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Cdp chiude il 2025 con un utile record e rafforza il sostegno a imprese

Roma, 10 apr. (askanews) – Risorse per 29,5 miliardi di euro che, grazie a un effetto leva pari a 2,5 volte, hanno consentito di sostenere investimenti nel sistema Paese per 73,6 miliardi. Raccolta complessiva salita del 3% a 355 miliardi; patrimonio netto in crescita del 6%, a 32 miliardi, e nuovo record dell’utile netto: con una crescita del 3% ha raggiunto 3,4 miliardi di euro. Sono le cifre chiave del bilancio 2025 di Cassa depositi e prestiti, che dopo l’approvazione del Cda è stato presentato con una conferenza stampa a Roma.

Così l’amministratore delegato, Dario Scannapieco. “È un volume di quasi 30 miliardi di attività a sostegno di investimenti per circa 73 miliardi, un grande contributo al Paese. Fortissimo sostegno soprattutto alle imprese, abbiamo aumentato l’attività in favore anche questa volta direttamente delle piccole e medie imprese, abbiamo bisogno di imprese più grandi, che possano competere, stiamo facendo un roadshow con Confindustria per far conoscere i nostri prodotti. E quindi sostegno alle imprese, grande lavoro con la Pubblica Amministrazione di gestione delle risorse che ha la PA, ma anche di advisory. E è poi stato un anno record per la cooperazione internazionale. Tutto questo – ha detto – si è tradotto in risultati migliori della storia dal punto di vista finanziario, con un utile di 3,4 miliardi che penso possa rendere contenti i nostri azionisti”.

Sulla base dei risultati ottenuti, il Cda ha infatti approvato una proposta di dividendo di 2,2 miliardi di euro, che verrà sottoposta agli azionisti. Ma le ricadute positive vanno oltre il dividendo: secondo una analisi di impatto contenuta nel Bilancio, l’effetto diretto, indiretto e sull’indotto delle attività messe in campo lo scorso anno da Cdp equivale all’1,6% all’intero Pil dell’Italia e a 500 mila posti di lavoro, tra quelli creati e quelli salvaguardati.

A spiegare il senso del lavoro di Cdp è stato il presidente, Giovanni Gorno Tempini. “Alla luce dei risultati del 2025, la Cassa continuerà a operare con le stesse linee guida che hanno caratterizzato il suo passato e che continuano a essere attuali, perché gli investimenti di lungo periodo sono ciò di cui il paese ha necessità: il supporto alle aziende, il supporto alla Pubblica Amministrazione, tutto ciò che porta alla crescita. Il nostro obiettivo, al di là dei risultati, che pure sono buoni e che avete ascoltato oggi, è aiutare il paese a crescere di più. Questa è la missione da sempre di Cassa e da questo punto di vista nulla cambia”.

La Cassa, poi, ora può mettere in campo il suo contributo anche per la crisi energetica innescata dalla guerra in Iran. “Insomma le interconnessioni sono molto importanti, c’è poi da fare nell’ambito del Paese sia potenziare ovviamente i nostri progetti di rinnovabili, di produzione, sappiamo che la domanda di rinnovabili è cresciuta molto, la domanda di creare nuovi impianti, le autorizzazioni crescono un po’ più lentamente, quindi c’è un potenziale lì di energia che può essere prodotta dal paese. E poi c’è anche l’altra tematica che, se ci pensate, è equiparabile ad una fonte che è l’efficienza energetica, cioè consumare meglio e meno per il paese. Quindi c’è un insieme di ricette che passa tra infrastrutture e comportamenti virtuosi di interconnessione e tecnologia ovviamente”.

Islamabad blindata e deserta si prepara ai negoziati Usa-Iran

Roma, 10 apr. (askanews) – In vista del primo round di colloqui a Islamabad fra Stati Uniti e Iran, previsto per sabato, sono state dispiegate forze militari e paramilitari in tutta la capitale pakistana che appare blindatissima. Giovedì e venerdì sono stati dichiarati giorni festivi e le strade sono praticamente deserte, stando a quanto riportano i media internazionali.

A causa degli elevati rischi per la sicurezza, i funzionari pakistani hanno confermato che sono state individuate tre o quattro possibili sedi per l’incontro cruciale. Si prevede che i partecipanti di più alto profilo alloggeranno nell’esclusivo hotel a cinque stelle Serena di Islamabad, che potrebbe anche ospitare i colloqui. L’hotel è stato evacuato e i tre chilometri di strade circostanti sono stati chiusi al traffico e posti sotto controllo militare.

Le autorità hanno confermato che le delegazioni principali sarebbero dovute arrivare tra giovedì sera e venerdì mattina. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, la Casa Bianca ha dichiarato che la squadra negoziale sarebbe stata guidata dal vice presidente JD Vance, affiancato dagli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner.

Secondo responsabili iraniani, la loro delegazione includerà il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. Si prevede anche la presenza di figure di spicco delle Guardie Rivoluzionarie iraniane.

Ucraina, da Zelensky ok alla tregua per la Pasqua ortodossa e se Mosca vuole può continuare

Roma, 10 apr. (askanews) – Volodymyr Zelensky teme mesi “molto difficili” per l’Ucraina sul piano politico e militare ma indica una possibile finestra per un vertice trilaterale con Usa e Russia tra aprile e giugno, in caso di de-escalation da parte russa. “Se la Russia sceglie la strada della de-escalation, credo che un incontro trilaterale avrà luogo”, ha scritto il leader ucraino su X, riportando quanto detto a un incontro con la stampa: “Questi sono mesi chiave” e che “sarà molto difficile per noi fino a settembre”.

Quanto alla tregua pasquale dichiarata ieri sera dal presidente russo Vladimir Putin, “l’Ucraina ha affermato più volte che siamo pronti a passi speculari. Quest’anno abbiamo proposto un cessate il fuoco per il periodo delle festività pasquali e agiremo di conseguenza”.

Il presidente ucraino si spinge però oltre. “Le persone hanno bisogno di una Pasqua senza minacce e di un reale avanzamento verso la pace, e in Russia c’è la possibilità di non tornare agli attacchi anche dopo la Pasqua”.

“Credo che gli americani non daranno a nessuno più tempo per questo dialogo”, sostiene Zelensky. Con l’avvicinarsi dell’estate, spiega, Washington sarà sempre più assorbita dalle dinamiche interne: “Si concentreranno sui processi interni, sulle elezioni”, con una sorta di “scadenza politica domestica intorno ad agosto”.

Zelensky avverte quindi di una fase “piuttosto difficile politicamente e diplomaticamente”: “Potrebbero esserci pressioni sull’Ucraina. Ci sarà anche pressione sul campo di battaglia”. Tuttavia, assicura, “comprendiamo gli interessi nazionali dell’Ucraina e ciò che può garantire la sicurezza”. Il Cremlino stamattina ha voluto precisare che la tregua pasquale non è stata concordata con altre parti. “No”, ha risposto il portavoce Dmitry Peskov, citato dalla Tass, alla domanda se l’annuncio fosse stato discusso in anticipo con Stati Uniti o Ucraina. O se fosse collegato a una ripresa dei negoziati. L’annuncio a sorpresa è stato commentato positivamente anche da molti blogger ‘di guerra’, proprio perchè valutato come iniziativa russa non negoziata.

Putin ieri sera ha annunciato uno stop alle ostilità dalle 16:00 dell’11 aprile fino alla mezzanotte del 12 aprile – giorno della Pasqua ortodossa – ordinando alle forze russe di sospendere i combattimenti su tutti i fronti ma restare pronte a reagire a eventuali attacchi.

Polizia, Meloni: agenti veri servitori Stato con dedizione e coraggio

Roma, 10 apr. (askanews) – “La Polizia di Stato compie 174 anni: una storia fatta di coraggio, dedizione e servizio alla Nazione. Da persone che ogni giorno svolgono un lavoro difficile, spesso in silenzio, in situazioni complicate. Che dimostrano cosa significa servire veramente lo Stato. Donne e uomini che in ogni angolo d’Italia rappresentano un presidio insostituibile di legalità, sicurezza, libertà. Che quotidianamente operano a difesa dei cittadini, contro il crimine e a difesa dei valori della nostra Repubblica”. Lo scrive su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“A loro – aggiunge – va la nostra più sincera gratitudine: grazie per come portate avanti questo lavoro, con professionalità, responsabilità, senso del dovere e delle istituzioni. Grazie per esserci sempre, lo Stato è al vostro fianco”.

Iran, Salvini: stop bombardamenti, evitare secondo Afghanistan

Roma, 10 apr. (askanews) – “Siamo alleati con il blocco atlantico senza essere servili, ma qualcuno ora sta esagerando. Nessuno ha nostalgia dei tagliagole islamici, ma ora è il momento di capire che tocca alla diplomazia. Continuare a bombardare non fa un buon servizio e lo dico da vicepremier, da amico e da alleato. Non voglio vedere invasioni via terra, c’è il rischio di un secondo Afghanistan”. Così il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, in un’intervista al ‘Giornale’.

Mattarella: grati a Polizia, impegno contro soprusi e ingiustizia

Roma, 10 apr. (askanews) – “La comunità nazionale rinnova alla Polizia di Stato, nel giorno che celebra il 174/esimo anniversario di fondazione, gratitudine e riconoscenza per il prezioso contributo volto a garantire il quadro delle libertà repubblicane entro cui si sviluppa la vita della società italiana. Con la nascita della Repubblica, ottanta anni or sono, la Polizia di Stato ha rinnovato la sua missione, ponendosi, con generosa dedizione, , nella sicurezza e nella legalità”. Lo scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Capo della Polizia – Direttore generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto Vittorio Pisani.

“I valori della Costituzione orientano, nei molteplici ambiti di intervento, l’agire degli appartenenti al Corpo, che accompagnano, con la loro vigile presenza, la vita delle persone e della collettività, testimoniando in ogni contesto, soprattutto nei più difficili, la concreta vicinanza delle istituzioni. Il giuramento di fedeltà alla Repubblica si fa impegno quotidiano per proteggere ogni persona da soprusi e violenza, contrastare ingiustizia e discriminazioni, diffondere la cultura della legalità e del rispetto con il prezioso apporto della rete territoriale e delle specialità del Corpo”, aggiunge.

Perché “vide e credette”? Il segno che apre alla fede

“Vide e credette”: con questa espressione Mino Mastromarino intitola la sua riflessione sul mattino di Pasqua, pubblicata l’8 aprile su Il Domani d’Italia, richiamando il cuore del racconto del Vangelo di Giovanni (Gv 20,1-9). La sobrietà della formulazione custodisce una tensione che attraversa tutto il testo: da un vedere ancora incompleto nasce un credere già reale.

L’articolo ha il merito di soffermarsi sul dato concreto del sepolcro vuoto e, in particolare, sulla disposizione dei teli, secondo una linea interpretativa.

In questa lettura, Giovanni, l’apostolo amato, non si troverebbe davanti a un semplice disordine, ma a segni che rimandano a una particolare situazione.

Si tratta, tuttavia, di un’interpretazione del dato narrativo, non di una descrizione tecnica esplicitamente fornita dal testo secondo le osservazioni di don Antonio Persili, riprese anche da Vittorio Messori e recepite nella traduzione CEI del 2008 della Bibbia.

E tuttavia, proprio qui si apre uno spazio ulteriore, che il Vangelo di Giovanni non consente di chiudere in una spiegazione puramente descrittiva. I teli non sono una prova che costringe, ma un segno che rinvia. Nel linguaggio giovanneo, il segno non esaurisce il suo significato nel dato visibile: esso apre, piuttosto, a un livello più profondo, in cui ciò che è visto chiede di essere riconosciuto.

Non è un caso che il testo precisi subito dopo: “non avevano ancora compreso la Scrittura”. Il credere di Giovanni, allora, non può essere ridotto a una deduzione, per quanto raffinata.

È un atto che nasce dentro una relazione e dentro una memoria viva delle parole e dei gesti di Gesù.

Il suo è uno sguardo che, vedendo, ricorda; e ricordando, riconosce.

Il passaggio decisivo non è tra ignoranza e conoscenza, ma tra constatazione e significato. Giovanni non vede più degli altri, ma vede diversamente: ciò che per Pietro resta un dato da verificare, per lui diventa un segno che rimanda oltre sé stesso. In questo senso, il “vide e credette” non descrive la conclusione di un ragionamento, ma l’inizio di un riconoscimento: nell’assenza del corpo si apre la percezione di una presenza nuova.

Questa dinamica trova una suggestiva corrispondenza nell’opera di Eugène Burnand, I discepoli Pietro e Giovanni corrono al sepolcro. Nei volti dei due discepoli non si riflette semplicemente ciò che vedono, ma ciò che sta accadendo in loro: Pietro è ancora nella ricerca, Giovanni appare già attraversato da una certezza nascente. Non è la quantità dei dati a fare la differenza, ma la disponibilità dello sguardo.

E allora il punto, alla fine, non è più soltanto ciò che accadde in quel sepolcro, ma ciò che accade davanti a quel sepolcro.

Perché quel “vide e credette” non descrive solo il discepolo amato, ma interpella anche il lettore. Di fronte agli stessi segni — sempre fragili e non conclusivi — si apre ancora oggi la possibilità di un passaggio. La fede non nasce quando tutto è chiaro. Nasce quando, davanti a un’assenza che non si lascia spiegare, riconosce che forse non manca qualcosa — ma è accaduto l’impensabile.

In copertina

Eugène Burnand, I discepoli Pietro e Giovanni accorrono al sepolcro il mattino della Resurrezione, 1898, olio su tela, Museo d’Orsay, Parigi

Qual è la politica estera dell’Italia?

Una domanda tutt’altro che banale

C’è una domanda che si impone su tutte, soprattutto in questa fase storica e politica. E cioè: qual è la politica estera di un paese? Nello specifico, quella del nostro paese? Una domanda apparentemente banale ma cruciale ai fini di comprendere la bussola di una nazione. E quando si parla di bussola non ci si riferisce solo alle alleanze europee e allo scacchiere internazionale, ma anche alle scelte concrete che un paese può e deve compiere a livello nazionale.

Ormai esiste una interdipendenza, o meglio un legame strettissimo, tra la collocazione internazionale di uno Stato e le decisioni politiche che vengono intraprese sul piano interno. È proprio in questo intreccio che si misura la coerenza – o l’incoerenza – di una classe dirigente.

La frammentazione delle scelte politiche

Un futuro credibile della politica estera italiana non passa attraverso posizioni alternative e contraddittorie come quelle che registriamo quotidianamente. Da un lato nel campo del centrodestra, diviso tra pulsioni populiste e linee più istituzionali; dall’altro nella coalizione di sinistra e progressista, caratterizzata da una pluralità di strategie – addirittura cinque – spesso divergenti.

È sufficiente osservare i molteplici ordini del giorno e le rispettive risoluzioni ogniqualvolta si deve assumere una decisione su un conflitto, su un intervento di sostegno a un paese alleato o su una precisa collocazione europea e internazionale. In questi passaggi emerge con evidenza una difficoltà strutturale: l’assenza di una linea unitaria.

La lezione della tradizione democratico-cristiana

È proprio dentro questa cornice confusa e contraddittoria che si impone una domanda essenziale: qual è la politica estera dell’Italia in questa delicatissima fase? Non è una domanda polemica, ma realistica e pragmatica.

La migliore tradizione democratico-cristiana ci ricorda che la chiarezza in politica estera rappresenta la vera carta d’identità di un paese. Solo così si può essere ritenuti affidabili e credibili nei rapporti con gli altri Stati e nei consessi internazionali.

Quando si parla di europeismo, atlantismo e Occidente, non basta l’enunciazione di principio: occorre coerenza, responsabilità e capacità di declinare queste scelte in un progetto politico riconoscibile. Non si è credibili né come gregari irrilevanti né inseguendo posizioni propagandistiche che rischiano di trasformarsi in un boomerang.

Per questo oggi i partiti – soprattutto quelli dotati di una autentica cultura di governo – hanno il dovere morale e politico di elaborare una visione di politica estera che tenga insieme le costanti storiche del paese e una rinnovata capacità di iniziativa nello scenario europeo e internazionale.

Senza questa assunzione di responsabilità, non sarà solo la politica a restare debole e incerta: sarà l’intero paese a scivolare verso una stagione di irrilevanza e marginalità.

Tirare a campare o governare? Il bivio di Palazzo Chigi

La scelta di sopravvivere

Dopo il passaggio parlamentare la premier, tra il governare e il vivacchiare sembra aver decisamente scelto la seconda opzione. Dopo una scontata difesa d’ufficio ha infatti comunicato la volontà di andare avanti con il suo governo o con ciò che ne resta, nell’intento di allontanare le elezioni politiche dal recente risultato referendario.

Nella comunicazione pubblica parla di un’opposizioni che avrebbe paura del voto anticipato, ma in realtà la sua scelta non è altro che un tentativo di recuperare nei prossimi mesi l’immagine di invincibilità che ha avuto più o meno fino al 23 marzo scorso.

Un bilancio economico che pesa

Ma non sarà facile, perché dopo quattro anni di governo la paginetta delle cose fatte è rimasta tragicamente vuota; ovviamente si parla delle cose fatte bene, per migliorare o almeno conservare le condizioni e la qualità di vita degli italiani.

Ma niente da fare! Nonostante proclami, promesse e minacce varie, le condizioni economiche delle famiglie sono peggiorate con un’inflazione che nel carrello della spesa è arrivata al 25%, le imprese soffrono da tre anni per un continuo e prolungato calo della produzione industriale e il numero delle persone in situazione di povertà assoluta continua ad aumentare, avendo superato i cinque milioni e mezzo nel 2025.

E l’aver seguito le follie di Trump tra dazi, bombardamenti e guerre, ha ulteriormente aggravato la situazione.

Il nodo del PNRR e la narrazione del “tempo difficile”

Il maldestro tentativo di spiegare che questo governo si è trovato a gestire il periodo più difficile di sempre non regge. Non regge se messo a confronto con la drammatica esperienza della pandemia, ma soprattutto non corrisponde al vero se si pensa che quello in carica è l’unico governo della storia repubblicana ad aver potuto contare sulle risorse straordinarie del PNRR (209 miliardi di euro!), frutto del piano Next Generation EU contro il quale votò la destra nel Parlamento europeo nel momento dell’approvazione.

E pensare che se oggi non siamo ancora scivolati in una pesante recessione è proprio grazie a quelle risorse, nonostante siano state spese tardi e male.

Il rischio del galleggiamento

In questa situazione la permanenza di un governo che da oggi non potrà fare altro che galleggiare per non affondare, rischia di creare ulteriori gravi danni all’economia del paese.

Ma a Palazzo Chigi qualcuno (o qualcuna) deve aver ricordato una frase di un politico di lungo corso che in un momento di difficoltà per il suo governo liquidò una richiesta di dimissioni dicendo “meglio tirare a campare che tirare le cuoia”.

Evidentemente nel “palazzo” cominciano a percepire un clima di crescente incertezza per il paese, ma soprattutto per i loro destini personali; e “tirare le cuoia” non piace a nessuno!

Cleopatra e il discorso ai Senatori

Il ritorno dei senatori

Pomeriggio di un dolce aprile, il sole e un vento leggero a ristorare Cesare nel suo giardino in città. Al Senato ha mandato due fedelissimi che non avrebbero voluto andare per il buon motivo che l’ora fissata è quella sacrosanta dedicata alla pausa dopo il pranzo. C’è da essere contrariati anche se si va per conto di Cesare ad ascoltare la Regina Cleopatra/Meloni che parla al popolo tutto. Passano due ore e rientrano da Cesare, i due Senatori: Tiberius e Marius. “Divino Cesare la prossima volta ti prego – esordisce Marius – manda un altro al mio posto. Ho fatto fatica a seguire per la fame e per il lungo discorso della regina”. “Ebbene che cosa a detto?” Chiede Cesare. Marius si siede sul triclinio, sorseggia acqua, prende fiato, guarda avidamente il cesto di frutta che Cesare gli ha posto avanti, prende un frutto ed inizia.

Il discorso della regina

“La regina Cleopatra aveva il viso tirato e stanco non era contenta di incontrarci e nemmeno tutti noi di ascoltarla. Aula semi vuota. Imbronciata e coperta dai fluenti capelli ha iniziato a leggere il suo discorso. Si da noi aspetta solo soluzioni concrete e non frasi fatte. Non le importa nulla delle critiche vuole solo progetti da realizzare in questo ultimo anno”. “Se le faccia dire dai suoi, invece di chiederle a tutto il Senato!”, brontola Tiberius. Cesare con la mano lo invita al silenzio. “Continua Marius“. “Ammette che le votazioni popolari sulla giustizia le hanno dato torto. Ma non si arrende e farà una nuova proposta. Non si dimette ma va avanti fino alla fine del tuo mandato, Cesare, però metterà mano anche alle tasse, al lavoro, alla disoccupazione, alla povertà, alla salute e alle case. Queste poi ne promette 100 mila in 20 anni. Tutto in un anno e mezzo. Ovviamente mette le basi e poi lascia che lei stessa o altri portino avanti i progetti”. “Sembra magnanima – esordisce Cesare – ma non lo è. Metterà dei paletti così profondi che non sarà facile poi toglierli, oppure li pianterà in un terreno così argilloso che verranno giù alla prima pioggia. A proposito, e del nostro territorio che frana da tutte le parti?”.“Non una parola” risponde Marius.

Alleati, guerre e ambiguità

“Continua tu Tiberius; e sugli alleati, i federati e i lontani nemici che ha detto?”. “Sugli alleati tuoi ha detto che sta con loro. Salvo poi andare in giro per l’impero a prendere contatti per salvare il Governo suo. Forse non avremo risorse per questo prossimo inverno, e quindi continuerà a darsi da fare per la nazione Italica tutta e per l’impero. Non vuole la colpa se non ci riesce, dice che gli alleati e federati stanno come noi”. “Mah? Non credo, comunque prosegui Tiberius”. “Sui federati e la guerra oltre i confini dell’impero portata avanti dall’alleato suo, quello al di là delle colonne d’Ercole, e dai figli di Abramo, la regina Cleopatra/Meloni assicura che mai trascinerà il tuo impero romano in questo agone. Lei guarda quello che accade e secondo convenienza si muove. Noi senatori, però non abbiamo capito per quale strada intende muoversi. Ha fatto la vaga su tutto”. “E della guerra contro i Filistei? Quella sì che sta dentro i confini dell’impero”, domanda Cesare. “Non una parola, oh Cesare. Silenzio”, risponde Marius. E continua. “Lei è egiziana, ci confina con i Filistei. Finché costoro stanno sotto il giogo pesante e feroce dei figli di Abramo, lei non impegna truppe sul confine. È un vantaggio che hanno tutti i popoli che abitano la regione”. Cesare resta silenzioso. Quello che ha appena ascoltato da Marius potrebbe essere una amara verità.

Astio, responsabilità e crisi

“Poi – continua Tiberius – ha iniziato a riferire con astio di episodi accaduti nella Camera dei popoli, che come sai Cesare ha più ampia rappresentanza. La regina Cleopatra/Meloni lì non ha risposto per le rime se ne aveva motivo, ma riporta a noi Senatori quello che è successo di là. Ha molto odio e astio in cuore, guarda ad occhi stretti, si spazientisce, non l’ho vista serena e ferma d’animo. Soggetta al suo carattere e al clima di astio che lei stessa produce, ha poi parlato di sé, dei suoi ministri, del lavoro che vorrebbe fare e che noi, che siamo scarsamente collaborativi , non le circostanze, le impediamo di portare a termine. Non una scusa, un ripensamento, un atto di finta modestia, nulla. Lei è la regina Cleopatra/Meloni, seppure con mille difetti, non sbaglia. Questo ci ha detto”. “Di come affrontare la crisi in cui siamo, ha fatto cenno? Di quali aiuti darà ai giovani per trovare lavoro, alle famiglie, a quelli che devono curare la loro salute, ai poveri disgraziati che stanno in mezzo ad una strada, a quelli che la casa gli è franata, a quelli che stanno isolati perché non c’è più la strada, insomma! alla gente mia, ai miei italici popoli che promette?”. “Non lo so Divo Cesare – risponde Marcius – a detto che ci sta pensando e che in ogni caso sta tutto scritto nel discorso che ci ha fatto il 26 ottobre di quattro anni fa”. E apre le braccia in segno di “più di questo davvero non so”.

L’ira di Cesare

Cesare scaglia il boccale contro la parete che rimbalzando a terra fa un gran rumore. I servi accorrono. I senatori si fanno da parte in un angolo. Il grande Cesare si alza in piedi, rosso di rabbia, la regina si fa beffe di lui e del suo impero. Grida al Numerarius dell’impero: “Settimius, portami subito questa tavola che cita la regina Cleopatra/Meloni. Stasera leggo. Lasciate accesi i lumi”.

Mef candida Mariani Ad Leonardo, conferma Descalzi (Eni) e Cattaneo (Enel)

Milano, 9 apr. (askanews) – Nuovi vertici per Leonardo, con Francesco Macrì presidente e Lorenzo Mariani (numero uno di Mbda Italia) amministratore delegato al posto di Roberto Cingolani. Vertici rinnovati anche per Enav: Sandro Pappalardo da Ita Airways approda alla presidenza e Igor De Biasio (attuale presidente di Terna) sarà il nuovo amministratore delegato. All’Eni conferma per l’amministratore delegato Claudio Descalzi, mentre alla presidenza arriva Giuseppina Di Foggia (attuale AD di Terna). Confermati i vertici di Enel (Flavio Cattaneo e Paolo Scaroni). Sono le scelte del ministero dell’Economia e delle Finanze, che di concerto con il ministero di Imprese e Made in Italy ha depositato le liste per il rinnovo dei Cda in vista delle assemblee societarie.

All’appello manca ancora Terna, i cui vertici a questo punto sono da ridefinire: l’assemblea è fissata per il 12 maggio e il cui termine per il deposito delle liste è fissato per il 17 aprile.

Nel dettaglio, la lista del Mef per il cda di Enel è così composta: Paolo Scaroni (presidente), Flavio Cattaneo (AD), Alessandro Monteduro, Johanna Arbib Perugia, Federica Seganti e Tiziana de Luca. Per Eni i nominativi sono: Giuseppina Di Foggia (presidente), Claudio Descalzi (AD), Matteo Petrella, Cristina Sgubin, Benedetta Fiorini e Stefano Cappiello.

Per Leonardo la lista è formata da: Francesco Macrì (presidente), Lorenzo Mariani (AD), Elena Vasco, Enrica Giorgetti, Rosalba Veltri, Trifone Altieri, Cristina Manara, Francesco Soro. Per Enav: Sandro Pappalardo (presidente), Igor de Biasio (AD), Stella Mele, Stefano Arcifa, Antonella Ballone e Cristina Vismara.

Iran, Meloni sente premier Pakistan Sharif: Italia sostiene negoziato

Roma, 9 apr. (askanews) – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, “ha avuto questa sera una conversazione telefonica con il primo ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif”. Lo riferisce una nota di palazzo Chigi.

“Il presidente Meloni – si legge nel comunicato – ha espresso il forte apprezzamento dell’Italia per l’impegno del primo ministro Sharif e di tutto il governo del Pakistan che ha condotto ad un accordo per il cessate il fuoco tra Stati Uniti, Israele e Iran e ribadito il pieno sostegno ai negoziati che si svolgeranno ad Islamabad a partire da domani”.

“Nel corso della conversazione i due leader hanno avuto uno scambio sulle prospettive per una soluzione complessiva del conflitto e concordato di rimanere in stretto contatto. Il presidente Meloni ha, in particolare, condiviso con il primo ministro pakistano la necessità di un accordo che possa assicurare il carattere esclusivamente civile del programma nucleare iraniano, la riapertura sostenibile dello Stretto di Hormuz e un quadro di sicurezza regionale”.

Ucraina, Vladimir Putin annuncia tregua per Pasqua ortodossa

Roma, 9 apr. (askanews) – Il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato, in merito all’Ucraina, una tregua di Pasqua, dalle ore 16 dell’11 aprile a tutto il 12 aprile, giorno della Pasqua ortodossa. Lo ha annunciato il Cremlino.

“Per decisione del comandante in capo supremo delle Forze Armate della Federazione Russa, Vladimir Putin, in occasione della prossima festività ortodossa di Pasqua, si dichiara una tregua dalle 16 (le 15 italiane) dell’11 aprile fino alla fine della giornata del 12 aprile 2026”, si legge nel comunicato del Cremlino.

La Russia si aspetta che anche l’Ucraina segua il suo esempio e dichiari a sua volta una tregua, ha aggiunto il Cremlino.

Secondo quanto riferito, il ministro della Difesa russo Andrei Belousov e il capo di stato maggiore Valery Gerasimov hanno ricevuto l’ordine di sospendere le operazioni militari su tutti i fronti per la durata della tregua.

Iran, Conte: Governo consente uso di Sigonella per gli F35

Roma, 9 apr. (askanews) – “Stanno consentendo anche agli F35 di atterrare e ripartire anche da Sigonella diciamolo e non è consentito dalla nostra Costituzione”. Le prove? “So quel che dico”. Lo ha detto il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, ospite di Piazzapulita su La7.

All’intervistatore che gli ha fatto notare che il ministro della Difesa Crosetto “ha sempre negato” di aver consentito l’utilizzo delle basi sul territorio nazionale “per azioni cinetiche” contro l’Iran, Conte ha replicato: “Non ci giochiamo intorno, perché gli F35 sono attrezzati ovviamente per colpire, non certo per operazioni di monitoraggio aereo”.

Meloni alle Camere: non scappo, avanti fino alla fine. E sfida opposizioni

Roma, 9 apr. (askanews) – Parlare alle Camere perché opinione pubblica intenda. Provare a dimostrare che la batosta referendaria è stata avvertita forte e chiara ma anche messa alle spalle, che una cosa è non essere invincibili, altra è comportarsi da sconfitti. Insomma, raddrizzare la narrazione enfatizzando le cose fatte e rimpicciolendo i passaggi a vuoto, come quello del voto sulla riforma della giustizia (che giudica una “occasione persa”) e il conseguente scossone causato dalle dimissioni richieste a Santanché, Bartolozzi e Delmastro. Su tutto un messaggio: il governo va avanti senza rimpasti o elezioni anticipate e io non scappo.

Giorgia Meloni prova a farlo in 53 minuti, tanto è durata la sua informativa prima alla Camera e poi al Senato, non molti meno dei 70 con cui il 25 ottobre del 2022 chiese quella fiducia per il suo governo che, sottolinea, “non è mai venuta meno”. Non è una precisazione casuale, perché la presidente del Consiglio sin dall’inizio ha voluto evitare che questo passaggio fosse percepito come una richiesta di rilegittimazione parlamentare: per questo, quando le opposizioni le hanno chiesto di presentarsi per spiegare come era messo l’esecutivo, ha scelto di non rendere comunicazioni che avrebbero previsto un voto.

C’è ovviamente spazio per la politica estera e per la crisi economica ed energetica causata dall’attacco di Usa e Israele a Iran, ma è sul fronte nazionale che la premier assume gli accenti più forti della sfida personale e i toni più intensi della retorica che raggiungono l’apice quando, parlando della bocciatura della separazione delle carriere spiega che “un ‘sì’ ti conferma, ma un ‘no’ ti riaccende. Il rifiuto non è la fine di un percorso, ma l’inizio di una nuova spinta”. Guai però, precisa, a parlare di fase 2, 3 o 4. L’idea da trasmettere è quella della continuità. “Non c’è alcuna ripartenza da fare, posto che il governo non si è mai fermato” e “non c’è alcuna intenzione di fare un rimpasto”. Le dimissioni? “Certo, probabilmente sarebbe convenuto sul piano tattico invocare le elezioni per giocare sull’effetto sorpresa e nella peggiore delle ipotesi lasciare a qualcun altro il compito di mettere la faccia sui difficili mesi che arriveranno”. Ma la faccia, dice, continuerà a mettercela lei. “Non scapperemo, non indietreggeremo, non ci metteremo al riparo facendo pagare ai cittadini il prezzo dei soliti giochi di palazzo”.

Alle opposizioni la premier si rivolge con tono di sfida, ed è esattamente questa la parola che usa. Li invita a mettersi alla prova sul terreno della “vera politica” di “un dibattito nel merito” su crisi internazionale, energia, economia. “Parliamo delle soluzioni, vediamo chi ne ha”, dice nel primo passaggio alla Camera. Salvo rincarare la dose più tardi al Senato, lamentadosi di non aver sentito dai deputati che “improperi, insulti e demagogia” senza una “proposta reale”. Si rivolge soprattutto e direttamente a Elly Schlein, in particolare quando tocca il tema del numero di occupati. La accusa, in sostanza, di mentire sapendo di farlo.

Ne ha per tutti quando si tocca il tema dei rapporti del suo partito con il clan camorristico dei Senese, per cui – dice – è stato ritirato fuori persino suo padre “morto e che non vedo da quando avevo 11 anni”. Sono “palate di fango”, “combatto la mafia fin da ragazzina, e continuerò a farlo fino al mio ultimo respiro”: per questo chiede alla Commissione Antimafia “di occuparsi dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nei partiti politici, Fratelli d’Italia compreso”. Quanto alle teste che lei stessa ha deciso di far rotolare, chiedendone le dimissioni dopo il referendum sebbene avessero “lavorato bene” nell’esercizio delle loro deleghe, Meloni sostiene di essere e restare ancora garantista ma di aver “voluto ancora una volta anteporre l’interesse della nazione a quello di partito” perché “non abbiamo tempo da perdere in polemiche infinite e pretestuose, che nulla hanno a che fare con l’azione di governo, e che finiscono per oscurarla”.

La presidente del Consiglio traccia anche alcune delle priorità per l’anno che resta di legislatura, tra queste la sicurezza e l’ordine pubblico: “Personalmente non sono soddisfatta”, afferma in quello che alcuni nell’opposizione hanno letto come una frecciata al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, al quale Meloni ha recentemente rinnovato la fiducia dopo la vicenda relativa alla sua relazione con Claudia Conte. Non mancano alcuni annunci, sebbene lei stessa metta le mani avanti dicendo che non saranno “roboanti” come quelli di altri che invitano a bere al bar e poi lasciano il conto da pagare. D’altra parte, la coperta finanziaria è corta. Tra gli impegni presi: provvedimenti in vista della Festa dei lavoratori contro il “lavoro povero”, il Piano Casa che ha come obiettivo “quello di rendere disponibili, tra alloggi popolari e alloggi a prezzi calmierati, oltre 100mila case nei prossimi 10 anni” e”compatibilmente con il quadro della finanza pubblica” e anche con la prossima legge di bilancio “continueremo a lavorare per ridurre il carico fiscale a cittadini, famiglie e imprese”.

A Catania bilancio finale per Samothrace che chiude e rilancia

Roma, 9 apr. (askanews) – Oltre 2.000 ricercatori coinvolti, di cui 300 giovani e il 45% donne. Più di 100 prototipi sperimentali sviluppati, 5 spin-off avviati, 70 brevetti depositati e 600 pubblicazioni scientifiche. Sono questi i numeri che raccontano la conclusione del progetto SAMOTHRACE – Sicilian Micro and Nano Technology Research and Innovation Center – dopo quattro anni di attività. Un bilancio significativo presentato oggi a Catania, mercoledì 8 aprile, nell’aula S. Mazzarino del Monastero dei Benedettini, in occasione dell’evento finale che ha riunito istituzioni, mondo accademico e imprese. Ma lo sguardo è già rivolto al futuro: sono infatti due i nuovi progetti già approvati e finanziati, per un valore complessivo di 40 milioni di euro. “La Fondazione Samothrace è capofila di due cordate da 20 milioni di euro, che coinvolgono non solo la Sicilia ma il territorio nazionale, con la collaborazione di hub di Roma e Milano – ha dichiarato il presidente della Fondazione Samothrace Salvatore Baglio – Il primo progetto si chiama “Eh-lix” e si occuperà di mettere a terra la filiera che va dalle micro e nanotecnologie ai dispositivi per la fruizione e la valorizzazione dei beni culturali; il secondo è denominato “Quantas” e utilizzerà le tecnologie quantistiche sui dispositivi microelettronici per aumentare sensibilità e selettività nell’ambito dell’agricoltura e dell’energia”.

“Un risultato reso possibile anche dal quadro normativo nazionale – ha aggiunto Fabrizio Cobis del Ministero dell’Università e della Ricerca – grazie al decreto ministeriale n. 307 del 18 marzo 2025 emanato dal MUR, che prevede azioni di proseguimento per gli HUB PNRR invitandoli a fare squadra, come ha fatto Samothrace, esempio concreto di come la ricerca si trasformi in soluzione”. Per l’Università di Catania, il progetto rappresenta una conferma del ruolo strategico dell’Ateneo. “Samothrace – ha dichiarato il rettore Enrico Foti – ha dimostrato che il nostro Ateneo è già oggi al centro di un ecosistema di innovazione capace di generare ricerca, brevetti e collaborazione tra università, imprese e istituzioni. La sfida, ora, è trasformare questi risultati in un modello stabile e duraturo, capace di produrre lavoro qualificato e nuove opportunità sul territorio. L’Università di Catania intende consolidarsi come un vero polo di ricerca e sviluppo, capace di attrarre tutti gli attori dell’innovazione e di mettere a sistema competenze, investimenti e progettualità”. Presente anche il sindaco Enrico Trantino, che ha sottolineato l’impatto sul territorio: “Catania, tra le realtà urbane italiane con la più alta incidenza di auto private, rappresenta un caso emblematico di congestione strutturale e pressione sul sistema della mobilità. In questo contesto, il lavoro sviluppato all’interno del pillar dedicato alla mobilità sostenibile si è rivelato strategico, consentendo di attivare un confronto concreto con l’Università per soluzioni intelligenti, integrate e orientate al futuro”.

Momento centrale della mattinata è stata la tavola rotonda “La voce agli Spoke”, moderata dal giornalista Massimo Cerofolini, occasione di confronto tra i protagonisti dei diversi ambiti progettuali.

Caos in Fi, domani Tajani incontra i Berlusconi: nodo capogruppo e congressi

Roma, 9 apr. (askanews) – Un pranzo a Milano con Marina e Piersilvio Berlusconi, alla presenza di Gianni Letta, dovrebbe consentire ad Antonio Tajani di calmare le acque in Forza Italia dopo le tensioni e il caos causati dalla sonora sconfitta al referendum sulla giustizia. Sul tavolo la trattativa per l’avvicendamento alla guida del gruppo di Forza Italia alla Camera, dopo quello già avvenuto al Senato con le dimissioni di Gasparri e l’elezione di Stefania Craxi, e il rinvio dei congressi regionali e del congresso nazionale del partito.

A complicare il rebus della sostituzione dell’attuale presidente dei deputati Paolo Barelli oggi è l’altolà di diversi esponenti azzurri vicini a Marina Berlusconi a Enrico Costa. Il vicecapogruppo di Fi in commissione Giustizia, nella rosa dei nomi circolati per dare seguito a quel rinnovamento richiesto da tempo dalla famiglia del Cavaliere e ancora di più dopo la vittoria del no al referendum, è stato considerato quello con più chance anche per una questione anagrafica. Più giovane di Pietro Pittalis, di Deborah Bergamini, di Maurizio Casasco. Un passato in Forza Italia, poi viceministro e ministro nei governi Renzi e Gentiloni, ciò che fuori dai taccuini viene contestato a Costa è che in questa legislatura è stato eletto con Azione di Calenda, partito di cui è stato vicesegretario, per poi tornare in Fi due anni fa. Sottolineature che non fanno di lui una candidatura condivisa come invece auspicato dalla famiglia del fondatore del partito. Oltre al fatto che, viene fatto notare dai forzisti più scettici, è molto legato alle battaglie sulla giustizia, capitolo messo decisamente ‘di lato’ dal partito dopo la sconfitta al referendum.

Più condiviso il nome di Casasco, che se non l’età – è un classe 1954 -, ha dalla sua il fatto che lascerebbe l’incarico di presidente di una commissione bicamerale, la vigilanza sull’anagrafe tributaria. Una posizione vacante che potrebbe far gioco nel complicato puzzle delle nomine in Fi. Intanto dalla partita si tira fuori Andrea Orsini, parlamentare di lungo corso: “Non so chi abbia fatto circolare il mio nome. Certamente è una persona dotata di fervida fantasia”.

Quanto al futuro di Barelli, l’ipotesi di un suo ingresso nel governo come sottosegretario al Mimit sembrava aver prevalso su quella di uno scambio con l’incarico di vicepresidente della Camera di Giorgiò Mulè, che quindi sarebbe diventato capogruppo. Ma l’incarico di sottosegretario, spiegano autorevoli fonti, è incompatibile con quello di presidente della Federazione italiana nuoto attualmente ricoperto da Barelli.

Sul tavolo della trattativa, condotta da Gianni Letta, c’è anche la questione dei congressi regionali che nell’idea di Tajani dovrebbero partire subito per arrivare a quello nazionale all’inizio del 2027. Per Roberto Occhiuto, governatore della Calabria e vicesegretario del partito collocato in contrapposizione al ministro degli Esteri, Tajani deve restare leader ma il congresso deve tenersi dopo le elezioni politiche. Un’idea, quella di togliere dal calendario dei primi mesi del prossimo anno l’assise nazionale che, insieme al ritorno al partito leggero del Cavaliere, coincide con gli auspici di Marina e di chi in Fi contesta la gestione dell’attuale ministro degli Esteri. “Credo che chi voglia fare i congressi – afferma Occhiuto – sia animato da buona fede. Riconoscendo che non esiste più il leaderismo dei tempi di Berlusconi, cerca una via di legittimazione. Ma penso anche che diventare il partito delle tessere, dei congressi come rito novecentesco, snaturi Forza Italia”.

A Rapallo il secondo Forum Nazionale sull’Ecosostenibilità

Genova, 9 apr. (askanews) – La transizione ecologica e le sfide legate alla gestione sostenibile delle risorse sono stati i temi al centro del secondo Forum Nazionale sull’Ecosostenibilità, organizzato da Telenord Events & Media all’Excelsior Palace Portofino Coast Hotel di Rapallo, in provincia di Genova. Un importante momento di confronto strategico tra istituzioni, imprese, associazione dei consumatori, gestori dei servizi ambientali e i consorzi Conai, Conou, Comieco, Cial, Corepla, Ricrea, Coreve e Biorepack, durante il quale sono state presentate innovazioni tecnologiche e modelli industriali sostenibili, offerti aggiornamenti normativi e finanziari legati alle politiche europee, al Pnrr e agli obblighi in materia di riciclo e responsabilità estesa del produttore e promosse le best practices, attraverso casi studio e testimonianze di successo provenienti dalle diverse filiere dei materiali.

“Raramente – spiega Antonio Protopapa, direttore gestione operativa di Corepla – si riesce in un forum a mettere insieme tante realtà della nostra filiera perché la raccolta differenziata, di cui noi ci occupiamo, ovviamente gode dei servizi fatti dai gestori, poi ci sono le attività che facciamo noi di coordinamento e poi ci sono i riciclatori a valle. Questa è un’occasione quasi unica per un confronto soprattutto in questo momento di crisi sia ovviamente da un punto di vista politico ma anche del settore perché sappiamo che la plastica riciclata in questo momento sta attraversando una fase di difficoltà sia in termini di competizione che anche di costi, basta guardare ai costi dell’energia. Quindi confrontarsi anche su modelli innovativi di raccolta, su quelle che sono le risorse a disposizione anche dei vari consorzi e di tutti gli attori della filiera credo che sia fondamentale”.

L’Italia, intanto, ha già fatto dei grossi passi avanti nella transizione ecologica, anche se permangono ancora alcune storiche criticità.

“Sulla parte ecologica – sottolinea Eugenio Bertolini, amministratore delegato di Iren Ambiente – è messa molto bene. Oggi anche alcuni deficit impiantistici che c’erano alcun anni fa sono stati risolti. Rimane oggi probabilmente un tema legato al recupero di alcune tipologie di plastiche che sono le più complicate da recuperare ma di fatto oggi tutti i materiali raccolti dal sistema pubblico a livello italiano vengono trattati e recuperati all’interno di impianti italiani. Quindi credo che questo sia un grosso elemento. Quello sul quale oggi abbiamo ancora deficit è quello del trattamento del rifiuto finale, dell’indifferenziato, dove oggi l’utilizzo delle discariche è ancora abbastanza ampio a livello nazionale”.

Oltre che per fare il punto sulla transizione ecologica, il convegno di Rapallo è stato anche l’occasione per parlare delle nuove tecnologie e delle nuove sfide dell’economia circolare.

“Come Aprica – afferma Filippo Agazzi, amministratore delegato di Aprica – che è una società del gruppo A2A, stiamo affrontando le nuove sfide dell’economia circolare su più fronti. Uno interno, che è quello di motivare e valorizzare il personale perché, ancorché la tecnologia sta entrando nel nostro settore, ancora viviamo di uomini e mezzi. Quindi valorizzare la risorsa umana è una delle nostre azioni che abbiamo nel piano industriale. L’altra è quella di cercare di introdurre il più possibile la tecnologia nella pianificazione e programmazione degli itinerari ad esempio, ma anche nella identificazione dei rifiuti. Con l’intelligenza artificiale stiamo facendo dei test, delle sperimentazioni dove riluciamo ad individuare i conferimenti impropri all’interno dei rifiuti conferiti dagli utenti”.

Acqua, Amoroso (CiviSmart): partner sistemi idrici intelligenti

Roma, 9 apr. (askanews) – Per Riccardo Amoroso (Amministratore Delegato di CiviSmart), “CiviSmart promuove progetti, anche in partenariato pubblico-privato, per sviluppare soluzioni innovative nello smart metering, nelle reti di comunicazione e nel telecontrollo, integrando impianti fotovoltaici per ridurre i consumi del sistema idrico. Attraverso modelli data-driven, contribuisce a ridurre le perdite, ottimizzare la gestione della risorsa e sviluppare soluzioni per il recupero delle acque reflue. In questo contesto, supporta la Pubblica Amministrazione locale nella transizione energetica, dall’illuminazione pubblica all’adozione di tecnologie sostenibili nei settori adiacenti, posizionandosi come partner strategico per sistemi idrici intelligenti”.

Amoroso è intervenuto in occasione del convegno “Acqua, Agricoltura e Salute: innovazione e ricerca per la sicurezza, la qualità e la sostenibilità”, promosso da Fondazione UniVerde e Coldiretti.

Meloni: bene avvio negoziati Israele-Libano, subito cessate fuoco

Roma, 9 apr. (askanews) – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, “accoglie con soddisfazione e sostiene con forza la notizia dell’avvio di negoziati diretti tra Israele e Libano, annunciato oggi dal primo ministro Netanyahu”. E’ quanto si legge in una nota di palazzo Chigi in cui si sottolinea che “il governo italiano, che ha già condannato la decisione irresponsabile di Hezbollah di trascinare il Libano in questo conflitto, da tempo sostiene attivamente l’avvio di negoziati diretti tra le due nazioni, nella convinzione che essi costituiscano l’unica strada per porre fine in modo duraturo alle ostilità”.

“In questo quadro, l’Italia – si rimarca – continuerà a sostenere il rafforzamento dello Stato libanese e delle sue istituzioni in modo che il Governo libanese possa ripristinare la sua sovranità sull’intero territorio nazionale, incluso il monopolio statale sulle armi. Un immediato cessate il fuoco è anche necessario per porre fine alle sofferenze delle popolazioni civili libanese e israeliana e per creare le condizioni migliori per il successo del processo negoziale avviato martedì scorso tra Usa, Iran e Israele”.

Acqua, Esposito (E.P.M.): investire in innovazione

Roma, 9 apr. (askanews) – Per Carmine Esposito (Consigliere Delegato di E.P.M. e Presidente di FNIP-Confcommercio) “Come EPM abbiamo scelto di sostenere la traduzione del Rapporto ONU 2026, poiché crediamo che l’efficienza idrica sia il pilastro della transizione eco-digitale e che quindi sia fondamentale divulgarne il contenuto. Il forte consenso dei cittadini verso i certificati blu e il riuso delle acque reflue conferma che il sistema Paese è pronto per modelli di gestione integrata e circolare. Innovazione tecnologica e servizi avanzati sono strumenti strategici per garantire sostenibilità e qualità, trasformando la gestione delle risorse in una reale opportunità di sviluppo per le imprese e i territori”.

Esposito è intervenuto in occasione del convegno “Acqua, Agricoltura e Salute: innovazione e ricerca per la sicurezza, la qualità e la sostenibilità”, promosso da Fondazione UniVerde e Coldiretti.

Per ‘campo largo’ Meloni arranca: "Tra poco tocca a noi"

Roma, 9 apr. (askanews) – Erano pronti a qualche colpo di teatro, nel campo largo, la scelta di Giorgia Meloni di presentarsi in aula per un’informativa era stata letta come l’annuncio di una controffensiva della premier – che poteva prendere la forma di un’accelerazione verso il voto o quella di un rilancio politico – ma i leader del centrosinistra sono rimasti sorpresi quando hanno ascoltato quei 50 minuti di intervento. La conclusione è comune: la Meloni è in affanno, “ha perso il tocco”, come dice più di un parlamentare e l’unica incognita sarà capire se davvero riuscirà a tirare avanti fino alla fine della legislatura con un quadro economico e internazionale come questo. La vittoria alle politiche adesso comincia a sembrare un’ipotesi concreta e in qualche modo lo dicono in tanti.

“Lei ha fallito presidente – dice Elly Schlein in aula – toccherà a noi dare all’Italia un futuro migliore”. La segretaria Pd calca la mano sui mancati risultati del governo: “Che occasione storica che ha sprecato, presidente, di cambiare questo paese. Avevate i numeri per fare tutto e non avete fatto nulla per cambiare la vita degli italiani”. Soprattutto, aggiunge chiacchierando con i cronisti, “ha chiesto lei di fare l’informativa con la diretta tv, uno si poteva aspettare un rilancio”. Invece “niente, ha ripetuto il solito repertorio”.

Giuseppe Conte accusa la premier di avere la “faccia tosta”, definisce “ignobile la subalternità” a Donald Trump e poi, anche lui, assicura: “Quattro anni, zero riforme. La manderemo a casa con gli italiani, perché gli italiani non ne possono più delle sue menzogne”. Per Angelo Bonelli, Avs, la premier “oggi ha fatto il discorso del suo declino. Ha detto di non dimettersi ma ha fatto il discorso di apertura della sua campagna elettorale”.

Ancora più perentorio Matteo Renzi: “Il governo-Vinavil ha una data di scadenza molto chiara. Tra poco tocca, ritocca a noi”. Conversando con i cronisti aggiunge: “Con la sconfitta al referendum è entrata in un loop da cui fa fatica a uscire. E noi non dobbiamo fare l’errore di aiutarla ad uscirneà”. Il leader di Iv è certo che la Meloni abbia imboccato un sentiero in discesa: “E’ in difficoltà, cosa si inventa? La ripartenza? E su cosa?”.

C’è quasi incredulità di fronte ad un intervento della premier che è sembrato quasi di routine, senza guizzi, la riproposizione di un copione “stantio” come lo definisce un parlamentare Pd. Riccardo Magi, Più Europa, afferma: “Questa giornata sancito lo stato di crisi irreversibile del governo. Quanto riusciranno ad andare avanti non so. Tutti abbiamo sensazione di grande nervosismo, di un rilancio non riuscito”. Ed è vero che la Meloni ha detto di voler andare avanti fino alla fine, ma qualcuno dubita che ci possa riuscire davvero. “Tutti sanno che non è scontato”, aggiunge Magi. Renzi la vede diversamente, il leader Iv non esclude che la premier voglia arrivare proprio a settembre-ottobre 2027.

Di sicuro i leader del centrosinistra hanno avuto modo di fare subito qualche riflessione insieme. Prima Schlein con Conte, nella sala fumatori della Camera, poi la leader Pd ha chiacchierato con Riccardo Magi e, quindi, con Nicola Fratoianni. Il leader di Sinistra italiana, quindi, si è seduto con Conte su un divanetto in Transatlantico, dove sono stati raggiunti anche da Angelo Bonelli.

Nessuno, almeno in pubblico, è tornato sull’argomento primarie. Solo Renzi lo ha fatto, con i giornalisti, per dire che “sbagliano i miei alleati a temerle. Se facciamo le primarie sia che vinca la Schlein o che vinca Conte, i due che possono vincere, un minuto dopo si cancella tutto, le primarie danno una spinta formidabile”. Di certo il leader M5s non ha gradito troppo che la Meloni abbia scelto la Schlein come interlocutore durante il suo intervento di oggi, citandola due volte: “Meloni si può rassegnare. Qualsiasi decisione prenderemo non sarà certo lei che deciderà il leader del campo progressista”.

Acqua, Conti (Almaviva): agricoltura, salute e sostenibilità

Roma, 9 apr. (askanews) – Per Fulvio Conti (Head of Water, Agriculture, Environment and Space Business Unit, Almaviva Group): “L’acqua è il filo invisibile che collega tre elementi fondamentali per il nostro futuro: agricoltura, salute e sostenibilità. Gestirla bene significa garantire sicurezza alimentare, resilienza climatica e qualità della vita dei territori. Eppure, oggi sottovalutiamo questo potenziale: in Italia riusiamo appena il 3% delle acque reflue. Integrare dati ambientali, agricoltura digitale e monitoraggio delle acque permette non solo di migliorare l’uso della risorsa idrica, ma anche di rafforzare gli strumenti di prevenzione sanitaria. È su questa integrazione tra acqua, cibo, salute e tecnologia che Almaviva sta costruendo soluzioni digitali per accompagnare territori e istituzioni verso un modello di sviluppo realmente sostenibile”. Conti è intervenuto in occasione del recente convegno “Acqua, Agricoltura e Salute: innovazione e ricerca per la sicurezza, la qualità e la sostenibilità”, promosso da Fondazione UniVerde e Coldiretti.

Mattarella: dopo Ucraina indifferibile avere difesa comune Ue

Praga, 9 apr. (askanews) – “La vicenda dell’Ucraina ha prospettato all’Ue l’esigenza indifferibile di organizzare la propria sicurezza e difesa rispetto a pericoli di questo genere che oggi riguardano l’Ucraina e domani potrebbero riguardare qualunque altro paese. Per questo è importante procedere velocemente nella difesa comune europea per intensificare la sua capacità di sicurezza non solo per se stessa ma per contribuire alla sicurezza della vita internazionale”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo il colloquio con il presidente ceco Pavel al Castello di Praga.

Acqua, Giglio (G.M.T.): è infrastruttura strategica

Roma, 9 apr. (askanews) – Per Emanuele Giglio (Responsabile R&D di G.M.T.) “L’acqua non è più solo una risorsa naturale, ma una vera infrastruttura strategica per l’agricoltura, l’industria e le città che richiede un approccio sistemico e non solo ambientale. La vera sfida non riguarda solo la disponibilità, ma la performance: efficienza significa ottenere gli stessi risultati con meno risorse, riducendo sprechi, perdite ed energia impiegata nella gestione. Per trasformare l’acqua in un’infrastruttura intelligente servono dati, tecnologie e modelli economici sostenibili, con strumenti come i certificati blu che fungono da acceleratori degli investimenti. GMT, in qualità di ESCO, ha sviluppato strategie per applicare al settore idrico lo stesso approccio già consolidato in quello energetico, puntando sull’integrazione tra efficienza idrica ed energetica e sull’uso intelligente dei dati. Trattare l’acqua come infrastruttura strategica è la condizione necessaria per garantire sicurezza, sostenibilità e competitività nel lungo periodo”.

Giglio è intervenuto in occasione del convegno “Acqua, Agricoltura e Salute: innovazione e ricerca per la sicurezza, la qualità e la sostenibilità”, promosso da Fondazione UniVerde e Coldiretti.

Nato, Mattarella: alleanza è interesse bilaterale di Usa e Ue

Praga, 9 apr. (askanews) – “L’alleanza atlantica è interesse di entrambe le sponde, sia Usa che Ue, si tratta di avere soggetti nel dialogo, si spera sempre collaborativo con altri grandi soggetti, è interesse bilaterale e sono convinto che le sue ragioni storiche si vanno accrescendo e non diminuendo”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella conferenza stampa al termine dell’incontro con il Presidente della Repubblica Ceca, Petr Pavel al Castello di Praga.

“Quando nacque la Nato è nata essenzialemte per contenere l’offensiva dell’Unione sovietica ma anche con una visione più ampia sul futuro – ha spiegato -, l’idea che il mondo sia organizzato in grandi soggetti internazionali, infatti a Usa e Russia si sono affiancati altri protagonisti: Cina, India e altri. Il mondo sempre più si caratterizza per un concerto di grandi soggetti, tra questi ci sono due soggetti che per motivi storici, culturali, di sangue, di valori di convivenza democratica sono indissolubilmente legati: Usa e Ue”.

Libano, Mattarella: paese indipendente sotto tempesta di bombardamenti

Praga, 9 apr. (askanews) – “Il Libano, un paese indipendente con un nuovo governo che procede ad una stabilizzazione crescente e progressiva di riduzione e disarmo di Hezbollah oggi è sotto una tempesta di bombardamenti devastanti”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al termine dell’incontro con il Presidente della Repubblica Ceca, Petr Pavel al Castello di Praga.

“Nel mondo ci sono tensioni e problemi che richiedono un ruolo dell’Ue più attivo per diffondere pace e collaborazione nel mondo”, ha aggiunto.

David Michelangelo su manifesti FnV, polemica a Firenze

Roma, 9 apr. (askanews) – Fa discutere a Firenze l’uso dell’immagine del David di Michelangelo su alcune ‘vele’ realizzate da Futuro nazionale per Vannacci.

“Abbiamo ricevuto la risposta all’istanza presentata al Ministero della Cultura sull’utilizzo del capolavoro di Michelangelo nelle vele di Futuro Nazionale, e quanto emerso è grave. Il generale Vannacci ha utilizzato l’immagine del David accanto al simbolo del proprio movimento politico senza alcuna autorizzazione. Un comportamento inaccettabile. Parliamo di un bene culturale dello Stato, inalienabile e tutelato da norme precise, che non può essere piegato a operazioni di propaganda personale”, denunciano i consiglieri Pd Luca Milani, Andrea Ciulli e Stefania Collesei.

“Non c’è stata alcuna autorizzazione”, conferma al ‘Corriere fiorentino’ Andreina Contessa, direttrice della Galleria dell’Accademia, in cui è esposto il capolavoro.

I ‘vannacciani’, però, respingono le accuse. “La polemica sollevata dalla sinistra e dal Partito Democratico appare del tutto pretestuosa e francamente incomprensibile. Ci chiediamo dove risiederebbe la presunta violazione, considerato che non esiste alcuna finalità di lucro nell’utilizzo dell’immagine e che Futuro Nazionale non è un soggetto commerciale”, affermano il responsabile regionale Tommaso Villa e il responsabile provinciale Andrea Cuscito. “L’immagine del David – proseguono – è stata utilizzata esclusivamente con finalità descrittive e simboliche, per richiamare la città di Firenze e il suo patrimonio culturale universalmente riconosciuto. Non vi è stata alcuna volontà di sfruttamento economico né tantomeno di appropriazione indebita di un bene culturale”.

Musumeci: Stato emergenza per Abruzzo, Basilicata, Molise e Puglia

Roma, 9 apr. (askanews) – “A seguito degli eccezionali eventi meteorologici verificatisi a partire dal 30 marzo 2026 nel territorio delle Regioni Abruzzo, Basilicata, Molise e Puglia, il Governo Meloni ha deliberato, su proposta del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, la dichiarazione dello stato di emergenza per la durata di dodici mesi”. Lo dichiara il ministro in una nota,

“È stato anche deliberato uno stanziamento di 50 milioni di euro,a valere sul Fondo per le emergenze nazionali. Le risorse sono destinate all’attuazione dei primi interventi urgenti di soccorso e assistenza alla popolazione e al ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture. La somma – spiega Musumeci – è ripartita tra le Regioni interessate come segue: 15 milioni di euro per la Regione Abruzzo, 5 milioni per la Regione Basilicata, 20 milioni per la Regione Molise e 10 milioni per la Regione Puglia. Si procederà con ordinanze del Capo del Dipartimento della Protezione civile, d’intesa con le Regioni interessate”.

Libano, Mattarella: Ue deve essere unita per essere credibile

Praga, 9 apr. (askanews) – “L’Ue deve essere unita nelle posizioni e iniziative per contribuire alla pace e risolvere i conflitti drammatici, occorre una posizione comune e si sta costruendo in questi giorni, occorre che venga completato questo processo, per avanzare proposte autorevoli e credibili in queste crisi drammatiche che non riguardano solo i territori interessati ma l’equilibrio mondiale”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella rispondendo ad una domanda sulla interruzione della tregua in Iran e su quanto accade in Libano, al termine dell’incontro con il Presidente della Repubblica Ceca, Petr Pavel al Castello di Praga.

Libano, Mattarella: paese indipendente sotto tempesta di bombardamenti

Praga, 9 apr. (askanews) – “Il Libano, un paese indipendente con un nuovo governo che procede ad una stabilizzazione crescente e progressiva di riduzione e disarmo di Hezbollah oggi è sotto una tempesta di bombardamenti devastanti”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al termine dell’incontro con il Presidente della Repubblica Ceca, Petr Pavel al Castello di Praga.

“Nel mondo ci sono tensioni e problemi che richiedono un ruolo dell’Ue più attivo per diffondere pace e collaborazione nel mondo”, ha aggiunto.

The Strokes annunciano l’uscita dell’album "Reality Awaits"

Milano, 9 apr. (askanews) – A sei anni dal loro ultimo lavoro in studio, il 26 giugno esce “Reality Awaits” (Sony Music / Cult Records / RCA Records), il settimo atteso album di inediti di The Strokes, già disponibile in pre-order.

L’album sarà disponibile nelle versioni digitale, CD, LP nero, LP Black Ice Glitter (Esclusiva Discoteca Laziale), LP Metallic Gold (Esclusiva IBS/Feltrinelli). “Reality Awaits” è stato anticipato dal singolo, già disponibile in digitale, “Going Shopping”, che sarà in radio da venerdì 17 aprile.

L’album è stato registrato in Costa Rica con il produttore Rick Rubin e poi terminato in giro per il mondo, e segna l’atteso ritorno della band con nuova musica, sei anni dopo l’album del 2020 “The New Abnormal”, a cui seguirà un intenso tour mondiale.

The Strokes si esibiranno infatti in alcuni dei principali festival in giro per il mondo, come il Coachella (in cui suoneranno l’11 e il 18 aprile), e saranno headliner al Bonnaroo, Outside Lands, Summer Sonic 2026 in Giappone e molti altri.

The Strokes sono una delle band più influenti degli inizi del 21esimo secolo, tanto che dal 2001, data del loro debutto, la loro discografia è stata in grado di ridefinire il suono di un’intera generazione.

Trump a Netanyahu: diminuire gli attacchi sul Libano

Roma, 9 apr. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto ieri in un colloquio telefonico al premier israeliano Benjamin Netanyahu di diminuire gli attacchi sul Libano per non mettere rischio i negoziati con l’Iiran: è quanto riporta la Nbc, citando fonti dell’Ammministrazione.

Secondo le fonti, sebbene sia l’Amministrazione Trump che Israele abbiano ribadito che il Libano non è incluso nell’accordo con di cessate il fuoco, Israele ha accettato “di essere un partner collaborativo”.

Jack Savoretti torna con nuova musica e nuovi live

Milano, 9 apr. (askanews) – Sarà disponibile da venerdì 10 aprile in tutti gli store digitali e nei negozi tradizionali “We Will Always Be The Way We Were”, il nuovo album di inediti di Jack Savoretti (pubblicato su etichetta Lanza Music/The Orchard).

In quasi vent’anni di carriera il cantautore italoinglese ha pubblicato 8 album di studio di cui 2 arrivati alla numero 1 e 4 nella top 10 nel Regno Unito, una produzione prolifica sotto ogni punto di vista

A 41 anni, il suo nono album in studio, “We Will Always Be the Way We Were”, mostra un’accettazione di sé che solo l’esperienza di vita può portare.

Carl Jung descrisse la mezza età come il momento in cui l’ego perde importanza e le persone che ci circondano diventano più centrali nel nostro ruolo nella vita. È il momento in cui si fa un bilancio e si decide se si è soddisfatti della persona che si è diventati e delle decisioni prese per arrivarci. È proprio in questa fase che si trova Jack Savoretti. “Se avessi realizzato questo album 10 anni fa, la gente avrebbe potuto vederlo come un’inversione di marcia, come un passo indietro. Ma ora mi sembra un cerchio che si chiude: è una conclusione, una sintesi di tutto ciò che ho fatto finora. Sono tornato a registrarlo a Notting Hill, dove è iniziata la mia carriera. Gli ultimi due album che ho realizzato erano concept album (Europiana, Miss Italia), in cui mi sono cimentato in sonorità diverse, e mi hanno dato lo spazio per tornare a fare un album su di me e che parla di me.”

Jack ha sempre eccelso nelle canzoni d’amore e nelle ballate, ma questo album è una lettera d’amore non a una persona, bensì a questo periodo della vita, alla bellezza della mezza età.

L’album prodotto da Tommaso Colliva (Muse, Damon Albarn solo per citarne alcuni) e registrato dal vivo in otto giorni agli Eastcote Studios in Inghilterra, è stato anticipato alla fine dello scorso anno dalla pubblicazione dell’inedita “Do It For Love”, dalla title track “We Will Always Be The Way We Were” e dal nuovo singolo “I Hear You Calling (Echi Di Sirene)”, che nella versione italiana vede il cantautore collaborare per la prima volta con MILLE, cantautrice, musicista, attrice tra le artiste più interessanti del nuovo panorama italiano (“MILLE ha l’eleganza di Patty Pravo e lo spirito di Lou Reed. Lavorare con lei è stata una rivelazione continua poiché incarna tutto ciò che amo della musica italiana, portando il passato nel presente. Non vedo l’ora di scoprire cosa farà in futuro.”)

“Do It for Love” è una canzone d’amore scritta con l’amico Miles Kane in stile Morricone e Bassey che trasmette il dramma travolgente e la grandiosità soul che sono diventati il segno distintivo del modo di scrivere canzoni dello chansonnier Savoretti. Il brano parla del motivo per cui Jack continua a fare musica: per amore di essa. Per amore del pubblico, della musica, della band, della libertà di creare una realtà senza tempo. È un’affermazione in forma di canzone.

Nel disco c’è anche una buona dose di insicurezza in “Time Will Tell”, “Tick Tock” dove Savoretti continua ad interrogarsi sull’esperienza universale della vita: gli alti e bassi, i momenti belli che si alternano a quelli dolorosi come la perdita di un genitore e la nascita di un figlio, due esperienze polarizzanti.

La title track “We Will Always Be the Way We Were” è una canzone che descrive il rapporto di Jack con sua moglie (con cui è sposato da 15 anni). Il brano è una lettera d’amore che racconta come tutto nella vita possa cambiare ma anche come le persone più care e le esperienze condivise siano ciò che ti permette di andare avanti. È l’inno perfetto alla vita ed è per questo che è diventato il titolo ideale per l’album.

“La ragione per cui ho voluto tornare alle mie radici, a una forma di scrittura più confessionale, è nata dall’esperienza della realizzazione del mio ultimo disco. Ho dovuto scrivere e cantare in italiano, cosa che era decisamente fuori dalla mia zona di comfort. Ma ho avuto la guida del produttore Tommaso Coliva. Ho pensato: se lui è in grado di tirare fuori questo da me, allora può anche aiutarmi a trovare un modo per mescolare questi due suoni; qualcuno che possa far incontrare il mio passato e il mio presente.”

“We Will Always Be the Way We Were” è un album che vede Jack assumere un ruolo da veterano, ruolo che Jack ricopre con disinvoltura. Artista che non ha mai rinunciato alla sua visione né compromesso la sua arte, Jack è uno dei pochi cantautori britannici della metà degli anni 2000 ancora rilevanti e attivi. Con la partecipazione di KT Tunstall (“Tempting Fate”), anche lei cresciuta nella stessa scena di Jack, e della nuova promessa Steph Fraser (“Only Gonna Cry for You”), è una fusione di epoche che crea un suono senza tempo. Il suono di Jack al culmine della sua carriera.

“We Will Always Be the Way We Were” è un’espressione di sé, non solo delle sue esperienze come padre, marito e figlio, ma anche di tutto ciò che Jack ha imparato nel corso della sua carriera: è il giovane menestrello acustico di “Singing to Strangers” che incontra il crooner europeo di “Miss Italia”. Sono tutti gli aspetti della vita di Jack che si fondono per creare qualcosa di meraviglioso per questo momento. Il 2026 non è solo l’anno del ritorno discografico di Savoretti (un ritorno anche alla lingua inglese dopo il suo precedente lavoro in italiano “Miss Italia” del 2024) ma anche di quello live. Savoretti, infatti, dopo il sold out registrato in meno di un’ora dall’apertura delle vendite per l’atteso concerto alla Royal Albert Hall di Londra in agenda per il 23 aprile 2026 (a cui è stata aggiunta a grande richiesta una seconda data il 27 maggio 2026), è pronto per tornare a calcare i palchi di tutto il mondo e farà tappa in Italia con una data speciale il prossimo 15 ottobre al Fabrique di Milano, un live che sarà l’occasione per ascoltare i brani del nuovo album ma anche per festeggiare i primi 20 anni di carriera di Savoretti (biglietti già disponibili su ticketone, ticketmaster, su Libraesva ESG ha rilevato un possibile tentativo di phishing da “voodoocomm.voxmail.it” www.JackSavoretti.com e in tutti i punti vendita abituali).

Tennis, Sinner ai quarti a Monte-Carlo

Roma, 9 apr. (askanews) – Jannik Sinner torna ai quarti a Monte-Carlo per la quarta volta! Il n°2 del mondo soffre ma batte Tomas Machac, 53 del ranking, con i parziali di 6-1, 6-7, 6-3 in due ore di gioco. Sfiderà venerdì il canadese Felix Auger-Aliassime, 6° del seeding, con cui guida 4-2 i precedenti. Una partita dai tre volti. Dopo un primo set dominato in meno di mezz’ora, Jannik ha avuto un vistoso calo fisico: sotto di due break ha prima recuperato fino al tie-break, perdendolo piuttosto nettamente (interrotta la striscia di 37 set vinti di fila nei 1000). Nel terzo Sinner, dopo aver preso un integratore, è tornato sui suoi livelli: quarto quarto di finale a Monte-Carlo.

Tennis, Sinner: "Avuto un calo di energia, importante vincere"

Roma, 9 apr. (askanews) – “Posso essere contento, ero stanco e ho fatto fatica. Ora cercherò di recuperare per domani”. Così Jannik Sinner dopo il successo che gli vale i quarti di finale a Montecarlo. ” La cosa importante oggi era vincere – continua – tutto può cambiare domani quando magari giocherò ancora un grande tennis. La considero una giornata positiva. Prima del match mi sentivo bene, poi ho fatto un po’ fatica a trovare la giusta energia. Può succedere, ho cercato di portarla a casa. Oggi ho trovato le soluzioni per vincere. Domani sarà un’altra bella partita, Auger gioca bene. E’ stata una partita difficile, ho avuto un calo nel 2° set e l’importante era vincere. Vediamo di recuperare, quello è l’importante”.

Cnpr forum, in Europa meno burocrazia e più investimenti

Roma, 9 apr. (askanews) – “L’Europa non sta investendo abbastanza sia per sostenere gli investimenti pubblici che per quelli privati. Il governo ha fatto alcuni interventi per attrarre investimenti nel nostro Paese. Certezza delle regole e stabilità sono i primi due fattori importanti che valgono sia per i risparmiatori che per i grandi capitali e gli investitori istituzionali. L’Italia ha registrato questo incremento grazie anche a strumenti come lo sportello unico incentivi. Ma serve avere una strategia in termini energetici perché non si può sempre correre ai ripari quando c’è un’emergenza. Spesso si chiedono investimenti immediati e a breve termine che non danno la stabilità dei piani a medio e lungo termine che devono essere coordinati con l’UE. Ci dovrebbe essere una collaborazione tra Paesi membri e non una competizione. Dobbiamo cambiare il paradigma delle direttive europee che dovrebbero tendere verso la semplificazione. Poi bisogna arrivare verso il mercato unico dei capitali per avere una massa importante. L’Europa nasce come aggregazione per acquistare energia, poi diventa un mercato comune e poi l’unione monetaria. Servono nuove sinergie affinché possiamo costituire massa critica”. Lo ha dichiarato Fabrizio Sala, deputato di Forza Italia in Commissione Finanze della Camera, nel corso del Cnpr forum “Europa e Italia: competitività, investimenti e futuro”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.

Non bisogna guardare lontano secondo Filiberto Zaratti (AVS) segretario dell’Ufficio di presidenza della Camera: “Se noi guardiamo ciò che accade in Spagna ci accorgiamo che lì si registra il costo dell’energia più basso d’Europa perché negli ultimi anni la Spagna ha puntato in maniera decisa sulle fonti rinnovabili, sul fotovoltaico e sull’eolico, ed è in grado di assicurare a famiglie e imprese costi competitivi. Questa è anche la ragione della crescita del pil spagnolo. In Italia dobbiamo seguire questa strada. Da noi il tempo medio per avere le autorizzazioni per realizzare un campo fotovoltaico o eolico è di circa cinque anni mentre per un rigassificatore, come ad esempio quello di Piombino, sono necessari non più di sei mesi. Dobbiamo invertire questo rapporto, produrre energia pulita senza andare a comprare fossili sui mercati internazionali. Non siamo ricchi di petrolio, gas, uranio e carbone ma di sole e di vento. Ma non si possono fare grandi speculazioni con il sole e con il vento che sono gratuiti. L’Europa rappresenta ancora il più grande mercato del mondo ma serve una politica economica unitaria che punti fortemente sulla valorizzazione del mercato interno perché quello internazionale, tra dazi e guerre, è diventato complesso. Servono soprattutto salari più consistenti in particolare in Italia dove si registrano i salari più bassi d’Europa”.

Per Paola Mancini, senatrice di Fratelli d’talia in Commissione Affari sociali e lavoro a Palazzo Madama: “Energia, sostenibilità e ambiente sono temi intrecciati, tra i più dibattuti in quanto toccano la quotidianità di tutti i cittadini. Accade però che nelle decisioni finisce per prevalere uno stato di resistenza al cambiamento. Resta però un dato: lo stare fermi è solo apparente perché questo atteggiamento ci condanna all’arretramento. Se parliamo di fattori energetici oggi paghiamo il conto salatissimo del no al referendum per l’energia nucleare. Non solo in termini economici, visto che compriamo l’energia prodotta da centrali che stanno a poca distanza dai nostri confini, ma soprattutto in termini di continua dipendenza dai paese terzi. E questo diventa un problema enorme per la competitività delle nostre imprese e per le famiglie. Bisogna invertire la rotta con una visione saldamente proiettata al futuro, che non vuol dire allentare le forme di tutela dell’ambiente ma trovare un giusto equilibrio considerando anche i progressi della scienza e delle tecnologie ed i cambiamenti geopolitici in atto, portatori di incertezza e densi di rischi. Bisogna procedere e investire sul nucleare pulito, sostenere in maniera efficace a livello europeo il discorso delle rinnovabili e individuare forme realmente efficienti di risparmio energetico”.

Il ruolo centrale dell’Europa è stato sottolineato da Riccardo Magi, parlamentare di +Europanella Commissione Affari costituzionali a Montecitorio: “Il documento di Mario Draghi dovrebbe essere preso come una bussola per il rilancio della competitività del sistema europeo. Il tema dell’energia è centrale. Bisogna riformare la definizione dei prezzi affinché non sia quello del gas a condizionare tutto il resto. Investire sui grandi impianti da energie rinnovabili, come accaduto in Spagna, non chiudere le porte al nucleare e trovare il modo di aumentare le capacità di stoccaggio dell’energia da fonti rinnovabili che hanno un problema di non continuità. Misure che farebbero bene all’economia e alle tasche delle famiglie oltre che alle imprese. Ci sono poi semplificazione che riguardano i diversi livelli burocratici nel nostro continente. Non dobbiamo però avere la tentazione di disfarci dell’intero sistema di regolazione europeo, che in molti casi, ad esempio quelli dei servizi digitali e dell’intelligenza artificiale, ci tutela rispetto al predominio delle big tech americane che in qualche modo rischiano anche di penetrare nelle democrazie cercando di sovvertirle”.

Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Elisabetta Polentini, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Roma: “L’integrazione europea non significa rinunciare alle identità nazionali, ma valorizzarle all’interno di un progetto comune basato sulla cooperazione tra Stati, soprattutto per affrontare sfide globali come immigrazione, sicurezza e stabilità politica. I nazionalismi odierni, diversi da quelli del passato, nascono spesso da crisi economiche e sociali, e vanno monitorati e prevenuti attraverso politiche e formazione culturale. Rafforzare l’Europa significa promuovere pace, diritti e stabilità, anche economica, in un contesto globale complesso in cui l’unità rappresenta un valore imprescindibile”.

Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale Esperti contabili: “Commentare il Rapporto Draghi sulla competitività europea è non solo opportuno, ma necessario. Il documento, presentato nel settembre 2024, deve rappresentare un punto di riferimento per le future politiche economiche dell’Unione europea, grazie a un’impostazione innovativa e orientata alla crescita. Tra i temi centrali emerge quello dell’energia: oggi le imprese europee sostengono costi anche doppi o tripli rispetto a quelle statunitensi, con evidenti ripercussioni sulla competitività. Per questo sono indispensabili scelte strategiche a livello europeo. Il Rapporto evidenzia, in particolare, la necessità di disaccoppiare i prezzi dell’energia e di investire in modo significativo nelle infrastrutture e nelle reti, al fine di aumentare la produzione da fonti rinnovabili e garantire maggiore sostenibilità ed efficienza al sistema”.

Cinema, "Fatherland" di Pawlikowski in concorso al Festival di Cannes

Milano, 9 apr. (askanews) – “Fatherland”, l’ultimo lungometraggio di Pawel Pawlikowski (autore di “Ida” e “Cold War”), sarà presentato in concorso al 79esimo Festival di Cannes.

Ambientato all’apice della Guerra Fredda, il film racconta il rapporto tra lo scrittore Thomas Mann (Hanns Zischler) e sua figlia Erika (Sandra Hüller), attrice, giornalista e pilota di rally. A bordo di una Buick nera intraprendono un viaggio attraverso una Germania in macerie in una pellicola che esplora i temi dell’identità, del senso di colpa, della famiglia e dell’amore, sullo sfondo del tumulto e della confusione morale dell’Europa del dopoguerra.

Scritto da Pawlikowski e Henk Handloegten, il film vede come protagonisti la candidata all’Oscar Sandra Hüller (La zona d’interesse, Anatomia di una caduta), Hanns Zischler (Munich, Germania nove zero, Nel corso del tempo), August Diehl (La vita nascosta – Hidden Life, Bastardi senza gloria), Devid Striesow (Niente di nuovo sul fronte occidentale) e Anna Madeley (Patrick Melrose, Creature grandi e piccole). Pawlikowski torna a lavorare con i suoi collaboratori di lunga data, tra cui il direttore della fotografia candidato all’Oscar Lukasz Zal, la costumista Aleksandra Staszko e gli scenografi Katarzyna Sobanska e Marcel Slawinski.

Il film è una coproduzione internazionale, MUBI (che ha rilasciato la prima immagine del film), l’italiana OUR Films (di Lorenzo Mieli e Mario Gianani, una società Mediawan), Extreme Emotions (Polonia), Nine Hours (Germania) e Chapter 2 (una società Mediawan, Francia), in collaborazione con Circle One (Italia) e Apocalypso Pictures, con la partecipazione di Arte e Pathé. È prodotto da Mario Gianani e Lorenzo Mieli per OUR Films, Ewa Puszczynska per Extreme Emotions, Jeanne Tremsal ed Edward Berger per Nine Hours, Dimitri Rassam per Chapter 2 e Lorenzo Gangarossa per Circle One.

“Ida” di Pawlikowski ha ottenuto 70 premi internazionali, tra cui 5 European Film Awards e l’Oscar nel 2015 per il Miglior Film Internazionale. Il regista ha vinto inoltre il premio per la Miglior Regia (Prix de la mise en scène) a Cannes nel 2018 per “Cold War”, film che ha collezionato 52 vittorie e 126 nomination, tra cui le candidature agli Oscar per il Miglior Film Internazionale, Miglior Regia e Miglior Fotografia.

Fmi: taglieremo le stime di crescita se non ci sarà il ritorno allo status quo

Milano, 9 apr. (askanews) – Se non ci fosse stato lo shock causato dalla guerra in Iran, “avremmo rivisto al rialzo le previsioni di crescita globale. Ma ora, anche il nostro scenario più ottimistico prevede una revisione al ribasso delle previsioni di crescita”. Lo ha dichiarato la direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, nel suo intervento all’evento di apertura degli Spring Meetings 2026 del Fmi. “L’economia mondiale, resiliente, è nuovamente messa alla prova dalla guerra in Medio Oriente, ora in fase di tregua”, ha spiegato, e “anche nel migliore dei casi, non ci sarà un ritorno chiaro e netto allo status quo precedente. Quello che sappiamo è che la crescita sarà più lenta, anche se la nuova pace dovesse rivelarsi duratura”.

L’impatto della guerra in Iran sull’economia mondiale “dipende dal fatto che il cessate il fuoco regga, e porti a una pace duratura, e dall’entità dei danni che la guerra si lascerà alle spalle”, ha spiegato. “Date le incertezze, il nostro World Economic Outlook, che sarà pubblicato la prossima settimana, includerà una serie di scenari, che vanno da una normalizzazione relativamente rapida, a uno scenario intermedio, fino a uno in cui i prezzi del petrolio e del gas rimangono molto più alti per molto più tempo e gli effetti secondari prendono piede”.

“Tutti questi scenari – ha proseguito Georgieva – partono da una situazione in cui gli ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale e nella tecnologia, le condizioni finanziarie favorevoli e altri fattori stavano generando un notevole slancio nell’economia mondiale. Infatti, se non fosse stato per questo shock, avremmo rivisto al rialzo le previsioni di crescita globale. Ma ora, anche il nostro scenario più ottimistico prevede una revisione al ribasso delle previsioni di crescita. Ciò a causa dei danni alle infrastrutture, alle interruzioni dell’approvvigionamento, alla perdita di fiducia e ad altri effetti di lunga durata”.

“Sappiamo inoltre che esistono notevoli differenze a livello mondiale – ha sottolineato -. I paesi in grado di esportare petrolio e gas senza ostacoli sono quelli meno colpiti. Al contrario, i paesi direttamente colpiti dalla guerra – compresi gli esportatori di petrolio e gas che hanno subito il blocco – e i paesi che dipendono dalle importazioni di petrolio e gas continuano a subire il peso maggiore dell’impatto”.

Genitori in crisi: adolescenti senza limiti in Italia

Roma, 9 apr. (askanews) – L’Italia sta attraversando una profonda crisi educativa che vede i genitori sempre più in difficoltà nel gestire i propri figli adolescenti. Secondo i dati del Rapporto Nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, solo il 6% degli adolescenti dichiara che la madre limita molto la loro libertà, mentre il 23,1% afferma che lo fa abbastanza. La maggioranza dei giovani, quindi, cresce senza restrizioni significative, in quello che gli esperti definiscono una vero e proprio ‘anarchia educativa’.

Il problema emerge con particolare gravità nella fascia d’età tra gli 11 e i 15 anni, quando il concetto di limite risulta indefinito per gli adolescenti e viene percepito principalmente attraverso il punto di vista degli adulti. ‘Oggi assistiamo a un capovolgimento dei ruoli: non sono più i figli in balia dei genitori come nell’epoca del Novecento, ma i genitori in balia dei figli’, spiega il Prof. Daniele Popolizio, presidente del Gruppo CENPIS e pioniere della psicologia della performance in Italia.

La correlazione tra monitoraggio genitoriale e comportamenti a rischio è scientificamente dimostrata: esiste una correlazione negativa tra il controllo parentale e i comportamenti pericolosi, specialmente nella fascia d’età 14-15 anni. Questo significa che un maggiore controllo da parte dei genitori può ridurre significativamente la propensione degli adolescenti a comportamenti rischiosi.

‘Il problema nasce dal fatto che i giovani di oggi si percepiscono onnipotenti perché hanno in mano lo scibile umano attraverso un telefonino’, continua Popolizio. ‘Pensano di poter controllare tutto perché possono avere informazioni su tutto, ma rimangono ancora come i bambini piccoli che spesso diventano vittime di incidenti casalinghi’.

Il National Parent Forum, primo evento nazionale dedicato alle competenze genitoriali organizzato dal Gruppo CENPIS, ha evidenziato come questa problematica stia assumendo dimensioni preoccupanti. Con 400 partecipanti al Cavalieri Hilton di Roma, l’evento ha registrato una partecipazione straordinaria che testimonia l’urgenza del problema. ‘Sorprendentemente, mentre mediamente alle conferenze scolastiche partecipano 15-20 genitori, quando le organizziamo noi arriviamo a 180-200 presenze’, racconta Popolizio.

La questione si complica ulteriormente nell’era digitale, dove i genitori hanno delegato l’educazione a strumenti esterni che non hanno finalità educative ma commerciali. ‘I social network e le piattaforme digitali non devono educare i ragazzi, sono strumenti economici’, osserva l’esperto.

‘Abbiamo creato la prima scuola per genitori in Italia’, annuncia Popolizio, riferendosi al circuito di eventi formativi che il suo gruppo organizza mensilmente nelle scuole più importanti di Roma, come il Liceo Righi, classificato primo in Italia. L’approccio si basa sul tema ‘conoscere l’adolescenza per essere genitori competenti oggi’, una necessità sempre più urgente in una società che ha perso i punti di riferimento educativi tradizionali.

Il fenomeno ha radici profonde nella trasformazione sociale degli ultimi decenni. Se nel Novecento il problema era l’eccesso di autorità genitoriale, oggi siamo passati all’estremo opposto: l’assenza totale di controllo. Questa situazione genera adolescenti che non sviluppano il senso del limite e della percezione del pericolo, come dimostrato tragicamente da recenti episodi di cronaca.

La soluzione, secondo gli esperti, passa attraverso un recupero delle competenze genitoriali e una maggiore consapevolezza del ruolo educativo. ‘Servirà un recupero dell’autorevolezza genitoriale, non autoritaria ma autorevole’, conclude Popolizio. ‘I genitori devono tornare a essere guide per i propri figli, non loro amici o complici’.

L’impatto di questa crisi educativa si riflette non solo sul benessere familiare, ma sull’intera società. Giovani che crescono senza limiti diventano adulti che faticano a rispettare regole e a gestire responsabilità, creando un circolo vizioso che perpetua il problema generazionale.

Il futuro richiede un intervento strutturato che coinvolga famiglie, scuole e istituzioni in un progetto educativo condiviso, capace di restituire ai giovani quella percezione del limite che è fondamentale per una crescita equilibrata e responsabile.

A Milano il Telco Hub, nuovo centro eccellenza

Milano, 9 apr. (askanews) – A Milano nasce il Telco Hub, il nuovo centro di eccellenza europeo dedicato alla trasformazione delle reti e delle infrastrutture nelle telecomunicazioni. Un luogo fisico e simbolico dove innovazione, competenze e visione strategica si incontrano per accompagnare gli operatori verso ecosistemi digitali più autonomi, intelligenti e sostenibili. Abbiamo parlato con Alessandro Puglia, Capgemini Italia:

“Il nostro obiettivo è chiaro, è sopportare le telecomunicazioni nel passare da un modello tradizionale dell’operation delle reti a un modello invece basato su ecosistemi digitali automatici, sensienti e che siano anche sostenibili. Il Telco Hub si articola su tre direttrici le reti autonome, le reti sostenibili e le reti come servizio. Ogni area è presidiata da team dedicati e altamente specializzati che vengono alimentati da una forte sincronizzazione e sinergia tra i team di Capgemini Invent e Capgemini Engineering”.

Non solo un laboratorio locale, ma una piattaforma di eccellenza al servizio dei clienti Telco di Capgemini in tutto il mondo. L’obiettivo è chiaro: guidare il cambiamento e contribuire concretamente alla trasformazione del settore delle telecomunicazioni.

L’Iran tiene il punto: colloqui con Usa solo se tregua in Libano

Roma, 9 apr. (askanews) – L’Iran ha ribadito oggi che il Libano rientra nell’accordo di cessate di fuoco raggiunto con gli Stati Uniti, rendendo così Beirut una variabile decisiva per la tenuta dell’intesa e per il futuro del colloqui che dovrebbe iniziare questo fine settimana in Pakistan.

Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, che potrebbe guidare la delegazione iraniana in Pakistan, ha ribadito oggi che “il Libano e tutto l’Asse della resistenza, sono una parte inseparabile del cessate il fuoco”, come “pubblicamente e chiaramente dichiarato” dal premier pachistano Shehbaz Sharif, per cui “non c’è spazio per smentite e marce indietro”.

“Violazioni dei cessate il fuoco comportano costi espliciti e una risposta forte. Spegnere immediatamente l’incendio”, ha aggiunto.

Da parte sua il vice ministro degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh, ha detto oggi che la scorsa notte è stata “critica, perchè non avevamo altra opzione che rispondere alla nuova atrocità” commessa in Libano, lasciando poi intendere che Teheran non ha risposto agli attacchi israeliani dopo “scambi di messaggi attraverso il Pakistan”. “Ora speriamo che l’America riesca a controllare il suo alleato”, ha aggiunto Khatibzadeh, auspicando che “si possa procedere e andare in Pakistan”. Anche il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha denunciato gli attacchi israeliani in Libano come “una palese violazione” dell’accordo di cessate il fuoco, così come “un pericoloso segnale di inganno e di mancanza di impegno verso eventuali accordi”, ammonendo che “continuare questi attacchi renderà inutili i negoziati”. Pezeshkian ha quindi rimarcato che “l’Iran non abbandonerà mai i suoi fratelli e sorelle libanesi”.

In mattinata l’ambasciatore iraniano in Pakistan, Reza Amiri Moghadam, aveva annunciato per stasera l’arrivo a Islamabad della delegazione iraniana, per poi cancellare il post pubblicato su X. Un funzionario dell’ambasciata contattato dall’agence France Presse ha spiegato che la cancellazione è stata determinata da una questione di “tempistica”: “Non avremmo dovuto pubblicarlo”.

Cdp chiude il 2025 con nuovo record dell’utile netto: 3,4 mld (+3%)

Roma, 9 apr. (askanews) – Il gruppo Cassa Depositi e Prestiti ha chiuso il 2025 con un nuovo massimo storico dell’utile netto, a 3,4 miliardi di euro è cresciuto del 3% rispetto al 2024 (3,3 miliardi). Nel primo anno dall’avvio del Piano Strategico 2025-2027, riporta un comunicato diffuso a seguito dell’approvazione dei conti da parte del Consiglio di Amministrazione, il Gruppo Cdp ha impegnato risorse per 29,5 miliardi di euro, pari ad oltre un terzo dell’obiettivo triennale.

Gli investimenti sostenuti sono pari a 73,6 miliardi, con un effetto leva di 2,5 volte le risorse impegnate, anche grazie all’attrazione di capitali addizionali. Il totale dei crediti in essere a favore di imprese, PA, infrastrutture e Cooperazione internazionale ammonta a 127 miliardi (in crescita rispetto alla fine del 2024).

La raccolta complessiva è pari a 355 miliardi e include il risparmio postale che raggiunge i 297 miliardi, si legge, e la raccolta obbligazionaria che arriva a 24 miliardi (rispettivamente +3% e +20% a confronto con la fine dell’esercizio precedente).

Il patrimonio netto di Cdp SpA sale a 32 miliardi, in crescita del 6% rispetto a fine 2024 (30 miliardi) grazie all’utile maturato nell’esercizio, al netto dei dividendi distribuiti. L’utile netto consolidato è pari a 5,5 miliardi (6 miliardi nel 2024).

Meloni: al fianco degli Usa ma non subalterni, voglio Ue più forte

Milano, 9 apr. (askanews) – Un’Italia saldamente ancorata all’Alleanza atalantica come “da circa 80 anni a questa parte” ma “non subalterna” agli Usa, che è capace di dire no a Washington “come dimostra Sigonella” e che costruisce una Europa “più forte”, con una sua autonomia strategica e di difesa.

Nell’informativa alle Camere, Giorgia Meloni descrive così la sua strategia di politica estera, rivendicando la capacità di “parlare con chiarezza” a Israele e a Donald Trump quando non si era d’accordo con le loro scelte, e respingendo lo “scontato ritornello sulla subalternità della sottoscritta al Presidente americano Trump o quello ancora più scontato dal titolo ‘la Meloni scelga tra Trump e l’Europa’”.

Un ragionamento anche in questo caso declinato nell’attacco alle opposizioni: “La posizione italiana, nella crisi iraniana, è stata esattamente la stessa dei principali paesi europei. Allora mi chiedo, e vi chiedo, se quando si dice che dobbiamo stare con l’Europa si intenda davvero l’Europa, o si intenda piuttosto la sinistra europea, anche quando questo significa dividere l’Europa. Perché temo che le due cose non stiano insieme. Attendo fiduciosa una risposta”.

A giudizio della premier, l’Europa deve però “saper adeguare la sua strategia a un mondo che cambia alla velocità della luce, anteponendo il principio di realtà alle sovrastrutture burocratiche e ai dogmi ideologici”. E dunque “competitività, semplificazione burocratica, transizione verde realistica e non ideologica, autonomia strategica bilanciata che riduca gradualmente le nostre dipendenze. E una capacità di difesa che non ci faccia dipendere dai nostri alleati americani”. Ovvero, “prima di aspettarci qualcosa dagli altri, proviamo a occuparci davvero di noi stessi”.

La premier prende le distanze dall’intervento di Usa e Israele in Iran, e spera nella “flebile prospettiva di pace” rappresentata dalla tregua: “Condanniamo con fermezza qualsiasi forma di violazione del cessate il fuoco. Cessazione permanente delle ostilità, cessazione degli attacchi verso i Paesi del Golfo, cessazione delle operazioni militari in Libano; rinuncia dell’Iran al proprio programma nucleare e alla costante minaccia nei confronti dei vicini regionali e oltre; pieno ripristino della libertà di circolazione nello Stretto di Hormuz, che non deve essere soggetta a nessuna forma di restrizione, come invece sembra essere accaduto nelle ultime ore”, sono gli auspici.

Detto questo, Meloni riconosce che “è innegabile che stiamo vivendo un momento di particolare difficoltà nei rapporti tra l’Europa e gli Stati Uniti”. Ma si tratta di “una traiettoria chiara che le leadership europee del recente passato hanno lungamente, e a mio avviso colpevolmente, preferito non cogliere. Comprese quelle che governavano in Italia, e che si accontentavano di una pacca sulla spalla o di un tweet di endorsement quando formavano un nuovo governo”, ha aggiunto. Ma ciò nonostante, “continuo a credere nella necessità di lavorare per garantire l’unità dell’Occidente. Siamo ‘testardamente occidentali'” dice tirando in ballo Elly Schlein, “perché solo se l’Occidente è unito può essere una forza capace di dire la propria sul palcoscenico del mondo. E perché senza quella unità, noi, non altri, saremmo più deboli”.

Fausto Lama continua a raccontarsi da solista con "Giovani Bukowski"

Milano, 9 apr. (askanews) – Dopo aver aperto l’anno con un primo capitolo intimo e diretto, Fausto Lama continua a raccontarsi e a costruire passo dopo passo il suo nuovo percorso artistico: venerdì 10 aprile esce “Giovani Bukowski”, il suo nuovo brano che prosegue questo racconto personale, fatto di osservazione, ironia e uno sguardo lucido sul presente. Un brano che, pur partendo da un immaginario legato allo sballo, parla di ciò da cui oggi scegliamo di dipendere.

Giovani Bukowski è una canzone indie pop dal tono agrodolce, scritta dallo stesso Fausto, che racconta una notte fuori tra amici trasformandola in una fotografia generazionale. Tra attese, eccessi e momenti di sospensione, prende forma un mondo emotivo condiviso, in equilibrio tra noia, disincanto e desiderio di evasione. La produzione, ritmica e immediata, accompagna una scrittura visiva e cantabile, sorretta da un ritornello che resta impresso.

Sotto una superficie brillante e notturna emerge un sottotesto più amaro: Giovani Bukowski scava in una condizione più ampia e profondamente contemporanea, in cui si rincorrono approvazione, performance e appartenenza, spesso senza metterle davvero in discussione. L’eccesso diventa un linguaggio condiviso, un modo per sentirsi parte di qualcosa, mentre sotto le apparenze si muovono frustrazione, vuoto e una sottile difficoltà a sottrarsi a dinamiche che si ripetono. Più che raccontare lo sballo, il brano ne smonta il meccanismo, mettendo a fuoco un sistema che riguarda tutti, anche quando facciamo finta di non vederlo.

Come racconta lo stesso Fausto: “Questa canzone non parla di droga. Parla di te quanto di me. Perché oggi siamo tutti dipendenti da qualcosa che non ammettiamo: dal consenso, dalla performance, dalla paura di non esserci. Viviamo in un mondo intossicato da una positività che la maggior parte delle volte è solo scenografia — e spesso empatizziamo cose che nemmeno ci interessano pur di ‘appartenere’.

‘Giovani Bukowski’ parla di chi vuole evolvere da un ambiente che si spegne nella ripetitività e della solitudine di chi fa del cambiamento la propria normalità.” La scrittura di Fausto, da sempre capace di unire ironia e profondità, costruisce così un racconto che si riconosce immediatamente come personale ma allo stesso tempo collettivo, restituendo l’immagine di una generazione sospesa tra slanci e vuoti, tra il bisogno di sentirsi vivi e la difficoltà di trovare un equilibrio.

Dopo anni di percorso condiviso con i Coma Cose, Fausto torna a dare spazio a una dimensione più diretta e individuale, continuando a sviluppare un progetto che si sta svelando brano dopo brano nel corso del 2026.

Moses Pendleton (Momix): "Botanica 2 parla a una nuova generazione"

Roma, 9 apr. (askanews) – Creatore della compagnia Pilobolus, e poi nel 1980 di Momix, Moses Pendleton è di nuovo in tournée per un mese in Italia, dove la sua compagnia riscuote sempre straordinario successo. Momix parte da Bologna il 9 aprile, sarà a Roma a fine mese con “Botanica 2”, riedizione di un lavoro del 2009: visivamente stupefacente, i suoi danzatori acrobatici si trasformano in piante, larve, farfalle con l’aiuto anche degli scatti di Pendleton: “la fotografia è il mio vero lavoro”, ride lui. È un inno alla bellezza della natura, certo, e anche un messaggio, indiretto, sui rischi che corre il nostro mondo con il cambiamento climatico: “Non diretto, no, ma io sono molto attratto dal mondo naturale, che rischiamo di perdere se si continua su questa strada” spiega. “Creiamo immagini che celebrano la sua delicatezza, la sua bellezza, la sua natura effimera. Politicamente… beh, siamo coinvolti perché abbiamo un pubblico. Quindi immagino che sia anche un atto politico. Chiunque trascorra seriamente del tempo in un giardino botanico italiano capisce la meraviglia, il mistero degno della nostra ammirazione, che dovremmo proteggere in ogni modo possibile. È uno spettacolo che celebra la bellezza e l’energia e la connessione dell’umano con l’albero e con la pianta, e con l’architettura della natura”.

Momix è una compagnia statunitense che vive di immaginazione e apertura al mondo, in un mondo che diventa sempre più frenetico e polarizzato, anche per la presenza di personalità come Donald Trump, e non solo. Pendleton però non parla direttamente di politica: alla domanda se questa atmosfera influenzi il suo lavoro risponde “solo nel senso che vorrei fuggirne. Il mondo in molti modi è oscuro, orribile, terrificante. Pensare che gli esseri umani stiano facendo agli altri esseri umani quello che vediamo… guardi non mi piace dirlo, ma se domani ci fossero delle elezioni, voterei per l’intelligenza artificiale. Mi pare che gli esseri umani abbiano avuto molto tempo per capire come risolvere i loro problemi e non ci sono riusciti”.

Non è solo una provocazione, ma una previsione sul mondo che ci aspetta, sulla fusione futura della creatura umana come la vediamo oggi, e il cervellone artificiale: “nel prossimo futuro non useremo più la parola ‘macchina’, l’AI prenderà il sopravvento come parte dell’evoluzione del genere umano. Se andiamo indietro di miliardi di anni vediamo che siamo solo un piccolo puntino nel grafico temporale dell’evoluzione. La mia filosofia è la metamorfosi: forse siamo in un momento di spostamenti tettonici, il carbonio e il silicio stanno cominciando a mescolarsi al punto che anche il telefono cellulare fa parte di ciò che rende umani gli esseri umani. Forse l’AI potrà pensare a un nuovo nome per questa specie che usa e interiorizza e probabilmente opera come un super robot, ma un robot che ha empatia. Un robot che può essere dieci volte più, un milione di volte più intelligente di chiunque di noi. Credo che questo ci aspetti nel prossimo futuro, nel bene o nel male. Mi piacerebbe poter vivere, sa, per vedere questi cambiamenti. E poi, una delle grandi paure della maggior parte dell’umanità è la mortalità. E forse la macchina può trascendere l’idea stessa di mortalità. Magari tra altri trent’anni si potrà fare un accordo con qualche corporation per dire: vorrei vivere mille anni, come robot, mantenendo però il mio cervello, i miei ricordi. Ho tutto quello che mi serve. Solo che non ho bisogno di carne e sangue. È un concetto difficile, ma con un po’ di aiuto da parte dell’AI…”.

Difficile però prescindere dal corpo quando si parla di Pendleton. Nato in una fattoria in Vermont, sciatore da ragazzo, poi l’incidente che lo costringe alla riabilitazione, ed è così che scopre la danza; laureato in letteratura inglese nella prestigiosa università di Dartmouth, il coreografo è una creatura eclettica: “ho avuto l’esperienza dello sci alpino, dell’agricoltura, della poesia romantica… Ogni volta che sono a Roma, vado sempre alla casa di Keats e a Piazza di Spagna per riallacciarmi a quel mondo. Questi interessi esterni mi hanno formato come coreografo e regista. Se c’è un modo per descrivermi, è che sono interessato ad allenare l’occhio e lasciare che la natura faccia il suo corso. In altre parole, non sai mai che cosa farai: tutta la vita dipende da come reagisci all’ignoto. Ho portato la stessa filosofia nel lavoro e nella creazione della danza. La grande domanda, naturalmente, è l’energia: da dove viene l’energia per essere curiosi, per essere un artista o un musicista o un giardiniere o un agricoltore o qualcuno che scrive poesie? Ho sempre pensato a Momix non solo come danza, ma come una sorta di teatro visivo, fisico, che non ha altra logica se non quella di un’ode. La celebrazione del corpo fa parte del mix, una celebrazione della forma umana, del corpo umano che entra fisicamente in contatto con il non umano, con la pianta e l’animale e il minerale e altre immagini surreali. I danzatori di Momix sono altamente allenati. Fanno la sbarra di balletto ogni giorno, e tuttavia indossano costumi che li fanno sembrare fiori, ma hanno comunque bisogno di fare la loro sbarra di balletto per far danzare i fiori”.

Cosa la lega di più all’Italia? “La sensualità, il surreale, la commedia dell’arte, il vino, l’olio d’oliva… molte cose. Ormai da 46 anni facciamo tournée qui, abbiamo avuto la nostra prima mondiale proprio a Milano, al Teatro Nazionale, nel 1980. Penso che ci sia una connessione con la natura a cui gli italiani rispondano. Proprio stamattina ho visitato un bellissimo giardino botanico a Bologna, e tutti sembravano assorbiti dagli alberi e dalla luce del sole tanto quanto me.”.

E da questa nuova tournée, cosa si aspetta? “Sa, dico spesso che da vent’anni a questa parte c’è un’intera nuova generazione. L’anno scorso a Roma al Teatro Olimpico, un uomo è venuto a incontrarmi: ‘Signor Pendleton, ho portato mia figlia di dodici anni alla sua prima esperienza di Momix, come mio padre ci portò me trentacinque anni fa’. Insomma, c’è un nuovo pubblico per Momix; penso che possa piacere anche a loro; soprattutto agli adolescenti che passano il tempo con la PlayStation e il cellulare, potrebbe fare bene uscire e vedere il teatro dal vivo, anche se molti non hanno idea di che cosa sia”.

Iran, Meloni ipotizza stop a Patto Stabilità "se crisi prosegue"

Milano, 9 apr. (askanews) – Dopo essere arrivati “a un passo dal punto di non ritorno”, la tregua con l’Iran rappresenta una “flebile prospettiva di pace, che deve essere perseguita con determinazione”. Ma se la crisi in Medio Oriente dovesse vedere “una recrudescenza”, allora l’Unione Europea dovrà porsi il problema delle conseguenze economiche del conflitto, ragionando sulla sospensione temporanea del Patto di Stabilità e su un approccio “non dissimile” da quello con cui si è affrontata la pandemia. Giorgia Meloni guarda all’Europa per affrontare le conseguenze economiche del conflitto con l’Iran. E nell’informativa alla Camera sposa la richiesta già avanzata da Matteo Salvini di arrivare a sospendere le regole di bilancio: “non una deroga per un singolo Stato ma un provvedimento generalizzato”, dice la presidente del Consiglio.

Prospettiva che il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, nelle stesse ore – durante una audizione al Parlamento Ue – invece allontava: “La condizione per attivare la clausola è di avere un grave deterioramento dell’economia nell’area euro o nell’intera Ue. E attualmente non siamo in questo scenario”. Anche considerando il potenziale impatto economico della guerra in Iran lo scenario “è di rallentamento ma non di grave deterioramento”. Per Meloni invece “se la crisi in Medio Oriente vedrà una nuova recrudescenza, dovremo porci seriamente il tema di una risposta europea, non dissimile per approccio e strumenti a quella messa in campo per la pandemia. In quel caso, riteniamo che non debba essere un tabù” discutere dello stop al Patto. Anche perchè “se l’Iran esercita la sua facoltà di applicare extradazi ai transiti nello stretto di Hormuz, le conseguenze economiche sarebbero imponderabili”.

È in questa ottica che Meloni replica alle critiche delle opposizioni per la missione della scorsa settimana nel Golfo: “Di fronte al rischio dello shock energetico più pesante che abbiamo visto di recente, alla possibilità di ulteriori rincari dell’energia, dei carburanti e dei generi di consumo, di fronte al rischio di vedere interrotte intere catene di approvvigionamento e bloccata la nostra economia, è preciso dovere del Presidente del Consiglio fare tutto il possibile per assicurare alle imprese e ai cittadini energia sufficiente e a prezzi il più possibile contenuti”, rivendica.

E insieme a questo, agire ancora in Europa per eliminare alcuni fattori che contribuiscono ad aumentare il prezzo dell’energia, a partire dal meccanismo ETS: “Nel Decreto Energia avevamo chiesto che l’ETS non comportasse un aumento del costo delle rinnovabili per abbassare i costi complessivi. È una norma che richiede l’autorizzazione dell’Unione Europea, siamo fiduciosi che l’obiettivo si possa raggiungere”. Inoltre “continueremo a chiedere di sospendere temporaneamente l’applicazione dell’ETS dal termoelettrico: provvedimento che serve subito e almeno fino a quando i prezzi globali non torneranno sui livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente”.

Al contempo, prosegue la premier, c’è da impedire eventuali comportamenti speculativi, e “l’Italia rimane pronta ad attivare ogni possibile misura, compresi se necessari ulteriori interventi sui profitti delle società energetiche”.

Pittura, segni, memoria e radici: i 90 anni di Giorgio Griffa

Torino, 9 apr. (askanews) – Una mostra che celebra i 90 anni di Giorgio Griffa attraverso la riproposizione di un momento, l’estate del 1969, quando con l’incontro con il gallerista Gian Enzo Sperone e il fotografo Paolo Mussat Sartor l’artista in un certo senso diventa se stesso, si riconosce attraverso lo sguardo esterno e stabilisce una sua più forte relazione con il mondo. La Fondazione Giorgio Griffa presenta a Torino l’esposizione “Summer 69”.

“È in qualche modo una riflessione sul passato e sul presente – ha detto l’artista ad askanews – ed erano lavori in cui cercavo, e me ne sono reso conto in seguito, perché si acquisisce dopo la consapevolezza, prima si intuisce soltanto, si sente qualcosa, cercavo di fissare l’identità dei segni per sé stessi piuttosto che dei segni come indicazione di una identità diversa. Era l’identità dei segni che mi interessava”.

Nel lavoro di Griffa, che vive di una leggerezza poetica che resta di grande fascino e che indaga con lucidità sulla pittura, come arte che viene dai millenni dell’umano, il segno è un elemento decisivo, è la base di ogni discorso sulle possibilità espressive. Un segno, il suo, che pur nell’essenzialità formale oggi si rivela prezioso nel momento in cui il digitale sta lentamente facendo sparire le cose e la loro anima. “Cosa sarà il segno nel futuro non lo so e non lo so prevedere – ha aggiunto Griffa -. Penso che cosa possiamo fare in questo momento di grande cambiamento è cercare di accumulare il più possibile delle radici, delle memorie, per vedere se possono essere poi trasferite”.

La mostra torinese, in uno spazio che sfrutta mirabilmente la luce naturale, è anche una celebrazione, un compleanno, e abbiamo chiesto a Giorgio Griffa, a fronte di tutto il tempo che è passato, come guarda oggi alla sua pittura. “Io per quello che mi riguarda – ci ha risposto – cerco di continuare a percorrere una linea di pensiero: ho questi lavori ultimissimi che in qualche modo si riallacciano ai cicli precedenti, ma sono assolutamente nuovi e sono molto contento di vedere che il colore trattato in questo modo mi richiama la luce della pittura sul muro, del fresco del Medioevo, più ancora che quello del Rinascimento”.

Il dialogo con il passato è costante, ma è un dialogo che vuole portare l’artista a continuare a dire cose nuove. Forse la lezione più importante di Griffa, in tempo che si vanta di non avere memoria, potrebbe essere questa.

Ecco Cannes, cinema globale senza l’Italia

Roma, 9 apr. (askanews) – Dal 12 al 23 maggio la Croisette torna a essere il centro del mondo. La 79ª edizione del Festival di Cannes si annuncia come una grande abbuffata di cinema globale, ricca di nomi, storie e geografie lontane. Ma dentro questa mappa sempre più ampia e inclusiva manca clamorosamente l’Italia. Un’assenza che pesa, che fa rumore, che riporta indietro le lancette fino al 2016, ultima volta senza tricolore nel programma ufficiale.

La presentazione guidata dalla presidente Iris Knobloch e dal delegato generale Thierry Frémaux ha messo in chiaro i pilastri dell’edizione: libertà artistica e libertà di espressione. Ma è proprio nella libertà della selezione che emerge una geografia sorprendente. C’è il Costa Rica per la prima volta, ci sono Nepal, Kenya, Somalia e Libano. C’è molta Asia, segno di un cinema in piena espansione. E c’è pochissima Europa mediterranea. L’Italia, semplicemente, non c’è.

Frémaux prova a stemperare, quasi a consolare: ricorda la vitalità della nuova generazione, cita Paolo Sorrentino, Valeria Golino e i produttori emergenti come Nicola Giuliano. Poi l’ironia, persino calcistica, come a cercare complicità: anche la Francia ha saltato Mondiali prima di tornare a vincere. Ma il dato resta. Cannes 2026 parla tutte le lingue del cinema contemporaneo, tranne quella italiana.

Eppure il programma è ricchissimo. In concorso, ventuno titoli, con il ritorno di maestri e autori tra i più attesi. Su tutti Pedro Almodóvar, che presenta “Amarga Navidad”, racconto intimo e doloroso di una separazione durante le feste. Accanto a lui, il cinema rigoroso e politico di Asghar Farhadi con “Histoires parallèles”, e quello contemplativo di Hirokazu Kore-eda. C’è anche Ryusuke Hamaguchi, ormai presenza stabile nei grandi festival, e il talento europeo emergente di Lukas Dhont, in gara con “Coward”, ambientato nelle trincee della Prima guerra mondiale.

Tra i titoli più attesi anche “Fatherland” di Pawel Pawlikowski, racconto del ritorno di Thomas Mann nella Germania del dopoguerra, e “Fjord” del veterano Cristian Mungiu, al suo primo film in lingua inglese. Il cinema europeo si muove tra memoria storica e tensioni contemporanee, mentre quello asiatico continua a offrire nuove prospettive narrative.

Fuori concorso arriva l’estetica visionaria di Nicolas Winding Refn, mentre Hollywood resta ai margini, lontana dai grandi studios ma presente con incursioni autoriali: Steven Soderbergh con un documentario su John Lennon e Ron Howard con un lavoro dedicato a Richard Avedon.

Le star però non mancano. Il cinema francese domina la scena con una vera e propria parata: Marion Cotillard è presente con due film, così come Catherine Deneuve, simbolo vivente di una tradizione che continua a rinnovarsi. Accanto a loro, nomi come Vincent Cassel e Léa Seydoux.

Tra gli eventi speciali spicca la Palma d’oro alla carriera per Barbra Streisand, icona assoluta dello spettacolo, mentre John Travolta porta il suo debutto alla regia con un film personale, ispirato alla sua passione per il volo. Un’opera breve, quasi intima, che racconta un’altra dimensione dell’attore americano.

Il festival si aprirà con “La Vénus électrique” di Pierre Salvadori, ambientato nella Parigi del 1928, mentre la giuria sarà presieduta dal regista sudcoreano Park Chan-wook. Cinque le registe in concorso, circa un quarto del totale: un dato ancora limitato, ma in crescita.

E poi c’è il grande paradosso italiano. Un Paese celebrato indirettamente, omaggiato attraverso riferimenti e influenze – da Federico Fellini in poi – ma assente nei fatti. Senza Nanni Moretti, senza Alba Rohrwacher, senza nuovi titoli a rappresentare una cinematografia che pure continua a produrre.

Cannes resta una vetrina globale, sempre più aperta e plurale. Ma proprio in questa apertura si consuma l’esclusione più dolorosa. L’Italia, questa volta, resta fuori dalla festa. E osserva da lontano una tavola apparecchiata per tutti, tranne che per lei.

Meloni: alla Camera sentito insulti e demagogia, nessuna proposta reale

Roma, 9 apr. (askanews) – “Conto molto su di voi in questo dibattito perché alla Camera ho ascoltato molti improperi, molti insulti, molta demagogia, quasi nessuna proposta reale in una delle fasi delicate che l’Italia sta affrontando”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in uno dei passaggi dell’informativa aggiunti al Senato rispetto al discorso pronunciato alla Camera.

Nessuna proposta, ha spiegato “salvo due, quella dei congedi parentali dove non si dice dove si prendono le risorse che è un tema che ci interessa, salvo che siamo stati noi ad ampliare i congedi in questi anni” e “salvo quando ci si propone di reperire soldi dalle banche e dalle società energetiche che è pure qualcosa che abbiamo fatto noi e non la sinistra”, ha aggiunto.