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Formula1, Leclerc: "Persi quattro decimi nel rettilineo"

Roma, 13 mar. (askanews) – Qualifiche Sprint complicate per Charles Leclerc nel GP di Cina della Formula 1. Il pilota della Scuderia Ferrari scatterà dalla sesta posizione dopo una sessione segnata da difficoltà nel giro decisivo della SQ3.

Leclerc ha commesso un errore nel primo tentativo e nel secondo, mentre stava migliorando, ha perso molto tempo nel settore finale del circuito di Shanghai. Il monegasco ha chiuso a circa un secondo dalla pole position conquistata dalla Mercedes di George Russell e a quattro decimi dal compagno di squadra Lewis Hamilton, quarto in griglia.

Eloquente il team radio di Leclerc dopo l’ultimo giro: “Cosa diavolo sta succedendo? Cosa diavolo sta succedendo? Ho perso quattro decimi solo nel secondo rettilineo”.

I dati della telemetria hanno confermato la difficoltà nel tratto veloce: tra Leclerc e Hamilton si sono registrati circa 10 km/h di differenza di velocità sul rettilineo principale.

“È stata una sessione un po’ complicata, molto frustrante – ha spiegato il ferrarista -. Ho fatto un errore nel primo giro e nel secondo stavo facendo un buon tempo, ma ho perso quattro decimi nel secondo rettilineo. Non so per quale motivo, dobbiamo capire cosa è successo”.

Leclerc ha poi guardato alla Sprint con maggiore fiducia: “Non credo che non aver montato l’ala ‘Macarena’ cambi il quadro. In gara dovremmo essere relativamente più forti rispetto alle qualifiche. Sul giro secco la Mercedes sembra avere qualcosa in più, ma sul passo gara siamo più vicini e speriamo domani di poter rimontare”.

Formula1, Vasseur "Qualifica Sprint più positiva del risultato"

Roma, 13 mar. (askanews) – In casa Scuderia Ferrari si lavora sui dati dopo le qualifiche Sprint del GP di Cina della Formula 1, segnate da un funzionamento anomalo della parte elettrica della power unit sulla vettura di Charles Leclerc. Il monegasco ha perso terreno nel terzo settore nel giro decisivo, mancando così la possibilità di inserirsi in seconda fila accanto o davanti al compagno di squadra Lewis Hamilton.

Un episodio che ricorda quanto accaduto già in Australia, quando le Ferrari avevano accusato un calo di prestazione nella fase iniziale del Q2.

Il team principal Frédéric Vasseur ha commentato così il venerdì di Shanghai: “La Sprint Qualifying di oggi è stata più positiva di quanto dica il risultato finale. Lewis ha fatto un buon lavoro in una battaglia molto serrata con le McLaren. Anche Charles è stato competitivo ma purtroppo il suo secondo tentativo non è stato buono nell’ultimo settore”.

“Analizzeremo i dati nel dettaglio per capire cosa è successo, visto che non ha avuto lo stesso deployment dell’energia del suo primo giro lanciato. Domani vedremo cosa riusciremo a fare nella gara Sprint, ma sono fiducioso che possiamo ottenere un altro risultato solido”.

Vasseur ha poi spiegato che nel corso della giornata la squadra ha continuato a raccogliere informazioni tecniche: “Oggi nelle libere abbiamo anche provato l’ala posteriore rovesciata per accumulare ulteriore chilometraggio prima di poterla utilizzare stabilmente sulla vettura”

Formula1, Hamilton: "Lavoro fantastico del team"

Roma, 13 mar. (askanews) – Lewis Hamilton un anno fa conquistò la pole position nelle Qualifiche Sprint del GP della Cina – poi vinse la Sprint – oggi invece non è andato oltre al quarto crono assoluto alle spalle delle Mercedes e della McLaren di Lando Norris, ma è comunque soddisfatto della sua prestazione e del lavoro svolto dalla Ferrari in un venerdì frenetico in cui è stata testata l’ala Macarena nelle Prove Libere salvo poi sostituirla dopo un testacoda di Lewis Hamilton.

“Sono molto soddisfatto – ha detto il pilota della Ferrari ai microfoni di Sky Sport – il mio team ha fatto un lavoro fantastico, soprattutto i miei ingegneri che hanno ribaltato la macchina, perché nelle prove libere mi ero girato in una sessione che si è rivelata complicata. La macchina mi ha dato grandi sensazioni. Abbiamo tanto lavoro da fare e dobbiamo spingere tantissimo a Maranello per migliorare a livello di potenza. In Mercedes hanno fatto un lavoro fantastico, dobbiamo spingere per ridurre quel divario. A livello di macchina le sensazioni sono grandiose e possiamo competere con loro nelle curve, però quando ti manca potenza poi hai un problema”.

“Non saprei dire perché siamo tornati indietro – ha aggiunto Hamilton sull’ala Macarena – abbiamo affrettato i tempi per portarla qui perché non doveva essere in macchina nelle prime cinque gare. Hanno fatto un gran lavoro affrettando i tempi per portarla qui. Magari era proprio un pochino prematuro, per cui l’abbiamo tolta dalla macchina, ma lavoreremo per riportarla quando sarà pronta”.

Formula1, Russell vola: "Mercedes fantastica"

Roma, 13 mar. (askanews) – La Formula 1 conferma in Cina la superiorità della Mercedes. Nelle qualifiche Sprint del GP di Shanghai pole position per George Russell davanti al compagno di squadra Kimi Antonelli, con un vantaggio di oltre sei decimi sul resto della concorrenza.

Un margine che evidenzia la forza della W17 soprattutto sul rettilineo principale del tracciato cinese, dove il motore Mercedes ha fatto la differenza. Alle spalle delle Frecce d’Argento inseguono le Ferrari, con Lewis Hamilton quarto nonostante un giro definito “ottimo” dal britannico e la sensazione di essere comunque lontano dal ritmo del leader. Più indietro l’altra Rossa di Charles Leclerc, sesto.

In vista della Sprint, però, proprio Ferrari potrebbe provare a sfruttare la partenza. Hamilton e Leclerc dispongono infatti di un turbo più piccolo e potrebbero tentare l’attacco già alla prima curva per inserirsi davanti alle Mercedes.

Russell invita comunque alla prudenza e guarda soprattutto alla fase iniziale della gara. “Bisogna aspettarsi l’imprevisto, non so cosa accadrà. Le mie partenze in prova sono state probabilmente le migliori della stagione per ora, credo che abbiamo trovato miglioramenti”, ha spiegato il pilota britannico.

“Da Melbourne in poi abbiamo lavorato solo su questo aspetto. Ci siamo concentrati pienamente sulle partenze. Per fortuna i due piloti vicino a me sono motorizzati Mercedes, spero che non saranno veloci come le Ferrari”, ha aggiunto Russell, sottolineando come in gara possa incidere anche il fenomeno del graining, già determinante lo scorso anno sul circuito di Shanghai.

Il leader delle qualifiche Sprint si è poi detto molto soddisfatto della monoposto: “La macchina dà sensazioni fantastiche, è ottima, con un motore che oggi è andato molto bene. È stata davvero una gioia guidare. A Melbourne i primi giri sono stati un po’ più confusi del previsto, ma vedremo domani cosa accadrà”

Chirurgia della cataratta bilaterale, confronto tra specialisti

Roma, 13 mar. (askanews) – Si è svolto a Roma un incontro scientifico dedicato alla possibilità di intervenire sulla cataratta bilaterale nella stessa seduta chirurgica, un tema che negli ultimi anni sta attirando crescente attenzione nella comunità oftalmologica internazionale. All’incontro hanno partecipato alcuni tra i più autorevoli specialisti di oftalmologia per discutere opportunità, limiti e criteri di applicazione di questa tecnica. L’iniziativa è stata promossa dal dottor Guido Lesnoni, primario di Diagnostica e Chirurgia oculare dell’Ospedale Cristo Re di Roma, insieme al professor Teresio Avitabile, primario della Clinica Oculistica dell’Università di Catania, con l’organizzazione scientifica del dottor Livio Colecchia, medico chirurgo specialista in oftalmologia e autore di oltre 30 pubblicazioni scientifiche. La chirurgia bilaterale simultanea della cataratta prevede l’intervento su entrambi gli occhi nella stessa seduta operatoria. In alcuni Paesi europei questa procedura è già utilizzata con maggiore frequenza, mentre in Italia il tema continua a essere oggetto di valutazione e confronto tra gli specialisti, anche per le implicazioni cliniche, organizzative ed etiche che comporta. Secondo Guido Lesnoni l’interesse verso questa tecnica nasce anche dalle richieste dei pazienti e dall’evoluzione delle pratiche chirurgiche a livello internazionale. L’obiettivo del confronto tra gli specialisti è quello di approfondire protocolli, criteri di selezione dei pazienti e percorsi clinici che possano garantire condizioni di sicurezza adeguate. Il professor Teresio Avitabile ha sottolineato come ogni innovazione in ambito medico sia spesso accompagnata da iniziali timori. Proprio per questo, ha osservato, è importante che il tema venga discusso in modo aperto sulla base dei dati scientifici disponibili e dell’esperienza maturata nei diversi contesti sanitari. Nella pratica clinica la chirurgia bilaterale simultanea viene oggi applicata soprattutto in situazioni selezionate. Il professor Romolo Appolloni, primario oculista dell’Ospedale S. Eugenio-CTO di Roma, ha ricordato che in molti contesti ospedalieri questa procedura viene utilizzata con prudenza, ad esempio nei pazienti molto anziani o in coloro che devono essere sottoposti ad anestesia generale. Esistono inoltre condizioni specifiche in cui questa soluzione può rappresentare una risposta efficace per il paziente. Andrea Niutta, primario della Struttura Complessa di Oculistica dell’Azienda ASL Roma 3, ha spiegato che in alcuni casi di pazienti fragili, come persone con sindrome di Down che necessitano di anestesia generale, l’intervento su entrambi gli occhi nella stessa seduta può consentire di risolvere il problema visivo con un unico intervento. Tra i possibili vantaggi indicati dagli specialisti vi è la possibilità di affrontare un solo intervento chirurgico e un unico periodo di recupero. Allo stesso tempo, la comunità scientifica continua a valutare con attenzione i possibili rischi legati alla procedura. Ciro Tamburelli, primario oculista dell’Ospedale Oftalmico di Roma, ha evidenziato come la questione coinvolga anche aspetti etici e di responsabilità clinica. I benefici per il paziente possono essere rilevanti, ma è necessario considerare con attenzione ogni caso e garantire una comunicazione chiara con chi si sottopone all’intervento. Il confronto tra gli specialisti ha messo in evidenza la necessità di proseguire l’approfondimento scientifico su protocolli, criteri di sicurezza e modalità di selezione dei pazienti, per valutare in quali condizioni la chirurgia simultanea della cataratta possa trovare un’applicazione appropriata nella pratica clinica.

La migrazione dei super-ricchi sfida gli avvocati italiani

Roma, 13 mar. – La professione legale italiana attraversa una fase di profonda trasformazione, stretta tra una crisi strutturale che colpisce migliaia di avvocati e opportunità senza precedenti generate dall’arrivo massiccio di patrimoni internazionali. Mentre molti professionisti faticano a sostenere economicamente i propri studi, schiacciati dalla saturazione del mercato e dai tempi biblici della giustizia italiana, una nuova élite di specialisti sta emergendo per gestire le esigenze di una clientela internazionale sempre più numerosa e facoltosa.

I numeri parlano chiaro: nel 2025 l’Italia ha accolto 3.600 milionari, posizionandosi come terza destinazione mondiale per i super-ricchi dopo Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti. Un fenomeno alimentato dalla flat tax da 200.000 euro e dalle politiche di rientro dei cervelli, che ha trasformato Milano e altre città italiane in magneti per patrimoni miliardari provenienti soprattutto da Londra post-Brexit.

‘L’Italia è veramente invasa dai milionari da tutto il mondo, soprattutto dopo la Brexit abbiamo avuto un numero altissimo di persone che vivevano prima a Londra e che si sono spostati in Italia’, spiega Armando Cecatiello, avvocato del Foro di Milano esperto in diritto di famiglia internazionale. ‘Diciamo, quelli più abbienti tendono a stare a Milano, quindi c’è un numero importante di stranieri in Italia che sono rientrati con le varie normative fiscali più favorevoli’.

Parallelamente, il turismo matrimoniale registra cifre record: nel 2024 i matrimoni celebrati da coppie straniere in Italia hanno superato quota 15.100, segnando un incremento dell’11,4% rispetto all’anno precedente. Nel 2025, le presenze straniere dovrebbero raggiungere i 271 milioni, il massimo mai registrato, contribuendo ulteriormente al boom del settore.

Questa trasformazione del panorama clientelare sta rivoluzionando l’approccio professionale degli avvocati italiani. ‘Il nostro lavoro è capire dove è meglio separarsi o meglio dove meglio divorziare perché siamo l’unico paese, forse, che ancora ha il doppio step: la separazione poi il divorzio’, osserva Cecatiello. ‘Invece gli altri superano tutto e vanno direttamente al divorzio ‘.

La gestione di patrimoni internazionali richiede competenze che vanno ben oltre il diritto italiano tradizionale. Gli avvocati devono padroneggiare normative anglosassoni, strutture fiduciarie come i Trust e comprendere le differenze sostanziali tra i sistemi giuridici. ‘In Italia abbiamo separazione dei beni o comunione di beni, all’estero il giudice inglese, americano, australiano non riconosce la separazione di beni perché non considera la separazione di beni un pre-nup o post-nup e ciò ha conseguenze importanti sul piano patrimoniale’, spiega l’esperto.

Ma la vera rivoluzione riguarda l’approccio al conflitto familiare. ‘Io sto chiudendo adesso dei divorzi delle separazioni con assegni una tantum milionari’, rivela Cecatiello. ‘Qualche giorno fa ho curato un contratto di convivenza per un personaggio che invece non vuole assolutamente sposarsi, parliamo di un patrimonio di un bilione’.

L’evoluzione professionale richiede anche nuove competenze trasversali. ‘Sicuramente uscire dai confini italiani, ma non nella misura di andare a lavorare all’estero come fuga di cervelli, ma di aprire la mente sul fatto che le competenze che abbiamo in Italia possono essere arricchite da altre competenze che ci vengono da altri ordinamenti’, sottolinea l’avvocato, che ha studiato le tecniche di negoziazione di Harvard e la pratica collaborativa.

L’approccio costruttivo alla risoluzione dei conflitti sta diventando centrale. ‘Il concetto è che noi dovremmo impostarci per creare abbondanza, nel senso che invece di dividere, separare e impoverire, bisogna trovare dei modi per aumentare quello che sono i patrimoni e abbassare il conflitto’, afferma Cecatiello, citando esempi di divorzi che hanno generato nuove opportunità di business per entrambi i coniugi.

Tuttavia, l’arrivo di studi legali internazionali rappresenta una nuova sfida. ‘Così come arrivano tutti questi milionari, adesso arrivano anche gli studi legali internazionali’, avverte l’esperto. ‘Spesso hanno un approccio tutt’altro che conciliante, sono in grado di produrre atti su atti e allegare un numero considerevole di documenti tanto da rendere particolarmente impegnativa la difesa, di contro il numero di legali che coinvolgono e le regole interne non rendono facile il rapporto con il cliente’. La trasformazione in atto evidenzia come la professione legale italiana debba necessariamente evolversi per rimanere competitiva.

Consiglio supremo difesa: inammissibili attacchi Israele a Unifil

Roma, 13 mar. (askanews) – Il Consiglio supremo di difesa ritiene “allarmanti le continue gravi violazioni della risoluzione n. 1701 del 2006 e il ripetersi di inammissibili attacchi da parte israeliana al contingente di UNIFIL, attualmente a guida italiana”. È quanto si legge nella nota del Quirinale diffusa al termine della riunione del Consiglio supremo di difesa che si è svolta questa mattina al Colle.

“Anche in relazione alle decisioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU di concludere la missione UNIFIL, resta ineludibile garantire la sicurezza della Linea Blu, favorendo l’incremento delle capacità delle Forze Armate Libanesi”, si legge ancora nel comunicato.

Consiglio difesa: su eventuale utilizzo extra basi Usa serve voto Camere

Roma, 13 mar. (askanews) – Il Consiglio supremo di difesa “ha preso atto favorevolmente che, con propria risoluzione, il Parlamento si è già espresso sulle richieste ricevute da parte dei Paesi amici ed alleati di assistenza nella loro difesa nonché sulla necessità che l’utilizzo delle infrastrutture militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle forze statunitensi avvenga nel rispetto del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti che include fra l’altro attività addestrativa e di supporto tecnico-logistico. Il Consiglio ha inoltre preso atto che eventuali richieste che dovessero eccedere il perimetro delle attività già disciplinate dagli accordi citati saranno sottoposte al Parlamento”. È quanto si legge nella nota del Quirinale diffusa al termine della riunione del Consiglio supremo di difesa che si è svolta questa mattina al Colle.

Sci, Giovanni Franzoni secondo nella discesa di Courchevel

Roma, 13 mar. (askanews) – Giovanni Franzoni regala un altro podio all’Italia dello sci: l’azzurro è secondo in 1.47.35 nella discesa di Coppa del Mondo di Courchevel sulla pista Eclipse. Con questo risultato Franzoni consolida anche il terzo posto nella classifica di specialità. Primo l’austriaco Vincent Kriechmayr in 1.47.27 , che interrompe un digiuno di due stagioni della sua nazionale. Era infatti da 23 discese che un austriaco non vinceva. Terzo e grande protagonista di questa giornata il campione svizzero Marco Odermatt in 1.47.57. Odermatt con questo piazzamento vince con ben sei gare di anticipo la sua quinta coppa del mondo consecutiva .

Referendum, Schlein: Meloni tratta italiani come stupidi

Milano, 13 mar. (askanews) – “Ma è normale che una presidente del Consiglio tratti gli italiani come degli stupidi e dica che se passa il No ci saranno più stupratori liberi?” Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, ospite di La7, commentando un passaggio del comizio di ieri sera della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“Strumentalizzare fatti d’attualità da parte di una premier è grave. A Rogoredo ha accusato i giudici di aver fatto partire l’indagine, ma così quel poliziotto avrebbe ancora la divisa. È giusto ci siano dei magistrati indipendenti che anche laddove si prospetti un abuso da parte dello Stato indagano. Lì ha sbagliato Meloni, e ancora non ha chiesto scusa”.

Ancora, “uno stupratore è stato liberato da questo governo e rimandato in Libia”, dice riferendosi ad Almasri. E poi la legge sul consenso: “Contro gli stupratori avevamo un accordo con Meloni sul consenso: l’hanno fatto saltare e hanno presentato un ddl che sarebbe un passo indietro”.

Insomma, ha concluso sul punto Schlein, “farei attenzione all’uso strumentale dei fatti di cronaca. Suggerirei a Meloni di seguire l’appello di Mattarella ad abbassare i toni perchè c’è un giorno dopo il referendum e delegittimando la magistratura si mina la fiducia dei cittadini: si fa male alle istituzioni e non ci guadagna nessuno”.

Lo spazio come esperienza e mistero: rivivere dentro Mark Rothko

Firenze, 13 mar. (askanews) – Il lavoro di Mark Rothko, uno dei più importanti pittori del secondo Novecento, è una forma di esperienza dello spazio, un percorso che diventa necessariamente filosofico, nel momento in cui ci si avvicina, ma è una filosofia della presenza, del modo in cui possiamo immaginare la nostra posizione di fronte e dentro l’arte. Palazzo Strozzi gli dedica una retrospettiva importante, profonda, che restituisce una lettura credibile della portata dell’opera dell’artista nato in Russia nel 1903 e diventato, negli Stati Uniti, uno dei grandi interpreti dell’astrazione. La mostra è intitolata “Rothko a Firenze” ed è curata da Elena Geuna insieme a Christopher Rothko, figlio di Mark.

“Abbiamo cercato di individuare i quadri che fossero più legati alla sua esperienza in Italia, che aveva immaginato già prima di arrivarci realmente da uomo di mezza età negli anni 50 – ha detto Rothko ad askanews -. Aveva sognato questo viaggio, che era davvero importante per lui. Aveva guardato all’arte del Rinascimento, alle tracce dell’antica Roma per tutta la sua vita nell’attesa di arrivare a conoscerle direttamente”.

Il legame con la grande pittura e i grandi edifici è importante, ma, attraversando le sale di Palazzo Strozzi – cui i dipinti portano una luce diversa, le trasformano in modo sorprendente – si sente che la potenza della pittura di Rothko va oltre i presupposti narrativi, crea una dimensione differente, occupa lo spazio. Ed è possibile percepirlo fin dalle prime opere, ispirate al surrealismo e comunque ancora in parte figurative, ma nei grandi campi di colore questa sensazione diventa totalizzante. I quadri di Rothko sono finestre aperte su di noi.

“Plasticità, tangibilità – ha detto ancora Christopher Rothko – sono parole che entrano nel suo lavoro, perché lui pensava ai quadri come a qualcosa che fosse realmente presente nella stanza, non qualcosa a cui semplicemente guardare, ma un’esperienza che deve coinvolgere, un’esperienza sentimentale. Senza questa interazione non ci sarebbe neppure il senso di mistero, sarebbero solo dei bei colori. In realtà è importante che questi dipinti pongano le grandi domande: perché siamo qui, dove andiamo… Se non prestiamo attenzione a queste domande, diceva, si vive solo una vita superficiale”.

In mostra una serie di capolavori che arrivano dai più importanti musei del mondo, dal MoMA di New York come dal Guggenheim di Bilbao, ma anche bozzetti e opere su carta che mantengono la stessa intensità delle grandi tele che abbiamo imparato a conoscere, ma che, per fortuna, continuano ad alimentare proprio quel mistero citato dal curatore. In ciò che il lavoro di Rothko suggerisce e che noi però non possiamo capire fino in fondo c’è il senso dello stare insieme a queste opere meravigliose e segrete.

“La gente spesso pensa ai dipinti di mio padre come riflessioni sul colore – ha concluso Christopher Rothko – ma io credo che lui fosse più concentrato sulla creazione di luoghi credibili nei quali sia possibile entrare. Di modo che si possa essere nello spazio del dipinto, ma andare anche oltre”.

Questi “luoghi credibili” prendono forma anche a Palazzo Strozzi, sono il gradiente di un’esperienza che non è solo quella di una mostra, per quanto importante e unica per il nostro Paese, ma rappresenta una possibilità di un incontro con qualcosa di “altro” che è anche “alieno” a volte e, attraverso i grandi campi di colore filosofici di Mark Rothko ci viene presentato in tutta la sua segreta rilevanza. Oggi ancora di più. Non è chiaro a cosa serva l’arte, se mai deve servire a qualcosa, ma qualora ce lo chiedessero questo tipo di esperienza si candiderebbe a essere una delle possibili risposte.

Ospitata anche nel Museo di San Marco e alla Biblioteca Medicea Laurenziana, l’esposizione è aperta al pubblico fino al 23 agosto. (Leonardo Merlini)

Iraq nel mirino: quali contingenti stranieri, da quali Paesi

Roma, 13 mar. (askanews) – Nell’ambito del conflitto iraniano, la presenza militare straniera nel vicino Iraq è divenuta un punto focale. Gli attacchi con droni alla base italiana di Erbil, nel Kurdistan iracheno, senza vittime, e quello contro il contingente francese, che ha provocato la morte di un militare transalpino, pongono il tema della permanenza di contingenti internazionali all’interno del paese che è stato martoriato da decenni di guerre, rivolte interne, terrorismo.

La presenza militare straniera in Iraq nel 2026 si presenta molto diversificata rispetto agli anni della guerra aperta contro lo Stato islamico, ma resta significativa e articolata. Il quadro attuale è segnato da una progressiva riduzione della missione della coalizione internazionale guidata dagli Stati uniti, da un consolidamento della Nato Mission Iraq con compiti non-combat di advisory e capacity building, e dalla permanenza di alcuni dispositivi nazionali o bilaterali, a cominciare da quello turco nel nord del paese. A rendere complessa una ricostruzione precisa di questa presenza sono soprattutto due fattori: da un lato la sovrapposizione tra missioni diverse, dall’altro la riluttanza di diversi governi a pubblicare numeri aggiornati e puntuali sugli effettivi dispiegati sul terreno.

UN DOPPIO BINARIO: COALIZIONE E NATO

Il primo elemento da chiarire è che la presenza straniera in Iraq oggi si regge su due architetture principali. La prima è quella della coalizione anti-Isis guidata da Washington, cioè la Combined Joint Task Force-Operation Inherent Resolve, nata nel 2014 per sostenere Baghdad nella lotta contro lo Stato islamico. La seconda è la Nato Mission Iraq, lanciata nel 2018 e avviata nello stesso anno a Baghdad come missione non-combat, con compiti di addestramento, consulenza e rafforzamento delle istituzioni della difesa irachene.

Negli ultimi diciotto mesi il peso relativo delle due strutture è cambiato. Stati uniti e Iraq hanno concordato nel 2024 una transizione che prevede la conclusione della missione militare della coalizione in Iraq entro settembre 2025, ma ciò non ha significato una scomparsa totale della presenza militare straniera. Piuttosto, si è assistito a una riconfigurazione: meno dispositivo direttamente legato alla campagna anti-Isis, più cooperazione bilaterale e più enfasi sulla missione Nato. Per questo, nel 2026, la presenza straniera in Iraq è più ristretta rispetto al passato, ma non marginale.

GLI STATI UNITI: TRA RIDUZIONE E PERMANENZA

Gli Stati uniti restano il paese straniero con la presenza militare più rilevante in Iraq, anche se molto ridotta rispetto agli anni precedenti. Senza calcolare il precedente ruolo di paese occupante, dopo la Seconda guerra del Golfo, il contingente americano è presente dal 2014 nel quadro di Operation Inherent Resolve. All’inizio del 2025 varie ricostruzioni giornalistiche indicavano una forza di circa 2.500 uomini in Iraq, successivamente avviata a una riduzione sotto quota 2.000 nell’ambito del processo concordato con Baghdad. Un dato ufficiale pubblico, preciso e aggiornato a marzo 2026, non risulta però disponibile.

Dal punto di vista geografico, il baricentro della presenza americana si è spostato sempre più verso Erbil, nel Kurdistan iracheno, mentre Baghdad mantiene una funzione politico-militare e di raccordo, e siti come Ain al-Asad hanno conosciuto una fase di ridimensionamento o trasferimento di responsabilità. La presenza Usa non va quindi letta come un ritiro completo, ma come il passaggio da una missione di coalizione più ampia a un assetto più leggero, più selettivo e più incardinato sul rapporto bilaterale con il governo iracheno e con le autorità curde.

L’ITALIA TRA ERBIL E BAGHDAD

L’Italia è tra i paesi europei più presenti in Iraq e continua a svolgere un ruolo rilevante sia nella cornice della coalizione anti-Daesh sia in quella della Nato Mission Iraq. Il nome della missione italiana è Operazione Prima Parthica, avviata il 14 ottobre 2014 e oggi agli ordini del colonnello Stefano Pizzotti. Il baricentro operativo italiano è Erbil, dove Camp Singara ospita il comando del contingente nazionale terrestre, ma una presenza italiana è anche a Baghdad, soprattutto nell’ambito della Nato Mission Iraq e delle strutture di supporto diplomatico e operativo come Union III e il Baghdad Diplomatic Support Center.

Per quanto riguarda i numeri, attualmente il contingente è stato fortemente ridotto. A fronte di un’autorizzazione parlamentare 2025 data per 1.270 unità, a quanto ha affermato oggi il ministro della Difesa Guido Crosetto, il personale già ridimensionato in via precauzionale, ammonterebbe al momento a 141 unità che si stanno ridislocando temporaneamente. 102 soldati sono stati riportati in Italia, altri 75 sono stati spostati in Giordania.

LA SPAGNA A BESMAYAH

Madrid partecipa dal 2015 alla missione di supporto all’Iraq, integrata sia nella coalizione anti-Isis sia nella Nato Mission Iraq. Secondo il ministero della Difesa spagnolo, il contingente conta attualmente 370 uomini. La maggior parte è schierata nella base di Besmayah, mentre il resto è distribuito tra Baghdad e Taji. Roma, 13 mar. (askanews) – La presenza spagnola si concentra in attività di formazione e assistenza, in linea con la trasformazione complessiva della presenza straniera in Iraq da missione di combattimento ad azione di supporto e addestramento.

GERMANIA E OLANDA, PRESENZA STRUTTURATA

Anche la Germania mantiene una presenza militare in Iraq, sebbene il dato pubblico più chiaro sia quello del tetto massimo autorizzato e non degli effettivi schierati nel paese. Berlino partecipa dal 2015 al dispositivo anti-Isis e dal 2020 alla Nato Mission Iraq. Il mandato tedesco autorizza fino a 500 militari nel teatro Giordania-Iraq, ma la stessa Bundeswehr chiarisce che il grosso del personale è dislocato tra al Azraq in Giordania ed Erbil in Iraq, con singoli elementi anche a Baghdad. Ne consegue che il numero effettivo di soldati tedeschi oggi presenti sul suolo iracheno è verosimilmente inferiore al massimo autorizzato, ma non risulta pubblicato in forma dettagliata.

Più trasparente appare la posizione dei Paesi Bassi, presenti in Iraq dal 2014 nel quadro della lotta contro Isis. L’Aja distingue tra la propria presenza nella Nato Mission Iraq a Baghdad, il contributo alla Joint Operational Command Advisory Team (Jocat) a Erbil, il sostegno al Ministero degli Affari Peshmerga curdo e una piccola componente di supporto nazionale tra Baghdad ed Erbil. Le cifre rese note indicano fino a 20 advisor militari e civili per la missione Nato a Baghdad, 5 militari a Erbil per il Jocat, 1 advisor presso il ministero dei Peshmerga e 5 militari del National Support Element. Un aggiornamento operativo di inizio 2026 parla in modo ancora più netto di 15 militari olandesi a Baghdad e 5 a Erbil, con l’elemento di supporto a cavallo dei due poli.

FRANCIA E REGNO UNITO, PRESENZA CONSISTENTE MA NUMERI OPACHI

La Francia opera dal 19 settembre 2014 nel quadro di Opération Chammal, il proprio contributo a Inherent Resolve. La presenza francese in Iraq è legata in particolare a Baghdad, al Baghdad Diplomatic Support Center e alle attività di formazione svolte nell’area di Union III. Il dato di 600-900 militari spesso citato per Chammal riguarda però l’insieme del dispositivo francese nella regione, compresi assetti aerei e navali, e non permette di isolare con precisione gli effettivi presenti in Iraq.

Analoga la situazione britannica. Londra è presente dal 2014 con Operation Shader e ha chiarito che intende proseguire il sostegno alla sicurezza irachena anche dopo la conclusione della missione militare della coalizione. La presenza britannica in Iraq risulta documentata soprattutto a Erbil, con precedenti rotazioni anche in altre basi come Al Asad, Taji e Besmayah. Tuttavia, anche in questo caso il numero esatto attuale non è pubblicato in modo dettagliato. La cifra di circa 200 militari britannici in Iraq circolata nel 2025 offre un ordine di grandezza plausibile, ma non equivale a un dato ufficiale consolidato e aggiornato.

DANIMARCA E ALTRI CONTRIBUTI NATO

La Danimarca rappresenta un caso a parte, perché ha ormai azzerato il proprio contributo terrestre a Operation Inherent Resolve ma mantiene una presenza in Iraq nella cornice Nato. Copenaghen partecipa alla Nato Mission Iraq dal 2018 e dichiara oggi 10 effettivi, tra ufficiali di staff e adviser, presso il quartier generale della missione a Union III. Si tratta di una presenza numericamente ridotta, ma significativa perché riflette il passaggio da una partecipazione più legata alla campagna anti-Isis a un impegno di advisory in ambito Nato.

Più in generale, la Nato afferma che tutti i 32 alleati, più l’Austria, contribuiscono oggi alla Nato Mission Iraq. Questo non significa necessariamente che ogni paese mantenga un contingente nazionale autonomo e visibile sul terreno, ma conferma che la missione è diventata il contenitore istituzionale principale della presenza occidentale in Iraq. Non esiste un quadro pubblico, aggiornato e dettagliato, che indichi paese per paese il numero preciso di uomini schierati.ù

IL PECULIARE CASO DEL CANADA

Anche il Canada continua a sostenere la Nato Mission Iraq nel quadro della nuova Operation Amarna, avviata nell’aprile 2025 in sostituzione delle precedenti operazioni nella regione. Ottawa conferma il proprio sostegno alla missione Nato, ma non rende pubblici né il numero degli effettivi presenti in Iraq né la loro esatta collocazione. Nell’intera regione ci dovrebbero essere circa 200 militari canadesi.

LA TURCHIA, PRESENZA SEPARATA E AUTONOMA

Il caso turco è diverso da tutti gli altri ed è essenziale per capire davvero la mappa della presenza militare straniera in Iraq. Ankara non opera principalmente nel quadro della coalizione anti-Isis o della missione Nato, pur essendo parte dell’Alleanza, ma mantiene una propria presenza militare autonoma nel nord dell’Iraq, legata alla lotta contro il Partito dei lavoratori curdi (Pkk), considerato un’organizzazione terroristica da Ankara. Si tratta probabilmente del secondo dispositivo straniero più consistente nel paese dopo quello americano.

Le fonti più accreditate parlano di quasi 40 basi e avamposti turchi nel nord dell’Iraq e di una consistenza stimata in tutto l’Iraq non inferiore a 5.000 uomini, forse addirittura il doppio secondo altre fonti. Non si tratta di dati ufficiali turchi, ma di stime convergenti. La base più nota è quella di Zilkan-Bashiqa, a nord-est di Mosul, la cui presenza è documentata almeno dal 2015. A questa si aggiunge una rete di postazioni e infrastrutture nelle aree di Duhok ed Erbil, rafforzata soprattutto con le operazioni della serie Claw e in particolare con Operation Claw-Lock, lanciata nel 2022. La presenza turca in Iraq non è quindi residuale né simbolica, ma costituisce un elemento strutturale del quadro di conflitto del nord del paese e, secondo diverse fonti, in espansione.

CHI NON C’E’ PIU’ O NON E’ PIU’ QUANTIFICABILE

Nel confronto con gli anni passati, emerge anche l’uscita o il forte ridimensionamento di alcuni attori. L’Australia, per esempio, ha concluso Operation Okra nel dicembre 2024 e non può più essere considerata, nel 2026, tra i paesi che mantengono un contingente in Iraq. Altri paesi Nato possono continuare a contribuire alla missione attraverso singoli ufficiali di staff, adviser o rotazioni molto ridotto.

Questo è il vero nodo dell’attuale presenza militare straniera in Iraq: il paese ospita ancora contingenti esteri, ma il modello è diventato molto più frammentato, meno massiccio e molto meno trasparente rispetto agli anni in cui la lotta all’Isis produceva una presenza multinazionale molto più visibile.

Nel complesso, al marzo 2026, i paesi con una presenza militare straniera in Iraq verificabile in modo concreto sono Stati uniti, Italia, Spagna, Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Francia, Regno unito e Turchia. A questi si aggiungono i contributi degli altri alleati Nato e dell’Austria alla Nato Mission Iraq, ma senza un dettaglio pubblico paese per paese.

Dal punto di vista geografico, i poli principali sono oggi tre. Il primo è Erbil e più in generale il Kurdistan iracheno, dove si concentrano la presenza americana residua, parte di quella italiana, contributi europei e il raccordo con le autorità curde. Il secondo è Baghdad, sede della Nato Mission Iraq, del supporto diplomatico-militare di diversi paesi e di varie cellule di advisory. Il terzo è il nord dell’Iraq interessato dalla presenza turca, in particolare le aree di Bashiqa, Duhok e le zone montane dove Ankara conduce da anni operazioni contro il Pkk.

Teatro, Federico Palmaroli alias Osho alla Sala Umberto di Roma

Roma, 13 mar. (askanews) – Federico Palmaroli va in scena, il 14 marzo, alla Sala Umberto di Roma, con lo spettacolo #Lepiubellefrasidiosho, cronaca surreale di un mondo reale, con chitarra e voce Antonio Trignani.

Questo spettacolo – si legge in una nota del Teatro – è per chi non ce la fa più a prenderla sul serio questa farsa globale che ci ostiniamo a chiamare attualità. È per chi guarda il telegiornale come si guarda una puntata di Boris, per chi scrolla i social col ghigno di chi ha capito che il re è nudo e continua a ballare il tip-tap. È per chi sente il bisogno fisico di sgonfiare, con una battuta, il pallone gonfiato della retorica quotidiana. Per chi ama i paradossi, i no sense, le iperboli: perché sa che solo così si racconta il vero. Per chi non vuole diventare un algoritmo umano, tutto ottimizzato, tutto in target, tutto coerente.

È un irresistibile carrellata di personaggi della politica, del costume, dello sport e della spiritualità che si esprimono con un linguaggio “da strada” e che proprio per quel senso del contrario, innescano meccanismi del tutto esilaranti.

Iran, le notizie più importanti di oggi sulla guerra

Roma, 13 mar. (askanews) – Di seguito le notizie più importanti di oggi sulla guerra in Iran e le sue vaste ripercussioni  (A cura di Fabio Santolini) .

-11:20 In corso il Consiglio supremo di difesa convocato dal presidente Mattarella.

-11:05 Iran, l’ Usa annuncia la morte di altri 4 soldati. Aereo da rifornimento è precipitato in mare nella parte occidentale

-10:00 Libano, Israele attacca ponte sul Litani, Katz: “E’ solo l’inizio”.

-09:32 Trump: leader di Teheran miserabili squilibrati, è un onore ucciderli.

Giustizia, Mattarella: perseguirla uniti nei valori dello Stato di diritto

Roma, 13 mar. (askanews) – “Tutti gli attori che operano nella giurisdizione condividono la responsabilità di promuovere il perseguimento della giustizia nell’ambito della comune cultura dei valori posti a garanzia dello Stato di diritto. Competenza e rigore sono le caratteristiche di un esercizio della professione forense, che vede nel Consiglio Nazionale l’istanza custode della deontologia dell’Avvocatura. A tutti i presenti formulo auguri di buon lavoro”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio al presidente del Consiglio Nazionale Forense, Francesco Greco, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario 2026.

Trump: i leader iraniani sono miserabili squilibrati, è un onore ucciderli

Roma, 13 mar. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deriso i leader dell’Iran definendoli “feccia di squilibrati” e ha affermato che è per lui “un grande onore ucciderli”, mentre la guerra in Medio Oriente sta per superare le due settimane di durata, con intensi scambi di attacchi con droni e missili in tutta la regione.

Il conflitto, avviato con attacchi congiunti israelo-statunitensi contro l’Iran alla fine di febbraio, ha provocato più di 2mila morti, sconvolto la vita di milioni di persone e scosso i mercati energetici e finanziari globali.

In un messaggio pubblicato sui social media, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno “distruggendo completamente il regime terroristico dell’Iran”. “Abbiamo una potenza di fuoco senza pari, munizioni illimitate e tutto il tempo necessario: guardate che cosa succederà oggi a questa feccia squilibrata», ha scritto Trump, “Hanno ucciso persone innocenti in tutto il mondo per 47 anni, e ora io, come 47esimo presidente degli Stati Uniti d’America, li sto uccidendo. Che grande onore è farlo!”.

Formula, Mercedes vola a Shanghai nelle uniche libere

Roma, 13 mar. (askanews) – La Mercedes fa già paura nel weekend del Gran Premio di Cina. Nelle prove libere 1 sul circuito tecnico di Shanghai, seconda tappa del Mondiale 2026, è George Russell a firmare il miglior tempo davanti al compagno di squadra Andrea Kimi Antonelli, confermando le gerarchie già viste a Melbourne.

Il britannico ha chiuso la sessione in 1’32″741, precedendo di appena 120 millesimi il giovane italiano e regalando al team guidato da Toto Wolff una doppietta che manda un segnale chiaro al resto della griglia. Il primo degli inseguitori è Lando Norris con la McLaren, terzo ma staccato di mezzo secondo, seguito dall’altra McLaren di Oscar Piastri.

Più indietro le Ferrari, che hanno portato in pista la nuova ala posteriore ribattezzata “Macarena”. Charles Leclerc ha chiuso al quinto posto con un ritardo di otto decimi dal leader, mentre Lewis Hamilton è sesto a oltre un secondo. Sessione complicata per il sette volte campione del mondo, protagonista di un testacoda nelle prime fasi e di un contatto sfiorato con Norris che ha condizionato il lavoro sulle gomme Soft.

Avvio difficile anche per la Red Bull: Max Verstappen non è andato oltre l’ottavo tempo, con un distacco pesante di 1″8 dalla vetta, mentre il compagno Isack Hadjar si è fermato al 13° posto. Problemi tecnici invece per Arvid Lindblad, costretto a parcheggiare la sua Racing Bulls dopo appena quindici minuti per un guasto al motore Red Bull Ford.

La sessione è stata movimentata anche da alcuni episodi in pista: testacoda senza conseguenze per Franco Colapinto e, nel finale, anche per Oliver Bearman con la Haas. Bandiera a scacchi dopo un’ora di lavoro, con la Mercedes nettamente davanti a tutti.

La Formula 1 tornerà in pista alle 8.30 italiane con le qualifiche sprint che stabiliranno la griglia di partenza della Sprint Race in programma domani sul tracciato di Shanghai.

Tennis, Alcaraz in semifinale a Indian Wells

Roma, 13 mar. (askanews) – Carlos Alcaraz è ancora una volta perfetto, batte anche Cameron Norrie e conquista la semifinale del Masters 1000 di Indian Wells. Il numero 1 al mondo ha sconfitto il britannico, campione in California nel 2021, con il punteggio di 6-3, 6-4 in un’ora e 34 minuti di gioco. In semifinale se la vedrà contro Daniil Medvedev, che ha eliminato il campione in carica Jack Draper per 6-1, 7-5 e ha conquistato la semifinale di Indian Wells per il quarto anno consecutivo (la 17^ della carriera a livello ‘1000’). Sarà la nona sfida tra lo spagnolo e il russo (che non si affrontano dal 2024), con il numero 1 al mondo avanti 6-2 nei precedenti.

Nell’altro quarto di finale Sascha Zverev ha battuto Arthur Fils con il punteggio di 6-2, 6-3 in un’ora e 23 minuti. Il n. 4 al mondo diventa così il quinto giocatore di sempre dopo Roger Federer, Rafa Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray ad aver raggiunto le semifinali in tutti i Masters 1000 attualmente in calendario. Sfiderà Jannik Sinner

Il summit fantasma: incertezza attorno alla visita di Trump in Cina

Roma, 13 mar. (askanews) – L’atteso vertice tra il presidente degli Stati uniti Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping, indicato dalla Casa bianca tra il 31 marzo e il 2 aprile, resta avvolto da diverse incertezze nonostante l’annuncio fatto da Washington nelle scorse settimane. Il summit, che secondo i piani dovrebbe svolgersi a Pechino, non è stato ancora formalmente confermato dalle autorità cinesi e molti aspetti dell’incontro restano indefiniti.

Secondo analisti cinesi e fonti diplomatiche, a Pechino cresce una certa frustrazione per la mancanza di indicazioni chiare da parte della Casa Bianca sull’agenda del presidente americano e sui possibili accordi che potrebbero essere annunciati durante la visita. Anche negli Stati uniti regna l’incertezza: diversi leader aziendali americani non sanno ancora se saranno invitati a far parte della delegazione che accompagnerà Trump, una pratica generalmente comune nelle visite presidenziali in Cina data l’importanza economica del paese asiatico.

La differenza di stile tra le due diplomazie contribuisce a spiegare parte delle difficoltà organizzative. La leadership cinese tende a preparare con largo anticipo ogni dettaglio delle visite del presidente Xi, mentre Trump ha spesso rivendicato l’utilità dell’imprevedibilità come strumento negoziale. Di solito la pianificazione di una visita di questo tipo inizia mesi prima. Questa volta è partita molto tardi ed è ancora in cors.

Il vertice viene comunque considerato un passaggio importante per consolidare la tregua commerciale tra le due maggiori economie mondiali dopo la fase più acuta della guerra dei dazi. L’incontro tra Trump e Xi nell’ottobre scorso a Busan, in Corea del sud, aveva infatti portato a una pausa di un anno nello scontro commerciale che aveva caratterizzato gran parte del 2025, con Washington che aveva ridotto alcuni dazi e Pechino che aveva ripreso acquisti di prodotti agricoli statunitensi come la soia e allentato restrizioni sull’export di minerali strategici.

Le imprese americane spingono ora per un’agenda più ambiziosa che includa l’apertura del mercato cinese e la rimozione di ostacoli per le aziende statunitensi, tra cui l’approvazione per l’ingresso di colture geneticamente modificate, l’espansione delle esportazioni farmaceutiche e nuove licenze per i servizi finanziari.

Un momento chiave per chiarire i contorni del possibile summit potrebbe arrivare già nel fine settimana, quando a Parigi è previsto un incontro tra il segretario al Tesoro degli Stati uniti Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng, responsabile della politica economica di Pechino e principale negoziatore con Washington. Ai colloqui dovrebbe partecipare anche il rappresentante commerciale statunitense Jamieson Greer.

L’incontro di Parigi viene considerato un passaggio preparatorio fondamentale per definire l’agenda e i termini delle eventuali intese da presentare al vertice tra i due leader. Tra i temi in discussione figurano possibili grandi accordi commerciali, la revisione o sospensione di alcune tariffe, le catene di approvvigionamento strategiche e le restrizioni reciproche sugli investimenti.

Tra le ipotesi allo studio vi sarebbero anche nuovi impegni cinesi per aumentare gli acquisti di prodotti agricoli statunitensi, in particolare soia, e la possibilità di grandi contratti industriali, come un maxi ordine per centinaia di aerei civili Boeing da parte delle compagnie aeree cinesi.

Sul piano strategico, uno dei nodi principali riguarda le catene di approvvigionamento considerate sensibili da entrambe le parti. La Cina domina la produzione globale di terre rare, fondamentali per numerose industrie tecnologiche, mentre gli Stati uniti mantengono un vantaggio nei settori avanzati come la progettazione dei semiconduttori. Negli ultimi anni entrambi i paesi hanno utilizzato questi settori come strumenti di pressione geopolitica.

Pechino, dal canto suo, sembra attribuire grande importanza al successo del possibile incontro tra i due leader. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha definito il 2026 “un anno importante per le relazioni tra Cina e Stati uniti” e ha affermato che “l’agenda degli scambi ad alto livello è già sul tavolo”. Allo stesso tempo ha invitato entrambe le parti a “gestire i rischi esistenti e rimuovere interferenze non necessarie” per creare le condizioni favorevoli al vertice.

Secondo osservatori internazionali, anche il contesto geopolitico più ampio, dalle tensioni nello stretto di Taiwan fino al conflitto in Medio Oriente e agli attacchi contro l’Iran, rende ancora più delicato l’equilibrio tra Washington e Pechino.

Un ulteriore elemento di complessità riguarda la composizione della delegazione americana. Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, tra i possibili partecipanti potrebbe esserci anche il segretario di Stato Marco Rubio, nonostante sia sottoposto a sanzioni personali da parte della Cina. Lo stesso Rubio avrebbe lasciato intendere di non essere particolarmente entusiasta dell’idea di recarsi a Pechino.

Per ora, dunque, il summit tra Trump e Xi rimane un appuntamento diplomatico potenzialmente decisivo ma ancora privo di contorni definiti. Molto dipenderà dai negoziati tecnici tra le due delegazioni nelle prossime settimane, a partire proprio dall’incontro di Parigi, che potrebbe chiarire agenda, obiettivi e possibili risultati del confronto tra le due maggiori potenze economiche mondiali. (di Antonio Moscatello)

Referendum, Conte: da Meloni a Milano intervento osceno

Roma, 13 mar. (askanews) – “Questo in particolare è un passaggio osceno”: lo ha detto il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, ospite di Agorà su Rai3, parlando del comizio per il Sì al referendum costituzionale sulla giustizia tenuto dalla premier Giorgia Meloni nella serata di ieri.

A giudizio di Conte si tratta di un discorso “talmente sconcertante da essere sorprendente. Cioè ti puoi presentare tu, presidente del Consiglio a Milano a un comizio in cui fai un elenco: pedofili, stupratori, spacciatori, tutto un elenco, una teratologia di oscenità e questi sarebbero messi in libertà se non passa il Sì, ma cosa è un venditore, una venditrice di fumo?”

Iran, Renzi: confronto Meloni-opposizioni è il minimo

Roma, 13 mar. (askanews) – “Che ci debba essere un confronto continuo” sulla politica estera tra governo e opposizioni “mi sembra il minimo, noi al governo convocavamo i capigruppo e segretari di partito soprattutto delle opposizioni. Loro lo hanno fatto meno volentieri. Abbiamo chiesto che Meloni venisse in Aula e finalmente è venuta – anche se tardi – anche perchè dopo due volte che veniva Tajani c’era da mettersi le mani nei capelli. Poi se proponi il tavolo di discussione nella settimana del referendum dopo 4 anni in cui non hai fatto niente…. Siamo in una situazione in cui è giusto che ci sia il massimo confronto possibile”. Così Matteo Renzi, leader di Iv, a SkyTg24.

Poi, ha aggiunto, “il primo tavolo di confronto è il Parlamento”.

Iran, Conte: no passerella a Chigi, confronto in Parlamento

Roma, 13 mar. (askanews) – “È necessario e doveroso da parte del Governo” mantenere i contatti e informare le opposizioni sulla guerra e le crisi internazionali ma il Movimento 5 stelle non è disponibile a fare una “passerella a palazzo Chigi” mentre “massima disponibilità” c’è per il confronto “però lo scambio vero istituzionale si fa nella sede del Parlamento”. Così il presidente del M5S, Giuseppe Conte, ospite di Agorà su Rai3, ha commentato l’ipotesi di un “tavolo” messo su dal Governo.

“Che significa – ha detto l’ex premier – che noi andiamo a Chigi? A parte che ci siamo andati quando c’è stato il salario minimo, siamo stati lì, grandi discussioni, grandi aperture e poi abbiamo visto come è finito. E non è polemica, è un fatto politico serio: se noi andiamo a Chigi, portiamo una proposta che non costa neppure nulla, che non richiede coperture particolari, ma risolve il problema di oltre 3 o 4 milioni di lavoratori e lavoratrici che sono in difficoltà, che è una misura necessaria per attuare il principio costituzionale della dignità del lavoro, e tu mi dici no e poi aumenti lo stipendio al Cnel, a Brunetta, aumenti i rimborsi a sottosegretari e ministri, io dico: allora che cosa mi chiedi oggi una passerella?”

“E oggi tra l’altro – ha aggiunto Conte – la passerella a Chigi è ancora più compromessa per un problema di fondo: che cosa vengo a Chigi a sottoscrivere la solidarietà, la copertura politica e militare che tu hai fatto a favore di Netanyahu durante il genocidio? A sottoscrivere che tu hai detto che il Venezuela è un’azione di legittima difesa o vengo a sottoscrivere la tua incapacità di condannare questi blitz, questi attacchi all’Iran?”

L. elettorale, Schlein: dialogo? Non ci sono buone premesse

Roma, 13 mar. (askanews) – “Se volevano dialogare, perché l’hanno depositata in fretta e furia prima del referendum?” Così Elly Schlein, segretaria del Partito democratico, ha risposto, in una intervista al domani, a una domanda sulla proposta di legge elettorale del centrodestra.

“Da quello che abbiamo visto finora – ha aggiunto – c’è un premio di maggioranza talmente alto che chi vince le elezioni potrebbe arrivare a nominare da solo il presidente della Repubblica. E l’indicazione del premier è un antipasto di premierato, che è una riforma che noi contrastiamo duramente. Non sono delle buone premesse”.

Quanto alle modalità che le opposizioni potrebbero utilizzare per la scelta del loro candidato premier, Schlein non ha sciolto il nodo primarie o accordo politico fra i partiti della coalizione progressista: “La mia preferenza – ha spiegato – è per la modalità che sceglieremo con i nostri alleati”.

Iran, Schlein: se Meloni ha un canale con Trump, gli dica di fermarsi

Roma, 13 mar. (askanews) – “Noi non vogliamo che all’Italia accada quanto è accaduto al ministro Crosetto, di ritrovarsi in una guerra senza accorgersi. Se hanno un canale privilegiato con Trump gli chiedano ora di fermarsi”. Lo ha detto la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, in una intervista al Domani nella quale spiega che dopo il contatto personale con la premier Giorgia Meloni “siamo rimaste d’accordo che ci aggiorneremo per le vie brevi ogni volta che sarà necessario” ma ribadisce la chiusura espressa nelle aule parlamentari rispetto alla posizione del Governo e della maggioranza: “Sono arrivati in Parlamento con un testo già chiuso e pronto. Che non diceva neanche quello che lei ha detto dopo 12 giorni in ritardo, cioè che gli attacchi militari di Trump e Netanyahu sono fuori dal diritto internazionale. Nel testo non chiedono a Trump e Netanyahu di fermarsi, perché siamo d’accordo che il regime iraniano deve fermare le sue ritorsioni indiscriminate, masi devono fermare anche i bombardamenti di Trump e Netanyahu”.

“Se salta il diritto internazionale – ha sottolineato la leader democratica – c’è solo la legge del più forte, come diceva la stessa Meloni otto anni fa. E le conseguenze economiche di questa guerra sono devastanti. Il petrolio ha sfiorato i 100 dollari al barile. Trump ci guadagna. La storia dovrebbe averci insegnato chela democrazia non si esporta con le bombe, così la si indebolisce o la si rende un alibi per altri interessi. Se in Venezuela il tema fosse stato la libertà del popolo oppresso da Maduro, non si sarebbero tenuti il resto del regime: lì il punto era il petrolio”.

Mettere da parte le certezze

“Non condivido e non condanno”. Risuonerà a lungo la frase con cui Giorgia Meloni ha commentato l’offensiva israelo-americana in Iran e rivelato il suo evidente imbarazzo geopolitico fino a delineare una svolta nella sua postura internazionale. Un tempo era fin troppo sicura di sé, ora invece appare titubante, incerta, perfino ambigua.

Quella frase tradisce una difficoltà profonda. La premier paga il conto di un eccessivo allineamento rispetto alla Casa Bianca trumpiana e sceglie di districarsene con uno di quei pronunciamenti che finiscono per svelare un vero e proprio annebbiamento strategico. Non a caso, i commenti del giorno dopo e lo stesso dibattito parlamentare hanno interpretato le parole di Meloni come la prova più evidente di una confusione dalla quale non si sa bene – lei per prima – come uscire.

Frase infelice, dunque. Non c’è dubbio. Eppure, a suo modo, anche indicativa. Il fatto è che in un contesto geopolitico così aggrovigliato e confuso dovremo abituarci a mettere da parte le troppo facili certezze e le stentoree parole d’ordine. Ci toccherà inevitabilmente il compito di barcamenarci, non perché la nostra vocazione possa essere quella dell’ambiguità, ma perché il mondo è diventato esso stesso un groviglio inestricabile.

Quel groviglio ci chiede di essere lineari, per quanto possibile, ma ci consiglia anche di non essere mai troppo sicuri delle nostre stesse affermazioni. Svelando il suo imbarazzo, Meloni ha svelato anche la difficoltà che ci attanaglia un po’ tutti.

Il mondo allo specchio delle guerre

Sembra che di questi tempi qualcosa non giri per il verso giusto. Non si tratta propriamente di versi poetici a cui ricorrere per dire della bellezza del mondo e neppure dell’originaria traccia dell’aratro tirato dai buoi impegnati nel lavoro dei campi.

C’è un sostantivo che ormai si può declinare solo al plurale. Ne deriva che “guerra” può essere espresso solo in “guerre” e forse, a dirla così, è ancora una fortuna. Se si tornasse alla sua forma singolare vorrebbe dire che l’intero mondo, ogni suo angolo, si è infiammato e sarebbero dolori seri.

Per adesso il Medio Oriente la fa da padrona: un intreccio di etnie e di interessi impossibile da sgrovigliare, un caleidoscopio di sfumature di poteri dove ciascuno sta contro l’altro ma, sotto sotto, non del tutto, perché devo intanto guardarmi anche dal mio alleato di oggi.

Il tempo di una ristrutturazione globale

Resta fermo che la terra si è guardata allo specchio ed evidentemente non si è più piaciuta. Ha pensato bene che fosse giunta l’ora di un restyling e lo stile che si è dato sarebbe quello “proattivo” a cui sembra si sia ispirato. Quindi muovere lo scenario, una sorta di ripresa di movimento per dimagrire dal peso eccessivo di una pace che sta diventando tossica. L’importante è sparigliare gli equilibri attuali che sanno di stantio e mettersi in corsa per rimettersi in sesto.

Ad onor del vero un po’ di esercizio, dal dopoguerra ad oggi, l’ha sempre fatto ma tutto sommato al minimo dei giri, una sbandata sempre controllata. Ora non è parso più sufficiente e il nostro caro pianeta ha deciso di rimettersi in sesto, ciò pur a costo di sudare sangue e polvere da sparo in modo assai più massiccio. Lifting si traduce in un sollevare, forse anche le sorti di un umore contrariato da troppa inerzia.

Ghiotti di futuro

Qualche scellerato potrebbe rimpiangere il bel mondo antico ma c’è chi ricorda che la nostalgia non è una buona strategia perché siamo chiamati al futuro, al pari del canto di Circe. Si è attratti fatalmente verso il precipizio del “dopo” senza prevederne gli effetti ed è forse proprio questa ignoranza ad essere la molla che seduce e che giustifica un passo in avanti a digiuno di mappe da seguire. L’imprevisto è la molla da montare a cavalcioni per lanciarsi incontro a nuovi orizzonti.

Più dei politologi o dei militari esperti di conflitti mondiali, i leaders del mondo potrebbero chiedere suggerimenti alle grandi multinazionali di prodotti cosmetici, e non soltanto per migliorare il proprio outfit. Chissà che non verrebbe proprio da quelle aziende esperte di ringiovanimento qualche indicazione utile per abbellire un pianeta dalla faccia stanca e forse per vincere una guerra. Se lo fanno gli umani ne avrà diritto anche la terra che li ospita, almeno per un diritto-dovere di omogeneità.

 

Limportanza di una nuova cosmesi

Anche gli animali non sono esenti da un trend che sollecita un cambiamento dello status quo, un adeguarsi a canoni più confacenti all’attualità del momento. È sulla cronaca dei giornali la notizia che al Camel Beauty Show Festival in Oman sono stati squalificati una ventina di cammelli a cui hanno pompato le labbra con filler e la gobba con silicone. Anche lì si è avvertita l’esigenza di mettere mano alle proprie bestie per dare una spinta maggiore alla loro presenza. Accettarsi per come si è e per quanto si ha è una pratica ardua ed ormai intesa come sterile.

L’Oman e il Medio Oriente oggi sono l’ombelico del mondo, la scuola a cui guardare. Anche la morte dovrà tenerne conto e darsi una incipriata per non correre il rischio di annoiare chi un giorno vi si imbatta.

Nel Pd di Elly Schlein pesa ancora il metodo Franceschini

Il Partito democratico ha cambiato pelle. Politica, culturale, valoriale e forse anche sociale. È un dato che, ormai, non fa neanche più notizia perché, appunto, è un fatto oggettivo. E, al riguardo, non possiamo non dare atto a Elly Schlein di avere compiuto una mutazione quasi genetica di quel partito. Del resto, in perfetta coerenza con il programma che aveva annunciato durante la sua candidatura alle famose primarie del partito.

 

Il Pd che cambia pelle

In sintesi, da partito di centro sinistra a partito che rappresenta autenticamente, organicamente e compiutamente il pensiero, la storia e la cultura della sinistra italiana. Non a caso, c’è una perfetta sintonia culturale e valoriale con le altre sinistre della coalizione progressista. Anche se, come ha dimostrato concretamente il dibattito di questi giorni in Parlamento sulla politica estera del nostro Paese, il partito populista dei 5 stelle continua ad essere fedele alle sue origini politiche e subculturali e non assimilabile affatto allo storico profilo di governo del Partito democratico.

 

Lintelligenza politica di Franceschini

Detto questo, per onestà intellettuale non possiamo però, al contempo, non sottolineare che all’interno del Pd esistono figure e leader che, con rara intelligenza e spiccata saggezza, riescono a condizionare il progetto dell’intero partito.

Tra questi, e lo dico senza alcuna piaggeria, non possiamo non annoverare Dario Franceschini. Un fatto che prescinde anche dall’essere un riconosciuto leader del cattolicesimo democratico italiano.

Un leader che, a differenza di molte altre comparse, non interviene a qualsiasi ora e in qualsiasi momento sulle vicende interne al Pd o della politica italiana nel suo complesso. Ma quando interviene, o a mezzo stampa o nei dibattiti pubblici, di norma orienta, condiziona e individua la traiettoria cui l’intero partito dovrebbe poi ispirarsi.

La lezione del cattolicesimo democratico

Potremmo dire, citando un antico e sempre efficace slogan di Pietro Scoppola, che Franceschini interpreta alla perfezione la capacità di saper legare in una sintesi armonica ed efficace “la cultura del comportamento” con “la cultura del progetto”.

Comportamento e progetto che qualificavano i grandi leader e statisti della Democrazia cristiana del passato. Comportamento e progetto che nobilitano i pochissimi leader rimasti nell’attuale stagione politica italiana.

Una stagione sempre più dominata da un “presentismo” privo di respiro ideale, culturale e progettuale da un lato e, dall’altro, da un interventismo frutto e conseguenza di un populismo mai domato e di un pressappochismo politico e di governo che è persino troppo facile da descrivere e da illustrare.

Autorevolezza e qualità della politica

Ecco perché, proprio all’interno di questa cornice specifica e particolare, il ruolo di un leader politico come Dario Franceschini è destinato a giganteggiare.

Certo, tutto ciò non nasce per caso o perché è il frutto e il prodotto del destino. In questo caso né cinico né baro. Semmai, e al contrario, è la conseguenza di quello che la miglior stagione della prima Repubblica ha coltivato e trasmesso alla cosiddetta seconda Repubblica.

Ed è anche per queste ragioni, semplici ma oggettive, che la politica italiana avrebbe solo da guadagnarci se la sua classe dirigente continuasse ad ispirarsi a quel metodo e anche, e soprattutto, a quel merito.

Cioè ad uno stile che si caratterizza per la sua sobrietà ma anche per la sua correttezza nel confronto con gli altri e, al contempo, per il suo contenuto che non è quasi mai legato alla sola contingenza ma contiene la forza e coltiva l’ambizione di guardare al futuro per essere in grado di governare il domani.

Questo è, semplicemente, Dario Franceschini nel Pd e fuori dal Pd. Questo è, in sintesi, quello che comunemente definiamo come autorevolezza della classe dirigente, credibilità del progetto, nobiltà della politica e, infine, qualità della democrazia.

Referendum, il rischio di spezzare l’equilibrio della giustizia

Ci sono momenti in cui il dibattito pubblico si allontana dal diritto per trasformarsi in scenografia. Le riforme diventano slogan, le paure si fanno argomenti e gli equilibri di potere – quelli veri – vengono trattati come ostacoli da rimuovere.

Chi vive il processo penale dall’interno riconosce questo movimento. Non è una questione di schieramenti, né di appartenenze.  È un riflesso professionale. Il punto esatto in cui le garanzie smettono di essere un limite e diventano una variabile negoziabile. E, quando questo accade, la democrazia non crolla, si consuma.

 

Il referendum e il rischio di cambiare lequilibrio

Il Referendum non può essere letto solo come una promessa di efficienza. Ogni intervento sull’architettura del processo penale produce effetti che vanno oltre l’intenzione dichiarata. La separazione delle carriere, nella sua formulazione referendaria, rischia di alterare il delicato equilibrio tra autonomia del Pubblico Ministero, indipendenza del Giudice e tutela effettiva dei Diritti. È un equilibrio imperfetto, certo, ma è quello che ha impedito finora che il processo penale diventasse terreno di pressione politica.

 

Riformare il sistema senza indebolire i diritti

Non si tratta di difendere lo status quo. Chi esercita il diritto ogni giorno conosce bene le distorsioni del sistema giudiziario: lentezze, disfunzioni, zone d’ombra. Ma conosce altrettanto bene il rischio opposto: che una riforma, nata per correggere un problema, possa diventare — nelle mani sbagliate — uno strumento di compressione dei diritti e delle libertà fondamentali.

 

La scelta difficile tra due ingiustizie

La storia insegna che le garanzie non vengono mai eliminate all’improvviso. La loro tenuta viene meno quando la narrazione oscura i fatti e il dissenso viene delegittimato. Per questo, la scelta non è tra conservazione e cambiamento, ma tra due possibili ingiustizie. Da un lato, un Sistema che va migliorato. Dall’altro, una riforma che potrebbe spostare il baricentro del processo Penale verso un modello permeabile al potere esecutivo.

La posizione più ardua e dignitosa è restare nel punto in cui si è: sospesi tra due ingiustizie, cercando di non diventare ingiusti. Il mio “NO” nasce qui. Non dalla paura del cambiamento, ma dalla responsabilità di non consegnare il processo penale a una narrazione che semplifica ciò che, per sua natura, non può essere semplificato.

Michele Russo d’Altavilla è Avvocato Penalista, Patrocinante in Cassazione, Professore Associato di Diritto Penale

LetExpo, Ventura (VDP): sviluppo infrastrutture centrale

Roma, 12 mar. – “In occasione di LetExpo Verona siamo lieti di essere protagonisti di un evento che rappresenta oggi uno dei principali momenti di confronto nazionale sui temi della logistica, delle infrastrutture e della mobilità. Come VDP Srl riteniamo che lo sviluppo infrastrutturale sia un elemento centrale per la competitività del Paese. Investire in grandi opere, potenziare i sistemi portuali e migliorare la mobilità delle merci e delle persone significa rafforzare la capacità dell’Italia di essere un hub strategico nei corridoi logistici europei e mediterranei. La modernizzazione delle infrastrutture, l’integrazione tra porti, retroporti, rete ferroviaria e sistema stradale rappresentano oggi una priorità per sostenere la crescita economica e accompagnare la trasformazione del settore dei trasporti e della logistica. VDP Srl è impegnata da anni nel supportare progetti complessi legati alle grandi opere e allo sviluppo delle infrastrutture, con l’obiettivo di contribuire alla realizzazione di un sistema logistico sempre più efficiente, sostenibile e competitivo. LetExpo rappresenta quindi un’importante occasione di dialogo con istituzioni, imprese e operatori del settore per condividere esperienze, visioni e prospettive sul futuro delle infrastrutture e della mobilità nel nostro Paese”.

Lo dichiara Lo ha dichiarato il Consigliere Oice con delega all’Ambiente e amministratore unico Vdp di Roma Francesco Ventura.

Seconda edizione "Franco Frattini Lecture" con José María Aznar

Roma, 12 mar. (askanews) – È stato José María Aznar, già primo ministro della Spagna e presidente del Partito Popolare Europeo, il protagonista della seconda edizione della “Franco Frattini Lecture”, iniziativa organizzata dalla Fondazione inGENIO che si è svolta nella Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio. Ispirata all’eredità intellettuale e all’impegno internazionale di Franco Frattini, Ministro in più occasioni in diversi governi, Vicepresidente della Commissione Europea e Presidente del Consiglio di Stato, la Lectio di Aznar ha analizzato le “Sfide contemporanee della democrazia liberale”.

“La democrazia è fragile perché coinvolge un sistema delicato di equilibri – ha spiegato Aznar nella sua Lectio – e in tutto l’Occidente abbiamo assistito all’ascesa di formazioni e personaggi politici che mettono in discussione la democrazia liberale. L’Unione Europea è una comunità di diritto e gli USA rimangono la prima democrazia liberale sul pianeta. L’UE e gli USA condividono il riferimento alla democrazia liberale come ottimale politico e l’idea che non ci sia libertà senza sicurezza. In Europa abbiamo dato per scontato che la nostra sicurezza potesse essere esternalizzata, ma abbiamo bisogno di nuovi equilibri in difesa, sicurezza e diplomazia. L’UE deve rispondere a numerose sfide: globalizzazione, rivoluzione digitale, sfide ambientali e la minaccia dei nuovi regimi autoritari e del populismo”.

La lecture si è aperta con i saluti della presidente della Fondazione inGENIO Stella Coppi Frattini, seguiti dagli interventi del professor Giulio Tremonti e del già Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio in vari governi Berlusconi, Gianni Letta.

“Come Fondazione inGENIO – spiega la presidente Stella Coppi Frattini – siamo molto soddisfatti dei risultati della prima lecture dello scorso anno, che ha rispecchiato pienamente lo stile e il metodo di Franco. La Fondazione è nata per valorizzare le giovani generazioni e dare spazio ai più meritevoli, per fornire il proprio contributo al Paese. Sono convinta che questo rappresenti il modo migliore per portare avanti i valori di mio marito, onorandone al tempo stesso la memoria”.

inGENIO si occupa anche di proseguire nella gestione e nella promozione del Premio Italia Giovane, che Frattini ha presieduto dalla sua istituzione, undici anni fa. Un riconoscimento delle competenze degli under 35, serbatoio di talenti per il Paese, che celebra al tempo stesso anche il loro valore culturale, personale e professionale, offrendo l’opportunità di condividere l’evento con figure di spicco della società.

Iran, opposizioni divise su tavolo Meloni, per ora solo telefonate

Roma, 12 mar. (askanews) – Il ‘tavolo’ di Giorgia Meloni resta vuoto, la premier chiama le opposizioni per proporre una sede di confronto permanente sulla crisi in Iran ma solo i centristi offrono disponibilità, M5s e Avs pronunciano un netto no, mentre il Pd non chiude ma ripete che la sede per parlarsi è innanzitutto il Parlamento e che la premier dovrebbe prima tornare in aula. Alla fine rimane l’impegno della premier ad “aggiornare” tempestivamente – ma uno ad uno e via telefono – i leader delle minoranze.

Giuseppe Conte il suo ‘no’ lo aveva già pronunciato ieri e anche oggi lo ha ribadito pubblicamente: “Ci possono essere scambi di informazione ai vari livelli. Però permettetemi anche di dire: passerelle a Chigi – finte passerelle! – le abbiamo già fatte”. Stessa risposta è arrivata da Verdi-Sinistra, come spiega Angelo Bonelli.

Più complicata la posizione del Pd. Nel partito ci sono big come Paolo Gentiloni che già venerdì scorso sollecitava una iniziativa bipartisan sull’Iran, come pure lo stesso Lorenzo Guerini. Oggi è stata Pina Picierno a chiedere che “Governo e opposizione si incontrino urgentemente, uscendo da una campagna elettorale permanente fatta di polarizzazione e attacchi”. E Filippo Sensi posta su X: “Se c’è un varco va tenuto aperto, se c’è un tavolo – serio – si dialoga, nelle differenze”.

Elly Schlein, ieri in aula, aveva tenuto una posizione interlocutoria: “Saremo sempre disponibili al confronto, presidente, a fare le nostre proposte come le accise mobili. Ma non chiedete di votare una risoluzione”. Per i democratici quello della premier è un bluff, ma il Pd non può nemmeno rifiutare il confronto a priori su un tema come la guerra. Di fronte al no di M5s e Avs, però, tutti – anche i centristi – hanno convenuto sulla modalità ‘minimal’: aggiornamenti telefonici. Poi si vedrà.

Iran, opposizioni divise sul tavolo di Meloni, per ora solo telefonate

Roma, 12 mar. (askanews) – Il ‘tavolo’ di Giorgia Meloni resta vuoto, la premier chiama le opposizioni per proporre una sede di confronto permanente sulla crisi in Iran ma solo i centristi offrono disponibilità, M5s e Avs pronunciano un netto no, mentre il Pd non chiude ma ripete che la sede per parlarsi è innanzitutto il Parlamento e che la premier dovrebbe prima tornare in aula. Alla fine rimane l’impegno della premier ad “aggiornare” tempestivamente – ma uno ad uno e via telefono – i leader delle minoranze.

Giuseppe Conte il suo ‘no’ lo aveva già pronunciato ieri e anche oggi lo ha ribadito pubblicamente: “Ci possono essere scambi di informazione ai vari livelli. Però permettetemi anche di dire: passerelle a Chigi – finte passerelle! – le abbiamo già fatte”. Stessa risposta è arrivata da Verdi-Sinistra, come spiega Angelo Bonelli.

Più complicata la posizione del Pd. Nel partito ci sono big come Paolo Gentiloni che già venerdì scorso sollecitava una iniziativa bipartisan sull’Iran, come pure lo stesso Lorenzo Guerini. Oggi è stata Pina Picierno a chiedere che “Governo e opposizione si incontrino urgentemente, uscendo da una campagna elettorale permanente fatta di polarizzazione e attacchi”. E Filippo Sensi posta su X: “Se c’è un varco va tenuto aperto, se c’è un tavolo – serio – si dialoga, nelle differenze”.

Elly Schlein, ieri in aula, aveva tenuto una posizione interlocutoria: “Saremo sempre disponibili al confronto, presidente, a fare le nostre proposte come le accise mobili. Ma non chiedete di votare una risoluzione”. Per i democratici quello della premier è un bluff, ma il Pd non può nemmeno rifiutare il confronto a priori su un tema come la guerra. Di fronte al no di M5s e Avs, però, tutti – anche i centristi – hanno convenuto sulla modalità ‘minimal’: aggiornamenti telefonici. Poi si vedrà.

Iran, Meloni sente i leader delle opposizioni, ma il tavolo non decolla

Roma, 12 mar. (askanews) – All’indomani dell’appello al dialogo rivolto ieri in Parlamento alle opposizioni e naufragato nella stessa giornata tra rinfacci e accuse incrociate, la premier Giorgia Meloni telefona ai leader di tutti i partiti dell’opposizione e offre un tavolo di confronto permanente sulla crisi che da ieri sera ha visto salire il livello di preoccupazione nel governo dopo l’attacco subito dai militari italiani in missione a Erbil, nel Kurdistan iracheno.

La proposta della presidente del Consiglio ricalca quella avanzata ieri nella replica in aula al Senato: un tavolo a Palazzo Chigi per “affrontare questa stagione confrontandomi con le opposizioni tutte le volte che sarà necessario, anche per le vie brevi”. Ma non tutti si sono detti favorevoli. Il leader M5s, Giuseppe Conte, filtra da ambienti di governo, non ha dato la propria disponibilità. A Meloni basta il suo no per trarre la conclusione che senza la volontà unanime a sedersi un tavolo istituzionale non si può aprire. Resta comunque l’assicurazione da parte della premier a tenere tutti “costantemente informati” ed “aggiornati” sulla situazione.

Il giro di telefonate, terminato con quella a Riccardo Magi di Più Europa, a sera, dopo il comizio sul referendum al Teatro Parenti di Milano, segue la dichiarazione rilasciata da Meloni questa mattina in risposta a un intervento radiofonico della segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha sottolineato come l’appello di ieri alla coesione fosse arrivato in ritardo e durato poco. “Il mio è stato un appello al dialogo sincero e pubblico, a fronte del quale l’opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali. I toni che io ho utilizzato nella replica, invece, sono rimasti rispettosi”, le parole della premier che riprendendo quelle della leader dei dem assicura: “Nessuna clava, nessuna mancanza di rispetto, nessun insulto. A dimostrazione di quello che dico il mio invito restava valido”.

Il canale aperto con le opposizioni tuttavia non allevia la contrapposizione sul referendum. I toni della premier alla prima e unica uscita pubblica all’evento Fdi a Milano sono duri. “Oggi c’è il controllo della politica sulla magistratura, e la riforma serve anche ad eliminare quel controllo. Per questo molti sostenitori del No non dicono la verità, perche loro vogliono controllare la magistratura, per questo difendono lo status quo con le unghie e con i denti”, attacca.

Iran, Meloni sente leader opposizioni, ma tavolo non decolla

Roma, 12 mar. (askanews) – All’indomani dell’appello al dialogo rivolto ieri in Parlamento alle opposizioni e naufragato nella stessa giornata tra rinfacci e accuse incrociate, la premier Giorgia Meloni telefona ai leader di tutti i partiti dell’opposizione e offre un tavolo di confronto permanente sulla crisi che da ieri sera ha visto salire il livello di preoccupazione nel governo dopo l’attacco subito dai militari italiani in missione a Erbil, nel Kurdistan iracheno.

La proposta della presidente del Consiglio ricalca quella avanzata ieri nella replica in aula al Senato: un tavolo a Palazzo Chigi per “affrontare questa stagione confrontandomi con le opposizioni tutte le volte che sarà necessario, anche per le vie brevi”. Ma non tutti si sono detti favorevoli. Il leader M5s, Giuseppe Conte, filtra da ambienti di governo, non ha dato la propria disponibilità. A Meloni basta il suo no per trarre la conclusione che senza la volontà unanime a sedersi un tavolo istituzionale non si può aprire. Resta comunque l’assicurazione da parte della premier a tenere tutti “costantemente informati” ed “aggiornati” sulla situazione.

Il giro di telefonate, terminato con quella a Riccardo Magi di Più Europa, a sera, dopo il comizio sul referendum al Teatro Parenti di Milano, segue la dichiarazione rilasciata da Meloni questa mattina in risposta a un intervento radiofonico della segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha sottolineato come l’appello di ieri alla coesione fosse arrivato in ritardo e durato poco. “Il mio è stato un appello al dialogo sincero e pubblico, a fronte del quale l’opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali. I toni che io ho utilizzato nella replica, invece, sono rimasti rispettosi”, le parole della premier che riprendendo quelle della leader dei dem assicura: “Nessuna clava, nessuna mancanza di rispetto, nessun insulto. A dimostrazione di quello che dico il mio invito restava valido”.

Il canale aperto con le opposizioni tuttavia non allevia la contrapposizione sul referendum. I toni della premier alla prima e unica uscita pubblica all’evento Fdi a Milano sono duri. “Oggi c’è il controllo della politica sulla magistratura, e la riforma serve anche ad eliminare quel controllo. Per questo molti sostenitori del No non dicono la verità, perche loro vogliono controllare la magistratura, per questo difendono lo status quo con le unghie e con i denti”, attacca.

Netanyahu: Mojtaba Khamenei è un burattino dei Pasdaran

Roma, 12 mar. (askanews) – Il nuovo leader iraniano Mojtaba Khamenei è “un burattino dei Guardiani della rivoluzione”, che non può neanche mostrare la sua faccia in pubblico. Lo ha dichiarato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nella sua prima conferenza stampa dall’inizio dell’offensiva contro l’Iran.

“Abbiamo eliminato il vecchio tiranno e il nuovo tiranno, Mojtaba, il burattino dei Guardiani della rivoluzione, non può mostrare il suo volto in pubblico”, ha affermato Netanyahu.

Il premier israeliano ha sostenuto che le operazioni militari stanno colpendo le strutture strategiche della Repubblica islamica. “Stiamo distruggendo le infrastrutture nucleari, il sistema dei missili e dei lanciatori, i centri di comando della repressione, i centri di potere del regime e moltissimi altri obiettivi”.

Netanyahu ha aggiunto che Israele continuerà a colpire le forze legate al regime iraniano. “Stiamo infliggendo colpi durissimi ai Guardiani della rivoluzione e ai Basiji, sia nelle strade sia ai posti di blocco, e non abbiamo ancora finito”.

econdo il primo ministro, l’operazione militare mira anche a creare le condizioni per un cambiamento politico in Iran. “Parallelamente stiamo agendo per promuovere un altro obiettivo: creare le condizioni affinché il popolo iraniano possa rimuovere il crudele regime tirannico che lo opprime da quasi cinquant’anni”.

Calcio, Roberto Mancini bloccato, non può rientrare in Qatar

Roma, 12 mar. (askanews) – Roberto Mancini al momento non può rientrare in Qatar per tornare sulla panchina dell’Al-Sadd. Lo ha comunicato lo stesso club con una nota ufficiale spiegando che il tecnico italiano è bloccato in Italia a causa della situazione legata al conflitto nella regione e al conseguente blocco del traffico aereo. Mancini era rientrato nel nostro Paese a metà della scorsa settimana per motivi familiari, con l’autorizzazione della società, dopo la gara d’andata dell’AFC Champions League Elite. Tuttavia, l’aggravarsi della crisi tra Israele, Stati Uniti e Iran e le restrizioni ai voli gli impediscono al momento di tornare a Doha.

Per questo, nella partita di venerdì contro l’Umm Salal in panchina siederà il vice allenatore Sergio Alegre. Nel comunicato il club spiega che la partenza di Mancini era stata pianificata in precedenza per un problema medico familiare. “A seguito dei recenti sviluppi nella regione – si legge nella nota – Mancini è partito come previsto, ma a causa della situazione dei voli non è ancora riuscito a tornare. Sergio Alegre guiderà la squadra nella partita contro Umm Salal mentre proseguirà il coordinamento per il ritorno dell’allenatore alla prima occasione disponibile”.

Paralimpiadi, quarta medaglia per Chiara Mazzel

Roma, 12 mar. (askanews) – Chiara Mazzel non tradisce le attese. L’atleta della Val di Fassa ha vinto la quarta medaglia di questa sua straordinaria Paralimpiade portandosi a casa sull’Olimpya delle Tofane uno splendido argento nello slalom gigante categoria VI. Mazzel, con la guida di Fabrizio Casal, è arrivata seconda nella gara vinta dall’austriaca Veronika Aigner. Sul podio anche l’altra austriaca Elina Stary. Per l’Italia è la decima medaglia della spedizione paralimpica. “Ha un valore grande questa medaglia”, ha commentato Chiara Mazzel, “perchè arriva dopo un periodo difficile e con la mia guida di sempre, vale molto di più”.

Urso: intervento su accise come 4 anni fa, costoso e non efficace

Roma, 12 mar. (askanews) – Di fronte al caro carburanti “siamo pronti a intervenire come ho detto in quest’Aula appena avremo maggiore contezza sulla durata e l’estensione del conflitto e quindi sulle conseguenze economiche in modo da agire in maniera mirata ed efficace. A differenza di quello che si fece quattro anni fa quando con il taglio delle accise, che costò alle casse dello Stato 1 miliardo al mese, intollerabile, non si frenò nemmeno la spirale dell’inflazione che in poco tempo giunse infatti al 12,8%”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine del question time al Senato.

“Ecco perché è necessario prima essere pienamente consapevoli del fenomeno che si può innescare e poi intervenire in maniera responsabile determinata, mirata, quindi efficace” ha concluso.

Referendum, Meloni: chi vota No si tiene mio governo e giustizia che non va

Milano, 12 mar. (askanews) – “Non cadete nella trappola di chi dice di votare No non per il merito ma per votare contro la Meloni. Non c’è alcuna possibilità che io mi dimetta. Voglio arrivare alla fine della legislatura e voglio farmi giudicare sul complesso del mio lavoro. Se non amate questo governo ma condividete la riforma votate Sì, tra un anno alle politiche avrete l’occasione di mandare a casa il governo, ma intanto avrete una giustizia riformata e più libera. Se votate no vi tenete questo governo e pure una giustizia che non funziona. Non mi pare un affarone”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, dal palco dell’iniziativa di Fdi a Milano.

Iran, Schlein: guerra illegale, Italia non dia basi per attacchi

Roma, 12 mar. (askanews) – Per il Pd la guerra in Iran è “illegale” e bisogna dire chiaramente che non verrà mai data l’autorizzazione all’uso delle basi militari Usa in Italia per attività di supporto alle operazioni militari. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein, durante un comizio a Venezia.

“Voglio ribadire la nostra ferma posizione: no a questa guerra illegale voluta da Trump e Netanyahu. No all’autorizzazione delle basi militari in Italia per qualsiasi supporto a questi attacchi”.

“Khamenei – ha precisato – era un dittatore sanguinario che non ci mancherà di certo”, ma “la transizione democratica” deve essere affidata al popolo iraniano e non “calata dall’alto”.

Arriva al cinema il docufilm "It’s never over: Jeff Buckley"

Milano, 12 mar. (askanews) – Dopo il successo raccolto al Sundance Festival e alla Festa del Cinema di Roma, arriva al cinema il 16,17 e 18 marzo “It’s never over: Jeff Buckley”, il docufilm distribuito da Nexo Studios, diretto dalla regista nominata all’Oscar Amy Berg (Deliver Us from Evil, Janis: Little Girl Blue, West of Memphis) e co-prodotto da Brad Pitt. L’elenco dei cinema che programmano il film e i biglietti sono disponibili su www.nexostudios.it. Un solo album, il primo (“Grace”, 1994), è bastato perché Jeff Buckley, figlio del grande Tim Buckley, entrasse nella storia della musica, prima della tragica morte nelle acque di un affluente del Mississippi a 30 anni, nel 1997. Il documentario di Amy Berg ne ricostruisce la vita e l’itinerario artistico nel contesto culturale della New York degli anni Ottanta e Novanta. Raccontato attraverso materiali d’archivio inediti provenienti dal patrimonio personale di Buckley e testimonianze intime della madre Mary Guibert, delle ex compagne Rebecca Moore e Joan Wasser, dei suoi ex compagni di band — tra cui Michael Tighe e Parker Kindred — e di artisti come Ben Harper e Aimee Mann, “It’s never over: Jeff Buckley” illumina una delle figure più iconiche ed enigmatiche della musica contemporanea.

«Non ricordo un periodo della mia vita in cui non pensassi di fare un film su Jeff Buckley – dichiara la regista Amy Berg – Ci penso almeno da quando ho iniziato a fare film nel 2006. O forse dal ’94, quando per la prima volta ho ascoltato Grace… Mary, la madre di Jeff, è la prima persona che ho incontrato per abbozzare la cosa. All’epoca, 18 anni fa, lei pensava a un biopic. Ma i suoi materiali d’archivio erano indimenticabili: penso per esempio all’ultimo struggente messaggio vocale lasciato in segreteria telefonica. Io ero certa che ne sarebbe venuto fuori un documentario, e nel 2019 la mia proposta è stata accettata. Un bel travaglio d’amore, per noi che non lo abbiamo conosciuto, avvicinarci a lui il più possibile».

Dal 17 aprile, in occasione del Record Store Day, sarà disponibile per Sony Music in formato doppio LP la versione rimasterizzata dell’iconico album “Live À L’Olympia” (https://recordstoredayitalia.com/).

Le tracce sono state registrate durante due serate a Parigi, il 6 e il 7 luglio del 1995, durante il tour europeo di Jeff Buckley e la sua band a sostegno dell’uscita del suo album “Grace”. Registrato al leggendario teatro Olympia, l’album vede Buckley esibirsi davanti a un pubblico francese entusiasta, eseguendo metà dei brani del suo amato album di debutto (tra cui successi come “Lover, You Should Have Come Over” e ‘Hallelujah’) oltre a cover di vario genere, come “Kick Out The Jams” degli MC5, una parodia dei Led Zeppelin e brani resi famosi da Nina Simone e Edith Piaf. Inoltre, l’album contiene un’ulteriore performance live di Buckley e Alim Qasimov in un duetto di canto Qawwali tratto da un festival di musica sacra registrato nello stesso anno in Francia.

Iran, Schlein: mi ha telefonato Meloni

Venezia, 12 mar. (askanews) – “Mi ha telefonato la presidente Meloni, siamo rimaste d’accordo che ci aggiorneremo per le vie brevi ogni volta che fosse necessario in una situazione, quella che riguarda il conflitto in Medio Oriente, molto preoccupante anche in riferimento all’attacco che c’è stato alla nostra base a Erbil”. Così Elly Schlein, segretaria del Pd, questa sera a Venezia, a margine di un incontro sul referendum.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sentito oggi, oltre alla segretaria del Pd Elly Schlein, anche il leader di Sinistra italiana Nicola Fratoianni.

Anche a lui, secondo quanto si apprende, la premier ha dato la disponibilità a rimanere in contatto in questa fase segnata dalla crisi internazionale.

Referendum, Meloni: mai dubbi su impegno, governo e non galleggio

Milano, 12 mar. (askanews) – “Ho sentito che sarei stata ‘dilaniata’ dal dubbio di partecipare o no a questa iniziativa… Sono intatta, non sono dilaniata ma soprattutto non ho mai avuto dubbi sulla partecipazione a questa manifestazione”. Lo ha detto Giorgia Meloni, all’evento Fdi a Milano per il Sì al referendum.

E spiega: “Non ho mai avuti dubbi per due ragioni, scontate: non ho accetto di guidare il governo per vanità, ma per responsabilità. A me non interessa governare se tutto quello che posso fare è sopravvivere, galleggiare, piegarmi a interessi consolidati, fingere di non vedere le degenerazioni che dobbiamo superare. Non è per me e non è per noi, altri possono galleggiare e li abbiamo visti, a noi interessa governare per cambiare quello che non funziona. Una nazione non riformata non è poi neanche governata. E poi siamo gente che rispetta gli impegni presi, e rivendica le sue scelte perchè fa solo quello che lo convince. Riformare la giustizia era un impegno, e lo abbiamo mantenuto”.

Un libro luminoso per vincere la paura del buio e risparmiare energia

Milano, 12 mar. (askanews) – Un piccolo libro che può aiutare i bambini a superare la paura del buio e, al tempo stesso, evitare sprechi di energia. Goodnight Light è un nuovo progetto di comunicazione di Plenitude che ha l’obiettivo di incoraggiare il risparmio energetico aiutando allo stesso tempo i bambini a superare le paure legate all’oscurità. “Abbiamo fatto un’analisi – ha spiegato ad askanews Giorgia Molajoni, Chief Technology and Communication Officer di Plenitude – chiedendo ai bambini e ai ragazzi quali fossero le paure più ricorrenti e molti hanno evidenziato un timore in fondo classico e antico, che è la paura del buio. Alcuni hanno anche menzionato una preoccupazione per il pianeta, per la Terra, e quindi abbiamo deciso di unire questi due spunti per creare Goodnight Light”.

Una ricerca di Doxa realizzata in collaborazione con Plenitude in Italia, Spagna e Francia a supporto di questo progetto internazionale ha evidenziato che tre bambini su quattro tra i 3 e i 9 anni, specie quando vanno a dormire o quando si svegliano la notte, hanno timore del buio. In che modo Goodnight Light li può aiutare? “È un libro speciale che si può leggere al buio – ci ha risposto la manager Plenitude -. All’interno è totalmente luminescente e permette al bambino o alla bambina di scoprire Ombro, un personaggio che è proprio la rappresentazione del buio. Attraverso questa storia il bambino impara a diventare amico di Ombro, fino a ottenere anche un certificato di amicizia. Può anche girare per la casa e applicare degli sticker luminosi sugli interruttori per creare dei piccoli punti di luce, mentre la sua stanza resta al buio. In questo modo contribuiamo a costruire una routine che aiuta il bambino ad andare serenamente a dormire, aiutandolo a superare la paura del buio e, soprattutto, evitiamo di avere una casa lluminata, con camere e corridoi accesi, mentre il bambino dorme”.

L’idea è anche quella di creare un rituale della buonanotte, che aiuti i bambini a ridimensionare le proprie ansie e a trovare un sostegno nel superarle. Al contempo evitando sprechi energetici e abituando anche i più piccoli a pensare in termini di attenzione al pianeta e all’ambiente. “Ci piacerebbe – ha concluso Giorgia Molajoni – che questo libro, che aprendolo si trasforma in una stella luminosa, potesse essere presente su più comodini possibili, così da avere sempre meno luci accese e incentivare il risparmio energetico, in linea anche con la nostra mission di Società Benefit, che prevede finalità di beneficio comune per ambiente e persone, coinvolgendo anche le nuove generazioni”.

Realizzato in collaborazione con gli autori Elisa Binda e Mattia Perego e l’illustratrice Hello Saris, il libro, che verrà distribuito gratuitamente il 20 e 21 marzo presso i flagship store Plenitude aderenti all’iniziativa, è stato stampato con un inchiostro speciale che si manifesta solo al buio e si ricarica con la luce del giorno.

Biennale di venezia, Giuli: il rappresentante Mic rimetta il suo mandato

Roma, 12 mar. (askanews) – “Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha chiesto alla rappresentante del MiC nel Consiglio di amministrazione della Biennale, Tamara Gregoretti, di rimettere il suo mandato essendo venuto meno il rapporto di fiducia. Gregoretti, nominata nel Cda della Fondazione veneziana il 13 marzo 2024, non ha ritenuto di avvisare né della possibile presenza della Federazione Russa alla prossima Biennale né, successivamente, di essersi espressa a favore della sua partecipazione pur nella consapevolezza della sensibilità internazionale della questione”. E’ quanto si legge in una nota del ministero.

Lo spazio come esperienza e mistero: rivivere dentro Mark Rothko

Firenze, 12 mar. (askanews) – Il lavoro di Mark Rothko, uno dei più importanti pittori del secondo Novecento, è una forma di esperienza dello spazio, un percorso che diventa necessariamente filosofico, nel momento in cui ci si avvicina, ma è una filosofia della presenza, del modo in cui possiamo immaginare la nostra posizione di fronte e dentro l’arte. Palazzo Strozzi dedica all’artista una retrospettiva importante, profonda, che restituisce una lettura credibile della portata dell’opera dell’artista nato in Russia nel 1903 e diventato, negli Stati Uniti, uno dei grandi interpreti dell’astrazione. La mostra è intitolata “Rothko a Firenze” ed è curata da Elena Geuna insieme a Christopher Rothko, figlio di Mark.

“Abbiamo cercato di individuare i quadri che fossero più legati alla sua esperienza in Italia, che aveva immaginato già prima di arrivarci realmente da uomo di mezza età negli anni 50 – ha detto Rothko ad askanews -. Aveva sognato questo viaggio, che era davvero importante per lui. Aveva guardato all’arte del Rinascimento, alle tracce dell’antica Roma per tutta la sua vita nell’attesa di arrivare a conoscerle direttamente”.

Il legame con la grande pittura e i grandi edifici è importante, ma, attraversando le sale di Palazzo Strozzi – cui i dipinti portano una luce diversa, le trasformano in modo sorprendente – si sente che la potenza della pittura di Rothko va oltre i presupposti narrativi, crea una dimensione differente, occupa lo spazio. Ed è possibile percepirlo fin dalle prime opere, ispirate al surrealismo e comunque ancora in parte figurative, ma nei grandi campi di colore questa sensazione diventa totalizzante. I quadri di Rothko sono finestre aperte su di noi.

“Plasticità, tangibilità – ha detto ancora Christopher Rothko – sono parole che entrano nel suo lavoro, perché lui pensava ai quadri come a qualcosa che fosse realmente presente nella stanza, non qualcosa a cui semplicemente guardare, ma un’esperienza che deve coinvolgere, un’esperienza sentimentale. Senza questa interazione non ci sarebbe neppure il senso di mistero, sarebbero solo dei bei colori. In realtà è importante che questi dipinti pongano le grandi domande: perché siamo qui, dove andiamo… Se non prestiamo attenzione a queste domande, diceva, si vive solo una vita superficiale”.

In mostra una serie di capolavori che arrivano dai più importanti musei del mondo, dal MoMA di New York come dal Guggenheim di Bilbao, ma anche bozzetti e opere su carta che mantengono la stessa intensità delle grandi tele che abbiamo imparato a conoscere, ma che, per fortuna, continuano ad alimentare proprio quel mistero citato dal curatore. In ciò che l’opera di Rothko suggerisce e che noi però non possiamo capire fino in fondo c’è il senso dello stare insieme a queste opere meravigliose e segrete.

“La gente spesso pensa ai dipinti di mio padre come riflessioni sul colore – ha concluso Christopher Rothko – ma io credo che lui fosse più concentrato sulla creazione di luoghi credibili nei quali sia possibile entrare. Di modo che si possa essere nello spazio del dipinto, ma andare anche oltre”.

Questi “luoghi credibili” prendono forma anche a Palazzo Strozzi, sono il gradiente di un’esperienza che non è solo quella di una mostra, per quanto importante e unica per il nostro Paese, ma rappresenta una possibilità di un “altro” che è anche “alieno” a volte e, attraverso i grandi campi di colore filosofici di Mark Rothko ci viene presentato in tutta la sua segreta rilevanza. Oggi ancora di più. Non è chiaro a cosa serva l’arte, se mai deve servire a qualcosa, ma questo tipo di esperienza si candiderebbe a essere una delle possibili risposte.

Ospitata anche nel Museo di an Marco e alla Biblioteca Medicea Laurenziana, l’esposizione è aperta al pubblico fino al 23 agosto. (Leonardo Merlini)

Iran, Italia contribuisce a manovra Aie con 9,9 mln di barili di petrolio

Roma, 12 mar. (askanews) – L’Italia fa la sua parte nel rilascio coordinato di riserve petrolifere tra Paesi che aderiscono dall’Agenzia internazionale dell’energia (Aie). Lo dichiara il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, a seguito dell’accordo raggiunto per contribuire alla stabilizzazione dei mercati energetici internazionali. Il quantitativo previsto per il nostro Paese è pari a 9 milioni e 966 mila barili, riporta un comunicato, corrispondenti a circa il 2,5% del totale dei barili messi a disposizione complessivamente dai Paesi AIE per fronteggiare l’attuale emergenza petrolifera. In termini di prodotti effettivamente rilasciati, tale volume equivale a circa 1 milione e 605 mila tonnellate di petrolio equivalente (tep).

Ad oggi, le scorte petrolifere di sicurezza dell’Italia ammontano complessivamente a 11.903.843 tep, pari esattamente a 90 giorni di importazioni nette di prodotti petroliferi, in linea con gli obblighi previsti dalla normativa dell’Unione europea.

Più in particolare, prosegue il Mase, le scorte sono detenute dalle industrie petrolifere per l’equivalente di 67 giorni di importazioni nette, e dall’Organismo centrale di stoccaggio italiano (OCSIT) per l’equivalente di 23 giorni.

Il rilascio programmato nelle prossime settimane rappresenta circa il 13,5% del totale delle scorte di sicurezza del Paese.

La situazione delle scorte in Italia resta in ogni caso soddisfacente anche dopo questo consistente rilascio concordato a livello internazionale con l’AIE, garantendo il rispetto degli obblighi europei e adeguati livelli di sicurezza degli approvvigionamenti energetici nazionali.

In serata restano nettamente rialzisti i prezzi del petrolio, come ieri a dispetto di questa manovra coordinata dei paesi consumatori. A pesare sono i proclami del neo leader iraniano, Mojtaba Khamenei che ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz deve rimanere chiuso per tenere sotto pressione Washington. Il barile di Brent, il greggio del Mare del Nord guadagna oltre l’8% al 99,56 dollari. Il West Texas Intermediate sale dell’8,88% a 95 dollari.

Leonardo alza target Piano su aumento produzione per la Difesa

Roma, 12 mar. (askanews) – Leonardo aggiorna il Piano industriale al 2030, alzando gli obiettivi grazie all’aumento della produzione per la Difesa. “La nostra capacità di produzione è aumentata considerevolmente – ha detto l’ad del gruppo, Roberto Cingolani prsentando l’aggiornamento -. I conflitti aumentano a ritmo molto più incalzante rispetto alla nostra produzione”.

Tra il 2026 e il 2030, il gruppo si attende ordini cumulati per 142 miliardi e ricavi cumulati per 126 miliardi di euro. Per il solo 2030, Leonardo prevede ordini per 32 miliardi rispetto ai 23,8 miliardi dello scorso anno. Sempre al 2030, atteso anche un Ebita a 3,59 miliardi e un flusso di cassa a 2,06 miliardi di euro. In sintesi, gli ordini al 2030 dovrebbero crescere dell’85% rispetto al 2022, mentre i ricavi dovrebbero mostrare un progresso del 104% e l’Ebita del 194%.

Per ciascuna area di business, l’obiettivo del Piano 2026-2030 è quello di rafforzare il core business, aprendo la strada alla sfida più ampia in materia di sicurezza.

Elettronica: essere player globale, leader europeo e catalizzatore della cooperazione europea, grazie alle alleanze internazionali con i leader del settore, ad un portafoglio prodotti ottimizzato, e agli spillover tecnologici del Global Combat Air Programme (GCAP). Il business dell’Elettronica è anche il motore alla base del Michelangelo Dome e vanta una significativa presenza negli Usa. Nell’arco di Piano, il settore dell’Elettronica per la Difesa (inclusa Leonardo DRS e le partecipazioni strategiche Mbda ed Hensoldt) prevede una crescita di ordini, ricavi ed Ebita rispettivamente del 4,8%, 8,5% e 12,1%.

Elicotteri: mantenere il ruolo di leader globale nel settore civile e key player in quello militare, potenziando il portafoglio prodotti tramite tecnologie avanzate, sistemi manned e unmanned. Nell’arco di Piano, la Divisione Elicotteri prevede una crescita di ordini, ricavi ed Ebita rispettivamente del 4%, 3,7% e 6,4%.

Velivoli: consolidare il ruolo di leader nei programmi di cooperazione internazionale GCAP e Unmanned Aerial Vehicle (Uav), e nei servizi di training avanzati. Nell’arco di Piano, la Business Unit Velivoli & Servizi prevede una crescita di ordini, ricavi ed Ebita rispettivamente del 2,1%, 9% e 7,6%.

Aerostrutture: essere il supplier di riferimento degli Original Equipment Manufacturer (Oem) principali del settore, grazie all’eccellenza operativa e alla capacità di crescere ulteriormente attraverso diversificazione e partnership strategiche. Nell’arco di Piano, la Business Unit Aerostrutture prevede una crescita di ordini e ricavi rispettivamente del 12,9% e 17,8%, con breakeven Ebita confermato nel 2028.

Cyber: rafforzare il posizionamento quale key player europeo nella cyber security aprendo nuove frontiere nella sicurezza globale. Nell’arco di Piano, la Divisione Cyber prevede una crescita di ordini, ricavi ed Ebita rispettivamente del 13,7%, 14,5% e 21,5%.

Spazio: consolidare la leadership europea nei segmenti ad elevato valore aggiunto, facendo leva sulle capability dell’intero Gruppo e delle alleanze strategiche, per offrire soluzioni end-to-end integrate e digitalmente avanzate, che offrano vantaggi sempre maggiori al cliente finale. Tra gli obiettivi del Piano, rafforzare il posizionamento nella sorveglianza spaziale, nei servizi In-Orbit in ambienti multidominio. Nell’ambito dell’iniziativa Bromo, la Divisione Spazio mira a diventare parte del più grande player europeo del settore unendo le proprie forze con i business spaziali di Airbus e Thales, in una innovativa joint venture. Nell’arco di Piano, la Divisione Spazio prevede una crescita di ordini, ricavi ed Ebita rispettivamente del 20,7%, 20,2% e 26,4%.

Attesa anche la riduzione dell’indebitamento con l’impegno di mantenere l’Investment Grade da parte delle agenzie di credit rating: target di leverage 2028 non superiore a 0,8x.

Anche il 2025 si è chiuso con numeri in crescita: l’utile netto è aumentato del 15% a 1,3 miliardi, mentre gli ordini, raggiungono i 23,8 miliardi (+14,5% rispetto al dato “isoperimetro”), grazie anche a un importante ordine nel settore Aeronautica per la fornitura di supporto logistico integrato e addestramento per la flotta di velivoli Eurofighter della Forza Aerea del Kuwait, in un contesto di mercato nel quale la domanda di sicurezza resta elevata. In crescita anche gli altri settori di business, quale risultato dei successi commerciali e del buon posizionamento dei prodotti, delle tecnologie e delle soluzioni del Gruppo, nonché della capacità di presidiare efficacemente i mercati chiave. Il livello di Ordini equivale ad un book to bill (rapporto fra gli Ordini ed i Ricavi del periodo) pari a circa 1,2. Il Portafoglio Ordini supera la soglia di 46 miliardi e assicura una copertura in termini di produzione pari a circa 2,4 anni.

I Ricavi, pari a 19,5 miliardi, crescono del 10,9% rispetto al dato isoperimetro, con un incremento in doppia cifra in tutti i settori di business. Si confermano di particolare rilievo gli apporti dell’Elettronica per la Difesa e Sicurezza, sia per la componente europea sia per la controllata Leonardo DRS, degli Elicotteri e dell’Aeronautica, con particolare riferimento alla componente Velivoli. L’Ebita è pari a 1.752 miliardi (+18,2% rispetto al dato isoperimetro), sopra le aspettative del Gruppo, con la crescita effetto sia dei maggiori volumi sia del miglioramento della profittabilità, evidenziando un ROS che passa dal 8,4% (isoperimetro) al 9%.

Il Cda proporrà all’assemblea convocata per il 7 maggio un dividendo di 0,63 euro, in aumento del 21% rispetto all’esercizio precedente. Nel Piano sono previsti inoltre ulteriori incrementi della cedola: “se le cose andranno bene – ha chiosato Cingolani – in futuro potremmo avere un payback del 30-40%”.

Il mercato ha accolto bene l’aggiornamento del Piano, il titolo di leonardo ha infatti chiuso le contrattazioni a Piazza Affari facendo registrare un aumento del 5,69%. (fonte immagine: Leonardo S.p.A.)

Tv, Rossi (Rai): disparità player globali in nostro mercato è un tema

Roma, 12 mar. (askanews) – “Noi abbiamo un tema molto importante che è la disparità di potenziale economico che oggi hanno i grandi player globali quando entrano nei mercati nazionali. Ovviamente il tema qual è? I soggetti come Rai e Mediaset, cioè i grandi broadcaster, vivono in un sistema di regole molto vincolanti” quindi “è chiaro che se la misurazione di questo mercato è basata solo sul potere economico lo squilibrio è evidente perché alcuni soggetti che operano nel nostro mercato non hanno gli stessi vincoli normativi che abbiamo noi” quindi si tratta di “trovare delle formule per riequilbrare da una parte le disparità economiche e dall’altra di regole di ingaggio”. Lo ha detto l’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, a margine della tavola rotonda “Smart tv e telecomandi: la sfida della visibilità per l’emittenza nazionale e locale” organizzata da Confindustria a Roma, a proposito delle nuove regole che impongono un “carosello” sulla homepage delle piattaforme con accesso ai Servizi di interesse generale (Sig), cioè i grandi network come Rai, Mediaset e La7, oltre alle emittenti locali.

Ciclismo, Mathieu van der Poel vince anche a Martinsicuro

Roma, 12 mar. (askanews) – Mathieu van der Poel concede il bis alla Tirreno-Adriatico e, dopo San Gimignano fa sua anche la tappa di Martinsicuro, quarta frazione tutta abruzzese della corsa dei due mari. Uno sprint d’autore per l’olandese della Team Alpecin-Premier Tech, capace di lasciarsi alle spalle il gruppo di 14 fuggitivi, praticamente tutti i migliori compresi Van Aert, Del Toro e soprattutto Ganna, partito in anticipo e beffato da un van der Poel imprendibile, che ha chiuso in scioltezza, con tanto di dito alzato al cielo. A festeggiare con VdP è anche Giulio Pellizzari che, a 22 anni, si toglie lo sfizio di prendersi, grazie ai 6 secondi di abbuono del secondo posto, la maglia azzurra di leader della Tirreno-Adriatico, sfilata all’amico Del Toro. Domani l’arrivo a Mombaroccio, Marche profonde, percorso nervoso che potrebbe sorridere ancora a Pellizzari, peraltro marchigiano. Ci sono tutti i presupposti per un’altra giornata da ricordare.