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Il dopo referendum: un uso accorto del risultato

Una lezione per la destra, La misura che serve alla sinistra

Ora si dovrebbe fare un uso accorto del risultato referendario. La destra dovrebbe cercare la radice non troppo nascosta della sua sconfitta: l’eccesso di baldanza e quell’allineamento a Trump che l’italiano medio, credo, consideri un pallone gonfiato quando è in vena di minimizzare e un pericolo pubblico quando è più in ansia.

La sinistra, a sua volta, dovrebbe cantare vittoria sì, ma non troppo, e considerare che, di qui alla vittoria elettorale, ce ne corre e che per arrivare fin lì occorrerebbe non fidarsi troppo della propria pancia. Si spera che lo facciano tutti e due.

Il dato inatteso dell’affluenza

Quello che, però, colpisce di più (e impegna di più) è il dato dell’affluenza, cioè l’aspetto che nessuno si aspettava. Eravamo abituati ad affacciarci tutti quanti su di un elettorato svogliato, diffidente, di malumore un po’ verso tutti quanti. Invece, non appena si comprende che la disputa politica può essere cruciale e tocca temi che, in un modo o nell’altro, stanno a cuore a tutti, scatta la molla di quello che, un tempo, si chiamava senso civico.

Cosa che dice molto, agli uni e agli altri, e invita a cercare di capire come si possano costruire istituzioni più solide e costumi più sobri a partire da questa così inattesa partecipazione agli affari di Stato.

I gesti necessari dopo il voto

Per onorare un riscontro così prezioso occorrerebbe però anche qualche gesto. Per esempio, che dalle parti del governo si avviasse una rivisitazione (auto)critica che andasse oltre le dimissioni dei più indifendibili. E ancora, che nei raduni dei magistrati non ci si mettesse a cantare e inveire come se fossero sul palco di un comizio.

 

Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 26 marzo 2026

[Articolo qui fiproposto per gentile concessione del dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

Il voto e le sue ombre lunghe

Il rispetto del voto e il nodo dell’interpretazione

Il popolo si è espresso chiaramente nel referendum. Al di là di come ciascuno ha votato e delle relative motivazioni, ne va preso atto con pieno e sincero rispetto democratico.

Questione molto più complicata, a mio parere, è come interpretare questo voto. “Un voto di difesa della Costituzione”, dicono tanti amici. In parte è stato certamente così.

La norma bocciata lasciava trasparire intenti poco trasparenti ed è stata accompagnata da posizioni inaccettabili da parte di molti esponenti del Governo e della destra. Vero.

Resta, però, largamente inattuato il principio costituzionale del “giusto processo”, sancito – a garanzia dei diritti dei cittadini ed in coerenza con la democrazia liberale – proprio dall’articolo 111 della Costituzione: “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale.”

Riforme mancate e memoria storica

La discussione su un equilibrato assetto della giustizia, sulla sua coerenza con i principi della democrazia liberale e sul suo ruolo nel novero dei poteri di cui parla la Costituzione, non nasce certo con le iniziative di questo Governo.

Solo per citare un riferimento alla nostra storia politica, la Democrazia Cristiana aveva avanzato, nel marzo del 1974, una proposta di legge per la modifica dell’articolo 104 della Costituzione, a prima firma di Gerardo Bianco e, tra gli altri, di Tina Anselmi. Prevedeva, tra l’altro, un Consiglio Superiore della Magistratura composto da un terzo di togati e due terzi di laici, con il Ministro della Giustizia al posto del Procuratore Generale.

Ogni riforma della Costituzione esige tuttavia uno sforzo sincero di confronto e di “nobile compromesso” parlamentare, come fecero i Padri e le Madri costituenti, pur in un’epoca di forte conflitto ideologico.È quanto pare evocare anche il Presidente della Repubblica quando richiama, spesso inascoltato, la necessità di un rinnovato “spirito costituente”.

Le responsabilità politiche e il congelamento della giustizia

Uno sforzo che in questo caso non c’è minimamente stato, per principale, anche se non esclusiva, responsabilità del Governo Meloni.

Le conseguenze si sono viste e si vedranno, innanzitutto con il congelamento, per molto tempo, dello status quo nell’assetto della giustizia. Il voto referendario è sacro e va rispettato. Ed è un bene che si sia espresso con percentuali superiori al previsto.

Ma per interpretarlo correttamente occorre ricordare anche che negli ultimi anni gli italiani hanno respinto la riforma costituzionale del 2016 e, nel 2020, hanno invece approvato la drastica riduzione del numero dei parlamentari, animata da una evidente pulsione anti-casta.

Una riforma che ha ridotto ulteriormente il ruolo delle Camere rispetto al Governo e reso più distante il rapporto tra elettori ed eletti.

Fiducia nella magistratura e crisi della politica

Sorge allora un dubbio: forse ha ragione Gherardo Colombo, quando osserva che “gli italiani si fidano di più della magistratura che dei politici”.

Di tutti i politici, si deve intendere. Nasce qui un ulteriore interrogativo, tutto politico, sul significato del voto. Ci sono davvero elementi solidi per ritenere che il successo del NO costituisca la premessa per una futura vittoria elettorale del cosiddetto campo largo?

Le prime analisi, come quelle dell’Istituto Cattaneo, invitano alla prudenza: le certezze sono poche.

Un voto complesso e un futuro incerto

Finita la campagna referendaria, restano i problemi strutturali del Paese.

Resta la necessità di una visione europea e internazionale, in un tempo segnato dal disordine globale, dalle crescenti disuguaglianze e dalla crisi della stessa democrazia.

È su questo terreno che si giocherà la possibilità di capitalizzare un voto così complesso.

Non sarà una passeggiata per un’opposizione che, ad oggi, non dispone di una visione comune, chiara e condivisa. E non basterà certo rilanciare lo strumento delle primarie.

Senza fatti nuovi, profondi e credibili sul piano della rappresentanza e delle idee, la destra – pur indebolita – resterà competitiva.

E molti entusiasmi di queste ore, in vista del 2027, rischiano di rivelarsi prematuri, se non fuorvianti.

Politica italiana: musica maestro!

Dopo il referendum che fare?

Il referendum è finito con lo sguardo mesto degli sconfitti e con i tripudi dei vittoriosi. C’è da scommettere che per un bel po’ nessuno si azzarderà a ritoccare il filo spinato della giustizia. A ricaduta, ci sono state un po’ di dimissioni nel Governo per un profilo di opportunità che poteva anche essere avvertito con maggiore tempestività. Ci sarà una pausa appena, per ritemprarsi, per poi tornare allo scontro sulla legge elettorale e per le elezioni amministrative, e avanti così. 

Più che un sentimento di riconciliazione o di produttiva convergenza sui punti possibili tra maggioranza e opposizione, la sensazione è che si continuerà con l’arte della bava alla bocca per mordere l’avversario sempre e comunque. Non si comprende bene se sull’esito referendario abbia prevalso il metodo induttivo che muove da un caso particolare per confezionare una teoria generale o se al contrario abbia prevalso il buon Aristotele che deduttivamente partiva da una premessa generale per giungere ad una conclusione particolare. 

È stata Gaza, la guerra in Iran, la crisi del passaggio nello stretto di Hormuz, l’appassimento dell’ONU e chi più ne ha più ne metta a condizionare il voto sulla giustizia? O la difesa dello status quo della giustizia è stato, ma solo di rimando, un segnale anche per dire di una più generale protesta avverso un resto del mondo che non gira più come si vorrebbe?

Un appello ancora inascoltato

A casa nostra la politica della mano tesa all’altro non trova spazio, appena stendi la mano l’altro te la schiaffeggia se non riesci a ritrarle per tempo, memore del vecchio gioco delle “mani calde” o “rosse” che siano.

Le parole sono in servizio come lance piuttosto che tornare alla funzione di dialogo. Vocali e consonanti servono come pietre, rampini per assalire l’avversario piuttosto che per spiegarsi. La capacità di dirigersi verso il pensiero dell’altro, con l’ascolto che comunque merita, si è smarrita nel panorama politico nazionale. Del resto suona sempre di più facile immediatezza un andare incontro alla morte piuttosto che alla vita.

Tutti temono il “melting pot”, la possibilità di convivere pacificamente preferendosi insistere solo sulle differenze, un reclamo di identità di chi teme evidentemente di non averne mai abbastanza di robusta e definita, di chi è terrorizzato ad essere influenzato dall’altro potendone trovare semmai qualcosa di buono. Il metodo democratico suona di sconcezza, il confronto inteso come affronto. Nessuno che si curi di educare le nuove generazioni a qualcosa di diverso dalle risse attuali.

Aria di future battaglie

Il tutto potrebbe tradursi nella immagine del “Campo di grano con corvi” di Van Gogh. Il giallo del grano che primeggia è minacciato da corvi di morte sempre in agguato. Il grano di vita non è oggi che una grana da evitare. Nel pedagogico film “La notte di San Lorenzo” fascisti e partigiani si scontrano violentemente nei campi, nascosti tra i covoni, trucidandosi. Uno dei contendenti viene, in una trasposizione immaginaria, trafitto addirittura da una serie di giovellotti. Il commento musicale è il “Dies irae”, non roba da poco.

Il campo di grano della politica attuale assomiglia troppo spesso piuttosto ad un campo di guano, ma non tutto sarebbe per questo perduto. La speranza infatti è che il guano è un formidabile fertilizzante per raccolti migliori. Guai a noi se non fosse così. Anche De André su campo di grano ha avuto qualcosa da dire non proprio di elettrizzante.

Il frumento viene dal latino “frugimentum” che richiama il fruire, il godere di qualcosa, insomma un’accezione positiva della faccenda che potrebbe essere di sana ispirazione. La sua spiga è una punta che non ferisce ma produce ricchezza di futuro. Non è, dunque, la sfiga da cui guardarsi.

Anche la stampa ha la sua pesantissima  responsabilità con titoli ad effetto e commenti marcati di ironico disprezzo verso questo o quello dei protagonisti in scena. La nave Concordia affondò con le vittime che sappiamo. Nel nostro paese salviamo l’ultimo briciolo di concordia ancora in campo prima che sia troppo tardi.

Amicizie in biblioteca. Giordani e De Gasperi negli anni della Biblioteca Vaticana

Un rifugio nel cuore del Vaticano

Tra il 1928 e il 1944 Igino Giordani operò stabilmente presso la Biblioteca Vaticana; Alcide De Gasperi vi entrò nel 1929, restandovi fino al 1943. Non si trattò di un semplice impiego amministrativo: per entrambi, e per molti altri, la Biblioteca rappresentò un luogo di protezione negli anni più duri della persecuzione fascista. L’assunzione di De Gasperi avvenne grazie all’interessamento di figure autorevoli del mondo cattolico, con il decisivo sostegno del prefetto mons. Giovanni Mercati e il consenso di Pio XI. In quegli anni la Vaticana si configurò come un vero refugium peccatorum, accogliendo studiosi colpiti per motivi politici o razziali.

Lavoro, traduzioni e necessità

La permanenza in Biblioteca non esentava dalle difficoltà materiali. De Gasperi, reduce dal carcere e provato nella salute, dovette affiancare al lavoro ordinario una intensa attività di traduzione, soprattutto dal tedesco, collaborando a opere di rilievo editoriale. Anche Giordani, come egli stesso ricorda nelle Memorie, era costretto ad arrotondare con traduzioni dai Padri della Chiesa. L’episodio dei “più bricchi”, ricordato con ironia, restituisce il clima di precarietà ma anche di dignitosa operosità che caratterizzava quel gruppo di intellettuali.

Un politico tra i libri

Giordani offre un giudizio netto: De Gasperi non fu mai un vero bibliotecario. Rimase sempre, nella sostanza, un politico. Lo attestano sia le sue stesse confidenze sia il giudizio espresso dallo stesso Giordani, che lo considerava inadatto al lavoro tecnico di catalogazione. Tuttavia, proprio l’esperienza in Biblioteca gli consentì di mantenere e ricostruire una rete di relazioni. Emblematica fu l’Esposizione mondiale della stampa cattolica del 1936, organizzata operativamente da De Gasperi: un’occasione per riannodare contatti e riattivare circuiti intellettuali e politici.

Vigilanza e sospetto

Il contesto non era neutrale. Le testimonianze di Giordani documentano un clima di sorveglianza costante, con episodi di perquisizione e intimidazione anche all’ingresso del Vaticano. Particolarmente significativa è la vicenda della Scuola di Biblioteconomia, promossa dallo stesso Giordani, che divenne uno spazio di protezione per numerosi ebrei. Il regime ne era consapevole e reagì con attacchi pubblici e minacce, confermando il valore politico di quella attività apparentemente accademica.

Una fucina di pensiero

La Biblioteca Vaticana non fu soltanto un luogo di studio, ma un ambiente di intensa elaborazione culturale e politica. Le testimonianze parlano di discussioni vivaci, soprattutto nel reparto catalogo, tanto da essere talvolta richiamate al silenzio. In quel contesto maturò una riflessione critica sul regime e sul destino dell’Europa. Dopo l’8 settembre 1943, tali energie confluirono nella stampa clandestina e nelle prime iniziative organizzate del cattolicesimo politico.

Dottrina sociale e metodo storico

Gli anni della Vaticana furono decisivi anche sul piano intellettuale. Giordani vi compose le sue opere sul messaggio sociale del cristianesimo; De Gasperi elaborò il volume sulla preparazione della Rerum novarum, distinguendo con rigore tra ricostruzioni leggendarie e dati documentati. L’ambiente bibliotecario contribuì a formare in lui un metodo fondato sulla verifica delle fonti, sulla prudenza interpretativa e su una solida coscienza storica.

Dalla formazione alla proposta politica

Le radici di questo percorso affondavano già nell’esperienza del Partito Popolare e nel viaggio del 1921 in Germania, a contatto con il Zentrum. Tuttavia, fu negli anni trascorsi in Biblioteca che si consolidò una sintesi più matura tra cultura cristiana e responsabilità politica. Dopo il 1943, tale maturazione si tradusse nella definizione dell’identità della Democrazia Cristiana, fondata sul primato della persona, sulla libertà sostanziale e su una concezione sociale della proprietà.

Un’amicizia operosa

Nel contesto della Vaticana si sviluppò dunque un rapporto umano e intellettuale di grande rilievo. Non si trattò soltanto di una convivenza professionale, ma di una collaborazione feconda in un tempo di prova. La Biblioteca Apostolica Vaticana si rivelò, in questo senso, non solo rifugio ma fucina: luogo in cui si prepararono uomini, idee e relazioni destinati a incidere nella ricostruzione democratica dell’Italia.

“La più piccola”, nella vita di Fatima, musulmana e omosessuale

Roma, 26 mar. (askanews) – “La più piccola”, il film in concorso al Bif&st e dal 23 aprile nei cinema italiani, racconta l’accettazione della propria omosessualità da parte di una ragazza francese di origini algerine profondamente credente. Con il ruolo di Fatima l’esordiente Nadia Melliti ha vinto la Palma d’oro del festival di Cannes. A dirigerla l’attrice e regista Hafsia Herzi.

Fatima, diciassette anni, è la più piccola di tre sorelle in una famiglia musulmana. Cresciuta tra affetto familiare e tradizioni, affronta il delicato equilibrio tra preghiere sussurrate e sogni proibiti. L’attrice ha spiegato: “Questa ragazza prima di fare un coming out fa un coming in, nel senso che deve prima di tutto accettare la propria identità, perché ha in qualche modo un’omofobia interiorizzata. Il film è l’adattamento di un romanzo autobiografico di Fatima Daas, che ha più volte detto che per lei era un dovere scrivere questo libro, perché quando era giovane non era rappresentata in nessun modo. E la regista voleva dare una voce a questa comunità”.

Nel suo viaggio Fatima conosce un’altra Parigi, scopre un mondo fino ad allora sconosciuto, incontra l’amore, sperimenta se stessa in una nuova veste. “Io amo tutto ciò che disturba e questo argomento è un tabù soprattutto in Francia. Il personaggio è complesso ma io penso che bisogna in qualche modo ‘disturbare’ per svegliare le coscienze delle persone, per farle evolvere”.

Rigenerazione urbana, Inarcassa: “Serve svolta normativa subito”

Taranto, 26 mar. (askanews) – La rigenerazione urbana torna al centro del dibattito nazionale, in occasione della “seconda giornata della Rigenerazione Urbana” a Taranto. La Fondazione Inarcassa promuove il progetto con il suo nuovo Manifesto diviso in sei punti. Un appello diretto alla politica per superare lo stallo normativo e trasformare quella che oggi è un’opportunità, in una leva concreta di sviluppo economico, sociale e ambientale.

Al cuore del documento, la richiesta di una legge quadro nazionale capace di uniformare regole e procedure, affiancata da una cabina di regia unica per la gestione dei fondi e da un deciso cambio di passo sulla qualità dei progetti. Un tema reso ancora più urgente dai dati sul consumo di suolo: solo in Puglia, nel 2024, sono stati persi oltre 800 ettari di territorio naturale.

Il commento di Andrea De Maio, Presidente di Fondazione Inarcassa: ” La giornata della rigenerazione urbana, di cui a Taranto presentiamo la seconda edizione, riguarda un tema molto importante e fondamentale per lo sviluppo del nostro paese. Il tema infatti di rigenerazione delle aree urbane degradate, delle aree dismesse, è un tema fondamentale e può costituire una leva anche per lo sviluppo economico dei territori.”

Sul fronte amministrativo, l’assessore all’urbanistica Giovanni Patronelli evidenzia il ruolo cruciale dei Comuni, chiamati a tradurre gli indirizzi nazionali in interventi concreti sui territori, tra semplificazione burocratica e pianificazione strategica.

L’intervista a Giovanni Patronelli, Assessore comunale all’urbanistica : “Un ultimo atto deliberativo portato in consiglio comunale riguarda proprio la riduzione del contributo di costruzione perché crediamo fortemente che bisogna ripartire anche e soprattutto mettendo in moto l’edilizia privata, ripartendo a valle della stazione De Bonos che si è esaurita con tutte queste attività legate all’edilizia e soprattutto per riqualificare e rigenerare il cuore della nostra città che è proprio la città vecchia.”

A ribadire il valore del lavoro tecnico è anche Bruna Gozzi, vicepresidente della Fondazione Inarcassa, che richiama la necessità di valorizzare i professionisti, oggi spesso frenati da procedure complesse e tempi incerti.

Le parole di Bruna Gozzi, vicepresidente Fondazione Inarcassa: “Taranto è stata scelta come città del sud ma anche come esempio di provincia italiana, quindi non soltanto tra le città metropolitane ma anche in tutto il territorio nazionale italiano. Vuol dire portare qualità nell’abitare sicuramente ma anche riappropriarsi da parte della societ à, della città e del territorio.”

Dalla qualità progettuale al partenariato pubblico-privato, passando per incentivi stabili e digitalizzazione: il Manifesto traccia una roadmap chiara. Per Inarcassa, Taranto, simbolo di città del sud e provincia italiana, fa da cornice perfetta e apre al dialogo con tutte le forze che possano portare all’attuazione dei programmi da loro previsti per lasciare in futuro un ottimo ricordo delle nostre città.

Domani sciopero giornalisti, il comunicato della Fnsi

Roma, 26 mar. (askanews) – Di seguito la nota della Fnsi in occasione dello sciopero dei giornalisti che la Federazione nazionale ha proclamato per domani.

“Oggi le giornaliste e i giornalisti tornano a scioperare per il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da dieci anni, unica categoria di lavoratori dipendenti in Italia. Questa è la seconda giornata di sciopero di un pacchetto di cinque, la terza è già proclamata per il 16 aprile. Avere un contratto rinnovato non è un privilegio. Essere pagati in modo dignitoso, dentro e fuori le redazioni, non è un privilegio. Lavorare senza precarietà permanente non è un privilegio. Fare informazione libera, professionale e indipendente, senza ricatti economici, è un diritto. Garantire condizioni dignitose per chi lavora, per chi entra nella professione e per chi ne esce è un obbligo. Assicurare un futuro all’informazione, bene comune tutelato dalla Costituzione, dall’articolo 21 intimamente connesso all’articolo 36, è un dovere sociale. Gli editori, al contrario, preferiscono scaricare i costi del lavoro sulla collettività. I numeri parlano chiaro: tra il 2024 e il 2026 hanno ricevuto 162 milioni di euro di contributi pubblici per le copie cartacee vendute; nello stesso biennio altri 66 milioni per 1.012 prepensionamenti; tra il 2022 e il 2025 hanno risparmiato circa 154 milioni sull’acquisto della carta, tra il 2024 e il 2026 avranno altri 17,5 milioni per investimenti in tecnologie innovative. Questi sono privilegi per pochissimi e per di più a carico di tutti gli italiani. Dal 1° aprile 2016, scadenza dell’ultimo contratto, è cambiato tutto: carichi e ritmi di lavoro aumentati a dismisura, prestazioni su multipiattaforma, redazioni quasi fantasma. Le retribuzioni invece sono rimaste ferme, ulteriormente erose dall’inflazione o addirittura ridotte da forfettizzazioni selvagge. Riconoscere la dignità del lavoro è il punto di partenza per un confronto serio. Invece viene descritto come un eccesso. È una narrazione sbagliata e pericolosa, che mina dalle fondamenta il lavoro e la qualità dell’informazione. Senza diritti e tutele, il giornalismo muore. E con esso la democrazia. Questo sciopero non difende privilegi. Difende un principio semplice, un diritto: il nostro lavoro vale”.

A Milano la colazione è protagonista sul tram

Milano, 26 mar. (askanews) – La colazione, per 7 italiani su 10, è un momento fondamentale della giornata. Secondo una ricerca Nielsen, condotta per conto di Mulino Bianco, il 78% degli italiani la ritiene un pasto “fondamentale” per trovare l’energia giusta per affrontare la giornata. La maggior parte delle persone sceglie una bevanda e un alimento solido, privilegiando prodotti come caffè, latte, biscotti, cereali e yogurt. Un rito che cambia nel tempo e si adatta ai ritmi degli italiani.

A tal proposito abbiamo chiesto ad Andrea Capano, Marketing Manager di Grancereale, come ci si adatti alle nuove abitudini: “I giovani, infatti, cercano sempre di più di sperimentare nuovi tipi di colazione, dove ad esempio cercano la colazione salata oppure alternative vegetali. E un trend estremamente importante è quello della crescita dei prodotti vegetali e proteici. Sta sempre di più emergendo un target attivo, dinamico, che cerca delle alternative”.

Negli ultimi anni, è cresciuta anche l’attenzione verso l’apporto proteico e in questo contesto si inserisce anche la gamma Protein+ di Grancereale, pensata per chi desidera iniziare la giornata con gusto, senza rinunciare a un adeguato contributo nutrizionale. Abbiamo allora chiesto a Capano anche come Grancereale stia evolvendo per accontentare le richieste di prodotti plant-based e proteici: “Gran Cereale è stato uno dei primi biscotti a orientarsi verso il mondo integrale, con una proposizione basata tra gusto, natura e benessere. In questo contesto, però, si è voluto evolvere per rispondere alle esigenze dei consumatori e oggi il nostro brand è un punto di riferimento per il mondo vegetale. Infatti è il primo brand ad avere un’intera gamma di prodotti biscotti, barrette e cereali 100% vegetali”.

Biscotti e barrette Protein+, protagonisti anche a bordo del tram di Alpro e Grancereale, che dal 26 al 29 marzo, circolerà per le vie del centro di Milano, portando la colazione vegetale direttamente tra le strade della città.

“L’idea del tram nasce dal desiderio di parlare in maniera concreta al nostro target di riferimento, un target estremamente attivo, dinamico, che vive una vita frenetica, in movimento, fatta di impegni tra casa, lavoro e tempo libero” ha concluso Capano.

L’iniziativa, vuole raccontare un modo diverso di vivere la colazione fuori casa, mostrando come anche in città, e persino in movimento, una colazione vegetale possa essere insieme gustosa ed equilibrata.

Fi, S.Craxi: la priorità adesso è rilanciare l’azione politica

Roma, 26 mar. (askanews) – “Adesso la priorità è rilanciare l’azione politica del partito occupandoci della prima emergenza che è quella economica anche per i riflessi dei conflitti che abbiamo quindi lavoreremo su questo. Io sono alla ricerca non di tessere ma di idee, non cerco adepti ma confronti, idee, dialogo”. Così Stefania Craxi, neo capogruppo di Fi al Senato, ha risposto ai giornalisti che le chiedevono se condivide la linea tracciata dal segretario Antonio Tajani di avviare dal mese prossimo i congressi regionali.

Centrosinistra, Schlein: grande programma unitario ascoltando italiani

Roma, 26 mar. (askanews) – Le forze progressiste arriveranno a mettere insieme “un unico grande programma per l’alternativa ma non dobbiamo farlo da soli, tra noi” o rinchiusi “nelle stanze chiuse del gruppo dirigente. Io sentirò i colleghi delle forze progressiste ma anche i comitati civici. Dobbiamo metterci umilmente all’ascolto delle persone”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein, a Piazza Pulita.

Schlein ha ribadito la sua posizione. Prima il programma e poi la leadership: “Ci metteremo d’accordo anche” sul leader. “O si fa l’accordo, come la destra, su chi prende un voto in più alle elezioni o si sceglie un’altra modalità come le primarie, a cui ho dato sempre la mia disponibiltà. Ma non è questa oggi la nostra priorità”. Nell’esito del voto al referendum sulla giustizia “c’era un messaggio a difesa della Costituzione e la richiesta di rispettarla e applicarla. Non chiudiamoci in un dibattito politicista tra noi” altrimenti “tradiamo le aspettative di chi ha votato no”. E’ stato un “messaggio politico che Meloni deve ascoltare uscendo dal Palazzo”.

Governo, Meloni chiama Mattarella e assume interim Turismo. "Onore armi" a Santanchè

Roma, 26 mar. (askanews) – Giorgia Meloni lascia passare 24 ore dalle dimissioni di Daniela Santanchè. Un tempo necessario a riflettere su come proseguire il cammino ma anche – fa notare chi ci ha parlato – per ‘sbollire’ l’arrabbiatura per il duro braccio di ferro con la ministra, con la coda del comunicato ‘velenoso’ inviato dall’ex titolare del Turismo per comunicare di “obbedire” al volere della premier.

Dunque nel pomeriggio di oggi la presidente del Consiglio, arrivata in mattinata a Palazzo Chigi, ha telefonato al presidente della Repubblica per comunicargli ufficialmente le dimissioni di Santanchè e la volontà di assumere, per il momento, l’interim. Il Quirinale lo scrive in una nota di poche righe, a cui si aggiunge a strettissimo giro il comunicato di Palazzo Chigi. In cui la premier concede, infine, l’onore delle armi a “Santanchè, che in questi anni ha lavorato con grande dedizione e ha assicurato il proprio contributo alla ripresa e al rilancio del turismo italiano”. Un ringraziamento, si percepisce, a denti stretti, magari di forma ma che, ancora questa mattina, non era dato per scontato.

Nella nota si assicura quindi che “il Governo continuerà a lavorare per sostenere e valorizzare un asset strategico dell’economia nazionale, che assicura prosperità, benessere e prestigio internazionale all’Italia”. In realtà, Meloni non dovrebbe tenere a lungo l’interim di un Ministero rilevante e complesso, per cui sarà nominato un ministro a tempo pieno. I nomi sono quelli già circolati, a partire da quello di Gianluca Caramanna, responsabile del partito per il settore e già consulente dello stesso ministero.

La giornata di oggi chiude quindi la prima fase del “repulisti” preteso da Meloni all’indomani della sconfitta. Se infatti i casi della stessa Santanchè, di Andrea Delmastro e di Giusi Bartolozzi erano quelli su cui, per la loro esposizione, era necessario intervenire con una terapia d’urto – riferiscono diverse fonti parlamentari – un rinnovamento dovrebbe essere promosso sia a livello di governo che di partito.

Intanto domani la premier riunirà il Consiglio dei ministri e sarà, probabilmente, quella l’occasione per fare anche una disamina della situazione, analizzare la sconfitta e spiegare come ripartire dalle prossime settimane. Resta ferma la sua volontà di accelerare sulla legge elettorale (su cui però gli alleati, a partire dalla Lega, sono titubanti) il cui iter in commissione alla Camera partirà il 31 marzo.

Una fretta che però, viene assicurato, non nasconde la tentazione di andare al voto anticipato. Da lunedì si rincorrono le voci di una “suggestione” per il ritorno immediato alle urne per evitare il rischio di logoramento e cogliere in contropiede il centrosinistra, che al momento non appare pronto alle urne. Qualcuno, in Fdi, pensa che potrebbe essere una strategia vincente e il suggerimento sarebbe arrivato anche alla premier, anche se Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione, smentisce nettamente: “Mai ipotizzato, non è nelle ipotesi. Finito il tempo di questa legislatura ci presenteremo agli elettori e loro sceglieranno in base a quello che abbiamo fatto”.

Meloni assume l’interim del Turismo e concede l’onore delle armi a Santanchè. Schlein: governo cade a pezzi

Roma, 26 mar. (askanews) – Giorgia Meloni lascia passare 24 ore dalle dimissioni di Daniela Santanchè. Un tempo necessario a riflettere su come proseguire il cammino ma anche – fa notare chi ci ha parlato – per ‘sbollire’ l’arrabbiatura per il duro braccio di ferro con la ministra, con la coda del comunicato ‘velenoso’ inviato dall’ex titolare del Turismo per comunicare di “obbedire” al volere della premier.

Dunque nel pomeriggio di oggi la presidente del Consiglio, arrivata in mattinata a Palazzo Chigi, ha telefonato al presidente della Repubblica per comunicargli ufficialmente le dimissioni di Santanchè e la volontà di assumere, per il momento, l’interim. Il Quirinale lo scrive in una nota di poche righe, a cui si aggiunge a strettissimo giro il comunicato di Palazzo Chigi. In cui la premier concede, infine, l’onore delle armi a “Santanchè, che in questi anni ha lavorato con grande dedizione e ha assicurato il proprio contributo alla ripresa e al rilancio del turismo italiano”. Un ringraziamento, si percepisce, a denti stretti, magari di forma ma che, ancora questa mattina, non era dato per scontato.

Nella nota si assicura quindi che “il Governo continuerà a lavorare per sostenere e valorizzare un asset strategico dell’economia nazionale, che assicura prosperità, benessere e prestigio internazionale all’Italia”. In realtà, Meloni non dovrebbe tenere a lungo l’interim di un Ministero rilevante e complesso, per cui sarà nominato un ministro a tempo pieno. I nomi sono quelli già circolati, a partire da quello di Gianluca Caramanna, responsabile del partito per il settore e già consulente dello stesso ministero.

La giornata di oggi chiude quindi la prima fase del “repulisti” preteso da Meloni all’indomani della sconfitta. Se infatti i casi della stessa Santanchè, di Andrea Delmastro e di Giusi Bartolozzi erano quelli su cui, per la loro esposizione, era necessario intervenire con una terapia d’urto – riferiscono diverse fonti parlamentari – un rinnovamento dovrebbe essere promosso sia a livello di governo che di partito.

Intanto domani la premier riunirà il Consiglio dei ministri e sarà, probabilmente, quella l’occasione per fare anche una disamina della situazione, analizzare la sconfitta e spiegare come ripartire dalle prossime settimane. Resta ferma la sua volontà di accelerare sulla legge elettorale (su cui però gli alleati, a partire dalla Lega, sono titubanti) il cui iter in commissione alla Camera partirà il 31 marzo.

Una fretta che però, viene assicurato, non nasconde la tentazione di andare al voto anticipato. Da lunedì si rincorrono le voci di una “suggestione” per il ritorno immediato alle urne per evitare il rischio di logoramento e cogliere in contropiede il centrosinistra, che al momento non appare pronto alle urne. Qualcuno, in Fdi, pensa che potrebbe essere una strategia vincente e il suggerimento sarebbe arrivato anche alla premier, anche se Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione, smentisce nettamente: “Mai ipotizzato, non è nelle ipotesi. Finito il tempo di questa legislatura ci presenteremo agli elettori e loro sceglieranno in base a quello che abbiamo fatto”.

“E’ un governo che sta cadendo a pezzi sotto il peso della propria arroganza”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein, a Piazza Pulita su La7, commenta le dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro, della capa di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi e della ministra del Turismo Daniela Santanchè. Schlein ha ribadito che si tratta di dimissioni “tardive” e ha sottolineato: “Meloni deve smettere di difendere i suoi e iniziare a difendere la dignità delle istituzioni italiane. Non pensi di cavarsela mandando via dei capri espiatori perché il peso della sconfitta del governo è tutta di Giorgia Meloni”. E “quando Santanchè dice che paga il ‘conto’ anche per altri che significa?” Che “è una faida tutta interna a Fratelli d’Italia, ma l’abbiamo visto anche oggi in Fi dove ci sono state le dimissioni di Gasparri che è stato sostituito. Si stanno sbriciolando sotto il peso della loro arroganza”.  Per Schlein il governo Meloni “è così impegnato con propri problemi e con i problemi che ha con la giustizia che non si sta occupando degli italiani”.

Calcio, l’Italia U21 travolge la Macedonia 4-0

Roma, 26 mar. (askanews) – L’Italia Under 21 batte nettamente la Macedonia del Nord 4-0 a Empoli, nella sfida valida per le qualificazioni agli Europei di categoria e aggancia momentanemante la Polonia in testa al raggruppamento. Successo convincente per gli azzurrini, padroni del gioco dall’inizio alla fine e capaci di costruire il risultato già nei primi minuti.

La gara si sblocca al 4′, quando Ndour svetta di testa su cross di Bartesaghi e firma l’1-0. L’Italia continua a spingere con continuità, colpendo anche un palo e una traversa con Lipani, e chiude il primo tempo in pieno controllo.

Nella ripresa arriva l’allungo decisivo: al 49′ Lipani raddoppia con un destro preciso dal limite, mentre un minuto più tardi Ekhator sfrutta al meglio un assist di Dagasso per il 3-0. Gli azzurrini non si fermano e continuano ad attaccare anche per migliorare la differenza reti nel girone.

Nel finale, all’85’, calcio di rigore per l’Italia per fallo su Fini: lo stesso attaccante trasforma e firma il poker.

Governo, Schlein: con Santanchè faida Fdi. E oggi è toccato a Fi. Si sbriciolano

Roma, 26 mar. (askanews) – Quando Santenchè dice che paga il ‘conto’ anche per altri che significa? Che “è una faida tutta interna a Fratelli d’Italia, ma l’abbiamo visto anche oggi in Fi dove ci sono state le dimissioni di Gasparri che è stato sostituito. Si stanno sbriciolando sotto il peso della loro arroganza”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein a Piazza Pulita.

Per Schlein il governo Meloni “è così impegnato con propri problemi e con i problemi che ha con la giustizia che non si sta occupa degli italiani”.

Governo, Schlein: governo cade a pezzi sotto sua arroganza, Meloni responsabile

Roma, 26 mar. (askanews) – “E’ un governo che sta cadendo a pezzi sotto il peso della propria arroganza”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein, a Piazza Pulita su La7, dopo le dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro, della capa di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi e della ministra del Turismo Daniela Santanchè.

Schlein ha ribadito che si tratta di dimissioni “tardive” e ha sottolineato: “Meloni deve smettere di difendere i suoi e iniziare a difendere la dignità delle istituzioni italiane. Non pensi di cavarsela mandando via dei capri espiatori perché il peso della sconfitta del governo è tutta di Giorgia Meloni”.

Fi, S.Craxi: Marina non ha mai messo in discussione leadership Tajani

Roma, 26 mar. (askanews) – “Assolutamente no, Marina non ha mai messo in discussione la leadership di Tajani”. Lo ha detto la neo presidente dei senatori di Fi, Stefania Craxi, parlando con i giornalisti a Palazzo Madama dopo l’assemblea del gruppo che l’ha eletta per acclamazione.

“Io non ho sentito Marina, nutro verso di lei lo stesso affetto e la stessa stima che nutrivano i nostri genitori l’uno con l’altro”, ha aggiunto.

Quanto al rinnovamento chiesto dalla figlia del Cavaliere, Craxi ha osservato: “Non sono un’appassionata giovanilista, non sono appassionata di quote, penso siano importanti le quote grigie e che serva sia l’esperienza degli anziani che la volontà di conquista dei più giovani”.

Tennis, Sinner batte facile Tiafoe e vola in semifinale a Miami

Roma, 26 mar. (askanews) – Jannik Sinner torna in semifinale a Miami per la quarta volta in carriera (sedicesima volta in un 1000). L’azzurro domina Tiafoe, battuto 6-2, 6-2 in un’ora e 11′ di gioco. Sinner non ha sbagliato nulla: 14 ace, una resa al servizio straordinaria, un gioco senza errori da fondo campo (33 vincenti). Domani affronterà uno tra Zverev e Cerundolo.

Con la semifinale conquistata a Miami Sinner può tornare numero 1 del ranking Atp nel prossimo torneo, il Masters 1000 di Monte-Carlo. Alcaraz adesso è a 1840 punti e il distacco può ancora ridursi se Jannik dovesse andare in finale o vincere in Florida. Con una certezza: se conquista il titolo sia a Miami che nel Principato scavalca Alcaraz a prescindere dai risultati dello spagnolo.

Tennis, Sinner: "Partita solida, sono contento del livello"

Roma, 26 mar. (askanews) – “L’inizio della partita è molto importante, sono partito con un break e ho preso fiducia”. Così Jannik Sinner dopo il successo su Tiafoe che vale la semifinale a Miami. “E’ stata una partita solida – continua – sono contento del livello. Cerco sempre di restare compatto anche mentalmente, cerco di restare calmo e sfruttare le chance che mi si propongono. E’ normale essere affamati in questo sport, mentalmente cerco di restare calmo e rilassato fuori dal campo. Voglio continuare così, è l’ultimo torneo sul veloce e sono contento di essere in semifinale”.

Mulè: schizzo di fango giudiziario contro di me, Procura Roma ne risponderà

Roma, 26 mar. (askanews) – “Uno schizzo di fango, destinato a sporcare chi lo ha lanciato, mi tira in ballo su una vicenda giudiziaria in corso. Mi aspettavo questo e mi aspetto anche molto di più dopo il risultato del referendum. Il ruolo che ho svolto da Sottosegretario alla Difesa e quello attuale in Commissione Difesa alla Camera mi ha portato e mi porta a fare un numero imprecisato di segnalazioni per trasferimenti o promozioni di appartenenti alle forze armate. Lo pretende il mio ruolo, sempre rispettando e mai forzando regole e procedure. Tutto questo solo nell’interesse del Paese. Aver fatto uscire sulla stampa il mio nome che non compare negli atti di perquisizione e sequestro, non essendo ovviamente indagato ne’ in alcun modo coinvolto in questa indagine, rappresenta un atto del quale la Procura di Roma, che si è dimostrata incapace di tutelare la reputazione di un cittadino estraneo all’indagine, sarà chiamata a rispondere. Ovviamente è del tutto casuale che ciò sia avvenuto subito dopo la campagna referendaria che mi ha visto fieramente opposto al capo di quella Procura protagonista dell’inchiesta”. Lo dichiara il vicepresidente Fi della Camera Giorgio Mulè.

Fi, S. Craxi eletta capogruppo Senato: discontinuità, nessuna rottura

Roma, 26 mar. (askanews) – “Assumo l’incarico di capogruppo con senso di responsabilità, lo svolgerò con serietà, entusiasmo e senso delle istituzioni. È una nuova tappa nella mia carriera politica. Ringrazio il segretario Tajani che ha accompagnato questo avvicendamento in ogni fase con la sua leadership, ringrazio il mio predecessore Gasparri che ha lavorato con competenza e passione. È un normale avvicendamento all’interno di un gruppo politico”.

Lo ha detto la neo presidente dei senatori di Fi, Stefania Craxi, parlando con i giornalisti a Palazzo Madama dopo l’assemblea del gruppo che l’ha eletta per acclamazione.

“Fi – ha proseguito – è una comunità ed è una comunità di valori. Ho letto ricostruzioni totalmente fantasiose. È un avvicendamento in cantiere da prima del referendum. Il referendum c’entra nella misura in cui ci siamo detti ‘non è il momento, prima scavalliamo il referendum'”.

A chi gli ha chiesto perché Gasparri si è dimesso, Craxi ha risposto: “Guardi che fare il capogruppo è logorante, uno dà anche un segnale di discontinuità ma ripeto se ne parlava da tempo. Non c’è nessuna rottura o frattura”. La neo capogruppo nega che ci sia stata una raccolta firme contro Gasparri: “Ha rassegnato le dimissioni e il gruppo mi ha eletto”.

La professoressa accoltellata da uno studente a Bergamo: non porto rabbia, tornerò a credere nei giovani

Roma, 26 mar. (askanews) – “Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili. Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande. A tutti voi, dal profondo del cuore: grazie. Grazie per avermi salvata, sorretta, pensata, custodita. Grazie per darmi la forza di guardare avanti, non indietro, e soprattutto il sogno di potercela fare ancora”. Così la prof. Chiara Mocchi, la docente accoltellata da uno studente 13enne in una scuola di Trescore (Bergamo), in una lettera aperta dettata dall’ospedale Papa Giovanni XIII di Bergamo, dove è ricoverata.

“Sto dettando queste poche righe con la voce ancora flebile, al mio legale, ma con il cuore colmo di gratitudine. Non avrei mai pensato – si legge nella missiva, diffusa dal suo avvocato Angelo Lino Murtas – che un giorno avrei dovuto raccontare un dolore così grande, né che avrei attraversato una prova così profonda. Eppure eccomi qui, ancora viva. E questo lo devo a molti di voi. In un attimo, un gesto improvviso e incomprensibile ha spezzato la quotidianità della scuola, trasformando una mattina come tante in un incubo. Quelle coltellate sul mio collo e sul mio torace avrebbero potuto fermare il mio cammino per sempre. So che addirittura la scena è stata ripresa via cellulare, è stata drammatica quanto irreale. Io stessa fatico a ricordarla senza tremare. Ma subito, attorno a me, si è mosso un mondo di coraggio e di umanità. Ai colleghi che sono intervenuti senza alcuna esitazione, rischiando personalmente per mettermi in salvo: il vostro sangue freddo e la vostra forza hanno creato una barriera tra me e la morte. Agli studenti che hanno gridato aiuto, che hanno pianto, che si sono spaventati e hanno visto qualcosa che nessuno dovrebbe vedere a tredici anni: sappiate che non porto rabbia né paura nel cuore, ma solo desiderio di rivedervi crescere sereni e protetti”.

“Al personale dell’elisoccorso, che ha bloccato un’emorragia devastante, che ha lottato contro il tempo, che mi ha restituito un battito stabile con un a lunga trasfusione, mentre la linfa della vita usciva dalle mie ferite: non dimenticherò mai le vostre mani ferme e la vostra calma. Ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari che mi hanno accolto, curato e operato con una delicatezza che va oltre il dovere: siete stati famiglia. Alle forze dell’ordine e alle autorità, presenti subito, attente, rispettose, che hanno messo ordine nel caos e garantito sicurezza a tutti. A mio fratello Giampaolo, che ha tremato, pregato, vegliato accanto a me senza mai perdere la speranza. All’avvocato Angelo Lino Murtas, che mi sta accompagnando con sensibilità e competenza in un percorso che non avrei mai immaginato di dover affrontare. Ai genitori, che mi scrivono, che mi abbracciano anche se solo da lontano, che hanno raccontato ai propri figli il valore dell’empatia e della vita. A chiunque mi sta mandando messaggi, preghiere, pensieri, anche senza conoscermi: li ho sentiti arrivare tutti, uno per uno, come fili che mi hanno ricucito l’anima. Oggi sono ancora debole, la voce è un soffio, il corpo ha ferite profonde ancora fresche. Ma il mio spirito è vivo. E questa vita è un dono che non sprecherò”.

“So che quanto accaduto ha sconvolto molti di voi. Ha generato paure, domande, forse persino scoramento. Per questo vi dico: non lasciamoci vincere dal buio. Ai miei amati alunni, non fermatevi, non arrendetevi, studiate e preparatevi per il vostro futuro senza nessuna paura, ma solo e unicamente con coraggio. Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà neanche perché. Come non lo sapranno i suoi genitori”, conclude la professoressa Mocchi.

A Circolo la Beirut contemporanea di Shifting Crossroads

Milano, 26 mar. (askanews) – Saikalis Bay Foundation presenta a Circolo in Via della Spiga 48 a Milano fino al 3 luglio 2026 la collettiva Shifting Crossroads Beirut Contemporary, dedicata all’esplorazione di Beirut come crocevia umano del Mediterraneo: le opere di Catherine Cattaruzza, Simone Fattal, Joana Hadjithomas & Khalil Joreige, Mona Hatoum, Lamia Joreige, Omar Mismar, Rabih Mroué, Stéphanie Saadé, Soraya Salwan Hammoud e Akram Zaatari sono una mappa viva di connessioni in cui gli artisti tracciano traiettorie fra passato e presente, fra Oriente e Occidente, fra l’esperienza personale e la dimensione collettiva di un popolo e di una città attraversata dalla Storia.

Nicole Saikalis e Matteo Bay hanno raccontato ad askanews la progettualità dell’esposizione, la cui idea è nata a novembre durante un viaggio a Beirut, ben prima della situazione attuale della città. La guerra ha poi consegnato a chi visiterà mostra nuovi risvolti interpretativi delle opere esposte: gli artisti con strumenti e materiali diversi cercano di narrare le loro storie personali della città libanese intrecciate con la Storia.

Nicole Saikalis, nata a Beirut, città che ha però dovuto abbandonare da bambina: “Quello che volevamo veramente fare è un riconoscimento di questi artisti molto bravi, molto conosciuti ovunque nel mondo. Sicuramente ci sono dei nomi come Simone Fattal, Mona Hatoum, Akram Zaatari e Rabih Mroué che sono le persone più conosciute. Ci siamo accorti che c’erano tanti amici del Libano a Milano preparando questa mostra. Nomino solo Marco Scottini che ha portato Omar Mismar a Milano e Omar è uno dei protagonisti della nostra mostra. Un’altra coincidenza è che Mona Hatoum espone alla Fondazione Prada. Era molto contenta di partecipare con Witness, una scultura che è la riproduzione di quella che si trova a Beirut in Piazza dei Martiri e presenta i martiri libanesi durante la caduta dell’Impero Ottomano che vediamo nelle opere di Lamia Joreige. Questa stessa scultura nella piazza è stata colpita dai proiettili durante la guerra civile: Witness doveva essere in questa mostra. È stata anche posizionata in un punto principale della mostra, dal quale sembra stia guardando questo Libano e la sua storia con le mappe di Akram Zaatari del Mediterraneo, ma sono delle mappe con lettere dell’alfabeto fenicio; poi la nascita della nazione con la caduta dell’Impero Ottomano nelle opere di Lamia Joreige e poi ci sono tutte le sfumature del Libano nelle altre stanze: dalla guerra civile con i disegni il video di Rabih Mroué alle opere di Catherine Cattaruzza, che sono molto forti nei paesaggi, ma soprattutto il video di Joana Hadjithomas & Khalil Joreige di questa Beirut che si trasforma con Bernard Khoury, grande architetto libanese, che recita questa poesia di Cavafy Waiting for the Barbarians. Questa Beirut che si muta di sequenza in sequenza all’alba e i suoni della città. E penso che se mi chiedi cosa mi manca di più di Beirut sono questi suoni che la città vive”.

Matteo Bay: “Perché questa mostra? Il perché profondo della mostra è la passione di Nicole che credo si sia capita, vista, intuita, sentita dalle sue parole, da come parla di questi artisti, da come parla del Libano”.

Nicole Saikalis specifica poi perché è stato importante esporre in Italia: “Questo Shifting Crossroads è anche un grande crocevia con Venezia e Firenze, con l’Italia e questo mi ha ancora più incoraggiato a farla in Italia per raccontare una storia”.

Fondata nel 2024 da Nicole Saikalis e Matteo Bay, la Fondazione Saikalis Bay ETS nasce dalla convinzione che l’arte sia un mezzo per costruire ponti tra luoghi, culture e persone. Per i suoi fondatori le cui origini spaziano tra Beirut, Parigi, Londra e Milano il collezionismo si è evoluto da una passione personale a un impegno condiviso: sostenere e amplificare le voci di chi crea. Circolo è la sede espositiva che promuove artisti emergenti e affermati.

Meloni assume interim ministero del Turismo. Meloni: grazie a Santanchè, che ha lavorato con grande dedizione

Roma, 26 mar. (askanews) – “Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto con il quale, su proposta del presidente del Consiglio dei Ministri, vengono accettate le dimissioni rassegnate dalla senatrice Daniela Garnero Santanché dalla carica di Ministro del turismo e si affida l’interim del dicastero al Presidente del Consiglio dei Ministri, onorevole Giorgia Meloni”. E’ quanto si legge in un comunicato del Quirinale.

Meloni, ha avuto oggi un colloquio telefonico con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per proporre l’assunzione dell’interim del Ministero del Turismo. Il Capo dello Stato ha poi firmato il decreto per il conferimento dell’interim.

Meloni, si legge in una nota di Palazzo Chigi, “rivolge un ringraziamento al Ministro Santanchè, che in questi anni ha lavorato con grande dedizione e ha assicurato il proprio contributo alla ripresa e al rilancio del turismo italiano”.

Il Governo, prosegue il comunicato, “continuerà a lavorare per sostenere e valorizzare un asset strategico dell’economia nazionale, che assicura prosperità, benessere e prestigio internazionale all’Italia”.

Prime dimissioni anche in Fi, Gasparri lascia per Craxi. Plauso di Marina

Roma, 26 mar. (askanews) – Stefania Craxi capogruppo al Senato al posto di Maurizio Gasparri: a tre giorni dalla sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia, storico cavallo di battaglia di Silvio Berlusconi, anche in Forza Italia arrivano le prime dimissioni. “Ho deciso autonomamente di lasciare il mio incarico”, dichiara l’ex presidente dei senatori. Ma il passo indietro va proprio nella direzione di quel rinnovamento auspicato dalla famiglia Berlusconi da tempo.

Ambienti vicini a Marina Berlusconi fanno trapelare che l’avvicendamento è un’iniziativa del gruppo parlamentare ma ribadiscono che la presidente di Finivest da tempo sostiene una sempre maggiore apertura della classe dirigente. Stando a quanto viene raccontato, sarebbe stata proprio lei a volere una donna alla guida dei senatori e la scelta sarebbe ricaduta su Stefania Craxi verso la quale la figlia del Cavaliere nutre da sempre grande stima, ribadita anche oggi, la stessa, sottolinea la nuova capogruppo, che legava i rispettivi genitori.

La neo eletta parla di “un avvicendamento normale, in cantiere da prima del referendum”. Bolla come “ricostruzioni fantasiose” le indiscrezioni stampa secondo cui ci sarebbe stata una raccolta firme su un testo, promosso da Claudio Lotito, contro Gasparri, con ben 14 adesioni su 20 senatori, comprese quelle di due Ministri, Casellati e Zangrillo. Ai cronisti che le domandano perché Gasparri – che con ogni probabilità sarà eletto presidente della commissione Esteri al posto di Craxi – si sia dimesso la nuova presidente dei senatori replica che “fare il capogruppo è logorante” anche se poi non nega si tratti di “un segnale di discontinuità” di cui, ripete, si “parlava da tempo”. Discontinuità che per ora non sembra interessare il capogruppo alla Camera, Paolo Barelli, altro fedelissimo di Tajani. “Non mi risulta”, si schermisce Craxi. E lui le augura buon lavoro garantendole “collaborazione”.

“Marina non ha mai messo in discussione la leadership di Tajani”, spiega la neo presidente dei senatori confermando un’indiscrezione fatta trapelare anche da fonti vicine alla figlia del Cav. Ma appare evidente che la linea di procedere senza scossoni assunta da Tajani nel giorno della sconfitta e anche all’indomani, mentre la premier Giorgia Meloni regiva facendo un repulisti tra i suoi al governo, vacilla parecchio.

Sotto accusa è anche la sua volontà di procedere da subito, da aprile, con i congressi regionali di Forza Italia. Volontà ribadita tra i malumori in una riunione ieri, in una segreteria questa mattina riunita prima di volare al G7 dei ministri degli esteri a Cernay-la-Ville, in Francia. E anche nel post su X in cui, oltre un’ora prima dell’elezione avvenuta per acclamazione in una riunione pomeridiana del gruppo al Senato, augura buon lavoro a Craxi. “Con i prossimi congressi regionali – scrive Tajani – lavoriamo per allargare sempre di più i nostri orizzonti, abbracciare tutte quelle forze che condividono il nostro percorso. A radicarci sul territorio, a valorizzare la nostra base e i nostri militanti. Non abbiamo paura della democrazia”.

“Quando incontro le persone per strada, mi chiedono quando abbasseremo le tasse, non quando faremo i congressi. Abbiamo bisogno di capire perché abbiamo perso voti, perché i ragazzi hanno scelto il no. Dobbiamo fare un esame di coscienza utilizzando il referendum”, spiega la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli. Una linea condivisa anche dalla neo presidente dei senatori: “Adesso la priorità è rilanciare l’azione politica del partito occupandoci della prima emergenza che è quella economica anche per i riflessi dei conflitti che abbiamo quindi lavoreremo su questo. Io sono alla ricerca non di tessere ma di idee, non cerco adepti ma confronti, idee, dialogo”.

Per Tajani “Forza Italia è un partito vivo, un punto di riferimento per tutti quegli italiani che si ritrovano nei valori della libertà e del popolarismo. Continueremo ad affermarci sempre come il centro della politica italiana”.

Iran, Lagarde: stiamo fronteggiando un vero shock, va oltre quel che immaginiamo

Roma, 26 mar. (askanews) – “Stiamo fronteggiando un vero shock, che probabilmente va oltre di quello che riusciamo a immaginare al momento. Forse (i mercati) sono eccessivamente ottimisti e determinati a restare ottimisti, nella speranza che uno scenario positivo si materializzerà e che si tornerà alla normalità in tempi relativamente brevi. Non è quello che quello che ci stanno dicendo gli esperti in termini di capacità, di estrazione, di raffinamento e distribuzione, perché è stato già danneggiato già troppo e non non è una questione che possa essere ripristinata in mesi, qui si parla di anni”. Lo ha affermato la presidente della Bce, Christine Lagarde in una intervista al settimanale The Economist, secondo un limitato estratto video reso disponibile dalla testata britannica, a proposito delle conseguenze della guerra in Iran.

Urso: nessun problema di tenuta, maggioranza di legislatura

Bologna, 26 mar. (askanews) – “Questo è un governo di legislatura che ha una salda maggioranza parlamentare consacrata dal voto degli elettori e ha il dovere di rispondere a queste aspettative, come sta facendo con consapevolezza, responsabilità e determinazione”. Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, a margine della cerimonia di apertura di Cosmoprof Worldwide 2026 a Bologna, risponde a chi gli chiede se ci siano problemi di tenuta dell’esecutivo.

Sulle dimissioni dei colleghi, tra cui quella del ministro Santanchè, Urso è netto: “Hanno fatto bene a rispondere alla richiesta del presidente del Consiglio”. “Ora dobbiamo affrontare i provvedimenti necessari per fronteggiare la situazione economica alla luce delle conseguenze che vi possono essere dal perdurare del conflitto nel grande Medio Oriente – aggiunge il ministro – con la consapevolezza che anche per quanto riguarda il tasso di inflazione l’Italia oggi ha le carte in regola”.

Zerocalcare e Cecilia Randall tra i super ospiti di Romics 36

Roma, 26 mar. (askanews) – È tutto pronto per la 36esima edizione di Romics, il Festival Internazionale del Fumetto, Animazione, Cinema e Games, organizzato da Fiera Roma e ISI.URB, in programma alla Fiera Roma dal 9 al 12 aprile.

Tra gli ospiti più attesi di questa edizione, italiani e internazionali: Zerocalcare, il fumettista che ha rivoluzionato il graphic novel in Italia; Cecilia Randall (pseudonimo di Cecilia Randazzo), protagonista indiscussa del Fantasy Storico in Italia; Jérémie Almanza, il maestro delle atmosfere gotico-fiabesche, Liang Azha e JingJiang, due delle voci più luminose del fumetto asiatico contemporaneo.

L’incontro dal titolo “Zerocalcare – ieri, oggi, domani”, vedrà Michele Rech incontrare il pubblico sabato 11 aprile assieme al giornalista Riccardo Corbò. L’incontro racconta il percorso artistico di Zerocalcare, dal fumetto indipendente alle celebri serie animate, analizzando con ironia e sincerità il suo impatto culturale e artistico. Per l’occasione, l’autore incontrerà i fan con una sessione esclusiva di Meet&Greet e dediche a numero chiuso su prenotazione.

Sempre sabato 11 aprile in programma “Kitsune – Il potere della volpe”, con l’autrice fantasy Cecilia Randall, che presenta in anteprima assoluta “Kitsune – Il potere della volpe” (Gribaudo), nuovo capitolo del suo affascinante fantasy ucronico tra mitologia giapponese, azione e magia. L’autrice guiderà il pubblico nel dietro le quinte del romanzo, svelando le ispirazioni nate tra i viaggi di Marco Polo e l’immaginario di anime e manga.

La magia del mondo Disney incontra il fascino del dialetto romano nel volume “Il romanesco nelle storie di Topolino”, presentato in anteprima sabato 11 aprile in collaborazione con Panini Disney. Il protagonista assoluto è Paperugantino, impegnato in una divertente commedia in due atti scritta e disegnata da Marco Gervasio, accompagnata da un’avventura “fuori porta” tutta da gustare. Durante l’incontro l’autore si confronterà con il professore Daniele Baglioni, che ha curato la traduzione in dialetto e Barbara Garufi, redattrice Disney per Panini Comics.

Domenica 12 aprile è la volta di Liang Haza, che racconta i suoi numerosi progetti in corso e futuri: Le Love Letters, Fortune Kitten’s, Soul Sealer su Webtoon, nuovi volumi usciti in Italia e tutti gli altri numerosi lavori. L’evento è in collaborazione con Jundo Editore, che pubblica in Italia anche un’altra amatissima artista di BL, JingJiang, che incontrerà i suoi lettori nei giorni di manifestazione.

Un evento speciale dedicato al secondo volume della serie GreenWood (Tunué) – Il concorso, incentrato su ecologia e magia. Protagonista sarà lo straordinario disegnatore Jérémie Almanza, che svela i segreti della sua arte. Un’occasione imperdibile per scoprire dal vivo lo stile unico di Almanza e l’universo pedagogico creato da Barbara Canepa e Anaïs Halard.

Una performance live dedicata ai grandi successi di Pokémon, Dragon Ball e One Piece, è prevista sabato 11 aprile, un appuntamento tra nostalgia e cultura pop, capace di unire fan di ogni età in un viaggio nel cuore dell’animazione con Giorgio Vanni.

Un incontro dedicato al fenomeno globale “Stranger Things” è in programma sabato 11 aprile: le voci italiane che hanno reso famosi i protagonisti della serie cult si confronteranno con il pubblico per svelare i segreti del doppiaggio e il dietro le quinte delle avventure più amate di Netflix. Con Alessandro Budroni (voce del Capo Jim Hopper), Davide Perino (Henry Creel/Vecna) e Sofia Fronzi (Holly Wheeler).

Domenica 12 aprile altro incontro speciale, dedicato al lungometraggio animato, premiato ai recenti Oscar come miglior film d’animazione e per la migliore canzone originale, con i doppiatori ufficiali Giorgia Brunori (Rumi), Beatrice Maruffa (Zoey), Camilla Marcucci (Mira) e Danny Francucci (Abs Saja Boys) che sveleranno i segreti del dietro le quinte di K-Pop Demon Hunters tra curiosità tecniche e aneddoti inediti.

Due i manifesti della campagna ufficiale della 36esima edizione di Romics con l’omaggio a Spider-Man Miles Morales e a Space Jam. L’arte di Sara Pichelli, tra i Romics d’Oro dell’edizione, viene celebrata con il manifesto che cattura il volto dinamico di Miles Morales, personaggio che ha co-creato, in una delle pose più belle di Spider-Man.

In occasione del 30esimo anniversario del film Space Jam, Romics celebra i campioni della Tune Squad, con i volti di Bugs Bunny e Daffy Duck in rappresentanza dei mitici Looney Tunes. In collaborazione con Warner Bros. Entertainment Italy i visitatori troveranno divertenti experience, contenuti speciali e una mostra dedicata.

Insigniti del prestigioso Romics d’Oro durante la 36esima edizione del Festival Lorenzo Mattotti, Victor Perez, Sara Pichelli, Bill Plympton e Rhianna Pratchett.

Il Premio Romics Special, che rende omaggio ad artiste, artisti e professionisti che si siano distinti nell’esplorazione di nuovi mondi e personaggi, aprendo nuove frontiere creative al mercato e sperimentando linguaggi espressivi innovativi viene assegnato a Cassandra Calin, Gigi Cavenago e Alexis Wanneroy.

Nella trentaseiesima edizione di Romics la superficie dedicata alle grandi esposizioni cresce ancora: dalle personali agli approfondimenti sugli artisti premiati fino alle mostre “collettive” dedicate a temi e curiosità dell’entertainment contemporaneo, dal fumetto all’animazione, dal cinema ai games.

Oltre a Space Jam, Lorenzo Mattotti, l’arte di Sara Pichelli, Gigi Cavenago, Ironia e fumetti di Cassandra Calin, e “Superheroines – Pop, Cult & Imagination”.

Teatro, "Amor ch’ a nullo amato": al Tirso de Molina di Roma

Roma, 26 mar. (askanews) – L’11 aprile 2026, il Teatro Tirso de Molina di Roma ospiterà “Amor ch’ a nullo amato”, un avvincente racconto teatrale scritto, diretto e interpretato da Pierluigi Di Clemente. Lo spettacolo esplora uno dei canti più celebri e affascinanti della Divina Commedia, il V canto dell’Inferno, e la sua riflessione sulla doppiezza dell’amore, sospeso tra il vortice della passione e la luce della redenzione.

Attraverso un intreccio di narrazione e musica, il pubblico sarà guidato alla scoperta delle emozioni e dei significati nascosti dietro le parole di Francesca e le lacrime di Paolo, lasciandosi trasportare dal fascino eterno della poesia dantesca. Una celebrazione della grandezza di Dante Alighieri che diventa anche una riflessione sull’amore nell’epoca contemporanea.

Ad accompagnare Pierluigi Di Clemente in scena, un cast d’eccezione composto dalle attrici Arianna Capparella e Sarah Nicolucci, l’arpista Valeria Caprì, la violoncellista Francesca Lovotti, il flautista Flavio Musillo e la danzatrice Annalisia Falciglia, che si esibirà su coreografie firmate Tiziano Di Muzio.

Lo spettacolo fa parte del più ampio progetto ItineDante, ideato e diretto da Pierluigi Di Clemente, che dal 2021 ha portato in scena oltre quaranta canti della Divina Commedia, con l’obiettivo di avvicinare il grande pubblico al capolavoro dantesco e ai suoi profondi significati.

Cashback, SS Morelli: grande opportunità ma senza obblighi

Roma, 26 mar. – I pagamenti digitali rappresentano una leva strategica per rafforzare la sovranità economica, contrastare l’economia sommersa e sostenere la competitività del sistema Italia. Lo ha affermato il sottosegretario Alessandro Morelli intervenendo al Forum Community Cashless Society 2026, organizzato da TEHA – The European House Ambrosetti. Nel suo intervento, Morelli ha sottolineato come le infrastrutture di pagamento siano ormai elementi chiave della sicurezza economica e della resilienza del Paese, richiamando la forte crescita dei pagamenti digitali registrata negli ultimi anni. “La crescita è un processo di transizione: da un lato aumenta l’uso dei pagamenti digitali, dall’altro è evidente che esistono generazioni più giovani maggiormente predisposte ad approcciarsi a questi strumenti e generazioni che, invece, possono incontrare più difficoltà”, ha osservato Morelli. “Vogliamo andare in una direzione chiara: mettere questi strumenti a disposizione di tutti, senza imporre obblighi, accompagnando il cambiamento con consapevolezza e inclusione”. Il sottosegretario ha ribadito il ruolo del cashless nel contrasto all’evasione fiscale, grazie a maggiore tracciabilità e trasparenza, sottolineando anche la necessità di rafforzare integrazione e interoperabilità dei sistemi di pagamento a livello europeo. “È un percorso di transizione che, anche attraverso una sana educazione finanziaria nelle scuole, potrà accompagnare un cambiamento ormai già tracciato”, ha concluso Morelli, richiamando infine l’attenzione anche sul divario territoriale tra Nord e Mezzogiorno.

Per Trump l’Iran è "un piccolo detour", ma come finirà? I negoziati ci sono ma nessuno si fida

Roma, 26 mar. (askanews) – Dopo averla chiamata una “escursione” ora il presidente americano, Donald Trump, definisce la guerra in Iran un “detour piccolo” che “non durerà molto, finirà presto”. Lo ha fatto durante la prima riunione di gabinetto dallo scoppio guerra contro l’Iran il 28 febbraio scorso. Una riunione in cui Trump, dopo aver ribadito di essere “deluso dalla Nato”, ha rivendicato che è Teheran a implorare adesso un accordo. I negoziati ci sono, ma nessuno si fida. E non sono l’unico piano sul tavolo. Di nessuno dei due, anzi tre, contendenti.

Tra negoziato o intervento di terra, infatti, la Casa Bianca non ha ancora chiaro in che modo risolvere la crisi iraniana, e al momento le iniziative diplomatiche, per quanto indirette, appaiono lontane da garantire una soluzione. Che i negoziati indiretti siano effettivamente in corso lo ha confermato il ministro degli Esteri pachistano, Ishaq Dar, che ha precisato come l’iniziativa goda del sostegno di Turchia ed Egitto – e dei Paesi del Golfo, che a detta del Segretario generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg) vorrebbero anzi essere coinvolti direttamente.

Dall’Amministrazione Trump arrivano segnali discordanti: mentre il Presidente minaccia di nuovo un’intensificazione del conflitto e invita Teheran a “impegnarsi sul serio prima che sia troppo tardi” – e il Segretario alla Guerra Pete Hegseth parla di “negoziare con le bombe” – lo speaker della Camera Mike Johnson esclude la possibilità di un intervento terrestre nel momento in cui convergono nell’area migliaia di Marines e paracadutisti.

Trump ha anche ribadito che la vittoria militare è totale, che ci vorranno poche settimane per mettere fine alla guerra e che Teheran sta “implorando” Washington per raggiungere un’intesa: “Ma non so se vogliamo farlo, dovevano farlo quattro settimane fa”; il suo negoziatore Steve Witkoff ha parlato invece di “segnali positivi” da parte iraniana alla proposta statunitense in quindici punti presentata nei giorni scorsi.

Al momento tuttavia Teheran ha affermato di aver respinto la proposta: fonti governative iraniane sottolineano come rappresenti una soluzione “di parte”, vale a dire nell’interesse esclusivo di Stati Uniti e Israele, e che non offra alcun appiglio realistico per un’intesa.

Il regime ha quindi confermato attraverso l’agenzia Tasnim di aver inviato ieri una controproposta che si articola in cinque punti, nessuno dei quali menziona né i programmi nucleari né quelli balistici; difficile quindi che possa venire accolta da Washington così com’è. Inoltre, ha annunciato di aver mobilitato una forza di un milione di combattenti per contrastare qualsiasi tentativo di invasione terrestre.

A dettare i tempi rimane la crisi economica creata dalla chiusura di Hormuz, la cui riapertura è ora l’obbiettivo primario di Trump e parte integrante dei negoziati: di fatto, è la carta migliore nelle mani del regime iraniano, con cui potrebbe forzare la mano di Washington per un’intesa che salvi la faccia a entrambe le parti – ma che difficilmente andrà a genio ad Israele, che ha interesse a mantenere gli Stati Uniti nel conflitto il più a lungo possibile.

Francesco Renga annuncia le prime date di "Live Estate 2026″

Milano, 26 mar. (askanews) – Dopo la partecipazione al 76° Festival di Sanremo con il brano “Il meglio di me”, Francesco Renga annuncia le prime date di “Live Estate 2026”, il tour estivo in partenza il 9 maggio 2026.

Gli appuntamenti estivi anticiperanno “Live Teatri 2026”, la tournée nei principali teatri italiani prevista tra ottobre e novembre. Le date – prodotte da Friends & Partners – vedranno Francesco Renga protagonista di “Live Estate 2026”: si parte il 9 maggio 2026 da Piazza Milite Ignoto a Pratola Peligna (AQ), per poi proseguire l’11 maggio a Melilli (SR), al Festival Terrazza degli Iblei in Piazza San Sebastiano. Il tour continuerà il 4 luglio a Palermo, il 5 luglio a Catania, il 10 luglio a Mirano (VE) per il Mirano Summer Festival, il 18 luglio nella località TancaIdda di Orosei (NU) e il 25 luglio a Carovigno (BR), all’Arena 30/40. Dopo la tappa del 15 agosto a Gioiosa Marea (ME), in occasione del Ferragosto Gioiosano in Piazza Cavour, il calendario si concluderà il 18 settembre ad Arzachena (SS), nella località Tanca di Lu Palu.

I biglietti delle date di Palermo, Catania, Mirano (VE) e Carovigno (BR) saranno disponibili in prevendita a partire dalle ore 18:00 di oggi, giovedì 26 marzo. Info su www.ticketone.it e www.friendsandpartners.it.

Francesco Renga è stato tra i protagonisti della 76esima edizione del Festival di Sanremo (24-28 febbraio 2026) con il brano “Il meglio di me”, una fotografia sincera e intensa di un momento significativo dell’artista, che attraverso un’intima riflessione sul proprio percorso di crescita si confronta con fragilità e paure per imparare a gestirle senza trasferirle sugli altri. Nella serata dedicata alle cover, il cantautore si è esibito insieme a Giusy Ferreri in “Ragazzo solo, ragazza sola”, versione del capolavoro di “Space Oddity”, cantata in italiano da David Bowie con testo riscritto da Mogol e pubblicata nel 1970, in un emozionante omaggio a Bowie, a dieci anni dalla sua scomparsa, e al grande paroliere della musica italiana, Mogol. Con questa partecipazione al Festival, si è aperta una nuova fase nella storia del cantautore, che ha da poco firmato con Atlantic Records Italy/Warner Music Italy.

Il day after della Consulta: giustizia vuole risposte, riannodare fili spezzati

Roma, 26 mar. (askanews) – In qualche modo, anche quello nel super panoramico salone Belvedere, al quinto piano del Palazzo della Consulta, è un altro day after: prima uscita pubblica, dopo il referendum costituzionale e la lunga scia di conseguenze politiche che si sono abbattute sul governo e sulla maggioranza, dei presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, del ministro della Giustizia Carlo Nordio e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano che molto, invano, si è speso per il Sì al referendum. Tutti nel salone, accanto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ad ascoltare la relazione annuale del presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso.

Ma non è solo per questo che l’appuntamento, seguito da conferenza stampa fitta di domande, anche sul referendum, per il presidente Amoroso, si può considerare un day after: è che la Consulta, organo di rango costituzionale, tramite il suo presidente, tira un po’ le somme – sempre con sobrietà istituzionale e senza considerazioni di parte – di quello che è accaduto nelle ultime settimane. Dopo le tensioni che hanno scosso e contrapposto i poteri dello Stato ora c’è la necessità, quasi l’urgenza, di “riannodare i fili di qualcosa che si è spezzato durante la campagna referendaria” che “è stata vivace e anche con toni eccedenti rispetto al contenuto del referendum”. Perchè, sottolinea Amoroso, “i problemi della giustizia ci sono e richiedono risposte”, il Paese ne ha bisogno.

C’è il problema della rapidità della giustizia perchè, ragiona il presidente della Consulta, “una giustizia che arriva troppo tardi è già ingiustizia” e, poi, la risposta deve essere “efficace” e concreta per il cittadino che ha deciso di rivolgersi a un giudice.

C’è il problema dei vuoti legislativi – Amoroso richiama, ad esempio, i tanti appelli, inascoltati, della Consulta al Parlamento a legiferare sul fine vita -, c’è la situazione “allarmante” per il sovraffollamento e il dramma dei suicidi delle carceri. Ci sono, certo, anche le questioni bocciate dal referendum, la stessa “separazione definitiva delle carriere” che però, osserva, può essere affrontata “con leggi ordinarie”. Ci sono gli strumenti anche per arginare l’influsso delle correnti sull’attività della magistratura, ma tutto questo deve avvenire nel rispetto di “tutto quello che sta dietro, cioè l’autonomia e l’indipendenza della magistratura”.

Quindi, da dove ripartire? I giornalisti, nel porgli le domande, parlano di macerie e di rovine lasciate dalle lacerazioni della campagna referendaria, ma Amoroso non usa parole così definitive. Oggi, spiega, si deve fare “qualcosa di simile” a quanto i padri costituenti fecero nel 1946 con l’assemblea costituente, riprendendo lo stesso metodo di dialogo e concertazione: insomma, “i problemi ci sono e vanno affrontati con spirito di confronto e di dialogo e non di contrapposizione”. La Costituzione stessa, dice, “non è immodificabile”, si può modificare, ma va fatto “con saggezza e con prudenza” e con quell’atteggiamento di ascolto che è ‘naturale’ quando si va a toccare la Carta: non si scappa, l’essenza della “materia costituzionale” è il confronto e non certo l’imposizione di una parte sull’altra. Parole che devono essere suonate come musica alle orecchie del Capo dello Stato seduto in prima fila.

L’altissima affluenza al referendum ha voluto dire proprio questo, secondo Amoroso: “Quando è in gioco il patto fondativo del nostro ordinamento c’è una sensibilità diffusa”, fermo restando che i principi supremi o fondamentali della Costituzione “non possono essere sovvertiti o modificati nel loro contenuto essenziale neppure da leggi di revisione costituzionale o da altre leggi costituzionali”. Stesso dicasi dell’insofferenza mostrata, in tutto il mondo, dalle forze sovraniste rispetto ai limiti posti al potere esecutivo dalle Carte costituzionali: “C’è un nucleo, quello dei principi supremi che costituisce lo zoccolo duro della nostra Costituzione”, risponde Amoroso ai cronisti. C’è spazio, infine, anche per una domanda sulla nuova legge elettorale, che la maggioranza di governo ha confermato di voler modificare, calendarizzando l’avvio dell’iter in commissione Affari costituzionali alla Camera per il prossimo 31 marzo. Amoroso ricorda che la Corte ha già espresso in passato “principi che riguardano sia il premio di maggioranza, che un eventuale ballottaggio, sia le candidature che le liste bloccate”. Con questo metro, con questo “riferimento”, avverte, sarà valutata la nuova legge.

Musica, Prosseda e Ammara aprono la stagione di "Piano italiano" 2026

Roma, 26 mar. (askanews) – Il 27 marzo alle ore 20.30 l’Auditorium del Goethe-Institut di Roma ospiterà il concerto “Buon compleanno, M. Lombardi”, un evento speciale dedicato al compositore Luca Lombardi in occasione dei suoi 80 anni.

L’iniziativa apre la rassegna Piano Italiano, diretta da Roberto Prosseda e ideata nel 2025 per rappresentare l’eccellenza del pianismo italiano in tutto il Paese, e rappresenta un tributo collettivo a una delle figure più significative della musica contemporanea.

Il concerto vedrà protagonisti i pianisti Alessandra Maria Ammara e Roberto Prosseda, che eseguiranno alcune composizioni pianistiche di Luca Lombardi, affiancati dai due giovani pianisti emergenti, Matteo Carnuccio e Filippo Tenisci, a cui è affidata l’esecuzione in prima assoluta di numerosi omaggi musicali scritti appositamente per l’occasione da compositori provenienti da diversi paesi: Samuel Adler, Francesco Antonioni, Tzvi Avni, Josef Bardanashvili, Matteo D’Amico, Giordano De Nisi, Fabrizio De Rossi Re, Peter Michael Hamel, Marcello Panni, Yuval Shaked, Stefano Taglietti, Roberta Vacca.

L’evento sarà introdotto da due Laudatio, affidate a Sandro Cappelletto e a Matthias Theodor Vogt.

Il programma alternerà importanti pagine pianistiche di Lombardi, tra cui Wiederkehr, Mendelssohn im jüdischen Museum Berlin e Novembernacht (in prima esecuzione italiana), ad una serie di brani composti come tributo al Maestro da autori internazionali contemporanei.

Il concerto sarà anche un’occasione per celebrare il ruolo del compositore come punto di riferimento della musica contemporanea, docente, saggista e promotore del dialogo tra diverse culture musicali.

A latere del concerto, il 27 e 28 marzo avrà anche luogo il convegno “Quo vadis, impegno? Tendenze e idee della musica impegnata dagli anni ’60 ad oggi” – simposio in onore dell’ottantesimo compleanno di Luca Lombardi; un progetto realizzato in collaborazione tra l’Istituto Storico Germanico di Roma, il Seminario di Musicologia dell’Università di Heidelberg, L’Università “La Sapienza” di Roma e il Goethe-Institut di Roma.

Il concerto del 27 marzo rappresenta anche l’apertura ufficiale della rassegna “Piano Italiano” 2026, organizzata da Associazione Mendelssohn, con la direzione artistica di Roberto Prosseda. Si tratta della seconda edizione di questa stagione, che si distingue per la presenza di musica pianistica italiana in tutti i 20 concerti, che sono distribuiti in diverse città e regioni italiane nel corso dell’intero anno.

“Sono davvero felice di annunciare la seconda edizione di Piano Italiano – ha commentato Roberto Prosseda – in occasione di un evento davvero speciale: il 27 marzo celebriamo uno dei massimi compositori viventi, Luca Lombardi, a cui mi lega anche una profonda amicizia più che ventennale, e che sarà festeggiato con una vera e propria festa musicale: 12 compositori hanno scritto nuovi brani pianistici in suo onore, e li ascolteremo tutti in prima esecuzione assoluta, accanto ai principali lavori pianistici di Luca Lombardi. Questo è lo spirito di ‘Piano Italiano’: promuovere la musica pianistica italiana di qualità, con particolare attenzione alle voci artistiche più autentiche e meno commerciali, e al contempo dare spazio anche alle nuove generazioni di pianisti e compositori, come accade anche in questo concerto, grazie alla presenza dei giovani talenti Filippo Tenisci e Matteo Carnuccio”.

La stagione Piano Italiano proseguirà con concerti al Palazzo delle Culture a Velletri, ad Asolo all’Auditorium San Gottardo, poi Rovigo, Torino, Firenze ed altre città italiane. Tra i pianisti che si esibiranno quest’anno, sempre in programmi incentrati sul repertorio pianistico italiano, ci saranno Maurizio Baglini, Bruno Canino, Alberto Chines, Emanuele Delucchi, Massimiliano Génot, Benedetto Lupo, Alessandro Marangoni, Ruben Micieli, Marco Scolastra.

A Roma la mostra "Hokusai. Il grande maestro dell’arte giapponese"

Roma, 26 mar. (askanews) – Dal 27 marzo al 29 giugno 2026, Palazzo Bonaparte a Roma ospita la più grande esposizione mai dedicata in Italia a Katsushika Hokusai (1760-1849), il più celebre artista giapponese, una delle figure più potenti e influenti della cultura visiva universale.

Oltre 200 le opere esposte, provenienti dalla prestigiosa collezione del Museo Nazionale di Cracovia, molto noto in Giappone, che presta eccezionalmente per la prima volta le sue opere in Italia e che, per la prima volta al mondo, presenta a Palazzo Bonaparte la prima grande monografica su Hokusai al di fuori della Polonia.

Hokusai è il grande protagonista della stagione artistica del periodo Edo (1603-1868), l’epoca straordinaria in cui fiorisce la cultura del “Mondo fluttuante”, l’Ukiyo-e, destinata a trasformare profondamente l’immaginario giapponese e, in seguito, quello occidentale.Pittore e incisore prolifico, visionario e instancabile, Hokusai è conosciuto in tutto il mondo soprattutto per le sue celebri stampe Ukiyo-e nelle quali la natura, il movimento dell’acqua, il paesaggio e le figure che animano la vita quotidiana del Giappone si trasformano in immagini di sorprendente forza poetica e modernità.

Il pubblico si muoverà tra capolavori senza tempo e invenzioni visive straordinarie: dalle Cinquantatré stazioni del Tokaido alla celeberrima La Grande Onda di Kanagawa, dalle Trentasei Vedute del Monte Fuji fino ai sorprendenti Manga, gli straordinari album di disegni che hanno consegnato alla storia uno dei termini più noti della cultura visiva contemporanea.

La mostra offre anche una chiave di lettura affascinante delle opere del maestro: al centro delle sue immagini non c’è soltanto la natura monumentale, ma l’essere umano. Tra le vedute del Giappone e la presenza costante del sacro Monte Fuji, Hokusai osserva la vita con straordinaria sensibilità. Spesso il Fuji arretra sullo sfondo, mentre in primo piano emergono gesti e dettagli del quotidiano: una capanna costruita dall’uomo, il dorso di un cavallo lungo la strada, il profilo di un tetto che dialoga con quello di una collina.

Accanto alla centralità dell’uomo emerge un altro grande protagonista dell’opera di Hokusai: l’acqua. Non soltanto nella celebre Onda, qui presentata in una delle prime tirature, ma nelle infinite variazioni con cui l’artista la osserva, la studia e la reinventa.

L’acqua scorre impetuosa nella serie Un viaggio tra le cascate di varie province (Shokoku taki meguri), si frantuma in vortici e spruzzi, si distende in superfici silenziose o diventa pura energia visiva. In ogni immagine il movimento nasce da una precisione del segno straordinaria, capace di trasformare la natura in ritmo e armonia.

La mostra mette in luce anche aspetti meno noti ma irresistibili della personalità di Hokusai, come l’umorismo e la leggerezza. Emblematica, in questo senso, è la raffinata stampa surimono Autoritratto come pescatore, in cui l’artista gioca con la propria immagine con ironia e libertà.

Con il medesimo humor ha riassunto la sua ricerca artistica lasciandoci testimonianza della sua forte curiosità: “…Tutto ciò che ho disegnato prima dei settant’anni non vale la pena di essere considerato… A novant’anni avrò penetrato il mistero della natura. A cento anni sarò un artista meraviglioso. A centodieci anni tutto ciò che creerò, un punto, una linea, prenderà vita come mai prima. A tutti voi che vivrete a lungo come me, prometto di mantenere la mia parola”.

Parole che raccontano bene la straordinaria idea che aveva di se stesso e dell’arte: un cammino infinito di studio, osservazione e perfezionamento, in cui l’artista non smette mai di imparare. Fu infatti proprio dopo i settant’anni che realizza alcuni dei suoi capolavori più celebri, tra questi proprio la sua immagine più nota: la Grande Onda presso Kanagawa.

Negli ultimi anni firmava spesso le sue opere “Gakyo rojin”, il “Vecchio Pazzo per la Pittura” un nome che racconta bene l’energia inesauribile con cui continua a osservare il mondo e reinventarlo attraverso il disegno.

Accanto ai capolavori di Hokusai, l’esposizione presenta anche un insieme di oltre 180 pezzi tra libri rarissimi e preziosi oggetti giapponesi, tra cui laccature, smalti cloisonné, accessori da viaggio, armature, elmi e spade, oltre a strumenti musicali tradizionali. I costumi (kimono, giacche haori e fasce obi) accompagnano visivamente la visita, creando un dialogo continuo tra arte, vita quotidiana e spiritualità della cultura giapponese.

Promossa dal Presidente della Commissione Cultura della Camera dei deputati, con il patrocinio del Ministero della Cultura, dell’Ambasciata della Repubblica di Polonia in Roma, dell’Ambasciata del Giappone in Italia, dell’Istituto Giapponese di Cultura, della Regione Lazio e del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura, la mostra è realizzata in collaborazione con il Museo Nazionale di Cracovia, è prodotta e organizzata da Arthemisia ed è curata da Beata Romanowicz con la consulenza scientifica ed editoriale per i contenuti testuali, audiovisivi e divulgativi di Francesca Villanti.

Main partner dell’esposizione è la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, con Fondazione Cultura e Arte e Poema.

La mostra vede come sponsor Generali Valore Cultura, mobility partner Atac e Frecciarossa Treno Ufficiale, radio partner Dimensione Suono Soft e sponsor tecnico Ferrari Trento. Il catalogo è edito da Moebius.

The Boys of Dungeon Lane è il nuovo album solista di Paul McCartney

Milano, 26 mar. (askanews) – “The Boys of Dungeon Lane” non è solo il diciottesimo album solista di Paul McCartney: è una raccolta di sguardi rari e rivelatori su ricordi mai condivisi prima, insieme ad alcune canzoni d’amore di nuova ispirazione, firmate da una delle figure culturalmente più significative del nostro tempo.

Con “The Boys of Dungeon Lane”, Paul McCartney rivolge lo sguardo verso l’interno, rivisitando gli anni di formazione che hanno plasmato non solo la sua vita, ma le fondamenta stesse della cultura popolare moderna. In una carriera caratterizzata da narrazioni senza tempo e personaggi indimenticabili, Paul racconta ora la storia più personale di tutte: la sua. “The Boys of Dungeon Lane” è il suo album più introspettivo fino ad oggi e riporta l’ascoltatore alle origini.

Queste straordinarie nuove canzoni ritraggono Paul in maniera sincera, vulnerabile e profondamente riflessiva, mentre scrive con rara franchezza della sua infanzia nella Liverpool del dopoguerra, della tenacia dei suoi genitori e delle prime avventure condivise con George Harrison e John Lennon, molto prima che il mondo avesse mai sentito parlare della “Beatlemania”. Sono stati quegli anni che gli storici continuano a studiare, quei giorni tranquilli e spensierati che, inconsapevolmente, hanno gettato le basi per una rivoluzione culturale. Paul li rivisita non come miti o folklore, ma come propri ricordi.

L’album prende il titolo dalla canzone, disponibile da ora, “Days We Left Behind”, un brano essenziale e profondamente intimo che cattura il nucleo emotivo del progetto. Dungeon Lane è un luogo che Paul vede ancora quando torna a casa e che funge da porta d’accesso simbolica a un mondo prima della fama: i pomeriggi trascorsi sul Mersey, il libro di birdwatching in mano, “bar pieni di fumo e chitarre economiche” e sogni non ancora vissuti.

“Per me questa canzone è davvero un ricordo. Il titolo dell’album, *The Boys of Dungeon Lane*, deriva da un verso di questo brano. Stavo proprio pensando a questo, ai giorni che mi sono lasciato alle spalle, e spesso mi chiedo se non stia semplicemente scrivendo del passato, ma poi penso: come si può scrivere di qualcos’altro? Sono solo tanti ricordi di Liverpool. C’è una parte nel mezzo che parla di John e di Forthlin Road, la strada in cui vivevo. Dungeon Lane è lì vicino. Vivevo in un posto chiamato Speke, un quartiere piuttosto popolare. Non avevamo quasi nulla, ma non importava perché le persone erano fantastiche e non ti accorgevi di non possedere molto.” – racconta Paul McCartney.

Oltre a essere ricco di riflessioni toccanti di un artista la cui influenza è intessuta nelle nostre vite, *The Boys of Dungeon Lane* include anche nuove canzoni d’amore nello stile inimitabile e immediatamente riconoscibile di Paul McCartney. È impossibile immaginare un mondo senza Paul McCartney, anche se qui gli ascoltatori possono viaggiare in un mondo che esisteva prima che tutto cambiasse, scoprendo ricordi mai condivisi prima e rivelando, con straordinaria onestà, la storia umana che si cela dietro un’icona mondiale. Questa è la storia che precede la Storia.

“The Boys of Dungeon Lane” ha visto la luce cinque anni fa, quando Paul ha incontrato il produttore Andrew Watt per una tazza di tè e uno scambio di idee. Mentre strimpellava la chitarra durante l’incontro, Paul si è imbattuto in un accordo che nemmeno lui – il cantautore vivente di maggior successo al mondo – riusciva a riconoscere. Imperterrito e spinto dalla sua natura sperimentale, Paul ha continuato a cambiare una nota, poi un’altra, fino a ottenere una sequenza di tre accordi, che Watt ha suggerito di registrare.

Da quella sessione è nato il brano di apertura dell’album, “As You Lie There”. Incoraggiato dal suo nuovo produttore, Paul ha dato vita al nuovo brano, suonando la maggior parte degli strumenti – proprio nello spirito del suo album di debutto da solista del 1970, “McCartney”. È così iniziato il viaggio che ha portato al 18° album in studio di Paul.

A causa dei numerosi impegni di Paul, l’album è stato registrato in sessioni intense ma efficienti tra una tappa e l’altra di un tour mondiale durato cinque anni, tra Los Angeles e il Sussex. Senza pressioni da parte della casa discografica né scadenze da rispettare, i due hanno potuto realizzare l’album secondo i propri tempi e con piena soddisfazione.

Proprio come la carriera di questo straordinario artista, “The Boys of Dungeon Lane” è musicalmente eclettico e vede Paul cimentarsi con una vasta gamma di strumenti e stili diversi, mettendo in mostra la sua ampia musicalità. Ci sono il rock nello stile dei Wings, le armonie in stile Beatles, i groove in stile McCartney, un’intimità sobria, una narrazione guidata dalla melodia, canzoni caratterizzate da personaggi distinti ma il filo conduttore è Paul.

Tracklist:

As You Lie There Lost Horizon Days We Left Behind Ripples in a Pond Mountain Top Down South We Two Come Inside Never Know Home to Us Life Can Be Hard First Star of the Night Salesman Saint Momma Gets By

Cultura, dal 14 luglio il 52esimo Festival della Valle d’Itria

Roma, 26 mar. (askanews) – Mediterraneo, culla del mito, crocevia di culture, mare che accoglie: questo il tema del 52esimo Festival della Valle d’Itria che si terrà a Martina Franca (Ta) e in alcuni luoghi del territorio pugliese dal 14 luglio al 2 agosto. Organizzato dalla Fondazione Paolo Grassi, il Festival è curato per il secondo anno dalla direttrice artistica e compositrice Silvia Colasanti che prosegue il percorso intrapreso nella precedente edizione: la musica riflette sul proprio presente e diviene strumento prezioso per leggere la realtà.

Un impegno premiato recentemente anche con il Premio della critica musicale italiana “Franco Abbiati” che ha scelto Owen Wingrave, allestito nell’edizione passata, come “migliore iniziativa musicale” del 2025. Fra opere, riscoperte, rarità, concerti e incontri, valorizzando nella scelta dei luoghi il ricco patrimonio storico-artistico e paesaggistico della Valle d’Itria, il Festival spazierà dal Settecento ai giorni nostri: un viaggio musicale nel Mare nostrum, scenario di miti, luogo di migrazioni e di incontri in cui si si intrecciano destini, culture e tradizioni. La musica sarà la voce che racconta queste storie e il Festival un’opportunità di crescita per il territorio che lo ospita e le persone che lo vivono.

Tre le nuove produzioni liriche che segnano l’edizione n. 52 del Festival. Nella cornice di Palazzo Ducale martedì 14 luglio (ore 21, repliche il 26, 29 luglio e il primo agosto) inaugura il dittico Pulcinella di Igor Stravinskij / La favola di Orfeo di Alfredo Casella, due lavori in un atto unico che reinterpretano il mito e la tradizione classica in chiave novecentesca e che ci porta alle radici della nostra cultura. Regia e coreografia saranno di Jean Renshaw, artista anglo-tedesca già ospite del Festival; Nicolò Umberto Foron, promettente talento classe 1998, già affermato sulla scena internazionale e per la prima volta impegnato in Italia nella direzione di un’opera, guida l’Orchestra e il Coro del Teatro Petruzzelli di Bari, mentre la danza sarà affidata alla compagnia Eko Dance Project. Le voci principali, in entrambe le opere, sono di Chiara Mogini (Una driade/Mezzosoprano), Matteo Falcier (Orfeo/Tenore) e Roberto Lorenzi (Plutone/Basso).

Ancora a Palazzo Ducale il 25 luglio (ore 21, repliche il 28, 31 luglio, 2 agosto) la Carmen di Georges Bizet. La celebre opéra-comique viene presentata nella partitura originale del 1874 come prima assoluta in forma scenica, restituendo al pubblico una versione mai rappresentata finora, grazie alla recente revisione critica di Paul Prévost per l’editore Barenreiter. La partitura che sarà eseguita è quella originariamente predisposta dal compositore, prima che i dirigenti dell’Opéra Comique di Parigi chiedessero importanti cambiamenti. Fabio Luisi, direttore musicale del Festival, guida l’Orchestra e il Coro del Teatro Petruzzelli di Bari e il Coro di voci bianche della Fondazione Paolo Grassi offrendo per la prima volta nella sua lunga carriera la lettura del capolavoro di Bizet: regia, scene e costumi (questi ultimi insieme a Carla Galleri) saranno di Denis Krief, artista di grande e consolidata esperienza che torna a Martina Franca dopo una lunga assenza. Nel ruolo del titolo il mezzosoprano turco-tedesco Deniz Uzun, mentre il soprano moldavo Natalia Tanasii sarà Micäela; nel cast principale ritroviamo anche il tenore Matteo Lippi (Don José) e il baritono Alessandro Luongo (Escamillo).

Il schiavo di sua moglie (1672) dramma per musica in un prologo e tre atti di Francesco Provenzale, è la terza, nuova, produzione in scena il 24 luglio nel Chiostro del Carmine di Martina Franca (ore 21, repliche il 27 e 30 luglio). Confermando l’attenzione verso la riscoperta e le rarità del repertorio barocco, il Festival allestisce in prima esecuzione in tempi moderni una delle opere più celebri del musicista napoletano del Seicento, grazie al lungo lavoro di ricerca su Provenzale di Antonio Florio musicologo e direttore, alla guida del complesso barocco, da lui fondato, Cappella Neapolitana. Il cast sarà formato dagli allievi dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” che approfondiranno lo studio dell’opera nel loro percorso di perfezionamento; firma la regia Rita Cosentino, già apprezzata nella regia di due produzioni degli ultimi anni, nonché curatrice dei laboratori didattici del Festival, mentre i costumi sono di Carla Galleri.

Alle tre produzioni liriche, si affianca un altro progetto ispirato al tema del Mediterraneo che il Festival ha commissionato a Marco Baliani, scrittore, attore e regista dedito a un teatro di ricerca e di impegno civile. Vennero da ogni dove. Narrar cantando umanità in cammino andrà in scena il 20 e 21 luglio al Chiostro di San Domenico (ore 21). Con Baliani ritroviamo la voce di Vincenzo Capezzuto, artista a tutto tondo, affiancato da Luciano Orologi (sax), Giancarlo Bianchetti (chitarra classica) e Marco Forti (contrabbasso), per uno spettacolo che è intreccio di musica, canzoni e racconti intorno al tema del viaggio per mare, viaggio che a volte è transito, altre volte fuga, altre volte ancora disperato tentativo di approdo.

Parte integrante saranno i numerosi concerti lirici, sinfonici e cameristici, che arricchiranno la programmazione del Festival valorizzando chiostri, basiliche, masserie, luoghi storici e di grande bellezza del barocco martinese e del territorio pugliese. Saranno tutti dedicati ad approfondire e a riflettere sul tema “Mediterraneo” e sulla musica dei compositori in cartellone. Il Concerto dello Spirito alla Basilica di San Martino (17 luglio, ore 21) vedrà protagonista l’Orchestra ICO della Magna Grecia diretta da Giovanni Pelliccia (viola solista Francesco Peverini) con musiche di Stravinskij, Britten e la prima assoluta di Lamento dal mare del giovane compositore spagnolo Jorge Coll Navarro; il 19 luglio all’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala (che torna a Martina Franca dopo essere stata nel 2025 l’orchestra di due produzioni del Festival) spetta il Concerto Sinfonico a Palazzo Ducale, diretta dal trentenne Diego Ceretta, solista l’affermata violinista Francesca Dego (musiche di Stravinskij, Schubert e Castelnuovo-Tedesco).

I tre Concerti del Sorbetto fra Chiostro di San Domenico e Chiostro delle Agostiniane (ore 18), ospitano il Quartetto Adorno (18 luglio) e il giovane violinista Paride Losacco (1° agosto) in un percorso nel Novecento storico italiano ed europeo, presentando pagine di Casella, Stravinskij e Ravel per quartetto d’archi e Petrassi, Stravinskij, Prokof’ev e Kurtág per violino solo. Gli artisti dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” con il pianista Francisco Manuel Soriano approfondiranno invece il ricco repertorio della musica vocale francese di Otto-Novecento, ruotando intorno alla celebre Habanera di Bizet (25 luglio).

Quattro infine gli appuntamenti (ore 21) di “Mediterraneo in musica” fra chiostri e masserie del territorio della Valle d’Itria: si inizia il 15 luglio a Cisternino, nella Chiesa Madre San Nicola, con il violoncellista Danilo Squitieri in un viaggio di più secoli che parte dalla Prima Suite di Bach fino ad Alone di Giovanni Sollima; il 16 luglio al Leonardo Trulli Resort di Locorotondo il Concerto del Mediterraneo e gli allievi dell’Accademia “Rodolfo Celletti”; il 22 luglio alla Masseria Palesi di Martina Franca Notturno Adriatico un concerto sul tema del mare nella musica del XX e XXI secolo con Francesco D’Orazio al violino e Liubov Gromoglasova al pianoforte; infine il 23 luglio Pino De Vittorio sarà protagonista di Tarantelle del rimorso al Chiostro di San Domenico, una serata dedicata al repertorio di tarantelle del Gargano e di canti del Sud Italia di cui De Vittorio, accompagnato dal chitarrista Marcello Vitale, è fra i maggiori interpreti.

In programma il 18 e 19 luglio il Convegno di studi “Riscoprire l’antico nel Novecento. Mito e Mediterraneo in Stravinskij e Casella”, con il coordinamento scientifico di Luca Aversano e in collaborazione con l’Associazione Docenti Universitari Italiani di Musica.

Anche quest’anno il Festival avrà la sua anteprima con la rassegna “In Orbita” (10-12 luglio, ore 21), approdando nelle piazze e contrade di Martina Franca. Due gli appuntamenti in programma: il 10 e 11 luglio Naufragi, uno spettacolo di teatro e musica liberamente ispirato a La tempesta di Shakespeare, prodotto dalla Fondazione Arturo Toscanini con cui la Fondazione Paolo Grassi rinnova la collaborazione: il Trio d’archi della Filarmonica Arturo Toscanini e gli attori della compagnia teatrale Anellodebole coinvolgeranno il pubblico che diventa parte dello spettacolo, stimolando la riflessione sul naufragio reale e metaforico, sul viaggio e sulla migrazione. In quartetto all’opera (12 luglio, Villa del Carmine), vedrà invece il pianista Francesco Libetta affiancarsi ai suoi allievi dei corsi della Fondazione Paolo Grassi – Christian De Nicolais, Simone Mao e Giovanni Mascia – in un programma di ampio respiro fra opere di Verdi e Mozart, sinfonie e valzer, fino al celebre Quartetto dal Rigoletto, tutto eseguito sul pianoforte: un solo strumento che si presta a essere suonato a due o quattro mani, ma anche a sei, otto, o con una mano sola.

Medicina 2026, primo semestre aperto divide studenti e famiglie

Roma, 26 mar. (askanews) – “Si è diffusa l’idea che il test di ingresso a Medicina sia stato eliminato, ma in realtà con il ‘semestre aperto’ la selezione non scompare: viene semplicemente spostata in avanti. Il numero chiuso resta e, di conseguenza, resta anche la pressione sugli studenti”. È quanto afferma Sergio Arcuri, presidente del Centro Studi MedCampus, commentando i risultati del sondaggio realizzato tra studenti e famiglie a un mese dalla pubblicazione delle graduatorie del primo “semestre aperto” di Medicina. Secondo l’indagine, il nuovo sistema di accesso continua a generare livelli molto elevati di stress. Il 78% degli studenti ammessi a Medicina dichiara di aver sperimentato un livello di pressione psicologica molto alto, pari o superiore a 7 su una scala da 1 a 10. Tra coloro che non sono riusciti ad accedere al corso di laurea, invece, la principale preoccupazione riguarda il rischio di perdere un anno accademico, timore indicato dal 58% degli intervistati. “Il dibattito sul nuovo modello di selezione – aggiunge Arcuri – resta quindi aperto. Se da un lato il ‘semestre aperto’ consente agli studenti di confrontarsi direttamente con le materie universitarie prima della graduatoria finale, dall’altro non elimina la competizione determinata dal numero limitato di posti disponibili”. Tre esami nello stesso giorno Uno degli elementi che ha inciso maggiormente sul livello di stress riguarda l’organizzazione delle prove finali. Gli studenti hanno dovuto affrontare tre esami nello stesso giorno, dopo appena due mesi di preparazione. Molti partecipanti al sondaggio hanno dichiarato di aver percepito fin dall’inizio la difficoltà di affrontare un programma così ampio in un tempo così ridotto. Un altro fattore critico è stato il fatto che molti candidati si sono preparati in autonomia, senza avere un confronto diretto con il livello richiesto dalle prove universitarie. Questo ha portato numerosi studenti a capire se la propria preparazione fosse realmente adeguata solo nel momento dell’esame conclusivo. Il timore di perdere un anno Per chi non ha superato la selezione, la preoccupazione più forte resta quella di dover rimandare di dodici mesi il proprio percorso accademico. Il timore di perdere un anno rappresenta infatti il principale elemento di incertezza per oltre la metà degli studenti esclusi. Secondo Arcuri, questa situazione dimostra come il nuovo sistema non abbia ridotto la pressione sugli aspiranti medici, ma abbia semplicemente cambiato la fase in cui la selezione avviene. Prepararsi con largo anticipo Alla luce dei risultati del sondaggio, il Centro Studi MedCampus suggerisce agli studenti interessati al corso di laurea in Medicina di iniziare la preparazione con largo anticipo, idealmente già all’inizio del quarto anno di scuola superiore. Superare la selezione richiede infatti una preparazione specifica sugli esami universitari a risposta multipla nelle discipline chiave: chimica, fisica e biologia. “Non si può pensare – spiegano il numero uno del Centro Studi – che l’università riesca a colmare in pochi mesi eventuali lacune accumulate negli anni precedenti. Le lezioni del semestre aperto vedono infatti la partecipazione di migliaia di studenti, rendendo difficile un recupero individuale delle basi scolastiche. Proprio queste lacune finiscono spesso per trasformarsi nell’ostacolo principale negli esami che determinano l’accesso definitivo al corso di laurea”. Un sistema ancora in fase di assestamento Il primo anno di sperimentazione del semestre aperto evidenzia quindi un sistema ancora in fase di assestamento. La possibilità di confrontarsi con lo studio universitario prima della selezione rappresenta una novità importante, ma la competizione per entrare a Medicina rimane molto elevata. Per studenti e famiglie, la strategia più efficace resta quella di programmare la preparazione con largo anticipo, costruendo solide basi nelle materie scientifiche e familiarizzando con il formato delle prove universitarie. Solo così, secondo gli esperti, sarà possibile affrontare con maggiore serenità una selezione che continua a essere tra le più impegnative del sistema universitario italiano.

Iran invia controproposta al piano Usa, Trump rilancia minacce

Roma, 26 mar. (askanews) – Negoziato o intervento di terra: la Casa Bianca non ha ancora chiaro in che modo risolvere la crisi iraniana, e al momento le iniziative diplomatiche, per quanto indirette, appaiono lontane da garantire una soluzione.

Che i negoziati indiretti siano effettivamente in corso lo ha confermato il ministro degli Esteri pachistano, Ishaq Dar, che ha precisato come l’iniziativa goda del sostegno di Turchia ed Egitto – e dei Paesi del Golfo, che a detta del Segretario generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg) vorrebbero anzi essere coinvolti direttamente.

Dall’Amministrazione Trump arrivano segnali discordanti: mentre il Presidente minaccia di nuovo un’intensificazione del conflitto e invita Teheran a “impegnarsi sul serio prima che sia troppo tardi” – e il Segretario alla Guerra Pete Hegseth parla di “negoziare con le bombe” – lo speaker della Camera Mike Johnson esclude la possibilità di un intervento terrestre nel momento in cui convergono nell’area migliaia di Marines e paracadutisti.

Trump ha anche ribadito che la vittoria militare è totale, che ci vorranno poche settimane per mettere fine alla guerra e che Teheran sta “implorando” Washington per raggiungere un’intesa: “Ma non so se vogliamo farlo, dovevano farlo quattro settimane fa”; il suo negoziatore Steve Witkoff ha parlato invece di “segnali positivi” da parte iraniana alla proposta statunitense in quindici punti presentata nei giorni scorsi.

Al momento tuttavia Teheran ha affermato di aver respinto la proposta: fonti goevrnative iraniane sottolineano come rappresenti una soluzione “di parte”, vale a dire nell’interesse eslcusivo di Stati Uniti e Israele, e che non offra alcun appiglio realistico per un’intesa.

Il regime ha quindi confermato attraverso l’agenzia Tasnim di aver inviato ieri una controproposta che si articola in cinque punti, nessuno dei quali menziona né i programmi nucleari né quelli balistici; difficile quindi che possa venire accolta da Washington così com’è. Inoltre, ha annunciato di aver mobilitato una forza di un milione di combattenti per contrastare qualsiasi tentativo di invasione terrestre.

A dettare i tempi rimane la crisi economica creata dalla chiusura di Hormuz, la cui riapertura è ora l’obbiettivo primario di Trump e parte integrante dei negoziati: di fatto, è la carta migliore nelle mani del regime iraniano, con cui potrebbe forzare la mano di Washington per un’intesa che salvi la faccia a entrambe le parti – ma che difficilmente andrà a genio ad Israele, che ha interesse a mantenere gli Stati Uniti nel conflitto il più a lungo possibile.

Calcio, addio a Savoldi: "Mister due miliardi" aveva 79 anni

Roma, 26 mar. (askanews) – È morto a 79 anni Giuseppe Savoldi, tra i centravanti più prolifici della sua generazione e simbolo del calcio italiano degli anni Settanta. Nato a Gorlago il 21 gennaio 1947, si è spento a Bergamo dopo una lunga malattia.

In Serie A ha collezionato 405 presenze e 168 reti, entrando tra i migliori marcatori di sempre del campionato italiano. Capocannoniere nella stagione 1972-73 e tre volte miglior realizzatore della Coppa Italia, detiene anche il primato delle presenze nella top ten dei cannonieri stagionali, ben dodici.

Cresciuto nell’Atalanta, esordì giovanissimo in Serie A nel 1965. Dopo le prime stagioni a Bergamo si impose definitivamente con il Bologna, dove visse gli anni migliori, vincendo due Coppe Italia e affermandosi come uno dei bomber più affidabili del campionato.

Nel 1975 il trasferimento al Napoli per una cifra record che gli valse il soprannome di “Mister due miliardi”, primo grande trasferimento milionario del calcio italiano. In azzurro segnò 77 gol in quattro stagioni, contribuendo alla crescita del club negli anni precedenti all’era di Diego Armando Maradona.

Rientrato poi al Bologna, la carriera fu segnata dalla squalifica per il caso Totonero. Tornò in campo nel 1982 con l’Atalanta prima del ritiro. In nazionale collezionò quattro presenze e un gol.

Dopo aver lasciato il calcio giocato intraprese la carriera di allenatore nelle serie minori, guidando diverse squadre tra C1 e C2 e ottenendo una promozione con il Saronno a metà anni Novanta. Resta il ricordo di un attaccante completo, forte nel gioco aereo e dotato di straordinario senso del gol.

Il Parlamento europeo approva nuova direttiva Ue anticorruzione

Bruxelles, 26 mar. (askanews) – Il Parlamento europeo ha approvato in sessione plenaria oggi a Bruxelles, con una larghissima maggioranza (581 voti a favore, 21 contrari e 42 astensioni), una proposta di direttiva che definisce un primo quadro di diritto penale armonizzato a livello Ue contro la corruzione nell’Unione.

La direttiva, che era stata concordata provvisoriamente con il Consiglio Ue nel dicembre 2025, contiene norme minime, definizioni e sanzioni armonizzate per tutta una serie di reati, richiede delle strategie nazionali anticorruzione e la condivisione dei dati a livello Ue, e prevede un rafforzamento della cooperazione tra le autorità nazionali e le agenzie e gli organismi dell’Unione come l’Ufficio antifrode Olaf, la Procura europea, Europol ed Eurojust.

Il nuovo quadro mira a colmare le lacune nell’applicazione delle attuali norme, in particolare nei casi transfrontalieri, allineando le definizioni giuridiche. In particolare, il testo stabilisce le fattispecie dei reati di corruzione che devono essere qualificate come tali da tutti gli Stati membri, tra cui corruzione nel settore pubblico e in quello privato, appropriazione indebita, ostruzione della giustizia, traffico di influenze, esercizio illecito di funzioni, appropriazione indebita, arricchimento illecito legato alla corruzione, occultamento e corruzione nel settore privato. Per ogni fattispecie di reato è prevista anche una armonizzazione minima delle sanzioni e pene detentive, che dovranno essere “effettive, proporzionate e dissuasive”.

Gli Stati membri dovranno adottare e aggiornare regolarmente le strategie nazionali anticorruzione, coinvolgendo la società civile. Dovranno anche effettuare valutazioni dei rischi e garantire sistemi solidi per contrastare i conflitti di interesse e garantire la trasparenza del finanziamento politico e degli standard etici, dovranno istituire, infine, degli organismi dedicati e sufficientemente indipendenti per prevenire e contrastare la corruzione.

La direttiva dovrà ora essere formalmente adottata dal Consiglio Ue, ed entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione. Gli Stati membri avranno 24 mesi per recepirla nel proprio ordinamento (e 36 mesi per le disposizioni su valutazioni dei rischi e strategie nazionali).

Migranti, Meloni: Europa segue la linea sostenuta dall’Italia

Roma, 26 mar. (askanews) – “Via libera del Parlamento europeo alle nuove regole sui rimpatri: l’Europa va finalmente nella direzione giusta, su una linea che l’Italia ha sostenuto con forza”. Lo afferma la premier Giorgia Meloni su facebook.

“Con i return hubs – prosegue – si amplia la possibilità di individuare una Nazione di rimpatrio per gli immigrati irregolari, includendo non solo i Paesi di origine ma anche i Paesi terzi. È un passaggio importante per rendere i rimpatri più efficaci, rafforzare il controllo dei confini e dare all’Europa una politica migratoria finalmente più credibile”.

Cio: cambiano le regole, test genetico per le donne alle Olimpiadi

Roma, 26 mar. (askanews) – Una decisione destinata a generare polemiche a livello globale. Il Comitato Olimpico Internazionale (Cio) ha stabilito che la partecipazione alle gare femminili delle Olimpiadi di Los Angeles 2028 sarà subordinata all’esecuzione di un test cromosomico, seguendo una linea già adottata da federazioni internazionali di atletica, pugilato e sci.

Si tratta di un ritorno al passato: una condizione simile era già in vigore nel mondo olimpico tra il 1968 e il 1996. La nuova politica di ammissibilità si allinea anche all’ordine esecutivo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sullo sport femminile in vista dell’Olimpiade americana.

L’ammissibilità alle competizioni femminili sarà dunque riservata “alle persone di sesso biologico femminile che non hanno il gene SRY”. Una decisione che, di fatto, esclude le atlete transgender e una parte significativa delle atlete intersex, senza però riguardare le attività di base e ricreative.

La presidente del Cio Kirsty Coventry ha precisato che la norma sarà applicata a partire dai Giochi del 2028 e non avrà effetto retroattivo. Non sarà quindi revocata, ad esempio, la medaglia d’oro conquistata a Parigi nel pugilato da Imane Khelif, il cui caso aveva suscitato ampio dibattito internazionale.

Calcio, Gattuso: "Paura? Mai, se ne parli la trasmetti"

Roma, 26 mar. (askanews) – A poche ore dalla sfida contro l’Irlanda del Nord nei playoff per il Mondiale, il commissario tecnico Gennaro Gattuso predica attenzione ma anche fiducia. “Paura? Non ne abbiamo mai parlato. Se ne parli la trasmetti, e non è una cosa positiva”, ha spiegato ai microfoni Rai, invitando i suoi a dare “il 100%, anzi il 150%” dopo le recenti delusioni negli spareggi.

Il ct azzurro sottolinea la necessità di conquistare il pubblico: “Dobbiamo essere bravi a portare la gente dalla nostra parte. Ci sarà grande atmosfera, ma dovremo dimostrare di essere vivi, ribattendo colpo su colpo”.

Sul piano tecnico, Gattuso riconosce un vantaggio degli azzurri: “Sulle dinamiche di gioco abbiamo qualcosa in più, ma sui calci piazzati si azzera tutto. Loro credono molto in quello che fanno e dobbiamo rispettarli”. Parole di stima per l’Irlanda del Nord, definita “una squadra tosta, vera, che non ti riempie gli occhi ma è compatta”.

In attacco spazio a Moise Kean e Mateo Retegui, con alternative come Raspadori e Pio Esposito. “Gli attaccanti devono partecipare alla manovra: è fondamentale per arrivare bene negli ultimi sedici metri”, ha aggiunto il ct.

Infine, un messaggio agli italiani: “Siamo un po’ pessimisti prima delle partite, ma sono convinto che la gente ci sosterrà con grande passione. Sta a noi dare una gioia”.

Igiene orale e salute sistemica: “Possibili risparmi da 25 mln per il SSN”

Roma, 26 mar. (askanews) – La salute orale è un fattore chiave per modificare i comportamenti per mitigare il rischio di sviluppo di potenziali patologie sistemiche e tutelare in particolare le fasce vulnerabili e i pazienti con patologie croniche già in essere. Informazione, sensibilizzazione e rafforzamento delle buone pratiche, attraverso percorsi e raccomandazioni, sono le leve da attivare, puntando su una igiene orale domiciliare quotidiana e su una gestione precoce delle condizioni infiammatorie del cavo orale. Su queste premesse, sta proseguendo il lavoro del Comitato Scientifico Multidisciplinare per la Salute Orale e Sistemica con il progetto “In bocca alla salute – Scegli la salute, inizia dalla bocca”: dopo aver portato a conoscenza del Ministero della Salute le proprie attività, suscitando vivo interesse, il Comitato sta continuando a riscuotere consenso istituzionale.

Enrico Gherlone, membro Consiglio Superiore di Sanità, Major Advisor del Comitato Scientifico: “E’ un problema che è importante, poco sentito, poco conosciuto. La bocca è la sentinella dell’organismo e dipendono tantissime malattie sistemiche, veramente tante, da malattie del cavo orale. Si scoprono appunto con una buona visita dell’apparato orale e quindi danno delle prime indicazioni sullo stato generale dell’organismo. Gli odontoiatri sono tantissimi e sfruttare la loro capillarizzazione nel territorio come sentinella della salute è una cosa che per la tutela della salute del cittadino è fondamentale”.

Le malattie della bocca rappresentano un problema sanitario ed economico rilevante, con impatti seri e di lungo periodo sulla vita delle persone e per la spesa pubblica nazionale. Secondo alcune stime, ipotizzando un grado di coesistenza del 20% tra patologie connesse alla scarsa igiene orale ed eventi analizzati, si potrebbe arrivare ad un risparmio annuo per il Servizio Sanitario Nazionale di 25,7 milioni di euro, 25 volte il valore previsto dalla Legge di Bilancio 2026 per le attività di sensibilizzazione volte alla prevenzione.

Antonio Gasbarrini, prof. ordinario Medicina Interna Università Cattolica del Sacro Cuore: “La bocca è l’inizio dell’apparato digerente. Si è aperto un mondo nella medicina. Si è capito che attraverso la bocca si possono diagnosticare malattie del cavo orale, ma soprattutto malattie che possono venire alla persona, si è capito che conoscendo la composizione del microbiota orale, del microbiota che vive sulle nostre gengive, sulla superficie dei denti, si possono anche curare alcune malattie, quindi una rivoluzione vera e propria. Un mondo che si è aperto, che ha a che fare con l’ecosistema in cui viviamo, col cibo che mangiamo e con la igiene della mucosa orale”.

I problemi gengivali possono aumentare il rischio di problemi gravi per la salute generale. E’ dunque di centrale importanza rispettare le linee guida ministeriali per la promozione dell’igiene orale: lavarsi i denti almeno 2 volte al giorno, meglio se con uno spazzolino elettrico; utilizzare dentifricio fluorato e strumenti per detersione interdentale ogni giorno; effettuare visite di controllo specialistiche con periodicità.

Maria Teresa Agneta, presidente Comitato Scientifico, Associazione Igienisti Dentali Italiani: “Diffondere la cultura e la consapevolezza dell’importanza dell’igiene orale nella popolazione è fondamentale, perché forse non arriva al cittadino quanto sia importante dedicare quei due minuti, almeno due minuti, allo spazzolamento dei denti e quanto questo gesto semplice in realtà possa influire sulla salute orale e generale”.

Il Ministero della Salute, ha sottolineato il deputato Francesco Maria Salvatore Ciancitto, si è sentito pienamente investito del valore e della responsabilità dell’iniziativa del Comitato Scientifico, confermandone l’importanza strategica per una visione integrata della salute dei cittadini.

Perquisizioni Gdf, Difesa: pieno supporto all’attività della magistratura

Roma, 26 mar. (askanews) – In merito alle perquisizioni condotte dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’indagine della Procura della Repubblica di Roma, il Ministero della Difesa ha assicurato pieno supporto e massima collaborazione sin dall’avvio delle attività investigative iniziate negli anni precedenti. Eventuali responsabilità accertate saranno perseguite con la massima severità, dichiara la Difesa, nel rispetto della legge e delle prerogative dell’Autorità giudiziaria.

Ultimo, bruciati 250mila biglietti mega evento "La Favola per sempre"

Roma, 26 mar. (askanews) – Mancano 100 giorni a “Ultimo 2026 – La Favola per sempre” (4 luglio 2026), che con 250.000 biglietti esauriti in tre ore si appresta ad essere uno degli eventi musicali più grandi della Capitale. La macchina operativa e produttiva – fanno sapere gli organizzatori – è al lavoro da oltre un anno grazie a una cooperazione istituzionale unica che coinvolge tutte le istituzioni di Roma e non solo.

Prodotto e organizzato da Vivo Concerti, il progetto nasce grazie a una collaborazione strutturata e multidisciplinare con Roma Capitale, grazie al supporto del sindaco Roberto Gualtieri e dell’Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda Alessandro Onorato, che hanno sostenuto fin dall’inizio la costruzione di un evento che nasce con un carattere di unicità per complessità, dimensioni e ricadute sul territorio.

Indispensabile la collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata, che metterà a disposizione l’area, configurandosi come uno degli attori principali per la riuscita del progetto. Fondamentale anche il supporto della Prefettura e della Questura di Roma.

Il Concerto di Ultimo sarà l’occasione per Roma di dimostrare come i grandi eventi concertistici di questa portata non solo siano sostenibili per la Città, ma che creino enormi vantaggi sociali ed economici sul territorio. Questo lavoro congiunto ha anche l’obiettivo di garantire massima efficienza operativa e mostrare un modello che possa essere replicabile per i grandi eventi del futuro, per l’intero settore live italiano e per la Capitale.

L’avvio della fase operativa prevede ora il lavoro congiunto pubblico e privato di un sistema integrato di competenze che unisce produzione, venue management, progettazione scenografica, safety & security, mobilità, logistica, relazioni istituzionali e comunicazione e che coinvolgerà oltre 3mila professionisti.

La governance del progetto sarà affidata a figure di riferimento di Vivo Concerti e a team tecnici di profilo internazionale.

Dalla progettazione degli spazi alla gestione del pubblico, dalla sicurezza ai trasporti, ogni area sarà presidiata da professionisti con esperienza maturata in Olimpiadi, Expo, Ryder Cup, Giubilei, grandi eventi sportivi e live show globali.

Grazie al pubblico, inoltre, emerge il dato di adesione al completamento del check-in richiesto da Vivo Concerti: un breve questionario volto a raccogliere le informazioni logistiche necessarie per gestire al meglio l’organizzazione e offrire a tutti la migliore esperienza possibile il giorno dell’evento, tenendo conto della provenienza e dei mezzi di trasporto che si intende utilizzare.

Grazie a questi dati l’organizzatore lavorerà per proporre un piano di percorsi, mobilità e parcheggi per provare a garantire a ognuno l’esperienza migliore possibile con un occhio attento alla città e all’impatto dell’evento sulla stessa. E questo sarà possibile grazie al supporto della mobilità, afflusso, deflusso, accoglienza e permanenza nell’area evento, con Roma Capitale, Roma Mobilità, Roma Servizi, ATAC, Trenitalia e BusForFun oltre a partner privati di Mobilità, anche dolce.

“‘Ultimo – La Favola per sempre’ è un esempio unico di collaborazione multidisciplinare – ha dichiarato Clemente Zard, managing director di Vivo Concerti – Progetti di questa portata nascono solo quando visione artistica, istituzioni e competenze tecniche convergono. È un maxi-evento che mette in dialogo produzione, territorio e innovazione, con l’obiettivo di definire nuovi standard per l’industria live italiana”.

“Da oltre un anno – ha dichiarato Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale – siamo al lavoro per il concerto di Ultimo, un evento unico che richiede uno sforzo enorme da parte di tutti. Ringrazio gli enti coinvolti per l’importante lavoro che stanno facendo, è una grande sfida organizzativa che vogliamo vincere. Il concerto a Tor Vergata di Ultimo sarà fondamentale per Roma. Non solo perché è un grande artista, nostro concittadino, che ha battuto ogni record con 250 mila spettatori, ma anche perché lascerà a Roma una legacy concreta e straordinaria: l’area di Tor Vergata diventerà la location per la musica live più grande in Europa, tra le più importanti al mondo”.

Formula1, Leclerc: "La Mercedes è avanti, ma possiamo batterla"

Roma, 26 mar. (askanews) – Charles Leclerc lancia la sfida alla vigilia del GP del Giappone, pur riconoscendo la superiorità attuale della Mercedes-AMG Petronas Formula One Team. Il pilota della Scuderia Ferrari non si nasconde: “La Mercedes è avanti, ma possiamo batterla. Non siamo qui per il secondo o terzo posto”.

Dopo le prime due gare del Mondiale 2026, il Cavallino si presenta come seconda forza, ma con un gap evidente soprattutto sulla power unit. “L’ottimizzazione e la potenza pura sono la principale differenza rispetto a Mercedes – ha spiegato – mentre sul telaio la nostra vettura è forte ed è questo il nostro punto di partenza”.

Leclerc sottolinea come la stagione sarà decisa dagli sviluppi: “Stiamo lavorando duramente a Maranello, arriveranno aggiornamenti importanti. Non so se basteranno, perché anche gli altri non staranno fermi, ma l’obiettivo è tornare al vertice il prima possibile”.

Sulle prospettive a Suzuka, il monegasco resta prudente: “Non vedo caratteristiche che possano cambiare drasticamente i valori visti finora. La nostra chance è restare vicini nei primi giri e provare a metterli sotto pressione, ma quando hanno aria libera mostrano un passo superiore di quattro-cinque decimi”.

Il pilota ha poi commentato le nuove monoposto 2026: più complesse in qualifica, dove “è difficile spingere al massimo come in passato”, ma più spettacolari in gara. “Sono rimasto positivamente sorpreso: ci sono sorpassi più artificiali, ma anche tanti duelli veri, al limite, che rendono le corse divertenti”.

Direttiva anticorruzione dell’Europarlamento, Libera: smacco per Nordio

Milano, 26 mar. (askanews) – “La nuova direttiva sulla lotta alla corruzione approvata presso il Parlamento Europeo rappresenta un nuovo, ulteriore smacco per il ministro della giustizia Nordio. L’altra riforma simbolo della sua esperienza ministeriale, l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, viene infatti anch’essa vanificata da una specifica disposizione della direttiva europea, alla quale l’Italia dovrà adeguarsi entro due anni, pena l’avvio di una procedura di infrazione”. Così in una nota l’associazione antimafia Libera sull’approvazione della nuova direttiva sulla lotta alla corruzione presso il Parlamento Europeo.

“Stavolta non è il voto popolare, ma quello dell’assemblea di Bruxelles ad affossare la legge che quasi due anni fa ha cancellato tale fattispecie, di fatto garantendo piena impunità agli amministratori pubblici che realizzano abusi di potere, prendono decisioni arbitrarie in flagrante conflitto di interesse, elaborano forme più sofisticate di corruzione. Una misura pienamente coerente con quella che sembra essere una priorità nascosta dell’agenda governativa, ossia la progressiva cancellazione dei crimini dei potenti. Anche se la direttiva europea imporrà la reintroduzione in Italia di una fattispecie di reato analoga all’abuso d’ufficio, i danni prodotti dalla legge Nordio si sono già realizzati” ha aggiunto l’associazione.

“Equivalente a un’amnistia nascosta dei potenti, la sua approvazione ha reso infatti nuovamente immacolata la fedina penale dei condannati, ha impedito di perseguire condotte eticamente disdicevoli e socialmente nocive, e soprattutto ha contribuito ad alimentare la sfiducia dei cittadini verso l’integrità di chi gestisce la cosa pubblica” ha conlcuso Libera.

Calcio, Lukaku resta in Belgio: Napoli irritato

Roma, 26 mar. (askanews) – Napoli in fibrillazione. Romelu Lukaku ha comunicato al club che non prenderà parte alle ultime due sedute di allenamento settimanali a Castel Volturno, scegliendo di restare in Belgio per proseguire il lavoro di recupero fisico e programmare il finale di stagione.

Una decisione che, secondo quanto filtra, non sarebbe in linea con le indicazioni concordate con la società, che aveva chiesto al centravanti di rientrare per coordinare lo staff medico e monitorare da vicino il problema fisico accusato nelle scorse settimane durante la riabilitazione. Una divergenza che avrebbe generato irritazione negli ambienti azzurri.

Dal canto suo, il giocatore avrebbe già iniziato a pianificare anche in ottica Mondiale con il Belgio, concordando un programma personalizzato che esclude le amichevoli negli Stati Uniti e privilegiando una gestione più prudente dei carichi di lavoro.

A spiegare la posizione della nazionale è stato il direttore tecnico dei Diavoli Rossi: “Lukaku ha valutato attentamente cosa fosse meglio per il resto della sua stagione. Visti i voli e i trasporti necessari, ha logicamente concluso che non sarebbe stato ideale per lui continuare ad allenarsi con ritmo sostenuto. La buona notizia è che non ci sono problemi di salute. Si tratta piuttosto di capire come prepararsi al meglio negli ultimi mesi: sia per il finale di stagione con il Napoli che per i Mondiali”.

Cinema, si gira "La città dei vivi" ispirato al libro di Lagioia

Roma, 26 mar. (askanews) – Sono in corso a Roma le riprese de “La città dei vivi”, diretto da Edoardo Gabbriellini. Nel cast Valerio Mastandrea insieme al protagonista Emanuele Maria Di Stefano, Gaia Merlonghi, Simona Senzacqua e Roberta Mattei.

Il film, che sarà distribuito nelle sale da Eagle Pictures nell’autunno 2026, è liberamente ispirato all’omonimo romanzo dello scrittore Premio Strega Nicola Lagioia, edito da Giulio Einaudi editore, e ripercorre la tragica vicenda di Luca Varani, il ventitreenne ucciso a Roma la notte tra il 4 e il 5 marzo 2016. Partendo dal romanzo e dal fatto di cronaca che lo ha ispirato, la sceneggiatura assume l’accaduto come origine narrativa per esplorare il ritratto di una generazione in bilico, interrogandosi sulle dinamiche sociali, culturali ed emotive che possono aver condotto due giovani verso un gesto di inaudita violenza, spostando lo sguardo dall’evento alle sue radici.

Luca ha ventitré anni. Vive in una famiglia che lo ha adottato e che lo ama. Si muove con i suoi amici tra la periferia e il centro e ha una fidanzata con cui vive un amore giovane ma importante per entrambi. Luca sta cercando la sua strada, in un’età in cui tutto sembra ancora possibile e al tempo stesso già perduto, e in questa ricerca vive una doppia vita. Una notte, dopo un incontro apparentemente casuale, la traiettoria della vita di Luca si spezza, infrangendosi contro una violenza cieca e insensata.

La sceneggiatura è firmata da Damiano e Fabio D’Innocenzo, che partecipano al progetto anche in qualità di executive producers. Le riprese si svolgono a Roma e hanno una durata di sei settimane.

“Questo film – ha dichiarato il regista Edoardo Gabbriellini – tenta di osservare con tenerezza un ragazzo non ancora uomo, attraverso le crepe e le derive delle sue fragilità e dei suoi sogni fuori fuoco”.

“È per me emozionante sapere che sono iniziate le riprese de ‘La città dei vivi’ ha aggiunto Nicola Lagioia – la storia che ruota intorno all’omicidio di Luca Varani è delicata e rivela molte cose del tempo difficile in cui viviamo. Edoardo Gabbriellini possiede la giusta sensibilità e la visione necessaria a raccontarla per immagini nel migliore dei modi. Auguro buon lavoro a lui e a tutti quelli che si sono messi in gioco perché questo film si faccia”.

“Abbiamo scelto di partire da una vicenda di cronaca che ha segnato profondamente la coscienza collettiva del nostro Paese, provando ad affrontarla con lo sguardo del cinema sociale e con la necessaria delicatezza e responsabilità, andando oltre la cronaca stessa per capire se rivela qualcosa del nostro presente. Il film prova a indagare come il male possa nascere non necessariamente dall’eccezionalità o dalla mostruosità, ma anche dal vuoto, dall’isolamento e dall’incapacità di riconoscere il valore della vita. Come per Il ragazzo dai pantaloni rosa e 40 secondi, l’uscita del film sarà accompagnata da un percorso di proiezioni e incontri nelle scuole e nelle università, con l’obiettivo di aprire uno spazio di confronto con i ragazzi sui delicati temi che il film solleva”, hanno spiegato i produttori Roberto Proia per Eagle Pictures, Olivia Musini per Cinemaundici e Maurizio Piazza e Andrea Calbucci di Lungta Film.