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Come la socialità nei giovani sta cambiando forma

Milano, 9 lug. (askanews) – Le abitudini delle nuove generazioni sono in continua evoluzione e fotografarle significa capire come cambiano i momenti di incontro e condivisione. È questo l’obiettivo di Together Lab, l’osservatorio sulla socialità contemporanea presentato da Heineken Italia, nato per analizzare il modo in cui i giovani raccontano e vivono le proprie relazioni. Il progetto, realizzato insieme a un team di ricercatori dell’Università IULM , coordinati dal professor Mauro Ferraresi, ha analizzato oltre 14.400 contenuti pubblicati spontaneamente da giovani tra i 18 e i 35 anni sulle principali piattaforme social.

“Nel 2025 siamo partiti dal nostro purpose “We brew the joy of true togetherness to inspire a better world”, cioè creiamo il piacere di stare insieme per ispirare un mondo migliore e abbiamo lanciato una campagna dal nome “Together”. Oggi facciamo un passo avanti, mettendoci in ascolto delle nuove generazioni” ha dichiarato Alfredo Pratolongo, Corporate Affairs Director Heineken Italia.

Dallo studio emergono cinque tendenze: il valore del weekend e della casa come spazi di condivisione, il ruolo centrale dell’aperitivo, una socialità più consapevole e il cibo come nuovo linguaggio delle relazioni.

“Le nuove generazioni sono sempre più attente alla ricerca dell’autenticità, è fondamentale. Non cercano più dei modelli da dover seguire, a cui conformarsi, ma sono attente a scegliere quelle situazioni, esperienze, compagnie e anche marche che si adattano naturalmente alle loro esigenze, non il contrario. Questa è stata un po’ la base della nostra strategia di comunicazione, che naturalmente evolve in base alle diverse occasioni di consumo, se parliamo di consumo a casa o nella ristorazione” ha aggiunto Michela Filippi, Marketing Director Heineken Italia

Secondo l’osservatorio, quindi, la socialità dei giovani non scompare ma cambia forma: alle occasioni fuori casa si affiancano nuovi momenti di condivisione domestica, con una maggiore attenzione all’autenticità, alla flessibilità e all’inclusione.

L. elettorale, Tajani: tecnici al lavoro non decide Meloni

Roma, 9 lug. (askanews) – Sulle legge elettorale “stanno lavorando i rappresentanti dei partiti in Parlamento, non sceglie la Meloni”. Così il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, risponde ai cronisti a margine della presentazione della nuova tessera 2026, nella sede di FI, spiegando che “ci sono riunioni a livello tecnico, verranno presentati emendamenti e ci saranno discussioni all’interno dei gruppi parlamentari del centrodestra”.

Tajani: il campo largo è sempre più stretto, manca il centro

Roma, 9 lug. (askanews) – “La foto di ieri del campo largo è la foto del campo stretto, manca il centro. Si sentono le parole classiche di una campagna elettorale dell’estrema sinistra, M5s, Avs, Pd vanno sempre più verso l’estrema sinistra”. Lo ha detto il segretario nazionale di Forza Italia e vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, nel corso di una conferenza stampa nella sede di FI per la presentazione della nuova tessera 2026, nell’ambito della campagna adesioni del movimento azzurro, commentando le immagini dell’incotro di ieri a Napoli tra Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni.

“Non temiamo l’effetto Vannacci e quello di nessuno. Siamo in democrazia, se ci sono buone proposte. Siamo una forza di centro alternativa alla sinistra e diciamo ai delusi di centrosinistra che siamo pronti a costruire con loro una grande casa della liberdemocrazia riformista nel nostro paese” ha concluso Tajani.

Francesco Gabbani annuncia a sorpresa i live "Occidentali’s Party"

Milano, 9 lug. (askanews) – Mentre è impegnato in tutta Italia con il suo nuovo tour estivo, Francesco Gabbani annuncia a sorpresa “Occidentali’s Party”, due speciali appuntamenti nei palazzetti in programma il 17 aprile 2027 al Nelson Mandela Forum di Firenze e il 22 aprile 2027 all’Unipol Forum di Milano. Un atteso ritorno nei grandi spazi indoor dopo il successo dei suoi ultimi tour, per celebrare insieme al pubblico un traguardo speciale: i dieci anni di Occidentali’s Karma.

Un nuovo capitolo live che arriva in un anno particolarmente significativo: il 2027 segna infatti il decennale di Occidentali’s Karma, il brano con cui Gabbani vinse il Festival di Sanremo dando il via ad un percorso costellato di successi entrati nell’immaginario collettivo.

Con questi due concerti evento, Gabbani celebrerà questo importante anniversario con uno spettacolo unico, caratterizzato da un allestimento inedito e da una scaletta pensata per ripercorrere i momenti più significativi della sua carriera. Una grande festa della musica che renderà omaggio al cammino artistico che lo ha portato a diventare uno dei cantautori più apprezzati e amati del panorama italiano

Le date sono prodotte da A1 Concerti. I biglietti sono disponibili da ora su TicketOne. Nel frattempo prosegue con grande successo il tour estivo, partito a metà giugno. Con la sua inconfondibile energia e la capacità di coniugare leggerezza e profondità, Francesco Gabbani continua a incontrare il pubblico in una serie di concerti che si trasformano in un vero e proprio racconto in musica, ripercorrendo le tappe più significative del suo percorso artistico. In scaletta convivono i brani più recenti, i grandi successi e le hit sanremesi che hanno fatto cantare e ballare il pubblico di tutta Italia, in un viaggio tra emozioni, storie e condivisione. Un percorso tra canzoni che continuano a evolversi e parole che, nel tempo, hanno conservato intatta la loro forza e il loro significato.

Il tour estivo è prodotto da A1 Concerti. Di seguito il calendario dei concerti: 12 giugno Bergamo, ChorusLife Arena 15 giugno Mestre, Teatro del Parco Bissuola 27 giugno Catania, Villa Bellini 02 luglio Trento, Piazza Fiera 03 luglio Piacenza, Palazzo Farnese 09 luglio Marostica, Piazza degli Scacchi 10 luglio Genova, Arena del Mare 12 luglio Cervia, Piazza Garibaldi 15 luglio Peccioli, Anfiteatro Fonte Mazzola 16 luglio La Spezia, Piazza Europa 18 luglio Bari, Fiera del Levante 20 luglio Bibione, Piazzale Zenith 29 luglio Ancona, Flame Festival 31 luglio Ploaghe, Stadio di atletica leggera “Lello Baule” 01 agosto Edolo, Piazzale Foro Boario 19 agosto Presicce – Acquarica, Festival I Colori dell’Olio 22 agosto Tagliacozzo, Piazza Duca degli Abruzzi

L’ambasciatore russo: l’Italia non ha esponenti della statura di Putin e Lavrov

Roma, 9 lug. (askanews) – “L’eminenza grigia della diplomazia italiana, il Segretario Generale (della Farnesina, ndr) Riccardo Guariglia, espellendo dal Paese il maggior numero possibile di diplomatici russi, vorrebbe limitare al massimo l’influenza della Russia in Italia. Questo è comunque impossibile: infatti, la Russia può contare su esponenti della statura di Vladimir Putin e Sergey Lavrov”. Lo ha scritto sul suo canale Telegram l’ambasciatore della Federazione russa a Roma, Alexei Paramonov.

“L’Italia, per contro, pur col suo immenso potenziale sul piano delle idee e col suo patrimonio politico e umanistico, oggi non dispone di figure di tale levatura”, ha aggiunto l’ambasciatore. “Possiamo solo auspicare che tornino ad emergere anche qui, per restituire all’Italia l’autonomia e il prestigio di cui godeva un tempo anche negli ‘affari esteri'”, ha concluso.

Bce: "Importante evitare di dare indicazioni sul futuro dei tassi"

Roma, 9 lug. (askanews) – “Dato il persistere dell’elevata incertezza, è importante evitare di dare qualsiasi indicazione riguardo al futuro dei tassi di interesse”. È uno degli elementi chiave concordati dal Consiglio direttivo della Bce, alla riunione del 10 e 11 giugno, in occasione della quale venne deciso all’unanimità di alzare i tassi per 0,25 punti percentuali in risposta ai rialzi dell’inflazione, determinati dai rincari di petrolio energia.

In occasione di quella riunione, i componenti del direttorio hanno concordato che “i rischi per le prospettive di inflazione sono al rialzo”, secondo quanto riportano i verbali pubblicati oggi dalla Bce. “Se i prezzi dell’energia dovessero salire di più o più a lungo di quanto attualmente atteso, l’inflazione dell’area euro aumenterebbe ulteriormente. Questo potrebbe venire rafforzato e essere più persistente se i prezzi dell’energia si dovessero diffondere più del previsto a altri prezzi, ai salari, alle aspettative di lungo termine o se gli approvvigionamenti dovessero essere maggiormente danneggiati”.

Di fronte a questo quadro, discusso in maniera approfondita e posto che secondo i banchieri centrali non ci si trova nella stessa situazione del 2022, che richiedeva una energica stretta monetaria, tutti i componenti del direttorio, secondo il documento, hanno appoggiato la proposta di alzare i tassi per 25 punti base.

“Sebbene rialzo potesse essere visto come una mossa cautelare a marzo o aprile, l’aggiustamento attuale non va visto come ‘una assicurazione’ ma piuttosto come una decisione solida in base allo scenario di base e a tutti quelli alternativi”, si legge.

I componenti del direttorio hanno concordato che le future decisioni continueranno a essere basate sulle prospettive di inflazione, sui rischi che le circondano, in base ai dati che perverranno, e che si manterrà un approccio decisionale basato sui dati, in cui le scelte vengono compiute volta per volta”senza vincolarsi a un percorso predeterminato sui tassi”.

Arte, a Palazzo Merulana la mostra "Lirismo Indifeso" di Franco Onali

Roma, 9 lug. (askanews) – Sfuggenti, persino contraddittorie. A prima vista le opere di Franco Onali, a Palazzo Merulana, sede della Fondazione Elena e Claudio Cerasi, gestito e valorizzato da CoopCulture, con “Lirismo Indifeso – Percezioni riflesse” a cura di Jacopo Bucciantini, dal 9 luglio al 27 settembre 2026, potrebbero apparire proprio in questo modo. Questo perché nell’arco di oltre mezzo secolo di attività, la sua pittura attraversa linguaggi differenti — dalla figurazione al post-cubismo, fino a soluzioni più astratte — senza mai aderire stabilmente a una corrente o a un programma stilistico riconoscibile. Una varietà che, tuttavia, non corrisponde a una dispersione, bensì alla costante fedeltà ad una medesima esigenza interiore.

Per comprendere la ricerca di Onali è necessario forse riconsiderare il significato stesso dell’atto pittorico. Le sue opere non nascono per illustrare concetti, né per raccontare storie o trasmettere messaggi. Esse sembrano piuttosto costituire uno spazio di conoscenza, uno strumento di confronto con sé stessi. In questo senso, i suoi dipinti non sono tanto finestre aperte sul mondo, quanto superfici ri?ettenti: immagini attraverso cui l’artista tenta di riconoscersi, senza tuttavia giungere mai a una definizione definitiva.

L’intera vicenda biografica dell’artista – si spiega in una nota – sembra confermare questa radicale autonomia. Nato a Roma nel 1932, formatosi tra le Accademie di Roma e Firenze, sotto la guida di Renato Marino Mazzacurati e Roberto Melli, e legato da rapporti di amicizia e confronto con personalità quali Mario Mafai, Renato Guttuso, Alberto Sughi, Tano Festa, Franco Angeli e Gino Severini, Onali sceglie tuttavia di rimanere ai margini del sistema dell’arte, sottraendosi alle logiche della promozione e della costruzione dell’immagine pubblica. Le sue opere circolano prevalentemente attraverso relazioni personali e la sua storia rimane affidata soprattutto ai ricordi di chi lo ha conosciuto. Questa posizione non è determinata da un disinteresse verso l’arte, bensì da una concezione profondamente libera della propria esistenza.

Anche per questo motivo, la produzione di Franco Onali, pur attraversando stagioni e linguaggi differenti, rivela una sorprendente continuità. Nel periodo post-cubista, sviluppato soprattutto tra gli anni Quaranta e Settanta, la frammentazione della forma e la molteplicità dei punti di vista cessano di essere un problema esclusivamente linguistico e diventano il mezzo attraverso cui restituire l’instabilità e la complessità dell’esperienza interiore. La geometria non viene utilizzata per costruire un ordine, ma per metterne in discussione la possibilità stessa.

Nelle successive opere figurative, apparentemente più riconoscibili, questa tensione non si esaurisce, ma si manifesta diversamente. Le immagini continuano a sottrarsi alla narrazione e alla descrizione naturalistica. Figure, oggetti, strumenti musicali, interni domestici e paesaggi emergono sulla tela come presenze sospese, prive di una funzione simbolica univoca, quasi appartenessero a una dimensione mnemonica o onirica piuttosto che alla realtà visibile.

Le differenti stagioni della sua ricerca non rappresentano quindi momenti separati, bensì le molteplici espressioni di una medesima necessità: preservare la libertà dell’immagine, sottraendola a ogni funzione dimostrativa, narrativa o ideologica. La pittura di Onali non pretende di spiegare, né di convincere, al contrario si limita, con estrema sincerità, ad esistere.

“È forse in questa disponibilità a mostrarsi senza difese, senza costruzioni teoriche e senza volontà di affermare una verità definitiva, che risiede ciò che Dario Micacchi definì ‘lirismo indifeso’. Un lirismo che attraversa l’intera vicenda artistica di Franco Onali e che trasforma ogni quadro in una sorta di autoritratto invisibile: non la rappresentazione di un volto, ma il ri?esso di una coscienza che, attraverso le immagini, continua a interrogare sé stessa”, spiega il curatore della mostra Jacopo Bucciantini.

L’esposizione propone una rilettura critica della produzione di Franco Onali, attraverso una selezione di dipinti e di materiali audiovisivi che evidenziano gli elementi strutturali della sua ricerca figurativa. Il progetto nasce dalla volontà di superare una lettura esclusivamente cronologica o antologica della poetica dell’artista, privilegiando invece un percorso capace di restituire al pubblico la grammatica visiva e poetica che caratterizza oltre cinquant’anni di attività.

L’allestimento offre strumenti interpretativi che consentono ai visitatori di avvicinarsi alla complessità dell’immaginario dell’artista, senza ridurne la natura enigmatica, e a scoprirne le modalità compositive e le tensioni poetiche attraverso la sua intera produzione. Lirismo Indifeso – Percezioni riflesse di Franco Onali trova una collocazione particolarmente significativa all’interno di Palazzo Merulana poiché nel corso della sua carriera, l’artista ebbe numerose frequentazioni con personalità riconducibili all’ambiente della Scuola Romana e sviluppò rapporti culturali che ne favorirono il dialogo con alcune delle più importanti esperienze artistiche del secolo scorso. Particolarmente significativa la stima manifestata nei suoi confronti da Gino Severini, figura centrale delle avanguardie storiche e autore presente nella collezione permanente del Museo. L’esposizione intende pertanto valorizzare tali connessioni, inserendo il lavoro di Onali all’interno di una più ampia riflessione sul Novecento italiano e sui suoi sviluppi successivi. L’allestimento si sviluppa attraverso una selezione di venticinque opere pittoriche rappresentative della ricerca dell’artista e comprende inoltre della documentazione audiovisiva documentaristica e video-artistica.

Info e contatti. La mostra è visitabile con biglietto d’ingresso a Palazzo Merulana. Da mercoledì a venerdì: 12.00-20.00 (ultimo ingresso ore 19.00), Sabato e domenica: 10.00-20.00 (ultimo ingresso ore 19.00). Via Merulana 121, Roma. www.palazzomerulana.it.

Idf: "Una coalizione in Libano? Solo per demilitarizzare Hezbollah"

Safad, 9 lug. (askanews) – Se Unifil o una coalizione internazionale a guida italo-francese intendono andare in Libano per demilitarizzare Hezbollah, per Israele non ci sono controindicazioni. Ma se le loro intenzioni non dovessero essere queste, “mi chiedo quale sia il motivo per essere lì”: lo ha dichiarato un Alto ufficiale militare dell’esercito israeliano di stanza nel Comando del Nord del Paese, durante una conversazione con una delegazione di giornalisti italiani, tra cui è presente askanews.

Per Israele “va bene” l’ipotesi di una forza internazionale che possa agire in Libano per mettere in sicurezza la regione e demilitarizzare Hezbollah, ma se non è nelle loro intenzioni intervenire contro il movimento sciita, ha rappresentato l’Alto ufficiale israeliano, mi chiedo quale sia la ragione per essere lì.

Targhe Tenco 2026: Orbit Orbit di Caparezza miglior album

Milano, 9 lug. (askanews) – Annunciate oggi, giovedì 9 luglio, le opere vincitrici delle Targhe Tenco 2026: Migliore album in assoluto – Orbit Orbit di Caparezza; Migliore album in dialetto – Amuri Luci di Carmen Consoli; Migliore album opera prima – Sta registrando audio… di Piji; Migliore album di interprete – Avincola canta Carella di Avincola; Migliore canzone singola – Quello che deve essere sarà di Emma Nolde; Migliore album a progetto – 80 Buon compleanno Ivan (live in Teramo) prodotto da Filippo Graziani. Risultato record nella fase del ballottaggio, con la partecipazione di 245 votanti.

Il prestigioso riconoscimento delle Targhe Tenco viene assegnato dal 1984 a “I migliori dischi dell’anno” di canzone d’autore pubblicati nel corso dell’anno (per le Targhe 2026 resi disponibili in qualunque modo al pubblico dal 1° giugno 2025 al 31 maggio 2026).

Le opere degli artisti candidati per le Targhe sono votate da una giuria vasta e competente formata da esperti, giornalisti e addetti ai lavori scelti dal Club Tenco che esprime i suoi voti nei modi e tempi che vengono comunicati ai giurati dall’Associazione. Il Direttivo del Club Tenco non fa parte di questa giuria.

Le informazioni relative alle Targhe Tenco e il regolamento sono online sul sito del Club Tenco.

Di seguito il numero dei voti ottenuti da ciascun finalista delle Targhe Tenco 2026 suddivisi nelle 6 sezioni previste: Caparezza con l’album Orbit Orbit (BMG) si aggiudica la targa del Migliore album in assoluto con 57 voti. Gli altri finalisti, in ordine di preferenze ottenute, sono: Andrea Laszlo De Simone con Una lunghissima ombra (56 preferenze); Madame con Disincanto (46 preferenze); Mauro Ermanno Giovanardi con E poi scegliere con cura le parole (46 preferenze); Erica Boschiero con Un posto sulla terra (39 preferenze).

Per la targa Migliore album in dialetto (o lingua minoritaria parlata in Italia) l’opera più apprezzata è Amuri Luci (Narciso Records / ADA Music Italy) di Carmen Consoli con 137 voti. Gli altri finalisti, in ordine di preferenze ottenute, sono: Daniele Sepe / Capitan Capitone & i Fratelli della Costa con 40N 14E (30 preferenze); Francesca Incudine con Radica (29 preferenze); Roberto Colella con Ce Sta Sempe Na Via (26 preferenze); Chiara Raggi con Zénta (18 preferenze).

L’album Sta registrando audio … (Azzurra Music) di Piji si aggiudica la targa Migliore album opera prima (primo album di lunga durata del titolare, cantautore o gruppo) con 81 voti. Gli altri finalisti, in ordine di preferenze ottenute, sono: Francamente con Bitte Leben (43 preferenze); Santamarea con Anime storte (42 preferenze); Satantango con Satantango (37 preferenze); Sara Gioielli con Gioielli Neri (23 preferenze).

Per la targa Migliore album di interprete l’opera più votata è Avincola canta Carella (TotoSound / Akkasamia) di Avincola con 96 preferenze. Gli altri finalisti, in ordine di preferenze ottenute, sono: Tosca con Feminae (59 preferenze); Gnut & Alessandro D’Alessandro con Dduje paravise (51 preferenze); Olden con Fanigliulo, l’artista (29 preferenze); P.A.O. con Le radici e la luna (6 preferenze).

La targa Migliore canzone singola, che va agli autori del brano, è assegnata a Quello che deve essere sarà (Carosello Records) di Emma Nolde con 54 voti. Gli altri finalisti, in ordine di preferenze ottenute, sono: Ditonellapiaga con Che fastidio! (46 preferenze); Mauro Ermanno Giovanardi con Anni Zero (44 preferenze); Bianca d’Aponte con Straniero (36 preferenze). Moni Ovadia, Giovanna Famulari, Michele Gazich con Palestina, terra di dolore (36 preferenze); Tosca con Primavera (23 preferenze).

Infine, il Migliore album a progetto, riconoscimento assegnato al produttore, è 80 Buon compleanno Ivan (live in Teramo) (Officine Pan Idler Tommy, distribuito da Sony Music Italy / evento omonimo a cura di IMARTS – International Music And Arts) prodotto da Filippo Graziani, con 70 preferenze. Le altre opere finaliste, in ordine di preferenze ottenute, sono: Noi, Piero – Collettivo Jambona (45 preferenze); Pigri – Teramo suona Ivan (44 preferenze); Il segreto di Penelope – Collettivo S.B.A.M. (31 preferenze); Buon compleanno Elvis Covered (17 preferenze).

Il Premio Tenco 2026 si terrà il 22, 23 e 24 ottobre presso il Teatro Ariston di Sanremo (Imperia). La rassegna dedicata alla Canzone d’Autore più prestigiosa e rinomata del nostro Paese, che ha superato l’importante traguardo dei 50 anni, anche in questa edizione premierà uno o più artisti con il Premio Tenco, assegnato dal Direttivo del Club Tenco alla carriera di coloro che hanno apportato un contributo significativo alla canzone d’autore mondiale.

Sempre il Club Tenco assegnerà anche il Premio Tenco all’Operatore Culturale e il Premio Yorum, istituito in collaborazione con Amnesty International Italia dal 2020 per dare visibilità agli artisti che in tutto il mondo, mettendo spesso a repentaglio la loro vita, lottano per i diritti umani e la libertà d’espressione.

Spionaggio, Mosca: risponderemo all’espulsione degli addetti militari da Roma

Roma, 9 lug. (askanews) – Il ministero degli Esteri russo ha dichiarato oggi che la Russia risponderà all’espulsione di due addetti militari dall’ambasciata russa a Roma.

Il ministro degli Esteri e vice primo ministro italiano Antonio Tajani ha affermato che Roma ha deciso l’espulsione di due addetti militari dall’ambasciata russa, a seguito dell’arresto di due sospetti in un caso di spionaggio, e che i due russi dovranno lasciare il Paese entro tre giorni.

“La Russia darà una risposta adeguata”, ha dichiarato il ministero di Mosca.

Pier Silvio Berlusconi: Vannacci efficace, aspettiamo il programma

Cologno Monzese, 9 lug. (askanews) – “Un conto è la propaganda, e non lo dico per Vannacci ma per tutti i partiti e i politici, un conto sono i programmi: vediamo il programma e la coerenza con il programma di centrodestra e di Forza Italia poi decideranno Forza Italia e il governo cosa fare”. Così il Ceo di Mfe, Pier Silvio Berlusconi, a chi, in occasione della serata dei palinsesti Mediaset negli studi di Cologno Monzese, gli chiedeva cosa pensasse di Vannacci, eurodeputato e fondatore di Futuro nazionale, e di una alleanza con la coalizione di centrodestra in vista delle prossime politiche.

“Vannacci, lo dico perchè sono abituato a dire quello che penso, è un bravo comunicatore, è efficace – ha sottolineato Pier Silvio Berlusconi – Ora coerentemente col mio pensiero di ciò che deve essere il centrodestra, a oggi in termini di propaganda direi di no, ma la propaganda è la propaganda e Vannacci lo sa bene. Nella realtà dei fatti, aspettiamo di vedere il programma di Vannacci e vedremo quanto è coerente col programma del centrodestra e si capirà cosa fare”.

Il Ceo di Mfe ha ricordato che “L’Italia non è nuova a fenomeni che dal nulla crescono a livello politico, alcuni hanno fatto parte della storia, nel bene e nel male, altri meno. Non mi stupisce che in questo momento emerga Vannacci”.

Anche sulla posizione di Forza Italia rispetto al fondatore di Futuro Nazionale ha chiarito: “Forza Italia deciderà in piena autonomia che cosa deve fare. Io non mi permetto di dare consigli al governo e a Forza Italia”. “Penso – ha concluso – che parlare prima di un programma sia un po’ parlare a vuoto”.

L.elettorale, Salvini: in agenda nessun incontro con Meloni e Tajani

Roma, 9 lug. (askanews) – Sulla legge elettorale con Meloni e Tajani “non abbiamo nessun incontro in agenda”. Lo ha detto il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, intervenuto in una conferenza stampa della Lega alla Camera per la presentazione di una proposta di legge per estendere la Zes anche alle aree di crisi del Nord.

“Noi non abbiamo posizioni ferme a proposito della legge elettorale, abbiamo posizioni ferme sui temi economici, sui temi della sicurezza, sui temi sociali, sul costo della vita, sul confronto con l’Europa, di tutto il resto stiamo discutendo”, ha aggiunto il leader della Lega, sottolineando che il tema “non toglie il sonno né a me né a Riccardo Molinari. Non mi appassiona, non mi entusiasma, ci sono dei tecnici che stanno seguendo il tutto”.

Inps, Fava: straniero 1 lavoratore su 7, leggere dati fuori da ideologie

Roma, 9 lug. (askanews) – Tra il 2019 e il 2025 i lavoratori extra-Ue “sono cresciuti di oltre il 35% e oggi un lavoratore dipendente su sette è straniero. Si tratta di un dato che va letto con serietà, al di fuori di contrapposizioni ideologiche”. Lo ha detto il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, illustrando alla Camera il rapporto annuale dell’istituto.

I numeri evidenziano come una quota crescente della capacità produttiva e della base contributiva del Paese “dipenda anche dalla capacità di governare i flussi migratori, orientandoli verso i fabbisogni del sistema produttivo e accompagnandoli con per corsi di formazione, legalità, integrazione e lavoro regolare – ha affermato Fava – l’integrazione, per essere autentica e sostenibile, deve fondarsi sul rispetto delle regole, della Costituzione e dei valori culturali e civili del nostro Paese. Non come chiusura identitaria, ma come patto di convivenza, responsabilità e appartenenza. Solo così il contributo dei lavoratori stranieri può trasformarsi in partecipazione piena alla vita economica e sociale, riducendo l’irregolarità, rafforzando le tutele, preservando la concorrenza leale e sostenendo gli equilibri contributivi”.

Il presidente dell’Inps ha inoltre sottolineato che “dal 2022 la crescita di professionisti e collaboratori, rispettivamente del 23 e del 15%, segnala una trasformazione profonda. Una parte del lavoro contemporaneo chiede giustamente autonomia, flessibilità e competenze nuove. Ma quella stessa flessibilità, se non regolata, può produrre discontinuità reddituale, carriere intermittenti e contribuzioni deboli”.

Inps, le donne accedono a pensione vecchiaia con 6 anni di contributi in meno

Roma, 9 lug. (askanews) – Le donne accedono alla pensione di vecchiaia con circa sei anni di contributi in meno rispetto agli uomini. E’ quanto rileva il rapporto annuale dell’Inps. Nel 2025 le settimane contributive medie alla vecchiaia sono pari a circa 1.643 per gli uomini e 1.335 per le donne, equivalenti rispettivamente a circa 31 anni e mezzo e 25 anni e 8 mesi di contribuzione.

Nel complesso, l’anzianità contributiva conferma una distinzione importante: nelle pensioni anticipate il gender gap resta contenuto perché il canale seleziona carriere lunghe e continue; nella vecchiaia, invece, il divario resta significativo e riflette differenze accumulate lungo la vita lavorativa. Il persistere nel 2025 di una distanza superiore a 300 settimane, pari a quasi sei anni di contribuzione, continua a incidere sull’adeguatezza delle prestazioni femminili, soprattutto in un sistema in cui l’importo della pensione dipende sempre più strettamente dalla storia contributiva individuale.

Inps, dal 1995 l’età di effettiva pensionamento salita di 7 anni e 3 mesi

Roma, 9 lug. (askanews) – Dal 1995 al 2025 l’età effettiva di accesso alla pensione è salita di 7 anni e 3 mesi. E’ quanto rileva il rapporto annuale dell’Inps, sottolineando che lo scorso anno l’età media era di 64 anni e 10 mesi (64,8 anni nel 2024). Il totale delle pensioni, dunque, conferma la crescita progressiva dell’età media alla decorrenza relativa ai lavoratori dipendenti del settore privato a carico del fondo pensione lavoratori dipendenti (Fpld).

Negli anni più recenti l’istituto osserva un lieve superamento dell’età media femminile rispetto a quella maschile. Questo risultato riflette un effetto di composizione: le donne accedono più frequentemente alla pensione di vecchiaia, a età prossime ai 67 anni, mentre gli uomini sono relativamente più presenti tra le pensioni anticipate, caratterizzate da età medie più basse.

Nel caso delle pensioni di vecchiaia, nel 1995 l’età media alla decorrenza era pari a circa 61 anni per gli uomini e 57 anni per le donne, riflettendo requisiti legali allora differenziati per genere. Negli anni successivi si osserva un progressivo aumento, particolarmente marcato per le donne per effetto del più veloce innalzamento dei requisiti anagrafici e della successiva equiparazione a quelli previsti per gli uomini. Dal 2019 entrambe le serie si collocano in prossimità del requisito ordinario di vecchiaia, pari a 67 anni, Nel 2025 l’età media alla decorrenza si attesta intorno a 67,1 anni per gli uomini e a 67,3 anni per le donne.

Le pensioni anticipate mostrano una dinamica più articolata. Nel 1995 l’età media alla decorrenza era pari a circa 54 anni per gli uomini e 52 anni per le donne, riflettendo una platea selezionata di lavoratori con carriere lunghe e continue. Nel periodo successivo l’età media aumenta, ma con oscillazioni più marcate rispetto alla vecchiaia, per effetto delle modifiche ai requisiti contributivi e dell’introduzione di misure temporanee di flessibilità.

La riforma introdotta nel 2011 rappresenta il principale punto di discontinuità: l’innalzamento dei requisiti contributivi e il superamento della precedente pensione di anzianità determinano, a partire dalle decorrenze 2012 e 2013, un aumento visibile dell’età media. Tra il 2019 e il 2021, l’introduzione di quota 100 produce una discontinuità di segno opposto, consentendo l’uscita con almeno 62 anni di età e 38 anni di contribuzione. Con il superamento di quota 100 e il passaggio a misure con platee più contenute, come quota 102 e quota 103, le serie tornano successivamente a risalire, riavvicinandosi alla dinamica determinata dai requisiti ordinari.

Spionaggio, Roma espelle due addetti ambasciata russa

Roma, 9 lug. (askanews) – “Il Governo italiano ha deciso di espellere due addetti militari dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia, responsabili delle attività di spionaggio emerse nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma. Il segretario generale della Farnesina ha appena comunicato all’ambasciatore russo a Roma che Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov devono lasciare Roma entro 3 giorni”. Lo annuncia con un post su X il ministro degli esteri Antonio Tajani. “Mosca – prosegue il ministro –
continua a usare le sue armi ibride per attaccare l’Occidente e l’Italia. Un’ingerenza grave e inaccettabile per le Istituzioni italiane e per la sicurezza nazionale”.

Istat, 100 anni di statistica ufficiale

Roma, 9 lug. (askanews) – Cento anni fa, il 9 luglio 1926, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge n. 1162, nasceva l’Istituto Centrale di Statistica, diventato dopo lunghi anni di trasformazioni Istituto nazionale di statistica, con la riforma del 1989.

Da allora, in un processo di continuo ammodernamento teorico, tecnico e metodologico, Istat accompagna la vita del Paese documentandone i cambiamenti e fornendo le informazioni statistiche indispensabili per la comprensione della realtà demografica, sociale, economica e ambientale.

Un secolo di storia costruito con grandi produzioni statistiche: dai censimenti generali della popolazione e delle attività economiche alla costruzione della contabilità nazionale e delle statistiche sociali, ambientali e territoriali, l’utilizzo integrato di fonti amministrative, l’uso dei big data, fino all’ultima frontiera dell’Intelligenza artificiale.

Il Centenario si è aperto ufficialmente lo scorso 21 maggio con la presentazione del Rapporto annuale 2026 alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e fino a fine anno è prevista una serie di appuntamenti non solo celebrativi ma di ascolto delle nuove richieste informative che la società e le istituzioni intendono porre alla statistica ufficiale.

Nei mesi di ottobre e novembre si terrà a Roma un’Esposizione digitale immersiva dedicata alla storia dell’Istituto (un evento che sarà arricchito anche con moduli di presentazione territoriali e da un ciclo di seminari che coinvolgeranno i nostri principali portatori di interesse e gli utenti). Nelle giornate del 1° e 2 dicembre seguirà la 16° Conferenza nazionale di statistica, evento di chiusura del Centenario.

Per celebrare il suo Centenario, l’Istat ha lanciato anche il progetto editoriale Storie di dati, pubblicazioni tematiche brevi dedicate al racconto dei cambiamenti demografici, sociali ed economici dell’Italia dal 1861 a oggi attraverso la statistica ufficiale, fotografando la sua trasformazione da Paese rurale e arretrato a economia avanzata.

Iran, Tajani: nuovi scontri causati da tema pedaggi su Hormuz

Roma, 9 lug. (askanews) – Sul nuovo scontro armato tra Stati Uniti e Iran “il tema centrale resta lo Stretto di Hormuz. L’Iran vuole che chi transita paghi un pedaggio, cosa che gli americani non intendono accettare. L’attacco alle due navi mercantili era finalizzato proprio a far capire che non si passa senza pagare il dazio. Gli americani, giustamente, sono contrari perché questo diventerebbe un principio applicabile a tutti gli stretti, limitando la libertà di navigazione e i commerci a livello internazionale”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, arrivando a un convegno della Fnomceo, la Federazione nazionale degli ordini dei Medici chirurghi e degli odontoiatri.

“Mi auguro – ha proseguito Tajani – che si possa trovare una soluzione a livello diplomatico per far sì che Hormuz sia libero, non si paghi alcun dazio e venga così ripristinata la libertà di navigazione. L’Iran deve comprendere che un accordo non può prescindere dalla fine della sua storia atomica, l’Iran, cioè, non può avere l’arma atomica, e non può imporre dazi alle navi che transitano per Hormuz”.

“Queste – ha sottolineato il ministro – sono due questioni fondamentali e auspico che tutto questo si possa risolvere per via diplomatica”.

Iran, i Pasdaran: colpite basi Usa in Kuwait e Bahrein

Roma, 9 lug. (askanews) – In una dichiarazione trasmessa dalla televisione di stato Irib, i Guardiani della Rivoluzione hanno affermato di aver lanciato attacchi con droni e missili contro “infrastrutture e installazioni” nelle basi statunitensi di Arifjan e Ali al Salem in Kuwait e di Jufra e Sheikh Isa in Bahrein, in rappresaglia per i raid aerei statunitensi in Iran.

Hanno inoltre minacciato di estendere la loro risposta ad altre basi nella regione qualora gli Stati Uniti avessero effettuato ulteriori attacchi.

Casa, Fimaa: nuove regole per rilanciare le locazioni

Roma, 9 lug. (askanews) – Un pacchetto di misure per contrastare l’emergenza abitativa, per la riforma della legge sulla professione di mediatore, il ddl di delega al governo per l’adozione del codice dell’edilizia. Sono i temi sui quali Maurizio Pezzetta, Vicepresidente Vicario di Fimaa Italia-Confcommercio, si è confrontato con l’on. Alice Buonguerrieri (FdI), membro della Commissione Giustizia della Camera, nel corso di un incontro.

Il vicepresidente vicario ha affrontato in maniera analitica la questione delle locazioni residenziali, smentendo il luogo comune secondo cui l’emergenza abitativa sarebbe legata alla forte espansione delle micro-strutture ricettive. “Le locazioni brevi e turistiche interessano appena il 2% del patrimonio immobiliare nazionale. Nelle città a forte vocazione turistica si arriva al massimo al 6%, come nel caso di Firenze” ha detto Pezzetta. “L’emergenza abitativa è in realtà legata al fenomeno degli immobili vuoti. In Italia si contano circa 8,5 milioni di case sfitte su un totale di 35,6 milioni. Secondo una stima prudenziale, c’è un bacino tra i 5,5 e i 6 milioni di queste abitazioni da cui sarebbe possibile far ritornare sul mercato un grande numero di immobili da destinare alla locazione, che contribuirebbero quindi in maniera significativa alla soluzione di questa emergenza che ha ormai carattere sociale. I proprietari – ha spiegato ancora Pezzetta – preferiscono rinunciare a una fonte di reddito, perché temono di non rientrare in possesso dell’immobile al termine del contratto o in caso di morosità dell’inquilino, e perché ritengono che la tassazione sia troppo elevata. “Gli immobili ci sarebbero, non mancano, ma è necessario restituire fiducia a questi proprietari, intervenendo quindi sia sul profilo fiscale, sia su quello delle garanzie se si vuole far tornare sul mercato questi appartamenti”. La Federazione propone di introdurre una serie di esenzioni e agevolazioni fiscali, in particolare per gli immobili locati con contratti 4+4, o a categorie svantaggiate, come studenti, giovani lavoratori e famiglie a basso reddito, oppure ancora nei casi di morosità. Tra le varie proposte per restituire fiducia ai proprietari, è stata ribadita quella di creare una banca dati nazionale dei procedimenti di sfratto per morosità, sul modello dei sistemi informativi utilizzati per l’accesso al credito. In questo modo si premierebbe anche il valore locativo degli inquilini che si sono sempre mostrati corretti.

Sulla riforma, Pezzetta ha invece ricordato che la legge del 1989 non è mai stata rivista in maniera organica. “Recentemente, il senatore Gasparri ha presentato un ddl, l’AS 1894, che interviene su ambiti finora non regolamentati. Ad esempio, la formazione continua, l’accesso alla professione tramite un ulteriore idoneo percorso universitario, l’obbligo di forma scritta per il conferimento dell’incarico, la figura del Property management. L’obiettivo è assicurare che il mercato sia trasparente, e chi vi opera abbia maturato la necessaria professionalità. Insomma – ha evidenziato Pezzetta, – sono misure che garantiscono una maggiore tutela al consumatore”. Infine, sul ddl delega per il codice dell’edilizia, Pezzetta ha ricordato le proposte di modifica veicolate dalla Federazione e presentate in Commissione Ambiente alla Camera, che puntano in particolare ad agevolare i cambi di destinazione d’uso degli uffici in abitazioni, favorire le procedure di compravendita, digitalizzare i procedimenti amministrativi, nonché razionalizzare, semplificare e coordinare la disciplina relativa agli immobili oggetto di procedure esecutive.

Centcom Usa: effettuati attacchi contro 90 obiettivi in Iran

Roma, 9 lug. (askanews) – L’esercito statunitense ha colpito circa 90 “obiettivi militari” in Iran, inclusi sistemi di difesa aerea, durante la sua ultima serie di attacchi, ha annunciato nella notte il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom).

“Gli Stati Uniti hanno completato una nuova serie di attacchi contro l’Iran l’8 luglio per ridurre ulteriormente la capacità dell’Iran di colpire navi mercantili e marinai civili innocenti nello Stretto di Hormuz”, ha dichiarato il Centcom in un comunicato pubblicato su X.

M.O., analista ex Idf: non eravamo preparati a invasione Hamas

Kefar Veradim, 9 lug. (askanews) – “Stiamo vincendo”, Israele non è mai stato così forte. Ora siamo preparati, il 7 ottobre non lo eravamo: questo è quanto ha dichiarato a una delegazione di giornalisti italiani, tra cui askanews, un’analista dell’Alma Research and Education Center, un centro di intelligence locato nel nord di Israele.

Dopo il 7 ottobre Israele oggi è più forte, prima non eravamo preparati per un’invasione di terra, ora non potrebbe più accadere. “Stiamo vincendo”, ha sostenuto Avraham Levine, ufficiale dell’intelligence della riserva dell’Idf e analista dell’Alma. “Oggi si può viaggiare in sicurezza nell’area della Giudea e Samaria molto più di quanto si potesse fare nell’ottobre scorso. Anche l’Iran è più debole ed è più lontano dal dotarsi di un’arma nucleare” ha spiegato Levine, sostenendo che “su tutti i fronti la situazione è migliorata”.

Questo cambiamento è avvenuto perché Israele ha capito che non era pronto per un’invasione prima dell’attacco promosso da Hamas nel 2023, specifica l’analista, affermando che la presenza nel sud del Libano per l’Idf è necessaria per preservare questa sicurezza.

“Elimineremo Hezbollah occupando una fascia di tre chilometri? No” ha evidenziato Levine, aggiungendo che la ragione per cui Israele è lì è perché vuole fermare “il fuoco diretto”. “Fermeremo il fuoco diretto e neutralizzeremo le altre minacce” ha evidenziato il riservista, specificando che l’Idf non si farà più cogliere di sorpresa. “In questo modo abbiamo eliminato quella minaccia”, ha precisato.

Tuttavia, in merito alla preparazione di Israele prima del 7 ottobre, Levine ammette che, nonostante tutta la preparazione di Israele e della sua popolazione, lo Stato non fosse pronto per un’invasione. “Eravamo preparati a un’invasione? Anche se loro dicevano che avrebbero attaccato, la risposta è no”, ha ammesso Levine.

Appello di Confindustria, Bdi e Medef: necessaria profonda revisione Ets

Roma, 9 lug. (askanews) – Bdi, Confindustria e Medef chiedono alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, una profonda revisione del meccanismo Ets, affinché le regole del mercato europeo della CO2 siano rese più aderenti alla realtà dell’industria, tenendo conto di tecnologie disponibili, costi, infrastrutture e concorrenza internazionale. L’appello è stato lanciato con una dichiarazione congiunta sul Financial Times.

Nella lettera firmata dalle associazioni industriali di Francia, Italia e Germania, con la quale per la prima volta esprimono una posizione comune in vista della proposta attesa per il 17 luglio, viene richiamato anche un recente studio dell’Università di Milano-Bicocca sull’Ets, secondo cui tra il 2013 e il 2024 la riduzione delle emissioni sarebbe derivata più dalle chiusure aziendali che dall’impatto del meccanismo sulla decarbonizzazione.

Le principali organizzazioni industriali delle prime tre economie europee, che insieme rappresentano quasi 500 mila imprese, chiedono anche di rivedere la Market Stability Reserve, la riserva che regola le quote CO2 sul mercato europeo, per evitare carenze create dalle regole attuali e limitare gli sbalzi dei prezzi; rafforzare il Cbam, il dazio europeo sulle emissioni di CO2 dei prodotti importati, mantenendo quote gratuite e compensazioni dei costi ETS finché non ci saranno strumenti alternativi efficaci contro il trasferimento della produzione fuori dall’Ue; destinare integralmente i ricavi ETS alla decarbonizzazione; integrare, dopo il 2030, soluzioni come i crediti internazionali di alta qualità, la cattura e lo stoccaggio della CO2 e le rimozioni permanenti di carbonio; escludere trasporto marittimo e aviazione dall’ambito di applicazione del meccanismo.

La richiesta arriva in un contesto in cui l’industria europea deve fare i conti con costi dell’energia ancora elevati e con la crescente pressione della concorrenza globale.

In vista della decisione dell’esecutivo europeo sulla revisione dell’Ets, Confindustria ha tenuto questa settimana una serie di incontri istituzionali a Strasburgo, dove è in corso la plenaria del Parlamento europeo.

Terza ondata di caldo africano: nessuna tregua fino al 20 luglio

Milano, 9 lug. (askanews) – La terza ondata di caldo africano è iniziata e non dovrebbe concedere tregua almeno fino al 20 luglio. L’Italia entra in una nuova fase di temperature elevate, afa e instabilità localizzata, con un primo picco atteso nei primi giorni della prossima settimana e valori che in Sardegna potranno raggiungere i 43-45 gradi.

Il quadro tracciato da Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media di iLMeteo, conferma un’anomalia ormai evidente anche nei giorni considerati meno roventi. Le temperature di 34-35 gradi, che fino a pochi decenni fa sarebbero state percepite come valori estremi, stanno diventando sempre più frequenti nelle estati italiane. A Milano, per esempio, i picchi massimi di luglio sono passati dai 33 gradi del secolo scorso ai 37 gradi degli ultimi anni.

La nuova ondata si inserisce in un contesto climatico più ampio. Dal 2014 la velocità del riscaldamento globale ha registrato un’accelerazione e l’Europa si sta scaldando al doppio della media del Pianeta. La posizione del continente, vicino al Sahara, lo espone alle masse d’aria subtropicale, mentre la fusione dei ghiacciai alpini, groenlandesi e artici contribuisce ad alterare gli equilibri della circolazione atmosferica.

I primi giorni della nuova fase non saranno però solo segnati dal caldo. Il cuore dell’aria più rovente resterà sulla Francia, dove sono attesi valori diffusi intorno ai 40 gradi, mentre sull’Italia una piccola falla nell’anticiclone africano favorirà temporali anche intensi. Le infiltrazioni di aria più fresca in quota, in arrivo dalla Spagna, entreranno in contrasto con la massa calda subtropicale.

Fino a venerdì i temporali interesseranno soprattutto l’Appennino centro-meridionale. Tra venerdì sera e sabato l’instabilità si sposterà verso buona parte del Nord e della Pianura Padana, con rovesci localmente forti. Giovedì 9 luglio il tempo resterà in prevalenza soleggiato e molto caldo al Nord, al Centro e al Sud, con qualche acquazzone sui rilievi.

Venerdì 10 luglio sono attesi temporali sulle Alpi e fenomeni occasionali in pianura al Nord, mentre al Centro e al Sud prevarranno sole e caldo, con possibili rovesci sui monti. Sabato 11 luglio i temporali saranno più diffusi al Nord, in movimento da ovest verso est; nelle regioni centrali e meridionali continuerà il caldo, con instabilità più probabile nelle aree interne e montuose.

Dopo il passaggio instabile del weekend, la fiammata africana diventerà più intensa. Tra domenica e lunedì è atteso un primo picco del caldo, con la Sardegna come area più esposta. Nelle zone interne dell’isola, soprattutto nel sud-ovest, i modelli indicano condizioni biometeorologiche molto pesanti, con afa opprimente e pericolosa nelle ore più calde e umide della giornata.

Il messaggio per le aree più colpite è prudenziale: evitare l’esposizione nelle ore centrali, ridurre le attività fisiche all’aperto, proteggere anziani, bambini, persone fragili e chi lavora sotto il sole. Le condizioni previste in Sardegna non riguardano solo le temperature massime, ma anche l’effetto combinato di caldo e umidità sul corpo umano.

Da mercoledì 15 luglio la situazione dovrebbe migliorare solo in modo marginale. Un nuovo picco è atteso venerdì 17 luglio e, a differenza delle prime due ondate dell’estate, questa volta anche il Sud Italia entrerà più direttamente nella fase di caldo intenso.

Un possibile cambiamento viene indicato solo dopo il 20 luglio, con l’eventuale arrivo di correnti più fresche dalla Svezia. La previsione resta però a lunga scadenza e quindi incerta: l’aria fresca potrebbe scorrere troppo a nord o troppo a est, lasciando l’Italia ancora sotto l’influenza dell’anticiclone africano.

Centrodestra, Cairo: Vannacci in coalizione? Lo sconsiglierei a Meloni

Roma, 9 lug. (askanews) – Il leader della Lega, Matteo Salvini, “pensava di usare Vannacci (eurodeputato e fondatore di Futuro nazionale ndr) come gadget. Conoscete i gadget, i vhs che si allegavano con i giornali? Fanno aumentare le vendite, ma quando li togli, le vendite crollano. Ecco cosa ha fatto Salvini”. Lo ha detto Urbano Cairo, editore del Corriere della sera e di La7, in un colloquio pubblicato sul Foglio.

Alla domanda sulla possibilità che Giorgia Meloni possa diventare presidente della Repubblica, Cairo ha risposto: “Bisogna vincere le elezioni, ma se le vince ha tutto il diritto di ambire”. Quanto ai suoi rapporti con la presidente del Consiglio, “è capitato che ci siamo mandati dei messaggi”. E come la mettiamo con il suo antifascismo? “Contano i voti, solo i voti. Come con la pubblicità”.

Poi il Foglio è tornato sul tema Vannacci, chiedendo all’imprenditore se consiglierebbe a Meloni di integrarlo nella coalizione di centrodestra. “Ma vi immaginate? Meloni – ha commentato Cairo – dovrebbe andare dietro alle sue sparate, inseguirlo ogni giorno come sul femminicidio; una frase, quella di Vannacci, che neppure si può commentare. Le renderebbe la vita impossibile. Prenderlo in coalizione è un pericolo. Io consiglierei di no”.

A Castel Gandolfo il “conclave” dei Nobel: l’IA alla prova della pace

LIA entra nel cuore della diplomazia globale

Dal 14 al 16 luglio il Borgo Laudato Si’, nei Giardini Pontifici di Castel Gandolfo, diventerà il centro di uno dei più ambiziosi appuntamenti internazionali dedicati al rapporto tra intelligenza artificiale, sicurezza globale e pace. La Global Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear War riunirà oltre duecento personalità provenienti dal mondo della ricerca, delle istituzioni e della politica, in un confronto che gli stessi promotori definiscono una sorta di “conclave” della comunità scientifica internazionale.

L’iniziativa nasce in un momento storico segnato dal ritorno della competizione strategica tra le grandi potenze, dalla diffusione dei sistemi d’arma autonomi e dalla rapidissima evoluzione dell’intelligenza artificiale, destinata a incidere sempre più profondamente anche sulle decisioni militari e sui delicati equilibri della deterrenza nucleare.

Lispirazione di Papa Leone XIV

A fare da sfondo all’Assemblea è la nuova enciclica Magnifica humanitas, con la quale Papa Leone XIV ha richiamato la necessità di riportare la persona umana al centro dello sviluppo tecnologico. L’idea di una «pace disarmata e disarmante» costituisce il filo conduttore dei lavori: l’innovazione non può essere lasciata esclusivamente alle logiche della competizione economica o geopolitica, ma richiede una governance capace di coniugare responsabilità, dignità della persona e bene comune.

Non è casuale che il Vaticano scelga di ospitare un confronto nel quale la riflessione etica accompagna quella scientifica. Negli ultimi anni la Santa Sede è infatti divenuta uno dei principali interlocutori internazionali sul tema dell’intelligenza artificiale, insistendo sulla necessità di uno sviluppo realmente umano delle nuove tecnologie.

Premi Nobel, università e colossi dellinnovazione

Per tre giorni si confronteranno Premi Nobel, Capi di Stato e di Governo emeriti, ricercatori, rappresentanti delle maggiori università mondiali e alcuni dei principali protagonisti dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, tra cui OpenAI, Google DeepMind e Anthropic. Accanto a loro saranno presenti istituzioni come Harvard, Stanford, Oxford, Princeton, Berkeley, la Sorbona e numerosi centri di ricerca specializzati nelle politiche di sicurezza internazionale.

L’Assemblea rappresenta anche l’evoluzione del percorso avviato nel 2025 dalla Nobel Laureate Assembly for the Prevention of Nuclear War, che aveva richiamato l’attenzione della comunità internazionale sui rischi derivanti dall’intreccio tra nuove tecnologie e armamenti nucleari.

La Dichiarazione di Roma

L’esito atteso dei lavori sarà la Dichiarazione di Roma per una Pace Disarmata e Disarmante nellera dellintelligenza artificiale, che verrà presentata il 16 luglio nella Sala Giulio Cesare del Campidoglio. Il documento punta a delineare principi condivisi per la governance dell’IA, dei sistemi d’arma autonomi e dei nuovi protocolli digitali, indicando una strada nella quale sicurezza, cooperazione internazionale e sviluppo tecnologico non siano più considerati obiettivi alternativi.

Non si tratta di un testo destinato ad avere effetti giuridici immediati. Tuttavia il valore politico e simbolico dell’iniziativa è notevole: riunire Premi Nobel, grandi laboratori scientifici, università, imprese tecnologiche e Santa Sede significa tentare di costruire un nuovo linguaggio comune proprio mentre il mondo appare attraversato da conflitti sempre più aspri. In un’epoca nella quale gli algoritmi possono influire persino sulle decisioni di guerra, la sfida non è soltanto rendere l’intelligenza artificiale più potente, ma soprattutto più umana.

L’ora dell’Europa. Il futuro delle nostre democrazie nel nuovo ordine mondiale

Un libro che interpreta il cambiamento depoca

Per come pensa e scrive Vittorio Emanuele Parsi – ordinario di Relazioni internazionali all’Università Cattolica di Milano, Accademico dei Lincei ed uno tra i più autorevoli politologi del nostro tempo – mi ricorda una definizione di cui mi aveva messo a parte Giulio Andreotti (anche se nello specifico riferita ad uno statista del 900): “usa più spesso e volentieri i sostantivi che gli aggettivi”. Significativamente un complimento perché Parsi esprime la rara capacità di andare al cuore dei temi che affronta e sui quali si misura con competenza e conoscenza indiscusse. Era stato così per ‘Titanic – Naufragio o cambio di rotta per l’ordine liberale’, e si conferma tale con altrettanta e forse più penetrante e mirata lucidità in questo libro “Contro gli imperi – Il futuro delle nostre democrazie nel nuovo ordine mondiale” edito nella collana Saggi Bompiani.

Quantomeno la consapevolezza di stringere i tempi per decollare con una presenza unita, forte, coesa dell’Europa è speculare al tambureggiante, imprevedibile incedere della politica estera di Trump in materia di alleanze e di difese strategiche comuni alle democrazie occidentali.

Se nella precedente riflessione Parsi considerava i pericoli di una lenta agonia dell’ordine liberale e del pensiero occidentale, pena l’inabissamento nell’irrilevanza geopolitica, in questo nuovo e recentissimo saggio affronta senza tante reticenze e con piglio argomentativo l’emergenza di un fatto nuovo nello scenario internazionale, al quale nessuno aveva mai pensato dopo la fine della seconda guerra mondiale: il disimpegno americano rispetto agli schemi consolidati di alleanza atlantica, di presenza e valorizzazione all’interno degli organismi internazionali (a cominciare dall’ONU e fino alla stessa NATO), la rottura di un equilibrio geopolitico basato sull’ordine liberale che da sempre e gloriosamente gli USA hanno storicamente fondato e realizzato.

 Il disimpegno americano e la crisi dellordine liberale

Ne consegue che pace e democrazie (secondo la tradizione occidentale) possono essere rovinosamente compromesse da un atteggiamento che da storicamente amichevole si è reso ostile, in nome di un isolazionismo americano sul quale si pensa di riposizionare i destini di quel continente e di ridefinire bruscamente le relazioni internazionali, spesso con prese di posizioni inusitate e disarmanti, come il lento squagliarsi dal sostegno militare all’Ucraina aggredita, (perché il problema della difesa dei confini europei è ‘faccenda nostra’), dalla minaccia di far rientrare negli USA le presenze dell’esercito nei Paesi dell’U.E. smantellando le basi militari, ai ripetuti proclami di annessione di Canada e Groenlandia, per non parlare di ciò che è accaduto in Venezuela, sta accadendo in Medio Oriente e potrebbe accadere a Cuba, senza dimenticare l’altalenante politica di imposizione dei dazi con stizziti saliscendi dovuti più all’irascibilità del momento, come scelta ritorsiva, che a sostenibili ragioni economiche nello stesso interesse degli USA.

Attingendo alla potente metafora del ‘modello di Schweller’ le pagine di questo libro ci raccontano come la superpotenza americana abbia abbandonato il ruolo del leone che veglia sulla foresta per tornare a vestire quello di lupo affamato in un mondo popolato di altri lupi e di sciacalli pronti a seguirli. Pensando proprio all’Europa e alle presenze fagocitanti di Russia e Cina a livello planetario si potrebbe anzi affermare che l’America ha di fatto consegnato le pecore al lupo.

La stessa immagine scelta sulla copertina del libro – la testa in frantumi della Statua della libertà (la denominazione completa è “la Statua della Libertà che illumina il mondo”) dono della Francia nel 1886 per celebrare il centenario della Dichiarazione di indipendenza americana e come simbolo di amicizia tra i due Paesi, situata al centro della baia di Manhattan sul fiume Hudson – dimostra metaforicamente come la stessa si sia simbolicamente girata dall’altra parte, in nome delle teorie MAGA e dell’America first.

 LEuropa davanti alla prova della storia

Il nuovo (dis)ordine mondiale si configura così come un sistema instabile e frammentato, dove il ritorno all’uso della forza appare sempre più frequente. La minaccia nucleare, che si credeva relegata agli anni più bui della Guerra Fredda, torna a essere evocata. Le crisi regionali rischiano di trasformarsi rapidamente in conflitti su scala più ampia, mentre gli equilibri internazionali si fanno sempre più precari. Lo scompaginamento più incisivo nella geopolitica mondiale lo sta realizzando proprio Trump, sovvertendo l’ordine che da Yalta ai giorni nostri ha retto, nonostante la guerra fredda: l’Europa – in realtà ancor oggi debole militarmente e incapace di uno slancio vitale (come raccomandato ad esempio più volte dall’ex Presidente BCE Mario Draghi a cominciare dal suo corposo documento strategico (400 pagine) presentato il 9 settembre 2024 alla Commissione Europea, che delinea il futuro della competitività UE. per evitare la stagnazione economica e l’irrilevanza internazionale invocando riforme radicali tendenti a colmare il gap di innovazione con USA/Cina, decarbonizzare l’economia e ridurre le dipendenze esterne attraverso una comune difesa strategica e militare – non ha ancora elaborato una linea politica forte, chiara e condivisa, vivendo piuttosto di un passatismo nostalgico ma effimero.

Forse le ragioni di alcune difficoltà risiedono nell’allargamento dell’U.E. a 27 Stati membri: significativamente lo aveva sottolineato Sylvie Goudard nel suo saggio “Grande da morire”.

Eppure la via per uscire dall’impasse che sta attanagliando il mondo passa principalmente e ancora una volta nella Storia dal Vecchio continente.

 Contro la logica degli imperi

È qui che Parsi sviluppa il nucleo più originale e provocatorio del suo ragionamento: non una nostalgia dell’ordine perduto, non un lamento per l’America che fu, bensì una sfida rivolta direttamente all’Europa perché smetta di contemplare il proprio declino come un destino ineluttabile. La sovranità, argomenta con rigore, non si delega né si esternalizza: si costruisce, si difende, si aggiorna. E un continente che ha generato la democrazia moderna, il diritto internazionale, la stessa idea di pace come progetto politico – e non soltanto come assenza di guerra – non può permettersi di abdicare proprio nel momento in cui queste conquiste vengono messe sotto scacco da chi le aveva storicamente sostenute.

La categoria degli ‘imperi’ cui allude il titolo non va intesa in senso meramente geografico o militare. Parsi la usa con precisione analitica per indicare quei soggetti – statali ma anche corporativi e tecnologici – che operano secondo una logica di dominio piuttosto che di cooperazione, che misurano il potere in termini di esclusione anziché di inclusione, che trattano le regole internazionali come strumenti di convenienza da adottare o scartare a seconda dell’interesse del momento. In questo senso, l’impero non è una forma di governo del passato: è una tentazione permanente della politica, e la sua versione contemporanea si manifesta tanto nella spregiudicatezza di Mosca e Pechino quanto nella nuova brutalità transazionale di Washington.

 Le risorse e i limiti dellUnione Europea

Di fronte a questa triplice pressione, l’Europa appare nel libro di Parsi come un soggetto ancora incompiuto ma non irrecuperabile: una potenza normativa che stenta a diventare potenza tout court, frenata da egoismi nazionali, da una cultura strategica che ha storicamente delegato la difesa agli americani, e da un’integrazione politica che avanza a geometria variabile. Parsi non risparmia la critica, ma non cede al pessimismo. Individua nella crisi stessa – nella brutalità dell’aggressione russa all’Ucraina, nella freddezza raggelante del disimpegno americano, nella competizione tecnologica con la Cina – il possibile detonatore di una maturità politica che l’Europa ha finora rimandato. Le emergenze, nella storia, hanno spesso accelerato ciò che la prudenza burocratica ritardava.

Le condizioni oggettive perché questo salto avvenga esistono, e sono più solide di quanto il catastrofismo corrente lasci supporre. L’Unione Europea resta la prima potenza commerciale del pianeta, il più grande mercato interno del mondo, il principale donatore di aiuti allo sviluppo internazionale. Dispone di un’agenda normativa e regolatoria – dal GDPR 679/2016 alla tassonomia verde, dal Digital Markets Act alla normativa sull’intelligenza artificiale – che ha già dimostrato una capacità di proiezione globale invidiabile: le grandi piattaforme tecnologiche americane e i colossi industriali cinesi si adeguano agli standard europei non per convinzione ma perché il mercato unico è semplicemente troppo grande per essere ignorato. È quello che gli studiosi chiamano l’“effetto Bruxelles”, e rappresenta una forma concreta, già operante, di soft power strutturale.

 Difesa comune e autonomia strategica

Sul fronte della difesa, i segnali di discontinuità rispetto al passato sono per la prima volta sostanziali. Il ReArm Europe Plan, varato dalla Commissione nel 2025, ha stanziato risorse senza precedenti per il riarmo coordinato degli Stati membri, aprendo la strada a una politica di sicurezza comune che fino a pochi anni fa sembrava un’utopia federalista. La proposta di emettere eurobond per finanziare la difesa collettiva – impensabile nel decennio scorso – è oggi sul tavolo di negoziazione.

Paesi storicamente neutrali come la Finlandia e la Svezia sono entrati nella NATO, ricalibrando l’equilibrio interno all’alleanza atlantica e rafforzando indirettamente anche il pilastro europeo della sicurezza. La Germania, con la storica inversione di rotta impressa dal cancelliere Scholz già nel febbraio 2022 con la Zeitenwende – la svolta epocale nella politica di difesa tedesca – ha abbandonato decenni di pacifismo costituzionale, tornando a investire massicciamente nelle proprie forze armate e assumendo un ruolo di leadership continentale che Berlino aveva a lungo evitato per ovvie ragioni storiche.

Sul terreno dell’autonomia strategica, il percorso è più accidentato ma non privo di direzione.

La dolorosa dipendenza energetica dalla Russia, esplosa drammaticamente con l’invasione dell’Ucraina, ha impresso un’accelerazione straordinaria alla diversificazione delle fonti e alla transizione verso le rinnovabili: l’Europa, costretta dalla necessità, ha compiuto in tre anni progressi che la prudenza politica non avrebbe mai consentito in dieci. Analogamente, la dipendenza tecnologica dalla Cina per le terre rare e i semiconduttori ha generato una risposta industriale – il Critical Raw Materials Act, il Chips Act europeo – che comincia a strutturare filiere produttive alternative. Non è ancora autonomia, ma è la consapevolezza che l’autonomia è una necessità strategica, non un’aspirazione retorica.

 Una responsabilità politica che non può più attendere

Resta il nodo più complesso: quello della voce politica unitaria. Finché il Consiglio Europeo delibera in materia di politica estera all’unanimità, ogni singolo Stato membro conserva di fatto un diritto di veto che può paralizzare la risposta collettiva nei momenti più critici. Parsi riconosce che superare questa soglia richiede una volontà politica che ancora difetta, ma segnala come proprio le crisi degli ultimi anni – dalla pandemia alla guerra in Ucraina, dallo shock energetico alle tensioni sui dazi – abbiano progressivamente eroso la retorica della sovranità nazionale come scudo sufficiente.

Lo stesso esito delle elezioni politiche in Ungheria con l’estromissione di Orban preludono a scelte condivise senza la minaccia sistematica del diritto di veto, per compiacere Putin.

Nessuno Stato europeo, nemmeno il più grande, possiede da solo la massa critica per negoziare alla pari con Washington, Pechino o Mosca. La geometria del potere nel XXI secolo premia la scala, e la scala europea esiste già: manca ancora la determinazione politica di usarla pienamente.

È in questo spazio – tra le risorse già disponibili e la volontà ancora incompiuta di mobilitarle – che si gioca la partita decisiva per il futuro del continente.

Il libro si legge anche come un atto di responsabilità intellettuale in un tempo in cui il pensiero geopolitico rischia di ridursi a commento di giornata o a tifoseria ideologica. Parsi sceglie invece la strada più impervia: quella dell’analisi strutturale, del confronto con le fonti, della costruzione di un argomento che regga al di là dell’evento contingente. Non è un saggio consolatorio, né un manifesto di parte. È qualcosa di più raro e prezioso: un libro che obbliga a pensare, che disturba le certezze comode tanto della destra quanto della sinistra, che restituisce alla politica estera la sua dimensione di scelta morale oltre che di calcolo strategico.

Rimane, alla fine della lettura, una domanda che l’autore lascia aperta con sapienza: l’Europa saprà trasformare questa crisi in fondazione, o si limiterà ad amministrare la propria irrilevanza? La risposta, Parsi lo sa bene, non è scritta nei libri. Si scrive – o non si scrive – nella volontà politica di chi governa e nella consapevolezza civile di chi è governato. “Contro gli Imperi” ha il merito non secondario di ricordarci che questa consapevolezza si coltiva. E che farlo, oggi, non è un lusso intellettuale: è una necessità democratica. Come ebbe modo di riferirmi al termine di una intervista che mi aveva concesso… ‘dobbiamo avere ben presente che la difesa della nostra democrazia passa attraverso una visione più ampia, che ingloba le democrazie nel mondo’.

Forse questo principio è stato trascurato nella visione strategica planetaria di Trump, più preoccupato di blindare i confini e la politica dell’Unione che di salvaguardare l’impianto consolidato di alleanze nel mondo occidentale.

Parsi dimostra – persino emotivamente – di rammaricarsi di questa deriva. L’autorevolezza della sua analisi, la compiutezza documentata delle argomentazioni sono il migliore viatico per coltivare la speranza di una collettiva assunzione di responsabilità che ci liberi dalle secche dei rinvii e dei veti incrociati, delle primazie e delle singole iniziative (segno di debolezza, non di forza).

L’autore in fondo considera come nei corsi e ricorsi storici, nelle alternanze delle leadership nazionali e nelle stesse ragioni dei popoli – sovente inespresse – maturino tempi nuovi e diversi perché nulla è perduto se la ragionevolezza incarnata in uomini di valore prenderà il sopravvento e la democrazia tornerà ad essere un principio da difendere e consolidare.

 

Francesco Provinciali
(Rivista scientifica “Umanità Penalità” – UP)

La politica torni a costruire fiducia

La crisi silenziosa che attraversa la società

Viviamo in un tempo segnato da crisi molteplici: guerre, instabilità geopolitiche, cambiamenti climatici, trasformazioni tecnologiche, declino demografico e crescenti disuguaglianze. Ma al di sotto di queste emergenze se ne nasconde una ancora più profonda e meno visibile: la crisi della fiducia.

È una crisi silenziosa che attraversa le istituzioni, la politica, l’economia, i corpi intermedi e perfino le relazioni quotidiane. Diminuisce la fiducia nei partiti, nelle amministrazioni pubbliche, nella scienza, nei mezzi di comunicazione, nelle imprese e, sempre più spesso, nelle persone. Quando la fiducia si indebolisce, la società si frammenta, cresce il conflitto, aumenta la paura e si moltiplicano i controlli, le procedure e la burocrazia nel tentativo di sostituire ciò che un tempo era garantito dalla responsabilità reciproca.

La fiducia, invece, è il capitale sociale più prezioso di una comunità. È un bene comune invisibile che permette alle persone di cooperare, alle istituzioni di essere credibili, all’economia di generare valore e alla democrazia di funzionare. Senza fiducia, anche le migliori riforme rischiano di fallire, perché nessuna norma può sostituire completamente la qualità delle relazioni.

 

La Dottrina Sociale e il valore del Bene Comune

La Dottrina Sociale della Chiesa ha sempre richiamato questa dimensione, pur senza utilizzare esplicitamente il termine “capitale sociale”. Da Paolo VI a Giovanni Paolo II, da Benedetto XVI fino a Papa Francesco, il Magistero ha ricordato che lo sviluppo autentico nasce dalla dignità della persona, dalla solidarietà, dalla sussidiarietà e dalla fraternità. In particolare, Fratelli Tutti ci ricorda che nessuno si salva da solo e che il Bene Comune si costruisce attraverso relazioni capaci di generare fiducia, corresponsabilità e partecipazione.

Anche numerosi studiosi hanno mostrato come la fiducia rappresenti una vera infrastruttura della vita democratica. Non è un sentimento ingenuo né un fatto esclusivamente morale. È una risorsa civile che riduce i costi delle transazioni, favorisce la cooperazione, sostiene l’innovazione e rende più efficaci le istituzioni. Dove cresce la fiducia, cresce anche la capacità di affrontare insieme le sfide collettive. Dove prevale la sfiducia, ogni relazione tende a trasformarsi in conflitto o in controllo.

 

La politica come costruttrice di relazioni

Per questo la politica è chiamata a recuperare una delle sue funzioni più alte: non soltanto amministrare risorse, ma costruire fiducia.

Ciò significa promuovere processi partecipativi autentici, valorizzare i corpi intermedi, rafforzare le comunità locali, investire nell’educazione civica, sostenere le famiglie, il volontariato, il Terzo Settore e tutte quelle realtà che alimentano il tessuto relazionale del Paese. Significa anche esercitare un linguaggio pubblico capace di unire anziché dividere, di ascoltare anziché delegittimare, di generare speranza anziché alimentare paure.

In un tempo dominato dagli algoritmi e dall’Intelligenza Artificiale, la fiducia non può essere considerata un fattore secondario. È la condizione che rende possibile ogni autentico sviluppo umano. Le tecnologie possono accelerare i processi decisionali, ma non possono sostituire quella responsabilità condivisa che nasce dall’incontro tra persone.

Forse è arrivato il momento di riconoscere che il progresso di una società non si misura soltanto dalla crescita economica, dall’efficienza amministrativa o dall’innovazione tecnologica. Si misura anche dalla qualità della fiducia che riesce a generare.

Perché una democrazia è davvero forte non quando controlla tutto, ma quando sa costruire comunità nelle quali le persone possano riconoscersi, collaborare e guardare al futuro con speranza.

E forse proprio da qui dovrebbe ripartire la politica: dalla ricostruzione di quella fiducia che, pur essendo invisibile, costituisce il fondamento più solido della convivenza democratica e del Bene Comune.

 

Osservare e valutare la fiducia

Come ricostruire la fiducia? e concludere che, come ogni bene pubblico, anche la fiducia va osservata e valutata?

Ma perché tutto questo non rimanga una semplice dichiarazione di principio, occorre compiere un ulteriore passo avanti. Se la fiducia rappresenta una delle infrastrutture invisibili della democrazia, allora dobbiamo imparare anche a osservarla, comprenderla e valutarla.

Per troppo tempo abbiamo misurato quasi esclusivamente ciò che è economico, finanziario o amministrativo, trascurando dimensioni altrettanto decisive per la qualità della vita democratica: la fiducia nelle istituzioni, la partecipazione dei cittadini, la qualità delle relazioni, la capacità di cooperazione tra soggetti pubblici e privati, il senso di appartenenza alle comunità, la corresponsabilità civica e la generatività sociale.

Non si tratta di ridurre questi valori a semplici numeri, ma di renderli osservabili affinché possano orientare le decisioni pubbliche. Ciò che non viene osservato difficilmente viene governato; ciò che non viene valutato rischia di restare ai margini delle politiche.

 

LHIF e la sfida del progresso umano

È da questa convinzione che nasce l’Humanization Impact Framework (HIF), il modello metodologico sviluppato nell’ambito del Manifesto per l’Umanizzazione della Società. L’HIF non misura il valore della persona, che resta irriducibile a qualsiasi indicatore, ma osserva quanto istituzioni, organizzazioni, comunità e politiche pubbliche siano capaci di generare condizioni favorevoli allo sviluppo umano.

Tra queste condizioni vi sono proprio la fiducia, la qualità delle relazioni, la partecipazione, la dignità della persona, la generatività, la coesione sociale e la responsabilità verso le future generazioni. Sono dimensioni che non possono essere lasciate alla sola percezione o alla buona volontà, ma che devono diventare parte integrante della valutazione dell’azione pubblica.

La vera sfida della politica del futuro non sarà soltanto governare l’economia o l’innovazione tecnologica, ma saper governare il progresso umano. E questo richiede anche nuovi strumenti di conoscenza, capaci di rendere visibile ciò che, pur essendo spesso invisibile, costituisce il fondamento più solido della convivenza democratica e del Bene Comune.

Rilanciare, con lo spirito di Camaldoli, l’azione politica dei cattolici

Camaldoli, dove nacque un progetto per lItalia democratica

Nel monastero benedettino di Camaldoli, nel 1943, dal 18 al 24 luglio, si ritrovarono intellettuali cattolici, mossi da un concreto sentimento politico. Il cattolicesimo italiano fu capace di tradurre in realtà l’anima politica, redigendo un documento che gettò le basi della democrazia moderna, la cui stesura permise di mettere sul tavolo le idee che poi avrebbero portato alla Costituzione Italiana. Era un tempo di grande tormento sociale, un tempo assai delicato, oppresso dal regime fascista di Benito Mussolini, e occorreva pensare al futuro dell’Italia. S. Ecc. Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI, in quel tempo era nella segreteria di Stato vaticana, fu fautore dell’incontro di Camaldoli. Dopo la stesura nel 1943, il Codice di Camaldoli uscì nel 1945. Sette i punti fondamentali: Stato, Famiglia, Educazione, Lavoro, Produzione e scambio, Attività economica, Vita internazionale.

 

I protagonisti e le radici culturali del Codice

Ma chi erano questi temerari pensatori di costrutto, di azione cattolica, figli di un sentimento di costruzione politica e di liberazione sociale, attenti al senso di Bene Comune e all’armonia sociale dell’Italia?

Presso l’eremo di Camaldoli si riunì, per una settimana, un gruppo di studiosi. Al Movimento Laureati di Azione Cattolica, fondato nel 1932-33 da Igino Righetti, già presidente della FUCI, con l’impulso, appunto, dell’assistente Giovanni Battista Montini, appartengono gran parte della cinquantina di studiosi riuniti nella settimana di studio 18-23 luglio 1943, coordinati dal vescovo di Bergamo, e assistente dei Laureati, mons. Adriano Bernareggi. Tra essi Mario Ferrari Aggradi, Guido Gonella, Giorgio La Pira, Aldo Moro, Gesualdo Nosengo, Giulio Andreotti, Giuseppe Capograssi, Paolo Emilio Taviani, Ezio Vanoni. Il documento trae ispirazione da: Tommaso d’Aquino, Politicorum, Ethicorum, Summa theologiae; Atti degli Apostoli 4,20; Paolo di Tarso, Romani 12,1-13,5; Leone XIII, Rerum novarum; Pio XI, Mit brennender Sorge; Pio XII, radiomessaggio alla vigilia del Santo Natale 1942. La redazione definitiva si deve alle cure di Sergio Paronetto, a Pasquale Saraceno, che provvide al coordinamento di tutto il materiale, a Gesualdo Nosengo, Ludovico Montini, Ezio Vanoni. In una nota a piè di pagina, la Presentazione elenca coloro che variamente hanno contribuito alla redazione del testo, o sono stati consultati su argomenti specifici. La lista non può oggi non colpirci: da Giuseppe Capograssi a Vittore Branca, da Ferruccio Pergolesi a Guido Gonella, Giorgio La Pira, Aldo Moro, Giulio Andreotti, Paolo Emilio Taviani, ai teologi Carlo Boyer, Angelo Brucculeri, Carlo Colombo. Il Codice di Camaldoli, in linea con il magistero della Chiesa, è un condensato di enunciati che muovono, innanzitutto, dal superamento del corporativismo. I due pilastri sono costituiti da ‘il bene comune’ e ‘l’armonia sociale’, due fari che devono guidare l’azione politica e sociale dei cattolici. Si diede vita,così, a una sorta di Carta dei principi che influenzerà la scrittura della Costituzione e le scelte di politica economica e sociale della Democrazia Cristiana.

 

Una settimana decisiva nel pieno della guerra

Gli amici cattolici del cenobio di Camaldoli sentirono il bisogno di superare l’inquieto offuscamento da cui era avvolto l’incombente domani italiano, preannunciante il crollo del regime fascista e l’avvicinarsi della fine della guerra. Nonostante i Patti Lateranensi del 1929, il rapporto fra regime e cattolici fu attraversato da gravi tensioni: il 15 luglio, tre giorni prima dell’inizio dei lavori, Giorgio La Pira inizia in clandestinità le pubblicazioni del periodico ‘San Marco’, subito soppresso dal regime. Il giorno dopo l’inizio dei lavori, il 19 luglio, gli Alleati angloamericani bombardano per la prima volta Roma, colpendo particolarmente il rione di San Lorenzo e il 13 agosto la zona di San Giovanni in Laterano-Prenestino-Tuscolano. In entrambe le occasioni Pio XII accorre tra i romani. Il 24-25 luglio il Gran Consiglio del fascismo destituisce Benito Mussolini. Le bombe portano a un’accelerazione dei lavori.

 

Un programma di rinascita fondato sul bene comune

L’armistizio dell’8 settembre 1943, l’invasione tedesca dell’Italia e la Resistenza spezzano la Penisola in due e impediscono agli amici cattolici di ritrovarsi per la versione definitiva del Codice di Camaldoli, che appare nel 1945 sulla rivista degli universitari cattolici. Erano riusciti in appena una settimana a stilare un programma per la rinascita dell’Italia dalle macerie della guerra, e della prepotenza immonda dei fascisti, ridisegnano un modello di ordine sociale intriso di vita nuova. Pensarono d’anticipo sul cosa ne sarebbe stato dell’Italia, sul come il Popolo italiano si sarebbe potuto riprendere, determinando, con impegno intellettuale e spirituale, i capisaldi valoriali che costituirono e costituiscono fortezza di aggregazione sociale, culturale. Era necessario riflettere sul come si sarebbe dovuto costruire e ricostruire, soppesando speranza e incertezza, ardimento e inquietudine. Formularono idee, riflessioni di costrutto, capacità proprie di una politica che ha creduto nel servizio al bene comune, non spogliandosi del senso del sacro, piuttosto lasciandosi da questo motivare, con sentimento fermo di fortezza, nutrendo un’azione concreta, coerente. L’intento pregevole fu quello di nutrire queste idee non limitandosi al gruppo di studiosi amici, piuttosto favorire un agire cristianamente orientato, radicandolo sempre di più nella società.

 

Lattualità dello spirito di Camaldoli

È dell’anima politica del Codice di Camaldoli che oggi abbiamo bisogno, a quel sentimento occorre ripensare e così ritrovare la consapevolezza che la politica è una cosa seria, fatta per persone serie, che hanno a cuore il bene comune, capaci di mettere al centro dell’interesse politico la Persona.

La Cultura Cattolica può, anche oggi, farsi pietra d’angolo di una visione e di un’azione politica ispirata, avviare una nuova stagione di rinnovamento. Sussiste un vasto campo di lavoro per i cattolici, aggregazioni, associazioni, movimenti, soprattutto in questo tempo in cui gli effetti della secolarizzazione si mescolano alle pericolose spinte relativiste, fluide, che rende la società sempre più illiberale, innaturale, disarmonica, priva di giustizia sociale, orfana di senso del sacro. Ieri come oggi necessita sentire, urgente, il tumulto morale dei cattolici. Certo i tempi sono diversi, non viviamo il tempo del fascismo, ma forse viviamo ancora nostalgie, autarchie, prepotenze che non rendono alla società civile italiana una giustizia sociale equa e libera. Occorre rilanciare, con lo spirito di Camaldoli, l’azione politica dei cattolici.

Iran, nuovi raid Usa. Trump: se Teheran continua andrà molto peggio

Roma, 9 lug. (askanews) – Gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova ondata di attacchi contro l’Iran, per il secondo giorno consecutivo, su ordine del presidente Donald Trump. Il Comando centrale americano ha spiegato che le operazioni mirano a “ridurre ulteriormente la capacità dell’Iran di minacciare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”.

“Gli Stati Uniti ritengono l’Iran responsabile delle recenti aggressioni ingiustificate contro le navi commerciali e gli equipaggi civili che navigano liberamente in una via d’acqua internazionale vitale”, ha affermato il Centcom.

Trump ha presentato personalmente l’operazione come una risposta agli attacchi contro il traffico mercantile. “Questa è una rappresaglia per il bombardamento di ieri delle navi da parte dell’Iran. Se accadrà di nuovo, andrà molto peggio!”, ha scritto il presidente americano sulla piattaforma Truth Social, pubblicando un’immagine che, secondo la Casa Bianca, mostrava un’esplosione a Chabahar.

La nuova offensiva è arrivata poche ore dopo le dure dichiarazioni di Trump al vertice Nato di Ankara. Il presidente aveva definito “finito” l’accordo provvisorio raggiunto con Teheran e annunciato che gli Stati Uniti avrebbero “probabilmente colpito duramente” l’Iran nella notte. Trump aveva inoltre messo in dubbio la possibilità di una nuova intesa, affermando: “Non sono sicuro di volere un accordo con loro. Possiamo giocare, ma non sono sicuro di volere un accordo. Finiamo semplicemente il lavoro”.

Secondo un funzionario statunitense, la nuova tornata di raid avrebbe interessato un numero di obiettivi superiore a quello della precedente operazione. Il Centcom non ha tuttavia ancora fornito un bilancio complessivo dei bersagli colpiti.

Esplosioni sono state segnalate lungo gran parte della costa meridionale iraniana, da Chabahar e Konarak, sul Golfo di Oman, fino a Bandar Abbas, Sirik, Jask, l’isola di Abu Musa e la provincia di Bushehr. Altre segnalazioni hanno riguardato Iranshahr, Khormoj e il porto di Deyr, ma non tutte le località e gli obiettivi indicati dai media iraniani sono stati confermati dalle autorità militari americane.

A Chabahar sarebbero stati colpiti i moli di Toosyeh e Kalantari e la torre di controllo del traffico marittimo. I raid hanno provocato interruzioni dell’energia elettrica in alcune zone della città. La televisione di Stato iraniana ha inoltre riferito che frammenti prodotti da un’esplosione hanno raggiunto l’ospedale Imam Ali, senza fornire notizie di vittime all’interno della struttura.

Nella provincia di Bushehr, due proiettili americani hanno colpito una base militare situata a sud del capoluogo. Il vicegovernatore provinciale per gli Affari politici e la sicurezza ha inizialmente dichiarato all’agenzia Irna che non erano state segnalate vittime in quell’attacco. La televisione iraniana ha successivamente riferito che, nel bilancio complessivo dei raid sulle regioni meridionali, otto membri delle forze armate, appartenenti all’aeronautica e alla marina, sono rimasti uccisi nelle aree di Bandar Abbas e Bushehr.

Fonti iraniane hanno assicurato che la centrale nucleare di Bushehr non ha subito danni. Nella stessa provincia sarebbero stati presi di mira anche installazioni missilistiche e strutture dei Guardiani della rivoluzione.

La nuova ondata segue gli oltre 80 attacchi annunciati dal Centcom nella precedente tornata. Le forze americane avevano dichiarato di avere colpito sistemi di difesa aerea, reti di comando e controllo, radar costieri, capacità missilistiche antinave e più di 60 imbarcazioni leggere dei Guardiani della rivoluzione.

Washington sostiene che l’operazione sia stata una risposta agli attacchi contro tre navi commerciali battenti bandiera delle Isole Marshall, dell’Arabia Saudita e della Liberia. L’Iran non ha rivendicato gli attacchi alle imbarcazioni e accusa a sua volta gli Stati Uniti di avere violato l’accordo provvisorio sulla gestione del traffico nello Stretto di Hormuz.

Il ‘tridente’ Pd-M5s-Avs parte da Napoli: "Non ci divideremo più"

Roma, 8 lug. (askanews) – “Siamo uniti, ora tocca a noi”. E’ questo il messaggio che il tridente Pd-M5s-Avs manda da Napoli, per quella che di fatto sembra la prima iniziativa di una lunghissima campagna elettorale che porterà alle politiche del 2027. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni salgono uno dopo l’altro sul palco di piazza del Gesù – non proprio uno spazio sconfinato – con l’obiettivo di mostrare un’alleanza magari ancora incompleta ma già pronta ad affrontare la sfida elettorale. La scelta di Napoli è simbolica, qui il centrosinistra allargato governa sia la città che la regione, anche se l’operazione viene un po’ rovinata dalle proteste di Potere al popolo, disoccupati e comitati per l’acqua pubblica.

Qualche minuto di tensione, i contestatori urlano “vergogna”, “vattene”, “fuori l’Italia dalla Nato”, viene strappata di mano qualche bandiera M5s. Giuseppe Conte sfida chi protesta: “Fenomeni, venite a parlare qui dietro al palco, lasciate stare i militanti”. La diretta streaming viene interrotta, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli si incaricano di fare da negoziatori, alla fine spariscono le bandiere di ‘Potere al popolo’ e si può ricominciare.

Il “tridente” Pd-M5s-Avs è incalzato da sinistra, ma anche dal centro. In piazza, ad ascoltare, ci sono anche Riccardo Magi di Più Europa e Enzo Maraio del Psi. Ma Magi spiega che la sua è una presenza che vuole portare un messaggio: non pensate di fare da soli. Il segretario di Più Europa chiede a tutti di impegnarsi per evitare che la nuova legge elettorale preveda solo per alcuni – tra i quali appunto Più Europa – lo ‘sbarramento’ della raccolta delle firme per presentare le liste.

Dal palco i quattro leader elencano i temi su cui in questi mesi sono state costruite battaglie comuni, dal salario minimo al congedo parentale, passando per il no al 5% del Pil di spesa militare e al richiamo alla Costituzione. Conte ne approfitta per rilanciare la sua idea, chiamare la coalizione “Alleanza per la Costituzione”, Schlein dice che attuare la Carta è “il programma migliore”, tutti spiegano che l’obiettivo è “mandare a casa” la destra.

La leader Pd sottolinea che sono già “tante le proposte” unitarie del ‘campo largo’, le questioni ancora da sciogliere vengono ovviamente tenute fuori dagli interventi. Solo Conte, per contestare il riarmo, azzarda un passaggio sulla Russia che può creare più di qualche sussulto nel Pd: “Stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti”. La leader Pd – che ha sempre definito “criminale” la guerra iniziata da Putin – preferisce glissare, da un lato perché certo non è una fan del riarmo, dall’altro perché non è il momento e il luogo per i distinguo.

Lo spiega bene Fratoianni: “Il fatto politico è che siamo qui su questo palco insieme, uniti e unite per dire a questo Paese che lo cambieremo, che siamo uniti e che non ci divideremo più, che non faremo più il regalo che abbiamo fatto alla destra nel 2022”. Bonelli fa eco: “Uniti si vince, siamo pronti a incominciare questo cammino verso la vittoria, per mandare Giorgia Meloni e la destra a casa, all’opposizione”. E Schlein chiosa: “Tocca a noi, non faremo più alla destra il regalo di dividerci”.

Iran, Aie-Fmi-BM-Wto sollecitano progressi su riapertura Stretto Hormuz

Roma, 8 lug. (askanews) – Agenzia Internazionale per l’energia, Fondo monetario internazionale, Banca mondiale e Organizzazione mondiale del commercio lanciano un appello congiunto per incoraggiare “altri progressi verso una soluzione del conflitto e la riapertura dello stretto di Hormuz. I prezzi di carburanti e fertilizzanti sono calati dall’ultima volta in cui ci siamo incontrati a giugno. Tuttavia, l’incertezza resta alta e gli impatti della guerra potrebbero trascinarsi”, affermano le istituzioni internazionali, secondo quanto riporta un comunicato a seguito di una riunione tra i rispettivi direttori che si è tenuta oggi.

“I mercati dell’energia e il transito delle merci continuano a subire restrizioni. I governi e la comunità internazionale devono restare vigili e continuare a lavorare assieme per salvaguardare il principio della libertà di navigazione nello Stretto e a livello globale, per supportare la ripresa economica, proteggere i posti di lavoro, i mezzi di sussistenza, rafforzare la sicurezza di energia e alimentare – proseguono – anche migliorando le infrastrutture portuali e aumentare la resilienza complessiva agli shock futuri”.

Secondo le quattro istituzioni internazionali, “l’economia globale stata ampiamente resiliente allo shock della guerra in Medioriente, anche se alcune economie hanno assistito a rallentamenti della crescita e a una risalita dell’inflazione. Complessivamente l’impatto è stato altamente diseguale, colpendo le forniture di energia, la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari, diverse materie prime e attività economiche tra paesi e regioni e creando grandi preoccupazioni su crescita e stabilità dei prezzi”.

“Continueremo a lavorare assieme e con i nostri paesi membri per monitorare da vicino energia, commercio e sviluppi economici-concludono Aie, Fmi, BM e Wto -. E continueremo a rafforzare la nostra preparazione ad agire se necessario e ad adattare il nostro supporto ai paesi mentre la situazione si evolve. Questo include costruire maggiore resilienza su energia, alimentari, commercio e economia”.

Fed, i verbali di giugno rivelano un direttorio diviso

Roma, 8 lug. (askanews) – È un quadro di posizioni diversificate quello descritto dai verbali dell’ultimo direttorio della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti, il resoconto della riunione del 16 e 17 giugno, alla quale ha debuttato il nuovo presidente, che Kevin Warsh.

Se il comunicato al termine del Fomc era stato insolitamnente breve, i verbali sono all’opposto molto lungi e riportano come siano state discusse “una molteplicità di ipotesi”, tra cui quelle di chi ritiene che serviranno lievi ribassi dei tassi e chi, all’opposto, reputa probabile serviranno lievi rialzi per riportare l’inflazione al 2%.

Sulle prospettive della linea monetaria, “diversi partecipanti – si legge – hanno discusso una serie di scenari e la maggior parte ha rimarcato quello in cui le pressioni inflazionistiche si dissiperebbero e l’inflazione inizierebbe presto a tornare al 2%. In questi scenari quasi tutti i partecipanti – proseguono le ‘minute’ – hanno notato che sarebbe appropriato mantenere o eventualmente abbassare i tassi per i fed funds”.

“La maggior parte dei partecipanti ha tuttavia anche segnalato scenari in cui in un contesto di mercato del lavoro sarebbe stabile e l’inflazione resterebbe elevata, data rilevanza domanda di energia per il conflitto in Medioriente e altri effetti dei dazi. In questi scenari, la maggior parte di questi partecipanti hanno indicato che alcuni inasprimenti della linea sarebbero probabilmente opportuni – precisa il documento – per riportare l’inflazione al 2%”.

Ad ogni modo, in merito alle posizioni previsionali dei singoli componenti, “molti partecipanti hanno indicato che il livello appropriato dei fondi sarebbe in linea o leggermente inferiore al livello attuale per la fine dell’anno”.

Questo, mentre, ormai oltre due settimane fa, ben prima quindid egli ultimi sviluppi negativi attuali “gli ottimismi sul conflitto in Iran hanno schiacciato gli indicatori di aspettative di inflazione dei mercati significativamente più in basso, portando le aspettative di inflazione sul breve termine solo moderatamente più elevate rispetto a quanto fossero prima del conflitto”, riporta ancora il documento.

Le informazioni disponibili mostrano al tempo stesso !che l’inflazione è rimasta elevata che si è alzata in parte a riflesso dell’energia e di altri shock sul lato dell’offerta. Le condizioni del mercato del lavoro sono rimaste stabili – si legge – e quelle del Pil hanno continuato a espandersi a un tasso solido”.

Musica, Ultimo Stadi 2027: vendite boom e già annunciate nuove date

Roma, 8 lug. (askanews) – Dopo il live dei record Ultimo 2026 – La favola per sempre che ha radunato 250.000 persone a Roma Tor Vergata, sarà Ultimo ad andare “a casa del suo popolo” con Ultimo Stadi 2027 – La favola continua…, il nuovo tour che arriverà nei più grandi stadi italiani, da Nord a Sud, per la prima volta anche in Sardegna e in Calabria, e che ha polverizzato 300mila biglietti solo nei primi 30 minuti. E a quattro ore dall’apertura vendite è arrivato l’annuncio lampo di nuove date: biglietti già disponibili per i raddoppi delle città di Bologna, Milano, Napoli, Messina, Bari, Torino.

La partenza di Ultimo Stadi 2027 – La favola continua… è fissata per il 10 giugno 2027 allo Stadio Teghil di Lignano Sabbiadoro, prima data del nuovo tour che arriverà ovunque, negli stadi delle più grandi città italiane: doppietta a Bologna (13 giugno e nuova data il 14 giugno 2027 – Stadio Dall’Ara), a seguire Padova (17 giugno 2027 – Stadio Euganeo), e poi altro tris di doppiette a Milano (20 giugno, nuova data il 21 giugno 2027 – Stadio San Siro), Napoli (24 giugno, nuova data il 25 giugno 2027 – Stadio Diego Armando Maradona) e Messina (28 giugno, nuova data il 29 giugno 2027 – Stadio Franco Scoglio).

E ancora Reggio Calabria (3 luglio 2027 – Stadio Granillo), raddoppio a Bari (6 luglio, nuova data il 7 luglio 2027 – Stadio San Nicola), a seguire Firenze (10 luglio 2027 – Visarno Arena), poi doppietta a Torino (16 luglio, nuova data il 17 luglio 2027 – Allianz Stadium) e gran finale a Olbia (24 luglio 2027 – Olbia Arena).

Cultura, si accendono le Villae di Tivoli: arte, teatro e musica

Roma, 8 lug. (askanews) – Un patrimonio che al calare del sole cambia volto, con i giardini che diventano scenografie naturali e i monumenti luoghi di incontro e spettacolo. È da questa visione che nasce Villaestate 2026, il progetto con cui l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este mette a sistema i tre complessi di Villa Adriana, Villa d’Este e del Santuario di Ercole Vincitore, a Tivoli, restituendoli alla comunità come un unico ecosistema culturale, dove il patrimonio UNESCO delle Ville e il Santuario potranno essere vissuti anche dopo il tramonto.

Dall’acqua che diventa materia artistica nelle installazioni contemporanee ai grandi classici del teatro, fino all’omaggio per i 200 anni dalla nascita di Carlo Collodi, dalla musica alle osservazioni astronomiche sotto il cielo estivo di Tivoli, fino al 26 settembre prende forma un programma che attraversa linguaggi, epoche e pubblici diversi. Le aperture serali e le iniziative culturali che si svolgeranno all’imbrunire non rappresentano semplicemente un’estensione dell’orario di visita, ma diventano il cuore di una progettualità che invita cittadini e visitatori a vivere Villa Adriana, Villa d’Este e il Santuario di Ercole Vincitore in una dimensione nuova.

Dopo il sold-out registrato a Villa Adriana lo scorso 21 giugno con lo spettacolo “Emozioni” che ha proposto i brani del duo Battisti-Mogol, con Mogol ospite d’onore, insieme a Gianmarco Carroccia, questo racconto prosegue con l’arte contemporanea. Dal 16 luglio Villa d’Este accoglierà Cosmogonie dell’acqua, la mostra dell’artista Claudia Muller composta da tre installazioni site-specific che dialogano con il patrimonio monumentale e con l’elemento che più identifica la Villa: l’acqua. Un percorso espositivo pensato per instaurare un confronto diretto tra ricerca artistica contemporanea e uno dei luoghi simbolo del Rinascimento italiano, restituendo ai visitatori una nuova percezione dello spazio storico (inaugurazione il 16 luglio alle 17,30. Ingresso libero. L’esposizione sarà visitabile per tre mesi, fino al 18 ottobre 2026).

Il 23 e 24 luglio alle ore 20.00 Villa Adriana ospiterà Memorie di Adriano, con Alessandro Preziosi, tratto dal celebre romanzo di Marguerite Yourcenar, affiancato da Elisa Di Eusanio, dalle opere di Alfredo Pirri e dalle musiche di Giacomo Vezzani. Dal 31 luglio all’8 agosto alle ore 19.00, invece, il Santuario di Ercole Vincitore diventerà il palcoscenico della rassegna Heroides – Donne che svelano la fragilità degli eroi, cinque appuntamenti dedicati alle grandi protagoniste del mito che intrecciano la forza del teatro classico con uno sguardo contemporaneo. A chiudere la stagione teatrale sarà, il 26 settembre alle ore 19.00, il Certamen Ercole Vincitore, concorso riservato ad attori e compagnie under 35 che animerà gli spettacolari grottoni monumentali del Santuario, recentemente restaurati e restituiti al pubblico.

Tra gli appuntamenti più attesi spicca Eterno Pinocchio – Duecento anni di Collodi, il progetto con cui le ville celebrano il bicentenario della nascita dello scrittore che ha dato vita al burattino più famoso del mondo. Il 9 agosto alle ore 18.45 Villa d’Este ospiterà un incontro con Giordano Bruno Guerri, Daniela Marcheschi, Fulvia Toscano e Luigi Turinese, seguito dalla proiezione del classico film d’animazione Disney, mentre l’11 agosto alle ore 18.45 il pubblico ritroverà Andrea Balestri, indimenticabile interprete televisivo di Pinocchio, insieme a Massimo Benenato, figlio di Franco Franchi, all’esecuzione dal vivo della colonna sonora di Fiorenzo Carpi e a uno spettacolare audiovisual mapping curato da FLYer.

Ad accompagnare l’intera estate sarà anche la musica. Il 14 settembre alle ore 20.00 Villa d’Este ospiterà Canto delle Creature, progetto originale dedicato a San Francesco con Ambrogio Sparagna, l’Orchestra Popolare Italiana e la partecipazione straordinaria del poeta Davide Rondoni. A chiudere idealmente questo percorso sarà uno spettacolo tra musica e teatro: Lumen Lunae, il 18 settembre alle ore 20.00 a Villa Adriana, intenso melologo dedicato alla figura dell’imperatore Adriano con testi di Filippo Arriva e musiche originali del Maestro Mario Modestini eseguite dal vivo da un quartetto d’archi.

A fare da filo conduttore dell’intero programma saranno le aperture serali con il culmine il 29 agosto alle ore 20.00 con Ad osservar le stelle, l’osservazione astronomica del cielo estivo dalla Torre di Roccabruna. Le aperture serali interesseranno Villa Adriana il 6 luglio, 15 e 29 agosto e 18 settembre, Villa d’Este il 10, 12 e 13 agosto e 14 settembre, mentre il Santuario di Ercole Vincitore sarà visitabile il 5 luglio, il 1° e l’8 agosto.

“Lee aperture serali delle Villae – ha sottolineato il direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, Alberto Samonà – restituiscono questi siti unici al mondo alla dimensione di un tempo dilatato, dove le luci notturne ridefiniscono le architetture e gli spazi. Il nostro obiettivo è fare di Villa Adriana, Villa d’Este e del Santuario di Ercole Vincitore dei presidi culturali dinamici, dove la stratificazione dei secoli incontra il presente e diviene essa stessa contemporaneità, invitando la comunità a riappropriarsi di spazi che non sono semplici scenari, ma luoghi di pensiero e di partecipazione attiva”.

Ad Ankara nessun chiarimento, resta gelo con Trump. Meloni: Ma non mi pento di nulla

Ankara, 8 lug. (askanews) – La trincea dietro cui prova a tenere tutto è fatta di due parole: interesse nazionale. Non è un caso che Giorgia Meloni le ripeta per ben quattro volte durante la conferenza stampa al termine del vertice Nato, tre delle quali mentre risponde a una domanda sui suoi rapporti con Donald Trump. E’ la cortina dietro cui la premier cerca di conciliare la freddezza dei rapporti con la strategia messa a punto a palazzo Chigi dopo le bordate degli ultimi giorni: distinguere il piano personale da quello dei rapporti tra Italia e Stati Uniti.

Non c’è stato nessun chiarimento, le distanze non si sono accorciate e la presidente del Consiglio non fa niente per dissimularlo, al massimo evita con cura di usare aggettivi che possano derogare dalla linea che si è data di non alimentare alcun botta e riposta. Lo stesso vale quando le viene chiesto di commentare l’ormai famoso meme in cui il numero uno della Casa Bianca invocava per lei un ordine restrittivo. “Ho detto che non sarei tornata su questo argomento, e non lo farò”, dice.

Ma soprattutto la premier ha l’esigenza di dimostrare che lo smacco subito con gli attacchi personali degli ultimi tempi non è l’esito del fallimento di una strategia che l’aveva portata, subito dopo la rielezione del tycoon, a tentare di ritagliarsi il ruolo di ponte tra lui e l’Europa. “Io – spiega – ho fatto un investimento politico per convinzione sull’unità dell’Occidente, l’ho rivendicato a 360 gradi, non è una strategia messa in campo con l’arrivo di Donald Trump, l’ho fatto con tutti gli interlocutori che ho trovato di fronte”. In questo ragionamento, il concetto di interesse nazionale è il viatico per tentare di raddrizzare la narrazione, per trasformare una scommessa oggettivamente persa in un argomento perfetto per la campagna elettorale, soprattutto considerando quanto l’immagine del presidente degli Stati Uniti sia calata nell’apprezzamento dell’opinione pubblica. La premier ammette che “chiaramente con Donald Trump c’erano delle affinità, ci sono delle affinità su alcuni temi della politica, l’immigrazione, la cultura woke, per cui chiaramente ritenevo che potesse essere più semplice” e anche se “le cose stanno andando come stanno andando”, sottolinea, “non cambio idea” perché “le scelte che faccio non sono dettate dal piccolo cabotaggio” ma da “una strategia che ho in testa” che è, appunto, quello dell’interesse nazionale italiano in cui rientra “il rafforzamento dell’unità occidentale”.

E così va letta anche la risposta indiretta a Trump che ancora oggi dalla Turchia ha accusato l’Italia di essere stata “pessima” sull’uso delle basi militari in occasione della guerra in Iran. “Abbiamo avuto una linea molto chiara dall’inizio del conflitto e quella linea manteniamo”, “non partecipiamo agli attacchi”, ribadisce la premier. D’altra parte, aggiunge con una stoccata, “finora l’opzione militare non ha portato risultati così concreti”.

Stesso filone quando si tratta di far capire, seppur senza nominarlo esplicitamente, per quale ragione il governo abbia deciso di non partecipare al Purl, l’iniziativa Nato per l’acquisto di armi Usa da destinare a Kiev, che secondo i sospetti che hanno albergato ai piani alti di palazzo Chigi, potrebbe essere uno dei motivi per cui Trump è diventato così ostile. “Se investiamo nella nostra difesa quei soldi devono restare in Italia”, rimarca Meloni.

D’altra parte, il nodo delle spese per rafforzare la sicurezza è di quelli che vanno maneggiati con cura anche all’interno della maggioranza di governo. Ad Ankara, la presidente del Consiglio ha avuto un incontro anche con il leader ucraino Volodomyr Zelensky al quale ha rinnovato il sostegno italiano. Quanto agli aiuti, però, nella sostanza l’Italia ha deciso di puntare soprattutto sull’assistenza alla popolazione “con particolare attenzione agli interventi volti a rafforzare la resilienza delle infrastrutture energetiche”. Nessun riferimento a forniture militari, anche se la premier spiega che ci dovrebbe essere un nuovo pacchetto di aiuti e che il ministro della Difesa, Guido Crosetto, sta facendo “una valutazione in questo senso”.

Ma è proprio da Ankara, da uno dei vertici internazionali più delicati degli ultimi anni, che la presidente del Consiglio manda un messaggio che è da leggere anche in chiave interna, ossia l’intenzione d’ora in poi di concentrarsi di più sui problemi di casa. Le elezioni, d’altra parte incombono, e con loro anche la spina nel fianco di Roberto Vannacci che attacca la maggioranza sui temi che la destra considera più identitari, come quello della sicurezza e della lotta all’immigrazione clandestina. Meloni infatti ha deciso di non partecipare lunedì a Parigi alla riunione dei volenterosi. “Stavolta io, al sesto vertice in tre settimane e mezzo, passo. E voi – provoca – potete scrivere tutti gli articoli che volete sull’isolamento, il cambio di posizionamento. C’è il disimpegno sull’Ucraina? No, ma neanche me ne posso permettere uno sull’Italia, quindi siccome ho diversi dossier dei quali occuparmi in patria saremo ottimamente rappresentati dal vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani”. Dal suo entourage fanno anche trapelare lo scarso interesse di Meloni a prendere parte a un incontro che nello stesso formato, in occasioni precedenti, “non ha prodotto nessun risultato concreto”. Meglio farsi vedere di più in Italia: nei prossimi mesi, infatti, la premier intende intensificare le uscite pubbliche in giro per il Paese a cominciare già dalla settimana prossima quando, proprio lunedì 13, è attesa a Palermo per la cerimonia di svelamento della Fiat Croma bianca sulla quale viaggiavano il giudice Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo il 23 maggio 1992, quando furono uccisi nella strage di Capaci.

Difesa, Conte: Meloni fa il fenomeno, spieghi dove prende i miliardi

Roma, 8 lug. (askanews) – “Meloni dovrebbe spiegare dove va a prendere i 19 miliardi già programmati nella prossima legge di bilancio. Dove li prende? Viste le condizioni economiche dei nostri cittadini, di famiglie sempre più impoverite, delle imprese che sono schiacciate dalla pressione fiscale record. Quindi io non farei queste dichiarazioni da fenomeno a palazzo Chigi, piuttosto porterei risorse concrete per i cittadini e non per le industrie delle armi. Risorse concrete e soluzioni per le famiglie, per le imprese e non per le aziende energetiche o per le banche”. Lo ha detto il leader del M5S, Giuseppe Conte, commentando, a margine della manifestazione del centrosinistra che sta per iniziare a Napoli, le parole della presidente del Consiglio che giudica “ridicole” le accuse rivolte al Governo di privilegiare le spese militari su quelle per la sanità.

“La realtà – ha aggiunto l’ex premier – è che con questo governo ci stiamo tutti impoverendo, ma si arricchiscono, guarda caso, i gruppi imprenditoriali e i poteri forti e questo governo è assolutamente funzionale ai loro interessi, ma gli italiani hanno capito, non si lasciano più incantare da queste dichiarazioni di comodo”.

Tennis, Paolini fuori ai quarti a Wimbledon

Roma, 8 lug. (askanews) – Il sogno Wimbledon di Jasmine Paolini finisce ai quarti di finale. Se ne va dal Centrale dopo un’ora e 9′, battuta sotto gli occhi della Regina Camilla 6-3 6-2 dall’ucraina Marta Kostyuk, probabilmente la giocatrice più in forma del circuito. Non c’è stata partita, nel tempio del tennis, con l’ucraina che ha martellato e l’azzurra che non è mai riuscita a trovare il suo gioco, quello che l’aveva portata al terzo quarto di finale slam della sua carriera.

Nato, Trump: un summit di successo, c’era molta unità e molto amore

Roma, 8 lug. (askanews) – Si è concluso un summit della Nato di “grande successo”. Lo ha detto il presidente americano, Donald Trump, nella conferenza con cui conclude la sua presenza ad Ankara, in Turchia, dove ha partecipato al summit della Nato.

Il leader Usa ha ringraziato il padrone di casa, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan definendolo “un grande uomo, una persona dalla personalità forte, un mio amico”. Lodi anche per il segretario generale della Nato, Mark Rutte, definito “intelligente” e un “grande leader, non è facile guidare tanti leader e le loro personalità forti. Ha fatto un lavoro incredibile. Nessuno meglio di lui si potrebbe trovare”.

In riferimento al summit, Trump ha detto che “c’era molto amore” nella stanza delle riunione e che “è un peccato che la stampa non abbia potuto vederlo”. Facendo riferimento all”unità nella stanza”, Trump ha spiegato che i leader presenti “hanno molto bene nei loro cuori, non il male, e stanno facendo un buon lavoro per i loro paesi”.

Sport equestri, progetto Fise “Road to Los Angeles”

Roma, 8 lug. – Grande novità nel mondo degli sport equestri: la Federazione Italiana Sport Equestri presenta “Road to Los Angeles”, una strategia orientata al futuro per accompagnare il cammino sportivo dei binomi azzurri. Con questa iniziativa la FISE segna una svolta, introducendo nella propria gestione un approccio di tipo “corporate”, volto a sostenere e raggiungere un unico grande obiettivo comune: supportare gli atleti verso i Giochi Olimpici 2028.

Dalle qualifiche al sogno olimpico: i tre pilastri del progetto Il progetto guiderà i binomi azzurri degli sport equestri dalle imminenti gare di qualifica fino all’ambizioso traguardo dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Los Angeles 2028. Questo percorso d’eccellenza si distingue per tre pilastri: un sistema innovativo e meritocratico che riserva risorse specifiche agli atleti di interesse federale; una partnership che unisce cavalieri, proprietari, sponsor e Federazione, ciascuno con ruoli definiti ma tutti uniti verso la qualificazione olimpica; il “Diario di Bordo”, uno strumento di aggiornamento in tempo reale che trasforma i partner commerciali da semplici finanziatori a protagonisti attivi del team.

La visione della FISE: gli interventi della presentazione “Road to Los Angeles 2028 non è solo un progetto sportivo – ha detto il Presidente FISE Avv. Marco Di Paola – ma un piano aziendale che guarda al futuro di tutto il movimento. Oggi presentiamo un percorso di crescita che unisce per la prima volta la filiera e gli sponsor, investendo su giovani, programmazione e continuità per costruire binomi sempre più competitivi.”

“Il lavoro tecnico verso i Giochi di Los Angeles è in corso – ha dichiarato il Direttore Sportivo FISE Francesco Girardi – e l’obiettivo più immediato sono le gare di selezione per l’ottenimento dei pass di qualifica nelle discipline olimpiche (Salto Ostacoli e Concorso Completo) e paralimpiche (Paradressage). Grazie a questa pianificazione strutturata, garantiremo ai nostri migliori talenti criteri trasparenti, monitoraggi costanti e risorse mirate.”

“Le Olimpiadi sono un patrimonio unico di valori, sacrificio e responsabilità – ha aggiunto Mauro Checcoli, medaglia d’oro individuale e a squadre di Concorso Completo a Tokyo 1964. Questo nuovo progetto federale ha il grande merito di proteggere e valorizzare questo patrimonio, offrendo ai giovani una strada meritocratica e una struttura solida per raccogliere e trasmettere la nostra grande eredità sportiva.”

“Per ottenere risultati di rilievo – ha commentato il Segretario Generale FISE Simone Perillo – serve un progetto solido anche fuori dal campo, ispirato dall’obiettivo di promuovere congiuntamente l’eccellenza dei nostri atleti con l’eccellenza del Made in Italy della filiera equestre. Con ‘Road to Los Angeles 2028’ diamo vita a un ecosistema sostenibile tra sport e imprese, dove i partner fanno squadra con atleti, proprietari e dirigenza federale. L’obiettivo comune è chiaro: valorizzare il brand della Nazionale e supportare concretamente l’intero movimento.”

Unendo l’eredità della nostra storia a una programmazione d’avanguardia, la FISE apre la strada a una nuova stagione per gli sport equestri italiani. Il viaggio è iniziato: l’obiettivo è portare il tricolore a brillare sotto i riflettori di Los Angeles 2028.

Mennini: “Italia pronta alle sfide dell’MFN sui farmaci”

Roma, 8 lug. (askanews) – Il futuro del sistema sanitario e il ruolo delle life science nelle strategie di sviluppo del Paese sono stati al centro del confronto sull’innovazione, la ricerca e la sostenibilità della sanità. Di questi temi ha parlato Francesco Saverio Mennini, Capo del Dipartimento della programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del Servizio sanitario nazionale del Ministero della Salute, intervenuto all’incontro “Il sistema delle life science nel nuovo scenario globale”: “Grazie a un gruppo di lavoro interno al Ministero, stiamo affrontando tutte le possibili problematiche legate all’approvazione dell’MFN da parte del Governo americano. Non ci siamo fatti trovare impreparati: su impulso del Ministro abbiamo istituito un gruppo dedicato che ha analizzato i rischi e le possibili criticità, ma anche individuato soluzioni per ridurre al minimo gli impatti sull’accesso ai farmaci. Allo stesso tempo, questo lavoro ci ha permesso di ragionare sugli strumenti più efficaci per favorire l’attrazione degli investimenti nel nostro Paese, sia sul fronte della ricerca e sviluppo sia su quello dei trial clinici”.

Calcio, Amorim si presenta: "Al Milan per vincere"

Roma, 8 lug. (askanews) – Un nuovo corso, una nuova struttura societaria e un’identità calcistica ben definita. È il messaggio che il Milan affida a Gerry Cardinale e Ruben Amorim nel giorno della presentazione ufficiale del nuovo allenatore rossonero. Per la prima volta da quando è proprietario del club, il fondatore di RedBird introduce personalmente il tecnico, a testimonianza della centralità del progetto affidato al portoghese. “È una giornata molto importante per il Milan – esordisce Cardinale -. Nell’ultimo mese avete visto quante cose sono cambiate. L’obiettivo era rivedere completamente la nostra organizzazione e il nostro modo di vedere il calcio. Ci sarà molto altro di nuovo”.

Il numero uno rossonero rivendica il lavoro svolto dietro le quinte per rifondare il club dopo una stagione deludente. “Abbiamo fatto sei mesi di meeting concentrati in un solo mese. È stato uno sforzo enorme per ricostruire, rafforzare e rivedere il rapporto tra proprietà, management e area tecnica. Ho portato al Milan le mie persone migliori perché vogliamo creare una struttura più forte e una cultura nuova. Dobbiamo lasciarci alle spalle il passato e riportare questo club al suo glorioso passato”.

Il concetto chiave è uno soltanto: vincere. “Noi giochiamo per vincere, non per non perdere. Questo dovrà essere il nostro stile. Vogliamo un calcio offensivo, entusiasmante, bello da vedere, capace di coinvolgere i tifosi. Ruben Amorim rappresenta la pietra fondante di questa nuova organizzazione calcistica e siamo felici di iniziare questo percorso insieme”.

Il tecnico portoghese raccoglie subito il testimone, mostrando entusiasmo e grande senso di responsabilità. “Mi scuso se ancora non parlo italiano, ma è molto importante per me impararlo il prima possibile per rispetto della vostra cultura. Per me è un onore essere qui. Milanello è straordinario, mi sento assolutamente a casa”. Amorim spiega di aver scelto il Milan non soltanto per il prestigio del club, ma soprattutto per la condivisione di idee con la nuova dirigenza. “Già al primo incontro è scattato qualcosa. Mi sono stati presentati principi e valori che sento miei. Ho fatto tante domande e ho ricevuto tutte le risposte che volevo. Mi sento completamente a mio agio”.

Il nuovo allenatore chiarisce immediatamente quale sarà la sua filosofia di gioco. “Voglio una squadra dominante, che recuperi il pallone il più velocemente possibile, che faccia più gol e sappia controllare la partita attraverso il possesso. Voglio un calcio bello da guardare e capace di divertire i tifosi. So che servirà tempo, ma spero che già dalla prima partita si possa riconoscere la mentalità della mia squadra”.

I riferimenti non sono casuali. Amorim cita il Milan di Arrigo Sacchi e quello di Fabio Capello come modelli che hanno segnato la storia del calcio. “Ricordo il Milan di Sacchi che ha rivoluzionato il gioco e quello di Capello che sembrava non perdere mai. Poi ci sono stati campioni straordinari come Van Basten, Gullit e tanti altri. Entrare nella storia di questo club rappresenta una responsabilità enorme, ma è proprio questo tipo di sfida che cercavo”.

Il mercato sarà condiviso con la dirigenza, anche se il tecnico preferisce non entrare troppo nei dettagli. Conferma però la fiducia nei giocatori già presenti in rosa e la necessità di valutare attentamente tutti gli elementi prima di intervenire. “Prima di guardare fuori dobbiamo guardare dentro. Ci sono giocatori che possono darci molto, come Chukwueze, Saelemaekers e diversi giovani che avranno la possibilità di mettersi in mostra. Voglio conoscere tutti e capire chi ha davvero voglia di restare e lottare per questa maglia”.

Tra le poche eccezioni c’è Luka Modric, che Amorim considera una figura centrale nel nuovo progetto. “È un giocatore che vogliamo assolutamente tenere. Ci ho parlato due volte e, se servirà, lo richiamerò ancora. Non giocherà tutte le partite, ma la sua esperienza sarà fondamentale per la crescita della squadra”. Parole importanti anche per Rafael Leão, definito “uno dei nostri giocatori con la G maiuscola”, mentre Christian Pulisic viene descritto come “perfetto per il calcio italiano” e destinato a ricoprire un ruolo chiave nel nuovo sistema di gioco.

Non manca un passaggio sul confronto con José Mourinho. “Ho imparato tantissimo da lui e gli porto un enorme rispetto, ma sono completamente diverso. Un allenatore non deve copiare nessuno, deve costruire la propria identità”. Identità che Amorim vuole trasferire anche nel rapporto umano con il gruppo. “Sarò sempre vicino ai miei giocatori. Credo nell’onestà, nell’equità e nel contatto umano. È così che si costruisce la fiducia e si crea uno spirito di squadra capace di vincere”.

Infine il messaggio rivolto ai tifosi, chiamati a ritrovare entusiasmo dopo una stagione difficile. “Capisco il loro scetticismo e non voglio prendere in giro nessuno promettendo cambiamenti immediati. Non si sistema tutto in ventiquattro ore. Posso però promettere lavoro, passione e il massimo impegno. Esiste un percorso ben preciso e vogliamo iniziare subito, vincendo la prima partita di campionato. Da lì costruiremo il nostro futuro”.

Life science, la sfida dell’Italia nel nuovo scenario globale

Roma, 8 lug. (askanews) – Presso la Sala Igea dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani si è svolto l’incontro “Il sistema delle life science nel nuovo scenario globale”, promosso da Healthcare Policy e Formiche, con il contributo non condizionante di Angelini Pharma e Bristol Myers Squibb. Istituzioni, accademia, comunità clinica e industria si sono confrontate sul ruolo strategico delle life science e sulla capacità di Italia ed Europa di attrarre investimenti, rafforzare la ricerca e favorire l’accesso all’innovazione terapeutica.

“In questo ambito più vasto delle life science, l’Italia può e deve avere un ruolo sistemico rivolto in particolare al dialogo, atteso che noi abbiamo un ingente avanzo commerciale, in particolare nel settore farmaceutico e con gli Stati Uniti d’America. Serve quindi un dialogo costante per cercare di contemperare interessi che non sono pienamente coincidenti. Noi abbiamo un interesse a mantenere particolarmente aperto il canale commerciale, gli Stati Uniti hanno un maggiore interesse a ridurre il loro deficit e ad attrarre investimenti” ha dichiarato Renato Loiero, Consigliere Economico del Presidente del Consiglio dei Ministri.

L’incontro è stato anche l’occasione per presentare il volume Il sistema delle life science nel nuovo scenario globale, con i contributi di esponenti del mondo accademico, clinico, istituzionale e industriale.

“Noi abbiamo sistemi sanitari prevalentemente nazionali. L’Italia in particolare ha digitalizzato tutti questi dati con le cartelle sanitarie elettroniche e questo rappresenta una risorsa naturale, sulla quale i sistemi di intelligenza artificiale possono accelerare in maniera importantissima l’innovazione in ambito sanitario. Si tratta di un’occasione che non possiamo sprecare e che potrebbe rappresentare un punto di svolta importante per il settore sanitario italiano ed europeo” ha spiegato Carlo Altomonte, Professore di Economics, Università Commerciale Luigi Bocconi.

Dal confronto è emersa la necessità di una governance farmaceutica più efficace a livello nazionale ed europeo.

“L’Europa deve capire quali risposte può dare ai pazienti che hanno bisogno che vengano accorciati i tempi di accesso ai farmaci innovativi e ha bisogno di rivedere la governance dal punto di vista regolatorio, affinché il diritto alla salute venga pienamente riconosciuto a tutti. Credo che la domanda intorno alla quale far ruotare tutte le scelte decisionali sia esattamente questa: cosa stiamo facendo per accelerare i tempi di accesso alla salute? Questo dovrebbe essere il comune denominatore di riflessione per tutti gli attori del sistema” ha concluso Roberto Scrivo, Chief External Affairs, Communications & Sustainability Officer, Angelini Pharma.

Pur potendo contare su una filiera farmaceutica d’eccellenza e su competenze cliniche e scientifiche di alto livello, l’Italia è quindi chiamata a rafforzare il legame tra politica sanitaria, politica industriale e innovazione per consolidare il proprio ruolo nello sviluppo delle life science.

Di Giacomo: in Italia 1.300 detenuti sono over 70 malati cronici

Milano, 8 lug. (askanews) – “C’è chi scrive di ‘caso record’ per il 98enne che ha tentato di uccidere la moglie e si trova nel carcere di Genova. È sicuramente il detenuto più anziano di età in assoluto ma purtroppo oltre ad Antonio Russo che all’età di 88 anni, nonostante la grazia parziale ottenuta nei giorni scorsi, resta in carcere a Roma in condizioni di salute precarie, non ci sono statistiche del ministero della Giustizia sugli over 80 mentre circa 1.300 detenuti sono over 70 anni con patologie croniche”. Lo denuncia in un nota Aldo Di Giacomo segretario del Sindacato Polizia Penitenziaria.

“La detenzione di persone anziane comporta grandi problemi prima di tutto di assistenza sanitaria e cura per buona parte degli over 70enni che, nell’80%, hanno particolari problemi di salute mentre negli istituti è ben nota la carenza di medici e personale sanitario” prosegue il sindacalista, spiegando che “tra le malattie più frequenti quelle infettive che interessano il 48% dei detenuti. A seguire i disturbi psichiatrici (32%), le malattie osteoarticolari (17%), quelle cardiovascolari (16%), problemi metabolici (11%) e dermatologici (10%)”.

“Nelle carceri italiane il 40,3% dei detenuti assume sedativi e ipnotici, il 20% stabilizzanti dell’umore: ma solo il 9,3% della popolazione carceraria ha diagnosi psichiatriche gravi. Un quadro allarmante che dovrebbe orientare i magistrati per non appesantire la situazione tanto più che i detenuti anziani, ad eccezione dei capo clan e uomini di spicco della criminalità organizzata, vivono la detenzione in condizioni di maggiore difficoltà” continua, sottolineando che “tutto questo aggravando il già pesante lavoro del personale penitenziario che in molti casi deve fare da ‘badante’ ai più anziani”.

“E’ questa inoltre l’occasione per ricordare che, per condizioni detentive inumane, come è stato riconosciuto a Gianni Alemanno, sono già numerosi i ricorsi della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) contro l’Italia ritenendo che lo Stato italiano in più casi abbia violato i loro diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo” mette in risalto Di Giacomo, concludendo che “i problemi di sovraffollamento delle carceri si affrontano anche affrontando la questione dei detenuti over 80 e quanti hanno a più di 70 anni hanno malattie croniche”.

Surf, due stelle Usa diventano azzurre per il sogno olimpico

Roma, 8 lug. (askanews) – L’Italia del surf cambia passo e guarda al futuro con ambizioni sempre più alte. Due tra i più interessanti talenti del panorama statunitense, Nora Liotta, hawaiana con profonde radici italiane, e Zoe Benedetto, nata in Florida e anch’essa discendente di una famiglia italiana, sono ufficialmente cittadine italiane e potranno rappresentare il nostro Paese nelle competizioni internazionali, con lo sguardo già rivolto alle Olimpiadi di Los Angeles 2028.

Un’operazione di grande valore sportivo e istituzionale, resa possibile grazie al lavoro della FISSW – Federazione Italiana Surfing, Sci Nautico e Wakeboard, che ha affidato a MFLAW, attraverso la propria Unit di Diritto Sportivo guidata dall’Avv. Carlo Celani, il compito di seguire il complesso iter giuridico che ha portato al riconoscimento della cittadinanza italiana delle due atlete. La procedura è stata sviluppata sulla base delle disposizioni introdotte dalla Legge n. 74/2025, individuando il percorso previsto per il riconoscimento della cittadinanza per meriti sportivi, uno strumento che valorizza il talento e l’interesse nazionale.

Determinante il ruolo dell’Ufficio Sport – Preparazione Olimpica del CONI, che ha coordinato e istruito le pratiche con rapidità ed elevata competenza, lavorando in stretta collaborazione con la FISSW, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e i Consolati d’Italia di San Francisco e Miami. Il percorso si è concluso con la firma del Decreto del Presidente della Repubblica, che ha conferito la cittadinanza italiana alle due surfiste.

Dopo il giuramento di fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione, Nora Liotta e Zoe Benedetto hanno ricevuto il passaporto italiano, diventando a tutti gli effetti nuove atlete azzurre. Ora inizia la sfida più importante: conquistare risultati di prestigio con la maglia della Nazionale italiana. Sotto la guida del presidente federale Claudio Ponziani, del direttore tecnico Marco Gregori e dello staff della FISSW, le due atlete rappresentano un significativo investimento tecnico in vista del quadriennio olimpico che porterà ai Giochi di Los Angeles.

Il presidente della FISSW e tutti i protagonisti del progetto parlano di un risultato che va oltre il semplice riconoscimento amministrativo: un esempio concreto di come sport, istituzioni e competenze giuridiche possano lavorare insieme per rafforzare il movimento italiano e renderlo sempre più competitivo sul palcoscenico internazionale. L’Italia del surf si arricchisce così di due nuove protagoniste. E il sogno olimpico, oggi, appare un po’ più vicino.

Scrivo: “Bisogna rivedere la governance europea della salute”

Roma, 8 lug. (askanews) – Ridurre i tempi di accesso alle terapie innovative e costruire una governance più efficace del sistema farmaceutico sono tra le sfide principali per l’Europa della salute. Su questi temi è intervenuto Roberto Scrivo, Chief External Affairs, Communications & Sustainability Officer di Angelini Pharma, durante l’incontro “Il sistema delle life science nel nuovo scenario globale”: “L’Europa deve capire quali risposte può dare ai pazienti che hanno bisogno che vengano accorciati i tempi di accesso ai farmaci innovativi e ha bisogno di rivedere la governance dal punto di vista regolatorio, affinché il diritto alla salute venga pienamente riconosciuto a tutti. Credo che la domanda intorno alla quale far ruotare tutte le scelte decisionali sia esattamente questa: cosa stiamo facendo per accelerare i tempi di accesso alla salute? Questo dovrebbe essere il comune denominatore di riflessione per tutti gli attori del sistema”.

Attentato a Ranucci, l’avvocato di Lavitola: è sconvolto dalle accuse

Roma, 8 lug. (askanews) – “Lavitola è sconvolto per le accuse che gli sono state mosse e ciò in ragione dello stretto e fraterno rapporto di amicizia che ha con Ranucci come ha confermato lo stesso giornalista”. Lo ha detto l’avvocato Sergio Cola, legale di Valter Lavitola, rispondendo ai cronisti, appena fuori la cittadella giudiziaria di piazzale Clodio a Roma per l’interrogatorio del suo assistito nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato al conduttore ed autore di Report.

Altomonte: “IA e dati, svolta per la sanità”

Roma, 8 lug. (askanews) – La disponibilità di grandi quantità di dati sanitari e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale possono rappresentare una leva decisiva per trasformare il futuro della sanità. Delle opportunità offerte dalla digitalizzazione e delle prospettive per l’innovazione nel settore delle life science ha parlato Carlo Altomonte, Professore di Economics dell’Università Commerciale Luigi Bocconi, intervenuto all’incontro “Il sistema delle life science nel nuovo scenario globale”: “Noi abbiamo sistemi sanitari prevalentemente nazionali. L’Italia in particolare ha digitalizzato tutti questi dati con le cartelle sanitarie elettroniche e questo rappresenta una risorsa naturale, sulla quale i sistemi di intelligenza artificiale possono accelerare in maniera importantissima l’innovazione in ambito sanitario. Si tratta di un’occasione che non possiamo sprecare e che potrebbe rappresentare un punto di svolta importante per il settore sanitario italiano ed europeo”.