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Montecucco a Vinitaly: dati in crescita, 60% destinato all’export

Verona, 14 apr. (askanews) – “Il Consorzio Montecucco si presenta a Vinitaly con buoni dati: abbiamo chiuso il 2025 con un maggiore imbottigliamento rispetto all’anno precedente”. A parlarci Giovan Battista Basile, presidente Consorzio Tutela Vini Montecucco. “Partiamo con ottimismo, felici di essere qui in una fiera che ci offre opportunità nazionali e internazionali per presentare i nostri vini, in un momento difficile per il settore, anche per problemi di comunicazione che complicano il nostro lavoro. Vogliamo far capire che il vino fa parte della nostra cultura e che è importante mantenere un rapporto equilibrato con esso, valorizzandone il ruolo nella nostra vita e nella nostra storia. Nel nostro piccolo, come territorio toscano, trasmettiamo questo messaggio: bere il vino consapevolmente, godendoselo con piacere e serenità. Non solo in Italia, ma nel mondo, visto che il 60% della nostra produzione è destinata all’export, pur essendo una piccola denominazione”, chiosa.

Il Consorzio Tutela Vini Montecucco festeggia quest’anno i suoi 26 anni, più di un quarto di secolo che ha elevato una terra un tempo ignota tra il Monte Amiata e il fiume Ombrone a territorio vitivinicolo di prim’ordine. Nato ufficialmente nel 2000, dopo il riconoscimento della Doc Montecucco nel 1998 e della Docg nel 2011, oggi conta 68 aziende associate, 800 mila bottiglie prodotte ogni anno, di cui il 90% è biologico.

Vinitaly 2026, da Atina a Verona

Roma, 14 apr. – C’è anche Antica Tenuta Palombo tra le realtà che rappresentano il Lazio a Vinitaly 2026, in corso a Verona dal 12 al 15 aprile, all’interno del Padiglione regionale, portando a Verona una selezione di etichette che raccontano l’identità vitivinicola della Valle di Comino e il legame profondo con il territorio di Atina. Fondata nel 1980, l’azienda è oggi una delle realtà più rappresentative di quest’area del Lazio e continua a promuoverne qualità, tradizione e riconoscibilità attraverso una produzione capace, confermando una presenza ormai consolidata in uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati al vino.

Dalle bollicine ai bianchi, fino ai rossi che più rappresentano il legame con il Frusinate e con l’area di Atina, il percorso proposto dalla cantina restituisce l’immagine di una produzione costruita su radicamento territoriale, continuità e valorizzazione delle peculiarità locali. A rafforzarne il profilo contribuiscono anche i recenti riconoscimenti ottenuti da alcune etichette aziendali nella guida 5StarWines, tra cui il Primis Metodo Classico e il Maturano, segnale di un lavoro che intreccia qualità produttiva e promozione del territorio.

Al centro della proposta restano alcuni vini particolarmente identitari, a partire dall’Atina DOP Cabernet, indicato dalla stessa azienda come il suo vino più noto, accanto a etichette più limitate come il Capralitt, rosso IGP del Frusinate ottenuto da Cabernet e Merlot.

“A Vinitaly 2026 Antica Tenuta Palombo è presente, come ormai da diversi anni, all’interno del Padiglione Lazio. Siamo una realtà che da oltre quattro decenni lavora sul territorio e per il territorio, portando l’eccellenza della Valle di Comino e della produzione vitivinicola laziale anche fuori dai confini regionali e nazionali. I nostri vini raccontano un patrimonio ampio e variegato: dallo spumante metodo classico ai bianchi, sia da vitigni autoctoni sia da varietà arrivate qui oltre due secoli fa, fino ai grandi rossi di Atina.” dichiara Pierpaolo Pirone, enologo di Antica Tenuta Palombo. “Penso in particolare al Merlot, al Cabernet di Atina DOP e a etichette in tiratura molto limitata come il Capralitt, una piccola gemma che arricchisce ulteriormente il panorama della denominazione. Sono vini che portano con sé profumi, sensazioni e carattere di questo territorio, facendosi ambasciatori della nostra identità nel mondo”

Vinitaly, Pandolfo (Sant’Andrea): “Fieri per i 5 riconoscimenti”

Verona, 14 apr. (askanews) – “Sicuramente è un Vinitaly in un momento particolare per il vino, per la situazione internazionale e il calo dei consumi. È una fiera di passaggio, di riflessione e studio, per capire cosa migliorare e far sì che il vino – che ci accompagna da 6-7 mila anni – resti una bevanda tipica nostra e piacevole. Credo che il vino faccia parte della cultura italiana, dell’animo di ognuno di noi: tutti abbiamo un nonno o un parente che faceva il vino in casa. Questo patrimonio culturale, rafforzato dal riconoscimento UNESCO della cucina italiana, è eccezionale: il vino ci deve accompagnare. È compito delle cantine produrre, raccontare e far assaggiare i vini, legati al territorio. Il vino non è alcol, ma cultura, passione, territorio: serve ad apprezzare, rilassarsi e stare con gli amici. Siamo contentissimi di questa manifestazione e dei 5 riconoscimenti presi da noi per i vini del territorio: Vermentino, Moscato di Terracina, Circeo, tutti molto legati alla nostra terra. Il Vinitaly è il concorso internazionale più importante al mondo, con la fiera più prestigiosa: vincere una piccola bandierina da mettere su Circeo o Terracina, nelle nostre zone stupende, è una grande soddisfazione, per noi e per chi ci visita” afferma Andrea Pandolfo, titolare insieme con il padre di Cantina Sant’Andrea. “A volte a livello mediatico ci sono cose strane: la dieta mediterranea è la migliore per la longevità, e un bicchiere di vino a tavola ne fa parte. Bere giusto rilassa e fa stare bene. Forse il nostro errore è stato trasformare il vino in qualcosa di troppo tecnico, da assaggiare e degustare. Facciamolo tornare alle origini, ai banchetti romani: il vino deve recuperare la convivialità. In cantina lo dico sempre: il buon piatto e il bicchiere di vino non sono un fine, ma un mezzo per una bella serata, con la coppietta o gli amici, per ricordare ‘ho mangiato e bevuto bene, sono stato bene’. Quella è l’emozione che dobbiamo trasmettere con il vino”, aggiunge.

A confermare questo percorso per Cantina Sant’Andrea, anche i recenti riconoscimenti ottenuti nella guida 5StarWines – the Book 2027 – presentata nel corso di questa edizione di Vinitaly – dove diverse etichette della cantina hanno superato i 90 punti: l’Oppidum 2025 (90 punti), il Vermentino “253 Giorni” 2025 e il Circeo DOC Bianco Riflessi 2025, entrambi con 91 punti, e ancora il Capitolium 2023 e l’Hum Vigna Campo Soriano 2024, che raggiungono i 92 punti, a testimonianza di una qualità sempre più definita e riconoscibile.

Tennis, IBI 2026, Binaghi: "400mila presenze e titolo azzurro"

Roma, 14 apr. (askanews) – Obiettivi ambiziosi e una nuova fase che si apre nel segno della memoria. Internazionali BNL d’Italia 2026 si presentano con numeri già in crescita e traguardi chiari, indicati dal presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel Angelo Binaghi: “Superare le 400mila presenze paganti, oltrepassare il miliardo di euro di impatto economico sul territorio e tornare, dopo 50 anni, a vedere un italiano vincere il singolare maschile”.

L’intervento di Binaghi, alla presentazione ufficiale al Foro Italico, si apre con un ricordo commosso di Nicola Pietrangeli, “il più grande campione del primo secolo della Federazione”, e di Lea Pericoli. “Senza di loro siamo più deboli, ma partiamo da una base molto solida grazie a ciò che hanno costruito”, sottolinea, indicando simbolicamente l’inizio di una nuova era per il tennis italiano.

Sul piano dei numeri, la crescita è già evidente. A un mese dal torneo sono stati venduti oltre 220mila biglietti, con un incremento dell’8,6% rispetto allo scorso anno. “Partiamo da 393mila presenze complessive nel 2025 e confidiamo di superare quota 400mila”, spiega Binaghi, evidenziando come il limite attuale sia legato alla capienza del Centrale, in attesa degli interventi di ampliamento previsti nei prossimi anni.

Determinante, nel successo del movimento, anche il ruolo dei media. Il canale federale SuperTennis registra una crescita record degli ascolti: +69% medio annuo, con una media giornaliera di circa un milione di contatti e picchi superiori ai 9 milioni durante gli US Open. “È uno strumento non facilmente replicabile, che rappresenta un vantaggio competitivo decisivo”, osserva il presidente federale.

Il boom riguarda anche la pratica sportiva: secondo dati Nielsen, i praticanti di tennis e padel in Italia sono 6,2 milioni, ormai vicini ai 6,5 milioni del calcio. Nel 2025 si sono disputati oltre 1,3 milioni di incontri ufficiali, pari a circa 3600 partite al giorno. “Un risultato che non avrei mai immaginato”, ammette Binaghi, pur riconoscendo un ritardo strutturale rispetto ad altri Paesi, come la Francia.

Sul fronte economico, la FITP chiude il 2025 con un fatturato record di oltre 243 milioni di euro, il più alto nella storia dello sport italiano. Quanto all’impatto degli Internazionali, la stima per il 2026 punta a superare il miliardo di euro, senza ricorso a contributi pubblici diretti. “Nessuno ha una percentuale di autofinanziamento come la nostra”, rivendica Binaghi.

Calcio, Figc, Malagò: "Sfida mi affascina, compattezza A"

Roma, 14 apr. (askanews) – Giovanni Malagò apre alla possibilità di guidare la FIGC, ma chiarisce tempi e condizioni. “La sfida della Figc mi affascina”, spiega l’ex presidente del CONI in un’intervista al podcast ‘Sette Vite’. “Non mi sono candidato: alcuni rappresentanti della Lega Serie A mi hanno chiesto un’eventuale disponibilità. Senza un passaggio formale non è corretto dare una risposta”.

Determinante, per l’eventuale discesa in campo, il sostegno dei club della massima serie. “È oggettivamente impressionante vedere 19 società su 20 convergere su un soggetto terzo, peraltro esterno alla dinamica federale diretta. Parliamo di un mondo storicamente complesso e litigioso, dove spesso è difficile trovare anche una maggioranza semplice. Senza questo livello di compattezza probabilmente avrei già declinato”, sottolinea Malagò.

L’ex numero uno dello sport italiano ribadisce però la necessità di un percorso condiviso: “Una candidatura, se ci sarà, dovrà essere accompagnata da un programma condiviso. Qualsiasi dichiarazione ora rischierebbe di sembrare programmatica prima dei confronti formali con le componenti. È un mondo che conosco bene e in cui bisogna rispettare tempi e passaggi”.

Quanto alle ragioni del consenso raccolto, Malagò individua credibilità e affidabilità come fattori chiave: “Nei momenti complicati serve qualcuno capace di tenere la barra dritta. L’affidabilità dovrebbe essere una qualità normale per chi ha responsabilità, ma evidentemente non è sempre così scontata”.

Infine, un passaggio sulla Nazionale e sulla mancata qualificazione ai Mondiali: “È qualcosa di incredibile, sorprendente e doloroso. Sono stato a vedere Italia-Irlanda a Bergamo da semplice cittadino e appassionato, con grande partecipazione emotiva. Questo dice tutto”.

Tennis, Alcaraz, esordio vincente a Barcellona

Roma, 14 apr. (askanews) – Buona la prima per Carlos Alcaraz al torneo Atp 500 di Barcellona. Il numero 2 del mondo, che tornava in campo a sole 48 ore dalla finale persa a Monte-Carlo contro Sinner (in cui ha perso anche la vetta del ranking), ha superato non senza qualche difficoltà di troppo Otto Virtanen, n°130 Atp e proveniente dalle qualificazioni. Un Alcaraz ben lontano dalla perfezione, salito di livello nel 2° set, che si è imposto 6-4, 6-2 in un’ora e 25′ di gioco. Per Carlitos anche un piccolo campanello di allarme dal punto di vista fisico, quando nel finale di 1° set è stato costretto a chiamare medical-time-out per un problema al polso destro. Al 2° turno giovedì affronterà il ceco Tomas Machac.

Sax e bollicine al Vinitaly: l’omaggio alla pace di Stefano Bottega

Verona, 14 apr. (askanews) – I tempi sono complicati, ma la buona compagnia, la musica e le bollicine sono parte del nostro patrimonio culturale irrinunciabile, del nostro essere italiani e del nostro saper vivere. Stefano Bottega lo ha dimostrato con un concerto a sorpresa al Vinitaly: le canzoni di Vasco Rossi, il sax di Andrea Innesto, il calore del pubblico sempre più vicino. E tra il pubblico anche il ministro del Turismo italiano Gianmarco Mazzi che ha dimostrato di apprezzare il momento musicale organizzato alla fiera di Verona come anche la deputata Maddalena Morgante.

A esibirsi Stefano Bottega stesso, produttore di spumanti premium, noto per i suoi vini millesimati.

Prima del concerto ci racconta: “L’idea è nata soprattutto per rispondere a questo momento di grandi tensioni internazionali: si respirano atmosfere cupe e ogni giorno sui giornali, sui telegiornali si propongono notizie sempre peggiori” spiega. “Allora ho pensato che il mondo del vino aveva bisogno anche del sostegno del mondo della musica perché hanno in comune tante cose, i profumi sono un po’ come le note che volano nell’aria, gli assaggi sono un po’ come gli accordi di chitarra e quindi questa atmosfera mi sembrava l’ideale come messaggio da portare a tutto il pubblico che è così numeroso qui al Vinitaly” aggiunge.

La buona musica e il saper bere bene, senza esagerare ma per gustare un’esperienza sempre unica. “Sono due mondi che interagiscono molto bene tra di loro e poi queste continue notizie di guerre, di tensioni mi hanno fatto pensare agli anni settanta quando ero bambino, quando la musica era veramente protagonista di un messaggio di pace, ci ricordiamo John Lennon che parlava di pace, di amore, io a questo ho voluto aggiungere un po’ il prosecco e la grappa che sono i miei prodotti ai quali tengo moltissimo”, dichiara Stefano Bottega.

E oltre all’orgoglio di un produttore, c’è l’economia italiana: le bollicine hanno un peso, sulla tavola italiana e nell’arena internazionale, che va tutelato. “Una grande importanza: non dimentichiamoci che il prosecco è l’unico vino al mondo che sta crescendo sia nel mercato interno che nei mercati mondiali, con 720 milioni di bottiglie per un fatturato di 3,6 miliardi di euro; è un business molto importante che va salvaguardato, va tutelato, a questo proposito siamo contrari ovviamente ai dazi perché il libero scambio va sempre favorito” dice.

Ma anche il recente accordo che l’Unione Europea e l’Australia hanno siglato per ridurre i dazi doganali, facilitare l’accesso alle materie prime critiche e proteggere oltre 165 indicazioni geografiche europee, non è “piaciuto tantissimo” a Bottega “perché il prosecco deve rimanere solo italiano”.

“A questo proposito voglio dire che lo champagne è stato tutelato al 100%, quindi gli australiani non potranno fare lo champagne, mentre è stato concesso loro per dieci anni di esportare il prosecco e poi di mantenerlo nel loro mercato interno, pensiamo che sia una cosa molto pericolosa e il Consorzio e anche il Ministero ritengo si debbano adoperare per rivedere l’accordo e tutelare il prosecco: il prosecco si può fare solo in Italia, nelle province di tutto il Friuli e nel Veneto”, conclude.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio Gualtiero Benatelli

Immagini askanews

Maltempo, mercoledì allerta gialla in 8 regioni

Milano, 14 apr. (askanews) – Una circolazione depressionaria ben strutturata negli strati superiori atmosferici, attualmente situata sulla Tunisia, già dal pomeriggio di oggi, e nuovamente nel corso della giornata di domani, favorirà l’innesco di intensi fenomeni temporaleschi sulla Sicilia.

Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le regioni coinvolte – alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati – ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche.

L’avviso prevede, dal pomeriggio-sera di oggi, martedì 14 aprile, precipitazioni sparse, a prevalente carattere di rovescio o temporale, sulla Sicilia, specie sul settore centro-occidentale dell’isola. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, forti raffiche di vento, locali grandinate ed attività elettrica.

Sulla base dei fenomeni previsti e in atto è stata valutata per la giornata di domani, mercoledì 15 aprile, allerta gialla in Abruzzo, Molise e su alcuni settori di Emilia-Romagna, Marche, Lazio, Puglia, Calabria e Sicilia.

La Russa: bene Meloni a prendere distanze da attacco Trump a Papa

Roma, 14 apr. (askanews) – “La Meloni è stata da sempre molto chiara: noi siamo amici degli Stati Uniti, apprezziamo il presidente attuale quando dice cose su cui siamo d’accordo. Quando ci sono cose su cui non siamo d’accordo manteniamo l’amicizia come avviene tra amici”. Così il presidente del Senato Ignazio La Russa, uscendo dalla capigruppo di Palazzo Madama.

“Se qualcuno può pensare che la premier italiana possa considerare accettabili attacchi frontali al sommo pontefice non conosce l’Italia, non conosce il presidente del Consiglio, non conosce quello che significa il rapporto tra l’Italia e il Papa che in questo caso è pure americano”.

Trump ha detto di essere stato scioccato da Meloni, ‘pensavo avesse coraggio e mi sbagliavo’. “Non c’è bisogno di ricucire, il presidente ha fatto una sua valutazione, continueremo ad essere amici degli Usa” con “tutti gli argomenti come questo che ha detto la premier che mi trova pienamente d’accordo” perché “quando non ci troviamo, abbiamo il dovere, prima che il diritto, di dirlo, il dovere di prendere le distanze da un attacco frontale al Sommo pontefice. Se non l’avesse fatto sarebbe venuta meno ai doveri non solo di cattolica credente e osservante, perché Giorgia lo è profondamente, ma anche ai doveri del presidente del Consiglio italiano che non si è mai lontanamente immaginato ci potesse essere un confronto così duro qualunque cosa dica il papa, giusta o sbagliata”, ha sottolineato La Russa.

Italia-Usa, Schlein: solidarietà a Meloni, Trump non si permetta

Roma, 14 apr. (askanews) – “Voglio esprimere la nostra più ferma condanna, che sono certa sarà unanime in quest’aula, per l’attacco del presidente Donald Trump alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni per avere doverosamente espresso solidarietà a Papa Leone”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando in aula alla Camera.

“E – ha aggiunto – voglio dire che l’Italia è un paese libero e sovrano e che la nostra costituzione è chiara: l’Italia ripudia la guerra. Nessun capo di Stato straniero può permettersi ad attaccare o minacciare o mancare di rispetto al nostro paese e al nostro governo. siamo avversari in quest’aula ma siamo tutte e tutti cittadini italiani e rappresentanti degli italiani e non accetteremo attacchi o minacce al governo e al nostro Paese Chiediamo su questo davvero una condanna unanime”.

Almasri, aula Camera solleva conflitto attribuzione a tutela Bartolozzi

Roma, 14 apr. (askanews) – L’aula della Camera ha approvato per 47 voti di differenza la proposta di elevazione di un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale nei confronti del Tribunale dei ministri e della Procura di Roma per la vicenda che riguarda Giusi Bartolozzi, l’ex capo gabinetto del ministero della Giustizia, indagata per false informazioni al pm nella vicenda Almasri.

Secondo la maggioranza, Tribunale e Procura avrebbero leso le prerogative della Camera escludendo l’ex collaboratrice del ministro Nordio dalla richiesta di autorizzazione a procedere che invece ha evitato il processo al guardasigilli, al ministro Piantedosi e al sottosegretario Mantovano.

“E’ evidente che esiste una connessione sostanziale tra i fatti ascritti a Nordio e la condotta di Bartolozzi. Il tribunale dei Ministri ha riconosciuto che l’allora capo di gabinetto aveva partecipato alle riunioni del 19 e del 21 gennaio 2025, aveva coordinato l’azione degli uffici, aveva agito come esecutrice delle direttive giuridiche di Nordio”, ha detto in aula Pietro Pittalis (Fi).

Secondo Devis Dori (Avs), presidente della Giunta per le Autorizzazioni della Camera, la Consulta boccerà il conflitto sollevato da Montecitorio ma “il voto di oggi è funzionale a far avvicinare la prescrizione dell’ipotesi di reato”.

Pd, Avs e M5s avevano chiesto il voto segreto ma il vicepresidente della Camera Sergio Costa ha spiegato che la richiesta non poteva essere accolta perché si trattava di un voto procedurale.

Fmi, Gourinchas: non sospendere il Patto di stabilità Ue

Roma, 14 apr. (askanews) – Il Fondo monetario internazionale sconsiglia di attivare la clausola generale di sospensione del Patto di stabilità e di crescita nella Unione europea e, ove vengano adottate misure contro il caro energia dai Paesi membri, raccomanda che siano “molto mirate e molto temporanee”.

Sul Patto di stabilità e di crescita dell’Ue “la nostra valutazione è che una serie di economie europee abbiano davvero bisogno di ripristinare i loro margini di bilancio, di abbassare i deficit strutturali”, ha affermato il capo economista del Fmi, Pierre-Olivier Gourinchas, rispondendo ad una domanda sull’argomento durante la conferenza stampa sul World Economic Outlook. “E che lo stanno facendo in base alle regole Ue”, con piani pluriennali, “quindi ci sono obiettivi sui prossimi anni sui loro percorsi ed è molto importante restare in carreggiata – ha proseguito – continuare con il ripristino dei margini di Bilancio, non deviare e non sospendere le regole”.

“Se misure vanno prese per supportare magari i più vulnerabili o i più esposti tra famiglie e imprese, allora queste misure possono essere attuate ma devono essere molto mirate e molto temporanee”, ha detto. Perché “quello che abbiamo visto in precedenza è che a volte misure di supporto finanziate in deficit spesso non sono state rimosse quando la crisi è venuta meno, perché politicamente è difficile rimuoverle”.

Trump: scioccato da Meloni, non vuole aiutarci in Iran

Roma, 14 apr. (askanews) – “Piace il fatto che la vostra presidente (del consiglio Giorgia Meloni) non stia facendo nulla per ottenere il petrolio? Piace alla gente? Non posso immaginarlo. Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo”: lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, intervistato in esclusiva dal Corriere della Sera.

Le ha parlato di questo? “No. Dice semplicemente che l’Italia non vuole essere coinvolta. Anche se l’Italia ottiene il suo petrolio da là, anche se l’America è molto importante per l’Italia. Non pensa che l’Italia dovrebbe essere coinvolta. Pensa che l’America dovrebbe fare il lavoro per lei”.

Sul Papa, Giorgia Meloni che detto che è inaccettabile quello che lei ha dichiarato. “È lei che è inaccettabile, perché non le importa se l’Iran ha un’arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità”.

Ma avete parlato di queste cose? “No…” Non avete parlato neanche una volta in questo mese? “No, non da molto tempo”.

Perché? “Perché non vuole aiutarci con la Nato, non vuole aiutarci a sbarazzarci dell’arma nucleare. E’ molto diversa da quello che pensavo”.Nell’intervista, durata poco più di sei minuti, Trump ha criticato duramente Meloni, che un mese fa egli stesso aveva definito un’amica e una grande leader che “cerca sempre di aiutare” in un’altra intervista con il Corriere della Sera: “Non è più la stessa persona, e l’Italia non sarà lo stesso Paese: l’immigrazione sta uccidendo l’Italia e tutta l’Europa”.

Trump torna a ripetere che l’Europa sta “distruggendo se stessa dall’interno” con le sue politiche di immigrazione e con quelle legate all’energia: “Pagano i più alti costi del mondo per l’energia e non sono nemmeno pronti a battersi per lo stretto di Hormuz da dove la ricevono. Dipendono da Donald Trump perché lo tenga aperto”.

Quanto all’uso dei dragamine italiani per lo stretto di Hormuz, il presidente americano afferma: “Ho chiesto di inviare tutto quello che vogliono, ma non vogliono perché la Nato è una tigre di carta”.

Su Papa Leone e il suo appello per la pace, Trump afferma che il Papa non capisce che l’Iran costituisce una minaccia nucleare. “Non capisce, e non dovrebbe parlare di guerra, perché non ha idea di quello che sta succedendo. Non capisce che in Iran hanno ucciso 42mila manifestanti lo scorso mese”.

Infine, la sconfitta elettorale del premier ungherese Viktor Orban: “Era un mio amico, non era la mia elezione ma era un mio amico, un brav’uomo, ha fatto un buon lavoro sull’immigrazione. Non ha lasciato che la gente venisse a rovinare il suo paese, come ha fatto l’Italia”.

Papa in Algeria, pianta un ulivo a Ippona, terra di Sant’Agostino

Ippona (Algeria), 14 apr. (askanews) – Leone XIV in Algeria ha fatto tappa al sito archeologico di Ippona, oggi Annaba, terra di Sant’Agostino, dove si è raccolto in un momento di preghiera. Il Papa ha deposto una corona di fiori e ha piantato un ulivo, segno di pace. La visita è stata breve a causa della pioggia battente.

Meloni: sospeso rinnovo automatico accordo di difesa con Israele

Verona, 14 apr. (askanews) – “In considerazione della situazione attuale, il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, parlando con i giornalisti al Vinitaly.

“Non penso che le alleanze con le nazioni cambino in base a chi le guida o le governa, quando uno non è d’accordo lo deve dire – ha sottolineato – ma non penso che i nostri alleati strategici dovrebbero essere altri, non penso che dovremmo guardare a un’altra parte del mondo, per quanto possa essere complesso e difficile, il mio orizzonte, il nostro orizzonte, rimane l’occidente”.

Fmi prevede recessione Iran, Pil 2026 -6,1% e inflazione quasi al 70%

Roma, 14 apr. (askanews) – Drastici tagli alle previsioni di crescita economica di tutti i paesi del Golfo Persico da parte del Fondo monetario internazionale. A cominciare dall’Iran, per cui ora l’istituzione prevede una recessione del 6,1% quest’anno, cui dovrebbe seguire un parziale recupero con un più 3,2% del Pil sul 2027. I dati sono contenuti nell’ultimo World Economic Outlook.

Sempre per l’Iran, il Fmi stima un’inflazione a quasi il 70% quest’anno (68,9%), peraltro dopo il 50,9% del 2025, e al 39,6% del 2027.

Anche più acuta la recessione prevista sul Qatar, meno 8,6% sul Pil 2026 a cui però è atteso un rimbalzo completo sul 2027, con un più 8,6% del Pil. Per l’Iraq il Fmi prevede un meno 6,8% del Pil quest’anno e un più 11,3% il prossimo. Per il Kuwait meno 0,6% quest’anno e più 2,8% il prossimo. Per il Bahrein meno 0,5% quest’anno e più 4,5% il prossimo.

Sempre collegato al conflitto in Iran, per Israele il Fmi prevede invece un rafforzamento della crescita quest’anno al più 3,5% (dal più 2,9% del 2025) e una ulteriore accelerazione al più 4,4% nel 2027.

Fmi taglia stima Pil globale 2026 a +3,1%, ma con scenario grave solo +2%

Roma, 14 apr. (askanews) – Il Fondo monetario internazionale ha tagliato le previsioni di crescita economica globale di quest’anno al più 3,1%, 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle stime di gennaio. Per il 2027, nell’ultimo World Economic Outlook, l’istituzione conferma l’attesa di una espansione globale del 3,2%.

A livello globale, l’inflazione è prevista in accelerazione al 4,4% quest’anno e poi in moderazione al 3,7% il prossimo. Ma queste sono le attese dello scenario di base.

Il Fmi ha poi elaborato uno scenario “avverso”, peggiore soprattutto dal punto di vista del conflitto in Iran con cui la crescita quest’anno rallenterebbe al 2,5% e l’inflazione raggiungerebbe il 5,4%. Infine, anche ipotizzato uno scenario “grave”, con cui la crescita globale si ridurrebbe al 2% quest’anno e l’inflazione supererebbe il 6%.

Queste previsioni sono “dominate dai rischi al ribasso”, avverte il Fmi. “Le tensioni geopolitiche potrebbero peggiorare anche più di quanto non lo siano già, portando la situazione nella peggiore crisi energetica dei tempi moderni; oppure potrebbero esplodere le tensioni politiche”, avverte l’istituzione di Washington.

Il Fmi ha limato di 0,1 punti la stima di crescita degli Stati Uniti di quest’anno al 2,3%, mentre ha alzato in misura analoga quella sul 2027 al 2,1%. Per l’area euro ha tagliato di 0,2 punti l’attesa di crescita su entrambi gli anni, rispettivamente al più 1,1% e al più 1,2%. Tagli analoghi per l’Italia, sui cui è atteso un più 0,5% del Pil sia su quest’anno che sul prossimo.

Per il Giappone ha confermato l’attesa di un più 0,7% sul Pil 2026 e un più 0,6% sul 2027.

Passando ai nuovi giganti economici globali, il Fmi ha limato di 0,1 punti la crescita attesa sulla Cina quest’anno al più 4,4% e confermato al più 4% il Pil 2027. Per l’India ha alzato di 0,1 punti le attese sul 2027 e il 2026, in entrambi i casi al più 6,5%. Il Fmi poi alzato di 0,3 punti la previsione di crescita economica di quest’anno della Russia al più 1,1% e di 0,1 punti quella sul prossimo, sempre al più 1,1%.

Papa in Algeria: vengo come pellegrino di pace, siamo tutti fratelli

Algeri, 13 apr. (askanews) – “Vengo in mezzo a voi come pellegrino di pace, desideroso di incontrare il nobile popolo algerino”. Così il Papa nel discorso rivolto alle autorità, la società civile e il corpo Diplomatico algerini, al Centro convegni Djamaa el Djazair, ad Algeri.

“Siamo fratelli e sorelle, perché abbiamo lo stesso Padre nei cieli: il profondo senso religioso del popolo algerino – ha aggiunto – è il segreto di una cultura dell’incontro e della riconciliazione, di cui anche questa mia visita vuole essere segno”.

Per Leone XIV è il terzo viaggio internazionale, che lo porterà per undici giorni in Africa: dopo la prima tappa in Algeria, il pontefice visiterà il Camerun, l’Angola e infine la Guinea Equatoriale. Leone è il primo Papa a visitare l’Algeria.

Meloni: non so quanti leader hanno parlato come me su Trump

Roma, 14 apr. (askanews) – “A me pareva che il post pubblicato alle 8.30 del mattino fosse un segnale chiaro, poi ovviamente servivano parole più chiare e abbiamo detto anche parole più chiare”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni in un punto stampa al Vinitaly di Verona, rispondendo a chi le domandava perché non avesse criticato subito le parole di Donald Trump sul Papa.

“Non so quanti leader le abbiano espresse, questo per quanti dicono che ci sarebbe una sudditanza”, ha aggiunto concludendo la frase con tono sarcastico.

Spagna, la moglie di Sanchez rinviata a giudizio per corruzione

Roma, 14 apr. (askanews) – Begona Gomez, moglie del primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, è stata incriminata per appropriazione indebita, traffico di influenze, corruzione in ambito commerciale e malversazione di fondi al termine di un’indagine durata due anni e condotta da un giudice di Madrid.

Gomez, 55 anni, è accusata di aver sfruttato la sua influenza come moglie del primo ministro socialista per ottenere e gestire un incarico presso l’Università Complutense di Madrid, e di aver utilizzato risorse pubbliche e conoscenze personali per perseguire i propri interessi privati.

Il giudice Juan Carlos Peinado ha inoltre incriminato, in relazione al caso, l’assistente personale della Gomez, Cristina Álvarez, e l’imprenditore Juan Carlos Barrabes. Tutti gli imputati si sono dichiarati non colpevoli. L’indagine su Gomez è stata avviata in seguito a una denuncia di Manos Limpias (Mani Pulite), un sindacato autoproclamatosi tale con legami di estrema destra, noto per aver utilizzato la giustizia per perseguire coloro che considera una minaccia agli interessi democratici della Spagna.

Sßnchez ha ripetutamente respinto le accuse contro la moglie, definendole una calunnia infondata e politicamente motivata. Il primo ministro ha accusato i suoi oppositori politici e mediatici di perseguitare la sua famiglia e ha apertamente messo in dubbio l’imparzialità di alcuni membri della magistratura.

M.O., Conte: Meloni spieghi in Parlamento stop a Memorandum con Israele

Roma, 14 apr. (askanews) – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, deve chiarire in Parlamento la posizione del governo italiano verso Israele dopo le dichiarazioni della premier al Vinitaly in cui ha annunciato la sospensione del rinnovo automatico del memorandum con Israele.

“L’avevamo invocata a più riprese da qualche anno – ha ricordato Conte – ma attenzione: non dobbiamo giocare con le parole. Non abbiamo capito se Meloni denuncia l’accordo in sé o esclude il rinnovo automatico e quindi prevede di negoziarlo di volta in volta con scadenze temporali precise”. Quanto annunciato dalla premier, ha proseguito Conte, “è un dato politico importante ma arriva tardivamente dopo 70.000 morti palestinesi, 20.000 bambini uccisi. Dobbiamo capire in quale contesto si inserisce questa dichiarazione estemporanea”.

“Cosa significa? Preannuncia un ravvedimento rispetto al silenzio complice di un genocidio a Gaza, un silenzio complice che noi abbiamo denunciato, che tantissimi cittadini, tantissimi giovani hanno denunciato andando per strada anche insultati dagli esponenti di maggioranza: dobbiamo saperlo. Come l’altro giorno ha dichiarato anche l’Economist, che non credo sia una fonte faziosa, oggi l’Italia ha una posizione in politica estera completamente remissiva, non si comprende assolutamente quale sia la linea di politica estera”, ha argomentato Conte.

“Stiamo rinunciando a cooperare militarmente per la sicurezza per tutti i comparti collegati con Israele? Vogliamo finalmente riconoscere lo stato della Palestina? Vogliamo finalmente promuovere l’adozione di sanzioni e economiche finanziarie nei confronti di Israele? Vogliamo dire che quel che sta facendo da anni il governo Netanyahu è completamente illegale, in contrasto con l’ordine internazionale, dall’occupazione abusiva della Cisgiordania agli attacchi armati nei paesi vicini e anche in Iran? È urgente che il presidente del Consiglio venga qui in quest’aula e venga a chiarire qual è la posizione di questo governo”, ha concluso.

Nasce il Museo della Pizza de l’Antica Pizzeria Da Michele

Roma, 14 apr. – L’Antica Pizzeria Da Michele, nota come il “Tempio della Pizza” e attualmente presente in cinque continenti per un totale di 80 sedi, apre le porte della sua storia: nasce il suo Museo della Pizza, uno spazio espositivo dedicato alla memoria, all’artigianalità e all’eredità della famiglia Condurro. L’apertura è stata celebrata con il tradizionale taglio del nastro alla presenza delle autorità locali, dei rappresentanti della famiglia Condurro e delle personalità di spicco del mondo gastronomico e culturale campano.

Il museo nasce non come una semplice celebrazione del passato, ma come un ponte verso il futuro della pizza. Attraverso un percorso espositivo di più stanze, i visitatori potranno scoprire i documenti inediti, le licenze storiche e le foto d’epoca che testimoniano l’evoluzione della pizzeria dal 1870 a oggi, gli attrezzi del mestiere, pale in legno, madie e impastatrici a mano, e un omaggio ai momenti iconici, dalle visite delle star di Hollywood (come Julia Roberts in “Eat Pray Love”, in italiano “Mangia, Prega, Ama”) ai grandi artisti napoletani.

“Questo museo non appartiene solo alla nostra famiglia, ma a Napoli e a tutti coloro che, nel mondo, vedono nella nostra pizza un simbolo di amore e semplicità” – ha dichiarato Sergio Condurro, amministratore de L’Antica Pizzeria Da Michele. “Ogni cimelio racconta la fatica, la passione e la gioia di aver fatto gustare a intere generazioni la pizza ‘a ruota di carro’.” Il museo è aperto tutti i giorni per i visitatori di via Sersale, a Napoli, dove sorge la sede storica de l’Antica Pizzeria Da Michele. Su prenotazione è possibile prendere parte alla “Da Michele Experience”, una masterclass con i maestri della famiglia Condurro per immergersi ancora di più nel mondo de l’Antica Pizzeria Da Michele e mettere le ‘mani in pasta’, imparando a preparare la propria pizza ‘a ruota di carro’. Fondata nel 1870, l’Antica Pizzeria Da Michele è diventata un’icona globale della pizza napoletana. Grazie alla gestione della famiglia Condurro, il brand ha saputo mantenere intatta la propria identità storica, espandendosi negli ultimi anni con il progetto “Michele in the World”, portando la pizza napoletana nelle principali capitali mondiali.

Vinitaly 2026: Napoli mette in vetrina il suo format

Roma, 14 apr. (askanews) – “Napoli porta al Vinitaly i suoi primati e l’eccellenza nei suoi vini. La città è la prima in Europa per numero di “Vigne Urbane” e questo ci spinge a immaginare nuovi percorsi di valorizzazione. Allo stesso tempo, le cantine dell’area vesuviana, quelle dei Campi Flegrei, ma l’intero comprato, hanno compreso che non si può immaginare di competere sulla quantità, per estensione dei nostri vigneti. Dunque puntiamo decisamente alla qualità, che negli ultimi anni è aumentata esponenzialmente”. Lo ha dichiarato il presidente della Camera di Commercio di Napoli, Ciro Fiola, dando il via alle attività nell’ambito di Vinitaly 2026. “Wine, Sea and Tourism” è il format portato a Verona e che animerà lo stan fino al 15 aprile. Sono in programma degustazioni, masterclass e incontri con buyers stranieri (Usa, UK, Germania, Svizzera, Danimarca, Belgio, Svezia e Paesi Bassi). Tra questi alcuni rappresentanti di nazioni che hanno già aderito con i loro team all’America’s Cup e che a settembre saranno a Napoli per un incoming in chiave enologica, turistica e sportiva. A Verona, dunque, va in vetrina il meglio della viticultura partenopea, nel corso degli eventi organizzati da SI Impresa. Durante la kermesse, vengono proposti abbinamenti di piatti tipici (con prodotti offerti da Eurofish Napoli e Sfogliate Lab) con vini locali, con l’aiuto di sommelier professionisti. Il trionfo della tradizione, con la “Pizza a portafoglio”, servita in abbinamento con la Falanghina, il Gragnano o il Lacryma Christi tra gli appuntamenti più attesi.

Truck della salute “Io prevengo” conclude a Milano tour lombardo

Milano, 14 apr. (askanews) – Si conclude a Milano, in Piazza Duca d’Aosta davanti alla Stazione Centrale, il tour lombardo di “IO PREVENGO”, iniziativa di Lilly per rendere la prevenzione cardiometabolica accessibile, gratuita e vicina ai cittadini. Un progetto che si inserisce nel percorso di avvicinamento ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026, di cui Lilly è Sponsor.

Protagonista dei Giochi è stata Sofia Goggia, bronzo nello sci alpino, che ai nostri microfoni ha spiegato quanto siano importanti i valori di sport e salute anche per diffondere la cultura della prevenzione: “Fare prevenzione significa avere cura di sé. Riuscire ad attuare dei piccoli gesti quotidiani per ampliare il proprio benessere e il benessere fisico, a mio avviso, è il primo presupposto fondamentale anche nello sport per poter poi esprimere i propri talenti, indipendentemente dalla disciplina”.

L’iniziativa “IO PREVENGO” ha ricevuto tantissime adesioni: oltre 1900 screening gratuiti erogati.

A tal proposito, abbiamo sentito Federico Villa, Associate Vice President Corporate Affairs & Patient Access, Lilly Italy Hub, che ha indicato risultati dell’iniziativa e prossimi passi: “Oltre 2000 cittadini lombardi hanno scelto di aderire al nostro programma di screening per la prevenzione del diabete, dell’obesità e delle malattie cardiovascolari e credo che sia un bellissimo segnale di attenzione verso l’importanza della prevenzione. Siamo riusciti a rompere quella barriera della paura che c’è sul conoscere il proprio stato di salute, che è fondamentale proprio per evitare che una malattia bussi alla porta, ma continuare a vivere in salute proprio grazie a un dialogo costante e proattivo con il proprio medico”.

A Milano si stimano circa 240.000 persone con diabete e il 40% della popolazione adulta è in eccesso ponderale.

Alessandro Giungi, presidente della Commissione Consiliare Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026, ci spiega come aumentare progetti tipo “IO PREVENGO”, per promuovere salute e benessere tra i cittadini: “E’ fondamentale proprio queste grandi iniziative sportive, devono essere il modo per poter valutare anche le proprie condizioni di salute. Il fatto di questo track è che garantisce dei test assolutamente importanti sul tema, ad esempio del diabete, e che fa anche una importante opera di educazione alimentare, per evitare ad esempio il tema dell’obesità. Ecco, io credo che andiamo proprio nella direzione che i valori olimpici e paralimpici ci insegnano”.

Sul truck, tutti potranno effettuare gratuitamente esami rapidi e non invasivi, tra cui BMI, circonferenza vita, glicemia capillare, profilo lipidico, lipoproteina, pressione ed emoglobina glicata. Saranno anche disponibili consulenze nutrizionali personalizzate e attività educative per promuovere stili di vita sani.

Infine, Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia, ha sottolineato l’importanza di investire nella prevenzione e nella medicina di prossimità, intercettando così i bisogni dei cittadini: “Non solo anticipare l’insorgenza di patologie, ma soprattutto consentire ai nostri cittadini di vivere meglio la loro esistenza. Quindi io credo che uno dei compiti fondamentali, oggi, sia far capire a tutti i cittadini della necessità di partecipare a tutte le campagne di prevenzione e far sì che si possa, insieme, creare una sanità migliore”.

Per partecipare ai consulti gratuiti basta prenotare sul sito di IoPrevengo, dai link sui canali social di Lilly o direttamente in Piazza. Si può selezionare la fascia oraria preferita.

Fi, Barelli: “Sui ministri non ho mai chiesto niente”

Roma, 13 apr. (askanews) – “Io sono capace a nuotare e galleggio, perché imparare a nuotare significa salvare la vita agli altri e a se stessi. Il salvavita non si tocca” e “non c’è nessuna necessità” di lasciare la Federazione e quindi “non mi sono mai posto il problema”. Lo ha detto il capogruppo di Forza Italia, Paolo Barelli, parlando con i giornalisti dopo essere stato a palazzo Chigi.

“Ho letto di ministeri, ‘Barelli chiede’, i vostri informatori vi informano male, Barelli non ha mai chiesto nulla, non ha bisogno di nulla e sta nel centrodestra saldo”, ha aggiunto.

De Luca: tema mafia-appalti sicura concausa strage via D’Amelio

Milano, 14 apr. (askanews) – “Ci pare, e parlo a nome del gruppo stragi di Caltanissetta, che ci siano dei concreti, univoci e plurimi elementi per affermare che la gestione del procedimento mafia-appalti, e in realtà il tema mafia-appalti, sia stata una sicura causa della strage di via D’Amelio”. Lo ha detto il procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, nel secondo capitolo della sua audizione presso la Commissione parlamentare Antimafia sui diversi filoni d’inchiesta sulle stragi del 1992 dopo che ieri la Procura di Caltanissetta ha chiesto l’archiviazione di uno dei filoni d’inchiesta, a carico di ignoti, sulle stragi di Capaci e via D’Amelio.

“Lo riteniamo – ha aggiunto – con un eleveto grado di attendibilità per via D’Amelio, in misura leggermente inferiore per quanto riguarda la strage di Capaci, ma secondo noi ha una sua rilevanza” anche in relazione alla strage che ha portato all’uccisione di Giovanni Falcone, della moglie e degli agenti della scorta.

“Individuale mafia-appalti come concausa della strage di via D’Amelio, e probabilmente anche della strage di Capaci, non esclude, anzi postula, che ci possano essere stati degli interventi esterni perché mafia-appalti è un crocevia di interessi economici, politici e mafiosi quindi che ci sia stato un intervento esterno in relazione a una causa del genere è anche abbastanza probabile” ha concluso.

Fi, Barelli: non mi sono dimesso, mio riferimento è gruppo, non l’esterno

Roma, 13 apr. (askanews) – Paolo Barelli non si è dimesso da capogruppo di Forza Italia alla Camera. Lo ha detto lui stesso, al termine di un incontro a palazzo Chigi, smentendo le voci che avevano cominciato insistentemente a circolare.

“Mica il capogruppo è roba mia, quando sarà il momento dirò che faccio altro semmai. A me non mi ha dimesso nessuno, avete parlato di firme, non ci sono firme, peraltro è pure brutto. Non è che a me mi pagano per fare il capogruppo. Detto quesso si parlerà, si ragionerà, il mio riferimento è il gruppo, non è l’esterno. Io sono stato eletto dal gruppo”.

Barelli, che ha detto di essere stato a palazzo Chigi per parlare con dei “funzionari per problemi legati a provvedimenti sulla sanità”, ha rivendicato i risultati della sua guida del gruppo. In quel ruolo, ha spiegato, “mi ha indicato Silvio Berlusconi, sono stato eletto dai deputati. In quel momento i parlamentari erano 44, come i gatti, oggi sono 54, 10 di più che significa il 25% di incremento, non gli è stato promesso nulla, sono venuti perché hanno fiducia nel capogruppo, nel partito di Forza Italia. Questi sono dati reali. Dopo di che, morto un Papa se ne fa un altro. Siamo tutti indispensabili e nessuno lo è”.

“Detto questo, non è un problema, tra un anno si vota e dobbiamo vincere le elezioni. Non è che uno è pagato di più o di meno, non è quello il tema. Ma i dati sono questi. Poi, se il signore, o chi guida le truppe, ritiene cose diverse, ho tante cose da fare. Non è che sto lì incollato”, ha sottolineato.

Alstom celebra 120 anni stabilimento Vado Ligure e rilancio sito

Genova, 13 apr. (askanews) – Alstom, leader globale nella mobilità intelligente e sostenibile, ha celebrato i 120 anni dello storico stabilimento di Vado Ligure che dal 1906 rappresenta un pilastro dell’industria ferroviaria italiana. L’anniversario cade in una fase particolarmente significativa per il sito di Vado, protagonista negli ultimi anni di un percorso di rilancio e consolidamento industriale in continuità con gli impegni assunti dall’azienda dopo l’acquisizione di Bombardier Transportation nel 2021.

Tra il 2021 e il 2026, infatti, sono stati investiti complessivamente circa 20 milioni di euro, destinati alla riorganizzazione e al rafforzamento della produzione delle locomotive Traxx Universal, principale asset industriale del sito, al miglioramento della qualità dei prodotti, al potenziamento commerciale e alla diversificazione delle attività. Inoltre, l’integrazione industriale con le altre sedi italiane di Alstom, in particolare con Savigliano ha favorito l’allineamento di competenze, processi e metodologie, accelerando lo sviluppo e valorizzando le complementarità sul territorio nazionale. Gli investimenti sul sito di Vado Ligure rientrano anche nel piano industriale di 63,3 milioni di euro per il periodo 2024-2026, che interessa tutti i siti di Alstom in Italia.

Grazie agli investimenti degli ultimi anni, lo stabilimento si è trasformato in un centro altamente specializzato, inserito in un processo produttivo moderno che unisce competenze tecniche avanzate e tecnologie all’avanguardia. Tra le nuove attività rientrano l’allestimento della Power Car del primo treno a idrogeno d’Italia, progetto simbolo della transizione energetica nel trasporto ferroviario, e il rafforzamento del ruolo nella manutenzione e nelle grandi revisioni.

“Si guarda – spiega Michele Viale, direttore generale di Alstom Italia – al futuro. Abbiamo fatto un grande investimento che stiamo portando a termine di 20 milioni di euro. Stiamo costruendo un nuovo capannone per fare anche manutenzione. Questo perché nel piano strategico del sito l’idea è di avere due pilastri: uno è quello delle locomotive che produciamo e continueremo a produrre nei prossimi anni e il secondo invece è quello delle grandi manutenzioni, delle overall, dei treni regionali e non solo, che verrà fatto qui sul sito di Vado e avrà la grande valenza di permettere di avere la possibilità di continuare ad avere un carico di lavoro stabile nei prossimi anni”.

L’evento, a cui hanno partecipato il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, il capo del Dipartimento per le infrastrutture e le reti di trasporto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Enrico Maria Puija, il presidente di Federmeccanica Silvano Simone Bettini e il sindaco di Vado Ligure Fabio Gilardi, oltre al presidente Europa di Alstom Andrew DeLeone, al management e a circa 300 dipendenti dell’azienda, è stato anche l’occasione per presentare in anteprima “Binari d’innovazione”, un’esposizione permanente per il territorio e la comunità sulla storia ultracentenaria dello stabilimento di Vado Ligure, che sarà aperta al pubblico su prenotazione a partire da maggio.

“Oggi – sottolinea Gaia Mazzon, Communications Director Alstom Italia – abbiamo fatto un grande regalo a tutte le persone di Alstom e alla comunità in cui il sito si trova, con “Binari d’innovazione” che è appunto questa mostra permanente che racconta la storia delle innovazioni tecnologiche prodotte in questo sito industriale da 120 anni ed è creata anche per essere rivolta ai giovani che possono capire tutte le varie tecnologie e come funzionano le innovazioni, le leggi della fisica che vengono utilizzati per la produzione delle locomotive e avvicinarsi quindi anche al lavoro ferroviario e a tutti i mestieri che si possono fare in questa azienda”.

Nuove date per il World Tour 2026-2027 de Il Volo a Londra e Stoccolma

Milano, 14 apr. (askanews) – Il World Tour 2026-2027 de Il Volo si arricchisce di nuovi prestigiosi appuntamenti: il trio sarà protagonista il 5 novembre 2027 a Londra, sul palco dell’iconico Eventim Apollo, Hammersmith, uno dei teatri più storici e rappresentativi della capitale britannica, ed il 7 novembre a Stoccolma, sul palco dell’Avicii Arena. Le nuove date si inseriscono nella leg europea del tour prevista per l’autunno 2027, che porterà Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble nelle principali capitali, confermando la dimensione sempre più internazionale del progetto live.

Dopo il successo delle tappe in America Latina lo scorso marzo, Il Volo prosegue il tour con i prossimi appuntamenti negli Stati Uniti, al via da domani, 15 aprile, con dieci date, per poi tornare durante l’estate con un ricco calendario tra Italia, Spagna e Grecia (Friends & Partners).

Tra luglio e settembre, il trio sarà protagonista nelle principali location estive con un fitto calendario di appuntamenti: il 1 luglio a Marostica (VI) @ Piazza Castello (Marostica Summer Fest), il 3 luglio a Pistoia (PT) @ Piazza Duomo, il 6 luglio ad Asti (AT) @ Piazza Alfieri (Asti Musica), l’8 luglio a Vigevano (PV) @ Castello Sforzesco, l’11 luglio a Siracusa (SR) @ Teatro Greco, il 15 luglio a Barcellona @ Les Nits Occident, il 17 luglio a Cernobbio (CO) @ Villa Erba (Lake Sound Park), 19 luglio a Malaga @ Plaza de Toros de la Malagueta, il 21 luglio a Murcia @ Plaza de Toros, il 23 luglio a Cattolica (RN) @ Arena Regina, il 25 luglio ad Este (PD) @ Castello Carrarese (Este Music Festival), il 27 luglio a Salonicco @ City Theatre Gis, il 29 luglio a Corfù @ Church St. George (Old Fortress), il 31 luglio a Codroipo (UD) @ Villa Manin, il 2 agosto a Forte dei Marmi (LU) @ Villa Bertelli Live, il 7 agosto a Barletta (BT) @ Fossato del Castello, il 9 agosto ad Alghero (SS) @ Anfiteatro Ivan Graziani (Alghero Summer Festival), il 22 e il 23 agosto a Taormina (ME) @ Teatro Antico, il 27 agosto a Lanciano (CH) @ Parco Villa delle Rose, il 28 agosto a Macerata (MC) @ Sferisterio, il 6 settembre a Brescia (BS) @ Piazza della Loggia, l’8 settembre a Caserta (CE) @ Reggia / Piazza Carlo di Borbone.

Gli appuntamenti estivi italiani anticiperanno la quarta edizione di Tutti per uno, in programma il 24, 26 e 27 settembre nella cornice di Palazzo Te a Mantova, progetto ideato da Michele Torpedine e organizzato e prodotto da Friends & Partners.

A dicembre Il Volo tornerà nei principali palasport italiani con cinque date evento: 7 dicembre Milano @ Unipol Forum, 12 dicembre Firenze @ Nelson Mandela Forum, 17 dicembre Roma @ Palazzo dello Sport, 19 dicembre Torino @ Inalpi Arena, 20 dicembre Bologna @ Unipol Arena.

Il Papa scalzo in moschea ad Algeri e in silenzio davanti al “Mihrab”

Algeri, 13 apr. (askanews) – Leone XIV è entrato scalzo nella Grande Moschea di Algeri, tra le tappe della sua storica visita, la prima per un papa, nel Paese nordafricano. Il pontefice ha sostato qualche istante in silenzio, a fianco del Rettore della Moschea, Mohamed

Mamoun Al Qasimi, davanti al Mihrab, che indica la direzione verso La Mecca.

Un momento di raccoglimento durante la visita durata una decina di minuti nel luogo di preghiera islamico.

Il Papa in Algeria, Leone: Dio straziato da guerre e prepotenze

Annaba, 14 apr. (askanews) – “Il cuore di Dio è straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne”. Lo ha detto il Papa nel discorso pronunciato alla Casa di accoglienza per anziani delle Piccole Sorelle dei Poveri.

“Ma il cuore del nostro Padre – ha aggiunto – non è con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi: il cuore di Dio è con i piccoli e gli umili, e con loro porta avanti il suo Regno d’amore e di pace, giorno per giorno. Come cercate di fare qui nel servizio quotidiano, nell’amicizia, nel vivere insieme”.

“Penso che il Signore, dal Cielo, vedendo una casa come questa – ha concluso Leone – dove si cerca di vivere insieme nella fraternità, possa pensare: allora c’è speranza!”.

M.O., Schlein: ci voleva così tanto a sospendere accordo con Israele?

Roma, 14 apr. (askanews) – “Ci voleva così tanto? La presidente del Consiglio annuncia la sospensione del rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele. Lo chiedevamo da tempo insieme ad altre forze progressiste, perché la dignità di questo paese si misura anche sul rispetto del diritto internazionale. Ora serve coerenza: l’Italia smetta di fare ostruzionismo sulla sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele, su cui cresce il consenso tra gli Stati membri. Servono atti concreti per fermare i bombardamenti indiscriminati, l’occupazione illegale e lo smantellamento dello stato di diritto”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein.

M.O., Conte: dopo batosta referendum governo revoca accordo con Israele

Roma, 14 apr. (askanews) – “Il voto e la partecipazione contano come macigni. Dove non erano bastati 2 anni e mezzo di genocidio e guerre illegali è arrivato il vostro voto, il voto di 15 milioni di persone che hanno detto no alle politiche del Governo. La sospensione dell’accordo militare Italia-Israele annunciata poco fa da parte del Governo arriva con grave, colpevole ritardo. Dopo oltre 70mila palestinesi uccisi. Ma è sicuramente una buona notizia. Dopo la batosta presa dagli elettori il Governo Meloni sempre più in difficoltà è costretto a fare marcia indietro rispetto all’ottuso ‘NO’ con cui aveva bloccato le nostre richieste di interrompere quegli accordi con Israele. Dobbiamo continuare a incalzarli: a quando le sanzioni?”. Lo scrive sui social il leader M5s, Giuseppe Conte.

L’Antimafia apre il filone mafia-partiti, acquisizione atti e audizioni

Roma, 14 apr. (askanews) – Si apre in Parlamento il filone sulle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nei partiti politici, dopo il caso Delmastro e le parole della premier Giorgia Meloni nel suo dicorso alla Camera e al Senato.

L’ufficio di presidenza della commissione Antimafia, all’unanimità, ha deciso, secondo quanto si apprende, di proseguire e ampliare il lavoro svolto dal comitato tecnico, guidato dal senatore Salvo Sallemi (Fdi), già focalizzato sulle infiltrazioni mafiose negli enti locali e nelle istituzioni territoriali. Allargando il perimetro alla direzione dei partiti.

E’ stato anche deciso di fare una richiesta di atti dei procedimenti penali per il delitto di scambio elettorale politico-mafioso (art. 416 ter cp) e per corruzione elettorale aggravata dell’agevolazione mafiosa (art. 86 DPR 570/1960), accogliendo una proposta di Cafiero de Raho (M5S). Con l’obiettivo di fare una raccolta di dati da consegnare al Parlamento.

Previste anche eventuali audizioni, sia in seduta plenaria sia tramite il Comitato competente sulle infiltrazioni mafiose negli enti locali.

Il Papa: il potere non dipende dalla forza, no all’esaltazione smodata di sé

Roma, 14 apr. (askanews) – L’esercizio del potere è un “elemento fondamentale per costruire la pace all’interno delle nazioni e tra di esse in questo momento di profondi cambiamenti globali. La dottrina sociale della Chiesa considera il potere non come un fine in sé, ma come un mezzo ordinato al bene comune. Ciò implica che la legittimità dell’autorità non dipende dall’accumulo di forza economica o tecnologica, ma dalla saggezza e dalla virtù con cui viene esercitata”. Così Papa Leone XIV in un messaggio inviato ai partecipanti alla Sessione Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.

“La saggezza, infatti, ci rende capaci di discernere e perseguire il vero e il bene, piuttosto che beni apparenti e vanagloria, nelle circostanze della vita quotidiana. Questa saggezza è inseparabile dalle virtù morali, che rafforzano il nostro desiderio di promuovere il bene comune. In particolare, sappiamo che la giustizia e la fortezza sono indispensabili per un sano processo decisionale e per mettere in pratica le decisioni. Anche la temperanza si rivela essenziale per l’uso legittimo dell’autorità, poiché la vera temperanza frena l’esaltazione smodata di sé e funge da barriera contro l’abuso di potere”.

“Quando i poteri terreni minacciano la ‘tranquillitas ordinis’ ù la classica definizione agostiniana di pace ù dobbiamo trarre speranza dal Regno di Dio, il quale, pur non essendo di questo mondo, illumina le vicende di questo mondo e ne rivela il significato escatologico”, conclude Prevost.

Stretto di Hormuz, ecco come funziona il blocco di Trump

Roma, 14 apr. (askanews) – Il blocco navale con cui gli Stati uniti hanno iniziato ieri a interdire il traffico marittimo da e per l’Iran non coincide, almeno per ora, con una chiusura totale dello stretto di Hormuz. L’annuncio politico del presidente Usa Donald Trump parlava di navi che cercano di entrare o uscire dallo stretto, ma la formulazione operativa dello US Central Command (CentCom) è più circoscritta: il blocco riguarda “tutto il traffico marittimo” in entrata o in uscita dai porti iraniani, sulle coste del Golfo e del Golfo di Oman, mentre il passaggio verso porti non iraniani resta formalmente consentito.

Questo significa che Washington, più che sigillare ogni movimento dentro Hormuz, sta cercando di trasformare il collo di bottiglia marittimo in un filtro militare. L’obiettivo è separare il traffico “neutrale” da quello collegato ai terminali iraniani, sottraendo a Teheran la possibilità di esportare normalmente petrolio e prodotti raffinati. Secondo l’agenzia di stampa Reuters, il blocco può togliere dal mercato circa 2 milioni di barili al giorno di greggio e derivati iraniani, ma senza fermare in teoria le navi dirette verso Emirati, Iraq, Kuwait o altri scali del Golfo.

Sul piano pratico, il meccanismo è quello classico di una interdizione navale: unità di superficie Usa, verosimilmente cacciatorpediniere e altre navi da guerra, sorvegliano le rotte d’accesso; droni e sensori seguono i movimenti in uscita e in entrata; una volta individuato un “contatto di interesse”, la nave viene chiamata via radio e interrogata su porto di provenienza, destinazione, carico e composizione dell’equipaggio. A quel punto può essere invitata ad accettare una squadra di abbordaggio. Se coopera, deve rallentare, correggere la rotta e consentire l’ispezione con battelli veloci o, nei casi più delicati, con elicotteri e discesa rapida sul ponte con corde. Se non coopera, si passa dalla sorveglianza alla coercizione: intercettazione, deviazione, sequestro.

Questo fatto, tuttavia, richiede un’effettiva capacità operativa, che è difficile e onerosa. Un blocco navale non vive di annunci, ma di capacità continuativa di fermare davvero le navi. Anche il diritto internazionale lo descrive così: secondo il “San Remo Manual on International Law Applicable to Armed Conflicts at Sea” deve essere dichiarato, notificato, applicato in modo legale ed essere effettivo, cioè sostenuto da forze sufficienti. Non basta una “paper blockade”, una proclamazione senza mezzi adeguati. Per questo Reuters, citando esperti ed ex responsabili del Pentagono e della marina Usa, parla di un’impresa militare costosa e potenzialmente di lunga durata.La prova che non siamo davanti a una serrata ermetica dell’intero stretto si è vista già nel primo giorno pieno di applicazione. Tre petroliere legate a circuiti commerciali iraniani hanno attraversato Hormuz senza violare tecnicamente il blocco, perché non erano dirette a porti iraniani: una verso Hamriyah negli Emirati, una verso l’Iraq, una terza con metanolo caricato negli Emirati e rotta verso l’Asia. In parallelo, almeno due navi hanno invertito la rotta all’avvicinarsi dell’area, segno che l’effetto deterrente del dispositivo militare è già in funzione anche prima di eventuali sequestri spettacolari.

Il problema, per Washington, è che il traffico iraniano non passa soltanto per navi facilmente identificabili. La cosiddetta “shadow fleet”, la flotta ombra usata anche da Iran e Russia per aggirare le sanzioni, è fatta di unità con registrazioni opache, cambi di bandiera, proprietà difficili da ricostruire, sistemi di tracciamento spenti o manipolati, rotte falsificate e trasferimenti nave-a-nave che mascherano l’origine reale del carico. In un Golfo affollato da migliaia di unità, distinguere una petroliera realmente in violazione da una nave che ha solo incrociato circuiti commerciali iraniani è un gioco del gatto col topo.

Gli Stati uniti hanno esperienza di questo tipo di operazioni. Dopo la guerra del Golfo del 1991, la marina Usa abbordò per anni petroliere che cercavano di aggirare il sistema Onu sul petrolio iracheno. La maggioranza di quei controlli era “compliant”, cioè con la cooperazione delle navi fermate. Più indietro nel tempo, il precedente classico resta la “quarantena” di Cuba del 1962, che nella sostanza era un blocco navale. Ma Hormuz è molto più complicato: è stretto, trafficato, strategico per un quinto dei flussi mondiali di petrolio e gas, Inoltre è circondato da coste, terminali energetici e forze iraniane ancora capaci di disturbare il traffico con barchini veloci, mine, sabotaggi e minacce asimmetriche.

Calcio,De Laurentiis: "Conte non mi abbandonerebbe all’ultimo minuto"

Roma, 14 apr. (askanews) – Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, ha rilasciato una lunga intervista a “The Athletic” del New York Times.

“La squadra è una creazione di Conte – le sue parole – Ucciderebbe la sua creatura abbandonandola proprio all’ultimo minuto?”, ha detto riferendosi al tecnico azzurro. “Punto primo, non abbiamo, ad oggi, un capo della federazione. Quindi nessuno può decidere di chiederglielo. Quindi prima dobbiamo risolvere il problema della federazione. Altrimenti, dobbiamo aspettare le nuove elezioni federali, a metà giugno. Antonio Conte è un uomo molto serio. Ha un contratto con me. Non mi abbandonerebbe mai all’ultimo minuto. Perché creerebbe un grosso problema per il Napoli. Se si sacrifica dopo due anni di creazione di un Napoli molto forte… è anche una sua creatura. Quindi ucciderebbe la sua creatura, abbandonandola proprio all’ultimo minuto. Oppure… decide immediatamente e dice ‘vorrei andare’. Allora avrei tempo durante aprile e maggio per trovare qualcun altro per fare la sostituzione. Altrimenti, non credo che il signor Conte abbandonerà mai il Napoli. È un uomo serio e professionale. Se fossi un allenatore, prima di accettare, ci penserei cento volte”.

Il calcio, secondo De Laurentiis, “perderà le nuove generazioni”. “Le partite sono troppo lunghe. Pensate che mio nipote di sei anni, che sa tutto di calcio perché ci gioca alla PlayStation… lui scapperà… e voi pensate di recuperarlo dopo 15 minuti? Mai! Perché va in camera sua e si mette a giocare a FIFA”. “Non hanno la pazienza di guardare una partita dai ritmi molto lenti in televisione. Se guardi un match in TV, specialmente se è brutto… cosa fanno i ragazzi?”.

“Soluzioni? Punto primo: ridurrei i tempi da 45 minuti a 25 minuti ciascuno. E poi basta perdite di tempo. Non puoi stare a terra a fare scena come un attore”. E aggiunge: “Troppi pochi gol! Così non c’è spettacolo. Bisogna segnare di più. E per fare più gol, bisogna cambiare le regole. Ad esempio non si può annullare un gol solo per pochi millimetri… Il fuorigioco deve essere cambiato, e di molto”. “Le nuove generazioni sono il nostro oro. Se non li accontentiamo, moriremo. Non avrete più la stessa partecipazione che avete avuto negli ultimi cento anni”.

Sul Mondiale per Club e la Serie A a 16 squadre: “Perché io ho investito in quel ragazzo e voi lo state spremendo solo per mettervi i soldi in tasca? No! E poi i soldi che ci tornano indietro (dalle competizioni)? Non sono abbastanza. Immaginate tutta la crescita della UEFA, tutti quei soldi. Perché devono essere gestiti dalla UEFA e non dai club? Il problema è che troppe persone vogliono essere protagoniste. UEFA, FIFA, federazioni locali. Grossi guai, grossi problemi. Vi chiederete: ‘Perché?’ Perché vogliono fare soldi per se stessi. La UEFA ha cambiato la fase a gironi della Champions League due anni fa. Ha aggiunto più partite. Ma se guardi (gli ascolti) in TV, il successo non è lo stesso perché ci sono certe partite di cui non importa niente a nessuno. Questo sta accadendo anche nel campionato locale perché abbiamo troppe squadre. I tifosi vogliono vincere e pensano che i calciatori onoreranno la loro maglia per sempre. Ma non è vero! Onorano solo i soldi. Ci sono solo pochi casi (di lealtà). Ho avuto un ragazzo fantastico, Marek Hamsik, che è stato il capitano della nostra squadra. È rimasto con noi per sempre. Ma quello è solo un caso”.

Su Kvaratskhelia: “Quando abbiamo iniziato con Conte, abbiamo ricevuto un’offerta di 200 milioni di euro dal PSG e da altri per vendere Victor Osimhen e Kvara insieme. Conte disse: ‘Osimhen lo puoi vendere, ma per favore non vendere Kvara. Ma è stato un grande errore perché poi ho avuto problemi con il padre e l’agente di Kvara”.

Sui consulenti dei giocatori: “Qualsiasi giocatore di età inferiore ai 28 anni, dopo tre anni di contratto, può liberarsi per quasi nulla. E poiché questo giocatore e il suo agente erano assolutamente determinati a lasciare Napoli, ho deciso che era meglio venderlo. L’allenatore non era felice perché gli stai dicendo che devo farlo per un problema legale. Sto cercando di cambiare queste regole. Perché se fai degli investimenti, non puoi essere ricattato da nessuno. Nel mondo del cinema in America, l’agente è molto importante perché può creare un vero successo per un regista, uno scrittore o un attore. Nel calcio, l’agente è solo un vampiro che succhia soldi ovunque!”.

Ancora, su Conte: “Ci siamo incontrati 10 anni fa nelle isole Maldive. Eravamo in vacanza, nuotavamo insieme. Ho conosciuto sua moglie e sua figlia. Mentre pescavamo, mi ha raccontato la sua teoria sul calcio. Mi ha affascinato. Era come uno scrittore che mi raccontava un grande, enorme, incredibile film da realizzare. Quando è arrivato il momento, non ho esitato a contattarlo e a convincerlo a venire ad allenare il Napoli. Ed è stato un buon matrimonio. Antonio è come… ricordate il film di Stanley Kubrick sui militari?. Quello è Antonio Conte. Quando lavori per 100 milioni di sostenitori, hai una responsabilità enorme. Non puoi scherzare. Ma i giocatori hanno 17, 18, 21 anni. Sono ragazzini, guidano Ferrari o Aston Martin, quindi possono commettere errori. Quindi devi governarli con mano fermissima. Antonio è perfetto da questo punto di vista. Inoltre, è un grande allenatore perché ha un concetto di come difendere. Quando difendi, probabilmente vinci. Se vuoi solo attaccare, probabilmente perdi. Forse è più eccitante, ma probabilmente non vinci nulla”.

Meloni: capisco Descalzi ma stop a gas Russia è arma efficace

Verona, 14 apr. (askanews) – “Descalzi è un operatore del settore e chiaramente ha il dovere di porre le questioni per come le vede. Io continuo a sperare che, quando il problema dovesse seriamente porsi, noi saremo riusciti a fare dei passi avanti, a portare la pace in Ucraina”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, parlando del bando sul gas russo al suo arrivo al Vinitaly. “Però non dobbiamo dimenticare, benché io ovviamente capisca il punto di vista di Descalzi, che la pressione economica che noi abbiamo esercitato sulla Russia in questi anni è alla fine l’arma più efficace che abbiamo per costruire pace. Per cui dobbiamo fare molta attenzione a come ci muoviamo da questo punto di vista”.

Turchia, entra a scuola spara e ferisce 16 persone, poi si suicida

Roma, 14 apr. (askanews) – Nel distretto turco di Siverek, a Sanliurfa, un ex studente di una scuola superiore ha fatto irruzione nell’istituto con un fucile da caccia ed ha aperto il fuoco indiscriminatamente, ferendo 16 persone. E’ successo in mattinata presso la scuola superiore professionale e tecnica anatolica Ahmet Koyuncu. Un ragazzo di 17 anni è entrato nella scuola con un fucile e ha aperto il fuoco indiscriminatamente. In seguito alle segnalazioni dei presenti, la polizia e i soccorsi sono intervenuti sul posto. Si è appreso che 16 persone (10 studenti, quattro insegnanti, un agente di polizia e un dipendente della scuola), sono rimaste ferite, mentre l’aggressore si è nascosto all’interno della scuola. Nonostante gli avvertimenti della polizia, il sospetto si è rifiutato di arrendersi, rendendo necessario l’intervento delle forze speciali. Si è appreso poco dopo che l’ex studente di 17 anni si è sucidiato. (con fonte Dha)

Iran, le notizie più importanti del 14 aprile sulla guerra

Roma, 14 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di martedì 14 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale. Dopo il fallimento della prima tornata di negoziati per raggiungere la pace, si tratta ancora e il Pakistan si offre per un secondo round.

-11:07 Iran, colloquio telefonico tra Lavrov e ministro Esteri Emirati Arabi.

-10:41 Hormuz, tre navi legate all’Iran hanno attraversato lo stretto.

-09:56 Gas, prezzo in calo al Ttf dopo balzo di ieri: 45.45 euro a Mwh (-2%).

-09:43 Hormuz, Cina: blocco Usa azione pericolosa e irresponsabile.

-09:06 Iran, Wsj: pressioni di Riad su Usa per revoca blocco Stretto Hormuz.

-08:39 La borsa di Tokyo chiude in forte rialzo, Nikkei +2,44%.

-07:42 Libano, morto un soldato israeliano, altri 3 feriti in combattimento.

-07:36 Borse asiatiche positive, sugli scudi Tokyo e Seoul.

-07:19 Iran, una petroliera cinese attraversa Hormuz nonostante blocco Usa.

-07:10 Ap: discussioni in corso tra Iran e Usa su secondo round colloqui

-07:00 Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, parteciperà ai colloqui diretti tra Israele e Libano in programma oggi a Washington. Lo ha detto alla Cnn un funzionario del dipartimento di Stato, precisando che al confronto, in programma al dipartimento di Stato, parteciperanno anche l’ambasciatore americano in Libano, Michel Issa, e il consigliere del dipartimento di Stato, Michael Needham.

Energia, Zangrillo: ipotesi scostamento bilancio, ma servono misure Ue

Roma, 14 apr. (askanews) – Le notizie che arrivano dal Medio Oriente “non sono favorevoli” e “ci preoccupano molto”. Così il ministro della Funzione pubblica, Paolo Zangrillo, intervenendo a “Coffee Break” su La7 ha sottolineato che “la situazione non è banale, semplice, e può avere ricadute complicate” sul versante energetico.

Zangrillo ha spiegato che quelli adottati dal Governo italianosono “provvedimenti tampone”. Pertanto, “se la situaziome non dovesse sbloccarsi – ha detto – non sarebbe sufficiente la risposta del singolo Stato. L’Europa deve prendere in considerazione misure straordinarie” come la sospensione del patto di stabilità.

In merito all’ipotesi di uno scostamento di bilancio, Zangrillo ha aggiunto: “Vediamo, è una delle soluzioni da prendere in considerazione. Ma l’apello all’Europa è prendere in considerazione l’eccezionalità della situazione”.

Iraq, Meloni ricorda Quattrocchi: suo sacrificio continua a parlarci

Roma, 14 apr. (askanews) – “Ventidue anni sono passati dal giorno della barbara uccisione di Fabrizio Quattrocchi a Baghdad. Il tempo non ha scalfito la forza delle sue ultime parole: “adesso vi faccio vedere come muore un italiano”, mentre cercava di liberarsi dal cappuccio che gli avevano messo in testa, in modo da poter guardare in faccia i suoi aguzzini”. E’ quanto scrive sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“Parole fiere, incredibilmente lucide, intrise di amore per la Patria e che sono diventate simbolo di un’identità che non si piega, di una dignità che nessuna violenza può spezzare – continua la premier -. Ventidue lunghi anni sono passati, e il suo sacrificio continua a parlarci. Ci chiede di essere all’altezza, di ricordarci chi siamo, di difendere con orgoglio la nostra libertà. Non dimentichiamo”.

Xi Jinping enuncia quattro principi per la pace in Medio Oriente

Roma, 14 apr. (askanews) – Il presidente cinese Xi Jinping ha indicato oggi quattro principi per favorire la pace e la stabilità in Medio Oriente nel colloquio avuto a Pechino con il principe ereditario di Abu Dhabi Khaled bin Mohamed bin Zayed, mettendo l’accento su coesistenza pacifica, rispetto della sovranità, tutela del diritto internazionale e coordinamento tra sviluppo e sicurezza.

Secondo Xi, il primo punto è la necessità di “attenersi al principio della coesistenza pacifica”. Il leader cinese ha osservato che i Paesi del Medio Oriente e del Golfo sono “vicini che non possono essere spostati” e ha sostenuto che occorre incoraggiare il miglioramento delle relazioni regionali per costruire una struttura di sicurezza comune, globale, cooperativa e sostenibile.

Il secondo principio richiamato da Xi è quello della sovranità nazionale. Il presidente cinese ha affermato che “la sovranità costituisce il fondamento dell’esistenza degli Stati, in particolare dei Paesi in via di sviluppo”, e ha sottolineato che “la sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale dei Paesi del Medio Oriente e del Golfo devono essere rispettate in modo effettivo, così come deve essere garantita la sicurezza del personale, delle strutture e delle istituzioni di tutti i Paesi”.

Il terzo punto riguarda il “rispetto dello stato di diritto internazionale”. Xi ha avvertito che “non si può applicare il diritto internazionale solo quando conviene e abbandonarlo quando non conviene”, né lasciare che il mondo torni alla logica della giungla. Per questo ha ribadito la necessità di difendere il sistema internazionale imperniato sulle Nazioni unite, l’ordine fondato sul diritto internazionale e le norme basilari delle relazioni internazionali ispirate alla Carta dell’Onu.

Infine, Xi ha insistito sulla necessità di “coordinare sviluppo e sicurezza”, affermando che la sicurezza è la premessa dello sviluppo e lo sviluppo è la garanzia della sicurezza. A suo avviso, tutte le parti dovrebbero contribuire a creare un ambiente favorevole alla crescita dei Paesi del Medio Oriente e del Golfo. In questo quadro, ha aggiunto, la Cina è pronta a condividere con i Paesi della regione le opportunità della modernizzazione in stile cinese.

Nel colloquio, avvenuto nella Grande sala del popolo, Xi ha anche ribadito che gli Emirati arabi uniti sono un partner strategico globale della Cina e che Pechino attribuisce grande importanza allo sviluppo delle relazioni bilaterali. Secondo il presidente cinese, i rapporti tra i due Paesi hanno mantenuto uno sviluppo sano e stabile, con un approfondimento della fiducia politica reciproca, un avanzamento costante della cooperazione pragmatica e scambi culturali intensi.

Il presidente cinese ha inoltre invitato a rafforzare il coordinamento tra le strategie di sviluppo, approfondendo la cooperazione in energia, investimenti, commercio e tecnologia. Ha anche auspicato ulteriori progressi nei settori dell’istruzione, dell’aviazione civile e del turismo, così da intensificare gli scambi tra i popoli e consolidare la base del consenso pubblico. Xi ha infine chiesto un maggiore coordinamento nelle piattaforme multilaterali, comprese Nazioni unite e Brics, per rispondere con la stabilità dei rapporti sino-emiratini all’incertezza del contesto internazionale e regionale.

Da parte sua, il dignitario emiratino ha espresso apprezzamento per il ruolo svolto dalla Cina negli affari internazionali e per gli sforzi compiuti da Pechino a favore di una soluzione politica dell’attuale crisi in Medio Oriente. Ha aggiunto che gli Emirati intendono mantenere un coordinamento stretto con la Cina per favorire il cessate il fuoco, la fine delle ostilità, il rapido ritorno della stabilità regionale, la sicurezza della navigazione internazionale e la prevenzione di ripercussioni ancora più gravi sull’economia globale e sulla sicurezza energetica.

L’invettiva di Trump, la fermezza del Papa: uno scontro…di civiltà

Siamo arrivati a tanto. ‘Debole’, ‘pericoloso’, ‘pessimo’ sono gli aggettivi usati dal Presidente degli Stati Uniti per attaccare il Papa a motivo del suo accorato appello in favore della pace. Lo sbalordimento è stato grande – stavolta più che mai –  finanche a dubitare dell’equilibrio interiore di un Trump fuori misura e fuori controllo. In questa sconsiderata offensiva solo un’occhio disattento può ignorare il risvolto politico più immediato e strumentale. La base MAGA soffre a dir poco per l’avventura bellica di un governo che si vorrebbe più impegnato a risolvere i problemi interni, rispettando gli impegni presi in campagna elettorale.

Difficile spiegare la svolta neo-imperialista dopo aver predicato l’urgenza di un ritorno alla cura dei mali della nazione: America first, per l’appunto. Ecco allora che per l’elettorato trumpiano,  popolato in larga parte da cristiani evangelici, l’attacco a Papa Leone assolve alla funzione del classico richiamo della foresta in nome del pregiudizio ‘antiromano’: l’anima protestante dell’America si vede risospinta a declassare l’operazione militare contro l’Iran a un sottocapitolo della lotta contro la degenerazione di un cattolicesimo ritenuto incompatibile con la Nuova Gerusalemme presagita dai Padri Pellegrini.

Si torna ambiguamente alla cosiddetta ‘eccezionalità’ della nazione americana. Lo si fa con l’arma della propaganda e il veleno dell’invettiva, a dispetto di un sano principio di responsabilità. In sostanza la logica dell’escalation non risparmia la dimensione religiosa, oltre quella civile e poi politica.

Il Papa ha ricordato invece che i valori inscritti nella storia dell’Occidente obbligano a concepire la guerra, diretta espressione della volontà di potenza e dell’egoismo dei più forti, un male da recidere o perlomeno contrastare, sforzandosi di vivificare nella pace le relazioni tra i popoli. Anche in Algeria il timbro del discorso del Pontefice non è cambiato. È il messaggio del Vangelo che interpella tutti, senza distinzione alcuna.

Ora, dopo il ‘miracolo’ di una reazione pressoché unanime delle forze politiche italiane, con la stessa Meloni schierata alla fin fine contro l’uscita del capo della Casa Bianca, sembra legittimo riproporre l’attenzione sulla capacità dei cattolici democratici e popolari d’inserirsi nel dibattito pubblico con la necessaria autonomia di analisi, ma più ancora di sintesi politica. Occorre ridefinire, principalmente con la forza di una cultura politica non effimera, il profilo dell’Italia nel campo della solidarietà euroatlantica, oggi devastato dal trumpismo. È un compito che esige fatica e insieme coraggio, per essere all’altezza di una sfida sul futuro dell’umanità. Il Papa ci sollecita a fare nostre le ragioni della pace come involucro indispensabile del progresso nella giustizia.

I Popolari europei tra coerenza e ambiguità

Le elezioni ungheresi, con la sonora sconfitta di Victor Orban, sono state celebrate con molta enfasi dal Partito Popolare Europeo.

Giusto e comprensibile, sempre sperando che la svolta interpretata dal nuovo leader Peter Magyar sia veramente, nei fatti, “europeista” e non solo frutto della reazione popolare contro il sistema autocratico e corrotto di Orban: cosa comunque buona, ovviamente.

Ma occorre una postilla tutt’altro che marginale. In Germania, la CDU – pilastro portante del PPE dopo la fine della DC italiana – vive un dibattito interno piuttosto acceso proprio sul posizionamento politico nei confronti della destra sovranista e anti europea rappresentata dalla AFD. É di qualche giorno fa la forte polemica, al riguardo, tra il Cancelliere Merz e il Presidente del PPE Weber.

In altri Paesi europei, i partiti nazionali aderenti al PPE rimangono equivoci su questo terreno del “confine a destra” di degasperiana memoria, anche in ragione del fatto che il PPE aggrega anche formazioni politiche di cultura assai lontana da quella cristiano-sociale. Come se, per essere Popolari, basti non essere Socialisti.

In altri ancora – per esempio in Italia – i partiti aderenti al PPE rappresentati in Parlamento (Forza Italia e Noi Moderati) governano con la Destra Sovranista ed anti europea. E non danno segnale alcuno di voler mettere in discussione tale loro scelta strategica.

Men che meno – al di là di qualche dichiarazione di circostanza – dimostrano di aver colto la cifra drammatica della Presidenza Trump e le sue conseguenze sul piano geopolitico globale, su quello geoeconomico e soprattutto su quello dei principi fondanti della Democrazia.

Esprimono solidarietà a Papa Leone dopo il recente violento e volgare attacco di Trump, ma non sembrano cogliere il nesso strutturale che lega questo attacco alla concezione trumpiana ed alla sua natura di fonte ispiratrice della nuova Destra Mondiale.

Essa si fonda sulla pretesa di poter usare l’istanza religiosa come supporto identitario per giustificare una deriva “post democratica” ed un nuovo assetto del Mondo basato sul solo diritto della forza e della prepotenza.

Per questo Trump non può accettare che il primo Papa americano dica le cose che – per nostra fortuna – dice.

Proprio dunque alla luce del magistero degasperiano, un cittadino Popolare di laica ispirazione cristiana come il sottoscritto non può condividere in nessun modo che le aspirazioni ad una forma “autonoma” di presenza politica – ove risulti necessaria per impraticabilità di altre soluzioni – comportino qualche anche indiretta forma di contiguità con questi partiti, pur se aderenti al PPE.

Guerra in Iran. Ma per Israele non c’è solo la questione del nucleare

Gli obiettivi strategici di Israele

Bloccare definitivamente lo sviluppo del nucleare iraniano, abbattere la rete missilistica balistica di Teheran, disarticolare la ragnatela dei proxy alimentati dal regime degli ayatollah che avvolge Israele: questi erano – e restano – gli obiettivi di Netanyahu e del suo governo, illustrati più volte a Trump conditi da una serie di valutazioni, alquanto superficiali, circa l’indebolimento oggettivo in atto sul territorio (manifestazioni popolari, perdite subite nella breve guerra dello scorso giugno, uccisioni mirate ad opera israeliana di alcuni alti papaveri della Repubblica Islamica).

Tutto ciò ha innescato il conflitto del 28 febbraio e tutto ciò rimane oggi sul tavolo di una trattativa che si spera essere solo interrotta ma che non si vede come possa concludersi nell’unico modo possibile, quello col quale ciascuna delle parti possa dichiararsi – mentendo sapendo di mentire – vincitrice (ad uso interno, soprattutto, ma anche, un po’ e forse non solo un po’, ad uso esterno).

Il nodo dei proxy e la divergenza con Washington

Posto che la questione del nucleare è centrale, cardine di ogni possibile accordo (come Trump ha ribadito più volte), quella dei proxy non è secondaria per Netanyahu come invece pare esserlo per la Casa Bianca: ed è questo il motivo per il quale Israele ha avviato la sua devastante offensiva libanese, proseguendola anche a tregua avviata (ritenendo artificiosamente quest’ultima valida solo per l’Iran e non anche per il Libano).

Ricordare a Washington che la partita si chiuderà solo se anche Hamas e Hezbollah saranno definitivamente debellati. In quanto parti fondamentali, e non semplicemente marginali, del dossier. E dunque che il Board of Peace trumpiano a nulla serve, oggi, se – come dichiarato un paio di mesi fa da Khaled Meshaal, uno dei capi di Hamas residenti all’estero – l’organizzazione miliziana non dismetterà le armi sin quando Israele non abbandonerà, per sempre, l’intera Striscia di Gaza.

La “fase due” (disarmo e ricostruzione) del Piano per Gaza non si avvierà mai, nelle condizioni attuali. Per cui quel fronte rimane aperto. Congelato, ma aperto.

Libano, profondità strategica e nuovi rischi

Mentre l’altro fronte, quello libanese, è stato spalancato proprio per chiuderlo, alla fine: obiettivo infatti è l’eliminazione di Hezbollah e, forse ancor di più, la creazione di una vasta zona-cuscinetto (l’intero Libano meridionale, a sud del fiume Litani e magari anche un certo numero di miglia a nord di quel corso d’acqua) che offra a Israele maggiore profondità e dunque maggiore protezione.

Così creando, però, con una nuova occupazione territoriale – dopo quella della Striscia e in costanza di un sistematico allargamento della presenza dei coloni in Cisgiordania – le premesse per il rafforzamento presso la popolazione sciita (e non solo, a questo punto, dopo tutti questi bombardamenti) libanese proprio del “Partito di Dio”.

E per l’ulteriore indebolimento del governo di Beirut, che pure aveva dato una disponibilità volta a promuovere il disarmo dei miliziani: un impegno del presidente Aoun cui Tel Aviv non ha dato alcun credito, come si è visto. Ma uno Stato e un governo che si reggono da anni su un precario equilibrio interreligioso (cristiani, drusi, sciiti, sunniti) nel quale Hezbollah comanda per almeno un terzo sono a rischio precipizio a fronte di un’offensiva come quella in corso: condizione purtroppo perfetta per produrre una generazione di nuovi gruppi terroristici, di nuova instabilità, di nuovo odio. Di nuove guerre.

Ecco perché non è solo il nucleare di Teheran a condizionare la trattativa al momento sospesa.

Cinema, prima edizione del CSC ISFF dall’11 al 15 novembre a Roma

Roma, 14 apr. (askanews) – Il Centro Sperimentale di Cinematografia ha presentato la prima edizione del CSC ISFF – International Student Film Festival. In programma a Roma dall’11 al 15 novembre 2026 con la direzione artistica di Marco Bellocchio, il progetto è nato per celebrare il futuro del cinema attraverso gli occhi e le opere degli studenti delle più prestigiose scuole di cinema e audiovisivo; il Festival ospiterà infatti cortometraggi di scuole di cinema provenienti da tutto il mondo, accompagnati da masterclass, retrospettive (come quella dedicata ai corti di diploma di registi ex allievi del CSC – Scuola Nazionale di Cinema e oggi affermati), workshop dedicati allo sviluppo creativo e alla sperimentazione tra diverse discipline audiovisive e spazi di incontro e confronto tra studenti, scuole e professionisti per creare connessioni e collaborazioni italiane e internazionali. Si tratta del primo Festival competitivo organizzato da una scuola di cinema europea (ammessi tutti i generi cinematografici e la durata massima dei cortometraggi è di venti minuti).

Le opere finaliste saranno valutate da una Giuria Internazionale costituita da professionisti del cinema, critici e docenti, ex allievi di scuole di cinema. La Giuria, i cui componenti verranno svelati nei prossimi mesi, assegnerà i seguenti premi: Miglior opera (fiction, animazione, documentario, VFX), Miglior regia, Miglior sceneggiatura, Miglior montaggio, Miglior fotografia, Premio del pubblico e Premio speciale per l’innovazione linguistica o tecnologica, oltre a poter attribuire menzioni speciali a sua discrezione. La deadline per l’iscrizione è fissata al 30 giugno 2026 ore 12.00.

Il Festival rappresenterà un luogo di incontro in cui giovani generazioni di registi, sceneggiatori, attori e altre professionalità possano dialogare e costruire insieme il cinema di domani. L’obiettivo del CSC ISFF è proprio quello di favorire l’inserimento professionale dei giovani talenti nel sistema produttivo e di rafforzare il ruolo del cinema come linguaggio universale di inclusione, innovazione e dialogo interculturale. La presidente Gabriella Buontempo e il direttore artistico Marco Bellocchio – ex allievo del CSC-Scuola Nazionale di Cinema – hanno presentato il board impegnato in questa nuova iniziativa. Il Comitato organizzatore del Festival è costituito da Gabriella Buontempo (presidente), Marco Bellocchio (direttore artistico), Steve Della Casa (condirettore Artistico), Marcello Foti (responsabile comunicazione), Simona Banchi (responsabile organizzativo) e Mario Benedetto (responsabile marketing). Il Comitato di selezione – incaricato di scegliere i cortometraggi finalisti provenienti dalle migliori scuole di cinema e audiovisivo internazionali – è composto da giovani professionisti del settore del cinema e dell’audiovisivo: Pierfranco Allegri (giornalista e sceneggiatore), Leonardo Malaguti (regista e autore, ex allievo CSC), Ilaria Ferretti e Silvia Pezzopane (critiche cinematografiche, esperte in comunicazione e organizzazione di eventi).

Il Festival sarà sostenuto dal Ministero della Cultura – Direzione generale Cinema e Audiovisivo e da ulteriori partner con i quali sono in corso di definizione le relative intese.

La presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia Gabriella Buontempo ha dichiarato: “Si tratta di un’iniziativa davvero unica nel panorama internazionale: una manifestazione che coinvolge direttamente gli studenti in corso delle più importanti scuole di cinema del mondo, mettendoli al centro non solo come autori, ma come protagonisti di un confronto creativo e professionale su scala globale. Per il Centro Sperimentale di Cinematografia questo Festival rappresenta una naturale estensione della propria missione: formare, sostenere e accompagnare i nuovi talenti, rafforzando al tempo stesso il dialogo tra culture, linguaggi e visioni diverse. In questo senso, la direzione artistica di Marco Bellocchio rappresenta un valore straordinario: uno sguardo autorevole e libero, capace di riconoscere e valorizzare la ricerca e l’innovazione delle nuove generazioni. Questo Festival non è soltanto una vetrina, ma un luogo vivo, in cui si incontrano esperienze, si costruiscono relazioni e si immagina concretamente il cinema di domani. Per noi significa investire nei giovani e nel futuro dell’audiovisivo, riaffermando il ruolo dell’Italia come punto di riferimento nel panorama cinematografico internazionale”.

E Marco Bellocchio ha aggiunto: “Quando mi hanno fatto questa proposta l’ho trovata molto vivace: è un’esperienza potenzialmente mondiale che rimescola un po’ le carte: portare a Roma un Festival internazionale per tutte le scuole di cinema penso sia qualcosa che ‘muove’, così come il fatto di ospitare tanti giovani. Quando mi hanno chiesto di partecipare lo ho fatto dunque con grande piacere. Questo Festival ha una caratteristica: è ‘unico’ per tutte le scuole di cinema del mondo. Sono tutti in grado di fare il cinema tecnicamente parlando, ma contano l’idea, la passione, l’emozione, le immagini; la tecnica è ‘zero’, quella la conoscono tutti”.

L’inattualità necessaria di Emmanuel Mounier

La persona come criterio del politico

Ci sono pensatori che non ritornano dal passato, ma dal punto più esposto della nostra crisi. Emmanuel Mounier è tra questi. Riemerge quando la politica smette di interrogarsi sull’uomo e si riduce ad amministrare paure, interessi, rapporti di forza. Perciò la sua lezione non appartiene alla nostalgia, ma alla necessità.

In Mounier la persona non è un rifugio morale, ma il nome più esigente del politico: ciò che si oppone, insieme, all’individuo ripiegato su di sé e alla massa consegnata all’impersonalità del potere. Il suo personalismo comunitario non media fra due errori: li giudica entrambi. E riporta al centro l’uomo concreto, chiamato a tenere uniti libertà e legame, coscienza e storia, singolarità e destino comune. È per questo che Mounier continua a inquietarci. Ed è per questo che continua a servirci.

La crisi come rivelazione

La pandemia non ha generato la crisi del nostro tempo: ne ha soltanto squarciato il velo. La frattura era anteriore: erosione dei riferimenti etici, rarefazione dei legami, assolutizzazione dell’io, politica ridotta a tecnica. Ecco perché Mounier resta necessario.

Egli ci ricorda che nessun ordine politico è innocente: ogni istituzione presuppone un’immagine dell’uomo. Ed è qui che tutto si decide. Se l’uomo è individuo, prevale la competizione; se è funzione del tutto, prevale il sistema; se è persona, la convivenza deve farsi dignità, giustizia, partecipazione. Questa è la sua lezione più severa: la dignità non adorna la democrazia, la fonda. Quando viene meno, la democrazia sopravvive come procedura, ma perde l’anima.

Crisi spirituale, ordine borghese, dominio

Il rischio Mounier lo aveva intuito presto: non esiste crisi politica che non sia, più in profondità, crisi spirituale. E “spirituale”, qui, non significa evasione. Significa il punto in cui una civiltà decide che cosa non può vendere, che cosa non può piegare, che cosa non può tradire. Decide che cosa chiama dignità, quale idea di libertà intende custodire, quale rapporto riconosce tra i fini e i mezzi.

Distinguere lo spirituale dal reazionario significa allora sottrarre la politica alla sua tentazione più meschina: limitarsi a custodire l’ordine dato. Una politica priva di tensione spirituale diventa presto ciò che troppo spesso vediamo: amministrazione, procedura, cinismo e, non di rado, servitù verso poteri che comandano senza esporsi.

La critica dellordine borghese

Mounier comprende che la questione non è soltanto cambiare i governanti. Si tratta di decidere quale civiltà vogliamo edificare e quale rapporto debba legare economia, politica e persona. È qui che la sua critica dell’ordine borghese conserva un’urgenza intatta.

Il capitalismo, ancor prima di essere un sistema economico, è un apprendistato dell’anima: insegna a misurare tutto in termini di possesso, prestazione, profitto, riuscita. L’imborghesimento dell’essere non è un vizio di costume: è una deformazione antropologica. Quando la ricchezza diventa criterio dell’esistenza, la persona perde trasparenza e il mondo comune si restringe a un campo di appropriazione.

L’anticapitalismo di Mounier, però, non coincide né con una semplice alternativa economica né con un’adesione al marxismo. Il suo gesto è più radicale: smascherare ogni ordine che faccia dell’uomo un mezzo, che renda la comunità funzionale al profitto, che dissolva la libertà nella necessità.

Il suo criterio resta uno solo: la persona, cioè l’uomo concreto, irriducibile e relazionale. Perciò il personalismo non è un’ortodossia, ma una postura critica, una vigilanza sull’ordine sociale.

Totalitarismo e oblio dellumano

Lo stesso vale per i totalitarismi. In essi Mounier non vede soltanto una degenerazione del politico, ma l’oblio dell’umano portato all’estremo. Quando il potere pretende di occupare interamente il senso, di assorbire la coscienza, di stabilire il valore della vita secondo un progetto assoluto, la persona viene colpita nella sua radice.

La sua critica è insieme antropologica e politica: nei totalitarismi egli scorge la pretesa del potere di sostituirsi alla verità dell’uomo. Ed è una lezione che resta viva anche oggi, quando il dominio non si presenta sempre con il volto feroce dell’oppressione, ma con quello più elegante della tecnica, della sicurezza, della prestazione, della neutralità.

Quando Mounier parla di “rifare il Rinascimento”, non invoca un ritorno al passato. Chiede una nuova fondazione dell’umano. La modernità ha liberato il soggetto, ma spesso lo ha anche assolutizzato. Lo ha emancipato e, insieme, lo ha isolato.

Rifare il Rinascimento significa allora ricomporre ciò che la modernità ha separato: uomo e natura, uomo e comunità, libertà e verità, coscienza e storia, soggettività e trascendenza. È qui che il personalismo si mostra per ciò che è davvero: non una teoria dell’individuo, ma una visione dell’uomo capace di generare un ordine politico più giusto proprio perché più vero.

La società personalista

Anche la “società personalista” va intesa in questo senso: non come formula edificante, ma come precisa idea della polis. Una società è personalista non soltanto quando protegge la singolarità, ma quando spezza i dispositivi che riducono la persona a individuo proprietario, consumatore, ingranaggio o massa.

In un mondo interdipendente e impaurito, questo è decisivo: i popoli non si uniscono per omologazione, ma per riconoscimento. La diversità non indebolisce la comunità: la innalza.

Mounier resta così un criterio severo per pensare la democrazia. Non una democrazia apparente, formale, esausta, né una libertà soltanto proclamata, ma una democrazia reale, radicata nella giustizia sociale, nella partecipazione, nella solidarietà e nella tutela effettiva della persona, capace di opporsi al regno del denaro e di restituire alla politica fini autenticamente umani.

La sua “rivoluzione personalista e comunitaria” non è enfasi. È rifondazione del politico. Domanda di restituire alla politica una funzione alta: non registrare passivamente i processi dominanti, ma ordinare la convivenza secondo fini umani.

Una lettura sociologica del presente

Qui il pensiero di Mounier incrocia con particolare forza anche la sociologia del presente. La frantumazione dei legami, la dissoluzione delle appartenenze prossime e dei corpi intermedi, la condizione di cittadini sospesi tra l’isolamento dell’individuo e l’astrazione degli apparati, la riduzione della cittadinanza a utenza o a spettatorialità, la subordinazione della politica ai codici economici e mediatici: tutto questo diventa più leggibile alla luce della sua critica della società borghese.

La persona, infatti, non è soltanto un principio normativo. È anche una chiave diagnostica. Dove si assottiglia la persona, crescono le solitudini, le paure, le identità aggressive, le regressioni autoritarie. Dove l’uomo non è più fine, la società può forse diventare più efficiente, ma diventa certamente meno umana.

La città delluomo

Anche la città dell’uomo, in Mounier, non è un’immagine innocua. È una categoria politica. Nomina un ordine comune in cui la dignità sia custodita, la libertà resa concreta, la fraternità tradotta in istituzioni, la giustizia sottratta alla retorica.

Per i cristiani questo non è un compito opzionale. Non si tratta di difendere un’appartenenza chiusa, ma di assumere una responsabilità storica. Essere cristiani significa allora concorrere a una convivenza più umana, spezzando ogni complicità con il disordine stabilito e con l’ingiustizia fatta sistema.

Il personalismo comunitario, dunque, non elude la storia: la attraversa. È profezia, ma non evasione. È critica, ma non rinuncia. È trascendenza, ma non disincarnazione.

Anche le tre dimensioni della persona — vocazione, incarnazione, comunione — possono essere lette in chiave politico-antropologica. La vocazione ricorda che l’uomo non si esaurisce nell’immediato e che la politica deve custodire orizzonti. L’incarnazione ricorda che la libertà è impegno nei corpi e nelle istituzioni. La comunione ricorda che nessun io basta a se stesso e che il bene comune è la forma istituzionale di una società che riconosce la persona come fine.

Limite, dignità, contemporaneità

Mounier non è mai ingenuo. Non rimuove il male, non nega il limite, non addolcisce la tragedia storica. Sa che la violenza ritorna, che l’ingiustizia cambia maschera, che ogni conquista resta esposta alla regressione.

Per questo la persona, nel suo lessico, non è una parola mansueta. È una parola scomoda. Una parola che giudica. Una parola che obbliga a interrogare istituzioni, economie e culture a partire da ciò che fanno dell’uomo concreto.

Il personalismo comunitario costringe a una sola domanda: che cosa dell’uomo intendiamo custodire? In un’epoca segnata dall’illusione di apparati tecnici autosufficienti, dall’antiumanesimo pratico e dalla pretesa di una potenza senza misura, Mounier rimette al centro il primato della persona sulle necessità materiali e sugli apparati collettivi.

Il limite, lungi dall’essere una pura sottrazione, è ciò che salva la persona dalla mercificazione, dalla disponibilità integrale, dalla manipolazione.

Contemporaneità di un inattuale

Il suo pensiero torna così a farsi anche critica della sovranità contemporanea quando essa si presenta come potere senza misura. Dove tutto pretende di essere possibile, programmabile, calcolabile, l’uomo rischia di scomparire come fine e di essere trattato come materiale.

Mounier ricorda allora la cosa più semplice e più difficile: nessuna società è civile se non riconosce qualcosa che non può essere usato. La dignità della persona è precisamente questo.

Per questo il suo personalismo continua a interpellarci. In un tempo che ha smarrito le proprie tradizioni migliori senza avere ancora trovato una nuova sapienza del convivere, Mounier ci obbliga a pensare l’uomo in grande.

Quando invita a “mettere la vela grande all’albero di maestra” e a salpare oltre i porti in cui si vegeta, non offre soltanto una bella immagine. Consegna un compito: un cristianesimo meno borghese, meno adattato, meno amministrativo, capace di tornare a essere forza critica ed energia storica.

Conclusione: il criterio della persona

In definitiva, l’inattualità di Mounier è la forma più alta della sua contemporaneità. Egli ci ricorda che una civiltà decade quando smette di pensare l’uomo in grande e che la politica, quando rinuncia a questa altezza, precipita in mera gestione, tecnica e propaganda.

La persona resta allora il nome più severo della libertà e il criterio più esigente con cui misurare la qualità morale delle istituzioni. Se vogliamo ancora sottrarre la polis alla sua riduzione economica, mediatica e tecnocratica, bisogna ricominciare da qui: dalla dignità, dalla giustizia, dalla comunità, dal limite, dalla trascendenza.

Iran, Vance: messo molto sul tavolo. Ora la palla è nel campo iraniano

Roma, 14 apr. (askanews) – A che punto sono le trattative tra Stati Uniti ed Iran “penso sia una domanda che sarebbe meglio porre agli iraniani perché la palla è davvero nel loro campo”. Lo ha detto il vicepresidente Usa, JD Vance, in un’intervista a Fox News.

“Abbiamo acquisito una certa conoscenza su come gli iraniani negoziano – ha aggiunto – ed è proprio per questo che abbiamo lasciato il Pakistan, perché quello che abbiamo capito è che erano su una linea rossa. Penso che la squadra che era lì dovesse tornare a Teheran, dalla Guida Suprema o da qualcun altro, per far accettare i termini che avevamo posto. Penso davvero che la palla sia nel loro campo perché abbiamo messo davvero molto sul tavolo”.

“Il Presidente degli Stati Uniti ha detto che sarebbe molto felice se l’Iran fosse trattato come un paese normale con un’economia normale e una popolazione in grado di prosperare” ha proseguito Vance “ma per essere un paese normale economicamente, dovrà essere un paese normale anche dal punto di vista del non possedere armi nucleari e dovrà essere un paese normale nel non perseguire il terrorismo”.

Calcio, risultati Serie A: per la Fiorentina vittoria salvezza

Roma, 13 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 32esima giornata di serie A dopo Fiorentina-Lazio 1-0.

32esima giornata Roma-Pisa 3-0, Cagliari-Cremonese 1-0, Torino-Verona 2-1; Milan-Udinese 0-3; Atalanta-Juventus 0-1, Genoa-Sassuolo 2-1; Parma-Napoli 1-1; Bologna-Lecce 2-0; Como-Inter 3-4, Fiorentina-Lazio 1-0.

Classifica: Inter 75, Napoli 66, Milan 63, Juventus 60, Como 58, Roma 57, Atalanta 53, Bologna 48, Lazio 44, Udinese 43, Sassuolo 42, Torino 39, Genoa, Parma 36, Fiorentina 35, Cagliari 33, Cremonese, Lecce 27, Verona, Pisa 18.

33ª giornata Venerdì 17 aprile, ore 18.30 Sassuolo-Como; ore 20.45 Inter-Cagliari. Sabato 18 aprile, ore 15 Udinese-Parma; ore 18 Napoli-Lazio; ore 20.45 Roma-Atalanta. Domenica 19 aprile, ore 12.30 Cremonese-Torino; ore 15 Verona-Milan; ore 18 Pisa-Genoa; ore 20.45 Juventus-Bologna. Lunedì 20 aprile, ore 20.45 Lecce-Fiorentina.