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Paralimpiadi, Mattarella e Meloni alla cerimonia di apertura a Verona

Roma, 6 mar. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è arrivata all’Arena di Verona per partecipare alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi. Alla cerimonia partecipano il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che la premier ha salutato al suo arrivo, e i presidenti delle Camere Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana.

Mattarella è stato accolto dal Presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Marco Giunio De Sanctis, dal Presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, Giovanni Malagò, e dal Presidente del Comitato Paralimpico Internazionale, Andrew Parsons.

La cerimonia, aperta dall’esecuzione dell’Inno Nazionale, cantato da Mimì Caruso, e dall’alzabandiera da parte dei Corazzieri in Gran gala, è proseguita con la sfilata degli atleti partecipanti.

Carburanti, governo si muove contro "speculazioni", Arera su bollette gas

Roma, 6 mar. (askanews) – Mentre è allarme rosso sui mercati globali per i prezzi dell’energia – a New York nel pomeriggio il barile di greggio Wti è arrivato a rincarare di oltre il 12%, con un picco di seduta a 92,61 dollari, vicino ai massimi dal 2022, mentre il Brent ha toccato 94,64 dollari, sui massimi dal 2023 – in Italia è alta tensione sui carburanti e sulle prospettive per le bollette energetiche. Al punto che il governo sta mettendo in campo provvedimenti per contrastare sospette manovre speculative, su sui sono già pervenuti diversi casi di segnalazioni alla Guardia di Finanza. Parallelamente l’Arera, l’autorità sull’energia, ha annunciato un taglio straordinario del 15% ad una voce chiave per le bollette del gas che andrebbe a mitigare i prezzi nel prossimo inverno.

Sui carburanti in Italia “sono stati segnalati alcuni casi” di possibili speculazioni da parte di singole stazioni di servizio, ha confermato il ministro di Imprese e Made in Italy, Adolfo Urso con un punto stampa questa mattina a margine delle riunioni della Commissione allerta rapida. E’ stata convocata – in materia di energia e carburanti e del relativo impatto su inflazione e carrello della spesa – dal Garante per la sorveglianza dei prezzi (Mister prezzi) del Mimit a Palazzo Piacentini. “Ovviamente il monitoraggio riguarda i singoli distributori, poi chiaramente ci sono le autorità, c’è l’Arera, altre autorità che possono monitorare anche altri fenomeni. Il governo – ha detto – ha allertato tutti coloro che hanno le competenze, sia per monitorare, sia per eventualmente reagire contrastante i fenomeni speculativi”.

I prezzi dei carburanti restano inferiori ai picchi registrati nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Ma il greggio Wti, che sta rincarando più rapidamente, è tornato a valori simili alla fase finale di quella fiammata. Ulteriori aumenti dipenderanno dall’evoluzione e dalla durata delle tensioni internazionali.

Per impedire che le tensioni in Medio Oriente diventino un pretesto per speculazioni o rincari ingiustificati, successivamente Urso ha riferito che assieme al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è stato deciso un immediato piano operativo di intervento della Guardia di Finanza. “Al momento – ha detto – sulla rete dei distributori italiani non risultano diffusi fenomeni speculativi, al netto di una ventina di casi già segnalati da Mister Prezzi e ora all’esame dei militari delle Fiamme Gialle. L’attenzione si sta quindi ora concentrando sui passaggi a monte della filiera dei benzinai. Siamo in campo con questa ‘operazione trasparenza’, insieme a tutti i soggetti a vario titolo coinvolti”.

Ed è in quella direzione che puntano il dito anche alcune associazioni. Secondo la Figisc-Confcommercio il rialzo dei prezzi non è generato dalla rete distributiva nazionale ma “dai mercati finanziari globali”. Il costo finale sarebbe infatti dettato dai “premi di rischio” incassati sul mercato dei futures e dagli strumenti di copertura delle raffinerie. “Individuare i responsabili nei gestori ‘furbetti’ è fuorviante”, dice l’Associazione.

Il Garante per la sorveglianza dei prezzi del Mimit, ha annunciato che la Commissione di allerta rapida si riunirà da oggi con cadenza settimanale, ogni venerdì, fino al superamento di questa fase di incertezza, per proseguire le attività di monitoraggio nei settori dell’energia e dei carburanti, al fine di garantire trasparenza e un’adeguata tutela dei consumatori.

Per alcuni settori dell’economia il quadro è altamente problematico. “Il governo adotti immediatamente misure efficaci per bloccare la corsa dei carburanti, a iniziare dal taglio temporaneo e proporzionale delle accise, l’unico intervento che potrebbe creare dei reali benefici per le imprese”, chiede Assotir, invocando rimborsi e sussidi. “In uno scenario come quello che si è delineato in pochi giorni, molte imprese li riceverebbero fuori tempo massimo”, commenta Claudio Donati, segretario generale dell’associazione.

Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti si dice preoccupato “per l’escalation improvvisa dei prezzi dei combustibili e dei prodotti energetici, nonché dei fertilizzanti, che hanno raggiunto punte ingiustificate di oltre il 30% anche in seguito alle decisioni europee antecedenti il conflitto in Medio Oriente. Questo accade, tra l’altro, in una fase in cui si sta avviando la campagna di produzione”.

Rincari, rileva Giansanti, che potranno avere conseguenze in termini inflattivi sui consumi. Sul portafoglio delle famiglie i carburanti incidono per il 4%, l’energia per il 9,8%. Il carrello della spesa per il 20%.

In questo quadro, in serata l’Arera – Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente – ha annunciato un intervento straordinario: un taglio del 15% alla componente tariffaria “CRVI” sul trasporto del gas per il periodo tra il primo ottobre 2026 e il 30 settembre 2027.

Il provvedimento è stato deciso “in considerazione delle persistenti tensioni geopolitiche che interessano il mercato in energetico internazionale – recita un comunicato – e del conseguente rischio dei incrementi dei prezzi all’ingrosso del gas naturale”.

La misura, definita in sede di Unità di vigilanza energetica per mitigare le bollette del prossimo inverno dei clienti domestici e non è di natura “eccezionale” e, prosegue il comunicato, porta il valore della componente destinata alla copertura dei costi per i progetti di riduzione generale dei consumi gas da 0,721 €cent/Smc a 0,613 €cent/Smc.

Saso (Eurispes): italiani sovrastimano numero dei migranti nel Paese

Roma, 6 mar. (askanews) – Il 63,6% degli italiani considera l’immigrazione un problema, pur precisando che non è il principale per il Paese.

Nonostante venga messa dietro alle prime paure sociali, come l’incompetenza politica (89,8%), la corruzione (88,4%), le organizzazioni mafiose (82,2%) o i pericoli per l’ambiente, il 57,8%, percepisce il fenomeno dell’immigrazione come un rischio. Sono alcuni dei dati che emergono dall’indagine Eurispes “Immigrazione tra opinione e realtà”.

La vicedirettrice dell’Eurispes Raffaella Saso: “I risultati della nostra indagine ci indicano che la maggioranza degli italiani ritiene che la presenza straniera nel nostro Paese sia superiore rispetto alle potenzialità ricettive del territorio. Però quello che è evidente è che c’è sicuramente una tendenza a sovrastimare la presenza straniera rispetto al totale della popolazione. Noi sappiamo essere il 9%, ma la maggioranza tende a pensare che sia di più. E soprattutto si sovrastima la presenza di stranieri islamici, di religione islamica, che è evidentemente associata anche ad elementi che suscitano un qualche timore, e ancor più la popolazione di origine africana. Addirittura l’Africa viene identificata come il principale continente di origine dei flussi migratori”.

Ma in un contesto di denatalità, mondo del lavoro difficile e necessità crescente di assistenza alle famiglie, per molti italiani gli stranieri sono sia una risorsa sia un problema, spiega ancora la vicedirettrice dell’Eurispes. Emerge quindi un quadro bivalente: “Troviamo molto spesso una solidarietà nei confronti degli stranieri, però anche atteggiamenti più di indifferenza, di diffidenza, e poi ci sono tutti quegli atteggiamenti negativi legati alla paura, al timore e, in una minoranza di casi, anche all’ostilità. Ci sono molti cittadini che riferiscono di avere rapporti di piena cordialità con i loro vicini di casa, con persone straniere con cui hanno rapporti quotidiani. Ci sono poi anche molte amicizie ormai, che in qualche modo superano le diffidenze iniziali. Poi ci sono esperienze negative, c’è un’insofferenza nei confronti per esempio di quei comportamenti considerati fastidiosi, legati anche all’accattonaggio.

Ci sono cittadini italiani che sono stati vittime di microcriminalità, di reati e in questo senso hanno avuto un’esperienza estremamente negativa con gli stranieri. Questi dati ci restituiscono una fotografia complessa che non può essere banalizzata o etichettata”. “Quello che più è importante per noi è, in qualche modo, trarne delle strategie di intervento. Per esempio un intervento nel sistema formativo, che è la prima agenzia di socializzazione per i più giovani. Quei giovani che sono poi spesso, purtroppo, sia nelle prime che nelle seconde generazioni autori di comportamenti devianti. Se si interviene, proprio in questa fascia di età, creando anche le basi poi per un futuro inserimento nel mondo del lavoro, grazie anche al percorso formativo, sicuramente si creano basi migliori per una maggiore integrazione futura e una coesistenza più pacifica” ha spiegato Saso.

Iran, Usa vogliono resa incondizionata ma senza regime change

Roma, 6 mar. (askanews) – Resa incondizionata ma nessun cambio di regime: le prospettive postbelliche iraniane dell’Amministrazione Trump sembrano iniziare ad assumere dei contorni più definiti, almeno a sentire le ultime dichiarazioni della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato.

E tuttavia “definito” non vuol dire certo facile o scontato, né le dinamiche interne del potere iraniano si prestano ad una facile analisi – in sostanza, malgrado il parallelo avanzato dallo stesso Trump, l’Iran non è il Venezuela e una transizione di quel genere appare assai meno probabile di quanto non dichiari il presidente Usa.

Ieri, nelle conversazioni con gli omologhi arabi, Rubio ha sottolineato ancora una volta che l’obbiettivo di Washington non è tanto un “regime change”, quanto un cambio di dirigenza che metta ai vertici una parte di apparato statale meglio disposto nei confronti di Washington e dei Paesi vicini; e va da sé che per mantenersi questa fazione avrà bisogno del controllo della forza, e quindi si sta parlando di una parte consistente dei Guardiani della Rivoluzione.

Nello scenario ipotizzato dalla Casa Bianca i pasdaran – o almeno un’ala sufficientemente consistente – dovrebbero quindi fare la parte dell’esercito venezuelano, rimasto peraltro ben saldo alla guida delle risorse petrolifere del Paese. Trump da parte sua ha aggiunto oggi di non avere nulla in contrario ad una leadership religiosa, purché ugualmente malleabile; e in questo senso, la scelta non ancora ufficializzata della nuova Guida Suprema rappresenterà da parte di Teheran un segnale importante.

Al momento Washington ha smentito le voci di mediazioni in corso arrivate dalla dirigenza iraniana: lo stesso Rubio ha sottolineato come in questo momento le trattative ostacolerebbero le operazioni militari, sposando quindi la tesi della resa incondizionata come precondizione per un dialogo.

Il fattore determinante sembra quindi essere la durata del conflitto: Rubio ha parlato di “diverse settimane”, a un ritmo che però gli Stati Uniti – e Israele, per non parlare dei Paesi del Golfo – difficilmente potranno sostenere nel lungo periodo; occorre vedere quanto Teheran riterrà di poter resistere per poi, se necessario, sedersi a un tavolo con una diversa e più forte posizione negoziale.

Iran, telefonata Starmer-Meloni-Macron-Merz: "Stretto coordinamento militare"

Roma, 6 mar. (askanews) – Il primo ministro britannico Keir Starmer ha parlato questa mattina con il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni della situazione in Medio Oriente. I quattro leader hanno discusso degli ultimi sviluppi della crisi nella regione.

“I leader hanno iniziato condannando i gravissimi attacchi dell’Iran, e il primo ministro ha aggiornato sulle misure difensive adottate dal Regno Unito negli ultimi giorni per proteggere e rafforzare i partner nella regione”, si legge in una nota del governo britannico.

I leader hanno “concordato che una diplomazia intensa e uno stretto coordinamento militare saranno fondamentali nelle prossime ore e nei prossimi giorni”, sottolineando “la necessità di coordinarsi da vicino sulla situazione nello Stretto di Hormuz, ribadendo la loro preoccupazione per la situazione in Libano”.

Inoltre, durante il colloquio, “si è hanno accolto con favore l’expertise di livello mondiale sull’intercettazione di droni che il presidente Volodymyr Zelensky aveva offerto ai partner della regione, evidenziando l’importanza di garantire che il sostegno all’Ucraina continui su larga scala”.

“Il primo ministro ha aggiornato sui tentativi del Regno Unito di supportare la partenza dei cittadini britannici che vogliono lasciare il Medio Oriente tramite voli commerciali e charter”, conclude la nota, specificando che i leader “hanno concordato di rimanere in stretto contatto”.

Famiglia nel bosco, Meloni: basta arbitrio magistratura, toghe hanno dimenticato i loro limiti

Roma, 6 mar. (askanews) – “Una magistratura che pretenda di sostituirsi” ai genitori “ha dimenticato i suoi limiti”. Lo scrive su facebook la premier Giorgia Meloni a proposito della decisione di allontanare i bambini della famiglia nel bosco dalla madre.

“Il compito dei Tribunali per i Minorenni – sottolinea Meloni – è quello di tutelare i bambini e gli adolescenti di fronte ai casi di maltrattamento, abuso o abbandono, agendo nel superiore interesse del minore. E dove sarebbe il superiore interesse del minore, quando dei bambini vengono allontanati dal padre, poi dalla madre, per stare mesi e mesi in una casa-famiglia, sempre più soli, perché i giudici del Tribunale dei Minorenni non condividono lo stile di vita della famiglia? Non è compito della giustizia, e dello Stato in generale, sostituirsi ai genitori, decidere come vadano educati i figli, imporre uno stile di vita fondato su standard che sono chiaramente ideologici. Perché i figli non sono dello Stato: i figli sono delle mamme e dei papà, e uno Stato che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti. Una magistratura che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti”.

“Secondo quanto riportato dall’Autorità garante dell’infanzia e dell’adolescenza – che ha chiesto la sospensione del provvedimento di trasferimento dei bambini, con conseguente allontanamento dalla madre – le perizie indipendenti sulla salute dei minori hanno già segnalato uno stato di disagio e sofferenza. Queste decisioni del Tribunale stanno migliorando o peggiorando le condizioni di questi bambini? È lecito domandarselo”, incalza la premier.

“Il Governo era già intervenuto su questa materia, varando un disegno di legge apposito, che spero il Parlamento possa approvare nel minor tempo possibile, per restringere l’arbitrio e perseguire esclusivamente il superiore interesse dei minori”, sottolinea.

“Le ultime notizie che riguardano la famiglia Trevallion, la ‘famiglia nel bosco’ – continua Meloni – mi lasciano senza parole. Dopo aver deciso di affidare ai servizi sociali tre bambini che vivevano con i genitori nella natura e di collocarli in una casa-famiglia, il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha stabilito di allontanare la madre dalla struttura protetta dove le era concesso di stare insieme ai figli e di separare anche i minori. È una decisione che infligge ai bambini un ulteriore, pesantissimo trauma, dopo la separazione dal padre”. Lo scrive la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, su facebook.

“Il mio pensiero – aggiunge – va ai bambini e ai loro genitori colpiti da una assurda concatenazione di decisioni dal chiaro tenore ideologico”.

Famiglia nel bosco, Meloni: decisione ideologica, sono senza parole

Roma, 6 mar. (askanews) – “Le ultime notizie che riguardano la famiglia Trevallion, la ‘famiglia nel bosco’, mi lasciano senza parole. Dopo aver deciso di affidare ai servizi sociali tre bambini che vivevano con i genitori nella natura e di collocarli in una casa-famiglia, il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha stabilito di allontanare la madre dalla struttura protetta dove le era concesso di stare insieme ai figli e di separare anche i minori. È una decisione che infligge ai bambini un ulteriore, pesantissimo trauma, dopo la separazione dal padre”. Lo scrive la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, su facebook.

“Il mio pensiero – aggiunge – va ai bambini e ai loro genitori colpiti da una assurda concatenazione di decisioni dal chiaro tenore ideologico”.

Iran, BigMama replica alle accuse di Vannacci: tornata da Dubai a mie spese

Roma, 6 mar. (askanews) – “Ci tengo a chiarire prima di leggere ulteriori fake news sul mio conto che io e la mia ragazza siamo rientrate a casa da Dubai con la stessa compagnia aerea del viaggio originale” con un “biglietto che avevo pagato con i miei soldi, come il taxi che ho utilizzato per arrivare in aeroporto a Dubai”. Così, su Instagram, la rapper BigMama replica al leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci che ieri durante la conferenza alla stampa estera a Roma aveva detto: “Se BigMama è andata a passarsi le vacanze in una zona ad alta probabilità di crisi poi ne pagherà le conseguenze, verrà salvata e pagherà il conto di quanto è costato il salvataggio”.

BigMama ne approfitta per “sfatare anche un po’ di miti girati in questi giorni sul mio conto: sono una cittadina italiana con residenza a Milano e pago le tasse allo Stato. Ho anche io il diritto di chiedere aiuto se serve a prescindere dai miei ideali politici. Mi sembra grave non saperlo e non riconoscerlo. Non ho mai detto di odiare l’Italia. La amo da morire e cerco di portarla nel mondo ogni volta che posso”.

La rapper, bloccata a Dubai per lo stop ai voli causato dal lancio di missili iraniani sui paesi del Golfo in seguito all’attacco di Usa e Israele a Teheran, aveva lanciato un appello via social sabato scorso chiedendo aiuto. “Vergogna a tutte le persone che in un momento così delicato hanno deciso di attaccarci, infangare la nostra reputazione, mentire. Vergogna a chi ci ha augurato di morire lontani da casa e dalla nostra famiglia. La vostra ignoranza è disarmante ma spiega tante cose. Sono felice di non essere come voi. Fate schifo e sempre ne farete”.

BigMama ringrazia “pubblicamente l’ambasciatore Lorenzo Fanara per essere stato al fianco degli italiani che erano nel nostro hotel” e Vincenzo Nigro, il portavoce del ministro degli Esteri Tajani, “che si è attivato immediatamente per metterci in contatto con lui e averci fatto da supporto”.

Famiglia nel bosco, il Garante per l’infanzia: voglio incontrare i bambini

Milano, 6 mar. (askanews) – L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza vuole incontrare i bambini della famiglia nel bosco. Marina Terragni ha scritto a tal proposito al Tribunale per i minorenni dell’Aquila e ad altre autorità. “Mi farò accompagnare da consulenti indipendenti” annuncia la Garante in una nota. Le richieste di incontro sono state indirizzate, oltre che al presidente del Tribunale per i minorenni, anche alla Procura presso lo stesso tribunale, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dell’Aquila e alla tutrice.

Ditonellapiaga vola al 1° posto della classifica Earone Airplay

Milano, 6 mar. (askanews) – A pochi giorni dal trionfo sul podio della 76° edizione del Festival di Sanremo e dalla vittoria della serata delle cover con Tony Pitony sulle note di The Lady is a Tramp, Ditonellapiaga vola direttamente al 1° posto della classifica Earone Airplay con Che fastidio! (BMG/Dischi Belli), da subito uno dei brani più ascoltati e trasmessi in radio dal giorno della sua release, mercoledì 25 febbraio.

Brano energico, diretto e pungente (scritto e composto dalla stessa Margherita e impreziosito dal contributo di Alessandro Casagni, Edoardo Castroni e Edoardo Ruzzi) Che fastidio! regala, anche attraverso l’irriverente videoclip, uno spaccato sincero e ironico delle piccole e grandi “costrizioni” della vita quotidiana, di quella strana sensazione di sentirsi fuori posto raccontata dall’artista in modo ironico, irriverente e mai giudicante attraverso tutto ciò che, del frenetico mondo di Margherita, può essere fastidioso.

Che fastidio! apre le porte ed è brano-manifesto di Miss Italia, il nuovo progetto discografico fuori venerdì 10 aprile per BMG/Dischi Belli e da ora disponibile in preorder. Dopo un momento di smarrimento identitario musicale, Miss Italia nasce come reazione alla necessità di fermarsi e rimettere tutto in discussione per ritrovarsi, indagando il rapporto con i canoni, con la percezione degli altri e con l’idea di essere “giusti”. Interamente scritto e composto dalla stessa Margherita -insieme ad Alessandro Casagni che ne ha anche curato la produzione- nel nuovo album entra in gioco l’ironia pungente e dissacrante di Ditonellapiaga che ritrova la sua voce sbarazzina e volutamente fuori dal coro, proprio come il suo nome. Su sonorità elettroniche e sfumature pop-dance, la cantautrice esplora le crepe dello star system, punzecchia i suoi miti e le sue maschere, trasformando le contraddizioni di questo mondo in una parodia lucida, ironica e intelligente.

Ditonellapiaga tornerà live nei club in autunno con due speciali appuntamenti: il 27 novembre 2026 all’Atlantico di Roma e il 30 novembre 2026 al Fabrique di Milano. I biglietti dei live di Roma e Milano sono già disponibili su TicketOne e nei circuiti di vendita e prevendita abituali. Maggiori informazioni su Magellano Concerti.

Miss Italia sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali e in due formati fisici: CD e vinile colorato rosa trasparente Collector’s Edition in edizione limitata.

Violenza economica e autonomia: confronto alla Camera

Roma, 6 mar. (askanews) – Educazione finanziaria e indipendenza economica come strumenti di prevenzione della violenza contro le donne. È stato questo il tema al centro del convegno “Indipendenza economica e prevenzione: il ruolo dell’educazione finanziaria nel sistema antiviolenza”, che si è svolto il 5 marzo nella Sala della Lupa della Camera dei Deputati, promosso dall’associazione I Sud del Mondo ETS in sinergia con AIEF – Associazione Italiana Educatori Finanziari e Women Care ETS, nell’ambito delle iniziative legate alla Giornata internazionale della donna. Al centro del confronto un nodo sempre più riconosciuto: la violenza economica, una forma meno visibile ma spesso decisiva nel limitare la libertà delle donne e la possibilità di uscire da situazioni di abuso. “Con questo convegno abbiamo voluto fare un passo ulteriore nella lotta alla violenza sulle donne”, ha spiegato l’on. Alessia Ambrosi, promotrice dell’iniziativa. “La violenza assume molte forme: alcune sono subito visibili, altre molto meno. Tra queste c’è quella economica, quando una donna non ha libertà finanziaria ed è costretta a chiedere per poter avere. Sono squilibri che alimentano la non parità. Per questo è fondamentale lavorare sugli strumenti che oggi abbiamo per contrastarli, a partire dall’educazione finanziaria”. Il tema dell’autonomia economica come prima forma di prevenzione è stato sottolineato anche dal Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità Eugenia Maria Roccella, intervenuta nel corso dell’incontro. “Parlare di violenza economica oggi è fondamentale”, ha affermato. “Molto è stato fatto nella lotta alla violenza, ma garantire autonomia e indipendenza economica alle donne è la prima forma di prevenzione. Diffondere la consapevolezza degli strumenti e delle possibilità che le donne hanno per gestire il proprio reddito e le proprie risorse significa rafforzare la loro sicurezza. Essere autonome è la prima forma di protezione che una donna può dare a se stessa e ai propri figli”. Nel corso del confronto è stata sottolineata anche la dimensione culturale e sociale della dipendenza economica. Ad aprire i lavori è stato Pompeo Torchia il presidente de I SUD DEL MONDO, Cristina Rossi, coordinatrice nazionale di AIEF, ha evidenziato il ruolo dell’educazione finanziaria come strumento concreto di emancipazione, mentre Olga Cola, presidente di Women Care, ha richiamato l’importanza di rafforzare le reti di supporto e i percorsi di autonomia per le donne vittime di violenza. Tra gli interventi anche quello dell’imprenditrice Elisabetta Franchi, che ha portato la propria esperienza personale e professionale. “Sono felice di essere stata qui oggi e di aver raccontato la mia testimonianza”, ha dichiarato. “La mia è la storia di una donna che ce l’ha fatta e spero possa essere un esempio. Nella vita tutto è possibile se si hanno coraggio, determinazione, costanza e senso del sacrificio. Alle donne voglio dire questo: credete di più in voi stesse”. Il dibattito ha visto inoltre la partecipazione di esponenti delle istituzioni, del mondo giuridico, scientifico e della società civile. Sono intervenuti l’on. Mara Carfagna, l’on. Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera, l’on. Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere, don Gianni Fusco, il senatore Dario Damiani e la procuratrice Luigia Spinelli. Nel corso dell’incontro è stato inoltre proiettato un videomessaggio della scienziata Amalia Ercoli Finzi. A moderare l’incontro è stata la giornalista Claudia Conte, autrice del libro “Dove nascono i silenzi”, dedicato proprio al tema dell’indipendenza economica come chiave per contrastare la violenza di genere. È stato inoltre trasmesso un messaggio istituzionale del Presidente della Camera Lorenzo Fontana. Nelle conclusioni, Giuseppe Galati, responsabile scientifico de I Sud del Mondo ETS, ha rilanciato la necessità di rafforzare strumenti normativi e culturali per contrastare la dipendenza economica. “La violenza di genere ha molte dimensioni, ma la dipendenza economica assume un valore decisivo”, ha sottolineato. “Il Parlamento ha già introdotto misure importanti come il Reddito di Libertà, ma serve un passo in più: una maggiore consapevolezza culturale sul fatto che l’autonomia economica è una condizione di libertà che le donne devono poter rivendicare. Questo confronto ha portato contributi importanti da istituzioni e stakeholder e può aiutare anche il Parlamento a promuovere ulteriori iniziative legislative per abbattere le barriere economiche che limitano la libertà delle donne”. L’iniziativa si inserisce nella più ampia attività dell’associazione I Sud del Mondo ETS, impegnata nella promozione dell’inclusione sociale e nello sviluppo di strumenti di emancipazione nei territori più fragili. Dal confronto è emerso un messaggio chiaro: senza autonomia economica non può esserci libertà reale. Rafforzare la conoscenza degli strumenti finanziari e delle opportunità professionali significa costruire condizioni strutturali di indipendenza e prevenzione, intervenendo sulle radici culturali e sociali della violenza.

Poste Italiane ottiene tre stelle nel FIA Road Safety Index

Roma, 6 mar. (askanews) – Poste Italiane viene premiata per il suo impegno nella sicurezza stradale. La Federazione Internazionale dell’Automobile assegna al Gruppo tre stelle, il massimo punteggio, nel FIA Road Safety Index: un riconoscimento di alto valore al lavoro svolto quotidianamente da Poste Italiane sulla formazione continua e la diffusione della consapevolezza dei rischi alla guida. Il servizio del TG Poste.

Iran, indagine su strage nella scuola: probabile responsabilità Usa

Roma, 6 mar. (askanews) – L’amministrazione statunitense sta cercando di fare luce su quanto accaduto a Minab, una cittadina a oltre 960 chilometri da Teheran, ma vicino alla cruciale via d’acqua dello Stretto di Hormuz, dove una scuola elementare femminile è stata colpita da un bombardamento costato la vita ad almeno 175 persone, di cui per la maggior parte bambine.

Secondo quanto emerge dai media statunitensi Reuters, New York Times e Nbc, gli investigatori militari statunitensi ritengono probabile che le forze statunitensi siano responsabili dell’attacco alla scuola elementare Shajareh Tayyebeh di sabato scorso. Tuttavia le indagini, riportano fonti alla Reuters, non hanno ancora raggiunto una conclusione definitiva né completato lo studio delle dinamiche, hanno detto due funzionari statunitensi a Reuters.

Secondo quanto riferisce Nbc, alcuni funzionari dell’amministrazione Trump hanno evidenziato ai parlamentari statunitensi, in un briefing a porte chiuse questa settimana, che gli Stati Uniti stavano prendendo di mira la zona in cui è situata la scuola. E’ stato lo stesso generale Dan Caine, capo dello Stato Maggiore Congiunto degli Stati Uniti, a specificare che le forze israeliane hanno operato prevalentemente più a nord e non in quella zona.

Una serie di prove raccolte dal New York Times indica che l’edificio scolastico è stato gravemente danneggiato da un attacco di precisione, avvenuto contestualmente a offensive contro una base navale vicina, gestita dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). Le dichiarazioni ufficiali secondo cui le forze statunitensi stavano attaccando obiettivi navali nei pressi dello Stretto di Hormuz, dove si trova la base dell’IRGC, fanno ritenere al New York Times che molto probabilmente siano stati proprio loro a condurre l’attacco.

Secondo immagini satellitari del 2013, reperite dal New York Times, la scuola faceva originariamente parte della base navale delle Guardie Rivoluzionarie, con strade che la collegavano ad altre aree della base. Tuttavia, a settembre 2016, le stesse immagini mostrano che l’edificio era stato isolato e non era più collegato alla base.

In rete sono circolate alcune teorie secondo cui un missile iraniano sparato fuori rotta sarebbe stato responsabile dell’attacco alla scuola, ma il New York Times ha smentito questa ipotesi, evidenziando che un singolo missile vagante non avrebbe potuto provocare danni così precisi e mirati a diversi edifici della base navale. In un’intervista alla NBC, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che “è chiaro che la scuola è stata colpita dagli americani”, pur senza fornire prove a sostegno dell’accusa. Alla domanda se ci fosse la possibilità che un “missile iraniano fuori rotta” potesse aver avuto un ruolo, Araghchi ha risposto “no”.

Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha affermato che l’indagine sull’attacco è ancora in corso. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha dichiarato mercoledì che gli Stati Uniti stanno ancora “indagando”, aggiungendo: “Naturalmente non prendiamo mai di mira i civili, ma stiamo esaminando e indagando su quanto accaduto”.

Calcio, Paulo Dybala operato al ginocchio

Roma, 6 mar. (askanews) – Paulo Dybala si opera. L’attaccante argentino della Roma stamattina è a Villa Stuart dal professor Mariani per sottoporsi a un intervento in artroscopia al ginocchio sinistro, dopo il nuovo dolore accusato ieri in allenamento a Trigoria. L’operazione è tecnicamente considerata dai medici esplorativa, per approfondire le condizioni del ginocchio di Dybala. Soltanto dopo verrà valutata eventualmente la fase successiva e soltanto dopo sarà quindi possibile considerare i tempi di recupero dell’argentino.

Rientro italiani, Tajani: negli Emirati la situazione più complicata

Roma, 6 mar. (askanews) – Dopo la riunione con gli ambasciatori d’Italia nei Paesi interessati dalla crisi iraniana, è emerso che “la situazione negli Emirati sarebbe quella più complicata da un punto di vista numerico”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa alla Farnesina.

“L’ambasciatore mi ha detto che oggi partiranno 2.500 italiani complessivamente”, ha annunciato Tajani, spiegando che una parte di italiani sta andando invece “verso l’Oman, mentre un’altra parte di italiani dal Bahrain, dal Qatar e dal Kuwait si sta dirigendo verso Riyad, dove anche nei prossimi giorni ci saranno altri voli aggiunti”.

Iran, Tajani: dialogo aperto. Obiettivo rapida fine delle ostilità

Roma, 6 mar. (askanews) – “In questo momento noi crediamo che si debba continuare a parlare: il dialogo deve rimanere sempre aperto”, ha osservato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, in un punto stampa alla Farnesina, rappresentando la situazione in Medio Oriente.

“Il nostro obiettivo è quello di raggiungere, nel tempo più rapido possibile, la fine delle ostilità”, ha specificato Tajani. “Continueremo a lavorare e a coordinarci a livello europeo, ma la priorità è quella di far sì che il maggior numero possibile di italiani possa rientrare in Italia”, ha precisato il ministro.

“Non è un’operazione facile, ma sono tantissimi e diciamo che fino a ieri eravamo riusciti a fare qualcosa in più di 10.000. Oggi continuiamo con ritmi alti, per quanto possibile. Abbiamo chiesto aiuto anche a charter della Difesa”, ha affermato Tajani, specificando che si cercherà “di far partire il maggior numero possibile dei nostri connazionali, dando la priorità ai più deboli – quindi donne, bambini, malati – in modo che si possa veramente dare una risposta rapida ed efficace”.

Abi, Patuelli: su banche dedalo di regole Ue, urgente razionalizzare

Roma, 6 mar. (askanews) – Il quadro normativo europeo sulle banche è diventato un vero e proprio “dedalo”, con un intreccio tra competenze, responsabilità e sovrapposizioni che richiede “assolutamente e urgentemente una forte razionalizzazione, realizzabile innanzitutto contesti unici europei”. Lo afferma il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli secondo il testo della sua Lectio Magistralis sul tema de “La regolamentazione utile dell’attività bancaria”, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Accademico 2025-2026 della Scuola di Specializzazione in Studi sull’Amministrazione Pubblica (Spisa) dell’Università di Bologna.

“Negli ultimi anni – ha rilevato il banchiere – la normativa europea ha avuto un ampliamento innanzitutto per le inderogabili esigenze di sostenibilità e per la sicurezza e il rischio tecnologico”. Ma ora “questo dedalo di norme, competenze e responsabilità, anche con diverse sovrapposizioni e con ben poca proporzionalità per banche di diversa natura e dimensione, ha assolutamente e urgentemente bisogno di una forte razionalizzazione realizzabile innanzitutto con Testi Unici Europei, sostanzialmente con Codici Europei che unifichino e semplifichino le troppe normative e coordinino le fonti del diritto, realizzando anche un unico diritto societario, e non più moltiplicando la necessità per le banche di fornire i medesimi dati a più organismi”.

Secondo Patuelli “è prioritaria la necessità di realizzare un unico piano normativo europeo (comprese le regole fiscali) per favorire l’uguaglianza dei punti di partenza per la concorrenza in Europa e nel mondo di tutti i soggetti dell’economia della Ue, innanzitutto nei settori bancario e finanziario dove l’integrazione è più avanzata”.

“La ‘regolamentazione utile dell’attività bancaria’ implica comunque prioritariamente che ogni nuova norma, emanata da ciascuna Autorità competente, deve contenere obbligatoriamente anche l’esplicita abrogazione delle norme preesistenti superate – ha notato – inutili o in contrasto e deve servire alle imprese bancarie a operare meno burocraticamente e più imprenditorialmente, alle Autorità di Vigilanza a non sovrapporsi fra loro, alle imprese d’ogni genere e a ciascuno di avere maggiore immediata chiarezza nei rapporti bancari e finanziari e nelle possibilità di tutela”.

“Le finalità della più semplice ‘regolazione utile’ debbono essere innanzitutto la tutela della sana e prudente gestione bancaria per la stabilità finanziaria complessiva, per la tutela del risparmio e per il contrasto continuo e implacabile verso ogni tipo di illegalità, sempre nell’efficiente competitività e trasparente concorrenza, nella certezza del diritto e nella tutela delle imprese bancarie e dei clienti. Insomma – ha concluso Patuelli – occorre sempre contribuire a rendere robusto il mondo bancario, senza spingerlo alla burocratizzazione e alla scarsa efficienza”.

Paralimpiadi, L. Fontana: grande occasione di sport e vita

Roma, 6 mar. (askanews) – “La cerimonia, all’Arena di Verona, di apertura dei Giochi Paralimpici Invernali segna un altro momento storico per la città, nuovamente protagonista a livello internazionale e cuore pulsante di un messaggio universale, legato all’inclusione, ai valori dello sport, all’abbattimento delle barriere”. Così il Presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, che questa sera parteciperà, all’Arena di Verona, alla cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026.

“Grazie ai volontari e a coloro che stanno rendendo possibile tutto questo, con un grande lavoro dietro le quinte. Un ringraziamento speciale agli atleti – aggiunge Fontana – che con le loro storie, la loro testimonianza, le loro capacità ci consegnano esempi di sport e di vita. Il mio in bocca al lupo alla squadra Nazionale”.

Trump: vogliamo la resa incondizionata dell’Iran e un leader accettabile

Roma, 6 mar. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che non ci sarà alcun accordo con l’Iran se non sulla base di una “resa incondizionata”.

In un messaggio pubblicato su Truth Social, Trump ha scritto: “Non ci sarà alcun accordo con l’Iran se non una resa incondizionata” e che solo dopo “la selezione di un leader o di leader grandi e accettabili” gli Stati Uniti e i loro alleati lavoreranno per ricostruire il Paese. Secondo il presidente americano, Washington e i partner “lavoreranno instancabilmente per riportare l’Iran dall’orlo della distruzione”, rendendolo “economicamente più grande, migliore e più forte che mai”. Trump ha concluso il messaggio affermando che “l’Iran avrà un grande futuro” e concludendo con lo slogan “Make Iran Great Again (MIGA)”

Calcio, Inter-Roma a Pasqua, Napoli-MIlan e la Juve a pasquetta

Roma, 6 mar. (askanews) – La Lega Calcio ha ufficializzato date e orari delle partite della 31^ giornata di Serie A (il turno di Pasqua). Di seguito il calendario completo del campionato con anticipi e posticipi dalla prossima giornata fino al 6 aprile

28^ GIORNATA (dal 6 al 9 marzo) Napoli-Torino venerdì 6 marzo ore 20.45 Cagliari-Como sabato 7 marzo ore 15 Atalanta-Udinese sabato 7 marzo ore 18 Juventus-Pisa sabato 7 marzo ore 20.45 Lecce-Cremonese domenica 8 marzo ore 12.30 Bologna-Verona domenica 8 marzo ore 15 Fiorentina-Parma domenica 8 marzo ore 15 Genoa-Roma domenica 8 marzo ore 18 Milan-Inter domenica 8 marzo ore 20.45 Lazio-Sassuolo lunedì 9 marzo ore 20.45

29^ GIORNATA (dal 13 al 16 marzo) Torino-Parma venerdì 13 marzo ore 20.45 Inter-Atalanta sabato 14 marzo ore 15 Napoli-Lecce sabato 14 marzo ore 18 Udinese-Juventus sabato 14 marzo ore 20.45 Verona-Genoa domenica 15 marzo ore 12.30 Pisa-Cagliari domenica 15 marzo ore 15 Sassuolo-Bologna domenica 15 marzo ore 15 Como-Roma domenica 15 marzo ore 18 Lazio-Milan domenica 15 marzo ore 20.45 Cremonese-Fiorentina lunedì 16 marzo ore 20.45

30^ GIORNATA (dal 20 al 22 marzo) Cagliari-Napoli venerdì 20 marzo ore 18.30 Genoa-Udinese venerdì 20 marzo ore 20.45 Parma-Cremonese sabato 21 marzo ore 15 Milan-Torino sabato 21 marzo ore 18 Juventus-Sassuolo sabato 21 marzo ore 20.45 Como-Pisa domenica 22 marzo ore 12.30 Atalanta-Verona domenica 22 marzo ore 15 Bologna-Lazio domenica 22 marzo ore 15 Roma-Lecce domenica 22 marzo ore 18 Fiorentina-Inter domenica 22 marzo ore 20.45

31^ GIORNATA (dal 4 al 6 aprile) Lecce-Atalanta sabato 4 aprile ore 15 * Sassuolo-Cagliari sabato 4 aprile ore 15 Verona-Fiorentina sabato 4 aprile ore 18 Lazio-Parma sabato 4 aprile ore 20.45 ( Cremonese-Bologna domenica 5 aprile ore 15 Pisa-Torino domenica 5 aprile ore 18 Inter-Roma domenica 5 aprile ore 20.45 Udinese-Como lunedì 6 aprile ore 15 Juventus-Genoa lunedì 6 aprile ore 18 Napoli-Milan lunedì 6 aprile ore 20.45

* Se l’Atalanta non va ai quarti di Champions spostata al 6/4 alle ore 15 e Udinese-Como anticipata alle 12.30 di lunedì

La cerimonia delle Paralimpiadi tra spettacolo e tensioni

Roma, 6 mar. (askanews) – Le luci dell’Arena di Verona tornano ad accendersi questa sera per dare il via ufficiale ai Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. La cerimonia, prodotta da Filmmaster e trasmessa in diretta su Rai 1 dalle ore 20:00, promette di essere un evento di rottura, capace di unire l’innovazione artistica a un messaggio sociale profondo, nonostante il clima di forte incertezza diplomatica che aleggia sul palcoscenico scaligero. Il titolo scelto per l’evento è “Life in Motion”. Sotto la direzione artistica di Alfredo Accatino, la cerimonia non vuole essere una semplice parata sportiva, ma un omaggio alla vita intesa come trasformazione perenne.

“Questa cerimonia parla di futuro – spiega Adriano Martella, Direttore Creativo – Ripensando al significato di parole come disabilità e differenza, possiamo cambiare la vita di tutti in meglio”. L’obiettivo dichiarato è il raggiungimento di una nuova armonia tra individuo e ambiente, utilizzando il linguaggio dell’arte per riscrivere la percezione della disabilità.

Lo spettacolo vedrà la partecipazione di eccellenze del panorama musicale e performativo: Dardust e i Meduza per le sonorità elettroniche contemporanee. Stewart Copeland, leggendario batterista dei Police. Chiara Bersani, artista visiva e Consultant for Performers with disabilities.

Dietro lo sfarzo coreografico, tuttavia, si consuma una delle crisi diplomatiche più gravi nella storia dell’International Paralympic Committee (IPC). La decisione di ammettere Russia e Bielorussia a pieno titolo (a differenza della neutralità imposta dal CIO per le Olimpiadi) ha spaccato il movimento. L’IPC ha cercato di minimizzare le defezioni, distinguendo tra boicottaggio politico e necessità logistiche, Ucraina, Polonia, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Lettonia e Lituania non sfileranno per protesta. Canada, Gran Bretagna, Germania e Francia (che non invierà rappresentanti istituzionali) hanno giustificato l’assenza citando la necessità di riposo per gli atleti o la difficoltà degli spostamenti dalle sedi di gara. Per evitare ulteriori incidenti, è stata presa una decisione senza precedenti: lo speaker non annuncerà i nomi delle delegazioni durante la sfilata. In molti casi, a portare la bandiera saranno volontari e non gli atleti stessi. Mentre la lista degli ospiti internazionali rimane in gran parte riservata, è confermata la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che pronuncerà la formula di apertura, e della Premier Giorgia Meloni. Gli Stati Uniti saranno rappresentati da Douglas Collins, Segretario degli affari dei veterani dell’amministrazione Trump. Nonostante le sedie vuote e il silenzio forzato del protocollo, l’organizzazione punta tutto sulla forza delle immagini e dei filmati social girati nei villaggi olimpici, sperando che, una volta spenti i riflettori dell’Arena, a parlare siano finalmente i risultati sportivi sulla neve e sul ghiaccio.

Sci, Laura Pirovano vince la libera di Val di Fassa

Roma, 6 mar. (askanews) – Laura Pirovano – trentina di 28 anni al primo podio in carriera – ha vinto in 1.21.40 la discesa libera di Coppa del Mondo, sulle nevi di casa della Val di Fassa sulla pista La Volata. Quando mancano solo due gare alla fine della stagione Pirovano è ora anche in piena corsa per la conquista della coppa di disciplina: ha infatti – ritiratasi Lindsey Vonn a quota 400 – 336 punti contro i 386 della giovane tedesca Emma Aicher, oggi seconda in 1.21.41. Al terzo posto è finita in 1.21.69 l’americana Breezy Johnson, oro olimpico a Cortina. Indietro, 17^ in 1.22.30, Sofia Goggia.

La Russia aiuterebbe l’Iran a individuare gli obiettivi Usa da colpire

Roma, 6 mar. (askanews) – La Russia avrebbe fornito all’Iran informazioni di intelligence sui bersagli statunitensi in Medio Oriente per facilitare gli attacchi contro le forze americane nella regione. Lo riferiscono tre funzionari citati dal Washington Post.

Secondo le fonti, Mosca avrebbe trasmesso a Teheran informazioni sulla posizione di asset militari statunitensi, tra cui navi da guerra e velivoli, dall’inizio del conflitto. “Si tratta apparentemente di uno sforzo piuttosto completo”, ha dichiarato una delle persone citate dal quotidiano.

L’ambasciata russa a Washington non ha risposto alle richieste di commento del WP, mentre Mosca ha chiesto la fine della guerra definendola un “atto di aggressione armata non provocato”.

Secondo i funzionari citati dal giornale, la capacità dell’esercito iraniano di individuare le forze statunitensi si sarebbe ridotta nei primi giorni del conflitto, rendendo particolarmente preziose eventuali informazioni fornite dalla Russia. Dall’inizio della guerra l’Iran ha lanciato migliaia di droni e centinaia di missili contro posizioni militari statunitensi, ambasciate e altri obiettivi, mentre la campagna militare congiunta di Stati uniti e Israele ha colpito oltre 2mila obiettivi iraniani.

Una portavoce della Casa Bianca, Anna Kelly, ha dichiarato che “il regime iraniano è sotto forte pressione”, aggiungendo che le capacità missilistiche e navali di Teheran sarebbero state significativamente ridotte.

La Cia e il Pentagono hanno rifiutato di commentare le notizie sull’eventuale assistenza russa.

Secondo due dei funzionari citati, la Cina non sembrerebbe invece fornire supporto militare diretto all’Iran nonostante i rapporti stretti tra i due paesi.

Cinema, a Napoli si gira "Super Santos" liberamente tratto da Saviano

Roma, 6 mar. (askanews) – Roma, 6 mar. (askanews) – Quattro amici, quattro destini, una sola passione. Sono iniziate a Napoli le riprese di “Super Santos” opera prima di Ciro Visco liberamente tratta dal romanzo di Roberto Saviano “Cuore puro” (Giunti Editore, 2022), che ne è anche sceneggiatore con Stefano Piedimonte e con lo stesso regista. Nel cast Francesco Di Leva, Massimiliano Rossi, Antonia Truppo e i giovanissimi esordienti Thomas D’Angelo, Ciro Esposito, Ciro Dommarco e Danilo D’Ambrosio. ll film è prodotto da Carlo Degli Esposti, Nicola Serra e Marco Grifoni per Palomar (a Mediawan company), Massimiliano Orfei, Luisa Borella e Davide Novelli per PiperFilm ed è una produzione Palomar (a Mediawan company) e PiperFilm realizzata e distribuita con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo. Le riprese si svolgeranno per sei settimane a Napoli. Alla fotografia Cristiano Di Nicola, la scenografia è di Ludovica Ferrario, i costumi di Mariano Tufano, il montaggio sarà curato da Marcello Saurino. “Super Santos” sarà distribuito nei cinema in Italia da PiperFilm e all’estero da PiperPlay.

Milano, allarme bomba al Tribunale dopo una chiamata al 112

Milano, 6 mar. (askanews) – E’ stata una chiamata al Numero unico di emergenza 112 a far scattare l’allarme bomba al Palazzo di Giustizia di Milano, ha dichiarato un funzionario del Tribunale ad askanews.

Circa 500 persone sono state evacuate dallo stabile. Gli artificieri e le unità cinofile delle Forze dell’ordine, insieme con i Vigili del fuoco, procedono alla perlustrazione di locali e uffici per consentire le verifiche.

Le vie adiacenti al Palazzo di Giustizia sono state chiuse al traffico con disagi per la circolazione.

Bombardamenti in Iran, Israele e Libano. Gli Usa: aumenteremo gli attacchi

Roma, 6 mar. (askanews) – La guerra contro l’Iran, che precipita il Medio Oriente nel caos, entra nel settimo giorno dopo una notte con attacchi e contrattacchi che hanno coinvolto il territorio iraniano, Israele e Libano. L’aviazione israeliana ha colpito intensamente Teheran e le roccaforti di Hezbollah a Beirut, e l’Iran ha risposto con il lancio di droni e missili contro Tel Aviv. Sullo sfondo di questa nuova escalation, gli Stati Uniti hanno annunciato un ulteriore aumento delle operazioni militari contro Teheran.

-12:23 Iran, Pezeshkian: ci sono tentativi mediazione, noi per pace duratura

-12:13  L’esercito iraniano ha sostenuto di aver colpito basi militari statunitensi in Kuwait con attacchi condotti tramite droni e ha avvertito che nuove operazioni seguiranno nelle prossime ore. Lo riferisce al Jazeera.

-11:02 Iran, Meloni sente Erdogan: vicinanza dopo ingiustificabile attacco

-10:25 Iran, almeno 1.332 iraniani uccisi da inizio attacchi

-09:54 Iran, Pasdaran: missili contro gruppi ribelli in Kurdistan iracheno

-08:54 Iran, attacco Usa-Israele a Shiraz: almeno 20 morti e 30 feriti.

Carburanti, Urso: segnalati alcuni casi di sospette speculazioni

Roma, 6 mar. (askanews) – Sui carburanti in Italia “sono stati segnalati alcuni casi” sospetti di possibili speculazioni da parte di singole stazioni di servizio, “ovviamente il monitoraggio riguarda i singoli distributori, poi chiaramente ci sono le autorità, c’è l’Arera, altre autorità che possono monitorare anche altri fenomeni. Il governo ha allertato tutti coloro che hanno le competenze, sia per monitorare, sia per eventualmente reagire contrastante i fenomeni speculativi”. Lo ha affermato il ministro di Imprese e Made in Italy, con un punto stampa a margine delle riunioni della Commissione allerta rapida, convocate – in materia di energia e carburanti e del relativo impatto su inflazione e carrello della spesa – dal Garante per la sorveglianza dei prezzi del Mimit a Palazzo Piacentini.

“Il monitoraggio è fatto in maniera consapevole sul self ed è quello il metodo di paragone. Se chi ha, ove ci fosse, un distributore con self che praticasse un prezzo superiore, per esempio al servito, questo viene segnalato alla Guardia di Finanza”, ha spiegato URso.

“Ovviamente – ha aggiunto il ministro – siamo tutti consapevoli che dipende molto dalla durata e l’estensione del conflitto, se dovesse perdurare le conseguenze sarebbero ben più significative e proprio per questo dobbiamo prevenire eventuali fenomeni speculativi, anche attraverso l’operazione trasparenza che siamo in condizione di mettere in campo”.

“Per quanto riguarda gli strumenti che già esistono, come sapete, ogni qualvolta emerge un episodio anomalo nella rete di distribuzione viene segnalato alla Guardia di Finanza. E’ necessaria una corretta informazione – ha detto Urso – affinché i cittadini, i consumatori possono essi stessi scegliere in piena consapevolezza il distributore che pratica il prezzo più conveniente ed eventualmente denunciare se ci sono episodi anomali, che poi saranno ovviamente accertati”.

Iran, Meloni: al lavoro senza sosta, priorità è ritorno al dialogo

Roma, 6 mar. (askanews) – “Continuiamo a seguire con la massima attenzione gli sviluppi della crisi in Medio Oriente. Il Governo italiano è al lavoro senza sosta, in contatto con i nostri alleati e con i partner della regione, per monitorare la situazione e tutelare la sicurezza dei cittadini italiani”. Lo scrive la premier Giorgia Meloni su X.

“La priorità – sottolinea la presidente del Consiglio – è proteggere i nostri connazionali e lavorare, insieme ai nostri principali partner e alleati, per sostenere ogni iniziativa che possa condurre a un ritorno alla diplomazia e al dialogo tra le parti. Allo stesso tempo stiamo vigilando su tutti i fronti, dalla sicurezza agli effetti economici della crisi, valutando ogni possibile azione di mitigazione in questi ambiti”.

“L’Italia continuerà a fare la sua parte con responsabilità e determinazione. Come concordato con il Parlamento, nei prossimi giorni sarò anche in Aula per riferire alle Camere”, conclude.

Tajani: Sanchez non mi pare abbia a cuore i rapporti transatlantici

Roma, 6 mar. (askanews) – “Io non credo mai che le guerre dei dazi servano, però certamente è stata una scelta politica quella di (Pedro) Sanchez, che non mi pare che abbia granchè a cuore le relazioni transatlantiche. Si possono dire le cose anche in maniera diversa”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri e vice presidente del Consiglio, Antonio Tajani, parlando al programma Start su Sky Tg24 della possibilità di esprimere solidarietà al premier spagnolo per gli attacchi ricevuti da Donald Trump.

“Anche noi non vogliamo la guerra. Anche noi siamo contro la guerra. Anche noi lo abbiamo nella Costituzione. Abbiamo detto e ribadito che non faremo mai la guerra”, ha sottolineato il titolare della Farnesina, “Ci siamo mossi per non inviare armi in Ucraina che potessero essere usate in Russia. Figuriamoci se vogliamo fare la guerra oggi. Ma (…) la bomba atomica la stava costruendo l’Iran, l’Iran stava costruendo missili per colpire l’Occidente”. Secondo Tajani, “dobbiamo sempre ricordare che noi siamo l’Occidente e siamo due facce della stessa medaglia”. E questo “non significa essere sottomessi a Trump”, ma “significa avere una linea politica”.

“Noi diciamo le cose che diciamo oggi quando c’era (Joe) Biden, le dicevamo quando c’era (Bill) Clinton, le dicevamo quando c’era (George W.) Bush, le dicevamo quando c’era (Ronald) Reagan”, ha sottolineato. “Io l’ho detto anche ieri in Parlamento”, ha poi chiarito, “Noi siamo contro l’incremento dell’uso delle armi nucleari. Questo assolutamente. E anche quando il presidente (Emmanuel) Macron parla di ombrello nucleare, io credo che non possa essere un Paese che decide che cosa bisogna fare e noi dobbiamo aggregarci alla scelta di un Paese. La scelta deve essere sempre fatta a livello europeo, tenendo conto che noi siamo il pilastro europeo dell’alleanza atlantica”. Tajani ha ricordato che “la Francia ha avuto sempre qualche dubbio sull’alleanza atlantica, sulla partecipazione militare, tant’è che la sede della Nato fu trasferita da Parigi a Bruxelles, proprio perché la Francia non voleva avere niente a che fare…Però sono scelte legittime di quel Paese. Noi abbiamo una politica diversa riguardo alla Nato e quindi continuiamo a dire che ogni scelta di tipo militare, anche qualora dovesse esserci una scelta di tipo nucleare, va presa a livello europeo. Non su iniziativa di un Paese che dice ‘io lo faccio, venite con me’. È ben diversa la cosa”.

“Parleremo su tutti i temi di difesa”, ha sottolineato, “E proprio perché deve essere una difesa europea, dobbiamo parlarne. Poi bisogna vedere se lo strumento nucleare francese è efficiente, serve o meno, perché alla Nato ci sono anche dubbi su questo. Io preferisco fare scelte a livello europeo e farle insieme alla Nato”.

Il capo della diplomazia italiana ha sottolineato che la Francia ha concesso le basi agli americani in Medio Oriente per compiere atti di guerra contro l’Iran. “La Francia ha dato le basi, cosa che noi non abbiamo fatto. Ha detto che (l’intervento militare) è illegale, però contemporaneamente dà le basi. Ma allora a che cosa serve, a salvarsi la coscienza?”, si è chiesto, “E’ una posizione un po’ contraddittoria. Se uno dice che l’azione è legale, non dà le basi – non in Francia, in Medio Oriente – per compiere atti di guerra. Quindi bisogna capire, i francesi parteciparono anche più volte con i britannici ad azioni di guerra insieme agli americani e agli israeliani. Noi non abbiamo mai partecipato a queste azioni di guerra, pur essendo amici di Israele, pur essendo alleati degli Stati Uniti. Quindi un conto è la sostanza, un conto sono le dichiarazioni di principio”.

“Io non critico, però dico soltanto che noi abbiamo detto che tutto quanto quello che sta accadendo purtroppo sta avvenendo al di là delle regole del diritto internazionale”, ha proseguito Tajani, “Ricordo quando mi accusarono di dire che ‘il diritto internazionale vale fino a un certo punto’. L’ho detto in una circostanza concreta. C’era l’attacco della Marina israeliana per fermare le barche della flottiglia. Fare in quel momento il dibattito sul diritto internazionale, se era legittimo o non era legittimo, chi aveva torto o chi aveva ragione, mi sembrava una questione di lana caprina perché in quel momento bisognava salvare le vite umane…Io penso sempre prima a salvare le vite umane, poi a fare i dibattiti di diritto. Ho studiato giurisprudenza per tanti anni e sono laureato in giurisprudenza, figuriamoci se non mi appassiono ai dibattiti di diritto. Ma come ministro e come italiano, il mio dovere è quello di salvare prima le vite degli italiani poi fare i dibattiti sul diritto”.

Confcommercio, Misery Index stabile a 8,6 punti a febbraio

Roma, 6 mar. (askanews) – Il Misery Index Confcommercio (Mic) si attesta a 8,6 a febbraio 2026, restando invariato rispetto a gennaio e confermandosi ai minimi dall’inizio delle serie storiche. Lo rende noto Confcommercio in un comunicato diffuso oggi, spiegando che il dato dell’ultimo mese è sintesi di un marginale aumento dell’inflazione per i beni e i servizi ad alta frequenza d’acquisto (2,0% dall’1,9% di gennaio) e di una stabilizzazione della disoccupazione estesa al 5,7%.

L’indicatore è una misura del disagio sociale che si ottiene sommando la percentuale di chi non ha lavoro alla crescita dei prezzi dei beni che compriamo più spesso.

L’associazione sottolinea come “la situazione internazionale molto complicata renda le prospettive sull’evoluzione futura dell’indicatore particolarmente incerte per i prossimi mesi”. Il protrarsi delle tensioni in Medio Oriente potrebbe infatti “generare spinte sui prezzi degli energetici e contemporaneamente ridimensionare le prospettive di crescita” determinando un aumento dei prezzi e un calo dell’occupazione.

Sebbene l’economia italiana mostri segnali favorevoli, l’occupazione complessiva cresce a tassi ridotti da quasi un anno. Secondo le stime, il combinarsi di queste dinamiche dovrebbe comunque mantenere l’area del disagio sociale ai minimi storici, favorendo “quel recupero della fiducia delle famiglie necessario ad alimentare i segnali di moderata ripresa dei consumi”.

Eurispes: i migranti sono il 9 per cento, ma gli italiani pensano siano di più

Roma, 6 mar. (askanews) – “A fronte di una presenza reale di cittadini stranieri pari a circa il 9 per cento della popolazione residente, solo quattro intervistati su dieci (40,2 per cento) forniscono una stima corretta. La maggioranza (complessivamente il 51,4 per cento) tende invece a sovrastimare la consistenza del fenomeno: oltre un terzo del campione (34,8 per cento) ritiene che gli stranieri rappresentino il oltre un quinto della popolazione, mentre il 16,4 per cento arriva ad affermare che un ogni tre residenti ci sia uno straniero”. Così afferma l’Eurispes che ha condotto una indagine sulle opinioni degli italiani rispetto al tema dell’immigrazione.

“Nel 1983 e poi nel 1987 e nel 1989 abbiamo realizzato le prime indagini in Italia sull’immigrazione nel nostro Paese. Rispetto a quegli anni – spiega il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara – il tema oggi è senza dubbio tra i più dibattuti, tuttavia, la reale conoscenza del fenomeno appare molto spesso distorta soprattutto in relazione alle dimensioni della presenza, alla distribuzione, alla provenienza, al credo religioso, alla delittuosità, al rapporto tra contributi versati e percepiti”. “I cittadini di religione islamica, che rappresentano circa il 5% della popolazione residente, vengono riconosciuti correttamente solo dal 39,7% degli italiani interpellati. La maggioranza colloca invece la loro presenza su livelli superiori: il 25,9% indica il 10%, il 24,5% il 16% e quasi un decimo del campione (9,9%) arriva a stimare i residenti islamici con una quota superiore al 25 per cento”. Così l’Eurispes nell’indagine ‘Immigrazione tra opinione e realtà’.

“Ancora più marcata la percezione della presenza dei cittadini di origine africana. A fronte di una quota reale pari al 2%, solo il 23,8% dei cittadini individua correttamente il dato. La maggioranza colloca invece la presenza africana su valori molto più alti: il 30,3% la stima al 9%, il 26,2% al 5%. Quasi 2 intervistati su 10 infine pensano che gli africani rappresentino il 19% della popolazione. Quasi il 50% degli italiani pensa che gli immigrati provengano prevalentemente dall’Africa”, si aggiunge. Per quanto riguarda le aree di provenienza, l’immigrazione viene rappresentata prevalentemente come un fenomeno di origine africana, spiega l’Eurispes. “L’Africa del Nord è indicata come principale area di provenienza dal 28,4% degli intervistati, seguita dall’Africa sub-sahariana (18,7%). L’Europa dell’Est, che costituisce in realtà una delle principali aree di origine dei flussi migratori verso l’Italia, è indicata solo dal 18% del campione, risultando sistematicamente sottostimata”. “Un italiano su quattro non affitterebbe un appartamento o una stanza a persone immigrate. Più della metà deciderebbe in base a chi ne fa richiesta Per la maggioranza degli italiani (54,3%) la decisione di affittare un appartamento o una stanza ad immigrati dipenderebbe dalle persone”. Così l’Eurispes nel rapporto ‘Immigrazione tra opinione e realtà’. “Uno su quattro (24,8%) non affitterebbe, mentre il 20,9% non avrebbe alcun problema ad avere locatari stranieri”.

Poi si spiega che “una quota pari al 17,5% degli italiani dichiara di aver avuto personalmente problemi con persone immigrate una sola volta, mentre il 17,2% riferisce esperienze di problematicità in più di un’occasione (complessivamente 34,7%). Il valore più alto di soggetti con esperienze problematiche si registra tra i 25 ed i 34 anni (il 40,7% riferisce di aver avuto problemi una o più volte). È poi il Nord-Ovest l’area geografica nella quale i cittadini riferiscono di avere avuto problemi con immigrati (39%)”.

Alle elezioni del parlamento del Nepal l’ex rapper Balendra Shah in testa

Roma, 6 mar. (askanews) – Il partito dell’ex rapper divenuto politico Balendra Shah è in vantaggio nella maggior parte dei seggi nelle elezioni parlamentari in Nepal, secondo i primi dati dello spoglio riportati dall’agenzia di stampa Reuters.

A metà giornata oggi il suo partito centrista, il Rastriya Swatantra Party, fondato tre anni fa, risulta in testa in 52 dei 65 collegi per i quali erano disponibili risultati preliminari.

Shah, 35 anni, ex sindaco di Kathmandu e candidato alla carica di primo ministro, ha dominato la campagna elettorale attirando grandi folle e guadagnando una forte popolarità sui social media dopo le proteste guidate dai giovani della cosiddetta Gen Z che lo scorso anno hanno portato alla caduta del governo.

Il partito comunista Cpn-Uml dell’ex primo ministro K P Sharma Oli risulta in testa in quattro seggi, mentre il Nepali Congress, il partito più antico del paese, guida in sei collegi.

Shah è in vantaggio anche nel collegio Jhapa 5, vicino al confine con l’India, che è la circoscrizione elettorale di Oli.

Il voto si è svolto ieri per eleggere i 275 membri della Camera dei rappresentanti, la camera bassa del parlamento. Di questi, 165 sono scelti con il sistema maggioritario uninominale, mentre i restanti 110 seggi saranno assegnati con un sistema proporzionale.

Le elezioni si sono tenute quasi due anni prima del previsto dopo le proteste guidate dai giovani scoppiate lo scorso settembre, quando il divieto temporaneo dei social media ha scatenato manifestazioni di massa. Gli scontri causarono 77 morti e oltre 2mila feriti e portarono alle dimissioni del governo guidato da Oli.

Quasi 20 milioni di elettori sono stati chiamati alle urne, mentre circa 300mila membri delle forze di sicurezza sono stati dispiegati in tutto il paese per garantire lo svolgimento del voto.

Osservatori politici ritengono probabile che nessun partito ottenga la maggioranza assoluta, rendendo necessari negoziati per la formazione di una coalizione di governo. I risultati definitivi delle elezioni dirette dovrebbero emergere entro venerdì sera o sabato, mentre quelli complessivi potrebbero richiedere diversi giorni, soprattutto per l’assegnazione dei seggi proporzionali.

Tra forza e debolezza: il paradosso del governo Meloni

Un doppio eccesso

C’è un eccesso di forza e contemporaneamente un eccesso di debolezza nella conduzione politica di Giorgia Meloni alla guida del Governo. Peccato che la forza ecceda laddove sarebbero richiesti modi più blandi e che la debolezza si manifesti su argomenti sui quali sarebbe invece apprezzabile una maggiore determinazione.

La battaglia interna

Così, da un lato, si infiamma la battaglia referendaria che la premier avrebbe voluto disputare sottovoce. E soprattutto prende corpo un’altra sfida, quella sulla legge elettorale, che promette tuoni, fulmini e saette in luogo di quegli accordi istituzionali che il bon ton — del tutto inutilmente — si ostina a suggerire.

Su questi versanti il Governo gioca la sua partita con una determinazione eccessiva e una unilateralità che dovrebbe trovare limiti più stretti.

Levanescenza sulla scena internazionale

In compenso, sullo scenario internazionale, in mezzo al trambusto di tutto il mondo, si assiste a una prova di evanescenza da parte del Governo del nostro Paese. Che regala all’America trumpiana una solidarietà di rito, celebrata a bassa voce per via dell’imbarazzo che quella associazione ormai produce.

E invece non offre al concerto europeo nessun segno della volontà italiana di far parte di un tentativo — almeno un tentativo — di promuovere la causa geopolitica della nostra traballante Unione.

Un governo che ha perso slancio

Non si possono sottovalutare le difficoltà di questo insieme di cose. E non si vuole infierire in modo maramaldesco su un esecutivo assai gravato dalla criticità di tutti questi argomenti.

E però è fin troppo evidente che il Governo ha perso l’abbrivio e i suoi giorni migliori. Tutto questo mentre l’opposizione appare tutt’altro che pronta all’opera.

Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 5 marzo 2026

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

Iran, Trump: "Una perdita di tempo l’invio di truppe di terra Usa"

Roma, 6 mar. (askanews) – Un invio di truppe di terra in Iran rappresenterebbe una “perdita di tempo”. Lo ha sottolineato giovedì sera il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che all’emittente Nbc News ha giudicato superflua un’opzione del genere.

“È una perdita di tempo. Hanno perso tutto. Hanno perso la loro marina. Hanno perso tutto quello che potevano perdere”, ha dichiarato all’emittente americana.

Sollecitato a reagire a una dichiarazione del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, secondo cui un’operazione di terra americana si concluderebbe con un “disastro”, Trump ha espresso la convinzione che si trattasse di “parole inutili”.

Giovedì, Araghchi aveva dichiarato, sempre a Nbc, che i responsabili iraniani erano “preparati a ogni eventualità, anche a uno sbarco”.

“Li aspettiamo (i nemici, ndr). Siamo certi di poterli affrontare e che per loro sarebbe un disastro”, aveva aggiunto il capo della diplomazia di Teheran.

Egitto al tracollo: Israele più sicuro? Meloni sembra ignorare la realtà

LEgitto sullorlo della tempesta

La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran non ha colpito direttamente il territorio egiziano. Eppure, uno dei primi Paesi a subirne le conseguenze economiche potrebbe essere proprio l’Egitto.

Il presidente Abdel-Fattah al Sisi ha parlato apertamente di uno stato di “quasi emergenza economica”, avvertendo che la crisi regionale potrebbe provocare un’impennata dei prezzi e un grave squilibrio nei mercati interni. La moneta nazionale, la lira egiziana, è già scesa ai minimi degli ultimi mesi rispetto al dollaro, mentre gli investitori internazionali stanno ritirando capitali a breve termine.

Per un’economia fortemente dipendente dalle importazioni, la svalutazione è un colpo durissimo: negli ultimi tre anni la valuta egiziana ha perso circa due terzi del suo valore, alimentando inflazione e tensioni sociali.

Suez e Hormuz: i due nodi della crisi

Il vero nodo geopolitico della crisi è però marittimo. Il Medio Oriente ospita due delle principali arterie del commercio globale: lo Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale, e il Canale di Suez, passaggio fondamentale per i traffici tra Asia ed Europa.

Se il conflitto dovesse bloccare o limitare il traffico energetico nel Golfo Persico, l’effetto a catena si ripercuoterebbe anche sul Canale di Suez. Non è una prospettiva teorica: le tensioni nel Mar Rosso e la guerra a Gaza hanno già provocato perdite di circa 9-10 miliardi di dollari di entrate per il canale egiziano.

Molte compagnie di navigazione hanno scelto rotte alternative, aggirando l’Africa attraverso il Capo di Buona Speranza. Questo significa viaggi più lunghi, costi logistici più alti e meno traffico per Suez, una delle principali fonti di valuta estera del Paese.

Il rischio inflazione e il prezzo del petrolio

Al Sisi ha avvertito che la prosecuzione della guerra potrebbe provocare un aumento generalizzato dei prezzi e ha minacciato persino l’intervento dei tribunali militari contro eventuali speculazioni commerciali.

Il punto più sensibile resta il petrolio. Dopo l’inizio delle operazioni militari, il Brent ha registrato aumenti significativi sui mercati energetici, mentre gli analisti non escludono rincari ancora più forti in caso di escalation militare nel Golfo.

Per l’Egitto, che importa gran parte dell’energia e dei beni alimentari, ogni aumento del costo delle materie prime si traduce immediatamente in inflazione e pressione sociale.

Lallarme per lEuropa

La crisi egiziana è anche un segnale per l’Europa. Il sistema energetico del continente resta vulnerabile agli shock del Golfo Persico e alle tensioni nei corridoi marittimi strategici.

Secondo alcune stime, un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz potrebbe costare all’Italia fino a 33 miliardi di euro in sei mesi, con un aumento significativo delle bollette energetiche e un forte impatto sulla manifattura.

C’è poi una questione strategica: se un Paese centrale come l’Egitto entrasse davvero in una crisi economica profonda, l’intero equilibrio del Mediterraneo orientale potrebbe essere destabilizzato.

Ed è qui che emerge una domanda inquietante: un Medio Oriente economicamente allo sbando rende Israele più sicuro? Oppure rischia di produrre maggiore instabilità nella regione e oltre? Meloni dice che l’Italia non è in guerra – per altro una guerra definita da Crosetto “al di fuori delle regole del diritto internazionale” – ma nulla dice a riguardo di un vero spirito di unità nazionale per affrontare un’emergenza così grave sull’altra sponda del Mediterraneo, con l’Egitto a rischio di tracollo.

Quante “Margherite” ci sono in campo?

Unesperienza politica ormai storicizzata

Tutti sanno – o dovrebbero sapere – che la Margherita, quella che abbiamo conosciuto con figure come Francesco Rutelli, Franco Marini, Arturo Parisi e Dario Franceschini, è ormai archiviata e consegnata alla storia politica del Paese.

E la ragione è persino troppo semplice per essere spiegata. La Margherita fu il primo vero esperimento di partito culturalmente plurale, autenticamente riformista e democratico. Un progetto politico alternativo alla deriva dei partiti personali e, non da ultimo, caratterizzato da una forte cultura di governo.

In altre parole, rappresentava l’esatto opposto di ciò che oggi alcuni piccoli partiti personali – come quello di Matteo Renzi – pensano di incarnare.

Eppure, al di là delle polemiche quotidiane, diventa francamente stucchevole – e anche un po’ ridicolo – ascoltare personaggi che, a giorni alterni, vagheggiano la nascita di una nuova e aggiornata Margherita.

Il proliferare delle Margherite” immaginarie

A questo punto, francamente, si è perso il conto dei tentativi.

C’è chi identifica il proprio piccolo cartello elettorale, la propria sigla personale o una singola esperienza civica con la riproposizione – ovviamente solo virtuale – della Margherita. “Vasto programma”, verrebbe da dire.

Si parla della Margherita come se fosse una sigla da riesumare con disarmante facilità, quasi fosse un prodotto da inventare a tavolino per iniziativa di qualche capo di partito personale o di qualche movimento del tutto virtuale.

Da Renzi a Ruffini: la tentazione del marchio

L’elenco dei protagonisti di queste operazioni simboliche si allunga con una certa facilità.

C’è Matteo Renzi, che passa da Italia Viva alla Casa riformista fino alla suggestione di una nuova Margherita con una rapidità quasi supersonica.

C’è poi l’ex grillino Vincenzo Spadafora che, a giorni alterni, avverte la necessità – attraverso la propria sigla personale – di rilanciare una Margherita aggiornata.

In terza posizione troviamo Ernesto Maria Ruffini, noto ai più come “mister tasse”, per i suoi lunghi trascorsi ai vertici degli enti preposti alla riscossione dei tributi. Anche lui sembra sentirsi investito del compito di ricostruire la Margherita.

Non si può dimenticare, poi, l’assessore romano Alessandro Onorato, politicamente vicino all’ex comunista Goffredo Bettini – stratega della piccola “tenda” centrista all’ombra delle sinistre – che con la sua “rete civica” immagina anch’egli una sorta di Margherita 2.0.

E, dulcis in fundo, c’è Clemente Mastella, l’unico che possa davvero rivendicare un ruolo nella nascita della Margherita del 2002. Anche lui, tuttavia, evoca oggi quella stagione politica che, lo si ripete, appartiene ormai agli archivi.

Il rispetto dovuto a una stagione politica

Per queste ragioni, e con tutto il rispetto dovuto ai partiti personali, alle sigle autoreferenziali e ai movimenti virtuali, sarebbe forse opportuno evitare di citare a sproposito esperienze politiche che hanno avuto una reale consistenza storica.

La Margherita non fu una semplice etichetta elettorale. Fu un progetto politico, culturale e organizzativo che nacque da un preciso contesto storico e da una convergenza autentica di culture riformiste.

Scimmiottarne oggi il nome, per inseguire una candidatura o una visibilità elettorale, significa non coglierne il significato profondo.

Se non altro, per rispetto verso quella stagione politica che, nel bene e nel male, appartiene ormai alla storia.

Angelina Mango, la grazia inquieta di “Caramé”

Una presenza che non lascia indifferenti

Non si può restare indifferenti dinanzi al tour nei teatri italiani di un’artista come Angelina Mango.

La seguo fin quasi dagli esordi: ella mi ha ispirato il primo componimento e il sottotitolo di una silloge poetica. Una ragazza – così la percepisco – delicatamente sospesa fra emozione e sentimento.

Dalladolescenza alla ricerca di sé

Ecco, l’amabile adolescente di un brano bellissimo come “Melodrama”, “a caccia di adre-na-lina”, è ora una giovanissima donna alla ricerca di se stessa. Un cercare che ci tocca in prima persona: tutti/e proviamo a inseguire e a trovare noi stessi/e.

Da Socrate a Cartesio ai giorni nostri, ad esempio, “conosci te stesso” sembra essere l’esortazione dei filosofi.

Larte come dono di sé

La cantautrice, dai primi motivi all’album “Caramé”, dona se stessa. Lì, a mio avviso, è l’essenza dell’arte e della poesia.

La poesia e l’arte si situano lungo la linea di intersezione del singolo con l’altro/a, con gli altri. È interiorità non ripiegata su se stessa, intimità che si dona. L’orizzonte del mondo interno incontra e si fonde con quello del mondo là fuori.

Fusione di orizzonti che tiene desta e viva l’umanità degli umani.

Iran, Meloni sente Erdogan: vicinanza dopo ingiustificabile attacco

Roma, 6 mar. (askanews) – Nel quadro dei continui contatti con i principali partner sulla crisi in Medio Oriente, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto oggi una conversazione telefonica con il Presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan. Lo rende noto Palazzo Chigi.

“La presidente Meloni – informa il comunicato – ha prima di tutto espresso la sua solidarietà e vicinanza alla Turchia, partner strategico dell’Italia e alleato NATO, a fronte dell’ingiustificabile attacco missilistico di cui è stata oggetto. I due Presidenti hanno quindi avuto uno scambio sull’evoluzione della situazione regionale, anche sulla base dei contatti tenuti negli scorsi giorni dal Presidente Meloni con i diversi attori mediorientali, e sull’impatto a livello globale della crisi. I due leader hanno concordato di mantenersi in stretto contatto”.

Evacuato il Palazzo di Giustizia di Milano per un allarme bomba



Roma, 6 mar. (askanews) – I Vigili del Fuoco stanno partecipando in questi minuti all’evacuazione del Tribunale di Milano, dopo la segnalazione di presunti ordigni all’interno del palazzo di giustizia. Tre i mezzi presenti sul posto attualmente in ausilio alle altre forze dell’ordine. Dopo aver terminato la messa in sicurezza del personale, che al momento si trova ancora all’interno del tribunale, cominceranno le operazioni di ricerca dei presunti ordigni.

E’ stata una chiamata al Numero unico di emergenza 112 a far scattare l’allarme bomba al Palazzo di giustizia di Milano. Dopo l’evacuazione artificieri ed unità cinofile delle Forze dell’ordine – si spiega – insieme con i Vigili del fuoco procederanno alla perlustrazione di locali e uffici.

Pd, domani all’Acquario romano la chiusura con Schlein del percorso di ascolto

Roma, 6 mar. (askanews) – Si concluderà domani, sabato 7 marzo, il percorso di ascolto ‘L’Italia che sentiamo’.L’iniziativa si svolgerà a Roma, dalle 9.30 alle 14, all’Acquario Romano, in piazza Manfredo Fanti, 47. . La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, sarà presente e interverrà a conclusione dei lavori.

Lo comunica il Pd sottolineando che “durante la mattinata si ripercorreranno le tappe di un viaggio che da Milano a Firenze, da Napoli a Roma ha portato ad ascoltare centinaia di voci del mondo dei saperi e della cultura, del welfare e della casa, dell’industria e del lavoro, della transizione ecologica e della pace, della sanità e della sicurezza”

L’evento, informa ancora il Nazareno, “sarà anche l’occasione per conoscere i primi risultati del questionario di inchiesta sociale che i volontari hanno portato mel mese di febbraio nelle piazze e nel porta a porta”.

Meloni: sono orgogliosa guidare l’Italia, è incarico che fa tremare polsi

Roma, 6 mar. (askanews) – “Il 22 ottobre 2022 ho giurato nelle mani del Presidente della Repubblica come Presidente del Consiglio dei Ministri. Se ripenso a quelle ore, faccio fatica a descrivere le emozioni che ho vissuto. Ricordo, però, nitidamente due cose che ho provato e provo tuttora: l’orgoglio di servire una grande Nazione come l’Italia, la responsabilità di un incarico che fa tremare i polsi e ti mette alla prova ogni giorno”. Lo scive la premier Giorgia Meloni intervenendo su ‘Il mio Corriere’, l’inserto speciale per i 150 anni del quotidiano di via Solferino.

“Quando il direttore Luciano Fontana mi ha chiesto, in poche battute, di ricordare un episodio legato al mio rapporto con il Corriere o con i suoi giornalisti – scrive Meloni – mi è tornato subito alla mente ciò che è successo il 22 ottobre di quasi quattro anni fa. Per me non è stata proprio una giornata qualunque, ma una di quelle che si ricordano per sempre e che rimangono scolpite nella memoria di una persona, soprattutto di chi ha dedicato gran parte della propria vita al servizio dei cittadini e della Nazione”.

Iran, allarme Qatar: petrolio rischia di schizzare a 150 dollari (FT)

Roma, 6 mar. (askanews) – Il ministro dell’energia del Qatar lancia un monito allarmistico: se gli scontri Iran-Usa-Israele proseguono e il Canale Hormuz resta compromesso tutti i produttori dell’area finiranno per dover bloccare le operazioni e il barile di petrolio potrebbe raggiungere 150 dollari, “trascinando al ribasso le economie di tutto il mondo”. In una intervista al Financial Times, Saad al-Kaabi sostiene che anche se le ostilità si fermassero oggi ci vorrebbero “settimane se non mesi” per un ritorno alla normalità.

Invece con la durata del conflitto al centro di crescenti incertezze, secondo l’esponente qatariota altri produttori dovranno fare come il suo Paese, che ha già dichiarato di aver sospeso le operazioni per “causa di forza maggiore”, dopo un attacco iraniano ad un suo stabilimento.

“Ci aspettiamo che tutti quelli che non hanno fatto ricorso a causa di forza maggiore lo facciano nei prossimi giorni, mentre tutto questo continua. Tutti gli esportatori del Golfo dovranno farlo. Se non lo fanno – dice – a un certo punto si ritroveranno a dover pagare il conto, se questa è la loro scelta”.

Intanto lo stop delle forniture dall’area “trascinerà giù le economie del mondo. Se la guerra continua per settimane – dice ancora il qatariota – il Pil mondiale ne subirà le ricadute. I prezzi dell’energia saliranno per tutti. Ci saranno penurie di alcuni prodotti e una reazione a catena per le fabbriche che non possono ricevere approvvigionamenti”.

Il romanzo d’esordio di Isabella Delle Monache proposto al Premio Strega

Roma, 6 mar. (askanews) – “Il compagno”, romanzo d’esordio di Isabella Delle Monache, edito da Serradifalco Editore, casa editrice palermitana che oggi opera anche a Roma, è stato proposto all’ottantesima edizione del Premio Strega dalla scrittrice, giornalista e curatrice culturale Lidia Ravera ed è tra i 79 titoli in corsa per l’ambito riconoscimento letterario. Pubblicato a novembre 2025, “Il compagno” è un romanzo sul potere di un incontro, sullo smarrimento di una generazione, su ciò a cui ci appigliamo per trovare un senso, su cosa significhi fare e non fare politica oggi, sull’amore, sul ricordo e sul peso che tutto ciò assume nelle nostre vite.

“Il compagno” racconta con un linguaggio essenziale, incisivo e limpido la storia di Elena e Diego, due giovani che, dopo il loro fortuito primo incontro in treno, saranno legati da un amore profondo, in un’epoca dove tutte le certezze sono crollate e credere ancora in un ideale o in un sogno è forse già una rivoluzione. Diego è infatti un comunista rivoluzionario, un militante che nel suo attivismo sembra trovare l’unico scopo. Attraverso la voce di Elena, che restituisce il movimento intermittente del pensiero e della memoria, il romanzo ci consegna il racconto di un’Italia precaria e in cambiamento, sofferente e piena di vita, abitata da ventenni pieni di passione e, allo stesso tempo, tratteggia il ritratto intimo di una profonda difficoltà di comunicazione tra un giovane uomo e una giovane donna, incastrati in modo inevitabile nelle proprie solitudini.

L’autrice esordiente Isabella Delle Monache è una figura già molto apprezzata nel panorama creativo italiano: attrice, sceneggiatrice e narratrice curiosa ed entusiasta. Laureata a Roma in Lingue e Civiltà Orientali, si diploma in Recitazione presso Teatro Azione e poi in Sceneggiatura alla scuola dell’ANAC Leo Benvenuti e all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico. Ha esordito come attrice nel film opera prima “Cuori puri” di Roberto De Paolis e ha collaborato, in qualità di sceneggiatrice e attrice, alle serie tv Mediaset dirette da Simona Izzo e Ricky Tognazzi, “Colpa dei sensi” e “Se potessi dirti addio”, e al film “Francesca e Giovanni”, sempre diretto da Izzo e Tognazzi.

Il Premio Strega è tra i più prestigiosi riconoscimenti letterari italiani, fondato nel 1947 da Maria Bellonci e Guido Alberti. Il libro vincitore dell’ottantesima edizione sarà proclamato a Luglio 2026 a Roma e verrà selezionato tra le 79 proposte avanzate dal gruppo degli Amici della domenica. L’autrice Isabella Delle Monache dichiara: “Sono profondamente grata a Lidia Ravera per la fiducia nel mio lavoro. “Il compagno” è nato dal desiderio di rielaborare esperienze personali tentando di renderle collettive e universali. Ciò che mi sta più a cuore raccontare sono le relazioni umane, i rapporti tra le persone e come questi vengano modificati dall’impietoso scorrere del tempo”.

Danza, a Roma Gala Les Étoiles 20 e 21 marzo all’insegna dell’amore

Roma, 6 mar. (askanews) – È un messaggio universale d’amore quello che vuole portare il Gala internazionale Les Étoiles, a cura di Daniele Cipriani, in programma all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma il 20 e 21 marzo.

Lo spettacolo, giunto alla sua 21esima edizione, racconta le varie declinazioni dell’amore, tra corpi che, senza parlare, riescono a dire tutto, come la danza sa fare, e i passi a due in cui due ballerini condividono emozioni, problemi e palcoscenico e in questo caso anche la quotidianità. Nel cast di questa edizione, infatti, accanto ad altre stelle, ci saranno quattro coppie che sono partner in scena come nella vita. Dalla Grande Mela arrivano Tiler Peck e Roman Mejia, entrambi principal al New York City Ballet. La loro love story è nata durante il lockdown e si sono spoati nel giugno dell’anno scorso. Di lei è stato detto che è “la ballerina che riesce a fermare il tempo e farlo poi ripartire”, come si potrà ammirare durante la variazione nel balanchiniano Tschaikovsky Pas de Deux (che danzerà con Mejia). Tiler Peck e Roman Mejia danzeranno anche il passo a due da Herman Schmerman di William Forsythe su musica elettronica di Thom Willems, esplosione di energia all’ennesima potenza, con i costumi firmati Versace.

La seconda coppia di Les Étoiles è quella formata da Matthew Golding (già principal del Royal Ballet di Londra) e l’étoile internazionale Lucia Lacarra che ha danzato con molte celebri compagnie, dal Ballet National de Marseille, al San Francisco Ballet e al Bayerisches Staatsballett. Insieme, nel 2023, i due hanno fondato il Lucia Lacarra Ballet, una compagnia neoclassica che è già riuscita ad affascinare il pubblico con la sua eleganza, tecnica e narrativa emozionante. Interpreteranno Snow Storm (“Tempesta di neve”) di Yuri Possokhov, romantico e struggente, su musica di Georgy Sviridov; di tutt’altro registro – rarefatto, siderale – è Borealis di Golding su musica di Max Richter, il secondo brano che porteranno in scena.

Presenza ormai fissa dei gala Les Étoiles è quella dei “poeti della danza” che creano e danzano insieme da molti anni, inossidabile coppia in scena e nella vita: Sasha Riva e Simone Repele (Riva and Repele, Ginevra), i coreografi residenti della Daniele Cipriani Entertainment, nonché autori del balletto Amore e Psiche, che ha inaugurato la cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Ispirato alla celebre scultura di Antonio Canova, il lavoro ha colpito per la chiave originale in cui Riva e Repele hanno voluto raccontare la bellezza e l’amore. A Roma interpreteranno, invece, un’inaspettata versione del passo a due del “Cigno Bianco” di Ciaikovsky: The White Pas de Deux. Nelle loro stesse parole, si tratta di una coreografia che racconta un incontro tardivo, nel periodo “bianco” della vita – la vecchiaia – in cui si diventa coscienti delle proprie fragilità. Richiama un altro famoso balletto del repertorio classico anche la creazione Don Chisciotte a firma Riva and Repele per Les Étoiles, che viene presentato in prima assoluta.

Ogni edizione del gala presenta nel cast un’ “étoile a sorpresa”; a Roma, la sorpresa sarà doppia poiché si tratta di una coppia. Arrivano da Londra, Vadim Muntagirov e Fumi Kaneko, che si sono sposati l’11 febbraio 2026. A Roma, insieme al lirismo del passo a due tratto da Giselle, immortale balletto romantico sull’amore e il perdono, i due portano il Grand Pas Classique di Victor Gsovsky sulla musica di Daniel-François Auber. La 22esima edizione di Les Étoiles, con diversi cast e programma, sarà in scena 11-12 aprile al Teatro Arcimboldi di Milano.

Intensi bombardamenti tra Iran, Israele, Libano: Usa: intensificheremo gli attacchi

Roma, 6 mar. (askanews) – La guerra contro l’Iran precipita il Medio Oriente nel caos ed entra nel settimo giorno dopo una notte con attacchi e contrattacchi che hanno coinvolto il territorio iraniano, Israele e Libano. L’aviazione israeliana ha colpito intensamente Teheran e le roccaforti di Hezbollah a Beirut, e l’Iran ha risposto con il lancio di droni e missili contro Tel Aviv. Sullo sfondo di questa nuova escalation, gli Stati Uniti hanno annunciato un ulteriore aumento delle operazioni militari contro Teheran.

Nella capitale iraniana numerosi residenti hanno raccontato di una notte segnata da esplosioni continue. Secondo la televisione di Stato iraniana, i bombardamenti avrebbero interessato anche un’area vicino ai principali centri del potere politico, tra cui il complesso dell’ex guida suprema Ali Khamenei, ucciso lo scorso fine settimana.

A Shiraz, Iran meridionale, almeno 20 persone sono state uccise e altre 30 sono rimaste ferite in un attacco di Stati Uniti e Israele secondo l’agenzia di stampa Fars. Un un parco divertimenti per bambini e un deposito di ambulanze a Zibashahr, periferia del capoluogo della provincia di Fars, sarebbero stati colpiti.

Le forze armate israeliane hanno confermato una nuova “ondata su larga scala” di attacchi contro infrastrutture del regime iraniano. Secondo lo stato maggiore dell’IDF, la prima fase dell’operazione ha permesso di ottenere la superiorità aerea e colpire siti missilistici balistici. Il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha parlato di “ulteriori sorprese” nelle prossime fasi della campagna militare.

L’esercito israeliano ha preso di mira anche la periferia meridionale di Beirut. Nella notte sono stati bombardati centri di comando e strutture del movimento filo-iraniano Hezbollah usate per lo stoccaggio di droni nel quartiere di Dahieh. Almeno dieci edifici sono stati distrutti e centinaia di civili hanno lasciato le proprie case dopo gli ordini di evacuazione israeliani. Secondo il ministero della Sanità libanese, dall’inizio della settimana i raid hanno causato almeno 123 morti e oltre 680 feriti.

Teheran ha a sua volta lanciato una nuova ondata di droni e missili verso Israele. Le Guardie rivoluzionarie hanno rivendicato attacchi contro obiettivi nell’area di Tel Aviv, mentre migliaia di droni sarebbero stati lanciati anche attraverso il Golfo Persico.

Il comando centrale statunitense sostiene tuttavia che le capacità di risposta iraniane siano state pesantemente ridotte: gli attacchi missilistici balistici sarebbero diminuiti di circa il 90% rispetto all’inizio delle operazioni.

Il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth ha dichiarato che “la quantità di fuoco su Teheran è destinata ad aumentare drasticamente”. Washington ha ottenuto dal Regno Unito l’accesso alla base militare di Diego Garcia per intensificare le operazioni. Nonostante l’escalation, il presidente Donald Trump ha escluso per ora l’invio di truppe di terra, definendolo “una perdita di tempo”.

Trump ha anche lasciato intendere di voler avere voce nella scelta della futura leadership iraniana, definendo “inaccettabile” l’ipotesi che Mojtaba Khamenei, figlio della guida suprema uccisa, possa succedere al padre. Le sue dichiarazioni rappresentano un segnale esplicito della volontà americana di influenzare il futuro politico di Teheran.

Il conflitto sta producendo effetti a catena nella regione e sull’economia globale. Missili e droni sono stati intercettati anche sopra l’Arabia Saudita e il Kuwait, mentre lo stretto di Hormuz — cruciale per il commercio mondiale di energia — è di fatto paralizzato dagli scontri.

Proprio per evitare uno shock sui mercati petroliferi, Washington ha concesso all’India una deroga temporanea di 30 giorni per acquistare petrolio russo già in mare, nel tentativo di mantenere stabili le forniture globali mentre la guerra nel Golfo continua ad allargarsi.

Carburanti, nuovi rincari, il diesel sale ai massimi dal 2023

Roma, 6 mar. (askanews) – Dopo la pausa di mercoledì, ieri le quotazioni petrolifere hanno ripreso a correre: il Brent ha sfondato quota 85 dollari al barile, la quotazione internazionale del gasolio, di nuovo sopra i mille dollari la tonnellata, è al massimo dal 14 settembre 2023, quella benzina dal 15 gennaio 2025. Con queste quotazioni, riporta Staffetta online, i riflessi sui prezzi dei carburanti alla pompa sono inevitabili e immediati: verde al massimo dal 2 luglio 2025, diesel al massimo dal 29 ottobre 2023.

Il gasolio in modalità “self service” proiettato verso quota 1,9 euro – mentre la media nazionale in modalità “servito” è già a un passo dai due euro al litro. Stando alla consueta rilevazione di Staffetta Quotidiana, Eni ha aumentato di due centesimi al litro i prezzi consigliati della benzina e di cinque quelli del gasolio. Per IP registriamo un rialzo di sei centesimi su entrambi i prodotti.

Queste sono le medie dei prezzi praticati comunicati dai gestori all’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del made in Italy ed elaborati dalla Staffetta, rilevati alle 8 di ieri mattina su circa 20mila impianti: benzina self service a 1,744 euro/litro (+20 millesimi, compagnie 1,750, pompe bianche 1,732), diesel self service a 1,867 euro/litro (+52, compagnie 1,876, pompe bianche 1,849). Benzina servito a 1,879 euro/litro (+20, compagnie 1,921, pompe bianche 1,800), diesel servito a 1,996 euro/litro (+51, compagnie 2,039, pompe bianche 1,915). Gpl servito a 0,697 euro/litro (+3, compagnie 0,708, pompe bianche 0,686), metano servito a 1,445 euro/kg (+22, compagnie 1,447, pompe bianche 1,443), Gnl 1,229 euro/kg (+1, compagnie 1,236 euro/kg, pompe bianche 1,225 euro/kg).

Questi sono i prezzi sulle autostrade: benzina self service 1,836 euro/litro (servito 2,092), gasolio self service 1,949 euro/litro (servito 2,206), Gpl 0,833 euro/litro, metano 1,494 euro/kg, Gnl 1,291 euro/kg.

Zelensky: attendiamo gli Usa per riprendere negoziati. Trump: non ha carte, deve fare un accordo

Roma, 5 mar. (askanews) – Mentre gli Stati Uniti restano concentrati sull’Iran, “dove siamo chirurgici” negli attacchi, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che i negoziati per la pace in Ucraina continuano. Il presidente ucraino Volodymyr “Zelenksy deve darsi da fare e deve chiudere un accordo”, ha dichiarato a Politico il presidente Usa, convinto che il leader russo Vladimir Putin sia “pronto a fare un’intesa”. Secondo Trump “è impensabile che (Zelensky) sia l’ostacolo. Non ha le carte (da giocarsi). Ora ne ha ancora di meno”.

Dal canto suo Zelensky – che ha avuto oggi una conversazione telefonica con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nella quale la premier ha rinnovato il sostegno dell’Italia – ha fatto sapere di attendere gli Usa per il riprendere processo diplomatico. “Continueremo il processo diplomatico quando i nostri partner americani saranno pronti a lavorare come concordato: formati bilaterali con loro, formati trilaterali con la Russia, così come il lavoro con gli europei”, ha affermato il presidente ucraino. “In questo momento praticamente tutta l’attenzione del mondo è concentrata sulla situazione intorno all’Iran e, indipendentemente da quanto dureranno lì le ostilità, dobbiamo essere pronti a riprendere la diplomazia in qualsiasi momento”.

Anche se “i russi restano attivi lungo la linea del fronte e gli attacchi continuano”, Zelensky ha sottolineato il “passo positivo”, avvenuto nel frattempo dello scambio di prigionieri: “Altre duecento delle nostre persone sono tornate a casa dalla prigionia russa. Ci aspettiamo che gli scambi continuino nei prossimi giorni”.

Nell’attesa della ripresa dei negoziati trilaterali, oggi il presidente ucraino ha anche annunciato che Kiev fornirà supporto agli Stati Uniti in Medio Oriente per arginare gli Shahed iraniani. “Abbiamo ricevuto una richiesta dagli Stati Uniti per un supporto concreto nella difesa contro gli ‘Shahed’ nella regione del Medio Oriente. Ho incaricato di fornire i mezzi necessari e di garantire la presenza di specialisti ucraini in grado di assicurare il livello di sicurezza richiesto”, ha detto Zelensky.

Lillo in “La pelle del mondo”: etica, ecologia e botanica per tutti

Roma, 5 mar. (askanews) – Da venerdì 6 marzo arriva in prima serata su Rai3 “La pelle del mondo”, nuovo programma di Rai Cultura, (prodotto da Be Water Film) dedicato alla vita sulla Terra, alla biosfera e al ruolo delle piante nel nostro futuro.

A condurre, il professore Stefano Mancuso, scienziato e saggista, insieme a Lillo Petrolo, da sempre sensibile ai temi della natura e dell’ambiente. Ogni puntata sarà dedicata a un tema specifico. “La prima di queste sei puntate che raccontano come funziona questo straterello sottile che circonda il Pianeta in cui c’è la vita, la biosfera, è tutta lì, in uno strato di 20 km, dalle piante che producono l’ossigeno e il cibo, alle città, alle comunità” ha detto Mancuso. “Cerchiamo di caricare anche voi su questa nave che sta cercando di viaggiare in questo argomento”, ha aggiunto Lillo.

Una riflessione “accessibile” sul destino del Pianeta, per rendere comprensibili anche temi più complessi con ospiti che vanno da Corrado Guzzanti e Maccio Capatonda, a studiosi, scienziati e specialisti, fino ad Alessandro Gassmann e Vinicio Capossela.

Iran, Meloni rassicura (via radio): non entreremo in guerra

Roma, 5 mar. (askanews) – La faccia ce la metterà mercoledì prossimo, quando parlerà nel luogo istituzionalmente preposto per questo tipo di comunicazioni e confacente alla gravità del momento. Intanto, Giorgia Meloni ci ha messo la voce, per lanciare un messaggio fortemente politico sulla crisi che sta incendiando il Medio Oriente e i Paesi del Golfo dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran, ma anche per rassicurare l’opinione pubblica che vede l’escalation lambire sempre più l’Europa: “Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”.

La presidente del Consiglio si collega di buon mattino con Rtl 102.5, dopo essere stata la sera precedente al Quirinale per confrontarsi con il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e poche ore prima che i ministri degli Esteri e della Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto, si rechino a Camera e Senato per quel passaggio parlamentare che, attraverso il via libera alla risoluzione di maggioranza, fornisce la cornice legislativa necessaria all’invio nei Paesi del Golfo e a Cipro di assetti difensivi come sistemi di difesa area, anti-drone e anti-missilistici. Un tema centrale che in giornata è stato anche al centro della telefonata che il presidente francese, Emmanuel Macron, ha fatto alla premier e nella quale si è “ribadito il comune impegno per sostenere” quell’area. “L’Italia, come Regno Unito, Francia e Germania, intende inviare aiuti ai paesi del Golfo” e questo, spiega Meloni, “non solo perché sono nazioni amiche” ma soprattutto perché lì “ci sono decine di migliaia di italiani, anche militari, che vogliamo e dobbiamo proteggere”. Nel corso della giornata la premier ha sentito anche il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky.

Una scelta, quella della premier di intervenire per una mezz’ora abbondante in radio a dispetto di tutte le richieste di andare in Parlamento avanzate in questi giorni, che viene da subito contestata dalle opposizioni. Che avrebbero voluto vedere la premier dire dai banchi del governo ciò che invece spiega via etere. Ossia che è in atto una “crisi sempre più evidente del diritto internazionale” e “degli organismi multilaterali” che sta “generando un mondo sempre più governato dal caos” e che l’esecutivo è “preoccupato” per la “reazione scomposta” di Teheran che “comporta il rischio di un’escalation dalle conseguenze totalmente imprevedibili”, con “ripercussioni” anche sull’Italia soprattutto sul fronte economico (a cominciare dal costo dell’energia e dai rischi di speculazione sugli alimenti). Ma, soprattutto, sempre in radio, Giorgia Meloni risponde a un’altra domanda che in questi giorni le opposizioni le hanno rivolto con insistenza: quella sull’uso delle basi. La presidente del Consiglio ricorda che l’utilizzo è concesso “in virtù di accordi che risalgono al 1954” che si attuano quando “si parla di logistica e di cosiddette operazioni non cinetiche, ovvero di non bombardamento”. E se arrivassero richieste per altri usi che “ad oggi” non ci sono? Meloni ricorda che la competenza “sul decidere se concedere o no un utilizzo più esteso sarebbe del Governo” ma assicura che è sua intenzione nel caso coinvolgere le Camere.

Quelle stesse Camere nelle quali Meloni si presenterà mercoledì, dopo le pressanti proteste dell’opposizione. Che, per la verità, non si placano nemmeno dopo l’annuncio dato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, della “disponibilità” della premier a presentarsi. Le comunicazioni della prossima settimana, infatti, anticipano e assorbono – estendendole anche alla situazione in Medio Oriente – quelle che la presidente del Consiglio avrebbe comunque dovuto rendere a Camera e Senato in vista del prossimo Consiglio europeo del 19 marzo. Per il capogruppo dem al Senato, Francesco Boccia, “siamo di fronte ad un uso ‘a la carte’ del Parlamento”. A suo giudizio l’idea di abbinare le due cose “fa sorgere un solo sospetto, ossia che nella settimana del referendum non voglia dibattiti in Aula. È preoccupata non per il Paese, non per l’Iran ma per il referendum”.

Iran, opposizioni in aula: dov’è Meloni? Schlein: Governo non appoggi guerra

Roma, 5 mar. (askanews) – Dov’è Giorgia? “Ministro Crosetto prenda il telefono e chiami Giorgia Meloni, le dica di venire qui, è inaccettabile che non ci sia”, attacca Nicola Fratoianni di AVS. “Ma cosa aveva di meglio da fare la premier oggi piuttosto che essere qui?”, incalza Maria Elena Boschi di Italia viva. “Meloni? Una voce fuori campo, lancia appelli alla radio” ironizza la 5 stelle Chiara Appendino. “Ma chi è Meloni, Churchill che parla a Radio Londra?”, punge Peppe Provenzano del Pd. La dem Anna Ascani tira le somme: “Meloni tace in Parlamento sull’Iran mentre il mondo brucia. Non è un caso e ovviamente non è un problema di agenda. È una scelta”, “il tentativo goffo, assurdo, sbagliato, incredibile di non mettere la faccia su quello che oggi il governo è venuto a dirci”. Nell’aula di Montecitorio prima e del Senato poi, ancora prima di entrare nel merito delle comunicazioni dei ministri degli Esteri e della Difesa Antonio Tajani e Guido Crosetto sulla crisi iraniana, le opposizioni protestano per l’assenza della presidente del Consiglio. Ma, alla Camera, sono spaccate in tre: Pd, M5S e AVS presentano una risoluzione unitaria, Italia viva una autonoma e Azione e il Partito liberaldemocratico di Marattin un’altra ancora. Mentre al Senato le risoluzioni di minoranza sono due: quella di Pd-M5S-AVS e quella di Iv.

La premier, pochi minuti prima che si apra la seduta della Camera, concede un’intervista a una radio. Ma “parli al Paese attraverso il Parlamento invece che alla radio, qual è la linea politica?” è la contestazione di Ascani. Peraltro, a giudizio di Boschi “se fosse qui a sentire la replica di Tajani si metterebbe le mani tra i capelli”. La replica del titolare della Farnesina – dopo che le opposizioni hanno tuonato contro “la morte del diritto internazionale prima e dell’Europa politica poi” chiedendo, nella risoluzione unitaria di Pd-M5S e AVS di non concedere l’utilizzo di basi a “forze armate americane presenti sul territorio italiano per attacchi militari contro l’Iran” – è il momento di massima tensione in aula. Dai banchi delle opposizioni gli gridano “vergogna” e Tajani visibilmente spazientito, dopo essere stato interrotto più volte da mugugni e urla, ribatte che lui non si deve vergognare “di niente” e che altri, magari, “sì”. Quelli, ad esempio, che “non hanno rispettato il Parlamento quando hanno mandato gli aerei italiani a bombardare nei Balcani”. “Era il presidente del Consiglio Massimo D’Alema che era parte, onorevole Provenzano, del suo partito”. E quelli che, insiste il ministro all’indirizzo dei 5 stelle, sono andati “in ginocchio da Trump e dalla Merkel”. Riccardo Ricciardi gli risponde di “sciacquarsi la bocca” prima di nominare il Movimento.

Intanto, la segretaria dem Elly Schlein si chiede se sia “normale che il ministro Tajani venga qui a fare appelli all’unità mentre Giorgia Meloni va alla radio ad attaccare le opposizioni”. Il Governo, attacca Schlein, deve essere chiaro nel dire oggi, ora, che non appoggia “una guerra che viola il diritto internazionale”.

Poche scintille al Senato, soprattutto suscitate dall’intervento del leader di Iv Matteo Renzi, che accusa Tajani di “mediocrità. Siamo oltre la politica, siamo all’avanspettacolo. Manca che ci dia la ricetta delle tagliatelle e ci chiederemo se c’è nonna Pina alla Farnesina o c’è la gloriosa tradizione della diplomazia italiana”. La replica del vicepremier: “È facile andare nel Golfo per fare conferenze ben pagate” ma “è molto più difficile tutelare i cittadini italiani”. Renzi però ne ha anche per Crosetto, a suo dire preso di mira da “qualcuno all’interno dei servizi di intelligence”, come dimostra il fatto che da due anni “su alcune testate ci sono le veline di un conflitto tra il ministro Crosetto e il sottosegretario Mantovano”. Laconica la replica del titolare della Difesa: “Ho piena fiducia in Alfredo Mantovano”, commenta Crosetto.

Quanto alle risoluzioni sulle comunicazioni, alla Camera l’opposizione di centro propone suoi documenti autonomi, più vicine a quella di maggioranza. Italia viva chiede l’impegno per la de-escalation (e non fa cenno della questione basi americane in Italia) mentre Azione e il Pld di Marattin chiedono di aumentare gli investimenti sulla difesa. Un pezzo di queste risoluzioni ottiene il parere positivo del Governo e passa, la risoluzione del campo progressista viene invece bocciata. Al Senato, come da regolamento, approvata la risoluzione di maggioranza restano precluse quelle di minoranza, ma su alcune parti di quella di Iv arriva comunque il parere favorevole del Governo, ininfluente alla luce delle norme che regolano il voto in assemblea.