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Hormuz, l’errore strategico di Washington

Lo stretto più strategico del pianeta

La conferma che a Washington, probabilmente anche a causa della pressione e della fretta esercitata con successo da Benjamin Netanyahu su Donald Trump, prima dell’attacco all’Iran non si fossero approfonditi come necessario e indispensabile tutti i dossier ad esso connessi è data dalla sottovalutazione con la quale si è approcciata la questione dello Stretto di Hormuz.

Poiché è francamente impossibile che gli uffici del Pentagono non abbiano segnalato al Ministro della Guerra Pete Hegseth e al Presidente Trump il suo possibile, anzi probabile blocco da parte del nemico iraniano, è in ultima istanza a questi due decisori che va imputato un errore che sta già ora costando moltissimo all’economia mondiale e in particolare agli alleati americani del Golfo, oltre che all’Europa. Anche perché era noto, da sempre, che l’Iran avrebbe sfruttato il proprio posizionamento geografico in caso di estrema necessità.

Come noto, lo Stretto di Hormuz collega il Golfo Persico con il Golfo dell’Oman e immediatamente dopo con l’Oceano Indiano. È uno dei “colli di bottiglia” più importanti e noti del pianeta. Anche perché da esso transita circa un quinto dell’intera produzione petrolifera mondiale e circa un quarto del gas naturale liquido che viene trasportato attraverso i mari.

Un collo di bottiglia energetico globale

Queste percentuali – 20% del petrolio mondiale e 25% del gas naturale liquido – ci dicono che già solo una limitata sospensione del traffico navale che lo percorre può causare importanti conseguenze sui mercati internazionali e, per riflesso, sulla vita quotidiana di tutti noi. Figurarsi a fronte di un suo blocco prolungato.

Che l’Iran è in grado di provocare. E che ha sempre sostenuto di essere disposto a provocare qualora fosse stato attaccato da potenze ostili, a cominciare naturalmente da Israele e Stati Uniti. Hormuz è un asset strategico cui Teheran non è per alcun motivo disposta non solo a rinunciare, ma neppure a non utilizzare, se messa alle strette.

Ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni è la conferma di questo assunto.

Le avvisaglie ignorate

Questo scenario era stato dichiarato esplicitamente già nel corso della prima amministrazione Trump, dopo che Washington aveva deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare sottoscritto pochi anni prima durante la presidenza Obama e dopo l’avvio della strategia della cosiddetta “massima pressione” applicata sulla Repubblica islamica per indebolirne l’economia e contrastarne la crescente influenza regionale, esercitata anche attraverso i suoi proxy: Hezbollah, Hamas e Houthi.

In quegli anni fu il presidente Hassan Rohani – espressione autorevole della componente cosiddetta moderata del regime, pur sottoposta all’autorità assoluta della Guida Suprema Ali Khamenei – ad avvertire gli americani che, se avessero insistito nella loro azione volta a ridurre la capacità dell’export petrolifero iraniano, “non una goccia di petrolio” sarebbe più passata dal Golfo Persico.

L’arma geografica dell’Iran

Affermazioni e intimidazioni, queste ed altre, che sono state evidentemente sottostimate e non prese nella dovuta considerazione.

Certo, bloccare il traffico petrolifero nel Golfo significa impoverire in misura cospicua le casse di Teheran e dunque la minaccia può essere derubricata alle tradizionali fatwe ad uso delle masse periodicamente lanciate contro l’odiato popolo sionista e il Grande Satana americano. Ma questa considerazione può valere in tempo di pace, o comunque di relativa tranquillità. Non in tempo di guerra.

In una guerra che per di più ha l’obiettivo – almeno da parte israeliana – di annientare il regime, Hormuz diventa una risorsa strategica decisiva, un’arma letale da utilizzare senza riserva. Ed è esattamente ciò che sta accadendo.

Se Donald Trump ogni tanto leggesse qualcosa avrebbe facilmente compreso questa semplice verità, segnalata da sempre da tutti gli studiosi che hanno affrontato il tema: quel “collo di bottiglia” rappresenta un eccezionale vantaggio geografico che la natura ha assegnato all’Iran contemporaneo.

La lezione di Carnelutti nel dibattito sulla giustizia

Un grande giurista e pensatore cristiano

Tra i grandi giuristi italiani del Novecento il nome di Francesco Carnelutti è oggi ricordato molto meno di quanto meriterebbe. Eppure si tratta di una figura centrale della cultura giuridica europea. Nato a Udine nel 1879 e morto a Milano nel 1965, Carnelutti fu uno dei massimi studiosi del processo, autore di opere che hanno formato generazioni di magistrati e avvocati.

Ma Carnelutti non fu soltanto un tecnico del diritto. Fu anche un pensatore cristiano, convinto che la giustizia non potesse essere ridotta a un meccanismo normativo. Nei suoi scritti il processo penale appare come un luogo drammatico in cui lo Stato esercita il suo potere più delicato: giudicare un uomo.

Per questo parlò della “miseria del processo penale”. Non per disprezzo della giustizia, ma per ricordare che ogni giudizio umano resta inevitabilmente imperfetto. Scriveva infatti che «il processo penale è un dramma umano, nel quale la verità non si manifesta mai interamente e la giustizia deve accontentarsi di una verità possibile».

Il processo come dramma umano

Carnelutti aveva una consapevolezza molto forte dei limiti della giustizia penale. Il giudice decide sulla base di prove, testimonianze, indizi e ricostruzioni dei fatti. Ma la verità interiore dell’uomo che ha agito resta sempre, in parte, nascosta.

Da qui la sua insistenza su prudenza, equilibrio e rispetto della persona dell’imputato. Il processo non doveva trasformarsi né in un meccanismo automatico di punizione né in uno scontro tra apparati. Doveva restare uno strumento di ricerca della verità.

Come ricordava lo stesso Carnelutti, «la verità del processo non è la verità assoluta, ma quella che può emergere dalle prove». Questa consapevolezza lo portava a guardare con grande cautela a ogni semplificazione ideologica della giustizia penale. Questa sensibilità – che affonda le radici nella tradizione cristiana del personalismo – ha influenzato a lungo la cultura giuridica italiana del dopoguerra.

La cultura della mediazione nella tradizione cattolica

Nel secondo dopoguerra la cultura politica dei cattolici democratici sviluppò una concezione dell’ordinamento fondata su equilibrio e mediazione. Anche nel campo della giustizia prevalse l’idea che il sistema dovesse evitare sia la concentrazione del potere sia la contrapposizione radicale tra apparati.

Questa impostazione – che caratterizzò anche molte scelte della Democrazia Cristiana nella costruzione dell’ordinamento repubblicano – cercava un punto di equilibrio tra due esigenze: garantire l’indipendenza del giudice; evitare che il processo penale diventasse un terreno di scontro tra poteri antagonisti. In questa prospettiva il processo veniva concepito non come una battaglia, ma come un luogo di composizione e ricerca della verità.

La contraddizione del pubblico ministero

Carnelutti aveva colto con grande lucidità una tensione strutturale del nostro sistema: la figura del pubblico ministero, che è al tempo stesso magistrato e parte del processo. Da questo punto di vista non gli sarebbe sfuggito il problema che molti oggi sollevano: la difficoltà di conciliare il ruolo di accusatore con l’appartenenza allo stesso ordine di chi deve giudicare.

Perciò non si può escludere che avrebbe compreso le ragioni teoriche di chi propone una distinzione più netta tra le funzioni dell’accusa e quelle del giudice.

La diffidenza verso le soluzioni semplici

Ma Carnelutti diffidava profondamente delle soluzioni troppo lineari. Non credeva che bastasse modificare l’architettura istituzionale per risolvere i problemi della giustizia.

Il suo timore era un altro: che il processo penale si trasformasse in una gara tra accusa e difesa, dove la verità dipende più dall’abilità degli avvocati che dalla ricerca dei fatti. Per lui il processo non doveva diventare un duello tra professionisti. Scriveva infatti che «il processo non deve essere una gara tra abilità contrapposte, ma uno strumento per accertare il fatto». Guardava quindi con cautela ai modelli troppo rigidamente accusatori, perché temeva che la dialettica processuale finisse per prevalere sulla ricerca della verità.

Una lezione ancora attuale

Ora, attribuire a un giurista scomparso da decenni un voto referendario è inevitabilmente un’ipotesi, fino ai limiti dell’azzardo..Tuttavia, seguendo la logica del suo pensiero, è plausibile immaginare che Carnelutti sarebbe stato più vicino a un No meditato che a un Sì entusiasta. Non per difendere lo status quo, ma per diffidenza verso riforme presentate come soluzioni semplici a problemi complessi.

La domanda che probabilmente avrebbe posto sarebbe stata un’altra: questa riforma migliora davvero la ricerca della verità e l’equilibrio del processo?

In un tempo in cui il dibattito sulla giustizia tende spesso a ridursi a slogan contrapposti, ricordare Carnelutti può essere utile proprio per questo. Egli ci ricorda che il processo penale non è un terreno di battaglia ideologica, ma il luogo più delicato della vita civile.

Lì lo Stato incontra l’uomo e decide del suo destino. Per questo ogni riforma della giustizia dovrebbe nascere meno dall’urgenza dello scontro politico e più dalla prudenza che si deve a una materia tanto grave.

Il diritto internazionale e la fine delle illusioni: il ritorno alla politica di potenza

Il ritorno della storia

Lontani, anche mediaticamente, dal fragore delle guerre africane – considerate quasi incidenti tribali anziché teatro più complesso di interventi esterni – e distratti magari rispetto alle persecuzioni degli Uiguri, ci eravamo quasi convinti, come scrisse Fukuyama, che col crollo di quel muro si fosse giunti alla fine della storia e che la competizione si giocasse ormai solo sulla tecnica, con grande ottimismo per i progressi derivanti dall’interscambio economico e dall’emulazione nello sviluppo civile affidata alla globalizzazione.

Abbiamo invece di colpo dovuto tornare a misurarci con argomenti tipici della sorpassata “interpretazione materialistica della storia”, assistendo oggi alla prova di forza di uno statalismo “rapace” che ricorre a mezzi di conquista che credevamo superati. Ciò ci costringe a prendere coscienza che la politica non può dismettere il compito primario di misurarsi con il contesto internazionale e che la nostra Europa liberale avrebbe più che mai bisogno di rafforzare le istituzioni comunitarie e investire nella difesa comune.

Il brusco risveglio geopolitico

Il brusco risveglio lo hanno provocato due leader abbastanza primitivi, rimarcando in modo brutale il confine fra l’est e l’ovest del mondo e dichiarando, ad esempio, l’uno che desidera in Iran un governo a lui gradito e l’altro che non riconosce Zelensky come legittimo presidente dell’Ucraina. La Cina, del resto, fa da tempo qualcosa di simile con Taiwan.

Si fa così un gran parlare della crisi del diritto internazionale e della patente violazione del diritto umanitario. Pure, a mio parere, non ci si è soffermati abbastanza sui limiti strutturali del diritto internazionale moderno, creato richiamando valori che la ragion di Stato spesso calpesta.

L’equilibrio del terrore

La verità è che gli anni recenti erano stati caratterizzati da un accordo di massima fra le superpotenze vincitrici della seconda guerra mondiale che disponevano dell’arma atomica, utile a definire fra esse le questioni di sovranità degli Stati, evitando così che il mondo deflagrasse di nuovo con una guerra diretta fra loro.

Questa circostanza, basata sull’“equilibrio del terrore”, non aveva impedito alle potenze di crearsi sfere di influenza, favorendo spesso l’ascesa al potere di figure amiche, perfino con colpi di stato, e innescando talora conflitti locali o intervenendo con aiuti alle fazioni alleate. Così le grandi potenze si fronteggiavano sullo scacchiere internazionale con la propria bandierina e le armi strategiche nei vari punti del globo, oltre che con vere e proprie “OPA” sulle risorse economiche dei territori.

E si ha un bel sorridere se l’inquilino della Casa Bianca si offre di acquistare la Groenlandia: è solo la versione volgare di una concezione predatoria spesso presente nella storia delle nazioni.

Le istituzioni senza potere

Ogni norma, per risultare cogente, ha bisogno di un’autorità che la faccia rispettare. Venne dunque creata una organizzazione sovranazionale che vigilasse sul rispetto dell’autonomia di ogni Stato e, subito dopo, un documento che proclamava il diritto dei singoli e dei popoli.

Purtuttavia, quando sono state le superpotenze a infrangere quelle norme che si volevano universali, si è visto che le istituzioni create per difenderle non avevano un potere reale. L’ONU e la Corte internazionale di giustizia hanno dimostrato limiti evidenti, per non dire della Corte penale internazionale, che non è riconosciuta da Stati Uniti, Russia e Cina.

Il velo dell’ipocrisia

Il velo di ipocrisia lacerato di recente ha svelato dunque una cruda verità: il diritto internazionale era in larga parte un patto convenzionale fra potenze imperiali che, oltre a vantare un esclusivo diritto di veto, decidevano se e quando intervenire con la forza.

Così la disperata richiesta di aiuto degli oppressi di Caracas o di Teheran è stata talvolta utilizzata per coprire mire di intervento molto meno nobili di quanto proclamato.

L’ambiguità dell’autodeterminazione

La dottrina giuridica afferma che il diritto internazionale si fonda sul principio dell’autodeterminazione dei popoli, fingendo che tutti i governi abbiano piena legittimità popolare. Ma quale coerenza vi è in una tale affermazione di principio, se alcuni di quegli Stati intangibili si reggono su palesi dittature?

Due fra le tre superpotenze del nuovo corso multipolare sono rette da regimi autoritari che non rispettano i diritti umani. E come si giustificano allora le decisioni di intervenire occasionalmente per colpire – magari con l’egida dell’ONU – alcuni Stati, e solo alcuni, che da tempo erano sotto dittatura?

Guerre selettive e diritto umanitario

La Libia e l’Iraq insegnano qualcosa al riguardo. L’attacco all’Iran risponde a logiche simili nell’area mediorientale, scompaginando anche le alleanze di Russia e Cina. Lo stesso è accaduto nel caso del Venezuela.

Ma dunque Maduro o Khamenei non erano colpevoli da tempo di violazioni dei diritti umani?

Quando sono gli Stati Uniti a intervenire su Gaza ci si può solo limitare a recriminare; quando la Russia invade l’Ucraina non ci si può opporre se non con sanzioni parziali e con aiuti al paese invaso. Eppure proprio lì il diritto umanitario appare fatto a stracci, con stragi di civili e con il ricorso ai mezzi più oppressivi per fiaccare le popolazioni.

Thaon di Revel e l’Italia, non solo dello sport, che tornò nel mondo

Con la chiusura delle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 possiamo essere definitivamente certi che, nel grande euforico ottimismo generale, si è commesso un atto di omissione piuttosto grave. Non sono state ricordate le Olimpiadi di Cortina 1956 e chi le rese possibili agendo a favore di un paese sconfitto su cui la mano alleata era andata giù pesante, malgrado i due anni di cobelligeranza.

Il 5 febbraio scorso sono stati settant’anni dalla conclusione delle Olimpiadi invernali di Cortina 1956. Quell’evento, e più esattamente la sua preparazione, va considerato uno dei momenti decisivi della ricostruzione dell’Italia nel secondo dopoguerra.

Una decisione politica prima che sportiva

Il Comitato Olimpico Internazionale avrebbe dovuto decidere l’assegnazione entro il 1951. In realtà l’idea era di sbrigare la pratica molto prima.

Le prime Olimpiadi estive dopo la guerra sono quelle di Londra del 1948, mentre le prime Olimpiadi invernali sono quelle svizzere di Saint Moritz, sempre nel 1948. In entrambi i casi la scelta riflette chiaramente un equilibrio politico: una nazione europea vincitrice e, per i giochi invernali, una nazione neutrale per eccellenza.

La decisione, infatti, viene presa già nel 1946 e ha un significato politico e simbolico molto preciso.

Per Cortina 1956 si verifica inoltre una curiosa coincidenza: quasi tutti i protagonisti dell’impresa sono cattolici impegnati, molti dei quali legati alla figura di Giovanni Battista Montini. Tutti, inoltre, sono amici di Sergio Paronetto, morto nel marzo del 1945, che nella prima metà degli anni Quaranta aveva favorito l’incontro e la collaborazione tra molti dei protagonisti di questa vicenda.

Il protagonista: Paolo Ignazio Thaon di Revel

Il protagonista assoluto è Paolo Ignazio Thaon di Revel. Economista di primo piano, fu campione olimpico di scherma ai Giochi di Anversa del 1920. Dopo essere stato podestà di Torino, divenne ministro delle Finanze nel governo Mussolini dal 1935 al 1943. Fu un ministro che cercò inutilmente di dimostrare al duce, con dati economici alla mano, che la serie di guerre e interventi militari decisi dal regime — Etiopia, Spagna, Albania — stava indebolendo l’Italia anziché rafforzarla, a cominciare dal piano economico-finanziario e dal mancato rimpiazzo del materiale bellico consumato.

La coppia Thaon di Revel-Paronetto occupa anche un posto significativo nella storia della teoria economica italiana. Tra la fine degli anni Trenta e il 1943 furono infatti tra i pochissimi in Italia a studiare e promuovere il modello del Sistema di contabilità nazionale. Lo stesso sistema che verrà poi adottato in Svezia nel 1939, in Gran Bretagna nel 1943 e negli Stati Uniti nel 1944, diventando in seguito lo standard utilizzato da tutti i paesi del mondo.

Oggi concetti come il PIL fanno parte del linguaggio comune. Ma negli anni Quaranta rappresentavano una novità assoluta.

Thaon di Revel fu membro stimato del Comitato Olimpico Internazionale dal 1932 al 1964. La sua reputazione era enorme. Da olimpionico di scherma godeva di grande prestigio sia a Losanna sia a Londra, dove il CIO si riuniva nel dopoguerra.

Era inoltre un fervente monarchico e la madre, aristocratica britannica, lo rendeva particolarmente ben accetto negli ambienti inglesi, dove veniva considerato quasi un compatriota.

Il progetto: portare i Giochi in Italia

L’idea di portare le Olimpiadi in Italia lo accompagnava da molti anni. Sulla stessa linea si colloca l’altro membro italiano del CIO rimasto in carica anche dopo la guerra: il nobile lombardo Alberto Bonacossa, membro del Comitato dal 1925 al 1953. Nel 1945 i membri del CIO gli chiesero di rimanere al suo posto senza formalità.

Anche Thaon di Revel restò nel Comitato. Frequentatore abituale di Londra, sostenne con entusiasmo le Olimpiadi londinesi del 1948 e lavorò con costanza alla candidatura italiana. In quell’edizione, come in quella di Sankt Moritz, Germania e Giappone erano esclusi. L’Italia invece venne reintegrata nel circuito olimpico internazionale.

Nel 1948 Thaon di Revel rivelò ai colleghi del CIO la sua intenzione di candidare l’Italia. L’anno successivo arrivò l’assenso preliminare per la candidatura.

La rinascita dello sport italiano

Nel frattempo, a Roma, nel 1944 due giovani amici appassionati di sport lavoravano alla ricostruzione dello sport italiano, uno dei settori più compromessi con il regime fascista. Si chiamavano Giulio Andreotti e Adriano Ossicini. Entrambi erano legati da amicizia a Sergio Paronetto. Il padre di Adriano Ossicini, Cesare, aveva fondato la FASCI, la federazione delle associazioni sportive cattoliche, ed era molto stimato da Pio XI, da Eugenio Pacelli e da Alcide De Gasperi.

Nel 1944 Andreotti e Ossicini pensarono subito a un commissario liquidatore per il CONI fascista. La scelta cadde su Giulio Onesti, giovane avvocato socialista e partigiano. Inizialmente il CONI era destinato alla liquidazione. Ma nel 1946 la situazione cambiò radicalmente grazie all’invenzione del Totocalcio e della schedina. Le nuove entrate permisero all’ente di tornare autonomo dal punto di vista finanziario. Onesti passò così da commissario liquidatore a presidente del CONI, carica che manterrà fino al 1978. Per sostenere la candidatura olimpica serviva infatti un Comitato Olimpico Nazionale pienamente operativo.

La regia discreta di De Gasperi

Alcide De Gasperi seguì con grande discrezione l’intero processo.

A Londra sostenne l’azione di Thaon di Revel e Bonacossa. A Roma appoggiò il lavoro di Andreotti, Ossicini e Onesti. Sergio Paronetto aveva parlato molto bene di Thaon di Revel al presidente del Consiglio.

Anche il ministro degli Esteri Carlo Sforza guardava con favore al progetto. Con un CONI autonomo e finanziariamente solido, l’Italia poteva offrire garanzie concrete sulla realizzazione degli impianti necessari per i giochi. Il paese poteva così tornare nel dialogo sportivo internazionale dal quale era stato escluso dopo la guerra.

Il sostegno di Einaudi

A rafforzare l’iniziativa intervenne anche Luigi Einaudi, diventato presidente della Repubblica nel 1948. Estimatore di Paronetto, al quale doveva in parte la sua nomina a governatore della Banca d’Italia nel 1944, Einaudi sostenne il progetto di Cortina 1956. I giochi verranno inaugurati dal suo successore Giovanni Gronchi, anch’egli amico e ammiratore di Paronetto.

Da Cortina 1956 al trionfo di Roma 1960

Nelle sue memorie Giulio Onesti finirà per attribuirsi quasi tutto il merito della candidatura. Nessuno contestò apertamente questa versione.

Eppure il merito principale di aver coltivato per decenni il progetto di portare i giochi olimpici in Italia appartiene a Paolo Ignazio Thaon di Revel. Fu lui a trasformare un sogno in progetto, e il progetto in realtà.

Divenne presidente del comitato organizzatore dei giochi di Cortina e successivamente di quello dei giochi di Roma 1960. La riuscita delle Olimpiadi di Cortina spianò infatti la strada al grande successo internazionale delle Olimpiadi romane del 1960, considerate ancora oggi uno dei momenti più alti nella storia organizzativa dei Giochi

I ricostruttori dimenticati

I protagonisti di questa storia — Thaon di Revel, Bonacossa, De Gasperi, Andreotti, Ossicini, Einaudi, Gronchi — furono tra i grandi ricostruttori dell’Italia del dopoguerra. Furono anche cattolici impegnati e conoscitori del Codice di Camaldoli, elaborato dal loro amico Sergio Paronetto. Ricordarli è un atto di giustizia storica.

Alla fine degli anni Quaranta l’Italia era ancora un paese sconfitto e isolato. De Gasperi aveva ricevuto assicurazioni che l’Italia sarebbe entrata nell’ONU entro il 1949, ma l’ammissione arriverà solo nel 1955.

Il problema di Trieste sarà risolto soltanto nel 1954, con il sacrificio della Zona B. È in questo clima difficile che maturò il successo delle Olimpiadi di Cortina 1956. Per questa ragione sarebbe giusto che almeno Roma, Cortina e Torino dedicassero una strada a Paolo Ignazio Thaon di Revel. Uno dei ricostruttori dell’Italia.

FnV, show di Vannacci a teatro a Montecatini: "Altro che flop". E attacca giornalisti

Montecatini (Pt), 15 mar. (askanews) – Le migrazioni “non sono un fatto naturale” ma la “remigrazione lo è” perché “tutti hanno un paese di origine” e ai migranti che invocano il ricongiungimento familiare, siccome la “Costituzione italiana promuove la famiglia”, “paghiamo il biglietto aereo per il ritorno” al paese d’origine. E’ il concetto chiave attorno al quale ruotano le due ore di spettacolo “Il mondo al contrario – atto secondo.Remigrazione” che il generale Roberto Vannacci mette in scena, “attore per la prima volta”, al teatro Verdi di Montecatini.

Video, speech, canzoni, grafici – “ma di facile comprensione”, chiosa – e foto che scatenano la platea delle oltre 1.500 persone presenti. Soprattutto quando sul maxi schermo compare la foto dell’ex presidente della Camera Laura Boldrini: gli spettatori scalpitano, qualcuno urla e qualcuno insulta. Stessa scena quando vengono passate le immagini di Matteo Renzi ed Emma Bonino e quando si proiettano foto di immigrati fermati dalle forze dell’ordine. “Io passerei con il lanciafiamme”, dice una signora di mezza età seduta nelle prime file.

Vannacci non commenta gli insulti ai politici e prosegue lo spettacolo attaccando quelli che raccontano “la balla che gli immigrati ci pagheranno le pensioni” mentre sono qui “a prendere i nostri servizi” e “se diciamo l’Africa agli africani va bene, ma se diciamo l’Italia agli italiani ci dicono che siamo razzisti e non è vero”. L’applauso per il generale e’ pieno e caloroso da parte del suo popolo – piuttosto eterogeneo a un primo sguardo, gente con il cappellino Maga e gente con il cappellino da parà – gente che, precisa lui, “viene da tutta Italia, si sono pagati non solo il biglietto, ma anche il viaggio, il vitto e l’alloggio per essere qui”.

“Una rivalsa” per il leader di Futuro nazionale che coglie l’occasione, a spettacolo finito, per ringraziare il suo pubblico e i militanti del partito e attaccare la stampa in generale – “non scrivono di noi, fa paura quello che rappresentiamo” – e un giornalista in particolare, “il giornalista di un quotidiano, Il Foglio, che quando ti dà la mano è sudaticcia come un radicchio, ha i capelli unti e quindici giorni fa aveva parlato di mezzo flop” perché “c’erano solo 700 biglietti venduti”: “No, non è un flop, i biglietti venduti sono il doppio”, ribadisce. E annuncia le date dell’assemblea costituente di Futuro nazionale: il 13 e 14 giugno a Roma. Altra notizia, l’andamento del tesseramento: “Ad oggi 12mila iscritti”.

Nessuna destra estrema, conclude, “siamo una destra orgogliosa” e “i nostri valori – dice rispondendo a una giornalista che gli chiede del suo appoggio al governo – non sono negoziabili, e’ una linea rossa” che non si supera.

Paralimpiadi, Meloni: grazie a nostri atleti, reso orgogliosa la Nazione

Roma, 15 mar. (askanews) – “Si chiudono i Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Grazie a tutti i nostri atleti della Nazionale paralimpica per le emozioni e per i risultati straordinari che avete regalato all’Italia. Con il vostro talento, la vostra determinazione e il vostro esempio avete reso orgogliosa tutta la Nazione. Grazie per aver portato in alto il Tricolore”. Questo il messaggio della premier Giorgia Meloni per la chiusura delle Paralimpiadi. La presidente del Consiglio doveva essere presente stasera a Cortina alla cerimonia di chiusura della manifestazione ma, dopo essere partita, è dovuta rientrare per il tempo avverso.

Migranti, Vannacci: "Remigrazione fenomeno naturale". Da platea Montecatini insulti a Boldrini

Montecatini (Pt), 15 mar. (askanews) – “Ci dicono che gli immigrati ci pagheranno la pensione”. Roberto Vannacci scandisce la frase sul palco del Teatro Verdi di Montecatini, mentre sul maxi schermo compare una foto di Laura Boldrini. La platea risponde con fischi e insulti indirizzati all’ex presidente della Camera. Nella foto successiva compaiono Matteo Renzi ed Emma Bonino e la platea fischia e urla.

Vannacci non commenta queste reazioni e prosegue con lo spettacolo spiegando che “ci hanno venduto l’inclusione come una caratteristica di modernità e di civiltà. Siamo stati noi a volere che gli sbarchi avvenissero in Italia” ma la realtà, dice, è che “l’immigrazione in Europa è immigrazione dei disperati della terra e qualcuno continua a dire che ci pagano le pensioni” mentre la remigrazione è “un fenomeno naturale, pensate alle balle che ci raccontano le varie Boldrini”, rilancia.

Bertagnolli oro nello slalom alle Paralimpiadi

Roma, 15 mar. (askanews) – Sesto oro e tredicesima medaglia complessiva alle Paralimpiadi Invernali per Giacomo Bertagnolli, che a Milano Cortina 2026 conquista il titolo anche nello slalom maschile VI: l’Italia chiude al quarto posto nel medagliere, a quota sedici podi, con sette ori, altrettanti argenti e due bronzi.

Dopo l’oro in combinata, gli argenti in superG ed in gigante, ed il bronzo in discesa, nello slalom maschile VI Giacomo Bertagnolli, con la guida Andrea Ravelli, secondo dopo la prima manche, fa segnare il miglior crono parziale nella seconda run, e si impone con il tempo complessivo di 1’29″29.

L’azzurro rimonta i 57 centesimi di ritardo della prima manche, ne guadagna 84 nella seconda run, e chiude con 0″27 di margine sul polacco Michal Golas, con la guida Kacper Walas, che si mette al collo la medaglia d’argento con il tempo di 1’29″56.

Gradino più basso del podio per il canadese Kalle Ericsson, con la guida Sierra Smith

Vannacci: appoggio a governo? Nostri principi linea rossa, non negoziabili

Roma, 15 mar. (askanews) – “Abbiamo principi non negoziabili, una linea rossa che non si varca: sulla base di questo Futuro Nazionale sosterrà o non sosterrà, come avvenuto in settimana sulle comunicazioni della premier sull’Iran, il governo Meloni”. Lo ha detto il leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci parlando con i giornalisti a Montecatini prima del suo spettacolo “Il mondo al contrario – Remigrazione” al Teatro Verdi.

“Il simbolo di Futuro nazionale non verrà usato nel 2026 per nessuna elezione amministrativa in Italia” e il partito nascerà “sostanzialmente con l’assemblea costituente si terrà a metà giugno”, ha aggiunto.

Iran, Ehud Olmert: non so quale sia l’obiettivo finale della guerra

Roma, 15 mar. (askanews) –

Milano, 15 mar. (askanews) – “Come andrà a finire questa guerra dipende dalle decisioni che prenderà Trump, lui è la figura chiave”. Così Ehud Olmert, ex primo ministro di Israele in un’intervista a Monica Maggioni a In Mezz’ora su Raitre.

“Quale sia l’obiettivo finale non lo so e non so se i partecipanti lo sanno. Gli americani non hanno definito esplicitamente che cosa e quando sarà il momento per una conclusione della guerra, all’inizio doveva essere la fine del regime l’obiettivo, ma il regime non crollerà subito. L’Iran è un paese enorme, con 90 milioni di abitanti e non credo che alzeranno bandiera bianca. A un certo punto dovranno esserci dei contatti per dei negoziati per concludere questo conflitto e arrivare a un accordo per quanto riguarda il nucleare, che è il problema principale”.

Calcio, annullata la Finalissima tra Spagna e Argentina a Doha

Roma, 15 mar. (askanews) – La Finalissima tra Spagna, vincitrice di Euro 2024, e Argentina, campione della Copa América 2024, non si disputerà. Dopo lunghe discussioni tra la Uefa e le autorità organizzatrici del Qatar, è stato annunciato oggi che la partita, inizialmente prevista il 27 marzo nel Paese mediorientale, è stata annullata a causa dell’attuale situazione politica nella regione e dell’impossibilità di trovare una data e una sede alternative condivise.

Prima della decisione definitiva erano state valutate diverse soluzioni. La prima prevedeva di disputare la gara allo stadio Santiago Bernabéu di Madrid nella data originaria, con una ripartizione paritaria dei tifosi tra le due nazionali, ma l’Argentina ha respinto l’ipotesi. Successivamente è stata proposta una formula con doppia sfida: andata a Madrid il 27 marzo e ritorno a Buenos Aires in una futura finestra internazionale prima degli Europei e della Copa América 2028, soluzione anch’essa rifiutata.

La Uefa aveva quindi chiesto alla federazione argentina di confermare la disponibilità a giocare il 27 marzo in una sede neutrale in Europa oppure, in alternativa, il 30 marzo. Anche questa proposta non ha trovato l’accordo. L’Argentina ha suggerito di disputare la partita dopo i Mondiali, ma l’assenza di date disponibili in Spagna ha fatto cadere anche questa possibilità.

Infine la nazionale sudamericana ha indicato come unica data possibile il 31 marzo, ritenuta però impraticabile dagli organizzatori. Di conseguenza, e con rammarico da parte della Uefa, l’edizione della Finalissima tra le due campionesse continentali è stata ufficialmente cancellata.

Per gli Oscar sfida aperta tra "Una battaglia dopo l’altra" e "Sinners"

Roma, 15 mar. (askanews) – E’ la notte più importante del cinema mondiale. L’Academy Awards tornerà a illuminare Hollywood con la sua 98esima edizione, in programma al Dolby Theatre e condotta per la prima volta dal comico e presentatore Conan O’Brien. In Italia la cerimonia sarà trasmessa in diretta su Rai 1, mentre il red carpet sarà seguito live da Laura Squillaci per RaiNews 24.

Per esperti e bookmakers sarà corsa a due per il miglior film: Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson e Sinners di Ryan Coogler. Il film di Coogler arriva alla notte degli Oscar con un primato storico: Sinners guida infatti la classifica delle candidature con 16 nomination, il numero più alto mai registrato per un singolo titolo agli Oscar.

Nonostante questo record, molti osservatori ritengono che il favorito per la statuetta più prestigiosa resti Una battaglia dopo l’altra, l’opera di Anderson tratta dal romanzo Vineland di Thomas Pynchon e già premiata in numerose manifestazioni internazionali. Il film potrebbe conquistare anche altri riconoscimenti importanti, tra cui quelli per la sceneggiatura non originale e il montaggio, mentre Anderson appare tra i principali candidati anche per la miglior regia.

Una delle categorie più incerte è quella del miglior attore protagonista. Per settimane il favorito sembrava Timothée Chalamet, premiato ai Golden Globe Awards e ai Critics’ Choice Awards per il film Marty Supreme. Secondo alcune indiscrezioni raccolte da Variety, però, il nome dell’attore non avrebbe ricevuto il sostegno atteso tra i membri dell’Academy. A pesare potrebbero essere state anche alcune recenti polemiche nate dopo dichiarazioni in cui l’attore ha definito balletto e opera arti ormai poco apprezzate dal pubblico. A guadagnare terreno sarebbe invece Michael B. Jordan, protagonista proprio di Sinners, che secondo diversi votanti avrebbe raccolto un consenso molto forte. Tra i possibili contendenti figurano anche Leonardo DiCaprio per Una battaglia dopo l’altra ed Ethan Hawke per il film Blue Moon.

Molto più definita, invece, la corsa per l’Oscar alla miglior attrice protagonista. Tutti gli indizi portano verso Jessie Buckley, che sembra la favorita indiscussa grazie alla sua interpretazione in Hamnet, film diretto da Chloé Zhao. L’attrice irlandese arriva alla notte degli Oscar dopo una stagione ricca di riconoscimenti e consensi della critica. Tra le altre candidate sostenute da alcuni membri dell’Academy figurano Kate Hudson per il film Song Sung Blue, Rose Byrne per If I Had Legs I’d Kick You ed Emma Stone per Bugonia.

Tra gli attori non protagonisti la sfida appare particolarmente equilibrata. In corsa ci sono Delroy Lindo per Sinners, Sean Penn per Una battaglia dopo l’altra e Stellan Skarsgård per il film Sentimental Value.

In caso di vittoria, Sean Penn conquisterebbe il suo terzo Oscar dopo quelli ottenuti per i film Mystic River e Milk.

Per quanto riguarda le attrici non protagoniste, tra le più citate dai votanti emergono Amy Madigan per il film Weapons e Wunmi Mosaku per Sinners. Più incerta invece la posizione di Teyana Taylor che, pur avendo vinto il Golden Globe per Una battaglia dopo l’altra, non avrebbe convinto tutti gli elettori dell’Academy. Mentre Hollywood si prepara alla grande notte, cresce anche l’attenzione per la sicurezza. Le autorità della California hanno rafforzato le misure attorno al Dolby Theatre dopo un’allerta diffusa dall’Federal Bureau of Investigation riguardo alla possibilità di un attacco improvviso legato alle tensioni internazionali con l’Iran.

Secondo l’avviso dell’FBI, non si può escludere l’ipotesi di operazioni dimostrative contro obiettivi della West Coast con l’utilizzo di droni. Un rischio che le autorità statunitensi considerano remoto ma che ha spinto gli organizzatori ad alzare il livello di vigilanza.

“Le misure di sicurezza sono solide e lavoriamo a stretto contatto con l’FBI e con la polizia di Los Angeles”, ha spiegato il produttore della cerimonia Raj Kapoor. Tra glamour, pronostici e tensioni geopolitiche, Hollywood si prepara dunque alla sua notte più attesa. E come sempre agli Oscar, fino all’apertura dell’ultima busta, nulla è davvero deciso.

Asian Film Festival dal 7 al 15 aprile a Roma

Roma, 15 mar. (askanews) – Dal 7 al 15 aprile il Cinema Farnese di Roma ospita la 23esima edizione di Asian Film Festival, appuntamento storico che da oltre vent’anni porta nella Capitale il meglio del cinema dell’Estremo Oriente, consolidandosi come un punto di riferimento in Italia per il cinema asiatico contemporaneo. L’edizione 2026 presenta 36 lungometraggi – 18 in concorso, 9 nella sezione Newcomers, 9 fuori concorso – oltre a 10 cortometraggi, offrendo una panoramica cinematografica che attraversa Thailandia, Giappone, Corea del Sud, Indonesia, Filippine, Malesia, Cina, Vietnam, Singapore, Cambogia, Hong Kong e Taiwan. Asian Film Festival conferma così il suo ruolo di ponte culturale tra Roma e l’Asia, con una programmazione che unisce il grande cinema d’autore a opere capaci di intercettare un pubblico più ampio. Il festival si apre il 7 aprile con Girl (2025), esordio alla regia della celebre Shu Qi, presentato in concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2025. Il film offre un intenso e delicato ritratto femminile, segnando un debutto autoriale di forte sensibilità e inaugurando un’edizione del festival particolarmente attenta ai mutamenti e alle tensioni della società asiatica contemporanea. Tra i titoli più attesi: La Thailandia presenta due opere di grande interesse: Morte Cucina (2025), raffinato thriller culinario di Pen-ek Ratanaruang, che segna il ritorno al cinema del regista con atmosfere intense e curatissime; e Human Resource (2025) di Nawapol Thamrongrattanarit, ironica e profonda riflessione sulle dinamiche del lavoro moderno, acclamata all’ultima Mostra di Venezia, Premio Fondazione FAI-Cisl Persona, Lavoro, Ambiente nella sezione Orizzonti. Dall’Indonesia arrivano film di impegno civile e commedie generazionali: Siapa Dia (2025) e Whisper in the Dabbas (2025) di Garin Nugroho, raccontano storie intime con uno sguardo critico sulle tensioni sociali; mentre Rangga & Cinta (2025) di Riri Riza, è una commedia musicale che celebra amicizia, amore e sogni giovanili. Le Filippine propongono opere che intrecciano respiro storico e tensione introspettiva: Magellan (2025) di Lav Diaz, un’epica e rigorosa riflessione sulle ferite della colonizzazione, e Moonglow (2026) di Isabel Sandoval, delicato e luminoso ritratto dell’identità e della memoria personale. La Corea del Sud stabilisce un record per il festival con otto titoli in programma, spaziando dal cinema di genere alle opere più intime: The Old Woman with the Knife (2025) di Min Kyu-dong e The Ugly (2025) di Yeon Sang-ho esplorano thriller e suspense con grande impatto visivo; Beautiful Dreamer (2025) di Lee Kwang-kuk invece si concentra sui desideri e le fragilità interiori dei protagonisti, in chiave poetica e introspettiva. Dal Giappone arrivano due opere molto attese: Love on Trial di Fukada Koji, presentato a Cannes 2025, riflette con ironia e delicatezza sulle relazioni moderne; mentre Sham (2025) di Miike Takashi mescola thriller e satira sociale in uno stile audace e provocatorio. Il festival si chiude il 15 aprile con la cerimonia di premiazione e le proiezioni di due titoli di grande richiamo: She Has No Name (2024) del maestro di Hong Kong, Peter Chan — autore a cui il Festival aveva dedicato una retrospettiva nel 2011 — e The Ugly (2025,) di Yeon Sang-ho, thriller coreano che suggella un’edizione all’insegna della varietà, della ricerca e della qualità. Tra gli ospiti internazionali previsti saranno presenti: Koji Fukada, tra i nomi più prestigiosi del cinema giapponese contemporaneo; Garin Nugroho, figura centrale del cinema indonesiano; Isabel Sandoval, tra le voci più interessanti del nuovo cinema filippino; e Lee Kwang-kuk, autore di Beautiful Dreamer, tra i talenti più raffinati della scena coreana contemporanea. Il programma prevede inoltre focus nazionali dedicati alle diverse cinematografie: Filipino Day (8 aprile), Indonesian Day (9 aprile), Thailand Day (10 aprile), Korean Day (11 aprile), Japan Day (12 aprile) e Malaysian Day (14 aprile), momenti di approfondimento culturale realizzati in collaborazione con le rappresentanze diplomatiche di Filippine, Indonesia, Thailandia, Corea del Sud, Giappone e Malesia, pensati per valorizzare le specificità artistiche e i contesti culturali di ciascun Paese. (Segue)

Iran, le notizie più importanti di oggi sulla guerra (gli aggiornamenti)

Roma, 15 mar. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti del 15 marzo intorno alla guerra di Usa e Israele contro l’Iran e le sue ripercussioni nel Golfo, in Libano e globali. (A cura di Fabio Santolini).

-13:00 Invio di navi nello Stretto di Hormuz, la  Corea del Sud valuta la richiesta di Trump.

-12:59 La Casa Bianca: 65 navi di Teheran affondate dagli Usa da inizio guerra.

-12:13 Il Papa: in Medio Oriente atroce guerra, migliaia di innocenti uccisi.

-11:34 Trump esclude al momento ipotesi di accordo con Teheran.

-11:15 Israele approva stanziamento da 827 milioni di dollari per acquisti militari d’emergenza.

-10:45 Attacchi con droni vicino all’aeroporto di Baghdad: l’Iraq è preoccupato.

-09:39 Iran, Israele annuncia nuova vasta ondata attacchi nell’Ovest.

-08:16 Schlein: no all’uso delle basi Usa e agire sul caro benzina.

-08:00 I pasdaran: daremo la caccia a Netanyahu e lo uccideremo.

Sinner in finale a Indian Wells, sfiderà Medvedev. Alcaraz fuori

Roma, 15 mar. (askanews) – E’ il sesto tennista a raggiungere tutte le finali Masters 1000 sul cemento dopo Federer, Nadal, Djokovic, Murray e Medvedev. Questo il traguardo tagliato da Jannik Sinner centrando la finale al “BNP Paribas Open”, il primo Masters 1000 della stagione (montepremi 9.415.725) di scena sul duro di Indian Wells, nel deserto californiano.

In semifinale il 24enne di Sesto Pusteria, n.2 del ranking e del seeding, ha battuto per 64 62, in un’ora e 23 minuti di partita, il tedesco Alexander Zverev, n.4 ATP e quarta testa di serie, superato per la sesta volta di fila (ora il computo degli head to head vede l’azzurro in vantaggio per 7 a 4). Per l’altoatesino si tratta della sesta sfida per il titolo raggiunta negli ultimi sette Masters 1000 disputati, e della seconda consecutiva centrata senza perdere un set.

Questa sera (ore 22) Sinner si giocherà il titolo con il russo Daniil Medvedev, n.11 del ranking e del seeding. Medvedev ha battuto nella seconda semifinale Carlos Alcaraz al primo ko nel 2026 dopo 16 vittorie consecutive. Una prestazione maiuscola del russo, prossimo al ritorno in top 10, che ha chiuso con il punteggio di 6-3, 7-6 in un’ora e 38 minuti. Medvedev è stato superlativo, pur non trovando percentuali elevate al servizio ma raccogliendo il massimo dalla parte del dritto. Sinner guadagnerà punti su Alcaraz al termine del Masters 1000 di Indian Wells. Finalista in California, Jannik ha già guadagnato 600 punti ed è lontano 2.550 punti da Alcaraz, che ha confermato il risultato in semifinale da Medvedev. Jannik, però, potrebbe ridurre ancora il gap in caso di titolo a 2200 punti.

Formula1, il calendario del Mondiale

Roma, 15 mar. (askanews) – Ecco il calendario della stagione di Formula 1 2026 con i vincitori delle gare finora disputate:

GP Australia (Melbourne, Australia, 8 marzo) vincitore: George Russell (Mercedes) vincitore: GP Cina (Shanghai, Cina, 15 marzo) Kimi Antonelli (Mercedes)

GP Giappone (Suzuka, Giappone, 29 marzo) GP Miami (Miami, Stati Uniti, 3 maggio) GP Canada (Montreal, Canada, 24 maggio) GP Monaco (Montecarlo, Principato di Monaco, 7 giugno) GP Barcellona-Catalunya (Montmelò, Spagna, 14 giugno) GP Austria (Spielberg, Austria, 28 giugno) GP Gran Bretagna (Silverstone, Regno Unito, 5 luglio) GP Belgio (Spa-Francorchamps, Belgio, 19 luglio) GP Ungheria (Hungaroring, Ungheria, 26 luglio) GP Paesi Bassi (Zandvoort, Paesi Bassi, 23 agosto) GP Italia (Monza, Italia, 6 settembre) GP Spagna (Madrid, Spagna, 13 settembre) GP Azerbaigian (Baku, Azerbaigian, 26 settembre) GP Singapore (Marina Bay, Singapore, 11 ottobre) GP Stati Uniti (Austin, Stati Uniti, 23 ottobre) GP Messico (Città del Messico, Messico, 30 ottobre) GP Brasile (San Paolo, Brasile, 6 novembre) GP Las Vegas GP (Las Vegas, Stati Uniti, 19 novembre) GP Qatar (Lusail, Qatar, 27 novembre) GP Abu Dhabi (Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti, 4 dicembre)

Formula1, Leclerc: "Bel duello con Lewis"

Roma, 15 mar. (askanews) – “Sicuramente la quarta posizione non è quella che speravo ad inizio gran premio. Ad ogni modo la macchina è andata bene e ho anche messo in scena un bellissimo duello con Lewis Hamilton, in questo caso non sono riuscito a prevalere e mi è mancato il guizzo giusto per tenermi il podio”. Così Charles Leclerc al termine del Gp di Cina disputato a Shanghai. Sulla situazione generale Ferrari dice: “Nel complesso il nostro pacchetto è valido. Siamo performanti, siamo costanti e oggettivamente in partenza siamo i migliori. La nostra sfortuna è che Mercedes ha allestito una vettura eccellente e per il momento hanno un vantaggio tecnico importante. Il divario che ci hanno rifilato oggi non può certo farci dormire, sonni tranquilli”.

Formula1, Vasseur: "Mercedes è stata più veloce di noi"

Roma, 15 mar. (askanews) – “Credo che sia stato tutto sotto controllo. Certamente sei sempre un po’ spaventato perché può succedere qualcosa, però alla fine è anche molto difficile congelare le posizioni in pista”. Così il Team Principal della Ferrari, Frederic Vasseur al termine del Gp di Cina con la rossa che ha chiusa terza con Hamilton e quarta con Leclerc autori di una bella battaglia. Secondo Vasseur, intervenire con ordini di scuderia avrebbe tolto naturalezza alla corsa: “I piloti stanno facendo un bel lavoro e non si poteva mai sapere cosa sarebbe accaduto alla fine, per cui penso che sia stata la decisione giusta. È sempre la decisione giusta quando finisce così”. Una battaglia che, nelle sue parole, è stata positiva anche per lo spettacolo: “Penso che sia stata una bella battaglia: per il team, per la Formula 1 e per i fan. Preferisco lasciarli correre piuttosto che congelare le posizioni”.

Il nodo principale del weekend resta però il confronto con la Stella a tre punte, apparsa complessivamente più veloce. Il Team Principal della Rossa non nasconde il gap: “Penso che nel complesso del weekend loro siano più veloci di noi, dipende dalle sessioni ma sono sempre tre, quattro o cinque decimi più veloci di noi”.

Il distacco diventa più evidente quando le Mercedes riescono a girare in aria pulita: “Quando metti in overtake mode ad un distacco di un secondo possiamo sopravvivere, magari spingendo un pochino più di loro sulle gomme. Quando poi loro hanno la pista sgombra, in aria pulita, siamo più lenti di qualche decimo”. Un vantaggio tecnico che la Ferrari ha individuato con chiarezza: “Abbiamo visto che oggi hanno un vantaggio chiaro sul rettilineo, dobbiamo lavorare su questo. Sappiamo chiaramente cosa dobbiamo fare: dobbiamo continuare a spingere su ogni singola area dello sviluppo, ma questa è la situazione attuale”.

Tra gli elementi incoraggianti del fine settimana c’è comunque il primo podio in rosso per Hamilton, arrivato dopo un 2025 complicato. Per Vasseur il cambiamento principale è legato al processo di integrazione nel team: “Penso che probabilmente ora sia più vicino a noi, che ora conosca tutti all’interno del team”.

Il britannico, sottolinea il manager francese, è stato coinvolto nel progetto ben prima dell’inizio della stagione: “È stato parte del progetto fin dal primo giorno, ha lavorato allo sviluppo al simulatore sei mesi fa e sicuramente la situazione è diversa rispetto a 12 mesi fa”. Ma Vasseur tiene anche a ribadire un principio: la Ferrari non nasce attorno a un singolo pilota. “Non voglio dire che questa macchina sia la macchina di lui o su di Charles: è la macchina del team”.

Il contributo di Lewis, però, è stato significativo sul piano umano e tecnico: “Lui sicuramente ha partecipato allo sviluppo fin da primo giorno, ha migliorato il rapporto con ogni membro del team, per cui penso che questa sia la direzione giusta per lui”.

TonyPitony svela il calendario completo del tour estivo

Milano, 15 mar. (askanews) – TonyPitony svela il calendario completo del tour estivo: oltre 30 date e 130mila bigliettony già venduti nei principali festival italiani, numeri che confermano il suo status di fenomeno musicale più imprevedibile e irresistibile del momento.

Dopo la vittoria della serata delle cover della 76ª edizione del Festival di Sanremo, dove ha conquistato il pubblico in duetto con Ditonellapiaga sulle note di The Lady Is A Tramp, TonyPitony mette a segno un altro traguardo: il disco d’oro FIMI/GfK per il singolo DONNE RICCHE, rimasto stabile nella Top 10 della Top 50 Italia di Spotify per oltre due mesi. E i numerony non finiscono qui: 95 miliony di streaming nell’ultimo anno, oltre 2 miliony di ascolti mensili su Spotify e, durante la sola settimana sanremese, più di 150mila nuovi follower su Instagram.

A conferma del suo momento d’oro, TonyPitony sarà l’unico artista italiano headliner agli I-DAYS Milano Coca-Cola 2026, uno dei festival più importanti d’Europa. L’appuntamento con il suo CONCERTONY è per venerdì 4 settembre all’Ippodromo Snai San Siro di Milano, per una serata che promette un grande show. I bigliettony sono già disponibili su Ticketmaster, Ticketone e Vivaticket.

Il successo live prosegue anche con il tour TELETONY, che ha registrato 23 date sold out tra Italia ed Europa, oltre 20.000 bigliettony venduti e un Fabrique di Milano esaurito in sole 8 ore. Il 25 marzo partirà la tournée europea, dopo il grande entusiasmo registrato nelle tappe italiane, tutte completamente sold out.

Artista siciliano dalla visione unica, TonyPitony mescola immaginario anni ’60, elettronica, teatro e provocazione, costruendo uno spettacolo che è insieme concerto, performance e piccolo universony pitoniano. Il suo ultimo album è entrato nella Top 10 FIMI degli album fisici nella settimana dal 30 gennaio al 5 febbraio 2026, mentre il brano CULO ha raggiunto la #1 della Top Viral di Spotify a settembre 2025.

Dopo la vittoria della serata delle cover a Sanremo insieme a Ditonellapiaga e la sigla ufficiale del Fantasanremo con il brano Scapezzolate, TonyPitony continua a dimostrare che il suo progetto è uno spettacolo dove musica, ironia e teatralità diventano un vero e proprio show capace di conquistare pubblico.

CALENDARIO TOUR EUROPEO 25 marzo 2026 – London @ Oslo Hackney // SOLD OUT 26 marzo 2026 – Paris @ La Bellevilloise // SOLD OUT 28 marzo 2026 – Bruxelles @ Pilar // SOLD OUT 29 marzo 2026 ore 18 – Amsterdam @ Cinetol // SOLD OUT 29 marzo 2026 ore 21 – Amsterdam @ Cinetol // SOLD OUT 1 aprile 2026 – Barcelona @ La Nau Locales De Ensayo // SOLD OUT

CALENDARIO TOUR ESTIVO 29 maggio 2026 – Roma @ Spring Attitude Festival // SOLD OUT 31 maggio 2026 – Lecco @ Nameless 5 giugno 2026 – Cortona @ Stadio Comunale Santo Tiezzi 6 giugno 2026 – Parma @ Parma Tatoo Nerd Festival 11 giugno 2026 – Milano @ Circolo Magnolia // SOLD OUT 18 giugno 2026 – Casalgrande (RE) @ Mosa Festival 19 giugno 2026 – Zero Branco (TV) @ Villa Guidini 20 giugno 2026 – Udine @ Castello di Udine // SOLD OUT 22 giugno 2026 – Udine @ Castello di Udine // SOLD OUT 23 giugno 2026 – Ferrara @ Ferrara Summer Festival 25 giugno 2026 – Perugia @ L’Umbria che spacca // SOLD OUT 30 giugno 2026 – Firenze @ Visarno Arena 1 luglio 2026 – Collegno (TO) @ Flowers Festival // SOLD OUT 2 luglio 2026 – Legnano @ Rugby Sound // SOLD OUT 3 luglio 2026 – Cremona @ Tanta Robba Festival // SOLD OUT 5 luglio 2026 – Pescara @ Terrasound 10 luglio 2026 – Cosenza @ Rendano Arena 11 luglio 2026 – Bari @ Fiera del Levante 15 luglio 2026 – Bologna @ Sequoie Music Park // SOLD OUT 16 luglio 2026 – Vicenza @ Jamrock Festival // SOLD OUT 17 luglio 2026 – Collegno @ Flower Festival // SOLD OUT 20 luglio 2026 – Cagliari @ Fiera di Cagliari 21 luglio 2026 – Sassari @ Abbabula Festival 23 luglio 2026 – Genova @ Balena // SOLD OUT 24 luglio 2026 – Pisa @ Pisa Summer Knights 25 luglio 2026 – Caserta @ Caserta Summer Festival 30 luglio 2026 – Catania @ Villa Bellini// SOLD OUT 31 luglio 2026 – Ragusa @ Castello di Donnafugata 1 agosto 2026 – Bagheria (PA) @ Piccolo Parco Urbano // SOLD OUT 3 agosto 2026 – Bagheria (PA) @ Piccolo Parco Urbano 7 agosto 2026 – Bellaria Igea Marina @ Beky Bay 8 agosto 2026 – Senigallia @ Mamamia 9 agosto 2026 – Termoli @ Arena del Mare 42° 15° 11 agosto 2026 – Gallipoli @ Parco Gondar 12 agosto 2026 – Messina @ Mish Mash 13 agosto 2026 – Catania @ Villa Bellini // NUOVA DATA 27 agosto 2026 – Romano D’Ezzellino (VI) @ Ama Music Festival // NUOVA DATA 29 agosto 2026 – Roma @ Cavea Auditorium Parco della Musica // NUOVA DATA DATA EVENTO CONCERTONY 4 settembre 2026 – Milano @ Ippodromo Snai San Siro // NUOVA DATA

Formula 1, in Cina trionfa Antonelli vent’anni dopo Fisichella

Roma, 15 mar. (askanews) – Giornata storica per il motorsport italiano: Andrea Kimi Antonelli conquista il Gran Premio di Cina, ottenendo la sua prima vittoria in Formula 1 e riportando l’Italia sul gradino più alto del podio dopo vent’anni. L’ultimo successo di un pilota italiano risaliva infatti al 2006 con Giancarlo Fisichella nel Gran Premio della Malesia.

Sul circuito di Shanghai International Circuit, il 19enne talento della Mercedes-AMG Petronas Formula One Team ha dominato una gara complessa e ricca di episodi, gestendo con grande maturità la pressione e un finale caratterizzato da doppiaggi e battaglie alle sue spalle.

Alle sue spalle ha chiuso il compagno di squadra George Russell, mentre il primo podio con la Ferrari è arrivato per Lewis Hamilton, terzo dopo un lungo duello interno con l’altra rossa di Charles Leclerc.

Habermas, il linguaggio come fondamento della democrazia

Con la morte di Jürgen Habermas scompare una delle figure più autorevoli della filosofia europea del dopoguerra. Nel ricordo pubblicato da Die Welt lo si definisce il Meisterdenker della Repubblica federale, cioè il “maestro del pensiero”, la coscienza critica che più di ogni altra ha accompagnato la maturazione democratica della Germania.

Per oltre mezzo secolo Habermas è stato insieme filosofo cattedratico e protagonista del dibattito pubblico. Non soltanto l’autore della teoria dell’“agire comunicativo”, ma uno dei rarissimi intellettuali capaci di intervenire con autorevolezza nelle grandi questioni del proprio tempo.

Un filosofo nella vita pubblica

Die Welt ricorda un episodio che riassume bene la sua figura. Nell’ottobre 2001, poche settimane dopo gli attentati di New York e Washington, Habermas ricevette a Francoforte il Premio della pace dei librai tedeschi.

All’inizio del discorso annunciò quasi con cautela che non avrebbe pronunciato una relazione «che polarizza, che fa alzare in piedi gli uni mentre gli altri restano seduti». Ma accadde esattamente il contrario. Alla fine tutta la sala si alzò per applaudirlo. Aveva detto, osserva il giornale, «tutt’altro rispetto a ciò che molti si aspettavano». Era uno dei momenti in cui la riflessione filosofica entrava  evidentemente nel cuore della discussione civile europea.

 

La lingua, materia originaria dellumano

Nel ricordo di Die Welt emerge con forza il nucleo del pensiero habermasiano. Per il filosofo tedesco «il linguaggio era l’Urstoff di tutto ciò che è umano», cioè la materia originaria della vita sociale.

Il linguaggio non è soltanto uno strumento per trasmettere idee. È la condizione stessa della convivenza. Solo attraverso il dialogo, il confronto pubblico e la forza degli argomenti può nascere una comunità politica degna di questo nome.

Da qui prende forma l’intero edificio teorico dell’“agire comunicativo”, che ha influenzato profondamente la riflessione contemporanea sulla democrazia.

Una parola conquistata

Il rapporto di Habermas con la lingua non fu soltanto teorico. Nato con una malformazione congenita al palato, dovette affrontare fin da giovane difficoltà nella pronuncia.

Per questo, nota Die Welt, parlare non fu mai per lui qualcosa di ovvio. La parola era «una capacità che doveva essere conquistata». Non solo un tema filosofico, ma una vera esperienza esistenziale.

Anche per questo il linguaggio divenne il centro della sua filosofia: la forma più alta della relazione tra gli uomini.

Leredità di un intellettuale europeo

Con la sua scomparsa si chiude l’epoca di uno degli ultimi grandi intellettuali pubblici del Novecento. Habermas ha attraversato le svolte decisive della storia tedesca ed europea, intervenendo nel confronto sul passato nazista, sul destino dell’Europa e sul ruolo della democrazia nel mondo contemporaneo.

La sua lezione rimane legata a un principio semplice ma esigente: la politica non vive della forza, ma della ragione. E la ragione, nella vita degli uomini, prende forma nella parola condivisa.

Per leggere il testo originale

https://www.welt.de/kultur/article255186012/juergen-habermas-gestorben-sprache-war-ihm-der-urstoff-alles-humanen.html

Prodi: “Se l’Europa resta divisa, il mondo sarà degli autocrati”. Oggi su Avvenire

“Nella Ue divisi scompariamo”. È il monito lanciato da Romano Prodi in un’intervista pubblicata oggi da Avvenire, il quotidiano della Cei. Di fronte al disordine geopolitico di queste settimane, l’ex presidente del Consiglio e già presidente della Commissione europea invita l’Europa a recuperare una vera unità politica.

 

Lallarme sullEuropa divisa

Secondo Prodi, il primo passo per tornare a essere rispettati come Unione consiste nel ricomporre il rapporto tra politica ed economia. Solo così l’Europa potrà tornare ad avere un ruolo credibile nello scenario internazionale.

In questa prospettiva, l’ex premier propone di mettere al servizio dell’intera Unione alcuni strumenti oggi nazionali, come l’arma nucleare e il diritto di veto al Consiglio di sicurezza dell’Onu di cui dispone la Francia. Un’ipotesi sulla quale, osserva, “da Macron è giunto un piccolo passo”.

Il mondo in mano agli autocrati

Prodi guarda con forte preoccupazione all’evoluzione dell’equilibrio globale. Commentando l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, osserva che “il mondo è finito in mano agli autocrati”.

Il giudizio sull’attuale leadership americana è severo: “Trump? I suoi atti non mi sembrano da liberatore dei popoli”. In questo contesto, torna di attualità – sottolinea – l’espressione usata più volte da papa Francesco, quella della “guerra mondiale a pezzi”, che descriverebbe con efficacia la frammentazione dei conflitti contemporanei.

Secondo l’ex presidente della Commissione europea, gli effetti della tensione internazionale sono già evidenti: gli Stati Uniti vendono più armi e la Russia più petrolio, mentre l’Europa fatica a definire una strategia autonoma.

Energia e scenari geopolitici

Prodi si sofferma anche sul dossier energetico, in particolare sul gas russo. Alla luce dei colloqui tra Donald Trump e Vladimir Putin, avanza un’ipotesi destinata a far discutere: non sarebbe impensabile un ritorno al gas russo, qualora nel progetto Nord Stream entrassero nuovi investitori, tra cui anche americani.

Un’eventualità che mostrerebbe, ancora una volta, quanto le dinamiche geopolitiche e quelle economiche restino strettamente intrecciate.

Difesa, Nato e il nodo della linea europea

Quanto all’utilizzo delle basi militari da parte dei Paesi europei, Prodi invita a non enfatizzare l’annuncio del premier spagnolo Pedro Sánchez. A suo giudizio, la Spagna – come gli altri Paesi membri della Nato – ha già messo a disposizione strutture logistiche analoghe.

Il problema, insiste, non è tanto questo quanto l’assenza di una vera linea comune dell’Unione europea in materia di sicurezza e politica estera.

Il giudizio su Meloni e il nodo dellunanimità

Infine, Prodi commenta l’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Parlamento con parole lapidarie: “Verba volant”. Secondo l’ex premier, la linea del governo italiano appare molto allineata a quella di Trump. L’idea di partecipare a un eventuale “Board of peace”, osserva con ironia, avrebbe poco senso se l’Europa restasse relegata a un ruolo marginale.

Il punto decisivo, conclude, riguarda il superamento dell’unanimità nelle decisioni europee. Senza un cambiamento su questo terreno, avverte, si rischia di indirizzare l’Europa verso l’irrilevanza politica.

Il metodo democristiano? Scomparso. Da qui la crisi della politica italiana

Il metodo e il merito della politica

Il “metodo” democristiano, almeno così pare, è decisamente scomparso dall’orizzonte politico italiano. Un metodo che era strettamente intrecciato con la politica, cioè con quelle categorie che caratterizzano la qualità della democrazia.

Dalla cultura della mediazione al profondo rispetto della Costituzione; dal rispetto degli avversari, che non erano mai nemici da distruggere ma interlocutori con cui confrontarsi, al valore della sintesi; dalla centralità del Parlamento al decoro delle istituzioni. Di tutte le istituzioni democratiche.

Ma accanto al metodo c’era – eccome se c’era – anche il merito della politica. E su questo versante era il progetto politico a sventolare e a trionfare. Dalla chiarezza in politica estera al ruolo delle istituzioni, dal programma economico e sociale al governo della società attraverso gli strumenti concreti della democrazia.

Ora, senza scadere nell’esaltazione acritica ed agiografica, non possiamo non sottolineare che quel metodo – e a prescindere ancora dal merito – si è progressivamente dissolto. Le forze politiche, tanto di destra quanto di sinistra, hanno infatti rinunciato a quel preciso bagaglio politico, culturale e forse anche etico. E questo per due ragioni di fondo.

 

La radicalizzazione dello scontro politico

Innanzitutto perché la radicalizzazione della lotta politica da un lato e la polarizzazione ideologica dall’altro hanno definitivamente soppiantato quella “cultura del comportamento” che ha caratterizzato l’azione della Dc per quasi cinquant’anni nella vita politica del nostro Paese e che è sopravvissuta anche per alcuni lustri dopo l’avvio della cosiddetta seconda Repubblica.

Una radicalizzazione che esalta lo scontro, la demonizzazione ideologica, la fatwa moralistica e, in ultimo ma non per ordine di importanza, la delegittimazione dell’avversario. Un avversario che non è più considerato un interlocutore politico ma diventa un nemico, ritenuto per definizione non titolato a governare.

È di tutta evidenza che, di fronte a tutto ciò, saltano sistematicamente le categorie che individuano nel confronto, nel dialogo e nel rispetto la cifra essenziale per fare e declinare la politica nella società contemporanea.

 

Labbandono della grammatica costituzionale

In secondo luogo, il metodo democristiano esaltava la grammatica politica costituzionale.

Al di là degli storici e incalliti detrattori di quell’esperienza – quasi tutti collocati, ieri come oggi, nella cultura politica della sinistra italiana, comunista o post comunista non fa differenza alcuna – è indubbio che la crisi della politica contemporanea si intreccia con la sostanziale rinuncia a osservare e, soprattutto, a vivere e praticare le norme, i principi e i valori costituzionali.

Al di là dell’ipocrita e moralistica genuflessione di molte forze politiche, è del tutto evidente che la distanza siderale dall’impianto costituzionale si registra concretamente nel comportamento quotidiano di molti partiti. O di ciò che resta dei partiti.

È appena sufficiente ascoltare quei tristi e squallidi “pastoni” televisivi dei vari Tg per rendersene conto.

 

Senza quel metodo la politica si impoverisce

Con altrettanta certezza, e senza alcuna regressione nostalgica, non si può non dire che senza il recupero di quel metodo l’intera politica italiana è destinata a convivere con i peggiori vizi che oggi la caratterizzano.

Dal trasformismo all’opportunismo, dalla radicalizzazione alla violenza verbale, dalla gestione dell’esistente all’assenza di qualsiasi visione a medio-lungo termine, dalla sostanziale negazione dei valori costituzionali al disprezzo degli amici e degli avversari.

Forse è bene pensarci prima che sia troppo tardi. Non per noi, ma soprattutto per la qualità e il futuro della democrazia italiana.

Ancora un pensiero per Enrica Bonaccorti

«La lontananza sai, è come il vento / spegne i fuochi piccoli / ma accende quelli grandi, quelli grandi». Autrice dei versi: Enrica Bonaccorti. Si tratta, lo sappiamo, del brano senza età di Domenico Modugno “La lontananza”.

Sì, Bonaccorti sapeva essere un’autrice ispirata. E, studiando il “Trattato sulla natura umana” di David Hume, quasi incredulo, trovai il motivo ispiratore del testo: «Il duca de la Rochefoucauld» (1613-1680) «ha osservato molto giustamente che la lontananza distrugge le passioni deboli, mentre accresce le forti; allo stesso modo in cui una folata di vento spegne una candela, ma ravviva un incendio. Una lontananza prolungata indebolisce naturalmente la nostra idea e diminuisce la passione: ma quando l’idea è tanto forte e vivace da sostenersi da sola, allora il dolore che deriva dalla lontananza ravviva la passione e le dà nuova forza e violenza».

Cultura alta e cultura popolare

Siamo solitamente abituati a separare con nettezza la “cultura alta” e quella “popolare”. E invece il sapere e l’arte si nutrono di una pluralità di livelli e di registri espressivi, del loro incontro, delle loro contaminazioni e intersezioni.

Enrica Bonaccorti, del resto, a cui abbiamo dato l’ultimo saluto, non trovò difficile sostituire una donna di spettacolo, vera e propria icona pop, come Raffaella Carrà nel programma del mezzogiorno di Rai1, nel cuore degli anni Ottanta.

Il rapporto con il corpo e con la vita

E poi il suo tormentato rapporto con il corpo, con la corporeità, altra dimensione costitutiva sia della cultura sia, ovviamente, della vita in generale: da alcune scelte discutibili della giovinezza all’esemplare eleganza, dignità e generosità rispetto al cancro che l’ha divorata in pochi mesi.

L’ultimo saluto, ma di certo non per dimenticarla. E mi sento di dedicarle i piccoli versi tratti dalla mia ultima silloge poetica:

“La lontananza è

come un vento impetuoso

che soffoca

il fuoco flebile

e fa divampare

gli incendi

sconfinati

della mente e

del cuore”.

Calcio, risultati Serie A: Juve quarta, oggi Milan, Como e Roma

Roma, 15 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 29esima giornata di serie A dopo Udinese – Juventus 0-1

29esima giornata Torino – Parma 4-1, Inter – Atalanta 1-1, Napoli – Lecce 2-1, Udinese – Juventus 0-1, domenica 15 marzo 12.30 Verona – Genoa, 15.00 Pisa – Cagliari, 15.00 Sassuolo – Bologna, 18.00 Como – Roma, 20.45 Lazio – Milan, lunedì 16 marzo 20.45 Cremonese – Fiorentina.

Classifica: Inter 68, Milan 60, Napoli 59, Juventus 53, Roma, Como 51, Atalanta 47, Bologna 39, Sassuolo 38, Lazio 37, Udinese 36, Parma 34, Torino 33, Genoa, Cagliari 30, Lecce 27, Fiorentina 25, Cremonese 24, Verona 18, Pisa 15.

30esima giornata venerdì 20 marzo 18.30 Cagliari – Napoli, 20.45 Genoa – Udinese sabato 21 marzo 15.00 Parma – Cremonese, 18.00 Milan – Torino, 20.45 Juventus – Sassuolo, domenica 22 marzo 12.30 Como – Pisa, 15.00 Atalanta – Verona, 15.00 Bologna – Lazio, 18.00 Roma – Lecce, 20.45 Fiorentina – Inter

Calcio, risultati Serie A: Napoli a -1 dal Milan

Roma, 14 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 29esima giornata di serie A dopo Napoli-Lecce 2-1

29esima giornata Torino – Parma 4-1, Inter – Atalanta 1-1, Napoli – Lecce 2-1, 20.45 Udinese – Juventus, domenica 15 marzo 12.30 Verona – Genoa, 15.00 Pisa – Cagliari, 15.00 Sassuolo – Bologna, 18.00 Como – Roma, 20.45 Lazio – Milan, lunedì 16 marzo 20.45 Cremonese – Fiorentina.

Classifica: Inter 68, Milan 60, Napoli 59, Roma, Como 51, Juventus 50, Atalanta 47, Bologna 39, Sassuolo 38, Lazio 37, Udinese 36, Parma 34, Torino 33, Genoa, Cagliari 30, Lecce 27, Fiorentina 25, Cremonese 24, Verona 18, Pisa 15.

30esima giornata venerdì 20 marzo 18.30 Cagliari – Napoli, 20.45 Genoa – Udinese sabato 21 marzo 15.00 Parma – Cremonese, 18.00 Milan – Torino, 20.45 Juventus – Sassuolo, domenica 22 marzo 12.30 Como – Pisa, 15.00 Atalanta – Verona, 15.00 Bologna – Lazio, 18.00 Roma – Lecce, 20.45 Fiorentina – Inter

A Roma la manifestazione per il “No sociale”: siamo più di 20.000

Roma, 14 mar. (askanews) – “Siamo più di 20 mila”, hanno detto dal palco di piazza San Giovanni gli organizzatori del corteo per il “No sociale” partito alle 15 da Piazza della Repubblica a Roma, scortato dalla polizia di Stato. Nel corteo hanno sfilato numerose bandiere dell’Usb, Potere al popolo, bandiere della Palestina, Iran, di Cuba e del Venezuela. I manifestanti hanno ribadito slogan contro il governo Meloni e contro il riarmo a livello europeo.

Risiko politica estera riaccende distinguo maggioranza su sanzioni a Putin

Roma, 14 mar. (askanews) – Il complicato risiko sulla politica estera fa riemergere differenze sull’opportunità di sanzioni alla Russia di Putin che ha invaso quattro anni fa l’Ucraina. Distinguo sulla linea di politica estera che, per una volta, non riguardano il centrosinistra – che, anche pochi giorni fa, si è presentato in aula, durante le comunicazioni della premier sull’Iran, con quattro risoluzioni diverse alla Camera e tre al Senato – ma il centrodestra. Da un lato Forza Italia e i centristi, dall’altro la Lega e, con un ruolo nel centrodestra ancora da capire, Futuro Nazionale con Vannacci. Nel mezzo il partito della premier Giorgia Meloni.

Il primo ad annusare l’aria è stato proprio il generale Roberto Vannacci, fuoriuscito con polemiche dalla Lega, e ancora vago su come il nuovo partito, Futuro Nazionale, interloquirà con la propria area di appartenenza. Nei giorni scorsi su Facebook Vannacci lo ha scritto papale: “E’ venuto il momento per l’Europa e per l’Italia di sospendere l’embargo su gas e petrolio alla Russia”. In aula alla Camera l’ha ribadito il deputato di FnV Edoardo Ziello: “Dovremmo riprendere le relazioni con la Federazione russa per pagare un prezzo del gas molto più basso”.

Oggi la presa di posizione del leader leghista Matteo Salvini, coerente con la linea che il Carroccio a sua guida ha sempre tenuto sulle sanzioni alla Russia. “Gli Stati Uniti hanno allentato le sanzioni nei confronti del petrolio che arriva dalla Russia e io ritengo che l’Italia e l’Europa debbano prendere in considerazione la stessa scelta pragmatica”, spiega Salvini. Ipotesi, quella che serpeggia dalle parti delle forze più euroscettiche della coalizione, a cui l’altro vicepremier, il ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia Antonio Tajani, sbarra la strada: “Le sanzioni alla Russia vanno assolutamente mantenute, l’Italia è stata tra i paesi promotori per spingere Mosca a un cessate il fuoco”. Netto anche il leader centrista Maurizio Lupi: “Siamo contrarissimi ad eliminare le sanzioni sul gas russo ed al suo acquisto. L’aggressione di Putin non accenna a diminuire, anzi, si è intensificata ed ha colpito infrastrutture civili”.

E Fratelli d’Italia? Il partito della presidente del Consiglio nelle ultime ore è rimasto in silenzio. E’ vero che mercoledì scorso Meloni ha ribadito che “l’Italia continuerà a promuovere, in sede G7 e Ue, la pressione economica sulla Russia”, guardando al ventesimo pacchetto di sanzioni europee come a “un passaggio necessario”. Però questo muro contro muro tra i vicepremier rivernicia di fresco alcune vecchie tensioni, crepe che nella maggioranza ci sono sempre state sul tema. Non basterà, forse, far filtrare, come avvenuto ieri, che la posizione del governo sul Cremlino non è cambiata, per scongiurare ulteriori problemi a Giorgia Meloni sul posizionamento dell’Italia, ‘amica’ degli Usa, ma anche impegnata in un lavoro comune con l’Ue per la de-escalation di un conflitto al quale non partecipa e non vuole partecipare.

E’ invece (quasi) compatto sulla necessità di mantenere le sanzioni alla Russia tutto il fronte progressista. Il leader di Italia Viva Matteo Renzi avverte che “solo dopo che la Russia si ritirerà dal Paese che ha invaso, si potranno togliere le sanzioni. Non oggi perché l’Iran ha chiuso Hormuz”. Sulla stessa linea il Pd, Avs che con Angelo Bonelli ricorda che “le sanzioni a chi viola il diritto internazionale vanno rispettate” e +Europa con Riccardo Magi che osserva come “le scelte scellerate di Trump stiano rimettendo al centro dei giochi Putin” ma “non bisogna cedere rimuovendo le sanzioni e non bisogna farsi indebolire da un punto di vista economico”.

A rompere l’armonia ritrovata sulla politica estera ci pensa il Movimento Cinquestelle con un invito al pragmatismo che viene dalla deputata Chiara Appendino secondo la quale “bisogna rimettere sul tavolo la questione del gas russo. Non è una posizione ideologica, è una questione di sopravvivenza economica per milioni di italiani”. Su questo il leader M5s Giuseppe Conte per ora tace, ma la materia è sufficiente per rievocare, per l’ennesima volta, il redivivo asse giallo-verde.

Ucraina, la Ue ha prorogato di 6 mesi le sanzioni individuali

Roma, 14 mar. (askanews) – Il Consiglio europeo ha deciso oggi di prorogare per ulteriori sei mesi – fino al 15 settembre 2026 – le misure restrittive rivolte a coloro che sono responsabili di minacciare o compromettere l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina.

Le misure individuali – si legge in una nota – continueranno ad applicarsi a circa 2.600 persone e entità, colpite in risposta all’aggressione militare ingiustificata e non provocata della Russia contro l’Ucraina. Le attuali misure restrittive comprendono restrizioni di viaggio per le persone fisiche, il congelamento degli asset e il divieto di mettere a disposizione fondi o altre risorse economiche alle persone e entità inserite nella lista.

Nel contesto della revisione delle sanzioni, il Consiglio – si legge ancora – ha anche deciso di non rinnovare l’inserimento di due individui e di rimuovere cinque persone decedute dalla lista.

Dopo il 24 febbraio 2022, in risposta all’aggressione militare della Russia contro l’Ucraina, l’Unione Europea ha ampliato massicciamente le sanzioni contro la Russia con l’obiettivo di indebolire significativamente la base economica della Russia, privarla di tecnologie e mercati critici e ridurre notevolmente la sua capacità di condurre la guerra.

Come affermato nel testo sostenuto da 25 Capi di Stato o di Governo in occasione del Consiglio europeo del 18 dicembre 2025, l’Ue riafferma il suo continuo e incrollabile sostegno all’indipendenza, alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina entro i confini riconosciuti a livello internazionale. L’Ue continuerà a fornire, in coordinamento con partner e alleati affini, un sostegno politico, finanziario, economico, umanitario, militare e diplomatico completo all’Ucraina e al suo popolo.

L’Ue – conclude la nota – resta determinata a mantenere e aumentare la pressione sulla Russia affinché fermi la sua brutale guerra di aggressione e si impegni in negoziati significativi per la pace.

Rugby, l’Irlanda travolge la Scozia e spera nel Sei Nazioni

Roma, 14 mar. (askanews) – L’Irlanda travolge la Scozia 43-21 all’Aviva Stadium di Dublino e riapre la corsa al titolo del Sei Nazioni 2026. La squadra guidata da Andy Farrell conquista anche il punto di bonus offensivo grazie a sei mete e si porta momentaneamente in testa alla classifica, in attesa del decisivo Francia-Inghilterra che determinerà il vincitore del torneo.

Gli irlandesi indirizzano la partita già nel primo tempo, chiuso avanti 19-7, con una prestazione solida e concreta. Nella ripresa la Scozia prova a restare in partita ma cede progressivamente alla maggiore intensità dei padroni di casa, che allungano fino al 43-21 finale.

Tra i protagonisti dell’incontro le mete di Jamie Osborne, Dan Sheehan e Robert Baloucoune, con Tommy O’Brien autore di una doppietta nel finale che chiude definitivamente i conti. Gli scozzesi rispondono con Russell e Darge ma non riescono a contenere il ritmo dell’Irlanda.

Il successo consente all’Irlanda di conquistare anche la Triple Crown – il riconoscimento assegnato alla nazionale britannica o irlandese che batte le altre tre del gruppo – e di restare in corsa per il titolo, che dipenderà dal risultato della sfida serale tra Francia e Inghilterra.

Se l’Inghilterra dovesse battere i francesi a Parigi, il Sei Nazioni 2026 andrebbe proprio all’Irlanda.

Ciclismo, Tirreno-Adriatico: Isaac del Toro vince a Camerino

Roma, 14 mar. (askanews) – Isaac Del Toro si prende di forza la tappa di Camerino, la più complicata di questa Tirreno-Adriatico, staccando nel finale il norvegese Johannessen e lo statunitense Jorgenson e legittimando la leadership nella classifica generale. Gli applausi più sinceri li ha strappati Giulio Pellizzari che ha tentato nel finale la prova di forza, scattando sulle strade di casa per cercare di mettere in difficoltà il messicano della UAE Team Emirates. Pellizzari ha chiuso quarto salvando così la seconda piazza nella classifica generale a 42″ dal Del Toro. Quinto e soddisfatto Giulio Ciccone. Domani settima e ultima tappa: la Civitanova Marche-San Benedetto del Tronto: 142 km con un solo GPM da scalare (nella prima parte di un percorso che poi diventa totalmente piatto), per 1.100 metri di dislivello, in cui apparentemente ci sarà poco margine per stravolgere ancora la classifica generale: l’impressione è che potrebbero cambiare alcune posizioni di rincalzo, forse anche le restanti del podio, ma è ormai certa quella di un Del Toro che, oltre a una gran gamba, ha mostrato anche tanta maturità e forza mentale.

Calcio, Inter-Atalanta 1-1: Krstovic gela San Siro

Roma, 14 mar. (askanews) – L’Inter non va oltre l’1-1 contro l’Atalanta a San Siro e manca l’occasione di rilanciarsi dopo il derby perso. I nerazzurri di Chivu passano in vantaggio con Pio Esposito, ma nel finale vengono raggiunti da Krstovic al termine di un’azione contestata, con proteste furiose dei padroni di casa per un presunto fallo su Dumfries.

In un pomeriggio segnato dalla pioggia e da un campo scivoloso, l’Inter prova subito a fare la partita ma fatica a trovare precisione negli ultimi metri. Il vantaggio arriva al 26′: bella azione manovrata con Dimarco e Dumfries, assist di Barella e sinistro vincente di Pio Esposito che batte Carnesecchi per l’1-0.

Nella ripresa i nerazzurri sfiorano più volte il raddoppio, soprattutto con Thuram, ma non chiudono la gara. L’Atalanta cresce nel finale e all’82’ trova il pareggio: Sulemana pressa Dumfries che cade a terra, l’arbitro lascia correre, Sommer respinge il primo tentativo e sulla ribattuta Krstovic segna a porta vuota. Il Var conferma la rete tra le proteste dell’Inter, con Chivu espulso per doppia ammonizione.

Nel finale resta anche il dubbio per un contatto tra Scalvini e Frattesi in area atalantina, ma Manganiello lascia giocare. Finisce 1-1 sotto la pioggia e tra i fischi di San Siro: un pareggio che rallenta la corsa dell’Inter e lascia aperte polemiche e rimpianti.

Calcio, risultati di A: frena l’Inter, +8 sul Milan

Roma, 14 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 29esima giornata di serie A dopo Inter-Atalanta 1-1

29esima giornata Torino – Parma 4-1, Inter – Atalanta 1-1, 18.00 Napoli – Lecce, 20.45 Udinese – Juventus, domenica 15 marzo 12.30 Verona – Genoa, 15.00 Pisa – Cagliari, 15.00 Sassuolo – Bologna, 18.00 Como – Roma, 20.45 Lazio – Milan, lunedì 16 marzo 20.45 Cremonese – Fiorentina.

Classifica: Inter 68, Milan 60, Napoli 56, Roma, Como 51, JUventus 50, Atalanta 47, Bologna 39, Sassuolo 38, Lazio 37, Udinese 36, Parma 34, Torino 33, Genoa, Cagliari 30, Lecce 27, Fiorentina 25, Cremonese 24, Verona 18, Pisa 15.

30esima giornata venerdì 20 marzo 18.30 Cagliari – Napoli, 20.45 Genoa – Udinese sabato 21 marzo 15.00 Parma – Cremonese, 18.00 Milan – Torino, 20.45 Juventus – Sassuolo, domenica 22 marzo 12.30 Como – Pisa, 15.00 Atalanta – Verona, 15.00 Bologna – Lazio, 18.00 Roma – Lecce, 20.45 Fiorentina – Inter

Incendiato cartellone con Meloni e Nordio alla manifestazione a Roma

Roma, 14 mar. (askanews) – Un cartellone con la premier Giorgia Meloni e il ministro della Giustizia Carlo Nordio è stata data alle fiamme durante il corteo per il “No Sociale” in corso a Roma. Tra cori contro il governo e fumogeni, alcuni manifestanti hanno incendiato l’immagine che ritraeva la premier che teneva al guinzaglio il Guardasigilli in museruola con sotto la scritta “Non al vostro referendum”. Sempre durante la manifestazione sono state incendiate una bandiera Usa e un ritratto del presidente Usa Donald Trump.

Bonaccorti, Renato Zero: addio sorella, amica e complice

Milano, 14 mar. (askanews) – “So che passerai da me prima di affrontare il viaggio di ritorno. Tutto ciò che ti avrei voluto dire, te l’ho detto. Ci siamo scambiati per tempo informazioni utili. Formule, suggerimenti per non perdere l’orientamento e il vero scopo del nostro vivere. All’occorrenza, sorella, amica e complice, pur di non lasciarmi sguarnito. Ci siamo arrangiati sempre, inventandoci giorno per giorno, un mestiere diverso. Tu ti sei persino improvvisata mia manager per farmi ottenere qualche scrittura. Certo che abbiamo vissuto. Certo che ci siamo offerti. Certo che è stato un percorso infinitamente variegato e coinvolgente. A un tratto però, mi sono svegliato e non ci sei più”. Così Renato Zero ricorda Enrica Bonaccorti in un messaggio letto da monsignor Antonio Staglianò durante l’omelia alla Chiesa degli Artisti di Roma ai funerali della conduttrice morta giovedì 12 marzo all’età di 76 anni.

“La tua fresca risata non mi arriva. I tuoi sorrisi educati e fragranti. La tua ironia pungente e stimolante. Tutto è silenzio – prosegue l’artista -. E comprendo che da adesso dovrò sbrigarmela da soloà eppure quanta di te mi resta dentro e addosso? Quanta energia sprigiona la tua poesia. Quanta bellezza che ti porti viaà ma io so che passerai da me una, cento, mille, un miliardo di volte. Ed è per questa ragione che lascerò sempre aperta quella porta. Il tuo Renato”.

E’ morto il filosofo Jurgen Habermas

Roma, 14 mar. (askanews) – È morto oggi nella sua casa a Starnberg, città nel Land della Baviera, il filosofo e sociologo tedesco Jurgen Habermas. Aveva 96 anni. La notizia è stata comunicata dalla casa editrice Suhrkamp Verlag, che ha citato la sua famiglia. Habermas, nato nel 1929 a Duesseldorf, è considerato uno dei filosofi più influenti del secondo dopoguerra, tra i principali esponenti della Scuola di Francoforte. Le sue opere hanno segnato in modo profondo la filosofia politica e sociale contemporanea, nonché l’epistemologia. Tra i suoi libri più noti figurano “Storia e critica dell’opinione pubblica” e “Teoria dell’agire comunicativo”.

Formula1, Antonelli nella storia: pole più giovane di sempre in Cina

Roma, 14 mar. (askanews) – Kimi Antonelli entra nella storia della Formula 1 conquistando la pole position del Gran Premio di Cina, diventando il più giovane pilota di sempre a partire davanti a tutti in una gara iridata. Il giovane talento italiano della Mercedes-AMG Petronas Formula One Team ha segnato 1’32″064, precedendo il compagno di squadra George Russell, fermatosi in pista per un problema tecnico e costretto a cambiare volante negli ultimi minuti, e le Ferrari di Lewis Hamilton e Charles Leclerc.

Antonelli, che dopo la Sprint aveva chiuso quinto tra penalità e una partenza complicata, ha ribaltato completamente la situazione: per l’Italia è la prima pole dopo quella di Giancarlo Fisichella a Spa nel 2009. Una conferma della crescita del giovane pilota, destinato a diventare una seria minaccia per le ambizioni di Russell, naturale favorito della Q3.

La sessione di qualifiche ha evidenziato anche la competitività della Ferrari, molto vicina sul passo gara: le SF-26 di Leclerc e Hamilton si sono fermate a soli tre decimi da Antonelli, pronte a dare battaglia domani al via, mentre le McLaren di Oscar Piastri e Lando Norris hanno confermato segnali di risveglio chiudendo quinta e sesta. Ottimi risultati anche per Pierre Gasly settimo con l’Alpine e Max Verstappen ottavo con la Red Bull, mentre Oliver Bearman completa la top-10.

La gara scatterà domani alle 8:00 locali, con le Mercedes davanti in prima fila e la Ferrari pronta a sfidarle, promettendo una partenza intensa sul circuito di Shanghai.

Teatro, a Milano arriva “Malena e il tango” con Cucinotta e Guspero

Milano, 14 mar. (askanews) – In una milonga senza nome, di una città senza nome, in una terra agli antipodi della nostra, una donna, Malena, siede ai tavolini della pista da ballo. Aspetta. Un amore? Un compagno di ballo? Una scelta? Qualcuno che l’ascolti? Il prossimo tango? A farle compagnia una piccola orchestrina e le ombre della sua vita.

Malena è il piccolo personaggio tragico di una favola moderna che va in scena a Milano il 16 marzo 2026 al Teatro Manzoni: i suoi grandi occhi scuri si aprono spaesati su un mondo capovolto e un po’ stracciato e, piano piano, cominciano a dare ordine e colore. Senso. Malena racconta, canta e danza: di se stessa e del mondo da cui viene, non importa se ciò che racconta sia una favola o sia la realtà, ricordi vissuti o solo fantasie; tassello dopo tassello, le sue parole danno vita a una storia ben più universale: quella del tango. Nel suo volteggiare tra le strade di Buenos Aires, Malena incontra musicisti e poeti, il ritmo delle chitarre e la melodia struggente del bandoneon. Malena balla, appoggiata alla spalla dei tanti compagni che popolano la pista della milonga o allo specchio con sé stessa, mentre, lenta, si prepara per uscire.

Il tango diventa il quaderno bianco dove scrivere tutta la propria vita, la milonga il fiume a cui si accorre per cercare di alleviare le pene della propria esistenza, dove ci si inabissa per cercare di lavar via il proprio dolore, in un rito purificatore in cui si sacrifica ogni ricordo per rinascere di una bruciante libertà.

Maria Grazia Cucinotta dà voce e cuore a una storia che Daiana Guspero balla e respira. Un incontro fra due sensibilità, fra due modi di raccontare la passione, fra due ‘sud’ contrapposti eppure così simili. Le chitarre di GianVito Pulzone, e Oscar Bellomo e il bandoneon di Gino Zambelli riarrangiano e presentano le più famose melodie di una storia di vita e passione. Il tango.

Formula1, Leclerc: "In qualifica sono pessimo"

Roma, 14 mar. (askanews) – Charles Leclerc domani partirà dalla seconda fila del Gran Premio della Cina, affiancando Lewis Hamilton. Solo 13 millesimi hanno separato il pilota Ferrari dal britannico nelle qualifiche, con le due SF-26 pronte ad attaccare le Mercedes di Kimi Antonelli e George Russell, sfruttando un vantaggio derivante da precise scelte tecniche, come l’utilizzo di un turbo più piccolo.

Leclerc ha ammesso le difficoltà sul giro secco a Shanghai: “In Qualifica su questa pista sono davvero pessimo, non è che io non faccia sforzi, ma dopo così tanti anni devo ormai accettare questo dato di fatto – ha detto ai microfoni di Sky – ciò che sicuramente è positivo è che siamo passati da otto decimi di ritardo dalla Mercedes a tre decimi, anche se Russell ha avuto problemi e quindi non sappiamo dove avrebbe potuto spingersi con una sessione pulita”.

Il pilota monegasco ha scelto un assetto orientato alla gara con un obiettivo chiaro: “L’assetto che ho scelto dovrebbe funzionare meglio in gara, domani l’obiettivo è vincere. Hamilton davanti a me in Qualifica? Essere a pochi millesimi da lui non è male, anche se l’obiettivo è sempre essere il miglior pilota Ferrari. È stato più bravo di me e si è meritato la terza posizione”.

Un Vermeer a Torino: la Donna in blu che legge una lettera

Torino, 14 mar. (askanews) – Un Vermeer a Torino: per la prima volta un’opera dell’artista olandese arriva nel capoluogo piemontese e porta quella luce unica, quello sguardo diventato in qualche modo un paradigma, oltre a quel senso di sottile mistero tipico della sua pittura. Palazzo Madama inaugura così il ciclo “Incontro con il capolavoro”.

“La ‘Donna in blu che legge una lettera’ dal Rijksmuseum di Amsterdam fino al 29 giugno a Torino a Palazzo Madama – ha detto ad askanews Clelia Arnaldi, curatrice della mostra e conservatrice del museo torinese – ha veramente offerto l’occasione di studiare le nostre collezioni abbinare al dipinto tutto quello che poteva aiutare a contestualizzarlo dal punto di vista della storia, della sua biografia, anche della storia dell’arte, del momento, ma anche del rapporto che il pittore aveva con quello che dipingeva, quindi la donna olandese, la sua presenza nella società olandese molto importante, perché le donne a quell’epoca in Olanda sono molto istruite, sono donne che leggono, che parlano, che scrivono, che suonano”.

Il dipinto è splendido, ovviamente, ma a essere molto interessante è tutto il racconto costruito intorno a esso, dalle riproduzioni in dimensioni reali degli altri quadri di Vermeer all’esposizione di disegni, tessuti, carte geogafiche, pigmenti: tutto collegato ai dipinti dell’artista e alla vita dei Paesi Bassi nel Seicento. Un percorso di avvicinamento che amplifica l’emozione della singola opera e la rende ancora più intensa. Con anche un programma di attività legate alla mostra.

“Abbiamo tante attività, laboratori per le scuole, conferenze di approfondimento – ci ha spiegato Anna La Perla, dei Servizi educativi di Palazzo Madama – ma soprattutto un piccolo concorso dedicato alle scuole in cui chiediamo ai ragazzi, agli studenti, dai 6 ai 19 anni, di immaginare il contenuto della lettera. Quindi che cosa riceve, chi è che scrive, a chi la scrive, la ragazza oppure la ragazza sta scrivendo, ha scritto e sta rileggendo. Che cosa c’è all’interno di questa lettera? Sentimenti, situazioni, lettere perse che non si sono ritrovate emozioni e provare con la scrittura”.

La ‘Donna in blu”, con quel vestito da casa ma di un colore indimenticabile, grazia all’uso del lapislazzuli, non smette di leggere la sua lettera. Non conosceremo mai tutta la sua storia, ma possiamo continuare a immaginarla e, a Palazzo Madama, abbiamo l’opportunità di entrare un po’ di più nel suo mondo.

Formula1, Hamilton: "Siamo cresciuti, miglioriamo"

Roma, 14 mar. (askanews) – La top3 delle qualifiche del GP di Cina mette in scena passato, presente e futuro della Mercedes: Lewis Hamilton accompagna George Russell e Andrea Kimi Antonelli, il più giovane poleman nella storia della F1.

Hamilton ha voluto complimentarsi con Antonelli: “Kimi è davvero un ragazzo fantastico, è ancora un teenager. La Mercedes è l’ambiente migliore per la sua crescita. Ha fatto un grandissimo lavoro”. Il ferrarista Charles Leclerc è pronto a sfidarlo domani nel GP di Shanghai.

Secondo Hamilton i distacchi odierni, meno di quattro decimi dalla pole, non rispecchiano completamente il reale potenziale: “George è sempre stato il più veloce, ma oggi non è riuscito a mettere il giro insieme. Noi siamo cresciuti, abbiamo migliorato la macchina e l’erogazione della potenza, ma la strada è lunga. Sono molto contento di essere in P3 e vediamo se riusciremo a fare un altro passo avanti”.

Iran, Tajani: chi specula su prezzi energia verrà sanzionato

Roma, 14 mar. (askanews) – “Stiamo valutando tutte le misure necessarie per impedire un aumento dei prezzi speculativi perché per adesso non c’è necessità di aumentare i prezzi, ci sono ancora le riserve dello scorso mese di petrolio e gas, vedremo nel prossimo mese se ci saranno ancora problemi a Hormuz però noi stiamo vigilando perché non ci siano speculazioni da parte delle imprese, chi specula verrà sanzionato”. Lo ha assicurato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine di una iniziativa referendaria per il Sì alla stazione Tiburtina di Roma.

Il Papa: la giustizia è virtù che cerca il bene comune

Roma, 14 mar. (askanews) – “La tradizione cristiana ha sempre riconosciuto nella giustizia una virtù fondamentale per l’ordine della vita personale e comunitaria”. Lo ha detto il Papa nella cerimonia di apertura dell’Anno Giudiziario dello Stato della Città del Vaticano. “La giustizia non è soltanto un principio giuridico, ma una virtù che contribuisce a edificare la comunione e a rendere stabile la vita della comunità”. In tal senso, per Leone, “la giustizia, che non dipende da interessi contingenti, si radica nella verità di ciascuna persona e nella ricerca del bene comune”. “Per questa ragione – ha aggiunto Leone – la giustizia, quando è esercitata con equilibrio e fedeltà alla verità, diventa uno dei più solidi fattori di unità nella comunità. Essa non divide, ma rafforza i legami che uniscono le persone e contribuisce a edificare quella fiducia reciproca che rende possibile la convivenza ordinata. Ne consegue che, laddove non vi sia una vera giustizia, non può sussistere neppure un autentico diritto, poiché il diritto stesso nasce dal riconoscimento della verità dell’essere e della dignità di ogni persona”, ha ribadito il Papa.

Formula1, Vasseur: "I progressi sono chiari"

Roma, 14 mar. (askanews) – La Mercedes commette qualche errore in qualifica e la Ferrari si avvicina, segnalando un trend incoraggiante secondo Frederic Vasseur. Il team principal sottolinea che, sebbene Lewis Hamilton e Charles Leclerc non abbiano ancora la macchina per vincere, la strada è quella giusta: i distacchi dalle Frecce d’Argento sono più che dimezzati rispetto alle ultime qualifiche di Melbourne.

“È difficile costruire statistiche basate su soli due eventi – spiega Vasseur – ma i progressi sono chiari: eravamo dietro di 8 decimi a Melbourne, di 6 ieri e di 4 oggi. Le Mercedes restano più veloci in rettilineo, quindi dobbiamo continuare a spingere. In Sprint siamo riusciti a lottare per un paio di giri, domani cercheremo di fare di più”.

Ucraina, Tajani: sanzioni alla Russia vanno mantenute assolutamente

Roma, 14 mar. (askanews) – “Le sanzioni alla Russia vanno assolutamente mantenute, l’Italia è stata tra i paesi promotori per spingere Mosca a un cessate il fuoco”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine di un evento per il referendum alla stazione Tiburtina di Roma.

“Speriamo che i colloqui vadano nella giusta direzione anche se è molto difficile – ha aggiunto – noi non siamo in guerra con la Russia, i nostri militari agiscono per proteggere, è una scelta politica ben precisa però continueremo a fare in modo che l’Ucraina sieda al tavolo non in condizioni di difficoltà, ma mi pare che ora sia la Federazione russa che non riesce a conquistare una parte importante dell’Ucraina e con decine di migliaia di morti. Questo dovrebbe far riflettere anche il Cremlino che al di là della propaganda sta andando malissimo”.

Iran, le notizie più importanti di oggi sulla guerra (in aggiornamento)

Roma, 14 mar. (askanews) – Di seguito le notizie più importanti di oggi intorno alla guerra di Usa e Israele contro l’Iran e le sue importanti ripercussioni nel Golfo e in Libano. (A cura di Fabio Santolini).

-11:00 I pasdaran: è legittimo colpire postazioni nemiche negli Emirati Arabi.

-10:00 Iran, Conte: nostre basi non vanno date agli Usa nemmeno per uso logistico.

-09:00 Iran, Wsj: Trump pensava capitolasse prima di poter chiudere Hormuz.

-08:30 Trump: Iran totalmente sconfitto vuole accordo, ma io ancora no.

-08:00 Libano, almeno quattro morti in raid israeliano nel Sud del Paese.

-07:31 Trump: raid aereo sull’isola di Kharg, Teheran: reagiremo.

-07:24 Ambasciata Usa a Baghdad colpita con razzi.

Matteo Zuppi (Cei): non bisogna mai abituarsi alla guerra

Roma, 14 mar. (askanews) – “Non bisogna mai abituarsi alla guerra, che può diventare una spirale che poi nessuno riesce a controllare, non dobbiamo considerare le vittime come effetti collaterali”. Così il cardinale Matteo Zuppi, presidente della conferenza episcopale italiana in un’intervista al Sole 24 ore.

“Non possiamo mai accettare che la guerra sia il modo con cui si risolvono i conflitti. Da questo nascono i reiterati appelli dei papi e negli ultimi mesi di Papa Leone, appelli che riguardano tutti i conflitti in corso, perché la guerra può diventare una spirale” ha aggiunto Zuppi, spiegando che “la spirale rivela che la guerra ha una sua logica terribile, geometrica, che porta a compiere quello che forse non si sarebbe pensato. Per questo bisogna accettare invece il cessate il fuoco, accettarlo per gli innocenti che ogni giorno vengono colpiti. Dobbiamo farci parte di questa sofferenza, dobbiamo necessariamente trovare altri modi per risolvere i conflitti”.

“Il conflitto stesso crea altro odio, altra sofferenza, ed è quello che noi abbiamo capito con la sapienza della Seconda Guerra Mondiale, che poi è il motivo per cui abbiamo cercato dei meccanismi, delle istituzioni, degli organismi capaci di prevenire e di risolvere i conflitti che sorgono. Dobbiamo tornare a questo. Secondo alcuni tutto questo è utopico. No, non lo è. Se questo è utopico allora davvero è soltanto la logica della forza” conclude.

Formula1, Russell ha vinto la Sprint in Cina davanti alle Ferrari

Roma, 14 mar. (askanews) – George Russell regola le due Ferrari e conquista la Sprint del Gran Premio di Cina. Il pilota della Mercedes-AMG Petronas Formula One Team taglia il traguardo davanti a Charles Leclerc e al compagno di squadra di Maranello Lewis Hamilton al termine dei 19 giri sul circuito di Shanghai.

Russell gestisce la gara con autorità dopo una lunga battaglia iniziale proprio con Hamilton, con sorpassi e controsorpassi nelle prime tornate. Il britannico della Mercedes riesce poi ad allungare, mantenendo il comando anche dopo la ripartenza negli ultimi giri successiva all’ingresso della Safety Car per la vettura ferma di Nico Hülkenberg.

Israele pianifica una massiccia operazione di terra in Libano (Axios)

Roma, 14 mar. (askanews) – Israele starebbe pianificando una significativa espansione dell’operazione di terra in Libano, con l’obiettivo di prendere il controllo dell’area a sud del fiume Litani e smantellare l’infrastruttura militare di Hezbollah: lo sostengono funzionari israeliani e statunitensi citati dal sito Axios. Se confermata, l’operazione potrebbe rappresentare la più grande invasione di terra israeliana in Libano dalla guerra del 2006, rischiando di trascinare il Paese al centro della crescente escalation regionale legata al conflitto con l’Iran. “Faremo ciò che abbiamo fatto a Gaza”, ha dichiarato un alto funzionario israeliano, riferendosi alla distruzione di edifici che Israele sostiene siano utilizzati da Hezbollah per immagazzinare armi e lanciare attacchi. Un’operazione di questa portata potrebbe inoltre portare a una presenza militare israeliana prolungata nel sud del Libano. Il governo libanese, secondo fonti diplomatiche, teme che la nuova fase della guerra possa devastare ulteriormente il Paese, già indebolito da una grave crisi economica e politica.

Secondo le fonti citate, l’amministrazione Trump sostiene un’ampia operazione israeliana per disarmare Hezbollah, ma limitando allo stesso tempo i danni allo Stato libanese. L’idea che guida i ragionamenti del governo americano è favorire negoziati diretti tra Israele e Libano su un accordo post-bellico.

Fino a pochi giorni fa il governo Netanyahu avrebbe cercato di contenere l’escalation sul fronte libanese per concentrarsi sull’Iran. La situazione sarebbe però cambiata mercoledì, quando Hezbollah ha lanciato oltre 200 missili contro Israele in un attacco coordinato con Teheran, che ha sparato decine di propri vettori.

“Prima di questo attacco eravamo pronti a un cessate il fuoco in Libano, ma dopo non c’è più modo di evitare un’operazione su larga scala”, ha affermato un alto funzionario israeliano.

Dall’inizio del conflitto con l’Iran, le Forze di Difesa iraeliane (Idf) mantengono tre divisioni corazzate e di fanteria lungo il confine con il Libano, e nelle ultime due settimane alcune unità hanno condotto incursioni limitate oltre la frontiera. Ieri l’esercito israeliano ha annunciato l’invio di rinforzi e la mobilitazione di ulteriori riservisti in vista di una espansione dell’offensiva. L’obiettivo, secondo funzionari israeliani, è occupare territori nel sud del Libano, spingere le forze di Hezbollah più a nord e distruggere posizioni militari e depositi di armi nei villaggi della zona.

Trump: l’Iran è totalmente sconfitto e vuole un accordo, io ancora no

Roma, 14 mar. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump afferma che l’Iran è “completamente sconfitto” e vuole un accordo, ma aggiunge che non sarebbe disposto ad accettare un’intesa alle condizioni attuali. In un messaggio pubblicato sulla piattaforma Truth Social, Trump ha criticato i media e rivendicato i risultati delle operazioni militari statunitensi contro Teheran. “I media delle fake news odiano riferire quanto bene abbia operato l’esercito degli Stati Uniti contro l’Iran, che è totalmente sconfitto e vuole un accordo – ma non un accordo che io accetterei!”, ha scritto Trump poche ore dopo aver annunciato (sempre su Truth) l’attacco americano all’isola iraniana di Kharg, cruciale snodo dell’export petrolifero dalla Repubblica islamica. “Le nostre armi sono le più potenti e sofisticate che il mondo abbia mai conosciuto, ma, per ragioni di decenza, ho scelto di NON distruggere le infrastrutture petrolifere sull’isola. Tuttavia, se l’Iran, o chiunque altro, dovesse fare qualcosa per interferire con il passaggio libero e sicuro delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, rivaluterò immediatamente questa decisione”, ha affermato il presidente statunitense.