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La Pasqua di Maria, storia di una clessidra e di una tentazione

Lannuncio e la salita impossibile

Si racconta che quando ci si libera da un incubo si possa trovare poi la via della serenità. C’è una condanna che sta in agguato in attesa di esplodere i suoi effetti sapendo attendere che si maturi nella vittima tutto il tormento possibile, sfinendolo ma non abbastanza. Dovrà restargli in corpo ancora quel tanto di forza per struggersi per quando il fatto accadrà. C’è un angelo mandato da Dio a dare ad una donna una notizia da lasciare tramortiti. Diventerai madre del figlio di Dio. Occorre il suo assenso, nessuno può forzare la mano. Tutto dipende da lei. Alla gioia della maternità si accompagna una responsabilità che rasenta il limite umano spostandolo oltre l’immaginabile. La vita gioiosa di Maria si fa improvvisamente impervia, l’attende un percorso in salita come dovesse scalare il cielo fino a travalicarlo.

L’angelo non vorrebbe raggiungerla ma è tenuto a farlo. Non può mediare e trattare con il suo padrone per un ripensamento, per un piano alternativo a quello ormai stabilito. Non può negarle che il Figlio che nascerà morirà in croce. Ogni giorno che passa, vedendo quel fanciullo crescere, sa che si avvicina il momento della tragedia. Ogni centimetro di altezza guadagnato dal suo pargolo è un passo verso il peggior baratro concepibile. Maria, d’accordo con Giuseppe, accettò la prova. Il padre putativo è andato in Paradiso prima che si compisse quel destino infausto. Il cuore non gli ha retto o forse il buon Dio ha temuto che sarebbe intervenuto, magari con tanto di spada, tentando di far saltare gli eventi in corso.

Il tempo trattenuto e il silenzio dellamore

A Maria invece non è stato risparmiato nulla. Era in atto un conto alla rovescia che non ci sarebbe stato verso di arrestare. Aveva il dovere di mantenere intatta la sua bellezza per il suo sposo e per Gesù che se ne faceva vanto. La sua era la mamma più bella del mondo. Mai che potesse farsi vedere con un velo di tristezza, una ruga, anche solo nel pensiero, a denunciare il preavviso di un dolore appostato per trafiggerne il cuore.

Dovette fingere una serenità finché i fatti non la liberarono da quel dovere perché era giunta l’ora della verità. Per anni andò avanti un gioco di silenzi, di appostamenti e di nascondimenti. Ci si ingannava reciprocamente per amore e non per altro.

Anche quel suo Figlio adorato fingeva un tutto va bene pur sapendo a cosa sarebbe andato incontro. Giuseppe scrutava l’uno e l’altra sperando in un miracolo che avrebbe cambiato il corso delle cose. Se ad Abramo fu fermata la mano nel mentre stava sacrificando suo figlio, anche per il Figlio di Dio sarebbe potuto succedere qualcosa di simile.

La Passione e lo sguardo

Ora stavano flagellando il suo Gesù scalpellandogli la carne e le ossa in modo che nessuna penna possa descrivere la maestria di Satana a condurre la danza. Già così la morte sarebbe diventata una liberazione dalla sofferenza, ma ancora non era giunta l’ora. La tortura ha in mano l’arte del tempo che gestisce con sapienza per arrivare al massimo del risultato.

Maria teneva nel cassetto del cuore una clessidra che le dava il potere di disporre lo scorrere del tempo. Era l’unica eccezione che le era stata fatta dal piano di sopra. Avrebbe potuto allargare la strozzatura dei due coni in modo che la sabbia precipitasse con maggiore velocità e lo strazio finisse prima dello scorrere normale del tempo. Se lo avesse fatto, avrebbe anticipato suo Figlio inchiodato su una croce e questo era oltre le sue forze, quasi fosse lei a destinarlo all’ultimo supplizio. Far svolgere la scena per come procedeva, senza un suo intervento, le era di altrettanto strazio.

Dio intanto si era chiuso nella sua stanza per non assistere agli accadimenti o forse era segnato colpo dopo colpo al pari di Gesù. Maria era lì perché una madre quando occorre è al pari di una leonessa, ma è costretta ad essere inerme. Ogni fustigata la segna per il doppio dei suoi effetti sul corpo del macellato.

Inizia la Via Crucis e ad un certo punto riesce ad avvicinarsi a suo Figlio. Il dolore, finalmente libero di agire, si imbatte fissamente nello sguardo dell’altro. La prova più ardua per Gesù fu quella di vedere la pena negli occhi della Madre. Allo stesso modo Lei fu come trucidata fissando il volto quasi irriconoscibile del Figlio e i suoi occhi tumefatti che la cercavano. Anche un Figlio di Dio ha il diritto di aggrapparsi alla madre per avere una goccia di consolazione. Non c’è più da trattenersi, ciascuno dei due può adesso mostrare il dolore antico e presente che straccia i loro cuori mandandoli a pezzi. Non corsero parole ma una dose d’amore che, a confronto, avrebbe fatto impallidire l’eternità.

La tentazione della clessidra

Ora Maria è sotto la Croce dove hanno appeso il Figlio. Ha in mano il potere di fermare tutto e mandare indietro la scena come nulla fosse stato. Satana non è riuscito nel deserto con Gesù ma tenta con Maria sperando nel successo. Le dice che, se volesse, potrebbe chiedere a suo Figlio di scendere dalla croce e rinunciare alla morte e allo strazio perfettamente all’opera. Gesù l’avrebbe di certo accontentata, anche deludendo suo Padre, non avrebbe mandato a vuoto quella sua preghiera. Satana sta caricando di lacrime il volto di Maria, le disegna sul volto un’espressione di tale angoscia che fa distrarre Gesù dai ferri appuntiti che gli lacerano le mani. Le imbecca le parole più adatte per commuovere suo Figlio e indurlo al miracolo più importante, che avrebbe fatto saltare il progetto divino.

Anche Satana avrebbe lasciato sul campo qualcosa. La fine dello scempio del suo nemico è dura da accettare ma sa che è per la sua vittoria. Maria tace, si serra le labbra e tace. Non può trattenere i lamenti ma tace. Allora Satana furente rincara la dose consegnandole la clessidra che aveva la polvere magica del comando del tempo. Le dice di manovrarla in maniera che tutto si svolga più velocemente, risparmiando a suo Figlio l’assaporare attimo per attimo inflessibilmente l’afflizione in corso.

Maria resiste, le scoppia il cervello. Avverte la colpa di non accelerare il tutto diventando proprio lei tra gli aguzzini del Figlio. Resiste quasi ad impazzire. Non può chiedere soccorso al suo angelo custode che piange, si è fatto invisibile, non si fa trovare, evitando lui stesso di lasciarsi andare e dare il consiglio che vorrebbe ma non può.

Il sabato della fede

Gesù è morto. Maria è disperata. Il destino ha fatto il suo corso ma lei non prova alcuna consolazione, liberata dalla minaccia che si è tradotta in realtà e che ha smesso di metterla da sempre sulla corda. Maria è morta con suo Figlio, il corpo continua a respirare ma le è estraneo. Ora l’angelo le ricorda di non mollare la presa. Non tutto è perduto. Tra tre giorni Gesù resusciterà e lei potrà riabbracciarlo. Su di lui resteranno i segni delle piaghe che non faranno però più alcun male. La fede di Maria è messa all’ultima prova, la più impegnativa.

È scritto che ci sarà la resurrezione. Davvero un Dio, che ha consentito questo sacrificio, ha intenzione di rimettere al mondo quel Figlio obbediente? Grava il dubbio su un Dio che si è accontentato semplicemente di un martirio per sperimentare l’amore che pretende. Vorrà davvero ridare respiro ad una madre e al suo Gesù? Ed ancor più avrà effettivamente potere sulla morte? Maria è costretta a vivere malgrado istintivamente voglia porre fine a tutto. Non desidera neanche il Paradiso e con esso il pericolo di avere un tempo senza sosta che possa farle ricordare il calvario. Vuole solo la morte per dimenticare ciò che è stato.

Riprende comunque sulle spalle il peso del tempo che è costretta a contare in attesa che dopo tre giorni ci sia tregua al suo patimento. La scommessa di vedere il suo Gesù di nuovo in piedi le fa correre il rischio di una atroce delusione. Di nuovo Satana le dice che, se lei volesse, potrà far passare quei pochi giorni in un baleno e tornare al sorriso o scoprire che era tutta una menzogna. Non ci si rialza dalla morte e quel Dio in cui lei ha creduto ha anch’Egli poteri limitati. Si tratta in ogni caso di un Dio crudele che ha previsto tre giorni per restituire la vita, un tempo infinito per una madre ormai in apnea e che non ha più forza per un’attesa dagli esiti incerti.

Maria lascia immobile la sua clessidra. La fissa evitando persino di sfiorarla. Non interferisce probabilmente neanche con lo sguardo nel precipitare dei grani di sabbia dall’alto verso il basso. Accetta l’ultima prova. Sa che è bene così, punto e basta.

La resurrezione e il tempo redento

Gesù è resuscitato, lo hanno detto delle donne che lo hanno incrociato per strada. Ha paura di crederci. Lo dicono anche Pietro e Giovanni ma teme sia un’ulteriore beffa crudele di Satana. Perché Gesù non è andato subito da lei per inondarla di gioia? Perché prima è apparso ad altre donne? Vuole forse rimproverarla per non aver maneggiato la clessidra? Non può crederlo, non vuole crederlo. Si dice allora una stretta che l’ha solo voluta preparare delicatamente a incontrarlo in modo che ne fosse pronta. Il suo Gesù non vuole darle il minimo altro strapazzo, vuole fare in modo che lei si abitui gradatamente all’abbraccio che sarà da lì a poco.

Quando accadde, Gesù fece un altro prodigio. Si spogliò integralmente della sua divinità diventando soltanto umano. Era necessario per godere dei baci e delle carezze che dava a Maria e che altrettanti ne riceveva. Non ci furono testimoni, non erano ammessi. Il tempo si fermò in quella presa d’amore diventando una stretta infinita. Passati quei giorni l’abbandonò di nuovo per andarsene in Paradiso lasciandole l’incombenza della sua Chiesa. Ad una madre è chiesto sempre di sudare per il Figlio senza mai rilassarsi del tutto.

Ancora Satana, mai rassegnato, le propose di agitare la clessidra per raggiungere suo Figlio al più presto sulle coltri celesti, senza indugiare troppo sulla terra. Maria gli sorrise. Era mossa da tenerezza verso quel diavolo che ogni volta era sconfitto tornando al suo Inferno con la coda tra le gambe. Prima o poi avrebbe convinto anche lui a cambiar strada, lasciando stare finalmente ogni clessidra dell’Universo al suo posto. Giuseppe, anche se esausto, scalpita a più non posso, attende febbrilmente la sua sposa. Solo quando arriverà Maria il Paradiso non gli andrà più stretto.

Il Mistero della Risurrezione, motore della storia dell’umanità

Lincontro pasquale come matrice di unesistenza

Quando ero ancora un giovanissimo ricercatore del Centro Universitario Cattolico, mi fu chiesto che cosa ispirasse Giorgio La Pira nella sua poliedrica attività di docente, padre costituente, sindaco di Firenze e deputato; ma soprattutto, cosa lo rendesse quel profeta di pace e apostolo della «povera gente» capace di parlare ai grandi della Terra. Ricordo che, seppur mi accostassi da pochi mesi allo studio del “Sindaco Santo”, la risposta appare subito nitida: la matrice di tutto era l’incontro pasquale con il Cristo risorto.

Lo confessò lo stesso La Pira in una celebre lettera all’amico Salvatore Pugliatti del 1933, ricordando come l’incontro con Gesù Eucaristico, avvenuto nella Pasqua del 1924, gli avesse fatto risentire nelle vene un’innocenza «così piena da non poter trattenere il canto e la felicità smisurata». Dopo alcuni anni di riflessione e studio sulla sua figura, sono convinto che sia stata proprio questa irruzione della Grazia ad orientarne il pensiero e l’azione: una gioia metafisica che si faceva prassi politica.

La Risurrezione: rivoluzione ontologica della storia

La Settimana Santa non è la sola morte in croce, ma la Risurrezione, la forza dirompente di una vita che vince il limite: non un semplice “rinascere” tornando a ciò che si era, ma un “risorgere” a vita nuova. Questo evento, baricentro della fede cristiana, rappresenta la rivoluzione più radicale della storia: la vittoria ontologica del bene sul male, una luce che squarcia le tenebre del mondo. Per raggiungere questa Gloria, il “Nuovo Adamo” ha attraversato l’abisso più estremo della sofferenza: dal rinnegamento alla flagellazione, fino al legno di una croce.

Le aporie del nostro tempo e la domanda sulla speranza

Ponendo lo sguardo su questo mistero, il pensiero corre inevitabilmente alle aporie del nostro tempo. Viviamo un’epoca in cui i giovani faticano a «volare alto» e in cui la crisi demografica, certificata dai recenti dati Istat, racconta il silenzio di cuori che hanno smesso di sperare nel futuro. In un mondo dove la guerra e le nuove forme di violenza sembrano voler recidere quell’umanità essenziale che ci rende fratelli e popoli, sorge spontaneo un interrogativo: è ancora possibile risorgere?

La radice che non si sradica: la profezia di La Pira

Il Cristianesimo, temprato dai “corsi e ricorsi” della storia, ci offre una risposta affermativa, a patto di abitare la speranza con coraggio. La Pira ne ebbe certezza profetica, oltre che testimonianza. Nelle sue lettere pasquali indirizzate a Chruščëv negli anni Cinquanta, egli scriveva con convinzione che di una pianta si possano recidere i rami e intaccare il tronco, ma non si possa sradicare la radice, poiché essa è destinata a rigermogliare. Richiamando l’identità spirituale dei popoli, possiamo affermare con le sue parole che nella storia «la radice nella quale le nazioni cristiane sono radicate torna “a ributtare”: dopo l’inverno si apre misteriosamente ma irresistibilmente […] la nuova stagione storica della primavera». Una stagione che non è ripetizione del passato, ma una nuova opportunità di redenzione per l’umanità intera.

Pasqua 2026: limpegno dei cristiani nella storia

In questa Pasqua 2026, siamo chiamati a scorgere questa opportunità, consapevoli che la storia è finalizzata alla salvezza e che Cristo risorto – come amava ripetere La Pira – «ne è il misterioso, ma effettivo, finalizzatore».

L’impegno dei cristiani nella società e nelle istituzioni nasce esattamente qui: nel tradurre la Risurrezione in gesti concreti di pace, sviluppo e giustizia. L’esperienza di La Pira resta la testimonianza più alta di come la fede possa farsi cultura e la speranza possa farsi azione quotidiana. La domanda, dunque, interpella ciascuno di noi: siamo disposti ad abbandonare le tenebre del sepolcro per farci portatori di luce? Siamo pronti a vivere, e non solo a celebrare, la Pasqua?

Antonio Zizza, Direttore Scientifico del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale

Processo ai social: negli USA una sentenza cambia il paradigma

Dallaudizione al processo: le Big Tech sul banco degli imputati

Due anni dopo l’audizione davanti alla Commissione Giustizia del Senato USA (nella quale erano comparsi i CEO dei cinque principali network USA, da Mark Zuckerberg (Meta) a Linda Yaccarino (X), Shou Chew (TikTok), Evan Spiegel (Snap) e Jason Citron (Discord), META (Facebook, Instagram, WhatsApp) e YouTube di Google si sono presentati come imputati davanti ad una giuria popolare in un vero e proprio processo che si è concluso con una sentenza di condanna.

Già il 31 gennaio 2024 non si era trattato di una messinscena, vista la durezza delle accuse dei senatori peraltro debordate anche sul coté della politica: di fatto la campagna elettorale per le presidenziali era virtualmente aperta, ma l’argomento era troppo ghiotto per trasformare la conferenza in una burletta di simulazioni e domande concordate. Davanti ai Senatori, i grandi capi dei social erano stati messi sotto torchio (“Le vostre mani sono sporche di sangue”) e l’accusa non era certo lieve: “Big Tech and the Online Child Sexual Exploitation Crisis”, sfruttamento sessuale e pericoli per minori.

Il caso Kaley G.M. e la condanna: sei milioni di dollari

Ma il processo andato in scena in California, a Los Angeles il 18 febbraio 2026 è stato un duro colpo per gli imputati che dovevano rispondere alle accuse elevate nei loro confronti dai legali patrocinanti della causa promossa da una ragazza di 20 anni, Kaley G.M., querelante, che in aula ha riferito di essere diventata dipendente dai social fin da bambina (a partire dai 6 anni di età), trascorrendo fino a 16 ore al giorno sulle piattaforme social, in particolare sui servizi di Meta e su YouTube di Google, aggravando in tal modo i suoi problemi di salute mentale. I due colossi della Silicon Valley – Meta e YouTube – sono stati giudicati negligenti nel modo in cui hanno progettato le rispettive piattaforme e questa incuria ha causato danni a Kaley G.M. che sono stati quantificati dalla giuria in 6 milioni di dollari di cui 3 per il risarcimento vero e proprio e ulteriori 3 milioni di dollari a titolo di danni punitivi, dopo aver stabilito che le società hanno agito con ‘malizia, oppressione o frode nel danneggiare i minori attraverso le loro piattaforme’.

Ogni società sapeva che le sue piattaforme potevano essere pericolose se utilizzate da minori, ma non ha avvertito l’utenza in modo adeguato di questo rischio, hanno aggiunto i giurati.

Meta è stata ritenuta maggiormente responsabile del danno subito da KGM e dovrà farsi carico del 70% dei 6 milioni di dollari, mentre YouTube pagherà il restante 30%.

Responsabilità, negligenza e modelli di business

La giuria, composta da sette donne e cinque uomini, ha raggiunto la sua sentenza dopo aver ascoltato testimoni per oltre 40 ore di audizione in sei settimane di svolgimento del processo: Meta e Google sono stati giudicati colpevoli di negligenza per aver gestito un prodotto che ha arrecato danni a bambini e adolescenti e per non aver messo in guardia sui pericoli.

Inutilmente Mark Zuckerberg si è scusato davanti alla Corte e alle famiglie presenti di altri minori danneggiati dall’uso compulsivo dei social (con casi di disagi psicologici e comportamentali, fino a vittime di cyberbullismo ove non di vere e proprie azioni di violenza o autolesionismo, adescamenti sessuali, giochi pericolosi, istigazione al suicidio), giustificandosi per il fatto che il filtro di Instagram per limitare l’accesso ai minori di 13 anni non abbia funzionato, ammettendo: “avrei voluto che ci fossimo riusciti prima”.

Quello di Los Angeles (che è venuto subito dopo un analogo procedimento giudiziario davanti ad una giuria del New Mexico che ha inflitto al gruppo META una sanzione da 375 milioni di dollari dopo aver stabilito che la piattaforma ha danneggiato consapevolmente la salute mentale dei minori e ha nascosto informazioni sullo sfruttamento sessuale dei bambini) può essere considerato un fatto storico per la punizione esemplare e contemporaneamente un evento apripista per altri casi analoghi negli USA ma anche a livello planetario.

 

Minori, dipendenza e fogna mediatica”

La motivazione di questa deduzione risiede principalmente in due aspetti: i social utilizzano piattaforme che invitano esplicitamente ad un uso intensivo, sconsiderato e continuativo creando situazioni di dipendenza a motivo del fatto che le applicazioni possono causare danni alla persona.

La seconda argomentazione a sostegno del danno causato alla ricorrente ma in via generale potenzialmente a tutti i fruitori dei social si riferisce al target dei destinatari, molto spesso minori non adeguatamente istruiti sui pericoli di un utilizzo compulsivo delle piattaforme, soggetti quindi pregiudizialmente indifesi e gettati allo sbaraglio nella pratica di strumenti e soprattutto di contenuti che non dovrebbero essere destinati ad utenti della loro età.

Sintomatico di questa trascuratezza colpevole il fatto che, durante la sua testimonianza, a Zuckerberg siano stati mostrati documenti aziendali di META che contraddicevano la sua difesa (che addebitava ad origini familiari la causa del vulnus), valga per tutti quello in cui era testualmente scritto: “se vogliamo avere successo con gli adolescenti, dobbiamo coinvolgerli prima, da quando sono preadolescenti”.

Analisti sociali, pedagogisti, psicologi, psichiatri da tempo puntano il dito contro i social e i loro effetti talora devastanti per la mente dei bambini e degli adolescenti, indotti a stili di vita insani e sedentari, trasformati in internauti senza controlli, limiti, semafori in una navigazione pregiudizialmente incognita, stimolando in loro atteggiamenti aggressivi che sfociano in comportamenti di violenza crescente. Più che di gogna mediatica i social sono identificabili come ‘fogna mediatica’, poiché trasmettono esempi malsani e diseducativi, erodendo l’opera educativa della scuola e sfuggendo al controllo dei genitori, peraltro troppo spesso essi stessi principali fruitori di queste scorribande nel web e di fatto pessimi esempi per i propri figli.

Europa, regolazione e responsabilità educativa

Da alcuni anni a questa parte la diffusione delle tecnologie, la dilagante digitalizzazione, gli scenari aperti dal metaverso e dagli iniziali esperimenti di intelligenza artificiale hanno imposto un’area tematica che sta rivoluzionando il mondo delle comunicazioni e prelude a scenari persino sconvolgenti negli stili di vita degli “umani” che ne saranno inevitabilmente coinvolti. Fermare questa deriva equivarrebbe a tentare di arrestare uno tsunami con l’uso delle mani, ma certamente la facilità con cui hardware e software si sono diffusi, algoritmi e stilemi linguistici hanno sostituito gli alfabeti tradizionali, il fatto che questo universo in gran parte inesplorato e sconosciuto ai più, ma gestito con disinvoltura e poco senso etico e della misura da poche mani sapienti per finalità commerciali e con profitti stellari, sia frequentato in prevalenza da giovani o giovanissimi, senza una guida orientativa e senza confini tematici, ha costituito una vera e propria rivoluzione culturale che la scuola non è riuscita a controllare, per sdoganare e limitarne gli effetti distorsivi.

Da anni ci si interroga sull’uso dei social poiché, lungi dal favorire un supporto all’impegno educativo delle famiglie e più specificatamente didattico e pedagogico dei sistemi formativi, hanno favorito da un lato una diffusione massiva incontrollata, dall’altro non hanno posto tutele e ripari alla fruizione solipsistica e fuorviante delle tecnologie. Navigare senza rete non ha quasi mai favorito approdi rassicuranti, scomparsi agli orizzonti degli esploratori.

Il fenomeno delle devianze prodotte dalla tecnologia incontrollata nell’uso fino a normalizzare una serie infinita di abusi e comportamenti distorsivi è presente da molto tempo: ma la globalizzazione ha rapidamente esportato tutti gli aspetti più deleteri e deteriori di questa dilagante deriva.

Dobbiamo porci anche qui, in Italia e in Europa, più di un interrogativo sul da farsi ricordando il ‘non fatto’. Sono innumerevoli gli episodi che già da diversi anni si sono verificati con crescente intensità e perniciosa creatività: l’emulazione, l’indifferenza degli adulti ammantata da un’assenza di regole e norme di comportamento che rasenta l’incoscienza hanno consentito una sovraesposizione al pericolo nella frequentazione dei social, fino a farli diventare una sorta di cloaca maxima dove affogare senza tornare a galla. E insieme a questo la diffusione della pornografia, della prostituzione minorile agganciata in rete e tutte le raffinate distorsioni che ne sono via via derivate, a cominciare dal revenge porn, la trasgressione più odiosa, la “vendetta” realizzata attraverso la diffusione di immagini intime carpite a insaputa delle vittime.

Sono temi che ci riguardano da vicino poiché attraverso gli interessi commerciali delle grandi aziende si innescano gigantesche campagne diseducative, né va dimenticato come i social siano spesso i megafoni dell’omologazione culturale: la negazione della loro essenza poiché falsificano e distorcono la comunicazione fino a diventare la causa più diffusa delle solitudini siderali e spesso disperate del nostro tempo.

La storica sentenza di Los Angeles ha già prodotto conseguenze che si immaginano adeguate sul piano giudiziario e delle azioni dei soggetti istituzionali di ogni Paese.

La deriva incontrollata della diffusione dei social sta suscitando da tempo reazioni opposte e contrastanti. La Commissione Europea ad esempio ha stabilito che i siti per adulti Pornhub, Stripchat, XNXX e XVideos violano la normativa sui servizi digitali “per non aver protetto i minori” dal loro utilizzo e dalla sovraesposizione a contenuti esplicitamente pornografici, prevedendo pertanto sanzioni a carico dei trasgressori fino al 6% del fatturato annuo globale.

Secondo l’U.E., in una indagine avviata a maggio 2025, le piattaforme citate non avrebbero identificato e valutato con diligenza e accortezza i rischi di una esposizione diretta dei minori all’accesso dei siti, non impedendo quindi loro di accedere a contenuti esplicitamente dannosi.

Le piattaforme devono quindi mettere in atto accorgimenti atti a precludere ai minori ogni via di accesso ai rispettivi siti.

La posta in gioco è troppo alta e la cronaca quotidiana racconta quanto la frequentazione incontrollata dei social da parte di bambini e adolescenti possa provocare in loro danni incalcolabili, stimolando agiti di violenza di ogni tipo, abbassando esponenzialmente il target di età di accesso.

Si tratta di una deriva perniciosa che deve essere fermata dagli adulti e a livello normativo, con sanzioni esemplari a carico di chi se ne fa colpevole promotore, intensificando l’opera educativa della scuola e recuperando una smarrita responsabilità genitoriale che fa dell’ambiente domestico il primo contesto distratto e inconsapevole di consuetudini e comportamenti sbagliati che non sempre il semplice scorrere del tempo potrebbe rimuovere.

Fonte: AdolescenzE – Rivista scientifica transdisciplinare – Fondazione Varenna (30 marzo 2026)

Titolo originale: Storica sentenza: i social colpevoli di creare dipendenze e danni alla salute mentale tra i giovani utenti.

Capitalismo, algoritmi e politica negli Usa: verso l’autocrazia con il potere digitale?

di Silvio Minnetti

Si sta cercando di riscrivere il potere negli Stati Uniti. Una questione che riguarda noi tutti. Chi c’è dietro PayPal, Facebook, Palantir… J.D. Vance, Trump? Ci appare Peter Thiel, definito L’anima nera della Silicon Valley (Fuori Scena, RCS 2026), da Luca Ciarrocca, già corrispondente da New York per il Giornale di Indro Montanelli.

Peter Thiel getta le basi di un potere nuovo, fondato su reti, capitale strategico, influenza culturale più che presenza in pubblico. La sua formazione giuridica e filosofica gli consente di cofondare PayPal e di comprendere l’enorme potenziale tentacolare di Facebook e di Airbnb. La sua grande intuizione è Palantir: trasformare i dati nell’infrastruttura strategica del nostro tempo nel campo sanitario, della sicurezza e sorveglianza fino alla predizione dei crimini, fino ai teatri di guerra come Gaza.

Questo uomo ha un preciso disegno politico. Sostiene tra i primi nel 2016 Donald Trump, rompe il fronte progressista della Silicon Valley, fa crescere J.D. Vance fino alla vicepresidenza degli Stati Uniti. È il suo capolavoro con uno sconosciuto di provincia. Con la politica prova a cambiare regole ed élite da abile giocatore di scacchi, da conservatore anticonformista. È ossessionato dal rapporto tra libertà e potere, dall’idea di superare i limiti della vita umana con il post-umano.

Thiel mette insieme una ristretta cerchia di imprenditori, finanziatori, esponenti importanti dell’establishment americano che, dietro le quinte, decide il futuro del capitalismo tecnologico e della nuova destra. Sta già ridisegnando la mappa del potere con Vance per il dopo Trump.

Dalle startup alla sorveglianza globale

Nato in Germania nel 1967, emigrato con il padre ingegnere minerario negli Stati Uniti e in Africa, si rivela subito un abile giocatore di scacchi. Da studente scopre il giornalismo come arma. Legge, finanza e filosofia diventano presto il suo apprendistato. Profeta dell’anticonformismo, inizia a scuotere l’ortodossia accademica a favore del merito. Incaricato di tenere un corso a Stanford sulle startup, stupisce con la sua tesi principale: la concorrenza è alla fine dannosa per tutti. I monopoli sono invece positivi se fondati sulla innovazione continua.

Con la fondazione di PayPal e il sostegno a SpaceX, passaggi in Facebook e Airbnb, inizia un salto di qualità, fino a fondare Palantir, frutto dell’intuizione della «pietra veggente». È l’ingresso nel settore fatto di sorveglianza e controllo. È un omaggio a Tolkien: i palantiri sono pietre veggenti che consentono di vedere oggetti lontani ma che possono essere manipolati dagli avversari fino a mostrare una realtà distorta.

Minority Report diventa così il primo software di polizia predittiva a Los Angeles, incrociando molti dati fino a mostrare volti e nomi di persone da fermare e arrestare. È la macchina del precrimine. Un sistema nervoso digitale che raccoglie flussi disordinati da registri, video, metadati, sensori e li trasforma in mappe, priorità, azioni. Nel maggio 2025 un piccolo gruppo di ingegneri e manager denuncia pubblicamente la deriva etica di Palantir, la complicità della Silicon Valley con il potere di Washington. Si teme che questi potentissimi strumenti tecnologici possano finire nelle mani di pochissime persone — come nell’uso di dati biometrici sui figli dei migranti al confine per i rastrellamenti di ICE. Si intravvede un sistema autoritario mascherato da innovazione.

 

Il potere come progetto: la Thiel Foundation e Dialog

A questo punto Thiel passa dalla accumulazione del capitale alla sua utilizzazione per modificare gli assetti del potere, per cambiare le regole del gioco. Nasce nel 2006 la Thiel Foundation. Non è filantropia. Vuole realizzare progetti radicali. Crea una delle prime criptovalute, Ether. Invita i giovani di talento a lasciare i campus universitari per misurarsi con progetti innovativi, finanziati dalla fondazione, inclusi quelli contro la morte, la sperimentazione di nazioni offshore per libertarians e miliardari, ai confini della fantascienza.

La fondazione di Dialog, una sorta di sala di comando con capitalisti tech, politici, avvocati d’assalto e strateghi dei media, rappresenta il salto finale dentro il mondo della politica a Washington. L’omosessuale conservatore fa outing forzato ed entra nella scena politica fino a diventare la figura ispiratrice del trumpismo con una sorta di documento programmatico del 10 gennaio 2025. A settembre dello stesso anno lancia, con conferenze, la retorica sull’Anticristo, rappresentato da movimenti ambientalisti e progressisti che frenano le innovazioni con le regolamentazioni: è la demonizzazione dell’avversario.

 

Verso una tirannia intelligente? Il disegno post-democratico

Thiel costruisce, lancia e sostiene J.D. Vance come vicepresidente Usa. È la scalata alla Casa Bianca nel 2028. Nel frattempo sposa l’asse Israele–Arabia Saudita, in stretto contatto, tramite Palantir, con il Pentagono e l’intelligence americana. Con Riyad parla il linguaggio dei fondi sovrani e dei contratti a lungo raggio.

Sorge una domanda: stiamo andando verso l’autarchia del potere digitale? L’America è cambiata. Il ritorno di Trump ha scosso l’ordine costituito, trasformato il Partito Repubblicano, portato il potere esecutivo più in là di quanto fosse mai arrivato negli ultimi due secoli. Il monopolio dei media tradizionali si è dissolto. Qui prende forma il disegno di Peter Thiel. Egli si colloca all’incrocio tra Big tech, finanza, sorveglianza, industria della Difesa, potere politico, AI e media. Una sorta di oligarca orwelliano dell’era digitale?

Nel frattempo Trump viaggia verso una inedita autocrazia nonostante i pesi e contrappesi posti dai padri fondatori statunitensi. In questo contesto di potere concentrato prospera Thiel. Si realizza una forma di «tirannia intelligente», post-democratica, teorizzata da Yarvin e Thiel dal 2007. La democrazia liberale è vista, in questa rivoluzione di destra, come un ostacolo al progresso e alla libertà.

Collaboratori di Thiel parlano di Repubblica tecnologica, di una alleanza con la Silicon Valley per plasmare il futuro dell’Occidente dopo la democrazia. Si tratta di una alleanza tra tecnologia avanzata, capitale e integrazione del software con il potere esecutivo. Palantir è lo strumento per rendere praticabile il programma. È un parallelismo con Pechino, vero avversario sistemico per la supremazia. Anche il Partito Comunista cinese promette una «comunità del destino condiviso» guidata dall’innovazione. Capitalismo americano e socialismo di Stato cinese finiscono per assomigliarsi.

Calcio, risultati Serie A: per la Fiorentina scatto salvezza

Roma, 4 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 30esima giornata di serie A:

31esima giornata Sassuolo-Cagliari 2-1, Verona-Fiorentina 0-1, ore 20.45 Lazio-Parma; domenica 5 aprile ore 15 Cremonese-Bologna, ore 18 Pisa-Torino, ore 20.45 Inter-Roma lunedì 6 aprile ore 12.30 Udinese-Como, ore 15 Lecce-Atalanta ore 18 Juventus-Genoa, ore 20.45 Napoli-Milan.

Classifica: Inter 69, Milan 63, Napoli 62, Como 57, Juventus, Roma 54, Atalanta 50, Lazio 43, Bologna, Sassuolo 42, Udinese 39, Parma 34, Torino, Genoa 33, Fiorentina 32, Cagliari 30, Lecce, Cremonese 27, Verona, Pisa 18.

32esima giornata Venerdì 10 aprile ore 20.45 Roma-Pisa. Sabato 11 aprile, ore 15 Cagliari-Cremonese e Torino-Verona; ore 18 Milan-Udinese; ore 20.45 Atalanta-Juventus. Domenica 12 aprile, ore 12.30 Genoa-Sassuolo; ore 15 Parma-Napoli; ore 18 Bologna-Lecce; ore 20.45 Como-Inter. Lunedì 13 aprile ore 20.45 Fiorentina-Lazio.

Governo, colloquio Meloni-bin Zayed: assicurare libertà navigazione Hormuz

Roma, 4 apr. (askanews) – “A conclusione del suo tour regionale in cui ha toccato Arabia Saudita e Qatar, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si è recato negli Emirati Arabi Uniti per un incontro con il presidente Sheikh Mohamed bin Zayed Al-Nayyan”. Lo riferisce una nota di palazzo Chigi.

“Nel sottolineare come la sua visita esprima la forte vicinanza dell’Italia a una Nazione amica, vittima di continui attacchi dell’Iran, il presidente Meloni – sottolinea il comunicato – ha tenuto a manifestare profonda gratitudine per il sostegno ricevuto alle operazioni di rimpatrio dei turisti in transito e delle migliaia di cittadini italiani presenti negli Emirati all’inizio del conflitto. In tale quadro, il colloquio ha focalizzato l’attenzione sulle prospettive del conflitto e sulle condizioni necessarie per la cessazione delle ostilità, a partire dalla necessità di assicurare la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz”.

“La conversazione – conclude la nota della Presidenza del Consiglio – ha infine permesso di fare il punto sulla cooperazione bilaterale, con particolare riferimento a un ulteriore rafforzamento degli investimenti reciproci nei settori strategici dell’energia, della difesa e della sicurezza”.

Atletica: Nadia Battocletti centra record italiano 10 km su strada

Roma, 4 apr. (askanews) – Nadia Battocletti non si ferma più. A due settimane dall’oro mondiale dei 3000 a Torun, l’azzurra incanta ancora, in Francia, a Lille, sgretolando il record italiano dei 10 km su strada, a un solo secondo dal record europeo e molto vicina alla barriera dei trenta minuti. La trentina delle Fiamme Azzurre sfodera uno strepitoso 30:08, oltre un minuto in meno rispetto al 31:10 con cui lo scorso anno ha trionfato agli Europei su strada di Lovanio, e ad un soffio dal primato continentale che di recente è stata fissato a 30:07 dalla britannica Megan Keith.

Calcio, Sassuolo-Cagliari 2-1: decide Pinamonti

Roma, 4 apr. (askanews) – Il Sassuolo batte il Cagliari 2-1 al termine di una gara combattuta e ricca di episodi, risolta nel finale dal guizzo di Pinamonti. Dopo un primo tempo spezzettato e povero di grandi occasioni, sono gli emiliani a passare in vantaggio al 30′ grazie al calcio di rigore trasformato da Esposito, assegnato dopo revisione Var per fallo di Idzes.

Nella ripresa il Cagliari trova il pareggio al 50′ con Garcia, bravo a ristabilire l’equilibrio sugli sviluppi di un calcio d’angolo. La partita resta aperta e nervosa, con numerosi falli e cambi che spezzano il ritmo.

A decidere il match è Pinamonti al 78′, che sfrutta al meglio l’assist di Bakola e firma il 2-1 definitivo. Nel finale gli ospiti provano a reagire ma senza precisione, tra tiri fuori misura e continui contatti. Dopo otto minuti di recupero arriva il triplice fischio che consegna tre punti importanti al Sassuolo.

Calcio, risultati Serie A. Sassuolo vittoria salvezza

Roma, 4 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 30esima giornata di serie A:

31esima giornata Sassuolo-Cagliari 2-1, ore 18 Verona-Fiorentina, ore 20.45 Lazio-Parma; domenica 5 aprile ore 15 Cremonese-Bologna, ore 18 Pisa-Torino, ore 20.45 Inter-Roma lunedì 6 aprile ore 12.30 Udinese-Como, ore 15 Lecce-Atalanta ore 18 Juventus-Genoa, ore 20.45 Napoli-Milan.

Classifica: Inter 69, Milan 63, Napoli 62, Como 57, Juventus, Roma 54, Atalanta 50, Lazio 43, Bologna, Sassuolo 42, Udinese 39, Parma 34, Torino, Genoa 33, Cagliari 30, Fiorentina 29, Lecce, Cremonese 27, Verona, Pisa 18.

32esima giornata Venerdì 10 aprile ore 20.45 Roma-Pisa. Sabato 11 aprile, ore 15 Cagliari-Cremonese e Torino-Verona; ore 18 Milan-Udinese; ore 20.45 Atalanta-Juventus. Domenica 12 aprile, ore 12.30 Genoa-Sassuolo; ore 15 Parma-Napoli; ore 18 Bologna-Lecce; ore 20.45 Como-Inter. Lunedì 13 aprile ore 20.45 Fiorentina-Lazio.

Trump: Teheran ha 48 ore per raggiungere un accordo con gli Usa altrimenti si scatenerà l’inferno

Roma, 4 apr. (askanews) – L’Iran ha due giorni di tempo per raggiungere un accordo con gli Stati Uniti o sulla repubblica islamica “si scatenerà l’inferno”. È il monito lanciato da Donald Trump.

“Ricordate quando ho dato all’Iran dieci giorni per FARE UN ACCORDO o APRIRE LO STRETTO DI HORMUZ”, ha scritto Trump sul social Truth, “Il tempo sta per scadere – 48 ore prima che l’inferno si scateni su di loro. Gloria a DIO! Presidente DONALD J. TRUMP”.

Il 28 febbraio, Stati Uniti e Israele hanno avviato attacchi coordinati contro l’Iran in pieno processo
di negoziati indiretti tra Washington e Teheran sull’entità del programma nucleare iraniano. L’offensiva lanciata mira a mettere fine al programma nucleare dell’Iran, che Stati Uniti e Israele considerano una minaccia imminente, oltre che a ridurre le capacità militari della repubblica islamica e a spianare la strada a una rivolta popolare che rovesci il governo degli ayatollah. Il Paese sta rispondendo all’offensiva con colpi di rappresaglia contro Israele e le basi militari statunitensi situate in diversi Paesi del Medio Oriente. L’escalation bellica intorno all’Iran ha provocato il blocco de facto dello stretto di Hormuz, rotta chiave per la fornitura di petrolio e gas naturale liquefatto dai Paesi del Golfo al mercato mondiale.

Ciclismo, Pogacar: "Evenepoel mina vagante al Fiandre"

Roma, 4 apr. (askanews) – “Non sai mai dove può attaccare, basta concedergli pochi secondi e diventa quasi impossibile riprenderlo”: Tadej Pogacar accende la vigilia del Giro delle Fiandre indicando in Remco Evenepoel uno degli avversari più pericolosi per la corsa di domenica. Lo sloveno della UAE Emirates XRG, campione uscente, accoglie con interesse il debutto del belga nella Monumento fiamminga.

“L’annuncio mi ha sorpreso, ma non troppo. Avevo già sentito delle voci, poi essendo arrivato il primo aprile pensavo fosse uno scherzo”, racconta Pogacar, che si prepara all’assalto al terzo successo alla Ronde. “È un bene averlo al via: gli piace attaccare da lontano e può fare molto bene, non dovremo perderlo di vista”.

Lo sloveno indica anche la possibile chiave tattica: “Mi aspetto una sua azione anche in pianura per creare un gap”. E allarga il discorso alla tendenza recente delle corse: “Le squadre hanno capito che anche attacchi da lontano possono essere controllati e ricuciti, lo abbiamo visto in diverse gare”.

Pogacar torna poi sulla Milano-Sanremo: “Dopo la Classicissima mi sono allenato bene. La caduta è stata brutta ma senza conseguenze serie, quindi mi sento pronto”.

Infine, sul momento personale: “Mi sto godendo questo periodo, ho ancora tanti obiettivi. So che la motivazione un giorno calerà, ma troverò il modo per restare competitivo”.

Quattro paesi con l’Italia chiedono all’Ue di tassare gli extraprofitti delle compagnie energetiche

Roma, 4 apr. (askanews) – Germania, Spagna, Austria e Portogallo, insieme all’Italia, chiedono a Bruxelles di studiare un meccanismo che consenta di recuperare parte degli extraprofitti generati dalle compagnie energetiche a causa del rialzo dei prezzi. Lo si legge in una lettera inviata al commissario europeo Wopke Hoekstra. Nella lettera, data 3 aprile, a firma dei ministri Giancarlo Giorgetti per l’Italia, Markus Marterbauer per l’Austria, Lars Klinbeil per la Germania, Joaquim Miranda Sarmento per il Portogallo e Carlos Cuerpo per la Spagna, si legge che “il conflitto in Medio Oriente ha causato un aumento dei prezzi del petrolio, gravando in modo significativo sull’economia europea e sui cittadini europei. È importante garantire che tale onere sia distribuito equamente”.

“Nella riunione dell’Eurogruppo del 27 marzo 2026 – prosege la lettera -, abbiamo sostenuto e promosso misure per tassare gli extraprofitti delle società energetiche. Uno strumento analogo è già stato introdotto nel 2022 attraverso un contributo di solidarietà temporaneo istituito dal regolamento (Ue) 2022/1854 del 6 ottobre 2022 relativo a un intervento di emergenza per contrastare gli elevati prezzi dell’energia. Considerate le attuali distorsioni del mercato e i vincoli di bilancio, la Commissione europea dovrebbe sviluppare rapidamente uno strumento contributivo simile a livello Ue, fondato su una solida base giuridica (e fatto salvo ogni altro sforzo e misura adottata dai singoli Stati membri per contrastare gli elevati prezzi dell’energia)”. “Una soluzione europea di questo tipo fungerebbe da segnale per i cittadini dei nostri Stati membri e per l’economia in generale, dimostrando la nostra unità e la nostra capacità di agire – prosegue la lettera -. Inoltre, invierebbe un messaggio chiaro: coloro che traggono profitto dalle conseguenze della guerra devono fare la loro parte per alleviare il peso che grava sulla collettività. Lavorare insieme e trovare una soluzione europea è l’approccio giusto. Permetterebbe di finanziare misure di sostegno temporanee, soprattutto per i consumatori, e di contenere l’inflazione crescente, senza gravare ulteriormente sui bilanci pubblici”.

“Siamo lieti che la Commissione europea abbia promesso di esaminare rapidamente la questione – conclude la lettera -. In questo contesto, vale la pena considerare se e come gli utili esteri delle multinazionali del petrolio possano essere inclusi in modo più mirato rispetto a quanto avvenuto con il contributo di solidarietà del 2022”.

Atletica, Roma candidata per mondiali 2029 o 2031

Roma, 4 apr. (askanews) – La Federazione Italiana di Atletica Leggera ha trasmesso alla World Athletics la candidatura della città di Roma all’organizzazione dei Campionati del Mondo del 2029 o 2031. Il progetto è stato ritenuto valido dal governo, che tramite il ministro dello Sport Andrea Abodi ha prodotto una lettera di sostegno, inserita nel dossier.

Secondo l’iter stabilito dalla World Athletics, le città candidate all’organizzazione dei Campionati del Mondo avranno tempo fino al 5 agosto prossimo per completare la documentazione, incluse le indispensabili garanzie di sostenibilità economica che, nel caso italiano, saranno oggetto di più approfonditi confronti con il Governo. Nel mese di settembre, infine, la scelta della città che organizzerà la rassegna iridata.

L’Italia ha ospitato solo una volta i Campionati del Mondo di atletica leggera: avvenne dal 29 agosto al 6 settembre del 1987, allo Stadio Olimpico di Roma. Lo stesso impianto che era già stato in precedenza teatro dei Giochi Olimpici del 1960 e dei Campionati Europei del 1974; e che, meno di due anni fa, ha fatto nuovamente da cornice alla massima rassegna continentale.

Governo, Meloni in Qatar. Discussi sforzi diplomatici e temi energia

Roma, 4 apr. (askanews) – “Dopo la visita a Gedda, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha fatto tappa a Doha dove è stata ricevuta dall’Emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad Al-Thani. Il Presidente Meloni ha prima di tutto ringraziato l’Emiro per l’assistenza fornita nell’evacuazione dei numerosi cittadini italiani, in particolare turisti in transito, che hanno voluto lasciare il Qatar all’inizio del conflitto e ha sottolineato il messaggio di vicinanza che la sua presenza intende esprimere a fronte degli attacchi iraniani al Qatar”. Lo riferisce una nota di palazzo Chigi, precisando che “il Presidente del Consiglio e l’Emiro hanno discusso degli sforzi diplomatici in corso per l’uscita dalla crisi e per garantire un’architettura di sicurezza regionale sostenibile”.

“I due leader – spiega il comunicato – hanno quindi approfondito le questioni energetiche, anche alla luce del rapporto consolidato tra Italia e Qatar in questo ambito, confrontandosi sulle possibili azioni di mitigazione per gli shock subiti. In questo quadro, il Presidente Meloni ha assicurato la disponibilità dell’Italia, attraverso le eccellenze del suo sistema produttivo, a contribuire alla riabilitazione delle infrastrutture energetiche qatarine, fondamentali per la sicurezza energetica su scala globale. È stato anche ribadito come sia urgente e necessario assicurare la libertà di navigazione attraverso Hormuz”.

“Il Presidente Meloni e Sheikh Tamim hanno infine concordato di lavorare congiuntamente per sviluppare ulteriormente la cooperazione e gli investimenti congiunti, per rafforzare ogni dimensione della sicurezza, soprattutto negli ambiti strategici della difesa, delle infrastrutture critiche, della sicurezza alimentare e della cooperazione multilaterale per la gestione dei fenomeni migratori nelle rotte mediterranee”.

Serena Brancale ci riporta a casa col singolo "Al mio paese"

Milano, 4 apr. (askanews) – Serena Brancale pubblica “Al mio paese” (https://wmi.lnk.to/almiopaese / Isola degli Artisti / Atlantic Records Italy / Warner Music Italy), il nuovo singolo che vede la partecipazione oltre che di Delia, anche di Levante, fuori oggi ovunque. Non una semplice collaborazione, ma un incontro di talento e radici, tre artiste, musiciste e cantautrici che dimostrano ancora una volta quanto sappiano raccontare il mondo attraverso la loro potente e incredibile voce. Nella traccia Serena Brancale, con il suo groove magnetico, porta il calore e la forza della Puglia, mentre Levante e Delia mostrano le diverse anime siciliane, firmando strofe che sono istinto puro, identità, pelle. Tre voci uniche, tre universi musicali che si trovano e si amplificano a vicenda, creando un equilibrio perfetto.

“Al mio paese” è una celebrazione di vita e territorio. Un brano che suona come un ritorno a casa e al tempo stesso come una festa senza fine. Sa di Sud, di libertà, di estate, di casa, ma anche di strade da vivere fino a tardi, di notti che non finiscono mai quando l’energia della musica prende il sopravvento.

Il titolo del brano era già apparso sui suoi profili social, dove ha condiviso una parte della tracklist, svelando che in “Sacro” (https://wmi.lnk.to/sacro-serena-brancale; Isola degli Artisti / Atlantic Records Italy / Warner Music Italy) il nuovo album fuori ovunque da venerdì 10 aprile, troveranno spazio, oltre a “Al mio paese”, anche alcuni dei suoi successi più amati degli ultimi anni, come “Serenata” con Alessandra Amoroso, “Anema e Core”, “La Zia”, “Stu Cafè”, “Baccalà”, i recenti “Qui con me” e “Bésame Mucho” con Gregory Porter e Delia. Non mancheranno però sorprese e nuovi brani pronti a completare il racconto artistico dell’album.

Sacro sarà un disco che racconta chi è diventata Serena. Se “Qui con me” è stata una lettera intima dedicata alla madre, un dialogo tra memoria e luce, il nuovo album espande quel racconto e lo rende universale. È un lavoro che parla di radici e spiritualità, di appartenenza e libertà, di carne e anima, ma anche di festa e celebrazione. Un disco che unisce groove e introspezione, eleganza e istinto, scrittura raffinata e vibrazione viscerale. Un progetto che conferma Serena Brancale come una delle voci più riconoscibili e internazionali del panorama italiano contemporaneo.

Per l’occasione, sempre da venerdì 10 aprile, partirà il “Sacro instore tour”, 9 appuntamenti dove Serena incontrerà i fan e firmerà le copie del suo disco.

Ma non solo nuova musica: l’artista partirà ad aprile con il “SACRO TOUR”, che porterà la sua energia in Italia e in Europa. Quest’anno ogni concerto sarà un’esperienza ancora più intensa e personale, che partirà da Londra fino ad arrivare ad ottobre nella sua Bari. Di seguito tutte le date, prodotte da Vivo Concerti e Isola degli artisti:

30 aprile – Londra – Centre di Islington 11 maggio – Madrid – Sala Villanos 12 maggio – Barcellona – La Nau – Local d’assaig 6 giugno – Lamezia Terme (CZ) – Palalamezia 12 giugno – Palermo – Teatro di Verdura 13 giugno – Roma – Cavea Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone 17 giugno – Capannori (LU) – “Ma la notte sì!” (Area Verde) 11 luglio – Taormina (ME) – Teatro Antico 14 luglio – Napoli – Arena Flegrea 16 luglio – Cervere (CN) – Anima Festival (Anfiteatro dell’Anima) 21 luglio – Cernobbio (CO) – Lake Sound Park Festival (Villa Erba) 26 luglio – Siena – Fortezza di Siena 31 luglio – Ostuni (BR) – Luce Festival (Arena Bianca – Foro Boario) 6 agosto – Roseto degli Abruzzi (TE) – Emozioni in Musica 8 agosto – Diamante (CS) – Fatti di musica (Teatro dei Ruderi di Cirella) 4 settembre – Macerata – Sferisterio 3 ottobre – Bari – Palaflorio

Gli U2 pubblicano a sorpresa un nuovo EP di 6 tracce "Easter Lily"

Milano, 4 apr. (askanews) – Mentre proseguono le sessioni di registrazione per il nuovo album in studio, l’EP “Easter Lily” arriva come una seconda raccolta autonoma di nuova musica da condividere con i fan, in vista del prossimo disco. Fa seguito all’EP “Days of Ash” del mese scorso, pubblicato durante il Mercoledì delle Ceneri.

Mentre l’EP “Days of Ash” era una risposta ai tempi caotici del mondo esterno, l’EP “Easter Lily” è una raccolta di canzoni molto più riflessive, che emerge da un luogo più personale e privato, in cui alcuni potrebbero rifugiarsi in tempi come questi, esplorando temi quali l’amicizia, la perdita, la speranza e, in definitiva, il rinnovamento.

«Song for Hal» è un pianto sul lockdown durante il COVID-19 con The Edge come voce solista, scritto per l’amico della band, il produttore musicale Hal Willner, che avrebbe compiuto 70 anni il Lunedì di Pasqua e che è scomparso quasi sei anni fa, proprio durante questi giorni. «In a Life» è una canzone che celebra l’amicizia. «Scars» è una canzone di incoraggiamento e accettazione, che parla di cicatrici e tutto il resto, con un colpo di scena. «Resurrection Song» parla di un pellegrinaggio, un viaggio verso l’ignoto con un’amante o un amico. «Easter Parade» è una canzone devozionale, una celebrazione della nuova vita, della rinascita e della resurrezione. «COEXIST (I Will Bless The Lord At All Times?)» è una ninna nanna per i genitori dei bambini coinvolti nella guerra, con un’ambientazione sonora di Brian Eno. In una nota rivolta al pubblico degli U2, Bono ha dichiarato:

“Siamo in studio, ancora impegnati a realizzare un album rumoroso, caotico e ‘irragionevolmente colorato’ da suonare dal vivo… che è il vero habitat degli U2. Continuiamo a pensare al rock’n’roll più vivace come ad un atto di resistenza contro tutta questa orribile realtà che vediamo sui nostri piccoli schermi. Questi sono senza dubbio “anni duri” per molti di noi che guardano al caos che regna là fuori nel mondo.

È un periodo in cui la nostra band sta scavando più a fondo nelle nostre vite per trovare una serie di canzoni con cui cercare di affrontare il momento… Con Easter Lily ci siamo ritrovati a porci domande molto personali come: le nostre relazioni sono all’altezza di questi tempi difficili? Quanto duramente si lotta per l’amicizia? La nostra fede può sopravvivere alla distorsione di significato che gli algoritmi amano premiare? Tutta la religione è spazzatura e continua a dividerci…? O ci sono risposte da trovare nelle sue crepe? Ci sono cerimonie, rituali, danze che potrebbero mancare nelle nostre vite? Dal rito di Primavera alla Pasqua e alla sua promessa di rinascita e rinnovamento… L’album ‘Easter’ di Patti Smith mi ha dato tanta speranza quando è uscito nel 1978. Non avevo ancora 18 anni. Il titolo è un omaggio a lei.

In un secondo momento cercheremo di fare un gran trambusto e clamore per ricordare al resto del mondo che esistiamo, ma nel frattempo… questa è una cosa tra voi e noi.”

L’EP “Easter Lily” è accompagnato da un’altra edizione speciale digitale della rivista online, intitolata “U2 – Propaganda – Easter Lily”. Questa rivista contiene contributi dei quattro membri della band, tra cui le note di copertina di The Edge, lo scritto di Adam Clayton sull’arte e il percorso di recupero, una conversazione tra Bono e il frate francescano Richard Rohr e le fotografie scattate in studio da Larry Mullen Jr. L’e-zine presenta anche i testi delle canzoni, un articolo sul loro produttore, Jacknife Lee, un articolo su Hal Willner scritto dal suo amico Gavin Friday… e altro ancora. Quarant’anni fa, nel febbraio 1986, il primo numero di “Propaganda” arrivò nelle cassette postali dei fan degli U2 in tutto il mondo. Con l’aspirazione di eguagliare le altre riviste per fan dell’epoca, ‘Propaganda’ nacque dalla cultura delle fanzine fai-da-te dell’era punk, che abbracciava atteggiamenti, idee e dialogo.

Iran, le notizie più importanti del 4 aprile sulla guerra

Roma, 4 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di sabato 4 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale.

-11:10 L’Organizzazione per l’Energia Atomica dell’Iran: la zona della centrale nucleare iraniana di Bushehr è stata colpita dai bombardamenti statunitensi e israeliani, e un dipendente è rimasto ucciso.

-11:00 Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha rinviato alla prossima settimana il voto sulla risoluzione riguardante lo Stretto di Hormuz presentata dal Bahrein: è quanto riporta l’agenzia Reuters, citando fonti diplomatiche.

-10:30 “Violente esplosioni” si sono verificate nella Zona Petrolchimica Speciale di Mahshahr, nella provincia iraniana del Khuzestan: è quanto riporta l’agenzia di stampa iraniana Fars, citando fonti del governo locale. Secondo le fonti, si è trattato di un “attacco israelo-americano” che ha colpito tre aziende nella zona.

-10:00 Il ministro dei Trasporti di Ankara, Abdulkadir Uraloglu, a Cnn Turk: una seconda petroliera appartenente ad un armatore turco ha attraversato oggi lo Stretto di Hormuz.

-09:20 Il riconoscimento del programma nucleare pacifico è una delle condizioni chieste dall’Iran per la fine del conflitto in corso con Israele e gli Stati Uniti: lo hanno reso noto fonti diplomatiche di Teheran citate dalle agenzie di stampa russe.

-09:12 L’Iran potrebbe istituire tre diverse categorie di Paesi per regolarne l’accesso allo Stretto di Hormuz: è quanto riporta la rete satellitare araba Al-Jazeera.

-08:56 I tre Caschi Blu della missione Unifil feriti ieri da un’esplosione nel Libano meridionale sono di nazionalità indonesiana: lo hanno reso noto fonti delle Nazioni Unite.

-07:43 Martedì 7 aprile, alle 16, nell’Aula di Montecitorio, informativa urgente del Governo sull’utilizzo delle basi militari nel territorio italiano da parte delle Forze armate statunitensi. Interviene il Ministro della Difesa, Guido Crosetto.

Camorra, arrestato in una villa sulla Costiera Amalfitana il boss latitante Roberto Mazzarella

Napoli, 4 apr. (askanews) – Colpo al cuore del clan Mazzarella. Questa notte, a Vietri sul Mare, i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Napoli hanno rintracciato e arrestato Roberto Mazzarella, 48 anni, ritenuto l’attuale reggente dell’omonimo sodalizio criminale egemone nel capoluogo campano e in provincia. L’uomo era inserito nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità del ministero dell’Interno.

Mazzarella, classe 1978, era irreperibile dal 28 gennaio 2025, quando era sfuggito all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Napoli, su richiesta della locale DDA, poiché gravemente indiziato di omicidio aggravato dal metodo mafioso.

La cattura è scattata in una villa di pregio della Costiera Amalfitana. All’arrivo dei militari, il 48enne non ha opposto resistenza; al momento del blitz si trovava in compagnia della moglie e dei due figli. L’operazione, coordinata e diretta dalla DDA partenopea, ha visto l’impiego di un massiccio dispositivo: oltre ai carabinieri del nucleo investigativo, hanno partecipato i militari dello Squadrone Eliportato “Cacciatori di Calabria”, le Aliquote di Primo Intervento (Api) del gruppo di Napoli e una motovedetta della Capitaneria di Porto di Salerno per il monitoraggio dello specchio d’acqua antistante la villa.

Nel corso della perquisizione all’interno del resort di lusso, gli uomini dell’Arma hanno rinvenuto e sequestrato: 3 orologi di lusso di ingente valore; circa 20mila euro in contanti; documenti falsi, telefoni cellulari e smartphone; manoscritti riconducibili a una verosimile contabilità del clan.

Proprio su questi ultimi documenti si concentreranno ora gli accertamenti degli inquirenti per ricostruire la rete di affari e le dinamiche correnti del clan.

Continua la missione di Meloni nel Golfo, dopo Gedda la premier è a Doha

Roma, 4 apr. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è ripartita da Gedda, in Arabia Saudita, prima tappa della visita nella regione del Golfo, ed è arrivata a Doha, in Qatar, per la seconda tappa della sua missione. Durante la permanenza – riferiscono fonti di palazzo Chigi – è previsto un incontro con l’emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani.

La premier ieri sera è stata ricevuta dal principe ereditario e primo ministro dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman. Lo riferisce Palazzo Chigi, sottolineando che la “Presidente Meloni ha voluto esprimere, con la sua presenza, la vicinanza dell’Italia all’Arabia Saudita”.

Nel corso del colloquio, informa la presidenza del Consiglio, “i due leader hanno discusso dell’assistenza militare difensiva fornita dall’Italia, confrontandosi sulle prospettive del conflitto e sugli sforzi in corso per una soluzione diplomatica e, più ampiamente, su come promuovere un quadro regionale che possa uscire dall’attuale ciclo di conflittualità”. Inoltre “l’incontro ha anche permesso di discutere di come assicurare gli approvvigionamenti energetici e ridurre l’impatto della crisi su imprese e cittadini. I due leader hanno anche concordato sull’importanza di assicurare al più presto la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”.

Meloni e il principe Mohammed “hanno infine discusso del partenariato strategico lanciato tra le due Nazioni in occasione della precedente missione del Presidente del Consiglio ad Al-Ula (gennaio 2025) e hanno concordato sull’importanza, ancora più nell’attuale scenario regionale e internazionale, di sviluppare una cooperazione ad ampio raggio su economia, investimenti, infrastrutture strategiche, sicurezza e difesa”, conclude Palazzo Chigi.

La missione prevede incontri anche negli Emirati Arabi Uniti. Mentre giovedì 9 aprile, alle ore 9, nell’Aula di Montecitorio, è prevista l’informativa di Giorgia Meloni, sull’azione del governo.

Il giorno in cui Dio tace

La chiesa è vuota. L’altare è spoglio. Non c’è canto, non c’è parola. È il Sabato Santo: il tempo in cui Cristo giace nel sepolcro e Dio sembra ritirarsi nel silenzio.

È una scena antica, eppure familiare. Più che negare Dio, oggi lo si vive come assente. Non lo si rifiuta: semplicemente non lo si incontra. E quel silenzio, custodito dalla liturgia, sembra dilatarsi fino a diventare il clima di un’epoca. In un tempo in cui la guerra torna a segnare la storia e a spezzarne il senso, è proprio questo silenzio a farsi più radicale: non solo perché Dio sembra non parlare, ma perché anche la parola umana si incrina e si indebolisce. Forse il problema non è che Dio tace, ma che il suo silenzio non lo sopportiamo più.

I discepoli sono dispersi. Tutto appare finito. Resta il vuoto di una promessa interrotta. Eppure la tradizione conserva un dettaglio decisivo: non tutto è scomparso.

Resta Maria. Non parla, non agisce. Sta. Custodisce nel buio ciò che non comprende più. Non ha prove né segni, solo la memoria di una parola ricevuta. E non la lascia cadere. In lei il Sabato diventa attesa.

È qui che il Sabato Santo smette di essere solo calendario e diventa esperienza. Ci sono momenti in cui tutto si chiude, il senso si ritrae e anche la fede non consola. Rimane soltanto il “restare”, come Maria, senza vedere.

E tuttavia, proprio nel silenzio, la fede cristiana afferma che qualcosa si compie. È il giorno in cui Cristo discende agli inferi, nel regno dei morti: l’azione più nascosta. Non aggiunge rumore al silenzio, ma lo attraversa fino in fondo. Dio raggiunge il punto in cui tutto sembra chiuso.

Questo rovescia l’idea che conta solo ciò che è visibile. Il Sabato Santo suggerisce che il decisivo accade nel nascondimento.

Per questo non è solo vuoto, ma soglia. Fine o inizio, dove ancora non si vede.

La Pasqua non cancella questo giorno: lo abita. E solo così lo illumina dall’interno. La resurrezione non interrompe il silenzio: vi germoglia, come compimento nascosto della vita che già abita il buio del Sabato Santo. E proprio in questo silenzio matura l’attesa della Pasqua.

***

La crisi senza fine del calcio italiano

di Antonio Ungaro

Basta alibi, basta ipocrisie. L’Italia è fuori dal Mondiale per la terza volta consecutiva. Dopo le mancate qualificazioni del 2018 e del 2022, anche i playoff per il 2026 si sono conclusi con l’eliminazione ai rigori contro la Bosnia. Non è più un episodio sfortunato, ma la conferma di una crisi profonda e sistemica.

Non si tratta solo di una sconfitta sportiva. È un fallimento strutturale che coinvolge l’intero sistema: dalla formazione dei giovani ai vertici della FIGC. Si continuano a cambiare commissari tecnici, ma il modello resta lo stesso. La federazione parla di riforme, ma nella sostanza resta immobile.

Serie A sempre meno italiana

La Serie A è diventata un campionato straniero: la percentuale di giocatori non italiani supera stabilmente il 65-70%. I giovani azzurri faticano a emergere. Nei settori giovanili prevale la tattica collettiva a scapito della tecnica individuale, della creatività e della libertà di pensiero. Si scelgono spesso allenatori low-cost invece di istruttori qualificati, producendo giocatori rigidi, imprigionati in inutili tatticismi e poco pensanti.

La regola degli under è unillusione

Anche la regola degli under si rivela inefficace: i ragazzi vengono schierati spesso solo per obbligo regolamentare o per contributi economici, non per reale merito. Manca loro lo spazio per giocare con continuità, sbagliare e crescere tecnicamente e mentalmente.

Il paradosso degli stranieri

Per anni si è preferito puntare sugli stranieri, anche grazie al Decreto Crescita (2019-2023), che ha reso più conveniente ingaggiarli rispetto ai talenti italiani. A questo si aggiungono infrastrutture inadeguate: stadi obsoleti e pochi centri di allenamento moderni.

La Sentenza Bosman del 1995 ha segnato uno spartiacque storico. Prima esisteva il limite “3+2”. Dopo, i giocatori comunitari hanno potuto circolare liberamente. Il numero di stranieri in Serie A è esploso: da 67 nel 1995 a oltre 200 all’inizio degli anni 2000, fino a sfiorare o superare il 70% nelle rose attuali.

I club hanno scelto la strada più comoda: acquistare giocatori già pronti, spesso a parametro zero, invece di investire sui vivai. Mentre altri Paesi hanno compensato l’arrivo degli stranieri con forti investimenti giovanili, l’Italia non l’ha fatto. Risultato: vivai impoveriti e Nazionale debole.

Un problema sistemico e culturale

Da anni si cambiano Ct e staff, ma non si tocca mai il sistema. La vittoria all’Europeo 2021 è stata una bellissima illusione che ha solo nascosto le crepe. L’ultimo Mondiale disputato risale al 2014. Un’intera generazione di ragazzi non ha mai visto l’Italia ai Mondiali. Il disinteresse verso la maglia azzurra tra i più giovani è evidente e preoccupante.

Serve un profondo cambio di mentalità: più fiducia nei progetti a medio-lungo termine, più coraggio nel lanciare i giovani italiani senza bruciarli al primo errore. Il talento ha bisogno di continuità, di sbagliare e di imparare dai propri errori.

La verità spietata

L’Italia non è più una grande potenza del calcio mondiale. Tre Mondiali consecutivi saltati non sono un caso, ma una sentenza. Il rischio più grave è abituarsi a questa decadenza e considerarla normale. Bisogna agire subito e con decisione per iniziare ad avere i risultati tra qualche anno: dirigenti competenti, investimenti mirati sui vivai, riforme concrete e il coraggio di cambiare davvero. Altrimenti la prossima esclusione non farà più notizia. E quella sarà davvero la fine.

Antonio Ungaro

Osservatore lo tesserato Associazione italiana osservatori Calcistici (AIOC)

Comportamento e progetto, ecco la buona politica

La lezione di Scoppola

Pietro Scoppola, autorevole e qualificato storico cattolico, amava sostenere che un buon politico, e non solo un buon politico cattolico, deve sempre legare nella sua attività pubblica “la cultura del comportamento con la cultura del progetto”. Una riflessione molto efficace che, soprattutto, non scade. Anche e soprattutto nel contesto politico contemporaneo.

La cultura del comportamento

Ora, non si tratta di ridurre questa riflessione ad un banale e qualunquista richiamo moralistico. Semmai, e al contrario, si tratta di affermare con forza che la politica e chi la esercita si regge su due presupposti fondamentali. “La cultura del comportamento”, innanzitutto. Ovvero, un modo d’essere in politica che, al di là della provenienza culturale, ideale o religiosa dei singoli, si caratterizza per la sua serietà, per la sua sobrietà e, nello specifico, per la sua trasparenza. Senza ridurre il tutto alla dimensione privata dove, come ovvio, non ci sono giudici che possono elargire sentenze inappellabili, il comportamento pubblico non può che essere sempre esemplare e corretto.

Ora, dopo l’irruzione del populismo e di una classe dirigente casuale, improvvisata e pressapochista, la stessa categoria della moralità pubblica ha subito una brusca battuta d’arresto. Ma è altrettanto indubbio che la politica può recuperare la sua credibilità, la sua autorevolezza e il suo prestigio solo se chi la esercita tanto a livello nazionale quanto a livello locale non si compromette con atteggiamenti e comportamenti discutibili se non addirittura squallidi.

Non si tratta di rimpiangere il passato ma, se vogliamo fare un confronto storico, non possiamo non prendere esempio da larga parte della classe dirigente della cosiddetta prima repubblica. A cominciare proprio dai due grandi partiti popolari e di massa dell’epoca, cioè la Dc e il Pci. Al riguardo, non si inventa nulla. È sufficiente, appunto, recuperare uno stile e un modo d’essere che per molti decenni hanno caratterizzato la vita pubblica del nostro paese.

La cultura del progetto

Ma la “cultura del comportamento” sarebbe monca se non è sempre accompagnata, come diceva appunto Pietro Scoppola, dalla “cultura del progetto”. E questo perchè quando un partito o, peggio ancora, una coalizione di partiti, non hanno un progetto di società, una visione di futuro, una ricetta di medio/lungo periodo, il tutto si riduce inesorabilmente al trasformismo politico, all’opportunismo parlamentare e anche, e soprattutto, ad una gestione all’insegna dell’ordinaria amministrazione e della mera sopravvivenza. Inoltre, senza una dimensione progettuale è la stessa politica ad essere perennemente in crisi e in balia delle onde.

Certo, la categoria del progetto esige e quasi impone da un lato una precisa e definita cultura politica di riferimento e, dall’altro, una concezione della stessa politica che non può essere prigioniera degli istinti più triviali e che insegue perennemente e supinamente tutto ciò che caratterizza la cosiddetta pubblica opinione. Il progetto, cioè, impone una politica che guida i processi e che orienta la società e che non si limita ad inseguire e cavalcare gli istinti. Questa, del resto, è la differenza di fondo che passa fra il popolarismo e il populismo.

Ecco perchè recuperare la “cultura del comportamento e la cultura del progetto” oggi è, oltrechè un compito politico, anche un dovere morale.

Cisl contro Report, una sentenza che pesa più di una polemica

Una doccia fredda dopo anni di scontri

C’è qualcosa di profondamente educativo nelle sentenze che arrivano dopo anni di polemiche, accuse e comunicati stampa infuocati: insegnano che, ogni tanto, la realtà presenta il conto. E stavolta il conto — con tanto di spese legali — ancora una volta è arrivato sul tavolo della Cisl.

La vicenda, che ha visto da una parte il sindacato di via Po  e dall’altra la trasmissione Report, si è conclusa con una decisione che ha il sapore di una doccia fredda servita senza preavviso: non solo le ragioni della trasmissione sono state riconosciute, ma la Cisl dovrà anche mettere mano al portafoglio.

 

La decisione del Tribunale

In un post sui social, infatti, Sigfrido Ranucci ha annunciato che il Tribunale di Roma ha bocciato il ricorso della Confederazione nei confronti di un servizio di Report sulla gestione degli ex segretari generali, Furlan e Sbarra (attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio), condannando la CISL al pagamento delle spese pari a 25 mila euro.

Una gestione da ripensare

Considerando anche precedenti situazioni analoghe, che hanno visto la Cisl sempre soccombere, forse sarebbe stato meglio affrontare la vicenda sul piano comunicativo e del confronto, iniziando con umiltà un cammino di rinnovamento e di cambiamento di metodi e comportamenti sbagliati di certi dirigenti.

La Segretaria Generale attuale, anche se pure lei fosse parte integrante di quel vertice confederale, avrebbe potuto cogliere l’attimo fuggente e distinguersi dal passato, ritirando la causa ed evitando alla CISL l’ennesima brutta figura in un’aula di tribunale.

Comunicazione, politica e responsabilità

Ma era troppo impegnata a far capire che avrebbe votato Sì al referendum o in interviste nelle quali ripete sempre le stesse cose, e soprattutto perché l’umiltà non è un valore molto apprezzato in via Po; dispiace, citando Ranucci (di cui non siamo fan sfegatati), che i 25 mila euro di spese dovranno essere sostenuti con le quote dei lavoratori e dei pensionati iscritti.

“Tutto vanità, solo Vanità”, cantava Branduardi citando San Filippo Neri e poi continuava “Lodate il Signore con umiltà”. In questo tempo di Pasqua auguriamo agli amici della Cisl di riprendere con umiltà il lavoro iniziato 76 anni fa (il 30 aprile prossimo sarà proprio quel compleanno per la CISL) da Giulio Pastore, riscoprendo propri valori fondativi dell’organizzazione.

Clara inaugura una nuova fase del suo percorso con "Primadonna"

Milano, 3 apr. (askanews) – Clara inaugura una nuova fase del suo percorso artistico con “Primadonna”, il nuovo singolo disponibile su tutte le piattaforme digitali e in radio. Con “Primadonna”, Clara dà forma a un racconto che mette in discussione ruoli e prospettive tradizionali, ribaltandone i punti di vista. Il brano si inserisce in un contesto contemporaneo di ridefinizione identitaria, intrecciando un immaginario di empowerment femminile a una narrazione lucida e consapevole, in cui l’artista gioca con gli stereotipi di genere per smontarli dall’interno. Il singolo dà il via a un nuovo percorso musicale e creativo di Clara, caratterizzato da un’attitudine ironica e dissacrante, in cui potere e vulnerabilità si mescolano, diventando elementi centrali della narrazione.

Ad accompagnare il singolo, è uscito anche il videoclip di “Primadonna”, che espande l’immaginario del brano, immergendo Clara in una dimensione narrativa che intreccia nuove consapevolezze a un racconto di emancipazione femminile, con un’estetica sospesa tra realtà e fantasia, evocando suggestioni cinematografiche d’oltreoceano. Attraverso un linguaggio visivo ironico e surreale, Clara si afferma come una protagonista magnetica e sfaccettata: forte e seducente, ma anche spontanea e imperfetta, capace di giocare con gli stereotipi di genere per ribaltarli e prenderne il controllo. Ne emerge una figura contemporanea che unisce potere e vulnerabilità, osservata da una prospettiva intima e femminile che la restituisce pienamente come soggetto nell’azione. Il videoclip si configura come un pastiche narrativo che alterna elementi comici e momenti quasi onirici, muovendosi tra realtà e invenzione. Il ritmo serrato richiama la road trip comedy e abbraccia l’imprevedibilità, trasformando il caos in linguaggio espressivo. Toni caldi, colori pastello e texture analogiche contribuiscono a costruire un’atmosfera nostalgica, in perfetta sintonia con l’identità del brano. «La parola chiave per il video di “Primadonna” è ironia: mi piaceva l’idea di raccontare quello che poteva essere un appuntamento in una coppia e ribaltare i ruoli che solitamente vengono associati all’uomo e alla donna. La scrittura di questo brano è una scrittura ironica, è un brano non solo autobiografico ma che nasce anche dai racconti di molte mie amiche. Secondo me usare l’ironia all’interno della musica è un’ottima chiave per poter sdoganare argomenti che sembrano dei tabù e fanno un po’ paura. Quella che io chiamo primadonna – una persona egocentrica ed egoriferita – non è assolutamente solo riferito all’uomo, ma è una riflessione valida per tutti». – Clara.

Meloni ripartita da Gedda, con bin Salman focus su guerra, Hormuz ed energia

Roma, 4 apr. (askanews) – La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è ripartita da Gedda, prima tappa della visita nella regione del Golfo, durante la quale sono previsti incontri anche con i leader di Qatar ed Emirati Arabi Uniti. La premieer ieri sera è stata ricevuta dal Principe Ereditario e Primo Ministro dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman. Lo riferisce Palazzo Chigi, sottolineando che la “Presidente Meloni ha voluto esprimere, con la sua presenza, la vicinanza dell’Italia all’Arabia Saudita”.

Nel corso del colloquio, informa la Presidenza del Consiglio,”i due leader hanno discusso dell’assistenza militare difensiva fornita dall’Italia, confrontandosi sulle prospettive del conflitto e sugli sforzi in corso per una soluzione diplomatica e, più ampiamente, su come promuovere un quadro regionale che possa uscire dall’attuale ciclo di conflittualità”. Inoltre “l’incontro ha anche permesso di discutere di come assicurare gli approvvigionamenti energetici e ridurre l’impatto della crisi su imprese e cittadini. I due leader hanno anche concordato sull’importanza di assicurare al più presto la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”.

Meloni e il Principe Mohammed “hanno infine discusso del partenariato strategico lanciato tra le due Nazioni in occasione della precedente missione del Presidente del Consiglio ad Al-Ula (gennaio 2025) e hanno concordato sull’importanza, ancora più nell’attuale scenario regionale e internazionale, di sviluppare una cooperazione ad ampio raggio su economia, investimenti, infrastrutture strategiche, sicurezza e difesa”, conclude palazzo Chigi.

Meloni chiude questione rimpasto con Mazzi al Turismo. Poi blitz nel Golfo

Roma, 3 apr. (askanews) – Un provvedimento atteso, due decisioni prese “a sorpresa” e, a suggellare la giornata, una intervista al Tg1 (dopo 10 giorni di sostanziale silenzio). Tutto con lo stesso, esplicitato, obiettivo: dimostrare che il governo non ha mai smesso di lavorare, che la batosta referendaria è ormai alle spalle, e che non le interessano le “ricostruzioni su dimissioni e rimpasti” che considera solo “alchimie di palazzo”.

Doveva essere un venerdì santo di quasi vacanza, un Consiglio dei ministri di prima mattina per varare l’annunciato decreto che proroga il taglio delle accise sulla benzina fino al primo maggio, e poi tutti a riposo. E invece Giorgia Meloni ha scelto questa giornata per provare a chiudere il cerchio che si è aperto con la debacle elettorale sulla riforma della giustizia, che ha terremotato il governo con le dimissioni (richieste) di Andrea Delmastro, Giusi Bartolozzi e Daniela Santanché, e che, come non bastasse, si è allargato alla ‘grana’ della relazione del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, con la giornalista Claudia Conte, rivelato dalla diretta interessata.

E così, negli stessi minuti in cui il governo si riuniva a palazzo Chigi, il Quirinale si preparava per il giuramento del nuovo ministro del Turismo: alla fine la scelta della presidente del Consiglio è ricaduta su Gianmarco Mazzi che trasloca al ministero di villa Ada direttamente da quello della Cultura, dove è stato sottosegretario prima di Sangiuliano e poi di Alessandro Giuli. Un esponente di Fratelli d’Italia, deputato alla prima legislatura ma da sempre vicino alla destra, che – almeno finora – ha frequentato più che altro il mondo della musica e dello spettacolo ma che, viene spiegato da ambienti del partito, ha due qualità che sono state ritenute fondamentali dalla premier: la fedeltà e l’affidabilità e la capacità di ottime relazioni.

Ma la vera decisione a sorpresa arriva qualche ora dopo, intorno alle 15.30, quando Giorgia Meloni atterra a Gedda, in Arabia Saudita, dove in agenda c’è l’incontro con il principe ereditario Bin Salman. Prima tappa di un blitz che domani la porterà anche in Qatar ed Emirati Arabi Uniti per parlare di persona con i principali leader dell’area e che ha il dichiarato obiettivo di “rafforzare la sicurezza energetica nazionale”. Un viaggio che, secondo fonti di palazzo Chigi, sarebbe stato deciso soltanto ieri sera, in bilico fino a stamattina, e che è stato gestito con totale riservatezza fino a quando la premier non ha messo piede a terra. Della visita avrebbe dovuto fare parte anche il Kuwait, ma la tappa è stata negata per ragioni di sicurezza.

Il messaggio che arriva da fonti italiane è che il Paese non si trova in una situazione di emergenza energetica come quella vissuta dopo l’attacco della Russia all’Ucraina, ma la presidente del Consiglio sa bene che il caro carburante è tema che tocca direttamente e quotidianamente le tasche, e dunque gli umori, degli elettori italiani. Il taglio delle accise di 25 centesimi sulla benzina è chiaramente una misura di corto respiro anche perché difficilmente sarà possibile trovare risorse per intervenire nuovamente in questo senso. Da qui, l’attivismo della presidente del Consiglio che già la settimana scorsa era stata da Algeri e che, tra maggio e giugno, andrà anche in Azerbaigian, sempre con l’obiettivo di rafforzare le forniture di petrolio e gas. Ma se la situazione è così difficile è anche in conseguenza dell’attacco che Usa e Israele hanno deciso contro l’Iran e che ha coinvolto, per rappresaglia di Teheran, anche i Paesi del Golfo. L’elettorato mostra di essere sempre più preoccupato e più critico nei confronti delle mosse di Donald Trump e la presidente del Consiglio, considerata dall’opinione pubblica “amica” del leader americano, ci tiene a ribadire ciò che ha sempre detto, e cioè di credere che “sul piano geopolitico l’Europa non abbia molto da guadagnare da una divaricazione con gli Stati Uniti”. E, tuttavia, piccole prese di distanza si sono fatte via via più frequenti. Da ultima, rispetto all’attacco di Trump alla Nato con tanto di minaccia di abbandonarla. “Il nostro lavoro – spiega al Tg1 – è soprattutto quello di difendere i nostri interessi nazionali e quando non siamo d’accordo dobbiamo dirlo e stavolta noi non siamo d’accordo”.

Papa presiede Via Crucis, folla in attesa

Roma, 3 apr. (askanews) – Migliaia di fedeli affollano l’area davanti al Colosseo in attesa della Via Crucis presieduta dal Papa, questa sera alle 21.15. L’anfiteatro Flavio, illuminato, sarà il punto di partenza della processione, con la prima stazione. Il colle del Palatino invece è il punto di arrivo della Via Crucis. Sarà Leone in persona, per sua scelta, a portare la croce in tutte le 14 stazioni.

Tantissimi i fedeli già da ore in attesa della prima Via Crucis di Prevost da Papa. Un pontefice non partecipava al rito da quattro anni. Lo scorso anno Bergoglio non poté prendervi parte, morì il giorno dopo la Pasqua.

Ingenti le misure di sicurezza con controlli ai varchi sia dai Fori Imperiali che da Via Labicana.

Montagna, meno sciatori e più qualità: la scommessa di Campiglio

Bologna, 3 apr. (askanews) – Meno è meglio. Potrebbe essere questo il manifesto della nuova montagna italiana. La stagione invernale che si chiude racconta di comprensori che scelgono di limitare gli accessi, di albergatori che ripensano il prodotto neve, di un settore che ridefinisce il concetto di vacanza invernale. Madonna di Campiglio è il laboratorio più avanzato di questa trasformazione.

“La stagione invernale che si sta concludendo, è andata bene – conferma il direttore dell’Azienda per il turismo, Matteo Bonapace -. Siamo contenti, abbiamo superato anche i numeri della scorsa stagione invernale che è stata comunque molto importante. E oltre ai numeri, che è un dato sicuramente importante da guardare, stiamo guardando sempre di più anche altri parametri, ad esempio la soddisfazione dell’ospite”.

E la soddisfazione dell’ospite è stata al centro anche di una delle novità più discusse della stagione: il cosiddetto “numero ideale”, il tetto massimo di skipass giornalieri venduti nei giorni di punta. Un esperimento che ha già prodotto risultati concreti. Come conferma Bruno Felicetti, direttore Funivia Madonna di Campiglio: “E’ andata molto bene perché abbiamo ridotto del 7% in quelle giornate i primi ingressi, mediamente 1000 persone in meno al giorno, e però abbiamo aumentato i passaggi: meno persone hanno sciato di più, hanno avuto un’esperienza di vacanza migliore, meno 5% di incidenti in pista, anche questo è un segnale molto importante, e anche il traffico in strada ha avuto dei segnali positivi”.

Intanto gli operatori guardano già oltre la neve. TH Resorts gruppo leader nel segmento montano, quasi 468mila presenze e 47 milioni di fatturato in questa stagione, il 9% in più rispetto all’anno scorso punta su una montagna a 360 gradi, che non parla solo a chi ha gli sci ai piedi.

“Stiamo lavorando molto sull’estate – spiega Felicetti – perché l’estate presenta soprattutto l’inizio e la fine stagione che sono le belle stagioni, che può avere potenzialità enormi sia sul mercato italiano sia sul mercato estero. Sempre di più vogliamo promuovere una montagna a 360°, soprattutto per i giovani, bambini che scoprono l’outdoor, scoprono la possibilità di stare nella natura, respirare a pieni polmoni, staccarsi un po’ dai social media: un po’ di detox non fa mai male”.

Governo, Meloni: nessun rimpasto, non abbiamo tempo da perdere

Roma, 3 apr. (askanews) – “Che il governo va avanti io l’ho detto un minuto dopo l’esito del referendum. Il giorno dopo eravamo al lavoro perché non abbiamo tempo da perdere. Non abbiamo tempo da perdere particolarmente in un momento come questo. A me posso dire che divertono le ricostruzioni su dimissioni e rimpasti che però per me sono alchimie di palazzo che non interessano nessuno, chi vuole continui pure a parlare di questo che noi intanto continuiamo a fare il nostro lavoro per il bene di questa nazione”. Così, in un intervista oggi al Tg1 delle 20, la premier Giorgia Meloni, a proposito dei rumors su eventuali rimpasti, dopo le dimissioni di Delmastro e Santanché e il caso Piantedosi.

Nato, Meloni: non sono d’accordo con Trump, difendo interessi Italia

Roma, 3 apr. (askanews) – “Continuo a ritenere che sul piano geopolitico l’Europa non abbia molto da guadagnare da una divaricazione con gli Stati Uniti, però il nostro lavoro è soprattutto quello di difendere i nostri interessi nazionali e quando non siamo d’accordo, dobbiamo dirlo e stavolta noi non siamo d’accordo”. Così la premier Giorgia Meloni, in un’intervista che sarà trasmessa al Tg1 delle 20, a proposito degli attacchi di Donald Trump alla Nato e agli alleati europei.

Blitz Meloni nei Golfo: no emergenza ma rafforziamo sicurezza energetica

Roma, 3 apr. (askanews) – Sicurezza energetica, sicurezza delle rotte commerciali, ma anche volontà di mostrare vicinanza ai Paesi del Golfo di fronte agli attacchi iraniani. Sono queste le tre direttrici su cui, spiegano fonti italiane, si muove la missione a sorpresa che ha portato oggi e domani la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nei Paesi del Golfo. Prima tappa a Gedda, in Arabia Saudita, dove la premier è atterrata intorno alle 15.30 ora italiana e dove ha in programma un incontro con il principe ereditario Bin Salman. Poi sarà la volta di Emirati Arabi Uniti e Qatar.

Si tratta, viene sottolineato, del primo leader dell’Unione europea e della Nato a recarsi personalmente nell’area in un momento di estrema tensione per la sicurezza regionale. Anche per questo dall’esecutivo ci tengono a sottolineare che non si tratta semplicemente di mettersi al riparo sul fronte dell’approviggionamento energetico, ma anche di mandare un segnale a questi Paesi considerati “partner strategici”. In questa ottica si ricorda che Meloni è stata ospite d’onore del GCC (Consiglio di cooperazione del Golfo) a Manama, in Bahrein, lo scorso dicembre, dunque ben prima che l’attacco di Usa e Israele all’Iran innescasse questo nuovo fronte di guerra e le conseguenti ricadute sul fronte economico.

La presidente del Consiglio – osservano sempre fonti italiane – “non è qui per chiedere, ma per offrire sostegno”. L’obiettivo – si spiega – è consolidare un rapporto “speciale” e “personale” costruito negli anni, offrendo il supporto dell’Italia per superare una fase complessa che tocca non solo l’energia, ma anche la sicurezza alimentare e la stabilità regionale. Sul fronte della difesa, è stata confermata la disponibilità italiana a valutare nuove richieste di materiale militare purché di natura esclusivamente difensiva, continuando una collaborazione già in corso con i paesi della regione.

Tuttavia, i numeri confermano l’importanza strategica dell’area dal punto di vista energetico: dal Golfo proviene circa il 15% delle forniture italiane di petrolio e il 10% di quelle di gas. L’Italia, nel fare la sua parte, punta a garantire la continuità degli investimenti di grandi gruppi come Eni in questa area per mantenere, o aumentare, l’approvigionamento. Uno schema simile a quello che, nella prospettiva anche di un percorso di diversificazione, ha portato la settimana scorsa la premier in Algeria e che, probabilmente a maggio o a giugno, la condurrà in Azerbaigian.

Le stesse fonti italiane, ad ogni modo, rimarcano che “non c’è una situazione emergenziale” paragonabile a quella che si è creata a seguito dell’attacco della Russia ai danni dell’Ucraina ma visto il momento si sta cercando di rafforzare e, appunto, “mettere al riparo l’Italia dall’eventuale prolungamento di un conflitto” che si spera “si chiuda presto”. Da questo punto di vista, si continua a lavorare per una de-escalation e la visita nel Golfo sarà ovviamente anche l’occasione per parlare di come raggiungere l’obiettivo. Anche perché, si fa notare, i tre Paesi toccati dal blitz hanno posizioni non univoche e quindi per la premier sarà possibile confrontarsi con ciascuno probabilmente in formati molto ristretti. Inoltre, si osserva come, nonostante le tensioni crescenti, l’Italia non abbia mai chiuso i canali diplomatici con l’Iran.

Inevitabile che al centro della due giorni ci sia anche la questione della sicurezza delle rotte commerciali, considerata essenziale visto un interscambio che supera i 30 miliardi di euro, di cui oltre 20 di export. Quanto al nodo dello Stretto di Hormuz, viene confermata la posizione italiana: la partecipazione a operazioni di sicurezza sarà valutata solo in presenza di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu e in un quadro di cessate il fuoco.

Bankitalia riduce le stime sul Pil (2026 +0,5%) e le alza sull’inflazione

Roma, 3 apr. (askanews) – Tagli alla crescita economica dell’Italia e revisioni al rialzo per l’inflazione. Nel suo ultimo aggiornamento sulle previsioni economiche, la Banca d’Italia ha ritoccato le attese tenendo conto degli effetti della guerra in Iran. E dato che permane la massima incertezza su questo conflitto, e quindi sulle sue ricadute, ha anche elaborato uno scenario “avverso” per le sue stime. In tutto questo, mostrano invece una tenuta le previsioni sulla disoccupazione, che segnano perfino un miglioramento rispetto alle attese dello scorso dicembre.

Ma andando con ordine, Bankitalia ha limato le previsioni di crescita economica e ora, nel suo scenario previsionale di base, indica un Pil che aumenta dello 0,5 per cento sia nel 2026 sia nel 2027 e dello 0,8 per cento nel 2028. Lo scorso dicembre l’istituzione prevedeva 0,6 per cento del Pil 2026, più 0,8 per cento nel 2027 e più 0,9 per cento nel 2028.

Ma si tratta appunto dello scenario di base. “Il quadro qui presentato dipende in misura rilevante dall’evoluzione futura del conflitto in corso in Medio Oriente e, conseguentemente, dalle ipotesi formulate sui prezzi delle materie prime, sulle quali vi è un’incertezza molto elevata”, spiega Bankitalia.

Ha quindi elaborato anche uno “scenario avverso”, con rincari dei beni energetici più elevati e persistenti, un rallentamento del commercio internazionale, più incertezza e cali della fiducia di famiglie e imprese, assieme a un irrigidimento delle condizioni di finanziamento. “Nelle nostre stime tali sviluppi comportano una crescita del Pil inferiore a quella dello scenario di base per mezzo punto percentuale nell’anno in corso e circa un punto nel prossimo”, si legge. In sostanza, sarebbe stagnazione quest’anno e recessione nel 2027.

Tornando allo scenario di base, la crescita del prodotto “è rivista al ribasso nel triennio complessivamente per circa mezzo punto percentuale, sostanzialmente per effetto del rincaro dei beni energetici”, spiega Bankitalia. “I consumi risentono dell’erosione del reddito reale connessa con la maggiore inflazione e del peggioramento della fiducia, in un contesto di accentuata incertezza; si stima che la crescita della spesa delle famiglie rimanga debole quest’anno e il prossimo, per recuperare vigore nel 2028”.

“Gli investimenti rallentano in misura marcata – prosegue l’analisi di Bankitalia – soprattutto nella componente in macchinari e attrezzature, frenati dal deterioramento della redditività e delle prospettive di domanda”.

Per l’inflazione, invece, ora l’istituzione di Via Nazionale pronostica un più 2,6% dei prezzi al consumo quest’anno, più 1,8% il prossimo e più 1,9% nel 2028. Lo scorso dicembre indicava più 1,4% su 2026, più 1,6% sul prossimo anno e più 1,9% per il 2028. Come per la crescita, queste stime riguardano lo scenario di base. Poi ci sta lo “scenario avverso”: in questo caso “l’inflazione risulterebbe più elevata rispetto alla proiezione centrale per oltre 1,5 punti percentuali all’anno nel 2026 e nel 2027 e per 0,3 punti nel 2028, rispetto alla proiezione di base”.

Questo a riflesso “dall’effetto diretto dei più elevati prezzi dell’energia” ma sul prossimo biennio “vi contribuirebbe anche la graduale trasmissione ai salari e ai prezzi degli altri beni e dei servizi, che indurrebbe effetti indiretti e di retroazione salariale pari cumulativamente a 1,5 punti percentuali”, dice Bankitalia.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, almeno per ora la situazione è meno negativa. Bankitalia ha infatti rivisto in meglio le previsioni sul tasso di disoccupazione nella Penisola: quest’anno dovrebbe scendere ad un minimo storico del 5,7%, per poi riportarsi al 5,8% sia nel 2027 che nel 2028. L’occupazione è attesa salire dello 0,4% quest’anno, dello 0,3% il prossimo e dello 0,5% nel 2028. Nelle stime dello scorso dicembre, Bankitalia prevedeva un tasso di disoccupazione al 6,1% quest’anno e al 6% sia sul 2027 che sul 2028. L’occupazione era attesa crescere dello 0,4% su 2026 e 2027 e dello 0,6% nel 2028.

Massimo Ranieri live a Teatro Sistina: "Tutti i sogni ancora in volo"

Roma, 3 apr. (askanews) – Da giovedì 16 e fino a domenica 19 aprile torna in scena al Teatro Sistina a Roma il grande show live di Massimo Ranieri “Tutti i sogni ancora in volo – e continuano a volare”, uno spettacolo ideato e scritto da Edoardo Falcone e Massimo Ranieri.

Dopo oltre 800 repliche dello spettacolo “Sogno e son desto”, questa è un’altra grande avventura tra canto, recitazione, brani celebri, sketch divertenti e racconti sia inediti che di vita privata.

Sul palco una band inedita formata da straordinari musicisti: Danilo Riccardi (pianoforte), Giovanna Perna (tastiere e voce), Francesco Puglisi (basso), Luca Trolli (batteria), Arnaldo Vacca (percussioni), Andrea Pistilli e Tony Puja (chitarre classiche ed elettriche), Valentina Pinto (violino e voce), Cristiana Polegri (sax e voce), Max Filosi (sax e flauto), Luca Giustozzi (trombone) e Fernando Brusco (tromba).

Massimo Ranieri, 75 anni il prossimo 3 maggio, nel 2025 al Festival di Sanremo ha presentato il brano “Tra le mani un cuore”, scritto da Tiziano Ferro e Nek, messaggio di speranza nel dolore, tra le chicche in programma. Ma nello spettacolo ci saranno anche numerosi brani inediti scritti per Ranieri da grandi cantautori italiani come Pino Donaggio, Ivano Fossati, Bruno Lauzi, Giuliano Sangiorgi e molti altri, canzoni che fanno parte del suo ultimo Album, che ha lo stesso titolo dello spettacolo, con la produzione musicale dell’artista internazionale Gino Vannelli.

In scaletta anche il brano vincitore del Premio della critica a Sanremo 2022 “Lettera di la’ dal mare”, un live che vuole offrire il meglio del suo repertorio più amato e acclamato in questi lunghi tour, organizzati dal producer Marco De Antoniis che ha realizzato più di 2000 spettacoli di Massimo Ranieri, sold out in Italia, Francia, Belgio, Svizzera, Stati Uniti, Canada e Australia.

(Credits photo: Angelo Tortorella)

Abbattuto in Iran un caccia Usa, promessa ricompensa a chi cattura i piloti

Roma, 3 apr. (askanews) – Gli Stati Uniti hanno lanciato operazioni di soccorso ad alto rischio dopo che un caccia statunitense F-15E è stato abbattuto nel sud-ovest dell’Iran. Un pilota si sarebbe eiettato, mentre le autorità iraniane hanno messo in palio una ricompensa per la cattura dei militari americani. Una fonte israeliana ha riferito all’emittente israeliana Channel 12 che uno dei membri dell’equipaggio statunitense dell’aereo abbattuto in Iran è stato tratto in salvo. Proseguono le ricerche per gli altri membri dell’equipaggio che si trovavano a bordo.

Si tratta della prima perdita confermata di un aereo da combattimento sul territorio iraniano dall’inizio della guerra. I media di stato iraniani hanno diffuso nelle prime ore di venerdì immagini di una deriva di coda e di altri detriti, accompagnate da un primo annuncio secondo cui un F-35 statunitense sarebbe stato colpito da un nuovo sistema di difesa aerea sull’Iran centrale.

Gli esperti di aviazione hanno però chiarito che i rottami appartenevano in realtà a un F-15E del 494° squadrone dell’aeronautica statunitense, basato a RAF Lakenheath nel Regno Unito, anche se non era possibile confermare con certezza il luogo e il momento in cui erano state scattate le foto, ha osservato il quotidiano britannico Guardian.

Dopo un iniziale silenzio, alcuni funzionari statunitensi hanno confermato al New York Times l’abbattimento del caccia e l’avvio delle operazioni di ricerca del personale militare paracadutato in Iran. Secondo il NYT, che cita l’agenzia iraniana Tasnim, per liberare il pilota abbattuto gli Stati Uniti hanno inviato un Hercules C-130 e diversi elicotteri Black Hawk nelle ultime ore, uno dei quali sarebbe stato colpito dal fuoco iraniano.

Il governatore della provincia meridionale iraniana di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad ha dichiarato che la priorità è “catturare vivo qualsiasi membro dell’equipaggio statunitense abbattuto”. “Coloro che riusciranno a catturare o uccidere forze nemiche ostili saranno particolarmente elogiati dall’ufficio del Governatore,” ha riferito la BBC, citando il governatore iraniano.  I media iraniani hanno inoltre riportato che i commercianti della provincia hanno fissato una ricompensa di 10 miliardi di toman (circa 57.000 euro) per chiunque individui l'”intruso” americano.

Bankitalia taglia le previsioni di crescita: Pil +0,5% in 2026 e 2027

Roma, 3 apr. (askanews) – La Banca d’Italia ha limato le previsioni di crescita economica della Penisola, a riflesso delle ricadute della guerra in Iran. Ora nel suo scenario previsionale di base indica un Pil che aumenta dello 0,5 per cento sia nel 2026 sia nel 2027 e dello 0,8 per cento nel 2028. Lo scorso dicembre l’istituzione prevedeva 0,6 per cento del Pil 2026, più 0,8 per cento nel 2027 e più 0,9 per cento nel 2028.

Ma si tratta appunto dello scenario di base. “Il quadro qui presentato dipende in misura rilevante dall’evoluzione futura del conflitto in corso in Medio Oriente e, conseguentemente, dalle ipotesi formulate sui prezzi delle materie prime, sulle quali vi è un’incertezza molto elevata”, spiega l’istituzione nelle Proiezioni macroeconomiche sul triennio 2026-28.

Bankitalia ha quindi elaborato anche uno “scenario avverso”, con rincari dei beni energetici più elevati e persistenti, un rallentamento del commercio internazionale, più incertezza e cali della fiducia di famiglie e imprese, assieme a un irrigidimento delle condizioni di finanziamento. “Nelle nostre stime tali sviluppi comportano una crescita del Pil inferiore a quella dello scenario di base per mezzo punto percentuale nell’anno in corso e circa un punto nel prossimo”, si legge. In sostanza, sarebbe stagnazione quest’anno e recessione nel 2027.

Tornando allo scenario di base, la crescita del prodotto “è rivista al ribasso nel triennio complessivamente per circa mezzo punto percentuale, sostanzialmente per effetto del rincaro dei beni energetici”, spiega Bankitalia. “I consumi risentono dell’erosione del reddito reale connessa con la maggiore inflazione e del peggioramento della fiducia, in un contesto di accentuata incertezza; si stima che la crescita della spesa delle famiglie rimanga debole quest’anno e il prossimo, per recuperare vigore nel 2028”.

“Gli investimenti rallentano in misura marcata, soprattutto nella componente in macchinari e attrezzature, frenati dal deterioramento della redditività e delle prospettive di domanda”.

La condanna a guerre, abusi e a "chi crede di avere un’autorità senza limiti" nella prima Via Crucis di Leone

Città del Vaticano, 3 apr. (askanews) – Ci sono le guerre e i genocidi, le “nebbie dell’indifferenza”, le “troppe madri che piangono i figli torturati e uccisi”, le donne “che soffrono”, e chi “è schiacciato a terra dall’ingiustizia, dalla menzogna, da ogni forma di sfruttamento”. C’è la condanna di tutti i conflitti nel mondo, di chi crede “di avere ricevuto un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio piacimento”, di chi “decide di avviare la guerra”, che “ne risponderà a Dio”. Come chi “deride e insulta Gesù”.

Ci sono, insomma, le tragedie, gli abissi della società ed i crocifissi di oggi nelle meditazioni della Via Crucis, scritte quest’anno dall’ex custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, che accompagneranno il rito di questa sera con il Papa al Colosseo, primo Venerdì Santo per Leone XIV. Con un filo conduttore: seguire l’esempio di San Francesco, di cui quest’anno ricorrono gli 800 anni dalla morte e del quale infatti, per ciascuna delle 14 Stazioni, citazioni degli Scritti accompagnano il Vangelo di Giovanni.

“Anche oggi c’è chi crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio piacimento”, scrive Patton, scelto personalmente dal pontefice per le meditazioni: “Francesco d’Assisi, che ha semplicemente cercato di seguire le tue orme – prosegue il francescano – ci ricorda che ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di giudicare, ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli dalla miseria, il potere di calpestare la dignità umana o di tutelarla, quello di promuovere e difendere la vita oppure di rifiutarla e soffocarla”.

C’è il pensiero, ancora attuale, alle donne sofferenti “sotto la croce”; ai naufragati “in disperati viaggi della speranza”, o trucidati in massacri e genocidi. “Le donne, Gesù, ti hanno sempre seguito e assistito, dall’inizio della tua predicazione. Ci sono anche adesso, anche sotto la croce. Dove c’è una sofferenza o un bisogno – si legge nelle meditazioni – le donne ci sono: negli ospedali e nelle case di riposo, nelle comunità terapeutiche e di accoglienza, nelle case-famiglia con i minori più fragili, negli avamposti più sperduti della missione ad aprire scuole e dispensari, nelle zone di guerra e di conflitto per soccorrere i feriti e consolare i sopravvissuti”.

“Le donne ti hanno preso sul serio; hanno preso sul serio anche queste tue parole dure – prosegue padre Patton – da secoli piangono su sé stesse e sui propri figli: portati via e incarcerati durante una manifestazione, deportati da politiche prive di compassione, naufragati in disperati viaggi della speranza, falcidiati nelle zone di guerra, annientati nei campi di sterminio. Le donne continuano a piangere. Dona anche ad ognuno di noi, Signore, un cuore compassionevole, un cuore materno, e la capacità di sentire nostra la sofferenza altrui. Donaci ancora lacrime, Signore, per non dissolvere la nostra coscienza nelle nebbie dell’indifferenza e continuare a rimanere umani”.

Poi il pensiero va alle madri. “O Maria, abbi uno sguardo di tenerezza per ciascuno di noi, ma soprattutto per le tante, troppe madri che ancora oggi, come te, vedono i propri figli arrestati, torturati, condannati, uccisi. Abbi uno sguardo di tenerezza per le madri che vengono svegliate nel cuore della notte da una notizia straziante, e per quelle che vegliano in ospedale un figlio che si sta spegnendo. E a noi – prosegue la meditazione – dona un cuore materno, per comprendere e condividere la sofferenza altrui, e imparare, anche in questo modo, cosa vuol dire amare”.

“Come al tempo di Gesù – è l’avvertimento di padre Patton – ci troviamo a camminare in un ambiente caotico, disturbato e rumoroso, in mezzo a persone che condividono la fede in Lui, ma anche ad altri che deridono e insultano. Così è la vita di tutti i giorni”. Dio, è la preghiera del padre francescano, aiuti “anche noi a scegliere di stare in basso, ai piedi degli altri, piuttosto che cercare di stare in alto e dominarli”. Il volto di Dio, osserva, è anche oggi “coperto di polvere e sangue, deturpato da ogni atto che calpesta la dignità di una qualsiasi persona umana”.

Stasera, al Colosseo, sarà il Papa in persona a portare la croce in tutte le 14 stazioni: un gesto simbolico e significativo, quasi a indicare l’idea di un Pontefice che carica su di sè, anche fisicamente, tutte le croci del mondo. “Aiutaci a continuare a rimanere umani”, la supplica di cui Leone si farà portavoce, perchè l’autentico potere “non è quello di chi ritiene di poter disporre della vita altrui nel dare la morte, ma quello di chi realmente può vincere la morte dando la vita”.

(Di Serena Sartini e Pietro Savarese)

"Guerre, abusi e autorità senza limiti" nella prima Via Crucis di Leone

Città del Vaticano, 3 apr. (askanews) – Ci sono le guerre e i genocidi, le “nebbie dell’indifferenza”, le “troppe madri che piangono i figli torturati e uccisi”, le donne “che soffrono”, e chi “è schiacciato a terra dall’ingiustizia, dalla menzogna, da ogni forma di sfruttamento”. C’è la condanna di tutti i conflitti nel mondo, di chi crede “di avere ricevuto un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio piacimento”, di chi “decide di avviare la guerra”, che “ne risponderà a Dio”. Come chi “deride e insulta Gesù”.

Ci sono, insomma, le tragedie, gli abissi della società ed i crocifissi di oggi nelle meditazioni della Via Crucis, scritte quest’anno dall’ex custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, che accompagneranno il rito di questa sera con il Papa al Colosseo, primo Venerdì Santo per Leone XIV. Con un filo conduttore: seguire l’esempio di San Francesco, di cui quest’anno ricorrono gli 800 anni dalla morte e del quale infatti, per ciascuna delle 14 Stazioni, citazioni degli Scritti accompagnano il Vangelo di Giovanni.

“Anche oggi c’è chi crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio piacimento”, scrive Patton, scelto personalmente dal pontefice per le meditazioni: “Francesco d’Assisi, che ha semplicemente cercato di seguire le tue orme – prosegue il francescano – ci ricorda che ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di giudicare, ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli dalla miseria, il potere di calpestare la dignità umana o di tutelarla, quello di promuovere e difendere la vita oppure di rifiutarla e soffocarla”.

C’è il pensiero, ancora attuale, alle donne sofferenti “sotto la croce”; ai naufragati “in disperati viaggi della speranza”, o trucidati in massacri e genocidi. “Le donne, Gesù, ti hanno sempre seguito e assistito, dall’inizio della tua predicazione. Ci sono anche adesso, anche sotto la croce. Dove c’è una sofferenza o un bisogno – si legge nelle meditazioni – le donne ci sono: negli ospedali e nelle case di riposo, nelle comunità terapeutiche e di accoglienza, nelle case-famiglia con i minori più fragili, negli avamposti più sperduti della missione ad aprire scuole e dispensari, nelle zone di guerra e di conflitto per soccorrere i feriti e consolare i sopravvissuti”.

“Le donne ti hanno preso sul serio; hanno preso sul serio anche queste tue parole dure – prosegue padre Patton – da secoli piangono su sé stesse e sui propri figli: portati via e incarcerati durante una manifestazione, deportati da politiche prive di compassione, naufragati in disperati viaggi della speranza, falcidiati nelle zone di guerra, annientati nei campi di sterminio. Le donne continuano a piangere. Dona anche ad ognuno di noi, Signore, un cuore compassionevole, un cuore materno, e la capacità di sentire nostra la sofferenza altrui. Donaci ancora lacrime, Signore, per non dissolvere la nostra coscienza nelle nebbie dell’indifferenza e continuare a rimanere umani”.

Poi il pensiero va alle madri. “O Maria, abbi uno sguardo di tenerezza per ciascuno di noi, ma soprattutto per le tante, troppe madri che ancora oggi, come te, vedono i propri figli arrestati, torturati, condannati, uccisi. Abbi uno sguardo di tenerezza per le madri che vengono svegliate nel cuore della notte da una notizia straziante, e per quelle che vegliano in ospedale un figlio che si sta spegnendo. E a noi – prosegue la meditazione – dona un cuore materno, per comprendere e condividere la sofferenza altrui, e imparare, anche in questo modo, cosa vuol dire amare”.

“Come al tempo di Gesù – è l’avvertimento di padre Patton – ci troviamo a camminare in un ambiente caotico, disturbato e rumoroso, in mezzo a persone che condividono la fede in Lui, ma anche ad altri che deridono e insultano. Così è la vita di tutti i giorni”. Dio, è la preghiera del padre francescano, aiuti “anche noi a scegliere di stare in basso, ai piedi degli altri, piuttosto che cercare di stare in alto e dominarli”. Il volto di Dio, osserva, è anche oggi “coperto di polvere e sangue, deturpato da ogni atto che calpesta la dignità di una qualsiasi persona umana”.

Stasera, al Colosseo, sarà il Papa in persona a portare la croce in tutte le 14 stazioni: un gesto simbolico e significativo, quasi a indicare l’idea di un Pontefice che carica su di sè, anche fisicamente, tutte le croci del mondo. “Aiutaci a continuare a rimanere umani”, la supplica di cui Leone si farà portavoce, perchè l’autentico potere “non è quello di chi ritiene di poter disporre della vita altrui nel dare la morte, ma quello di chi realmente può vincere la morte dando la vita”.

(Di Serena Sartini e Pietro Savarese)

La difesa dei valori della Costituzione è il tema del Roma Pride 2026

Roma, 3 apr. (askanews) – A ottant’anni dalla nascita della Repubblica italiana, il Roma Pride 2026 “radica il proprio messaggio nei valori fondativi della Costituzione: libertà, uguaglianza, dignità e autodeterminazione. Principi nati dalla Resistenza e dalla lotta antifascista, che oggi, più che mai vanno difesi”: lo hanno affermato in un comunicato il circolo omosessuale Mario Mieli e il coordinamento del Roma Pride, di cui è portavoce Marco Colamarino, preannunciando che il tema politico della grande parata che si terrà il 20 giugno a Roma si sviluppa a partire da questa eredità.

Il Roma Pride ha annunciato inoltre con orgoglio che il manifesto ufficiale dell’edizione 2026 è stato realizzato da Ellekappa, una delle firme più autorevoli e riconoscibili della satira italiana.

LGBTQIA+ – ha ricordato il Roma Pride 2026 – continua a essere violato da discriminazioni, violenze e dal mancato riconoscimento dei diritti di chi più ne ha bisogno, in un contesto internazionale segnato dall’avanzata delle destre e da attacchi sempre più espliciti ai diritti delle persone LGBTQIA+, con un accanimento particolare verso le persone trans e non binarie, il Roma Pride chiede una “risposta politica forte e collettiva”.

“Dall’Europa al contesto globale, assistiamo a un tentativo sistematico di cancellazione, marginalizzazione e negazione dell’esistenza delle nostre comunità, come dimostrano le politiche illiberali di governi come quello di Viktor Orbán in Ungheria o di Trump negli Stati Uniti”, si legge nel testo.

In Italia – prosegue il Roma Pride – questo clima trova espressione nelle scelte del governo guidato da Giorgia Meloni, che ha più volte assunto posizioni ostili sui diritti civili: dalla negazione del riconoscimento delle famiglie omogenitoriali agli attacchi all’educazione alle differenze, fino al mancato avanzamento di misure efficaci contro le discriminazioni e per il pieno riconoscimento delle identità trans e non binarie.

“È in questo scenario che il Roma Pride rilancia con forza una visione alternativa di società: aperta, plurale, laica, intersezionale, profondamente democratica e antifascista. Una società che non esclude, non gerarchizza e non cancella, ma riconosce e valorizza le differenze come elemento costitutivo della convivenza civile e della democrazia stessa”, auspicano gli organizzatori.

Lo slogan scelto dal Coordinamento Roma Pride per il 2026 è “La Repubblica è di chi la abita”. La Repubblica non è un’entità astratta né un’identità chiusa: è uno spazio vissuto quotidianamente da chi lo abita, da chi lavora, ama, studia, migra, cresce figli e si prende cura, da chi esiste, semplicemente. È una rivendicazione politica chiara: i diritti non si concedono, si riconoscono, e devono essere garantiti a tutti, senza esclusioni.

“A ottant’anni dalla nascita della Repubblica – ha dichiarato Colamarino – sentiamo il dovere di riaffermare con forza il legame tra Costituzione e diritti reali. La nostra Carta nasce dall’antifascismo e dalla lotta contro ogni forma di oppressione: tradirne lo spirito significa accettare che una parte della popolazione resti invisibile o marginalizzata. Oggi assistiamo a un arretramento preoccupante sul piano dei diritti e delle libertà: per questo il Pride torna a essere, con ancora più determinazione, uno spazio di resistenza, proposta e visione”.

“La Repubblica è di chi la abita – ha concluso Colamarino – è uno slogan che parla di presenza e appartenenza. Le persone LGBTQIA+ abitano questo Paese, contribuiscono alla sua crescita e ne sono parte integrante. Eppure continuano a essere escluse da pieni diritti: dal matrimonio egualitario al riconoscimento delle famiglie, dalla tutela contro le discriminazioni alla libertà di autodeterminazione delle persone trans e non binarie. Questa esclusione non è più accettabile. Per questo realizzeremo una campagna di comunicazione che metterà al centro i volti, le storie e le vite delle persone della nostra comunità, restituendo concretezza a questo messaggio: la Repubblica è davvero di chi la vive ogni giorno. Una campagna che racconterà la nostra Italia reale, plurale e resistente, e che darà voce a chi troppo spesso viene invisibilizzato, trasformando lo slogan in esperienza condivisa e riconoscimento collettivo”.

Sconto carburanti fino al 1 maggio. Deficit al 3,1% complica i piani

Roma, 3 apr. (askanews) – Arriva la proroga fino al 1 maggio dello sconto sulle accise dei carburanti mentre sembra allontanarsi l’ipotesi di una uscita anticipata dell’Italia dalla procedura d’infrazione Ue, dopo che l’Istat ha confermato al 3,1% il deficit 2025, restringendo gli spazi di manovra sulla finanza pubblica.

Un Consiglio dei ministri lampo, poco più di 10 minuti, a ridosso di Pasqua per evitare la scadenza dello sconto il 7 aprile, ha varato un nuovo decreto da altri 500 milioni di euro che conferma il taglio di 24,4 centesimi dell’accisa su benzina e gasolio per altri 23 giorni.

L’onere complessivo della misura “tampone”, come l’ha definita il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al termine del Cdm, sale quindi a 1 miliardo con 200 milioni che arrivano dal maggiore gettito Iva sui carburanti e 300 milioni dagli incassi della vendita delle quote ETS che si aggiungono ai 500 milioni di tagli lineari ai ministeri che avevano finanziato il primo decreto carburanti all’esame del Senato per la conversione in legge. Il provvedimento di oggi, a quanto si apprende, dovrebbe essere ‘a perdere’ e quindi non sarà convertito in legge ma dovrebbe confluire come emendamento proprio all’interno del primo dl carburanti a Palazzo Madama.

Le novità del secondo dl carburanti riguardano, tra l’altro, l’estensione al settore agricolo del credito d’imposta sui carburanti e un intervento a sostegno delle iprese esportatrici colpite dall’aumento dei costi energetici. Nel provvedimento viene poi recepito l’accordo con le organizzazioni imprenditoriali sul ripristino delle risorse per Transizione 5.0.

“È una misura necessaria per fronteggiare una fase particolarmente delicata, segnata da tensioni internazionali che stanno producendo effetti concreti sui costi dell’energia e sull’economia” ha scritto sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni “sappiamo che il quadro resta complesso. Per questo il governo continuerà a monitorare con la massima attenzione l’evoluzione dello scenario internazionale e a lavorare su ogni intervento necessario a proteggere famiglie, imprese e lavoro”.

Un decreto, ha commentato Giorgetti nella conferenza stampa al termine del Cdm, che “tampona questa situazione fino al primo di maggio. Poi gli eventi internazionali di carattere geopolitico, che non dipendono chiaramente da noi, ci suggeriranno eventuali altri tipi di interventi rispetto ad una situazione che è oggettivamente molto complicata sotto ogni aspetto”.

E che in qualche misura si complica, in Italia, anche per la conferma da parte dell’Istat del deficit 2025 al 3,1% che, se certificato da Bruxelles, impedirebbe una uscita anticipata dalla procedura d’infrazione UE (attualmente prevista nel 2027). Resta la possibilità di attivazione della clausola prevista dal nuovo Patto di stabilità e di crescita in circostanze eccezionali, evocata dallo stesso Giorgetti.

“Per quanto riguarda il 3%, e la volontà di chiedere o non chiedere la clausola di deroga prevista dal nuovo regolamento europeo di governance economica, la riflessione a livello europeo se situazione non cambia sarà inevitabile” ha detto dopo il Cdm “Ho espresso questa mia valutazione già all’inizio del conflitto, l’ho ribadita all’Eurogruppo a inizio settimana e lo farò in qualsiasi consesso internazionale a cui parteciperò perché questa è la realtà”.

Qualche elemento in più è atteso dal Documento di Finanza Pubblica, su cui ieri si è tenuto un vertice di maggioranza, che dovrebbe essere presentato tra il 10 e il 20 aprile e che conterrà le previsioni tendenziali aggiornate. Sul documento, ha riferito Giorgetti “stiamo lavorando” e “ho ovviamente, giustamente, logicamente e doverosamente relazionato il Presidente del Consiglio e i vicepresidenti del Consiglio”.

Sicurezza energetica, missione a sorpresa di Meloni in Arabia Saudita, Qatar e Emirati Arabi Uniti

Roma, 3 apr. (askanews) – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni è atterrata a Gedda, in Arabia Saudita, per un blitz di due giorni che la porterà anche in Qatar e Emirati Arabi Uniti.

Si tratta della prima vista di un leader occidentale nell’area dallo scoppio della guerra. La premier vedrà i leader dei Paesi del Golfo, l’obiettivo è tra l’altro quello di rafforzare la sicurezza energetica nazionale.

Si tratta, spiegano fonti di Palazzo Chigi, della prima visita nella regione da parte di un leader di
Ue, G20 e Nato dall’inizio del conflitto. La missione – si sottolinea – mira a rafforzare la sicurezza
energetica nazionale: il Golfo rappresenta infatti una fonte cruciale di petrolio e gas per l’Italia e ha un ruolo determinante nell’andamento dei prezzi energetici globali.

Gianni Morandi: Nessun tour d’addio, morirò con un live il giorno dopo

San Lazzaro (Bologna), 3 apr. (askanews) – Un tour per celebrare i 60 anni di uno dei brani più importanti della sua carriera. A poche settimane dalla partenza del suo tour C’era un ragazzo – Gianni Morandi Story che lo vedrà calcare i principali palasport italiani di appendere il microfono a chiodo proprio non ne vuole sentire parlare. Incontrando i giornalisti nella sua casa di Bologna, ha chiarito che non si tratta di un tour di addio anzi: “Io guardo a Charles Aznavour, è morto che il giorno dopo doveva fare un altro concerto. Quindi mi piacerebbe fare così. Vorrei però ridimensionare le tonalità delle canzoni, perché quando hai 90 anni Fai un po’ più fatica – racconta sorridente scherzando con la manager di Trident Music che gli propone di aprire nuove data del calendario dei concerti. In mezzo però ci mettiamo qualcosa, mi piacerebbe fare Aznavour, se hai dei programmi, ti dici devo arrivare lì, ho preso un impegno”.

Questi spettacoli saranno l’occasione per festeggiare i 60 anni del brano “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” scritta nel 1966 da Franco Migliacci e Mauro Lusini, e sicuramente il brano più rappresentativo e importante della carriera di Gianni Morandi.

“Alla mia età, 81 ve lo ricordo, però mi fa anche impressione il fatto che ci siano i concerti già esauriti, chi lo avrebbe mai detto? Quando trovi che a Milano non c’è più un biglietto che a Bologna non c’è più un biglietto sei contento.. Anche se c’è un

data che non va bene, c’è Genova ma è l’ultima l’abbiamo messa in vendita troppo tardi”.

Ad inaugurare il tour sarà l’appuntamento a Conegliano (15 aprile @ Prealpi SanBiagio Arena), a cui seguiranno le date di Milano (17 aprile @ Unipol Forum) SOLD OUT, Torino (19 aprile @ Inalpi Arena), Roma (21 aprile @ Palazzo dello Sport), Casalecchio di Reno (Bo) (24 aprile @ Unipol Arena), Firenze (26 aprile @ Nelson Mandela Forum), Terni (28 aprile @ Pala Terni), Montichiari (30 aprile @ PalaGeorge), Pesaro (2 maggio @ Vitrifrigo Arena), Padova (4 maggio @Kioene Arena), e si concluderà a Genova (6 maggio @ Palateknoship).

Netflix: per Tribunale Roma aumenti illegittimi, rimborsi fino a 500 euro

Roma, 3 apr. (askanews) – Il tribunale di Roma ha accolto l’azione promossa da Movimento Consumatori contro Netflix Italia, “accertando la vessatorietà, e quindi la nullità, delle clausole che consentivano la modifica del prezzo degli abbonamenti e di altre condizioni contrattuali dal 2017 a gennaio 2024”. Previsti dunque rimborsi fino a 500 euro per gli abbonati. A stretto giro è arrivata la replica dell’azienda americana che ha annunciato ricorso contro la sentenza del tribunale romano ritenendo le proprie condizioni “in linea con la normativa e le prassi italiane”.

Le clausole, fa sapere il Movimento consumatori, “in violazione del Codice del consumo, consentivano modifiche senza indicare nel contratto un giustificato motivo. Di conseguenza, sono stati dichiarati illegittimi gli aumenti unilaterali degli abbonamenti applicati da Netflix negli anni 2017, 2019, 2021 e novembre 2024 (ad eccezione degli aumenti relativi a contratti stipulati successivamente al gennaio 2024). Ciascun abbonato avrà diritto a una riduzione del prezzo attuale dell’abbonamento, alla restituzione delle somme indebitamente pagate e all’eventuale risarcimento del danno. Il tribunale ha inoltre imposto a Netflix di pubblicare il contenuto della sentenza sul proprio sito e su quotidiani di rilevanza nazionale e di informare tutti i consumatori, inclusi quelli che hanno disdetto l’abbonamento, della nullità delle clausole e del diritto al rimborso”.

“La decisione – precisano Paolo Fiorio e Corrado Pinna, legali che hanno assistito MC nella causa – riguarda milioni di consumatori. Si stima che, in Italia, Netflix sia passata da 1,9 milioni di clienti nel 2019 a circa 5,4 milioni ad ottobre 2025. Per il piano premium, gli aumenti illegittimi applicati negli anni 2017, 2019, 2021 e 2024 ammontano oggi complessivamente a 8 euro al mese, mentre per il piano standard gli aumenti ammontano ad oggi complessivamente a 4 euro al mese. Un cliente premium che abbia pagato ininterrottamente Netflix dal 2017 ad oggi ha diritto alla restituzione di circa 500 euro, mentre un cliente standard alla restituzione di circa 250 euro. Gli aumenti illegittimi riguardano anche il piano base che ha visto un aumento di 2 euro ad ottobre 2024”.

“Presenteremo ricorso contro la decisione – ha fatto sapere un portavoce del colosso dello streaming – In Netflix i nostri abbonati vengono prima di tutto. Prendiamo molto sul serio i diritti dei consumatori e crediamo che le nostre condizioni siano sempre state in linea con la normativa e le prassi italiane”.

La sentenza, inoltre, impone a Netflix di ridurre anche i prezzi degli abbonamenti attuali in misura pari agli aumenti illegittimi. Ad esempio, un cliente premium che abbia attivato l’abbonamento nel 2017 e che oggi paga 19,99 euro ha diritto allo stesso servizio al corrispettivo di 11,99 euro, mentre un cliente standard che paga 13,99 dovrà corrispondere 9,99 euro.

“Se Netflix non provvederà immediatamente a ridurre i prezzi e a rimborsare i clienti – dichiara Alessandro Mostaccio, presidente di Movimento Consumatori – avvieremo una class action per garantire a tutti gli utenti la restituzione di quanto indebitamente pagato”.

Per il Tribunale di Roma aumenti Netflix illegittimi. Rimborsi fino a 500 euro (ma la società fa ricorso)

Roma, 3 apr. (askanews) – Il Tribunale di Roma ha dichiarato nulle le clausole di aumento dei prezzi applicate tra il 2017 e il gennaio 2024; Netflix ha annunciato che farà ricorso. “Il tribunale di Roma ha accolto l’azione promossa da Movimento Consumatori contro Netflix Italia, accertando la vessatorietà – e quindi la nullità – delle clausole che consentivano la modifica del prezzo degli abbonamenti e di altre condizioni contrattuali dal 2017 a gennaio 2024”. Lo fa sapere l’organizzazione in una nota.

“Queste clausole – si legge – in violazione del Codice del consumo, consentivano modifiche senza indicare nel contratto un giustificato motivo. Di conseguenza, sono stati dichiarati illegittimi gli aumenti unilaterali degli abbonamenti applicati da Netflix negli anni 2017, 2019, 2021 e novembre 2024 (ad eccezione degli aumenti relativi a contratti stipulati successivamente al gennaio 2024). Ciascun abbonato avrà diritto a una riduzione del prezzo attuale dell’abbonamento, alla restituzione delle somme indebitamente pagate e all’eventuale risarcimento del danno. Il tribunale ha inoltre imposto a Netflix di pubblicare il contenuto della sentenza sul proprio sito e su quotidiani di rilevanza nazionale e di informare tutti i consumatori, inclusi quelli che hanno disdetto l’abbonamento, della nullità delle clausole e del diritto al rimborso”.

“La decisione – precisano Paolo Fiorio e Corrado Pinna, legali che hanno assistito MC nella causa – riguarda milioni di consumatori. Si stima che, in Italia, Netflix sia passata da 1,9 milioni di clienti nel 2019 a circa 5,4 milioni ad ottobre 2025. Per il piano premium, gli aumenti illegittimi applicati negli anni 2017, 2019, 2021 e 2024 ammontano oggi complessivamente a 8 euro al mese, mentre per il piano standard gli aumenti ammontano ad oggi complessivamente a 4 euro al mese. Un cliente premium che abbia pagato ininterrottamente Netflix dal 2017 ad oggi ha diritto alla restituzione di circa 500 euro, mentre un cliente standard alla restituzione di circa 250 euro. Gli aumenti illegittimi riguardano anche il piano base che ha visto un aumento di 2 euro ad ottobre 2024”.

La sentenza impone a Netflix di ridurre anche i prezzi degli abbonamenti attuali in misura pari agli aumenti illegittimi. Ad esempio, un cliente premium che abbia attivato l’abbonamento nel 2017 e che oggi paga 19,99 euro ha diritto allo stesso servizio al corrispettivo di 11,99 euro, mentre un cliente standard che paga 13,99 dovrà corrispondere 9,99 euro.

“Se Netflix non provvederà immediatamente a ridurre i prezzi e a rimborsare i clienti – dichiara Alessandro Mostaccio, presidente di Movimento Consumatori – avvieremo una class action per garantire a tutti gli utenti la restituzione di quanto indebitamente pagato”.

Netflix annuncia però a stretto giro la decisione di impugnare la sentenza del Tribunale di Roma che ha dichiarato nulle le clausole di aumento dei prezzi applicate tra il 2017 e il gennaio 2024.

“Presenteremo ricorso contro la decisione – fa sapere un portavoce del colosso dello streaming – In Netflix i nostri abbonati vengono prima di tutto. Prendiamo molto sul serio i diritti dei consumatori e crediamo che le nostre condizioni siano sempre state in linea con la normativa e le prassi italiane”.

Calcio, Rino Gattuso non è più il ct: "Dolore nel cuore"

Roma, 3 apr. (askanews) – Rino Gattuso non è più il commissario tecnico della Nazionale italiana. L’allenatore e la Federcalcio hanno trovato un accordo sulla risoluzione consensuale del contratto.

Questo il testo del comunicato della Figc: “La Federazione Italiana Giuoco Calcio e Gennaro Ivan Gattuso hanno risolto consensualmente il contratto che legava l’allenatore calabrese alla panchina della Nazionale italiana di calcio – e’ scritto in una nota della federcalcio – La FIGC ringrazia Gattuso e tutto il suo staff per la serietà, la dedizione e la passione con cui hanno lavorato negli ultimi nove mesi e augura loro i migliori successi per il prosieguo della carriera”.

Le parole di Gattuso: “Con il dolore nel cuore, non avendo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati, ritengo conclusa la mia esperienza sulla panchina della Nazionale – dichiara Gattuso – la maglia Azzurra è il bene più prezioso che esiste nel calcio, per questo è giusto agevolare sin da subito le future valutazioni tecniche. Desidero ringraziare il presidente Gabriele Gravina e Gianluigi Buffon, e con loro tutti i collaboratori della Federazione, per la fiducia e il supporto che mi hanno sempre garantito. È stato un onore poter guidare la Nazionale e farlo anche con un gruppo di ragazzi che hanno mostrato impegno e attaccamento alla maglia. Ma il ringraziamento più grande va ai tifosi, a tutti gli italiani che in questi mesi non hanno mai fatto mancare il loro amore e sostegno alla Nazionale. Sempre con l’azzurro nel cuore”.

E quelle del presidente dimissionario della Figc Gabriele Gravina: “Desidero ancora una volta ringraziare Gattuso – afferma Gravina – perché, oltre ad essere una persona speciale, come allenatore ha offerto un prezioso contributo, riuscendo in pochi mesi a riportare entusiasmo intorno alla Nazionale. Ha trasmesso ai calciatori e a tutto il Paese un grande orgoglio per la maglia azzurra”.

Anche Gattuso lascia la Nazionale: trovato l’accordo con la Figc

Roma, 3 apr. (askanews) – Rino Gattuso non è più il commissario tecnico della Nazionale italiana. L’allenatore e la Federcalcio hanno trovato un accordo sulla risoluzione consensuale del
contratto. Questo il testo del comunicato della Figc: “La Federazione Italiana Giuoco Calcio e Gennaro Ivan Gattuso hanno risolto consensualmente il contratto che legava l’allenatore calabrese alla panchina della Nazionale italiana di calcio. La FIGC ringrazia Gattuso e tutto il suo staff per la serietà, la dedizione e la passione con cui hanno lavorato negli ultimi nove mesi e augura loro i migliori successi per il prosieguo della carriera”.

Le parole di Gattuso: “Con il dolore nel cuore, non avendo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati, ritengo conclusa la mia esperienza sulla panchina della Nazionale – dichiara Gattuso – la maglia Azzurra è il bene più prezioso che esiste nel calcio, per questo è giusto agevolare sin da subito le future valutazioni tecniche. Desidero ringraziare il presidente Gabriele Gravina e Gianluigi Buffon, e con loro tutti i collaboratori della Federazione, per la fiducia e il supporto che mi hanno
sempre garantito. È stato un onore poter guidare la Nazionale e farlo anche con un gruppo di ragazzi che hanno mostrato impegno e attaccamento alla maglia. Ma il ringraziamento più grande va ai tifosi, a tutti gli italiani che in questi mesi non hanno mai fatto mancare il loro amore e sostegno alla Nazionale. Sempre con l’azzurro nel cuore”.

E quelle del presidente dimissionario della Figc Gabriele Gravina: “Desidero ancora una volta ringraziare Gattuso – afferma Gravina – perché, oltre ad essere una persona speciale, come allenatore ha offerto un prezioso contributo, riuscendo in pochi mesi a riportare entusiasmo intorno alla Nazionale. Ha trasmesso ai calciatori e a tutto il Paese un grande orgoglio per la maglia azzurra”.
L’addio di Gattuso arriva il giorno dopo le dimissioni di Gravina da presidente della Figc e del passo indietro di Gianluigi Buffon come capodelegazione della Nazionale azzurra.

Meloni: scenario internazionale complesso, governo al lavoro per proteggere famiglie e imprese

Roma, 3 apr. (askanews) – “Il governo è intervenuto oggi con un nuovo decreto per prorogare la riduzione delle accise sui carburanti, ampliando la misura con un intervento mirato a sostegno degli agricoltori e delle imprese esportatrici. È una misura necessaria per fronteggiare una fase particolarmente delicata, segnata da tensioni internazionali che stanno producendo effetti concreti sui costi dell’energia e sull’economia”. Lo scrive sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un post a commento del varo da parte del Cdm del nuovo decreto sul taglio delle accise sui carburanti.

“Sappiamo – prosegue la premier – che il quadro resta complesso. Per questo il governo continuerà a monitorare con la massima attenzione l’evoluzione dello scenario internazionale e a lavorare su ogni intervento necessario a proteggere famiglie, imprese e lavoro”.

Carburanti, Meloni: necessario il taglio delle accise. Proteggere famiglie, imprese e lavoro

Roma, 3 apr. (askanews) – “Il governo è intervenuto oggi con un nuovo decreto per prorogare la riduzione delle accise sui carburanti, ampliando la misura con un intervento mirato a sostegno degli agricoltori e delle imprese esportatrici. È una misura necessaria per fronteggiare una fase particolarmente delicata, segnata da tensioni internazionali che stanno producendo effetti concreti sui costi dell’energia e sull’economia”. Lo scrive sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dopo il Consiglio dei ministri che ha dato il via al decreto carburanti.

“Sappiamo che il quadro resta complesso. Per questo il governo continuerà a monitorare con la massima attenzione l’evoluzione dello scenario internazionale e a lavorare su ogni intervento necessario a proteggere famiglie, imprese e lavoro”, ha aggiunto Meloni.

Calcio, Lucescu colpito da doppio infarto: è in terapia intensiva

Roma, 3 apr. (askanews) – Grande apprensione nel mondo del calcio per Mircea Lucescu, colpito da un doppio infarto nella mattinata di oggi a Bucarest. L’ex commissario tecnico della Romania, 80 anni, si trova attualmente ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale universitario della capitale romena.

Il primo attacco cardiaco è avvenuto intorno alle 9.30, seguito da un secondo episodio poche ore dopo, proprio mentre il tecnico stava per essere dimesso dalla struttura sanitaria dove era ricoverato per un precedente malore.

Lucescu era già stato colpito nei giorni scorsi da un malore durante una riunione tecnica con la squadra, inizialmente diagnosticato come una semplice sincope, tanto da portare all’impianto di un defibrillatore.

Secondo il bollettino medico, si tratta di un infarto miocardico acuto: il paziente è stato trattato d’urgenza e le sue condizioni sono ora definite “stabili ma sotto stretto monitoraggio specialistico”.

Figura storica del calcio europeo, Lucescu ha allenato in Italia tra le altre Inter e Brescia, ed è stato recentemente sollevato dall’incarico di ct della Romania dopo i playoff mondiali.

Mps: dopo ISS anche Glass Lewis con lista cda: offre governance stabile

Milano, 3 apr. (askanews) – Anche il proxy advisor Glass Lewis, dopo ISS, ha raccomandato agli azionisti di Mps di votare la lista del cda all’assemblea del 15 aprile chiamata a rinnovare il board della banca. Il consiglio agli investitori istituzionali, che nel Monte pesano per oltre la metà del capitale, è di sostenere sia il candidato Ceo Fabrizio Palermo sia l’attuale presidente Nicola Maione, a differenza della raccomandazione di Iss che consigliava di votare contro la riconferma di ques’ultimo.

Pur in una situazione “non priva di criticità”, la lista presentata dal cda uscente, sottolinea Glass Lewis nel suo report, appare “meglio posizionata per offrire una cornice di governance bilanciata e stabile durante un periodo di transizione strategica”. Promosso Palermo come candidato per la carica di AD, “un profilo con un’esperienza che appare rilevante nel contesto dell’attuale fase strategica della società – spiega -. In particolare, il suo background include l’esperienza in operazioni complesse e contesti istituzionali, che possono supportare l’esecuzione del progetto di integrazione con Mediobanca”. Di contro, ISS rilevava come Palermo non possedesse “un’esperienza manageriale diretta all’interno di un istituto bancario paragonabile a Mps, tanto meno considerando l’imminente integrazione con Piazzetta Cuccia”. Secondo Glass Lewis, invece, proprio il suo non coinvolgimento nell’operazione Mediobanca, indagine compresa, “rappresenta un vantaggio piuttosto che una carenza, offrendo un certo grado di distacco da tali questioni”.

Entrambi i proxy sono d’accordo sulla bocciatura, nella successiva votazione sui singoli candidati, di Alessandro Caltagirone (figlio dell’azionista Francesco Gaetano Caltagirone), Elena De Simone (manager espressione del gruppo Caltagirone) e del presidente del comitato nomine, Domenico Lombardi. A tal proposito, Glass Lewis rileva come “l’operato del comitato può essere legittimamente messo in discussione dagli azionisti” e “le carenze in termini di chiarezza e trasparenza riscontrate durante l’intero processo (di formazione della lista, ndr) giustifichino una raccomandazione contraria al candidato Lombardi”. Secondo il proxy, la comunicazione e la divulgazione da parte della società dell’elenco dei candidati “sono apparse significativamente insolite rispetto alla prassi di mercato consolidata nel settore”. Anche ISS, nel consigliare di votare contro la rielezione di Maione e di Lombardi, aveva sottolineato come il processo che ha portato alla lista proposta dal cda sollevasse “preoccupazioni sostanziali, in particolare in merito alla trasparenza, alla pianificazione della successione e alla responsabilità complessiva”.

Luigi Lovaglio, che si candida a guidare nuovamente la banca con la lista presentata dal socio Plt (Tortora), pur avendo un profilo “credibile” per il ruolo di Ceo, “in una fase delicata per la banca – sottolinea Glass Lewis -, potrebbe introdurre ulteriore incertezza in termini di continuità e attuazione della governance”, considerato che la decisione di non includerlo nella lista del cda era stata sostenuta da un’ampia maggioranza del consiglio uscente. Più in generale, spiega il proxy, la lista di Plt presenta un tale livello di ricambio nel cda che “nel contesto di una fase strategica in corso e ad alta intensità operativa, che include l’integrazione di Mediobanca, potrebbe introdurre un maggiore grado di perturbazione e rischio di esecuzione”.

Nonostante la strada appaia ora più in salita dopo il parere dei due proxy, Pierluigi Tortora, numero uno della holding Plt, in un’intervista pubblicata oggi su Milano Finanza, si è detto comunque fiducioso. “Credo che il mercato possa premiare la bontà della lista, la trasparenza, la coerenza a un progetto sul quale il mercato e non solo si è già espresso – ha detto -. Secondo me con il 20-22% ce la giochiamo”. E ha svelato il retroscena della formazione della lista: “E’ stato fatto tutto in pochi giorni: dovevo andare a Dubai a inizio marzo per seguire il nostro cantiere immobiliare ma ci hanno cancellato i voli per la guerra. Allora ho ragionato un po’ e mi sono detto: ‘Ma perché non proviamo a pensare a una lista aperta al mercato?’. Così è nata. In pochi giorni l’abbiamo pensata e contattato i candidati. Abbiamo fatto la matrice delle competenze e poi ho incontrato Lovaglio, venerdì 20 e ci siamo chiesti: ‘Ce la sentiamo?’. Abbiamo lavorato tutto il venerdì sera, e sabato 21 abbiamo depositato la lista”.

Salvo ulteriori sorprese, l’attenzione ora è tutta per il 15 aprile, quando a Siena si riuniranno in presenza i soci. I fondi saranno decisivi. Secondo le attese, al voto non dovrebbe partecipare il Mef, titolare del 4,8%, mentre resta incerta la posizione di Delfin, primo socio della banca con il 17,5%, e di Banco Bpm (3,7%).

Iran, le notizie più importanti del 3 aprile sulla guerra

Roma, 3 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di venerdì 3 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale.

-11:27 Una nave portacontainer appartenent all’armatore francese CMA CGM è riuscita a lasciare ieri lo Stretto di Hormuz, mostrando sul suo sistema di navigazione il segnale di “armatore francese”, secondo i dati di tracciamento marittimo del sito web MarineTraffic consultati oggi.

-11:00 Iran: gli attacchi contro le strutture civili avranno risposte devastanti, non solo contro obiettivi Usa-Israele

-10:50 Una raffica di missili lanciati dall’Iran ha colpito il nord di Israele, ferendo lievemente una persona a Kiryat Ata e causando danni nella zona. Lo hanno riferito le autorità israeliane, secondo quanto riporta Haaretz.

-10:30 L’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito oltre 3.500 obiettivi in tutto il Libano nel corso dell’ultimo mese, da quando le sue forze sono nuovamente in guerra aperta contro Hezbollah, movimento integralista islamico alleato di Teheran.

-10:15 Il Kuwait ha reso noto che un attacco iraniano ha danneggiato oggi parti di un impianto per la produzione di energia e la desalinizzazione dell’acqua, aggiungendo che le squadre di emergenza stanno operando secondo piani di contingenza per mantenere le attività e mettere in sicurezza la struttura.

-09:18 Il numero di navi in transito nello stretto di Hormuz è in aumento, anche se il traffico resta ancora molto al di sotto dei livelli normali precedenti alla guerra. Lo riferisce oggi la società di intelligence marittima Windward, secondo quanto riporta al Jazeera.

-08:15 Un caccia americano F-35 è stato abbattuto nella zona centrale dell’Iran dalle difese aeree dei Guardiani della Rivoluzione islamica. Lo ha sostenuto un portavoce militare di Teheran, che ha aggiunto che le possibilità che il pilota sia sopravvissuto sono basse.

Immagini pubblicate dai media iraniani sembrano mostrare detriti di un caccia statunitense F-15E e non di un F-35

-08:10 I servizi di intelligence statunitensi hanno valutato che circa la metà dei lanciamissili balistici iraniani sia ancora intatta, malgrado più di un mese di intensi bombardamenti statunitensi e israeliani in tutto il Paese. Lo hanno riferito fonti alla Cnn.

-07:50 Un attacco con droni contro la raffineria di Mina Al-Ahmadi in Kuwait ha provocato incendi in diverse unità del sito. Lo ha riferito l’agenzia di stampa nazionale Kuna, che cita la compagnia petrolifera nazionale del Paese del Golfo.

-07:00 Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minacciato nuove distruzioni di infrastrutture civili in Iran, citando nel dettaglio ponti e centrali elettriche.