Una crisi ormai strutturale
La riflessione di Andrea Piraino prende le mosse da un dato ormai difficilmente contestabile: la democrazia rappresentativa, così come si è configurata nel secondo Novecento, è entrata in una crisi profonda, per taluni addirittura irreversibile. Globalizzazione, tecnocrazia, disintermediazione e trasformazioni digitali hanno progressivamente svuotato il ruolo dei partiti e incrinato il rapporto tra cittadini e istituzioni.
In questo contesto, il richiamo al magistero di Piersanti Mattarella non è solo commemorativo. Al contrario, offre una chiave interpretativa ancora attuale: la democrazia va difesa non solo come assetto istituzionale, ma come tensione morale e responsabilità collettiva.
Dalla democrazia alla “popolocrazia”
Piraino descrive con precisione la metamorfosi in atto: dalla democrazia alla “popolocrazia”. Non si tratta di un rafforzamento della partecipazione, bensì di una sua deformazione.
Tre sono i tratti principali di questa deriva:
- la personalizzazione della politica, che concentra il potere nei leader;
- la comunicazione immediata e disintermediata, dominata dai media digitali;
- un linguaggio pubblico semplificato e aggressivo, fondato su slogan più che su programmi.
Il risultato è una democrazia svuotata che rischia di scivolare verso forme plebiscitarie o persino verso una nuova “egocrazia”, dominata da poteri individuali e tecnologie opache.
Il principio di responsabilità
Per uscire da questa impasse, Piraino propone un cambio di paradigma: affiancare al principio di rappresentanza quello di responsabilità.
L’esperienza dell’elezione diretta dei sindaci viene indicata come un primo laboratorio riuscito. In quel modello, il rapporto tra eletto e cittadini non è più mediato dai partiti, ma si fonda su un “patto” programmatico verificabile nel tempo.
Si tratta di un passaggio decisivo: il popolo non è più massa indistinta, ma comunità articolata che controlla e orienta l’azione di governo.
Verso una democrazia comunitaria
La proposta si sviluppa in una prospettiva più ampia: una “democrazia comunitaria” capace di ricostruire il legame tra cittadini e istituzioni.
Ciò implica:
- il rafforzamento delle autonomie locali, secondo la tradizione di Sturzo;
- l’introduzione di un rapporto diretto tra elettori e governo anche a livello centrale;
- una riforma del Parlamento che valorizzi il pluralismo e la funzione di controllo;
- un ruolo più forte delle istituzioni di garanzia.
L’obiettivo non è semplificare la democrazia, ma renderla più esigente: meno fondata su deleghe passive e più su responsabilità condivise.
Un’eredità attuale
Nel solco di Piersanti Mattarella, Piraino indica una direzione precisa: superare tanto la crisi dei partiti quanto le illusioni della democrazia digitale immediata, per costruire un sistema in cui partecipazione e responsabilità tornino a coincidere.
È, in definitiva, una proposta che ambisce a ricomporre la frattura tra popolo ed élite, restituendo alla politica la sua funzione originaria di servizio alla comunità.


















































