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lunedì, 19 Gennaio, 2026
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Borse europee in rosso per tensioni Usa-Ue su Groenlandia, Ftse Mib -1,7%

Milano, 19 gen. (askanews) – A metà mattina le borse europee proseguono in deciso calo, dopo l’acuirsi dealle tensioni tra Stati Uniti ed Europa sulla Groenlandia. Il Dax di Francoforte viaggia in ribasso dell’1,20%, il Cac40 di Parigi dell’1,44% mentre il Ftse100 di Londra contiene le perdite a un -0,45%. Male Milano dove il Ftse Mib perde l’1,67% mentre l’All Share l’1,51%.

Sul listino principale milanese ultima della classe Stm che cede il 4,34%, seguita da Amplifon (-3,19%) e Brunello Cucinelli (-2,58%). Piede sull’acceleratore, invece, per Leonardo che guida i pochi rialzi della mattinata con un +2,78%. Rialzi contenuti per Inwit (+0,27%) e Fincantieri (+0,25%).

Nuovi massimi per i prezzi dell’oro e dell’argento dopo che il presidente degli Stati Uniti ha minacciato altri dazi per i Paesi europei per il controllo della Groenlandia. L’oro spot è salito dell’1,5% a 4.663,37 dollari l’oncia, dopo aver raggiunto il massimo storico di 4.689,39 dollari. I futures sull’oro statunitense con consegna a febbraio sono balzati dell’1,6% a 4.669,90 dollari l’oncia. L’argento spot è aumentato del 3,3% a 92,93 dollari l’oncia, dopo aver toccato il massimo storico di 94,08 dollari.

Sul fronte valutario il dollaro perde terreno. L’euro è scambiato a 1,1627 dollari in rialzo dello 0,24%.

E’ stata respinta l’istanza di scarcerazione per Mohammad Hannoun

Genova, 19 gen. (askanews) – Il tribunale del Riesame di Genova ha respinto la richiesta di scarcerazione per il presidente dell’associazione Palestinesi in Italia Mohammad Hannoun, che era stato arrestato lo scorso 27 dicembre insieme ad altre 6 persone con l’accusa di aver finanziato Hamas attraverso raccolte fondi per il popolo palestinese nell’ambito di un inchiesta della locale procura. Le motivazioni del respingimento dell’istanza di scarcerazione per il leader dei palestinesi in Italia, ritenuto dagli inquirenti il capo della cellula italiana di Hamas, sono al momento riservate.

Tennis, Maestrelli avanza agli Australian Open

Roma, 19 gen. (askanews) – Francesco Maestrelli da favola agli Australian Open. All’esordio in uno Slam dopo aver superato le qualificazioni, il 23enne pisano ha staccato il pass per il secondo turno grazie alla vittoria in cinque set sul francese Terence Atmane: 6-4, 3-6, 6-7, 6-1, 6-1 il punteggio finale. Maestrelli, in lacrime alla fine del match, che si regala il secondo turno e vede all’orizzonte la sfida con Novak Djokovic (impegnato più tardi sulla Rod Laver Arena con Martinez).

Trump scrive al premier della Norvegia che senza Nobel non pensa più solo alla pace

Roma, 19 gen. (askanews) – Donald Trump continua ad alimentare le tensioni con gli alleati Nato sulla Groenlandia e in un duro messaggio rivolto al primo ministro norvegese, il presidente degli Stati Uniti ha sottolineato che “non si sente più obbligato a pensare esclusivamente alla pace” dopo essere stato snobbato per il Premio Nobel per la Pace.

Il presidente americano, che ha inviato una bizzarra lettera – così la definisce il quotidiano inglese Independent – a Jonas Gahr Store, ha insistito sul fatto che gli Stati Uniti dovrebbero controllare la Groenlandia perché la Danimarca non sarebbe in grado di proteggerla da Russia e Cina, mettendo in discussione la rivendicazione storica di lunga data di Copenaghen sul territorio.

“Ho fatto più io per la Nato di chiunque altro dalla sua fondazione e ora” l’Alleanza atlantica “dovrebbe fare qualcosa per gli Stati Uniti”, ha scritto Trump nella missiva, trapelata questa mattina. “Il mondo non è sicuro a meno che non abbiamo un controllo completo e totale della Groenlandia”, ha aggiunto.

Il tycoon è sembrato attribuire agli alleati la responsabilità del suo “catastrofico” cambiamento di politica estera, sostenendo che, visto che la Norvegia non gli ha conferito il Premio Nobel per la Pace lo scorso anno, ora poteva mettere al primo posto gli interessi degli Stati Uniti. L’ufficio del premier di Oslo non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento. Il governo norvegese non ha alcun ruolo nel determinare l’assegnazione del Premio Nobel.

Scontro treni in Andalusia: almeno 39 morti, non ci sarebbero italiani

Roma, 19 gen. (askanews) – Almeno 39 morti e oltre 150 feriti. È questo il bilancio, ancora provvisorio, di un gravissimo incidente ferroviario nel sud della Spagna avvenuto nel tardo pomeriggio di domenica, che ha coinvolto due treni ad alta velocità deragliati.

Il ministro dei Trasporti spagnolo, Oscar Puente, aveva subito sottolineato su X che “l’impatto è stato terribile” e che il bilancio rischiava di aggravarsi alla luce di “informazioni molto allarmanti” su questo incidente. Secondo Puente, “gli ultimi vagoni di un treno” della compagnia Iryo partito da Malaga, in Andalusia, e diretto a Madrid “sono deragliati” nei pressi di Adamuz, quasi 200 chilometri a nord di Malaga, entrando in collisione con un treno della compagnia Renfe che viaggiava in senso opposto su un binario adiacente in direzione di Huelva. L’Etr 1000 gestito dalla società Iryo è di fabbricazione italiana ed era entrato in servizio due anni fa. Iryo è il marchio dei treni operati da Ilsa, consorzio composto da Ferrovie dello Stato International (51%), Air Nostrum e Globalvia.

Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani oggi ha chiarito che segue l’evoluzione del tragico incidente, ma al momento non risultano connazionali coinvolti. Tuttavia, le operazioni di identificazione delle vittime sono ancora in corso. La Farnesina ha comunicato che il Console Generale d’Italia a Madrid è sul posto per seguire l’evoluzione della situazione e il ministero degli Esteri ha segnalato che per qualsiasi emergenza o segnalazione, si può contattare il Consolato al numero +34629842287 o l’Unità Tutela della Farnesina al numero +390636225.

La violenza dell’impatto tra i convogli, con centinaia di passeggeri a bordo, è stata tale da aver “scaraventato fuori dai binari i primi due vagoni del treno Renfe”, ha proseguito il ministro, spiegando che “la priorità” al momento era “prestare soccorso alle vittime”.

Il precedente bilancio della Guardia Civil parlava di almeno 21 morti; le autorità regionali andaluse menzionavano almeno 73 feriti, di cui sei in condizioni molto gravi, e “una notte [che si annuncia] molto difficile”.

“Tutte le persone ferite che necessitavano di cure ospedaliere sono state evacuate”, ha aggiunto Puente. “Si parla di 30 persone gravemente ferite che sono state trasferite negli ospedali”.

Le immagini trasmesse dalle emittenti televisive hanno mostrato i due treni circondati da una folla di persone e ambulanze, mentre i servizi di emergenza si sforzavano di prestare aiuto ai feriti.

È stato come se “un terremoto” avesse scosso il vagone, ha testimoniato un giornalista della radio pubblica Rne che viaggiava su uno dei treni, alla televisione pubblica Tve. Gli occupanti del vagone hanno preso i martelli di emergenza per rompere i vetri e iniziare a uscire dal convoglio, ha ancora raccontato.

Secondo i media spagnoli, più di 300 persone si trovavano sul treno Iryo e più di 100 sull’altro, appartenente alla compagnia nazionale spagnola Renfe. “Siamo molto preoccupati per il grave incidente ferroviario che si è verificato nella provincia di Cordova. Abbiamo inviato sul posto servizi di soccorso d’emergenza e un supporto logistico per aiutare in tutto ciò che sarà necessario”, ha indicato su X il presidente regionale dell’Andalusia, Juan Manuel Moreno.

Da parte sua, il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha deciso di recaqrsi sul posto e ha detto di “seguire molto attentamente l’incidente tra due treni ad alta velocità deragliati ad Adamuz”. Il “governo sta lavorando con le altre autorità competenti e i servizi di emergenza per prestare assistenza ai passeggeri”, ha proseguito.

“Nessuna parola può lenire una sofferenza simile, ma voglio che sappiate che l’intera Nazione è al vostro fianco in questi momenti così difficili”, ha scritto sui social, parlando di “una notte di profondo dolore”.

Nella stazione madrilena di Atocha, “saranno dispiegate squadre di supporto per accompagnare le famiglie” delle persone colpite, ha annunciato la presidente della regione di Madrid, Isabel Diaz Ayuso. Da parte sua, la famiglia reale spagnola ha espresso in un comunicato la sua “grande preoccupazione” a seguito di questo “grave incidente”, rivolgendo “le sue più sincere condoglianze alle famiglie e ai cari delle vittime”.

Alla luce della situazione, “il traffico dei treni ad alta velocità tra Madrid e Cordova, Siviglia, Malaga e Huelva (città del sud della Spagna, ndr) sarà interrotto almeno per tutta la giornata di lunedì 19 gennaio”, ha inoltre indicato su X il gestore della rete ferroviaria spagnola (Adif).

Come riporta Servimedia, il Servizio di Emergenza Medica della Comunità di Madrid, il Summa 112, ha accolto i passeggeri che, a partire dalle 4.30, sono arrivati alla stazione di Atocha a bordo dei bus con i viaggiatori dei due treni coinvolti nell’incidente. Lo ha fatto insieme al Samur, alla Croce Rossa e agli psicologi attivati da Adif, Renfe e Iryo. Psicologi, tecnici e medici del Summa 112 continuano a lavorare sul posto. Inoltre, sono state svolte attività di coordinamento presso il Centro di Assistenza ai Familiari e alle Vittime di Atocha attraverso il personale della Protezione Civile e delle Emergenze inviato sul posto dalla scorsa notte.

Il Fondo monetario ha tagliato la crescita dell’Italia per il 2026

Roma, 19 gen. (askanews) – Il Fondo monetario internazionale ha ritoccato al ribasso per 0,1 punti percentuali la crescita economica prevista per l’Italia sul prossimo su quest’anno, al più 0,7%, e ha alzato in misura analoga la stima sull’espansione 2027, ora anch’essa indicata al più 0,7%. Questo dopo il più 0,5% stimato sull’insieme del 2025. I dati sono contenuti in un aggiornamento di interim dell’Economic Outlook, presentato oggi a Bruxelles in cui il Fmi ha rivisto al rialzo di 0,2 punti percentuali la crescita globale di quest’anno al più 3,3%, lo stesso valore del 2025, mentre ha confermato per il 2027 l’attesa di un più 3,2%. Livelli che evidenziano come l’economia globale si sia dimostrata resiliente, secondo il Fmi.

L’istituzione di Washington ha rivisto di un decimale di punto al rialzo la previsione per l’insieme dell’area euro al più 1,3% quest’anno, mentre ha confermato il più 1,4% di attesa su 2027. Ha alzato di 0,2 punti percentuali la stima sulla crescita della Germania del prossimo anno al più 1,1% cui dovrebbe seguire un più 1,5% nel 2027 (confermato). Per la Francia ha alzato di 0,1 punti la stima sua crescita di quest’anno, al più 1%, e confermato quella sul 2027 al più 1,2%. Per la Spagna ha alzato di 0,3 punti la stima 2026 al più 2,3% e di 0,2 punti la stima 2027 a più 1,9%.

Per gli Stati Uniti, il Fmi ha alzato di 0,3 punti la crescita prevista di quest’anno al più 2,4% e limato di 0,1 punti quella sul 2027 al più 2%. Per il Giappone ha alzato di 0,1 punti la crescita di quest’anno al più 0,7% e confermato quella sul 2027 al più 0,6%. Per la Gran Bretagna ha confermato più 1,3% quest’anno e più 1,5% il prossimo.

Per la Cina il Fmi ha alzato di 0,3 punti percentuali la crescita prevista di quest’anno al 4,5% e limato di 0,2 punti quella sul 2027 al più 4%. Per l’India ha alzato di 0,2 punti quella di quest’anno al più 6,4% e confermato allo stesso valore quella sul 2027.

Secondo il Fmi la tenuta complessiva dell’economia globale risulta dal bilanciamento di diverse forze. “I venti contrari sulle politiche commerciali sono contrastati da venti favorevoli dagli investimenti collegati alle tecnologie, inclusa l’intelligenza artificiale, più in Nordamerica e in Asia che in altre regioni, così come da un supporto di bilancio e monetario, da condizioni di finanziamento ampiamente accomodanti – si legge – e dall’adattabilità del settore privato”. (fonte immagine: IMF).

Fmi: tensioni sui dazi possono divampare e frenare la crescita

Roma, 19 gen. (askanews) – “Le tensioni commerciali possono infiammarsi, prolungando l’incertezza e pesando maggiormente sull’attività economica”. È il monito lanciato dal Fondo monetario internazionale nell’editoriale di un aggiornamento di interim dell’Economic Outlook.

Quello delle tensioni su dazi e commercio, in realtà, non è il primo elemento di rischio citato nello studio, ma ovviamente è balzato in primo piano a seguito degli sviluppi in Groenlandia che hanno riacceso le tensioni Usa-Ue.

Il primo elemento di rischio menzionato dal Fmi è invece quello di una “riconsiderazione delle aspettative di crescita della produttività sull’intelligenza artificiale che potrebbe portare a un calo degli investimenti e innescare una brusca correzione dei mercati che – avverte il Fmi – partendo da le imprese legate all’IA finirebbe per coinvolgere altri segmenti e eroderebbe ricchezza delle famiglie”.

Seguono le già citate tensioni sul commercio e poi “le tensioni interne o geopolitiche che potrebbero creare nuovi elementi di incertezza e danneggiare l’economia globale, tramite il loro impatto sui mercati finanziari, sulle catene di approvvigionamento e sui prezzi delle materie prime. Inoltre gli ampi deficit e maggiori indebitamenti pubblici – prosegue lo studio – potrebbero creare pressioni sui tassi di interesse di lungo termine e di conseguenza sulle condizioni finanziarie generali”.

All’opposto gli elementi che potrebbero portare a miglioramenti della situazione sono ulteriori investimenti, anche correlati all’intelligenza artificiale, che si trasformino eventualmente in crescita sostenibile. Questo potrebbe tradursi in guadagni di produttività e dinamismo delle imprese. L’attività potrebbe anche essere sostenuta da una allentamento delle tensioni commerciali e anche le politiche possono contribuire alla stabilità, conclude il Fmi puntando a ricreare margini di bilancio e a preservare la stabilità dei prezzi e finanziaria, per ridurre l’incertezza, e attuando riforme strutturali senza ritardi. (fonte immagine: European Union).

Una finale folle consegna la Coppa d’Africa al Senegal, Marocco battuto

Roma, 19 gen. (askanews) – Il Senegal vince la Coppa d’Africa contro i padroni di casa del Marocco dopo una finale incredibile. Pape Gueye è l’eroe di Rabat. Il centrocampista del Senegal, con un gol spettacolare, regala ai senegalesi una vittoria storica. Per la seconda volta nella loro storia, Sadio Mané e compagni si laureano campioni d’Africa.

Il Marocco avrebbe potuto festeggiare il successo in casa, ma un rigore sbagliato glielo ha impedto. Sullo 0-0, al 99′ l’arbitro concede un penalty alla squadra di Regragui. Il Senegal torna negli spogliatoi per protesta dopo diversi minuti di tensione in campo. Sadio Mané richiama i suoi compagni in campo per far tirare il rigore a Brahim Diaz, che si presenta sul dischetto e incredibilmente decide di far partire un pallonetto lento che Mendy blocca facilmente.

Da lì cambia la partita: finiscono i tempi regolamentari e poco dopo l’inizio dei supplementari arriva la rete di Pape Gueye. Ndiaye ha la possibilità di firmare il raddoppio, ma a porta vuota sbaglia incredibilmente. Il Senegal resiste, vince una delle finali più incredibili di sempre e porta a casa la sua seconda Coppa d’Africa.

“Purtroppo abbiamo assistito a scene inaccettabili sul campo e sugli spalti: condanniamo fermamente il comportamento di alcuni ‘tifosi’, nonché di alcuni giocatori senegalesi e membri dello staff tecnico. È inaccettabile abbandonare il campo di gioco in questo modo e, allo stesso modo, la violenza non può essere tollerata nel nostro sport, semplicemente non è giusto”. Lo ha detto presidente della Fifa Gianni Infantino dopo la finale di Coppa d’Africa tra Marocco e Senegal in cui l’arbitro ha assegnato un rigore (poi fallito da Brahim Diaz) al 98′ ai nordafricani, che ha portato all’invasione di campo di alcuni tifosi del Senegal e un gruppo di giocatori dello stesso Senegal a lasciare momentaneamente il terreno di gioco per proteste.

“Dobbiamo sempre rispettare le decisioni prese dagli arbitri dentro e fuori dal campo di gioco. Le squadre devono competere sul campo e nel rispetto delle regole del gioco, perché qualsiasi comportamento contrario mette a rischio l’essenza stessa del calcio – prosegue Infantino – È anche responsabilità delle squadre e dei giocatori agire in modo responsabile e dare il buon esempio ai tifosi negli stadi e ai milioni di spettatori in tutto il mondo. Le brutte scene a cui abbiamo assistito oggi devono essere condannate e non devono mai più ripetersi. Ribadisco che non hanno posto nel calcio”.

Due treni si sono scontrati in Spagna, almeno 39 morti

Roma, 19 gen. (askanews) – Almeno 39 morti e oltre 150 feriti. È questo il bilancio, ancora provvisorio, di un gravissimo incidente ferroviario nel sud della Spagna avvenuto nel tardo pomeriggio di domenica, che ha coinvolto due treni ad alta velocità deragliati.

Il ministro dei Trasporti spagnolo, Oscar Puente, aveva subito sottolineato su X che “l’impatto è stato terribile” e che il bilancio rischiava di aggravarsi alla luce di “informazioni molto allarmanti” su questo incidente. Secondo Puente, “gli ultimi vagoni di un treno” della compagnia Iryo partito da Malaga, in Andalusia, e diretto a Madrid “sono deragliati” nei pressi di Adamuz, quasi 200 chilometri a nord di Malaga, entrando in collisione con un treno della compagnia Renfe che viaggiava in senso opposto su un binario adiacente in direzione di Huelva. L’Etr 1000 gestito dalla società Iryo è di fabbricazione italiana ed era entrato in servizio due anni fa. Iryo è il marchio dei treni operati da Ilsa, consorzio composto da Ferrovie dello Stato International (51%), Air Nostrum e Globalvia.

Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani oggi ha chiarito che segue l’evoluzione del tragico incidente, ma al momento non risultano connazionali coinvolti. Tuttavia, le operazioni di identificazione delle vittime sono ancora in corso. La Farnesina ha comunicato che il Console Generale d’Italia a Madrid è sul posto per seguire l’evoluzione della situazione e il ministero degli Esteri ha segnalato che per qualsiasi emergenza o segnalazione, si può contattare il Consolato al numero +34629842287 o l’Unità Tutela della Farnesina al numero +390636225.

La violenza dell’impatto tra i convogli, con centinaia di passeggeri a bordo, è stata tale da aver “scaraventato fuori dai binari i primi due vagoni del treno Renfe”, ha proseguito il ministro, spiegando che “la priorità” al momento era “prestare soccorso alle vittime”.

Il precedente bilancio della Guardia Civil parlava di almeno 21 morti; le autorità regionali andaluse menzionavano almeno 73 feriti, di cui sei in condizioni molto gravi, e “una notte [che si annuncia] molto difficile”.

“Tutte le persone ferite che necessitavano di cure ospedaliere sono state evacuate”, ha aggiunto Puente. “Si parla di 30 persone gravemente ferite che sono state trasferite negli ospedali”.

Le immagini trasmesse dalle emittenti televisive hanno mostrato i due treni circondati da una folla di persone e ambulanze, mentre i servizi di emergenza si sforzavano di prestare aiuto ai feriti.

È stato come se “un terremoto” avesse scosso il vagone, ha testimoniato un giornalista della radio pubblica Rne che viaggiava su uno dei treni, alla televisione pubblica Tve. Gli occupanti del vagone hanno preso i martelli di emergenza per rompere i vetri e iniziare a uscire dal convoglio, ha ancora raccontato.

Secondo i media spagnoli, più di 300 persone si trovavano sul treno Iryo e più di 100 sull’altro, appartenente alla compagnia nazionale spagnola Renfe. “Siamo molto preoccupati per il grave incidente ferroviario che si è verificato nella provincia di Cordova. Abbiamo inviato sul posto servizi di soccorso d’emergenza e un supporto logistico per aiutare in tutto ciò che sarà necessario”, ha indicato su X il presidente regionale dell’Andalusia, Juan Manuel Moreno.

Da parte sua, il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha deciso di recaqrsi sul posto e ha detto di “seguire molto attentamente l’incidente tra due treni ad alta velocità deragliati ad Adamuz”. Il “governo sta lavorando con le altre autorità competenti e i servizi di emergenza per prestare assistenza ai passeggeri”, ha proseguito.

“Nessuna parola può lenire una sofferenza simile, ma voglio che sappiate che l’intera Nazione è al vostro fianco in questi momenti così difficili”, ha scritto sui social, parlando di “una notte di profondo dolore”.

Nella stazione madrilena di Atocha, “saranno dispiegate squadre di supporto per accompagnare le famiglie” delle persone colpite, ha annunciato la presidente della regione di Madrid, Isabel Diaz Ayuso. Da parte sua, la famiglia reale spagnola ha espresso in un comunicato la sua “grande preoccupazione” a seguito di questo “grave incidente”, rivolgendo “le sue più sincere condoglianze alle famiglie e ai cari delle vittime”.

Alla luce della situazione, “il traffico dei treni ad alta velocità tra Madrid e Cordova, Siviglia, Malaga e Huelva (città del sud della Spagna, ndr) sarà interrotto almeno per tutta la giornata di lunedì 19 gennaio”, ha inoltre indicato su X il gestore della rete ferroviaria spagnola (Adif).

Come riporta Servimedia, il Servizio di Emergenza Medica della Comunità di Madrid, il Summa 112, ha accolto i passeggeri che, a partire dalle 4.30, sono arrivati alla stazione di Atocha a bordo dei bus con i viaggiatori dei due treni coinvolti nell’incidente. Lo ha fatto insieme al Samur, alla Croce Rossa e agli psicologi attivati da Adif, Renfe e Iryo. Psicologi, tecnici e medici del Summa 112 continuano a lavorare sul posto. Inoltre, sono state svolte attività di coordinamento presso il Centro di Assistenza ai Familiari e alle Vittime di Atocha attraverso il personale della Protezione Civile e delle Emergenze inviato sul posto dalla scorsa notte.

Scontro treni Andalusia, Mattarella: profondo dolore, pensiero alle famiglie

Roma, 19 gen. (askanews) – “Ho appreso con profondo dolore le notizie sul tragico incidente ferroviario occorso nella regione dell’Andalusia, che ha provocato numerosi vittime e feriti. Il nostro pensiero va alle famiglie di quanti hanno perso la vita, ai feriti – cui auguriamo un pronto ristabilimento – e alle squadre di soccorso”. Lo ha scritto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al re di Spagna, Filippo VI.

“In un momento di così grave lutto per l’amico popolo spagnolo, desidero far pervenire a Vostra Maestà e ai congiunti delle vittime – ha aggiunto il capo dello Stato – il più sincero cordoglio degli italiani tutti e le espressioni della mia personale vicinanza”.

Portogallo, Ventura (estrema destra) a ballottaggio contro Seguro

Roma, 19 gen. (askanews) – Il candidato dell’estrema destra portoghese André Ventura si è piazzato al secondo alle elezioni presidenziali di ieri, conquistando il ballottaggio del mese prossimo contro il candidato socialista (Ps) di centro-sinistra Antonio José Seguro.

È questo il primo verdetto delle urne nel Paese lusitano: un risultato, quello di Ventura, che rappresenta secondo gli analisti un’altra tappa nello scivolamento dell’Europa verso l’estrema destra, con i partiti populisti che negli ultimi anni hanno conquistato, o si sono avvicinati, alle leve del potere.

Con quasi il 98 per cento dei voti scrutinati, André Ventura, leader del partito Chega (Basta), da lui fondato meno di sette anni fa, ha ottenuto il 24 per cento dei voti, arrivando alle spalle di Seguro, in testa con quasi il 31 per cento. I due si affronteranno al ballottaggio dell’8 febbraio, riservato ai due candidati più votati.

Si tratta del miglior risultato per un candidato socialista dai tempi di Jorge Sampaio nel 2001, quando quest’ultimo ottenne 2.411.453 voti (55,76 per cento delle preferenze).

Seguro dovrà ora cercare di ampliare il proprio consenso in un contesto politico segnato dal declino del peso della sinistra. Il candidato sostenuto dal PS ha promesso di “onorare il voto di fiducia” ricevuto, sottolineando ancora una volta il carattere indipendente della sua candidatura: “Sono libero, vivo senza legami”.

Seguro ha definito la sua vittoria al primo turno come una vittoria della “democrazia”, impegnandosi a confermarla l’8 febbraio. Ieri sera ha invitato “tutti i democratici, i progressisti e gli umanisti” a unirsi alla sua candidatura per “sconfiggere l’estremismo”. Il vincitore del primo turno ha inoltre promesso di essere “il presidente di tutti i portoghesi”.

“Sono pronto a essere il presidente dei nuovi tempi. È il momento di sconfiggere la paura e far crescere la speranza”, ha affermato, aggiungendo che la vittoria al secondo turno sarebbe “la vittoria del Portogallo, della libertà e della democrazia”.

La presenza improvvisa e crescente di Ventura nella politica portoghese ha sottratto consensi ai due principali partiti del Paese, che si sono alternati al potere negli ultimi 50 anni: il Partito Socialdemocratico (Psd) di centro-destra, attualmente al governo, e il Partito Socialista di centro-sinistra.

Uno dei risultati più significativi di André Ventura in queste elezioni presidenziali è stato ottenuto nella Regione autonoma di Madeira, storica roccaforte dei socialdemocratici, dove ha vinto con il 33 per cento dei voti. Ieri sera, rivolgendosi ai suoi sostenitori, Ventura ha affermato che il Paese lo considera “l’alternativa”, malgrado “le accuse di estrema destra e la manipolazione dei sondaggi”.

“Guideremo lo spazio non socialista in Portogallo. La destra si è frammentata come mai prima d’ora, ma i portoghesi ci hanno affidato la leadership di quella destra”, ha affermato, “Siamo riusciti a sconfiggere il candidato del governo e del montenegrismo; il candidato che si proclamava liberale ma era allineato all’agenda globalista, woke e contro il Portogallo; e abbiamo condotto la campagna senza attacchi personali e senza offese”, ha dichiarato.

In un appello al voto non socialista, si è rivolto ai “leader che non sono socialisti”, ribadendo che “la destra perderà le elezioni solo a causa dell’egoismo del Psd (…) e di altri che si definiscono di destra”. Adesso “vedremo di che fibra sono fatti”.

Uno dei principali bersagli di Ventura è quella che definisce un’immigrazione eccessiva, diventata più visibile in Portogallo negli ultimi anni. “Il Portogallo è nostro”, ha tuonato di nuovo ieri. Durante la campagna elettorale, Ventura ha affisso cartelloni in tutto il Paese con slogan come “Questo non è il Bangladesh” e “Gli immigrati non dovrebbero vivere di sussidi”.

Allo stesso tempo, molti elettori più moderati restano scettici nei confronti di Ventura e diversi sondaggi indicano una sua probabile sconfitta contro António José Seguro al secondo turno. Attualmente alla guida del governo, il Psd e il Partito Popolare (Cds-Pp) hanno deciso di sostenere Luis Marques Mendes, ex leader dei socialdemocratici, in queste elezioni presidenziali. Con Marques Mendes fermo a non più dell’11 per cento dei voti e al quinto posto, si tratta del peggior risultato per un candidato sostenuto dal Psd dai tempi di Joaquim Ferreira do Amaral nel 2001, quando ottenne il 34,5 per cento dei voti arrivando dietro a Jorge Sampaio.

Nelle precedenti elezioni presidenziali, i due candidati socialdemocratici avevano vinto al primo turno ed erano stati rieletti per un secondo mandato. Anibal Cavaco Silva vinse le elezioni presidenziali del 2006 con il 50,5 per cento dei voti e fu rieletto nel 2011 con il 52,95 per cento. Il suo successore, Marcelo Rebelo de Sousa, vinse le elezioni presidenziali del 2016 con il 52 per cento dei voti e fu rieletto nel 2021 con il 60,67.

Luis Marques Mendes si è assunto pubblicamente la piena responsabilità della sconfitta alle elezioni presidenziali e ha dichiarato che non sosterrà alcun altro candidato al secondo turno.

Groenlandia, Salvini: Nato contro Nato? Bene prudenza italiana

Roma, 19 gen. (askanews) – “Qua ci dovrebbero essere truppe di paesi Nato contro truppe di altri paesi Nato. Rischiamo veramente il ridicolo”. Lo ha detto il vicepremier Matteo Salvini, segretario della Lega, intervistato a RTL 102.5, commentando le tensioni fra Europa e Stati Uniti sulla Groenlandia.

“Bene fa il governo italiano a mantenere un atteggiamento più prudente”, ha osservato, “a differenza, ad esempio, di Macron che usa parole di guerra anche in questo fronte”. Secondo il leader leghista “questa mania di protagonismo ovunque di Macron, che mi sembra abbia problemi evidenti in patria, qualche dubbio lo solleva”. A chi obietta che agli atteggiamenti “da bullo” del presidente statunitense Donald Trump occorrerebbe rispondere allo stesso modo, Salvini ha replicato: “Qualcuno all’ascolto si vede Macron fronteggiare Trump? Cioè, seriamente…” e in ogni caso, ha aggiunto, “penso che Bruxelles tutto possa permettersi di fare fuorché atteggiarsi da bullo”.

Calcio, risultati serie A, oggi Cremonese-Verona e Lazio-Como

Roma, 19 gen. (askanews) – Questa la classifica di serie A dopo Milan-Lecce 1-0

Ventunesima giornata: Pisa-Atalanta 1-1, Udinese-Inter 0-1, Napoli-Sassuolo 1-0, Cagliari-Juventus 1-0, Parma-Genoa 0-0, Bologna-Fiorentina 1-2, Torino-Roma 0-2, Milan-Lecce 1-0, lunedì 18 gennaio ore 18.30 Cremonese-Verona, lunedì 19 gennaio ore 20.45 Lazio-Como.

Classifica: Inter 49, Milan 46, Napoli 43, Roma 42, Juventus 39, Como 34, Atalanta 32, Bologna 30, Lazio 28, Udinese 26, Sassuolo, Torino, Parma 23, Cremonese, Cagliari 22, Genoa 20, Lecce, Fiorentina 17, Pisa 14, Verona 13.

Ventiduesima giornata: venerdì 23 gennaio ore 20.45 Inter-Pisa, sabato 24 gennaio ore 15 Como-Torino, ore 18 Fiorentina-Cagliari, ore 20.45 Lecce-Lazio, domenica 25 gennaio ore 12.30 Sassuolo-Cremonese, ore 15 Atalanta-Parma, Genoa-Bologna, ore 18 Juventus-Napoli, ore 20.45 Roma-Milan, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Violenza giovani, Salvini: nel nuovo decreto limiti su armi da taglio

Roma, 19 gen. (askanews) – Il nuovo decreto sicurezza “è in lavorazione da alcuni mesi, perché possiamo essere veloci ma non riusciamo ovviamente a inseguire le cronache quotidiane che ahimè non sono particolarmente felici”. Lo ha detto il vicepremier Matteo Salvini, segretario della Lega, in collegamento con RTL102.5. “In questo decreto, sono una sessantina gli articoli, era già previsto – ha spiegato – il divieto di possesso, tranne per giustificati motivi per lavoro, evidentemente, di lame di qualsiasi genere, soprattutto da parte dei ragazzi. In alcune scuole problematiche già i presidi avevano chiesto in passato controlli a campione delle istituzioni e metal detector, e bene ha fatto il ministro della scuola a ribadire che non in tutte le scuole, evidentemente, ma su richiesta delle autorità scolastiche…”

“Detto questo, io sono vicinissimo – ha aggiunto – alla famiglia del ragazzo del ragazzo accoltellato in classe. Quello che mi ha colpito da padre, più che da ministro, è il fatto che a scuola, al di là di episodi condannabilissimi di bullismo, di aggressioni… però essere accoltellato a morte mentre studi al tuo banco in classe è qualcosa di mai verificatosi. Io temo che se un ragazzo di quell’età esce da casa sua con un coltello di venti centimetri, il problema sia a casa, sia la famiglia, sia la mancanza di educazione, sia la mancanza di integrazione”.

“E quindi su questo, ripeto, anche sui minori non integrati – ha detto ancora Salvini – nel decreto ci sono alcuni provvedimenti con la cessazione dell’accoglienza per chi commette reati o si comporta in maniera non compatibile con quello che sono i nostri diritti e le nostre libertà”.

Salari, Fumarola (Cisl) boccia idea Landini su rinnovi annuali contratti

Roma, 19 gen. (askanews) – L’idea di rinnovare ogni anno i contratti collettivi nazionali di lavoro “non è assolutamente la soluzione più opportuna” per venire incontro alle esigenze di lavoratori e famiglie. Lo ha affermato la segretaria della Cisl, Daniela Fumarola, su Radio 24 del programma “24 Mattino”, rispondendo ad una domanda sulla proposta lanciata dal segretario della Cgil, Maurizio Landini.

Secondo Fumarola, semmai “intanto bisogna rinnovare i contratti della pubblica amministrazione, firmare quelli conclusi e facendo questa azione riusciremmo a stare al passo e a dare risposte. Credo che (un sistema di rinnovi annuali) non sia assolutamente la soluzione più opportuna”, ha detto.

Bachelet: “Referendum, il No non è la battaglia di una parte”. Intervista esclusiva

Il referendum sulla giustizia non è un passaggio che attiene alla semplice “manutenzione” dell’ordinamento. Tocca nervi scoperti dell’architettura costituzionale e porta sotto i riflettori una questione cruciale: il rapporto tra potere, diritto e garanzie istituzionali in una democrazia d’impianto sociale e liberale. Nel tempo caratterizzato da leadership muscolari e  crescente insofferenza verso le prerogative delle agenzie di controllo, il rischio non è tanto la dittatura vecchio stampo quanto una progressiva deformazione del sistema di pesi e contrappesi, svilendo così l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.

È in questo quadro che si colloca l’impegno del Comitato per il No, guidato da Giovanni Bachelet. Non una mobilitazione di tipo astrattamente ideologica – dice in questa intervista –  ma un richiamo alla sostanza della democrazia costituzionale, alla fondamentale distinzione dei poteri, al ruolo dei corpi intermedi e alla responsabilità dei diversi momenti o livelli dell’ordinamento repubblicano. Con Bachelet il confronto è diretto e confidenziale, ma ancorato a una preoccupazione molto precisa: che cioè, in nome della lotta all’esorbitanza di questo o quel magistrato s’incrini l’architettura dell’ordinamento repubblicano.

Siamo solo all’inizio della campagna referendaria, eppure il confronto appare già molto forte, a tratti persino aspro. Qual è la tua prima impressione? Conviene restare sul merito del quesito o bisogna entrare fatalmente in una dinamica di scontro politico?

La dinamica dello scontro politico l’ha innescata il Governo, prima vanificando il dibattito parlamentare (nessun emendamento accettato nelle quattro letture) e ora fissando la data senza tener conto della raccolta firme ancora in corso, quindi senza accordo con l’opposizione. Un’arroganza senza precedenti nella storia delle riforme costituzionali.

Ma le riforme costituzionali non riguardano il governo e le prossime elezioni, bensí le future generazioni: gli equilibri dello stato di diritto nell’Italia dei miei otto nipotini. Bisogna pertanto superare la tentazione di sovrapporre gli schieramenti parlamentari di oggi con la decisione di voto del 22-23 marzo. Il quesito è meno intuitivo rispetto ad altri referendum precedenti e per decidere consapevolmente occorre capire almeno a grandi linee il suo contenuto tecnico e politico (spostare un po’ di potere dalla magistratura alla politica, o invece no?). 

Quale che sia la scelta ultima di ogni elettore, il nostro comitato vorrebbe insieme a tutti gli altri contribuire ad una scelta consapevole sul merito del quesito, al di là degli schieramenti.

Ecco, mi pare che anche tu insista molto sul rischio di una deriva che potrebbe spingere il Paese verso una democrazia dai tratti deformati. Perché questo allarme?

Il clima politico non è rassicurante su scala globale. Da tempo si parla di postdemocrazia, di un ordinamento in cui restano le forme ma si indeboliscono i punti cardine della democrazia. Le spinte verso la concentrazione del potere  spesso arrivano come risposte di efficienza e concretezza rispetto a problemi di sicurezza. 

Negli Stati Uniti, dove ho vissuto e lavorato negli anni Ottanta, si dipana passo dopo passo una nuova concezione del ruolo presidenziale che come un rullo compressore prova a travolgere tutti i contrappesi e i controlli di legalità, fino all’arresto di una magistrata che si opponeva alla deportazione illegale di un immigrato. Le riforme giudiziarie in Ungheria e in Israele hanno lo stesso segno. Abbassare la soglia di attenzione sugli equilibri costituzionali in Italia sarebbe un errore grave.

Non c’è però il pericolo che una parte dell’opinione pubblica, pur critica o diffidente verso il governo di destra, colga  come eccessiva la formula “riforma = sottomissione dei giudici al governo = svolta autoritaria”?

Sono stati la presidente del Consiglio e il ministro Nordio a suggerire questa triplice equazione, dichiarando che questa riforma è la miglior risposta all’intollerabile invadenza della magistratura e, rispettivamente, consigliando alla Schlein di appoggiare la riforma che sarebbe utile anche a lei, se vincesse le elezioni e andasse al governo. 

Purtroppo, per la sicurezza di tutti noi cittadini, il risultato netto delle le loro contraddittorie affermazioni di questi mesi è un generico discredito verso il potere giudiziario: la riforma serve a migliorare il lavoro dei magistrati, i magistrati remano contro l’interesse generale del Paese; incarcerano troppi prima del processo, lasciano uscire troppi prima del processo; sono inefficienti, sono troppo intraprendenti. 

Ebbene, non si può invocare l’equilibrio e allo stesso tempo delegittimare l’ordine giudiziario, uno dei pilastri dello stato di diritto e della pubblica sicurezza. Un governo che in tempo reale attacchi pubblicamente i giudici quando le sentenze sono sgradite e li lodi quando invece assolvono qualche amico potente non solo dimentica l’articolo 54 della Costituzione (i cittadini ai quali sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore), come scriveva il prof. Renato Balduzzi su Avvenire il 19 dicembre scorso, ma mette a repentaglio l’ordine pubblico.

Tuttavia, l’immagine del fronte contrario alla riforma appare spesso riconducibile a una rimobilitazione della sinistra, magari articolata ma pur sempre sinistra. Non è un limite?

Questa lettura appare riduttiva. È naturale che le forze di opposizione, che in Parlamento hanno votato contro la riforma, si ritrovino unite nel No; e al contempo il governo, che l’ha imposta a colpi di maggioranza, faccia campagna a favore del Sì. In realtà quacuno a sinistra voterà Sì, e non pochi, al centro e a destra, voteranno No. Ed è giusto che sia cosí. 

Nel nostro comitato della società civile per il No c’è di tutto. Se hanno voluto come presidente me, che notoriamente non vado pazzo per il “campo largo”, forse è anche per sottolineare la trasversalità e l’ampiezza del fronte contrario a questa bruttissima riforma. Forse è la scommessa di parlare al cuore di tante realtà associative che lavorano sodo fra la gente comune e normalmente non si lasciano intruppare negli schieramenti politici del momento, ma vogliono capire e partecipare consapevolmente a una decisione cosí importante. 

Parlare al cuore di chi ama la Costituzione e, anche se di solito non si impegna direttamente in politica, stavolta vuole dire No a un’incontrollata verticalizzazione del potere.

Dunque, venendo ai tuoi compiti, quale ruolo senti di dover svolgere come presidente del Comitato per il No?

Un ruolo semplice ma impegnativo: essere un punto di convergenza, un catalizzatore di sensibilità diverse. Richiamare quel credo democratico fondativo della Repubblica, quando cattolici e laici, culture politiche differenti ma accomunate dallo sforzo di ricostruzione, seppero scrivere una Costituzione degna di essere difesa, oggi, anche con amore. Senza nostalgia, ma con responsabilità.

In una recente intervista a “Repubblica” hai citato Jacques Maritain, una figura d’intellettuale che nel dopoguerra esercitò una grande attrazione sulla giovane classe dirigente cattolica. Perché lo hai fatto? Credo sia importante che lo spieghi bene, per capire il tuo personale approccio alla vicenda referendaria.

La mia storia personale non ha una connotazione enigmatica o nascosta. Ho citato il filosofo Maritain, che ha contribuito anche alla Carta dei diritti dell’uomo, perché il suo “Umanesimo integrale”, insieme al “Personalismo” di Emmanuel Mounier, hanno ispirato i Padri e le Madri Costituenti di ispirazione cristiana, lasciando tracce indelebili nella nostra Costituzione, rimanendo punto di riferimento per diverse generazioni di statisti, dirigenti Dc, leader come Paolo Giuntella, mio indimenticabile capo scout e poi animatore della Rosa Bianca. 

Sono un cattolico democratico oggi senza casa politica: non sempre mi ritrovo nelle scelte del “campo largo”, ma non per questo intendo affidare la Costituzione al primo Nordio che vuole cambiarla a colpi di maggioranza. 

Non per questo posso restare a braccia conserte mentre si tenta di indebolire e denigrare magistratura, che in tutti i momenti e luoghi piú difficili della storia repubblicana (terrorismo, mafia, corruzione) ha rappresentato insieme alle forze dell’ordine l’ultima trincea dopo che tutte le altre (politica, economia, società) erano state travolte. Anche pagando con la vita la capacità investigativa e la fedeltà alla Costituzione. 

Sono onorato e fiero che un cane sciolto – cattolico democratico, moderato e riformista – come me sia stato richiamato in servizio per guidare le tante voci del No. Spero di essere degno di questa fiducia.

Meloni vede Lee e "rafforza" rapporti con Corea (grazie anche al K-pop)

Seul, 19 gen. (askanews) – Un incontro ‘benedetto’ dal K-pop. Sì, perché c’entra anche la cultura tanto in voga tra i giovani italiani in questa decisione di Giorgia Meloni di recarsi in vista ufficiale in Corea, a diciannove anni di distanza dall’ultima volta di un presidente del Consiglio (era il 1997 e il capo del governo era Prodi). Un tempo eccessivo che “stride” con i rapporti “lunghi, importanti e solidi” tra i due Paesi, spiega la premier in occasione dell’incontro alla Blue House con il presidente della Repubblica di Corea, Lee Jae-Myung, ultimo appuntamento della missione asiatica che in precedenza la aveva portata in Oman e Giappone. Si tratta, peraltro, anche della prima visita di un leader europeo dall’insediamento di Lee.

“Le nostre nazioni – sottolinea Meloni – condividono molti valori, una vocazione verso la creatività e l’innovazione pur rimanendo ancorate alla loro tradizione e, dal mio punto di vista, condividono un potenziale inespresso straordinario, nonostante i nostri rapporti bilaterali siano estremamente solidi”. La prospettiva, sottolineano entrambi, è quella di elevare ulteriormente i rapporti e la presidente del Consiglio indica le “tre priorità” individuate: “rafforzare il nostro partenariato economico-industriale”, puntare su “catene del valore più forti e sicure” e dare “maggiore sistematicità al coordinamento politico”.

Secondo Meloni sull’interscambio si può fare “ancora molto” e “sicuramente credo che si possa lavorare anche per rafforzare l’export coreano in Italia, atteso un lavoro straordinario di soft power che particolarmente con il k-pop state facendo e che io sperimento quotidianamente perché mia figlia è una fan del genere”. Un riferimento, quello alla cultura che appassiona i giovani, fatto anche da Lee, che la annovera tra le ragioni grazie alle quali sta crescendo “il numero di italiani che visitano la Corea”.

Tra i documenti sottoscritti durante l’incontro, un memorandum sui semiconduttori “materia particolarmente strategica per noi”, “un passo fondamentale – sottolinea la premier – per rafforzare l’autonomia strategica, ma anche per ridurre le dipendenze esterne, sostenere l’innovazione in comparti come l’elettronica, l’automotive, le telecomunicazioni”. Tra i settori che Meloni inserisce tra quelle su cui si può rafforzare la cooperazione ci sono anche i trasporti, le infrastrutture e l’interscambio degli investimenti.

La necessità di intensificare i rapporti commerciali è centrale tra gli obiettivi di questa visita, ma ci sono anche ragioni geopolitiche che rientrano nell’interesse di Meloni per l’area dell’Indo-pacifico e nella sua intenzione di proiettare su questa zona del mondo l’influenza italiana. Nell’incontro, sottolinea la premier, c’è stato un confronto anche sulla situazione nell’area e “ho espresso al presidente Lee il mio apprezzamento per il suo approccio che considero molto pragmatico, molto costruttivo. C’è bisogno di leader pragmatici e costruttivi in un tempo come questo, orientato a ridurre le tensioni”. Italia e Corea, aggiunge, condividono “la necessità di rafforzare il coordinamento non solo a livello bilaterale ma anche nei forum bilaterali” e pure l’obiettivo di “un maggiore coinvolgimento e una maggiore cooperazione tra la Corea e i partner del G7”. Per la presidente del Consiglio, ci sono poi anche “opportunità di collaborazione nuova, per esempio in Africa, in particolare nelle nazioni che sono già coinvolte dal piano Mattei “dove riteniamo che Italia e Corea possano unire capacità, tecnologie, formazione, investimenti”.

Insomma, dice Meloni c’è “molto lavoro da fare e mi auguro che ci si possa rivedere presto”. Da qui, l’invito rivolto a Lee “a venire in visita di Stato in Italia nell’arco di quest’anno”. Il presidente a sua volta, ha esortato Meloni a visitare la Korean house in occasione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. E proprio in riferimento ai giochi che si apriranno il 6 febbraio, Lee ha chiesto alla presidente del Consiglio “di prestare particolare attenzione alla sicurezza dei nostri atleti e cittadini che visiteranno l’Italia” in quei giorni.

Calcio, risultati serie A: la Roma è quarta

Roma, 18 gen. (askanews) – Questa la classifica di serie A dopo Torino-Roma 0-2

Ventunesima giornata: Pisa-Atalanta 1-1, Udinese-Inter 0-1, Napoli-Sassuolo 1-0, Cagliari-Juventus 1-0, Parma-Genoa 0-0, Bologna-Fiorentina 1-2, Torino-Roma 0-2, ore 20.45 Milan-Lecce, lunedì 18 gennaio ore 18.30 Cremonese-Verona, lunedì 19 gennaio ore 20.45 Lazio-Como.

Classifica: Inter 49, Milan, Napoli 43, Roma 42, Juventus 39, Como 34, Atalanta 32, Bologna 30, Lazio 28, Udinese 26, Sassuolo, Torino, Parma 23, Cremonese, Cagliari 22, Genoa 20, Lecce, Fiorentina 17, Pisa 14, Verona 13.

Ventiduesima giornata: venerdì 23 gennaio ore 20.45 Inter-Pisa, sabato 24 gennaio ore 15 Como-Torino, ore 18 Fiorentina-Cagliari, ore 20.45 Lecce-Lazio, domenica 25 gennaio ore 12.30 Sassuolo-Cremonese, ore 15 Atalanta-Parma, Genoa-Bologna, ore 18 Juventus-Napoli, ore 20.45 Roma-Milan, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Libia, Tajani: "Zona franca Misurata tappa fondamentale per export Italia"

Misurata (Libia, 18 gen. (askanews) – È stato firmato da Diego Aponte, presidente di Mediterranean Shipping Company (Msc), da Muhsin Sigutri, chairman della Misurata Free Zone, da Ammar Kanaan, presidente del consiglio di amministrazione di TiL, e da Aboobacker Manattukunday, presidente del consiglio di amministrazione di Maha Capital Partners, sotto lo sguardo vigile del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, del primo ministro libico Abdulhamid Dabaiba e del ministro degli Affari Esteri del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, l’accordo per lo sviluppo del nuovo terminal container nella zona franca del porto libico di Misurata.

“È una tappa importante – l’ha definita Tajani – per rinforzare la presenza italiana in questo Paese, con il quale abbiamo delle relazioni storicamente di altissimo profilo. Avviare la presenza di una grandissima azienda italiana come Msc, che è la più grande impresa di trasporto marittimo di container al mondo, che avrà una base nel porto di Misurata, significa, per un Paese il cui Pil dipende per quasi il 40 per cento dall’export” un passaggio “fondamentale”.

Il ministro degli Esteri ha sottolineato che “dobbiamo avere sempre più presenza nel Mediterraneo, questo porto non sarà assolutamente alternativo a quello di Gioia Tauro, anzi, sarà un modo per essere ancora più presenti” nel Mediterraneo. “Vogliamo anche far sì che le nostre imprese possano continuare a lavorare sempre di più in Libia. Misurata è la capitale economica della Libia quindi pensiamo a ulteriori investimenti. Ne abbiamo parlato durante l’incontro con il primo ministro Dabaiba”.

Riguardo al problema dell’instabilità della Libia, Tajani ha spiegato che “dobbiamo lavorare sempre di più perché ci possa essere stabilità, è un aspetto importante questo, però Misurata è un’area tranquilla, è una città tranquillissima, è la capitale economica del Paese, c’è un grandissimo porto con questa zona franca, moderna, infrastrutture bellissime, la presenza di imprese italiane del livello di MSC significa per noi poter contare di più, la nostra politica estera la fanno anche le nostre imprese da ministro del commercio internazionale. La stabilità politica è certamente un presupposto fondamentale, quindi lavoriamo affinché questo possa accadere anche insieme ad altri paesi amici, come il Qatar, la Turchia e l’Egitto, per favorire la crescita economica nell’area del Mediterraneo”.

La Zona franca di Misurata è il principale hub logistico libico e punta a diventare il ‘gateway’ verso l’Africa subsahariana. Questo mese un consorzio italo-qatariota con Msc ha assunto la gestione del porto prevedendo investimenti per 1,5 miliardi di euro per modernizzarne le infrastrutture e la logistica.

A Italia e Qatar fanno dunque riferimento le società coinvolte nel progetto di ampliamento del porto e gestione dei terminal container: la Msc e l’Al Maha Qatari Company. Secondo alcune stime, gli investimenti per lo sviluppo del porto della Zona franca di Misurata potrebbero raggiungere 2,7 miliardi di dollari in tre anni, rendendolo uno dei più importanti progetti di espansione delle infrastrutture portuali del Nord Africa.

Nel 2025 il traffico container nel porto di Misurata è cresciuto del 22 per cento. Il porto gestisce il 60 per cento del volume commerciale nazionale non petrolifero, con collegamenti stradali verso Ciad, Niger e Mali.

Zalone fa il botto, in Italia batte record storico incassi di Avatar

Roma, 18 gen. (askanews) – Fa il botto ‘Buen Camino’, la commedia con Checco Zalone diretta da Gennaro Nunziante, distribuita da Medusa Film e coprodotta con Indiana Production in collaborazione con MZL, e raggiunge un traguardo senza precedenti nella storia del cinema italiano. Con un totale di 68.823.069 euro realizzato in soli 24 giorni di programmazione (8.562.320 presenze in sala), batte il record detenuto da Avatar (68.600.000 euro) e diventa il film con il maggiore incasso di sempre al box office nazionale.

Il film ha costruito i suoi primati giorno dopo giorno, fin dal debutto nei cinema, con un impatto unico sul mercato cinematografico nazionale: un esordio record a Natale (il film incassa 5.671.922 euro realizzando il miglior risultato di sempre in Italia per un film nel giorno di Natale e superando il precedente primato di Natale a New York); una quota di mercato senza precedenti (del 78,8% che traina l’intero mercato cinematografico italiano sopra i 7 milioni di euro complessivi nella giornata di Natale, un livello che non si raggiungeva dal 2011); Santo Stefano da record (quando sfiora gli 8 milioni di euro portando il totale dei primi due giorni di programmazione a quasi 14 milioni e segnando uno dei migliori risultati di sempre per il giorno di Santo Stefano, davanti anche a titoli internazionali come Avatar – Fuoco e Cenere); Capodanno da protagonista assoluto (il primo gennaio il film incassa oltre 5 milioni di euro, portando il totale a più di 41 milioni e superando i 5 milioni di spettatori. Si tratta del terzo migliore incasso di sempre per un film nel primo giorno dell’anno, preceduto solo da ‘Tolo Tolo’ e ‘Quo Vado?’, entrambi con Checco Zalone).

Iran, Pezeshkian: ogni attacco a Khamenei sarebbe una dichiarazione di guerra

Roma, 18 gen. (askanews) – Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che qualsiasi attacco alla Guida Suprema del Paese, l’ayatollah Ali Khamenei, costituirebbe una dichiarazione di guerra.

La dichiarazione, pubblicata su X, è arrivata il giorno dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito Khamenei un “uomo malato” in un’intervista a Politico, affermando: “È tempo di cercare una nuova leadership in Iran”. Sembra essere stata la prima volta che Trump ha invocato la fine del governo di Khamenei in Iran.

Nel suo messaggio, Pezeshkian ha attribuito agli Stati Uniti e ai loro alleati la responsabilità delle difficoltà vissute dagli iraniani. Le proteste, iniziate il mese scorso a causa delle difficoltà economiche, si sono trasformate in manifestazioni di massa contro il regime. Secondo quanto riportato, migliaia di persone sarebbero state uccise durante le proteste.

Groenlandia, Macron chiederà lo strumento anticoercitivo Ue in caso di dazi Usa

Roma, 18 gen. (askanews) – Il presidente francese, Emmanuel Macron, sta lavorando per coordinare la risposta europea e chiederà l’attivazione dello strumento anticoercitivo dell’Ue in caso di nuovi dazi statunitensi.

Macron – secondo quanto trapela dal suo entourage – rimarrà in contatto con i suoi omologhi europei per tutta la giornata e chiederà, a nome della Francia, che l’Unione Europea attivi il suo “strumento anti-coercizione” se gli Stati Uniti imporranno dazi doganali nella controversia sulla Groenlandia.

Calcio, Fiorentina, vittoria nel segno di Commisso: 2-1 a Bologna

Roma, 18 gen. (askanews) – La Fiorentina gioca con il lutto al braccio per la morte del presidente Rocco Commisso e porta a casa tre punti pesanti al Dall’Ara, battendo 2-1 il Bologna in una gara dai due volti. I viola indirizzano il match nel primo tempo, dominato e chiuso con le reti di Mandragora e Piccoli, poi resistono al ritorno furioso dei padroni di casa nel finale.

La squadra di Italiano sblocca l’equilibrio al 19′, quando Mandragora sbuca sul secondo palo su assist di Gudmundsson e firma l’1-0, dedicando il gol al presidente Commisso. Il Bologna fatica a reagire e la Fiorentina ne approfitta allo scadere della prima frazione: al 45′ Piccoli raddoppia su cross di Dodò, rete confermata dal Var dopo un check per fuorigioco.

Nella ripresa i rossoblù restano a lungo sterili, mai realmente pericolosi fino ai cambi che accendono il finale. All’86’ Rowe colpisce il palo, poi all’88’ è Fabbian a riaprire la partita con un colpo di testa preciso sull’assist dello stesso Rowe. Negli ultimi minuti il Bologna si riversa in avanti, creando mischie e apprensione nell’area viola, ma la Fiorentina resiste fino al triplice fischio di Doveri.

Brutto episodio durante il minuto di raccoglimento per la morte di Commisso. Da una parte curva del Bologna è partito un fastidioso vociare, mentre altri invitavano a stare zitti. Si è sentito anche qualche fischio, subito coperto dagli applausi del resto del Dall’Ara.

Calcio, risultati serie A, Fiorentina sale a quart’ultimo posto

Roma, 18 gen. (askanews) – Questa la classifica di serie A dopo Bologna-Fiorentina 1-2

Ventunesima giornata: Pisa-Atalanta 1-1, Udinese-Inter 0-1, Napoli-Sassuolo 1-0, Cagliari-Juventus 1-0, Parma-Genoa 0-0, Bologna-Fiorentina 1-2, ore 18 Torino-Roma, ore 20.45 Milan-Lecce, lunedì 18 gennaio ore 18.30 Cremonese-Verona, lunedì 19 gennaio ore 20.45 Lazio-Como.

Classifica: Inter 49, Milan, Napoli 43, Roma, Juventus 39, Como 34, Atalanta 32, Bologna 30, Lazio 28, Udinese 26, Sassuolo, Torino, Parma 23, Cremonese, Cagliari 22, Genoa 20, Lecce, Fiorentina 17, Pisa 14, Verona 13.

Ventiduesima giornata: venerdì 23 gennaio ore 20.45 Inter-Pisa, sabato 24 gennaio ore 15 Como-Torino, ore 18 Fiorentina-Cagliari, ore 20.45 Lecce-Lazio, domenica 25 gennaio ore 12.30 Sassuolo-Cremonese, ore 15 Atalanta-Parma, Genoa-Bologna, ore 18 Juventus-Napoli, ore 20.45 Roma-Milan, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Guterres sul Board of Peace: Paesi liberi di associarsi

Roma, 18 gen. (askanews) – Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres “ritiene che gli stati membri siano liberi di associarsi in diversi gruppi”. Lo ha dichiarato il suo portavoce, quando gli è stato chiesto un commento sulla bozza statunitense per il Board of Peace.

“Le Nazioni Unite continueranno a svolgere il lavoro previsto dal loro mandato”, ha affermato il vice portavoce dell’Onu, Farhan Haq. Lo statuto del Board of Peace, istituito per supervisionare lo sviluppo di Gaza nel periodo postbellico, non menziona la Striscia. Questo potrebbe suggerire che gli Stati Uniti intendano che il Board of Peace contribuisca alla risoluzione di altri conflitti nel mondo.

Tuttavia, il mandato approvato dal Consiglio di Sicurezza a novembre è limitato a Gaza e ha validità solo fino alla fine del 2027.

Compie 10 anni progetto Fieracavalli per reinserimento dei detenuti

Milano, 18 gen. (askanews) – In dieci anni sono più di 172 le persone detenute nella casa circondariale di Montorio che hanno partecipato ai corsi di formazione professionale per tecnico di scuderia. Cinquantré in tutto i diplomi consegnati alla fine del percorso di studio. Sono i numeri del progetto nato nel 2016 dalla collaborazione tra Fieracavalli, Horse Valley ASD-Corte Molon e il carcere di Montorio, con l’obiettivo di rendere il rapporto uomo-cavallo un aiuto concreto per il reinserimento sociale attraverso l’apprendimento di nuove competenze lavorative spendibili nel settore equestre.

Un’iniziativa che ha subito riscosso molto successo tra gli ospiti della struttura di Montorio, tanto da allestire nel carcere una vera e propria piccola scuderia con tre box, per consentire ai detenuti di svolgere sul posto le attività pratiche con i cavalli. Le lezioni, svolte con animali ritirati dalla carriera agonistica, alternano teoria e pratica: gestione della scuderia, etologia del cavallo, alimentazione, tecnica equestre, con contributi portati da figure specializzate quali veterinari, maniscalchi e addestratori.

Lunedì alla cerimonia di consegna degli ultimi sei diplomi rilasciati per l’anno 2024/2025 hanno partecipato per Veronafiere il presidente Federico Bricolo e il responsabile di Fieracavalli Armando Di Ruzza. Con loro Maria Grazia Bregoli, direttrice del carcere di Montorio, il comandante della Polizia penitenziaria Mario Piramide, Linda Fabrello, presidente di Horse Valley. Presenti anche gli insegnanti di Kundalini Yoga che hanno a loro volta rilasciato attestati ai partecipanti del corso dedicato alla gestione delle emozioni e della respirazione, utile per approcciarsi ai cavalli con uno stato d’animo più sereno.

“Da dieci anni questo progetto dimostra che Fieracavalli non è solo un evento, ma una comunità che si prende cura del territorio” ha spiegato il presidente Federico Bricolo, rimarcando che “offrire a persone detenute una formazione qualificante e un mestiere concreto significa restituire dignità, fiducia e una seconda possibilità di costruire un percorso reale di vita che guarda al futuro”.

“Per i detenuti si tratta di un’occasione vera e propria di trovare un’occupazione una volta usciti dal carcere” ha sottolineato la direttrice Maria Grazia Bregoli, spiegando che “molti di loro, infatti, hanno trovato lavoro in diversi centri ippici del territorio”.

“Il corso non è solo un momento di formazione professionale, ma è anche un grande occasione di condivisione, di relazione con il cavallo come mediatore, anche culturale” ha ricordato Linda Fabrello, concludendo che “molti dei ragazzi detenuti, infatti, hanno ricordi legati al cavallo nella loro vita, nella loro terra di origine: si crea così un luogo comune di relazione basato su memorie positive dell’infanzia e della famiglia”.

Oltre alle lezioni e al lavoro con i cavalli all’interno della casa circondariale, i detenuti autorizzati a operare all’esterno del penitenziario grazie ai permessi dell’Articolo 21, svolgono a Corte Molon volontariato nelle scuderie, affiancando lo staff del maneggio nella gestione quotidiana dei cavalli.

Meloni: l’ho detto a Trump, i dazi un errore, ma la strada resta il dialogo

Seul, 18 gen. (askanews) – Magari, come ha raccontato lei stessa, le era già capitato di dire privatamente a Donald Trump di non essere d’accordo con alcune delle sue posizioni. E sebbene ci tenga a precisare che, a suo giudizio, tutto è nato da un “problema di comprensione, di comunicazione”, per la prima volta Giorgia Meloni ammette pubblicamente che il presidente americano, con l’annuncio di nuovi dazi contro i Paesi europei che hanno inviato truppe in Groenlandia, ha commesso un “errore”.

Non è una differenza da poco se si pensa che, solo ieri, poco prima di partire per la Corea per l’ultima tappa della sua missione asiatica e quando la mossa dell’inquilino della Casa Bianca sembrava essere solo una minaccia, la presidente del Consiglio aveva sostenuto che in fondo quelli di Trump erano “metodi assertivi” usati però di fatto “per segnalare con maggiore forza una problematica reale”. E’ anche per questo che la premier decide una convocazione ‘fuori programma’ dei giornalisti, in una giornata che avrebbe dovuto essere tutta dedicata a impegni istituzionali chiusi alla stampa: in mattinata la visita al cimitero nazionale di Seul, dove la premier ha firmato il libro d’onore con un messaggio in cui ha sottolineato che “l’Italia e la Corea sono fianco a fianco per difendere la libertà e costruire la pace”, nel pomeriggio un incontro con imprenditori italiani per uno “scambio di vedute sullo scenario commerciale e sui margini di potenziamento”.

Impossibile, evidentemente, restare in silenzio per una intera giornata. Meloni decide di non girarci attorno: “La previsione di un aumento dei dazi nei confronti di quelle nazioni che hanno scelto di contribuire alla sicurezza per la Groenlandia, secondo me, è un errore. E, ovviamente, non la condivido”. Quello che segue fa parte di quel gioco di equilibri tra Usa e Europa che la presidente del Consiglio ha adottato sin dall’insediamento di Donald Trump oltre che del tentativo di continuare a indossare un ruolo di mediatrice tra le due sponde dell’Alatlantico. Meloni spiega di condividere “l’attenzione che la presidenza americana attribuisce alla Groenlandia e in generale all’Artico, che è una zona strategica nella quale chiaramente va evitata una eccessiva ingerenza di attori che possono essere ostili” ed è proprio in quest’ottica che secondo la premier andrebbe letta l’iniziativa Artic endurance promossa da alcuni paesi europei che non era “fatta nei confronti degli Stati Uniti, ma semmai nei confronti di altri attori”, ossia Cina e Russia.

Meloni spiega di aver detto direttamente a Trump in una telefonata di non aver condiviso la sua decisione e di aver trovato un interlocutore “interessato ad ascoltare”. D’altra parte, per la presidente del Consiglio, la strada da seguire per uscire da questa crisi è proprio quella del dialogo, da gestire nell’ambito della Nato. “Credo – sottolinea – che sia molto importante parlarsi ed evitare una escalation”. Quella con il presidente americano non è l’unica telefonata che ha avuto. La premier riferisce di aver sentito anche il segretario della Nato Marc Rutte e annuncia una serie di interlocuzioni con i leader europei che ha poi avuto nel corso del resto della giornata. E a proposito della necessità di evitare tensioni, la presidente del Consiglio nega anche che ce ne siano con la Lega proprio sul tema della Groenlandia e dei dazi, sebbene il partito di Matteo Salvini abbia addebitato ai “deboli d’Europa” ispirati da un “bellicismo parolaio e dannoso” la scelta di Trump di passare dalle parole ai fatti.

E con ogni probabilità anche di Groenlandia, oltre che di Gaza, dovrà occuparsi il Board of peace creato dal presidente americano e al quale, come annuncia ufficialmente la stessa Meloni, il nostro Paese è stato chiamato a far parte. “Penso – afferma – che l’Italia possa giocare un ruolo di primo piano nella costruzione del piano di pace” in Medio Oriente, “e quindi siamo pronti a fare la nostra parte”. Data e luogo della prima riunione non sono state ancora ufficializzate, anche se resta probabile che la prima convocazione si tenga già a margine del World economic forum a Davos. Di certo, fanno sapere fonti del governo, la premier ci sarà.

Meloni: l’ho detto a Trump, dazi un errore. Ma strada resta dialogo

Seul, 18 gen. (askanews) – Magari, come ha raccontato lei stessa, le era già capitato di dire privatamente a Donald Trump di non essere d’accordo con alcune delle sue posizioni. E sebbene ci tenga a precisare che, a suo giudizio, tutto è nato da un “problema di comprensione, di comunicazione”, per la prima volta Giorgia Meloni ammette pubblicamente che il presidente americano, con l’annuncio di nuovi dazi contro i Paesi europei che hanno inviato truppe in Groenlandia, ha commesso un “errore”.

Non è una differenza da poco se si pensa che, solo ieri, poco prima di partire per la Corea per l’ultima tappa della sua missione asiatica e quando la mossa dell’inquilino della Casa Bianca sembrava essere solo una minaccia, la presidente del Consiglio aveva sostenuto che in fondo quelli di Trump erano “metodi assertivi” usati però di fatto “per segnalare con maggiore forza una problematica reale”. E’ anche per questo che la premier decide una convocazione ‘fuori programma’ dei giornalisti, in una giornata che avrebbe dovuto essere tutta dedicata a impegni istituzionali chiusi alla stampa: in mattinata la visita al cimitero nazionale di Seul, dove la premier ha firmato il libro d’onore con un messaggio in cui ha sottolineato che “l’Italia e la Corea sono fianco a fianco per difendere la libertà e costruire la pace”, nel pomeriggio un incontro con imprenditori italiani per uno “scambio di vedute sullo scenario commerciale e sui margini di potenziamento”.

Impossibile, evidentemente, restare in silenzio per una intera giornata. Meloni decide di non girarci attorno: “La previsione di un aumento dei dazi nei confronti di quelle nazioni che hanno scelto di contribuire alla sicurezza per la Groenlandia, secondo me, è un errore. E, ovviamente, non la condivido”. Quello che segue fa parte di quel gioco di equilibri tra Usa e Europa che la presidente del Consiglio ha adottato sin dall’insediamento di Donald Trump oltre che del tentativo di continuare a indossare un ruolo di mediatrice tra le due sponde dell’Alatlantico. Meloni spiega di condividere “l’attenzione che la presidenza americana attribuisce alla Groenlandia e in generale all’Artico, che è una zona strategica nella quale chiaramente va evitata una eccessiva ingerenza di attori che possono essere ostili” ed è proprio in quest’ottica che secondo la premier andrebbe letta l’iniziativa Artic endurance promossa da alcuni paesi europei che non era “fatta nei confronti degli Stati Uniti, ma semmai nei confronti di altri attori”, ossia Cina e Russia.

Meloni spiega di aver detto direttamente a Trump in una telefonata di non aver condiviso la sua decisione e di aver trovato un interlocutore “interessato ad ascoltare”. D’altra parte, per la presidente del Consiglio, la strada da seguire per uscire da questa crisi è proprio quella del dialogo, da gestire nell’ambito della Nato. “Credo – sottolinea – che sia molto importante parlarsi ed evitare una escalation”. Quella con il presidente americano non è l’unica telefonata che ha avuto. La premier riferisce di aver sentito anche il segretario della Nato Marc Rutte e annuncia una serie di interlocuzioni con i leader europei che ha poi avuto nel corso del resto della giornata. E a proposito della necessità di evitare tensioni, la presidente del Consiglio nega anche che ce ne siano con la Lega proprio sul tema della Groenlandia e dei dazi, sebbene il partito di Matteo Salvini abbia addebitato ai “deboli d’Europa” ispirati da un “bellicismo parolaio e dannoso” la scelta di Trump di passare dalle parole ai fatti.

E con ogni probabilità anche di Groenlandia, oltre che di Gaza, dovrà occuparsi il Board of peace creato dal presidente americano e al quale, come annuncia ufficialmente la stessa Meloni, il nostro Paese è stato chiamato a far parte. “Penso – afferma – che l’Italia possa giocare un ruolo di primo piano nella costruzione del piano di pace” in Medio Oriente, “e quindi siamo pronti a fare la nostra parte”. Data e luogo della prima riunione non sono state ancora ufficializzate, anche se resta probabile che la prima convocazione si tenga già a margine del World economic forum a Davos. Di certo, fanno sapere fonti del governo, la premier ci sarà.

Dazi, Tajani: parola chiave è dialogo. Usa principale alleato

Misurata (Libia), 18 gen. (askanews) – “Io credo che parlare sia la soluzione migliore. La parola chiave è dialogo. Dialogo che non significa né arrendevolezza né debolezza, ma confronto con il nostro principale alleato che sono gli Stati Uniti. Dobbiamo sempre ricordare che gli Stati Uniti sono il nostro principale alleato con il quale dobbiamo confrontarci ma, ripeto, anche quando c’era il dibattito sui dazi sembrava il 50 per cento, poi siamo arrivati al 15 per cento e sappiamo anche qual è il linguaggio di Trump”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine della cerimonia della firma della posa della prima pietra dell’ampliamento e del terminal container del porto di Misurata, in Libia, che sarà Zona franca.

Secondo il titolare della Farnesina, “l’unità dell’Occidente è fondamentale anche per tutelare i nostri interessi. Quindi dialogo, confronto”.

Cos’è l’articolo 42 del Tue. E’ applicabile alla Groenlandia?

Roma, 18 gen. (askanews) – Di fronte alle minacce di Trump sulla Groenlandia la risposta dell’Unione europea è stata (come quasi sempre) molto timida. Al momento si è concretizzata con l’invio volontario da parte di alcuni paesi (Francia, Germania e altri, in aggiunta alla Gran Bretagna, ma non Italia) di piccoli contingenti di militari per una esercitazione. Cosa che ha scatenato la reazione, a colpi di dazi, del presidente Usa.

Da quando la vicenda è iniziata si fa riferimento all’articolo 42.7 del Trattato sull’Unione europea (Tue) che è un po’ il corrispettivo dell’articolo 5 della Nato che prevede l’aiuto, da parte dei paesi alleati, a qualsiasi Stato membro in caso di attacco. Ma la Groenlandia è un territorio dallo status molto particolare, e dunque c’è effettivamente un automatismo nell’attivazione dell’articolo 42.7 in questo caso? Innanzitutto, la Groenlandia è soggetta alla sovranità danese, come confermato dalla Corte permanente di Giustizia internazionale nel 1933. Nel 1946, la Danimarca ha registrato la Groenlandia come territorio non autonomo presso le Nazioni Unite ai sensi dell’articolo 73 della Carta Onu. E’ dunque uscita dallo status coloniale per essere integrata nel Regno di Danimarca, come confermato dall’Onu nel 1954. E anche gli Stati Uniti hanno riconosciuto la sovranità danese sulla Groenlandia.

Fatta questa premessa, vediamo cosa dice l’articolo 42, paragrafo 7, del Tue: “Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri hanno nei suoi confronti l’obbligo di prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, conformemente all’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri”. Essendo parte della Danimarca, dunque, in caso di attacco scatterebbe l’articolo 42.7. Ma in realtà la questione non è così scontata. Roma, 17 gen. (askanews) – In un articolo pubblicato il 12 gennaio da “Opinio Juris” un blog dedicato alla discussione accademica sul diritto internazionale, in collaborazione con la International Commission of Jurists (Icj), Aurel Sari, docente di diritto pubblico internazionale alla Law School dell’Università di Exeter, ricorda che, a seguito di un referendum, la Groenlandia si è ritirata dalla Comunità economica europea (Cee) nel 1985 e ha ottenuto lo status di Paese e Territorio d’Oltremare (Ptom), associato alla Comunità. In quanto Ptom, la Groenlandia non fa parte dell’Ue, ma non è nemmeno un paese terzo, poiché fa parte del territorio di uno Stato membro. Per questo, alcuni esperti sostengono un’interpretazione estensiva dell’articolo 42, che riguarderebbe tutti i territori; altri, invece, propendono per una versione più restrittiva. “In effetti – nota Sari – la formulazione dell’articolo 42, paragrafo 7, Tue, può essere contrapposta alla clausola di solidarietà prevista dall’articolo 222 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue), che si riferisce in modo più restrittivo al “territorio dell’Unione”. L’articolo 42, paragrafo 7, Tue, si basa sull’articolo V del Trattato di Bruxelles modificato del 1954, che prevedeva l’assistenza reciproca nel caso in cui una delle parti di tale accordo fosse “oggetto di un attacco armato in Europa”. L’omissione di questa limitazione geografica – osserva Sari – depone a favore di un’interpretazione estensiva dell’ambito di applicazione dell’articolo 42, paragrafo 7, Tue”. Il Tfue è l’altro trattato consolidato che costituisce, insieme al Tue, il corpus del diritto primario dell’Unione europea. Il riferimento al Trattato di Bruxelles del 1954 riguarda invece la creazione di uno degli organismi internazionali “antenati” dell’Ue, l’Unione dell’Europa Occidentale (Ueo), relativa alla sicurezza militare e alla cooperazione politica tra Belgio, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Regno Unito, Italia e Germania Ovest.

I sostenitori dell’approccio restrittivo suggeriscono che l’articolo 42, paragrafo 7, del Tue debba essere interpretato come riferito al “territorio dell’Ue”, ovvero ai territori a cui si applicano i Trattati Ue e che sono parte integrante dell’Ue. Ciò include i territori metropolitani degli Stati membri e le loro Regioni Ultraperiferiche (Rup), ma non gli Ptom, come la Groenlandia. Va notato inoltre che sull’ambito di applicazione dei Trattati Ue agli Ptom, anche la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Ue non è univoca.

Ma in caso di attacco Usa, la Danimarca potrebbe invocare l’articolo 5 del Trattato Nato? Esso prevede che “un attacco armato contro una o più” delle parti firmatarie “in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti” e di conseguenza “se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata”.

La Danimarca, in quanto membro Nato, sembrerebbe dunque pienamente titolata a invocare l’articolo 5. Questo, almeno, in punto di diritto. Senza tenere conto, dunque, della “Dottrina Donroe” di Donald Trump, che subordina il diritto internazionale alla “esigenza” degli Stati Uniti di controllare e dominare tutto il continente americano, e di “possedere” la Groenlandia.

Calcio, risultati serie A, Parma a quota 23

Roma, 18 gen. (askanews) – Questa la classifica di serie A dopo Parma-Genoa 0-0

Ventunesima giornata: Pisa-Atalanta 1-1, Udinese-Inter 0-1, Napoli-Sassuolo 1-0, ore 20.45 Cagliari-Juventus 1-0, Parma-Genoa 0-0, ore 15 Bologna-Fiorentina, ore 18 Torino-Roma, ore 20.45 Milan-Lecce, lunedì 18 gennaio ore 18.30 Cremonese-Verona, lunedì 19 gennaio ore 20.45 Lazio-Como.

Classifica: Inter 49, Milan, Napoli 43, Roma, Juventus 39, Como 34, Atalanta 32, Bologna 30, Lazio 28, Udinese 26, Sassuolo, Torino, Parma 23, Cremonese, Cagliari 22, Genoa 20, Lecce 17, Fiorentina, Pisa 14, Verona 13.

Ventiduesima giornata: venerdì 23 gennaio ore 20.45 Inter-Pisa, sabato 24 gennaio ore 15 Como-Torino, ore 18 Fiorentina-Cagliari, ore 20.45 Lecce-Lazio, domenica 25 gennaio ore 12.30 Sassuolo-Cremonese, ore 15 Atalanta-Parma, Genoa-Bologna, ore 18 Juventus-Napoli, ore 20.45 Roma-Milan, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Calcio, Parma-Genoa 0-0, gli emiliani non sfondano

Roma, 18 gen. (askanews) – Altro 0-0 per il Parma dopo quello col Napoli. Al Tardini il Genoa approccia meglio il match e cerca il gol con Colombo, fermato due volte da Corvi. I padroni di casa si scuotono con un’iniziativa del solito Bernabè, il cui sinistro da fuori è disinnescato da Leali. Nella ripresa la squadra di Cuesta ci prova con più convinzione. Non crea però grandi occasioni e nel finale rischia ancora su Colombo: Corvi gli sbarra di nuovo la strada e legittima il premio di mvp del match

Un milardo di dollari per restare membri del Board of Peace per Gaza oltre 3 anni

Milano, 18 gen. (askanews) – Una bozza di statuto inviata dall’amministrazione Usa a circa 60 Paesi prevede che gli Stati membri debbano contribuire con 1 miliardo di dollari in contanti per poter mantenere l’adesione oltre i tre anni. È quanto emerge dal documento visionato da Reuters.

Secondo il testo, ogni Stato membro potrà restare in carica per un periodo massimo di tre anni dall’entrata in vigore della Carta, con possibilità di rinnovo subordinata alla decisione del presidente dell’organismo. La bozza è stata riportata per prima da Bloomberg News. Il limite triennale non si applicherebbe però ai Paesi che, entro il primo anno dall’entrata in vigore dello statuto, verseranno oltre 1 miliardo di dollari in fondi cash al cosiddetto Board of Peace. In questo caso, la durata dell’adesione sarebbe esentata dal vincolo temporale previsto per gli altri membri.

Il documento non chiarisce ulteriori criteri di governance né le modalità di utilizzo dei fondi, ma la clausola finanziaria introduce una netta distinzione tra Stati contributori e non contributori nella permanenza all’interno dell’organismo.

Sci, Federica Brignone possibile rientro a Kronplatz

Roma, 18 gen. (askanews) – Federica Brignone potrebbe partecipare allo slalom gigante di Kronplatz. La 35enne, reduce dal grave infortunio dello scorso aprile (frattura pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone), risulta iscritta in albergo e nella entry list della gara a Plan de Corones, in Alto Adige, ma lo stesso era avvenuto a Tarvisio prima che la sciatrice optasse per la cancellazione. Non c’è ancora certezza sulla sua partecipazione alla 14^ prova della Coppa del Mondo, in programma martedì 20 gennaio. C’è un altro aspetto da considerare: nei giorni scorsi Brignone ha subito una leggera insaccata al ginocchio, in allenamento a Cortina. Un problema che sembra superato pienamente, anche se la stessa Brignone nei giorni scorsi si era sentita più a suo agio sulel curve ad alta velocità di SuperG e discesa rispetto a quelle più strette di gigante dove sentiva ancora un po’ di dolore.

Questo lunedì comunque ci sarà l’estrazione dei pettorali e verrà sciolto il dubbio. Un ritorno in pista che ovviamente sarebbe un passo importantissimo verso le Olimpiadi di Milano-Cortina.

Teheran valuta il ripristino ‘graduale’ dell’accesso a Internet

Roma, 18 gen. (askanews) – Le autorità iraniane hanno dichiarato di valutare un ripristino “graduale” dell’accesso a Internet dopo aver imposto, da oltre una settimana, una vasta interruzione delle comunicazioni in tutto il Paese. Lo hanno riferito i media locali.

Questa mattina l’Afp è riuscita a collegarsi a internet dal suo ufficio di Teheran, anche se la stragrande maggioranza dei provider internet e della rete mobile resta ancora bloccata. Le chiamate internazionali in uscita sono possibili da martedì e il servizio di messaggistica sms è stato ripristinato sabato mattina. Nella tarda serata di ieri, l’agenzia di stampa Tasnim ha riferito che “le autorità competenti hanno annunciato che anche l’accesso a internet sarà gradualmente ripristinato”, senza fornire ulteriori dettagli.

Citando una “fonte informata” rimasta anonima, l’agenzia ha affermato che le applicazioni di messaggistica locali “saranno presto attivate” sull’intranet nazionale della repubblica islamica.

Il blackout delle comunicazioni, senza precedenti, è stato imposto mentre si moltiplicavano gli appelli a manifestazioni antigovernative, inizialmente scatenate dal difficile contesto economico del Paese.

Tennis, Alcaraz avanza agli Australian Open

Roma, 18 gen. (askanews) – Carlos Alcaraz vince al debutto agli Australian Open. Impegnato nel 1° turno nel match che ha chiuso la sessione serale della Rod Laver Arena, lo spagnolo ha superato la wild-card australian Adam Walton, 81 del mondo. 6-3, 7-6, 6-2 i parziali in poco più di due ore di gioco per il n°1 del ranking. Al 2° turno sfiderà il tedesco Yannick Hanfmann, 102 del ranking, con cui ha vinto l’unico precedente a livello Atp.

Inizia con una rimonta l’Australian Open di Alexander Zverev. Finalista un anno fa a Melbourne Park, il tedesco cha battuto il canadese Gabriel Diallo con il punteggio di 6-7, 6-1, 6-4, 6-2. Avanti anche Sascha Bublik, che si libera con un triplo 6-4 dello statunitense Brooksby.

Meloni a Seul vede gli imprenditori italiani, focus su scenario commerciale

Seul, 18 gen. (askanews) – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha incontrato oggi a Seoul una rappresentanza di imprenditori italiani che operano in Corea.

La Corea è il quarto partner commerciale italiano in Asia, ma a livello pro capite Seoul sottolineano fonti del governo – è il primo mercato asiatico per l’export italiano. Significativa la presenza imprenditoriale italiana nella nazione, con circa 120 aziende che operano nei settori dell’industria manifatturiera, trasporti, logistica e commercio, con un fatturato complessivo di 3,2 miliardi di euro.Meloni – sottolineano le stesse fonti – ha avuto uno scambio di vedute sullo scenario commerciale e sui margini di potenziamento del tessuto imprenditoriale italiano in Corea. Seoul è tra le nazioni ad alto potenziale che il Governo italiano ha inserito nel Piano d’azione per l’export, e tra i comparti industriali italiani più attrattivi e con maggiore successo ci sono quelli del lusso, della moda e della cosmetica.

Milano-Cortina, influencer della Felicità Pedersoli tedoforo a Brescia

Roma, 18 gen. (askanews) – Simone Pedersoli, influencer italiano affetto da atrofia muscolare spinale di Tipo 2, diventato celebre per il suo approccio positivo e autentico alla vita condivisa sui social, tedoforo per un giorno a Brescia, dove la Fiamma Olimpica ha fatto tappa ieri. Nominato “l’influencer della Felicità”, con i suoi contenuti quotidiani e ironici, insegna a vedere la disabilità come parte della normalità, ispirando positività e resilienza.

Pedersoli rappresenta pienamente i valori olimpici di determinazione e coraggio. La sua capacità di trasformare una sfida personale in un punto di forza ispira inclusione e spirito di squadra, rendendolo un esempio di come superare gli ostacoli con tenacia, proprio come lo spirito delle Olimpiadi.

“La Fiamma Olimpica rappresenta il coraggio di affrontare le sfide ogni giorno, senza perdere il sorriso e la voglia di andare avanti. Per me essere Tedoforo è un modo per condividere la gioia di vivere, trasformare ciò che ci rende diversi in una forza e portare ispirazione a chi ci sta accanto. Significa sentirsi parte di qualcosa di più grande, dove ogni passo ci ricorda che insieme possiamo trasformare le sfide in momenti di crescita e positività. È un invito a guardare ogni esperienza come un’opportunità, riscoprendo il valore della condivisione”, ha dichiarato Pedersoli. Con Coca-Cola, il Viaggio della Fiamma Olimpica diventa un percorso che celebra sport, comunità e impegno sociale, trasformando l’attesa dei Giochi in un’esperienza partecipata e inclusiva.

Khamenei: Trump "criminale", migliaia di morti nelle proteste

Milano, 18 gen. (askanews) – La Guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, ha definito il presidente degli Stati Uniti Donald Trump un “criminale” per il suo sostegno ai manifestanti iraniani, attribuendo ai disordini scoppiati a fine dicembre la responsabilità di “diverse migliaia” di morti.

Lo riferisce l’Ap citando un discorso trasmesso sabato dalla televisione di Stato in cui Khamenei ha parlato per la prima volta dell’entità delle vittime legate all’ondata di proteste iniziata il 28 dicembre e culminata in una repressione sanguinosa. Secondo la Guida suprema, le manifestazioni avrebbero provocato “migliaia di morti”, senza fornire ulteriori dettagli.

“In questa rivolta il presidente degli Stati Uniti è intervenuto personalmente, ha incoraggiato le persone sediziose ad andare avanti e ha detto: ‘Vi sosteniamo, vi sosteniamo anche militarmente'”, ha affermato Khamenei, che detiene l’ultima parola su tutte le questioni di Stato. Il leader ha ribadito l’accusa secondo cui Washington mira a dominare le risorse economiche e politiche dell’Iran.

Trump ha replicato chiedendo la fine del potere quasi quarantennale di Khamenei. Il botta e risposta è arrivato il giorno dopo un apparente cambio di tono del presidente Usa, che aveva affermato che “l’Iran ha annullato l’impiccagione di oltre 800 persone”, aggiungendo di “rispettare molto” tale decisione. Trump non ha però chiarito con chi abbia parlato a Teheran per confermare l’eventuale sospensione delle esecuzioni. Le sue dichiarazioni sono state lette come un possibile segnale di allontanamento dall’opzione militare.

L’agenzia ufficiale Irna ha riferito che il procuratore generale di Teheran, Ali Salehi, ha liquidato le parole di Trump come “affermazioni inutili e irrilevanti”, sottolineando che l’atteggiamento delle autorità iraniane resta “severo, preventivo e rapido”.

Nel suo intervento, Khamenei ha inoltre definito i manifestanti “soldati semplici” degli Stati Uniti, accusandoli di aver distrutto moschee e centri educativi. “Colpendo la popolazione, hanno ucciso diverse migliaia di persone”, ha concluso, tornando a indicare Washington come responsabile morale delle violenze.

Il Papa: fama e successo ‘surrogati di felicità’, illusioni passeggere

Roma, 18 gen. (askanews) – “All’approvazione, al consenso, alla visibilità viene data spesso un’importanza eccessiva, tale da condizionare le idee, i comportamenti e gli stati d’animo delle persone, da causare sofferenze e divisioni, da produrre stili di vita e di relazione effimeri, deludenti, imprigionanti. In realtà, non abbiamo bisogno di questi ‘surrogati di felicità'”. Lo ha detto il Papa durante l’Angelus in piazza San Pietro.

“La nostra gioia e la nostra grandezza – ha aggiunto – non si fondano su illusioni passeggere di successo e di fama, ma sul saperci amati e voluti dal nostro Padre che è nei cieli”. Il Papa prende spunto dalla figura di Giovanni il Battista, che, dice “riconosce in Gesù il Salvatore, ne proclama la divinità e la missione al popolo d’Israele e poi si fa da parte, esaurito il proprio compito”.

“Il Battista è un uomo molto amato dalle folle, al punto da essere temuto dalle autorità di Gerusalemme – osserva il Pontefice -. Sarebbe stato facile per lui sfruttare questa fama, invece non cede per nulla alla tentazione del successo e della popolarità. Davanti a Gesù, riconosce la propria piccolezza e fa spazio alla grandezza di Lui”. “Quanto è importante per noi, oggi, la sua testimonianza”, prosegue Leone.

Controlli al Piper, sequestro preventivo dello storico locale

Roma, 18 gen. (askanews) – Sequestro preventivo dello storico locale Piper di Roma. Secondo quanto si apprende, sarebbero state riscontrate una serie di anomalie nel locale di via Tagliamento. Riscontrate modifiche strutturali all’impianto, alcune assenze di certificazioni, rischi sotto il profilo dell’evacuazione di emergenza, carenze nelle condizioni igieniche sanitarie, presenza di un numero di avventori di gran lunga superiori rispetto alla capienza prevista per l’impianto. “Si attende ora la convalida dell’autorità giudiziaria”, riferiscono le fonti. Il controllo è avvenuto dopo l’una di questa notte da parte della divisioni amministrativa della questura di Roma. Controlli che si sono intensificati nell’anno giubilare e che non sono aumentati in seguito alla strage di Crans-Montana.

Groenlandia, gelo Ue-Usa dopo annuncio dazi. Meloni: sono un errore

Milano, 18 gen. (askanews) – Sale la tensione tra Stati Uniti ed Europa dopo l’annuncio del presidente Donald Trump di imporre dazi del 10% a otto Paesi europei colpevoli, secondo la Casa Bianca, di opporsi al controllo americano della Groenlandia. La decisione resa nota sabato, spiega l’Ap, ha scatenato reazioni durissime in Europa, dove si teme un serio deterioramento dei rapporti transatlantici.

La mossa di Trump apre un test potenzialmente pericoloso per le alleanze tra Washington e l’Europa. Nei giorni scorsi diversi Paesi europei hanno inviato truppe in Groenlandia, ufficialmente per esercitazioni di sicurezza artica. Il presidente Usa ha lasciato intendere di voler usare i dazi come leva per forzare negoziati con la Danimarca e altri partner europei sullo status del territorio, semiautonomo e parte del Regno danese, ritenuto strategico per la sicurezza nazionale americana.

I Paesi colpiti sarebbero Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia. Restano però forti dubbi su come Washington potrebbe applicare concretamente le tariffe, dato che l’Unione europea opera come mercato unico. Secondo un diplomatico europeo, inoltre, non è chiaro quale base giuridica interna potrebbe essere utilizzata dagli Stati Uniti, se non il ricorso a poteri economici d’emergenza oggi contestati anche davanti alla Corte Suprema.

L’Alta rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas ha avvertito che le divisioni tra Europa e Stati Uniti favoriranno Cina e Russia. “Se la sicurezza della Groenlandia è a rischio, possiamo affrontare il tema all’interno della Nato. I dazi rendono Europa e Stati Uniti più poveri e minano la nostra prosperità condivisa”, ha scritto sui social. Numerose le critiche che arrivano dall’Italia. A partire dalla premier Giorgia Meloni che ha sentito Trump e Rutte e da Seoul ha definito l’ipotesi di aumento dei tassi “un errore che non condivido”. Per la Lega invece la colpa è di chi ha avuto “smania” di inviare truppe in Groenlandia, mentre Calenda ha definito la mossa illegale e ha auspicato l’applicazioni di dazi paritetici da parte dell’Ue. Critiche sono arrivate anche dagli Stati Uniti. Il senatore democratico Mark Kelly ha accusato Trump di voler far “pagare di più gli americani per ottenere territori che non servono”, avvertendo che il danno alla reputazione e alle relazioni internazionali di Washington “ci rende meno sicuri”.

Intanto a Nuuk capitale della Groenlandia e a Copenaghen si sono svolte manifestazioni di protesta con diverse migliaia di persone in cui spiccavano i cappellini con scritto Make America Go Away e cartelli con la scritta Yankee Go Home.

L’Unione europea ha convocato per domenica sera una riunione d’emergenza degli ambasciatori per valutare una risposta comune. In una dichiarazione congiunta, il presidente del Consiglio europeo António Costa e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen hanno espresso piena solidarietà a Danimarca e Groenlandia, avvertendo che “i dazi rischiano di innescare una spirale pericolosa” e assicurando che l’Europa “resterà unita e coordinata nella difesa della propria sovranità”.

Dure anche le reazioni politiche. In Francia, il leader del Rassemblement National Jordan Bardella ha parlato di “ricatto commerciale” e chiesto la sospensione dell’accordo sui dazi siglato lo scorso anno con Washington. Intanto i ministri degli Esteri di Danimarca e Norvegia sono attesi a Oslo per una conferenza stampa sulla crisi.

1919, Sturzo e i popolari dalla parte dell’America di Wilson

Sorprende ai giorni nostri la negligenza con la quale si guarda alla vicenda storica del Partito popolare. È anche colpa nostra, perché abbiamo lasciato che si depositasse la polvere dell’oblio e diventasse uno stile intellettuale la presa di distanza dal cattolicesimo politico, con la sua stratificazione materiale, tra luci e ombre, e il suo retaggio di grandezza e contraddizioni. Sturzo lo si cita, quando dice bene, ma non lo si studia e quindi non lo si capisce. Quello che ha fatto si piega alla banalità del discorso odierno, privo di spessore, di chi coltiva l’illusione di una novità senza passione e senza esperienza.

Il contesto storico

Come ricordare la nascita del Partito popolare? C’è qualcosa in quell’evento che si riveste di luminosa attualità. L’Italia era uscita vincitrice dalla Grande guerra. Tuttavia, sulla scia di un evento di portata eccezionale, costato più di  seicentomila morti e circa un milione di feriti, l’opinione pubblica entrò subito nella spirale di delusione e frustrazione per quella che fu denominata la “vittoria mutilata”. Fu l’innesco di una crisi che nel giro di un triennio determinò il successo del fascismo. La classe dirigente non seppe contrastare il disordine del dopoguerra.

Prima dell’Appello ai liberi e forti, Sturzo presentò il 17 novembre del 1918, in un discorso memorabile tenuto a Milano, le sue considerazioni sulle “novità” prodotte dalla guerra. Fece chiarezza su un punto: i cattolici dovevano essere consapevoli che l’Europa e l’occidente avevano di fronte l’imponenza di una palingenesi sociale. Erano crollati gli imperi, s’alzava la bandiera della libertà, cresceva la speranza di un nuovo ordine, fondamentalmente più giusto. La pace doveva rappresentare l’orizzonte insuperabile, mai più soggetto a rimozioni, della nuova era delle nazioni e dei popoli.

Contro vecchi e nuovi imperialismi

Sturzo, in contrasto con il sentimento pubblico dell’epoca, si schierò dalla parte dell’America di Wilson. Ai primi di gennaio del 1919 il Presidente degli Stati Uniti venne in Italia ma fu accolto con freddezza e malcelata diffidenza. I suoi famosi 14 punti per la pace contemplavano (al punto 9) una troppo debole adesione alle aspettative dell’Italia sui territori dell’Istria e della Dalmazia. Ebbene,  nell’Appello presentato a distanza di pochi giorni dalla visita del Presidente americano risuonavano parole di coraggiosa condivisione  di un disegno di rottura con ogni sorta di imperialismo, per una pace durevole. 

i popolari erano nel giusto

Se la storia non si ripete, tant’è che oggi si deve constatare amaramente come l’America sia lontana dall’idealismo wilsoniano, non per questo si annulla la portata dei suoi insegnamenti. Quel che conta, per noi, è che il Partito popolare si costituì con l’armatura di un programma che avrebbe potuto scongiurare, se adottato dalle forze popolari dell’epoca, la tragedia della dittatura. Di questo dobbiamo essere orgogliosi, anche quando una verità così significativa collassa sotto il peso di un enorme scollamento tra coscienza cristiana e azione politica, con l’abbandono per superficialità e presunzione dei valori costituivi del popolarismo. 

M.O., Meloni: invitati nel board of peace, da Italia ruolo primo piano

Seoul, 18 gen. (askanews) – “Siamo stati invitati a far parte del board of paeace” per Gaza, “penso che l’Italia possa giocare un ruolo di primo piano”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un punto stampa a Seoul, ultima tappa della sua missione in Asia.

“Penso – ha spiegato – che l’Italia possa giocare un ruolo di primo piano nella costruzione del piano di pace” in Medio Oriente, “e quindi siamo pronti a fare la nostra parte. Del resto mi pare” che l’Italia sia “un attore molto attivo nella regione, in buoni rapporti con tutti gli altri attori regionali, e quindi siamo contenti e faremo del nostro meglio per dare il nostro contributo, che pensiamo possa fare la differenza”.

Calcio, risultati serie A, la Juventus frena

Roma, 17 gen. (askanews) – Questa la classifica di serie A dopo Cagliari-JUvenbtus 1-0

Ventunesima giornata: Pisa-Atalanta 1-1, Udinese-Inter 0-1, Napoli-Sassuolo 1-0, ore 20.45 Cagliari-Juventus 1-0, domenica 18 gennaio ore 12.30 Parma-Genoa, ore 15 Bologna-Fiorentina, ore 18 Torino-Roma, ore 20.45 Milan-Lecce, lunedì 18 gennaio ore 18.30 Cremonese-Verona, lunedì 19 gennaio ore 20.45 Lazio-Como.

Classifica: Inter 49, Milan, Napoli 43, Roma, Juventus 39, Como 34, Atalanta 32, Bologna 30, Lazio 28, Udinese 26, Sassuolo, Torino 23, Cremonese, Parma 22, Genoa, Cagliari 19, Lecce 17, Fiorentina, Pisa 14, Verona 13.

Ventiduesima giornata: venerdì 23 gennaio ore 20.45 Inter-Pisa, sabato 24 gennaio ore 15 Como-Torino, ore 18 Fiorentina-Cagliari, ore 20.45 Lecce-Lazio, domenica 25 gennaio ore 12.30 Sassuolo-Cremonese, ore 15 Atalanta-Parma, Genoa-Bologna, ore 18 Juventus-Napoli, ore 20.45 Roma-Milan, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Francesco, l’anniversario che non consola

A ottocento anni dalla morte di san Francesco d’Assisi, la Chiesa indice per il 2026 uno speciale Anno Giubilare che non si limita a custodire una memoria, ma espone il presente a una domanda radicale. Dopo il Giubileo della Speranza, questo tempo francescano appare come una verifica silenziosa e inesorabile: la speranza annunciata ha preso corpo nella vita, oppure si è arrestata al livello del linguaggio?

Francesco non fu mai una figura pacificata.

In un Medioevo attraversato da guerre, diseguaglianze e religiosità ambigue, egli scelse la nudità evangelica come gesto di rottura. Non costruì un sistema spirituale, né offrì una sintesi dottrinale rassicurante: consegnò la propria esistenza al Vangelo senza difese. Per questo resta sorprendentemente contemporaneo: non perché si adatti al nostro tempo, ma perché lo giudica, rivelandone le illusioni e le paure.

Il Decreto della Penitenzieria Apostolica – pubblicato il 16 gennaio – che proclama l’Anno giubilare richiama il cuore della spiritualità francescana: la misericordia come atto creativo. Il Perdono d’Assisi rimane uno dei gesti più audaci della tradizione cristiana, una grazia sottratta a ogni logica di merito, di calcolo e di controllo. In Francesco, la misericordia non nasce da un generico sentimento di benevolenza, ma dalla convinzione radicale che Dio stesso ha rinunciato a ogni forma di potere per farsi prossimo.

Il perdono, così inteso, non consola: disarma.

In un tempo che moltiplica i discorsi su pace, inclusione e sostenibilità, Francesco resta una misura scomoda. La sua povertà non è ideologia, ma spoliazione; la pace non è equilibrio, ma disarmo; la fraternità non è uno slogan, ma esposizione reale all’altro, fino a lasciarsi ferire, convertire e persino salvare dalla sua presenza. È una fraternità che non protegge, ma consegna.

Se l’Anno di San Francesco si ridurrà a celebrazione devota, avrà mancato il suo scopo. Se invece saprà trasformare la speranza in responsabilità, mettendo in crisi il nostro rapporto con potere, possesso e perdono, allora non sarà un anniversario, ma un evento spirituale. Otto secoli dopo, Francesco continua a fare ciò che ha sempre fatto: non offrire consolazioni, ma aprire uno spazio in cui Dio possa ancora passare.

La Russia senza futuro: il gelo della guerra e il ritorno al passato

Nel cuore dell’inverno russo, mentre il Paese celebra lo Staryj Novyj God – il “Vecchio Anno Nuovo” secondo il calendario giuliano – l’autore dell’analisi pubblicata su AsiaNews utilizza la forza simbolica di questo doppio Capodanno per descrivere una Russia prigioniera del proprio passato. Tra nevicate che isolano le città e rituali religiosi che promettono purificazione, il presente viene congelato e il futuro rimosso.

Una società senza “immagine del futuro”

Secondo sondaggi e testimonianze raccolti da sociologi e analisti indipendenti, oggi in Russia non esiste una vera rappresentazione condivisa del futuro. Dopo quattro anni di guerra contro l’Ucraina, le élite politiche e religiose appaiono concentrate esclusivamente sulla distruzione del presente, giustificata da mitologie storiche e religiose. La narrazione oscilla tra l’idea di una “guerra santa” contro l’Occidente e quella di una semplice “operazione militare speciale”, mentre la vita quotidiana dei cittadini è segnata da tasse crescenti, sacrifici economici e repressione.

Ottimismo retorico, paura reale

Un “sondaggio estremo”, promosso da ambienti vicini a Novaja Gazeta, ha chiesto ai russi di immaginare il Paese tra cinquant’anni. I risultati restituiscono un’immagine fortemente ideologizzata: una “grande Russia” territorialmente espansa, demograficamente più numerosa, tecnologicamente avanzata, guidata da una mano forte. Ma sotto questa superficie ottimistica emergono crepe significative: una minoranza consistente teme declino demografico, impoverimento e ulteriore compressione delle libertà. Non a caso, i più pessimisti sono imprenditori e categorie direttamente colpite dall’economia di guerra.

Il nodo religioso e lo scontro delle Ortodossie

Al centro della riflessione vi è il ruolo della Chiesa ortodossa russa, che alimenta una visione apocalittica del presente e del futuro. La propaganda della “guerra santa”, ben precedente all’era Putin, si intreccia oggi con lo scontro tra le Chiese ortodosse in Ucraina: quella filo-moscovita e quella autocefala. Questo conflitto religioso diventa simbolo di uno scontro di civiltà più ampio, in cui la “de-nazificazione” dell’Ucraina si accompagna a una vera e propria “de-ortodossizzazione” imposta dall’alto.

Un Paese congelato in attesa di disgeli

La tesi di fondo è netta: la Russia appare destinata a un lungo “inverno politico e morale”, una fase di congelamento in cui tutto resta immobile, tra repressione e adattamento passivo della società. L’assenza di una speranza esplicitamente formulata – incarnata, fino alla sua morte, dalla figura di Aleksej Naval’nyj – pesa come un vuoto strutturale. Il futuro, conclude l’autore, non potrà essere pensato senza interrogarsi sul destino religioso e spirituale del Paese: quale Ortodossia, quale Cristianesimo, quale identità per i popoli dell’Europa orientale nei prossimi decenni?

 

Leggi l’articolo originale su AsiaNews:

👉 https://www.asianews.it/notizie-it/Il-‘Vecchio-Anno-Nuovo’-di-una-Russia-‘congelata-nella-guerra’-64657.html

L’Uruguay di Pepe Mujica, un’eccezione democratica

Un presidente fuori dagli schemi

In occasione della firma dell’accordo tra l’Unione Europea e i paesi del Mercosur, risulta interessante approfondire le dinamiche politiche che hanno caratterizzato questi ultimi nel corso dei decenni.

Uno degli esempi più significativi è l’Uruguay, che ha avuto come presidente una delle figure più iconiche a livello mondiale: José Alberto Mujica Cordano, noto come “Pepe” Mujica. Considerato il presidente più umile del mondo, Mujica ha attraversato la guerriglia, una durissima prigionia dalla quale è uscito perdonando i suoi carcerieri, fino ad assumere la guida del paese.

Dalla prigionia alla guida del Paese

Dopo tredici anni di detenzione, con il ritorno della democrazia nel 1985 fu liberato grazie a un’amnistia generale e fondò il Movimento di Partecipazione Popolare all’interno della coalizione di sinistra nota come Frente Amplio. Nel 2009 vinse le elezioni presidenziali e promosse riforme progressiste che hanno trasformato l’Uruguay in un vero e proprio laboratorio sociale.

Tra queste: la legalizzazione della marijuana (prima al mondo), la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso e la depenalizzazione dell’aborto.

Sobrietà personale e critica del consumismo

Mujica si distinse inoltre per il suo stile di vita austero, rifiutando di vivere nel palazzo presidenziale e continuando a risiedere nella sua fattoria, spostandosi con una Volkswagen Maggiolino del 1987. Donò il 90% del suo stipendio presidenziale a programmi di edilizia sociale, si oppose al consumismo sfrenato ed è celebre la sua frase:

«I poveri non sono quelli che hanno poco, ma quelli che desiderano troppo».

La sua filosofia non era ideologica, ma pragmaticamente orientata alla realtà: invece di reprimere i fenomeni sociali, scelse di regolarli e sottrarli alla criminalità, concentrandosi sulla protezione dei diritti individuali.

Riforme sociali e risultati concreti

Oltre alle riforme etiche già citate, Mujica promosse un aumento del 50% in termini reali del salario minimo e ridusse il tasso di povertà, che al suo insediamento era pari al 40%, facendolo crollare al 12%.

Estese inoltre la giornata lavorativa di otto ore ai lavoratori agricoli, precedentemente esclusi, sviluppò l’edilizia sociale per le famiglie indigenti tramite il Plan Juntos e promosse l’UTEC (Universidad Tecnológica del Uruguay) per favorire l’accesso all’istruzione anche ai giovani delle zone rurali.

Un’eccezione democratica nel continente

Queste politiche si sono tradotte in risultati economici significativi: crescita costante del PIL nel periodo 2010-2015 (+75%), disoccupazione scesa al minimo storico del 5,6%, rendendo l’Uruguay il paese più equo dell’America Latina secondo l’indice di Gini.

Ovviamente, tali riforme non sono state esenti da critiche da parte dei settori più conservatori, ma hanno caratterizzato il paese come un’eccezione democratica e liberale nel continente.

Un’eredità che resiste al cambio di governo

Ciò è dimostrato dal fatto che, nonostante il cambio di governo del 2020 e l’arrivo del centrodestra guidato da Luis Lacalle Pou, queste riforme sono rimaste pilastri strutturali della società uruguaiana. Il paese continua a vantare la classe media più numerosa dell’America Latina e i livelli di disuguaglianza più bassi.

La riforma meno nota, ma altrettanto importante, riguarda la transizione energetica: oggi l’Uruguay genera quasi il 98% della sua elettricità da fonti rinnovabili, come eolico e idroelettrico.

Persistono naturalmente alcune criticità, come la sicurezza urbana e il costo della vita – non a caso l’Uruguay è soprannominato la Svizzera del Sud – ma le riforme non sono state abolite dal governo successivo, poiché si sono consolidate come parte dell’identità nazionale di un paese attento ai diritti individuali.

Una lezione per l’Europa

Con i dovuti distinguo, e senza semplificare eccessivamente la complessità, sarebbe importante che la sinistra europea e quella italiana traessero ispirazione da un esempio come questo: una visione fondata su principi essenziali, capace di tradursi in politiche concrete, può trasformare un paese e rendere i cittadini protagonisti consapevoli del processo di cambiamento.

La vitalità del vuoto: se non c’è spazio il Nuovo nasce altrove

“…perché non c’era posto 

per loro nell’albergo” (Luca, 2,7).

 

Che cos’è che ‘fa vivere’? 

Una domanda esistenzialista, privata quanto si vuole, ma che è fuoriuscita da tempo dai lettini degli psicanalisti ed ha contagiato anche organizzazioni e istituzioni, visto che queste, in un tempo di eclisse dell’autorità e delle obbedienze, stanno oggi logorandosi su come risultare attrattive e rigenerative per le persone cui si rivolgono, non avendo più nessun farmaco di sicuro successo. Lo abbiamo qui scritto a proposito delle chiese che non agganciano più l’inespresso spirituale delle persone. Od anche a proposito di relazioni vitali che le istituzioni non sono capaci di intercettare, di suscitare, di dimostrare. Di testimoniare.

“Ci sedemmo dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano occupati”

 Questo conosciuto e sempre suggestivo aforisma di Brecht dice molte cose sul nutrire aspettative di cambiamento se non addirittura rigenerazioni vitali quando non c’è spazio.

Per accogliere la novità di un bambino i genitori preparano lo spazio in casa. Il primo spazio che però manca al Nuovo è dentro di noi. Ognuno è totalmente riempito di se stesso. 

Senza spazio sono percepiti anche soggetti istituzionali, enti, strutture e mondo organizzativo.

È proprio questo il sotteso della 50ma Settimana Sociale del 2024 a Trieste, il cui tema è stato “Al cuore della Democrazia, partecipare tra storia e futuro”. Ogni istituzione oggi è ‘senza’: chiese senza fedeli, partiti senza iscritti, associazioni senza soci, famiglie senza figli (e senza adulti),… Osservava  nella presentazione in Università Cattolica a settembre 2023 la Prof.ssa Granata del Comitato Scientifico e Organizzatore: “La gente in fondo non è distante, ma dentro non ci vuole più stare, non riesce più a starci; non è tanto ‘contro’ ma fa senza, e se si andasse a vedere ci si accorgerebbe che è accampata fuori”. Magari anche non distante, ma fuori.

Fare posto. Cioè spazi liberi per far riabitare. Anche rischiando

Nel 1969 Prezzolini pubblica Dio è un rischio (poi rieditato con un carteggio inedito con Papa Paolo VI), che lo scrittore dichiara essere “il commiato d’un vecchio dai giovani d’oggi e un annunzio a coloro che nasceranno dai giovani d’oggi”.

Prezzolini dice subito che “chiunque abbia un Dio che debba trovare un posto” bisogna si domandi di che dio si tratta se non sa dove metterlo. Ma, appunto, Dio è un rischio. Il contrario del dio degli eserciti dei tanti poteri in guerra nel mondo. Nessuno checché giuri sulla Bibbia o il Corano vuol mettersi in casa questo rischio. Sicché pregare è qualsiasi cosa fuorché un Ascolto, perché nessuno ha più un briciolo di silenzio  per sentire altro da se stesso.

Quando tutto torna il Nuovo non nasce

Ma… a cosa serve il Nuovo? A respirare, a vivere. Essere davvero vivi, e non semplicemente viventi, dice Jullien. La capacità di esistere fuori dall’immediata realtà, di aprirsi al futuro e alla Relazione con l’altro.

È l’evento improvviso, in-audito, che ci rivela a noi stessi. Quella cosa che il filosofo e sinologo francese, ateo, trova nel quarto Vangelo (Risorse del cristianesimo – Ma senza passare dalla via della fede, Ponte alle Grazie, 2019).

Il cristianesimo? L’imbattersi in una Rivelazione che dona vita piena

Nel Vangelo di Giovanni viene infatti concepita per la prima volta la possibilità di un evento radicalmente nuovo, inaudito appunto, completamente privo di legami con quanto lo precede, che può cambiare l’esistenza personale e la Storia in maniera decisiva. Viene offerta la possibilità di una vita autentica, vita zampillante e sovrabbondante, vita intesa come sviluppo ed espansione delle possibilità e delle consapevolezze.

Le risorse che esistono ancora inalterate nel cristianesimo hanno per Jullien ‘un potere luminoso’, capace di far sorgere il giorno da qualsiasi notte.

 

N.B. Prima parte, il seguito dell’articolo sarà pubblicato domani.

Groenlandia, Von der Leyen: Ue difenderà unita propria sovranità

Milano, 17 gen. (askanews) – “L’integrità territoriale e la sovranità sono principi fondamentali del diritto internazionale. Sono essenziali per l’Europa e per la comunità internazionale nel suo complesso. Abbiamo costantemente sottolineato il nostro interesse transatlantico comune per la pace e la sicurezza nell’Artico, anche attraverso la Nato. L’esercitazione danese pre-coordinata, condotta con gli alleati, risponde alla necessità di rafforzare la sicurezza nell’Artico e non rappresenta una minaccia per nessuno. L’Ue è pienamente solidale con la Danimarca e il popolo della Groenlandia. Il dialogo rimane essenziale e siamo impegnati a portare avanti il processo avviato già la scorsa settimana tra il Regno di Danimarca e gli Stati Uniti. I dazi doganali comprometterebbero le relazioni transatlantiche e rischierebbero di innescare una pericolosa spirale discendente. L’Europa rimarrà unita, coordinata e impegnata a difendere la propria sovranità”. Lo ha affermato in un post su “X” la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen