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Pil, UPB: impatto conflitto Medio Oriente di 0,2 punti nel 2026-27

Roma, 15 apr. (askanews) – In uno scenario “relativamente favorevole” che “ipotizza il consolidamento della tregua e una progressiva riapertura dello Stretto di Hormuz” l’impatto del conflitto in Medio Oriente sul Pil italiano sarebbe di 0,2 punti nel 2026 e nel 2027. E’ quanto stima l’Ufficio Parlamentare di Bilancio nella sua Nota sulla congiuntura di aprile 2026.

“In uno scenario relativamente favorevole, che ipotizza il consolidamento della tregua e una progressiva riapertura dello Stretto di Hormuz, si determinerebbe una graduale normalizzazione delle forniture e dei prezzi delle materie prime energetiche, con un rientro entro la fine del 2027 verso i livelli medi di fine 2025” si legge nella Nota.

“In tale contesto – prosegue l’UPB – la crescita del PIL italiano registrerebbe un peggioramento rispetto allo scenario previsivo pre-conflitto di 0,2 punti percentuali sia nel 2026 sia nel 2027, mentre l’inflazione registrerebbe un aumento significativo quest’anno, pari a 1,3 punti percentuali, ma più contenuto (0,5 punti) nel 2027”.

L’UPB segnala poi che “in uno scenario meno favorevole, di tensioni più persistenti nel tempo ma senza escalation militare, gli effetti macroeconomici risulterebbero più intensi”.

In questo caso la riduzione della crescita del PIL “sarebbe di poco meno di mezzo punto percentuale in ciascun anno del biennio 2026-2027 mentre le pressioni inflazionistiche si manterrebbero sostenute più a lungo, con un incremento analogo al primo scenario per il 2026 e di 1,1 punti percentuali nel 2027”.

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio sottolinea comunque che le simulazioni “soggette a elevata incertezza e puramente indicative di alcuni scenari, andranno via via aggiornate con l’evoluzione del contesto internazionale e i prossimi sviluppi del conflitto”.

Media, Agcom: Internet prima per accesso a informazione per 55,8% italiani

Roma, 15 apr. (askanews) – Dopo il sorpasso sulla televisione del 2023, Internet rafforza la sua posizione rappresentando nel primo semestre del 2025 la prima porta d’accesso all’informazione per il 55,8% degli italiani, ampliando ancora il divario con la TV, che scende al 43,2%.

Il consumo di informazione è sempre più polarizzato tra le generazioni: il 40,7% dei giovani tra i 14 e i 24 anni si informa esclusivamente online, mentre tra gli over 65 la televisione resta il punto di riferimento principale, anche se l’utilizzo degli strumenti digitali cresce molto velocemente. Solo gli over 65 continuano (59,8%) a preferire la televisione. Il 34,1% della popolazione tende a informarsi utilizzando un solo mezzo, ma cresce la fascia degli “onnivori”: circa il 26% utilizza almeno quattro mezzi diversi, e quasi il 10% ne impiega sei o più (+4,3 punti percentuali rispetto al 2024). È il bilancio che emerge dall seconda edizione dell'”Osservatorio Agcom sul sistema dell’informazione”.

I social network anticipano gli altri media: la ricerca di notizie è la seconda attività più diffusa tra gli utenti e oltre la metà degli iscritti a una piattaforma dichiara di venire a conoscenza delle notizie prima sui social che dagli altri canali. Si allenta la fiducia complessiva nel sistema dell’informazione, con i media tradizionali – radio, televisione e stampa – che godono di un livello di fiducia alto da parte dei cittadini in misura quasi doppia rispetto alle fonti online (35,9% contro 20%). Circa un italiano su cinque dichiara di informarsi raramente o per nulla, principalmente a causa della ripetitività dei contenuti (22,3%), della loro negatività (18,1%), dell’impatto emotivo (15,2%), della sfiducia nei giornalisti (14,6%) e dell’eccesso di informazioni (14,4%).

Il paywall resta marginale: solo il 6,1% dei cittadini ha un abbonamento alla versione online di quotidiani, gli altri utilizzano strategie alternative di reperimento gratuito delle notizie.

Nel frattempo, sta cambiando anche l’offerta informativa in tv: nel 2025 la televisione generalista riduce le ore dedicate ai programmi di approfondimento (con un calo dell’11,3% delle ore nei programmi extra tg rispetto al 2024).

Fmi stima calo deficit-Pil Italia a 2,8% in 2026, debito-Pil sale a 138,4%

Roma, 15 apr. (askanews) – Dal 3,1% del Pil dello scorso anno, il deficit di bilancio del dell’Italia dovrebbe calare al 2,8% quest’anno – sotto la soglia del 3% fissata dal Patto di stabilità e di crescita – al 2,6% il prossimo al 2,4% nel 2028 per poi stabilizzarsi al 2,5% dal 2029 al 2023 e risalire al 2,7% nel 2031. Sono le previsioni del Fondo monetario internazionale contenute nel Fiscal Monitor, l’analisi sulle finanze pubbliche pubblicata in occasione delle assemblee primaverili a Washington.

Per il debito pubblico è invece prevista una lieve crescita in termini di incidenza sul Pil che proseguirà fino al 2027: dal 137,1% del Pil di quest’anno, il debito dovrebbe raggiungere il 138,4% il prossimo, il 138,8% nel 2027 e poi limarsi al 137,6% nel 2028, al 137,1% nel 2029, al 136,5% nel 2030 e al 136,1% nel 2031.

L’Italia puntava a ricondurre il rapporto deficit/Pil sotto il 3% da già da quest’anno, cosa che avrebbe consentito l’uscita dalla procedura Ue per deficit eccessivo con un anno di anticipo. I dati più recenti lo hanno confermato al 3,1%, anche se l’ultima parola sarà nei dati certificati da Eurostat attesi il 22 aprile.

Ombre cinesi sugli attacchi iraniani ad obiettivi Usa

Roma, 15 apr. (askanews) – Documenti militari iraniani mostrerebbero che il corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche, i Pasdaran, ha acquisito alla fine del 2024 un satellite costruito e lanciato dalla Cina e lo ha poi utilizzato per sorvegliare basi militari statunitensi e infrastrutture sensibili nel Golfo e in Medio Oriente, secondo quanto riferito oggi dal Financial Times, che ha visionato questi documenti.

Il satellite, identificato come TEE-01B, sarebbe stato acquistato dalla forza aerospaziale dei Pasdaran dopo essere stato messo in orbita dalla Cina e sarebbe stato impiegato per monitorare siti chiave americani. Secondo il giornale, elenchi di coordinate con indicazione temporale, immagini satellitari e analisi orbitali mostrano che i comandanti militari iraniani ne hanno disposto l’utilizzo per osservare diversi obiettivi prima e dopo attacchi con droni e missili condotti in marzo.

Il TEE-01B è stato costruito e lanciato dalla società cinese Earth Eye Co., che sul proprio sito presenta il modello dell'”in-orbit delivery”, cioè il trasferimento del veicolo spaziale a clienti stranieri dopo il raggiungimento dell’orbita. Nell’ambito dell’accordo, ai Pasdaran sarebbe stato concesso anche l’accesso alle stazioni di terra commerciali gestite da Emposat, società con sede a Pechino che fornisce servizi di controllo satellitare e dati attraverso una rete globale.

Dai registri citati dal Financial Times emerge che il satellite ha ripreso la base aerea Prince Sultan in Arabia saudita il 13, 14 e 15 marzo. Il 14 marzo il presidente Usa Donald Trump aveva confermato che aerei statunitensi presenti nella base erano stati colpiti e che cinque velivoli da rifornimento dell’aeronautica Usa avevano subito danni. Il satellite avrebbe inoltre effettuato attività di sorveglianza sulla base aerea Muwaffaq Salti in Giordania e su aree vicine alla base navale della Quinta flotta Usa a Manama, in Bahrein, nonché sull’aeroporto di Erbil, in Iraq, intorno al periodo di attacchi rivendicati dai Pasdaran contro installazioni in quelle aree.Tra gli altri siti monitorati figurerebbero Camp Buehring e la base aerea Ali Al Salem in Kuwait, la base americana di Camp Lemonnier a Gibuti e l’aeroporto internazionale di Duqm in Oman. Fra le infrastrutture civili del Golfo finite sotto osservazione vi sarebbero inoltre l’area del porto container di Khor Fakkan e l’impianto di energia e desalinizzazione di Qidfa negli Emirati arabi uniti, oltre all’impianto Alba in Bahrein, uno dei maggiori complessi di fusione dell’alluminio al mondo.

“Questo satellite viene chiaramente utilizzato per scopi militari, perché è gestito dalla forza aerospaziale dei Pasdaran e non dal programma spaziale civile iraniano”, ha dichiarato al Financial Times Nicole Grajewski, esperta di Iran di Sciences Po. “L’Iran ha bisogno di questa capacità fornita dall’estero durante questa guerra, perché consente ai Pasdaran di identificare in anticipo i bersagli e verificare il successo dei loro attacchi”, ha aggiunto.

Secondo il quotidiano, il TEE-01B è in grado di acquisire immagini con una risoluzione di circa mezzo metro, cioè paragonabile a quella dei sistemi commerciali occidentali ad alta definizione. Si tratterebbe di un netto salto di qualità rispetto alle capacità interne iraniane. Il precedente satellite militare più avanzato della forza aerospaziale dei Pasdaran, il Noor-3, sarebbe stato infatti accreditato di immagini attorno ai 5 metri di risoluzione, un livello molto inferiore e non sufficiente a identificare velivoli o a monitorare con precisione l’attività nelle basi militari.

Nel settembre 2024 la forza aerospaziale dei Pasdaran, che controlla i programmi missilistico balistico, dei droni e spaziale dell’Iran, avrebbe accettato di pagare circa 250 milioni di renminbi, pari a 36,6 milioni di dollari, per acquisire il controllo del sistema satellitare. L’accordo, firmato da un generale di brigata dei Pasdaran e denominato in valuta cinese, scompone i costi fra satellite, lanciatore, supporto tecnico, infrastruttura dati e servizi forniti da una “controparte straniera”.

In base all’intesa, sarebbe Emposat a fornire ai Pasdaran il software e la rete di terra necessari a gestire il satellite per tutta la sua vita operativa, inviando comandi, ricevendo telemetria e immagini e permettendo agli iraniani di dirigerne le operazioni “da qualunque parte del mondo”. ” Emposat, pur operando formalmente come società commerciale, è stata indicata in un rapporto della commissione Cina della Camera dei rappresentanti Usa come gruppo con stretti legami con la forza aerospaziale dell’Esercito popolare di liberazione. Earth Eye e la stessa Emposat, scrive il quotidiano, presentano inoltre connessioni con ambienti accademici e industriali vicini alla difesa cinese.

Pechino respinge le accuse. Interpellata sulla relazione tra Emposat e i Pasdaran, l’ambasciata cinese a Washington ha dichiarato: “Ci opponiamo fermamente al fatto che parti interessate diffondano disinformazione speculativa e allusiva contro la Cina”. Il portavoce Liu Pengyu ha aggiunto: “Manteniamo una posizione obiettiva e imparziale e abbiamo compiuto sforzi per promuovere colloqui di pace. Non intraprendiamo mai azioni che aggravino i conflitti”.

Tennis, Alcaraz, problema al polso, non si allena a Barcellona

Roma, 15 apr. (askanews) – Nuovo campanello d’allarme per Carlos Alcaraz, che ha deciso di non allenarsi oggi al Barcelona Open Banc Sabadell per non aggravare il fastidio al polso destro accusato nel match di primo turno contro Otto Virtanen.

Secondo quanto riportato da “Marca”, il numero 2 del mondo aveva in programma una sessione dalle 12 alle 14 al RCT Barcelona, ma ha scelto di fermarsi e sottoporsi a cure specifiche in hotel con il suo fisioterapista. Il problema era già emerso durante la sfida d’esordio, quando lo spagnolo aveva richiesto un medical time-out.

Alcaraz, atteso giovedì dall’ottavo di finale contro il ceco TomᚠMachác, vuole evitare rischi in una fase delicata della stagione sulla terra battuta, superficie su cui punta a consolidare risultati e ranking.

Non è la prima volta che il polso destro crea problemi al campione spagnolo: già in passato, tra Montecarlo e la primavera europea, alcuni fastidi lo avevano costretto a stop e rinunce a diversi tornei. Una situazione che impone prudenza, in vista dei prossimi appuntamenti chiave come Madrid, Roma e il Roland Garros.

Ance, Brancaccio: momento drammatico, ma l’emergenza ormai è cronica

Roma, 15 apr. (askanews) – “Siamo in un momento drammatico, emergenziale, con problemi di energia, di caro materiali”. Il governo è alle prese “con tutta una serie di misure per cercare di far reggere la nostra economia, il nostro comparto, in particolare in questa bufera, ha detto che farà di tutto per intervenire. Quindi sto un po’ ringraziando anticipatamente e mi collego al tema di oggi. Siamo tutti così preoccupati di questo momento drammatico, che è un’emergenza che noi speriamo si concluda prestissimo ed è un’emergenza contingente dovuta a una serie di situazioni, ma il tema di oggi, si può dire, che è un’emergenza cronica ormai”. Lo ha affermato la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio nel suo intervento in apertura della conferenza “Un piano per l’Italia”, organizzata oggi a Roma dall’Associazione Nazionale Costruttori Edili.

“Ogni giorno purtroppo assistiamo a un disastro. Parleremo dei costi dell’intervenire dopo o della prevenzione – ha detto – ma ci sono costi incalcolabili, che sono quelli anche di di perdita di territorio, di perdita di memoria, di perdita di case in alcune situazioni, quelli sono danni incalcolabili. In un paese fragile, non è qualcosa che tra un anno o due avremo risolto, quindi ci vuole un grande piano strutturale”.

“L’Ance sono veramente decenni che ne parla – ha rilevato Brancaccio – abbiamo anche ottenuto qualcosa nel corso dei decenni, qualche Italia Sicura, poi cancellata. Poi Progetti Italia, poi qualcos’altro, ma tutto superato senza un reale piano strutturale e una continuità. Per cui in questo lavoro fatto con Francesco Rutelli e tanti altri amici e colleghi che ascolteremo anche oggi, abbiamo deciso proprio di provare almeno a dare cinque priorità fondamentali per portare avanti un piano strutturale. I cinque punti fondamentali sono un cambio di approccio, un cambio di approccio che significa basta contrapposizione”.

Sul “green” “non è una contrapposizione ideologica, è un dato di fatto. Questi cambiamenti climatici, se ci sono perché naturali, se ci sono perché è l’antropizzazione selvaggia del territorio, ma sono una realtà. Noi abbiamo quindi, dobbiamo puntare su adattamento e mitigazione. L’adattamento e la mitigazione significa anche competenze che in questo paese ci sono. Adattarci significa anche sviluppare un’economia sull’adattamento, quindi non è solo ovviamente prevenire e intervenire, ma significa anche lavoro, competenze, tecnologia”.

“Quindi la prima cosa è un cambio di approccio – ha detto la presidente Ance – che significa anche, ovviamente, siccome i centri urbani sono quelli più impattati da questi cambiamenti climatici, significa anche adeguare quelle che sono le normative urbanistiche ed edilizie per poter dare delle risposte. Il secondo punto è la governance – ha proseguito -. Troppe frammentazioni. Anche qui una cabina di regia, che non può essere che a Chigi, ma anche una struttura operativa, come è stato in alcune esperienze anche virtuose, una struttura dedicata che faccia da coordinamento e che ovviamente lasci presidenti delle regioni come commissari, perché chi vive sul territorio ha il polso e anche forse quelle informazioni, quella capacità di dare risposte e di seguire in maniera più puntuale quello che si deve fare”.

“Terzo è il modello, il modello da gestire. Noi diciamo ci vuole un modello Pnrr con maggiore concorrenza in mercato. Qui inserisco anche altri temi che sono cari a noi, forse la soglia dei 5 milioni di euro per delle procedure negoziate senza abbandono, forse è una soglia troppo alta, quindi un modello Pnrr con uno sguardo più attento al mercato e alla concorrenza, perché il Pnrr ci ha insegnato e ci ha allenato ad avere target, milestone, tempistiche e quindi anche un controllo della spesa e degli obiettivi da raggiungere”, ha rilevato.

“Poi raccogliere dati, mappatura. I dati ci sono, ma sono tutti disaggregati, non si riesce ad avere una visione unitaria – ha detto Brancaccio -. Ci siamo confrontati anche tra di noi, tra il nostro centro studi e i nostri amici di questa avventura per rendere i dati omogenei, perché i dati si interpretano, si leggono, eccetera. C’è bisogno veramente anche di metterci d’accordo di come raccogliere i dati e di usare quella che oggi abbiamo, che è l’intelligenza artificiale, per sperimentare dei modelli, capire alcuni interventi, come possono impattare sul territorio”.

“L’altro punto, ovviamente, è una programmazione, una stabilità dei finanziamenti e anche qui un coordinamento dei fondi. Ci sono fondi, ci sono fondi non spesi e molto spesso vediamo che un disastro, una catastrofe che è accaduta, magari lì già c’era un progetto, c’erano già dei fondi, c’era già un appalto, ma questo lavoro non era cominciato, si era interrotto o non era finito. Quindi una stabilità dei finanziamenti, ovviamente con una governance che segue il tutto”.

“Sentiremo poi appunto anche i nostri decisori e crediamo che anche la maturità che si è raggiunta in Europa sul tema comunque del dissesto insieme alla casa, alla rigenerazione urbana, sono tutte cose che non possono viaggiare separate, sono tutte in qualche modo collegate. Noi siamo ottimisti”, ha concluso Brancaccio.

Tenere sotto controllo i parametri vitali con Corsano

Roma, 15 apr. (askanews) – Tenere sotto controllo i parametri vitali del paziente in tempo reale è adesso possibile grazie a Corsano di Medtronic. Un semplice bracciale che, grazie alle tecnologie di ultimissima generazione al suo interno, consente di diagnosticare tempestivamente qualsiasi segnale di peggioramento della salute del paziente. Apripista il Policlinico Umberto I di Roma, primo in Italia ad adottare il sistema Corsano. Ne ha parlato Francesco Pugliese, Capo Dipartimento Emergenza Urgenza del Policlinico Umberto I: “Nasce da qui l’idea di qualcosa di semplice, di facilmente fruibile, che garantisca questo tipo di monitoraggio. L’idea che ha sviluppato Corsano, di un braccialetto da collegare all’interno di una rete wifi, ci permette, all’interno di un’area molto dedicata e particolare come quella del pronto soccorso, di tenere sotto controllo con un sistema di monitoraggio tutti i pazienti che accedono, pur non avendo la possibilità di essere logicamente vicini fisicamente al paziente”.

Monitoraggio continuo e miglior assistenza. Corsano si candida ad essere un’alternativa valida agli strumenti tradizionali di monitoraggio del paziente.

“L’accorciamento drastico di questi tempi, da quando comincia a insorgere l’evento di criticità a quando si interviene, tutto quello che è tempodipendente è un giovamento, più si accorcia il tempo e più è un giovamento per il paziente. La risposta che abbiamo verificato, nel corso di questo primo avvio sperimentale da parte dei pazienti, è un incremento del loro senso di sicurezza, perché pensano che attraverso questo braccialetto qualcuno li controlla, qualcuno gli sta vicino, quindi migliora anche il rapporto tra gli operatori e i pazienti all’interno dell’area pronto soccorso” ha concluso Pugliese.

In un ambiente in rapido sviluppo come quello sanitario, l’assistenza e la prevenzione devono camminare di pari passo con le tecnologie di nuova generazione, con l’obiettivo di ridurre la pressione sulle strutture ospedaliere e risolvere la problematica della carenza di personale.

Calcio, Serie A, arbitri: Marcenaro per Roma-Atalanta

Roma, 15 apr. (askanews) – Ufficializzate le designazioni arbitrali per la 33^ giornata di Serie A, con gare distribuite tra venerdì e lunedì. Spiccano le scelte per i big match, con Maurizio Mariani designato per Juventus-Bologna e Luca Zufferli chiamato a dirigere Napoli-Lazio. Roma-Atalanta sarà diretta da Matteo Marcenaro. Si parte venerdì con Sassuolo-Como affidata a Francesco Fourneau e, in serata, Inter-Cagliari sotto la direzione di Matteo Marchetti. Sabato pomeriggio Udinese-Parma con Alessandro Di Marco, mentre alle 18 spazio a Napoli-Lazio. Domenica si apre con Cremonese-Torino affidata a Michael Fabbri, seguita da Verona-Milan con Daniele Chiffi e Pisa-Genoa diretta da Gabriele Crezzini. In serata Juventus-Bologna.

Chiude il programma lunedì Lecce-Fiorentina, affidata a Fabio Maresca.

Ecco nel dettaglio:

Sassuolo-Como (venerdì 17/04, h. 18.30): Fourneau di Roma 1 Inter-Cagliari (venerdì 17/04, h. 20.45): Marchetti di Ostia Lido Udinese-Parma (sabato 18/04, h. 15.00): Di Marco di Ciampino Napoli-Lazio (sabato 18/04, h. 18.00): Zufferli di Udine Roma-Atalanta (sabato 18/04, h. 20.45): Marcenaro di Genova Cremonese-Torino (domenica, h. 12.30): Fabbri di Ravenna Verona-Milan (domenica, h. 15.00): Chiffi di Padova Pisa-Genoa (domenica, h. 18.00): Crezzini di Siena Juventus-Bologna (domenica, h. 20.45): Mariani di Aprilia Lecce-Fiorentina (lunedì 20/04, h. 20.45): Maresca di Napoli

Calcio, Conference, Fiorentina sogna la rimonta col Palace

Roma, 15 apr. (askanews) – Serve un’impresa alla Fiorentina per ribaltare al Franchi lo 0-3 subito in Inghilterra contro il Crystal Palace nell’andata dei quarti di UEFA Europa Conference League. Una missione complicata ma non impossibile secondo Paolo Vanoli, che si aggrappa allo spirito del gruppo e alla fiducia ritrovata dopo il successo in campionato contro la SS Lazio.

“Sappiamo che dobbiamo fare la partita perfetta, ma sappiamo anche che il calcio può regalare questi sogni e domani ci dobbiamo provare con le forze che abbiamo a disposizione e la mente libera”, spiega il tecnico viola. “Il bello del calcio è arrivare a queste partite per tentare qualcosa che sembrava impossibile. Ho detto ai ragazzi che dobbiamo provarci”.

La vittoria contro la Lazio ha rappresentato uno snodo cruciale nella stagione della Fiorentina, permettendo alla squadra di blindare di fatto la salvezza e affrontare con maggiore serenità il finale. “E’ stata la vittoria più importante del campionato, per il gruppo e per come l’abbiamo affrontata, considerando anche le tante assenze. Sono tre punti che ci avvicinano a qualcosa di straordinario, numeri alla mano. Ma ora testa e piedi per terra”.

Vanoli non si sottrae nemmeno alle domande sul futuro, tra voci e possibili scenari: “Sono giochi mediatici a cui siamo abituati. Io sono nel calcio da tanti anni e so come funziona. Devo guardare solo al presente e a quello che stiamo facendo”.

E sulla permanenza a Firenze: “Assolutamente sì, quando inizio qualcosa voglio portarla avanti. La società mi ha sempre dato fiducia e io devo finire il lavoro iniziato”.

Infine, un aggiornamento sulle condizioni di Moise Kean: “Stiamo tentando di recuperarlo, con doppie sedute e massimo impegno anche da parte sua. Vuole esserci in questo finale di stagione. Ha avuto un fastidio che ha interrotto il suo percorso, ma il gruppo ha sopperito alla sua assenza”.

Calcio, Juve, Milik ko: stagione finita

Roma, 15 apr. (askanews) – Non c’è pace per la Juventus e per Arkadiusz Milik, costretto all’ennesimo stop di una stagione segnata dagli infortuni. Gli esami strumentali sostenuti nelle ultime ore presso il JMedical evidenziano una lesione di medio grado del bicipite femorale della coscia destra. Uno stop che, alla luce delle condizioni fisiche precarie degli ultimi due anni, porta a considerare la stagione dell’attaccante polacco virtualmente conclusa.

“In seguito a un problema muscolare accusato durante l’allenamento di ieri, martedì 14 aprile, questa mattina Milik è stato sottoposto ad accertamenti radiologici presso il JMedical”, comunica il club bianconero. “Gli esami hanno evidenziato una lesione di medio grado del bicipite femorale della coscia destra. Tra circa 10 giorni saranno ripetuti nuovi controlli per definire con esattezza i tempi di recupero”.

Rai, dopo parole Mattarella opposizioni attaccano governo. Bagarre in Senato

Roma, 15 apr. (askanews) – Dopo le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla Rai, è bagarre in Senato dove ci si stava apprestando a esaminare il dl sicurezza, in un’aula che si annuncia già infuocata a causa del contingentamento dei tempi sul provvedimento. Ad aprire la questione la presidente della Vigilanza Rai Barbara Floridia, la quale ha preso la parola: “Rispetto al Parlamento che spesso viene umiliato volevo riportare le parole del presidente della Repubblica che ci richiama ai nostri doveri istituzionali” definendo “inaccettabile” la questione Rai.

Quando la vicepresidente di turno Licia Ronzulli (Fi) reagisce invitando Floridia a interrompere il suo intervento perché, sostiene, essere fuori dall’ordine dei lavori e le intima: “si calmi. Non si può vedere una sceneggiata in cui lei mi viene addosso. Toglietele il microfono”, inizia un botta e risposta: “non mi urli lei”. La tensione si accende tra le proteste: “La questione che pone la presidente Floridia riguarda i lavori dell’aula, il Media Freedom Act da un anno e mezzo è oggetto di richiesta unitaria delle opposizioni, preso in ostaggio dal governo”, ha sottolineato il capogruppo dem Francesco Boccia. E Ronzulli: “non provocate perché tanto vado avanti”. Il presidente del Misto, Peppe de Cristofaro (Avs) ha osservato: “Quanto affermato dai colleghi non è fuori tema visto che questa settimana avremmo dovuto parlare di questo, peraltro in buona compagnia: il Quirinale”. La Cinque stelle Ada Lo Preiato chiede una sospensione, che dopo diverse discussioni viene concessa per cinque minuti.

In un punto stampa in sala stampa, le opposizioni hanno rincarato la dose. Se l’avessero fatta parlare, ha spiegato Floridia, avrebbe detto che avrebbe “convocato nuovamente l’ufficio di presidenza per audire Giorgetti che non si pronuncia e tiene bloccata la riforma della Rai. C’è stato un atto di palese violenza istituzionale. Mi è stato impedito di parlare in aula a nome di una commissione”.

Così Boccia: “quanto avvenuto in aula è l’ennesima dimostrazione dell’insofferenza della maggioranza alle regole. La discussione del Mfa era in calendario e quindi il tema sollevato dalla presidente Floridia è assolutamente coerente con i nostri lavori ma nonostante questo non arriva mai all’attenzione dell’aula perché il ministro dell’economia Giorgetti non vuole prendere atto che la Rai non è di proprietà né sua né del governo” e l’Italia “è già in procedura di infrazione e questo è grave. Le opposizioni ci sono, la risposta da parte della destra e da parte del governo non arriva”. Ha attaccato anche il presidente dei senatori M5S Luca Pirondini (“Ronzulli ha censurato il presidente della Repubblica”, “denota non solo l’arroganza ma anche la palese inadeguatezza di chi stamattina presiedeva l’aula”). Ha ironizzato la capogruppo Iv Raffaella Paita prendendosela con la conduzione dell’aula da parte di Ronzulli (“Ronzulli è un La Russa che non ce l’ha fatta”). De Cristofaro: “potrei cavarmela con una battuta: pochi minuti fa la senatrice Ronzulli, togliendo la parola alla senatrice Floridia, l’ha tolta a Mattarella. Ci troviamo di fronte a un ostruzionismo di maggioranza, fatto apposta per legittimare tele-Meloni”.

Trump: la guerra con l’Iran è "molto vicina" alla conclusione

Roma, 15 apr. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato che la guerra tra Stati uniti e Iran è “molto vicina” alla conclusione, mentre resta in vigore il cessate il fuoco di due settimane e si guarda a una possibile ripresa dei negoziati nei prossimi giorni. In un’intervista a Fox Business che andrà in onda oggi nel programma “Mornings with Maria”, Trump ha affermato: “Penso che sia vicina alla fine, sì. La considero molto vicina alla fine”.

Le parole del presidente arrivano mentre i colloqui tra funzionari americani e negoziatori iraniani potrebbero riprendere domani, dopo lo stallo registrato nel fine settimana nei negoziati in Pakistan. Lunedì Trump ha però disposto il blocco navale di tutti i porti iraniani, segnando una nuova intensificazione del conflitto dopo che la scorsa settimana Washington aveva accettato di interrompere i bombardamenti sull’Iran.Pur dicendosi convinto che la guerra sia prossima alla fine, Trump ha aggiunto che gli Stati uniti non considerano ancora chiusa la partita. “Se mi ritirassi proprio ora, ci vorrebbero 20 anni per ricostruire quel Paese. E non abbiamo finito”, ha detto. “Vedremo cosa succederà. Penso che vogliano davvero molto fare un accordo”.

Trump ha inoltre rivendicato la scelta di intervenire militarmente nel conflitto, sostenendo che fosse necessaria per impedire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare. “Ho dovuto deviare in quella direzione perché, se non l’avessi fatto, in questo momento l’Iran avrebbe un’arma nucleare”, ha affermato. “E se avessero un’arma nucleare, chiamereste tutti quello laggiù ‘signore’, e questo non volete farlo”.

Pichetto: l’Italia ha un problema sui fabbricati in cemento armato anni ’50

Roma, 15 apr. (askanews) – In Italia “un certo problema ce l’abbiamo sugli edifici. Da noi sono ‘storici’ i fabbricati a 70 anni. Però il problema che adesso hanno 70 anni i fabbricati in pessimo cemento armato degli anni 50, vogliamo dircelo? Questo significa fare una valutazione rispetto al concetto dell’adattamento. Vanno quindi ripensati i territori, la modalità di affrontare le questioni sui territori, il rapporto con l’ambiente, gli interventi vari, e da questo emerge la necessità di quella che è la pianificazione, la programmazione a livello nazionale”. Lo ha affermato il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, nel suo intervento oggi alla conferenza “Un piano per l’Italia”, organizzata a Roma dall’Ance su rischi, costi e messa in sicurezza si città e territori.

Tutti “grandi temi – ha detto Pichetto – sono talmente tanti quelli che sul titolo che avete dato al convegno che è difficile affrontarli”. Come quello dell’assetto idrogeologico e dell’uso sullo stesso dei fondi di coesione Ue. “Continuiamo a essere un paese in cui governano i bianchi, i verdi o i rossi, o i neri, tutto quello che vuoi, e che non è capace di spendere”.

“Quindi c’è una questione di governance – ha proseguito il ministro -. C’è ed è forte, d’altra parte a livello nazionale stiamo andando avanti nel creare le condizioni per avere tutte le informazioni”.

Serve poi un approfondito controllo “di quelli che sono i fenomeni territoriali. E’ chiaro che questi elementi devono essere la base per quelle che sono le azioni, altrimenti diventano solo elementi per il dibattito culturale, per i convegni o per qualche lungo articolo sulla stampa specializzata”.

“E poi, naturalmente, stiamo vicino alle città, l’iniziativa sulle 100 città sta andando avanti, è un segnale più che di intervento finanziario, in questo caso è di sensibilizzazione partendo dal basso. E nel contempo andiamo avanti con quelle che sono le altre azioni. Dobbiamo recepire la direttiva di efficientamento energetico, e dobbiamo entro il 31 maggio recepire il case Green”.

Questo “in un paese suddiviso in 200 mila borghi, non è un’operazione facile se vogliamo dare un percorso realistico, se vogliamo fare il libro dei sogni, prevediamo a questo punto di metterci 100 miliardi e così via, accontentiamo tutti, facciamo la conferenza stampa e la chiudiamo. Ma è un percorso che diventa fondamentale per un paese se vuole essere un paese moderno, perché se noi riusciamo a metterci un pizzico in più di autonomia energetica che ci permette di avere dei costi più contenibili, un po’ di più, quando dico un po’ di più ci metto il nucleare per capirci nel prossimo decennio, perché altrimenti non andiamo a nessuna parte”.

Infine, “quando parliamo di pianificazione, noi abbiamo un piano che riguarda principalmente un filone di mitigazione che ha il percorso energetico man mano da adattare, e che riguarda l’abbattimento delle emissioni carboniche, che riguarda una serie di percorsi, una serie di step, che naturalmente dobbiamo anche tentare di adattare con realismo, uscendo un po’ dagli schemi un po’ ideologici, dell’ondata ideologica che ha caratterizzato almeno l’altra legislatura della Commissione europea”, ha concluso.

Dl Pnrr, ok Senato a fiducia con 101 sì. Diventa legge

Roma, 15 apr. (askanews) – Via libera del Senato alla fiducia posta dal governo sulla conversione in legge del decreto Pnrr, senza modifiche rispetto al testo licenziato dalla Camera in prima lettura, con 101 voti favorevoli, 63 voti contrari e 2 astenuti.

Il decreto era in scadenza il prossimo 20 aprile ed è giunto ieri in Aula a Palazzo Madama dalla commissione Bilancio senza mandato al relatore. Col voto di fiducia del Senato, il provvedimento, di 40 articoli, diventa legge.

Nel dl sono contenute una serie di misure che puntano alla semplificazione e all’accelerazione delle procedure per la realizzazione degli obiettivi del piano, oltre che interventi sulla governance.

Arriva anche l’obbligo di registrare entro il 10 del mese sulla piattaforma ReGiSi dati sull’avanzamento della realizzazione dei lavori e la fissazione del termine del 30 giugno anche per gli interventi del Piano che avevano una scadenza antecedente. Tra le misure introdotte durante l’esame in Commissione il ripristino dei finanziamenti per Radio Radicale.

Frana di Niscemi, 13 indagati: ci sono anche gli ultimi 4 governatori

Milano, 15 apr. (askanews) – Sono 13 gli indagati dalla Procura di Gela (Caltanissetta) nell’ambito della inchiesta sulla frana di Niscemi dello scorso gennaio per disastro colposo. Lo ha confermato il Procuratore capo Salvatore Vella nel corso di una conferenza stampa in Tribunale. Tra gli indagati figurano gli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e il governatore in carica Renato Schifani.(Fonte: Quotidiano di Sicilia)

Tajani alla terza conferenza umanitaria sul Sudan, cosa sapere

Roma, 15 apr. (askanews) – Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani si reca oggi a Berlino per partecipare alla Terza Conferenza Internazionale sul Sudan e promuovere una mediazione per arrivare alla fine della guerra civile, anche tramite pressione sugli Stati arabi che continuano a finanziare le due fazioni.

La Conferenza si tiene nel terzo anniversario dello scoppio del conflitto, confermando l’impostazione delle precedenti edizioni di Parigi (2024) e Londra (2025). È co-presieduta da Germania, Francia, Regno Unito, Unione Europea, Unione Africana e, per la prima volta, dagli Stati Uniti. La partecipazione è a livello ministeriale e include Germania, Francia, Norvegia, Irlanda ed Egitto. L’Ue sarà rappresentata dall’Alto Rappresentante Kallas e dalla Commissaria Lahbib, gli Usa dal consigliere di Trump Massad Boulos, l’Unione Africana dal presidente della Commissione Mahmoud Ali Youssouf. L’obiettivo principale è mobilitare fondi a sostegno della risposta umanitaria: Ue e Stati membri hanno annunciato stanziamenti per un totale di 681,4 milioni di euro.

Sul fronte italiano, il Governo ha lanciato l’iniziativa “Italy for Sudan”, coordinata dal ministero degli Esteri e dalla Cooperazione italiana, con l’obiettivo di fornire una risposta concreta alla crisi umanitaria con particolare attenzione a bambini, studenti e famiglie sfollate. Le operazioni sono partite il 25 dicembre 2025 con un primo volo umanitario a Port Sudan recante circa 25 tonnellate di aiuti destinati a 2.500 studenti. A inizio aprile 2026 è seguita una seconda tranche con beni alimentari di prima necessità. Entro fine aprile sono previste forniture fino a 107 tonnellate complessive, destinate a 4.245 famiglie sfollate in 31 campi nello Stato del Mar Rosso. Nel marzo scorso sono stati inoltre stanziati 5 milioni di euro alla FAO per l’assistenza agricola di emergenza e 1 milione di euro alla Ficross per l’accesso all’acqua potabile e all’assistenza medica nelle aree del Darfur. Il portafoglio complessivo della Cooperazione italiana per la crisi sudanese ammonta a circa 142 milioni di euro a dono, cui si aggiungono oltre 33 milioni di euro mobilitati per interventi di emergenza dal 2023.Sul terreno, il conflitto tra le Sudanese Armed Forces (SAF) e le Rapid Support Forces (RSF) – scoppiato il 15 aprile 2023 – ha generato la più grave crisi umanitaria al mondo. Si contano circa 15 milioni di sfollati, di cui quasi 5 milioni rifugiati nei Paesi limitrofi, principalmente Etiopia, Ciad, Sud Sudan ed Egitto. Oltre 33 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria, di cui circa 17 milioni sono minori. I casi di malnutrizione superano i 4 milioni, concentrati soprattutto in Darfur e Kordofan, mentre il collasso del sistema sanitario favorisce la diffusione transfrontaliera di colera, morbillo ed epatite E.

Il rischio di frammentazione del Paese in due distinte entità territoriali si è acuito dopo la conquista di El-Fasher da parte delle RSF nell’ottobre 2025, che ha suscitato allarme internazionale per la portata delle atrocità commesse: una missione ONU indipendente ha ravvisato i tratti distintivi di un genocidio ai danni delle comunità non arabe. Le SAF controllano Khartoum, Port Sudan e le regioni settentrionali e orientali; le RSF dominano le regioni occidentali e meridionali. Una proposta di tregua umanitaria di tre mesi è stata respinta dalle SAF a fine novembre 2025, ritenuta eccessivamente favorevole all’avversario.

I tentativi negoziali non hanno finora prodotto risultati concreti. Il formato QUAD – che riunisce UAE, Arabia Saudita, Egitto e Stati Uniti – non è riuscito a imporre un cessate il fuoco, anche perché tre dei suoi quattro membri sono ora direttamente coinvolti nel conflitto in Medio Oriente. Nel medio periodo, tuttavia, la guerra tra USA, Israele e Iran potrebbe spingere i Paesi del Golfo a ridurre i finanziamenti alle fazioni sudanesi, con possibili effetti positivi sull’andamento del conflitto.

Italia-Usa, Salvini: solidarietà a Meloni, attacco Trump sbagliato

Milano, 15 apr. (askanews) – “Ho dato la mia solidarietà a Verona alla premier Meloni. C’è totale sostegno al governo e alla presidente del Consiglio da tutti i punti di vista”. Lo ha detto il vice premier Matteo Salvini, che – sollecitato più volte dai giornalisti – commenta così l’attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni, su cui ieri non si era espresso pubblicamente.

“E’ sbagliato attaccare il papa, è sbagliato attaccare Meloni. La vicinanza con gli Usa c’era e rimane, siamo saldamente ancorati all’alleanza dei paesi liberi democratici e occidentali. Non è qualche caduta di stile di queste ore a mettere in discussione i rapporti con gli Stati Uniti”.

“Ciò non vuol dire che non possiamo avere sensibilità diverse nella maggioraza. Prima finisce il conflitto tra Ucraina e Russia, in Libano e Siria, meglio è per tutti”. E poi “spero che cessino gli attacchi al Papa”. E gli attacchi alla Meloni? “Spero sia un capitolo chiuso: se c’è un governo attento ai rapporti politici ed economici tra Italia e Usa è quello italiano. Ma quando attacchi il Papa attacchi qualche miliardo di persone: il problema non è il Santo Padre ma l’islam. E mettersi sui social nei panni di Gesù Cristo non aiuta nessuno”.

Lirica, l’Arena di Verona presenta la stagione 2026 a Londra

Milano, 15 apr. (askanews) – L’Arena di Verona presenta la sua prossima stagione a Londra con uno straordinario concerto di musica lirica all’Istituto Italiano di Cultura. Tutto esaurito alla serata, dedicata al canto lirico patrimonio Unesco dell’umanità: un viaggio musicale, con il pubblico in visibilio, affidato alle voci di star di calibro internazionale dell’Opera, come Rosa Feola, Vittoriana De Amicis, SeokJong Baek, Gezim Myshketa, Matteo Macchioni e Francesca Maionchi. Al pianoforte, il Sovrintendente della Fondazione Arena di Verona Cecilia Gasdia ha accompagnato gli artisti così come il pubblico alla scoperta del Festival 2026, restituendo tutta la forza evocativa dell’Arena: un luogo storico in cui la musica diventa esperienza collettiva.

“Tornare a Londra con la nostra arte è motivo di grande orgoglio – ha detto Cecilia Gasdia il celebre che ha cantato in tutto il mondo, spaziando dal barocco al verismo e che dal 2018 guida la Fondazione Arena di Verona, portando la sua esperienza artistica nella gestione manageriale -. La visibilità internazionale ottenuta negli ultimi mesi, anche grazie alle cerimonie olimpiche, ci offre un’opportunità unica: raggiungere nuovi pubblici e avvicinarli all’opera. L’emozione che abbiamo visto negli occhi delle persone in questi giorni è il segnale che c’è ancora tanto da fare”.

“L’Arena di Verona è una eccellenza italiana. Per questo siamo onorati di ospitarla con un evento di altissimo valore artistico che avvicinerà sempre più il pubblico britannico al fascino dell’Opera, dell’Arena e della città di Verona”, ha sottolineato il direttore Francesco Bongarrà. “Un’eccellenza assoluta – ha rilevato l’Incaricato d’Affari ad Interim d’Italia nel Regno Unito Riccardo Smimmo – che va conosciuta, apprezzata e vissuta”.

Inghilterra e Stati Uniti sono i due Paesi che nel 2025 hanno registrato una importante crescita di spettatori in Arena. Rispettivamente +24% per l’Inghilterra che è balzata al terzo posto dopo Italia e Germania e +15% per gli Stati Uniti al sesto posto per presenze in Arena.

Italia-Usa, La Russa: rapporto con Trump incrinato? Problema di lui non Meloni

Roma, 15 apr. (askanews) – “Questo è un problema del presidente Trump non della Meloni”. Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, intercettato alla Camera, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se si fosse incrinato il rapporto di amicizia tra la premier e il presidente degli Stati Uniti d’America.

Per la seconda carica dello Stato “non c’è stato un cambiamento” nella politica estera del governo, “è un cambiamento percepito. Come sempre la Meloni mantiene dritta l’asse dell’amicizia con gli Stati Uniti e dell’interesse dell’Italia e dell’Occidente e si esprime secondo quello che succede: il più delle volte a sostegno di questa amicizia e quindi quando siamo d’accordo perché non dirlo più di chiunque altro senza remore, anche quando è scomodo dirlo? Ma quando non è d’accordo, anche se è scomodo dire che non è d’accordo, lei lo dice: questa è Giorgia Meloni e io che la conosco bene vi dico che sarà sempre così”.

Iran, le notizie più importanti del 15 aprile sulla guerra

Roma, 15 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di mercoledì 15 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale. Dopo il fallimento della prima tornata di negoziati per raggiungere la pace si tratta ancora.

-11:07 Libano, Idf ordina evacuzione delle aree a sud del fiume Zahrani. Esercito “sta agendo con forza”.

-10:22 Iran, Ft: Teheran ha usato satellite cinese per colpire basi Usa.

-09:12 Iran, Aiea: necessarie verifiche rigorose su nucleare in un accordo.

-09:09 Borsa, avvio positivo in Europa con Francoforte e Londra +0,2%.

-09:05 Borsa, avvio debole a Milano: Ftse Mib -0,06%, ma corre Stellantis.

-09:02 Libano, media: almeno 13 morti nei raid Idf della scorsa notte.

-08:52 Vance contestato su “genocidio a Gaza” mentre parla del Papa.

-08:46 Libano, Idf attacco Idf nel sud di Beirut, colpita un’auto.

-08:40 Libano, Idf: lanciati quasi 40 razzi da Hezbollah verso Israele.

-08:39 Borsa, in Asia corrono Tokyo e Seul: Nikkei +0,61%, Kospi +2%.

-08:29 Trump rilancia critiche a Papa Leone.

-08:27 Vance: Papa dovrebbe “fare attenzione” quando parla di teologia.

-07:53 Vance probabilmente parteciperà a secondo round colloqui con Iran.

-07:43 Iran, JD Vance: Trump “vuole un grande affare, non un piccolo accordo”.

-07:25 Iran, Mosca offre aiuto nella crisi energetica causata da guerra.

-07:06 Iran ha utilizato satellite spia cinese per colpire basi Usa.

-07:04 Iran, Trump non prevede di estendere il cessate il fuoco.

-07:01 L’esercito statunitense afferma di aver completamente bloccato gli scambi commerciali da e verso l’Iran via mare attraverso un blocco navale, dichiarando di aver raggiunto la “superiorità marittima” in Medio Oriente. Il blocco dei porti iraniani è stato “completamente attuato” entro 36 ore dal suo avvio, secondo un post sui social del Comando Centrale degli Stati Uniti, che cita il capo del Centcom, ammiraglio Brad Cooper.

Iran, Salvini: uscire da insostenibili e insensati vincoli bilancio Ue

Milano, 15 apr. (askanews) – “Ottenere dall’Europa la possibilità di uscire dai vincoli di bilancio imposti dai vincoli di Bruxelles, insostenibili, insopportabili, insensati, con due guerre in corso. La stessa Meloni ha sostenuto la necessità di derogare a vincoli”. Lo ha ribadito il vice premier Matteo Salvini, durante la conferenza stampa nella sede della Lega in via Bellerio per presentare la manifestazione di sabato in piazza del Duomo.

L’obiettivo è “sterilizzare qualsiasi aumento di gas e gasolio per tutto il 2026: bloccare il costo al pre-guerra in Iran, ai prezzi di febbraio di quest’anno”.

Tajani domani in Cina: missione riequilibrio deficit commerciale

Pechino, 15 apr. (askanews) – Questa sera, al termine della conferenza umanitaria sul Sudan a Berlino, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani prenderà un aereo che lo porterà in Cina per un ‘”importante missione economica” di tre giorni al via domani, volta a rafforzare, riequilibrandole, le relazioni economiche tra i due Paesi.

Nella capitale Pechino e nell’ancora più popolosa Shanghai il ministro incontrerà i vertici di importanti imprese cinesi e italiane ma la missione rappresenterà anche, aveva spiegato ieri lo stesso Tajani, “un’occasione preziosa per discutere del ruolo di Pechino per la pace”.

L’appuntamento clou della tre giorni del vicepremier sarà infatti l’incontro nella capitale con l’omologo Wang Yi previsto per domani pomeriggio alle 18,30 (le 12,30 in Italia), nel corso del quale il potente ministro degli Esteri cinese cercherà nel nostro Paese una nuova “sponda” occidentale rispetto alla percepita erraticità statunitense sulla guerra all’Iran. Erraticità peraltro avvertita ora in modo preoccupante anche a Roma, dopo le critiche del presidente Donald Trump alla premier Giorgia Meloni che, a suo dire, non lo starebbe aiutando a risolvere il problema dello Stretto di Hormuz.

La questione è di estrema importanza anche per la Cina, che importa tramite lo Stretto ampia parte delle proprie forniture di greggio. E’ praticamente certo, quindi, che Wang illustrerà al vicepremier italiano il piano per la pace in 5 punti promosso dal presidente Xi Jinping che prevede: il cessate il fuoco immediato; l’avvio di negoziati nel rispetto della sovranità dell’Iran e degli Stati del Golfo; la protezione dei civili e delle infrastrutture civili, comprese quelle energetiche e nucleari; la riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale; e il primato della Carta delle Nazioni Unite come quadro per una pace duratura.

Tornando all’aspetto economico della missione, prima di Wang, alle 15 (le 9 in Italia) Tajani vedrà il ministro per il commercio cinese Wang Wentao, insieme al quale parteciperà prima alla riunione della Commissione economica mista e poi a un “Dialogo imprenditoriale” con un numero ristretto e selezionato di imprese italiane e cinesi. Per inquadrare l’importanza degli incontri va sottolineato che la Cina è il principale Paese di destinazione delle esportazioni italiane nell’Asia-Pacifico, con una quota del 27% sul totale dell’export regionale, e rappresenta anche il principale Paese di origine delle importazioni italiane dall’area, con il 63% del totale. Ma soprattutto, la Cina è il nostro primo partner commerciale in Asia e il secondo tra i Paesi extra-Ue (dopo gli Usa), con un interscambio di quasi 75 miliardi nel 2025 (+11,2% rispetto al 2024). Pechino è inoltre il secondo fornitore dell’Italia e il 10º mercato di destinazione dell’export italiano.

I dati provvisori relativi al 2026 (gennaio-febbraio) – segnala la Farnesina – certificano una crescita dell’interscambio (12,6 miliardi di euro, +8,3% rispetto allo stesso periodo del 2025), dovuta ad un aumento delle nostre importazioni di beni cinesi (+9,2%) e delle nostre esportazioni (+4,5%), con un relativo peggioramento del nostro deficit commerciale, a conferma della natura strutturalmente squilibrata delle nostre relazioni econ Pechino. E infatti la missione del ministro Tajani punta anche ad avviare un’azione di riequilibrio delle relazioni economiche attraverso rimozione delle barriere non tariffarie che limitano l’accesso al mercato cinese dei prodotti italiani, in particolare del settore agro-alimentare, attraverso il rafforzamento della tutela della proprietà intellettuale, la rimozione delle restrizioni all’accesso per le aziende straniere agli appalti pubblici cinesi e il miglioramento delle condizioni per le imprese straniere che operano in Cina.

L’esigenza di riequilibrio riguarda anche gli investimenti: mentre l’Italia continua ad investire in Cina (nel 2024 lo stock di ‘Ide’ italiani in Cina è stato pari a 15,9 miliardi di euro, in leggero aumento rispetto ai 15 miliardi del 2023), gli investimenti cinesi in Italia sono decisamente al di sotto del potenziale (4,3 miliardi nel 2024, in aumento rispetto ai 2,8 miliardi del 2023).

Non solo economia, però. Anche dal punto di vista culturale le relazioni tra Italia e Cina vengono definite dalla Farnesina “ottime e proficue”, dopo la celebrazione, lo scorso anno, del 55° anniversario delle relazioni diplomatiche. A febbraio di quest’anno in occasione della visita in Cina del ministro Giuli, sono state inaugurate le mostre “Geometria Armonia Vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antico al Classico” e “Pompei. Un’eterna scoperta”.

Domani mattina invece Tajani, prima di fare rotta verso Shanghai, inaugurerà, presso il Museo Nazionale di Arte della Cina, la mostra “Omaggio ai grandi maestri. Da Leonardo a Caravaggio. Capolavori del Rinascimento italiano”, la prima di tre mostre che gli Uffizi e il National Art Museum of China hanno concordato di organizzare a Pechino. Saranno esposte 36 opere, che abbracciano un arco temporale che va dal 1470 circa fino al 1610, provenienti dalle Gallerie degli Uffizi e Palazzo Pitti, di Botticelli, Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Tiziano, Tintoretto, Caravaggio.

(di Massimo Santucci)

Made in Italy, Meloni: Italia non si è arresa a mediocrità, governo c’è

Roma, 15 apr. (askanews) – “Oggi celebriamo quello che sappiamo fare meglio”, il Made in Italy, che “ci racconta un’Italia che non si è accontentata e non si è arresa alla mediocrità”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un videomessaggio in occasione della Giornata nazionale del Made in Italy. Meloni ha sottolineato che il governo ha “una strategia chiara capace di valorizzare i nostri punti di forza”.

“Oggi celebriamo la forza, il protagonismo e la diversificazione produttiva delle nostre imprese e lo facciamo in una fase complessa, probabilmente la più difficile congiuntura degli ultimi decenni, ma con la consapevolezza che l’Italia può dimostrare di che pasta è fatta”, ha aggiunto. “Ai lavoratori e agli imprenditori voglio ripetere un messaggio semplice e potente: credete nell’Italia, in ciò che siamo e nelle vostre e nostre potenzialità, cogliete ogni occasione e trasformatela in opportunità”, “noi ci siamo, saremo sempre al vostro fianco e non ci stancheremo di fare la nostra parte per un’Italia più prospera e fiera”.

Il Papa in Algeria, la stampa locale: "Successo per il viaggio di Leone"

Algeri, 15 apr. (askanews) – Grande risalto dai quotidiani algerini per la visita di Papa Leone ad Algeri e Annaba, primo pontefice a visitare la terra di Sant’Agostino. “La sosta del cuore” titola El Moudjahid, tra i più importanti giornali di Algeri. “Papa Leone XIV sulle tracce di Sant’Agostino ad Annaba”, si legge nel sommario, con una grande foto di Prevost che pianta un ulivo di pace nel sito archeologico dell’antica Ippona. “Il presidente della Repubblica e il Papa: messaggi di pace”, prosegue El Moudjahid in prima pagina.

“Sulle tracce di Sant’Agostino” è il titolo a tutta pagina di Le Soir d’Algerie, con la foto di Leone che celebra nella Basilica dedicata al santo di Ippona.

“Il successo del viaggio papale” titola in prima pagina El Khabar, quotidiano algerino. La foto scelta è quella di Leone che pianta un ulivo della pace.

Basket Nba, Play-in: Hornets avanti, Portland ai playoff

Roma, 15 apr. (askanews) – Succede di tutto nella prima notte del torneo play-in Nba, con due sfide spettacolari tra Eastern e Western Conference che regalano emozioni fino all’ultimo possesso. A Charlotte Hornets la gara contro i Miami Heat si decide dopo un tempo supplementare, mentre a Phoenix sono i Portland Trail Blazers a conquistare il pass per i playoff al termine di una rimonta nel finale.

Nel primo match, chiuso sul 127-126 dopo overtime, è LaMelo Ball il protagonista assoluto nel bene e nel male. La sfida resta in equilibrio per tutti i 53 minuti, senza che nessuna delle due squadre riesca a costruire un vantaggio in doppia cifra. Nel finale dei regolamentari è Coby White a trovare la tripla del pareggio a 10 secondi dalla sirena, mentre Tyler Herro fallisce il tiro della vittoria.

Nel supplementare Herro prova a prendersi la scena con sei punti consecutivi che valgono il sorpasso a 9 secondi dalla fine, ma sull’ultimo possesso Ball si riscatta segnando il canestro decisivo a 5 secondi dalla sirena. A chiudere definitivamente i conti è la stoppata di Miles Bridges su Davion Mitchell.

La gara è segnata anche dall’infortunio di Bam Adebayo, costretto a uscire nel secondo quarto dopo una caduta provocata da un contatto con Ball, episodio che scatena le proteste della panchina degli Heat guidata da Erik Spoelstra. Per Simone Fontecchio solo sei minuti in campo, con una stoppata e un rimbalzo nell’ultima partita stagionale.

Non meno intensa la sfida tra Phoenix Suns e Portland, vinta dai Blazers 114-110. Dopo essere stati avanti anche di 14 punti e aver subito la rimonta dei Suns fino al +11 nell’ultimo quarto, gli ospiti piazzano un parziale decisivo di 17-5 che ribalta la partita nel finale.

Grande protagonista Deni Avdija, autore di una prestazione dominante da 41 punti e 12 assist, supportato dai 21 punti di Jrue Holiday. Nel finale decisivi anche i canestri di Jerami Grant.

Ai Suns non bastano i 35 punti di Jalen Green e i 22 di Devin Booker, con Green che sbaglia la tripla del possibile controsorpasso a 9 secondi dalla fine.

Con questo risultato Portland conquista il settimo posto a Ovest e accede ai playoff, dove affronterà i San Antonio Spurs al primo turno. Charlotte invece elimina Miami e resta in corsa nel play-in, in attesa della perdente tra Philadelphia e Orlando.

Vance: il Papa dovrebbe "fare attenzione" quando parla di teologia

Roma, 15 apr. (askanews) – Il vice presidente americano, JD Vance, ha dichiarato che Papa Leone XIV dovrebbe “fare attenzione” quando parla di teologia, affermando che il pontefice sbaglia quando dice che i discepoli di Cristo “non sono mai dalla parte di coloro che un tempo brandivano la spada e oggi sganciano bombe”.

“Dio non era dalla parte degli americani che liberarono la Francia dai nazisti? Dio non era dalla parte degli americani che liberarono i campi di concentramento e quelle persone innocenti, quelle persone che erano sopravvissute all’Olocausto? Credo proprio di sì”, ha detto Vance durante un evento all’Università della Georgia.

Stando a quanto riportato dall’emittente Nbc, Vance, cattolico, ha detto di apprezzare quando il Pontefice interviene su temi come l’aborto, l’immigrazione o “questioni di guerra e di pace”, ammettendo di non essere sempre d’accordo con lui.

“Ora, possiamo ovviamente avere opinioni diverse sulla giustezza di questo o quel conflitto, ma credo che, così come è importante che il vice presidente degli Stati Uniti faccia attenzione quando parla di questioni di politica pubblica, allo stesso modo sia fondamentale che il Papa faccia attenzione quando parla di questioni teologiche”, ha detto il vice presidente.

“Ma credo che uno dei punti cruciali sia che, se si vuole esprimere un’opinione su questioni teologiche, bisogna essere attenti. Bisogna assicurarsi che sia ancorata alla verità, ed è una delle cose che cerco di fare, ed è certamente qualcosa che mi aspetto dal clero, sia cattolico che protestante”, ha concluso Vance.

Trump rilancia le critiche a Papa Leone

Roma, 15 apr. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump è tornato a criticare l’appello alla pace in Iran di Papa Leone XIV.

“Qualcuno dica a Papa Leone che l’Iran ha ucciso almeno 42.000 manifestanti innocenti e completamente disarmati negli ultimi due mesi” e che “per l’Iran possedere una bomba nucleare è assolutamente inaccettabile. Grazie per la vostra attenzione su questa questione”, ha scritto Trump in un post su Truth Social usando le stesse parole dell’intervista rilasciata al Corriere della Sera.Trump ha anche rilanciato in cui si critica il Papa, sostenendo che prima dell’elezione il Cardinale Prevost pubblicava sui social attacchi a Trump e Vance, posizioni pro-immigrazione e altri argomenti invisi al fronte Maga. “Non va bene”: è il commento del presidente americano.

Tennis, nove azzurri al Roland Garros 2026

Roma, 15 apr. (askanews) – Sono nove gli italiani presenti nelle entry list del Roland Garros 2026, secondo Slam stagionale in programma dal 24 maggio al 7 giugno sulla terra rossa parigina. Sette gli azzurri ammessi di diritto al main draw maschile e due le rappresentanti nel singolare femminile, a conferma della profondità del movimento italiano.

Guida il gruppo Jannik Sinner, numero 1 del ranking ATP, alla settima partecipazione a Parigi. L’altoatesino insegue il Career Grand Slam, già centrato da Carlos Alcaraz agli Australian Open 2026. Sinner torna nella capitale francese dopo il trionfo a Monte-Carlo e con un bilancio di 22 vittorie e 6 sconfitte nel torneo, dove ha raggiunto anche una semifinale nel 2024. Proprio contro Alcaraz ha disputato nel 2025 la finale più lunga della storia del torneo, persa al quinto set.

Tra i protagonisti attesi anche Lorenzo Musetti, numero 9 ATP, alla sesta presenza: nel 2025 ha centrato la semifinale, confermando la sua attitudine sulla terra battuta dopo il percorso nei principali tornei europei. Presente anche Flavio Cobolli (16), che continua la sua crescita dopo il terzo turno raggiunto lo scorso anno, e Luciano Darderi (21), reduce da esperienze alterne a Parigi.

Completano il gruppo Lorenzo Sonego, alla nona partecipazione complessiva con due ottavi già raggiunti, Mattia Bellucci, ancora a caccia del primo successo nel main draw, e Matteo Berrettini, che torna dopo l’assenza dal 2021, anno del suo miglior risultato con i quarti di finale.

Nel tabellone femminile riflettori su Jasmine Paolini, numero 8 WTA e finalista nel 2024, e su Elisabetta Cocciaretto, che vanta gli ottavi raggiunti nello stesso anno come miglior risultato in carriera negli Slam.

Il torneo si annuncia ancora una volta dominato dai grandi protagonisti del circuito: oltre a Sinner e Alcaraz, saranno in campo Novak Djokovic, a caccia del 25° titolo Slam, e Alexander Zverev, finalista nel 2024. In campo femminile, la campionessa in carica Coco Gauff guiderà un lotto che comprende anche Iga Swiatek, già quattro volte vincitrice a Parigi, e la numero 1 del mondo Aryna Sabalenka.

Grande equilibrio e attesa, dunque, per uno Slam che promette spettacolo e che vede l’Italia presentarsi con ambizioni concrete sia nel tabellone maschile sia in quello femminile.

Moby star del Jazz Open Modena il 14 luglio (unica data italiana)

Roma, 15 apr. (askanews) – Il musicista, compositore, cantautore, dj, producer e attivista americano Richard Melville Hall, in arte Moby, sarà tra gli ospiti di rilievo del Jazz Open Modena il 14 luglio nella meravigliosa Piazza Roma, davanti al maestoso Palazzo Ducale, con la sua astronave sonora fatta di dance, pop, punk, techno, chill-out, hip hop, gospel, big beat, per l’unica data italiana del suo tour live più ambizioso degli ultimi dieci anni: 28 appuntamenti in tutta Europa nell’estate 2026, attraverso un itinerario che toccherà l’intero continente, dalla Scandinavia al Mediterraneo fino all’Europa orientale, tra grandi festival, venue storiche e spettacolari location all’aperto.

I due live al Coachella – il primo andato in scena il 10 aprile e il secondo previsto il 17 aprile – segnano un momento chiave del suo grande ritorno alla dimensione live. Con una band al completo, l’artista statunitense ha dato vita ad una travolgente esibizione di dieci brani, impreziosita dall’intensità della voce di Jacob Lusk in When It’s Cold I’d Like To Die e Natural Blues, che ha introdotto una forte componente gospel, insieme a nuovi arrangiamenti capaci di amplificare la profondità emotiva dei brani.

Tra gli altri pezzi in scaletta, Moby ha riportato sul palco alcuni dei suoi classici più amati, come Porcelain, Go e Why Does My Heart Feel So Bad?, per poi chiudere con un finale esplosivo sulle note della sua iconica hit del 1992, Thousand.

Moby porterà sul palco anche il nuovo album Future Quiet, uscito il 20 febbraio 2026, un lavoro introspettivo che riflette sulla tensione tra la frenesia della vita moderna iperconnessa e il bisogno umano, sempre più urgente, di silenzio e contemplazione.

Figura centrale dell’elettronica globale, artista multiplatino e pluripremiato, Moby è autore di brani che hanno segnato intere generazioni e di oltre 20 milioni di album venduti in tutto il mondo, da quando ha pubblicato il suo primo singolo Go nel 1991, inserito da Rolling Stone tra i migliori brani di tutti i tempi. Telegraph (“uno spettacolo stupendo”), The Times (“da raver a narratore in tre decenni”) e The Guardian (“un’ondata di adrenalina”). Riflettendo il suo impegno costante verso la compassione e l’attivismo, il 100% dei profitti del tour 2024 è stato donato a organizzazioni europee per i diritti degli animali, rafforzando un’etica che mette lo scopo prima del profitto.

Per l’estate 2026 è prevista anche l’uscita del suo primo lungometraggio narrativo dal titolo Tecie, come il penultimo brano del suo album All Visible Objects.

Il live di Moby è solo uno degli straordinari appuntamenti di Jazz Open Modena che dal 13 al 18 luglio, trasformerà la città emiliana in un palco a cielo aperto con le esibizioni di Diana Krall e Gregory Porter (13 luglio) Parov Stelar, e Meute (14 luglio), Jamie Cullum, e Joss Stone (16 luglio), Luca Carboni (17 luglio), Jean-Michel Jarre (18 luglio). Alla sua prima edizione italiana, il festival – curato e ideato da Jurgen Schlensog – porta anche a Modena il tradizionale format di successo Jazz & Beyond, che mette in dialogo il jazz con altri linguaggi musicali, dal pop al soul, al rock fino all’elettronica.

Ciriani: Conte non ha la maturità sufficiente per ruoli che vorrebbe

Roma, 15 apr. (askanews) – “Ho attaccato molte volte la segretaria Schlein ma non faccio fatica ad apprezzare” le parole spese “per difendere non Giorgia Meloni e il governo ma l’Italia” dagli attacchi del presidente Usa Donald Trump. Lo ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani intervistato a Ping Pong su Rai Radio 1.

Ciriani ha invece criticato “altri ex presidenti del Consiglio che non hanno sentito la necessità di intervenire a difesa del paese e non della Meloni. Questo secondo me stride con i ruoli che anche in futuro, ad esempio l’ex presidente Conte, vorrebbe ricoprire: non ha dimostrato la maturità sufficiente”.

Gioco d’azzardo, Mettiamoci in gioco: nel 2025 giro da 164,6 mld, +4,55%

Milano, 15 apr. (askanews) – “La raccolta del gioco d’azzardo nel nostro Paese nel 2025 ha superato i 164,6 miliardi di euro: sono oltre sette miliardi di euro in più rispetto al 2024, più 4,55% in termini percentuali. Si tratta di un nuovo record per l’Italia, in una progressione che procede senza ostacoli da molti anni. Dietro queste cifre spaventose, ci sono i gravi costi sociali e sanitari che questo settore produce: difficoltà economiche, indebitamento, usura, separazioni e divorzi, infiltrazioni criminali, riciclaggio. Tutto questo mentre una percentuale altissima di persone e famiglie resta sotto la soglia della povertà o nella vasta era della vulnerabilità e i salari continuano a perdere potere d’acquisto”. Lo denuncia la campagna Mettiamoci in gioco che ha potuto visionare i dati relativi alla diffusione del gioco d’azzardo.

“La politica, dinanzi a un fenomeno di queste dimensioni, o è connivente o si volta dall’altra parte. Forse interessata alle entrate erariali che vengono dal comparto: 11,4 miliardi di euro nel 2025. Ma, anche limitandosi a questo, e dimenticando difficoltà e sofferenze dei cittadini, i conti non tornano. Lo Stato ha incassato lo scorso anno lo 0,74% in meno rispetto all’anno precedente: il volume d’affari aumenta in modo vertiginoso ma lo Stato incassa più o meno sempre la stessa cifra” proseguono i promotori della campagna Mettiamoci in gioco, aggiungendo che “a nulla è valso il richiamo della Corte dei Conti al Governo, nel 2024, circa le incongruenze esistenti tra i volumi del giocato, i soldi che restano nelle casse dell’erario e i costi sociali che giochi e scommesse producono. Lo stesso direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Adm) aveva dichiarato, nel marzo scorso, che la linea di Adm è sostanzialmente quella di ‘mantenere un equilibrio costante tra regolazione, innovazione e tutela dell’interesse erariale’. Il governo, infatti, si è guardato bene dall’intervenire in materia, anche solo per recuperare più risorse per il bilancio nazionale. Si lasciano prosperare fondi finanziari speculativi e gruppi criminali”.

“Chiediamo nuovamente a governo e Parlamento, di fronte a questo ennesimo boom dell’azzardo – concludono i promotori della campagna – di recuperare la loro funzione di difesa dell’interesse pubblico e di tutela della salute dei cittadini e di varare al più presto una legge di regolamentazione del settore, che riduca l’offerta di gioco, unica via per porre fine a una situazione gravissima e fuori controllo”.

Italia-Usa, Renzi: Meloni una banderuola, segue il vento

Milano, 15 apr. (askanews) – “Giorgia Meloni è una banderuola, va di qua o di là a seconda del vento. Stava con Putin e ora con Zelensky, prima con Biden, poi con Trump, ora contro Trump. Preferisco chi perde una battaglia per le sue idee piuttosto che una banderuola che va di qua o di là”. È il giudizio di Matteo Renzi, ospite di Omnibus su La7.

La conseguenza di questo giudizio, è che per Renzi la difesa del papa fatta dalla Meloni, “con 12 ore di ritardo”, è dettata dalla necessità di recuperare consensi: “Non c’entra il papa, lei è sotto botta per il referendum. Quando perdi il referendum ti cambia tutto. Ma se Meloni ha l’esigenza di apparire europeista diventa europeista, poi in Polonia è schierata con l’estrema destra polacca, e ha vinto la destra; in Spagna con Abascal e ha vinto la sinistra; lo stesso in Gran Bretagna, e in Ungheria era con Orban. Sta contendendo lo sfigometro a Salvini… È abile a comunicare, sì, ma è una banderuola. Si iscriverebbe alle primarie del Pd se le facesse comodo. Sul papa è arrivata con 12 ore di ritardo. E poi Trump le contesta mica il Papa, le contesta il coraggio. Quando è stato ucciso un cittadino americano a Minneapolis, Meloni non ha aperto bocca”.

GAM Milano, l’opera di LETIA risuona nella Sala del Parnaso

Milano, 15 apr. (Askanews) – La GAM Galleria Arte Moderna di Milano presenta fino al 5 luglio 2026 nella Sala del Parnaso l’opera site-specific Parnassus di LETIA – Letizia Cariello: il progetto presenta per la prima volta alla città di Milano in un contesto museale pubblico il lavoro dell’artista che qui vive e lavora dagli anni della sua formazione. Paola Zatti, Conservatore responsabile della Galleria Arte Moderna di Milano: “La mostra è dedicata all’artista Letizia Cariello che ha lavorato in museo e in particolare nella nostra Sala del Parnaso, un ambiente molto particolare interpretandone alcuni aspetti”. La ex-sala da pranzo della Villa Reale prende il nome dall’affresco di Andrea Appiani del 1881 realizzato sul soffitto: esempio del Neoclassicismo italiano e ultima testimonianza del pittore, l’affresco recupera il tema classico del dio della musica Apollo circondato dalle nove Muse, rappresentanti delle arti, sul Monte Parnaso. Le pareti della sala sono ricoperte di specchi che modificano l’impressione dello spazio insieme all’affaccio delle finestre sul giardino di Villa Reale.

L’installazione di LETIA – Letizia Cariello si configura come un’ampia struttura in alluminio dorato centrale nella stanza abitata dagli elementi più rappresentativi della poetica dell’artista, aperta su tutti i lati, completamente attraversabile dallo sguardo, ma non dal corpo, in dialogo costante con gli ambienti della Sala del Parnaso e con lo spazio esterno del giardino. L’installazione segue l’idea di attraversamento del confine propria dell’artista: il confine è una condizione che non pretende una situazione definitiva, può essere attraversato avanti e indietro. L’opera accoglie al suo interno quattro elementi principali: tre coppie di calendari e un globo sospeso. I calendari sono montati su telai circolari e accoppiati schiena contro schiena. Il globo, realizzato in carta da parati serigrafata con motivo calendario e arricchito da inserti di rose essiccate provenienti dal giardino della GAM, è costruito su una struttura di assi di legno di risonanza curvate. Sospeso nello spazio, il globo è completato da una grande nappa pendente, volutamente sproporzionata, che introduce un elemento di discontinuità.

LETIA – Letizia Cariello descrive il suo approccio alla sala e l’evoluzione dell’opera: “È nata per via intuitiva, dialogando con la potenza di questo spazio protetti da una completa inconsapevolezza della reale forza di questo luogo perché se uno si mette a pensare un secondo, crea una situazione di antagonismo o di risposta, mentre qui c’è la risonanza, che è un concetto musicale ed è una cosa su cui io lavoro da tanto tempo e in cui credo molto. Era molto importante lavorare sull’interno e l’esterno, sulla luce, sul tempo, però devo dire che ogni volta che torno io vedo cose nuove in quest’opera. Anche il rispecchiamento negli specchi è un attraversamento di dimensioni e tutto questo ci porta proprio a toccare con mano il fatto che noi siamo immersi in un campo energetico. Chiaramente tutti i pezzi sono estratti o figli, se vogliamo, della mia ricerca, i calendari che sono calendari del tempo a venire e non sono calendari continui perché riflettono sessioni di scrittura. O queste che sono le rose del roseto del giardino essiccate e riportate quindi materialmente l’esterno e l’interno dialogano fra di loro in una maniera che non è catalogabile in una definizione”.

Paola Zatti: “Io credo che sia un lavoro molto poetico, molto nostro: è il modo in cui GAM si affida allo sguardo degli artisti contemporanei; si aspetta da loro una reinterpretazione vera e reale delle nostre collezioni, ma in questo caso anche delle nostre sale, trattandosi di un edificio storico particolarmente significativo e prezioso. E Cariello conclude: “Mi auguro che le persone siano portate spontaneamente a girare intorno, a guardare attraverso e che tutto questo non sia un’istruzione che ricevono, ma una risposta di risonanza che anche loro danno alla presenza del lavoro: che parli da solo”.

La musica rappresenta un elemento fondamentale nella ricerca artistica di Cariello. Per questo motivo, il 21 maggio 2026, presso il Parnasetto della Sala del Parnaso, è previsto un concerto a cura di Le Dimore del Quartetto. Dalle ore 18 alle 19.30, i musicisti eseguiranno brani in dialogo con l’installazione, accompagnando i visitatori liberi di muoversi nella sala e di fruire simultaneamente opera e musica.

Madame torna con "Disincanto": Un disco pieno di domande aperte

Milano, 15 apr. (askanews) – Un album molto atteso, che si distingue per una scrittura molto personale e autentica. Madame torna con Disincanto il nuovo progetto discografico, il suo terzo album edito da Sugar Music.

Il concetto nasce dal dubbio e dall’accettazione della complessità delle cose, dal riconoscere che non tutto è bianco o nero e che spesso le domande contano più delle risposte. “Disincanto non è il sinonimo più stretto di disillusione. La disillusione spesso ti porta a stare fermo, a non fare dei passi avanti. Ti porta ad essere triste e chiuso in te stesso, mentre il disincanto è la rottura dell’incanto, quando si è spezzato l’incantesimo. Comunque la tua vita va avanti, semplicemente cambia la lente all’interno dei tuoi occhi, ma non non ti limita, non ti impedisce di fare determinate cose, mentre secondo me la disillusione sì” ha spiegato la cantautrice.

Non è sinonimo dunque di disillusione, ma una nuova forma di libertà. Madame ha il coraggio di prendere posizione e raccontare la propria verità, accettando anche che possa essere messa in discussione. Proprio nel confronto e nel dubbio si apre lo spazio per una libertà più consapevole: “E’ un disco pieno di domande aperte, un disco che dà delle risposte personali dentro le quali è comunque piantato il seme del dubbio. Questo disco cerca poi di farsi nuove domande e più che di darsi nuove risposte” racconta incontrando i giornalisti.

Le 14 tracce che compongono Disincanto racchiudono gli ultimi anni vissuti da Madame, restituendo un percorso personale e artistico in continua evoluzione. La giovane talentuosa cantutrice racconta che come si pone di fronte alla fragilità: “Ho trovato la soluzione nella mia piccola cerchia di persone che so che mi vogliono bene. Si tratta di persone con cui so cosa condivido a livello sentimentale e anche a livello condivisione degli utili. Anche questo è un bel disincanto; l’importante è esserne consapevole e non farsi trovare impreparati”.

Le 14 tracce che compongono Disincanto racchiudono gli ultimi anni vissuti da Madame, restituendo un percorso personale e artistico in continua evoluzione. Il brano di apertura, omonimo del disco, è il manifesto del progetto. Nasce durante una notte particolarmente intensa trascorsa in un riad nella Medina insieme a Bias, Monkey, Luca Narducci, Lester e Lorenzo Brosio: un momento in cui l’atmosfera creativa era quasi tangibile. Discussioni e confronti sul tema del disincanto, arricchiti da riflessioni di filosofi e artisti, hanno contribuito a definire il nucleo concettuale del lavoro. Segue COME STAI?, un brano che si muove tra osservazione lucida e racconto personale, offrendo uno sguardo diretto sul mondo dell’intrattenimento e sulle sue dinamiche. Madame ne evidenzia contraddizioni e meccanismi, mantenendo una distanza consapevole e un tono misurato. VOLEVO CAPIRE CON MARRACASH è il primo featuring del disco ed è costruito sotto forma di un dialogo: Madame pone domande a cui Marracash risponde nella strofa successiva, dando forma a una vera conversazione artistica che diventa una potente riflessione su vulnerabilità, resilienza e autenticità, capace di unire introspezione emotiva e racconto di forza personale, tra fragilità e determinazione. Con OK, secondo singolo estratto, Madame parla dell’accondiscendenza, dall’incapacità di saper dire di no piuttosto che dire una sfilza di continui e ossessivi “ok”. Attraverso immagini nitide e sonorità trap una dinamica relazionale in cui il dare diventa spontaneo mentre il ricevere passa in secondo piano, trasformandosi in un’abitudine difficile da interrompere. Accanto ai brani più riflessivi trovano spazio momenti più leggeri e spontanei, come INVIDIOSA, un pezzo musicalmente più leggero che osserva con ironia come, a volte, essere un ragazzo possa sembrare più semplice. Il disco è attraversato anche da riferimenti agli idoli dell’adolescenza dell’artista, tra cui Michael Jackson, LowLow e Justin Bieber. MAI PIÙ è uno sfogo diretto che mette a nudo le contraddizioni dell’industria musicale, tra opportunismo e costruzione artificiale del successo. Con ironia, Madame rivendica la propria autenticità e la scelta di restare fedele a sé stessa. NO PRESSURE racconta un legame intenso e irrisolto, sospeso tra desiderio e distanza, trasformando l’incertezza in un continuo movimento emotivo. Tra i brani più viscerali si inserisce BESTIA, in cui emerge un conflitto interiore profondo: immagini forti e un tono crudo restituiscono la perdita di controllo e il tentativo di ricomporsi. Su un registro opposto, PUTTANA SVIZZERA con NERISSIMA SERPE, PAPA V E 6OCCIA è una posse track che unisce personalità diverse. Il brano gioca con provocazione e leggerezza, lasciando emergere riflessioni più profonde e liberatorie. ROSSO COME IL FANGO è il terzo singolo che anticipa l’album e ripercorre un percorso di crescita che va dagli inizi al successo, mettendone in luce anche le contraddizioni e il senso di responsabilità che ne deriva. Con NON MI TRADIRE, una ballad intensa, emerge una richiesta di sincerità in cui l’amore convive con la paura dell’abbandono, dando forma a un legame fragile ma profondo. ALLUCINAZIONI approfondisce il tema della lotta interiore: le visioni diventano metafora di una percezione distorta della realtà, tra sofferenza e desiderio di cambiamento. LA PERSONA PEGGIORE DEL MONDO racconta una relazione logorante, fatta di complicità e manipolazione, arrivando a una presa di coscienza lucida e definitiva. A chiudere il disco è GRAZIE, un brano che si trasforma in diario terapeutico in forma di monologo, dove Madame si mette davanti alla psicologa e alterna leggerezza e profondità, raccontando la complessità di una mente in continua oscillazione tra controllo e caos. Con ironia e disincanto, il brano alterna leggerezza e profondità, raccontando la solitudine, le strategie di autodifesa e la ricerca di autenticità. È un viaggio nell’interiorità di una giovane donna che, pur confrontandosi con traumi e conflitti interiori, riconosce la propria vita come straordinaria e unica.

Trump, un uomo al comando e i suoi due pards

Trump l’ha fatta fuori dal vaso non per mancanza di accortezza ma volutamente. Ha consapevolmente imbrattato con parole scomposte lì dove dirigeva la sua riflessione. La sua è una logica che spiazza per primi i suoi alleati o quelli che istintivamente credevano fosse naturale riferirsi a lui nello scenario complesso del sistema di alleanze mondiali.

 

La risposta della politica italiana

Nei nostri confini l’attenzione è stata come al solito rivolta alla Meloni volendo censire la sua decisa presa di distanze dal pensiero di The Donald, spulciando tra le parole della prima dichiarazione della Giorgia nazionale che ha dato solidarietà al Santo Padre per la sua missione nei paesi d’Africa. Non è bastato e così per tacitare ogni polemica la Presidente del Consiglio è tornata sul punto dicendo parole inequivocabili di dissociazione dall’attacco di Trump a Papa Leone XIV.

Forse non era il caso di sollevare immediati polveroni su una vicenda che non potevano essere altrimenti dal Trump pensiero. Questo perenne gridare al lupo al lupo del campo largo non va bene, stare eternamente appostati come cecchini sperando di cogliere anche il benché minimoeventuale passo falso del Governo non giova alla salute della opposizione che dovrebbe essere.Qualche volta contare fino a tre non guasterebbeprima di prodursi in esercizi esegetici delle parole altrui. Ora Giorgia ha parlato, Trump ha risposto e finalmente vissero tutti felici e contenti.

 

La Sinistra con il Papa  

Di buono c’è che la Sinistra ha trovato per una volta forme di adesione ad una Chiesa additata,più sempre che spesso, come conservatrice e centro di potere di cui diffidare, una struttura interferente con la politica nazionale. Questa volta occorreva aspettare almeno un attimo di più prima di fare cagnara, chiamando subito in causa una sorta di “reticenza” del Capo del Governo.

 

La Craxi, qualcosa di più e di diverso

In ogni caso, nella ridda di reazioni dei rappresentanti delle diverse forze a difesa del Papa, ne emerge una che non va dissipata e smarrita tra le tante che sono state. Stefania Craxi, una che di politica e coraggio ne mastica non poco, commenta: ”Restiamo sgomenti di fronte agli attacchi rivolti al Pontefice al quale esprimiamo piena e convinta solidarietà…”.E’assai di più delle critiche espresse dai tanti che hanno qualificato “inaccettabili” le parole rivolte contro il Santo Padre.

Essere sgomenti è una misura maggiore e di diverso calibro, ben oltre il rituale di queste ore.E’ far uscire il pensiero fuori da un tollerabile recinto, al punto che si turbi la mente, fino adavvertire paura. Trump non si è affatto sgomentato nel dire la sua e la Craxi ha usato una espressione distinta dalle altre che intanto sgomitavano per essere in prima fila. Ha sgombrato il campo dalla retorica delle doglianze in corso.

La mancata accettazione si traduce in un rifiuto di una posizione con cui ci si confronta. Lo sgomento è invece lo sconcerto, la rappresentazione di una condizione emotiva che va ben oltre un disallineamento dall’altro, è desolazione del pensiero e del cuore. Lo sgomento è un fuori le sopportabili righe dell’anima, diverso da una inaccettabilità cheindica invece una replica buona a marcare un mero asciutto presidio di un proprio convincimento.

 

Aiutanti di campo fuori campo

Non vorremmo essere nei panni di Rubio e di Vance, cattolici dichiarati. Il secondo, convertito pare dal 2019 e influenzato dalla lettura di S. Agostino, un santo che, come è noto, ha qualcosa a che vedere con il Papa. Ci sarebbe da chiedersi come vivranno intimamente lo scontro messo in atto dal loro Presidente che ha fede ciecamentesoprattutto in se stesso. Avranno il coraggio di dissociarsi o faranno i finti tonti anche davanti al post di un Trump nelle vesti di Gesù Cristo?

Faranno la parte di due fedeli “pards”, partner ossequiosi e obbedienti al loro leader o chiederanno “pardon” alla loro comunità spirituale di riferimento oggi a dir poco desolata per l’esternazione di Trump? Sembra che Vance faccia orecchie da mercante e pensi che le riflessioni di Leone XIV strabordino, a suo giudizio, dai messaggi di fede a spiritualità a cui dovrebbe rigorosamente attenersi.

Essere cristiani richiede a volte, se non il martirio, la gioia della coerenza. Chissà se sapranno assaporarla.

Base Popolare, due anni dopo: una sfida controcorrente

di Gian Mario Spacca

Due anni fa nasceva Base Popolare. Ci siamo ritrovati insieme perché avvertivamo un profondo disagio, una grande insoddisfazione, per un bipolarismo ingessato, incapace di produrre riforme e crescita, ma solo polemiche e divisioni.

Purtroppo i dati statistici ci dicono che in Italia da oltre vent’anni la produttività è ferma, la crescita è scarsa, i salari reali diminuiscono.

I giovani più meritevoli se ne vanno, il lavoro si impoverisce.

Le disuguaglianze e le marginalità si accrescono, le insicurezze sui servizi essenziali si diffondono. Nel mondo la pace è costantemente minacciata dalla guerra e purtroppo anche l’Europa, “mancata”, non riesce ad essere un punto di equilibrio.

Il trionfo della verticalità politica, ispirato dalla forza e dall’aggressività, non aiuta a crescere, generando fanatismo, vuote illusioni che impoveriscono il nostro futuro.

Noi ci siamo ritrovati perché non vogliamo rassegnarci a questa decadenza.

Sappiamo di dover andare controcorrente e affrontare mille difficoltà, consapevoli di dover scontrarci non con un altro partito o con una coalizione politica, ma con la cultura della polarizzazione, della verticalità, del narcisismo individualista.

Allora il primo compito è sicuramente rileggere la bussola dei comportamenti, focalizzando i punti cardinali a partire dalla stella polare.

Il nostro nord non può essere l’individuo come centro materiale di interessi, ma deve tornare a essere la persona nell’integrità del suo valore.

Al potere delle lobby rispondere con la responsabilità del bene comune, all’autocrazia con la fermezza della democrazia, al sovranismo nazionale con l’Europa, alla richiesta di sudditanza con il coraggio della libertà, all’antagonismo con la solidarietà, alla forza e all’arroganza con i valori millenari dell’Occidente, alle degenerazioni della polarizzazione con la pazienza della mediazione e il senso dello Stato.

E se l’Italia è stanca di parole e promesse, noi dobbiamo aggiungere a questa carta dei valori la testimonianza e la responsabilità dei nostri comportamenti.

Fare nostra l’affermazione di Giovanni Falcone “la vera innovazione nella politica sta nell’abbreviare le distanze tra il dire e il fare”.

Possiamo farlo serenamente.

Perché non abbiamo ansie #da prestazione elettorale, non abbiamo leader da dover eleggere necessariamente con spregiudicato tatticismo politico. Anzi, nella nostra particolare visione i vecchi politici sono gli archi che, magari dopo aver fatto voto di castità elettorale, lanciano le giovani frecce per costruire un nuovo protagonismo.

Lo abbiamo ripetuto incessantemente: Base Popolare è una piramide rovesciata, dove la base è più importante del vertice.

Dove si pratica il confronto e il dialogo a partire dai territori in cui si vive, con pazienza ed umiltà, senza fretta, con il desiderio di radicarsi dappertutto e rasoterra, ma con lo sguardo rivolto in alto, all’Europa, all’affermazione della sua sovranità. E se proprio ci dobbiamo collocare allora metteteci pure in una posizione di centro, un centro però per niente comodo e facile, perché non sta lì.

Non siamo a ricercare compromessi estemporanei, a proprio vantaggio, ma ci si impegna in un processo faticoso, ricco di incognite, perché è decisamente controcorrente.

Tutto questo è Base Popolare, una piattaforma dialogante e inclusiva, dove si possono incontrare serenamente liberali, cattolici democratici, riformisti e popolari, riconoscendo il primato della realtà sulle idee, senza rigidità identitarie, senza stereotipi confessionali, senza infrastrutture ideologiche.

Ringrazio gli esponenti di quei partiti e movimenti che si ispirano a simili principi e che oggi sono qui con noi. La frammentazione che oggi viviamo così dolorosamente ha necessità di ricomporsi, di ritrovare un’armonia operosa. È una responsabilità che ci viene imposta dalla negatività del presente, anche al costo di superare noi stessi.

Procediamo tutti insieme per restituire all’Italia e all’Europa crescita, sicurezza e soprattutto vita e vitalità”

Il cervello di un moscerino potrebbe essere caricato su un chip

La sfida della miniaturizzazione

La corsa alla miniaturizzazione – di cui abbiamo appreso metodica e risultati nel libro di Gordon E. Moore La legge che muove il mondo – non è meno intrigante e affascinante dell’esplorazione dell’immensità dello spazio. Lo ricordava e raccomandava nel 1995 lo stesso ricercatore, genio della chimica e dell’informatica e fondatore di Intel: “Voglio incoraggiare ciascuno di voi a pensare sempre più in piccolo”.

Pare che questo invito sia stato preso alla lettera – e portato oltre – da Alex Wissner-Gross, fondatore di Eon Systems Pbc, che in un articolo e in un video ha affermato di essere riuscito ad emulare il cervello di un moscerino della frutta e a riprodurlo in un chip di silicio. La notizia, tuttavia, non è stata ancora pubblicata su una rivista scientifica e quindi non è validata: va dunque letta con cautela.

Dal connettoma alla replica digitale

Se fosse confermata, si tratterebbe della prima volta in cui un organo biologico capace di produrre comportamenti multipli verrebbe emulato e replicato in un corpo virtuale. Il risultato deriverebbe da uno studio pubblicato nel 2024 sulla rivista Nature dallo scienziato senior di Eon, Philip Shiu, che descrive un modello computazionale dell’intero cervello adulto della Drosophila melanogaster.

Questo minuscolo organismo contiene oltre 125 mila neuroni e circa 50 milioni di connessioni sinaptiche. Per confronto, il cervello umano conta circa 86 miliardi di neuroni e 100 mila miliardi di connessioni: il professor Giulio Maira lo ha definito “più grande del cielo”.

Non si tratterebbe di una semplice simulazione basata sull’intelligenza artificiale e sull’apprendimento algoritmico, ma di un vero e proprio processo di emulazione: la riproduzione di una copia dell’organo biologico, il cui comportamento nasce da una mappa neuronale fedele alla realtà. I neuroni digitali processerebbero azioni analoghe a quelle naturali.

“Nessuno aveva mai dimostrato prima un cervello emulato completo, derivato da un connettoma biologico, capace di guidare un corpo simulato fisicamente attraverso molteplici comportamenti naturalistici”, ha affermato Shiu. Wissner-Gross ha inoltre anticipato che gli studi si estenderanno all’emulazione del cervello di un topo, che conta circa 70 milioni di neuroni.

 

Dalla mosca alluomo: una frontiera lontana

Da qui a ipotizzare l’emulazione digitale di un cervello umano il passo resta molto lungo. Tuttavia, se confermata, la scoperta aprirebbe una strada nuova per la scienza.

Un futuro in cui il corpo umano potrebbe diventare il dispositivo attraverso cui condividere dati ed accedere a servizi è già iniziato, grazie a microchip sottocutanei capaci di svolgere funzioni operative, come una sorta di applicazione integrata. Questi impianti utilizzano tecnologie Nfc-Rfid (identificazione a radiofrequenza) passiva: non hanno batteria e non trasmettono segnali autonomamente, ma operano solo a contatto con lettori esterni. Sarebbero inoltre dotati di protocolli di sicurezza avanzati per prevenire intrusioni.

La Svezia ha già sperimentato con successo queste applicazioni, che potrebbero diffondersi anche altrove. Ma l’esperimento annunciato da Wissner-Gross va ben oltre: riguarda l’emulazione digitale di un organismo vivente complesso.

Il nodo etico della conoscenza

A questo punto ogni sviluppo dovrebbe essere seguito non solo sul piano delle potenzialità scientifiche, ma anche sotto il profilo etico. Non si tratta soltanto della replica digitale di un organo, ma delle facoltà che finora appartengono esclusivamente alla natura e alla genetica: il pensiero, i ricordi, i sentimenti.

È un tema troppo delicato per essere confinato entro i limiti di un laboratorio. Gli esiti della ricerca non possono tradursi in applicazioni prive di una consapevolezza preventiva circa utilità, sostenibilità antropologica e liceità morale. La scienza, in questo campo, non può procedere senza interrogarsi sul senso ultimo delle proprie conquiste.

Non chiamateli più “bravi ragazzi”

Una spirale che inquieta

L’ennesimo fatto di cronaca, che vede coinvolti ancora una volta dei giovani, annichilisce tutti. A Massa, un padre muore per aver rimproverato dei ragazzi che lanciavano bottiglie sotto gli occhi del figlio undicenne. Ogni giorno, ormai, avvengono fatti di violenza inaudita che interessano giovani sotto l’effetto di alcol o, peggio, di droghe.

Ormai si va in giro per le città ed esistono zone della movida dove si fa una sorta di shopping di alcol e droghe, di locale in locale. La cosa grave è che tutto questo è appannaggio di giovanissimi, ed è penalmente perseguibile. Mentre prima si usciva a mangiare una pizza e poi tutti in gruppo a conoscere altre persone, oggi la cosa più interessante da fare, dopo la pizza, sembra essere quella di bere superalcolici.

 

Famiglie assenti e regole smarrite

Ma qui, lo diciamo da tempo, una parte della responsabilità è dei genitori. Lasciano i propri figli troppo spesso alla deriva. I ragazzi sembrano non avere limiti né remore: cercano di sballarsi in ogni modo e, talvolta, sfociano nella violenza. Il senso profondo delle regole non gli appartiene più. L’unica regola che sembra prevalere è quella del branco.

Sorprende vedere che, quando accade un evento delittuoso, come quest’ultimo di Massa, si rimanga stupiti che possano avvenire certe cose. “Bravi ragazzi”, a volte irreprensibili, da cui nessuno si aspetterebbe una violenza così estrema.

La bolla virtuale e il vuoto reale

Tutti schermati dietro lo smartphone, genitori e figli, alla ricerca di una vita virtuale dove spesso risuona il nulla. L’evanescenza sembra accompagnare i loro cuori. Tutti a rincorrere un’isola che non c’è. Eppure, esiste la realtà, spesso oscurata da una nebulosa. Una coltre che scarica violenza e cattiveria. In taluni casi, la morte.

Ma, soprattutto, dopo tutto questo, si erge la realtà, dietro l’eco dei delitti. Che si mostra, come sempre, senza sconti. Nuda e cruda.

Unemergenza che interpella tutti

Ecco, quindi, che ci si trova ad interrogarci, nella nostra piccola agorà, su come si possa arrivare a cotanta aberrazione. Su come la società sia giunta a questa degenerazione della vita umana. Senza contare la disputa, puntuale come un orologio svizzero, che arriva dalla politica: ognuno a difendere il proprio orticello e immediatamente pronto ad accusare l’altro.

La verità è che abbiamo un problema emergenziale di tale portata che risulta più facile accusare il vicino e nascondere il capo sotto la sabbia.

Ricostruire il legame educativo

La famiglia va ripensata, nella sua interezza. Occorre riconnettersi nel sistema familiare, recuperare le regole, dove un no è un no. Dove si è presenti e non collusi con i ragazzi. Facciamo del male a loro, in primis, ma anche a tutti noi. Accompagniamo i nostri ragazzi nella crescita, per quanto difficile. Facciamo loro capire che qualche volta ricevere dei no è utile per avere il meglio più avanti.

“La vita è adesso”, cantava Claudio Baglioni. È vero. Ma quella canzone è anche, e soprattutto, un inno alla straordinarietà dell’ordinario, all’amore come luogo di speranza, anche quando sembra non esserci più. Il rinnovamento è sempre dietro l’angolo, senza bisogno di cercarlo negli eccessi. Tanto più nell’adolescenza.

Bce, Lagarde: l’unica certezza è che garantiremo la stabilità dei prezzi

Roma, 14 apr. (askanews) – Alla Bce in questa fase “il lavoro è particolarmente difficile” data l’incertezza e i continui cambiamenti del quadro, “la certezza che ho è che non lasceremo disancorare le aspettative di infezione” e che “garantiremo la stabilità dei prezzi”. Lo ha affermato la presidente della Bce, Christine Lagarde intervenendo al Bretton Woods Committee’s Summit.

“Storicamente in Europa gli shock inflazionistici sono stati transitori. Penso che quello che dobbiamo fare, nelle circostanze attuali, è valutare i dati determinare la natura attuale dello shock, i suoi possibili cambiamenti, la dimensione e la durata e poi dobbiamo essere aperti. Sarebbe un grave errore, oggi, dire che bisogna guardare oltre. Semplicemente non possiamo”, ha detto. Comunque, ove risultasse necessario agire sui tassi “ci muoveremo quando avremo i dati e non esiteremo”.

Lagarde ha mantenuto una linea guardinga sulle decisioni future. “Stiamo costantemente aggiornando” le previsioni, anche se “non le pubblichiamo ogni settimana, le aggiorniamo continuamente. Questo rende il nostro lavoro particolarmente difficile in questa fase. Si crea una sorta di schizofrenia, perché devi focalizzarti sul medio termine, perché la politica monetaria ha un obiettivo di medio termine, ma dobbiamo essere costantemente consapevole delle evoluzioni quotidiane della situazione complessiva e della situazione del mercato”.

III edizione del Premio Volontari@Work

Roma, 14 apr. (askanews) – Si è svolta presso la Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati, la cerimonia di premiazione della III edizione del Premio Volontari@Work, riconoscimento nazionale dedicato al volontariato di competenza e promosso dalla Fondazione Terzjus, con il patrocinio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e di Unioncamere, e con il contributo del Forum Nazionale del Terzo Settore e di Italia non Profit. Un premio con cui valorizzare il rapporto tra imprese ed Enti del Terzo Settore. Ha parlato così Luigi Bobba, Presidente Fondazione Terzjus: “Siamo passati dai 23 partecipanti del primo anno, ai 27 del secondo, ai 52 di questo terzo. Come dire, quel piccolo seme che avevamo individuato forse sta cominciando a crescere. Perché è importante? Perché segnala e racconta un’inedita alleanza tra il mondo delle imprese non profit e il mondo degli ETS, degli enti di Terzo Settore”.

I numeri della terza edizione confermano la crescita dell’iniziativa. 52 candidature ricevute da aziende ed enti del terzo settore, i cui progetti sono accomunati dalla capacità di generare impatto concreto nei territori e nelle comunità.

“Siamo di fronte anche ad un momento storico in cui, finalmente, c’è la consapevolezza del valore economico del volontariato. Un valore che va oltre la dimensione culturale. Occorre affrontare una nuova sfida: cominciare ad assegnare un valore a questa spontaneità, a queste azioni gratuite di milioni di italiani che si rivolgono al bene comune, attraverso uno scambio di competenze tra le imprese e il Terzo Settore, ma soprattutto uno scambio di competenze che genera un valore. La grande sfida è cominciare a misurare questo valore” ha dichiarato Gabriele Sepio, Segretario Generale di Fondazione Terzjus.

Un ruolo centrale attribuito al volontariato, e in particolare al volontariato di competenza, è presente anche nel Piano d’azione italiano per l’economia sociale, promosso dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, in attuazione della raccomandazione europea. Ne ha parlato Lucia Albano, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze: “È un evento fondamentale per sottolineare il ruolo del volontariato, ma quando il volontariato si riempie delle competenze che nascono dal mondo dell’impresa, dal mercato, dalle professioni, ecco diventa un valore in più per costruire un futuro diverso”.

Nel corso della Cerimonia, premiati i progetti vincitori, selezionati da una Giuria d’eccezione composta da esponenti del mondo istituzionale, scientifico, del Terzo Settore e della comunicazione e presieduta dall’Onorevole Anna Ascani. Un incontro moderato da Sara Vinciguerra, Segretario del Premio e che ha visto la partecipazione anche del Ragioniere Generale dello Stato Daria Perrotta.

Menzioni speciali assegnate a personalità e organizzazioni che si sono distinte nella promozione del valore sociale delle competenze. La terza edizione di Volontari@Work, conferma quindi il volontariato di competenza come un modello sempre più rilevante: non solo solidarietà, ma un’alleanza tra imprese ed Enti del Terzo Settore per rafforzare le competenze, migliorare i servizi, attivare collaborazioni e generare valore condiviso per le comunità.

Fmi alza stime di inflazione ma consiglia a banche centrali di attendere

Roma, 14 apr. (askanews) – Il Fondo monetario internazionale ha tagliato le previsioni di crescita economica globale di quest’anno al più 3,1%, 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle stime di gennaio. Per il 2027, nell’ultimo World Economic Outlook, l’istituzione conferma l’attesa di una espansione globale del 3,2%. A livello globale, l’inflazione è prevista in accelerazione al 4,4% quest’anno e poi in moderazione al 3,7% il prossimo.

Ma queste sono le attese dello scenario di base. Il Fmi ha poi elaborato uno scenario “avverso”, peggiore soprattutto dal punto di vista del conflitto in Iran con cui la crescita quest’anno rallenterebbe al 2,5% e l’inflazione raggiungerebbe il 5,4%. Infine, anche ipotizzato uno scenario “grave”, con cui la crescita globale si ridurrebbe al 2% quest’anno e l’inflazione supererebbe il 6%.

Queste previsioni sono “dominate dai rischi al ribasso”, avverte il Fmi. “Le tensioni geopolitiche potrebbero peggiorare anche più di quanto non lo siano già, portando la situazione nella peggiore crisi energetica dei tempi moderni; oppure potrebbero esplodere le tensioni politiche”, avverte l’istituzione di Washington.

Il Fmi ha limato di 0,1 punti la stima di crescita degli Stati Uniti di quest’anno al 2,3%, mentre ha alzato in misura analoga quella sul 2027 al 2,1%. Per l’area euro ha tagliato di 0,2 punti l’attesa di crescita su entrambi gli anni, rispettivamente al più 1,1% e al più 1,2%. Tagli analoghi per l’Italia, sui cui è atteso un più 0,5% del Pil sia su quest’anno che sul prossimo.

E guardando all’inflazione, per l’area euro ora il Fmi prevede una accelerazione al 2,6% quest’anno, dal 2,1% del 2025, per poi attenuarsi al 2,2% nel 2027. I dati sono contenuti nel Word Economic Outlook. L’obiettivo di politica monetaria della Bce sull’inflazione è di averla al 2% sul medio periodo.

“Per ora le banche centrali possono aspettare, ma devono guardare attentamente ai rischi”, ha affermato il capo economista del Fmi, Pierre-Olivier Gourinchas durante la conferenza stampa di presentazione dello studio.

Per parte sua, la presidente della Bce, Christine Lagarde è apparsa cauta sulle mosse future. “Dobbiamo essere completamente agili e pronti a muoverci nella direzione richiesta. E dobbiamo essere legati ai dati, come abbiamo detto più volte. Ma questo oggi non significa che andremo in una direzione o in un’altra – ha detto in una intervista a Bloomberg Tv -. E certamente non determina un percorso dei tassi che oggi possa confermare. Onestamente non lo so”.

Tornando alle previsioni economiche, per il Giappone il Fmi ha confermato l’attesa di un più 0,7% sul Pil 2026 e un più 0,6% sul 2027.

Passando ai nuovi giganti economici globali, il Fmi ha limato di 0,1 punti la crescita attesa sulla Cina quest’anno al più 4,4% e confermato al più 4% il Pil 2027. Per l’India ha alzato di 0,1 punti le attese sul 2027 e il 2026, in entrambi i casi al più 6,5%. Il Fmi poi alzato di 0,3 punti la previsione di crescita economica di quest’anno della Russia al più 1,1% e di 0,1 punti quella sul prossimo, sempre al più 1,1%.

Drastici tagli, poi, per tutti i paesi del Golfo. A cominciare dall’Iran, per cui ora l’istituzione prevede una recessione del 6,1% quest’anno, cui dovrebbe seguire un parziale recupero con un più 3,2% del Pil sul 2027. Sempre per l’Iran, il Fmi stima un’inflazione a quasi il 70% quest’anno (68,9%), peraltro dopo il 50,9% del 2025, e al 39,6% del 2027.

Anche più acuta la recessione prevista sul Qatar, meno 8,6% sul Pil 2026 a cui però è atteso un rimbalzo completo sul 2027, con un più 8,6% del Pil. Per l’Iraq il Fmi prevede un meno 6,8% del Pil quest’anno e un più 11,3% il prossimo. Per il Kuwait meno 0,6% quest’anno e più 2,8% il prossimo. Per il Bahrein meno 0,5% quest’anno e più 4,5% il prossimo.

Sempre collegato al conflitto in Iran, per Israele il Fmi prevede invece un rafforzamento della crescita quest’anno al più 3,5% (dal più 2,9% del 2025) e una ulteriore accelerazione al più 4,4% nel 2027.

Mattarella difende il Papa: splendido messaggio contro autoesaltazione

Roma, 14 apr. (askanews) – Sergio Mattarella difende Papa Leone XIV dal duplice attacco del presidente Usa. Pur senza mai nominare Donald Trump il capo dello Stato oggi, rivolgendosi agli studenti di giornalismo, ha consigliato loro di leggere il messaggio che il Pontefice ha inviato all’Accademia di Scienze Sociali della Santa Sede: “e’ un bel messaggio sul potere, mette in guardia dal pericolo dell’autoesaltazione”. Mattarella lo ha definito “uno splendido messaggio, che rende evidente il debito di riconoscenza che nei confronti del Papa deve nutrire e avvertire il mondo per i suoi richiami, in questo periodo così difficile”.

Gia ieri il capo dello Stato aveva elogiato l’azione del Papa in partenza per un viaggio in Africa sottolineando l’importanza del suo messaggio di pace in questa epoca così conflittuale. Pochi minuti dopo era arrivato l’attacco di Trump a Prevost definito “debole e pessimo nella politica estera”. Opinione peraltro ribadita 24 ore dopo a proposito della condanna verso la guerra in Iran. Una posizione talmente estrema da spingere tutta la politica italiana, premier Meloni compresa, a dissociarsi e definire “inaccettabili” quelle parole rivolte al capo dello chiesa cattolica.

Oggi parlando a braccio Mattarella sembra voler rinforzare il concetto e ampliarlo a un ragionamento più ampio, proprio sul potere e sui rischi che comporta: “Mi torna in mente quando anni fa uno studente delle scuole superiori mi ha chiesto come si fa a resistere alle tentazioni del potere. Gli ho risposto che il potere, o quello cosiddetto tale, per chi ricopre ruoli di vertice nello Stato, nei sistemi sociali, può in effetti inebriare e far perdere l’equilibrio. Ma vi sono due antidoti. Il primo istituzionale, l’equilibrio tra i poteri, la distribuzione delle funzioni di potere dello Stato tra i vari organi costituzionali. Il secondo è rimesso alla coscienza personale, individuale, ed è una alta capacità di autoironia”.

E l’auspicio di Mattarella è che “se i cosiddetti potenti della terra ne facessero un po’ di uso, anche in piccole dosi, il mondo ne avrebbe grande giovamento e loro stessi eviterebbero tante difficoltà e motivi di imbarazzo”.

L’incontro con gli studenti di giornalismo si è incentrato poi sulla difesa della libertà di stampa, del pluralismo e della professionalità dei giornalisti che in tempi di dominio tecnologico diventano “testimoni di verità”, gli unici in grado di distinguere “il vero dal verosimile o dal falso”, quindi unico “antidoto alla manipolazione”. Un richiamo che si è poi rivolto alle questioni nazionali, non il primo in verità, in particolare sulla Rai, ancora senza un presidente a causa dello stallo in commissione di Vigilanza e per la attuazione del Media Freedom Act varato dall’Ue già due anni fa. “La qualità dell’informazione interroga gli editori che sanno di impegnarsi in un settore vitale della democrazia, fanno impresa ma al centro non hanno un prodotto ma un bene pubblico – ha concluso – e le istituzioni chiamate ad assicurare quanto previsto dalla Costituzione e nelle convenzioni internazionali a cui aderiscono, un’insieme di norme nazionali e internazionali per rendere concreto il diritto dei cittadini a un’informazione plurale, corretta, autentica. Ogni vulnus a queste norme è un danno alla società”.

Papa ad Annaba (antica Ippona), messa nella Basilica di Sant’Agostino

Annaba (Algeria), 14 apr. (askanews) – Il Papa ha celebrato la messa nella Basilica di Sant’Agostino, nel promontorio di Annaba, l’antica Ippona, terra dell’influente teologo e vescovo romano di origine nordafricana. È stato questo uno dei momenti più intensi della sua seconda giornata in Algeria, dopo la visita in mattina agli scavi archeologici.

La Basilica di Sant’Agostino ad Annaba, nord-est dell’Algeria, conserva in una teca la reliquia dell’avambraccio destro dell’autore de “Le Confessioni”.

Alla celebrazione con Leone erano presenti il cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri e Cristobal Lopez Romero,

arcivescovo di Rabat.

“Quando ci chiediamo come sia possibile un futuro di giustizia e di pace, di concordia e di salvezza, ricordiamoci che stiamo facendo a Dio la stessa domanda di Nicodemo: ma davvero la nostra storia può cambiare? Siamo così carichi di problemi, insidie e tribolazioni! Davvero la nostra vita può ricominciare da capo? Sì!”, ha detto il Papa durante la messa.

Fi, Enrico Costa eletto capogruppo per acclamazione

Roma, 14 apr. (askanews) – Enrico Costa è stato eletto per acclamazione capogruppo di Fi alla Camera durante l’assemblea dei deputati in corso in Sala Colletti a Montecitorio. Secondo quanto si apprende Costa è stato indicato dall’uscente Paolo Barelli a norma di statuto.

Essendo candidato unico, Costa è stato eletto per acclamazione con un applauso. Un passato in Forza Italia, poi viceministro e ministro nei governi Renzi e Gentiloni, Costa in questa legislatura è stato eletto con Azione di Calenda, partito di cui è stato vicesegretario, per poi tornare in Fi due anni fa.

Si consuma strappo Meloni-Trump, tycoon all’attacco: mi sbagliavo su di lei

Verona, 14 apr. (askanews) – Le parole di Donald Trump deflagrano quando Giorgia Meloni ha appena lasciato il Vinitaly, da dove la premier ha annunciato lo stop al memorandum con Israele sulla Difesa. “Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo”, è il giudizio durissimo sulla premier italiana che il presidente Usa affida al Corriere della Sera. E’ la conseguenza della presa di distanza sul Papa, con Meloni che ieri nel tardo pomeriggio – dopo una giornata di attacchi da parte delle opposizioni – ha definito “inaccettabili” le parole di Trump: “È lei che è inaccettabile”, ribatte il tycoon, criticando Meloni per l’atteggiamento sull’Iran e per il mancato intervento nello Stretto di Hormuz.

Poche ore prima, la stessa premier aveva rivendicato la sua capacità di criticare Trump (“Ho detto parole chiare, non so quanti leader le abbiano espresse. Questo per quanti dicono che ci sarebbe una sudditanza…”), negando però che questo potesse avere conseguenze nei rapporti tra Italia e Usa: “Per quanto possa essere complesso, per quanto possa essere difficile, il nostro orizzonte rimane l’Occidente”, aveva ribadito ai giornalisti che la attendevano alla Fiera di Verona. “Questa non è la politica di Giorgia Meloni, è la politica dell’Italia da 80 anni, da molto tempo”, ribadita – sottolinea la premier – anche dal Capo dello Stato Sergio Mattarella. Ancora più chiaramente: “Non guardo ad un’altra parte del mondo”, magari a Oriente. In questa cornice però, rivendica Meloni, “quando uno non è d’accordo, e io non sono d’accordo spesso, lo deve dire”. E qui, la premier aveva dato l’annuncio: “Ad esempio, non me lo avete chiesto, ma in considerazione della situazione attuale che stiamo vivendo, il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele”. Decisione con un significato politico che va ben oltre i suoi effetti pratici, e che arriva dopo le tensioni sul Santo Sepolcro, sugli attacchi di Israele ad Unifil, e sui bombardamenti di Beirut, con reciproche convocazioni degli ambasciatori tra Roma e Tel Aviv.

Due passaggi – la difesa di papa Leone dagli attacchi di Trump e lo stop al memorandum con Israele – che segnano dunque un atteggiamento nuovo da parte del governo italiano. Ma chissà se a palazzo Chigi si aspettassero una reazione simile da parte del presidente Usa. La premier non risponde, lo fanno i suoi capigruppo a Camera e Senato Galeazzo Bignami e Lucio Malan che diffondono una nota congiunta: “Italia e Stati Uniti sono Nazioni amiche ed alleate da lungo tempo, a prescindere da chi governa. Dispiace che ultimamente scelte dell’amministrazione americana non appaiano in linea con la visione degli Stati europei, Italia compresa. Ma il dovere degli amici è dire con trasparenza quando non si è d’accordo, non assecondare ciò che si reputa sbagliato. È quanto ha sempre fatto Giorgia Meloni in Europa come con gli Stati Uniti e con gli altri partner, con la chiarezza e la sincerità che hanno restituito alla nostra Nazione credibilità e prestigio a livello internazionale. Un comportamento coraggioso, sempre volto a difendere l’interesse nazionale”.

Sulla stessa linea il ministro della Difesa Guido Crosetto, che invece si esprime su X: “L’amicizia tra Nazioni alleate si fonda sul rispetto, non sulla rinuncia alla propria autonomia di giudizio. Essere alleati non significa accettare tutto in silenzio, ma avere il coraggio di dire con chiarezza ciò che si ritiene giusto. Il legame tra Italia e Stati Uniti non è in discussione, così come non è in discussione la solidità dell’alleanza. Fino a oggi il Presidente Trump ha considerato Giorgia Meloni una persona coraggiosa, determinata e attenta al bene dell’Italia. Ed è vero. Perché Giorgia Meloni è un leader che non ha mai temuto di dire ciò che pensa, soprattutto quando sono in gioco princìpi, rispetto e identità”. Così come il ministro degli Esteri Antonio Tajani: “Essere alleati degli Stati Uniti e avere relazioni transatlantiche significa anche essere franchi, sinceri e rispettosi l’uno dell’altro. Noi abbiamo sempre detto quello che pensavamo. Giorgia Meloni aveva ragione: è una donna coraggiosa perché non ha mai nascosto ciò che pensava”.

Mps alla prova dell’assemblea: a Siena i soci decidono il nuovo cda

Siena, 14 apr. (askanews) – L’attesa sta per finire. Domani a Siena l’assemblea degli azionisti di Mps nominerà il nuovo cda e i vertici che guideranno la banca per il prossimo triennio, portando a termine l’operazione di aggregazione con Mediobanca. Il clima è tutt’altro che sereno. Le due liste di maggioranza – quella del cda col ticket Palermo-Maione e quella del socio Plt che ricandida l’ex amministratore delegato Lovaglio, licenziato dalla stessa banca per giusta causa – si contenderanno i voti del mercato, visto che oltre la metà del capitale del Monte è in mano a fondi e investitori istituzionali.

Con un’affluenza attesa intorno al 70% (ma i risultati veri si conosceranno solo domattina), la lista del cda parte da una base solida – in virtù anche della partecipazione del 13,5% del gruppo Caltagirone – ed è fiduciosa di superare la soglia del 30% del capitale totale, assicurandosi in tal caso la maggioranza del consiglio. Il confronto resta comunque aperto, alla luce anche dell’appoggio del fondo norvegese Norges Bank e del colosso Usa BlakcRock alla lista del socio Tortora (Plt), che possiede l’1,2% del capitale. Nessuna indicazione ufficiale giunge, per il momento, sia dal primo azionista Delfin – la holding della famiglia Del Vecchio che ha depositato l’intera quota del 17,5% e che potrebbe astenersi o, secondo alcune indiscrezioni di stampa, perfino appoggiare la lista di minoranza dei fondi – sia da Banco Bpm, che detiene il 3,7% di Mps. Resta sicuramente fuori dalla partita il ministero del Tesoro che non parteciperà all’assemblea, come aveva già fatto a febbraio per l’assise sulle modifiche allo Statuto e l’introduzione appunto della lista del cda.

Una volta votate le liste (punto 6 all’ordine del giorno), con 15 seggi contesi da tre schieramenti (per le due liste meno votate sono assicurati almeno tre posti, fino a un massimo di sette), non sono esclusi colpi di scena alla seconda votazione. Quella di domani sarà, infatti, la prima assemblea a vedere applicate le nuove disposizioni della Legge Capitali, con riflessi diretti sulle modalità di voto perchè, qualora la lista del cda risultasse vincente, tutti i soci, anche quelli che in precedenza si sono astenuti o hanno votato contro, saranno liberi di esprimere il loro gradimento in seconda battuta su ogni singolo candidato, con possibili sorprese finali sulla composizione del futuro board. Tanto più che perfino i proxy advisor Iss e Glass Lewis, nel raccomandare la lista del cda, hanno bocciato alcuni nomi illustri della lista del cda. Iss, per esempio, consigliava di votare contro la riconferma del presidente Maione. Entrambi d’accordo sul voto contro per Alessandro Caltagirone, Elena De Simone (manager espressione del gruppo Caltagirone) e il presidente del comitato nomine di Mps, Domenico Lombardi. Anche Norges Bank nella seconda votazione sui singoli consiglieri ha comunicato la sua bocciatura per Maione, Palermo, Passera, Caltagirone, De Simone e Lombardi.

Sul fronte proxy, infine, Plt ha chiesto ai Iss e Glass Lewis di valutare la possibilità di rivedere le proprie posizioni alla luce delle successive comunicazioni del cda Mps seguite a quella del deposito della lista il 4 marzo, ossia quelle relative all’ordine della lista rivisto e all’indicazione di Palermo come unico AD rispetto alla terna di nomi precedente. “Riteniamo – si legge nelle lettere, datate 12 aprile, inviate ai due proxy – che gli eventi verificatisi nelle scorse settimane non rappresentino semplici aggiornamenti marginali, bensì una sostanziale e imprevista alterazione del quadro fattuale e informativo su cui si basavano le raccomandazioni iniziali”.

La sfida post-ictus: prevenzione e convivenza con la patologia

Roma, 14 apr. (askanews) – Prima in Italia per casua di invalidità e seconda per fatalità. A differenza di altre patologie, l’ictus, nel nostro Paese, resta una sorta di tabù, con conseguenze non solo nell’immediatezza post-stroke, ma anche a distanza di mesi, con danni permanenti che condizionano la vita dei pazienti. Al Senato, presso la Sala Caduti di Nassirya si è tenuto un incontro con istituzioni, politiche e non, che provano ad accendere la luce su tematiche quali prevenzione, tempestività nelle cure ma anche assistenza successiva all’evento.

Abbiamo sentito la Senatrice Elena Murelli, promotrice dell’iniziativa: “In Italia purtroppo 120.000 casi ogni anno, il 75% delle persone ha casi di disabilità dopo un ictus e il 38% di spasticità dopo l’ictus. E’ importante quindi intervenire precocemente, ma soprattutto il policy paper che andiamo a presentare oggi fa emergere le criticità del sistema, ma propone naturalmente anche delle attività da fare. Quello in primo sicuramente è quello del PDTA”

La conferenza stampa, realizzata con il contributo non condizionante dell’azienda AbbVie, ha esposto un piano dettagliato con diverse fasi d’azione. All’interno del programma, priorità assoluta verrà data alla creazione di efficienti Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali Riabilitativi, ma anche alla costruzione di una rete assistenziale hub & spoke ed ad una più diffusa consapevolezza tra i professionisti del settore, per intervenire meglio e tempestivamente sulla malattia.

Le parole di Andrea Vianello, Presidente A.L.I.Ce. Italia Odv: “L’ictus è la seconda causa di morte e la prima di disabilità, quindi è un tema sociale e sanitario molto importante di cui forse si parla poco. Un tema così diffuso, stiamo parlando di 120.000 persone ogni anno che affrontano un ictus. Per fortuna adesso l’ictus è gestibile se i tempi sono giusti e nel posto giusto, ma i danni poi restano per molte persone e sono danni con cui bisogna fare i conti.”

Riconoscere fin da subito l’ictus per ridurre al minimo gli effetti dell’evento sul paziente, diminuire la pressione sulle strutture ospedaliere e sui caregiver: questo l’obiettivo dell’iniziativa, che abbraccia un più ampio percorso di consapevolezza e sensibilizzazione mirata a tutti colori i quali hanno lottato, e lottano tutt’ora, con patologie di questo genere.

ANAD:"La voce non si replica, 2026 anno chiave per attuazione AI Act"

Roma, 14 apr. (askanews) – La ricorrenza della Giornata Mondiale della Voce è l’occasione per ANAD – Associazione Nazionale Attori Doppiatori – per richiamare l’attenzione sul valore culturale, artistico e professionale della voce e riflettere sul futuro della professione del doppiatore, riconosciuta come patrimonio a livello internazionale.

“Ogni giorno prestiamo la nostra voce a storie che attraversano il mondo e arrivano al cuore delle persone. Ma non diamo solo una voce ai personaggi: diamo loro anima, rendendoli vicini al pubblico – commenta Daniele Giuliani, presidente di ANAD. È un legame profondo: è ciò che crea empatia, che costruisce un ponte invisibile tra chi racconta e chi ascolta. Per questo la Giornata Mondiale della Voce è un momento molto importante: ci ricorda che la voce è parte della nostra identità, dentro e fuori dal nostro lavoro. Oggi però questa identità è al centro di una trasformazione radicale. L’Intelligenza Artificiale ha aperto sicuramente possibilità e scenari nuovi, ma non può sostituire ciò che è umano. Per ANAD, celebrare la voce significa questo: difenderne il valore, oggi, mentre si decide il futuro della nostra professione”.

L’innovazione tecnologica ha fatto nascere interrogativi complessi e il dibattito sull’AI è sempre più centrale anche a livello globale. Per questo ANAD è in dialogo costante con Istituzioni e operatori del settore, con lo scopo di attivare una normativa che possa tutelare il lavoro dei doppiatori.

Grazie anche all’intervento dell’Associazione in relazione all’uso dell’AI – ricordano gli addetti ai lavori – l’Italia è tra i pochi Paesi in Europa ad aver raggiunto un risultato importante: dal 10 ottobre 2025 è entrata in vigore la legge n. 132/2025 (Legge Nazionale sull’Intelligenza Artificiale), che introduce nuove regole e disposizioni penali in materia di deepfake.

La normativa prevede misure specifiche per contrastare la creazione e la diffusione di contenuti falsi (immagini, video, audio) realizzati con l’Intelligenza Artificiale, capaci di imitare realisticamente volti, movimenti e voci, campionati e utilizzati a fini di lucro.

Dopo la lunga Campagna di sensibilizzazione (#ArtisticIntelligence) lanciata lo scorso anno dall’Associazione dei Doppiatori in difesa dell’Intelligenza Artistica, ora – auspicano i promotori – siamo davanti alla necessità che si attivi realmente tutto ciò che è stato deciso nei mesi scorsi.

Secondo Anad, il 2026 sarà un anno decisivo per l’attuazione dell’AI Act: dal 2 agosto entrerà in vigore il bollino AI, ritenuto “una tappa cruciale di tutto il percorso intrapreso finora”. L’associazione spiega che inizieranno ad essere applicati obblighi concreti per molte tecnologie, i sistemi di Intelligenza Artificiale dovranno essere trasparenti, e ci saranno requisiti di tracciabilità, sicurezza e responsabilità.

“Ci auguriamo che questo possa essere un segnale di svolta anche nella tutela nell’utilizzo delle voci, nella regolamentazione delle tecnologie di clonazione vocale, e nella salvaguardia della qualità artistica del doppiaggio – aggiunge Daniele Giuliani. È sbagliato pensare che il pubblico non si accorga della differenza tra un un’opera doppiata con l’AI e una doppiata da un attore in carne ed ossa e spesso sono gli stessi spettatori che riconoscono la qualità del lavoro artistico e decidono se dare fiducia o meno ad un nuovo film o serie tv”.

ANAD sottolinea di non opporsi al cambiamento, ma di chiedere alle Istituzioni di governarlo, affinché la voce continui a essere tutelata e valorizzata e l’innovazione possa essere accompagnata da regole chiare. La Giornata della Voce diventa così un momento di responsabilità: per ribadire che il futuro del doppiaggio passa anche dalla difesa della sua specificità e di ciò che rende unica questa professione.

A Roma l’Italian Gaming Expo & Conference 2026

Roma, 14 apr. (askanews) – Si è aperta a Roma l’edizione 2026 dell’Italian Gaming Expo & Conference, appuntamento di riferimento per il settore del gaming regolamentato e per l’ecosistema tecnologico, normativo e accademico che ne accompagna l’evoluzione. L’evento ha riunito istituzioni, regolatori, operatori, aziende tecnologiche e mondo della ricerca in un momento chiave per il comparto, impegnato tra riordino del gioco pubblico e ridefinizione degli equilibri tra innovazione, compliance e sostenibilità.

L’edizione 2026 rafforza in modo significativo il proprio posizionamento anche sul piano scientifico e formativo, grazie alla collaborazione con gli Osservatori del Politecnico di Milano e la presenza di ABI Servizi, in collaborazione con Salone dei Pagamenti, che contribuisce ai lavori con un focus sui sistemi di pagamento e sull’evoluzione delle infrastrutture finanziarie digitali, evidenziando la crescente convergenza tra industria del gaming, fintech e servizi bancari.

Alessio Crisantemi, fondatore di GN Media, promotore dell’IGE, ha detto: “E’ un settore in crescita, i numeri sono importanti ma l’aspetto che ci piace sottolineare di questa edizione è, oltre il numero di speaker, oltre 180 speaker provenienti da 15 Paesi diversi, 60 sessioni di contenuto, ma il dato veramente rilevante è che il 75% dei contenuti è orientato al gioco responsabile e alla sostenibilità”.

Sistemi di pagamento e tracciabilità, sicurezza, contrasto alle frodi e rafforzamento delle misure di tutela del consumatore sono stati al centro del dibattito. Temi che confermano la crescente interconnessione tra industria del gaming, economia digitale e processi di regolazione pubblica. Nicola Calandrini, Presidente Commissione Bilancio del Senato, ha spiegato: “Ha funzionato molto bene questa riforma fatta nel marzo 2024, che va a rafforzare quelli che sono i controlli dello stato, la tracciabilità delle movimentazioni finanziarie, e risolva anche il problema legato a parte della criminalità e riciclaggio. Quindi secondo noi questo è un sistema che può funzionare bene, che ha dei forti presidi legalitari, e non dobbiamo essere ossessionati dal gioco legale in Italia, che deve essere regolato in modo molto serio e secondo me questa riforma va nella giusta direzione”.

Da domani in aula scontro su dl Sicurezza. Cdx punta a modifiche senza fiducia

Roma, 14 apr. (askanews) – La partita del dl sicurezza si sposta, domani, nell’aula del Senato, dove il governo ha affermato di non voler porre la fiducia. Il centrodestra ha la necessità di intervenire con una “trentina” di modifiche, a partire dall’articolo 1 sui ‘coltelli’ che prevede il carcere da sei mesi a tre anni per chi porta fuori dalla propria “abitazione” strumenti da taglio eccedenti gli “otto centimetri” e “senza giustificato motivo” e sulla vendita di questi ai minori (così com’è scritta, la norma rischia di colpire anche chi va a pesca o a raccogliere funghi, per esempio). Le opposizioni hanno annunciato il muro contro muro anche in aula, contestano la scelta del governo di essere intervenuto ancora una volta sulla sicurezza e per decreto legge e metteranno sul tavolo la ‘mole’ di emendamenti già presentati in commissione Affari costituzionali (“il governo è arrogante, prosegue l’ostruzionismo a oltranza”).

Dopo giorni di esame al ralenti in commissione, oggi la seduta è stata sconvocata e il presidente della commissione nonché relatore del provvedimento Alberto Balboni (Fdi) ha ‘registrato’ l’impossibilità di concludere l’esame che è arrivato all’articolo 4 sui 33 complessivi. Il decreto deve essere convertito in legge entro il 25 aprile e il calendario ora si impone. Al posto della seduta c’è stata una riunione di maggioranza proprio per prepararsi alla ‘battaglia’, emendamento su emendamento, in aula.

“Siamo convinti della necessità e dell’urgenza dell’approvazione” del decreto e quindi “staremo qua tutto il tempo necessario per superare questo incredibile ostruzionismo del centrosinistra che parla di sicurezza ma poi in realtà fa esattamente l’opposto”, è stato il commento del ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, il quale ha aggiunto: “andremo avanti tutto il tempo che serve, mercoledì, giovedì, se serve anche venerdì. Di sicuro non arretriamo su questa battaglia”.

Ciriani ha ribadito l’intenzione di presentare una “trentina” di emendamenti “significativi, come maggioranza e come governo”, senza sbilanciarsi sui contenuti tranne che sui coltelli. Ma tra le proposte dovrebbe spuntare una proroga di sei mesi per il comandante della Guardia di finanza, Andrea De Gennaro. Ciriani ha attaccato: “E’ importante sottolineare che nonostante la nostra buona volontà e disponibilità al dialogo, il partito democratico e le opposizioni parlano di sicurezza soltanto nei talk show televisivi”.

Accusa rimbalzata al mittente dal M5S: “Questo decreto non nasce da un’analisi dei problemi, nasce da una attività legislativa improvvisata dopo alcune rassegne stampa e seguendo i talk show televisivi. Si insegue ciò che fa audience e si rende il Codice Penale un frullatore impazzito”. “Dopo un mese e mezzo di discussione in commissione, arriva in aula un decreto che dovrà essere modificato dalla stessa maggioranza perché non riescono a trovare un accordo tra di loro”, ha osservato il capogruppo dem Francesco Boccia: “hanno proposto di arrivare nell’esame a venerdì. Per noi possono arrivare a domenica o lunedì, non abbiamo limiti di tempo. Siamo qui. Questo è l’ennesimo atto di arroganza istituzionale”.

Peppe de Cristofaro di Avs ha definito l’ostruzionismo “una sorta di legittima difesa dinanzi ad un governo che procede a colpi di maggioranza con norme puramente propagandistiche per quello che riguarda la sicurezza e profondamente lesive dei diritti fondamentali quando si parla della libertà di manifestare”. E ha messo in guardia: “non pensi la maggioranza di poter utilizzare come minaccia, seppure in maniera ancora velata, i classici strumenti: i canguri piuttosto che la riduzione dei tempi parlamentari. Si discuta seriamente in aula, visto che in commissione non si è potuto fare. Quando si finirà si finirà, senza scadenze e accordi di nessun genere”.