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BRIDGE, il 70% dei giovani migranti trova lavoro

Milano, 13 ott. (askanews) – Formazione professionale e inserimento lavorativo come strumenti di integrazione. È la strada del progetto BRIDGE, promosso da ASLAM per i giovani migranti tra i 18 e i 35 anni. Dopo il primo anno, il bilancio è positivo: Il 70% degli studenti che hanno concluso il percorso formativo ha trovato un’occupazione in soli due mesi, mentre il restante 20% ha deciso di puntare sull’istruzione e proseguire il percorso.

Un percorso che punta a rispondere anche alle esigenze delle imprese lombarde, alle prese con la difficoltà di reperire personale qualificato. I corsi gratuiti, costruiti in collaborazione con le aziende, offrono competenze spendibili direttamente nel mondo del lavoro.

“La sorpresa è che molti di questi ragazzi, nei loro paesi d’origine, hanno fatto percorsi di studio virtuosi. Senza il riconoscimento del titolo in Italia non valgono, ma con un semplice corso come questo si sono rilanciati. L’alto livello della proposta ha fatto sentire su di loro uno sguardo di fiducia e di prospettiva, e non un atteggiamento di pregiudizio” ha dichiarato Angelo Candiani, Presidente di ASLAM.

Un modello che coinvolge enti di formazione, imprese e istituzioni. La Lombardia guarda a percorsi capaci di favorire l’autonomia economica dei giovani e un’integrazione sociale duratura, valorizzando al tempo stesso i bisogni del tessuto produttivo.

“In un mercato del lavoro in continua e rapida evoluzione, abbiamo la necessità di adottare strumenti sempre più innovativi. Un esempio è questo progetto di accoglienza rivolto a chi proviene da altri paesi e desidera integrarsi nella nostra regione, sviluppando competenze specifiche grazie a percorsi formativi modellati sulle loro esigenze” ha aggiunto Simona Tironi, Assessora all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia.

Il progetto, sostenuto dalla Fondazione Villum, guarda oltre i confini regionali. L’obiettivo è consolidare un’esperienza replicabile anche in altri territori, trasformando la formazione in un’opportunità di crescita per le persone e per le comunità.

“Una delle migliori cose riguardo al Bridge Project riguarda la crescita economica e individuale: esso infatti risolve il problema dell’integrazione sociale e delle knowledge skill. Ciò che abbiamo notato è che ci sono gli stessi problemi in tutti i Paesi Europei, ma specialmente in Italia. Speriamo che questo progetto possa contribuire a diffondere nuove conoscenze ad altri progetti simili in altri Paesi dove noi lavoriamo come Villum Foundation” ha concluso Nicolas Schunck, Grant Area Director di Villum Fonden.

Per il 2026-2027 sono previsti otto percorsi gratuiti in diversi settori professionali. BRIDGE punta a formare oltre 300 lavoratori in quattro anni, rafforzando il legame tra formazione, occupazione e inclusione.

Il Premio Internazionale ValoreCoraggio celebra la III edizione

Roma, 13 ott. (askanews) – Si è svolta con straordinario successo oggi nella prestigiosa Sala della Protomoteca in Campidoglio a Roma la III^ Edizione del Premio Internazionale “ValoreCoraggio”, ideato da Anna Rita Cammerata. L’evento, promosso in collaborazione con la Presidenza dell’Assemblea Capitolina del Comune di Roma e con il patrocinio di Senato della Repubblica, Regione Lazio, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Rai Radiotelevisione Italiana, Unesco Roma, Fondazione Italia Sostenibile, Flaminio Film Festival e Media Partner Ciao Usa e Radio ICN New York del Gruppo VNY Media, che include anche il primo quotidiano digitale in inglese e italiano negli Usa, La Voce di New York, l’agenzia di stampa America Oggi News Agency e America Oggi TV, gla partecipazione di un pubblico eterogeneo ed entusiasta, confermando il valore e la risonanza nazionale e internazionale del Premio.

Il “ValoreCoraggio” celebra chi, con passione, dedizione e senza clamore, opera con coraggio e apporta contributi concreti e profondi a favore della società e dell’umanità, “dando voce a chi spesso resta nell’ombra e portando luce dove c’è silenzio”. L’evento ha saputo unire con efficacia il riconoscimento di personalità di rilievo nazionale e internazionale alla valorizzazione di figure meno note ma meritevoli, capaci di tracciare “solchi di semina per meriti secolari” utili al progresso della società.

Tra i momenti più emozionanti, la presenza e la testimonianza di personalità di spicco quali la giornalista RaiNews24 e volto di Rai Italia Roberta Ammendola, che ha presentato la serata insieme al Maestro Agostino Penna, e la straordinaria partecipazione del celebre artista Tony Renis, che ha impreziosito ulteriormente l’evento conferendogli prestigio e fascino.

Sono stati insigniti tanti e prestigiosi Premi,: Liliana Cavani, per il suo contributo in ambito artistico, culturale e sociale; Lucia Goracci, per il suo incessante lavoro di cronista nei territori di guerra; Luca Barbarossa, per l’impegno solidale unito alla carriera artistica; Gli attori Fioretta Mari, Giorgia Trasselli, Marcello Cirillo, Fabrizio Sabatucci e Massimiliano Buzzanca, simboli della resistenza culturale italiana; Monsignor Paglia, per il progetto di welfare sanitario a favore degli anziani; Il Reparto di Oncologia Pediatrica dell’Ospedale Gemelli, per la cura e il sostegno alle famiglie; SOS Villaggi dei Bambini, per l’immediato intervento in seguito al terremoto in Venezuela, collegata in diretta dalla Direttrice; Race for the Cure, per la fondamentale opera di sensibilizzazione e prevenzione oncologica; Amref, per l’incessante impegno di supporto alle popolazioni africane, per il sostegno al diritto della salute di adulti e bambini, Domiziana Mecenate, per aver dimostrato che la vita ha sempre il sopravvento sulle condizioni in cui incappiamo; per i suoi successi mondiali che ci hanno onorato come italiani e come sportivi; Fondazione Severino, per la promozione di percorsi di formazione, cultura e assistenza delle persone detenute ed ex detenute; Progetto Rwanda, per il costante impegno e sostegno ai bambini del Rwanda, con progetti utili alla risoluzione della criticita’ in cui vertono; per la concretezza dei gesti che hanno portato alla costruzione di scuole, mense e ospedali Associazione “Cuori Blu”, per la costante attenzione ai temi sociali legati all’autismo; Associazione “Anima di Roma” per l’opera di salvaguardia della città eterna; Giulio Picolli, per aver testimoniato, attraverso un’incessante attività di ricerca, i nomi di tutte le vittime della storica tragedia dell’11 settembre.

Premiato anche Tony Renis, presente in sala, tra gli applausi.

La serata è stata arricchita da momenti di spettacolo e testimonianze che hanno sottolineato il significato profondo del Premio, un’occasione di incontro di passioni, sinergie e impegno verso il cambiamento sociale, celebrando uno stile di vita che guarda oltre l’apparenza per riconoscere ogni azione “degna di nota”.

Dpfp, da Senato ok a scostamento bilancio e documento programmatico

Roma, 13 ott. (askanews) – L’Aula del Senato ha approvato a maggioranza assoluta – come richiesto da regolamento – con 109 voti favorevoli, 61 contrari, 2 astenuti, la risoluzione della maggioranza che autorizza lo scostamento di bilancio legato al documento programmatico di finanza pubblica 2026.

L’Aula di Palazzo Madama ha anche approvato a maggioranza con 108 voti favorevoli, 61 contrari, 2 astenuti, la risoluzione di maggioranza per il Documento programmatico di finanza pubblica 2026.

Attesa davanti all’ospedale Gemelli per l’arrivo del Papa

Roma, 13 ott. (askanews) – Attesa davanti all’ospedale Gemelli di Roma, dove Papa Leone XIV sarà ricoverato per un intervento chirurgico volto a rimuovere un nodulo al polmone, un’operazione che, secondo gli esperti, presenta generalmente un basso rischio. Davanti all’ospedale media da tutto il mondo, curiosi, abitanti del quartiere e fedeli che vogliono dare un segno di vicinanza al Pontefice. “Speriamo vada tutto bene”, dice uno di loro, mentre anche chi è arrivato da lontano per una visita rimanda la partenza nella speranza di vedere passare il Papa.

Mozzanica investe nelle assunzioni di giovani talenti

Bergamo, 13 ott. (askanews) – Investire sui giovani non è solo una questione di responsabilità sociale, ma una necessità per garantire la continuità aziendale. E’ la filosofia di Mozzanica, una delle aziende leader in Italia nel settore antincendio e prima nel nostro Paese per le assunzioni di giovani talenti. Una risposta che ha tra le motivazioni anche una che affonda le radici nel passato personale di uno dei figli del fondatore Natale Mozzanica, ossia Jordan A. Mozzanica, Sales & Marketing Manager di Mozzanica Srl: “Mozzanica è un’azienda che investe sui giovani, ma la domanda importante è: perché investire su di loro? Io parto da una promessa che ho fatto a me stesso quando avevo 20 anni e non ero preso in considerazione per la mia giovane età. Quando ne avevo 25/26 me ne davano 20 ed era veramente frustrante vedere che, quando io parlavo, era come se stessi dicendo delle scemenze, mentre quando parlava qualcuno che aveva 40 o 50 anni era il vangelo. Quindi ho fatto una promessa a me stesso: non avrei replicato lo stesso atteggiamento, ma avrei accolto i giovani, li avrei ascoltati e avrei dato loro delle opportunità”.

E’ da questi presupposti che nasce la volontà di dare opportunità alle nuove leve del domani, come spiegato da Stacey Mozzanica, HR Manager e sorella di Jordan:

“Per un giovane professionista, scegliere un’azienda strutturata come Mozzanica significa entrare a far parte di un’azienda storica e professionale del mercato dell’antincendio, che ha sempre investito sulla formazione e sulla crescita dei giovani. È un’azienda competente, riconosciuta e presente su tutto il mercato mondiale. La sinergia tra il personale storico, cresciuto nell’antincendio, con altissima competenza tecnica e i giovani, che apportano le loro conoscenze digitali e tecnologiche, permette a Mozzanica di essere sempre all’avanguardia e di rispondere in maniera soddisfacente alle richieste dei clienti”.

In conclusione, il fondatore Natale Mozzanica, si esprime con una riflessione sui giovani e sul futuro: “I giovani d’oggi parlano di aspettative, difficoltà di vita e scelte di vita. Parlano anche di dare priorità a tutto quello che sta nella loro vita. Il vero problema è, che se tu vuoi stare nel benessere e continuare a godere dei benefici che hai, devi porti degli obiettivi”.

Una successione che deve avvenire in tutti i reparti dell’azienda, tra un dirigente e chi lo seguirà, tra una persona esperta e chi prenderà il suo posto, tra il tecnico esperto e il giovanissimo che arriva con lui in cantiere. Filosofia che ha portato Mozzanica a diventare un punto di riferimento nel settore antincendio per la volontà di investire sul domani.

Ex Ilva, Salis: per stabilimento Genova spiragli positivi

Genova , 13 ott. (askanews) – “Non possiamo dare i dettagli, però la notizia è che la struttura commissariale insieme al governo sta lavorando proprio sulla richiesta di Genova”. Lo ha detto la sindaca di Genova Silvia Salis parlando con i giornalisti davanti alla Prefettura in attesa dell’arrivo del ministro degli Interni Matteo Piantedosi.

“È una richiesta – ha sottolineato Salis – molto pratica: è una richiesta di materia prima che serve al nostro stabilimento, che è perfettamente funzionante e soprattutto produce qualcosa che è richiesto sul mercato, per cui vogliamo semplicemente che il nostro stabilimento lavori. E questa richiesta è stata accolta dalla struttura commissariale e dal Governo”.

“Bisogna cercare la materia prima – ha concluso la sindaca di Genova – sul mercato nazionale e internazionale. Questo è quello che dobbiamo fare ed è quello che stanno facendo, per cui gli spiragli sono positivi”.

Tentata estorsione a Berlusconi, chiesti 3 anni e 6 mesi per Giovanna Rigato

Milano, 13 ott. (askanews) – La Procura di Monza ha chiesto una condanna a 3 anni e 6 mesi di carcere per Giovanna Rigato, ex concorrente del Grande Fratello, imputata per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. La vicenda risale al 2016, quando l’ex presidente del Consiglio presentò una denuncia nei confronti della showgirl.

Secondo l’accusa, Rigato avrebbe chiesto inizialmente 500mila euro, per poi arrivare a un milione, durante un incontro a Villa San Martino, ad Arcore. In cambio, avrebbe promesso di non rivelare a giornalisti e magistrati informazioni dettagliate sulle serate del “bunga bunga” organizzate nella residenza dell’ex premier a Villa San Martino.

Per la difesa, invece, quella richiesta di denaro era legata alla volontà di ottenere un risarcimento per i danni d’immagine subiti dal ciclo di processi relativi al cosiddetto “caso Ruby” che avrebbero compromesso le opportunità professionali della donna nel mondo televisivo. I figli dell’ex premier sono parti civili nel procedimento.

L’Istat: tra il 2000 e il 2025 i prezzi sono cresciuti del 63%

Roma, 13 ott. (askanews) – La crescita generale dell’indice dei prezzi al consumo, pari al 63% tra il 2000 e il 2025, è la sintesi di incrementi superiori al 100% per l’aggregato di abitazione e utenze (trainato dalle spese per elettricità e combustibili), per gli alcolici e i tabacchi e per i servizi finanziari e assicurativi, e inferiori al 30% per i servizi d’istruzione e sanità, e di una diminuzione prossima al 60% del costo dei beni e dei servizi di informazione e comunicazione; per i beni industriali non energetici nel loro complesso, l’incremento dei prezzi tra il 2000 e il 2025 è stato di poco superiore al 25%. E’ quanto emerge da ‘Storie di dati’, il report sull’inflazione diffuso dall’Istat in occasione del centenario.

Misurare il fenomeno dell’inflazione in una prospettiva di lunghissimo periodo consente di evidenziare l’evoluzione della struttura dei prezzi relativi. Ad esempio, se si considerano i prodotti alimentari, per i quali si dispone dell’informazione statistica a partire dal 1926, possono essere confrontate le quantità acquistabili con una somma corrispondente a cinque euro del 2025.

Con questo importo, nel 1926 si potevano acquistare 5,5 kg di patate, mentre nel 2025 la quantità scende a circa 3 kg; fenomeni analoghi interessano anche altri prodotti – come il pane o il latte e, in misura minore, la carne bovina – caratterizzati da una forte componente di lavoro o da costi produttivi più difficili da comprimere. Al contrario, per alcuni beni trasformati industrialmente o le cui materie prime sono divenute meno care – quali la pasta, lo zucchero, il caffè – le quantità acquistabili sono aumentate sensibilmente: si passa da 1,3 kg di pasta secca di grano duro nel 1926 ai quasi 3 kg nel 2025, e per lo zucchero da 700 grammi a poco meno di 4 kg. Nell’arco degli ultimi 100 anni, le diverse dinamiche di prezzo dei singoli prodotti hanno alterato, anche in modo sostanziale, la struttura dei prezzi relativi. Il caso pane-zucchero è esemplare: nel 1926 il prezzo dello zucchero era quasi 2,5 volte quello del pane, nel 2025 è meno di un terzo.

Dpfp, Giorgetti: con i nuvoloni all’orizzonte confermiamo la rotta

Roma, 13 ott. (askanews) – “Quando il bollettino meteorologico annuncia tempesta, prima di uscire in mare aperto conviene assicurarsi delle condizioni dell’imbarcazione. Questa rotta riteniamo di doverla confermare in un momento come questo in cui si annunciano nuovoloni all’orizzione e il documento mira a questa impostazione”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo in aula alla Camera mentre si stanno svolgendo le dichiarazioni di voto sul Dpfp. Il ministro ha anche evocato “uno scostamento non indiscriminato nè in quantità nè in numero, ma totalmente e consapevolmente richiesto e che garantisce la sostenibilità della finanza pubblica e del debito senza mettere a rischio quello che abbiamo costruito in questi quattro anni”.

“Lo scostamento – così ancora il ministro – di bilancio per la parte relativa all’energia sarà indirizzato a garantire la sicurezza energetica ma “noi riteniamo che debba in qualche modo, specialmente nella fase iniziale acuta, dare sostegno in modo temporaneo e selettivo a famiglie e imprese che si trovano in difficoltà in questo momento di rialzo dei prezzi”.

Giorgetti ha anche scandito: “Questo Governo non ha creato nuovo debito lo ha semplicemnte ereditato e lo ha gestito al meglio. Il nuovo debito deriva dagli interessi del vecchio debito ereditato”.

La Formula1 torna in Africa, ufficiale dal 2030 in Ruanda

Roma, 13 ott. (askanews) – La Formula 1 ha ufficializzato una svolta storica per la categoria: il ritorno del Circus sul continente africano dopo oltre trent’anni di assenza (l’ultimo GP si disputò a Kyalami, in Sudafrica, nel 1993). L’accordo, della durata di dieci anni, vedrà il Ruanda protagonista come nuovo Paese ospitante, con l’inserimento del Gran Premio d’Africa nel calendario della Formula 1 a partire dall’inizio degli anni 2030, grazie alla realizzazione di un nuovo circuito permanente progettato nell’area di Kigali. Una lacuna geopolitica e sportiva che Liberty Media e la FIA hanno deciso di colmare con un colpo a effetto destinato a scrivere la storia recente del motorsport: la Formula 1 torna in Africa, e lo fa scegliendo il Ruanda.

Non si tratta di una toccata e fuga, ma di un impegno a lungo termine che certifica la crescita economica, infrastrutturale e l’ambizione strategica del Paese guidato dal presidente Paul Kagame, da anni in prima linea per portare grandi eventi internazionali sulla terraferma africana. Il piano prevede la costruzione di un nuovissimo circuito permanente situato a circa 40 chilometri dalla capitale Kigali, vicino al nuovo aeroporto internazionale di Bugesera. Una struttura all’avanguardia pensata per rispondere ai rigidi standard della FIA e per integrarsi con i moderni obiettivi di sostenibilità ed espansione globale della Formula 1.

La F1 diventa così, a tutti gli effetti, un campionato davvero “globale”, capace di toccare ogni angolo del pianeta. Restano ora da definire i dettagli tecnici della pista e i passaggi intermedi da qui al 2030, ma una cosa è certa: la Formula 1 ha aperto una nuova, affascinante era. L’Africa è pronta a spegnere i semafori rossi.

“Oggi è un momento storico per la Formula 1 – ha commentato il Ceo e presidente Stefano Domenicali – Con l’ingresso del Ruanda nel calendario a partire dal prossimo decennio, il nostro sport correrà in ogni continente abitato, avvicinando il Campionato del Mondo come mai prima d’ora ai fan di tutto il pianeta. L’Africa ha sempre fatto parte del futuro della Formula 1 e fin dall’inizio eravamo determinati a tornare nel modo giusto, con il partner giusto, un impegno a lungo termine e una visione chiara per creare un impatto significativo. Vorrei ringraziare Sua Eccellenza Paul Kagame, Presidente della Repubblica del Ruanda, il Governo del Ruanda, il Rwanda Development Board, il Presidente della FIA Mohammed Ben Sulayem e tutti coloro la cui dedizione e collaborazione hanno reso possibile tutto questo.

“Si tratta di molto più che ospitare un Gran Premio. Insieme, possiamo creare benefici economici e sociali duraturi attraverso il turismo, gli investimenti, lo sviluppo delle competenze e la crescita delle imprese locali, garantendo che l’impatto positivo di questo evento si faccia sentire per generazioni. Per i nostri fan, questo è un momento particolarmente emozionante. L’Africa ospita oltre 100 milioni di appassionati di Formula 1 e questo numero continua a crescere rapidamente. Stiamo portando l’emozione, l’energia e il pathos della Formula 1 più vicino a milioni di persone che hanno atteso a lungo il ritorno del nostro sport nel continente, e non vediamo l’ora di scrivere insieme un nuovo entusiasmante capitolo”, ha aggiunto Domenicali.

Il medico di Gaza Izzeldin Abuelaish: i leader politici indifferenti o complici

Roma, 13 ott. (askanews) – Israele uccise tre sue figlie e una nipote negli ultimi giorni dell’operazione Piombo Fuso del 2008-2009 nella Striscia di Gaza. Oggi il medico palestinese-canadese Izzeldin Abuelaish piange altri 100 parenti uccisi negli ultimi tre anni nell’enclave palestinese. Ma allora come oggi ‘il medico di Gaza’ ribadisce la propria determinazione a ‘non odiare’, a non diventare ‘una vittima che odia’ e ‘a trasformare la propria ferita e sofferenza in coraggio e determinazione’ nel chiedere ai leader politici della comunità internazionale di non rimanere ‘indifferenti o complici’ davanti ai diritti negati ai palestinesi di Gaza e della Cisgiordania. Autore nel 2010 del libro ‘Io non odierò’, diventato un docu-film (‘I shall not hate’), Abuelaish afferma che ‘l’odio è una malattia contagiosa e distruttiva, un virus che nasce dall’esposizione alle azioni che ci vengono inflitte’, invitando a prendere posizione contro ‘un mondo diventato una giungla, dove non c’è posto per i deboli’.

Askanews lo ha incontrato a margine di un incontro tenuto ad Anguillara Sabazia, alle porte di Roma, organizzato dalla parrocchia Regina Pacis.

SITUAZIONE A GAZA Abuelaish è nato e cresciuto nel campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, da genitori sopravvissuti alla Nakba del 1948. ‘Dall’inizio della guerra ho perso più di 100 parenti, ho ancora alcuni familiari vivi, ma non so cosa succederà. Tutto il campo profughi di Jabalia è stato distrutto, anche la nostra casa. Ora vivono in tenda a Nuseirat’, nel centro della Striscia. ‘A uno dei miei nipoti era stato diagnosticato l’Hiv prima della guerra. Sono riuscito a fargli avere delle medicine. Ma la situazione è difficile, anche per lo stigma e la paura che circonda i malati di Hiv. Non riesce ad avere le medicine, non può sottoporsi a controlli. Abbiamo chiesto che venga portato fuori da Gaza e si spera che l’Italia riesca a farsi carico di questo essere umano perché sta morendo in silenzio. Se non muore per i proiettili, muore per il silenzio, per la mancanza di cure, per negligenza’.

In generale, ha aggiunto, ‘la situazione è drammatica: le uccisioni avvengono quotidianamente. Non c’è quello che la propaganda chiama cessate il fuoco. Si contano ormai oltre 1.500 vittime (dall’11 ottobre del 2025, ndr) e il popolo palestinese vive in una condizione in cui il 75% del territorio è sotto controllo israeliano, mentre due milioni di persone sono costrette a vivere nel restante 25% della Striscia di Gaza. Si tratta di un’area piccolissima. Era già piccola, la più densamente popolata al mondo, prima della guerra’, ha ricordato.

E ‘dopo tre anni di punizione collettiva, di fame, uccisioni di massa e sfollamenti, Israele continua a bloccare l’accesso di beni essenziali. La gente vive da anni nelle tende, che non resistono al vento, alla pioggia e ora sta arrivando l’inverno, con il rischio concreto che la gente muoia, come già accaduto, quando sono morti dei bambini per il freddo’, ha aggiunto Abuelaish, ricordando i neonati deceduti lo scorso inverso. ‘La popolazione di Gaza non chiede nulla di eccezionale: vuole solo i mezzi per sopravvivere e vivere con dignità. Assistenza, istruzione, un riparo, acqua e cibo’.

I LEADER POLITICI COMPLICI O INDIFFERENTI ‘Che tipo di umanità è questa? In che mondo viviamo? – si accalora il medico di Gaza – i politici stanno a guardare, eppure potrebbero agire. Quante altre migliaia di palestinesi devono morire prima che dicano di essere soddisfatti? Quanto altro sangue deve ancora scorrere? E poi si chiedono perché i palestinesi siano così indignati. Prima di puntare il dito, bisognerebbe chiedersi: ‘Io cosa ho fatto?’ Mi rivolgo alle persone di tutto il mondo, e in particolare ai leader politici: il sangue dei palestinesi non ha lo stesso colore di quello degli altri? Cosa diranno ai loro figli, sapendo che la storia non dimenticherà mai? E anche se la storia dovesse dimenticare, la gente non dimenticherà, e la verità non potrà restare nascosta’.

La diaspora palestinese sta facendo sentire la propria voce ‘con saggezza, coraggio e gentilezza, attraverso i fatti’, ha continuato, e ‘vede che l’opinione pubblica risponde positivamente, in Italia, in Canada, nel Regno Unito, in Belgio, ovunque’.

‘Non abbiamo problemi con l’opinione pubblica, il problema riguarda quei leader politici che sono complici o indifferenti riguardo alla questione palestinese’, ha spiegato, sottolineando che ‘porre fine all’occupazione e creare una pace giusta ed equa tra palestinesi e israeliani, risolvendo l’instabilità dell’area, porterà benefici a livello globale’.

ISRAELE MENO SICURO Secondo il medico di Gaza, che prima di trasferirsi in Canada, ha lavorato anche in ospedali israeliani, oggi Israele ‘è meno sicuro’, perché ‘la potenza militare non porterà mai vera sicurezza o pace’. ‘Io voglio che gli israeliani siano sicuri e liberi, protetti dagli atti autodistruttivi del loro governo; (il premier Benjamin, ndr) Netanyahu, (il ministro delle Finanze Bezalel, ndr) Smotrich, (il ministro per la Sicurezza nazionale, Itamar, ndr) Ben Gvir e altri stanno causando loro gravi danni’, ha dichiarato Abuelaish, per cui ‘bisogna capire che la sicurezza, la libertà, la pace, la dignità, il futuro e i diritti degli israeliani sono interconnessi con la sicurezza, la libertà, la pace, la dignità, il futuro e i diritti dei palestinesi’.

‘È giunto il momento di comprendere che i mezzi militari non bastano; l’unica via è riconoscere pari diritti a tutti i cittadini. Questa è l’unica strada, e la più breve, ed è quello che chiedo ai leader politici: non semplici parole, ma azioni concrete’. Innanzitutto, tornando a rispettare lo stato di diritto, perché ‘nessuno è al di sopra della legge, nessuno gode di immunità assoluta’.

CURARE LE FERITE DI PALESTINESI E ISRAELIANI Interpellato su un processo di riconciliazione tra i due popoli, Abuelaish ha rimarcato che ‘è possibile solo dopo la fine dell’occupazione, del genocidio, della pulizia etnica’.

‘Allora si potrà iniziare a ricostruire le relazioni. Ma non si può parlare di riconciliazione mentre in Palestina sta ancora scorrendo il sangue, mentre continuano le demolizioni delle case, gli attacchi brutali dei coloni. Come si può chiedere di riconciliarsi quando si è affamati, assetati, quando si è sfollati, intimiditi e disumanizzati? È immorale chiedere a qualcuno che soffre, che è oppresso e umiliato, di riconciliarsi con il proprio carnefice. Bisogna mettere fine ai crimini’.

‘Serve un intervento a Gaza, ma è solo il primo passo; occorre una soluzione a lungo termine, con un calendario certo, per porre fine all’occupazione, tornare alla normalità e aiutare i popoli palestinese e israeliano a guarire le ferite, a sanare gli animi e a superare i traumi’, ha aggiunto.

‘Solo quando inizieremo a curare queste ferite, potremo favorire una riconciliazione. Il trauma è reale per entrambi, ma la situazione non è paragonabile: gli israeliani hanno rifugi e risorse, hanno tutto, mentre i palestinesi, penso soprattutto a donne e bambini, vivono una realtà diversa. È ingiusto equiparare i traumi delle due parti. A Gaza l’intera popolazione palestinese è traumatizzata. E temo che questo trauma diffuso porti inevitabilmente ulteriore violenza’.

ELEZIONI PALESTINESI Interpellato sulle critiche mosse al presidente Mahmoud Abbas (Abu Mazen) per il rinvio al 2027 delle elezioni inizialmente previste per novembre 2026, e sulle obiezioni di tanti palestinesi rispetto a elezioni che non porterebbero a istituzioni capaci di difenderli dagli attacchi degli israeliani, Abuelaish ha risposto di condividere le obiezioni dei suoi connazionali, perché ‘l’Autorità palestinese non è un governo. È impotente. Anche il presidente Abu Mazen, se vuole spostarsi da un luogo all’altro, ha bisogno di un permesso. E nelle aree A, B, C della Cisgiordania (come da Accordi di Oslo del 1993, ndr) non esiste nulla che si possa definire Autorità Palestinese in senso pieno; c’è l’occupazione, ci sono gli attacchi dei coloni. Uccidono, demoliscono, rubano’.

‘E poi come si possono indire elezioni a Gaza sotto occupazione? Come si può votare quando Israele ha detto che le consultazioni non si terranno a Gerusalemme Est? Per tenere delle elezioni serve stabilità. La cosa più importante, se si vogliono tenere delle elezioni, è disporre di libertà e stabilità’.

METTERE FINE ALL’OCCUPAZIONE PER RICOSTRUIRE LA FIDUCIA Per il medico di Gaza ‘porre fine all’occupazione è il primo passo per ripristinare la fiducia, a livello internazionale e tra palestinesi e israeliani, e avviare così un processo di riconciliazione e ricostruzione fondato sui diritti umani, sull’uguaglianza e sulla dignità per tutti, libertà per tutti, non come occupanti e occupati, oppressore e oppresso, ma come persone libere, uguali e dignitose’.

‘La vita di un palestinese vale quanto quella di chiunque altro. Quando i palestinesi perdono fiducia nella comunità internazionale, non bisogna incolpare loro: cosa ha fatto quando venivano bruciati vivi? Quando venivano uccisi o sfollati? Sono tre anni che i politici parlano e basta. Bisogna passare dalle parole ai fatti. (Il presidente americano Donald, ndr) Trump ha detto che ha portato la pace. Ma quale tipo pace? Ha portato solo altre uccisioni, più divisioni, più polarizzazione. Dovrebbe vergognarsi di aver diffuso queste bugie nel mondo’.

‘Spero che un giorno il mondo si risvegli e si lasci alle spalle l’epidemia di odio, violenza, guerra, razzismo, polarizzazione, paura, discorsi d’odio e crimini d’odio per essere investito da un’epidemia di giustizia, uguaglianza e rispetto della legalità’, ha concluso Abuelaish.

(di Simona Salvi)

Fmi vede l’economia di Israele in crescita con prezzi sotto controllo

Roma, 13 ott. (askanews) – Israele spicca come l’unico paese tra quelli direttamente o indirettamente coinvolti nel conflitto in Medioriente a mostrare indicatori macroeconomici tutti positivi, nelle ultime previsioni del Fondo monetario internazionale. Il quadro peggiore è invece di gran lunga quello dell’Iran: recessione economica e iperinflazione; ma anche diversi altri grandi esportatori di greggio del Golfo si ritrovano con cifre problematiche.

L’istituzione di Washington oggi ha pubblicato la versione aggiornata del suo Word Economic Outlook, mentre si stanno svolgendo a Bangkok le assemblee autunnali, secondo lo studio quest’anno l’economia di Israele registrerà una accelerazione della crescita al +4,5%, dopo il +3,5% del 2025, cui dovrebbe seguire un +4,4% nel 2027. L’inflazione appare sotto controllo con l’1,8% previsto quest’anno e un 2% il prossimo. Il bilancio di partite correnti è positivo per l’1,1% del Pil quest’anno e l’1,7% il prossimo, mentre il tasso di disoccupazione è atteso a livelli molto contenuti: 3,1% nel 2026 e 3,2% nel 2027.

Diametralmente opposta la fotografia per l’Iran: secondo le stime del Weo, dopo il -0,9% registrato dal Pil nel 2025 quest’anno l’economia crollerà del 7,6%, per poi mostrare un recupero solo parziale del 3,6% nel 2027. L’inflazione è attesa esplodere al 78,6% quest’anno e mantenere una dinamica acuta, con il 42%, anche nel 2027. La disoccupazione è prevista in netto aumento al 9,2% quest’anno e al 9% il prossimo.

Diversi indicatori risultano chiaramente negativi anche per altri grandi esportatori di petrolio del Golfo. Per l’Arabia Saudita il Fmi prevede una recessione del 3,3% quest’anno, cui dovrebbe seguire un consistente rimbalzo, +7,9% il prossimo; l’inflazione è sotto controllo – all’1,9% quest’anno e al 2,2% il prossimo – ma il bilancio di partite correnti è negativo, per il 3,5% del Pil su 2026 e l’1,3% su 2027.

Per gli Emirati Arabi Uniti il Fmi prevede -3,9% del Pil quest’anno, +7,7% il prossimo e inflazione al 4,5% del 2026 e al 2,5% nel 2027. Per l’Iraq, il Weo stima un crollo del Pil del 16% quest’anno cui dovrebbe seguire un rimbalzo del 19% il prossimo, inflazione al 3,5% quest’anno e al 3% del 2027. Per il Qatar -15,6% del Pil quest’anno e +18,8% del 2027, inflazione al 3,6% quest’anno e al 3,1% il prossimo. Per il Kuwait -16,7% del Pil quest’anno, +17,1% il prossimo e inflazione al 2,2% nel 2026 e 2,4% del 2027. Recessione prevista anche per il Bahrein -11,3% quest’anno con rimbalzo del 13,9% il prossimo e inflazione sotto controllo (2,2% del 2026 1,5% del 2027).

Allargando lo sguardo, i dati del Fmi rilevano problematiche anche per la Turchia, player chiave della regione, non tanto sulla crescita economica, attesa al 2,7% quest’anno e al 3,6% il prossimo, ma sull’inflazione che resterà molto sostenuta e a due cifre: 31,2% quest’anno e 26,5% il prossimo, con una disoccupazione superiore all’8%. L’alta inflazione è un problema che riguarda anche l’Egitto, la crescita è positiva: 5,1% quest’anno e 4,7% il prossimo, ma dovrà fare i conti con +13,3% dei prezzi al consumo sul 2026 e +14,8% sul 2027, secondo il Weo.

“La chiusura dello stretto di Hormuz ha causato un grave shock sull’offerta, danneggiando una rotta dalla quale transitano circa 20 milioni di barili, ovvero approssimativamente un quarto del traffico marittimo globale di petrolio che ogni giorno si muoveva prima dell’inizio del conflitto. Tuttavia la flessibilità delle forniture ha limitato quanto volume è stato effettivamente perso – rileva il Fmi -. I produttori del Golfo hanno indirizzato alcune forniture ad altri porti, mentre la produzione fuori dal Golfo è aumentata di 2 milioni di barili al giorno”.

Omc Med Energy, a Ravenna il tavolo dell’energia nel Mediterraneo

Ravenna, 13 ott. (askanews) – In un mondo sempre più polarizzato il Mediterraneo torna al centro della partita energetica. E Ravenna si prepara a esserne ancora una volta il tavolo comune: dal 13 al 15 aprile 2027 il Pala De André ospita la diciottesima edizione di Omc Med Energy. “E’ un luogo ideale, un luogo perfetto che ormai si ripete – spiega Francesca Zarri, presidente di Omc Med Energy -: questa è la diciottesima edizione dove i ministri del Nord Africa, quindi della sponda sud del Mediterraneo, i nostri rappresentanti istituzionali, ma l’industria si trovano e, diciamo, francamente discutono e trovano quelle che sono le soluzioni. Il titolo di quest’anno di Omc è Connecting the Med: Solutions to navigate energy complexity. Mai come oggi c’è bisogno di uno spazio di discussione e di pragmatismo”.

A sei mesi dal via, i numeri ci sono già: quasi seimila metri quadrati di esposizione confermati, oltre 300 aziende, una quarantina di nuovi espositori. Nel 2025 le delegazioni arrivavano da 30 Paesi, l’obiettivo è superarle. E la città gioca le sue carte. “Ravenna è convinta di poter svolgere un ruolo all’interno del Mediterraneo e anche per tutto il resto del paese, sia con la presenza di un porto che è in una fase di trasformazione e ammodernamento, sia dal punto di vista energetico – dice il sindaco Alessandro Barattoni -. Omc rappresenta l’opportunità di discutere sia di energia che di infrastrutture portuali nello stesso momento. Noi crediamo che da qui possa partire una nuova strategia che tiene insieme autonomia strategica, sostenibilità ambientale e crescita per tutto il paese”.

Il programma segue la mappa delle connessioni: geopolitica e decarbonizzazione, la finanza delle infrastrutture con la Banca europea per gli investimenti e Goldman Sachs, i porti come hub energetici, il trasporto marittimo con Msc. Fino alla novità: Amazon Web Services e il fondo emiratino Mgx al tavolo dell’energia. “Il tema dei data center è il grande tema, una nuova grande ondata – ricorda la presidente di Omc Med Energy -: non possiamo pensare a un Mediterraneo che non sia protagonista anche di questo. E i data center non tanto come data center in sé, ma come elementi importanti all’interno delle infrastrutture energetiche, sia come elementi passivi che come elementi attivi. Avremo tutta una giornata, la terza giornata del 15, proprio di discussioni sia a livello internazionale che con un occhio alla realtà del Nord Italia, che si caratterizza per essere una delle zone europee dove il supercalcolo e l’intelligenza artificiale hanno la loro maggiore evoluzione”.

Da Ravenna, un ponte tra le due sponde del Mediterraneo nel segno dell’energia.

Bulgaria, due navi colpite da droni nel Mar Nero: 11 dispersi

Roma, 13 ott. (askanews) – Due navi sono state colpite da droni nel Mar Ner e una è affondata. Lo ha detto oggi il premier bulgaro, Rumen Radev, nel corso di una riunione straordinaria del consiglio di sicurezza del governo.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa bulgara Novinite, Radev ha precisato che la nave “Chelsea 3”, battente bandiera maltese, è stata colpita da tre droni a circa 18 miglia nautiche a est di Byala, mentre la seconda, identificata come “Azov Concord”, è affondata a circa 17 miglia nautiche a est di Krapets dopo essere stata colpita da un drone.

Undici membri dell’equipaggio della nave mercantile “Azov Concord” risultano dispersi, mentre altri cinque sono stati tratti in salvo dopo che l’imbarcazione è stata colpita a 17 miglia a est di Krapets, villaggio sulla costa bulgara del Mar Nero. Lo riporta l’agenzia di stampa bulgara Novinite, citando le autorità locali.

La maggior parte dell’equipaggio è di nazionalità siriana, mentre tre membri sono egiziani, ha precisato dal segretario generale ministero dell’Interno di Sofia, Lyubomir Nikolov, aggiungendo che il ministero dell’Interno non è in grado di confermare l’affondamento della “Azov Concord”, come sostenuto in precedenza dal premier bulgaro.

La seconda nave colpita, Chelsea 3, è rimasta a galla e sta andando alla deriva senza equipaggio, ha aggiunto Nikolov, confermando che tutti i 15 membri dell’equipaggio sono stati tratto in salvo. La polizia li sta ascoltando per ricostruire quanto accaduto.

Collaboratori licenziati: annullata la condanna a Ilaria Salis

Milano, 13 ott. (askanews) – Il processo a carico di Ilaria Salis per il licenziamento illegittimo di due suoi ex collaboratori riparte da zero. La giudice d’appello del Lavoro di Milano ha accolto la richiesta dei legali dell’eurodeputata di Avs, annullando la sentenza di primo grado che si era concluso con la condanna di Salis a un risarcimento da 300 mila euro da versare a favore dei suoi ex collaboratori.

La difesa dell’eurodeputata aveva lamentato la mancata notifica a Salis dell’avvio del procedimento di primo grado celebrato davanti al Tribunale del Lavoro di Milano. In particolare l’ eurodeputata aveva assicurato di aver appreso dell’esistenza del processo soltanto dopo la pronuncia della sentenza di condanna.

Dpfp, Giorgetti: con i nuvoloni all’orizzonte confermiamo la rotta

Roma, 13 ott. (askanews) – “Quando il bollettino meteorologico annuncia tempesta, prima di uscire in mare aperto conviene assicurarsi delle condizioni dell’imbarcazione. Questa rotta riteniamo di doverla confermare in un momento come questo in cui si annunciano nuovoloni all’orizzione e il documento mira a questa impostazione”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo in aula alla Camera dove si stanno svolgendo le dichiarazioni di voto sul Dpfp.

Generali e Banca Mondiale: partnership sui mercati emergenti

Roma, 13 ott. (askanews) – Generali e la Banca Mondiale (World Bank Group) hanno firmato oggi, in occasione degli Incontri Annuali della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale a Bangkok, un Memorandum d’Intesa fondato sull’impegno comune a mobilitare capitali privati, rafforzare la resilienza e ampliare l’offerta di soluzioni assicurative e di investimento dedicate ai mercati emergenti.

La collaborazione, riporta un comunicato, punta a sviluppare per i mercati emergenti soluzioni di investimento e una significativa offerta assicurativa. Sul fronte degli investimenti, Generali e la Banca Mondiale collaboreranno per creare opportunità di investimento che possano contribuire a indirizzare capitali istituzionali verso mercati di frontiera ed emergenti, nel rispetto dei requisiti di investimento di Generali.

Per quanto riguarda le soluzioni assicurative, inizialmente focalizzate sui mercati asiatici, la partnership si concentrerà su tre aree prioritarie: sviluppare opzioni di copertura dedicate all’invecchiamento della popolazione, in linea con il Silver Economy Program della Banca Mondiale; fornire un supporto mirato al settore agricolo attraverso soluzioni assicurative contro i rischi climatici e i danni alle colture; rafforzare la protezione contro le catastrofi naturali e i rischi climatici.

Le parti, prosegue il comunicato, collaboreranno inoltre per favorire la condivisione dei rischi tra le diverse aree emergenti, creando strutture diversificate e scalabili per la copertura dei rischi catastrofali e progettando meccanismi innovativi di condivisione dei rischi climatici.

“Sono molto orgoglioso di annunciare oggi la partnership tra Generali e la Banca Mondiale, che testimonia il nostro impegno comune a rafforzare la resilienza delle economie emergenti, che svolgono un ruolo cruciale nella crescita globale e sono sempre più esposte a nuovi rischi”, ha commentato Andrea Sironi, presidente del Gruppo Generali. “In un mondo sempre più instabile, le soluzioni assicurative sono essenziali per aiutare famiglie, imprese e governi a gestire i rischi in modo più efficace, favorendo al contempo gli investimenti e sostenendo la crescita di lungo periodo. Insieme alla Banca Mondiale, metteremo a fattor comune le rispettive competenze e capacità per mobilitare capitali su larga scala e ampliare l’accesso a nuove soluzioni in grado di promuovere concretamente la resilienza e lo sviluppo economico sostenibile”.

Secondo Ajay Banga, presidente del Gruppo Banca Mondiale “accanto a infrastrutture più solide e politiche più efficaci, le assicurazioni possono contribuire a salvaguardare i progressi compiuti in termini di sviluppo e a creare le condizioni per nuovi investimenti. È questa l’opportunità offerta dalla nostra partnership con Generali: unire capitale di lungo periodo e competenze nella gestione dei rischi alle nostre relazioni con i Paesi, agli strumenti di finanziamento e alle garanzie che mettiamo a disposizione”.

La partnership tra Generali e il World Bank Group si concentrerà inoltre su attività di sensibilizzazione, elaborazione e condivisione di analisi e competenze, dialogo sulle politiche pubbliche e iniziative volte a promuovere una maggiore comprensione del ruolo delle assicurazioni nel rafforzamento della resilienza finanziaria e nella riduzione dei gap di protezione.

La partnership, conclude il comunicato, è stata annunciata a margine dell'”Insuring Resilient Growth: De-Risking Investments and Creating Jobs”, evento ufficiale degli Incontri Annuali organizzato da Generali e dall’Ufficio del Direttore Esecutivo italiano presso la Banca Mondiale, con la partecipazione di Ajay Banga, Presidente della Banca Mondiale, e Alexander De Croo, Amministratore del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP).

Papa, il cardinale Parolin: suo annuncio un fulmine a ciel sereno

Città del Vaticano, 13 ott. (askanews) – “L’annuncio della malattia del Papa è stato un fulmine a ciel sereno anche per i suoi stretti collaboratori. Nessuno se lo aspettava, però queste sono le sorprese di Dio”. A confermarlo è stato stamane il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin.

Parlando a margine di un convegno su Papa Luciani che si sta tenendo alla Pontificia Università Gregoriana, il porporato ha poi aggiunto: “Siamo rimasti tutti colpiti dalla serenità con cui ha dato l’annuncio. Siamo all’inizio di questa difficoltà” ha, quindi, proseguito, augurandosi che “si possa togliere al più presto e che il problema si possa risolvere” in tempi brevi aggiungendo che per questo “siamo fiduciosi”. Parolin ha poi rivelato di aver incontrato ieri il pontefice e che anche “anche ieri ha parlato con molta serenità. E’ un grande esempio in questo senso”, ha concluso.

Costringe partner a sesso estremo: arrestato per tortura

Milano, 13 ott. (askanews) – Sottoposta per ore a ripetute violenze fisiche mediante un taser artigianale, colpi di pistola ad aria compressa, strangolamenti e percosse. Fascette in plastica strette agli arti superiori e inferiori. Ed è proprio con delle fascette strette alle caviglie che lo scorso 3 ottobre una donna è stata trasportata da un’ambulanza all’Ospedale di Chieri, riferendo ai sanitari di aver subìto per 12 ore sevizie fisiche e psicologiche da parte del proprio partner, in quella che in un primo momento doveva essere una pratica concordata di cosiddetto “BDSM consensuale/non consensuale”. Durante il rapporto, tuttavia, il compagno aveva iniziato a porre in essere azioni particolarmente violente e brutali, diverse da quelle stabilite.

All’arrivo in ospedale, la donna presentava evidenti segni di lesioni in tutto il corpo, segni di strangolamento al collo e un trauma facciale. I Carabinieri della Compagnia di Chieri, allertati immediatamente dai sanitari, hanno raccolto la testimonianza della donna e si sono contestualmente recati a casa della coppia, trovando il compagno intento a sistemare l’abitazione, visibilmente sotto l’effetto di sostanze stupefacenti – che avrebbe sostenuto di aver consumato anche la donna.

Nell’abitazione, in evidente stato di disordine compatibile con degli episodi di colluttazione, vi era uno strumento di bloccaggio artigianale appeso al muro che l’uomo riferiva essere stato utilizzato per immobilizzare la compagna sospesa per i polsi.

Giorgetti: nuvoloni all’orizzonte, scostamento garantisce sostenibilità

Roma, 13 ott. (askanews) – “Quando il bollettino meteorologico annuncia tempesta, prima di uscire in mare aperto conviene assicurarsi delle condizioni dell’imbarcazione. Questa rotta riteniamo di doverla confermare in un momento come questo in cui si annunciano nuovoloni all’orizzione e il documento mira a questa impostazione”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo in aula alla Camera dove si stanno svolgendo le dichiarazioni di voto sul Dpfp.

“Uno scostamento non indiscriminato nè in quantità nè in numero, ma totalmente e consapevolmente richiesto e che garantisce la sostenibilità della finanza pubblica e del debito senza mettere a rischio quello che abbiamo costruito in questi quattro anni”, ha affermato il ministro in relazione alla richiesta di scostamento di bilnancio.

“In questo momento l’auspicio è che sia condiviso questo tipo di approccio, per permettere all’Italia di presentarsi in modo credibile”. Peraltro lo scostamento di bilancio per la parte relativa all’energia sarà indirizzato a garantire la sicurezza energetica ma “noi riteniamo che debba in qualche modo, specialmente nella fase iniziale acuta, dare sostegno in modo temporaneo e selettivo a famiglie e imprese che si trovano in difficoltà in questo momento di rialzo dei prezzi”, ha spiegato.

Fabiola Gianotti: i miei 10 anni alla guida del Cern di Ginevra

Milano, 13 ott. (askanews) – “Il mio tempo attualmente è dedicato in parte alla ricerca fondamentale. Sono ritornata a fare ricerca con le mie mani dopo dieci anni di direzione e direzione del CERN”: Fabiola Gianotti racconta i suoi due mandati alla guida del più grande laboratorio di fisica delle particelle al mondo, il CERN di Ginevra. La passione per la fisica nata da un libro su Marie Curie; l’amore per la musica e l’annuncio della scoperta del bosone di Higgs, “sembrava di essere a un concerto rock”; lo Science Gateway (cioè il complesso ideato da Renzo Piano dove anche i bambini possono avvicinarsi alla scienza; le misure per facilitare l’ingresso delle scienziate al Cern, dall’asilo nido sin dai primi mesi di vita dei neonati ai criteri di monitoraggio sistematico delle carriere; e infine l’indipendenza della scienza, perché “è molto importante che il supporto il sostegno della scienza da parte della società e dei Governi aumenti. Non possiamo pensare di progredire, non possiamo pensare a un futuro sostenibile per il pianeta e per l’umanità, per la società, senza l’apporto della scienza”.

L’intervista a Gianotti è un podcast della serie “Italiane della Scienza” prodotto da Askanews e ideato da Alessandra Quattrocchi, reperibile sul sito di askanews, sul canale YouTube dedicato e su tutte le piattaforme di streaming audio. “Il CERN è un’istituzione molto speciale che si occupa di ricerca di innovazione. Chiaramente facciamo ricerca e quindi la ricerca si basa sulle idee, sulla creatività, sulla curiosità. Ma per realizzare poi queste idee, per scoprire il bosone di Higgs, per cercare nuova fisica che permetta di rispondere alle questioni aperte, occorre costruire anche strumenti avanzatissimi e molto complessi. Occorre anche molto pragmatismo, il CERN poi è finanziato da finanziamenti pubblici dei paesi membri, quindi non si può sprecare il denaro pubblico” spiega Gianotti.

Viviamo in tempi inquieti, in cui il grande capitale ha preso le redini della ricerca e anche dell’esplorazione spaziale: come si garantisce l’indipendenza della scienza? “I 25 paesi membri del CERN hanno capito che l’importanza del bene comune e del CERN è da privilegiare o diciamo è maggiore degli interessi nazionali” dice Gianotti, “sapendo poi che quando il bene comune, cioè il CERN, funziona bene, il ritorno per i paesi individuali che hanno contribuito al CERN è enorme. Il CERN ha anche una convenzione fondatrice che definisce chiaramente la missione, ovvero la ricerca fondamentale senza scopi militari. Quindi si trova in una situazione privilegiata da questo punto di vista. Non è la stessa cosa in altri campi. Io penso che sia molto importante però avere delle policy per cui i fini strategici scientifici di un ente di ricerca, di un’istituzione, dell’organizzazione vengano mantenuti e pur essendoci chiaramente anche dei vincoli a volte finanziari e di ritorno economico, questi non prevarichino lo scopo scientifico”. La scoperta del bosone di Higgs è stato il compimento di un lungo lavoro, di un lungo percorso teorico e sperimentale allo stesso tempo. Cosa viene dopo? “Il bosone di Higgs stesso rimane una particella in gran parte misteriosa” dice Gianotti, “ancora non capiamo bene il meccanismo che ha portato alla formazione della materia nell’universo primordiale. Il bosone di Higgs stesso potrebbe essere legato anche al destino dell’universo. Altre questioni aperte sono legate al fatto che oggi noi conosciamo soltanto il 5% dell’universo, cioè se noi sommiamo tutti i corpi celesti che vediamo, dai pianeti alle stelle, alle galassie, otteniamo il 5% del contenuto di energia e materia dell’universo. Il resto è un punto interrogativo fatto di forme di energia e di materia che non conosciamo, che non interagiscono con i nostri strumenti e che quindi chiamiamo materia oscura e energia oscura”.

Indagine del Banco Alimentare: al 56 per cento dei poveri non arrivano aiuti

Roma, 13 ott. (askanews) – Fare il punto sulle politiche di contrasto alla povertà alimentare e proporre un cambio di passo nella filiera della solidarietà. È stato questo il tema al centro del primo “Forum sulla Povertà e l’insicurezza alimentare” organizzato da Fondazione Banco Alimentare, alla presenza di Istituzioni, Imprese e Terzo Settore, durante il quale è stata condivisa una proposta strategica finalizzata ad ampliare la capacità di risposta dell’intero sistema di aiuto alimentare.

Oggi oltre il 50 per cento delle persone che necessitano di sostegno alimentare non viene ancora raggiunto dagli interventi esistenti. Dalla ricerca promossa da Fondazione Banco Alimentare ETS e svolta dal Food Sustainability Lab della POLIMI School of Management del Politecnico di Milano è emerso che il sistema degli aiuti alimentari contribuisce in maniera significativa al bisogno, potendo assicurare un pasto al giorno al 44% alle persone indigenti. Resta tuttavia un importante Gap da colmare, stimato nel 56% delle persone in condizioni di povertà assoluta.

Dall’analisi svolta dalla POLIMI School of Management del Politecnico di Milano è risultato che le donazioni realizzate in un anno dalle imprese possono coprire il 22% della domanda di aiuti alimentare (circa 458 milioni di pasti in un anno); la copertura assicurata dalla Carta DAT è stimata pari al 14% (289 milioni di pasti-anno) e dal sistema FSE+/FN pari al 8% (159 milioni di pasti-anno). La filiera Donazioni è caratterizzata da un costo contenuto ed elevata copertura, permettendo al costo unitario per un pasto di essere pari a 0,60 Ç-pasto, più basso rispetto al prezzo di acquisto che avrebbe nel mercato finale (2,35 Ç-pasto) – e anche ai 2,12 Ç-pasto richiesti da Carta DAT e ai 1,71 Ç-pasto del programma FSE+/FN.

Rafforzare la filiera delle donazioni può contribuire in modo particolarmente efficace ad ampliare l’accesso al cibo, liberando risorse da reinvestire nel sistema di aiuto alimentare. Dato l’impatto relativamente contenuto della donazione sui conti pubblici, c’è infatti spazio per introdurre ulteriori misure per rendere la donazione, in particolare di prodotti standard, ancora più conveniente.

L’introduzione della donazione di prodotti standard non intende sostituirsi alle misure esistenti, ma integrarsi in una visione d’insieme. Restano infatti centrali gli strumenti di sostegno diretto (come la Carta DAT) e, soprattutto, i finanziamenti garantiti al Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) e al Fondo Nazionale, che costituiscono oggi la spina dorsale della distribuzione degli aiuti alimentari e che necessitano di essere mantenuti e rafforzati.

Colmare il divario residuo richiede dunque di irrobustire e ottimizzare tutte le filiere, sostenendo anche la capacità logistica e organizzativa del Terzo Settore per gestire volumi maggiori di aiuti alimentari.

Dall’indagine condotta da PrismaStat – presso le Organizzazioni Partner Territoriali (mense per i poveri, case-famiglia, comunità per i minori, centri d’ascolto, unità di strada, etc) convenzionate con Banco Alimentare, emerge un identikit della povertà alimentare oggi in Italia: sempre più famiglie con figli e lavoratori che, pur avendo un’occupazione, non riescono a far fronte alle spese quotidiane. Le famiglie con minori sono tra i beneficiari più presenti per il 77% delle organizzazioni, seguite dai lavoratori a basso reddito (56%), dalle persone straniere (51%) e dagli anziani soli (36%).

La ricerca fotografa anche la classifica degli alimenti più richiesti e di quelli che il sistema degli aiuti fatica a garantire. Tra questi l’olio d’oliva, caffè, formaggi stagionati, carne fresca, latticini e uova. Un dato significativo è che, se il 67% delle organizzazioni giudica positivamente la qualità degli alimenti ricevuti, appena il 39% è soddisfatto della varietà dei prodotti disponibili.

C’è poi un aspetto economico interessante: il 62% delle organizzazioni deve ricorrere anche ad altre fonti di approvvigionamento e, tra queste, il 66% acquista direttamente parte degli alimenti necessari, sostenendo costi che potrebbero altrimenti essere destinati ad altre attività di sostegno. Da qui una delle indicazioni più importanti della ricerca per il mondo delle imprese: affiancare al recupero delle eccedenze, anche donazioni programmate dei prodotti maggiormente necessari per rendere gli aiuti più efficaci e alleggerire i costi della rete territoriale.

Per superare queste criticità e consolidare l’intero sistema di aiuto alimentare, Fondazione Banco Alimentare ETS ha presentato oggi una proposta che individua alcune leve strategiche fondamentali come il potenziamento della Legge 166/2016 per adeguarla ai nuovi scenari, il rafforzamento della leva fiscale a sostegno delle imprese donatrici e alcune misure di supporto alla logistica e ai trasporti per sostenere l’operatività quotidiana degli enti del Terzo Settore.

“Auspichiamo che, in vista della prossima legislatura, ciascun partito possa individuare un parlamentare o un tecnico per formare un tavolo di lavoro stabile che contribuisca ad individuare in tempi brevi misure a sostegno della donazione di prodotti standard e un potenziamento della Legge 166/2016, riconosciuta da tutti come un modello di “buona politica”, nato da un percorso condiviso e approvato all’unanimità dal Parlamento”, ha affermato Marco Piuri, presidente di Fondazione Banco Alimentare ETS.

Carburanti, prezzi stabili, benzina self a 2,035 euro, diesel 2,252

Roma, 13 ott. (askanews) – Prezzi stabili per i carburanti sulla rete stradale. In base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del ministero di Imprese e Made in Italy, il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,035 euro al litro per la benzina e 2,252 euro al litro per il gasolio. Sulla rete autostradale, riporta una nota, il prezzo medio self è di 2,045 euro al litro per la benzina e 2,269 euro per il diesel.

Georgieva: Globalizzazine? "Io laureata a università Karl Mark ora capo Fmi"

Roma, 13 ott. (askanews) – “Non per farne una cosa personale ma mi sono laureata all’università Karl Marx e ora sono a capo del Fondo monetario internazionale”. Lo ha affermato la direttrice del Fmi, la bulgara Kristalina Georgieva, come un esemio dei benefici della globalizzazione a fronte delle attuali dinamiche di frammentazione, durante un dibattito alle assemblee autunnali in corso a Bangkok. “Stavo dall’altra parte della cortina di ferro durante la guerra fredda, e vi posso assicurare che faveca freddo”, ha detto.

Georgieva: Globalizzazine? "Io laureata a università Karl Mark ora capo Fmi"

Roma, 13 ott. (askanews) – “Non per farne una cosa personale ma mi sono laureata all’università Karl Marx e ora sono a capo del Fondo monetario internazionale”. Lo ha affermato la direttrice del Fmi, la bulgara Kristalina Georgieva, come un esemio dei benefici della globalizzazione a fronte delle attuali dinamiche di frammentazione, durante un dibattito alle assemblee autunnali in corso a Bangkok. “Stavo dall’altra parte della cortina di ferro durante la guerra fredda, e vi posso assicurare che faveca freddo”, ha detto.

Il 58% degli spagnoli teme un conflitto con il Marocco per le tensioni su Ceuta

Roma, 13 ott. (askanews) – Il 58% degli spagnoli ritiene che le tensioni legate a Ceuta e Melilla possano sfociare in un conflitto armato tra Spagna e Marocco nel prossimo decennio. E’ quanto emerge da un sondaggio di Politico, condotto a settembre, prima che il premier Pedro Sanchez convocasse nuove elezioni. Dalla ricerca emerge inoltre che tre spagnoli su quattro considerano il Marocco una minaccia concreta per l’integrità territoriale del proprio Paese.

Gli elettori intenzionati a votare per Alberto Nunez Feijoo del Partito popolare o per il partito di estrema destra Vox alle prossime elezioni si sono dimostrati più propensi sia a considerare il Marocco una minaccia per la Spagna, sia a ritenere che le tensioni legate alle città autonome possano sfociare in un conflitto armato entro la fine del decennio. Oltre tre quarti dei sostenitori di Vox e il 68% di quelli del Partito popolare ritengono probabile un conflitto nel prossimo decennio.

Anche tra gli elettori del Partito Socialista di Sanchez, quasi due terzi considerano il Marocco una minaccia concreta. La base elettorale del partito appare invece divisa sulla probabilità di un conflitto: il 47% lo ritiene probabile, mentre il 43% esclude questa eventualità. Il sondaggio evidenzia, inoltre, come il Marocco sia ampiamente percepito come una minaccia per la Spagna.

Oltre l’80% degli spagnoli intervistati ritiene che il Paese nordafricano rappresenti un rischio da moderato a significativo per la sicurezza spagnola, collocandolo nettamente al di sopra di altre potenze straniere, come Cina, Stati Uniti e Russia.

Tuttavia, due terzi degli spagnoli intervistati hanno affermato di aspettarsi che Ceuta e Melilla saranno ancora sotto il controllo spagnolo tra 20 anni.

Trump scarica Zelensky. È una mossa contro l’Europa, non solo contro l’Ucraina

Mosso esclusivamente dai propri interessi personali e di clan, economici e politici, Donald Trump ha una volta di più confermato la sua predilezione per Vladimir Putin e il suo disprezzo per Volodymyr Zelensky. Non solo la sostanza della sua decisione di importare gasolio russo dopo che ne aveva decretato l’embargo, ma più ancora la modalità – una frase buttata lì in una dichiarazione volante – con la quale ha dato il benservito al presidente ucraino lo dimostrano ampiamente.

Si è detto che la decisione – non si sa quanto estemporanea né quanto a lungo destinata a protrarsi nel tempo – è stata dettata dalla necessità impellente di ridurre i prezzi alla pompa del carburante lungo le infinite strade americane, alla ricerca del consenso perduto. Ed è certamente così. Ma c’è dell’altro.

 

Un nuovo ordine senza l’Europa

Come anche qui scrivevamo non molti giorni fa, è corretta l’analisi di quegli osservatori – Carlo Bastasin della Brookings Institution di Washington lo ha ribadito domenica a In mezz’ora – che ritengono il presidente USA impegnato nell’organizzazione di un prossimo trilaterale con Xi Jinping e Putin che ridefinisca l’ordine mondiale, abbandonando ogni logica multilaterale e, di fatto, pure la classica composizione delle alleanze internazionali, a partire da quella atlantica.

Un percorso che accantona l’Europa nella periferia del nuovo ordine e che, in prospettiva, tende a dividerla come un tempo, rigettando la sua parte orientale fra le grinfie dell’orso russo. Un progetto, mascherato da dichiarazioni preoccupate circa il futuro del Vecchio Continente minacciato dal presunto abbandono dei suoi antichi valori in favore di un multiculturalismo deleterio e mortale, che il vicepresidente Vance illustrò con parole sgradevoli sin dal suo primo discorso tenuto a Monaco di Baviera agli inizi del nuovo mandato di Trump.

Gli europei devono guardare in faccia la realtà: come ha scritto ieri l’altro Sergio Fabbrini su Il Sole 24 Ore, «lo smantellamento dell’UE costituisce l’obiettivo comune delle tre grandi potenze».

 

Gli interessi di Pechino, Mosca e Washington

Pechino vuole conquistarne il ricco mercato, e ci sta riuscendo, come da ultimo l’arrivo delle sue auto elettriche sta dimostrando.

Mosca vuole riprendersi uno spazio geografico da utilizzare a propria protezione e da reinserire nella propria orbita economica.

Washington vuole avere a che fare con piccole singole nazioni, invece che con un’unica Unione capace di affermare la propria superiorità giuridica, contrastando – soprattutto – la famelica protervia degli aspiranti nuovi padroni del mondo, quegli inquietanti e pericolosi dominatori dell’high technology che sono il vero referente dell’attuale potere politico statunitense.

L’Europa è dunque il grande oggetto del desiderio di questo costituendo G3 (che in realtà a Xi Jinping – non si sa se pure a Trump – risulta chiaro trattarsi di un G2+1, in quanto l’amicizia «senza limiti» con la Russia è fondata su uno squilibrio in favore del Dragone cinese alquanto evidente).

 

Il sostegno ai nazionalismi europei

Per accelerare e favorire il raggiungimento dello scopo verranno sostenuti con ogni mezzo (già lo sono) quei movimenti, partiti, organi di informazione di ogni singolo paese europeo ostili all’integrazione federale e intrinsecamente nazionalisti. Un’azione in pieno svolgimento da anni, soprattutto sulla rete, e ora destinata a rafforzarsi per sfruttare appieno l’anno elettorale che verrà inaugurato dalla Spagna fra poche settimane e che vedrà cimentarsi paesi assai importanti quali Francia, Polonia e Italia, oltre a Finlandia, Estonia, Grecia e Slovacchia.

 

Il voto dei cittadini e la debolezza delle leadership

La mossa trumpiana contro Kyiv segna l’avvio di questa manovra ostile verso Bruxelles. A questo punto solo i cittadini europei possono sventarla, con il loro voto. Il problema è che ad essi si rivolgono, dal versante europeista, leadership politiche appesantite da anni di governo e dagli scandali emersi conseguentemente (Spagna), molto deboli (Francia), contraddittorie al proprio interno (Italia), autorevoli ma insidiate da una forte opposizione (Polonia).

L’altro problema è la sistematica incapacità di Bruxelles nel proporre una visione, un’idea del futuro comune capace di suscitare entusiasmi e speranze. Consegnandosi così all’assalto di avversari determinati nel volerla distruggere.

Il dialogo come base della pace

Alle sorgenti della fede

«Abbiamo bisogno di entrare in costante confidenza con le Sacre Scritture, altrimenti il cuore resta freddo e gli occhi restano chiusi, colpiti da innumerevoli cecità!».

Con queste parole, che sintetizzano il suo magistero, Papa Francesco voleva che la Chiesa compisse un passo in avanti per andare alle sorgenti della fede, quelle che danno senso, vita e prospettiva a gesti destinati altrimenti a essere sterili.

Rileggendo la lettera Aperuit illis, in forma di motu proprio, si coglie lo spirito del pontificato di Papa Bergoglio, perché riprende le parole con cui Luca narra gli ultimi gesti di Gesù risorto prima dell’Ascensione e istituisce la Domenica della Parola di Dio, celebrata a partire dalla terza domenica di gennaio del 2020. Una ricorrenza con una forte valenza ecumenica, anche in considerazione del periodo, segnato dal dialogo con gli ebrei e con altre confessioni, e oggi sul crinale di ben due guerre fratricide.

Già a conclusione dell’Anno Santo della Misericordia, con la lettera Misericordia et misera, il Papa, il 20 novembre 2016, aveva detto che avrebbe avuto piacere di proseguire quella spiritualità anche attraverso una maggiore sottolineatura della Parola di Dio. Egli ha così continuato gli insegnamenti del Concilio, perché nella costituzione Dei Verbum, del 18 novembre 1965, si dice che il popolo cristiano si nutre sia della Santa Eucaristia sia della Parola di Dio, viva, che viene offerta nella proclamazione della Scrittura. Il Santo Padre ha così rafforzato le molte iniziative per la pastorale in prospettiva dell’anniversario di Cristo del 2033.

Nella terza domenica, infatti, la liturgia presenta sempre Gesù come annunciatore della Parola di Dio. Gesù, che è Parola di Dio, la annuncia annunciando il Regno di Dio che egli inaugura. Per questo la domenica è anche un’occasione ecumenica di condivisione, soprattutto con il popolo ebraico e con le Chiese riformate, che hanno messo al centro la Scrittura.

Il Papa firmò la lettera Aperuit illis il 30 settembre 2019, giorno della memoria liturgica di san Girolamo, grande interprete della Sacra Scrittura: è lui che l’ha tradotta dal testo originario e l’ha fatta conoscere in latino. Il Papa prendeva spunto proprio da questo per indicare che la Chiesa continua ad avere tra le mani la Sacra Scrittura come una parola che il Signore le rivolge e con cui la guida nella storia. Non a caso il Santo Padre firmò la Aperuit illis non nella Basilica di San Pietro, ma in quella di San Giovanni, cattedrale di Roma e sede del vescovo della città.

 

La persona e la libertà

Nella lettera ricorre a tre immagini bibliche complementari tra loro. La prima è quella del Cristo che si avvicina ai discepoli di Emmaus, i quali in un primo momento non lo riconoscono, e spiega loro le Sacre Scritture. Questo fatto ci testimonia che la Parola trova il suo significato completo quando è posta alla luce di Gesù, perché «… il viaggio del Risorto coi discepoli di Emmaus si chiude con la cena e il misterioso viandante accetta l’insistente richiesta che gli rivolgono i due». Comprendiamo da questa scena quanto sia inscindibile il rapporto tra Sacra Scrittura ed Eucaristia, che rende possibile il riconoscimento tra «persone».

Ecco un primo collegamento con la visione domenicana e, in particolare, tomista. San Tommaso ci dice che i termini «persona» e «personalità» rivestono un carattere e un significato essenzialmente metafisico, perché esprimono quelle nozioni che riguardano direttamente l’essere in quanto tale, considerato nel suo valore. La nozione di «persona» non è altro che la trasposizione sul piano della realtà intellettuale della generica nozione di «supposto», il cui significato è offerto dalla definizione tomista: «ciò il cui atto proprio è il sussistere».

La persona è una «ipostasi» che si distingue dalle altre per una proprietà che le conferisce una particolare dignità e, perciò, l’individuo sussistente nella natura intellettuale è definito con lo speciale nome di «persona».

La «personalità» metafisica riguarda allora una speciale perfezione che distingue e fa emergere le sostanze intellettuali al di sopra delle altre sostanze naturali. La perfezione consiste nella nobiltà della natura intellettuale nella quale la persona sussiste e che si manifesta con evidenza nel dominio che la sostanza intellettuale esercita sui propri atti, ovvero nella libertà. Il Santo Padre, infatti, sottolinea sovente il richiamo alla libertà come atto fondamentale dell’essere e del vivere cristiani e del nutrirsi della Parola di Dio. Per questo la libertà va guidata, educata e istruita.

 

La Scrittura genera unità

La seconda immagine è quella presa dal libro di Neemia, dove viene raccontato che il popolo, di ritorno dall’esilio, ritrova e riscopre i rotoli della Torah. Neemia proclama la Parola e tutto il popolo ascolta, piange e fa festa: questo è segno dell’unità. Ciò significa che la Scrittura realizza l’unità del popolo, perché questa Parola di Dio consente di avere quella norma che costituisce anche la regola di vita per i cristiani stessi.

Si legge infatti: «… in questa unità generata dall’ascolto i Pastori hanno la grande responsabilità di spiegare e permettere a tutti di comprendere la Sacra Scrittura, poiché essa è il libro del popolo e quanti hanno vocazione di essere ministri della Parola devono sentire forte l’esigenza di renderla accessibile alla propria comunità» (Aperuit illis, p. 5). In questo sembra esserci una perfetta coincidenza con la missione di predicatori che anche i laici possono svolgere come compito specifico della loro missione.

L’ultima immagine è quella del profeta Ezechiele, quando Dio gli chiede di mangiare il rotolo del libro affinché se ne nutra e il profeta lo trova dolce come il miele. Il Papa accosta questa immagine a quella dell’Apocalisse, dove si dice ugualmente che il libro assaporato è dolce, ma, una volta che scende nelle viscere, è molto amaro. Anche questa similitudine ci fa pensare a taluni scritti di santa Caterina da Siena.

Papa Francesco prendeva queste due espressioni, «dolcezza» e «amarezza», per dire che i cristiani sono chiamati a condividere la Parola di Dio, perché essa è balsamo e sollievo per la vita cristiana, ma anche amarezza per quanti non conoscono questa parola, la rifiutano o non vogliono metterla in pratica, mentre «… l’azione dello Spirito Santo non riguarda solo la formazione della Sacra Scrittura, ma opera anche in coloro che si pongono in ascolto della Parola di Dio» (p. 10).

In tal senso il magistero di Papa Francesco interpreta autenticamente le Scritture quando Cristo dice ai discepoli: «… ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52).

 

Volontà, autonomia e carità

In tutto ciò assume un ruolo fondamentale la volontà. Nella seconda lettera a Timoteo, san Paolo raccomanda al suo fedele collaboratore di frequentare costantemente le Sacre Scritture, utili per insegnare, convincere, correggere ed educare. In questo risiedono la funzione salvifica della dimensione spirituale e il principio dell’Incarnazione per la Sacra Scrittura.

È sotto l’azione dello Spirito Santo che la Scrittura trasforma la Parola di Dio in parola degli uomini, scritta in maniera umana. Tommaso, nella Summa (q. 59, a. 3), dice che la personalità metafisica è funzione dell’indipendenza della forma spirituale, nel suo divenire ed essere, dalla materia. Tale indipendenza offre alla persona una speciale libertà dell’essere, ampliando il significato del termine per esprimere ogni autonomia sul piano metafisico dell’esistenza e comportando, per mediazione della funzione intellettuale, la libertà nell’agire, per cui la persona è arbitra e padrona dei propri atti e della propria condotta.

In forza della libertà (prologo I-II), la persona ha il dominio dei suoi atti, delle sue decisioni e delle sue scelte. Sempre per la libertà, l’autonomia della persona raggiunge la massima ampiezza, dando alla persona una specie di «ansietà» nella sfera di ciò che, nella vita personale, può essere o meno oggetto di libera scelta.

La Parola di Dio ci deve esortare e sostenere nella carità, che deve essere ordinata affinché l’uomo non commetta alcuni peccati neppure quando voglia salvare il mondo, perché una piccola colpa non giustifica alcuna virtù.

La pace è il testamento che Cristo lasciò ai suoi discepoli. Santa Caterina, infatti, in una lettera al re Carlo di Francia, in guerra con l’Inghilterra, lo ammoniva a trovare comunque una giusta pace, perché «il perdere vi sarà guadagnato perché possiate pacificare l’anima vostra col fratello vostro».

 

La misericordia costruisce la pace

Come realizzare la pace oggi, seguendo le esortazioni di Papa Francesco?

Con la misericordia coraggiosa e limpida, perché il rapporto dell’intelligenza con l’essere in quanto tale offre alla sostanza intellettuale, e quindi alla «persona», la possibilità di estendere il suo orizzonte intelligibile all’infinito, in modo da comprendervi la totalità degli esseri umani.

La pace si fonda su questo: sull’apertura della sostanza intelligente all’universale e all’essere assoluto, in quanto «capacitas Dei», come potenza obbedienziale al superamento dei limiti dell’intelligenza finita e al potenziamento del suo dinamismo, che le consenta di aprirsi alla ricchezza della persona, oltre i limiti della storia.

Le fonti del pensiero di san Tommaso ci chiariscono ulteriormente questo punto: nella Summa contra Gentiles (II-II, c. 60), egli dice che il rapporto tra l’essere e la bontà della creatura costituisce il bene di ogni bene ed è il fine ultimo cui aspira ogni creatura.

La Parola di Dio è nella «bocca e nel cuore dell’uomo», parola di libertà interiore, perché dal dominio di sé deriva alla persona il diritto a una libera disposizione della propria esistenza, senza alcuna autorità che possa legittimamente impedire l’esercizio di quella libertà. Essa non è strumento, perché libertà e dominio di sé incidono sul comportamento di fronte al divenire storico.

La Parola di Dio è sostegno della volontà e della libertà perché «… la domenica dedicata alla Parola di Dio fa crescere nel popolo la religiosa e assidua familiarità con le Scritture», così come l’autore sacro insegnava già nei tempi antichi: «… è molto vicina a te, nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica!».

Giulio Alfano
Pontificia Università Lateranense

Igino Giordani, la persona al centro e la politica come servizio

Una vita tra cultura e impegno

Igino Giordani (Tivoli 1894 – Rocca di Papa 1980) è una figura che è stata molto importante nel Movimento cattolico, ma non è altrettanto conosciuta. Laureato in lettere alla Sapienza di Roma e insegnante, aderì al Partito Popolare e fu direttore de “Il Popolo Nuovo”, settimanale del PPI. Durante il regime tenne una posizione antifascista.

Dopo il giugno 1944 diresse “Il Quotidiano” nella Roma liberata e il 2 giugno fu eletto deputato all’Assemblea Costituente della Repubblica italiana, poi nella I legislatura; fu anche consigliere al Comune di Roma. Succedette a Guido Gonella nella direzione del quotidiano “Il Popolo”.

Nel 1948 incontrò Chiara Lubich e da quel momento condivise gli ideali del Movimento dei Focolari, da lei fondato nel 1943. Uscito dalla vita politica, si dedicò all’attività culturale e giornalistica e soprattutto operò nell’ambito del Movimento come direttore della rivista “Città Nuova”, direttore del Centro Uno (per l’ecumenismo), presidente dell’Istituto internazionale “Mystici corporis” a Loppiano.

Dai suoi scritti di scrittore — fu autore di romanzi e di saggi, a cominciare dal libro Rivolta cattolica, pubblicato nel 1925 per le edizioni di Piero Gobetti — e di giornalista — fu direttore della rivista “Fides”, oltre che dei due quotidiani citati — e dagli scritti di coloro che se ne sono occupati, si può dire che il suo impegno è stato ispirato al “personalismo”, come pensiero incentrato sulla dignità della persona: di ogni persona e di tutte le persone.

 

Un precursore, un eroe disarmato

Per sintetizzare il suo impegno di laico cristiano, vorrei utilizzare alcune definizioni. “Segno dei tempi nuovi” lo ha definito Tommaso Sorgi nel 1994 e, in effetti, Giordani è stato, dal punto di vista ecclesiale e civile, un precursore: sul piano del laicato cattolico e della famiglia, precorrendo il Concilio ecumenico Vaticano II, e sul piano sociale, anticipando la rivendicazione dell’obiezione di coscienza, su cui presentò nel 1947 la prima proposta di legge.

“Un eroe disarmato” lo ha definito Alberto Lo Presti nel 2021, e l’accento va posto sull’aggettivo che coglie non tanto un aspetto della sua personalità, quanto una scelta comportamentale, all’insegna del confronto e del dialogo, del rispetto e della collaborazione. In questa ottica la fraternità non è una possibilità, ma una necessità: il problema allora è “come” tradurla praticamente, in modo che sia, oltre che un principio religioso, anche un obiettivo politico.

 

La semplicità di un testimone

Lui stesso ebbe a definirsi, nel suo libro di Memorie, “un cristiano ingenuo”, cogliendo una peculiarità del suo essere e del suo agire. Questa potrebbe essere colta anche attraverso l’immagine con cui è stato raffigurato in una scultura, collocata al Centro internazionale dei Focolarini a Rocca di Papa: seduto su una panchina, come amava fare negli ultimi tempi.

È un’immagine che bene esprime la quotidianità e l’umiltà dell’ascolto e della vicinanza: non dunque uomo del piedistallo (della fama), né uomo della poltrona (della politica), ma uomo della semplicità colloquiale.

In presenza di una politica gridata e rissosa, la figura di Giordani acquista il valore di un richiamo forte a una politica sobria, moderata, che ha cioè il senso della misura; una politica di centro in quanto sa quale deve essere il centro della politica, cioè la persona come idealità e le persone come realtà.

 

Il potere come servizio

Si potrebbe e dovrebbe aggiungere che per centro è da intendere non tanto una collocazione partitica, quanto un’ispirazione e, insieme, un’aspirazione a che la politica non perda il suo obiettivo specifico, ossia il bene comune, che solo giustifica l’esercizio del potere non come “dominio su”, bensì come “servizio a”.

Ecco: l’idea evangelica del servire è il senso più vero che Giordani ha posto alla base della politica e della stessa esistenza. L’idea di dare traduzione concreta allo spirito evangelico è la sua “ingenuità” e motivo della sua esemplarità.

Non ha voluto essere un maestro, ma è stato un maestro nel suo essere un testimone credente e credibile: disarmato, ma anche disarmante, per la sua “ingenuità” nell’impegno a “farsi prossimo” in molteplici ambiti: sociale ed ecclesiale, intellettuale e morale, politico ed educativo.

 

Un pioniere dell’ecumenismo

Un’ultima definizione è quella di “pioniere dell’ecumenismo”: la si deve a Gabriella Fallacara, sua collaboratrice dal 1960 al 1980. Al riguardo mi limito a riportare queste sue parole, tratte da un manoscritto degli anni ’60:

«col dialogo finisce la polemica, l’urto, la scomunica; viceversa comincia la comprensione, e l’acquisto, delle verità e virtù degli altri. Il dialogo, per il quale si incontrano esponenti di due o più chiese, non è propaganda né accademia. È sforzo concorde per cercare l’accostamento col fratello separato e per conformarsi entrambi alla volontà di Cristo».

Il suo personalismo si è tradotto in un ecumenismo che definirei delle quattro A, in quanto caratterizzato da ascolto reciproco, amicizia personale, approfondimento storico-teologico e accostamento continuo alla Bibbia, con un’idea di unità che non puntava all’uniformità, in quanto non puntava alla cassazione delle differenze tra le chiese, ma alla loro comunione rispettosa.

 

La cordialità che umanizza

Nella pratica è stato contrassegnato dalla “cordialità”, nel senso che si accompagnava a una serie di atteggiamenti improntati a gentilezza e cortesia, ad affabilità e amabilità, a calore e disponibilità che (direbbe papa Francesco) sono “virtù deboli ma non per i deboli”, e Giordani era tutt’altro che debole.

Si potrebbe anche dire che il suo era un “ecumenismo cordiale”, proprio in senso etimologico: veniva dal cuore e si alimentava di “buone maniere” che in lui rivelavano la loro valenza etica di “maniere buone”, ricche di “umanità” e capaci di “umanizzare”.

CNEL, la società che torna a fare società

Pubblicando la ricerca del CNEL Corpi intermedi, la società civile e l’economia sociale, il Mulino propone una riflessione di particolare ampiezza su una questione che riguarda il futuro stesso della democrazia: come ricostruire forme credibili di partecipazione, rappresentanza e mediazione in una società attraversata dalla disintermediazione, dalla frammentazione dei legami e dalle grandi transizioni tecnologiche, ambientali, economiche e sociali. Il volume, curato dal presidente del CNEL Renato Brunetta, raccoglie i contributi di studiosi di riconosciuta autorevolezza come Leonardo Becchetti, Flavio Felice, Enrico Giovannini e Giorgio Vittadini e assume il tema dei corpi intermedi come una vera categoria interpretativa della contemporaneità.

Partecipazione e governo delle transizioni

Se il CNEL è, per sua stessa natura istituzionale e per il riferimento costituzionale dell’articolo 99, la “casa” naturale nella quale questa riflessione trova collocazione, esso può diventare anche il luogo nel quale, di fronte alla crescente erosione degli spazi di confronto e mediazione, si ripensa il rapporto tra Stato, economia e società. In un’epoca nella quale le comunità si frantumano, i legami si indeboliscono e la politica sembra perdere capacità di rappresentanza, la funzione dei corpi intermedi torna ad apparire decisiva: essi possono favorire il dialogo tra le parti sociali, raccordare istituzioni e territori, trasformare interessi particolari in istanze collettive.

La prefazione di Renato Brunetta ricostruisce la genesi storica e culturale del concetto di corpo intermedio, mostrando come esso non appartenga a una stagione ormai conclusa della società italiana. Enti, associazioni, sindacati, cooperative, camere di commercio, fondazioni, Terzo settore, consorzi, società di mutuo soccorso, volontariato, università popolari costituiscono altrettante forme attraverso le quali la società si organizza, si rappresenta e si riconosce. Non sono semplicemente strutture collocate “in mezzo” tra individuo e Stato: sono luoghi nei quali si formano identità, responsabilità, competenze, fiducia e senso di appartenenza.

È questa la ragione per cui la riflessione sulla disintermediazione assume oggi un significato che va ben oltre la sociologia delle organizzazioni. Il CENSIS e Giuseppe De Rita hanno da tempo richiamato l’attenzione sulla progressiva rarefazione delle mediazioni sociali. Una politica in difficoltà tende a verticalizzare il rapporto con i cittadini, privilegiando il circuito diretto tra leader e opinione pubblica. La formula ricorrente “famiglie e imprese” rischia così di diventare una generica invocazione, una giaculatoria politica che semplifica la complessità anziché rappresentarla.

Il problema è più profondo. Quando vengono meno i luoghi intermedi nei quali gli individui discutono, negoziano e costruiscono interessi condivisi, la società rischia di ridursi a una somma di persone isolate e la democrazia a un rapporto sempre più diretto e verticale tra governanti e governati. L’erosione democratica, come hanno mostrato studiosi quali Larry Diamond, Steven Levitsky e Daniel Ziblatt, non passa necessariamente attraverso rotture traumatiche: può prodursi lentamente, attraverso la perdita di fiducia nelle istituzioni rappresentative, la polarizzazione, l’indebolimento delle garanzie e la concentrazione del potere.

È dentro questa crisi della mediazione che il volume del CNEL acquista il suo significato più attuale.

Una democrazia fatta di relazioni

Il contributo di Flavio Felice affronta il rapporto tra corpi intermedi e dinamica democratica, ricostruendo l’evoluzione del concetto e interrogandosi sulla sua funzione dentro la società digitale e nell’ambito di una possibile governance poliarchica. La democrazia, nella prospettiva che emerge dal volume, non può essere ridotta al momento elettorale né al funzionamento delle istituzioni rappresentative: ha bisogno di una società capace di organizzarsi e di produrre partecipazione.

Il corpo intermedio è, in questo senso, una vera infrastruttura democratica perché traduce bisogni individuali in domande collettive, porta conoscenze e interessi dentro il circuito istituzionale, costruisce forme di appartenenza. La sua intermedietà non è dunque una condizione subalterna, ma una funzione di connessione e di composizione del pluralismo.

Anche per questo il CNEL può assumere una funzione peculiare: non sostituire la politica, ma offrire uno spazio nel quale la pluralità degli interessi organizzati possa incontrarsi, confrontarsi e trasformarsi in proposta. La mediazione, così intesa, non è un rallentamento della democrazia: è una delle condizioni della sua qualità.

Governare le transizioni

Con Enrico Giovannini il discorso si sposta sul terreno della sostenibilità e delle grandi transizioni. Il ruolo dei corpi intermedi viene analizzato nel quadro dell’Agenda 2030 e attraverso il rapporto tra associazioni imprenditoriali, organizzazioni sindacali, Terzo settore e fondazioni.

La sostenibilità non è infatti soltanto una questione ambientale. Coinvolge simultaneamente economia, lavoro, demografia, welfare, disuguaglianze, territori, innovazione e qualità istituzionale. Per questo non può essere affidata esclusivamente a decisioni verticali. Gli obiettivi globali devono essere tradotti nei territori, nelle imprese, nelle associazioni, nelle reti sociali.

I corpi intermedi possono svolgere precisamente questa funzione di traduzione: collegare il globale al locale, le strategie alle pratiche, le decisioni istituzionali alla concretezza delle comunità. È qui che il titolo del volume assume il suo significato più ampio: governare le transizioni significa anche costruire i soggetti sociali capaci di accompagnarle.

L’economia oltre il mercato

Il contributo di Leonardo Becchetti affronta il rapporto tra corpi intermedi, innovazione e inclusione attraverso il modello “100% Inclusione”, articolato intorno ai territori, alle organizzazioni, alle reti e alla finanza.

La prospettiva dell’economia civile consente di sottrarre l’inclusione alla sola dimensione assistenziale. Una società inclusiva non è soltanto quella che redistribuisce risorse, ma quella che crea possibilità di partecipazione, lavoro, autonomia, riconoscimento e responsabilità. Ne deriva una concezione dell’economia nella quale il valore non coincide esclusivamente con il rendimento finanziario, ma comprende gli effetti prodotti sulle persone e sulle comunità.

È una prospettiva che richiama la tradizione dell’economia civile italiana e, in particolare, quella intuizione per cui l’economia non può essere separata dalla reciprocità, dalla fiducia e dalla dimensione comunitaria. La domanda diventa allora inevitabile: quale economia vogliamo dentro le transizioni? Un’economia capace soltanto di produrre crescita o un’economia in grado di generare anche valore sociale?

La sussidiarietà come corresponsabilità

Con Giorgio Vittadini il tema dei corpi intermedi entra nel territorio della sussidiarietà e dell’amministrazione condivisa. La collaborazione tra soggetti pubblici e sociali, la co-progettazione, la valutazione dell’impatto e la generazione di valore pubblico delineano un paradigma nel quale la società civile non è destinataria passiva delle politiche pubbliche, ma può diventare corresponsabile della loro costruzione.

La sussidiarietà non implica il ritiro dello Stato né la privatizzazione del welfare. Significa piuttosto modificare il rapporto tra istituzioni e società: l’amministrazione non si limita a erogare prestazioni, ma può progettare insieme ai soggetti sociali risposte adeguate ai bisogni delle comunità.

È un passaggio culturale di grande rilievo. Non basta sapere quanto si è speso: occorre interrogarsi sul valore pubblico prodotto, sugli effetti concreti, sulla qualità delle relazioni generate. La co-progettazione diventa così una pratica amministrativa ma anche una forma di cittadinanza.

Prima del mercato, la comunità

L’intervento di Luigino Bruni riporta infine la riflessione alle radici storiche dell’economia italiana. Dai monasteri alle abbazie, dai comuni alle corporazioni, dalla borghesia mercantile alle parrocchie, l’economia è stata per secoli incorporata dentro istituzioni, comunità, regole morali e rapporti di reciprocità.

Il termine “intermedio”, dunque, non deve evocare qualcosa di imperfetto o marginale. Per lungo tempo questi corpi sono stati il centro della vita economica e sociale, la modernità li ha progressivamente trasformati, ma non li ha resi superflui.

Questa memoria storica aiuta a comprendere la prospettiva complessiva del volume: l’economia ha bisogno della società e la società ha bisogno di forme organizzate di economia. Quando il mercato si emancipa completamente dai legami comunitari rischia di produrre esclusione; quando lo Stato assorbe l’iniziativa sociale rischia di produrre dipendenza; quando l’individuo rimane solo davanti alle grandi piattaforme economiche e tecnologiche rischia di perdere capacità di incidere sulle decisioni collettive.

Una seconda cassetta degli attrezzi

È qui che la riflessione di Brunetta trova il suo punto di maggiore attualità. Per governare le transizioni non basta più la “cassetta degli attrezzi” dell’economia tradizionale: occorre affiancarle quella dell’economia civile, della sussidiarietà e dei corpi intermedi.

Non si tratta di contrapporre Stato e mercato, pubblico e privato, individuo e comunità. Si tratta di ricomporre dimensioni che la modernità ha progressivamente separato.

La rivoluzione digitale rende la questione ancora più evidente. Essere connessi non significa necessariamente essere in relazione; avere accesso all’informazione non equivale a possedere conoscenza, poter esprimere un’opinione non significa partecipare.

Una società iperconnessa può diventare, paradossalmente, una società più sola e più disintermediata.

Brunetta osserva opportunamente che una delle conseguenze della rivoluzione digitale è lo sbriciolamento dei legami e mette in guardia dal rischio di una partecipazione ridotta a mera connessione informatica.

I corpi intermedi rappresentano, al contrario, la possibilità di mantenere una dimensione orizzontale della democrazia: ascolto, reciprocità, confronto, mediazione, fiducia.

Il vero tema, allora, non è restaurare i corpi intermedi del Novecento, alcuni dei quali hanno conosciuto burocratizzazione, autoreferenzialità e perdita di rappresentatività ma è immaginare quelli del XXI secolo.

Il volume del CNEL li propone come possibili infrastrutture sociali del futuro: soggetti dotati di prossimità, conoscenza dei territori, capacità relazionale e potenziale di innovazione. Possono trasformare la connessione in relazione, l’interesse individuale in responsabilità collettiva, il bisogno in progetto, la domanda sociale in rappresentanza.

Rimane così una domanda essenziale: può esistere una democrazia forte senza una società civile forte?

La risposta che attraversa le pagine del volume è sostanzialmente negativa. E non per nostalgia del passato, ma perché la democrazia non vive soltanto di procedure elettorali e istituzioni: vive di legami, di fiducia, di partecipazione, di luoghi nei quali gli individui imparano a riconoscersi come parte di una comunità.

In una stagione nella quale le transizioni rischiano di essere subite più che governate, ricostruire i corpi intermedi significa dunque ricostruire una parte essenziale della democrazia. Significa passare dalla delega alla corresponsabilità, dalla prestazione alla relazione, dalla crescita quantitativa alla generazione di valore sociale.

E restituire alla politica ciò che nessuna piattaforma digitale potrà produrre da sola: il tempo del confronto, la fatica della mediazione, la responsabilità della scelta e, soprattutto, il senso di un destino comune.

Al Teatro Tordinona la magia delle interviste impossibili: Eva e Cro-Magnon salgono sul palcoscenico

In un mondo che ci spiattella quotidianamente fatti del tutto indigesti, tanto irreali da non riuscire a mandarli giù, si può riprendere un po’ di fiato misurandosi con delle interviste impossibili che portano invece misure di tutto conforto e di interesse a chi vi assiste. Al Teatro Tordinona a Roma è appena iniziata la quarta stagione di incontri che fanno rivivere sul palco personaggi storici e fantastici, fra grandi attori e prestigiosi autori.

 

Una macchina del tempo tra storia, mito e fantasia

Un’intrigante esplorazione fra storia, mitologia e icone pop: quasi una sfida a proporre pièce sempre più coinvolgenti animerà anche quest’anno la felice intuizione de “Le interviste impossibili – Dalla Radio al palcoscenico”, formula commediografica di successo, nata dall’alleanza nella guida artistica fra Laura De Luca e Renato Giordano – che ne cura anche la regia.

Si tratta di una ricetta che sta procedendo, una stagione dopo l’altra, senza macchiarsi di ruggine, riscuotendo sempre maggiore interesse nel pubblico perché dà voce a una macchina del tempo che rende contemporanei figure reali e mitologiche, epoche, ineffabili sensazioni o categorie fisiche, o persino oggetti.

La stagione 2026–2027 vede il coinvolgimento autoriale di giornalisti e scrittori, ma anche di esponenti del mondo accademico, segno che la formula delle interviste immaginarie va diffondendosi come potente strumento didattico.

 

Eva racconta il paradiso perduto

Il 20 ottobre, protagonista della serata è un doppio viaggio alle origini dell’umanità e dell’immaginario, tra preistoria e Genesi.

Sul palco del Tordinona, lo scrittore Giovanni Federico, attraverso la voce del giornalista del Tg3 Andrea Rustichelli, intervisterà Eva, la madre primigenia, interpretata da Debora Caprioglio: la prima donna della storia, sedotta e respinta, colpevole e innocente, si racconta dal vivo davanti al pubblico, tra memoria del paradiso perduto, responsabilità e libertà di scegliere.

 

La signora Cro-Magnon e il mistero dell’arte

Nella seconda parte della serata Umberto Croppi, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Roma, dialogherà con un personaggio ancora più elusivo: la signora Cro-Magnon, mitica autrice delle pitture rupestri — una donna avvolta in pelli di animali, interpretata da Elisa Di Eusanio —, chiamata a spiegare il gesto artistico più antico del mondo e a raccontare cosa spingeva, decine di migliaia di anni fa, una mano umana a lasciare traccia di sé su una parete di roccia.

 

Da Batman alla Televisione, le prossime interviste

Due match impossibili che confermano lo spirito pungente della rassegna, nata dallo storico format radiofonico Rai e portata in teatro già dal 2023.

La stagione proseguirà poi domenica 22 novembre con l’incontro tra Andrea Mazzotta e Batman (Gaetano Lizzio), e tra Maurizio Gianotti e la Televisione (Alessandra Canale) e con tanti altri suggestivi incontri a comporre un cartellone di tutto rispetto.

Sono tutte occasioni in cui la mente dello spettatore, munito di buona curiosità, potrà trovare risposte alle domande che avrebbe da sempre voluto porre e che troveranno riposo nella sua fantasia finalmente appagata.

Provare per credere.

Stellantis: consegne III trimestre a 1,3 mln, -1%

Milano, 13 ott. (askanews) – Stellantis stima nel terzo trimestre 2026 consegne consolidate per 1,3 milioni di veicoli, in calo dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2025. La crescita registrata nell’Europa allargata è stata compensata soprattutto dalla flessione in Nord America e in Medio Oriente e Africa.

Nel dettaglio, in Nord America le consegne sono scese del 12% a 357mila unità, con una riduzione di circa 47mila veicoli, legata principalmente alle programmate pause estive della produzione. A pesare sono stati soprattutto alcuni modelli Jeep, tra cui Grand Cherokee e Compass, mentre Ram ha registrato un incremento dei volumi di circa 17mila unità.

Nell’Europa allargata i volumi sono invece aumentati del 10% a 588mila unità, sostenuti dalla crescita dei modelli elettrici e dal contributo di Leapmotor. Per i marchi Stellantis l’aumento è stato trainato soprattutto dai modelli basati sulla piattaforma Smart Car, tra cui Citroën C3 e C3 Aircross, Opel Frontera e Fiat Grande Panda, che hanno apportato circa 26mila unità aggiuntive. Positivo anche il contributo della nuova Fiat 500 Hybrid, della nuova Jeep Compass e dei veicoli commerciali leggeri elettrici. Leapmotor ha raggiunto 44mila consegne, con un aumento di circa 34mila unità.

In Medio Oriente e Africa le consegne sono diminuite del 21% a 75mila unità, soprattutto per il calo della Turchia. In Sud America i volumi sono rimasti sostanzialmente stabili a 251mila unità, mentre in Asia Pacifico sono scesi del 6% a 15mila.

Fmi alza le stime di crescita sull’Italia: Pil 2026 +0,8%, 2027 +0,6%

Roma, 13 ott. (askanews) – Il Fondo monetario internazionale ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita economica dell’Italia su quest’anno e il prossimo, in un quadro complessivo di ritocchi al rialzo, sul 2026, per l’economia globale e quella aggregata dell’area euro. Nel suo ultimo World Economic Outlook, pubblicato nel corso della notte, con le assemblee autunnali che si tengono in Thailandia, l’istituzione pronostica un più 0,8% del Pil tricolore quest’anno, cui dovrebbe seguire un più 0,6% nel 2027.

Si tratta, rispettivamente, di 0,3 e 0,1 punti percentuali di crescita in più rispetto all’aggiornamento del Weo del luglio scorso. Per l’economia globale, il Fmi prevede 3,1% di crescita quest’anno, dato alzato di 0,1 punti, e 3,4% il prossimo, dato confermato.

Secondo l’istituzione di Washington, “due grandi forze trasformative, la geopolitica e la tecnologia, stanno ridefinendo l’economia globale, con l’impatto di breve termine che gradualmente si sta facendo più visibile”, recita l’editoriale dello studio.

La manifestazione più evidente della geopolitica è nella guerra in Medioriente, con un impatto negativo sull’economia tramite i rincari dei prezzi dell’energia, diventati anche più volatili, che si fanno sentire sulle dinamiche generali di inflazione. “Finora il settore privato sembra esser riuscito ad adattarsi positivamente allo shock. Ma i margini di aggiustamento si restringono”, dice il Fmi. Il conflitto, che inizialmente si dava per scontato di breve durata, si trascina “e il rischio di costi più elevati diventa più tangibile”.

Nel frattempo la tecnologia ha un impatto positivo sulla domanda, tramite gli investimenti sull’intelligenza artificiale. “Resta da vedere – dice ancora lo studio – se questo si tradurrà in uno shock sul lato dell’offerta nel lungo termine, fornendo una crescita della produttività più veloce”.

Per gli Stati Uniti il Fmi conferma l’attesa di un più 2,3% del Pil sia quest’anno che il prossimo, il dato 2027 è di 0,1 punti più elevato.

Per l’insieme dei paesi dell’area euro ora il Weo pronostica 1,1% di crescita quest’anno, 0,2 punti in più rispetto a luglio, e 1,2 di crescita il prossimo. Per la Germania più 1,3% di crescita quest’anno – assieme all’India la revisione più consistente tra i paesi elencati nella tabella, 0,6 punti in più – e più 1,1% il prossimo, 0,1 punti in più. Per la Francia invece l’Fmi ha tagliato di 0,2 punti le stime di crescita su entrambi gli anni: 0,4% nel 2026 e 0,6% nel 2027, con cui l’Esagono si ritrova fanalino di coda dell’eurozona.

Per la Gran Bretagna, il Fmi prevede 1,3% di crescita quest’anno e 1,2% il prossimo, per il Giappone 0,7% di crescita su entrambi gli anni.

Passando ai giganti emergenti, il Weo ha limato di 0,1 punti le stime di crescita sulla Cina su entrambi gli anni: al 4,5% nel 2026 e al 4% nel 2027. Sull’India invece ha effettuato consistenti revisioni a rialzo, è l’economia emergente che già registra i tassi di espansione più forte e ora si prevede 7% di crescita sia sul 2026 che sul 2027.

Per la Russia, infine, l’Fmi ha tagliato di 0,2 punti percentuali le stime di crescita su entrambi gli anni per cui ora indica espansioni dello 0,9%.

Secondo l’editoriale, nel quadro attuale le politiche economiche devono occuparsi contemporaneamente di due questioni chiave. da un lato “contenere i rischi di immediati di inflazione, debito pubblico e fragilità finanziaria”, dall’altro “preparre le infrastrutture, le competenze e il contesto competitivo necessari per la trasformazione tecnologica, affinché si traduca in una crescita più ampia e bilanciata”.

Serie A, Classifica: salgono Torino e Atalanta

Roma, 12 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica del campionato di serie A dopo

Sesta giornata Genoa-Fiorentina 2-1, Inter-Parma 3-0, Napoli-Frosinone 3-0; Como-Roma 0-0, Lazio-Monza 3-1, Lecce-Bologna 1-2, Sassuolo-Milan 1-1, Cagliari-Juventus 1-1; Atalanta-Venezia 3-2, Torino-Udinese 2-1.

Classifica: Inter, Lazio 16, Roma 14, Cagliari 13, Milan 12, Como, Juventus 11, Frosinone, Napoli 10, Atalanta 9, Sassuolo 8, Torino 7, Lecce 6, Bologna 5, Udinese, Parma, Monza, Fiorentina, Genoa 4, Venezia 0

Settima giornata Venerdì 16 ottobre: ore 20.45 Frosinone-Sassuolo; Sabato 17 ottobre: ore 15.00 Venezia-Napoli, ore 18.00 Bologna-Inter, ore 20.45 Roma-Genoa; Domenica 18 ottobre: ore 12.30 Udinese-Lecce, ore 15.00 Fiorentina-Como, ore 18.00 Milan-Atalanta, ore 20.45 Juventus-Lazio; Lunedì 19 ottobre: ore 18.30 Monza-Cagliari, ore 20.45 Parma-Torino.

Psicologia e IA, Gulino: “Restituire tempo alla cura”

Roma, 12 ott. (askanews) – L’intelligenza artificiale può aiutare gli psicologi a lavorare meglio, ma non può sostituire la relazione umana. È il messaggio lanciato da Maria Antonietta Gulino, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, in occasione della Giornata Nazionale della Psicologia, celebrata a Roma con un confronto dedicato al futuro della professione nell’era dell’intelligenza artificiale.

Le parole del Presidente del CNOP Maria Antonietta Gulino: “I bisogni stanno diventando sempre più complessi e il disagio sempre più diffuso. A partire dai bambini adolescenti ad arrivare anche agli anziani, dobbiamo assolutamente lavorare per rispondere alle nuove esigenze, complesse, per fare in modo di aumentare benessere e prevenire il prima possibile i bisogni prima che diventi un’emergenza”.

I dati confermano che la trasformazione è già in corso: secondo una rilevazione del CNOP su seimila professionisti, il 58% degli psicologi utilizza già strumenti di intelligenza artificiale, mentre il 55% segnala che anche i pazienti vi ricorrono, spesso prima ancora di rivolgersi a uno specialista. Tra le principali richieste dei professionisti, una maggiore formazione per utilizzare queste tecnologie in modo consapevole.

Al centro del dibattito, i rischi legati alla delega alle macchine, dalla perdita di competenze alla gestione delle vulnerabilità psicologiche degli utenti. L’intelligenza artificiale può offrire nuove opportunità, ma restano fondamentali la responsabilità professionale, l’ascolto e la capacità di comprendere la complessità delle persone.

A ricordarlo, in apertura e in chiusura dell’evento, anche Psy, un robot umanoide protagonista di un dialogo ironico con la presidente del CNOP.

Nelle battute finali, Maria Antonietta Gulino ha sottolineato che, oltre alla laurea, serve una competenza che nessuna macchina può programmare: stare accanto alle persone anche quando non si hanno tutte le risposte.

Milano, Salvini: Sardone può vincere, senza accordo fare le primarie

Milano, 12 ott. (askanews) – “Per me il candidato migliore è Silvia Sardone. Per Lupi il candidato migliore è Lupi, per Tajani è meglio Perego… Se a Roma non si trova l’accordo, la cosa migliore è che a decidere siano i cittadini di Milano con le primarie”. Matteo Salvini ribadisce la posizione della Lega e la volontà di far correre la vice segretaria del partito Silvia Sardone.

E a Forza Italia che è arrivata a suggerire al Carroccio una corsa solitaria replica così: “Il fondatore di Forza Italia ha fondato anche il centrodestra unito. Dico solo questo”. E poi “il centrodestra va d’accordo su quasi tutto, ma se su questo non troviamo un accordo, ascoltiamo i cittadini… Per me Sardone è il candidato che può vincere. Se non si riesce a decidere a Roma, c’è già il calendario: il secondo weekend di novembre, si mettono 50 gazebo e gli elettori scelgono. E il risultato è quello che tutto il centrodestra porterà”.

E a chi dice che allora a quel punto le primarie vanno fatte ovunque ribatte: “Facciamole ovunque non ci sia accordo. Mi sembra un bell’esercizio di democrazia”.

La convinzione di Salvini è che “a sinistra litigheranno sicuramente, quindi si può vincere, se partiamo per tempo. Per me con Sardone, ma se i milanesi indicano un altro nome, io faccio campagna elettorale per chiunque vincerà”.

Lega, Salvini: a congresso nasce segreteria politica e cambia simbolo

Milano, 12 ott. (askanews) – Il congresso straordinario della Lega che si terrà a Milano il 24 e 25 ottobre sarà l’occasione per dotare il partito di una “segreteria” politica e per rivedere il simbolo del partito. Lo ha annunciato il segretario del Carroccio, Matteo Salvini, al termine del Consiglio Federale in via Bellerio.

“Il congresso è il momento migliore per mettere delle idee sul tavolo, quindi chiunque le porterà sarà il benvenuto, ci saranno delegati eletti dai militanti in tutta Italia. Ho scelto di dotare la Lega di una segreteria politica per condividere onori e oneri sicuramente aggiorneremo anche il simbolo perché il mondo cambia e la Lega corre: siamo orgogliosi delle nostre radici del nostro passato, ma viviamo nel presente e prepariamo il futuro”, ha aggiunto.

Alla richiesta di dettagli sul simbolo e sulla nuova segreteria, Salvini si è limitato a rispondere: “Ne parleremo al congresso”.

Alcaraz ko a Shanghai, Zverev chiude il 2026 da numero uno

Roma, 12 ott. (askanews) – Sconfitta a sorpresa per Carlos Alcaraz al terzo turno del Masters 1000 di Shanghai. Lo spagnolo è stato battuto dal belga Zizou Bergs, numero 39 del ranking mondiale, che si è imposto in due set con il punteggio di 7-5, 7-6(4) in circa due ore di gioco. Una partita caratterizzata dagli errori del numero tre del mondo, apparso nervoso e insofferente alle condizioni di gioco, in particolare alle palline utilizzate nel torneo.

“Non riesco a giocare, una palla rimbalza e una scivola, non posso giocare solo d’istinto”, si è lamentato Alcaraz durante un cambio di campo. Le proteste non hanno però cambiato l’andamento della partita, con Bergs capace di sfruttare le difficoltà dello spagnolo e di gestire i momenti decisivi. Il belga ha conquistato il primo set sul 7-5 e ha chiuso il secondo al tie-break per 7-4, nonostante qualche incertezza nel finale, quando ha mancato la prima occasione per servire per il match.

Per Alcaraz sfuma così la possibilità di conquistare il titolo a Shanghai, uno dei Masters 1000 che ancora mancano nella sua bacheca. Lo spagnolo si concentrerà ora sui prossimi appuntamenti della stagione, a cominciare dal Six Kings Slam di Riad, prima del ritorno sul cemento indoor europeo.

La sconfitta ha conseguenze anche sulla corsa al vertice del ranking mondiale. Complice lo stop anticipato di Jannik Sinner, costretto a fermarsi per un’infiammazione al ginocchio destro, il risultato di Shanghai consegna ad Alexander Zverev la certezza matematica di chiudere il 2026 da numero uno del mondo. Il tedesco diventa così il ventesimo giocatore nella storia del tennis a terminare una stagione in vetta alla classifica Atp.

Giorgetti: misure in manovra? E’ in corso trattativa con Ue. Noi non gonfiamo i numeri

Roma, 12 ott. (askanews) – “Avete detto: ‘diteci le misure’. E’ in corso una trattativa con la Commissione europea”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, rispondendo alle domande in audizione sul Dpfp. “Ambiremmo – ha aggiunto – che si possa fare qualcosa per le famiglie italiane” che hanno subito lo shock energetico. E “noi vorremmo che ci sia la possibilità di utilizzare la Nec (Net Energy Clause) anche per far fronte alle esigenze delle famiglie che hanno avuto questo tipo di shock”.

“Poi se in Europa dicono: ‘le famiglie sopportino’ – ha aggiunto – secondo me è una scelta sbagliata”.

“Una cosa che non potere dire è che gonfiamo i numeri. Anzi, sempre abbiamo dovuto rivedere al rialzo le previsioni del governo anche in un anno preelettorale. Questo profilo di serietà io continuo a difenderlo, perchè davanti alla tempesta va difeso”, ha aggiunto il ministro dell’economia.

“Poi se in Europa dicono: ‘le famiglie sopportino’ – ha aggiunto – secondo me è una scelta sbagliata”.

Stellantis, Filosa: per nuovo modello a Mirafiori serve competitività

Parigi, 12 ott. (askanews) – Stellantis non esclude l’arrivo di un secondo modello a Mirafiori, ma per nuove produzioni nello stabilimento torinese servono condizioni industriali più competitive, a partire dal costo dell’energia e dalla logistica. Il ceo Antonio Filosa, durante un incontro con la stampa italiana al Salone dell’Auto di Parigi, ha raffreddato gli entusiasmi suscitati dalle dichiarazioni di Arnaud Belloni, che aveva aperto all’ipotesi di produrre a Torino una nuova vettura nello stile della Citroën 2CV. Una possibilità ancora da valutare alla luce dei costi industriali italiani, ma accolta favorevolmente da sindacati e istituzioni locali.

“A noi piace molto Mirafiori, piace molto la 500 che stiamo facendo e ci piace molto poter lavorare su ampie soluzioni per quello stabilimento. Però abbiamo bisogno che le istituzioni ci aiutino in quelli che sono i prerequisiti necessari per essere industrialmente competitivi”, ha spiegato Filosa. Il Ceo ha ricordato che il costo dell’energia in Italia è più del doppio rispetto alla Spagna. Il confronto con il governo e le amministrazioni locali “è molto positivo, adesso abbiamo bisogno che le iniziative diventino realtà”, ha ribadito Filosa in un’intervista ad Askanews. Intanto la produzione italiana, secondo il manager, è aumentata di circa il 30% e Mirafiori dovrebbe chiudere il 2026 con volumi doppi rispetto allo scorso anno. “Non dico che i problemi sono stati risolti, però alcuni numeri stanno andando nella direzione corretta”, ha osservato.

Il responsabile di Stellantis per l’Europa allargata, Emanuele Cappellano, ha ricordato che il complesso di Mirafiori conta circa 12mila addetti, considerando anche ingegneria, trasmissioni eDct, batterie ed economia circolare. “Il futuro di Mirafiori per noi è centrale”, ha assicurato.

Il Salone di Parigi rappresenta per Stellantis una vetrina per rilanciare la propria presenza europea e presentare le novità del piano Fastlane 2030. Il gruppo è presente con otto marchi, oltre 60 vetture e nove concept, tra cui la reinterpretazione della Citroën 2CV, che secondo Filosa è “molto vicina ad entrare in produzione”. Altri prototipi, come Peugeot Rcz Vision, Fiat Multiplay e Alfa Romeo Cuorerosso, anticipano soluzioni stilistiche e tecnologiche destinate ai futuri modelli.

Sul fronte industriale italiano, Filosa ha confermato la ripresa di Melfi con Jeep Compass, Lancia Gamma e DS, dopo un lungo periodo di contrazione produttiva. Il futuro dello stabilimento lucano comprende anche una nuova Alfa Romeo C-Suv prevista a fine 2027, che riprenderà alcuni elementi stilistici del concept Cuorerosso. Quanto a Maserati, il Ceo ha riconosciuto che Modena e Cassino producono troppo poco per mancanza di prodotto. “Su Maserati non possiamo più sbagliare”, ha avvertito, rinviando al piano strategico del Tridente che sarà presentato a dicembre.

Filosa ha inoltre confermato la strategia di espansione attraverso partnership industriali. Con Tata sarà sviluppata una nuova Jeep per diversi mercati a partire da quello indiano, mentre le collaborazioni con i gruppi cinesi Leapmotor e Dongfeng prevedono una localizzazione produttiva anche in Europa, in linea con il Made in Europe.

Sulle regole europee Filosa ha chiesto un fronte comune tra i costruttori, maggiore flessibilità sulle emissioni di CO2, soprattutto per i veicoli commerciali, e una rapida approvazione del Made in Europe. Il recente accordo tra Ue e Cina su tetti all’importazioni di ibride rappresenta “un primo passo” verso una maggiore protezione dell’industria automobilistica europea, anche se restano da chiarire i dettagli.

La giornata di apertura del Salone ha visto anche la visita del presidente francese Emmanuel Macron agli stand Stellantis di Citroën, Peugeot e DS Automobiles. Accompagnato dal presidente del gruppo John Elkann, da Filosa e Cappellano, Macron si è soffermato in particolare sul nuovo concept Citroën 2CV e sulle novità dei marchi francesi.

Tenderstories presenta a Roma “Corpi Speciali” di Luigi & Iango

Roma, 12 ott. (askanews) – A Roma il fascino dell’arte sposa il grande glamour, con una delle mostre più attese dell’anno. È Tenderstories a produrre e organizzare “Corpi Speciali”, la grande mostra che porta alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea della Capitale l’universo visivo di Luigi & Iango, tra i più autorevoli interpreti della fotografia contemporanea internazionale, in un progetto espositivo curato da Francesca Alfano Miglietti in programma dal 13 ottobre al 29 novembre 2026, la cui comunicazione è stata affidata all’ufficio stampa di Ital Communications. “Corpi Speciali” presenta oltre 200 fotografie, tra inediti e scatti iconici. Un’esposizione monumentale che mette in scena un vero e proprio atlante umano

Le parole di Moreno Zani, fondatore di Tenderstories: “Abbiamo scelto questo progetto, cioè di portare Luigi e Iango in questa mostra a Roma, perché loro sono l’esempio attuale di come possa essere descritto il corpo umano: un primo piano, una parte del corpo, una mano, un piede, piuttosto che anche corpi che sono distanti da quello che è l’immaginario comune”.

Nella fotografia di Luigi & Iango il corpo non è più solo un soggetto da immortalare, ma si trasforma in uno specchio delle fragilità, delle metamorfosi e delle contraddizioni dell’uomo moderno.

L’intervista a Luigi & Iango, artisti: “Il corpo in generale, come lo vediamo, è un po’ un libro aperto: il corpo mostra ciò che sei, ha una storia e ognuno di noi è diverso. La nostra è una mostra sull’individualità, sul personale, su chi siamo. Per esempio, vedrete molte immagini dove il corpo, preso singolarmente, può essere una cicatrice, può essere un corpo diverso e ognuno difende la sua differenza. Questo è un modo di vedere la bellezza da tutte le parti. La vita che conduciamo oggi è un filtro e quindi noi abbiamo voluto portare un po’ più di chiarezza nella fotografia, abbiamo voluto esplorare un mondo molto più umano, un mondo fatto di cicatrici, un mondo fatto di rughe, un mondo fatto di bellezza, perché il corpo trova la sua bellezza nelle sue forme, nella sua espressione in generale”.

In un mondo assuefatto alla violenza, questa mostra celebra l’autenticità del corpo umano nella sua autentica imperfezione, custode di storie lontane dagli stereotipi moderni.

Il commento di Francesca Alfano Miglietti curatrice: “La mostra non è una mostra in cui sono selezionati dei corpi di taglia unica, ma in cui ci sono tutte le taglie: obesi, albini, bambini, vecchi. C’è il dolore, c’è la sporcizia, c’è tutto quello che quotidianamente viene occultato dal mondo dello spettacolo”.

Un viaggio fotografico che supera la moda per farsi manifesto culturale: una mostra che mappa con forza le fragilità del nostro tempo, lasciando un segno profondo nello sguardo di chi osserva.

Il ricovero del Papa, udienze annullate fino a martedì 20 ottobre

Roma, 12 ott. (askanews) – Il ricovero di Papa Leone al Policlinico Gemelli, per l’operazione di rimozione di un nodulo polmonare, è previsto per domani in tarda mattinata. E per questo motivo sono state annullate tutte le udienze fino a martedì 20 ottobre. Sono le ultime notizie riferite dalla sala stampa della Santa Sede, dopo che ieri lo stesso Papa Leone ha annunciato, durante l’Angelus che si sarebbe sottoposto ad un imminente intervento per un nodulo ai polmoni.

“Di recente, durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone. È stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato. I medici ritengono opportuno intervenire e allora seguendo i loro consigli ho deciso di operarmi per toglierlo. L’intervento è già programmato nei prossimi giorni”, ha detto domenica, con parole semplici e chiare Papa Leone XIV rivolgendosi dalla finestra del Palazzo Apostolico Vaticano fedeli e pellegrini riuniti in Piazza San Pietro per l’Angelus.

Dopo l’intervento per la rimozione del nodulo, emerso da controlli di routine, il Papa dovrà restare ricoverato circa una settimana.

Gazzelle annuncia il tour "Palasport 2027", al via 3 aprile da Milano

Roma, 12 ott. (askanews) – Dopo i grandi successi al Circo Massimo di Roma e allo Stadio San Siro di Milano nell’estate 2025, Gazzelle annuncia a sorpresa il suo ritorno dal vivo: un lungo tour che occuperà tutto il mese di aprile 2027 e attraverserà i principali palasport italiani.

Gazzelle, all’anagrafe Flavio Bruno Pardini, è una delle voci più amate e sincere della sua generazione. Poetico, romantico e spiazzante. Le sue canzoni contano oltre un miliardo di stream, 23 dischi d’oro e 34 dischi di platino. L’artista si è preso, in questi anni, con i suoi quattro album Superbattito (2017), Punk (2018), Ok (2020), Dentro (2023) e INDI (2025) l’amore degli ascoltatori e l’affetto trasversale dei suoi fan.

Questo il calendario prodotto e organizzato da Vivo Concerti: sabato 3 aprile 2027 Milano, Unipol Dome; martedì 6 aprile 2027 Torino, Inalpi Arena; giovedì 8 aprile 2027 Padova, Padova Fiera; sabato 10 aprile 2027 Roma, Palazzo Dello Sport; domenica 18 aprile 2027 Bologna, Unipol Arena; venerdì 23 aprile 2027 Bari, PalaFlorio; domenica 25 aprile 2027 Eboli (SA), Palasele e giovedì 29 aprile 2027 Firenze, Mandela Forum.

Le prevendite saranno disponibili dalle 14.00 di martedì 13 ottobre, online.

I concerti sono prodotti e distribuiti da Vivo Concerti, info biglietti su http://www.vivoconcerti.com/.

Ucraina, Zelensky a Fox News: noi abbiamo rispettato la tregua, Mosca no

Roma, 12 ott. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha riportato oggi su X un passaggio della sua intervista a Fox News, sostenendo che “la scorsa notte non abbiamo attaccato alcuna infrastruttura energetica sul territorio russo, perché il presidente Trump aveva dichiarato che ci sarebbe stata una tregua energetica tra Ucraina e Russia. Noi non abbiamo attaccato, mentre la Russia ha colpito le nostre stazioni di servizio, le infrastrutture energetiche e altri obiettivi”.

“Credo che questa sia stata la risposta di Putin al presidente Trump. E il messaggio della Russia è stato molto chiaro: non sa nulla della tregua energetica”, ha proseguito Zelensky.

“È un peccato, perché i russi trovano sempre delle ragioni per non porre fine a questa guerra. Per questo ritengo che sia necessario esercitare una maggiore pressione sulla Russia”, ha specificato il leader ucraino.

Legge elettorale, trenta ricorsi: ecco i 6 dubbi di costituzionalità e chi sono i firmatari illustri

Roma, 12 ott. (askanews) – Sono sei i profili di legittimità costituzionale della nuova legge elettorale su cui si basanno i trenta ricorsi che verranno presentati in tutte le corti d’appello lunedì 26 ottobre, ossia il primo lunedì utile dopo l’entrata in vigore della riforma voluta dal centrodestra. A illustrarli in una conferenza stampa a Montecitorio la Rete per un voto libero e uguale rappresentata da Roberto Zaccaria, Enrico Grosso, Pietro Adami e dai gruppi di opposizione Pd, M5s, Avs, Iv e Più Europa.

Sotto la lente innanzitutto il premio di maggioranza (70 deputati e 35 senatori), “la sua ragionevolezza e proporzionalità sia in termini numerici sia sotto l’aspetto della modalità della sua assegnazione attraverso un numero fisso”, ha spiegato Grosso. Secondo punto “l’autonomia delle basi elettorali delle due Camere: questa legge lega insieme i risultati facendo scattare il premio solo se in tutte e due le Camere si raggiunge la soglia del 42%. Ed è calcolato su base nazionale anche al Senato” mentre la Costituzione recita che il Senato è eletto su base regionale. Ancora, terzo punto a rischio di incostituzionalità secondo i ricorrenti “la libertà di voto e selezione degli eletti che devono essere prevedibili dai cittadini”. Ancora “la parità di accesso e le misure di equilibrio di genere che non vengono garantite”. Un altro punto è “l’indicazione obbligatoria del candidato presidente del Consiglio”. Infine, “l’accesso alla competizione elettorale mediante un numero abnorme di sottoscrizioni è una violazione del diritto di pari accesso. La previsione di un numero minimo di sottoscrizioni è considerata legittima dalla Corte ma deve essere ragionevole”. Mentre con la riforma del centrodestra per i partiti che non hanno rappresentanza in Parlamento è aumentata a 6000 firme per collegio.

Un settimo profilo è “in corso di redazione”, ha spiegato poi Adami, ed è quello sulla circoscrizione Estero che al Senato è diventata unica. L’obiettivo “ambizioso” è presentare i ricorsi non appena la legge entra in vigore ovvero sabato 24 ottobre, quindi il lunedì successivo 26 ottobre. “Depositeremo i ricorsi in tutte le corti d’appello. Il numero dei ricorsi è 30. C’è un gruppo di avvocati volontari, sono 99, sul territorio. Molti hanno già avuto esperienza e l’hanno messa a disposizione della Rete”.

Quanto a tempi, Adami ha spiegato che “ragionevolmente a metà gennaio ci saranno le udienze e il giudice può fare ordinanza di remissione alla Consulta”. Poi “la Consulta ha la possibilità di valutare l’urgenza di questa questione e di fissarla rapidamente. Non faremmo tutto questo se non pensassimo di poter arrivare in tempo per le elezioni. Quindi direi entro la primavera potremmo avere l’udienza in Corte Costituzionale, tra marzo e giugno”. Anche se la data delle prossime Politiche è ancora incerta, nel corso della conferenza stampa, è stato Stefano Passigli a chiedere che la società civile faccia appello al capo dello Stato: “Mattarella ha firmato la legge elettorale per accelerare i tempi. Dobbiamo chiedere, senza tirare il presidente per la giacca, che non si possano sciogliere le Camere prima della sentenza della Corte. È una richiesta che la società civile può fare ed è giusto che faccia”.

La macchina dei ricorsi insomma è partita ma, in ogni caso, il prossimo Parlamento sarà eletto con una nuova legge. Lo spiega Grosso: “Nessuno pensi che le nostre iniziative siano volte a ripristinare la legge abrogata, quella (il Rosatellum, ndr) ormai è abrogata, la legge sarà quella nuova auspicabilmente depurata degli aspetti incostituzionali. Tutti i profili di legittimità costituzionale che eccepiremo consentono alla Corte Costituzionale di eliminare quegli aspetti incostitutuzionali della legge lasciando per il resto la legge perfettamente idonea ad essere applicata”.

Politici, costituzionalisti, scrittori, ex magistrati e personalità del mondo dello spettacolo: è lungo l’elenco dei firmatari dei ricorsi sulla legge elettorale. Circa 500. Roberto Zaccaria, che con la Rete per un voto libero e uguale ha presentato oggi i ricorsi in conferenza stampa alla Camera, ne ha letti alcuni.

A partire da Lucia Annunziata, europarlamentare Pd, per arrivare all’ex segretario Pd Pierluigi Bersani e all’ex presidente della Camera Fausto Bertinotti. Ci sono Romano Prodi e Massimo D’Alema. L’europarlamentare M5s Pasquale Tridico. E poi le attrici Marisa Laurito, Carla Signoris e Monica Guerritore, quest’ultima moglie di Zaccaria. Lo scrittore Maurizio De Giovanni. L’ex magistrato Armando Spataro. E ancora: Gianrico Carofiglio, Giovanni Bachelet, Maria Vittoria Ballestrero, Sergio Bartole, Rosy Bindi, Stefano Bonaga, Maria Agostina Cabiddu, Massimo Cacciari, Luciano Canfora, Cinzia Capano, Paolo Caretti, Pietro Ciarlo, Paolo Corsini, Guido Corso, Silvia Costa, Nando Dalla Chiesa, Elio De Capitani, Giovanna De Minico, Ugo De Siervo, Tiziana Ferrario, Anna Finocchiaro, Rino Formica, Massimo Giannini, Agostino Giovagnoli, Giuseppe Giulietti, Nicola Grasso, Riccardo Guastini, Gad Lerner, Nicoletta Maraschio, Eugenio Mazzarella, Mario Morcone, Tomaso Montanari, Stefano Passigli, Barbara Pollastrini, Sandro Ruotolo, Barbara Scaramucci, Donatella Stasio, Marco Tarquinio, Livia Turco, Giuseppe Verde, Gianfranco Viesti, Massimo Villone, Mauro Volpi, Roberto Zaccaria.

Ddl antisemitismo, verso slittamento voto aula Camera

Roma, 12 ott. (askanews) – Si va verso uno slittamento delle votazioni, nell’aula della Camera, sul ddl antisemitismo. Gli emendamenti depositati per l’assemblea, alla scadenza del termine, sono una sessantina e nessuno della maggioranza. Il provvedimento che ricalca il testo approvato in Senato è al terzo punto all’ordine del giorno della seduta dell’assemblea di domani. Ma, secondo quanto si apprende, non si entrerà nel vivo prima della prossima settimana e non si esclude neanche che l’esame del ddl possa essere rinviato al calendario di novembre e dunque possa essere sottoposto a tempi contingentati.

Morto a 93 anni Giorgio Bracardi, il padre della comicità surreale

Roma, 12 ott. (askanews) – È morto a 93 anni Giorgio Bracardi, musicista, cantante e attore comico romano, tra i protagonisti della stagione della comicità surreale della radio e della televisione italiana. A darne notizia sono stati i familiari. Bracardi era ricoverato in una casa di riposo a Fiano Romano dopo essersi rotto un femore nella scorsa primavera.

Legato alla storica trasmissione radiofonica Alto Gradimento, ideata da Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, Bracardi ha contribuito a rivoluzionare il linguaggio dell’intrattenimento, attraverso personaggi, voci e trovate comiche costruite sul nonsense e sull’improvvisazione. Accanto ad Arbore, Boncompagni e Mario Marenco, ha fatto parte di un gruppo che ha segnato una stagione innovativa della comicità italiana.

Nato a Roma il 3 maggio 1933, cresciuto in una famiglia di musicisti, Bracardi aveva iniziato il proprio percorso professionale come pianista e compositore. Negli anni Sessanta aveva lavorato per la casa discografica RCA e partecipato più volte al Festival di Sanremo come autore, prima di affermarsi anche come interprete comico.

Dalla radio alla televisione, aveva preso parte a programmi diventati cult come Quelli della notte, accanto a Renzo Arbore, e aveva lavorato anche a Striscia la notizia. Al cinema aveva recitato, tra gli altri, in Banana Joe di Steno, con Bud Spencer. La sua comicità, affidata soprattutto alle voci, alle inflessioni e a personaggi eccentrici, ha lasciato un segno nell’immaginario popolare italiano.

Energia, Conte: i "sì" di Meloni hanno danneggiato l’Italia

Roma, 12 ott. (askanews) – “Una volta tanto sono d’accordo con la premier Meloni. Poco fa ha detto che ‘l’Italia non siede in Europa per dire sempre di sì’. È vero. Ne sono testimone. Quando nel 2020 abbiamo detto ‘no’ al Mes poi abbiamo ottenuto un grande sì sul Pnrr da 209 miliardi”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte.

“Quando lei ha detto sì al Riarmo e sì ai tagli su sanità, scuola e crescita col Patto di stabilità, abbiamo collezionato – ha aggiunto l’ex premier – record di povertà, pressione fiscale, perdita del potere d’acquisto e ora il Governo con l’acqua alla gola scrive letterine per chiedere il permesso di spendere di più e denuncia la necessità di trovare soluzioni sul caro-energia. Arriva però il momento in cui lo sguardo deve posarsi sullo specchio. Se cerca chi ha detto dei sì che danneggiano l’Italia e chi dovrebbe trovare soluzioni sull’energia ricordiamo a Meloni che è da 4 anni al Governo e sarà ricordata per la legge elettorale, la riforma salva casta bocciata al referendum e le spese extra in armi”.

“Se non ha soluzioni almeno in questi ultimi mesi ascolti le nostre proposte, dal recupero di risorse dagli extraprofitti alle misure sul caro-energia e il recupero del potere d’acquisto del ceto medio. Sveglia!”, ha concluso Conte.

Il comandante Nato in Europa: se la Russia attaccasse saremmo pronti a combattere, anche stanotte

Roma, 12 ott. (askanews) – Il comandante supremo delle forze alleate in Europa, il generale statunitense Alexus Grynkewich, ha presentato oggi a Varsavia, durante una conferenza sulla sicurezza, quella che ha definito la propria “teoria della vittoria”, una strategia per garantire che la Nato possa prevalere in caso di attacco russo.

Nel corso del suo intervento, il generale statunitense ha specificato che la teoria della vittoria è semplice: le forze Nato “bloccherebbero, poi smorzerebbero e infine annienterebbero qualsiasi mossa aggressiva contro l’Alleanza”.

Pur sottolineando di non considerare il conflitto “inevitabile ed imminente”, Grynkewich ha rappresentato, al Forum sulla sicurezza di Varsavia, che il piano serve per “prepararci a svolgere il nostro compito più sacro: la difesa del nostro popolo e del nostro territorio”.

A tal proposito, Grynkewich, nel corso del suo intervento, ha specificato che “nessuno dovrebbe scambiare la nostra natura difensiva per debolezza o mancanza di determinazione”.

“Attraverso la nostra forza collettiva, puntiamo a scoraggiare le aggressioni e a preservare la pace. Ma se qualcuno fosse così sconsiderato da attaccarci, combatteremo. Fermeremo l’attacco e gli impediremo di raggiungere i suoi obiettivi, quali che siano”, ha specificato il generale statunitense.

Esponendo la “teoria della vittoria”, che Grynkewich ha sottolineato “essere un piano militare, ma una visione condivisa”, il generale americano ha ribadito che “per scoraggiare un conflitto è anche necessario essere pronti a combattere”. Pertanto, il generale statunitense ha specificato che è “improbabile” che l’Alleanza possa essere presa alla sprovvista, grazie “al sofisticato sistema di dati che gli Stati condividono l’uno con l’altro”. Inoltre, ribadendo la vocazione difensiva della Nato, il generale americano ha osservato che nell’attuazione delle manovre rappresentate, l’Alleanza non cercherà di “infliggere al nostro avversario una sconfitta strategica” in quanto “non ne abbiamo bisogno”. Infatti, ha specificato il generale americano, “il nostro unico obiettivo è fermare sul nascere qualsiasi attacco e impedirgli di conquistare e mantenere il controllo del nostro territorio” e “per riuscirci, è necessario sconfiggere sul piano tattico e operativo le forze impiegate contro di noi, ma nulla di più”.

Sottolineando come gli Alleati siano “pronti a partire stanotte” in caso di attacco, il generale americano ha rappresentato, operativamente, la difesa dell’Alleanza in caso di attacco.

“La mia teoria della vittoria è quindi semplice: bloccheremo l’attacco iniziale. Se l’attacco proseguirà, ne attenueremo la forza e impediremo all’avversario di avanzare. E, se necessario, distruggeremo le forze nemiche e il sistema operativo-militare schierato contro di noi”, ha delineato il generale americano, aggiugendo che “per bloccare l’attacco, le nostre forze terrestri agiranno per prevalere su qualsiasi assalto nemico nel punto di contatto”.

“Attraverso le manovre, immobilizzeremo le formazioni avversarie e impediremo loro di conquistare territori dell’Alleanza. Le forze terrestri attaccheranno il nemico e distruggeranno le sue unità in avanzata” ha proseguito, aggiungendo che “le nostre forze aeree e navali, operando in coordinamento con le forze spaziali e cibernetiche, conquisteranno rapidamente la libertà di manovra”.

“Una volta assicurata rapidamente la superiorità aerea e marittima, all’interno e al di sopra dell’area di combattimento, queste forze impiegheranno una combinazione di potenza e precisione. In questo modo, impediranno al nemico di mantenere le proprie posizioni”, ha rappresentato Grynkewich.

In seguito, ha proseguito il generale americano, “dopo aver bloccato l’attacco iniziale, neutralizzeremo qualsiasi ulteriore offensiva in corso o successiva contro di noi. Servendoci di sensori avanzati, sistemi autonomi e forze multidominio, impediremo all’attaccante di acquisire slancio o di assumere l’iniziativa. L’impiego sincronizzato di effetti multidominio, fino al livello tattico, sopraffarà le formazioni nemiche sul campo di battaglia e ne fermerà l’avanzata, se a quel punto sarà ancora in corso”.

“Se l’avversario decidesse di proseguire l’attacco o di impiegare le proprie riserve, distruggeremo il sistema bellico impegnato contro di noi” ha specificato Grynkewich, sostenendo che la Nato eserciterà “una pressione costante e incessante, sia attraverso mezzi cinetici sia non cinetici” e lo farà “in tutti i domini e attraverso di essi: terrestre, aereo, marittimo, spaziale e cibernetico”.

“In questo modo, spezzeremo il sistema nemico e lo sconfiggeremo in tutte le sue componenti”, ha concluso Grynkewich.

Nel corso dell’intervista successiva al suo intervento, il generale americano ha rappresentato che la decisione di divulgare questa nuova visione dell’Alleanza nasce dal peculiare momento storico odierno e dalla necessità di rassicurare i cittadini della Nato. “Credo che la decisione di renderla pubblica sia legata al contesto di sicurezza di cui abbiamo parlato questa mattina. Considerata l’intensità delle attività di sabotaggio e degli incendi dolosi, penso che le popolazioni dei Paesi dell’Alleanza siano un po’ preoccupate”, ha affermato Grynkewich. “Voglio quindi rassicurare il miliardo di cittadini della nostra Alleanza: siamo pronti e sappiamo cosa fare. Sappiamo quali sono i nostri compiti e come assolverli. Ci vorrà la collaborazione di tutti, ma siamo pronti”, ha rassicurato il generale statunitense.

Infine, in merito alla guerra in Ucraina Grynkewich ha osservato che è importante non sottovalutare l’esercito ucraino. “Sarà un inverno molto difficile”. Tuttavia,il generale americano ha espresso che probabilmente la strategia russa non funzionerà.

“Se c’è una cosa che abbiamo visto dall’inizio del conflitto, è che gli ucraini sono stati sottovalutati. Io non commetterò nuovamente questo errore. Supereranno l’inverno e ne usciranno con una determinazione ancora maggiore e una volontà di combattere ancora più forte”, ha affermato Grynkewich, rappresentando che “in definitiva, spero che riusciremo a porre fine a questo conflitto e a raggiungere una pace duratura. Ma, se non ci riusciremo, so che gli ucraini continueranno a combattere”.

Bologna, festa e sport sulla salita di San Luca

Bologna, 12 ott. (askanews) – Una festa di community, sport e sana goliardia nello scenario unico dei portici di Bologna. La celebre Salita delle Orfanelle, che porta al Colle di San Luca, ha fatto da cornice alla prima edizione del Red Bull Scatené: un evento capace di unire l’agonismo puro al divertimento di condivisione e all’atmosfera unica di una grande festa.

Lungo un tracciato di 700 metri con pendenze fino al 18% – affrontato rigorosamente su biciclette monomarcia e tra ostacoli ispirati ai simboli della città – centinaia di spettatori hanno incitato rider vestiti da cartoni animati, supereroi e icone pop.

“Siamo partiti con l’idea di realizzare una vera bici da gara, un mezzo che potesse aiutarti a vincere puntando su qualcosa di più serio rispetto a una semplice customizzazione. Sono felicissimo e voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno dato una mano: da Leonardo, il nostro meccanico, ad Alessandro, Davide e tutto il resto del gruppo” ha dichiarato il vincitore Oscar Lionello.

Non solo competizione e performance sportiva, ma anche creatività e valorizzazione del contesto urbano: Bologna si è trasformata in un palcoscenico a cielo aperto, dove l’ironia e il colpo d’occhio sui portici e sul paesaggio collinare hanno accompagnato ogni momento della giornata.

“A Bologna è arrivato Red Bull Scatené ed è stato un evento incredibile. Come presidente della Commissione Regionale Atleti dell’Emilia-Romagna, vedere così tanti giovani, e non solo, partecipare a una manifestazione di sport è stato davvero meraviglioso. Bologna è una città che accoglie queste iniziative, valorizza i giovani e non si ferma mai, guardando sempre avanti. Spero davvero che ci siano tantissimi altri eventi di questo tipo” ha aggiunto Martina Santandrea, Presidente della Commissione Regionale atleti del CONI Emilia Romagna.

A decretare i vincitori per le bici custom più originali è stata la giuria dei creator bolognesi Space Valley, coronando un evento in cui la passione su due ruote si è fusa perfettamente con l’identità del territorio.