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Mezzogiorno: una riforma di sistema per sostenerne lo sviluppo

Una crescita da consolidare oltre PNRR e investimenti pubblici

Il Mezzogiorno nell’ultimo quinquennio, secondo la SVIMEZ, ha costituito l’area territoriale del Paese più dinamica. Con una crescita complessiva del 9,5% rispetto ad una media nazionale del 7,1%. E a un Centro-Nord fermo al 6,6%. Attenzione, però! Ciò non significa che il Sud abbia raggiunto il pareggio o, ancora di più, che abbia superato il Centro-Nord per livello di ricchezza o di PIL pro capite: il divario resta ancora abissale. Anzi, bisogna sottolineare che la stessa SVIMEZ segnala le profonde fragilità di questo sviluppo almeno in parte ‘drogato’ dal Superbonus, prima, e dal PNRR, dopo. Insomma, siamo alle solite! Perché si tratta di una crescita in gran parte determinata dagli investimenti pubblici. Che, però, questa volta, il governo, d’intesa con le regioni e gli enti locali, non deve gestire come una “bolla” destinata a scoppiare già nel prossimo anno bensì come un trend positivo da cogliere al volo per riuscire a rafforzare la rete produttiva, comunque impiantata, e a renderla più solida e articolata.

Naturalmente, per raggiungere un simile obbiettivo occorre, innanzi tutto, avere un’ampia visione dello sviluppo che permetta di capire quale possa essere il ruolo del Mezzogiorno nella strategia globale del Paese e, poi, essere disponibili all’operazione forse più difficile di tutte: quella di cambiare le strutture istituzionali che per molti decenni sono state alla base di un rendimento favorevole unicamente al Centro-Nord. A cominciare dalle regioni e dagli enti locali che, benché dotati di autonomia e consapevoli dell’avvertimento di Luigi Sturzo secondo cui quest’ultima non è il riconoscimento di un potere autoreferenziale ma il modo di esercitare con senso comunitario la responsabilità di provvedere all’autogoverno delle proprie popolazioni, hanno fatto registrare invece una esperienza del tutto opposta. 

Nel Mezzogiorno, infatti, regioni e enti locali si sono trasformati in una sorta di ‘maso chiuso’ senza la capacità, però, del Trentino-Alto Adige di preservare attraverso questo istituto storico l’identità e l’economia dei propri territori. Ma, con il risultato invece, di impedire alle comunità ogni sviluppo per l’impossibilità di relazionarsi tra loro e interagire in maniera cooperativa e solidale.

Regioni e autonomie, una trama istituzionale da ripensare

Ma tant’è! Oggi, infatti, questa trama organizzativa e istituzionale del nostro Sud deve essere riconsiderata e cambiata. Dalle fondamenta. Sapendo bene che le regioni, fin dalla loro origine costituzionale, e i comuni e gli altri enti locali, per via della progressiva trasformazione dei rapporti e delle relazioni funzionali tra di loro, risultano privi anche di quella dimensione territoriale che dovrebbe farne delle organizzazioni istituzionali efficienti ed efficaci oltre che economiche nella loro gestione dell’attività di amministrazione. 

E dovendo poi aggiungere a ciò che queste istituzioni territoriali non sono state mai vissute e utilizzate in senso comunitario ma, purtroppo, sempre in modo egoistico e finalizzato alla difesa dei propri interessi particolari! Basti pensare, con riguardo ad alcune regioni del Centro-Nord, alla vicenda del cd. regionalismo differenziato che continua a chiedere “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” per aumentare la propria cifra di potere legislativo e amministrativo ma, in verità, per potere trattenere in sede locale il surplus del proprio gettito fiscale. E con riferimento ai territori e alle comunità del Mezzogiorno che, divise su tutto, sono rimaste la zavorra del sistema con regioni che continuano a perseguire ognuna il proprio libro dei sogni e trattano dei propri interessi al di fuori di ogni strategia comune, così alimentando la propria incapacità di dare forza alle proprie politiche per risolvere le necessità delle popolazioni e i bisogni della gente.

Non solo. Ma con classi politiche sempre più inadeguate, incapaci di elaborare qualsiasi progetto di sviluppo ‘aperto’ o anche di dimensione nazionale, il Mezzogiorno ha finito con il trovarsi chiuso, isolato, diviso in organismi formalmente autonomi ma dal peso politico ed economico, oltre che culturale e strategico, sempre più debole nel confronto sia nazionale che europeo. Con la conseguenza di perpetuare il suo gap con il Nord del Paese sia nel campo delle infrastrutture e dei servizi che in quello dei diritti dei cittadini e dei lavoratori oltre che delle imprese costrette a continuare a soggiacere non solo alle mafie, mai definitivamente debellate, ma anche al cd. “pizzo legalizzato” delle burocrazie sempre più fameliche.

Una macroregione per federalizzare il Mezzogiorno

Ciò conduce ad un’unica soluzione, se veramente il Sud vuole ridurre le disparità territoriali, sociali, economiche che attentano ai fondamentali diritti di cittadinanza delle sue popolazioni e ne impediscono un adeguato livello di qualità della vita: seguire la strada dell’unificazione dei propri poteri, delle proprie istituzioni regionali per una iniziativa comunitaria che coinvolga tutte le regioni meridionali in una sorta di macroregione in grado di valorizzare tutti i fattori culturali, sociali ed economici inoperosi per mancanza di infrastrutture e deficienza politica-organizzativa. In altri termini, avviare un processo di federalizzazione del Mezzogiorno!

Ma non sulla base del vecchio modello di unificazione tipico dello scorso millennio. Bensì nella prospettiva di un federalismo comunitario che, a partire dal punto di vista ordinamentale, non deve fermarsi ad una riforma istituzionale secondo il miope principio della sovranità nazionale ma deve abbattere i confini politico-amministrativi entro cui ancora restano relegati stato, regioni ed enti territoriali vari per proiettarsi verso una dimensione europea ispirata ai principi di sussidiarietà e paritarietà. Insomma, non una riforma regionale relegata alla esclusiva dimensione territoriale nazionale ma una riorganizzazione strategica proiettata in aree che includono territori di altri Paesi europei associati da caratteristiche comuni. 

Perché è ben noto che soprattutto il bacino del Mediterraneo è espressione di una medesima realtà storica, culturale e rappresenta un medesimo ambiente naturale che non può essere valorizzato senza la visione d’insieme che la definizione di una strategia comune consente.

Città e Mediterraneo al centro della nuova strategia

Ma, in concreto, come tutto ciò potrebbe essere realizzato? Facendo perno sulle città e le comunità locali. Perché, come è ben noto, sia nell’antichità che nei tempi più moderni, in questa area mediterranea, il ruolo propulsivo dello sviluppo è sempre stato svolto dalle città. Che, oggi, sulla base della loro evoluzione metropolitana e con il contributo delle regioni, potrebbero tornare ad essere determinanti. Non fosse altro perché di questa strategia macroregionale di riforma verrebbero chiamati a partecipare i loro cittadini che così contribuirebbero in maniera decisiva a colmare il deficit democratico di cui oggi soffrono tutte le istituzioni.

Non solo. Ma l’adozione di questa prospettiva comunitaria applicata al nostro Mezzogiorno confermerebbe senz’altro quello che è il dato riconosciuto da tutti: la sua centralità nel Mediterraneo che è la condizione fondamentale per la crescita di tutta l’Europa e il principale elemento di stabilizzazione delle condizioni di pace e benessere delle sue popolazioni. Questo, naturalmente, sul piano della infrastrutturazione politico-istituzionale.

Energia, trasporti e Zes Unica per rilanciare il Sud

Mentre, sul piano della strategia dello sviluppo immediatamente centrata sul futuro del nostro Paese, le azioni da avviare nel Mezzogiorno dovrebbero essere almeno due: innanzi tutto, un Piano energetico basato sulle fonti rinnovabili come il sole, il vento, l’acqua e la geotermìa di cui il Sud è incommensurabilmente più ricco delle altre parti d’Italia in modo da rendere il Paese non solo meno esposto alle crisi internazionali ma anche pronto a sostenere la grande richiesta di energia che la sempre più frequente localizzazione nel Nord Italia dei data center necessari all’Artificial Intelligence (AI) richiederà. 

Quello dell’autosufficienza energetica è, infatti, un obbiettivo assolutamente prioritario che l’Italia non potrà mai raggiungere se il Mezzogiorno non darà il suo contributo determinante. La seconda azione da avviare con immediatezza riguarda, invece, il Sistema dei trasporti che non potrà continuare a fondarsi su un’alta velocità farlocca fra Salerno, Reggio Calabria e Palermo, un progetto per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina campato in aria, un apparato dei porti meridionali incapace di attirare volumi importanti del traffico internazionale delle materie prime e dei semi-lavorati e un’organizzazione degli aeroporti, oltre che debole strutturalmente, non pensata né per il traffico interno né per quello del turismo internazionale che nel Mezzogiorno ha ancora margini di sviluppo quasi illimitati.

In questa prospettiva, bisogna poi essere consapevoli che il Meridione oggi dispone di uno strumento di sviluppo collaudato e estremamente efficace. La Zes Unica del Sud, infatti, ha dato un impulso veramente decisivo agli investimenti che ha contribuito a far correre il PIL delle regioni meridionali più velocemente di quello del Centro-Nord. Al punto tale che il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, si è spinto a chiedere con forza l’estensione della Zes Unica all’intero Paese. Cosa che, come ha sottolineato il sottosegretario Luigi Sbarra, può riguardare solo le semplificazioni autorizzative non certo gli incentivi fiscali che, se applicati al Nord, si configurerebbero intanto come “aiuti di Stato” e, quindi, impraticabili sul piano normativo. 

E, poi, soprattutto come un grave errore strategico perché non determinerebbero al Nord ulteriori localizzazioni ma soltanto la sostituzione del Sud nella scelta degli investitori che chiaramente finirebbero per preferire di allocare le proprie intraprese in aree industrializzate più strutturate e più vicine ai mercati di sbocco. Vanificando così uno strumento che finora ha dato risultati positivi per il Mezzogiorno e che se ulteriormente sostenuto da interventi migliorativi delle regioni (come l’art. 4 della Legge siciliana n.1 del 5 gennaio 2026 di stabilità regionale per il triennio 2026-2028) potrà diventare decisivo per ridurre il divario del Sud nei confronti del Settentrione e dare al Paese quella ulteriore spinta propulsiva che ritorni a farlo diventare competitivo come ai tempi del “miracolo economico”.

Trump mette Talarico nel mirino: Texas decisivo per il Senato?

Donald Trump lo ha fatto di nuovo. Venerdì 24 luglio, intervenendo davanti ai corrispondenti della Casa Bianca, il presidente ha riservato una parte dei suoi attacchi a James Talarico, candidato democratico al Senato federale in Texas. Non è stata una citazione casuale. Da mesi Trump ha messo nel mirino il giovane deputato statale, che a novembre affronterà il repubblicano Ken Paxton per il seggio oggi occupato da John Cornyn.

Una sfida diventata improvvisamente vera

Trump ha storpiato il nome dell’avversario chiamandolo “James Talafreako” – dal termine inglese freak, usato in senso dispregiativo per indicare una persona strana o eccentrica – e ha sostenuto che Talarico «odia le armi, odia il petrolio, odia il sesso, odia le donne» e si presenterebbe come «un cristiano che odia il cristianesimo». Poi la battuta: «A parte questo, penso che il suo programma sia piuttosto buono».

Il tono è quello consueto di Trump, fatto di soprannomi, caricature e provocazioni. Ma dietro l’irrisione esiste un problema politico molto concreto per i repubblicani.

Il Texas non dovrebbe essere, sulla carta, uno Stato realmente contendibile per i democratici. Da oltre trent’anni il Partito repubblicano domina le elezioni statali e Donald Trump, nel 2024, vi ha ottenuto un vantaggio di circa quattordici punti. Eppure la candidatura di Talarico ha progressivamente trasformato la gara per il Senato in una competizione molto più incerta del previsto.

I numeri spiegano l’attenzione della Casa Bianca. La media dei sondaggi elaborata da RealClearPolitics registra Paxton al 45,2 per cento e Talarico al 44,6: appena sei decimi di punto di differenza. Un sondaggio dell’Università del Texas di giugno aveva misurato Paxton al 43 per cento e Talarico al 42, con uno scarto statisticamente irrilevante. Ancora più significativo il rilevamento New York Times/Siena: 47 per cento a Paxton e 47 per cento a Talarico.

Siamo, dunque, pienamente dentro il margine di errore.

Perché Talarico preoccupa la Casa Bianca

Il giovane democratico rappresenta un tipo di candidato particolarmente insidioso per la narrazione trumpiana. Ha 37 anni, è stato insegnante, è deputato alla Camera del Texas e ha studiato teologia. Parla apertamente della propria fede cristiana, ma la collega a posizioni progressiste e a un messaggio economico fortemente centrato sulla classe media, sui lavoratori, sul costo della vita e sulla critica al potere dei grandi interessi economici.

È proprio questa combinazione a renderlo un avversario meno facilmente incasellabile nello stereotipo del democratico liberal delle grandi città americane.

Talarico cerca di parlare anche a quell’elettorato religioso e popolare che negli ultimi anni si è progressivamente spostato verso i repubblicani. Nello stesso tempo attacca un sistema economico che, sostiene, è stato piegato agli interessi dei grandi finanziatori e delle élite economiche.

La vulnerabilità maggiore di Talarico resta però sul terreno delle cosiddette “culture wars”. I repubblicani hanno recuperato alcune sue dichiarazioni sui diritti delle persone transgender, sulle armi e sulla religione, tra cui la frase «Dio è non binario» – vale a dire non riconducibile alla distinzione umana tra maschile e femminile – utilizzandole per dipingerlo come troppo progressista.

Trump ha scelto esattamente questo terreno: non tanto contestare il programma economico del candidato democratico, quanto trasformarlo in un simbolo della sinistra culturale americana.

Ma la strategia contiene anche un rischio. Più il presidente degli Stati Uniti attacca personalmente Talarico, più contribuisce ad attribuirgli una statura nazionale che fino a pochi mesi fa non possedeva.

La risposta (ironica) di Talarico

La reazione della campagna democratica è stata finora soprattutto ironica. Lo staff di Talarico ha scelto di appropriarsi dell’appellativo “Talafreako”, trasformandolo in uno strumento di comunicazione e perfino in merchandising elettorale.

È un meccanismo ormai frequente nella politica americana: neutralizzare l’insulto appropriandosene e trasformandolo in un segno identitario.

Anche una parte dei sostenitori di Talarico sembra aver reagito in questo modo. L’obiettivo è evidente: presentare gli attacchi presidenziali non come una delegittimazione del candidato, ma come la prova indiretta che la Casa Bianca considera ormai la sua candidatura una minaccia reale.

Talarico, dal canto suo, cerca di evitare uno scontro quotidiano esclusivamente personale con Trump e Paxton e insiste soprattutto sui temi economici, sul costo della vita, sulla scuola pubblica e sulle condizioni della classe media.

Particolarmente delicata è la battaglia per il voto ispanico. Una parte significativa dell’elettorato latino del Texas si è spostata verso Trump nel 2024, soprattutto nelle contee lungo il confine con il Messico. Talarico sta cercando di recuperare quel terreno con una linea che combina maggiore attenzione alla sicurezza della frontiera e rifiuto della rappresentazione delle comunità di confine come un problema esclusivamente migratorio.

Il punto politico è semplice: per vincere non gli basta mobilitare Austin, Houston, Dallas e l’elettorato democratico tradizionale. Deve riportare verso il Partito democratico una quota significativa di elettori indipendenti, moderati e ispanici.

Se vincesse Talarico cambierebbe la geografia politica americana

Un’eventuale vittoria democratica avrebbe conseguenze ben superiori alla conquista di un singolo seggio.

In primo luogo interromperebbe un dominio repubblicano nelle competizioni statewide del Texas che dura da oltre trent’anni. Sarebbe un cambiamento simbolicamente enorme: lo Stato che ha rappresentato per decenni una delle colonne portanti del potere repubblicano diventerebbe improvvisamente contendibile.

In secondo luogo, una vittoria di Talarico costringerebbe il Partito repubblicano a modificare la propria geografia elettorale. Il GOP non potrebbe più considerare automaticamente sicuri i quaranta voti elettorali del Texas nelle elezioni presidenziali future e dovrebbe investire risorse, organizzazione e denaro in uno Stato che fino ad oggi poteva quasi dare per acquisito. 

Ma soprattutto c’è il Senato. La maggioranza della Camera alta si giocherà nel 2026 su pochi seggi. Se i democratici riuscissero a strappare proprio il Texas, compensando eventuali difficoltà in altri Stati, la vittoria di Talarico potrebbe contribuire direttamente a determinare chi controllerà il Senato negli ultimi due anni del mandato presidenziale di Trump. E questo cambierebbe radicalmente i rapporti di forza a Washington: dalle nomine giudiziarie all’approvazione delle leggi, fino alla capacità della Casa Bianca di portare avanti la propria agenda.

Per Talarico resta una montagna da scalare. 

Il Texas continua ad avere una struttura elettorale favorevole ai repubblicani e gli stessi sondaggi mostrano come molti elettori, pur giudicando positivamente il democratico sul piano personale, continuino a preferire una maggioranza repubblicana al Senato.

Eppure il semplice fatto che oggi Talarico e Paxton siano separati da pochi decimali rappresenta già una novità politica rilevante.

Forse è proprio qui la spiegazione più semplice dell’attenzione che Trump gli dedica. Quando il presidente degli Stati Uniti comincia a riservare ripetutamente soprannomi, battute e attacchi a un deputato statale di 37 anni, fino a poco tempo fa quasi sconosciuto fuori dal Texas, difficilmente si tratta soltanto di gusto per la provocazione.

Significa, con ogni probabilità, che qualcuno alla Casa Bianca ha cominciato a guardare seriamente i numeri. E quei numeri dicono che, nell’America delle elezioni di metà mandato, persino il Texas non appare più completamente al sicuro.

La “posizione adolescente” dell’odierna politica

Una condizione della mente, non una questione anagrafica

È celebre lo scritto di Lenin sull’estremismo (meglio: sul “sinistrismo”) come malattia infantile del comunismo.

Ecco, io credo che l’attuale classe politica italiana sia invece caratterizzata da una sorta di “posizione adolescente”.

Ascoltiamo quel che scriveva il compianto Sergio De Risio, docente di Psichiatria all’Università Cattolica di Roma: «Intendo innanzitutto sottolineare che con l’espressione “mente adolescente” si fa riferimento ad una dimensione psichica la cui problematica è scorporata da una cronologia precisa ed è invece costitutivamente attiva all’interno del funzionamento della mente sul suo complesso; non si tratta dunque di uno stadio dell’evoluzione psichica ma di una posizione, di un modo di essere della mente “tout court”» (Mente adolescente, in “Pensare Adolescente. Configurazioni psicodinamiche dell’adolescenzialità della mente”).

Dai padri costituenti ai politici “figli”

Proprio in questo 2026  abbiamo ricordato gli ottant’anni trascorsi dal referendum istituzionale che sancì la vittoria della Repubblica e dall’elezione dell’Assemblea costituente. Non a caso si parla di padri e di madri costituenti. I politici attuali, invece, al di là dell’età anagrafica, sono per lo più, metaforicamente, “figli”. Uno dei pochissimi “adulti”, se non forse l’unico, dell’attuale quadro politico-istituzionale è il presidente Sergio Mattarella.

E la posizione adolescente vede prevalere un atteggiamento “egocentrico”, sospeso fra spinte opposte e contrastanti, un’immaturità e una superficialità di fondo, un senso di responsabilità lacunoso.

Quasi che una sorta di “ragion personale” abbia sostituito la classica ragion di Stato, la “ragion di partito”, la “ragion di corrente”.

Lo scontro, la farsa e una politica senz’anima

Si assiste da un lato a una violenza e a una veemenza pericolose dello scontro, dall’altro a un “gioco delle parti” nel quale c’è spazio quasi solo per la farsa. Cadendo addirittura nel ridicolo quando gli esponenti delle varie forze politiche, dinanzi ai microfoni e alle telecamere, anziché argomentare, paiono recitare e pronunciare, con l’intonazione degli scolaretti, piccoli copioni mandati giù a memoria.

Una politica senz’anima.

Il Centro riparta dalla politica, non dal culto del leader

La politica ridotta alla ricerca del capo

Uno dei temi di fondo della politica contemporanea, o meglio della politica della cosiddetta Seconda Repubblica, è sempre quello di sapere chi è il capo o il leader di quel determinato partito o coalizione.

Di norma, il progetto politico e gli stessi programmi politici sono del tutto subalterni e marginali rispetto alla domanda centrale, prioritaria e principale, se non addirittura esclusiva. E cioè, in sostanza, la domanda è sempre la stessa: “Ma chi è il capo di quel partito? Chi è il capo di quella coalizione?”. Il resto è drasticamente irrilevante, se non indifferente, secondario. Cioè i contenuti, i valori, il progetto politico, per non parlare, appunto, del programma di governo.

La lezione ancora attuale di Guido Bodrato

Ora, se c’è un progetto politico che in questa particolare stagione storica può invertire questa prassi, peraltro fortemente diseducativa se non addirittura antipolitica, è proprio quello di ricostruire un Centro autonomo, democratico, riformista e di governo. Al riguardo, ripenso ad una vecchia, ma sempre efficace riflessione dell’ultimo “maestro” del cattolicesimo democratico italiano, Guido Bodrato, che sosteneva che “quando il progetto politico è credibile un leader lo trovi per strada”.

Certo, era una riflessione, quella del leader della sinistra Dc, particolarmente calzante per la lunga stagione della Prima Repubblica, ma che conserva una straordinaria attualità e modernità anche nell’attuale fase politica. E questo per la semplice ragione che, oggi, e di fronte alla progressiva e crescente radicalizzazione del conflitto politico e della conseguente ed inevitabile polarizzazione ideologica dei due schieramenti maggioritari – cioè la destra sovranista, radicale e populista e la sinistra altrettanto radicale, estremista e populista – il progetto di un Centro autonomo, riformista, democratico e di governo può realisticamente decollare in vista delle elezioni del 2027 anche senza avere un capo assoluto, indiscusso ed indiscutibile.

La forza del progetto oltre i partiti personali

Come avviene puntualmente nei partiti personali e del capo, dove tutto si può fare tranne che contestare o mettere in discussione il capo. 

Certo, tutti sappiamo che gli attuali leader di questo campo centrista sono Pina Picierno e Carlo Calenda. Ma le adesioni, i sostegni e le condivisioni che stanno provenendo da tutta Italia e dal mondo variegato, composito e fortemente plurale della galassia centrista confermano che il segreto di questa scommessa, oggi, è la qualità e lo spessore del progetto politico e non la sacralità e l’intoccabilità del capo.

Un Centro riformista per restituire prestigio alla politica

Ecco perché, proprio attraverso la costruzione di un vero ed autentico progetto centrista e riformista, oggi è anche possibile ridare lustro e prestigio alla politica e alle sue regole tradizionali e soprattutto di valenza costituzionale. 

Una politica, cioè, che non si riduca solo e soltanto all’esaltazione di una spietata personalizzazione ma consapevole, al contrario, che senza il pieno recupero della progettualità anche il capo più moderno, più populista e più propagandista non può che continuare ad indebolire ulteriormente e forse irreversibilmente l’intera politica italiana. Ed è anche per questo che oggi il rilancio e la declinazione di una nuova e rinnovata politica passa anche e soprattutto attraverso il progetto di un Centro autonomo, riformista e di governo.

Ucciso dalla polizia il presunto attentatore del Pride di Berlino

Milano, 26 lug. (askanews) – Il presunto attentatore dell’attacco al Pride di Berlino, in cui ha perso la vita una donna, è stato ucciso dalla polizia.

Abdul Ballout è stato rintracciato dalla polizia di Berlino in un capanno da giardino nel quartiere di Spandau, nella periferia occidentale della città. Il blitz è avvenuto intorno alle 18. Gli agenti del SEK (Special Deployment Commando) hanno aperto il fuoco dopo che il 21enne si era scagliato contro gli agenti armato di un’arma da taglio. I vigili del fuoco hanno tentato di rianimarlo, ma è deceduto sul posto a causa delle ferite riportate.

Quirinale, La Russa: Meloni al Colle? Non questa, forse la prossima volta

Roma, 26 lug. (askanews) – “Secondo me lo diventerà presidente della Repubblica, magari la prossima volta e non questa. Quando non lo so, ma se un giorno Meloni diventasse presidente della Repubblica sarebbe un grande bene per l’Italia. Non credo voglia farlo adesso ma non c’è nessuna ragione che possa suonare come allarme”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa intervistato a Viareggio nell’ambito della rassegna “L’Estate del Principe”. Secondo La Russa “anche una fetta del centrosinistra” ne sarebbe felice.

Esodo estivo, l’Anas: traffico intenso nell’ultimo fine settimana di luglio

Milano, 26 lug. (askanews) – Si avvia alla conclusione l’ultimo fine settimana di luglio contraddistinto dalle partenze verso le località di villeggiatura e contrassegnato da Viabilità Italia con il bollino rosso per il pomeriggio di venerdì 24 luglio, la mattina di sabato 25 luglio e il pomeriggio di oggi, domenica 26 luglio. Sulla rete Anas (Gruppo FS Italiane) sono state confermate le previsioni traffico in aumento già a partire da venerdì con traffico intenso durante tutto il fine settimana.

Gli incrementi rispetto al fine settimana di metà luglio hanno interessato in particolare le isole maggiori, con aumenti compresi tra lo 0,29% in Sardegna e lo 0,57% in Sicilia, e le zone di montagna, dove l’incremento medio si è attestato sull’1,3%, con un picco dell’1,6% sulla rete statale del Veneto.

Rispetto all’ultimo fine settimana di luglio 2025 i dati complessivi nazionali mostrano un lieve aumento, pari allo 0,2%, con valori che nelle regioni del Nord della Penisola raggiungono il +5%.

Rallentamenti con code sono stati registrati in particolare in Lombardia lungo la statale 36 “del Lago di Como e dello Spluga” in provincia di Lecco e in Sicilia sul Raccordo Autostradale 15 “Tangenziale Ovest di Catania” in prossimità del Casello di San Gregorio. Traffico in aumento nella mattina di oggi anche sulla statale 18 “Tirrena Inferiore” in Calabria e, sempre in Calabria, sulla statale 106 “Jonica”.

La giornata di oggi è stata caratterizzata dagli incendi che hanno determinato l’adozione di limitazioni temporanee alla circolazione in Sicilia sull’Autostrada A19 “Palermo-Catania” a Termini Imerese (PA), in Puglia sulla statale 693 “dei Laghi di Lesina e Varano” a Cagnano Varano (FG), in Molise sulla statale 16 “Adriatica” a Campomarino (CB) e nel Lazio lungo il Grande Raccordo Anulare di Roma tra Laurentina e Pontina. Sulla A2 “Autostrada del Mediterraneo” i volumi maggiori di traffico sono stati registrati a Pontecagnano Faiano con oltre 240.190 transiti, a Salerno con 203.950 veicoli transitati e a Battipaglia con 165.810. In Sicilia, sulla A19DIR “Diramazione per via Giafar”, sono transitati 181.410 veicoli, 108.565 sulla A19 “Palermo-Catania” presso Altavilla Milicia e 33.447 ad Alimena. Nel Lazio, sul “Grande Raccordo Anulare” sono transitati 324.180 veicoli tra Laurentina ed Eur, 298.160 tra Pisana e Aurelia e 273.460 tra Cassia Tomba di Nerone e Cassia Veientana Sant’Andrea. 138.240 i veicoli transitati sulla statale 148 “Pontina” a Roma e 128.360 sulla statale 7 “Via Appia” a Ciampino. In Calabria, sulla strada statale 106 “Jonica” sono stati registrati 72.610 transiti a Castellaneta, 69.800 all’altezza di Reggio di Calabria e 36.000 a Portigliola. Sulla SS107 “Silana Crotonese”, a Rende, sono 55.960 i veicoli transitati, mentre sulla strada statale 18 “Tirrena Inferiore” sono stati rilevati 83.190 transiti a Capaccio Paestum.

In Lombardia, lungo la statale 36 “del lago di Como e dello Spluga” i sensori hanno fatto rilevare 227.650 transiti all’altezza di Monza e oltre 146.000 sulla statale 336 “dell’Aeroporto della Malpensa” a Gallarate. Tra le sezioni con i dati di particolare rilievo emergono: in Umbria la statale 16 “Adriatica” con 318.725 transiti all’altezza di Bari e il Raccordo Autostradale 6 “Perugia-Bettolle” con 80.119 transiti a Corciano, in Campania la SS162NC “Asse Mediano” con 180.500 transiti a Giugliano, in Puglia la statale 101 “Salentina di Gallipoli” con 131.595 transiti a Lequile.

Per quanto riguarda i dati complessivi regionali, in Veneto i sensori di traffico hanno registrato il transito di quasi 650.500 veicoli, oltre 693.500 in Piemonte, oltre 2 milioni in Emilia-Romagna, 775.000 in Abruzzo, quasi 78.000 in Valle d’Aosta, 219.500 in Liguria, 780.000 nelle Marche e 300.000 in Basilicata.

Formula1, Norris: "Mai avuta una macchina così da guidare"

Roma, 26 lug. (askanews) – Trionfo di Lando Norris nel Gp di Ungheria. Il britannico, tuttavia, non nasconde a caldo che i primi metri siano stati tutt’altro che semplici. Nonostante la partenza dalla pole, Norris è stato sorpreso allo spegnimento dei semafori proprio da Piastri, costretto così a inseguire nelle fasi iniziali della gara.

“All’inizio non è stata un grande partenza e Piastri è stato bravo a passarmi. Ho spinto poi come un pazzo per provare a forzare un errore di Oscar. Mai avuta un macchina così da guidare, il passo era talmente buono da potermi permettere di stare in pista più degli altri. Sono felice di essere tornato a vincere”, ha dichiarato a caldo.

Il successo di Budapest, però, non modifica l’approccio del campione del mondo, consapevole che il vantaggio mostrato in Ungheria non rappresenta necessariamente la fotografia dell’intera stagione. Norris preferisce mantenere un profilo prudente, riconoscendo i progressi della McLaren ma senza lasciarsi trascinare dall’entusiasmo. “Ci saranno dei momenti in cui faremo fatica, ma questa pista ci ha dato qualcosa. Possiamo vincere altre gare, abbiamo fatto un grande lavoro”.

La vittoria in Ungheria arriva inoltre nell’ultimo appuntamento prima della pausa estiva, un risultato che permette alla squadra di affrontare le settimane di stop con maggiore serenità, pur senza abbassare il livello di attenzione. “Sicuramente andare in vacanza dopo questo risultato è positivo, ma dobbiamo continuare a spingere. Questo è stato un week end perfetto. Devo ringraziare il team per avermi dato quest’opportunità”.

Formula1, Ordine d’arrivo e classifica mondiale piloti

Roma, 26 lug. (askanews) – Questo l’ordine d’arrivo del Gp di Ungheria e la classifica del mondiale piloti

Ordine d’arrivo Lando Norris (McLaren) – 1:39:56.180; 2. Max Verstappen (Red Bull) +15.080; 3. Kimi Antonelli (Mercedes) +18.728; 4. Charles Leclerc (Ferrari) +23.840; 5. Lewis Hamilton (Ferrari) +24.540*; 6. Isack Hadjar (Red Bull) +55.488; 7. George Russell (Mercedes) +57.503; 8. Liam Lawson (Racing Bulls) +1 giro; 9. Nico Hülkenberg (Audi) +1 giro; 10. Arvid Lindblad (Racing Bulls) +1 giro; 11. Gabriel Bortoleto (Audi) +1 giro; 12. Pierre Gasly (Alpine) +1 giro; 13. Lance Stroll (Aston Martin) +1 giro; 14. Fernando Alonso (Aston Martin) +1 giro; 15. Franco Colapinto (Alpine) +2 giri; 16. Esteban Ocon (Haas) +2 giri; 17. Alexander Albon (Williams) +2 giri; 18. Carlos Sainz (Williams) +2 giri; 19. Oliver Bearman (Haas) +2 giri. Ritirati: Oscar Piastri (McLaren), rottura del cambio; Sergio Perez (Cadillac), rottura sospensione; Valtteri Bottas (Cadillac), problema ai freni.

Classifica mondiale piloti Andrea Kimi Antonelli (Italia, Mercedes) 219; 2. Lewis Hamilton (Regno Unito, Ferrari) 169; 3. George Russell (Regno Unito, Mercedes) 160; 4. Charles Leclerc (Monaco, Ferrari) 138; 5. Lando Norris (Regno Unito, McLaren) 128; 6. Max Verstappen (Paesi Bassi, Red Bull) 108; 7. Oscar Piastri (Australia, McLaren) 92; 8. Isack Hadjar (Francia, Red Bull) 68; 9. Liam Lawson (Nuova Zelanda, Racing Bulls) 43; 10. Pierre Gasly (Francia, Alpine) 42; 11. Arvid Lindblad (Regno Unito, Racing Bulls) 23; 12. Franco Colapinto (Argentina, Alpine) 19; 13. Oliver Bearman (Regno Unito, Haas) 18; 14. Gabriel Bortoleto (Brasile, Audi) 10; 15. Carlos Sainz Jr. (Spagna, Williams) 6; 16. Alexander Albon (Thailandia, Williams) 5; 17. Esteban Ocon (Francia, Haas) 3; 18. Nico Hülkenberg (Germania, Audi) 2; 19. Sergio Perez (Messico, Cadillac) 1; 20. Valtteri Bottas (Finlandia, Cadillac) 0; 21. Lance Stroll (Canada, Aston Martin) 0.

Incendi in Francia, salgono a 220mila gli evacuati nella Gironda

Roma, 26 lug. (askanews) – Questa notte il violento incendio che sta devastando il dipartimento della Gironda, nel sud-ovest della Francia, ha costretto all’evacuazione di 55.000 persone, portando il totale degli sfollati a ben 220.000 in una sola regione. Sono state ordinate evacuazioni nelle città situate a sud-est del bacino di Arcachon e nei pressi della città di Bordeaux (Marcheprime, Le Barp, Biganos, Mios, Cestas).

Si tratta – ha scritto Le Figaro – di una delle più grandi evacuazioni mai organizzate in Francia a causa degli incendi boschivi.

Venti mutevoli e raffiche, oltre alle condizioni di siccità e caldo estremo che perdurano da settimane, hanno complicato gli ingenti sforzi per contenere la propagazione del gigantesco rogo che imperversa senza controllo da metà settimana in questo dipartimento della regione Nuova Aquitania.

Formula1, Antonelli: "Oggi ho limitato i danni, ora spingere"

Roma, 26 lug. (askanews) – Gara difficile ma punti pesanti per Kimi Antonelli che chiude terzo a Budapest ma allunga in ckassifica su Lewis Hamilton. “Senza dubbio una gara difficile con i sorpassi non semplici. Pensavamo di provare la strategia ad una sosta ma la gomma era troppo al limite. Mi sono fermato, poi c’è stata la VSC ma per fortuna nonostante le Ferrari si fossero fermate sono stato in grado di tenerle dietro”. Le parole del bolognese. Ultima battuta sulla corsa al titolo che lo vede dominare la scena: “Non mi sarei assolutamente mai immaginato di arrivare alla pausa estiva con una situazione simile di classifica. Sono molto contento, oggi ho limitato i danni ma non dovrò mai smettere di spingere nella seconda parte di stagione”.

Formula1, Norris trionfa in Ungheria, Antonelli sul podio

Roma, 26 lug. (askanews) – Lando Norris torna al successo e firma il Gran Premio d’Ungheria al termine di una gara gestita con autorità, regalando alla McLaren una vittoria costruita sul ritmo e sulla strategia. Sul tracciato dell’Hungaroring il campione del mondo in carica precede Max Verstappen, secondo con la Red Bull, e Andrea Kimi Antonelli, che conquista un prezioso terzo posto con la Mercedes e consolida la leadership della classifica iridata.

La gara si decide già al via, quando Oscar Piastri sfrutta la scia del poleman Norris e gli soffia la prima posizione. Le due McLaren prendono subito il largo, mentre alle loro spalle Verstappen supera Charles Leclerc e Lewis Hamilton si porta in scia all’olandese. Ferrari prova a giocare la carta della gomma soft, ma il ritmo delle monoposto di Woking si rivela superiore.

La svolta arriva nella seconda metà di gara. Antonelli, autore di uno stint molto lungo con le gomme medie, resta al comando per alcuni giri in attesa della sosta, prima di rientrare nella lotta per il podio. Al 57° giro il colpo di scena: Piastri è costretto al ritiro per un problema al cambio mentre occupa la terza posizione. La Virtual Safety Car favorisce l’ultimo giro di soste e Norris mantiene il comando davanti a Verstappen e allo stesso Antonelli.

Nel finale il pilota italiano prova anche ad avvicinare la Red Bull, mentre Hamilton riceve una penalità di cinque secondi per eccesso di velocità in pit-lane. Il britannico taglia il traguardo quarto ma retrocede alle spalle del compagno di squadra Leclerc, che chiude così in quarta posizione davanti alla seconda Ferrari.

Settimo George Russell, protagonista di una rimonta dopo un problema al via che lo aveva fatto precipitare nelle retrovie. Ritirati anche Valtteri Bottas e Sergio Perez.

Con il terzo posto di Budapest Antonelli rafforza la propria leadership nel Mondiale prima della pausa estiva. La Formula 1 tornerà in pista dal 21 al 23 agosto con il Gran Premio d’Olanda a Zandvoort.

Ginnastica, la siciliana July Marano regina dell’artistica

Roma, 26 lug. (askanews) – La nuova regina dell’artistica italiana, diciotto anni il prossimo settembre, si chiama July Marano. La siciliana della Ginnastica Civitavecchia conquista il titolo assoluto femminile al PalaMeda, al termine di una due giorni organizzata con grande cura dalla Ginnastica Meda, sotto la regia di Maurizio Allievi e del suo staff, imponendosi con il punteggio complessivo di 106.700. Decisiva la seconda prova di oggi, chiusa con 54.250, che sommato al 52.450 ottenuto nella prima giornata le ha consegnato la corona tricolore. È l’86esima generalista dell’albo d’oro FGI, in una competizione inaugurata nel 1937 Canella Ebore dell’U.S. Sestri Ponente. Alle sue spalle della stella di Capo d’Orlando, cresciuta alla corte di Camilla Ugolini (premiata come miglior tecnico con una bicicletta) e Marco Massara, staccata di appena un punto e mezzo, la campionessa uscente Giulia Perotti (Libertas Ginnastica Vercelli), classe 2009, che con il miglior totale di giornata (54.350) ha provato fino all’ultimo a difendere la corona, fermandosi però a 105.200 punti complessivi. Sul terzo gradino del podio medese sale la giovanissima Anthea Sisio (Aiace Ginnastica), veneziana che si allena al CAT di Trieste, nata nel 2010 e capace di totalizzare 105.150 punti grazie al 52.950 del Day2. (Foto Fgi, Simone Ferraro)

Incendi in Spagna, Sanchez: ci attendono ancora ore difficili

Roma, 26 lug. (askanews) – Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha dichiarato che sebbene la lotta contro gli incendi che stanno interessando Madrid, Ávila e Toledo sia stata “molto positiva”, “rimangono ore difficili”. Parlando a Navaluenga, nella provincia di Ávila, dove ha partecipato alla riunione del Comitato Statale di Coordinamento e Gestione del Piano Statale di Emergenza, Sanchez ha sottolineato che si sta ancora lavorando per “consolidare alcune aree” e ha confermato che il Consiglio dei Ministri dichiarerà martedì, con un decreto legge, lo stato di emergenza in queste aree.

Il premier spagnolo era accompagnato dal ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska e dal presidente della comunità autonoma di Castiglia e León, Alfonso Fernßndez Mañueco.

Dopo aver ribadito le minacce derivanti dall’emergenza climatica, che sta colpendo “in modo particolarmente grave la penisola iberica”, Sanchez si è concentrato sugli incendi attivi ed ha espresso un certo ottimismo, osservando che si stava lavorando per “consolidare” il contenimento di alcuni focolai.

Secondo le informazioni ricevute dal comando delle operazioni di emergenza, la notte era stata “molto positiva in termini di evoluzione dell’incendio, del suo controllo e della lotta contro di esso”, pur esortando alla cautela perché restavano ancora “ore complesse”.

“Vedremo come si evolverà la situazione oggi”, ha concluso Sanchez ribadendo l’appello ai cittadini a “esercitare estrema cautela e prevenzione”.

(con fonte: Servimedia).

Berlino, il ministro dell’Interno: è attentato terroristico islamico

Roma, 26 lug. (askanews) – L’attacco avvenuto ieri sera al Pride di Berlino, che ha causato un morto e 29 feriti, è stato un attentato terroristico di matrice islamica. Lo ha dichiarato oggi il ministro dell’Interno tedesco. “Tutto ciò che vediamo qui ci porta ad avere a che fare con un attentato terroristico di matrice islamica”, ha affermato il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt.

Il sospettato dell’attacco è ancora latitante. Le autorità hanno emesso un mandato di cattura e hanno avvertito la popolazione di non avvicinarsi ad Abdul Ballout, 21enne cittadino tedesco di origini libanesi, poiché potrebbe essere armato e pericoloso.

Secondo le autorità, Ballout avrebbe ferito diverse persone dopo aver investito con un furgone diverse persone nel parco Tiergarten, intorno alle 22, prima di schiantarsi contro un albero. In seguito, il sospettato avrebbe aggredito altre persone con un’arma bianca, presumibilmente un machete. La festa di chiusura del festival del Pride, nota come ‘Christopher Street Day’, era in corso in quel momento vicino alla Porta di Brandeburgo, a poca distanza, dopo una parata con circa 80 camion che aveva attraversato il centro di Berlino all’inizio della giornata.

Le autorità tedesche hanno emesso un mandato di cattura per Ballout, avvertendo il pubblico di evitare “contatti diretti” con il sospettato e avvertendo che potrebbe essere armato e pericoloso.

La polizia aveva precedentemente dichiarato di aver identificato un sospetto con legami con gruppi islamici nella capitale tedesca.

“Il sospetto è noto alla polizia. Sappiamo che è un membro di ambienti islamici qui a Berlino e le nostre ricerche procedono a pieno ritmo”, ha dichiarato – secondo quanto riporta la Associated Press – il portavoce della polizia Florian Nath, aggiungendo che gli investigatori non avevano informazioni sui “suoi motivi specifici”.

La polizia ha condotto diverse operazioni in città alla ricerca del sospetto. Tra queste, una perquisizione in un appartamento nel quartiere di Schöneberg a Berlino nelle prime ore di oggi, che però non ha dato riscontro.

Secondo i quotidiani Bild e Spiegel, Ballout sarebbe un sostenitore del cosiddetto Stato Islamico (Isis). L’uomo si era recato lo scorso anno in Medio Oriente nel tentativo, poi fallito, di unirsi al gruppo ed era già stato condannato in Germania per “preparazione di un grave atto di violenza sovversiva”, riportano le stesse testate.

Scherma, Di Veroli d’argento ai mondiali di Hong Kong

Roma, 26 lug. (askanews) – Un grande Davide Di Veroli ha conquistato la medaglia d’argento ai Campionati del Mondo Assoluti di Hong Kong 2026 nella spada maschile individuale. Il 24enne romano ha offerto una prestazione spettacolare, che l’ha condotto sul secondo gradino del podio iridato a una sola stoccata dal titolo andato allo svizzero Lucas Malcotti, che si è imposto per 12-11 in una finale combattuta fino all’ultimo centesimo di secondo. Per Davide Di Veroli, che regala all’Italia la terza medaglia in tre giorni al Mondiale asiatico, un argento d’enorme valore dopo una gara fantastica, segnata da rimonte incredibili, da vero campione. Per lo spadista delle Fiamme Oro è il secondo argento iridato dopo quello conquistato nell’edizione di Milano 2023.

Lo straordinario percorso di Davide Di Veroli si era aperto con il successo nel primo turno sul marocchino Elkord con il punteggio di 15-12. Subito dopo, con un’altra prestazione di grande carattere, il poliziotto che si allena al Piccolo Teatro Milano ha superato 15-13 il portacolori delle Isole Vergini, Schembri, approdando agli ottavi. Qui l’azzurro delle Fiamme Oro ha saputo rimontare nel finale del match il francese Bardenet, piazzando l’allungo vincente nei secondi conclusivi ed esultando per il risultato di 14-12. Nei quarti di finale, contro il giapponese Ryu Matsumoto, Di Veroli è stato protagonista di una rimonta incredibile: sotto di quattro stoccate a 21″ dalla fine ha recuperato tutto lo svantaggio e, al minuto supplementare, ha piazzato la parata e risposta decisiva chiudendo sul 14-13. Di Veroli show anche in semifinale: in un’altalena di punteggio ed emozioni, ancora nella fase decisiva del match, Davide ha superato per 15-13 Masaru Yamada, altro portacolori del Giappone, volando così all’ultimo atto.

In finale contro lo svizzero Lucas Malcotti è stata ancora sfida palpitante, equilibratissima. L’elvetico negli ultimi secondi è riuscito a ribaltare lo svantaggio e a portarsi a +2. Davide, seguito a fondo pedana dal CT Diego Confalonieri, ha tentato l’ennesima rimonta ma allo scadere del tempo il punteggio di 12-11 ha premiato Malcotti. Argento da applausi, comunque, per Di Veroli, da pochi mesi laureatosi in Economia e capace con questo podio di confermarsi spadista di fama mondiale. Il suo argento è il terzo per la spedizione azzurra in due giornate iridate a Hong Kong 2026, dopo quelli conquistati ieri da Filippo Macchi nel fioretto maschile e da Giulia Rizzi nella spada femminile. (Foto Federscherma.it)

Cultura, Meloni: primato italiano ci sprona a fare sempre meglio

Roma, 26 lug. (askanews) – “I Teatri condominiali all’italiana sono stati riconosciuti Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Gioielli storici, architettonici e culturali che, da secoli, impreziosiscono l’identità di borghi e città dell’Italia centrale e la rendono unica. Questo riconoscimento consolida il primo posto dell’Italia nella classifica dei siti Unesco. Un primato che ci inorgoglisce e che ci sprona a fare sempre di più e meglio”. Lo dichiara in una nota la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“L’Italia – prosegue la premier – è una superpotenza culturale e noi continueremo a fare ogni giorno la nostra parte per custodire, proteggere e valorizzare un patrimonio che tutto il mondo ci invidia”.

“Grazie a tutti coloro che hanno creduto fin dall’inizio in questa sfida e che hanno permesso potesse essere vinta”, conclude la presidente del Consiglio.

Formula1, Hamilton frustrato dopo la penalità: "Tre in tre gare"

Roma, 26 lug. (askanews) – La pole sfiorata, poi la penalità e la retrocessione in griglia. Lewis Hamilton non nasconde la frustrazione dopo il verdetto dei commissari del Gran Premio d’Ungheria, che lo ha punito con tre posizioni per l’impeding nei confronti di Oscar Piastri. Il pilota della Ferrari partirà così dalla quinta casella dopo essere stato vicino alla prima posizione, persa per appena 12 millesimi contro Lando Norris.

“È l’ennesimo weekend in cui mi sono sentito fantastico in tutte le sessioni, ma poi è crollato tutto sul più bello”, ha spiegato il sette volte campione del mondo. “Passare dall’essere così vicini alla pole position a dover partire dalla P5 è molto frustrante”.

Per Hamilton si tratta della terza penalità in tre appuntamenti consecutivi, dopo quelle ricevute nei weekend di Spa e Silverstone. Una serie di episodi che ha complicato la rincorsa al leader del Mondiale Kimi Antonelli, dal quale il britannico deve recuperare 45 punti.

“Faccio del mio meglio per restare positivo: lo sport è fatto di alti e bassi e si gioca sui minimi dettagli. Ogni singolo punto conta e bisogna sfruttare tutte le opportunità. Però, dopo aver incassato tre penalità in tre weekend consecutivi, sta diventando complicato aggrapparsi alla positività”, ha aggiunto Hamilton.

Il pilota della Ferrari ha comunque sottolineato i progressi della squadra: “Non lascerò che queste battute d’arresto cancellino il lavoro che stiamo facendo. La vettura si sta comportando sempre meglio e con il passo che abbiamo possiamo fare qualcosa di importante in gara”.

L’Hungaroring resta un circuito speciale per Hamilton, che guarda con fiducia alla gara: “Mi è sempre piaciuto. Abbiate fede”. L’obiettivo sarà trasformare la quinta posizione in griglia in una rimonta per continuare la sfida iridata con Antonelli e la McLaren.

Scherma, Mondiali, Di Veroli in finale per l’oro

Roma, 26 lug. (askanews) – La seconda giornata dei Mondiali di Hong Kong 2026 regala all’Italia la terza medaglia della rassegna. Davide Di Veroli si è qualificato per la finale per l’oro nella spada maschile individuale. Battuto in semifinale 15-13 il giapponese Masaru Yamada. Il 24enne romano delle Fiamme Oro ha costruito il suo percorso con una serie di prestazioni di alto livello. Dopo aver superato il marocchino Houssam Elkord (15-12) e il kazako Vadim Sharlaimov (15-13), negli ottavi ha eliminato il francese Alexandre Bardenet, rimontando nel finale e imponendosi 14-12. Ancora più spettacolare il quarto di finale contro il giapponese Ryu Matsumoto: sotto di quattro stoccate a 21 secondi dalla conclusione, Di Veroli ha completato una clamorosa rimonta, pareggiando i conti e trovando alla priorità la parata e risposta decisiva per il 14-13.

Pallanuoto, alla World Cup l’Italia è terza, trionfa la Grecia

Roma, 26 lug. (askanews) – Il Settebello chiude al terzo posto la World Cup di pallanuoto. Gli azzurri hanno battuto l’Australia 16-10 nella finale per il bronzo, riscattando la sconfitta in semifinale contro la Grecia, poi campione del torneo. Grande protagonista Giacomo Cannella, autore di cinque reti, con Ferrero a quota quattro e Condemi con una tripletta.

La squadra di Alessandro Campagna ha comandato la partita fin dall’inizio, costruendo il vantaggio nei primi due tempi e resistendo alla reazione australiana nella terza frazione. Decisiva la prestazione in inferiorità numerica: l’Italia ha concesso appena sette gol su 21 superiorità degli avversari.

“È un risultato che premia il grande lavoro degli ultimi mesi”, ha commentato il capitano Marco Del Lungo. “Siamo cresciuti partita dopo partita, stiamo seminando bene per i prossimi traguardi”, ha aggiunto Gianmarco Nicosia.

Il Settebello ha dovuto fare a meno dello squalificato Francesco Del Basso, espulso nella semifinale persa contro la Grecia. Nella sfida per il terzo posto gli azzurri hanno chiuso avanti nei primi due parziali (2-1, 6-4), hanno subito il ritorno dei padroni di casa nel terzo tempo (4-3), ma hanno poi piazzato l’allungo decisivo nell’ultima frazione (5-2).

Il titolo è andato alla Grecia, che nella finale ha superato l’Ungheria 15-14. I greci erano partiti forte, arrivando anche a tre gol di vantaggio, poi hanno resistito alla rimonta magiara fino al successo finale. Nelle due precedenti edizioni della World Cup, competizione che ha preso il posto della World League, aveva trionfato la Spagna.

Nel torneo femminile successo degli Stati Uniti, che hanno battuto la Spagna 13-9 in finale. Terzo posto per l’Australia, vittoriosa sulla Russia 12-9. Il Setterosa guidato da Mirarchi aveva chiuso la competizione al sesto posto dopo la sconfitta contro l’Olanda per 12-5. (Foto Federnuoto.it)

Pallavolo, Nations League, Italdonne sul podio

Roma, 26 lug. (askanews) – L’Italia chiude al terzo posto la Nations League di volley femminile. Nella finale di consolazione disputata a Macao le azzurre hanno battuto la Cina 3-1 (25-16, 23-25, 25-22, 25-13), reagendo alla sconfitta in semifinale contro il Brasile e conquistando il podio per il terzo anno consecutivo.

Grande protagonista del successo italiano è stata Ekaterina Antropova, autrice di 26 punti e decisiva soprattutto nei momenti chiave della gara. Importante anche il contributo di Sarah Fahr, che ha chiuso con 13 punti. Dalla panchina hanno dato un apporto prezioso Omoruyi e Meli.

Il tecnico Julio Velasco ha confermato la formazione vista nella fase finale del torneo, con Orro in regia, Antropova opposto, Sylla e Nervini schiacciatrici, Fahr e Danesi al centro e Fersino libero. L’Italia è partita forte, trascinata dalla sua opposto, efficace in attacco e al servizio: la fuga sul 18-6 ha indirizzato il primo set, chiuso dall’ace di Sylla.

La Cina però ha reagito nel secondo parziale, sfruttando il muro e una serie di tre ace consecutivi di Zhuang per portarsi avanti. Le azzurre hanno annullato due set point, ma una battuta in rete di Egonu ha consegnato il pareggio alle asiatiche.

Velasco ha cambiato assetto inserendo Omoruyi e Meli al posto di Sylla e Danesi. La Nazionale ha ritrovato equilibrio e continuità, con Antropova e Fahr sempre punti di riferimento in attacco. Dopo un avvio complicato nel terzo set, l’Italia ha piazzato l’allungo decisivo grazie anche al contributo di Meli e Nervini.

Nel quarto parziale la battuta di Antropova ha scavato il solco: l’Italia è salita rapidamente sul 14-6 e ha poi controllato il finale fino al 3-1.

Per le azzurre arriva così un altro piazzamento sul podio dopo i due successi consecutivi in Nations League del 2024 e 2025. Ora l’obiettivo si sposta sull’Europeo, al via il 21 agosto a Göteborg: Velasco avrà poco meno di un mese per preparare la squadra alla nuova sfida continentale.

Formula1, la Malesia in calendario: Sepang sostituisce il Bahrain

Roma, 26 lug. (askanews) – La Formula 1 ha ufficializzato il ritorno della Malesia nel calendario 2026. Il circuito di Sepang ospiterà il Gran Premio del Bahrain, cancellato ad aprile a causa del conflitto internazionale in Medio Oriente. La gara si correrà dal 2 al 4 ottobre, nel fine settimana compreso tra il GP di Baku e quello di Singapore.

La scelta arriva dopo settimane di valutazioni da parte di Liberty Media, che aveva inizialmente provato a mantenere l’appuntamento sul tracciato di Sakhir. Il protrarsi delle tensioni nell’area ha però reso impossibile il ritorno in Bahrain e ha aperto la strada alla soluzione asiatica.

Il Gran Premio assumerà la denominazione di Formula 1 Gulf Air Bahrain Grand Prix in Malaysia e sarà disputato sullo storico circuito di Sepang, già sede della Formula 1 dal 1999 al 2017. La vicinanza geografica con Singapore, distante meno di cinque ore di auto, ha rappresentato un elemento decisivo per la logistica delle squadre.

“Siamo lieti di confermare che la Malesia ospiterà il Gran Premio del Bahrain nel 2026 – ha dichiarato Stefano Domenicali, presidente e CEO della Formula 1 -. Il nostro sport ha dimostrato ancora una volta la capacità di adattarsi, trovare soluzioni e mantenere gli impegni. Sepang occupa un posto speciale nella storia della Formula 1 e sarà una cornice spettacolare per tifosi e protagonisti”.

Il circuito malese ha ospitato 19 edizioni del Mondiale. La prima gara, nel 1999, vide la pole position di Michael Schumacher con la Ferrari e la vittoria del compagno di squadra Eddie Irvine. L’ultima edizione, nel 2017, fu conquistata da Max Verstappen con la Red Bull, mentre Lewis Hamilton firmò la pole position con la Mercedes.

Con l’ingresso della Malesia il calendario 2026 sale a 23 appuntamenti. Resta però ancora da definire il finale di stagione: la doppietta Qatar-Abu Dhabi, prevista tra fine novembre e inizio dicembre, potrebbe essere modificata qualora le condizioni internazionali impedissero lo svolgimento delle gare in Medio Oriente.

Tra le alternative valutate dalla Formula 1 ci sarebbe anche un ritorno in Europa. Oltre a Portimao e Istanbul, in corsa ci sarebbe Imola, che potrebbe ospitare il gran finale di un campionato finora caratterizzato dal protagonismo italiano, con la Ferrari e Kimi Antonelli al centro della scena.

La decisione sul finale di stagione dovrebbe arrivare non prima di ottobre. L’obiettivo di Liberty Media resta quello di disputare almeno 22 Gran Premi, garantendo gli impegni presi con team, sponsor e broadcaster.

L’esercito dell’Iran: stop a rappresaglie perché gli Usa hanno fermato attacchi

Roma, 26 lug. (askanews) – L’esercito iraniano ha affermato di aver interrotto gli attacchi a seguito di una tregua nei raid statunitensi e ha dichiarato che la strategia americana non è chiara nemmeno ai vertici militari statunitensi.

“Gli americani hanno interrotto i loro attacchi nelle ultime due notti. Poiché la nostra strategia è stata interamente di rappresaglia, abbiamo interrotto anche le nostre operazioni di rappresaglia”, ha dichiarato il portavoce dell’esercito Amir Akraminia, citato da Iran International.

Il portavoce ha anche affermato che i funzionari statunitensi sembrano divisi e privi di una strategia chiara, citando le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e le azioni del Comando Centrale degli Stati Uniti.

“La strategia degli Stati Uniti non è chiara nemmeno ai funzionari del Paese stesso. Ciò è evidente nelle dichiarazioni dei funzionari statunitensi, in particolare del presidente degli Stati Uniti, così come nelle azioni del Comando Centrale degli Stati Uniti”, ha affermato Akraminia. Il portavoce dell’esercito iraniano ha avvertito che la continuazione dei raid statunitensi estenderebbe ulteriormente il conflitto, spiegando che la guerra si è già estesa allo Stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso, la chi navigazione è minacciata dai ribelli yemeniti degli Houthi, miilizia sostenuta dall’Iran.

Il Papa: apprensione per l’insaprirsi della violenza in Terra Santa

Roma, 26 lug. (askanews) – “Seguo con apprensione il perdurare e inasprirsi della violenza in Terra Santa. Ultimamente ci sono state vittime, anche molti civili in Cisgiordania ed a Gaza. Rivolgo un accurato appello affinché si torni a negoziare un’equa soluzione politica, fondata sulla pari dignità e di uguali diritti di ogni persona umana”. Lo ha detto Papa Leone XIV parlando a Castel Gandolfo dopo l’Angelus.

Bisogna rigettare – ha continuato il Santo Padre – “nuove azioni militari e decisioni unilaterali, in particolare quelle che violano il rispetto e lo status quo dei luoghi santi, di ogni fede religiosa”.

Il Papa: apprensione per l’insaprirsi della violenza in Terra Santa

Roma, 26 lug. (askanews) – “Seguo con apprensione il perdurare e inasprirsi della violenza in Terra Santa. Ultimamente ci sono state vittime, anche molti civili in Cisgiordania ed a Gaza. Rivolgo un accurato appello affinché si torni a negoziare un’equa soluzione politica, fondata sulla pari dignità e di uguali diritti di ogni persona umana”. Lo ha detto Papa Leone XIV parlando a Castel Gandolfo dopo l’Angelus.

Bisogna rigettare – ha continuato il Santo Padre – “nuove azioni militari e decisioni unilaterali, in particolare quelle che violano il rispetto e lo status quo dei luoghi santi, di ogni fede religiosa”.

No Tav, Usic carabinieri: 143 feriti, la soglia critica è stata superata

Roma, 26 lug. (askanews) – “L’Unione Sindacale Italiana Carabinieri del Piemonte e della Valle d’Aosta esprime una condanna netta e senza esitazioni per i gravissimi episodi di violenza verificatisi durante la marcia No Tav in Val di Susa, culminati nell’assalto organizzato ai cantieri di Chiomonte e San Didero. Il bilancio degli scontri richiama un bollettino di guerra e non può più essere tollerato dallo Stato: 85 poliziotti, 48 carabinieri e 10 finanzieri sono rimasti feriti, mentre mezzi di servizio sono stati danneggiati e snodi stradali e ferroviari strategici per il Paese sono stati bloccati. La nostra solidarietà è piena e concreta nei confronti dei colleghi feriti e di tutti gli operatori delle Forze di Polizia che ogni giorno difendono la legalità e la sicurezza pubblica, pagando troppo spesso un prezzo altissimo in termini di incolumità personale”. Così, in una nota, Leonardo Silvestri, Segretario Generale Regionale Piemonte e Valle d’Aosta dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri – Usic.

“Il dissenso è un diritto costituzionale e nessuno intende metterlo in discussione. Trasformare, però, una manifestazione in un’azione organizzata e di natura paramilitare, finalizzata a colpire lo Stato e le donne e gli uomini in divisa, non è protesta: è violenza eversiva. Rivolgiamo un appello diretto al presidente del consiglio Giorgia Meloni e alle istituzioni di Governo: è il momento di una svolta decisa. Non possiamo più accettare che chi indossa una divisa venga utilizzato come scudo umano contro la violenza organizzata di frange estremiste ed eversive riconducibili ai centri sociali. Servono tutele operative reali, strumenti normativi più efficaci e una risposta dello Stato ferma, visibile e immediata”. “La soglia critica è stata superata. Chiamiamo in causa tutte le forze politiche, i partiti e i movimenti del Paese. Chi tace, giustifica o minimizza aggressioni di questa gravità si assume una responsabilità morale. Non basta scendere in piazza soltanto per contestare l’operato delle Forze dell’Ordine: ci aspettiamo che tutte le forze democratiche promuovano manifestazioni pubbliche per condannare senza riserve la violenza e testimoniare vicinanza a chi garantisce la sicurezza di tutti. Come Usic continueremo a far sentire la nostra voce in ogni sede affinché la sicurezza, la dignità e l’incolumità dei Carabinieri e di tutti gli appartenenti alle Forze dell’Ordine non vengano più calpestate. Non possiamo, tuttavia, limitarci alle parole di solidarietà. Da anni registriamo un impegno del Governo ancora insufficiente rispetto alla gravità delle condizioni in cui operano le Forze dell’Ordine: turni massacranti, esposizione costante al rischio, organici sotto pressione, mezzi spesso inadeguati e retribuzioni che non riconoscono pienamente il valore, la responsabilità e il sacrificio quotidiano di chi serve lo Stato. Chi chiede agli operatori di garantire ordine pubblico, sicurezza e legalità deve avere il coraggio di investire concretamente su di loro, attraverso risorse adeguate, rinnovi contrattuali dignitosi, strumenti operativi efficienti e retribuzioni all’altezza del ruolo svolto”.

Sarà una domenica di temporali, poi arriva la quarta ondata di caldo

Roma, 26 lug. (askanews) – Nella giornata di oggi, Domenica 26 luglio, è previsto il passaggio di un rapido fronte temporalesco. A causa dei forti contrasti tra masse d’aria differenti proprio sull’Italia, sono attese intense precipitazioni al Centro-Nord. Dalla prossima settimana, tuttavia, è confermata una svolta: parte la quarta ondata di calore dell’estate.

Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma un peggioramento delle condizioni meteo a causa del passaggio di un fronte temporalesco in discesa dal Nord Europa. Le correnti instabili andranno a interagire direttamente con le masse d’aria molto calde e umide stazionarie sul Mediterraneo dopo settimane con temperature sempre oltre le medie climatiche. A fornire l’energia necessaria per l’innesco di fenomeni violenti saranno soprattutto i nostri mari. Accumulando calore durante le settimane calde, la superficie marina evapora e rilascia nell’aria un ingente quantitativo di vapore acqueo e calore latente: quando le correnti fresche ed instabili nord-europee impattano su questo “serbatoio” di aria calda e umida, si creano fortissimi moti ascensionali che alimentano temporali di estrema intensità.

Le zone maggiormente a rischio di intense precipitazioni (localmente pure di grandinate e forti raffiche di vento) saranno in particolare Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Liguria di Levante, alta Toscana e Lazio. Veniamo ora alla svolta prevista dalla prossima settimana. Dopo le ultime piogge attese lunedì 27 al Centro-Sud la situazione cambierà radicalmente: è confermato infatti l’avanzamento di un vasto campo di alta pressione di origine subtropicale che dal Nord Africa si spingerà fin nel cuore dell’Europa. Ecco servita la quarta ondata di caldo intenso della stagione, destinata a interessare non solo l’Italia ma gran parte del continente centro-occidentale. Questa figura anticiclonica garantirà un’estrema stabilità atmosferica con sole dominante su quasi tutte le regioni e, al contempo, un deciso e generale aumento delle temperature, con i valori che torneranno a toccare picchi fino a 38-40 °C in molte città del Centro-Nord. Sono questi i due volti del cambiamento climatico in atto: da un lato assistiamo a una sempre maggiore frequenza e durata delle ondate di calore (con la stagione estiva 2026 destinata a passare alla storia come una delle più roventi di sempre), dall’altro cresce in modo esponenziale il rischio di eventi meteo estremi. Le temperature sempre più elevate mettono infatti in gioco una maggiore energia potenziale, accumulando enormi quantità di umidità nei bassi strati dell’atmosfera, pronta a trasformarsi in fenomeni violenti come la cronaca recente continua purtroppo a insegnarci.

Berlino, Meloni: siamo al fianco della Germania e del popolo tedesco

Roma, 26 lug. (askanews) – “Esprimo, a nome del Governo italiano, solidarietà e sincera vicinanza per le drammatiche notizie che giungono da Berlino. L’Italia condanna e si oppone con forza a qualsiasi forma di odio ed estremismo, lavorando ad ogni livello per difendere la libertà e la sicurezza dei nostri cittadini”. Lo scrive la presidente del Consiglio Giorgia Meloni su X a proposito dell’attacco avvenuto iera sera al Pride di Berlino.

“Un pensiero commosso ai familiari della vittima e auguri di pronta guarigione ai molti feriti. Siamo al fianco della Germania e del popolo tedesco”, sottolinea la premier.

Democrazia e potere tecnologico: la nuova sfida del XXI secolo

La fragilità delle democrazie oltre le categorie del Novecento

Il dibattito sulla fragilità delle democrazie occidentali domina ormai da tempo il confronto politico e culturale in gran parte dei Paesi che, dalla fine della Seconda guerra mondiale, hanno costruito la propria stabilità su istituzioni liberali e rappresentative. Un modello che ha garantito decenni di pace, sviluppo economico e tutela delle libertà individuali, ma che oggi appare attraversato da tensioni sempre più profonde.

In Italia, con l’insediamento di un governo ritenuto da molti più marcatamente di destra che di tradizionale centrodestra, il confronto si è riacceso. Da un lato, alcuni intellettuali mettono in guardia dal rischio di una riaffermazione del fascismo, sia pure in forme adattate ai tempi; dall’altro, numerosi osservatori giudicano questa eventualità storicamente improbabile, sostenendo che i regimi novecenteschi appartengano ormai a una stagione definitivamente conclusa.

Mentre il dibattito continua a concentrarsi sulle categorie del passato, rischia però di sfuggire una trasformazione ben più profonda. Le innovazioni tecnologiche non stanno modificando soltanto l’economia, il lavoro o la comunicazione: stanno cambiando anche la natura del potere politico e gli strumenti attraverso i quali esso viene esercitato.

Da Hobbes al potere delle informazioni

In questa prospettiva può essere utile richiamare il pensiero di Thomas Hobbes. Pur scrivendo in un contesto storico completamente diverso, il filosofo inglese individuava nel potere il nucleo della politica. Oggi quel potere non coincide più soltanto con la forza militare o con la ricchezza economica. Sempre più spesso si manifesta nella capacità di orientare il linguaggio, influenzare la costruzione delle narrazioni pubbliche e determinare il modo in cui i cittadini interpretano la realtà. Chi controlla il flusso delle informazioni e gli strumenti attraverso cui esse vengono elaborate esercita, di fatto, una forma di potere che incide direttamente sulla formazione del consenso.

È in questo scenario che la Silicon Valley assume un ruolo nuovo. Da luogo simbolo dell’innovazione tecnologica, si è progressivamente trasformata in uno dei principali centri di produzione di idee, strategie e strumenti capaci di incidere sugli equilibri geopolitici globali.

Due figure rappresentano efficacemente questa evoluzione: Peter Thiel e Alex Karp. Il primo, imprenditore e investitore libertario; il secondo, filosofo formatosi nella Scuola di Francoforte. Insieme hanno fondato Palantir, una delle più importanti aziende specializzate nell’analisi dei dati e nell’intelligenza artificiale applicata alla sicurezza, alla difesa e all’intelligence.

Thiel, Karp e la tecnologia come strumento geopolitico

Pur provenendo da esperienze culturali differenti, condividono una lettura del sistema internazionale influenzata dalle riflessioni del politologo Samuel P. Huntington. Dopo la fine della Guerra fredda, Huntington contestò la celebre teoria della “fine della storia”, secondo cui la democrazia liberale sarebbe diventata il modello politico universale. Al contrario, prevedeva un mondo caratterizzato dalla competizione tra grandi civiltà, segnato da profonde fratture culturali, religiose e geopolitiche. In questo quadro, la stabilità non sarebbe garantita dall’universalizzazione della democrazia, bensì dalla capacità degli Stati di difendere efficacemente i propri interessi strategici.

È all’interno di questa visione che alcuni interpreti collocano il ruolo di Palantir: non semplicemente un’impresa tecnologica, ma uno strumento destinato a rafforzare la sicurezza dell’Occidente attraverso la superiorità nell’uso dei dati e dell’intelligenza artificiale. Secondo Peter Thiel e altri esponenti della stessa area culturale, le democrazie liberali rischiano infatti di essere penalizzate dalla lentezza dei processi decisionali, soprattutto nel confronto con sistemi autoritari altamente centralizzati come la Cina. Da qui nasce l’idea che le tecnologie avanzate possano compensare tali limiti, rendendo più rapide ed efficaci le decisioni strategiche.

In questo contesto vengono spesso interpretati anche gli interventi pubblici di Elon Musk sul dibattito politico europeo. Le sue prese di posizione a favore di movimenti antisistema e le frequenti dichiarazioni sulle vicende interne di diversi Paesi sono considerate da alcuni analisti come il segnale di un crescente attivismo politico da parte delle grandi élite tecnologiche, ormai capaci di influenzare il dibattito pubblico grazie al controllo di piattaforme digitali frequentate da centinaia di milioni di utenti.

La sfida europea tra algoritmi, libertà e democrazia

Che si condivida o meno questa lettura, un dato appare difficilmente contestabile: il rapporto tra tecnologia, potere e democrazia è diventato uno dei principali temi politici del nostro tempo. La disponibilità di enormi quantità di dati, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e la concentrazione di risorse economiche senza precedenti attribuiscono alle grandi aziende tecnologiche una capacità di influenza sconosciuta fino a pochi decenni fa.

L’Europa, tuttavia, fatica a elaborare una risposta comune. La frammentazione politica, la lentezza dei processi decisionali e l’assenza di grandi campioni tecnologici continentali rendono più difficile costruire una strategia capace di coniugare innovazione, sicurezza e tutela delle libertà democratiche.

Forse è proprio questo il punto sul quale il dibattito pubblico dovrebbe concentrarsi. Più che interrogarsi esclusivamente sul possibile ritorno delle ideologie del Novecento, sarebbe opportuno riflettere sulle forme inedite attraverso cui il potere si sta ridefinendo. Le minacce alle democrazie potrebbero infatti non presentarsi con i simboli e i linguaggi del passato, ma attraverso il controllo dei dati, degli algoritmi, delle piattaforme digitali e della capacità di orientare il consenso. È su questo terreno, probabilmente, che si giocherà una delle sfide decisive del XXI secolo.

La competizione politica, l’AI e un nuovo modello di società

Vannacci e le leghe sopra i mari

Con a capo Ettore Fieramosca, tra i 13 cavalieri italiani, che al tempo ebbero la meglio nella disfida di Barletta, figurano anche Fanfulla da Lodi e Brancaleone da Roma. Sarà la suggestione di questi nomi o la storia degli Orazi e Curiazi che ha solleticato Vannacci a gettare il guanto della sfida a Renzi per una competizione sportiva per chi prevalesse a nuoto lungo una distanza di 3 miglia muovendo dalle sponde della Sardegna e non da Busto Arsizio. Lo avrà proposto nella certezza di avere un fisico dalla lega ancora inossidabile e per affossare ancor più la Lega dalla quale ha preso piede.

Lo ha detto in un video mentre emerge a mezzobusto dall’acqua del mare, invitando provocatoriamente a portare anche la Leopolda o la Leonarda, ad eventuale scorta dell’avversario, facendo forse intendere che saprebbe lui accoglierle come si dovrebbe con il vigore di un esperto macho. Pare che Renzi, di rimando, più sobriamente in camicia, gli abbia detto di non perdere tempo a cimentarsi sguazzando tra le onde ma di misurarsi piuttosto in una corsa sull’intero percorso di una maratona classica. Vedremo gli sviluppi.

Mussolini e la forza dell’immagine

Il genio comunicativo di Mussolini nel mezzo della battaglia del grano si fece ritrarre a busto scoperto mentre trattava fasci di spighe con l’orgoglio italiano. Peraltro, come è noto, il Duce non amava la pasta, considerata un prodotto figlio di cultura americana dei nostri emigranti in quella terra e poi rientrati in patria. Pare che, a suo giudizio, la pasta desse fiacchezza e sonnolenza al prestante popolo italico e fosse quindi da ripudiare.

C’è un busto per te

Sarà stata questa immagine ad aver ispirato Vannacci a mostrarsi come Nettuno tra le acque. Eppure è strano perché il mezzobusto è la figura che riporta le notizie pedissequamente non godendo di alcuna autonomia, un ripetitore di veline altrui. La vicenda potrebbe essere anche una bella notizia. Siamo passati dal vizio della corruzione e delle “bustarelle” alla rappresentazione orgogliosa del proprio scultoreo busto.

Voler dare un’idea di propria aitante fisicità potrebbe però essere fraintesa invece con il senso di un bellimbusto, di chi è dotato di una vanità priva di sostanza. Comunque, sicuro del fatto suo, la proposta di cimento è stata mandata al leader di Italia Viva per via social e non per busta, che sarebbe stato modo più congeniale peraltro ad un militare ed alla forma del suo berretto. Pare che non si intimorisca circa la distanza a nuoto da percorrere e del resto è convinto, per dirla alla Manzoni, “in que’ contorni, non ce n’era uno che potesse, a mille miglia, competer con lui”. Chissà cosa ne penserebbe oggi il Generale Angioni.

Su questo piano, solo per fare qualche nome, figure alla De Gasperi, Togliatti, Moro non sarebbe mai emerse dall’oceano politico. Anche il risoluto Fanfani non avrebbe avuto scampo, ma non è questo che ora importa.

Al bando ogni fair play, è l’ora dello scontro

Non si è compreso bene se la gara preveda anche una distanza in bicicletta o meno. In questo caso non ci sarebbe alcun gesto di sportività, simile ad un passaggio di borraccia tra Coppi e Bartali lungo una tappa del Tour de France del 1952. Piuttosto ognuno vorrebbe staccare l’altro magari urlandogli con strafottenza il classico “Pedala!” e forse per questo sembra vogliano evitare un rischio del genere.

I ragazzi d’oggi quando giocano a calcio, nel mentre infiggono un “tunnel” all’avversario, sono soliti dire “busta”, è un gergo di cui non si comprende la riconduzione ma è così. Vannacci e Renzi avranno un’estate di severi allenamenti per arrivare ad ottobre a fare ciascuno un tunnel all’altro e proclamarsi vincitori mentre la politica italiana è finita nel buio fitto di una galleria senza uscita.

Dall’ora dell’amore all’ora dell’AI

L’intelligenza artificiale può servire primariamente ad elaborare in velocità ciò che all’uomo richiederebbe molto più tempo. Il sospetto è che serva, ancor meglio, anche a chi sia intimamente preoccupato del proprio quoziente intellettivo, un felice supporto alle eventuali proprie mancanze. Il viagra è utile per certe debolezze, l’AI a soccorso dei deboli di cervice. Al giorno d’oggi vi ricorrono tutti e così da “La mia droga si chiama Julie” alla mia droga si chiama AI il passo è immediato. Così è di queste ore sui social un video di Vannacci che libera Roggero dalle patrie galere.

A gentile conforto di un quadro ormai sconfortante dà una mano anche Ilaria Salis con una condanna che lascia avviliti. In politica siamo sempre più nel pieno di un triste “salis scendi”, un movimento mirato tragicamente solo verso il precipizio.

Verso il 2027, il mondo popolare scelga finalmente l’autonomia

Un centro autonomo oltre il bipolarismo

Le elezioni politiche del 2027 si avvicinano e da un po’ d tempo qualcosa, nell’area centrista, inizia a muoversi con maggiore decisione. Il progetto politico promosso dal Partito Liberaldemocratico, Azione e Spazio Pubblico continua a lavorare alla costruzione di un cartello di centro definito “Polo Europeista”, con l’obiettivo di offrire un’alternativa al bipolarismo che da anni caratterizza, in maniera forzosa, lo scenario politico italiano.

Si tratta di un’iniziativa che merita attenzione. L’idea di superare una contrapposizione sempre più esasperata tra destra e sinistra e di costruire uno spazio politico autonomo, riformista e di governo risponde all’esigenza di una parte significativa dell’elettorato che non si riconosce più negli attuali schieramenti. Ammesso che vi si sia mai riconosciuto.

Ma c’è una domanda che resta ancora senza risposta: che cosa intende fare il mondo di ispirazione popolare e democratico-cristiana, oggi frammentato in una miriade di associazioni, movimenti e piccoli partiti? Si vuole ancora “portare acqua” ai due blocchi estremisti e continuare ad essere marginali oppure si vuole creare un’alternativa seria e autonoma ad entrambi i poli?

La federazione popolare e il nodo dell’unità

Lo scorso 1° luglio, su iniziativa di Piattaforma Popolare dell’Onorevole Ivano Tarolli, si è svolto un interessante incontro a Roma, a cui hanno partecipato diverse sigle di area, nel corso del quale è stato lanciato un appello affinché le diverse realtà di matrice popolare si federassero in vista delle prossime elezioni politiche, con la prospettiva di dare vita, in un momento successivo, ad un soggetto unico. Un progetto finalizzato a dare voce ad un elettorato oggi smarrito, quello popolare, centrista e spingere per un progetto alternativo alla logica dei due poli.

Le premesse erano e sono certamente incoraggianti e condivisibili. Una federazione popolare avrebbe molte affinità con il nascente progetto centrista promosso da Calenda, Picierno e Marattin e una collaborazione elettorale tra le due esperienze apparirebbe non solo naturale, ma anche auspicabile.

Tuttavia, a distanza di settimane, è legittimo chiedersi che cosa sia rimasto di quell’iniziativa. L’entusiasmo iniziale si tradurrà in un percorso politico concreto oppure tutto resterà confinato all’ennesimo convegno ricco di buone intenzioni?

La vera sfida: ricostruire un partito popolare

Il punto, però, è ancora più profondo. Non si tratta semplicemente di “salire sul treno” del “Polo Europeista”. La vera sfida è costruire, già da oggi, le fondamenta di un autentico partito popolare, capace di elaborare una proposta politica autonoma, con una chiara vocazione di governo e in grado di rappresentare stabilmente quell’elettorato moderato, riformista e cattolico che oggi fatica a trovare una casa politica.

Le elezioni del 2027 rappresentano certamente un passaggio importante, ma non possono essere l’unico orizzonte. Se il mondo popolare vuole tornare protagonista della vita politica italiana, deve iniziare ora un percorso di unità, organizzazione e visione, mettendo da parte personalismi e tatticismi. Diversamente, il rischio è quello di presentarsi ancora una volta divisi, rinunciando a offrire un’alternativa credibile a quanti non si riconoscono nella ormai sterile contrapposizione tra destra e sinistra.

Il lavoro come strumento che eleva l’uomo

Il lavoro come atto creativo e via di elevazione della persona

Quando penso al lavoro, mi tornano in mente le parole di Giorgio La Pira che, nell’Attesa della povera gente, lo definisce un atto creativo, uno strumento umano essenziale, necessario allo sviluppo, al perfezionamento e all’elevazione della persona. Per mezzo del lavoro ciascuno mette in gioco i propri talenti, intreccia sapere e spiritualità, cerca un significato concreto in ciò che fa. È questo che ci distingue non solo dagli animali, ma anche dalle macchine e, oggi, dall’intelligenza artificiale, che resta pur sempre uno strumento potente ma privo di libertà, coscienza e responsabilità.

Eppure, nonostante questa consapevolezza e la convinzione che tecnologia e digitalizzazione debbano rimanere mezzi al servizio della persona, facciamo sempre più fatica a considerare il lavoro come una via di benessere. Dall’osservazione quotidiana nel mondo delle imprese emerge, infatti, quanto sia complesso prendersi cura della dimensione umana del lavoro, anche dove esiste la volontà di sviluppare sistemi “orientati al benessere”. Il rischio è costruire organizzazioni che chiedono alle persone di adattarsi alle macchine, invece di modellare processi e strumenti sulle persone. Quando vengono meno pensiero critico, creatività, spiritualità, senso delle virtù e l’operatività ingegnosa delle mani, le imprese finiscono per smarrire identità e vocazione.

La vera ricchezza dell’impresa è la comunità di lavoro

Il dialogo con imprenditori e lavoratori mostra che la vera ricchezza di un’impresa non coincide con la sola crescita del profitto o con l’aumento della produzione di beni e servizi. Nasce piuttosto dalla capacità di costruire e custodire una comunità di lavoro in cui la dignità della persona, il bene comune e il benessere integrale, al di là delle mansioni e dei ruoli, entrano davvero nelle scelte quotidiane. Una larga tradizione di studi sulle organizzazioni conferma che le persone che stanno bene sul piano psichico, fisico e relazionale lavorano meglio, con effetti positivi sulla qualità e sulla tenuta economico-finanziaria.

L’altro volto lo vediamo nei lavoratori che vivono situazioni di malessere, spesso legate a sovraccarico di lavoro, conflitti interni, scarsa chiarezza organizzativa, precarietà o poco coinvolgimento nelle decisioni. La fatica che ne deriva attraversa il luogo di lavoro e si allarga alla vita familiare ovvero alle relazioni sociali, trasformandosi in stress, burnout, isolamento, sfiducia. Un lavoratore triste, che ha smesso di sperare, smette anche di investire sui propri talenti e sulla capacità di progettare il futuro. Non è solo una dimensione emotiva o relazionale: ne risentono la qualità stessa del lavoro, la produttività e la tenuta complessiva dell’organizzazione.

L’intelligenza artificiale e il rischio di un lavoro senza orizzonte

Attraverso il nostro osservatorio sulle micro e piccole imprese registriamo un aumento dei casi di assenteismo e di isolamento sociale, unitamente a una crescente difficoltà nel tenere insieme vita privata e vita lavorativa. L’ingresso dell’intelligenza artificiale, che nei discorsi promozionali dovrebbe “alleggerire il carico”, spesso finisce per comprimere i tempi e amplificare le richieste. Molti lavoratori descrivono la sensazione di essere come un maratoneta su un tapis roulant: si corre tanto, con grande dispendio di energie, ma senza percepire un vero avanzamento verso un obiettivo condiviso. Quando nel lavoro si ha l’impressione di restare fermi, si spegne l’orizzonte di senso, con ricadute sulla persona, sulla famiglia e sull’impresa.

Tutto ciò pesa in modo ancora più evidente nelle micro imprese, che in Italia, secondo l’Istat, rappresentano poco più del 94% del sistema produttivo nazionale. In queste realtà, spesso è lo stesso imprenditore a seguire attività operative, amministrazione, gestione del personale e rapporti con l’esterno, con un carico che aumenta i rischi psicosociali per sé e per i collaboratori. Queste imprese talvolta hanno pochi strumenti preventivi, poco tempo e risorse limitate da dedicare al benessere organizzativo e non sempre dispongono di competenze strutturate su come progettare il lavoro in modo sostenibile. Allo stesso tempo, però, proprio la dimensione ridotta e il clima familiare possono diventare un punto di forza, perché permettono relazioni più dirette, ascolto reciproco, decisioni rapide.

 

Il benessere integrale per restituire al lavoro la sua vocazione

In tale orizzonte, come Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale abbiamo avviato uno studio sul benessere integrale dei lavoratori. Quando parliamo di “benessere integrale” intendiamo, in senso olistico, la dignità del lavoratore nella sua interezza. Rientrano in questa prospettiva il benessere mentale, fisico, relazionale, professionale, formativo, organizzativo e sociale, insieme a quella sicurezza, anche psicologica, che ogni lavoro dovrebbe garantire. Non guardiamo soltanto a condizioni materiali o retributive: ci interessa un ecosistema che riconosca i limiti, valorizzi le risorse delle persone e le accompagni nel loro contributo alla realizzazione del bene comune.

Per monitorare la situazione delle micro e piccole imprese su un tema ancora poco esplorato e spesso trascurato nelle grandi indagini, abbiamo predisposto un questionario online rivolto a imprenditori, responsabili HR e a chi ricopre ruoli di direzione. Il questionario è disponibile al link: https://benesserelavori.conapinazionale.it/ e ha lo scopo di raccogliere dati quantitativi e qualitativi sui diversi aspetti del benessere integrale, per restituire una fotografia il più possibile fedele del vissuto reale nelle micro e piccole organizzazioni. I risultati saranno presentati in esclusiva al Wellbeing Happiness Forum 2026 di Milano, in programma il prossimo 21 e 22 ottobre, per alimentare un confronto pubblico serio e responsabile su come restituire al lavoro la sua vocazione originaria, affinché torni davvero a essere uno strumento che eleva la persona umana.

 

Antonio Zizza, Direttore Scientifico Centro Studi e Ricerche Co.N.A.P.I. Nazionale

Biennale Danza, Mamela Nyamza: dare voce alle donne uccise

Venezia, 25 lug. (askanews) – Un’opera forte, dolorosa, che parte dall’autobiografia per parlare poi di temi universali. La coreografa sudafricana Mamela Nyamza alla Biennale Danza di Venezia ha ricevuto il Leone d’argento e ha portato in scena la sua opera più recente: “The Herd/Less”. “Io uso l’esperienza della morte di mia madre – ha detto l’artista ad askanews – perché lei viveva in una baracca fatta di zinco, dove è stata uccisa. Lei urlava e nessuno la poteva sentire, per questo ho usato queste latte per lo spettacolo, perché rappresentano lo zinco, il metallo. Noi camminiamo sul metallo, ci sediamo sopra, parliamo dentro di esso. E così lo spettacolo tratta della violenza che colpisce la gente che vive in queste baraccopoli, dove c’è molta criminalità. Io parlo della storia accaduta a mia madre, ma anche di tutte le donne che sono state uccise nelle loro case, che non hanno potuto fare sentire le loro grida”.

Sul palco i performer si muovono in condizioni difficili, ogni gesto richiede intensità e probabilmente anche una dose di dolore. “Camminando sulle latte di zinco – ha aggiunto la coreografa – non sei libera, è come se fossi incatenata, per cui anche di questo parla il mio lavoro e parla di quello che accade ora nel mondo, specialmente in Sudafrica, dove ci sono moltissimi crimini ed è come se non avessimo dei leader”.

L’elemento dell’attivismo è centrale per capire il lavoro di Mamela Nyamza ed è un impegno che si manifesta nella pratica artistica, che passa dal ragionamento sulle performance, per questo appare naturale chiederle se, attraverso gli spettacoli, in qualche modo passi anche una forma di guarigione. “Non mi aspetto che le persone vengano per essere guarite – ci ha risposto – ma vorrei che prendessero consapevolezza del lavoro e vedessero nuove forme di creazione artistica”.

Così come dalla Biennale Danza sempre più si incontrano lavori e coreografie che aprono prospettive diverse e arricchiscono il discorso coreutico sul tema dell’umano.

Biennale Danza, McGregor: fiero dei College e delle nuove produzioni

Venezia, 25 lug. (askanews) – Per Sir Wayne McGregor il 2026 è l’ultimo anno alla direzione artistica della Biennale Danza di Venezia, un percorso che dal 2021 lo ha visto esplorare campi diversi, dalla dimensione dell’umano agli stati di alterazione, dal ragionamento sui limiti da superare alla creazione di mitologie contemporanee. Fino al discorso sul tempo non lineare di questa ultima Biennale. Abbiamo tracciato con lui un piccolo bilancio della sua esperienza di direttore.

“Credo che alcuni dei nostri successi – ha detto McGregor ad askanews – derivino dallo straordinario lavoro svolto con Biennale College e con questi giovani artisti pronti a intraprendere il proprio percorso coreografico e la propria vita; ne vado davvero molto fiero. Ma penso anche di aver dato visibilità a molti artisti che altrimenti non sarebbero stati notati, non solo in Italia ma in tutta Europa, e questo per me è stato fondamentale. C’è poi l’aspetto della creazione e dell’investimento in nuove opere: abbiamo dedicato molto tempo a sostenere produzioni originali anziché limitarci ad acquistare spettacoli già pronti, e credo che questo abbia avuto un impatto significativo a livello globale”.

In un momento non semplice per l’istituzione Biennale di Venezia i festival di danza, teatro e musica sembrano occasioni per rimettere la ricerca al centro, facendolo attraverso i corpi, le nuove leve di artisti e una prospettiva che da particolare si fa universale, come abbiamo imparato anche dagli anni di direzione di McGregor, in attesa di conoscere chi arriverà dopo di lui.

Biennale Danza, un festival alla ricerca di un tempo molteplice

Venezia, 23 lug. (askanews) – “Time Does Not Exist”, Il tempo non esiste, si intitola così la 20esima edizione della Biennale Danza di Venezia, un appuntamento che torna ogni anno per raccontare la scena contemporanea. E per questo 2026 il direttore artistico Wayne McGregor ha scelto un titolo solo apparentemente paradossale, in realtà ancorato alle leggi della fisica che non prevedono il tempo come grandezza fissa fondamentale, poiché varia, esattamente come cambia durante le esperienze d’arte.

“Mi piace l’idea di un festival che non si basi sulla concretezza o su una scansione temporale rigida – ha spiegato McGregor ad askanews -. Apprezzo la possibilità di un tempo molteplice, capace di scorrere simultaneamente, proprio come accade nella nostra esperienza della vita. Sappiamo tutti cosa si prova durante certi spettacoli di danza o di teatro in cui il tempo sembra svanire, evaporare; così come conosciamo quelle rappresentazioni in cui il tempo pare non finire mai. È proprio questo l’aspetto affascinante di come il tempo si colloca nel nostro corpo: non è qualcosa di tangibile come un fiume, bensì una sensazione vissuta, una percezione relazionale. Ed è proprio questo il fondamento del festival”.

L’idea è che gli artisti invitati siano “viaggiatori nel tempo della danza” e che possano portare ciascuno una realtà, tra le molteplici possibili, narrazioni che intrecciano presente, futuro e passato, in un discorso che si fa, di nuovo, circolare e non lineare, per affrontare però le istanze realmente contemporanee: identità, cultura, ecologia e, di conseguenza, la condizione umana. In questo caso attraverso dei corpi che danzano dentro e fuori dal tempo.

Ricorso in Cassazione sullo sconto pena ad Alemanno, Nordio provvede alla revoca

Roma, 25 lug. (askanews) – “Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, non era al corrente della proposizione del ricorso in Cassazione su sollecitazione del Dicastero contro l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza nei confronti del dottor Gianni Alemanno. Nel comunicare l’avvio di un’indagine interna – con accertamento delle relative responsabilità – in quello che appare un disguido burocratico nell’ambito del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, il Ministro provvederà alla revoca immediata dello stesso ricorso e invita il dottor Alemanno a un colloquio al Ministero, quando egli lo vorrà”. E’ quanto si legge in una nota del Ministero di Giustizia.

“Con l’occasione si comunica che già da giorni il Gabinetto del Ministro ha avviato un’istruttoria per la verifica del sistema di calcolo degli spazi dei detenuti nelle celle, suggerita dallo stesso Alemanno – prosegue la nota – il quale ha dimostrato un molto condivisibile interesse per la situazione delle carceri italiane”.

Alemanno aveva annunciato di aver ricevuto una notifica dai carabinieri della stazione di Monte Mario, di un “un incredibile provvedimento: il ricorso in Cassazione del Ministero della Giustizia contro l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che ha ridotto di 6 (sei) giorni la durata della mia pena per effetto delle condizioni inumane in cui sono stato detenuto”. “Questa ordinanza di riduzione della pena – ha sottolineato Alemanno – era già stata impugnata dal DAP (caso rarissimo se non unico) ma questa impugnazione era stata già rigettata dal Tribunale di sorveglianza il 10 giugno scorso. Adesso è la volta del Ministero di ricorrere addirittura in Cassazione per tentare ancora una volta di rimandarmi in carcere per scontare ulteriori 6 giorni”.

Formula1, Norris: "Felice di essere tornato al top"

Roma, 25 lug. (askanews) – “Sono molto felice di essere tornato al top. La Ferrari era veloce, ma noi abbiamo portato degli aggiornamenti che mi hanno aiutato tanto. Sono davvero contento, perché partire davanti su questa pista conta molto”. COsì Lando Norris dopo la pole position in UNgheria in cui ha beffato per soli 12 millesimi Lewis Hamilton. “Onestamente ho avuto fiducia per tutta la giornata. Sono persino sorpreso del tempo che ho fatto, perché il mio giro non è stato perfetto. Alla fine, però, conta soltanto il risultato finale”, ha spiegato il portacolori della scuderia di Woking. Lo sguardo è ora rivolto alla gara di domenica, che si preannuncia particolarmente combattuta. Norris si aspetta una Ferrari molto aggressiva, soprattutto dopo il passo mostrato nella gestione delle gomme a mescola media, e sa che mantenere la leadership alla partenza potrebbe rivelarsi determinante. “Sono nella miglior posizione possibile, ma sappiamo che la Ferrari parte molto bene. Hanno fatto un grande passo con le gomme medie e forse avrebbero potuto ottenere anche qualcosa in più in qualifica. Domani vedremo cosa succederà”, ha concluso Norris, consapevole che la pole rappresenta soltanto il primo passo in un fine settimana ancora tutto da completare.

Formula1, Hamilton: "Uscire per primi scelta non giusta"

Roma, 25 lug. (askanews) – C’è rammarico nelle parole di Lewis Hamilton, beffato per 12 millesimi per la pole position a Budapest. “Innanzitutto congratulazioni a Lando per il giro – ha detto il ferrarista a fine prova – abbiamo fatto un buon lavoro; poi però siamo usciti per primi, e questa non credo sia stata la scelta giusta, il grip non c’era del tutto né per me né per Charles. Questa pista la amo, ma credo che domani sarà una giornata molto dura”. Hamilton ha infine fatto di capire di aver avuto un problema nel suo giro, per cui è stato investigato: “Pole sfuggita? Sì, siamo stati sempre i più veloci, però una volta che ho concluso il mio giro non so se ho ostacolato qualcuno, sto cercando di vivere nella testa quello che è successo, perché non so cosa accadrà”.

Formula1, Leclerc: "Non espresso massimo potenziale"

Roma, 25 lug. (askanews) – Charles Leclerc prova a guardare al bicchiere mezzo pieno dopo aver messo a segno il terzo tempo al termine delle qualifiche del Gran Premio di Ungheria. “Oggi abbiamo vissuto diversi cambiamenti a livello di vento e non sono riuscito ad anticipare quello che sarebbe successo con il bilanciamento della mia vettura. Il feeling non era al massimo, l’avevo sentito già nel corso della FP3 e nel complesso le nostre qualifiche posso definirle confusionarie”. Il monegasco prosegue nella sua analisi: “Nella Q3 non sono riuscito a esprimere il massimo potenziale. Nel primo tentativo non sono stato perfetto nel T3, mentre nel secondo proprio non ne avevo. Questa sera dovrò lavorare tanto con la squadra per estrarre il massimo dalla mia vettura in vista di domani”.

Ciclismo, Carapaz vince all’Alpe d’Huez, Il Tour a Pogacar

Roma, 25 lug. (askanews) – Richard Carapaz conquista la tappa regina del Tour de France 2026 e Tadej Pogacar mette ormai le mani sul suo quinto successo nella Grande Boucle. L’ecuadoriano della EF Education-EasyPost si è imposto nella 20ª frazione, 170,9 chilometri da Le Bourg-d’Oisans all’Alpe d’Huez, approfittando delle due cadute di Sepp Kuss nella salita finale.

Carapaz, già vincitore della 18ª tappa e leader della classifica degli scalatori, ha preceduto al traguardo Remco Evenepoel di 26 secondi. Terzo Sepp Kuss, staccato di 31″, dopo aver visto sfumare il successo a causa delle scivolate sull’ascesa conclusiva.

Pogacar ha scelto una tattica conservativa, restando insieme al compagno di squadra Isaac Del Toro senza attaccare. I due portacolori della UAE Team Emirates-XRG hanno chiuso a 1’05″ dal vincitore, consolidando rispettivamente il primo e il terzo posto della classifica generale. Evenepoel rafforza così la seconda posizione, mentre il giovane francese Paul Seixas conserva il quarto posto nonostante una giornata difficile sul Col de Sarenne.

La frazione, una delle più impegnative dell’edizione con il Télégraphe, la Croix de Fer, il Galibier e l’arrivo all’Alpe d’Huez passando dal Col de Sarenne, è stata animata da una lunga fuga che ha visto protagonisti, tra gli altri, Carapaz, Kuss, Jai Hindley, Juan Ayuso e Davide Piganzoli.

Domani il Tour si concluderà con la 21ª e ultima tappa. A causa dei gravi incendi che stanno colpendo la Francia, il percorso tra Thoiry e Parigi è stato ridotto da 133 a 89 chilometri. La partenza ufficiale sarà data direttamente dagli Champs-Élysées, con due giri supplementari del circuito parigino prima del passaggio a Montmartre e dell’arrivo finale.

Formula1, Norris beffa Hamilton e conquista la pole in Ungheria

Roma, 25 lug. (askanews) – Lando Norris conquista la pole position del Gran Premio d’Ungheria di Formula 1 al termine di una qualifica tiratissima. Il pilota britannico della McLaren ha preceduto di appena 12 millesimi Lewis Hamilton, che aveva comandato gran parte dell’ultimo tentativo sul tracciato dell’Hungaroring.

Seconda fila tutta da seguire con Charles Leclerc terzo al volante della Ferrari e il giovane italiano Kimi Antonelli quarto con la Mercedes. Il pilota bolognese ha confermato il suo ottimo momento dopo essere stato protagonista anche nella terza sessione di prove libere, chiusa al terzo posto.

Norris aveva già dato segnali importanti nelle FP3, chiudendo davanti a tutti davanti a Hamilton, Antonelli e Leclerc. In qualifica la McLaren è riuscita a mantenere il vantaggio, mentre Hamilton ha sfiorato quella che sarebbe stata la sua prima pole stagionale con la Ferrari.

Fuori in Q1 Carlos Sainz, Oliver Bearman, Alexander Albon, Lance Stroll, Valtteri Bottas e Sergio Perez. Nel Q2 il miglior tempo era stato di Norris, seguito da Leclerc e Hamilton. Nel finale, però, è stato il duello tra McLaren e Ferrari-Mercedes a decidere la prima posizione.

Domani il via del GP d’Ungheria è previsto alle 15.00. L’Hungaroring, circuito tradizionalmente difficile per i sorpassi, potrebbe premiare la strategia e la gestione delle gomme, rendendo ancora più importante la posizione in griglia conquistata oggi.

Mps, le istituzioni toscane chiedono un incontro urgente a Giorgetti

Milano, 25 lug. (askanews) – Fronte comune delle istituzioni toscane sul futuro di Mps. La presidente della Provincia di Siena, Agnese Carletti, insieme alla sindaca del Comune di Siena, Nicoletta Fabio, e al presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, trasmetterà una richiesta di incontro urgente al Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. E’ quanto emerso dall’incontro richiesto dalla Carletti e che si è svolto questa mattina a Siena.

Al centro della lettera al Mef, spiega una nota della Provincia di Siena, c’è la forte preoccupazione e l’attenzione delle comunità locali dinanzi ai recenti ed importanti sviluppi che vedono l’istituto senese al centro del nuovo risiko bancario. “Montepaschi non è una semplice realtà creditizia, ma un presidio economico, sociale, occupazionale e culturale imprescindibile per Siena, la sua provincia e l’intera Toscana”, si spiega. “Sulla scorta dei mandati espressi all’unanimità dai rispettivi Consigli (Provinciale, Comunale e Regionale), chiediamo con forza che il Governo ascolti, nell’ambito delle proprie competenze, la voce dei territori”.

Nella nota congiunta al Ministero, le istituzioni territoriali ribadiscono quattro pilastri che dovranno essere garantiti in qualsiasi operazione di riassetto o integrazione societaria: tutela dell’occupazione con la salvaguardia e valorizzazione dei livelli occupazionali, sia diretti che dell’indotto; autonomia direzionale con il mantenimento delle funzioni centrali e della headquarter nel territorio senese e toscano; sostegno all’economia locale con la garanzia del legame di credito verso famiglie, piccole e medie imprese del territorio e tutela del patrimonio storico, artistico e archivistico della banca.

Scherma, doppio argento azzurro ai Mondiali di Hong Kong

Roma, 25 lug. (askanews) – Prima giornata “che conta” ai Campionati del Mondo Assoluti di Hong Kong 2026 e prime due medaglie per l’Italia che festeggia due splendidi argenti con le firme di Filippo Macchi nel fioretto maschile e Giulia Rizzi nella spada femminile. Per entrambi prima volta su un podio iridato, dopo gare strepitose.

Il grande percorso di Filippo Macchi verso l’argento iridato è iniziato con un match combattutissimo nel primo turno, vinto grazie a un gran finale contro il coreano Kim, con il punteggio di 15-13. Il 24enne pisano ha poi sconfitto per 15-10 il giapponese Saito approdando agli ottavi, dove si è imposto 15-12 contro Im, altro portacolori della Corea. In un quarto di finale batticuore il fiorettista delle Fiamme Oro ha sconfitto all’ultima stoccata, con il risultato di 15-14, il russo Kirill Borodachev, conquistando così la certezza della sua prima medaglia iridata in carriera. In semifinale Macchi ha dominato contro il giapponese Kazuki Iimura, chiudendo sul 15-6. Soltanto il finale contro il ceco Alexander Choupenitch si è interrotta la straordinaria prestazione del poliziotto toscano, battuto 15-2.

Brilla d’argento l’Italia anche nella spada femminile con una super Giulia Rizzi. Eppure, era iniziato con il brivido il suo Mondiale, soffrendo nel primo turno per superare 15-14 l’indiana Lohan. Da lì in avanti, però, l’olimpionica a squadre di Parigi 2024 non si è più fermata, prima dominando l’assalto con la svizzera Favre (15-11) e poi superando all’ultima e decisiva stoccata, con il risultato di 13-12, la cinese Yu per conquistare un posto nei quarti di finale. Qui la friulana delle Fiamme Oro ha vinto il derby azzurro tra campionesse olimpiche contro la compagna di squadra Alberta Santuccio, con il punteggio di 15-7, mettendo così in ghiaccio la sua prima medaglia iridata a 37 anni. In semifinale Giulia Rizzi non ha lasciato scampo alla polacca Barbara Brych, facendo suo l’assalto con il verdetto di 15-6 e volando così in finale. Nel match per l’oro, la sfida contro la coreana Sera Song è stata una vera battaglia fino al minuto supplementare, quando l’asiatica ha piazzato il punto decisivo del 9-8. Una sola stoccata dal titolo mondiale, che non toglie valore a un meraviglioso argento per Giulia Rizzi. Quinto posto per Alberta Santuccio.

Domani ai Campionati del Mondo Assoluti di Hong Kong 2026 saranno in palio le medaglie individuali di spada maschile e sciabola femminile. Per l’Italia saliranno in pedana gli spadisti Matteo Galassi, Simone Mencarelli e Davide Di Veroli, e le sciabolatrici Michela Battiston, Mariella Viale e Manuela Spica. Dalle ore 12 italiane le fasi finali. (Foto Federscherma)

Ciclismo, il Tour de France cambia l’ultima tappa per gli incendi

Roma, 25 lug. (askanews) – L’ultima tappa del Tour de France 2026, in programma domenica 26 luglio tra Thoiry e Parigi, è stata modificata a causa dell’emergenza incendi che sta colpendo la Francia, in particolare la regione della Gironda. Lo hanno annunciato con un comunicato congiunto la Prefettura di Polizia di Parigi e gli organizzatori della Grande Boucle.

La decisione è stata presa dopo che il Ministero dell’Interno ha disposto il trasferimento di una parte delle forze di sicurezza inizialmente destinate al dispositivo dell’ultima tappa, per rafforzare gli interventi nelle aree interessate dai roghi.

Per questo motivo il percorso della 21ª tappa è stato ridotto da 133 a 89 chilometri. La carovana partirà da Thoiry alle 13.20 e, al termine della sfilata, raggiungerà direttamente il circuito finale di Parigi. La presentazione delle squadre è fissata alle 15.40; successivamente i corridori saranno trasferiti in autobus nella capitale.

La partenza ufficiale verrà data alle 17.50 direttamente dalla linea d’arrivo sugli Champs-Élysées. I corridori percorreranno due giri supplementari del circuito parigino prima di affrontare il circuito di Montmartre, con arrivo previsto alle 19.45.

La Prefettura di Polizia e la direzione del Tour hanno espresso piena solidarietà alle popolazioni colpite dagli incendi, ringraziando soccorritori, forze dell’ordine, corridori, squadre, enti locali, partner e pubblico per la comprensione dimostrata di fronte a queste misure straordinarie.

La Cgia: con la guerra in Iran stangata da 29 miliardi per le famiglie italiane

Milano, 25 lug. (askanews) – A cinque mesi dallo scoppio della guerra nel Golfo Persico, l’Ufficio studi della Cgia stima che nel 2026 le famiglie e le imprese italiane dovranno sostenere quasi 29 miliardi di euro di costi aggiuntivi per elettricità, gas e carburanti.

Si è giunti a questo risultato, spiega, ipotizzando che i prezzi applicati in questo momento rimangano invariati sino alla fine di quest’anno. Il rincaro maggiore riguarderà benzina e diesel, con una spesa extra di 13,6 miliardi (+20,4% rispetto al 2025), seguiti dall’energia elettrica con +10,2 miliardi (+12,9%) e dal gas con +5 miliardi (+14,6%).

Sul fronte territoriale, è la Lombardia a pagare il prezzo più alto: gli aumenti energetici graveranno sulla regione per 5,4 miliardi, con un incremento del 15,1% rispetto al 2025. Al secondo posto l’Emilia-Romagna, con un aggravio di 3 miliardi (+16,1%), seguita dal Veneto, dove il maggior costo sfiora i 2,9 miliardi (+15,8%). L’impatto più pesante saranno le regioni più popolose e con la maggiore vocazione manifatturiera e commerciale del Paese.Con i prezzi alla pompa di benzina e diesel in modalità self service attestatisi, nell’ultima settimana, rispettivamente a 1,91 e 2,04 euro al litro – con un rincaro, rispetto al periodo a ridosso dell’inizio delle ostilità, del +14,4% per il primo e del +18,5% per il secondo – l’Ufficio studi della Cgia prevede, per il 2026, un aggravio complessivo a livello nazionale pari a circa 13,6 miliardi rispetto al 2025, con un incremento del 20,4%. A livello territoriale, gli aumenti più marcati in termini percentuali si dovrebbero registrare in Basilicata, dove l’aumento raggiungerebbe il 21,6% (+118 milioni). Seguono la Campania e la Puglia, entrambe con un incremento del 21,3%: nel primo caso l’impatto economico è stimato in circa 1 miliardo, nel secondo in 837 milioni.

Per le bollette della luce un aggravio da 10,2 miliardi Rispetto all’ultima settimana di febbraio, il costo dell’energia elettrica ha subito una crescita di prezzo del 51,2%. Siamo passati da 106,7 euro al MWh a 161,2. Per l’anno in corso, pertanto, gli aumenti delle bollette dell’energia elettrica dovrebbero toccare i 10,2 miliardi (+12,9%). In termini assoluti, l’aggravio più importante dovrebbe investire la Lombardia con 2,2 miliardi. Seguono il Veneto con poco più di un miliardo e l’Emilia Romagna con 967 milioni.

Dalle bollette del gas è previsto un prelievo aggiuntivo a livello nazionale di 5 miliardi (+14,6% rispetto al 2025), poiché il prezzo al MWh negli ultimi 5 mesi è schizzato all’insù addirittura del 71,6%, passando da 32,4 euro al MWh di fine febbraio agli attuali 57 euro. Analizzando il trend in valore assoluto, la Lombardia dovrebbe subire un costo addizionale di 1,2 miliardi. Seguono sempre l’Emilia Romagna con +710 milioni e il Veneto con +611 milioni.

Calcio, Napoli, Vergara rinnova fino al 2031

Roma, 25 lug. (askanews) – Dopo tanta attesa, il Napoli ha ufficializzato il rinnovo di contratto di Antonio Vergara. Il giocatore infatti si è legato alla società azzurra fino al 2031 con opzione di rinnovo. Questa la nota pubblicata dalla sua società:

“La SSC Napoli comunica di aver prolungato il contratto per le prestazioni sportive del calciatore Antonio Vergara fino al 30 giugno 2031 con opzione per il prolungamento. Dopo una lunga trafila nel settore giovanile dei partenopei, il 23 agosto 2025 Vergara fa il suo esordio in prima squadra in occasione della vittoria esterna contro il Sassuolo al Mapei Stadium.

Lo scorso 28 gennaio arriva il primo gol in maglia azzurra al cospetto del Chelsea, con un’autentica prodezza che manda in visibilio il pubblico del Maradona. Tre giorni più tardi mette a referto anche il primo gol in campionato, decisivo per la vittoria interna contro la Fiorentina. Con il Napoli ha collezionato 19 presenze, vincendo una Supercoppa Italiana. Congratulazioni, Antonio!”

Roggero, Vannacci posta video IA con Mattarella per grazia

Roma, 25 lug. (askanews) – Roberto Vannacci posta su Instagram un video realizzato con l’Intelligenza artificiale in cui è rappresentato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Nel video si vede Vannacci, nelle vesti di un centurione romano, che si avvicina a un anziano nobile, con le sembianze di Mattarella, e gli consegna una pergamena: la richiesta di grazia per Mario Roggero.

“Grazia per Roggero”, è la semplice didascalia, in cui si fa riferimento a una petizione online per chiedere la grazia.

Il video termina con Vannacci-centurione che va a liberare Roggero dalla cella.

Formula1, Norris il più veloce nelle FP3 in Ungheria

Roma, 25 lug. (askanews) – È la McLaren di Lando Norris a chiudere davanti a tutti la terza e ultima sessione di prove libere del Gran Premio d’Ungheria. Sul tracciato dell’Hungaroring il pilota britannico ferma il cronometro sull’1’17″939, confermando la competitività della monoposto di Woking, forte anche del nuovo pacchetto di aggiornamenti aerodinamici introdotto nel weekend.

Alle spalle di Norris si piazza Lewis Hamilton con la Ferrari, staccato di poco più di un decimo, mentre Andrea Kimi Antonelli porta la Mercedes al terzo posto, a soli 12 millesimi dal sette volte campione del mondo. Quarto tempo per Charles Leclerc, distante circa tre decimi e mezzo dalla vetta, a conferma di una Ferrari che resta tra le protagoniste in vista delle qualifiche.

Più indietro l’altra McLaren di Oscar Piastri, quinto dopo aver completato solo nella mattinata il lavoro con il pacchetto completo di aggiornamenti. Sessione più complicata invece per George Russell, soltanto sesto e ancora alla ricerca del giusto bilanciamento della Mercedes.

In casa Red Bull non brillano Max Verstappen, settimo, e Isack Hadjar, ottavo, entrambi alle prese con problemi di assetto. Nono Liam Lawson con la Racing Bulls, mentre il compagno Arvid Lindblad, nonostante i problemi alla power unit riscontrati prima della sessione, riesce a scendere in pista e chiude tredicesimo.

La sessione è stata interrotta da una bandiera rossa provocata dalla Cadillac di Sergio Perez, fermatasi in pista per un problema ai freni. Segnali incoraggianti, ma ancora lontani dai vertici, per l’Aston Martin: Fernando Alonso è 17°, Lance Stroll 18°.

Le qualifiche, in programma alle 16, si annunciano particolarmente equilibrate con McLaren, Ferrari e Mercedes in lotta per la pole position prima della pausa estiva.

In India si dimette il ministro dell’Istruzione dopo proteste degli "Scarafaggi"

Roma, 25 lug. (askanews) – Il ministro dell’Istruzione indiano, Dharmendra Pradhan, ha annunciato le sue dimissioni in seguito alle proteste dei giovani, in corso da mesi, e dell’opposizione, che lo ritengono responsabile delle frodi avvenute agli esami nazionali di ammissione a diverse facoltà universitarie, in particolare a quello di medicina.

“Considerata la situazione a Jantar Mantar e in tutto il Paese, e al fine di impedire alle forze antinazionali di sfruttare questa situazione, per preservare l’unità nazionale, per garantire che il futuro di nessuno studente indiano sia compromesso da complicazioni legali e per permettere ai nostri ragazzi di dedicarsi allo studio e concentrarsi sulla costruzione della propria carriera, ho presentato le mie dimissioni all’Onorevole Primo Ministro”, ha scritto Pradhan su X.

Il leader del Partito del Popolo degli Scarafaggi, il movimento giovanile “Cockroach People’s Party”, Abhijeet Dipke, aveva precedentemente dichiarato che le proteste a livello nazionale sarebbero continuate fino alle dimissioni del ministro.

Calcio, Abodi: "Guardiola? Un azzardo parlarne senza certezze"

Roma, 25 lug. (askanews) – Il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi invita alla prudenza sul dibattito che ha accompagnato la scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale. Intervenendo a Sky Tg24, Abodi ha commentato il mancato arrivo di Pep Guardiola, ritenendo prematuro rendere pubblica un’ipotesi senza concrete possibilità di successo.

“Non so se Guardiola ci abbia pensato – ha detto -. Aprire nella comunicazione a un’opzione del genere ha senso solo se c’è una ragionevole percentuale di certezza di arrivare al risultato, altrimenti è meglio mantenere la discrezione. Mi sembravano alternative talmente distanti tra loro che è stato un azzardo tirarle fuori senza la certezza di un sì. Non sono proposte alle quali ci si possa sentire rispondere ‘no, grazie’ con leggerezza”.

Sul probabile approdo di Andrea Pirlo sulla panchina azzurra, il ministro ha evitato giudizi definitivi: “Le scommesse sono sempre un azzardo. Bisogna fare scelte che abbiano una logica e sarà soltanto il campo a stabilire se questa sarà una scelta lungimirante”. Abodi ha ribadito di voler sostenere il nuovo ct, qualunque sia la decisione: “La Nazionale è la squadra del cuore. Mi auguro che la scelta fatta dal presidente della Figc, insieme a Paolo Maldini e Leonardo, porti i risultati sperati. Pirlo ha già dimostrato il suo valore da allenatore e spero possa confermarlo. Ma il successo dipende anche dall’organizzazione del sistema calcio e dal contributo dei club di Serie A”.

Il ministro ha infine fatto il punto sul dossier Euro 2032, confermando fiducia nel percorso avviato: “Stiamo lavorando in modo integrato e serrato. Entro la fine di luglio, con la scadenza Uefa, si vedranno i primi risultati. Milano resta una questione da risolvere, anche per gli aspetti che coinvolgono la Procura della Repubblica. Napoli ha presentato un progetto tecnico e attende la deliberazione regionale sulla copertura finanziaria. C’è un ottimismo consapevole”.