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Cinema, al Tuscia Film Fest a Bomarzo Virzì e omaggio a Mattia Torre

Roma, 28 giu. (askanews) – Un evento speciale – la Festa d’estate Tuscia Terra di Cinema – chiuderà sabato 18 luglio la 23esima edizione del Tuscia Film Fest.

Per l’occasione il Sacro Bosco di Bomarzo sarà aperto in via straordinaria con l’illuminazione notturna dei luoghi e il pubblico potrà abbinare la visita del Parco dei Mostri alla partecipazione ad una serie di appuntamenti che caratterizzeranno la serata: le letture di testi di Mattia Torre in alcuni dei luoghi più suggestivi del complesso monumentale e la proiezione speciale che concluderà il programma. Ospite della serata il regista Paolo Virzì che alle ore 21.15 accompagnerà la proiezione del suo ultimo lavoro “Cinque secondi”, riceverà il premio Tuscia Terra di Cinema e incontrerà il pubblico dell’arena allestita nella zona del Tempio del Vignola.

L’appuntamento con Virzì sarà, però, solo il momento finale di un programma che partirà alle ore 19 con l’apertura del Parco e un omaggio dedicato a Mattia Torre, organizzato in collaborazione con il Premio a lui dedicato.

Cristina Pellegrino, Massimo De Lorenzo e Carlo De Ruggieri leggeranno tre testi dell’autore, sceneggiatore e regista scomparso nel 2019 in alcuni dei luoghi del Sacro Bosco: la Casa pendente, il Nettuno e l’Orco. Tre tappe che accompagneranno la visita del pubblico al Parco dei Mostri.

Il calendario completo della 23esima edizione del Tuscia Film Fest con indicazione dei film in programma e degli ospiti previsti, sarà presentato venerdì 3 luglio a Viterbo. Dallo stesso giorno saranno aperte le prevendite per assistere ai nove appuntamenti previsti.

Il Premio “Mattia Torre” è dedicato ad autrici e autori under 35 e sono ammessi monologhi comici e umoristici, di satira di costume, politica e sociale. Per partecipare alla seconda edizione c’è tempo fino al 26 luglio 2026; il regolamento e il form d’iscrizione online sono disponibili sul sito tusciafilmfest.com.

Migranti, Piantedosi: la remigrazione? Da Vannacci solo chiacchiere

Roma, 28 giu. (askanews) – “Il nuovo Patto europeo supera finalmente la logica dell’emergenza. Garantirà accoglienza a chi fugge real- mente da guerre e persecuzioni e, al contempo, contrasterà l’immigrazione irregolare e i criminali che lucrano sui traffici di esseri umani”. Lo dice il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, intervistato da Avvenire.

Lei rivendica il ruolo propulsore dell’Italia… “Sì. È un cambio di paradigma – afferma il titolare del Viminale – che questo Governo ha avviato fin dal suo insediamento, ponendo all’attenzione dell’Ue la questione in termini chiari. Governare i flussi significa tutelare i confini, ma anche la dignità di ogni persona: non è con l’accoglienza indiscriminata e insostenibile attuata negli ultimi decenni o rilasciando indiscriminatamente permessi di soggiorno che si crea integrazione”.

Interpellato sulla campagna lanciata da Futuro nazionale sulla base dello slogan della “remigrazione”, Piantedosi commenta: “Come ministro dell’Interno applico le regole esistenti, non alimento dibattiti sulle definizioni né me ne faccio condizionare. E il Governo ha una linea chiara: contrastare l’immigrazione irregolare, aumentare i rimpatri di chi non ha titolo a rimanere e favorire canali legali di ingresso per rispondere alle esigenze del nostro sistema economico e produttivo. La stiamo perseguendo con risultati concreti, non chiacchiere. Comprendo che il confronto politico appartenga alla dialettica democratica, ma non mi pare – conclude – che l’onorevole Vannacci abbia aggiunto qualcosa di concreto”.

Ezio Vanoni, l’economia al servizio della persona

Le radici di una vocazione pubblica

Che una legge che comporti nuove o maggiori spese debba anche provvedere (e non solo “indicare”) mezzi per farvi fronte; che i tributi debbano essere commisurati alla capacità di contribuzione, secondo un criterio di progressività fiscale orientato al bene comune; che le entrate sono giustificate, se e nella misura in cui sono giustificate le spese. Sono regole di grammatica finanziaria proprie di una comunità politica ispirata a valori di convivenza civile e solidale. Regole oggi frequentemente evase e distorte, in un mondo in cui l’ingiustizia sociale assume anche le forme dell’ingiustizia tributaria. Regole alle quali è legato in modo imperituro il nome di Ezio Vanoni.

Breve e ben spesa fu la sua vita. Il futuro ministro nasce nel 1903 a Morbegno in Valtellina, come i futuri sodali Sergio Paronetto e Pasquale Saraceno, del quale ultimo è compagno di classe e del quale diviene cognato allorché questi sposa sua sorella, Giuseppina Vanoni. La famiglia ha mezzi modesti. Il padre, Teobaldo, è geometra e segretario comunale a San Martino in Val Masino; la madre, Luigia Samaden, ha il diploma di maestra ma non insegna. I figli, incluso Ezio, sono quattro.

Iscritto alla facoltà di giurisprudenza, Vanoni è allievo a Pavia del caposcuola della Scienza delle finanze, Benvenuto Griziotti; è borsista Rockefeller in Germania con l’endorsement di Luigi Einaudi; è docente di Scienza delle finanze e diritto finanziario a Cagliari, a Roma, a Padova, a Venezia, ma diversi sono i concorsi cui partecipa con esito negativo, giacché non ha la tessera del Partito fascista. Nel 1932 convola a nozze con Felicità dell’Oro: nascono Marina (1933) e Lucia (1934).

Dalla Costituente alla responsabilità di governo

Contribuisce al Codice di Camaldoli (1943), di cui Paronetto è coordinatore e principale estensore; partecipa alla Resistenza; è eletto all’Assemblea costituente (1946); fa parte della Commissione dei 75 incaricata di redigere il testo costituzionale (nel quale, diversamente dal parere di Einaudi e suo, all’art. 81 prevale il verbo «indicare»; mentre nel testo riformato nel 2012 si legge, à la Vanoni, che «ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte»).

Nei governi retti da De Gasperi — e per breve tratto anche oltre la morte di questi — è ministro del Commercio con l’estero (1947), ministro delle Finanze (1948-1954), ministro del Bilancio (1954-1956; nel 1951-1952 ha l’interim del Tesoro), senatore della Democrazia cristiana (1948-1956).

La continuità e l’intensità del suo impegno sono evidenti. Ma non tutto era già scritto. Le linee diritte sono solo quelle retrospettive. È l’incontro a Roma, alla metà degli anni Trenta, con Paronetto («amico e maestro», come lo avrebbe definito nel decennale della morte di questi), ad accendere in lui, nel professor Vanoni, la scintilla dell’impegno politico e sociale. Scintilla che il 30 settembre 1943 egli manifesta con viva evidenza inviando alla madre una celeberrima lettera dalla capitale, da Roma, nella quale scrive della necessità di «superare lo sconforto» e di «dimenticare i nostri egoismi, le nostre preoccupazioni per il domani per darsi interamente a risolvere i problemi comuni».

La giustizia sociale come principio dell’economia

Nel 1943 — come a riprova di una lunga e necessaria maturazione e preparazione — in uno scritto apparso sulla rivista «Studium» e intitolato La finanza e la giustizia sociale (giustizia sociale, beninteso, sia tra classi sociali sia tra generazioni) egli si esprime a favore di una politica finanziaria «tendente al fine di attuare una maggiore giustizia sociale, indirizzando la propria azione redistributiva nel senso di ridurre le disuguaglianze nella ripartizione della ricchezza, di dare stabilità al risparmio, di favorire il determinarsi delle migliori condizioni per l’occupazione e per l’incremento dei salari».

In certo senso il suo futuro programma è già tutto lì. E di quello scritto è interessante rileggere anche le note a piè di pagina e gli autori in esse richiamati: si va dai sommi pontefici Leone XIII, Pio XI e Pio XII con il loro magistero sociale fino ai recenti lavori di Harold Laski, Gunnar Myrdal, Wilhelm Roepke. Si intrecciano filosofia politica e filosofia economica, scienza politica e scienza economica nella critica alla concentrazione del capitale in poche mani; nella ispirazione a favore dell’eguaglianza delle opportunità; nella consapevolezza dell’ineliminabile elemento politico dell’economia.

Negli anni successivi Vanoni integra e precisa la sua visione in altri due scritti, che con quello citato del 1943 compongono una ideale trilogia. E basti qui richiamarne i titoli: La persona umana nell’economia pubblica (1945); La Nostra Via. Criteri politici dell’organizzazione economica (1947).

Tre pilastri per costruire lo sviluppo italiano

E mettendo dunque solo apparentemente da un canto il suo pur importante — e certo inscindibile dai problemi finanziari interni, che sono sempre, anche, problemi di foreign economic policy — contributo alla cooperazione economica europea e a quella internazionale multilaterale, intesi come processi volti alla costruzione della pace e della giustizia fra le nazioni, mettendo dunque da parte tutto ciò, tre sono gli assi della sua economia pubblica come scienza istituzionale che ha per fine ultimo la persona umana: politica fiscale; politica degli enti pubblici; politica di sviluppo.

Di questi assi diremo tra poco, ma non senza aver prima ricordato che egli fu consigliere economico della delegazione italiana alla Conferenza di Pace di Parigi (1946) e capo della missione italiana alla Conferenza dell’Avana (1947-1948) convocata per istituire una International Trade Organisation (che sarebbe nata solo molti anni dopo con il nome di World Trade Organisation); e senza tacere che egli fu delegato permanente per l’Italia presso l’Oece (oggi Ocse) e che fu governatore per l’Italia presso il Fondo monetario internazionale. Il multilateralismo fu per lui princìpi e prassi.

Ma torniamo ai tre assi attorno ai quali, per brevità, raccogliamo qui l’opera sua.

Il primo (politica fiscale) ha il suo architrave nella legge n. 25 dell’11 gennaio 1951 (legge Vanoni), che egli chiama di perequazione tributaria, in ciò ribadendo che “perequare” vuol dire far pagare di più a chi può di più, per sgravare i meno abbienti. La legge, che tra le altre cose istituisce l’obbligo della dichiarazione annuale dei redditi (sino ad allora da presentare su richiesta del fisco), amplia la base impositiva, aumenta il gettito e pone un fondamentale rimedio all’allora elevatissimo tasso di evasione sulle imposte dirette, che pur sarebbe rimasto elevato fino ai giorni nostri.

Il secondo (politica degli enti pubblici) ha i suoi “fuochi” nel mantenimento in vita dell’Iri (sorto nel 1933, e il cui nuovo statuto è del 1948); nella istituzione, concepita da Donato Menichella e da Ezio Vanoni, della Cassa per il Mezzogiorno (1950), per propiziare lo sviluppo di quella che è allora l’area più arretrata dell’Europa occidentale; nella nascita dell’Eni (1953) che Enrico Mattei — al quale pure è legato da amicizia solida e profonda stima — avrebbe reso grande. Una articolazione dell’intervento pubblico, dunque, disegnata “per enti” e finalizzata di volta in volta a integrare, propiziare, stimolare e non sostituire, se non nei casi di monopolio privato, la libertà di iniziativa economica privata.

Lo Schema Vanoni e la stagione della programmazione

Il terzo (politica di sviluppo) è nel celebre Schema di sviluppo dell’occupazione e del reddito in Italia nel decennio 1955-1964 (occupazione e reddito, e non viceversa; o peggio: reddito senza occupazione), che con coraggio intellettuale e preveggenza politica fissa termini e problemi, in parte ancora irrisolti, dello sviluppo italiano. In esso si recepiscono gli impulsi della nuova economia keynesiana, tradotti entro le possibilità finanziarie del Paese e nell’ampio quadro, anche geopolitico, dello sviluppo postbellico (è Vanoni a ispirare la legge sugli investimenti diretti esteri del 1956).

Sullo Schema vogliamo ora soffermarci un poco.

Elaborato negli ambienti della Svimez di Francesco Giordani, Pasquale Saraceno e Giorgio Sebregondi con i consigli di economisti come Gunnar Myrdal, Paul Rosenstein Rodan e Jan Tinbergen — e discusso nell’Oece con altrettanto illustri colleghi come Robert Marjolin e Austin Robinson — lo Schema fissa tre obiettivi: la creazione di 4 milioni di posti di lavoro nell’industria e nei servizi, a compensazione della riduzione nell’occupazione agricola; la riduzione del divario Nord-Sud attraverso la promozione degli investimenti produttivi; il raggiungimento dell’equilibrio esterno della bilancia dei pagamenti, ineludibile cornice di stabilità macroeconomica nell’ambito di un disegno di sviluppo.

Le condizioni per la realizzazione di questi obiettivi sono individuate in un aumento del risparmio; in una crescita media annua del 5 per cento; nel mutamento della ripartizione settoriale e territoriale degli investimenti produttivi, con particolare attenzione al Mezzogiorno. L’idea di fondo è che la composizione degli squilibri — sia antichi sia nuovi — non è possibile affidandosi solo agli spontaneismi del mercato, ma che occorre favorire gli investimenti e la formazione di capitale fisso adeguata alle moderne esigenze dello sviluppo economico e sociale di un Paese che cambia.

Il suo “piano” è criticato e discusso. Ma non va dimenticato che l’Europa e il mondo, anche quello libero, vivono allora di piani, nel senso del planning, cioè di forme di programmazione in economie libere (“miste”). Il piano Marshall, il piano Monnet, il piano Schuman. Diversi per obiettivi e per strumenti, ma pensati tutti per indirizzare, orientare, stimolare. Tanto che in quegli anni perfino il presidente della Banca mondiale, Eugene R. Black — espressione di una cultura bancaria certamente non progressista, per quanto influenzata dall’eredità del New Deal — riconosce il merito del planning e degli schemi, in quanto essi obbligano a una discussione politica, democratica, attorno a essi.

Va osservato che nel decennio dello Schema lo sviluppo dell’economia italiana, sostenuto dagli investimenti pubblici e privati è — anche per dinamiche indipendenti dallo Schema stesso, che mancò di applicazioni coerenti — superiore alle previsioni; e che l’equilibrio della bilancia dei pagamenti, auspicato dal presidente della Repubblica Luigi Einaudi, e perseguito dal governatore della Banca d’Italia Donato Menichella, è raggiunto nel 1958, anno che segna la convertibilità esterna della lira nell’ambito del sistema monetario di Bretton Woods con un incremento notevolissimo delle riserve ufficiali. Nasce la Comunità Economica Europea (1957), al cui trattato istitutivo è allegato lo Schema Vanoni, e l’Italia getta le basi del suo cosiddetto “miracolo economico” (1958-1963).

Stabilità, crescita e coesione: una lezione ancora aperta

Ma Vanoni non vede questi sviluppi. Scompare il 16 febbraio del 1956, nei locali del Senato (dopo il malore è adagiato nello studio del presidente), a seguito di un vibrante discorso in Aula nel quale ripercorre l’attività del suo ministero, con una perorazione della causa dei più deboli e dei più poveri: «Noi — afferma in quell’occasione ricordando i concittadini della sua provincia e in particolare i boscaioli, i contadini e i pastori — non risolveremo mai i nostri tragici problemi di fondo, se non sapremo trovare il modo di destinare, nei limiti delle nostre forze, delle nostre capacità, delle nostre valutazioni ogni lira disponibile per il benessere della gente più umile che popola il nostro Paese».

Come a dire, in termini moderni, che è non solo e non tanto il Prodotto interno lordo — né aggregato né pro capite — o un certo saldo di bilancio che in definitiva fa civile e prospero un Paese: ma la disponibilità di beni pubblici e le concrete possibilità di vita e lavoro della parte più disagiata.

L’opera di Ezio Vanoni è spesso racchiusa nella formula duale della stabilità finanziaria e dello sviluppo economico. Ed era in effetti stato possibile allora perseguire la stabilità e lo sviluppo, senza contrapposizioni tra i due termini, intesi non come univocamente vincolanti, né tanto meno come acquisiti una volta per tutte; ma come obiettivi intermedi, strumentali l’uno all’altro e al fine ultimo dello sviluppo della persona umana, giacché non c’è duraturo sviluppo senza solida stabilità così come non c’è accettabile stabilità senza diffuso sviluppo. Ma egualmente importante — in società in cui si alzano nuovi e vecchi muri — appare oggi il richiamo al binomio crescita economica-coesione sociale, che include anche la partecipazione, senza il quale non c’è sviluppo in senso pieno.

La perequazione tributaria di Vanoni, ancorata al principio della progressività (art. 53 della Costituzione), assume rinnovato rilievo politico nel presente delle crescenti disuguaglianze tra patrimoni e tra redditi, e in specie tra redditi da capitale e redditi da lavoro. Ribadendo che le imposte e le tasse sono giustificate, se sono giustificate le spese; se è tutelato il risparmio e ne è incentivato l’uso per l’investimento produttivo. Quale e che tipo di società vogliamo? Il punto è tutto qui.

«Lo sai che era il mio dovere»

Di un cancelliere dello scacchiere — generalizziamo: di un ministro dell’economia — Keynes aveva detto una volta, come a indicare i difetti più gravi della sua azione politica, che questi era: Too pessimistic to snatch present profits and too short-sighted to avoid future catastrophe, ovvero: «Troppo pessimista per cogliere l’occasione presente, e troppo miope per evitare una catastrofe ventura». Coraggio di agire e prudenza nel valutare. Sono questi gli attributi del grande politico.

A Vanoni non fecero difetto né il coraggio, né la prudenza. Così come non gli fece difetto quella spinta interiore che lo aveva guidato dai banchi di scuola ai banchi del governo, e che ritroviamo integra e intatta nelle parole dette, oramai morente, nel primo pomeriggio del 16 febbraio 1956 alla moglie, quasi come a giustificare l’impegno per il bene comune: «Lo sai che era il mio dovere».

 

Fonte: L’Osservatore Romano – 27 giugno 2026

Titolo originale: Una finanza giusta per una società prospera

[I titoletti inseriti nel testo sono della redazione de Il Domani d’Italia]

Il centro non è una monade di Leibniz

Un’identità riformista, non uno spazio indefinito

La politica italiana sta attraversando una trasformazione profonda. Una parte crescente dell’elettorato non si riconosce più nella tradizionale dicotomia tra destra e sinistra. Non si tratta di un vuoto ideologico, ma di una domanda nuova: serietà, competenza, pragmatismo e capacità di governare problemi complessi senza slogan.

Il momento per dirlo è questo, e non è casuale. Camus scriveva che il compito della sua generazione non era rifare il mondo, ma impedire che si disfacesse. È esattamente la responsabilità che oggi cade sul centro: non l’utopia di una politica perfetta, ma l’argine concreto contro chi semplifica per vincere e governa per durare. In un’epoca in cui le democrazie liberali cedono terreno alle autocrazie, in cui il populismo e il sovranismo hanno dimostrato di saper vincere le elezioni promettendo ciò che non possono mantenere, il centro ha una responsabilità che va oltre la propria sopravvivenza elettorale. È chiamato a essere l’argine di una politica del fare contro una politica del dire, della concretezza contro la narrazione, della complessità governata contro la semplificazione agitata. Non è un ruolo difensivo, è un ruolo fondativo.

In questo spazio si colloca il centro. Ma sarebbe un errore interpretarlo come un luogo indefinito, sospeso tra gli schieramenti o ridotto a semplice bacino elettorale disponibile a ogni stagione politica. Il centro non può vivere di ambiguità, né di posizionamenti tattici. Deve invece fondarsi su una chiara identità riformista.

I pilastri di una proposta credibile

Questa identità ha alcuni pilastri non negoziabili: una crescita economica che non scarichi i costi sulle fasce più deboli, un europeismo che sappia anche criticare Bruxelles quando sbaglia, una modernizzazione dello Stato che non sia solo digitalizzazione di procedure inefficienti. Valori non di facciata, ma verificabili nelle scelte di bilancio e nelle riforme concrete. Senza questi elementi, il centro non è una proposta politica, ma una formula elettorale destinata a consumarsi rapidamente.

Identità e alleanze: la lezione di Dante

Allo stesso tempo, il centro non può diventare una monade, chiusa in sé stessa e incapace di costruire relazioni politiche. C’è un’immagine dantesca che può aiutare a capire. Dante non percorre il cammino da solo: ha bisogno di Virgilio. Ma non sparisce in lui, mantiene la propria voce, il proprio giudizio, la propria destinazione finale. La politica centrista dovrebbe funzionare così: non autosufficienza, non dissoluzione, ma relazione con identità. Una forza politica isolata, per quanto coerente, è irrilevante in un sistema che richiede alleanze per governare. L’autosufficienza è un’illusione, non una strategia.

Coerenza prima del governo

La sfida è quindi tenere insieme due esigenze solo in apparenza contraddittorie: la solidità dell’identità e la capacità del dialogo. Il centro non ha il compito di unire gli uguali, ma di costruire qualcosa di coerente a partire da storie, sensibilità e culture diverse. Non omologazione, ma sintesi. Una politica che semplifichi cancellando le differenze non governa la complessità, la evita. Il centro deve restare fermo sui propri valori, ma al tempo stesso costruire interlocuzioni serie con le altre culture politiche che condividono una visione riformista del Paese.

Governare non significa sommare posizioni eterogenee dopo il voto, ma costruire prima un perimetro di coerenza politica. È qui che si misura la credibilità di una forza centrista: nella capacità di dire agli elettori non solo cosa vuole fare, ma anche con chi intende farlo.

Il rischio di un centro puramente tattico è evidente: raccogliere consenso da mondi diversi senza però poter garantire una direzione chiara al momento delle scelte di governo. La storia italiana offre esempi chiari in entrambe le direzioni. Il centro democristiano sapeva costruire coalizioni senza perdere il proprio baricentro valoriale. Il centro degli anni Novanta e Duemila ha invece spesso inseguito il consenso senza radicarlo, diventando variabile di aggiustamento di altri disegni politici. La differenza non era nei programmi scritti, ma nella coerenza delle scelte di governo. Tutto questo alimenta instabilità e, soprattutto, disillusione. Gli elettori non chiedono giochi di equilibrio, ma chiarezza di prospettiva.

Una forza riconoscibile, non un serbatoio di voti

Per questo il centro deve assumere una responsabilità precisa: contribuire alla costruzione di una proposta di governo coerente fin dall’inizio, fondata su valori condivisi e su un programma esplicito. Non si tratta di rinunciare all’autonomia politica, ma di renderla utile e riconoscibile.

La politica non vive di posizionamenti indefiniti, ma di identità dichiarate e di impegni mantenuti. Un centro che rinuncia ai propri valori perde credibilità. Un centro che rinuncia al confronto perde utilità. Solo tenendo insieme questi due elementi può diventare davvero una forza di governo e non soltanto un punto di passaggio del consenso.

La sua forza non sarà nell’essere ovunque, ma nell’essere riconoscibile. Non basta galleggiare: bisogna sapere dove si vuole arrivare, e dirlo prima del voto, non dopo. È questa la differenza tra una forza politica e un serbatoio di consenso.

Patto tra le religioni per rafforzare dialogo e bene comune

Un documento dal forte valore istituzionale

È stato consegnato giovedì scorso direttamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo averlo firmato nella mattinata all’Auditorium dell’Ara Pacis a Roma il “patto” tra Chiese e comunità religiose nel nostro paese. Ed è alquanto significativo, nonchè carico di contenuti, il titolo del Patto che nella sua definizione è preciso: “La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”. È stato firmato, appunto, dai rappresentanti delle comunità religiose in Italia. L’incipit del documento è chiaro e persin netto e merita di essere citato per esteso: “Siamo i responsabili delle confessioni e tradizioni religiose che abitano in Italia, che partecipano al Tavolo interreligioso nazionale. Abbiamo deciso di stendere questo Patto per dare continuità e prospettiva al nostro lavoro insieme e per dare ufficialità a questa esperienza di dialogo. Il documento vuole essere rispettoso nelle parole, responsabilizzante nei contenuti, pragmatico e coraggioso nella sua concretezza e nella sua visione”. Parole chiare ed ineccepibili che indicano un percorso altrettanto concreto e determinato da parte delle varie comunità religiose che hanno sottoscritto il documento. Un ruolo importante e decisivo, è bene sottolinearlo, l’ha avuto la Cei e il dipartimento che ha accompagnato questo lavoro di confronto e di dialogo costruttivo e fecondo. Per tre anni, infatti, i rappresentanti dei principali cuti religiosi si sono incontrati alla Conferenza Episcopale Italiana per rafforzare il dialogo creando un tavolo interreligioso nazionale.  

Tre anni di confronto e un progetto condiviso

Inoltre, è bene ricordare che dal 2024 anche i giovani rappresentanti delle diverse comunità religiose si sono riuniti per dare il loro contributo fattivo al decollo e alla concreta riuscita di questo importante progetto ecumenico. Un altro passaggio significativo del documento è quando si sottolinea che “condividiamo il valore e la complessità di essere persone credenti e praticanti di diverse fedi in una società post moderna secolarizzata, multiculturale e plurireligiosa, ferita da conflitti ed estremismi, anche pseudo-religiosi, derivanti da posizioni etnocentriche, prevaricanti, di chiusura e di colonizzazione culturale ed economica, e condividiamo l’importanza di agire insieme per il Bene comune, certi della rilevanza del dialogo interreligioso per lo sviluppo della società italiana”.  

Impegni concreti contro pregiudizi ed estremismi

Insomma, non si tratta soltanto di dichiarazioni generiche, vagamente protocollari o burocratiche ma, al contrario, si parla di impegni concreti e finalizzati a costruire quel clima che resta indispensabile e necessario per dare gambe e sostanza al dialogo ecumenico ed interreligioso. Come quello, per fare un solo esempio, di mantenere sempre vivo il dialogo anche quando le posizioni tra le rispettive confessioni religiose divergono e le pressioni interne o esterne alimentano fratture o dissidi. Al contempo, educare le comunità al dialogo e alla conoscenza reciproca attraverso corsi di formazione e condivisione. E, ancora, contrastare ogni forma di pregiudizio, oppressione, discriminazione ed estremismo. Senza dimenticare la promozione della pari dignità di ogni religione di fronte allo Stato attraverso un dialogo critico e costruttivo sul rapporto tra religione, laicità e politica nel contesto italiano.  

Una nuova stagione per il dialogo ecumenico

Infine, si è convenuto sulla necessità di istituire una giornata nazionale del dialogo interreligioso, la promozione di occasioni di incontro e dialogo tra giovani delle diverse fedi e la valorizzazione del ruolo delle donne all’interno delle confessioni e tradizioni religiose. Una pagina importante, dunque, che può contribuire ad aprire una nuova fase del dialogo ecumenico nel nostro paese.

Il “popolo attivo” di Valdo Spini, una lezione per il riformismo

Oltre il popolo passivo

Il costrutto di “popolo attivo”, elaborato e proposto da Valdo Spini già nel Psi e poi alla guida della Federazione laburista, è di un’attualità formidabile. Attivo è l’opposto di passivo. Dunque, il popolo attivo non solo come coloro che vivono del proprio lavoro, bensì quanti si pongono con un atteggiamento propositivo, fattivo, positivo: chi si impegna, ha idee, è volto al futuro, costruisce, al di là della società “lavoristica” tradizionale. Un appello, quello di Valdo, che oggi andrebbe rivolto anche agli eredi di Alcide De Gasperi. Ricordiamo ciò che dichiarò lo statista e leader democristiano alla vigilia delle elezioni del 18 aprile 1948: «Siamo un partito di centro che cammina verso sinistra […]. La meta è quella di un laburismo italiano». E che dire della battaglia del comunista Giorgio Amendola contro le tendenze e le incrostazioni parassitarie e burocratiche che si annidavano anche all’interno dei ceti popolari e delle forze sindacali?

La linea di frattura tra produttori e parassiti

Vi è sicuramente un’eco di Saint-Simon nell’idea guida di Spini e in tali altri fermenti: la capacità di scorgere la linea di frattura, appunto, tra parassiti e produttori. Dove la questione della proprietà, in senso giuridico, dei mezzi di produzione si relativizza: è l’approccio attivo che conta, che si lavori “nel privato”, “nel pubblico” o nelle cooperative. Un terreno sul quale maestri del cristianesimo sociale come Ermanno Gorrieri molto avrebbero da insegnare.

La libertà come esercizio quotidiano

E il “popolo attivo” evoca sia la componente della società davvero protesa a fare e a pensare, sia i singoli. Qui giunti, mi perdoni il lettore se riporto ancora una volta ciò che scrisse Carlo Rosselli sul numero 1 (gennaio 1932) dei Quaderni di Giustizia e Libertà: «Il liberalismo, prima ancora che una filosofia e una politica, è un atteggiamento dello spirito. Liberali non si nasce, si diventa. E si diventa attraverso uno sforzo incessante di conoscenza degli altri e di sé, attraverso un perpetuo esercizio delle proprie facoltà.

La fede del liberale è una fede virile fondata sulla ragione. In questa sua razionalità sta ad un tempo la sua debolezza e la sua forza. Debolezza, perché esclude le rivelazioni folgoranti, le conversioni d’impeto; forza, perché una volta conquistata dà a chi la possiede un senso più pieno e sicuro della vita.

Nessun errore maggiore che vedere nel liberale uno scettico, un passivo. Il liberale è un credente che afferma la libertà dello spirito umano, che proclama l’uomo unico fine, che ha fede nella perfettibilità del genere umano, che è animato da una insoddisfazione perenne per tutte le posizioni acquisite, per tutte le lotte conchiuse e le mortifere quieti.

Il liberale è un combattente, un intervenzionista nato: è tout court l’uomo moderno.

L’uomo vive associato

Nella sfera individuale esso reclama l’autonomia della coscienza, il rispetto di una sfera invarcabile di indipendenza dell’uomo. Nella sfera associata esso reclama autonomia per tutti gli spontanei raggruppamenti di uomini, gruppi, classi, chiese, nazioni e la ripulsa da ogni violenza.

Le due sfere sono indissolubilmente connesse. La libertà non ha senso riferita all’uomo isolata. L’uomo vive associato e il concetto di libertà è necessariamente universale. Una libertà di singoli, di caste, di classi, di superuomini non è libertà: è privilegio».

Iran, Teheran attacca basi Usa in Bahrein e Kuwait

Roma, 28 giu. (askanews) – L’Iran ha sferrato attacchi contro le forze statunitensi in Bahrein e in Kuwait dopo che l’esercito americano ha annunciato di aver effettuato raid su 10 siti iraniani, adducendo come motivazione gli attacchi contro navi nello Stretto di Hormuz. Questa mattina in Bahrein sono risuonate per la seconda volta le sirene antiaeree, mentre il Kuwait ha dichiarato che le proprie difese aeree hanno reagito a “minacce ostili da parte di missili e droni”. Ne dà notizia il sito del network qatariota alJazeera.

Ustica, Governo si opporrà alla richiesta di archiviazione

Roma, 27 giu. (askanews) – Il Governo, tramite l’Avvocatura dello Stato, si opporrà alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di Ustica. L’udienza nel corso della quale il giudice sarà chiamato a decidere sulla richiesta di archiviazione è stata fissata per il prossimo 30 settembre. Allo stato attuale non è ancora possibile procedere alla costituzione di parte civile, poiché il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari.

Il marito della ministra Roccella disperso nel lago di Vico

Milano, 27 giu. (askanews) – Luigi Cavallari, marito della ministra della Famiglia, Eugenia Roccella, è disperso nelle acque del lago di Vico, in provincia di Viterbo. Da una prima ricostruzione sembra che l’uomo fosse in barca insieme con la moglie e si sia tuffato in acqua senza più riemergere. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, le unità Saf e i sommozzatori dei vigili del fuoco che stanno facendo le ricerche nel lago.

Cavallari è un ex docente alla Facoltà di Architettura dell’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara.

Libano, il leader di Hezbollah attacca l’intesa con Israele: è una "umiliazione e rinuncia sovranità"

Roma, 27 giu. (askanews) – “L’accordo quadro raggiunto a Washington è un’umiliazione, una vergogna e una rinuncia alla sovranità. Questo accordo è nullo e privo di validità”: è quanto ha detto oggi il leader del gruppo Hezbollah, Naim Qassem, in un messaggio riportato dall’emittente Al Manar.

Qassem ha quindi ribadito che “devono essere attuate le disposizioni del memorandum d’intesa iraniano-americano”, aggiungendo: “Continueremo con tutti i mezzi necessari e con la pressione internazionale e araba a fare in modo che il nemico israeliano rispetti il primo articolo del memorandum e si ritiri dal Libano”.

“Il cessate il fuoco non sarebbe stato possibile senza i grandi sacrifici dei combattenti della resistenza, delle loro famiglie e del popolo libanese. Onoreremo l’eredità dei martiri, dei feriti, dei prigionieri e i sacrifici del popolo di questa terra e continueremo a resistere sul campo per sconfiggere l’occupazione. Non abbiamo abbandonato il campo di battaglia nelle circostanze più difficili e non lo faremo ora”: ha dichiarato il leader del gruppo libanese Hezbollah, Naim Qassen, nel messaggio diffuso all’indomani della firma a Washington dell’accordo quadro tra Libano e Israele denunciato come una “rinuncia alla sovranità”.

Nel messaggio, Qassem ha dichiarato che “qualsiasi accordo deve riguardare solo la zona a sud del fiume Litani e non questioni interne libanesi su armi, sicurezza o futuro del Paese”, aggiungendo: “Collegare il ritiro israeliano al disarmo della resistenza in tutto il Libano è una proposta molto pericolosa che oltrepassa ogni linea rossa e trasforma il Libano in un giocattolo nelle mani del nemico israeliano”.

Motogp Assen: Fernandez vince Sprint, doppietta Trackhouse

Roma, 27 giu. (askanews) – La Sprint Race del GP d’Olanda ad Assen regala una giornata storica per il team Trackhouse, che firma una doppietta con la vittoria di Raul Fernandez davanti al compagno di squadra Ai Ogura. Sul podio anche Fabio Di Giannantonio su Ducati, al termine di una gara breve ma estremamente combattuta che ha visto continui ribaltamenti nelle posizioni di vertice e una lotta serrata tra più piloti per il podio.

La Sprint, disputata sulla distanza di 13 giri sullo storico circuito del TT di Assen, si apre con una fase iniziale molto caotica, in cui Ogura parte forte e si porta al comando, mentre Jorge Martin prova subito a mantenere il ritmo dei primi. Alle loro spalle si inseriscono Fernandez, Marco Bezzecchi e Marc Marquez, con Francesco Bagnaia che scivola inizialmente nelle posizioni di centro gruppo.

La prima parte di gara è caratterizzata da numerosi sorpassi e controsorpassi. Ogura resiste inizialmente in testa, ma la situazione si ribalta quando Fernandez e Martin trovano il varco giusto per passarlo. Proprio in questa fase emerge la velocità della coppia Trackhouse, con Fernandez che prende progressivamente il comando e inizia a costruire un piccolo margine sugli inseguitori.

FS, Salvini: "Per il nuovo Amministratore la soluzione sarà interna"

Roma, 27 giu. (askanews) – Per il novo amministratore delegato di Ferrovie dello Stato “la soluzione sarà interna: ci lavorerà qualcuno che già si occupa di Ferrovie da tanto tempo”. L’attuale Ad di Trenitalia Gianpiero Strisciuglio è uno dei possibili nomi, “è bravo”, ha detto il ministro di Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, “ma ce ne sono altri”, ha precisato. Ad ogni modo l’uscita di Stefano Donnarumma “non dipende dai servizi” del gruppo FS, ha affermato a margine di ExpoAid 2026, al Palacongressi di Rimini.

“Precisiamo che con quei numeri alla mano, poi si può sempre far meglio, rispetto a giugno dell’anno scorso la puntualità è aumentata del 7%, nonostante il caldo e nonostante i cantieri”, ha rilevato Salvini. “Le ferrovie italiane sono quelle che a livello europeo hanno un maggior tasso di efficienza. L’avvicendamento ai vertici non dipende dai servizi, si è chiusa la fase più complicata che era quella Pnrr, che va a chiudersi in estate, si apre la fase 2 di gestione di una nuova struttura – ha spiegato Salvini – che grazie anche a questi cantieri, che comportano i ritardi, a lavori conclusi sarà la più moderna, efficiente e veloce d’Europa”.

“Se non facessimo i lavori che stiamo facendo ci sarebbe il colasso – ha proseguito – tenete presente che in grandi paesi europei in questi giorni per il caldo la circolazione o è ferma o è sospesa”.

Ad ogni modo “il prossimo amministratore lo sceglieremo internamente, fra i ferroviari, non ci saranno nomine politiche, partitiche esterne, la soluzione sarà interna, quindi ci lavorerà qualcuno che già si occupa di ferrovie da tanto tempo”. Tra le possibili soluzione “ci sta Strisciuglio ma ce ne sono altri, Gian Piero Strisciuglio è attualmente amministratore di Trenitalia, ha fatto l’amministratore legato di Rfi, è bravo, come ci sono altre decine di dirigenti nati e cresciuti in Ferrovie altrettanto bravi. Appena ci sarà l’uscita concordata di Stefano Donnarumma – ha concluso Salvini – che ringrazio per l’enorme impegno e l’enorme lavoro svolto, ci sarà la nuova squadra”.

Labro Festival, dove il borgo prende vita

Labro, 27 giu. (askanews) – Il Labro Festival è uno degli appuntamenti culturali più rappresentativi del borgo e un elemento centrale della sua strategia di sviluppo. Attraverso una programmazione dedicata alla musica e allo spettacolo dal vivo, il festival anima il paese, trasformando il centro storico in un palcoscenico diffuso e creando occasioni di incontro tra artisti, comunità locale e visitatori.

Il progetto di valorizzazione di Labro ha contribuito al rilancio della manifestazione, rafforzandone il ruolo all’interno dell’offerta culturale e turistica locale e inserendola in un calendario più ampio di iniziative capaci di animarlo durante tutto l’anno.

Oltre alla dimensione artistica, il Labro Festival si configura come uno strumento di promozione e partecipazione, capace di esaltare il patrimonio storico, architettonico e paesaggistico del borgo e di rafforzare il legame con la comunità locale. Un evento che unisce cultura, identità e accoglienza, trasformando ogni edizione in un’occasione di crescita e di relazione con il territorio.

25.000 Vespa da 67 Paesi sfilano a Roma per la festa degli 80 anni

Roma, 27 giu. (askanews) – Circa 25.000 Vespa hanno sfilato attraversando il cuore di Roma. Secondo gli organizzatori si tratta del più grande raduno mai organizzato, dedicato all’icona mondiale di stile, eleganza e tecnologia in occasione degli 80 anni dal lancio. I Vespisti, e i loro mezzi, sono arrivati a Roma da 67 Paesi per prendere parte alle celebrazioni, come riporta un comunicato alla festa che da due giorni – e fino a domani – sta richiamando migliaia di visitatori al Vespa Village, allestito al Foro Italico.

La parata di questa mattina è stata il momento più spettacolare dell’evento “VESPA ROMA 2026 – 80 YEARS OF AN ICON”. Il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri , ha dato il via al corteo, aperto dai presidenti dei Vespa Club delle sessantasette nazioni rappresentate. Dalle Terme di Caracalla il serpentone si è diretto al Colosseo per poi puntare versoPiazza Venezia e girare intorno all’Altare della Patria e correre verso iFori Imperiali.

In migliaia hanno salutato, applaudito e filmato lungo tutto il percorso, Vespa di ogni modello e di ogni epoca.

Sono stati protagonisti della sfilata tutti gli oltre 160 modelli nei quali Vespa è stata declinata in otto decenni: alcuneVespa modello 98 del 1946, rarissimi esemplari della prima serie. Con loro molte Vespa d’epoca, dalle “faro basso” deglianni 50 fino alle classicissime VBB degli anni 60. Le ET3, le GTR le molte Rally sono state tra le più applaudite e con loro la intramontabileVespa PX. Un trionfo di modelli e versioni, fino alle moderne Primavera eGts, sempre più rappresentate, soprattutto grazie ai grandi viaggiatori che sono giunti a Roma percorrendo migliaia di chilometri.

Ora la festa continua al Vespa Village al Foro Italico. Fino a domani, eventi aperti a tutti, feste e la musica di Radio Deejay, accolgono il pubblico che può visitare la grande mostra fotografica, la collezione di Vespa storiche (e rarissime) del Museo Piaggio, l’esposizione della gamma attuale, e lo Shop Vespa con le collezioni dedicate all’80° anniversario e collaborazioni esclusive.

Formula1, Russell il più veloce nelle terze libere in Austria

Roma, 27 giu. (askanews) – È di George Russell il miglior tempo nella terza e ultima sessione di prove libere del Gran Premio d’Austria, undicesimo appuntamento del Mondiale di Formula 1. Sul circuito di Spielberg il pilota della Mercedes chiude in 1’07″096, precedendo il compagno di squadra Kimi Antonelli, secondo a 38 millesimi, e la Ferrari di Lewis Hamilton, terzo a 115 millesimi.

Segnali incoraggianti per la Scuderia Ferrari, che dopo un venerdì più complicato riduce il distacco dalle Mercedes. Charles Leclerc conclude infatti la sessione al settimo posto, mostrando un passo più competitivo pur commettendo un lungo in curva 3 e danneggiando lo specchietto destro nel finale. Hamilton, invece, conferma il buon ritmo sul giro secco e, al termine della sessione, segnala via radio la necessità di un controllo al cambio.

Alle spalle dei primi tre si piazzano Max Verstappen con la Red Bull, seguito dalle McLaren di Oscar Piastri e Lando Norris. Settima posizione per Leclerc, mentre Fernando Alonso continua a lamentare problemi di sottosterzo sulla sua Aston Martin. Nel box Mercedes, intanto, Russell lavora fino agli ultimi minuti su significative modifiche all’assetto della monoposto.

La sessione si disputa con temperature molto elevate, con l’asfalto che raggiunge i 52 gradi. Tra gli episodi da segnalare anche alcune difficoltà radio per Verstappen, problemi ai freni lamentati dal giovane Arvid Lindblad sulla Racing Bulls e un’incomprensione tra Carlos Sainz e lo stesso Lindblad, conclusa senza conseguenze.

La Mercedes completa così il tris di migliori tempi nelle tre sessioni di prove libere, un risultato che non otteneva dal Gran Premio di Las Vegas del 2024. Alle ore 16 è in programma la sessione di qualifiche che definirà la griglia di partenza del Gran Premio d’Austria

Ustica, Schlein: continuiamo a chiedere verità e giustizia, non archiviare

Roma, 27 giu. (askanews) – “Quarantasei anni dopo continuiamo a ricordare e a chiedere verità e giustizia. Quella di Ustica è una ferita mai chiusa e resta intatto il dolore per quelle 81 vite spezzate”. Lo dichiara in una nota la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein.

“Ma oltre al dolore e alla vicinanza ai familiari delle vittime – afferma – abbiamo nei loro confronti anche il dovere della giustizia. Sul piano concreto, il Gip si dovrà esprimere sulla richiesta di archiviazione dell’indagine della magistratura italiana, che invece è importante non si interrompa. In questi giorni il Partito democratico ha avanzato tre specifiche richieste al Governo. In primo luogo è importante che l’Avvocatura Generale dello Stato si pronunci contro l’archiviazione. In secondo luogo il Governo deve utilizzare tutte le opportunità diplomatiche per chiedere a paesi amici dell’Italia, come Francia e Stati Uniti, tutte le informazioni utili su quanto accaduto nei cieli di Ustica. Infine occorre fare piena luce sulla scomparsa degli archivi del Ministero dei Trasporti per gli anni fra il 1969 ed il 1984”.

“Lo chiediamo – conclude Schlein – perché questa non è solo una battaglia delle famiglie: è una responsabilità di tutte e tutti”.

Ponte Stretto, Salvini: opera straordinaria, il mondo verrà a studiarla

Roma, 27 giu. (askanews) – “Stiamo lavorando per fare a ottobre-novembre a Milano e a Roma due eventi che raccontano tutti i cantieri che abbiamo aperto in Italia: i cantieri per le stazioni, per le ferrovie, la Tav, il Brennero, spero il ponte sullo Stretto. Ho trovato diversi messinesi in giro questa mattina e conto di reincontrarli coi cantieri aperti per un’opera pubblica straordinaria che il mondo, spero verrà ad ammirare, a studiare”. Lo ha detto Matteo Salvini, vicepremier e segretario della Lega, nel suo intervento sul palco di ExpoAid 2026, l’iniziativa promossa dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli.

Wimbledon, Sinner: "Penso solo a migliorarmi, pronto per Kecmanovic"

Roma, 27 giu. (askanews) – “So che il primo turno sarà difficile, ma ci siamo preparando al massimo”. Jannik Sinner è pronto a difendere il titolo conquistato un anno fa a Wimbledon. L’incognita è la condizione fisica dopo il ritiro di Parigi. L’azzurro, reduce dalle ultime sessioni di preparazione sull’erba, ha affrontato in conferenza stampa i temi principali legati all’esordio contro Miomir Kecmanovic e alla sua condizione fisica e mentale, ribadendo la volontà di concentrarsi esclusivamente sul campo.

Parlando proprio del primo turno contro Miomir Kecmanovic, Sinner sottolinea la difficoltà dell’impegno: “Devo concentrarmi sull’avversario. Sarà una partita molto difficile, ma servirà per trovare ritmo”. Un approccio prudente, tipico delle sue vigilia nei tornei del Grande Slam, in cui la gestione dell’esordio diventa spesso determinante per il prosieguo del cammino.

Sulle modifiche al lavoro di preparazione nelle ultime settimane, il numero uno azzurro è volutamente cauto: “Non mi piace parlare molto di che cosa abbiamo cambiato esattamente. Dal punto di vista fisico abbiamo cambiato qualcosa: una sessione molto più lunga sia in palestra che in campo, abbiamo fatto tutto insieme senza pause per sentire tante cose. Vediamo come reagisco in campo”. Un riferimento a un lavoro più intenso e continuo, studiato per migliorare la tenuta nelle partite lunghe.

MotoGpAssen, Martin in pole, poker Aprilia in qualifica

Roma, 27 giu. (askanews) – Le qualifiche del Gran Premio d’Olanda ad Assen consegnano una griglia storica e un dominio totale Aprilia: Jorge Martin conquista la pole position in 1:30.812 davanti ad Ai Ogura e Marco Bezzecchi, mentre Raul Fernandez completa un poker senza precedenti per la Casa di Noale in prima fila virtuale fino al quarto posto, prima della cancellazione del suo miglior giro per track limits. È la prima volta nella storia della MotoGP che Aprilia occupa le prime quattro posizioni in qualifica, confermando il momento di grande competitività del progetto tecnico.

Alle spalle del quartetto Aprilia si piazza Francesco Bagnaia, quinto, davanti a Fabio Di Giannantonio in sesta posizione. Marc Marquez apre la terza fila con il settimo tempo dopo una sessione complicata, segnata da diversi giri cancellati per violazione dei track limits. Alle sue spalle si colloca Pedro Acosta, ottavo, mentre il resto della top ten viene definito da una qualifica molto serrata sul circuito olandese.

La sessione è caratterizzata anche da scelte strategiche e colpi di scena: Alex Marquez decide di non prendere parte al Q2 dopo una caduta nelle pre-qualifiche, optando per il riposo in vista della Sprint Race e scattando così dalla dodicesima posizione. Out invece Fermin Aldeguer, dichiarato unfit per una frattura alla vertebra T7.

Il Q1 regala spettacolo e sorprese, con Fabio Quartararo protagonista assoluto grazie a un giro in 1:31.271 che lo porta in Q2 insieme a Joan Mir. Il francese della Yamaha si conferma competitivo sul giro secco, mentre Mir riesce a strappare l’accesso al turno decisivo con il tempo di 1:31.315, eliminando per pochi millesimi Franco Morbidelli.

Nel Q2 la lotta per la pole si accende subito. Marco Bezzecchi firma inizialmente il riferimento in 1:30.853, avvicinando il record della pista di Francesco Bagnaia (1:30.540), ma viene subito superato da Martin, che trova il giro perfetto migliorando di tre centesimi e portandosi in pole position. Raul Fernandez arriva anche a segnare il miglior tempo provvisorio in 1:30.700, ma il suo giro viene cancellato per track limits, vanificando una possibile prima posizione.

Marc Marquez fatica a trovare un giro pulito: anche lui vede diversi tempi cancellati e solo nel finale riesce a registrare un crono valido, sufficiente per il settimo posto ma lontano dalle posizioni di vertice. Situazione complicata anche per KTM, con Pedro Acosta rallentato da problemi tecnici alla RC16 dopo le FP2.

La griglia di partenza conferma quindi il dominio Aprilia, con Martin davanti a Ogura, Bezzecchi e Raul Fernandez, e una top ten molto compatta che lascia aperta ogni possibilità in vista della Sprint Race, in programma alle 15, attesa come primo vero banco di prova del weekend di Assen.

L’Iran condanna gli attacchi Usa: violato il memorandum di intesa. Bahrein denuncia attacco con droni iraniani

Roma, 27 giu. (askanews) – Il ministero degli Esteri iraniano ha condannato in una nota i raid aerei lanciati ieri dalle forze Usa contro diverse località sulla costa meridionale del Paese, denunciando “una chiara violazione” del Memorandum d’intesa raggiunto per mettere fine alla guerra.

Nella nota pubblicata su Telegram, il ministero ha ribadito il diritto dell’Iran all’autodifesa, affermando che “gli attacchi difensivi delle potenti Forze armate della Repubblica Islamica dell’Iran contro obiettivi legati alle forze aggressive statunitensi sono stati condotti su questa base”. I pasdaran hanno infatti fatto sapere di aver lanciato attacchi di rappresagli contro siti Usa nella regione.

Il ministero ha quindi affermato che “la responsabilità delle conseguenze di questa situazione ricade sul regime aggressivo degli Stati Uniti e su tutte le parti che in qualsiasi modo cooperano alle azioni aggressive degli Stati Uniti contro l’Iran”.

“A questo proposito, si ribadisce la necessità che tutti i Paesi situati sulla costa meridionale del Golfo Persico aderiscano al principio di buon vicinato e osservino il principio fondamentale del diritto internazionale che impone di impedire l’utilizzo del proprio territorio e delle proprie infrastrutture per compiere atti di aggressione contro la Repubblica Islamica dell’Iran”, conclude il comunicato.

Il ministero degli Esteri del Bahrein ha denunciato un “attacco contro il suo territorio, avvenuto all’alba di oggi da parte di diversi droni iraniani”, senza precisare quali siti siano stati colpiti. In una nota, il ministero ha denunciato “una palese violazione della sovranità nazionale, una grave minaccia alla sicurezza dei cittadini e dei residenti e una palese violazione delle leggi e convenzioni internazionali che vietano di colpire obiettivi civili e di terrorizzare persone innocenti”. “Il ministero ribadisce che i continui attacchi del regime iraniano, in un momento in cui gli sforzi regionali e internazionali stanno puntando a una de-escalation, attribuiscono a Teheran la piena responsabilità di aver minato gli sforzi di pace e rivelano un approccio basato sulla destabilizzazione della sicurezza, sull’esportazione del caos e sull’indebolimento della stabilità regionale”, ha affermato il Bahrein.

Caldo estremo, fine settimana a 40 gradi con l’anticiclone africano Caronte

Roma, 27 giu. (askanews) – L’anticiclone africano Caronte tiene l’Italia sotto un’afa opprimente con termometri inesorabilmente inchiodati sui 39-40°C, tuttavia sta già mostrando le prime crepe sul suo lembo più settentrionale, cedendo sotto i colpi delle correnti atlantiche. Lo evidenzia Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, che vede il preludio di un violento passaggio dalla canicola ai nubifragi. Nel 70% dei casi, dopo fasi di caldo così estremo, arrivano infatti temporali altrettanto violenti e dopo aver colpito Scozia, Inghilterra, Francia e Spagna, ora toccherà all’Italia.

I dati che ci arrivano dall’estero sono impressionanti: tra Inghilterra e Scozia sono stati registrati 6000 fulmini all’ora, una situazione di cui non si ha memoria a quelle latitudini La cosiddetta Heat Dome (la cupola di calore) inizierà a indebolirsi a partire da lunedì 29 giugno sul Nord del nostro Paese, permettendo la formazione dei primi fenomeni intensi a ridosso delle Alpi. Da martedì 30, il cedimento strutturale sarà più marcato e avremo a che fare con qualche rovescio “traditore” che potrebbe spingersi fino in Pianura Padana, liberando una quantità di energia termica altissima.

Mercoledì 1° luglio una bassa pressione, carica di aria fredda in quota, scivolerà dalla Germania verso l’Italia. L’impatto potrebbe essere molto intenso: si prevedono forti piogge dapprima sul Settentrione (con rischio concreto di grandinate e violenti colpi di vento), per poi scivolare verso il Centro-Sud, dove la perturbazione scaverà un vero e proprio ciclone sul Basso Tirreno entro la giornata di giovedì. Sotto il peso di questa passata temporalesca, le temperature subiranno un drastico calo, anche se una successiva, temporanea rimonta dell’alta pressione non è del tutto da escludere.

Spingendo lo sguardo un po’ più in là, nell’arco dei 10 giorni dove le conferme assolute non esistono, il weekend del 4-5 luglio potrebbe riservare un’evoluzione particolare. I modelli intravedono sull’Europa Occidentale il ritorno del grande assente: l’Anticiclone delle Azzorre. Sull’Italia, questo si tradurrebbe nel passaggio di correnti settentrionali: un contesto a tratti instabile, con mattinate soleggiate e qualche temporale pomeridiano in più su Alpi e Centro-Sud, ma in un’atmosfera decisamente meno calda e finalmente respirabile. Prima di pensare al sollievo di luglio, dobbiamo però affrontare le prossime, delicatissime ore. per quello che si preannuncia come il fine settimana più caldo dell’anno. Il picco di Caronte: un caldo “impossibile” e potenzialmente dannoso per la salute ci accompagnerà ininterrottamente fino a martedì, con punte stabili sui 40°C. La transizione di metà settimana: sarà fondamentale monitorare l’intensità e la diffusione dei temporali del 1° luglio, poiché lo scontro tra il calore estremo preesistente e l’aria fredda in arrivo rischia di innescare fenomeni particolarmente violenti.

Nel dettaglio oggi al Nord sono previsti sole e caldo intenso, afa, isolati temporali sulle Alpi di confine. Al Centro: sole e caldo intenso, afa. Al Sud: caldo, isolati temporali sui monti. Domenica 28 al Nord sole e caldo intenso a 40°C, afa, temporali sulle Alpi. Al Centro sole e caldo intenso a 40°C, afa. Al Sud: caldo, isolati temporali sui monti.

Lunedì 29 al Nord sole e caldo intenso a 40°C, qualche temporale forte sulle Alpi e locale in Pianura Padana. Al Centro: caldo intenso fino a 40°C. Al Sud: sole e molto caldo. La tendenza indica un calo termico da martedì 30 giugno ad iniziare dalle Alpi, diffuso crollo da mercoledì 1 luglio in poi con frequenti temporali.

Terremoti in Venezuela, aumenta il numero delle vittime. Ospedali al collasso: manca tutto

Roma, 27 giu. (askanews) – Di ora in ora aumenta la conta n del dee vittime dei potenti terremoti che hanno colpito il Venezuela. L’ultimo bilancio ufficiale segna almeno 920 morti e 3.360 feriti. Un bilancio molto provvisorio con migliaia di persone disperse e molti feriti ancora intrappolati dalle macerie dei palazzi accartocciati.

Il presidente dell’Assemblea Nazionale, Jorge Rodríguez, fratello della presidente ad interim Delcy Rodríguez, ha riportato anche 383 abitazioni “totalmente o gravemente danneggiate, la maggior parte nello stato di La Guaira”, passato sotto controllo militare, “con le Forze armate nazionali schierate per garantire la sicurezza, mantenere l’ordine e agevolare le operazioni di soccorso”.

Gli ospedali in Venezuela sono al collasso, e soffrono per la carenza di forniture essenziali, come acqua, antibiotici, soluzioni per flebo, anestetici e lenzuola di carta: è quanto dichiara alla Cnn Huniades Urbina-Medina, pediatra di Caracas. Almeno due ospedali – uno a Caracas e uno a La Guaira – sono crollati in seguito al sisma; le strutture degli ospedali – riferisce il medico – erano vecchie e non ben mantenute.

“È molto, molto difficile per tutti i medici e gli infermieri aiutare questi pazienti che hanno bisogno di tutte queste cose. E in questa situazione non abbiamo altro che la nostra buona intenzione nell’aiutarli”, ha dichiarato. Un sistema sanitario “al collasso”. “Non sappiamo cosa sia arrivato in Venezuela. Non sappiamo dove siano quelle cose che stanno arrivando”, ha concluso il pediatra.

“Ho ricevuto una chiamata dal presidente Donald Tump e dal Segretario di Stato Marco Rubio, i quali hanno ratificato il sostegno del governo degli Stati Uniti in questo momento difficile per il Venezuela. Lo scrive su X la presidente ad interim Delcy Rodríguez.

“Stiamo aiutando il Venezuela”, dove “c’è stato un terremoto tremendo e moltissime persone sono morte. Ma il Venezuela è stato fantastico, abbiamo un ottimo rapporto. È stata una guerra di un solo giorno. Li abbiamo colpiti duramente” e poi “abbiamo estratto milioni di barili di petrolio e abbiamo ripagato la guerra molte volte. Ma, cosa altrettanto importante, stanno andando meglio che mai. Stanno guadagnando più soldi che mai, non hanno mai guadagnato così tanto. Voglio dire, a parte quello che è successo ieri sera… è stato terribile quello che è successo”, ha affermato ieri sera il presidente statunitense Donald Trump parlando alla Faith and Freedom Coalition, organizzazione di stampo cristiano.

Tajani: situazione drammatica, aiuti fino a 10 mln “Oggi arriverà un secondo aereo con personale italiano” Roma, 27 giu. (askanews) – “La situazione è purtroppo drammatica e provvisoria. Un secondo aereo con personale italiano esperto in aree colpite da terremoti arriverà oggi. E abbiamo dato anche disposizione di aiuti finanziari, fino a 10 milioni di euro. E oltre 100 operatori italiani saranno sul territorio venezuelano”: lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nell’intervista a UnoMattina Weekly.

Carburanti, Urso convoca le 4 maggiori compagnie petrolifere il 30 giugno

Roma, 27 giu. (askanews) – Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha convocato per martedì 30 giugno, alle ore 17.30, a Palazzo Piacentini, i rappresentanti delle principali compagnie petrolifere attive in Italia: Api-Ip, Eni, Q8 e Tamoil.

La riunione, riporta una nota, avrà la finalità di fare il punto sull’andamento dei prezzi dei prodotti petroliferi e dei carburanti a seguito del Memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran e del conseguente riavvio dei flussi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz.

Il ministro Urso, ricorda il Mimit, aveva già convocato le compagnie il 9 aprile al Mimit al fine di evitare fenomeni speculativi alla pompa a seguito dei ribassi sulle quotazioni del greggio richiedendo un adeguamento dei prezzi tempestivo.

Urso: micro, piccole e medie imprese cuore e eccellenza del Made in Italy

Roma, 27 giu. (askanews) – “Nella Giornata internazionale delle micro, piccole e medie imprese celebriamo il cuore del sistema produttivo italiano: realtà profondamente radicate nei territori, capaci di custodire competenze e tradizioni e, al tempo stesso, di innovare, competere e portare nel mondo l’eccellenza del Made In Italy”. Lo afferma il ministro delle imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso con un messaggio su X.

“In questa direzione va la prima legge annuale sulle Pmi che abbiamo fortemente voluto. Un punto di svolta importante, atteso per più di un decennio, che punta a ridare competitività alle imprese delegando il governo a realizzare la riforma dell’artigianato, quella delle centrali consortili e dei Confidi – prosegue – nonché il riordino della disciplina delle startup e delle PMI innovative”.

“Un impegno concreto – rivendica Urso – per rendere il nostro sistema produttivo più forte, resiliente e capace di affrontare le sfide dei mercati globali”.

Piaggio, oggi a Roma la maxi parata per gli 80 anni della Vespa

Roma, 27 giu. (askanews) – Da questa mattina decine di migliaia di “vespisti”, incuranti del caldo, stanno animando le strade della Capitale, per il “Vespa Parade” che segna il culmime delle celebrazioni degli 80 anni del celebre scooter dalla Piaggio.

Negli ultimi due giorni sono entrate nel vivo le attività per gli 80 anni di Vespa, con il “Vespa Village” allestito nel Foro Italico.

Il Vespa Stadio dei Marmi, secondo quanto riporta un comunicato, ha attirato anche migliaia di persone che, in uno scenario unico al mondo, si sono immerse nell’universo Vespa con l’esposizione della gamma e lo shop ufficiale, mentre l’intrattenimento del palco di Radio Deejay continua ogni giorno fino a mezzanotte”.

Tra le tante attività svolte, le sfide del Campionato Europeo Vespa Rally, nelle quali i “vespisti” si sono misurati in prove speciali con tratti cronometrati a media imposta e sulla navigazione con RoadBook. Il Campionato Mondiale di Gimkana, come da tradizione, ha invece visto numerose Vespa impegnate in prove di abilità tra ostacoli tecnici, per testare agilità, equilibrio e concentrazione.

Carburanti, proseguono i cali, anche il diesel sotto 1,9 euro al litro

Roma, 27 giu. (askanews) – Anche il il diesel torna sotto la soglia di 1,9 euro al litro sulla rete stradale italiana. Proseguono i cali dei prezzi dei carburanti, sulla scia del collasso delle quotazioni petrolifere innescato dagli accordi tra Stati Uniti e Iran, che pur tra incidenti e persistenti tensioni, punta a ripristinare le forniture dallo snodo chiave dello Stretto di Hormuz. Le quotazioni sono ai minimi da fine febbraio e ieri il barile di greggio texano (Wti) èp sceso sotto i 70 dollari.

Secondo gli ultimi dati raccolti dall’Osservatorio del ministero delle Imprese e del Made in Italy, stamattina i valori medi alla pompa in modalità “self service” lungo la rete stradale nazionale registrano un valore pari a 1,811 euro al litro per la benzina e 1,895 euro al litro per il gasolio. Anche sulla rete autostradale si evidenziano ancora ribassi, aggiunge il Mimit con una nota: con il prezzo medio self che scende a 1,904 euro per la benzina e 1,982 euro per il gasolio.

Commissione Covid, Conte: usata contro di me, la regia è a palazzo Chigi

Roma, 27 giu. (askanews) – “Siamo ormai in un clima da campagna elettorale, evidentemente hanno individuato in me e nel M5S il pericolo numero uno. E, da palazzo Chigi, è arrivato l’ordine ai fidi sodali che siedono in commissione Covid, grazie anche alla complicità in particolare dei giornali di Angelucci, di screditare la mia persona”. Lo dice il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, intervistato da Repubblica.

Possibile che non si occupasse delle forniture durante l’emergenza Covid? “Ma scusate”, è la replica dell’ex premier, “torniamo a quei mesi, con un’Italia in ginocchio e la riorganizzazione di un intero Paese, secondo voi è pensabile che un presidente del Consiglio possa pensare ai contratti delle mascherine? Non l’ho mai fatto, ma a questo punto una domanda la faccio io: siamo sicuri che nessun esponente di vertice di Fratelli d’Italia si sia preoccupato di suggerire o raccomandare imprese o professionisti? Speriamo di poter approfondire questo aspetto in commissione Covid. Ci divertiremo”.

Faith and Freedom Coalition, la destra religiosa che mobilita l’America di Trump

Un palco che vale una campagna

L’intervento di Donald Trump davanti alla Faith and Freedom Coalition non è stato soltanto uno dei tanti appuntamenti del calendario politico americano. Quando il presidente invita i partecipanti a recarsi alle urne perché le elezioni di medio termine sono «vitali», si rivolge a uno dei segmenti più organizzati e disciplinati dell’elettorato conservatore. Non è un pubblico occasionale, ma una rete nazionale che da oltre quindici anni rappresenta uno dei principali strumenti di mobilitazione del voto repubblicano.

Dalle radici evangeliche alla politica

La Faith and Freedom Coalition nasce nel 2009 per iniziativa di Ralph Reed, già protagonista della stagione della Christian Coalition negli anni Novanta. L’obiettivo è dare continuità all’impegno politico del mondo evangelico e dei cattolici conservatori, trasformando le battaglie culturali in consenso elettorale.

L’organizzazione si definisce apartitica sotto il profilo giuridico, ma il suo orientamento è chiaramente collocato nell’area conservatrice. Difesa della vita, libertà religiosa, sostegno alla famiglia tradizionale, riduzione del peso dello Stato, tutela del diritto al possesso delle armi e appoggio a Israele costituiscono i pilastri della sua agenda pubblica.

Una macchina organizzativa capillare

La forza della Faith and Freedom Coalition non risiede tanto nell’elaborazione teorica quanto nella capacità organizzativa. Attraverso reti di volontari, campagne telefoniche, distribuzione di materiale informativo nelle chiese, incontri territoriali e attività digitali, l’organizzazione punta a portare alle urne milioni di elettori che condividono una medesima visione dei valori pubblici.

Le convention annuali sono diventate uno degli appuntamenti obbligati per i candidati repubblicani alla Casa Bianca e al Congresso. Da anni vi partecipano i principali leader del partito, consapevoli che il voto evangelico rappresenta una componente decisiva in molti Stati in bilico. Non è un caso che Trump abbia costruito con questo mondo uno dei rapporti politici più solidi della sua carriera, ricambiandone il sostegno con nomine giudiziarie e scelte politiche coerenti con le richieste dell’elettorato religioso.

Un modello che interroga anche l’Europa

L’esperienza della Faith and Freedom Coalition pone una questione che va oltre gli Stati Uniti. Essa dimostra come, in una società fortemente secolarizzata, la dimensione religiosa possa ancora costituire un potente fattore di mobilitazione civile e politica quando riesce a organizzarsi in modo stabile e professionale.

Il caso americano, tuttavia, difficilmente è esportabile in Europa. Nei Paesi europei, e in particolare in Italia, la tradizione del cattolicesimo democratico ha storicamente privilegiato l’autonomia della politica rispetto alle organizzazioni confessionali, evitando una saldatura diretta tra appartenenza religiosa e appartenenza partitica. Proprio questa differenza rende interessante osservare la Faith and Freedom Coalition: non tanto come un modello da imitare, quanto come uno dei laboratori più influenti della nuova destra americana, capace di trasformare convinzioni morali e identità religiosa in partecipazione politica e consenso elettorale.

Confronto a Brescia su De Gasperi visto da Giordani

Un volume che torna a parlare al nostro tempo

“Se la politica è l’arte della possibilità, De Gasperi fu un politico per eccellenza”.

Igino Giordani, amico e collega negli anni di lavoro alla Biblioteca Apostolica Vaticana, lo ricorda così nella biografia che, su mandato della Direzione centrale della Democrazia cristiana, scrisse nel 1955.

Di quel ricchissimo volume è uscita la riedizione per iniziativa di Istituto Toniolo e Fondazione De Gasperi, con la curatela di Lucio D’Ubaldo e Alberto Lo Presti, che hanno concluso l’incontro organizzato dalla sede di Brescia dell’Ateneo e da varie associazioni lo scorso 25 giugno in sala della Gloria.

Un libro che illumina la storia dei cattolici in politica

«Un libro denso, pieno di ricordi, di ricostruzioni e di analisi che coprono alcuni tra i decenni centrali della storia italiana e soprattutto della storia dei cattolici impegnati in politica» l’ha definito la rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Elena Beccalli aprendo i lavori, in cui ha ricordato anche lo stretto legame con l’Ateneo «che vide un frutto significativo nella pubblicazione da parte di Vita e Pensiero, nel 1931, del volume I tempi e gli uomini che prepararono la “Rerum Novarum” firmato con lo pseudonimo di Mario Zanatta. Padre Gemelli sollecitò direttamente De Gasperi a scriverlo proprio tramite Giordani».

L’attualità del progetto europeo

«Non è una semplice ripubblicazione» ha fatto notare il preside di Scienze politiche e sociali Andrea Santini, che ha moderato l’incontro. «È una nuova edizione arricchita dalla premessa dell’onorevole Giuseppe Fioroni e da un’ampia introduzione dei curatori». Secondo il preside, uno degli elementi di grande attualità, che andrebbe considerata anche per i giorni che stiamo vivendo, è il tentativo di De Gasperi di costruire la Comunità europea di difesa, non disgiunta dalla evoluzione politico-federale dell’Europa».

Dopo il saluto del vicesindaco di Brescia Federico Manzoni, che ha ricordato l’attualità dell’europeismo di De Gasperi nella temperie politica presente, di Europa ha parlato anche il vicepresidente dell’Istituto Toniolo Giuseppe Fioroni, rimarcando come l’Unione rappresenta la grande realtà per i tre grandi fondatori, tutti democristiani, rispetto a quello che rimase il grande sogno del manifesto di Ventotene.

Secondo Fioroni, tra i promotori della nuova edizione, «questo libro serve ad aprire un dialogo con i giovani cattolici che vogliono impegnarsi in politica, perché oggi c’è ancora bisogno del contributo dei cattolici in politica a fronte di tanto degrado».

Gli anni del silenzio alla Biblioteca Vaticana

Entrando nel merito del libro, l’intervento di monsignor Vincenzo Zani, bibliotecario emerito di Santa Roma Chiesa, l’istituzione che accolse, nell’esilio, per quindici anni De Gasperi come archivista alle dipendenze della Biblioteca Apostolica Vaticana. Quelli anni tra il 1929 e il 1944, in cui De Gasperi incontrò Igino Giordani, sono «gli anni più nascosti e silenziosi della sua vita».

Come ha detto il cardinale Pietro Parolin in un recente convegno alla Biblioteca vaticana, «un perno essenziale della sua vita personale e del suo futuro impegno politico». Quella condizione di «doppia solitudine come cattolico e come politico», si rivela un monito per il nostro tempo: per costruire nella vita e in politica occorre prima fare silenzio.

Il capo politico e l’ideologo della Democrazia Cristiana

Del resto la biografia di De Gasperi è estremamente eccezionale: «un caso più unico che raro» lo definisce Giuseppe Tognon, presidente della fondazione. Fu, infatti, parlamentare in tre diverse assemblee rappresentative: quella austro-ungarica a Vienna, quella del Regno d’Italia e quella della Repubblica italiana.

«Giordani ha inserito alcune notazioni di fatti di cui non c’è traccia nella storiografia degasperiana classica» e questo costituisce la ricchezza del suo volume. Tognon, tra i molti esempi citati, ricorda che «Giordani rivela una cosa di una straordinaria attualità: De Gasperi non fu soltanto il fondatore della Democrazia Cristiana, ma ne fu il capo politico e l’ideologo».

A fronte delle tentazioni insurrezionalistiche della sinistra, ricordava che «la rivoluzione o sarà morale o non sarà» e chiosava con «la vera rivoluzione è la Costituzione». Parole non da poco nei giorni in cui si celebrano gli 80 anni della Repubblica e dell’avvio dei lavori dell’Assemblea costituente.

Al centro del campo largo: troppe sigle, poca leggibilità

Le sigle senza peso politico

Un Centro frantumato nega il Centro. Diciamoci la verità e senza alcuna polemica pregiudiziale o, peggio ancora, pretestuosa. Ogniqualvolta gli organi di informazione fanno l’elenco delle sigle centriste nel “campo largo” – perchè di sigle personali e poco più si tratta – sembra di ritornare bambini quando ci divertivamo a snocciolare le formazioni di calcio della nostre squadre del cuore. Ma, rispetto a quel racconto, qui parliamo non di campioni ma di aspiranti leader che sono accomunati da un filo rosso. E cioè, la sostanziale inconsistenza delle loro rispettive, seppur legittime, avventure politiche.

Nel campo largo il Centro si dissolve

Ora, e senza e per l’ennesima volta ricordarli tutti – meglio astenersi da questi elenchi perchè corriamo il rischio di dimenticarle sempre qualcuno – c’è un aspetto che non possiamo non sottolineare. Se nel campo dell’attuale coalizione di governo il carisma, il peso e l’autorevolezza della Premier sono talmente forti, evidenti ed oggettivi da ridimensionare ed oscurare qualsiasi sfumatura centrista, è nel campo della coalizione di sinistra e progressista che prosperano le sigle più disparate. E, addirittura, c’è una ulteriore divisione – si parla addirittura di due liste elettorali – delle già molte sigle che oggi affollano quel campo così minato e frastagliato al suo interno.

Alla luce di questa concreta situazione che non merita neanche di essere ulteriormente approfondita, è di tutta evidenza che da quelle parti emerge un dato inequivocabile. E cioè, la frantumazione del cosiddetto Centro – o perchè eterodiretto dall’esterno come prevede il lodo Bettini o perchè divisi in mille rivoli politicamente del tutto insignificanti perchè incomprensibili – azzera del tutto una presenza centrista, riformista e moderata nel cosiddetto “campo largo”.

Il tramonto del centrosinistra plurale

Ed è un peccato che la coalizione di sinistra rinunci ad essere, quasi ontologicamente, una vera e credibile alleanza di centro sinistra. Perchè delle due l’una. E cioè, o si torna ad una coalizione dove il cosiddetto Centro gioca un ruolo politico, culturale e programmatico significativo, visibile e protagonistico oppure, e al contrario, si riduce ad essere un orpello del tutto marginale e periferico. Dove non serve neanche più per giustificare la natura plurale della coalizione.

Certo, nessuno pensa di riproporre stagioni dove il Centro riformista giocava quasi alla pari con la sinistra democratica e di governo. Penso, nello specifico, al Ppi di Franco Marini e Gerardo Bianco, alla Margherita di Rutelli, dello stesso Marini, Parisi, Mastella e alla prima fase del Pd con Veltroni. Ora però, e per tornare all’oggi, è indubbio che la frantumazione molecolare delle mille sigle centriste – nessuna delle quali realmente rappresentative di quel mondo che, comunque sia, esiste nella società italiana e che rischia di non essere sufficientemente rappresentato nell’agone politico contemporaneo – consegna quella coalizione ad essere una alleanza, del tutto legittima ancorchè naturale, di sinistra e progressista.

Guardare oltre le vecchie formule

Per queste ragioni, semplici ma essenziali, e “allo stato dei fatti”, per dirla con una antica e sempre moderna espressione di Carlo Donat-Cattin, chi vuole oggi riproporre, rilanciare e rideclinare una presenza politica centrista non può che guardare oltre. Cioè ad un luogo politico che sappia realmente tradurre una cultura politica di centro, un autentico progetto riformista e una vera e credibile cultura di governo.

Ustica, Mattarella: segno non cancellabile nella storia della Repubblica

Roma, 27 giu. (askanews) – “Sono trascorsi 46 anni dalla strage nei cieli di Ustica. In questo giorno di raccoglimento e di memoria, il pensiero di vicinanza e di solidarietà va anzitutto ai familiari delle vittime, straziati da un evento inaccettabile e da un dolore profondo che il tempo non può lenire”. Lo dichiara in una nota il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

“Nella storia della Repubblica – sottolinea il capo dello Stato – il segno di quella catastrofe non è cancellabile. Ottantuno vite vennero distrutte. Morirono tutti i passeggeri e i componenti dell’equipaggio del DC9 partito da Bologna e diretto a Palermo. Tanti i corpi che non trovarono sepoltura”.

“La ricostruzione di quanto accaduto è rimasta a lungo nebulosa, la via della ricerca della verità, tuttavia, è stata percorsa e ha portato a risultati significativi. Ricomporre quanto avvenne sul mar Tirreno in quel tragico 27 giugno 1980 rimane un dovere irrinunciabile”, conclude Mattarella.

Il pubblico ministero, la prova e il dovere del limite

Una sentenza definitiva, una riflessione ancora aperta

Ci sono vicende giudiziarie che, anche quando trovano una conclusione processuale, non smettono di interrogare il sistema.

Non perché la decisione debba essere contestata. Al contrario: una sentenza della Corte di Cassazione, soprattutto quando annulla senza rinvio e assolve con formula piena, va rispettata nella sua forza istituzionale.

Il caso De Pasquale-Spadaro appartiene a questa categoria.

La Suprema Corte ha assolto i due Magistrati milanesi dall’accusa di rifiuto di atti d’ufficio, dopo due condanne di merito a otto mesi.
La formula è quella più netta: il fatto non sussiste.
Sul piano penale, dunque, la vicenda è chiusa.
E non sarebbe serio commentarla come se quella pronuncia non esistesse, o come se il processo potesse continuare nel tribunale mediatico.

Ma sarebbe altrettanto riduttivo archiviare tutto come un incidente di percorso, consumato dentro una guerra tra procure, avvocati, società multinazionali e opinione pubblica.

Il punto non è stabilire, oggi, se due Pubblici Ministeri abbiano commesso un reato.
A questa domanda ha risposto la Cassazione.
Il punto, più difficile e più civile, è un altro: che cosa esige lo Stato di Diritto dal Pubblico Ministero quando entrano nel processo elementi potenzialmente favorevoli alla Difesa?

È qui che la vicenda supera il destino individuale dei due Magistrati e diventa una questione costituzionale.

L’autonomia del pubblico ministero e il vincolo della legalità

Il processo Eni-Nigeria è stato uno dei più complessi e simbolicamente esposti degli ultimi anni.
Corruzione internazionale, grandi gruppi energetici, interessi economici enormi, rapporti opachi tra Stati, multinazionali, intermediari e potere politico.
Un terreno sul quale l’azione della Magistratura non solo è legittima; ma, necessaria.

Nessuna democrazia seria può rinunciare a indagare la corruzione internazionale.
Nessuno Stato può accettare che la forza economica diventi zona franca rispetto alla legalità.

Da questo punto di vista, difendere l’autonomia del Pubblico Ministero non è una concessione corporativa; ma, una condizione della democrazia.

Tuttavia, l’autonomia non è mai autosufficienza. Non è sovranità personale. Non è immunità culturale rispetto al contraddittorio.

Nel processo penale, il Pubblico Ministero non è un avvocato dell’accusa nel senso privatistico del termine.
Non difende un cliente. Non rappresenta un interesse di parte.
È parte processuale; ma resta organo pubblico, vincolato alla legalità, alla completezza dell’accertamento, alla correttezza del metodo.

Questa è la sua forza. Ed è anche il suo limite.

L’articolo 358 del codice di procedura penale non è una formula ornamentale.
Quando afferma che il Pubblico Ministero svolge accertamenti anche su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini, non descrive una cortesia istituzionale.
Esprime una cultura della giurisdizione.
Ricorda che la funzione requirente non può essere ridotta alla costruzione dell’ipotesi accusatoria.

Il Pubblico Ministero non vince quando ottiene una condanna. Vince quando contribuisce a una decisione giusta.

La prova, il contraddittorio e il rischio degli opposti estremi

È questa la misura che spesso si smarrisce nel processo penale contemporaneo.
La pressione mediatica, la complessità delle indagini economiche, la competizione interna agli uffici giudiziari, il peso simbolico di alcuni procedimenti possono trasformare l’accusa in un cul de sac.
Da quel momento, ogni elemento contrario rischia di apparire non come un dato da verificare; ma, come un disturbo della narrazione.

Quando ciò accade, il processo perde il suo equilibrio.

Nel caso Eni-Nigeria, secondo le sentenze di merito poi annullate, alcuni materiali avrebbero potuto incidere sulla valutazione di attendibilità di dichiaranti rilevanti. La Cassazione ha ritenuto che quella condotta non integrasse il reato contestato. È una conclusione che va accettata. Ma l’assoluzione penale non dissolve automaticamente il problema istituzionale sottostante.

Non tutto ciò che non è reato è, per ciò solo, fisiologia del processo.

Questa distinzione è decisiva.

Il Diritto Penale deve restare extrema ratio, anche quando a essere giudicati sono Magistrati.
Penalizzare ogni scelta processuale del Pubblico Ministero significherebbe aprire una strada pericolosa: quella di una giurisdizione impaurita, burocratica, difensiva, esposta a ritorsioni ogni volta che un processo si conclude in modo diverso dall’ipotesi originaria.

Ma il rischio opposto non è meno grave: trasformare l’autonomia del Pubblico Ministero in una zona sottratta a ogni verifica effettiva.

Tra questi due estremi passa la linea fragile dello Stato costituzionale.

Il garantismo vale per tutti

Da una parte, occorre impedire che il Giudice penale diventi il revisore permanente delle strategie dell’accusa.
Dall’altra, evitare che il dovere di lealtà processuale resti affidato solo alla coscienza individuale del singolo Magistrato.

Una democrazia matura non ha bisogno né di Pubblici Ministeri intimiditi; ma, neanche, irresponsabili.
I Pubblici Ministeri devono essere liberi perché responsabili; autorevoli perché controllabili; indipendenti perché fedeli al limite.

La giustizia non è mai soltanto esercizio di potere legale. È servizio alla persona.
E la persona, nel processo penale, non coincide mai con la sua posizione processuale.

L’imputato non è l’ostacolo all’accertamento. È il soggetto nei confronti del quale lo Stato deve dimostrare, ogni giorno, di non essere arbitrio burocratico.

Lo stesso vale per il magistrato imputato.
Ha diritto anch’egli alla presunzione di innocenza, al rispetto della decisione favorevole, alla sottrazione dal linciaggio pubblico.
Il garantismo non può essere intermittente.
Non può valere soltanto per chi ci è vicino, né cessare quando l’imputato appartiene a un ordine dello Stato.

Per questo la sentenza della Cassazione va letta senza compiacimenti e senza vendette.
È una decisione penale che dice che quella condotta, così come contestata, non integra il reato.
Il resto appartiene a un altro piano.

La giurisdizione si difende con la responsabilità

Il processo penale vive di fiducia.
Ma la fiducia non nasce dall’autorità. Nasce dalla trasparenza. Dalla possibilità che ogni elemento rilevante entri nel contraddittorio.
Dalla certezza che la prova non appartiene all’accusa, né alla difesa; ma, al giudizio.

Quando una prova resta fuori dal processo, la questione non è soltanto chi ne tragga vantaggio.
La questione vera è che il giudice vede meno.
E una giustizia che vede meno decide peggio, anche quando decide correttamente.

In fondo, il caso De Pasquale-Spadaro ci consegna una domanda sobria e severa: il processo penale italiano è ancora capace di distinguere tra la forza dell’accusa e il dovere della verità?

Non basta rispondere con il codice. Occorre rispondere con la cultura istituzionale.
Perché la giurisdizione non si difende proteggendo i suoi attori da ogni critica; ma, pretendendo da ciascuno il massimo grado di responsabilità compatibile con la funzione esercitata.

E il Pubblico Ministero, proprio perché dispone del potere più invasivo che lo Stato possa esercitare prima della condanna, deve accettarne il peso più difficile: cercare anche ciò che può indebolire la propria accusa.

Per fedeltà al proprio mandato.
Per fedeltà alla Repubblica.

Trump minaccia nuovi dazi al 100% contro Paesi Ue, dura replica Bruxelles

Roma, 26 giu. (askanews) – Rischia di aprirsi un nuovo scontro tra Stati Uniti ed Europa, dopo che oggi, all’improvviso, il presidente Usa Donald Trump ha minacciato dazi al 100% sulle merci importate dai paesi Ue ove dovessero imporre una nuova tassazione sui servizi digitali. A stretto giro è giunta una dura replica della Commissione europea, che ha bollato come “ingiustificate” queste minacce e ha avvertito di essere pronta a rispondere “rapidamente e in maniera risoluta” se dovessero essere effettivamente attuate.

Solo ieri il Consiglio dell’Ue riferiva di aver adottato formalmente due regolamenti che danno attuazione agli impegni tariffari previsti dalla dichiarazione comune Ue-Usa del 21 agosto 2025, completando il processo legislativo e confermando l’obiettivo europeo di mantenere una relazione commerciale transatlantica stabile.

E ora, di colpo, sembra tornare il clima di un anno fa, lo spettro dei mesi di lacerazioni che avevano preceduto gli accordi, poi faticosamente raggiunti.

Trump ha fatto la sparata dal suo social, Truth. “Numerosi Paesi europei hanno discusso dell’imminente introduzione di una tassa sui servizi digitali per le aziende americane. Alcuni di questi Paesi sono prossimi a farlo concretamente. La presente dichiarazione intende precisare che qualsiasi Paese che imponga una tale tassa sarà immediatamente soggetto a un dazio del 100% su tutte le merci inviate negli Stati Uniti d’America”, ha scritto.

E questo nuovo dazio “prevarrà su qualsiasi accordo commerciale stipulato con il Paese, indipendentemente dal fatto che sia stato implementato, firmato o meno”, ha aggiunto il numero uno della Casa Bianca.

Negli ultimi mesi nel dibattito tra i paesi della UE si è riaffacciata la proposta di imporre una tassazione sui servizi digitali (digital levy), che ora sarebbe funzionale anche a reperire nuovi fondi per il bilancio pluriennale della Unione europea, sotto forma di “nuove risorse proprie”. Non è chiaro se la minaccia di Trump si riferisca proprio a questa ipotesi.

Ad ogni modo, tramite un Portavoce la commissione UE replicato a stretto giro. “Misure unilaterali che prendessero di mira politiche legittime sono ingiustificate. Se attuate, l’Unione europea risponderà rapidamente e in maniera risoluta per difendere i suoi diritti e la sua autonomia nell’ambito legislativo”, ha affermato il portavoce.

Bruxelles sottolinea che l’Unione e i suoi Paesi membri “hanno il diritto sovrano di regolare le attività economiche sul loro territorio, in linea con i nostri valori democratici e con gli impegni internazionali”.

Peraltro qualunque tassa venga stabilita nella UE è “non discriminatoria per sua natura e si applica in maniera paritetica a tutte le grandi società”, indipendentemente dal loro Paese di origine. “L’Ue ha coerentemente sostenuto una soluzione globale alla giusta tassazione dell’economia digitale – ricorda ancora il portavoce della Commissione – in linea con le conclusioni dei ministri delle finanze del G7. Questa resta la nostra scelta privilegiate e siamo pronti a impegnarci costruttivamente per arrivarci”. (fonte immagine: European Unione, 2026).

Avellino, Urso inaugura la Casa del Made in Italy

Avellino, 26 giu. (askanews) – Inaugurata ad Avellino la “Casa del Made in Italy”, alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e delle autorità locali. La sede irpina entra così a far parte della rete nazionale di sportelli dedicati al supporto delle attività produttive.

“Siamo qui a inaugurare la Casa del Made in Italy anche in Avellino, è la terza Casa del Made in Italy che inauguriamo in Campania, l’abbiamo fatto a Napoli e a Caserta ed è la 26esima Casa del Made in Italy che inauguriamo nel nostro territorio nazionale con l’obiettivo di giungere entro la legislatura ad avere una Casa del Made in Italy in ogni regione e, ci auspichiamo, in ogni provincia produttiva del nostro Paese. Questo progetto che nasce sin dall’inizio della legislatura, ha l’obiettivo di fornire, nel luogo più vicino alla loro attività, un servizio completo di informazione e di assistenza per chiunque svolga un’attività produttiva. Quindi innanzitutto per le imprese artigianali, per le piccole medie imprese, per coloro che esercitano un’attività commerciale, che hanno sicuramente più bisogno delle grandi imprese di un servizio su misura accanto al luogo dove producono”.

Dopo il taglio del nastro, il ministro ha apposto l’annullo postale commemorativo della giornata, rito che accompagna l’inaugurazione delle Case del Made in Italy. “Prefetto mi aiuti lei”, ha detto Urso. Infine, il ministro ha salutato gli studenti del Liceo del Made in Italy di Avellino presenti in sala.

L.elettorale: al via in aula Camera. E sono scintille, Magi espulso

Roma, 26 giu. (askanews) – E’ iniziato, con lo svolgimento della discussione generale, l’esame nell’aula della Camera della legge elettorale, licenziata dalla commissione Affari costituzionali, mercoledì scorso, con la ‘tagliola’ che non ha consentito di esaminare la maggior parte degli emendamenti, tra cui quello sulle preferenze il cui ‘rebus’, che agita entrambi gli schieramenti, dovrà essere affrontato dall’assemblea.

Un avvio tra le tensioni e l’espulsione dall’emiciclo del segretario di +Europa Riccardo Magi che ha mostrato e poi strappato il fax simile in formato gigante di una scheda elettorale, con una scritta in fondo ‘il tuo voto non conta’, che riproduceva il listone e le liste bloccate. Magi, privato dell’audio del microfono, aveva proseguito la sua azione mentre parlava la ministra delle Riforme Elisabetta Casellati e dopo essere stato richiamato più volte è stato espulso. Poi, ai cronisti ha annunciato una mobilitazione “dentro e fuori” dal Parlamento contro una legge “plescibitaria e antidemocratica” invitando “tutte le opposizioni” a “fermarli”.

La ministra, prendendo la parola in aula, ha ribadito la posizione del governo sul testo così come modificato dalla commissione, il Bignami-bis. La riforma, ha detto Casellati, “è costruita esclusivamente per favorire l’obiettivo della stabilità insieme a quello della piena rappresentatività”. Casellati ha respinto una delle accuse delle opposizioni: “è falso”, ha sottolineato, che si tratti di una sorta di premierato a Costituzione invariata. E ha rivendicato: “con i correttivi introdotti al testo base questo equilibrio – tra pesi e contrappesi, limiti e tetti, clausole di salvaguardia e condizioni – è stato portato ad un punto più avanzato, in piena coerenza con i dettami della giurisprudenza costituzionale”.

Di tutt’altro avviso i gruppi di minoranza che ritengono il provvedimento “incostituzionale” e hanno presentato quattro pregiudiziali di costituzionalità (Iv-Pd-M5S-Avs) oltre a ironizzare sul ‘deserto’ nei banchi del centrodestra in occasione dell’avvio dell’esame in aula. “Presidente vorrei chiederle una cortesia: se, anche per la serenità del nostro dibattito, può interrompere questo costante brusio che proviene dai banchi della maggioranza – ha evidenziato il dem Gianni Cuperlo – che rende così difficile seguire il discorso. Ah, no, adesso che vedo meglio c’è soltanto il collega Urzì seduto sui banchi della maggioranza…l’hanno rimasto solo, collega Urzì!”. “La legge elettorale: quella più politica e più importante della legislatura. Presenze e assenze…Ps: Cuperlamente presenti”, si legge sul profilo X della dem Patrizia Prestipino che ha postato la foto.

Quanto ai contenuti, la riforma è “inemendabile”, ha detto Federico Fornaro del Pd, pensata “perché avete intravisto il rischio della sconfitta”. “Avete scritto una riforma palesemente incostituzionale che stravolge la natura della Repubblica parlamentare, inoculando per via elettorale quel premierato annunciato come la madre di tutte le riforme e poi dirottato su un binario morto dalle vostre stesse divisioni”, ha aggiunto il collega di partito Gianni Cuperlo. La capogruppo dem Chiara Braga ha sintetizzato: “è un premierato di fatto” che “concentra il potere nelle mani di un capo assoluto”.

“Meloni e la destra – ha affondato Nicola Fratoianni di Avs – vogliono fare il premierato senza toccare la Costituzione attraverso la legge elettorale perché si sono accorti che chi tocca la Costituzione va a sbattere contro il muro degli elettori”, riferendosi al referendum sulla Giustizia.

Ad evocare la legge Acerbo sia il M5S che lo stesso Magi: “questa legge è un colpo di Stato elettorale, un colpo di Stato mite e burocratico. Il Parlamento è eletto per trascinamento rispetto al capo con l’aggravante che non vogliono soggetti più piccoli e scomodi. Va oltre la legge truffa, ricorda la legge Acerbo, una legge profondamente antidemocratica”. Il riferimento è anche all’emendamento di centrodestra approvato in commissione sulla raccolta delle firme che esonera alcuni come Azione e invece, è l’accusa, crea un “percorso a ostacoli” per altri. Roberto Vannacci in un tweet l’ha definito un “regalino” della premier Meloni a Carlo Calenda che ha replicato definendolo un “traditore e pure un po’ cazzaro”.

Al netto dello scambio di insulti tra Vannacci e Calenda, continua ad aleggiare il ‘rebus’ preferenze dopo che non sono stati votati gli emendamenti in commissione, dove c’è il voto palese (contrariamente all’aula dove ci sarà il voto segreto che può offrire qualche ‘scappatoia’). Di fronte alla contrarietà di Fi e Lega, il capogruppo di Fdi, Galeazzo Bignami, ha spiegato che Fratelli d’Italia sta “cercando insieme agli alleati di presentare un emendamento unitario” anche “magari immaginando delle proposte nuove per consentire agli italiani, come FdI da sempre vuole, di poter indicare le preferenze”. Si vedrà. Intanto l’ex parà della folgore, in un tweet, ha messo il dito sulla piaga sfidando la premier Meloni e i vicepremier Tajani e Salvini a “metterci la faccia” astenendosi da “giochi di palazzo”, “voti segreti” e “manovre fatte nell’ombra” per dare “voce al popolo”. Ma anche nel campo avverso non c’è unità di vedute con M5S a favore, Avs contrari e il Pd per cui il problema è proprio la legge (la segretaria Elly Schlein ha spiegato che non si può rischiare di concentrarsi su un dettaglio finendo per approvare una legge “irricevibile”).

“Ci sono due modi nei quali si possono scegliere deputati e senatori: o il collegio o la preferenza. La terza ipotesi – ha detto sul tema Roberto Giachetti – è il Porcellum. Se questo Parlamento è sempre più sottomesso all’esecutivo è perché non si è più trovato un modo per consentire ai parlamentari di rispondere, non ai segretari di partito che li mettono in lista, non al governo che li ricatta politicamente, ma ai cittadini che li eleggono”.

Il dibattito ‘affidato’ alle opposizioni, con due soli deputati del centrodestra (Paolo Emilio Russo di Fi e Alessandro Urzì di Fdi) su 17 iscritti a parlare, nessuno della Lega a prendere la parola, ha costretto la Casellati a negare si trattasse di un segnale politico. “No, assolutamente no. E’ logico che sia così” dal momento che il centrosinistra vota “in maniera contraria a questo testo. Oggi era più un dibattito per l’opposizione. Noi siamo tutti d’accordo”, ha azzardato.

Ue: minacce dazi Trump ingiustificate, se attuate risponderemo

Roma, 26 giu. (askanews) – La Commissione europea risponde a stretto giro alle minacce del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di imporre nuovi dazi. “Misure unilaterali che prendessero di mira politiche legittime sono ingiustificate. Se attuate, l’Unione europea risponderà rapidamente e in maniera risoluta per difendere i suoi diritti e la sua autonomia nell’ambito legislativo”, ha affermato un portavoce della commissione Ue.

Precedentemente oggi pomeriggio, Trump, con un messaggio dal suo social Truth, ha minacciato di imporre dazi del 100% sulle merci provenienti da paesi Ue che dovessero imporre nuove tasse su società statunitensi sulla base delle normative del Digital Services Act.

Il portavoce della Commissione sottolinea che l’Unione e i suoi Paesi membri “hanno il diritto sovrano di regolare le attività economiche sul loro territorio, in linea con i nostri valori democratici e con gli impegni internazionali”.

Qualunque tassa venga stabilita nella UE è “non discriminatoria per sua natura e si applica in maniera paritetica a tutte le grandi società, indipendentemente dalla loro sede. L’Ue ha coerentemente sostenuto una soluzione globale alla giusta tassazione dell’economia digitale – ricorda ancora il portavoce della Commissione – in linea con le conclusioni dei ministri delle finanze del G7. Questa resta la nostra scelta privilegiate e siamo pronti a impegnarci costruttivamente per arrivarci”. (fonte immagine: European Union).

Turismo, nasce “The Tourism Thinker” per il futuro del settore

Roma, 26 giu. (askanews) – Presso Palazzo Ripetta a Roma, si è svolta la prima edizione di “The Tourism Thinker”, forum dedicato alle strategie integrate per il futuro del turismo italiano, che ha visto un confronto tra rappresentanti delle istituzioni, operatori del settore, esponenti del mondo accademico e stakeholder dell’industria turistica.

L’evento è stato organizzato da CORE, con l’obiettivo di promuovere un dibattito qualificato sui temi strategici per il futuro del turismo nel nostro Paese.

“Per far crescere il lusso noi dobbiamo rendere le esperienze turistiche speciali, uniche, magiche e quindi andare verso un turismo destagionalizzato e meno di massa, dove si creano delle esperienze uniche perché, se lo si fa, il turismo arriva anche in tempi non usuali. Così noi abbiamo una possibilità di crescita turistica incredibile” ha dichiarato l’Onorevole Alberto Luigi Gusmeroli della X Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati.

Un’iniziativa che si inserisce nel progetto Hub Turismo che propone di rafforzare una governance tra istituzioni, aziende e associazioni tramite la redazione di magazine trimestrali, video podcast e think tank dedicati.

“Il settore del turismo come un asset industriale del nostro Paese è la mission principale che dobbiamo avere soprattutto noi dalle istituzioni. Il turismo è un asset che riguarda soprattutto le regioni e, di conseguenza, il rapporto tra le regioni e il sistema paese è fondamentale. In questo momento gli strumenti ci sono, si può lavorare e soprattutto mettere insieme i privati, che per tanto tempo non hanno lavorato con le istituzioni, insieme al Ministero del Turismo e alle regioni stesse” ha aggiunto il Senatore Gian Marco Centinaio, Vicepresidente Vicario del Senato della Repubblica.

Evidenziato poi, attraverso il panel “intermodalità sostenibile”, il ruolo strategico dell’integrazione tra le varie modalità di trasporto per favorire la distribuzione più equilibrata dei flussi turistici.

“Per il turismo di lusso e l’attrattività delle destinazioni italiane, Aeroporti di Roma sta investendo moltissimo. Abbiamo anche creato un’apposita funzione di destination management per attrarre il turismo altospendente e fare anche del nostro aeroporto una destinazione e non soltanto un luogo di passaggio dei viaggatori. Per fare questo abbiamo reso i nostri aeroporti, non soltanto quello di Fiumicino ma ad esempio anche quello di Ciampino, dei luoghi accoglienti dove è possibile vivere un’esperienza” ha concluso l’Avvocato Massimiliano Cardullo, Head of Public Affairs & Stakeholder Engagement di Aeroporti di Roma.

La grande partecipazione e il livello del confronto, hanno confermato il valore di “The Tourism Thinker”, piattaforma destinata a diventare un appuntamento di riferimento per il settore turistico italiano.

Operazione pulizia e differenziazione rifiuti a Torre del Lago

Torre del Lago Puccini, 26 giu. (askanews) – Quaranta volontari, palette acchiappa rifiuti, sacchi per la raccolta e un obiettivo preciso: ripulire la pineta e la spiaggia di Torre del Lago dai rifiuti abbandonati. È stata questa la tappa viareggina di Green Like a KIWI, l’iniziativa di sostenibilità ambientale promossa da KIWI Vapor. Armati di palette e sacchi, i volontari hanno raccolto e differenziato più di 170 chilogrammi di rifiuti.

Un modo per passare dalle parole ai fatti e, come afferma Marco Giampaolo, Media & Communication Manager di KIWI Vapor: “Si tratta appunto di giornate di clean up in cui riuniamo la community KIWI a raccogliere rifiuti all’interno delle spiagge e anche dei parchi. L’abbiamo già fatto a marzo a Milano. Abbiamo raccolto più di 100 chili di rifiuti e più di 40 volontari sono stati coinvolti. L’iniziativa “Green Like a KIWI” si inserisce all’interno di un altro progetto, ossia T-Collect di Logista Italia di cui siamo partner da oltre due anni.”

KIWI fa parte del progetto T-Collect di Logista Italia per favorire lo smaltimento sostenibile delle sigarette elettroniche esauste. I prodotti, infatti, potranno essere smaltiti nei vari punti raccolta.

D’ affiancare i volontari di KIWI nella ripulitura della spiaggia di Torre Del Lago c’è anche Piantando, società Benefit e B Corp impegnata in progetti a impatto ambientale, che ha certificato e tracciato ogni chilogrammo raccolto, garantendo così piena trasparenza e misurazione dell’impatto ambientale generato.

A entrare nel dettaglio Michela Turri, Marketing Manager di Piantando: “Siamo qui con Plastipool che è uno dei progetti di Piantando, società benefit certificata B Corp che si occupa di progetti a impatto ambientale e sociale in Italia e all’estero. In Italia con Plastipool abbiamo dato vita a questa rete di associazioni attiva in tutta Italia, in tutte le regioni, in tutte le città e soprattutto in tutti gli ecosistemi. Siamo una rete proprio perché non solo organizziamo clean up ma poi elenchiamo ogni singolo kg raccolto, un modo per mappare l’impegno di centinaia di volontari che dedicano il proprio tempo a fare la differenza dove le amministrazioni locali non intervengono con la speranza che un clean up dopo l’altro si possa davvero iniziare a fare la differenza e che magari ci sia sempre più attenzione, sorveglianza e impegno da parte di tutti i cittadini.”

Un’iniziativa che coinvolge cittadini, associazioni e istituzioni nella speranza di rafforzare l’impegno delle amministrazioni affinché la tutela dell’ambiente diventi un elemento sempre più centrale nelle politiche del territorio.

Petrolio a picco, Brent -4,50% sotto 72 dollari, minimo da febbraio

Roma, 26 giu. (askanews) – Continuano ad accentuarsi fino a diventare un vero e proprio crollo i ribassi dei prezzi del petrolio. In serata il Barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord cade nel 4,50% a 71,89 dollari, sui minimi da fine febbraio. A New York il West Texas Intermediate cede il 3,85% a 69,15 dollari.

Flessioni favorite dalla ripresa dei flussi di oro nero dallo Stretto di Hormuz, a dispetto di incidenti e tensioni che permangono nell’area e che stanno portando a continui cali dei prezzi dei carburanti alla pompa.

Piaggio, entrano nel vivo le celebrazioni a Roma degli 80 anni della Vespa

Roma, 26 giu. (askanews) – Sono entrate nel vivo le celebrazioni per gli 80 anni di Vespa al Foro Italico. Il “Vespa Village” allestito nella Capitale, spiega il gruppo Piaggio con un comunicato, ospita “vespisti provenienti da ogni parte del mondo e numerosi appassionati”.

“Ieri – si legge – si è conclusa la giornata di apertura di VESPA ROMA 2026 – 80 YEARS OF AN ICON con lo showcase di Ditonellapiaga e la musica di Dj Molella. Il Vespa Stadio dei Marmi, in particolare, ha attirato anche migliaia di persone che, in uno scenario unico al mondo, si sono immerse nell’universo Vespa con l’esposizione della gamma e lo shop ufficiale, mentre l’intrattenimento del palco di Radio Deejay continua ogni giorno fino a mezzanotte”.

Tra le tante attività svolte, le sfide del Campionato Europeo Vespa Rally, nelle quali i “vespisti” si sono misurati in prove speciali con tratti cronometrati a media imposta e sulla navigazione con RoadBook. Il Campionato Mondiale di Gimkana, come da tradizione, ha invece visto numerose Vespa impegnate in prove di abilità tra ostacoli tecnici, per testare agilità, equilibrio e concentrazione.

Lo spettacolo vedrà il culmine nella Vespa Parade in programma domani, sabato 27 giugno, quando sfileranno migliaia di Vespa, “per celebrare come mai prima un mito italiano”.

Salute orale: la prevenzione tutela salute e sostenibilità

Roma, 26 giu. (askanews) – Presso la Sala Regina della Camera dei Deputati di Roma si è tenuto il Congresso Internazionale della Salute Orale (CISO), promosso da Curasept in occasione dei suoi 25 anni. Al centro dell’evento il tema di come la cattiva salute orale non generi soltanto costi odontoiatrici, ma possa anche portare a complicazioni cliniche e avere un impatto su altre patologie correlate, come il diabete e le malattie cardiovascolari.

“Esiste una correlazione tra la salute orale e la salute generale, quindi intervenire adeguatamente in prevenzione, per diminuire il rischio di incorrere in una malattia dell’apparato masticatorio, contribuisce al miglioramento del benessere generale. Questo ha due impatti: sia il mantenimento in salute dell’apparato masticatorio, sia una situazione di benessere generale che contribuisce alla diminuzione delle incidenze e della cronicità delle malattie metaboliche che tanto incidono anche da un punto di vista assistenziale ed economico nei conti dello Stato italiano” ha dichiarato Stefano Giovannardi, Presidente di Curasept.

Questi sono gli aspetti principali che emergono dalla nuova Umbrella Review ‘Salute orale: scenari globali e prospettive’, realizzata dall’Università Bocconi, che si è basata su 106 studi pubblicati negli ultimi dieci anni.

“Questi eventi sono importanti perché pongono, all’attenzione dell’opinione pubblica e della politica, un tema che è un po’ sotto traccia. Magari è presente nella letteratura scientifica che mostra la nostra Umbrella Review, ma non è ancora all’attenzione generale. Ci sono molte persone che si prendono cura di sé stesse e della salute orale, ma ci sono anche molte persone che non se lo possono permettere oggi, ed è importante pensarci” ha aggiunto Francesco Billari, Rettore dell’Università Bocconi di Milano

Un messaggio che coinvolge anche le istituzioni, chiamate a promuovere la prevenzione e una maggiore integrazione della salute orale nei percorsi di cura.

“Il messaggio è che dobbiamo curare i nostri denti. La nostra salute orale è assolutamente fondamentale, perché può portare all’insorgere di patologie molto invalidanti, importanti, cardiocircolatorie, al diabete e ad altre che in qualche modo impattano sulla qualità della vita delle persone” ha concluso Luciano Ciocchetti, Vicepresidente Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati

Nel corso del Congresso, inoltre, le società scientifiche presenti hanno siglato il primo Manifesto della Salute Orale, che vuole ribadire un concetto chiave: investire in prevenzione e promozione della salute orale genera benefici non solo clinici, ma anche economici e sociali.

Trump accusa l’Iran: droni contro navi in transito a Hormuz, violato il cessate il fuoco

Roma, 26 giu. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha accusato l’Iran di aver violato l’accordo di cessate il fuoco, lanciando “almeno quattro droni” contro navi in transito nello Stretto di Hormuz.

“Uno dei droni ha colpito in pieno il ponte superiore di una grande e costosissima nave mercantile. La nave ha subito danni, ma è riuscita a proseguire il suo viaggio. Abbiamo abbattuto altri tre droni. Ovviamente, si tratta di una insensata violazione del nostro accordo di cessate il fuoco”, ha scritto su Truth.

Mattarella: protagonismo femminile ha cambiato volto del paese

Roma, 26 giu. (askanews) – “Questo appuntamento tradizionale consente di verificare quanto di anno in anno sia, non soltanto ricco, ma crescente il protagonismo femminile. Per questo è un piacere vedere una rassegna di protagonismo femminile così rilevante in tanti settori diversi, con esperienze differenti, in ambienti lontani uno dall’altro, è una indicazione di come in tutti i settori, cresce il protagonismo femminile”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale le vincitrici della XXXVIII edizione del Premio Marisa Bellisario, accompagnate dalla Presidente della Fondazione, Lella Golfo.

Dalla Costituente in poi vi sono state tante “tappe significative che hanno cambiato la nostra società – ha ricordato -, penso alla grande riforma del diritto di famiglia, tutte tappe dovute all’attività, allo studio, all’impegno, alla determinazione di donne che hanno cambiato il volto del nostro paese. E’ come se ci fosse un passaggio di testimone di responsabilità da una generazione femminile all’altra, testimoniata qui dalle tre giovani laureate sulla frontiera delle innovazione, della ricerca a cui viene trasmesso questo compito che da ottant’anni si sviluppa nel nostro paese”.

“Pensare che non moltissimo tempo fa, nell’ottocento, non era possibile per le donne neanche dire che lavoravano nella ricerca…è stata, è una liberazione per l’umanità quello che è avvenuto in questi ultimi decenni e la ricerca, la frontiera della ricerca, dell’innovazione così avanzata è un segno di protagonismo sempre maggiore”, ha aggiunto il capo dello Stato.

“Il Quirinale serve a questo a raccogliere dimostrazioni e manifestazioni della positiva vitalità che il nostro paese, e non soltanto nel nostro paese, si sviluppa continuamente da parte delle donne, grazie a tutte voi”, ha concluso.

A Bomarzo il Tuscia Film Fest, Virzì e l’omaggio a Mattia Torre

Roma, 26 giu. (askanews) – Un evento speciale – la Festa d’estate Tuscia Terra di Cinema – chiuderà sabato 18 luglio 2026 la ventitreesima edizione del Tuscia Film Fest. Per l’occasione il suggestivo Sacro Bosco di Bomarzo sarà aperto in via straordinaria con l’illuminazione notturna dei luoghi e il pubblico potrà abbinare la visita del Parco dei Mostri alla partecipazione ad una serie di appuntamenti che caratterizzeranno la serata: le letture di testi di Mattia Torre in alcuni dei luoghi più suggestivi del complesso monumentale e la proiezione speciale che concluderà il programma.

Ospite della serata il regista Paolo Virzì che alle ore 21.15 accompagnerà la proiezione del suo ultimo lavoro Cinque secondi, riceverà il premio Tuscia Terra di Cinema e incontrerà il pubblico dell’arena allestita nella zona del Tempio del Vignola.

L’appuntamento con Virzì sarà, però, solo il momento finale di un programma che partirà alle ore 19 con l’apertura del Parco e un omaggio dedicato a Mattia Torre, organizzato in collaborazione con il Premio a lui dedicato.

Cristina Pellegrino, Massimo De Lorenzo e Carlo De Ruggieri leggeranno tre testi dell’autore, sceneggiatore e regista scomparso nel 2019 in alcuni dei luoghi più suggestivi del Sacro Bosco: la Casa pendente, il Nettuno e l’Orco. Tre tappe che accompagneranno la visita del pubblico al Parco dei Mostri.

Terremoti Venezuela, tra le vittime e i dispersi ci sono italo-venezuelani ma "dati approssimativi"

Roma, 26 giu. (askanews) – Sulle vittime del sisma in Venezuela “abbiamo ancora dati molto approssimativi, ci sono alcuni italo- venezuelani che sono deceduti, certamente tre, ci sono cinque feriti al momento accertati, ci sono 35 sicuramente dispersi, tenendo presente che gli italiani iscritti all’Aire, cioè che sono censiti come italiani in Venezuela, sono circa 150.000, quindi non sappiamo esattamente quello che si troverà sotto le macerie”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa da Dubrovnik, dove si trova per partecipare alla XX edizione del Dubrovnik Forum.

Al Palazzo Apostolico incontro tra Dunlap e Papa Leone XIV

Città del Vaticano, 26 giu. (askanews) – Il Gran Maestro del Sovrano Ordine di Malta, Fra’ John Timothy Dunlap, è stato ricevuto in udienza da Papa Leone XIV al Palazzo Apostolico. Nel corso dell’incontro, sono state illustrate le principali attività umanitarie dell’Ordine nei principali scenari di crisi, con particolare attenzione alla Striscia di Gaza, dove è stata inaugurata una nuova clinica medica a Gaza City in collaborazione con il Patriarcato Latino, oltre agli interventi in Libano, Ucraina e Venezuela.

Il colloquio ha riguardato anche il processo di riforma istituzionale e il rinnovamento spirituale dell’Ordine, con l’imminente apertura del Noviziato a Roma. Al Pontefice è stato inoltre donato un disegno realizzato da un bambino di Gaza.

Fra’ John Timothy Dunlap ha sottolineato il valore della diplomazia umanitaria dell’Ordine come strumento di dialogo e pace, ribadendo il forte legame con la Santa Sede. Al termine dell’udienza, Papa Leone XIV ha ricevuto il Sovrano Consiglio dell’Ordine e l’Ambasciatore presso la Santa Sede, mentre la delegazione ha successivamente incontrato il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano.

Roma capitale di stile e cinema nella mostra “Moda in Luce 1955-1975”

Roma, 25 giu. (askanews) – Sarà alla Centrale Montemartini a Roma fino al 15 novembre la mostra “Moda in Luce 1955-1975”, che racconta attraverso abiti, fotografie, filmati, i grandi stilisti, i marchi, i divi dello schermo e dell’haute couture quando Roma era la capitale mondiale della moda oltre che del cinema.

In quegli anni infatti si assisteva ad una esplosione di idee, nomi, marchi, creatività, industria, e il glamour andava di pari passo con l’innovazione industriale. Nella mostra 150 fotografie, rari filmati e 27 abiti originali disegnati da creatori come , e nella maggior parte inediti, creati da nomi leggendari come le Sorelle Fontana, Irene Galitzine, Fernanda Gattinoni, Roberto Capucci, Renato Balestra, André Laug, Schuberth, Pino Lancetti, Laura Biagiotti e, naturalmente Valentino Garavani.

Ad aprire l’esposizione c’è infatti il suo primo abito rosso, il celebre Fiesta, che lo stilista presentò alla sua prima sfilata, del 1959. Altro abito iconico il pigiama palazzo realizzato da Galitzine e indossato del 1963 da Claudia Cardinale ne “La pantera rosa” di Blake Edwards.

L’iniziativa è organizzata da Archivio Luce Cinecittà con il Ministero della Cultura, ed è curata da Fabiana Giacomotti, che ha spiegato: “Qui ci troviamo nel cuore di quello che è stato un racconto che ha unito per la prima volta, a livello mondiale, il cinema, la televisione, perché non dobbiamo mai dimenticare che i grandi sarti, e lo sappiamo anche da alcuni film, oltre che naturalmente dal lavoro di teche, vestivano anche le grandi soubrette. E quindi noi abbiamo questa unione tra televisione, cinema, artigianato, anche industria, perché non dobbiamo dimenticare che qui c’era un impianto molto importante della CISA e poi SNIA Viscosa. In questa mostra ci sono una quantità di filmati inediti, che tantissimi non hanno mai visto, che permettono di raccontare e di mostrare dei volti che tantissimi non conoscono”.

Tv, il 20 agosto su Prime Video ‘Novak Djokovic: Il lupo d’inverno’

Roma, 26 giu. (askanews) – Prime Video ha annunciato che il 20 agosto debutterà il documentario che racconta lo straordinario percorso di Novak Djokovic, considerato il più grande tennista di tutti i tempi, che ha iniziato a giocare sui difficili campi della Serbia per poi diventare il campione più titolato nella storia del tennis maschile. Prodotto da Words + Pictures di Connor Schell, da Sadoux Productions e dal regista Jason Hehir (The Last Dance), “Novak Djokovic: Il lupo d’inverno” sarà disponibile in anteprima esclusiva su Prime Video in oltre 240 paesi e territori nel mondo. Il documentario è l’ultima novità inclusa nell’abbonamento Prime.

“Il tennis mi ha dato tantissimo, ma le battaglie più grandi non si sono mai combattute solo sul campo. Questo documentario racconta i momenti che la gente non ha visto: i dubbi, i sacrifici e il lavoro per evolversi costantemente al di là della storia che tanti credono di conoscere”, ha dichiarato Djokovic. “Sono orgoglioso di condividere questo lato della mia vita con la mia famiglia, con il mio team, i miei amici e i tifosi che mi hanno sostenuto fin dall’inizio. Amazon e Jason hanno capito che questa non è mai stata solo una storia sul tennis, ma che si tratta di una storia dedicata alle persone, ai valori e ai momenti che ci stanno dietro. Il percorso è stato incredibile, ma è ben lontano dall’essere concluso”.

Con 24 titoli del Grande Slam (il numero più alto nella storia del tennis maschile), oltre 1.100 vittorie in singolo in carriera, una medaglia d’oro olimpica, il record di 428 settimane al primo posto della classifica mondiale e un numero di partecipazioni ai tornei del Grande Slam maggiore di qualsiasi altro giocatore dell’Era Open, Djokovic ha riscritto i libri dei record e ridefinito il concetto di eccellenza nello sport professionistico. Sotto praticamente ogni punto di vista statistico, è il più grande tennista di tutti i tempi. Eppure, nonostante tutto ciò che ha realizzato, Djokovic rimane una delle figure più complesse e controverse dell’atletica moderna: un campione la cui grandezza è innegabile, ma la cui storia non è mai stata compresa appieno.

Il film analizza ciò che anima questo singolare atleta, svelando gli aspetti più nascosti di un uomo forgiato da circostanze straordinarie. Nato in una Serbia dilaniata dalla guerra, Djokovic è cresciuto tra conflitti e difficoltà economiche, mentre la sua famiglia affrontava grandi sacrifici per sostenere la sua carriera tennistica. Al suo ingresso sulla scena professionistica, non è stato accolto a braccia aperte, ma con resistenza: era percepito come un intruso poco gradito pronto a sconvolgere l’amata rivalità tra Federer e Nadal, che i tifosi avevano elevato a status mitico. Mentre i suoi predecessori si comportavano con misurata eleganza, Djokovic era schietto, appassionato e senza filtri: un giocatore che mostrava apertamente ogni emozione e la cui intensità a volte lo metteva in contrasto proprio con il pubblico davanti al quale si esibiva.

Grazie all’accesso esclusivo al dietro le quinte dei principali tornei, al suo intenso programma di allenamento e ai momenti più intimi trascorsi a casa con la famiglia e gli amici, il film offre uno sguardo rivelatore e senza precedenti sul mondo di Djokovic. Attraverso interviste intime con lo stesso Djokovic, sua moglie Jelena, la sua famiglia e figure di spicco del mondo del tennis – tra cui Rafael Nadal, Andre Agassi, Pete Sampras, Boris Becker e Jim Courier, oltre a personalità appartenenti al mondo dei media come Mary Carillo, Patrick McEnroe, Howard Bryant, Chris Clarey e Matthew Futterman – il documentario traccia il ritratto di una figura complessa, i cui momenti difficili sono indissolubilmente legati alla grinta che lo ha reso un campione.

“Sono sempre stato affascinato da ciò che spinge i più grandi atleti e, in particolare, da ciò che li motiva una volta raggiunto l’apice della loro disciplina”, ha dichiarato il regista Jason Hehir. “Novak ci ha concesso libero accesso alla sua instancabile preparazione fisica e mentale mentre gareggia ai massimi livelli di questo sport, affrontando avversari che a volte hanno la metà dei suoi anni. Nel corso delle riprese, abbiamo avuto modo di conoscerlo nei ruoli di padre, marito, amico e, a volte, come figura culturale polarizzante e incredibilmente testarda. È una persona affascinante, e non vedo l’ora che il pubblico possa vedere l’analisi di questo GOAT al bivio, nel crepuscolo di una brillante carriera”.

Calcio, Nico Paz resta al Como: accordo con il Real

Roma, 26 giu. (askanews) – Il futuro di Nico Paz sarà ancora al Como. Dopo giorni di trattative, il club lombardo ha raggiunto un accordo con il Real Madrid che mette fine alle indiscrezioni sul possibile trasferimento del fantasista argentino all’Inter.

L’intesa prevede che il Como acquisisca il controllo completo del cartellino del giocatore per una cifra di circa 60 milioni di euro. Contestualmente, il Real Madrid si garantisce una clausola di riacquisto da esercitare in futuro, fissata a circa 80 milioni, oltre a mantenere un diritto di controllo sull’evoluzione del talento argentino.

L’operazione rappresenta una scelta importante da parte della società lariana, che decide di investire in maniera significativa sul progetto tecnico guidato da Cesc Fàbregas. Il club respinge così anche l’interesse dell’Inter, che nelle ultime settimane aveva seguito con attenzione la situazione del trequartista argentino, individuato come uno dei principali obiettivi per rinforzare il reparto offensivo.

Per Nico Paz, protagonista di un’ottima stagione in Serie A, si apre quindi un nuovo capitolo ancora in riva al lago, con la possibilità di proseguire il proprio percorso di crescita in un ambiente che conosce e nel quale ha saputo affermarsi. Il Real Madrid, dal canto suo, conserva la possibilità di riportarlo in Spagna in futuro qualora il suo sviluppo confermi le aspettative.

Dermatite atopica e prurigo: ecco la nuova opzione terapeutica

Milano, 26 giu. (askanews) – Nemolizumab, anticorpo monoclonale umanizzato anti IL-31, è una nuova opzione terapeutica per il trattamento della dermatite atopica e della prurigo nodularis. Presentato da Galderma a Milano, il farmaco è indicato per la dermatite atopica nei pazienti dai 12 anni in su e per la prurigo nodularis negli over 18.

Angelo Valerio Marzano, Direttore SC Dermatologia Fondazione IRCCS Cà Granda dell’Ospedale Maggiore di Milano, ha parlato nel dettaglio della prurigo nodularis: “La malattia è considerata neuroinfiammatoria o neuroimmunitaria perché è mediata da una citochina che determina l’infiammazione e il sintomo del prurito, agendo direttamente attraverso una stimolazione delle piccole terminazioni nervose della cute. Bisogna classificare bene la patologia attraverso un’anamnesi accurata e attraverso una visita dermatologica anche generale del paziente, per evidenziare sintomi che possano far sospettare una causa non dermatologica sottostante”.

Il prurito, in entrambe le patologie, è tra i sintomi più invalidanti.

“Immaginiamo per un attimo di essere affetti da un prurito incoercibile che non riusciamo a dominare, non riusciamo a controllare e quindi dalla mattina alla sera non facciamo altro che grattarci. Questo significa quindi escoriare la pelle e creare anche i presupposti perché i batteri

possano superinfettarla. Immaginiamo che tutto questo succeda H24: significa che non possiamo più produrre, non possiamo più lavorare, non abbiamo più relazioni interpersonali, non dormiamo e abbiamo problemi anche con noi stessi, perché un prurito che non si riesce a dominare e che si perpetua per mesi o per anni, sicuramente è qualcosa che cambia radicalmente la vita dei pazienti” ha aggiunto Giuseppe Micali, Professore Ordinario e Direttore U.O.C. Clinica Dermatologica, Università di Catania.

Il medicinale è disponibile in Italia dopo la decisione di rimborsabilità da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco, sulla base dei risultati degli studi clinici di fase III ARCADIA e OLYMPIA. Le evidenze hanno mostrato un miglioramento significativo del prurito, delle lesioni cutanee e della qualità del sonno, con un conseguente beneficio sulla qualità di vita dei pazienti.

“Le alternative terapeutiche sono accolte sempre con estremo favore, non solo da noi come associazione, ma soprattutto dai pazienti atopici, perché alternativa terapeutica significa alternativa a un qualcosa che magari non posso avere, a cui non ho accesso o soprattutto che su di me non funziona, perché non è detto che un farmaco, che è specifico per una malattia con una dermatite atopica, funzioni per tutti i pazienti atopici. Avere un’alternativa, soprattutto come Nemolizumab, che agisce su un’interleuchina specifica, è sicuramente positivo perché potrebbe rappresentare anche una svolta per coloro che non rispondono ad altre terapie.” ha concluso Mario Coccioli, Presidente Associazione Nazionale Dermatite Atopica (ANDeA) .

L’arrivo di Nemolizumab risponde a un bisogno clinico ancora insoddisfatto, offrendo un nuovo approccio per il controllo dei segni e dei sintomi delle due malattie.