Home Blog

Zelensky sceglie "il pompiere del fronte": chi è Drapatyi, nuovo Comandante in capo delle forze armate ucraine

Roma, 22 lug. (askanews) – Mikhail Drapatyi, 42 anni, è il nuovo Comandante in capo delle Forze armate ucraine. Nato a Kamianets-Podilskyi nel 1982, in Ucraina lo chiamano “il pompiere del fronte”, sottolineando la fama di militare inviato dove la situazione è più critica.

Drapatyi ha cominciato nel 2004 come tenente nella 72esima brigata meccanizzata. Nel 2014, da maggiore, è diventato famoso dopo l’ “assalto volante” con cui la sua BMD ha sfondato le barricate di Mariupol: già storica l’immagine del veicolo blindato da lui condotto che vola letteralmente attraverso l’ostacolo. Pochi mesi dopo, è stato lui a coordinare il recupero di 260 uomini e decine di veicoli da un accerchiamento sotto fuoco dell’artiglieria russa. Drapatyi è ricercato dalla Russia.

Dalla primavera 2022 in poi, una sequenza di incarichi su fronti sempre più instabili. Ha fermato l’avanzata russa verso Kryvyi Rih, ha partecipato alla liberazione di Kherson, è stato paracadutato su Kharkiv quando i russi hanno sfondato nel maggio 2024. Ogni volta, momenti di visibilità e gloria, poi di nuovo in prima linea. Nel novembre 2024 è stato promosso comandante delle forze Terrestri salvo poi essere di nuovo spostato agennaio 2025 per rafforzare il Raggruppamento Khortytsia, il settore più sanguinoso.

Di lui si dice che Syrksky, il precedente comandante supremo, silurato ieri sera, lo ha sistematicamente ostacolato con una serie di note di demerito: “Punizioni burocratiche” secondo Fedorov, l’ex ministro della Difesa che lo ha pubblicamente sostenuto dopo essere stato a sua volta licenziato, cosa che ha scatenato proteste a Kiev e in ultima istanza la decisione del presidente Zelensky di rimuovere Sirskyi, noto per l’approccio’ ‘sovietico’ al fronte.

La sua nomina è un segnale di discontinuità. Zelensky gli ha ordinato di aggiornare la strategia difensiva, di riformare il sistema dei corpi, di garantire approvvigionamenti d’armi e droni secondo le richieste dei comandanti di campo. Se Drapatyi ha il profilo di chi sa muoversi sul fronte, la sfida è se riuscirà a tradurre le vittorie tattiche in una visione strategica durevole e a crearsi una base solida istituzionale, cosa non necessaria da ‘pompiere’, ma cruciale da Comandante in capo.

Meloni: la nuova legge elettorale evita inciuci. Sulle preferenze non ho cambiato idea

Roma, 22 lug. (askanews) – “È sotto gli occhi di tutti quanto sia stato importante per l’Italia godere di questo periodo di stabilità, con un governo solido e i numeri per governare. Ecco perché penso sia utile per la Nazione avere una legge elettorale che assicuri governabilità e stabilità e permetta a chi vince le elezioni di governare senza inciuci o maggioranze arcobaleno. Questo è il cuore della riforma, ed è quello che fa impazzire la sinistra, che è abituata a governare anche quando perde le elezioni, proprio grazie ai giochi di palazzo. Ma questa Nazione merita di non tornare indietro. E sulle preferenze non ho cambiato idea”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, intervistata dal Giornale.

Il nuovo segretario generale dell’Onu? Trump punta su Infantino

Roma, 22 lug. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump punta a far diventare il presidente della Fifa, Gianni Infantino, il prossimo segretario generale delle Nazioni Unite. È quanto appreso dal New York Post, che pubblica un lungo articolo su questo possibile scenario.

Infantino, 56 anni, ha chiari origini italiane: padre calabrese, madre bresciana, la coppia viveva a Domodossola prima di emigrare per lavoro a Briga, in Svizzera. Si è avvicinato a Trump grazie all’organizzazione dei Mondiali di calcio di questa estate. Il dirigente svizzero della Fifa si è impegnato molto per conquistare la simpatia del presidente americano e coinvolgerlo, arrivando persino a consegnargli il primo ‘Premio per la Pace della Fifa’ lo scorso dicembre.

Trump ritiene che Infantino “sia rispettato da tutti nel mondo e riconosce che possiede una capacità speciale di unire le persone”, ha riferito al New York Post una fonte vicina al presidente.

Il prossimo segretario generale delle Nazioni Unite sarà eletto quest’anno per sostituire il portoghese Antonio Guterres, che lascerà l’incarico alla fine di dicembre. Per ottenere la nomina, Infantino dovrebbe ricevere il sostegno del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, composto da quindici membri, dove i cinque membri permanenti dispongono del diritto di veto, per poi essere confermato dall’Assemblea Generale.

Non è chiaro se Infantino sia interessato all’incarico né fino a che punto Trump abbia discusso con lui di questa possibilità. Tuttavia, Trump ritiene che ci sia un’opportunità concreta in un campo di candidati che, secondo una fonte interna, comprende sette candidati “deboli”.

Tra i nomi più noti figurano l’ex presidente socialista del Cile Michelle Bachelet, che potrebbe incontrare l’opposizione degli Stati Uniti, e l’argentino Rafael Grossi, attuale direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea), sul quale il Regno Unito potrebbe nutrire riserve a causa della disputa sulle Isole Falkland.

L’idea di Trump romperebbe la consuetudine che prevede la scelta di un candidato proveniente dall’America Latina o dai Caraibi, una regione che ha espresso per l’ultima volta un segretario generale con il peruviano Javier Perez de Cuellar, in carica dal 1982 al 1991.

Tuttavia, diverse fonti affermano che questa rotazione geografica informale non rappresenterebbe necessariamente un ostacolo per Infantino e che potrebbe ottenere più candidature oltre a quella sostenuta da Trump.

Paolo Zampolli, imprenditore e diplomatico italo-americano che ricopre il ruolo di inviato speciale di Trump per i partenariati globali, ha dichiarato al New York Post che “solo il presidente Trump poteva avere un’idea così geniale”.

Secondo Zampolli, Infantino “farebbe un ottimo lavoro” ed è “apprezzato da tutti”. Potrebbe portare nuova energia all’enorme macchina burocratica delle Nazioni Unite e utilizzare lo sport per costruire nuovi ponti tra i popoli e ispirare i giovani e le popolazioni più povere del mondo.

“C’è una certa somiglianza” tra il ruolo di presidente della Fifa e quello di segretario generale dell’Onu, ha affermato Zampolli, amico personale di Infantino ed ex ambasciatore presso le Nazioni Unite per il piccolo Stato insulare della Dominica. “Alle Nazioni Unite bisogna gestire 193 Stati membri. Nella Fifa ce ne sono oltre 200 e gli eccellenti risultati ottenuti da Gianni dimostrano che sa come amministrare un’organizzazione di queste dimensioni”.

Zampolli ha trascorso del tempo con Infantino durante la finale dei Mondiali disputata lo scorso fine settimana nel New Jersey, ma ha precisato che non hanno parlato di questa ipotesi e di essere rimasto sorpreso nell’apprenderla dal New York Post.

Trump ha più volte criticato quella che considera l’inerzia delle Nazioni Unite nella mediazione dei principali conflitti mondiali e, lo scorso anno, ha creato un nuovo Consiglio per la Pace guidato dagli Stati Uniti, alimentando speculazioni sulla possibile nascita di un’organizzazione alternativa. Trump ha però smentito questa interpretazione, affermando di sperare che l’Onu assuma un ruolo più attivo, mentre lui stesso favoriva accordi di pace, tra cui quello tra Israele e Hamas.

Da quando è tornato alla Casa Bianca lo scorso anno, Trump ha ridotto in modo significativo i contributi finanziari degli Stati Uniti alle Nazioni Unite e ha ritirato il Paese da diverse agenzie dell’Onu, tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), l’Unesco e il Consiglio per i Diritti Umani.

L’eventuale nomina di Infantino potrebbe migliorare i rapporti tra Trump e le Nazioni Unite. Tuttavia, se il presidente riuscisse nel suo intento, per Infantino questo comporterebbe un notevole ridimensionamento dello stipendio: alla Fifa percepisce infatti circa 6 milioni di dollari all’anno.

Il sindaco di New York si arrende: non abbiamo l’autorità per arrestare Netanyahu

Roma, 22 lug. (askanews) – Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha dichiarato che la sua amministrazione non dispone dell’autorità giuridica per arrestare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, come aveva preso in considerazione di fare, e ha invitato le autorità federali statunitensi ad agire.

L’esponente democratico aveva affermato di essere impegnato in discussioni sulla possibilità legale di eseguire il mandato d’arresto emesso dalla Corte penale internazionale (Cpi) nei confronti del premier dello stato ebraico, qualora questi si recasse all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a settembre.

“La mia amministrazione ha esaminato tutte le strade possibili” ed “è chiaro che non disponiamo dell’autorità giuridica indipendente necessaria per eseguire questo mandato”, ha dichiarato Mamdani in un breve videomessaggio pubblicato sui social media. “Il governo federale, invece, ne dispone, e lo invito a collaborare con la Cpi per dare esecuzione a questo mandato”, ha aggiunto.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha assicurato lunedì che il primo ministro israeliano, suo alleato nella guerra contro l’Iran, non sarà arrestato negli Stati Uniti, in risposta alle dichiarazioni di Mamdani, che il presidente repubblicano critica apertamente.

La Corte penale internazionale, con sede all’Aja, ha emesso nel 2024 mandati di arresto contro Benjamin Netanyahu per sospetti crimini di guerra e crimini contro l’umanità nella Striscia di Gaza, nell’ambito dell’offensiva israeliana condotta in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

“Chiunque abbia occhi, cuore e coscienza dovrebbe riconoscere la devastazione che lui (Benjamin Netanyahu, ndr) ha causato e comprendere che deve comparire di fronte a un tribunale”, ha aggiunto il primo cittadino della Grande Mela nel suo video, ribadendo quanto aveva scritto sabato sul New York Times, dichiarazioni che erano state condannate dall’ufficio del primo ministro israeliano.

“Condivido il parere della CPI secondo cui Benjamin Netanyahu dovrebbe essere arrestato e processato per i suoi crimini, così come riterrei opportuno per qualsiasi altra persona incriminata dalla Cpi”, ha concluso.

Un’altra notte di raid Usa, l’Iran lancia droni su Camp Doha. Rubio: Teheran non prende sul serio i negoziati

Roma, 22 lug. (askanews) – L’esercito americano ha annunciato di aver concluso l’undicesima notte consecutiva di attacchi in Iran. Stando a quanto precisato dal Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), sono stati presi di mira “centri operativi militari iraniani, capacità marittime, hangar per aerei, depositi per droni e infrastrutture logistiche militari” con l’obiettivo di “indebolire ulteriormente la capacità dell’Iran di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz”.

Secondo Centcom, “negli ultimi tre mesi, l’Iran ha attaccato più di 30 navi mercantili” nello Stretto di Hormuz che, “nonostante l’aggressione iraniana, rimane aperto al transito delle navi commerciali”. “Dall’inizio di maggio, le forze di Centcom hanno contribuito a facilitare il transito di circa 900 navi e 450 milioni di barili di petrolio”, ha concluso Centcom. L’esercito iraniano ha dichiarato di aver attaccato una base militare americani in Kuwait in risposta alla “ripetuta aggressione” degli Stati Uniti.

In risposta alla nuova serie di attacchi Usa, l’esercito di Teheran ha riferito di aver lanciato “un gran numero di droni” contro “depositi di munizioni e attrezzature logistiche” dell’esercito americano a Camp Doha, nella zona occidentale del Kuwait.

Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha dichiarato che l’Iran “non prende sul serio i negoziati” per mettere fine al conflitto. “Gli Stati Uniti sono sempre impegnati nella diplomazia. Siamo aperti al dialogo e sempre disposti a impegnarci, a negoziare e appianare le divergenze”, ha detto Rubio nel suo intervento alla riunione a Manila dei ministri degli Esteri dell’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico (Asean) riportato dalla Cnn. “Il problema che stiamo avendo ora – ha aggiunto – è che non prendono sul serio i negoziati. Se lo fanno, lo facciamo anche noi. Se non lo fanno, faremo quanto è necessario per proteggere i nostri interessi e anche quelli dei nostri alleati”.

Intanto, i prezzi del petrolio segnano un deciso rialzo oggi, con lo scenario del conflitto Usa-Iran ancora teso. In mattinata i future sul Brent con scadenza a settembre 2026 vengono scambiati a 92 dollari Usa al barile (+1,09%) e quelli sul Greggio Wti a 85,18 dollari al barile (+1%).

Sicurezza, etica e democrazia: la filiera che non si può spezzare

 

Il sonno della politica e la crisi del senso etico

Ricordando Goya (“Il sonno della ragione genera mostri”), quello della “Buona Politica” genera regressione della coscienza civile e domanda di populismo autoritario.
Succede quando la “Politica” abdica al suo ruolo anche educativo e di guida “saggia” della società.
Si sta scomponendo una filiera di valori che dovrebbe invece essere indissolubile: quella che lega Etica, Sicurezza e Democrazia.
Metà dello schieramento politico italiano si mobilita per la “Grazia subito” a favore del gioielliere “giustiziere” e qualche partito anche di governo lo vorrebbe candidato alle elezioni.
Naturalmente vanno capite le particolari condizioni psicologiche del signor Roggero al momento dei fatti. Ed è anche legittimo nutrire qualche sorpresa per una sentenza così pesante sia sul piano penale che su quello civile.
Resta però il fatto che egli ha rincorso tre rapinatori in fuga, sparando loro alle spalle sulla pubblica strada, uccidendone due e ferendo il terzo.
Una reazione di questo tipo non è concessa dallo Stato di Diritto neppure alle Forze dell’Ordine: sarebbe una pena di morte applicata per le vie brevi.
Una parte della politica e della stessa pubblica opinione pensa che il gioielliere ha fatto benissimo; che i tre meritavano quella fine; che si tratta di “legittima difesa”.
La Legge vigente – modificata peraltro nel 2019 durante il Governo Conte Uno (Ministro dell’Interno era Salvini) – dice chiaramente il contrario e su questo si basa la sentenza finale della Cassazione. Ciò non pare avere, per molti, nessun valore.
Ed ora la Lega ha proposto una nuova modifica dell’articolo 52 del Codice Penale per rendere del tutto legittime reazioni di questo genere, senza limite alcuno.
La deriva alla quale assistiamo è di una enorme gravità.
In primo luogo sul piano “etico”.
Una Comunità non è tale senza “senso etico condiviso”, uno dei collanti che la tengono assieme – al di là delle legittime divisioni di ogni natura – e che danno consistenza anche civile agli stessi valori spirituali che considerano inviolabile il valore della vita, della persona e dell’umano.
Molta parte della Destra, che sta trasformando la tragica vicenda di Roggero in una specie di romanzo eroico a fini di consenso, fa spesso spudorato sfoggio di richiami alla identità “cristiana”. Farebbe bene – ma forse è chiedere troppo – a rileggere e meditare il Magistero della Chiesa su questo come su altri temi.

La sicurezza come bene comune, non come vendetta privata

La deriva in atto è grave, in secondo luogo, sul piano della politica di Sicurezza.
La Sicurezza pubblica è un Bene Comune fondamentale.
Il “patto sociale” che regge ogni ordinamento democratico si fonda anche sul presupposto che le Pubbliche Istituzioni – in cambio del potere che i cittadini affidano loro – debbono garantire, tra gli altri Diritti, quello alla Sicurezza.
Ciò che la Destra sta propugnando è la violazione di questo patto.
Laddove – ed è evidente in Italia – non riesce, essendo al Governo, a garantire Sicurezza, legittima il “fai da te” da parte dei cittadini. Ma così – al di la dei casi di “legittima difesa” previsti come detto sopra dalla Legge – la Sicurezza intesa come Bene Comune e Diritto Pubblico viene meno e lascia campo libero alla vendetta privata.

La lezione di Gabrielli contro il populismo securitario

Vi è, al fondo, un deficit di comprensione di ciò che oggi significa “produrre Sicurezza” nelle nostre società sempre più plurali e complesse.
Assieme a Carlo Bonini, ne ha scritto bene recentemente Franco Gabrielli, già Capo della Polizia, nel libro Contro la paura: manifesto per una sicurezza democratica.
Gabrielli colloca il tema Sicurezza in una organica filiera di gestione dei fenomeni sociali: una filiera fatta certamente di efficienza degli apparati di Polizia e di credibilità della sanzione penale, ma composta anche da tante altre azioni di sistema che oggi colpevolmente mancano.
Questa mancanza viene coperta dal populismo securitario e penale. La cosa non può funzionare e infatti non funziona, né sul piano della riduzione del numero dei reati, anche commessi da giovanissimi, né su quello della “percezione” di Sicurezza dei cittadini.

La democrazia davanti al bivio

In terzo luogo, quello che sta accadendo è grave dal punto di vista del valore della Democrazia.
Esso non vive senza che i cittadini avvertano in maniera credibile la possibilità almeno di due speranze: quella del progressivo superamento delle disuguaglianze e quella di poter essere sicuri in tutti gli ambiti privati e pubblici.
Oggi queste speranze si sono largamente affievolite.
Cresce cosi la domanda di risposte sbrigative: quasi un baratto tra il valore della “Libertà” e quello della “Sicurezza”.
E cresce sullo sfondo la tendenza verso la “post democrazia”, affidata ad un potere autoritario e verticalizzato.
Le pulsioni che si notano da tempo in larga parte della Destra vanno decisamente in questa direzione, agevolate purtroppo da una parte della Sinistra, spesso disattenta e superficiale nella lettura di ciò che si muove nelle pieghe più intime della nostra società in radicale trasformazione.
C’è anche tutto questo nella pericolosa e sguaiata propaganda legata al caso Roggero. E deve farci riflettere sulla cruciale domanda: verso quale idea di società e di convivenza stiamo andando

Roggero, la politica d’estate e tutti in gita al Colosseo

Un disegno di legge con colori da stabilire

Purtroppo non poteva andare a finire se non per come sta andando. Il caldo dà alla testa e non abbassa la pressione del fervore di chi vuole una volta per tutte stendere una linea netta di confine tra ciò che si fa e ciò che non è ammesso. Sul caso Roggero la Lega ha scelto politicamente di tracciare una linea di confine netta tra ciò che si può fare e ciò che invece non è ammissibile.

Se si fosse adeguatamente compreso, si tratta di un disegno di legge che prevede come “in caso di aggressione a mano armata all’interno del proprio domicilio” o del luogo di lavoro “qualsiasi reazione posta in essere nell’immediatezza del fatto da chi subisce l’aggressione è non punibile, indipendentemente dalla sproporzionalità dei mezzi usati”.

Saremmo di fronte ad una modifica dell’art. 52 del codice penale che fa riflettere. Ora, senza la pretesa di essere giuristi, si gioca una partita a carte scoperte, al bando ogni sfumatura, e necessariamente si è dovuto ricorrere ad un sostantivo che segna un discrimine di posizioni.

C’è sempre un prima, durante e dopo?

Senza scomodare Heidegger ed il suo “Essere e tempo”, ragionando solo sulla prima parte della modifica normativa proposta, secondo la Treccani “l’immediatezza” si traduce in un subito, senza indugiare. Qui parte il roviglio delle interpretazioni dalla quale nessuna norma può sfuggire ed essere esente. Immediatezza e simultaneità sono perfettamente sinonimi o c’è invece un tempo pure minimo che differenzia i due termini? Che si sia dentro casa o per strada chiunque sia vittima di un’aggressione è legittimo muova una azione a propria difesa. E’ quindi una iniziativa contestuale all’evento criminoso, un “nel mentre” che giustifica il diritto dovere di proteggere se stessi. Non si è potuto meditare sul proprio agire perché il fatto ti ha portato direttamente al centro della scena.

Immedesimarsi nella immediatezza, un problema impossibile

Sembra di comprendere nel caso Roggero che invece la vicenda abbia avuto due momenti distinti, conseguenziali e non esattamente coincidenti. Ad una aggressione ha fatto poi seguito la rincorsa dei criminali con l’esito noto alle cronache. Questo parrebbe essere, a meno che non si intenda per immediatezza il complesso dell’evento senza distinguerne le fasi temporali. Solo in questa ultima ipotesi Roggero troverebbe un motivo di sorriso.

Cosa sarà?

“Cosa sarà… che ti porta a cercare il giusto, dove giustizia non c’è”, cantava l’impareggiabile Lucio Dalla. Immediata è stata nel bene o nel male il tentativo della politica di dire la propria sul tema, eppure si rischia per eccesso di slancio di trovarsi in un pantano dalla quale non si esce con la stessa tempestività con cui ci si è tuffati.

Siamo solo all’inizio di un dibattito che coinvolgerà anche la possibilità di essere sproporzionati, per cui si può sparare con un cannone ad una zanzara che potrebbe avere potenzialmente un pungiglione letale, oltre al tema del risarcimento che pure scatenerà polemiche all’infinito.

Il futuro, ferma la difficoltà di una regola che giustizi ogni confusione di pensiero in materia, stempererà le attuali tensioni e si resterà senza certezze, se non quella di augurarsi di non essere mai vittime della violenza altrui.

Per l’intanto ci pensa Vannacci a giocare al Colosseo trascurando che quello è tutt’oggi un luogo sacro e non un circo. Lì il sangue dei martiri non si cancella con l’AI. Non a caso Santa Teresina di Lisieux, entrandovi, non mancò di inginocchiarsi in silenziosa preghiera.

Pio XII, il “Defensor Civitatis” di Roma

Il 25 luglio e la Roma ferita

Sono trascorsi oltre 80 anni da quel 25 luglio 1943, quando l’annunciatore Titta Arista, dai microfoni dell’EIAR, alle 22.45 informava gli italiani ignari che il regime fascista si era dissolto e il suo Duce si era “dimesso”, come un qualunque presidente del Consiglio dell’Italietta prefascista.

Il lunedì precedente, 19 luglio, Roma era stata sottoposta a un violento bombardamento, il primo dall’inizio della guerra, che era costato al popolare quartiere di San Lorenzo oltre mille vittime, alcune delle quali ancora oggi neppure censite perché dissolte dalle bombe dei “Liberator”. Il Santo Padre Pio XII era uscito dal Vaticano accompagnato da mons. Montini e dal conte Galeazzi quando il bombardamento non era ancora terminato, arrivando tra gente disperata con la veste insanguinata, come poi lo stesso Montini, una volta diventato Papa, volle ricordare con la statua che si trova accanto alla basilica di San Lorenzo.

Il Santo Padre arrivò tra le vittime quasi da solo, con la vettura dello stesso conte Galeazzi. Tuttavia occorre fare una precisazione, perché sovente si eccepisce che ci fossero già le macchine da presa, non sapendo nessuno né della visita del Papa né, ovviamente, del bombardamento.

 

La visita a San Lorenzo e la fotografia simbolo

Alle 11.00 di quel lunedì i “Liberator” si diressero dal mare verso lo scalo ferroviario di San Lorenzo. La sera precedente gli Alleati, soprattutto gli Stati Uniti, avevano lanciato volantini per invitare la popolazione ad allontanarsi da quei luoghi, obiettivi di una possibile incursione aerea, ma i militi fascisti li avevano fatti quasi del tutto sparire e i pochi rimasti nelle mani degli abitanti del quartiere, tra i più antifascisti di Roma, non credettero che proprio l’Urbe, sede del Papa, venisse attaccata dal cielo.

In realtà di quella visita inaspettata del Santo Padre esiste una sola fotografia, con lui assieme a Montini vicino alle rovine della basilica distrutta, a braccia aperte, mentre la popolazione è inginocchiata per ricevere la benedizione. Di filmati di quel tragico lunedì non ne esistono, proprio per l’inaspettato arrivo del Pontefice e per la sterminata serie di rovine prodotte dall’immane bombardamento.

Le immagini filmate e le fotografie più dettagliate appartengono invece alla seconda visita di Pio XII, dopo il secondo grande bombardamento della capitale, il 13 agosto 1943.

Il secondo bombardamento e la vicinanza alla popolazione

Quel giorno l’uscita del Papa era prevista per una celebrazione liturgica in onore di padre Raffaele Melis, parroco della chiesa di Sant’Elena in via Casilina (la stessa dove poi Rossellini collocherà, non a caso, il personaggio di don Pietro, interpretato da Aldo Fabrizi nel film Roma, città aperta), morto durante il bombardamento del 19 luglio mentre portava soccorso alle vittime, come ricorda una lapide posta nelle vicinanze della chiesa.

Il 13 agosto Papa Pacelli era atteso nella chiesa dei Santi Fabiano e Venanzio a Villa Fiorelli, poco distante da Sant’Elena, per una commemorazione di padre Melis e una conseguente processione che si sarebbe snodata per le vie del quartiere San Giovanni fino alla Basilica Lateranense, cattedrale di Roma e sede del Vicario, all’interno della quale il Pontefice avrebbe impartito la Santa Benedizione.

Nei luoghi martoriati dal raid aereo 

Tuttavia il bombardamento, anch’esso inatteso, sconvolse i piani previsti, ma il Santo Padre anche questa volta volle uscire ugualmente e recarsi nei luoghi martoriati dalle incursioni. Avvolto da centinaia di persone lacere, sporche e ferite, venne accolto come vero successore di Cristo in terra.

La visita fu così intensa e partecipata che l’auto del Papa fu letteralmente presa d’assalto dai fedeli e resa inutilizzabile, tanto che dovette poi usare una piccola Topolino per tornare in Vaticano, senza rinunciare a percorrere buona parte delle vie devastate del quartiere di San Giovanni, arrivando, come illustrano alcuni video, fino alla zona di Porta Maggiore e distribuendo banconote per sollevare almeno materialmente quella povera e ignara popolazione, che era il popolo della sua diocesi come Vescovo di Roma.

A orientarlo in quelle vie polverose di macerie fu un altro grande sacerdote romano, il futuro cardinale Fiorenzo Angelini, allora eroico parroco della chiesa della Natività in via Gallia, dove durante l’occupazione nazista dei mesi successivi avrebbe nascosto e salvato decine di antifascisti ed ebrei, rischiando la vita e guidando di notte, durante il coprifuoco, il camion con vettovaglie e alimenti per i rifugiati nel Seminario Lateranense, da via Urbisaglia a piazza San Giovanni, con i nazisti ben presenti nel quartiere, a cominciare dalla vicina ambasciata di Villa Wolkonsky in via Umberto Biancamano.

Il “Defensor Civitatis” e la ricostruzione morale di Roma

Per il ruolo svolto da Pio XII in quei mesi terribili si attribuì al Pontefice il titolo di “Defensor Civitatis” e nel 1950, a ringraziamento per l’ulteriore incolumità della città, i fedeli parteciparono alla ricostruzione del Santuario del Divino Amore, avendo il Papa posto la città sotto la protezione della Vergine Santissima.

Ma vi sono altri due avvenimenti che pochi oggi ricordano, relativi al ruolo svolto da Pio XII per difendere Roma.

Monte Mario e la nascita della SIAE: due episodi poco ricordati

Sulla salita di Monte Mario esiste una bella statua della Madonna che ha una storia particolare. Nel 1939 Mussolini, all’apice del suo delirio di onnipotenza, aveva promosso la costruzione di una gigantesca statua dedicata a sé stesso, il “Colosso Littorio”, che ne avrebbe celebrato la gloria nel 1942, una volta ultimato il quartiere EUR per il ventennale della Rivoluzione fascista. Ma la guerra, che egli stesso aveva voluto, ne bloccò i lavori e nel 1945 Arrigo Minerbi, ebreo convertito al cristianesimo e nascosto presso gli orionini di via Appia Nuova durante l’occupazione nazista, propose allo stesso Pontefice di proseguirne la costruzione non per il Duce ormai caduto, ma per Maria Santissima.

Altro episodio collaterale al disastroso bombardamento fu la promozione, da parte di Pio XII, della SIAE, la celebre società che avrebbe accompagnato nei decenni successivi l’attività di generazioni di autori e compositori. Egli volle realizzarla chiedendo agli stessi americani l’elargizione di una somma di denaro in riparazione dei danni e dei lutti provocati dai bombardamenti, affidandone la guida al dott. Ennio Melis, non a caso parente di don Raffaele Melis, il mitico ed eroico parroco della chiesa di Sant’Elena nel quartiere Casilino, così duramente segnato dalle bombe dei liberatori.

Bettazzi-Berlinguer, l’inizio di un confronto nuovo

Un dialogo che segnò un’epoca

Il rapporto tra i cattolici e i comunisti è stato una costante storica della politica italiana. Certo, va preso atto dell’evoluzione della politica e delle culturale politiche nel nostro paese ma è indubbio che il dialogo/confronto tra i cattolici, seppur nella loro pluralità, e il mondo della sinistra italiana – ex o post comunista che sia fa poca differenza – continua ad essere un tassello importante del dibattito politico italiano.

E quando parlo dei cattolici e del pianeta della sinistra italiana il pensiero corre immediatamente allo storico carteggio, avvenuto proprio 50 anni fa, nel luglio del ‘76, tra il Vescovo di Ivrea, Luigi Bettazzi, e il segretario generale del Pci, Enrico Berlinguer. Una lettera, quella spedita dal vescovo canavesano al capo del Pci, del tutto inusuale e destinata, comunque sia, a suscitare un forte dibattito che in quella stagione fu ricco ma anche carico di polemiche. Certo, erano gli anni che precedevano la cosiddetta “solidarietà nazionale” al governo del paese ma sarebbe anche ingeneroso dimenticare che l’unità politica dei cattolici, anche se non è mai stata un dogma ma sempre e solo un fatto storico, era ancora un elemento oggettivo a vantaggio della Democrazia Cristiana. Anche se proprio nelle elezioni politiche del 1976 il Pci toccò il suo massimo storico, il 34% dei voti.

La lettera di Bettazzi e la risposta di Berlinguer

Comunque sia, la lettera di Bettazzi a Berlinguer fu una sorta di fulmine a ciel sereno. Alla lettera del Vescovo di Ivrea nel luglio del ‘76, Berlinguer, scusandosi, rispose l’anno successivo, nel 1977. Come ovvio, parliamo di un’altra Italia rispetto a quella contemporanea. Anche perchè gli steccati tra cattolici e comunisti erano sempre stati molto alti a livello religioso e dottrinario. Sul piano politico le dinamiche concrete sono sempre state, invece, un po’ diverse anche se non molto dissimili. Il Concilio Vaticano II aveva aperto nuovi orizzonti e lo stesso leader comunista Togliatti, saldamente legato alla dittatura comunista sovietica, si era già interrogato nel discorso di Bergamo del 1963 sul “destino comune” dinnanzi al pericolo atomico. Ma fu Bettazzi a prendere l’iniziativa. “Onorevole – scrive Bettazzi nel luglio ‘76 – Le sembrerà forse singolare, tanto più dopo le ripetute dichiarazioni dei vescovi italiani, che uno di loro scriva una lettera, sia pura aperta, al Segretario di un partito, come il Suo, che professa esplicitamente l’ideologia marxista, evidentemente inconciliabile con la fede cristiana. Eppure mi sembra che anche questa lettera non si discosti dalla comune preoccupazione per un avvenire dell’Italia più cristiano e più umano”.

E ancora, “Penso a quelli che hanno votato per voi e sono cristiani, e non intendono rinunciare alla loro fede religiosa, che anzi – forse nella sofferenza per la ‘disobbedienza’ alla gerarchia – pensano così di promuovere una società più giusta, più solidale, più partecipata, quindi più cristiana”. Bettazzi, cioè, cerca di capire le ragioni del successo del Pci anche tra i cattolici e ritene di intravederle nella aspirazione dei deboli a una società migliore e sulla scia dello stesso pensiero conciliare.

Un confronto tra fede, politica e laicità

Berlinguer, come noto, risponde dopo un anno forse anche in attesa di un possibile dialogo con la DC e con Aldo Moro nello specifico. Si tratta di una risposta lunga, articolata e anche un po’ contorta tesa a riaffermare con forza la laicità del suo partito da un lato e confermare, dall’altro, l’interesse verso le pulsioni più aperte del cattolicesimo così come emergevano dal Concilio: dalla Pacem in terris alla Gaudium et spes ma anche alla necessità, ideale e storica, di un incontro tra i cattolici e i comunisti. “Noi comunisti – scrive Berlinguer – vogliamo una società organizzata in maniera tale da essere sempre più aperta e accogliente anche verso i valori cristiani. Non vogliamo, però, una società ‘cristiana’ o uno Stato ‘cristiano’. E non già perchè siamo anticristiani, ma solo perchè sarebbero anch’essi una società e uno Stato ‘ideologici, integralisti”. Per poi concludere che è questo il Pci “nè teista, nè ateista, nè antiteista”. Cioè un partito laico e non laicista.

Ecco perchè quella lettera di Bettazzi, al di là che si condivida o meno, rappresenta un punto saliente della complicata, difficile, tortuosa e contraddittoria strada del dialogo e del confronto tra i cattolici e i comunisti. E il vescovo Bettazzi, comunque sia, rompe un tabù e contribuisce ad aprire una stagione nuova.

Giustizia Tributaria, Lussana: “Tappa storica i 170 magistrati”

Roma, 21 lug. (askanews) – Si è svolto a Roma, presso la Biblioteca Nazionale, l’incontro di presentazione con i 170 magistrati tributari, vincitori del primo concorso pubblico per magistrato tributario. Un appuntamento che ha segnato una tappa storica nel percorso di piena attuazione della riforma della giustizia tributaria e dell’avvio della magistratura tributaria professionale. L’iniziativa, promossa dal Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria, ha rappresentato un momento di confronto tra l’organo di autogoverno e i neo magistrati, chiamati ad intraprendere il tirocinio formativo che precede l’esercizio delle funzioni giurisdizionali.

“Si apre una nuova era per la giustizia tributaria, che entra a pieno titolo a essere la quinta magistratura del Paese. Ovviamente questo è un primo passo importante, ma il percorso deve ancora essere completato, soprattutto sotto il profilo dell’ulteriore reclutamento dell’organico. Io vengo da una nostra seduta di Plenum, dove abbiamo dato avvio alle procedure di nomina della seconda commissione di concorso” ha dichiarato Carolina Lussana, Presidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria.

L’incontro, finalizzato a delineare il quadro normativo e organizzativo di riferimento, ha fornito ai magistrati di nuova nomina gli strumenti conoscitivi necessari per l’avvio delle attività previste dalle linee guida elaborate dal Consiglio, affrontando i nodi cruciali dell’indipendenza e

dell’imparzialità del magistrato tributario.

“Era un obiettivo che probabilmente andava raggiunto prima, senza nulla togliere al percorso professionale rappresentato dall’attività dei giudici tributari onorari. Hanno dato un contributo fondamentale alla crescita della giurisdizione tributaria, ma credo fosse arrivato il momento che anche la giustizia tributaria passasse a magistrati professionali. Ciò non toglie che l’apporto dei giudici tributari onorari potrà continuare a essere utile, ma la professionalizzazione significa armonizzazione tra tutte le magistrature” ha aggiunto Carlo Fucci, componente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria.

Un momento storico per la giustizia tributaria fondamentale nel rapporto tra fisco e cittadino

“È una svolta per la giustizia tributaria, in un sistema che deve andare e muoversi nella stessa direzione: magistrati, giudici tributari professionali e dipendenti del MEF che mandano avanti le Corti di giustizia tributaria. Bisogna continuare a migliorare il servizio della giustizia tributaria per favorire il rapporto tra fisco e cittadino, perché è nella giustizia che funziona che il cittadino può avere fiducia. Allo stesso tempo, si può garantire una politica fiscale giusta ed equa, capace di consentire al Paese di assicurare tutti i servizi ai cittadini” ha concluso Cosimo Maria Ferri, componente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria.

Con l’inizio di questo percorso formativo, la magistratura tributaria volta ufficialmente pagina. L’ingresso di queste nuove e qualificate risorse porterà linfa vitale all’interno delle Corti, contribuendo a rendere il rapporto tra fisco e contribuenti sempre più equo, trasparente e tempestivo, consolidando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni dello Stato.

Biennale Danza, la consegna del Leone d’argento a Mamela Nyamza

Venezia, 21 lug. (askanews) – La coreografa, danzatrice e attivista sudafricana Mamela Nyamza ha ricevuto il Leone d’argento della Biennale Danza 2026. Sul palco a premiarla il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco e il direttore del festival Sir Wayne McGregor. Dopo il discorso e i ringraziamenti il ballo di festa della sua compagnia di danzatori.

Meloni riunisce alleati, ok a flessibilità energia. E rilancia su preferenze

Roma, 21 lug. (askanews) – Una introduzione del ministro degli Esteri sulle crisi internazionali, che preoccupano molto il governo. Poi la decisione di accedere rapidamente alla maggiore flessibilità consentita dall’Ue con l’estensione della clausola nazionale di salvaguardia per l’energia, in totale circa 14 miliardi di maggiore capacità di spesa. A leggere il comunicato che segue la conclusione del vertice di maggioranza, sarebbe stato questo il punto focale dell’incontro voluto all’ora di pranzo a palazzo Chigi dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con i due vice premier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, e con il presidente di Noi moderati, Maurizio Lupi (con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti collegato). Si è deciso anche lo strumento parlamentare per autorizzare l’avvio della richiesta a Bruxelles: ci saranno comunicazioni del governo, con annesse risoluzioni, da far votare sia a Camera che Senato a inizio agosto.

Un incontro, durato un’ora e mezza, che viene descritto come “consueto confronto sulle principali questioni dell’azione di governo”. Di fatto, molto di più dal momento che segue quella “riflessione” annunciata dalla premier subito dopo la bocciatura, per un voto, dell’emendamento sulle preferenze. Ed è proprio la legge elettorale il tema caldo che continua ad agitare la maggioranza. L’ordine di scuderia è dire che non se n’è parlato, anche perché la presidente del Consiglio vuole mostrare di essere totalmente concentrata sul fronte interno: in questa fase, ormai di piena campagna elettorale, Meloni – come annunciato al termine del vertice Nato di Ankara – ha intenzione di concentrarsi sui dossier ‘di casa’. Lo dimostra la grande attenzione mostrata sul tema della sicurezza, fianco su cui la maggioranza è insidiata da Vannacci. Ma anche gli interventi via social dedicati oggi a difendere le forze dell’ordine intervenute a Bologna nel caso del decesso di Abderrahim Fakir, o a prendere le distanze dal video prodotto con l’IA dallo stesso generale, a cui è seguito un invito alla sinistra a fare altrettanto nei confronti di chi “alimenta odio e violenza”. Giovedì o venerdì, poi, la premier sarà con il Guardasigilli a inaugurare “nuovi padiglioni” di alcune carceri.

Di legge elettorale, dunque, ufficialmente bisogna dire che non se n’è parlato. Eppure, al termine del vertice, qualcosa filtra sui progetti della premier. E in primo luogo ci sarebbe l’intenzione di andare avanti con le preferenze. Meloni, viene raccontato, avrebbe ottenuto obtorto collo un via libera, soprattutto da Antonio Tajani, a riprovarci al Senato dove il provvedimento è stato incardinato proprio oggi. L’emendamento dovrebbe però essere presentato in un testo leggermente diverso da quello della Camera, introducendo quote di genere per i capilista bloccati.

Significa, nella sostanza, mettere in conto un terzo passaggio alla Camera con allegato rischio di voto segreto finale sul provvedimento. Alla riflessione di questi giorni della premier non ha contribuito solo la necessità di mostrare di tenere veramente alla battaglia per il diritto di scelta dei cittadini, ma anche il timore – sussurratole anche dal presidente del Senato, Ignazio La Russa – che così come uscita da Montecitorio la legge corra seriamente il rischio di essere dichiarata incostituzionale dalla Consulta. Resta comunque un percorso rischioso, ma il ragionamento che la presidente del Consiglio avrebbe fatto a Tajani e Salvini, sarebbe più o meno questo: se la legge elettorale viene bocciata è chiaro che non esiste più una maggioranza e quindi è inutile andare avanti. Ma al di là degli impegni che gli alleati possono prendere come capi dei loro partiti – e che magari possono reggere al Senato dove si voterebbe in maniera palese – il problema è che con scrutinio segreto nessuno può essere certo di tenere le sue truppe. A questo punto, nello schema che è stato abbozzato, la legge elettorale dovrebbe arrivare nell’aula di palazzo Madama a settembre, il presidente dei senatori di Fdi Lucio Malan ipotizza il 9, con esame della commissioni da concludere entro inizio settembre. E’ lo stesso La Russa, al termine della capigruppo convocata su richiesta delle opposizioni, a garantire che “è escluso che palazzo Madama la approvi “prima delle ferie”.

Ma il tema della legge elettorale si porta dietro anche quello dei rapporti con Roberto Vannacci. Se da una parte è vero che il Rosatellum non costringerebbe a decidere prima le alleanze, e quindi consentirebbe di tenersi mani libere fino all’esito del voto, dall’altro la premier continua a voler evitare il rischio che dalle urne esca un pareggio. Con la riforma, i voti di Futuro nazionale potrebbero essere preziosissimi per il centrodestra, ma Meloni è sempre più convinta che il generale vada tenuto fuori. L’idea è quella che possa essere penalizzato dal cosiddetto voto utile e che, al contrario, lasciandogli aperte le porte della coalizione, si finirebbe per farlo crescere ancora di più nei consensi. “Molti elettori del centrodestra, fosse anche solo per sfizio, potrebbero votarlo sapendo che comunque i consenti non andrebbero dispersi”, ragiona un alto esponente di via della Scrofa.

Pasta e varietà: quali sono le richieste degli italiani

Roma, 22 lug. (askanews) – Un mercato da 247 milioni di euro ed una quota di consumatori sempre più variegata ed esigente. La pasta, simbolo della cucina italiana e base fondamentale della dieta mediterranea, si evolve e cambia insieme alle nuove esigenze dei consumatori. Non solo pasta tradizionale: il consumo a retail di pasta di semola integrale, di farro, di kamut e di legumi ha raggiunto le 51.432 tonnellate per un valore di 122 milioni di euro, a riprova di un mercato sempre più dinamico.

L’intervista a Margherita Mastromauro, Presidente dei pastai di Unione Italiana Food: “Stiamo parlando di numeri decisamente più piccoli rispetto a quelli della pasta tradizionale, ma che sono comunque interessanti e importanti, anche perché testimoniano un altro elemento tipico del nostro settore. Genuinità, ma anche gusto, che fanno comunque capo alla nostra tradizione pastaria.”

Anche gli italiani, da sempre affezionati alla pasta, sviluppano nuovi gusti e preferenze. Da chi preferisce la pasta senza glutine ai più tradizionalisti: che senza glutine, con farina di kamut o ai legumi: la pasta resta un pilastro fondamentale nelle abitudini alimentari italiane.

Le cosiddette “altre paste” si ritagliano una fetta di mercato sempre più consistente: la pasta di semola di altri grani si attesta su 7.266 tonnellate per un valore di 27 milioni di euro, mentre la pasta di semola senza glutine è quella che registra una maggiore crescita con 18.041 tonnellate (+5,6% a consumo) ed un valore di 98 milioni di euro (+7,7% a valore), un percorso di crescita che appare ormai inarrestabile, consolidandosi come uno dei segmenti più dinamici del mondo healthy.

Bologna, Conte: accertare verità su Fakir, inammissabili attacchi agli agenti in piazza

Roma, 21 lug. (askanews) – Sulla vicenda di Fakir è necessario fare luce, la politica dovrebbe lasciare che la magistratura faccia il proprio lavoro, ma non sono giustificabili attacchi alle forze dell’ordine come quelli avvenuti ieri sera in piazza a Bologna. Lo ha detto il leader M5s Giuseppe Conte: “C’è un fatto: Fakir è morto, aveva una crisi psichiatrica. Quelle immagini ci addolorano. Bisogna andare fino in fondo, la politica dovrebbe lasciare che la magistratura faccia tutti gli accertamenti possibili. Evitiamo di fare dibattiti televisivi… Quella vicenda va accertata”.

“Nello stesso tempo – aggiunge – non possiamo permettere che le forze dell’ordine siano attaccate ingiustificatamente, lasciamo prima che si accertino i fatti e poi vediamo se ci sono responsabilità”. Quando gli viene chiesto se quindi sia d’accordo con la premier Giorgia Meloni Conte risponde: “Se la presidente del Consiglio parla di accertamento della verità mi trova assolutamente d’accordo”.

Calcio, Zaniolo verso rinnovo con l’Udinese fino al 2029

Roma, 21 lug. (askanews) – Nicolò Zaniolo e l’Udinese proseguono insieme. Dopo le tensioni delle ultime settimane, culminate con la mancata presentazione del giocatore a un allenamento e una lunga trattativa per definire i nuovi termini dell’accordo, è arrivata l’intesa definitiva tra le parti.

L’attaccante classe 1999 sta firmando il rinnovo del contratto che lo legherà al club friulano fino al 30 giugno 2029, con un’opzione a favore dell’Udinese per prolungare il rapporto di un’ulteriore stagione, fino al 2030. L’ufficialità è attesa nelle prossime ore.

Al momento del riscatto dal Galatasaray, la società bianconera aveva promesso al giocatore un adeguamento dell’ingaggio e un prolungamento del contratto. Le negoziazioni si sono protratte più del previsto, ma l’accordo è stato infine raggiunto.

Zaniolo, arrivato a Udine dopo le esperienze con Roma, Galatasaray e Atalanta, resterà così alla corte bianconera. Nella scorsa stagione ha disputato 34 partite complessive, mettendo a segno 6 reti e fornendo 6 assist, confermandosi uno degli elementi di maggiore qualità dell’organico.

Piano Mattei, 14 nuove assunzioni in Trenitalia dalla Tunisia

Roma, 21 lug. (askanews) – Quattordici lavoratori, provenienti dalla Tunisia, iniziano la propria esperienza lavorativa nelle attività di supporto ai servizi ferroviari di Trenitalia (Gruppo FS Italiane), dopo aver completato un percorso di formazione professionale svolto nel Paese nordafricano. L’iniziativa rappresenta uno dei primi risultati dei progetti sviluppati dal Gruppo FS nell’ambito del Piano Mattei ed è stata presentata a Roma, nella sede FS di Villa Patrizi, durante la cerimonia “Benvenuti in Italia – Piano Mattei Tunisia”.

“Ci aspettiamo di individuare competenze e risorse da formare, di portare a bordo nuove persone e, in questo modo, creare un ponte tra l’Italia e il Maghreb, o più in generale con l’Africa. Il Piano Mattei non è altro che un piano che tiene conto della necessità per il nostro Paese di essere porto e frontiera, un Paese capace di generare opportunità attraverso il lavoro. Ecco, rendere possibile il domani significa occuparsi del futuro; e occuparsi dei giovani significa occuparsi del futuro” ha dichiarato Gian Luca Orefice, Chief People, Culture & Transformation Officer del Gruppo FS.

Realizzato in collaborazione con ELIS, il progetto punta a favorire la formazione, l’inserimento lavorativo e lo scambio di competenze tra Italia e Tunisia. In parallelo, il Gruppo FS ha avviato in Egitto programmi di qualificazione tecnica e trasferimento di know-how rivolti a docenti e studenti degli istituti professionali del settore ferroviario.

“Abbiamo investito moltissimo innanzitutto sulla competenza linguistica, che rappresenta il primo strumento di integrazione. Abbiamo lavorato molto anche sulle competenze tecnico-professionali, necessarie per svolgere un ruolo, quello del controllo delle pulizie, che per noi è strategico all’interno dei nostri impianti e a bordo dei nostri treni. Abbiamo investito moltissimo anche sulla sicurezza, perché consideriamo fondamentale mettere tutti nelle condizioni di svolgere il proprio ruolo in piena sicurezza, in linea con le nostre attività” ha aggiunto Francesca Stacchiotti, Direttrice delle Risorse Umane e Organizzazione di Trenitalia.

L’iniziativa conferma quindi l’impegno del Gruppo FS nello sviluppo di percorsi di crescita professionale e cooperazione internazionale, attraverso la valorizzazione delle competenze e del capitale umano nel settore ferroviario.

Cinema, Insolia e Maggiora Vergano al Toronto Film Festival con "Idda"

Roma, 21 lug. (askanews) – Tecla Insolia e Romana Maggiora Vergano per la prima volta insieme sul grande schermo nel nuovo film di Irene Dionisio: “Idda”, unico lungometraggio italiano in concorso al Toronto International Film Festival – Platform 2026, sezione competitiva con giuria che valorizza una visione registica audace e una narrazione distintiva e che, da quest’anno, garantisce al film vincitore l’accesso diretto alla categoria “Miglior film internazionale” alla 99esima edizione degli Oscar.

Diretto da Irene Dionisio e scritto da Irene Dionisio e Marco Borromei, “Idda” è prodotto da Giovanni Pompili per Kino Produzioni con Rai Cinema, Filippo Montalto e Francesco Montalto per Andromeda Film, Francesco Grisi e Giorgia Priolo per EDI Effetti Digitali Italiani, in collaborazione Antonio Miyakawa per Wise Pictures.

Nel cast – oltre a Tecla Insolia (David di Donatello Migliore attrice protagonista per “L’arte della gioia”; “Primavera”) e Romana Maggiora Vergano (Nastro d’Argento Migliore attrice protagonista per “Il tempo che ci vuole”; “C’è ancora domani”) – anche Giuseppe De Domenico (“Vermiglio”, “Euforia”).

“Idda” – in dialetto siciliano “lei” – è il modo in cui i catanesi chiamano l’Etna, il vulcano-donna, capace di dare vita e morte allo stesso tempo, come il grembo di una madre. Le protagoniste del film, Adele e Sofia, salgono verso la cima dell’Etna in cerca di risposte – esistenziali, relazionali, generazionali – e la loro ascesa si trasforma in un pellegrinaggio sensoriale verso il soffio ancestrale di Idda, capace di liberare la memoria.

“Idda è stato un viaggio di co-creazione, sempre poroso di fronte alla vita che gli accadeva attorno. Il film è stato re-immaginato dalla sensibilità delle sue due magnifiche interpreti. Il lavoro che abbiamo fatto insieme non è stato solo di preparazione ma di riscrittura, adattamento e riscoperta del senso ultimo delle scene. Le riprese sull’Etna sono state impegnative sul piano fisico quanto stimolanti dal punto di vista creativo. L’Etna non è stato solo lo scenario, ma una forza che ha continuamente plasmato Idda. Sapere che questo film è in concorso al Toronto International Film Festival – Platform mi rende orgogliosa, felice e grata verso tutto il team di lavoro che lo ha permesso” ha detto la regista.

Irene Dionisio, anche artista visiva, ha ricevuto il Premio Solinas, il Premio SCAM in Francia e il Premio della Giuria al Cinema Verité di Teheran per il suo lungometraggio documentario “Sponde” (2015). Il suo primo film di finzione, “Le ultime cose” (2017), è stato presentato in anteprima alla Settimana della Critica di Venezia, è stato nominato ai David di Donatello e al Globo d’Oro e si è aggiudicato il Nastro d’Argento per la Migliore Sceneggiatura. Le sue installazioni video sono state esposte a livello internazionale, da Palazzo Grassi a Venezia all’OCAT di Shanghai, passando per il Magazzino Italian Art a NY e Onu a Ginevra. Dionisio è stata per tre anni direttrice artistica dello storico festival cinematografico LGBTQI di Torino, Lovers per il Museo Nazionale del Cinema.

L.elettorale, La Russa: se si fa presto possiamo occuparci di altri temi

Roma, 21 lug. (askanews) – “Ho sentito e ho protestato come presidente del Senato” perché le opposizioni dicono “si occupano solo della legge elettorale. Ricordo finora che il Senato non si è occupato un solo minuto di legge elettorale. Quindi è una bugia dire che siamo bloccati per la legge elettorale”. Lo ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, interpellato al Senato sulla legge elettorale.

“Adesso per non essere bloccati sulla legge elettorale più presto si fa più possiamo dedicarci ad altri temi”, ha aggiunto.

“Mi semba assurdo che ci sia la critica ‘si occupano solo di legge elettorale’ e poi invece vogliono allungare i tempi della legge elettorale. Dobbiamo fare né troppo presto né troppo tardi, servono i tempi giusti e comunque è una bugia dire che il Parlamento si occupi di legge elettorale. Il Senato finora se ne è occupato zero minuti”, ha sottolineato.

Quindi ha aggiunto ironico: “Andiamo avanti, a ferragosto facciamo la legge elettorale”.

Covid, Bignami audito attacca il governo Conte. Opposizioni: squallido teatrino

Milano, 21 lug. (askanews) – Parla per circa un’ora e mezza, Galeazzo Bignami, audito in Commissione Covid. Un “duetto” con la collega di partito Alice Buonguerrieri, che rivolge le domande che consentono al capogruppo di FdI di riproporre – stavolta da audito – le accuse nei confronti della gestione della pandemia da parte del governo Conte e del ministro della Salute Speranza. Nessuna “contro-domanda” da parte delle opposizioni, che scelgono di disertare l’aula in protesta con quello che viene definito uno “squallido teatrino”. Solo la Lega ‘partecipa’ all’audizione, con una domanda di Simona Loizzo. E poi il presidente della Commissione Marco Lisei, anch’egli di Fdi, che ‘chiude’ con un paio di domande a Bignami.

Le domande di Buonguerrieri insistono sui punti che da anni FdI mette sotto accusa: il piano pandemico “segreto”, i verbali delle riunioni della task force, l’acquisto delle mascherine. Bignami ripercorre le varie richieste di accesso agli atti presentate negli anni scorsi nei confronti del Ministero della Salute, denuncia la “mancanza di trasparenza” da parte del governo di allora, e “il fatto che l’Italia non avesse un piano pandemico aggiornato: significava che l’Italia aveva violato le prescrizioni del diritto europeo”. E poi le accuse per aver destinato alla Cina “tonnellate di dispositivi di protezione” quando in Italia scarseggiavano, quella di non aver tracciato i passeggeri provenienti da Wuhan, quella di non aver attuato il piano pandemico del 2006 che “seppur vetusto” avrebbe comunque aiutato.

Accuse cui le opposizioni non controbattono, in Commissione. Solo nel pomeriggio arriva una nota congiunta di tutti i gruppi in Commissione: PD, M5S, AVS e IV. L’audizione di Bignami viene liquidata come “uno dei punti più bassi” dell’attività della Commissione: “Vedere Fratelli d’Italia che pone le domande a Fratelli d’Italia per permettere che vengano ripetute le solite teorie care a Fratelli d’Italia è semplicemente desolante”. In questo modo la Commissione si trasforma “in organo di propaganda di partito” e “di conseguenza qualsiasi eventuale conclusione che dovesse essere votata dalla Commissione risulterà squalificata. Così come continua a risultare totalmente squalificato il Presidente Lisei, del quale continuiamo a chiedere le dimissioni”.

Del resto, già nelle ore precedenti l’audizione le opposizioni avevano chiarito il loro giudizio sull’audizione di Bignami: “Una bieca operazione di arroganza politica, una Commissione parlamentare d’inchiesta piegata fino al punto di diventare il luogo dell’auto-rappresentazione politica del partito di maggioranza”, aveva denunciato il presidente d ei senatori Pd Francesco Boccia, arrivando a ritenere “inevitabile” in futuro “una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla natura e sul funzionamento della stessa Commissione Covid. Sarà necessario ricostruire ogni passaggio, verificare il ruolo svolto dai diversi apparati amministrativi, accertare le modalità con cui sono stati conferiti incarichi e deleghe, comprendere se vi siano state interferenze esterne o sovrapposizioni tra funzioni diverse pubbliche e private e ristabilire fino in fondo la verità istituzionale”.

Ipotesi che FdI ovviamente respinge, con Buonguerrieri che denuncia “l’atteggiamento di chi dimostra solo una grandissima paura: lavorano per nascondere la verità, noi continueremo con ostinazione e coraggio a ricercarla”. E terminata l’audizione di Bignami tocca a Paolo Bellavite, già docente presso l’Università di Verona, che illustra uno studio sugli effetti avversi del vaccino.

Covid, Bignami audito attacca governo Conte. Opposizioni: squallido teatrino

Milano, 21 lug. (askanews) – Parla per circa un’ora e mezza, Galeazzo Bignami, audito in Commissione Covid. Un “duetto” con la collega di partito Alice Buonguerrieri, che rivolge le domande che consentono al capogruppo di FdI di riproporre – stavolta da audito – le accuse nei confronti della gestione della pandemia da parte del governo Conte e del ministro della Salute Speranza. Nessuna “contro-domanda” da parte delle opposizioni, che scelgono di disertare l’aula in protesta con quello che viene definito uno “squallido teatrino”. Solo la Lega ‘partecipa’ all’audizione, con una domanda di Simona Loizzo. E poi il presidente della Commissione Marco Lisei, anch’egli di Fdi, che ‘chiude’ con un paio di domande a Bignami.

Le domande di Buonguerrieri insistono sui punti che da anni FdI mette sotto accusa: il piano pandemico “segreto”, i verbali delle riunioni della task force, l’acquisto delle mascherine. Bignami ripercorre le varie richieste di accesso agli atti presentate negli anni scorsi nei confronti del Ministero della Salute, denuncia la “mancanza di trasparenza” da parte del governo di allora, e “il fatto che l’Italia non avesse un piano pandemico aggiornato: significava che l’Italia aveva violato le prescrizioni del diritto europeo”. E poi le accuse per aver destinato alla Cina “tonnellate di dispositivi di protezione” quando in Italia scarseggiavano, quella di non aver tracciato i passeggeri provenienti da Wuhan, quella di non aver attuato il piano pandemico del 2006 che “seppur vetusto” avrebbe comunque aiutato.

Accuse cui le opposizioni non controbattono, in Commissione. Solo nel pomeriggio arriva una nota congiunta di tutti i gruppi in Commissione: PD, M5S, AVS e IV. L’audizione di Bignami viene liquidata come “uno dei punti più bassi” dell’attività della Commissione: “Vedere Fratelli d’Italia che pone le domande a Fratelli d’Italia per permettere che vengano ripetute le solite teorie care a Fratelli d’Italia è semplicemente desolante”. In questo modo la Commissione si trasforma “in organo di propaganda di partito” e “di conseguenza qualsiasi eventuale conclusione che dovesse essere votata dalla Commissione risulterà squalificata. Così come continua a risultare totalmente squalificato il Presidente Lisei, del quale continuiamo a chiedere le dimissioni”.

Del resto, già nelle ore precedenti l’audizione le opposizioni avevano chiarito il loro giudizio sull’audizione di Bignami: “Una bieca operazione di arroganza politica, una Commissione parlamentare d’inchiesta piegata fino al punto di diventare il luogo dell’auto-rappresentazione politica del partito di maggioranza”, aveva denunciato il presidente d ei senatori Pd Francesco Boccia, arrivando a ritenere “inevitabile” in futuro “una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla natura e sul funzionamento della stessa Commissione Covid. Sarà necessario ricostruire ogni passaggio, verificare il ruolo svolto dai diversi apparati amministrativi, accertare le modalità con cui sono stati conferiti incarichi e deleghe, comprendere se vi siano state interferenze esterne o sovrapposizioni tra funzioni diverse pubbliche e private e ristabilire fino in fondo la verità istituzionale”.

Ipotesi che FdI ovviamente respinge, con Buonguerrieri che denuncia “l’atteggiamento di chi dimostra solo una grandissima paura: lavorano per nascondere la verità, noi continueremo con ostinazione e coraggio a ricercarla”. E terminata l’audizione di Bignami tocca a Paolo Bellavite, già docente presso l’Università di Verona, che illustra uno studio sugli effetti avversi del vaccino.

Ranucci, M5s: sospensione sarebbe banditismo Rai senza precedenti

Roma, 21 lug. (askanews) – “Se quello che scrive Dagospia fosse confermato, e cioè che la Rai avrebbe deciso di sospendere Sigfrido Ranucci e cancellarlo dalla guida di Report, saremmo di fronte a un atto di banditismo istituzionale senza precedenti. Nemmeno ai tempi dell’editto bulgaro di Berlusconi si era vista una violenza simile. Vediamo cosa accadrà, se la cosa sarà confermata o se si tratta dell’ennesimo modo di delegittimare Report, destabilizzandone la redazione e gettando discreto su Ranucci. Ma se davvero così fosse, saremmo davanti a una vergonosa esecuzione politica, la prova lampante di una Rai ridotta a serva muta e zerbino di Palazzo Chigi”. Lo denunciano gli esponenti M5S dimissionari dalla commissione di vigilanza Rai.

“Invece di fare scudo attorno a un giornalista che fino a prova contraria resta la vittima di un attentato che ha messo in pericolo la sua vita e quella della sua famiglia – attaccano i parlamentari pentastellati- l’azienda sceglierebbe di finire il lavoro di tutti questi mesi eliminandolo dalla TV. Se questa follia venisse confermata, la libertà di stampa in questo Paese sarebbe ufficialmente morta e sepolta. Non sarebbe piu tempo di indignarsi in silenzio: saremmo al regime puro e non assisteremmo in silenzio”.

Leonardo e Baykar: pienamente operativa la joint venture LBA Systems

Milano, 21 lug. (askanews) – Al Farnborough International Airshow, Leonardo e Baykar hanno annunciato il raggiungimento della piena operatività della loro joint venture LBA Systems, con l’ottenimento delle necessarie autorizzazioni e la nomina dei vertici della nuova società, portando così a compimento la costituzione di un nuovo protagonista nel settore tecnologico dei sistemi a pilotaggio remoto. Leonardo e Baykar detengono ciascuna una quota del 50% della jv, che ha sede legale e operativa in Italia.

La jv beneficia di competenze complementari nella progettazione, sviluppo, produzione e manutenzione di sistemi aerei senza equipaggio (Uncrewed Air System – UAS). LBA Systems combina i sistemi elettronici all’avanguardia di Leonardo, l’integrazione di suoi payload ed equipaggiamenti nonché le sue solide competenze nell’approvazione e certificazione Ue con la progettazione e lo sviluppo da parte di Baykar di piattaforme UAS avanzate, un ampio portafoglio che copre tutti i principali segmenti e processi e capacità produttive avanzate ed efficienti. La creazione di una business unit dedicata ai sistemi a pilotaggio remoto all’interno della Divisione Aeronautica di Leonardo consentirà un coordinamento e un’esecuzione efficaci delle attività commerciali e industriali.

“LBA Systems entra nel settore dei sistemi a pilotaggio remoto, in rapida crescita, con un’offerta completa e competitiva – ha commentato Lorenzo Mariani, amministratore delegato e direttore generale di Leonardo -. Fa leva su un’ampia gamma di sistemi proprietari di Leonardo, che possono essere integrati su diverse piattaforme di Baykar per soddisfare i requisiti di missione sempre più esigenti imposti dalle sfide operative odierne. L’avvio delle attività di LBA Systems rappresenta inoltre un esempio concreto dei pilastri della nostra strategia: accelerazione dell’esecuzione e della produzione, rafforzamento e ampliamento della base industriale, partnership per raggiungere la massa critica necessaria a rispondere all’evoluzione della domanda dei mercati europeo e globale, crescita e creazione di valore.”

“LBA Systems è un’iniziativa importante che combina architetture autonome ad alta tecnologia e collaudate insieme e alla forza produttiva di Baykar con le avanzate capacità di payload e avionica di Leonardo – ha dichiarato Haluk Bayraktar, Ceo di Baykar -. Il successo dei recenti test di volo cooperativo che ha coinvolto il nostro sistema a pilotaggio remoto Kizilelma con il velivolo M-346 di Leonardo ha dimostrato la maturità globale che la nostra tecnologia nel settore ha raggiunto, secondo gli standard Nato, ed è stata una risposta diretta alle esigenti richieste operative. Con LBA Systems, offriremo al mercato globale soluzioni pronte e affidabili — dall’Astore Levante a Kizilelma — andando oltre i concetti su carta. Questa partnership è un passo strategico che rafforzerà la base industriale della difesa sia in Europa che nei paesi alleati.”

Musica, "Che notte è questa!": due live di Claudio Baglioni a Roma

Roma, 21 lug. (askanews) – Con “Che notte è questa!” Claudio Baglioni inaugura e conclude a Roma il “GrandTour La vita è adesso”, il viaggio artistico che attraverserà l’Italia toccando posti, siti storici e paesistici. E non poteva che essere la Capitale – la città che ha visto nascere tante pagine della sua opera di musicista, interprete e compositore – il luogo scelto per aggiungere questi due capitoli.

Il 24 ottobre, l’avventura prenderà il via a Piazza di Siena, nel cuore di Villa Borghese, scenario dei leggendari concerti, del 1982 e del 2009, che richiamarono 350.000 spettatori. Il 23 ottobre 2027, il GrandTour terminerà poi a via dei Fori Imperiali, tornando nella sede degli eventi del 1996 e del 2010, che, allora, al Colosseo e al Vittoriano, videro la partecipazione di oltre 650.000 persone.

Due notti speciali per celebrare quei quattro appuntamenti che riunirono complessivamente un milione di spettatori, classificandosi tra gli eventi musicali dal vivo con il maggior numero di presenze registrato in Italia.

“Che notte è questa!” sarà l’apertura e la chiusura del giro: i due estremi di un percorso spettacolare composto da 50 concerti, un itinerario artistico, culturale, formativo e ricreativo che unirà paesaggio, incanto e arte in un racconto dedicato al patrimonio italiano.

Il “GrandTour La vita è adesso” si muoverà, tra giugno – prima data il 28 giugno in Piazza San Marco a Venezia – e settembre 2027, tra i più suggestivi contesti all’aperto. Accompagnato da 20 musicisti e da una squadra di professionisti di altissimo livello, Claudio Baglioni porterà in scena 50 canzoni, arrangiate e illustrate appositamente per questo giro, che racchiudono quasi sessant’anni di carriera artistica. Per la prima volta saranno eseguiti dal vivo tutti gli undici brani di “La vita è adesso”, il mitico album che ha raggiunto numerosi record di classifica e che, con 5 milioni di copie, è il disco più venduto di sempre nel nostro Paese. Il GrandTour rappresenta il culmine delle iniziative per il 40esimo anniversario di un fenomeno discografico.

I biglietti per “Che notte è questa! la partenza” del 24 ottobre 2026 saranno disponibili dalle ore 11.00 di mercoledì 22 luglio, per 24 ore in esclusiva in prevendita per gli iscritti al Fan Club e, dalle ore 11.00 di giovedì 23 luglio su TicketOne e nei punti vendita e nelle prevendite abituali. Per la data del 23 ottobre 2027 le informazioni verranno comunicate prossimamente.

“Da Piazza di Siena ai Fori Imperiali, la storia si ripete anni dopo con due speciali concerti evento di Claudio Baglioni a Roma. A casa sua, dove è cresciuto, dove ha scritto le canzoni che hanno accompagnato le nostre vite. È il giusto omaggio di Roma a un grande artista della musica italiana. Un cantautore che ha fatto la storia e con cui siamo orgogliosi di collaborare. Baglioni e le sue canzoni sono un patrimonio da custodire e valorizzare. Sarà poi un’occasione per ribadire quanto la musica sia cultura, divertimento, emozione e uno straordinario momento di socialità” ha detto Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale.

Roggero, Anm: vicini ai colleghi minacciati, c’è un clima pesante

Roma, 21 lug. (askanews) – “Dopo la sentenza sul caso Roggero ai magistrati sono arrivate minacce, insulti e messaggi d’odio in un clima in cui vengono attaccati per il solo fatto di aver applicato la legge dello Stato sull’omicidio e sulla legittima difesa. Siamo al fianco dei colleghi piemontesi che hanno emesso le sentenze di primo e secondo grado, così come di quelli della Corte di cassazione che le hanno confermate”. Lo afferma la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati dopo gli attacchi di questi giorni.

“Ribadiamo che, da parte di chi ricopre incarichi istituzionali, servirebbe maggiore responsabilità e cura nell’utilizzo delle parole. Il clima che si crea nei confronti di chi applica la legge dovrebbe essere differente. La critica è legittima, ma alimentare una narrazione che individui nei magistrati il bersaglio da colpire significa contribuire a un clima che può degenerare in odio e intimidazione. Un clima di pesante delegittimazione denunciato anche nel recente report della Commissione europea. Ci auguriamo per il futuro maggiore attenzione a tutela delle stesse fondamenta dallo Stato di diritto”, conclude l’Associazione.

Tennis, stop Paolini, rinuncia a Washington e a Toronto

Roma, 21 lug. (askanews) – “Ho deciso di rinunciare sia Washington che a Toronto in modo da poter dare al mio piede un po’ di tempo in più per guarire”. Con un breve messaggio sui social, Jasmine Paolini, numero 15 del mondo, ha annunciato il suo forfait per i prossimi due appuntamenti del circuito Wta. L’azzurra, reduce dal quarto di finale a Wimbledon dopo una stagione avara di soddisfazioni, ha quindi deciso di saltare sia il 500 di Washington che il 1000 di Toronto, in Canada, per poter dare tregua al piede che la sta tormentando da diverse settimane. Jasmine, che non aveva punti da difendere, punta a rientrare al 1000 di Cincinnati, dove lo scorso anno era arrivata in finale, battuta da Iga Swiatek.

Biennale, l’Ue revoca i finanziamenti: Mosca non rispetta i valori fondamentali

Roma, 21 lug. (askanews) – L’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura (Eacea), sulla base della valutazione giuridica e della raccomandazione della Commissione europea, ha deciso di revocare il contributo da 2 milioni di euro assegnato alla Fondazione La Biennale di Venezia. Lo ha reso noto l’esecutivo europeo, secondo cui gli eventi culturali finanziati con risorse dei contribuenti europei “devono salvaguardare i valori democratici, promuovere il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione”, principi che, aggiunge Bruxelles, “non sono rispettati nella Russia di oggi”.

Musica, "Turandot delle stelle" debutta a Pietrasanta poi in tour

Roma, 21 lug. (askanews) – In occasione del centenario della celebre opera di Giacomo Puccini, lo scorso 19 luglio in piazza Statuto a Pietrasanta (Lucca) è andata in scena la prima assoluta di “Turandot delle stelle”, l’innovativo progetto per videomapping e musica dal vivo firmato dallo studio artistico toscano Imaginarium (Francesca Pasquinucci e Davide Giannoni). Per la data inaugurale in Versilia, vicino ai luoghi cari al Maestro, Davide Giannoni al piano e strumenti elettronici ha condiviso per l’occasione il palco con la giovane musicista cinese Zhao Xiaoyu, suonatrice di guzheng, parte dell’Ensemble Dongxun, formazione dedita al dialogo tra la musica tradizionale cinese e quella occidentale. In questa prima tappa le proiezioni visive dello spettacolo si sono integrate con il marmo e con la scultura, dialogando direttamente con la celebre fontana di Girolamo Ciullia, “L’acqua di Afrodite”, situata nella piazza.

L’idea che muove l’intero impianto drammaturgico e musicale di “Turandot delle Stelle” è il racconto poetico di un Giacomo Puccini viaggiatore. Nella genesi storica della sua ultima opera, la Cina e le sue melodie orientali arrivarono al Maestro da lontano, filtrate da carillon, racconti e spartiti spediti a Torre del Lago. Il tour internazionale dello spettacolo tra l’autunno del 2026 e tutto il 2027 toccherà città come Tokyo, Seul e San Francisco. In ogni Paese, ci sarà un incontro tra Davide Giannoni e un ensemble di musica tradizionale locale, ogni volta diverso. Protagonisti assoluti di queste contaminazioni saranno giovani musicisti di terre lontane, talenti che per la prima volta accosteranno e incroceranno la propria tradizione con la musica di Puccini proprio sul palco di questo spettacolo.

Tutti i contenuti delle grandi proiezioni e del videomapping sono interamente realizzati con la tecnica del disegno a mano su carta e successivamente animati digitalmente. Questa scelta stilistica risponde a un preciso intento poetico: perseguire e valorizzare quell’idea di autentica artigianalità italiana e di teatralità antica di cui Imaginarium vuole farsi ambasciatore nel mondo. La tecnologia immersiva del videomapping si mette così al servizio della traccia umana, del tratto grafico d’autore e della tradizione scenografica classica, creando un cortocircuito visivo di straordinaria suggestione emotiva.

Co-fondato da Francesca Pasquinucci (illustratrice e storica del teatro) e Davide Giannoni (compositore e contrabbassista), Imaginarium è un collettivo creativo e multidisciplinare attivo a livello internazionale che fonde arte visiva, musica e scenografia digitale in esperienze immersive. Dal 2011 esplorano l’intersezione tra il disegno a mano e l’animazione 3D, collaborando attivamente con teatri e festival di opera lirica, ambasciate, istituti di cultura, università e istituti scientifici.

Otranto, volontari in campo per l’ambiente con Look Up Clean Up

Otranto, 21 lug. (askanews) – Otranto ha ospitato la nuova tappa di “Look Up Clean Up”, l’iniziativa itinerante promossa dall’ente no profit Save the Planet con il sostegno di Enegan e Neogreen, nata per sensibilizzare cittadini e turisti sui temi della sostenibilità attraverso attività di raccolta dei rifiuti in spiagge, centri urbani e aree di interesse naturalistico.

Guanti, pinze e bustoni alla mano: decine di volontari si sono messi all’opera per ripulire il porto, il lungomare e le spiagge della città salentina, premiata tra le località balneari più belle d’Italia secondo la classifica delle Cinque Vele di Legambiente e Touring Club Italiano.

“Questo progetto nasce con l’idea di coinvolgere tutto il territorio nazionale in un percorso di sensibilizzazione sul rispetto dell’ambiente. È un peccato vedere, ad esempio, un cassonetto per la raccolta dei rifiuti sul lungomare di Otranto e, a un metro di distanza, trovare ancora carte abbandonate per terra. È un segnale di mancanza di civiltà, purtroppo, da parte di noi adulti. Noi crediamo invece che i materiali debbano essere raccolti e possano essere riutilizzati” ha dichiarato Davide Torsello, Coordinatore dei Volontari di Save the Planet.

La giornata ha coinvolto anche altre aree del territorio: in mattinata un gruppo di canoisti dell’associazione Marina di San Cataldo è intervenuto nei Laghi Alimini per la raccolta dei rifiuti, mentre alla Baia dei Turchi volontari e bagnanti hanno partecipato alla pulizia dell’arenile. Nel pomeriggio il clean-up aperto alla cittadinanza è stato inaugurato dall’esibizione degli allievi del Gruppo dei Tamburellisti di Otranto e ha visto la partecipazione del sindaco Francesco Bruni.

“Oggi non parliamo nello specifico di cambiamenti climatici, ma più in generale della cura e dell’attenzione verso il nostro pianeta, con un focus particolare su questa città, per renderla ancora più bella. Che questo percorso venga portato avanti da un’associazione di volontariato, in modo così concreto e al di fuori dei circuiti tradizionali, è un valore aggiunto. La mia presenza qui vuole essere innanzitutto un ringraziamento per quello che si sta facendo e, allo stesso tempo, l’occasione per avviare un percorso virtuoso anche per il futuro” ha aggiunto Francesco Bruni, Sindaco di Otranto.

La tappa di Otranto rientra nel percorso nazionale dell’iniziativa, che proseguirà il 1° agosto a Bardonecchia e si concluderà il 19 settembre a Firenze. Un viaggio attraverso territori diversi per promuovere azioni concrete di tutela ambientale e coinvolgere sempre più persone nella cura degli spazi condivisi. Tutti i dettagli sull’iniziativa e sulle prossime tappe sono disponibili sul sito ufficiale di Save the Planet.

Roggero, Fdi rilancia la pdl ‘Mai più delinquenti risarciti da vittime’

Roma, 21 lug. (askanews) – “Mai più delinquenti risarciti dalle vittime”. Dopo il caso Roggero, Fdi rilancia con una conferenza stampa la proposta di legge, a prima firma Speranzon, che era stata comunicata alla presidenza del Senato nel giugno del 2025, un anno fa, e che punta a modificare l’articolo 2044 del codice civile e l’articolo 185 del codice penale in materia di responsabilità civile nei casi di eccesso di legittima difesa.

Una proposta che, ha ricordato il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, è stata “recepita la scorsa settimana dall’ultimo ddl Sicurezza varato dal governo” e che “esclude che se un criminale subisce dei danni per l’attività illecita possa poi invocare risarcimenti. Lo Stato deve stare dalla parte delle persone perbene e non dei criminali”, ha puntualizzato. “Con il nuovo decreto Sicurezza abbiamo reso questa proposta una battaglia di governo”, ha rivendicato il responsabile organizzazione del partito Giovanni Donzelli. Per Lucio Malan si tratta di una norma di “buonsenso: chi subisce una violenza grave con minaccia di armi, cosa che può spingere a reazioni molto forti dalla quale deriva un danno al delinquente, non può essere vittima ulteriore anche da parte di una richiesta di risarcimento”.

Bignami ha precisato che si tratta di introdurre un principio di “automatismo” attraverso cui si preveda che “il risarcimento non è dovuto se il danneggiato ha posto in essere la condotta, consapevole e volontaria, con violenza non lieve alla persona o al patrimonio o con minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica. Nè al terzo né alla sua famiglia”.

Secondo quanto ha spiegato il presidente dei senatori del partito, Lucio Malan, ci sarà in prima battuta il tentativo di inserire la novità come emendamento nel decreto legge su Giustizia e immigrazione, attualmente all’esame della commissione Affari costituzionali del Senato: se così fosse “diventerebbe efficace in poche settimane”, ha osservato.

“Ci proveremo – ha detto il relatore del decreto legge all’esame di Palazzo Madama Marco Lisei – ma non sappiamo ancora se il decreto andrà in aula con relatore, senza relatore, con la fiducia o no. E’ un tentativo che vogliamo provare a esperire perché rappresenta una priorità per noi. Qualora non si riuscisse comunque noi abbiamo presentato il disegno di legge, c’è il ddl governativo” che seguiranno il consueto iter parlamentare. “Quando arriverà il ddl del governo immagino verranno accorpati con trattazione congiunta”, ha aggiunto.

Ucraina, grano e idrocarburi: la ‘guerra parallela’ nel Mare Nero

Roma, 21 lug. (askanews) – Lo scontro navale nel Mar d’Azov e nel Mar Nero tra Kiev e Mosca alimenta lo spettro di una crisi alimentare che, unita alla ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran e la conseguente strozzatura dello Stretto di Hormuz, potrebbe incidere sull’approvvigionamento internazionale di cereali, mais e colza.

Il Mar Nero è uno dei corridoi più importanti al mondo per le esportazioni agricole e, ormai dal 2022, qui non è più garantito un passaggio sicuro per le navi mercantili. Negli ultimi mesi Mosca e Kiev hanno intensificato le operazioni militari in questo quadrante, snodo tra Eurasia e Mediterraneo orientale e di grande rilievo strategico per entrambi i Paesi. Attraverso questo bacino transita una quota significativa del commercio internazionale di grano, mais e olio di girasole, con i porti ucraini che rappresentano punti di accesso cruciali per l’approvvigionamento di cereali verso l’Africa, il Medio Oriente e l’Asia.

Le interruzioni non sono per ora della portata del 2022, quando l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia sospese di fatto le operazioni di carico nei porti ucraini, spingendo i prezzi dei cereali a livelli record, evidenzia Bloomberg. Tuttavia, la nuova escalation arriva in un momento particolarmente difficile per il settore agroalimentare. I rallentamenti del traffico nello Stretto di Hormuz, dovuti alla guerra con l’Iran, hanno messo a rischio i flussi di fertilizzanti e di altri fattori produttivi essenziali per l’agricoltura.

Nell’ultimo mese, sia Kiev che Mosca hanno incrementato le incursioni in questa zona, con l’esercito del presidente ucraino Volodymyr Zelensky che sta procedendo con sanzioni sempre più puntuali contro la “flotta ombra” russa, sia che si tratti di quella relativa al trasporto di petrolio, sia se si tratti del grano sottratto dai territori. Ieri, il leader ucraino ha annunciato una serie di attacchi contro tre petroliere della flotta ombra russa nel Mar Nero e quattro depositi di petrolio nel Territorio di Stavropol. Secondo quanto sostenuto dal comandante delle forze ucraine per i sistemi senza pilota, il maggiore Robert “Magyar” Brovdi, le forze ucraine hanno colpito 119 petroliere nel Mar d’Azov e 64 petroliere nel Mar Nero dal 1° al 20 luglio.

Nel quadro della campagna nel Mar Nero, i vertici militari e politici ucraini inseriscono anche il tentativo di isolare la Crimea dal territorio russo, con continui raid contro i terminali petroliferi ed elettrici della penisola. Attacchi che hanno compromesso la distribuzione di energia e carburante nella penisola, aggravando le condizioni della popolazione civile. Dall’altra parte del fronte, Mosca, da mesi, conduce attacchi aerei e missilistici contro le infrastrutture ucraine utilizzate per l’esportazione di cereali.

Nelle ultime settimane, la Russia ha intensificato questa campagna. Le forze russe hanno iniziato ad attaccare con maggiore frequenza le navi mercantili, nonché i principali terminal cerealicoli ucraini di Chornomorsk, Odessa e Yuzhne. Gli intensi attacchi hanno causato all’Ucraina una perdita di circa un terzo della sua capacità di esportare grano attraverso il Mar Nero. Come sostenuto da l’Institute for the Study of War (ISW) nel suo ultimo report, le forze russe stanno intensificando la loro campagna di attacchi contro navi mercantili civili battenti bandiera ucraina e straniera vicino ai porti dell’oblast di Odessa. La Marina ucraina e le autorità dell’oblast di Odessa hanno riferito il 19 luglio che le forze russe hanno colpito la nave mercantile Golden Leo, di proprietà turca e battente bandiera della Guinea-Bissau, con tre missili da crociera Kh-59/69, uccidendo almeno 10 marinai. Sempre secondo quanto riferito dall’ISW, un importante blogger militare russo specializzato in aviazione ha affermato il 20 luglio che le forze russe hanno iniziato a impiegare missili antinave pesanti contro navi ucraine e straniere nel Mar Nero per infliggere maggiori danni, segnando una significativa escalation dall’uso di droni o persino missili da crociera Kh-31A o Kh-35 per condurre attacchi marittimi.

In questo contesto, oggi il presidente romeno Nicos Dan ha riferito che la petroliera Gas Lisbon, battente bandiera liberiana, è stata colpita la scorsa notte a circa 20 miglia nautiche dalla costa rumena, non specificando chi fosse l’esecutore dell’attacco, ma osservando che esso “con ogni probabilità si inserisce nella guerra di aggressione illegale condotta dalla Federazione Russa contro l’Ucraina”.

La “battaglia del grano” e del trasporto energetico rappresentano oggi un cruciale fronte della guerra tra Russia e Ucraina. Le conseguenze, tuttavia, si estendono ben oltre il teatro del Mar Nero, incidendo sulla sicurezza alimentare globale, sulle catene logistiche e sulla stabilità dei mercati internazionali delle materie prime agricole. (di Lorenzo della Corte)

Standing ovation e tour 80 anni, magia Cocciante a Este Music Festival

Este (Padova), 21 lug. (askanews) – Oltre due ore e mezza di grande musica con ripetute standing ovation del pubblico – almeno 4mila persone – al Castello Carrarese di Este per Riccardo Cocciante, che lunedì 20 luglio ha fatto tappa all’Este Music Festival, in provincia di Padova, con il suo tour “Io… Riccardo Cocciante nel 2026”.

Nell’anno in cui celebra gli 80 anni, il Maestro nato il 20 febbraio 1946 in Vietnam (allora “Indocina”, a cui ha dedicato il brano omonimo del 1987 scritto con Enrico Ruggeri) ha offerto ai suoi fan una serata di emozioni intense con una scaletta che ha attraversato decenni del suo grande repertorio (oltre 40 album pubblicati in tre lingue) da “Margherita” (1976) a “Il Tempo delle Cattedrali” per il musical “Notre Dame de Paris” (2002), fino ai brani del nuovo album “Ho vent’anni con te”.

Il live si è aperto con “La Grande Avventura” (1987), “Ora che io sono luce” e “Uomo” (entrambi dal primo album in studio Mu del 1972). Pubblico calorosissimo fin dall’inizio, il Maestro vestito di bianco ha proseguito con “Ammassati e Distanti” (1993), “Il mio nome è Riccardo” (1987) “Uniti no, divisi no”, brano del 1982, scritto da Mogol, e ancora, tutti i presenti a cantare con “Cervo a Primavera” (1980) ed “Era già tutto previsto” (1975). Un inno alla natura (con l’invito a trattarla meglio) in “Vai Lupo, Corri!” (2026) dal nuovo album “Ho vent’anni con te”, e il brano dedicato al figlio David “Vivi la tua vita” (1991). E poi “Hai un amico in me” (Toy Story, 2019) e l’omaggio a Rino Gaetano con “A mano a mano” e il nuovo brano “Le Polaroid” (2026).

Gran finale ancora con canzoni che hanno fatto la storia della musica italiana: “Un nuovo amico” (1982), “Jimi Suona” , dedicata a Jimi Hendrix, “Sincerità” (1983), “Celeste Nostalgia” (1982), “Bella senz’anima” (1974), “Se stiamo insieme” (1981), “Margherità” e per il bis “Io canto” (1979), “Questione di feeling” (1985) e “In bicicletta” (1982).

Con Cocciante sul palco una super band: alle chitarre Ruggero Brunetti e Davide Gobello, tastiere e piano Luciano Zanoni e Lorenzo Nanni, alla batteria Alfredo Golino, alle percussioni Daniele Leucci, al basso Roberto Gallinelli. I cori: Stefania Martin, Claudia D’Ulisse e Marco Vito, che è anche direttore musicale. Il Maestro durante la serata ha più volte elogiato i suoi musicisti, definendoli “parte di me” e “famiglia” (perché il concerto non si fa da solo!), oltre a ringraziare il pubblico di Este per la partecipazione e il grande affetto.

La terza edizione di Este Music Festival – organizzata da DuePunti Eventi in collaborazione con il Comune di Este e con il patrocinio della Provincia di Padova – prosegue stasera 21 luglio con Giorgia, sempre per la scena italiana il 23 luglio con Marco Masini, il 25 con Il Volo, il 27 luglio con Sal Da Vinci, il 31 agosto con Gianni Morandi e, per la scena rap, con Shiva il 29 luglio; sul fronte del rock internazionale attesi il 28 luglio Savatage il 2 settembre Hollywood Vampires. Completano il programma lo spettacolo K-Pop is coming (22 luglio) e Din Don Down, con Paolo Ruffini e la Compagnia Mayor Von Frinzius (24 luglio).

(Credits photo: DuePunti Eventi – Marco Pettenuzzo)

Calcio, Modric prossimo al rinnovo con il Milan

Roma, 21 lug. (askanews) – Luka Modric è sempre più vicino a rimanere al Milan. Il club rossonero è ai dettagli finali per il rinnovo del centrocampista croato, che si prepara a firmare fino al 30 giugno 2027. 34 presenze, 2 gol e 3 assist con la maglia del Milan in Serie A: a 40 anni Luka Modric ha dimostrato di essere ancora un giocatore di altissimo livello e per questo il club rossonero ha deciso di rinnovargli il contratto. Dopo settimane di trattative con il centrocampista croato, la fumata bianca è sempre più vicina: mancano solo i dettagli finali. Il classe 1985 si prepara a firmare per un’altra stagione, fino al 30 giugno 2027.

Calcio, Tebas attacca la Fifa, "Bugie che distruggono il calcio"

Roma, 21 lug. (askanews) – Duro attacco del presidente della Liga Javier Tebas alla Fifa e al suo presidente Gianni Infantino all’indomani della conclusione del Mondiale 2026. In un’intervista alla Gazzetta dello Sport, il numero uno del campionato spagnolo ha accusato la federazione internazionale di prendere decisioni nell’esclusivo interesse della competizione iridata, a discapito dell’intero sistema calcistico.

Secondo Tebas, il successo della Spagna campione del mondo è il risultato di un modello fondato sul lavoro condiviso tra club, Liga e federazione, con una particolare attenzione alla formazione dei giovani e alla sostenibilità economica. “Dal 2013 la Liga impone limiti salariali rigorosi ai club. Questo li spinge a investire nei vivai e a valorizzare il talento nazionale. Non si vincono Mondiali, Europei e titoli giovanili per caso”, ha spiegato.

Nel mirino del dirigente spagnolo sono finite anche alcune delle novità introdotte durante il Mondiale. Tebas ha definito “una menzogna” le pause per l’idratazione, sostenendo che in molti stadi statunitensi le condizioni climatiche non le rendessero necessarie e che fossero invece funzionali agli spazi pubblicitari. Critiche anche all’intervallo della finale, prolungato fino a oltre 27 minuti per lo spettacolo dell’halftime show.

Il presidente della Liga ha poi contestato la gestione del caso Balogun, definendolo l’esempio di una Fifa che “fa e decide ciò che vuole quando vuole”, senza confrontarsi con gli altri protagonisti del calcio. “La sospensione della squalifica del giocatore americano è stata di una gravità assoluta”, ha affermato, sostenendo che solo l’eliminazione degli Stati Uniti abbia evitato conseguenze ancora più pesanti.

Tebas ha inoltre ribadito la propria opposizione all’ipotesi di un Mondiale a 64 squadre. “L’industria del calcio non è solo la Coppa del Mondo. Sono i campionati nazionali a sostenere questo sport e a creare decine di migliaia di posti di lavoro. Continuando ad allargare il torneo si finisce per danneggiare il calcio di tutti i giorni”, ha dichiarato.

Infine l’affondo nei confronti di Infantino: “Secondo me ha fatto il suo tempo e dovrebbe andarsene. Ma ha l’appoggio del sistema e delle federazioni. Molti lo criticano in privato, però poi nessuno fa nulla. È un sistema malato alla fonte”.

Reggio Emilia, Electronic BBQ Festival 2026: musica, food e sport

Roma, 21 lug. (askanews) – Dopo il successo dell’edizione 2025, torna Electronic BBQ Festival, l’evento gratuito che unisce musica elettronica, food e sport nel cuore dell’Emilia-Romagna. Sabato 25 e domenica 26 luglio 2026 il Parco dei Popoli di Castellarano, in provincia di Reggio Emilia, ospiterà la quarta edizione del festival ideato da Benny Benassi insieme a Giorgio Zanni, Sindaco di Castellarano e Presidente della Provincia di Reggio Emilia.

Electronic BBQ continua a crescere mantenendo intatta la propria identità: un appuntamento gratuito, inclusivo e aperto a tutte le generazioni, nato da un forte legame con il territorio e capace di guardare ai grandi festival internazionali senza perdere la propria dimensione più autentica.

La scorsa edizione ha registrato numeri straordinari, portando al Parco dei Popoli oltre 28.000 presenze e confermando Electronic BBQ come uno degli appuntamenti estivi più originali e partecipati del panorama italiano. Anche nel 2026 la direzione artistica è affidata a Benny Benassi, che ha costruito una line up capace di mettere insieme protagonisti della scena elettronica internazionale, talenti emergenti e progetti in forte crescita.

Nel cast, oltre a Benny Benassi, anche Tiga, Felix Da Housecat, Parisi, Camoufly, Sam Ruffillo, Picchio Rosso, Marabù ed Euro Nettuno, realtà sempre più riconoscibile anche oltre il territorio grazie alla visibilità ottenuta con l’m2o Morning Club.

Ad accogliere il pubblico sarà ancora una volta il Parco dei Popoli, uno dei più grandi parchi urbani dell’Emilia-Romagna: un’oasi verde immersa tra il fiume Secchia, il centro storico e le colline, che rende il festival un’esperienza unica per atmosfera e accessibilità.

Accanto alla musica, il food rappresenta uno degli elementi distintivi di Electronic BBQ. I food truck selezionati tra i migliori d’Italia offriranno proposte gastronomiche di qualità, mentre lo street food emiliano curato dai volontari del territorio porterà in tavola tradizione, convivialità e spirito di comunità.

Grande spazio anche allo sport, con campi e attività dedicate a basket, beach volley e padel. Tra le novità dell’edizione 2026 spicca l’introduzione di un torneo ufficiale di basket, che si aggiunge alle iniziative sportive già presenti e contribuisce a rendere il festival un’esperienza sempre più completa e partecipativa.

Il weekend di Castellarano si aprirà venerdì 24 luglio con “La Notte delle Discoteche”, appuntamento distinto da Electronic BBQ Festival e raccontato attraverso una comunicazione dedicata.

Electronic BBQ si conferma così un progetto capace di unire musica, cultura, sport, food e territorio, trasformando per due giorni Castellarano in un punto d’incontro tra pubblico, artisti, comunità locale e scena elettronica internazionale.

Roma, l’Arena di Tor Marancia: apre con "Mr. Nobody Against Putin"

Roma, 21 lug. (askanews) – Da domani a venerdì 31 luglio, la Fondazione Cinema per Roma realizzerà la prima edizione dell’Arena di Tor Marancia (VIII Municipio), che sarà allestita presso la Tenuta di Tor Marancia A.F.A. 3. In arrivo dieci giorni di proiezioni a ingresso gratuito che si svolgeranno ogni sera a partire dalle ore 21.15.

L’arena rientra nel programma dell’iniziativa “Vivi il Cinema!” che comprende anche la quinta edizione di Roma Cinema Arena al Parco degli Acquedotti (1- 22 luglio) e la quarta edizione delle arene di Corviale (8-21 luglio) e Santa Maria della Pietà (15-28 luglio). “Vivi il Cinema!” è organizzata nell’ambito dell’Estate Romana 2026, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, con il coordinamento del Dipartimento Attività Culturali.

“L’arena di Tor Marancia, che inaugura domani 22 luglio, è uno spazio di partecipazione e dall’alto valore politico per la città, perché nasce in un parco nell’VIII Municipio sottratto alla cementificazione: restituire a Roma un ampio spazio verde in veste pubblica e fruibile che era il sogno di Antonio Cederna”, ha dichiarato Massimiliano Smeriglio, assessore alla Cultura e al coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria di Roma Capitale. “In questo parco fortemente voluto dai cittadini, l’arena apre con un film capolavoro contro la guerra, “Mr. Nobody Against Putin”, che in Russia è stato bandito da ogni proiezione. Lo facciamo per riflettere sul restringimento degli spazi di libertà quando si instaura la retorica nazionalista”.

L’identità visiva della campagna di comunicazione dell’iniziativa “Vivi il Cinema!” per le arene di Corviale, Santa Maria della Pietà e Tor Marancia nasce dalla collaborazione fra Fondazione Cinema per Roma e NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, Campus di Roma. Il progetto è stato realizzato da Dina Shilikbayeva, studentessa del Triennio di Graphic Design e Art Direction, ed è stato selezionato tra tutti i lavori proposti nell’ambito di un progetto didattico che coinvolge studenti del terzo anno italiani e internazionali, coordinato dai docenti NABA Andrea Fragasso, Assunta Squitieri, Alessio Ferri e Dionigi Mattia Gagliardi.

L’arena di Tor Marancia sarà inaugurata domani, mercoledì 22 luglio, dalla proiezione di “Mr. Nobody Against Putin” – Il film contro tutte le guerre di David Borenstein e Pavel Talankin: il titolo – premiato con l’Oscar 2026 al Miglior documentario – sarà preceduto da un incontro con il regista Andrea Segre, che ha curato la distribuzione in Italia attraverso la sua ZaLab. Due i compleanni festeggiati all’Arena: i cento anni di Mel Brooks con film di culto come “Mezzogiorno e mezzo di fuoco” (23 luglio) e “Frankenstein Junior” (31 luglio), e i settanta di Tom Hanks con successi del calibro di “Cast Away” di Robert Zemeckis (26 luglio) e “C’è post@ per te” di Nora Ephron (27 luglio). A trentacinque anni dall’uscita in sala sarà proiettato “Thelma & Louise”, pietra miliare della filmografia di Ridley Scott (29 luglio), mentre a dieci anni dalla scomparsa di Ettore Scola sarà la volta di uno dei grandi film del maestro, “C’eravamo tanto amati” (30 luglio).

Nel programma ci sarà inoltre spazio per due serate dedicate al mondo dell’animazione con titoli indimenticabili come “Il libro della giungla” (24 luglio) di Wolfgang Reitherman e “Aladdin” di John Musker (25 luglio). Infine, martedì 28 luglio, si svolgerà The Best of “24 Frame Al Secondo”, evento che ospiterà le proiezioni dei cortometraggi dei registi under 25 premiati al concorso dedicato alla memoria di Francesco Valdiserri. La serata sarà presentata da Marcello Ribustini.

Nordio: non c’è uno scudo penale per gli agenti, al massimo processuale

Roma, 21 lug. (askanews) – “L’espressione ‘scudo penale’ è assolutamente impropria perché lascia intendere una sorta di immunità, che in realtà non esiste. Al massimo si potrebbe parlare di scudo processuale”. Lo ha detto il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a margine dell’evento di intitolazione dell’aula magna della scuola di formazione Giovanni Falcone a Nicolò Amato a Roma.

Il guardasigilli ha risposto in merito alla vicenda di Bologna. “La riforma è molto semplice ù ha spiegato ù elimina l’automatismo dell’iscrizione nel registro degli indagati per chi agisce in presenza di una causa di giustificazione, come la legittima difesa, l’uso legittimo delle armi, l’adempimento di un dovere o l’esercizio di un diritto. Finora, infatti, l’iscrizione era obbligatoria anche solo per consentire alla persona di partecipare alle indagini tramite un proprio consulente, ma si convertiva di fatto in una condanna anticipata”.

Nordio ha aggiunto a che il provvedimento non riguarda solo le forze dell’ordine: “Auspico che finiscano le incomprensioni: questa norma riguarda anche i medici. Anzi, dal mio punto di vista, è ancora più importante nei casi di presunta malpractice. Fino a ieri il medico poteva nominare propri consulenti nelle perizie solo se iscritto nel registro degli indagati, con una macchia ingiusta sul proprio onore e sulla propria professione. Ora potrà farlo senza essere iscritto. Non c’è alcuna immunità ù ha detto Nordio ù ma solo il superamento di un automatismo lesivo”.

Meloni oggi incontra leader della coalizione per fare punto su priorità

Roma, 21 lug. (askanews) – Giorgia Meloni vedrà oggi i leader della coalizione per il consueto confronto di governo. Lo si apprende da fonti di palazzo Chigi.

Nel corso dell’incontro – si sottolinea – sarà fatto il punto sulla situazione interna e internazionale, al fine di definire le priorità dell’azione di governo in vista dell’autunno, con particolare riferimento all’utilizzo della flessibilità ottenuta in sede europea in materia di energia, anche alla luce delle più recenti proposte della Commissione europea in materia di ETS.

Bologna, in piazza per la verità su Fakir: poi tensione e scontri

Bologna, 21 lug. (askanews) – Dalle finestre di Palazzo d’Accursio una donna e un uomo guardano la piazza che si riempie: sono i fratelli di Abderrahim Fakir, appena ricevuti dal sindaco. Sotto di loro, piazza Nettuno raccoglie migliaia di persone: la comunità islamica e quella marocchina, i cittadini arrivati all’appello di Matteo Lepore per il 42enne morto domenica al Pilastro, mentre due agenti lo tenevano bloccato a terra, a faccia in giù, in un’agonia filmata dai balconi. Nessun palco e nessun comizio, solo la voce della nipote Yossra, dopo i momenti di paura per il malore della zia, svenuta per l’emozione.

“Non siamo qui per chiedere odio, non siamo qui per chiedere vendetta. Siamo qui per chiedere verità, giustizia, rispetto e umanit. Si chiamava Abderrahim Fakir ed era mio zio: non era un numero, non era una notizia, era una vita, era una persona amata e qualcuno ieri ha deciso di portarmelo via”.

Sulla morte di Fakir indaga la procura, che ha acquisito video e bodycam e attende l’autopsia. In mattinata il procuratore capo Paolo Guido ha annunciato l’iscrizione di chi ha preso parte all’intervento nel nuovo registro delle annotazioni preliminari, precisando che i fatti sono “di più ampia estensione temporale” rispetto al video circolato in rete e che gli accertamenti riguarderanno anche l’operato dei sanitari. Accanto a Lepore, in piazza, il presidente della Regione Michele de Pascale.

“La perdita di una vita è sempre un dramma – spiega il governatore dell’Emilia-Romagna -. Quando una persona perde la vita mentre è sottoposta a un provvedimento di polizia è un elemento che desta grandissimo clamore e grande preoccupazione. Sono state molto importanti le parole del procuratore: l’autorità giudiziaria è in prima fila per la verifica di quanto è avvenuto”.

Ma quando la piazza si svuota, la serata cambia volto. Collettivi e antagonisti, al grido di cori contro polizia, governo e sindaco, puntano sulla vicina piazza Roosevelt, sede di prefettura e questura: un fortino presidiato dagli agenti in tenuta antisommossa e dalle camionette, con un elicottero a sorvegliare tutto dall’alto. Le provocazioni salgono di tono, volano bottiglie e oggetti contro gli agenti, che rispondono con lacrimogeni e idranti per disperdere i manifestanti. La notte di Bologna si chiude così, tra i fumi dei lacrimogeni: le risposte che la città chiede sono ora affidate all’autopsia e al lavoro della procura.

Bologna, Meloni: accertare verità senza sconti, ma no violenza contro polizia

Roma, 21 lug. (askanews) – “Quanto accaduto a Bologna è inaccettabile. Sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno. Ma nulla può giustificare la violenza contro le forze dell’ordine”. Lo afferma la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un post sui social.

“Chi ha scelto di usare questa vicenda come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città, aggredire gli agenti e seminare violenza, mettendo a rischio anche l’incolumità di cittadini del tutto estranei ai disordini, non cercava la verità: cercava lo scontro”.

“Alimentare un clima di odio e di delegittimazione verso un intero corpo dello Stato è un atto di grave irresponsabilità. Trasformare migliaia di donne e uomini in divisa in un bersaglio significa colpire chi ogni giorno serve l’Italia con professionalità, sacrificio e coraggio”, ha aggiunto.

Il Papa cita Bob Dylan: non è l’atomica a generare pace, ma il disarmo

Roma, 21 lug. (askanews) – “Non sono le armi atomiche che generano la pace, ma il disarmo. Tale verità, che sembrava acclarata nei decenni scorsi, durante i quali abbiamo assistito ad una de-escalation nucleare, è stata offuscata da una corsa agli armamenti che oggi spaventa e atterrisce”. Lo scrive Papa Leone nell’introduzione inedita scritta al volume “Disarmata e disarmante (Libreria Editrice Vaticana, a cura di Alessandro Banfi, pp. 192, euro 16), che raccoglie in forma antologica le riflessioni del Papa sulla pace.

“La pace – scrive il Papa nell’introduzione pubblicata dal Corriere della Sera – è il grande desiderio che agita molti cuori, ma è anche spesso minacciata, calpestata, irrisa. Oggi ben 103 Stati sono coinvolti in qualche maniera in una guerra sulla Terra. Le armi rimbombano e uccidono in Ucraina, in Medio Oriente, in Sudan, in Myanmar, nello Yemen, in Congo e in tante altre situazioni”.

Per Leone, “innanzitutto, la pace è una responsabilità. Se il primo istinto di fronte a un problema che incontriamo, a una tensione che viviamo, a un’offesa che subiamo è quello di giudicare gli altri, di accusarli e perfino condannarli, sarà fatale che prima l’indifferenza e poi l’odio si sviluppino intorno a noi. Esiste un modo di vedere la realtà che distrugge e non costruisce. Invece la pace inizia da me. Inizia da noi”.

“Come scrisse il cantautore e poeta Bob Dylan rivolgendosi figurativamente alla Bomba atomica, in una sua composizione poetica: ‘Ti odio perché ti ha fatto l’uomo e l’uomo ti possiede e l’uomo ti maneggia’”, ribadisce il Pontefice, secondo cui “un mondo in cui siano le macchine, per quanto sofisticate e più veloci di noi, a decidere un bombardamento su persone inermi sarebbe davvero spaventoso. La coscienza di un singolo uomo può valere il mondo intero”.

Startup, ORiS chiude un round pre-seed ‘record’ da 5 milioni

Milano, 21 lug. (askanews) – Cinque milioni di raccolta per ORiS (Orbital Recharge in Space), startup deep-tech con sede a Torino che sviluppa sistemi di trasmissione wireless di energia via laser per applicazioni spaziali e dual-use. La società ha chiuso un round pre-seed da 4,5 milioni guidato da Earlybird e co-guidato da Pitchdrive, con la partecipazione di Galaxia, Vento e Fondo Piemonte Next. A questo si aggiunge un grant da 0,5 milioni attraverso il programma “Consolidamento patrimoniale e crescita delle start up innovative” della Regione Piemonte.

La startup è incubata presso l’Incubatore del Politecnico di Torino (I3P) ed è parte del programma ESA BIC Turin, gestito da I3P in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), il Politecnico di Torino e la Fondazione LINKS.

Fondata da quattro ingegneri del Politecnico di Torino, Andrea Villa (CEO), Anna Mauro (CTO), Domenico Edoardo Sfasciamuro (CCO) e Francesco Lopez (COO), ORiS nasce all’interno dell’ecosistema di CDP Venture Capital attraverso Galaxia e sta costruendo una rete di distribuzione energetica in orbita. La sua tecnologia di trasmissione wireless di energia via laser è progettata per dare ai satelliti accesso a energia aggiuntiva direttamente in orbita, rispondendo alla crescente domanda di potenza di una nuova generazione di satelliti sempre più capaci ed energivori.

“La visione di ORiS è sostenere la crescita dirompente della space economy, ridisegnando lo standard con cui i satelliti sono progettati e operati,” ha dichiarato Andrea Villa, CEO e Co-Founder di ORiS. “Vogliamo ottimizzarli per alte prestazioni e profitti. Il nostro primo passo è rendere l’energia in orbita una commodity, disponibile in qualunque momento, come siamo abituati qui sulla Terra.”

Per i satelliti già in orbita, questa tecnologia potrebbe consentire agli operatori di utilizzare i payload più spesso, operare durante i periodi di eclissi ed estendere la vita operativa delle missioni man mano che i pannelli solari si degradano. Per i satelliti futuri, la disponibilità di energia on demand in orbita potrebbe cambiare il modo in cui le missioni vengono progettate, aprendo nuove possibilità per dimensionare il sistema elettrico di potenza, gestire le operazioni dei payload e pianificare missioni più ambiziose.

Il finanziamento pre-seed sarà utilizzato per espandere il team tecnico di ORiS, accelerare l’R&D su sottosistemi critici, trasferirsi in nuovi uffici dotati di laboratori e clean room, sviluppare il flight model per una missione di Wireless Power Transmission tra due satelliti e far avanzare LOONA da piattaforma prototipale a prodotto dual-use. Entro la fine del mese, ORiS prevede di consegnare il flight model per la sua prima missione in orbita con DCUBED, prevista per il 2027 e progettata per dimostrare la trasmissione wireless di energia su una distanza di 10 metri.

Guardia costiera, Mattarella: prezioso punto garanzia e riferimento per la comunità

Roma, 21 lug. (askanews) – “Le Capitanerie di Porto svolgono una molteplicità di funzioni di primaria rilevanza al servizio del Paese. Dalla salvaguardia della vita umana in mare alla sicurezza della navigazione, dalla tutela dell’ambiente marino alla vigilanza sulle attività marittime e portuali, il Corpo rappresenta un prezioso punto di garanzia e riferimento per la comunità”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio inviato al Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, Ammiraglio Ispettore Capo Sergio Liardo.

“In occasione del 161° Anniversario di istituzione del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, desidero rivolgere a tutto il personale, in servizio e in congedo, l’espressione della gratitudine del popolo italiano per il loro operato reso con elevata professionalità e spirito di sacrificio. In questo ottantesimo anno dalla fondazione della Repubblica Italiana – sottolinea Mattarella – rendo omaggio alla memoria di quanti hanno perso la vita nell’adempimento del dovere mentre rivolgo un deferente saluto alla Bandiera di Guerra della Marina Militare e delle Forze Navali, nonché allo Stendardo delle Unità Navali della Guardia Costiera”.

Mattarella sottolinea che “le più recenti attività operative, svolte a tutela della sicurezza in mare, delle coste e delle acque interne, così come il determinante contributo assicurato nelle situazioni di emergenza, testimoniano la capacità del Corpo di affrontare con efficacia le sfide contemporanee, in sinergia con le Forze Armate e le Forze di Polizia. In questo giorno di festa – conclude il presidente – mi è grato inviare a tutti gli appartenenti al Corpo e alle loro famiglie il più fervido augurio. Viva il Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera! Viva la Repubblica!”.

Dramma del Pilastro: la democrazia si difende con la fiducia nelle istituzioni

Il tempo della giustizia, non delle sentenze preventive

Ieri, nell’edizione del Tg1 delle 20:00, è andata in onda la registrazione della telefonata in cui si segnalava la presenza di un uomo in stato di agitazione. Sempre in serata alcuni manifestanti sono venuti a contatto con la polizia al grido di “assassini!”, fortunatamente senza gravi conseguenze. Ora più che mai serve sangue freddo. Serve astenersi da qualsiasi giudizio affrettato, tanto più se gridato sui social, e attendere che la magistratura accerti ciò che le compete: se l’intervento sia stato conforme ai protocolli, se vi siano stati fattori concomitanti, se emergono colpe o negligenze di qualcuno. Non è prudenza di comodo. È la sola postura compatibile con uno Stato di diritto.

E invece, nel giro di poche ore, il caso della morte di Fakir è stato “chiuso” già due volte. Chiuso da chi, in piazza, ha già scritto “omicidio di Stato” su uno striscione, prima ancora che l’autopsia sia eseguita. E chiuso, specularmente, da chi, con primarie responsabilità istituzionali, ha già certificato la “professionalità” dell’intervento, prima ancora che le verifiche siano concluse.

È lo stesso riflesso che certi leader di centrodestra esibiscono, ad esempio, sul caso del gioielliere: la tragedia come materia prima del consenso. Due sentenze uguali e contrarie, pronunciate entrambe senza indagini, figuriamoci processo. La si smetta di capitalizzare politicamente il dolore. Da qualunque parte lo si faccia.

La forza di un’istituzione democratica

C’è poi un secondo aspetto, che va detto con la stessa nettezza: la polizia italiana oggi non è la polizia americana, né tantomeno l’ICE. Fortunatamente.

Opera dentro un ordinamento che la sottopone al controllo della magistratura, e proprio questo caso lo dimostra: bodycam consegnate ai pm, autopsia disposta, indagine avviata nelle ore immediatamente successive ai fatti. Non è un dettaglio tecnico: è la differenza tra un apparato di forza e un’istituzione democratica.

A qualcuno, in Italia, piacerebbe che questa differenza diventasse molto più labile. Il modo migliore per impedirlo non è la sfiducia preventiva verso chi indossa una divisa, ma la fiducia nella corretta collaborazione tra magistratura e organi di polizia. Una fiducia attiva, vigile, mai cieca: che pretende gli accertamenti, li segue, e ne trae le conseguenze.

Perché chi grida “sono tutti assassini” e chi giura “non possono aver sbagliato” commettono, in fondo, lo stesso errore: sottraggono le istituzioni alla verifica, gli uni per condannarle in blocco, gli altri per assolverle in blocco. E un’istituzione sottratta alla verifica smette, per tale stesso motivo, di essere democratica.

L’equilibrio come presidio della democrazia

In fasi storiche come questa, attraversate da polarizzazioni che trasformano ogni fatto di cronaca in un referendum identitario, l’equilibrio non è un rifugio di lusso: è, al contrario, quanto di più necessario ci possa essere. Lo ha ricordato, con parole sue, lo stesso card. Zuppi.

L’equilibrio serve a garantire che il giudizio, anche netto, arrivi quando le cose sono state adeguatamente chiarite; non a garantire che il giudizio non arrivi mai.

Quando le indagini avranno parlato bisognerà dire le cose come stanno: se emergeranno negligenze, violazioni dei protocolli, un uso sproporzionato della forza, andrà detto senza giri di parole, e le responsabilità andranno perseguite fino in fondo, chiunque riguardino. Se invece gli accertamenti escluderanno colpe, andrà detto con altrettanta chiarezza, e chi ha parlato di omicidio di Stato dovrà avere l’onestà di prenderne atto.

Agli eccessi provenienti da entrambe le tifoserie occorre rispondere in un solo modo: con una fiducia autentica, matura e responsabile in quelle istituzioni democratiche che diciamo di voler difendere. Una fiducia che non anticipa le sentenze né le teme.

Perché la difesa delle istituzioni non si fa nei convegni, né negli anniversari, ma comincia da casi come questo.

Chi scrive le regole del gioco?

“Aiuto, basta.” Due parole, gridate da un uomo a terra, con le mani bloccate dietro la schiena. Non erano una minaccia. Non erano una colluttazione. Erano una richiesta. È bastato non ascoltarle per trasformarle nell’ultima cosa che Abderrahim Fakir ha detto in vita sua, in un garage del Pilastro, a Bologna. Forse, prima delle fascette ai polsi, sarebbe servito qualcuno capace di fermarsi un secondo e chiedersi: e se avesse davvero bisogno di aiuto?

Troppo complicato, evidentemente. Molto più semplice immobilizzare, sperare che passi, e scoprire poi che non è passata.

La grammatica del sospetto
Viviamo in un Paese in cui l’urlo di un uomo agitato viene tradotto automaticamente in pericolo da neutralizzare, mai in disagio da comprendere. Non è un problema di singoli agenti: è una questione strutturale, radicata nelle norme che regolano i comportamenti.

Chi urla per strada, soprattutto se marocchino, soprattutto se nel quartiere “giusto” per fare notizia, smette di essere una persona in difficoltà e diventa un’emergenza da contenere. La diagnosi arriva dopo, con calma, in autopsia.

Il gioielliere e il tribunale del popolo
Sul fronte opposto, altrettanto istruttivo, il caso Roggero: un uomo che insegue due rapinatori già in fuga, li raggiunge, spara, uccide, e finisce eletto — metaforicamente e no — a paladino della giustizia vera, quella “fatta bene”, non come quella “imbelle” dei tribunali. Applausi, richieste di grazia, ministri pronti a schierarsi contro i giudici. La logica è sempre la stessa: se lo Stato non punisce abbastanza in fretta, ci pensiamo noi. Con lo spray al peperoncino o con la pistola, cambia il mezzo, non il principio.

Due Italie, stessa scorciatoia
Non c’è bisogno di scomodare il fascismo per notare che qualcosa scricchiola. Basta guardare quanto, da destra e da sinistra, sia diventato normale saltare il passaggio più scomodo — ascoltare, indagare, aspettare — per arrivare dritti alla sentenza emotiva. Bologna e Grinzane Cavour non sono la stessa storia, ma raccontano un’identica impazienza: quella di un Paese convinto di sapere già come va a finire, prima ancora di aver ascoltato fino in fondo.

Un po’ di decenza, per favore
Non chiedo giustizialismo né buonismo. Chiedo la fatica, oggi fuori moda, di aspettare i fatti prima di issare bandiere. E chiedo che, almeno per un giorno, si smetta di usare la morte di un uomo — qualunque uomo — come materiale da campagna elettorale. Lo dobbiamo alla memoria di Abderrahim Fakir e ai suoi familiari, che un vero “aiuto” non hanno più fatto in tempo a ricevere.

Mondiale 2026, finalmente è calato il sipario

I numeri non sempre dicono di un successo

Raramente si è assistito ad un Mondial così dimesso. Ora che è finito si può trarre qualche conclusione che è perfettamente in linea con il suo intero svolgimento. Una manifestazione sportiva estesa per l’intero Nord America fino al Canada e Messico suona già di dispersivo, come fossero tanti tornei disgiunti l’uno dall’altro. E’ venuto meno il coinvolgimento emotivo di quando si sta tutti nello stesso agone a misurarsi. Si sono misurate 48 squadre per un numero complessivo di 104 partite. Tutto un po’ troppo perché un appassionato possa aver mantenuto la stessa tensione per l’intero torneo. Non sono mancate alcune delusioni per il fine corsa troppo anticipato di squadre di fama con il Brasile e la Germania, smentendo la celebre affermazione del grande calciatore inglese Gary Lineker quando sosteneva che “Il calcio è un gioco semplice: ventidue uomini rincorrono un pallone per novanta minuti, e alla fine vince sempre la Germania”.

La noia ha infestato il campo di gioco

Rarissime le partite che è valsa la pena vedere. Si è assistito a performance assai modeste, l’attenzione a non perdere è prevalsa sull’ambizione di vincere e ci si è divertiti nell’incontro tra Francia e Inghilterra solo quando non c’era più nulla da difendere finendo il match con un risultato da punteggio tennistico. Anche la finale è stata a dir poco deludente, si è fatta fatica a trattenere lo sbadiglio. Ogni cosa in linea con la teoria degli opposti

Impara l’arte e mettila da parte

Non sono bastati le celebrità, attori e cantanti che con la loro presenza hanno cercato di rianimare la situazione sperando di raddrizzare la sorte di un evento da dimenticare. Ultimo oltraggio alla decenza, ci si è messa di mezzo anche l’esibizione di artisti tra il primo ed il secondo tempo della finalissima, un half-time show assolutamente da non riproporre per il futuro. Si saranno fatti incassi da capogiro ma il pallone è stato relegato in buca d’angolo a fare da misero contorno a tutt’altro che il “soccer”.

Unico guizzo, menare le mani

Al termine della partita l’Argentina ha preso la medaglia d’argento e la Spagna si è tolta lo sfizio di una foto di gruppo per celebrare la vittoria facendo fuori Trump e l’imbarazzato Infantino che tentava una via diplomatica per dire a The Donald di mettersi fuori obiettivo. E’ stato un Mondial pacchiano dove lo sport più amato del mondo ha fatto dei passi indietro in tutti i sensi. La rissa subito il fischio di termine dell’incontro della finalissima racconta una tristezza conforme all’evento che è mancato. Finalmente un po’ di animazione dopo tanta sonnolenza, direbbe qualche cattivello. Infantino potrà fieramente sollevare la coppa per la conquista di un suo personale fallimento.

Infantino punto e a capo

Questa volta, per tirarci su il morale, potremo dire di poter lecitamente scherzare con i Santi ma non lasciar stare i fanti e le loro responsabilità. Gli infanti erano coloro che ancora dovevano acquistare la capacità di parola e che quindi non potevano esprimersi. Poi, nel tempo, il fante è diventato il servitore del nobile, un garzone di bottega.

Al Presidente della FIFA, dal sorriso stampato che richiama quello del Jocker di Batman, è riuscito parlare e dire la sua, anche agli arbitri di turno, senza tradire il suo ruolo di appendice vero il padrone di turno. Gli andrebbe rammentato che lo sport, che è pure ma non pura divagazione, non è snaturatamente assimilabile allo spettacolo e di questo avrebbe dovuto farsene carico e memoria. Il questo Mondial si è giocato con un pallone sgonfiato all’opposto della boria di chi lo ha trafitto. Mondial 2026, nulla da ricordare.

La finale dei tre mondi: il calcio come metafora dell’Occidente

Le radici dell’Occidente

Già sui banchi di scuola mi sembrava che l’espressione “eroe dei due mondi”, riferita a Giuseppe Garibaldi, venisse pronunciata in maniera superficiale, quasi come una nota colorita e di folclore. Invece – lo dico da “garibaldino” appassionato – l’esperienza americana del patriota è costitutiva della sua azione e del suo pensiero. Senza, Garibaldi non sarebbe stato… Garibaldi.

Ecco, i due mondi, europeo e americano. Le articolazioni fondamentali dell’Occidente.

Quali, però, le sue radici? In un volumetto del 2020 scrissi, nel solco di una solida tradizione: Atene e Gerusalemme, la Grecia classica e l’universo biblico. In occasione di uno scambio epistolare, tuttavia, lo storico dell’antichità Luciano Canfora mi suggerì di considerare un terzo polo: Roma, la culla del diritto. E, in seguito, colsi l’opportunità di aggiungere una quarta gamba, Alessandria d’Egitto: lo spirito cosmopolita della koinè, il Museo, la Biblioteca.

Una finale che racconta tre mondi

E oggi? La finale dei mondiali di calcio, così a me pare, è eloquente. Di nuovo l’Occidente, con tre dei suoi mondi: quello iberico, la Spagna, quasi il “nuovo mondo” del Vecchio continente; l’America latina e ispanica dell’Argentina, nello stesso tempo Sud, Ovest e “periferia” del globo; il New Jersey, in quella East Coast nord-americana che è, almeno dal secondo dopoguerra, una sorta di caput mundi, cuore e “centro” dell’Occidente.

Insomma, come direbbe Leonardo Sciascia, il calcio è (anche) una metafora. E forse è una metafora anche la vittoria per 1 a 0 della Spagna, da sempre grande potenza calcistica, certo, e, insieme, a suo modo, realtà di frontiera.

Un occhio al cambiamento climatico, ma non solo in estate

Il dovere di guardare oltre l’emergenza estiva

Ogni anno, quando entriamo nell’incubo dell’insopportabile caldo estivo, si riaccende puntualmente il dibattito sul cambiamento climatico. E ciclicamente si torna a parlare di come stia diventando sempre più difficile vivere con un clima che non promette nulla di buono per il futuro. Nulla di buono non tanto per noi, ma soprattutto per chi verrà dopo di noi ovvero figli, nipoti e il resto dell’umanità. Un concetto già ben espresso da Papa Francesco nell’esortazione apostolica Laudato sì; lasciare il pianeta alle future generazioni nelle condizioni almeno uguali a quelle nelle quali lo abbiamo ricevuto in dono per il nostro passaggio terreno.

Ma a tanta preoccupazione dell’opinione pubblica non corrisponde altrettanta attenzione da parte delle istituzioni internazionali e dei singoli stati nazionali, che fanno ancora oggi delle scelte a favore di energia prodotta bruciando combustibili fossili ad alta intensità carbonica aggravando gli equilibri del pianeta già fortemente compromessi dai gas serra.

Queste scelte dissennate e antistoriche sono generate prevalentemente da valutazioni di carattere economico, ma anche da una notevole mancanza di cultura ambientale e di rispetto per l’umanità del nostro tempo e di quella che verrà.

I dati del clima e le conseguenze sul pianeta

È in questa cornice che vanno lette le tesi di chi ancora tenta di negare l’evidenza di un cambiamento climatico; un’evidenza che è confermata dalla serie storica delle temperature medie registrate nel corso degli anni e che segnalano un continuo aumento medio di oltre due gradi negli ultimi cinquant’anni. Si tratta di un aumento importante che si traduce in scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello dei mari, erosione delle nostre coste e fenomeni atmosferici sempre più violenti. Sono mutazioni climatiche che incidono in modo significativo anche sulle attività collegate alle condizioni di vita del genere umano e che generano dei crescenti flussi migratori in cerca di aree vivibili. Quella umana non è infatti l’unica migrazione in atto, ma si accompagna a quella della flora e della fauna determinando nel pianeta la formazione di vaste aree difficilmente abitabili.

Le responsabilità della politica internazionale

Per rendere più praticabili anche in termini economici le soluzioni innovative per la produzione di energia la Banca mondiale dal 2021 aveva iniziato a dare sostegno ai paesi che volevano investire sulle energie rinnovabili arrivando a stanziare per il 2025 più di 50 miliardi di dollari. Purtroppo, la pressione politica fatta dagli Stati Uniti (azionista di maggioranza della Banca mondiale) ha portato alla rimozione degli interventi tesi a contrastare i cambiamenti climatici tra gli obiettivi degli interventi della Banca mondiale. È l’ennesima forma di insensibilità e di mancanza di rispetto per il prossimo che caratterizza l’attuale fase politica della Casa Bianca a conduzione trumpiana che – tra le altre cose – ha anche deciso unilateralmente di uscire dall’Accordo di Parigi del 2015 con il quale gli stati partecipanti si sono impegnati a realizzare interventi per contenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei due gradi rispetto ai livelli preindustriali. In questo momento di confusione e strisciante negazionismo giova ricordare che il cambiamento climatico è un processo che è in atto in modo continuo ed inarrestabile e non solo quando ce ne accorgiamo noi a causa dei disagi creati dalle temperature insopportabili.

La politica-spettacolo e l’urgenza di “disarmare le parole e le immagini”

Le origini della politica-spettacolo

È stato Aldo Grasso, con la sua settimanale rubrica sul Corriere della Sera, “Padiglione Italia”, a ricordarmi la nascita dell’utile e veritiero paradigma di “politica-spettacolo”. Da decenni compagno di viaggio e struttura portante del dibattito pubblico e della democrazia dei nostri giorni.

Il titolo della sua rubrica di questa settimana era molto chiaro: “La cronaca in tv che diventa casting”. La cronaca televisiva che diventa cioè un provino per selezionare attori. In questo caso attori politici. Aldo Grasso ce l’aveva con Giuseppe Barboni, il caro amico imprenditore del ‘generale’ Vannacci tra i primi iscritti a Futuro Nazionale, che ha picchiato un povero migrante lungo una strada, poi intervistato in tv per il suo coraggio.

Ne parlò molto tempo dopo anche il politologo Giovanni Sartori col suo Homo Videns, ma in Italia il primo studioso che ha proposto e introdotto il termine “politica-spettacolo” è stato il sociologo Gianni Statera nel lontano 1986.

Dal leader politico all’attore della scena pubblica

Era ancora distante l’universo digitale, ma secondo Sartori l’“Homo Sapiens”, con il suo modo di ragionare, di leggere e scrivere, era stato sostituito da questo nuovo uomo postmoderno che misura e valuta tutte le sue conoscenze e le sue credenze sull’immagine televisiva.

Statera tuttavia, e in precedenza, dopo aver verificato la diffusione capillare della televisione era andato oltre. Aveva con lungimiranza fiutato il futuro, e quello che stava accadendo alla democrazia e ai partiti con le loro sceneggiate quotidiane.

Dopo un poco di anni scendeva infatti sulla scena della politica Silvio Berlusconi subito dopo un suo personale messaggio televisivo di 9 minuti, trasmesso su tutte le sue reti private Fininvest, e su quelle pubbliche della Rai. E, continuando a presidiare e intervenire su queste reti, nel 1994 viene eletto col suo personale e privato partito FI, e diventa Primo ministro.

Il pronostico azzeccato di Statera riguardava il modo di interpretare e decifrare la politica. Il mutamento del leader in un attore di spettacolo, e la trasformazione delle sue idee, del suo programma, e della sua etica, in un copione da ripetere ad ogni recita su qualsiasi palcoscenico. Anche nei suoi risvolti di menzogne e inganni.

Il leader, insomma, trasformato in un istrione con tutte le sue false parole. Con il suo modo di vestire, con la sua postura, ecc.

Dalla televisione all’IA: la sfida di disarmare parole e immagini

Da molto tempo, come sappiamo, una politica spettacolarizzata è ormai parte della nostra storia, ahimé, democratica, e con Donald Trump che fa quotidiane lezioni. Arrivata ai nostri giorni sui siti dei partiti-social “da remoto” e senza più le storiche sezioni territoriali, con i profili personali e privati del leader su diffuse piattaforme, e con il dilagare di consensi, insulti, e quant’altro.

Il tutto irreversibilmente trasformato in un quotidiano spettacolo teatrale, grazie alla moltiplicazione inverosimile dei canali televisivi, ai giornalisti alla ricerca di scoop e di ascolti, a un inedito narcisismo esibizionista dei leaders dei nostri giorni, che non si fanno più scrupolo se capovolgono la verità in falsità.

Basta parlarne e farsi vedere. Uno show quotidiano aggravato dall’uso della IA che trasforma il vero in falso, e la verità in menzogna. Sui cui drammatici esiti ci ha messo in guardia e avvertiti, strano a dirsi, papa Leone XIV nella sua Enciclica Magnifica Humanitas, quando nel paragrafo 214 del cap. 5, ripetendo un suo precedente “Discorso agli operatori della comunicazione”, ha sottolineato l’esigenza e l’urgenza di “disarmare le parole”, e le immagini: “…dobbiamo dire no alla guerra delle parole e delle immagini”.

Nuova serie di attacchi Usa conto l’Iran. Teheran risponde con missili e droni contro basi Usa nel Golfo

Roma, 20 lug. (askanews) – Gli Usa hanno lanciato una nuova serie di attacchi contro l’Iran.

Un comunicato del CentCom, il Comando centrale degli Stati Uniti ha annunciato che “le forze armate degli Stati Uniti hanno avviato una nuova serie di attacchi contro l’Iran” e “gli attacchi sono concepiti per degradare ulteriormente le capacità militari iraniane utilizzate per attaccare le navi commerciali nello Stretto di Hormuz”. Il presidente americano, Donald Trump, in un post su Truth Social poche ore prima aveva scritto: “Ogni volta che l’Iran uccide un soldato americano, pagheranno per quell’omicidio molte volte. Questa direttiva è stata trasmessa al Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, al Presidente del Comando Congiunto, Daniel Caine, e a tutti i leader delle forze militari”. Venerdì, due militari statunitensi sono rimasti uccisi in Giordania in attacchi iraniani contro il Paese.

Dopo che gli Stati Uniti hanno affermato di aver lanciato altri attacchi contro l’Iran, i media ufficiali iraniani hanno riferito di aver udito esplosioni a Bandar Abbas, Qeshm e nel distretto di Bemani, nella provincia meridionale iraniana di Hormozgan, lungo il Golfo dell’Oman, vicino allo Stretto di Hormuz.

La risposta di Teheran è stata il lancio di missili e droni verso Kuwait, Giordania e Bahrein, i tre Paesi che ospitano una base militare statunitense e che hanno attivato i sistemi di difesa aerea. Secondo la televisione di Stato iraniana, l’esercito iraniano avrebbe preso di mira i sistemi missilistici statunitensi, in particolare la base di Arifjan in Kuwait, con missili terra-aria.

Inoltre, l’agenzia britannica per la sicurezza marittima Ukmto ha segnalato che anche una petroliera è stata colpita da un proiettile non identificato nello stretto di Hormuz.

Trovato morto in casa a Washington il corrispondente italiano dalla Casa Bianca Daniele Compatangelo

Roma, 20 lug. (askanews) – E’ stato rinvenuto morto nella sua abitazione di Washington il corrispondente italiano dalla Casa Bianca Daniele Compatangelo, autore poche settimane fa dello scoop dell’intervista a Donald Trump post G7 che ha segnato la rottura con la premier Giorgia Meloni. Compatangelo, nato il 15 novembre 1975 a Savona e corrispondente dalla Casa Bianca per La7 e altre testate italiane, lo scorso novembre 2025 è stato eletto presidente dell’associazione dei corrisponenti stranieri della Casa Bianca “White House Foreign Media Group” da lui fondato. La notizia del ritrovamento del corpo senza vita del giornalista italiano è stato comunicato alla famiglia dall’ambasciata italiana a Washington, informata dalla Polizia locale. I primi accertamenti avrebbero escluso segni di violenza sul corpo del giornalista.