Home Blog

Il Papa in visita privata alla Pontificia Accademia Ecclesiastica

Roma, 27 apr. (askanews) – Papa Leone è arrivato in piazza della Minerva, a Roma, per una visita privata alla Pontificia Accademia Ecclesiastica.

Il Pontefice è stato accolto da numerosi turisti che lo hanno acclamato al suo arrivo e a cui ha sua volta ha risposto con un saluto prima di entrare nell’edificio.

Tensione Lega-Fi. Carroccio vuole uscita Patto, per azzurri è "provocazione"

Roma, 27 apr. (askanews) – Mentre il governo è al lavoro sul cosiddetto decreto Primo Maggio (atteso domani in Cdm) e alla Camera sono iniziate le audizioni sul Documento di finanza pubblica (domani è atteso il ministro Giorgetti) in maggioranza si dibatte sul Patto europeo di stabilità, con linee notevolmente differenti, in particolare tra Lega e Forza Italia.

L’uscita dal Patto di stabilità, secondo Claudio Borghi, senatore ‘falco’ della Lega, “ormai è una teoria abbastanza diffusa, noi lo diciamo da tempo e ora cominciano ad accorgersene in tanti. Il nuovo patto di Stabilità è un po’ migliore del precedente ma è il solito discorso: vuoi due pugni invece che uno? Meglio uno, certo, ma se posso evitare di prendere un pugno in faccia me lo evito…”.

Una linea ben diversa da quella di Forza Italia che con Alessandro Cattaneo, deputato e Responsabile dei dipartimenti, parla di “una provocazione che non ha senso e non è in linea con l’approccio serio e responsabile che il governo ha tenuto in questi anni”. “Credo – precisa il leader Antonio Tajani, vice premier e ministro degli Esteri – che sia possibile e anche giusto intervenire per tener fuori dal Patto di Stabilità le spese legate alle vicende di Hormuz, quindi le spese per l’energia, però deve essere un provvedimento a tempo” ma “sono assolutamente contrario all’ipotesi di uscire unilateralmente dal Patto di Stabilità: in questi momenti serve più Europa e non meno Europa”.

Su una linea simile Maurizio Lupi (Noi moderati): “La crisi di Hormuz ha ripercussioni globali ed è un problema che l’Europa deve affrontare in maniera unitaria. Per questo è necessario arrivare a una riforma del Patto di stabilità condivisa con l’Europa”.

Da Palazzo Chigi non ci sono posizioni ufficiali, anche se a Cipro, la scorsa settimana, la premier Giorgia Meloni non aveva escluso la possibilità di uno “scostamento” di bilancio. “Non lo chiede la Lega soltanto, anche la Meloni ha detto ‘non lo escludo’. Noi speriamo che non ce ne sia bisogno, ma la stella polare è l’interesse dell’Italia: viene prima di ogni altra cosa”, dice il presidente del Senato Ignazio La Russa.

25 aprile, La Russa: non sorpreso da incidenti, capitano da anni

Milano, 27 apr. (askanews) – “Non mi ha sorpreso che anche quest’anno nei cortei ci siano stati incidenti, capita da diversi anni”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa, in una intervista al Tg3.

Alla domanda sulla dichairazione della presidente del Consiglio, che non ha citato l’episodio degli spari contro gli esponenti dell’ANPI a Roma, La Russa ha risposto: “Tutte le violenze sono esecrabili. Non ho memoria di quello che abbia detto esattamente Giorgia Meloni, io nella mia dichiarazione le ho citate tutte le violenze tutte ugualmente esecrabili, anche se ce n’è più gravi e meno gravi”.

Scoppia caso grazia a Minetti, Quirinale chiede chiarimenti a Nordio

Roma, 27 apr. (askanews) – Sulla grazia a Nicole Minetti scoppia un caso che vede di nuovo tensioni tra governo e Quirinale. Il caso viene sollevato da una inchiesta del ‘Fatto Quotidiano’ secondo cui in realtà il bambino per cui l’ex igienista dentale condannata a 3 anni e 11 mesi di reclusione per favoreggiamento e induzione alla prostituzione (nel caso Ruby bis, 2 anni e 10 mesi) e peculato (spese ‘pazze’ in Regione Lombardia, 1 anno e 1 mese) aveva richiesto la grazia, ha una madre biologica in Uruguay che ora è scomparsa.

Minetti ha ottenuto la grazia a febbraio di quest’anno ma la notizia è stata resa pubblica soltanto in aprile. Allora il Quirinale chiarì che “la concessione dell’atto di clemenza – in favore del quale si è espresso il competente Procuratore generale della Corte d’appello in un ampio parere – si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti che necessita di assistenza e cure particolari, presso ospedali altamente specializzati”.

Il Fatto rivela oggi che il bambino non era stato abbandonato ma ha entrambi i genitori e che Minetti e il compagno Giuseppe Cipriani hanno intentato una causa contro di loro per ottenerne l’affidamento, causa vinta nel 2023, e che prima di averne il diritto lo avrebbero portato in Usa per operarsi. Ora – sempre secondo l’articolo del quotidiano – il governo uruguaiano sta cercando la madre che risulta scomparsa mentre l’avvocato che ha seguito il caso è morta in circostanze sospette insieme al marito. L’articolo solleva anche dubbi sulle necessità del minore che avrebbero motivato la richiesta di grazia.

Il Quirinale oggi ha fatto sapere di aver chiesto al Ministero della Giustizia “di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa”.

Da via Arenula hanno fatto partire subito gli accertamenti e le verifiche necessarie alla ricostruzione dei fatti. L’intenzione è di fornire un possibile primo esito entro le prossime 24 ore. Le verifiche degli uffici del Ministero verranno fatte insieme alla Procura generale della Corte d’Appello di Milano da cui è arrivato il parere favorevole, non vincolante, riguardo la Minetti.

Intanto sulla vicenda il Pd ha già puntato il dito contro il governo e in particolare verso il ministro Nordio di cui chiede la testa a Giorgia Meloni. Il Quirinale si sarebbe infatti limitato ad accogliere le motivazioni portate dal Ministero della Giustizia per decretare la grazia e dunque si sarebbe “fidato” di quei documenti. Debora Serracchiani giudica quanto accaduto “di una gravità inaudita” perchè “qualora emergesse la falsità di alcuni elementi sottoposti al Quirinale, saremmo di fronte a un segnale evidente di superficialità nella gestione di un procedimento di massima sensibilità costituzionale. Un atteggiamento che equivarrebbe al tradimento del rapporto fiduciario istituzionale con il Quirinale da parte del ministro Nordio, che rappresenta il vertice della nostra Repubblica e il garante della Costituzione. Sarebbe inaudito”.

Angelo Bonelli di Avs ha gia presentato un’interrogazione al Guardasigilli “per sapere quali verifiche siano state effettuate e se vi siano state omissioni o informazioni non corrette nella domanda di grazia. La grazia è un atto delicatissimo che non può poggiare su zone d’ombra”.

Elisa incanta il Forum, tra nuova musica e messaggi per la pace

Milano, 27 apr. (askanews) – Il vero “effetto speciale” della serata è la sua voce, Elisa, dopo il successo della tournée “Elisa Palasport Live 2025”, che ha preso il via a novembre, ha aggiunto nuovi appuntamenti in questa primavera portando dal vivo il suo show potente e emozionante. Davanti al pubblico del Forum di Milano, la cantautrice friulana ha dato il meglio di sè in un concerto tecnicamente perfetto, ma pieno di trasporto emotivo e di passione.

Sul palco ha portato anche il nuovo brano, nato dalla collaborazione con Dardust che segna l’inizio di un nuovo percorso professionale e musicale. Sempre attenta ai temi di attualità e all’impegno per l’ambiente, questa volta Elisa ha voluto parlare della situazione della politica intenazionale, con il diffondersi di conflitti e guerre, e due volte ha ribadito la necessità di tornare alla pace e al dialogo.

Le prossime date: 27 aprile – Milano, Unipol Forum; 29 aprile – Torino, Inalpi Arena; 02 maggio – Bologna, Unipol Arena; 03 maggio – Firenze, Nelson Mandela Forum; 05 maggio – Roma, Palazzo dello Sport; 07 maggio – Bari, Pala Florio; 09 maggio – Eboli, Pala Sele.

Moviemov Italian Film Festival, Bangkok premia il film di Michieletto

Roma, 27 apr. (askanews) – Si è chiusa a Bangkok la XV edizione del Moviemov Italian Film Festival, organizzato dalla Ac Playtown Roma dal 21 al 24 aprile 2026. Il premio del pubblico, alias l’Audience Award for Best Film, della XV edizione del Moviemov Italian Film Festival è stato assegnato a “Primavera” opera prima di Damiano Michieletto, con la seguente motivazione: “Un film dal respiro internazionale che sta conquistando il pubblico di tutto il mondo e che speriamo possa essere venduto anche nel Sud Est Asiatico visto il successo che ha riscosso presso il pubblico tailandese”.

Il 21 aprile non è stato solo un opening, ma ha dato vita ad una doppia celebrazione che si è aperta a Bangkok e si chiude oggi a specchio a Roma, al The Space Cinema Moderno, con la proiezione del cortometraggio Bangkok “24/7: Italian Eyes – Italian Cinema Now”, ideato da Ekachai Uekrongtham e interpretato da alcuni tra i più importanti protagonisti del cinema italiano con uno sguardo inedito sulla città di Bangkok. Alla presentazione del corto segue la proiezione del film “La grazia” di Paolo Sorrentino.

Un’andata e ritorno che ha visto introdurre la serata a Bangkok il 21 aprile dal regista tailandese Ekachai Uekrongtham e a Roma dalla delegazione italiana composta da Paola Minaccioni e Giorgio Colangeli e da diversi amici del Moviemov tra cui Andrea Bosca a Diane Fleri.

Come di consueto il festival ha proposto una selezione di opere che raccontano la vitalità e la pluralità del cinema italiano da “La grazia” di Paolo Sorrentino a “Le città di pianura” di Francesca Sossai, “Domani interrogo” di Umberto Carteni, “Due cuori e due capanne” di Massimiliano Bruno e “Le cose non dette” di Gabriele Muccino.

L’edizione 2026 è stata caratterizzata dalla presenza appassionata dei giovani della Chulalongkorn University presenti nel distretto centrale di Pathum Wan, confermando il crescente interesse del pubblico internazionale verso il cinema italiano e il ruolo strategico del Moviemov come piattaforma di connessione tra culture.

“Il fatto che colpisce di più è la grande partecipazione di pubblico e in particolare dei giovani che hanno riempito le sale quest’anno partecipando a tute le proiezioni e apprezzando il lavoro degli autori in selezione”, afferma Goffredo Bettini, fondatore e Presidente del Festival.

Un ringraziamento particolare va al MIC e ai partner che hanno reso possibile questa edizione, in modo speciale alla SIAE Società Italiana degli Autori ed Editori per il costante sostegno agli autori del cinema italiano, contribuendo concretamente alla valorizzazione del cinema italiano contemporaneo nel Sud-Est asiatico”, conclude Bettini.

M5s, intervento chirurgico per Conte: annulla tutti gli impegni

Milano, 27 apr. (askanews) – Il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte dovrà sottoporsi nei prossimi giorni a un intervento chirurgico e ha di conseguenza annullato tutti gli impegni previsti. Lo ha fatto sapere lo stesso Conte, con un post sui social.

“Avevo in programma tanti appuntamenti in tutta Italia nei prossimi giorni, ben felice di incontrarvi e di poter scambiare con voi tante idee. Mi dispiace molto – scrive – ma purtroppo dovrò annullare gli incontri più imminenti perché devo sottopormi a un intervento chirurgico. Per qualche giorno non potremo aggiornarci, ma vi assicuro che non vedo l’ora di riprendere al più presto le attività, con rinnovata passione. Intanto prosegue senza sosta il lavoro che stiamo portando avanti per scrivere insieme il programma per cambiare il Paese e preparare i ‘100 spazi aperti per la democrazia’ di maggio, in cui ognuno potrà dare il proprio contributo. A presto!”.

Oberhausen e la Ruhr viste dall’alto, puntando alle Olimpiadi 2036

Oberhausen (Germania), 27 apr. (askanews) – Dalla terrazza dell’iconico Gasometro di Oberhausen al Museo della “Zeche Zollverein”, con il Pozzo 12 (55 mt) simbolo delle grandi miniere di carbone dismesse nel 1986, al Tetraeder di Bottrop, imponente scultura in acciaio alta 60 metri (punto di osservazione più alto 38-42 mt): la Ruhr vista dall’alto offre panorami mozzafiato, mentre la Regione, ex cuore industriale della Germania, prepara nuovi grandi eventi per valorizzare il territorio e le sue architetture industriali uniche in Europa.

Le anticipazioni sulle grandi manifestazioni nell’area sono state rivelate al Germany Travel Mart (GTM) 2026, importante evento di networking per il turismo incoming tedesco, che si è svolto (19-21 aprile) a Oberhausen, il cui l’enorme gasometro, ex serbatoio di gas di 117,5 metri di altezza (un grattacielo), oggi importante spazio espositivo di oltre 3.000 metri, da solo vale una visita in città. Fino a dicembre 2026 è in corso la mostra “Mythos Wald”, dedicata al mito della foresta. Assolutamente da vedere la grande installazione luminosa “L’Albero” che si erge fino a 35 metri all’interno del gigante di acciaio e cemento.

Ed è nella Ruhr che si svolgerà nel 2027 (23 aprile – 17 ottobre) l'”International Garden Exhibition 2027″ (IGA 2027): non solo giardinaggio, ma un importante progetto di sviluppo urbano sostenibile, che coinvolgerà 5 città del Land (Dortmund, Duisburg, Gelsenkirchen, Luenen e Castrop-Rauxel) scelte come “Giardini del futuro”.

“Stiamo provando a ottenere la candidatura per le Olimpiadi, la prima occasione sarà fra 10 anni”, racconta la guida di Oberhausen, Ingo. Tra le maggiori novità del prossimo futuro, infatti, 17 città del Land Nordreno Vestfalia, in particolare l’area della Ruhr, con il nome “Koeln-Rhein-Ruhr” (Colonia-Reno-Ruhr), hanno votato a favore della candidatura ai Giochi Olimpici, con opzioni possibili sul 2036, 2040 e 2044.

Infine, vale la pena segnalare, nella vicina Essen, che quest’anno il sito delle ex Miniere Zollverein, che oggi ospita il Museo della Ruhr e il Red Dot Design Museum, oltre a essere un importante polo culturale e ricreativo, celebra i 25 anni da quando è diventato patrimonio Unesco (2001), con un mastodontico 25 affisso sul Pozzo 12, alto 55 metri e simbolo principale del complesso di architettura industriale moderna che fu il cuore produttivo dell’industria del carbone tedesca.

Servizio di Stefania Cuccato

Montaggio Carlo Molinari

Immagini askanews

Il caso, Dell’Utri finisce a processo per i 42 mln donati da Berlusconi

Milano, 27 apr. (askanews) – L’ex senatore Marcello Dell’Utri e sua moglie Miranda Ratti finiscono sotto processo per la vicenda delle presunte donazioni per circa 42 milioni di euro ricevute da Silvio Berlusconi. Lo ha deciso il gup di Milano che ha disposto il rinvio a giudizio della coppia accogliendo la richiesta della procura.

Secondo l’ipotesi accusatoria, Dell’Utri avrebbe omesso di comunicare le somme ricevute da Berlusconi in violazione della normativa antimafia, che impone ai condannati per reati di mafia di segnalare variazioni patrimoniali rilevanti. Da qui l’accusa di intestazione fittizia di beni contestata a Dell’Utri e alla moglie. Accusa che – spiegano ad askanews qualificate fonti legali – non riguarda l’intero ammontare della donazione, ma una somma complessiva pari a 10 milioni e 840 mila euro già sottoposta a sequestro preventivo.

Il procedimento – inizialmente aperto dai pm della procura di Firenze, convinti che quei versamenti fossero serviti a “comprare” il silenzio dell’ex senatore su presunti rapporti tra Berlusconi e la criminalità organizzata – fu trasferito a Milano nel marzo 2025 per competenza territoriale, dopo un’eccezione sollevata dalla difesa e accolta dal giudice.

“Con riferimento al rinvio a giudizio, si rileva che la medesima vicenda è già stata esaminata, negli stessi termini, da sei diverse autorità giudiziarie, tra cui per due volte la Cassazione, che hanno escluso la realizzazione di trasferimenti fraudolenti di somme di denaro da parte della sig.ra Ratti e del dott. Dell’Utri. Confidiamo di dimostrare l’assenza di responsabilità dei nostri assistiti anche nel presente procedimento”, sottolineano gli avvocati Francesco Centonze e Filippo Dinacci, difensori di Marcello Dell’Utri, e i colleghi Tullio Padovani e Lodovica Beduschi che rappresentano Miranda Ratti.

Tv, torna "House Of The Dragon": la terza stagione dal 22 giugno

Roma, 27 apr. (askanews) – Ritorna “House Of The Dragon”, con la terza stagione dal 22 giugno su Sky e in streaming su Now e su Hbo. Tra cospirazioni, battaglie e lotte intestine, sarà trasmessa in contemporanea assoluta con gli Stati Uniti.

Il prequel della serie più premiata e vista di sempre, “Il Trono di Spade”, è ambientato 200 anni prima e tratto dal romanzo “Fuoco e Sangue” di George R.R. Martin; racconta la storia della leggendaria Casa Targaryen.

In otto nuovi episodi, la terza stagione vedrà nel cast Matt Smith, Emma D’Arcy, Olivia Cooke, Steve Toussaint, Rhys Ifans, Fabien Frankel, Ewan Mitchell, Tom Glynn-Carney, Sonoya Mizuno, Harry Collett, Bethany Antonia, Phoebe Campbell, Phia Saban, Jefferson Hall, Matthew Needham, James Norton, Tom Bennett, Kieran Bew, Kurt Egyiawan, Freddie Fox, Clinton Liberty, Gayle Rankin, Abubakar Salim, Tom Cullen, Tommy Flanagan, Dan Fogler, Joplin Sibtain e Barry Sloane. I registi dei nuovi episodi sono: Clare Kilner, Nina Lopez-Corrado, Andrij Parekh e Loni Peristere. I crediti della terza stagione: co-creatore, showrunner e produttore esecutivo Ryan Condal; co-creatore e produttore esecutivo George R.R. Martin; produttori esecutivi Sara Hess, Melissa Bernstein, Kevin de la Noy, Vince Gerardis, Davide Hancock, Philippa Goslett.

I dubbi del Quirinale sulla grazia a Nicole Minetti, lettera al ministero Giustizia chiede ulteriori verifiche

Roma, 27 apr. (askanews) – L’ufficio stampa del Quirinale comunica che la presidenza della Repubblica ha inviato, in data odierna, la seguente lettera al ministero della Giustizia: “In riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti adottato dal presidente della Repubblica, su proposta favorevole del ministro della Giustizia, lo scorso 18 febbraio 2026, e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza, su indicazione del Signor Presidente prego di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa”.

Nicole Minetti, ex consigliera regionale della Lombardia, condannata in via definitiva per peculato e induzione alle prostituzione nell’ambito del processo Ruby bis, è stata graziata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La concessione dell’atto di clemenza, in favore del quale si è espresso il competente Procuratore generale della Corte d’appello in un ampio parere, “si è fondata anche – aveva spiegato allora il Quirinale – sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti che necessita di assistenza e cure particolari, presso ospedali altamente specializzati”.

Confindustria: per la guerra in Iran rischiamo la più grave crisi energetica della storia

Roma, 27 apr. (askanews) – “Se finisse oggi, l’impatto della guerra varrebbe 0,1-0,3 punti percentuali di mancata crescita” ma “con una guerra lunga, che arrivi a fine anno, potremmo trovarci nella più grave crisi energetica della storia con impatti sistemici”, lo ha detto il direttore del Centro Studi di Confindustria, Alessandro Fontana, nel corso di un’audizione alle commissioni bilancio di Camera e Senato sul Documento di Finanza Pubblica, analizzando le conseguenze della guerra in Iran, che coinvolge anche i Paesi del Golfo e blocca lo stretto di Hormuz.

Confindustria sottolinea che “la principale vulnerabilità del Paese è l’energia e rimarrà tale per anni” quindi è “decisivo avere: una strategia per superarla (con target e milestone come con il PNRR) e un piano di emergenza condiviso per affrontare le crisi”.

La Fenice, Giuli: il licenziamento di Beatrice Venezi atto insindacabile (pur condiviso) del sovrintendente

Milano, 27 apr. (askanews) – Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, conferma quanto espresso da Palazzo Chigi nel suo comunicato, a proposito della libera e autonoma scelta del sovrintendente della Fondazione Teatro La Fenice, Nicola Colabianchi, in relazione al licenziamento di Beatrice Venezi. Lo scrive in una nota il Mic, spiegando che “si tratta a tutti gli effetti di un atto insindacabile, pur condiviso appieno dal ministro, sul quale il Governo non avrebbe potuto avere e in generale non intende avere alcuna facoltà di condizionamento”.

Torna in libreria "Guns N’ Roses. La verità" di Ken Paisli

Roma, 27 apr. (askanews) – Considerata da pubblico e critica una sorta di “bibbia” sulla rock band più discussa del pianeta, torna in libreria, in edizione aggiornata, “Guns N’ Roses. La verità” di Ken Paisli. Pubblicata in Italia da Il Castello nella collana Chinaski a partire dal 29 aprile, la biografia si conferma come una delle opere più complete dedicate alla band californiana.

Il tipico stile gonzo journalism di Paisli, accostabile a quello di Hunter S. Thompson e Lester Bangs, rende il volume avvincente, irriverente e fuori dagli schemi. L’autore non si limita a un lavoro da meticoloso biografo, ma assume anche il ruolo di una sorta di “psicoanalista del rock”, offrendo una lettura profonda e personale delle dinamiche interne al gruppo.

La reunion rappresenta il punto di partenza da cui Paisli riordina i fili di una storia che attraversa oltre quarant’anni di musica. Dall’annuncio del 2015 al primo concerto dell’anno successivo al Coachella, il libro si interroga su cosa si nasconda dietro il riavvicinamento tra Axl Rose e Slash, e su quanto abbia inciso la mediazione del più diplomatico Duff McKagan. Tra gli assenti spiccano Izzy Stradlin, Matt Sorum e Gilby Clarke, ognuno per ragioni differenti. Questioni economiche, vecchi attriti e un diverso approccio allo show business emergono tra le motivazioni individuate da Paisli, che sottolinea comunque il rispetto mantenuto da Axl, Slash e Duff nei confronti degli ex compagni.

La genesi e l’evoluzione della band costituiscono l’ossatura del lavoro del giornalista, che in questa edizione aggiornata e ampliata traccia un ritratto dettagliato e approfondito, arricchito da osservazioni personali. Dalle ricerche nei meandri della scena underground losangelina ai continui cambi di formazione, fino agli estenuanti tour mondiali, ai gossip e alle vicende discografiche: nulla sfugge all’indagine di Paisli.

Incrociando le dichiarazioni dei membri, passati e presenti, l’autore riporta alla luce episodi sconvolgenti degli esordi — dalle molestie subite da Axl da bambino agli arresti, dalle risse ai problemi di salute legati ad abusi di alcol e droga — restituendo il ritratto di un universo segnato da violenza e autodistruzione, soprattutto nella prima fase della carriera. Ne emerge una storia fatta di rock, business ed eccessi, in cui ogni intervista, ogni voce di corridoio e ogni protagonista vengono analizzati e contestualizzati con rigore. Tra un capitolo e l’altro, Paisli non rinuncia a esprimere il proprio punto di vista anche sulla produzione discografica del gruppo. È così Chinese Democracy a rappresentare il vero nodo gordiano tra i Guns del passato e quelli del presente: un album discusso e spesso criticato, ma rivalutato dall’autore come snodo creativo fondamentale. Un lavoro che non ha raggiunto la popolarità di Appetite for Destruction o dei due Use Your Illusion, ma che potrebbe, alla luce dei tour della reunion (2016-2026), diventare il punto di partenza per un nuovo capitolo discografico.

Quella dei Guns N’ Roses è una storia segnata da continui alti e bassi, tra exploit clamorosi e improvvise cadute, abusi, conflitti interni e crisi artistiche. Eppure, osservando il percorso della band e confrontando le scelte del passato con quelle più recenti, le conclusioni di Paisli appaiono chiare: i Guns sono maturati. Hanno raggiunto un equilibrio artistico, umano e professionale, lontano dagli egocentrismi esasperati di un tempo. Più solidi e consapevoli nella gestione delle proprie carriere, sembrano vivere una seconda, lucida giovinezza. Anche rispetto ai percorsi solisti, hanno trovato un baricentro che non mina più la stabilità della “famiglia” Guns — un aspetto a cui l’autore dedica ampio spazio, documentando con precisione le attività dei membri, passati e presenti.

In questo “circo rumoroso” in cui verità, mezze verità e bugie si intrecciano, Paisli prova infine a fare chiarezza, confermando o smentendo molti dei rumors che hanno sempre accompagnato la band. Tra questi, la celebre voce secondo cui Axl e Slash avrebbero litigato per la collaborazione di quest’ultimo con Michael Jackson, accusato di presunte molestie su minori: una ricostruzione che l’autore definisce infondata, ricordando come nel 1991, anno della collaborazione, tali accuse non fossero ancora emerse. I Guns N’ Roses possono inciampare, ma non scompaiono. Seguono i propri tempi, ma trovano sempre il modo di tornare. La pubblicazione è arricchita da una dettagliata discografia, videografia e bibliografia, oltre a una galleria fotografica a colori che ripercorre la storia della band dal 1985 a oggi.

Calcio, l’avvocato di Rocchi: "Contestazioni infondate, ci difenderemo"

Roma, 27 apr. (askanews) – “L’ho incontrato, è demoralizzato perché si ritiene vittima di un’ingiustizia. Ritiene che queste contestazioni siano infondate. Si è sempre comportato in modo leale e trasparente e gli dà fastidio che gli venga attribuita una accusa così grave”. Antonio D’Avirro, avvocato di Gianluca Rocchi, ha parlato in esclusiva a Pressing in merito all’avviso di garanzia ricevuto dall’ex designatore. “Non so se tornerà, sapremo difenderci bene. Stiamo valutando quali iniziative difensive prendere verso giovedì – dice l’avvocato D’Avirro a proposito della convocazione del suo assistito per il 30 aprile -. Calciopoli? Questa è un’altra cosa, qui si parla di due-tre persone coinvolte mentre allora erano centinaia di persone e una decina di club. Nella contestazione – conclude il legale ai microfoni di SportMediaset – si fa riferimento ad altre persone, chi siano non lo sappiamo: è un reato plurisoggettivo mentre nell’avviso di garanzia è menzionato solo Rocchi”.

Calcio, Abete: "Il commissariamento della Figc mai una soluzione"

Roma, 27 apr. (askanews) – “Il commissariamento della Figc non è mai una soluzione”. Lo ha detto Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, a margine del consiglio federale in corso a Roma. “La logica con cui propongo delle riflessioni è che si vada in linea di continuità”, ha aggiunto. A chi gli chiede un commento sul caso Rocchi ha invece risposto: “Massima fiducia nella giustizia sportiva e ordinaria per approfondire quanto emerso. Una nuova Calciopoli? Siamo a una fase iniziale, sarebbe un errore dare giudizi su situazione che non conosciamo”. In riferimento poi alla disponibilità della sua candidatura in vista delle elezioni del prossimo 22 giugno ha concluso: “Il vero rischio è che la personalizzazione delle candidature faccia dimenticare i problemi del calcio e le sue necessità. Quella che abbiamo è un’opportunità per fare un focus sui problemi. Se nascondiamo i problemi dietro le persone facciamo un errore per il mondo del calcio”.

Fenice, Giuli: licenziamento Venezi atto insindacabile sovrintendente

Milano, 27 apr. (askanews) – Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, conferma quanto espresso da Palazzo Chigi nel suo comunicato, a proposito della libera e autonoma scelta del sovrintendente della Fondazione Teatro La Fenice, Nicola Colabianchi, in relazione al licenziamento di Beatrice Venezi. Lo scrive in una nota il Mic, spiegando che “si tratta a tutti gli effetti di un atto insindacabile, pur condiviso appieno dal ministro, sul quale il Governo non avrebbe potuto avere e in generale non intende avere alcuna facoltà di condizionamento”.

Il ministro iraniano Araghchi da Putin e la proposta russa di trasferire l’uranio

Roma, 27 apr. (askanews) – L’ipotesi che la Russia si inserisca direttamente in un nuovo accordo sul nucleare iraniano, nel ruolo di custode delle riserve di uranio arricchito di Teheran, torna argomento attuale nel giorno dell’incontro tra il presidente Vladimir Putin e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi a San Pietroburgo. Si tratta di uno dei dossier più sensibili, perché lega sicurezza regionale, rapporti tra grandi potenze e futuro del programma atomico della Repubblica islamica. La Casa Bianca ha già declinato l’offerta a metà aprile, ma a Mosca continuano a parlarne come opzione che potrebbe muovere lo stallo negoziale tra Iran e America. Il presidente Donald Trump ancora ieri ha ribadito che il punto principali per gli Usa è arrivare alla certezza che l’Iran non sviluppi l’arma atomica.

Mosca ha più volte avanzato la disponibilità a trasferire sul proprio territorio le scorte iraniane di uranio altamente arricchito. L’idea prevede che la Russia si occupi del trasporto, della messa in sicurezza e dell’eventuale riconversione del materiale fissile.

Secondo le stime dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’Iran dispone di centinaia di chilogrammi di uranio arricchito al 60%, una percentuale molto superiore a quella necessaria per uso civile e tecnicamente vicina ai livelli richiesti per l’impiego bellico, se ulteriormente raffinata. Le stime più recenti parlano di circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60%.

Parte di questo materiale sarebbe conservata nei siti di Isfahan e Natanz, strutture che hanno subito danni durante gli attacchi americano-israeliani. Proprio lo stato delle scorte e la loro localizzazione rappresentano uno degli elementi più delicati della trattativa.

Per Mosca, il coinvolgimento offrirebbe diversi vantaggi. In primis, consoliderebbe il ruolo di mediatore indispensabile in Medio Oriente, in una fase in cui Mosca punta a recuperare centralità nei dossier internazionali mentre la guerra in Ucraina ha comportato un ridimensionamento su più quadranti. Secondo, permetterebbe al Cremlino di confermare la stretta cooperazione nucleare con Teheran, già sviluppata attraverso la centrale di Bushehr e altri programmi civili. Infine, la gestione del materiale iraniano darebbe alla Russia una leva politica aggiuntiva nei confronti di Washington e delle capitali europee con cui la cooperazione è tracollata a quasi zero a causa dell’invasione dell’Ucraina.

Per l’Iran, l’opzione russa potrebbe risultare più accettabile rispetto a un trasferimento verso Paesi occidentali. Teheran considera Mosca un interlocutore più affidabile e certo meno ostile rispetto agli Stati Uniti, pur mantenendo una tradizionale prudenza verso qualsiasi limitazione della propria sovranità nucleare. Russia e Iran hanno firmato l’anno scorso un accordo di partenariato strategico che prevede la cooperazione anche nel settore della Difesa, ma non hanno incluso una clausola di mutua assistenza militare in caso di attacco a una delle due parti. Un aspetto per cui si rimpallano la responsabilità ultima, e la prova indiretta che tra le due potenze regionali permane un certo grado di diffidenza. Consegnare le riserve di uranio a un alleato strategico consentirebbe comunque alla leadership iraniana di presentare l’operazione come una misura tecnica e temporanea, non come una resa politica.

Gli ostacoli restano. Washington ha mostrato scetticismo sull’idea di affidare alla Russia materiale sensibile, sia per ragioni di fiducia politica sia per il timore di rafforzare il peso geopolitico del Cremlino. Israele osserva con cautela un’eventuale intesa che lasci in vita l’infrastruttura nucleare iraniana, pur alleggerendone il potenziale immediato.

In termini operativi, il trasferimento di uranio arricchito da impianti colpiti o danneggiati richiederebbe un’operazione logistica senza precedenti: messa in sicurezza dei siti, verifica dell’integrità del materiale, trasporto protetto e monitoraggio costante. Il coinvolgimento dell’Aiea risulterebbe essenziale per certificare quantità, condizioni e destinazione delle scorte, oltre che per garantire trasparenza internazionale.

C’è un precedente, che Mosca considera carta a suo favore e non solo in senso operativo. Nell’ambito dell’accordo sul nucleare iraniano del 2015, la Russia ha ricevuto oltre undici tonnellate di uranio arricchito iraniano in cambio di uranio naturale, contribuendo a riportare le riserve di Teheran entro limiti concordati. Quel modello viene ora richiamato come possibile schema tecnico da aggiornare alle nuove condizioni.

Il Re Carlo e Camilla da oggi negli Usa per una visita di quattro giorni

Roma, 27 apr. (askanews) – Re Carlo e la regina Camilla arriveranno oggi negli Stati Uniti per una visita di quattro giorni, un viaggio che ha assunto un’importanza ancora maggiore dopo la sparatoria avvenuta durante la cena dell’Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca e nel contesto delle tensioni tra i due stretti alleati.

L’ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti, sir Christian Turner, ha spiegato in diverse interviste che il primo ministro sir Keir Starmer ha parlato con Trump ieri e che il viaggio procederà in gran parte come previsto. Ha dichiarato che la visita servirà a “rinnovare e rilanciare un’amicizia unica” tra i due Paesi. La visita reale, le sue parole, metterà in evidenza la “storia condivisa, il sacrificio condiviso e i valori comuni” di Stati Uniti e Regno Unito e dimostrerà che la partnership rende entrambi i popoli “più sicuri, più ricchi e più felici”.

La visita di Stato, di gran lunga la più rilevante e significativa del regno di Carlo, segna il 250esimo anniversario della dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti dal dominio britannico ed è la prima visita nel Paese da parte di un monarca britannico in due decenni.

Il programma prenderà il via con un incontro privato con il presidente Donald Trump, che si è autoproclamato fan della famiglia reale, e comprenderà un discorso al Congresso e una sontuosa cena alla Casa Bianca. Il viaggio, pianificato da tempo, si è però intrecciato con la disputa politica tra i due Paesi sul conflitto Stati Uniti-Israele contro l’Iran, che ha portato Trump a esprimere profondo disappunto nei confronti del governo di Londra per non aver sostenuto l’offensiva.

La sparatoria di sabato durante la cena dell’Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca a Washington, in cui secondo il procuratore generale ad interim degli Stati Uniti il presidente e alcuni funzionari della sua amministrazione sarebbero stati i probabili bersagli, ha gettato un’ulteriore ombra sulla visita.

Buckingham Palace ha dichiarato che il viaggio si svolgerà comunque come previsto, dopo consultazioni tra le autorità britanniche e statunitensi.

Lavoro, Landini: non convocati su decreto, il Governo si fermi

Roma, 27 apr. (askanews) – I sindacati non sono stati convocati dal Governo in vista del decreto primo maggio sul lavoro. Pertanto, non ne conoscono il contenuto. Lo ha detto il leader della Cgil, Maurizio Landini, a margine di una conferenza stampa per illustrare i contenuti e le finalità di due proposte di legge di iniziativa popolare su sanità pubblica e appalti.

“No – ha risposto – non ho il piacere di conoscere il contenuto né di essere stato convocato al tavolo perché questo Governo con le parti sociali, almeno con le organizzazioni sindacali, almeno con la Cgil, ha deciso di non discutere. Conosco quello che si dice sui giornali. Come è noto, insieme con Cisl e Uil e anche alle altre controparti imprenditoriali abbiamo chiesto esplicitamente al Governo di fermarsi, di non mettere mano alle discussioni che possono riguardare i contratti e la rappresentanza, perché c’è un confronto, una trattativa aperta proprio per cancellare i contratti pirata, per aumentare i salari, per dare ai lavoratori il diritto di poter votare, di poter essere loro a decidere da chi farsi rappresentare”.

Landini ha poi affermato di non sapere cosa il Governo intenda fare, “visto che ormai per loro il lavoro esiste solo il primo maggio. Penso sarebbe meglio che si fermassero perché i disastri che hanno combinato sono già abbastanza. I lavoratori esistono anche gli altri 364 giorni dell’anno”.

Presentata a Milano la XIV edizione del Festival dell’Energia

Milano, 25 apr. (askanews) – Crisi energetica e conflitti internazionali. Questi i temi del confronto tra aziende e istituzioni a Milano, nella sede della Rappresentanza in Italia della Commissione europea a Palazzo delle Stelline, per la presentazione della XIV edizione del “Festival dell’Energia”, in programma a Lecce dal 28 al 30 maggio 2026.

La kermesse ha al centro il tema del rapporto tra sicurezza, competitività e transizione. L’Europa deve bilanciare sostenibilità e stabilità produttiva. Così nasce il titolo dell’edizione, “Energia e libertà. L’Europa alla prova del futuro”. Ci ha detto di più Alessandro Beulcke, Presidente del Festival dell’Energia: “Perché sia importante lo si legge su tutti i giornali, tutte le televisioni, web, social, eccetera. Insomma, fa parte dell’agenda politica e, soprattutto, il tema energia è diventato fondamentale. Non che non lo fosse prima, ma è diventato ancora più fondamentale in questo quadro geopolitico sempre più complesso e sempre più complicato”.

All’appuntamento hanno preso parte, tra gli altri, Antonio Decaro, Presidente Regione Puglia; Pierfrancesco Maran, Presidente Commissione per l’ambiente, il clima e la sicurezza alimentare del Parlamento Europeo e Emmanuel Conte, Assessore al Bilancio, Demanio e Piano straordinario Casa del Comune di Milano. Queste le sue parole sull’importanza di eventi come questo: “È un tema fondamentale vedere energia e libertà insieme, sia da un punto di vista di miglioramento di come produciamo la nostra energia, sia di come diventiamo indipendenti e sicuri rispetto a quello che è cronaca e storia attuale”.

Ma di cosa hanno bisogno le aziende come Accenture in un momento come questo dal punto di vista energetico? Ha parlato così Fausto Torri, Responsabile Energy e Utility Accenture: “Le aziende hanno bisogno di poter cavalcare e dominare due grandi megatrend. Uno, appunto, quello della transizione energetica e il secondo che è quello della trasformazione tecnologica portata dall’intelligenza artificiale. Le due cose non sono in conflitto. Noi, come Accenture, pensiamo che reinventarsi in un’epoca di grande instabilità richieda la necessità di dominare queste due grandi forze”.

Viviamo in un contesto di profondi mutamenti negli equilibri energetici, industriali e geopolitici. E’ importante quindi capire quali iniziative possono essere messe in campo e qual è la strategia di aziende come E.ON per affrontare la transizione energetica, in un momento in cui si parla sempre più di autonomia energetica. Temi al centro del dibattito a cui era presente anche Leonardo Santi, Direttore Affari Regolatori e Istituzionali di E.ON Italia, che ci ha spiegato: “E.ON porta avanti un concetto di tripla transizione. Per noi non è soltanto un tema ecologico che resta al centro della nostra iniziativa. Come dicevo, la decarbonizzazione è sicuramente la chiave per rispondere alle criticità di sistema che stiamo riscontrando adesso. Però, la transizione ecologica deve accompagnarsi ad una transizione sociale, perché il costo della transizione deve essere sopportato da tutti. Quindi la transizione non deve lasciare indietro nessuno”.

A Lecce si susseguiranno tre giorni di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, mostre e spettacoli. Un ricco cartellone che prevede anche figure di rilievo del mondo delle istituzioni, dell’informazione, dell’industria e della cultura.

Delfin, ok assemblea a riassetto: Leonardo Maria Del Vecchio sale al 37,5%

Milano, 27 apr. (askanews) – Via libera dell’assemblea di Delfin al passaggio delle quote di Luca e Paola Del Vecchio alla Lmdv Fin del fratello, Leonardo Maria Del Vecchio, che sale così al 37,5% del capitale. Lo si apprende da fonti finanziarie. Si è tenuta, infatti, in mattinata l’assemblea della cassaforte della famiglia Del Vecchio, che oltre a controllare il gruppo dell’occhialeria, EssilorLuxottica, ha anche in pancia un pacchetto di partecipazioni finanziarie in Mps (17,5%), Generali (10%) e UniCredit (2,7%).

Due i punti all’ordine del giorno: il trasferimento delle quote del 12,5% ciascuna di Luca e Paola in capo alla finanziaria del fratello, che ha ottenuto il via libera a maggioranza con il voto favorevole di sei soci su otto, e la politica di distribuzione dei dividendi, pari all’80% dell’utile per il triennio 2025-2027, che ha incassato l’ok da parte di sette su otto votanti.

Il Papa all’Arcivescovo donna di Canterbury: le divisioni indeboliscono la ricerca della pace

Roma, 27 apr. (askanews) – “Sebbene il nostro mondo sofferente abbia grande bisogno della pace di Cristo, le divisioni tra i cristiani indeboliscono la nostra capacità di essere portatori efficaci di tale pace. Se vogliamo che il mondo accolga a cuore la nostra predicazione, dobbiamo quindi essere costanti nelle nostre preghiere e nei nostri sforzi per rimuovere ogni ostacolo che impedisca la proclamazione del Vangelo. Questa attenzione alla necessità di unità per una più fruttuosa evangelizzazione è stata un tema ricorrente nel mio ministero; si riflette infatti nel motto che ho scelto quando sono diventato vescovo: In Illo uno unum, ‘Nell’Uno – cioè Cristo – siamo uno'”. Lo ha detto Papa Leone XIV rivolgendosi oggi all’Arcivescovo donna di Canterbury Sarah Mullally, durante la sua visita in Vaticano.

“Ho spesso detto che la pace di Gesù risorto è ‘disarmata’. Questo perché egli ha sempre risposto alla violenza e all’aggressione in modo disarmato, invitandoci a fare altrettanto. Credo inoltre che i cristiani debbano rendere insieme una testimonianza profetica e umile di questa profonda realtà”, ha aggiunto Prevost.

Sarebbe “scandaloso se non continuassimo a impegnarci per superare le nostre divergenze, per quanto insanabili possano apparire”, ha detto Papa Leone XIV rivolgendosi all’Arcivescovo donna di Canterbury Sarah Mullally, primate della Chiesa anglicana, durante la sua visita in Vaticano.

“Quando l’arcivescovo Michael Ramsey e San Paolo VI annunciarono il primo dialogo teologico tra anglicani e cattolici – ha ricordato Prevost – parlarono di ricercare il ‘ristabilimento della piena comunione nella fede e nella vita sacramentale’. Certamente questo cammino ecumenico è stato complesso. Se da un lato sono stati compiuti molti progressi su alcune questioni storicamente divisive, dall’altro negli ultimi decenni sono emersi nuovi problemi, rendendo più difficile discernere la via verso la piena comunione. So che anche la Comunione anglicana si trova ad affrontare molte di queste stesse questioni. Tuttavia, non dobbiamo permettere che queste continue sfide ci impediscano di sfruttare ogni possibile opportunità per annunciare insieme Cristo al mondo”.

“Come disse il mio amato predecessore, Papa Francesco , ai Primati della Comunione anglicana nel 2024, ‘sarebbe uno scandalo se, a causa delle nostre divisioni, non adempissimo alla nostra comune vocazione di far conoscere Cristo’. Da parte mia, aggiungo che sarebbe altrettanto scandaloso se non continuassimo a impegnarci per superare le nostre divergenze, per quanto insanabili possano apparire”, ha concluso il Papa.

Una retrospettiva su Mimmo Rotella a Palazzo Ducale a Genova

Milano, 27 apr. (askanews) – Mimmo Rotella 1945-2005, la grande retrospettiva a vent’anni dalla morte dell’artista, realizzata da Palazzo Ducale di Genova nelle sale del Sottoporticato in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella e prodotta e organizzata da MetaMorfosi Eventi, ripercorre oltre sessant’anni di attività dell’artista e riunisce oltre 100 opere provenienti da musei, fondazioni e collezioni pubbliche e private tra cui la Fondazione Mimmo Rotella, il MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, la Sovrintendenza Capitolina e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, Heidi Horten Collection di Vienna, la Collezione Intesa Sanpaolo di Milano, la Casa della Memoria di Catanzaro, l’Archivio Paolo Di Paolo di Roma, la Giò Marconi Gallery. Ne hanno parlato ad askanews alcune figure chiave dell’iniziativa.

Sara Armella, presidente di Palazzo Ducale: “Una mostra veramente molto importante, 100 opere prestate da importanti istituzioni museali e da molti privati che attraversano proprio il percorso artistico di uno dei più importanti protagonisti dell’arte contemporanea e del secondo Novecento”. Pietro Folena, presidente di MetaMorfosi Eventi: “È stata una grande avventura anche perché le opere erano in località diverse, riunirle alcune andavano restaurate, ripulite, trasportarle, assicurarle e soprattutto immaginare un progetto di allestimento come quello di questa mostra all’altezza delle celebrazioni di un artista che è stato un grande sperimentatore, un innovatore. Per un uomo come Rotella era necessario immaginare una mostra che potesse emozionare e quindi il progetto allestitivo è stato un lavoro molto significativo”. Ha poi proseguito Armella: “Riusciamo veramente a entrare dentro uno straordinario percorso che attraversa la civiltà dell’immagine, le nuove dinamiche e prefigura anche una visione su quello che sarebbe poi stato il mondo dei social network. Da questo punto di vista troviamo che questa mostra sia particolarmente attuale e interessante”.

La direttrice di Palazzo Ducale, Ilaria Bonacossa, ha evidenziato un elemento di vicinanza alla città: “Avere Rotella a Genova è particolarmente significativo anche perché uno dei suoi ultimi interventi e azioni fu per la grande mostra di Germano Celant Arti e Architettura nel 2004, quando Genova era Capitale Europea della Cultura, dove proprio nella strada Mimmo Rotella fece una sua azione e in mostra ci sono il video, un frammento dell’opera e una fotografia che raccontano questo momento”. Ha concluso la presidente di Palazzo Ducale: “Un’opportunità importante per venire a Genova che si sposa molto bene con l’altra mostra, la mostra dedicata a Van Dyck e credo che questo leghi insieme la nostra esplorazione costante sull’arte, sull’arte classica, sull’arte moderna, sull’arte contemporanea”.

La mostra resterà aperta al pubblico fino al 13 settembre 2026.

Iran, le notizie più importanti del 27 aprile sulla guerra

Roma, 27 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di lunedì 27 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale. La fragile tregua tra Israele e Libano è stata prorogata, mentre il cessate il fuoco in Iran è appeso alla possibilità di un accordo con gli Usa.

-12:00 Tre membri di Hezbollah, individuati ieri nei pressi delle truppe israeliane di stanza nel sud del Libano, sono stati uccisi in attacchi aerei. Lo ha dichiarato l’esercito dello stato ebraico.

-10:30 L’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy: oggi il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,738 euro al litro per la benzina e 2,059 euro al litro per il gasolio. Sulla rete autostradale, il prezzo medio self è di 1,789 euro al litro per la benzina e 2,118 euro al litro per il gasolio.

-10:20 Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato di aver discusso modi per continuare il dialogo con gli Stati Uniti durante la sua visita in Pakistan.

-10:10 Israele, contro Netanyahu torna il tandem Bennet-Lapid. I due leader creano una forza politica per le prossime elezioni

-10:00 Almeno una persona è stata uccisa in un attacco effettuato da un drone israeliano nella città di Qalila, nel sud del Libano. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Nna.

-09:20 Borse europee in rialzo in attesa di novità Usa-Iran, Ftse Mib +0,2% Brent sopra 100 usd. Focus su Banche centrali. Bene Leonardo.

-09:03 Avvio poco mosso per Piazza Affari. Il Ftse Mib e il Ftse All Share fanno segnare un rialzo dello 0,04%.

-08:42 Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi incontrerà oggi il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov durante la sua visita a San Pietroburgo. Lo ha riportato l’agenzia di stampa Fars.

-08:33 Petrolio in rialzo in avvio di mattinata, in attesa di sviluppi nelle trattative Usa-Iran. Brent +2,1% a 101,2 dollari. Wti +1,9% a 96,2 usd.

-08:20 Borse asiatiche in positivo bene Tsmc, Nikkei +1,4%. Seduta positiva per le principali Borse asiatiche spinte dai titolo tecnologici e dalle attese di sviluppi nelle trattative fra Usa e Iran, dopo che Axios ha svelato di un piano di pace presentato da Tehran.

-07:20 L’Iran ha proposto un accordo agli Stati Uniti per raggiungere un’intesa sulla riapertura dello Stretto di Hormuz e mettere fine alla guerra, rinviando a una fase successiva i negoziati sul programma nucleare di Teheran. Lo riporta Axios, citando un funzionario statunitense anonimo e due fonti a conoscenza dei dettagli.

-07:10 Iran e Russia costituiscono “un fronte unito” contro le “forze egemoniche mondiali” che si oppongono ai Paesi che aspirano “a un mondo privo di unilateralismo e di dominio occidentale”. Lo ha scritto su X l’ambasciatore iraniano in Russia, Kazem Jalali.

-07:00 Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, è arrivato a San Pietroburgo, dove ha in agenda un incontro con Vladimir Putin, nuova tappa di un percorso diplomatico riguardante il conflitto in Medio Oriente, dopo il mancato incontro con gli Stati Uniti a Islamabad.

Merendine e innovazione: in Italia ogni anno lanciate 8-10 novità

Roma, 27 apr. (askanews) – Un prodotto unico del mercato nazionale, frutto da un lato della tradizione dolciaria italiana e dall’altro di un grande lavoro di ricerca e sviluppo: sono le merendine, che hanno accompagnato generazioni di italiani.

Luca Ragaglini, vice direttore e segretario del settore Prodotti da Forno di Unione italiana Food: “La merendina è un prodotto iconico tipico del mercato italiano, che negli anni ha saputo conquistare l’apprezzamento di diverse generazioni di consumatori nazionali. Da non confondere assolutamente con lo ‘snacking’, che è tipico invece dei paesi anglosassoni, dove mangiano in maniera diversa con porzionature, composizione nutrizionale e soprattutto porzioni ben più ampie delle nostre”.

“Da non dimenticare una cosa molto importante: la merendina non è altro che la replica, su larga scala, di prodotti tipici fatti in casa, dei nostri dolci delle tradizioni fatti in formato monodose”.

Ma dietro le merendine italiane c’è anche tanto lavoro in ricerca e sviluppo.

Luca Ragaglini, vice direttore e segretario del settore Prodotti da Forno di Unione italiana Food: “Accanto alle merendine classiche, che sono sugli scaffali da lunghissimo tempo, ogni anno vengono affiancate 9-10 nuove referenze con una componente di innovazione molto molto forte”.

Un numero rilevante, se si pensa che in media ci vogliono da 1 a 5 anni prima di lanciare sul mercato una nuova merendina e a volte si arriva fino a 10. E quindi oggi

Luca Ragaglini, vice direttore e segretario del settore Prodotti da Forno di Unione italiana Food: “Accanto alle merendine classiche, ormai sono sugli scaffali anche molte merendine fortemente innovative che seguono un po’ i gusti e le necessità degli italiani”.

Oltre ai miglioramenti nutrizionali apportati negli ultimi 15 anni, tra cui la riduzione delle porzioni e delle calorie, oggi si distinguono anche per una forte presenza nel segmento “rich-in”.

Luca Ragaglini, vice direttore e segretario del settore Prodotti da Forno di Unione italiana Food :”Le merendine italiane hanno oggi più fibre, più frutta, meno zuccheri, meno acidi grassi saturi e meno calorie”.

Teheran ha proposto un accordo agli Usa per la riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine della guerra

Roma, 27 apr. (askanews) – L’Iran ha proposto un accordo agli Stati Uniti per raggiungere un’intesa sulla riapertura dello Stretto di Hormuz e mettere fine alla guerra, rinviando a una fase successiva i negoziati sul programma nucleare di Teheran. Lo riporta Axios, citando un funzionario statunitense anonimo e due fonti a conoscenza dei dettagli.

L’offerta, trasmessa secondo quanto riferito tramite mediatori del Pakistan, arriva in un contesto di negoziati bloccati e mentre la leadership iraniana non riesce a presentare una posizione unitaria sulle concessioni nucleari che è disposta a fare.

Qualsiasi accordo su Hormuz lascerebbe il presidente degli Stati Uniti Donald Trump con scarsa leva per ottenere tali concessioni. L’articolo sottolinea che Trump avrà una riunione nella Situation Room sui negoziati oggi: lo hanno riportato tre funzionari statunitensi sotto anonimato.

Gaza, elezioni palestinesi: vittoria per i sostenitori di Abu Mazen

Roma, 27 apr. (askanews) – I sostenitori del presidente palestinese Abu Mazen (Mahmoud Abbas) hanno vinto la maggior parte delle consultazioni nelle elezioni municipali palestinesi, in un voto che per la prima volta in quasi due decenni ha incluso una città della Striscia di Gaza amministrata da Hamas. Lo hanno indicato i funzionari elettorali.

Le votazioni di sabato hanno segnato le prime elezioni di qualsiasi tipo a Gaza dal 2006 a oggi e le prime consultazioni palestinesi dall’inizio del conflitto a Gaza, iniziato più di due anni fa con l’attacco del 7 ottobre di Hamas nel sud di Israele.

L’Autorità Nazionale Palestinese con sede in Cisgiordania ha dichiarato che l’inclusione della città di Deir al-Balah, che ha subito meno danni rispetto ad altre aree del territorio costiero durante la guerra, era volta a dimostrare che Gaza è parte inseparabile di un futuro Stato palestinese. Le elezioni, in cui l’affluenza è stata bassa, si sono svolte “in un momento altamente sensibile, tra sfide complesse e circostanze eccezionali”, ha affermato il premier palestinese Mohammad Mustafa al momento dell’annuncio dei risultati domenica.

Tuttavia, rappresentano ½un importante primo passo in un processo nazionale più ampio volto a rafforzare la vita democratica…e, in ultima analisi, a raggiungere l’unità del Paese”, ha aggiunto.

Hamas, che ha estromesso l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) da Gaza nel 2007, non ha formalmente presentato candidati nella Striscia e ha boicottato le elezioni nella Cisgiordania occupata da Israele, dove la vittoria di Fatah era ampiamente prevista.

Tuttavia, alcuni candidati di una delle liste di Deir al-Balah erano considerati da residenti e analisti vicini al movimento, rendendo il voto un possibile indicatore del sostegno al movimento integralista islamico palestinese. I risultati preliminari hanno mostrato che la lista, nota come “Deir al-Balah ci unisce”, ha ottenuto solo due dei quindici seggi in palio a Gaza.

La lista Nahdat Deir al Balah, sostenuta da Fatah di Abu Mazen e dall’Autorità Nazionale Palestinese appoggiata dall’Occidente, ha conquistato sei seggi. I restanti seggi sono stati vinti da altri due gruppi locali, “Future of Deir al-Balah” e “Peace and Building”, non affiliati a nessuna delle due fazioni.

I sostenitori di Abu Mazen hanno dominato le elezioni in Cisgiordania, spesso senza opposizione. Il portavoce di Fatah, Abdul Fattah Dawla, ha osservato che l’affluenza è stata simile a quella delle ultime elezioni municipali in Cisgiordania nel 2022, elogiando gli elettori per aver partecipato nonostante le violenze in corso da parte di Israele.

“Eleggendo figure legate a Fatah, gli elettori sembrano cercare un sostegno internazionale senza restrizioni per la governance municipale e un graduale cambiamento politico che potrebbe estendersi oltre il livello locale”, ha affermato l’analista politica palestinese Reham Ouda. La recente guerra ha lasciato gran parte di Gaza in macerie, con molti residenti sfollati e concentrati sulla sopravvivenza. Israele ha continuato a condurre attacchi nonostante un cessate il fuoco a ottobre.

A Gaza l’affluenza è stata appena del 23 per cento, mentre in Cisgiordania ha raggiunto il 56, secondo il presidente della Commissione elettorale centrale, Rami al Hamdallah. Al Hamdallah ha dichiarato che alcune urne e attrezzature di voto non sono riuscite a entrare nell’enclave a causa delle restrizioni di sicurezza israeliane, anche se tali difficoltà sono state superate.

Il portavoce di Hamas a Gaza, Hazem Qassem, ha minimizzato l’importanza dei risultati elettorali, affermando che non hanno alcun impatto sulle questioni nazionali più ampie.

Israele, contro Netanyahu torna il tandem Bennet-Lapid

Roma, 27 apr. (askanews) – In Israele l’ex premier di destra Naftali Bennett e il leader centrista dell’opposizione Yair Lapid hanno annunciato la fusione dei loro partiti in vista delle elezioni previste per la fine dell’anno, in un’apparente mossa per ripetere l’esperienza che cinque anni fa ha prodotto una temporanea uscita di scena di Benjamin Netanyahu. L’alleanza della ‘strana coppia’ è ispirata anche dallo scenario ‘ungherese’, dove l’opposizione si è unita e ha rinunciato a correre da sola per spodestare Viktor Orban.

I due hanno annunciato ieri che i rispettivi partiti, Bennett 2026 e Yesh Atid, si uniranno in una unica formazione battezzata Yachad – “Insieme” in ebraico – sotto la guida di Bennett. “L’era della polarizzazione è finita”, ha dichiarato Bennett in una conferenza stampa congiunta mentre Lapid ha descritto il suo nuovo alleato come “un uomo di destra, ma di una destra liberale, rispettosa della legge”.Lapid ha evocato le recenti elezioni ungheresi, dove il premier Viktor Orban “ha perso con una valanga di voti dopo 16 anni al potere perché la gente ha creduto che il cambiamento fosse possibile”. “Si sono uniti dietro un solo candidato”, ha sottolineato.

I sondaggi danno il Likud di Netanyahu primo partito, con oltre 25 seggi nella Knesset composta da 120 rappresentanti. Tuttavia la coalizione di governo complessivamente ha perso consensi dopo l’attacco di Hamas dell’ottobre 2023 e la devastante campagna militare a Gaza, un quadro complicato dalle guerre in Iran e in Libano.

Festa della Liberazione, ogni anno punto e a capo

Ogni anno è sempre la stessa storia. La festa della Liberazione diventa una occasione di contestazione e di violenza al punto da far pensare che sarebbe assai meglio non celebrarla sostituendola magari con la festa della Primavera o quanto altro la fantasia possa suggerire. Si è trattata di una torta ricca di troppi ingredienti. Insultati quelli che innalzavano la bandiera ucraina, imbrattati cartelli in ricordo delle Foibe, ostacolato il passo alla Brigata Ebraica fino a costringerla a lasciare il campo ed altro ancora a rendere un raduno di popolo una avvilente occasione di rissa e di tristezza.

La balorda confusione tra passato e presente

Il punto debole della questione è voler ogni volta adeguare al presente, ai fatti di oggi, il sentimento di una storia passata in ricordo della fine della oppressione nazista e fascista. Il 25 aprile è diventato il giorno per auspicare anche la liberazione dalla suocera che oggi ci rompe le scatole e per inveire contro chiunque non ci stia bene. Se invece ci si attenesse al tema che diede principio a quella festa forse non avremmo più problemi. È tutta uno sforzo di leggere questa celebrazione alla luce della attualità relegando in ultimo piano, fino al dimenticatoio, la liberazione che fu e che diede vita ad un commovente tripudio popolare.

Quella dell’altro ieri a Milano non è stato il procedere di una allegra e lieta brigata e del resto si dice anche “Poca brigata, vita beata”. Si è brigato in modo tale che non le si è ceduto il passo, qualche buon difensore della libertà si è messo i vestiti da brigante forse invidioso di non appartenere al gruppo di ebrei che contribuirono a toglierci di mezzo dagli oppressori del secolo scorso.

L’ebreo è “colui che passa e va oltre” cocciutamente diretto verso la Terra Promessa. Eber, il suo capostipite, non poteva prevedere quanto sarebbe accaduto al suo popolo successivamente, tanto da potersi mettere in piedi la leggenda di Buttadeo, l’ebreo errante condannato a vagare senza tregua sino alla fine del mondo, per avere schernito Gesù sulla via del Calvario.

Una marcia che marcisce e la vittoria della intolleranza

Dunque la Brigata ebraica è stata costretta all’abbandono, costretta ad una marcia fuori dal percorso stabilito, imputandole peccati e nessun merito. Del resto, l’ebreo è colui che “sta dall’altra parte” abbracciando una fede monoteista, distinta da quelle politeiste della epoca di allora, e quindi va tenuto ben distinto fuori da ogni consesso umano.

Sarà in ricordo di questo che il 25 aprile qualcuno, ebbro di odio, ne ha contrastato di fatto il passo, mettendo la Brigata da parte, dimenticando i meriti del sangue versato da quei protagonisti per affrancarci dalla schiavitù del potere e dalla dittatura che segnò il nostro Paese. Alla Brigata ebraica è stato urlato di essere solo “saponette mancate”. Il grasso animale misto a cenere una volta era usato per tingere i capelli di rosso o renderli lucidi, così pare sia nato il nostro prezioso detergente. C’è chi oggi ragiona solo con il colore del sangue e non sia provvisto di alcune lucentezza di pensiero. Questo si candida ad essere il secolo delle ombre e dovremo rassegnarci all’idea.

Fuochi e non d’artificio

In un’altra piazza, a Roma, qualche valoroso ha sparato con pistola ad aria compressa ferendo con proiettili a piombini due persone che colpe non avevano se non stare lì dove si trovavano tra i manifestanti dell’ANPI. Purtroppo c’è sempre chi comprime per frustrazione i propri sentimenti per poi farli incontenibilmente esplodere in qualche modo, potendo finalmente mettere in mostra tutta la miseria di cui si è armati, magari ispirandosi agli anni di piombo e piombando a terra il senso minimo di civiltà umana.

Comunque “Passata la festa, gabbato lo Santo”, l’anno prossimo i buoni propositi per un festeggiamento unitario e soprattutto gioioso verranno nuovamente traditi. Ogni anno persa l’opportunità di un pizzico di felicità per vestire invece la tristezza del nostro cammino quotidiano. Nessuno ci libererà mai dalla imbecillità del nostro tempo.

Trump: se l’Iran vuole trattare c’è il telefono. E attacca i "No KIngs"

Roma, 27 apr. (askanews) – “Se vogliono trattare, possono venire da noi o possono chiamarci. Sa, esiste il telefono. Abbiamo belle linee sicure”: lo ha detto il presidente americano Donald Trump, commentando lo stallo nei negoziati con Teheran dopo l’annullamento della missione a Islamabad dell’inviato Steve Witkoff assieme a Jared Kushner, il genero del presidente diventato mediatore per i conflitti internazionali in corso.

“Sanno cosa deve esserci nell’accordo. È molto semplice: non possono avere l’arma nucleare, altrimenti non c’è motivo di incontrarsi”, ha aggiunto Trump, intervenendo su Fox News nel programma “The Sunday Briefing”. In un’altra intervista, al programma “60 Minutes” di Cbs News, Trump è tornato sul tentato attacco alla cena con la stampa accreditata alla Casa Bianca. “La ragione per cui hai gente così è che hai persone dei ‘no kings’. Io non sono un re. Se fossi un re, non mi troverei qui a parlare con voi”, ha dichiarato.

Lo stallo diplomatico ha fatto salire i prezzi del petrolio e fatto invece scendere i futures sulle borse americane nelle prime contrattazioni asiatiche. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transitava sino al conflitto iniziato il 28 febbraio un quinto delle forniture mondiali di petrolio, rimane di fatto bloccato. Teheran ha in gran parte chiuso il passaggio mentre Washington ha imposto un blocco navale ai porti iraniani.

Sabato, parlando dalla Florida, Trump ha giustificato l’annullamento della missione dei suoi inviati con i costi eccessivi di un viaggio che a suo avviso non sarebbe stato giustificato dall’offerta iraniana. “L’Iran ha offerto molto, ma non abbastanza”, ha detto. Secondo il ben informato sito Axios, Teheran avrebbe nel frattempo presentato tramite mediatori pachistani una nuova proposta per la riapertura di HOrmuz, con i negoziati sul nucleare rinviati a una fase successiva. La Casa Bianca e il Dipartimento di Stato non hanno commentato.

Sul fronte iraniano, il ministro degli Esteri Abbas Araqchi ha fatto la spola domenica tra Pakistan e Oman prima di volare a Mosca per incontrare il presidente Vladimir Putin. L’ambasciatore iraniano in Russia, Kazem Jalali, ha descritto la missione come parte di un “jihad diplomatico per far avanzare gli interessi del paese”. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha nel frattempo avvertito il premier pachistano Shehbaz Sharif che Teheran non accetterà “negoziati imposti” sotto minaccia o blocco navale, chiedendo la rimozione preliminare di tutti gli ostacoli prima di qualsiasi trattativa.

I disaccordi tra Washington e Teheran vanno oltre il dossier nucleare e il controllo dello stretto: Trump vuole limitare il sostegno iraniano ai proxy regionali, tra cui Hezbollah in Libano e Hamas a Gaza, e punta a ridurre la capacità missilistica balistica dell’Iran. Teheran chiede la revoca delle sanzioni e la fine degli attacchi israeliani a Hezbollah.

In Libano, raid israeliani hanno ucciso domenica 14 persone e ci sono stai almeno 37 feriti, secondo il ministero della Sanità di Beirut.

Domeniche a piedi, la crisi del 1973 è tra noi

L’Italia dei primi anni Settanta è attraversata da profonde contraddizioni. La VI legislatura (1972-1976) è segnata da instabilità politica: in pochi anni si alternano più governi, dal secondo esecutivo guidato da Giulio Andreotti fino a quelli presieduti da Mariano Rumor e poi da Aldo Moro. Le coalizioni continuano a ruotare attorno alla Democrazia Cristiana, in un equilibrio fragile ma ancora vitale.

La partecipazione politica resta altissima: nel 1972 vota circa l’88% degli aventi diritto nelle prime elezioni anticipate della storia repubblicana. È un’Italia profondamente coinvolta nella vita pubblica, ma segnata da tensioni fortissime: gli anni di piombo, la strategia della tensione, il terrorismo. Eppure, accanto alle ombre, emergono anche riforme decisive, come l’abbassamento dell’età per il voto a 18 anni e la riforma del diritto di famiglia.

In questo contesto, la riflessione di Aldo Moro si concentra sui partiti e si fa via via più esigente. Già dalla fine degli anni Sessanta egli coglie i limiti interni del sistema: la Democrazia Cristiana è, nelle sue parole, vittima della grandezza degli eventi e del prevalere, al proprio interno, di meschinità, mediocrità e debolezze. Una consapevolezza che investe non solo le istituzioni, ma la dimensione morale della politica.

Il dibattito pubblico converge sempre più sulle dinamiche interne dei partiti, soprattutto del PCI guidato da Enrico Berlinguer, mentre prende forma il confronto attorno alle premesse del cosiddetto “compromesso storico”: un percorso nel quale Moro svolge un ruolo paziente e strategico di tessitura. Parallelamente, egli elabora l’idea di una “terza fase”, fondata su “equilibri più avanzati” per ridare vitalità alla “Repubblica dei partiti” nata dalla Costituzione: una prospettiva che mira, nel lungo periodo, a costruire una compiuta democrazia dell’alternanza.

Una squadra di governo tra crisi e responsabilità nazionali

Il quarto governo Rumor (luglio 1973 – marzo 1974) è composto da figure di primo piano chiamate a gestire una fase tra le più complesse della storia repubblicana. Accanto al presidente del Consiglio, spicca Aldo Moro agli Esteri, in un contesto segnato da tensioni internazionali. All’Interno opera Emilio Taviani impegnato a gestire l’escalation della violenza politica; sul piano economico, Antonio Giolitti, Emilio Colombo e Ugo La Malfa garantiscono un equilibrio tra diverse sensibilità. In crescita anche una nuova generazione, rappresentata da Ciriaco De Mita, mentre Amintore Fanfani torna alla segreteria della DC.

Questa composizione restituisce l’immagine di una classe dirigente ampia e articolata, chiamata a confrontarsi con sfide sistemiche, pur fra tante contraddizioni (è anche l’anno dell’introduzione delle c.d. “baby pensioni”). In un quadro di instabilità governativa, emergeva comunque una densità politica che oggi appare distante.

Il 1973: lo shock che cambia tutto

Il 1973 è uno spartiacque. L’11 settembre il colpo di Stato in Cile contro Salvador Allende ha ripercussioni anche sulla sinistra italiana. Nello stesso anno si concentrano crisi profonde: shock petrolifero, stagflazione, la strage davanti alla Questura di Milano, il rogo di Primavalle, il colera a Napoli. Una sequenza che accresce la vulnerabilità del Paese.

Il governo Mariano Rumor invita alla sobrietà: meno consumi, meno auto. È l’austerity. Il petrolio diventa leva geopolitica: i Paesi OPEC riducono la produzione e alzano i prezzi. L’Italia, dipendente dall’estero, scopre la propria fragilità.

Le conseguenze sono immediate. Le “domeniche a piedi” diventano il simbolo dell’epoca: strade vuote, città silenziose, biciclette al posto delle auto. Anche nelle case si risparmia energia, come raccomanda il governo, fino al ritorno delle candele.

In un Paese cresciuto nel boom economico, la rinuncia diventa necessaria e ridefinisce il rapporto con i consumi e lo spazio urbano.

Crisi e adattamento: ieri e oggi

A distanza di cinquant’anni, la crisi del 1973 offre ancora chiavi di lettura. Snodi come lo Stretto di Hormuz restano centrali per il commercio energetico globale. Le tensioni cambiano forma, ma dipendenza energetica e vulnerabilità economica restano strutturali.

La crisi del 1973 impose nuovi stili di vita. In modo diverso, anche la recente pandemia ha costretto a rivedere abitudini. In entrambi i casi si tratta di adattamenti imposti da sconvolgimenti esterni. Ma mentre nel 1973 la trasformazione aveva un ritmo più lento, oggi i cambiamenti avvengono in tempo reale, spesso senza il tempo necessario per elaborarli.

Il tempo lento dell’austerity e l’ansia del presente

Negli anni Settanta il tempo aveva una sua densità: le notizie circolavano lentamente e venivano interiorizzate. Oggi il flusso è continuo. Come osserva lo scrittore Mattia Insolia, siamo immersi in una sorta di “apnea emotiva”: sappiamo tutto, ma comprendiamo poco. Non per mancanza di strumenti, ma per eccesso di stimoli.

Il 1973 segna la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova consapevolezza: le risorse non sono infinite e la stabilità economica dipende dagli equilibri geopolitici.

In quel passaggio si colloca anche il tentativo di Aldo Moro e Enrico Berlinguer di rinnovare il sistema politico italiano attraverso nuovi equilibri.

Oggi, in un mondo più veloce, quella lezione resta valida: cambiano gli scenari, ma permane una fragilità di fondo. E forse manca proprio ciò che allora, anche nella crisi, non veniva meno: il tempo per capire.

Il timone della democrazia: pensiero, responsabilità, presenza

Il tempo della reazione, non della riflessione

Viviamo un tempo nel quale molti parlano, pochi ascoltano, tutti reagiscono e quasi nessuno riflette. È il tempo della velocità, dell’opinione immediata, del giudizio senza incontro. Eppure, proprio nei momenti in cui tutto sembra correre senza direzione, una comunità ha bisogno di fermarsi e domandarsi dove sta andando.

Per questo sento il dovere di parlare di un nuovo rinascimento del pensiero. Non una nostalgia del passato, non il desiderio di tornare a ciò che è stato, ma la scelta di restituire profondità al presente e responsabilità al futuro. Perché una società che smette di pensare insieme comincia lentamente a smarrire sé stessa, come una nave con un capitano che non conosce il suo equipaggio e non è consapevole dei suoi bisogni e delle sue competenze.

Ditemi la verità: voi salireste mai su questa nave?

La distanza della politica e la crisi della rappresentanza

Oggi si dice spesso che la politica è distante. Io credo che la politica non sia morta: si è allontanata dai luoghi dove la vita accade davvero. Dai quartieri, dai piccoli comuni, dalle periferie, dalle sale d’attesa degli ospedali, dai mercati rionali, dalle scuole, dalle famiglie che ogni giorno affrontano difficoltà concrete.

La rappresentanza non è finita. È cambiata. I social consentono un rapporto più diretto, ma guai a confondere la connessione con la relazione, la visibilità con la fiducia, i follower con il consenso.

La democrazia non vive nei numeri di uno schermo. Vive negli occhi e nella presenza delle persone.

E così accade che un’anziana non riesca a prenotare una visita medica, che un giovane lasci il Paese non per mancanza di talento ma di opportunità, che una famiglia debba affrontare complessità burocratiche per ottenere ciò che dovrebbe essere semplice.

Ecco dove la politica deve tornare: nella vita concreta.

Populismo e responsabilità: la scelta decisiva

Noi critichiamo spesso il populismo, e facciamo bene. Ma il populismo è la tentazione del consenso facile, della semplificazione, della rabbia che sostituisce il pensiero.

La politica vera è più faticosa: cerca soluzioni, costruisce fiducia, parla al futuro. Come ricordava Alcide De Gasperi, il politico guarda alle prossime elezioni, lo statista alle prossime generazioni.

Dobbiamo scegliere la strada della serietà, della pazienza, della costruzione. E se servirà tempo, così sia. La credibilità e la coerenza sono radici forti. Non si estirpano per convenienza, non si svendono per opportunità momentanee.

De Gasperi, una lezione politica che attraversa il tempo

Un dialogo tra Novecento e presente

Questa edizione, inserita nella collana della Fondazione De Gasperi e sostenuta dall’Istituto Giuseppe Toniolo, non si limita a ripubblicare il testo di Giordani: lo riattualizza attraverso un dialogo tra passato e presente. Il merito è soprattutto degli interventi introduttivi, che guidano il lettore contemporaneo dentro una riflessione che nasce nel Novecento ma parla chiaramente anche all’oggi.

La presentazione di Giuseppe Fioroni svolge una funzione decisiva: non è un semplice omaggio istituzionale, ma una lettura che sottolinea l’attualità del pensiero di De Gasperi. Fioroni insiste su un punto chiave: la politica, per De Gasperi, non è gestione del potere, ma servizio fondato su valori. In questo senso, la triade “rivoluzione–riforme–libertà” – sottotitolo del volume odierno – viene reinterpretata come un programma ancora aperto.

L’introduzione di Lucio D’Ubaldo e Alberto Lo Presti è più analitica e storicamente orientata. I due curatori aiutano a collocare il testo nel quadro del cattolicesimo democratico, nel rapporto tra pensiero spirituale e azione politica, nella stagione costituente italiana.

Il loro contributo è prezioso perché evita una lettura nostalgica e restituisce la figura di De Gasperi letta nella sua integralità, di uomo e di politico, non rifondatore ma fondatore dell’Italia del dopoguerra.

La politica come vocazione morale

Nel testo emerge chiaramente l’autorevolezza morale di Alcide De Gasperi, artefice di una politica vissuta come vocazione morale, sempre ispirata al senso del dovere. I tre concetti chiave sopra richiamati – rivoluzione, riforme e libertà – non sono slogan, ma categorie etiche profonde.

Essi vanno letti rispettivamente come cambiamento interiore e sociale, responsabilità concreta e fine ultimo dell’impegno politico. Giordani descrive De Gasperi in modo molto diverso dalla retorica ufficiale: uno statista sobrio e realistico, misurato e concreto, profondamente consapevole dei limiti della politica rispetto alla salvaguardia della dignità umana e del valore sacro di ogni persona.

Fu un leader carismatico la cui forza consisteva nell’intuizione, nella lucidità dell’analisi, nel pragmatismo – mai declinato in convenienza – e nell’adesione alla fede come criterio etico fondativo e guida interiore, senza mai trasformarla in imposizione ideologica né compromettere la laicità dello Stato.

Pluralismo, riforme e visione dello Stato

Questa impostazione è la premessa della sua lezione di pluralismo e della sua apertura alle riforme per la modernizzazione del Paese. De Gasperi seppe mantenere un’attenzione non comune verso le urgenze sociali, mostrando una capacità di mediazione che non degenerò mai in compromesso.

Possedeva un senso innato della misura e una lungimiranza nelle scelte fondative. La sua visione lo colloca come uomo delle istituzioni al di sopra degli schieramenti: una qualità di cui appare oggi orfana gran parte della classe politica, spesso imprigionata in logiche di corto respiro.

Nella sua concezione riformatrice, l’idea di libertà è insieme tutela delle istituzioni democratiche e responsabilità personale diretta e pubblica.

Un modello umano prima ancora che politico

Il libro restituisce un’immagine storicamente fondata di De Gasperi, mai mitizzata ma ricomposta nella sua dimensione umana, di alto profilo etico e di indiscussa competenza politica. Emerge la sua capacità di leggere i bisogni della società e di trasformarli in una visione riformatrice coerente.

Tra le righe si coglie anche un elemento decisivo: queste qualità non possono essere separate dall’integrità morale e spirituale della persona. È forse proprio questa unità interiore ciò che oggi si fatica a ritrovare.

La testimonianza di Andreotti

Tra fede e libertà, ideali e pragmatismo, intuizione e responsabilità, la figura di De Gasperi diventa – oltre ogni tentazione celebrativa – un riferimento storico imprescindibile. Lo conferma una testimonianza di Giulio Andreotti, che si integra perfettamente con la narrazione del volume: “Di De Gasperi quello che creava entusiasmo era la sua integrità. Cioè a dire: era ‘tutto uno’, come politico, come cattolico, come uomo di cultura, non era fatto a compartimenti come siamo fatti spesso molti di noi. Esprimeva il grandissimo fascino di saper testimoniare la sua assoluta coerenza con la sua vita anche quando questo gli era costato molto, compreso il carcere.

Noi dobbiamo moltissimo a De Gasperi e al modo con cui ha interpretato quella che era stata una prima bozza di Democrazia Cristiana di Don Romolo Murri e gli altri. Tutte le sue scelte successive furono ispirate a quella sua costitutiva coerenza”.

Un libro che pone domande

Di un libro così analitico e ricco non si può fare un semplice riassunto. Ogni pagina rappresenta un’occasione di approfondimento umano e politico. Si tratta di un’opera ponderosa, che non offre risposte semplici ma pone interrogativi attuali su cosa significhi davvero fare politica.

A intellettuali impegnati come Lucio D’Ubaldo e Alberto Lo Presti, nonché a uomini politici e delle istituzioni come Giuseppe Fioroni e Angelino Alfano (quest’ultimo autore di un intervento conclusivo in qualità di presidente della Fondazione De Gasperi) si deve una rilettura completa e rigorosa della figura dello statista di Pieve Tesino: un tratteggio limpido, privo di retorica, capace di restituirne il carisma e l’attualità.

Un contributo prezioso per comprendere non solo un grande protagonista della storia italiana, ma anche le condizioni necessarie per una politica all’altezza del nostro tempo.

 

Per acquistare il volume 👉Igino Giordani, Alcide De Gasperi, a cura di Lucio D’Ubaldo e Alberto Lo Presti, Editrice Studium, 2025, vai su Amazon 

 

https://amzn.eu/d/01qud0jM

Calcio, Serie A. Oggi Cagliari-Atalanta e Lazio-Udinese

Roma, 27 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 34esima giornata di serie A dopo Milan-Juventus 0-0:

34.a giornata Napoli-Cremonese 4-0,Parma-Pisa 1-0; Bologna-Roma 0-2; Verona-Lecce 0-0. Domenica 26 aprile, Fiorentina-Sassuolo 0-0; Genoa-Como 0-2; Torino-Inter 2-2; Milan-Juventus 0-0. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

Classifica: Inter 79, Napoli 69, Milan 67, Juventus 64, Roma, Como 61, Atalanta 54, Bologna 48, Lazio 47, Sassuolo 46, Udinese 43, Parma 42, Torino 40, Genoa 39, Fiorentina 37, Cagliari 33, Lecce 29, Cremonese 28, Verona, Pisa 18.

35ª giornata – Venerdì 1 maggio, ore 20.45 Pisa-Lecce. Sabato 2 maggio, ore 15 Udinese-Torino; ore 18 Como-Napoli; ore 20.45 Atalanta-Genoa. Domenica 3 maggio, ore 12.30 Bologna-Cagliari; ore 15 Sassuolo-Milan; ore 18 Juventus-Verona; ore 20.45 Inter-Parma. Lunedì 4 maggio, ore 18.30 Cremonese-Lazio; ore 20.45 Roma-Fiorentina.

36esima giornata – Venerdì 8 maggio, ore 20.45 Torino-Sassuolo. Sabato 9 maggio, ore 15 Cagliari-Udinese; ore 18 Lazio-Inter; ore 20.45 Lecce-Juventus. Domenica 10 maggio, ore 12.30 Verona-Como; ore 15 Cremonese-Pisa; ore 15 Fiorentina-Genoa; ore 18 Parma-Roma; ore 20.45 Milan-Atalanta.

Padel, al torneo Fip Silver di Bari trionfa l’azzurro Cassetta

Roma, 26 apr. (askanews) – Si chiude con il successo dell’azzurro Marco Cassetta in coppia con lo spagnolo Jose Luis Gonzalez il Fip Silver Mediolanum Padel Cup di Bari, tappa del circuito della Federazione Internazionale Padel. La coppia italo-spagnola – si legge in un comunicato – si è imposta in finale sugli spagnoli Nacho Moragues e Manuel Aragon con il punteggio di 7-6 6-3, al termine di un match disputato davanti alle tribune gremite del Green Park Sport. Dopo un primo set equilibrato e deciso al tie-break, Cassetta e Gonzalez hanno preso il controllo del secondo parziale, chiudendo nettamente il match. Per Cassetta si tratta di un grande ritorno dopo quasi sei settimane di stop per infortunio. La coppia conferma inoltre l’intesa già dimostrata nel circuito, dove nel 2025 aveva conquistato sei titoli. “Non mi aspettavo di vincere subito in un torneo così prestigioso – ha dichiarato Cassetta -. Pensavo di ritrovare il ritmo, invece è arrivata una grande vittoria, ancora più speciale davanti al pubblico italiano”. Soddisfatto anche Gonzalez: “Giocare con Marco è sempre un piacere. Ringrazio anche il pubblico per il sostegno”.

Nel torneo femminile, successo per la francese Alix Collombon e la spagnola Jana Montes, che hanno superato in finale le spagnole Aida Martinez e Camila Fassio con il punteggio di 7-6, 6-3. Le vincitrici, teste di serie numero uno, avevano raggiunto la finale battendo in semifinale la coppia azzurra formata da Emily Stellato e Giulia Sussarello in tre set (1-6, 7-5, 6-4). Nell’altra semifinale, Carlotta Casali, in coppia con Ana Dominguez, è stata superata da Martinez-Fassio (6-4, 4-6, 4-6). “È una vittoria importante dopo un torneo difficile – ha commentato Collombon – Il pubblico è stato straordinario”. Sulla stessa linea Montes: “Il sostegno sugli spalti ci ha aiutato nei momenti più duri”.

Calcio, i risultati di Serie A. Inter a +10 sul Napoli

Roma, 26 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 34esima giornata di serie A dopo Torino-Inter 2-2:

34.a giornata Napoli-Cremonese 4-0,Parma-Pisa 1-0; Bologna-Roma 0-2; Verona-Lecce 0-0. Domenica 26 aprile, Fiorentina-Sassuolo 0-0; Genoa-Como 0-2; Torino-Inter 2-2; ore 20.45 Milan-Juventus. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

Classifica: Inter 79, Napoli 69, Milan 66, Juventus 63, Roma, Como 61, Atalanta 54, Bologna 48, Lazio 47, Sassuolo 46, Udinese 43, Parma 42, Torino 40, Genoa 39, Fiorentina 37, Cagliari 33, Lecce 29, Cremonese 28, Verona, Pisa 18.

35ª giornata – Venerdì 1 maggio, ore 20.45 Pisa-Lecce. Sabato 2 maggio, ore 15 Udinese-Torino; ore 18 Como-Napoli; ore 20.45 Atalanta-Genoa. Domenica 3 maggio, ore 12.30 Bologna-Cagliari; ore 15 Sassuolo-Milan; ore 18 Juventus-Verona; ore 20.45 Inter-Parma. Lunedì 4 maggio, ore 18.30 Cremonese-Lazio; ore 20.45 Roma-Fiorentina.

36esima giornata – Venerdì 8 maggio, ore 20.45 Torino-Sassuolo. Sabato 9 maggio, ore 15 Cagliari-Udinese; ore 18 Lazio-Inter; ore 20.45 Lecce-Juventus. Domenica 10 maggio, ore 12.30 Verona-Como; ore 15 Cremonese-Pisa; ore 15 Fiorentina-Genoa; ore 18 Parma-Roma; ore 20.45 Milan-Atalanta.

Calcio, i risultati di Serie A. Il Como aggancia la Roma

Roma, 26 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 34esima giornata di serie A dopo Genoa-Como 0-2:

34.a giornata Napoli-Cremonese 4-0,Parma-Pisa 1-0; Bologna-Roma 0-2; Verona-Lecce 0-0. Domenica 26 aprile, Fiorentina-Sassuolo 0-0; Genoa-Como 0-2; ore 18 Torino-Inter; ore 20.45 Milan-Juventus. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

Classifica: Inter 78, Napoli 69, Milan 66, Juventus 63, Roma, Como 61, Atalanta 54, Bologna 48, Lazio 47, Sassuolo 46, Udinese 43, Parma 42, Torino 40, Genoa 39, Fiorentina 37, Cagliari 33, Lecce 29, Cremonese 28, Verona, Pisa 18.

35ª giornata – Venerdì 1 maggio, ore 20.45 Pisa-Lecce. Sabato 2 maggio, ore 15 Udinese-Torino; ore 18 Como-Napoli; ore 20.45 Atalanta-Genoa. Domenica 3 maggio, ore 12.30 Bologna-Cagliari; ore 15 Sassuolo-Milan; ore 18 Juventus-Verona; ore 20.45 Inter-Parma. Lunedì 4 maggio, ore 18.30 Cremonese-Lazio; ore 20.45 Roma-Fiorentina.

36esima giornata – Venerdì 8 maggio, ore 20.45 Torino-Sassuolo. Sabato 9 maggio, ore 15 Cagliari-Udinese; ore 18 Lazio-Inter; ore 20.45 Lecce-Juventus. Domenica 10 maggio, ore 12.30 Verona-Como; ore 15 Cremonese-Pisa; ore 15 Fiorentina-Genoa; ore 18 Parma-Roma; ore 20.45 Milan-Atalanta.

Marotta: l’Inter sempre agito con la massima correttezza



Roma, 26 apr. (askanews) – “Apprendiamo tutto dalla stampa, infatti questi comunicati e queste dichiarazioni fatte ci meravigliano perché innanzitutto noi non abbiamo arbitri graditi o non graditi. Sappiamo di aver agito nella massima correttezza e questo deve tranquillizzare tutti”. Così il presidente dell’Inter a Sky Sport poco prima di Torino-Inter sui capi d’imputazione contenuti nell’avviso di garanzia all’ex designatore Rocchi. “È chiaro – continua – che l’anno scorso è stata un’annata in cui oggettivamente abbiamo avuto anche delle decisioni avverse e acclarate successivamente dai vertici arbitrali. Mi riferisco per esempio a un rigore non dato in occasione di Inter-Roma e quindi oggi noi siamo qua pensando a questa partita, a questo campionato e a questo scudetto che vogliamo portare a casa. Sono tranquillo che l’Inter è estranea e sarà estranea anche in futuro”.

In merito al riferimento della Procura di Milano a una giornata specifica, ai nomi degli arbitri Colombo e Doveri e alla gara d’andata di Coppa Italia: quanto è sorpreso e che ricordo ha “Sono sorpreso perché assolutamente non trovo un collegamento con questo, ma non voglio addentrarmi. Noi abbiamo appreso tutte queste notizie dalla stampa, mi sembra di aver risposto in modo esaustivo, non voglio addentrarmi di più. Ci tengo a tranquillizzare tutti i tifosi e soprattutto a dire che noi siamo qua a Torino oggi a giocarci una partita importante, vogliamo portare a casa più in fretta possibile questo scudetto, meritato. Ribadisco ancora una volta come noi abbiamo agito nella massima correttezza”.

Sulla stagione dell’Inter e la possibilità di conquistare campionato e Coppa Italia: “I complimenti vanno sicuramente riservati in primis all’allenatore e poi alla squadra: credo che il merito principale sia loro. Mi sento di sottolineare come dobbiamo ancora arrivare a questo doppio traguardo, per cui oggi posso dire che la squadra è molto concentrata su questo esame e sulla partita di stasera. Dopodiché affronteremo domenica prossima un altro avversario e poi penseremo anche a quello che è un altro bel trofeo che vorremmo vincere. Saremmo alla decima volta, per cui sarebbe una cosa straordinaria per l’Inter”.

Tennis, Sinner agli ottavi di finale a Madrid

Roma, 26 apr. (askanews) – Jannik Sinner batte Elmer Moller per 6-2, 6-3 ed è agli ottavi di finale del Masters 1000 di Madrid. Una partita solida da parte del numero 1 al mondo, che ha gestito dall’inizio alla fine. Nel primo set Sinner ha conquistato due break (nel quarto e sesto game), ma ha perso la battuta nel settimo gioco. Dopo un medical timeout chiamato da Moller, Jannik ha strappato nuovamente il servizio al danese chiudendo 6-2 in 40 minuti. Nel secondo set, invece, a Sinner è bastato il break nel sesto game. Con questo successo, l’azzurro sale a 19 vittorie consecutive. Agli ottavi di finale del Madrid Open per la terza volta in carriera, affronterà uno tra Norrie e Tirante.

Calcio, Genoa-Como 0-2: decidono Douvikas e Diao

Roma, 26 apr. (askanews) – Il Como batte in trasferta il Genoa 2-0 e conquista tre punti che rendono vivissima la volata Champions. Fabregas aggancia la Roma a quota 61, entrambe a -2 dalla Juve quarta impegnata stasera contro il Milan. Al 10′ subito avanti il Como: cross di Da Cunha e colpo di testa vincente di Douvikas. Al 28′ rischio di papera di Butez, ma Vitinha spreca il pari. Al 34′ palo di Nico Paz. Frendrup va vicino all’1-1 al 63′, ma nel miglior momento del Genoa arriva il bis di Diao

La Fondazione Teatro La Fenice licenzia il maestro Beatrice Venezi: offensive le sue dichiarazioni

Roma, 26 apr. (askanews) – La Fondazione Teatro La Fenice annulla la collaborazione con il maestro Beatrice Venezi. “La Fondazione Teatro La Fenice, per voce del Sovrintendente Nicola Colabianchi, comunica di aver deciso di annullare tutte le collaborazioni future con il maestro Beatrice Venezi”, si legge in una nota.

“La decisione è maturata anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del Maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua Orchestra. Tali affermazioni, non condivise nel merito e nei giudizi espressi, risultano incompatibili con i principi della Fondazione e con la tutela e rispetto dovuto ai Professori d’Orchestra”, spiega la nota. “La Fondazione Teatro La Fenice ribadisce il proprio impegno nella promozione di un ambiente professionale fondato sul rispetto reciproco, sulla collaborazione costruttiva e sull’eccellenza artistica”.

“Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, prende atto della decisione di Nicola Colabianchi, assunta in autonomia e indipendenza, e conferma al sovrintendente de La Fenice la sua più completa fiducia. Con l’auspicio che tale scelta possa sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni d’ogni ordine e grado; nell’interesse del Teatro e della città di Venezia”. E’ quanto si legge in una nota.

[Annullate tutte le collaborazioni. Giuli: piena fiducia nel sovrintendente de La Fenice, decisione assunta in autonomia|PN_20260426_00048|in04 rj01|https://ildomaniditalia.eu/wp-content/uploads/2026/04/La-Fondazione-Teatro-La-Fenice-licenzia-il-maestro-Beatrice-Venezi.jpg|26/04/2026 17:35:27|La Fondazione Teatro La Fenice licenzia il maestro Beatrice Venezi: offensive le sue dichiarazioni|Teatro|Cronaca]

MotoGp, Alex Marquez: "Potevo guidare come volevo"

Roma, 26 apr. (askanews) – Alex Marquez vince il Gran Premio di Spagna 2026 a Jerez, conquistando il suo primo successo stagionale e la quarta vittoria in MotoGP. “Ho ritrovato il feeling con questa moto, la mia guida scorrevole è tornata. Ho spinto dall’inizio alla fine, sapevo che il mio ritmo fosse particolarmente buono”, ha raccontato a caldo Marquez. “Penso che giovedì nessuno avrebbe puntato un euro su di noi, ma alla fine abbiamo lavorato molto bene. E’ un risultato importante per la squadra e per me”, ha aggiunto ai microfoni di Sky Sport. Entrando più nello specifico, ha concluso: “Abbiamo fatto degli interventi di aerodinamica e non posso entrare troppo nel dettaglio. E’ cambiato poi anche il mio approccio: meno lamenti ai box, maggior concentrazione sull’andar forte e sfruttare i punti di forza della moto. Qui a Jerez la Ducati funzionava molto bene, potevo frenare molto forte e avevo velocità di percorrenza. Domani nei test sarà importante analizzare, in vista di Le Mans”.

Cilsimo, Pogacar cala il poker alla Liegi davanti a Seixas

Roma, 26 apr. (askanews) – Lo slovenno Tadej Pogacar domina la Liegi-Bastogne-Liegi e conquista per la quarta volta in carriera la classica monumento più antica del calendario, al termine di una gara spettacolare decisa sull’ultima salita. Lo sloveno della UAE Emirates si impone in solitaria sul traguardo di Liegi con una media record di oltre 44 km/h, precedendo il francese Paul Seixas, sorprendente secondo a 44 secondi, e il belga Remco Evenepoel, terzo a 1’41″.

La corsa si decide sulla Côte de la Roche-aux-Faucons, dove Pogacar lancia l’attacco decisivo a poco meno di 14 chilometri dall’arrivo. Seixas prova a resistere nei primi metri ma deve cedere al ritmo imposto dal campione sloveno, che si invola verso il successo dopo aver già selezionato il gruppo sulla Redoute senza però riuscire inizialmente a staccare il giovane rivale.

È proprio il duello tra Pogacar e Seixas a caratterizzare la 112ª edizione della Doyenne. Il 19enne francese, al debutto nella corsa, resta a lungo incollato alla ruota del favorito, rispondendo colpo su colpo anche sulle pendenze più dure, fino all’azione decisiva che spezza definitivamente l’equilibrio. Alle loro spalle Evenepoel perde contatto già sulla Redoute e si deve accontentare del terzo gradino del podio, regolando il gruppo inseguitore.

Per Pogacar si tratta del quarto successo alla Liegi dopo quelli del 2021, 2024 e 2025, un risultato che lo avvicina ulteriormente ai grandi della storia della corsa. Lo sloveno sale così a 13 vittorie nelle Classiche Monumento, confermando una stagione straordinaria già impreziosita dai trionfi alla Milano-Sanremo, al Giro delle Fiandre e alla Strade Bianche.

La gara era stata animata anche da una fase iniziale caotica, con una caduta dopo pochi chilometri che aveva costretto Pogacar a inseguire per oltre 160 chilometri un gruppo di testa guidato da Evenepoel. Decisivo il lavoro della UAE Emirates per ricucire lo strappo e riportare lo sloveno nelle posizioni di testa prima del trittico finale di salite.

Nel finale, però, emerge ancora una volta la superiorità di Pogacar, capace di fare la differenza nel momento chiave e di chiudere con un gesto di dedica, indicando il cielo in ricordo dell’ex compagno Camilo Munoz. Un successo che consolida il suo dominio nel ciclismo mondiale e apre nuove prospettive in vista dei grandi giri della stagione.

Atletica, Schwazer a 41 anni vince a Francoforte con il record italiano

Roma, 26 apr. (askanews) – Impresa di Alex Schwazer che, a 41 anni, torna protagonista e conquista la maratona di marcia a Francoforte stabilendo il nuovo record italiano sulla distanza dei 42,195 chilometri. L’altoatesino si impone con il tempo di 3h01’55″, migliorando nettamente il precedente primato nazionale e confermandosi competitivo anche nella nuova specialità introdotta nel programma internazionale.

La gara, disputata in Germania e valida per i campionati tedeschi, vede Schwazer dominare dall’inizio alla fine, lasciando gli avversari a distanza e chiudendo in solitaria al traguardo. Il suo tempo abbassa di circa due minuti il limite precedente e rappresenta uno dei migliori crono stagionali a livello mondiale.

Per il campione olimpico della 50 km di marcia a Pechino 2008 si tratta di un ritorno ad altissimo livello, dopo anni complessi, segnati da squalifiche e vicende extrasportive. A Francoforte dimostra invece una condizione eccellente, costruita con una preparazione mirata proprio sulla nuova distanza, più corta rispetto alla tradizionale 50 km ma comunque estremamente impegnativa.

La maratona di marcia, inserita di recente nel calendario dell’atletica, rappresenta una novità per gli specialisti della disciplina. In questo contesto, il risultato di Schwazer assume un valore ancora maggiore, perché segna subito un riferimento importante per il movimento italiano e internazionale.

Con questa vittoria e il record nazionale, l’azzurro rilancia anche le proprie ambizioni future, tornando tra i protagonisti della marcia mondiale e mandando un segnale forte in vista dei prossimi grandi appuntamenti internazionali.

MotoGp, Bezzecchi secondo: "Contento del risultato"

Roma, 26 apr. (askanews) – Marco Bezzecchi non può che essere soddisfatto dopo aver concluso al secondo posto il Gran Premio di Spagna, quarto appuntamento del Mondiale di MotoGP 2026. Sul tracciato di Jerez de la Frontera il pilota romagnolo ha disputato una gara solida, estraendo il massimo dalla sua domenica. “Sono molto contento per questo risultato – ha detto l pilota romagnolo a Sky – Oggi era estremamente importante fare una bella gara dopo la caduta di ieri. Ad ogni modo è importante questo secondo posto perchè ho sofferto un po’ tutto il weekend. La gara? Oggi Alex Marquez ne aveva di più e ha meritato la vittoria. Io come sempre ho fatto il massimo e dato tutto”.

La classifica generale ora sorride al Bezz che allunga su Jorge Martin e, soprattutto, manda Marc Marquez a 44 lunghezze. “Chiudo questo weekend spagnolo con tanta fiducia. Sapevo di poter fare bene, ma non così tanto bene sinceramente. La moto si adatta bene ad ogni pista e dobbiamo fare in modo di continuare in questa maniera. Domani abbiamo un test importante. Ora testa alla prossima gara di Le Mans”.

Arbitri, Simonelli: "Non mettere in dubbio credibilità del sistema"

Roma, 26 apr. (askanews) – “Non mettere in dubbio credibilità del sistema e regolarità del campionato” In una nota, il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli ha parlato dell’inchiesta della Procura di Milano: “A valle di quanto letto su tutti i media vorrei ricordare che, come in qualsiasi altra situazione, si tratta di accuse degli inquirenti e che è dovere di tutti ritenerle come tali in una normale dialettica democratica. Giudizi affrettati o conclusioni di qualsiasi genere sono fuori posto, nell’attesa doverosa che le indagini compiano il loro percorso per stabilire la verità”.

“Nessuno di noi – prosegue Simonelli – conosce alcun dettaglio della vicenda ed essere garantisti è un nostro preciso dovere sino all’ultimo grado di giudizio. C’è il rischio, altrimenti, di enormi danni reputazionali al sistema Serie A, e a tutto l’intero movimento calcistico italiano, con una narrazione distorta e una vera e propria gogna mediatica. Peraltro, nel merito, è noto che sia la Procura Federale che la Procura del CONI si siano mosse tempestivamente e si siano già espresse su alcuni punti dell’indagine. La giustizia ordinaria farà il suo corso, ma non possiamo ignorare il lavoro già svolto all’epoca dagli organi sportivi competenti, che si sono peraltro già attivati alla luce di nuovi fatti di possibile rilievo disciplinare”.

“Abbiamo il dovere – conclude il presidente della Lega di Serie A – di garantire che il sistema calcio assicuri trasparenza e parità di trattamento, richiamando chiunque a evitare strumentalizzazioni che generano solo disinformazione. Confidando nel lavoro degli organi competenti, non può essere un avviso di garanzia a porre in discussione l’onestà intellettuale e il lavoro di un intero sistema. Se poi dovesse risultare che qualcuno ha sbagliato, sarà giusto che paghi. Ma giammai è consentito mettere in dubbio la credibilità e la regolarità del del sistema”.

Calcio, i risultati di Serie A. Fiorentina a quota 37

Roma, 26 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 34esima giornata di serie A dopo Fiorentina-Sassuolo 0-0:

34.a giornata Napoli-Cremonese 4-0,Parma-Pisa 1-0; Bologna-Roma 0-2; Verona-Lecce 0-0. Domenica 26 aprile, Fiorentina-Sassuolo 0-0; ore 15 Genoa-Como; ore 18 Torino-Inter; ore 20.45 Milan-Juventus. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

Classifica: Inter 78, Napoli 69, Milan 66, Juventus 63, Roma 61, Como 58, Atalanta 54, Bologna 48, Lazio 47, Sassuolo 46, Udinese 43, Parma 42, Torino 40, Genoa 39, Fiorentina 37, Cagliari 33, Lecce 29, Cremonese 28, Verona, Pisa 18.

35ª giornata – Venerdì 1 maggio, ore 20.45 Pisa-Lecce. Sabato 2 maggio, ore 15 Udinese-Torino; ore 18 Como-Napoli; ore 20.45 Atalanta-Genoa. Domenica 3 maggio, ore 12.30 Bologna-Cagliari; ore 15 Sassuolo-Milan; ore 18 Juventus-Verona; ore 20.45 Inter-Parma. Lunedì 4 maggio, ore 18.30 Cremonese-Lazio; ore 20.45 Roma-Fiorentina.

36esima giornata – Venerdì 8 maggio, ore 20.45 Torino-Sassuolo. Sabato 9 maggio, ore 15 Cagliari-Udinese; ore 18 Lazio-Inter; ore 20.45 Lecce-Juventus. Domenica 10 maggio, ore 12.30 Verona-Como; ore 15 Cremonese-Pisa; ore 15 Fiorentina-Genoa; ore 18 Parma-Roma; ore 20.45 Milan-Atalanta.

MotoGP, Alex Marquez trionfa a Jerez

Roma, 26 apr. (askanews) – La MotoGP 2026 regala spettacolo a Jerez con il dominio di Alex Marquez, che vince il Gran Premio di Spagna davanti a Marco Bezzecchi e Fabio Di Giannantonio.

Gara autoritaria per il pilota spagnolo, capace di prendere il comando nelle prime fasi e imporre un ritmo imprendibile per tutti gli avversari. Alle sue spalle Bezzecchi gestisce un prezioso secondo posto, mentre Di Giannantonio completa il podio dopo una prova solida e costante. Quarto Jorge Martin, seguito dal giapponese Ai Ogura e da Raul Fernandez.

La gara è segnata anche dai colpi di scena che coinvolgono il team ufficiale Ducati. Fuori subito Marc Marquez, caduto al secondo giro mentre era nelle prime posizioni, senza conseguenze fisiche ma costretto al ritiro. Stessa sorte per Francesco Bagnaia, fermato al 14° giro da un problema allo pneumatico anteriore.

Decisiva la fase centrale della corsa, con Alex Marquez che allunga progressivamente fino a costruire un vantaggio superiore ai due secondi su Bezzecchi, controllando poi senza rischi nel finale. Dietro, serrata la lotta per il podio, con Di Giannantonio bravo a mantenere la terza posizione.

Con questo risultato Bezzecchi consolida la propria posizione in classifica generale, portandosi a +11 su Martin e a +30 su Di Giannantonio, in un campionato che resta comunque apertissimo.

La MotoGP tornerà in pista dall’8 al 10 maggio a Le Mans per il prossimo appuntamento del mondiale.

Iran, il Pakistan: le iniziative di mediazione con gli Usa vanno avanti

Roma, 26 apr. (askanews) – La leadership politica e militare di alto livello del Pakistan sta continuando a mediare tra Stati Uniti e Iran, con negoziati indiretti per un cessate-il-fuoco ancora in corso malgrado le crescenti tensioni tra le parti. Lo hanno dichiarato due funzionari del Pakistan.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è atteso questa sera nella capitale del Pakistan, Islamabad, per una seconda visita in altrettanti giorni dopo un breve viaggio in Oman.

Araghchi si trovava ieri a Islamabad e ha presentato la posizione di Teheran sulla fine del conflitto regionale al primo ministro pachistano Shehbaz Sharif, al capo dell’esercito – maresciallo Asim Munir – al ministro degli Esteri Ishaq Dar e ad altri alti funzionari. Non ci sono piani immediati per il ritorno degli inviati statunitensi ai negoziati, secondo i funzionari pakistani, che hanno parlato a condizione di anonimato perché non autorizzati a parlare con i media.