutti, se è un bene per qualcuno, e se soprattutto tutela davvero coloro che sono coinvolti in questa vicenda, soprattutto le vittime”.