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Imprese, Realacci (Symbola): essere buoni conviene

Mantova, 12 giu. (askanews) – “Molti dei nostri rapporti alla fine arrivano a una conclusione: che essere buoni conviene. Accade per la green economy, accade per la cultura, accade per la coesione: Le imprese che hanno rapporti migliori con i lavoratori, con la comunità, con il territori e con sub-fornitori vanno meglio: sono circa il 40% delle imprese italiane e sono quelle che innovano di più, esportano di più, producono più posti di lavoro e sono più competitive. È una maniera diversa di leggere l’Italia che c’è, e che però va appunto e interpretata. Proseguiremo la giornata affondando anche i temi dell’economia circolare, dell’acqua e anche il tema che è il cuore del convegno: il patriottismo dolce, che è una visione dell’Italia in cui le identità diventano elemento per lavorare assieme, affrontare le sfide e costruire un futuro migliore”. Lo ha detto Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola , intervistato da askanews a Mantova alla seconda giornata del Seminario Estivo di Fondazione Symbola.

Tripoli (Unioncamere): imprese coesive in costante crescita

Mantova, 12 giu. (askanews) – “Il rapporto sulle imprese coesive quest’anno sottolinea che il numero delle imprese coesive è costantemente in crescita. Dalle nostre analisi risulta che il 44% delle imprese si possono considerare così: cioè quelle imprese che puntano molto nel loro agire sulla costruzione di rapporti di collaborazione, di fiducia e di cooperazione con i soggetti del territorio, del terzo settore e con le istituzioni culturali. È un segmento importante e crescente della nostra. Soprattutto è un segmento che oltre ad essere coesivo e dar valore alla solidarietà, dà valore anche all’economia e alla ricchezza. Per gli indici più importanti della fatturato e dell’export, dell’occupazione sono in testa rispetto alle imprese non coesive. Cito solo un dato: sono le imprese che più stanno investendo sull’intelligenza artificiale, ma vorrei sottolineare anche un ultimo elemento. Questo modello, questo principio della coesione, del cercare prima la collaborazione è un principio motore, il segreto vero del successo dell’economia italiana in questi 80 anni. Scarsi di materie prime, senza nessun riserva energetica, con sistemi organizzativi abbastanza complicati, siamo riusciti a fare quello che abbiamo fatto grazie soprattutto a questo segreto: collaborare e cooperare”. Lo ha detto Giuseppe Tripoli, Segretario Generale di Unioncamere, intervistato da askanews a Mantova alla seconda giornata del Seminario Estivo di Fondazione Symbola.

Sanità: arriva la digitalizzazione dei sistemi infusionali

Torino, 12 giu. (askanews) – In occasione del Congresso AIIC – Associazione Italiana Ingegneri Clinici., B. Braun, una delle maggiori aziende al mondo nello sviluppo di tecnologie e dispositivi medici, ha mostrato un modello di digitalizzazione dei processi ospedalieri complessi con l’obiettivo di aumentare la sicurezza dei pazienti e supportare il lavoro degli operatori sanitari.

L’intervista a Giuseppe Mantarro, Amministratore Delegato B. Braun Milano: “Il punto chiave è che la digitalizzazione non è solo tecnologia di per sé, ma è la capacità di rendere i processi clinici più sicuri, più chiari e più governabili da parte del personale sanitario. Nel caso dei sistemi infusionali, il valore nasce dalla capacità di connettere dispositivi, dati e piattaforme in un ecosistema interoperabile e affidabile. Questo permette di ridurre gli errori, aumentare la tracciabilità e supportare decisioni cliniche più informate. L’impatto è molto concreto: maggiore sicurezza per il paziente, migliore qualità delle cure e maggior controllo dei processi, soprattutto nei contesti più complessi come l’oncologia e in terapia intensiva.”

Particolare attenzione è stata dedicata all’oncologia, dove la complessità dei trattamenti rende essenziale ridurre i rischi operativi. Con il modello Onco Full Digital Project, B. Braun integra tutte le fasi del percorso terapeutico in un flusso completamente digitale. Un esempio è il Day Hospital Oncologico dell’Ospedale degli Infermi di Biella, primo in Italia ad aver adottato un processo oncologico del tutto digitalizzato.

Le parole di Alberto Petti, Responsabile dell’Ingegneria Clinica ASL Ospedale di Biella: “L’implementazione di un percorso digitalizzato in oncologia permette di avere maggior sicurezza per pazienti e operatori, ma permette anche agli operatori stessi di lavorare con maggior serenità, risparmiando tempo che potrà essere dedicato alle attività con maggior valore aggiunto: la prescrizione, la cura, l’assistenza, in sostanza il paziente.”

Il modello garantisce interoperabilità tra sistemi e dispositivi, gestione centralizzata delle tecnologie, aggiornamenti sicuri, elevati standard di cybersecurity e protezione dei dati, contribuendo a coniugare innovazione, sicurezza e continuità operativa nelle strutture sanitarie.

I Muse, giganti del rock britannico, arrivano a Milano a novembre

Milano, 12 giu. (askanews) – I Muse, giganti del rock britannico e tra le più importanti band del XXI secolo, arrivano in Italia con il loro Muse – The Wow! Signal Europa Tour per due appuntamenti all’Unipol Dome di MILANO, venerdì 20 e sabato 21 novembre 2026!

Dieci anni dopo il loro epocale Drones World Tour, che li aveva visti protagonisti in Italia per sei live all’Unipol Forum di Milano, ecco finalmente il momento che tutti i fan stavano aspettando: rivedere di nuovo la band britannica nelle arene indoor!

I biglietti saranno disponibili in anteprima per i titolari di carta Mastercard a partire dalle ore 10:00 di mercoledì 17 giugno. Scopri di più su www.priceless.com/music. I biglietti saranno disponibili in anteprima per gli utenti My Live Nation dalle ore 10.00 di giovedì 18 giugno. Per accedere alla presale My Live Nation basterà registrarsi gratuitamente su www.livenation.it. La vendita generale dei biglietti sarà aperta a partire dalle ore 10.00 di venerdì 19 giugno su www.ticketmaster.it e www.ticketone.it. Chi preordinerà il nuovo album dallo store ufficiale di Warner Music Italy potrà accedere in anticipo alla pre-sale dei biglietti del The Wow! Signal Europa Tour, attiva da mercoledì 17 giugno alle ore 10.00.

Virgin Radio è radio partner ufficiale dei live.

I Muse porteranno dal vivo i loro grandi successi che hanno caratterizzato la storia recente del rock e tutto l’universo del loro decimo e nuovo album “The Wow! Signal”, in uscita il 26 giugno. Il titolo del progetto deriva da un famigerato evento interstellare ancora inspiegabile: un potente impulso radio di 72 secondi rilevato nel 1977 e proveniente dalla costellazione del Sagittario. L’astronomo che scoprì l’anomalia, cerchiò la sequenza ormai iconica “6EQUJ5” e scrisse “WOW!” sulla stampa accanto ad essa — dando il nome al segnale e consolidando il suo posto nella tradizione scientifica e nella cultura popolare.

L’uscita dell’album è stata anticipata dai singoli “Nightshift Superstar”, brano attualmente in radio e che fonde il caratteristico rock infuocato della band con la funky French house, intrecciando nel tutto anche ritmi disco trascinanti, sound orchestrali, chitarre e cori, l’imponente “Hexagons”, l’esplosivo “Cryogen” e “Be With You”, brano epico e pieno di speranza, accompagnato da un video cinematografico diretto da Nico Paolillo e interpretato da Ella Balinska (The Occupant, Resident Evil).

Marco D’Amore: l’avventura dell’autore mi appassiona sempre più

Taormina, 12 giu. (askanews) – “Sono due mestieri (regista e attore ndr) completamente diversi ma devo dire che forse l’avventura dell’autore che si prende la responsabilità di raccontare in prima persona i temi che più lo sollecitano e lo incuriosiscono mi appassiona sempre di più”. Così Marco D’Amore sul red carpet del Taormina Film Festival, dove ha presentato il nuovo film in cui recita con Greta Scarano, “Piccolo miracolo” di Guido Chiesa, rispondendo a una domanda su cosa lo appassionasse maggiormente tra la regia e la recitazione.

E parlando del successo di “Gomorra Le Origini”, interrogato su una possibile nuova stagione, ha detto: “Se ci aspettate siamo contenti, è un processo lungo, che deve questi ragionamenti alla qualità che abbiamo raccontato e al desiderio di replicarla”.

Il Papa: siamo tutti migranti, aiutiamoci a essere più umani

Roma, 12 giu. (askanews) – “Cari fratelli e sorelle, tutti – in qualche modo – siamo migranti, tutti siamo pellegrini in cammino verso la patria celeste. Aiutiamoci a fare di questo viaggio un evento più umano per tutti, offrendo ciò che è alla portata di ciascuno”. Così Papa Leone nell’incontro con i migranti del Centro Las Raíces, a Tenerife.

“Dobbiamo vivere questo scambio con responsabilità – ha aggiunto – pensando al futuro delle generazioni future, alle quali vogliamo tramandare il patrimonio di una civiltà dell’amore, dove le migrazioni hanno una parola importante da dire, perché ‘possono diventare un’occasione di incontro e di arricchimento reciproco tra popoli'”.

Pio e Amedeo ironizzano: Sanremo? De Martino sa chi chiamare, non noi

Taormina, 12 giu. (askanews) – “Noi facciamo un effetto alle signore, soprattutto a quelle di una certa età”, scherzano Pio e Amedeo sul red carpet del Taormina Film Festival, nella serata in cui è protagonista Can Yaman e sono arrivati tantissimi fan per vederlo dal vivo. “Le signore con la cataratta ci hanno confuso con Can Yaman ma se ci avviciniamo capiscono che abbiamo sbagliato…. ha il pettorale come la mia testa”.

Il duo comico al Festival ha ritirato un premio per il successo di “Oi vita mia”, film italiano con miglior incasso nella passata stagione. “Non ci aspettavamo un tale successo, grazie a chi ha avuto il coraggio di venirci a vedere. Il prossimo film? Quando ci verrà un’idea”. E alla domanda se andrebbero a Sanremo, ironizzano: “Noi? Non ci chiama Stefano De Martino però gli facciamo in bocca al lupo, saprà chi chiamare, noi abbiamo da fare”.

Iran, Trump: abbiamo vinto, G7 e leader europei irrilevanti

Roma, 12 giu. (askanews) – “Non avevamo bisogno del loro sostegno. Abbiamo vinto la guerra. Era in qualche modo irrilevante! Devo andare, ho una grande riunione in corso, ma abbiamo vinto la guerra in Iran. Non avevamo bisogno del loro aiuto. Grazie mille”. È questa la dichiarazione rilasciata dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a La7 in una conversazione telefonica con Daniele Compatangelo, riportata questa mattina a Omnibus su La7 da Alessandra Sardoni.

Le parole del presidente americano arrivano in risposta a una domanda sul ruolo dei leader europei e del G7 rispetto alla crisi con l’Iran. Nella conversazione, Trump ha sostenuto che il sostegno degli alleati europei sia stato “irrilevante”, rivendicando che gli Stati Uniti abbiano raggiunto i propri obiettivi senza il loro contributo.

Secondo Axios, che cita una fonte di alto livello a Washington, il presidente degli Stati Uniti avrebbe accettato che una possibile soluzione alla questione nucleare iraniana sia la diluizione dell’uranio altamente arricchito all’interno dell’Iran, sotto la supervisione degli ispettori delle Nazioni Unite.

In precedenza, gli Stati Uniti avevano insistito affinché tutto il materiale nucleare altamente arricchito fosse rimosso dall’Iran. Qualsiasi passo concreto relativo al programma nucleare di Teheran sarebbe inserito in un accordo più ampio che potrebbe essere raggiunto dopo la firma di un memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran.

Trump ha dichiarato ieri che il memorandum, che prevede la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz senza pedaggi e il ritorno ai volumi di traffico marittimo precedenti alla guerra entro 30 giorni, potrebbe essere firmato già nel fine settimana. Il 28 febbraio, Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi congiunti contro obiettivi in Iran, inclusa Teheran, causando danni e vittime civili. L’Iran ha risposto colpendo il territorio israeliano e basi militari statunitensi in Medio Oriente. Il 7 aprile Washington e Teheran hanno annunciato un cessate-il-fuoco. I colloqui successivi tenuti a Islamabad si sono conclusi senza risultati concreti.

Il 15 maggio Trump ha dichiarato che sarebbe soddisfatto se l’Iran sospendesse l’arricchimento dell’uranio per vent’anni. In risposta, il ministero degli Esteri iraniano ha affermato che Teheran non intende rinunciare ai diritti garantiti dal Trattato di non proliferazione nucleare.

Gli Stati Uniti cercano di limitare le presunte ambizioni nucleari iraniane, mentre l’Iran insiste nel voler ricevere prima garanzie di pace prima di avviare qualsiasi negoziato sul proprio programma nucleare.

Can Yaman: dopo l’eroe figo vi sorprenderò con l’autoironia

Taormina, 12 giu. (askanews) – Can Yaman, sul red carpet del Taormina Film Festival, ha parlato del suo prossimo progetto a cui inizierà presto a lavorare e in cui si metterà alla prova con la commedia. L’attore e modello turco sarà in “Bro”, serie comedy di Giovanni Nasta, con cui ha recitato in “Viola come il mare”.

“Dopo aver interpretato Sandokan non volevo interpretare un altro personaggio eroe figo, volevo sorprendere la gente, quindi ho comunicato questa mia idea, hanno scritto un copione, lo hanno accettato e faremo questa commedia tra un mese: un personaggio genio come avvocato ma privo di talenti sociali quindi sarà una specie di autoironia, una cosa che non ho mai fatto prima: mi darà la possibilità di improvvisare in un’altra lingua, in Turchia lo facevo tantissimo, in Italia ho trovato questa difficoltà di non poterlo fare, per la prima volta dopo cinque anni potrò farlo in italiano e questo mi emoziona tantissimo perché vuol dire che sono arrivato a un livello di cui posso godere”.

Taormina Film Festival, sul red carpet è delirio per Can Yaman

Taormina, 12 giu. (askanews) – Folla in delirio per Can Yaman. L’attore e modello turco star sul secondo red carpet della 72esima edizione del Taormina Film Festival. Dopo una giornata in cui ha incontrato il pubblico e i giornalisti, il “Sandokan” della tv, prima di ricevere un premio al Teatro Antico, si è concesso in passerella ai fan che sono arrivati numerosi per vedere da vicino il loro beniamino.

“Sei bellissimo” gli hanno gridato numerose ragazze, con foto e locandine in mano da farsi autografare. E Can Yaman non si è risparmiato tra saluti e selfie. Sul tappeto rosso hanno sfilato tra gli altri anche Clive Owen, Pio e Amedeo, Marco D’Amore e Giusy Ferreri.

Rallentare a Milano: le Terme De Montel tra storia e benessere

Milano, 12 giu. (askanews) – Per chi ancora si stupisce nell’immaginarsi Milano come destinazione turistica, potrebbe sembrare impensabile che proprio a ridosso di San Siro ci siano le raffinate Terme De Montel. Siamo nel più grande parco termale urbano d’Europa, sviluppato con il know-how del Gruppo Terme & SPA Italia e e impregnato di quello stile essenziale tipico della città.

In un contesto urbano che accelera, la struttura vuole intercettare e interpretare un’esigenza sempre più diffusa: quella di rallentare, trasformando l’esperienza termale da destinazione occasionale a pratica integrata nello stile di vita, grazie a un’acqua termale estratta da una profondità di 396 metri che nel 2023 il ministero della Salute ha certificato come risorsa terapeutica. Chiediamo a Olimpia Caputi, Group Relations Manager di Terme De Montel un identikit del frequentatore di questa struttura che ha poco più di un anno di vita, ma radici storiche che risalgono all’Impero romano.

“Io direi che il frequentatore di De Montel è una persona che si vuole bene, si dedica del tempo” afferma. “Può essere una ragazza, una studentessa di una delle università di Milano, può essere il cliente di un albergo, qui per tre giorni: in un giorno vede Milano, un altro giorno si dedica un po’ al benessere e alla prevenzione, perché è importante differenziare. Qui vieni anche per prevenzione, per il benessere personale. Le nostre acque sono termali, come ho già detto, hanno dei benefici, ottimi oligominerali, abbiamo dei fantastici trattamenti Terme di Saturnia, prodotti che sono made in Italy e antiossidanti al 100%. I frequentatori sono quel tipo di persona che vuole anche prevenire e curarsi”.

Più stranieri o più milanesi? “Abbiamo un 35% di stranieri che va a crescere. E molti milanesi, molti ‘repeater’, molti che tornano a trovarci. acquistano un tot di ingressi, li mettono nella loro quotidianità, nella loro settimana. Appuntamento fisso a De Montel – Milano, una volta a settimana, una volta ogni due, per staccare un po’ da tutto ciò che è la vita frenetica della città”.

Questi numeri raccontano non solo una crescita, ma l’emergere di una nuova sensibilità verso il benessere: più consapevole, più continuo, più integrato nella quotidianità in un luogo simbolo della Milano d’inizio Novecento. Le Scuderie De Montel nacquero infatti durante la Belle Époque per volontà di Giuseppe De Montel, protagonista della vita culturale e mondana milanese, appassionato di ippica e mecenate. Un complesso elegante e monumentale, pensato per ospitare i migliori purosangue dell’epoca. Ma dopo anni di declino fino all’abbandono totale negli anni ’70, la svolta arriva con il progetto internazionale Reinventing Cities: un grande intervento di riqualificazione conservativa che restituisce vita e dignità alle Scuderie, finché un restauro filologico realizzato sotto la supervisione della Soprintendenza, ha ricostruito e preservato l’identità originaria del complesso che oggi si propone al pubblico.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio di Alessandra Franco

Immagini askanews

Mattarella: lavoro minorile grave violazione diritti infanzia e adolescenza

Roma, 12 giu. (askanews) – “Il lavoro minorile, presente tuttora, rappresenta una grave violazione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Alimentato da povertà, disuguaglianze, conflitti e crisi umanitarie, priva milioni di bambine, bambini e adolescenti della possibilità di studiare, crescere e costruire il proprio futuro e l’umanità di potersi avvalere delle loro energie e intelligenze”. Lo ha dichiarato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata Mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile.

“I progressi compiuti negli ultimi venticinque anni – ha rilevato – dimostrano che il cambiamento è possibile: il numero dei minori coinvolti nel lavoro minorile è diminuito da 246 a 138 milioni. Tuttavia, l’obiettivo dell’Agenda 2030 che prevedeva l’eliminazione del fenomeno entro il 2025 non è stato raggiunto. Oltre 54 milioni di bambini continuano infatti a svolgere attività pericolose che mettono a rischio la loro salute, la loro sicurezza e il loro sviluppo”.

“Il problema – ha sottolineato Mattarella – interessa tutti i continenti e assume forme diverse, spesso difficili da individuare e contrastare. Anche in Italia, il lavoro minorile trova terreno fertile nel lavoro sommerso, nello sfruttamento attraverso le piattaforme digitali, nella dispersione scolastica e nelle situazioni di maggiore vulnerabilità economica e sociale. Particolarmente drammatica è la condizione dei minori vittime di tratta, costretti al lavoro forzato, all’accattonaggio, allo sfruttamento sessuale e ad altre forme di abuso che negano i diritti fondamentali, riconosciuti anche dalle convenzioni internazionali e dalla legislazione nazionale. Di fronte a questa realtà, la scuola è il più efficace strumento di prevenzione, recupero, inclusione. A questo devono potersi affiancare sistemi di protezione efficaci, di sostegno alle famiglie. Ogni bambina e ogni bambino sottratti alla strada e allo sfruttamento, restituiti alla scuola – ha concluso – rappresentano una vittoria per la società”.

Mattarella: consoli volto più vicino e concreto delle istituzioni

Roma, 12 giu. (askanews) – I consoli rappresentano “il volto più vicino e concreto” dellae istituzioni al servizio delle comunità italiane nel mondo, che “rappresentano una straordinaria risorsa per il nostro Paese”. Lo ha detto oggi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio di saluto alla Conferenza dei Consoli italiani nel mondo alla Farnesina. “Desidero anzitutto esprimere apprezzamento per il lavoro che svolgete, spesso in contesti complessi, chiamati a rispondere a esigenze molteplici e in continua evoluzione. Rappresentate per milioni di nostri connazionali all’estero il volto più vicino e concreto delle istituzioni della Repubblica”, ha detto Mattarella.

“L’odierna Conferenza dei Consoli costituisce un’importante occasione di confronto e di dialogo sulle trasformazioni che interessano le nostre collettività nel mondo e sulle modalità più efficaci per rispondere, attraverso i servizi consolari, alle crescenti aspettative dei cittadini. Le comunità italiane all’estero rappresentano una straordinaria risorsa per il nostro Paese. Comunità storiche e nuove mobilità, percorsi diversi accomunati dal mantenimento di un legame vivo con l’Italia, dalla volontà di contribuire alla diffusione della sua cultura, creatività, capacità di innovazione. Esse costituiscono un patrimonio umano e professionale che impreziosisce la presenza italiana nel mondo e rafforza i legami tra i popoli”, ha continuato Mattarella.

“L’impegno quotidiano vi pone in una posizione privilegiata per cogliere i mutamenti e i bisogni emergenti della società italiana contemporanea, sempre più cosmopolita e informata. Si tratta di una capacità di ascolto indispensabile per l’intera amministrazione pubblica. Attraverso il vostro lavoro, lo Stato è presente nella vita quotidiana di milioni di connazionali, accompagnandoli nei momenti ordinari e in quelli più delicati, garantendo diritti, assistenza, tutela e vicinanza. Nel rinnovare sentimenti di sincera gratitudine per il lavoro che svolgete con dedizione, talvolta molto lontano dalle vostre case e i vostri affetti, formulo a tutti voi i migliori auguri per il buon esito dei lavori e per il prosieguo della vostra importante missione”.

Meloni ricorda Berlusconi: condiviso percorso che continua ancora

Milano, 12 giu. (askanews) – “Tre anni fa veniva a mancare Silvio Berlusconi. Resta il ricordo di un protagonista assoluto della vita politica italiana. Con lui abbiamo condiviso un percorso politico e di Governo, fondato su battaglie comuni, su una visione dell’Italia e sull’idea che l’amore per la libertà, il coraggio e la determinazione possano cambiare il corso delle cose”. Lo scrive sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Quel percorso non si è interrotto e continua ancora oggi, con la stessa determinazione, al servizio di un’Italia forte, autorevole e orgogliosa. Anche nel suo ricordo”.

Antonio Tajani ricorda sul Giornale la figura del fondatore di Forza Italia e di un progetto politico “che è andato avanti anche dopo la scomparsa dell’ideatore perchè la strada era quella giusta: un centro politico che il nostro leader amava definire cristiano, liberale, riformista, garantista, europeista, atlantista. Un centro vero, non un luogo geografico a metà fra la destra e la sinistra ma l’anima moderata del centro-destra, uno schieramento che esiste – puntualizza – proprio per un’intuizione di Silvio Berlusconi”.

Una coalizione “capace di riassumere i valori e il linguaggio del centro e quelli della destra democratica, senza mai cadere nelle derive estremiste. È anche grazie a questo se finora in Italia non si sono affermati partiti di matrice fanatica e massimalista. Ed è grazie a Forza Italia se esiste e continuerà a esistere da noi un centro-destra di governo, che garantisce sicurezza democratica, stabilità, impegno coerente per l’Europa e l’Alleanza Atlantica”.

A tre anni dalla sua morte, “noi non vogliamo ‘commemorare’ Silvio Berlusconi, vogliamo andare avanti sulla base delle sue idee e dei valori che ha indicato, e del progetto politico che ha costruito. Stare fermi solo a ricordare significherebbe tradire il suo insegnamento. Continueremo a lavorare ogni giorno per questo, nel nome di Silvio Berlusconi, onorati della vicinanza e della partecipazione dei suoi figli – sottolinea Tajani – alle nostre riflessioni. Il fatto che il nome Berlusconi sia non soltanto nei nostri cuori e nel nostro simbolo, ma anche nella vicinanza concreta della sua famiglia è un grande valore di cui siamo fieri”.

“Ci manchi, Silvio”. Così Matteo Salvini ricorda il fondatore di Forza Italia Silvio Berlusconi, a ter anni dalla sua scomparsa. Sui social il segretario della Lega ha postato una foto che li ritrae assieme in una posa affettuosa, con la scritta “Per sempre con noi, Silvio!”

Le Vibrazioni a sostegno comunità LGBTQIA+ col singolo Ambiguità

Milano, 12 giu. (askanews) – Esce oggi venerdì 12 giugno esce in digitale “Ambiguità (così strafatta di coriandoli)”, il nuovo singolo de Le Vibrazioni, distribuito da Pirames International e accompagnato dal videoclip ufficiale. La pubblicazione arriva nel mese del Pride, periodo simbolicamente legato ai temi dell’inclusione e della libertà, valori che rappresentano il cuore del brano. In occasione del Pride Month, la band sarà inoltre tra gli ospiti del Roma Pride 2026.

Nell’estate 2026 Le Vibrazioni saranno impegnate in una serie di date live in tutta Italia. Durante i concerti, la rock band – formata da Francesco Sarcina, Stefano Verderi e Alessandro Deidda – sarà affiancata da Roberto Dellera al basso e Carmine Calia alle tastiere. Il calendario è in continuo aggiornamento.

Scritto in tempi non sospetti da Francesco Sarcina e suonato da Le Vibrazioni a sostegno dei diritti della comunità LGBTQIA+, “Ambiguità (così strafatta di coriandoli)” è un inno all’amore libero, al rispetto dell’identità personale e alla necessità di vivere senza paura in una società che troppo spesso continua a giudicare ciò che non conosce.

Nel brano Sarcina canta: “L’arcobaleno l’ho inventato io e si sa che il pregiudizio è figlio dell’ignoranza”. Parole che restituiscono il senso più profondo della canzone: vivere senza paura di mostrarsi per ciò che si è.

Una canzone che si ispira all’esperienza personale dell’artista tra locali, amicizie e spettacoli, dove il fulcro era il divertimento attraverso show improvvisati con due luci, un po’ di coriandoli e del trucco. Il tutto guidato da una sincera voglia di condivisione e allegria, in un’energia che dovrebbe unire tutti in un’unica grande passione: la vita.

Iran, Trump a La 7: Abbiamo vinto, G7 e leader europei irrilevanti

Roma, 12 giu. (askanews) – “Non avevamo bisogno del loro sostegno. Abbiamo vinto la guerra. Era in qualche modo irrilevante! Devo andare, ho una grande riunione in corso, ma abbiamo vinto la guerra in Iran. Non avevamo bisogno del loro aiuto. Grazie mille”. È questa la dichiarazione rilasciata dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a La7 in una conversazione telefonica con Daniele Compatangelo, riportata questa mattina a Omnibus su La7 da Alessandra Sardoni.

Le parole del presidente americano arrivano in risposta a una domanda sul ruolo dei leader europei e del G7 rispetto alla crisi con l’Iran.

Nella conversazione, Trump ha sostenuto che il sostegno degli alleati europei sia stato “irrilevante”, rivendicando che gli Stati Uniti abbiano raggiunto i propri obiettivi senza il loro contributo.

L’estremo degrado della classe politica

Due vicende emblematiche

Dunque, riassumiamo. C’è un senatore berlusconiano che riceve una signora negli uffici del Senato e viene accusato di averla violentata. Il suo commento al riguardo è il seguente: “Io un bel ragazzo, lei normale”. Sulla violenza si indagherà e un giudice sentenzierà. Sullo stile e sul riguardo umano si può dire che la sentenza c’è già.

E poi ancora. Nel movimento del generale Vannacci viene designato come coordinatore della Campania un tale avvocato Catello Di Capua, il quale, una decina d’anni fa, era stato condannato per favoreggiamento, avendo svelato il contenuto dell’interrogatorio del suo assistito al legale di alcuni esponenti del clan dei Casalesi.

 

La selezione politica al grado zero

Sono solo due esempi tratti in fretta e furia dalle cronache di queste ore. Se ne potrebbero citare molti altri. Tutti insieme danno l’idea dell’estremo degrado a cui è arrivata la classe politica — chiamiamola così — dei nostri giorni.

Non che prima fosse tutte rose e fiori, ma almeno la selezione che avveniva attraverso le preferenze e i collegi imponeva un certo grado di decenza. Ora, invece, ci stiamo avvicinando al grado zero.

 

La crisi del senso democratico

Non si può dire che la colpa sia solo nella legge elettorale. C’è una più ampia perdita di senso della politica a cui tutti partecipiamo, anche quelli che se ne lamentano ogni giorno.

La democrazia è un rito corale e, se non si riprende il filo dell’impegno, è assai difficile che se ne possano trarre meriti e soddisfazioni. Tuttavia, poiché una nuova legge elettorale a quanto pare è in gestazione, sarà il caso di porsi il problema di come giungere a selezionare un ceto politico degno del nome.

Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 11 giugno 2026

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

Russia-Ucraina, una guerra senza fine

Una guerra di logoramento

Non se ne viene fuori. La guerra fra Russia e Ucraina ormai è diventata una guerra di posizione. Estenuante. Piccole conquiste territoriali, ieri russe oggi ucraine. Nei territori del Donbass. Attacchi missilistici russi estemporanei, ma sempre più frequenti, sulle città ucraine e soprattutto sulla capitale. Risposte sempre più clamorose da parte ucraina. A Mosca e adesso pure a San Pietroburgo. Un’offesa che davvero Putin mai si sarebbe immaginata, all’inizio di un conflitto che pensava di risolvere in poche settimane, se non in pochi giorni.

L’impressione è che dal punto di vista psicologico oggi siano più forti gli ucraini. Perché dopo quattro anni non solo resistono ancora, ma sono in grado di attaccare gli invasori a casa loro. Divenuti massimi esperti mondiali nell’utilizzo dei droni, la nuova arma letale che ha cambiato lo svolgimento delle guerre, almeno in parte.

Lassuefazione del mondo

Il resto del mondo, assuefatto, non presta neppure più molta attenzione alla carneficina, perché di questo si tratta: un enorme numero di morti, giovani soldati ma pure tanti civili la cui vita è stata distrutta dall’insensatezza di una decisione presa da poche persone a Mosca.

Donald Trump, che assicurava di farla chiudere in pochi giorni, dopo i tentativi tutti sostanzialmente orientati a favorire la Russia ora sta cercando di allontanarsi da un ruolo, quello di mediatore, che non ha saputo svolgere. Ha fallito e per non ammetterlo fugge.

L’Unione Europea, nel format dei “volenterosi” soprattutto, sta invece aiutando Kyiv molto di più di quanto si sarebbe ritenuto quando gli Stati Uniti erano ancora guidati dal presidente Biden ed erano in prima linea nel sostegno alla nazione aggredita. Però non ha la possibilità di ergersi a mediatrice.

 

Il nodo irrisolto del Donbass

La Cina, il nuovo “Grande” del pianeta, sembra quasi avere interesse al prosieguo di un conflitto che di fatto sta indebolendo la Russia, suo junior partner sempre più necessitante del suo aiuto, che sta per lo più manifestandosi attraverso l’acquisto di greggio, peraltro a prezzi di favore.

Un quadro desolante, immobile. Perché i termini della questione rimangono gli stessi di sempre e non mutano. Il territorio: Mosca pretende il controllo dell’intero Donbass, pure di quello non conquistato militarmente. Kyiv al massimo potrebbe acconsentire al congelamento della linea del fronte. Nulla di più. E forse oggi neppure quello.

Le garanzie: Mosca non vuole offrirne, Kyiv le pretende: nessuna nuova aggressione potrà più esservi in futuro. Il timore, infatti, è che fra qualche anno, ricostituite le forze, i russi ci provino un’altra volta. Con le medesime motivazioni storiche e culturali utilizzate nel 2022 e ancor prima nel 2014 quando venne invasa la Crimea.

 

Nessuna via duscita

Del resto un accordo di pace che rendesse l’Ucraina sicura per sempre sarebbe una sconfitta strategica per il Cremlino. Proprio in ragione delle motivazioni che resero necessaria, come spiegò Putin, l’operazione militare speciale.

Una sconfitta costata centinaia di migliaia di vittime e la riduzione dell’economia russa a economia di guerra. Un prezzo molto alto che, a fronte di risultati materiali assai poco rilevanti, qualcuno potrebbe prima o poi far pagare allo zar.

Dunque Putin non può cedere. Ma neppure Zelenskyi può, è evidente. Nessuno è in grado di mediare. E allora la guerra prosegue. A bassa intensità sul terreno di combattimento e con fiammate che colpiscono i civili nelle città, ora però non solo quelle ucraine. No way out. Sembra proprio non vi sia via di uscita.

Anche perché, paradossalmente, la pace potrebbe arrivare solo se la Russia dovesse non riuscire più a sostenere il costo economico della guerra o se, per contro, l’UE (e gli USA) dovessero accettare un accordo che ponga l’Ucraina in una condizione di potenziale vulnerabilità futura. Condizione palesemente inaccettabile.

Quindi la guerra prosegue. Per inerzia.

L’irresistibile fascino dei cattolici indipendenti del Pci

Una stagione politica che non va rimossa

Il passato non va mai demonizzato. Anche perchè se non si conosce il passato, come tutti ben sappiamo, non riusciamo affatto a comprendere il presente. Ed è proprio da quel passato che possiamo trarre, a volte, utili indicazioni su alcune vicende politiche contemporanee, soprattutto quando si ripetono quasi meccanicamente. Seppur in un contesto politico, culturale, sociale e storico molto diverso rispetto a quello di molti anni fa.

Parlo, nello specifico, dei “cattolici indipendenti di sinistra” eletti nelle liste del Pci negli anni ‘70 e ‘80. Ovviamente parliamo di una esperienza che si è caratterizzata per la presenza di molte personalità ed intellettuali di prestigio, e di matrice cattolica, che si sono candidati nelle liste del più grande partito comunista dell’occidente, ovvero il Pci.

 

Il pluralismo proclamato dal Pci

Una esperienza, già in quei tempi e soprattutto in quei tempi, che ha permesso al Pci di sostenere pubblicamente che il partito era culturalmente plurale. Ovviamente si trattava di un poderoso bluff politico. Per un motivo persin troppo semplice da spiegare.

E cioè, il progetto politico, le scelte politiche di fondo e l’iniziativa politica del Pci erano, e giustamente, espressione del gruppo dirigente del partito e, nello specifico, del segretario generale. Con tanti saluti, come ovvio ed evidente, alla specificità e all’originalità e quindi all’apporto politico e culturale concreto, dei “cattolici indipendenti di sinistra” eletti nelle fila del Pci.

 

Il Pd di Schlein e la nuova marginalità cattolica

Ora, e pur senza fare confronti impropri e del tutto virtuali, c’è – paradossalmente – una stretta somiglianza tra quella esperienza legata allo storico Pci e l’attuale condizione dei cattolici nel Pd della Schlein.

Certo, e lo ripeto, non facciamo confronti forzati e del tutto impropri. Ma non c’è alcun dubbio che almeno un aspetto, peraltro decisivo, accomuna l’esperienza di molti decenni fa con quella contemporanea. E cioè, nell’un caso come nell’altro, il contributo e l’apporto della cultura cattolico democratica e popolare nel Pci del tempo e nel Pd attuale sono pressochè nulli.

Ma, per fermarsi al contesto attuale, si deve prendere atto, come giustamente e coerentemente ripete da tempo la sua segretaria nazionale Elly Schlein, “il partito è aperto a tutti ma la linea del partito è una sola”. Ovvero quella, e ci mancherebbe pure, che è espressione del nuovo corso politico, culturale e programmatico del partito.

 

Una differenza tuttaltro che secondaria

Ossia di un partito che ha un profilo politico netto, chiaro, definito e preciso: quello di una sinistra radicale, massimalista e movimentista. Che è l’esatto contrario di tutto ciò che è anche solo lontanamente riconducibile al patrimonio, alla storia, alla cultura e al pensiero del cattolicesimo politico italiano. Seppur declinato nella sua versione democratica, popolare e sociale.

Ecco perchè, e seppur mutatis mutandis, il fascino irresistibile dei “cattolici indipendenti di sinistra” eletti nelle fila del Pci continua ad esercitare il suo forte richiamo anche nell’attuale sinistra italiana.

Con una piccola, ma significativa, differenza. In quella stagione passata era il gruppo dirigente del Pci che si rivolgeva a quelle personalità e a quegli intellettuali di far parte dei propri gruppi parlamentari. Oggi è semplicemente l’inverso. Sono i singoli cattolici del Pd che chiedono, gentilmente e sommessamente, al gruppo dirigente del partito – e quindi alla sua segretaria nazionale – di essere compresi, e candidati, nei futuri gruppi parlamentari del partito.

Una piccola differenza, appunto, ma non affatto secondaria.

Nicola Barone, il manager che ha attraversato mezzo secolo di rivoluzione digitale

Una serata dal tono diverso

È stato un pomeriggio all’insegna della riconferma della stima e della simpatia che circondano Nicola Barone, Presidente di Tim San Marino, quello di mercoledì scorso nel Flagship Store della Deutsche Bank di via Nazionale, proprio di fronte a Palazzo Koch, sede della Banca d’Italia. Ambiente sobrio ed elegante, con tutte le sedie occupate, senza inutili fronzoli organizzativi: il pubblico selezionato ha seguito con attenzione, stavolta con maggiore coinvolgimento umano, la presentazione del suo volume autobiografico Una vita da Presidente, scritto insieme al giornalista Santo Strati.

Potrei dire che in altre occasioni il clima era stato egualmente caloroso, ma non con la stessa spontaneità che ha accompagnato questo incontro ultimo. Complice la presenza della famiglia al gran completo, con moglie, figli e nipoti, la piccola convention si è trasformata quasi in un incontro tra amici, pur mantenendo il profilo di un appuntamento formale.

 

I relatori e il tema della sicurezza

Dopo l’apertura dei lavori curata dalla Deutsche Bank, ad accompagnare il dibattito sono stati i giornalisti Benedetta Rinaldi e Luca Collodi. Tra gli interventi più seguiti quello di Lamberto Giannini, Prefetto di Roma, che ha concentrato la riflessione sull’impatto dello sviluppo infrastrutturale rispetto ai temi della sicurezza e della governance del territorio.

Un passaggio significativo, perché ha evidenziato come la trasformazione tecnologica non riguardi soltanto l’economia o i servizi, ma investa direttamente la qualità della vita urbana, la protezione dei dati e il funzionamento stesso delle istituzioni pubbliche.

 

Telecomunicazioni e trasformazione del Paese

Il libro ripercorre cinquant’anni di dinamiche industriali, innovazioni tecnologiche e trasformazioni manageriali nel settore delle telecomunicazioni italiane. Dalla stagione delle reti analogiche alla transizione digitale, fino alle prospettive aperte oggi dall’intelligenza artificiale, Barone utilizza il racconto autobiografico come chiave per descrivere il cambiamento del sistema Paese.

Nel corso della presentazione sono emersi anche i temi della modernizzazione infrastrutturale, del rapporto tra innovazione e competitività internazionale e delle nuove sfide che attendono il sistema delle comunicazioni in Europa. In questo quadro, valgono le parole usate spesso da Barone per sintetizzare la propria idea di leadership: «Governare il presente, ma avendo la coscienza del passato e l’intelligenza e lo sguardo rivolti al futuro».

 

Lumanità oltre la tecnologia

A colpire, più ancora dei risultati professionali, è stata per l’appunto l’atmosfera finanche familiare dell’evento. In una stagione dominata dalla velocità digitale e dalla retorica dell’algoritmo, Barone ha finito quasi per rappresentare un modello diverso di cultura manageriale: tecnologica ma non disumanizzata, moderna ma ancora fondata sul valore delle relazioni personali.

E forse proprio questo spiega la partecipazione attenta e sincera che si respirava nella sala della Deutsche Bank: la sensazione che, dietro il manager delle telecomunicazioni, ci sia ancora l’uomo capace di tenere insieme innovazione, memoria e comunità.

Trump vuole accordo con Iran prima del G7 (e per i suoi 80 anni)

Roma, 12 giu. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump afferma che un accordo con l’Iran per porre fine alla guerra in corso da tre mesi potrebbe essere raggiunto già nel fine settimana.

L’annuncio è arrivato alla vigilia dell’avvio in Messico del Mondiale di calcio che gli Stati Uniti co-organizzano, evento che il presidente aveva sostenuto durante il suo primo mandato, e domenica Trump compie ottanta anni. Per l’occasione, la Casa Bianca ospiterà un evento organizzato dalla Ultimate Fighting Championship (Ufc), la principale organizzazione mondiale di arti marziali miste. Subito dopo, Trump partirà per il vertice del G7 in Francia, dove il conflitto con l’Iran sarà uno dei temi principali.

I dettagli del possibile accordo non sono chiari. Secondo il presidente Usa, Teheran sarebbe pronta a porre fine al conflitto e a sottoscrivere un’intesa che impedirebbe definitivamente all’Iran di sviluppare armi nucleari. Trump ha dichiarato di voler inviare il vicepresidente JD Vance alla firma dell’accordo, e già nel fine settimana, qualora venisse finalizzato.

Tuttavia le autorità iraniane mantengono una posizione cauta. Un portavoce del Ministero degli Esteri ha confermato che sono in corso attività di mediazione da parte di diversi Paesi, ma ha precisato che non è stato ancora raggiunto alcun accordo definitivo.

Negli ultimi giorni Trump aveva intensificato la pressione su Teheran e solo ieri aveva mincciato bombardamenti più pesanti, rilanciando l’idea di prendere il controllo di infrastrutture petrolifere strategiche iraniane, tra cui l’isola di Kharg, il principale terminal per l’export di greggio del Paese. Nella serata italiana, però, il presidente ha attenuato i toni, annunciando di aver sospeso nuove operazioni militari in quanto c’è una concreta possibilità di accordo.

Le minacce rilanciate ieri avrebbero dunque avuto soprattutto una funzione negoziale, per convincere l’Iran ad accettare un compromesso. Parallelamente, mediatori provenienti da Pakistan, Turchia e Qatar hanno compiuto progressi nei contatti con Teheran.

Trump sostiene che gli Stati Uniti hanno già ottenuto importanti risultati militari con l’ indebolimento delle capacità navali e aeree iraniane e la perdita di numerosi esponenti della leadership della Repubblica islamica. L’eventuale accordo rappresenterebbe un importante successo sul fronte diplomatico per Trump alla vigilia del G7, ma gli osservatori invitano alla cautela, considerato che il presidente ha già annunciato quasi 40 volte l’imminenza di un’intesa che poi non si è concretizzata.

La guerra e le prospettive di una sua conclusione saranno al centro delle discussioni tra i leader delle principali economie occidentali nel vertice che si aprirà la prossima settimana in Francia.

Il conflitto continua a pesare sui mercati energetici mondiali. L’Iran mantiene infatti una forte pressione sullo Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per il commercio globale di petrolio; prima della guerra, circa il 20 per cento delle forniture mondiali transitava attraverso questa rotta.

Padel, Fip Silver Palermo: azzurri Cassetta e Di Giovanni agli ottavi

Roma, 11 giu. (askanews) – Gli applausi per gli azzurri della Nazionale, ma anche l’entusiasmo e il tifo per il debutto della NextGen siciliana. Si chiudono al Country Time Club di Palermo – si legge in una nota – i sedicesimi di finale del Fip Silver Mediolanum Padel Cup, torneo della Federazione Internazionale Padel.

In primo piano Marco Cassetta e Lorenzo Di Giovanni, colonne dell’Italpadel maschile. Attesissimo Cassetta, già a 14 titoli internazionali nel suo palmarès, che con lo spagnolo Pedro Melendez ha battuto 6-4 6-1 l’argentino Ignacio Corbo e il polacco Michal Bartusek. Bene anche Di Giovanni insieme Federico Galli: dopo un primo set chiuso agevolmente sul 6-1 sugli olandesi Du Pree-Hazerboek, “Digio” e Gallo hanno dovuto contenere il ritorno degli avversari con un secondo set in bilico fino all’ultimo e chiuso al tie break. Vittoria senza discussioni anche per i numeri uno del tabellone Antonio “Pincho” Fernandez e Adrian Marques, che hanno lasciato solo tre game (6-1 6-2) a Laurino-Sperati.

Tra le partite più spettacolari di giornata quella di uno dei più promettenti prospetti azzurri: Giuseppe Fino, 19 anni, ha battuto insieme al compagno Juan Manuel Lasgoity la coppia francese formata da Thomas Basso e Julien Biron. Sono serviti tre set (6-7 6-3 7-5) per completare una rimonta da urlo a pochi giorni dalla vittoria di Fino del FIP Bronze di Amburgo, il suo primo titolo internazionale.

Venerdì scatta l’ora del tabellone femminile, con le prime sei partite sui campi del Country a partire dalle 15.30. In prima fila Clarissa Aima – vincitrice della prima edizione di Mediolanum Padel Cup, nel 2024 – insieme a Caterina Baldi, una delle coppie italiane più in forma del momento con tre titoli internazionali conquistati da metà aprile a oggi. Di fronte la belga Noemi Sermant e Giuditta Beltrami. In campo anche le fortissime coppie spagnole Alba Perez-Alba Gallardo e Lucia Peralta-Rebeca Lopez. Occhi puntati sulla giovane Luna Di Battista, altra siciliana d’adozione, in campo con Nura Padilla contro Francesca Pezzillo e Ilenia Monti.

Mondiali 2026, si alza il sipario: spettacolo all’Azteca

Roma, 11 giu. (askanews) – I Mondiali 2026 prendono ufficialmente il via con una cerimonia d’apertura spettacolare allo Stadio Azteca di Città del Messico, teatro per la terza volta nella storia di una inaugurazione iridata. 48 squadre, tre Paesi ospitanti e un evento che ha unito musica, cultura e calcio in uno show lungo circa 90 minuti.

Al centro del campo, tra danze e coreografie, è apparsa una grande Coppa del Mondo “di carta” emersa dal sottosuolo, simbolo della tradizione messicana. Subito dopo, il palco si è acceso con i Maná, protagonisti del primo momento musicale della serata.

Lo spettacolo ha visto anche la partecipazione di Shakira, J Balvin e Burna Boy, che hanno presentato per la prima volta l’inno ufficiale del torneo, tra coreografie e un’ampia presenza di ballerini. Spazio anche a un tocco italiano con Andrea Bocelli, che si è esibito in mezzo al campo circondato dalle bandiere di tutte le nazionali partecipanti.

Presente anche il presidente della FIFA Gianni Infantino, che ha mostrato la Coppa del Mondo al centro dell’Azteca prima dell’inizio dei fuochi d’artificio che hanno chiuso la cerimonia.

Terminato lo show, è iniziata la partita inaugurale tra Messico e Sudafrica. Una novità di questa edizione riguarda l’ingresso delle squadre: tutti i giocatori, titolari e riserve, sono scesi in campo insieme per gli inni nazionali, disposti attorno al cerchio di centrocampo.

Nel corso della cerimonia, grande spazio anche alla rappresentazione delle culture dei Paesi ospitanti e alla sfilata delle 48 bandiere delle nazionali partecipanti, in un clima di festa globale che ha aperto ufficialmente il Mondiale più grande di sempre.

Italia-Sudcorea, Mattarella: in Asia appianare ogni fonte di tensione

Roma, 11 giu. (askanews) – “L’auspicio della Repubblica Italiana è che anche in Asia sia al più presto appianata ogni fonte di tensione. Mi riferisco anzitutto alla stabilizzazione della penisola coreana, riponendo speranza nella Sua politica di dialogo. Penso alle dispute marittime nell’Indo-pacifico e ai rischi di alterazione degli equilibri. Penso alle sofferenze della popolazione in Myanmar, agli scontri di confine tra Tailandia e Cambogia”. Così il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, nel corso del brindisi al Quirinale con il presidente della Repubblica di Corea, Lee Jae Myung.

“La strada che la civiltà suggerisce è quella del dialogo e della cooperazione, per poter vivere in pace e affrontare le questioni comuni perché globali del tempo presente: le proficue esperienze dell’associazionismo regionale, basti guardare all’ASEAN, sono, in questo senso, preziose”, ha aggiunto.

“Va contrastato e fermato il diffondersi di una deriva di conflittualità permanente, talvolta predatoria, lesiva della libertà negli scambi, di navigazione, che impedisce di puntare a esistenze dignitose. Nessuno meglio del popolo coreano può cogliere quanto la comunità internazionale abbia bisogno di tendere verso l’ideale racchiuso nel concetto di “jeong”: la ricerca di un’armonia nelle relazioni sedimentata nel tempo, grazie alla frequenza delle interazioni, delle occasioni di incontro e di condivisione”, ha aggiunto il capo dello Stato.

Mattarella ha poi citato “l’esempio illuminante” degli scritti della premio Nobel Han Kang, che, “attraverso i suoi romanzi, ci ricorda l’importanza di coltivare l’empatia tra gli esseri umani, oltre i confini e le barriere, e ci invita ‘a non dimenticare mai che ogni singola persona che incontriamo appartiene all’umanità'”.

Meloni cambia strategia e infiamma derby a destra: Vannacci fa gioco sinistra

Roma, 11 giu. (askanews) – Un po’ magari sarà stata anche una questione di orgoglio, di difesa della propria storia. Ma c’è principalmente un calcolo comunicativo nella scelta di Giorgia Meloni di alzare il tiro contro Roberto Vannacci, di attaccarlo per rivendicare che la “vera destra” è ancora quella che siede a palazzo Chigi. L’occasione sono le comunicazioni in Parlamento in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno. Un discorso che per sua natura si incentra sempre sulle prospettive di crisi internazionali, a cominciare da Ucraina e Medio Oriente, e sui grandi snodi presenti e futuri dell’Unione. Ma, come da prassi, anche una opportunità per controbattere alle critiche dell’opposizione. Cosa che è puntualmente accaduta anche in questo caso, soprattutto dopo la battuta sessista del deputato del Ms5 Francesco Silvestri.

La differenza, questa volta, è che in quella “opposizione” Giorgia Meloni inserisce anche le truppe parlamentari, da poco rinforzate con quattro nuovi ingressi, di Futuro nazionale. La premier risponde formalmente a Emanuele Pozzolo, deputato di Fdi fino al famoso caso dello sparo di Capodanno, tra i primi ad aderire ai vannacciani alla Camera. “Per difendere l’interesse nazionale stiamo facendo quello che c’è scritto nel nostro programma, per realizzare il quale siete stati eletti nelle fila del centrodestra in questo Parlamento”, è il primo attacco della premier a tutti i neo adepti del generale. Il secondo è il siluro che invia al diretto interessato, una risposta implicita anche alla sua intervista della scorsa sera da Lilli Gruber. “Per ben sei volte avete votato contro la fiducia a questo governo, insieme a Schlein, Conte, Renzi e compagnia… Votare contro la fiducia a un governo significa votare per mandare a casa quel governo, io penso – afferma – che fare quello che serve alla sinistra non sia mai difendere l’interesse nazionale. E quindi non mi si parli di vera destra perchè la vera destra non è mai funzionale alla sinistra”.

E’ un cambio di strategia maturato nelle ultime settimane tra i piani alti di palazzo Chigi e quelli di via della Scrofa. Dopo la scissione di Vannacci dalla Lega, infatti, in Fratelli d’Italia aveva preso piede l’idea che ignorarlo avrebbe contribuito a sgonfiarlo. Di più, che lasciare un velo di ambiguità sulla sua possibilità di restare nell’alveo della coalizione di centrodestra, avrebbe scoraggiato le opposizioni (e i media di area) dal ‘pompare’ il fenomeno. Ancora pochi giorni fa, per esempio, Arianna Meloni non sbatteva la porta e ne faceva una questione di adesione allo “spirito” ai “principi” e “ai programmi”.

Una strategia che però, sondaggi alla mano, non sembra pagare e che ha fatto scattare l’allarme rosso nel partito di maggioranza relativa. Dove si guarda con una certa preoccupazione anche all’indebolimento della Lega e si ragiona persino delle prospettive di un immediato futuro in cui la leadership non sia più di Matteo Salvini. Da qui la decisione di cominciare ad attaccare Vannacci, con il concreto rischio di aumentarne notorietà e visibilità, ma nella speranza che invece alla fine nell’elettorato di riferimento possa essere vincente la narrazione che lo descrive in fin dei conti alla stregua dei partiti di sinistra, oltre che più vicino a molti di loro su temi come i rapporti con la Russia. Non è un caso che per descrivere certi slogan riportati in voga dal generale, i meloniani della generazione Atreju abbiano ritirato fuori la categoria del ‘fasciobar’, ovvero i fascisti da bar, che utilizzavano da giovani. Una nuova scommessa, per una diversa strategia che si lega anche alla riforma della legge elettorale: il premio di maggioranza, è la speranza, incentiva il voto utile dunque penalizza chi è fuori della coalizione. E chissà se alla fine si realizzerà invece la ‘profezia’ di Matteo Renzi, uno tra i primi a invitare a non sottovalutare il generale. “Meloni – diceva nel transatlantico in Senato – non può permettere che Vannacci se ne vada. Con lui dentro lei ha un problema ma ha la certezza di vincere, vedrete che alla fine farà di tutto per riprenderselo”.

Meloni cambia strategia e infiamma il derby a destra: Vannacci fa gioco sinistra

Roma, 11 giu. (askanews) – Un po’ magari sarà stata anche una questione di orgoglio, di difesa della propria storia. Ma c’è principalmente un calcolo comunicativo nella scelta di Giorgia Meloni di alzare il tiro contro Roberto Vannacci, di attaccarlo per rivendicare che la “vera destra” è ancora quella che siede a palazzo Chigi. L’occasione sono le comunicazioni in Parlamento in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno. Un discorso che per sua natura si incentra sempre sulle prospettive di crisi internazionali, a cominciare da Ucraina e Medio Oriente, e sui grandi snodi presenti e futuri dell’Unione. Ma, come da prassi, anche una opportunità per controbattere alle critiche dell’opposizione. Cosa che è puntualmente accaduta anche in questo caso, soprattutto dopo la battuta sessista del deputato del Ms5 Francesco Silvestri.

La differenza, questa volta, è che in quella “opposizione” Giorgia Meloni inserisce anche le truppe parlamentari, da poco rinforzate con quattro nuovi ingressi, di Futuro nazionale. La premier risponde formalmente a Emanuele Pozzolo, deputato di Fdi fino al famoso caso dello sparo di Capodanno, tra i primi ad aderire ai vannacciani alla Camera. “Per difendere l’interesse nazionale stiamo facendo quello che c’è scritto nel nostro programma, per realizzare il quale siete stati eletti nelle fila del centrodestra in questo Parlamento”, è il primo attacco della premier a tutti i neo adepti del generale. Il secondo è il siluro che invia al diretto interessato, una risposta implicita anche alla sua intervista della scorsa sera da Lilli Gruber. “Per ben sei volte avete votato contro la fiducia a questo governo, insieme a Schlein, Conte, Renzi e compagnia… Votare contro la fiducia a un governo significa votare per mandare a casa quel governo, io penso – afferma – che fare quello che serve alla sinistra non sia mai difendere l’interesse nazionale. E quindi non mi si parli di vera destra perchè la vera destra non è mai funzionale alla sinistra”.

E’ un cambio di strategia maturato nelle ultime settimane tra i piani alti di palazzo Chigi e quelli di via della Scrofa. Dopo la scissione di Vannacci dalla Lega, infatti, in Fratelli d’Italia aveva preso piede l’idea che ignorarlo avrebbe contribuito a sgonfiarlo. Di più, che lasciare un velo di ambiguità sulla sua possibilità di restare nell’alveo della coalizione di centrodestra, avrebbe scoraggiato le opposizioni (e i media di area) dal ‘pompare’ il fenomeno. Ancora pochi giorni fa, per esempio, Arianna Meloni non sbatteva la porta e ne faceva una questione di adesione allo “spirito” ai “principi” e “ai programmi”.

Una strategia che però, sondaggi alla mano, non sembra pagare e che ha fatto scattare l’allarme rosso nel partito di maggioranza relativa. Dove si guarda con una certa preoccupazione anche all’indebolimento della Lega e si ragiona persino delle prospettive di un immediato futuro in cui la leadership non sia più di Matteo Salvini. Da qui la decisione di cominciare ad attaccare Vannacci, con il concreto rischio di aumentarne notorietà e visibilità, ma nella speranza che invece alla fine nell’elettorato di riferimento possa essere vincente la narrazione che lo descrive in fin dei conti alla stregua dei partiti di sinistra, oltre che più vicino a molti di loro su temi come i rapporti con la Russia. Non è un caso che per descrivere certi slogan riportati in voga dal generale, i meloniani della generazione Atreju abbiano ritirato fuori la categoria del ‘fasciobar’, ovvero i fascisti da bar, che utilizzavano da giovani. Una nuova scommessa, per una diversa strategia che si lega anche alla riforma della legge elettorale: il premio di maggioranza, è la speranza, incentiva il voto utile dunque penalizza chi è fuori della coalizione. E chissà se alla fine si realizzerà invece la ‘profezia’ di Matteo Renzi, uno tra i primi a invitare a non sottovalutare il generale. “Meloni – diceva nel transatlantico in Senato – non può permettere che Vannacci se ne vada. Con lui dentro lei ha un problema ma ha la certezza di vincere, vedrete che alla fine farà di tutto per riprenderselo”.

Taormina, Helen Mirren: Zalone? Spero mi voglia nel suo prossimo film

Taormina (Me), 11 giu. (askanews) – Al Taormina Film Festival è il giorno di Can Yaman. L’attore e modello turco interprete di Sandokan è stato accolto da una folla di fan, si è concesso ad autografi e selfie e ha incontrato un pubblico composto soprattutto da giovani, rispondendo alle loro domande. Ma alla 72esima edizione del Festival è arrivata anche Helen Mirren, attrice premio Oscar che sarà premiata alla carriera nella serata dedicata ad Anna Magnani con la proiezione di “Bellissima” di Luchino Visconti a 75 anni dall’uscita, al Teatro Antico, in versione restaurata.

A proposito di Anna Magnani, ha detto: “Un’attrice e una persona brillante, ne ho sempre ammirato l’autenticità, era così, sempre se stessa senza pretendere di essere qualcun altro. Mi piacerebbe essere Anna Magnani”. E sull’amicizia con Checco Zalone, dopo la sua partecipazione a “La Vacinada”, video di una canzone divertente in cui invitava tutti a vaccinarsi, ha commentato:.

“Fa una pizza buonissima, è bravissimo a cucinare la pizza” ha detto. “Mi piacerebbe essere nel suo prossimo film, spero me lo chieda”, ha concluso scherzando.

Guerini: Italia unico Paese G7 senza strategia di sicurezza nazionale

Milano, 11 giu. (askanews) – “Noi siamo il Paese del G7 che non si è ancora dotato di una strategia di sicurezza nazionale. Tutti i Paesi del G7 si sono dotati di una strategia di sicurezza nazionale”. Lo ha detto il presidente del Copasir, Lorenzo Guerini, intervenendo a “Diplosec2026”, promosso dal Centro di Studi Internazionali e Strategici della Luiss Guido Carli.

“È stato fatto un passo importante perché il governo ha pubblicato un mese e mezzo fa un Dpcm che avvia il percorso per la strategia di sicurezza nazionale” ha precisato Guerini, spiegando che “avevo presentato una proposta di legge perché il percorso fosse governato da norma primaria, però va bene anche il Dpcm”.

Per il presidente del Copasir, una strategia di sicurezza nazionale è necessaria perché “disegna un quadro degli interessi di sicurezza nazionale che vanno preservati”, informa l’attività dei soggetti pubblici e privati coinvolti nella difesa di questi interessi, mette in campo uno strumento per gestire situazioni di crisi e abitua a una visione coordinata e multisettoriale della sicurezza nazionale.

“È anche uno strumento di comunicazione”, ha proseguito, aggiungendo che “le strategie di sicurezza nazionale sono tutte pubbliche. Vengono presentate, vengono fatte conoscere, vengono offerte al dibattito pubblico. Cultura della sicurezza e cultura della difesa necessitano coraggio nell’affrontare il dibattito pubblico e fiducia nel destinatario delle informazioni che vengono consegnate perché si sviluppi un dibattito pubblico consapevole”.

Guerini ha quindi richiamato anche la sua esperienza al ministero della Difesa sul tema delle risorse. “L’atteggiamento anche delle Forze armate era: abbiamo bisogno di risorse ma non parliamone” ha detto, e allora “io dissi no, noi dobbiamo dire al Parlamento se riteniamo che quelle risorse siano fondamentali per la sicurezza del nostro Paese, dobbiamo rendere edotto il Parlamento di che risorse chiediamo e perché le chiediamo”.

“Il Parlamento deve essere messo nelle condizioni di essere informato e di essere responsabile delle scelte che fa”, ha precisato, concludendo che “c’è bisogno di avere coraggio per affrontare il dibattito pubblico, per far crescere cultura della sicurezza, che deve penetrare dentro l’opinione pubblica di un Paese in termini di consapevolezza e di giudizio rispetto alle scelte che vengono fatte”.

Farmaci vegetali e nuove prospettive terapeutiche

Milano, 11 giu. (askanews) – Farmaci vegetali per un modello terapeutico innovativo e funzionale. Bionorica ha annunciato l’ingresso nel mercato italiano introducendo la Fitoingegneria, con l’intenzione di superare il concetto di “naturale” come semplice origine vegetale, puntando invece a un prodotto supportato da standard farmaceutici, evidenze cliniche e controllo scientifico, come spiegato da Manuel Cavallin, Country Head Italy di Bionorica: “Oggi è il momento giusto in Italia.

C’è sempre una maggiore attenzione verso l’utilizzo appropriato delle terapie e in questa sfida, oltretutto mondiale e soprattutto italiana dell’antibiotico-resistenza, possiamo giocare un ruolo importante, perché possiamo aiutare i clinici con una maggiore educazione sulla possibilità di avere farmaci vegetali nell’ambito salute della donna e delle vie respiratorie, che sono i due principali settori dell’antibiotico-resistenza. Aiutandoli a comprendere che ci sono nuove soluzioni di tipo farmacologico, possiamo aiutare la comunità scientifica ad affrontare questa sfida. Ecco perché è importante l’arrivo di Bionorica con i propri farmaci con evidenze scientifiche in Italia”.

Quello che Bionorica vuole offrire sarà un farmaco vegetale che si distingua per affidabilità, riproducibilità, evidenza clinica e ruolo clinico definito, come sottolineato da Mario Dell’Agli, Professore Ordinario di Farmacologia dell’Università degli Studi di Milano: “Il farmaco vegetale è un prodotto che presenta delle caratteristiche nuove, molto vicine, anzi sovrapponibili, al farmaco classico di sintesi, con la differenza che appunto è vegetale. Quindi è un prodotto naturale di elevata qualità, che ha seguito un iter da farmaco e che, quindi, a tutti gli effetti può prevenire determinate patologie o essere curative”.

Per l’azienda, produrre e commercializzare un farmaco vegetale rappresenta, secondo Andrea Genazzani, Professore Ordinario Emerito di Ostetricia e Ginecologia e Presidente ISGE, un cambio di paradigma anche dal punto di vista farmacologico: “Il farmaco vegetale è la capacità di purificare da un’origine vegetale delle sostanze delle quali si è dimostrata, e si è provata, l’efficacia clinica nella terapia di patologie della nostra specie. Quindi è una sostanza che era presente in natura, era presente a livello delle piante ed è stata purificata ed estratta e utilizzata come farma”.

Alla base del modello Bionorica vi è la Fitoingegneria (Phytoneering), un approccio che integra ricerca approfondita della natura, controllo della filiera, standardizzazione industriale e qualità farmaceutica. “Il valore non è la pianta in sé, ma il metodo che la rende clinicamente affidabile” afferma Dr. Marco Linari, Direttore commerciale e vice CEO di Bionorica. “Attraverso la Fitoingegneria trasformiamo le piante accuratamente selezionate in un sistema terapeutico controllato, standardizzato e riproducibile. È questo che distingue il farmaco vegetale da integratori e dispositivi medici”. Con il proprio ingresso in Italia, Bionorica punta a introdurre una nuova cultura del farmaco vegetale, contribuendo all’evoluzione del rapporto tra natura, scienza e medicina.

Ue, Dombrovskis: flessibilità extra anche per sussidi a famiglie e imprese

Roma, 11 giu. (askanews) – Alla Commissione europea “stiamo lavorando ai preparativi per fornire maggiori dettagli sull’attuazione della flessibilità supplementare” sulle clausole nazionali di sospensione del Patto di stabilità e di crescita, che oltre alle spese in difesa ora si allarga anche a 0,3% di Pil l’anno per misure sulla transizione energetica. “L’idea fondamentale è che le misure che riducono la nostra dipendenza dai carburanti fossili sono ammissibili”, ha spiegato commissario europeo all’economia, Valdis Dombrovskis nella conferenza stampa al termine dell’Eurogruppo.

Si tratta di misure “che riguardino sia ampi progetti di investimenti su rinnovabili o reti verdi, ma anche sussidi a famiglie o imprese che riducano la loro dipendenza sui fossili, come cambiando i sistemi di riscaldamento per passare a pannelli solari o a altre fonti”, o per passare “da benzina a diesel con misure a sostegno della mobilità elettrica: anche queste possono essere supportate”, ha detto.

Iran, Trump annuncia: annullati attacchi previsti questa notte

Roma, 11 giu. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato di aver “annullato gli attacchi e i bombardamenti programmati contro l’Iran per questa notte”.

“Sulla base del fatto che le discussioni con la Repubblica Islamica dell’Iran sono state portate al massimo livello della leadership iraniana e approvate, io, in qualità di Presidente degli Stati Uniti d’America, ho cancellato gli attacchi e i bombardamenti programmati contro l’Iran per questa sera. Le discussioni e i punti finali sono stati approvati, sia nel concetto sia nei minimi dettagli, da tutte le parti coinvolte, tra cui Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Pakistan, Bahrain, Kuwait, Giordania, Egitto e altri. Il blocco navale resterà pienamente in vigore fino al completamento di questa transazione — la data e il luogo della firma saranno annunciati a breve”, ha specificato Trump sul suo social Truth.

Poste Italiane lancia la nuova campagna antifrode

Roma, 11 giu. (askanews) – Rafforzare la consapevolezza dei cittadini e promuovere comportamenti sicuri nella gestione dei dati personali e delle attività online. Con questo obiettivo Poste Italiane rinnova il proprio impegno nella prevenzione delle frodi digitali attraverso la nuova campagna di sensibilizzazione “Un truffatore non può fare nulla senza di te”. Per raggiungere il più alto numero di persone, Poste Italiane ha attivato tutti i principali canali di contatto con la clientela. I contenuti informativi sono disponibili sul sito Poste.it, nella sezione “Sicurezza Online”, sui canali social dell’azienda, sui circa 23 mila display presenti negli oltre 12.700 mila uffici postali, e sui 9000 ATM Postamat della rete. Il servizio del TG Poste.

L.elettorale, 4 modifiche centrodestra. Muro emendamenti da opposizioni

Roma, 11 giu. (askanews) – La maggioranza tira dritto sulla legge elettorale e, come centrodestra, presenta solo quattro emendamenti in commissione Affari costituzionali della Camera al testo ‘Bignami bis’. Si propone, tra l’altro, l’obbligo della doppia candidatura (nel listino circoscrizionale del premio e nella lista proporzionale), rinviando invece all’aula il tema dell’introduzione delle preferenze.

Dalle opposizioni è invece un ‘muro’ di emendamenti: circa 770 proposte di modifica tra cui, a firma Pd-M5S-Avs-Iv e +Europa, 322 emendamenti unitari soppressivi, compreso quello che punta a cancellare l’obbligo di indicazione del candidato premier.

Una “battaglia comune”, sottolineano la segretaria dem Elly Schlein, il presidente Cinque Stelle Giuseppe Conte, i leader Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, perché “ormai il governo Meloni pensa soltanto a garantire se stesso, dimenticandosi di famiglie e imprese”. L’accusa reiterata: la “destra vuole forzare la mano” perché “teme di perdere le prossime elezioni politiche. È il tentativo di riscrivere le regole del gioco, introducendo meccanismi che allontanano i cittadini dalla scelta dei propri rappresentanti e concentrano ancora più potere nelle mani dei leader di partito”, sottolineano.

Unitari anche gli emendamenti del ‘campo largo’ ribattezzati di “riduzione del danno”, sui fuori sede (a prima firma M5S), sul Trentino Alto Adige (a prima firma Pd), sugli scorrimenti (a prima firma Pd) e sulla parità di genere (a prima firma Avs). Due proposte riguardano il proporzionale con collegi uninominali alla Camera e al Senato e sono targati Avs, Pd, +Europa e Iv (non dal Movimento che mira al proporzionale puro più le preferenze). Mentre Pd, M5S, Avs e +Europa hanno depositato anche un testo sulle firme digitali. I singoli gruppi hanno poi presentato emendamenti con “obiettivo ostruzionistico”, la maggior parte dei quali è arrivata da Avs con 293 testi.

+Europa punta ad un nuovo ‘Mattarellum’, un sistema maggioritario basato su collegi uninominali, l’ancoraggio del premio di maggioranza a una soglia minima di affluenza elettorale, tra il 70 e l’80% oltre a due opzioni anti-premio da inserire direttamente sulla scheda. Il segretario Riccardo Magi propone pure di cambiare il nome agli articoli sulla Camera e sul Senato con ‘Nuova legge fascista Acerbo’: “Più che una provocazione – spiega – è un atto di denuncia necessaria davanti a una legge che sottrae agli elettori qualunque potere, e pretende persino di trasformare una minoranza politica in maggioranza parlamentare”.

Anche Azione è per una “radicale riscrittura” del testo della maggioranza e guarda a un proporzionale “puro” e a un premio del 5% solo se viene superato il 50% dei voti validi.

Tornando agli emendamenti di maggioranza, in particolare per quanto riguarda l’obbligo di doppia candidatura si prescrive che “il candidato nelle liste circoscrizionali presentate ai fini dell’attribuzione del premio è tenuto a candidarsi in almeno uno dei collegi plurinominali della circoscrizione in cui è stata presentata la lista circoscrizionale in cui è candidato, in una delle liste ad essa collegate” e si chiede di ritoccare l’articolo sull’indicazione del candidato premier precisando che si attua “nel rispetto del principio di rappresentanza nazionale di cui all’articolo 67 della Carta, mantenendo il rispetto delle prerogative del Presidente della Repubblica”. Un’altra modifica riguarda il nodo del Trentino Alto Adige.

Sette le proposte di modifica di Futuro Nazionale di Vannacci (preferenze, meno quote ‘rosa’, raccolta firme digitale e ordine alfabetico nelle liste uninominali). La ‘componente’ Maie del gruppo Noi Moderati chiede misure sugli italiani all’estero.

Intanto l’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali ha votato, a maggioranza, un calendario serrato per consentire l’approdo del testo in aula il 26 giugno (come già stabilito dalla capigruppo): lunedì le dichiarazioni di inammissibilità, martedì l’avvio delle votazioni che proseguiranno da mercoledì 17 giugno a mercoledì 24 giugno, anche “nelle giornate di sabato e domenica”, e giovedì 25 giugno è atteso l’ok al mandato ai relatori Alessandro Colucci (Nm), Igor Iezzi (Lega), Nazario Pagano (Fi) e Angelo Rossi(Fdi), a riferire in Assemblea.

Un “ritmo” che le opposizioni definiscono una “forzatura evidente che non consente un approfondito e serio confronto su una norma fondamentale per la vita democratica del Paese. Siamo di fronte a un soliloquio della maggioranza” che vuole una legge “cucita su misura senza alcuna reale apertura al dialogo con le opposizioni”.

Bce risponde al caro energia con la prima stretta monetaria dal 2023

Roma, 11 giu. (askanews) – La Banca centrale europea vara la sua prima stretta monetaria da oltre due anni e mezzo. Una risposta ai balzi dei prezzi dell’energia e al rafforzamento dell’inflazione, innescati dalla crisi nello stretto di Hormuz. Una mossa limitata, con l’istituzione che da un lato mostra di volersi muovere con cautela, dall’altro rileva che l’economia dell’area euro, per quanto con delle previsioni di crescita limate, resta orientata all’espansione.

Il Consiglio direttivo di giugno si chiude senza sorprese. La Bce ha alzato di 0,25 punti percentuali i livelli guida e il principale riferimento, che resta il tasso sui depositi e sale così al 2,25%. Si tratta del primo aumento dei tassi dal settembre del 2023, quando l’istituzione operò l’ultimo rialzo in occasione della precedente fase di aumento inflazionistico (all’epoca i tassi di riferimento erano stati aumentati al 4%).

“La decisione di oggi è stata presa all’unanimità, senza eccezioni: non abbiamo discusso, né dibattuto alcuna altra alternativa proposta rispetto a quella che è stata raccomandata dal nostro capo economista. Nessuna discussione di sorta”, ha riferito la presidente Christine Lagarde, nella conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo.

“Il Consiglio si impegna a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine”. Ma deciderà le prossime mosse volta per volta, senza vincolarsi ad un percorso predeterminato.

Oggi la Bce ha anche rivisto al rialzo le previsioni di inflazione – al 3 percento nel 2026, cui dovrebbe seguire un 2,3 percento nel 2027 e un 2 percento nel 2028 – e limato quelle di crescita economica: più 0,8 percento del Pil quest’anno, cui dovrebbe seguire più 1,2 percento il prossimo e più 1,5 percento nel 2028.

Ma nonostante queste limature “non siamo in un contesto in cui la crescita è assente o sotto grave minaccia – ha voluto rimarcare Lagarde -. E si può fare molto di più, con riforme strutturali, incoraggiando un mercato europeo che non abbia ostacoli al commercio, facendo l’unione dei risparmi e degli investimenti” per sostenere l’attività, per cui “incoraggiamo tanto” queste manovre.

Nel frattempo, sul caro vita “stiamo iniziando a vedere un allargamento dell’inflazione nell’economia, sia in termini diretti sia in termini indiretti, ma a questo punto non ancora come effetti di secondo livello, ma staremo estremamente attenti”, ha detto.

“Vediamo i prezzi dell’energia ampliarsi nell’economia, è per questo che abbiamo preso oggi questa decisione” sui tassi di interesse. “L’inflazione si sta allargando, l’inflazione di fondo, tutto questo punta nella direzione di dover alzare i tassi di interessi. Dato il nostro compito di ripristinare la stabilità dei prezzi abbiamo preso questa decisione”. (di Roberto Vozzi).

Premio Agnes tra eccellenze e giovani, Venier:con Biagio forte legame

Roma, 11 giu. (askanews) – Il premio Biagio Agnes diventa maggiorenne. Si è tenuta nella Sala A di via Asiago la conferenza stampa di presentazione della XVIII edizione del riconoscimento intitolato allo storico direttore generale della Rai negli anni Ottanta, che anticipa la cerimonia di premiazione in programma il 25 giugno in Piazza di Spagna a Roma e poi in onda il 3 luglio in seconda serata su Rai 1. Presenti, tra gli altri, i conduttori della cerimonia, i due “mattatori”, Alberto Matano e Mara Venier: “E’ un’eccellenza, adesso non so bene quanti ne ho presentati, ma tanti, c’è anche un legame affettivo importante”, ha spiegato parlando a margine con i giornalisti. “Biagio Agnes è stato il mio testimone di nozze quando mi sono sposata, ormai sono 20 anni, con Nicola, per cui il legame affettivo è fortissimo”, ha ricordato.

“Il premio Agnes comunque porta fortuna ed è sempre un riconoscimento a chi si accosta a questo lavoro, c’è il grande giornalismo, l’esperienza, e poi c’è il talento, i giovani, che vanno premiati e incoraggiati, perché questo lavoro è più vivo che mai”, ha detto Matano.

Intervenuti all’incontro inoltre la figlia di Biagio Agnes, Simona Agnes, componente del Consiglio di Amministrazione Rai, il direttore Intrattenimento Prime Time Williams di Liberatore, l’assessore ai Grandi Eventi del Comune di Roma Alessandro Onorato, e l’ad Rai – e membro della giuria presieduta da Gianni Letta – Giampaolo Rossi:

Il premio “rappresenta un grande momento di incontro, di celebrazione del valore del giornalismo e del valore della televisione – ha affermato l’ad Rossi, sottolineando – ma il premio Biagio Agnes è anche un premio al mondo della divulgazione, della cultura e dell’informazione in senso lato”.

Ed ecco i premiati dell’edizione 2026: Premio per la carta stampata a Paolo Bricco (Il Sole 24 Ore); Premio Inviati a Giovan Battista Brunori (Ufficio Rai per il Medio Oriente a Gerusalemme) e Andrea Nicastro (Corriere della Sera); il Premio Corrispondenti va a Rosalba Castelletti (La Repubblica) e Leonardo Panetta (Mediaset); il Premio Speciale Libertà di Stampa è stato attribuito a La Stampa e al direttore Andrea Malaguti e alla redazione tutta (in seguito all’irruzione degli antagonisti di Askatasuna il 29 novembre 2025).

Il Premio per la Televisione è stato assegnato a Gerry Scotti (Mediaset) e a Stefano De Martino (Rai); il premio alla Carriera è stato conferito a Lino Banfi (che il 9 luglio compirà 90 anni), il Premio Audiovisivo va alla serie “Sandokan”; Premio Giornalismo Sportivo alla vice-direttrice de La Gazzetta dello Sport Arianna Ravelli; Premio Generazione Digitale-Podcast ad Andrea Gerli (Rai) e Guglielmo Nappi (Il Messaggero); Premio Giornalista Scrittore a Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio; Premio Divulgazione scientifica a Vincenzo Schettini; Premio Under Trenta a Valentina Pigliautile (Il Messaggero); Premio Comunicazione creativa a “Tutti suonano Sanremo” della direzione Comunicazione Rai.

Volkswagen, Blume: 19mila esuberi in Germania entro fine 2026

Milano, 11 giu. (askanews) – La cura dimagrante di Volkswagen in Germania corre più veloce del previsto: entro fine anno le uscite nella sola Volkswagen saranno già 19mila, con accordi vincolanti firmati per oltre 28mila al 2030. Sono i numeri che il Ceo Oliver Blume porterà all’assemblea degli azionisti del 18 giugno.

“Alla sola Volkswagen, inclusi Sachsen e Osnabrück, avremo ridotto l’organico di 19mila unità entro fine anno”, si legge nel documento diffuso in vista dell’assemblea. In totale, aggiunge il manager nel testo, sono già stati conclusi oltre 28mila accordi vincolanti per uscite entro il 2030. Non si tratta di licenziamenti unilaterali ma di uscite concordate con sindacati e consiglio di fabbrica, soprattutto prepensionamenti e buonuscite, senza licenziamenti forzati per ragioni aziendali.

La riduzione rientra nel programma che prevede circa 50mila posti in meno in Germania entro il 2030 tra Volkswagen, Audi, Porsche e la controllata software Cariad; per la sola Volkswagen, l’intesa di fine 2024 fissa oltre 35mila posti in meno al 2030, insieme a un taglio della capacità produttiva tedesca.

Blume presenterà il piano costi come una delle principali aree di intervento. Nel 2025 i costi di fabbrica dei siti tedeschi Volkswagen sono già stati ridotti di oltre il 20% e, tra accordi collettivi e ridimensionamenti, il gruppo ha ottenuto risparmi strutturali per circa 1 miliardo di euro, con l’obiettivo di 6 miliardi di risparmi netti annui al 2030.

Il nodo dei costi si intreccia con quello della capacità. Volkswagen partiva da una rete globale tarata su 12 milioni di veicoli l’anno prima del Covid, mentre oggi ritiene realistico un livello attorno a 9 milioni. Negli ultimi due anni sono state eliminate circa 2 milioni di unità in Europa e Cina, un ulteriore taglio di 500mila unità è stato avviato in Cina e — annuncia Blume — i prossimi interventi in Europa e Germania saranno “di portata analoga”. Un’indicazione che conferma quanto anticipato ad aprile a Manager Magazin: una riduzione della capacità europea di circa un milione di unità entro il 2028, concentrata principalmente su Volkswagen e Audi.

Il quadro resta difficile. Il 2025 si è chiuso con ricavi per circa 322 miliardi di euro, sostanzialmente stabili, ma con un risultato operativo sceso a 8,9 miliardi e un margine al 2,8%, penalizzato da effetti straordinari e dazi Usa per quasi 9 miliardi. Le tariffe statunitensi, secondo Blume, hanno un “impatto massiccio” sul Nord America, con un effetto negativo di circa 5 miliardi l’anno; il gruppo considera però gli Usa l’area col maggior potenziale di crescita, tra rilancio del marchio Scout, nuovo stabilimento in North Carolina e possibili localizzazioni Audi.

Il ceo avverte che nel 2026 le condizioni per l’industria si sono ulteriormente deteriorate per il conflitto in Medio Oriente, il calo dei volumi e una concorrenza sempre più intensa. Nel discorso non viene citato direttamente l’Iran, ma il riferimento geopolitico si aggiunge a dazi, barriere commerciali e pressione sulle catene di fornitura.

Per il 2026 il gruppo conferma un risultato operativo sopra il 2025, con margine tra il 4% e il 5,5%, flusso di cassa netto automotive tra 3 e 6 miliardi e liquidità netta tra 32 e 34 miliardi. La rotta al 2030 — meno complessità, meno piattaforme, rete produttiva allineata ai mercati, investimenti più selettivi — è per Blume necessaria in un mercato europeo dove i costruttori cinesi spingono con prezzi giudicati “non economicamente sostenibili”, mettendo sotto pressione volumi e redditività.

Iran, Tajani: coalizione può intervenire soltanto con cessate fuoco

Roma, 11 giu. (askanews) – “La coalizione internazionale, della quale noi siamo pronti a far parte, può intervenire soltanto quando ci sarà un cessate il fuoco”, ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri Antonio Tajani, osservando il ruolo della coalizione in merito al conflitto riacceso in Iran.

“Adesso serve arrivare a un cessate il fuoco. Una volta raggiunto, ci impegneremo tutti per garantire la libertà di navigazione. Questo è il punto fondamentale”, ha sottolineato Tajani, in un punto stampa Luiss per la quarta edizione di Diplosec 2026, il forum promosso dal Centro di Studi Internazionali e Strategici (Ciss).

Nuovi standard per la transizione ambientale e industriale

Roma, 11 giu. (askanews) – Presso la Sala del Refettorio della Camera dei Deputati, si è tenuto il convegno “Respiriamo il Futuro. Tecnologia e sostenibilità per la salute respiratoria”, organizzato da Chiesi Italia, che punta a integrare nel proprio modello industriale Ricerca e Sviluppo, innovazione e sostenibilità. Si punta all’adozione di nuovi standard condivisi come il protocollo PAS 2090:2025 per prodotti e processi con un minore impatto ambientale, inclusa la conversione dei dispositivi inalatori medici con gas propellenti.

“L’aspetto più importante è quello di ridurre le emissioni che derivano dal propellente residuo nei nostri PMDI. Per fare questo, stiamo investendo fortemente su una transizione, quindi sul riuscire ad avere PMDI con un nuovo propellente, l’HFA 152°, che ridurrà del 90% l’emissione carbonica” ha dichiarato Raffaello Innocenti, Ceo & Managing Director di Chiesi Italia.

In Italia, asma e Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) colpiscono circa quattro milioni di persone e le patologie respiratorie croniche sono tra le principali cause di morte. Per affrontare questa emergenza serve un approccio sistemico e integrato, coerente con il paradigma One Health.

“L’apparato respiratorio rappresenta benissimo il paradigma del concetto One Health, cioè l’interazione tra salute e ambiente. Quindi questo ci impone di avere un atteggiamento omnicomprensivo nell’approccio alle condizioni respiratorie, che partono sicuramente dalla prevenzione e dall’attenzione all’ambiente” ha commentato Paola Rogliani, Presidente della Società Italiana di Pneumologia.

Interventi essenziali per garantire sostenibilità dei sistemi sanitari nel lungo periodo, rafforzando l’integrazione tra politiche sanitarie, ambientali e di salute pubblica.

Auto, Hormuz chiuso strozza le forniture: Basf teme stop produzione

Milano, 11 giu. (askanews) – La guerra in Iran torna a stringere la morsa sull’industria automobilistica mondiale. Con le tensioni tra Washington e Teheran in nuova intensificazione, i transiti commerciali nello Stretto di Hormuz si sono di fatto azzerati: secondo i dati di ship-tracking raccolti da Bloomberg, ieri hanno attraversato lo stretto solo quattro navi, per lo più legate all’Iran, e questa mattina non è stato registrato alcun passaggio, contro una media pre-crisi di oltre 90 al giorno. E dal cuore dell’industria europea arriva un avvertimento pesante: per Basf, il colosso chimico tedesco tra i principali fornitori del settore auto, la crisi rischia di fermare le linee di montaggio nella seconda metà dell’anno.

Parlando ai giornalisti a Francoforte, il ceo Markus Kamieth ha spiegato che le carenze di materiali stanno diventando sempre più probabili e potrebbero bloccare catene di fornitura gestite “just in time” come quelle della produzione automobilistica, e che il conflitto sta già contribuendo alla scarsità di input come zolfo ed elio, quest’ultimo cruciale anche per le batterie. “È un rischio al ribasso che vedo per la seconda metà di quest’anno”, ha detto Kamieth, evocando il pericolo “strisciante” che un materiale a un certo punto non sia più disponibile. Basf fornisce all’industria auto vernici, plastiche, catalizzatori e materiali per batterie.

L’esposizione dei costruttori non è uniforme, e per l’Europa il conto rischia di essere il più salato. I gruppi europei vendono in Medio Oriente quasi quattro volte i volumi dei nordamericani e i più esposti risultano Stellantis e Renault; in una nota di inizio marzo Bernstein indicava in Stellantis il gruppo europeo con l’esposizione maggiore, alla luce delle sue difficoltà complessive. Nel lusso, Lamborghini ad aprile ha dichiarato lo stop di vendite e consegne nel Golfo, mentre Ferrari ha ripreso le spedizioni su rotte marittime alternative e cargo aereo, senza cancellazioni di ordini. Tra i giapponesi, il ceo di Nissan Ivan Espinosa ha segnalato che il conflitto sta interrompendo la distribuzione nel Medio Oriente, secondo mercato di export del gruppo, e Toyota ha ridotto la produzione dei modelli destinati all’area, incluso il Land Cruiser, mentre altri (Mazda, Subaru) hanno sospeso produzione o export verso la regione.

Sul fronte delle materie prime, il danno più difficile da riassorbire riguarda l’alluminio. Aluminium Bahrain (Alba), la più grande fonderia al mondo, ha dichiarato forza maggiore e tagliato la produzione del 19%, non potendo spedire attraverso Hormuz, mentre Qatalum, joint venture tra Norsk Hydro e Qatar Aluminium, ha fermato gli impianti per carenza di gas. I produttori del Golfo valgono circa il 9% dell’alluminio primario mondiale; i futures Lme hanno superato i 3.400 dollari e secondo Cru potrebbero spingersi verso i 4.000 dollari la tonnellata.

Sotto pressione anche gli oli base, materia prima dei lubrificanti per motori: l’Europa ne importava dal Golfo il 72% (dati Argus Media) e circa il 40% della fornitura globale dalla regione è ferma o impossibilitata a spedire, tra danni all’impianto di Shell in Qatar colpito da missili iraniani, forze maggiori in Bahrain ed Emirati e tetti all’export decisi dalla Corea del Sud. Per Hormuz passa inoltre circa un terzo del commercio mondiale di metanolo, ingrediente chiave di resine, vernici e plastiche.

S&P avverte infine che un conflitto prolungato renderebbe strutturale l’inflazione dei costi di produzione, come nella crisi dei semiconduttori, e con margini sottili i rincari di acciaio, plastiche e noli finiranno sui prezzi al consumatore.

Genova, Salis: molto positivo che si parli così tanto della città

Genova, 11 giu. (askanews) – “Credo che non si sia mai parlato così tanto di Genova come in questo momento e credo che questo sia qualcosa di molto positivo per la città perché è stata sui giornali internazionali come mai nella nostra storia, per elementi positivi: elementi di dinamismo, eventi legati ai giovani, devo dire anche per elementi di posizionamento della città che la rendono visibile e sempre più interessante, in questo senso credo non ci sia niente di sbagliato”. Lo ha detto la sindaca di Genova Silvia Salis durante la conferenza stampa convocata per fare il punto sul primo anno del suo mandato.

Cinema, Helen Mirren: come può Israele replicare crimini dopo Shoah?

Taormina, 11 giu. (askanews) – “Le forze del male sono ovunque, persino in un paese come Israele, dove pensi: Dio mio, questo è ciò che vi è successo come popolo con la Shoah, come potete anche solo pensare di replicare su un altro popolo le stesse azioni che sono state subite dal vostro? Si chiamano crimini contro l’umanità”. Così Helen Mirren, super-ospite della 72esima edizione del Taormina Film Festival, ha risposto durante un incontro con i giornalisti a una domanda sulle accuse di sionismo che le sono state rivolte. In particolare l’attrice premio Oscar è stata vittima tempo fa di una aggressione verbale a Londra da parte di un attivista pro-Palestina che l’ha insultata chiamandola “p…sionista”. “Uno squilibrato”, ha commentato Mirren.

“Ho degli amici fantastici in Israele – ha proseguito Helen Mirren – la comunità artistica e quella intellettuale israeliana sono composte da persone straordinarie. Essendo nata alla fine della Seconda Guerra Mondiale, sono cresciuta nell’Europa del dopoguerra. La consapevolezza nella generazione dei miei genitori di ciò che era accaduto con l’Olocausto era così profonda, così importante. Di conseguenza, per me la nascita di Israele è stata un momento cruciale, anche se forse è stato fatto nel modo completamente sbagliato e nel posto sbagliato, non lo so. Ma qualcosa doveva succedere dopo l’orrore dell’Olocausto”.

“Ho molti amici ebrei, i miei primi due fidanzati erano ebrei: uno francese e uno inglese – ha poi raccontato l’attrice – Fu proprio con il mio fidanzato ebreo inglese che andai in Israele per la prima volta e lavorai in un kibbutz. Quindi ho visto la realtà dall’interno. E già allora vidi cose che mi turbarono profondamente. Parliamo di circa sei mesi dopo la Guerra dei Sei Giorni, quindi molto tempo fa”.

Al Taormina Film Festival Helen Mirren viene premiata alla carriera, il 12 giugno, durante una serata dedicata ad Anna Magnani con la proiezione di “Bellissima” di Luchino Visconti al Teatro Antico in versione restaurata, a 75 anni dall’uscita.

Governo, Foti: Meloni a Bruxelles a testa alta, requiem politico campo largo

Roma, 11 giu. (askanews) – “In un quadro internazionale segnato da sfide sempre più complesse, dalla guerra in Ucraina alle tensioni in Medio Oriente, dalla crisi energetica fino alle questioni legate alla sicurezza europea, il governo guidato da Giorgia Meloni si presenta al Consiglio europeo con una posizione chiara e pienamente rappresentativa dell’interesse nazionale. Con buona pace di chi, dall’opposizione, nel dibattito parlamentare e in modo poco originale, ha continuato a insistere sull’irrilevanza dell’Italia in Europa”. Così il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti.

“Viene facile pensare – continua – quale rilevanza potrebbe avere l’Italia con un campo largo al governo, atteso che anche oggi l’opposizione si è presentata con 6 posizioni diverse, a partire dal sostegno, o meno, all’Ucraina. Quasi che una pace giusta e duratura si possa realizzare per magia e non grazie ad un’azione coordinata dell’Unione Europea con gli Stati Uniti, la NATO e i partner del G7. Nei fatti è la coerenza del governo Meloni che ha consentito all’Italia di tornare ad essere un interlocutore autorevole nei principali tavoli internazionali, contribuendo a sviluppare la sicurezza europea e sostenendo con convinzione il percorso di integrazione nell’Europa dei Balcani occidentali. A fronte di questa chiarezza, sottolineata dalla risoluzione unitaria della maggioranza, emerge tutta la fragilità delle opposizioni. Le profonde divisioni emerse tra le opposizioni assumono i contorni di un vero e proprio requiem politico per chi ha come unica stella polare il potere, certificando l’inesistenza di un’alternativa credibile alle proposte e all’azione del governo Meloni”.

“Una solidità e una chiarezza di visione – sottolinea Foti – che il Presidente Meloni rappresenterà al Consiglio europeo, anche con riferimento al futuro Quadro finanziario pluriennale, entrando nel merito delle singole proposte e dell’indirizzo delle risorse che verranno ipotizzate e, sempre e comunque, tutelando l’interesse nazionale. In una fase storica e politica che richiede responsabilità, autorevolezza e scelte chiare – conclude – il governo Meloni si presenta a Bruxelles a testa alta, con una maggioranza parlamentare solida e con una visione della politica europea che l’opposizione nostrana non può che invidiare, così come attestano i molteplici voti contrari alle risoluzioni presentate dai 6 gruppi che la compongono”.

Salis: resto sindaca di Genova senza sottrarmi a dibattito nazionale

Genova, 11 giu. (askanews) – “Io sono la sindaca di Genova e rimango la sindaca di Genova. Che ci sia un’attenzione nazionale su Genova è un dato di fatto. Il fatto che faccia la sindaca di Genova non vuol dire che non entrerò nel dibattito nazionale perché i temi del dibattito nazionale hanno ricadute ogni giorno sulla nostra città”. Lo ha detto la sindaca di Genova Silvia Salis, rispondendo ad una domanda di un giornalista durante la conferenza stampa convocata per fare il punto sul primo anno del suo mandato.

“Sulle interviste – ha aggiunto la prima cittadina – basta una frase per cambiare il senso di quello che si dice, basta riportare la prima parte della risposta senza mettere il prosieguo e chiaramente la risposta diventa un’altra cosa, ma fa parte dell’informazione e del fatto che un articolo di giornale deve diventare attrattivo, quindi se Bloomberg avesse riportato tutta la risposta non sarebbe stato attrattivo, è il gioco delle parti”.

“Un conto – ha sottolineato Salis – è dire ‘sicuramente sono proposte che fanno riflettere, ma io sono la sindaca di Genova’, un conto è dire ‘mi hanno fatto una proposta e questo mi ha fatto riflettere’. Sono due cose diverse, è sempre la stessa risposta ma viene riportata solo la prima parte”.

Iran, Trump: stasera nuovi attacchi. E Kharg torna nel mirino Usa

Roma, 11 giu. (askanews) – Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti torneranno a colpire l’Iran “molto duramente” in serata, sostenendo che gran parte delle capacità militari offensive e difensive iraniane sarebbe già stata neutralizzata. In un post su Truth, il presidente Usa ha affermato che Washington assumerà in futuro il controllo dell’isola di Kharg e di altre infrastrutture energetiche iraniane, arrivando a dominare i mercati petroliferi e del gas del Paese “come fatto con il Venezuela”. Kharg ospita il principale terminal petrolifero iraniano ed è considerata cruciale per l’economia della Repubblica islamica.

Un eventuale controllo americano dell’isola consentirebbe effettivamente di bloccare gran parte delle esportazioni petrolifere iraniane e offrirebbe una piattaforma avanzata per operazioni contro il territorio iraniano. Un’operazione del genere, tuttavia, presenterebbe notevoli difficoltà logistiche e militari.

In un’intervista a Fox News, Trump ha poi sostenuto che Teheran si troverebbe già in una condizione di resa di fatto: “Si sono già arresi, ma non se ne rendono conto”. Secondo l’emittente Usa, il presidente americano vorrebbe che l’eventuale firma di un futuro accordo tra Stati Uniti e Iran avvenisse in Svizzera. L’agenzia iraniana Fars riferisce che l’Iran considera obiettivi militari tutte le attività economiche riconducibili a Elon Musk in Medio Oriente. Tra i possibili bersagli citati figura anche una stazione terrestre regionale del sistema satellitare Starlink.

Pakistan, India, Russia, Cina, Turchia e Arabia Saudita hanno espresso preoccupazione per la nuova escalation e hanno invitato Stati Uniti e Iran a riprendere il dialogo. Mosca ha avvertito che nuovi attacchi potrebbero avere conseguenze sull’economia globale, mentre Pechino ha sottolineato che il ricorso alla forza non risolverà le cause del conflitto. L’Arabia Saudita ha esortato a intavolare nuovi negoziati con la mediazione di Pakistan e Qatar.

Calcio, Juventus: Comolli verso addio da amministratore delegato

Roma, 11 giu. (askanews) – Si profila un cambio ai vertici della Juventus: Damien Comolli non sarà più l’amministratore delegato del club bianconero. La decisione, secondo quanto trapela, sarebbe stata presa dalla proprietà, che sta lavorando per definire un nuovo Ceo e un nuovo assetto dirigenziale in vista del rilancio societario.

Si attende ora soltanto l’ufficialità, mentre proseguono le valutazioni interne per ridisegnare la struttura del club. L’obiettivo della proprietà sarebbe quello di imprimere una svolta dopo una stagione complicata e il mancato raggiungimento degli obiettivi sportivi principali.

Nelle ultime ore si sono susseguiti incontri e riunioni per definire il futuro della dirigenza, con l’ipotesi sempre più concreta di un profondo rinnovamento dei vertici societari.

Comolli, secondo quanto riportato, avrebbe continuato a operare anche nelle ultime settimane su mercato e gestione sportiva, ma la riflessione complessiva della proprietà avrebbe portato alla scelta di un cambio di rotta.

Il club bianconero, dunque, si prepara a una fase di transizione gestionale, con la ricerca di un nuovo amministratore delegato che possa guidare la riorganizzazione interna e il rilancio del progetto tecnico e sportivo.

Premio Agnes, Mara Venier: “So’ la zia de tutti, fra un po’ la nonna”

Roma, 11 giu. (askanews) – “Si premiano le eccellenze, e poi è un premio che va a 360 gradi, nel senso che c’è la televisione, la musica, i grandi giornalisti, i giovani giornalisti. Va bene premiare i grandi giornalisti, ma è molto importante dare la possibilità ai giovani, come sempre viene fatto, di partecipare e di essere premiati a un premio così importante. Io ormai so’ la zia de tutti, fra un po’ la nonna, ma vado avanti con la zia, mi conviene”: lo ha detto la conduttrice Mara Venier, a margine della presentazione della XVIII edizione del Premio Biagio Agnes nella sala di via Asiago, che, come da tradizione, condurrà, assieme ad Alberto Matano, la cerimonia di premiazione in programma il 25 giugno da Piazza di Spagna a Roma e poi in onda il 3 luglio in seconda serata su Rai1.

Matano: anche in epoca AI, giornalismo è sempre fatto da esseri umani

Roma, 11 giu. (askanews) – “In un’epoca in cui la realtà sembra un film di fantascienza e un uso distorto della tecnologia, come l’Intelligenza Artificiale, può alterare la realtà, il premio Agnes ci ricorda che il giornalismo è fatto da esseri umani che sono cruciali sempre nel racconto e nella verità”: così il conduttore Alberto Matano, a margine della presentazione della XVIII edizione del Premio Biagio Agnes nella sala di via Asiago, che, come da tradizione, condurrà, assieme a Mara Venier, la cerimonia di premiazione in programma il 25 giugno a Piazza di Spagna a Roma e poi in onda il 3 luglio in seconda serata su Rai1.

“Il premio Agnes comunque porta fortuna ed è sempre un riconoscimento a chi si accosta a questo lavoro, c’è il grande giornalismo, l’esperienza, e poi c’è il talento, i giovani, che vanno premiati e incoraggiati, perché questo lavoro è più vivo che mai”, ha aggiunto.

Ucraina, Mattarella: molto opportuno che l’Ue si presenti con una voce sola

Roma, 11 giu. (askanews) – E’ “molto opportuno che l’Unione europea – nei confronti dell’Ucraina e della Russia – si presenti con una voce sola”. E’ l’opinione espressa, secondo quanto si apprende, dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso del pranzo di oggi con la premier Giorgia Meloni e i ministri competenti in vista del prossimo Consiglio europeo.

L’incontro di oggi è stato anche l’occasione per fare il punto alla vigilia di importanti appuntamenti: non solo il consiglio europeo ma anche il G7 a Evian che si terrà all’inizio della prossima settimana, il bilaterale con la Francia il 25 giugno a Cannes. Subito dopo si terrà il vertice NATO ad Ankara ai primi di luglio.

Il capo dello Stato ha anche ascoltato la relazione del ministro della Salute Orazio Schillaci sull’Ebola. Fissata anche la data del 23 ottobre per la Conferenza sulla droga a San Patrignano.

Tennis, Mboko si ritira, Queen’s già finito per Serena Williams

Roma, 11 giu. (askanews) – Si chiude anticipatamente l’esperienza nel doppio al torneo del Queen’s per Serena Williams e Victoria Mboko. La coppia non potrà proseguire nel torneo sull’erba londinese a causa del ritiro della giovane canadese per un problema al ginocchio destro.

Mboko, già uscita sconfitta nel singolare contro Karolina Pliskova, ha annunciato l’impossibilità di scendere in campo per i quarti di finale del torneo di doppio, interrompendo così il cammino della coppia dopo la vittoria all’esordio.

Per Williams si trattava del primo evento ufficiale dopo quasi quattro anni, dall’US Open 2022, e il rientro aveva già attirato grande attenzione del pubblico londinese. In campo, la statunitense aveva mostrato buone sensazioni al fianco della giovane canadese, anche nel successo contro le teste di serie Erin Routliffe e Nicole Melichar-Martinez.

Il forfait impedisce così la sfida contro Laura Siegemund e Leylah Fernandez, attesa nei quarti, deludendo i tifosi presenti per il ritorno della campionessa americana nel circuito. Williams è comunque attesa al prossimo appuntamento nel doppio del WTA 500 di Berlino, dove farà coppia con Karolina Muchova.

Formula1, Antonelli: "Non penso al Mondiale ma al percorso"

Roma, 11 giu. (askanews) – Testa bassa e concentrazione sul lavoro. È il messaggio lanciato da Andrea Kimi Antonelli nella conferenza stampa che precede il weekend del Gran Premio di Barcellona. Il giovane pilota della Mercedes, reduce dall’entusiasmo per il successo conquistato a Monaco, invita a non guardare troppo avanti e a restare concentrati sul percorso di crescita.

“L’anno di esperienza è stato fondamentale per capire cosa è buono o meno durante il weekend e non solo”, spiega Antonelli. “Poter tornare su una pista dopo averla già affrontata l’anno prima permette di riequilibrare le energie e diventare più consapevole del proprio potenziale. Anche il rapporto con il team si rafforza sempre di più”. Quanto alle prospettive iridate, il bolognese mantiene i piedi per terra: “Per ora non penso al campionato. So quale opportunità c’è e voglio capitalizzarla, ma non voglio guidare pensando sempre a quello. La mia attenzione è sul processo di crescita durante la stagione e sulla guida”.

Antonelli ha poi ricordato un momento delicato vissuto dodici mesi fa. “Un anno fa ho avuto una fase in cui dubitavo di me stesso, ma oggi non più. Si matura come piloti e come persone. Quel periodo difficile mi ha aiutato a conoscermi meglio e sono grato di averlo vissuto. Certo, ci sono ancora domande su quanto posso migliorare e fino a dove posso arrivare, ma servirà ancora del tempo”.

Fondamentale, nel suo percorso, il sostegno delle persone più vicine. “Senza dubbio la famiglia e mio padre, che è una vera roccia. Insieme a mia madre sono le persone che mi conoscono meglio. Mi hanno sempre indirizzato sulla strada giusta. E poi c’è il team: faccio parte del programma junior Mercedes dal 2018. Toto Wolff e Bono mi conoscono bene, ma da tutti ricevo grande sostegno in ogni momento”.

Guardando al weekend spagnolo, Antonelli ha ricordato i festeggiamenti di Monaco con la squadra dopo il podio canadese. “È stato bello celebrare con il team in acqua, anche se non voglio sapere cosa ci fosse nel porto…”, scherza. “Ma adesso il presente è Barcellona. Cercheremo di ripeterci anche se non sarà facile. Sarà un fine settimana importante per capire il reale potenziale del pacchetto portato in Canada, dove le condizioni erano particolari. Gli avversari sono molto vicini e vedremo quanto potremo essere competitivi”.