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giovedì, 12 Febbraio, 2026
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Cittadinanza, Braga (Pd): serve una legge per chi nasce in Italia

Roma, 12 feb. (askanews) – “Quindici storie che ci raccontano come nel nostro Paese ci sono giovani, ragazzi e ragazze, persone, che pure essendo nate in Italia, vivendo e avendo studiato qui, ancora non sono cittadini a pieno titolo. Questo si traduce in una serie di ostacoli che condizionano molto la vita quotidiana, i percorsi di studio, la possibilità di andare in gita scolastica assieme agli altri compagni”. Lo ha detto la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, a margine della presentazione del libro “Volti italiani. 15 storie che ci spiegano perché serve una legge sulla cittadinanza” di Victoria Karam, nella sala stampa di Montecitorio.

“Il tema dell’immigrazione oggi è declinato da questa destra solo in una logica di emergenza e securitaria, mentre è un grande tema da governare con politiche che puntano a riconoscere pienamente il diritto alla cittadinanza traendo anche spunto e forza da quella mobilitazione che, seppure non ha portato all’approvazione del referendum di un anno fa, ha dimostrato come c’è nel Paese la consapevolezza che serve riformare quella legge per dare finalmente una cittadinanza piena che riconosca a chi nasce in Italia il diritto ad essere a pieno titolo cittadino italiani”, ha aggiunto Braga.

Alla conferenza stampa sono intervenuti anche Ouidad Bakkali (Partito Democratico), Giorgia Rombolà (Tg3), Matteo Favero (Partito Democratico).

Un topo in pentola alla mensa di una scuola primaria nel Napoletano

Napoli, 12 feb. (askanews) – I carabinieri della stazione di San Paolo Bel Sito (Napoli) sono intervenuti intorno alle 13 presso l’Istituto Comprensivo “G. Costantini” su segnalazione del dirigente scolastico. Poco prima della somministrazione dei pasti agli alunni della scuola primaria, un’operatrice della società incaricata del servizio di refezione ha rinvenuto un topo all’interno di una pentola destinata alla distribuzione del vitto. Nessun alunno ha consumato cibo proveniente da quella preparazione. Il roditore, già morto al momento del ritrovamento, è stato sequestrato. Sul posto sono intervenuti anche il personale dell’Asl di Marigliano e i carabinieri del Nas di Napoli per gli accertamenti del caso.

Referendum, Nordio: pensiamo di vincere ma ci inchineremo a volontà popolare

Roma, 12 feb. (askanews) – “I sondaggi vengono vengono fatti con vari criteri, si tiene conto di chi vuole andare a votare, di chi non vuole andare a votare, le percentuali vengono calcolate sugli uni e sugli altri. Noi siamo fiduciosi. In ogni caso noi ci inchineremo alla volontà popolare che è sovrana, ma posso dire che pensiamo oltre che speriamo di vincerlo questo referendum. Siamo molto tranquilli”. Lo ha detto ai cronisti il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, rispondendo, dopo aver concluso il suo intervento al question time in aula al Senato, a una domanda sui sondaggi che danno conto della rimonta del No nelle intenzioni di voto al referendum costituzionale sulla giustizia.

Casapound, Molteni: è da sgomberare come Spin Time

Roma, 12 feb. (askanews) – “Io sono contro tutte le occupazioni abusive, non c’è una occupazione di destra e una di sinistra. Quindi non ci sono sgomberi di destra o di sinistra. Chi occupa abusivamente commette un reato ma soprattutto lede un diritto di proprietà. Questo governo si è caratterizzato in questi anni per oltre 4.500 sgomberi, abbiamo introdotto norme nel pacchetto sicurezza. C’è Casapound e c’è anche lo Spin time”. Così il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, rispondendo alla domanda di Askanews su quando si procederà allo sfratto di Casapound dallo stabile occupato in via Napoleone III a Roma.

Tutto quello che è “occupazione illegale e abusiva è oggetto di attenzione da parte del governo. Su Casapound c’è un elenco degli immobili fatto dalla prefettura (dall’allora prefetto oggi ministro Piantedosi)”, ha aggiunto ribadendo: “C’è Casapound come anche lo Spin time. Devono essere sgomberati tutti”.

Non c’è una maggiore urgenza di intervenire dopo la sentenza di Bari? “Ci sono squadristi rossi e ci sono squadristi neri, le sentenze che vanno a condannare atti di violenza sono ben accette. Mi auguro che la stessa mano pesante ci sia anche nei confronti di chi ha preso a martellate i poliziotti”, ha concluso.

Euro digitale, Cipollone: ci serve per non dipendere da "generosità" altrui

Roma, 12 feb. (askanews) – “In un mondo in cui le dipendenze eccessive possono essere sfruttate come strumento di pressione, preservare la nostra sovranità monetaria richiede misure coraggiose per superare le dipendenze che avevamo tacitamente accettato finora nei pagamenti e nella finanza”. Lo ha affermato Piero Cipollone, componente del comitato esecutivo della Bce, a conclusione nel suo intervento a sostegno dell’euro digitale, oggi a Roma presso l’Accademia dei Lincei.

“Per i pagamenti al dettaglio digitali, la finanza digitale, i pagamenti transfrontalieri e il finanziamento di imprese innovative dobbiamo assicurarci di non dipendere più eccessivamente dalla ‘generosità’ di terzi – ha detto -. Ciò non significa chiudere il nostro mercato. Significa agire con determinazione per integrarlo ulteriormente e facilitare l’espansione e la concorrenza degli operatori europei oltre i confini nazionali”.

Secondo Cipollone, che nel direttorio Bce ha le deleghe su sistemi di pagamento e euro digitale, in questo modo “consolideremo la resilienza, l’efficienza e la sicurezza economiche, rafforzando al tempo stesso la nostra sovranità monetaria”.

“Con l’introduzione dell’euro i paesi europei hanno riacquistato la sovranità monetaria – ha sostenuto -. In un mondo instabile, questo beneficio della nostra moneta unica ha acquisito un’importanza ancora maggiore. Con l’euro, condividiamo un attributo fondamentale della sovranità. Come disse Robert Schuman, abbiamo ‘unito gli interessi economici’ in ambito monetario. Questo cementa la nostra unità, perché ciò che riguarda l’euro coinvolge tutti i paesi dell’area dell’euro, e viceversa”. (fonte immagine: ECB)

Milano, il 9 marzo il World Radio Day con i suoi protagonisti

Roma, 12 feb. (askanews) – Il 9 marzo la Radio torna protagonista a Milano con il World Radio Day, l’evento gratuito organizzato da Radio Speaker, il portale di riferimento per il settore radiofonico in Italia, che per il sesto anno consecutivo celebra la radio, il mezzo che solo nel 2025, secondo i dati Audiradio, ha raggiunto 35.053.000 ascoltatori nel giorno medio. A salire sul palco del Talent Garden Calabiana saranno alcuni tra i più importanti protagonisti della radio italiana tra cui Gerry Scotti, Linus e Roberto Ferrari (Radio Deejay), Jake la Furia, Camilla Ghini e Daniele Battaglia (Radio 105), Rosaria Renna e Filippo Firli (Radio Monte Carlo), Melissa Greta e Andrea Rock (Virgin Radio), Mary Cacciola, Flavia Cercato, Stefano Meloccaro e Benny (Radio Capital), Marco e Raf (Radio Kiss Kiss), Matteo Campese e Niccolò Giustini (Rtl 102.5), Marco Caputo (RAI), Massimiliano Montefusco (Rds) e tanti altri nomi di spicco del panorama radiofonico nazionale.

La manifestazione, aperta a tutti, si conferma il punto di riferimento dell’intera filiera radiofonica italiana, con numeri che ne attestano il successo: oltre 400 emittenti radiofoniche coinvolte nelle precedenti edizioni, più di 13.000 spettatori tra presenza fisica e streaming e 825.000 visualizzazioni sui social. L’edizione 2026 offrirà 9 ore di diretta, anche in live streaming, con oltre 60 grandi protagonisti della Radio Italiana, dall’Fm al Dab fino al podcasting, che si alterneranno sul palco tra talk, interviste, panel e workshop. Non mancheranno momenti di formazione, uno spazio espositivo e di networking pensati per favorire l’incontro e il dialogo tra emittenti, professionisti, brand, editori, istituzioni e nuove realtà del settore audio.

“Il World Radio Day è l’unico evento che unisce tutta la filiera della radio italiana – ha spiegato Giorgio d’Ecclesia, ceo and Founder di Radio Speaker – editori e professionisti del microfono, etichette e società per i diritti musicali, centri media e investitori, fonici e sviluppatori hardware e software, fino al vasto pubblico degli ascoltatori. Quest’anno, con il tema “Radio e Intelligenza Artificiale” scelto dall’Unesco, guardiamo al futuro: capire come l’AI possa trasformare e potenziare il nostro modo di fare radio è una sfida entusiasmante e necessaria. Per questo invito tutti – conduttori, editori, aziende, professionisti, studenti e appassionati – a esserci: non solo per ascoltare, ma per costruire insieme la radio che verrà”.

Milano-Cortina, Zelensky ha premiato l’atleta Heraskevych

Roma, 12 feb. (askanews) – Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky ha conferito all’atleta ucraino di skeleton Vladyslav Heraskevych l’Ordine della Libertà. “Per il servizio disinteressato al popolo ucraino, il coraggio civico e il patriottismo nel sostenere gli ideali di libertà e i valori democratici, decreto: di conferire l’Ordine della Libertà a Vladyslav Mykhailovych Heraskevych, membro della squadra olimpica nazionale ucraina, atleta di skeleton”, si legge nel testo del documento, secondo quanto riferisce l’agenzia ucraina Interfax. L’atleta è stato estromesso, salvo il verdetto del ricorso, dalle competizioni olimpiche per aver voluto indossare un casco con raffigurate le imamgini di atleti uccisi in guerra dalla Russia.

Milano-Cortina, Mattarella agli atleti: competere con lealtà e con successo

Roma, 12 feb. (askanews) – “Gli atleti continuino con lo spirito di questi giorni e con l’impegno per competere con lealtà e con successo”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in visita a Casa Italia si è rivolto agli atleti impegnati nelle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.

“Complimenti a tutti i nostri atleti che stanno realizzando in questo momento non soltanto una presenza italiana nei giochi, ma il segno dell’amicizia con tutti gli altri atleti e le altre atlete di ogni altro Paese. È questo è il senso delle Olimpiadi. È il senso di Casa Italia, che si apre a tutti coloro che verranno per condividere le bellezze di questi luoghi, ma anche i valori della fraternità umana, della condivisione delle prospettive da tutti i popoli attraverso lo sport”. Così anche il presidente a Cortina a conclusione della sua visita, dopo la quale farà ritorno a Roma.

“Tutto posso fare tranne appropriazione indebita. Le medaglie sono degli atleti, sono fortunato io ad essere stato qui in questi giorni in cui hanno conquistato molte medaglie. Spero che continui”. Così Mattarella, dopo la visita a Casa Italia a Cortina si è rivolto ironicamente ai dirgenti del comitato olimpico che hanno sottolineato come la sua visita abbia portato fortuna viste le medaglie conquistate.

Italianità e tracciabilità al centro della filiera del vino

Roma, 12 feb. (askanews) – Attenzione alle materie prime, curiosità su tracciabilità, origine certa ed ingredienti riconoscibili e maggiore interesse nel ricercare prodotti italiani e sostenibili anche a costo di pagarli di più. Sono queste le principali richieste del consumatore italiano che si avvicina ad una filiera produttiva, richieste che emergono anche nel settore vinicolo. Secondo Coldiretti, nel 2022 l’Italia ha importato oltre 250 mila tonnellate di saccarosio da paesi extra-UE, una quota significativa finita proprio nel settore del vino (fonte: Coldiretti – Report su importazioni agroalimentari 2023). Ma se l’uva è italiana, perché non dovrebbe esserlo anche lo zucchero? Queste le parole dell’esperto Maurizio Cambrea, Naturalia Ingredients:

“Ci auspichiamo che nel tempo la nostra italianità, compreso anche gli ingredienti tra cui gli zuccheri, trovino sempre maggiore spazio e maggiore attenzione sia dai produttori, così come questa può essere una risposta idonea alla esigenza dei consumatori che sono sempre più attenti di fatto ad avere un’etichetta più trasparente e anche a scegliere un prodotto che abbia all’interno ingredienti certificati sia per l’origine che per la qualità e che in qualche modo garantiscano un’identità di un prodotto 100% italiano”.

Dopo il boom del biologico e del “senza solfiti”, oggi la sfida si gioca sugli ingredienti tecnici, compresi gli zuccheri usati per le pratiche di arricchimento, dolcificazione e spumantizzazione. Un’indagine condotta da Wine Intelligence evidenzia, proprio, come il 45% dei wine lovers tra 25 e 45 anni consideri, di fatto, “molto importante” conoscere l’origine degli ingredienti secondari.

“Esporre al consumatore una piena chiarezza sugli ingredienti utilizzati e soprattutto sull’origine, che è un elemento sia di qualità soprattutto per gli italiani, ma anche di garanzia della provenienza e di come questo ingrediente sia stato trattato lungo tutta la filiera è un elemento fondamentale per poter vendere ancora una volta in modo magari differenziante il proprio prodotto a un mercato e a un consumatore oggi giovane, ma che quindi rappresenta il futuro di questo settore, sempre più attento e sempre più alla ricerca di un prodotto di qualità”. Ha così concluso Maurizio Cambrea, Naturalia Ingredients.

Meloni spinge col "motore italo-tedesco": subito risposte sulla competitività

Alden Biesen, 12 feb. (askanews) – Incalzare il Consiglio, perchè adotti già a marzo iniziative “concrete” a favore della competitività, e perchè dia alla Commissione “indicazioni precise” sugli obiettivi da raggiungere. Solo così si potrà arginare la “burocrazia” europea che “sta superando ampiamente quello che è il proprio ruolo”. E per riuscirci, il tavolo convocato da Italia, Germania e Belgio prima del Consiglio informale di Alden Biesen dovrà “strutturarsi”, diventare un formato che si riunisca prima degli appuntamenti ufficiali e che lavori per arrivare alle riunioni dei leader con proposte concrete. Giorgia Meloni parla con i giornalisti nell’intervallo tra i due appuntamenti di giornata: subito dopo il prevertice che ha visto la partecipazione di 19 Paesi e della Commissione, e prima che inizi il “ritiro” dei leader convocato da Antonio Costa nel castello delle Fiandre.

Un’iniziativa concordata con il cancelliere tedesco Merz, “Friedrich” lo chiama la premier, a dimostrazione di quel “motore italo-tedesco” che “c’è”, afferma Meloni, e che “non è contro qualcuno”. Ovvero contro la Francia, che “è al tavolo ed è un bene perchè è un paese importante”. Proprio mentre parla la premier italiana, Merz e Macron si presentano insieme al Consiglio, per un doorstep congiunto in cui assicurano “concordia” sugli obiettivi da raggiungere. Del resto, dice ancora Meloni, in Europa le alleanze “sono variabili”, ci si trova al fianco di alcuni Paesi su certe battaglie, contrapposti su altri. Ad esempio, a dividere Italia e Germania c’è la questione degli eurobond (“Io sono sempre favorevole” ricorda Meloni) e ci sarà la questione dei fondi di coesione, da non sacrificare in nome delle nuove sfide europee: “Non dobbiamo fare l’errore di considerare la competitività alternativa alla coesione, perchè senza coesione tu lasci indietro interi territori, non ci sono le infrastrutture adeguate e dunque mini la competitività”. E allora su quello, prevede Meloni, “ci troveremo d’accordo con i Paesi del Sud piuttosto che con i Paesi del Nord”.

Ma con la Germania si va d’accordo su altri punti all’ordine del giorno. Che Meloni elenca: i costi dell’energia (su cui annuncia anche misure al prossimo Cdm) con la necessità di fermare le speculazioni e di “rivedere gli ETS”, la direttiva Cbam, il mercato unico, la semplificazione su cui la lettera scritta da Italia e Germania “ha offerto molti strumenti per semplificare e per farlo velocemente”. E “c’è l’automotive su cui l’Italia è in prima linea dall’inizio, c’è la questione del contesto internazionale in cui ci muoviamo, per combattere le nostre dipendenze con una autonomia strategica su energia e materie critiche”. E c’è il tema del commercio internazionale: “Bene gli accordi di libero scambio ma a patto che ci sia reciprocità. La Ue deve scegliere: se facciamo accordi di libero scambio con sistemi che non hanno neanche lontanamente le norme che noi imponiamo ai nostri produttori, non possiamo continuare a iper-regolamentare”. E poi c’è la questione del “freno d’emergenza” attivabile da un singolo Paese per “bloccare gli oneri eccessivi che emergono durante il processo legislativo, ad esempio con l’attivazione su richiesta di uno Stato membro”, inserita nel “non paper” italo-tedesco-belga.

Dunque “i temi sono moltissimi”, e già il Consiglio di marzo – auspica Meloni – dovrà essere “molto concreto nel dare risposte ai nostri sistemi produttivi”: “La sfida è capire se la Ue può dare risposte concrete immediate sulla competititivtà perchè non c’è più tempo da perdere”. I leader del prevertice, di conseguenza, hanno concordato di rivedersi già a margine del Consiglio europeo di marzo “per mantenere alta l’attenzione sui temi della competitività e contribuire alle definizione di obiettivi concreti e scadenze precise”.

Meloni spinge col "motore italo-tedesco": subito risposte su competitività

Alden Biesen, 12 feb. (askanews) – Incalzare il Consiglio, perchè adotti già a marzo iniziative “concrete” a favore della competitività, e perchè dia alla Commissione “indicazioni precise” sugli obiettivi da raggiungere. Solo così si potrà arginare la “burocrazia” europea che “sta superando ampiamente quello che è il proprio ruolo”. E per riuscirci, il tavolo convocato da Italia, Germania e Belgio prima del Consiglio informale di Alden Biesen dovrà “strutturarsi”, diventare un formato che si riunisca prima degli appuntamenti ufficiali e che lavori per arrivare alle riunioni dei leader con proposte concrete. Giorgia Meloni parla con i giornalisti nell’intervallo tra i due appuntamenti di giornata: subito dopo il prevertice che ha visto la partecipazione di 19 Paesi e della Commissione, e prima che inizi il “ritiro” dei leader convocato da Antonio Costa nel castello delle Fiandre.

Un’iniziativa concordata con il cancelliere tedesco Merz, “Friedrich” lo chiama la premier, a dimostrazione di quel “motore italo-tedesco” che “c’è”, afferma Meloni, e che “non è contro qualcuno”. Ovvero contro la Francia, che “è al tavolo ed è un bene perchè è un paese importante”. Proprio mentre parla la premier italiana, Merz e Macron si presentano insieme al Consiglio, per un doorstep congiunto in cui assicurano “concordia” sugli obiettivi da raggiungere. Del resto, dice ancora Meloni, in Europa le alleanze “sono variabili”, ci si trova al fianco di alcuni Paesi su certe battaglie, contrapposti su altri. Ad esempio, a dividere Italia e Germania c’è la questione degli eurobond (“Io sono sempre favorevole” ricorda Meloni) e ci sarà la questione dei fondi di coesione, da non sacrificare in nome delle nuove sfide europee: “Non dobbiamo fare l’errore di considerare la competitività alternativa alla coesione, perchè senza coesione tu lasci indietro interi territori, non ci sono le infrastrutture adeguate e dunque mini la competitività”. E allora su quello, prevede Meloni, “ci troveremo d’accordo con i Paesi del Sud piuttosto che con i Paesi del Nord”.

Ma con la Germania si va d’accordo su altri punti all’ordine del giorno. Che Meloni elenca: i costi dell’energia (su cui annuncia anche misure al prossimo Cdm) con la necessità di fermare le speculazioni e di “rivedere gli ETS”, la direttiva Cbam, il mercato unico, la semplificazione su cui la lettera scritta da Italia e Germania “ha offerto molti strumenti per semplificare e per farlo velocemente”. E “c’è l’automotive su cui l’Italia è in prima linea dall’inizio, c’è la questione del contesto internazionale in cui ci muoviamo, per combattere le nostre dipendenze con una autonomia strategica su energia e materie critiche”. E c’è il tema del commercio internazionale: “Bene gli accordi di libero scambio ma a patto che ci sia reciprocità. La Ue deve scegliere: se facciamo accordi di libero scambio con sistemi che non hanno neanche lontanamente le norme che noi imponiamo ai nostri produttori, non possiamo continuare a iper-regolamentare”. E poi c’è la questione del “freno d’emergenza” attivabile da un singolo Paese per “bloccare gli oneri eccessivi che emergono durante il processo legislativo, ad esempio con l’attivazione su richiesta di uno Stato membro”, inserita nel “non paper” italo-tedesco-belga.

Dunque “i temi sono moltissimi”, e già il Consiglio di marzo – auspica Meloni – dovrà essere “molto concreto nel dare risposte ai nostri sistemi produttivi”: “La sfida è capire se la Ue può dare risposte concrete immediate sulla competititivtà perchè non c’è più tempo da perdere”. I leader del prevertice, di conseguenza, hanno concordato di rivedersi già a margine del Consiglio europeo di marzo “per mantenere alta l’attenzione sui temi della competitività e contribuire alle definizione di obiettivi concreti e scadenze precise”.

Ue, Conte: Meloni pro-eurobond ma fa asse con Germania che non li vuole

Roma, 12 feb. (askanews) – “Presidente Meloni, coraggio non aver paura. Nel 2020 tutti volevano che prendessimo il Mes e invece siamo riusciti a ottenere gli eurobond e i 209 miliardi che oggi sono gli unici investimenti che tengono ancora a galla l’economia. Fa piacere sapere che adesso sei anche tu a favore degli eurobond. Questo è già un passo avanti: ricordo che mentre io mi battevo per ottenerli, il tuo partito si asteneva nonostante nel Pnrr ci fossero contributi a fondo perduto”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, rilanciando la notizia delle dichiarazioni della presidente del Consiglio sul carattere “divisivo” degli eurobond.

“Ora però – ha aggiunto Conte – la tua strategia è incomprensibile: ti dichiari finalmente a favore degli eurobond ma fai asse con la Germania, che non li vuole, e ci sta trascinando in un riarmo che di fatto avvantaggia lei ma penalizza noi che non abbiamo spazio fiscale. La nostra industria in declino, il futuro dei nostri figli non li difendiamo rincorrendo i sogni della Germania di ridiventare una superpotenza militare. Li difendiamo creando un grande progetto europeo per investimenti con il debito comune su industria, energia, sanità, welfare. E cancelliamo le disastrose firme che hai messo sul ritorno dei vincoli dell’austerità e sul Riarmo”.

“Facciamo contare l’Italia di nuovo, come nel 2020”, ha concluso l’ex premier.

FT: la polizia belga ha fatto irruzione nella Commissione europea

Roma, 12 feb. (askanews) – La polizia belga ha fatto irruzione nella Commissione europea nell’ambito di un’indagine su possibili irregolarità nella vendita di beni immobili, ha diffuso il quotidiano britannico Financial Times.

Secondo due persone a conoscenza dell’operazione sentite dal Financial Times, questa mattina sono state effettuate perquisizioni in diverse sedi della Commissione a Bruxelles, tra cui quella del dipartimento del bilancio.

L’inchiesta, secondo quanto affermato dalle fonti, riguarda la vendita di immobili dell’UE, avvenuta durante il precedente mandato della Commissione, quando Johannes Hahn era commissario al bilancio.

Leader Ue in "ritiro", l’intervento di Draghi e le reazioni dei 27

Alden Biesen, 12 feb. (askanews) – Durante il suo intervento al ritiro informale dei leader dell’Ue, in corso oggi nel castello di Alden Beisen, nelle Fiandre, Mario Draghi, l’ex premier italiano ed ex presidente della Bce, autore del rapporto sulla competitività dell’economia europea, “ha sottolineato il deterioramento del panorama economico dopo la presentazione della sua relazione e l’urgenza di affrontare tutte le questioni sollevate in quella sede”, secondo quanto riferiscono fonti europee.

Draghi, riferiscono ancora le fonti, “si è concentrato su diversi argomenti chiave: la necessità di ridurre le barriere nel mercato unico, la frammentazione dei mercati azionari e gli sforzi per mobilitare il risparmio europeo, il costo dell’energia, la possibilità di una ‘preferenza europea’ mirata in alcuni settori e, infine, sul processo decisionale”, ovvero “la possibilità di ‘cooperazioni rafforzate’ per procedere più rapidamente in alcuni di questi ambiti, se necessario, come previsto dai Trattati Ue”.

È seguito “un approfondito scambio di opinioni con i leader, i cui quesiti hanno riguardato questioni come le sfide per gli investimenti, l’Unione dei risparmi e degli investimenti (come è stato ribattezzato il progetto, mai realizzato, dell’Unione dei mercati dei capitali, ndr), il funzionamento del settore energetico, le linee guida sulle fusioni (con la loro revisione da parte della Commissione per consentire alle imprese di raggiungere dimensioni di scala europea, ndr) e il ruolo internazionale dell’euro”, hanno concluso le fonti.

France24: "Francesca Albanese non ha detto Israele nemico dell’umanità"

Roma, 12 feb. (askanews) – L’emittente France24 ha ricostruito come “è stata erroneamente attribuita a Francesca Albanese la frase ‘Israele è il nemico comune dell’umanità'”, che ha spinto ieri il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, a bollare come “oltraggiose e riprovevoli” tali parole, annunciando che chiederà le dimissioni della Relatrice Onu alla prossima sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.

Al question time tenuto ieri all’Assemblea nazionale, Barrot ha risposto a una domanda presentata da Caroline Yadan, parlamentare che rappresenta francesi residenti all’estero, “tra i primi ad affermare che Francesca Albanese avesse rilasciato una simile dichiarazione”, postando lo scorso 8 febbraio su X una foto della Relatrice speciale Onu per i Territori palestinesi con la citazione “Israele è il nemico comune dell’umanità”, e aggiungendo: “Queste dichiarazioni antisemite fatte in Qatar sono inqualificabili”.

“Due giorni dopo, 53 parlamentari del partito Renaissance hanno firmato una lettera, di cui Caroline Yadan è stata la prima firmataria, inviata al ministero degli Affari Esteri per denunciare queste presunte affermazioni, questa volta senza mettere la citazione della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite. ‘Il 7 febbraio […] ha designato Israele come nemico comune dell’umanità'”, recita la lettera, firmata tra gli altri dall’ex premier Elisabeth Borne e dall’ex portavoce del governo Olivia Grégoire, in cui si chiede quindi che Albanese venga “privata del mandato Onu con effetto immediato”.

“Ma Francesca Albanese non ha pronunciato questa frase durante la conferenza” organizzata da Al Jazeera in Qatar e a cui ha partecipato in videocollegamento il 7 febbraio, ha scritto quindi l’emittente, rilanciando quindi il passaggio del suo intervento in cui la Relatrice speciale “ha denunciato il genocidio commesso da Israele, così come l’inerzia di alcune parti del mondo occidentale, senza mai affermare che Israele è il nemico comune dell’umanità”.

Albanese è stata intervistata oggi dal programma “En tête-à-tête” di France24: “Non ho mai, mai, mai detto ‘Israele è il nemico comune dell’umanità’. Ho parlato dei crimini di Israele, dell’apartheid e del genocidio. E ho condannato come nemico comune il sistema che impedisce di portare i crimini di Israele davanti alla giustizia e di porvi fine: il sistema economico, il sistema finanziario e il sistema politico”.

Albanese ha anche risposto alla domanda sulla sua partecipazione a un evento che ha visto la presenza, tra gli altri, del leader di Hamas all’estero, Khaled Meshaal, e del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, precisando che il suo intervento in videocollegamento è avvenuto nel corso di una tavola rotonda a cui hanno partecipato solo esperti di diritto internazionale, tra cui l’ex procuratore della Corte penale internazionale (Cpi), Fatou Bensouda.

L’emittente francese ricorda che già nel marzo 2025 era stata presentata da Caroline Yadan una lettera firmata da 43 parlamentari in cui si chiedeva di bloccare la conferma di Francesca Albanese come Relatrice speciale per i Territori palestinesi. Incarico rinnovato ad aprile 2025.

Ue, Freni: mercato unico capitali indifferibile, sono ottimista

Milano, 12 feb. (askanews) – “Il mercato unico europeo è una necessità indifferibile per il mercato dei capitali, non esiste un mercato dei capitali del futuro se non è un mercato europeo, che parta da un’infrastruttura di mercato unica e arrivi a essere un unico mercato”. Lo ha detto Federico Freni sottosegretario del ministero dell’Economia a un evento Assonime in Borsa.

“E’ l’unico modo di dare competitività al sistema europeo, e le regole devono essere regole tarate per essere appetibili per tutti, è il lavoro che stiamo provando a fare, cioè immaginare per i singoli Stati, per l’Italia per quanto ci riguarda, regole che possano essere appetibili per il sistema comune, perché poi se abbiamo tutte regole troppo diverse sarà complicato fare un mercato, invece è una necessità indifferibile per il mercato”. 

“Io sono ottimista perché in questo momento la necessità è talmente impellente che forse ci muoviamo”, ha concluso.

Referendum, putiferio su video Dem per No: "Ma che curling fanno al Pd?"

Roma, 12 feb. (askanews) – La sintesi più efficace si trova sul luogo del delitto: “Ma che curling fanno al Pd?”. Sui social impazzano i commenti all’ultimo video postato sui canali del partito – e sparito in nottata, ma il danno era già fatto – per la campagna a sostegno delle ragioni del No al referendum sulla giustizia. In pratica, uno spezzone della gara dei due azzurri campioni di curling, Amos Mosaner e Stefania Constantini, “a loro insaputa” testimonial per il No. Il presidente del Coni Luciano Buonfiglio si dice “sbalordito”, i due atleti chiedono e ottengono la rimozione del post da ogni dove, il centrodestra grida allo scandalo. E non è nemmeno la prima volta.

Una settimana fa, sempre per questa benedetta campagna del No alla riforma Nordio, un altro video ha scatenato un putiferio nel centrosinistra, perchè accostava chi vota Sì al referendum a CasaPound (“Loro votano Sì, noi difendiamo la Costituzione”, lo slogan), postando su Facebook il video di un’adunata fascista, scandita da urla “presente” e da saluti romani. Peccato che una parte del Pd si sia esposta dichiarando di votare Sì, peccato che siano per il Sì ex parlamentari e costituzionalisti Dem (Stefano Ceccanti), padri fondatori del partito (Cesare Salvi, Enrico Morando, per fare due nomi), l’ex presidente della Consulta Augusto Barbera, sempre molto ascoltato a sinistra, la vice presidente Dem del Parlamento europeo Pina Picierno, che ha definito “insultante e svilente” la linea comunicativa che assimila al fascismo chi voterà Sì.

Ora il caso del video sul curling, disciplina divenuta velocemente uno sport nazionale amato, seguito, capace di incuriosire e con atleti popolarissimi. Stefania Constantini stella del curling – costretta oggi a ribadire in una storia che il proprio impegno “rimane esclusivamente sportivo” -, ha su Instagram quasi 220mila follower, ventimila in più, per dire, dell’account del Partito Democratico. Nel video ‘incriminato’ la si vede in primo piano sulla pista di ghiaccio: con un colpo lancia la stone, mentre Mosaner con la scopa da curling abrade la superficie per ottenere la traiettoria desiderata e conquistare il centro della casa. Felicità olimpica? Non proprio, l’obiettivo della stone su cui aleggia il banner “no al referendum” non è l’oro olimpico ma sfrattare dalla casa la scritta “La giustizia controllata dal governo”. Gaffe, rimozione del post, attacchi dal centrodestra.

Raffaele Speranzon, vicepresidente vicario dei senatori di Fratelli d’Italia, si spinge a osservare che questa situazione imbarazzante “rischia di turbare i nostri atleti impegnati a onorare il Tricolore alle Olimpiadi invernali e si aggiunge alle innumerevoli fake-news che stanno propinando contro la riforma della Giustizia”.

Il capogruppo azzurro al Senato Maurizio Gasparri parla di “una vergognosa speculazione del Pd”, il vice presidente della Camera Giorgio Mulè osserva che “sporcare le olimpiadi con una propaganda ridicola strumentalizzando i nostri atleti può appartenere solo a chi, nella disperata caccia al consenso, ha perso il senso della misura”. Lo stesso ministro Nordio parla di “post che alterano la pacatezza del dialogo sulla riforma” mentre il Pd in una nota dopo la rimozione del post, parla di “meme” in “contesto ironico” e garantisce che “non vi era nessuna intenzione di coinvolgere direttamente gli atleti nella campagna referendaria, di attribuire loro una posizione politica, nè di strumentalizzare in alcun modo le loro prestazioni sportive, delle quali siamo, come tutti orgogliosi”.

Poste Italiane e Ministero Esteri insieme per export italiano

Roma, 12 feb. (askanews) – Un protocollo d’intesa per rafforzare la presenza delle piccole e medie imprese italiane sui mercati internazionali e sostenere il Made in Italy. A siglarlo nella Capitale sono stati il ministro degli Esteri Antonio Tajani, l’amministratore delegato di Poste Italiane Matteo Del Fante e il direttore generale Giuseppe Lasco. L’accordo prevede lo sviluppo di sinergie nel settore logistico a servizio delle PMI, nel quadro del Piano d’azione per l’export italiano promosso dalla Farnesina. Il servizio del TG Poste.

Resolute Asset Management Italy: nuove sfide nel real estate

Milano, 12 feb. (askanews) – Dal Regno Unito all’Italia passando per il Mediterraneo e l’Est Europa. Resolute Asset Management si posiziona sempre di più al vertice del settore nel Bel Paese per portare i suoi valori e il suo modus operandi in un contesto vivo e vivace. Conoscenza del mercato fondamentale, per essere da subito performanti e operativi. Ne ha parlato Mario Bertolotti, Director Resolute Asset Management Italy: “Noi sicuramente, non essendo una big four, viviamo di credibilità, viviamo di qualità, di riconoscimento. Chi viene da noi non si riconosce in un logo, ma si riconosce in una totale dedizione intensive care. Quindi per noi qualità e migliorare le nostre competenze, migliorare la qualità del nostro lavoro, significa migliorare i risultati e quindi aumentare il livello di questa professionalità e credibilità”.

Conoscenza profonda del mercato, implementazione di strategie di gestione e non solo. Resolute Asset Management vuole portare il suo modello di successo, portando mano per mano i suoi clienti nel percorso di consulenza spesso tortuoso.

“Tralasciando i nomi, perché ovviamente è una delle cose che ci contraddistingue è la confidenzialità che che garantiamo ai nostri clienti. Proprio recentemente abbiamo risolto una situazione per un grosso gruppo bancario, una situazione che era ferma da diversi anni in cui noi siamo riusciti a trovare un investitore che ha permesso di trovare un accordo tra debitori e creditore sulla base di un business plan anche industriale di rise up che permette la riconversione di un immobile che era completamente abbandonato da tantissimi anni” ha aggiunto Bertolotti.

Sfide vinte, sfide per il futuro. Non c’è soltanto la voglia di mostrare al mondo e all’Italia un progetto vincente, ma anche la volontà di guardarsi intorno per scandagliare nuovi fronti.

“Nel mondo della consulenza immobiliare tutti parlano di tutto e tutti dicono di saper tutto. Quello su cui noi ci differenziamo è il fatto che noi parliamo di cose che abbiamo veramente fatto, cioè non solo di cose che riportiamo in una slide, ma cose che abbiamo gestito, implementato, organizzato e soprattutto portato al successo” ha concluso Bertolotti.

Successo per i clienti, fedeltà nei propri valori. Un binomio fondante del progetto di Resolute.

Olimpiadi, Oro Brignone: la Fan zone col fiato sospeso, poi la gioia

Milano, 12 feb. (askanews) – L’incredibile oro olimpico vinto dalla sciatrice italiana Francesca Brignone al SuperG ha regalato una delle emozioni più belle di questi Giochi Olimpici di Milano Cortina. Una favola: l’infortunio poco prima delle Olimpiadi, la paura di non esserci o di non farcela e poi la vittoria.

Queste immagini arrivano dalla Fan Zone al Castello di Milano, dove nonostante la pioggia, il cielo grigio e la mattinata umida, centinaia di persone si sono radunate davanti al maxi schermo per vivere l’emozione insieme e in diretta. Tutti col fiato sospeso in attesa del verdetto, e poi la gioia.

Milano-Cortina, Mattarella a Brignone: ci contavo

Roma, 12 feb. (askanews) – “Ci contavo”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sceso sulla pista del SuperG per complimentarsi con Federica Brignone vincitrice dell’oro olimpico.

Il capo dello Stato ha abbracciato l’atleta e poi si è concesso per una foto insieme a Brignone, al presidente del Comitato olimpico, al ministro dello Sport Andrea Abodi, accanto a lui anche la signora Laura e tutta la squadra dei dirigenti che accompagna i nostri sportivi a Milano-Cortina.

Tornando poi a sedersi sugli spalti Mattarella ha ricevuto l’apprezzamento dagli spettatori della gara, in tanti gli hanno gridato “grazie, grande Presidente, bravo presidente, evviva”.

Milano-Cortina, il Cio revoca l’esclusione dello skeletonista ucraino

Livigno(So), 12 feb. (askanews) – Il Cio ha revocato l’esclusione dello skeletonista ucraino Vladyslav Heraskevych dai Giochi di Milano Cortina. Stamani la presidente del Comitato olimpico internazionale, Kirsty Coventry, aveva incontrato a Cortina l’atleta e “in via eccezionale”, dopo questo colloquio definito “molto rispettoso”, ha chiesto al presidente della Commissione disciplinare dello stesso Cio di riconsiderare la revoca dell’accreditamento per i Giochi. Il presidente della Commissione, si legge in una nota del Cio, ha poi accolto la richiesta, il che significa che Heraskevych “può continuare a partecipare ai Giochi nonostante l’impossibilità di competere”.

Sanremo, Mazzariello: “Il festival è un’emozione a 360 gradi”

Milano, 12 feb. (askanews) – Mazzariello si è aggiudicato ufficialmente un posto tra le “Nuove Proposte” del Festival di Sanremo 2026 con il brano “Manifestazione d’amore”. “Sanremo per me significa sicuramente tanta emozione, nel senso è un’emozione provata a 360 gradi. Sto provando tutto lo spettro delle emozioni, dall’ansia, all’attenzione, alla gioia, tutto questo mix è un adrenalinico, fra poco mi fa esplodere, salta in aria e anche tanti ricordi passati con la mia famiglia e i miei amici. Ma Sanremo è anche ricordi, il mio preferito è quello vinto da Diodato, Fai Rumore è veramente un capolavoro e quindi ogni tanto in questo periodo dell’anno mi vengono in mente queste belle cose”.

In “Manifestazione d’amore” il protagonista vive in una bolla tutta sua, costretto a correre e a performare seguendo i ritmi frenetici della città. “Il brano è nato come tutte le cose che faccio: in modo totalmente casuale. Volevo parlare di quanto sia importante dopo dei periodi lunghissimi passati fuori casa ricordarsi le proprie radici, le persone amate: tipo avrei dovuto chiamare mio padre, avrei dovuto dirti ti voglio bene. Poi c’è questa metafora fortunatamente non autobiografica dove il protagonista sta per essere messo sotto un incrocio e questo contatto ravvicinato con la fine gli fa ricordare le cose veramente importanti. La canzone è nata così con questo viaggio.

Ance, Brancaccio: edilizia scolastica centrale, agire su ultimo miglio Pnrr

Roma, 12 feb. (askanews) – Edilizia scolastica centrale per la rigenerazione urbana e lo sviluppo del Paese, un tema che richiede l’intervento di capitali privati. Pnrr che proprio sull’edilizia scolastica ha mostrato “una ottima performance”, ma ora serve “un provvedimento, un chiarimento per una chiusura ordinata dell’ultimo miglio”. E chiarimenti servono anche sul concetto di partneriato pubblico-privato, in particolare sulla definizione di interesse pubblico, preservando le imprese che hanno già fatto investimenti. Sono i temi chiave toccati da Federica Brancaccio, presidente dell’Ance nel suo intervento oggi ad un evento sul tema organizzato assieme al Ministero dell’istruzione.

Al tavolo iniziale, insieme alla numero uno dell’Associazione nazionale costruttori edili, è intervenuto il ministro dell’Istruzione del merito, Giuseppe Valditara.

“Il tema dell’edilizia scolastica, il tema della scuola in generale è sempre stato un tema centrale per noi – ha detto Bancaccio -. La scuola intesa non solo come didattica ma anche come come spazio è uno dei parametri con i quali diciamo si può misurare anche il grado di civiltà, progresso, speranza di futuro di un paese ed è tema centrale anche quel dibattito che noi portiamo sempre ai tavoli della rigenerazione urbana. Cioè la scuola ha una potenzialità e una possibilità di impatto sociale ovviamente sul territorio ma anche proprio di qualcosa che può innescare un circolo virtuoso, un circuito virtuoso di rigenerazione urbana”.

In Italia “abbiamo circa 40.000 edifici scolastici. La metà di questi sono ante 74 – ha proseguito – che significa senza normativa sismica energetica, cioè in un periodo diverso. Moltissimi di questi sono sotto i nostri occhi, sono le famose scuole del regno che sono dei bellissimi edifici in zone centrali o in zone interne, dove oggi probabilmente potrebbero avere, potrebbero essere maggiormente utilizzati con altre funzioni perché per quanto noi possiamo intervenire su questi edifici scolastici magari sono in zone dove non c’è più quella richiesta, ecco non ci sono più bambini o giovani e sono invece utilissimi per dare altre risposte alle città in termine di rigenerazione e c’è bisogno poi di tanta edilizia scolastica nuova, sostitutiva magari”.

“La scuola è qualcosa che deve aprirsi alla città, la scuola deve essere multifunzionale, la famosa h24 che deve poter funzionare 24 ore, questo ovviamente agevola e consente maggiormente anche l’investimento di capitali privati”, ha detto. “Noi abbiamo un monitoraggio dell’avanzamento dei cantieri scuola PNRR: è molto positivo, sono 5.700 cantieri in uno stato di avanzamento, alcuni diciamo una grande percentuale conclusi ma comunque più del 50 per cento sono in uno stadio avanzato, quindi diciamo una ottima performance. Però diciamo siamo in un momento storico in cui si è detto che siamo all’ultimo miglio del PNRR”.

E qui c’è “la preoccupazione di quello che noi chiamiamo l’ultimo miglio del PNRR, perché il paese ha avuto una performance veramente oltre ogni aspettativa, il paese nella sua interezza, comuni, imprese, pubblica amministrazione, governo, quindi adesso è fondamentale che ci sia un provvedimento, un chiarimento per una chiusura ordinata – ha avvertito Brancaccio – e per avere questa famosa ultima rata e portare a termine tutti quei lavori che sono in una fase di conclusione ma che magari non si ultimeranno proprio fino all’ultimo euro”.

“E poi bisogna garantire una continuità di investimenti in generale e in particolare sull’edilizia scolastica. Qui veniamo proprio al tema del partenariato pubblico-privato. Molto partenariato ovviamente è stato fatto in termini di energia, di efficientamento energetico, perché lì il ritorno era anche abbastanza garantito e abbastanza facile. Ma invece è fondamentale riuscire a trovare dei meccanismi per cui in generale in questo paese si possono attrarre capitali privati”.

“Un altro tema a cui dobbiamo tutti insieme dare una risposta è quello dell’emergenza abitativa”, ha sottolineato. Ma “sulla definizione di interesse pubblico è importante che questo paese faccia una riflessione: l’interesse pubblico è appunto il privato che interviene dove la pubblica amministrazione magari ha delle difficoltà, e lo Stato interviene dove il privato ha delle difficoltà. Se non c’è un chiarimento credo proprio che rischiamo anche di non riuscire a superare un problema, ecco, come quello che è sorto adesso del diritto di prelazione. Ci vorrà tempo per fare una riflessione su quali sono gli altri strumenti che possono quindi consentire al pertenariato pubblico privato in questo paese di continuare ad andare avanti”.

“Chiederemo questo: di garantire quei progetti, quelle manifestazioni di interesse, quegli investimenti delle imprese che sono ad oggi state fatte, quindi le imprese hanno investito su partenariato pubblico privato, e che ora rischiano. Devo dire purtroppo, non è la prima volta, che il mondo produttivo si scontra diciamo di fronte a un legittimo affidamento e poi ha un boomerang. Quello che chiederemo è ragionare su una possibilità di un tempo per adeguarsi”. L’intervento del ministro Valditara “ha stimolato tutta una serie di temi, tra l’altro noi l’idea del tavolo di confronto l’avremmo lanciata e alla fine lui ci ha preceduto. Quindi chiedo veramente di portare al ministro i nostri ringraziamenti”, ha concluso.

Hellwatt Festival con Kanye West, Martin Garrix, Rita Ora, Baby Gang

Milano, 12 feb. (askanews) – A luglio 2026, Reggio Emilia ospiterà Hellwatt Festival, un evento sviluppato in oltre un anno di lavoro e pianificazione con l’obiettivo di portare in Italia i più avanzati modelli di produzione musicale e scenografica.

Hellwatt Festival si terrà alla RCF Arena di Reggio Emilia, la venue per concerti immersa nel verde più grande d’Europa con tanti artisti di punta: Kanye West, Martin Garrix, Rita Ora, Ozuna, Baby Gang, Benny Benassi, Swedish House Mafia e tanti altri. Un evento che nasce con una visione chiara: creare in Italia un’esperienza culturale e artistica che sia riconosciuta a livello mondiale, capace di coniugare innovazione tecnologica, qualità produttiva e valore per il pubblico.

La realizzazione del festival coinvolge un team creativo e produttivo di livello internazionale. Tra i partner figura Moment Factory, studio canadese riconosciuto per la progettazione di ambienti immersivi, scenografie digitali e installazioni multimediali su larga scala. Tra i progetti a cui ha contribuito figurano il Super Bowl XLVI Halftime Show con Madonna, produzioni per il mondo Disney e installazioni realizzate a Las Vegas, inclusi progetti sviluppati per lo Sphere, una delle venue tecnologicamente più avanzate al mondo.

Hellwatt Festival vede inoltre la collaborazione di scenografi che hanno contribuito alla realizzazione di alcune delle scenografie più iconiche del Glastonbury Festival.

La direzione della produzione è affidata a Vittorio Dellacasa, executive production manager con esperienza internazionale maturata in grandi produzioni, eventi globali e collaborazioni con artisti e organizzazioni di primo piano.

L’obiettivo è offrire un evento in cui ogni elemento, dalla progettazione artistica alla logistica, sia pensato per garantire qualità, sicurezza e un’esperienza memorabile.

Molto più di un concerto, il programma quotidiano è composto da più fasi, ognuna cuore pulsante dell’esperienza: pre-party, live sul Main Stage, EDM Set Night sul Main Stage e afterparty.

L’area boulevard sarà animata ogni giorno, dalle ore 12.00 alle ore 18.00, dal format Takeover@Hellwatt. Questi pre-party d’eccellenza saranno curati da Zamna Festival, il celebre festival internazionale nato a Tulum, in Messico, oggi punto di riferimento globale per la musica elettronica e per la creazione di esperienze immersive di altissimo livello, capaci di unire musica, arte e scenografia in un unico universo narrativo.

Il boulevard sarà allestito con scenografie e ambientazioni cinematografiche immersive che trasporteranno gli spettatori in un mondo post-apocalittico, futuristico e cyberpunk, dando vita a un’esperienza coinvolgente progettata come un set a grandezza naturale.

La festa proseguirà nell’area boulevard anche subito dopo la conclusione dei live sul Main Stage e della EDM Set Night, con gli afterparty ufficiali che dureranno fino al mattino. Anche in questo caso, Zamna Festival contribuirà con una selezione di ospiti e DJ internazionali, consolidando il proprio ruolo di curatore artistico e garantendo una proposta musicale continua, coerente e di altissimo livello, in linea con gli standard dei grandi festival internazionali.

Dopo l’annuncio di YE (Kanye West), primo nome in cartellone, per un live di portata storica che da solo basterebbe a definire un’estate, sono stati svelati oggi nuovi grandi nomi che si aggiungono alla lineup del festival.

Il programma (e altri To Be Announced): Sabato 4 luglio Main Stage: Poison beatz warm up set, Baby Gang, Dffset, Ice Spice, Ty Dolla $ign, Wiz Khalifa + special guest TBA. Edm set night: Lost Frequencies, Martin Garrix.

Domenica 5 luglio Main Stage: Lolita warm up set, Nicky Jam, Ozuna, Rita Ora, The Chainsmokers. Edm set night: Afrojack, Dimitri Vegas & Like Mike, Dj Snake.

Sabato 11 luglio Main Stage: Benny Benassi, Clean Bandit, Alok. Edm set night: Swedish House Mafia.

Venerdì 17 luglio Main Stage: TBA

Sabato 18 luglio Main Stage: Special Opening Show TBA, YE (Kanye West). Le sorprese non finiranno qui e nuovi nomi saranno annunciati nei prossimi giorni!

Le prevendite per tutti i live apriranno mercoledì 18 febbraio alle ore 16.00 su Ticketmaster.

Saranno disponibili vari tipi di biglietti, singoli e cumulativi. Si comunica che, a causa del possibile elevato numero di accessi simultanei, il sistema potrebbe temporaneamente rallentare o non mostrare immediatamente la disponibilità. In questi casi si invitano gli utenti ad aggiornare la pagina fino alla corretta visualizzazione delle categorie. Quando una categoria sarà realmente esaurita, comparirà la dicitura Sold Out.

Incredibile Brignone, oro olimpico dopo il terribile infortunio

Cortina, 12 feb. (askanews) – Una vittoria incredibile, che sembrava impossibile fino a poche settimane fa. Federica Brignone, grande atleta e maresciallo dell’arma dei carabinieri,  il 3 aprile 2025 si era procurata una frattura scomposta di tibia e perone. Oggi, 12 febbraio 2026, ha vinto la medaglia d’oro in Super G alle Olimpiadi di Milano Cortina sotto gli occhi del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Un trionfo, nei Giochi Olimpici italiani, che diventa nei fatti la grande notizia di queste Olimpiadi, alle quali fino all’ultimo si era temuto non potesse prendere parte. Dopo il decimo posto nella discesa libera oggi, nella gara più attesa per lei, atleta della squadra dei carabinieri, è arrivata la vittoria, davanti alla francese Mirandoli e alla austriaca Huetter. Sofia Goggia, anch’essa molto attesa oggi, è invece uscita nella prima metà della gara.

“Non pensavo che avrei potuto vincere, è incredibile. Forse ce l’ho fatta oggi perché l’oro olimpico non mi mancava”. Queste le prime parole di Federica Brignone alle tv sulla pista delle Tofane dopo avere vinto l’oro nel SuperG di Milano Cortina 2026.

Ex Ilva, sindacati: governo ci convochi entro fine mese o ci autoconvochiamo

Roma, 12 feb. (askanews) – “Le abbiamo tentate tutte, ma la situazione peggiora. Noi aspettiamo una convocazione da parte del governo” sull’ex Ilva. “Se la convocazione non avviene entro il mese di febbraio siamo pronti ad autoconvocarci davanti a Palazzo Chigi” con l’obiettivo di “rappresentare lì le nostre posizioni al Paese”. Lo ha detto Rocco Palombella, numero uno della Uilm, che ha sottolineato: “vogliamo chiarezza, vogliamo la verità”, “noi non accetteremo nessuna decisione che prefiguri esuberi e che prefiguri assetti che non siano discussi con le organizzazioni sindacali”. In questa fase “il governo – ha chiarito – deve avere la regia della gestione dell’ex Ilva con imprenditori italiani che siano d’aiuto alla gestione”. E “da tempo chiediamo il coinvolgimento del presidente del Consiglio” e “chiediamo l’attivazione immediata del tavolo” da parte di Meloni, ha aggiunto Palombella.

Palombella ha quindi insistito sulla necessità di “una gestione dello Stato senza se e senza ma” degli stabilimenti ex Ilva e di una “conovocazione” o scatterà “l’autoconvocazione a Palazzo Chigi”.

Strage di Crans Montana, la rabbia dei parenti delle vittime contro i Moretti

Roma, 12 feb. (askanews) – Un parapiglia tra alcuni familiari delle vittime dell’incendio di Capodanno al bar “Le Constellation” e i coniugi Moretti si è verificato oggi, pochi minuti prima dell’inizio dell’interrogatorio di Jessica davanti al campus Energypolis a Sion, in cui si svolge l’audizione.

Gli imputati sono arrivati scortati dalla polizia e accompagnati dai loro avvocati, ma la situazione è sfuggita di mano e i familiari presenti, meno di una decina, si sono avventati contro di loro. Jessica Moretti e il marito sono stati ripetutamente definiti “assassini”.

C’è stato anche uno scambio verbale tra una madre e Jacques Moretti. “Siete la mafia, avete pagato 200mila franchi ed è finita!”, ha detto la donna al proprietario del “Constellation”, in cui la notte di Capodanno sono morte 41 persone e oltre 100 sono rimaste ferite. Il gerente ha replicato: “No, non c’è mafia, sono un lavoratore (…). Mi dispiace, mi dispiace, ci prenderemo le nostre responsabilità, siamo qui per la giustizia”, ha replicato Moretti.

Oggi c’è l’interrogatorio di Jessica Moretti, alla presenza di alcune decine di avvocati delle parti civili che potranno farle domande. In questa occasione, diverse famiglie delle vittime hanno deciso di riunirsi davanti al campus Energypolis, con l’obiettivo di incrociare lo sguardo della donna.

In apertura dell’interrogatorio, la procuratrice generale aggiunta del Cantone Vallese Catherine Seppey ha rivolto un appello alle parti “affinché si mantenga la calma e un clima più consono”. Intanto, la polizia cantonale vallesana ha annunciato il rafforzamento delle misure di sicurezza.

(Fonte ATS)

Energia, Meloni: affrontare temi costi, misure in prossimo Cdm

Alden Biesen, 12 feb. (askanews) – “I temi della competitività sono molti, personalmente e a nome dell’Italia mi concentrerò sulla questione dei prezzi dell’energia. Su questo chiaramente ci sono delle dinamiche e delle risposte che servono a livello nazionale e la prossima settimana porteremo in Consiglio dei Ministri una misura molto articolata sul tema dei prezzi dell’energia, ma sono anche europee”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nelle dichiarazioni al suo arrivo al COnsiglio informale ad Alden Biesen, in Belgio.

“Se noi non rimuoviamo i problemi che esistono anche a livello europeo, non saremo in grado di dare una risposta sul tema più serio che mette a repentaglio la competitività delle nostre imprese, che è il tema dei costi dell’energia. Qui la questione è molto tecnica, ma dobbiamo partire da una profonda revisione del sistema degli ETS e particolarmente, diciamo, dal freno alla speculazione finanziaria che c’è intorno al sistema”.

Sanremo, Maria Antonietta e Colombre: “Bello arrivare insieme al Festival”

Milano, 12 feb. (askanews) – Ironici e arguti, Maria Antonietta e Colombre debuttano al 76° Festival di Sanremo tra i Big in gara con “La felicità e basta” (Bomba Dischi / Numero Uno), un brano-manifesto che racchiude il senso profondo del loro percorso umano e artistico condiviso. “Essere a Sanremo per noi sicuramente è un’emozione, è sicuramente un’avventura. Dopo tanti anni di percorsi paralleli io con il mio progetto, Giovanni con il suo progetto, ognuno con i propri dischi, i propri tour, arrivare a questa cosa così bella e mitologica insieme è una grande soddisfazione, quindi siamo orgogliosi e contenti. Sono assolutamente d’accordo. Mi piace pensare che non sia tanto il culmine di un percorso, ma una tappa del percorso e la possibilità di fare tanto altro ancora” racconta il duo che si esibirà all’Aristo con “La felicità e basta” è una canzone che ribalta l’idea della felicità come conquista, merito o premio da guadagnare. “E’ nata quest’estate nella nostra cucina. Da lì poi ha preso forma piano piano, fin quando alla fine dell’estate avevamo in mano e ci hanno chiesto se volevamo farla sentire a Carlo Conti. L’abbiamo fatta ascoltare e gli è piaciuta. Al centro della canzone c’è la felicità, però come diritto di tutti, non come un premio che arriva alla fine di una gara. Alla fine di un lungo lavoro, di una grande fatica, ma come diritto di tutti appunto perché siamo vivi e quindi ci meritiamo di essere felici” spiegano Maria Antonietta e Colombre.

È un atto di rivendicazione emotiva e civile: la felicità come diritto naturale, come spazio da riprendersi, come gesto semplice e radicale insieme. Un brano che parla di resistenza quotidiana, di fragilità, di dignità personale e collettiva, e della forza di stare in piedi insieme, anche dentro un mondo che spesso sottrae, colpevolizza e schiaccia.

Olimpiadi, Casa Italia a Cortina, Farsettiarte ospita le sue muse

Cortina, 12 feb. (askanews) – Il grande progetto d’arte di Casa Italia alle Olimpiadi invernali si declina anche a Cortina, dove la sede del quartier generale del Coni è proprio una galleria: Farsettiarte. In dialogo con le mostre in Triennale a Milano e a Livigno, anche qui le opere abbracciano il visitatore e gli atleti, attraverso le epoche e i movimenti.

“Questa nostra esposizione di opere d’arte qui a Cortina – ha detto ad askanews la gallerista Sonia Farsetti – è legata alla la mostra che c’è alla Triennale di Milano, diciamo il titolo è sempre lo stesso, lo spirito è sempre lo stesso: l’arte italiana in rapporto e come musa ispiratrice dell’arte internazionale. Quindi gli artisti sono stati scelti con questo criterio, le opere sono tutte di alta qualità dalla fotografia, dalla scultura, dalla pittura e inoltre c’è tutta una parte di design, anche quello molto importante che non è curata da noi come Farsettiare, ma che comunque rientra in un progetto generale che riguarda la sostenibilità e lo scambio culturale”.

In mostra a Cortina si trovano de Chirico e Balla, ma anche Joseph Kosuth e Mario Ceroli, Herman Nitsch e Sol LeWitt. Il tutto senza dimenticare che lo spazio non è solo espositivo, ma accoglie la vita e gli eventi di Casa Italia. “Per noi – ha aggiunto Sonia Farsetti – è stata veramente una grande soddisfazione poter collaborare con il CONI, abbiamo avuto grande collaborazione, la collaborazione diciamo è stata reciproca perché apparentemente sembra ora tutto perfetto, tutto meraviglioso, ma la parte organizzativa è stata complicata, però ben gestita”.

Perché in fondo le opere d’arte, e il racconto che esse fanno a ciascuno di noi, sono parte integrante delle spedizioni olimpiche italiane.

Ue, Meloni: dare indicazioni precise a Commissione, frenare burocrazia

Alden Biesen, 12 feb. (askanews) – Il prevertice convocato da Italia e Germania prima del Consiglio europep informale “è stata una riunione molto partecipata, a dimostrazione chiaramente di una sensibilità che è ampia sul tema e di un ruolo che l’Italia può giocare in una fase particolarmente importante, particolarmente delicata. Il nostro obiettivo di questa riunione, che è un po’ simile a quella che già abbiamo organizzato e strutturato, quella sul tema della migrazione, è favorire il fatto che il Consiglio dia alla Commissione Europea delle chiare cose da fare e che la Commissione possa appellarsi a delle indicazioni chiare che ha avuto dal Consiglio anche per frenare una burocrazia che in Europa sta superando ampiamente quello che è il proprio ruolo”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, riassumendo con i giornalisti – al suo arrivo al castello di Alden Biesen – l’esito del prevertice.

“È una riunione che noi vogliamo strutturare, è andata molto bene, è una riunione che noi vogliamo strutturare che non ha solamente come obiettivo il Consiglio Europeo di marzo ma che vuole seguire passo passo i dossier e la realizzazione delle indicazioni che il Consiglio fornisce alla Commissione su materie che sono così strategiche”, ha spiegato la premier. “L’obiettivo non è solo vederci prima dei Consigli ma lavorare nel tempo che c’è prima dei Consigli per arrivare con delle proposte”, ha concluso sul punto.

Ok all’istituzione della Giornata del naufragio dell'"Arandora Star" nel 1940

Roma, 12 feb. (askanews) – Via libera unanime, con 262 voti a favore (un solo astenuto e nessun contrario), da parte dell’aula della Camera all’istituzione della Giornata nazionale della memoria dei 446 italiani internati e deportati dal Regno Unito, periti nel naufragio del piroscafo britannico Arandora Star silurato da un’unità della Marina tedesca nell’Oceano Atlantico il 2 luglio 1940.

Il testo, a prima firma di Enzo Amich (Fdi), è stato sottoscritto da esponenti di Lega e Fi e anche da deputati del Pd. Il provvedimento dispone che l’11 ottobre di ogni anno, in tutti i luoghi pubblici e privati è osservato un minuto di silenzio dedicato ai 446 italiani periti nel naufragio dell’Arandora Star. Nella giornata potranno essere organizzate manifestazioni pubbliche, cerimonie, incontri, momenti comuni di ricordo dei fatti e di riflessione, oltreché iniziative didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado. La Rai dovrà riservare adeguati spazi nella programmazione televisiva, “al fine di divulgare, conservare e rinnovare la memoria dei 446 dei fatti dell’Arandora Star”.

Ue, Meloni: c’è motore italo-tedesco ma non contro qualcuno

Alden Biesen, 12 feb. (askanews) – “C’è sicuramente un motore italotedesco, una convergenza con Merz, stiamo rafforzando la nostra cooperazione ma è qualcosa che non si fa contro o escludendo qualcun altro: la Francia partecipaa al tavolo sulla competitività ed è un bene perchè è un paese importante e io non vedo la politica così”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, parlando con i giornalisti al suo arrivo al Castello di ALden Biesen per il Consiglio europeo informale, che è stato precudeuto da un pre vertice convocato proprio da Italia e Germania, insieme al Belgio.

“C’è sicurametne un rilancio della capacità di Italia e Germania di coordinare le loro posizioni, sono grata a Friedrich Merz perchè stiamo facendo un bel lavoro insieme. Come ho sempre detto, bisogna però parlare con tutti, tentare di escludere qualcuno, considerarlo un interlocutore non valido, è sempre un errore. Poi se Paesi di organizzano per cercare di fornire al Consiglio, che è quello che poi decide, elementi più precisi e una convergenza già definita, questo può aiutare il Consiglio”.

Sanremo, Enrico Nigiotti: “Più che aspettative e ansie, ho ricordi belli”

Milano, 12 feb. (askanews) – Enrico Nigiotti ritorna al Festival di Sanremo per presentare “Ogni volta che non so volare”, una canzone che parla di un amore universale, capace di unire e sostenere senza giudicare. La storia di Nigiotti con il Festival inizia nel 2015, quando partecipa tra le Nuove Proposte con Qualcosa da decidere. Nel 2019 torna tra i Big con Nonno Hollywood, brano certificato disco d’oro e vincitore del prestigioso Premio Lunezia per il valore musico-letterario del testo. Nel 2020 partecipa con Baciami adesso, anch’esso certificato disco d’oro e contenuto nel suo quarto album in studio, Nigio. “Più che aspettative, ansie e paure, ho ricordi belli. Mi ricordo il mio Sanremo di Nonno Hollywood e lo vivo un po’ in quella maniera lì con la stessa tranquillità, sinceramente. Adesso sono proprio sereno come quando portai Nonno Hollywood, sono felice di essere su questo palco perché è un palco importante. Su quel palco si fa quello che ho sempre sognato di fare, cioè musica. Porto la mia canzone e cantano la mia canzone. Poi c’è sempre quell’ansietta come quando esci con una canzone non sai come sarà, però hai anche la voglia di sapere, di conoscere, di vivere la cosa, quindi è più quello”.

Nigiotti torna per cantare un amore che accoglie le fragilità, dà forza nei momenti di difficoltà e ricorda quanto sia umano cadere e rialzarsi grazie alle persone che ci restano accanto. Un messaggio semplice e diretto, che invita a riscoprire l’autenticità in un mondo spesso più attento all’apparenza.

“Ogni volta che non so volare è una canzone che è nata come il primo incipit del pezzo, cioè tardi, quando non è più solo notte, ma anche un po’ mattina, quando sei in dormiveglia, quando ti svegli e non riesci a dormire. Guardi il soffitto e cominci a pensare, ma capita un po’ a tutti, no?

Ho cominciato a fare un po’ un excursus sulla mia vita, fai un po’ i conti descrivendo tutti i momenti. E un po’ l’idea di ogni volta che non so volare ha anche un’accettazione del fatto che siamo fragili. Io sono fragile ma come tutti. E’ della bellezza comunque delle volte che c’è nel toccare il fondo. Non solo perché imparli a risalire, ma anche perché cominci a capire il bene delle persone che intorno che può essere anche solo il pensiero di un viso per te caro che ti fa trovare la forza ma anche la voglia di non cascare troppo in basso”.

Leader Ue in "ritiro" nel castello di Alden Beisen, come la pensa Sanchez

Roma, 12 feb. (askanews) – Sì all’Europa a due velocità, con il ricorso alle “cooperazioni rafforzate” tra i paesi “volenterosi” dell’Ue quando non è possibile avere l’unanimità; sì alla “preferenza europea”, soprattutto per i “mercati leader” che vanno sostenuti; sì al debito comune europeo per gli investimenti pubblici nei “settori strategici”; e attenzione, infine, alla formazione e riqualificazione della forza lavoro, con programmi per attrarre talenti stranieri (come quello proposto con l’India) in un contesto europeo di declino demografico e invecchiamento della popolazione. Sono le posizioni che difenderà il premier spagnolo Pedro Sanchez durante il “ritiro” informale dei leader dell’Ue oggi nel castello di Alden Beisen, nelle Fiandre, secondo quanto riferiscono stamattina fonti della Moncloa (il palazzo del governo a Madrid).

“Per quanto riguarda l’Europa a due velocità, l’integrazione è fondamentale, soprattutto nel contesto attuale”, affermano le fonti, ricordando che qualche settimana fa, Sßnchez “aveva sollevato la necessità di far progredire l’integrazione europea nel settore della sicurezza e della difesa, anche se non con l’accordo unanime dei 27 Stati membri”, qundi “a velocità diverse”, attraverso le cooperazioni rafforzate.

Per quanto riguarda il “Made in Europe”, cioè la “preferenza europea” (in particolare negli appalti pubblici, secondo quanto proposto dalla Francia), “sosteniamo l’idea”, riferiscono le fonti del governo spagnolo, soprattutto in riferimento alla proposta relativa ai “mercati leader”, ovvero “la creazione di mercati trainanti che rafforzino la capacità industriale dell’Ue”, come nel caso dell'”acciaio a basse emissioni di carbonio prodotto in Spagna”.

“Sosteniamo inoltre la creazione di condizioni per investimenti esteri produttivi in settori chiave per garantire occupazione di qualità, l’integrazione nelle catene del valore locali e il trasferimento di conoscenze e tecnologie”, aggiungono le fonti.

“Sulla proposta di un debito europeo congiunto per i settori strategici nel settore degli investimenti”, un’altra proposta sostenuta dalla Francia, ma osteggiata dalla Germania, le fonti ricordano che Sßnchez “ha ripetutamente sostenuto l’emissione di eurobond come uno strumento che stimola gli investimenti pubblici verso obiettivi strategici dell’Ue e rafforza anche uno dei principali asset europei: l’euro”.

Infine, per quanto riguarda “la dimensione sociale del mercato interno”, le fonti di Madrid sottolineano che “per garantire la competitività dell’Ue, è necessario rafforzare le politiche sociali in materia di formazione e riqualificazione, nonché continuare a impegnarsi per attrarre talenti stranieri in un contesto di declino demografico e invecchiamento”. L’accordo negoziato recentemente dall’Ue con l’India “per facilitare l’arrivo di professionisti e ricercatori è un esempio di come procedere in tal senso”, con “i cosiddetti ‘Talent Partnership’, che anche la Spagna promuove a livello bilaterale e che dovrebbero essere ampliati a livello Ue”, concludono le fonti spagnole.

Ex Ilva, sindacati: governo ci convochi entro febbraio o ci autoconvochiamo

Roma, 12 feb. (askanews) – “Noi aspettiamo una convocazione da parte del governo” sull’ex Ilva. “Se la convocazione non avviene entro il mese di febbraio siamo pronti ad autoconvocarci davanti a Palazzo Chigi” con l’obiettivo di “rappresentare lì le nostre posizioni al Paese”. Lo ha detto il leader della Fim, Ferdinando Uliano, in occasione di una conferenza stampa con i colleghi di Fiom e Uilm, Michele De Palma e Rocco Palombella.

“Ad oggi – ha spiegato Uliano – non abbiamo nessuna convocazione. La situazione è grottesca: organizzazioni sindacali e lavoratori non vengono convocati nemmeno sull’aggiornamento del piano di vendita e sull’interlocuzione con il fondo Flacks”.

Uliano ha poi spiegato: “per noi bisogna ragionare in termini industriali. Ci sembra invece che il silenzio che sta accompagnando questi mesi, in cui non siamo stati coinvolti, sia la rappresentazione di un’enorme difficoltà da parte del governo di concludere in modo positivo la vertenza”. Per questo, ora, “ci aspettiamo responsabilità dal governo nell’assumere una decisione, dopo due anni che si sta cercando un soggetto industriale che rilanci gli stabilimenti ex Ilva e oggi non abbiamo questo soggetto”. Ecco perchè, secondo Uliano, “pensiamo che lo Stato debba rendersi protagonista con un vero assetto propietario in cui assuma la maggioranza”.

Per De Palma, leader della Fiom, “le porte di Palazzo Chigi si sono chiuse”. E “l’unica comunicazione che abbiamo ricevuto è la richiesta della cassa integrazione. Le persone devono tornare a lavorare, non si può continuare a scaricare sui lavoratori gli errori. Noi non vogliamo lo scontro, vogliamo costruire ma bisogna che si negozi, dico a Giorgia Meloni che sarebbe opportuno che prenda in mano il dossier e se ne assuma la responsabilità. E necessario che ci convochi, se entro febbraio non saremo convocati ci dovremo andare noi per senso di responsabilità”. Secondo De Palma, “ora è ancora più chiaro che l’unico che può gestire gli impianti, garantendo l’occupazione, è lo Stato”.

Palombella, numero uno della Uilm, ha sottolineato: “vogliamo chiarezza, vogliamo la verità”, “noi non accetteremo nessuna decisione che prefiguri esuberi e che prefiguri assetti che non siano discussi con le organizzazioni sindacali”. In questa fase “il governo – ha chiarito – deve avere la regia della gestione dell’ex Ilva con imprenditori italiani che siano d’aiuto alla gestione”. E “da tempo chiediamo il coinvolgimento del presidente del Consiglio” e “chiediamo l’attivazione immediata del tavolo” da parte di Meloni, ha aggiunto Palombella.

Milano-Cortina, Roda(Fisi): bene primo bilancio, ora riaccelerare

Livigno (So), 11 feb. (askanews) – “La partenza è stata fenomenale, adesso ci siamo un po’ fermati, quindi vediamo adesso con questa sera se si sblocca un attimino con lo slittino perché onestamente oggi pensavamo veramente di fare risultato perché le premesse c’erano. È stato un peccato: va bene Giovanni” Franzoni che “è un ragazzo giovane, quindi onestamente ci sta anche che abbia un momento di calo, non ha sciato male, forse la parte alta non è stata proprio con quella convinzione che ci voleva. Peccato per Dominik” Paris “perché lui veramente era partito convinto, è una cosa anche particolare perché staccandosi una talloniera non è che sia una cosa usuale, però va bene, ci sta anche quello, perché sono gli imprevisti dello sport”. Lo ha detto il presidente della Fisi, Flavio Roda, a proposito dell’andamento dei Giochi di Milano Cortina per gli azzurri e del SuperG a Bormio.

“Le altre discipline in generale stanno andando abbastanza bene, ieri sono stato a vedere il nordico, sicuramente nel fondo in quel format i nostri patiscono abbastanza e poi bisogna anche ammettere che competono con due mostri sacri veramente un’altra dimensione” ha aggiunto durante una visita a Casa Italia a Livigno, prima della serata trionfale dello slittino che ha vinto due ori.

“Sono anche fiducioso della staffetta maschile perché questi ragazzi giovani non sono male, hanno bisogno di crescere, ma non sono male. Per il biatlon peccato oggi la Wierer che per un colpo si è tolta il podio, e dispiace, però è un gran gruppo quello del biatlon, di grande qualità, quindi sicuramente ci farà ancora vedere cose positive e poi abbiamo tutte le discipline come lo snowboard dove c’è stato un po’ amaro in bocca perché abbiamo vinto tutto quest’inverno e qua invece non siamo riusciti ad ottimizzare” a parte la medaglia di bronzo di Lucia Dalmasso che “va benissimo, però nei maschi io pensavo veramente che potessero fare” comunque “questo è lo sport, bisogna accettarlo” quindi il primo bilancio è “positivo però adesso bisogna tornare al ritmo con il quale siamo partiti” ha concluso.

Milano-Cortina, Paris: medaglia olimpica mi rende atleta completo

Livigno (So), 11 feb. (askanews) – “Conquistare una medaglia olimpica in casa ha un valore molto alto, ci provavo da anni, queste era già la quinta Olimpiade nella quale potevo partecipare, e fare in casa questa medaglia che ho sognato da sempre mi rende molto felice”. Lo ha detto lo sciatore azzuzrro Dominik Paris, medaglia di bronzo nella discesa libera di Bormio, durante una visita a Casa Italia a Livigno.

“Per me questa è una punta, sono arrivato a quel sogno grande, anche se i successi che ho raggiunto in passato come Kitzbuhel e Bormio hanno un valore importante, questa per un atleta ti fa diventare completo, se no c’è sempre un piccolo pezzo che manca e adesso sono riuscito finalmente a portarlo a casa” ha continuato.

“È stato emozionante prendere questa medaglia, sono riuscito anche a essere abbastanza tranquillo, ho visto anche la possibilità di farne un’altra” in combinata, “purtroppo con Tommaso Sala non siamo riusciti per poco, e oggi è stato un peccato avere perso lo sci perché mi sembrava che potevo ben giocarmela. Forse ho spaccato qualcosa nell’attacco, è già successo una volta, non dovrebbe succedere, ma è sempre un attrezzo che deve resistere” ha concluso.

Vannacci: FnV destra pura, senza inciuci. No stampella sinistra

Roma, 12 feb. (askanews) – Futuro Nazionale “si colloca in una destra pura, senza inciuci” e “non è la stampella della sinistra”. Lo ha detto Roberto Vannacci intervistato a Start su Sky Tg24 aggiungendo che “più che vannacciani mi piace la definizione futuristi”.

“Con Popolo della famiglia abbiamo condotto le elezioni in Toscana, rappresenta principi e valori che condividiamo, ma non ho mai parlato con Adinolfi, non ci sono interlocuzioni avanzate” ha aggiunto rispondendo a una domanda. Fabrizio Corona? “Mai avuto a che fare, non mi pare faccia politica, non c’è alcuna interlocuzione” ha concluso.

Addio alla signora Maria Franca Ferrero, aveva da poco compiuto 87 anni

Milano, 12 feb. (askanews) – Addio a Maria Franca Fissolo Ferrero. La moglie dell’inventore della Nutella, si è spenta questa mattina presto nella sua casa di Altavilla, sulla prima collina di Alba, all’età di 87 anni.

Lo scorso 19 dicembre, la signora Maria Franca Ferrero era stata nominata dall’assemblea straordinaria del gruppo di Alba presidente onorario a vita. In quella circostanza, si era sottolineata la volontà di esprimere “un doveroso riconoscimento e manifestare forte gratitudine per la signora Ferrero per oltre ventisette anni amministratore e presidente della società, oltreché per la preziosa opera di sostegno e consiglio a fianco del marito, Michele Ferrero, fondatore del gruppo, in un arco di tempo più che cinquantennale”. Un riconoscimento, oltre che un incarico, che si era sommato a quello di presidente della Fondazione Piera, Pietro & Giovanni Ferrero di Alba, che l’aveva vista impegnata fino all’ultimo.

Nata a Savigliano il 21 gennaio del 1939, la signora Maria Franca Ferrero, dopo il ginnasio e il liceo, aveva studiato per diventare interprete. Poi a 22 anni l’assunzione in Ferrero, l’inizio di un legame che è stato una storia d’amore e imprenditoriale vissuta con discrezione e passione. E’ stata lei stessa a raccontarlo in una delle pochissime interviste rilasciata al Corriere due anni fa: “Ero appena tornata dalla Germania quando mi assunsero alla Ferrero, avevo solo 22 anni e mai avrei pensato che in pochi mesi la mia vita sarebbe cambiata completamente – confessò in quella occasione – Uno dei primi giorni mi chiamano ai piani alti e mi dicono che la traduttrice, che veniva da Milano e faceva l’interprete da quindici anni, non stava bene e andava sostituita subito perché stava per cominciare una riunione. Tutto andò liscio e alla fine Michele Ferrero si girò verso di me e mi disse: ‘È andata bene, complimenti'”.

Da quel primo incontro al matrimonio non passò troppo tempo. Nel 1962, infatti, convolarono a nozze e l’anno dopo nacque il loro primogenito Pietro, scomparso poi per un malore nel 2011 in Sudafrica. Nel 1964, poi, nacque Giovanni, attuale presidente esecutivo del gruppo che ha dato vita a oltre 35 marchi noti in tutto il mondo a partire dalla Nutella, venduti in più di 170 Paesi.

La signora Ferrero, che aveva fatto della riservatezza la sua cifra distintiva, per più di cinquant’anni ha condiviso col marito Michele ogni idea e decisione accompagnando la crescita dell’azienda in ogni sua fase. Dalla scomparsa del marito, il 14 febbraio del 2015, aveva continuato, lontano dai riflettori, a impegnarsi soprattutto in attività filantropiche, in qualità di presidente della Fondazione Ferrero, al motto di “Lavorare, creare, donare”. “È la filosofia che mio marito Michele Ferrero ha seguito in tutta la sua vita – diceva – e che ha trasmesso a me, alla sua famiglia e a tutti i dipendenti dell’azienda”.

Olimpiadi, il MUDEC di Milano esplora il senso della neve

Milano, 12 feb. (askanews) – La mostra Il senso della neve, curata da Sara Rizzo e Alessandro Oldani, è aperta al pubblico con ingresso libero al MUDEC dal 12 febbraio fino al 28 giugno 202. È accompagnata da un programma di iniziative dentro e fuori il museo e fa parte delle Olimpiade Culturale di Milano-Cortina 2026.

Dopo The Moment the Snow Melts l’installazione di Chiharu Shiota che ha inaugurato la stagione nell’agorà del museo, l’attenzione si concentra ora sulla neve come fenomeno naturale, simbolico, artistico e antropologico. l percorso presenta oltre 150 opere e oggetti fra etnografia, testimonianze scientifiche, dipinti, fotografie, video e installazioni contemporanee, articolati in un viaggio che va dalla geometria dei cristalli di neve all’immaginario artistico europeo e giapponese, fino agli impatti del cambiamento climatico e dell’overtourism montano. Molti dei manufatti provengono da musei membri della rete MIPAM, Musei Italiani con Patrimonio dal Mondo: obiettivo del network è mettere al centro dialogo, trasparenza e buone pratiche di gestione del patrimonio culturale globale.

La direttrice del MUDEC Marina Pugliese ha illustrato ad askanews l’importanza della collaborazione: “Questa è una mostra eccezionale perché è il risultato di una collaborazione con la Rete dei Musei Etnografici Italiani MIPAM che abbiamo fondato l’anno scorso e quindi ha dei prestiti significativi da musei di tutta Italia che ad esempio hanno permesso di ricostruire questo corredo Selk’namdi una popolazione che viene dall’Antartico attraverso appunto un insieme di oggetti, il mantello e le frecce che vengono da musei diversi, quindi una cosa mai vista, un’occasione assolutamente unica e articolata tra Artico, Antartico, Tibet e anche arte contemporanea, perché è interessante anche vedere come le culture contemporanee si sono rapportate con la neve perenne e i ghiacci”.

L’allestimento, a cura di Studio GRACE e con progetto grafico di studio FM, si articola in tre grandi aree tematiche, dove manufatti etnografici, pittura antica e opere d’arte contemporanea dialogano in accostamenti inediti. La sezione etnografica della mostra propone approfondimenti su popolazioni artiche – Inuit, Sami e Ciukci – e della Terra del Fuoco – Selk’nam e Yaghan – attraverso l’esposizione di manufatti che spaziano da oggetti d’uso ad altri con funzione cultuale, in gran parte prestiti provenienti da musei membri della rete MIPAM. Fra gli oggetti presenti in mostra, spiccano per rarità un tamburo sciamanico Sami e la prima ricostruzione completa di un corredo da cacciatore Selk’nam. In entrambi i casi il MUDEC ha ricevuto l’approvazione da parte dei rappresentanti delle comunità coinvolte, grazie al prezioso tramite di Pierpaolo Caputo, che ha contribuito a

selezionare gli oggetti di questi ambiti culturali. Nel corso del Novecento e nell’arte contemporanea, il tema della neve e del ghiaccio viene esplorato con prospettive inedite attraverso l’uso di nuovi media e tecniche, fra cui la fotografia, il video e l’installazione – come in “Dry Ice Environment”, storica performance di Judy Chicago (n. 1939).

Il curatore Alessandro Oldani ha presentato altre opere esposte. “La mostra intende essere un viaggio multidisciplinare attraverso diverse culture sul tema della neve per riflettere su come vivere in ambienti innevati abbia avuto una grande importanza per diverse culture, fino ad arrivare a cosa significa oggi vivere nella neve, al fatto che la neve spesso sta sparendo da molte delle nostre città, da molti degli ambienti in cui viviamo. Vedete alle mie spalle un’opera di un artista importante, Walter Niedermayr, che ha documentato proprio l’impatto dei cambiamenti climatici sulla neve, sui ghiacciai e sull’ambiente in generale che ci circonda. Il primo studioso che ha capito che i fiocchi di neve sono tutti uno diverso dall’altro si chiama Wilson Bentley, è stato anzi soprannominato Wilson Snowflakes, quindi Fiocco di neve Bentley, che a fine Ottocento ha realizzato delle fotomicrografie dei fiocchi di neve, ne abbiamo esposte alcune. Poi c’è stato uno studioso, uno scienziato giapponese, che si chiama Ukichiro Nakaya , che ha realizzato negli anni Cinquanta il famoso diagramma di Nakaya in cui ha proprio classificato tipologicamente tutte le varie forme che possono prendere i fiocchi di neve osservati chiaramente al microscopio. Barbara T. Smith, un artista statunitense ,nel 1975 ha messo assieme arte e scienza, ha collaborato con un informatico suo amico, per realizzare 3.000 fogli di carta perforata da stampante dell’epoca con queste diverse forme di fiocchi di neve e poi è salita sulla sommità di un albergo a Dallas, quindi una città desertica che la neve non la vede, e li ha buttati a terra facendo una sorta di nevicata artificiale”.

Pensioni, Censis: Italia prima in Ue su spesa ma terzultima su retribuzioni

Roma, 12 feb. (askanews) – “Un taglio di 17 punti percentuali sul reddito pensionistico rispetto all’ultima busta paga. È questa la prospettiva che attende chi oggi entra nel mercato del lavoro rispetto a chi va in pensione adesso. Una vera ipoteca sul futuro che si somma ai salari tra i più bassi d’Europa, a una crescente diffusione della povertà lavorativa e a una forte riduzione di lavoratori, ben 7,7 milioni in meno, entro il 2050. È il frutto di dinamiche incrociate degli ultimi 30 anni”. Così Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, secondo quanto riporta un comunicato sintetizza i dati che emergono dal Focus Censis Confcooperative “Pensioni, ipoteca sul futuro?”.

I numeri parlano chiaro: chi è andato in pensione a 67 anni, si legge, dopo 38 anni di carriera continuativa nel settore privato iniziata nel 1982, può contare su un tasso di sostituzione netto dell’81,5%. Suo figlio o sua figlia, che oggi ha 33 anni ed è entrato nel mercato del lavoro nel 2022, sempre con una carriera continuativa di 38 anni, quando andrà in pensione nel 2060, sempre a 67 anni, avrà un tasso di sostituzione del 64,8%. La differenza drammatica: 16,7% in meno di sicurezza economica. A parità di anni lavorati e di continuità contributiva, la generazione più giovane sperimenterà una prestazione pensionistica significativamente più contenuta, con una distanza tra ultima retribuzione e prima pensione che quasi raddoppia: dal 18,5% al 35,2% rispetto ai pensionati di oggi.

Italia terzultima (venticinquesima) in Europa per quota salari sul Pil L’Italia si colloca al venticinquesimo posto in Europa per incidenza dei salari sul PIL: appena il 28,9%, contro il 44,9% della Germania, il 38% della Francia e il 37,1% della Spagna. Un divario che dura da trent’anni e che si è cristallizzato in un equilibrio al ribasso persistente nel tempo.

Le prospettive demografiche aggravano il quadro. Tra il 2025 e il 2050, prosegue lo studio, la popolazione in età lavorativa (15-64 anni) si ridurrà di 7,7 milioni di unità, pari a una contrazione del 20,5%. Una dinamica che, in presenza di livelli di povertà già elevati e di una quota rilevante di occupati in condizioni di vulnerabilità economica, renderà ancora più persistenti le fragilità sociali del Paese.

La spesa pensionistica più alta d’Europa Paradossalmente, nonostante le prospettive sempre più ridotte per le nuove generazioni, l’Italia presenta il livello più elevato di spesa pensionistica in rapporto al PIL tra i Paesi europei: 15,5% nel 2023, contro una media UE del 12,3%. Un dato che riflette l’invecchiamento demografico del Paese – quasi la metà della popolazione ha più di 50 anni – e le politiche previdenziali degli ultimi decenni.

Il problema non riguarda solo il futuro. Oggi in Italia lavorare non garantisce più automaticamente di uscire dalla povertà. Nel 2024 il 10,3% degli occupati tra 18 e 64 anni risulta a rischio di povertà, per un totale stimato di circa 2,4 milioni di persone. Tra i giovani occupati di 20-29 anni, dice lo studio, l’incidenza sale al 12%, pari a 349mila individui. Le famiglie con persona di riferimento operaia registrano un’incidenza della povertà assoluta pari al 15,6%, mentre tra dirigenti, quadri e impiegati la quota scende al 2,9%. Un dato che conferma come la qualifica professionale rappresenti oggi un discrimine fondamentale nel determinare le condizioni di vita.

In Italia ci sono oltre 16,3 milioni di pensionati, con importi medi mensili lordi di 2.142 euro per gli uomini e 1.595 euro per le donne, per una media complessiva di 1.861 euro. La retribuzione lorda media annua nel settore privato si attesta a 24.486 euro, ma con profonde asimmetrie. Il gender pay gap raggiunge il 29,1%: gli uomini percepiscono in media 8mila euro in più all’anno rispetto alle donne (27.967 euro contro 19.833 euro). Il divario generazionale non è da meno, conclude l’analisi: a parità di qualifica, i lavoratori junior (20-34 anni) guadagnano il 39,8% in meno rispetto ai senior (over 50), quasi 11.880 euro in meno all’anno.

Meteo: tornano venti di burrasca su Sardegna, Sicilia e Calabria

Milano, 12 feb. (askanews) – Arriva la tempesta “Harry Bis” e, come come avvenuto il 20-21 gennaio scorso, si abbatte nuovamente su Sardegna, Sicilia e Calabria, con venti di burrasca, locali raffiche di tempesta e mareggiate violente.

Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma l’eccezionalità dell’evento: “Si tratta della seconda volta nel 2026 con condizioni meteomarine straordinarie. Tre settimane fa si parlò di un tempo di ritorno di 50 anni ma in realtà sono bastati 21 giorni per avere qualcosa di simile ad Harry, la tempesta del secolo. In mare aperto potremo registrare onde fino a 9 metri di altezza, specie sul Basso Tirreno”.

Attenzione ovviamente alle coste esposte anche se con una differente dinamica: le mareggiate non colpiranno più le coste ioniche, ma quelle occidentali. A causa delle violente correnti di Maestrale e Ponente, i marosi si abbatteranno sulle coste nord ed ovest della Sardegna, sulla Sicilia tirrenica e occidentale e sulla Calabria tirrenica.

Nelle prossime ore, oltre a vento e mareggiate, non mancheranno forti piogge su Lazio, Campania, Calabria e Sicilia. Al Nord troveremo un miglioramento, salvo in Valle d’Aosta dove continueranno le nevicate eccezionali di questi giorni, e qui il pericolo valanghe resterà forte.

Venerdì 13 avremo una tregua con un deciso miglioramento delle condizioni del cielo (meno piogge e nubi) ma il quadro meteomarino resterà estremo: sono previste ancora mareggiate sulle stesse zone e venti di burrasca da ovest.

Nel weekend i mari resteranno molto mossi o agitati, mentre l’arrivo del Ciclone di San Valentino (con una pressione bassissima fino a 985 hPa) porterà piogge diffuse e un netto calo termico. Tornerà la neve su Alpi, Prealpi e Appennino Settentrionale fino a 700-900 metri. La festa degli Innamorati sarà decisamente più fredda per tutti. La settimana, infine, si chiuderà con San Faustino che porterà un miglioramento al Nord e in Toscana, ma ancora molte nubi al Sud e sul versante adriatico con nevicate sugli Appennini a quote collinari.

Milano-Cortina, il medagliere

Roma, 12 feb. (askanews) – Questo il medagliere delle Olimpiadi di Milano-Cortina aggiornato al termine delle gare dell’11 febbraio:

1 Norvegia oro 7 argento 2 bronzo 4 totale 13 2 Stati Uniti oro 4 argento 5 bronzo 2 totale 11 3 Italia oro 4 argento 2 bronzo 7 totale 13 4 Svizzera oro 4 argento 1 bronzo 2 totale 7 5 Germania oro 3 argento 3 bronzo 2 totale 8 6 Svezia oro 3 argento 2 bronzo 1 totale 6 7 Austria oro 2 argento 5 bronzo 1 totale 8 8 Francia oro 2 argento 3 bronzo 1 totale 6 9 Giappone oro 2 argento 2 bronzo 4 totale 8 10 Paesi Bassi oro 1 argento 2 bronzo 0 totale 3

Maltempo in Sardegna e Calabria: 320 interventi dei vigili del fuoco

Milano, 12 feb. (askanews) – Nelle ultime 24 ore i vigili del fuoco hanno svolto più di 320 interventi per il maltempo che ha interessato Sardegna e Calabria.

In Sardegna violente raffiche di vento hanno colpito in particolare le province di Sassari e Nuoro, oltre 200 gli interventi effettuati per alberi pericolanti e dissesti statici. Le criticità maggiori in Gallura, dove il vento ha divelto tetti e abbattuto alberi. Ad Arzachena i soccorritori sono intervenuti sulla SP14 per prestare assistenza a una persona rimasta bloccata sotto un albero caduto in strada.

Contemporaneamente, una forte perturbazione ha investito il territorio della Calabria, con la provincia di Catanzaro tra le aree più colpite: i vigili del fuoco hanno portato a termine 120 interventi, concentrati principalmente sulla messa in sicurezza di elementi costruttivi e sulla rimozione di alberi caduti o pericolanti.

Lo spirito costituente di Alcide De Gasperi

 Un classico della democrazia europea

De Gasperi è un classico della democrazia europea. I classici non riposano solo negli scaffali, sono tra noi, determinano le nostre forme di vita. La cultura politica di De Gasperi racchiude l’ideale democratico settecentesco e il Risorgimento mazziniano, integrandoli con il pensiero del cattolicesimo sociale moderno. Da leader di un grande partito – la Democrazia cristiana – e per otto lunghi anni da Presidente del Consiglio, ha testimoniato un profondo spirito costituente. Ha favorito l’avvento della Repubblica, ha protetto i lavori dell’Assemblea costituente, ha ricostituito lo Stato. Sul piano internazionale è stato protagonista di processi federativi di straordinaria efficacia non solo per l’Italia.

 

Lo spirito costituente

Che cosa è lo spirito costituente? Non me ne vogliano i giuristi e i costituzionalisti, che in questa università abbondano per numero e per valore, se da storico delle idee oso proporne una definizione. Lo spirito costituente è la forma politica che adotta il futuro, non il passato, come proprio orizzonte, che opera nel rispetto della dignità umana e che sceglie la democrazia come regime politico.

Come insegna la dottrina, il potere costituente appartiene al popolo che in rare e talvolta drammatiche occasioni dà vita ad un nuovo ordine politico e giuridico. Esso si pone prima di ogni costituzione, come il lampo che precede il tuono. Potere costituente è tuttavia un concetto limite, più filosofico che giuridico. Lo spirito costituente invece è l’anima della politica che ricuce, che si fonda sul consenso morale dei cittadini, sul rispetto del diritto e sulla condivisione delle responsabilità. Lo spirito costituente supera la norma non quando la piega o la distrugge, ma esattamente quando ne riconosce la forza e guida il popolo a rispettarla. Tutto il Novecento può essere letto come il secolo in cui lo spirito costituente ha ripetutamente cercato di riparare il disordine imposto dai miti del potere.

Tra potere costituente e spirito costituente vi è una differenza sostanziale: quanto quel potere può essere violento tanto questo spirito rifugge la violenza e fa della pace la propria missione. Così almeno fu per De Gasperi, il quale cercava di far emergere lo spirito costituente che è insito in ogni persona orientata al bene, superando l’antica questione del conflitto tra «guelfi» e «ghibellini».

Risulta chiaro allora perché per De Gasperi – cito – «la Costituzione è la Rivoluzione»: rivoluzionaria nei confronti di chi la considera un manifesto e poco più; un muro invalicabile per chi invece sogna la rivoluzione. Così da rendere chiaro che nessuno avrebbe potuto usarla per scopi che non fossero democratici. Più in generale, la democrazia era la vera anti-rivoluzione. Nel dibattito sulla fiducia del suo primo governo repubblicano, dicembre 1945, aveva esplicitamente affermato che in lui dopo la fede religiosa veniva il sentimento per la democrazia. Riteneva che gli uomini dovessero essere persuasi e non costretti ad essere liberi. Per lui la democrazia era prima di tutto una pedagogia o, come disse, «una filosofia interiore». Aldo Moro nella commemorazione che tenne qui a Trento nel 1964 osservò che De Gasperi «era guidato da una incrollabile fiducia nel valore positivo di oneste collaborazioni politiche, anche partendo da posizioni molto lontane». Ricevendo il Premio Carlo Magno nel 1952 De Gasperi ricordò che «l’avvenire non si costruisce con il diritto della forza, ma con la pazienza del metodo democratico… nel rispetto delle libertà».

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L’Europa e il grande risiko delle vocali

Verso una nuova Europa

Intanto che i giornalisti Gilletti e Ranucci si azzuffano tristemente tra di loro, alle cronache è la notizia, tra i titoli di testa, di quelle che devi leggere per forza. Sta cambiando l’Europa, almeno così si racconta, e si spostano gli equilibri al suo interno nella speranza riesca a restare in piedi piuttosto che rovinare a terra. Sembra torni di moda l’asse Roma-Berlino scrivendo l’asse con la “a” minuscola per non impressionare la memoria della storia. La Germania, solo per dirne una, è un po’ in affanno. È a secco di gas russo e sta perdendo quote importanti dal mercato cinese, non roba da poco.

La faccenda sta provocando un qualche risentimento di Parigi che teme aria di tradimento. Ha dato ipotesi ad un debito comune europeo per far fronte alle spese militari per rinforzare la casa europea ma Berlino fa orecchie da mercante. Risulta morto, oltretutto, il programma FCAS e la costruzione del super caccia a cui stavano mettendo mano i due paesi.

 

Un imprevisto sottobraccio

L’asse è una parola polisemica, vanta due significati. Ha il senso di un perno su cui ruota cosa vi si appoggia, una preziosa linea immaginaria che fa da spina dorsale ad una carne che altrimenti non si sosterebbe. Ma anche il significato di una tavola, magari bene imbandita, a cui potersi virtualmente sedere per mangiare qualcosa di gustoso insieme.

Carducci l’intendeva in modo più tetro quando poetava: “Ma più onoro l’abete: ei fra quattr’assi, Nitida bara, chiuda al fin li oscuri Del mio pensier tumulti e il van desio”.

In un Carosello degli anni ‘60, nell’invenzione dello sketch, a fronte di un problema da risolvere, scattava un ritornello che recitava: “Ecco qua ci penso io, qui ci vuole zia Nenè, è simpatica e cortese e sa far tutto da sé”.

Me-Me o ma-ma

La Francia forse teme che ad un rifiuto di una sua proposta possano seguirne altri. Un eventuale prossimo allarmante né-né, “Né questo, né quello”, duro da digerire. Forse è in apprensione per un cambio di vocali con una zampetta in più dove la “m” soverchia la “n”. Merz e Meloni, un Me-Me a cui potrebbe opporre l’obiezione di un “ma-ma”.

La partita è tutta da giocare.

Mediare? Non è cedere ma governare la complessità

 Quando “mediare” diventa un’accusa
Nel discorso pubblico la “mediazione” viene spesso letta come patteggiamento: chi media è rappresentato come chi annacqua i principi e sostituisce le idee con la convenienza. È l’effetto di un campo politico polarizzato anche sul piano affettivo, dove l’identità si produce per contrapposizione e la coerenza viene scambiata per irrigidimento. In questa cornice, l’accordo diventa sospetto perché incrina la narrazione “noi/loro” e costringe a riconoscere una quota di legittimità nelle ragioni dell’altro, rompendo la logica plebiscitaria del consenso.

La mediazione come competenza della complessità e del rischio

Se la politica governa sistemi interdipendenti, la mediazione non è un complemento: è un meccanismo istituzionale che rende il conflitto suscettibile di decisione. Mauro Ceruti ricorda che la complessità non si “riduce” senza produrre cecità: occorre tenere insieme livelli, attori, temporalità ed effetti non intenzionali. Mediare significa allora tradurre linguaggi, connettere interessi e valori, fissare soglie di accordo e rendere praticabile la deliberazione in condizioni di pluralismo.

In una modernità segnata dall’incertezza, la mediazione è anche una razionalità del rischio: Ulrich Beck, in La società del rischio, mostra come le decisioni generino conseguenze collaterali e controversie sulla responsabilità. Da ciò discendono, ascolto competente, corpi intermedi e valutazioni comparative: ridurre danni più che massimizzare consenso. Su temi come fine vita, migrazioni e sicurezza sociale, l’alternativa è tra polarizzazione morale e confronto regolato: costruire cornici comuni di tutela e responsabilità perché il dissenso resti argomentabile e democraticamente governabile.

Una lezione del cattolicesimo democratico

C’è una tradizione che ha educato a non idolatrare il “tutto o nulla”: il cattolicesimo democratico e, storicamente, la Democrazia Cristiana. Non per nostalgia, ma per metodo: la mediazione è ricerca del bene comune possibile, capace di ospitare le differenze e di dare forma istituzionale ai valori. È anche una cultura dei corpi intermedi: luoghi di composizione, di ascolto, di apprendimento del limite. La responsabilità, qui, non coincide con la purezza del gesto, ma con la tenuta del legame sociale.
Costruire una sintesi, dunque, non è rinunciare alle idee: è sottoporle alla prova del mondo senza trasformarle in idoli o in impalcature ideologiche che sostituiscono la realtà. È un lavoro lento, spesso impopolare, ma decisivo: una società complessa vive di pluralismo e una democrazia regge solo se sa ancora parlarsi — e se sa farlo dentro procedure, sedi e tempi che rendano il conflitto governabile, non distruttivo.

Un codice antico per guidare imprese, istituzioni e coscienze

Un tempo senza riferimenti profondi

Viviamo in un tempo che proclama valori ovunque e li pratica sempre meno.

Un tempo che parla di etica, sostenibilità, responsabilità sociale, ma che nei fatti fatica a riconoscere il limite, la fragilità, la dignità dell’altro. Un tempo che ha smarrito i riferimenti profondi e li ha sostituiti con slogan, KPI, narrazioni performative.

Eppure, proprio mentre il presente sembra incepparsi, riemerge una domanda antica e radicale: su quale codice stiamo costruendo le nostre decisioni?

Non solo quelle politiche o economiche, ma quelle quotidiane: come guidiamo un’impresa, come esercitiamo un ruolo di potere, come ci prendiamo cura delle persone, come attraversiamo il conflitto, la malattia, la guerra.

Può apparire paradossale, persino ingenuo, guardare a un codice millenario per rispondere alle sfide del terzo millennio. Eppure è proprio qui che si apre una possibilità inattesa.

Non si tratta di nostalgia né di idealizzazione del passato. Si tratta di recuperare una grammatica morale dell’agire, capace di orientare l’azione quando le regole formali non bastano più.

Un codice che non promette efficienza immediata, ma trasformazione profonda.

Unetica che costa: il coraggio di fare ciò che è giusto

La prima parola di questo codice è Giustizia. Non quella astratta dei manuali, ma quella concreta che costa. Fare ciò che è giusto anche quando conviene di meno, anche quando rallenta, anche quando espone.

Nel nostro tempo la giustizia è spesso ridotta a procedura, a compliance, a adempimento normativo. Ma la giustizia autentica è decisione incarnata. È scegliere di non approfittare della fragilità dell’altro, di non massimizzare il profitto a scapito della dignità, di non voltarsi dall’altra parte quando il sistema produce esclusione.

Lo vediamo con chiarezza nel sistema sanitario: tra la retorica dell’universalismo e la realtà delle liste d’attesa, delle disuguaglianze territoriali, della rinuncia alle cure.

Qui la giustizia non è una parola, ma una responsabilità politica, organizzativa, professionale. È decidere se la salute è davvero un bene comune o solo una voce di bilancio.

 

Il coraggio della vulnerabilità

La seconda parola è Coraggio. Non il coraggio eroico, muscolare, competitivo. Ma il coraggio più difficile: quello di agire nella vulnerabilità.

In un mondo che premia l’infallibilità apparente, ammettere il limite è considerato debolezza. Eppure nessuna leadership autentica nasce senza il coraggio di esporsi, di riconoscere l’errore, di attraversare l’incertezza.

Le organizzazioni che funzionano davvero non sono quelle che negano il conflitto, ma quelle che lo abitano con saggezza.

Le istituzioni che rigenerano fiducia non sono quelle che promettono soluzioni semplici a problemi complessi, ma quelle che sanno dire la verità, anche quando è scomoda.

In questo senso, il coraggio è una virtù profondamente politica e civile. È il contrario della propaganda, del cinismo, della delega permanente.

 

Compassione: potere che cura, non che domina

La terza parola è Compassione.

Forse la più fraintesa, spesso confusa con sentimentalismo. In realtà, la compassione è una forma alta di responsabilità: usare il proprio potere per aiutare, non per dominare.

Nel mondo del lavoro, della sanità, delle istituzioni, il potere è inevitabile. La questione non è eliminarlo, ma umanizzarlo. Un potere che non ascolta produce scarti. Un potere che non vede le persone produce disaffezione, fuga, rabbia.

La crisi dei corpi intermedi – sindacati, associazioni, comunità professionali – nasce anche da qui: dall’incapacità di riconoscere il valore relazionale del potere. Eppure, come ricordava Giuseppe De Rita, lo sviluppo autentico nasce dal basso, nella vitalità della società, non nei palazzi isolati dal vissuto reale. La compassione non indebolisce le istituzioni. Le rende credibili.

Rispetto: ogni persona come fine, non come mezzo

Il rispetto è forse la virtù più rivoluzionaria in un tempo che riduce tutto a strumento.

Persone come risorse umane. Pazienti come casi clinici. Cittadini come target elettorali. Lavoratori come costi.

Trattare ogni persona come fine, e non come mezzo, significa rimettere al centro la dignità.

Ed è esattamente ciò che richiama il Manifesto per l’Umanizzazione della Società: una proposta culturale e politica che invita a rivedere modelli organizzativi, sistemi decisionali, linguaggi e priorità.

Umanizzare non significa addolcire la realtà. Significa assumerla fino in fondo, riconoscendo che senza rispetto non c’è futuro sostenibile.

Onestà e coerenza: la distanza tra parole e azioni

Viviamo immersi in dichiarazioni di principio. Ma ciò che genera sfiducia non è l’assenza di valori proclamati, bensì la distanza crescente tra parola e azione.

L’Onestà, intesa come coerenza, è diventata una virtù rara.

Eppure è l’unica che costruisce nel tempo reputazione, fiducia, legittimità.

Quando la comunicazione sostituisce la sostanza, quando l’immagine prende il posto dell’impegno reale, il tessuto civile si logora.

Lo vediamo nella politica, nell’impresa, perfino nel sociale quando diventa vetrina.

Essere onesti oggi significa spesso andare controcorrente. Significa rinunciare al consenso immediato per costruire senso duraturo.

Onore e lealtà: fedeltà a qualcosa di più grande di sé

Le ultime due parole del codice parlano di Onore e Lealtà.

Parole quasi scomparse dal lessico pubblico, eppure decisive. Essere degni di stima quando nessuno guarda. Essere fedeli a una visione che supera l’interesse individuale.

In un’epoca segnata da guerre che tornano ad essere “affari”, da conflitti che generano profitti, da scandali che mostrano il volto oscuro del potere senza responsabilità, queste parole suonano come un atto di resistenza.

La guerra, oggi, non è solo distruzione di vite. È distruzione di legami, di fiducia, di futuro. E ogni volta che il male diventa conveniente, che la violenza viene normalizzata, che l’essere umano è ridotto a strumento, perdiamo tutti qualcosa.

Un codice inattuale o radicalmente necessario?

Si dirà: tutto questo è bello, ma non realistico. Eppure la vera domanda è un’altra: è realistico continuare così?

Con un ascensore sociale fermo, con una sanità sempre più sotto pressione, con comunità fragili e disintermediate, con giovani che non trovano senso né orizzonte? Forse il problema non è che questo codice sia inattuale. Forse è il presente ad essere diventato eticamente miope. Recuperare un codice di giustizia, coraggio, compassione, rispetto, onestà, onore e lealtà non significa tornare indietro. Significa andare più a fondo.

La domanda che resta

Se davvero vogliamo trasformare il modo in cui guidiamo imprese, istituzioni, comunità e noi stessi, siamo disposti ad accettare un’etica che non promette vantaggi immediati, ma chiede responsabilità, coerenza e visione?

Oppure continueremo a cercare soluzioni rapide a problemi profondi, stupendoci poi della fragilità del mondo che abbiamo costruito? La scelta, ancora una volta, non è astratta. È già dentro le nostre decisioni quotidiane.