Home Blog

Lega, Salvini: vince solo se unita da Nord e Sud

Pontida (Bg), 19 set. (askanews) – “La Lega vince solo se forte, unita e libera, da Nord a Sud”. Lo ha detto il segretario della Lega Matteo Salvini, intervenendo dal palco di Pontida Giovani.

“Federalismo fiscale e autonomia sono risultati che oggi sono concreti dopo 36 Pontida. Ci vogliono coraggio, coesione, determinazione e pazienza, e non bisogna mai mollare. Mai montarsi la testa col vento in poppa, e mai deprimersi quando c’è da rimboccarsi le maniche”, ha aggiunto.

Calderoli: Salvini eletto al congresso, in politica ci sono alti e bassi

Pontida, 19 set. (askanews) – “Noi abbiamo dei segretari che vengono eletti su una base di uno statuto, lui è stato eletto a un congresso e quindi tutto finisce lì”, ha risposto così il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Roberto Calderoli da Pontida a chi gli chiedeva se ritenesse necessario un “passo di lato” di Matteo Salvini.

“I partiti e la politica hanno degli alti e dei bassi – ha aggiunto – Io sono passato attraverso il mancato conseguimento del 4% a livello nazionale del 2001. Le volte successive siamo tornati su. Non è che bisogna farsela addosso tutte le volte. Ci sono dei cicli e dei ricicli. Quando vai giù, poi torni su. Quando c’è bello, magari viene brutto. Ma se c’è brutto, magari poi viene bello”.

Riguardo, invece, a quali saranno le parole della Lega in campagna elettorale, Calderoli ha risposto: “Federalismo, autonomia, sicurezza”.

Lega, Romeo: a Pontida credo sarò sul palco. Contestazioni? Mi auguro di no

Pontida (Bg), 19 set. (askanews) – “Per quale ragione non dovrei essere sul palco” di Pontida? “Dai, direi proprio di sì…”. Massimiliano Romeo, segretario della Lega Lombarda, risponde così ai giornalisti che a Pontida gli chiedono se domani sarà tra gli oratori che si alterneranno dal palco, dopo i dubbi circolati nei giorni scorsi per le sue posizioni critiche verso il segretario Matteo Salvini.

Sul clima che si respirerà domani, Romeo dice: “Pontida è sacra, è un momento di festa e deve essere una festa. Poi è chiaro che Pontida è del popolo, è della comunità, e sarà il popolo a decidere”. Alla domanda se immagina contestazioni nei confronti del segretario Salvini, risponde: “Io mi auguro di no, spero si mantenga un clima di serenità e di festa. Poi chiaramente le questioni di fondo restano sul tavolo ma ci sarà modo e tempo per affrontarla”. Sulla possibilità di ulteriori incontri nelle prossime settimane tra Salvini e i ‘Nordisti’, Romeo risponde: “Penso proprio di sì. L’auspicio è che questo desiderio partito dalla base di rinnovamento, possa trovare la sua strada. Ovviamente tutti insieme perché a noi piace il concetto di squadra”.

A Pontida Leoni e Calderoli piantano un ulivo per Umberto Bossi

Pontida (Bg), 19 set. (askanews) – Sulle note del “Va pensiero”, una panta di ulivo è stata piantata in un giardino pubblico a fianco del prato di Pontida. L’iniziativa, organizzata dal fondatore del Carroccio Giuseppe Leoni, ha visto la partecipazione anche del ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Roberto Calderoli. Presenti anche una ventina di militanti, con bandiere della Lega Nord, magliette dei Giovani Padani, e un grande striscione: “Bossi e Maroni, il sogno continua”.

Oggi infatti sarebbe stato l’85esimo compleanno di Bossi, a 6 mesi esatti dalla scomparsa avvenuta il 19 marzo. “Abbiamo scelto un ulivo perchè è il simbolo della pace, e la pace oggi è necessaria nella Lega e nel mondo”, ha detto Leoni. Calderoli ha invece portato l’ampolla originale con cui nel 1996 Bossi raccolse l’acqua del Po alle sorgenti del Monviso: “Ho raccolto di nuovo l’acqua quest’estate alle sorgenti del Monviso, è giusto che sia versata qui”.

Prevista anche una messa in ricordo per Bossi nell’abbazia di Pontida dove si svolsero anche le esequie.

Firenze, 26% proprietari affitti turistici risiede fuori

Firenze, 19 set. (askanews) – Il fatto che a Firenze circa un proprietario su quattro (il 26%) che affitta per periodi brevi sia residente fuori città, “ci deve, prima di tutto, far riflettere su quanto questo fenomeno sia diventato esteso”. Lo ha dichiarato la sindaca di Firenze, Sara Funaro, a margine dell’evento “Look Up Clean Up” organizzato da Save the Planet a Firenze, col sostegno di Enegan e Neogreen.

“È l’ennesima conferma del fatto -ha aggiunto la sindaca- che, come Amministrazione, abbiamo fatto bene a iniziare a introdurre un regolamento con regole chiare, ma soprattutto che ponga dei limiti, ossia gli stessi limiti che del resto esistono per tutto il settore dell’accoglienza turistico-ricettiva. Così come per aprire un nuovo albergo o una nuova struttura extra-alberghiera deve essere richiesta l’autorizzazione, la stessa cosa deve valere per gli affitti brevi”.

“Questo ci spinge ancora di più -ha proseguito Funaro -a mettere in campo le azioni previste al termine della moratoria della legge regionale, tra due anni, per fare in modo che i piccoli proprietari, ovvero chi mette a reddito la seconda casa come integrazione al proprio reddito, siano tutelati rispetto a tutti gli altri. Su questo vogliamo lavorare in maniera molto attenta”. Sollecitata sul fatto che il bilancio tra accoglienza ed effettiva abitabilità rischi di pendere sempre meno a favore dei residenti, Funaro ha sottolineato: “Noi abbiamo inserito dei tetti, sia all’interno del centro storico sia nelle aree esterne. Quando, dopo la moratoria, arriveremo a definire il nuovo regolamento, introdurremo numeri e misure sostenibili. Ma i dati parlano da soli: se nella nostra città abbiamo registrato 17.000 affitti brevi contro 8.000 case popolari, è evidente -ha concluso- che abbiamo una questione fondamentale da affrontare e risolvere”.

Negli Usa si ragiona su un "kill switch" che fermi Ia fuori controllo

Roma, 19 set. (askanews) – L’immagine è quella di un grande pulsante rosso da premere quando un sistema di Intelligenza artificiale sfugge al controllo umano: si tratta del’idea del “kill switch”, un meccanismo capace di spegnere rapidamente un modello di Ia diventato pericoloso, timore che sta guadagnando terreno negli Stati uniti dopo una serie di incidenti e test nei quali sistemi avanzati hanno aggirato le barriere imposte dai loro stessi sviluppatori. Ma costruire questo automatismo è molto più complicato di quanto suggerisca l’immagine dell’interruttore di emergenza. Lo racconta oggi il New York Times.

Il governatore democratico della California Gavin Newsom ha firmato venerdì un ordine esecutivo che incarica un gruppo di esperti di formulare entro due mesi proposte per rafforzare la sicurezza dei modelli più avanzati. Tra le ipotesi c’è l’obbligo per le aziende di predisporre un sistema di arresto d’emergenza la cui efficacia venga verificata periodicamente da organismi indipendenti. L’ordine prevede inoltre di accelerare l’introduzione di controlli esterni e audit sui sistemi di Ia.

E’ un cambiamento significativo rispetto a due anni fa. Nel settembre 2024 Newsom aveva posto il veto alla controversa SB 1047, che comprendeva anche l’obbligo per i grandi sviluppatori di mantenere la capacità di spegnere completamente i propri modelli. Il governatore non aveva però contestato in quanto tale il principio dell’arresto di emergenza: aveva sostenuto che la legge imponesse requisiti troppo rigidi sulla base delle dimensioni dei modelli, senza considerare adeguatamente dove e come venissero utilizzati.

A Washington la questione è arrivata anche al Congresso. Il democratico Ted Lieu e il repubblicano Nathaniel Moran hanno presentato il 23 luglio l’AI Kill Switch Act, che obbligherebbe gli sviluppatori dei sistemi più potenti a mantenere la capacità tecnica di rallentarli, sospenderli o spegnerli. Il dipartimento per la Sicurezza interna potrebbe ordinare l’intervento, dopo essersi consultato con il dipartimento del Commercio e con il direttore dell’Intelligence nazionale. Il provvedimento è ancora fermo nell’iter parlamentare.

“Devono essere sempre gli esseri umani a controllare l’Ia, non il contrario”, ha spiegato Lieu al New York Times.

Il problema è capire dove collocare materialmente quell’interruttore. “Spesso non esiste una sola spina da staccare”, ha osservato Helen Toner, direttrice esecutiva del Center for Security and Emerging Technology della Georgetown University ed ex componente del consiglio di amministrazione di OpenAI. I sistemi più avanzati possono infatti funzionare contemporaneamente su migliaia di processori distribuiti tra diversi server e data center, anche in regioni differenti.

Un sistema di spegnimento centralizzato potrebbe inoltre trasformarsi esso stesso in una vulnerabilità. Vinh Nguyen, ex alto responsabile per l’Ia della National Security Agency e oggi al Council on Foreign Relations, ha paragonato il problema a quello delle “back door” nei sistemi informatici: se esiste una porta che consente a qualcuno di spegnere un sistema, un attaccante potrebbe cercare di utilizzarla per prenderne il controllo. E un kill switch può funzionare soltanto se chi deve azionarlo è in grado di sapere in tempo reale cosa sta facendo il sistema, cosa che oggi non è sempre possibile.

C’è poi lo scenario più estremo: un’Ia sufficientemente avanzata potrebbe tentare di neutralizzare il meccanismo costruito per fermarla. Secondo Toner, un sistema capace di agire autonomamente potrebbe cercare di impedire il proprio spegnimento, replicarsi su altre infrastrutture informatiche o lasciare in rete istruzioni utilizzabili successivamente da altri agenti.

Non è una preoccupazione esclusivamente teorica. OpenAI ha reso noto che durante test di cybersicurezza effettuati nel luglio scorso alcuni suoi modelli, operando con protezioni ridotte, hanno aggirato i sistemi predisposti per isolarli da Internet e compromesso parti delle infrastrutture di ricerca di OpenAI e della piattaforma Hugging Face. Il 16 settembre la società ha inoltre annunciato un nuovo sistema per rendere pubblici più rapidamente i casi di comportamento inatteso o non allineato dei propri modelli.

Una possibile soluzione è spostare il kill switch dal software all’hardware. Una ricerca pubblicata nel 2025 propone di incorporare direttamente nei processori per l’Ia migliaia di piccoli “security block”, ciascuno dei quali consentirebbe al chip di continuare a funzionare solo in presenza di una autorizzazione crittografica valida. L’obiettivo è evitare un unico punto di vulnerabilità: per mantenere operativo un processore senza autorizzazione, un aggressore dovrebbe neutralizzare un gran numero di blocchi indipendenti.

La difficoltà, però, non sarebbe soltanto tecnologica. Un sistema del genere dovrebbe essere incorporato nelle future generazioni di chip e diventare possibilmente uno standard internazionale. E questo aprirebbe un altro problema: trovare regole compatibili tra Stati uniti e Cina, i due principali poli della corsa mondiale all’Ia e ai semiconduttori.

Il “pulsante rosso”, insomma, potrebbe diventare una delle principali linee di difesa contro sistemi fuori controllo. Ma prima bisogna riuscire a costruire un interruttore che l’Ia non possa aggirare, che gli hacker non possano utilizzare e che funzioni anche quando il sistema da spegnere non si trova più in un solo posto.

Calcio, Udinese-Cagliari 0-1: decide Maldini

Roma, 19 set. (askanews) – Il Cagliari espugna Udine e conquista una vittoria di misura per 1-0. A decidere la sfida è il gol di Daniel Maldini al 54′, arrivato al termine di una partita combattuta e caratterizzata da diverse occasioni da entrambe le parti.

L’Udinese parte con maggiore iniziativa e Zaniolo viene ammonito già al 4′. I friulani cercano il vantaggio con Zaniolo, Mendy, Davis e Karlström, ma senza trovare la porta. Il Cagliari risponde con Romano, la cui conclusione al 18′ viene parata, e con alcune iniziative di Maldini.

Al 22′ arriva l’ammonizione per Karlström. Nel finale di primo tempo entrambe le squadre hanno occasioni: Gueye impegna per due volte il portiere avversario al 43′ e al 44′, mentre Ekkelenkamp calcia fuori al 45’+1′. Il primo tempo si chiude sullo 0-0.

Nella ripresa l’Udinese prova a spingere e costruisce alcune occasioni con Kabasele, Gueye ed Ekkelenkamp. Al 54′, però, è il Cagliari a trovare il gol: Maldini porta avanti i rossoblù.

Dopo la rete arrivano diversi cambi. Al 57′ Gómez prende il posto di Miller, mentre al 59′ Carlos K. sostituisce Maldini e Sugawara entra al posto di Rodríguez. L’Udinese continua a cercare il pareggio, ma le conclusioni di Mendy, Gueye e Zanoli non trovano la porta o vengono neutralizzate.

Nel finale il Cagliari difende il vantaggio e gestisce la pressione dei padroni di casa. Gli ultimi cambi non modificano il risultato: dopo quattro minuti di recupero arriva il triplice fischio. Il Cagliari porta a casa i tre punti grazie alla rete di Maldini al 54′.

Calcio, Bologna-Torino 1-1, Bernardeschi illude, Kulenovic pari

Roma, 19 set. (askanews) – Il Bologna non va oltre l’1-1 contro il Torino al Dall’Ara, nella prima partita di Raffaele Palladino sulla panchina rossoblù. I padroni di casa partono forte e trovano il vantaggio nel primo tempo con Bernardeschi, ma nella ripresa il Torino cambia ritmo e trova il pareggio al 77′ con Kulenovic, favorito da un errore di Skorupski.

Il Bologna disputa un primo tempo convincente e riesce a mettere in difficoltà il Torino, passando in vantaggio con Bernardeschi. I granata faticano a reagire e arrivano all’intervallo sotto di una rete.

Nella ripresa cambia il copione della gara. Il Torino aumenta la pressione e prende progressivamente il controllo del gioco, alla ricerca del pareggio. Il gol arriva al 77′: Kulenovic sfrutta un clamoroso errore di Skorupski e firma l’1-1.

Nel finale il Bologna prova a riportarsi avanti, ma il risultato non cambia. Al Dall’Ara finisce in parità: un punto per parte, con i rossoblù che vedono sfumare una vittoria che sembrava alla portata dopo un ottimo primo tempo.

Il sapere non è una merce: la sfida del capitale immateriale per il futuro

Roma, 19 set. (askanews) – Conoscenze, ricerca, creatività e competenze sono la vera ricchezza delle società contemporanee. Ma chi produce sapere? Chi ne decide il valore? Esce per Laterza C’è sempre tempo per arrivare tardi. Il capitale immateriale dimenticato, il volume curato da Mario Alì e Paolo De Nardis che affronta una delle questioni decisive del nostro tempo: il ruolo della conoscenza come motore dello sviluppo economico, sociale e democratico.

Il capitale immateriale – l’insieme di conoscenze, competenze, capacità creative, innovazione, patrimonio culturale e relazionale – rappresenta una risorsa fondamentale delle società contemporanee. Ma, come emerge dal volume, non è un patrimonio neutro né automaticamente disponibile: viene prodotto, distribuito e valorizzato all’interno di specifici contesti sociali e istituzionali. Nella società della conoscenza l’intelligenza, la ricerca e la creatività sono diventate forze produttive. Eppure emerge una contraddizione: mentre il sapere viene celebrato come il principale motore dell’innovazione, le condizioni che lo rendono possibile – formazione, tempo della ricerca, libertà intellettuale, lavoro qualificato – sono spesso sottoposte a logiche di precarizzazione e di misurazione esclusivamente quantitativa. Il volume pone una domanda centrale: come costruire un rapporto equilibrato tra il valore economico della conoscenza e il suo valore sociale, culturale e democratico? La ricerca, infatti, non può essere valutata soltanto sulla base dell’utilità immediata: una società avanzata deve saper sostenere anche ciò che non produce risultati immediati, perché è proprio dall’incertezza, dalla sperimentazione e dalla capacità di porre nuove domande che nasce l’innovazione autentica.

La riflessione riguarda da vicino anche l’Italia: investire nel capitale immateriale significa investire nelle persone, nella ricerca, nell’università e nella capacità collettiva di progettare il futuro. Una conoscenza ridotta a semplice merce rischia di perdere la sua funzione più profonda: essere una infrastruttura democratica e uno strumento di emancipazione. Curato da Mario Alì, già direttore generale del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e da Paolo De Nardis, professore emerito di Sociologia alla Sapienza Università di Roma e presidente dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, il volume – che si fregia della prefazione di Matteo Maria Zuppi e dei contributi di molti nomi della cultura, del giornalismo, dell’accademia, della politica, della finanza – propone una riflessione sul destino del sapere nel mondo contemporaneo.

Perché la vera sfida non è soltanto stabilire quanto vale economicamente la conoscenza, ma quale valore attribuiamo a una società capace di conoscere, dubitare e immaginare ciò che ancora non esiste.

Tajani e i "consigli" sulle fidanzate. Iv: come Ferribotte, si scusi

Roma, 19 set. (askanews) – Italia viva contro il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Motivo della polemica alcune frasi che sarebbero state pronunciate ieri sera dal titolare della Farnesina all’evento “Itaca – Viaggio tra le idee” a Formello (Roma). Sui social Iv pubblica il video con uno stralcio dell’intervento. “Se dovessi dare un consiglio a mio figlio – dice Tajani – che mi chiede: che ragazza mi devo sposare? Una ragazza magari affascinante? Sì certo, con una ragazza affascinante è bello sposarsi ma che carattere ha? No, sai, ha cambiato più fidanzati, ha mollato il fidanzato, se n’è andata, è portata a mettere qualche cornetto. E poi c’è una ragazza meno appariscente ma più seria, più affidabile, che sarà una buona madre di famiglia, che terrà fede all’amore che conferma con il matrimonio, e allora io a mio figlio dico scegli la seconda… Quella affascinante che però magari ti tradisce non va bene, quella carina ma magari meno vistosa è una persona stabile, che garantisce la stabilità della casa e della famiglia. Io scelgo sempre quella carina, seria, credibile, che sai che sta là, che mantiene la famiglia, che dà delle risposte sempre e se la chiami c’è. Io consiglio sempre di scegliere l’affidabile”.

“Tajani – commenta Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Iv – riesce sempre a stupire, regalandoci perle di saggezza. Per il vicepremier è meglio non sposare una ragazza avvenente. Una sortita anni ’50, degna del peggior patriarcato mediterraneo vannacciano. Ricorda il proverbio citato da Ferribotte nel film capolavoro di Monicelli I Soliti ignoti ‘Fimmina piccante pigghiala per amante, fimmina cuciniera pigghiala pe’ mugliera’. Chissà cosa pensano Marina Berlusconi delle parole imbarazzanti e retrograde del coordinatore nazionale di Forza Italia e, con lei, tutte le colleghe di questa forza politica. Secondo il nostro ministro degli esteri, se sei bella sei infedele, mentre se non lo sei risulti affidabile. Di fronte all’impegno della politica sul femminicidio queste parole sono drammatiche – aggiunge Paita – perchè stiamo dicendo alle donne che non possono fidarsi del nostro lavoro come politici. Tajani si scusi”, conclude.

“Questo è il ministro degli Esteri dell’Italia nel 2026: Tajani e le gonne lunghe”, aggiunge il leader di Iv Matteo Renzi.

Vela, America’s Cup. Tudor Team Alinghi: da Napoli grande accoglienza

Roma, 19 set. (askanews) – “Cari amici di Alinghi, Napoli ci sta riservando un’accoglienza in grande stile: calda, vivace e piena di passione. In città c’è già grande attesa per l’America’s Cup. Sembra che qui tutti già sappiano che la competizione si terrà in Italia per la prima volta nella sua storia, è un entusiasmo che si respira ovunque e che sta contagiando i primi arrivati del nostro team in città”. Così il team velico Tudor Team Alinghi ha voluto raccontare questo delicato momento di preparazione verso l’America’s Cup di vela, continuando: “Una quindicina di persone della squadra, infatti, si è già trasferita in Italia e si è sistemata in vista dei prossimi mesi. Il giudizio è unanime: il cibo è eccellente e le persone sono meravigliose. Dopo un’estate trascorsa lontani gli uni dagli altri, l’entusiasmo all’idea di ritrovarci presto tutti insieme in una nuova casa sta crescendo ogni giorno di più. La Base di Bagnoli sta prendendo forma e tra poche settimane potremo trasferirci. Anche gli altri team saranno a poca distanza da noi e questo ci consentirà di rivivere la vera atmosfera dell’America’s Cup, fianco a fianco con i nostri avversari. Dalla nostra sede godiamo, tra l’altro, di una splendida vista sul golfo”.

“Abbiamo già iniziato a navigare. Un primo training – prosegue Alinghi – camp si è svolto a Nisida fino alla fine di agosto, mentre il secondo si è appena concluso. Nisida. Sì, avete letto bene. L’isola fa parte dell’arcipelago flegreo ed è unita alla terraferma da una lunga strada realizzata nel 1936. Di origine vulcanica, Nisida fa parte di un cosiddetto maar, ovvero un antico cratere vulcanico oggi parzialmente occupato dall’acqua. Nei fondali che la circondano si celano reperti di epoca romana. Per noi, però, a Nisida c’è una cosa che viene prima di tutto: la vela. Con gli AC40 così veloci, ogni dettaglio conta. A queste velocità, anche la più piccola differenza tra una barca e l’altra può tradursi in un vantaggio decisivo o in un ritardo di diversi metri. Per questo l’equipaggio deve riuscire a ottenere il massimo dalla barca in ogni singola fase della regata”.

E ancora: “I singoli progressi ottenuti nelle diverse aree si sommano rapidamente, permettendoci di guadagnare metri preziosi. Altrettanto importante è la costanza, soprattutto in condizioni impegnative come quelle di brezza molto leggera o, al contrario, di vento di forte intensità. Riuscire a mantenere le prestazioni anche in queste condizioni impgnative rappresenta una parte importante della sfida. Con vento moderato, invece, l’AC40 è relativamente facile da gestire e allora l’attenzione si sposta sulla messa a punto di ogni dettaglio e sulla ricerca del limite della barca. Se abbiamo potuto svolgere i nostri training camp, è grazie al grande lavoro del nostro shore team. Per tutta l’estate i nostri tecnici hanno lavorato instancabilmente sugli AC40, mettendo a punto ogni particolare. Nel frattempo, le barche sono state equipaggiate anche con un nuovo set di vele. Un lavoro che meritava di essere festeggiato: ci siamo così concessi un aperitivo in assoluto relax al tramonto e una nuotata serale intorno all’isola Ischia. Questi momenti trascorsi insieme sono importanti per costruire lo spirito di squadra e ricaricare le energie dopo lunghe giornate in acqua”.

“E se vi state chiedendo che cosa ne sia del nostro AC75, il team sta lavorando intensamente anche su questo fronte. Dave Endan, Team Director Technical & Sailing, ci racconta: “Dopo l’importante programma di test effettuati per verificare che le modifiche previste fossero state completate secondo gli standard richiesti, la barca è stata verniciata con una nuova livrea che riflette l’identità di Tudor Team Alinghi. Abbiamo inoltre rivisto i sistemi meccatronici alla luce del nuovo regolamento, che non consente più l’utilizzo dei ciclisti e abbiamo lavorato con l’obiettivo di sfruttare al massimo quanto abbiamo imparato a Barcellona. Gli interventi comprendono nuove batterie, una nuova centralina idraulica in sostituzione dei ciclisti, oltre ad alcuni perfezionamenti in altre aree dedicate al controllo delle vele e dei foil”.

Nuovi arrivi “Laurane Mettraux è tornata. Aveva già fatto parte del nostro team femminile durante l’ultima edizione dell’America’s Cup e ha difeso con successo il titolo del Nordea Women’s Trophy al Match Cup Sweden di Marstrand nel luglio di quest’anno. Anche Jann Schüpbach è un volto conosciuto. È stato skipper alla Youth America’s Cup di Barcellona e da allora ha continuato a sviluppare le proprie capacità nell’International Moth Tour. Ora Jann è entrato stabilmente a far parte del nostro team. Tudor Team Alinghi – Louis Vuitton 38th America’s Cup Sono ormai in corso gli ultimi preparativi, con la prossima pre-regata in programma a Napoli dal 24 al 27 settembre. Sarebbe fantastico vedervi lì di persona, anche perché i nostri velisti sono senz’altro tutti d’accordo su una cosa: i tifosi italiani sono semplicemente incredibili. Lo abbiamo vissuto in prima persona a Cagliari e siamo convinti che a Napoli non sarà diverso. Regatare in questo scenario italiano è qualcosa di davvero speciale per tutti noi”, ha concluso il Tudor Team Alinghi.

MotoGP, Sprint Austria: vince Martin. Poi Marc Marquez e Bezzecchi

Roma, 19 set. (askanews) – Jorge Martin vince la Sprint Race del Gran Premio d’Austria e torna in testa al Mondiale MotoGP. Il pilota Aprilia, scattato dalla pole position, ha rimontato dopo una partenza complicata che lo aveva fatto precipitare fino alla settima posizione, conquistando poi la vittoria al termine di una gara ricca di colpi di scena.

Sul podio salgono Marc Marquez, secondo, e Marco Bezzecchi, terzo. Quarto posto per Ai Ogura, davanti ad Alex Marquez e a un buon Francesco Bagnaia, sesto al traguardo dopo essere stato costretto a passare dal Q1 nelle qualifiche.

Il grande protagonista della prima parte della Sprint era stato Pedro Acosta. Il pilota spagnolo aveva preso il comando e costruito un margine di quasi tre secondi sugli inseguitori, mostrando un ritmo superiore. A tre giri dalla fine, però, la svolta: Acosta è caduto mentre era saldamente al comando, vanificando una gara che sembrava ormai indirizzata verso la sua prima vittoria nella Sprint.

L’errore ha spalancato la strada a Martin, che aveva già completato una grande rimonta. Dopo essere finito nelle retrovie alla prima curva, il pilota Aprilia ha recuperato posizioni una dopo l’altra, superando anche Bezzecchi e Marc Marquez nella fase centrale della gara. Nel finale ha quindi approfittato della caduta di Acosta per conquistare il successo.

Per Martin si tratta della quarta vittoria Sprint della stagione e della ventesima complessiva, a una sola lunghezza dal record di Marc Marquez. È anche la 37ª medaglia Sprint per lo spagnolo, la settima del 2026.

Con i punti conquistati a Spielberg, Martin torna così al comando della classifica iridata: ora ha tre punti di vantaggio su Marc Marquez e 38 su Bezzecchi. La corsa al titolo si riapre dunque proprio sul circuito austriaco.

Alle spalle dei primi sei hanno chiuso gli altri piloti al traguardo, mentre la Sprint è stata caratterizzata anche dalla caduta di Franco Morbidelli, rimasto comunque illeso.

Domenica il programma riprenderà alle 9.40 con il Warm Up, mentre la gara del Gran Premio d’Austria scatterà alle 14.

Sport, 623 km in 24 ore con una gamba: Andrea Devicenzi firma 10 record

Roma, 19 set. (askanews) – L’atleta paralimpico cinquantenne Andrea Devicenzi, amputato alla gamba sinistra dall’età di 17 anni, ha pedalato ininterrottamente per 24 ore su strada, chiudendo con successo il tentativo di battere i dieci record indoor conquistati nel 2025 al velodromo di Palma de Mallorca. Il risultato è arrivato alle 23h di gara, quando ha ufficialmente superato i 602,99 km del record di Palma, per poi chiudere la prova allo scoccare delle 24 ore con la distanza di 623,820 km. E’ successo tra sabato 12 e domenica 13 settembre, sulla Pista di Lainate.

L’obiettivo dell’impresa non era unicamente la distanza finale, ma conquistare ben 10 record mondiali omologati dalla WUCA (World Ultracycling Association). Un traguardo pienamente centrato: nel corso delle 24 ore, Andrea ha progressivamente migliorato tutti i primati di categoria sui passaggi intermedi, nello specifico . 100km in 3h19m2s . 100mi (161km) in 5h33m11s . 6 ore con 173,760km . 200km in 6h56m46s . 300km in 10h53m21s . 200mi (322km) in 11h46m36s . 12 ore cn 327,970km . 300mi (483km) in 18h8m29s . 500km in 18h59m17s . 24 ore con 623,820km

Un traguardo eccezionale, reso ancora più impressionante dalle condizioni ambientali. Affrontare una pista all’aperto, esposti al vento, alle variazioni termiche e di meteo e all’asfalto, comporta uno svantaggio stimato attorno al 20% rispetto alle condizioni controllate di un velodromo indoor. Devicenzi non solo ha annullato questo gap battendo il chilometraggio assoluto, ma, calcolando la compensazione del deficit ambientale, ha registrato un miglioramento prestazionale effettivo di quasi il 30%.

Un’impresa simile non è solo frutto della preparazione e determinazione dell’atleta, ma di un minuzioso lavoro di squadra e di un approccio progettuale e di controllo senza precedenti. In primis, la scelta di affidare a Romolo Stanco e allo staff di TOOT Engineering la progettazione e la costruzione della X24 Challenge, una bicicletta pensata esclusivamente per le esigenze fisiche e di utilizzo di Andrea. Non un modello di serie adattato, ma un telaio in cui è stato ripensato l’intero equilibrio del corpo sul mezzo per renderli un’unica entità, capace di viaggiare in perfetta simbiosi per 24 ore (con pause di soli 5 minuti ogni due ore), ottimizzando sia il comfort che l’efficienza.

La X24 Challenge, realizzata quasi interamente in stampa 3D e saldata a mano in Italia da TiRED Bikes in una speciale lega aeronautica, è stata ottimizzata in ogni suo dettaglio per compensare la dinamica di spinta asimmetrica. Dalle geometrie alla massima efficienza della trasmissione alla scelta delle coperture per l’asfalto del circuito, fino a un cockpit su misura sviluppato con Deda Elementi: tutto è stato studiato per permettere ad Andrea di controllare la bici in totale sicurezza, distribuendo il carico in modo ideale su un corpo che esprime forza con un’unica gamba.

Fondamentale è stata la trasposizione delle competenze acquisite da Romolo Stanco nel motorsport: i test precedenti e il monitoraggio costante attraverso software predittivi dedicati e sistemi di telemetria, hanno permesso di aggiornare costantemente l’atleta dal box, gestendo aerodinamica, traiettorie, consumo energetico e gestione dello sforzo.

“Sapevo che sarebbe andata così, i numeri studiati prima e durante il tentativo erano chiari”, racconta Romolo Stanco. “È un’ulteriore conferma dell’importanza di lavorare insieme all’atleta sul mezzo, sulla posizione e in ogni momento della sfida, con un approccio predittivo e analitico più simile a quello del motorsport che al ciclismo a cui siamo abituati”. A fianco di Andrea, oltre al pubblico pronto a incitarlo a ogni passaggio (il circuito di Lainate è lungo 1.500m, la distanza certificata da WUCA per il record è di 1.399,36m per un totale di 445 giri percorsi) uno staff coordinato per lasciargli la totale concentrazione sulla pedalata, con i ragazzi del progetto scolastico “Oltre l’Impossibile”, che negli ultimi tre anni hanno viaggiato in bici con lui dall’Islanda alla Cambogia, fino a Capo Nord, alla continua ricerca del superamento dei propri limiti.

Le parole di Andrea Devicenzi: “In queste ore, ripensando a tutto quanto, mi è tornata in mente una parola sola: COSTRUIRE. Sento che questi dieci record li ho costruiti negli anni. Li ho costruiti in sella alla mia bici TiRED fatta su misura per me, e con l’allenamento fisico e mentale. Ma soprattutto li ho costruiti insieme alla squadra. Con Fausto Pella e Alessia Bumbaru per la programmazione; con Romolo Stanco e Erica Marson, che hanno costruito la bici pensandola intorno a me invece che adattando me a lei; con Alessandro Bocchi, il giudice di gara, e con i ragazzi di ‘Oltre l’Impossibile’. Dal primo metro io pensavo esclusivamente al mio corpo e all’andatura; a tutto il resto ci pensava chi era al box. Questa fiducia reciproca e questa divisione dei compiti ci ha portati al traguardo. Loro hanno pensato a tutto quello a cui io non potevo pensare. Ci sono stati momenti difficilissimi, ma l’incitamento che arrivava a ogni giro mi ha aiutato a intravedere la fine del tunnel, affrontando la sfida un chilometro alla volta. Adesso l’obiettivo è recuperare le forze e tornare a pedalare per il puro piacere di farlo. Nel frattempo aspettiamo da WUCA le distanze certificate ufficialmente, ma il grazie più grande va già da ora a tutte le persone che hanno contribuito. Se c’è una cosa che questi 623,820 chilometri mi hanno confermato, è che da soli, forse, si arriva. Ma non così lontano. E soprattutto, non così”.

Il record si è svolto a La Pista di Lainate grazie al supporto de Il Centro di Arese, che con questi 10 record ha voluto festeggiare i suoi dieci anni di attività, e di ACI Vallelunga, ente gestore del circuito. Partner e Sponsor dell’iniziativa L’impresa è stata realizzata grazie al supporto di: Progetti del Cuore, Borello, Pomì, Quixa, Vittoria, Katana, TOOT Engineering, TiRED Bikes, Coppini Arte Olearia, Tagliabue, Dama, Deda Elementi, Fizik, AVR, ANMIC Cremona, Dona di Slancio.

Bollo, Dombrovskis cauto sull’uso di ‘avanzi’ Pnrr: "Possibili margini"

Roma, 19 set. (askanews) – Cautela del commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovksis, sulla possibilità che l’Italia sfrutti fondi non utilizzati del Pnrr per finanziare l’eliminazione del bollo auto. “Ci possono essere dei margini sulla gestione delle liquidità”, ha detto, ma “dovrei informarmi meglio” rispetto alle comunicazioni di ieri del ministro Giancarlo Giorgetti.

“Su questo tema è opportuno ricordare che il Rrf (o Pnrr) è uno strumento basato sui risultati, non sui costi. Questo significa che gli Stati membri concordano su piani, su riforme e investimenti e quello che valutiamo è se questi investimenti e riforme sono stati attuati, in base alle tappe chiave che corrispondono ai pagamenti. Significa che i flussi dei pagamenti – ha rilevato Dombrovskis – possono non essere perfettamente allineati con i flussi dei costi e di spesa nei Paesi membri. Per questo dovrei informarmi meglio con le comunicazioni del ministro Giorgetti. Ma probabilmente possono esserci dei margini sulla gestione delle liquidità, perché è uno strumento basato sui risultati, non sui costi”.

Ieri il minsitro dell’Economia aveva riferito che parte del provvedimento sul bollo potrà utilizzare i finaziamenti “Pnrr non utlizzati, che non potevano essere ricollocati, perché come è nopo è scaduto il termine per poterli ricollocare. Sono delle economie rispetto a dei progetti che sono stati realizzati e su cui sono rimasti dei risparmi – ha spiegato – quindi sono soldi nazionali, mica risorse del Pnrr o risorse europee. E’ una normale copertura, come tutte le coperture sul bilancio nazionale”.

Banche, Dombrovskis apre a "semplificazioni con misure mirate"

Roma, 19 set. (askanews) – Posto che sulle banche “non bisogna abbassare l’asticella” della solidità, le riforme degli anni passati operate nell’Unione europea, dopo la crisi precedente, sebbene fossero “singolarmente giustificate, come aggregato hanno creato una complessità che non è giustificata”. Lo ha riconosciuto il commissario europeo all’Economia, Valdez Dombrovskis, che nella conferenza stampa al termine dell’Ecofin ha riferito che nel primo trimestre del prossimo anno dove dovrebbe essere presentato un nuovo pacchetto di semplificazioni, che terrà conto anche del tema della competitività delle banche.

“Le riforme prudenziali operate dopo la crisi finanziaria hanno reso le banche più resilienti, ma abbiamo visto come riforme singolarmente giustificate come aggregato creano una complessità non giustificata. Non bisogna abbassare l’asticella – ha chiarito – restiamo impegnati agli standard, ma dobbiamo attuare questi standard in un modo che riflette” anche altre esigenze.

Sulla competitività “abbiamo annunciato che andremo avanti con un pacchetto di semplificazioni, presumibilmente nel primo trimestre del prossimo anno. Le modalità sono ancora da definire – ha concluso – ma è chiaro anche dal punto di vista della competitività delle banche, che ci sono una serie di misure dove possiamo fare semplificazioni in modo mirato”.

Uno sbaglio dell’intelligenza artificiale stava per scatenare una guerra Usa-Cina

Roma, 19 set. (askanews) – Un rapporto dell’intelligence statunitense generato dall’intelligenza artificiale ha “quasi scatenato una guerra” tra Washington e Pechino dopo aver erroneamente indicato che una nave cinese stava trasportando componenti nucleari verso l’Iran durante il conflitto in Medio Oriente: lo ha riferito la Cnn, citando fonti a conoscenza dell’episodio.

L’esercito statunitense si stava preparando a sequestrare l’imbarcazione e “gli aerei militari erano già in volo”, secondo la Cnn, prima che i funzionari approfondissero la questione e si rendessero conto che il rapporto era stato redatto con l’ausilio di un chatbot, il quale aveva identificato erroneamente il carico.

Secondo la Cnn, un analista militare statunitense aveva interrogato il chatbot in merito a informazioni provenienti dal Comando per le Operazioni Speciali Usa nel Pacifico (con sede alle Hawaii) riguardo alla nave: il chatbot ha basato la sua risposta errata sia su fonti aperte (open-source) che su informazioni riservate derivanti dall’intercettazione di segnali (Sigint).

Sandro Mazzola, il testamento umano e sportivo: «Il calcio ti educa a essere te stesso, senza fingere»

Che differenze trova – nel calcio giocato e in quello ‘parlato’ – tra la Sua epoca di calciatore e quella attuale? C’è stata indubbiamente un’evoluzione delle competenze tecniche, un affinamento della strategie tattiche, una “modularizzazione” delle formazioni, un adeguamento dei singoli ruoli dei calciatori in campo. Ma senza cadere nelle valutazioni moralistiche conserva sempre una certa nostalgia per quegli anni 60 e 70? Qual era il vostro ‘valore aggiunto?

Rispetto ai miei tempi di calciatore ci sono oggi più rubriche, trasmissioni, più attenzione dei media e più dibattito. Allora tutto questo non esisteva o si limitava all’essenziale, come cronaca giornalistica e televisiva. Lo stesso calcio giocato era diverso, difensivista, meno atletico anche se quello italiano in particolare è sempre stato abbastanza ‘tattico’. Soprattutto allora c’era la ‘marcatura a uomo’, il grande maestro dei primi anni era il patron Nereo Rocco. Adesso si gioca ‘a zona’ e in teoria questo dovrebbe dare un calcio più spettacolare, anche se in pratica non sempre è così.

Forse la vera rivoluzione sulla disposizione tattica in campo della squadra fu avviata da Arrigo Sacchi….

Sicuramente è così e ancora oggi non si può prescindere dal suo modulo originario, poi evolutosi nel tempo. Sacchi ha cambiato completamente tutte le regole del calcio giocato. Direi che ancora oggi – a partire dalla preliminare preparazione atletica, alla disposizione tattica, ai moduli di gioco il calcio risente in modo netto di due condizionamenti oggettivi, dovuti ai due più grandi allenatori degli ultimi anni: Helenio Herrera e Arrigo Sacchi. Herrera fu il primo a introdurre un riscaldamento prepartita molto prolungato e teso, il palleggio con le mani, l’intensità della preparazione atletica. Prima un calciatore faceva due o tre palleggi negli spogliatoi e poi entrava in campo, mentre io ricordo che nei primi anni Herrera faceva fare anche fino a 40/50 minuti di riscaldamento alla squadra. La prima spallata al vecchio calcio la diede sicuramente Herrera, poi è arrivato Sacchi, intelligenza calcistica allo stato puro, e io credo che tutti coloro che studiano da allenatore a Coverciano non possano prescindere dagli insegnamenti di questi due grandi maestri. Entrambi hanno inventato il calcio moderno.

L’Italia – si sa – è un paese di commissari tecnici: tutti hanno in tasca la formazione vincente. Ma il vero allenatore di una squadra quali elementi di valutazione tiene presenti per mandare in campo l’11 migliore? Prevalgono valutazioni tattiche, emotive, di condizione fisica, preparazione atletica, di armonia tra la squadra, certi fatti magari accaduti in settimana e negli spogliatoi di cui il pubblico ignora i retroscena…. Insomma quanto è difficile fare l’allenatore e quanto conta il modulo da lui scelto per ottimizzare la resa dei calciatori? Si dice infatti – a volta- che nonostante le tattiche e le pretattiche basta un gesto atletico o l’estro di un grande campione per risolvere una partita….

Effettivamente l’allenatore prepara tatticamente tutte le cose che lei ha elencato ma spesso deve cambiare in corsa, durante la partita. La sua bravura sta nel seguire l’evolversi della gara e poi introdurre elementi tattici e uomini in grado di dare una svolta all’incontro. Tra le squadre poi c’è molto più equilibrio di una volta, mentre trovo che un tempo- forse più di oggi – bastava l’estro o il gesto atletico del singolo per stravolgere tutte le modulistiche ed essere decisivo. Ancora oggi è così: uno pensa di governare, di gestire una partita poi basta che uno come Messi ne dribbli cinque e vada in gol e tutto questo è imprevedibile.

Alla gente il calcio piace, specie agli italiani: alla domenica riesce a farci dimenticare le magagne piccole e grandi della vita, ad esaltarci, a farci divertire anche soffrendo. Ma, onestamente, come la mettiamo con certe paghe dei calciatori in tempi di crisi, dove molte famiglie non arrivano alla fine del mese?

Secondo me quando si fa questo discorso si dimentica che ci sono sportivi che guadagnano molto di più dei calciatori, che ci sono stati gli scandali dei dirigenti che si sono arricchiti truffando alle spalle proprio dei calciatori e della gente: cioè questo diventa un discorso diffuso sì, ma semplicistico, è troppo facile prendere di mira solo i calciatori. Tra di loro – indubbiamente – c’è chi guadagna in modo esagerato. Però tutto è proporzionato e relativo al fatto che è proprio il pubblico che esalta il calcio, è il mercato che chiede questo: se la gente non andasse negli stadi forse i calciatori guadagnerebbero meno. Ma, ripeto, è la domanda della gente che condiziona e inflaziona il mercato. Il calcio piace e diverte. Poi c’è da dire che la carriera di un calciatore dura in media dieci o dodici anni e poi si esce di scena. Gente come Maldini che ha chiuso a 41 anni è una vera eccezione: lui è veramente unico, un grande, un grandissimo in tutto, come uomo e come sportivo.

Non sempre il comportamento in campo dei calciatori è ispirato al “bon ton”, all’etica del rispetto dell’avversario e delle regole: trovo che non sia una bella immagine quella dei calciatori che simulano, fanno falli cattivi, violano la cavalleresca contesa con “cadute inventate”, improbabili capriole ecc…..il tutto per trarne vantaggio: un fallo, un rigore, un’espulsione. Non pensa che sia diseducativo per il pubblico, specie per i giovani, che nei commenti del dopo partita si schierano anche con chi ha commesso un’infrazione, ha violato le regole etiche della contesa ed educhi tutti all’imbroglio come consuetudine di vita, come…arma vincente?

Io sono d’accordo su questo ma ritengo che dipenda da come vengono allevati e cresciuti nelle squadre i calciatori. Ricordo un aneddoto che mi riguarda. Avevo 15 anni e giocavo nei ragazzi dell’Inter, il grande Giuseppe Meazza era il nostro allenatore e mi faceva giocare come ala destra perché ero piccolino e magro. Ricordo che in una partita, dopo il primo tempo mi lamentai di quella mia posizione in campo, perché non combinavo granchè, ero fuori dal gioco, prendevo poche palle. Meazza mi chiamò e mi disse “Uè, pastina, ven chi! Stai a sentire bene: io sono campione del mondo, ho vinto tutto e non mi sono mai lamentato né del ruolo né dei compagni, perciò la prossima volta che ti sento protestare tu non giochi più”. La morale è questa: quante persone che nel calcio ti danno questi insegnamenti di vita? Noi abbiamo sfornato una generazione di allenatori o pseudo tali, soprattutto a livello giovanile, che hanno scimmiottato i grandi senza pensare che dovevano dare, oltre a lezioni di calcio, lezioni di comportamento. Chi arriva a giocare al calcio è uno che viene dalla strada e nella strada che ragazzi abbiamo? Il calcio comunque qualcosa ti insegna…. Le simulazioni, le cadute plateali ci sono ma bisogna capire che il giocatore è trasportato dal gesto atletico, sono momenti di grande impegno e tensione: per valutare il tutto più che fermare l’attimo con la moviola bisogna capire che il calcio è istintività. Lo sport è vita e serve a trarre insegnamenti per essere migliori, bisogna capire questa verità, che si vinca o che si perda.

A parte i soliti episodi di tifosi scatenati e violenti che cosa pensa del comportamento generale delle tifoserie? Non sono forse proprio certi atteggiamenti dei calciatori a generare scintille di scontri sugli spalti? Quali provvedimenti dovrebbero prendere le autorità sportive e civili di fronte al fenomeno della violenza negli stadi?

Ricordo che nel 1980 il Sindaco di Milano Tognoli chiamò in Comune me e Rivera come capitani dell’Inter e del Milan per parlare del fenomeno della violenza negli stadi che cominciava ad emergere. Da allora che cosa si è fatto? Tutti conoscono quelli che entrano lì per fare violenza, c’è persino spaccio di droga negli stadi. Questo esaspera gli animi. Il nostro Stato non riesce a governare e debellare questo fenomeno, il calcio cerca di calmare gli animi, in parte ultimamente c’è anche riuscito. I violenti degli stadi sono i violenti nella strada, in famiglia, a scuola, nella vita: in più dentro lo stadio il violento si sente impunito perché può nascondersi e camuffarsi tra la gente, nessuno lo vede e può fare quello che vuole. Non riesco a capire come mai in Inghilterra – dove fino a dieci anni fa questo problema era peggiore che da noi – adesso queste cose non succedono. Probabilmente perché quelli che fanno queste cose vanno in galera, qui non ci va nessuno neanche per cose più gravi. Le regole ci sono anche qui ma nessuno le rispetta le fa rispettare.

Che cosa può fare la scuola per favorire la diffusione e l’amore per lo sport? Oltre le attrezzature, gli impianti, le strutture, non Le sembra che l’attività sportiva sia un po’ una cenerentola nei programmi didattici? Ci preoccupiamo che tutti i ragazzi abbiano un computer, non importa se poi l’uso indiscriminato dei PC e della TV li rende obesi e indolenti.

Noi parliamo di sport nella scuola dimenticando che la scuola non ha strutture idonee per lo sport. Nelle scuole mancano a volte le palestre, I ragazzi devono fare sport dopo la scuola e dopo aver fatto i compiti, magari in strutture lontane da casa, accompagnati dai nonni perché i genitori sono al lavoro. Ricordo che anni fa io tenni delle conferenze all’Università di Miami negli USA e rimasi sbalordito dal vedere le dotazioni sportive delle scuole: avevano 6 campi da calcio, uno con tribuna da 40 metri, 8 campi da rugby, poi da football americano, baseball, pallavolo ecc. Era luglio e anche se l’Università era chiusa e non c’erano lezioni, era lo stesso frequentata dai giovani: noi dove li mandiamo questi ragazzi a fare sport? Qui in Italia si fa troppa teoria su tante cose ma c’è poco senso pratico e capacità di risolvere concretamente le cose: questo dello sport giovanile è un problema serio. Le strutture scolastiche sono vecchie, quelle di 40 anni fa e la stessa mentalità degli insegnanti marginalizza lo sport e quasi colpevolizza e punisce i ragazzi che lo praticano. Eppure si diceva “mens sana in corpore sano”….

Da questo punto di vista non pensa che le società sportive dovrebbero favorire l’accesso ai loro ‘vivai’ del maggior numero possibile di ragazzi, sia per farli divertire in modo sano, sia per coltivare ‘in casa propria’ i futuri campioni di domani?

Purtroppo anche le società sportive non hanno strutture adeguate. Anche su questo argomento si fanno troppe parole, qui in Italia. In Inghilterra i ragazzi vanno a fare calcio nelle società sportive a partire dai 12 – 13 anni ma prima glielo insegnano a scuola. Serve un lavoro di collaborazione tra scuole e società sportive, per dare continuità alla pratica agonistica che non è certo in conflitto con una buona formazione scolastica.

Lei e Rivera siete ricordati oltre che per la bravura del singolo anche per la famosa ‘staffetta’. Come vivevate emotivamente questa situazione? Ma davvero due grandissimi campioni come voi potevano e possono essere oggi ‘tecnicamente incompatibili e alternativi’? Come si fa a rinunciare al “genio”, capace di un gesto di estro imprevedibile per far posto ai moduli e alle geometrie?

Questa è una cosa solo italiana. Noi dobbiamo sempre mettere i Coppi contro i Bartali.  Il Brasile in Spagna giocava con cinque numeri 10 e questo perché loro pensano di mettere in campo prima di tutto chi sa giocare bene e poi il resto della squadra. Noi abbiamo un’altra mentalità, temo che sarà sempre così. Noi – io e Rivera – avevamo cominciato la staffetta nei mondiali del 70 e poi – per nostra mentalità la cosa è andata avanti così fino ad oggi.

Concludendo questa intervista Le chiedo se vuole spendere due parole – rivolgendosi alle famiglie, alla scuola e alle società sportive – per favorire la più ampia diffusione dell’attività agonistica non solo per la sua valenza in tema di salute ma anche perché lo sport è una di quelle risorse ‘educative’ che ci permettono di affrontare le difficoltà della vita con lealtà, coraggio e sacrificio. Non crede che anche questo aspetto debba essere ricordato a tutti, più spesso? Oggi viviamo la stagione del tutto facile e tutto a portata di mano: in questo modo non illudiamo e diseduchiamo i giovani, attesi poi dalle vere prove della vita?

Questa osservazione è importantissima perché lo sport ti educa ad essere te stesso, praticando lo sport ti riveli per quello che sei: non c’è la possibilità di fingere e ti accorgi se anche il tuo compagno è corretto, generoso. Conoscendosi reciprocamente ci si può aiutare a vicenda: è questo il concetto fondamentale dello sport di gruppo che ti aiuta a crescere a condizione di avere però degli istruttori e un mondo intorno che ti aiuta a capire questi valori quando sei giovane.

Anche i genitori devono fare la loro parte. Lei vada in un campetto dove i ragazzini giocano a calcio e osservi i loro comportamenti: inveiscono con l’allenatore se non fa giocare il loro figlio, urlano parolacce agli altri giocatori se non gli passano la palla, perché pensano che il figlio possa un domani risolvere i problemi economici della famiglia se domani diventa un campione.

Quel ragazzo, con dei genitori così, non diventerà mai un calciatore. C’è anche questa verità e bisogna dirla, buona parte dei genitori la pensa in questo modo.

I ragazzi vanno educati in campo da chi conosce il calcio ma vanno aiutati ad esprimersi secondo le loro potenzialità, a liberare il loro estro, per divertirsi ed essere se stessi.

 

Affitti brevi, Salvini: no ai vincoli Ue, la casa degli italiani non si tocca

Roma, 19 set. (askanews) – “La casa degli italiani non si tocca, la proprietà privata è sacra, ognuno deve avere il diritto di metterla a reddito come vuole” e no a “nuovi vincoli”, come quelli proposti dalla Commissione europea sugli affitti brevi, con il pretesto della crisi degli alloggi. Lo ha affermato il vicepremier e ministro di Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, intervenuto con un videomessaggio al 36° Convegno Coordinamento legali Confedilizia “La casa tra norme nazionali ed europee”.

Invece di “certe ideologie”, durante “tempi complicati” come quelli attuali per la casa “servono più risorse e più investimenti, più case con meno vincoli sulla proprietà privata, anzi con zero vincoli sulla proprietà privata. Non servono nuovi vincoli ma serve più libertà d’impresa – ha detto -. E lo dico anche alla luce delle recenti proposte arrivate da Bruxelles in materia di casa, affitti brevi, seconde case, immobili sfitti”.

“È vero che c’è crisi abitativa che è un problema reale, che si appronta però aumentando l’offerta, recuperando il patrimonio esistente come stiamo lavorando per fare, semplificando le regole sul modello della cedolare secca e abbattendo l’Imu nelle aree interne, battaglia comune. Non certo questa difficoltà abitativa si combatte facendola diventare un pretesto per introdurre nuovi vincoli o comprimere il diritto di proprietà”, ha detto Salvini.

“La casa degli italiani non si tocca, la proprietà privata è sacra, ognuno deve avere il diritto di metterla a reddito come vuole – ha ffermato -. Questa è la strada che ho impresso al mio ministero e che anche il governo sta seguendo: più case, cantieri aperti, meno burocrazia, più libertà e tutela della proprietà privata”.

“Confedilizia è un interlocutore fondamentale per continuare a lavorare proprio in questa direzione – ha concluso il leader della Lega -. Vi ringrazio per il vostro lavoro, grazie per essere sempre in supporto alle famiglie, ai piccoli proprietari”.

MotoGP, Martin conquista la pole in Austria

Roma, 19 set. (askanews) – Jorge Martin conquista la pole position del Gran Premio d’Austria al Red Bull Ring e si mette alle spalle Marc Marquez e il padrone di casa Pedro Acosta, indicato alla vigilia delle qualifiche come uno dei principali candidati al primo posto. Sono appena 70 i millesimi che separano i primi tre, con Martin autore di un giro decisivo che gli vale la quarta pole sul circuito austriaco, record per il tracciato.

Alle spalle dei primi tre scatterà Marco Bezzecchi, quarto con l’Aprilia, davanti all’altra RS-GP di Ai Ogura. Sesto posto per Alex Marquez con la Ducati Gresini. Francesco Bagnaia, costretto a passare dal Q1, riesce a superare lo scoglio e chiude le qualifiche al settimo posto, davanti a Fabio Di Giannantonio.

Martin ha preceduto Marquez al termine di una sessione molto combattuta. Lo spagnolo dell’Aprilia ha trovato il giro perfetto proprio nel momento decisivo, mentre Acosta, dopo aver mostrato un ritmo molto competitivo, non è riuscito a trasformare le attese in pole. La prima fila riunisce così tre piloti spagnoli e propone immediatamente uno dei temi principali del weekend: Martin e Marquez sono infatti appaiati in testa al Mondiale e partiranno uno accanto all’altro.

Bezzecchi partirà dalla seconda fila dopo una qualifica che conferma i progressi dell’Aprilia rispetto alle prove del venerdì. Il quarto posto rappresenta però un punto di partenza per verificare in gara il reale potenziale della moto, soprattutto dopo le prestazioni mostrate nelle ultime uscite.

Bagnaia, invece, ha chiuso settimo dopo aver dovuto affrontare il Q1. Il pilota Ducati ha compiuto un passo avanti rispetto al venerdì, anche se resta ancora lontano dalle posizioni di vertice. Il Red Bull Ring è però una pista favorevole al piemontese, che qui ha già vinto e potrebbe cercare in gara le risposte ai problemi emersi nelle ultime settimane.

La Sprint Race è in programma oggi alle 15, mentre domenica la gara lunga scatterà alle 14.

Sandro Mazzola, Rivera: "Addio a un rivale e amico"

Roma, 19 set. (askanews) – “Prima di tutto era un avversario importante perché giocava nell’altra squadra di Milano ma poi invece avevamo un grande rapporto di amicizia” sono le parole di Gianni Rivera per ricordare Sandro Mazzola ai microfoni di Radio1 Rai. “Giocavamo insieme in Nazionale, c’è stato un periodo che hanno preferito farci giocare nel modo alternativo e non l’abbiamo capito nessuno dei due”. Rivera rivela anche il loro rapporto: “Pur essendo interista e giocando con una squadra diversa dalla mia, abbiamo avuto un grande rapporto, abbiamo istituito l’Associazione Calciatori, abbiamo preparato il terreno per migliorare la vita dei calciatori. Avevamo un grande rispetto l’uno per l’altro”. E poi chiosa: “In Nazionale abbiamo sempre giocato insieme, ma in Messico pareva fosse impossibile. Perché? E chi lo sa, vai a capire la testa. Io non sono mai stato nella testa degli altri. Ma era inevitabile che succedesse, era giustificato perché lui giocava nell’Inter e io nel Milan, però avevamo caratteristiche talmente diverse che potevamo benissimo giocare insieme. Come ho detto, abbiamo giocato insieme i Mondiali precedenti e quelli successivi, in Messico sembrava non fosse proprio possibile”.

In Cisgiordania coloni israeliani hanno tagliato l’acqua a 700 palestinesi

Roma, 19 set. (askanews) – Dei coloni israeliani hanno interrotto la fornitura d’acqua a 700 palestinesi nel villaggio di Ad Daqiqa, situato nell’area desertica di Yatta, a sud di Hebron, nella Cisgiordania. Lo riporta al Jazeera. Osama Makhamra, attivista impegnato contro gli insediamenti, ha riferito all’agenzia di stampa palestinese Wafa che i coloni, protetti dalle forze israeliane, hanno tagliato l’erogazione idrica nel contesto di attacchi in corso contro villaggi, frazioni e accampamenti della zona di Masafer Yatta.

Intanto, una ragazza è morta dopo che le forze israeliane hanno aperto il fuoco a nord del campo di Nuseirat, nella Striscia di Gaza centrale: lo ha riferito l’ospedale dei Martiri di al Aqsa ad al Jazeera. L’emittente qatarina ha riportato inoltre che un palestinese è rimasto ucciso in un raid aereo israeliano nel quartiere di Shujayea, a Est di Gaza City.

Sicurezza delle scuole, Valditara: 2.828 interventi, decine di armi sequestrate

Roma, 19 set. (askanews) – “Mi vedo costretto a smentire quanto affermato da alcuni organi di stampa sulla presunta mancata attuazione della circolare Piantedosi-Valditara sui controlli nelle scuole con metal detector. Da febbraio a maggio 2026 sono stati effettuati 2.828 interventi che hanno riguardato 276 scuole su tutto il territorio nazionale con il sequestro di alcune decine di armi atte ad offendere, fra cui: coltelli, tirapugni, scimitarre, pistole ad aria compressa, sfollagente, machete”. Così in una nota il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.

“Ora che si scopre che il 70% dei giovani è favorevole a controlli di questo tipo, si chieda piuttosto a quelle forze politiche che hanno contestato la misura come repressiva che cosa non si dovrebbe reprimere: il diritto di portare coltelli a scuola?”, conclude il ministro.

M5S, a Milano Nova 2026, due giorni per lanciare la sfida di Conte

Roma, 19 set. (askanews) – Si apre alle 14.30 di oggi, al Join World Center di Milano, l’assemblea conclusiva di Nova 2026, il “percorso partecipato” costruito dal Movimento 5 stelle per dare vita alla proposta programmatica da sottoporre al tavolo della coalizione progressista che dovrebbe sottoscrivere il patto elettorale. Il documento in 20 paragrafi tematici, a loro volta suddivisi in decine di specifici punti, licenziato nella sua versione finale dopo il Consiglio nazionale-fiume di giovedì scorso, è attualmente sottoposto al vaglio del voto degli iscritti, che si concluderà domani, domenica 20 settembre, alle 14.

“È questo il nostro modo di fare politica: ascoltare, dialogare, coinvolgere. E poi decidere insieme. Partecipate ed esprimete le vostre scelte. La vostra voce conta”, ha scritto il leader stellato Giuseppe Conte nell’appello ai suoi perché prendano parte all’atto finale della costruzione del programma. L’evento punta a ribadire la sfida del M5S, sia sul piano dei contenuti, sia su quello della leadership: senza un ipotetico accordo per un “federatore” diverso da lui e da Elly Schlein, il Movimento non rinuncia alla sua scommessa su un possibile terzo governo affidato al giurista pugliese.

La due giorni milanese (chiusura attesa nel tardo pomeriggio di domenica), fortemente voluta dall’ex presidente del Consiglio anche per correggere l’immagine di una forza politica radicata prevalentemente nel Mezzogiorno, si apre non a caso, dopo l’introduzione affidata ai capigruppo parlamentari Riccardo Ricciardi (Camera), Luca Pirondini (Senato) e Pasquale Tridico (capodelegazione a Bruxelles), con un dibattito intitolato “Verso Nord. Economia per il bene comune”. Sul palco nell’arco della giornata, accanto agli economisti italiani e internazionali (Giuliano Noci, Leonardo Becchetti, Jayati Ghosh, James Kenneth Galbraith, Jeremy Rifkin, Jeffrey Sachs), all’ambientalista geologo Mario Tozzi, volto noto della tv, ci sarà spazio anche per due figure di punta del M5S “di governo”: Roberto Fico e Alessandra Todde, rispettivamente presidenti delle giunte regionali di Campania e Sardegna.

Il momento prevedibilmente più carico di emozione sarà quello riservato a Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati, un tema molto sentito nel Movimento, che ha trovato spazio anche nella bozza programmatica, nel cruciale paragrafo 17, quello che ribadisce il no alle forniture di armi all’Ucraina, pur senza fissare una scadenza immediata per lo stop. Il punto che riguarda la Palestina recita: “Riconoscimento dello stato della Palestina, risoluzione dell’accordo di cooperazione militare con Israele, promozione del superamento nell’Unione Europea dello status di partner privilegiato di Israele, promozione dell’adozione di sanzioni economiche e finanziarie nei confronti di tutti i responsabili del genocidio a Gaza e delle attività criminose in Cisgiordania”.

La formula di Nova 2026 ricalca quella del 2024, una sorta di lungo talk show con protagonisti sempre diversi che si alternano sul palco: il lavoro di collegare i vari momenti della giornata è affidato alla conduttrice televisiva Veronica Gentili; la conclusione della prima giornata (e magari qualche intermezzo fuori programma) al leader Giuseppe Conte, che anche oggi, secondo un sondaggio pubblicato dal Corriere della sera, è pronosticato come favorito, fra gli elettori del centrosinistra, in una possibile sfida con Elly Schlein alle sempre più probabili primarie di coalizione. Terzo incomodo permettendo, dal momento che la stessa rilevazione attribuisce un alto indice di gradimento alla sindaca di Genova Silvia Salis, che però ha più volte precisato di non essere disponibile a correre nella sfida pre-elettorale fra i leader progressisti.

Mazzola, Meloni: ha lasciato un segno indelebile nella Nazione

Roma, 19 set. (askanews) – “Con la scomparsa di Sandro Mazzola, perdiamo un grande campione e una delle figure più amate nella storia del calcio italiano. Leggenda dell’Inter e degli Azzurri campioni d’Europa nel 1968, ha fatto gioire e appassionare generazioni di italiani, lasciando un segno indelebile nella nostra Nazione. La sua eredità sportiva si aggiunge a quella del padre Valentino, capitano del Grande Torino e scomparso nella tragedia di Superga. Alla sua famiglia, a tutti i suoi affetti e ai tifosi, le mie più sentite condoglianze”. E’ quanto scrive la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui suoi social.

Banche, Abi: ad agosto tassi nuovi mutui saliti al 3,56%, massimo 2 anni

Roma, 19 set. (askanews) – Tassi di interesse in aumento ad agosto sui nuovi mutui per l’acquisto di abitazioni in Italia, in media al 3,56%, secondo il rapporto mensile dell’Abi, pari a 16 punti base in più rispetto a luglio. Si tratta del valore più elevato dall’agosto del 2024, secondo l’associazione. Il tasso medio sui sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese è invece diminuito al 3,66%, 13 punti base in meno rispetto a un mese prima.

Nel frattempo, il tasso medio sul totale dei prestiti in essere è rimasto quasi stabile dal 4,19%, 2 punti base in più rispetto a luglio.

Questo mentre secondo l’Abi ha continuato a rafforzarsi la crescita del credito nella Penisola. Ad agosto 2026, il totale dei prestiti a imprese e famiglie è salito del 3,4% su base annua, in accelerazione rispetto al mese precedente (+3,3%), proseguendo il percorso di crescita dei prestiti iniziato a marzo 2025. Questa crescita dei prestiti di agosto è stata la più sostenuta dall’ottobre del 2022.

Per le famiglie, rileva l’associazione bancaria, è il ventesimo mese consecutivo di incremento e per le imprese è il quattordicesimo mese consecutivo di crescita dei prestiti.

Mazzola, Meloni: ha lasciato un segno indelebile nella Nazione

Roma, 19 set. (askanews) – “Con la scomparsa di Sandro Mazzola, perdiamo un grande campione e una delle figure più amate nella storia del calcio italiano. Leggenda dell’Inter e degli Azzurri campioni d’Europa nel 1968, ha fatto gioire e appassionare generazioni di italiani, lasciando un segno indelebile nella nostra Nazione. La sua eredità sportiva si aggiunge a quella del padre Valentino, capitano del Grande Torino e scomparso nella tragedia di Superga. Alla sua famiglia, a tutti i suoi affetti e ai tifosi, le mie più sentite condoglianze”. E’ quanto scrive la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui suoi social.

Napoli, si ripete il miracolo di san Gennaro: il sangue si è sciolto

Napoli, 19 set. (askanews) – Il prodigio del miracolo di San Gennaro, a Napoli si è ripetuto anche quest’anno. L’annuncio della liquefazione del sangue da parte dell’Abate monsignor Vincenzo De Gregorio è arrivato alle 10.04 minuti. Ed è stato salutato da un lungo applauso e lo sventolio di fazzoletti bianchi dei fedeli presenti, giunti al Duomo di Napoli, sin dalle prime ore del mattino.

La cerimonia si è svolta alla presenza del presidente della regione Campania Roberto Fico, il sindaco di Napoli e presidente della Deputazione di San Gennaro Gaetano Manfredi. “Ancora una volta il santo protettore ci ha dato il segno della sua presenza” ha accompagnato l’annuncio del prodigio da parte dell’Abate.

Calcio, il programma della Serie A. Oggi Roma-Inter

Roma, 19 set. (askanews) – Quattro partite in programma oggi in serie A. Questo il programma: ore 15.00 Bologna-Torino, Udinese-Cagliari, ore 18.00 Roma-Inter, ore 20.45 Venezia-Lazio

Quinta giornata Monza-Sassuolo 2-1; Sabato 19 settembre: ore 15.00 Bologna-Torino, Udinese-Cagliari, ore 18.00 Roma-Inter, ore 20.45 Venezia-Lazio; Domenica 20 settembre: ore 12.30 Fiorentina-Napoli, ore 15.00 Frosinone-Como, Parma-Genoa, ore 18.00 Juventus-Atalanta, ore 20.45 Milan-Lecce.

Classifica: Roma, Inter 12, Lazio, Como 10, Cagliari 9, Milan 8, Juventus, Frosinone, Sassuolo 7, Atalanta, Lecce, Napoli 6, Udinese, Monza 4, Torino, Fiorentina 3, Parma, Bologna, Genoa 1, Venezia 0.

Sesta giornata Sabato 10 ottobre: ore 15.00 Genoa-Fiorentina, ore 18.00 Inter-Parma, ore 20.45 Napoli-Frosinone; Domenica 11 ottobre: ore 12.30 Como-Roma, ore 15.00 Lazio-Monza, Lecce-Bologna, ore 18.00 Sassuolo-Milan, ore 20.45 Cagliari-Juventus; Lunedì 12 ottobre: ore 18.30 Atalanta-Venezia, ore 20.45 Torino-Udinese.

Carburanti in rialzo, diesel supera 2,3 euro al litro, nuovo picco

Roma, 19 set. (askanews) – Prezzi dei carburanti di nuovo in rialzo. Secondo l’ultima rilevazione dell’Osservatorio del Mimit, il prezzo medio in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,153 euro al litro per la benzina e 2,330 euro al litro per il gasolio, in questo caso segnano un nuovo picco. Ieri la verde si attestava a 2,149 €/l, il gasolio a 2,294 €/l, sempre in modalità “self”.

Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,244 €/l per la benzina e 2,405 €/l per il gasolio, a fronte di, rispettivamente, 2,241 €/l per la benzina e 2,375€/l per il gasolio segnalati ieri.

Sandro Mazzola, Il ricordo di Zanetti: "Resterai una leggenda"

Roma, 19 set. (askanews) – Javier Zanetti, ex capitano dell’Inter, ha dedicato un pensiero attraverso un post pubblicato sul proprio profilo Instagram, a Sandro Mazzola, bandiera del club nerazzurro per il suo lunghissimo trascorso da calciatore prima e da dirigente poi, scomparso oggi all’età di 83 anni.

“Sei stato e resterai per sempre una leggenda. Un signore, un riferimento, un fuoriclasse in campo e nella vita. Un simbolo dell’Inter e del calcio italiano nel mondo, da generazioni e per sempre. Ti devo tanto, Sandro. Sei stato tra le figure più importanti per me, quando da ragazzino in Argentina sognavo l’Inter: sei stato tra chi mi ha portato a Milano, un regalo di cui non smetterò mai di esserti grato. Riposa in pace, Sandro”.

Putin tende la mano all’Europa. Perché proprio adesso?

Il presidente russo Vladimir Putin assicura che Mosca non ha «intenzioni aggressive» verso i Paesi europei e si dice pronta a «cooperare e a ristabilire le relazioni». Lo ha dichiarato ieri, durante una riunione della commissione per l’industria della difesa. Il luogo scelto rende ancora più evidente il contrasto tra il tono conciliante e la guerra che la Russia continua a condurre in Ucraina.

Perché parlare così proprio ora? Una prima lettura riguarda il pubblico europeo. Putin vuole presentarsi come l’uomo disposto al dialogo, lasciando ai governi dell’Unione il ruolo di chi lo rifiuta. È una mossa che può alimentare le divisioni sulle sanzioni, sulle spese militari e sul sostegno a Kyiv. Il messaggio sottinteso è semplice: se l’Europa desidera tornare alla normalità, può farlo. Ma a quali condizioni? Su questo il presidente russo non dice nulla.

C’è poi il rapporto con Washington. Già nei colloqui con Donald Trump, il Cremlino aveva fatto sapere che Putin negava piani aggressivi contro l’Europa. Ripetere oggi quella rassicurazione può servire a rendere più credibile l’immagine di una Russia con cui trattare, mentre si discutono nuove misure contro Mosca. È una mossa politica, evidentemente, non la prova di una svolta diplomatica: per riconoscerne una servirebbero proposte verificabili sulla guerra e sulla sicurezza europea.

Le prime reazioni mostrano quanto sia profonda la distanza. Sempre ieri il presidente francese Emmanuel Macron ha richiamato l’attenzione sulle minacce ibride russe e chiesto misure per proteggere le infrastrutture francesi. Per molti governi europei, inoltre, la questione non è soltanto se Mosca intenda invadere un Paese della Nato. Conta anche ciò che accade sotto la soglia della guerra aperta: sabotaggi, attacchi informatici, intimidazioni e pressione sull’Ucraina.

Non bisogna escludere che la Russia abbia interesse, anche economico, a ricostruire in futuro qualche rapporto con l’Europa. Ma oggi Putin offre una disponibilità generica senza indicare il prezzo politico che sarebbe disposto a pagare. Il banco di prova resta l’Ucraina: finché alle parole non seguiranno passi concreti verso una pace rispettosa della sua sovranità, la mano tesa somiglierà soprattutto a un tentativo di cambiare il racconto della guerra.

Francia, in attesa di Papa Leone la massoneria sfida la Chiesa

Il benvenuto del Grand Orient de France a Papa Leone XIV – in viaggio apostolico in Francia dal 25 al 28 settembre – è iniziato bene e prosegue meglio. Al netto – si badi bene – del gelo tra il Presidente Emmanuel Macròn e il Vaticano, che ha preferito mantenere il viaggio sul binario strettamente pastorale, declinando diverse proposte dell’Eliseo di incontri comuni e pubblici. 

Prima – per l’esattezza il 15 luglio – la massoneria ha esultato per la legge approvata dal Parlamento che legalizza l’eutanasia e il suicidio assistito. Poi – anche qui per gli amanti del rigore, il 28 agosto in un’intervista al quotidiano Le Figarò – ha attaccato nuora (le scuole private), perché suocera intendesse (quelle cattoliche). 

Ma andiamo con ordine.

 

Fine vita e libero muratoria

Mercoledì 15 luglio l’Assemblea nazionale francese ha approvato una legge che sancisce il diritto legale al suicidio assistito per gli adulti affetti da malattie incurabili. Uno Stato laico per antonomasia ha così posto fine ad almeno quattro anni di intenso dibattito etico e politico. 

Il giorno stesso il Grand Orient apparecchiò una festa virtuale, del resto preceduta da anni di spinte alla luce del sole (in Francia la massoneria conta pubblicamente e molto).

Il 25 giugno 2026,  l’allora Gran Maestro Pierre Bertinotti scrisse testualmente: «La questione delle cure di fine vita non può essere ridotta a un mero dibattito tecnico o medico. Coinvolge la nostra stessa concezione di libertà individuale, dignità umana e ruolo della legge in una Repubblica laica. Allo stesso modo, non può essere ostaggio di certe lobby religiose, refrattarie a qualsiasi evoluzione in termini di diritti e libertà individuali. Allo stato attuale, la legge priva i cittadini della possibilità di scegliere le condizioni della propria morte, in contraddizione con uno dei principi fondanti del nostro patto repubblicano: la libertà di coscienza, garantita dalla laicità dello Stato. Questa legge tutela in modo specifico sia il diritto di credere sia il diritto di non credere, senza che vengano imposti dogmi – siano essi religiosi, filosofici o politici – alla comunità». 

 

Parola alla Conferenza episcopale

Fine delle trasmissioni e parola alla Conferenza episcopale di Francia che, sempre il 15 luglio, ha commentato amaramente la svolta cruciale nella storia del Paese: «Questa scelta rompe con la lunga tradizione di cura, il cui scopo è alleviare la sofferenza e accompagnare ogni persona fino alla fine naturale della propria vita (…). Il Presidente della Repubblica aveva annunciato un dibattito sereno, informato e rispettoso ma è evidente che considerazioni politiche, ideologiche e senza dubbio anche economiche, mascherate da una retorica fuorviante, hanno vanificato questa ambizione. Una questione così fondamentale per il nostro contratto sociale meritava che le conseguenze umane, mediche, etiche e sociali dell’eutanasia e del suicidio assistito fossero pienamente considerate».

Nella lunghissima contrapposizione tra Chiesa Cattolica e massoneria (si veda Il Domani d’Italia del 24 agosto https://ildomaniditalia.eu/chiesa-e-massoneria-il-dialogo-impossibile-che-torna-a-bussare/) un colpo laicamente a favore della seconda. Pochi giorni dopo ne è arrivato un altro.

 

Il Gran Maestro reintegrato

Guillaume Trichard, appena reintegrato nella carica di Gran Maestro del Grande Oriente di Francia, il giorno stesso (28 agosto) ha rilasciato un’intervista al quotidiano Le Figarò nella quale, tra le tante cose, ha dichiarato testualmente: «Les écoles privées hors contrat n’ont pas leur place dans la République». Letteralmente: «Le scuole private non convenzionate non hanno posto nella Repubblica». 

Detto in soldoni – visto che Trichard non ha volontariamente degnato le scuole cattoliche di un riferimento diretto – solo istruzione gratuita e laica. Stop a finanziamenti e agevolazioni. 

Da notare che l’entrata a gamba tesa della massoneria francese è arrivata in un contesto nel quale, appena pochi mesi prima, per l’esattezza il 1° giugno, il Senato ha adottato il disegno di legge 

sulla regolamentazione dell’istruzione superiore privata, proponendo un quadro normativo basato sull’accreditamento, la trasparenza e un diritto di recesso rafforzato per evitare abusi. 

 

Libro Bianco

Per ribadire meglio il concetto – continuando a ignorare scientificamente ogni nesso rivolto alle sole scuole cattoliche – Trichard ha annunciato un “Libro Bianco sulla scuola della Repubblica” in vista delle elezioni presidenziali francesi del 2027. Per essere chiari, il documento conterrà proposte specifiche in materia di istruzione, destinate a influenzare i candidati alla presidenza, visto che il Grande Oriente di Francia è un «fervente sostenitore dell’istruzione pubblica gratuita e laica». Più chiaro di così.

Del resto nel suo discorso di intronizzazione, nel paragrafo dedicato alle “lotte universali del XXI secolo”, Trichard aveva scritto a chiare lettere che assegna alla sua generazione quattro battaglie: la salute globale, la dignità della vecchiaia, il diritto d’asilo per i rifugiati climatici e, appunto, l’istruzione popolare.

 

Libertà di scelta

In Francia una famiglia può scegliere se mandare il figlio in una scuola statale o in una paritaria (anche cattolica), a costo zero. Lo Stato si pone un solo quesito: come usare al meglio i soldi dei cittadini-contribuenti. 

L’istruzione cattolica in Francia accoglie oltre 2 milioni di studenti provenienti da contesti sociali molto diversi e la sola associazione “Secretariat generale de l’enseignment catholique” coordina una rete enorme che comprende oltre 7.200 istituti scolastici e copre circa il 17% dell’intera popolazione scolastica francese. 

 

La reazione indiretta

La reazione della Chiesa Cattolica in Francia è passata in primis attraverso le piattaforme e i media di riferimento. In un editoriale dell’8 settembre su Famille Chrétienne, il caporedattore Antoine Pasquier afferma che «il Grande Oriente di Francia attacca una delle libertà fondamentali della nostra democrazia: il diritto delle famiglie di scegliere l’istruzione dei propri figli. Questa offensiva rivela una concezione di laicità sempre più esclusiva e repressiva delle libertà».

Per capire la posizione della Chiesa cattolica, del resto, non ci vuole molto. Basta leggere quanto svelato il 20 febbraio 2026 da Solène Tadié, corrispondente per l’Europa di Catholic news agency. 

 

Il Rapporto di fine 2025

Un rapporto di 14 pagine pubblicato il 18 dicembre 2025 dalla Segreteria generale per l’educazione cattolica (Sgec) in Francia, poi ampiamente citato dalla stampa francese, raccoglie le testimonianze di insegnanti, presidi e personale delle scuole cattoliche convenzionate con lo Stato, i quali affermano di essere stati sottoposti a ispezioni che i leader dell’istruzione cattolica definiscono “abusive” e “intrusive”, condotte da funzionari del Ministero dell’istruzione nazionale. 

Il rapporto sottolinea di non contestare il principio stesso della supervisione statale ma di denunciare i metodi impiegati, metodi che, secondo i leader cattolici, rischiano di minare sia la dignità degli educatori che l’identità stessa delle scuole cattoliche. 

La controversia è scoppiata pochi mesi dopo la pubblicazione di un rapporto parlamentare che chiedeva un maggiore controllo sulle istituzioni cattoliche in nome della tutela dei minori. 

 

La reazione del Governo

In una dichiarazione dopo la pubblicazione del rapporto, il Ministero dell’Istruzione nazionale ha cercato di allentare le tensioni, ribadendo che le ispezioni sono regolate da un rigoroso quadro giuridico e riconoscendo esplicitamente il divieto di porre domande volte a identificare l’affiliazione religiosa di uno studente.

C’è, infine, una lezione che va tratta da questi (ennesimi) scontri tra massoneria e Chiesa cattolica. Oltralpe l’influenza della massoneria nel dibattito pubblico e nei grandi temi di interesse della democrazia, è notevolissimo e crescente. Esattamente il contrario di quanto accade in Italia dove il contributo della massoneria al pensiero e alla vita pubblica è praticamente zero. O meglio: le menti illuminate – si cita tra tutte il filosofo Claudio Bonvecchio – sono state progressivamente spente.

Con 1.399 logge sparse nel Paese e tra 52 e 55 mila iscritti, il solo Grand Orient de France ha un peso enorme, raccogliendo sotto i suoi templi politici nazionali e locali, oltre che amministratori e buona parte della classe dirigente pubblica e privata

Popolari di Centro, l’ora di unire politica e cultura

L’apertura della nuova stagione politica restituisce l’immagine di un Paese frammentato e privo di una visione unitaria. A destra, le crepe tra la spinta sovranista e le componenti moderate sono sempre più evidenti, soffocate soltanto dal pragmatismo di governo. A sinistra, la rincorsa a populismi e radicalismi ideologici rende impossibile la costruzione di un’alternativa riformista credibile. In questo scenario di perenne scontro tribale, a fare le spese è ancora una volta la qualità della nostra democrazia.

 

La gabbia del bipolarismo

L’ennesima conferma arriva dalla nuova legge elettorale promossa dal Governo Meloni: un vero e proprio inganno istituzionale. Si spacca il sistema per un “finto proporzionale”, che nei fatti forza il Paese verso un bipolarismo coatto, attraverso un premio di maggioranza sproporzionato.

Un meccanismo che limita la rappresentanza reale dei cittadini e svuota di significato la partecipazione. A questo si aggiunge la truffa delle “finte preferenze”: con i capilista bloccati, scelti nelle segreterie di partito, il potere d’accesso alle istituzioni resta saldamente nelle mani dei soliti capi.

Un muro contro la partecipazione

Ma l’attacco più grave e antidemocratico è riservato alla partecipazione dal basso: l’innalzamento della soglia a circa 400.000 firme per la presentazione delle liste è un muro insormontabile, eretto per blindare le oligarchie esistenti e soffocare ogni voce libera. Per la nostra area è l’ennesimo tentativo di cancellazione.

Ed è proprio di fronte a questa stretta antidemocratica che i Popolari di Centro devono ritrovare il coraggio dell’unità.

Unire le forze al Centro

Non è più il tempo dell’attendismo: serve unire le nostre forze per costruire un progetto politico solido, capace di interloquire e dialogare, da una posizione di forza, con Azione e con le altre energie già presenti al Centro.

Soltanto un Centro unito e plurale può rompere la gabbia del bipolarismo urlato.

Idee, formazione, classe dirigente

Per fare questo, però, la politica non può vivere di sola tattica: servono idee, visione e competenze. Per non disperdere il patrimonio culturale del Popolarismo, è arrivato il momento di dare vita a un grande circolo culturale di formazione politica. Un luogo di crescita per nuove classi dirigenti, ancorato ai nostri valori fondanti.

Un progetto fondamentale per il nostro futuro, a cui confermo, fin da ora, la mia totale volontà di esserci e di spenderci tutte le mie energie.

Don Luigi Di Liegro, si apre la causa di beatificazione

«Ho approvato con gioia la decisione di compiere i passi necessari perché sia avviata l’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità di don Luigi Di Liegro, presbitero di questa Chiesa, morto il 12 ottobre 1997». Con queste parole Papa Leone XIV ha annunciato ieri, venerdì 18 settembre, durante l’Assemblea della Diocesi di Roma nella Basilica di San Giovanni in Laterano, l’avvio dell’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità del fondatore della Caritas di Roma.

Un prete dentro Roma

È una notizia che riporta in primo piano una delle figure più significative della Chiesa romana del secondo Novecento. Perché don Luigi Di Liegro non fu soltanto il fondatore e primo direttore della Caritas diocesana di Roma. Fu soprattutto un sacerdote che volle spingere la Chiesa e la città a guardare ciò che spesso preferivano non vedere.

Nato a Gaeta nel 1928 e ordinato sacerdote nel 1953, Di Liegro maturò la sua vocazione pastorale nelle periferie romane. La sua idea di carità aveva poco a che fare con una semplice assistenza ai bisognosi: significava conoscere le cause dell’emarginazione, restituire dignità alle persone e chiamare le istituzioni alle proprie responsabilità.

Nel 1969 promosse un’indagine sulla religiosità dei romani, convinto che «non c’è incarnazione del messaggio senza ascolto della realtà». Un metodo che avrebbe accompagnato tutta la sua vita: prima conoscere, poi discernere, infine agire.

Il “convegno sui mali di Roma”

Fu tra i protagonisti del grande (e controverso) convegno ecclesiale del 1974 sulle attese di giustizia e di carità, passato alla storia come il “convegno sui mali di Roma”. La Chiesa della Capitale metteva sotto esame le proprie responsabilità e quelle della politica davanti alle diseguaglianze e alle contraddizioni della città.

Nel 1979 nacque la Caritas diocesana di Roma, che Di Liegro avrebbe diretto fino alla morte. Sotto la sua guida sorsero centri di ascolto, mense, ambulatori, strutture per i senza dimora e servizi per gli immigrati.

Don Luigi si occupò di realtà che allora molti preferivano lasciare ai margini: senza tetto, stranieri, carcerati, malati di Aids, persone escluse dai normali circuiti dell’assistenza. Memorabile fu il suo impegno per gli immigrati ammassati nell’ex Pastificio Pantanella all’inizio degli anni Novanta.

La carità come responsabilità

Non era un uomo accomodante. Dialogava con le istituzioni e, quando lo riteneva necessario, le incalzava. Per lui il povero non poteva essere ridotto a destinatario della beneficenza: era anzitutto una persona titolare di diritti. A Giuseppe Sangiorgi confessò, in una intervista (sul “Popolo” del 18 maggio 1996) che fece scalpore, di essere pronto, qualora le circostanze lo avessero richiesto o consentito, a fare come Sturzo: guidare, lui, il partito che in quella fase, caduta la Dc, aveva ripreso l’antica denominazione di Parito Popolare Italiano.

Leone XIV ha voluto richiamare proprio il metodo di Di Liegro: prima ancora di costruire opere e servizi, seppe “vedere”. E ha ricordato una domanda che il sacerdote rivolse agli operatori della Caritas poche settimane prima di morire: «Il discernimento è questa domanda: Signore, dove sei?».

Ora, a quasi trent’anni dalla morte, la Chiesa di Roma avvia formalmente l’esame della sua vita, delle sue virtù e della sua fama di santità. Si apre così il cammino della causa di beatificazione di don Luigi Di Liegro, il prete che fece della carità non un riparo dalle contraddizioni della città, ma un modo per entrarvi dentro e provare a cambiarle.

Quando La Gazzetta del Popolo fu salvata dai suoi giornalisti

Parlare, oggi, della storica testata della Gazzetta del Popolo può apparire un fatto singolare e, come ovvio, squisitamente storico. Appunto, da consegnare agli archivi. Eppure proprio quella testata, la sua storia concreta, il suo ruolo e la sua funzione – paradossalmente quasi unica in Italia – sono ancora oggi ricchi di significato e soprattutto carichi di innovazione e di buon giornalismo.

 

L’iniziativa della Fondazione Donat-Cattin

Ha fatto bene, pertanto, la Fondazione Carlo Donat-Cattin a organizzare al riguardo un apposito convegno che si terrà mercoledì prossimo a Torino. Un convegno che ha un titolo altrettanto significativo per la storia giornalistica di Torino e del Piemonte: “L’altra voce di Torino. Claudio Donat-Cattin e l’autogestione della Gazzetta del Popolo”.

L’altra voce di Torino

Perché proprio attorno alla storia e alle vicende che hanno caratterizzato questo quotidiano torinese si intrecciano molti elementi che non solo è bene conoscere nel dettaglio, ma anche e soprattutto approfondire per la funzione specifica che quel giornale ha avuto nel panorama giornalistico e politico di Torino, del Piemonte e dell’intero Paese.

Sono molti i tasselli che si incrociano in questo mosaico e che, sicuramente, saranno declinati e approfonditi durante il convegno presso la Fondazione torinese.

 

Quattordici mesi di autogestione

Innanzitutto, dal 1° agosto 1974 e per lunghi 14 mesi, proprio la Gazzetta del Popolo di Torino – che, tra l’altro, è uno dei quotidiani più antichi del nostro Paese – uscì in autogestione. Ovvero, attraverso una prassi del tutto originale, fu scritta, stampata e diffusa nelle edicole e nelle strade dai suoi giornalisti e dai poligrafici.

Un’operazione del tutto inusuale, nonché molto coraggiosa e innovativa, che ebbe in Claudio Donat-Cattin uno dei suoi leader principali e più carismatici.

Claudio Donat-Cattin, scomparso nel 2022, primogenito di Carlo, lo storico “Ministro dei lavoratori”, leader indiscusso della sinistra sociale della Dc e statista, ha avuto nel corso degli anni una ricca, intensa e significativa carriera giornalistica.

È stato, infatti, vicedirettore della Gazzetta del Popolo – giocando un ruolo di primo piano nella conduzione e nella gestione concreta del quotidiano –, vicedirettore de Il Giorno, vicedirettore di Raiuno, ideatore e autore della trasmissione di Raiuno Porta a Porta, condotta da Bruno Vespa.

 

La scuola della Gazzetta

Una carriera, quindi, di grande importanza, ma che ebbe inizio proprio alla Gazzetta del Popolo come giornalista della cronaca di Torino, sindacalista dell’Associazione Stampa Subalpina e della Federazione Nazionale della Stampa Italiana.

Ma – ed è la seconda considerazione – rileggere oggi la storia e la concreta esperienza della Gazzetta del Popolo ci porta alla conclusione che la testata non solo ha garantito per molti anni un forte e qualificato pluralismo editoriale, giornalistico, politico e culturale, ma soprattutto ha contribuito a creare un pezzo, peraltro di grande qualità professionale, della storia del giornalismo italiano.

E cioè giornalisti che hanno poi rivestito ruoli importanti e significativi nella carta stampata e nella televisione italiana. E questo grazie alla “scuola” maturata proprio alla Gazzetta del Popolo di Torino, nella storica sede del quotidiano di corso Valdocco 2.

Una storia che non si è chiusa nel 1983

Certo, la Gazzetta ha chiuso i suoi battenti alla fine di dicembre del 1983, dopo 135 anni di pubblicazioni e per le note difficoltà economiche. Ma ancora oggi, a oltre quarant’anni dalla sua chiusura, quando si parla della Gazzetta del Popolo si cita un quotidiano che è entrato nella storia del giornalismo torinese, piemontese e nazionale.

Un giornale antico, già testimone delle vicende risorgimentali, che ha saputo reggere la sfida e la concorrenza con altre “potenze” giornalistiche grazie soprattutto, se non quasi esclusivamente, alla capacità, alla professionalità e alla qualità dei suoi attori principali: giornalisti e poligrafici.

E grazie, soprattutto, al coraggio e all’innovazione dei suoi protagonisti.

Il populismo dell’anno che verrà

I segnali che provengono dai recenti atti della maggioranza di governo ci consegnano un quadro abbastanza preoccupante per quello che l’indimenticato Lucio Dalla avrebbe chiamato “L’anno che verrà”, titolo di una bella canzone nella quale il cantautore bolognese disegnava la prospettiva di un anno nel quale sarebbe stato «tre volte Natale e festa tutto il giorno», insieme a tante altre belle cose.

 

L’anno che verrà

Purtroppo, il nostro “anno che verrà” si preannuncia come un anno di populismo preelettorale, con una notevole dose di qualunquismo e pressapochismo che creerà ulteriori danni al Paese, oltre a quelli che sta già attraversando.

La frettolosa modifica della legge elettorale ci dice che chi guida il Paese in questo momento non ha come priorità la crisi economica e dei consumi o le tensioni internazionali, ma la preoccupazione di modificare il meccanismo elettorale in un modo che gli consenta di restare a galla anche per la prossima legislatura.

 

Lo “spot-bollo”

La promessa di sospensione del bollo per auto e moto, seppure in modo non totale e indiscriminato, va in quella direzione e riporta alla mente l’esilarante film nel quale un bravissimo Antonio Albanese, nei panni del candidato Cetto La Qualunque, si produce in una serie di mirabolanti promesse per assicurarsi il voto degli elettori.

Ma a volte la realtà supera la fantasia. Ed è quello che è accaduto con la sospensione, solo per il 2027, dell’obbligo di pagamento della tassa di circolazione.

La decisione è stata presentata come un intervento per ammortizzare l’aumento del costo dei carburanti, anche se la misura più logica e veloce sarebbe stata quella di un taglio netto delle accise, che si poteva rendere operativo nel giro di ventiquattro ore, con benefici economici immediati per i cittadini.

Ma le accise assicurano allo Stato un gettito fiscale crescente in maniera proporzionale al crescere del prezzo dei carburanti e quindi meglio non toccarle!

 

Il conto alle Regioni

Il governo ha quindi preferito un “coup de théâtre” per attrarre l’attenzione anche dei più distratti e disattenti: non ha minimamente toccato le accise, lasciando invariati gli introiti statali, ed è intervenuto sulla tassa di circolazione che – come è noto – rappresenta una voce di entrata per le Regioni.

La sintesi “maccheronica” è che il governo ha preso il fuoco con le mani – e con i soldi – degli altri.

Questo purtroppo costringerà di fatto le Regioni a scegliere tra un taglio dei servizi ai cittadini – ad esempio su sanità e trasporto pubblico – o un aumento di tariffe e imposte locali.

Il PNRR per il marketing elettorale?

Sintetizzando, più che uno “stop-bollo” sembra uno “spot-bollo”, fatto peraltro a valere sull’anno 2027 che – solo casualmente – è l’anno nel quale si svolgeranno le prossime elezioni politiche.

L’aggravante è data dal fatto che, per eventuali compensazioni a favore delle Regioni, le risorse necessarie saranno attinte dai fondi PNRR.

Un utilizzo inopportuno e improprio di quelle risorse che l’Unione Europea ha stanziato per investimenti e interventi di tipo strutturale, non certo per il marketing elettorale del governo in carica.

Ma ognuno fa quel che riesce a fare, e loro più di quello non riescono proprio a fare.

Morto a 83 anni Sandro Mazzola, leggenda dell’Inter di Herrera

Milano, 19 set. (askanews) – “FC Internazionale Milano, il suo presidente Giuseppe Marotta, il Vice President Javier Zanetti, l’allenatore Cristian Chivu e il suo staff, i calciatori e tutto il mondo Inter si uniscono con profonda commozione al cordoglio per la scomparsa di Sandro Mazzola, leggenda nerazzurra e del calcio mondiale e, nel ricordarlo, abbracciano i suoi familiari”. Con queste parole il club nerazzurro ha annunciato la scomparsa a 83 anni del suo leggendario ex capitano dei tempi di Helenio Herrera.

“È stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra. Lui è stato la storia dell’Inter: ci è entrato da ragazzino e non ci è più uscito. Sulle spalle un fardello pesante, il ricordo di un papà che pareva invincibile. Nel destino, due leggendari nerazzurri che di fatto lo cresceranno, accompagnandolo nel percorso della storia” ha aggiunto il club ricordando il papà Valentino, perso nella strage di Superga, quella del Grande Torino quando sandro aveva sei anni, e Giuseppe Meazza che lo crebbe tecnicamente insieme a Benito Lorenzi.

Uno dei giocatori più iconici e leggendari della storia nerazzurra, Mazzola ha firmato con una doppietta la prima Coppa dei Campioni del Club nel 1964. Nel suo palmares ci sono 4 campionati, 2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, un titolo di capocannoniere in Italia nel 1965 (17 gol), uno in Champions nel 1964 (7 gol) e un secondo posto nel Pallone d’Oro 1971 dietro a Johan Cruyff.

Calcio, i risultati della Serie A. Monza a quota 4 punti

Roma, 18 set. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Monza-Sassuolo 2-1

Quinta giornata Monza-Sassuolo 2-1; Sabato 19 settembre: ore 15.00 Bologna-Torino, Udinese-Cagliari, ore 18.00 Roma-Inter, ore 20.45 Venezia-Lazio; Domenica 20 settembre: ore 12.30 Fiorentina-Napoli, ore 15.00 Frosinone-Como, Parma-Genoa, ore 18.00 Juventus-Atalanta, ore 20.45 Milan-Lecce.

Classifica: Roma, Inter 12, Lazio, Como 10, Cagliari 9, Milan 8, Juventus, Frosinone, Sassuolo 7, Atalanta, Lecce, Napoli 6, Udinese 4, Torino, Fiorentina 3, Parma, Monza, Bologna, Genoa 1, Venezia 0.

Sesta giornata Sabato 10 ottobre: ore 15.00 Genoa-Fiorentina, ore 18.00 Inter-Parma, ore 20.45 Napoli-Frosinone; Domenica 11 ottobre: ore 12.30 Como-Roma, ore 15.00 Lazio-Monza, Lecce-Bologna, ore 18.00 Sassuolo-Milan, ore 20.45 Cagliari-Juventus; Lunedì 12 ottobre: ore 18.30 Atalanta-Venezia, ore 20.45 Torino-Udinese.

Sogno californiano biologico all’europea (con macchinari italiani)

Sebastopol (California), 18 set. (askanews) – Brooke Hazen, autore del libro “You are not broken” – una guida olistica che sta spopolando in America – ha un sogno e lo sta realizzando nella contea di Sonoma, a Sebastopol, in California. La sua Gold Ridge Organic Farms punta sui prodotti genuini ed è amata dagli appassionati, oltre che consigliata da Brand USA, Visit California e Visit Sonoma.

“Siamo un’azienda agricola biologica certificata di 88 acri, con 70 acri di oliveti e circa 18 di meleti”, spiega Hazen. “Da queste coltivazioni ricaviamo una vasta gamma di prodotti a valore aggiunto, ottenuti dalla spremitura delle olive. Abbiamo anche clienti che vengono qui e portano le loro olive, e noi le spremiamo”.

Nel cuore dell’azienda, tra filari di meli biologici, spiccano macchinari italiani per la pressatura delle olive, un dettaglio che racconta l’attenzione per la qualità e per i processi produttivi. “Offriamo quattro miscele esclusive di oli d’oliva: la Picholine, francese; la Minerva, varietà italiana; la toscana, la più popolare; e la Arbequina. Gli americani non sanno molto di olio d’oliva, quindi la miscela toscana è la nostra più popolare. Contiene circa metà Frantoio e metà Leccino, e questo la rende molto sostanziosa, quasi come mangiare un pasto completo”.

Ma l’offerta di Gold Ridge Organic Farms non si ferma all’olio. “In America c’è un abisso che le grandi aziende hanno lasciato spalancato agli imprenditori creativi: gli esseri umani cercano istintivamente alta qualità, diversità e una fonte di cibo sano. Vogliono anche fare esperienze e imparare”.

Con le mele, l’azienda produce una vasta gamma di prodotti. “Il nostro principale canale di vendita è il consumo fresco. Ma produciamo anche succhi, un succo gassato tipo soda e uno sciroppo di mele tradizionale, semplicemente succo evaporato e concentrato. Non viene aggiunto nulla: niente zucchero, niente pectina. Tutto è biologico”.

I premi ricevuti dall’azienda sono numerosi, non soltanto per l’olio – tra questi spicca il Concorso Mondiale dell’Olio d’Oliva NYIOOC – ma anche per altri prodotti come l’Aceto Balsamico di Sidro di Mele.

In un momento critico per l’agricoltura regionale, la Farm sta ampliando la propria capacità di trasformazione. L’azienda, fondata nel 2000, sta sviluppando Heritage Apple Press, un impianto di trasformazione certificato biologico di 1.860 metri quadrati a Santa Rosa, la cui apertura – secondo la stampa Usa – è prevista per questo autunno.

Intervista di Cristina Giuliano

Montaggio e immagini di askanews

Moretti (Ferrara Expo): RemTech, ventennale oltre ogni attesa

Roma, 18 set. – Si chiude con una partecipazione superiore alle attese la XX edizione di RemTech Expo. A tracciare il bilancio del ventennale è Andrea Moretti, presidente di Ferrara Expo, che al termine di tre giorni di grande partecipzione ripercorre una storia costruita attraverso incontri, idee e competenze e rilancia la vocazione della manifestazione: trasformare il confronto sui temi ambientali in soluzioni concrete.

L’edizione 2026 celebra il ventesimo anniversario di RemTech. Sono stati due decenni intensi, a tratti difficili, ma anche incredibili e sorprendenti, fatti di incontri, confronti, scambi di idee, informazioni e nuove consapevolezze tra i più autorevoli esponenti del mondo della tutela ambientale. È questa la vera vocazione della manifestazione.

Questo ventennale ci ha fatto un regalo straordinario: una partecipazione cresciuta oltre ogni aspettativa, non soltanto da parte del pubblico, ma anche delle aziende espositrici e di tutti coloro che hanno voluto contribuire al grande lavoro che rappresenta la sintesi di un impegno portato avanti durante l’intero anno. Se RemTech continuerà a crescere in questo modo, potremo compiere passi da gigante nella consapevolezza dei temi ambientali e nella capacità di generare soluzioni concrete a problemi reali. .

"Sanremo Padel Experience", istituzioni: Finals progetto vincente

Roma, 18 set. (askanews) – Si sono aperte oggi con la cerimonia inaugurale nello “Stadio del Padel” allestito in piazza Cristoforo Colombo le Finals della Sanremo Padel Experience, l’evento conclusivo della tournée che ha toccato Grosseto, Perugia, Roma e Torino portando in campo complessivamente mille giocatori e giocatrici da quattordici Paesi. Sviluppato con la Federazione Internazionale Padel, l’appuntamento – spiega una nota – unisce la promozione dei giovani talenti della NextGen a una forte valorizzazione turistica e internazionale della Città dei Fiori.

“Siamo più che lieti di ospitare ancora una volta un grande evento di Padel – ha dichiarato il sindaco di Sanremo, Alessandro Mager, durante l’inaugurazione -. Una manifestazione di taglio internazionale che unisce sport, formazione e intrattenimento, beneficiando l’immagine della nostra città e il suo indice di gradimento turistico”. Sulla stessa lunghezza d’onda l’assessore al Turismo e allo Sport, Alessandro Sindoni, che ha sottolineato come iniziative di questo calibro siano “preziose perché affiancano ai valori dello sport una capacità straordinaria di promuovere il nome Sanremo a livello globale”.

Il bilancio della manifestazione è molto positivo anche per la Regione Liguria. L’assessore al Turismo Luca Lombardi ha evidenziato il raggiungimento degli obiettivi di La Mia Liguria, forte di una massiccia partecipazione e di oltre 3 milioni di visualizzazioni sui social. Per l’assessore regionale alla Programmazione Fse, Marco Scajola, l’evento “si inserisce perfettamente nel progetto Orientamenti, mettendo al centro lo sport come strumento di inclusione, crescita e orientamento alla vita”.

Il forte legame tra sport, indotto turistico e destagionalizzazione è stato rimarcato da Fulvio Gazzola, ceo di E20Sanremo e co-ideatore del progetto, sostenuto anche dal Casinò di Sanremo e da Confindustria Imperia.

Dal punto di vista agonistico e tecnico, le tre giorni di gare vedono protagonisti i giovani talenti del circuito mondiale Fip Promises (dall’Under 12 all’Under 18), con incontri disputati sia in piazza Colombo sia alla Sanremo Padel Academy. A impreziosire il programma, la partecipazione della ct dell’Italpadel Marcela Ferrari, e di Gaby Reca, ct dell’Argentina campione del mondo. In campo nel weekend anche le “football legends” Paolo Di Canio, Dario Marcolin, Luca Marchegiani e Cristian Brocchi.

Urso: nel prossimo decreto imprese un altro shock di semplificazioni

Roma, 18 set. (askanews) – “Nel prossimo decreto imprese, che presenteremo dopo un lavoro importante con Confindustria, vi sarà un altro shock di semplificazione, oltre a quello che abbiamo fatto in questi mesi”. Lo ha affermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in occasione dell’assemblea generale di Confindustria Toscana Sud.

“Perché la semplificazione è estremamente importante e significativa, peraltro ancora non ha dispiegato i suoi effetti, noi abbiamo fatto la riforma degli incentivi, il codice unico degli incentivi è già un atto, un codice unico degli incentivi nazionali e regionali. E nella legge di bilancio semplificheremo – ha proseguito – riducendo a 10 da oltre 30, gli incentivi gesiti dal nostro dicastero”.

“Più semplificazione, più efficienza. E poi il fattore dell’energia, che è quello fondamentale. Noi dobbiamo lavorare, a breve lo stiamo facendo, l’abbiamo fatto col decreto Bollette, finalmente l’Europa ha capito che deve rifermare il meccanismo infernale degli ETS, ma dobbiamo preparare anche gli scenari futuri, per questo necessariamente rientro nei paesi produttori di nucleare, perché – ha spiegato Urso – dobbiamo garantire un futuro certo al nostro continente”.

Pontida 2026 ad alta tensione nella Lega, Salvini: basta beghe, vinciamo se uniti

Milano, 18 set. (askanews) – La scaletta degli interventi ancora non si conosce, non si sa se dal palco parleranno anche Massimiliano Romeo e Luca Zaia. Così come non si sa ancora quale sarà la risposta di Matteo Salvini alle richieste dei ‘nordisti’.E di conseguenza, non si sa ancora se a Pontida le tensioni nella Lega resteranno sottotraccia o se esploderanno in contestazioni plateali. Il clima resta teso, e di sicuro non aiutano le polemiche sulla scarsa partecipazione dalle regioni del Nord e la mobilitazione organizzata con pullman e treni speciali dal Sud.Matteo Salvini invita a superare le “beghe del passato”, perchè “la Lega vince se è unita”. Quanto alle critiche e alle richieste di un assetto diverso del partito, “raccolgo i suggerimenti”, ma “non possiamo perdere tempo su beghe e alchimie”.

Il segretario in questi giorni sta provando a prendere tempo per ‘scavallare’ nel modo più indolore possibile l’appuntamento, ma l’offerta di un “manifesto programmatico” da scrivere insieme – avanzata appena la scorsa settimana nell’incontro a Roma tra Salvini da un lato e Fedriga, Fontana, Fugatti e Zaia dall’altra – è finita rapidamente in un angolo e non è stata neanche citata nel comunicato diffuso ieri dopo l’incontro di Milano. Peraltro un’ irrituale “nota congiunta”, quasi che la Lega di Salvini e quella dei Nordisti siano ormai due soggetti distinti. Fatto sta che l’incontro di ieri è stata di nuovo l’occasione per i governatori di avanzare le loro richieste per un cambio di Statuto che consenta maggiore autonomia al partito del Nord. Una risposta di Salvini sembrava attesa già per oggi, addirittura si ipotizzava un nuovo incontro prima di Pontida. Ma dall’entourage del segretario escludono una simile possibilità.

Ecco allora che bisognerà probabilmente aspettare domenica per capire se e come Salvini intenderà affrontare la questione. Intanto tocca al vice Claudio Durigon provare a disinnescare un altra mina: “Romeo ha fatto il capogruppo, fa il capogruppo e farà il capogruppo. Sta lavorando bene”, ha detto allontanando l’ipotesi di una sostituzione del presidente dei senatori e auspicando un “confronto sereno” a Pontida. Forse un modo per aprire alla possibilità che anche i più critici, come appunto Romeo, siano tra gli oratori del palco di Pontida: “È giusto che ognuno possa esprimersi per dare più forza al futuro del partito”, con la precisazione che le diverse idee “credo si debbano esprimere nelle giuste modalità”. Di sicuro no ci saranno ospiti stranieri, i grandi protagonisti delle ultime edizioni.

Ma già domani si capirà il clima, nel tradizionale appuntamento dei giovani. A rischio contestazione è infatti anche il segretario della giovanile leghista, il salviniano Luca Toccalini. Che oggi ha provato anch’egli a disinnescare le tensioni annunciando che “Pontida sarà anche l’occasione per la nomina di tre vice coordinatori federali chiamati a rafforzare la squadra in vista del congresso dei giovani, in programma a inizio 2027, dove – insieme e democraticamente – sceglieremo chi guiderà la Lega Giovani nelle sfide del futuro”.

Rea

Salute Glo-cal, dove la sanità locale incontra il globale

Vicenza, 18 set. (askanews) – Giunge al termine la XIII Summer School di Motore Sanità, intitolata “La Salute Glo-cal. L’innovazione dal mondo global alle realtà locali”, che ha riunito istituzioni, esperti e professionisti per affrontare la sfida di trasformare le grandi innovazioni sanitarie globali, come nuove terapie, tecnologie e modelli organizzativi, in cure concrete, sicure ed eque per tutti i territori, con particolare attenzione alle aree montane e fragili.

L’intervista a Chiara Luisetto, Consigliere Regionale del Veneto: “In questi tre giorni abbiamo riflettuto su come la salute sia una questione al tempo stesso globale e locale. L’impegno della Regione Veneto punta a una programmazione coordinata e incentrata sui bisogni del territorio, capace di tradurre le politiche a livello locale per essere sempre più vicina ai cittadini”.

Il commento di Ignazio Zullo, Componente del Senato della Repubblica: “Il bilancio è positivo perché ha riunito attorno allo stesso tavolo i diversi protagonisti della sanità: chi la vive sul piano politico, chi sul piano professionale e gli stakeholder che la supportano ogni giorno. È un bilancio positivo anche perché ci rende consapevoli di una grande necessità: non dobbiamo fermarci al tema dei finanziamenti del Fondo Sanitario Nazionale, ma puntare alla riorganizzazione del Servizio Sanitario. Solo così potremo rispondere in modo davvero efficace ai bisogni di una popolazione che invecchia, registra un calo della natalità ed è sempre più segnata da malattie croniche e degenerative.”.

Al centro del confronto figurano la sostenibilità e la resilienza del Servizio sanitario nazionale, l’importanza della prevenzione e delle vaccinazioni, la gestione delle cronicità e l’accesso a farmaci innovativi e terapie avanzate come le CAR-T grazie a reti cliniche efficienti e modelli di prossimità come la telemedicina e la farmacia dei servizi.

Le parole di Beatrice Lorenzin, Componente del Senato della Repubblica: “È un momento di riflessione cruciale sui bisogni del Servizio Sanitario Nazionale. Siamo tutti d’accordo sulla necessità di un nuovo impulso e di una nuova stagione, con più risorse e riforme mirate. Dobbiamo partire dal personale, rendendo di nuovo attrattive le professioni sanitarie per frenare la fuga dei cervelli e garantire i livelli essenziali di assistenza. L’obiettivo è assicurare un accesso equo ai servizi su tutto il territorio nazionale e realizzare un sistema moderno, digitale e interoperabile, capace di valorizzare i dati per l’organizzazione sanitaria senza mai perdere di vista l’umanità delle cure”.

La Summer School di Motore Sanità di Gallio ha tracciato una rotta chiara: per garantire il futuro del Servizio Sanitario Nazionale non basta l’innovazione tecnologica, serve un’alleanza strategica tra visione globale e concretezza territoriale. Dalla telemedicina all’intelligenza artificiale, passando per la valorizzazione del personale e un adeguato finanziamento, la sfida dei prossimi anni sarà tradurre le riforme in equità d’accesso reale per ogni cittadino, senza lasciare indietro nessun territorio.

Giorgetti: ora l’Italia naviga in acque sicure

Roma, 18 set. (askanews) – “Sono assolutamente convinto di aver fatto le cose che si potevano fare. Ho detto che la barca ha galleggiato, no la barca è in acque sicure”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo in videocollegamento al Festival di Open, aggiungendo che la prossima Manovra “non sarà conservativa”.

“C’è ancora molto da fare sotto l’aspetto dello snellimento burocratico – ha aggiunto -. Penso quanto potrebbe essere più produttiva la Pubblica amministrazione con l’Intelligenza artificiale. Se riusciamo a far correre il paese e a renderlo più moderno, credo che abbiamo grandi spazi di crescita”.

“Evidentemente come sempre fioriscono le proposte di vario tipo, di maggiori spese e di riduzioni di imposte – ha aggiunto Giorgetti -. Naturalmente come si fa tutti gli anni e a me tocca questo compito come ministro delle Finanze, non ad altri, si fa prima il quadro di finanza pubblica tenendo conto di tante variabili e quindi la previsione economica dell’anno prossimo: come saranno i tassi d’interesse, quanto costerà il petrolio, quanto questo inciderà, quanto costerà in termini di adeguamento delle pensioni all’inflazione. Quando il quadro è completato si capisce quante risorse sono a disposizione e quante non ce ne sono e aihimè, non per dire che la coperta è corta, ma l’aumento dei tassi interesse a cui assistiamo purtroppo quotidianamente è una situazione che per un paese indebitato come l’Italia non è la situazione più bella in assoluto e questo è il motivo per cui, per quattro anni, ho stressato tutti sulla necessità di tenere sotto controllo il debito”.

“Perché se non riesci a controllare il debito – ha concluso – poi devi pagare gli interessi e se paghi gli interessi, poi non puoi usare quelle risorse per altre finalità molto più interessanti come fa la riduzione della tasse o programmi di investimento”.

Quanto all’abolizione del bollo auto, “sono già arrivati vari suggerimenti per allargare la platea, tutto dovrà essere ricondotto alle compatibilità finanziarie”, ha detto ancora Giorgetti. “Sarà ovviamente strutturale – ha aggiunto -. Adesso siamointervenuti con Decreto legge. Dobbiamo ancora fare l’accordo con le Regioni, specialmente con quelle a statuto speciale. Nella Manovra il provvedimento verrà esteso temporalmente”.

“Il segnale che abbiamo dato sul bollo auto – ha concluso – ci è sembrato quello che andava a beneficiare gli autmobilisti alla fine anche in modo assai semplice perché non richiede autocertificazione o Isee”.

Il retail cambia pelle: l’innovazione riparte da Lissone

Lissone, 18 set. (askanews) – Stesso cuore, nuovo ritmo. Unieuro presenta a Lissone una nuova esperienza d’acquisto dove servizi, tecnologia e consulenza si uniscono ai bisogni delle persone. Al centro del negozio si trova il Client Hub, luogo pensato per fornire assistenza ai clienti a 360 gradi:

“Abbiamo raccolto le esigenze e gli insights dei punti vendita, insieme alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, e abbiamo racchiuso i 25 anni di esperienza di Unieuro in un format nuovo e modulare, in grado di esportare le proprie competenze all’intera rete in modo graduale ed efficiente” ha dichiarato Luigi Fusco, Chief Retail Officer di Unieuro.

Un altro aiuto sarà rappresentato anche dall’intelligenza artificiale, grazie a Miro, assistente digitale sviluppato insieme a Google:

“Questo negozio sarà scalabile come un sito. Quando ci approcciamo a un sito internet, di solito, abbiamo determinate opportunità: poter avere più informazioni, poter essere autonomi e poter navigare. Noi abbiamo voluto accompagnare il cliente nell’esperienza di navigazione del negozio con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. E’ una sfida importante e sappiamo essere il primo retail che lo fa in Europa. Ce lo conferma Google” ha aggiunto Fusco.

Tecnologia, ma non solo. Unieuro, infatti, ha deciso di espandere la propria offerta inserendo aree dedicate al fotovoltaico, ma anche al fitness e alla cura della persona:

“E’ una scelta che abbiamo già presentato durante l’esplicitazione del nuovo piano industriale Beyond Everyday l’anno scorso. Nasce dall’occuparsi di tutte le categorie con anima tecnologica con i servizi a loro associati. In questo caso vedete un’importante area fitness e non solo, anche della cura della persona, quella che io chiamo longevity. Sta avendo un grande riscontro su tutti i consumatori non solo italiani, ma anche con i colleghi francesi, portoghesi e spagnoli del nostro gruppo che vedono la stessa tendenza. Un’altra grande novità di questo punto è l’area energy, con l’esplicitazione di tutto il mondo del fotovoltaico, con i servizi associati come le pompe di calore. E’ un segmento a cui crediamo molto e su cui ci basiamo sulla specificità dell’ultima acquisizione di scopo che abbiamo fatto, che offre poi tutti i servizi di installazione che aiutano il cliente'” ha concluso Bruna Olivieri, Country Manager di Unieuro.

Un nuovo ritmo, per un’esperienza d’acquisto che guarda al futuro e mette il cliente, e i suoi nuovi bisogni, al centro di tutto.

"Nova", due giorni Cinque stelle a Milano per incoronare Conte. Su Kiev cauta la bozza di programma

Roma, 18 set. (askanews) – C’è una frase che sintetizza lo sforzo di Giuseppe Conte e del Movimento 5 stelle per tenere insieme la scelta di una alleanza elettorale di centrosinistra e le posizioni non di rado molto divergenti, su alcuni temi chiave, rispetto a quelle del Partito democratico. La frase è contenuta nel paragrafo 17 (intitolato “L’Italia ripudia la guerra”) del documento programmatico che viene sottoposto, a partire dalle 14 di venerdì e fino alle 14 di domenica, al voto degli iscritti e che poi farà da biglietto da visita per il negoziato con i partner della coalizione. “Continuare a inviare armi significa allontanare la pace”: è il passaggio in cui si critica la politica italiana ed europea sulla guerra in Ucraina, nel quale il Movimento non indica una scadenza precisa, non pone un aut aut al Pd, pur continuando a tenere ferma la posizione che Conte ribadisce di fatto da quasi tutta la durata della guerra, dopo il primo iniziale sì all’invio di armi a Kiev concesso al governo Draghi.

Ci sono volute 13 ore per mettere a punto, nel Consiglio nazionale M5S di giovedì, i 20 paragrafi tematici, suddivisi a loro volta in vari punti programmatici, da sottoporre alla consultazione on line a conclusione del “percorso partecipato” di Nova 2026. Percorso che si concluderà con la due giorni in programma domani e dopodomani al World Join Center di Milano.

Chi c’era, racconta che dalla sequenza delle iniziative sul programma che hanno coinvolto iscritti e non iscritti, era scaturita una bozza che eludeva il tema delle forniture militari all’Ucraina. E che nella discussione dell’organismo direttivo nazionale del M5S ha prevalso la necessità di utilizzare una formulazione potenzialmente più “digeribile” per il centrosinistra, in modo da evitare che un pur necessario compromesso su Kiev potesse essere presentato come una capitolazione per Conte.

“La scelta dell’alleanza è irreversibile”, dice la stessa fonte interna, “ma resta un elemento di tensione, costituito da Matteo Renzi e da Italia viva. Il problema non è se entrano in coalizione, ma che non è possibile che sia lui a gestire la ‘gamba’ di centro della coalizione”. Nel M5S resta la convinzione che la norma “anti-cespugli” inserita dalla maggioranza nel testo della riforma elettorale sia stata partorita a destra “ma con l’ok del Pd” proprio pensando alla centralità che attribuisce a Renzi.

Poche le sorprese dai quesiti programmatici sottoposti agli iscritti, difficile al momento anche prefigurare sorprese nel voto online, da un percorso che ha comunque visto la partecipazione di migliaia di iscritti (Nova 2026, secondo le cifre ufficiali del Movimento, ha coinvolto fra iscritti e non iscritti circa 17mila persone). In sintesi, Conte, che sui social network ha fatto appello ai militanti dicendo “Ora tocca a voi”, dovrebbe portare al tavolo del centrosinistra proposte per meno tasse sul lavoro, Irpef che torni ad essere più progressiva, prelievi su rendite ed extraprofitti di banche, industrie farmaceutiche e militari; non mancano il rilancio del salario minimo e una nuova versione del reddito di cittadinanza chiamata “Reddito 2.0”.

Sul fronte della sicurezza, che Conte tende a usare spesso per marcare una differenza con le posizioni classiche del centrosinistra, il programma chiede più organici per le forze dell’ordine, pattugliamenti e presìdi di quartiere, insieme a interventi sulle cause sociali della criminalità. Ma anche lo stop al “modello Albania” lanciato dal governo Meloni sull’immigrazione. In materia di giustizia propone il ripristino dell’abuso d’ufficio e accusa Giorgia Meloni di aver creato una giustizia “a doppio binario: benevola con i potenti e inflessibile con i cittadini comuni”.

Quanto alle questioni internazionali, oltre al no alle armi per l’Ucraina, la bozza programmatica per gli iscritti ribadisce il no al piano di riarmo europeo e all’incremento fino al 5 per cento del Pil per le spese militari in ambito Nato, caldeggia la rottura dei rapporti Ue-Israele e le sanzioni ai responsabili del genocidio a Gaza e delle violenze in Cisgiordania.

Ma da domani il dettaglio delle proposte da votare passa in secondo piano: a Milano Giuseppe Conte chiuderà entrambe le giornate di lavoro di Nova (si inizia sabato alle 14.30, si chiuderà prevedibilmente non prima delle 18 del giorno successivo), con molti ospiti che disegnano una collocazione, in materia economica, geopolitica e di politiche ambientali, contigua tanto alla tradizione dell’ambientalismo italiano quanto alle spinte della sinistra radicale europea. Nel fitto programma dei lavori e degli ospiti presenti si segnalano intellettuali e giornalisti come Tomaso Montanari, Mario Tozzi, Alberto Negri, Marco Travaglio, Mario Giordano, Riccardo Iacona, economisti come Leonardo Becchetti, Yanis Varoufakis (ex ministro di sinistra in Grecia), James Kenneth Galbraith, Jeffery Sachs, Jayati Ghosh, figure di punta della lotta a difesa dei diritti dei palestinesi come la relatrice speciale dell’Onu Francesca Albanese, ma anche amministratori del M5S come i presidenti della Campania, Roberto Fico, e della Sardegna, Alessandra Todde.

La platea incoronerà Conte candidato premier pentastellato virtuale , da lunedì il lavoro riprende su un altro terreno: quello della coalizione che dovrà scegliere quello vero: salvo sorprese, con le primarie. Fra i 5 stelle c’è chi giura che l’ex capo del governo sarebbe pronto a rinunciare alla conta e a sedersi a un tavolo per discuterne dopo l’intesa sul programma, ma che sia l’alleata-rivale Elly Schlein a pretenderle, dato che con la nuova legge elettorale, se approvata in via definitiva, sarà impossibile rinviare la scelta del leader della coalizione a dopo le elezioni.

Cardiochirurgia e prossimità, Cosenza potenzia la rete sanitaria

Roma, 18 set. (askanews) – A Cosenza sono entrati nel vivo due interventi che riguardano livelli diversi dell’assistenza sanitaria: l’avvio della cardiochirurgia all’ospedale Annunziata e l’attivazione della nuova rete di Case e Ospedali di comunità nella provincia. Da una parte l’alta specialità, con un nuovo centro destinato a un bacino di circa 700mila abitanti; dall’altra 35 strutture territoriali pensate per avvicinare una parte dell’assistenza ai cittadini. Due interventi che si inseriscono nel più ampio processo di potenziamento della rete sanitaria calabrese.

Vitaliano De Salazar, Direttore Generale Azienda Ospedaliera di Cosenza e Commissario Straordinario ASP Cosenza: “Questo è un imponente sforzo, un imponente risultato, a livello italiano, cioè mettere insieme e attivare 35 nuove strutture sanitarie credo che sia veramente un grande sforzo che colloca la Calabria tra le regioni virtuose che hanno speso tutti i soldi del PNNR, per quanto riguarda Case e Ospedali di comunità ha raggiunto il target, e che produrrà effetti meravigliosi. Oggi, dopo aver rifondato l’ospedale Annunziata, si è realizzata la Cardiochirurgia: ne siamo fieri, abbiamo già iniziato e questo risponde a un’esigenza innanzitutto di essere curati in Calabria, perché ci saranno i migliori professionisti italiani, ed evitare la migrazione sanitaria che peraltro, oltre ad un disagio familiare, anche economico, era una migrazione sanitaria con un costo di circa 10 milioni di euro l’anno per la Regione Calabria, che vogliamo abbattere o quantomeno contenere”.

All’Annunziata è diventato infatti operativo il nuovo blocco operatorio cardio-toraco-vascolare, una struttura attesa da quasi vent’anni e che aggiunge alla rete ospedaliera cosentina una specialità fino ad oggi non presente sul territorio provinciale. L’apertura del nuovo reparto punta ad ampliare la possibilità di ricevere in Calabria interventi ad alta complessità. Il reparto dispone di 16 posti letto e di 3 sale operatorie di ultima generazione. Per l’avvio delle attività sono state assunte 88 nuove unità di personale sanitario.

Daniele Maselli, Docente straordinario UniCal, Cardiochirurgia: “Si corona un percorso che è durato molto tempo. Cosenza ha bisogno da tanto tempo di una cardiochirurgia, quindi innanzitutto è un traguardo che si raggiunge. Le prospettive sono le migliori, perché le dotazioni tecnologiche sono le più avanzate, c’è un contesto scientifico, quello dell’Università della Calabria, che è molto avanzato e riconosciuto a livello internazionale, c’è il supporto di una chirurgia toracica molto qualificata e quindi ci sono tutti i presupposti per creare un Dipartimento cardiotoracico di grande efficienza e moderno, soprattutto”.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Azienda ospedaliera e l’Università della Calabria. Accanto all’attività assistenziale, il nuovo assetto apre anche uno spazio alla formazione dei futuri specialisti: la presenza dei docenti universitari consentirà infatti all’Università della Calabria di chiedere l’attivazione della scuola di specializzazione.

Luca Weltert, Direttore di Cardiochirurgia, Azienda Ospedaliera di Cosenza: “La cardiochirurgia che apre qui davvero ha l’ambizione di aprire in serie A. L’accostamento cromatico, il comfort dei letti, la luce come è studiata, la luce naturale che entra nei reparti, ma naturalmente anche la parte tecnologica, i monitor, le attrezzature elettromedicali: sono tutte di altissimo livello. La Direzione crede così tanto in questo processo da avermi messo a disposizione le migliori energie. Siamo una sola squadra e vogliamo portare a termine questo grande progetto”.

“Parallelamente sul territorio provinciale ha preso forma il nuovo modello dell’assistenza di prossimità. Il piano finanziato attraverso il Pnrr prevede 35 nuovi presidi tra 26 Case di comunità e 9 Ospedali di comunità. L’investimento destinato alla provincia di Cosenza supera gli 81 milioni di euro. Gli Ospedali di comunità porteranno 180 posti letto aggiuntivi. La nuova rete prevede inoltre il coinvolgimento di circa 400 medici di medicina generale e 500 nuovi operatori sanitari.

Vitaliano De Salazar, Direttore Generale Azienda Ospedaliera di Cosenza e Commissario Straordinario ASP Cosenza: “La provincia di Cosenza è la provincia più estesa d’Italia, dopo la Val d’Aosta, con i suoi 750.000 abitanti: se ne aveva bisogno, ce l’abbiamo fatta, abbiamo assunto più di 500 unità, abbiamo fatto un accordo innovativo con i medici di medicina generale della provincia di Cosenza, ne siamo molto soddisfatti e quindi finalmente da una sanità ospedale-centrica si passa una sanità di rete intelligente, perché queste saranno accompagnate ovviamente dai nuovi innovativi sistemi di telemedicina”.

Ospedale, medicina generale, Case di comunità e Ospedali di comunità diventano così i diversi livelli di una rete che punta a garantire una maggiore continuità delle cure ai cittadini. Un processo che, partendo da Cosenza e dalla sua provincia, rappresenta uno dei passaggi del più ampio potenziamento della rete sanitaria della Calabria.

La casa del Lupo mai finita dove Jack London volle un tocco italiano

Sonoma (California), 18 set. (askanews) – Qualcuno ha detto che il più bel romanzo che abbia scritto è la sua vita. Di sicuro i resti della casa mai finita, Wolf House, dove avrebbe dovuto andare a vivere, sembrano quasi un Partenone della letteratura americana dove Jack London volle lo zampino di un costruttore italiano. Lui è sepolto qui nel parco, una tomba di una semplicità struggente. E chi ha letto anche solo uno dei suoi libri ed è stato affascinato dalla sua prosa, non può fare a meno di venire quasi in pellegrinaggio in questi luoghi della California, nella contea di Sonoma.

Il Jack London State Historic Park è un parco storico statale della California situato vicino a Glen Ellen, sul versante orientale del monte Sonoma, consigliato come destinazione da Brand Usa, Visit California e Visit Sonoma County. Casa e ranch dell’uomo e leggenda Jack London, famoso per i suoi successi letterari, così come per le sue imprese senza paura, i viaggi esotici e le avventure. Strillone di giornali, pescatore clandestino di ostriche, lavandaio, cacciatore di foche, corrispondente di guerra e cercatore d’oro.

Eppure era qua che voleva il suo buen ritiro. Un luogo appartato, tranquillo e silenzioso in cui rifugiarsi per riposare, leggere e allontanarsi. Con un tocco italiano, come ci spiega Joyce, una volontaria del parco.: “L’uomo che assunse Jack London per supervisionare tutti i lavori di costruzione si chiamava Natale Forni ed era italiano. Arrivò qui con una squadra di operai dopo il terremoto del 1906. Aveva svolto un’ampia attività di scalpellino a San Francisco e Santa Rosa, contribuendo alla ricostruzione dopo il terremoto. Poi Jack London lo assunse per supervisionare la costruzione di questo edificio. Noterai tutta questa incredibile lavorazione della pietra. Fu realizzata interamente da scalpellini italiani, ed è probabilmente per questo che l’edificio è ancora in piedi oggi. Non so molto di questo tipo di lavoro, ma molte persone durante il mio tour mi hanno detto che era bellissimo. A quanto pare, l’edificio fu completato solo una settimana prima della sua morte e non doveva essere poi così male”.

“Sto costruendo la casa dei miei sogni nel ranch dei miei sogni. La mia casa resisterà, se Dio vorrà, per mille anni”, aveva scritto Jack London. Il nome della casa, Wolf House deriva da un fatto: scriveva così spesso di lupi e cani che il suo amico George Sterling gli diede il soprannome di “Il Lupo”. Pertanto, quando London iniziò a costruire la casa dei suoi sogni nel 1911, fu naturale che diventasse nota come la “Casa del Lupo”. Sfortunatamente, Jack e la moglie Charmian non vi si trasferirono mai. La costruzione era quasi completata quando un incendio scoppiò nella tarda notte, propagandosi rapidamente e devastando l’interno. “La distruzione della sua casa uccise qualcosa in Jack” scrisse la moglie. London aveva in programma di ricostruire Wolf House, ma al momento della sua morte, nel 1916, la casa si presentava ancora come appare oggi.

Servizio di Cristina Giuliano

Immagini e montaggio askanews

Cardiochirurgia e aprossimità, Cosenza potenzia la rete sanitaria

Roma, 18 set. (askanews) – A Cosenza sono entrati nel vivo due interventi che riguardano livelli diversi dell’assistenza sanitaria: l’avvio della cardiochirurgia all’ospedale Annunziata e l’attivazione della nuova rete di Case e Ospedali di comunità nella provincia. Da una parte l’alta specialità, con un nuovo centro destinato a un bacino di circa 700mila abitanti; dall’altra 35 strutture territoriali pensate per avvicinare una parte dell’assistenza ai cittadini. Due interventi che si inseriscono nel più ampio processo di potenziamento della rete sanitaria calabrese.

Vitaliano De Salazar, Direttore Generale Azienda Ospedaliera di Cosenza e Commissario Straordinario ASP Cosenza: “Questo è un imponente sforzo, un imponente risultato, a livello italiano, cioè mettere insieme e attivare 35 nuove strutture sanitarie credo che sia veramente un grande sforzo che colloca la Calabria tra le regioni virtuose che hanno speso tutti i soldi del PNNR, per quanto riguarda Case e Ospedali di comunità ha raggiunto il target, e che produrrà effetti meravigliosi. Oggi, dopo aver rifondato l’ospedale Annunziata, si è realizzata la Cardiochirurgia: ne siamo fieri, abbiamo già iniziato e questo risponde a un’esigenza innanzitutto di essere curati in Calabria, perché ci saranno i migliori professionisti italiani, ed evitare la migrazione sanitaria che peraltro, oltre ad un disagio familiare, anche economico, era una migrazione sanitaria con un costo di circa 10 milioni di euro l’anno per la Regione Calabria, che vogliamo abbattere o quantomeno contenere”.

All’Annunziata è diventato infatti operativo il nuovo blocco operatorio cardio-toraco-vascolare, una struttura attesa da quasi vent’anni e che aggiunge alla rete ospedaliera cosentina una specialità fino ad oggi non presente sul territorio provinciale. L’apertura del nuovo reparto punta ad ampliare la possibilità di ricevere in Calabria interventi ad alta complessità. Il reparto dispone di 16 posti letto e di 3 sale operatorie di ultima generazione. Per l’avvio delle attività sono state assunte 88 nuove unità di personale sanitario.

Daniele Maselli, Docente straordinario UniCal, Cardiochirurgia: “Si corona un percorso che è durato molto tempo. Cosenza ha bisogno da tanto tempo di una cardiochirurgia, quindi innanzitutto è un traguardo che si raggiunge. Le prospettive sono le migliori, perché le dotazioni tecnologiche sono le più avanzate, c’è un contesto scientifico, quello dell’Università della Calabria, che è molto avanzato e riconosciuto a livello internazionale, c’è il supporto di una chirurgia toracica molto qualificata e quindi ci sono tutti i presupposti per creare un Dipartimento cardiotoracico di grande efficienza e moderno, soprattutto”.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Azienda ospedaliera e l’Università della Calabria. Accanto all’attività assistenziale, il nuovo assetto apre anche uno spazio alla formazione dei futuri specialisti: la presenza dei docenti universitari consentirà infatti all’Università della Calabria di chiedere l’attivazione della scuola di specializzazione.

Luca Weltert, Direttore di Cardiochirurgia, Azienda Ospedaliera di Cosenza: “La cardiochirurgia che apre qui davvero ha l’ambizione di aprire in serie A. L’accostamento cromatico, il comfort dei letti, la luce come è studiata, la luce naturale che entra nei reparti, ma naturalmente anche la parte tecnologica, i monitor, le attrezzature elettromedicali: sono tutte di altissimo livello. La Direzione crede così tanto in questo processo da avermi messo a disposizione le migliori energie. Siamo una sola squadra e vogliamo portare a termine questo grande progetto”.

“Parallelamente sul territorio provinciale ha preso forma il nuovo modello dell’assistenza di prossimità. Il piano finanziato attraverso il Pnrr prevede 35 nuovi presidi tra 26 Case di comunità e 9 Ospedali di comunità. L’investimento destinato alla provincia di Cosenza supera gli 81 milioni di euro. Gli Ospedali di comunità porteranno 180 posti letto aggiuntivi. La nuova rete prevede inoltre il coinvolgimento di circa 400 medici di medicina generale e 500 nuovi operatori sanitari.

Vitaliano De Salazar, Direttore Generale Azienda Ospedaliera di Cosenza e Commissario Straordinario ASP Cosenza: “La provincia di Cosenza è la provincia più estesa d’Italia, dopo la Val d’Aosta, con i suoi 750.000 abitanti: se ne aveva bisogno, ce l’abbiamo fatta, abbiamo assunto più di 500 unità, abbiamo fatto un accordo innovativo con i medici di medicina generale della provincia di Cosenza, ne siamo molto soddisfatti e quindi finalmente da una sanità ospedale-centrica si passa una sanità di rete intelligente, perché queste saranno accompagnate ovviamente dai nuovi innovativi sistemi di telemedicina”.

Ospedale, medicina generale, Case di comunità e Ospedali di comunità diventano così i diversi livelli di una rete che punta a garantire una maggiore continuità delle cure ai cittadini. Un processo che, partendo da Cosenza e dalla sua provincia, rappresenta uno dei passaggi del più ampio potenziamento della rete sanitaria della Calabria.