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Papa: contro la guerra implorare la pietà di Dio, nemici si tendano la mano

Roma, 5 lug. (askanews) – Riscoprire i valori della tradizione cristiana “per rispondere alle sfide del nostro tempo”. E tra queste sfide, “di massima importanza è quella della pace” su cui Papa Leone “invita ad apprendere da San Colombano un atteggiamento indispensabile per qualsiasi cammino di riconciliazione, cioè l’atteggiamento penitenziale, con cui ci si pone davanti a Dio riconoscendo umilmente le proprie colpe, sia personalmente, sia collettivamente”. E “quando un conflitto è degenerato in guerra, con il tragico portato di morte e distruzione, invece di accusarsi reciprocamente occorre implorare pietà da Dio, Giudice misericordioso. Solo la pietà divina può infondere nei cuori la pietà umana e far sì che i nemici si tendano la mano”. E’ il messaggio centrale della lettera del Santo Padre, a firma del Cardinale Segretario di Stato Piero Parolin, al Vescovo di Lodi, monsignor Maurizio Malvestiti, in occasione del XXVII “Columbanus Day”, in corso a Lodi dal 4 al 5 luglio 2026.

“Eccellenza Reverendissima, sono lieto di trasmettere il saluto del Santo Padre Leone XIV a Lei, agli organizzatori e ai partecipanti del Columbanus Day, che in questa XXVII edizione ritorna a Lodi, da dove è partito. Perciò Sua Santità desidera anzitutto congratularsi per la perseveranza con cui tale iniziativa è stata portata avanti negli anni, coinvolgendo sempre più le comunità ecclesiali e civili intitolate a San Colombano in Europa e promuovendo la conoscenza del grande Abate, della sua eredità spirituale e della sua attualità per la cultura europea”.

“Il Sommo Pontefice apprezza in particolare il fatto che, nel nome di San Colombano e quasi imparando da lui a non tenere per sé i doni di Dio ma a condividerli con tutti, le Giornate Colombaniane abbiano contribuito a far incontrare tante persone diverse per lingua e nazione, invitandole a riscoprire insieme i valori della tradizione cristiana per rispondere alle sfide del nostro tempo”, prosegue la missiva.

“Tra queste sfide, di massima importanza è quella della pace. Al riguardo, il Santo Padre invita ad apprendere da San Colombano un atteggiamento indispensabile per qualsiasi cammino di riconciliazione, cioè l’atteggiamento penitenziale, con cui ci si pone davanti a Dio riconoscendo umilmente le proprie colpe, sia personalmente, sia collettivamente. In particolare, quando un conflitto è degenerato in guerra, con il tragico portato di morte e distruzione, invece di accusarsi reciprocamente occorre implorare pietà da Dio, Giudice misericordioso. Solo la pietà divina – prosegue la lettera – può infondere nei cuori la pietà umana e far sì che i nemici si tendano la mano”.

“Con questi pensieri, ispirati dalla luminosa figura del Santo Abate, il Sommo Pontefice augura ogni bene per il Columbanus Day in terra lodigiana, dove recentemente si è recato per rendere omaggio a Santa Francesca Saverio Cabrini, e di cuore invia a quanti vi prenderanno parte l’implorata Benedizione Apostolica. uspicando a mia volta il miglior successo per l’iniziativa – conclude Parolin – profitto della circostanza per confermarmi, con sensi di distinto ossequio, ell’Eccellenza Vostra Reverendissima”.

Formula1, Hamilton: "Possiamo competere con la Mercedes"

Roma, 5 lug. (askanews) – Lewis Hamilton festeggia dopo aver concluso al terzo posto il Gran Premio di Gran Bretagna, nono appuntamento del Mondiale di Formula Uno 2026. “In primo luogo voglio fare i complimenti a Charles che ha vinto la gara e so che farlo qui è speciale – le sue parole a caldo – Oltre a questo è un grande risultato per il nostro team e sono davvero contento. Dal mio punto di vista posso dire che non è andata. Subito falsa partenza e penalizzazione ma, nel complesso, lui aveva più passo di me. Io sono migliorato nel corso della gara ma sono contento del podio, non potevo fare di più”. Ultima battuta sulla situazione a livello generale: “Se possiamo competere con le Mercedes? Sembra di sì anche se non sono sicuro di quello che è successo a Kimi. Pensando a noi, stiamo facendo un lavoro fenomenale. Due vittorie in tre gare sono un risultato fantastico”.

Formula1, Charles Leclerc vince a Silverstone

Roma, 5 lug. (askanews) – Charles Leclerc ha vinto a Silverstone il GP di Gran Bretagna, nona prova del Mondiale di Formula 1 2026. Il monegasco, alla nona vittoria in carriera, precede Russell e Hamilton con la seconda Ferrari. Quarto Norris. Sfortunato Antonelli, fuori dai punti per un problema a una sospensione mentre era a caccia della leadership. Ritiro per Verstappen, Albon e Hulkenberg. Il Mondiale torna dal 17 al 19 luglio a Spa.

Ferrari in gran giornata fin dal via. Hamilton scatta meglio di tutti allo spegnimento dei semafori, ma Leclerc prende rapidamente il comando, mentre Andrea Kimi Antonelli mantiene il contatto con i primi. Poco dopo arriva però la comunicazione della direzione gara che segnala una falsa partenza del pilota britannico della Ferrari, successivamente sanzionato con cinque secondi da scontare durante il pit stop.

Leclerc impone subito un ritmo elevato e costruisce un margine sugli inseguitori, mentre Antonelli supera Hamilton e si porta in seconda posizione, iniziando l’inseguimento del ferrarista. Il giovane pilota della Mercedes dimostra un passo estremamente competitivo e, grazie a una strategia differenziata, resta a lungo virtualmente in lotta per il successo.

La gara cambia volto nelle fasi centrali quando Hamilton effettua la sosta e sconta la penalità, mentre Antonelli continua a girare su tempi molto veloci. Il duello a distanza con Leclerc promette un finale combattuto, ma al 42° giro la Mercedes dell’italiano accusa un problema tecnico, probabilmente alla sospensione. Antonelli rientra ai box e riparte, ma perde numerose posizioni, vedendo svanire la possibilità di conquistare la vittoria e successivamente anche quella di chiudere in zona punti.

Nel finale la corsa viene neutralizzata prima dalla Virtual Safety Car per il ritiro di Nico Hülkenberg e poi dalla Safety Car in seguito all’uscita di pista di Max Verstappen. Il vantaggio superiore ai venti secondi costruito da Leclerc viene così completamente azzerato, costringendo il monegasco a gestire un’ultima ripartenza con Russell e Hamilton alle sue spalle.

La Safety Car resta in pista fino all’ultimo giro, impedendo qualsiasi attacco. Leclerc mantiene così la leadership e conquista una vittoria di grande valore davanti a Russell e Hamilton, completando una domenica molto positiva per la Ferrari.
Norris chiude quarto, mentre Antonelli, dopo una gara che lo aveva visto protagonista nella lotta per il successo, termina fuori dalla zona punti a causa del guasto tecnico. Si ritirano anche Verstappen, Albon e Hülkenberg.

Il Mondiale di Formula 1 torna dal 17 al 19 luglio con il Gran Premio del Belgio sul circuito di Spa-Francorchamps.

Carburanti, proseguono i rincari dopo lo stop allo sconto sulle accise

Roma, 5 lug. (askanews) – Prosegue e si accentua la risalita dei prezzi dei carburanti, dopo il venir meno dello sconto sulle accise, che ieri aveva visto moderati rincari. Secondo l’ultima rilevazione dell’osservatorio del ministero di Imprese e Made in Italy, sulla rete stradale la benzina è mediamente salita a 1,841 euro al litro, considerando la modalità “self service”, il diesel a 1,922 euro al litro. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio (sempre ‘self’) è di 1,932 euro al litro per la benzina, mentre il gasolio ha raggiunto 2,004 euro al litro.

Venerdì, prima dello stop allo sconto sulle accese, lo stesso Osservatorio aveva comunicato 1,803 euro al litro per la benzina e 1,882 euro sul diesel, sulla rete stratale in ‘self’, e 1,894 euro-litro per la benzina e 1,968 euro-litro per il gasolio sulle autostrade.

Immediata la portesta dell’Unione nazionale dei consumatori. “Ringraziamo il Governo per la stangata che si è abbattuta sugli automobilisti, considerati sempre polli da spennare. Il mancato rinnovo del già misero sconto sulle accise ha fatto salire, come aveva preannunciato, il gasolio in autostrada oltre i 2 euro al litro, nelle strade normali sopra 1,9 euro. Anche la benzina torna oltre la soglia di 1,9 in autostrada. Un pieno da 50 litri in appena 2 giorni è rincarato di circa 2 euro. E non è ancora finita, considerato che si tratta di prezzi in modalità self service e che, quindi, se non si vende in quel distributore anche il servito, molti prezzi saranno aggiornati solo lunedì mattina”, dichiara con una nota Massimiliano Dona, presidente dell’Unc. Precedentemente, una previsione del gigante bancario City indicava che il calo dei prezzi del petrolio potrebbe proseguire fino a portare il Brent giù a 60 dollari al barile per la fine dell’anno, rispetto agli attuali circa 72 dollari.

Secondo gli analisti della Banca statunitense sul mercato globale tornerà a farsi sentire l’eccesso di offerta che si stava già manifestando prima della guerra in Iran. Il conflitto ha determinato una impennata dei prezzi con il barile salito fino a oltre 125 dollari, sui massimi dal 2022, ma poi con la tregua e l’accordo Usa-Iran si è verificato un drastico calmieramento.

Secondo City, al di là delle dichiarazioni intransigenti, sia gli Stati Uniti sia l’Iran hanno interesse a tenere in piedi l’intesa. L’effetto rialzista della ripresa della piena tassazione sui carburanti alla pompa potrebbe quindi avere un bilanciamento nella direzione opposta in ulteriori cali delle quotazioni del greggio.

Carburanti, nuovi rincari dopo lo stop allo sconto sulle accise

Roma, 5 lug. (askanews) – Prosegue e si accentua la risalita dei prezzi dei carburanti, dopo il venir meno dello sconto sulle accise, che ieri aveva visto moderati rincari. Secondo l’ultima rilevazione dell’osservatorio del ministero di Imprese e Made in Italy, sulla rete stradale la benzina è mediamente salita a 1,841 euro al litro, considerando la modalità “self service”, il diesel a 1,922 euro al litro. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio (sempre ‘self’) è di 1,932 euro al litro per la benzina, mentre il gasolio ha raggiunto 2,004 euro al litro.

Venerdì, prima dello stop allo sconto sulle accise, lo stesso Osservatorio aveva comunicato 1,803 euro al litro per la benzina e 1,882 euro sul diesel, sulla rete stratale in ‘self’, e 1,894 euro-litro per la benzina e 1,968 euro-litro per il gasolio sulle autostrade.

Immediata la portesta dell’Unione nazionale dei consumatori. “Ringraziamo il Governo per la stangata che si è abbattuta sugli automobilisti, considerati sempre polli da spennare. Il mancato rinnovo del già misero sconto sulle accise ha fatto salire, come aveva preannunciato, il gasolio in autostrada oltre i 2 euro al litro, nelle strade normali sopra 1,9 euro. Anche la benzina torna oltre la soglia di 1,9 in autostrada. Un pieno da 50 litri in appena 2 giorni è rincarato di circa 2 euro. E non è ancora finita, considerato che si tratta di prezzi in modalità self service e che, quindi, se non si vende in quel distributore anche il servito, molti prezzi saranno aggiornati solo lunedì mattina”, dichiara con una nota Massimiliano Dona, presidente dell’Unc.

Precedentemente, una previsione del gigante bancario City indicava che il calo dei prezzi del petrolio potrebbe proseguire fino a portare il Brent giù a 60 dollari al barile per la fine dell’anno, rispetto agli attuali circa 72 dollari.

Secondo gli analisti della Banca statunitense sul mercato globale tornerà a farsi sentire l’eccesso di offerta che si stava già manifestando prima della guerra in Iran. Il conflitto ha determinato una impennata dei prezzi con il barile salito fino a oltre 125 dollari, sui massimi dal 2022, ma poi con la tregua e l’accordo Usa-Iran si è verificato un drastico calmieramento.

Secondo City, al di là delle dichiarazioni intransigenti, sia gli Stati Uniti sia l’Iran hanno interesse a tenere in piedi l’intesa. L’effetto rialzista della ripresa della piena tassazione sui carburanti alla pompa potrebbe quindi avere un bilanciamento nella direzione opposta in ulteriori cali delle quotazioni del greggio.

Clima, maxi ondata di calore attraversa l’Oceano Pacifico

Roma, 5 lug. (askanews) – Una vasta ondata di calore marina sta interessando l’Oceano Pacifico, coprendo un’area pari a oltre otto volte la superficie degli Stati uniti continentali e potenzialmente in grado di influenzare il meteo globale nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Lo riferisce oggi il Washington Post.

La zona interessata si estende dalle Filippine al Perù e risale verso le coste delle Hawaii e della California, coprendo circa il 13,5% della superficie totale della Terra. Le ondate di calore marine sono riscaldamenti intensi, estesi e persistenti dell’oceano, talvolta limitati alla superficie e in altri casi capaci di spingersi in profondità. Sono classificate su una scala da 1 a 5, in base a intensità e durata.

La grande anomalia del Pacifico si è formata dalla fusione di due ondate di calore marine: una nel Pacifico settentrionale e una collegata allo sviluppo di un super El Ninho lungo l’Equatore.

Secondo gli scienziati, gli effetti potrebbero essere rilevanti. “Mesi e mesi di calore potrebbero significare impatti netti questo inverno e la prossima primavera”, ha detto il climatologo Dillon Amaya, che sta monitorando l’anomalia al largo della California.

Due eventi attesi nelle prossime due settimane vengono collegati a questa situazione: un super tifone nel Pacifico occidentale e la possibile formazione di una cupola di calore negli Stati uniti occidentali a metà luglio. Il tifone Bavi sarà alimentato dalle acque eccezionalmente calde del Pacifico occidentale e dovrebbe passare vicino alle Marianne settentrionali, a nord di Guam, con possibili impatti anche su Taiwan e Cina nella seconda parte della settimana.

Nel frattempo, i temporali sviluppati sopra l’ondata di calore marina potrebbero favorire la formazione di una forte cupola di calore a migliaia di chilometri di distanza, negli Stati uniti occidentali, con un aumento dei rischi legati a temperature estreme e incendi.

Il climatologo Daniel Swain ha avvertito che le acque molto calde del Pacifico potrebbero contribuire a innalzare il livello del mare tra 15 e 60 centimetri circa lungo la California. I venti delle tempeste autunnali e invernali potrebbero poi spingere ulteriormente il mare verso la costa, aumentando il rischio di inondazioni costiere.

“Questo è il momento per i governi locali, le contee e lo Stato di iniziare a prepararsi a una probabilità significativa di livelli del mare molto più alti della media, inondazioni costiere più dirompenti e livelli dell’acqua potenzialmente da record durante le tempeste invernali e le maree eccezionali”, ha detto Swain.

Le conseguenze potrebbero però estendersi oltre la California. Il calore accumulato nel Pacifico sarà rilasciato nell’atmosfera, rafforzando la corrente a getto subtropicale tra autunno e inverno e creando una sorta di corridoio per le tempeste sugli Stati uniti meridionali e orientali, con maggiore rischio di piogge intense, alluvioni e temporali violenti.

L’aumento delle temperature marine favorisce anche l’evaporazione e quindi la quantità di vapore acqueo nell’atmosfera, carburante per eventi di pioggia estrema. “Le quantità di vapore acqueo vanno per lo più di pari passo con le temperature superficiali del mare”, ha spiegato il climatologo Kevin Trenberth.

Un’altra ondata di calore marina si è formata di recente anche vicino all’Europa, compreso il Mediterraneo, dopo una cupola di calore mortale a giugno. Le acque insolitamente calde contribuiranno a rafforzare il caldo estremo previsto nella regione fino a metà luglio.

Secondo gli scienziati, la superficie globale degli oceani interessata da ondate di calore marine è più che triplicata dalla fine degli anni Ottanta, passando da circa il 9% a oltre il 30%. Nello stesso periodo, la copertura globale delle ondate più forti, dalla categoria 2 alla categoria 5, è aumentata di quasi sei volte.

Attualmente oltre il 37% degli oceani globali è coperto da un’ondata di calore marina, ma un nuovo record potrebbe essere raggiunto quest’anno o il prossimo se l’anomalia nel Pacifico continuerà a intensificarsi.

Treni, Rfi: cicolazione regolare ma alle 23 inizio lavori a Firenze

Roma, 5 lug. (askanews) – Circolazione regolare al momento su tutta la rete ferroviaria nazionale. Eventuali ritardi registrati si riferiscono a precedenti inconvenienti già risolti. Lo riferisce Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS), avvertendo tuttavia che dalle 23 di stasera iniziano i lavori della prima fase della sostituzione di Ponte al Pino a Firenze che termineranno alle ore 4 di venerdì 10 luglio. Lavori che “comportano modifiche alla circolazione ferroviaria, già comunicate da tempo e inserite sui sistemi di vendita delle imprese di trasporto”.

Come già comunicato nelle scorse settimane, la prima fase è programmata dalle ore 23 di domenica 5 luglio alle ore 4 di venerdì 10 luglio; la seconda dalle ore 23 di domenica 26 luglio alle ore 11 di giovedì 30 luglio. In entrambe le finestre, spiega Rfi, sarà sospesa la circolazione ferroviaria sulle tratte Firenze Campo di Marte-Firenze Rifredi e Firenze Campo di Marte-Firenze Santa Maria Novella con effetti sui collegamenti nazionali che attraversano il capoluogo toscano.

Rfi sta proseguendo, infatti, con gli interventi per la sostituzione del cavalcaferrovia stradale “Ponte al Pino”, nel nodo ferroviario di Firenze. Le attività richiedono due distinte finestre di interruzione della circolazione ferroviaria, necessarie per consentire la rimozione dell’impalcato esistente e, successivamente, il varo della nuova struttura.

Lo svaro del vecchio ponte e il successivo varo di quello nuovo saranno effettuati con una gru da 2.000 tonnellate, con una capacità di sollevamento fino a 1.600, tra le più grandi impiegate in Europa per questo tipo di interventi.

Il nuovo ponte, del peso di circa 550 tonnellate, sarà posato in un’unica soluzione, mentre l’attuale impalcato verrà rimosso in tre sezioni distinte. Le operazioni si svolgeranno in un contesto fortemente urbanizzato, una condizione che rende l’intervento senza precedenti dal punto di vista della complessità ingegneristica.

L’intervento, dice la società del Gruppo FS, rappresenta una tappa significativa nel percorso di rinnovo e potenziamento della sicurezza di un’infrastruttura strategica per la mobilità cittadina, che collega il centro di Firenze con l’area di Campo di Marte. Le attività sono state pianificate con largo anticipo e condivise con le istituzioni e le amministrazioni competenti, con l’obiettivo di gestire in modo coordinato gli impatti sulla mobilità ferroviaria e urbana.

Durante le interruzioni, l’offerta ferroviaria sarà rimodulata con una riduzione di circa il 50% dei treni programmati nel nodo di Firenze. La circolazione dei treni a lunga percorrenza sarà comunque garantita attraverso la linea Tirrenica, sulla quale saranno instradati due treni ogni ora della relazione Roma-Milano/Torino. Per questi collegamenti sono previsti incrementi dei tempi di viaggio fino a circa due ore e trenta minuti, già inseriti nei sistemi di vendita.

Saranno inoltre assicurati quattro treni ogni ora con origine o destinazione Firenze Santa Maria Novella e collegamenti verso il Nord (Milano, Brescia, Bolzano e Venezia), nonché tre treni ogni ora con origine o destinazione Firenze Campo di Marte e collegamenti verso il Sud (Roma, Napoli, Salerno, Reggio Calabria, Bari e Taranto).

Per una parte dei treni, ricorda Rfi, sarà attivo un collegamento con autobus tra le stazioni di Firenze Santa Maria Novella e Firenze Campo di Marte, al fine di garantire la continuità del viaggio. In questi casi l’allungamento dei tempi di percorrenza sarà di circa un’ora e trenta minuti.

In Italia, conclude la società, sono attivi 1.300 cantieri al giorno sulla rete ferroviaria, tra grandi opere, interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e aggiornamenti tecnologici, per un totale di 11,6 miliardi di euro di investimenti nel 2025. Per Rete Ferroviaria Italiana si tratta del livello più alto mai registrato, un risultato ottenuto grazie all’operatività del PNRR e all’accelerazione impressa ai programmi di potenziamento e manutenzione della rete.

Calcio, Ufficiale, Dumfries al Real Madrid dall’Inter

Roma, 5 lug. (askanews) – Denzel Dumfries è ufficialmente un nuovo giocatore del Real Madrid. L’esterno olandese lascia l’Inter dopo cinque stagioni: il club spagnolo ha esercitato la clausola rescissoria da 20 milioni di euro prevista nel contratto del calciatore, che ha firmato un accordo quadriennale fino al 30 giugno 2030.

L’Inter ha annunciato la cessione a titolo definitivo con un comunicato pubblicato sul proprio sito ufficiale, salutando uno dei protagonisti degli ultimi successi nerazzurri. Arrivato nell’estate del 2021, Dumfries chiude la sua esperienza a Milano con 207 presenze, 27 gol e 28 assist, contribuendo alla conquista di due scudetti, tre Coppe Italia e tre Supercoppe italiane, oltre ai due percorsi che hanno portato la squadra fino alla finale di Champions League.

Nel messaggio di congedo, il club ha ripercorso alcuni dei momenti più significativi vissuti dall’olandese con la maglia nerazzurra: dal primo gol contro la Roma ai derby di Milano, fino alla doppietta nella Supercoppa italiana contro l’Atalanta e alle prestazioni decisive nella semifinale di Champions League contro il Barcellona. Ricordata anche la vicinanza ai tifosi dopo la finale europea persa a Monaco di Baviera e l’esultanza per la conquista del secondo scudetto della sua esperienza interista.

Contestualmente, il Real Madrid ha ufficializzato l’ingaggio del laterale olandese, che entrerà a far parte della rosa affidata a José Mourinho. Dumfries rappresenta uno dei primi rinforzi della formazione madrilena in vista della nuova stagione.

Anche il giocatore ha affidato ai social il proprio saluto ai tifosi dell’Inter. “È arrivato il momento di salutare qualcosa che significa tantissimo per me: l’Inter”, ha dichiarato nel videomessaggio pubblicato sui suoi profili. Dumfries ha ringraziato compagni di squadra, staff e sostenitori, sottolineando come i cinque anni trascorsi in nerazzurro abbiano rappresentato “un viaggio incredibile” e ricordando i trofei conquistati e le emozioni vissute. “Dal primo giorno ho dato tutto me stesso per questi colori e per questo club. Questo non è un addio, ma un arrivederci”, ha concluso.

Arriva l’anticiclone, al via una lunga fase di caldo sull’Italia

Roma, 5 lug. (askanews) – Siamo agli albori di una lunga fase di caldo intenso che abbraccerà progressivamente tutto il bacino del Mediterraneo, Italia inclusa. Le correnti instabili e i temporali degli ultimi tempi lasciano ora il posto a un vasto anticiclone, destinato a dominare incontrastato sui nostri cieli e a spingere le colonnine di mercurio verso valori ben oltre le medie climatiche. Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma una nuova e decisa svolta a livello emisferico, guidata dall’inesorabile avanzata di un vasto campo anticiclonico sul bacino del Mediterraneo. I primi effetti tangibili di questa imponente configurazione si manifesteranno in modo evidente a partire da domenica 5 luglio con una maggiore e pressoché generale stabilità atmosferica su tutto il territorio nazionale, da Nord a Sud.

Oltre al tanto sole le temperature massime registreranno un deciso aumento, spingendosi agevolmente fin verso i 33-34°C nelle principali città del Centro-Nord; qualche grado in meno sui settori adriatici (Abruzzo, Molise e Puglia) e su parte dell’area jonica a causa di una maggior ventilazione dai quadranti settentrionali. Inizialmente, l’area di alta pressione presenterà una natura mista, sostenuta da un mix di contributi atmosferici differenti: le correnti più clementi di origine azzorriana andranno a fondersi con le pulsazioni calde di matrice africana.

Col passare dei giorni, e in modo particolarmente marcato a partire dalla metà della prossima settimana, le dinamiche atmosferiche cambieranno assetto. Le masse d’aria rovente di origine subtropicale prenderanno definitivamente il sopravvento sul nostro Paese. In questo frangente, dovremo fare i conti con un’ondata di calore di tutto rispetto, caratterizzata da anomalie termiche significative (valori nuovamente sopra le medie climatiche) e un clima afoso su buona parte delle regioni.

Nel dettaglio: Domenica 5. Al Nord: sole e caldo in aumento. Al Centro: stabile e soleggiato ovunque. Al Sud: soleggiato, venti da nord.

Lunedì 6. Al Nord: sole e caldo ovunque. Al Centro: sole, acquazzoni sulle zone interne. Al Sud: soleggiato, locali temporali in Basilicata.

Martedì 7. Al Nord: stabile e soleggiato. Al Centro: sole, locali rovesci su zone interne. Al Sud: soleggiato, temporali sulla Sila..

Tendenza: stabilità atmosferica grazie alla presenza dell’anticiclone.

Turismo, Meloni: successo che premia bellezza e qualità

Roma, 5 lug. (askanews) – L’Italia si conferma al vertice del turismo europeo anche per l’estate 2026. Lo scrive Giorgia Meloni su X, sottolineando che si tratta di “un risultato che premia la bellezza della nostra Nazione, la qualità della nostra offerta e il grande lavoro di tutto il comparto turistico”.

Meloni ha rivolto un ringraziamento “agli imprenditori, ai lavoratori e agli operatori del settore che ogni giorno contribuiscono a rendere l’Italia una meta sempre più attrattiva e competitiva”. “Il Governo continuerà a fare la sua parte per sostenere un settore strategico per la nostra economia e per la crescita della Nazione”, ha aggiunto.

Il Papa da oggi si trasferisce a Castel Gandolfo fino al 27 luglio

Roma, 5 lug. (askanews) – Nel pomeriggio di oggi, domenica 5 luglio, il Santo Padre si trasferisce nel Palazzo apostolico di Castel Gandolfo, per un periodo di riposo, fino a lunedì 27 luglio. Durante questo periodo restano sospese tutte le udienze generali, private e speciali. Le udienze generali riprenderanno mercoledì 5 agosto. Nelle domeniche di luglio l’Angelus sarà recitato dal Santo Padre in Piazza della Libertà a Castel Gandolfo. Lo riferisce un comunicato della Prefettura della Casa pontificia.

I 250 anni degli Usa, da Xi a Putin gli auguri tra telefonate e silenzi

Roma, 5 lug. (askanews) – Gli auguri più significativi agli Stati uniti per il 250mo anniversario dell’indipendenza erano arrivati in anticipo, e da Pechino. Xi Jinping li aveva rivolti a Donald Trump il 14 maggio, durante il banchetto di benvenuto alla Grande sala del popolo, ricordando che il 2026 segna il quarto di millennio dalla nascita degli Stati uniti e congratulandosi con il presidente americano e con il popolo statunitense. Un messaggio calibrato, inserito nella cornice del disgelo diplomatico sino-americano, ma non accompagnato, almeno nelle comunicazioni ufficiali disponibili, da un nuovo intervento pubblico il 4 luglio.

Nel giorno del duecentocinquantesimo anniversario dell’indipendenza americana, la mappa degli auguri internazionali ha offerto una fotografia politica dei rapporti con Washington. Il caso più rilevante è stato quello di Mosca. Vladimir Putin non si è limitato a un messaggio scritto per Trump: i due presidenti si sono anche sentiti al telefono, in una conversazione che il Cremlino ha presentato come non puramente protocollare, ma “di lavoro” e “costruttiva”. Al centro, oltre agli auguri per la ricorrenza, sono finiti la guerra in Ucraina e le prospettive dei rapporti bilaterali. Secondo il resoconto russo, Trump ha legato la possibilità di una cooperazione più ampia con Mosca a una rapida soluzione del conflitto ucraino.

Da Kiev è arrivato un messaggio di segno opposto. Anche Volodymyr Zelensky ha parlato al telefono con Trump il 4 luglio, congratulandosi per l’Independence Day e ringraziando gli Stati uniti per il sostegno dato all’Ucraina, dai Javelin ai Patriot fino all’appoggio politico. Il presidente ucraino ha collegato la festa americana alla battaglia di Kiev per l’indipendenza e la libertà, sostenendo che la determinazione degli Stati uniti resta decisiva per arrivare alla fine della guerra. Zelensky e Trump hanno anche concordato di proseguire il confronto al prossimo vertice Nato ad Ankara.

Tra gli alleati occidentali, gli auguri hanno assunto toni diversi. Re Carlo III ha inviato un messaggio a Trump e agli americani, richiamando la trasformazione del rapporto tra Regno unito e Stati uniti: da ex potenze in conflitto a una delle alleanze più strette del mondo. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha celebrato i 250 anni dell’indipendenza come una ricorrenza fondata su valori condivisi e legami familiari transatlantici. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha sottolineato l’indispensabilità del partenariato tra Germania e Stati uniti in tempi difficili. Dalla Francia sono arrivati gesti simbolici legati alla Statua della Libertà e all’amicizia franco-americana nata nel Settecento.

Anche l’Italia ha marcato la ricorrenza con un messaggio istituzionale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rivolto a Trump gli auguri suoi personali e della Repubblica italiana al popolo americano, ricordando i principi di libertà, rappresentanza democratica, tutela universale dei diritti umani e ricerca di una vita dignitosa e felice. Mattarella ha anche sottolineato la necessità che Washington e Roma continuino a lavorare insieme, nell’Alleanza atlantica e nei consessi multilaterali, per pace, sicurezza e prosperità.

Fra i partner dell’Indo-Pacifico e del mondo anglosassone, Narendra Modi ha presentato gli auguri a nome dell’India, auspicando che i prossimi 250 anni portino agli Stati uniti maggiore pace e progresso e rilanciando la partnership indo-americana. Canada e Australia hanno richiamato i rispettivi legami storici e strategici con Washington, mentre il Giappone ha accompagnato la ricorrenza con iniziative simboliche, tra cui l’omaggio di nuovi ciliegi destinati alla capitale americana.

In Medio Oriente il tono è stato soprattutto quello dell’allineamento strategico. Benjamin Netanyahu ha telefonato a Trump per congratularsi con lui e ha definito gli Stati uniti un garante della libertà globale, mentre il presidente israeliano Isaac Herzog ha consegnato all’ambasciata americana a Gerusalemme una lettera di auguri per il presidente americano. Dagli Emirati arabi uniti sono arrivati i messaggi del presidente Mohammed bin Zayed, di Mohammed bin Rashid e di Mansour bin Zayed, con un richiamo alla solidità del partenariato con Washington. Anche il re saudita Salman e il principe ereditario Mohammed bin Salman hanno inviato messaggi di congratulazioni, sottolineando lo sviluppo dei rapporti bilaterali.

Il quadro non è stato però uniforme. La Cina aveva scelto di anticipare l’augurio attraverso Xi a maggio, senza trasformare il 4 luglio in una nuova occasione pubblica. Non risultano messaggi analoghi dai vertici della Corea del Nord. Più in generale, l’assenza di alcuni leader o la prudenza di altri riflettono il clima di rapporti difficili con l’amministrazione Trump, tra dazi, tensioni commerciali e divergenze sulle crisi internazionali.

Il 250mo anniversario degli Stati uniti ha così offerto una fotografia diplomatica più che una semplice sequenza di felicitazioni. Gli alleati hanno riaffermato il valore della relazione con Washington, i partner strategici hanno usato la ricorrenza per rilanciare cooperazione e interessi comuni, gli avversari hanno scelto tra silenzio, messaggi misurati e contatti carichi di implicazioni politiche. Il caso di Xi Jinping resta il più indicativo: un augurio anticipato, pronunciato davanti a Trump come gesto di apertura, ma senza enfasi pubblica nel giorno in cui l’America celebrava se stessa.

Ucraina, Zelensky: in una settimana 2.200 droni russi

Roma, 5 lug. (askanews) – La Russia ha usato nell’ultima settimana circa 2.200 droni d’attacco contro l’Ucraina, oltre 1.730 bombe aeree guidate e 106 missili di vario tipo, quasi la metà dei quali balistici. Lo ha scritto su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Secondo Zelensky, Sumy, Zaporizhzhia, Kherson, Kharkiv e Dnipro, oltre alle comunità di confine e della linea del fronte, sono sotto attacco quasi ogni giorno. Il presidente ucraino ha ricordato anche il massiccio raid su Kiev, che ha provocato 31 morti e 102 feriti, tra cui quattro bambini. “Le mie condoglianze alle loro famiglie e ai loro cari”, ha scritto.

“Ogni giorno dobbiamo proteggere vite da questi attacchi”, ha affermato Zelensky, sottolineando che l’Ucraina dispone già delle capacità per abbattere “efficacemente oltre il 90% dei droni”, ma non riesce ancora a intercettare tutti i missili balistici. “E sono i missili balistici quelli su cui Mosca ora fa affidamento per continuare la sua guerra”, ha aggiunto.

Zelensky ha detto che Kiev lavora quotidianamente per rafforzare la difesa aerea, sia attraverso il meccanismo Purl sia nei contatti bilaterali con Paesi che non vi hanno aderito ma dispongono dei missili di cui l’Ucraina ha urgente bisogno. Il presidente ha citato anche il lavoro congiunto con i Paesi europei sulle capacità anti-balistiche.

“Abbiamo bisogno di risposte dai nostri partner alle nostre richieste di difesa aerea”, ha concluso Zelensky. “Ogni pacchetto di missili intercettori offre una reale protezione per le vite. Ringrazio tutti i leader che stanno trovando modi per aiutare proprio in questo settore”.

Sparatoria a New York durante il 4 luglio: otto feriti

Roma, 5 lug. (askanews) – Otto persone, tra cui quattro bambini, sono rimaste ferite in una sparatoria a Brooklyn, New York, durante le celebrazioni per il Giorno dell’indipendenza degli Stati uniti. Lo riferisce il New York Post, citando una fonte e dati della polizia.

In un primo momento il giornale aveva parlato di cinque feriti, tra cui due bambini. Secondo l’ultimo bilancio, le vittime hanno un’età compresa tra 6 e 33 anni.

La sparatoria è avvenuta mentre alcune persone stavano assistendo ai fuochi d’artificio per il 4 luglio. Le condizioni di sette feriti sono stabili, mentre una donna di 21 anni è in condizioni critiche.

Il movente dell’attacco non è ancora chiaro. La polizia continua a indagare sull’episodio.

Il Papa all’Angelus: sotto il flagello della guerra, Cristo è speranza

Roma, 5 lug. (askanews) – Sotto il flagello della guerra Cristo è speranza, solo nella croce di Gesù il male viene redento. Così Papa Leone XIV durante l’Angelus a Piazza San Pietro.

“Il Vangelo della liturgia odierna (Mt 11,25-30) ci invita a condividere la lode che Gesù eleva al Padre, ½Signore del cielo e della terra». Il Figlio di Dio, fatto uomo – ha detto il Santo Padre – manifesta il suo amore coinvolgendo ogni creatura in questo rendimento di grazie. La semplicità di un gesto così spontaneo e gioioso corrisponde allo stile di Dio, che ama rivelarsi ½ai piccoli», mentre resta nascosto ½ai sapienti e ai dotti». Costoro, infatti, sono talmente pieni delle proprie idee che non riconoscono la presenza di Cristo, il Messia che visita il suo popolo. L’umana sapienza diventa allora arroganza e la dottrina degrada in superbia. La vera sapienza di Dio si rivela invece nell’umiltà della carne e il suo insegnamento si rivolge a quanti fanno più fatica: ½Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi», dice il Signore. Andare da Gesù significa corrispondere al suo amore e condividere la sua vita fino alla croce, come ci ha spiegato Egli stesso: ½Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). Proprio il dono di sé per amore è il “giogo” di Gesù, cioè la sintesi del suo insegnamento, il cuore della sua sapienza, ardente di carità verso tutti. Fratelli e sorelle, come può essere “leggero” e “dolce” il peso della croce? Per una sola ragione: perché il Signore lo porta per primo e con tutti noi, senza mai lasciarci soli in ciò che ci abbatte. Da autentico maestro, Gesù si fa carico dell’umanità ferita dal male, per prendersene cura. La sapienza che Egli ci dona è allora un annuncio di salvezza e il suo giogo ci solleva da ogni caduta. Alla sequela di Cristo – ha proseguito – il nostro cammino non è dunque un’ascesi che mortifica: è una scuola di libertà, che prende sul serio il dramma della storia e ne illumina sempre il senso, soprattutto nei momenti più oscuri. Difatti, solo nella croce di Gesù il male viene redento: solo nella sua passione la nostra stanchezza mortale trova conforto e riscatto. Nella schiavitù, Cristo è liberazione. Sotto il flagello della guerra, Cristo è speranza. Nell’ora del peccato, Cristo è perdono. Questa è la vera sapienza, cioè la via che vogliamo percorrere insieme, uniti come discepoli nel suo nome. Gesù ce la insegna da Figlio, diventando nostro fratello: con la forza dello Spirito Santo, Egli stesso manifesta alla Chiesa la verità di Dio e dell’uomo, perché ½nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». Carissimi – ha concluso – mentre ringraziamo il Signore per questa sua confidenza piena d’amore, chiediamo l’intercessione di Maria, Regina della pace, per il bene della Chiesa e del mondo intero”.

5 luglio, 5 anni senza Raffaella Carrà

Roma, 5 lug. (askanews) – Ricorre oggi, 5 luglio, il quinto anniversario dalla scomparsa della grande Raffaella Carrà e la Fondazione a lei intitolata, fortemente voluta dal figlio adottivo dell’artista, Gian Luca Pelloni Bulzoni, ha voluto ricordarla con un video musicale realizzato insieme al coro diretto da Alessandro Bellomaria “Le Dolci Note” , tra le realtà patrocinate dalla Fondazione, situato a Torpignattara, uno dei quartieri periferici e non facili della Capitale. Infatti, tra gli obiettivi del coro, così come della Fondazione, c’è quello di educare attraverso la musica bambini e ragazzi a sani valori, creando un clima di amicizia e aiutandoli a crescere in un posto sicuro e accogliente.

Nel video, il coro canta e si scatena ballando sulle note del brano “Pedro”, il cui remix ha totalizzato ben 6 miliardi di visualizzazioni su Tik Tok. E poi l’emozione fortissima di “Assulajé”, sigla del programma Rai “Amore”, con il quale la Carrà fece adottare a distanza 150mila bambini.

Principi etici, valori morali e solidarietà: su questi presupposti si basa l’attività della Fondazione Raffaella Carrà ETS (www.raffaellacarrafoundation.org), gli stessi che hanno sempre contraddistinto la vita e la carriera della grande artista.

Tra i progetti in fase di avviamento: Vox Animae, dedicato alla crescita dei giovani attraverso il canto corale (progetto in cui rientra appunto il coro “Le Dolci Note”), imparando il valore dell’ascolto, della collaborazione, della disciplina e della condivisione. Primus Actus, dedicata ai giovani registi che si affacciano al mondo del cinema e della produzione audiovisiva. Il progetto nasce per sostenere il talento emergente, facilitando l’accesso a contesti professionali e opportunità che spesso risultano difficili da raggiungere, attraverso collaborazioni con festival, concorsi e realtà del settore. Freedom, programma dedicato a giovani che crescono in contesti con poche opportunità e pensato per offrire tempo, strumenti, esperienze e relazioni autentiche. Un percorso annuale che unisce arte, formazione, crescita personale e orientamento, il progetto aiuta i partecipanti a riconoscere i propri talenti, sviluppare fiducia in sé stessi e costruire una visione concreta del proprio futuro. Perché ogni futuro ha bisogno di una scintilla. E per molti giovani, quella scintilla può nascere proprio qui. Talentum, progetto dedicato alla valorizzazione dei giovani talenti nel campo della danza con borse di studio e percorsi di sostegno formativo. Attraverso il coinvolgimento di partner e istituzioni, il progetto intende creare un sistema virtuoso che offre opportunità concrete ai giovani danzatori, contribuendo alla formazione delle future generazioni di performer.

Inoltre, per celebrare la vita e la carriera di Raffaella, in autunno la Fondazione patrocinerà una grande mostra dal titolo “Raffaella Carrà. Coraggio, stile di vita e libertà”, promossa dal Ministero della Cultura e prodotta da Alessandro Nicosia con la sua società C.O.R., con la curatela di Barbara Giaquinto e Margherita Vasselli.

Nel Consiglio della Fondazione, oltre al figlio adottivo della Carrà, Gian Luca Pelloni Bulzoni, che ne è fondatore e presidente, anche il nipote di Raffaella, Matteo Pelloni; l’avv. Barbara Giaquinto (legale che per Raffaella ha curato l’adozione di Gian Luca), Margherita Vasselli (responsabile progetti artistici della fondazione), Laura Fattore (storico ufficio stampa della Carrà), Renato Tulino (medico e amico di vecchia data di Raffaella), Ilaria Lenci (responsabile per oltre 16 anni della segreteria personale dell’artista e oggi della Fondazione), Marco Ambrosini (revisore dei conti), Gianfranco Salustri (commercialista e amico di Raffaella, oggi tesoriere della fondazione). Persone che per molti anni sono state accanto a Raffaella condividendone visione e valori umani.

250 USA, la parata sull’Hudson con nave Americo Vespucci

New York, 5 lug. (askanews) – Oltre cinquanta grandi velieri e unità navali delle marine di tutto il mondo hanno sfilato lungo il fiume Hudson dal Ponte di Verrazzano fino al George Washington Bridge, passando davanti alla Statua della Libertà.

Si tratta di uno dei momenti più significativi del nuovo capitolo del Tour Mondiale Amerigo Vespucci – Campagna in Nord America 2026, iniziato a Genova lo scorso 9 maggio, con cui la Nave Scuola della Marina Militare continua a portare nel mondo la bellezza, l’identità, il dialogo tra i popoli e la cultura dell’Italia e degli italiani.

Annunciato dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, il Tour Mondiale Amerigo Vespucci – Campagna in Nord America 2026 è un’iniziativa del Ministero della Difesa e della Marina Militare, prodotta da Difesa Servizi S.p.A, che si inserisce nel programma ufficiale delle celebrazioni dei 250 anni dell’indipendenza degli Stati Uniti.

Andare oltre l’indignazione

Una democrazia che rischia di svuotarsi

Viviamo un tempo che ha eroso il valore della politica: ridotta a gestione, a comunicazione, a rendita di potere. Che idea dobbiamo averne, quando ogni giorno perde peso e credibilità? E la democrazia rischia di diventare un guscio vuoto, una forma che sopravvive a se stessa mentre la sostanza — la partecipazione, il confronto legittimo, la costruzione condivisa del futuro — si prosciuga.

Quali passioni civili e quali valori possono restituirle il senso che rischia di smarrire? Recuperarlo non è questione di alzare la voce più forte. È un atto di responsabilità che si misura nei fatti. Serve un impegno che non si accontenti di indignarsi in generale, ma che torni a costruire comunità reali — nei quartieri, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, ovunque le persone si incontrano davvero.

 

La deriva dell’élitarismo..

Due torsioni ci stanno espropriando, e vanno riconosciute per quello che sono.

La torsione elitaria trasforma la politica in cerchie ristrette che decidono al posto di chi dovrebbe essere rappresentato. Chi non ha gli strumenti — culturali, economici, di tempo — resta fuori dalla porta, anche quando quella porta si chiama partecipazione.

 

…e lillusione del populismo

La torsione populista fa l’opposto e arriva allo stesso risultato: semplifica fino a svuotare, sostituisce il confronto tra idee con il nemico da additare, promette scorciatoie dirette che in realtà consegnano il potere a chi meglio sa manipolare il consenso. Anche qui, chi ha meno strumenti per decifrare la semplificazione è il primo a pagarne il prezzo.

Elitarismo e populismo sembrano opposti, ma condividono lo stesso effetto: espropriano i cittadini, a cominciare dai più deboli, della possibilità di contare davvero.

Quali sfide vanno allora affrontate per reagire? Non basta protestare. Serve pensiero critico, capace di uscire dal fortino dove ci si parla solo tra chi già la pensa allo stesso modo. E serve materia prima: fatti, competenze, esperienze concrete su cui ricostruire fiducia e progetto.

 

La politica si ricostruisce insieme

Non c’è scorciatoia: la politica si riprende un pezzo alla volta. Non la ricostruisce un uomo solo al comando, né una donna sola al comando: la ricostruiscono i valori condivisi, tenuti vivi insieme, comunità dopo comunità. Perché, come sosteneva don Milani “sortirne tutti insieme è la politica” — intesa come strumento di riscatto collettivo, per affrontare i problemi seriamente.

L’ultima chiamata del Centro

La destra e la sinistra hanno ritrovato una loro identità

È inutile girarci attorno. Se dobbiamo essere intellettualmente onesti non possiamo non prendere atto che oggi nel nostro pese sono ritornati in grande stile, come si suol dire, sia la destra e sia la sinistra. Sul versante della destra, piaccia o non piaccia, la statura, l’autorevolezza e il peso di Giorgia Meloni – a livello nazionale come sul fronte internazionale – sono sotto gli occhi di tutti. E la destra democratica e di governo, seppur con diverse ed inquietanti sfumature dopo la discesa in campo di Vannacci, è un dato di fatto con cui si deve fare i conti. Per quanto riguarda la sinistra lo scenario è ancora più chiaro e netto. Si deve riconoscere a Elly Schlein di avere trasformato il Pd in un vero ed autentico partito di sinistra. Un partito che ha completato la storica filiera: dal Pci al PDS, dai Ds al Pd. Un partito, com’è ormai evidente a tutti, che non ha più nulla a che vedere con il soggetto politico fondato al Lingotto di Torino nel lontano 2007. Del resto, è anche inutile continuare a vivere di ricordi. Coerente con il progetto con cui ha vinto la primarie, Schlein ha ricostruito un partito con un chiaro e netto profilo di sinistra e, al contempo, ha contribuito a dare vita ad una coalizione di sinistra e progressista. Una sorta di “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria, seppur in forma aggiornata e rivista. Una coalizione che, non si può affatto dimenticare, conta anche la presenza importante della sinistra populista dei 5 stelle e la sinistra estremista ed ideologica di Avs.

 

Un Centro sempre più marginale

È persin inutile ricordare che il Centro in queste coalizioni o è drasticamente minoritario – come nel caso dell’alleanza guidata dalla Premier Giorgia Meloni – oppure è del tutto irrilevante nonchè macchiettistico. Come avviene nell’attuale coalizione di sinistra saldamente guidata dal Pd della Schlein, dai 5 stelle di Conte, da Avs del trio Fratoianni/Bonelli/Salis, dalla Cgil di Landini e dalla rete mediatica che supporta quotidianamente, e del tutto legittimamente, la suddetta coalizione. Ed è proprio all’interno di questo scenario concreto ed oggettivo che quasi si impone la necessità, a prescindere dal sistema elettorale che ci sarà, di ricostruire un’offerta politica di centro. Realmente ed autenticamente plurale, riformista, europeista e, soprattutto, accompagnata da una credibile cultura di governo. Ma, per non essere velleitari ed inconcludenti, questo progetto può realmente decollare a tre condizioni.

 

Le condizioni per ricostruire una proposta di governo

Innanzitutto che sia aperto a tutti coloro che respingono pregiudizialmente la tesi degli “opposti estremismi” o, meglio ancora, degli “opposti populismi” che caratterizzano le attuali coalizioni maggioritarie.

In secondo luogo dev’essere un progetto che sappia rideclinare le caratteristiche che hanno segnato ed accompagnato la migliore stagione democratico cristiana e cattolico popolare e sociale. E cioè, saper tradurre concretamente quella “politica di centro” e quella “cultura di centro” che non sono mai stati una banale equidistanza dagli altri concorrenti politici ma semmai, e al contrario, un progetto di governo e, al contempo, usando un’espressione ormai fuori luogo e fuori tempo ma che tuttavia conserva sempre un carico di speranza e di prospettiva, “un progetto di società”. Un postulato, questo, quantomai attuale e decisivo in un contesto nazionale, europeo ed internazionale profondamente lacerato e compromesso.

 

Una presenza centrista per la qualità della democrazia

Infine, ma non per ordine di importanza, un progetto politico che contenga al suo interno le migliori culture riformiste, centriste e di governo. Nessuna esclusa, a cominciare come ovvio ed evidente, dal filone cattolico popolare, cattolico sociale e cattolico democratico. Senza, però, alcuna pregiudiziale verso chicchessia.

Ecco perchè, oggi, è quantomai necessario ed indispensabile consolidare una presenza politica, culturale, programmatica ed organizzativa di marca centrista. Ne va della credibilità delle nostre istituzioni e della stessa qualità della nostra democrazia.

Rivoluzione americana, come farne rivivere lo spirito?

Luglio 1990: in occasione della prova orale del mio esame di maturità, rivolgendomi in particolare al presidente di Commissione, il compianto filosofo Pasquale Salvucci, notai che nei lustri precedenti si era sottolineato il rilievo, per l’affermarsi della modernità, delle rivoluzioni inglesi e di quella americana rispetto alla francese.

Ecco, oggi ben si fa a ricordare il 4 luglio di 250 anni fa, quando i congressisti americani delle “Tredici sorelle” dichiaravano l’indipendenza dalla Corona britannica. Attenzione, però: si trattava solo di un atto, pur cruciale, del più lungo e articolato evento, appunto, della rivoluzione americana. Nord-americana, s’intende.

Una delle grandi cesure nella storia dell’umanità.

Non mancano coloro per i quali, ormai, quel lontano evento di libertà abbia esaurito il suo potenziale. Non credo. Ne siamo piuttosto eredi, accanto ad altri. Lo stesso vescovo di Roma se ne sente erede.

La questione, dunque, diventa un’altra: come farne oggi rivivere lo spirito, al tempo di una complessa post-globalizzazione e di una guerra mondiale a pezzi?

Brancaleone, specchio degli italiani

A volte capita che alcuni titoli di film acquistino, subito o nel tempo, la potenza di una sintesi perfetta, l’intensità di uno slogan indimenticabile: pensiamo a La dolce vita o ai Vitelloni di Fellini, oppure a I soliti ignoti, a Mucchio selvaggio, che divenne addirittura il nome di una bella rivista di musica rock, oppure La stangata, o Viale del tramonto. Tanti titoli che sono entrati a far parte del nostro vocabolario quotidiano, perché in tre parole definiscono perfettamente qualcosa che altrimenti resterebbe ancora vago e inespresso. Forse il titolo più ripetuto, sorprendente e preciso è Larmata Brancaleone: il film di Mario Monicelli del 1966 che probabilmente le giovani generazioni non hanno visto, ma che ha offerto a tutti quanti una formula straordinaria per indicare un gruppo scombinato, improbabile, un’accozzaglia di personaggi che vanno avanti a casaccio, inventando giorno dopo giorno i percorsi sbagliati e le soluzioni peggiori.

La nostra nazionale di calcio è ormai un’armata Brancaleone, ma anche certi governi lo sono stati, certe alleanze, certi gruppi senza capo né coda. Il film è semplicemente geniale, trasporta in un Medioevo scompaginato tutti i difetti degli italiani di ogni tempo e epoca. Brancaleone da Norcia è un capitano di ventura che raccoglie attorno a sé una compagine di sciamannati, tutti protesi verso l’ipotesi di una ricchezza immaginaria, tutti incapaci di agire con un minimo di assennatezza.

Incrociano la peste, carovane di esaltati, donne piacenti ma pericolosissime, nemici pronti al massacro. E Brancaleone da Norcia, un Gassman strepitoso, pretende di portare avanti quel manipolo di disperati fino a un feudo promesso e lontano seguendo le sacre regole della cavalleria.

In qualche modo Brancaleone è il nostro Don Chisciotte, ma senza l’aura di una nobiltà solitaria, senza l’eroismo e la tenerezza di chi sogna i modi e lo stile dei tempi antichi. Brancaleone è un cialtrone, un italiano vero, un improvvisatore di talento, un velleitario destinato alla rovina, e anche per questo fa simpatia e tenerezza. La forza comica e geniale del film sta molto nel linguaggio, una sorta di volgare umbro-marchigiano ancora impastato al latino e ad altri dialetti locali, un magma verbale apparentemente incomprensibile, ma che comprendiamo perfettamente. «Passiamo lo cavalcone in fila longobarda», «Cedete lo passo! Cedete lo passo tu!», «Poco songo, poco tengo, poco dongo».

È un Medioevo pasticcione, assai poco spirituale, smarrito lungo strade che vanno sempre altrove. In qualche modo sono anche loro cavalieri erranti, ma nel senso che errano di continuo, che non ne fanno una giusta. Larmata Brancaleone è la dimostrazione che si può rappresentare un personaggio comico che rasenta la tragedia, un uomo che predica bene e razzola malissimo, un incrocio di viltà, supponenza, sbruffonaggine, miseria e megalomania che dal Medioevo arriva fino a qualsiasi bar dei nostri giorni. È quasi un archetipo, l’uomo senza qualità che si immagina superiore al mondo, che prende bastonate dalla vita eppure si sente ancora speciale, superiore, unico. Quanti condottieri incapaci e roboanti abbiamo visto in questi anni, circondati da una miserabile corte di “nani e ballerine”, quanta gente che non valeva un soldo e si presentava come un grande cavaliere. Brancaleone in fondo è la classica maschera italiana, molto fumo e zero arrosto, molte pretese e nessun risultato. Forse per questo gli vogliamo bene: perché sentiamo attorno a lui il teatro buffo della vita, il sogno di un’esistenza grandiosa e le lampadine che saltano, il buio che avanza, la platea che ride e applaude.

Fonte: L’Osservatore Romano – 2 luglio 2026

Titolo originale: Un improbabile Don Chisciotte italiano

4 luglio, Trump: 250 anni ma per Usa il meglio deve ancora venire

Roma, 5 lug. (askanews) – La suspense maggiore l’ha creata il maltempo, con il rischio concreto che il discorso di Donald Trump per i 250 anni dalla Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti venisse annullato, ma alla fine la tempesta ha finito per fornire al presidente Usa un’altra variante narrativa sull’eccezionalismo americano. “Non c’è modo che, anche se dobbiamo parlare davanti a una sola persona alle quattro del mattino, io non possa essere qui – ha esordito Trump davanti a 150mila persone assiepate sotto il placo allestito al National Mall di Washington Dc, meno della metà di quella presente nel pomeriggio, prima che l’area venisse evacuata per il rischio tempesta -. Non c’era modo che potessimo essere dissuasi”, ha sottolineato Trump.

“Uno dei miei brillanti collaboratori – ha raccontato il presidente – mi aveva suggerito: ‘Non si preoccupi, signore, possiamo farlo magari la prossima settimana’. Io ho risposto: ‘La prossima settimana non va bene. Questo è il grande giorno’. Vogliamo il 4 luglio. Non vogliamo un’altra data, perché stasera ci riuniamo per una delle tappe” della storia ” più gioiose e gloriose di tutti i tempi. Il nostro 250° anniversario. Non c’è niente di simile nella storia. Per due secoli e mezzo, la nostra repubblica è stata il culmine della storia umana”, ha scandito Trump.

“Questo paese è la patria della libertà, questa è la terra della libertà. E questa è una bandiera che è lo stendardo della nazione più straordinaria, più eccezionale, più incredibile che sia mai esistita sulla faccia della terra. E stiamo facendo meglio ora di quanto non abbiamo mai fatto prima. Nessun popolo – ha sottolineato Trump – ha fatto più del bene, mostrato più coraggio, fatto più progressi, riparato più ingiustizie o raggiunto più grandezza di voi, il popolo americano. Per 250 anni, gli Stati Uniti d’America sono stati la speranza, la promessa, la luce e la gloria tra tutte le nazioni del mondo. In tutto il mondo, cercano di essere come noi. E con l’aiuto di Dio, saremo sempre così o anche meglio”.

Trump ha proseguito il suo discorso esaltando elementi patriottici e unificanti: ha onorato il colonnello Paris Davis, veterano della guerra del Vietnam, salito sul palco tra gli applausi, ha mostrato ed esaltato le bandiere storiche degli Stati Uniti, ha ricordato il sacrificio del sergente William Carney, che fuggì dalla schiavitù per arruolarsi nell’esercito dell’Unione durante la Guerra Civile e che ricevette la Medal of Honor per aver impedito alla bandiera americana di sporcarsi toccando terra durante la battaglia. E ha reso onore al caporale dei Marines Pat Finn e il soldato semplice Rudy Meekins, che combatterono nella battaglia del bacino di Chosin durante la guerra di Corea.

Non sono mancati, com’è nel suo stile, temi politici divisivi, da campagna elettorale, ma senza tuttavia quell’acrimonia e quell’insistenza che in molti temevano alla vigilia delle celebrazioni. Come già nel discorso di ieri per le celebrazioni del 4 luglio al Monte Rushmore, Trump, guardando alle elezioni di mid-term di novembre e all’affermarsi nelle primarie democratche, degli esponenti socialisti e radicali, ha ammonito sul ‘pericolo comunista’. “L’America non sarà mai un paese comunista. Non accadrà – ha scandito -. Il comunismo è perdente e lo sarà sempre. Il sistema comunista è l’opposto del sistema americano e non ha mai funzionato. I nostri guerrieri non hanno combattuto il comunismo sui campi di battaglia di tutto il mondo solo per vedere quella minaccia rialzare la sua brutta testa proprio qui in America. Non lo permetteremo. Vogliamo fermare una minaccia del genere immediatamente, prima ancora che inizi, è come un cancro. Bisogna stroncarla sul nascere. Bisogna stroncarla in fretta”.

Poi, tema anch’esso toccato già ieri al Monte Rushmore, è tornato a insistere sulla sua proposta di legge per la riforma delle elezioni federali. “L’America è tornata e vogliamo che rimanga grande. E lo faremo approvando il Save America Act, il che significa che tutti gli elettori dovranno mostrare un documento d’identità valido per votare. Tutti gli elettori dovranno fornire un piccolo documento chiamato prova di cittadinanza. E non ci saranno più schede elettorali per corrispondenza, salvo in caso di malattia, disabilità, dispiegamento militare o viaggio. E non ci saranno più brogli elettorali”.

Infine, un accenno ai risultati raggiunti dalla sua Amministrazione per far tornare Washington sicura e uno, non troppo riuscito a livello di battuta ma che comunque ha suscitato qualche risata nella platea, su un terzo mandato presidenziale, eventualità impedita dalla Costituzione: “La nostra ascesa a nazione più forte e potente del mondo non è stata un caso fortuito della storia”, è successo perché “abbiamo ricostruito il nostro esercito durante il mio primo mandato. Lo abbiamo utilizzato un po’ anche nel nostro… in realtà dovrei dire terzo mandato, ma non lo farò perché non voglio polemiche…”, ha scherzato Trump.

Sul finale il presidente Usa è tornato ad esaltare l’eccezionalismo degli Stati Uniti, protagonisti, a suo dire, di un disegno divino. “Siamo prosperati e siamo fioriti – ha sostenuto Trump – perché i nostri padri fondatori erano grandi. La nostra causa era giusta: il nostro popolo è coraggioso. La nostra cultura è eccezionale e il nostro destino è scritto da Dio. E come possiamo vedere qui stasera, dopo 250 anni, lo spirito del 1776 vive ancora in tutti noi. Risuona ancora nei cuori della capitale della nostra nazione. Arde ancora nel cuore di ogni patriota, tuona in ogni città e paese, e illumina ancora il mondo intero con il bagliore della libertà americana. E non c’è niente di simile. Con i nostri 250 anni, potremmo essere la più antica repubblica costituzionale sulla terra, ma il nostro Paese è solo all’inizio, perché il meglio deve ancora venire”, ha assicurato Trump.

“Questa è solo l’alba dell’età dell’oro dell’America e in occasione di questo 250esimo 4 luglio, dichiariamo, proprio come fecero due secoli e mezzo fa, che per il nostro Paese, per i nostri figli e per la causa della libertà, porteremo il nostro Paese a nuovi livelli, a livelli mai raggiunti prima”, ha promesso il 45esimo e 47esimo presidente degli Stati Uniti. “Lo renderemo più grande, migliore, più forte, e lo ameremo ancora di più. E voglio solo ringraziarvi; i disagi causati dai fulmini possono danneggiarvi ma i fulmini non vi fermeranno mai. Per me è un onore essere il vostro presidente”, ha concluso Trump.

4 luglio, Trump: temporali portano fortuna, io parlerò comunque

Roma, 5 lug. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump non si lascia scoraggiare dalle condizioni meteorologiche che hanno consigliato agli addetti alla sicurezza di evacuare il National Mall di Washington, dove si stavano tenendo le celebrazioni per il 250esimo anniversario della Dichiarazione d’Inpendenza degli Stati Uniti, e annuncia che lui terrà comunque il suo discorso.

“I temporali portano fortuna in ogni occasione. E rendono gli eventi un po’ più emozionanti! – ha scritto Trump su Truth – Aspetteremo che passi, non mi importa se sono le 2 del mattino o se ci vorrà un’ora. Sembra che stia per passare, come sempre. Io ci sarò a prescindere da cosa succeda, ma quel ‘cosa’ di solito si rivela una cosa positiva”.

È sabato sera, diverticiamoci, anche se stasera faremo tardi – ha proseguito il presidente Usa sul social media di sua proprietà -. Dicono che il discorso sia alle 23 (contro le 21,45 ore locali previste, Ndr). Chi se ne frega? Ricordate due settimane fa, quando il grande evento Ufc aveva il 100% di probabilità di pioggia battente, per tutta la settimana, e fino a pochi minuti prima dell’inizio della serata? Ebbene, non è caduta nemmeno una goccia, e gli incontri si sono rivelati tra i più grandi della storia, un evento che passerà alla storia. I nostri grandi veterani, specialmente i veterani di vecchia data, molti dei quali sono lì, hanno attraversato l’inferno, e questo non li ha fermati. Non fermerà nemmeno noi!”.

“Non permetterò che un po’ di pioggia fermi il nostro 250° anniversario. Tra poco lascerò la Casa Bianca. Dio benedica l’America!”, ha concluso Trump.

Ultimo diventa Primo, è re di Tor Vergata nel live dei record

Roma, 4 lug. (askanews) – Un evento senza precedenti, un popolo che si unisce in un gigantesco rito collettivo. Ultimo diventa Primo a Tor Vergata, la sua Roma e tutta Italia consacrano artista dei record con il live con il maggior numero di biglietti venduti nella storia della musica italiana ben 250mila presenze. Numeri enormi per Ultimo 2026 – La favola per sempre, prodotto e organizzato da Vivo Concerti, anche perché i biglietti per l’evento sono stati venduti in sole tre ore, un anno prima del live. A Tor Vergata è nato il “Raduno degli ultimi” nella città di Ultimo. Ma i numeri non bastano a spiegare il legame tra il cantautore romano e il suo pubblico. Da giorni qualche migliaia di fan si sono accampati con le tende per prendere i posti migliori e il numero dei fan in attesa era cresciuto di giorno in giorno, costruendo una comunità di “Ultimi”, un fenomeno che va oltre i social. Ad aprire l’evento il live di Fabrizio Moro, poi ancora attesa, fino a che un elicottero ha sorvolato per due volte l’area: è Ultimo che ha voluto rendersi conto della vastità del suo pubblico. Quando sale sul palco, dove per tutto il pomeriggio ha campeggiato la scritta “il giorno che aspettavo è qui”, un boato lo investe: le prime note e un popolo che canta all’unisono. La scaletta è fittissima, 45 brani compresi i medley, si comincia con Pianeti, track list del suo primo album, si inchina davanti al suo pubblico e grida “Roma sei un capolavoro”, poi via via tanti altri successi.

Niccolò Moriconi, in arte Ultimo, classe 1996, a soli 30 anni lo scorso gennaio, vanta già 42 stadi nel suo palmarès, ma non è finita qui, nel suo futuro c’è molto di più. Di carattere asciutto e schivo, si dona però completamente al pubblico. Nella lettera che ha scritto ai suoi fan ripercorre la sua infanzia, i suoi sogni: “In realtà ho sempre saputo che prima o poi avrei vissuto quello che vivo oggi. E non è presunzione. È sentire” Poi spiega: “Magari non abbiamo cambiato e non cambieremo il mondo. Ma possiamo dire che abbiamo un mare di gente che ha capito che se il mondo è quello che abbiamo dentro, allora lo hai salvato davvero. Grazie perché io non volevo una vita simile a quella che sto vivendo. Io volevo esattamente questa vita qui”.

Ma c’è spazio anche per l’inclusione, il 2 luglio, si è svolta la prova generale dello show, le cui porte sono state aperte a tutte le persone con disabilità che hanno fatto richiesta di assistervi, vivendo il sogno di presenziare all’anteprima di Ultimo 2026 – La favola per sempre, una possibilità unica da parte del cantautore, che da sempre ha dichiarato e dimostrato di voler essere dalla parte degli ultimi, e che è stato ringraziato con un cartellone con scritto “grazie per averci reso primi”.

Su un palcoscenico da record, con una struttura mastodontica da 140 metri per un totale di 60 di altezza, con 34 torri alte 33 metri, il colpo d’occhio è impressionante. 2500 metri quadri di schermo led ad alta risoluzione, oltre 1500 i punti luce, 18 maxischermi posizionati lungo tutta l’area dello show e 38 torri delay con audio e luci per permettere anche a chi è in fondo di potersi godere lo spettacolo. Per il cantautore è missione compiuto, il 4 luglio è nato il mito di Ultimo.

Di Alessandra Velluto

Successo della Vendita Diretta: la premiazione a Bologna

Bologna, 4 lug. (askanews) – Si è conclusa ieri a Bologna la trentesima edizione del Premio Nazionale AVEDISCO, l’Associazione che dal 1969 rappresenta, supporta e tutela in Italia le aziende e i professionisti della Vendita Diretta. Un settore che gode di ottima salute: nel 2025 le imprese associate hanno generato un fatturato aggregato di ben 675 milioni di euro. Una rete imponente che coinvolge quasi 280 mila incaricati, caratterizzata da una forte impronta inclusiva: il 70% della forza vendita è infatti composto da donne, mentre il 38% è rappresentato da giovani tra i 25 e i 44 anni.

A tracciare il bilancio di questo anno straordinario e a delineare le sfide future è stato il Presidente dell’Associazione, Giovanni Paolino: “Abbiamo alcuni segnali molto positivi soprattutto nell’ambito dell’organizzazione commerciale, abbiamo molti giovani che si stanno riaffacciando a questo tipo di attività che lascia libertà. È moderna nella concezione come attività, quindi garantisce tempo libero e può coesistere anche con altri impegni. Inoltre, è possibile svolgere l’attività anche se si hanno altri impegni come quelli familiari.”

Quello di Bologna si conferma l’evento più importante dell’anno per il settore. Sul palco sono state premiate circa 40 persone: giovani talenti, professionisti senior e affiatate coppie. Molte di loro, un tempo lavoratori dipendenti, hanno trovato in questo mondo una nuova strada.

A condurre la giornata, un testimonial d’eccezione. Ecco le parole di Giorgio Mastrota: “Ero quarantenne, adesso sono sessantenne. Ho la stessa carica perché quella è rimasta e mi ritenevo come tutti un quarantenne immortale. Adesso sono cambiate le priorità e ho ben presente ciò che è importante. La Vendita rimane sempre una costante nella mia vita.”

Non sono mancati momenti di formazione, guidati dalla ricerca Ipsos Flair 2026 “Step Out”.

Il commento del Prof. Enzo Risso: “Step Out è un’incitazione rivolta soprattutto alle aziende, siamo in una fase in cui le persone, le famiglie si trovano all’interno di labirinti, un labirinto economico, un labirinto relazionale, un labirinto sociale, un labirinto ambientale, nel senso che le persone sono avvolte all’interno di una serie di problematiche che si sovrappongono l’una con l’altra. Step Out è l’incitazione alle aziende a uscire dalla comfort zone.”

Visione, determinazione e capacità di adattamento. Sono queste le skill dei professionisti della Vendita Diretta, che continuano giorno dopo giorno a dare risultati sempre più misurabili e concreti.

Formula1: Antonelli in pole a Silverstone, poi le Ferrari

Roma, 4 lug. (askanews) – Kimi Antonelli conquista la pole position del Gran Premio di Gran Bretagna e firma un’impresa destinata a entrare nella storia dell’automobilismo italiano. Sul circuito di Silverstone, il pilota bolognese della Mercedes ferma il cronometro in 1’28″111, conquistando la quinta pole position della carriera e la quinta della stagione.

Alle sue spalle scatteranno le due Ferrari di Charles Leclerc e Lewis Hamilton, protagoniste di una qualifica di altissimo livello che regala una prima fila tutta italiana sul tracciato britannico. Quarta posizione per George Russell con l’altra Mercedes, davanti alla Red Bull di Isack Hadjar. Completano la top ten Lando Norris, Max Verstappen, Oscar Piastri e le due Racing Bulls di Liam Lawson e Arvid Lindblad.

Per Antonelli si tratta di un risultato storico. A 19 anni, 10 mesi e 10 giorni diventa il più giovane poleman nella storia di Silverstone, superando il precedente primato stabilito da Sebastian Vettel nel 2009. È inoltre il primo italiano a conquistare la pole sul circuito inglese dopo Alberto Ascari, che ci riuscì nel 1953.

Il pilota Mercedes ha costruito la sua pole con una progressione costante. Già il più veloce nel Q2 davanti alle Ferrari, nel decisivo Q3 ha fermato il cronometro in 1’28″385 al primo tentativo, migliorandosi poi nell’ultimo giro fino all’1’28″111 che nessuno è riuscito a battere.

Leclerc ha chiuso secondo in 1’28″286, confermando l’ottimo stato di forma della Ferrari, mentre Hamilton, davanti al pubblico di casa, ha conquistato la terza posizione dopo aver commesso una piccola sbavatura nel primo tentativo del Q3.

Qualifiche più complicate per le McLaren, con Norris soltanto sesto e Piastri ottavo, e per Max Verstappen, che non è andato oltre la settima posizione. Deludente anche la prova dell’Aston Martin, con Fernando Alonso e Lance Stroll eliminati già nel Q1 e destinati a occupare l’ultima fila dello schieramento.

Il Gran Premio di Gran Bretagna scatterà domenica alle ore 16 italiane sul circuito di Silverstone.

Carburanti, rialzi ma senza strappi il giorno dopo lo stop a sconto accise

Roma, 4 lug. (askanews) – Prima giornata con moderati rialzi per i prezzi dei carburanti, dopo il venir meno dello sconto sulle accise, senza strappi bruschi. Secondo l’ultima rilevazione dell’osservatorio del Mimit, sulla rete stradale la benzina è mediamente salita a 1,820 euro al litro, considerando la modalità “self service”, il diesel a 1,899 euro al litro. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio (sempre ‘self’) è di 1,907 euro al litro per la benzina e 1,978 euro al litro per il gasolio.

Ieri lo stesso Osservatorio aveva comunicato 1,803 euro al litro per la benzina e 1,882 euro sul diesel, sulla rete stratale in ‘self’ e 1,894 euro-litro per la benzina e 1,968 euro-litro per il gasolio sulle autostrade.

Nel frattempo, una previsione del gigante bancario City indica che il calo dei prezzi del petrolio potrebbe proseguire fino a portare il Brent giù a 60 dollari al barile per la fine dell’anno, rispetto agli attuali circa 72 dollari.

Secondo gli analisti della Banca statunitense sul mercato globale tornerà a farsi sentire l’eccesso di offerta che si stava già manifestando prima della guerra in Iran. Il conflitto ha determinato una impennata dei prezzi con il barile salito fino a oltre 125 dollari, sui massimi dal 2022, ma poi con la tregua e l’accordo Usa-Iran si è verificato un drastico calmieramento.

Secondo City, al di là delle dichiarazioni intransigenti, sia gli Stati Uniti sia l’Iran hanno interesse a tenere in piedi l’intesa. L’effetto della ripresa della piena tassazione sui carburanti alla pompa potrebbe quindi avere un bilanciamento in ulteriori cali delle quotazioni del greggio.

In ordine sparso, oggi, i commenti di alcune associazioni di categoria sul tema carburanti. Sul piede di guerra Faib Confesercenti e Fegica, che puntano il dito contro il problema dell’ingresso incontrollato di soggetti nella distribuzione di carburanti, con inquinamenti della criminalità organizzata, evasione e distorsione della concorrenza.

“La riforma contenuta nel ddl, che il Mimit si ostina a tenere in tasca, contiene in sé gli strumenti per evitare di costringere le Forze dell’Ordine e i Magistrati a rincorrere i ladri dopo che si sono fatti accomodare in casa – affermano le associazioni – liberi di fare i loro sporchi affari, come avviene oggi. La riforma contrasta l’ingresso dei ladri e facilità l’espulsione di quelli che sono già dentro. Se solo la riforma ottenesse il recupero del 15% di quanto sottratto ora allo Stato, le accise potrebbero essere abbattute da subito di 5 centesimi in modo permanente e strutturale”.

Più positiva la valutazione della Fapi. “La scadenza del taglio temporaneo delle accise sui carburanti rappresenta la conclusione di una misura emergenziale che aveva svolto la propria funzione in una fase caratterizzata da forti tensioni sui mercati energetici. Oggi è necessario concentrare gli sforzi su interventi strutturali – dichiara con una nota il presidente nazionale della Fapi, Gino Sciotto – capaci di sostenere realmente il sistema produttivo italiano”.

“Comprendiamo le preoccupazioni di famiglie e imprese per l’aumento del costo del pieno proprio all’inizio dell’esodo estivo, ma il vero obiettivo deve essere quello di ridurre in maniera stabile il peso del costo dell’energia e della pressione fiscale che gravano sulle attività produttive”, aggiunge.

La Cna, poi, fa un interessante parallelismo tra le dinamiche dei costi dei carburanti e quelle del costo del credito.” Alla pompa e allo sportello bancario le piccole imprese conoscono bene la stessa legge non scritta: i costi sono molto sensibili quando si tratta di salire, ma diventano assai più pigri quando devono scendere. È accaduto con i carburanti e accade anche con il credito”. Per artigiani e piccole imprese il denaro resta caro, dice l’associazione, soprattutto quando il finanziamento richiesto è di importo contenuto: proprio la tipologia più frequente per acquistare un macchinario, rafforzare la liquidità, pagare fornitori o sostenere una fase di tensione finanziaria.

Tennis, Paolini: "Gli ultimi mesi molto dura"

Roma, 4 lug. (askanews) – Emozionata Jasmine Paolini alla fine del match che gli è valso l’approdo agli ottavi di finale di Wimbledon: “Gli ultimi mesi sono stati piuttosto duri. Sono felice di come sono stata in campo, affrontare Sakkari è dura. L’ultima volta con lei ho perso, stavolta mi sono divertita in campo ed è una bellissima sensazione. Sono veramente felice. Quest’anno è stata una montagna russa: mi sono infortunata a Parigi, sono arrivata qui senza aspettative. Sono felice, spero di giocare un’altra buona partita”.

Tennis, Jasmine Paolini agli ottavi a Wimbledon

Roma, 4 lug. (askanews) – Jasmine Paolini che torna negli ottavi di finale a Wimbledon grazie al successo su Maria Sakkari con un netto 6-1, 6-2 in poco più di un’ora. La prima volta nella seconda settimana di uno Slam dal Roland Garros dello scorso anno, il segno della rinascita di una Paolini che ha ritrovato il sorriso perché ha vinto e convinto. Jasmine ha giocato una partita di alto livello, senza concedere nulla a un’avversaria parecchio fallosa. Adesso la attende l’ottavo di finale contro la vincente del match tra Alexandra Eala e Iga Swiatek.

Bombardieri rieletto segretario Uil: “Autonomia e dialogo con tutti”

Padova, 4 lug. (askanews) – “Noi siamo un soggetto che si confronta e discute con tutti”. Così il leader della Uil, Pierpaolo Bombardieri, dopo essere stato riconfermato segretario generale del sindacato al XIX congresso a Padova.

“Invitiamo e facciamo parlare solo il governo perché questa è la prassi che noi abbiamo consolidato nel corso degli anni e ringraziamo il presidente del Consiglio che è venuto e si è confrontato con noi ma abbiamo invitato tutti i partiti ovviamente”, ha aggiunto, commentando la presenza della leader del Pd Elly Schlein al congresso. “Siamo molto contenti che loro siano venuti e hanno compiuto un atto di rispetto verso 2 milioni di iscritti, perché questa organizzazione rappresenta più di 2 milioni di iscritti, per noi è una cosa normale il confronto al netto delle definizioni”, definendo la Uil “un’organizzazione sindacale che rivendica la propria autonomia, la propria capacità di essere un interlocutore con tutti i partiti al netto degli schieramenti politici”.

“Eravamo comunisti quando facevamo gli scioperi con Landini e adesso che abbiamo fatto gli accordi con il governo siamo diventati di destra – ha sottolineato – la verità è che noi facciamo delle rivendicazioni. Se la nostre controparte, in questo caso il governo, ci dà risposte che noi riteniamo positive, noi diciamo che quelle risposte sono corrette. Io la chiamo onestà intellettuale”.

Il Papa a Lampedusa, abbraccio ai migranti "vittime di decisioni mancate"

Lampedusa, 4 lug. (askanews) – Il Papa che depone una corona di fiori sulla tomba dei migranti morti in mare e attraversa la Porta d’Europa, luogo simbolico e punto più a sud dell’Isola e del Vecchio Continente. Sono i due scatti-simbolo della visita pastorale di Leone a Lampedusa. Il primo Pontefice a visitare il cimitero – omaggio silenzioso ai migranti – e il primo Papa a varcare la soglia della Porta che affaccia sul Mar Mediterraneo. Un mare che Prevost osserva, lo sguardo verso l’orizzonte, e anzi si ‘avventura’ incamminandosi sugli scogli, incurante del forte vento che gli fa volare anche la papalina. Si sofferma sulla soglia, Papa Leone, in silenzio e da solo. Poco prima aveva salutato due famiglie di migranti, che lo accompagnano fino alla cornice. Sono i gesti che scandiscono la visita di poco più di tre ore e mezza sull’Isola delle pelagie.

Il Papa arriva intorno alle 9.00, accolto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e dal presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani. Prima tappa: la preghiera sulla tomba dei migranti morti in un viaggio che doveva salvarli da guerra e violenze e dove invece hanno trovato la morte. Qui, nel cimitero a Cala Pisana affollato dalle croci realizzate dall’artigiano lampedusano Francesco Tuccio che usa il legno delle barche utilizzate dai migranti per le traversate, Prevost è il primo leader mondiale a rendere omaggio a chi spesso viene dimenticato. A chi non ha un nome, a chi non ha degna sepoltura.

E’ poi l’arrivo alla Porta d’Europa, il momento più commovente della visita di Leone a Lampedusa, luogo iconico che rappresenta l’approdo e la speranza. Qui abbraccia due famiglie di migranti, a rappresentare chi vive il dramma delle migrazioni. Poi, accompagnato da due bimbi e da una mamma, è arrivato alla soglia della Porta d’Europa. Qui, un momento tutto suo.

Il piccolo Leo ha consegnato al Papa una lettera in cui ha raccontato la sua storia. “10 anni fa la mia storia è iniziata qui a Lampedusa, ero da solo e avevo perso tutto, soprattutto la mia mamma. Mi dicono che ho smesso di piangere solo quando mi hanno dato un pallone fatto di carta, da quel giorno il pallone è rimasto nel mio cuore e io non ho mai smesso di giocare. Spero tanto che questa palla che ti regalo adesso possa arrivare a un altro bambino e farlo felice proprio come me”.

Prima della messa, il Papa ha salutato una ventina di migranti dell’hotspot di Lampedusa. “Ci ha benedetti, una bellissima emozione”, raccontano. Infine la messa nel campo sportivo Arena. “I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate”, ha detto il Papa: “Oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia”, ha aggiunto, “questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti. Ma i gesti, per essere umani, hanno bisogno di un cuore”.

Ma dall’Isola di Lampedusa, Papa Leone denuncia anche “il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l’idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui”.

Infine, il fermo appello all’Europa: “Da questo estremo lembo d’Europa nel Mare Mediterraneo, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee. Anche per questo aspetto – come per quelli della transizione ecologica e della promozione della pace – l’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità”. (di Serena Sartini)

In Francia l’afa scatena la caccia ai condizionatori a basso costo

Roma, 4 lug. (askanews) – La nuova ondata di caldo che torna a investire la Francia ha trasformato un condizionatore low cost in un oggetto da mercato nero domestico. Il modello Tronic venduto da Lidl a 179 euro, durante un’operazione speciale lanciata il 2 luglio con 200mila pezzi tra condizionatori e ventilatori, è riapparso nel giro di poche ore su Vinted, Leboncoin e Facebook Marketplace a 300, 400, 600 e in alcuni casi fino a 700 euro. Lo racconta oggi l’agenzia di stampa France Presse.

“Il prezzo tiene conto dell’attuale rarità del prodotto. Grazie di non inviare offerte irrealistiche”, avverte un rivenditore, deciso a non trattare.

La corsa all’acquisto è il segnale più visibile di un Paese ancora scosso dall’afa eccezionale di giugno e già in allerta per una nuova risalita delle temperature. Météo-France prevede nel fine settimana valori oltre i 30 gradi su gran parte dell’Esagono, fino a 36-38 gradi nel Sud e punte locali vicine ai 40 gradi vicino al Mediterraneo. Lunedì il caldo dovrebbe estendersi ulteriormente, con 31-35 gradi anche nella regione parigina.

Sul piano sanitario, il bilancio resta pesante. Secondo i dati comunicati dalle autorità sanitarie francesi, durante la “canicule” di giugno sono stati registrati 2.025 decessi in eccesso, un dato ancora preliminare e destinato a essere consolidato. Santé publique France aveva già segnalato un aumento marcato dei decessi a domicilio, soprattutto tra gli anziani, ma anche nelle strutture sanitarie e nelle case di riposo. Il precedente bollettino provvisorio parlava di circa mille morti in eccesso; l’aggiornamento diffuso il 3 luglio ha quasi raddoppiato la stima.

La tensione sociale intorno al caldo è esplosa anche nei supermercati, in un paese in cui la diffusione dei climatizzatori domestici è minore rispetto ai paesi dell’Europa meridionale. L’operazione Lidl, presentata come un’occasione per acquistare apparecchi a prezzo ridotto, si è trasformata in diversi punti vendita in scene di ressa, con clienti pronti a contendersi fisicamente i condizionatori. La deputata ecologista Delphine Batho ha annunciato una segnalazione alla Direzione generale per la concorrenza, i consumi e la repressione delle frodi, accusando l’insegna di pubblicità ingannevole: secondo l’eletta, il prodotto sarebbe stato presentato come in promozione, pur essendo stato venduto in passato a un prezzo inferiore.

Lidl respinge le accuse. Il presidente di Lidl France, John Paul Scally, ha invitato “solennemente alla responsabilità di ciascuno, al civismo e al rispetto reciproco”, rifiutando che “comportamenti individuali” mettano a rischio la sicurezza dei dipendenti. Sui social, alcuni utenti hanno difeso l’azienda: “Lidl non è responsabile della follia della gente”, ha scritto un internauta, mentre altri hanno puntato il dito contro chi ha acquistato gli apparecchi solo per rivenderli a prezzo maggiorato.

La febbre da climatizzatore produce anche paradossi. Su Leboncoin è comparso un annuncio per un Tronic a 179 euro, apparentemente al prezzo originale. Ma il venditore offre solo il cartone: “Il climatizzatore è già servito a salvare una famiglia in difficoltà termica”, scherza. Il cartone, assicura, garantisce “un effetto psicologico di freschezza” a chi chiude gli occhi abbastanza forte. Ma avverte: “Questo prodotto non raffredda nulla, tranne il vostro portafogli”.

Dietro l’ironia resta una questione più ampia: la Francia si sta adattando a ondate di calore sempre più frequenti, intense e precoci. Secondo Météo-France, l’afa iniziata il 17 giugno e conclusa il 30 è stata più intensa di quella dell’agosto 2003, pur essendo durata meno. Il 24 e 25 giugno sono state le giornate più calde mai registrate in Francia su scala nazionale, con Parigi oltre i 40 gradi per due giorni consecutivi. In questo contesto, il condizionatore Lidl diventato bene raro è solo il sintomo commerciale di un’emergenza climatica e sanitaria ormai ricorrente.

Adriano Giannini: “Per recitare parto dal corpo non dalla psiche”

Iglesias, 4 lug. (askanews) – “La psiche non arriva quasi mai. Io cerco di fare un lavoro sui personaggi che non parta da un pensiero perchè mi perdo entrando in meandri che mi sfuggono di mano e mi confondono. Quindi di solito parto molto dal di fuori: può essere il corpo, una certa camminata, una postura, può essere un look”. Così l’attore Adriano Giannini a un incontro con il pubblico a Iglesias nell’ambito della Andaraas Traveling Film Festival ha raccontato come si prepara a interpretare un personaggio per il cinema.

Giannini ha spiegato di affidarsi spesso alle sensazioni della prima lettura del copione e al contributo di costumisti e truccatori, preferendo non arrivare sul set con un’idea troppo definita, così da lasciare spazio alle intuizioni che possono emergere durante le riprese.

Rugby, Nations Championship Italia battuta in Giappone

Roma, 4 lug. (askanews) – Finisce con una sconfitta l’esordio dell’Italia nel Nations Championship 2026. A Tokyo passa il Giappone 27-10. Match tirato nel primo tempo, poi nella ripresa i Brave Blossoms vanno subito a segno e indirizzano la partita, chiudendola con 3 mete e 4 punti segnati.

Azzurri in vantaggio con Brex e rimontati poi con le marcature di Dearns, Matsunaga (a segno anche con un piazzato e 3 trasformazioni) e poi Gunter nella ripresa, con Garbisi ad accorciare le distanze alla fine del primo tempo.

A inizio ripresa arriva un’altra accelerazione del Giappone, che conquista un calcio di punizione con un drive avanzante e guadagna la possibilità di riportarsi nei 22. Ancora Saito innesca le cariche – alternate – di avanti e trequarti con Hirose tra i più attivi, l’Italia tiene per 14 fasi poi però è Gunter a trovare il varco che vale la terza meta: 24-10. Il primo quarto d’ora è complicato per gli Azzurri, che però gradualmente riprendono campo e ritornano in attacco, soprattutto grazie al lavoro di Riccioni contro Okabe in mischia.

Al 59′ Brex con un calcetto innesca la corsa di Ioane, anticipato di piede dall’intervento di Hockings. L’Italia continua a spingere ma fatica a superare un’ottima difesa giapponese, dall’altra parte i Brave Blossoms approfittando dei cambi in prima linea per cambiare l’inerzia della mischia e al 67′ piazzano con Matsunaga per il 27-10. Nel finale il Giappone spinge alla ricerca della quarta meta: Zambonin sporca la rimessa nipponica, e dopo un lungo multifase l’Italia si salva con un bell’intervento di Marin, che tiene alto il pallone in area di meta. Finisce 27-10 per il Giappone, che batte l’Italia all’esordio nel Nations Championship.

Papa a Lampedusa, Baglioni: grande dono l’abbraccio di due Papi all’Isola

Lampedusa, 4 lug. (askanews) – “Mi sono ricordato quando nello stesso posto e nello stesso periodo, 13 anni fa, venne Francesco. L’abbraccio di due Papi è un grande dono per questa isola”: lo ha detto Claudio Baglioni, al termine della messa celebrata da Leone a Lampedusa, prima di salutare personalmente il Pontefice, nel palazzo comunale.

Un passaggio del brano di Baglioni, “Avrai”, è stato anche citato dal sindaco di Lampedusa. “Beh, a volte qualcosa rimane. E alla fine vale la pena fare questo mio mestiere”, ha sorriso l’artista che, dopo aver avuto una polmonite, ha rimandato al prossimo anno tutti i suoi concerti.

Formula1, Antonelli vince la Sprint, Hamilton è secondo

Roma, 4 lug. (askanews) – Kimi Antonelli conquista la Sprint Race del Gran Premio di Gran Bretagna sul circuito di Silverstone e firma la prima vittoria della carriera in una gara Sprint di Formula 1. Il pilota della Mercedes, scattato dalla prima fila, supera in pista Lewis Hamilton dopo una lunga sfida nei primi giri e taglia il traguardo davanti al ferrarista, centrando anche il giro più veloce nel finale. Terzo posto per Lando Norris con la McLaren.

Hamilton mantiene il comando allo spegnimento dei semafori dopo la partenza dalla pole position, resistendo all’attacco di Antonelli nelle prime tornate. Il giovane italiano resta però incollato alla Ferrari e al nono giro trova il sorpasso decisivo, prendendo la testa della corsa. Da quel momento impone un ritmo superiore, gestisce il degrado degli pneumatici e negli ultimi giri aumenta progressivamente il vantaggio fino a transitare sotto la bandiera a scacchi con oltre due secondi di margine.

Alle spalle dei primi due, Norris difende il terzo posto nel finale dagli attacchi di George Russell, che chiude quarto con l’altra Mercedes. Charles Leclerc risale fino alla quinta posizione dopo aver superato Max Verstappen, sesto al traguardo al termine di una Sprint complicata. Più indietro gli altri protagonisti, mentre Sergio Pérez riceve una penalità di dieci secondi per un contatto con Fernando Alonso.

Con questo successo Antonelli allunga di tre punti nella classifica mondiale sul compagno di squadra Russell e stabilisce anche un primato: a 19 anni, 10 mesi e 9 giorni diventa il più giovane vincitore di una Sprint nella storia della Formula 1, superando il precedente record. Per la Mercedes è la sesta vittoria in una Sprint e la terza stagionale, mentre Hamilton conquista l’ottavo podio Sprint della carriera, il quarto con la Ferrari.

Il programma del weekend di Silverstone prosegue alle ore 17 con le qualifiche che definiranno la griglia di partenza del Gran Premio di domenica.

Adriano Giannini: “Il mio sogno? Cappello, cavalli e un western”

Iglesias, 4 lug. (askanews) – “Ultimamente riguardavo Yellowstone. Mi piacerebbe fare una cosa così: cappello, cavalli, un bel western. Quel mondo mi affascina. Guardando Kevin Costner mi rendevo conto che era l’attore che studiavo di più, perché sapeva recitare col cappello, come Clint Eastwood. È una cosa che insegno spesso anche quando faccio lezione di recitazione: i grandi attori non sono sempre disposti a farsi guardare. Decidono loro quando mostrarsi alla macchina da presa”. Così l’attore Adriano Giannini durante un incontro con il pubblico a Iglesias, nell’ambito dell’Andaras Traveling Film Festival, dove ha raccontato il suo sogno di interpretare un western e ha spiegato come, osservando grandi interpreti “un po’ sottovalutati” come Kevin Costner, abbia maturato l’idea che la forza di un attore stia anche nel sapersi nascondere, scegliendo quando rivelarsi allo sguardo dello spettatore.

Aldo Montano, grave shock anafilattico: ristorante sapeva, potevo morire

Roma, 4 lug. (askanews) – L’ex schermidore Aldo Montano, campione olimpico ad Atene 2004, ha rischiato di morire a causa di un piatto servito in un ristorante contenente una proteina del latte, la caseina, cui è gravemente allergico, nonostante avesse avvisato il locale della circostanza. A raccontare la vicenda è lo stesso sportivo sul suo profilo Instagram, dove ha postato anche una sua foto dal ricovero ospedaliero.

“Ancora una corsa in ospedale. Ancora adrenalina, paura, farmaci. Ancora una volta con la vita appesa a un filo. Sono allergico alla caseina. Non è un capriccio, non è una moda alimentare, non è un’intolleranza. È un’allergia potenzialmente mortale. Eppure è successo di nuovo. Durante una cena in un ristorante di Roma, dopo aver comunicato chiaramente la mia allergia, mi sono ritrovato a lottare per la vita”, scrive Montano.

“Nel 2026 è inaccettabile che ci siano ancora superficialità, impreparazione e una sottovalutazione così grave delle allergie alimentari. Quando una persona informa il personale di avere un’allergia, non sta chiedendo un favore: sta consegnando la propria vita nelle mani di chi prepara e serve quel piatto”.

“Ogni volta che qualcuno minimizza, risponde con leggerezza o non segue i protocolli, sta mettendo a rischio una vita umana. Non esistono ‘piccole distrazioni’ quando le conseguenze possono essere uno shock anafilattico. Questa volta sono riuscito ad arrivare in ospedale. La prossima volta potrebbe non andare così, per me o per qualcun altro. È ora che le allergie alimentari vengano trattate per quello che sono: un’emergenza potenziale, non un dettaglio da ignorare. Perché tra una cena e una tragedia, a volte, c’è solo un errore”, conclude.

(Foto dal profilo Instagram di Aldo Montano)

Iran, Ali Khamenei: per trent’anni perno del potere iraniano

Roma, 4 lug. (askanews) – Ali Khamenei è stato il volto meno spettacolare, ma più duraturo, del potere iraniano per oltre trent’anni. Non aveva il carisma rivoluzionario di Ruhollah Khomeini, il fondatore della Repubblica islamica, né la statura religiosa dei grandi marja dello sciismo. Eppure, dal 1989 fino alla morte nei raid statunitensi-israeliani del 28 febbraio scorso, ha governato la Repubblica islamica come il perno di un sistema costruito sulla fedeltà ideologica, sul controllo degli apparati di sicurezza e su una lettura costante della politica estera come confronto con gli Stati uniti e con Israele.

Nato nel 1939 a Mashhad, città santa dell’Iran orientale, in una famiglia clericale di mezzi modesti, Khamenei entrò giovane nei circuiti dell’opposizione religiosa allo scià Mohammad Reza Pahlavi. Fu arrestato più volte dalla polizia del regime monarchico prima della rivoluzione del 1979, che rovesciò il sovrano sostenuto dall’Occidente e aprì la strada alla Repubblica islamica. In quell’universo rivoluzionario, Khamenei salì rapidamente: sopravvissuto nel 1981 a un attentato che gli lasciò menomato il braccio destro, fu eletto presidente nello stesso anno e rimase in carica per due mandati, attraversando quasi tutta la guerra Iran-Iraq.

Quel conflitto, costato centinaia di migliaia di morti, segnò in profondità la sua visione del mondo. La Repubblica islamica, isolata e sotto pressione, maturò allora la convinzione che la sopravvivenza del sistema dipendesse da due pilastri: la mobilitazione interna contro i nemici della rivoluzione e la costruzione di una capacità di deterrenza autonoma. Da Guida suprema, Khamenei trasformò questa impostazione in dottrina di Stato.

La sua ascesa al vertice avvenne nel giugno 1989, dopo la morte di Khomeini. La scelta fu controversa: Khamenei non possedeva le credenziali religiose più elevate tradizionalmente associate al ruolo. Ma l’Assemblea degli esperti lo designò come successore e le modifiche costituzionali consolidarono la figura della Guida al centro del sistema. Da quel momento, Khamenei divenne comandante in capo delle forze armate, arbitro ultimo delle grandi scelte strategiche, supervisore dell’indirizzo generale dello Stato e dominus degli equilibri tra presidenza, Parlamento, magistratura, Guardiani della rivoluzione e Consiglio dei guardiani.

La sua forza stava anche nella discrezione. Appariva spesso più grigio che magnetico, più sospettoso che visionario. Ma dietro il profilo austero costruì un potere capillare. Sotto di lui, i Pasdaran diventarono non solo un corpo militare, ma una potenza politica, economica e regionale. Attraverso la Forza Quds e la rete di alleati armati, Teheran sostenne Hezbollah in Libano, gruppi palestinesi come Hamas e Jihad islamica, milizie sciite in Iraq e gli Houthi in Yemen. Quello che l’Iran ha definito “asse della resistenza” permise alla Repubblica islamica di proiettare influenza dal Mediterraneo al Mar rosso, di sfidare Israele e di contestare la presenza americana senza arrivare per anni a uno scontro diretto totale.

Khamenei non fu però un leader incapace di tattica. Nel 2013 autorizzò quella che definì “flessibilità eroica”, aprendo lo spazio politico ai negoziati che portarono all’accordo nucleare del 2015 con Stati uniti, Russia, Cina, Francia, Regno unito, Germania e Unione europea. Non fu una conversione al compromesso, ma una scelta di convenienza: piegarsi senza spezzarsi, guadagnare tempo, ottenere l’allentamento delle sanzioni, preservando l’architettura del sistema. Il ritiro americano dall’accordo deciso da Donald Trump nel 2018 rafforzò in lui la convinzione che Washington non fosse un interlocutore affidabile.

All’interno, invece, la flessibilità ebbe confini molto più stretti. Ogni tentativo di riforma politica fu contenuto, represso o svuotato. I presidenti eletti con piattaforme di apertura, da Mohammad Khatami a Hassan Rohani, si mossero entro limiti stabiliti dall’alto. Quando la piazza mise in discussione la legittimità della Repubblica islamica, Khamenei scelse la repressione. Il Movimento verde del 2009, nato dopo la contestata rielezione di Mahmoud Ahmadinejad, fu soffocato con arresti, processi e violenze. Le proteste economiche degli anni successivi furono trattate come minacce alla sicurezza nazionale. Nel 2022, dopo la morte di Mahsa Amini, giovane curda arrestata dalla polizia morale, la sollevazione “Donna, vita, libertà” fu repressa con centinaia di morti, migliaia di arresti e un nuovo giro di vite su attivisti, studenti, giornalisti e donne.

La parabola finale di Khamenei ha saldato tutte le contraddizioni del suo lungo potere. L’Iran che lascia è più influente di quello che aveva ereditato, capace di condizionare crisi in Libano, Iraq, Siria, Yemen, Gaza e nel Golfo. Ma è anche un Paese impoverito dalle sanzioni, attraversato da fratture generazionali e sociali, isolato diplomaticamente e dipendente da un apparato securitario sempre più centrale. La nomina del figlio Mojtaba a nuova Guida suprema, dopo la morte del padre, ha confermato la volontà dei settori più duri del sistema di garantire continuità, ma ha anche accentuato l’immagine dinastica di una rivoluzione nata contro una monarchia. Nello stesso tempo, l’enigmatica assenza dalla scena pubblica di Khamenei jr., che secondo diverse voci sarebbe stato gravemente ferito negli attacchi di quattro mesi fa, fa sospettare che la sua nomina sia il modo per la cerchia di potere di giovarsi di una figura forse non in grado di prendere decisioni, per esercitare una leadership collettiva.

Per i sostenitori, Ali Khamenei è stato il custode dell’indipendenza nazionale, l’uomo che ha impedito all’Iran di tornare sotto tutela straniera e lo ha reso una potenza che nessun rivale può ignorare. Per i critici, è stato il leader che ha trasformato la Repubblica islamica in uno Stato più forte fuori dai confini ma più fragile dentro, più temuto che legittimato, più capace di resistere che di convincere. Con i funerali solenni iniziati a Teheran e destinati a concludersi a Mashhad, si chiude non solo la vita politica di una Guida, ma una fase intera della storia iraniana.

Bombardieri confermato all’unanimità segretario generale della Uil

Padova, 4 lug. (askanews) – Il consiglio confederale nazionale della Uil, votato dai delegati al XIX congresso, ha riconfermato, all’unanimità per alzata di mano, Pierpaolo Bombardieri alla guida del sindacato. Bombardieri è segretario generale della Uil dal 4 luglio 2020. Bombardieri ha ringraziato i delegati della Uil. “Spero di essere all’altezza dell’incarico che mi avete affidato – ha detto – per continuare questa splendida avventura iniziata tempo fa. Squadra che vince non si cambia”. Bombardieri ha proposto la riconferma della segreteria uscente, votata all’unanimità e così composta: Ivana Veronese, Vera Buonomo, Santo Biondo, Emanuele Ronzoni e tesoriere Benedetto Attili. “E’ stato un percorso lungo, complicato – ha detto –  nel quale sicuramente non ci siamo fatti tanti amici. Ma abbiamo le spalle larghe e come diciamo sempre soldi e paura mai avuti e mai ne avremo.

Papa a Lampedusa, attivista lo ringrazia per visita al cimitero migranti

Lampedusa, 4 lug. (askanews) – Papa Leone XIV è arrivato a Lampedusa dove ha inaugurato e benedetto al Molo Favaloro la targa che intitola il Molo a Papa Francesco. Si tratta di una placca su una scultura che richiama la forma di una conchiglia, su cui è scritto “Molo Papa Francesco. Luogo di approdo, speranza e umanità. Lampedusa IV Luglio 2026. Papa Leone XIV e la comunità delle pelagie posero”.

Qui ha salutato la folla fra cui c’era anche Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 Ottobre, organizzazione non profit fondata all’indomani del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013, che ha fermato il Papa per ringraziarlo. “Santità, grazie per aver visitato il cimitero dei migranti. È l’unico leader al mondo ad averlo fatto”, ha detto.

Subito dopo Prevost ha saluto alcuni migranti, circa venti, ospitati nell’hotspot, con diversi operatori che li assistono. “Ci ha incoraggiato e benedetto – ha raccontato uno dei migranti dell’hotspot di Lampedusa – sono molto emozionato e contento di questo incontro”.

L’arrivo del Papa al campo sportivo di Lampedusa per la messa

Lampedusa, 4 lug. (askanews) – Nelle immagini l’arrivo della Papa al campo sportivo di Lampedusa, accolto da una grande folla riunita per assistere alla messa officiata da Leone XIV.

Salvini: Vannacci nel c.destra? Non voti contro un anno e poi cambi idea

Firenze, 4 lug. (askanews) – Davanti alla nuova sede della Lega Toscana, nel quartiere Brozzi-Peretola di Firenze, il leader della Lega Matteo Salvini, attorniato da qualche decina di militanti, ha affrontato più di una domanda sulla questione Vannacci, l’ex generale fuoriuscito dalla Lega e fondatore di Futuro nazionale. Cosa pensa Salvini dell’interlocuzione politica tra Fratelli d’Italia e Fn? “Guardi, io lavoro con l’attuale maggioranza – ha risposto – e mi è dispiaciuto che i parlamentari di Vannacci abbiano votato contro il Piano casa”.

È quindi incompatibile con il centrodestra l’ex generale? “Dovrà decidere lui – ha osservato spiegando il suo punto di vista -, non puoi votare contro per un anno e poi alzare il dito e dire ‘ho cambiato idea’, però…”. Però, ha rilanciato, “io sono convinto che questa squadra stia lavorando bene e possa tranquillamente vincere le elezioni. Poi se qualcun altro cambierà idea…”. Ma, insomma, hanno insistito i cronisti, potrà ancora fidarsi di Vannacci in futuro? Salvini sorridendo ha risposto: “La chiudiamo qua”.

Banche, Unimpresa denuncia il divario dei tassi tra i prestiti e i depositi

Roma, 4 lug. (askanews) – Unimprese torna a puntare il dito contro l’amio differenziale tra i tassi di interesse che le banche impongono sui prestiti a famiglie e Pmi e quello, molto più basso, con cui invece retribuiscono i loro conti correnti. “Famiglie e piccole imprese continuano a pagare tassi elevati per accedere al credito, mentre i risparmi depositati in banca vengono remunerati con rendimenti sempre più bassi. Nei primo mesi del 2026 il credito al consumo è costato in media il 10,34%, i finanziamenti alle piccole e medie imprese il 4,18%, mentre i conti correnti hanno reso appena lo 0,29%”, rileva Unimpresa sulla base di una analisi del suo Centro studi

Nei mesi passati la riduzione dei tassi d’interesse decisa dalla Banca centrale europea (che li ha alzati dallo 2 al 2,25% solo la scorsa settimana) “si è trasmessa rapidamente alla raccolta bancaria, ma solo in misura limitata e selettiva al costo dei prestiti. Il dato più pesante riguarda il credito al consumo. A marzo 2026 il Taeg (tasso annuo effettivo globale) applicato ai finanziamenti destinati alle famiglie si è attestato al 10,34%, sostanzialmente invariato rispetto al 10,50% di gennaio 2025. In oltre un anno il calo è stato di appena 0,16 punti percentuali – dice l’analisi – nonostante il progressivo allentamento della politica monetaria europea. Dopo essere sceso sotto il 10% nel dicembre 2025, il costo del credito al consumo è tornato rapidamente sopra la doppia cifra nei primi mesi del 2026”.

“Anche il mercato dei mutui ha mostrato una trasmissione solo parziale dei tagli della Bce. Il Taeg sui finanziamenti per l’acquisto di abitazioni si è attestato al 3,81% a marzo 2026. Dopo una fase iniziale di lieve riduzione, i mutui hanno registrato una progressiva risalita nel corso del 2025, arrivando al 3,87% tra gennaio e febbraio 2026, prima di un leggero arretramento nel mese successivo. Sul fronte delle imprese – prosegue l’associazione – il costo del credito resta significativamente più elevato per le aziende di minori dimensioni. I prestiti fino a un milione di euro, principale fonte di finanziamento per le Pmi, hanno registrato un tasso medio del 4,18% a marzo 2026. Dopo aver toccato un minimo del 3,95% nell’agosto 2025, il costo dei finanziamenti per le piccole e medie imprese è tornato a salire nella seconda parte dell’anno, chiudendo il primo trimestre del 2026 su livelli superiori rispetto ai minimi registrati”.

“Molto più favorevoli, invece, le condizioni applicate alle imprese di maggiori dimensioni. I finanziamenti oltre il milione di euro hanno registrato un tasso medio del 2,99%, inferiore di circa 1,2 punti percentuali rispetto a quello pagato dalle pmi. Un differenziale che conferma come la dimensione aziendale continui a rappresentare un fattore determinante nell’accesso a condizioni creditizie più vantaggiose. Per quanto riguarda la raccolta, i depositi complessivi di famiglie e imprese hanno offerto una remunerazione media dello 0,65%, in calo rispetto allo 0,85% di gennaio 2025. Ancora più basso il rendimento dei conti correnti, fermo allo 0,29%, vicino ai livelli minimi registrati nel corso del 2025 – osserva Unimpresa – e inferiore allo 0,41% rilevato all’inizio dello scorso anno. Anche i depositi vincolati hanno visto ridursi significativamente la propria redditività. A marzo 2026 hanno reso in media il 2,45%, contro il 3,14% di gennaio 2025, con una diminuzione di 0,69 punti percentuali in poco più di un anno”.

“Il confronto tra quanto le banche riconoscono ai risparmiatori e quanto chiedono a famiglie e imprese evidenzia margini ancora molto ampi. Tra il rendimento dello 0,29% dei conti correnti e il 10,34% del credito al consumo si registra una differenza superiore a 10 punti percentuali – afferma Unimpresa -. Lo spread tra la remunerazione media dei depositi (0,65%) e il costo dei prestiti alle pmi (4,18%) è pari a 3,53 punti percentuali, mentre per le grandi imprese si attesta a 2,34 unti”.

Secondo Giuseppe Spadafora, vicepresidente di Unimpresa “si conferma una dinamica ormai consolidata: la discesa dei tassi ufficiali ha prodotto benefici immediati per le banche sul lato della raccolta, ma non si è tradotta in un analogo alleggerimento del costo del credito per famiglie e piccole imprese – commenta -. La riduzione dei rendimenti riconosciuti ai risparmiatori è stata rapida e generalizzata, mentre quella applicata ai prestiti è risultata più lenta, selettiva e incompleta, mantenendo elevato il peso degli interessi su consumatori e sistema produttivo”.

Usa, Trump a Mount Rushmore attacca i "comunisti"

Roma, 4 lug. (askanews) – Alla vigilia del 250mo anniversario della nascita degli Stati uniti, il presidente Donald Trump ha usato lo scenario di Mount Rushmore per attaccare i suoi avversari politici, definendoli comunisti “senza Dio” e “malvagi”, in un discorso dai toni durissimi a quattro mesi dalle difficili elezioni di midterm. Lo riferisce il New York Times.

“Possiamo perdere le elezioni di metà mandato solo se permettiamo a noi stessi di perderle, se saremo sciocchi, stupidi e imprudenti”, ha detto Trump venerdì sera in South Dakota, chiedendo al Congresso di approvare il suo SAVE America Act, provvedimento che imporrebbe regole più rigide sull’identificazione degli elettori. Il presidente ha anche chiesto di porre fine al filibuster, la procedura parlamentare che consente all’opposizione di bloccare o rallentare l’approvazione di misure al Senato.

Il discorso è stato costruito come un attacco frontale alla sinistra democratica e alla nuova ala progressista del Partito democratico, che la Casa bianca presenta sempre più spesso come una minaccia “comunista”.

Davanti ai volti scolpiti nella roccia di George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln, Trump ha ripetuto più volte il termine “comunismo”, descrivendolo come “il nemico del 4 luglio 1776” e come una minaccia più grave di Pearl Harbor e dell’11 settembre. Ha citato anche Karl Marx.

La prima parte dell’intervento era stata dedicata a un ritratto celebrativo degli Stati uniti, definiti la più grande società nella storia della civiltà. “Vivete in un posto molto speciale, congratulazioni a tutti”, ha detto Trump alla folla.

Il presidente ha poi cambiato tono, avvertendo contro chi, a suo dire, non vorrebbe che l’inglese restasse la lingua dominante degli Stati uniti, contro chi vorrebbe confiscare le armi e contro “nuovi arrivati nel nostro Paese che abbracciano idee totalmente opposte al nostro modo di vivere e al nostro grande successo”.

“Il comunismo è l’esatto contrario della vita, della libertà e della ricerca della felicità”, ha affermato. “E’ morte, tirannia e ricerca del male”.

Trump aveva già usato Mount Rushmore come sfondo politico sei anni fa, alla fine del suo primo mandato, durante una campagna elettorale poi persa. Allora, nel pieno della pandemia e delle proteste seguite alla morte di George Floyd, aveva messo in guardia contro un “nuovo fascismo di estrema sinistra”. Questa volta ha scelto il bersaglio del comunismo.

Il discorso è stato accompagnato da una forte scenografia patriottica: elicotteri militari e un bombardiere B-52 hanno sorvolato l’area, mentre al tramonto i riflettori illuminavano il monumento. Poco prima dell’arrivo del presidente, un temporale con fulmini e grandine aveva costretto parte del pubblico a cercare riparo.

Nel finale, Trump ha lanciato un ultimo attacco: “Il Partito comunista è fatto di immigrati illegali, criminali e di tutti quelli che non vogliono lavorare”. Poi è tornato per qualche minuto a celebrare gli Stati uniti, mentre i fuochi d’artificio illuminavano Mount Rushmore.

Justin Bieber esce con "Swag live from Coachella (Weekend II)"

Milano, 4 lug. (askanews) – Justin Bieber, popstar di fama mondiale, cantautore multiplatino e volto di un’intera generazione, pubblica “Swag live from Coachella (Weekend II)” e torna in rotazione radiofonica in Italia con “Speed demon”, brano estratto dall’album “SWAG II”, uscito a settembre 2025.

Caratterizzato da un sound travolgente e da un’intensa carica emotiva, “Speed demon” racconta il percorso personale e artistico di Justin Bieber, esplorando il peso dell’esposizione mediatica e la forza necessaria per affrontare ostacoli e giudizi. Un inno alla determinazione e all’autenticità, in cui l’artista rivendica la libertà di seguire la propria strada, rimanendo fedele a sé stesso e a ciò che conta davvero.

A una settimana dalla pubblicazione di “Swag live from Coachella (Weekend I)”, il suo primo album dal vivo, Justin Bieber torna a sorprendere con “Swag live from Coachella (Weekend II)”, il nuovo progetto che immortala la seconda, acclamatissima performance da headliner al Festival del Coachella, raccogliendo momenti iconici del secondo weekend e consacrando definitivamente uno degli show più celebrati dell’anno.

La stampa internazionale ha accolto l’esibizione con entusiasmo unanime, sottolineando come Justin Bieber sia riuscito a superare persino l’eccellente debutto del primo fine settimana. Variety ha scritto che “Justin Bieber ha sfoderato tutte le sue carte migliori durante il secondo weekend del Coachella”; Billboard ha definito lo spettacolo “un evento costellato di grandi ospiti”. Numerosi critici hanno evidenziato la ritrovata sicurezza dell’artista sul palco, osservando come Justin Bieber abbia saputo dominare la scena con una presenza ancora più matura e convincente. Anche USA Today ha elogiato la performance, sottolineando come “i protagonisti del Coachella spesso riservino meno sorprese al secondo weekend, ma Justin Bieber ha superato ogni aspettativa”, celebrando una produzione ancora più ambiziosa e una realizzazione impeccabile. “Swag live from Coachella (Weekend II)” include le partecipazioni speciali di Sexyy Red, Dijon e SZA, offrendo ai fan la possibilità di rivivere uno degli spettacoli più memorabili della recente carriera di Justin Bieber. Il secondo weekend è stato impreziosito dalle apparizioni speciali di Big Sean e Billie Eilish, che hanno contribuito a rendere ancora più memorabile una performance già destinata a entrare nella storia del festival.

Sono inoltre ora disponibili su YouTube le registrazioni integrali delle esibizioni di Justin Bieber durante entrambi i weekend del Coachella, presentate nella loro versione completa così come trasmesse in streaming durante il festival e corredate da contenuti esclusivi provenienti dagli archivi della produzione. Con i due album dal vivo e la pubblicazione integrale dei concerti, Justin Bieber offre oggi l’esperienza definitiva per rivivere due performance che hanno segnato il suo trionfale ritorno sul palco del Coachella e confermato il suo status di protagonista assoluto della scena pop internazionale.

Ad aprile 2026 Justin Bieber è tornato sul palco del Coachella come headliner a quattro anni dalla sua ultima esibizione dal vivo. Lo show – immortalato nell’album”Swag live from Coachella (Weekend I)”uscito pochi giorni fa e “Swag live from Coachella (Weekend II)” – ha rappresentato uno dei momenti più significativi della sua carriera. Con 147 milioni di visualizzazioni globali, la performance è diventata la più vista nella storia del festival. Nelle settimane successive, l’artista ha registrato il miglior risultato giornaliero della sua carriera su Spotify, con oltre 105 milioni di stream in un solo giorno, arrivando a totalizzare 431 milioni di ascolti globali nell’arco di una settimana. Il successo della sua prima grande esibizione dal vivo dopo quattro anni si è riflesso anche nelle classifiche internazionali, con 21 brani entrati contemporaneamente nella Spotify Global Top 200 e sette album presenti nella Billboard 200, stabilendo nuovi record per la sua carriera.

Pubblicato a settembre 2025 “SWAG II” è l’ottavo album in studio di Justin Bieber e amplia il percorso artistico inaugurato con “Swag”, attraverso 23 brani che intrecciano pop, R&B e soul in un racconto intimo dedicato all’amore, alla famiglia, alla fede e alla crescita personale. Il progetto è arrivato sulla scia dello straordinario successo di “Swag”, l’album che ha segnato il ritorno dell’artista a quattro anni di distanza da “Justice”. Debuttato al #2 della Billboard 200, “Swag” è diventato l’album più ascoltato al mondo nel giorno della sua uscita, superando i 200 milioni di stream nella prima settimana e raggiungendo la vetta delle classifiche di Spotify e Apple Music in oltre 100 paesi. Trainato dal successo del singolo “Daisies”, il progetto ha registrato il miglior debutto in streaming della carriera dell’artista. Con “SWAG II”, Justin Bieber prosegue questo nuovo capitolo artistico all’insegna della libertà creativa e dell’autenticità. L’album ha debuttato al primo posto delle classifiche Spotify U.S Debut Albums e Global Debut Albums, confermando il successo della nuova fase della sua carriera.

250mo USA, il Papa: difendere la vita, accogliere e proteggere i migranti

Roma, 4 lug. (askanews) – “Tra i principi che hanno guidato lo sviluppo” degli Stati Uniti d’America vi è “la dignità di ogni vita umana donata da Dio: ogni persona è dotata di un valore intrinseco che richiede rispetto, protezione e cura. In questo spirito, la piena comprensione di tale dignità porta a riconoscere l’importanza di salvaguardare la vita umana dal suo inizio, al momento del concepimento, fino alla morte naturale, e di costruire una società in cui i vulnerabili, i sofferenti e i dimenticati siano sempre accolti con compassione, solidarietà e amore”. Lo scrive Papa Leone XIV in una lettera inviata in occasione del 250° anniversario della fondazione degli Stati Uniti d’America.

“La difesa della vita umana – ricorda il Pontefice – comprende anche l’accoglienza, la protezione e l’assistenza agli immigrati, le cui speranze, i cui sacrifici e il cui contributo hanno fatto parte della storia di questo Paese sin dalle sue origini. In ogni generazione, coloro che sono giunti qui in cerca di libertà, opportunità e un luogo in cui sentirsi a casa hanno contribuito a plasmare il carattere della nazione. Accoglierli con compassione e generosità non è solo un atto di carità, ma anche un riconoscimento della dignità che appartiene a ogni persona umana”, conclude Prevost.

Il Papa a Lampedusa, appello all’Europa: su migranti ha chiamata epocale

Lampedusa, 4 lug. (askanews) – “Da questo estremo lembo d’Europa nel Mare Mediterraneo, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee. Anche per questo aspetto – come per quelli della transizione ecologica e della promozione della pace – l’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità”. Così il Papa durante la messa al campo sportivo di Lampedusa, rivolgendo un appello all’Europa.

“Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l’Europa è in grado – in quest’area – di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo – ha aggiunto – vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona. È un compito delle istituzioni pubbliche ma anche di tutta la società civile e della Chiesa”.

Cgia: per le imprese italiane tasse doppie rispetto alle big tech

Roma, 4 lug. (askanews) – “È inaccettabile. E’ un comportamento che dovrebbe indignare, soprattutto coloro, quando parlano di tasse, reclamano equità, rigore e giustizia fiscale. E’ un fenomeno che continua a consumarsi ogni anno, silenziosamente”. E’ la denuncia sollevata dalla Cgia, che in una analisi riferisce come i colossi del web continuino a macinare profitti miliardari, “scaricando” sulle nostre piccole e medie imprese il peso fiscale che loro eludono in agilità. Molti di questi giganti continuano a spostare i propri profitti verso i Paesi a fiscalità di vantaggio, lasciando a bocca asciutta tanti paesi, come l’Italia, con una disinvoltura inaudita.

“E i numeri, quelli che nessuno dovrebbe ignorare, sono spietati – dice l’associazione con un comunicato -. Mentre le imprese italiane — quelle che ogni mattina alzano le serrande, che assumono, che investono e che resistono – registrano un tax rate del 31,9 per cento, le prime 25 multinazionali del web presenti nel mondo, secondo i dati dell’Area Studi di Mediobanca[3], presentano un’aliquota fiscale media pari al 14,8 per cento: praticamente meno della metà. Certo, qualcuno si affretterà a segnalare i limiti metodologici di questa comparazione e la mancanza di rigore scientifico. Giusto. Ma nessun aspetto tecnico può oscurare la sostanza di quello che emerge: anni di elusione sistematica hanno scavato un fossato enorme tra chi le tasse le paga e chi le aggira grazie a un sistema internazionale che non ha ancora trovato né la volontà né il coraggio di fermare queste operazioni discutibilissime”.

Nel 2024, ultimo dato disponibile, le prime 25 websoft presenti nel mondo hanno realizzato un utile ante imposte pari a 503 miliardi di euro, versando, complessivamente, 74,3 miliardi di euro di tasse. Pertanto, il tax rate è stato del 14,8 per cento. Le imprese italiane, invece, nel 2023 hanno realizzato un utile di 322 miliardi che ha determinato un versamento al nostro erario di 102,6 miliardi di euro di imposte, facendo così salire il tax rate al 32 per cento. Un’ aliquota fiscale più che doppia di quella toccata dai giganti mondiali del web, afferma la Cgia.

E non sono solo i colossi stranieri del web a godere della fiscalità di vantaggio offerta ancora oggi da diversi Paesi europei. Negli ultimi anni, osserva la Cgia, anche molti grandi gruppi italiani hanno spostato all’estero la sede legale o fiscale, talvolta limitandosi a una controllata. Meta preferita: i Paesi Bassi. Il motivo è duplice. Da un lato la legislazione societaria olandese è molto favorevole, perché consente agli azionisti storici di avere doppio voto in assemblea, un meccanismo che blinda l’azienda da eventuali scalate straniere. Dall’altro, ad Amsterdam il fisco riserva condizioni piuttosto generose alle grandi aziende disposte a trasferire lì la propria sede fiscale. Operazioni del tutto legittime, sul piano fiscale e societario. Ma con un effetto collaterale tutt’altro che neutro: si riduce la base imponibile in Italia, e a farne le spese sono soprattutto le piccole e piccolissime imprese che, a differenza dei grandi gruppi, non hanno certo la possibilità di fare le valigie e trasferirsi altrove.