8 C
Roma
lunedì, 26 Gennaio, 2026
Home Blog

Calcio, Risultati serie A, l’Udinese inguaia il Verona

Roma, 26 gen. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Verona-Udinese 1-3

Ventiduesima giornata: Inter-Pisa 6-2, Como-Torino 6-0, Fiorentina-Cagliari 1-2, Lecce-Lazio 0-0, Sassuolo-Cremonese 1-0, Atalanta-Parma 4-0, Genoa-Bologna 3-2, Juventus-Napoli 3-0, Roma-Milan 1-1, Verona-Udinese 1-3.

Classifica: Inter 52, Milan 47, Napoli, Roma 43, Juventus 42, Como 40, Atalanta 35, Bologna 30, Lazio, Udinese 29, Sassuolo, 26, Cagliari 25, Torino, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventitreesima giornata: Venerdì 30 gennaio ore 20.45 Lazio-Genoa, sabato 31 gennaio ore 15 Pisa-Sassuolo, ore 18 Napoli-Fiorentina, ore 20.45 Cagliari-Verona, domenica 1 febbraio ore 12.30 Torino-Lecce, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Sma, presentato il primo libro scritto con il puntatore oculare

Roma, 26 gen. (askanews) – Un progetto pensato per dare voce alla SMA che finisce paradossalmente per toglierle spazio: è “Famiglie SMA in cerca di EMOZIONI”, il primo libro scritto con il puntatore oculare da giovani adulti con atrofia muscolare spinale di tipo 1, la forma più severa di una patologia che colpisce le capacità motorie e rende progressivamente difficili gesti quotidiani come sedersi e stare in piedi, in alcuni casi – come chi ha scritto il testo – parlare e muoversi.

Presentato al centro clinico NeMo di Milano, è stato realizzato da Famiglie SMA con il contributo di Fondazione Roche ed è scaricabile gratuitamente dal sito dell’associazione (https://www.famigliesma.org/libri-scaricabili-di-famiglie-sma/).

Nasce dall’amore per le storie e parla di emozioni, avventure e sfide. Temi particolarmente importanti perché a “parlarne” è chi vive una forma di invalidità che limita pesantemente la fisicità. Nessun altro progetto ha mai provato a coinvolgere sul filo della creatività professionale persone affette da SMA 1, riconducendo poi tali sforzi a una pubblicazione inclusiva.

Le attività sono state coordinate dal responsabile del progetto, il dr. Jacopo Casiraghi, i contenuti emotivi esplorati e gestiti dalla psicologa dr.ssa Simona Spinoglio; mentre Elena Peduzzi è la scrittrice (autrice di libri per ragazzi) che ha accompagnato i giovani autori nel processo creativo.

I cinque scrittori hanno tra i 20 e i 25 anni e sono Silvia Gaiotto, Giulia Menni, Nicola Crisci, Denisa Lushaj e Sara Pavan. Ogni capitolo ha esplorato un’emozione: dalla fantasia allo stupore, dalla meraviglia alla gioia, passando per la rabbia, la paura, l’irritazione.

“Volevamo dare voce alla SMA1”, spiega Jacopo Casiraghi, “ma non riuscivamo a concretizzare l’idea giusta. I progetti di Famiglie SMA valorizzano il vivere quotidiano, certo, ma, per alcune vite ed esperienze, vivere la quotidianità è una sfida ancora maggiore. Comunicare con il mondo attraverso un puntatore oculare è un atto che richiede, fra le altre, volontà, desiderio e pazienza. Costruire un progetto che potesse raccontarlo in modo degno sembrava impossibile. Eppure, ce l’abbiamo fatta”.

“Ciascuno ha scelto le emozioni da trattare nei diversi capitoli, a volte erano quelle che sentivano più vicine, altre quelle che per vari motivi li respingevano, o spaventavano”, prosegue Elena Peduzzi, “la scrittura è un mezzo straordinario per mettere in ordine quello che si agita dentro di noi. E loro sono riusciti perfettamente a farlo. Non ho fatto loro alcuno sconto, hanno lavorato come si lavora a un vero libro. Hanno accolto spunti, correzioni, suggestioni e anche critiche, per portarsi, a ogni frase, un po’ più avanti”.

Simona Spinoglio sottolinea la peculiarità del progetto: aver dato voce alla SMA togliendole allo stesso tempo spazio, perché se in alcuni capitoli le emozioni sono condizionate dalla disabilità, in altre sono semplicemente emozioni, uguali in tutto e per tutto a quelle di chiunque non conviva con una patologia così complessa: “È difficile raccontare le emozioni a parole: precisa. Normalmente le “sentiamo” con il corpo, non con la testa. Il bello di questo libro è averle messe nero su bianco ma soprattutto aver realizzato un progetto dove non c’erano persone disabili e non disabili. Eravamo semplicemente noi”.

Maltempo, Musumeci: 1.500 abitanti Niscemi coinvolti nella frana

Milano, 26 gen. (askanews) – “È salito a 1.500 unità il numero degli abitanti di Niscemi coinvolti nella cosiddetta zona rossa della frana che da oltre 24 ore tiene impegnata la protezione civile locale, regionale e nazionale. Per precauzione, la fascia di rispetto è passata da 100 a 150 metri mentre la linea di frana ha raggiunto i quattro chilometri. Ho voluto, dalla Unità di crisi di Roma, rivolgere un sincero ringraziamento anche da parte della premier Giorgia Meloni a quanti, dal prefetto agli amministratori comunali, Forze dell’Ordine, Vigili del fuoco, tecnici, volontari si stanno prodigando per mettere in sicurezza i cittadini e ridurne i disagi. Ho assicurato che il governo nazionale farà la sua parte fino in fondo”. Lo ha dichiarato il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, al termine della riunione della Unità di crisi alla Protezione civile a Roma, alla quale ha partecipato assieme al capo dipartimento Fabio Ciciliano.

Pd, campagna non solo su giustizia. Riformisti chiedono direzione

Roma, 26 gen. (askanews) – I prossimi mesi, per il Pd, non saranno solo di campagna referendaria, i democratici non parleranno solo di giustizia ma batteranno anche sui temi economici e sociali. La linea è quella che Elly Schlein aveva già spiegato all’assemblea dei parlamentari in autunno e che è stata ribadita anche durante la segreteria della scorsa settimana: il Pd è schierato nettamente per il no al referendum, ma la leader democratica è convinta da tempo che Giorgia Meloni userà la campagna sulla separazione delle carriere per ‘parlare d’altro’ ed evitare i temi economici, sui quali fatica come ha dimostrato anche durante la conferenza stampa di inizio gennaio.

La ‘campagna d’ascolto’ del Pd, che parte ufficialmente da Milano e da Napoli il prossimo fine settimana nasce proprio con questo obiettivo, allargare il dibattito delle prossime settimane alle questioni che la premier vuole evitare: il lavoro povero, le tasse, il caro-energia, le pensioni. A Milano sarà Gianni Cuperlo a condurre la due giorni di confronto, a Napoli sarà Stefano Bonaccini, ormai ufficialmente in maggioranza, a rivendicare il profilo dei ‘riformisti di governo’ insieme ad una nutrita pattuglia di amministratori Pd, da Eugenio Giani a Antonio Decaro, fino a Michele De Pascale.

La linea sul referendum è chiara, anche oggi il profilo Instagram del Pd ha pubblicato un post netto: “Lo ammette anche lo stesso ministro Nordio: questa riforma è inutile per i cittadini. Il 22 e il 23 marzo vota no!”. E Debora Serracchiani dice “no a un’idea di Stato che indebolisce i contrappesi, svuota le tutele e mette a rischio le libertà fondamentali”.

Ma, appunto, la leader Pd non intende fare alla Meloni il favore di parlare solo di questo. La Schlein vuole stare sui problemi quotidiani e domani sarà nelle zone colpite dal maltempo la scorsa settimana.

Francesco Boccia attacca sul Pnrr: “Il Mezzogiorno doveva essere il cuore del Pnrr. Questo governo lo ha trasformato in una periferia amministrativa”. E il capogruppo al Senato incalza il governo anche sull’ex Ilva.

Antonio Misiani rilancia l’allarme degli industriali: “I dati diffusi oggi dal centro studi Confindustria restituiscono un quadro preoccupante: l’economia italiana è quasi ferma proprio nella fase in cui il Pnrr dovrebbe esprimere il massimo della sua capacità di spinta”. Chiara Braga, poi, alza la voce sulle pensioni: “Quello che ha fatto il governo sulle pensioni è il più alto tradimento consumato a scapito degli elettori”. E sulle pensioni arriva anche la mozione unitaria di Pd-M5s-Avs.

Una strategia sulla quale, però, la minoranza vorrebbe un confronto, a cominciare dal referendum. I riformisti chiedevano una direzione già lo scorso novembre, ma tutto era stato rimandato all’inizio del nuovo anno. A dicembre si è tenuta l’assemblea, dove però – lamentano – non si è svolto un vero dibattito sulle questioni centrali dell’agenda politica.

Stamattina è stato Graziano Delrio sulla Stampa a lamentare la mancata convocazione della direzione su temi politici da quasi un anno, nel pomeriggio si è fatto sentire Filippo Sensi: “Da un anno il mio partito non si riunisce in una direzione ‘politica’. Con quello che sta succedendo nel mondo, in Europa, Italia, credo ci sia bisogno di confronto. È tempo”. Qualcuno, nelle chat della minoranza, ha ipotizzato anche una raccolta di firme per chiedere la convocazione della direzione.

Governo prende distanze su Ice. E prova a chiudere ‘caso’ Milano-Cortina

Roma, 26 gen. (askanews) – Prendere le distanze da certi metodi, anzi da certi “abusi” perché “tra arrestare una persona armata e ucciderla c’è una bella differenza”, come dice il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Evitando però di aprire pubblicamente un fronte sul concetto di sicurezza by Donald Trump. Palazzo Chigi, dopo giorni di polemiche, prova a chiudere il caso sulla possibile presenza in Italia per i giochi di Milano-Cortina dei famigerati agenti dell’Immigration and costums enforcement, responsabili tra l’altro dell’uccisione di due attivisti a Minneapolis. “Un caso mai esistito”, è la linea che viene stabilita. Non a caso il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, parla di “polemica sul nulla” e assicura che “di sicuro Ice sul territorio nazionale italiano non opererà”.

Smentite già arrivate nei giorni scorsi quando erano cominciate a circolare notizie di stampa, corredate però anche da dichiarazioni che sembravano sminuire la questione, come quella dello stesso responsabile del Viminale secondo cui, nel caso, non si intravedeva un problema. A rinfocolare la polemica oggi, però, sono state anche le parole del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, secondo cui agenti dell’Ice avrebbero potuto essere in Italia ma “soltanto per controllare il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio” dunque “in misura difensiva”. Dichiarazioni che hanno poi costretto il Pirellone a una correzione in corsa: il Governatore – la precisazione – non ha confermato la presenza ma solo fatto un commento “in via ipotetica”.

Insomma, il tentativo è quello di porre la questione su due piani diversi: da una parte negare, e ci mancherebbe, che in Italia l’Ice possa venire a fare qualcosa di simile a quello che fa negli Stati Uniti (“L’ordine e la sicurezza pubblica sul territorio italiano lo garantisce lo Stato Italiano”, dice Piantedosi), dall’altra contemplare che qualche agente si occupi dell’incolumità di personalità dell’amministrazione americana. “Semmai dovesse essere, ma parliamo veramente di una ipotesi, che singole unità di personale” dovessero arrivare in Italia “espleteranno misure di protezione ravvicinata” ma “nessuno finora ha comunicato niente e non è dato di presumere che questo accada”, ha detto sempre il responsabile del Viminale.

Da qui, la linea del “polemica sul nulla” che palazzo Chigi detta per evitare che la narrazione sfugga di mano, soprattutto in una fase in cui il tema della sicurezza nelle nostre città è diventato così centrale per Giorgia Meloni, che ne ha fatto una priorità per il 2026. “Ritengo che l’Ice manifesti un approccio molto duro e censurabile, per niente in linea con quello che viene adottato dalle nostre forze dell’ordine”, ha detto il ministro Tommaso Foti in un’intervista al Quotidiano nazionale. Il tutto cercando però di non aggiungere un nuovo distinguo rispetto a Donald Trump dopo quelli a cui la presidente del Consiglio è stata costretta nelle ultime settimane: dalla Groenaldia ai dazi fino al ruolo dei militari italiani in Afghanistan.

Non abbastanza per l’opposizione che, dal Pd al M5s, da Calenda ad Avs, per tutto il giorno ha chiesto all’esecutivo di chiarire. “Arrivati a questo punto il Governo non può non sapere”, se Trump mandasse agenti dell’Ice in Italia “si tratterebbe di una vera e propria provocazione al nostro Paese”, dice il dem Matteo Mauri.

Euro ai massimi dal 2021 mentre l’oro sfonda quota 5.000 dollari

Roma, 27 gen. (askanews) – Il dollaro continua a calare, con l’euro che in questo avvio di settimana è salito fino a superare brevemente quota 1,19 sul biglietto verde, sui massimi dall’estate del 2021. Successivamente la valuta condivisa ritraccia in parte e modera i guadagni portandosi a 1,1881 dollari.

Questi sviluppi potrebbero aggiungere ostacoli alle esportazioni dei paesi dell’area valutaria in una fase già non semplicissima (giovedì verranno pubblicati dall’Istat i dati sul commercio con l’estero di dicembre e dell’intero 2025, venerdì la stima preliminare sul Pil del quarto trimestre). Ma il calo del dollaro non rigaurda solo l’euro: è generalizzato e risente delle precedenti pressioni sui titoli di Stato del Giappone e sullo yen, che da giorni hanno spinto diversi analisti a ipotizzare un possibile intervento congiunto Stati Uniti-Giappone a sostegno della valuta nipponica.

Il tutto in un quadro di persistenti tensioni geopolitiche che, complici precedenti fattori di fondo in azione da diverso tempo – tra cui i forti acquisti delle banche centrali dei paesi ex emergenti – hanno visto ulteriori rialzi di diversi beni rifugio, a cominciare dall’oro che oggi ha infranto un ennesimo record, superando per la prima volta la soglia psicologica dei 5.000 dollari.

Nel pomeriggio il metallo prezioso per eccellenza resta nettamente rialzista guadagnando oltre il 2% 5.080 dollari. Un rally ancora più esuberante continua a coinvolgere l’argento, che guadagna oltre il 12% a 113,95 dollari l’oncia. Il platino sale del 3,66% 2.842 dollari l’oncia.

Era stata appena superata la fase più acuta del nuovo braccio di ferro tra Stati Uniti e Unione Europea sulla Groenlandia, che subito è sembrato riaprirsi un nuovo fronte con l’Iran, dopo che tra venerdì e il fine settimana sono giunte indicazioni di spostamenti di mezzi militari Usa potenzialmente verso l’area, in particolare il gruppo navale della portaerei Lincoln.

Il dollaro poi potrebbe accusare un supplemento di volatilità questa settimana in occasione del direttorio della Federal Reserve, il Fomc che comunicherà le sue decisioni sui tassi di interesse mercoledì alle 20 italiane.

Ma soprattutto i riflettori saranno puntati sulla successiva conferenza stampa del presidente, Jerome Powell, in particolare per lo scontro ormai aperto con l’amministrazione Trump, dopo che il Dipartimento di Giustizia Usa gli ha fatto recapitare un mandato di comparizione presso il grand jury, per sospetti illeciti sui costi degli appalti per il rinnovo della sede della Fed.

Una mossa che stavolta ha spinto il capo della Banca centrale degli Stati Uniti a reagire con un duro comunicato, in cui afferma che si sta cercando di mettere a repentaglio l’autonomia dell’istituzione monetaria. Intanto l’economia Usa appare su una dinamica più esuberante di quella Ue, i dati del Pil del terzo trimestre sono stati rivisti al rialzo, al +4,4% su base annua, ai massimi da due anni, mentre a dicembre l’inflazione è rimasta stabile al 2,7%.

Mercosur, Lollobrigida: vogliamo più controlli sulle importazioni

Bruxelles, 26 gen. (askanews) – “Che cosa vogliamo come Italia? Che ci siano controlli puntuali sufficienti. Non è un problema di numeri, è un problema di efficacia. In Europa non deve entrare nulla che non corrisponda agli standard che noi abbiamo imposto ai nostri agricoltori, ai nostri allevatori, ai nostri pescatori”, in termini di divieti d’uso di pesticidi e altre sostanze pericolose per la salute e per l’ambiente. Lo ha sottolineato il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, incontrando i giornalisti nel pomeriggio a Bruxelles, a margine del Consiglio Agricoltura dell’Ue, in risposta a una domanda sulla proposta della Commissione europea di istituire una task-force per rafforzare i controlli di frontiera sulle importazioni di prodotti agroalimentari, in particolare in vista dell’accordo commerciale con il Mercosur e ora anche di quello con l’India, che sarà firmato domani.

“Abbiamo discusso oggi di questo – ha riferito il ministro – con il commissario europeo Olivér Vßrhelyi”, responsabile per la Salute, “che ha fatto alcune proposte concrete che seguono in maniera puntuale quello che ci è stato garantito il 7 gennaio”, nella riunione straordinaria del Consiglio Agricoltura a cui hanno partecipato “il commissario al Commercio, il commissario all’Agricoltura e lo stesso commissario alla Salute”.

Gli agricoltori europei, ha continuato Lollobrigida, “sono costretti spesso a avere una concorrenza di prodotti che hanno un prezzo inferiore, non perché ci sia un efficientamento delle imprese a monte” che esportano i prodotti agroalimentari in Europa, “ma semplicemente perché non rispettano le regole che noi stessi ci siamo dati. E allora la task-force che viene prevista serve a verificare che ognuno faccia il suo proprio dovere, anche come Stati nazionali a cui è attribuita la facoltà dei controlli nelle vie di accesso”.

“E diciamocelo con chiarezza, non tutti – ha osservato il ministro – hanno l’attenzione che merita un problema come questo. L’Italia si è contraddistinta in questi anni per aver aumentato in maniera esponenziale non solo i suoi controlli, ma l’efficientamento tra tutti i player del settore, le forze dell’ordine, le dogane, le agenzie, gli ispettorati, migliorando le performance non solo dei controlli, ma di verifiche che arrivano all’obiettivo: fermare ciò che non deve entrare”.

“Questa – ha ricordato Lollobrogoda – è la base della ‘reciprocità’ che abbiamo richiamato in tutti gli accordi di carattere commerciale, e certamente il Mercosur. Ma è un’occasione incidentale, nel senso che è uno dei trattati che si profilano per il futuro, per un’Unione europea che giustamente deve essere aggressiva sui mercati, per entrare in un quadro di concorrenza con gli altri ambiti economici organizzati del pianeta. E questo, però, non può entrare in concorrenza con la legittima necessità di alcuni settori di continuare ad essere resilienti. Questi vanno protetti, non con regole eccessive, ma al contrario con il controllo di quello che ci siamo dati”.

A un giornalista che chiedeva a chi si riferisse, il ministro ha risposto che è un problema che “è stato anche sollevato da alcuni colleghi: se tu chiudi, magari ti arrivano merci che vengono considerate unionali da luoghi in cui ci sono meno controlli; non credo che sia utile qui imputarlo all’uno o all’altro: il problema esiste, va trovata la soluzione”.

La “reciprocità” degli standard produttivi, in particolare rispetto ai prodotti agroalimentari importati dal Mercosur (una delle richieste più pressanti da parte degli agricoltori e dell’Italia), presuppone che ci sia in questi prodotti lo “zero tecnico”, nelle analisi di laboratorio, di residui delle sostanze vietate in Europa. A che punto è, è stato chiesto a Lollobrigida, la proposta che la Commissione ha fatto in questo senso, per le sostanze più pericolose?

“Siamo appena intervenuti su questo e abbiamo assunto una posizione molto decisa, come Italia, nel chiedere al commissario competente di attuare tutte le modalità per impedire” l’importazione di “prodotti mettono a rischio la logica di concorrenza di cui ho parlato, la salute delle imprese, ma in questo caso anche la salute dei cittadini, e questo non è sostenibile”, ha replicato il ministro.

E alla domanda se l’imposizione dello “zero tecnico” nei residui riguarderà tutte le sostanze vietate o solo quelle più pericolose, Lollobrigida ha risposto: “Su questo si sta lavorando, la tollerabilità dal punto di vista della salute non spetta dal ministro della agricoltura, ci sono ovviamente ministri che hanno una competenza specifica”.

Quanto al nuovo accordo commerciale che domani l’Ue firmerà con l’India, e di cui non si conoscono ancora i contenuti, il ministro ha osservato: “Non siamo in condizione di lavorare sui se e sui ma; siamo però in condizione di giudicare il lavoro che l’Italia ha fatto quest’anno sul Mercosur, che serve anche per gli altri accordi di carattere internazionale. Oggi l’impostazione dei regolamenti sui residui (delle sostanze proibite nei prodotti agroalimentari, ndr) e dei regolamenti sui controlli, non serve solo per il Mercosur, serve per il Mercosur e per gli accordi che verranno. Grazie in particolare all’Italia, ma anche ad altre nazioni che hanno tenuto la stessa posizione, è finita l’epoca nella quale venivano fatti accordi senza tener conto di alcuni settori strategici, e a volte anche della salute dei cittadini che acquistano e consumano. È cambiata l’impostazione, c’è maggiore attenzione. Adesso verificheremo se quanto ci è stato garantito verrà davvero messo in campo, e su questa base faremo anche le scelte per dare il via ad accordi futuri”, ha assicurato Lollobrigida.

Rispondendo a un’altra domanda, il ministro ha poi aggiunto che “esistono già i presupposti per l’applicazione” provvisoria dell’Accordo interinale col Mercosur. “Credo ci sarà un ulteriore passaggio di natura politica per confermare questo indirizzo, che il Coreper (l’organismo tecnico dei rappresentanti degli Stati membri presso l’Ue, ndr) aveva già dato prima del voto” con cui il Parlamento europeo ha ritardato la ratifica dell’Accordo, chiedendo un parere alla Corte europea di Giustizia.

“A noi interessa – ha spiegato Lollobrigida – non tanto e non solo che gli accordi internazionali per una nazione esportatrice come la nostra siano essenziali, funzionino, ma che funzionino anche parallelamente tutti gli strumenti di protezione del nostro sistema, che spesso corrisponde, con quello agricolo, alla protezione non solo degli interessi legittimi degli imprenditori, ma anche della nostra salute, del nostro benessere alimentare, e dell’ambiente, che sarebbe impossibile da manutenere oggi senza un’agricoltura che dia un reddito corretto, e quindi resiliente in termini di presenza sul territorio anche nelle aree più difficili”.

Può confermare, gli è stato chiesto a questo punto, che l’Italia è favorevole alla messa in vigore dell’Accordo provvisorio col Mercosur da parte della Commissione europea, senza aspettare il parere dalla Corte di Giustizia chiesto dal Parlamento europeo, che potrebbe prendere un anno e mezzo di tempo?

“Lo dicevo prima – ha replicato Lollobrigida – e lo sottolineo: è già stata votata l’eventualità di un’applicazione provvisoria; quindi questo fatto qui ha visto già le nazioni esprimersi. Adesso ci sarà un secondo passaggio di natura politica che analizza anche il voto parlamentare. Se ne discuterà nel Coreper; non spetta al ministro dell’Agricoltura dare un’indicazione in merito”.

A chi chiedeva, infine, se anche per l’accordo con l’India l’Italia abbia chiesto delle garanzie alla Commissione, il ministro ha riposto: “Le chiediamo sempre, le garanzie alla Commissione. Però vedremo quello che emerge e scaturisce nell’ambito di un trattato che, come prima si ricordava, non è ancora conosciuto”.

Lega, nodo Vanancci ancora irrisolto, incontro con Salvini in stand by

Milano, 26 gen. (askanews) – “Non prima di venerdì, più probabile tra sabato e lunedì…”. L’incontro tra Matteo Salvini e Roberto Vannacci non sembra imminente, almeno ad ascoltare gli uomini del generale. “Oggi è partito per Bruxelles, tornerà giovedì e avrà subito un impegno a Mendrisio, poi venerdì ha un impegno già programmato da tempo ad Abano”. Insomma, “più probabile che avvenga tra sabato e lunedì prossimi”. Del resto, una soluzione delle tensioni interne alla Lega appare ancora lontana. Nè Salvini sembra intenzionato a dare eccessiva pubblicità all’incontro.

Sul tavolo, sempre la questione del tesseramento per la Lega degli iscritti al Mondo al Contrario: “Ci avevano promesso che sarebbero potuti diventare militanti a pieno titolo nel giro di tre mesi, invece hanno tradito la promessa”, dicono gli uomini vicini a Vannacci. “Siamo 5mila iscritti, almeno la metà erano pronti a prendere la tessera della Lega. E invece – accusano – vogliono i nostri voti ma non riconoscono al generale agibilità politica: non può dire la sua, non può intervenire sulle nomine, si vorrebbe che partecipasse ai congressi senza avere la possibilità di far votare i suoi sostenitori… Sembra fatto apposta per farglielo perdere, il congresso…”.

Un clima che gli uomini vicini a Vannacci non ascrivono a Salvini: “Non ci sono problemi tra Roberto e Matteo – assicurano – sono quelli che hanno paura di perdere potere sul territorio che cercano di bloccarlo”. E allora, la previsione è che la possibilità di trovare un accordo che eviti la rottura sia remota: “Mi pare difficile”, dice uno degli uomini di Vannacci.

Intanto i vannacciani confondono le acque sulla data del possibile annuncio della scissione: “Non c’entra niente il direttivo del Mondo al Contrario convocato per il 16 febbraio. Il generale non ne fa neanche parte, non è iscritto…”. E non c’entra neanche l’appuntamento a Montecatini a metà marzo, da tempo oggetto di un battage sui social: “. È uno spettacolo in un teatro, non il lancio di un nuovo partito…”, glissano.

Milano-Cortina, Piantedosi: Ice non opererà mai sul suolo italiano

Roma, 26 gen. (askanews) – “La discussione è fondata sul nulla perché le delegazioni straniere, compreso quella americana, non hanno assolutamente comunicato ancora quelli che saranno i componenti delle delegazioni che contribuiranno alla cornice di sicurezza delle rispettive delegazioni”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a margine della presentazione del libro “Dalla parte delle divise” di cui è coautore.

“Quindi, non sappiamo, nessuno ha comunicaro nulla – ha ribadito Piantedosi -. Preciso che qualunque sarà la comunicazione, Ice in quanto tale non opererà mai sul suolo italiano, perché siamo sufficientemente padroni della gestione dell’ordine pubblico, della sicurezza e del controllo dell’immigrazione”.

Crans Montana, P.Chigi: rientro ambasciatore se autorità giudiziarie collaborano

Roma, 26 gen. (askanews) – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ricevuto oggi a Palazzo Chigi l’ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, richiamato a Roma, d’intesa con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, alla luce della decisione del Tribunale delle Misure coercitive di Sion di disporre la scarcerazione di Jacques Moretti. E’ quanto si legge in una nota.

All’incontro, cui hanno anche partecipato il sottosegretario di Stato Alfredo Mantovano e l’avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli, è stato deciso di subordinare il rientro in Svizzera dell’ambasciatore all’avvio di un’effettiva collaborazione tra le autorità giudiziarie dei due Stati e all’immediata costituzione di una squadra investigativa comune affinché vengano accertate, senza ulteriori ritardi, le responsabilità della strage di Crans-Montana del 1° gennaio 2026.

Sanremo, Carlo Conti racconta il suo Festival: Tanti generi diversi

Milano, 26 gen. (askanews) – Trenta brani, tanta musica diversa ma soprattutto brani nel segno dell’amore e del racconto dei sentimenti. Ci sono molte ballad ma anche tantissimi generi diversi in gara al Festival di Sanremo. Agli ascolti in anteprima per la stampa Carlo Conti chiarisce subito che la cosa più difficile è stata scegliere i brani di portare in riviera.

‘Nella scelta delle canzoni ogni anno è come andare al mercato e comporre questo bouquet di fiori, sapete che mi piace fare il paragone di un bouquet di fiori, che si cerca di fare il più variegato possibile. Gli artisti si propongono e c’è di tutto, dal pop al rock, dal country al rap, poi il direttore artistico deve scegliere. Lo scorso anno è stato un anno particolarmente fortunato, ha poi dimostrato come la classifica sarmenese fosse giusta rispetto a quello che è successo successivamente con le classifiche con degli exploit irripetibili’ ha detto Conti introducendo gli ascolti.

Maltempo, Meloni: Stato vicino a territori, Italia unita in emergenze

Roma, 26 gen. (askanews) – “Nel Consiglio dei ministri di oggi il governo ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale per Sicilia, Sardegna e Calabria, regioni maggiormente colpite dal maltempo di questi giorni. Abbiamo contestualmente stanziato 100 milioni di euro per i primi interventi urgenti. Lo Stato è vicino ai cittadini e ai territori”. Lo scrive sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“Le Regioni, con i loro presidenti nominati commissari straordinari, avranno i mezzi e i poteri appropriati per intervenire in modo efficace e tempestivo. Vorrei ringraziare ancora una volta il ministro Nello Musumeci, la Protezione civile, le amministrazioni locali e tutti gli operatori dedicati al settore. Nelle emergenze, l’Italia sa essere una comunità ancora più unita”, aggiunge.

Pan di Stelle porta i sogni tra i banchi di scuola

Torino, 26 gen. (askanews) – A Torino prende il via la seconda edizione del progetto educativo “Sogna e credici fino alle stelle”, promosso da Pan di Stelle, love brand del Gruppo Barilla, alla vigilia della Giornata Mondiale dei Sogni. Un’iniziativa che riporta il tema del sognare tra i banchi di scuola, coinvolgendo migliaia di bambini delle scuole primarie di tutta Italia. Il progetto, che nel 2026 raggiungerà circa 3.000 classi, nasce per accompagnare bambine e bambini nella scoperta delle proprie aspirazioni, offrendo strumenti educativi gratuiti a docenti e studenti. Al centro del percorso c’è l’idea che i sogni siano una bussola per la crescita personale, capaci di guidare anche nei momenti di difficoltà e di fallimento. Durante l’evento di lancio, Pan di Stelle ha presentato i risultati della prima edizione del progetto: oltre 5.700 sogni raccolti nel 2025, che raccontano un immaginario ricco e sorprendentemente maturo, fatto di desideri professionali, affetti familiari, valori sociali e attenzione per il futuro del pianeta. Abbiamo parlato con Chiara Pisani, Marketing Director Pan Di Stelle:

“L’obiettivo rimane lo stesso per cui l’anno scorso abbiamo lanciato questo progetto. Il nostro obiettivo è quello di evolvere il sogno di Pandistelle da missione di marca a impegno concreto e a esperienza educativa per i bambini. Questo è il nostro progetto, confermato anche per quest’anno. I dreamers scelti per quest’anno sono due, si tratta di Alice D’Amato e di Mattia Zenzola, due volti giovani, sicuramente che porteranno ai bambini la propria testimonianza sui valori dello sport. Sappiamo infatti quanto entrambi, fin da piccoli, siano fortemente impegnati in queste attività”.

Volti di questa nuova edizione sono Alice D’Amato, campionessa di ginnastica artistica, e Mattia Zenzola, ballerino e coreografo. I due ambassador incontreranno i bambini nelle scuole che hanno frequentato da piccoli, inaugurando le nuove Aule dei Sogni: spazi dedicati alla creatività, al confronto e all’espressione personale.

Abbiamo parlato con Alice D’amato: “Guardando il mio percorso, il lavoro che ho fatto da piccola, oggi mi rendo conto che è stato davvero importante, soprattutto, credere nei miei sogni, in quello che stavo facendo, nei mezzi che avevo a disposizione e nelle persone che avevo di fianco a me. Crearci un grande rapporto di fiducia, perché a quei tempi rappresentavano praticamente la mia famiglia, e quindi vuol dire essere cresciuti insieme verso il più grande sogno e averlo raggiunto insieme”.

È poi intervenuto Mattia Zenzola: “Beh, sicuramente avrei voluto studiare più stili prima, da piccolo, perché noi da piccoli siamo sempre più facilitati nell’apprendere, e quindi sicuramente questo, perché serve sempre essere versatili e saper fare tutto, soprattutto al giorno d’oggi, e mi sto impegnando tanto in questo”.

La seconda edizione di “Sogna e credici fino alle stelle” conferma così l’impegno di Pan di Stelle nel sostenere l’educazione come esperienza emotiva e relazionale, capace di valorizzare l’unicità di ogni bambino. Un progetto che trasforma la scuola in un luogo dove immaginazione, fiducia e futuro possono crescere insieme, sotto lo stesso cielo di stelle.

Olimpiadi, i 196 azzurri per Milano-Cortina 2026

Roma, 26 gen. (askanews) – Saranno nel complesso 196 (103 uomini + 93 donne) gli atleti dell’Italia Team impegnati ai Giochi di Milano Cortina 2026, che partirà ufficialmente nella serata di venerdì 6 febbraio con la Cerimonia d’Apertura. Agli 87 azzurri (47 uomini + 40 donne) dei cinque sport sul ghiaccio già selezionati una settimana fa, infatti, si sono aggiunti i 109 (56 uomini + 53 donne) delle 11 discipline invernali, le cui gare si andranno ad articolare tra Anterselva (biathlon), Cortina (bob, skeleton, slittino e sci alpino femminile), Val di Fiemme (combinata nordica, sci di fondo e salto con gli sci), Livigno (freestyle e snowboard) e Bormio (sci alpino maschile e sci alpinismo).

La cifra consente al nostro Paese di superare il precedente primato stabilito nell’ultima edizione casalinga di Torino 2006 (184 atleti di cui 109 uomini e 75 donne). La più giovane in assoluto è la sedicenne Giada D’Antonio, giovanissima promessa dello sci alpino che compirà 17 anni il prossimo 28 maggio. Il più longevo, invece, è il quarantacinquenne Roland Fischnaller che, gareggiando nello slalom gigante parallelo di snowboard alpino, vivrà la settima Olimpiade consecutiva (azzurro uomo o donna con il numero maggiore di presenze nella storia dei Giochi Invernali). Davanti all’altoatesino (con otto partecipazioni) c’è solamente il poker formato dai fratelli Piero e Raimondo d’Inzeo (sport equestri – 1948/1976), Josefa Idem (canoa – 1984/2012), che però prese parte a Los Angeles 1984 e a Seoul 1988 difendendo i colori della Germania Ovest prima di inanellare sei presenze consecutive con l’Italia, e Giovanni Pellielo (tiro a volo – 1992/2016, 2024).

Per quanto riguarda il biathlon, le cui competizioni si svolgeranno sul tracciato dell’Anterselva Biathlon Arena, il quintetto maschile sarà formato da Tommaso Giacomel, Lukas Hofer, Patrick Braunhofer, Elia Zeni e Nicola Romanin mentre quello femminile da Dorothea Wierer, Lisa Vittozzi, Rebecca Passler, Michela Carrara ed Hannah Auchentaller.

Al Cortina Sliding Centre invece, sulla pista intitolata all’olimpionico azzurro Eugenio Monti (oro nel bob a Grenoble 1968 sia nella gara a due sia in quella a quattro), andranno in scena le prove di ben tre discipline. Nel bob sono stati convocati cinque uomini ed altrettante donne: Patrick Baumgartner, Robert Gino Mircea, Lorenzo Bilotti, Eric Fantazzini, Alex Verginer, Giada Andreutti, Simona De Silvestro, Anna Costella, Alessia Gatti e Noemi Cavalleri. Nello skeleton spazio per il poker composto da Amedeo Bagnis e Mattia Gaspari al maschile e da Valentina Margaglio ed Alessandra Fumagalli al femminile mentre nello slittino saranno 11 (sette uomini e quattro donne) gli azzurri al cancelletto: Dominik Fischnaller, Leon Felderer, Alex Gufler, Ivan Nagler, Fabian Malleier, Emanuel Rieder, Simon Kainzwaldner, Andrea Voetter, Marion Oberhofer, Verena Hofer e Sandra Robatscher.

Ddl antisemitismo, Delrio (Pd): dibattito nel Pd partito molto male

Roma, 26 gen. (askanews) – “Il problema delle diversità di vedute nel Pd” sul ddl antisemitismo “sono tutte legittime: c’è chi nel Pd pensa che non sia giusto legiferare, c’è chi pensa che sia giusto legiferare sul discorso d’odio, c’è chi pensa sia giusto legiferare specificamente sull’antisemitismo. Sono punti di vista rispettabili. Purtroppo il dibattito è partito male, molto male”.

Così il senatore del Pd, Graziano Delrio, uno dei firmatari di un testo in discussione alla Commissione Affari Costituzionali in Senato, a margine del convegno “Antisemitismo. Una tragedia che non finisce. Quando la storia riaffiora e interroga il presente”, organizzato dalla Fondazione Italia Protagonista, su iniziativa del senatore Maurizio Gasparri.

I testi sull’antisemitismo “sono tutti punti di vista rispettati. Io rispetto i colleghi che la pensano diversamente. Credo che sia mio dovere mantenere un punto su queste misura specifica, perché il mio contributo è nato dall’incontro con dei giovani ebrei, dei giovani ragazzi universitari, dei giovani del liceo che, come la gran parte degli ebrei in tutta Europa, il 97% degli ebrei in tutta Europa, non può manifestare la sua religione, la sua religiosità, la sua cultura. È un fatto che dovrebbe interrogarci, perché è così che sono partite le esperienze peggiori totalitarie in Europa”, ha spiegato Delrio.

“Nel mio disegno di legge c’è un articolo apposta per favorire il dialogo, lo scambio di idee, il confronto, non i boicottaggi, nonimpedire di parlare alle persone, ma proprio perché abbiamo bisogno, la qualità della democrazia vive della capacità di stimolare il dialogo, specialmente nei luoghi come l’università o in generale nei luoghi come la cultura. Perché? La cultura e il dialogo non hanno, non devono avere barriere né limiti”, ha detto ancora.

A Ramallah due carabinieri fatti inginocchiare sotto la minaccia di un fucile (fonti)

Roma, 26 gen. (askanews) – I due carabinieri fermati illegalmente ieri da un colono israeliano in Cisgiordania sono stati fatti inginocchiare sotto il tiro di un fucile mitragliatore e “interrogati” dal colono. E’ quanto si apprende da fonti di governo.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto di convocare l’ambasciatore di Israele in Italia per chiedere chiarimenti e confermare la dura protesta sull’episodio che ha visto coinvolti ieri 2 carabinieri in servizio presso il Consolato generale d’Italia a Gerusalemme. Lo comunica la Farnesina.

I due militari sono stati bloccati in territorio palestinese, vicino Ramallah, probabilmente da un “colono” sotto la minaccia di un fucile mitragliatore. L’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv ha già rivolto una protesta formale al Governo israeliano rivolgendosi al Ministero degli Affari Esteri, al COGAT, allo Stato maggiore delle IDF, la polizia e allo Shin Bet (il servizio di sicurezza israeliano competente per i Territori palestinesi).

Maltempo, da Cdm primo stanziamento 100 mln. Governatori commissari

Roma, 26 gen. (askanews) – Il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza e un primo stanziamento complessivo di 100 milioni di euro per le tre regioni colpite nei giorni scorsi dal maltempo (Calabria, Sicilia e Sardegna). Lo hanno annunciato i governatori lasciando palazzo Chigi al termine della riunione.

“Oggi stesso si farà una ordinanza della Protezione civile per nominare come soggetti delegati i presidenti di Regione”, ha spiegato Roberto Occhiuto. “Sono stati stanziati 33 milioni a Regione per i lavori di somma urgenza. Poi è prevista una puntuale ricognizione dei danni e la copertura dei danni con un provvedimento interministeriale”, ha aggiunto.

Sanremo, Conti: "Il mio Festival è un bouquet di fiori in musica"

Milano, 26 gen. (askanews) – Trenta brani, tanta musica diversa ma soprattutto brani nel segno dell’amore e del racconto dei sentimenti, anche quelli che a volte restano nascosti e chiedono di uscire. Ci sono tante ballad ma anche tantissimi generi diversi in gara al Festival di Sanremo. Agli ascolti in anteprima per la stampa Carlo Conti chiarisce subito che la cosa più difficile è stata scegliere i brani di portare in riviera. ‘Nella scelta delle canzoni ogni anno è come andare al mercato e comporre questo bouquet di fiori, sapete che mi piace fare il paragone di un bouquet di fiori, che si cerca di fare il più variegato possibile. Gli artisti si propongono e c’è di tutto, dal pop al rock, dal country al rap, poi il direttore artistico deve scegliere. Lo scorso anno è stato un anno particolarmente fortunato, ha poi dimostrato come la classifica sarmenese fosse giusta rispetto a quello che è successo successivamente con le classifiche’ ha detto Conti introducendo gli ascolti. Ecco i trenta artisti in gara con le loro canzoni e qualche prima impressione, tutta da confermare sul palco dell’Ariston dal 24 al 28 febbraio.

1 – Tommaso Paradiso – ‘I romantici’ Parte tra i favoriti, Tommaso Paradiso porta al Festival ‘I romantici’, una ballad intensa dedicata alla figlia, fortemente autobiografica. Il brano scritto da Tommaso Paradiso e Davide Petrella e prodotto da Simonetta ha un ritornello accattivante, da cantare. ‘I romantici guardano il cielo’… un testo per cuori teneri, molto da social. Con 12 dischi di platino all’attivo, il cantautore romano, per la prima volta in gara sul palco dell’Ariston spiega di aver scritto il brano pensando a tutte le persone a cui vuole bene e l’ha dedicato a chi ama. Per lei è l’undicesima volta al Festival.

2 – Malika Ayane – ‘Animali notturni’ Una sorprendente Malika Ayane per la sua sesta partecipazione al Festival spariglia le carte e presenta un brano che non ti aspetti. ‘Animali notturni’ è una canzone energica, un po’ funky e ritmata, in cui le sue ottime doti vocali trovano spazio per esprimersi. ‘Animali notturni’ è un omaggio a un mondo spesso invisibile, ma non per questo meno importante.

3 – Sayf – ‘Tu mi piaci tanto’ Debutto assoluto all’Ariston per Sayf con ‘Tu mi piaci tanto’ di cui è anche l’autore. Un brano rap ma con sonorità pop, quasi country, con cambi di ritmo molto netti, e con un ritornello facile da ricordare. Una fotografia del suo stato d’animo che racconta il suo sguardo sulla società.

4 – Patty Pravo – ‘Opera’ ‘La Divina’ Patty Pravo è la veterana di questo Festival, con ben 10 partecipazioni all’attivo dal lontano 1970; anche se non ha mai vinto il suo nome è strettamente legato a Sanremo. Torna in gara e si mette in gioco con un brano intenso melodico, che alterna note alte a note più profonde, caratteristica della cantante. Si tratta di un brano, con testo e musica di Giovanni Caccamo, molto adatto a essere suonato con l’orchestra.

5 – Luchè – ‘Labirinto’ Il rapper Luchè, uno dei più promettenti artisti della scena napoletana con un palmarès di 35 dischi di platino, si presenta a Sanremo co ‘Labirinto’ un brano scritto con Davide Petrella che ha un ritornello molto forte. Nella canzone il ‘Labirinto’ è una metafora dei pensieri ossessivi ma anche della ricerca di una via di uscita. Il rapper si propone con un brano intenso, che punta a essere una delle sorprese per chi non lo conosce, e una conferma per chi già lo ama.

6 – Mara Sattei – ‘Le cose che non sai di me’ Una ballad ambientata a Trastevere, autobiografica, per la seconda partecipazione di Mara Sattei a Sanremo anche se l’artista vanta ben 18 dischi di platino. Il brano è in perfetto stile Sanremo romantico, con una buona orchestrazione e un crescendo che ci porta alla scoperta del vortice di emozioni, che genera l’amore.

7 – Francesco Renga – ‘Il meglio di me’ Anche per l’altro veterano del Festival l’undicesima partecipazione, Francesco Renga, quest’anno canta ‘Il meglio di me’. Renga che vinse con Angelo nel 2005, non esce dalla sua confort zone e si impone con la sua vocalità; è in gara con una ballad romantica ma molto ritmata, in cui si racconta e affronta le sue fragilità. Un brano decisamente nelle sue corde, da cantare con Orchestra.

8 – Ditonellapiaga – ‘Che fastidio’ Ditonellapiaga torna per la seconda volta al Festival, ma è la sua prima da solista. Un brano interessante dove rappa, incalza, parlando di cose fastidiose. Ma è anche capace di cambiare ritmo, in una alternanza tra parti sincopate e liriche più aperte, dove i synt sono presenti e usati in modo divertente. Da ascoltare con attenzione. Il testo è scritto da lei insieme a Edoardo Castroni.

9 – Leo Gassmann – ‘Naturale’ Terza partecipazione per Leo Gassmann, dopo la prima volta tra i giovani e la seconda tra i big quest’anno è in gara col brano ‘Naturale’. Romantico e sognante, Leo racconta l’amore che va altre le apparenze. Voce calda mescolata con l’autotune, riesce a dare al brano una sonorità classica e moderna contemporaneamente. Buono il ritornello che è ‘un grido d’amore e un invito ad andare oltre le apparenze’.

10 – Sal Da Vinci – ‘Per sempre sì’ Ritmato, pop con accenni funk, Sal Da Vinci, torna a Sanremo a 17 anni dalla sua prima volta. ‘Per sempre sì’ è un brano da cantare e ballare, un po’ anni ’80 in salsa neomelodica che chiude con una frase in napoletano ‘Accussì, sarà pe semp sì’. La voce riempie la musica di energia e mette allegria.

11- Levante – ‘Sei tu’ Levante, con la sua voce molto bella e limpida torna a Sanremo per la terza volta e lo fa con ‘Sei tu’ una ballad, potente che racconta il bisogno di dichiararsi e di esprimere l’amore, attraverso una serie di sensazioni fisiche. Levante vuole mostrare una lei diversa, probabilmente non quello che si aspetta il suo pubblico, con un brano non nato per Sanremo ma che si è imposto come quello giusto per tornare in gara, perfetto per essere cantato con l’orchestra.

12 – Tredici Pietro – ‘Uomo che cade’ Per il suo debutto all’Ariston, il giovane Tredici Pietro sceglie il rap, suo genere di origine, ma riesce ad andare oltre, lasciando spazio a sonorità più pop. ‘Uomo che cade’ parla di un tema universale, del cadere e del rialzarsi’. Un brano molto vario con cui vuole parlare a tutti e con un ritornello molto cantabile. La domanda che tutti si pongono: sceglierà di duettare con padre Gianni Morandi nella serata delle cover, o resterà fedele alla sua volontà di essere cosa diversa dal celebre genitore?

13 – Enrico Nigiotti ‘Ogni volta che non so volare’ Enrico Nigiotti, alla sua quarta volta al Festival propone una ballad romantica, scritta dallo stesso cantautore toscano insieme con Pacifico, dove pianoforte e orchestra dialogano. Un racconto intimo, con la voce che narra di come si tocca il fondo e si cerca la forza per risalire. Un flusso di coscienza che attraversa la vita con una punta di rabbia e malinconia.

14 – Samurai Jay – ‘Ossessione’ Rap e autotune, per un reggaeton, molto ballabile che sa di estate e di feste in spiaggia, Samurai Jay per la prima volta all’Ariston si candida, con un brano scritto da lui insieme a Salvatore Sellitti a diventare tormentone dal sapore caraibico. Il suo brano, ‘Ossessione’ racconta la passione che ti fa correre e mettere in modo: quella per la musica, per la vita e ovviamente per l’amore.

15 – Serena Brancale – ‘Qui con me’ Per Serena Brancale è la terza partecipazione, la seconda consecutiva, ma è molto molto diversa da quella dello scorso anno. Dimenticate il tormentone allegro con cui si è fatta amare dal grande pubblico, la cantautrice barese ha scelto di portare la parte più autentica di se. ‘Qui con Me’ è una canzone poetica e struggente dedicata alla madre, un brano capace di emozionare anche grazie alle ottime doti vocali fondate nel jazz di Serena. Vocalità top che ricorda e non farà rimpiangere Giorgia.

16 – Arisa – ‘Magica favola’ Dopo alcuni anni di assenza, e sette Festival all’attivo sempre con ottimi risultati, Arisa torna sul palco che l’ha consacrata. ‘Magica favola’ è una canzone romantica, lirica e melodica, Arisa si racconta con una voce cristallina, un brano da colonna sonora di un film di principesse Disney sulla vita che si evolve, della bambina ai momenti più complessi per tornare poi all’innocenza infantile.

17 – Nayt – ‘Prima che’ Debutto all’Ariston anche per Nayt, il giovane rapper racconta la sua generazione, tra luci e ombre, desiderio e paure. Un brano di rap morbido, che può essere ascoltato da tutti. Forte di due dischi di platino, vuole farsi conoscere affrontando il tema di grande attualità tra i giovani e non solo, quello della distanza nell’era digitale.

18 – Dargen D’Amico – ‘Ai Ai’ Il mondo digitale è parte anche del brano che Dargen D’Amico ha scelto per la sua terza partecipazione a Sanremo. ‘AI AI’ titolo gioca con il tema dell’intelligenza artificiale ma non è l’argomento centrale del brano, ha un testo decisamente originale e coinvolgente, su una musica molto ballabile; un pop rap intelligente e interessante. Dargen propone uno dei brani più cantabili tra quelli in gara, sicuramente tra quelli che restano in mente.

19 – Raf – ‘Ora e per sempre’ Per Raf sarà la quinta partecipazione. Uno dei veterani del Festival, che arriva a Sanremo dopo aver festeggiato i 40 anni della sua hit immortale Self Control. Non ha nulla da dimostrare al pubblico. Ora e per sempre’ è un pezzo che lui definisce ‘molto autobiografico’ una ballad romantica, che si fonda sulle sonorità anni ’80, un po’ Ramazzotti, po’ un Tozzi, ma sicuramente ben scritta.

20 – LDA e AKA 7even – Poesie clandestine Prima volta in coppia per LDA e AKA 7even, che portano ‘Poesie clandestine’. Ritmo latino- napoletano, giovane e fresco. Anche in questo caso un brano estivo, perfetto per stacchetti e video social, ben cantato che si può dedicare a tanti.

21 – Bambole di pezza – ‘Resta con me’ Le Bambole di Pezza, definite da Carlo Conti ‘il rock al femminile’ debuttano al Festival con un brano che ha il respiro lirico di una ballad rock molto suonata. La canzone ha un messaggio forte che richiama alla sorellanza e al girl power, è una bella finestra sulla società, un brano potente e coinvolgente.

22 – Fulminacci – ‘Stupida sfortuna’ Fulminacci presenta ‘Stupida sfortuna’ per la sua seconda volta a Sanremo. Il brano inizia come ballad romantica e malinconica, ma ha un ritornello accattivante e poetico. Fulminacci si presenta con una sonorità retrò che strizzano l’occhio alla generazione X e racconta la ricerca di qualcuno attraverso il ricordo di qualcun altro.

23 – Ermal Meta – ‘Stella stellina’ Unico brano politico in gara, Ermal Meta alla sua settima partecipazione al Festival, porta ‘Stella stellina’, una canzone che inizia come una ninna nanna e racconta una storia di speranza e di resistenza. Incalzante e potente, con i bassi e le percussioni che ne sostengono la poetica. Il ritmo ci porta in un mondo onirico e arabeggiante. Un brano da Mille e una Notte.

24 – Elettra Lamborghini – Voilà Seconda partecipazione in gara per Elettra Lamborghini, regina delle hit con ben 15 dischi di platino all’attivo. Resta nel suo seminato con un pezzo allegro e da ballare, Elettra Lamborghini fa quello che sa fare meglio: un tormentone ‘furbo’ che sicuramente andrà forte in radio e nelle feste del ‘Pride’.

25 – Chiello – ‘Ti penso sempre’ Il debuttante al festival Chiello ha scelto per la sua prima volta in gara ‘Ti penso sempre’. Un brano romantico ma up tempo, con la cassa dritta, molto fresco, che si apre in bel ritornello da cantare. Un brano che si muove nel sentiero tracciato lo scorso anno da Achille Lauro.

26 – Eddie Brock – ‘Avvoltoi’ Un altro debuttante al Festival è Eddie Brock. La sua ‘Avvoltoi’ è una ballad romantica e struggente, con un buon ritmo, che varia ma resta coerente con il testo. Un brano ben cantato con la chitarra rock molto presente in un assolo anni ’90-2000. Una canzone su un amore totalizzante e sulla capacità di riconoscerlo’.

27 – Maria Antonietta e Colombre – ‘La felicità e basta’ Prima volta al Festival anche per la coppia formata da Maria Antonietta e Colombre. Insieme presentano un brano allegro e spensierato, giocando su registri diversi vocali e musicali. Un inno alla felicità che tutti desideriamo perché ‘La felicità è un diritto di tutti’.

28 – Fedez e Marco Masini – ‘Male necessario’ Sono tra i super favoriti: Fedez e Marco Masini puntano molto sulla loro ‘Male necessario’. La strana coppia che si è imposta lo scorso anno nella serata delle cover, quest’anno propone una ballad, che è una sorta di mantra. Il timbro inconfondibile di Masini si intreccia con le rime di serrate di Fedez, un brano pungente e pieno di voglia di rivalsa. Il rancore cantato lo scorso anno con ‘Bella stronza’ sembra superato per andare alla ricerca della felicità. Un brano convincente che farà un buon festival.

29 – Michele Bravi – ‘Prima o poi’ Michele Bravi, per la terza volta al Festival propone al pubblico ‘Prima o poi’, una ballad dolce, lirica e malinconica, molto sanremese, ma che non spicca per originalità anche se ben cantata. Parla con dolcezza di chi si sente inadeguato e fuori posto.

30 – J-Ax – ‘Italia Starter Pack’ Per la sua prima volta da solista all’Aristion J-Ax porta un divertente e coinvolgente country folk. ‘Italia Starter Pack’ si candida a fare ballare tutti: con testi ruvidi, rime serrate riesce a raccontare la società meglio di un discorso forbito. J-Ax con ironia pungente (ti passo la canna… del gas) e giochi linguistici, porta un brano da spot e da social, destinato a spopolare.

Di Alessandra Velluto

Maltempo, Musumeci: dichiarata l’emergenza nazionale per 3 regioni

Milano, 26 gen. (askanews) – Il governo ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale nei territori della Sicilia, Sardegna e Calabria colpiti dal violento maltempo dei giorni scorsi. La proposta è stata avanzata e illustrata dal ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, nella seduta di oggi pomeriggio del Consiglio dei ministri, presenti anche i presidenti delle Regioni Sicilia, Sardegna e Calabria. Lo stato di emergenza può durare 12 mesi, prorogabile per altri 12, come prevede il Codice di Protezione civile.

Per fare fronte ai primissimi interventi previsti dall’art. 25 lettere a, b, c del Codice di protezione civile, si legge in una nota, è stata deliberata la somma complessiva di 100 milioni di euro, a valere sul Fondo per le emergenze nazionali. Nei prossimi giorni il governo adotterà un nuovo provvedimento interministeriale, per consentire il ripristino e la ricostruzione delle infrastrutture danneggiate, non appena sarà definita la ricognizione dettagliata dei danni da parte delle Regioni. La attività di ricostruzione sarà coordinata dai rispettivi presidenti di Regione, nominati oggi commissari delegati con ampi poteri di deroga.

Netanyahu: il "disarmo di Hamas" è la prossima fase dell’accordo

Roma, 26 gen. (askanews) – “La prossima fase non è la ricostruzione” di Gaza, ha dichiarato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, intervenendo a una sessione speciale della Knesset in onore dell’omologo albanese Edi Rama. “La prossima fase è il disarmo di Hamas e la smilitarizzazione della Striscia di Gaza”, ha ribadito Netanyahu.

“E’ nell’interesse di Israele anticipare questa fase, non ritardarla”, ha aggiunto. “Accadrà nel modo più facile, o nel modo più difficile. Ma accadrà”, ha concluso.

Milano-Cortina, il Viminale: l’ICE Usa non opererà in Italia

Roma, 26 gen. (askanews) – “Si smentisce che ICE USA opererà in Italia. Non ci sono ad oggi accordi di collaborazione sottoscritti per le Olimpiadi. Ogni attività di ordine e sicurezza pubblica in Italia è gestita, senza possibilità di deroghe, dal Ministero dell’Interno e dalle articolazioni territoriali: prefetture e questure”. E’ quanto si apprende da fonti qualificate del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno.

Secondo quanto si apprende inoltre “non risulta, al momento, che agenti di ICE USA vengano al seguito della delegazione americana al fine di scortarla. La composizione della scorta USA, infatti, non è stata ancora comunicata dalle loro autorità”.

Camera omaggia Maroni, Fontana: testimone confronto democratico

Roma, 26 gen. (askanews) – A tre anni dalla scomparsa, avvenuta il 22 novembre 2022, la Camera dei Deputati rende omaggio alla figura di Roberto Maroni con una pubblicazione che raccoglie alcuni suoi discorsi politici e parlamentari.

Il volume sarà presentato giovedì 29 gennaio 2026, alle ore 11.00, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio. Agli indirizzi di saluto del Presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, seguiranno gli interventi dell’ex Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi, del Ministro dell’economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti e del già Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta, con le conclusioni del Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini.

I testi raccolti coprono il periodo che va dal 1992, anno in cui risulta eletto per la prima volta alla Camera dei deputati, al 2017, con l’intervento svolto in qualità di Presidente della Regione Lombardia al Meeting per l’amicizia fra i popoli. Nel volume, a cura della Biblioteca della Camera dei deputati, la sua lunga attività politica e istituzionale è raccontata anche attraverso fotografie, a partire dalla copertina, fornite dalla famiglia Maroni.

Askanews pubblica alcuni passaggi della prefazione al volume a firma del Presidente Lorenzo Fontana.

“(…) Questo volume offre un’opportunità preziosa per approfondire la conoscenza di un importante testimone del confronto democratico, il cui radicato senso dello Stato e il rigore morale costituiscono un esempio straordinario di impegno al servizio delle Istituzioni repubblicane.

(…) Orgoglioso della propria identità e attento al bene comune, Roberto Maroni, ha arricchito il dibattito pubblico con la sua capacità di analisi lucida e razionale, frutto di una solida preparazione culturale e di un’autentica passione civile.

(…) Il principio dell’autogoverno delle Regioni settentrionali in un’Italia federale fu il fulcro della sua azione politica. Strenuo oppositore di una politica divenuta, con il passare del tempo, sempre più chiusa e autoreferenziale, Maroni ricercò costantemente momenti di dialogo con le forze parlamentari e la società civile (…) Con un solo punto fermo: il categorico rifiuto di qualsiasi estremismo ideologico e di soluzioni prive di legittimazione democratica.

Il tema dell’ascolto, del resto, conservò per Maroni una posizione di assoluta centralità anche in seguito alla sua nomina a segretario federale della Lega. In tale veste, egli convocò a Torino gli Stati Generali del Nord, sul presupposto che soltanto dal confronto diretto con le imprese, le famiglie e i giovani e gli anziani fosse possibile elaborare nuove idee capaci di dare risposta ai bisogni di tutti.

Nella sua visione, una volta istituito, il federalismo avrebbe avvicinato i cittadini al potere, rafforzato lo Stato e accresciuto la coesione sociale. L’auspicata riforma era concepita quale strumento in grado di meglio tutelare le specifiche esigenze delle comunità locali, elemento indispensabile per dare concreta attuazione al più autentico concerto di democrazia e delineare un’architettura istituzionale maggiormente solidale ed equilibrata.

L’urgenza di procedere in tale direzione, d’altronde, era avvertita anche in relazione a un ulteriore aspetto di fondamentale importanza: la crescita del Mezzogiorno. Da questo punto di vista, l’opzione federalista avrebbe apportato notevoli benefici alle regioni meridionali, dando slancio al loro potenziale economico e culturale mediante la formazione di classi dirigenti più responsabili e attente alle necessità del territorio.

La selezione dei discorsi (…) intende restituire la profondità del pensiero di Maroni anche sugli altri temi che hanno interessato la sua attività: dalle politiche del lavoro a quelle sociali, dalla sicurezza all’immigrazione, passando per il rapporto con il mondo produttivo e la battaglia per un’Europa dei popoli e delle regioni, maggiormente sensibile alle questioni relative all’occupazione e al welfare.

(…) La sua morte prematura ha lasciato un vuoto incolmabile in quanti ne hanno apprezzato le eccezionali doti umane, rappresentando una grave perdita per il mondo della politica, che oggi più che mai ha bisogno di ispirarsi al suo esempio”.

Trovato il corpo dell’ultimo ostaggio israeliano

Roma, 26 gen. (askanews) – A seguito di perquisizioni in un cimitero nella parte orientale di Gaza City, l’Idf annuncia che il corpo del sergente maggiore Ran Gvili è stato localizzato e identificato. L’esercito aggiunge che la famiglia di Gvili è stata informata da rappresentanti militari e che il suo corpo verrà riportato in Israele per la sepoltura.

Gvili era l’ultimo ostaggio ancora da riconsegnare a Israele dopo l’invasione e il massacro del 7 ottobre 2023, guidati da Hamas, nel sud di Israele, in cui sono stati rapiti 251 ostaggi.

Ciò significa che nessun ostaggio rimarrà nella Striscia per la prima volta in oltre un decennio.

Gvili, poliziotto di 24 anni, è stato ucciso mentre difendeva il kibbutz Alumim durante l’assalto guidato da Hamas del 7 ottobre 2023, che ha scatenato la guerra a Gaza.

Bregovic in Italia, evento Roma e tour "The Wedding and Funeral Band"

Roma, 26 gen. (askanews) – Goran Bregovic annuncia il suo ritorno in Italia con due progetti live profondamente diversi e complementari, una data evento speciale a Roma a luglio e la tournée con “The Wedding and Funeral Band” da aprile in diverse città della penisola.

L’appuntamento speciale, con orchestra sinfonica, coro e la Wedding and Funeral Band, è in programma l’8 luglio alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma: “Goran Bregovic – The Belly Button of the World”. Un progetto sinfonico in cui Bregovic riassume la sua idea di convivenza tra i popoli e le religioni, ispirandosi alla storia di Sarajevo, città simbolo d’Europa e crocevia di culture. Sul palco, tre violini solisti, un coro di voci maschili e l’Orchestra Sinfonica di Sanremo danno vita a un racconto musicale potente e allegorico, in cui ogni violino rappresenta una delle tre grandi tradizioni religiose attraverso la prassi musicale occidentale, orientale e klezmer. A questa prima data se ne aggiungeranno presto di nuove, ampliando il percorso live di “The Belly Button of the World” nei prossimi mesi.

Accanto a questo appuntamento, il tour “Goran Bregovic and The Wedding and Funeral Band”, una vera e propria tournée che attraverserà l’Italia portando sui palchi l’energia travolgente della sua formazione più iconica. Un rito collettivo in cui fiati balcanici, percussioni, voci bulgare e pulsazioni rock si fondono in un’esplosione sonora senza confini. Ogni concerto diventa una festa popolare e ancestrale insieme: un viaggio musicale che attraversa il folklore slavo, le polifonie sacre e il celebre “turbo folk” di Bregovic, con una scaletta che unisce i brani più amati del suo repertorio alle composizioni più recenti. Queste le prime date confermate: 16 aprile Bergamo, Chorus Life Arena, 18 aprile Aosta, Teatro Splendor, 19 aprile Cremona, Gran Teatro Infinity 1, 20 aprile Trieste, Teatro Politeama Rossetti, 21 aprile Bologna, Teatro Duse, 22 aprile Firenze, Teatro Cartiere Carrara.

The wedding and funeral band è composta da: Goran Bregovic Chitarra, Sintetizzatore, Voce; Band gitana di fiati: Muharem Redžepi – Goc (Grancassa tradizionale), Voce; Bokan Stankovic – Prima Tromba; Dragic Velickovic – Seconda Tromba; Stojan Dimov – Sax, Clarinet; Aleksandar Rajkovic – primo Trombone, Glockenspiel; Milos Mihajlovic – Secondo Trombone; Aleksandar Jovic – Tuba; Voci bulgare: Ludmila Radkova Trajkova – Voce Daniela Radkova – Aleksandrova – Voce.

Entrambi gli spettacoli sono organizzati da IMARTS – International Music And Arts.

Pioggia di stelle al "Marostica Summer Fest": il 6 luglio John Legend

Roma, 26 gen. (askanews) – Una star del pop-soul sul palco del Marostica Summer Festival Volksbank. John Legend il 6 luglio si esibirà in Piazza Castello per la dodicesima edizione della rassegna firmata DuePunti Eventi, in collaborazione con la Città di Marostica e con il supporto di Volksbank e Fondazione Banca Popolare di Marostica – Volksbank.

Con David Byrne (26 giugno), Legend è l’ospite internazionale del festival, che vedrà sul palco anche Il Volo (1 luglio), Negramaro (3 luglio), Claudio Baglioni (4 luglio), Europe (5 luglio), Fiorella Mannoia (7 luglio), Francesco Gabbani (9 luglio) e Luca Carboni (11 luglio).

John Legend, uno degli artisti più influenti e trasversali della musica contemporanea, torna in Italia con “A Night of Songs & Stories”, uno spettacolo intimo e coinvolgente che attraversa oltre vent’anni di carriera, tra musica e racconto personale. Lo show propone versioni intime dei più grandi successi di John Legend, da All of Me a Ordinary People, fino a Tonight, insieme a brani amati dal pubblico e a storie personali, aneddoti e riflessioni che accompagnano il suo percorso artistico e umano.

Vincitore di 13 Grammy Awards, John Legend fa parte del ristrettissimo gruppo di artisti EGOT, avendo conquistato anche un Oscar, un Golden Globe, un Tony Award e quattro Emmy Awards.

Israele, colono armato contro i carabinieri del consolato. Tajani protesta

Roma, 26 gen. (askanews) – Due carabinieri del consolato di Gerusalemme sono stati affrontati da un colono armato in Cisgiordania. Lo fanno sapere fonti della Farnesina aggiungendo che il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha protestato con Israele per l’accaduto.L’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv – si legge in una nota della Farnesina – ha indirizzato una “nota verbale” di protesta formale al Governo israeliano per l’episodio. Su disposizione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, l’ambasciatore d’Italia a Tel Aviv sta presentando proteste presso varie amministrazioni israeliane, preannunciando interventi diretti dell’autorità politica italiana.

I due militari – spiega la Farnesina – erano ieri in visita di sopralluogo per preparare una missione degli ambasciatori della Ue in un villaggio vicino Ramallah, in territorio della Autorità Nazionale Palestinese. I militari sono stati minacciati da un uomo armato in abiti civili, presumibilmente un colono israeliano, che ha puntato su di loro un fucile. I militari (passaporti e tesserini diplomatici, auto con targa diplomatica) sono stati “interrogati” dal civile; seguendo le regole di ingaggio ricevute, hanno evitato di rispondere con violenza alle minacce iniziali. L’uomo ha passato loro una persona al telefono, non identificatasi, che ha affermato che i due si trovavano all’interno di un’area militare e dovevano allontanarsi. Da verifica con il Cogat (comando militare israeliano per il Territori palestinesi occupati) è stato confermato che non esiste nessuna area militare in quel punto.

Il personale militare dei Carabinieri è rientrato incolume in Consolato e ha riportato all’Ambasciata e alla catena di comando dell’Arma i fatti avvenuti.

Considerata la gravità dell’episodio, l’ambasciatore a Tel Aviv ha ricevuto istruzioni di presentare Nota Verbale di protesta al governo di Gerusalemme al massimo livello, coinvolgendo il Ministero degli Affari Esteri, il Cogat, lo Stato maggiore delle Idf, la polizia e lo Shin Bet (il servizio di sicurezza israeliano competente per i Territori palestinesi). La Farnesina già prevede di compiere nuovi passi di protesta al massimo livello politico.

Torna a Milano Book Pride: messaggio di speranza poetico e piumato

Milano, 26 gen. (askanews) – La speranza è la cosa con le piume: un’immagine semplice e potentissima, affidata da Emily Dickinson alla poesia nel 1861. Questo è il tema della X edizione della fiera nazionale dell’editoria indipendente – organizzata dal Salone Internazionale del Libro di Torino – che torna a Milano dal 20 al 22 marzo 2026 presso il Superstudio Maxi (Via Moncucco 35, Milano – Metropolitana Linea M2 Famagosta). Tre giorni dedicati ai libri, alle idee e alle storie che interrogano il presente e immaginano il futuro: Book Pride si conferma appuntamento centrale per l’editoria indipendente e di progetto italiana, rivendicandone con orgoglio la qualità, la cura e la pluralità.

Con il coordinamento editoriale di Francesca Mancini e la rinnovata curatela di Marco Amerighi e Laura Pezzino, il programma dell’edizione 2026 è nuovamente affidato a una squadra di lavoro che unisce continuità e visione. Torneranno anche le speciali sezioni Book Young e YA, Book Comics e Book Sport, affidate rispettivamente alla curatela di Valentina De Poli e Federico Vergari. Per il 2026 Book Pride sceglie di camminare ancora una volta con la parola delle donne – l’anno scorso era stata Ursula K. Le Guin a dare ispirazione per il tema di edizione – e affida il proprio titolo alla poeta Emily Dickinson.

‘Abbiamo deciso di mettere al centro di questa edizione la parola ‘speranza’ e l’abbiamo fatto con le parole di una delle più grandi poete della libertà e della forza del pensiero: Emily Dickinson. Perché è di questa speranza che resiste di cui oggi abbiamo bisogno. La speranza di un mondo migliore, un mondo in cui guerre, ingiustizie e sofferenze smettano di colpire le persone più fragili e indifese. La speranza di una società più inclusiva per le nuove generazioni, in cui nessuno sia lasciato indietro e in cui la dignità non sia un privilegio, ma un diritto. Quella speranza che oggi ci chiama alla responsabilità, all’azione e alla cura’ hanno dichiarato la coordinatrice editoriale Francesca Mancini e i curatori Marco Amerighi e Laura Pezzino.

‘Book Pride nasce e cresce come luogo di ascolto, visibilità e dialogo, pensato per accompagnare un settore che contribuisce in modo decisivo alla vitalità e alla pluralità del panorama editoriale contemporaneo. Come Salone Internazionale del Libro di Torino, continuiamo ad affiancare e sostenere i piccoli e medi editori: quell’editoria autonoma, di ricerca e sperimentazione, che ha un ruolo fondamentale anche nella scoperta di nuove voci. In un tempo segnato da trasformazioni profonde, crediamo che la letteratura resti uno spazio essenziale di responsabilità, confronto e immaginazione. Book Pride 2026 sarà un’occasione di incontro, capace di interrogare il presente e di continuare a guardare al futuro’ le parole di Silvio Viale, presidente dell’associazione Torino, la Città del Libro.

Durante i giorni di Book Pride arriveranno a Milano tantissimi ospiti dall’Italia e dal mondo: tra loro la scrittrice catalana Clara Usón autrice de Le belve (Sellerio Editore) che ripercorre la storia di una delle più sanguinarie terroriste dell’Eta mostrando come nazionalismi e terrorismo di Stato contaminino vita e affetti; la scrittrice inglese Claire Lynch, a partire dal suo fortunato romanzo d’esordio Una questione di famiglia (Fazi Editore), parlerà di rapporti intergenerazionali e familiari nella società moderna. A Book Pride anche la giornalista britannica Phoebe Greenwood con il suo Avvoltoi (Edizioni e/o), una narrazione satirica ambientata nella Gaza del 2012 dove, nella tragedia mediorientale, una reporter ambiziosa rischia tutto per uno scoop.E ancora, dalla critica letteraria Sara De Simone che farà un omaggio inedito e vitale a Emily Dickinson e al suo talento per la felicità, alla scrittrice e filosofa Silvia Grasso che, a partire dal suo libro Le differenze che stiamo attraversando (Mimesis Edizioni) si confronterà con la scrittrice Carolina Capria sul concetto di differenza sessuale nella storia della filosofia. Molto atteso anche l’incontro con la pensatrice femminista Lea Melandri che, con il suo Preistorie (Prospero Editore), ripercorre attraverso fatti di cronaca la storia delle relazioni – amorose e civili – in un mondo in cui i confini tra privato e pubblico si sono profondamente modificati. Alla manifestazione parteciperanno anche le scrittrici Daria Bignardi e Chiara Alessi, protagoniste di un confronto sui vecchi e nuovi modi di abitare il corpo e le solitudini femminili nel presente. Davanti alle notizie drammatiche che arrivano dagli Stati Uniti, tante persone si chiedono: come se ne esce? Con i giornalisti Francesco Costa e Luciana Grasso parleremo di una delle vicende politiche più significative prodotte dai Democratici dopo la rielezione di Donald Trump, come l’ascesa di Zohran Mamdani, e del possibile futuro dei progressisti americani. Lo scrittore Daniele Mencarelli, autore di Quattro presunti familiari (Sellerio Editore), ci condurrà in una storia nera intrisa di violenza e nostalgia per il potere. Christian Raimo presenterà il suo nuovo romanzo, L’invenzione del colore (Nave di Teseo), un racconto che intreccia memoria privata e storia collettiva, formazione sentimentale e immaginario cinematografico.

In occasione della X edizione della fiera dell’editoria indipendente debutta ‘Acrobate’, un nuovo spazio di incontri letterari dedicato a scrittrici che hanno trasformato il vuoto e la paura in parola, facendo della scrittura un esercizio di equilibrio tra fragilità e potenza, corpo e pensiero: tra gli e le ospiti di questo spazio la giornalista e scrittrice Nadeesha Uyangoda che ci mostrerà l’universo letterario di Toni Morrison, premio Nobel per la letteratura nel 1993; lo scrittore Marco Missiroli invece entrerà nell’opera della grande scrittrice ungherese, naturalizzata svizzera, Ágota Kristóf, e la regista e attrice pluripremiata Daria Deflorian farà un reading dal romanzo Atti Umani della premio Nobel Han Kang. I tre giorni saranno anche l’occasione per celebrare alcuni importanti anniversari letterari che segnano l’anno. Dai duecento anni dalla nascita di Carlo Collodi, padre del burattino più famoso del mondo, al centenario del Premio Nobel a Grazia Deledda, fino al cinquantesimo anniversario della morte di Agatha Christie: la fiera proporrà uno sguardo rinnovato su autori e autrici che hanno attraversato il canone, interrogandone l’eredità e la capacità di parlare ancora al presente.

Non mancheranno le consuete sezioni speciali: sarà una fiera capace di raccontare l’editoria indipendente in tutte le sue forme e linguaggi. Grande attenzione sarà dedicata alle nuove generazioni con Book Young e Book YA, con la proposta di un programma articolato di incontri, laboratori e momenti di partecipazione attiva per bambini, bambine, ragazze e ragazzi, in dialogo costante con scuole, biblioteche, librerie e realtà educative del territorio. Con l’associazione Wikimedia Italia parleremo di come riconoscere le fake news al tempo dell’intelligenza artificiale, mentre con la onlus Insieme nelle Terre di Mezzo ODV scopriremo chi si nasconde dietro un libro con il laboratorio di scrittura creativa per bambini e bambine. A Book Young torna anche il Centro Formazione Supereroi, con la sua missione di diffondere la scrittura come superpotere per affrontare il mondo. Tantissimi anche gli autori e autrici che porteranno le loro storie ai lettori e alle lettrici in erba, come la scrittrice e illustratrice Roberta Ragona con Fossili viventi (Aboca Kids), il libro dedicato alle creature del passato che vivono ancora accanto a noi; e la scrittrice Anna Vivarelli con la storia di Adele (Sinnos Editrice), un racconto sul valore della determinazione e sulla possibilità di cambiare senza perdere se stessi. Tra gli ospiti di Book Young anche il vincitore del Gran Guinigi 2025 Giuseppe Ferrario con il fumetto Al di là del Fiume (Terre di Mezzo Editore) e molti altri. Torna Book Comics, lo spazio dedicato alla nona arte con incontri e workshop che esplorano il fumetto come linguaggio espressivo capace di interrogare il presente e raggiungere pubblici sempre più ampi e trasversali. Molti gli ospiti che arriveranno al Superstudio Maxi: attesissimo l’incontro con il fumettista Silver e l’illustratore Spugna che racconteranno delle nuove (dis)avventure di Cattivik (Gigaciao). A Milano anche Loputyn con il suo nuovo libro Forget me not (Rebelle Edizioni), un’opera sospesa tra fiaba dark, introspezione e romanticismo. Ci sarà l’occasione anche di esplorare le possibilità di interazione tra il fumetto e il dibattito sulla salute con il fumettista Tito Faraci e l’associazione culturale Graphic Medicine.

Infine, Book Sport assumerà nel 2026 un significato particolare: nell’anno di Milano-Cortina, la sezione dedicata allo sport diventerà occasione per riflettere sulle storie sportive come racconti di corpi, comunità e percorsi collettivi. Molto atteso l’incontro con lo scrittore Giuseppe Pastore che porterà a Book Pride il ricordo della leggenda dello sci Alberto Tomba a partire dal suo libro La Bomba (66thand2nd).

Ucraina: la Russia ha iniziato a usare droni Shahed pilotati tramite Starlink

Roma, 26 gen. (askanews) – Le forze russe hanno probabilmente utilizzato per la prima volta un drone kamikaze di tipo Shahed, comandato a distanza tramite Starlink, durante un attacco nei pressi della città di Kropyvnytskyi.

Serhi Beskrestnov, consigliere del ministro della Difesa ucraino per le questioni tecnologiche, ha scritto su Telegram che droni Shahed sono stati impiegati per colpire elicotteri in quella zona. Secondo questo esperto di tecnologie radio militari, l’integrazione di terminali Starlink consente alle forze russe di guidare i droni manualmente tramite un flusso video, anche a lunga distanza, invece di basarsi esclusivamente su coordinate Gps preprogrammate. Questi droni diventano così molto più difficili da neutralizzare con i tradizionali sistemi di guerra elettronica, che di solito prendono di mira le frequenze radio o i segnali dei sistemi di navigazione satellitare. L’esperto ha precisato che questi droni volavano quasi a livello del suolo per sfuggire al rilevamento radar. “Me lo aspettavo e avevo avvertito, ma nessuno mi ha ascoltato”, ha aggiunto, sottolineando le sfide che le forze ucraine dovranno ora affrontare.

Il 15 gennaio, l’esperto aveva già segnalato la scoperta di un drone russo BM-35 controllato tramite Starlink, osservando che fino ad allora questo tipo di connessione era stato riscontrato solo su droni russi di tipo Molniya. Secondo lui, la comparsa di Shahed dotati di questo sistema era “soltanto una questione di tempo”.

Nuova indagine Ue sul social X e l’AI Grok di Elon Musk

Roma, 26 gen. (askanews) – La Commissione europea ha avviato una nuova indagine formale a carico di X, il social controllato da Elon Musk, riguardo al sistema di intelligenza artificiale Grok. La procedura, precisa la Ue con un comunicato “estende l’indagine in corso lanciata nel 2023 in merito all’attuazione di X” riguardo alle normative del Digital Services Act (Dsa).

La nuova inchiesta “valuterà se la piattaforma consideri adeguatamente e mitighi i rischi associati allo sviluppo delle funzionalità di Grok su X nella Ue. Questo include i rischi collegati alla disseminazione di contenuti illegali nella Ue, come immagini sessualmente manipolate o che possano equivalere a materiale su abusi su minori”, si legge.

Secondo la commissione europea “questi rischi sembrano essersi materializzati”. Parallelamente la Commissione ha prolungato la sua indagine già aperta per verificare se X abbia valutato e mitigato in maniera appropriata tutti i rischi sistemici previsti dalla Dsa.

Testimonianza. Crans-Montana e la giustizia svizzera: vicende analoghe di molti anni fa

Le vicende di Crans-Montana, tra responsabilità evidenti e decisioni giudiziarie controverse, riattivano una memoria storica dolorosa sui rapporti tra istituzioni elvetiche, giustizia e comunità italiana emigrata.

Una decisione che suscita perplessità

Le modalità della recente tragedia a Crans-Montana, i ritardi e le lacune delle indagini locali, le gravi responsabilità dei proprietari del ritrovo subito emerse e, soprattutto, la decisione del tribunale di Syon di lasciarli a piede libero con una cauzione per uno soltanto dei due coniugi (peraltro modesta in relazione alla gravità dei fatti) non possono che suscitare serie perplessità.

Del resto – come ricordato da Gian Antonio Stella in un articolo pubblicato dal Corriere della Sera – le periodiche controverse relazioni tra istituzioni elvetiche e comunità italiana residente sono note e ben documentate e non lasciano bene sperare.

Mattmark 1965: una tragedia annunciata

Al riguardo, ho personali ricordi di due clamorosi accadimenti in materia: il cedimento del ghiacciaio di Allalin nell’agosto del 1965, nei pressi della diga di Mattmark, dove perirono 88 lavoratori, di cui 55 italiani, e il brutale omicidio del connazionale Alfredo Zardini, avvenuto a Zurigo nella primavera del 1971.

Quando, nel 1970, ero appena arrivato a Ginevra per occupare il posto di V. Console presso il Consolato Generale d’Italia, incontrai un connazionale sopravvissuto alla tragedia di Mattmark. Egli, ancora visibilmente commosso, rievocò l’evento, affermando che l’intero ghiacciaio era franato addosso alle squadre di lavoro, sterminandone buona parte.

Si trattava – mi disse – di una tragedia per molti versi annunciata, poiché da vari mesi si erano registrate in quell’area frequenti slavine senza che la società committente decidesse di spostare gli alloggiamenti degli operai in una zona sicura, ossia più distante dalle pendici del ghiacciaio. Egli si era salvato per pura casualità, trovandosi in un’area appena sfiorata dalla massa di ghiaccio e pietre staccatasi dal massiccio sovrastante.

Le condizioni degli emigranti e l’assenza di tutela

L’uomo mi descrisse le inumane condizioni di lavoro degli emigranti, a grande maggioranza italiani, impiegati in quella costruzione: turni di lavoro fino a sedici ore giornaliere anche con temperature proibitive, alloggi sovraffollati, condizioni igieniche precarie ed assistenza sanitaria quasi inesistente.

Gli incidenti sul lavoro, anche gravi, raramente erano pubblicati sulla stampa locale e, comunque, le autorità li ignoravano sistematicamente, evitando di effettuare le necessarie ispezioni. Quanto alla magistratura elvetica, al termine di due processi, non soltanto assolse tutti gli imputati, ma arrivò a sentenziare il pagamento delle spese processuali a carico dei famigliari delle vittime (sic!).

L’omicidio Zardini e l’odio verso gli italiani

Pochi mesi dopo, mi occupai dell’omicidio del connazionale Alfredo Zardini avvenuto a Zurigo ad opera di un energumeno elvetico, che lo aveva per futili motivi selvaggiamente aggredito a calci e pugni, procurandogli fatali lesioni al fegato.

Fu un atto di inaudita ed ingiustificata violenza che portava in superficie l’odio nutrito dai locali nei confronti dei lavoratori italiani, sentimento che la rapida scarcerazione del colpevole sembrò confermare. Grande fu lo sdegno della comunità italiana, alimentando in Italia un clima di accresciuto odio verso il Paese limitrofo. Si arrivò ad auspicare uno stato di belligeranza, invocando immediate azioni di rappresaglia. Il clima politico tra i due Paesi si fece ancora più teso.

Divisioni interne e giustizia controversa

Ricordo, per inciso, che soltanto pochi mesi prima del mio arrivo a Ginevra una sessione della “Commissione Mista per l’Emigrazione” era stata bruscamente interrotta per notevoli divergenze emerse fra le due delegazioni.

In Svizzera, sul caso Zardini, i francofoni auspicavano una punizione esemplare per il colpevole, mentre gli svizzeri tedeschi erano favorevoli al riconoscimento delle attenuanti per un presunto stato di ebbrezza dell’assassino al momento del diverbio.

Una risposta civile: la solidarietà italo-svizzera

Pensai che questa divaricazione di pareri avrebbe finito per ostacolare la ricerca di un giusto componimento e che occorresse al più presto intervenire anche per effettuare un gesto concreto a favore della famiglia Zardini.

Mi rivolsi allora al direttore dell’autorevole quotidiano ginevrino La Suisse, Claude Richoz, convincendolo sull’opportunità di lanciare una grande campagna stampa per diminuire il clima di tensione creatosi e, al tempo stesso, ricostruire senza ipocrisie quanto avvenuto.

Il 4 aprile del 1971 La Suisse creava il “Movimento di solidarietà Italo-Svizzero”, allo scopo di raccogliere fondi mediante la vendita di uno speciale adesivo di solidarietà. L’iniziativa, sostenuta dalla stampa di altri Cantoni, ebbe l’appoggio di dieci ex presidenti della Confederazione Elvetica e di importanti figure della politica e della cultura nazionali.

Ciò detto, alla fine, il Tribunale locale condannò il colpevole… ad un anno e mezzo di prigione.

Tenere alta la guardia

Molti anni sono passati dai fatti evocati ed ovviamente la situazione della manodopera straniera in Svizzera sembrerebbe essersi normalizzata, come pure le relazioni fra le due capitali. Eppure, penso che lo svolgimento di quanto sta accadendo a Crans-Montana dovrebbe indurre tutti coloro che invocano giustizia a tenere alta la guardia.

 

Giorgio Radicati è stato Console generale a New York all’epoca dell’attacco alle Torri Gemelle. Ambasciatore a Praga, successivamente ha prestato servizio fuori ruolo presso l’OSCE con l’incarico di Capo della Missione a Skopje.

 

La biografia diplomatica di Giorgio Radicati è consultabile qui.

Ue avvia nuova indagine su X e uso intelligenza artificiale Grok

Roma, 26 gen. (askanews) – La Commissione europea ha avviato una nuova indagine formale a carico di X, il social controllato da Elon Musk, riguardo al sistema di intelligenza artificiale Grok. La procedura, precisa la Ue con un comunicato “estende l’indagine in corso lanciata nel 2023 in merito all’attuazione di X” riguardo alle normative del Digital Services Act (Dsa).

La nuova inchiesta “valuterà se la piattaforma consideri adeguatamente e mitigghi i rischi associati allo sviluppo delle funzionalità di Grok su X nella Ue. Questo include i rischi collegati alla disseminazione di contenuti illegali nella Ue, come immagini sessualmente manipolate o che possano equivalere a materiale su abusi su minori”, si legge.

Secondo la commissione europea “questi rischi sembrano essersi materializzati”. Parallelamente la Commissione ha prolungato la sua indagine già aperta per verificare se X abbia valutato e mitigato in maniera appropriata tutti i rischi sistemici previsti dalla Dsa.

"Diventerai Uomo", crescere un figlio oltre il mito della virilità

Roma, 26 gen. (askanews) – Che cosa significa oggi “diventare uomini”, in un tempo segnato da crisi identitarie, violenza di genere e nuove solitudini digitali? È la domanda al centro di “Diventerai uomo. Crescere un figlio oltre il mito della virilità”, il nuovo libro di Leonardo Mendolicchio, psichiatra e psicoanalista, in uscita il 27 gennaio per Mondadori.

A partire dalla sua lunga esperienza clinica con adolescenti e giovani adulti, Mendolicchio analizza il crollo dei modelli tradizionali di maschilità, fondati su forza, dominio e invulnerabilità, e il vuoto simbolico in cui oggi crescono molti ragazzi. Un vuoto che si manifesta in forme di disagio sempre più visibili: violenza, ritiro sociale, autolesionismo, difficoltà relazionali.

Il saggio intreccia attualità e riflessione culturale, mostrando come il mito dell’uomo forte e vincente sia tornato a essere una performance spettacolare anche nella politica globale: Donald Trump, Viktor Orbán, Vladimir Putin e Javier Milei incarnano, ciascuno a suo modo, una virilità arcaica rilanciata dai media come risposta rassicurante alla paura e all’incertezza.

Mendolicchio guarda anche alle nuove maschilità digitali: dalle comunità incel, dove il dolore individuale si irrigidisce in rancore collettivo, al ritiro sociale degli hikikomori, fino ad alcuni codici della cultura trap, letti come linguaggi difensivi e segnali di una profonda richiesta di riconoscimento.

Al centro del libro c’è inoltre una riflessione urgente sulla violenza maschile e sul femminicidio: non solo come esplosioni di rabbia, ma come esito di un deficit di parola e di elaborazione emotiva. Uomini e ragazzi che non sanno dire il dolore, l’abbandono, la frustrazione, finiscono per agire il conflitto sul piano della forza. Dove manca il linguaggio simbolico, avverte l’autore, si impone il reale, e il reale ferito può diventare distruttivo.

“Diventerai uomo” si rivolge a genitori, insegnanti ed educatori, invitandoli a ripensare il proprio ruolo: crescere un figlio non significa dirgli chi deve essere, ma accompagnarlo mentre scopre chi è. Perché una nuova idea di maschilità – più fragile, responsabile e abitabile – non nasce dal potere, ma dalla capacità di stare nel limite, nel cambiamento e nella richiesta di aiuto.

Leonardo Mendolicchio è psichiatra, psicoanalista, membro della Scuola lacaniana di psicoanalisi e dell’Associazione mondiale di psicoanalisi. Direttore del Centro disturbi del comportamento alimentare dell’Istituto auxologico italiano, docente alla facoltà di psicologia dell’Università Cattolica di Milano e alla scuola di specializzazione di nutrizione dell’Università di Milano, è fondatore del progetto Food For Mind per la diffusione dell’esperienza di cura dei disturbi alimentari. Ha scritto diversi saggi, tra cui Fragili (2024) e “L’amore è un sintomo” (2025), ed è consulente e autore di programmi televisivi di divulgazione come “Fame d’amore” su Rai3 e “Persone Medicina” su Real Time.

Tv, "Vita di un uomo – Giuseppe Ungaretti" dal 28 gennaio su RaiPlay

Roma, 26 gen. (askanews) – Massimo Popolizio conduce il pubblico in un viaggio tra la grande Storia e ricordi personali, tra letteratura e amore per la vita, in un ritratto inedito di uno dei Maestri della poesia del Novecento: “Vita di un uomo – Giuseppe Ungaretti”, il nuovo docu-film da un’idea di Davide Rondoni, diretto da Massimo Popolizio e Mario Vitale, prodotto da Gloria Giorgianni, una co-produzione Anele, Rai Documentari e Luce Cinecittà con il contributo di Rai Teche, in associazione con Kublai Film. Il docu-film verrà presentato il 28 gennaio con un’anteprima al MAXXI di Roma in occasione dell’uscita su RaiPlay e andrà in onda venerdì 27 febbraio in prima serata su Rai3.

Il docu-film si snoda attraverso due forme di racconto: la narrazione fiction vede come protagonista Massimo Popolizio in un viaggio tra i suoi ricordi personali – dall’infanzia all’adolescenza alla giovinezza – alla ricerca delle tracce lasciate nella sua esistenza da Giuseppe Ungaretti, con l’obiettivo di trovare l’ispirazione per scrivere il suo nuovo spettacolo teatrale; in parallelo vengono narrati, attraverso il linguaggio documentaristico, le fasi cruciali di vita del grande poeta, e di come i suoi scritti ma soprattutto la sua filosofia, dettata dall’amore per l’amore, siano ancora oggi una lezione senza tempo di grande ispirazione. Si viene quindi a delineare un dialogo immaginario, un confronto tra due uomini entrambi amanti della poesia e della parola, che hanno messo la loro vita, in due epoche completamente differenti, al servizio totale dell’espressione artistica.

“Vita di un uomo – Giuseppe Ungaretti” è la storia di Massimo, artista di teatro, che si ritrova in una profonda crisi esistenziale e creativa. Il suo amico e poeta Davide Rondoni, però, gli indica la strada: “Devi ritrovare la poesia. Solo la poesia può restituirti l’ispirazione”. Ed è quando Massimo ascolta casualmente delle parole di Giuseppe Ungaretti che le cose iniziano a cambiare. Ricorda quanto quel poeta sia stato significativo nell’arco del suo percorso umano e artistico. Così, dalla sua infanzia fino all’età adulta, Massimo Popolizio andrà alla ricerca dell’essenza di quella vitalità ungarettiana, del potente messaggio d’amore che essa emana, fino a ritrovare – grazie alla guida di Davide Rondoni – non solo l’élan vital che sembrava aver smarrito, ma anche l’ispirazione per la sua nuova messa in scena teatrale.

E in questa indagine a ritroso, l’io narrante di Popolizio si addentrerà nei suoi personali ricordi e ripercorrerà quei momenti in cui ha incontrato i versi e la figura di Ungaretti nel corso della sua vita. Da quando bambino guardava con sua madre la tv, dove il poeta introduceva lo sceneggiato dell’Odissea, fino allo studio a scuola delle sue poesie più note, per concludersi con una gita scolastica nelle trincee del Friuli, in cui il Maestro ha combattuto durante la Prima Guerra Mondiale. Filo conduttore in questo viaggio nel passato e nella Storia, la musa Ispiratrice di Massimo Popolizio – con il volto di Gaja Masciale – che interpreta nelle varie fasi della vita di Popolizio, la madre, la giovane maestra, il primo amore e l’attrice che fa il provino per il suo nuovo spettacolo. Un’unica figura, a rappresentare il femminile e l’amore per l’amore, due ispirazioni che hanno mosso per tutta la vita Giuseppe Ungaretti e lo stesso Massimo.

Al viaggio nei ricordi della giovinezza di Massimo Popolizio, si alternerà anche l’esplorazione della biografia di Ungaretti, la cui esistenza è stata sempre pervasa da un sentimento d’amore e di vitalità, che porteranno Massimo a ritrovare l’essenza della poesia. La scoperta dell’epistolario sentimentale che legava il poeta alla giovane Bruna Bianco sarà per Massimo l’ennesimo stimolo a una riflessione più profonda sull’amore, sulla vitalità, sull’arte. Forte dell’ispirazione data dalla lezione di Ungaretti, Massimo ha finalmente ritrovato sé stesso e può mettere in scena il suo spettacolo, che vede sul palco del Teatro di Jesi Umberto Orsini leggere una delle lettere del poeta.

La ricostruzione documentaristica, che intervalla il suggestivo viaggio nella vita personale di Massimo, si avvale di immagini e video di repertorio e interviste a testimoni illustri tra cui Bruna Bianco, Enrica Bonaccorti, Nicola Bultrini, Davide Rondoni, Sarah Stride e Iva Zanicchi, che regaleranno agli spettatori uno sguardo inedito sul poeta ermetico, attraverso aneddoti, frammenti di vita, ricordi e approfondimenti di chi ha avuto l’immensa fortuna di condividere momenti indimenticabili con Giuseppe Ungaretti.

La vita del Maestro verrà ripercorsa dagli anni dell’infanzia ad Alessandria d’Egitto, dalla giovinezza a Parigi, in cui ribolle il fermento artistico e culturale dell’epoca, all’esperienza sul fronte della Prima Guerra Mondiale in trincea, che tanto lo segnò, fino alla vita pubblica del secondo dopoguerra e a quella privata con i suoi amori quali Jeanne Dupoix e Bruna Bianco.

Il docu-film è realizzato il contributo di Ministero della Cultura Direzione generale Cinema e Audiovisivo, di Regione Marche – PR FESR 2021-2027, Fondazione Marche Cultura e Marche Film Commission, e di Friuli Venezia Giulia Film Commission – PromoTurismoFVG e con il sostegno della Camera di Commercio della Venezia Giulia Trieste Gorizia – Fondo Gorizia.

Confindustria: l’economia italiana è quasi ferma, dal Pnrr l’unica spinta per il Pil

Roma, 26 gen. (askanews) – L’economia italiana è “quasi ferma”, mentre è “debole” nell’Eurozona. L’industria resta “volatile”, gli investimenti del Pnrr “sono l’unica spinta per il Pil”. E’ il quadro delineato dal centro studi di Confindustria (Csc) nella congiuntura flash. “Il prezzo del petrolio non scende più – dice il Csc – il dollaro debole compromette l’export. I casi di Venezuela e Groenlandia alimentano l’incertezza che in Italia spinge le famiglie a risparmiare frenando i consumi. In positivo agisce l’ultima accelerazione sul Pnrr, la riduzione dei tassi sovrani, la risalita del credito”.

Risalgono i prezzi di petrolio e gas, segnala il centro studi di Confindustria. Si inverte a inizio 2026 il trend al ribasso del prezzo del petrolio: 65 dollari al barile medi a gennaio (picco a 69), da 63 a dicembre. La ragione è l’attacco Usa in Venezuela, un produttore marginale (meno dell’1% del greggio mondiale), ma con le maggiori riserve al mondo. Anche il prezzo del gas non scende più (33 euro/MWh, da 28), su livelli più che doppi rispetto al 2019. Tassi sono in calo, spread più stretti. A gennaio il rendimento dei Btp cala di poco e finisce sotto a quello dei titoli francesi: 3,45% in media in Italia (da 3,50%), 3,47% in Francia (da 3,49%); sebbene ancora sopra a quelli spagnoli (3,21%). Continua a salire piano piano il rendimento del Bund in Germania, (2,97%, da 2,95%) e quindi gli spread si restringono: Spagna +24 punti base, Italia +48, Francia +50.

L’inflazione è moderata (+1,9% a dicembre nell’Eurozona, +1,2% in Italia) e i tassi Bce sono attesi fermi (2,00%). I mercati, per la seduta di fine gennaio, si aspettano una pausa della Fed, dopo tre tagli dei tassi USA (3,75% a dicembre): l’attesa di altri due tagli è slittata tra giugno e dicembre 2026. Il dollaro resta molto svalutato sull’euro: 1,17 a gennaio (+13% in un anno).

Alcuni indicatori confermano la fase positiva degli investimenti in impianti macchinari e in costruzioni nel quarto trimestre: il valore dei contratti di leasing (fonte Assilea) è aumentato del 15,2% annuo per l’acquisto di beni strumentali, del 15,7% per le costruzioni. Anche il credito bancario cresce, sebbene il costo per le imprese italiane non scenda più (3,52% a novembre, sui livelli di luglio). A dicembre, però, si è ridotta la fiducia delle imprese di beni strumentali e di costruzioni.

I dati del terzo trimestre sul reddito totale delle famiglie sono incoraggianti (+1,8%). Tuttavia, la propensione al risparmio, causa incertezza, fa un balzo da record (11,4% da 9,9%), tenendo a freno i consumi, che crescono solo di +0,1%. A novembre le vendite al dettaglio sono aumentate (+0,6% in volume) e a dicembre sono cresciuti anche gli acquisti di auto. Il numero di occupati, nonostante la lieve riduzione nell’ultimo mese, resta su un trend di espansione.

L’export italiano di beni ha registrato una crescita marginale a novembre (+0,2% a prezzi costanti), dopo il crollo in ottobre (-3,1%). Tra le destinazioni: resta debole la Germania, rallenta la Francia, cadono UK e Turchia, virano in negativo anche gli USA; positivi invece alcuni mercati Ue (Spagna, Belgio, Austria) e asiatici (India, Giappone). Negative le prospettive a fine anno, secondo gli ordini manifatturieri esteri, a causa di tensioni e incertezza che frenano le filiere internazionali.

Inoltre, “le tensioni gonfiano l’oro, non fermano la Borsa”: è quanto segnala il centro studi di Confindustria (Csc) nella congiuntura flash. Il prezzo dell’oro è “ai massimi”. L’oro, spiega il Csc, “tipicamente registra rialzi marcati nei momenti di crisi economica, rappresentando il bene rifugio per eccellenza perché considerato asset privo di rischio”.

Fino ad aprile 2025 sulla scia degli annunci di dazi e poi da agosto con l’aggravarsi delle tensioni internazionali “il prezzo è salito rapidamente, superando i 4.000 dollari l’oncia nei mesi finali e toccando un picco di 4.700 dollari a gennaio 2026 – prosegue il Csc – lo stesso è già avvenuto a cavallo di choc recenti, pur su valori meno elevati: durante la pandemia nel 2020 l’oro ha sfiorato i 2.000 dollari; nel 2022-2023, con la guerra in Ucraina, i prezzi sono risaliti poco oltre quei livelli”.

Gas, Consiglio Ue approva stop definitivo importazioni dalla Russia

Roma, 26 gen. (askanews) – Il Consiglio dell’Unione europea ha varato il via libera definitivo alla completa messa al bando delle importazioni di gas naturale dalla Russia. Il dispositivo prevede uno stop completo delle importazioni di gas naturale liquefatto (Gnl) dall’inizio del 2027 e lo stop a quello che giunge tramite gasdotti dall’autunno del prossimo anno.

Secondo quanto riporta un comunicato, prima di autorizzare ingressi di gas naturale nella Ue, i paesi dell’Unione saranno tenuti a verificare il paese in cui è stato prodotto.

Cinema, "Buen Camino" con Checco Zalone domina ancora il box office

Roma, 26 gen. (askanews) – Alla sua quinta settimana di programmazione, “Buen Camino” conferma la forza del sodalizio tra Checco Zalone e il regista Gennaro Nunziante. Il film ha mantenuto la prima posizione per tutto il weekend, nella sola giornata di ieri, domenica, ha incassato 890.749 di euro totalizzando 2.202.373 di euro con 273.745 presenze.

Il continuo riscontro di pubblico di “Buen Camino” ha portato la coppia a 9.142.643 presenze nei cinema, a testimonianza di una sintonia artistica che, a dieci anni dall’ultima collaborazione, continua a coinvolgere le sale di tutta Italia in modo trasversale e costante.

Il film prodotto da Indiana Production con Medusa Film e in collaborazione con MZL e distribuito da Medusa Film, ad oggi ha raggiunto un incasso record per il cinema italiano di 73.404.661 di euro.

“Buen Camino” è prodotto da Marco Cohen, Benedetto Habib, Fabrizio Donvito, Daniel Campos Pavoncelli ed è una produzione Indiana Production con Medusa Film in collaborazione con MZL e in collaborazione con Netflix realizzata da Indiana Production, una società Vuelta.

Tennis, Sinner vince il derby con Darderi: è ai quarti degli AO

Roma, 26 gen. (askanews) – Jannik Sinner vince il derby con Luciano Darderi e torna ai quarti di finale degli Australian Open. 6-1, 6-3, 7-6 i parziali per il due volte campione in due ore e 9 di partita. Un match dominato nei primi due set, mentre nel 3° complice anche un rivale più in palla e qualche segnale di stanchezza, Jannik ha dovuto ricorrere al tie-break, vinto 7-2 con sette punti in fila. Per Sinner è il 4° quarto di finale a Melbourne, il 14° a livello Slam. Attende mercoledì uno tra Shelton e Ruud

Tennis, Sinner: "Partita difficile, ai quarti sarà diverso"

Roma, 26 gen. (askanews) – “E’ stato molto difficile giocare con lui, siamo amici e questo ha complicato le cose. Ho avuto le mie opportunità aanche nel terzo set, ma lui ha giocato bene”. Così Jannik Sinner dopo il successo su Luciano Darderi che gli è valso l’accesso qi quarti di finale del torneo di Melbourne. “Abbiamo cambiato qualcosa nel servizio – continua – c’è ancora spazio per migliorare ma sono soddisfatto di come sto servendo, è un colpo stabile. Sto cercando di venire più spesso a rete ed essere meno prevedibile e ci sto riuscendo. Shelton o Ruud? Li conosco bene, sono migliorati nel loro aspetto del gioco. Sarà una partita diversa. Ora devo recuperare, qui le partite possono essere lunghe e fisiche. Sono felice di essere di nuovo nei quarti”

Vertice della Protezione civile sulla frana di Niscemi. Ancora maltempo sull’Italia, con pioggia e neve

Roma, 26 gen. (askanews) – Il Dipartimento della Protezione Civile continua a seguire gli effetti dell’ondata di maltempo che ha interessato nei giorni scorsi alcune regioni del Sud Italia.

In particolare, il Capo Dipartimento Fabio Ciciliano presiede dalla sala unità di crisi del Dipartimento un punto di situazione, con il Centro Operativo Comunale di Niscemi e la Prefettura di Caltanissetta, in relazione all’importante frana che si è verificata nel comune, causando la chiusura di alcune strade e l’evacuazione di circa 1000 persone.

Tutte le operazioni sono supportate da un team del Dipartimento della Protezione Civile che ha raggiunto il comune siciliano nella giornata di ieri. Ma l’Italia continua a restare in una fase di spiccato maltempo. Una serie di perturbazioni atlantiche continuerà a dare vita a vortici sul Mediterraneo, portando la neve fino a bassa quota al Nord-Ovest e piogge abbondanti sul versante tirrenico ma non solo. Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it, conferma che la nuova settimana si aprirà sotto il segno di una configurazione meteorologica estremamente dinamica, identica a quella dei giorni passati. Non si tratta di un’ondata di freddo polare o di gelo siberiano sebbene sia prevista la neve a quote relativamente basse, ma del ritorno di quella che, fino a qualche decennio fa, era la “normale” dinamicità dell’inverno europeo: il flusso atlantico.

L’Italia continuerà a rimanere il bersaglio di continui impulsi umidi e instabili che, entrando nel Mediterraneo, scaveranno minimi di pressione capaci di generare ondate di maltempo a ripetizione. Il primo vero affondo è atteso tra martedì e mercoledì. Grazie alla persistenza di un “cuscinetto freddo” nei bassi strati della Pianura Padana, la neve tornerà a cadere a quote molto basse nel settore di Nord-Ovest. Cuneo è pronta a imbiancarsi, ma i fiocchi sono attesi anche su Torino, Alessandria, Biella e Varese. Il resto del Nord-Est, la Liguria, le regioni tirreniche e buona parte del Sud saranno interessati invece da piogge abbondanti.

Dopo il passaggio del primo fronte, la seconda metà della settimana vedrà una timida e breve pausa. Tuttavia, non ci sarà stabilità assoluta: mentre al Centro-Nord il cielo proverà a schiarirsi, il Sud sarà ancora interessato da piovaschi residui. Protagonista assoluto di questa fase sarà il vento di Maestrale, che soffierà con forza sui mari occidentali e sulla Sardegna, contribuendo a pulire l’aria ma mantenendo il clima vivace su tutto lo stivale.

La quiete durerà poco. Per il weekend è già confermato l’arrivo di un altro fronte perturbato molto simile al primo. Questo nuovo impulso porterà altre piogge e nevicate a quote basse, concentrate ancora una volta al Nord-Ovest. Ottime notizie per il comparto alpino ma soprattutto per le Dolomiti: dopo un periodo di relativa carenza, la neve fresca tornerà a coprire le montagne, provando a garantire condizioni ottimali in vista dei prossimi Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026.

Mentre l’Europa vive un inverno “atlantico” fatto di pioggia, vento e neve umida, un’ondata di gelo estremo è in atto sul Nord America: a New York e in gran parte della East Coast le temperature sono crollate fino a -10 / -15°C, in un evento di gelo severo destinato a durare oltre una settimana. La neve invece sta paralizzando tutti gli stati centro-orientali degli USA. Un contrasto che sottolinea quanto le correnti oceaniche stiano attualmente proteggendo il nostro continente dai rigori più estremi del polo.

Pd, Delrio: da un anno non si riunisce Direzione, unanimismo non è unità

Roma, 26 gen. (askanews) – “Ormai è un anno che non si riunisce una Direzione politica. Non è poco tempo e a me, personalmente, manca quello spazio di confronto” perchè “sarebbe un errore confondere l’unanimismo con l’unità”. Lo afferma Graziano Delrio, senatore del Pd ed ex ministro, osservando che “l’obiettivo non è indebolire Schlein ma esprimere le nostre opinioni, anche se danno fastidio”.

Sull’antisemitismo ma anche sulla politica estera “penso che la nostra posizione debba essere molto più chiara e netta e che possiamo alzare di più la voce, anche con gli alleati – sottolinea Delrio -. Tenere unita la coalizione che peraltro per Conte non c’è, è giusto, ma non possiamo rischiare di venire percepiti incerti in politica estera. Siamo un partito di governo”.

Cina, il vice di Xi nella Commissione militare accusato di aver venduto informazioni agli Usa sul nucleare

Roma, 26 gen. (askanews) – Il ministero della difesa cinese ha confermato che il generale Zhang Youxia, uno dei più alti ufficiali delle forze armate e stretto alleato del presidente Xi Jinping, è sotto indagine nell’ambito della vasta campagna anticorruzione che negli ultimi mesi ha colpito i vertici militari del Paese.

Zhang ricopre la carica di vicepresidente della Commissione militare centrale, l’organo supremo di comando delle forze armate, ed è considerato da anni il principale referente militare di Xi. Secondo l’annuncio diffuso sabato dal ministero, Zhang e Liu Zhenli, altro altissimo ufficiale della difesa cinese, sono indagati per presunte gravi violazioni della disciplina, una formula con la quale solitamente si allude a corruzione.

Il Wall Street Journal ha riferito che Zhang sarebbe accusato di aver fatto trapelare informazioni sul programma nucleare cinese agli Stati Uniti e di aver accettato tangenti in cambio di atti ufficiali, tra cui la promozione di un ufficiale al ruolo di ministro della difesa, citando persone informate su un briefing di alto livello sulle accuse.

Membro del politburo del Partito comunista, Zhang è uno dei pochi alti ufficiali ancora in servizio con esperienza diretta di combattimento.

L’esercito è stato uno dei principali obiettivi della campagna anticorruzione avviata da Xi nel 2012, che ha raggiunto i livelli più elevati nel 2023 con l’inchiesta sulla Forza missilistica dell’Esercito popolare di liberazione.

La possibile rimozione di Zhang rappresenterebbe il secondo caso di un generale in carica nella Commissione militare centrale estromesso dai vertici dai tempi della Rivoluzione culturale del 1966-1976. Il generale non appare in pubblico dal 20 novembre scorso, quando aveva incontrato a Mosca il ministro della difesa russo. Diplomatici stranieri e analisti della sicurezza seguono con attenzione l’evoluzione della vicenda, alla luce della sua vicinanza a Xi e del ruolo centrale della commissione nella catena di comando e nella modernizzazione militare cinese.

Zhang è il secondo vice presidente della Commissione militare centrale caduto in disgrazia negli ultimi mesi. L’ex vice presidente He Weidong è stato espulso dal partito e dall’esercito nell’ottobre scorso per corruzione ed è stato sostituito da Zhang Shengmin. Nell’ottobre 2025 otto generali di alto rango sono stati espulsi dal Partito comunista con accuse di corruzione, tra cui lo stesso He Weidong, mentre due ex ministri della difesa sono stati allontanati negli ultimi anni. Secondo diverse analisi, la campagna sta rallentando l’acquisizione di armamenti avanzati e incidendo sui ricavi di alcune delle principali aziende della difesa cinese.

"Effetto boomerang" per l’Italia da tassa su piccoli pacchi extra Ue (FT)

Roma, 26 gen. (askanews) – “L’effetto boomerang” per l’Italia della tassa sui piccoli pacchi e sulle merci di valore ridotto provenienti da paesi extra Ue, prevalentemente la Cina, finisce sul Financial Times. A lanciare di nuovo l’allarme è Valentina Menin, direttore generale industria per Assaeroporti: “l’intero settore della logistica italiano sta perdendo affari”, dice.

L’Italia ha anticipato una misura che l’intera Unione europea ha deciso ma la cui decorrenza non è ancora scattata a livello comunitario. L’Italia, come era previsto possibile nella stessa misura Ue, ha deciso di anticiparla con la manovra di Bilancio 2026, il risultato pratico però è che molte delle merci che ricadono in questa categoria, che prima giungevano presso gli scali aeroportuali italiani, vengono dirottate in altri paesi della Ue e poi, grazie alle regole di Schengen, vengono inviate in Italia tramite camion senza pagare la suddetta tassa.

Il FT titola che la misura si sta ritorcendo contro l’Italia. E così la pensa anche Andrea Cappa, direttore generale di Confetra, associaizone che rappresenta circa 60.000 aziende italiane della logistica e delle spedizioni. “I beni continuano a arrivare tramite camion, senza pagare la tassa ma causando maggiore inquinamento e il dirottamento dei traffici su altri Paesi. Se non si trova un rimedio – dice al FT – la situazione può solo peggiorare”.

La luce, la forma e la materia: Cezanne alla Fondazione Beyeler

Basilea, 26 gen. (askanews) – Paul Cezanne è uno di quegli artisti che hanno segnato un cambio di paradigma: nel mondo dell’arte che usciva dalla stagione impressionista ha saputo riportare la materia nella pittura, aprendo la strada alle avanguardie che sarebbero venute dopo di lui, da Picasso a Bacon, fino ad Anselm Kiefer. E alla stagione della maturità di Cezanne è dedicata una mostra importante alla Fondazione Beyeler di Basilea, che raccoglie 58 dipinti e 21 acquarelli del pittore francese.

“La metà delle opere esposte – ha detto ad askanews il direttore del museo, Sam Keller – provengono da collezioni private, il che significa che normalmente non sono visibili al pubblico. E qui abbiamo anche nove versioni della montagna Sainte-Victoire, che era uno dei suoi panorami preferiti e che ha dipinto molte volte da diverse prospettive. Quindi possiamo imparare sempre qualcosa su Cezanne, ma soprattutto possiamo meditare su un’arte potente e avvicinarci a un artista che Picasso ha chiamato ‘il padre di tutti noi’, il padre degli artisti moderni”.

La mostra, che presenta anche pezzi provenienti da grandi musei come il MoMA e il Metropolitan di New York, il Musée d’Orsay di Parigi o la Tate di Londra, raccoglie alcuni capolavori come “I giocatori di carte”, in due diverse versioni, o una serie di nature morte che hanno dentro tutta la profondità della pittura di Cezanne, capace di diventare quasi scultorea.

“L’aspetto particolare di questa mostra – ha aggiunto Keller – è che presenta opere importanti e non in ordine cronologico, ma tematico. C’è una sala dedicata ai ritratti, una ai bagnanti, una con meravigliose nature morte. E così si possono fare dei confronti, si può avere una visione comparativa. Lo diciamo sempre, non è solo il tema di ciò che Cezanne dipinge, ma il modo in cui lo dipinge”.

Quello che resta, al termine della visita, è la sensazione di avere visto e vissuto un corpus di opere notevole di un artista che ha saputo pensare la forma e la luce, così come l’idea di pittura, in modo diverso e processuale.

Calcio, tutti i risultati di serie A. Milan a -5 dall’Inter, Roma terza

Roma, 26 gen. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Roma-Milan 1-1

Ventiduesima giornata: Inter-Pisa 6-2, Como-Torino 6-0, Fiorentina-Cagliari 1-2, Lecce-Lazio 0-0, Sassuolo-Cremonese 1-0, Atalanta-Parma 4-0, Genoa-Bologna 3-2, Juventus-Napoli 3-0, Roma-Milan 1-1, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Classifica: Inter 52, Milan 47, Napoli, Roma 43, Juventus 42, Como 40, Atalanta 35, Bologna 30, Lazio 29, Sassuolo e Udinese 26, Cagliari 25, Torino, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventitreesima giornata: Venerdì 30 gennaio ore 20.45 Lazio-Genoa, sabato 31 gennaio ore 15 Pisa-Sassuolo, ore 18 Napoli-Fiorentina, ore 20.45 Cagliari-Verona, domenica 1 febbraio ore 12.30 Torino-Lecce, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Roma-Milan 1-1, Allegri: "Pensiamo alla Champions"

Roma, 26 gen. (askanews) – Roma e Milan si fermano sull’1-1 all’Olimpico in una partita che racconta due tempi diversi e due stati d’animo opposti. È il primo pareggio stagionale per la Roma di Gasperini, che con questo punto aggancia il Napoli al terzo posto, mentre il Milan non riesce a sfruttare il ko della squadra di Conte e scivola a -5 dall’Inter, perdendo un’occasione pesante nella corsa in alto.

La gara nasce e cresce nel segno della Roma. Nel primo tempo i giallorossi dominano per intensità, aggressività e capacità di schiacciare il Milan nella propria metà campo. Malen è il terminale più pericoloso: attacca la profondità, calcia, costringe Maignan a più di un intervento decisivo. Il Milan soffre, perde ordine, fatica a uscire pulito e si affida a giocate verticali spesso isolate. È una Roma feroce, organizzata, che però paga l’unica vera colpa della sua serata: non concretizzare.

La ripresa cambia spartito. Il Milan rientra con più equilibrio e colpisce nel momento migliore: De Winter sfrutta una situazione favorevole e firma il vantaggio rossonero, gelando l’Olimpico e ribaltando l’inerzia emotiva del match. Per la Roma è una doccia fredda, resa ancora più amara dall’infortunio di Koné, costretto a uscire per un problema al flessore della coscia destra.

Il pareggio arriva dal dischetto, con Pellegrini freddo e preciso nel trasformare il rigore che rimette la partita in equilibrio. È l’1-1 definitivo, un risultato che fotografa una gara intensa ma incompiuta per entrambe.

Massimiliano Allegri analizza con lucidità il punto conquistato: “Siamo partiti bene nei primi 7-8 minuti, poi abbiamo perso una palla in uscita e loro sono micidiali. Nel secondo tempo è stata un’altra gara, abbiamo fatto gol e sembravamo in controllo, poi c’è stato l’episodio del rigore”. Per l’allenatore rossonero il bilancio resta positivo: “Abbiamo mantenuto la Roma a quattro punti con lo scontro diretto a favore e guadagnato un punto sul Napoli”.

Allegri guarda anche al percorso: “Dobbiamo migliorare qualità dei passaggi e velocità di pensiero. Quando c’è pressione bisogna stare sereni. Nel secondo tempo la gara l’avevamo incanalata bene”. E sull’Inter a +5 è chiaro: “L’obiettivo del Milan è entrare nelle prime quattro. L’ambizione è giusta, ma la realtà è questa”.

Di tutt’altro tenore il sorriso di Gian Piero Gasperini, soddisfatto soprattutto della prestazione: “Nel primo tempo ci è riuscito molto di ciò che volevamo fare. È mancato solo il gol, Maignan è stato bravo e il Milan ha difeso con i denti”. Il tecnico sottolinea il percorso della sua Roma: “Essere terzi con una squadra ricostruita è un grande risultato. Abbiamo la sensazione di poter crescere ancora”.

L’unica nota stonata è l’infortunio di Koné: “Si è fatto male in maniera evidente, vedremo l’entità del problema”. Ma il messaggio finale è chiaro: “Usciamo da questa partita con tanta fiducia. Per come si era messa, perdere sarebbe stata una beffa”.

Un pareggio che pesa più in classifica per la Roma e più in prospettiva per il Milan. E che lascia la sensazione, per entrambi, di aver avuto qualcosa in mano senza riuscire a tenerlo fino in fondo.

Auschwitz, oltre l’aritmetica

La trappola delle percentuali

A conferma dell’attualità della tragedia di Auschwitz e di tutti i lager e i gulag di questo globo sempre più piccolo vi è un equivoco che, appunto, può esser drammatico: quello sulle “minoranze”. Gli ebrei, anche dove la loro presenza era (o è) robusta, in Europa erano (sono) una minoranza. Si tratta, in percentuale, di numeri relativamente piccoli, non di rado minuscoli. Eppure, con la Shoah, ne sono stati barbaramente uccisi milioni, comprese bambine e bambini. E altre centinaia di migliaia di persone – dai pazienti psichiatrici agli omosessuali, dai nomadi ai Testimoni di Geova, e altri/e ancora – ne hanno condiviso la sorte, partecipando della loro morte.

Democrazia e rispetto del singolo

“Minoranze”, dunque; piccoli numeri, divenuti tuttavia grandi numeri. Attenzione, insomma, alla logica bugiarda delle percentuali. La democrazia si fonda sì sul “calcolo” della maggioranza; nello stesso tempo, però, si basa sul rispetto delle minoranze, di quelle consistenti e di quelle minime. Sul rispetto del “particolare”, di ogni singolo individuo. I due fattori hanno pari importanza.

Il silenzio dei pochi

Il pensatore alsaziano ed ebreo André Neher (1914-1988), al cui capolavoro L’esilio della parola. Dal silenzio biblico al silenzio di Auschwitz ho dedicato un volumetto, oltre al silenzio dei campi di sterminio e, per chi crede, al silenzio di Dio, evocava il silenzio dei pochi che vedevano, sapevano e tacevano. Pochi, ma non per questo estranei al genocidio.

Memoria come criterio politico

Occorre, in definitiva, grande cautela nell’adottare criteri aritmetici superficiali rispetto ai fenomeni sociali, politici, storici e, in generale, umani. Averne sempre Memoria è decisivo.

Australian Open, Musetti batte Fritz e vola ai quarti: "Sono molto orgoglioso di me stesso"

Roma, 26 gen. (askanews) – Per la prima volta in carriera Lorenzo Musetti è ai quarti di finale degli Australian Open. L’azzurro è tra i migliori otto a Melbourne Park grazie alla netta vittoria su Taylor Fritz: 6-2, 7-5, 6-4 in poco più di due ore di gioco. La partita perfetta di Lorenzo, magistrale nella lettura tattica dell’incontro: tante variazioni, poco ritmo concesso all’avversario e un servizio efficace nei momenti chiave. Musetti non ha commesso sbavature, ha dominato il primo parziale e poi risolto i due successivi set più equilibrati. Al quarto di finale Slam numero 4, Musetti diventa il terzo italiano di sempre a raggiungere i quarti in tutti i major. Adesso lo attende Novak Djokovic: appuntamento mercoledì sulla Rod Laver Arena.

“Sono molto orgoglioso di me stesso. Conosco molto bene Fritz, abbiamo già avuto tante battaglie tra noi e l’ultima volta, a Torino, aveva vinto lui”. Così Lorenzo Musetti dopo il successo su Taylor Fritz che gli è valso l’accesso ai quarti di finale degli Australian Open. “Sono arrivato qui con una mentalità diversa – le sue parole – oggi il mio servizio ha funzionato molto bene, credo di aver fatto una delle mie migliori performance a livello di ace della mia carriera, sono molto molto felice. L’anno scorso avevo finito molto tardi la stagione e l’obiettivo era ricominciare alla grande il 2026. Non avevo mai superato la prima settimana qui a Melbourne: aver raggiunto la finale a Hong Kong, il titolo in doppio, i quarti qui… è davvero un sogno. In Italia è abbastanza presto, non è facile svegliarsi così presto spesso. Siamo stati sfortunati fuori dal campo, visto che Tartarini e Fiorucci sono dovuti tornare in Italia per ragioni personali, però so che loro sono qui con il cuore. È difficile anche parlare, perché quando la vita reale bussa alla porta è sempre sorprendente. Mi sento più maturo in campo, forse sto giocando meglio anche per loro. Voglio continuare a giocare così”. Musetti tornerà in campo mercoledì per il quarto di finale contro Novak Djokovic: “Abbiamo già giocato tante volte io e Novak e ogni volta per me è una lezione – ha detto l’azzurro – È un grande onore condividere il campo con lui, ogni volta lascio il campo con qualcosa in più. Soltanto una volta l’ho battuto, ma erano condizioni diverse e giocatori diversi. So che non sarà stanco, visto che oggi non ha giocato, ma spero che il ritmo che ho adesso mi porti fortuna per la prossima partita e mi aiuti a spingerlo al suo massimo”.

Campo degasperiano: se non ora, quando?

Con l’approssimarsi della fine del primo mese del nuovo anno, tentiamo un bilancio, ancora a cavallo tra 2025 e 2026, da una prospettiva popolare. Partiamo da tre antefatti e una precondizione determinante.

Tre antefatti e una precondizione

Primo antefatto: lo scorso 10 ottobre 2025 Calenda e Marattin hanno presentato 10 proposte congiunte per la Legge di Bilancio, annunciando la volontà di costruzione di un polo liberale, riformista e popolare, fuori dal bipopulismo all’italiana.

Secondo antefatto: il dibattito sul centro ha “un elefante nella stanza”. La pregiudiziale è che, essendoci stata in quella posizione la DC, non potendosi “rifare la DC”, non può esistere il centro politico.

Il falso storico sul centro politico

In realtà, se esiste “un popolo”, e cioè chi guarda a dei valori e a delle idee (promemoria: Terzo Polo all’8% nel 2022), ed esiste un gruppo che organizza l’offerta politica, allora la questione cambia radicalmente.

L’obiezione secondo cui, essendo esistita la DC, oggi non può esistere un centro politico è un falso storico. Nessuno propone un’“operazione nostalgia”, ma una cultura politica non scompare nel nulla perché un partito che l’ha incarnata non esiste più. Soprattutto se ricorrono le due precondizioni poc’anzi citate: l’esistenza di un popolo (consenso nel Paese) e di un’organizzazione (partito) con un’offerta politica.

L’esperienza campana: un segnale da leggere

Terzo antefatto: alle scorse Regionali di fine novembre in Campania, un movimento di matrice cattolica, PER (Per le Persone e le Comunità), con il contributo di un altro movimento d’area, “Insieme”, ha preso posizione fuori dai poli. Una scelta audace che va sostenuta, riportando un buon risultato, seppure sensibilmente inferiore alle Regionali del 2020.

È facile pensare che abbia prevalso la polarizzazione dell’elettorato. Ma siamo sicuri sia così? In un contesto regionale dove l’affluenza si è fermata al 44,10%, risultando quindi un voto che possiamo definire di “apparati” (il plurale è d’obbligo), non appare il voto d’opinione il problema – e quindi la polarizzazione – bensì un radicamento ancora parziale nel territorio, forse qualche sbavatura comunicativa, e lo stesso fatto che il voto sia stato prevalentemente d’apparato.

I Popolari davanti al bivio

I Popolari, cosa possono fare in questo scenario? Le alternative sono quelle che ci si presentano da un po’ ormai: contare poco nei due poli, destra-centro e campo largo, oppure provare a ritessere un polo popolare, liberale e riformista, contribuendo a una formula che potremmo definire “campo degasperiano”.

Il centro come forza riformatrice

C’è una importante precondizione su questo fatto politico. Come l’on. Giuseppe Gargani spesso ci ricorda, citando Moro, “il centro o è riformatore, o non è”. Viceversa, potrebbe risultare repulsivo per gli elettori, rischiando l’immagine del cane da guardia delle élite.

Da qui la necessità di un’agenda riformatrice chiara.

Sanità, lavoro, territori: i nodi dell’agenda

La sanità resta il primo banco di prova: senza risorse adeguate per i LEA (livelli essenziali di assistenza) e senza una governance efficace ed efficiente, ogni discussione sull’autonomia rischia di produrre diseguaglianze.

Su economia e lavoro, il tempo della compressione salariale come fattore competitivo è finito: robotizzazione e intelligenza artificiale impongono risposte politiche, non slogan.

Come da lezione sturziana, sul territorio il principio di sussidiarietà va tradotto in riforme concrete degli enti locali, partendo dal ritorno alle Province come enti elettivi e superando tanto il centralismo quanto le derive iper-federaliste, affrontando senza dogmi il tema dei servizi pubblici. Come diceva Ciriaco De Mita, ciò che conta è la garanzia dei diritti alla persona, non l’ideologia del modello gestionale.

L’Europa come vero spartiacque

Infine, la politica estera segna il vero discrimine. O il ritorno a un mondo di imperi e zone d’influenza, o il rilancio di un ordine multilaterale fondato sul diritto. In questa prospettiva, l’Europa non può più rinviare il salto verso una reale integrazione politica, approdando a uno Stato federale e dotandosi di una politica estera e di difesa comuni.

È arrivata l’ora di recuperare lo spirito delle origini, ritornando a essere Comunità, ma superando l’approccio gradualista che già Schuman enunciava nella Dichiarazione del 1950:

“[…] l’Europa sorgerà da realizzazioni concrete, che creino anzitutto una solidarietà di fatto”.

Abbiamo bisogno di una nuova, vera e propria (coraggiosa) fase costituente europea.

È giunto il momento

Un “campo degasperiano” non nasce per sommatoria elettorale, ma per chiarezza di visione. I Popolari possono svolgere un ruolo importante, dialogando con liberali e riformisti senza ambiguità. Fuori da questo orizzonte restano sovranismi, massimalismi e populismi di ogni segno.

Se non ora, quando?

 

Giuseppe Vecchione

Coordinatore provinciale Avellino

Tempi Nuovi – Popolari Uniti

Popolari, protagonisti o gregari?

Ci sono delle fasi nella politica dove è richiesta anche e soprattutto la categoria del coraggio. Certo, il “coraggio non si dà per decreto”. Come, del resto, neanche il carisma. O c’è o non c’è.

Ma questo riguarda prevalentemente il singolo o un singolo. Quando, invece, in gioco c’è il destino di una cultura, di una tradizione o, meglio ancora, di un pensiero, è di tutta evidenza che la posta in gioco cambia e diventa collettiva. E, nello specifico, è proprio il caso della presenza dei Popolari nella politica italiana.

Una storia nota, una domanda ancora aperta

Ora, è del tutto inutile, nonché improduttivo, ricordare seppur brevemente la storia dei Popolari dalla fine della Dc, avvenuta nel lontano 1993, in poi. Ovvero, ripercorrere le varie fasi che hanno scandito concretamente il percorso e il cammino dei Popolari nella vita politica italiana. La conosciamo tutti ed è, appunto, inutile soffermarsi.

Quello che, invece, merita di essere approfondito, è come pensiamo di essere ancora presenti nell’agone pubblico del nostro Paese.

Protagonisti o spettatori della politica

E cioè, si vuole ancora giocare una partita da protagonisti e quindi da titolari, o si accetta definitivamente ed irreversibilmente di guardarla dalla tribuna? Accampando, quindi e di conseguenza, solo e soltanto un “diritto di tribuna”.

Detto con parole più semplici e comprensibili, si vuole essere protagonisti o si vuole restare, ben che vada, gregari? Questo è, oggi, il vero nodo da sciogliere. Un nodo innanzitutto politico. Ma anche culturale, programmatico ed organizzativo. E se non viene affrontato e in qualche modo risolto, il destino dei Popolari pare essere abbastanza segnato.

Un sistema politico che si è riorganizzato

Anche perché non possiamo non registrare che le altre aree culturali si sono bene o male riorganizzate. Non ci vuole un sondaggista per ricordare che oggi la sinistra è presente in tutte le sue multiformi espressioni: da quella radicale a quella massimalista, da quella estremista a quella populista.

La destra, come noto a tutti, è saldamente presidiata ed organizzata: dalla destra sovranista e conservatrice a quella più estremista, reazionaria e populista. Lo stesso centro, seppur malconcio e balbettante, è presente nella vita politica del nostro Paese. E dietro ad ogni categoria politica esiste, seppur in modo più o meno approssimativo – anche per il tramonto delle tradizionali scuole di pensiero – una cultura politica.

L’assenza cattolico-popolare

Ed è proprio sotto questo versante che emerge in tutta la sua complessità, e gravità, la radicale assenza del pensiero, della cultura, della tradizione e della storia cattolico-popolare e cattolico-sociale. E, di conseguenza, la sua strutturale subalternità nei pochissimi partiti in cui quella cultura tenta di lanciare qualche timido ed impercettibile segnale.

Il bivio storico

Ed è per queste ragioni, semplici ma essenziali nonché oggettive, che ormai siamo arrivati ad un bivio. Ovvero, nel momento in cui – tra alti e bassi – la politica si riorganizza e ritornano con difficoltà e timidezze le antiche e tradizionali culture politiche, riviste e fortemente riattualizzate, è legittimo chiederci e chiedere se l’area e la cultura cattolico-popolare e sociale intende proseguire a guardare la partita dagli spalti.

Perché, se così fosse, dovremmo arrivare alla triste e mesta conclusione che solo il cattolicesimo popolare e sociale sarebbe, oggi, del tutto fuori luogo e fuori tempo nella dialettica politica contemporanea.

Battere un colpo

Una conclusione che, francamente, non avrebbe alcun senso e, soprattutto, alcun fondamento. Ma per invertire la rotta tocca solo a chi si riconosce in questo nobile e storico filone di pensiero battere un colpo. Non sono certamente gli avversari storici del popolarismo di ispirazione cristiana o i ricorrenti detrattori dell’esperienza cinquantennale della Dc e dei cattolici impegnati in politica i principali sostenitori del ritorno del cattolicesimo popolare e sociale nelle dinamiche concrete della politica italiana.

Solari sul presente difficile e il futuro possibile dell’università

L’ingresso nell’enclave accademica

Una riflessione non solo sul ruolo e sulla funzione delle Università (peraltro significativamente più datate e radicate nella storia della istituzionalizzazione della cultura in Italia e nel mondo, ma in particolare in Europa, di quanto sia stata la scuola dell’obbligo, o gli apprendimenti basilari dell’alfabetizzazione popolare o la durata dei curricula fino agli studi secondari) risulta opportuna per entrare dentro questa enclave accademica: chi apre la “porta di ingresso” al visitatore curioso di capire è Luca Solari, un docente che vi insegna e si occupa di Organizzazione aziendale presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano, in quanto Presidente del Collegio Didattico del Corso di Laurea magistrale in Management of Human Resources.

Le dimensioni del sistema universitario italiano

Molto opportunamente l’autore di questo saggio – circa il valore degli studi universitari (e sull’utilità della stessa Università come istituzione) – si sofferma in esordio sulla descrizione delle dimensioni delle istituzioni universitarie italiane nel loro complesso.

I dati ufficiali del Ministero riferiti all’anno accademico 2023/2024 sono utili e significativi per comprendere le dimensioni di una realtà molto spesso frammentata e certamente connotativa di una dimensione alla fin fine persino ingombrante e significativa: si parla di 1.960.000 studenti, 113.400 docenti (compresi ricercatori e docenti a contratto) e 57.200 amministrativi e tecnici.

Le tre missioni dell’Università

Se la domanda fondamentale che ci si pone riguarda l’utilità e gli scopi degli studi universitari la descrizione epistemologica dell’insieme considera almeno tre ‘missioni’ (intese come finalità affidate alle Università): quella dell’insegnamento (che in una accezione didattica comprende logicamente l’apprendimento come suo correlato speculare specifico), quella della ricerca (mi sovviene alla memoria il primo libro ad essa dedicato, La società scientifica di Saverio Avveduto, allora Direttore Generale del Ministero Pubblica istruzione, pubblicato nel lontano 1968: rimando a quella lettura che approfondiva in modo magistrale il tema della distinzione tra ricerca pura e applicata, evidenziando per la prima volta il gap che separava le Università europee e italiane da quelle americane) e quella voluta dalla riforma Gelmini, nella legge 240 del 2010.

La “terza missione” e il ruolo dell’ANVUR

L’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca) declina la terza missione in cinque aree tematiche, a loro volta suddivise in cinque campi di azione ciascuna (per un totale di 25 campi di azione): trasferimento tecnologico, produzione e gestione dei beni pubblici, public engagement; scienze della vita e salute, sostenibilità ambientale, inclusione e contrasto alle diseguaglianze, con particolare riferimento agli obiettivi dell’Agenda ONU 2030.

Una macchina kafkiana

Questo inquadramento riassuntivo in ordine alle missioni istituzionali delle Università mette un po’ di ordine (anche se la terza ‘mission’ soffre di una ridondante parcellizzazione, dove le definizioni prevalgono sui contenuti), in quello che a vederlo dall’esterno assomiglia alla descrizione kafkiana dell’agglomerato complesso di stanze, aule, laboratori, cunicoli, stambugi in cui ciascuno esplica un compito di cui non sempre gli altri coinquilini titolari di funzioni analoghe – ma spesso solipsistiche e criptiche – sono esattamente a conoscenza.

Docenti, burocrazia e autonomia

Come spiega l’autore del saggio ciascun docente – in particolare – sembra concentrato sulla messa a punto monografica del proprio insegnamento: si comprende bene allora (per chi legge il libro) la difficoltà a far sintesi da parte del presidente di un collegio didattico o dello stesso Rettore dell’Ateneo. In ogni contesto fortemente istituzionalizzato e in ispecie nel mondo accademico universitario si percepisce la pletora ridondante della burocrazia come derivato del principio dell’autonomia, una sorta di autogenesi di uffici (secondo la cd. “legge di Parkinson”) asseritamente con finalità ordinamentali e organizzative, in realtà a far somma tra indicazioni ministeriali e modalità funzionali proprie di ciascun Ateneo o persino di ogni corso di laurea.

Un imprinting che attraversa il sistema formativo

Una presenza ingombrante, con le sue liturgie, le sue regole e le sue sovrabbondanze che finiscono per complicare le citate “missioni” specifiche anziché semplificarle. Esattamente ciò che sta accadendo qualche gradino più sotto negli ordinamenti della scuola dell’obbligo e in quella secondaria di secondo grado, tra formule, algoritmi, sigle, acronimi che finiscono per confondere significato e significante. Un imprinting caratterizzante l’insieme del sistema formativo italiano, una sua prerogativa sommativa che non può essere risolta solo aumentando le risorse a disposizione del PNRR ma che richiede maggior flessibilità, pertinenza metodologico-didattica, reale esercizio della libertà di insegnamento.

Governance, dipartimenti e didattica marginale

Dopo aver considerato il fenomeno in espansione delle università telematiche l’autore si sofferma sulle ambizioni organizzative degli atenei, sotto almeno quattro profili di considerazione: la struttura di governance, la struttura amministrativa e gestionale, la struttura dipartimentale e la struttura didattica, evidenziandone le criticità perché un palinsesto siffatto assomiglia sempre più ad una giungla istituzionale, radicata e ridondante nei suoi cascami organizzativi, in un quadro d’insieme tanto ramificato quanto centralizzato.

Rettori, direzioni e apparati

Dal Rettore al Direttore Generale, cioè dalla governance alla gestione amministrativa si percepisce una sorta di mosaico articolato di direzioni, uffici e servizi, la cui configurazione riflette le dimensioni, la storia e – soprattutto – la cultura di potere dell’ateneo. Gli stessi dipartimenti, vero punto di riferimento per i docenti, sono per lo più strutture in espansione a cui vengono delegati compiti di spartizione delle risorse comuni in cui si cerca di ottimizzare il proprio score rispetto all’algoritmo di ateneo.

La didattica come “Cenerentola”

Quanto alla struttura didattica essa dovrebbe costituire l’ubi consistam di ogni Università: in realtà è la Cenerentola che raccoglie le briciole rimaste dopo i passaggi ai piani organizzativi e gerarchici superiori. La critica dell’autore di questo intrigante saggio si sofferma fondamentalmente su questa ridondanza di apparati rispetto al fine precipuo delle Università che trova nella didattica e nella ricerca la sua ragion d’essere.

Università senza futuro?

Insomma il Prof. Solari, descrivendo le Università attuali e definendole – se permane il trend organizzativo e funzionale che le caratterizza – come istituzioni senza futuro, ritiene che se una riforma si debba auspicare essa dovrebbe vertere su due aspetti dirimenti e decisivi: quello della strutturazione degli apparati e quello degli obiettivi da perseguire. Una finalizzazione certamente ambiziosa, anche se espressa a ragion veduta da persona titolata nel merito ed esperta, ma che deve fare i conti con un’architettura consolidata nel tempo (direi nei secoli), difficile da scalfire, come una sorta di moloch inattaccabile, un fortilizio a ragion veduta inespugnabile.