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Calcio, i risultati della Serie A. Monza a quota 4 punti

Roma, 18 set. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Monza-Sassuolo 2-1

Quinta giornata Monza-Sassuolo 2-1; Sabato 19 settembre: ore 15.00 Bologna-Torino, Udinese-Cagliari, ore 18.00 Roma-Inter, ore 20.45 Venezia-Lazio; Domenica 20 settembre: ore 12.30 Fiorentina-Napoli, ore 15.00 Frosinone-Como, Parma-Genoa, ore 18.00 Juventus-Atalanta, ore 20.45 Milan-Lecce.

Classifica: Roma, Inter 12, Lazio, Como 10, Cagliari 9, Milan 8, Juventus, Frosinone, Sassuolo 7, Atalanta, Lecce, Napoli 6, Udinese 4, Torino, Fiorentina 3, Parma, Monza, Bologna, Genoa 1, Venezia 0.

Sesta giornata Sabato 10 ottobre: ore 15.00 Genoa-Fiorentina, ore 18.00 Inter-Parma, ore 20.45 Napoli-Frosinone; Domenica 11 ottobre: ore 12.30 Como-Roma, ore 15.00 Lazio-Monza, Lecce-Bologna, ore 18.00 Sassuolo-Milan, ore 20.45 Cagliari-Juventus; Lunedì 12 ottobre: ore 18.30 Atalanta-Venezia, ore 20.45 Torino-Udinese.

Sogno californiano biologico all’europea (con macchinari italiani)

Sebastopol (California), 18 set. (askanews) – Brooke Hazen, autore del libro “You are not broken” – una guida olistica che sta spopolando in America – ha un sogno e lo sta realizzando nella contea di Sonoma, a Sebastopol, in California. La sua Gold Ridge Organic Farms punta sui prodotti genuini ed è amata dagli appassionati, oltre che consigliata da Brand USA, Visit California e Visit Sonoma.

“Siamo un’azienda agricola biologica certificata di 88 acri, con 70 acri di oliveti e circa 18 di meleti”, spiega Hazen. “Da queste coltivazioni ricaviamo una vasta gamma di prodotti a valore aggiunto, ottenuti dalla spremitura delle olive. Abbiamo anche clienti che vengono qui e portano le loro olive, e noi le spremiamo”.

Nel cuore dell’azienda, tra filari di meli biologici, spiccano macchinari italiani per la pressatura delle olive, un dettaglio che racconta l’attenzione per la qualità e per i processi produttivi. “Offriamo quattro miscele esclusive di oli d’oliva: la Picholine, francese; la Minerva, varietà italiana; la toscana, la più popolare; e la Arbequina. Gli americani non sanno molto di olio d’oliva, quindi la miscela toscana è la nostra più popolare. Contiene circa metà Frantoio e metà Leccino, e questo la rende molto sostanziosa, quasi come mangiare un pasto completo”.

Ma l’offerta di Gold Ridge Organic Farms non si ferma all’olio. “In America c’è un abisso che le grandi aziende hanno lasciato spalancato agli imprenditori creativi: gli esseri umani cercano istintivamente alta qualità, diversità e una fonte di cibo sano. Vogliono anche fare esperienze e imparare”.

Con le mele, l’azienda produce una vasta gamma di prodotti. “Il nostro principale canale di vendita è il consumo fresco. Ma produciamo anche succhi, un succo gassato tipo soda e uno sciroppo di mele tradizionale, semplicemente succo evaporato e concentrato. Non viene aggiunto nulla: niente zucchero, niente pectina. Tutto è biologico”.

I premi ricevuti dall’azienda sono numerosi, non soltanto per l’olio – tra questi spicca il Concorso Mondiale dell’Olio d’Oliva NYIOOC – ma anche per altri prodotti come l’Aceto Balsamico di Sidro di Mele.

In un momento critico per l’agricoltura regionale, la Farm sta ampliando la propria capacità di trasformazione. L’azienda, fondata nel 2000, sta sviluppando Heritage Apple Press, un impianto di trasformazione certificato biologico di 1.860 metri quadrati a Santa Rosa, la cui apertura – secondo la stampa Usa – è prevista per questo autunno.

Intervista di Cristina Giuliano

Montaggio e immagini di askanews

Moretti (Ferrara Expo): RemTech, ventennale oltre ogni attesa

Roma, 18 set. – Si chiude con una partecipazione superiore alle attese la XX edizione di RemTech Expo. A tracciare il bilancio del ventennale è Andrea Moretti, presidente di Ferrara Expo, che al termine di tre giorni di grande partecipzione ripercorre una storia costruita attraverso incontri, idee e competenze e rilancia la vocazione della manifestazione: trasformare il confronto sui temi ambientali in soluzioni concrete.

L’edizione 2026 celebra il ventesimo anniversario di RemTech. Sono stati due decenni intensi, a tratti difficili, ma anche incredibili e sorprendenti, fatti di incontri, confronti, scambi di idee, informazioni e nuove consapevolezze tra i più autorevoli esponenti del mondo della tutela ambientale. È questa la vera vocazione della manifestazione.

Questo ventennale ci ha fatto un regalo straordinario: una partecipazione cresciuta oltre ogni aspettativa, non soltanto da parte del pubblico, ma anche delle aziende espositrici e di tutti coloro che hanno voluto contribuire al grande lavoro che rappresenta la sintesi di un impegno portato avanti durante l’intero anno. Se RemTech continuerà a crescere in questo modo, potremo compiere passi da gigante nella consapevolezza dei temi ambientali e nella capacità di generare soluzioni concrete a problemi reali. .

"Sanremo Padel Experience", istituzioni: Finals progetto vincente

Roma, 18 set. (askanews) – Si sono aperte oggi con la cerimonia inaugurale nello “Stadio del Padel” allestito in piazza Cristoforo Colombo le Finals della Sanremo Padel Experience, l’evento conclusivo della tournée che ha toccato Grosseto, Perugia, Roma e Torino portando in campo complessivamente mille giocatori e giocatrici da quattordici Paesi. Sviluppato con la Federazione Internazionale Padel, l’appuntamento – spiega una nota – unisce la promozione dei giovani talenti della NextGen a una forte valorizzazione turistica e internazionale della Città dei Fiori.

“Siamo più che lieti di ospitare ancora una volta un grande evento di Padel – ha dichiarato il sindaco di Sanremo, Alessandro Mager, durante l’inaugurazione -. Una manifestazione di taglio internazionale che unisce sport, formazione e intrattenimento, beneficiando l’immagine della nostra città e il suo indice di gradimento turistico”. Sulla stessa lunghezza d’onda l’assessore al Turismo e allo Sport, Alessandro Sindoni, che ha sottolineato come iniziative di questo calibro siano “preziose perché affiancano ai valori dello sport una capacità straordinaria di promuovere il nome Sanremo a livello globale”.

Il bilancio della manifestazione è molto positivo anche per la Regione Liguria. L’assessore al Turismo Luca Lombardi ha evidenziato il raggiungimento degli obiettivi di La Mia Liguria, forte di una massiccia partecipazione e di oltre 3 milioni di visualizzazioni sui social. Per l’assessore regionale alla Programmazione Fse, Marco Scajola, l’evento “si inserisce perfettamente nel progetto Orientamenti, mettendo al centro lo sport come strumento di inclusione, crescita e orientamento alla vita”.

Il forte legame tra sport, indotto turistico e destagionalizzazione è stato rimarcato da Fulvio Gazzola, ceo di E20Sanremo e co-ideatore del progetto, sostenuto anche dal Casinò di Sanremo e da Confindustria Imperia.

Dal punto di vista agonistico e tecnico, le tre giorni di gare vedono protagonisti i giovani talenti del circuito mondiale Fip Promises (dall’Under 12 all’Under 18), con incontri disputati sia in piazza Colombo sia alla Sanremo Padel Academy. A impreziosire il programma, la partecipazione della ct dell’Italpadel Marcela Ferrari, e di Gaby Reca, ct dell’Argentina campione del mondo. In campo nel weekend anche le “football legends” Paolo Di Canio, Dario Marcolin, Luca Marchegiani e Cristian Brocchi.

Urso: nel prossimo decreto imprese un altro shock di semplificazioni

Roma, 18 set. (askanews) – “Nel prossimo decreto imprese, che presenteremo dopo un lavoro importante con Confindustria, vi sarà un altro shock di semplificazione, oltre a quello che abbiamo fatto in questi mesi”. Lo ha affermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in occasione dell’assemblea generale di Confindustria Toscana Sud.

“Perché la semplificazione è estremamente importante e significativa, peraltro ancora non ha dispiegato i suoi effetti, noi abbiamo fatto la riforma degli incentivi, il codice unico degli incentivi è già un atto, un codice unico degli incentivi nazionali e regionali. E nella legge di bilancio semplificheremo – ha proseguito – riducendo a 10 da oltre 30, gli incentivi gesiti dal nostro dicastero”.

“Più semplificazione, più efficienza. E poi il fattore dell’energia, che è quello fondamentale. Noi dobbiamo lavorare, a breve lo stiamo facendo, l’abbiamo fatto col decreto Bollette, finalmente l’Europa ha capito che deve rifermare il meccanismo infernale degli ETS, ma dobbiamo preparare anche gli scenari futuri, per questo necessariamente rientro nei paesi produttori di nucleare, perché – ha spiegato Urso – dobbiamo garantire un futuro certo al nostro continente”.

Pontida 2026 ad alta tensione nella Lega, Salvini: basta beghe, vinciamo se uniti

Milano, 18 set. (askanews) – La scaletta degli interventi ancora non si conosce, non si sa se dal palco parleranno anche Massimiliano Romeo e Luca Zaia. Così come non si sa ancora quale sarà la risposta di Matteo Salvini alle richieste dei ‘nordisti’.E di conseguenza, non si sa ancora se a Pontida le tensioni nella Lega resteranno sottotraccia o se esploderanno in contestazioni plateali. Il clima resta teso, e di sicuro non aiutano le polemiche sulla scarsa partecipazione dalle regioni del Nord e la mobilitazione organizzata con pullman e treni speciali dal Sud.Matteo Salvini invita a superare le “beghe del passato”, perchè “la Lega vince se è unita”. Quanto alle critiche e alle richieste di un assetto diverso del partito, “raccolgo i suggerimenti”, ma “non possiamo perdere tempo su beghe e alchimie”.

Il segretario in questi giorni sta provando a prendere tempo per ‘scavallare’ nel modo più indolore possibile l’appuntamento, ma l’offerta di un “manifesto programmatico” da scrivere insieme – avanzata appena la scorsa settimana nell’incontro a Roma tra Salvini da un lato e Fedriga, Fontana, Fugatti e Zaia dall’altra – è finita rapidamente in un angolo e non è stata neanche citata nel comunicato diffuso ieri dopo l’incontro di Milano. Peraltro un’ irrituale “nota congiunta”, quasi che la Lega di Salvini e quella dei Nordisti siano ormai due soggetti distinti. Fatto sta che l’incontro di ieri è stata di nuovo l’occasione per i governatori di avanzare le loro richieste per un cambio di Statuto che consenta maggiore autonomia al partito del Nord. Una risposta di Salvini sembrava attesa già per oggi, addirittura si ipotizzava un nuovo incontro prima di Pontida. Ma dall’entourage del segretario escludono una simile possibilità.

Ecco allora che bisognerà probabilmente aspettare domenica per capire se e come Salvini intenderà affrontare la questione. Intanto tocca al vice Claudio Durigon provare a disinnescare un altra mina: “Romeo ha fatto il capogruppo, fa il capogruppo e farà il capogruppo. Sta lavorando bene”, ha detto allontanando l’ipotesi di una sostituzione del presidente dei senatori e auspicando un “confronto sereno” a Pontida. Forse un modo per aprire alla possibilità che anche i più critici, come appunto Romeo, siano tra gli oratori del palco di Pontida: “È giusto che ognuno possa esprimersi per dare più forza al futuro del partito”, con la precisazione che le diverse idee “credo si debbano esprimere nelle giuste modalità”. Di sicuro no ci saranno ospiti stranieri, i grandi protagonisti delle ultime edizioni.

Ma già domani si capirà il clima, nel tradizionale appuntamento dei giovani. A rischio contestazione è infatti anche il segretario della giovanile leghista, il salviniano Luca Toccalini. Che oggi ha provato anch’egli a disinnescare le tensioni annunciando che “Pontida sarà anche l’occasione per la nomina di tre vice coordinatori federali chiamati a rafforzare la squadra in vista del congresso dei giovani, in programma a inizio 2027, dove – insieme e democraticamente – sceglieremo chi guiderà la Lega Giovani nelle sfide del futuro”.

Rea

Salute Glo-cal, dove la sanità locale incontra il globale

Vicenza, 18 set. (askanews) – Giunge al termine la XIII Summer School di Motore Sanità, intitolata “La Salute Glo-cal. L’innovazione dal mondo global alle realtà locali”, che ha riunito istituzioni, esperti e professionisti per affrontare la sfida di trasformare le grandi innovazioni sanitarie globali, come nuove terapie, tecnologie e modelli organizzativi, in cure concrete, sicure ed eque per tutti i territori, con particolare attenzione alle aree montane e fragili.

L’intervista a Chiara Luisetto, Consigliere Regionale del Veneto: “In questi tre giorni abbiamo riflettuto su come la salute sia una questione al tempo stesso globale e locale. L’impegno della Regione Veneto punta a una programmazione coordinata e incentrata sui bisogni del territorio, capace di tradurre le politiche a livello locale per essere sempre più vicina ai cittadini”.

Il commento di Ignazio Zullo, Componente del Senato della Repubblica: “Il bilancio è positivo perché ha riunito attorno allo stesso tavolo i diversi protagonisti della sanità: chi la vive sul piano politico, chi sul piano professionale e gli stakeholder che la supportano ogni giorno. È un bilancio positivo anche perché ci rende consapevoli di una grande necessità: non dobbiamo fermarci al tema dei finanziamenti del Fondo Sanitario Nazionale, ma puntare alla riorganizzazione del Servizio Sanitario. Solo così potremo rispondere in modo davvero efficace ai bisogni di una popolazione che invecchia, registra un calo della natalità ed è sempre più segnata da malattie croniche e degenerative.”.

Al centro del confronto figurano la sostenibilità e la resilienza del Servizio sanitario nazionale, l’importanza della prevenzione e delle vaccinazioni, la gestione delle cronicità e l’accesso a farmaci innovativi e terapie avanzate come le CAR-T grazie a reti cliniche efficienti e modelli di prossimità come la telemedicina e la farmacia dei servizi.

Le parole di Beatrice Lorenzin, Componente del Senato della Repubblica: “È un momento di riflessione cruciale sui bisogni del Servizio Sanitario Nazionale. Siamo tutti d’accordo sulla necessità di un nuovo impulso e di una nuova stagione, con più risorse e riforme mirate. Dobbiamo partire dal personale, rendendo di nuovo attrattive le professioni sanitarie per frenare la fuga dei cervelli e garantire i livelli essenziali di assistenza. L’obiettivo è assicurare un accesso equo ai servizi su tutto il territorio nazionale e realizzare un sistema moderno, digitale e interoperabile, capace di valorizzare i dati per l’organizzazione sanitaria senza mai perdere di vista l’umanità delle cure”.

La Summer School di Motore Sanità di Gallio ha tracciato una rotta chiara: per garantire il futuro del Servizio Sanitario Nazionale non basta l’innovazione tecnologica, serve un’alleanza strategica tra visione globale e concretezza territoriale. Dalla telemedicina all’intelligenza artificiale, passando per la valorizzazione del personale e un adeguato finanziamento, la sfida dei prossimi anni sarà tradurre le riforme in equità d’accesso reale per ogni cittadino, senza lasciare indietro nessun territorio.

Giorgetti: ora l’Italia naviga in acque sicure

Roma, 18 set. (askanews) – “Sono assolutamente convinto di aver fatto le cose che si potevano fare. Ho detto che la barca ha galleggiato, no la barca è in acque sicure”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo in videocollegamento al Festival di Open, aggiungendo che la prossima Manovra “non sarà conservativa”.

“C’è ancora molto da fare sotto l’aspetto dello snellimento burocratico – ha aggiunto -. Penso quanto potrebbe essere più produttiva la Pubblica amministrazione con l’Intelligenza artificiale. Se riusciamo a far correre il paese e a renderlo più moderno, credo che abbiamo grandi spazi di crescita”.

“Evidentemente come sempre fioriscono le proposte di vario tipo, di maggiori spese e di riduzioni di imposte – ha aggiunto Giorgetti -. Naturalmente come si fa tutti gli anni e a me tocca questo compito come ministro delle Finanze, non ad altri, si fa prima il quadro di finanza pubblica tenendo conto di tante variabili e quindi la previsione economica dell’anno prossimo: come saranno i tassi d’interesse, quanto costerà il petrolio, quanto questo inciderà, quanto costerà in termini di adeguamento delle pensioni all’inflazione. Quando il quadro è completato si capisce quante risorse sono a disposizione e quante non ce ne sono e aihimè, non per dire che la coperta è corta, ma l’aumento dei tassi interesse a cui assistiamo purtroppo quotidianamente è una situazione che per un paese indebitato come l’Italia non è la situazione più bella in assoluto e questo è il motivo per cui, per quattro anni, ho stressato tutti sulla necessità di tenere sotto controllo il debito”.

“Perché se non riesci a controllare il debito – ha concluso – poi devi pagare gli interessi e se paghi gli interessi, poi non puoi usare quelle risorse per altre finalità molto più interessanti come fa la riduzione della tasse o programmi di investimento”.

Quanto all’abolizione del bollo auto, “sono già arrivati vari suggerimenti per allargare la platea, tutto dovrà essere ricondotto alle compatibilità finanziarie”, ha detto ancora Giorgetti. “Sarà ovviamente strutturale – ha aggiunto -. Adesso siamointervenuti con Decreto legge. Dobbiamo ancora fare l’accordo con le Regioni, specialmente con quelle a statuto speciale. Nella Manovra il provvedimento verrà esteso temporalmente”.

“Il segnale che abbiamo dato sul bollo auto – ha concluso – ci è sembrato quello che andava a beneficiare gli autmobilisti alla fine anche in modo assai semplice perché non richiede autocertificazione o Isee”.

Il retail cambia pelle: l’innovazione riparte da Lissone

Lissone, 18 set. (askanews) – Stesso cuore, nuovo ritmo. Unieuro presenta a Lissone una nuova esperienza d’acquisto dove servizi, tecnologia e consulenza si uniscono ai bisogni delle persone. Al centro del negozio si trova il Client Hub, luogo pensato per fornire assistenza ai clienti a 360 gradi:

“Abbiamo raccolto le esigenze e gli insights dei punti vendita, insieme alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, e abbiamo racchiuso i 25 anni di esperienza di Unieuro in un format nuovo e modulare, in grado di esportare le proprie competenze all’intera rete in modo graduale ed efficiente” ha dichiarato Luigi Fusco, Chief Retail Officer di Unieuro.

Un altro aiuto sarà rappresentato anche dall’intelligenza artificiale, grazie a Miro, assistente digitale sviluppato insieme a Google:

“Questo negozio sarà scalabile come un sito. Quando ci approcciamo a un sito internet, di solito, abbiamo determinate opportunità: poter avere più informazioni, poter essere autonomi e poter navigare. Noi abbiamo voluto accompagnare il cliente nell’esperienza di navigazione del negozio con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. E’ una sfida importante e sappiamo essere il primo retail che lo fa in Europa. Ce lo conferma Google” ha aggiunto Fusco.

Tecnologia, ma non solo. Unieuro, infatti, ha deciso di espandere la propria offerta inserendo aree dedicate al fotovoltaico, ma anche al fitness e alla cura della persona:

“E’ una scelta che abbiamo già presentato durante l’esplicitazione del nuovo piano industriale Beyond Everyday l’anno scorso. Nasce dall’occuparsi di tutte le categorie con anima tecnologica con i servizi a loro associati. In questo caso vedete un’importante area fitness e non solo, anche della cura della persona, quella che io chiamo longevity. Sta avendo un grande riscontro su tutti i consumatori non solo italiani, ma anche con i colleghi francesi, portoghesi e spagnoli del nostro gruppo che vedono la stessa tendenza. Un’altra grande novità di questo punto è l’area energy, con l’esplicitazione di tutto il mondo del fotovoltaico, con i servizi associati come le pompe di calore. E’ un segmento a cui crediamo molto e su cui ci basiamo sulla specificità dell’ultima acquisizione di scopo che abbiamo fatto, che offre poi tutti i servizi di installazione che aiutano il cliente'” ha concluso Bruna Olivieri, Country Manager di Unieuro.

Un nuovo ritmo, per un’esperienza d’acquisto che guarda al futuro e mette il cliente, e i suoi nuovi bisogni, al centro di tutto.

"Nova", due giorni Cinque stelle a Milano per incoronare Conte. Su Kiev cauta la bozza di programma

Roma, 18 set. (askanews) – C’è una frase che sintetizza lo sforzo di Giuseppe Conte e del Movimento 5 stelle per tenere insieme la scelta di una alleanza elettorale di centrosinistra e le posizioni non di rado molto divergenti, su alcuni temi chiave, rispetto a quelle del Partito democratico. La frase è contenuta nel paragrafo 17 (intitolato “L’Italia ripudia la guerra”) del documento programmatico che viene sottoposto, a partire dalle 14 di venerdì e fino alle 14 di domenica, al voto degli iscritti e che poi farà da biglietto da visita per il negoziato con i partner della coalizione. “Continuare a inviare armi significa allontanare la pace”: è il passaggio in cui si critica la politica italiana ed europea sulla guerra in Ucraina, nel quale il Movimento non indica una scadenza precisa, non pone un aut aut al Pd, pur continuando a tenere ferma la posizione che Conte ribadisce di fatto da quasi tutta la durata della guerra, dopo il primo iniziale sì all’invio di armi a Kiev concesso al governo Draghi.

Ci sono volute 13 ore per mettere a punto, nel Consiglio nazionale M5S di giovedì, i 20 paragrafi tematici, suddivisi a loro volta in vari punti programmatici, da sottoporre alla consultazione on line a conclusione del “percorso partecipato” di Nova 2026. Percorso che si concluderà con la due giorni in programma domani e dopodomani al World Join Center di Milano.

Chi c’era, racconta che dalla sequenza delle iniziative sul programma che hanno coinvolto iscritti e non iscritti, era scaturita una bozza che eludeva il tema delle forniture militari all’Ucraina. E che nella discussione dell’organismo direttivo nazionale del M5S ha prevalso la necessità di utilizzare una formulazione potenzialmente più “digeribile” per il centrosinistra, in modo da evitare che un pur necessario compromesso su Kiev potesse essere presentato come una capitolazione per Conte.

“La scelta dell’alleanza è irreversibile”, dice la stessa fonte interna, “ma resta un elemento di tensione, costituito da Matteo Renzi e da Italia viva. Il problema non è se entrano in coalizione, ma che non è possibile che sia lui a gestire la ‘gamba’ di centro della coalizione”. Nel M5S resta la convinzione che la norma “anti-cespugli” inserita dalla maggioranza nel testo della riforma elettorale sia stata partorita a destra “ma con l’ok del Pd” proprio pensando alla centralità che attribuisce a Renzi.

Poche le sorprese dai quesiti programmatici sottoposti agli iscritti, difficile al momento anche prefigurare sorprese nel voto online, da un percorso che ha comunque visto la partecipazione di migliaia di iscritti (Nova 2026, secondo le cifre ufficiali del Movimento, ha coinvolto fra iscritti e non iscritti circa 17mila persone). In sintesi, Conte, che sui social network ha fatto appello ai militanti dicendo “Ora tocca a voi”, dovrebbe portare al tavolo del centrosinistra proposte per meno tasse sul lavoro, Irpef che torni ad essere più progressiva, prelievi su rendite ed extraprofitti di banche, industrie farmaceutiche e militari; non mancano il rilancio del salario minimo e una nuova versione del reddito di cittadinanza chiamata “Reddito 2.0”.

Sul fronte della sicurezza, che Conte tende a usare spesso per marcare una differenza con le posizioni classiche del centrosinistra, il programma chiede più organici per le forze dell’ordine, pattugliamenti e presìdi di quartiere, insieme a interventi sulle cause sociali della criminalità. Ma anche lo stop al “modello Albania” lanciato dal governo Meloni sull’immigrazione. In materia di giustizia propone il ripristino dell’abuso d’ufficio e accusa Giorgia Meloni di aver creato una giustizia “a doppio binario: benevola con i potenti e inflessibile con i cittadini comuni”.

Quanto alle questioni internazionali, oltre al no alle armi per l’Ucraina, la bozza programmatica per gli iscritti ribadisce il no al piano di riarmo europeo e all’incremento fino al 5 per cento del Pil per le spese militari in ambito Nato, caldeggia la rottura dei rapporti Ue-Israele e le sanzioni ai responsabili del genocidio a Gaza e delle violenze in Cisgiordania.

Ma da domani il dettaglio delle proposte da votare passa in secondo piano: a Milano Giuseppe Conte chiuderà entrambe le giornate di lavoro di Nova (si inizia sabato alle 14.30, si chiuderà prevedibilmente non prima delle 18 del giorno successivo), con molti ospiti che disegnano una collocazione, in materia economica, geopolitica e di politiche ambientali, contigua tanto alla tradizione dell’ambientalismo italiano quanto alle spinte della sinistra radicale europea. Nel fitto programma dei lavori e degli ospiti presenti si segnalano intellettuali e giornalisti come Tomaso Montanari, Mario Tozzi, Alberto Negri, Marco Travaglio, Mario Giordano, Riccardo Iacona, economisti come Leonardo Becchetti, Yanis Varoufakis (ex ministro di sinistra in Grecia), James Kenneth Galbraith, Jeffery Sachs, Jayati Ghosh, figure di punta della lotta a difesa dei diritti dei palestinesi come la relatrice speciale dell’Onu Francesca Albanese, ma anche amministratori del M5S come i presidenti della Campania, Roberto Fico, e della Sardegna, Alessandra Todde.

La platea incoronerà Conte candidato premier pentastellato virtuale , da lunedì il lavoro riprende su un altro terreno: quello della coalizione che dovrà scegliere quello vero: salvo sorprese, con le primarie. Fra i 5 stelle c’è chi giura che l’ex capo del governo sarebbe pronto a rinunciare alla conta e a sedersi a un tavolo per discuterne dopo l’intesa sul programma, ma che sia l’alleata-rivale Elly Schlein a pretenderle, dato che con la nuova legge elettorale, se approvata in via definitiva, sarà impossibile rinviare la scelta del leader della coalizione a dopo le elezioni.

Cardiochirurgia e prossimità, Cosenza potenzia la rete sanitaria

Roma, 18 set. (askanews) – A Cosenza sono entrati nel vivo due interventi che riguardano livelli diversi dell’assistenza sanitaria: l’avvio della cardiochirurgia all’ospedale Annunziata e l’attivazione della nuova rete di Case e Ospedali di comunità nella provincia. Da una parte l’alta specialità, con un nuovo centro destinato a un bacino di circa 700mila abitanti; dall’altra 35 strutture territoriali pensate per avvicinare una parte dell’assistenza ai cittadini. Due interventi che si inseriscono nel più ampio processo di potenziamento della rete sanitaria calabrese.

Vitaliano De Salazar, Direttore Generale Azienda Ospedaliera di Cosenza e Commissario Straordinario ASP Cosenza: “Questo è un imponente sforzo, un imponente risultato, a livello italiano, cioè mettere insieme e attivare 35 nuove strutture sanitarie credo che sia veramente un grande sforzo che colloca la Calabria tra le regioni virtuose che hanno speso tutti i soldi del PNNR, per quanto riguarda Case e Ospedali di comunità ha raggiunto il target, e che produrrà effetti meravigliosi. Oggi, dopo aver rifondato l’ospedale Annunziata, si è realizzata la Cardiochirurgia: ne siamo fieri, abbiamo già iniziato e questo risponde a un’esigenza innanzitutto di essere curati in Calabria, perché ci saranno i migliori professionisti italiani, ed evitare la migrazione sanitaria che peraltro, oltre ad un disagio familiare, anche economico, era una migrazione sanitaria con un costo di circa 10 milioni di euro l’anno per la Regione Calabria, che vogliamo abbattere o quantomeno contenere”.

All’Annunziata è diventato infatti operativo il nuovo blocco operatorio cardio-toraco-vascolare, una struttura attesa da quasi vent’anni e che aggiunge alla rete ospedaliera cosentina una specialità fino ad oggi non presente sul territorio provinciale. L’apertura del nuovo reparto punta ad ampliare la possibilità di ricevere in Calabria interventi ad alta complessità. Il reparto dispone di 16 posti letto e di 3 sale operatorie di ultima generazione. Per l’avvio delle attività sono state assunte 88 nuove unità di personale sanitario.

Daniele Maselli, Docente straordinario UniCal, Cardiochirurgia: “Si corona un percorso che è durato molto tempo. Cosenza ha bisogno da tanto tempo di una cardiochirurgia, quindi innanzitutto è un traguardo che si raggiunge. Le prospettive sono le migliori, perché le dotazioni tecnologiche sono le più avanzate, c’è un contesto scientifico, quello dell’Università della Calabria, che è molto avanzato e riconosciuto a livello internazionale, c’è il supporto di una chirurgia toracica molto qualificata e quindi ci sono tutti i presupposti per creare un Dipartimento cardiotoracico di grande efficienza e moderno, soprattutto”.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Azienda ospedaliera e l’Università della Calabria. Accanto all’attività assistenziale, il nuovo assetto apre anche uno spazio alla formazione dei futuri specialisti: la presenza dei docenti universitari consentirà infatti all’Università della Calabria di chiedere l’attivazione della scuola di specializzazione.

Luca Weltert, Direttore di Cardiochirurgia, Azienda Ospedaliera di Cosenza: “La cardiochirurgia che apre qui davvero ha l’ambizione di aprire in serie A. L’accostamento cromatico, il comfort dei letti, la luce come è studiata, la luce naturale che entra nei reparti, ma naturalmente anche la parte tecnologica, i monitor, le attrezzature elettromedicali: sono tutte di altissimo livello. La Direzione crede così tanto in questo processo da avermi messo a disposizione le migliori energie. Siamo una sola squadra e vogliamo portare a termine questo grande progetto”.

“Parallelamente sul territorio provinciale ha preso forma il nuovo modello dell’assistenza di prossimità. Il piano finanziato attraverso il Pnrr prevede 35 nuovi presidi tra 26 Case di comunità e 9 Ospedali di comunità. L’investimento destinato alla provincia di Cosenza supera gli 81 milioni di euro. Gli Ospedali di comunità porteranno 180 posti letto aggiuntivi. La nuova rete prevede inoltre il coinvolgimento di circa 400 medici di medicina generale e 500 nuovi operatori sanitari.

Vitaliano De Salazar, Direttore Generale Azienda Ospedaliera di Cosenza e Commissario Straordinario ASP Cosenza: “La provincia di Cosenza è la provincia più estesa d’Italia, dopo la Val d’Aosta, con i suoi 750.000 abitanti: se ne aveva bisogno, ce l’abbiamo fatta, abbiamo assunto più di 500 unità, abbiamo fatto un accordo innovativo con i medici di medicina generale della provincia di Cosenza, ne siamo molto soddisfatti e quindi finalmente da una sanità ospedale-centrica si passa una sanità di rete intelligente, perché queste saranno accompagnate ovviamente dai nuovi innovativi sistemi di telemedicina”.

Ospedale, medicina generale, Case di comunità e Ospedali di comunità diventano così i diversi livelli di una rete che punta a garantire una maggiore continuità delle cure ai cittadini. Un processo che, partendo da Cosenza e dalla sua provincia, rappresenta uno dei passaggi del più ampio potenziamento della rete sanitaria della Calabria.

La casa del Lupo mai finita dove Jack London volle un tocco italiano

Sonoma (California), 18 set. (askanews) – Qualcuno ha detto che il più bel romanzo che abbia scritto è la sua vita. Di sicuro i resti della casa mai finita, Wolf House, dove avrebbe dovuto andare a vivere, sembrano quasi un Partenone della letteratura americana dove Jack London volle lo zampino di un costruttore italiano. Lui è sepolto qui nel parco, una tomba di una semplicità struggente. E chi ha letto anche solo uno dei suoi libri ed è stato affascinato dalla sua prosa, non può fare a meno di venire quasi in pellegrinaggio in questi luoghi della California, nella contea di Sonoma.

Il Jack London State Historic Park è un parco storico statale della California situato vicino a Glen Ellen, sul versante orientale del monte Sonoma, consigliato come destinazione da Brand Usa, Visit California e Visit Sonoma County. Casa e ranch dell’uomo e leggenda Jack London, famoso per i suoi successi letterari, così come per le sue imprese senza paura, i viaggi esotici e le avventure. Strillone di giornali, pescatore clandestino di ostriche, lavandaio, cacciatore di foche, corrispondente di guerra e cercatore d’oro.

Eppure era qua che voleva il suo buen ritiro. Un luogo appartato, tranquillo e silenzioso in cui rifugiarsi per riposare, leggere e allontanarsi. Con un tocco italiano, come ci spiega Joyce, una volontaria del parco.: “L’uomo che assunse Jack London per supervisionare tutti i lavori di costruzione si chiamava Natale Forni ed era italiano. Arrivò qui con una squadra di operai dopo il terremoto del 1906. Aveva svolto un’ampia attività di scalpellino a San Francisco e Santa Rosa, contribuendo alla ricostruzione dopo il terremoto. Poi Jack London lo assunse per supervisionare la costruzione di questo edificio. Noterai tutta questa incredibile lavorazione della pietra. Fu realizzata interamente da scalpellini italiani, ed è probabilmente per questo che l’edificio è ancora in piedi oggi. Non so molto di questo tipo di lavoro, ma molte persone durante il mio tour mi hanno detto che era bellissimo. A quanto pare, l’edificio fu completato solo una settimana prima della sua morte e non doveva essere poi così male”.

“Sto costruendo la casa dei miei sogni nel ranch dei miei sogni. La mia casa resisterà, se Dio vorrà, per mille anni”, aveva scritto Jack London. Il nome della casa, Wolf House deriva da un fatto: scriveva così spesso di lupi e cani che il suo amico George Sterling gli diede il soprannome di “Il Lupo”. Pertanto, quando London iniziò a costruire la casa dei suoi sogni nel 1911, fu naturale che diventasse nota come la “Casa del Lupo”. Sfortunatamente, Jack e la moglie Charmian non vi si trasferirono mai. La costruzione era quasi completata quando un incendio scoppiò nella tarda notte, propagandosi rapidamente e devastando l’interno. “La distruzione della sua casa uccise qualcosa in Jack” scrisse la moglie. London aveva in programma di ricostruire Wolf House, ma al momento della sua morte, nel 1916, la casa si presentava ancora come appare oggi.

Servizio di Cristina Giuliano

Immagini e montaggio askanews

Cardiochirurgia e aprossimità, Cosenza potenzia la rete sanitaria

Roma, 18 set. (askanews) – A Cosenza sono entrati nel vivo due interventi che riguardano livelli diversi dell’assistenza sanitaria: l’avvio della cardiochirurgia all’ospedale Annunziata e l’attivazione della nuova rete di Case e Ospedali di comunità nella provincia. Da una parte l’alta specialità, con un nuovo centro destinato a un bacino di circa 700mila abitanti; dall’altra 35 strutture territoriali pensate per avvicinare una parte dell’assistenza ai cittadini. Due interventi che si inseriscono nel più ampio processo di potenziamento della rete sanitaria calabrese.

Vitaliano De Salazar, Direttore Generale Azienda Ospedaliera di Cosenza e Commissario Straordinario ASP Cosenza: “Questo è un imponente sforzo, un imponente risultato, a livello italiano, cioè mettere insieme e attivare 35 nuove strutture sanitarie credo che sia veramente un grande sforzo che colloca la Calabria tra le regioni virtuose che hanno speso tutti i soldi del PNNR, per quanto riguarda Case e Ospedali di comunità ha raggiunto il target, e che produrrà effetti meravigliosi. Oggi, dopo aver rifondato l’ospedale Annunziata, si è realizzata la Cardiochirurgia: ne siamo fieri, abbiamo già iniziato e questo risponde a un’esigenza innanzitutto di essere curati in Calabria, perché ci saranno i migliori professionisti italiani, ed evitare la migrazione sanitaria che peraltro, oltre ad un disagio familiare, anche economico, era una migrazione sanitaria con un costo di circa 10 milioni di euro l’anno per la Regione Calabria, che vogliamo abbattere o quantomeno contenere”.

All’Annunziata è diventato infatti operativo il nuovo blocco operatorio cardio-toraco-vascolare, una struttura attesa da quasi vent’anni e che aggiunge alla rete ospedaliera cosentina una specialità fino ad oggi non presente sul territorio provinciale. L’apertura del nuovo reparto punta ad ampliare la possibilità di ricevere in Calabria interventi ad alta complessità. Il reparto dispone di 16 posti letto e di 3 sale operatorie di ultima generazione. Per l’avvio delle attività sono state assunte 88 nuove unità di personale sanitario.

Daniele Maselli, Docente straordinario UniCal, Cardiochirurgia: “Si corona un percorso che è durato molto tempo. Cosenza ha bisogno da tanto tempo di una cardiochirurgia, quindi innanzitutto è un traguardo che si raggiunge. Le prospettive sono le migliori, perché le dotazioni tecnologiche sono le più avanzate, c’è un contesto scientifico, quello dell’Università della Calabria, che è molto avanzato e riconosciuto a livello internazionale, c’è il supporto di una chirurgia toracica molto qualificata e quindi ci sono tutti i presupposti per creare un Dipartimento cardiotoracico di grande efficienza e moderno, soprattutto”.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Azienda ospedaliera e l’Università della Calabria. Accanto all’attività assistenziale, il nuovo assetto apre anche uno spazio alla formazione dei futuri specialisti: la presenza dei docenti universitari consentirà infatti all’Università della Calabria di chiedere l’attivazione della scuola di specializzazione.

Luca Weltert, Direttore di Cardiochirurgia, Azienda Ospedaliera di Cosenza: “La cardiochirurgia che apre qui davvero ha l’ambizione di aprire in serie A. L’accostamento cromatico, il comfort dei letti, la luce come è studiata, la luce naturale che entra nei reparti, ma naturalmente anche la parte tecnologica, i monitor, le attrezzature elettromedicali: sono tutte di altissimo livello. La Direzione crede così tanto in questo processo da avermi messo a disposizione le migliori energie. Siamo una sola squadra e vogliamo portare a termine questo grande progetto”.

“Parallelamente sul territorio provinciale ha preso forma il nuovo modello dell’assistenza di prossimità. Il piano finanziato attraverso il Pnrr prevede 35 nuovi presidi tra 26 Case di comunità e 9 Ospedali di comunità. L’investimento destinato alla provincia di Cosenza supera gli 81 milioni di euro. Gli Ospedali di comunità porteranno 180 posti letto aggiuntivi. La nuova rete prevede inoltre il coinvolgimento di circa 400 medici di medicina generale e 500 nuovi operatori sanitari.

Vitaliano De Salazar, Direttore Generale Azienda Ospedaliera di Cosenza e Commissario Straordinario ASP Cosenza: “La provincia di Cosenza è la provincia più estesa d’Italia, dopo la Val d’Aosta, con i suoi 750.000 abitanti: se ne aveva bisogno, ce l’abbiamo fatta, abbiamo assunto più di 500 unità, abbiamo fatto un accordo innovativo con i medici di medicina generale della provincia di Cosenza, ne siamo molto soddisfatti e quindi finalmente da una sanità ospedale-centrica si passa una sanità di rete intelligente, perché queste saranno accompagnate ovviamente dai nuovi innovativi sistemi di telemedicina”.

Ospedale, medicina generale, Case di comunità e Ospedali di comunità diventano così i diversi livelli di una rete che punta a garantire una maggiore continuità delle cure ai cittadini. Un processo che, partendo da Cosenza e dalla sua provincia, rappresenta uno dei passaggi del più ampio potenziamento della rete sanitaria della Calabria.

Mattarella: ogni teatro che chiude è perdita, bene riapertura Valle

Roma, 18 set. (askanews) – “Ogni chiusura di teatro è una perdita per la vita sociale e una notizia di apertura è una grande notizia, quella del teatro Valle è particolarmente importante… Riaprire il Valle è un grande risultato”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricevendo al Quirinale gli organizzatori e i finalisti del premio “Le maschere del Teatro italiano”.

Mattarella ha voluto sottolineare “la dignità di chi lavora in teatro”, ribadendo che bisogna “avere cura e avere a cuore la condizione del teatro e di chi vi lavora è una preoccupazione di carattere generale per il nostro paese”.

Schlein: su costo energia continueremo a insistere con il governo

Roma, 18 set. (askanews) – Il Pd continuerà a chiedere al governo interventi sul costo dell’energia perché “il Paese non può andare avanti per un anno in queste condizioni”. Lo ha detto la segretaria del partito Elly Schlein a margine di un dibattito all’Unione degli Universitari, rispondendo ai giornalisti che le chiedevano di commentare le reazioni negative degli alleati del campo largo alla sua lettera aperta a Giorgia Meloni.

“Finalmente anche in Ue si discute di tassare gli extraprofitti delle società energetiche per chiedere un contributo straordinario a chi si è arricchito anche durante la crisi di Hormuz”, ha detto la leader dem, “noi continueremo a insistere che servono sia atti immediati, come ad esempio la tassazione degli extraprofitti delle società energetiche per dare immediato sollievo all’economia, sia interventi strutturali. Perché il Paese, l’Italia, ha il costo dell’energia all’ingrosso più caro d’Europa. Questo vuol dire che le nostre imprese perdono competitività e che le famiglie sono in bolletta”.

“Da questo punto di vista, noi continueremo a chiedere risposte a questo governo. Stiamo facendo e continueremo a fare naturalmente anche il lavoro unitario con tutte le altre opposizioni e continueremo anche a sollecitare il governo a fare quello che non ha fatto per quattro anni” ha concluso Schlein.

Schlein: Meloni dica quando si va a votare, prima è meglio è

Roma, 18 set. (askanews) – “Continuiamo a insistere che Giorgia Meloni dica al Paese quando andiamo a votare. Prima è, meglio è, perché continuano a non portare risposte ai problemi fondamentali degli italiani”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando a margine di una iniziativa dell’Unione degli Universitari (Udu).

Iran, Cina e Israele hanno usato l’Ia per creare bot per disinformazione (Nyt)

Roma, 18 set. (askanews) – Negli ultimi mesi, Iran, Cina e gruppi in Israele hanno utilizzato l’intelligenza artificiale in modi innovativi per creare campagne di influenza sui social media, le prime del loro genere, accrescendo le preoccupazioni tra i funzionari statunitensi e i ricercatori nel campo della sicurezza riguardo a questa tecnologia in rapida evoluzione.

Secondo quanto riferito al New York Times da funzionari statunitensi e ricercatori nel campo della sicurezza a conoscenza di queste attività, Iran, Cina e aziende private israeliane hanno iniziato a schierare “eserciti di bot” basati sull’intelligenza artificiale che operano in modo completamente autonomo, creando profili falsi, scrivendo post e partecipando a dibattiti sui social media senza alcun intervento umano. Questo nuovo sviluppo ha sollevato serie preoccupazioni a Washington in merito a una potenziale interferenza nelle elezioni di medio termine statunitensi.

Il Nyt riporta che la campagna iraniana, sostenuta da Teheran, è stata particolarmente preoccupante, hanno affermato funzionari e ricercatori nel campo della sicurezza. L’Iran ha preso di mira il pubblico statunitense, utilizzando account falsi generati da agenti che si spacciavano per normali cittadini americani residenti nelle principali città. Gli account taggavano giornalisti e politici nei commenti, diffondendo meme popolari e opinioni anti-Partito Repubblicano, hanno aggiunto le fonti. Quasi 80.000 persone seguivano gli account creati dall’intelligenza artificiale, attivi nella prima metà dell’anno.

Inoltre, delle due campagne di spionaggio riconducibili ad aziende israeliane, una è stata generata durante l’estate da IntelEye, una società con sede a Tel Aviv fondata nel 2023 da ex dipendenti del gruppo NSO, un’azienda di spyware inserita nella lista nera degli Stati Uniti, secondo quanto riferito da due persone a conoscenza della campagna. La società, riporta il Nyt, ha rappresentato che si è trattato di alcuni test.

Schlein: armi a Ucraina? Trovermo accordo su tutto con forze alleate

Roma, 18 set. (askanews) – “Come sapete discuteremo con tutte le forze alleate del programma comune, sono certa che troveremo l’accordo su tutto, confrontandoci e nella responsabilità condivisa di mandare a casa queste destre che hanno fallito dal punto di vista economico e sociale”.

Così la segretaria del Pd Elly Schlein a margine di un evento dell’Unuone degli Universitari (Udu), rispondendo a chi le chiedeva come risolvere le divergenze nel campo largo sulle armi all’Ucraina.

Al via Ultra Ref, dal clubbing di Agatha Forward al coreano Jaha Koo

Roma, 18 set. (askanews) – Con Ultra Ref, la quarantunesima edizione del Romaeuropa Festival diretta da Fabrizio Grifasi (avviata l’8 settembre e in corso fino al 15 novembre), torna a trasformare La Pelanda del Mattatoio, grazie alla preziosa collaborazione con Azienda Speciale Palaexpo e Fondazione Mattatoio – Città delle Arti, in un vero e proprio festival nel festival. Ad aprire questo percorso, sabato 19 settembre, sarà Agatha FORWARD, una serata speciale dedicata alla storica esperienza del clubbing romano che ha contribuito a disegnare, tra gli anni Novanta e Duemila, nuovi spazi progettuali e nuove modalità di pensare la notte.

Creata da Andrea Lai e Riccardo Petitti, Agatha ha intrecciato in passato la propria storia con quella di Romaeuropa e torna ora al Mattatoio in una nuova forma, capace di riattivare quella memoria e metterla in dialogo con le pratiche e le comunità musicali del presente. La serata propone live, performance audio-video e dj set, mettendo in relazione esperienze e generazioni differenti: dai live A/V di Studio Cliché e Carmine Iuvone alle selezioni di LOBO, serata-collettivo milanese dedicata alla bass music e alla soundsystem culture, del collettivo romano Reveries, che lavora sulle basse frequenze e sulle forme del clubbing di ricerca, fino a Future Nomadz, progetto nato dall’incontro tra Frenetik, Orang3 e Loose Horses / Gemitaiz, e a Bluemarina, dj siciliana che intreccia elettronica contemporanea, bass music e campioni vocali.

Il programma musicale di Ultra Ref si muove tra musica contemporanea, ricerca sonora e pratiche interdisciplinari. Qui Romaeuropa Festival riunisce alcuni dei nomi più significativi della scena contemporanea e diversi progetti costruiti attorno a ricorrenze e anniversari.

In collaborazione con l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo, nell’ambito delle celebrazioni per i 75 anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche tra Italia e Germania, arrivano al Mattatoio Sabine Scho con Die schoene Magelone (The beautiful Magelone), una rilettura ibrida del ciclo di Brahms che intreccia Lied, poesia, immagini e performance, e Hans Thomalla con l’Ensemble LUX:NM e Nachtmusik (Night Music). Alla celebrazione dei 90 anni di Steve Reich è dedicato l’omaggio di Blow Up Percussion, mentre Tempo Reale porta nel programma la ricerca di Fluxus con Fluxus Tree, insieme all’installazione audiovisiva Giuseppe Chiari | La luce, ispirata alla partitura del 1966 e costruita sul dialogo tra suono, silenzio, luce e buio.

A questa costellazione si affianca una forte presenza della scena internazionale, con il ritorno al Mattatoio della ricerca coreografica di Boris Charmatz, la creazione di Pankaj Tiwari, The harvest of broken promises, e l’arrivo per la prima volta al Romaeuropa Festival di Jaha Koo, regista e compositore sudcoreano, con Haribo Kimchi, progetto in cui musica, video, performer robotici, cibo e memoria culturale diventano strumenti per interrogare le dinamiche dell’assimilazione e dell’identità. Completa questo percorso Bambu, progetto curato da Roberto Castello per Aldes dedicato alle scene contemporanee dell’Africa subsahariana che torna a costruire un ponte tra coreografe e coreografi africani e il contesto italiano con Linda Sarki, Stéphanie Mwamba e Diana Odhiambo.

Accanto alla scena internazionale, Ultra Ref continua a dare spazio alla creazione italiana e alle nuove generazioni, con il debutto in prima nazionale di Can Can di Giovanni Ortoleva e attraverso progetti che mettono in relazione creazione e formazione. È il caso di Heimat – Patria/Straniero, progetto presentato da Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, che coinvolge cinque registi – Thom Luz, Fabiana Iacozzilli, Leonardo Lidi, Leonardo Manzan ed Ersan Mondtag – chiamati a confrontarsi con il tema dell’identità, della patria e dell’estraneità. Un progetto corale che affida a ciascun artista una diversa chiave di lettura, mettendo in dialogo poetiche e linguaggi differenti con il lavoro di una nuova generazione di attrici e attori dell’Accademia. Cinque spettacoli, un unico tema e un gruppo di giovani interpreti diventano così occasione di confronto tra formazione e creazione contemporanea.

All’interno di questa attenzione alla formazione e alle nuove generazioni trova spazio anche Lazio Danza e Teatro, progetto promosso dalla Regione Lazio – Assessorato alla Cultura, Pari opportunità, Politiche giovanili e della famiglia, Servizio civile – e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in collaborazione con importanti realtà nazionali e internazionali tra cui la Fondazione Romaeuropa. Rivolto a giovani tra i 14 e i 35 anni residenti o domiciliati nel Lazio, il progetto si articola offre occasioni di alta formazione, mentoring, confronto e crescita professionale. All’interno del Festival, il 6 ottobre, Lazio Danza e Teatro arriva a Romaeuropa con due momenti dedicati alla danza e al teatro, offrendo al pubblico l’occasione di incontrare e conoscere il lavoro dei giovani talenti coinvolti nel progetto e restituendo così una delle vocazioni centrali di Ultra Ref, quella di creare connessioni concrete tra formazione, territorio e scena contemporanea.

Ultra Ref è anche luogo di incontro, ascolto e discussione. Tornano gli appuntamenti realizzati in collaborazione con Rai Radio 3, dedicati all’incontro tra artiste, artisti e pubblico e curati da Lorenzo Pavolini, occasione per entrare nei processi creativi e nelle poetiche che attraversano il Festival. Tra gli appuntamenti speciali, il 3 novembre L’ora dei predatori di Giuliano da Empoli, in corealizzazione con Teatro di Roma – Teatro Nazionale, sarà al centro di una lettura curata da Piero Maccarinelli, con Elisabetta Pozzi e Tullio Solenghi.

Dopo l’opening con Agatha Forward, è Ultra Club, curato da Matteo Antonaci, Giulia Di Giovanni e Federica Patti, a prendere il testimone e trasformare, dal 20 al 27 settembre, gli spazi del Mattatoio in un vero e proprio club musicale. Una settimana che attraversa avant-pop, elettronica, cantautorato, performance e nuove culture digitali, costruendo un programma in cui generi e linguaggi differenti si incontrano e si contaminano. Ne sono protagonisti Rare?, Marta del Grandi, 42 Records, Fillas de Cassandra, Davide Ambrogio, Kangding Ray, aya, J. Ludvig III, Emma, Riccardo Giovinetto e Prima Stanza a destra.

Il 26 settembre Ultra Club ospita inoltre Design Talks, una giornata interamente dedicata al Graphic Design e alla cultura visiva, curata da Stefano Cipolla e Studio Mistaker, con il coordinamento di David Aprea. Mentre il 27 settembre sarà la volta del Game Day, novità del programma di questa edizione, che insieme a Re:Humanism amplia ulteriormente il campo di indagine di Ultra Club mettendo in dialogo arti visive e videogame attraverso performance, workshop, talk, showcase e sessioni di gioco. Tra gli ospiti Ayoung Kim, Total Refusal e 2Girls1Comp, insieme all’Accademia Italiana Videogiochi, RUFA Games e a diverse realtà italiane dell’indie game, per una giornata che trasforma il Mattatoio in un vero e proprio playground dedicato all’immaginazione digitale.

La ricerca sui nuovi linguaggi del corpo prosegue con Dancing Days, sezione curata da Francesca Manica, che dall’8 all’11 ottobre porta al Mattatoio una costellazione di artiste e artisti capaci di attraversare la danza contemporanea europea e italiana con linguaggi, formati e pratiche differenti, in dialogo con Aerowaves e la rete MoveOn. Si apre con la greca Chara Kotsali e It’s the end if the amusement phase, una maratona coreografica per tre donne che mette in tensione corpo, memoria, piacere e idea di progresso. Il 9 ottobre Roberta Racis porta in scena Atto bianco, dove danza, voce e canto trasformano l’esperienza del lutto in una riflessione sul corpo come luogo della memoria; Nik Rajšek, con Kink, esplora invece il controllo e il suo continuo slittamento tra dominio, vulnerabilità e desiderio. Chiude la giornata We are who we are di Michael Incarbone e Maxime Gomard, un confronto tra due corpi e due identità che interroga stereotipi, rappresentazione e costruzione dell’immagine di sé.

Il 10 ottobre il programma prosegue con La Lalangue di Giacomo Luci, Coraggio. La sfortuna non esiste di Vidavè Company, fondata da Noemi Dalla Vecchia e Matteo Vignali, e Amazzoni di Silvia Gribaudi, tre lavori che utilizzano il corpo come spazio di ricerca, relazione e trasformazione. A chiudere la sezione, l’11 ottobre, è DNAppunti Coreografici, progetto di sostegno alla giovane coreografia italiana Under 35, promosso e sostenuto in collaborazione tra Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni, Operaestate Festival / CSC Centro per la Scena Contemporanea del Comune di Bassano del Grappa, L’Arboreto – Teatro Dimora di Mondaino, Fondazione Romaeuropa, Gender Bender Festival e Triennale Milano Teatro. La finale presenta i quattro progetti selezionati per la dodicesima edizione: Exmimi di Alessandro Paschitto, che intreccia parola, corpo, video e memoria; STeReO di gruppocorp3, una ricerca sul corpo sospeso tra giudizio, retaggi e desiderio di mostrarsi; Performing Nostalgia di Giulia Cannas e girare le viti di Noemi Piva, che parte dalla cartografia come dispositivo di potere per costruire nuove mappe fisiche ed emotive. Insieme a loro torna Everybody Has a Fate di Riccardo De Simone, vincitore della precedente edizione.

Dal 13 al 28 ottobre, Ultra Ref presenta la settima edizione di Anni Luce, la sezione del Romaeuropa Festival curata da Maura Teofili e dedicata alla ricerca e al sostegno dei giovani talenti del teatro italiano. Quattro spettacoli e il consueto appuntamento con Powered by REF compongono un programma che attraversa forme e linguaggi diversi, dalla performance al teatro d’indagine, dalla drammaturgia contemporanea alla riscrittura dei classici. Il 13 e 14 ottobre si parte con Baraonda del Gruppo Uror, fondato da Evelina Rosselli e Caterina Rossi, una macchina scenica grottesca e visionaria liberamente ispirata all’Ubu Cocu di Alfred Jarry, dove corpi mascherati e automi mettono in scena i meccanismi del potere. Segue Noir di Usine Baug, collettivo vincitore nel 2025 del Premio Hystrio Iceberg, che trasforma la misteriosa scomparsa di un documentarista in un’indagine teatrale dalle atmosfere true crime, mentre Asterione di Giovanni Onorato e Andrea Veneri conduce il pubblico al buio, tra voce e musica, dentro la solitudine del Minotauro e la condizione dell’alterità.

Il 16 e 17 ottobre torna Powered by REF, realizzato in collaborazione con Carrozzerie | n.o.t., con le residenze in corealizzazione con Twain e Settimo Cielo e il network formato da ATCL / Spazio Rossellini, Teatro Biblioteca Quarticciolo, 369gradi srl e Cranpi. I tre progetti Under 30 selezionati – This is not an airport di Davide Pascarella, È pericoloso leggere i giornali di Annachiara Vispi e Sofia Russotto ed Elegia di un cinghiale ferito di Matteo Di Sommae Violetta Ghersina – condividono uno sguardo sulle zone più fragili e perturbanti della psiche. Tre studi che, attraverso scrittura, video, performance e musica, mostrano la varietà delle ricerche della nuova scena teatrale italiana. Chiude il percorso, il 20 e 21 ottobre, Progetto Orlando, una rilettura dell’Orlando furioso di Ariosto nata dall’incontro di 23 artisti tra registi, attori, drammaturghi, compositori, videomaker e tecnici.

Musica, edizione speciale "La Torre di Babele" di Bennato per 50 anni

Roma, 18 set. (askanews) – Per i 50 anni trascorsi dalla prima pubblicazione, Sony Music omaggia “La Torre di Babele” di Edoardo Bennato con un’edizione speciale e numerata in vinile da collezione, ora disponibile in due formati: una con poster autografato e in esclusiva su Sony Music Store, un’altra con poster non autografato acquistabile in tutti i negozi. Entrambe presentano una copertina metallizzata e un audio rimasterizzato a 24Bit/192kHz dai nastri originali, per restituire all’album un’ottima qualità sonora.

Il poster riproduce la celebre copertina disegnata dallo stesso Edoardo Bennato (così come quasi di tutte le cover della sua discografia), artwork che raffigura l’evoluzione tecnologica dell’uomo tramite lo sviluppo delle armi: cento figurine di guerrieri e soldati si susseguono e si schierano fino a formare un’ideale Torre di Babele, in una rappresentazione dell’umanità e delle sue contraddizioni; “costi quel che costi”, come canta Edoardo, gli uomini dovevano costruire una torre che arrivi fino al cielo per sfidare l’entità divina e dimostrare la superiorità dell’uomo “su ogni altro animale”.

“La Torre di Babele” è il disco cult di Edoardo Bennato, quello della maturazione artistica. Pubblicato nel 1976, ha delineato i tratti somatici del cantautore, come il sarcasmo e l’ironia che si manifestano attraverso le sue canzoni che accendono i riflettori su un periodo travagliato e caotico.

“Con La torre di Babele volevo provare a spiegare il senso biblico di un’umanità cieca nella sua rincorsa alle armi, tale da arrivare a sfidare la divinità stessa in un’escalation incontrollata ed incontrollabile. Gli uomini arrivarono a concepire di costruire una torre talmente alta da arrivare al cielo e a Dio – ha spiegato Edoardo Bennato – in copertina disegnai l’umanità dedita alla guerra, un immaginario scatto fotografico della famiglia umana e la sua innata propensione bellica. Si parte dall’uomo di Neanderthal in basso a sinistra e poi man mano che ci si sposta da sinistra a destra e dal basso verso l’altro, le armi diventano sempre più sofisticate. È un’immagine che rappresenta il concetto biblico della Torre di Babele, con gli uomini determinati a sfidare la natura e Dio stesso, che alla fine li punì per questa loro presunzione. Tutti i brani di questo disco seguono un filo conduttore ben preciso e riflettono la mia posizione in contrapposizione ad ogni forma di conflitto. Avevo intuito il modo migliore per descrivere i mali della società era quello di ridicolizzarli ed è per questo che le varie canzoni trattano in modo provocatorio ed ironico i vari argomenti legati alla guerra ed all’odio tra i popoli che non riescono a comunicare tra loro e quindi sentono l’esigenza di confrontarsi con la forza”.

Meloni: l’Italia può essere un Paese per giovani (nonostante ritardi ed errori)

Roma, 18 set. (askanews) – “L’Italia può essere ancora una nazione per i giovani? Sì, l’Italia è e può continuare ad essere una nazione per i giovani nonostante tutto, nonostante le difficoltà, i suoi difetti, i ritardi accumulati nel tempo, gli errori che sono stati fatti dalle generazioni precedenti”. E’ quanto afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un messaggio per la quarta edizione del festival di Open in corso a Parma.

“Sono ancora molti, troppi, i ragazzi che lasciano ogni anno l’Italia, è sacrosanto cogliere un’opportunità o misurarsi con una nuova sfida – osserva la premier -. Il problema nasce quando partire non è più una scelta libera, ma l’unica scelta possibile, quando si trasforma in una fuga e questo oggettivamente non ce lo possiamo permettere”, aggiunge sottolineando che “c’è un enorme lavoro da fare, ad ogni livello, per invertire una tendenza che è diventata strutturale” perchè “i nostri ragazzi devono trovare in Italia le opportunità che troppo spesso vanno a cercare altrove”. “Serve una formazione di qualità, un lavoro sicuro e stabile, una retribuzione adeguata, una casa a un prezzo equo”, spiega Meloni.

“In questi anni – aggiunge – non siamo stati a guardare, abbiamo cercato di affrontare questo tema”, “abbiamo lavorato sui salari e anche sul tema della casa, sappiamo che non basta, che la strada è ancora lunga e la vogliamo percorrere tutta”.

“Non ci arrendiamo all’idea che l’unica opzione che l’Italia può offrire ai suoi figli sia un biglietto di sola andata per andarsene e mi auguro che possa diventare una sfida di tutti al di là delle differenze e degli steccati ideologici. Noi lavoriamo ma anche gli spunti che arrivano dal confronto fanno la differenza”, conclude.

Distrofia Duchenne, disponibile una nuova opzione terapeutica

Roma, 17 set. (askanews) – Si aprono nuove prospettive di cura e qualità della vita per i pazienti affetti da Distrofia Muscolare di Duchenne (DMD). L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha infatti approvato la rimborsabilità di vamorolone, innovativo farmaco steroideo sviluppato da Santhera Pharmaceuticals per pazienti dai 4 anni in su. La molecola nasce per superare i limiti delle terapie convenzionali, riducendone in modo significativo i pesanti effetti collaterali.

“Questi eventi sono importantissimi perché noi, oggi, stiamo discutendo di offrire alla famiglia una nuova scelta terapeutica che le aiuterà tantissimo. Per anni noi siamo stati abituati a somministrare le terapie con dei cortisoni, cioè degli steroidi che hanno aiutato tantissimo i bambini e i ragazzi affetti da questa malattia. Questi farmaci avevano degli effetti collaterali e il nuovo farmaco ci permette di sfruttare gli effetti buoni e i benefici delle vecchie terapie, con una riduzione però notevole degli effetti collaterali” ha dichiarato Eugenio Maria Mercuri, Direttore UOC di Neuropsichiatria Infantile del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS.

Negli ultimi anni l’evoluzione dei protocolli, la presa in carico multidisciplinare e il lavoro della rete dei centri di riferimento, sostenuti da associazioni come Parent Project APS, hanno ridisegnato la storia naturale della malattia.

“Non so se ne siete al corrente, ma la Duchene è una malattia senza speranza. Fino a 30 anni fa, addirittura, non c’erano neanche opportunità per il futuro. Oggi la situazione è molto cambiata, perché i ragazzi hanno comunque la possibilità di diventare adulti. La cosa importante è che ci deve essere una presa in carico al momento della comunicazione di questa diagnosi” ha aggiunto Filippo Buccella, Consigliere e fondatore di Parent Project APS Italia.

Un traguardo che segna un passaggio chiave per la ricerca e l’assistenza ai pazienti in Italia.

“Il percorso purtroppo è lungo, perché la ricerca va fatta su un asset di pazienti piccoli perché sono malattie rare. Questo porta a delle difficoltà nel raccogliere sufficienti dati per dimostrare che un prodotto sia efficace e soprattutto sicuro. Il vamorolone ha richiesto più di 10 anni di ricerca per poter arrivare all’essere autorizzato prima negli Stati Uniti e poi in Europa” ha concluso Giuseppe Bunone, General Manager di Santhera Pharmaceuticals Italy.

Con la piena rimborsabilità garantita dal Servizio Sanitario Nazionale e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la terapia è da subito a disposizione dei centri clinici italiani per la prescrizione.

Schlein: sull’energia continueremo a insistere con il governo

Roma, 18 set. (askanews) – Il Pd ribadisce che continuerà a chiedere al governo interventi sul costo dell’energia perché “il Paese non può andare avanti per un anno in queste condizioni”. Lo ha detto la segretaria del partito Elly Schlein a margine di un dibattito all’Udu, rispondendo ai giornalisti che le chiedevano di commentare le reazioni negative degli alleati del campo largo alla sua lettera aperta a Giorgia Meloni.

“Noi – ha spiegato la leader dem – continueremo a insistere che servano sia atti immediati, come ad esempio la tassazione degli extraprofitti delle società energetiche per dare immediato sollievo all’economia, sia interventi strutturali. Perché il Paese, l’Italia, ha il costo dell’energia all’ingrosso più caro d’Europa. Questo vuol dire che le nostre imprese perdono competitività e che le famiglie sono in bolletta”.

“Allora – ha concluso – da questo punto di vista, noi continueremo a chiedere risposte a questo governo. Stiamo facendo e continueremo a fare naturalmente anche il lavoro unitario con tutte le altre opposizioni e continueremo anche a sollecitare il governo a fare quello che non ha fatto per quattro anni”.

Cardiochirurgia e asprossimità, Cosenza potenzia la rete sanitaria

Roma, 18 set. (askanews) – A Cosenza sono entrati nel vivo due interventi che riguardano livelli diversi dell’assistenza sanitaria: l’avvio della cardiochirurgia all’ospedale Annunziata e l’attivazione della nuova rete di Case e Ospedali di comunità nella provincia. Da una parte l’alta specialità, con un nuovo centro destinato a un bacino di circa 700mila abitanti; dall’altra 35 strutture territoriali pensate per avvicinare una parte dell’assistenza ai cittadini. Due interventi che si inseriscono nel più ampio processo di potenziamento della rete sanitaria calabrese.

Vitaliano De Salazar, Direttore Generale Azienda Ospedaliera di Cosenza e Commissario Straordinario ASP Cosenza: “Questo è un imponente sforzo, un imponente risultato, a livello italiano, cioè mettere insieme e attivare 35 nuove strutture sanitarie credo che sia veramente un grande sforzo che colloca la Calabria tra le regioni virtuose che hanno speso tutti i soldi del PNNR, per quanto riguarda Case e Ospedali di comunità ha raggiunto il target, e che produrrà effetti meravigliosi. Oggi, dopo aver rifondato l’ospedale Annunziata, si è realizzata la Cardiochirurgia: ne siamo fieri, abbiamo già iniziato e questo risponde a un’esigenza innanzitutto di essere curati in Calabria, perché ci saranno i migliori professionisti italiani, ed evitare la migrazione sanitaria che peraltro, oltre ad un disagio familiare, anche economico, era una migrazione sanitaria con un costo di circa 10 milioni di euro l’anno per la Regione Calabria, che vogliamo abbattere o quantomeno contenere”.

All’Annunziata è diventato infatti operativo il nuovo blocco operatorio cardio-toraco-vascolare, una struttura attesa da quasi vent’anni e che aggiunge alla rete ospedaliera cosentina una specialità fino ad oggi non presente sul territorio provinciale. L’apertura del nuovo reparto punta ad ampliare la possibilità di ricevere in Calabria interventi ad alta complessità. Il reparto dispone di 16 posti letto e di 3 sale operatorie di ultima generazione. Per l’avvio delle attività sono state assunte 88 nuove unità di personale sanitario.

Daniele Maselli, Docente straordinario UniCal, Cardiochirurgia: “Si corona un percorso che è durato molto tempo. Cosenza ha bisogno da tanto tempo di una cardiochirurgia, quindi innanzitutto è un traguardo che si raggiunge. Le prospettive sono le migliori, perché le dotazioni tecnologiche sono le più avanzate, c’è un contesto scientifico, quello dell’Università della Calabria, che è molto avanzato e riconosciuto a livello internazionale, c’è il supporto di una chirurgia toracica molto qualificata e quindi ci sono tutti i presupposti per creare un Dipartimento cardiotoracico di grande efficienza e moderno, soprattutto”.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Azienda ospedaliera e l’Università della Calabria. Accanto all’attività assistenziale, il nuovo assetto apre anche uno spazio alla formazione dei futuri specialisti: la presenza dei docenti universitari consentirà infatti all’Università della Calabria di chiedere l’attivazione della scuola di specializzazione.

Luca Weltert, Direttore di Cardiochirurgia, Azienda Ospedaliera di Cosenza: “La cardiochirurgia che apre qui davvero ha l’ambizione di aprire in serie A. L’accostamento cromatico, il comfort dei letti, la luce come è studiata, la luce naturale che entra nei reparti, ma naturalmente anche la parte tecnologica, i monitor, le attrezzature elettromedicali: sono tutte di altissimo livello. La Direzione crede così tanto in questo processo da avermi messo a disposizione le migliori energie. Siamo una sola squadra e vogliamo portare a termine questo grande progetto”.

“Parallelamente sul territorio provinciale ha preso forma il nuovo modello dell’assistenza di prossimità. Il piano finanziato attraverso il Pnrr prevede 35 nuovi presidi tra 26 Case di comunità e 9 Ospedali di comunità. L’investimento destinato alla provincia di Cosenza supera gli 81 milioni di euro. Gli Ospedali di comunità porteranno 180 posti letto aggiuntivi. La nuova rete prevede inoltre il coinvolgimento di circa 400 medici di medicina generale e 500 nuovi operatori sanitari.

Vitaliano De Salazar, Direttore Generale Azienda Ospedaliera di Cosenza e Commissario Straordinario ASP Cosenza: “La provincia di Cosenza è la provincia più estesa d’Italia, dopo la Val d’Aosta, con i suoi 750.000 abitanti: se ne aveva bisogno, ce l’abbiamo fatta, abbiamo assunto più di 500 unità, abbiamo fatto un accordo innovativo con i medici di medicina generale della provincia di Cosenza, ne siamo molto soddisfatti e quindi finalmente da una sanità ospedale-centrica si passa una sanità di rete intelligente, perché queste saranno accompagnate ovviamente dai nuovi innovativi sistemi di telemedicina”.

Ospedale, medicina generale, Case di comunità e Ospedali di comunità diventano così i diversi livelli di una rete che punta a garantire una maggiore continuità delle cure ai cittadini. Un processo che, partendo da Cosenza e dalla sua provincia, rappresenta uno dei passaggi del più ampio potenziamento della rete sanitaria della Calabria.

Schlein: su energia continueremo ad insistere con il governo

Roma, 18 set. (askanews) – Il Pd ribadisce che continuerà a chiedere al governo interventi sul costo dell’energia perché “il Paese non può andare avanti per un anno in queste condizioni”. Lo ha detto la segretaria del partito Elly Schlein a margine di un dibattito all’Udu, rispondendo ai giornalisti che le chiedevano di commentare le reazioni negative degli alleati del campo largo alla sua lettera aperta a Giorgia Meloni.

“Noi – ha spiegato la leader dem – continueremo a insistere che servano sia atti immediati, come ad esempio la tassazione degli extraprofitti delle società energetiche per dare immediato sollievo all’economia, sia interventi strutturali. Perché il Paese, l’Italia, ha il costo dell’energia all’ingrosso più caro d’Europa. Questo vuol dire che le nostre imprese perdono competitività e che le famiglie sono in bolletta”.

“Allora – ha concluso – da questo punto di vista, noi continueremo a chiedere risposte a questo governo. Stiamo facendo e continueremo a fare naturalmente anche il lavoro unitario con tutte le altre opposizioni e continueremo anche a sollecitare il governo a fare quello che non ha fatto per quattro anni”.

Nucleare, Edison punta ad avere primo Nuward SMR in Italia entro il 2035

Milano, 18 set. (askanews) – Edison intende avere un ruolo chiave nello sviluppo del nucleare nel nostro Paese e punta ad ottenere il primo Nuward SMR in Italia operativo entro il 2035. E’ quanto emerso nel corso di un evento con la stampa in cui Edison, Edf e Nuward (società del gruppo Edf dedicata allo sviluppo e alla commercializzazione della tecnologia SMR) hanno presentato il nuovo reattore nucleare Small Modular Reactor europeo da realizzare in partnership con la filiera industriale italiana, dando così seguito alla Dichiarazione di interesse firmata lo scorso giugno tra Italia e Francia.

Edf è oggi impegnata in un piano di sviluppo di una prima serie di 10 impianti Nuward SMR, in Francia, Italia, Polonia, Belgio e Finlandia. La costruzione della prima serie sarà avviata a partire dal 2030, con il primo impianto in Francia in fase di valutazione. In Italia il secondo impianto, con l’obiettivo di averlo in funzione entro il 2035. “E’ prematuro oggi dire dove sarà costruito in Italia”, ha spiegato l’amministratore delegato di Edison, Nicola Monti, “per prima cosa occorre l’approvazione della legge prevista in questi giorni, dopodiché la predisposizione dei decreti attuativi. Ovviamente ci stiamo preparando, lo stiamo facendo anche con la mappatura dei possibili siti”.

Nuward SMR è un reattore modulare di piccola taglia ad acqua pressurizzata basato sulla tecnologia di terza generazione avanzata pienamente consolidata, e in grado di produrre energia elettrica e calore. In Italia un impianto Nuward SMR potrebbe produrre elettricità su una scala comparabile ai consumi di oltre 1 milione di famiglie e allo stesso tempo calore a basse emissioni capace di sostituire una parte significativa del gas utilizzato dall’industria.

La filiera nucleare italiana sarà coinvolta fin dalla fase di sviluppo del prodotto, nella progettazione dei moduli e dei componenti, nella preparazione della futura produzione in serie, contribuendo all’industrializzazione del prodotto e alla realizzazione del programma europeo e internazionale, oltre a quello italiano. “L’Italia è un partner strategico, al centro di questa nostra sfida per plasmare assieme il futuro del nucleare, che è il miglior alleato della sicurezza energetica”, ha sottolineato Vakis Ramany, Senior Vice President International Nuclear Development di Edf. “Vogliamo coinvolgere nello sviluppo del prodotto l’industria italiana che può apportare competenze industriali di livello mondiale. Francia e Italia possono sviluppare e investire congiuntamente in un progetto strategico che diventerà un progetto di riferimento per servire i mercati nazionali, per rafforzare l’indipendenza energetica del nostro Continente e competere sulla scena globale”.

MotoGP, Austria: Acosta davanti a tutti nelle libere

Roma, 18 set. (askanews) – Pedro Acosta detta il ritmo nelle prove libere del Gran Premio d’Austria di MotoGP. Sul circuito di casa della Ktm, al Red Bull Ring, lo spagnolo firma il miglior tempo e precede il compagno di marca Pol Espargaro, autore del sorpasso nel finale ai danni degli avversari.

Alle spalle delle due Ktm si piazza Jorge Martin, terzo davanti a Marc Marquez. Johann Zarco è quinto, mentre Marco Bezzecchi chiude al sesto posto. Più indietro gli altri italiani: Fabio Di Giannantonio è 12°, mentre Francesco Bagnaia continua a faticare e termina la sessione in 18ª posizione.

La sessione è stata caratterizzata anche da alcuni episodi. Pol Espargaro è caduto senza conseguenze in curva 4, mentre Alex Marquez è stato costretto a rientrare ai box dopo un lungo e per un problema a un elemento della sua Ducati Gresini. Un lungo anche per Bezzecchi, alle spalle del compagno di squadra Martin.

Proprio Martin ha lavorato anche sul braccio destro, dopo aver confermato di soffrire di sindrome compartimentale. Lo spagnolo è inoltre tornato in pista con la seconda Aprilia dopo un problema tecnico alla prima moto.

Alle 15 il programma del Gran Premio d’Austria prosegue con le Pre-qualifiche, sessione decisiva per stabilire i primi dieci piloti che accederanno direttamente al Q2 delle qualifiche di sabato.

Musica, Taormina Music Awards con Brancale, Diodato, Ditonellapiaga

Roma, 18 set. (askanews) – Domani al Teatro Antico di Taormina (Messina), prenderà vita la prima edizione dei Taormina Music Awards, la nuova rassegna che celebra i grandi protagonisti della musica attraverso premi alla carriera e riconoscimenti speciali. Tra gli ospiti, Alessio Bondì, Serena Brancale, Diodato, Ditonellapiaga, Ermal Meta, MILLE e Willie Peyote, per una serata che riunirà alcune delle voci più autorevoli, originali e rappresentative della scena musicale contemporanea. Sul palco anche la compagnia di Marco Savatteri, Savatteri Produzioni, reduce dal grande successo siciliano de Il risveglio degli Dei.

Tra i premiati, Marco Masini riceverà il Taormina Centauro Award, riconoscimento che celebra le personalità che hanno lasciato un segno nel mondo della musica e dello spettacolo, incarnando lo spirito di eccellenza e innovazione che i Taormina Music Awards intendono rappresentare. Conducono la serata Bianca Guaccero e Pino Strabioli, che accompagneranno il pubblico in uno show tra esibizioni live, talk con gli artisti, momenti di racconto e la consegna dei riconoscimenti. Tra gli ospiti, Carlo Amleto con il suo originale connubio di musica, pianoforte e comicità.

Non mancheranno anche le incursioni della travolgente Barbara Foria, che farà divertire il pubblico con la sua comicità. Il racconto social sarà affidato ad Andrea Dianetti e Giulia Penna, che guideranno il pubblico nel dietro le quinte dell’evento attraverso i canali social della manifestazione.

Nelle vie della città di Taormina sono state installate speciali luminarie con i versi dei brani “Una canzone per te”, “Albachiara” e “Senza Parole” di Vasco Rossi, trasformando le parole delle canzoni in un percorso di luce che accompagna verso il Teatro Antico.

Ideato e voluto dal Comune di Taormina guidato dal sindaco Cateno De Luca, dalla Fondazione Taormina presieduta da Valeria Brancato e dall’Assessorato al Turismo per la Città di Taormina, i Taormina Music Awards nascono come un grande evento dal vivo pensato per diventare un appuntamento di riferimento nel panorama musicale italiano.

Tra i riconoscimenti istituiti nell’ambito della manifestazione spicca il Taormina Legend Award, con cui la città rende omaggio agli artisti che hanno scritto pagine fondamentali della storia della musica italiana e internazionale, celebrandone il talento, il percorso e l’eredità artistica. L’artista a cui viene assegnato il premio è Vasco Rossi.

“Sono molto felice e onorato di ricevere il Taormina Legend Award, il riconoscimento alla carriera che quest’anno viene assegnato per la prima volta – ha dichiarato Vasco sui suoi canali social – purtroppo non potrò essere presente di persona… ma in qualche modo CI SARÒ. Come, ancora non lo so… devo escogitare qualcosa. Grazie a Taormina per questo affetto, per questo riconoscimento e soprattutto per aver scelto di celebrare le mie canzoni. Perché alla fine sono sempre loro che vanno in giro al posto mio”.

Tra gli altri premi, il Taormina Music Award Artist of the Year, conferito alla miglior artista e al miglior artista che hanno maggiormente caratterizzato l’anno musicale; e il Taormina Music Award Rivelazione, destinato al talento emergente che si è distinto nel corso dell’anno.

Pizzaballa cittadino onorario di Bologna. "Dialogo necessario quando è più difficile"

Bologna, 18 set. (askanews) – “Dalla Terra Santa ho imparato che il dialogo diventa particolarmente necessario proprio quando le ragioni per interromperlo sembrano essere più forti di quelle per continuarlo”. Lo ha detto il patriarca di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, nel discorso di ringraziamento per il conferimento della cittadinanza onoraria di Bologna. “Dialogare non significa rinunciare alla verità o alle proprie convinzioni, ma rifiutarsi di ridurre l’altro alle sue posizioni, ai suoi errori o alla sua appartenenza, continuando a riconoscere una persona là dove saremmo tentati di vedere soltanto un avversario”, ha spiegato. “Per me questa responsabilità nasce dalla fede, ma non ho bisogno che l’altro la condivida per sentirmi responsabile della sua vita”.

Il cardinale ha voluto dedicare il riconoscimento “a quanti, senza notorietà, continuano a prendersi cura della vita degli altri: a chi cura, educa, accompagna una famiglia e tiene aperta una possibilità di incontro tra israeliani, palestinesi, cristiani, ebrei e musulmani a Gaza, in Giordania e in Israele”. Nella società civile, ha sottolineato, “ci sono ancora persone disposte a mettere in gioco la propria vita per salvare l’umanità dell’altro, ricordandoci che non bisogna aspettare di poter risolvere tutto per cominciare a fare qualcosa”. Ringraziando il sindaco e il Consiglio comunale per l’approvazione all’unanimità, Pizzaballa ha accolto la cittadinanza “con il desiderio che diventi un legame vivo”: “Portando con me Bologna a Gerusalemme, questo vostro gesto mi ricorderà che anche una responsabilità difficile può essere condivisa e che non tutto deve essere sostenuto da soli”.

Un ex ministro Anp avvertì Israele del 7 ottobre

Roma, 18 set. (askanews) – Sufian Abu Zaida, ex ministro dell’Autorità Palestinese (Anp) originario di Gaza, ha affermato in un video pubblicato su Facebook di essere stato la fonte che trasmise un avvertimento da parte di Yahya Sinwar ai servizi di intelligence israeliani prima dell’attacco del 7 ottobre 2023; secondo quanto riferito, l’allora leader di Hamas, Yahya Sinwar, intendeva provocare un “terremoto” qualora fossero falliti i negoziati in corso con Gerusalemme per un accordo a lungo termine con Hamas.

In un’inchiesta sugli eventi che hanno preceduto l’attacco del 7 ottobre, il giornalista di Haaretz Shlomi Eldar aveva citato Abu Zaida come una fonte anonima che aveva agito da intermediario tra Sinwar e Israele. Nel video pubblicato sul suo profilo Facebook, Abu Zaida si identifica come la fonte in questione, confermando di aver svolto il ruolo di intermediario all’epoca e di aver trasmesso un messaggio che Sinwar gli aveva chiesto di far pervenire a Israele.

Abu Zaida è stato in passato ministro dell’Autorità Palestinese per gli Affari dei Detenuti e fa parte di una fazione di Fatah che sostiene Mohammed Dahlan, un ex alto funzionario palestinese che lasciò i territori palestinesi nel 2011 in seguito a una disputa con il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas e fu espulso dalla leadership di Fatah. Quanto affermato da Abu Zaida è coerente con le ipotesi secondo cui l’intermediario fosse Dahlan o una persona che agiva per suo conto. Nel corso degli anni, Abu Zaida ha mantenuto contatti regolari con giornalisti israeliani. Ha vissuto tutta la vita a Jabalia, nella Striscia di Gaza, ma ha lasciato l’enclave alla volta dell’Egitto all’inizio della guerra e da allora risiede al Cairo.

Training Camp di ANCI Lazio 2026

Sperlonga, 18 set. (askanews) – Nello splendido scenario di Sperlonga, in scena il Training Camp di ANCI Lazio. Al centro il dialogo, costruttivo, tra amministrazioni locali e Regioni, con l’obiettivo comune di trovare nuovi punti d’incontro per il bene della collettività e non solo. Trasformazione digitale, infrastrutture sociali ed una più completa collaborazione tra le istituzioni ad ogni livello: sono questi i temi chiavi del Training Camp 2026.

Le parole del Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca: “Un momento di confronto, di crescita, di condivisione anche di buone pratiche è sempre un momento significativo. Il Presidente della Regione è uno degli interlocutori principali, il principale dei nostri amministratori, quindi essere qui mi sembra non soltanto un dovere ma anche una buona prassi proprio per sottolineare ancora una volta l’attenzione che la Regione vuole dare ai comuni, ai piccoli comuni e ai territori che magari faticano di più”.

La kermesse ha aperto i lavori con la Conferenza dei Presidenti delle ANCI regionali, a seguire la sessione plenaria “Territori in transizione: innovare per competere” che ha esplorato le opportunità della trasformazione digitale per le amministrazioni locali.

L’intervento del Presidente di ANCI Lazio, Daniele Sinibaldi: “L’agenda dei comuni è un’agenda importante, l’abbiamo vista col PNRR dove il comparto enti locali è stato quello che ha messo a terra nella maniera più efficace possibile quasi tutti i fondi del PNRR. Si apre una nuova stagione, quella della nuova programmazione europea dove gli enti di prossimità saranno fondamentali per scaricare le risorse ma soprattutto per creare i fabbisogni delle nuove esigenze dei cittadini”.

Al centro dell’attenzione anche l’Assemblea Regionale di ANCI Lazio, che ha posto il focus sul confronto interno tra comuni e istituzioni regionali del Lazio, per costruire un futuro fondato su prospettive comuni ed atti concreti che possano contribuire al benessere della comunità.

Uno studente delle medie spruzza spray e accoltella l’insegnante a Roma

Roma, 18 set. (askanews) – Uno studente della scuola media “Giovanni Verga”, a Roma, avrebbe spruzzato dello spray urticante sul volto dellinsegnante e, successivamente, l’avrebbe ferita con un coltello. È successo in via Giovanni Gussone 5, dove sono intervenuti i carabinieri della Stazione di Roma Centocelle, in seguito alla richiesta al 112. Si tratta – riferiscono i carabinieri – di uno studente italiano. Sul posto è intervenuto il 118; la vittima è in stato di shock, non in pericolo di vita.

Crosetto: colpito un F-2000 in una base in Arabia, nessun italiano coinvolto

Roma, 18 set. (askanews) – “Questa notte ho seguito personalmente, con la massima attenzione e in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen Luciano Portolano, l’evoluzione della situazione in Arabia Saudita, e in particolare alla base aerea di Ta’if, che è stata oggetto di diversi attacchi e dove è presente personale italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve. Non vi sono militari italiani coinvolti. Nell’attacco è stato colpito un velivolo F-2000 italiano, che si trovava all’interno della base ed in un’area decentrata. Non ci sono altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal nostro personale”. Lo ha affermato in una nota il ministro della Difesa, Guido Crosetto.

“Ho chiesto al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano, al Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, Generale di Corpo d’Armata Giovanni Maria Iannucci, e al Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Generale di Squadra Aerea Antonio Conserva, di fornirmi un’ulteriore valutazione, dopo quelle già effettuate nelle scorse settimane, sull’evoluzione del quadro, sulle condizioni del nostro personale e sulle possibili opzioni operative”, ha aggiunto Crosetto, “Mi è stato riconfermato che erano già state messe in atto da tempo tutte le misure di sicurezza a salvaguardia del personale militare”. In mattinata Crosetto avrà “il primo aggiornamento nel corso di una riunione al Ministero della Difesa”, ha chiarito, “La situazione è seguita con la massima attenzione con l’obiettivo di garantire la piena tutela del nostro personale e di operare con la necessaria responsabilità”.

Europei volley, Giannelli: bilancio positivo, siamo in crescita

Modena, 18 set. (askanews) – “Sicuramente il bilancio è positivo: abbiamo giocato belle partite, tante partite diverse contro avversarie diverse e situazioni diverse. Siamo partiti in crescendo, togliendo magari la prima che è stata bellissima, un’emozione pazzesca a giocare in Piazza del Plebiscito, però a livello pallavolistico è stato un po’ complicato forse”. Lo ha detto Simone Giannelli, capitano della Nazionale maschile di pallavolo, al termine di Italia-Slovenia, vinta dagli azzurri 3-2 al PalaPanini di Modena, tracciando il bilancio della fase a gironi degli Europei chiusa dall’Italia al primo posto della Pool A con cinque vittorie su cinque. “Anche oggi sono contento del secondo set, dove abbiamo cominciato così così e abbiamo sofferto all’inizio, però siamo rimasti attaccati al punto senza subire. Questa è una distinzione molto importante”, ha aggiunto.

“Contro la Repubblica Ceca abbiamo fatto una gran bella partita in side-out, abbiamo giocato un side-out pazzesco, e siamo migliorati tutti i giorni in battuta riducendo gli errori”, ha sottolineato il palleggiatore azzurro. “Ci sono anche cosine da mettere a posto sicuramente, ma l’Europeo ti dà la possibilità di continuare a giocare e crescere, capire cosa fai bene e cosa fai male. Abbiamo avuto indicazioni buone e ancora possiamo limare alcune cose che ci serviranno per le prossime partite, ma il bilancio è più che positivo”, ha concluso. L’Italia tornerà in campo domenica 20 settembre alle 21.05 al PalaVela di Torino per l’ottavo di finale contro la Danimarca.

Europei volley, De Giorgi: primo posto preso, ora più qualità

Modena, 18 set. (askanews) – “Abbiamo fatto il nostro, l’obiettivo era chiaramente prendersi il primo posto, quindi lo abbiamo fatto, abbiamo aggiunto mattoncino dopo mattoncino”. Lo ha detto Ferdinando De Giorgi, commissario tecnico della Nazionale maschile di pallavolo, al termine di Italia-Slovenia, vinta dagli azzurri 3-2 al PalaPanini di Modena nell’ultima gara della Pool A degli Europei. L’Italia chiude il girone al primo posto con cinque vittorie su cinque e 14 punti. “Sono anche contento che siamo andati in difficoltà e poi abbiamo avuto una buonissima reazione nel quinto set, e questo è sempre un segnale della capacità dei ragazzi di reagire e di aiutarsi”, ha aggiunto nel dopo partita.

Avanti di due set e con il primo posto acquisito, De Giorgi ha dato spazio a chi aveva giocato meno e la Slovenia di Fabio Soli ha pareggiato i conti, prima del tie-break condotto dagli azzurri dall’inizio alla fine davanti a 4.798 spettatori. Migliori realizzatori azzurri Rychlicki con 13 punti, Lavia con 12 e Romanò con 11. “Il torneo è lungo – ha ricordato il ct -, diventa complicato, perché un po’ tutte le squadre, soprattutto nelle fasi iniziali, giocano con intensità alta e quindi ti devi adeguare e migliorare. Credo che abbiamo fatto un buon lavoro nel cercare di migliorare il nostro livello di gioco di partita in partita con grande coinvolgimento. I ragazzi sono stati bravi ed è il modo migliore per prepararsi adesso per le partite dentro o fuori”.

La Nazionale si trasferisce a Torino, dove al PalaVela domenica 20 settembre alle 21.05 affronterà negli ottavi di finale la Danimarca, quarta nella Pool C giocata a Tampere, in Finlandia. “Onestamente io ho solo seguito i risultati, mi sembra che abbia fatto un buon torneo finora, adesso ce la guarderemo – ha detto De Giorgi -. Mi aspetto squadre che giocano con intensità: tutte le squadre hanno un loro perché, l’intensità c’è e quello che può cambiare è la qualità nell’intensità che si fa, quindi noi dovremo cercare di mantenere questa intensità ma aggiungere sempre qualità”.

In caso di vittoria gli azzurri giocheranno i quarti il 23 settembre, sempre a Torino, contro la vincente di Finlandia-Grecia. Semifinali e finali il 25 e 26 settembre a Milano.

Bce, Lagarde: decisioni tassi in base ai dati, riportare inflazione al 2%

Roma, 18 set. (askanews) – Le prossime decisioni di politica monetaria della Bce “dipenderanno dal futuro, perché viviamo in una tale incertezza che abbiamo deciso di valutare la situazione e guardare i dati e esaminare tre cose. Le prospettive di inflazione, l’inflazione di fondo e la trasmissione della nostra politica monetaria nell’economia. Sulla base di questi tre elementi, e dei dati che riceviamo, e delle previsioni che elaboriamo, decidiamo cosa fare. L’unica cosa su cui siamo assolutamente certi è l’obiettivo: dobbiamo riportare l’inflazione a 2% e dobbiamo garantire stabilità dei prezzi agli europei”. Lo ha affermato la presidente della Bce, Christine Lagarde intervistata dalla radio irlandese RTE, mentre a Dublino oggi e domani si svolgono Eurogruppo e Ecofin informali.

“Questo è quello che dobbiamo fare e decideremo, volta per volta cosa si appropriato: se dobbiamo mantenere i tassi, alzarli o abbassarli, cosa che adesso è molto improbabile”, ha spiegato.

Alla Bce “il compito chiave che abbiamo è l’inflazione, ovviamente siamo attenti anche ai costi dell’immobiliare, all’occupazione e al momento abbiamo una situazione in cui la crescita è un po’ più promettente di quello che pensavamo. L’occupazione è in una situazione positiva e abbiamo bassa disoccupazione nella maggior parte delle economie dell’area euro. Però abbiamo i costi dell’energia, i prezzi dell’energia che stanno salendo. E quello che a cui dobbiamo stare molto attenti è che non dobbiamo solo reagire ai rialzi dell’energia. Non è così semplice, e un po’ più complicato: dobbiamo evitare che l’inflazione prenda piede. Sta avendo un impatto sulle trattative salariali? Per ora non lo vediamo, ma penso che con gli aumenti dei tassi siamo in una buona posizione per valutare se l’inflazione sta prendendo piede”.

“Le banche centrali non possono riaprire lo stretto di Hormuz e non possono con un miracolo installare pannelli solari. Quello che possono fare è assicurare la stabilità dei prezzi e per farlo dobbiamo anticipare quali sono le conseguenze dei rialzi dell’energia sul resto dell’economia. Dobbiamo segnalare a tutti che siamo molto seri sul mantenere l’inflazione al 2%. Per ora l’abbiamo al 3,3% nell’area euro, dobbiamo farla tornare al 2%”, ha concluso.

Nba, Knicks, prezzi record per l’opening night: oltre 2.500 dollari

Roma, 18 set. (askanews) – È già febbre da titolo a New York, ma assistere alla cerimonia con cui i Knicks celebreranno il loro primo campionato NBA dal 1973 rischia di costare una fortuna. Per la sfida del 20 ottobre contro i Philadelphia 76ers, opening night della stagione al Madison Square Garden, il prezzo medio dei biglietti sul mercato della rivendita è arrivato a 2.560 dollari, il valore più alto tra le partite della prima settimana NBA.

I biglietti sono andati esauriti e sono disponibili soltanto sui siti di secondary market. Su StubHub i prezzi oscillano tra 1.314 e 36.210 dollari, mentre Vivid Seats propone tagliandi da 1.335 a 20.951 dollari e SeatGeek da 1.400 a 36.004. Su Ticketmaster, per chi non dispone di un codice di accesso, si arriva da 1.521 fino a 52.650 dollari.

La partita tra Knicks e 76ers è anche quella che concentra il maggiore interesse tra le sfide inaugurali della stagione. Il prezzo medio per assistere ai Knicks nella prima settimana è di 1.212 dollari, mentre per Philadelphia la media è di 1.538 dollari. Per vedere i campioni in carica a una cifra più contenuta si può attendere la trasferta al TD Garden di Boston del 23 ottobre, con una media di 523 dollari, oppure la gara interna del 25 ottobre contro Orlando, a 555 dollari.

Nel frattempo, i Knicks hanno deciso di intervenire sui prezzi ufficiali. La franchigia ha annunciato la sospensione della vendita dei biglietti singoli dopo avere individuato un errore nel listino. “Mettiamo in pausa le vendite dei biglietti individuali dei Knicks a causa di un errore nei nostri prezzi”, si legge nel comunicato. La società ha spiegato che tornerà ai prezzi della scorsa stagione, applicando un aumento medio del 12%, e che rimborserà la differenza a chi ha già acquistato i biglietti.

“La nostra intenzione non è mai stata quella di sovraccaricare i nostri tifosi più fedeli”, hanno aggiunto i Knicks, ringraziando i sostenitori per la pazienza.

La correzione riguarda però il face value, cioè il prezzo ufficiale fissato dalla franchigia, e non il mercato secondario. I prezzi sulle piattaforme di rivendita, legati alla domanda e all’offerta, potrebbero quindi rimanere molto elevati.

Banche, Lagarde: lunedì 21 al via pagamenti digitali all’ingrosso in Europa

Roma, 18 set. (askanews) – Lunedì 21 settembre la Bce e l’eurosistema delle banche centrali lancerà un meccanismo di pagamenti all’ingrosso digitali tra le banche. Lo ha annunciato la presidente della Bce, Christine Lagarde intervistata dalla radio irlandese RTE, mentre a Dublino oggi e domeni si svolgono Eurogruppo e Ecofin informali.

“Lunedì 21 lanceremo i pagamenti all’ingrosso digitali, vi risparmio i dettagli tecnici, è una cosa tra le banche in forma digitale e penso che sarà di grande interesse per il sistema bancario in Europa – ha detto -. Offrirà un elemento di sovranità che non abbiamo al momento”.

“È un percorso che inizia e che si basa sulle tecnologie a registro distribuito (Dlt), sarà più rapido e, auspicabilmente, più sicuro”, ha concluso.

Esce "Fly Away", terzo album del cantautore Stefano Bertozzi

Roma, 18 set. (askanews) – Fuori oggi, su tutte le piattaforme, Fly Away, il terzo album del cantautore di origini bolognesi Stefano Bertozzi, diretto da Francis Gorini (che ha partecipato all’arrangiamento dei brani), registrato al London Mixing Studio. Stefano Bertozzi è un viaggiatore e con la sua musica guarda alle cose della vita da prospettive diverse, lasciando che luoghi ed emozioni con le loro storie, siano protagonisti. Fly Away con brani, scritti nel tempo, attraversa lo spazio senza fretta: dieci tracce, dieci capitoli narrati con musica e parole, perfettamente in equilibrio, in inglese e in italiano entrambe lingua madre dell’autore, regalano sfumature intense e differenti.

La bellezza rara di questo album sta proprio nell’assenza di frenesia, dove senza schemi e costrizioni, l’ascolto lascia spazio all’immaginazione di ognuno e ciascuno per un viaggio personale e unico. “La musica è il mio secret garden. Qualcosa che coltivo da sempre, con impegno, ma senza ansia da prestazione. Per questo, non ho mai avuto un produttore. E’ uno spazio creativo dove prendono forma in musica e parole, appunti, pensieri, emozioni che raccolgo su un quadernetto che viaggia sempre con me. Ci lavoro con calma, me ne allontano, le riprendo per definirne i contorni, con una ‘cura’ che mi cura. Ogni brano ha la sua genesi: Fly away, che titola l’album, scritto (febbraio 2019) in occasione del mio primo viaggio in Cina, parla della capacità di abbracciare il cambiamento e di trovare il coraggio di affrontare le sfide sempre più grandi del nostro tempo. Il viaggio diventa una metafora della scoperta, un modo per placare la sete di conoscenza che è dentro ciascuno di noi, ampliare i nostri orizzonti e scoprire ciò che può esistere al di là di ciò che ci è familiare, un invito a cogliere le opportunità che la vita ci offre, spiegare le ali e andare alla ricerca di ciò che desideriamo veramente”.

La raccolta è un viaggio alla scoperta di luoghi inesplorati non solo geografici, ma che si nascondono nelle pieghe del nostro essere. Un invito ad esplorare senza timore e con curiosità. The man from Stagira (ottobre 2024) scritto in onore di Aristotele e dell’eredità straordinaria che il filosofo di Stagira ha lasciato all’umanità: “Il brano nasce da una riflessione sul nostro tempo, nel quale troppo spesso l’effimero e l’apparenza sembrano prevalere sulla sostanza, lasciando molte persone disorientate, smarrite o sconfitte. In un mondo che sembra progressivamente allontanarsi da alcuni dei valori e dei principi sui quali si fonda il nostro vivere insieme, The Man from Stagira vuole essere un invito a riscoprire la virtù, la misura, la responsabilità verso gli altri e la ricerca del bene comune. È, in fondo, un omaggio ad un pensiero antico che continua a porci una domanda profondamente contemporanea: che cosa significa vivere bene, non soltanto come individui, ma insieme agli altri?”.

Stefano Bertozzi scrive per il piacere di farlo, con testi concisi, che ricordano vagamente la forma poetica di un Haiku giapponese, dove le parole scelte con cura, danno forma al pensiero. Questa la track list: Fly Away (2019), Volando sul lago (2019), Bounty rider (2025), The man from Stagira (2024), Powerful (2019), Vedere e sentire (2020), Piercing of the veil (2022), L’eco dei nostri passi (2025), A lullaby by the river Forth (2025), Sands of silence (Wadi Rum – la valle della luna in arabo)(2025).

Bce, aspettative inflazione consumatori eurozona salite al 3% su 12 mesi

Roma, 18 set. (askanews) – Ad agosto le aspettative di inflazione dei consumatori sono aumentate nell’insieme dell’area euro, secondo l’ultima rilevazione effettuata dalla Banca centrale europea. Sui prossimi 12 mesi sono salite al 3%, dal 2,9% di luglio; sui prossimi tre anni sono aumentate al 2,9%, dal 2,7%, e su cinque anni sono salite al 2,5%, dal 2,4%. Sempre ad agosto, invece, è rimasta invariata al 3,5% la percezione mediana di inflazione dei consumatori sui passati 12 mesi.

Sempre secondo la rilevazione della Bce, le aspettative sull’economia sono a loro volta rimaste invariate, al meno 1,2% per i prossimi 12 mesi. Quelle sul tasso di disoccupazione sono leggermente migliorate all’11%, dall’11,2% di luglio, sempre sull’orizzonte di un anno.

L’istituzione di Francoforte monitora le aspettative di inflazione dei consumatori per cogliere eventuali effetti a questo livello dei rialzi dei prezzi al consumo, eventuali ricadute consistenti possono essere un elemento che la spinge ad adottare una linea più risoluta nell’inasprire la politica monetaria.

Trump-Xi, sull’Ia la sfida tra sicurezza e primato tecnologico

Roma, 18 set. (askanews) – L’Intelligenza artificiale si prepara a entrare definitivamente nel cuore del confronto strategico tra Stati Uniti e Cina. Quando Donald Trump e Xi Jinping si incontreranno a Washington il 24 settembre, nel loro secondo vertice dell’anno, sul tavolo ci saranno commercio, Taiwan, Iran e fentanyl, ma l’Ia avrà uno spazio di primo piano, non solo perché Washington e Pechino competono per la leadership nella tecnologia destinata a trasformare economia e apparati militari, ma perché entrambe cominciano a interrogarsi su come impedire che quella competizione produca rischi che nessuna delle due sarebbe poi in grado di controllare.

Si tratta di un terreno sul quale, però, le differenze iniziano già dalla definizione del problema. Negli Stati Uniti il dibattito più acceso riguarda la possibilità che i modelli più avanzati acquistino capacità difficili da controllare, siano impiegati autonomamente in attacchi informatici o facilitino la costruzione di armi. Negli ultimi giorni Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha chiesto esplicitamente all’industria di rallentare il ritmo di crescita delle capacità dei modelli, ricevendo il sostegno anche del numero uno di OpenAI, Sam Altman, e di Elon Musk. Anthropic ha inoltre documentato operazioni informatiche nelle quali agenti di Ia hanno già assunto un grado crescente di autonomia: proprio delle ultime ore è la notizia che Claude ormai svolge autonomamente attività di auto-sviluppo per un quarto del necessario.

Ma questa non è la posizione dell’amministrazione Trump. La Casa Bianca considera il primato nell’Ia una componente della sicurezza nazionale e ha scelto di accelerarne lo sviluppo e l’impiego, sostenendo che una regolamentazione eccessivamente pesante rischierebbe soprattutto di avvantaggiare la Cina. Un memorandum presidenziale di giugno ordina alle strutture della sicurezza nazionale di accelerare l’adozione dei modelli più avanzati, pur chiedendo che siano affidabili, controllabili e sottoposti a responsabilità umana. Trump ha respinto anche gli ultimi appelli a un rallentamento. Washington arriva quindi al confronto con Pechino senza una posizione univoca: una parte dell’industria chiede di frenare, mentre la Casa Bianca considera altrettanto pericoloso perdere velocità nella corsa con la Cina.

Anche la posizione cinese è più complessa di quanto suggerisca la contrapposizione tra un’America preoccupata della sicurezza globale e una Cina interessata soltanto al controllo politico.

Chen Yixin, ministro della Sicurezza dello Stato, ha certamente indicato come primo rischio la possibilità che l’Ia venga utilizzata da ‘forze ostili’ per produrre disinformazione su vasta scala, condurre ‘guerra cognitiva’ e destabilizzare l’ordine politico e sociale cinese. La risposta indicata da Chen passa anche attraverso un rafforzamento del controllo del Partito su internet e sui dati. E’ una concezione della sicurezza nella quale stabilità politica, sicurezza nazionale e controllo dell’informazione rimangono strettamente intrecciati.

Pechino, tuttavia, sta contemporaneamente ampliando la propria definizione del rischio tecnologico. A luglio Xi Jinping ha chiesto che l’Ia rimanga ‘sempre sotto il controllo umano’ e ha indicato la necessità di sistemi di monitoraggio e allarme contro abusi e perdita di controllo. La dichiarazione conclusiva della Conferenza mondiale sull’Ia di Shanghai ha citato esplicitamente i pericoli per infrastrutture critiche come finanza, elettricità, telecomunicazioni e trasporti e la necessità di fissare limiti decisionali agli agenti autonomi. La Cina sta inoltre lavorando a standard di sicurezza per gli agenti di Ia e dispone già di una struttura normativa che impone, tra l’altro, la marcatura dei contenuti generati artificialmente.

La distanza tra Washington e Pechino, dunque, non riguarda soltanto l’esistenza dei rischi. Riguarda soprattutto il modo in cui affrontarli e il rapporto tra sicurezza e competizione strategica. Per gli Stati uniti qualunque limite allo sviluppo deve essere valutato anche in funzione della possibilità che la Cina ne approfitti. Per Pechino, viceversa, molte delle misure presentate da Washington come strumenti di sicurezza – a cominciare dai controlli sull’esportazione dei semiconduttori più avanzati – sono strumenti di contenimento tecnologico.

Il contrasto è reso ancora più evidente dal diverso modello industriale. I principali laboratori americani mantengono chiusi i pesi dei sistemi di frontiera e concentrano enormi risorse di calcolo sui modelli più potenti. Molti sviluppatori cinesi, da DeepSeek a Z.ai, hanno invece puntato sulla diffusione di modelli open-weight, scaricabili e modificabili dagli utenti. Secondo il Center for Strategic and International Studies, il divario nelle capacità si è ormai fortemente ridotto e la disponibilità di modelli cinesi più economici e aperti sta contribuendo alla loro diffusione anche fuori dalla Cina e persino tra startup statunitensi. Per Pechino l’apertura dei modelli è così anche uno strumento di influenza tecnologica globale.

In questa cornice, la sicurezza e il primato tecnologico sono più che mai strettamente interconnessi. Anthropic accusa diversi laboratori cinesi di avere utilizzato su scala industriale la ‘distillazione’, cioè le risposte di modelli americani più potenti per addestrare sistemi propri, violando le condizioni di accesso. Pechino respinge queste accuse e sostiene che Washington applichi un doppio standard, trasformando pratiche tecniche diffuse nell’industria in un problema di sicurezza soltanto quando vengono utilizzate da aziende cinesi. Il Quotidiano del Popolo ha definito l’Ia un settore che non può diventare ‘monopolio delle grandi potenze’, mentre il ministero degli Esteri cinese ha accusato gli Stati Uniti di alimentare ‘narrazioni della minaccia’ e una competizione dannosa.

Eppure qualche margine di convergenza esiste. Trump e Xi avevano già concordato durante il vertice di Pechino di maggio di avviare un dialogo intergovernativo sull’Ia, rimasto finora sostanzialmente fermo. Scott Bessent, segretario al Tesoro e responsabile americano del dossier, incontrerà domenica a New York il vicepremier cinese He Lifeng in preparazione del vertice e ha detto che Washington è disponibile a discutere dei ‘rischi condivisi’, della possibile frammentazione dei due ecosistemi e dei problemi posti sia dai modelli chiusi sia da quelli open-weight.

Il terreno sul quale un’intesa appare meno irrealistica è quello dei rischi estremi e soprattutto militari: mantenimento del controllo umano sulle decisioni più sensibili, prevenzione di incidenti causati da sistemi autonomi, comunicazioni rapide tra i due governi in caso di anomalie o attacchi difficili da attribuire. Esperti americani e cinesi che lavorano da anni su questi temi hanno proposto persino una linea diretta bilaterale per gli incidenti legati all’Ia e limiti all’autonomia dei sistemi che interagiscono con infrastrutture nucleari o conducono operazioni informatiche particolarmente sensibili.

Il paragone ricorrente è quello con la corsa nucleare tra Stati uniti e Unione sovietica: due potenze possono continuare a competere e nello stesso tempo concordare regole minime per evitare una catastrofe. Ma l’analogia ha dei limiti: una testata nucleare può essere localizzata e sottoposta a sistemi di verifica; un modello di Ia è un software, può essere copiato e modificato, viene sviluppato in larga parte da imprese private e, se i suoi pesi sono aperti, può diffondersi nel mondo in poche ore. Il controllo degli armamenti aveva due interlocutori statali relativamente definiti; la governance dell’Ia deve fare i conti con migliaia di attori e con una tecnologia che cambia in pochi mesi.

Per questo dal vertice di Washington è difficile attendersi un accordo e, ammesso che ci sia, è improbabile che abbia effetti concreti. Più realistico sarebbe l’avvio effettivo del dialogo promesso a maggio, con canali permanenti di comunicazione e alcune aree circoscritte nelle quali nessuna delle due potenze avrebbe interesse a lasciare l’altra completamente all’oscuro. Il paradosso è che Stati Uniti e Cina potrebbero avere sempre più ragioni per parlarsi proprio mentre hanno sempre meno ragioni per fidarsi l’uno dell’altra. La questione che Trump e Xi dovranno affrontare è se sia possibile costruire una minima sicurezza reciproca senza chiedere a nessuno dei due di rinunciare alla corsa alla supremazia nell’Ia.

Troppo allineati agli ordini di scuderia

Guido Gonella (nella foto con Giulio Andreotti), che era un antico democristiano arguto e smaliziato, soleva dire all’epoca che la vita parlamentare, con i suoi riti e i suoi tempi morti, era «fatica senza lavoro e ozio senza riposo».

Naturalmente il suo era un commento ironico, volutamente esagerato. Ma anche, in qualche modo, profetico. Poiché lo stesso si potrebbe dire, anni e anni dopo, a proposito della dialettica che ci sta conducendo verso le prossime elezioni.

Il confronto parlamentare appare anche oggi stanco e ripetitivo, quasi canonico in una certa sua prevedibilità. Non c’è mai un colpo di fantasia. E mai, soprattutto, un prudente attraversamento delle linee di confine. Ognuno parla ai suoi e si finisce così che ognuno parla a se stesso.

La campagna elettorale, ormai alle viste, non sembra promettere niente di meglio e annuncia, anzi, qualcosa di peggio mano a mano che il clima si riscalda.

Non è la qualità (pur non eccelsa) dell’attuale ceto politico che spiega l’ozio e la fatica di cui sopra. Semmai è il dogma secondo cui non si può mai dire una cosa che non sia canonica e cioè perfettamente allineata agli ordini di scuderia del leader, del partito o perfino dello schieramento.

Vige in entrambi i “campi” una sorta di disciplina quasi militare che non cancella ovviamente né le rivalità né i litigi, ma impacchetta ogni cosa dentro un formato dove le differenze risultano troppo sfumate per dar vita a una dialettica che possa convincere. Tantomeno appassionare.

 

Fonte: la Voce del Popolo – 17 settembre 2026

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

Talk televisivi, il pluralismo è diventato un optional?

Talk senza confronto

Ma i talk televisivi – di carattere politico – che non prevedono il pluralismo delle opinioni al loro interno che senso hanno? O meglio, e per essere più precisi, i talk politici televisivi che discutono solo all’interno della stessa area politica e culturale che finalità concrete perseguono?

Credo che la domanda sia legittima, nonché naturale, ascoltando con interesse la ricca programmazione serale – non quella mattutina o pomeridiana dove il pluralismo delle diverse opinioni viene sostanzialmente rispettato – de La7.

Una programmazione, quella serale appunto, dove l’attacco politico e personale – peraltro sempre e solo a senso unico – sostituisce il necessario e indispensabile confronto tra parti politiche diverse se non addirittura alternative; dove l’approfondimento politico viene sacrificato sull’altare della faziosità e del settarismo e dove, soprattutto, la propaganda sostituisce, di fatto, qualsiasi altra considerazione.

 

La televisione “anti Meloni”

Certo, tutti sappiamo, come del resto ha detto con rara efficacia e chiarezza lo stesso direttore del Tg de La7 Enrico Mentana, che quella televisione rappresenta quasi plasticamente una Tv “anti Meloni”. Una considerazione, del resto, nota a tutti e da molto tempo.

Ma, al di là di questa scontata considerazione, quello che merita di essere ripreso e approfondito è qual è la vera ragione per cui quei talk serali hanno cancellato, di fatto, il pluralismo delle opinioni. Pluralismo che, è bene ricordarlo, era, è e resta il perno che misura la qualità della nostra democrazia e la stessa fedeltà ai valori e ai principi costituzionali.

 

Quando la propaganda prende il sopravvento

Ora, e al di là delle ragioni di mercato, anche del tutto comprensibili – e cioè fatturato, audience e ricavi pubblicitari –, è indubbio che se questa prassi dovesse diventare il criterio principe degli approfondimenti politici e giornalistici televisivi, dovremmo anche progressivamente rassegnarci al fatto che la propaganda è destinata a soppiantare qualsiasi altro criterio.

Dove, cioè, l’odio nei confronti dell’avversario/nemico politico ha il sopravvento rispetto a qualsiasi altra considerazione. Sono questi, cioè, i nuovi principi che presiedono la libera informazione politica e culturale televisiva nel nostro Paese?

 

Il confine tra stampa e televisione

Certo, tutti sappiamo che, per fare solo un esempio, nella carta stampata ci sono quotidiani dichiaratamente di parte e politicamente schieratissimi. Tanto a destra quanto a sinistra, pur non essendo più organi di partito.

Anche perché i partiti non esistono più in quanto, nel frattempo, sono stati sostituiti o dai cartelli elettorali o dai partiti personali o dai partiti proprietari. Ma è indubbio che quando questo dato si estende tranquillamente e pacificamente ai cosiddetti talk televisivi di approfondimento politico, l’anello debole che rischia di saltare definitivamente e irreversibilmente è semplicemente il pluralismo. Cioè, appunto, il principio cardine della democrazia nel nostro Paese.

 

Il rischio di una politica sempre più polarizzata

Ecco perché non è affatto inutile approfondire le reali motivazioni che portano vari talk televisivi a cancellare il pluralismo delle opinioni dalla loro concreta programmazione. E questo ancora al di là di qualsiasi ragione di mercato o di business.

Lo dico perché, se questo diventa il leitmotiv che ispira e disciplina pezzi della nostra libera informazione politica televisiva, non lamentiamoci, poi, se il dibattito politico sarà sempre più polarizzato, estremista, radicale, massimalista e forse, e purtroppo, anche di natura violenta. Almeno sul versante verbale.

La ricchezza cambia, il fisco resta indietro

Nessun vento è favorevole per chi non sa dove vuole approdare. A quanti, invece, sta a cuore una maggiore giustizia fiscale, l’annuncio del governo dell’abolizione del bollo auto dovrebbe suonare primariamente come un’occasione da non perdere per rilanciare il dibattito sulla tassazione dei patrimoni.

 

La patrimoniale c’è già

Credo che innanzitutto si debba porre una volta per tutte la questione nei suoi giusti termini. Il tema non è, come comunemente si sente dire nel dibattito pubblico: patrimoniale sì, patrimoniale no. Non si sta parlando dell’introduzione di una nuova imposta patrimoniale, accanto a quelle già esistenti, bensì di una riforma complessiva della tassazione sulla ricchezza, che tenga conto dei cambiamenti intercorsi. In Italia la patrimoniale non solo esiste già ma è costituita da una galassia di imposte frammentate. Una miriade di prelievi che colpiscono singole componenti della ricchezza in modo scoordinato: l’Imu sugli immobili, il bollo sui veicoli, l’imposta di bollo sui conti, l’Ivafe sulle attività finanziarie detenute all’estero, l’Ivie sugli immobili esteri, la tassa di possesso su imbarcazioni e altri beni di lusso. Ogni tributo ha regole proprie, aliquote proprie, soglie proprie. Il risultato è un sistema che tassa gli oggetti della ricchezza — la casa, l’auto, il conto in banca, ecc. — invece della ricchezza nella sua interezza.

Questa frammentazione produce disuguaglianze. Due famiglie con lo stesso patrimonio complessivo possono pagare importi molto diversi a seconda di come quel patrimonio è distribuito tra immobili, veicoli e strumenti finanziari. Ma soprattutto una stessa imposta fissa (ad esempio quella sul conto corrente) ha una diversa incidenza perché non tiene conto delle condizioni complessive del contribuente.

 

Una riforma organica a parità di gettito

Per questo ordine di ragioni serve andare oltre la logica che indulge al populismo e ai ritorni elettorali a breve scadenza, insita negli interventi particolari, pensando a una riforma complessiva dell’imposizione patrimoniale. Una riforma organica, equa, che — a parità di gettito — sia sostitutiva di tutta la galassia delle patrimoniali settoriali oggi esistenti (bollo auto, Imu, imposta di bollo sui conti correnti, ecc.). Questo per realizzare una maggiore equità in una fase di crisi profonda.

Un’unica imposta patrimoniale, che comprenda patrimonio mobiliare e immobiliare in un solo conteggio (accanto alla tassazione dei redditi da lavoro, che costituisce un discorso a parte) permetterebbe di modulare questo tipo di carico fiscale in relazione alla effettiva capacità contributiva.

Non mancano le proposte su come realizzarla, e, come sempre, il diavolo sta nei dettagli, che possono trasformare un intervento giustificato dallo scopo di ottenere una più adeguata compartecipazione dai contribuenti che occupano i gradi più alti della scala della ricchezza, in una stangata per la nota casalinga di Voghera.

 

Una franchigia per proteggere i ceti popolari

Si dovrà determinare con saggezza la soglia di esenzione: una franchigia ampia, non inferiore a qualche milione di euro, se si vuole evitare di aumentare il carico fiscale, anziché alleviarlo, sui ceti popolari, per lasciare fuori dal prelievo le famiglie proprietarie della prima casa, di un’auto e di qualche risparmio. Solo oltre quella soglia di esenzione, di cui beneficerebbero tutti, scatterebbero aliquote progressive, articolate per scaglioni crescenti in base all’entità del patrimonio complessivo: pagherebbe un’aliquota contenuta sulla quota eccedente chi si trova nel primo scaglione, con aliquote che crescono sugli scaglioni superiori.

 

La ricchezza italiana vista dalla Banca d’Italia

Una simile impostazione dell’imposizione patrimoniale appare più equa di quella attuale anche guardando a cosa dicono alcuni dati della Banca d’Italia.

I Conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie, mostrano, infatti, una composizione del patrimonio radicalmente diversa lungo la scala della ricchezza: per il 50% più povero delle famiglie italiane, casa e depositi bancari costituiscono quasi la totalità di ciò che si possiede — nel 2022 le abitazioni pesavano per oltre tre quarti del loro patrimonio. Per il 10% più ricco, invece, la composizione è tutt’altra: appena un terzo del patrimonio è rappresentato dalla casa, mentre quasi un terzo è costituito da azioni, partecipazioni e capitale di rischio legato ad attività produttive, e un ulteriore quinto da fondi comuni e polizze assicurative.

Questa differenza non è statica: tra il 2010 e il 2022 il peso delle azioni e delle partecipazioni non quotate nel patrimonio del decimo più ricco è quasi triplicato, mentre per la fascia più povera è rimasto sostanzialmente fermo. Lo studio nota inoltre che oscillazioni recenti della concentrazione della ricchezza — una crescita nel 2021 seguita da un calo nel 2022 — riflettono in larga parte l’andamento dei prezzi delle attività finanziarie detenute dalle famiglie più abbienti: quando le borse salgono, chi ha una quota maggiore di ricchezza in strumenti finanziari si arricchisce più che proporzionalmente rispetto a chi possiede quasi solo mattone e depositi.

In sintesi: alla fine del 2022 il 5% più ricco delle famiglie italiane deteneva il 46% della ricchezza netta complessiva, mentre il 50% più povero ne possedeva meno dell’8%. Sono numeri che raccontano una realtà in cui la ricchezza finanziaria — concentrata quasi per intero nelle fasce più alte — si è mossa in modo sempre più autonomo rispetto al resto del patrimonio nazionale, fatto di case e risparmi delle famiglie.

 

Il bollo non basta

Se il patrimonio dei più abbienti è ormai fatto in buona parte di strumenti finanziari che si muovono insieme e si accumulano più rapidamente della casa di famiglia, ha poco senso continuare a tassarli con strumenti separati e disallineati. Beninteso: spesso la componente immobiliare in questa alta fascia comprende immobili di pregio, ma in percentuale rappresenta una quota minore nella composizione della ricchezza. Una patrimoniale unica, con soglia ragionevole di esenzione e aliquote progressive, andrebbe verso la ricchezza dove effettivamente si concentra.

In questa prospettiva l’abrogazione del bollo auto costituisce un piccolo sollievo per gli automobilisti non certo la riforma patrimoniale di cui si avverte la necessità.

Meloni, il bollo, il traffico politico e gli ingorghi futuri

Giorgia on my mind

È arrivato il provvedimento bomba. La sostanza, ma anche impressioni di settembre, dicono che la Giorgia nazionale ha tirato fuori il coniglio dal cilindro con l’effetto sorpresa, ispirandosi al Berlusca e alla sua idea di libertà per cui «la proprietà non è un furto» e pertanto non deve essere vessata. Così ha pensato bene di togliere di mezzo la tassa che grava sugli oltre 40 milioni di auto e moto che corrono su e giù per lo Stivale.

Si tratta del detestato «bollo» o tassa di circolazione, introdotto nel 1953 per sviluppare e manutenere le strade nazionali. Nessuno sapeva cosa stesse bollendo nella pentola del governo, ma l’iniziativa avrà almeno l’effetto di un sorriso sul volto silvano degli automobilisti e l’opposizione politica ha bollato tutto come una manovra elettorale.

 

Fumo negli occhi o respiro del portafoglio

A leggere la Treccani c’è da preoccuparsi. Per manovra si intenderebbe «l’insieme di azioni e iniziative condotte con abilità e spregiudicatezza, spesso valendosi di intrighi, inganni e simili, allo scopo di raggiungere un determinato risultato o di conseguire un utile o un vantaggio per sé o per altri».

La maggioranza, di rimando, potrebbe rispondere al pari di Gas Gas, il topino di Cenerentola: «Ehi, vacci piano Coccodè», continuando ad impegnarsi a tutto gas nei suoi intendimenti, volendo dimostrare che non sono solo bolle di sapone pronte a scoppiare da lì a poco.

Per carità, il bollo era anche il marchio d’infamia impresso sui corpi dei condannati e forse la Schlein spera di lasciare, con il suo commento, un segno affinché tutto si risolva, in fin dei conti, in un miserabile bollo a secco e il Governo resti senza benzina per il prosieguo della legislatura. È forse il timbro di colpevolezza con cui la Sinistra vorrebbe segnare i responsabili del «no bollo for ever».

 

Nel pieno di un hot time

Certo è che, con l’approssimarsi delle elezioni, complice il caldo di questa estate, la politica sta andando in ebollizione. Sul tema ci sarebbe da sbizzarrirsi quanto a citazioni. «In questa mente oh quanti / Mi bollono pensieri!» direbbe il Governo per bocca di Giuseppe Parini e «Né ciò tutto quetava ancor la bile / Che mi bollìa nel cor» risponderebbero quelli dell’altra parte per penna di Vincenzo Monti.

Si andrà avanti così, dicendo che il Governo è ormai bollito e pensando che le critiche al Presidente del Consiglio siano tutte balle. Questo lo scenario fino a nuova consultazione elettorale.

In realtà Giorgia ha detto che il bollo è sempre stata una misura in odio agli italiani, un sentimento non del tutto nobile. Per dirla alla Giusti, se si commentassero i rapporti tra Governo e opposizione, si leggerebbe che «E quest’odio che mai non avvicina / Il popolo lombardo all’alemanno» e che usura le relazioni, impegnandoli in continui battibecchi non del tutto proficui.

 

Un lumicino di speranza

Assai più contenti si dovrebbe invece essere perché è previsto nel 2027, secondo le parole del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che nella premessa all’ultimo Documento di finanza pubblica ha affermato che «il quadro previsivo conferma che il rapporto deficit/Pil sarà ricondotto al di sotto della soglia del 3% entro quest’anno, e che anche negli anni seguenti si manterrà su un profilo discendente».

Se tale andamento «si confermerà nel corso di quest’anno, ciò consentirà all’Italia di uscire dalla procedura per disavanzi eccessivi nel 2027, in linea con la raccomandazione del Consiglio». In parole povere, affrancarsi dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo aperta dalla Commissione europea nell’estate del 2024 non sarà poca cosa. Manca solo uno 0,1% per la meta e speriamo bene.

 

Ed ora?

Per il resto e per il futuro non ci resta che richiamarci all’invito di ogni diligente pizzardone: «Circolare!!!», ben attenti a non procedere con il semaforo rosso.

Sarebbe buona cosa osservare i codici della strada e di civile condotta, restando tutti nei canoni di decenza e di sobrietà che ogni confronto politico esigerebbe, nella consapevolezza che in cassa non c’è il becco di un quattrino. Sbraitare è inutile, lo sappiano quelli di Destra e di Sinistra.

Chiunque sarà alla guida e al volante del Paese sarà condannato a fare ineludibilmente, chissà per quanti decenni ancora, il gioco delle tre carte ogni qual volta si parli di soldi e di economia. Altro non c’è.

Prima dei sei anni, già una vittima

C’è un numero, dentro il report Istat “Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta” (16 settembre 2026, frutto della terza Indagine sulla Sicurezza delle donne condotta tra marzo 2025 e gennaio 2026), che da solo dovrebbe bastare a spostare il modo in cui parliamo di violenza di genere: l’8,2% delle vittime italiane di violenza sessuale colloca il primo episodio prima dei 6 anni di età.

Non prima dei 18. Non alla prima relazione. Prima dei 6 anni — quando una bambina non ha ancora imparato a leggere, ma ha già imparato, nel corpo, cosa significa non essere al sicuro.

È un dato che disturba, ed è giusto che disturbi. Ma soprattutto è un dato che smonta un’idea molto radicata nel discorso pubblico sulla violenza contro le donne: quella secondo cui la violenza sia essenzialmente un fatto che riguarda le adulte, le coppie, le relazioni sentimentali — qualcosa che accade “dopo”, quando una donna incontra l’uomo sbagliato. I dati Istat raccontano un’altra storia, più scomoda: il 15,3% delle donne italiane tra i 16 e i 75 anni — pari a circa 3 milioni di persone — e l’11,4% delle straniere residenti dichiarano di aver subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni. Per la violenza sessuale, si tratta dell’8,2% delle italiane (quasi 1 milione e 650mila donne) e del 3,4% delle straniere. Sono numeri che parlano di infanzia, non di età adulta. E per capirli davvero, serve uno sguardo che vada oltre la statistica: serve leggerli come sociologia della famiglia, non solo come cronaca.

 

Il copione che si eredita

La sociologia ha da tempo un nome per questo fenomeno: trasmissione intergenerazionale della violenza. L’idea, che risale agli studi pionieristici sul “ciclo della violenza” e alla teoria dell’apprendimento sociale di Albert Bandura, è semplice quanto inquietante: i modelli di relazione — compresi quelli fondati sulla forza e sulla sopraffazione — si apprendono per imitazione, dentro l’ambiente in cui si cresce, prima ancora di poterli giudicare. Non è un destino scritto nel sangue, ma un copione trasmesso nei gesti quotidiani di chi ci alleva.

I dati Istat confermano questa ipotesi con una nettezza che raramente si trova fuori dai laboratori di ricerca. Tra le donne italiane che hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni, il 57,2% ha sperimentato violenza fisica o sessuale anche da adulta — contro il 31,9% rilevato sull’insieme delle intervistate. La quota sale al 68,2% tra chi ha subito violenza fisica dal padre da bambina, e al 64,4% tra chi l’ha subita dalla madre. Per le donne straniere la situazione è sovrapponibile: il 56,8% di chi ha subito violenza sessuale nell’infanzia ne subisce anche da adulta, contro il 27,4% del dato complessivo.

Ma il dato più difficile da liquidare come coincidenza riguarda i partner. Le donne intervistate raccontano che, quando il proprio partner ha assistito da bambino alla violenza del padre sulla madre, la probabilità che lui stesso usi violenza fisica sulla compagna attuale sale dal 2,8% (valore medio) al 14,8%. La quota sale ulteriormente al 16% se il partner, oltre ad aver assistito, ha anche subito lui stesso violenza fisica dal padre, e arriva al 18,6% se è stato colpito sistematicamente, da bambino, dalla propria madre. In altre parole: la violenza non si tramanda solo lungo la linea delle vittime. Si tramanda anche lungo la linea di chi, da bambino, ha imparato — guardando, o subendo — che quello era un modo accettabile di stare in una relazione.

È qui che il termine “trasmissione” smette di essere una metafora e diventa un dato misurabile.

 

Non serve essere colpite per essere formate

Uno degli aspetti più originali di questa edizione dell’Indagine è l’attenzione dedicata alla cosiddetta “violenza assistita”: non subire direttamente un abuso, ma crescere vedendo, sentendo, respirando la violenza tra i propri genitori o verso i fratelli. Il 10,3% delle donne italiane e l’11,6% delle straniere ha assistito, durante l’infanzia, a violenze verbali o fisiche tra i genitori, oppure a umiliazioni e denigrazioni rivolte ai fratelli.

Anche qui la letteratura psicologica e sociologica offre una chiave di lettura: il cosiddetto trauma vicario. Non serve essere il bersaglio diretto di un gesto violento per esserne segnate. Assistere è già una forma di esposizione — un apprendimento implicito di ruoli, gerarchie, potere. Ed è un apprendimento che lascia tracce misurabili: tra le italiane che da piccole hanno assistito alla violenza fisica tra i genitori, il 34,8% dichiara di aver subito, a propria volta, violenza fisica o sessuale da parte dei genitori — contro appena l’1,1% di chi non vi ha assistito. Un salto di più di trenta punti percentuali, prodotto semplicemente dall’essere cresciute in una casa dove la violenza era un rumore di fondo.

Questo significa che la famiglia funziona, in questi casi, come quella che i sociologi chiamano la prima agenzia di socializzazione: il luogo dove si formano — prima ancora della scuola, prima ancora degli amici — le mappe mentali di ciò che è normale, di ciò che è amore, di ciò che è potere. E quando quella mappa include la violenza come componente ordinaria della vita familiare, il rischio non riguarda solo chi la subisce direttamente, ma chiunque cresca respirandola.

 

Il padre, la madre, la porta di casa

C’è un secondo stereotipo che questi dati smontano, ed è forse quello più radicato nell’immaginario collettivo: l’idea della violenza come opera di uno sconosciuto, di un estraneo che si annida fuori casa. I dati Istat raccontano l’esatto contrario. Tra le forme più gravi di violenza fisica subita prima dei 16 anni — essere colpite violentemente, prese a calci, percosse con oggetti, bruciate o ferite con un’arma — il principale responsabile indicato dalle vittime italiane è il padre o il patrigno (39,8% dei casi), seguito dalla madre (28,0%). Tra le vittime straniere il fenomeno è ancora più marcato: 47,5% il padre, 43,5% la madre.

Anche per la violenza sessuale più grave — essere costrette a un rapporto — gli autori più citati dalle italiane sono un conoscente di vista (29,1%), un amico o un amico di famiglia (24,9%), un altro parente (18,4%): figure che gravitano dentro la rete relazionale e familiare della vittima. Uno sconosciuto compare solo nel 9,0% dei casi.

Questo dato ha una ricaduta culturale enorme, e vale la pena dirla con chiarezza: se la violenza nasce prevalentemente in casa, allora le strategie di “sicurezza” pensate per lo spazio pubblico — l’illuminazione delle strade, l’app antipanico, il consiglio di “non tornare sole di notte” — intercettano una parte reale ma minoritaria del fenomeno. Il luogo più pericoloso, per una bambina, resta troppo spesso quello che dovrebbe essere il più sicuro: la propria casa.

 

Il silenzio come istituzione

Se c’è un dato che, letto sociologicamente, pesa quanto quello sulla violenza in sé, è questo: il 58,4% delle donne italiane e il 58,3% delle straniere che hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni non ne hanno mai parlato con nessuno. Non con un’amica, non con un’insegnante, tantomeno con un’istituzione. Il ricorso alla polizia si ferma allo 0,2% tra le italiane e allo 0,0% tra le straniere; ai servizi sanitari o sociali lo 0,1% e lo 0,0%. Sono percentuali che, più che descrivere un vuoto, descrivono una costruzione sociale precisa.

Il silenzio, in altre parole, non va letto solo come reticenza individuale — la vergogna di una singola persona — ma come un fenomeno prodotto e riprodotto dallo stesso sistema di relazioni che genera la violenza. Chi subisce violenza da un genitore la racconta, quando la racconta, soprattutto a un familiare o un parente (29,9% delle italiane): resta cioè dentro lo stesso perimetro, la stessa rete, spesso le stesse persone che quella violenza l’hanno resa possibile o l’hanno taciuta a loro volta. È un cortocircuito che si autoalimenta: la famiglia che produce la violenza è, quasi sempre, anche la famiglia a cui — se proprio se ne parla — se ne parla. E le istituzioni restano, semplicemente, fuori dalla porta.

Questo è probabilmente il motivo per cui l’Istat, in altri suoi report, parla di “sommerso”: non un errore di rilevazione, ma una caratteristica strutturale del fenomeno. Un fenomeno che si nasconde perché il luogo dove nasce è anche il luogo che ha tutto l’interesse — implicito, spesso inconsapevole — a custodirlo.

 

L’eco sui figli

Il cerchio si chiude, tristemente, su una nuova generazione. Tra le donne italiane che hanno subito violenza da parte del proprio partner, il 62,1% dichiara che i figli vi hanno assistito — il 18,1% spesso. Tra le straniere la quota è del 57,3%. E gli effetti, quando le madri li osservano, disegnano un quadro riconoscibile: ansia e paure eccessive nel 40,8% dei casi (italiane), maggiore irrequietezza nel 29,6%, difficoltà ad addormentarsi o risvegli notturni nel 18,6%, comportamenti aggressivi nel 12,7%, fino a disturbi dell’alimentazione ed enuresi notturna.

Sono gli stessi bambini che, se diventeranno figlie, rischiano — lo abbiamo visto — di entrare in quel 57% di donne esposte due volte alla violenza. E se diventeranno figli, rischiano di portare con sé, nella relazione che costruiranno da adulti, lo stesso copione osservato in casa. Il cerchio, appunto: non si chiude da solo, e i dati Istat lo dimostrano con una chiarezza che raramente la statistica riesce a restituire su temi così delicati.

 

Guardare nel posto giusto

Se c’è una lezione politica e culturale da trarre da questo report, è che il discorso pubblico sulla violenza contro le donne continua, in gran parte, a guardare nel posto sbagliato. Si concentra sull’evento — l’aggressione, il femminicidio, il caso di cronaca — e sulla relazione adulta, quella tra partner. Ma i dati dicono che il copione si scrive molto prima: dentro la famiglia, nei primi anni di vita, spesso prima ancora che una bambina abbia gli strumenti per riconoscere ciò che le sta accadendo come violenza.

Questo non significa spostare l’attenzione dalla violenza tra adulti — sarebbe un errore altrettanto grave. Significa aggiungere un livello di lettura che oggi manca quasi del tutto al dibattito pubblico: la prevenzione non può limitarsi a insegnare alle donne adulte a riconoscere un partner pericoloso, se non si interviene anche su ciò che accade, molto prima, nelle case dove si cresce. Vuol dire investire su chi incontra i bambini prima di chiunque altro — pediatri, insegnanti della scuola dell’infanzia, servizi sociali — dando loro strumenti reali per intercettare i segnali di un clima familiare violento, anche quando la violenza non lascia segni visibili. Vuol dire, soprattutto, prendere sul serio la violenza assistita come una forma di violenza a pieno titolo, e non come un danno collaterale.

Il report Istat non offre soluzioni: offre, con il rigore che gli è proprio, la fotografia di un fenomeno che l’Italia — come il resto d’Europa, secondo i dati comparativi Eurostat citati nel documento — fatica ancora a nominare per intero. Ma una fotografia così nitida è già, di per sé, un punto di partenza. Perché per rompere un copione, bisogna prima riconoscere che è stato scritto — e capire dove, esattamente, qualcuno ha cominciato a scriverlo.

 

Fonte: Istat – Dipartimento per le Pari Opportunità, “Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta. Anno 2025”, pubblicato il 16 settembre 2026, basato sulla terza Indagine sulla Sicurezza delle donne (marzo 2025 – gennaio 2026).

Per una politica aperta, al servizio della persona

Dal “politique d’abord” al primato della persona

C’è una concezione della politica che si potrebbe definire “insulare”, per dire che si alimenta di sé stessa: nella pratica si configura come “politicismo”, e nel linguaggio si caratterizza come “politichese”. Questa forma autarchica della politica perpetua paradigmi e approcci che, in nome di un sedicente “realismo”, tende a ripetere schemi asfittici di una politica che sa le risposte prima ancora di conoscere le domande, perché le dure leggi della politica, analogamente alle dure leggi dell’economia — in realtà non ci sono né queste né quelle — imporrebbero tattiche e strategie che sono sempre le stesse, pur nella diversità dei contenuti legati alla contingenza.

In un tale contesto, la logica è dettata dall’imperativo: “politique d’abord” (così Charles Maurras un secolo fa), cioè il politico ha un primato su tutto, per cui l’azione politica trova il suo metro di misura nello Stato.

A questa concezione Jacques Maritain ha contrapposto la Primauté du spirituel (1926) per rivendicare il primato della persona: non dunque “Lo Stato e l’uomo” alla Hegel né “La Società e l’uomo” alla Marx, ma “L’uomo e lo Stato”, e L’homme et l’Etat (1951) s’intitola il capolavoro di filosofia politica di Maritain, preparato da opere come I diritti dell’uomo e la legge naturale (1942), Cristianesimo e democrazia (1945), Per una politica più umana (1944), La persona e il bene comune (1947): le prime due pubblicate in italiano originariamente da Comunità di Adriano Olivetti, successivamente da Vita e Pensiero da Giuseppe Lazzati; le altre due apparse da Morcelliana di Stefano Minelli.

Ma si potrebbe citare anche un altro pensatore non meno noto, Emmanuel Mounier, con i volumi Che cos’è il personalismo? (1946) e Il personalismo (1949), pubblicati rispettivamente da Einaudi nel 1948 (poi nel 1975) e da Garzanti nel 1952, successivamente da Ave nel 1964 (poi nel 2004).

Tutto ciò mostra l’attenzione portata dalla cultura sia cattolica sia laica al pensiero personalista, sul quale sarebbe opportuno tornare a riflettere, soprattutto da parte dei giovani.

 

Una politica che sappia aprirsi agli altri saperi

Non solo: queste concezioni di “umanesimo integrale” e di “personalismo comunitario” hanno influito sulle Carte internazionali e nazionali, tra cui la Costituzione della Repubblica italiana, in particolare nei “principi fondamentali”, che disegnano — ecco il punto che qui interessa evidenziare — una politica aperta, nel senso che non si esaurisce in sé stessa, ma si relaziona all’antropologia, all’etica, alla religione; anzi, si nutre delle indicazioni che da queste provengono, nella convinzione che la politica abbia tutto da guadagnare dalle sollecitazioni e suggestioni che derivano da altri ambiti che non sono politici, ma pure sono significativi anche per la politica.

Certo, la politica deve poi, in questa feconda opera relazionale, mantenere la sua specificità epistemologica, epperò la politica deve avere il coraggio di lasciarsi provocare da impostazioni che provengono da altri ambiti, operando le necessarie mediazioni, in modo da procedere iuxta propria principia: è, questo, il senso di una laicità che non porta al laicismo, e di una epistemologia che non porta al riduzionismo.

Può aiutare a comprendere la necessità della politica aperta la consapevolezza che prima di “fare politica” c’è la condizione naturaliter di “essere politici”: questa politicità della persona richiede di “agire e pensare politicamente” nel rispetto della integralità dell’essere persona.

 

Oltre le sfere separate

Pertanto occorre non continuare con l’impostazione delle sfere separate (politica, religiosa, economica, etica, ecc.), per cui ogni ambito ha la sua logica, che le rende incomunicabili: questa separatezza rischia di compromettere la integralità della persona, la quale di quelle sfere è il soggetto.

Da qui l’istanza di una politica “personocentrica”, cioè basata sul primato della persona colta nella sua interezza nella molteplicità dei mondi vitali.

Si tratta di una politica impegnata nella costruzione di una città umana e umanizzante, che è stata diversamente denominata e concepita: “città armoniosa” (Charles Péguy, 1898); “città futura” (Antonio Gramsci, 1917); “città fraterna” (Jacques Maritain, 1942); “città a misura d’uomo” (Emmanuel Mounier, 1948); “città dell’uomo” (Adriano Olivetti, 1960, e Giuseppe Lazzati, 1985): tutte, però, indirizzate a un rinnovamento forte della società attraverso una politica aperta, che nella diversità degli ambiti esistenziali non frantuma o disperde le persone.

 

La politica non tradisca la persona

Dunque, non “la politica prima di tutto e sopra tutto”, bensì la politica in relazione, anzi, politica in interazione con i molteplici campi del sapere, dell’agire e del fare.

Insomma, una politica aperta alla religione ma senza infeudamenti nel sacro; una politica aperta alla filosofia, finanche alla metafisica, ma senza cadute nelle astrattezze teoreticistiche; una politica aperta all’etica ma senza cedimenti al moralismo; una politica aperta all’assiologia ma senza derive ideologiche.

Insomma, una politica aperta è quella che non tradisce la politica ma nemmeno la persona umana, coniugando insieme epistemologia politica e integralità antropologica.

"Cicale", il nuovo album di Malika Ayane: ‘Una grande festa’

Roma, 18 set. (askanews) – A 5 anni di distanza dal suo ultimo progetto discografico, Malika Ayane torna con il nuovo atteso album d’inediti “cicale” (Carosello Records in licenza a M.A.S.T./Believe), che esce domani, e che è disponibile in pre-save e pre-order al seguente link: https://lnk.to/malika_ayane_cicale

“Dopo vent’anni di musica, guardandomi indietro mi direi: ‘Ce l’abbiamo fatta’”, racconta Malika Ayane incontrando i giornalisti. “E’ una grande, grande, grandissima festa”.

Per presentare l’album l’artista incontrerà i fan con un instore tour che toccherà le principali città italiane: 18 settembre – 18.30 Milano – Feltrinelli Duomo 22 settembre – 18.00 – Molfetta (BA) – CC Gran Shopping Mongolfiera 23 settembre – 17.00 – Roma – Discoteca Laziale 24 settembre – 17.30 – Città Sant’Angelo (PE) – Santangelo Outlet Village 25 settembre – 18.00 – Perugia – CC Emisfero Perugia 27 settembre – 17.30 – Piacenza – CC Gotico 28 settembre – 18.00 Bussolengo (VR) – CC Porte dell’Adige 29 settembre – 18.30 Roncadelle (BS) – CC Elnòs Shopping 30 settembre – 18.30 Genova – CC Waterfront Mall 1 ottobre – 18.00 – Castenaso Villanova (BO) – CC Centronova 21 ottobre – 18.00 – Misterbianco (CT) – CC Centro Sicilia 22 ottobre – 18.30 Maida (CZ) – CC Due Mari

L’album è stato anticipato in radio dal singolo “detto tra noi”, che arriva dopo il singolo “una possibilità” che l’artista ha portato sul palco dei più importanti festival estivi e dopo il successo di “animali notturni”, canzone presentata all’ultimo Festival di Sanremo che ha conquistato il consenso di pubblico e critica.

Questa la tracklist di “cicale”: “finalmente” “animali notturni” “è andata così” “all’improvviso ci verrà da ridere” “diversamente” ft Dargen D’Amico “detto tra noi” “probabile” “come la prima volta” “una possibilità” “primavera in città”

Da novembre Malika tornerà live nei principali teatri italiani, queste le date, prodotte e organizzate da Friends & Partners e Magellano Concerti: 1 novembre – Fermo (Teatro dell’Aquila) DATA ZERO 3 novembre – Roma (Auditorium Conciliazione) 4 novembre – Firenze (Teatro Verdi) 10 novembre – Milano (Teatro Arcimboldi) 11 novembre – Torino (Teatro Colosseo) 14 novembre – Catanzaro (Teatro Politeama) 16 novembre – Bitritto, Bari (Palatour) 17 novembre – Napoli (Teatro Augusteo) 19 novembre – Catania (Teatro Metropolitan) 20 novembre – Palermo (Teatro Golden) 24 novembre – Padova (Gran Teatro Geox) 25 novembre – Bologna (Teatro Duse) 27 novembre – Senigallia, Ancona (Teatro La Fenice) 28 novembre – Pescara (Teatro Massimo)

Centrosinistra, nel Pd il nodo ‘doppio candidato’ alle primarie

Roma, 17 set. (askanews) – La data delle primarie ancora non c’è, si aspetta di vedere se davvero la nuova legge elettorale verrà approvata e anche di capire quando si andrà al voto, perché incoronare il leader – o la leader – troppo presto può esporlo al logoramento. Ma la preparazione della corsa ai gazebo già anima il dibattito, nel Pd e nel ‘campo largo’ in generale, perché si tratta di capire quanti – e chi – saranno gli altri aspiranti candidati prmier, oltre a Elly Schlein e Giuseppe Conte. Nel Pd, in particolare, è iniziata una discussione sull’opportunità di presentare anche un altro nome, oltre a quello della segretaria, in particolare un nome che dovrebbe rappresentare la minoranza. Ipotesi che, al momento, la Schlein non sembra disposta a prendere in considerazione e che non convince nemmeno tutti i riformisti.

Da statuto è l’assemblea del partito che può dare l’ok alla presentazione di un altro candidato Pd, oltre a quello della segretaria. E la Schlein, racconta chi ci ha parlato, non sembra affatto disposta ad acconsentire. La leader democratica non vuole disperdere forze in vista della sfida con Conte e non sembra convinta del ragionamento fatto da diversi nell’area riformista: la tesi è che gli elettori più moderati voterebbero più facilmente la leader Pd al ballottaggio, se avessero la possibilità di scegliere un candidato ‘di bandiera’, riformista, al primo turno. Di certo, pesa anche il timore di lasciare al solo Renzi la bandiera del riformismo.

Il nome più accreditato che circola è quello di Giorgio Gori, l’europarlamentare ed ex sindaco di Bergamo, spiega più di un parlamentare Pd, starebbe continuando a sondare il sostegno attorno ad una sua eventuale candidatura. Di certo, secondo quanto spiegano fonti della minoranza, su Gori convergerebbe volentieri Matteo Renzi, con la sua Casa riformista.

Non tutta la minoranza Pd, però, condivide questa idea, la discussione è in corso e verrà approfondita prima dell’appuntamento di Prato, a fine mese. Ma, appunto, la Schlein finora ha detto chiaramente di non essere disposta a concedere la deroga per un secondo nome Pd in corsa alle primarie. La leader dem preferirebbe di gran lunga una sfida a due, lei e il leader M5s, anche perché questo permetterebbe di superare pure la discussione sul secondo turno, che Conte non vuole.

Ma le cose sono complicate, perché la questione dei candidati, peraltro, arrovella anche le altre forze della coalizione. Avs, che non a caso non è affatto entusiasta delle primarie, si trova davanti a un bivio. Come spiega un parlamentare della sinistra Pd: “Loro non possono candidare nessuno dei due leader – nè Bonelli, nè Fratoianni – perché salterebbe l’alleanza che hanno costruito. Ma non è semplice nemmeno scegliere un terzo nome, di peso ma ‘neutro’ da presentare”. D’altro canto, se Verdi-Sinistra non presentassero un proprio nome rischierebbero di rimanere ‘schiacciati’ dalla sfida Schlein-Conte.

Non semplice la situazione nemmeno nella galassia centrista. Renzi ha sempre detto che presenterà un nome per ‘Casa riformista’, ma Silvia Salis ha detto no e non sembra facile trovare un altro volto competitivo. Resta l’ipotesi Gori, appunto, ma se la Schlein continua a dire no al doppio candidato Pd l’unica sua possibilità sarebbe quella di uscire dal partito. Il resto dell’area centrista, poi, ancora fatica a prendere forma. Tutti argomenti a favore di chi – anche nel Pd – vorrebbe evitare la conta ai gazebo. Ma la macchina sembra ormai in moto.

A2A porta in Italia Teti, il robot subacqueo per pulire gli invasi

Valdidentro (So), 17 set. (askanews) – Arriva per la prima volta in Italia il robot subacqueo che permette di pulire i fondali delle dighe, senza dover svuotare i bacini. È il Progetto Teti di A2A, al via in fase sperimentale presso la diga di Cancano, in Valtellina. Sviluppato in collaborazione con Watertracks, il Progetto Teti ridefinisce la manutenzione delle infrastrutture idroelettriche: azzera lo spreco d’acqua e garantisce la pulizia degli invasi dai sedimenti montuosi.

“Questo Progetto Teti è una idea completamente innovativa: è quella di avere un robot che continua costantemente a tenere manutenuto il lago, lavora sui sedimenti. Li prende e li sposta dove non danno fastidio”, ha detto l’amministratore delegato di A2A, Renato Mazzoncini.

Se finora bisognava svuotare gli invasi, il robot cingolato del Progetto Teti opera a 80 metri di profondità, mantenendo l’impianto sempre operativo. Due frese smuovono il sedimento, che viene poi aspirato da una pompa. Sono stati già rimossi 10.000 metri cubi di detriti.

“La cosa interessante è che quando dobbiamo fermare il lago, nel vecchio modello, per fare queste manutenzioni si perde una capacità di produzione elettrica pari alla produzione di un anno di 10mila impianti domestici solari. Il Progetto Teti non solo ha un impatto ambientale migliore e tiene le dighe in ordine, ma ha anche un grande vantaggio dal punto di vista energetico in un momento in cui l’Italia ne ha veramente bisogno”.

La Valtellina e la Valchiavenna restano centrali per A2A, come emerge dal Bilancio di sostenibilità territoriale. Il gruppo gestisce 21 centrali idroelettriche, con una potenza complessiva di 1,2 gigawatt. Nel 2025 sono stati generati 78 milioni di euro di valore e oltre 15 milioni di investimenti, in crescita del 31% in un anno.