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Meeting di Rimini, il Papa varca la soglia dopo 44 anni di attesa

Rimini, 20 ago. (askanews) – Ci sono attese che non si dichiarano. In quarantaquattro anni, al Meeting di Rimini, i messaggi dei Pontefici non sono mai mancati: telegrammi, saluti, benedizioni affidate a un inviato. Mancava soltanto il resto, cioè un Papa che salisse davvero su quel palco. Sabato pomeriggio, poco dopo le tre, quell’assenza si chiude: Leone XIV attraverserà i padiglioni della fiera e parlerà al popolo di Comunione e Liberazione. Ed è attorno a questa data, in fondo, che ruota l’intera edizione.

Il Meeting per l’amicizia fra i popoli si apre domani, venerdì 21 agosto, e andrà avanti fino a mercoledì 26. Titolo dell’edizione, l’ultimo verso del Paradiso: ‘L’amor che move il sole e l’altre stelle’. Come ogni anno, la fiera romagnola funziona da campanella di rientro: finita la controra dell’estate italiana, il dibattito politico, economico ed ecclesiale ricomincia qui, tra padiglioni climatizzati e volontari in maglietta gialla, con oltre 150 incontri, 500 relatori, 13 mostre e altrettanti spettacoli. L’anno scorso furono 800mila presenze: ‘Anch’io, davanti a queste cifre, mi stupisco ogni volta’, ha ammesso il presidente della Fondazione Meeting, Bernhard Scholz, presentando i numeri dell’edizione.

Il fatto dell’anno – e con ogni probabilità dei prossimi – ha dunque una data e un’ora: sabato 22 agosto, ore 15. Il Pontefice attraverserà i padiglioni, visiterà le mostre, incontrerà i bambini del Villaggio Ragazzi e alle 16 parlerà nel Grand Auditorium, la sala da diecimila posti allestita per l’occasione. L’intervento sarà proiettato in diretta in tutte le sale della manifestazione: i posti per seguire Leone dall’interno della Fiera sono esauriti da settimane.

Per capire il peso di quell’ora e mezza bisogna riavvolgere il nastro fino a quell’estate del 1982, quando Giovanni Paolo II arrivò nell’arena di Comunione e liberazione: da allora nessun papa ha più messo piede alla fiera riminese. Ratzinger ci venne nel 1990, ma da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. In dodici anni non si è mai presentato a Rimini nemmeno Francesco, che non lesinò critiche alla Fraternità e riformò i movimenti cassando gli incarichi a vita, chiudendo di fatto la stagione di Julißn Carrón. Quarantaquattro anni dopo, con l’agostiniano americano Robert Prevost, il digiuno si interrompe.

Che il filo sia agostiniano non è dettaglio da eruditi: è la chiave con cui Cl legge il pontificato, e la ragione per cui il Meeting ha allestito una mostra su ‘Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova. Agostino di Ippona’, dove sono esposti tre codici quattrocenteschi prestati dalla Biblioteca Malatestiana di Cesena, tra cui un De civitate Dei del 1450 con l’iniziale istoriata che ritrae il santo nella visione della Gerusalemme celeste. Il Papa li vedrà con i propri occhi. Il giorno prima, sullo stesso tema, dialogheranno il priore generale degli agostiniani Joseph Farrell e il cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, sulle tracce del primo viaggio di un Papa ‘figlio di Agostino’ nella terra del santo. Davide Prosperi, presidente della Fraternità di Cl dal 2021, in un’intervista ad Avvenire ha usato parole caute e grate insieme: ‘Siamo infinitamente grati che il successore di Pietro scelga di venire in mezzo al popolo del Meeting: è un fatto che nessuno di noi poteva prevedere’. E ha respinto la lettura più ovvia, quella dell’investitura: ‘Non lo leggerei come un segno rivolto esclusivamente a Comunione e Liberazione: il Meeting è da sempre un luogo dove credenti e non credenti si incontrano davanti alle domande più profonde dell’esistenza’. Quando venne Wojtyla, ha aggiunto, ‘il Meeting muoveva i primi passi; quarantaquattro anni dopo, Leone XIV troverà un popolo rinnovato dalle generazioni nuove ma fedele alla sua storia’.

Sarà una giornata lunga. Al mattino il Papa sarà a San Marino, nel pomeriggio in Fiera, poi verso le 17 il passaggio in centro storico, alle 17,30 l’incontro con i più fragili in cattedrale e alle 18,30 la messa al porto.

Chi frequenta Rimini da anni sa che i Meeting sono almeno due, e che convivono senza quasi sfiorarsi. C’è il Meeting delle famiglie, quelle vicine a Comunione e liberazione: per loro è l’appuntamento dell’anno, ci si ritrova con gli amici di sempre, si fa un turno da volontario alla ristorazione o al guardaroba, si porta i figli al Villaggio Ragazzi (seimila metri quadrati, duecento appuntamenti) o allo Sport Village, si visita una mostra e la sera si sceglie l’incontro giusto, magari una meditazione, magari un concerto. E’ un popolo, con i suoi riti e la sua liturgia laica: la coda per l’auditorium, il panino consumato in piedi, il tam-tam sul relatore da non perdere. E poi c’è il secondo Meeting: la passerella. Quella dove la politica italiana torna a parlarsi dopo tre settimane di silenzio, e dove il calendario degli interventi vale, per gli addetti ai lavori, quanto un sondaggio.

Anche quest’anno il governo Meloni arriva a Rimini in forze. In agenda i due vicepremier: Matteo Salvini martedì 25, con un incontro sulle infrastrutture che lo vedrà a confronto con l’ad di Ferrovie Gianpiero Strisciuglio, e Antonio Tajani mercoledì 26, in un panel sul Libano insieme al ministro degli Esteri di Beirut Youssef Raggi e al vicario apostolico monsignor César Essayan. In mezzo, una fila di ministri: Bernini e Lollobrigida venerdì, Giuli sabato, Pichetto Fratin lunedì, Urso, Valditara, Abodi e Zangrillo martedì, Musumeci mercoledì. Più i viceministri e sottosegretari Sisto, Bellucci, Cirielli, Durigon, Albano. Non ci sarà invece Giorgia Meloni, che l’anno scorso aveva incassato applausi convinti.

L’opposizione non manca. Il confronto più atteso è quello di mercoledì 26 sugli ottant’anni della Repubblica, moderato dal direttore del Corriere Luciano Fontana, con Stefano Bonaccini per il Pd, Maria Elena Boschi per Italia viva, Stefania Craxi per Forza Italia, Giovanni Donzelli per Fratelli d’Italia, Maurizio Lupi per Noi moderati, Stefano Patuanelli per il Movimento 5 Stelle, Matteo Richetti per Azione e Massimiliano Romeo per la Lega. Lunedì 24 i responsabili scuola dei partiti – Aprea, Borghi, Di Maggio, Gelmini, Malpezzi – si misureranno su autonomia, reclutamento e libertà educativa; martedì 25 un altro tavolo trasversale farà i conti con i vent’anni del 5×1000. Sul fronte dei territori sfileranno i presidenti di Regione De Pascale, Fontana, Bucci, Proietti, Rocca e Stefani, e i sindaci Gualtieri, Manfredi e Sala.

Da segnalare, sul versante europeo, la presenza della presidente del Parlamento Ue Roberta Metsola, attesa mercoledì mattina, e quella del vicepresidente esecutivo della Commissione Raffaele Fitto. Il filo rosso economico dell’edizione è la figura di Léon Harmel, l’industriale francese che nel 1883 immaginò operai corresponsabili della propria azienda: tre incontri gli sono dedicati, sul significato del lavoro, sull’ambiente di lavoro e sull’amicizia dentro l’impresa. Non è archeologia: la legge italiana del 2025 sulla partecipazione dei lavoratori ha trasformato quell’intuizione in norma, e a discuterne saranno tra gli altri la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola e l’ad di Dallara Andrea Pontremoli.

Il resto dell’agenda economica insegue le urgenze del momento. Il paradosso demografico – imprese che cercano lavoratori e non li trovano – apre il programma venerdì con Bernini, Coldiretti e Intesa Sanpaolo. Lunedì 24, con il ministro Pichetto Fratin, Snam, Enel ed Eni si ragionerà del Mediterraneo come hub energetico dopo lo shock provocato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e dalla crisi dell’offerta petrolifera; martedì 25 il tema torna in chiave europea, sul costo dell’energia come nodo della competitività continentale. L’emergenza abitativa e il Piano casa occupano due appuntamenti distinti; il presidente dell’Inps Gabriele Fava discuterà di welfare aziendale; il membro del comitato esecutivo della Bce Piero Cipollone e il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli si confronteranno sulla competitività delle imprese europee. E c’è spazio anche per la domanda di fondo, affidata a Brunetta, Zamagni, Giovannini, Becchetti e Vittadini: che cosa c’entra l’economia con la felicità?

Ma se si vuole capire dove il Meeting voglia andare a parare, conviene guardare le due estremità del programma. Si comincia venerdì a mezzogiorno con una storia che toglie il fiato. Sul palco dell’auditorium ci saranno Roseline Hamel, sorella di padre Jacques Hamel – il sacerdote sgozzato sull’altare di Saint-Étienne-du-Rouvray nel 2016 – e Nassera Kermiche, madre di uno dei due attentatori. Due donne che hanno perso tutto ai lati opposti della stessa lama, si sono incontrate e sono diventate amiche: ‘sorelle di dolore’, come recita il titolo del libro scritto a quattro mani con la giornalista che ne ha raccolto la testimonianza.

Si chiude mercoledì alle 19 con il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, in dialogo con un gruppo di giovani di provenienze diverse: ‘Scrutando il cielo di Gerusalemme’, a tre anni dal 7 ottobre e dalla guerra a Gaza. Nel mezzo, la Terra Santa attraversa tutto il programma: il concerto inaugurale al Teatro Galli è affidato allo Yasmeen Choir, coro giovanile del Magnificat Institute della Custodia, diciassette voci dal Quartiere Cristiano della Città Vecchia; lunedì parleranno il custode Francesco Ielpo e padre Gabriel Romanelli, parroco latino di Gaza; sempre lunedì il giurista Joseph Weiler e l’islamologo Olivier Roy si chiederanno se esista ancora un’alternativa al conflitto israelo-palestinese. Sul piano interno alla Chiesa, l’edizione arriva in un momento denso per Comunione e liberazione. Il 19 febbraio scorso – lo stesso giorno in cui veniva ufficializzato il ritorno di un papa a Rimini – l’arcivescovo di Milano Mario Delpini annunciava la conclusione della fase diocesana della causa di beatificazione di don Luigi Giussani: domenica 23 un incontro con Prosperi e monsignor Ennio Apeciti farà il punto. Dall’autunno 2025 il movimento ha un nuovo Statuto, con l’Assemblea generale che elegge il presidente, e non sono mancate perplessità e lettere aperte: ‘Sarò franco: in alcuni c’è il timore che un’esperienza nata libera finisca imbrigliata in procedure’, ha riconosciuto Prosperi ad Avvenire, difendendo però il metodo del confronto interno. Sul versante politico, il presidente della Fraternità ha rotto in questi mesi una lunga consuetudine di riservatezza cielllina schierandosi apertamente per il Sì al referendum sulla separazione delle carriere, non senza sollevare qualche onda dentro il movimento.

Restano, come sempre, le mostre e il resto del cartellone a fare da contrappeso alla politica: il ciclo dantesco con Franco Nembrini e i settanta allestimenti itineranti di ‘Dante profeta di speranza’, la lezione di Ambrogio Camozzi da Harvard su come materialmente Dante scrisse la Commedia, gli incontri di astrofisica con Fabiola Gianotti e Heino Falcke, l’ottavo centenario francescano, il Cantico dei Cantici letto dal cardinale Tolentino de Mendonça, Mentana e Vespa a raccontarsi l’Italia, lo spettacolo scritto e recitato dai detenuti di Bollate.

Zelensky: Mosca investe in escalation, ci serve la difesa antibalistica

Roma, 20 ago. (askanews) – “Mentre Mosca investe in missili balistici e nell’escalation, tali attacchi non sempre ricevono la risposta che meriterebbero dalla comunità internazionale. E finché l’Ucraina non disporrà di un’adeguata difesa antibalistica, la Russia non prenderà seriamente in considerazione la pace”. E’ quanto ha scritto su X il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky, dopo gli attacchi russi notturni che hanno preso di mira in particolare la capitale Kiev e la sua regione.

“Stiamo facendo tutto il possibile per garantire tale protezione e il lavoro sul programma Freyja prosegue quotidianamente. Ma i missili intercettori Patriot sono ancora insostituibili e ne abbiamo bisogno ogni giorno. Ogni missile in più salva la vita dei nostri cittadini. Ringrazio tutti coloro che comprendono questa situazione e si adoperano per trovare il modo di aiutare”, ha commentato Zelensky.

Esodo estivo, rientri in aumento: bollino rosso nel weekend

Milano, 20 ago. (askanews) – Crescono i flussi di rientro dalle vacanze e il traffico è destinato a intensificarsi sulle principali strade e autostrade italiane, con i picchi concentrati soprattutto tra la domenica e il lunedì. A indicarlo è Viabilità Italia, il Centro di coordinamento nazionale in materia di viabilità, che ha predisposto il calendario del traffico per agosto 2026.

Per giovedì 20 agosto il calendario indica traffico normale al mattino e intenso nella seconda parte della giornata. Venerdì 21 è previsto bollino giallo al mattino e rosso in serata, corrispondente a traffico intenso con possibile criticità. Sabato 22 il rosso è previsto al mattino e il giallo alla sera.

Domenica 23 agosto il traffico sarà intenso nella prima parte della giornata e potrà presentare criticità nella seconda, mentre lunedì 24 il bollino rosso riguarda il mattino e quello giallo la sera. Nel periodo dal 20 al 31 agosto il calendario non segnala bollini neri, riservati alle condizioni di traffico critico.

Dopo alcuni giorni con flussi meno sostenuti, una nuova fase di maggiore intensità è prevista nell’ultimo fine settimana del mese. Giovedì 27 il traffico passerà da normale al mattino a intenso la sera. Venerdì 28 sono indicati bollino giallo al mattino e rosso alla sera; sabato 29 rosso nella prima parte della giornata e giallo nella seconda. Domenica 30 sono previsti giallo al mattino e rosso alla sera, mentre lunedì 31 il calendario indica possibile criticità al mattino e traffico intenso in serata.

Il prospetto di Viabilità Italia riporta anche i divieti di circolazione per i veicoli di massa superiore a 7,5 tonnellate. Nei giorni ancora interessati dalle limitazioni, il fermo è previsto sabato 22 e sabato 29 agosto dalle 8 alle 16 e domenica 23 e domenica 30 dalle 7 alle 22.

"Goya" è nuovo singolo di Fabri Fibra con Pinguini Tattici Nucleari

Milano, 20 ago. (askanews) – E’ disponibile il video, e da domani per la programmazione radiofonica, “Goya”, il nuovo singolo di Fabri Fibra. “Goya” vede il rapper italiano collaborare per la prima volta con i Pinguini Tattici Nucleari, la band più importante del panorama musicale italiano, reduce dal successo di questa estate di “Sorry, Scusa, Lo Siento”.

Il video ufficiale (girato a Monza) vede anche questa volta alla regia Cosimo Alemà, storico collaboratore di Fibra dietro la macchina da presa di ogni suo videoclip.

“Goya” fa parte di “Mentre Los Angeles Brucia (deluxe)”, una nuova versione speciale dell’album di Fabri Fibra (pubblicato un anno fa e già certificato disco di Platino) arricchita da nuovi brani inediti.

Il brano conferma la capacità e l’urgenza di Fibra di raccontare il presente, la realtà, sbattendo le storture della nostra società (e in questo caso anche dell’industria discografica) in faccia all’ascoltatore.

Il concept nasce dalla passione di Riccardo Zanotti per la pittura di Goya, soprattutto quella dell’ultimo periodo del pittore spagnolo ormai diventato sordo.

“L’idea era quella di fare un pezzo sul true crime e sul martellamento mediatico di questi fatti di cronaca, nello stesso pezzo volevamo fare un paragone con il mondo della musica e di come gli artisti vengono fatti fuori da questo mercato musicale sempre più spietato” racconta Fabri Fibra.

“Mentre Los Angeles Brucia” ha segnato un ulteriore passo nella carriera di Fibra grazie a brani come “L’avvelenata (Pretesto)”, “Tutto andrà bene”, “Mio Padre”, “Vivo” e “Figlio, che hanno permesso al pubblico di ascoltare anche l’anima più personale e riflessiva di Fibra. D’altro canto, successi come “Che gusto c’è” con Tredici Pietro e “Milano Baby” con Joan Thiele sono solo alcune delle altri hit contenute nel disco, un album dove non mancano collaborazioni come quella con Gaia, Massimo Pericoloo, Noyz Narcos, Papa V, Nerissima Serpe e Ernia.

In più di vent’anni di carriera Fabri Fibra ha contribuito prima a creare e poi a consolidare la scena rap facendo diventare questo genere musicale il più importante del panorama musicale italiano degli ultimi anni. Dal primo album “Turbe Giovanili” del 2002, passando per il classico “Mr. Simpatia”, nonché il rivoluzionario disco d’esordio in major “Tradimento”, fino a “Caos” (certificato doppio platino) e all’ultimo album “Mentre Los Angeles Brucia” (oro), FABRI FIBRA ha dimostrato in oltre 20 anni di carriera e 10 album (di cui ha curato da direttore artistico ogni aspetto) come tecnica e contenuti possano viaggiare di pari passo facendo diventare il rap il nuovo cantautorato, un genere in grado di conquistare tutte le classifiche e allo stesso tempo di farsi portavoce di una realtà sociale fortemente italiana, complessa e spesso incompresa. Dopo il successo della prima serie Netflix “Nuova Scena – Rhythm + Flow Italia”, la competizione rap che ha visto Fabri Fibra giudice insieme a Geolier e Rose Villain, Fibra è stato nuovamente protagonista della seconda serie.

Al Nord 48 ore di maltempo e calo termico, caldo intenso al Sud

Milano, 20 ago. (askanews) – L’Italia si prepara a una fase di forte maltempo al Nord, destinata a coinvolgere tra giovedì 20 e venerdì 21 agosto anche parte del Centro, mentre al Sud il caldo resterà intenso e tenderà nuovamente ad aumentare nel fine settimana. Secondo le previsioni di Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media di iLMeteo.it, la perturbazione si sposterà lentamente da Nord-Ovest verso Est e potrà produrre precipitazioni molto abbondanti, con accumuli superiori ai 200 millimetri tra il Lago di Como e la Valtellina.

L’arrivo di aria più fresca segue una lunga fase dominata dal caldo. Tedici fa risalire l’inizio della prima ondata della stagione al 24 maggio e sottolinea come l’atmosfera abbia accumulato molta energia, mentre le temperature dei mari italiani hanno raggiunto valori particolarmente elevati, con picchi di 29-30 gradi anche nel Mar Ligure e nell’Adriatico settentrionale. Il contrasto con le infiltrazioni di aria più fredda può favorire temporali intensi e grandinate.

La fase perturbata dovrebbe durare circa 48 ore. Tra giovedì e venerdì i temporali interesseranno il Nord e potranno estendersi all’alta Toscana e ad altre zone del Centro. Al Settentrione è atteso anche un deciso calo delle temperature: le massime dovrebbero scendere intorno ai 27-28 gradi e localmente sotto i 25.

Più articolata la situazione al Centro. A Roma il caldo dovrebbe resistere, con massime intorno ai 34 gradi, mentre a Firenze la prossima settimana sono previsti valori più contenuti, attorno ai 30 gradi. Il Sud resterà invece ai margini della perturbazione e continuerà a essere interessato dall’aria molto calda. Nel fine settimana le temperature potranno superare i 38-40 gradi tra Puglia, Campania, Basilicata e Calabria. In Sicilia sono previste punte vicine ai 41 gradi, con caldo intenso che, secondo le attuali proiezioni, potrebbe protrarsi fino ai primi giorni di settembre.

Giovedì 20 agosto il maltempo avanzerà al Nord da Ovest verso Est, mentre al Centro i temporali sono attesi soprattutto dalla sera; al Sud prevarranno sole e temperature in aumento. Venerdì il tempo resterà molto instabile al Nord, soprattutto nella prima parte della giornata, con rovesci e temporali sparsi anche al Centro, mentre il Sud resterà soleggiato e caldo.

Sabato è previsto un miglioramento al Nord, pur con qualche pioggia isolata, e condizioni più stabili al Centro. Al Sud continueranno sole e caldo. Domenica dovrebbe prevalere il bel tempo, con possibili episodi di instabilità ancora confinati soprattutto alle regioni settentrionali e temperature elevate sulle regioni meridionali.

Conte, l’Ucraina e la sinistra: la Lada rossa spacciata per Ferrari

La metamorfosi dei 5 Stelle

Autorevoli commentatori di centro sinistra certificano che i 5 Stelle sono cambiati, si sono istituzionalizzati e non sono più populisti. Mi ricordano dei venditori che vogliono far passare una Lada, usata, scassata ma di colore rosso per una Ferrari nuova di zecca.

È vero, i 5Stelle non sono più il Movimento che vinse le elezioni nel 2018. Allora, erano una forza populista ed estranea a qualunque coalizione. Un gruppo politico che spingeva con modalità sbagliate per finalità talvolta giuste, come l’esigenza di rendere la politica più sobria e gli eletti più onesti.

Da allora, il Movimento è entrato in entrambi i poli, prima con l’estrema destra, poi con la sinistra, coalizioni guidate in tutti i casi da Giuseppe Conte. Piano piano, sfruttando l’elevata presenza mediatica dovuta al ruolo, l’avvocato del popolo si è mangiato il Movimento, ha esautorato i principali leader di allora e ha creato il Movimento contiano.

Questa metamorfosi, portata avanti negli anni di Palazzo Chigi, si è conclusa nel 2022, quando l’ex Presidente del Consiglio divenne titolare del partito che fu di Grillo, Casaleggio e Di Maio.

Prima della “segreteria” Conte, i grillini si erano istituzionalizzati e avevano votato Von Der Leyen come Presidente della commissione UE, dato la fiducia al Governo Draghi e sostenuto le sue politiche sull’Ucraina.

 

La rottura con Draghi e il ritorno al populismo

Nel 2022, l’avvocato pugliese, appena ottenuta la guida dei 5Stelle, decide di sfiduciare l’esecutivo guidato dall’ex governatore della BCE, per il sostegno economico fornito alla costruzione di un termovalorizzatore a Roma. Si oppone così alla linea del governo sia in materia economica che di politica estera. Il passo indietro è talmente grave che, l’allora leader del PD, Letta capisce che non è possibile allearsi con gli ex grillini, ci sono troppe distanze sui principi fondamentali.

Dopo la fase di istituzionalizzazione, i 5 Stelle vivono un’involuzione divenendo qualcosa di differente ancora, non sono più quelli del Vaffa, o del balcone di Palazzo Chigi. Si sono trasformati in una forza populista, filo russa e con venature di estrema sinistra (tanto da entrare nel gruppo europeo “The Left”).

Da allora, le posizioni di Giuseppe Conte e dei 5 Stelle non sono cambiate su niente, sono fermi alle stesse politiche del 2022, le stesse idee che impedirono di costruire un’alleanza con il PD.

L’avvocato del popolo continua a prendere le distanze dalle politiche di Draghi ma non dai decreti sicurezza firmati con Salvini, continua a favorire la politica del Nimby (si pensi alle rinnovabili in Sardegna) e adotta le stesse posizioni di Vannacci sull’Ucraina.  E meno male che si erano istituzionalizzati!

 

L’Ucraina, la contraddizione che il centrosinistra rimuove

Ecco perché non mi stupisco delle parole pronunciate in merito alla guerra in Ucraina dal leader 5stelle a Napoli qualche settimana fa, durante la manifestazione unitaria delle opposizioni. Queste parole dovevano essere una sveglia per il PD, per Renzi, per più Europa. Invece, sono state già dimenticate e appaiono oggi come i temporali estivi, fanno tanto rumore ma passano velocemente.

Il problema di fondo però resta. La posizione anti-Ucraina, non chiamatela pacifista, del movimento grillino rappresenta una spada di Damocle sulla credibilità della coalizione di sinistra.

Le parole di Giuseppe Conte sono le stesse di Donald Trump quando, due anni fa, durante la campagna per le presidenziali 2024, prometteva di arrivare alla pace in Ucraina nei primi giorni della sua presidenza.

Conte sostiene la stessa tesi, secondo la quale l’ex Presidente del Consiglio sarebbe in grado di portare Putin e Zelensky a cessare le ostilità in pochi istanti.

Non siamo a conoscenza di quali magie Conte abbia in mente per ottenere ciò che, nel giro di due anni di presidenza, il Presidente degli Stati Uniti (l’uomo che viaggia con la valigetta piena di codici per azionare le armi nucleari) non è stato in grado di ottenere.

Lui sostiene che se l’Europa fermasse i suoi aiuti militari verso l’Ucraina, nel giro di pochi giorni la guerra finirebbe. Nello stesso arco temporale, gli asini inizierebbero a volare.

 

Se l’Europa disarma Kiev, cosa fa Putin?

Supponiamo per un secondo che questa politica vada in porto. Cosa farebbe Putin? Poiché non gli viene imposto alcun vincolo in cambio dello stop alla fornitura di armi all’Ucraina, sarebbe libero di adottare qualunque scelta.

Potrebbe decidere di mostrare un volto pacifista e accogliere il gesto europeo come segno di buona volontà, interrompendo qualunque ostilità. Si potrebbe sedere al tavolo negoziale con il coltello dalla parte del manico e dire: bene, questo è quello che voglio, me lo concedete? Se sì, ci diamo la mano e finiscono le ostilità sennò ricomincia la battaglia.  Traduzione breve, Putin direbbe o mi concedete tutta l’Ucraina o me la prendo da solo, visto che l’Europa ha abbandonato l’Ucraina nelle mie mani.

Nell’altro scenario, Putin capisce che gli ucraini sono stati lasciati soli, prima dagli americani (da quando è tornato Trump), poi dagli europei (da quando è tornato Conte), se continua ad attaccare, a mietere vittime tra bambini, donne, anziani, a imprigionare uomini, in poche settimane brinda con la vodka a Kiev.

Due scenari, stesso risultato, i cittadini ucraini continuerebbero a perire sotto le bombe russe, abbandonati dai sistemi di difesa europei. L’Ucraina perderebbe la propria libertà, i propri diritti civili e la propria fragile democrazia, tutti valori che una coalizione di centro sinistra dovrebbe avere a cuore.

 

Conte dica quali armi negoziali possiede

Questi scenari si potrebbero dimostrare falsi solo in un caso, qualora Giuseppe Conte avesse delle armi in mano per spingere Putin a sedersi al tavolo negoziale da una posizione di debolezza, ma quali sarebbero? Considerando che ogni tipo di iniziativa possibile sul fronte della politica, dell’economia e della diplomazia è già stata tentata e non è stata in grado di portare a questo risultato?

Se Conte avesse in mente veramente delle idee così forti e innovative allora, per amore della pace, le dovrebbe esplicitare immediatamente, indipendentemente da chi si trova a Palazzo Chigi.

Altrimenti, quali motivazioni rimangono? Quelle personali?  Per aver fatto entrare medici russi in Italia durante il Covid? La simpatia per la pizza? La tarantella? Per altri motivi? Non ci credo, sembra fuori dalla realtà dei fatti, come pensare che basta interrompere gli aiuti a Kiev per fermare la guerra.

Vannacci e l’italiota patriarcato

Il nuovo che irrompe sulla scena

Ai parvenu della politica occorre sempre una idea di quelle che fanno notizia per farsi largo in mezzo alla fossa dei leoni già presenti sulla piazza. Tornare all’antico garantisce sempre il consenso di “quelli che” secondo Iannacci potrebbero simpatizzare con una operazione nostalgia. Fuori dai confini italici la questione emigranti si presta alla grande per suonare la carica del popolo di “noi solo noi” già decantate dal nostro Pupo nazionale. All’interno dello stivale occorre qualcosa di più centrato e più familiare per far colpo e bella figura. Anche mostrare ai suoi simpatizzanti di saper maneggiare la cultura può essere una buona mossa, lo rende uguale e diverso a loro, traduce in bella quello che il suo popolo ha nel cuore ma che non sa dire in italiano corretto.

 

Nostalgia canaglia

Ed ecco l’intuizione straordinaria del ritorno ad un “patriarcato mediterraneo”, una mossa vincente per ottenere qualche percentuale di consenso in più. In un consistente articolo su Famiglia Cristiana, la teologa Rosanna Virgili ha messo in chiaro la lezione della Chiesa e ciò che dice la storia sul tema. Forse Vannacci avrebbe fatto bene a consultarla prima di sbilanciarsi su un punto che non ammette imprecisioni.

La studiosa segnala che il gruppo familiare dove il padre teneva in mano i cordoni della borsa era già sparito negli anni ’60 mentre in alcune altre zone d’Italia, a causa di emigrazione, erano le donne rimaste nel casolare domestico a gestire l’economia e la prole.

 

Un patriarcato tra responsabilità e predominio

Sottolinea poi che sul Mediterraneo si è sviluppata non solo la cultura greca, romana e cristiana ma anche, ad esempio, quella propria della popolazione araba, mussulmana, palestinese, marocchina. Così, secondo il ragionamento di Vannacci, per obbedire ad un profilo di coerenza ed omogeneità, si dovrebbe uniformare anche al modello patriarcale anche di questa altra parte di mare nostrum, compresa la poligamia, il velo e matrimoni mussulmani a corredo. Ciò striderebbe con il progetto di remigrazione di quanti sono di quelle terre e per adesso dimorano sul nostro suolo e che il generale e compari guardano con il fumo negli occhi.

Il patriarcato antico, nato come una azione di responsabilità degli uomini verso la cura dei figli a sostegno della figura materna si trasformò poi solo in un esercizio di supremazia e di potere. La donna adultera, ad esempio, era passibile di lapidazione e ci volle Gesù per un ripensamento circa la giustizia di quella legge. Certamente al tempo del patriarcato non vi era pressoché traccia di femminicidi ma non perché mancassero atti di violenza contro le donne che erano invece legittimati e il femminicidio si declinava in diritto d’onore.

 

Un po’ di studio non guasta

La riflessione della Virgili va letta per intero e merita ogni attenzione, quella che è mancata allo spin doctor di Vannacci, semmai ne abbia uno, quando si affrontano certi temi bollenti con cui si corre il rischio di ustionarsi. Meglio per lui che rimanga con un profilo basso, quello che per adesso gli abbia reso fortuna. In politica tutto è ammesso ma non vaneggiare.

Il Paese che si prendeva cura dei suoi nonni

Una storia che comincia in casa

Per capire che cosa siano stati gli anziani nella Repubblica italiana basta entrare in una casa qualunque di questo Paese. C’è una nonna che ha cresciuto i nipoti mentre i genitori erano al lavoro, un nonno la cui pensione è stata per anni l’unica entrata sicura della famiglia. L’Italia è stata costruita così: con un welfare che arrivava tardi e una famiglia che arrivava prima. E in mezzo, una forza politica che per quasi mezzo secolo ha guidato i governi: la Democrazia Cristiana. Parlare della DC e degli anziani non significa fare nostalgia. Significa chiederci che cosa resta di quella stagione, che cosa dobbiamo avere l’onestà di criticare e che cosa dovremmo avere il coraggio di recuperare.

 

1969, quando lo Stato scoprì i vecchi poveri

Fino alla fine degli anni Sessanta, una parte degli italiani anziani viveva ai margini: nessuna pensione, nessun reddito, la dignità affidata alla carità o ai parenti. Poi arrivò la legge 153 del 1969, e con lei la pensione sociale. Era un assegno modesto, ma cambiò il volto dello Stato: per la prima volta la Repubblica diceva a una persona di oltre 65 anni senza nulla «tu esisti, e non sei sola». Non era elemosina: era cittadinanza. Quella intuizione — che nessuna vecchiaia debba essere vissuta nell’umiliazione — resta forse l’eredità più nobile di quella stagione.

 

L’ombra del debito: onestà prima di tutto

Ma siamo franchi, perché un articolo serio non nasconde la polvere sotto il tappeto. Quella stessa stagione produsse anche le baby pensioni del 1973 e un welfare che spesso promise tutto a tutti, senza chiedersi chi avrebbe pagato il conto domani. Una parte del debito pubblico che oggi pesa sulle spalle dei nostri figli è nata lì, ed è un’obiezione che va ascoltata senza difese d’ufficio. Ridurre però mezzo secolo di politiche sociali a un errore contabile sarebbe ingiusto: il problema non fu prendersi cura degli anziani, fu farlo senza avere il coraggio di costruire regole sostenibili.

Tina Anselmi e la rivoluzione della sanità

E poi c’è la parte di storia che ancora oggi salva vite, ogni giorno, in tutte le case di questo Paese. Nel 1978, con la legge 833, nacque il Servizio Sanitario Nazionale: cure universali, per tutti, indipendentemente dal reddito. A firmarla fu Tina Anselmi, staffetta partigiana e prima donna a guidare il Ministero della Sanità. Per gli anziani — quelli che di medici, medicine, assistenza domiciliare e ricoveri hanno più bisogno — fu una rivoluzione silenziosa. Oggi, quando ci lamentiamo delle liste d’attesa, dimentichiamo che cosa significava prima: un anziano povero, semplicemente, non si curava.

 

Andreotti e la legge che riconobbe il bene

L’altra lezione arriva dalla stagione finale della DC e porta una firma che pochi si aspetterebbero: quella di Giulio Andreotti. L’uomo cresciuto nel mondo associativo cattolico guidò il governo che nel 1991 varò la legge-quadro sul volontariato, la 266/91. Per la prima volta lo Stato riconosceva che il Paese è tenuto insieme anche da chi si prende cura degli altri gratis: parrocchie, Caritas, associazioni, gruppi di donne e uomini che fanno visita a chi è solo, portano un pasto, accompagnano a una visita medica. È la sussidiarietà orizzontale: uno Stato che non pretende di fare tutto da solo, ma riconosce, sostiene e coordina chi il bene lo fa già. Nella cura degli anziani, quella rete era — e per molti versi resta — il volto umano del welfare.

 

L’inverno demografico e le pensioni erose

Oggi però il mondo è cambiato. Nascono sempre meno bambini e gli anziani sono sempre di più: l’inverno demografico sta rovesciando la piramide, e il sistema chiede ai giovani sacrifici che i loro nonni non hanno conosciuto. Intanto la pensione sociale — l’erede di quell’assegno del 1969 — è stata erosa dall’inflazione e non basta più a vivere: ci sono anziani che, dopo una vita di lavoro, si ritrovano a contare i centesimi a fine mese. Il rischio è doppio: che il sistema non regga, e che gli anziani diventino la nuova questione sociale del Paese.

Un nuovo centro che riparta da qui

È qui che la politica è chiamata in causa. Se in questo Paese vuole davvero rinascere una forza di centro, popolare e riformista, non può partire dai proclami o dalle identità di cartone. Deve prendere a cuore questo tema, con la stessa concretezza che fu della Democrazia Cristiana.

 

Il centro può fare molto, e proprio partendo da quella tradizione

Può battersi per una rivalutazione reale delle pensioni minime, affinché l’assegno non venga divorato dall’inflazione. Può investire nella medicina territoriale e nell’assistenza domiciliare: qualcosa è già stato avviato con il PNRR e il DM 77 del 2022, ma l’attuazione resta lenta e disomogenea, e le risorse stanziate non si sono ancora tradotte in servizi concreti per i cittadini. Perché nessun anziano sia costretto a scegliere tra curarsi e mangiare.

Può rilanciare il volontariato e la sussidiarietà, sostenendo fiscalmente le associazioni e i caregiver familiari che oggi reggono da soli un peso enorme. Può costruire una fiscalità più giusta per chi vive di redditi fissi, e una vera legge sulla non autosufficienza che non costringa le famiglie a ricorrere al lavoro nero.

Tutto questo senza ripetere gli errori del passato: senza promesse insostenibili, senza debito scaricato sulle generazioni future. Il centro ha il dovere di essere solidale e responsabile allo stesso tempo, di proteggere le pensioni di oggi senza rubare il futuro a quelle di domani.

Perché un partito che non sa parlare agli anziani non sa parlare al Paese. E un Paese che abbandona i suoi vecchi perde prima la memoria, e poco dopo il futuro.

Armando Rigobello: terziario domenicano e maestro personalista

Un’amicizia diventata scuola di pensiero

Il ricordo del prof. Armando Rigobello è per me emozionante sia per il Magistero che egli ha rappresentato nella storia della filosofia contemporanea, ma soprattutto per la lunga e feconda amicizia che ci legava e che ha rappresentato motivo di crescita, maturazione e conoscenza con il mondo speculativo non soltanto italiano, ma anche dell’associazionismo cattolico, essendo stato importante figura del Movimento Laureati Cattolici.

Conobbi il prof. Rigobello esattamente 51 anni fa, nell’autunno del 1975, a margine di un incontro promosso da CL e una Messa celebrata in Trastevere; conservo ancora il “visiting card”, come si dice oggi (eravamo ancora nell’era del cartaceo!). Mi colpì l’affabilità del carattere, la disponibilità all’interlocuzione e soprattutto la sua curiosità verso un giovane movimento del quale, peraltro, egli non faceva parte. In quegli anni stavo concludendo il liceo, ma mi orientavo verso studi umanistici e quell’incontro, foriero di un fecondo rapporto di amicizia che si sarebbe consolidato negli anni, mi fece comprendere la mia inclinazione verso studi filosofici. Mai scalfita dal tempo, la nostra amicizia fondata su comuni visioni culturali è stata per me un’università del pensiero e non solo un incontro con un Maestro della filosofia.

 

Da Badia Polesine al personalismo europeo

Armando Rigobello nasce a Badia Polesine, in provincia di Rovigo, il 3 febbraio 1924, in una regione feconda di cattolicesimo sociale nel quale si forma la sua coscienza civile e si compone il suo cammino accademico, che inizia nel mondo della scuola come insegnante e poi passando al mondo universitario come allievo del prof. Luigi Stefanini, del quale inizialmente fu assistente di cattedra, alla scuola del quale scoprì il valore e lo spessore speculativo del personalismo francese di Jacques Maritain e, soprattutto, di Emmanuel Mounier. Il suo percorso accademico si arricchisce, dopo la laurea in filosofia presso l’Università di Padova, di una lunga permanenza all’Università Von Humboldt di Monaco. Profondo conoscitore del mondo tedesco, resterà sempre collegato alla vita universitaria tedesca, anche quando rientrerà in Italia occupando le cattedre di Filosofia Morale e di Storia della filosofia e sovente terrà corsi e conferenze nelle principali università della Germania.

 

Roma, l’università e le radici del cattolicesimo sociale

Nel 1974/75 si trasferisce a Roma presso l’Università “La Sapienza”, nella cattedra di Storia della filosofia che occuperà fino ai primi anni ’80 quando, fondata la seconda università statale romana di Tor Vergata, vi si trasferirà restandovi fino alla pensione. Ma Armando Rigobello ebbe anche un vissuto religioso e sociale nel fecondo Veneto dell’immediato dopoguerra, dove sia l’Azione Cattolica che la neonata Democrazia Cristiana espressero i percorsi forse più interessanti di quei decenni, che avrebbero scritto una pagina nuova del movimento cattolico. La presenza del Movimento dei Laureati Cattolici fu formativa nella sua giovinezza, diventandone presidente diocesano, legato da sempre alla realtà religioso-sociale del suo territorio, nel quale rifulgeva la figura di Guido Negri, il celebre, allora, “Capitano Santo”, che aveva testimoniato il suo pacifismo cristiano durante la prima guerra mondiale non sparando un colpo sugli insanguinati campi di battaglia delle terre irredente e perdendo la vita in modo esemplarmente evangelico. Il ricordo di questa figura influenzò molto la formazione spirituale del giovane Rigobello, che entrò nel Terzo Ordine domenicano come laico secolare.

 

Terziario domenicano e interprete di Mounier

Ecco, anche questo è un tassello della nostra lunga amicizia, perché, dopo essere stato relatore della mia tesi di laurea, egli fu anche testimone della mia professione religiosa come terziario domenicano consacrato nella fraternità romana di S. Maria sopra Minerva che frequentava, quando gli impegni accademici glielo consentivano, con dedizione e umiltà di vero domenicano laico. L’incedere degli anni non attenuò il prolifico impegno editoriale di enorme portata, sempre rivolto alle nuove sfide del pensiero contemporaneo, con un particolare rilievo rivolto alla speculazione personalista.

Di questo indirizzo filosofico egli fu un vero protagonista e, per certi versi, un innovatore perché lo collegò all’ermeneutica del mondo contemporaneo della seconda metà del XX secolo, secondo una visione dinamica che ha reso il pensiero personalista la principale lettura speculativa del secondo ’900. Il personalismo del professor Rigobello aveva una valenza sociale, adatta ad interpretare i desideri e le aspirazioni alla libertà dell’uomo contemporaneo, lasciandolo, tuttavia, fermo sui principi morali ed etici dell’ispirazione cristiana. La sua interpretazione del pensiero di Emmanuel Mounier ha avuto un influsso enorme sull’attualità del filosofo francese, perché lo ha collegato alla parte più attuale della visione anche gnoseologica; per questo motivo quando, con l’on. Giovanni Galloni, fondammo l’Istituto Emmanuel Mounier-Italia negli anni ’90, chiedemmo a Rigobello di assumerne la presidenza onoraria, che mantenne praticamente fino alla morte. Il suo personalismo sociale si collegava anche a una ben precisa visione etico-politica, fondata sul primato ontologico della persona e legata all’emergenza del pensiero sociale della Chiesa.

 

Un Maestro da consegnare alle nuove generazioni

Sono trascorsi tanti anni dal nostro primo incontro e ora che sono ormai “dall’altra parte”, dietro la cattedra, non dimentico quel Maestro di pensiero e di vita che per me fu Armando Rigobello, le cene nella sua casa romana sempre con ospiti e commensali interessanti, come il filosofo francese Paul Ricoeur, che ebbi l’onore di conoscere proprio in una delle tante riunioni conviviali sempre arricchite da riflessioni, ricordi e approfondimenti mai pedanti, sempre interessanti. Mi auguro che il pensiero speculativo del professor Rigobello non sia consegnato soltanto all’indulgenza della memoria affettiva, ma che solleciti le giovani generazioni che non lo hanno conosciuto ad approfondirne lo spessore culturale ed etico, perché egli fu, e non solo per me, amico e Maestro come raramente si ha la fortuna di incontrare nella nostra vita.

 

Prof. Giulio Alfano

Presidente Istituto “Emmanuel Mounier” – Italia

Il ministro Mazzi: mai tanti italiani in vacanza come negli anni di governo Meloni

Milano, 19 ago. (askanews) – “L’estate 2026, fino ad ora, ha portato per gli italiani oltre 3 milioni di partenze in più. A chi tifa contro l’Italia ricordo che questo dato conferma la crescita del numero di italiani in vacanza negli anni del governo Meloni: si attesta al 66,7%, in aumento di oltre otto punti rispetto alla media, ferma al 58%, dei governi nei precedenti diciott’anni, in base ai dati disponibili dal 2004, come certificato da Eurostat”. Lo ha detto il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, intervenendo a “Bar Italia”, l’evento itinerante promosso da FdI che oggi fa tappa ad Alba Adriatica, in provincia di Teramo.

Cpi: le sanzioni Usa sono un palese attacco all’indipendenza della corte

Roma, 19 ago. (askanews) – La Corte penale internazionale ha duramente criticato gli Stati Uniti dopo che l’amministrazione Trump ha inserito la sua presidente e uno dei suoi procuratori di alto livello in una lista di persone sanzionate, definendo la misura un “attacco flagrante” all’indipendenza del tribunale dell’Aja.

La reazione della Cpi è arrivata in risposta alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti alla presidente della corte, Tomoko Akane, e al procuratore senior Abdoulaye Seye, nell’ambito della campagna di Washington contro quella che definisce un “organismo corrotto e irrimediabilmente politicizzato”.

Akane, giudice giapponese, ricopre la carica di presidente della Cpi dalla sua elezione, avvenuta nel marzo 2024. Seye è un giurista senegalese presso la Corte. “Queste sanzioni rappresentano un attacco palese all’indipendenza di un’istituzione giudiziaria imparziale”, ha dichiarato la Corte con sede all’Aja. “Misure di questo tipo, rivolte contro giudici, procuratori e personale […] minano lo stato di diritto”, ha aggiunto. L’ultima iniziativa di Washington fa seguito alle sanzioni già imposte contro diversi funzionari della Cpi, in gran parte in risposta alle indagini della Corte che coinvolgono Israele, alleato degli Stati Uniti.

Anche il Giappone ha espresso la propria opposizione alle sanzioni, affermando di aver “sostenuto costantemente la Cpi […] nei suoi sforzi per perseguire e punire i crimini più gravi che destano preoccupazione per la comunità internazionale e per difendere lo stato di diritto”, ha dichiarato in una nota il portavoce del ministero degli Esteri giapponese Toshihiro Kitamura.

Il Giappone è il principale finanziatore della Cpi e uno stretto alleato degli Stati Uniti. Anche l’Unione Europea ha espresso il proprio sostegno ad Akane.

In due distinti messaggi pubblicati sui social media, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa hanno dichiarato di essere “fermamente” al fianco di Akane e degli altri alti funzionari, i quali “devono poter agire in modo indipendente e senza pressioni esterne”.

In precedenza, il segretario di stato americano Marco Rubio aveva dichiarato in una nota, senza fornire esempi, che le “persone sanzionate hanno partecipato direttamente agli sforzi della Cpi volti a indagare, arrestare, detenere o perseguire funzionari i cui governi non hanno acconsentito alla giurisdizione della CPI”.

La Cpi aveva risposto con una dichiarazione: “Quando gli operatori della giustizia vengono minacciati per l’applicazione della legge, è lo stesso ordine giuridico internazionale a essere messo a rischio”. Istituita nel 2002, la Cpi persegue gli individui accusati delle atrocità e dei crimini più gravi e interviene come ultima istanza quando gli stati non dispongono di sistemi giudiziari adeguati a garantire che i responsabili siano chiamati a rispondere delle proprie azioni.

L’amministrazione Trump ha già imposto sanzioni contro funzionari della Cpi, che nel 2024 ha emesso un mandato di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in relazione alla guerra a Gaza.

Maltempo, DPC: allerta arancione in Lombardia, gialla in 8 regioni

Milano, 19 ago. (askanews) – Un deciso peggioramento delle condizioni meteorologiche è previsto per giovedì 20 agosto sulle regioni settentrionali, a partire dai settori alpini, con piogge diffuse, temporali localmente intensi, forti raffiche di vento, grandinate e frequente attività elettrica. Lo comunicato il Dipartimento della Protezione Civile (DPC), che ha disposto l’allerta arancione per rischio temporali e rischio idrogeologico su alcuni settori della Lombardia.

A determinare il maltempo è un sistema perturbato di origine atlantica che sta attraversando l’Europa centrale. Dalle prime ore di giovedì sono previste precipitazioni da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, su Piemonte e Lombardia. Nel corso della mattinata i fenomeni si estenderanno a Liguria e alle Province autonome di Trento e Bolzano, per poi raggiungere Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Toscana.

Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile, d’intesa con le Regioni interessate, ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse. Le precipitazioni potrebbero determinare criticità idrogeologiche e idrauliche nelle aree coinvolte.

Per giovedì 20 agosto è stata inoltre valutata l’allerta gialla sull’intero territorio di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige e su parte di Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna e Toscana.

Temporali e caldo, da domani l’Italia sarà divisa in due

Roma, 19 ago. (askanews) – Arriva il maltempo. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma che, dopo mesi di canicola insopportabile, una perturbazione atlantica è pronta a portare il tanto agognato sollievo, raggiungendo prima l’Italia settentrionale e poi parte di quella centrale.

La svolta inizierà a farsi sentire giovedì, con piogge intense che colpiranno Liguria e Lombardia fin dal mattino. Nel corso della giornata l’instabilità si estenderà a tutto il Nord e, dalla serata, raggiungerà anche la Toscana. Ci aspettiamo cumulate importanti, fino a 30-50 mm in 24 ore, specialmente tra Lombardia e Piemonte. Parliamo di 50 litri d’acqua per ogni metro quadrato di terreno: una manna dal cielo per dare un leggero sollievo dalla siccità e per inibire lo scoppio di nuovi incendi.

Il clou del maltempo, tuttavia, è atteso per venerdì 21 agosto, a due mesi esatti dall’inizio astronomico di questa Estate 2026 da record. Sarà una giornata di piogge abbondanti al Nord e in Toscana: in Lombardia si sfioreranno i 100 litri per metro quadrato, in Liguria e localmente in Toscana si supereranno i 70 mm.

In pratica, cadrà la pioggia di un intero mese estivo concentrata in un solo giorno. Un’altra ottima notizia per la natura assetata e per abbattere finalmente la cappa di afa.

Nel frattempo, però, l’Italia si spaccherà letteralmente in due. Se al Nord si tirerà un sospiro di sollievo sotto l’ombrello, al Sud continuerà a dominare incontrastato l’anticiclone africano.

Le temperature si manterranno sui 38°C, con un ulteriore e prepotente aumento previsto proprio in vista del weekend. Preparatevi a nuove, estenuanti punte di 40°C che colpiranno in modo diffuso dalla Puglia alla Campania, passando per Basilicata, Calabria e Sicilia.

Nel fine settimana questa netta spaccatura si consoliderà. Al Nord e in Toscana avremo ancora l’occasione per qualche breve scroscio rinfrescante, mentre al Sud e sul resto del Centro il caldo africano non farà un passo indietro.

Questa configurazione meteorologica potrebbe accompagnarci fino alla fine del mese: un Sud rovente sotto una cupola di alta pressione, un Nord più instabile e capriccioso, e un Centro Italia a fare da “terra di mezzo” tra i due estremi.

In fin dei conti, si tratta di una buona notizia per tutti: chi è in vacanza, specie al Centro-Sud, continuerà a godere di sole e caldo da piena estate; chi invece sta tornando a lavorare al Nord troverà qualche nuvola in più e temperature umane, perfette per mitigare la calura eccezionale di un’Estate che, molto probabilmente, verrà ricordata nei libri di storia come la più calda di sempre.

Calcio, Vicario: "Juventus, il sogno di una vita"

Roma, 19 ago. (askanews) – “Essere qui per me è il sogno di una vita”. Guglielmo Vicario si presenta così ai tifosi della Juventus nella sua prima intervista da nuovo portiere bianconero ai canali ufficiali del club. “Da quando sono bambino spero in questo momento. Sono orgoglioso di me stesso. Per me rappresentare la Juventus è il massimo”, ha detto il portiere, che considera il trasferimento a Torino un traguardo e insieme una grande responsabilità.

Vicario ha poi raccontato il suo modello di riferimento, Gigi Buffon, storico portiere della Juventus e della Nazionale italiana. “Mi ispiro al più grande di tutti, il mito con cui sono cresciuto. In quegli anni Gigi Buffon aveva una carriera di grandi successi, grandi momenti, grandi parate. Da juventino e italiano, chi ti può ispirare meglio di lui?”, ha spiegato.

Il portiere arriva a Torino dopo l’esperienza all’estero e punta a mettere la propria esperienza al servizio della squadra. “Mi auguro di portare esperienza e serenità per cercare di creare delle buone basi per affrontare al meglio la stagione”, ha detto Vicario, sottolineando la volontà di costruire un gruppo unito. “Arrivo alla Juve all’età giusta, con la giusta esperienza sulle spalle”.

L’obiettivo è ambizioso: “La mia missione è cercare di rendere questa Juventus sempre più vincente, che è l’obiettivo tramandato dalla storia di questo fantastico club”. Infine il messaggio ai tifosi: “Non vedo l’ora di incontrarvi all’Allianz Stadium per la prima partita. Abbiamo bisogno della vostra spinta, del vostro calore, della vostra passione”. E la conclusione: “Forza Juventus”.

Formula1, ecco Zandvoort. Vasseur: "Sfruttare le opportunità"

Roma, 19 ago. (askanews) – La Formula 1 torna in pista dopo la pausa estiva con il Gran Premio d’Olanda, dodicesimo appuntamento del Mondiale, in programma sul circuito di Zandvoort. Per la Ferrari il weekend segna l’inizio della seconda parte della stagione: la Scuderia riparte dal secondo posto nel Mondiale Costruttori, mentre Lewis Hamilton è secondo nella classifica piloti e Charles Leclerc quarto, entrambi con una vittoria all’attivo.

Il circuito olandese, lungo 4.259 metri, si snoda tra le dune affacciate sul Mare del Nord ed è caratterizzato da curve veloci, cambi di direzione e tratti sopraelevati. La carreggiata stretta e il disegno tortuoso rendono i sorpassi difficili, aumentando l’importanza delle qualifiche. Anche vento e condizioni meteorologiche possono incidere sul rendimento delle vetture.

Il Gran Premio d’Olanda sarà inoltre il quinto weekend stagionale con il formato Sprint. Venerdì è prevista una sola sessione di prove libere alle 12.30, seguita alle 16.30 dalla Sprint Qualifying. Sabato la Sprint scatterà alle 12 sulla distanza di 24 giri, mentre alle 16 si svolgeranno le qualifiche. La gara di domenica prenderà il via alle 15 e si svilupperà sulla distanza di 72 giri.

“Zandvoort segna l’inizio della seconda parte della stagione: il nostro approccio resta lo stesso, affrontare una gara alla volta e concentrarci su noi stessi”, ha dichiarato il team principal della Ferrari Fred Vasseur. “Abbiamo ricaricato le batterie e siamo pronti per quella che ci aspettiamo essere una competizione molto serrata”. Il dirigente francese ha sottolineato anche le difficoltà legate al formato Sprint, con una sola sessione di prove prima della qualifica, e l’obiettivo di “metterci nelle migliori condizioni possibili per sfruttare al massimo le opportunità”.

Calcio, Lukaku: "Napoli, il peggior anno della mia vita"

Roma, 19 ago. (askanews) – “È stato l’anno peggiore della mia vita”. Romelu Lukaku torna sulla sua ultima stagione al Napoli e lo fa con parole durissime. Il centravanti belga, appena approdato al Fenerbahce, ha spiegato i motivi dell’addio dopo una stagione condizionata dagli infortuni, dalla lunga riabilitazione e dalla rottura con Antonio Conte. “Ho sentito delle cose e sono state fatte delle scelte. È stato meglio per me andare via”, ha detto ai microfoni della tv belga, intervistato dall’ex calciatore Gilles De Bilde.

Lukaku ha respinto anche le critiche sulla sua condizione fisica, arrivate nelle ultime ore anche dall’ex ct del Belgio Rudi Garcia. “L’affermazione che non sono in forma è semplicemente falsa. Probabilmente l’hanno detta in Italia per boicottarmi. Sono al 100% della forma per giocare”, ha dichiarato il belga, deciso a rilanciarsi in Turchia.

“Ho bisogno di motivazioni”, ha spiegato Lukaku, che ha firmato con il Fenerbahce un contratto di un anno con opzione per una seconda stagione. L’obiettivo è tornare ai massimi livelli e continuare a giocare anche con la Nazionale. “Ho sempre detto di voler continuare fino al 2030, anche con i Red Devils. Dopo sarà game over”, ha aggiunto.

L’attaccante ha poi raccontato l’impatto con la nuova realtà turca e il lavoro necessario per recuperare la piena condizione. “Mi sono allenato a pieno ritmo solo per quattro giorni, anche con doppie sessioni. È un percorso che devo seguire. Ci vorrà del tempo e devo guadagnarmi il mio posto”. Una nuova avventura dopo quella napoletana, segnata anche dalla morte del padre e da una serie di problemi fisici e personali che hanno progressivamente allontanato Lukaku dal progetto azzurro.

Calcio, ufficiale, Rodrigo Mora nuovo giocatore della Roma

Roma, 19 ago. (askanews) – Arrivato ieri pomeriggio a Ciampino, accolto dai tifosi entusiasti del suo acquisto, Rodrigo Mora è da oggi un nuovo giocatore della Roma. Lo comunica sul proprio sito ufficiale il club giallorosso. Ecco la nota della società:

“L’AS Roma è lieta di annunciare l’arrivo di Rodrigo Mora dal Porto. L’operazione si conclude con l’acquisto a titolo definitivo. Il fantasista, classe 2007, con la prima squadra dei “Dragões” ha collezionato 80 presenze e 16 gol. Per la nuova avventura in giallorosso, Mora ha scelto la maglia numero 86. Benvenuto a Roma, Rodrigo!”.

Operazione da 25 milioni di euro con il 50% della futura rivendita al Porto. I giallorossi, però, potranno pagare altri 25 milioni per annullare questa percentuale.

Tennis, Kyrgios, l’accusatore di Sinner positivo alla cocaina

Roma, 19 ago. (askanews) – Nick Kyrgios è stato sospeso provvisoriamente dall’International Tennis Integrity Agency (Itia) nell’ambito del Programma antidoping del tennis. Il tennista australiano, 31 anni, è risultato positivo alla benzoilecgonina, metabolita della cocaina, dopo un controllo effettuato il 22 giugno durante un torneo Atp 250 a Maiorca, in Spagna. Il 17 luglio un laboratorio accreditato dalla Wada ha rilevato la presenza della sostanza, inserita nella lista delle sostanze proibite e vietata durante le competizioni. La sospensione provvisoria obbligatoria è scattata il 4 agosto. Kyrgios ha diritto di presentare ricorso, ma al momento non risulta averlo fatto.

La vicenda assume un rilievo particolare anche per le dure critiche rivolte in passato a Jannik Sinner proprio durante il caso legato alla contaminazione involontaria del numero uno del mondo con una sostanza proibita. Kyrgios ha ammesso la positività in un lungo messaggio sui social, definendola “un enorme errore” e assumendosi “pienamente la responsabilità”. L’australiano ha chiesto scusa ai tifosi, alla famiglia, agli sponsor e soprattutto ai giovani che lo seguono.

Kyrgios ha spiegato di aver attraversato due anni difficili a causa degli infortuni e delle difficoltà legate alla prospettiva di essere vicino alla fine della carriera. “Niente di tutto questo giustifica ciò che ho fatto”, ha sottolineato, annunciando inoltre che si allontanerà per 28 giorni dai social e dalla vita pubblica per concentrarsi sul recupero personale. “Farò tutto il lavoro necessario e tornerò una persona migliore”, ha concluso.

«De Gasperi, un punto di riferimento». Parla il ministro Schillaci. Intervista

Anche quest’anno, come già nel 2025, il Ministro della Salute ed ex rettore dell’Università di Tor Vergata, Orazio Schillaci, ha rappresentato il Governo in occasione della cerimonia religiosa e civile, presso la Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, in ricordo di Alcide De Gasperi. Dopo la messa lo incontriamo per un breve colloquio.

 

Ministro, in pieno agosto è tornato a Roma per questa commemorazione.

«Sì, sono rientrato appositamente e l’ho fatto con sincero piacere: sono sempre onorato di poter rendere omaggio a questo grande statista. De Gasperi è un altissimo esempio di dedizione allo Stato, di coerenza e lungimiranza politica. Ha guidato la ricostruzione dell’Italia dal dopoguerra in poi e lo ha fatto portando avanti, con rigore, le riforme che erano necessarie per il bene della Nazione. Un dato politico cui guardiamo tutti, credo, con riconoscenza e con ammirazione per una figura tanto autorevole e rigorosa. L’Italia di oggi, nelle sue fondamenta, è quella costruita allora. De Gasperi resta un punto di riferimento».

 

Ecco, un punto di riferimento. Ci spiega di più?

«Chiunque ricopra incarichi di governo rammenta che De Gasperi ha sempre preso le decisioni necessarie, anche le più difficili, non ricercando il solo consenso, ma pensando al bene della Nazione e, in particolare, delle prossime generazioni. Per me e per il governo di cui faccio parte è un esempio prezioso. Un esempio che ho bene in mente quando facciamo scelte che impattano, ad esempio, sul presente e il futuro del Servizio sanitario nazionale. Un faro che mi ha aiutato a non fermarmi dinanzi agli inevitabili ostacoli e alle opposizioni che si incontrano quando si fa partire un processo di cambiamento. Non sempre tutto viene capito subito, ma quel che conta sono la visione e i risultati, quelli immediati, ma soprattutto quelli che hanno una durata che va oltre l’oggi».

 

De Gasperi è stato anche uno dei pionieri e padri della costruzione europea. Oggi più che mai, dinanzi ai cambiamenti geopolitici intervenuti negli ultimi anni, l’Europa è chiamata a interrogarsi sulla propria sicurezza, sulla propria identità e sul proprio ruolo nel mondo. Che cosa resta oggi della visione europeista di De Gasperi?

«In questi 80 anni è completamente cambiato lo scenario geopolitico. Ma restano alcune similitudini. Anche oggi viviamo in un momento storico piuttosto intenso: le guerre, i flussi migratori, il caro energia come derivato delle complessità che stiamo attraversando, hanno acuito un senso di precarietà, di smarrimento nelle persone. I cittadini chiedono alle istituzioni nazionali ed europee di trovare soluzioni aggiornate. All’interno di Nazioni come la nostra questo sta già avvenendo. Ma in questo scenario, è evidente che anche l’Europa, nel suo complesso, debba cercare una maggiore comunità di intenti, una strategia politica diversa. Non basta un’Unione essenzialmente burocratica o semplicemente economica, non è quello che sognava De Gasperi e non è quello che chiedono i popoli. Serve un’Europa che sia davvero capace di promuovere sicurezza per tutti, pace, prosperità economica e sociale, tutela della dignità della persona. Credo che sia proprio questa la parte più attuale dell’eredità di De Gasperi: ricordarci che l’Europa non è soltanto uno spazio geografico o un mercato, ma una scelta politica e di civiltà. E questo il nostro governo lo ha ben presente».

 

Entriamo nel suo mondo, Ministro. Oggi siamo abituati a identificare la sanità con il Ministero della Salute. Eppure, De Gasperi governò l’Italia per quasi otto anni senza un Ministero dedicato. Che insegnamento possiamo trarre da quella scelta?

«Quella che cita è una pagina poco conosciuta e che mi piace ricordare. De Gasperi si rese conto del fatto che la salute era una responsabilità strategica e fondamentale dello Stato. Per questo le diede uno spazio specifico, confermando e valorizzando l’Alto Commissariato per l’Igiene e la Sanità Pubblica presso la Presidenza del Consiglio. Una scelta che consentiva di coordinare sanità, finanza pubblica, ricostruzione e politiche sociali. Prima ancora di costruire un Ministero, De Gasperi costruì una capacità di governo della sanità e pose le basi di un’amministrazione moderna. È una lezione ancora attuale di cui teniamo conto».

 

Negli anni della ricostruzione la sanità dovette affrontare un Paese povero, con ospedali danneggiati e grandi emergenze epidemiologiche. Quali furono, a suo giudizio, i risultati più importanti raggiunti in quella stagione?

«Furono anni decisivi. Si ricostruì progressivamente la rete ospedaliera, si investirono risorse nell’edilizia sanitaria, si rafforzò la medicina preventiva e si combatterono con efficacia malattie come la tubercolosi, la difterite e il tifo. Contemporaneamente si ampliarono le tutele garantite dalle casse mutue. Non era ancora il Servizio sanitario nazionale di oggi, ma all’epoca si consolidò uno Stato capace di organizzare la salute pubblica su basi scientifiche e amministrative moderne. È un passaggio storico che merita di essere ricordato».

 

Ebbene, il Servizio sanitario nazionale nascerà soltanto venticinque anni dopo. Possiamo dire che De Gasperi ne preparò il terreno?

«Credo sia corretto affermare che egli predispose le fondamenta istituzionali sulle quali è stato possibile costruire, negli anni successivi, il Ministero della Sanità e poi il Servizio sanitario nazionale. La sua idea era semplice e molto moderna: prima rendere efficiente lo Stato, poi estendere progressivamente le tutele. Senza quella ricostruzione amministrativa, scientifica e ospedaliera del dopoguerra, le grandi riforme degli anni successivi avrebbero avuto basi molto più fragili. 

Se si volesse sintetizzare il lascito della stagione degasperiana con una formula, si potrebbe dire che De Gasperi non costruì ancora la sanità universale, ma costruì una moderna “piattaforma sanitaria” dello Stato. Dotò la Repubblica delle istituzioni, delle competenze tecniche e della capacità amministrativa necessarie per governare la salute pubblica. Senza quella fase di consolidamento, sarebbe stato molto più difficile realizzare le riforme degli anni successivi, dall’istituzione del Ministero della Sanità fino al Servizio sanitario nazionale».

 

Dunque, nell’Italia del dopoguerra De Gasperi considerò la sanità un investimento decisivo per la ricostruzione della Repubblica. Oggi, alla vigilia della legge di bilancio, ritiene che siamo davanti a una scelta altrettanto cruciale?

«De Gasperi comprese che la salute non era soltanto un capitolo di spesa. Per questo, mentre ricostruiva il Paese non trascurò la sanità. Ogni epoca ha, comunque, le sue sfide. 

Oggi l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle cronicità, l’innovazione tecnologica e terapeutica, la carenza di personale sanitario e le nuove esigenze assistenziali ci dicono che siamo entrati in una fase di trasformazione profonda. Non possiamo affrontarla con gli strumenti del passato. Per questo come governo ci siamo impegnati sin dal nostro insediamento per migliorare e modernizzare ulteriormente il Sistema sanitario italiano. Lo abbiamo fatto aumentando il Fondo sanitario che ha raggiunto un livello storico di finanziamento, lo abbiamo fatto utilizzando con efficacia i fondi del PNRR per costruire una nuova sanità territoriale e modernizzare le strutture anche con nuovi macchinari. 

Con la prossima legge di bilancio proseguiremo il lavoro già avviato in questi anni per portare a compimento la nostra visione. La sfida che ci vedrà impegnati fino all’ultimo giorno utile è quella di realizzare un Servizio sanitario nazionale che sa farsi ogni giorno più vicino e prossimo alle necessità di cura dei suoi cittadini, soprattutto dei più anziani e dei più fragili, come i malati di Alzheimer, i pazienti oncologici, le persone che convivono con malattie rare, solo per citare alcuni esempi. 

In questi anni abbiamo lavorato – e siamo ancora oggi al lavoro – per rendere concreto il principio della “casa come luogo di cura”, per garantire a tutti l’accesso alle prestazioni sanitarie senza dover più attendere tempi biblici, per rafforzare le cure primarie attraverso strutture sanitarie pronte a prendersi cura dei bisogni sanitari ma anche sociali dei cittadini. 

Quello che ci guida è la volontà di tramandare alle future generazioni una sanità moderna e allo stesso tempo fedele ai nostri principi costituzionali e agli insegnamenti di De Gasperi».

Carburanti, Conte: Governo ridicolo, costi fuori controllo

Roma, 19 ago. (askanews) – “Il costo del carocarburante è fuori controllo, l’intervento tardivo e ridicolo del Governo del 4 agosto è stato immediatamente mangiato dagli aumenti: la mazzata resta da mesi a carico di cittadini e imprese. Secondo il presidente di Federpetroli Italia nei prossimi mesi non sarà difficile toccare i 3 euro al litro sul gasolio se si continua così. Per non parlare dell’inflazione e dei rincari generalizzati, del preoccupante prezzo del gas che potrebbe tradursi in nuove stangate sulle bollette”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte.

“Sono mesi – è l’accusa lanciata dall’ex premier – che si fischietta. Un governo all’altezza della sfida dovrebbe riunire immediatamente il Consiglio dei ministri per adottare misure di emergenza recuperando tutte le risorse possibili da extraprofitti dei colossi energetici, delle banche e delle industrie militari per distribuire per sostegni mirati alle famiglie più in difficoltà e dosare interventi sui prezzi e sui crediti d’imposta per le imprese. Dovrebbe inoltre esercitare un ruolo vero a Bruxelles, dopo 4 anni di nulla. L’Europa dovrebbe mettere in campo un nuovo Pnrr per energia, lavoro e industria anziché favorire spese pazze sul Riarmo dei singoli Stati. Dovrebbe inoltre investire sulla diplomazia in maniera decisa: ha lasciato completamente impunito Netanyahu, che si è trascinato Trump in una guerra illegale all’Iran per cui gli italiani pagano il prezzo col caro-energia e anche i rischi di possibili ritorsioni di Teheran sulle basi in Europa di cui si parla in queste ore”.

“Mi pare invece – ha osservato ancora il leader del M5S – che si continui a far finta di niente. Meloni fa interviste per dire che ‘l’Italia è più forte di prima’ e cercano di coprire l’emergenza economica arruolando tutti i giornali e le tv che controllano per buttare fango 24 ore su 24 sulla redazione di un programma d’inchiesta quale Report, che ha costituito una vera spina nel fianco di un Governo che vuole TeleMeloni a reti unificate soprattutto adesso – ha concluso Conte – che la campagna elettorale è alle porte”.

L’Iran valuta di colpire obiettivi Usa in Europa se Trump intensifica la guerra

Roma, 19 ago. (askanews) – Teheran ha preso in considerazione la possibilità di attaccare obiettivi militari americani in Europa qualora il presidente Usa, Donald Trump, decidesse di intensificare il conflitto. E’ quanto riporta oggi il Financial Times citando “due fonti interne al regime”, secondo cui sarebbero stati valutati obiettivi in Bulgaria e a Cipro.

La Bulgaria ha accettato il mese scorso di ospitare nella base di Bezmer fino a otto aerei cisterna americani per il rifornimento in volo, mentre il Regno Unito ha accettato che gli Stati Uniti lancino attacchi difensivi contro l’Iran dalle sue due basi a Cipro. Una fonte ha sottolineato che Teheran potrebbe valutare attacchi a obiettivi Usa in Europa qualora Trump desse seguito alle minacce di colpire le infrastrutture iraniane. “Se gli Stati Uniti dovessero spingersi troppo oltre, l’Iran si difenderà a qualsiasi costo, estendendo le sue azioni oltre la regione e colpendo anche l’Europa”, ha dichiarato la seconda fonte. Le fonti hanno quindi sottolineato che l’attacco lanciato il mese scorso contro una base Usa in Giordania, in cui sono rimasti uccisi tre soldati americani, è stato l’attacco a lungo raggio più preciso mai condotto dalle forze iraniane. “Ed è stato anche un messaggio all’Europa: può ricevere missili, quindi deve sapere quale posizione deve assumere in questa guerra”, ha dichiarato la prima fonte al Financial Times.

L’avvocato di Ranucci annuncia querela alla giudice Forleo per il post su Fb

Milano, 19 ago. (askanews) – Il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, è pronto a querelare Clementina Forleo, consigliera della Corte d’Appello di Roma, per le affermazioni pubblicate dalla magistrata sulla sua pagina Facebook. “Dispiace che una magistrata, ben consapevole dell’importanza delle dichiarazioni pubbliche di chi riveste ruoli istituzionali, abbia fatto affermazioni prive di fondamento e gravemente calunniose, per le quali il dr. Ranucci è costretto a rivolgersi all’Autorità giudiziaria. Parole ben oltre la perdita di sobrietà, con gravi conseguenze legali”, commenta l’avvocato Roberto De Vita, legale del giornalista.

Rita Pavone reinterpreta il brano "La notte è piccola"

Milano, 19 ago. (askanews) – Arriva in radio e sulle piattaforme digitali “La notte è piccola”, il nuovo singolo di The Italian Society, l’ensemble ideato e prodotto da Diego Buongiorno che, con “We Are Italians” feat. Saturnino e Ray Gelato, ha recentemente segnato il suo debutto discografico.

Protagonista di questa nuova uscita è Rita Pavone, autentica forza della natura, che presta la sua voce inconfondibile a una travolgente reinterpretazione del classico da lei portato al successo insieme alle gemelle Kessler nello storico programma televisivo “Studio Uno” del 1965.

Ad accompagnarla, come in ogni capitolo del progetto, le voci di Coky Ricciolino, Frankie Micheli e Gabrio Gentilini, nucleo vocale stabile e cuore armonico di The Italian Society, insieme al basso elettrico di Saturnino, già presente nel primo singolo.

Un filo che lega i due brani e conferma la direzione artistica complessiva: recuperare pagine significative della nostra musica e restituirle con un linguaggio contemporaneo.

Brano dopo brano, The Italian Society prende forma come una narrazione a episodi che culminerà nel disco in uscita in autunno, dove ogni voce e ogni collaborazione aggiungono un nuovo tassello a una storia pensata per essere ascoltata con un’identità precisa, anticipando un percorso ricco di altre importanti sorprese che arriveranno nei prossimi mesi. In questa versione, gli arrangiamenti di “La notte è piccola” rispettano l’eleganza della scrittura originale, avvolgendola in quella suggestiva atmosfera cinematografica che caratterizza l’intero lavoro. Diego Buongiorno riassume così il valore di questa collaborazione: “Rita fin dall’inizio si è dimostrata curiosa nei confronti della proposta. Non ha detto subito sì, voleva capire davvero di cosa si trattasse: le ho raccontato tutto, e l’obiettivo comune è stato rimodernare questa canzone senza stravolgerla. Quando Saturnino ha saputo che ci sarebbe stata anche lei, ne è rimasto entusiasta.”

La voce di Rita Pavone è stata registrata a Milano, dove l’artista è arrivata appositamente dalla Svizzera. Da quell’incontro, racconta ancora Buongiorno, “è nata una bellissima amicizia: ci sentiamo ogni tanto anche per parlare di dischi e concerti, le sono profondamente legato. La considero la più grande rockstar italiana di sempre”.

Durante le registrazioni, Rita Pavone ha condiviso in studio un ricordo familiare che racconta bene i suoi esordi: da ragazzina, dopo essere stata iscritta dal padre al Festival degli Sconosciuti di Ariccia, la famiglia non aveva i soldi per mandarla a Roma. Il papà scelse di usare per il viaggio i risparmi che la madre aveva messo da parte per un frigorifero, rispondendo alle perplessità della moglie con una frase rimasta impressa: “Penso che la vita di mia figlia valga più di un frigorifero.”

Un altro prezioso aneddoto riguarda l’incontro di una giovanissima Rita Pavone con Elvis Presley, che al suo arrivo in studio di registrazione, dove lei era presente seduta in un angolo della regia, la riconobbe immediatamente dicendole: “Sei stata molto brava all’Ed Sullivan Show”, regalandole in seguito una tela autografata.

“Senza entrare nel merito di tutto ciò che Rita ha rappresentato in Italia – da Studio Uno, ai film, alla televisione, alle innumerevoli collaborazioni – credo sia davvero importante che faccia parte del cammino che stiamo intraprendendo”, conclude Buongiorno. “Noi siamo piccolissimi rispetto alla sua storia, e la sua presenza ci regala una luce e una forza incredibili. Per me è stato un onore aver prodotto questa canzone: ci ha trasmesso la consapevolezza che si può costruire qualcosa di importante quando si hanno idee chiare e coraggio.”

Un incontro nato dalla libertà di Rita Pavone e da una visione fieramente controcorrente. Un’intesa capace di dare nuova linfa a “La notte è piccola”, che si riaccende oggi con un impatto e una freschezza straordinari.

Ranucci ha querelato la giudice Forleo per il post su Facebook

Milano, 19 ago. (askanews) – Il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, è pronto a querelare Clementina Forleo, consigliera della Corte d’Appello di Roma, per le affermazioni pubblicate dalla magistrata sulla sua pagina Facebook.

“Dispiace che una magistrata, ben consapevole dell’importanza delle dichiarazioni pubbliche di chi riveste ruoli istituzionali, abbia fatto affermazioni prive di fondamento e gravemente calunniose, per le quali il dr. Ranucci è costretto a rivolgersi all’Autorità giudiziaria. Parole ben oltre la perdita di sobrietà, con gravi conseguenze legali”, commenta l’avvocato Roberto De Vita, legale del giornalista.

L’anticorruzione indaga su membri governo Zelensky

Roma, 19 ago. (askanews) – In Ucraina, l’ufficio anticorruzione e l’Agenzia nazionale anticorruzione stanno conducendo un’operazione speciale per smantellare un’organizzazione criminale, mirata ai membri del governo di Volodymyr Zelensky e ai parlamentari. Lo ha annunciato lo stesso ufficio anticorruzione questa mattina. Questa operazione speciale, soprannominata “Forrest Gump”, prende di mira “membri attuali ed ex del parlamento” ucraino, nonché “alti funzionari dell’Ufficio del Presidente dell’Ucraina”, ha dichiarato l’ufficio nel suo comunicato, aggiungendo che ulteriori dettagli saranno resi noti “in seguito”.

Secondo la stampa ucraina, sono in corso perquisizioni presso l’abitazione del deputato Vadym Stolar, membro del gruppo parlamentare “Restaurare l’Ucraina” ed ex rappresentante del gruppo filorusso “Piattaforma di Opposizione – Per la Vita”, messo al bando durante l’invasione russa dell’Ucraina del 2022. Anche l’abitazione di Iryna Mudra, vice capo dell’ufficio presidenziale, è oggetto di perquisizione. Secondo quanto riportato dal Kiev Independent, all’interno della presidenza della Repubblica è responsabile del sistema giudiziario e della riforma giudiziaria.

Il legale di Ranucci: ogni iniziativa Rai sarebbe inquinata da falsità

Milano, 19 ago. (askanews) – “Ogni iniziativa che la Rai dovesse assumere in questo momento nei confronti di Sigfrido Ranucci, e quindi della trasmissione Report, sarebbe inevitabilmente inquinata dalle falsità che, nonostante la posizione netta e chiara della Autorità Giudiziaria sulla vittima e la sua inconsapevolezza, sono state alimentate incessantemente da polemiche pretestuose anche all’interno della Azienda”. Lo afferma l’avvocato Roberto De Vita, difensore del conduttore di Report, che sottolinea: “Motivazioni laterali alla vicenda, quali frequentazioni, fonti e inchieste controverse, sarebbero espedienti e artifici formali e sostanziali. Motivazioni inerenti una ‘incompatibilità ambientale’ attesa la ridondanza della vicenda e i suoi riflessi negativi per l’Azienda, sarebbero pretesto cortese e si tradurrebbero di fatto nella punizione della vittima, che ben poco ospizio ha nel nostro ordinamento. Ogni ulteriore ed altra giustificazione sconterebbe inoltre le già manifestate indicazioni condizionanti di esponenti di vertice governativo e istituzionale, collocando nell’orbita della decisione politica le iniziative della Rai nei confronti del conduttore e della trasmissione”.

Macron ha firmato la legge che legalizza l’eutanasia in Francia

Roma, 19 ago. (askanews) – Il presidente francese Emmanuel Macron ha firmato la legge che legalizza l’eutanasia nel Paese, secondo quanto riportato nella Gazzetta Ufficiale (Journal Officiel). A metà luglio, l’Assemblea Nazionale francese (la camera bassa del Parlamento) aveva approvato in via definitiva la legge che legalizza l’eutanasia per i malati terminali. Il 14 agosto, il Consiglio Costituzionale francese ha dichiarato la legge costituzionale. “Il Presidente della Repubblica ha firmato questa legge”, si legge nel documento. La legge stabilisce il diritto all’eutanasia in Francia per le persone in fase avanzata o terminale di una malattia grave e incurabile che minaccia la loro vita. La procedura sarà possibile se la persona soffre di un dolore che non risponde alle cure o che diventa insopportabile una volta interrotto il trattamento. I richiedenti l’eutanasia devono avere più di 18 anni, essere cittadini francesi o residenti legali.

La Notte della Taranta-Concertone 2026 per la prima in Eurovisione

Milano, 19 ago. (askanews) – Per la prima volta nella sua storia, il Concertone La Notte della Taranta entra nel circuito dell’Eurovisione. Sabato 22 agosto, la grande notte di Melpignano supera i confini nazionali e porta in Europa il progetto culturale e musicale della Fondazione La Notte della Taranta. Un passaggio significativo per un evento che, alla sua ventinovesima edizione, sceglie proprio il Mediterraneo come filo conduttore e affida alla musica un messaggio di incontro e dialogo tra popoli, culture e lingue.

Dal piazzale dell’ex Convento degli Agostiniani di Melpignano, il Concertone sarà trasmesso in diretta dalle 21.20 su Rai3, con la conduzione di Ema Stokholma e Aurora Leone, e su RaiPlay, Rai Radio2 e San Marino RTV. Su Rai Radio2 a raccontare la notte di Melpignano sarà Martina Martorano. La diretta sarà preceduta da Aspettando La Notte della Taranta, un’anteprima dedicata al Festival Itinerante “Le vie del Mediterraneo”, che dal 30 luglio al 19 agosto ha attraversato venti comuni del Salento. Lo speciale ripercorrerà alcuni degli appuntamenti dell’edizione 2026, con la tappa di Zollino e il Premio alla carriera a Peppe Barra, i Tenore Supramonte a Cutrofiano, l’orchestra popolare a Muro Leccese, Delia Buglisi a San Cataldo e i Bab L’Bluz a Castrignano dei Greci, accompagnando il pubblico verso l’inizio del Concertone.

Quella del 22 agosto sarà una prima volta sul fronte internazionale: il Concertone entra nel circuito dell’Eurovisione, la rete dell’European Broadcasting Union (EBU) attraverso la quale programmi ed eventi vengono condivisi tra le emittenti aderenti. Per La Notte della Taranta significa aprire la notte di Melpignano a una dimensione televisiva internazionale e ampliare la possibilità di diffusione dell’evento oltre i confini nazionali.

Quest’anno a guidare l’Orchestra Popolare La Notte della Taranta sarà Ermal Meta, Maestro concertatore dell’edizione 2026, che torna a Melpignano dopo essere stato ospite speciale del Concertone 2025. Nei mesi di preparazione Meta ha lavorato con l’Orchestra e con gli ospiti alla rielaborazione del repertorio musicale, costruendo un progetto nel quale pizziche, canti di lavoro, stornelli, canti d’amore e di lontananza, nelle parlate salentina e grika, incontrano altri linguaggi musicali e culture del Mediterraneo.

Il tema del Mediterraneo attraversa l’intero Concertone: un mare che unisce e non divide, spazio storico di attraversamenti, relazioni e reciproche influenze tra popoli e culture. In un presente segnato da guerre e contrapposizioni, La Notte della Taranta sceglie la musica come strumento di ascolto, cooperazione e riconoscimento di una comune umanità, facendo del Mediterraneo un possibile orizzonte di pace.

Sul palco con Ermal Meta e l’Orchestra Popolare ci saranno gli ospiti Alessandra Amoroso, Gisela João, Welo, Maria Mazzotta, Levante, Sayf e Giulia Vecchio: artisti provenienti da esperienze e linguaggi differenti, chiamati a confrontarsi con il repertorio della musica popolare salentina.

Le coreografie del Concertone saranno firmate da Fredy Franzutti e daranno forma al lavoro del Corpo di Ballo La Notte della Taranta. Un lavoro che considera la danza popolare come un patrimonio immateriale in continua evoluzione di gesti, testimonianze e interpretazioni. I visual che accompagneranno la musica e la danza sul palcoscenico del Concertone sono realizzati da Studio ProDesign di Sergio Pappalettera e integrano Tarantype, l’opera appositamente ideata dall’artista Lorenzo Marini, fondatore della TypeArt, per la Notte della Taranta: un alfabeto originale ispirato alle cementine mediterranee, nel quale lettere, forme e motivi decorativi traducono in immagini l’incontro e la convivenza tra culture.

Lagarde: trasformare la resilienza interna della Ue in fonte di crescita

Roma, 19 ago. (askanews) – “Il modello di crescita postbellico europeo si sta erodendo. Ed è improbabile che ritorni alla forma che conoscevamo un tempo”. Lo ha detto la presidente della Bce, Christine Lagarde all’International Business Council of the World Economic Forum, specificando che sono venute meno l’espansione del commercio globale, l’energia a basso costo e un ordine globale stabile.

“Tuttavia – ha aggiunto Lagarde -, l’Europa possiede ancora punti di forza sostanziali su cui costruire”, tra cui capacità produttive a livello globale, la più ampia rete mondiale di accordi commerciali e un mercato integrato con 450 milioni di consumatori. “Il più grande tra le economie avanzate. Questo mercato sta acquisendo sempre maggiore importanza con il mutare delle fonti di crescita”, ha proseguito la presidente della Bce: “il compito ora è trasformare questa resilienza interna in una fonte di crescita più duratura nel lungo periodo”.

“Ciò richiede che l’Europa sfrutti al meglio le dimensioni del proprio mercato interno – ha poi detto -. Quando le imprese possono crescere in tutta l’Ue, possono investire in modo più efficiente e promuovere ulteriormente l’innovazione. Questo, in definitiva, le rende più produttive”.

Lega, Ceccardi: non si torna al secessionismo, stagione finita

Roma, 19 ago. (askanews) – “Fedriga e Zaia non hanno mai attaccato Salvini. Comunque non vedo tante ragioni politiche, mi stupisce che ci siano istanze che dicono: bisogna tornare alla Lega Nord. Non è possibile, è una stagione che non c’è più, né c’è questa vocazione nel nostro elettorato. Tornare a una stagione secessionista, secondo me, non è più possibile. È un’ipotesi utopica”. Lo ha detto Susanna Ceccardi, eurodeputata toscana della Lega, commentando le critiche al segretario federale da parte di alcuni alti dirigenti di area “nordista” come il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana.

Come De Gasperi costruì il suo partito nuovo

Ogni anno, in occasione delle cerimonie che ne ricordano la statura di leader politico e di statista, siamo indotti a soffermarci su questo o quell’aspetto della vita pubblica di De Gasperi, avendo soprattutto la premura di cogliervi un esempio o uno stimolo per affrontare convenientemente i problemi dell’oggi. Non dobbiamo dimenticare che dietro a una storia di successo, per la quale si citano le grandi conquiste dell’Italia del secondo dopoguerra e le vitali trasformazioni operate dai governi centristi, propedeutiche al cosiddetto miracolo economico a ridosso degli anni ‘60, ci fu il travaglio e la sofferenza di un uomo a lungo emarginato, messo in carcere dal fascismo, aiutato infine dagli amici, non ultimo il vescovo di Trento, grazie all’assunzione a modesto impiegato della Biblioteca Vaticana. Il “mito” di De Gasperi passa attraverso uno scenario di precario ma rigido equilibrio tra Stato e Santa Sede, con l’associazionismo cattolico assoggettato, sulla scia del Concordato del ‘29, a una prassi di estraneità mista a consenso, faticosamente trattenuto, verso la dittatura.

Quando ricominciò a tessere la rete di contatti e relazioni, già antivedendo sul finire degli anni ‘30 la parabola discendente di Mussolini, De Gasperi appariva come uomo del passato: un vecchio, come ebbe a dire Lazzati, amico di Dossetti, ricordando i primi incontri tra Milano e Roma. Non era scontata la sua leadership, avendo anche nel cerchio più ristretto dei reduci del Ppi un Gronchi scalpitante, con il quale l’intesa sulla costruzione del nuovo partito – la Democrazia Cristiana – si nutriva di spirito di competizione, se non di contrasto, finanche nell’elaborazione dei documenti programmatici, in primis le “Idee ricostruttive”, anticipate nel periodo della clandestinità da una sorta di manifesto proprio a firma del futuro Presidente della Repubblica. In più, il graduale risveglio del mondo cattolico non poteva occultare lo “spettacolo miserando” – sono parole di De Gasperi – dovuto ai pallidi distinguo dal fascismo, ovvero al comodo rifugio negli interstizi delle convenienze.    

Dunque, era facile perdersi nella foresta di ambiguità e riluttanze che ben presto, caduto il fascismo, si sarebbero rovesciate in propositi di novità. Ciò comunque non escludeva l’opzione, certamente lontana dalla visione di De Gasperi, di un blocco conservatore a impronta cattolica. Per questo la fatica che compì lo statista trentino nel rimettere in piedi il partito, volendo garantire continuità di valori e originalità di proposta, si presenta ai nostri giorni nella forma di un vero paradigma. De Gasperi tenne duro nel fare del nucleo dei “vecchi popolari” (Piccioni, Grandi, Tupini, Spataro, Cingolani, Scelba, ecc…) il cuore del soggetto politico destinato a rinnovare, senza gli errori e gli sbandamenti del passato, il percorso avviato nel 1919 da Luigi Sturzo. Attorno a questo nucleo, confortato dall’accordo con i neoguelfi milanesi (Malvestiti, Malavasi, Pullara) e dal decisivo sostegno della famiglia Falk, egli raccolse le forze migliori promuovendo al tempo stesso l’apertura del gruppo dirigente di partito a nuove leve provenienti dall’Azione cattolica, dalla Fuci, dall’Università del Sacro Cuore. Il lessico dei cattolici doveva cambiare, specie in economia. Gli fu d’aiuto una figura eccezionale di manager pubblico (vice direttore dell’IRI) e intellettuale raffinato, Sergio Paronetto, il regista del Codice di Camaldoli, che prospettò in alternativa al tradizionale corporativismo di scuola cattolica (Codice di Malines) la via dell’economia sociale di mercato. 

De Gasperi, insomma, non intraprese il cammino del partito nuovo, anzitutto scegliendo l’antica e gloriosa denominazione dei tempi di Murri, partendo da un generico appello all’unità dei cattolici; semmai puntò a questo obiettivo, con caparbietà e lungimiranza, mettendo l’esperienza dei “suoi” popolari al centro di un  processo di aggregazione su ampia scala, con respiro democratico e popolare; e pertanto con il contributo indubbiamente essenziale dei cattolici, ma non in forma integralistica e settaria. Tempi diversi, storia passata? Sì, ma rimane intatto un insegnamento che oggi risuona con le note del realismo, essendo forte il desiderio di superare un altro “spettacolo miserando” fatto di dispersione e inconsistenza politica dell’attuale arcipelago cattolico, complice la logica del “particulare” che avvolge l’azione nel campo del sociale di molteplici e peraltro benemerite esperienze.

Calcio, Fifa: Federazione Israele ritira sostegno a Infantino

Roma, 18 ago. (askanews) – Israele è diventato l’ultimo Paese a ritirare il proprio sostegno alla rielezione di Gianni Infantino, il contestato presidente della Fifa, a seguito delle polemiche suscitate dal suo controverso piano per vendere a investitori privati quote dei diritti relativi ai Mondiali di calcio. Lo riporta il quotidiano britannico Guardian.

Diversi altri Paesi hanno ritirato il proprio sostegno a Infantino per la rielezione e il direttore operativo dell’organizzazione che gestisce il calcio mondiale, Kevin Lamour, è stato licenziato dopo aver criticato il piano.

Secondo quanto riportato, il ritiro del sostegno da parte di Israele è stato comunicato in una lettera firmata da Moshe Zuares, presidente della Federazione calcistica dello stato ebraico.

Tennis, Williams fuori a Cincinnati: un set non basta

Roma, 18 ago. (askanews) – Un set da Williams non basta a Serena e Venus, sconfitte al primo turno del doppio del torneo di Cincinnati. Le due sorelle statunitensi, tornate a giocare insieme quasi quattro anni dopo l’ultima apparizione agli Us Open 2022, sono state battute da Marta Kostyuk e Peyton Stearns per 6-2, 1-6, 10-8 al super tie-break.

Dopo un primo set dominato dalle avversarie, Serena e Venus hanno ritrovato ritmo e colpi nel secondo parziale, imponendosi 6-1 e riportando la sfida in equilibrio. Nel super tie-break, però, Kostyuk e Stearns hanno mantenuto i nervi saldi fino al 10-8 conclusivo.

Nonostante l’eliminazione, le Williams hanno lasciato il campo tra gli applausi del pubblico. “Mi sono divertita. È stato qualcosa di speciale”, ha detto Serena. “A metà partita abbiamo un po’ smaltito la ruggine e abbiamo iniziato a prendere le misure. Non sono venuta qui per vincere il torneo, volevo semplicemente divertirmi. È stato davvero bello poterlo fare di nuovo”.

Per Serena e Venus si chiude così una parentesi di nostalgia e spettacolo, con il ritorno in coppia che ha comunque regalato al pubblico di Cincinnati un set all’altezza della loro storia. “Non giocavamo insieme da una vita, ma alla fine abbiamo trovato il modo per farlo”, ha aggiunto Serena. “È stato davvero bello”.

Tennis, Djokovic: "Ho aiutato Sinner e non me ne pento"

Roma, 18 ago. (askanews) – “Non mi pento di aver dato consigli ai suoi coach su come aiutare Sinner a migliorare. In quel momento non potevo non essere fedele a me stesso, a prescindere dalla posta in palio. Questo sono io”. Novak Djokovic racconta il rapporto con Jannik Sinner in un’intervista al Corriere della Sera, alla vigilia dell’uscita del docufilm sulla sua vita, disponibile da giovedì in 240 Paesi.

Il campione serbo vede numerosi punti di contatto con l’azzurro: entrambi provengono da zone di montagna, hanno praticato sci da bambini e hanno lasciato casa a 13 anni per inseguire il sogno sportivo. “Lo sci ci ha dato elasticità, movimenti, capacità di scivolare su ogni superficie, flessibilità delle caviglie, equilibrio e coordinazione. Quindi sì, mi rivedo in lui”.

Djokovic sottolinea soprattutto la mentalità di Sinner: “La sua dedizione mi ricorda completamente la mia. Jannik non si accontenta mai, si sveglia ogni mattina con il desiderio di essere migliore del giorno precedente. Ha la mentalità del campione”. E sulla popolare similitudine con Lionel Messi scherza: “Magari! A 39 anni mi piacerebbe giocare soltanto 90 minuti”.

Nel docufilm emerge anche il peso dell’infanzia vissuta durante la guerra in Serbia. “L’orrore delle bombe che cadono dal cielo, le notti nei rifugi con la mia famiglia e la mia gente, l’ansia che quegli aerei potessero tornare sopra Belgrado e portare la morte nel mio popolo” hanno contribuito a formare il Djokovic di oggi. “Tornando indietro, non cambierei nulla: la guerra era l’ingrediente che ci voleva perché io potessi arrivare ad avere la vita bellissima che conduco”.

Un ruolo decisivo nella sua crescita lo ha avuto Jelena Gencic, la prima allenatrice, scomparsa nel 2013. “I miei genitori si sono fidati che mi formasse come essere umano, prima che come tennista. Mi ha insegnato ad apprezzare la musica classica, a fare visualizzazioni, a respirare. Jelena è stata più di un’allenatrice”.

Da bambino Djokovic sognava Wimbledon e il numero uno del mondo. Una volta raggiunti entrambi gli obiettivi, andò a trovare proprio Jelena a Belgrado. E oggi al giovane Nole direbbe di non rinunciare mai ai propri sogni: “C’è sempre un modo, una via. E c’è sempre una persona disposta ad aiutarti a nutrire quei sogni: va solo trovata”. Poi la sua regola di vita: “Se non progredisci, regredisci. Non c’è alternativa”.

Ippica, addio al mito del trotto: Varenne è morto a 31 anni

Roma, 18 ago. (askanews) – È morto Varenne, considerato il più grande trottatore di tutti i tempi. Il cavallo aveva 31 anni e si è spento durante la notte a causa di un improvviso attacco cardiaco, come comunicato dal profilo social ufficiale. “Corri libero per sempre e rimani per sempre il nostro Capitano”, il messaggio dedicato al campione, che negli ultimi anni viveva a Eboli, nel Salernitano.

Nato il 19 maggio 1995 a Copparo, in provincia di Ferrara, Varenne ha scritto pagine indimenticabili della storia del trotto. Tra il 1998 e il 2002 ha conquistato 51 Gran Premi in tutto il mondo, chiudendo la carriera con 62 vittorie in 73 corse e oltre 6,3 milioni di euro di premi.

Tra i suoi successi più prestigiosi figurano tre vittorie nel Gran Premio della Lotteria di Napoli e i due trionfi consecutivi nel Prix d’Amérique di Parigi, nel 2001 e nel 2002. Nello stesso periodo vinse per due volte anche l’Elitlopp di Stoccolma. Nel luglio 2001 stabilì inoltre il record mondiale di 1’09″1 al Meadowlands di New York.

La sua carriera era iniziata con una squalifica a Bologna, nell’aprile 1998, ma il talento emerse immediatamente. Dopo il Derby vinto a Tordivalle nell’ottobre dello stesso anno, nel 1999 Varenne disputò una stagione perfetta con 14 vittorie in altrettante corse.

Dopo il ritiro dalle competizioni, Varenne è diventato uno degli stalloni più ricercati del mondo. Dal 2004 ha avuto oltre 2.000 figli, capaci di conquistare più di 250 Gran Premi in Europa e negli Stati Uniti.

La morte arriva a poco più di un anno dalla scomparsa del suo storico proprietario, Enzo Giordano, morto a Napoli il 2 maggio 2025. Varenne, diventato negli anni un simbolo dello sport italiano e protagonista di film e documentari, lascia così un’eredità destinata a restare nella storia dell’ippica.

Treccani: "femminicidio" è la prima delle 10 parole più consultate nel 2026

Roma, 18 ago. (askanews) – Femminicidio è la parola più consultata sul portale treccani.it dall’inizio del 2026, davanti a maranza e fake news, che occupano rispettivamente il secondo e il terzo posto. Seguono overtourism, influencer, smart working, follower, rider, meme e selfie. Parole nuove, fino a poco tempo fa, entrate ormai nei vocabolari e diventate abituali nel linguaggio di tutti i giorni, negli organi di informazione e nei fatti di cronaca, fino a imporsi nell’uso comune e tra le ricerche del portale Treccani. È il caso di femminicidio, la cui diffusione risponde alla drammatica necessità di nominare con precisione l'”uccisione di una donna da parte di un uomo, spesso il marito o il compagno, all’interno di una cultura in cui le donne vengono spesso oppresse e sottoposte a violenza per il loro genere”. Registrato tra i neologismi, entrato poi nel vocabolario Treccani è stato scelto dall’Istituto come parola dell’anno 2023 proprio per la sua rilevanza socioculturale. Particolare il caso di maranza, neologismo che negli anni Ottanta e Novanta del Novecento indicava un “abitante perlopiù delle periferie urbane, non per forza giovane, zotico, rozzo, che cerca di mettersi in mostra”, ed ha poi ampliato il suo significato indicando ora il “giovane che fa parte di gruppi di strada chiassosi, prepotenti e riconoscibili per l’abbigliamento vistoso e per il linguaggio e il modo di fare volgari”, conquistando in questo modo il suo posto nel dizionario. Internet e i social media hanno poi consacrato un altro termine che ha conquistato il podio: fake news, espressione inglese utilizzata per indicare le “notizie false, diffuse apposta online e fatte circolare rapidamente”. Overtourism è passato invece dal lessico specialistico al linguaggio giornalistico, politico e istituzionale con il significato di “sovraffollamento turistico, cioè la presenza esagerata di turisti in alcuni periodi dell’anno in città e luoghi famosi, che provoca o può provocare danni ai monumenti e all’ambiente, oltre a disagi per i residenti”. Legato alla nascita di nuove professioni è il termine influencer, usato per riferirsi a “un personaggio popolare sui social network, che può influenzare i comportamenti, le scelte e gli acquisti di un certo pubblico (i followers, cioè le persone che lo seguono”, che risultano al settimo posto in classifica). Tra i neologismi più recenti molto consultati smart working (che sarebbe meglio sostituire con l’italiano “lavoro agile”), diffusosi definitivamente durante la pandemia fino a diventare una denominazione corrente per la “flessibilità prevista dalla legge all’interno di un rapporto di lavoro, per aumentare la produttività e facilitare il lavoratore o la lavoratrice nel conciliare l’attività lavorativa con le esigenze personali”. Completano la classifica rider che indica “una persona che fa consegne a domicilio, soprattutto di piatti pronti, tramite una bicicletta equipaggiata” e che si è affermato più dell’equivalente italiano ciclofattorino; meme, coniato nel 1976 dal biologo Richard Dawkins a partire dal greco mímema, per designare un elemento culturale replicabile per imitazione, oggi sul vocabolario per indicare “un contenuto (foto, video, disegno, ecc.) che si trasmette da una persona all’altra tramite i social media, diventando virale, cioè molto diffuso”; e selfie, “l’autoscatto fatto con la treccani.it fotocamera, di solito di uno smartphone o di una webcam, che viene spesso condiviso sui social network”.

C’è un nuovo imputato per l’incendio mortale a Crans Montana

Roma, 18 ago. (askanews) – Un ex consigliere comunale responsabile della sicurezza a Crans Montana è stato aggiunto all’elenco degli imputati nell’inchiesta sul tragico incendio di Capodanno nella località sciistica svizzera, come confermato oggi da fonti vicine al caso. Thibault Beytrison, che ha ricoperto la carica di consigliere comunale dal 2017 al 2020, sarà interrogato il 29 settembre nell’ambito dell’inchiesta sulla tragedia che ha causato 41 morti e 115 feriti, hanno indicato le fonti a Keystone-ATS, confermando quanto riportato dall’emittente pubblica svizzera RTS.

Con questa nuova incriminazione sale a 16 il numero delle persone coinvolte nell’inchiesta penale aperta dopo la tragedia, tra cui sette funzionari eletti, attuali ed ex, e sette dipendenti o ex dipendenti del comune, i cui dirigenti hanno ammesso subito dopo l’accaduto la mancanza di misure di sicurezza e antincendio nel locale andato a fuoco. I principali sospettati, Jacques e Jessica Moretti, comproprietari francesi del bar Le Constellation, saranno interrogati nuovamente in due udienze di confronto previste per l’autunno, secondo quanto riportato dalle stesse fonti.

Sardegna, Mario Biondi in concerto a Porto Rafael il 22 agosto

Roma, 18 ago. (askanews) – Sarà Mario Biondi il protagonista dell’evento centrale del programma celebrativo dedicato al Centenario di Rafael Neville Rubio-Argüelles, fondatore di Porto Rafael a Palau. Il concerto si terrà il 22 agosto 2026, alle ore 22.00, nella Fortezza di Monte Altura, in uno degli scenari panoramici più suggestivi della Gallura.

Per l’occasione Mario Biondi porterà in scena il concerto speciale “This Is What You Are – 20th Anniversary”, dedicato al ventennale del brano che ha segnato l’inizio della sua carriera internazionale e che continua a rappresentare una delle pagine più significative della musica soul italiana contemporanea.

L’appuntamento riunisce in un’unica serata la musica di uno degli artisti italiani più conosciuti nel mondo e il ricordo di Rafael Neville, ideatore di Porto Rafael e protagonista di una delle esperienze urbanistiche più originali del Mediterraneo del Novecento.

A condurre la serata sarà Max De Tomassi, storica voce di Rai Radio1, da sempre impegnato nella promozione e nella divulgazione della cultura musicale italiana, internazionale e brasiliana.

L’evento, promosso dal Comune di Palau, sarà gratuito e ad inviti per una capienza massima di 1500 spettatori (infoline +39 0789 770896 – turismo@palau.it), e rappresenterà uno degli appuntamenti di maggiore rilievo del calendario culturale dell’estate 2026 nel nord Sardegna.

A rendere ancora più suggestiva la serata sarà la Fortezza di Monte Altura, luogo di straordinario valore storico e paesaggistico affacciato sulla costa palaese, sull’Arcipelago di La Maddalena e sulle coste meridionali della Corsica. Una cornice che richiama quella dimensione mediterranea che Rafael Neville, nobile spagnolo profondamente legato alla Sardegna, contribuì a interpretare e valorizzare nel corso della sua vita.

Il concerto si inserisce nel calendario ufficiale delle iniziative per il centenario della nascita di Neville, figura centrale nella storia contemporanea di Palau e artefice della nascita di Porto Rafael, borgo divenuto nel tempo uno dei luoghi più originali e riconoscibili della costa gallurese.

“Attraverso la musica di Mario Biondi vogliamo rendere omaggio non soltanto alla memoria di Rafael Neville, ma anche alla sua visione del Mediterraneo come luogo di incontro fra culture, paesaggi e sensibilità diverse – sottolinea l’Amministrazione comunale -. La Fortezza di Monte Altura offrirà una cornice unica per un evento che unisce memoria, cultura e valorizzazione del territorio”.

La serata fa parte del più ampio programma “Palau è Festa”, promosso dal Comune per celebrare il centenario attraverso iniziative culturali, musicali e di approfondimento dedicate alla figura di Rafael Neville, alla sua storia e all’eredità culturale, paesaggistica e identitaria lasciata al territorio.

Israele ammette: segnati con numeri i detenuti palestinesi in Cisgiordania

Roma, 18 ago. (askanews) – L’esercito israeliano ha ammesso che i soldati hanno scritto numeri di identificazione sul corpo dei palestinesi fermati durante l’operazione condatta ieri nel villaggio di Qabatiya, a sud di Jenin, dopo la diffusione sui social media di un video che mostra un palestinese con numeri segnati sulla fronte e sulle braccia.

“Ieri, durante un’operazione a livello di brigata nel villaggio di Qabatiya, nella regione di Menashe, le forze di sicurezza hanno segnato con dei numeri alcuni sospetti interrogati nell’ambito dell’operazione. I comandanti hanno chiarito alle truppe la gravità dell’atto e si è trattato di una lezione che hanno appreso”, hanno dichiarato le Forze di difesa israeliane (Idf).

Tuttavia, sottolinea oggi il Times of Israel, la dichiarazione diffusa oggi è simile a quella diffusa lo scorso aprile, quando emersero video che mostrano numeri segnati sulle mani di alcuni palestinesi mentre entravano nel campo profughi di Jenin controllato dai militari. Anche allora l’esercito parlò di “un errore di giudizio”, affermando che “le procedure sono state chiarite ed è stata appresa la lezione”.

Commentando quanto accaduto ieri, l’attivista palestinese per i diritti umani, Ihab Hassan, ha rilanciato sul proprio account X un articolo del 2009 sulla decisione dell’esercito israeliano di mettere fine alla pratica di segnare numeri di identificazione sul corpo dei detenuti palestinesi: “Per quelli che pensano che questa sia una pratica nuova: già nel 2009 l’esercito israeliano aveva ordinato di smettere di contrassegnare i corpi dei detenuti palestinesi con numeri di identificazione”.

Il calciatore Yael Trepy migliora ma rimane in Terapia intensiva

Milano, 18 ago. (askanews) – Il 20enne calciatore del Cagliari, Yael Trepy è “ancora sottoposto a sedazione farmacologica in Terapia intensiva Emergenza urgenza, ventilato artificialmente tramite intubazione delle vie aeree, con miglioramento della funzione respiratoria rispetto alla grave insufficienza rilevata al momento del ricovero”. Lo ha comunicato in una nota l’ospedale Santissima Annunziata dell’Azienda ospedaliero universitaria di Sassari, dove il giovane francese è ricoverato dalla sera del 16 agosto dopo aver rischiato di annegare nella piscina di una villa a Porto Cervo.

“Apiretico, prosegue con la terapia antibiotica e gli accertamenti microbiologici. Stabile la funzione cardiocircolatoria” precisa il nosocomio, spiegando che “nella giornata odierna, previa rivalutazione radiologica ed ecografica polmonare, e qualora il miglioramento respiratorio risulti consolidato, è prevista la progressiva riduzione della sedazione, con rivalutazione della risposta clinica del paziente. La prognosi continua ad essere ancora riservata”.

Meloni: la strage di Vergarolla resta impunita, pagina terribile sulla spiaggia di Pola

Roma, 18 ago. (askanews) – “Oggi l’Italia onora la memoria dei connazionali uccisi il 18 agosto 1946 sulla spiaggia di Vergarolla, nella più grave e sanguinosa strage nella storia dell’Italia repubblicana. Una carneficina caduta nell’oblio per decenni e che è stata restituita alla memoria collettiva grazie all’impagabile impegno della comunità italiana di Pola, degli esuli, dei loro discendenti e delle associazioni. Quello che è successo ottant’anni fa sulla spiaggia di Pola rappresenta ancora oggi un crimine impunito”. Così la premier Giorgia Meloni, in occasione dell’ottantesimo anniversario della strage di Vergarolla.

“Decine e decine di civili innocenti – uomini, donne e bambini – vennero uccisi – prosegue la presidente del consiglio – secondo un macabro disegno, mentre assistevano ad una manifestazione sportiva. Mai accertati gli autori, individuati i mandanti, chiarite le finalità – sottolinea – . Ricercare la verità rimane la via maestra per rendere pienamente giustizia alle vittime e svelare quello che, ancora oggi, non sappiamo di questa pagina buia del Novecento”.

Vergarolla, Meloni: strage ancora impunita, pagina terribile confine orientale

Roma, 18 ago. (askanews) – “Oggi l’Italia onora la memoria dei connazionali uccisi il 18 agosto 1946 sulla spiaggia di Vergarolla, nella più grave e sanguinosa strage nella storia dell’Italia repubblicana. Una carneficina caduta nell’oblio per decenni e che è stata restituita alla memoria collettiva grazie all’impagabile impegno della comunità italiana di Pola, degli esuli, dei loro discendenti e delle associazioni. Quello che è successo ottant’anni fa sulla spiaggia di Pola rappresenta ancora oggi un crimine impunito”. Così la premier Giorgia Meloni, in occasione dell’ottantesimo anniversario della strage di Vergarolla.

“Decine e decine di civili innocenti – uomini, donne e bambini – vennero uccisi – prosegue la presidente del consiglio – secondo un macabro disegno, mentre assistevano ad una manifestazione sportiva. Mai accertati gli autori, individuati i mandanti, chiarite le finalità – sottolinea – . Ricercare la verità rimane la via maestra per rendere pienamente giustizia alle vittime e svelare quello che, ancora oggi, non sappiamo di questa pagina buia del Novecento”.

“Ciò che è certo è che l’eccidio di Vergarolla segnò uno dei momenti più drammatici di quella stagione di violenze, contribuendo in modo determinante alla decisione della maggior parte degli italiani di lasciare Pola e intraprendere la via dell’esodo”, aggiunge Meloni.

“Dal buio abissale di quel massacro emerse la luce di un eroe: Geppino Micheletti, medico dell’ospedale di Pola che continuò ad operare i feriti e i mutilati dell’esplosione anche dopo aver saputo che tra i morti c’erano anche suo fratello, sua cognata e i suoi due bambini, di 9 e 5 anni. Un esempio luminoso di umanità, coraggio e abnegazione, riconosciuto dal Presidente Mattarella con la Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica. Anche nel suo nome e in quello di tutte le vittime di Vergarolla – conclude la premier – il Governo italiano continuerà il proprio impegno a 360 gradi per custodire e tramandare il ricordo delle complesse vicende legate al confine orientale. Pagine terribili e dolorose, per troppo tempo taciute ma che oggi appartengono alla memoria nazionale ed europea”.

Addio a Fulvio Lucisano, grande produttore del cinema italiano

Roma, 18 ago. (askanews) – È morto oggi all’età di 98 anni Fulvio Lucisano, tra i grandi produttori del cinema italiano del dopoguerra. Nato a Roma il 1° agosto 1928 e laureato in Giurisprudenza alla Sapienza, Lucisano entrò giovanissimo nel mondo del cinema: nel 1949 partecipò alla realizzazione del documentario “Anno Santo” e dal 1950 iniziò a collaborare con l’Istituto Luce. Negli anni Cinquanta realizzò circa 300 documentari prima di dedicarsi alla produzione cinematografica. Nel 1955 produsse il suo primo lungometraggio, “I quattro del getto tonante”, mentre nel 1958 fondò la Italian International Film (IIF), diventata una delle realtà più importanti dell’industria cinematografica italiana.

Nel corso di una carriera lunga oltre sette decenni ha prodotto più di 130 film, attraversando generi, epoche e generazioni. Tra i titoli figurano “Terrore nello spazio” di Mario Bava, “Ricomincio da tre”, la saga di “Fantozzi”, “Il grande cocomero” di Francesca Archibugi, “Notte prima degli esami” ed “Ex”.

Lucisano ha accompagnato l’evoluzione del cinema italiano, dal cinema popolare degli anni Sessanta e Settanta alle commedie degli anni Duemila, mantenendo un ruolo centrale anche nelle nuove produzioni televisive. È stato presidente dell’Anica dal 1998 al 2001. Nel 2007 è stato nominato Cavaliere del lavoro e nel 2009 ha ricevuto il David di Donatello alla carriera. La sua storia professionale è proseguita anche attraverso la famiglia: le figlie Federica e Paola hanno infatti seguito le sue orme nel mondo della produzione cinematografica.

Etna, stop restrizioni su aeroporto Catania. Ripresa attività di volo

Roma, 18 ago. (askanews) – Torna in piena attività l’aeroporto di Catania. In una nota diffusa dalla società che gestisce lo scalo siciliano si annuncia che “a seguito del passaggio dello stato di allerta delle attività vulcaniche da RED a ORANGE, è stata disposta la riapertura dei settori precedentemente chiusi e la cancellazione di tutte le restrizioni”.

Quindi, prosegue il comunicato, “sono ripristinate con effetto immediato le attività di volo in partenza e in arrivo all’aeroporto di Catania”.

Orsina ai democratici cristiani: il potere non si esorcizza, l’Europa va ripensata

L’ampia riflessione che Giovanni Orsina ha sviluppato ieri sul Foglio, avente per titolo “L’esorcismo del potere”, merita attenzione soprattutto perché affronta una questione che va ben oltre il confronto, pur suggestivo, tra Leone XIV e Donald Trump, entrambi nord-americani ma con visioni del mondo assai diverse. Al centro c’è infatti un interrogativo antico e insieme drammaticamente attuale: quale rapporto deve esistere tra morale, politica e potere?

Orsina muove da due modelli opposti. Da una parte la “morale senza politica” che egli riconosce, appunto, nella predicazione di Leone XIV; dall’altra la “politica senza morale” incarnata, nella sua lettura, dal presidente americano. Due estremi che finiscono per illuminare la medesima crisi: la crescente difficoltà della politica contemporanea nel governare il potere senza assolutizzarlo e, contemporaneamente, senza rinnegarlo.

Nell’insegnamento sociale della Chiesa, osserva Orsina, permane una diffidenza profonda nei confronti del potere. La politica deve essere servizio, mediazione, ricerca del bene comune; deve porre limiti alla forza, proteggere i più deboli, ricondurre l’economia e la tecnica alla dignità della persona. In questo orizzonte la pace non è soltanto assenza di guerra, ma espressione di un ordine morale. Il problema nasce quando questo patrimonio etico deve misurarsi con la durezza della storia, quindi con il conflitto e con la necessità di scegliere fra alternative entrambe imperfette. La politica, proprio perché costretta alla decisione, non può vivere esclusivamente nel territorio dei principi.

Qui Orsina introduce la tradizione democratico cristiana. Una cultura che, storicamente, ha maneggiato con cautela il concetto stesso di sovranità. Il potere dello Stato non è mai stato considerato assoluto: infatti, esso è limitato dai diritti della persona, dall’autonomia dei corpi intermedi, dalla famiglia, dalle comunità, dalla società organizzata e, sul piano internazionale, da un ordine capace di contenere la pretesa sovrana degli Stati.

La storia europea del secondo dopoguerra impose ai democratici cristiani una prova molto concreta. De Gasperi, Adenauer, Schuman dovettero confrontarsi con la Guerra fredda, con il comunismo sovietico, con la ricostruzione economica, con la sicurezza occidentale. Non bastava predicare la pace: occorreva scegliere alleanze, costruire istituzioni, accettare responsabilità di governo. La diffidenza cristiana verso il potere dovette quindi conciliarsi con il suo esercizio. Fu certamente una scelta di Realpolitik, temperata però da un riferimento morale che impediva alla forza di diventare essa stessa il criterio della politica.

L’Europa nacque anche da questa tensione. Secondo Orsina, il processo di integrazione tradusse istituzionalmente il sospetto democratico cristiano nei confronti della sovranità nazionale: poteri condivisi, regole comuni, interdipendenza economica, trasferimenti di competenze, moltiplicazione dei contrappesi. Dopo le tragedie del Novecento, limitare il potere degli Stati appariva non soltanto opportuno, ma moralmente necessario.

Proprio qui, tuttavia, emerge il problema odierno. Quel meccanismo aveva potuto funzionare perché alle spalle dell’Europa esisteva la potenza degli Stati Uniti, capace di garantire sicurezza, equilibrio internazionale e, in ultima istanza, protezione militare. Il Vecchio Continente poteva permettersi di coltivare il primato delle regole perché qualcun altro continuava a presidiare il terreno della forza.

Con il ritorno della storia, delle guerre, delle potenze e delle sfere d’influenza, questo equilibrio si è incrinato. L’Europa scopre di avere depotenziato la sovranità nazionale senza avere costruito una piena sovranità europea. Ha moltiplicato norme, procedure e vincoli, ma non dispone ancora di una capacità politica proporzionata alle nuove responsabilità. E mentre Trump riporta brutalmente al centro interesse nazionale, potenza e decisione, l’Europa continua a parlare soprattutto il linguaggio delle regole.

È questa, forse, la provocazione più interessante del ragionamento di Orsina: il potere non può essere semplicemente esorcizzato. Una democrazia ha certamente il compito di limitarlo, distribuirlo, sottoporlo alla legge e alla morale; ma nello stesso tempo deve anche essere capace di esercitarlo. Perché quando la politica rinuncia alla forza necessaria per governare la realtà, non elimina il potere: rischia soltanto di consegnarlo ad altri.

Ai democristiani di oggi – scrive proprio in conclusione Orsina – è richiesto un immenso lavoro culturale, la capacità di pensare una nuova Realpolitik che non sia priva di morale ma, al contempo, sappia risponda alle esigenze concrete delle opinioni pubbliche europee”. È un compito che onora una grande tradizione di pensiero e di azione, sebbene con un fondo di ingenuità lo si attribuisca al Ppe, un partito che ha dismesso negli ultimi trent’anni di rappresentare la genuina esperienza dei democratici cristiani, per dare spazio a partiti e movimenti nazionali di stampo genericamente conservatore. Intra ecclesiam nulla salus, sarebbe facile parafrasare: non è infatti nel Ppe – in questo Ppe! – che possa rifiorire l’europeismo immaginato a metà del secolo scorso dagli statisti cattolici di Francia, Germania e Italia.

Altro che peso: gli anziani tengono in piedi l’Italia

Il centro si edifica, non si rincorre

In questi giorni di Ferragosto, mentre la politica si consuma in liturgie di posizionamento, mi chiedo se non stiamo sbagliando domanda. Non “dove sta il centro?”, ma “su chi poggia il centro?”. La risposta è più semplice di quanto sembri: poggia su chi tiene insieme la comunità quando lo Stato arretra. E oggi, in Italia, quel compito lo svolgono in larghissima parte gli anziani.

Non destinatari, ma pilastri

Oltre quattordici milioni di ultrassessantacinquenni. Non servono trattati per capire che non sono un capitolo di spesa: sono il welfare invisibile. Custodiscono i nipoti mentre i genitori lavorano, integrano redditi familiari insufficienti, mantenendo vivi i legami di vicinato in quartieri che altrimenti si sfalderebbero. Sono memoria istituzionale, trasmissione di saperi e mestieri, presidio contro la solitudine di massa. In un Paese con le culle vuote, rappresentano la continuità tra generazioni. Chi li riduce a “problema pensionistico” non ha capito nulla della società che pretende di governare.

Una rivoluzione mite

Costruire un centro che li riconosca come contributo fondativo significa rovesciare la narrazione. Non proteggerli dall’alto, ma restituirli al ruolo che già svolgono nei fatti. Significa svuotare i populismi che urlano dei problemi senza farsene carico. Significa tutelare la nostra storia di cristiani che hanno saputo dare all’economia una funzione sociale: un patrimonio prezioso per la storia del pensiero politico democristiano.

L’orgoglio di servire ancora

Me lo chiedono tanti amici. Quelli temprati da mille battaglie, dalla ricostruzione del Paese, dallo sviluppo economico. Quelli che si sentono orgogliosi di essere democratici cristiani e vogliono continuare a servire il Paese, con la convinzione che i trent’anni sono stati una stagione, non un confine: da democratici cristiani si serve il Paese anche oggi, anche domani, con le forme che il tempo chiede.

Sinistra Dc, una storia che parla al presente

 

Un laboratorio politico e culturale

Il ruolo della sinistra democristiana è stato importante e decisivo nella storia politica del nostro paese. E non solo all’interno della Democrazia Cristiana. E questo per tre ragioni di fondo.

Innanzitutto perché la sinistra democristiana – sia quella ‘sociale’ di Carlo Donat-Cattin e di Franco Marini e sia quella ‘politica’ dei vari Ciriaco De Mita, Giovanni Galloni, Luigi Granelli, Mino Martinazzoli – è stata un laboratorio politico e culturale di straordinaria levatura. E questo non solo perché la sinistra Dc ha sempre privilegiato la progettualità politica rispetto alla sola gestione del potere. Ovvero, per dirla con altre parole, con la sinistra democristiana la politica con la P maiuscola ha sempre avuto il sopravvento in qualunque tornante della vita democratica del nostro paese. Insomma, parliamo di una concreta esperienza politica, culturale ed intellettuale che rappresenta quasi un “unicum” nelle vicende democratiche italiane.

 

Il progetto politico oltre la forza dei numeri

In secondo luogo la sinistra democristiana ha confermato che, al di là dei numeri congressuali che di volta in volta regolavano le vicende all’interno della Democrazia Cristiana, si può condizionare pesantemente l’evoluzione del partito di appartenenza e dell’intera politica italiana anche attraverso la strada della costruzione di un progetto politico. E la conferma arriva proprio dalla concreta esperienza della sinistra Dc. Basti pensare, per fare un solo esempio, alla storia della sinistra sociale di Forze Nuove guidata dal leader piemontese Donat-Cattin. Attraverso le sue riviste, i suoi tradizionali convegni settembrini e la concreta ed attiva partecipazione al dibattito politico, quella corrente era in grado di condizionare il cammino della politica italiana.

Certo, molto dipendeva anche dall’autorevolezza e dal peso di quelle leadership. Ma è altrettanto indubbio che non tutto dipende dai numeri che vengono messi di volta in volta in campo. Molto, anzi, moltissimo, dipende anche e soprattutto dall’intelligenza politica di chi sa interpretare un ruolo e giocarlo nella contesa politica più generale.

 

Una presenza riconosciuta nella politica italiana

Era così per la sinistra sociale di Forze Nuove di Donat-Cattin ma lo era altrettanto per la sinistra politica di De Mita, Bodrato, Martinazzoli e Galloni. Insomma, parliamo di un’esperienza politica che ha saputo ritagliarsi un ruolo specifico non solo nella Dc ma nella politica italiana. Un ruolo che era riconosciuto da tutti i partiti, di maggioranza e di opposizione. E anche, e soprattutto, dalla cosiddetta società civile nelle sue multiformi e variegate articolazioni sociali, culturali, professionali ed economiche.

In terzo luogo, per fermarsi solo a queste tre indicazioni, la sinistra Dc è stata forse la più alta espressione dell’iniziativa politica, della progettualità politica e dell’elaborazione culturale ed ideale dell’area cattolica italiana. Certo, anche la sinistra Dc non rappresentava e non esauriva l’intera galassia cattolica italiana. Ma è indubbio che nel corso degli anni proprio la sinistra democristiana ha saputo interpretare e tradurre politicamente le istanze, le domande, gli interessi e le richieste che provenivano da larghi settori dell’area cattolica italiana. Una esperienza e una modalità che non si sono più ripetute nella storia politica del nostro paese.

 

Una storia da non archiviare

Ecco perché, e per fermarsi a queste tre sole indicazioni, l’esperienza e la storia della sinistra Dc non possono e non devono essere archiviate banalmente. Semmai, e al contrario, occorre farne tesoro anche oggi. Soprattutto per quei cattolici impegnati in politica che ritengono ancora importante e decisivo l’apporto di questa cultura nelle dinamiche concrete della politica contemporanea.

Daryaei, storia di un pensiero amputato

A Teheran fa un gran caldo

Ahoo Daryaei è la ragazza che si è parzialmente spogliata in una Università di Teheran come gesto di protesta contro il governo di quel paese. La sta pagando assai cara. L’hanno portata in ospedale e tenuta legata in un letto per 18 giorni consecutivi. Il regime ha poi avviato una trattativa con la famiglia della ribelle che ha dovuto convincerla di accettare di passare per malata mentale. Solo in questo modo è stato possibile evitarle la prigione, essere torturata o impiccata. Così avrebbe potuto ritornare dai suoi due figli anche se marchiata di schizofrenia con l’obbligo di assumere farmaci antipsicotici e sottoposta a relativo controllo. Non le è stato concesso di avere un’idea di universo diversa da quella del suo paese..

 

Una raffinata lobotomia

Quando il potere ha scoperto che camminava normalmente, evidentemente non obbediva allacura prescritta, hanno stabilito che una volta al mese i medici le facciano una iniezione di quelle che ti stendono e si va avanti ormai in questo modo. Meglio, assai meglio che la sua libertà cammini rallentata e sbilenca e che smetta di avere voglia di levarsi gli abiti di dosso come una scalmanata. La schizofrenia è quel male che ti scinde la mente ed hanno costretto la nostra ribelle a procedere con un pistone sololasciandole l’uso di un altro che da solo sforza a tenersi in piedi. 

 

Regola del potere: ad azione reazione, chi la fa l’aspetti!

Ahoo si traduce in gazzella, un animale fragile che ha però la forza della corsa e della agilità a cui vanno spezzate le gambe perché non spazi dove vuole. Per lei adesso non c’è nulla da fare. Quando appena comincia a riprendere una punta di reattività si presentano dei mostri in camice bianco che le infliggono periodicamente un veleno per la mente. Se avesse provato a mentire, sapendo di essere controllata, recitando la parte della ammalata, con un passo abbastanza trascinato da ingannare, allora forse avrebbe scampato a questo orrore. 

Nel film “Il professore e il pazzo” il protagonista William Chester Minor, affetto da schizofrenia contribuì con il suo fondamentale genio alla creazione dell’English Oxford Dictionary, rivedendo per sua fortuna poi la libertà, La scultrice Camill Claudel ebbe peggior destino perché a causa del suo desiderio di indipendenza fuori dalle regole borghesi fu internata dalla famiglia in manicomio e lì lasciata morire. Ahoo ha per fama solo quella di spogliarellista ma le è andata comunque male.

 

Una punizione in agguato

Ma Ahoo non sa mentire e il suo pensiero ha accettato per coerenza il massacro a cui è stato destinato. Fa ribrezzo chi indossa i panni di un medico e si presenta da boia che getti dentro ad un corpo una dose di morte a metà. La puntura, di cui Ahoo è vittima, è un foro nel suo credo perché si disperda e si ravveda. I signori che le prestano questa affettuosa puntuale assistenza la sera torneranno a casa forse con un foro nella coscienza che potranno tentare di turare nel tempo, loro, per non impazzire. Ci sarà sempre un inesorabile tarlo che farà gallerie nel loro cranio già privo di minimi rivestimenti e lì dentro sguazzerà a piacimento senza antidoti. Non ci riusciranno a mettere una toppa ad Ahoo, un’altra sua metà continuerà comunque a vivere, c’è un emisfero che suona a grancassa per una infinita condanna dei suoi aguzzini.

Nave colpita da "proiettile non identificato" a Hormuz, una vittima

Roma, 18 ago. (askanews) – Una nave mercantile è stata colpita da un “proiettile non identificato” mentre si dirigeva verso l’uscita dello stretto di Hormuz, ha annunciato oggi l’Organizzazione britannica per i trasporti marittimi (UKMTO). L’impatto ha causato danni alla sala macchine e ha provocato un morto tra i membri dell’equipaggio; gli altri marinai sono stati presi in custodia dalla guardia costiera omanita.

L’agenzia, parte della Royal Navy, non ha specificato il nome o la bandiera della nave, né la provenienza del proiettile. Nessun gruppo ha ancora rivendicato la responsabilità dell’attacco.

M.O., Trump: Usa non vogliono estendere cessate fuoco con l’Iran

Milano, 17 ago. (askanews) – Il presidente Donald Trump afferma che gli Stati Uniti d’America non intendono prolungare il cessate il fuoco con l’Iran, scrive Reuters.

A giugno, i paesi hanno concordato un cessate il fuoco temporaneo, una cosiddetta lettera d’intenti, il cui scopo era quello di utilizzare la tregua per negoziare un accordo più permanente.

Ha inoltre affermato di non credere che l’Iran sia disposto a stipulare “il tipo di accordo che ritengo necessario”.

Intanto Jared Kushner, ha dichiarato che i colloqui tra gli Stati Uniti e diverse aree del governo iraniano sono probabilmente più intensi che mai, ma le due parti non hanno ancora raggiunto un’intesa.

Kushner, che si trova in visita in Medio Oriente, ha rilasciato queste dichiarazioni in un’intervista a Fox News.

Sebbene il cessate il fuoco sia entrato in vigore a giugno, sia gli Stati Uniti che l’Iran hanno condotto diversi attacchi durante questo periodo.

Uno dei principali punti di contesa tra i due Paesi è stato lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita gran parte della produzione petrolifera mondiale.