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Poste Italiane: “Camera con Vista”

Roma, 12 ago. (askanews) – Cresce il welfare di Poste Italiane con “Camera con Vista”, l’iniziativa che offre ai dipendenti e ai loro familiari soggiorni gratuiti di una settimana in 21 alloggi situati in alcune delle più belle località d’Italia, tra cui Capri, Forte dei Marmi, Lipari, Favignana, Chianciano Terme, Soverato e Cernobbio. Dal suo avvio, nel 2019, il progetto ha già coinvolto quasi 4.500 persone, offrendo l’opportunità di trascorrere una vacanza accessibile e di qualità in ex alloggi di servizio dell’azienda, recuperati, riqualificati e trasformati in case-vacanza dotate di ogni comfort. Il servizio del TG Poste.

Ranucci: la storia italiana uccide i suoi uomini migliori

Roma, 12 ago. (askanews) – “Ho imparato, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, e Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza”. Così scrive il giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, in un post su Facebook con titolo “La voce spaventa”.

“Muoiono tutti nello stesso identico modo, non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto, un attimo prima degli altri, il disegno intero di cui erano parte, e per aver tentato, con l’ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta”, continua Ranucci.

Calcio, Inter, trenta milioni per Djed Spence

Roma, 12 ago. (askanews) – L’Inter ha offerto trenta milioni di euro al Tottenham per acquistare Djed Spence. Nel corso di una call avvenuta in questa mattinata, il club nerazzurro ha proposto agli Spurs la cifra per riportare in Serie A l’esterno classe 2000 della nazionale inglese. Il club londinese per lasciarlo andare chiede 35 milioni più bonus. I contatti proseguiranno nelle prossime ore, c’è fiducia di poter arrivare alla chiusura.

Non sarebbe la prima esperienza in Italia per Spence, che già ha assaggiato la Serie A nel 2024 con la maglia del Genoa. Sei mesi in rossoblù, in prestito dal Tottenham nell’ambito dell’affare Dragusin (passato dal Grifone agli Spurs). Con Gilardino in panchina, Spence giocò 16 partite, di cui solo la metà da titolare. Non riscattato dal Genoa, è tornato al Tottenham e le presenze sono aumentate: 25 al primo anno nel Tottenham di Postecoglou, e vittoria dell’Europa League. 30 partite di cui 23 da titolare nell’ultima Premier, più 10 in Champions. Numeri che gli hanno aperto le porte anche della nazionale e del Mondiale: Spence ha giocato in tutte e 8 le partite dell’Inghilterra, e Tuchel lo ha schierato 4 volte dal primo minuto. Una in più di Stones, suo possibile prossimo compagno all’Inter.

Calcio, Messi, la lettera al padre: "Non so come andare avanti"

Roma, 12 ago. (askanews) – “Papà, non riesco ancora a credere che te ne sia andato. Non so cosa farò senza di te, non so come andare avanti”. È il dolore di Lionel Messi per la scomparsa del padre Jorge, morto quattro giorni fa all’età di 68 anni, affidato a una lunga e toccante lettera pubblicata dal fuoriclasse argentino.

Nel suo messaggio Messi ripercorre il rapporto con il padre e racconta quanto la sua malattia abbia condizionato anche il suo ultimo Mondiale. “Mi hai chiesto così tanto di giocare l’ultimo Mondiale”, scrive il campione argentino, spiegando che proprio nei giorni precedenti all’inizio della competizione le condizioni di Jorge erano peggiorate.

Messi racconta di aver continuato a giocare pensando al padre e alla possibilità che potesse raggiungerlo. “Ti dicevo che saremmo arrivati in finale, così avresti potuto venire”. Dopo ogni partita, però, aspettava invano il messaggio del padre. “È stato allora che ho capito che la situazione era davvero grave”.

L’Argentina arrivò comunque in finale, ma Jorge non poté esserci. “Volevo vincerla per portartela e mostrarti una nuova Coppa. Non ci sono riuscito; le mie gambe non ce la facevano più”. Un riferimento alla finale persa e alle difficoltà fisiche accusate durante il torneo.

Particolarmente doloroso il ricordo dell’ultima visita al padre. “Quando sono arrivato, pensavi che avessimo perso la finale ai rigori. Non abbiamo potuto parlare di tutto quello che era successo”. Messi sottolinea però che, nonostante la sconfitta, padre e figlio avevano vissuto insieme ogni partita, anche a distanza.

Poi il pensiero al futuro, con parole che sembrano mettere in discussione la sua permanenza nel calcio. “Ho giocato solo a calcio e ora ho molti dubbi sul fatto che continuerò a farlo ancora per molto”. Jorge, ricorda Messi, “è stato al mio fianco fin dall’inizio” e “mancava così poco alla fine”.

Nella lettera il fuoriclasse argentino ripercorre anche gli anni dell’infanzia, quando il padre lo accompagnava agli allenamenti appena rientrava dal lavoro. “Non hai mai perso una sola partita”, scrive. Jorge è stato per lui “papà, amico e procuratore”, la persona “di cui avevo bisogno in ogni momento”.

Messi conclude ricordando l’eredità più importante lasciata dal padre: il modo di essere genitore. “Sarò sempre presente, soprattutto nel modo in cui crescerò i miei figli, perché insegno loro e li educo come avete fatto voi due con me”. Poi l’ultimo saluto: “Riposa in pace e prenditi cura di noi da lassù, come hai fatto quaggiù. Grazie di tutto. Ti amo, papà”.

Zelensky: maxi attacco alla base navale russa di Novorossijsk

Roma, 12 ago. (askanews) – Missili antinave, droni aerei a propulsione a reazione e droni navali ucraini hanno colpito nella notte la base russa di Novorossijsk, sul Mar Nero, “operazione unica”, ha detto il presidente Volodymyr Zelensky contro “l’ultima grande roccaforte della flotta russa nel Mar Nero”. Le autorità russe riferiscono di due morti, tra cui un bambino di otto anni, e 12 feriti, negli attacchi che hanno interessato diverse località della regione di Krasnodar.

Secondo Zelensky, l’operazione ha preso di mira la base navale di Novorossijsk colpendo sistemi di difesa aerea, moli e altre infrastrutture portuali. Kiev non ha per ora fornito un bilancio dettagliato dei danni né indicazioni su eventuali unità navali russe colpite.

Novorossijsk ha assunto un’importanza crescente per la Marina russa nel corso della guerra. I ripetuti attacchi ucraini contro le installazioni e le unità della Flotta del Mar Nero hanno infatti limitato, secondo Kiev, la libertà di movimento della forza navale russa, costringendo Mosca a trasferire parte delle proprie attività lontano dalle basi della Crimea, verso la costa russa del Mar Nero.

Dall’inizio dell’invasione russa, oltre quattro anni fa, l’Ucraina ha sviluppato una flotta di droni navali e nuovi sistemi senza pilota impiegati a più riprese contro navi da guerra, installazioni portuali e petroliere russe nel Mar Nero.

Il governatore della regione di Krasnodar, Veniamin Kondratyev, ha riferito che nella notte “centinaia” di droni ucraini hanno attaccato Novorossijsk, Anapa, Gelendzhik e il distretto di Temryuk. Il ministero della Difesa russo sostiene che le proprie difese aeree hanno abbattuto oltre 500 droni ucraini.

A Novorossijsk un bambino di otto anni è rimasto ucciso. Un’altra persona, ferita nella sua abitazione nel distretto di Temryuk, è successivamente morta in ospedale, ha riferito il governatore. Altre 12 persone sono rimaste ferite nella regione.

Kondratyev ha detto che frammenti dei droni abbattuti sono caduti su 21 edifici residenziali e nelle aree di quattro impianti industriali. Le autorità russe non hanno fornito dettagli sull’entità dei danni agli impianti industriali.

La città rappresenta non soltanto un importante centro militare, ma anche uno snodo strategico per le esportazioni energetiche russe. A Novorossijsk si trova infatti un importante terminal petrolifero internazionale, mentre il complesso di trasbordo di Grushovaya, nei pressi della città, è uno dei maggiori hub della Russia meridionale per il trasferimento di petrolio e prodotti petroliferi.

L’attacco arriva mentre entrambe le parti sono impegnate a potenziare la produzione di droni e missili. Zelensky ha affermato, citando informazioni dell’intelligence ucraina, che Mosca starebbe ampliando la produzione di missili balistici e droni a reazione, sistemi particolarmente difficili da intercettare per le difese aeree ucraine. Indiscrezioni di stampa hanno sostenuto che gli Stati Uniti intendono proporre alla Russia e all’Ucraina un cessate il fuoco aereo.

La scorsa notte sono proseguiti anche gli attacchi russi contro l’Ucraina. Secondo l’Aeronautica militare ucraina, Mosca ha lanciato 138 droni d’attacco a lungo raggio. Due persone sono rimaste uccise nella regione di Kherson, e a Zaporizhzhia è stato distrutto un centro commerciale.

Sant’Anna Stazzema, Conte visita il borgo della strage nazifascista

Stazzema (Lucca), 12 ago. (askanews) – Il leader del Movimento Cinque Stelle Giuseppe Conte ha partecipato, con un’orazione, alle commemorazioni della strage nazifascista di Sant’Anna di Stazzema, in provincia di Lucca, dove, il 12 agosto 1944, furono trucidate 560 persone, in gran parte donne, anziani e bambini.

Conte, al suo arrivo, è stato accolto con entusiasmo – tanto che una signora ha ironizzato ‘per noi è come se lei fosse ancora premier’, e un’altra ha aggiunto ‘magari’ – e si è fermato a lungo con i familiari delle vittime e le tante persone che, come ogni anno, assistono alla cerimonia. L’ex premier ha camminato per le strade del paesino, con vari scambi di battute, in cui ha toccato anche il tema della proposta di legge, partita proprio da Stazzema, contro la propaganda neofascista e nazista.

Europei atletica, Pernici e Sibilio in finale

Roma, 12 ago. (askanews) – Francesco Pernici non si ferma più. Il neo-primatista italiano degli 800 metri centra la finale agli Europei con un altro crono di valore, sotto l’1:44: questo 1:43.84 di Birmingham è la sua seconda prestazione in carriera dopo il record di 1:43.60 di poco più di un mese fa, ed è lo stesso tempo del decimo posto mondiale di Tokyo dello scorso anno. In una specialità che è letteralmente esplosa nell’ultimo periodo, i rivali non mancano: salta in semifinale il record dei Campionati Europei che resisteva dal 1978, per effetto dell’1:43.49 dell’irlandese Mark English. Domani sera la finale.

Nella terza mattinata della rassegna in Gran Bretagna va a bersaglio anche Alessandro Sibilio, autore dello stagionale di 48.44 nei 400 ostacoli per approdare nella finale di venerdì sera. Nei 400 metri passano il turno due azzurre su due, in particolare Alessandra Bonora con il personale di 51.27, insieme ad Alice Mangione (51.96): raggiungono in semifinale Anna Polinari che era esentata dal primo turno. Tre su tre nelle batterie dei 200: Dalia Kaddari vince la sua in 23.14 (-0.6), promosse anche Vittoria Fontana (23.23/-0.9) e la debuttante Elena Cambiolo (23.35/-0.4). Niente finale per Daisy Osakue nel disco, appena 57,41. In serata, fari sulle finali del martello (Sara Fantini) e dei 400 ostacoli (Ayomide Folorunso) e sulle qualificazioni del triplo con Andy Diaz, Andrea Dallavalle e Simone Biasutti: richiesto 16,60 o un posto tra i primi dodici. (Foto Grana/Fidal)

Cinema, aperte prevendite di "The Dog Stars-Le stelle dopo la fine"

Roma, 12 ago. (askanews) – Sono aperte le prevendite di “The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine” di Ridley Scott. Il thriller epico e avvincente ambientato in un mondo in cui la sopravvivenza è un istinto, ma l’umanità è una scelta, arriverà nelle sale cinematografiche italiane il 26 agosto.

Per acquistare i biglietti del film è possibile accedere al sito www.thedogstarsmovie.it, in continuo aggiornamento.

Tratto dall’avvincente bestseller di Peter Heller, “The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine” è interpretato da un cast acclamato dalla critica che include Jacob Elordi, Josh Brolin, Margaret Qualley, Allison Janney, Benedict Wong e Guy Pearce. Il film è scritto da Mark L. Smith, sulla base del romanzo di Peter Heller, ed è prodotto da Ridley Scott, p.g.a., Michael Pruss, p.g.a., Mark L. Smith e Cliff Roberts, p.g.a., con Lily Brooks-Dalton, Brandon Scott Smith, Peter Heller e Aidan Elliott come executive producer.

Il film narra la storia di Hig (Jacob Elordi), un giovane pilota che, insieme a Bangley (Josh Brolin), un militare esperto di sopravvivenza, si è costruito una dimora efficiente ma isolata in un brutale mondo post-apocalittico, finché una misteriosa trasmissione radio non spinge Hig ad avventurarsi nell’ignoto alla ricerca della speranza e dell’umanità in cui crede ancora.

Le stelle del cane è il titolo italiano del bestseller di Peter Heller, in uscita in Italia per Bompiani il 29 luglio, nella collana Narratori stranieri. Heller è giornalista e saggista specializzato in natura ed esplorazioni e collaboratore di National Geographic Adventure. Vive a Denver, in Colorado.

Guido Stazi si è insediato alla presidenza della Consob

Roma, 12 ago. (askanews) – Guido Stazi si è insediato oggi alla presidenza della Consob. Lo rende noto la stessa Authority.

Il passaggio delle consegne tra il presidente vicario, Chiara Mosca, e il presidente entrante è avvenuto nel corso di una riunione di Commissione, tenutasi stamattina a Roma.

La Commissione torna così ad operare nella sua composizione completa di cinque membri: oltre al neo-Presidente Stazi, ne fanno parte i Commissari Chiara Mosca, che in quanto componente del Collegio con la maggiore anzianità di Istituto ha svolto dal 9 marzo scorso le funzioni di Presidente vicario, Carlo Comporti, Gabriella Alemanno e Federico Cornelli

Musumeci: fuori posto è l’aeroporto, non l’Etna. Serve un nuovo scalo

Roma, 12 ago. (askanews) – “Fuori posto non è il vulcano ma l’aeroporto”, a dirlo è il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci. “Quanto sta accadendo in questi giorni negli aeroporti di Catania e Comiso, con cancellazioni, ritardi e pesanti disagi per migliaia di cittadini e turisti nel pieno della stagione estiva – sottolinea in una nota – ripropone un problema che la Sicilia conosce da tempo. Non lo ricordo per rivendicare primogeniture né per alimentare polemiche, ma solo per un invito alla riflessione di tutti. Già nel 1999, da presidente della Provincia di Catania, avevo evidenziato i limiti dello scalo di Fontanarossa e della sua particolare vulnerabilità legata alla vicinanza con l’Etna. Non ci limitammo a sollevare il problema: inserimmo nel Piano territoriale provinciale la proposta di una delocalizzazione dello scalo; facemmo inoltre elaborare uno studio preliminare per un nuovo aeroporto nella Piana tra Catania ed Enna, pensato al servizio di sette province su nove”.

Inflazione, Unc: Ferrara la città più cara d’Italia, Roma quarta

Roma, 12 ago. (askanews) – Ferrara si riconferma al primo posto tra le città più care d’Italia. A stilare la tradizionale classifica è l’Unione nazionale consumatori sulla base dei dati territoriali dell’inflazione di luglio, resi noti dall’Istat.

Dopo aver visto la medaglia d’oro a giugno, a luglio consegue una seconda vittoria: con l’inflazione tendenziale al 3,6%, pur essendo solo la quarta più alta d’Italia, ha la maggior spesa aggiuntiva su base annua, pari a 1.042 euro per una famiglia media. Medaglia d’argento per Mantova, che con un’inflazione del 3,4% rispetto a luglio 2025, ha un incremento di spesa pari a 967 euro a famiglia. Sul gradino più basso del podio Como che con +3,2% ha una spesa supplementare pari a 959 euro per una famiglia tipo.

Appena fuori dal podio Roma che con +3,2% registra una batosta pari a 915 euro.

A influire su questa classifica hanno sicuramente contribuito anche le speculazioni sulle vacanze, spiega l’Unc. Infatti, osservando la classifica dei Servizi di alloggio (ossia alberghi e motel, pensioni, villaggi vacanze, campeggi e ostelli della gioventù) più rincarati, vince sempre Ferrara con un balzo astronomico del 23,5% sulla scorsa estate. Al secondo posto si colloca Mantova, dove i prezzi di alberghi e pensioni decollano del 15,6% su luglio 2025. Medaglia di bronzo per Modena con +11,6%, mentre Como è al sesto posto con +10,9%.

Tornando alla classifica generale, relativa alla spesa complessiva, in quinta posizione Siracusa che, con la seconda inflazione più elevata del Paese, +3,9%, ha una maggior spesa annua di 901 euro. Seguono Verona (+3,2%, +899 euro), Pistoia (+3,1%, +872 euro), all’ottavo posto Pavia (+2,9%, +869 euro), poi Udine (+3,1%, +868 euro). Chiude la top ten, Bolzano, insolitamente ultima (+2,8% e +851 euro).

L’inflazione più alta d’Italia, pari a +4%, a Reggio Calabria, in sedicesima posizione in termini di spesa aggiuntiva con +820 euro.

Sull’altro fronte della classifica, la Medaglia d’oro come città più risparmiosa va ancora una volta a Brindisi, dove con +2,2% si ha un aggravio annuo di “appena” 421 euro. Al secondo posto Benevento (+2,1%, +460 euro). Medaglia di bronzo per Lucca che, grazie all’inflazione più bassa d’Italia, +1,8%, resa possibile anche dal record del crollo dei prezzi dei Servizi alberghieri, -15,3% rispetto alla scorsa estate, registra un incremento di spesa di 506 euro. Seguono Trapani (+2,3%, +531 euro), Potenza (+2,3%, +532 euro), Grosseto (+1,9%, seconda inflazione più bassa, +535 euro), al settimo posto Olbia-Tempio (+2,7%, 536 euro), poi Ancona (+2,3%, +537 euro) e Cagliari (+2,7%, +550 euro). Chiude la top ten delle virtuose, Novara: +2,2%, +559 euro.

L’allarme del Wwf: sempre più incendi minacciano i territori in Italia

Roma, 12 ago. (askanews) – Dall’Ontario canadese alla Francia, dal Galles alla Sicilia, l’estate 2026 conferma la crescente intensità degli incendi. In Italia gli ettari percorsi dal fuoco sono circa 70.000, con un aumento del 133% rispetto alla media degli ultimi venti anni; quasi un terzo dei roghi ha interessato aree protette.

Anche l’Abruzzo è duramente colpito. Dopo gli anni drammatici del 2017, con oltre 8.200 ettari percorsi dal fuoco, e del 2021, con più di 3.000 ettari, il 2026 registra nuovi incendi di grandi dimensioni. Il rogo partito da Lucoli il 22 luglio e propagatosi verso Roio e Bagno ha interessato un’area stimata in circa 1.200 ettari. Altri incendi hanno colpito nelle stesse settimane Rocca di Mezzo, Pescina, Collarmele, il Pescarese, la periferia di Chieti e diverse altre aree della regione.

In Europa sono già andati in fumo circa 435.000 ettari, 100.000 in più rispetto allo stesso periodo del 2025, che con oltre un milione di ettari bruciati è stato il peggiore degli ultimi venti anni.

Il cambiamento climatico rende gli incendi più frequenti e intensi, mentre i territori sono spesso ancora insufficientemente preparati. L’ultimo bollettino climatico di Copernicus, il programma UE di osservazione della Terra dallo spazio, rivela che l’Europa ha appena vissuto il bimestre giugno-luglio più caldo mai registrato, e che luglio 2026 è stato il più caldo di sempre a livello globale, al pari di luglio 2024.

In questo scenario, non basta più concentrarsi sull’emergenza: la prevenzione deve diventare il principale investimento, attraverso gestione forestale sostenibile, pianificazione territoriale, tutela degli ecosistemi, monitoraggio e piena operatività dei Piani Antincendio Boschivo. È quanto evidenzia il nuovo report del WWF Italia “È stata la mano dell’uomo. Cambiare strategia per prevenire gli incendi estremi”, che individua dieci priorità per le istituzioni, tra cui aumentare gli investimenti nella prevenzione, rafforzare il coordinamento tra enti, migliorare il monitoraggio del rischio, aumentare divieti e sorveglianza del territorio, sensibilizzare e coinvolgere maggiormente le comunità locali e integrare la prevenzione nelle politiche di adattamento al cambiamento climatico.

Il WWF chiede inoltre alle Regioni di sospendere o limitare l’attività venatoria nel mese di settembre, alla luce delle eccezionali condizioni climatiche che stanno interessando gran parte del Paese. Temperature record, siccità, deficit idrico e incendi diffusi stanno mettendo ulteriormente sotto pressione gli ecosistemi e la fauna selvatica.

“La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è oggi espressamente tutelata, con la biodiversità tutta, dall’articolo 9 della Costituzione. In una fase caratterizzata da ondate di calore durature e intense, che provocano siccità persistente e incendi diffusi, consentire il regolare svolgimento dell’attività venatoria a partire da settembre rischia di aggravare ulteriormente una situazione già estremamente critica per molte specie”, dichiara Francesco Cerasoli, presidente del WWF Abruzzo.

L’articolo 19 della legge 157/1992 attribuisce alle Regioni il potere di vietare o ridurre la caccia in presenza di particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche. Il WWF chiede quindi alla Regione Abruzzo, come già fatto con altre Regioni, l’apertura di istruttorie tecnico-scientifiche sugli effetti della crisi climatica sulla fauna e, nelle more, provvedimenti cautelativi per la sospensione della caccia a settembre.

“La crisi climatica sta cambiando profondamente le condizioni di vita della fauna. Le istituzioni devono prenderne atto e adeguare le proprie decisioni: non è più possibile gestire l’attività venatoria come se ci trovassimo in condizioni ambientali ordinarie”, conclude Cerasoli.

L’Unicef: in Cisgiordania c’è una escalation di violenze dei coloni

Roma, 12 ago. (askanews) – “La situazione nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est, continua a deteriorarsi… negli ultimi tre anni, la violenza dei coloni e le operazioni sempre più militarizzate hanno subito una forte escalation in tutta la Cisgiordania”. Lo ha dichiarato Hannan Sulieman, vice direttrice generale Unicef, in occasione della riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull’escalation di violenza in Cisgiordania.

“Tra gennaio 2024 e la fine di luglio di quest’anno, l’Onu ha verificato che 174 bambini palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est: si tratta di più di un bambino alla settimana”, ha denunciato, “Più di 1.500 sono rimasti feriti. Quasi la metà dei feriti è stata colpita da proiettili veri. Nello stesso periodo, tre bambini israeliani sono stati uccisi e 15 feriti. I ragazzi, in particolare gli adolescenti, costituiscono la maggior parte dei bambini uccisi e feriti. L’Onu continua a monitorare e verificare gravi violazioni ai danni dei bambini in Cisgiordania”.

“Allo stesso tempo, stanno aumentando gli episodi di violenza da parte dei coloni…”, ha indicato Sulieman, “Tra gli episodi documentati figurano bambini colpiti da arma da fuoco, picchiati, accoltellati e spruzzati con spray al peperoncino… abitazioni e mezzi di sussistenza attaccati…e infrastrutture idriche danneggiate o distrutte. E come indicato nell’ultima relazione annuale del Segretario Generale sui bambini e i conflitti armati, l’assunzione di responsabilità per le gravi violazioni commesse contro i bambini rimane estremamente rara. Questi episodi lasciano ben più che ferite fisiche. I bambini che sopravvivono a gravi lesioni potrebbero convivere con disabilità per il resto della loro vita. Alcuni rischiano l’arresto. Altri faticano a tornare a scuola. Esporre un bambino alla violenza, alle incursioni, alle intimidazioni e allo sfollamento comporta un profondo impatto psicologico…Secondo il cluster sull’istruzione, oltre 800mila bambini in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, incontrano ostacoli all’accesso a un’istruzione sicura e continuativa a causa della chiusura delle scuole, dell’insicurezza, delle restrizioni alla circolazione e dei danni alle infrastrutture. Solo nel 2026 sono stati documentati 99 episodi legati all’istruzione, tra cui bambini uccisi, feriti o arrestati all’interno delle scuole o mentre si recavano a scuola; scuole demolite; edifici scolastici utilizzati dalle forze armate; e bambini a cui è stato negato l’accesso all’istruzione”. “…Secondo l’Ocha, in tutta la Cisgiordania, negli ultimi due anni e mezzo sono state imposte oltre 900 ulteriori barriere e restrizioni alla circolazione. Molti varchi vengono chiusi frequentemente, il che comporta forti limitazioni alla libertà di movimento e all’accesso ai servizi essenziali, compresi i servizi sanitari e le fonti idriche”, ha sottolineato la vice direttrice generale Unicef, “Secondo il Servizio penitenziario israeliano, almeno 355 bambini palestinesi della Cisgiordania sono attualmente detenuti nelle strutture militari israeliane: si tratta del numero più alto degli ultimi otto anni”, ha proseguito, “Quasi la metà – 164 bambini – è sottoposta a detenzione amministrativa senza alcuna accusa né processo.I bambini detenuti continuano a denunciare violenze, maltrattamenti, trattamenti umilianti e degradanti, nonché condizioni di vita difficili. Con una situazione di alimentazione e igiene inadeguate che provoca un’estrema perdita di peso e una diffusione dilagante della scabbia tra i minori detenuti…”.

“Nonostante queste difficoltà, l’Unicef e i suoi partner rimangono sul campo”, ha sottolineato Sulieman, “Quando le famiglie sono costrette ad abbandonare le proprie case, l’Unicef e i suoi partner forniscono assistenza di emergenza, servizi di salute mentale e di sostegno psicosociale, denaro contante, acqua potabile e prodotti per l’igiene, oltre a sostegno per garantire la continuità dell’istruzione. Ma l’assistenza umanitaria può solo mitigare le conseguenze. Non può eliminare le cause. Questo richiede un’azione politica”.

Meloni: Salvini a Interni? Sarebbe ottimo ma ha già impegno complesso

Roma, 12 ago. (askanews) – “Matteo (Salvini, ndr) sarebbe un ottimo ministro dell’Interno, lo ha già dimostrato. Ma si sta spendendo in una competenza molto complessa che è quella delle Infrastrutture e dei Trasporti, che richiede un impegno enorme e lo sta facendo con una dedizione incredibile. Dall’altro lato anche il ministro Piantedosi sta dando il massimo nel suo ambito – quello della sicurezza e dell’immigrazione – nel quale non c’è un giorno in cui si possa abbassare la guardia, come dimostra anche la recente crisi di Ceuta”. Lo afferma in un’intervista a “Chi” la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sull’ipotesi di un ritorno di Matteo Salvini al Viminale.

“So – ammette – che la gente si aspetta di più su questo ma con pazienza e costanza stiamo costruendo e consolidando risultati importanti e strutturali anche su questi fronti. Dal crollo degli sbarchi alla diminuzione degli omicidi, dei furti, delle rapine e dei femminicidi. Fino al rafforzamento dei presidi sul territorio, a partire da quelli nelle stazioni, e alle misure a sostegno delle forze dell’ordine. Non si è realmente liberi se non si è sicuri a casa propria o nella propria città”.

Inflazione, a luglio solo una limatura al 2,9%, salgono luce e gas

Roma, 12 ago. (askanews) – A luglio l’indice dei prezzi al consumo ha registrato un aumento dello 0,3% su base mensile, trainato in particolare dalle tariffe di elettricità e gas sul mercato tutelato (Energetici regolamentati, +6,5%) e dai Servizi relativi ai trasporti (+1,4%), solo in parte compensati dal calo degli alimentari non lavorati (-1,3%). Su base annua l’inflazione si è flebilmente smorzata, al 2,9%, secondo i dati definitivi diffusi dall’Istat, dal più 3% di giugno ma sopra la stima preliminare, che l’aveva indicata al 2,8%.

Diverso il quadro per i carburanti, per cui l’Istat segnala un rallentamento della crescita tendenziale. La benzina passa dal 10,3% all’8%, il gasolio dal 21,6% al 18,8%. Su base mensile, invece, il quadro si inverte, rispetto a giugno la benzina cala dello 0,8%, mentre il gasolio sale dello 0,7%. Un’oscillazione che l’Istat spiega in nota: l’indice riflette la media mensile dei prezzi rilevati dall’Osservatorio Carburanti del Mimit, e il dato di luglio incorpora una decelerazione nella prima parte del mese e un’accelerazione nella seconda, in concomitanza con l’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran.

“Dato pessimo e allarmante. L’inflazione sale e più di quanto era stato annunciato con la stima preliminare”, commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori (Unc), secondo cui il calo tendenziale è “insignificante e fuorviante” perché legato al confronto con il balzo di luglio 2025, non a un rallentamento dei prezzi in corso. L’associazione giudica inoltre “inattendibile” il dato Istat sui carburanti, ritenuto nettamente inferiore alla variazione mensile calcolata dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase). Su base tendenziale, calcola infine l’Unc, una coppia con due figli spende fino a 1.020 euro in più per le vacanze rispetto all’estate scorsa, contro i 746 euro di una famiglia media.

Secondo il Codacons, poi, giungono “cattive notizie anche sul fronte delle vacanze estive: le tariffe dei voli nazionali registrano infatti un incremento su base annua del 6,2%. Di contro i prezzi dei voli internazionali, anche a causa della crisi in Medio Oriente, crollano del -7,6%. I traghetti invece rincarano del 2,5% – rileva l’associazione – le auto a noleggio del 3,4%, gli alberghi del 3% e i villaggi vacanza del 2,9%”.

Europei nuoto, bene gli azzurri nelle batterie del mattino

Roma, 12 ago. (askanews) – Buona mattinata per l’Italia agli Europei di Parigi. Bianca Nannucci e Anna Chiara Mascolo si qualificano per le semifinali dei 200 stile libero, mentre nei 100 farfalla passano il turno Alberto Razzetti e Michele Busa. Nei 50 dorso donne Sara Curtis firma il miglior tempo assoluto delle batterie e avanza insieme a Costanza Cocconcelli. Semifinale conquistata anche per Christian Mantegazza nei 200 rana. Doppia presenza azzurra nella finale dei 400 misti con Giada Alzetta e Anna Pirovano, mentre l’Italia conquista anche l’accesso alla finale della 4×100 stile libero donne. Thomas Ceccon, invece, non ha preso parte alle batterie dei 100 farfalla per preservarsi in vista della finale dei 200 dorso di questa sera.

Atletica, Jacobs dopo l’infortunio: "La sfortuna ci vede bene"

Roma, 12 ago. (askanews) – È durata poco più di 40 metri la finale dei 100 di Marcell Jacobs agli Europei. Dopo 6-7 appoggi, la smorfia di dolore per un problema all’adduttore che lo fa chiudere al settimo posto la finalissima della gara regina della competizione: “A volte la sfortuna ci vede fin troppo bene — ha scritto l’oro olimpico 2021 su Instagram raccontando tutto il suo rammarico —. Dopo una semifinale dominata, con un tempo che sarebbe bastato per vincere la finale, ero pronto a giocarmi ancora una volta il titolo europeo. Ma quella finale, purtroppo, non sono nemmeno riuscito a correrla. Un infortunio prima della partenza mi ha fermato, ancora una volta”.

Calano le compravendite di case in Italia, prezzi in frenata

Roma, 12 ago. (askanews) – Nel secondo trimestre del 2026 gli agenti immobiliari hanno indicato un rallentamento dei prezzi di vendita delle abitazioni sul territorio della Penisola. I margini di sconto sui prezzi richiesti e i tempi di vendita restano sostanzialmente stabili, sui livelli minimi dall’inizio della rilevazione. Le compravendite intermediate dalle agenzie si sono ridotte lievemente nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente. Questa la fotografia scattata dall’ultimo “Sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia”, elaborato dalla Banca d’Italia.

La domanda di abitazioni resta contenuta e l’offerta di abitazioni continua a ridursi, si legge. Nonostante il rialzo dei tassi operato dalla Bce a giugno, secondo il monitoraggio le condizioni di accesso al credito rimangono distese e continuano a incidere in misura modesta sulle cessazioni degli incarichi a vendere.

I canoni di locazione hanno accelerato rispetto al trimestre precedente nella maggior parte del territorio nazionale, riporta Bankitalia, salvo nel Nord-Ovest; hanno decelerato tuttavia nel confronto con lo stesso trimestre del 2025. I giudizi degli operatori sulle prospettive del mercato immobiliare nazionale segnalano un cauto miglioramento, soprattutto su un orizzonte biennale.

Fa caldo, ma dal 17 agosto arriva una perturbazione atlantica

Roma, 12 ago. (askanews) – Dal 28 luglio l’Italia è prigioniera di un vero e proprio incantesimo rovente, un’ondata di calore lunghissima. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, ricorda che non stiamo vivendo una semplice ondata di calore, ma la quarta, estenuante fiammata di un’estate 2026 che sta riscrivendo la nostra storia climatica, surclassando persino alcuni record del famigerato 2003.

Nelle ultime due settimane abbiamo dovuto prendere in prestito dal Giappone il termine “Kokushobi”, “giorno di caldo spietato”, per descrivere in modo adeguato l’incubo in cui siamo sprofondati. Intrappolati sotto una mostruosa “Heat Dome” (una gigantesca cupola di calore) di natura ormai Euro-Africana, abbiamo fatto i conti con le 3 vere piaghe di questa canicola.

Prima di tutto, il termometro esagerato: picchi di 40-41°C hanno infiammato città come Firenze, Terni, Ferrara e Modena, trasformando le aree urbane in fornaci. Poi l’afa asfissiante, che ha reso le nostre coste delle succursali dell’Amazzonia (con umidità alle stelle che ci ha fatto percepire anche 45 gradi). Infine, la terza piaga che ci ha colpito dopo il tramonto con le estenuanti notti “super-tropicali” con minime tra 26 e 28 gradi: la Pianura Padana e gran parte del Centro-Sud hanno assunto stabilmente il clima della Thailandia.

A nulla sono serviti i violenti temporali che, a sprazzi, hanno colpito il Nord e i rilievi appenninici: gli sbalzi termici hanno innescato locali grandinate e raffiche di vento, ma non hanno portato il tanto agognato fresco, lasciandoci a cuocere in un “brodo” ancora più umido.

Continueremo a sudare stando immobili e a tenere accesi i condizionatori 24 ore su 24 per tutto il periodo di Ferragosto, con picchi massimi che toccheranno ancora i 37-39°C nelle zone interne. Ma la luce in fondo al tunnel potrebbe avere una data precisa: lunedì 17 agosto.

La salvezza arriverà da molto lontano. Tra i Grandi Laghi, tra USA e Canada, una provvidenziale perturbazione, dopo aver attraversato l’Oceano Atlantico, sfilato sotto la Groenlandia e tagliato la Francia, dovrebbe raggiungere l’Italia tra lunedì 17 e martedì 18 agosto portando la svolta con il calo termico tanto atteso.

NEL DETTAGLIO Mercoledì 12. Al Nord: sole e caldo, temporali pomeridiani sui rilievi. Al Centro: sole e caldo, temporali pomeridiani tra rilievi e pianure adiacenti. Al Sud: qualche temporale in Calabria.

Giovedì 13. Al Nord: sole e caldo, meno temporali sulle Alpi. Al Centro: sole e caldo, rari rovesci sui monti. Al Sud: temporali in Campania, Calabria e Sicilia.

Venerdì 14. Al Nord: sole e caldo. Al Centro: sole prevalente. Al Sud: qualche acquazzone in Calabria e Sicilia.

Tendenza: Ferragosto con prevalenza di sole, Domenica con temporali al Nordovest e in Toscana.

Livio Berruti e Roma 1960: la corsa di un’Italia che cambiava

Roma 1960, il volto nuovo dellItalia

Un Paese in progressivo cambiamento, una giovane democrazia che aveva già vinto la sfida della ricostruzione e che si avviava a pieno titolo nella competizione internazionale.

Le Olimpiadi di Roma del 1960 furono l’emblema di questo slancio complessivo: la realizzazione di opere infrastrutturali, alcune delle quali ancora oggi utilizzate nella Città Eterna; un’efficienza organizzativa di livello assoluto; la conferma della capacità di accoglienza di una popolazione, quella italiana, che si era assopita soltanto negli anni dell’isolamento imposto dal nazionalismo autarchico del fascismo e aveva poi subito le conseguenze drammatiche del Secondo conflitto mondiale.

Con l’evento olimpico, pertanto, l’immagine del Paese nel mondo si consolidò e lo sport ne divenne un significativo veicolo.

 

Una vittoria simbolica nella velocità

In questo contesto, assunse un valore simbolico, nell’atletica leggera, il successo di Livio Berruti nei 200 metri. Simbolico perché ottenuto nella velocità, una specialità nella quale gli atleti italiani non avevano mai brillato a livello internazionale. Ondina Valla aveva vinto gli 80 metri a ostacoli a Berlino nel 1936, ma si trattava di una gara non propriamente di velocità pura.

Un italiano riusciva così a superare in finale i migliori duecentisti del mondo, a partire dai fortissimi atleti afroamericani statunitensi.

Una vittoria costruita sulla tecnica, attraverso uno studio accurato della corsa e, in particolare, della traiettoria in curva; una corsa fluida e composta, soprattutto elegante.

 

Leleganza di una borghesia in crescita

Berruti aveva in sé proprio l’eleganza della borghesia italiana, in particolare di quella torinese: un ceto sociale in crescita, rappresentativo della trasformazione economica e sociale del Paese, che vedeva nell’industrializzazione uno dei principali fattori di sviluppo.

Un atleta, inoltre, che dimostrò come fosse possibile coniugare l’impegno agonistico con la cultura e lo studio: si laureò in chimica all’Università di Torino e continuò la propria attività sportiva da autentico dilettante. In seguito, pur non abbandonando mai il rapporto con lo sport, lavorò in importanti aziende industriali come Fiat e Zegna.

Anche la sua breve storia d’amore con la formidabile velocista afroamericana Wilma Rudolph, conosciuta proprio in occasione delle Olimpiadi di Roma, rappresentò un profondo e, al tempo stesso, innocente segnale in un mondo ancora fortemente segnato dalla segregazione razziale, a partire proprio dalla condizione degli afroamericani negli Stati Uniti d’America.

 

Quella corsa cambiò qualcosa

Adesso che la sua corsa è terminata, Livio Berruti lascia in eredità a tutti noi l’immagine di un’Italia che si era incamminata verso un cambiamento strutturale, non soltanto nell’ambito dell’economia, ma anche nei modelli sociali e culturali, propri di una democrazia e di un mondo libero.

«Potevo fare qualcosa, dovevo cambiare qualcosa», così recita Lucio Dalla nella sua struggente “Ayrton”.

Berruti si impegnò a fare qualcosa e, con quella vittoria nei 200 metri a Roma, contribuì sicuramente a cambiare qualcosa.

Cinema, "Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte" nelle sale dal 19

Roma, 12 ago. (askanews) – Mubi, il distributore globale, servizio di streaming e società di produzione annuncia che il nuovo film di Jane Schoenbrun (Ho visto la TV brillare, We’re All Going to the World’s Fair), “Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte”, uscirà nelle sale italiane il 19 agosto 2026 distribuito da Mubi.

Presentato in anteprima al 79esimo Festival di Cannes, dove è stato accolto calorosamente dalla critica, il film ha vinto il Queer Palm Award ed è stato inoltre designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI.

Protagoniste del film Hannah Einbinder (vincitrice dell’Emmy come miglior attrice non protagonista per la serie Hacks) e Gillian Anderson (X-Files, Sex Education, Scoop). Nel cast figurano anche Amanda Fix, Arthur Conti, Eva Victor, Zach Cherry, Sarah Sherman, Patrick Fischler, Dylan Baker, Jasmin Savoy Brown, Kevin McDonald, Quintessa Swindell e Jack Haven.

“Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte” è scritto e diretto da Schoenbrun e prodotto da Plan B. Mubi ha finanziato il film e ne curerà la distribuzione in alcuni territori selezionati, tra cui Nord America, America Latina, Regno Unito, Irlanda, Germania, Austria, Benelux, Spagna, Italia, Turchia, India, Australia e Nuova Zelanda, mentre The Match Factory gestirà le vendite internazionali per i restanti territori nel mondo. Daniel Bekerman (produttore esecutivo) di Scythia Films ha fornito servizi di produzione locali.

“Camp Miasma- Adolescenza, sesso e morte” è il terzo lungometraggio di Schoenbrun, e prosegue il suo percorso artistico segnato da temi legati all’identità trans e all’horror queer. Il film precedente di Schoenbrun, “I Saw the TV Glow”, è stato presentato in anteprima al Sundance nel 2024 ed è stato successivamente presentato in altri festival tra cui la Berlinale, Festival internazionale del cinema di San Sebastián e il SXSW. Ha ottenuto diverse nomination agli Independent Spirit Awards 2025, tra cui Miglior Regia, Miglior Interpretazione Protagonista e Miglior Film.

Dopo anni di sequel scadenti e un pubblico ormai disilluso, il franchise slasher Camp Miasma viene affidato a una giovane regista per essere resuscitato. Ma quando decide di fare visita alla protagonista del film originale, un’attrice che vive reclusa e avvolta nel mistero, le due donne precipitano in un universo sanguinoso dove si intrecciano desiderio, paura e delirio.

Conte a Sant’Anna di Stazzema: Costituzione scritta come antitesi al fascismo

Roma, 12 ago. (askanews) – “La nostra presenza qui oggi è un atto di fede nei valori della Costituzione repubblicana e per dire che la Carta non è solo frutto del pensiero giuridico del Novecento, è stata meditata come reazione ad anni di dittatura fascista. E’ frutto di una crisi profonda dello Stato”. Lo ha detto il leader M5s, Giuseppe Conte, intervenendo alla cerimonia in ricordo dell’eccidio nazifascista a Sant’Anna di Stazzema.

“La Resistenza ha ripreso in mano il destino della nazione, restituirono al Paese la dignità perduta. La Costituzione – ha ribadito Conte – è stata scritta per affermare con chiarezza: mai più fascismo. E’ stata scritta con lo scopo di rifondare lo Stato su valori antitetici al fascismo: la persona umana, l’eguaglianza formale e sostanziale, il primato del lavoro, la libertà di espressione, la partecipazione democratica. La Costituzione disse Saragat ‘non solo per sanzionare un passato funesto ma per affermare la certezza di un’avvenire migliore, un patto solenne a rispettare la legalità democratica’. C’è un connubio indissolubile tra democrazia e antifascismo”.

FS, Trenitalia: nel 2026 consegnati 31 treni del Regionale per circa 370 mln

Roma, 12 ago. (askanews) – Regionale, brand di Trenitalia (Gruppo FS), prosegue il rinnovo della propria flotta con 31 nuovi treni consegnati dall’inizio del 2026 a oggi, per un investimento complessivo di circa 370 milioni di euro. Entro il 2027, riporta un comunicato, i convogli di nuova generazione destinati a pendolari e viaggiatori in tutta Italia saliranno a 1.081, per un investimento di sette miliardi di euro.

Grazie ai Contratti di Servizio con le Regioni e le Province Autonome, committenti del servizio, fino a oggi sono stati consegnati 674 treni di nuova generazione che, sommati ai 335 acquistati in precedenza, portano a 1009 il numero dei nuovi convogli in circolazione. In particolare, ad oggi, 359 treni sono stati destinati al Centro Italia, si legge, 369 al Nord e 281 al Sud e alle Isole, rafforzando l’offerta del trasporto ferroviario regionale in tutto il Paese.

Con le ulteriori consegne di quest’anno e quelle previste entro il 2027, l’80% dell’intera flotta Regionale sarà rinnovato.

Trenitalia, con il servizio Regionale, garantisce una mobilità capillare su tutto il territorio nazionale, con oltre 6.000 corse giornaliere e più di 400 milioni di passeggeri trasportati ogni anno. L’offerta punta alla sostenibilità e all’innovazione, grazie anche a oltre 150 Link – soluzioni intermodali treno+bus, navi e altri mezzi -, che permettono di raggiungere facilmente le destinazioni più remote, conclude il comunicato, potenziando l’efficienza e la qualità del trasporto regionale lungo tutta la Penisola.

Conte: Costituzione scritta come antitesi a fascismo

Roma, 12 ago. (askanews) – “La nostra presenza qui oggi è un atto di fede nei valori della Costituzione repubblicana e per dire che la Carta non è solo frutto del pensiero giuridico del Novecento, è stata meditata come reazione ad anni di dittatura fascista. E’ frutto di una crisi profonda dello Stato”. Lo ha detto il leader M5s, Giuseppe Conte, intervenendo alla cerimonia in ricordo dell’eccidio nazifascista a Sant’Anna di Stazzema.

“La Resistenza ha ripreso in mano il destino della nazione, restituirono al Paese la dignità perduta. La Costituzione – ha ribadito Conte – è stata scritta per affermare con chiarezza: mai più fascismo. E’ stata scritta con lo scopo di rifondare lo Stato su valori antitetici al fascismo: la persona umana, l’eguaglianza formale e sostanziale, il primato del lavoro, la libertà di espressione, la partecipazione democratica. La Costituzione disse Saragat ‘non solo per sanzionare un passato funesto ma per affermare la certezza di un’avvenire migliore, un patto solenne a rispettare la legalità democratica’. C’è un connubio indissolubile tra democrazia e antifascismo”.

Tajani a Sant’Anna di Stazzema: fascisti complici dei nazisti

Stazzema (Lucca), 12 ago. (askanews) – “Questa tragedia deve insegnarci qualcosa di importante. Non è soltanto commemorare una strage compiuta dai nazisti con la complicità dei fascisti italiani, ma deve essere un monito anche per il futuro perché il sacrificio di queste persone, compresi i bambini e i neonati, non può essere vano”. Lo ha detto il vicepremier Antonio Tajani, al suo arrivo a Sant’Anna di Stazzema, dove è in corso la commemorazione dell’eccidio nazifascista del 12 agosto 1944.

“Bisogna costruire la pace. Cancellare l’odio significa lavorare per il rispetto delle persone. Quello che è successo qui non dovrebbe accadere mai più, ma purtroppo minacce di violenza nel mondo e tragedie ce ne sono ancora molte. Basta pensare al Medio Oriente o all’Ucraina”, ha aggiunto Tajani.

Alle primarie Dem in Wisconsin il moderato Crowley ha battuto la socialista Hong

Roma, 12 ago. (askanews) – Il democratico moderato David Crowley ha vinto di misura le primarie per la candidatura a governatore del Wisconsin, battendo la socialista democratica Francesca Hong e frenando, almeno per il momento, l’avanzata dell’ala progressista del partito in uno degli Stati chiave per la politica statunitense. Crowley affronterà alle elezioni di Midterm, a novembre, il repubblicano Tom Tiffany, deputato alla Camera sostenuto dal presidente Donald Trump.

Crowley, che punta a diventare il primo governatore afroamericano nella storia del Wisconsin, ha impostato la campagna presentandosi come il candidato democratico con maggiori possibilità di conquistare l’elettorato moderato e indipendente e sconfiggere i repubblicani in uno Stato considerato decisivo nelle competizioni nazionali, comprese le presidenziali.

Hong sperava di proseguire la serie di successi ottenuti recentemente dai candidati progressisti, tra cui quello di Abdul El-Sayed nelle primarie democratiche per il Senato nel vicino Michigan. La vittoria di El-Sayed aveva rappresentato uno dei risultati più significativi del movimento progressista in uno “swing state”, alimentando il dibattito interno al Partito democratico sulla sua futura linea politica.

In Wisconsin il risultato è arrivato al termine di una sfida estremamente equilibrata: Crowley è riuscito a prevalere con un margine inferiore a un punto percentuale. Hong avrebbe avuto la possibilità di chiedere un riconteggio, ma ha riconosciuto la sconfitta. Poiché il distacco era superiore a 0,25 punti percentuali, la sua campagna avrebbe dovuto sostenere i costi dell’eventuale riconteggio.

La sconfitta di Hong rappresenta una battuta d’arresto per l’ala più a sinistra dei democratici, ma il risultato molto ravvicinato conferma la presenza di un consistente elettorato progressista anche in uno Stato politicamente contendibile, fanno notare diversi analisti nei primi commenti dei media americani sulla sfida per il Wisconsin, che ora sarà uno dei principali terreni di scontro delle elezioni di novembre.

I democratici puntano a sfruttare la debole popolarità di Trump nello Stato per conservare il governatorato e conquistare entrambe le Camere della legislatura statale. Se vi riuscirannom, avranno il pieno controllo del governo del Wisconsin per la prima volta dal 2010. Lo Stato resta tuttavia fortemente contendibile e Trump lo ha conquistato nelle presidenziali del 2016 e nuovamente nel 2024.

Meloni: clima sta cambiando, investire in tecnologia senza spaventare

Roma, 12 ago. (askanews) – “Che il clima stia cambiando lo vediamo tutti, basta guardare le nostre estati. Io penso che la strada non sia spaventare la gente o punire chi già fatica ad arrivare a fine mese agitando un ambientalismo ideologico, sganciato dalla realtà. La strada deve essere pragmatica: investire in tecnologia, nella prevenzione del dissesto, in acqua ed energia pulita prodotta anche in casa nostra. L’ecologia vera non è contro il lavoro e le famiglie: l’ecologia vera li mette insieme. E su questo, l’Italia può insegnare, non solo imparare”. Lo dice la premier Giorgia Meloni in un’intervista a Chi in edicola questa settimana.

Sotto la pelle di Modigliani alla Pinacoteca Agnelli

Torino, 12 ago. (askanews)- Fino al 13 settembre e per tutto agosto la Pinacoteca Agnelli nello Scrigno presenta un nuovo appuntamento nell’ambito del programma Beyond the Collection dedicato alla Collezione Permanente del Museo: Modigliani sottopelle. Quattro capolavori. L’opera Nu couché di Amedeo Modigliani dialoga con altri tre grandi capolavori dell’artista: Female Nude Reclining on a White Pillow, in prestito dalla Staatsgalerie di Stoccarda, il ritratto di Gaston Modot e Maternité, entrambi in prestito dal Centre Pompidou di Parigi. Curata da Pietro Rigolo e Beatrice Zanelli, Modigliani sottopelle è il risultato di un importante lavoro di ricerca interdisciplinare che offre nuove chiavi di lettura. La mostra invita il pubblico ad andare oltre la superficie visibile delle opere, interrogando ogni dettaglio e portando alla luce tracce nascoste grazie al lavoro congiunto di storici dell’arte, restauratori e scienziati. Attraverso lo studio della tecnica e dei materiali utilizzati dall’artista, il progetto contribuisce a proporre una nuova datazione di Nu couché, capolavoro acquisito da Giovanni e Marella Agnelli nel 1960.

Beatrice Zanelli ha introdotto il lavoro e la mostra: “Siamo qua nello Scrigno in Pinacoteca Agnelli e presentiamo una nuova edizione di Beyond the Collection dedicata a Modigliani. Il nostro Nu couché è sempre stato datato 1917-1918 e con questa piccola mostra che lo mette in dialogo con tre capolavori provenienti dalla Staatsgalerie di Stoccarda e il Centre Pompidou di Parigi abbiamo voluto in qualche modo andare sotto pelle per andare a indagare effettivamente la data di produzione dell’opera, posticipandola in realtà al 1918-1919 grazie a una serie di indizi. È stato possibile grazie a queste ricerche scientifiche rintracciare all’interno della nostra opera una seconda firma che rimane appunto sotto la superficie dell’olio. Questa scritta apre a nuove ipotesi: che lo stesso Modigliani volesse firmare l’opera nell’angolo superiore sinistro oppure addirittura potrebbe essere la scritta del mercante del rotolo di tela che ha venduto la tela a Modigliani ad essersi appuntato il nome dell’artista. Un altro indizio da cui siamo partiti sono state delle ricerche realizzate dal professor Don Johnson e dai suoi collaboratori legate alla creazione di questo software che permette attraverso delle radiografie delle opere di mettere in dialogo alcune opere molto probabilmente provenienti dallo stesoa rotolo di tela. Quello che questo software permette di indagare sono la densità dei fili della trama e dell’ordito dei rotoli di tela e quindi si può verificare esattamente come sia continua la densità attraverso le diverse opere d’arte”.

L’analisi della trama e dell’ordito della tela, l’esame delle imprimiture e lo studio delle firme confermano il legame con il periodo 1918-1919, distinguendo l’opera da dipinti precedenti come il nudo di Stoccarda o il ritratto di Gaston Modot. Accettare questa postdatazione non significa semplicemente correggere una data, ma contribuire a ulteriori ricerche sul metodo e sulla pratica artistica di Modigliani. Il percorso espositivo propone documenti d’archivio e indagini condotte nei laboratori di istituti di ricerca internazionali, rivelando i segreti nascosti sotto la superficie pittorica e restituendo tutta la complessità della ricerca storico-artistica.

Beyond the Collection è il progetto della Pinacoteca Agnelli che dal 2022 si propone di riattivare la Collezione Permanente del museo, un nucleo di 25 capolavori dal Diciottesimo al Ventesimo secolo. Attraverso interventi di artisti contemporanei e prestiti specifici da istituzioni italiane e straniere, alcune opere selezionate della Collezione diventano oggetto di nuove narrazioni e connessioni: in questo modo vengono portate alla luce storie dimenticate o ignorate, mettendo in discussione interpretazioni canoniche della storia dell’arte.

Mattarella: a Sant’Anna Stazzema le radici della Repubblica

Roma, 12 ago. (askanews) – “La Repubblica avverte il dovere di ricordare gli innocenti – donne, anziani, bambini – uccisi senza alcuna pietà a Sant’Anna e nelle frazioni di Stazzema, oltraggiando e bruciando i loro corpi, calpestando ogni sentimento di umanità. In questo sacrario civile, come in altri luoghi di dolore, si trovano le radici della Repubblica”. Lo scrive in un messaggio in occasione dell’anniversario della strage, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

“La mattina del 12 agosto 1944 – ricorda il capo dello Stato – i reparti delle SS, con la complicità dei fascisti, diedero inizio alla strage. Un simbolo dell’abisso in cui le guerre possono precipitare, cancellando la dignità dell’uomo, facendo prevalere l’orrore dell’annientamento”.

“La comunità di Stazzema, dopo il dolore, è stata capace di ritrovare fiducia, con l’Italia e l’Europa che hanno riscattato con la pace, la libertà, la democrazia, con i diritti eguali e universali, con la progressiva integrazione, quanto di più terribile la storia aveva prodotto”, conclude.

Mattarella: tornano guerre e volontà dominio in forme inedite

Roma, 12 ago. (askanews) – “Le guerre sono tornate a gettare la loro ombra sui nostri giorni, ora le volontà di potenza e i propositi di dominio si riaffacciano, manifestandosi in forme anche inedite. Sono più che mai preziose le testimonianze e le coscienze capaci di trasmettere esperienze e valori. Sono capaci di respingere violenza, odio, il disprezzo per il rispetto del pluralismo, dell’identità delle persone”. Lo scrive in un messaggio in occasione dell’anniversario della strage di Sant’Anna di Stazzema, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

“Fare memoria, oltre che atto di responsabilità – sottolinea il capo dello Stato – , è atto di liberazione che si rinnova. La vittoria sul nazifascismo aprì la strada della rinascita. Ciascuna generazione deve sapere che a ognuna appartiene il rafforzamento e la difesa delle conquiste civili, che non sono acquisite una volta per tutte. I loro presupposti etici, le ragioni di impegno, vanno rinnovati e rinsaldati”, conclude.

Ceuta, Parsi: «Un evento atipico ed eccezionale. Serve una gestione europea delle migrazioni».

Un evento rapido, drammatico e senza precedenti

La vicenda dell’ondata migratoria nell’exclave spagnola di Ceuta ha destato forti preoccupazioni e ha rappresentato un momento apicale e drammatico del fenomeno. Si è trattato di un evento rapido, improvviso, che ha coinvolto un numero mai così elevato di migranti provenienti dal Marocco e che ha mietuto oltre cento vittime, annegate in mare nel tentativo di raggiungere la costa.

Diversi problemi scaturiscono da questa vicenda, a cominciare dalla sua dimensione di tragedia umanitaria. L’Europa non sembra aver condiviso finora politiche adeguate di gestione degli eventi migratori, che finiscono per interessare in primo luogo i Paesi che fronteggiano il Mediterraneo. Si tratta di un precedente che potrebbe ripetersi e che chiama in causa gli accordi di Schengen e le politiche di coordinamento dell’Unione Europea.

Tuttavia, scafisti e organizzatori di queste traversate senza tutele, caratterizzate da una letale sovraesposizione ai rischi della navigazione su mezzi insicuri, stipati oltre la capienza o, peggio ancora, a nuoto, dovrebbero rispondere delle loro iniziative criminali ed essere sanzionati con pene severe.

È di tutta evidenza che una migrazione così consistente e organizzata, di soli uomini, realizzata con modalità e tempi tanto rapidi e aggressivi, faccia pensare a una gestione da parte del Marocco. Rabat ha responsabilità enormi in questo vero e proprio assalto, di fatto ingestibile per chi avrebbe dovuto accogliere i migranti: un colpo di mano, un avvertimento intimato all’Europa.

Dietro questa vicenda si stagliano inoltre ombre inquietanti: quelle di chi potrebbe mirare a sgretolare, Paese per Paese, l’Europa. A cominciare dall’ingombrante ombra di Trump, secondo interpretazioni apparse anche nel dibattito americano, tra cui su Medium e Substack. Una vicenda che si può definire anomala e che rischia di ripetersi, aprendo un fronte capace di mettere in crisi e dividere l’Europa.

 

Abbiamo raccolto al riguardo lopinione del prof. Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni internazionali allUniversità Cattolica di Milano.

 

Prof. Parsi, quanto accaduto a Ceuta in questi giorni può essere definito una vicenda anomala? Mi riferisco alla durata dellevento, alla consistenza del numero dei migranti, al loro rientro in Marocco in tempi brevi e al numero delle vittime annegate in mare.

Sicuramente quanto avvenuto a Ceuta è un evento atipico ed eccezionale. Considerare 50.000 persone nell’arco di 24 ore arrivate in quelle condizioni rende evidente che non si tratta di un fatto, diciamo così, naturale, neppure in un periodo di forte tensione sulle migrazioni come quello attuale.

Si tratta di un evento migratorio di anomale dimensioni, che fa pensare a una regia dell’iniziativa in un contesto organizzato. Ma nulla toglie alla drammaticità del fenomeno e tutto porta a pensare che occorra porre mano a una gestione europea delle migrazioni. Il trend sarà inevitabilmente in crescita e altri eventi del genere potranno ripetersi.

 

Il ruolo del Marocco e lombra di Trump. Possiamo attribuire a una regia politica questo spostamento così consistente di soli uomini dal Marocco allexclave spagnola? Oppure, come afferma il premier Sánchez, tutto è scaturito dalla sentenza della Suprema Corte spagnola in merito alla migrazione attraverso la via del mare e alla prospettata accoglienza?

È possibile che la sentenza sulla regola della normalizzazione dei Saharawi possa avere creato aspettative, alimentando la speranza che si potesse forzare la mano alle autorità spagnole. Contemporaneamente, però, mi pare che ci sia stato un chiaro tentativo politico da parte di diversi attori, principalmente il Marocco, che comunque non ha mai cessato di avere un atteggiamento politico ostile nei confronti di Ceuta spagnola, allo scopo di rivendicare sempre la possibilità di riprendersi l’amministrazione dell’exclave.

Trump ha sostenuto recentemente queste ambizioni marocchine e forse anche la volontà di creare un caso che potesse essere sfruttato a fini di politica interna negli Stati Uniti e che mettesse in difficoltà Sánchez, guardato dall’Amministrazione Trump come un avversario politico.

 

Come valuta la contestazione ricevuta da Sánchez da parte dei suoi concittadini? E la sua precedente decisione di regolarizzare 500 mila stranieri presenti sul territorio nazionale, mentre la consistenza delle domande è raddoppiata in poco tempo?

Non ho elementi, in realtà, su come gli spagnoli abbiano giudicato la gestione dell’evento da parte di Pedro Sánchez e non ho letto peraltro nulla su questo, per cui non saprei come rispondere.

 

«Sospendere Schengen è stato un pessimo segnale» La sospensione degli accordi di Schengen da parte del Governo italiano ha diviso le forze politiche ed è stata valutata da Sánchez come una scelta dettata dall’“ignoranza”. Come giudica questa decisione?

Concordo con Sánchez: sospendere Schengen è stata una cosa che non c’entrava niente con presunte regole che non sono contenute in Schengen. Non era necessario questo trambusto. La crisi è stata risolta nell’arco di 24 ore dalle autorità spagnole, con molta più fermezza ed efficacia di quanto facciano normalmente le autorità italiane.

Penso che sia un pessimo segnale per un Paese come l’Italia, che è sempre a chiedere solidarietà quando deve fronteggiare eventi di crisi migratoria infinitamente più piccoli di quello di Ceuta.

Lo trovo anche contraddittorio: nel momento in cui si chiede una politica europea, poi si sospende Schengen, che è il modo con cui gli europei gestiscono complessivamente le loro frontiere. Gli stessi che fanno i diavoli a quattro per chiedere una politica europea sulla migrazione e sulla gestione dei confini rispetto ai migranti sono poi molto renitenti nel condividere la responsabilità per i confini europei di fronte alle minacce militari russe.

Insomma, l’impressione è che la mossa italiana sia stata propagandistica e abbia trovato riscontro in altri Paesi per motivi analoghi, ma che sostanzialmente non ci abbiamo fatto comunque una bella figura.

 

Quali previsioni si possono fare sulle iniziative e sulle decisioni dellUnione Europea dopo la richiesta di 22 Stati membri di discutere la questione migrazione-accordi di Schengen”?

Sì, ha ragione Sánchez nel sostenere che è stata una decisione dettata dall’ignoranza dei Trattati, come spesso capita.

Su cosa farà l’Europa, probabilmente si chiederà un potenziamento di Frontex e la possibilità di avere più mezzi a disposizione, cioè il tentativo di gestire in maniera più rigorosa gli accordi con i Paesi che dovrebbero collaborare al controllo della migrazione a fronte di vantaggi di carattere commerciale.

Poi è chiaro che le questioni alla base delle migrazioni possono essere sfruttate per fini politici. Ma il dato di fatto è che, con il riscaldamento planetario in rapido ed esponenziale incremento e con l’innalzamento delle acque degli oceani, mi pare che si creeranno condizioni per cui avremo sempre maggiore pressione migratoria su un’Europa spopolata e incapace di prendere decisioni anche a livello nazionale sui rapporti con i Paesi che si affacciano sul mare. Insomma, non si aprono buone prospettive.

 

LAfrica nel nuovo confronto tra le potenze In una situazione geopolitica internazionale complessa – come assai bene evidenziato nel suo recente libro Contro gli imperi” – polarizzata dai rapporti USA-Cina, dai conflitti in atto in Medio Oriente e in Ucraina, ecco uscire in modo eclatante sul proscenio mondiale lAfrica, con un portato di potenzialità imprevedibili per entità, numeri e coinvolgimento di etnie, popoli e nazioni. È il preludio di un ulteriore mutamento dello scenario internazionale?

Diciamo che all’Africa abbiamo dedicato poca attenzione. Il famoso piano prospettato da Meloni – il Piano Mattei per l’Africa – non è mai pervenuto, nel senso che non è mai successo niente di concreto. Quindi, al di là degli annunci, non si è fatto niente.

Sappiamo che Russia e Cina in Africa sono molto attive, a volte non sempre con obiettivi di aperta ostilità verso i Paesi europei per quanto riguarda la Cina, sicuramente con obiettivi altrettanto ostili da parte della Russia.

È ovvio che, se non affrontiamo seriamente questa questione, rischiamo di trovarci poi ogni volta a rincorrere l’emergenza all’ultimo momento, con risultati disastrosi.

 

Il ritorno dei neocolonialismi. È ragionevole pensare che le grandi potenze resteranno estranee al processo esponenzialmente crescente dei flussi migratori dallAfrica? Ci sono interessi economici ingenti: Cina, USA e Russia saranno solo osservatori o protagonisti di iniziative palesi o occulte di intromissione, competizione e dominio? E in quale prospettiva dovrà collocarsi lEuropa, primo avamposto delle migrazioni future? Infine, a proposito di Africa: Contro gli imperi” ingloba anche il concetto di contro i neocolonialismi”?

Il rischio di neocolonialismi c’è già ed è già presente. Consiste in quello che cinesi e russi stanno facendo in Africa e che sta sostituendo ciò che per tanto tempo hanno fatto le potenze coloniali classiche occidentali: Francia, Gran Bretagna, Belgio e Portogallo e, molto più limitatamente, anche l’Italia.

È ovvio che la logica imperiale della prevaricazione e la logica della predazione ben si confanno ai sogni neocoloniali.

Poi, insomma, il colonialismo non è mai morto. Basta vedere come la Russia tratta il suo ex spazio sovietico, a cominciare dalla Bielorussia, con una concezione completamente coloniale, per renderci conto di questo.

L’Italia non può permettersi un governo che improvvisa la rotta

La politica estera non si decide al gazebo

C’è un dettaglio che dovrebbe far tremare i polsi a chiunque abbia a cuore la collocazione internazionale dell’Italia, e invece scivola via nel rumore di fondo del dibattito quotidiano. Il cosiddetto Campo largo – quello che ambisce a presentarsi come alternativa di governo – non ha una linea di politica estera. Non una sfumatura diversa, non un accento differente: non ce l’ha.

Tra Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli si assiste a un balletto che avrebbe dell’inquietante se non fosse grottesco. Un giorno si strizza l’occhio a Bruxelles, quello dopo si ammicca a chi dall’altra parte del fronte bombarda ospedali. La linea è un pendolo impazzito: ambigua, altalenante, facilmente confondibile con un progressivo scivolamento verso posizioni che, chiamiamole col loro nome, guardano con troppa comprensione a Mosca. E questo non è tollerabile. Non è concepibile. Non è accettabile.

E allora qual è la trovata? Le primarie. I gazebo. Il cittadino che domenica mattina, tra un caffè e una passeggiata, dovrebbe decidere la postura atlantica dell’Italia, il grado di integrazione europea, il posizionamento rispetto alla guerra in Ucraina. Come se la politica di difesa fosse un sapore di gelato da scegliere tra pistacchio e nocciola. È ridicolo. È offensivo. Ed è, soprattutto, un messaggio devastante per la credibilità del Paese di fronte ai partner che contano.

 

Il convitato di pietra: la patrimoniale

E poi c’è l’economia, che dovrebbe essere il cuore di qualsiasi progetto di governo. E invece è il terreno dove il Campo largo si paralizza. Da un lato chi ripete, con fierezza ideologica, che la patrimoniale è “necessaria”, “inevitabile”. Dall’altro chi, appena sente quella parola, sbianca e cambia discorso, perché sa che evocarla significa bruciare tre punti nei sondaggi in quarantotto ore.

Non è una sfumatura. È una voragine. Due idee opposte di società, di fiscalità, di rapporto tra Stato e risparmio privato. E la soluzione? Il silenzio. Il rinvio. Il “ne parliamo dopo il voto”. Come se gli italiani fossero bambini a cui si nasconde il piatto sgradito sotto il tovagliolo.

Se ne accorgeranno. E a quel punto sarà troppo tardi per spiegare.

 

Le primarie: il rito propiziatorio che non risolve nulla

Ed eccola, la soluzione magica che dovrebbe tenere insieme tutto: le primarie. Il grande rito collettivo in cui si chiede ai cittadini di scegliere il nome, la faccia, il sorriso da stampare sulla scheda. Come se il problema dell’Italia fosse il cognome del premier e non l’assenza totale di un progetto.

Non ho nulla contro le primarie in sé, sia chiaro. In un altro contesto, con un altro spessore programmatico, sarebbero uno strumento prezioso. Ma qui, adesso, in questa palude, diventano un’anestesia. Servono a dare l’illusione che ci sia stata una discussione, che si sia costruito qualcosa insieme. E invece sono un modo elegante, quasi liturgico, per congelare le contraddizioni. Per dire: “Vedete? Abbiamo fatto partecipare la gente, siamo democratici”.

E poi? Poi si va al governo, e ci si accorge che la coalizione uscita dalle urne non ha una piattaforma. Ha un elenco di buoni propositi vaghi, tenuti insieme dalla colla dell’antagonismo all’avversario. Un collage di slogan che si scioglie al primo Consiglio dei ministri, alla prima legge di bilancio, alla prima telefonata da Washington o da Bruxelles.

Gli italiani lo decifrano, eccome. Guardano il teatrino e pensano: “Fate le primarie perché vi interessa solo chi siede sulla poltrona. Poi, una volta al governo, sarete divisi, frammentati, in perenne lite gli uni con gli altri”. E hanno ragione.

 

Il governo-tampone: il rischio che nessuno vuole nominare

Il rischio – e lo dico con la brutalità di chi è stanco di assistere a questo film già visto troppe volte – è che il Campo largo diventi l’ennesimo punto di ritorno. Un governo che non fa stragi, certo. Che non scandalizza. Che non rompe niente. Ma che non costruisce niente.

Un governo-tampone, in attesa che passi la nottata. Un esecutivo che gli italiani guardano dalla finestra e pensano: “Ok, ci sono. Ma non mi stanno dicendo dove vogliono portarmi”. Un governo di gestione, non di visione. Di galleggiamento, non di navigazione.

È questa l’alternativa che meritiamo? Un’amministrazione dell’esistente travestita da cambiamento?

 

Serve un centro autonomo. Con la schiena dritta.

E allora la risposta, se si ha il coraggio di formularla senza giri di parole, è una sola: serve un centro autonomo. Un soggetto politico che tenga la linea chiara, precisa, dritta, senza ombra di dubbio. Che non confonda mai l’oppressore con l’oppresso. Che non metta mai in discussione la forza dell’Europa unita e dell’alleanza atlantica. Che sia costruttore di ponti e costruttore di pace, ma dentro alleanze internazionali nitide, dichiarate, rivendicate.

Non un centrino moderato che galleggia per non dispiacere a nessuno. Un centro che sceglie, che si espone, che dice la verità anche quando costa un punto nei sondaggi. Perché la stabilità futura del Paese non si costruisce con le mediazioni al ribasso tra chi vuole uscire dalla NATO e chi vuole restarci per inerzia. Si costruisce con una posizione netta, difesa con convinzione, spiegata con pazienza ai cittadini.

Il Campo largo è preso dalla faida di chi dovrà essere il candidato premier. Le linee politiche – soprattutto quelle che contano davvero, quelle che decidono se l’Italia conta qualcosa nel mondo o se è un vaso di coccio tra vasi di ferro – non sono coese. Sono frammentate. Divise. A volte, semplicemente, non esistono.

Non è una questione di nomi. È una questione di colonna vertebrale. E la colonna vertebrale, in politica come nella vita, o ce l’hai o te la inventi giorno per giorno, sperando che nessuno si accorga che stai camminando storto.

L’Italia merita di meglio. Merita qualcuno che sappia dove sta andando, prima ancora di chiedere agli altri di seguirlo.

La ricchezza che si vede e quella che non c’è

L’Italia è un Paese particolare: da una parte un debito pubblico tra i più elevati al mondo, dall’altra una ricchezza privata complessiva che raggiunge livelli altrettanto rilevanti. Ma dietro i grandi numeri si nasconde una realtà molto più complessa. Il problema, infatti, non è soltanto quanta ricchezza esista, ma chi la possieda e quanto di quella ricchezza sia effettivamente disponibile.

Secondo i dati più recenti di Banca d’Italia, la ricchezza netta delle famiglie italiane ammontava a 11.732 miliardi di euro alla fine del 2024. Una cifra enorme, che comprende attività finanziarie e non finanziarie, al netto delle passività. Ma la sua distribuzione è tutt’altro che uniforme: nel quarto trimestre del 2025 il 10% più ricco delle famiglie deteneva il 60,6% della ricchezza netta complessiva, mentre la metà meno abbiente ne possedeva appena il 7,2%.

Il dato aggregato, dunque, rischia di restituire un’immagine distorta del Paese. Dire che gli italiani sono complessivamente ricchi non significa affatto che lo siano nella stessa misura.

 

Un Paese di milionari?

Le statistiche internazionali aggiungono un altro elemento interessante. Secondo il Global Wealth Report 2026 di UBS, in Italia vivono circa 1,235 milioni di milionari in dollari, un numero che colloca il Paese al decimo posto nel mondo. Si tratta di circa il 2,5% della popolazione adulta.

Una cifra che può sorprendere. Ma anche in questo caso occorre comprendere cosa misura realmente il dato.

UBS considera la ricchezza personale complessiva, comprendendo sia gli asset finanziari sia quelli non finanziari e sottraendo i debiti. In un Paese come l’Italia, dove la proprietà immobiliare è storicamente molto diffusa, il valore della casa può quindi incidere significativamente sulla classificazione di un individuo come milionario.

Se invece si guarda alle sole attività investibili, il quadro cambia. Le rilevazioni di Capgemini restringono infatti il perimetro agli individui che dispongono di almeno un milione di dollari in attività investibili, escludendo la residenza principale e alcuni beni personali.

Secondo questa classificazione, il numero dei soggetti appartenenti alla fascia degli individui ad alto patrimonio è molto più contenuto: circa 358.000 persone, delle quali circa 95.000rientrano nella fascia dei multimilionari con patrimoni investibili compresi tra 5 e 30 milioni di dollari, mentre circa 15.000dispongono di patrimoni superiori ai 30 milioni.

Non c’è contraddizione tra i numeri di UBS e quelli di Capgemini. Sono due fotografie dello stesso fenomeno scattate con obiettivi differenti: la prima guarda alla ricchezza complessiva, la seconda alla ricchezza finanziaria investibile.

A completare il quadro ci sono i grandi patrimoni. Secondo Forbes, nel 2026 l’Italia conta 89 miliardari. Tra i nomi ai vertici della classifica italiana figurano Giovanni Ferrero e Andrea Pignataro.

Il punto, tuttavia, non è stabilire quanti ricchi ci siano in Italia. È capire perché, accanto a una forte concentrazione della ricchezza, sia così visibile un consumo che sembra spesso eccedere la capacità reddituale di chi lo pratica.

 

Quando il consumo supera il reddito

È sufficiente osservare alcuni comportamenti quotidiani, soprattutto tra le generazioni più giovani: spese per l’intrattenimento, viaggi, tecnologia, moda, ristorazione e beni ad alto valore simbolico continuano a occupare uno spazio importante nella vita sociale.

Eppure queste stesse generazioni si confrontano con salari relativamente bassi, difficoltà nell’accesso alla casa, carriere discontinue e una crescente percezione di precarietà.

Come è possibile?

Una parte della risposta potrebbe trovarsi nella trasformazione delle modalità di pagamento. Il Buy Now, Pay Later, insieme alle altre forme di credito al consumo e di pagamento rateale, consente di distribuire nel tempo una spesa che altrimenti potrebbe risultare difficilmente sostenibile.

La rata modifica la percezione del prezzo. Mille euro possono apparire una spesa importante; ottanta euro al mese, molto meno.

È qui che il consumo rischia di smettere di essere una conseguenza della capacità reddituale e di diventare, almeno in parte, una rappresentazione della capacità reddituale.

Il problema non è necessariamente il ricorso al credito. Il credito, quando è sostenibile e utilizzato consapevolmente, è uno strumento economico legittimo. La questione nasce quando la possibilità di acquistare diventa sistematicamente superiore alla capacità di sostenere quella spesa nel tempo.

 

Da Veblen a Baudrillard

Il fenomeno può essere letto anche attraverso due grandi interpretazioni sociologiche del consumo.

Per Thorstein Veblen, il consumo ostentativo era un modo attraverso il quale le classi sociali manifestavano il proprio status. Possedere e mostrare determinati beni significava comunicare agli altri la propria posizione economica.

Ma quella teoria presupponeva, almeno in larga misura, una disponibilità economica reale.

Con Jean Baudrillard il discorso cambia. Il bene non viene acquistato soltanto per la sua utilità, ma per il suo valore-segno: ciò che rappresenta, l’identità che comunica, la posizione sociale che suggerisce.

Il consumo, dunque, non serve più soltanto a soddisfare un bisogno. Può diventare uno strumento attraverso il quale costruire un’immagine di sé.

È in questo passaggio che nasce il paradosso contemporaneo: la percezione della ricchezza può diventare più importante della ricchezza stessa.

Il risultato è una sorta di simulacro del benessere. Non è necessario essere ricchi per apparire tali; è sufficiente poter accedere, almeno temporaneamente, ai simboli associati alla ricchezza.

 

Il prezzo nascosto della rata

Il problema emerge quando questo meccanismo diventa strutturale.

L’accesso sempre più semplice al microcredito e ai pagamenti rateali può assorbire quote crescenti del reddito futuro, riducendo lo spazio destinato al risparmio e aumentando la vulnerabilità finanziaria delle famiglie.

La contraddizione è evidente: mentre la ricchezza patrimoniale si concentra, una parte della popolazione può continuare a mantenere determinati livelli di consumo ricorrendo al credito.

La società appare così più ricca di quanto non sia realmente.

Ma esiste un secondo fenomeno destinato a incidere ancora più profondamente sulla distribuzione della ricchezza: l’eredità.

Nei prossimi anni una parte consistente del patrimonio accumulato dalle generazioni più anziane passerà alle generazioni successive. Il trasferimento intergenerazionale della ricchezza potrebbe quindi diventare uno dei principali fattori di mobilità — o immobilità — sociale.

Se le opportunità economiche dipenderanno sempre più dal patrimonio familiare di provenienza, il rischio è che la società finisca per premiare l’origine più del merito, il patrimonio ereditato più del reddito prodotto dal lavoro.

 

La vera domanda è chi possiede la ricchezza

È questo, probabilmente, il punto sul quale dovrebbe concentrarsi il dibattito pubblico.

Non basta sapere che l’Italia possiede migliaia di miliardi di ricchezza privata. Occorre capire come questa ricchezza sia distribuita, quanto sia liquida, quanto sia investibile e quanto dipenda dal patrimonio immobiliare o dall’eredità familiare.

E soprattutto occorre interrogarsi sul rapporto tra ricchezza, consumo e reddito.

Una società nella quale i salari crescono lentamente ma nella quale è sempre più facile accedere al credito può dare l’impressione di una prosperità che i redditi reali non sono in grado di sostenere.

La risposta non può essere una semplice condanna del consumismo. Servono piuttosto una maggiore educazione finanziaria, una cultura del consumo più consapevole, una riflessione sul ruolo degli status symbol e politiche capaci di affrontare la concentrazione patrimoniale.

Ma serve soprattutto una discussione seria sui salari, sulla produttività, sulla valorizzazione delle competenze e sulle opportunità delle nuove generazioni.

Perché la domanda decisiva non è se l’Italia sia un Paese ricco.

La domanda è un’altra: quanto di quella ricchezza appartiene realmente a chi vive e lavora nel Paese, quanto viene trasmesso per eredità e quanto, invece, viene soltanto mostrato attraverso il consumo?

In vista delle prossime elezioni, sarebbe interessante sapere che cosa ne pensino le forze politiche. E soprattutto quali risposte intendano dare a una società nella quale la ricchezza esiste, ma non necessariamente dove,

Troppa luce per vedere le stelle

Ci sono notti in cui il cielo chiede di rallentare. Qualcuno esce sul terrazzo, la sera del 12 agosto, per cercare una stella cadente. Alza gli occhi e non vede quasi nulla, non perché il cielo sia vuoto, ma perché la città continua a illuminarlo dal basso.

Ogni agosto la Terra attraversa la nube di detriti della cometa 109P/Swift-Tuttle. I frammenti entrano in atmosfera a quasi 59 chilometri al secondo e si incendiano lasciando una scia di luce: le chiamiamo stelle cadenti, anche se stelle non sono. Quest’anno il picco è atteso tra il 12 e il 13 agosto, con la Luna nuova a lasciare il cielo più scuro del solito. Una condizione ideale, a patto di rispettarne una sola: il buio. Perché la scienza insegna un paradosso che vale anche per la vita: non sempre più luce significa vedere meglio.

 

La luce che nasconde

L’inquinamento luminoso è l’eccesso di luce artificiale che disperdiamo nell’ambiente. Abbiamo illuminato le città e, così facendo, reso il cielo meno visibile. Esiste un inquinamento simile, più vicino a noi: quello prodotto dal nostro io. Succede quando abbiamo bisogno continuo di essere riconosciuti, quando ogni risultato deve portare il nostro nome.

Facciamo così tanta luce su noi stessi da non riuscire più a vedere le stelle, che nella vita sono spesso le persone che non fanno rumore: chi lavora senza raccontarlo, chi resta quando gli altri se ne sono andati. Un genitore che invecchia, un figlio che chiede di posare il telefono, un amico che cerca solo qualche minuto del nostro tempo. Non sono assenti. Intorno a loro, semplicemente, c’è troppa luce.

Non soffriamo solo di troppa luce. Soffriamo di troppa velocità. Viviamo dentro una cultura che ha fatto della velocità un valore in sé: più veloce, più immediato, più produttivo. Abbiamo imparato a correre, non sempre a guardare dove corriamo. La velocità è straordinaria quando libera tempo, diventa disumana quando lo sottrae. Se ogni sua accelerazione produce solo altro lavoro e altre notifiche, non abbiamo liberato tempo: abbiamo solo aumentato la velocità con cui lo consumiamo.

 

Nel lavoro e nella politica

Il meccanismo si ripete nel lavoro e nella politica. Nel lavoro, la carriera può diventare inquinamento luminoso: la posizione da difendere, il risultato da intestarsi. Un leader non è chi brilla più degli altri, ma chi crea le condizioni perché anche gli altri possano brillare.

In politica, spazio che dovrebbe essere per definizione rivolto all’altro, il meccanismo si amplifica: il consenso, il palco, il proprio nome. Il collega diventa una risorsa, il cittadino un voto. Ma sotto quella luce rischia di scomparire proprio ciò che andrebbe illuminato: la persona, la famiglia, chi vive in una periferia che non compare nelle fotografie. Quando il potere smette di guardare l’altro e comincia a guardare se stesso, cambia natura. Non serve più. Si serve.

 

Il buio necessario

Dobbiamo forse tornare a considerare il buio non come un nemico, ma come una condizione della visione. Il buio non cancella la luce: la rende riconoscibile. Una stella non ha bisogno di illuminare tutto il cielo per essere vista. Le basta esserci.

Ci sono persone che hanno attraversato la nostra vita lasciando una luce discreta, senza occupare il cielo, rendendolo però più abitabile. Forse dovremmo imparare a riconoscerle, prima che sia troppo tardi.

Nella notte delle Perseidi, forse, dovremmo fare una cosa semplice: spegnere qualche luce, lasciare il telefono lontano, alzare gli occhi, aspettare. Potremmo scoprire che il cielo non era vuoto. Eravamo noi a non riuscire più a vederlo. Accade lo stesso nella vita: le persone che amiamo non sono diventate importanti quando abbiamo trovato il tempo per loro. Lo erano già.

 

La differenza tra brillare e illuminare

La vera maturità non consiste nell’aumentare la propria luminosità, ma nel sapere quando abbassarla, nel lasciare spazio, nel permettere all’altro di esistere senza doverlo riportare dentro il nostro racconto. Non dobbiamo spegnere la nostra luce. Dobbiamo solo evitare che diventi così forte da oscurare quella degli altri.

È questa, forse, la differenza tra brillare e illuminare: brillare significa attirare lo sguardo su di sé, illuminare permettere a qualcun altro di essere visto.

Alla fine del suo viaggio, Dante non trova il senso ultimo dell’universo nella forza dell’io. Lo trova nell’amore. «L’amor che move il sole e l’altre stelle», scrive nell’ultimo verso della Commedia. È forse questa la luce di cui abbiamo davvero bisogno: non quella che illumina noi, ma quella che ci permette di guardare oltre noi stessi.

Mounier, la fede oltre la materia, i confini e le nazioni

Il dolore come esperienza della fede

Nella sua breve e intensa vita Emmanuel Mounier (1905-1950) ci ha lasciato un piccolo capolavoro che non riguarda direttamente né la politica né la filosofia: le Lettere sul dolore, dedicate alle vicende dolorose della sua esistenza e, soprattutto, alla pratica della presenza di Dio nella vita quotidiana.

Queste pagine mostrano come l’esperienza del dolore possa vivificare una fede autentica, oltre il sentimentalismo e l’emotività. Mounier scava nel senso della fede e della vita stessa: il corpo è destinato a spegnersi, la materia resta, i ricordi sembrano dissolversi. Ma che cosa scompare realmente quando moriamo?

 

Dalla materia al mistero della coscienza

Un istante prima c’è una “persona”, subito dopo un “corpo”. Eppure gli atomi sono ancora lì: carbonio, idrogeno, ferro, calcio continuano a occupare lo stesso spazio. L’uomo, però, è morto.

La questione non è soltanto biologica, ma investe la filosofia e le neuroscienze. Se con il cervello cessa la coscienza, come suggeriscono le evidenze scientifiche, resta aperta una domanda: che cosa intendiamo propriamente per “coscienza”?

Non un singolo atomo, una molecola o un neurone, ma una configurazione complessa di connessioni, impulsi, sinapsi e ricordi che concorrono alla percezione di essere una persona unica e irripetibile. Anche la materia, trasformandosi, conserva tracce di ciò che è stato. Gli atomi di cui siamo composti non muoiono con noi e continuano a circolare nel mondo; così come le nostre azioni e le nostre parole proseguono nella memoria degli altri.

 

Il personalismo davanti al mistero dell’“io”

La scienza incontra qui una frontiera ancora difficile da oltrepassare: come può la materia, organizzandosi, produrre l’esperienza soggettiva? È proprio questo uno dei punti più affascinanti del personalismo: il mistero comincia con la persona, unica e irripetibile, capace di identità, coscienza e relazione. È ciò che ci consente di pronunciare le parole: “Io sono”.

La fede vissuta secondo l’approccio personalistico può dunque contribuire, forse oggi più che in passato, a restituire alla politica un messaggio di speranza e una prospettiva comunitaria. Perché l’uomo è uno nella sua dignità, mentre le persone sono differenti nelle loro identità, esperienze e culture.

 

La persona viene prima dei confini

La nostra epoca ha messo in crisi molte ideologie consolidate e impone di riconoscere le differenze senza trasformarle in contrapposizioni. Eppure restiamo troppo spesso prigionieri dello Stato-nazione e di categorie politiche incapaci di interpretare trasformazioni che attraversano ormai ogni frontiera.

Le grandi migrazioni ne sono una dimostrazione. Continuiamo a definire milioni di persone semplicemente “migranti”, riducendo la loro identità alla condizione dello spostamento. Ma dietro quella parola esistono uomini e donne che cercano dignità, sicurezza, futuro.

È qui che la lezione di Mounier conserva tutta la sua forza: prima delle appartenenze, delle frontiere e delle istituzioni viene la persona. E la politica ritrova il proprio significato soltanto quando torna a riconoscerla come fine, mai come mezzo.

 

Prof. Giulio Alfano
Presidente Istituto Emmanuel Mounier

Etna, dopo Catania si ferma anche Comiso, disagi fino a Malta

Roma, 11 ago. (askanews) – L’eruzione dell’Etna continua a pesare sul traffico aereo della Sicilia orientale e del Mediterraneo centrale. Dopo Catania, anche l’aeroporto di Comiso ha sospeso arrivi e partenze fino alle 11 di domani, 12 agosto. Lo scalo ragusano ha comunicato in serata che lo stop è stato deciso “a causa dell’attività vulcanica dell’Etna e delle condizioni dei venti”. Ai passeggeri viene chiesto di non recarsi in aeroporto prima di avere verificato con la propria compagnia lo stato del volo. Sono previsti ulteriori aggiornamenti nel corso delle prossime ore. La sospensione a Comiso si aggiunge a quella già disposta a Fontanarossa, dove le operazioni sono ferme fino alle 11 di domani per gli effetti dell’attività eruttiva e della cenere vulcanica. I disagi hanno ormai superato anche i confini siciliani. A Malta la nube di cenere dell’Etna ha provocato cancellazioni e ritardi: secondo quanto riferito da un portavoce di Malta International Airport al Times of Malta, sono stati cancellati 19 voli, dieci in arrivo e nove in partenza. Lo stesso aeroporto maltese ha invitato i passeggeri a controllare lo stato del proprio collegamento prima di raggiungere il terminal. L’attività dell’Etna sta quindi condizionando contemporaneamente i collegamenti di Catania, Comiso e Malta, mentre l’evoluzione della nube di cenere resta legata anche alle condizioni dei venti.

Europei atletica, Battocletti oro, Majori bronzo,delusione Jacobs

Roma, 11 ago. (askanews) – Una notte di emozioni opposte. Prima la festa, con Nadia Battocletti che si prende il terzo titolo europeo della carriera nei 5000 metri e Micol Majori che si regala il bronzo più bello e inatteso della sua carriera. Poi la paura, con Marcell Jacobs costretto a fermarsi nella finale dei 100 metri per un problema fisico proprio quando sembrava avviato verso una nuova pagina di storia. È stata una serata intensa per l’atletica italiana a Birmingham, chiusa con due medaglie azzurre e con cinque titoli europei assegnati.

La copertina è tutta per Nadia Battocletti, che nei 5000 metri ha corso con la sicurezza della campionessa e la pazienza di chi sa aspettare il momento giusto. Gara tattica, ritmo basso, gruppo compatto per gran parte della prova. L’azzurra ha controllato, senza lasciarsi trascinare dalle accelerazioni delle avversarie, fino allo strappo decisivo. A poco più di un giro dalla fine ha cambiato marcia e ha fatto il vuoto, andando a conquistare l’oro. Per Battocletti è il terzo titolo europeo, dopo quelli già conquistati a Roma nel 2024 e nelle precedenti competizioni continentali.

Ma la storia più bella, forse, è arrivata alle sue spalle. Micol Majori, compagna di squadra e amica di Battocletti, ha costruito negli ultimi 500 metri una rimonta straordinaria. Ha superato una dopo l’altra le avversarie, fino a conquistare il bronzo. Argento alla spagnola Marta Garcia. Una doppietta che nessuno, o quasi, aveva osato immaginare alla vigilia. Al traguardo l’abbraccio tra le due azzurre ha raccontato meglio di qualsiasi parola la serata italiana. E poi l’emozione di Majori con il suo allenatore Stefano Baldini: il campione olimpico della maratona, commosso, ha raccontato di aver sognato proprio quel bronzo dietro Nadia.

Una serata da ricordare anche per Miltiadis Tentoglou, ormai padrone assoluto del salto in lungo europeo. Il greco ha conquistato il quarto titolo continentale consecutivo con un fantastico 8,44, superando lo svizzero Simon Ehammer, argento con 8,29. Il bronzo è andato al bulgaro Bozhidar Saraboyukov, capace di saltare 8,26 all’ultimo tentativo e di strappare la medaglia quando sembrava ormai fuori dal podio. Sesto l’azzurro Francesco Inzoli, autore comunque di una grande finale: 8,04 la sua miglior misura.

Nel lancio del martello il titolo è andato all’ungherese Bence Halasz, davanti al tedesco Merlin Hummel e all’ucraino Mykhaylo Kokhan. Halasz ha dominato la gara con una prestazione da protagonista assoluto, confermandosi tra i migliori specialisti del continente.

Finale al fotofinish nei 100 metri ostacoli femminili. L’olandese Nadine Visser ha battuto la polacca Pia Skrzyszowska per appena un millesimo: entrambe hanno fermato il cronometro a 12.67, ma il titolo è stato assegnato alla Visser. Bronzo alla francese Laeticia Bapté in 12.73. Una delle sfide più equilibrate della serata, decisa letteralmente sul filo.

E poi sono arrivati i 100 metri maschili, con Marcell Jacobs che aveva alimentato i sogni italiani. In semifinale era stato semplicemente impressionante: 10.08, vittoria netta e un finale corso quasi in controllo. Sembrava lanciato verso il terzo titolo europeo consecutivo, un’impresa riuscita nella storia dei 100 metri soltanto a Valery Borzov e Linford Christie. Jacobs avrebbe potuto raggiungerli e cominciare a inseguire addirittura un quarto titolo nel 2028.

La finale, invece, è durata pochissimo. Jacobs è uscito dai blocchi con evidenti difficoltà e dopo pochi appoggi è apparso subito chiaro che qualcosa non funzionasse. Intorno ai 40 metri ha rallentato vistosamente, fino a fermarsi. Ha chiuso settimo, mentre Chituru Ali ha terminato sesto. Una beffa terribile dopo la semifinale dominata appena pochi minuti prima. L’entità dell’infortunio dovrà ora essere valutata.

Il titolo è rimasto in Gran Bretagna: Romell Glave ha vinto in 10.09, precedendo il connazionale Jeremiah Azu, argento in 10.16. Bronzo al tedesco Owen Ansah in 10.19. La Gran Bretagna ha così trasformato la finale più attesa della serata in una festa di casa.

Per l’Italia resta comunque una notte importante. Due medaglie nella stessa gara, con l’oro di Battocletti e il bronzo di Majori, hanno regalato una delle immagini più belle dell’Europeo. Ma accanto alla gioia resta la preoccupazione per Jacobs, che aveva iniziato la serata come il grande favorito e l’ha conclusa fermo sulla pista.

Cinque finali, cinque campioni diversi, ma soprattutto una serata che ha raccontato tutte le facce dell’atletica: la conferma di una fuoriclasse, la sorpresa di una medaglia inattesa, la grandezza di un campione come Tentoglou, le sfide decise al millesimo e la fragilità dello sport, che può cambiare tutto in pochi metri.

Europei atletica, Jacobs e Ali in finale nei 100

Roma, 11 ago. (askanews) – Marcel Jacob e Citru Ali disputeranno la finale dei 100 metri agli europei di Birmingham di Atletica leggera. Jacobs perfetto, domina la sua semifinale Vince la semifinale in 10.08, impressionante. Distacco pauroso e chiaro messaggio agli avversari. Sembra stare veramente benissimo. Ali chiude secondo con un lanciato pazzesco dopo essere uscito male dai blocchi. Rimonta incredibile e arriva alle spalle di Glave (10.13). Ali chiude in 10.34 toccandosi un po’ la coscia come agli Assoluti. La finale alle 22.47.

Calcio, Cristiano Ronaldo e Georgina Rodríguez si sono sposati

Roma, 11 ago. (askanews) – Cristiano Ronaldo e Georgina Rodríguez sono ufficialmente marito e moglie. La coppia si è sposata oggi con una cerimonia civile a Cascais, in Portogallo, in forma «privata e intima», alla presenza dei loro cinque figli. L’annuncio è arrivato attraverso i social, con una fotografia ravvicinata delle mani dei due, una sopra l’altra, e le nuove fedi ben visibili. A corredo dello scatto soltanto due lettere e un cuore: “CG”.

Nessuna immagine dell’abito da sposa, nessuna grande cerimonia mostrata al pubblico e nessuna lunga dichiarazione: Ronaldo e Rodríguez hanno scelto di condividere soltanto il simbolo del loro “sì”. La conferma del matrimonio è arrivata attraverso una nota riportata da People.

La coppia è legata dal 2017, quando Georgina Rodríguez lavorava come assistente in un negozio Gucci. Nello stesso anno la relazione è diventata pubblica. Insieme hanno avuto due figlie, Alana Martina e Bella Esmeralda. Ronaldo è inoltre padre di Cristiano Jr. e dei gemelli Eva e Mateo. Nel 2022 i due hanno vissuto la drammatica perdita del figlio Ángel durante il parto.

Il fidanzamento era stato ufficializzato da Georgina nell’agosto del 2025, quando aveva mostrato sui social il grande anello ricevuto da Ronaldo. Dopo quasi dieci anni di relazione, il matrimonio è arrivato dunque lontano dai riflettori di una grande cerimonia, con la coppia che ha scelto un’immagine semplice e simbolica per comunicare al mondo il proprio “sì”.

Europei atletica, Battocletti: "Prima corvo e poi aquila"

Roma, 11 ago. (askanews) – “Gara molto tattica, all’inizio non trovavo vie di fuga. Mio papà mi aveva detto ‘vai come un corvo all’inizio ma poi come un’aquila’ e questo mi ha rassicurato molto”. Così Nadia Battocletti a Sky dopo la vittoria della medaglia d’oro nei 5.000 metri agli Europei di Birmingham. “Poi ho fatto una dieta a base di struzzo… – continua – Sono rimasta sorpresa dal tifo quando mi hanno presentata, è il mondo che mi piace. Majori? Non mi ero accorta del suo bronzo, quando mi ha chiamato e detto ‘Nadia, Nadia, terza’ ero felicissima”.

Europei nuoto, doppietta Italia con Martinenghi-Quadarella

Roma, 11 ago. (askanews) – Grande Italia nella seconda giornata degli Europei di nuoto a Parigi. Gli azzurri conquistano quattro medaglie, due d’oro e due di bronzo, portando il bottino complessivo a cinque podi (2 ori, 1 argento e 2 bronzi). I titoli continentali sono firmati da Nicolò Martinenghi nei 100 rana e Simona Quadarella negli 800 stile libero. Sul podio anche Simone Cerasuolo, bronzo nei 100 rana, e Sara Curtis, terza nei 100 stile libero.

Martinenghi torna sul tetto d’Europa nei 100 rana con 58″58, precedendo il russo Ivan Kozhakin (58″68). Bronzo per Cerasuolo in 58″90, autore di una gara coraggiosa dalla corsia otto. Per Martinenghi è il secondo titolo europeo nei 100 rana dopo quello di Roma 2022. “Non ho parole. Me lo merito, me lo merito tanto. Oggi è stata una gara molto di cuore, di voglia e di riscatto – racconta Martinenghi – Oggi ho provato a mettere tutto quello che avevo: non mi interessava il modo in cui sono arrivato qui; volevo dare tutto senza rimpianti. Oggi mi sentivo il più forte e che avevo qualcosa in più degli altri. Dovevo vincere per me stesso e basta” le parole di Martinenghi.

Quadarella domina gli 800 stile libero in 8’15″55, precedendo la tedesca Isabel Gose (8’18″44) e la connazionale Maya Werner (8’22″55). Per la romana è il quarto titolo europeo sulla distanza, dopo Glasgow 2018, Budapest 2021 e Roma 2022: nessuna atleta europea aveva mai raggiunto questo traguardo. “Ho vinto tanti titoli europei, però vincerne altri è sempre stimolante – le sue parole – E come dico sempre, vincere è difficile, ma riconfermarsi è ancora più difficile, però secondo me è quello che alla fine da più soddisfazione. La mia famiglia è qui e poi venerdì verrà mia nipote a vedere i 1.500, quindi spero di poterle regalare qualcosa di bello. È sempre bello averli qui, è bello poter regalare delle belle emozioni. Oggi è stata una bella giornata per tutta la squadra. Siamo partiti con il piede giusto già da ieri e adesso stiamo ingranando tutti”.

Storico bronzo per Sara Curtis nei 100 stile libero. La piemontese chiude in 52″72, a soli tre centesimi dal record italiano, conquistando la prima medaglia internazionale in vasca lunga della carriera e il primo podio europeo dell’Italia nella specialità. Oro all’olandese Marrit Steenbergen in 51″90, argento alla connazionale Milou van Wijk in 52″71.

Quarto posto per Thomas Ceccon nei 50 farfalla in 22″72, gara vinta dal russo Egor Kornev in 22″52. Poco dopo l’azzurro ha centrato la finale dei 200 dorso con l’ottavo tempo, 1’55″86. In semifinale il magiaro Hubert Kos ha stabilito il record europeo in 1’52″30.

Cinque gli azzurri qualificati alle finali di mercoledì. Benedetta Pilato e Lisa Angiolini saranno in vasca nei 100 rana, rispettivamente con il quarto (1’05″85) e l’ottavo tempo (1’06″47). Silvia Di Pietro accede alla finale dei 50 farfalla con il quinto crono in 25″49. Nei 100 stile libero Carlos D’Ambrosio centra la finale con il quinto tempo e il nuovo personale in 47″70. Eliminato Manuel Frigo, 14esimo in 48″54. (Foto Andrea Masini, Andrea Staccioli e Giorgio Scala / DeepBlueMedia.eu)

Pressing Avs e ‘centristi’ nel derby Conte-Schlein in vista delle primarie

Roma, 11 ago. (askanews) – Avs e centristi in fibrillazione nel campo largo. Più si entra nella lunga campagna elettorale per le politiche, più il ‘derby’ tra la segretaria dem Elly Schlein e il presidente M5S Giuseppe Conte, condito anche da qualche ‘sgambetto’ in vista delle primarie di coalizione, li ha indotti a suonare l’alt sul ‘nodo’ leadership. Le parole di ieri di Nicola Fratoianni (basta con le “ambizioni personali”) hanno dato la misura del livello di insofferenza e oggi è stata la volta del sodale Angelo Bonelli. Nell’affollato centro del centrosinistra, sul tema è intervenuto Alessandro Onorato, fondatore di Progetto civico Italia.

“Noi di Avs – ha detto Bonelli al ‘Corriere della Sera’ – siamo profondamente irritati da questa corsa alla leadership. Non ci permette di concentrarci sulla grande questione che abbiamo davanti a noi: costruire un programma per il Paese. E peraltro questa contesa rende insofferente il nostro elettorato che ci chiede di trovare una sintesi sui temi. Non può guardarci litigare sui nomi”. Solo sulla base del perimetro programmatico sarà possibile individuare il “candidato” premier. E Avs, come puntualizzato da Fratoianni, potrebbe decidere di proporre un proprio nome.

Onorato, che sta costruendo il partito degli amministratori locali, definisce “urgenti” le primarie e precisa che “ci sarà un nostro candidato”. Poi su ‘La Repubblica’ avverte: “non si può pensare di fare le consultazioni a febbraio, magari con le urne ad aprile, e perdere ogni giorno in una discussione interna su chi debba essere il premier”. Dunque se, come ormai annunciato, a settembre ci sarà il tavolo sul programma del centrosinistra, a sedercisi saranno più soggetti dell’affollato e variegato centro del centrosinistra, da Matteo Renzi a +Europa. “Non è obbligatorio che sia soltanto uno”.

Quanto alle primarie, secondo Onorato dovrebbero essere lanciate a ottobre per chiamare ai gazebo “nei primi 15 giorni di novembre”. Propone che vengano fatte “a turno unico”, in linea con quanto auspicherebbero i cinque stelle, contrariamente ai dem che guardano invece al doppio turno. Soprattutto se Matteo Renzi convincesse la sindaca di Genova Silvia Salis a ‘correre’.

Onorato va poi all’attacco di Carlo Calenda che ieri aveva confermato il percorso ‘solitario’ di Azione ed evocato il ‘fantasma’ di un governo “europeista con baricentro centrale” se nessuno dovesse raggiungere il 42% e quindi aggiudicarsi il premio di maggioranza previsto dal ‘Melonellum’. “Ogni voto dato ad Azione – la replica di Onorato – avvantaggia Giorgia Meloni”. Parole su cui scatta in giornata uno scontro tra i due con il leader di Azione che mette il dito nella piaga delle contraddizioni tra le forze del centrosinistra in politica estera, partendo dal conflitto in Ucraina. “Onorato ha risolto i problemi del campo largo. Egli conosce l’arcana formula per costringere #Putin a firmare la pace. Ma la rivelerà solo se prenderà il 3% alle elezioni. Il campo largo sta diventando ogni giorno di più una parodia de ‘l’ora del dilettante'”, scrive sul social Calenda.

Al momento Schlein e Conte evitano di commentare. Le tensioni delle ultime settimane si sono intensificate, anche a causa delle accelerazioni impresse dal leader Cinque Stelle su temi e primarie. La segretaria “testardamente unitaria” prende tempo e qualche giorno fa continuava a ribadire che prioritario è il programma mentre il ‘nodo’ leadership – legato anche all’approvazione o meno della nuova legge elettorale – sarà al centro di un “accordo a chi prende un voto in più” (che il Nazareno confida sia il Pd) oppure scatteranno le “primarie” perché il vincitore dovrà “guidare tutta l’alleanza e non solo il suo partito”. Oggi intanto Schlein torna ad attaccare il governo di Giorgia Meloni che in “questi quattro anni ha tutelato unicamente se stesso” e coglie l’occasione per ribadire che il focus del partito è lavorare “ogni giorno per costruire l’alternativa che merita l’Italia”.

Il Pd pronto a "riportare a casa" L’Unità, ma l’editore Romeo gela i Dem

Roma, 11 ago. (askanews) – Sembrava tutto pronto per il “ritorno a casa” (cioè al Pd) de L’Unità ma dall’editore Romeo, proprietario della storica testata, è arrivata la doccia gelata.

Questa mattina, sui suoi canali social, il Partito democratico ha pubblicato una lunga nota in cui dettagliava la sua “concreta” intenzione di acquisire il giornale fondato da Antonio Gramsci.

“L’Unità – si leggeva nel comunicato – deve tornare a casa. Da oltre un anno il Partito Democratico lavora perché l’Unità torni nella disponibilità della comunità politica alla quale la sua storia è legata. Lo abbiamo fatto con discrezione, serietà e prudenza. Oggi, dopo la sospensione delle pubblicazioni, sentiamo il dovere di dire con chiarezza che la nostra disponibilità è piena e concreta. Siamo pronti ad acquistare subito la testata a un prezzo superiore a quello dell’acquisto all’asta del 2022. Una proposta limpida: l’Unità torna al Partito Democratico, senza compartecipazioni societarie. Abbiamo esaminato anche soluzioni transitorie, fino a un affitto pluriennale con un percorso certo e vincolante verso il riscatto finale. A differenza del passato, non cerchiamo investitori perché siamo nelle condizioni di acquistare e rilanciare il giornale”. Dal punto di vista economico non ci sono problemi. “Possiamo assumere questo impegno – spiega il Pd – perché in questi tre anni di segreteria Schlein abbiamo rimesso in sicurezza il PD. Il bilancio 2025 si è chiuso con un utile superiore a 3,6 milioni e un patrimonio netto oltre 5,5 milioni. Il miglior bilancio degli ultimi 15 anni. Abbiamo chiuso la cassa integrazione per i nostri dipendenti, rinnovato e migliorato il contratto, risanato i conti e aumentato fortemente le risorse destinate ai territori, mandandone in tre anni il triplo di quante ne erano state mandate nei sette anni precedenti. Grazie a questo il 2×1000 continua a crescere: già i dati a luglio di questo anno ci dicono che 524.840 cittadini hanno scelto il PD, per oltre 8,1 milioni di euro; cioè le stesse risorse che nel 2023 abbiamo raccolto non in sei mesi ma in dodici. Questa solidità la investiamo in buona politica: per riaprire sedi, sostenere l’organizzazione e ricostruire strumenti di partecipazione, informazione ed elaborazione culturale, per le nostre campagne sulla sanità pubblica e la scuola, sul salario minimo e il lavoro dignitoso, sulle politiche industriali e la transizione ecologica. Per questo accogliamo volentieri l’appello rivolto a Romeo e al PD da tante personalità della cultura e dell’informazione: da Edith Bruck a Dacia Maraini, Gad Lerner, Nadia Urbinati, Anna Foa, Moni Ovadia, Ivano Fossati e molti altri. Perdere la voce dell’Unità sarebbe un impoverimento per tutta la sinistra italiana. Negli ultimi tre anni le Feste dell’Unità sono passate da circa 200 a più di 500. Una comunità è tornata a incontrarsi, discutere, organizzarsi. Vogliamo restituire a quelle feste anche il loro giornale, nello spirito indicato da Antonio Gramsci; cioè non un bollettino di partito ma uno strumento attento a raccogliere le voci e le opinioni di una larga parte del paese. La nostra proposta è sul tavolo. Prima che si imbocchino altre strade, ci auguriamo che prevalga la volontà di riconsegnare l’Unità al suo popolo. Sarebbe bello poter presentare la nuova Unità già nei giorni di settembre alla Festa nazionale di Reggio Emilia. Non per nostalgia. Ma perché una sinistra che vuole cambiare il Paese ha bisogno anche di luoghi nei quali costruire idee, cultura e pensiero”.

Sono bastate poche ore, però, per spegnere l’entusiasmo. Romeo Editore ha inviato una altrettanto lunga nota, in cui non solo afferma che la proposta del Pd “oggi non c’è” ma anche che “si riserva quindi di valutare liberamente altre manifestazioni di interesse ricevute”.

Il problema, per Romeo, è che i Dem non vorrebbero lasciargli una quota di minoranza nella società. “Abbiamo letto – si legge nel comunicato – le dichiarazioni con cui il Partito Democratico rivendica la volontà di riportare l’Unità nella propria disponibilità. È una posizione legittima, come legittima ù in una democrazia liberale ù è la posizione di chi detiene la proprietà di un giornale. In un sistema fondato sulla proprietà privata e sulla libertà d’impresa, non può essere il desiderio di un partito a dettare le regole del mercato. Fin da quando la testata fu rilevata, sottraendola a un fallimento che ne avrebbe decretato la fine, la volontà di Romeo Editore era quella di riportare l’Unità nella sua casa naturale. Una posizione che non è cambiata dall’avvio della lunga trattativa con il PD. A fronte di un prezzo di cessione sostanzialmente simbolico e della disponibilità a trasferire una società senza debiti, è stato chiesto esclusivamente il mantenimento di una partecipazione di minoranza, priva di qualsiasi potere di controllo o di condizionamento sulla linea politica ed editoriale del giornale. Una richiesta che non nasceva da logiche di profitto, ma dal desiderio di vedere riconosciuti, anche solo simbolicamente, gli sforzi economici, organizzativi e imprenditoriali sostenuti in questi anni per tenere in vita la testata. Il Partito Democratico era ed è naturalmente libero di ritenere questa proposta più o meno compatibile con la propria visione. Ha scelto di non accettarla, ed è una scelta che rispettiamo. Ciò che non si può accettare, a distanza di un anno, è che il PD affermi ù come ha detto oggi il tesoriere del partito ù che c’è una sua ‘proposta sul tavolo’. Questa proposta oggi non c’è, perché nessuno può stabilire unilateralmente, peraltro a mezzo stampa, delle condizioni. Il mercato funziona diversamente: chi possiede un bene stabilisce a quali condizioni è disposto a cederlo, chi intende acquistarlo decide se accettarle. L’editore si riserva quindi di valutare liberamente altre manifestazioni di interesse ricevute, così come si riserva la possibilità di custodire la testata, per rispetto della sua storia, in attesa che maturino condizioni migliori”.

Europei nuoto, Martinenghi: "Avevo pensato di smettere"

Roma, 11 ago. (askanews) – “Non ho parole. Me lo merito, me lo merito tanto. Oggi è stata una gara molto di cuore, di voglio e di riscatto – racconta Martinenghi dopo l’oro agli Europei di nuoto a Parigi – Oggi ho provato a mettere tutto quello che avevo: non mi interessava il modo in cui sono arrivato qui; volevo dare tutto senza rimpianti. Oggi mi sentivo il più forte e che avevo qualcosa in più degli altri. Dovevo vincere per me stesso e basta”. A Sky dice: “A qualche compagno avevo detto che c’era una possibilità su 20 che vincessi questo titolo e che se l’avessi fatto avrei smesso. Ci ho pensato spesso quest’anno, ma vittorie come questa mi fanno capire che ho voglia di continuare ancora a lungo”

Gli fa eco un quasi sorpreso Cerasuolo: “Ieri ero incavolato per com’era andata la semifinale. Oggi ero veramente pronto a tutto e sarei morto anche in guerra pur di arrivare su quel podio. Oggi mi sentivo bene e con quella sensazione che non dovevo aver paura di nessuno. Nicolò è un esempio per tutti noi: ci trasmettere voglia di combattere. E gli ultimi dieci metri sono stati, infatti, di solo cuore”.

Netanyahu: su Golan continuerà a sventolare la bandiera israeliana

Roma, 11 ago. (askanews) – Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha pubblicato un video in cui ringrazia la Colombia per aver riconosciuto la sovranità israeliana sulle alture del Golan, senza però citare il terremoto che ha colpito il Paese sudamericano. Lo riporta il Times of Israel.

“Qui sventola la bandiera israeliana e continuerà a sventolare, perché questa è la nostra terra”, ha detto il premier, mostrando nel video una mappa del Golan. Ieri, la Colombia è diventata il secondo Paese, dopo gli Stati Uniti, a riconoscere il controllo israeliano sul Golan.

L’annuncio è arrivato pochi giorni dopo l’insediamento alla presidenza dell’avvocato filo-israeliano Abelardo de la Espriella, che si è impegnato a trasferire l’ambasciata colombiana a Gerusalemme e a ripristinare i rapporti bilaterali, dopo le dure prese di posizione del suo predecessore Gustavo Petro contro Israele per la guerra nella Striscia di Gaza.

Europei nuoto, Curtis bronzo nei 100 stile libero

Roma, 11 ago. (askanews) – Sara Curtis è proprio senza confini e si prende uno storico bronzo nei 100 stile libero in 52″72: una medaglia mai vista per l’Italnuoto; la prima internazionale per la velocista piemontese in vasca lunga. Di livello assoluto la prova della 20enne di Savigliano – tesserata per Esercito e CS Roero, preparata alla Virginia Univeristy da Todd De Sorbo – che passa in 25″24, torna in 27″48 e nuota a tre centesimi dal suo record italiano di 52″69, siglato in finale all’ultimo Settecolli IP quando Marrit Steenbergen fu da primato del mondo in 51″68; proprio la ventiseienne olandese si conferma la più forte e vince con il primato della manifestazione in 51″90, unica a scendere sotto ai 52″ in finale, cancellando il 52″44 siglato in semifinale; completa il podio l’altra rappresentante orange Milou Van Wijk in 52″71.

ASSIPOD al fianco di Spin Time e le 400 persone senza più una casa

Roma, 11 ago. (askanews) – “ASSIPOD è al fianco di Spin Time”. Lo ha ribadito l’Associazione Italiana Podcasting in un comunicato, ricordando di avere patrocinato, il 28 maggio scorso, nell’Auditorium di Spin Time l’evento “Storie di Umanità Negata: tra memoria, diritti e narrazione sociale”. “Abbiamo accolto l’invito in quel luogo perché lo abbiamo riconosciuto fin da subito come uno spazio di cultura, accoglienza e comunità”, ricordano i responsabili.

In quell’occasione, il podcast è uscito dall’ascolto individuale per trasformarsi in un’esperienza collettiva e condivisa, ricorda ASSIPOD. La voce, i silenzi e l’atmosfera dell’Auditorium sono diventati gli elementi centrali di una presenza dal vivo capace di unire ascolto, partecipazione e riflessione tra persone che si sono incontrate in uno spazio comune.

Valori che ASSIPOD condivide pienamente, perché “il podcast è, prima di tutto, uno strumento per dare voce alle persone, amplificare temi, creare relazioni e costruire spazi di ascolto e consapevolezza”. Con questo obiettivo, l’associazione organizza infatti eventi culturali e iniziative per diffondere la cultura del podcasting, valorizzando l’audio come linguaggio di racconto sociale, partecipazione e diffusione della conoscenza.

Oggi ASSIPOD ribadisce la sua vicinanza a Spin Time e alle 400 persone che non hanno più una casa e rilancia il crowdfunding al link https://gofund.me/035b4179c

Schlein a Meloni: quattro anni di fallimenti, basta promesse vuote

Roma, 11 ago. (askanews) – “Dopo quattro anni di governo fallimentare, Giorgia Meloni dovrebbe avere il buon senso di smetterla con le promesse vuote. E invece, davanti a risultati disastrosi — la pressione fiscale ai massimi da dieci anni, gli stipendi mangiati dall’inflazione che sono tra i più bassi in Europa, la produzione industriale in calo da quasi tre anni consecutivi, il record negativo di nuovi nati e 6 milioni di italiani che rinunciano a curarsi — continua a fare promesse come se fosse ancora all’opposizione. Ce le ricordiamo le sue promesse, come quella di abolire le accise, fatta con un video davanti al benzinaio. Ormai è un governo che sta al potere per il potere, che in questi quattro anni ha tutelato unicamente se stesso, dimenticando il paese reale. E che ora ha come unica priorità la legge elettorale per provare a preservare il proprio potere. Noi lavoriamo ogni giorno per costruire l’alternativa che merita l’Italia”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein.

Nella Lega sfida lombarda a Salvini ma leader dice no a passo indietro

Roma, 11 ago. (askanews) – Nessun passo di lato, né tantomeno indietro. Quelli che sono stati chiesti da alcuni esponenti della Lega lombarda nel direttivo del partito regionale che si è tenuto venerdì scorso. Una riunione fiume (quattro ore) tutt’altro che serena, secondo quanto filtrato.

Tra i promotori della ‘fronda’ – che avrebbe anche il supporto del governatore lombardo Attilio Fontana e del coordinatore regionale e capogruppo in Senato Massimiliano Romeo – Daniele Belotti, storico presentatore del raduno di Pontida, ex deputato del Carroccio non ricandidato, che oggi ne parla apertamente in un’intervista a ‘Repubblica’.

“Per me – dice – Salvini deve fare un passo indietro e dimettersi. Fare il ministro e lasciare ad altri la gestione del partito”. Belotti è “uno di quelli – dice lui – che venerdì al consiglio direttivo lombardo ha detto a Salvini le cose come stanno”. “L’impegno di Matteo non viene messo in discussione ma i voti dimostrano che la sua credibilità è venuta meno”, aggiunge. Nella Lega, prosegue, bisogna “fare un’analisi seria” e questo non significa “dire che va tutto bene, come si sta facendo negli ultimi tempi” mentre “in subbuglio ci sono anche segretari locali, sindaci e amministratori”.

Il leader e segretario, però, sembra deciso a resistere e a non cedere alle pressioni. “Stiamo lavorando per rafforzare la squadra. Detto questo di tutto gli italiani hanno bisogno ad agosto o a dicembre fuorché di polemiche, di beghe all’interno dei partiti”, ha detto stamani a margine della visita al cantiere sulla nuova stazione ferroviaria al Pigneto a Roma.

“Abbiamo fatto un congresso l’anno scorso” che si è concluso “all’unanimità per scelta dei militanti, dei dirigenti e quindi io sto lavorando anche oggi per rafforzare la squadra. Abbiamo 500 sindaci, abbiamo governatori in gamba, abbiamo parlamentari in gamba, quindi più siamo a farci carico del lavoro meglio è”, ha aggiunto. Salvini ha anche annunciato che “stiamo lavorando a una Pontida italiana ma anche internazionale, dove i temi della sicurezza, della legalità, delle libertà individuali e della tutela del diritto alla vita dei nostri figli, sarà centrale. Abbiamo invitato alcuni ospiti stranieri quindi chi vuole dare una mano a far crescere la Lega è il benvenuto”.

Proprio dall’estero, dal Portogallo, oggi Salvini ha ricevuto dal leader di Chega André Ventura pieno appoggio alla linea dura sui migranti. “Avanti Matteo Salvini, l’Europa non deve essere invasa”, ha scritto su X il fondatore del partito di estrema destra, a commento delle parole del leghista che afferma che l’Italia non sarà più il “campo profughi” d’Europa.

Per quanto riguarda le tensioni interne, a sostegno del leader interviene il senatore Claudio Borghi. “Il segretario è stato eletto all’unanimità dal Congresso l’anno scorso. È stato eletto dopo che il Congresso della Lega Lombarda ha liberamente votato chi voleva dimostrando così la trasparenza dei processi elettivi interni del Partito. Rivotare finchè non esce un risultato che ci piace è una cosa che fa solo la UE, qui i voti si rispettano e ci si prepara per il futuro”, ricorda, offrendo “una riflessione agli amici lombardi”.

Dopo Ocasio-Cortez in Usa, riparte in Italia il confronto politico sugli ovuli congelati

Roma, 11 ago. (askanews) – Dopo l’annuncio della deputata americana Ocasio Cortez che ha deciso di congelare i suoi ovuli per poter fare un figlio in futuro anche in Italia si è aperto il dibattito sul tema.

Oggi il leader di Iv Matteo Renzi ha proposto un dibattito “civile” on line dicendosi favorevole alla legge già varata in Francia che rende gratuita questa procedura medica per le giovani donne. In tal senso presenterà una proposta nella legge di Bilancio. Anche il Pd al Senato ci sta lavorando e ha già pronta una proposta di legge sulla Cpo (Crioconservazione pianificata degli ovociti). Primo firmatario Filippo Sensi che ha coinvolto i colleghi Cecilia D’Elia, Simona Malpezzi, Alberto Losacco, Tatiana Rojc, Walter Verini, Graziano Delrio, Francesca La Marca, Daniele Manca e Sandra Zampa. Il titolo della proposta è “Disposizioni in materia di prevenzione dell’infertilità e di preservazione della fertilità femminile”.

La relazione di presentazione della norma parte infatti dalla preoccupazione per il calo demografico e per le ragioni sociali e culturali che impediscono o limitano la possibilità per le donne di diventare madri, come “la scelta di non legare, in un determinato momento della propria vita, il proprio progetto di genitorialità alla presenza di un partner, la necessità di completare un percorso di studi o di formazione, oppure l’esigenza di concentrarsi sul lavoro in una fase decisiva per la propria carriera, o ancora la scelta di posticipare la maternità in futuro in attesa di essere più stabili a livello professionale, economico, sociale o personale”.

“In un contesto sociale nel quale il picco della fertilità femminile – raggiunto, tipicamente, tra i 20 e i 30 anni- in molti casi non coincide con una condizione di sufficiente stabilità relazionale e professionale, la CPO consente di ridurre questo divario posticipando la maternità a un’età nella quale si è raggiunta una condizione più favorevole alla genitorialità ma nella quale è sempre più difficile concepire a causa del declino della fertilità e dell’esaurimento della propria riserva ovarica”.

Sul fronte delle ragioni mediche per la crioconservazione degli ovociti si parte dall’assunto che attualmente, in Italia, la procedura è gratuita per le donne under 40 anni che ricevono una diagnosi di tumore. Tuttavia, esistono molte altre patologie che possono compromettere la fertilità o portare alla sterilità e che, attualmente, non danno diritto a ottenere alcun rimborso da parte del Servizio Sanitario Nazionale. In molte regioni l’endometriosi, ad esempio, non è riconosciuta tra le patologie che danno diritto a chiedere un rimborso al SSN. Esistono dunque profonde diseguaglianze nell’accesso a percorsi di CPO sia in base alla patologia, sia in base all’area di residenza.

“La presente legge – si legge nell’articolato -, in attuazione degli articoli 3, 31, 37 e 51 della Costituzione, promuove la prevenzione e diagnosi precoce dell’infertilità, la preservazione della fertilità femminile, la tutela della salute riproduttiva, nonché l’accesso a percorsi di crioconservazione pianificata degli ovociti per ragioni mediche e per ragioni sociali, al fine di tutelare il diritto alla genitorialità, alla procreazione e alle pari opportunità, quali diritti costituzionalmente garantiti, nonché allo scopo di sostenere la natalità e combattere il calo demografico”.

La norma prevede quindi che “l’accesso gratuito alla crioconservazione pianificata degli ovociti sia “consentito per ragioni mediche o per ragioni sociali”. Per ragioni mediche si intendono: “le patologie o condizioni che per caratteristiche cliniche o per approccio terapeutico possono pregiudicare la fertilità, quali: neoplasie maligne da sottoporre a terapie antitumorali potenzialmente tossiche a livello gonadico; endometriosi severe; patologie croniche recidivanti che richiedano terapie con immunosoppressori o farmaci gonadotossici; patologie che provocano la riduzione della riserva ovarica”.

Per ragioni sociali invece si intendono: “la scelta di pianificare la maternità per motivi legati al proprio progetto di vita. Si partirà con un “piano di screening della riserva ovarica rivolto alle donne tra i 20 e i 35 anni, con l’obiettivo di identificare precocemente le donne con ridotta riserva ovarica e informare le medesime sulla possibilità di pianificare la gravidanza in tempi consoni con la propria condizione o di accedere alla preservazione preventiva della fertilità tramite la crioconservazione dei propri ovociti”. Il Piano si attuerà tramite “prelievo ematico da eseguire gratuitamente e senza prescrizione medica presso le strutture pubbliche o private”.

Sul fronte dei costi si parla di una spesa di 20 milioni di euro per l’anno 2026 e di 50 milioni per l’anno 2027. Questo consentirà “l’esenzione dalle spese per l’accesso alla CPO per ragioni mediche” e un contributo economico per l’accesso alla CPO per ragioni sociali “alle donne di età compresa tra i 25 e i 35 anni, residenti in Italia da almeno un anno o in possesso di regolare permesso di soggiorno da almeno un anno, con nucleo familiare avente reddito ISEE non superiore a euro 30.000,00. Il contributo è concesso ed erogato una tantum e per un valore massimo di euro 3.000,00, da rendicontare sulla base delle spese effettivamente sostenute e documentate per la crioconservazione degli ovociti”.

E’ prevista poi una campagna di informazione e sensibilizzazione in favore della popolazione femminile sullo svolgimento di test di riserva ovarica. Quanto al costo economico della proposta la legge stabilisce che agli oneri “pari a 40,5 milioni di euro per l’anno 2026 e di 70,5 milioni per l’anno 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica”.