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venerdì, 27 Febbraio, 2026
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Anthropic non cede al Pentagono: niente accesso illimitato al modello

Roma, 27 feb. (askanews) – La società statunitense di intelligenza artificiale Anthropic ha ribadito il rifiuto di concedere al Pentagono accesso illimitato ai propri modelli, pur rivendicando un ampio impegno a sostegno della sicurezza nazionale degli Stati uniti. Lo scontro con l’amministrazione del presidente Donald Trump potrebbe sfociare in contenzioso legale.

Il Dipartimento della Difesa aveva presentato alla società una “offerta finale”, chiedendo di firmare entro oggi un documento che concederebbe pieno accesso al modello di Ia Claude. “Non possiamo in coscienza accedere alla loro richiesta”, ha affermato in una nota l’amministratore delegato Dario Amodei.

Nel testo, Amodei ha sottolineato che Anthropic considera “esistenzialmente importante usare l’Ia per difendere gli Stati uniti e le democrazie”, ricordando che l’azienda è stata la prima a distribuire modelli di frontiera nelle reti classificate del governo Usa, nei laboratori nazionali e presso clienti della sicurezza nazionale. “Claude è ampiamente distribuito nel Dipartimento della Difesa e in altre agenzie di sicurezza per applicazioni critiche come analisi d’intelligence, simulazione, pianificazione operativa e operazioni cyber”, ha affermato.

Il ceo ha inoltre rivendicato decisioni a tutela del primato tecnologico statunitense, come il blocco dell’uso di Claude da parte di entità legate al Partito comunista cinese e il sostegno a controlli severi sull’export di chip. Anthropic, ha aggiunto, non ha mai contestato operazioni militari specifiche né cercato di limitare l’uso della propria tecnologia caso per caso.

Il rifiuto riguarda tuttavia due ambiti che l’azienda considera incompatibili con valori democratici o con l’affidabilità tecnologica attuale: la sorveglianza di massa interna e le armi completamente autonome. “L’uso di sistemi di Ia per sorveglianza domestica di massa è incompatibile con i valori democratici”, ha scritto Amodei, mentre le armi pienamente autonome, che escludono l’uomo dal processo decisionale letale, “non sono oggi abbastanza affidabili” e potrebbero mettere a rischio militari e civili.

Secondo la società, il Pentagono ha chiesto ai fornitori di Ia di accettare “qualsiasi uso legale” rimuovendo tali salvaguardie, minacciando in caso contrario di escludere Anthropic dai propri sistemi, designarla come rischio per la catena di approvvigionamento o invocare il Defense Production Act per imporre la rimozione delle restrizioni. “Queste minacce non cambiano la nostra posizione”, ha affermato Amodei.

Anthropic ha dichiarato di preferire continuare a collaborare con il Dipartimento della Difesa mantenendo le due salvaguardie, ma si è detta pronta a facilitare una transizione verso altri fornitori senza interruzioni delle operazioni militari qualora Washington decidesse di interrompere la collaborazione. “Restiamo pronti a continuare il nostro lavoro a sostegno della sicurezza nazionale degli Stati uniti”, ha concluso il ceo.

La famiglia di Bud Spencer omaggia l’attore Da Michele

Roma, 27 feb. – La famiglia del grande Bud Spencer rende omaggio al “gigante buono” del cinema arricchendo con i fagioli una pizza, simbolo di Napoli nel mondo, a l’Antica Pizzeria Da Michele. Due famiglie che si incontrano per celebrare un’iniziativa speciale per i mesi di febbraio e marzo, attiva nelle sedi de l’Antica Pizzeria Da Michele Aversa, Pompei, Salerno e Caserta, dedicata a Bud Spencer. Un omaggio che unisce il piatto simbolo di Napoli al “gigante buono” più amato del cinema. Per i mesi di febbraio e marzo, i clienti delle sedi campane del brand si stanno immergendo in un’esperienza culinaria ispirata ai celebri film di Carlo Pedersoli. Il centro di questa esperienza è il Pizzone alla Bud Spencer, con i fagioli Bud Power preparati secondo la ricetta originale, salsiccia e fior di latte di Agerola, anche in versione senza gluitine a Salerno, Aversa, Pompei e Caserta. Ancora, Fagioli e Salsiccia in terrina, un classico intramontabile accompagnato da pizza bianca e la Birra di Bud Spencer per brindare con lo spirito del leggendario attore.

La scelta di dedicare un menù a Bud Spencer rappresenta un vero e proprio riconoscimento identitario che si è ulteriormente concretizzato in una visita della famiglia Pedersoli nella sede storica della pizzeria a Napoli, in via Sersale, e in una festa dal titolo “Futtetenne” a l’Antica Pizzeria Da Michele Pompei, in via Lepanto 213, che ha visto la presenza del figlio di Bud Spencer, Giuseppe, e dei nipoti, Alessandro e Carlo. Gli amministratori de L’Antica Pizzeria Da Michele in the World, Alessandro Condurro e Francesco De Luca, dichiarano: “Bud Spencer non è stato solo un attore, ma un ambasciatore globale della napoletanità. Rappresenta quella forza generosa, quel carisma autentico e quella gioia di vivere che cerchiamo di trasmettere ogni giorno con la nostra pizza nel mondo. Per un brand storico come il nostro, celebrare Bud Spencer significa onorare un simbolo culturale che, proprio come la nostra margherita, è diventato un’icona pop capace di unire generazioni diverse sotto il segno dell’autenticità e del sorriso”. Giuseppe Pedersoli, figlio di Bud Spencer, aggiunge: “‘Futtetenne’ per mio padre non era un messaggio di superficialità ma un invito a vivere la vita con uno spirito positivo, cercando di valorizzare al massimo i lati buoni dell’esistenza, senza rancori, gelosie o inutili cattiverie neppure verso chi ti ha fatto un torto. In questo senso sposava a pieno le qualità dei veri napoletani capaci di godere al massimo delle cose semplici: il buon cibo, l’amicizia, una bella canzone e la convivialità famigliare”. Il menù dedicato a Bud Spencer è disponibile fino a fine marzo. Ogni martedì di marzo, nelle sedi de l’Antica Pizzeria Da Michele Caserta, Aversa, Salerno e Pompei si celebra la ‘serata Bud Spencer’, con una terrina di fagioli e salsicce offerta per ogni tavolo, giochi a tema e quiz dedicati all’attore.

(Comunicato stampa)

Sanremo Cristian Music, Fabrizio Venturi: edizione innovativa

Roma, 27 feb. – Nel solco del pensiero di Sant’Agostino – Chi canta prega due volte , espressione divenuta motto ufficiale della manifestazione – si è svolta questa mattina, nella cappella di Villa Garnier a Bordighera, intimo luogo di preghiera affrescato nel XIX secolo e situato al pianterreno della dimora storica dell’architetto Charles Garnier, oggi gestita dalle Suore di San Giuseppe di Aosta per la meditazione e il raccoglimento, la conferenza stampa di presentazione della quinta edizione del Sanremo Cristian Music Festival – Festival della Canzone Cristiana Sanremo 2026 www.sanremofestivaldellacanzonecristiana.it

La conferenza è stata preceduta da un momento di preghiera, intenso e partecipato, vissuto in un clima di raccoglimento e profonda spiritualità. I presenti si sono uniti in silenzio e meditazione, affidando al Signore il cammino del Festival, i suoi artisti, gli organizzatori e quanti, a vario titolo, saranno coinvolti nell’iniziativa, invocando luce, ispirazione e benedizione per un evento che si propone come occasione di evangelizzazione, testimonianza e speranza.

L’evento, ormai punto di riferimento nel panorama della Christian music italiana, è patrocinato dal Senato della Repubblica, dalla Camera dei Deputati, dalla Regione Liguria e dalla Provincia di Imperia.

La quinta edizione è dedicata agli operatori di pace e alle Forze dell’Ordine che operano quotidianamente nelle aree di conflitto per garantire protezione, così come a coloro che, con responsabilità e dedizione, assicurano la sicurezza dei cittadini nelle nostre città, riaffermando la vocazione etica e civile che caratterizza il Festival sin dalla sua fondazione. Il Sanremo Cristian Music si svolge ogni anno in concomitanza con il Festival della Canzone Italiana, divenendo per la città di Sanremo un duplice appuntamento musicale e culturale di rilevanza nazionale. Questa concomitanza temporale rafforza il dialogo tra tradizione e innovazione, tra musica mainstream e produzione valoriale, contribuendo a generare un indotto culturale, mediatico e turistico di significativo impatto. L’incontro con la stampa, moderato dal giornalista Biagio Maimone, si è svolto alla presenza di giornalisti, operatori del settore musicale e addetti ai lavori. Protagonista dell’incontro il cantautore Fabrizio Venturi, ideatore e direttore artistico, nonché conduttore della manifestazione, che ha illustrato visione, obiettivi e linee programmatiche dell’edizione 2026. La finale del Festival si terrà in una nuova location e sarà trasmessa da Sanremo sabato 28 febbraio 2026 alle ore 12: in televisione su Bom Channel (digitale terrestre) e su SKY canale 5068, in streaming sulla pagina Facebook di La Luce di Maria, che conta oltre 1.300.000 follower, oltre che su tutti i canali social ufficiali e sul canale YouTube del Festival, assicurando così una diffusione capillare e trasversale su più piattaforme.

Nel corso della conferenza stampa sono stati presentati anche i premi della quinta edizione, realizzati dal Maestro orafo Michele Affidato, già autore dei prestigiosi riconoscimenti del Festival della Canzone Italiana. Opere di elevato valore artistico e simbolico che, fin dalla prima edizione, rappresentano l’identità estetica e culturale del Festival e che saranno conferite ai vincitori dell’edizione 2026.

“Si tratta di autentiche opere d’arte – ha dichiarato Fabrizio Venturi – che impreziosiscono il percorso del nostro Festival fin dal suo esordio. Con questa quinta edizione intendiamo segnare un’evoluzione significativa: il nostro obiettivo è valorizzare interpreti che abbiano scelto la musica come professione, coinvolgendo editori e produttori discografici e favorendo un dialogo strutturato con il mercato musicale nazionale. Sarà una finalissima innovativa, con dieci artisti rimasti in gara provenienti dal DDT Music Festival, preselezione ufficiale del Sanremo Cristian Music Festival svoltasi nel novembre 2025 a Firenze. Ho voluto artisti preparati, consapevoli e determinati, pronti a investire sul proprio percorso artistico e a fare della musica una autentica ragione di vita, come accade nei generi pop, rock e rap. Finché la Christian music italiana non potrà contare su grandi voci e su un repertorio di alto profilo, le major non avranno molto interesse ad occuparsi di questo settore”.

La visione espressa dal direttore artistico delinea un progetto orientato alla crescita qualitativa e alla piena professionalizzazione del comparto. Tra i finalisti figurano anche due artisti segnalati dal produttore discografico Massimo Galfano, noto talent scout e giurato di Area Sanremo, Sanremo Giovani e The Voice Senior, ulteriore elemento che testimonia l’attenzione verso percorsi artistici di comprovata qualità. Il Sanremo Cristian Music Festival – Festival della Canzone Cristiana – si rivela un importante trampolino di lancio per i nuovi artisti.

Vigili fuoco, Mattarella: instancabile dedizione al bene comune

Roma, 27 feb. (askanews) – “La celebrazione dell’istituzione del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco – per la prima volta il 27 febbraio – costituisce l’occasione per rinnovare la riconoscenza e la gratitudine della Repubblica a quanti ogni giorno dedicano il proprio impegno alla difesa dell’incolumità delle persone, alla salvaguardia dei beni e all’affermazione di una sempre più diffusa cultura della sicurezza e della prevenzione dei rischi”. Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, Attilio Visconti.

“Ottantasette anni fa – ricorda – la fondazione del Corpo Nazionale segnò una tappa fondamentale nel processo di organizzazione di una struttura unitaria, chiamata ad assicurare a tutti i cittadini soccorso e prevenzione antincendio, rafforzando i Vigili del Fuoco come punto di riferimento essenziale nel sistema del soccorso pubblico e della protezione civile, protagonisti in occasione di eventi calamitosi e altre drammatiche circostanze che hanno segnato la storia del Paese. Ricordiamo quest’anno, tra gli altri, il sessantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze, il cinquantennale del terremoto del Friuli Venezia Giulia e del disastro di Seveso, il decennale del sisma del Centro Italia. Anche nelle ultime settimane, nel Sud del Paese e nelle Isole interessate da situazioni di eccezionale maltempo, le squadre dei Vigili del Fuoco hanno operato senza sosta, dando prova di instancabile dedizione al bene comune. In occasione dell’odierna ricorrenza, nel rendere un commosso omaggio a quanti hanno perso la vita nell’assolvimento della loro missione, rinnovo alle loro famiglie le espressioni della più intensa vicinanza”.

Referendum: eccesso di radicalizzazione

La militarizzazione dei due fronti sul referendum non è una buona notizia perché, al netto della lamentela quotidiana per l’eccesso di reciproca radicalizzazione, avviene poi che ogni questione diventi l’occasione buona per cementare due coalizioni che non stanno in piedi. Né l’una né l’altra. 

S’intende che sui temi della giustizia ognuno può, e forse deve, dire la sua. Il problema nasce quando una sfida tra i due blocchi viene intesa alla stregua di una sorta di giudizio di Dio come avviene, con qualche limitata eccezione, da tutte e due le parti. Occorrerebbe piuttosto considerare che esiste anche il giorno dopo ed questo, per l’appunto, lascerà gli uni e gli altri alle prese con le stesse questioni di equilibrio politico (e geopolitico) che sono state messe da parte per buttarsi a capofitto nella battaglia referendaria.

Tanta ansia e tanta acredine non s’erano viste quando a suo tempo il centrosinistra si intestò la revisione del titolo quinto, dando alle Regioni poteri che esse non erano in grado di gestire; né quando il centrodestra si batté per la cosiddetta “devolution”, aggiungendo al pacco regalo confezionato allora anche il fiocchetto colorato di quella improvvida legge elettorale, il “Porcellum”.

Ma si sa, col tempo, certi difetti tendono a peggiorare e la piega che ha preso la vicenda referendaria ci ricorda che questa classe dirigente, nel suo insieme, sa trarre forza e convinzione solo alla vista del nemico. Peccato che il nemico più insidioso sia proprio nascosto in questo modo di vedere le cose, tagliandole sempre col coltello più affilato.

 

Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 26 febbraio 2026

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

L’ora della sfida europea

Il veto che paralizza l’Unione

Il blocco del prestito di 90 miliardi di euro destinati all’Ucraina, definito dal Consiglio Europeo dello scorso dicembre, dimostra plasticamente la condizione di impotenza nella quale si trova l’UE. È sufficiente l’opposizione di un piccolo paese – l’Ungheria ha 9,6 milioni di abitanti – e magari di un secondo – la Slovacchia ne ha 5,5 milioni – per impedire l’attuazione di una importante e soprattutto significativa decisione adottata da altre 25 nazioni che insieme cubano 435 milioni di cittadini.

La Presidente Von der Leyen ha assicurato che quei soldi arriveranno in ogni caso a Kyiv. Si troverà il modo. Probabilmente già individuato e, se vogliamo, di fatto indicato dallo stesso premier ungherese quando ha motivato il suo voto contrario con i ritardi ucraini nella riparazione dell’oleodotto Druzhba, vitale per l’approvvigionamento di greggio e bombardato dai russi lo scorso gennaio.

Il rischio bancarotta e il vantaggio per Putin

Senza quel contributo finanziario l’Ucraina potrebbe andare in bancarotta già il prossimo mese. Sarebbe un assist a Putin – e al suo sodale Trump, sempre meno interessato a sostenere Zelenskyi, che non ha mai amato – che l’Europa non può assolutamente consentire.

Il caso è comunque utile per fare chiarezza: gli elementi di base per non continuare a parlarsi addosso ci sono tutti e sono evidenti. Quella che manca è la volontà politica per metterli insieme e tradurli in una operatività capace di trasformare l’Unione, di rafforzarla.

Superare il diritto di veto

Come ormai è noto a chiunque, la prima decisione da prendere è l’eliminazione del diritto di veto. Almeno per quanto riguarda le materie principali, quelle che definiscono la politica di una istituzione. Almeno prevedendo una maggioranza qualificata che consideri il peso demografico delle diverse nazioni appartenenti all’Unione.

Allargando, insomma, il concetto e la prassi delle “cooperazioni rafforzate” a tutte le questioni più rilevanti, a cominciare dalla politica estera e di difesa.

Debito comune e sovranità condivisa

La seconda decisione dovrebbe essere l’utilizzo di debito comune europeo – come già fatto in poche circostanze eccezionali – per implementare almeno le più importanti decisioni nelle più importanti materie, come sopra accennato.

“Vasto programma”, dirà qualcuno. Ma indispensabile, a questo punto. A meno che non si voglia affossare l’Unione, per la gioia di Trump, di Putin, di Xi.

L’Europa può essere una grande potenza

L’attuale irrilevanza politica, dovuta ai veti reciproci sempre presenti nel Consiglio Europeo a trazione intergovernativa, può e deve essere superata se prevarrà uno spirito positivo capace di guardare al mondo per quello che è diventato.

Se si saprà comprendere che – come ha detto nel suo splendido intervento a Davos il premier canadese Mark Carney – se le grandi potenze possono fare anche da sole, le medie no. Con una integrazione, che Carney ha sottaciuto: l’Europa, unita, sarebbe una grande potenza, non certo una media.

Il populismo antieuropeista di bassa lega – quello alla Salvini, per intenderci – si sconfigge alzando la posta, proponendo una visione, dimostrando di avere idee e forza intellettuale per affrontare e vincere le nuove sfide che un mondo tanto cambiato impone

Alcide De Gasperi e il Piano Marshall

Dopo il viaggio di Alcide De Gasperi nel gennaio 1947, l’industriale statunitense Lewis H. Brown redige, su richiesta del Presidente Harry Truman, un dettagliato rapporto sulla situazione socio-economica in Europa occidentale (con particolare attenzione al “caso Italia”). Rapporto che servì come base, in particolare, per l’elaborazione del Piano Marshall. 

L’iniziativa americana prende il nome dal Segretario di Stato di allora, George Marshall. Il Piano godeva di un raro sostegno bipartisan, a Washington, dove i Repubblicani controllavano il Congresso e quindi “contenevano” l’azione della Casa Bianca (dove siedeva Truman). In realtà alcuni “opinion makers” locali temevano il Piano Marshall, incerti se la ricostruzione postbellica europea e l’incoraggiamento della libera concorrenza rispondessero agli interessi degli Stati Uniti. Alla fine prevalse la linea “aperturista”, caldeggiata in particolare dal Presidente e dal Segretario di Stato. 

Il Piano Marshall fu in gran parte elaborato dal Dipartimento del Tesoro, in collaborazione con la Brookings Institution (un think-tank molto influente) su impulso del presidente della Commissione Esteri del Senato USA.

In un celebre discorso all’Università di Harvard nel giugno 1947, George Marshall parlò di una “urgente necessità di sostenere la ripresa europea”. Gli obiettivi degli Stati Uniti consistevano nella ricostruzione delle regioni devastate dalla guerra, la rimozione delle barriere commerciali, la modernizzazione dell’industria, il miglioramento della prosperità economica europea e la prevenzione della diffusione del comunismo. Il Piano Marshall proponeva la riduzione delle barriere interstatali e l’integrazione economica del continente europeo, incoraggiando al contempo un aumento della produttività e l’adozione di moderne procedure aziendali.

Gli aiuti furono ripartiti tra gli Stati partecipanti su base pro capite. Un importo maggiore fu destinato alle principali potenze industriali, poiché l’opinione prevalente era che la loro rinascita fosse essenziale per la ripresa generale dell’Europa. 

Il primo beneficiario dei fondi fu il Regno Unito (circa il 26% del totale). A seguire, i contributi più elevati andarono alla Francia (18%) e alla Germania Ovest (11%). In tutto furono circa diciotto i Paesi europei beneficiari. Sebbene invitata a partecipare, l’Unione Sovietica rifiutò il Piano e bloccò anche i benefici ai Paesi del blocco orientale, in particolare Romania e Polonia. 

In Italia, il dibattito fu particolarmente acceso. L’ambasciatore statunitense a Roma aveva fatto filtrare la notizia che, nel caso di una vittoria del “Fronte Popolare” (socialisti e comunisti) alle elezioni politiche del 18 aprile 1948, l’erogazione dei fondi del Piano Marshall sarebbe stata di fatto sospesa. 

Gli Alleati, inoltre, offrirono a De Gasperi la promessa del futuro ritorno di Trieste all’Italia (ne parleremo in una prossima puntata). Al contempo, arrivarono dagli Stati Uniti molte lettere di italo-americani che esortavano i propri connazionali a non votare per il “Fronte Popolare”, esaltando al contempo i benefici che sarebbero derivati al Belpaese da una vittoria elettorale della Dc.

Roberta Gisotti sulla violenza di genere: uno sguardo oltre l’emergenza

Il libro di Roberta Gisotti dedicato al tema della violenza sulle donne si distingue innanzitutto per il rigore documentale e per l’ampiezza dello sguardo con cui affronta un fenomeno tanto drammatico quanto strutturale nella nostra società. L’autrice offre agli operatori del settore — avvocati, magistrati, forze dell’ordine, assistenti sociali, psicologi — un solido apparato statistico che restituisce al problema la sua dimensione reale, sottraendolo tanto alla superficialità quanto alla retorica. I dati non si limitano a fotografare la violenza nella sua manifestazione più evidente, ma ne esplorano l’esito estremo e irreversibile: il femminicidio, tragico epilogo di un percorso spesso segnato da segnali ignorati o sottovalutati. 

Dati, diritto e rete di protezione

Oltre la fredda oggettività dei numeri, il volume accompagna il lettore attraverso l’evoluzione della legislazione italiana in materia e propone un’attenta ricognizione degli organismi istituzionali e delle realtà territoriali impegnate nel contrasto al fenomeno, come i centri antiviolenza. Ne emerge una rete complessa, fatta di interventi, prevenzione e tutela, che tuttavia si confronta con un dato allarmante: l’abbassamento progressivo dell’età in cui la violenza si manifesta, con una diffusione preoccupante anche tra gli adolescenti. È qui che il libro assume una dimensione ancora più urgente, intercettando un disagio generazionale che chiama in causa modelli educativi, culturali e relazionali.

Lo sguardo sull’autore della violenza

L’aspetto più originale dell’opera risiede nel cambio di prospettiva. Il focus non resta confinato alla vittima, ma si sposta anche sull’autore della violenza: l’uomo. Figura spesso ridotta a emblema mediatico, esposta a una rapida e talvolta sommaria condanna pubblica, egli viene invece analizzato dall’autrice nella sua complessità psicologica e sociale. Senza indulgere in giustificazioni, il libro suggerisce che una parte della soluzione passi anche attraverso il recupero, la rieducazione e l’assunzione di responsabilità da parte degli uomini che hanno commesso tali reati.

Responsabilità condivisa e prevenzione

Attraverso interviste a psicologi impegnati in percorsi di trattamento per uomini maltrattanti e testimonianze dirette di alcuni autori di violenza, il testo apre uno spazio di riflessione non scontato. Si comprende come la spirale violenta non sia un destino ineluttabile, ma un circuito che può essere interrotto solo mediante un lavoro parallelo e integrato su entrambi i poli della relazione: uomo e donna. Non una contrapposizione, dunque, ma un percorso di consapevolezza condivisa.

In sintesi, il libro propone una visione innovativa e coraggiosa, capace di superare la narrazione emergenziale che troppo spesso domina le prime pagine dei media, talvolta in modo parziale o sensazionalistico. È un’opera che invita a spostare lo sguardo dalla reazione emotiva alla comprensione strutturale, dalla denuncia alla responsabilità collettiva. Una lettura necessaria per chi desidera affrontare il tema con maturità, lucidità e autentica volontà di cambiamento.

Sanremo, Paolo vittima di aggressione: "Stop violenza su giovani"

Sanremo, 26 feb. (askanews) – Accerchiato, aggredito e ridotto sulla sedia a rotelle. Paolo Sarullo, un ragazzo di La Spezia, porta la sua testimonianza sul palco dell’Ariston per dire “Stop alla violenza sui giovani”.

Il suo messaggio è chiaro: “Non deve più accadere a nessuno”. Tra il pubblico spunta il cartello “Uniti per Paolo”. E poi l’invito di Carlo Conti: “Paolo, non mollare”. E lui risponde: “Non si molla un ca….”

L’episodio risale al maggio 2024, quando Paolo – di rientro da una serata in discoteca nel savonese – viene accerchiato da un gruppo di ragazzi che vogliono sottrargli il monopattino. Pugni sul volto e la testa che sbatte, provocano una emorragia cerebrale.

I medici gli salvano la vita ma Paolo oggi ha una tetraplegia con funzioni cognitive gravemente compromesse.

Sanremo 2026, il grido di Laura Pausini: "Basta con tutte le guerre"

Sanremo, 26 feb. (askanews) – “Make Music Not War”: è lo slogan che è apparso alle spalle di Laura Pausini durante l’interpretazione del brano Heal the World, brano di Michael Jackson. Un inno alla pace. Sul palco, insieme alla co-conduttrice, il Piccolo Coro dell’Antoniano.

“Vogliamo tutti un mondo senza guerre, e lo vogliamo per loro”, ha detto Pausini indicando i bambini che l’hanno accompagnata. Una esibizione “per gridare al mondo basta con le guerre, tutte”, ha detto la cantante, insieme a Carlo Conti.

Il brano “Heal the world”, scritto e composto del 1992 da Michael Jackson, rappresenta un inno alla pace e alla speranza e all’esigenza di prendersi cura del mondo e costruire un futuro migliore per tutta l’umanità, soprattutto per i bambini, che rappresentano il nostro domani.

Tra le 59 voci dirette da Margherita Gamberini che compongono la formazione corale presente a Sanremo, anche una rappresentanza del Piccolo Coro di Caivano, progetto promosso dal Ministero della Cultura in collaborazione con Antoniano-Opere Francescane.

Sanremo, premi Mia Martini e Lucio Dalla ad Angelica Bove: Volevo parlare di me

Sanremo, 26 feb. (askanews) – Angelica Bove mette d’accordo la critica, la cantautrice in gara al Festival di Sanremo 2026 tra le Nuove Proposte con “Mattone” è arrivata in finalissima battuta da Nicolò Filippucci. Con il suo brano ha però conquistato il premio Mia Martini e il premio Lucio Dalla assegnati dalle due sale stampa del Festival di Sanremo, emozionando giornalisti e pubblico.

Ai microfoni di askanews ospite del Villaggio del Festival a Villa Ormond alla vigilia della finale, Angelica si è raccontata così: “Volevo parlare di me e della mia storia, ma sono autodidatta e sono l’opposto dell’immagine intellettuale che porto con “Mattone”.

L. elettorale, ‘campo largo’ dice no ma si apre partita leadership

Roma, 26 feb. (askanews) – La mossa di Giorgia Meloni era ampiamente stata messa in conto nel ‘campo largo’, ma non per questo crea meno scompiglio. La bozza di nuova legge elettorale ha fatto scattare l’allarme nel centrosinistra, sia per la scelta dei tempi del centrodestra – in piena campagna referendaria – sia perché contiene quell’obbligo di indicare il capo della coalizione che rischia di far saltare il delicato equilibrio tra le forze di opposizione costruito fin qui innanzitutto dalla segretaria Pd Elly Schlein.

La leader Pd ha subito fatto il punto con i dirigenti del partito e con i parlamentari esperti della materia, per poi presentarsi davanti alle telecamere con una linea netta: il Pd valuterà bene il testo al momento opportuno, ma la bozza presentata contiene “elementi inaccettabili come premi alti e senza limiti che rischiano di consegnare a chi vince le elezioni, anche la possibilità di eleggere da soli il presidente della Repubblica”.

E’ una barricata che resterà alzata almeno fino al referendum del mese prossimo: il Pd e gli alleati sono convinti che la legge elettorale serva per sovrapporre questo tema a quello della giustizia, che si sta rivelando per la maggioranza più difficile del previsto da gestire. L’accelerazione della Meloni, insiste la Schlein, “evidentemente è il frutto della preoccupazione per l’esito referendario”. E i democratici provano a legare con un filo rosso la separazione delle carriere con questa specie di antipasto di ‘premierato’, come dice Francesco Boccia: “Siamo di fronte ad un metodo inaccettabile e ad una proposta irricevibile. La maggioranza ha solo l’ossessione autoritaria del potere: con la riforma della giustizia vogliono alterare l’equilibrio tra i poteri a favore dell’esecutivo, con l’Autonomia differenziata vogliono spaccare il Paese, con la legge elettorale vogliono dare al governo un potere esorbitante in Parlamento, con un premio di maggioranza a rischio incostituzionalità”.

Che sia una mossa per distrarre l’attenzione lo dice anche Nicola Fratoianni, Avs: “E’ un tentativo bislacco di distogliere l’attenzione e per rimediare ai guai dentro di loro perché cresce la paura che la riforma della giustizia venga rispedita al mittente”. E Angelo Bonelli aggiunge: “Hanno paura che di fronte alla sconfitta referendaria manchi l’intesa in maggioranza? E’ un segnale di grande debolezza presentarla ora”. Critici anche Riccardo Magi di Più Europa (“Una proposta piena di schifezze”).

M5s, rispetto agli altri partiti del ‘campo largo’, non si sofferma sul merito della proposta del centrodestra, Giuseppe Conte preferisce riportare la discussione su giustizia e temi sociali: “Il governo trova l’intesa per la riforma elettorale e per la riforma della giustizia per salvare i politici dalle inchieste, ma nulla per quanto riguarda 60mila rider sfruttati sotto la soglia della povertà, nulla per tutti i nostri giovani sottopagati”. Linea simile a quella di Matteo Renzi: “Giorgia sicura che non ci siano temi più importanti da affrontare per i cittadini?”.

Ma, oltre alla tempistica, la proposta del centrodestra ha un effetto politico ampiamente previsto: di fatto rende ineludibile la discussione sul nome del leader della coalizione, cosa che appunto crea più di un problema nel ‘campo largo’. “Noi – dice un parlamentare Pd sostenitore della Schlein – stavamo ragionando sul congresso da anticipare… A questo punto ripartirà la discussione sulla leadership e sulle primarie”. Primarie che per esempio ipotizza Stefano Patuanelli, M5s: “La strada probabilmente più percorribile è quella delle primarie di coalizione ma serve partire dal presupposto di un progetto serio per il Paese”.

Una questione che complica parecchio la costruzione dell’alleanza. Intanto perché Carlo Calenda già annuncia una corsa solitaria: “Se questa sarà la legge elettorale, se ci sarà l’indicazione del candidato presidente del Consiglio noi concorreremo con una proposta di centro, pragmatica, riformista e molto chiara sulla questione europea e sulle questioni internazionali”. Ma soprattutto perché indicare il leader della coalizione prima del voto costringe ad una discussione che con la legge in vigore si sarebbe potuta rimandare a dopo il voto.

Le primarie, finora, si sono sempre tenute con un leader di fatto già designato, sono state una sorta di cerimonia di investitura e un momento di mobilitazione delle truppe. Nella situazione attuale, con in pista realisticamente la Schlein, Conte e magari almeno un altro nome di area centrista – tipo Silvia Salis – i gazebo rischiano di trasformarsi in un’acrobazia senza rete, difficile prevedere il risultato. Goffredo Bettini qualche giorno fa ha assicurato che le primarie non sarebbero “un elemento di divisione”, ma in realtà rischiano proprio di lasciare ferite difficili da sanare prima del voto. Troppo diverse le linee su questioni di primaria importanza come il riarmo europeo, il posizionamento rispetto ai grandi temi internazionali. Ma anche scegliere il nome con un accordo politico non sembra un’operazione facile, considerando anche quanti – nel Pd e non solo – sono da tempo alla ricerca di un ‘federatore’ che non sia il leader di nessuno dei partiti. Probabilmente proprio ciò che voleva la Meloni.

Sanremo, Nicolò Filippucci vince le nuove proposte: Sono timido ma spensierato

Sanremo, 26 feb. (askanews) – Nicolò Filippucci è il vincitore delle Nuove Proposte di Sanremo 2026, con il suo brano “Laguna” (Warner Records Italy / Warner Music).

“Sono timido e semplice ma anche spensierato” ha raccontato ai microfoni di askanews ospite al Villaggio del Festival a Villa Ormond, prima della finalissima. Power ballad intensa e viscerale, “Laguna” mette in luce la straordinaria sensibilità interpretativa e la potenza vocale di Nicolò. Un brano in cui le onde diventano metafora dei ricordi d’amore che riaffiorano, senza mai dissolversi del tutto. Un dialogo tra luce e ombra, melodia e malinconia, che racconta la bellezza di ciò che resta, anche quando tutto sembra perduto. Laguna, inoltre, fa da apripista al suo prossimo progetto discografico, in uscita in primavera.

Dopo esser stato l’opening act del Capodanno di Roma al Circo Massimo e l’esperienza sanremese, Nicolò Filippucci è pronto a portare la sua musica su un palco tutto suo: il 13 aprile si terrà il suo primo concerto ai Magazzini Generali di Milano, “La prima volta insieme”, prodotto da Magellano Concerti. Non si sente penalizzato rispetto a altri cantanti in gara con i big che hanno avuto un successo magari solo con video diventati virali su tik tok. “Sto facendo un percorso bellissimo, sono tutte tappe che mi fanno crescere tanto”, ha tenuto a precisare.

Dl sicurezza, al via da martedì in Senato. Iter in salita

Roma, 26 feb. (askanews) – Il decreto sicurezza, varato dal governo il 5 febbraio scorso dopo una lunghissima gestazione e giunto alla firma del Capo dello Stato solo due giorni fa, inizierà martedì prossimo il suo iter in commissione Affari costituzionali del Senato.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, interpellato a margine del Consiglio dei ministri di oggi, ha tenuto a sottolineare che non è stata fatta “nessuna modifica sostanziale” rispetto al testo approvato dal Cdm. Ma il percorso si annuncia in salita, per misure che sono state al centro del dibattito e dello scontro politico tra maggioranza e opposizione. E soprattutto al centro del derby sulla sicurezza tra Fdi e Lega. Tra qualche giorno, il 4 o 5 marzo, irromperà inoltre il ‘pacchetto alla nazione’ di Roberto Vannacci ‘offerto’, spiega Edoardo Ziello, ai “senatori che vorranno accogliere in emendamenti” la ricetta della destra più a destra del centrodestra.

In occasione della prima seduta della commissione, secondo quanto si apprende, dovrebbe essere proposto un giro di audizioni oltre a procedere alla nomina del relatore. Non è escluso, viene riferito, che sia comunque fissato a stretto giro il termine per gli emendamenti.

Sotto i riflettori il cosiddetto ‘scudo penale’ per le forze dell’ordine e il fermo preventivo in occasione di manifestazioni. La prima misura prevede, in caso di notizia di reato, che non vi sia l’iscrizione nel registro degli indagati della persona verso cui emergano indizi a carico se appaia “evidente che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione”. Il pubblico ministero quindi procederà “all’annotazione preliminare, in separato modello, del nome della persona cui è attribuito il fatto medesimo” ed entro trenta giorni dovrà assumere le sue determinazioni: archiviazione o iscrizione nel registro degli indagati (se riterrà necessario procedere a ulteriori accertamenti, “provvede senza ritardo e comunque entro centoventi giorni”). Dopo la moral suasion del Quirinale, la norma è diventata erga omnes e riguarda tutti i cittadini e non solo le forze dell’ordine.

L’articolo 7 (Disposizioni a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica) contiene il discusso fermo preventivo legato a manifestazioni, sit in, proteste che inizialmente il governo aveva ipotizzato fino a 24 ore: questo può essere disposto per “non oltre 12 ore” in presenza di un “attuale” pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica. Secondo l’ultima versione del provvedimento, possono essere trattenute “persone” sulla base di “elementi di fatto”, “anche” valutando sulla base del “possesso” di oggetti o materiali ‘sospetti’ o in merito alla “rilevanza di precedenti penali o di segnalazioni di polizia per reati commessi con violenza alle persone o sulle cose in occasione di pubbliche manifestazioni nel corso degli ultimi cinque anni” e se sussista un “fondato motivo di ritenere” che si possano porre in essere condotte di “concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione”. Ne viene data “immediata” notizia al Pm il quale, se riconosce che le condizioni non ricorrono “ordina il rilascio”.

Sempre in tema di manifestazioni, si interviene depenalizzando il reato di mancato preavviso al Questore ma schizzano le sanzioni, da mille fino a 10mila euro per i promotori anche “tramite reti, piattaforme e servizi di comunicazione elettronica ad uso pubblico o privato, ovvero tramite gruppi chiusi di utenti”. Incrementi di simile entità pure per chi non osserva le prescrizione dell’autorità (sanzione massima a 12mila euro) e per chi non rispetta le limitazioni poste alla circolazione o cambia itinerario (fino a 10mila euro), per chi “turba il pacifico svolgimento di una riunione in luogo pubblico o il regolare espletamento del relativo servizio di ordine e sicurezza pubblica” fino a 3mila euro, che salgono a 10mila euro per chi nasconde il proprio volto. Per arrivare a una sanzione massima di 20mila euro nell’ipotesi di “disobbedienza all’ordine di scioglimento” della riunione o dell’assembramento.

In vigore inoltre il divieto di partecipazione a riunioni o ad assembramenti in luogo pubblico. Lo può disporre il giudice per i condannati per alcuni reati (dall’attentato per finalità terroristiche all’attentato alla sicurezza dei trasporti). Il questore può prescrivere l’obbligo di comparire nel giorno dello svolgimento della riunione o manifestazione.

Manca la cauzione a carico dei promotori delle manifestazioni, sponsorizzata dal vicepremier Matteo Salvini, il quale ha però annunciato che la Lega porterà la misura “in Parlamento”.

Viene esteso il Daspo urbano a coloro che sono “denunciati o condannati, anche con sentenza non definitiva, nel corso dei cinque anni precedenti, per reati per cui è previsto l’arresto in flagranza, commessi in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico” e introdotto l’arresto in flagranza differita per chi ha commesso reato di danneggiamento.

Si passa poi alle baby gang e ai coltelli. Viene previsto il carcere da sei mesi a tre anni per tutti coloro che “senza giustificato motivo”, portano fuori dalla propria “abitazione”, strumenti “dotati di lama affilata o appuntita eccedente in lunghezza i centimetri otto” (cinque centimetri se a scatto o a ‘farfalla’). Ma in caso di minori, ai genitori o chi esercita la potestà genitoriale viene applicata la sanzione amministrativa pecuniaria da 200 a 1.000 euro”. Per i venditori che infrangono la legge, ci sono multe salate fino alla sospensione dell’attività.

Arrivano poi le zone a vigilanza rafforzata: il prefetto per un periodo massimo di 6 mesi (rinnovabili fino a 18 mesi) può individuare specifiche zone ‘rosse’, come le cosiddette piazze di spaccio, in relazione alle quali è disposto l’allontanamento di soggetti “denunciati negli ultimi cinque anni” (in materia di stupefacenti, delitti non colposi contro la persona e il patrimonio, per strumenti atti ad offendere) in caso di “comportamenti violenti, minacciosi o insistentemente molesti”. Nel testo pure la confisca “obbligatoria” dei veicoli e mezzi usati per l’attività di spaccio.

Tra le misure del provvedimento sono rimasti nel testo tre articoli sui migranti (il pacchetto che contiene il ‘blocco navale’ è stato inserito in un ddl ad hoc in attesa di essere trasmesso in Parlamento): dall’estensione dell’obbligo di cooperazione ai fini dell’accertamento dell’identità anche allo straniero “detenuto o internato” all’estensione fino a tutto il 2028 delle deroghe per il potenziamento della rete dei centri di accoglienza e dei Cpr oltre alla semplificazione delle modalità di notifica degli atti ai richiedenti protezione internazionale e dispozioni in materia di respingimento alla frontiera, espulsione e rimpatrio.

Del pacchetto sicurezza fa parte anche un ddl, varato contestualmente al decreto, che dovrebbe essere trasmesso alla Camera ma che ancora manca all’appello.

Poste, Del Fante: 2025 anno record in ambito finanziario

Roma, 26 feb. (askanews) – L’Amministratore Delegato ha commentato i risultati record al TG Poste sottolineando il successo dell’app “P” di Poste Italiane, utilizzata ogni giorno da 4 milioni di persone

Poste Italiane ha chiuso il 2025 con i risultati migliori della sua storia, registrando una forte crescita nel mercato dei pacchi e il record anche in ambito finanziario. Presentando il bilancio dello scorso anno, l’Amministratore Delegato Matteo Del Fante, in un’intervista rilasciata al TG Poste, ha sottolineato i risultati raggiunti spiegando che “la trasformazione dalla posta ai pacchi è in continua accelerazione”. “Continuiamo a guadagnare quote di mercato – ha spiegato Del Fante – Diamo un grande servizio ai nostri clienti e abbiamo ancora potenziale di crescita. Abbiamo consuntivato un anno record anche in ambito finanziario e abbiamo comunicato al mercato che la nostra attività finanziaria avrà una riorganizzazione; sempre con l’obiettivo di avere il cliente, i suoi bisogni e i servizi che offriamo, al centro della nostra strategia”. Del Fante ha successivamente commentato il successo digitale di Poste Italiane, con la nuova app “P” che ha riunito le funzioni delle vecchie APP Bancoposta e Postepay diventando una piattaforma unica per l’offerta di tutti i prodotti e servizi offerti dal Gruppo. “La somma degli utenti delle app che avevamo prima – ha sottolineato – è inferiore agli utenti che abbiamo oggi sulla nostra app “P”. Questo vuol dire che nella migrazione abbiamo guadagnato utenti. Siamo di gran lunga l’app di un’azienda italiana più utilizzata nel Paese e abbiamo oltre quattro milioni di utenti giornalieri”.

Intesa by night, poi nodo proponenti. Centrodestra deposita ‘sua’ legge elettorale

Roma, 26 feb. (askanews) – Se si prendesse per buono il poco che è stato possibile vedere e raccontare in questi mesi, tutto sommato si potrebbe pensare che si è trattato di una gestazione veloce. Ma che le cose non stiano così, lo dimostra in fondo l’ultima trattativa, quella che si è sbloccata solo nella notte e che per tutta la giornata di oggi è sembrata ballare su particolari che, almeno apparentemente, sono residuali. Dunque il centrodestra ha depositato la sua proposta di legge elettorale, un proporzionale con premio di maggioranza per chi supera il 40%. C’è anche già chi, provando ad anticipare un lavoro che di solito spetta ai media, prova a ribattezzarla ‘Stabilicum’. Un nome che piace a Forza Italia, meno agli alleati ma che riflette l’idea – almeno quella – su cui tutti sono d’accordo. Ovvero, come si legge nella premessa che accompagna l’articolato, che votando con l’attuale Rosatellum sarebbe stato troppo alto il rischio di non avere maggioranze chiare e che dunque ci fosse la necessità di un sistema in grado di “coniugare pluralismo politico e stabilità istituzionale nel rispetto dei principi costituzionali”.

L’ultima trattativa, andata avanti fino a tarda sera ieri a via della Scrofa, si è giocata di fatto su quattro punti. Il primo: le preferenze, care a Fratelli d’Italia non a Lega e Fi. Alla fine non ci saranno, ma i meloniani sono pronti a riproporle con un emendamento. Ci sarà invece il ballottaggio, previsto nel caso in cui nessuno raggiungesse la soglia del 40%. Su questo, di fatto, l’hanno avuta vinta i padroni di casa, spingendo gli alleati a mettere da parte le loro perplessità anche in virtù del fatto che, in un sistema bipolare, si tratta di fatto di una possibilità “eventuale”. Altro punto, la grandezza dei collegi che, alla fine, rimarrà invariata. Ultimo nodo, ma il più consistente politicamente, la richiesta di Lega e Forza Italia di stabilire sin da ora con quali quote sarà distribuito il premio, che la legge prevede nel numero di 70 deputati e 35 senatori, da assegnare attraverso un listino. Se ne parlerà più avanti, come da richiesta di Fdi che, in quanto partito più grande della coalizione, sarà naturalmente destinato a mostrare generosità.

Il via libera definitivo all’intesa, tuttavia, è arrivato solo a notte inoltrata giacché non tutti gli sherpa seduti al tavolo (Giovanni Donzelli e Angelo Rossi per i meloniani, Stefano Benigni e Alessandro Battilocchio per Fi, Roberto Calderoli e Andrea Paganella per la Lega oltre ad Alessandro Colucci di Noi moderati) sono riusciti a contattare immediatamente i rispettivi leader per avere l’imprimatur.

Chiuso l’accordo, tuttavia, ci sono volute ore prima che il testo venisse depositato nel primo pomeriggio in Senato e, qualche ora dopo, alla Camera (dove comunque l’iter prenderà il via). E non è stato solo per una questione di drafting. A un certo punto, infatti, il grande tema è stato quello delle firme dei presentatori. L’opzione più logica sin da subito è sembrata quella di far sottoscrivere la proposta ai capigruppo. Tra i leghisti, soprattutto a Montecitorio, questa scelta avrebbe sollevato però più di una perplessità. Lo stesso Riccardo Molinari, raccontano, si sarebbe deciso soltanto dopo essersi preso dell’extra time per leggere personalmente il testo. Alle loro firme, in entrambi i rami del Parlamento, si sono poi anche aggiunte quelle dei capigruppo nelle commissioni Affari costituzionali. Dove, per inciso, non siede nessuno degli emissari che ha materialmente curato la pratica dell’estensione della riforma. Facile aspettarsi che qualcuno si sposti per seguire il provvedimento nei prossimi mesi.

Adesso, resta il tema del dialogo da far partire con le opposizioni che, peraltro, hanno già parlato di proposta “irricevibile”. “Sorrido – afferma Donzelli – a leggere le opposizioni che criticano la legge elettorale prima ancora che sia depositata, come quando criticano a luglio la finanziaria che viene depositata a ottobre. Questo dimostra che è una critica preconcetta. Dopo che avremo depositato il testo saremo pronti a dialogare con chiunque per migliorarlo”.

Ma bisogna spiegare la legge elettorale anche ai vari deputati e senatori in carica che hanno come interesse principale quello di capire quante chance hanno, o meno, di rielezione con l’eventuale nuovo sistema. Fratelli d’Italia si è già attrezzata: per martedì 3 e mercoledì 4 – rispettivamente a palazzo Madama e a Montecitorio – è già stata fissata una riunione dei gruppi con i due sherpa meloniani per spiegare le nuove regole del gioco.

Sanremo, la terza serata del Festival: la finale dei giovani e 15 big in gara

Sanremo, 26 feb. (askanews) – Terza serata del Festival di Sanremo 2026, con la finale dei giovani delle Nuove Prooste tra Angelica Bove e Nicolò Filippucci che apre la kermesse e le canzoni di 15 big. Co-conduttrice con Carlo Conti e Laura Pausini la super top model russa Irina Shayk. A chi in conferenza stampa gli chiedeva un commento, viste le sue origini, sulla pace, tema che sarà portato sul palco in questa serata, la top model ha detto: “Non faccio nessun commento politico, perché sono qui per celebrare l’amore, la musica e lo stare insieme”. Questa sera, infatti si parla di pace con Laura Pausini e “uno straordinario momento di spettacolo con Heal the World, brano di Michael Jackson” insieme al Piccolo Coro dell’Antoniano.

Ci saranno anche l’attore Fabio De Luigi e Virginia Raffaele. Momento clou l’interpretazione di Eros Ramazzotti e Alicia Keys, per la prima volta con il brano “Aurora” in italiano. Questa sera è assegnato anche il Premio Mia Martini e il Premio Sala Stampa assegnato dalla sala Lucio Dalla.

Sanremo, Dargen D’Amico a Codacons: nessun accordo commerciale

Sanremo, 26 feb. (askanews) – Dargen D’Amico in conferenza stampa ha risposto al Codacons che ha annunciato un esposto, accusandolo di pubblicità occulta per aver indossato un fiore arancione sul palco. Secondo il Codacons il fiore sarebbe associato a uno degli sponsor del Fantasanremo, che quest’anno non sponsorizzano solo l’evento in generale, ma anche singoli premi, come nel caso del fiore arancione (Bonus Aperol).

Il cantante ha sottolineato di non aver nessun accordo commerciale. “Ho indossato un fiore – ha detto – immagino che poi succederà questa cosa, che i fiori diventino proprietà privata delle aziende, non sapevo fosse già così”.

“C’era un brand? Ho un contratto?”, ha detto rivolgendosi al giornalista e chiedendogli di fare fact checking. “È il tuo lavoro no? Dire una cosa così fa perdere tempo a me e voi”.

Milano, Book Pride 2026: la forza della poesia e della speranza

Milano, 26 feb. (askanews) – Saranno moltissimi i nomi dall’Italia e dall’estero che giungeranno a Book Pride a Milano per “La speranza è la cosa con le piume”, come recita il tema dell’edizione 2026. Da Clara Usòn a William Wall, da Daniele Mencarelli a Francesco Costa, e ancora Nicole Flattery, Lukas B rfuss, Steffen Kopetzky, Lea Melandri e molti altri. Francesca Mancini, responsabile del coordinamento editoriale della fiera dell’editoria indipendente ha racontato ad askanews che cosa succederà nell’edizione 2026, dal 20 al 22 marzo al Superstudio Maxi.

Caso Almasri piomba su campagna referendum, Nordio (e centrodestra) contro toghe

Roma, 26 feb. (askanews) – Il caso Almasri irrompe nella campagna referendaria. Oggi è stato notificato l’avviso di chiusura indagini a Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, indagata per false informazioni al pubblico ministero in relazione all’inchiesta sulla mancata consegna di Almasri alla Corte penale internazionale.

“Assolutamente serena, e senza condizionamenti, continuerò a lavorare con senso di responsabilità”, ha scritto Bartolozzi in una nota, seguita a strettissimo giro da una dichiarazione del ministro Guardasigilli, che nel ribadire la sua fiducia solleva dubbi sull’operato degli inquirenti. “Avuta notizia dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti della dottoressa Bartolozzi, esprimo ancora una volta la mia massima e incondizionata fiducia sull’operato della medesima e la mia umana vicinanza rispetto ad una iniziativa sulla cui tempistica rimango perplesso”, afferma Nordio. Che poi aggiunge: “Naturalmente il mio capo di Gabinetto continuerà, con ancora maggiore motivazione, ad affiancare la mia opera di riforma”.

Parole che danno il via a una ‘batteria’ di comunicati e dichiarazioni del centrodestra, tutti sullo stesso tenore. “Esterrefatto” con “un eufemismo” si dice Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia al Senato. “Quando si dice il referendum non è politico e che non dobbiamo politicizzare – accusa – io mi chiedo chi politicizza il referendum con un cronoprogramma di questa natura”. Di “un caso di tempistica ad orologeria che non ci lascia sorpresi”, parla il senatore di Fratelli d’Italia Sandro Sisler, vicepresidente della Commissione Giustizia, mentre sul “tempismo perfetto” ironizza il deputato di Forza Italia Enrico Costa: “Dalla campagna referendaria nelle Procure, alle Procure nella campagna referendaria”, aggiunge. Stessa lettura anche dalla Lega: “Una coincidenza – per il senatore del Carroccio Gianluca Cantalamessa – che merita più di una riflessione sulla scelta temporale e sul conseguente impatto che simili decisioni possono avere sul dibattito pubblico e sul confronto democratico. Insomma non vorrei che, come diceva Andreotti, ‘A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca’”.

Al centrodestra replicano le opposizioni. “Le dichiarazioni del ministro Nordio sulla vicenda che riguarda la sua capo di Gabinetto Bartolozzi rappresentano l’ennesimo grave attacco e tentativo di ingerenza nei confronti della magistratura” per il Dem Federico Gianassi, secondo cui “è ora di dire basta a questo attacco grossolano e continuo contro la magistratura. I giudici devono essere liberi e autonomi dal potere politico e il Governo non può pretendere che sia altrimenti. Anche per questo votiamo No”. “Se non fosse ancora chiaro qual è l’obiettivo della riforma costituzionale del ministro Nordio, il suo commento sulla vicenda giudiziaria del suo capo di gabinetto Bartolozzi è una ulteriore spiegazione: Nordio e tutto il suo governo non tollerano che la magistratura eserciti il controllo di legalità su tutti, senza distinzione tra cittadini comuni e esponenti del potere. La riforma serve a fare in modo che la politica possa legare le mani al potere giudiziario”, affermano i rappresentanti del M5S nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato.

La chiusura delle indagini arriva a pochi giorni dalla data in cui, mercoledì prossimo, l’Ufficio di Presidenza della Camera dovrà deliberare sulla richiesta di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta nei confronti della procura di Roma e del Tribunale dei ministri proprio per la vicenda Bartolozzi. La tesi del centrodestra, sostenuta anche da un parere approvato a maggioranza dalla Giunta per le autorizzazioni, è che la capo di gabinetto del ministero della Giustizia doveva essere inclusa nel procedimento che vedeva indagati a vario titolo i ministri Nordio e Piantedosi e, in concorso, il sottosegretario Mantovano, in modo da essere tutelata dalla stessa richiesta di autorizzazione a procedere che tutela i componenti del governo e che infatti è stata respinta dalla Camera a ottobre. “Sono trascorsi mesi e nulla è avvenuto, ora, con un meccanismo collaudato, sopraggiunge questa notifica, in piena campagna referendaria”, nota Dario Iaia (Fdi) che in Giunta ha seguito il caso. “È chiaro – aggiunge – che continuano ad essere legittimi i dubbi di chi si interroga sulla oggettività e imparzialità di quella parte della magistratura militante che sta facendo del quesito referendario una battaglia per la vita”.

Sanremo, Patti Pravo: Io donna nata libera, Italia un po’ in ritardo

Roma, 26 feb. (askanews) – “Io sono nata così, non ho avuto nessuna restrizione, né in famiglia, né dalla vita. Io ho fatto tutto ciò che mi pareva, nel bene e nel male, spero che anche le altre donne facciano lo stesso”: così Patti Pravo, che porta in gara a Sanremo il brano “Opera”, in conferenza stampa a Sanremo nel terzo giorno della kermesse.

“Ieri stavo vedendo una cosa sugli egizi, c’erano tante donne capo, avevano un grande potere. Noi siamo un po’ in ritardo. Il potere dobbiamo prendercelo da sole”, ha aggiunto.

“Le donne millenni fa erano molto libere, erano capi di Stato, mandavano avanti imperi. Adesso abbiamo questo problema da centinaia d’anni, sarà risolto prima o poi naturalmente”, ha sottolineato.

Legge elettorale, la maggioranza deposita il suo testoin Parlamento. Schlein: inaccettabile

Roma, 26 feb. (askanews) – E’ stata depositata oggi a firma dei capigruppo di maggioranza alla Camera e al Senato una proposta di alcune modifiche all’attuale legge elettorale.

La proposta di stampo proporzionale, partendo dall’attuale Rosatellum, in ossequio ai dettami delle sentenze 1 del 2014 e la 35 del 2017 della Corte Costituzionale – si legge in una nota – prevede un premio di governabilità che possa agevolare sia la stabilità che la rappresentatività. Il premio di settanta deputati e trentacinque senatori, con nomi presentati sulla scheda nello spazio riservato alla coalizione, è suddiviso su base circoscrizionale alla Camera e regionale al Senato. Tale premio viene interamente attribuito solo se la coalizione arrivata prima supera il quaranta per cento dei consensi. Nel caso in cui non ci sia il raggiungimento di tale soglia, si attiverà una distribuzione proporzionale. Nel caso invece in cui entrambe le coalizioni arrivate prima e seconda siano tra il trentacinque e il quaranta percento la proposta di legge depositata prevede il ballottaggio. A tutela delle opposizioni, in nessun caso la maggioranza potrà superare il sessanta per cento degli eletti. Ciascuna coalizione, inoltre, dovrà depositare unitamente al programma anche un unico nome da proporre al Presidente della Repubblica come incaricato alla Presidenza del Consiglio. Nessuna variazione è prevista per le dimensioni delle attuali circoscrizioni e degli attuali collegi plurinominali e proporzionali, nessuna variazione è prevista nemmeno per l’attuale soglia di accesso del tre per cento.

“Siamo disponibili a un confronto con tutte le forze politiche per proposte migliorative che abbiano la condivisa finalità di garantire la rappresentatività della volontà dell’elettore e la possibilità di dare maggioranze stabili a chiunque vinca le elezioni”, commentano i presentatori della legge.

Il centrodestra si occupa di legge elettorale perché teme “l’esito referendario”, il Pd aspetta di leggere un testo ma dalle indiscrezioni trapelano “elementi che per noi sarebbero inaccettabili”, ha commentato la segretaria democratica Elly Schlein a margine di una iniziativa.

Il premio di maggioranza, in particolare, così come sarebbe stato immaginato, rischia di essere “troppo distorsivo della rappresentanza”. “Questa accelerazione – ha detto Schlein – evidentemente è il frutto della preoccupazione per l’esito referendario. La fretta e la paura di perdere non sono buone consigliere”. Previsti “premi alti e senza limiti che rischiano di consegnare a chi vince le elezioni, anche la possibilità di eleggere da soli il presidente della Repubblica. Elementi che sarebbero per noi inaccettabili”. “Quando ho appreso che questa notte c’è stato un vertice tra le forze di maggioranza, speravamo fosse sui salari, sul calo della produzione industriale… Invece no, era sulla legge elettorale, per garantire sé stessi” ha chiosato Schlein.

Schlein: “Destra teme il voto, bozza legge elettorale inaccettabile”

Roma, 26 feb. (askanews) – “Quando ho appreso che questa notte c’è stato un vertice tra le forze di maggioranza, speravamo fosse sui salari degli italiani, speravamo fosse sul calo della produzione industriale… Invece no, il vertice era sulla legge elettorale, per garantire sé stessi. Questa accelerazione evidentemente è il frutto della preoccupazione per l’esito referendario. La fretta e la paura di perdere non sono buone consigliere”: lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando a margine di un evento.

In ogni caso, ha aggiunto la segretaria dem, “quando presenteranno un testo, lo valuteremo in ogni aspetto, ma dalle indiscrezioni pare già un testo che può essere molto distorsivo della rappresentanza” dal momento che prevede “premi alti e senza limiti che rischiano di consegnare a chi vince le elezioni, anche la possibilità di eleggere da soli il presidente della Repubblica. Elementi che sarebbero per noi inaccettabili”.

Epstein files, Hillary Clinton davanti alla Commissione: fate testimoniare Trump sotto giuramento

Roma, 26 feb. (askanews) – Hillary Clinton ha preso le distanze da Jeffrey Epstein, l’ex finanziere pedofilo morto in carcere nel 2019 in attesa del processo, e ha chiesto che il presidente Donald Trump sia chiamato a render conto sotto giuramento delle “decine di migliaia di volte in cui appare” nella mole enorme di documenti diffusi sul caso dal Dipartimento di Giustizia.

Nel giorno della sua testimonianza a porte chiuse alla commissione Oversight della Camera che sta indagando sul caso, l’ex segretaria di Stato ha sostenuto che “non ricorda di avere mai incontrato” Epstein, che non ha “mai volato a bordo del suo aereo né visitato la sua isola, le sue case o uffici” e che, come sostenuto in una dichiarazione presentata alla commissione stessa il 13 gennaio scorso, “non aveva alcuna idea delle attività criminali o delle inchieste riguardanti” Esptein o Ghislaine Maxwell, che lo aiutò a reclutare vittime e che ora si trova in carcere.

Secondo l’ex first lady, “la commissione ha giustificato il suo mandato di comparizione nei miei confronti basandosi sulla sua supposizione che io abbia informazioni riguardanti le indagini sulle attività criminali” di Epstein e Maxwell. “Lasciate che sia il più chiara possibile. Io non le ho”, ha aggiunto, sostenendo che “come ogni persona decente, sono rimasta inorridita da quanto abbiamo appreso sui loro crimini”.

La moglie dell’ex presidente Bill Clinton, chiamato a testimoniare domani, ha poi criticato le modalità di lavoro della commissione e chiesto che venga garantita la pubblicazione totale dei file, proteggendo le vittime, a suo giudizio abbandonate dall’amministrazione in carica, “non gli uomini potenti e gli alleati politici”.

Clinton ha anche suggerito di obbligare a presentarsi “chiunque abbia chiesto in quale notte ci sarebbe stato un ‘party selvaggio’ sull’isola di Epstein” e di chiedere ai procuratori di NY e della Florida perché non siano stati più severi con l’ex finanziere e perché non abbiano perseguito altre persone potenzialmente coinvolte.

Sanremo, Simona Ventura: vorrei Festival al femminile e uomini valletti

Sanremo, 26 feb. (askanews) – “Ci sono tante colleghe che possono fare i direttori artistici” del Festival di Sanremo. “Secondo me è arrivato il momento, da ‘mo’ era arrivato il momento, se ci fanno fare un Sanremo tutte insieme a me piacerebbe. Un Sanremo tutto al femminile, sarebbe una cosa fica , con gli uomini valletti”: lo ha detto la conduttrice Simona Ventura che per tre anni condurrà il San Marino Song Contest, presentato a Casa Sanremo.

“Ci sono tante professioniste, in tutte le reti, che fanno tante cose – ha detto -. Le donne non si devono lamentare perché hanno preso spazi in tutte le reti e in tutti i programmi. La strada è lunga e tortuosa ma abbiamo già ottenuto tante e mi piacerebbe fare un Sanremo tutto al femminile, con tutte le donne”.

Simona Ventura condurrà il San Marino Song Contest per i prossimi tre anni. “A San Marino c’è un ambiente molto sereno, tranquillo, rilassato, di grande voglia di lavorare da parte di tutti. Questo Eurovision mi riempie di orgoglio, perché Sanremo l’ho già fatto e sono stata molto fortunata. Non avevo mai fatto Eurovision, sempre stato un mio desiderio, un altro desiderio che si avvera.

Condurrebbe nuovamente Sanremo? “Assolutamente no. L’ho già fatto, sono sempre stata pronta, ma sono fortunata perché dopo 40 anni di carriera adesso posso scegliere la cose che mi piacciono”.

Migranti, la veglia a Steccato di Cutro nel terzo anniversario strage

Steccato di Cutro, 26 feb. (askanews) – Candele, pupazzetti e un grande striscione con i volti delle 94 vittime e la scritta: “Dal Mediterraneo ai Cpr, Memoria, Verità e Giustizia per tutte le stragi di Stato”. Sulla spiaggia di Steccato di Cutro, in Calabria, si è tenuta una solenne veglia nel terzo anniversario della strage di migranti, mentre è tra l’altro in corso a Crotone il processo penale sui presunti ritardi nei soccorsi, in cui sono imputati per omicidio colposo plurimo e naufragio colposo quattro rappresentanti della Guardia di Finanza e due della Guardia Costiera.

Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, infatti, a pochi metri da questa costa, 34 uomini, 26 donne e 34 minori, trovarono la morte nelle acque del Mar Ionio. Il caicco Summer Love sul quale viaggiavano circa 180 persone urtò contro una secca, poco distante dalla riva. Furono i pescatori i primi ad accorgersi dell’incidente, ma non fu attivato nessun piano di ricerca e soccorso e – secondo le organizzazioni umanitarie – il caso fu trattato come un’operazione di polizia per la protezione delle frontiere.

Nei giorni scorsi – mentre il mare restituiva i corpi di migranti morti dopo il passaggio del ciclone Harry – alcune associazioni hanno chiesto alle autorità di fare dei “prelievi del DNA” alle salme e a tutti coloro che perdono la propria vita sulle rotte migratorie che toccano l’Italia, al fine di costituire una banca dati e permettere ai familiari di identificare i propri cari.

Intanto in mare si continua a morire: sulla sola rotta del Mediterraneo centrale quest’anno sono state registrate 503 vittime secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), probabilmente una sottostima, dato che la cifra non tiene conto dei circa mille dispersi riportati da Refugees in Libya, in aumento rispetto alle 1.330 vittime registrate nel 2025.

“Nulla di preciso”, l’effimero come possibilità architettonica

Venezia, 26 feb. (askanews) – Una mostra che ripercorre un progetto, quello di concorso per l’ampliamento del MAXXI di Roma, ma con lo scopo di raccontare le possibilità aperte dell’architettura e la relazione tra la permanenza e l’impertinenza. “Nulla di preciso”, nell’Ala Scarpa della Fondazione Querini Stampalia di Venezia, è una sorta di indagine emotiva, oltre che un discorso espositivo.

“Il tema del nulla di preciso – ha detto ad askanews Gianluca Peluffo di Peluffo&Partners, autori del progetto e dell’allestimento – nasce da un’idea di possibilità per l’architettura italiana di un futuro possibile legato al tema del popolare, perché il tema dell’effimero è legato al tema della possibilità per l’architettura di usare strumenti condivisibili in modo collettivo, quindi il popolare diventa proprio lo strumento attraverso il quale creare cittadinanza, cioè appartenenza. E una delle caratteristiche più importanti secondo noi della genealogia italiana è quello di tenere insieme l’aspetto popolare e quello più poetico”.

Registri diversi, temporaneo e immutabile, tutto si gioca su un filo sottile, che caratterizza anche tutto il percorso in generale del museo veneziano diretto da Cristiana Collu, che ha costruito molti progetti sulla ricerca dell’effimero come momento comunque decisivo. “Nulla di preciso – ha aggiunto Luigi Prestinenza Puglisi, curatore della mostra – vuol dire che la poesia non è mai esatta come la scienza matematica e che l’architettura deve recuperare il rapporto con la poesia. Spesso vanno di moda architetture astratte, fredde, minimaliste. Noi invece abbiamo cercato attraverso un progetto di raccontare come l’architettura possa parlare a tutti, possa suscitare un immaginario comune, possa essere bella e e la bellezza non è mai precisa”.

E poi ci sono le sale progettate da Carlo Scarpa, allo stesso tempo perfette e difficili, che ospitano anche le fotografie e la ricerca di Ernesta Caviola. “Il lavoro che è stato fatto – ha concluso Peluffo – è non pensare di allestire uno spazio di Scarpa, ma di parlare con lui”.

E il dialogo è sempre un elemento vivo dei progetti della Querini, che sono affascinanti (e talvolta giustamente effimeri) proprio per questo.

Sanremo, Raf: il brano più autobiografico che abbia mai scritto

Sanremo, 26 feb. (askanews) – “Ora e per sempre” è il brano di Raf, scritto a quattro mani con il figlio Samuele Riefoli e in gara alla 76esima edizione del Festival di Sanremo. Una ballad romantica e introspettiva, autobiografica, che si presenta come una confessione sincera trasformata in musica: racconta la storia d’amore di due persone che si sono conosciute verso la fine degli anni ’80 e che continuano a vivere insieme, confrontandosi con un mondo che è completamente cambiato e che loro non avrebbero mai potuto immaginare così.

“Questo è il brano più autobiografico che io ho mai scritto. Parla di una mia storia importante, che va avanti da tanti anni. Parla all’inizio di questo ragazzo che si sente un alieno che sono io; perché in quegli anni avevo avuto un successo così improvviso un successo importante al quale non ero preparato è una cosa di cui ho parlato delle volte nelle interviste ma non l’ho mai scritto in una canzone.

Poi ho conosciuto quella che ancora oggi è mia moglie dopo tanti anni che mi ha fatto vedere una via d’uscita è cambiata completamente la mia vita. E la canzone va avanti parlando di come oggi queste due persone vivono in un mondo completamente diverso, loro non sono cambiati ma il mondo è cambiato intorno a loro ed è un mondo strano, un mondo che non avrebbero mai previsto diventasse in questo modo. Sembra quasi di vivere in un film distopico, un mondo, dice la canzone, che urla, che stride, è privo di empatia, è un mondo nel quale è difficile capire dov’è la verità, è pieno di notizie false, l’avvento dell’intelligenza artificiale che rende ancora tutto più complicato. C’è un lieto fine però come in tutte le canzoni pop, c’è un lieto fine, dice: quando il sole sorgerà quindi alla fine di questo periodo buio ci troverà sempre insieme a dimostrazione del fatto che l’amore vince sempre su tutto”.

Dopo l’esperienza sanremese, Raf si dedicherà all’attività in studio per registrare il suo nuovo album e si appresterà a vivere una calda estate di live in tutta Italia del tour “Infinito – Estate 2026”, organizzato da Friends & Partners in collaborazione con Girotondo srl e MOMY RECORDS.

Stellantis: maxi rosso di 22 miliardi con reset su elettrico

Milano, 26 feb. (askanews) – Stellantis archivia il 2025 con una perdita netta di 22,3 miliardi di euro, dopo 25,4 miliardi di oneri straordinari per correggere una strategia troppo focalizzata sull’elettrico e rimettere la libertà di scelta dei clienti al centro con una gamma completa di motorizzazioni, incluso il diesel. I primi segnali di ripresa sono già emersi nel secondo semestre con l’arrivo del nuovo Ceo, Antonio Filosa, e il gruppo confida che lo slancio proseguirà nel 2026. Positiva la reazione del titolo in Borsa che ha chiuso in rialzo del 4,2% a 6,8 euro.

I ricavi lo scorso anno sono diminuiti del 2% a 153,5 miliardi di euro a fronte di un aumento delle consegne dell’1% a 5,5 milioni di auto. La perdita operativa rettificata è stata pari a 842 milioni. L’impatto dei dazi Usa è stato di 1,2 miliardi di euro e per il 2026 le stime sono di 1,6 miliardi. Alla luce dei risultati, Stellantis non distribuirà un dividendo ed emetterà fino a 5 miliardi di obbligazioni subordinate per far fronte agli oneri. Per lo stesso motivo non sarà distribuito il premio di produzione nei principali mercati del gruppo. Notizia che per quando attesa è stata accolta con amarezza e preoccupazione dai sindacati. “Stellantis ha respinto la richiesta di riconoscere almeno un’erogazione una tantum, affermando che tutte le risorse sono oggi impegnate nel tentativo di rilanciare l’azienda, di salvaguardare tutti gli stabilimenti italiani e di superare il ricorso agli ammortizzatori sociali” hanno detto Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr.

Per il 2026 il gruppo ha confermato la guidance indicata lo scorso 6 febbraio quando ha annunciato oneri straordinari per 22,2 miliardi nel secondo semestre. Il gruppo prevede un miglioramento di ricavi, margini e flusso di cassa industriale che tornerà in positivo nel 2027.

“Il reset del 2025 è stato decisivo per un ritorno a una crescita profittevole. Il 2026 sarà l’anno di esecuzione del piano di rilancio, ci impegniamo a migliorare tutti i parametri finanziari”, ha detto il Ceo Antonio Filosa durante la call con gli analisti.

Nel secondo semestre Stellantis ha mostrato i primi segnali di inversione di tendenza: i ricavi sono aumentati del 10% e le consegne dell’11%, con un +39% negli Stati Uniti, principale mercato del gruppo. Anche il 2026 sembra essere partito con il piede giusto. In particolare in Europa il gruppo ha registrato un aumento significativo degli ordini (+80%) per le vetture compatte su piattaforma Smart Car: Opel Frontera, Citroen C3 e Fiat Grande Panda che saranno un pilastro della crescita futura. “Abbiamo visto un incoraggiante rimbalzo della quota di mercato a gennaio e ci aspettiamo lo stesso anche a febbraio”, ha detto Filosa. L’appuntamento ora è per il 21 maggio a Detroit quando il gruppo presenterà il nuovo piano industriale con aggiornamenti sui brand. A partire da Maserati che ha chiuso l’anno con 3.700 consegne (-23%), 400 milioni di ricavi (-13%) e un margine operativo (Aoi) negativo del -16,5%.

Sanremo, Ramazzotti emozionato per il ritorno: più della prima volta…

Sanremo, 26 feb. (askanews) – Bagno di folla, davanti al Teatro Ariston, per l’arrivo di Eros Ramazzotti che stasera si esibirà insieme ad Alicia Keys con il brano “Aurora”. “Emozionato? Eh, dopo 40 anni da ‘Adesso tu’…Già il ritorno è emozionante, poi dopo 40 anni…”. Come la prima volta? “Ancora di più”, risponde. Stasera sul palco dell’Ariston insieme ad Alicia Keys: “Alicia è fantastica, vedrete stasera”, dice.

Dopo il caso Pucci lo ius sanremese della politica: occuparsi di scalette e canzoni

Roma, 26 feb. (askanews) – Tutto ha inizio con il caso Andrea Pucci. L’invito a Sanremo come co-conduttore e poi il passo indietro perché subissato da attacchi e financo da minacce. La destra lo difende a spada tratta, la sinistra è fredda e punta il dito contro le battute “razziste e omofobe” di Pucci, autodefinitosi in passato “l’unico comico di destra”. Passano i giorni e regge l’illusione che, in fondo, si stia parlando di satira, della permeabilità delle democrazie alla satira, dei limiti della libertà di espressione, del diritto di criticare i potenti, anche con uno sberleffo. Certo, le priorità del Paese sarebbero altre, ma il tema è squisitamente politico. Poi, a un certo punto, il paravento cade e la questione diventa un’altra: il diritto della politica a parlare di Sanremo (per non parlare d’altro, sostengono le opposizioni). Da qui il diluvio.

Perché la politica, cioè la maggioranza, comincia a parlare non solo del diritto di Pucci ad essere sul palco di Sanremo, ma anche della scaletta di Sanremo, delle canzoni di Sanremo, di cosa dovrebbe fare il conduttore di Sanremo e – al momento non ci sono prove, ma la speranza è viva – dei meglio e peggio vestiti di Sanremo. Inutile dire che il Fantasanremo impazza.

Ma quando è avvenuto il salto? Quand’è che le prime cariche dello Stato hanno sentito l’insopprimibile esigenza di parlare di Sanremo, di esprimere auspici sulla scaletta, di perdere tempo a smentire notizie false circa la propria presenza, di commentare i testi delle canzoni (pare, peraltro, senza capirli)? La linea di demarcazione, forse, è stato il video del presidente del Senato Ignazio La Russa, un video-appello al direttore artistico Carlo Conti, affinchè non si arrendesse davanti al diniego di Pucci, cercando, invece, di fare “qualcosa di più”, “magari una sorpresa”. Video che scatena i comici – da Maurizio Crozza a Luca Bizzarri -, ma La Russa non demorde e, davanti alla risposta un po’ imbarazzata di Conti che esprime “rispetto per la seconda carica dello Stato”, ricorda il principio da cui tutto questo discende: siccome il Festival di Sanremo “resta il più grande avvenimento nazional-popolare” allora “è lecito occuparcene un po’ tutti”. Postilla: “senza nulla togliere, ovviamente, alle altre cose anche più importanti”. Anche.

Invito che il vicepremier Matteo Salvini prende alla lettera ed eccolo, oggi, commentare la canzone di Ermal Meta complimentandosi per “il suo perfetto utilizzo della lingua italiana” e attaccandoci un ragionamento su “chi si integra” a differenza di “clandestini e delinquenti”. Meta, di origini albanesi, è in Italia da trenta anni e ha portato al Festival la canzone “Stella stellina” che, intrisa di sonorità balcaniche, racconta la storia di una bambina palestinese uccisa dalla guerra.

E la premier? Giorgia Meloni è intervenuta un paio di volte sul Festival. Prima, a gamba tesa, sul caso Pucci accusando “il doppiopesismo della sinistra” che considera “sacra la satira (insulti compresi) quando è rivolta verso i propri avversari, ma invoca la censura verso coloro che dicono cose che la sinistra stessa non condivide”. Poi Meloni non si è tirata indietro quando si è trattato di smentire la “notizia immaginaria” di una sua presenza alla serata inaugurale del Festival. Occasione utile per ribadire che “Sanremo è la più grande festa della musica italiana” e che “il fantasanremo è un gioco divertente per gli appassionati del Festival”.

Non è mica finita. Perchè poi ci sono le opposizioni che parlano di Sanremo per attaccare la maggioranza che parla di Sanremo (refrain: “invece di pensare ai veri problemi del Paese”). Infine, e come potrebbe essere altrimenti, c’è la risposta di Sanremo alla politica. Perchè, a suo modo, artistico volendo, il Festival ha risposto. Così. Nella serata inaugurale, mentre la signora ultracentenaria Gianna Pratesi ricordava le donne che votarono al referendum e votarono per la Repubblica, si sono inanellate un paio di gaffe. Prima la grafica sull’esito del referendum (“Il 54% alla Repupplica”, refuso per cui Carlo Conti si è scusato), poi la sbianchettatura della testata del giornale nella foto storica proposta. La testata era L’Unità, storico organo del partito comunista.

Ma, forse, la risposta vera allo ‘ius sanremese’ della politica arriva sul referendum. Poteva il referendum sulla giustizia, che nelle ultime settimane ha riservato diverse soddisfazioni – tanto per citarne una, “Putin voterebbe No”, copyright del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari – non entrare nella grande saga del Festival? No, non poteva. Lo fa con Carlo Conti, che ai giornalisti che gli chiedono del voto del 22 e 23 marzo risponde candidamente: “Non sono cose che mi riguardano. Se voterò? Non lo so”. Sdeng.

Dopo il caso Pucci lo ius sanremese della politica: occuparsi di scalette e canzoni

Roma, 26 feb. (askanews) – Tutto ha inizio con il caso Andrea Pucci. L’invito a Sanremo come co-conduttore e poi il passo indietro perché subissato da attacchi e financo da minacce. La destra lo difende a spada tratta, la sinistra è fredda e punta il dito contro le battute “razziste e omofobe” di Pucci, autodefinitosi in passato “l’unico comico di destra”. Passano i giorni e regge l’illusione che, in fondo, si stia parlando di satira, della permeabilità delle democrazie alla satira, dei limiti della libertà di espressione, del diritto di criticare i potenti, anche con uno sberleffo. Certo, le priorità del Paese sarebbero altre, ma il tema è squisitamente politico. Poi, a un certo punto, il paravento cade e la questione diventa un’altra: il diritto della politica a parlare di Sanremo (per non parlare d’altro, sostengono le opposizioni). Da qui il diluvio.

Perché la politica, cioè la maggioranza, comincia a parlare non solo del diritto di Pucci ad essere sul palco di Sanremo, ma anche della scaletta di Sanremo, delle canzoni di Sanremo, di cosa dovrebbe fare il conduttore di Sanremo e – al momento non ci sono prove, ma la speranza è viva – dei meglio e peggio vestiti di Sanremo. Inutile dire che il Fantasanremo impazza.

Ma quando è avvenuto il salto? Quand’è che le prime cariche dello Stato hanno sentito l’insopprimibile esigenza di parlare di Sanremo, di esprimere auspici sulla scaletta, di perdere tempo a smentire notizie false circa la propria presenza, di commentare i testi delle canzoni (pare, peraltro, senza capirli)? La linea di demarcazione, forse, è stato il video del presidente del Senato Ignazio La Russa, un video-appello al direttore artistico Carlo Conti, affinchè non si arrendesse davanti al diniego di Pucci, cercando, invece, di fare “qualcosa di più”, “magari una sorpresa”. Video che scatena i comici – da Maurizio Crozza a Luca Bizzarri -, ma La Russa non demorde e, davanti alla risposta un po’ imbarazzata di Conti che esprime “rispetto per la seconda carica dello Stato”, ricorda il principio da cui tutto questo discende: siccome il Festival di Sanremo “resta il più grande avvenimento nazional-popolare” allora “è lecito occuparcene un po’ tutti”. Postilla: “senza nulla togliere, ovviamente, alle altre cose anche più importanti”. Anche.

Invito che il vicepremier Matteo Salvini prende alla lettera ed eccolo, oggi, commentare la canzone di Ermal Meta complimentandosi per “il suo perfetto utilizzo della lingua italiana” e attaccandoci un ragionamento su “chi si integra” a differenza di “clandestini e delinquenti”. Meta, di origini albanesi, è in Italia da trenta anni e ha portato al Festival la canzone “Stella stellina” che, intrisa di sonorità balcaniche, racconta la storia di una bambina palestinese uccisa dalla guerra.

E la premier? Giorgia Meloni è intervenuta un paio di volte sul Festival. Prima, a gamba tesa, sul caso Pucci accusando “il doppiopesismo della sinistra” che considera “sacra la satira (insulti compresi) quando è rivolta verso i propri avversari, ma invoca la censura verso coloro che dicono cose che la sinistra stessa non condivide”. Poi Meloni non si è tirata indietro quando si è trattato di smentire la “notizia immaginaria” di una sua presenza alla serata inaugurale del Festival. Occasione utile per ribadire che “Sanremo è la più grande festa della musica italiana” e che “il fantasanremo è un gioco divertente per gli appassionati del Festival”.

Non è mica finita. Perchè poi ci sono le opposizioni che parlano di Sanremo per attaccare la maggioranza che parla di Sanremo (refrain: “invece di pensare ai veri problemi del Paese”). Infine, e come potrebbe essere altrimenti, c’è la risposta di Sanremo alla politica. Perchè, a suo modo, artistico volendo, il Festival ha risposto. Così. Nella serata inaugurale, mentre la signora ultracentenaria Gianna Pratesi ricordava le donne che votarono al referendum e votarono per la Repubblica, si sono inanellate un paio di gaffe. Prima la grafica sull’esito del referendum (“Il 54% alla Repupplica”, refuso per cui Carlo Conti si è scusato), poi la sbianchettatura della testata del giornale nella foto storica proposta. La testata era L’Unità, storico organo del partito comunista.

Ma, forse, la risposta vera allo ‘ius sanremese’ della politica arriva sul referendum. Poteva il referendum sulla giustizia, che nelle ultime settimane ha riservato diverse soddisfazioni – tanto per citarne una, “Putin voterebbe No”, copyright del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari – non entrare nella grande saga del Festival? No, non poteva. Lo fa con Carlo Conti, che ai giornalisti che gli chiedono del voto del 22 e 23 marzo risponde candidamente: “Non sono cose che mi riguardano. Se voterò? Non lo so”. Sdeng.

Giornalisti, Fnsi proclama sciopero per il 27 marzo e il 16 aprile

Roma, 26 feb. (askanews) – Nell’ambito della vertenza per il rinnovo contrattuale, che si protrae ormai da due anni, la Federazione nazionale della Stampa italiana ha proclamato altre due giornate di sciopero unitario: venerdì 27 marzo e giovedì 16 aprile 2026 (questa seconda data potrebbe subire spostamenti per consentire a tutti i colleghi, anche quelli della Rai, di aderire alla protesta). E’ quanto comunica la Fnsi.

Il primo aprile, “esattamente dieci anni dopo la scadenza dell’ultimo contratto, la Fnsi convoca anche una manifestazione nazionale a Torino: iniziativa che vuole unire sia i temi del rinnovo contrattuale, sia la crisi che riguarda le testate del Gruppo Gedi La Stampa e Repubblica (oltre alle radio e all’online), per le quali sono in corso svendite, più che cessioni, da parte dell’editore Elkann”.

Il sindacato rifiuta le risposte della Fieg sul rinnovo contrattuale. La Fnsi “lotta per mantenere le tutele per i giornalisti e per il futuro dell’informazione e non si può accontentare di risposte algebriche e miopi che stanno riducendo l’informazione stessa ad un terreno incolto per l’intelligenza artificiale e lo sfruttamento di manodopera intellettuale”.

Gli editori, conclude la Federazione, “continuano a prendere finanziamenti, eppure senza riuscire a immaginare un futuro per l’informazione e i suoi lavoratori, che siano dipendenti o collaboratori coordinati e continuativi e lavoratori autonomi. Viviamo il grande paradosso di una società che consuma informazione e di editori che bruciano chi fa informazione”.

Ue, Meloni: decida se essere protagonista del suo destino o subirlo

Roma, 26 feb. (askanews) – “L’Europa è chiamata a scegliere se essere protagonista del proprio destino o limitarsi a subirlo”, “è un momento che richiede concretezza nell’azione, buonsenso e anche il coraggio di fare alcune scelte importanti in materia di competitività e sicurezza, sulla capacità dell’Europa di reagire a un contesto globale che sta cambiando rapidamente”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nelle dichiarazioni alla stampa a Palazzo Chigi insieme al presidente della Repubblica di Cipro, Nikos Christodoulidis.

“Competitività e autonomia strategica sono due facce della stessa medaglia”, ha ribadito.

Sanremo, Eddie Brock: ero a scuola con Fulminacci, spero vinca Sayf

Sanremo, 26 feb. (askanews) – Eddie Brock in una pausa del Festival di Sanremo, parla dei rapporti personali con i colleghi di questa edizione, soprattutto quelli della sua età, con cui ha molto in comune, anche fuori dal palco. “Andavo a scuola con Filippo Fulminacci, stesso anno sezioni diverse, avevamo le classi di fronte, lo chiamavo per andare al bagno”, racconta ad askanews.

“Conosco Leo Gassman – aggiunge – poi ho conosciuto la persona che per me dovrebbe vincere questo festival cioè Sayf, il più bello di tutti e il più bravo”.

L.elettorale, maggioranza deposita testo. Proposta firmata da capigruppo

Roma, 26 feb. (askanews) – A quanto si apprende da fonti parlamentari, la maggioranza ha depositato il testo di riforma della legge elettorale. La proposta, un proporzionale con premio a chi ottiene il 40%, è stata sottoscritta dai capigruppo, è stata già presentata in Senato ed è in corso di presentazione alla Camera. L’iter dovrebbe però partire da Montecitorio.

Il primo articolo regola il meccanismo di elezione per la Camera, il secondo quello per il Senato, il terzo prevede la clausola di invarianza finanziaria.

Caso Almasri, chiuse le indagini su Bartolozzi: "Serena, continuo a lavorare"

Milano, 26 feb. (askanews) – La procura di Roma ha chiuso le indagini nei confronti del Capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi.

E’ la stessa funzionaria di via Arenula ad annunciarlo in una nota: “Appena notificato per il tramite del mio legale avviso di conclusioni delle indagini preliminari da parte della Procura di Roma. Assolutamente serena, e senza condizionamenti, continuerò a lavorare con senso di responsabilità”.

Bartolozzi è accusata di false informazioni al pubblico ministero. I magistrati capitolini le contestano presunte dichiarazioni non veritiere rese durante le indagini sulla gestione del caso del comandante libico Osama Almasri.

Sanremo, flash mob Sal da Vinci con novelli sposi: “Per me sempre sì”

Sanremo, 26 feb. (askanews) – Bagno di folla (e sole) per il cantautore Sal Da Vinci, protagonista di un flash mob con alcuni novelli sposi – che si sono giurati amore eterno – davanti alla Cattedrale di San Siro a Sanremo. L’artista vestito di bianco ha cantato per i presenti “Per me sempre sì”, il suo brano, definito un inno al matrimonio, in gara al 76esimo Festival di Sanremo. Poi ha chiesto a una coppia di convolare a nozze e la risposta di lui è stata “amore ti prometto amore”, lei: “Per me sempre sì”.

Fdi contro giudice Albano: incursione indebita su Cpr Albania, sì a referendum

Roma, 26 feb. (askanews) – Fratelli d’Italia contro la presidente di Magistratura Democratica Silvia Albano, giudice della sezione immigrazione del Tribunale di Roma. La magistrata, parlando con il ‘Fatto quotidiano’, ha espresso dubbi sui Cpr in Albania.

“Non mi risulta – ha detto Albano – che i Cpr in Italia siano sovraffollati, non mi spiego questo accanimento che rischia di provocare uno scontro istituzionale con la magistratura alla quale toccherà garantire il rispetto della legge, compresa la normativa dell’Unione europea. Ormai ci sono decine di pronunce in questo senso, forse converrebbe attendere prudentemente le decisioni della Corte di giustizia Ue”. Peraltro, aggiunge, “anche la Corte di Cassazione ha dubitato della legittimità delle modifiche della legge di ratifica del Protocollo e ha effettuato un rinvio, la Corte Costituzionale ha invitato il legislatore a disciplinare i modi del trattenimento (quindi anche dei trasferimenti) perché così com’è la normativa è illegittima, e c’è appena stata una sentenza che ha ritenuto illegittimo il trasferimento senza un provvedimento amministrativo motivato”.

“La capofila di Magistratura Democratica, la giudice Silvia Albano – attacca Raffaele Speranzon, vicepresidente vicario dei senatori di Fratelli d’Italia – sferra un altro intollerabile attacco al potere legislativo. In un’intervista al Fatto Quotidiano ha affermato che mandare gli immigrati clandestini nei cpr in Albania sia, di fatto, inutile perché poi loro, cioè i magistrati politicamente orientati, li rimandano in Italia. Questa gravissima scorribanda verbale dimostra l’arroganza di una certa magistratura rossa, arroganza tale da ignorare l’appello del presidente Mattarella ad abbassare i toni in vista del referendum. Gli italiani sono stanchi di tale protervia, per questo il 22 e 23 marzo voteranno massicciamente Sì alla riforma della giustizia”.

“Basita” dalle parole della Albano si dice Carolina Varchi, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Giustizia. La magistrata, aggiunge, “rappresenta una parte minoritaria della magistratura militante che scredita l’intero corpo, provando ad esercitare un potere sostitutivo rispetto all’esecutivo. Votando sì al referendum sulla giustizia verrà finalmente posto un argine a questi tentativi di intromissione”.

E’ “l’ennesima e indebita incursione di una certa magistratura politicizzata nel perimetro del potere legislativo” e “non è solo una sfida al Governo Meloni, ma un vero e proprio atto di arroganza che ignora il richiamo alla moderazione del Presidente Mattarella”, conclude Federico Mollicone, presidente della Commissione cultura.

All’Onu la Francia cambia idea e non chiede le dimissioni di Francesca Albanese

Roma, 26 feb. (askanews) – L’ambasciatrice della Francia presso le Nazioni Unite a Ginevra, Céline Jurgensen, non ha chiesto le dimissioni della Relatrice speciale per i Territori occupati palestinesi, Francesca Albanese, a differenza di quanto annunciato nelle scorse settimane dal ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot. Stando a quanto riportato dal sito Politico, nel suo intervento alla sessione del Consiglio per i diritti umani, Jurgensen ha fatto riferimento a “dichiarazioni ripetute ed estremamente problematiche” di un Relatore speciale delle Nazioni Unite, invitando i Relatori speciali a “esercitare cautela, moderazione e discrezione”. Interpellato in merito a questo cambio di posizione, il portavoce del ministero degli Esteri francese, Pascal Confavreux, ha ridabito le dichiarazioni del ministro, secondo cui le “ripetute provocazioni” di Albanese dovrebbero indurla, per dignità, a dimettersi”.

Jutta Leerdam mette all’asta la tuta: offerte oltre i 10.000 euro

Roma, 26 feb. (askanews) – Dopo aver incantato le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 con un oro e record olimpico nei 1000 metri e un argento nei 500 metri del pattinaggio di velocità, Jutta Leerdam ha scelto di prolungare l’onda emotiva delle sue imprese anche lontano dal ghiaccio.

La campionessa olandese ha infatti deciso di mettere all’asta la tuta arancione indossata durante le gare olimpiche, quella stessa con cui ha conquistato le due medaglie. Un’iniziativa che ha immediatamente acceso l’interesse di collezionisti e appassionati in tutto il mondo.

Il completo, autografato dalla pattinatrice, è già diventato un pezzo da collezione ambitissimo: a pochi giorni dall’apertura dell’asta online, le offerte hanno superato quota 8.000 euro e potrebbero avvicinarsi — o persino oltrepassare — i 10.000 euro entro la chiusura fissata per sabato 28 febbraio.

Non si tratta soltanto di un capo tecnico, ma di un simbolo. L’arancione richiama la tradizione sportiva dei Paesi Bassi, mentre la firma di Leerdam ne accresce ulteriormente il valore, trasformando la tuta in un autentico cimelio della sua stagione olimpica.

L’iniziativa si inserisce nel filone delle aste dedicate agli indumenti indossati dagli atleti ai Giochi, progetti pensati per valorizzare materiali originali e sostenere attività sportive legate a federazioni e club. E ancora una volta il fascino dei memorabilia olimpici dimostra di non conoscere flessioni.

Così, dopo aver scritto la storia sul ghiaccio italiano, Leerdam offre ai tifosi la possibilità di custodirne un frammento concreto, portando nelle proprie case un pezzo di Milano-Cortina 2026.

Ddl antisemitismo: commissione approva modifiche, resta definizione Ihra

Roma, 26 feb. (askanews) – La commissione Affari costituzionali del Senato ha esaurito ieri il voto sugli emendamenti al ddl per il contrasto all’antisemitismo (primo firmatario il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo). Il testo è atteso la prossima settimana in aula, previo il conferimento del mandato alla relatrice, la senatrice leghista Daysi Pirovano, da parte della stessa commissione.

Sono stati approvati diversi emendamenti, anche delle opposizioni. Resta la definizione di antisemitismo formulata dall’Assemblea plenaria dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (Ihra) comprensiva degli esempi di antisemitismo. Bocciati gli emendamenti che chiedevano di sostituirla con la dichiarazione di Gerusalemme e anche quelli che puntavano a scorporare l’elenco esplicativo dove è stato paventato il rischio di confondere l’antisemitismo con la critica al governo di Israele, ad esempio ‘Fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti’.

E’ stato invece riscritto l’articolo 3 del testo e di fatto cancellata la possibilità di vietare le manifestazioni e riunioni pubbliche “in caso di valutazione di grave rischio potenziale per l’utilizzo di simboli, slogan, messaggi e qualunque altro atto antisemita ai sensi della definizione operativa di antisemitismo adottata dalla presente legge”, cioè l’Ihra.

La prossima settimana il testo approderà in aula. La capogruppo di Palazzo Madama, secondo quanto si apprende, ci sarà martedì.

Tuta di Vittozzi e bastoncini di Pellegrino al Museo Olimpico di Losanna

Roma, 26 feb. (askanews) – Il Museo Olimpico di Losanna, in Svizzera, è pronto ad arricchirsi con altri due cimeli azzurri. La tuta di Lisa Vittozzi (biathlon) ed i bastoncini di Federico Pellegrino (sci di fondo) entreranno a fare parte della collezione permanente del complesso più prestigioso al mondo dedicato ai Giochi Olimpici nonché cuore pulsante della memoria internazionale.

Le due donazioni sono arrivate al termine di Milano Cortina 2026, un’Olimpiade da record per tutta l’Italia Team. Lisa Vittozzi (foto FISI) ha trionfato nell’inseguimento (primo oro nella storia dei Giochi Olimpici per il biathlon azzurro), oltre ad ottenere l’argento nella staffetta mista con Tommaso Giacomel, Lukas Hofer e Dorothea Wierer. La trentunenne sappadina, inoltre, è stata una dei due portabandiera nella Cerimonia di Chiusura dell’Arena di Verona insieme al pattinatore di velocità Davide Ghiotto, vincitore dell’oro con i compagni Andrea Giovannini e Michelle Malfatti nell’inseguimento a squadre.

Federico Pellegrino, alfiere azzurro nella Cerimonia di Apertura dello Stadio San Siro con la pattinatrice di short track Arianna Fontana, non ha tradito le attese in quella che ha rappresentato la quarta ed ultima Olimpiade di una carriera leggendaria. Il fenomeno di Nus si è infatti congedato per sempre dal palcoscenico a cinque cerchi con due medaglie di bronzo: una nella staffetta maschile insieme a Davide Graz, Martino Carollo ed Elia Barp e l’altra nella team sprint a skating in coppia con lo stesso Barp. La tuta ed i bastoncini (entrambi firmati dagli atleti) sono stati donati al personale del Museo Olimpico, che li condurrà in terra elvetica per arricchire il patrimonio storico e culturale del CIO all’interno dell’esposizione che racconta i momenti più emozionanti della storia a cinque cerchi.

“Grazie a Lisa Vittozzi e Federico Pellegrino per le loro donazioni, che arricchiscono la nostra collezione di oltre 90.000 oggetti unici. Questi raccontano storie di successi ma anche di impegno e sacrificio per raggiungerli. Attraverso queste donazioni i visitatori di tutto il mondo potranno rivivere le emozioni di Milano Cortina 2026 e le generazioni più giovani potranno ispirarsi agli atleti, comprendendo più a fondo il percorso umano e sportivo che conduce ad una medaglia”, ha detto la Direttrice del Museo Olimpico, Angelita Teo.

“Entrare di diritto in un Museo che raccoglie le testimonianze delle pagine più belle scritte nella storia dello sport ci fa tanto onore. Siamo orgogliosi di avere contribuito ai successi dell’Italia Team e questa donazione al CIO ne è la testimonianza”, hanno commentato in coro di Lisa Vittozzi e Federico Pellegrino.

Sci, Brignone: "Il danno è permanente ma non voglio smettere"

Roma, 26 feb. (askanews) – Dolore, consapevolezza e una fame che non si è spenta. Nella conferenza stampa alla vigilia della tappa di Coppa del Mondo, Federica Brignone ha raccontato con grande lucidità il momento che sta vivendo, tra il peso dell’infortunio e il desiderio di continuare a essere competitiva. Reduce dalle medaglie conquistate ai Giochi di Milano-Cortina 2026, la campionessa azzurra è tornata in pista a Soldeu, una delle sue località preferite. Ma il rientro non è privo di difficoltà. “Ho parecchio dolore e faccio fatica ad appoggiarmi”, ha spiegato. “Non deve diventare una tortura. O appoggio bene o non ho intenzione di buttarmi a 130 km/h”.

Nei giorni successivi alle Olimpiadi Brignone è stata per tre giorni al J Medical, dove ha effettuato controlli insieme alla commissione medica della FISI. Il quadro è chiaro: il danno alla gamba è permanente. “Il giorno in cui mi fermerò migliorerà, ma il danno non guarirà del tutto. Dovrò conviverci”, ha ammesso. Una scelta, però, resta personale: “La decisione è sempre mia. Se mi avessero detto che avrei compromesso la gamba, non sarei qui”.

Il ginocchio è stato svuotato e infiltrato con acido ialuronico, ma il dolore continua a condizionare la quotidianità. Fuori dalla pista la normalità è lontana: niente corsa, niente tennis. “Non è la mia vita normale. Sono sotto antinfiammatori e tengo duro da dieci mesi”. Il momento più delicato è forse quello emotivo. “Il dolore fa tutta la differenza del mondo. Se fossi guarita starei su una nuvola”, ha detto. E con una sincerità disarmante: “Scambierei le mie due medaglie per tornare a una vita senza l’incidente”.

Eppure, proprio dentro questa fragilità, emerge la sua identità agonistica. “Sono competitiva, mettermi in gioco mi piace enormemente. La mia fame è vincere ancora ed essere competitiva. Nelle mie condizioni è una sfida tosta”.

Brignone non prende decisioni affrettate. “Penso giorno per giorno. Non ho ancora il sentimento di voler smettere”. Tutto dipenderà dalla risposta del fisico: “Se deve diventare una tortura farò fatica. Se non miglioro sarà difficile vedermi il prossimo anno”. Il finale di stagione è tradizionalmente il suo momento preferito, ma stavolta è diverso. “Voglio essere in pista, è la cosa più divertente che io possa fare. Ma così è tosta”.

Resta l’orgoglio per quanto realizzato in condizioni estreme: “Già è difficile performare quando stai bene. Quello che sono riuscita a fare io è speciale. Sono riuscita a credere in qualcosa che sembrava impossibile. Siamo noi gli artefici del nostro destino”.

MotoGP, Bezzecchi carico: Marquez favorito, io protagonista

Roma, 26 feb. (askanews) – Alla prima conferenza stampa della stagione MotoGP 2026, Marco Bezzecchi ha mostrato fiducia e determinazione, senza perdere il senso della misura. Il pilota di Aprilia Racing ha parlato delle sue aspettative per il primo appuntamento dell’anno, in programma al Buriram International Circuit, tracciando un bilancio tra ambizione personale e realismo.

Bezzecchi ha definito “speciale” l’ambiente che ha trovato in Aprilia, sottolineando quanto il clima interno alla squadra lo aiuti a lavorare con serenità e concentrazione. Un aspetto che considera determinante per affrontare una stagione lunga e impegnativa.

Sul piano sportivo, il romagnolo non si nasconde: l’obiettivo è essere competitivo fin da subito. “Spero di poter lottare per il titolo”, ha spiegato, pur precisando che la priorità è iniziare meglio rispetto allo scorso anno e trovare continuità già dalle prime gare.

Parlando degli avversari, Bezzecchi ha indicato in Marc Marquez il punto di riferimento: “Il favorito per la prima gara è sempre il campione”, ha osservato, riconoscendo il valore e la solidità del rivale.

Nonostante i segnali incoraggianti emersi nei test, il pilota italiano ha mantenuto un profilo cauto: test e weekend di gara, ha ricordato, sono contesti molto diversi, e solo la pista dirà quali saranno i reali equilibri del campionato.

L’obiettivo, comunque, è chiaro: partire forte e restare agganciato ai migliori. Con entusiasmo, ma senza proclami.

In Toscana la seconda tappa di “In Cammino con la Svizzera”

Pienza (Si), 26 feb. (askanews) – Si svolge in Toscana la seconda tappa del progetto In Cammino con la Svizzera. L’Ambasciatore di Svizzera in Italia, Roberto Balzaretti, ha avviato la visita della regione con una camminata lungo il celebre “Sentiero dell’Arte e dell’Anima” di Pienza (Siena), accompagnato da Urs Rechsteiner, presidente della Fondazione FUR che ha donato il sentiero alla città, e dalla Vicesindaca e Assessora alla Cultura, Angela Vegni.

“Questo percorso culturale, naturalistico, con queste panchine -spiega Roberto Balzaretti Ambasciatore di Svizzera in Italia- si sposa perfettamente con uno degli elementi del nostro progetto che è quello di lasciare nei luoghi che visitiamo una panchina. A volte, come si dice in francese, il caso fa benissimo le cose. Alla comunità doniamo proprio una panchina dove ci si può sedere, discutere, confrontarsi, trovare un equilibrio”

“Mi ha fatto molto piacere che anche l’ambasciatore svizzero abbia voluto vedere questo sentiero”, sottolinea Urs Rechsteiner Presidente Fondazione FUR. “Il sentiero dell’arte e dell’anima è nato con questo intento: creare uno spazio in cui paesaggio, arte e comunità possano incontrarsi e dialogare”.

Il sentiero panoramico si snoda tra natura e installazioni contemporanee, dove paesaggio, silenzio e opere artistiche dialogano con la Val d’Orcia, invitando alla contemplazione e alla riflessione interiore.

“Questo percorso -osserva Angela Vegni Assessore Cultura e vicesindaco di Pienza- è nato proprio per decongestionare il nostro centro storico in un rapporto nuovo tra paesaggio e arte contemporanea”

La panchina simbolo In Cammino con la Svizzera, realizzata con materiali riciclati, è stata donata al Comune.

Durante le date in Toscana sono previsti incontri a livello istituzionale, scientifico, economico, culturale e universitario.

Fondazione Elpis, Sofia Schubert racconta la programmazione 2026

Milano, 26 feb. (askanews) – In occasione della presentazione negli spazi espositivi della Lavanderia della mostra Smooth Operator, prima personale in Italia di Villiam Miklos Andersen a cura di Gabriele Tosi, la Fondazione Elpis ha illustrato la programmazione 2026. Fondata nel 2020 da Marina Nissim, la Fondazione Elpis sostiene la produzione artistica contemporanea con un’attenzione particolare alle nuove generazioni. L’identità della Fondazione è strettamente legata a Una Boccata d’Arte, progetto nazionale diffuso che dal 2020 ogni anno coinvolge 20 artisti e artiste italiani e internazionali nella realizzazione di interventi site-specific in 20 borghi italiani, uno per ogni regione. Nato dall’incontro diretto di giovani artisti con i luoghi e le comunità locali, il progetto promuove una pratica artistica fondata sulla relazione e sulla valorizzazione del patrimonio culturale e sociale dei territori.

Sofia Schubert, responsabile mostre e residenze artistiche della Fondazione Elpis, ha raccontato ad askanews le novità del 2026: “La mostra Smooth Operator di William Miklos Anderson a cura di Gabriele Tosi apre la programmazione 2026 di Fondazione Elpis che si arricchisce ulteriormente. Non solo avremo la programmazione della Lavanderia, ovvero lo spazio espositivo in cui abbiamo lavorato fino adesso. Abbiamo una nuova sede che si trova accanto alla Lavanderia e che si chiama la Villa dove abbiamo oltre ai nostri uffici uno spazio espositivo che di settimana in settimana si anima attraverso una serie di public program. Abbiamo iniziato la settimana scorsa con il primo palinsesto che prevede una serie di laboratori. Abbiamo anche un terzo polo accanto a questi due che è Atelier Elpis, ovvero la sede del nostro programma di residenze d’artista. Dopo aver iniziato con la prima edizione l’anno scorso, il progetto continua anche nel 2026; si trasforma leggermente e vedrà protagonisti di volta in volta due artisti che hanno partecipato negli anni scorsi a Una Boccata d’Arte e che sono invitati a ritrovarsi in residenza a Milano portando quelle che sono state le loro esperienze di Una Boccata d’Arte e reintegrarle nel contesto urbano di Milano entrando in una sorta di conversazione. Iniziamo la settimana prossima con Gabriele Ermini e Caterina Morigi che saranno qui con noi per due mesi e che presenteranno poi i risultati di questo periodo di ricerca a metà maggio proprio nello spazio espositivo della Villa. Vogliamo stringere sempre di più i rapporti con questa rete di artisti che di anno in anno incontriamo in tutta Italia, ma anche con i curatori che ci accompagnano ormai da sei anni. La mostra Smooth Operator di William Miklos Anderson a cura di Gabriele Tosi è proprio un esempio di questo continuo intrecciarsi di esperienze perché William e Gabriele sono stati protagonisti due anni fa del progetto presentato in Toscana”.

In questa nuova geografia, la programmazione 2026 è un dispositivo che unisce ricerca, produzione, formazione e restituzione pubblica della Fondazione Elpis. I diversi luoghi, la Villa, la Lavanderia, Atelier Elpis, e il progetto diffuso Una Boccata d’Arte – concorrono a definire un unico orizzonte di lavoro, basato sulla relazione tra pratica artistica e contesto.

Sanremo, qualche anticipazione di Carlo Conti sulla terza serata

Sanremo, 26 feb. (askanews) – Questa sera, per la terza serata, “parliamo di pace con Laura Pausini con uno straordinario momento di spettacolo con Heal the World, brano di Michael Jackson” insieme al Piccolo Coro dell’Antoniano. Lo hanno annunciato in conferenza stampa anticipando la scaletta della terza serata del Festival di Sanremo.

Questa sera verrà assegnato il primo titolo dell’edizione 2026, ovvero il vincitore delle Nuove Proposte. Sarà assegnato anche il Premio Mia Martini e il Premio Sala Stampa assegnato dalla sala Lucio Dalla. Ci saranno anche l’attore Fabio De Luigi e Virginia Raffaele. Momento clou l’interpretazione di Eros Ramazzotti e Alicia Keys, che si esibiranno per la prima volta con il brano “Aurora” in italiano.

Allianz: ricavi gruppo 2025 a 187mld, in Italia premi per 15,5 mld

Milano, 26 feb. (askanews) – Il gruppo assicurativo Allianz ha chiuso il 2025 con volume d’affari globale a 186,9 miliardi di euro, +8,1% in un anno, e un utile netto core degli azionisti che è cresciuto del 10,9% a 11,1 miliardi di euro. Il Solvency Ratio è aumentato di 10 punti percentuali al 218%, sostenuto da un’eccellente generazione di capitale.

Per l’esercizio 2026, Allianz prevede un Utile Operativo di 17,4 miliardi di euro, più o meno un miliardo di euro.

In Italia i Premi complessivi sono aumentati a 15,5 miliardi di euro (contro 13,6 del 2024), con una crescita interna del 14,3%, cui ha contribuito la performance particolarmente rilevante del segmento Vita. L’Utile Operativo nel Paese si è attestato a 1,4 miliardi di euro, in linea con il 2024, confermandosi ad un livello eccellente, con un solido aumento del 5,6%2.

“Nel 2025 Allianz Italia ha saputo gestire con perizia i costi dei sinistri, assorbendo la quasi totalità della spinta inflattiva degli stessi”, ha detto Giacomo Campora, Amministratore Delegato di Allianz S.p.A.. “Per il 2026 la strategia mira alla crescita della base clienti, offrendo servizi e prodotti di eccellenza con la migliore rete di Agenti Professionisti e Consulenti Finanziari, sostenuti dalle più moderne tecnologie e da sistemi di intelligenza artificiale applicata”.

Primo Ciak per "Delitto al Club Privé", un noir di Stefano Calvagna

Roma, 26 feb. (askanews) – Sono iniziate a Roma le riprese di “Delitto al Club Privé”, noir contemporaneo diretto da Stefano Calvagna (Bombolo – Core de’ Roma; Baby Gang; Non escludo il ritorno; Il Lupo; Il peso dell’aria; L’uomo spezzato), prodotto da Nicola Archilli e dalla Poker Film 2005 LTD e interpretato, tra gli altri, da Andrea Misuraca (Rocky Giraldi), Gianfranco Zedde (Bombolino), Domenico Diele, Emanuele Cerman, Claudio Vanni, Giada Colafrancesco, Giulia Morgani, Niccolò Calvagna, Giulia Diamond, Saverio Vallone, Giulia Di Quilio, Lucia Batassa, Stefano D’Orazio, Cristiano Pittarello, Antonio Flamini, Patrizio Pellizi, Eugenio Stefanizzi e Valter Lucarelli.

Delitto al Club Privé racconta una città dove il confine tra legge e crimine è sottile e dove la verità non libera, ma mette in pericolo chi la possiede, perché detenuta esclusivamente dai potenti: coloro che prendono le decisioni e restano fuori da ogni intercettazione. Il film rende omaggio al genere poliziottesco italiano, in particolare a Delitto al Blue Gay (1984) di Bruno Corbucci, richiamandone lo spirito e il tono, attraverso i personaggi di Rocky Giraldi e Bombolino, idealmente figli del cinema di Tomas Milian e Bombolo.

Sul versante tecnico del film, la direzione della fotografia è affidata a Matteo De Angelis, le scenografie a Paolo Nicoletti, il sonoro a Yann Fadanelli, i costumi ad Agostina Imperi, mentre le musiche saranno firmate da Paolo Vivaldi e il montaggio da Roberto Siciliano.

Ambientato a Roma, descritta come una città stanca, attraversata da un potere silenzioso che non ha più bisogno di nascondersi, Delitto al Club Privé si apre con il commissario Alfieri che nel suo ufficio ai piani alti del Ministero, viene convocato da due figure istituzionali. Il colloquio è teso, allusivo. Non si parla ancora di un delitto, ma di un pericolo più grande: qualcuno ha creato un archivio digitale che contiene informazioni capaci di compromettere equilibri delicatissimi tra criminalità, affari e istituzioni. Poche ore dopo, in un luogo apparentemente lontano da quei corridoi del potere, l’ingranaggio si inceppa. Al Flirt Club Privé, locale notturno esclusivo dove sesso, droga e denaro scorrono senza morale, l’avvocato Ferreri viene trovato morto in una stanza privata. Con lui c’era Elena, una donna che vive ai margini di quel mondo e che si ritrova, improvvisamente, al centro di qualcosa di più grande di lei. Elena scopre il cadavere, riesce a trattenere il panico e nasconde la chiavetta USB che Ferreri le ha lasciato poco prima di morire, avvelenato. La nasconde su di sé e attraversa il locale fingendo normalità, mentre intorno la musica continua a battere e i corpi a muoversi come se nulla fosse accaduto. Fuori dal club, Elena fugge nella notte. Alfieri affida il caso al suo uomo di fiducia, Rocky Giraldi, poliziotto sboccato, ironico, apparentemente fuori luogo, che, per quanto grezzo, è retto nell’animo e pronto a far prevalere la giustizia a costo di ogni altra cosa.