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Magistrati, Anm a Meloni: non possiamo essere capri espiatori crisi

Roma, 18 ott. (askanews) – “La magistratura non può essere trasformata nel capro espiatorio delle difficoltà economiche del Paese. Nessun regalo, nessun bonus, nessun aumento: le somme di cui ha parlato in queste ore la Presidente del Consiglio sono differenze retributive previste dalla legge e non corrisposte per anni, non paragonabili a quelle ipotizzate in questi giorni”. Così la Giunta esecutiva centrale dell’ANM in una nota.

“I magistrati non negoziano la propria retribuzione con il governo di turno, a garanzia dell’indipendenza della magistratura dal potere politico. La legge prevede un adeguamento automatico triennale, agganciato agli incrementi medi già riconosciuti al resto del pubblico impiego. Il meccanismo non è un privilegio: vale anche per altre categorie di personale pubblico non contrattualizzato”.

“La giustizia non può essere un terreno di propaganda. Il problema sono i tribunali che cadono a pezzi, gli organici scoperti, la mancanza di giudici e pm. Siamo pronti a confrontarci su questo con la Presidente del Consiglio”.

Cortei, Tajani riunisce vertice Fi: rafforzare subito forze ordine a Milano

Roma, 18 ott. (askanews) – Si è tenuta questo pomeriggio una “riunione straordinaria” dei vertici di Forza Italia, presieduta dal segretario nazionale Antonio Tajani, alla luce degli episodi eccezionali di violenza a Milano e in altre città testimoniati costantemente sul posto dal Sottosegretario alla Difesa, Matteo Perego. Lo fa sapere Forza Italia, riferendo di “chiedere l’invio immediato di ulteriori unità delle forze dell’ordine e delle forze armate già dedicate al mantenimento della sicurezza, al fine di rafforzare anche i dispositivi di Strade Sicure e avere subito il controllo totale del territorio a difesa dei cittadini e degli esercizi commerciali”.

“Occorre inoltre pianificare – afferma il partito di Tajani- l’assunzione di nuovo personale delle forze di sicurezza e affrontare con la massima fermezza il tema del coinvolgimento dei minori nei disordini”. In particolare, “occorre dotare le forze dell’ordine degli strumenti regolamentari e normativi per procedere all’arresto dei minorenni, specie nei casi di devastazione e saccheggio, e accelerare l’iter legislativo delle norme che rendono più facilmente imputabili i minori tra 14 e 17 anni”.

Forza Italia “suggerisce anche la convocazione del Consiglio dei Ministri a Milano, quale segnale di presenza dello Stato e di vicinanza e solidarietà ai cittadini di Milano e agli esercenti ingiustamente danneggiati”. “Stigmatizza -infine- il comportamento e le dichiarazioni delle sinistre, che invece di condannare subito e in modo netto e inequivocabile le violenze, hanno soffiato e continuano a soffiare sul fuoco della protesta, in Italia come nel resto d’Europa, indicendo nuove manifestazioni senza riuscire ad arginare la criminalità delle frange violente. La cultura della sinistra nel segno della tolleranza e della generica “comprensione” del disagio sociale ha portato, a Milano e altrove, all’esplosione di violenza di questi giorni e degli ultimi mesi. Quindi, maggiore fermezza sul fronte del contrasto alla criminalità specie minorile, e promozione di una cultura dell’ordine e della sicurezza che cominci dalla solidarietà concreta alle donne e agli uomini in divisa che stanno svolgendo in queste ore, come sempre con coraggio e professionalità, la loro opera preziosa al servizio dei cittadini e dell’intera comunità nazionale”.

Cortei, Fratoianni (Avs): è ora opposizioni unite in piazza unite contro il Governo

Roma, 18 ott. (askanews) – “Anche il miglior programma non vive se rimane confinato nella relazione fra partiti. Il programma diventa cosa viva se suscita una speranza collettiva. Per questo è arrivato il momento di una manifestazione delle opposizioni”. Lo ha affermato il leader Avs Nicola Fratoianni nel suo intervento all’Assemblea nazionale di Avs a Roma ‘Decidiamo’.

“Ieri – ha ricordato- c’e stata una grandissima manifestazione a Roma, e nel Paese cresce la mobilitazione e lasciare le piazze vuote è un errore. Io penso che sia arrivato il momento che le opposizioni oltre che partecipare, come è doveroso alle manifestazioni che vengono indette , debbano porsi il tema della politicizzazione o meglio della ripoliticizzazione di questo Paese”.

“Oltre a fare tutto questo, penso che sia arrivato il momento per le opposizioni di porsi il problema di promuovere una grande mobilitazione nel Paese – ha sottolineato ancora il leader Avs- su cose semplici che stanno nella vita quotidiana delle persone: una grande manifestazione unitaria, popolare larga contro il governo della destra. Contro un governo che fa una manovra di bilancio dove faranno l’ennesimo gioco delle tre carte per prendere risorse dal lavoro e metterle da qualche altra parte, a partire dai 14 miliardi di euro per le armi”.

“Io penso – ha concluso Fratoianni- che sia arrivato il momento per le opposizioni – prosegue il leader rossoverde – (naturalmente costruendo il massimo della convergenza e dell’allargamento) di andare in piazza contro questo governo, contro il carovita, per stipendi dignitosi , contro la guerra e il riarmo. In piazza insieme per dire cose semplici. Lo abbiamo proposto poco fa come Avs io ed Angelo Bonelli . È una proposta aperta, nessuno vuole mettere cappelli, non indichiamo date o luoghi, discutiamo insieme, scegliamo insieme la data, costruiamo la piattaforma, decidiamo se fare una piazza statica o con un corteo . Non mi interessa, ma ci sia insieme una mobilitazione.Perché il programma, che è ora di metterlo insieme e dargli una veste perché si possa raccontare, altrimenti è un semplice collage di cose buone. Il programma – conclude Fratoianni – deve avere un’anima, indicare un’idea di alternativa . Questo deve essere un programma di cambiamento e di governo. Anche il migliore dei programmi non vive se è confinato nella dimensione chiusa della relazione fra forze politiche, che è necessaria, che va coltivata e lavorata. Ma il programma diventa cosa viva se attraversa ed entra nel Paese, se suscita una speranza, se parla alla rassegnazione , se diventa uno strumento che le persone possono impugnare per pensare e cercare di cambiare l’attuale situazione. Avs è in campo per questo , questa è la politica che ci interessa.

Nuove tensioni in centro a Milano, negozi assaltati

Milano, 18 ott. (askanews) – Nuove tensioni questo pomeriggio nel centro di Milano, dopo la giornata di guerriglia vissuta ieri. Gruppi di giovani, in prevalenza vestiti di nero, alcuni incappucciati, hanno preso d’assalto via Torino, l’arteria principale che porta in piazza Duomo, distruggendo alcune vetrine, lanciando petardi e facendo volare tavolini dei dehors. Saccheggiato il Carrefour. Le forze dell’ordine sono schierate per tentare di contenere i disordini. (Foto da social media).

Cortei, Vannacci: tolleranza zero, chi devasta è criminale e deve pagare tuttio

Roma, 18 ott. (askanews) – “I rivoltosi che rivendicano il diritto allo studio e più risorse per i ceti fragili sono quelli che mettono a ferro e a fuoco le città distruggendo, saccheggiando e deturpando il bene pubblico. Così facendo sottraggono quelle stesse poche risorse che avrebbero potuto essere destinate all’istruzione e alla lotta al carovita. Futuro Nazionale porterà avanti un provvedimento per far pagare a questi criminali tutto, sino all’ultimo centesimo, a loro e alle loro famiglie se minorenni. Se necessario decenni di decurtazioni di buste paga e di lavori sociali per ripagare quanto vandalizzato. Tolleranza zero! Nessuna giustificazione , nessuna comprensione, nessun compromesso”. Lo dichiara via social il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci.

Calcio, il Como ritrova la vittoria: Fiorentina ko 3-1 al Franchi

Roma, 18 ott. (askanews) – Il Como ritrova la vittoria dopo un mese e rilancia le proprie ambizioni, mentre per la Fiorentina si apre una nuova fase di crisi. La squadra di Cesc Fabregas espugna il Franchi per 3-1 al termine di una partita ricca di occasioni e ribaltamenti di fronte, lasciando Paolo Vanoli alle prese con una situazione sempre più complicata. Decidono le reti di Mattia Liberali, Nico Paz e Anastasios Douvikas, mentre ai viola non basta il gol di Marin Pongracic. La gara si accende fin dai primi minuti, con entrambe le squadre disposte ad attaccare e poco inclini ad abbassare il ritmo. Il Como costruisce diverse opportunità, ma De Gea tiene in piedi la Fiorentina con alcuni interventi decisivi. Al 33′ arriva il vantaggio ospite: Caqueret recupera palla e serve Liberali, che trova l’angolo con una conclusione a giro. Tre minuti più tardi è Nico Paz a raddoppiare, sfruttando il cross di Valle e colpendo di testa. La Fiorentina reagisce e accorcia le distanze al 43′ con Pongracic, pronto a ribadire in rete dopo una prima conclusione di Vieri respinta sulla linea da Ramon. Il difensore trova anche il gol del possibile pareggio nel recupero, ma la rete viene annullata per fuorigioco dopo un lungo controllo al Var. Nella ripresa la squadra di Vanoli prova a cambiare passo, ma paga ancora una volta gli errori sotto porta. Njie spreca due occasioni importanti, mentre il Como si dimostra più cinico e al 57′ chiude virtualmente la partita: Nico Paz inventa l’assist per Douvikas, che batte De Gea e firma il 3-1. Il portiere viola, nell’occasione, si lascia sorprendere da una conclusione che gli passa tra le gambe. Nel finale la Fiorentina cerca di riaprire la gara, ma senza precisione. Il Como gestisce il vantaggio e torna a conquistare tre punti dopo un mese, confermando la qualità del proprio gioco offensivo. Per i viola, invece, il momento resta delicato: la squadra non riesce a trasformare le occasioni in gol e incassa un’altra sconfitta davanti al proprio pubblico.

Pd, ok assemblea a candidatura Schlein a eventuali primarie,riformisti astenuti

Roma, 18 ott. (askanews) – Con 578 voti favorevoli, 3 contrari e 26 astenuti l’assemblea nazionale del Partito democratico in corso alla Nuvola dell’Eur (ma una parte dei delegati ha votato da remoto e non in presenza) ha approvato un ordine del giorno, illustrato dal responsabile organizzazione del Pd, Igor Taruffi, che indica la candidatura della segretaria Elly Schlein alle eventuali primarie di coalizione.

Le astensioni sono state annunciate, a nome dell’area “riformista”, da Lorenzo Guerini, che ha ricordato le norme che in passato hanno consentito la partecipazione contestuale di candidati diversi dal leader alle primarie del centrosinistra. “Le regole – ha affermato – hanno un senso e un ordine del giorno a mio parere non può derogare a una regola. Quindi io (e altri amici tra noi) prendo atto di questo ordine del giorno, credo che non sia in linea con le previsioni dello statuto. Consegno questa discussione, questa riflessione al presidente del partito (Stefano Bonaccini, ndr) e quindi non possiamo votare a favore di questo ordine del giorno, pur non mettendo in discussione il sostegno che da stasera tutti noi metteremo in campo per far vincere a Elly Schlein le primarie della coalizione. E quindi per questo ci asterremo”, ha concluso.

Pd, ok a modifica Statuto: congresso e rinnovo segreteria dopo le elezioni

Roma, 18 ott. (askanews) – L’assemblea nazionale del Partito democratico in corso alla Nuvola dell’Eur ha approvato all’unanimità (ma con un astenuto, un contrario e 602 favorevoli nel voto online di chi non è presente a Roma) la modifica dello Statuto del partito. Obiettivo è quello di posticipare la convocazione del congresso nazionale a dopo le elezioni politiche. Essendo giunto quasi a conclusione (per l’esattezza si conclude a marzo del 2027) il mandato di Elly Schlein come segretaria, la nuova norma introdotta all’articolo 8 comma 2 dello Statuto, illustrata alla platea da Igor Taruffi, responsabile dell’organizzazione nella segreteria nazionale, recita: “Quando la scadenza del mandato intervenga nell’anno delle elezioni politiche, previa deliberazione dell’Assemblea nazionale il presidente indice l’elezione a seguito delle consultazioni elettorali”.

L’assemblea ha quindi votato il conseguente ordine del giorno che conferisce appunto al presidente del partito il mandato di convocare l’elezione del segretario successivamente alle elezioni politiche.

Schlein rivendica palazzo Chigi: pronta a candidarmi ma prima il programma

Roma, 18 ott. (askanews) – “Immaginate un’Italia che…”: è in questa frase ripetuta più e più volte da Elly Schlein nella sua relazione all’assemblea nazionale del Pd, man mano che va sciorinando obiettivi politici e scelte programmatiche, che si intravede l’annuncio che si concede alla fine del suo discorso. “Io ci sono: pronta, determinata, onorata e orgogliosa di poter guidare questa straordinaria comunità che non ha pari in Italia; e di guidarla come candidata alla presidenza del Consiglio, con o senza primarie”, scandisce la segretaria del Pd.

L’assemblea, che deve votare la deroga statutaria per consentire a Schlein di prorogare il suo incarico alla guida del partito per scavallare l’anno delle elezioni politiche, si apre con la scelta simbolica di tardare l’inizio della relazione: parlano dal palco i rappresentanti dei manifestanti che protestano in varie mobilitazioni, studenti, agricoltori, autotrasportatori. “Su TeleMeloni non li vedrete di certo”, sottolinea la leader democratica, che rivendica l’ascolto delle proteste in corso, ma per la parte che sceglie i percorsi democratici e pacifici, che “non c’entrano con i delinquenti che hanno messo a ferro e fuoco città e ferito gli agenti delle forze dell’ordine. Come non c’entriamo niente noi, che le abbiamo sempre condannate le violenze, da qualunque parte venissero. E però è inaccettabile – avverte – che si usino i violenti per coprire la voce di migliaia e migliaia di persone che pacificamente stanno protestando in tutta Italia”.

“Che occasione storica – accusa Schlein – ha sprecato Giorgia Meloni, che con quei numeri in Parlamento poteva fare tutto, poteva fare riforme coraggiose e non è riuscita a farne una che cambiasse in meglio, in concreto la vita degli italiani, che oggi sono in piazza più poveri e più incazzati di ieri e vanno ascoltati, non criminalizzati”. Governo bocciato anche perché non partecipa alle iniziative degli alleati contro le violenze dei coloni israeliani in Cisgiordania e per il no al superamento della regola dell’unanimità in sede di Unione europea. Sul tema più sensibile nella coalizione di centrosinistra, Schlein non cambia rotta, conferma il sostegno a Kiev ma chiede anche che l’Europa diventi protagonista dell’iniziativa diplomatica. E ricorda che “c’è un articolo della Costituzione che è la premessa di tutto il resto ed è l’articolo 11: l’Italia ripudia la guerra”.

Una volta inquadrata la prospettiva programmatica, però, i passaggi politici chiave del discorso sono dedicati a disegnare il perimetro della coalizione e le modalità dell’avvicinamento alle prossime elezioni politiche. “Il programma – avverte – va costruito insieme a tutta l’alleanza progressista che già governa insieme nelle regioni e con tutti coloro che vogliono contribuire. Cioè possiamo e dobbiamo allargare ancora, non restringere”. E comunque “prima il programma comune, poi ci occupiamo della guida” ma le primarie, “se le facciamo, le faremo con una grande festa di partecipazione popolare in cui la nostra gente si mescola e non saranno divisive: avremo cura che non lo siano, riusciremo a farne una grande festa. Di certo non ne abbiamo paura”, messaggio quest’ultimo rivolto apparentemente al suo sfidante, il leader del M5S Giuseppe Conte.

All’orgogliosa rivendicazione del successo della sua strategia unitaria (“avevano scommesso che saremmo divisi e che sarei durata sei mesi, siamo ancora qua…”) segue un avvertimento finale a chi manovra per federatori e “grandi vecchi”: “A chi tifa pareggio, a chi tifa magari un altro leader più disponibile alle larghe intese, dico che la nostra gente, se ha dato un mandato, è di dire ‘mai più larghe intese'”.

Pd,Schlen rivendica palazzo Chigi: pronta a candidarmi ma prima il programma

Roma, 18 ott. (askanews) – “Immaginate un’Italia che…”: è in questa frase ripetuta più e più volte da Elly Schlein nella sua relazione all’assemblea nazionale del Pd, man mano che va sciorinando obiettivi politici e scelte programmatiche, che si intravede l’annuncio che si concede alla fine del suo discorso. “Io ci sono: pronta, determinata, onorata e orgogliosa di poter guidare questa straordinaria comunità che non ha pari in Italia; e di guidarla come candidata alla presidenza del Consiglio, con o senza primarie”, scandisce la segretaria del Pd.

L’assemblea, che deve votare la deroga statutaria per consentire a Schlein di prorogare il suo incarico alla guida del partito per scavallare l’anno delle elezioni politiche, si apre con la scelta simbolica di tardare l’inizio della relazione: parlano dal palco i rappresentanti dei manifestanti che protestano in varie mobilitazioni, studenti, agricoltori, autotrasportatori. “Su TeleMeloni non li vedrete di certo”, sottolinea la leader democratica, che rivendica l’ascolto delle proteste in corso, ma per la parte che sceglie i percorsi democratici e pacifici, che “non c’entrano con i delinquenti che hanno messo a ferro e fuoco città e ferito gli agenti delle forze dell’ordine. Come non c’entriamo niente noi, che le abbiamo sempre condannate le violenze, da qualunque parte venissero. E però è inaccettabile – avverte – che si usino i violenti per coprire la voce di migliaia e migliaia di persone che pacificamente stanno protestando in tutta Italia”.

“Che occasione storica – accusa Schlein – ha sprecato Giorgia Meloni, che con quei numeri in Parlamento poteva fare tutto, poteva fare riforme coraggiose e non è riuscita a farne una che cambiasse in meglio, in concreto la vita degli italiani, che oggi sono in piazza più poveri e più incazzati di ieri e vanno ascoltati, non criminalizzati”. Governo bocciato anche perché non partecipa alle iniziative degli alleati contro le violenze dei coloni israeliani in Cisgiordania e per il no al superamento della regola dell’unanimità in sede di Unione europea. Sul tema più sensibile nella coalizione di centrosinistra, Schlein non cambia rotta, conferma il sostegno a Kiev ma chiede anche che l’Europa diventi protagonista dell’iniziativa diplomatica. E ricorda che “c’è un articolo della Costituzione che è la premessa di tutto il resto ed è l’articolo 11: l’Italia ripudia la guerra”.

Una volta inquadrata la prospettiva programmatica, però, i passaggi politici chiave del discorso sono dedicati a disegnare il perimetro della coalizione e le modalità dell’avvicinamento alle prossime elezioni politiche. “Il programma – avverte – va costruito insieme a tutta l’alleanza progressista che già governa insieme nelle regioni e con tutti coloro che vogliono contribuire. Cioè possiamo e dobbiamo allargare ancora, non restringere”. E comunque “prima il programma comune, poi ci occupiamo della guida” ma le primarie, “se le facciamo, le faremo con una grande festa di partecipazione popolare in cui la nostra gente si mescola e non saranno divisive: avremo cura che non lo siano, riusciremo a farne una grande festa. Di certo non ne abbiamo paura”, messaggio quest’ultimo rivolto apparentemente al suo sfidante, il leader del M5S Giuseppe Conte.

All’orgogliosa rivendicazione del successo della sua strategia unitaria (“avevano scommesso che saremmo divisi e che sarei durata sei mesi, siamo ancora qua…”) segue un avvertimento finale a chi manovra per federatori e “grandi vecchi”: “A chi tifa pareggio, a chi tifa magari un altro leader più disponibile alle larghe intese, dico che la nostra gente, se ha dato un mandato, è di dire ‘mai più larghe intese'”.

Bar

Tennis, Davidovich Fokina trionfa a Shanghai

Roma, 18 ott. (askanews) – La prima volta a livello ‘1000’ di Alejandro Davidovich Fokina. Il tennista spagnolo ha battuto il connazionale Rafa Jodar per 1-6, 7-6, 6-4 in 2 ore e 26 minuti. Una partita divisa in due parti: dopo un primo set completamente gestito da Jodar, nel secondo parziale è arrivata la reazione di Davidovich, che sul 5-5 ha annullato ben due palle break che avrebbero portato il suo avversario a servire per chiudere il match. Per Fokina si tratta del 3° titolo a livello Atp. Da lunedì 19 ottobre, sarà numero 13 al mondo (suo nuovo best ranking). Con la sconfitta di Jodar, l’americano Ben Shelton è aritmeticamente qualificato per le Atp Finals di Torino.

Calcio, serie A: il Lecce cala il tris a Udine

Roma, 18 ott. (askanews) – Colpo del Lecce a Udine: i salentini vincono 3-0 al Friuli e condannano l’Udinese alla quinta sconfitta consecutiva in campionato. Una prova di forza della squadra di Eusebio Di Francesco, padrona del campo soprattutto nel primo tempo, contro i bianconeri di Kosta Runjaic, mai realmente in partita e contestati dai tifosi al fischio finale. La panchina del tecnico friulano è sempre più in bilico.

Il Lecce indirizza la gara già nella prima frazione, sfruttando due situazioni da calcio d’angolo. All’11’ Gaspar sblocca il risultato di testa, piegando la resistenza di Okoye. L’Udinese non reagisce e al 33′ incassa il raddoppio: dopo un colpo di testa di Veiga, N’Dri trova la deviazione vincente da pochi passi. I padroni di casa rischiano anche di subire il terzo gol prima dell’intervallo, ma Okoye evita il tracollo con alcuni interventi decisivi. Il Lecce perde Coulibaly per infortunio, sostituito da Kaba, ma continua a controllare la partita.

Nella ripresa Runjaic prova a cambiare volto alla squadra con tre sostituzioni, ma la musica non cambia. L’Udinese trova anche la rete con Piotrowski al 60′, annullata per fuorigioco, mentre il Lecce spreca diverse occasioni per chiudere definitivamente i conti, soprattutto con Geubbels, impreciso davanti al portiere. All’86’ arriva comunque il sigillo di Siebert, che fissa il risultato sul 3-0.

Al triplice fischio esplode la contestazione del pubblico friulano, che prende di mira sia l’allenatore sia i giocatori. Per l’Udinese, ferma a quattro punti dopo sette giornate, la crisi si fa sempre più profonda, con il Milan prossimo avversario. Il Lecce, invece, centra la terza vittoria stagionale e conquista tre punti pesanti nella corsa verso una posizione più tranquilla in classifica.

Trump ha scritto che l’immigrazione ha distrutto la Francia

Roma, 18 ott. (askanews) – “La Francia è in fiamme! L’immigrazione di persone provenienti da un mondo completamente diverso, persone che portano odio nel cuore, ha mandato in frantumi quello che un tempo era un grande Paese. Chiudete le frontiere e riprendete il controllo, prima che sia troppo tardi!”. Lo ha scritto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump su Truth, il social media di sua proprità, evidentemente riferendosi ai disordini e alle violenze che si sono verificate ieri in Francia durante le manifestazioni di protesta per il carovita.

Sala ha replicato a Piantedosi sui violenti ai cortei: un po’ di decenza

Roma, 18 ott. (askanews) – “A Piantedosi che mi equipara alla ‘sinistra radical chic’ dico che un po’ di decenza non guasterebbe. Lavoro da 45 anni, anzi mi faccio un mazzo così da 45 anni, e non permetto a nessuno di dipingermi come uno snob sfaticato. Pensi a fare la sua parte e eviti gli attacchi personali. Ricordandogli che ieri ho condannato in modo fermo i violenti che hanno messo a ferro e fuoco Milano, gli dico che se lascia perdere le battute di cattivo gusto e intende lavorare insieme, io ci sono. Come sempre”. Lo dichiara in una nota il sindaco di Milano, Giuseppe Sala.

Cinema, Barry Keoghan: il successo? È arrivato quando ero fragile

Roma, 18 ott. (askanews) – Un vecchio Nokia, una telefonata e un ragazzo con in mano soltanto la voglia di recitare: sono gli inizi della carriera di Barry Keoghan, raccontati ieri dall’attore, protagonista di una masterclass ospitata da Alice nella Città, a Roma, in occasione della presentazione nel concorso internazionale di “Butterfly Jam”. Keoghan ha parlato anche del successo, arrivato per lui in un momento in cui era particolarmente fragile e sensibile.

“Ho chiamato e mi sono presentato: ero un ragazzo con una grande voglia di fare l’attore. Dopo il mio primo lavoro, ho provato un amore fortissimo per quello che facevo, un sentimento che continua ancora oggi. Non andrò mai in pensione”, ha detto davanti a una platea gremita di ragazzi a cui ha raccontato di aver sempre scelto di mettersi in gioco, senza aspettare che fossero le occasioni a presentarsi. “Invece di aspettare un provino, me lo sono creato io: sono riuscito a far arrivare un selftape al filmmaker con cui volevo collaborare. Ho fatto io il primo passo, sono andato incontro a ciò a cui ambivo”.

In “Butterfly Jam”, presentato nel Concorso Internazionale con il coprotagonista Talha Akdogan, interpreta un padre, un ruolo che lo tocca da vicino: “Anch’io sono un giovane padre e mi sono chiesto come esserlo bene, ma non esiste un manuale. L’importante è che ci siano connessione e amore sincero: allora le cose accadono naturalmente. Non averne avuto uno da piccolo, però, ha reso tutto più difficile”. Nell’infanzia di Keoghan, segnata dall’affido, sono stati gli assistenti sociali a colmare quel vuoto: “Hanno rappresentato per me una figura genitoriale quando questa non c’era. Soffrono i bambini e le famiglie, ma soffrono anche gli assistenti che devono essere testimoni di queste situazioni”. È anche per questo che ha deciso di produrre un film dedicato a questo tema.

Keoghan ha poi parlato del successo di “Saltburn”, arrivato “mentre stavo uscendo dal rehab, in un momento in cui ero particolarmente delicato e sensibile”. Oggi, racconta, cerca di affrontare le cose “in maniera più matura”, anche attraverso la terapia: “Quando pubblichi la tua arte non ti appartiene più: le aspettative mi arrivano e mi influenzano, però cerco sempre di approcciare i miei personaggi in maniera sincera”.

Fabia Bettini, direttrice artistica di Alice nella città, ha dichiarato: “Pensiamo che Barry raccolga tutto quello in cui crediamo come festival: il talento, i giovani, un’idea di recitazione completa, un modo particolare di interpretare i personaggi. ‘Butterfly Jam’ ci ha segnato molto”. Il film uscirà nelle sale italiane il 26 novembre con Europictures.

Centrosinistra, Schlein: pronta a candidarmi premier, con o senza primarie

Roma, 18 ott. (askanews) – “Io ci sono: pronta, determinata, onorata e orgogliosa di poter guidare questa straordinaria comunità che non ha pari in Italia; e di guidarla come candidata alla presidenza del Consiglio, con o senza primarie”: lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, nella sua relazione introduttiva dell’assemblea nazionale del Pd alla Nuvola dell’Eur.

Una candidatura, ha aggiunto, “insieme a questo straordinario gruppo dirigente, in maniera diffusa, in maniera plurale, per cambiare anche l’idea che si ha di leadership in questo Paese, a cui un’altra donna non ha deciso di contribuire meglio in questi anni. Andiamo a battere le destre, a riprenderci il presente e il futuro, a cambiare l’Italia e andiamo a vincere insieme. Grazie, viva il Pd, viva l’Italia antifascista”, ha concluso Schlein.

Il bilancio della polizia sugli scontri di domenica nelle diverse città

Roma, 18 ott. (askanews) – Identificati 197 violenti e accompagnati negli uffici di polizia; 28 persone arrestate di cui 12 minorenni e 6 stranieri; 43 denunciati e 141 feriti tra le forze dell’ordine. Questo il bilancio comunicato dalla Polizia di stato nell’ambito degli scontri di ieri nelle iniziative “Italia in piazza”.

Nel dettaglio delle singole città, informa in una nota la Polizia: Milano: Manifestanti, circa 5.000. A seguito delle azioni violente che si sono protratte fino alle 22.30, 72 persone sono state accompagnate in Questura. Al termine degli accertamenti sono stati arrestati 17 soggetti, di cui 7 italiani, 5 stranieri e 5 minorenni e denunciati 22 giovani. Al momento si registrano 104 feriti tra le Forze dell’ordine.

Torino: Manifestanti, 3.000 persone. Per le azioni violente consumate nel corso della manifestazione, il personale della Polizia di Stato ha proceduto all’arresto 1 maggiorenne per resistenza a pubblico ufficiale e di 3 minorenni trovati in possesso di bottiglie incendiarie, mentre 3 minorenni sono stati denunciati perché trovati in possesso di petardi e di un ordigno artigianale. Inoltre, 4 minorenni sono stati accompagnati in Ufficio e fotosegnalati dopo essere stati bloccati poco dopo per il danneggiamento del negozio Feltrinelli presso la stazione di Porta Nuova. Sono state identificate 60 persone, di cui 8 stranieri, ai fini dei successivi accertamenti.

Bologna: Manifestanti, circa 2.000 persone, evidenziandosi una cospicua presenza di giovanissimi di origini straniera, molti dei quali travisati. Per le azioni violente consumate nel corso della manifestazione, il personale della Polizia di Stato ha proceduto all’arresto di 5 minorenni, di cui 1 straniero, per resistenza a pubblico ufficiale, lesioni a Pubblico Ufficiale, danneggiamento aggravato e travisamenti, invece ulteriori 7 soggetti sono stati denunciate a vario titolo. Altresì sono stati identificati 40 manifestanti, di cui 10 accompagnati in Ufficio per le successive determinazioni. Al momento risultano feriti 38 operatori della Polizia di Stato e 6 Carabinieri. Inoltre, sono stati danneggiati alcuni mezzi di servizio.

Brescia: Manifestanti, 600 persone. Nel corso della manifestazione anche il dirigente del servizio di ordine pubblico è stato colpito da un lancio di pietra. Sono stati identificati complessivamente 11 manifestanti, di cui 6 denunciati all’autorita’ giudiziaria.

Bergamo: Manifestanti, 800 persone. A seguito delle azioni violente compiute nel corso della manifestazione, 2 soggetti maggiorenni sono stati arrestati e altri 5 minorenni sono stati denunciati all’autorità giudiziaria. Un minore di età inferiore ai 14 anni sarà segnalato al Tribunale per i minorenni per aver lanciato oggetti contundenti e petardi contro le Forze dell’ordine. Due operatori della Polizia di Stato hanno riportato contusioni.

Il bilancio della polizia sugli scontri di domenica nelle diverse città

Roma, 18 ott. (askanews) – Identificati 197 violenti e accompagnati negli uffici di polizia; 28 persone arrestate di cui 12 minorenni e 6 stranieri; 43 denunciati e 141 feriti tra le forze dell’ordine. Questo il bilancio comunicato dalla Polizia di stato nell’ambito degli scontri di ieri nelle iniziative “Italia in piazza”.

Nel dettaglio delle singole città, informa in una nota la Polizia: Milano: Manifestanti, circa 5.000. A seguito delle azioni violente che si sono protratte fino alle 22.30, 72 persone sono state accompagnate in Questura. Al termine degli accertamenti sono stati arrestati 17 soggetti, di cui 7 italiani, 5 stranieri e 5 minorenni e denunciati 22 giovani. Al momento si registrano 104 feriti tra le Forze dell’ordine.

Torino: Manifestanti, 3.000 persone. Per le azioni violente consumate nel corso della manifestazione, il personale della Polizia di Stato ha proceduto all’arresto 1 maggiorenne per resistenza a pubblico ufficiale e di 3 minorenni trovati in possesso di bottiglie incendiarie, mentre 3 minorenni sono stati denunciati perché trovati in possesso di petardi e di un ordigno artigianale. Inoltre, 4 minorenni sono stati accompagnati in Ufficio e fotosegnalati dopo essere stati bloccati poco dopo per il danneggiamento del negozio Feltrinelli presso la stazione di Porta Nuova. Sono state identificate 60 persone, di cui 8 stranieri, ai fini dei successivi accertamenti.

Bologna: Manifestanti, circa 2.000 persone, evidenziandosi una cospicua presenza di giovanissimi di origini straniera, molti dei quali travisati. Per le azioni violente consumate nel corso della manifestazione, il personale della Polizia di Stato ha proceduto all’arresto di 5 minorenni, di cui 1 straniero, per resistenza a pubblico ufficiale, lesioni a Pubblico Ufficiale, danneggiamento aggravato e travisamenti, invece ulteriori 7 soggetti sono stati denunciate a vario titolo. Altresì sono stati identificati 40 manifestanti, di cui 10 accompagnati in Ufficio per le successive determinazioni. Al momento risultano feriti 38 operatori della Polizia di Stato e 6 Carabinieri. Inoltre, sono stati danneggiati alcuni mezzi di servizio.

Centrosinistra, Schlein: allargare ancora, non restringere l’alleanza

Roma, 18 ott. (askanews) – “Noi siamo pronti, possiamo cominciare anche subito basta che siamo tutti e che non lo facciamo da soli. Mi spiego: il programma va costruito insieme a tutta l’alleanza progressista che già governa insieme nelle regioni e con tutti coloro che vogliono contribuire. Cioè possiamo e dobbiamo allargare ancora, non restringere”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, nella sua relazione introduttiva dell’assemblea nazionale del Pd alla Nuvola dell’Eur.

“E per noi è irrinunciabile – ha proseguito – che insieme agli altri alleati individuiamo un modo perché questo percorso non si faccia chiusi nelle stanze dei partiti, ma tra la gente, tra le persone, nel confronto con le categorie produttive, , con il terzo settore, il mondo associativo, nel confronto con i nostri sindaci e amministratori che hanno tanto da dire nella costruzione programmatica dell’alternativa”.

Scontri a Milano, Piantedosi attacca Sala e la "sinistra radical-chic"

Roma, 18 ott. (askanews) – “Il presidente Meloni con senso di responsabilità ha invitato tutti a condannare con forza le violenze di piazza e a solidarizzare con le forze dell’ordine vittime di aggressioni ignobili. Ma dopo poche ore il Sindaco di Milano ha puntato il dito proprio contro le forze di polizia che – secondo lui – sarebbero state in numero inadeguato per fronteggiare i tanti violenti in Piazza Duomo. È il solito riflesso naturale e istintivo di una certa sinistra radical chic che non riesce proprio a condannare i violenti senza qualche distinguo, sempre preferendo guardare a presunte responsabilità dello Stato e dei suoi rappresentanti. La colpa sarebbe della Questura, del presunto numero insufficiente di poliziotti schierati, anziché di chi ha scelto di devastare la città e aggredire le forze dell’ordine. Rassicuro il sindaco: l’adeguatezza dei dispositivi di sicurezza viene sempre verificata a posteriori. Anche per prepararsi meglio alle sfide future, di fronte a fenomeni emergenti. Ma una cosa è valutare come prevenire meglio le violenze, un’altra è spostare l’attenzione da chi le commette. La responsabilità di chi usa la violenza non può essere diluita in una polemica sul numero dei poliziotti, un’operazione di mistificazione della realtà del tutto inaccettabile. In questa occasione e come sempre i poliziotti in piazza c’erano e hanno operato bene, evitando guai peggiori. Se hanno faticato a contenere i violenti, la ragione sta nel fatto che chi indossa la divisa ha delle regole di ingaggio, ha senso di responsabilità, cerca di minimizzare le criticità e reagisce utilizzando la forza pubblica solo quando è strettamente necessario”. Lo dichiara il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi.

Dall’altra parte ci sono invece dei delinquenti buoni a nulla e pronti a tutto che vogliono solo colpire, fare del male, creare danni, salvo poi mettersi a lamentare a favore di telecamera quando ci sono le cariche di alleggerimento della polizia. Al di là di polemiche del tutto infondate, nei fatti le forze dell’ordine hanno garantito il diritto di manifestare con la consueta professionalità, intervenendo con equilibrio e accortezza nelle situazioni critiche in cui era necessario farlo. In ogni caso, le azioni proditorie attuate da questi esagitati professionisti del disordine non resteranno impunite. Oltre ai numerosi arresti, sono state avviate le attività di indagine per assicurare i responsabili alla giustizia. Né la minore età di alcuni protagonisti può far pensare a una qualche forma di impunità. La linea del Viminale, come sempre, è tesa a prevenire le violenze per evitare guai peggiori ma senza sconti sulle responsabilità individuali che saranno contestate in sede penale. Chi si rende protagonista di simili azioni illegali avrà la conseguente risposta dello Stato che applicherà le leggi vigenti. Si tratta evidentemente di violenza becera che non otterrà alcun risultato. Il governo infatti non si farà intimorire o condizionare da chi sceglie la strada della prevaricazione”.

Guerriglia e devastazione a Milano, Meloni: condannare senza ambiguità

Milano, 18 ott. (askanews) – Vetrine rotte, cestini date alle fiamme, devastazione: ecco lo scenario dopo un pomeriggio di violenza e scontri a Milano, tra piazza Duomo e le vie circostanti. Manifestazioni contro il caro-vita e il caro-carburanti organizzate dal movimento “Italia in Piazza”, anche in altre città come Bologna e Torino, sfociate in scene di particolare violenza nel capoluogo lombardo, quando gruppi di giovani, molti vestiti di nero e a volto coperto, hanno lanciato bombe carta, pietre, transenne e bottiglie contro la polizia che ha risposto con lacrimogeni e idranti. Almeno una quarantina i manifestanti fermati, diversi i feriti tra agenti e partecipanti alla protesta.

Dura la condanna della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui social: “Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città

non lo è”, ha scritto. E rivolgendosi alle opposizioni, ha aggiunto: “Non siano ambigue su questo. Condannino senza ambiguità queste violenze e lancino un appello chiaro affinché ogni mobilitazione sia pacifica. Di fronte a scene del genere, il rifiuto deve essere unanime”.

Schlein: è inaccettibaile che i violenti siano usati per oscurare le proteste

Roma, 18 ott. (askanews) – “Le persone che sono salite su questo palco non c’entrano niente con i violenti e con i delinquenti che hanno messo a ferro e fuoco città e ferito gli agenti delle forze dell’ordine. Come non c’entriamo niente noi, che le abbiamo sempre condannate le violenze, da qualunque parte venissero”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, citando le voci dei rappresentanti delle proteste che l’hanno preceduta negli interventi all’assemblea nazionale del Pd alla Nuvola dell’Eur.

“E però è inaccettabile – ha aggiunto – che si usino i violenti per coprire la voce di migliaia e migliaia di persone che pacificamente stanno protestando in tutta Italia per il carovita, per il caro affitti, per il caro carburanti, perché non riescono più a vivere. Queste sono le voci che chi governa dovrebbe ascoltare invece che oscurare”, ha concluso.

Cortei, Schlein: a chi chiede benzina Meloni risponde con autonomia differenziata

Roma, 18 ott. (askanews) – “È arrivato anche un appello al Governo da parte dei sindaci perché anticipi la convocazione di queste categorie, che è arrivata se non sbaglio per il 27 o il 28, cioè tra 11 giorni. Ma davvero dobbiamo aspettare il congresso della Lega per dare ascolto a pescatori autotrasportatori e agricoltori? Cioè praticamente a Meloni nel palazzo sono andati a dire ‘presidente guardi che il Sud non ha benzina’ e lei risponde ‘e dategli l’autonomia differenziata’”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, nella sua relazione introduttiva dell’assemblea nazionale del Pd alla Nuvola dell’Eur.

“A questo siamo arrivati. Questo – ha aggiunto – è il governo che ha fatto le scelte più antimeridionaliste della storia repubblicana. Toccherà noi invece dire che non c’è il riscatto per l’Italia se non c’è il riscatto del Sud”.

Cortei, Schlein: inaccettibaile violenti siano usati per oscurare le proteste

Roma, 18 ott. (askanews) – “Le persone che sono salite su questo palco non c’entrano niente con i violenti e con i delinquenti che hanno messo a ferro e fuoco città e ferito gli agenti delle forze dell’ordine. Come non c’entriamo niente noi, che le abbiamo sempre condannate le violenze, da qualunque parte venissero”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, citando le voci dei rappresentanti delle proteste che l’hanno preceduta negli interventi all’assemblea nazionale del Pd alla Nuvola dell’Eur.

“E però è inaccettabile – ha aggiunto – che si usino i violenti per coprire la voce di migliaia e migliaia di persone che pacificamente stanno protestando in tutta Italia per il carovita, per il caro affitti, per il caro carburanti, perché non riescono più a vivere. Queste sono le voci che chi governa dovrebbe ascoltare invece che oscurare”, ha concluso.

Il primo Angelus del Papa dopo l’operazione: mi sento particolarmente vicino ai malati

Roma, 18 ott. (askanews) – Papa Leone torna a pronunciare un discorso dopo l’operazione chirurgica subita al Gemelli per l’asportazione di un tumore al polmone. Il Pontefice si è affacciato dalla finestra del Palazzo Apostolico in piazza San Pietro per la recita dell’Angelus. Il Pontefice, tra le altre cose, ha detto: “Superata questa fase delicata, come sapete, adesso riprenderò gradualmente le mie attività, sempre con l’aiuto di Dio e delle vostre preghiere”.”Questa esperienza mi ha fatto provare in modo particolare la vicinanza a quanti attraversano la malattia e una condizione di infermità”, ha anche detto Leone. “Desidero ringraziare tutti coloro che in questi giorni hanno pregato per me. Ho sentito davvero il vostro sostegno: grazie! Particolare riconoscenza esprimo ai medici, agli infermieri e a tutto il personale del Policlinico Gemelli”, ha aggiunto.

Riprendendo il Vangelo di oggi (“Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”), Papa Leone invita a “essere veritieri, senza soggezione e ipocrisia, liberi per il bene”. Lo dice affacciandosi dalla finestra della Terza Loggia del Palazzo Apostolico, in piazza San Pietro. “Preghiamo il Signore – ha aggiunto il Pontefice – che ci aiuti ad essere così. E affidiamoci all’intercessione della Vergine Maria”.

“Oggi – così anche Leone – si celebra la 100esima Giornata Missionaria Mondiale. Pensiamo a quanta storia missionaria in questi 100 anni. Preghiamo perché la Chiesa sia sempre fedele al mandato del Signore risorto: ‘Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura’”.

Cortei, Schlein: TeleMeloni censura proteste, noi le ascoltiamo

Roma, 18 ott. (askanews) – “Abbiamo ascoltato adesso le parole di Michele, di Matteo, di Sophie, che ringrazio davvero per essere venuti a portarci la loro testimonianza”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, citando gli interventi dei rappresentanti delle proteste in apertura dell’assemblea nazionale del Pd alla Nuvola dell’Eur.

“Era giusto oggi – ha rivendicato – iniziare prestando ascolto a chi protesta perché non ce la fa più, questa è una trasmissione che su TeleMeloni non vedrete di certo, perché stanno censurando le proteste di un Sud che si sta bloccando, di studenti che non riescono più a pagare un affitto. E ci sembrava giusto quindi ascoltarli noi farli ascoltare da qui”.

Cortei, Bonaccini: Pd condanna violenze. Minoranza delinquenti non offuschi proteste

Roma, 18 ott. (askanews) – Il presidente del Partito democratico, Stefano Bonaccini, ha annunciato, in apertura dell’assemblea nazionale in corso alla Nuvola dell’Eur, che prima della relazione della segretaria, Elly Schlein, parleranno dal palco studenti, autotrasportatori e agricoltori protagonisti delle proteste di questi giorni. “Ovviamente – ha detto – tra la moltitudine di quanti hanno manifestato, c’è anche una piccola minoranza di persone che van chiamate col loro nome, delinquenti, che hanno sfasciato patrimonio pubblico e privato, aggredito le forze dell’ordine a cui va la nostra piena solidarietà e vicinanza, ma non vorremmo che questi episodi offuschino la realtà delle proteste. Abbiamo sempre condannato e condanneremo ogni forma di violenza e devastazione”, ha aggiunto.

Può la politica ritrovare un suo codice di civiltà?

Il valore di un gesto

L’editoriale di Antonio Polito pubblicato sul Corriere della Sera il 15 ottobre scorso andrebbe letto e riletto. Conservato e consegnato a figli e nipoti.

Il suo titolo è molto semplice, anche se offensivo per chi valuta la politica solo come una costante e insanabile lotta fra rivali diversi, fra amici e nemici: «Civiltà degli applausi bipartisan».

Si tratta dell’applauso rivolto a Giorgia Meloni in Parlamento anche da parte della sinistra riformista, a proposito del «tradimento di Trump sull’Ucraina». Un applauso bipartisan che per Polito rappresenta «un piccolo […] gesto di civiltà politica e di coerenza morale», perché «i parlamenti esistono proprio per parlarsi, anche tra schieramenti diversi».

Bene. Ma queste sue parole vanno oltre. E ci fanno capire molte cose. Perché riguardano solo apparentemente l’eccezione alla quotidiana cronaca rissosa fra i nostri partiti, satura, come sappiamo, di invettive e improperi spesso offensivi, fra i tanti leader e leaderini che compongono la galassia frantumata della mezza democrazia a pezzi italiana.

Il pluralismo e le sue deformazioni

Una democrazia rappresentativa solo formalmente, perché nelle mani di una trentina di segretari autoeletti che si combattono quotidianamente. Una democrazia liquefatta fra partiti, partitini, movimenti e gruppi parlamentari personali, che offendono il vero e autentico pluralismo e che spesso — anche se non sempre — si fotocopiano i valori di fondo della democrazia liberale e sociale.

Se li personalizzano con la voglia di distinguersi e isolarsi il più possibile, senza mai arrivare a una conclusione condivisa. Ma sempre dimentichi del fatto che c’è solo l’1% di superricchi e di potere tecnocratico supercapitalistico privato che oggi, con la finanza, comanda l’intero mondo.

E nonostante queste fotocopie di valori di fondo, il periodo che viviamo è quello di un bipolarismo giocato sulle facce dei leader e sulle loro nervose posture. “Vannaccianamente” diviso sui sovranismi e sulla sacralità delle etnie.

Un bipolarismo disturbato a volte da un terzo polo, che si fa fatica a chiamare centro se è vera, come è vera, la definizione del centrismo che ha dato Sturzo in un suo articolo pubblicato il 26 agosto 1923 su Il Popolo Nuovo, definendo la divisione fra destra e sinistra un «[…] semplicismo politico […] inadeguato a interpretare la realtà sociale e morale del Paese».

E spiegando poi che il centro «non è una mediazione debole e […] una via di mezzo opportunistica, un colpo alla botte e uno al cerchio […] o una tattica da equilibrista per accontentare tutti», ma è qualcosa di più concreto e specifico.

 

Parlarsi fra diversi

Ecco. Parlarsi tra schieramenti diversi, condividere idee diverse e dialogare fra diversi.

Ricordo sempre che è anche quello che Aldo Moro, rivolto ai comunisti, disse moltissimi anni fa a Benevento, in un suo famoso discorso, per indicare quello che Polito definisce un consenso civile e una coerenza morale tra schieramenti opposti su questioni rilevanti di interesse generale.

Oggi siamo di fronte a sfide epocali che ci coinvolgono tutti, senza distinzione di collocazione geometrica e spaziale. Destre, sinistre e centri della politica, a partire dall’Europa ancora bloccata al passato ottocentesco del primato delle singole nazioni, non possono dividersi e avere idee diverse nell’affrontare problemi generali come le emissioni di CO₂, con il clima capovolto, i mari bollenti e i ghiacciai che si sciolgono ogni ora; le inarrestabili migrazioni, l’ancora sconosciuta intelligenza artificiale, le pandemie e le guerre ricomparse.

E con la povertà assoluta arrivata in Italia nel 2025, come dice l’Istat, a 2,1 milioni di famiglie, equivalenti a 5,4 milioni di persone. Senza mai dimenticare la pace, richiamata anche dalla telefonata di papa Leone, appena operato, a Putin.

Sono problemi epocali enormi che interrogano la politica in generale, senza distinzioni di appartenenza e senza ricorrere a dove si sta seduti negli emicicli dei Parlamenti.

 

La pace come valore della convivenza

Se questo è il segno della civiltà politica e della coerenza morale a cui si riferisce Polito, vuol dire che almeno ogni tanto iniziamo a lanciare un segnale sul futuro e riscopriamo l’armonia della vita in comune e dello stare insieme con chi ha idee diverse dalle nostre.

Anche con chi è povero. Oppure con chi ci dà una mano enorme, ma non è nato in Italia e ancora non parla bene la nostra lingua.

Mettendo da parte chi proclama il pacifismo solo con le parole e come occasionale momento storico, ed esaltando invece chi sente la pace come valore fondamentale della convivenza umana.

Bilancio 2027, i pannicelli caldi che non servono all’Italia

Una manovra dagli spazi ridotti

La nuova legge di bilancio sulla quale stanno lavorando Governo e Parlamento si preannuncia come un pannicello caldo per la traballante economia nazionale. L’attuale fase di inflazione crescente contribuisce ad accrescere la pressione sulla spesa per gli interessi sul debito pubblico, riducendo lo spazio disponibile per la manovra del 2027.

La crescita dell’inflazione, trascinata dalla difficile congiuntura che attraversa il mercato dei prodotti energetici, determina una significativa erosione del potere d’acquisto di stipendi e pensioni, con una conseguente contrazione dei consumi. Le famiglie italiane faticano sempre più ad arrivare alla fine del mese, in alcuni casi perfino alla metà.

I dati Istat relativi al 2025 certificano che in Italia sono oltre 2,1 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di persone, tra le quali più di un milione sono bambini: parliamo di circa il dieci per cento della popolazione.

 

La povertà che compromette il futuro

La condizione di povertà assoluta compromette l’accesso a un’alimentazione sana e completa sul piano nutrizionale, alle cure mediche e agli accertamenti per la prevenzione.

Incide in modo decisivo anche sull’accesso all’istruzione e alla formazione, determinando un divario professionale destinato a trasformarsi in uno svantaggio sociale che può segnare l’intera vita delle persone e delle famiglie che convivono con un forte disagio economico.

Da diversi anni la povertà non è più una prerogativa esclusiva di chi non ha un lavoro. In altre parole, per essere poveri non è necessario essere disoccupati. L’eccessiva precarizzazione del lavoro ha infatti alimentato il fenomeno dei cosiddetti working poor: persone che rimangono povere pur lavorando, magari anche con un regolare contratto a tempo indeterminato.

La stessa durata indeterminata del contratto assume, peraltro, un valore relativo: la continuità dell’occupazione rimane esposta alla congiuntura economica, il cui peggioramento può condurre alla perdita del posto di lavoro.

 

Dietro le crisi industriali, le famiglie

Al MIMIT, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, oltre alla crisi dell’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia, che coinvolge Taranto e Genova con migliaia di persone senza lavoro, ci sono altri trentasei tavoli aperti per altrettante crisi aziendali di grande importanza: Electrolux, Eurallumina, Cogne Acciai Speciali, Bekaert Sardegna, Natuzzi, Hydro, Pfizer, Tiscali e altre ancora.

Dietro ognuno di questi tavoli ci sono numeri importanti di lavoratori e famiglie che vivono nella più totale incertezza sul proprio futuro.

In questa fase di grande difficoltà economica, il Paese avrebbe bisogno di interventi strutturali per andare incontro alle esigenze quotidiane delle famiglie. A cominciare dalla restituzione del potere d’acquisto, eroso dall’inflazione e dal prelievo fiscale.

Occorre intervenire sul drenaggio fiscale, il cosiddetto fiscal drag, che può accrescere il peso dell’imposizione sui redditi quando gli aumenti nominali compensano soltanto l’inflazione. A questo si aggiunge l’effetto delle imposte proporzionali sui consumi: più salgono i prezzi, più cresce, a parità di aliquota, l’imposta pagata sul singolo acquisto.

 

Carburanti e pensioni, le promesse dimenticate

Un discorso a parte meritano i carburanti, aumentati subito dopo lo scoppio della guerra in Iran. I consumatori hanno pagato fin da subito prezzi più alti per benzina e gasolio, anche quando derivavano da greggio acquistato in precedenza a condizioni diverse. Si è così lasciato spazio a rincari che hanno il sapore della speculazione a danno dei consumatori.

Senza dimenticare che sui carburanti gravano anche le accise: quelle stesse accise che furono oggetto di un famoso spot elettorale, evidentemente dimenticato dall’autrice di allora, che oggi, da Palazzo Chigi, si guarda bene dal dare seguito a quel proclama pronunciato con tanta veemenza.

Un altro pietoso velo va steso sulle promesse di abolizione della cosiddetta legge Fornero, visto il progressivo allungamento del periodo contributivo necessario per conseguire il pieno trattamento pensionistico.

 

La priorità della maggioranza

In questo quadro di crescente preoccupazione, che riguarda non soltanto il futuro ma anche l’immediato presente, l’unica riforma realizzata è quella del sistema elettorale, peraltro con diversi profili di incostituzionalità.

Una riformina che non dà certo risposte alle inquietudini della popolazione, ma risponde soltanto alle esigenze della ristrettissima cerchia dell’attuale maggioranza di governo, che vorrebbe perpetuarsi nel tempo.

L’IA e le domande nascoste: la supervisione umana comincia dalle premesse

Oltre la verifica dei dati

Che cosa dobbiamo poter riconoscere, recuperare e modificare perché la supervisione umana, nell’interazione con l’intelligenza artificiale, sia effettiva lungo il dialogo e non soltanto al momento di accettare una risposta?

La domanda riguarda un’esperienza per noi ormai familiare: ci rivolgiamo a un sistema informatico per comprendere un argomento, confrontare interpretazioni, mettere alla prova un’idea. Leggiamo ciò che restituisce, chiediamo precisazioni, formuliamo obiezioni. La risposta successiva tiene conto di questo scambio e il ragionamento prosegue. Ma mentre discutiamo il contenuto della risposta che ci viene data, quanto riusciamo a vedere del modo in cui viene organizzato il problema e, di conseguenza, formulata la risposta?

Una risposta può essere corretta nei singoli dati e lasciare fuori una relazione decisiva. Può presentare due alternative plausibili senza farci intravedere una terza. Può rispondere con precisione a una domanda la cui premessa avrebbe meritato di essere discussa. In questi casi, verificare l’esattezza delle informazioni è necessario, ma non esaurisce il lavoro critico. Occorre interrogare anche il campo entro il quale quelle informazioni acquistano un significato per noi rilevante.

La questione precede l’intelligenza artificiale. Un insegnante, un giornale, un libro selezionano, ordinano e interpretano. La conoscenza umana si sviluppa attraverso mediazioni e dipende largamente da competenze che il singolo non possiede. Non sarebbe ragionevole identificare l’autonomia con la capacità di verificare personalmente tutto ciò che sappiamo. Possiamo però domandarci quali siano le condizioni che ci permettono di riconoscere una mediazione, valutarne l’affidabilità e contestarne l’impostazione.

Nel dialogo con l’IA questa domanda assume una forma particolare.

La risposta viene costruita mentre interagiamo e può cambiare insieme alle nostre stesse richieste. Anche la domanda iniziale si trasforma: incontriamo un collegamento inatteso, precisiamo un dubbio, abbandoniamo una spiegazione. È proprio questa possibilità a rendere il dialogo fecondo. L’esito non era necessariamente contenuto nell’intenzione con cui avevamo cominciato l’interazione.

Sarebbe dunque riduttivo considerare ogni contributo imprevisto del sistema di IA come una sottrazione di controllo. Un’obiezione pertinente può liberarci da un errore; una rappresentazione diversa può rendere visibile ciò che non riuscivamo a comprendere. La capacità di giudizio si esercita anche lasciandosi correggere. Il problema emerge quando diventa difficile distinguere l’apertura di una possibilità dall’adozione silenziosa di una cornice interpretativa.

 

Le premesse dentro la domanda

Supponiamo di chiedere perché una certa iniziativa pubblica abbia fallito. La domanda contiene già un giudizio: che il fallimento sia avvenuto. Se il sistema elenca le possibili cause, può offrirci informazioni corrette e tuttavia lasciare inesaminata proprio quella premessa. Un servizio pubblico, per esempio, potrebbe aver superato il budget previsto e contemporaneamente raggiunto persone che prima ne erano escluse. Per valutarne l’esito occorre chiarire quali obiettivi consideriamo, quale peso attribuiamo ai costi e ai benefici e quale periodo prendiamo in esame. Chiedere subito le cause del fallimento può far passare in secondo piano queste distinzioni.

L’orientamento può dunque cominciare dalla nostra stessa domanda. Il sistema può accoglierne l’impostazione e svilupparla, oppure renderla esplicita e sottoporla a confronto. Nel primo caso, una risposta articolata rischia di apparirci come una conferma indipendente di ciò che avevamo già presupposto. Nel secondo, il dialogo ci permette di tornare sul criterio con cui abbiamo formulato il problema. Questo non significa che ogni premessa debba essere contestata: potrebbe essere già sostenuta da prove adeguate. Significa poter distinguere ciò che abbiamo stabilito da ciò che abbiamo semplicemente assunto.

Anche il concetto di errore richiede, allora, una precisazione. Una data inesatta o una fonte inesistente sono errori fattuali. Una conclusione che non segue dalle premesse presenta un difetto di ragionamento. Ma una risposta può risultare inadeguata anche quando le informazioni sono corrette e i passaggi coerenti: accade, per esempio, se valuta un servizio soltanto in termini di spesa, mentre la domanda riguarda anche la sua accessibilità. In questo caso è il criterio adottato a restringere l’indagine. Non ogni omissione costituisce un errore: ogni risposta deve selezionare. Occorre capire quando ciò che viene escluso potrebbe modificare il giudizio.

La supervisione comprende quindi la possibilità di riconoscere le premesse e i criteri che ciascuno scambio introduce, prima che i passaggi successivi li trattino come acquisiti.

 

Recuperare il percorso, non solo l’esito

La durata della conversazione aggiunge un’altra difficoltà. Un percorso di ricerca comprende ipotesi provvisorie, obiezioni, correzioni e cambiamenti di criterio. Conservarne una conclusione non equivale a conservarne il significato. Conta anche sapere a quali condizioni l’avevamo ritenuta valida e che cosa ci aveva poi indotto a modificarla.

Se, riprendendo un lavoro, riemerge un’interpretazione senza la critica che l’aveva superata, possiamo tornare inconsapevolmente su un terreno già abbandonato. Non è necessario immaginare un’intenzione di orientamento: una selezione incompleta è sufficiente a modificare il punto dal quale ricominciamo.

Anche nell’esperienza umana possiamo ricordare un giudizio e dimenticare le circostanze che lo rendevano provvisorio. Ci torna in mente che un progetto fosse stato considerato inefficace, ma non l’obiezione emersa in seguito o il criterio diverso con cui lo avevamo rivalutato. Il confronto con l’IA riguarda questa possibile conseguenza, senza presumere un’identità fra i meccanismi: ciò che torna disponibile può aver perso una parte delle condizioni necessarie per essere interpretato. Diventa allora importante poter confrontare la ricostruzione proposta con le tracce del percorso, riconoscere una discrepanza e correggerla.

Anche la forma con cui una risposta si presenta merita attenzione. Una tabella facilita il confronto, ma richiede che siano state scelte le categorie da confrontare. Un diagramma rende evidenti alcuni rapporti; una sintesi stabilisce che cosa può essere omesso. La chiarezza è preziosa, purché rimanga possibile interrogare le scelte che l’hanno prodotta. Una rappresentazione facilmente leggibile può essere difficile da mettere in discussione proprio perché appare già ordinata e compiuta.

 

Riconoscere, recuperare, modificare

I tre verbi della domanda iniziale cominciano così ad acquistare un contenuto. Riconoscere le premesse e le selezioni rilevanti; recuperare gli elementi necessari a esaminare come si è sviluppato il ragionamento; modificare la domanda, le categorie o la rappresentazione quando non sono più adeguate. Questo non richiede di conoscere ogni operazione interna del modello di IA che si sta usando. Richiede però di poter intervenire su ciò che rende una risposta pertinente e convincente rispetto alla domanda che è stata posta, non necessariamente ai risultati che speriamo possano venirne.

Quanto di questo lavoro cognitivo può essere affidato alla competenza dell’utente? E quanto deve essere reso possibile dalla progettazione del sistema? Chiedere alle persone di esercitare spirito critico lascia aperta la questione degli strumenti, del tempo e delle conoscenze necessari per farlo. Una facoltà formalmente riconosciuta può essere molto onerosa da esercitare.

La responsabilità della politica

Il punto incontra così una responsabilità della politica. Chi progetta gli ambienti nei quali cerchiamo, confrontiamo e interpretiamo informazioni contribuisce a stabilire le condizioni del nostro lavoro conoscitivo. La possibilità di riconoscere e discutere quelle condizioni riguarda anche la formazione dell’opinione pubblica: come valutiamo un provvedimento, confrontiamo programmi, attribuiamo responsabilità e maturiamo una scelta elettorale.

La politica dovrebbe assumere queste possibilità come obiettivi concreti: promuovere una formazione che insegni a interrogare anche i criteri delle risposte; sostenere una ricerca indipendente sugli effetti dell’interazione; chiedere che gli strumenti consentano di recuperare i passaggi rilevanti e correggere le informazioni e le interpretazioni sulle quali il dialogo prosegue. L’accesso a queste capacità merita attenzione quanto l’accesso alla tecnologia. Altrimenti la supervisione rischia di essere effettiva soprattutto per chi dispone già di competenze, tempo e risorse.

Questa responsabilità coinvolge anche i partiti nel proprio uso dell’IA. Chi la impiega per analizzare problemi, elaborare proposte o comunicare con i cittadini dovrebbe rendere conto delle verifiche effettuate e delle scelte assunte. Il ricorso a un sistema non attenua la responsabilità politica per ciò che si sostiene, si omette o si presenta come inevitabile.

Resta da capire come tradurre questi obiettivi in condizioni praticabili, come verificarne l’efficacia e a chi affidarne il controllo. È il terreno di un ulteriore approfondimento. La domanda che lo apre riguarda la democrazia: come garantire ai cittadini la possibilità di discutere i criteri attraverso cui l’IA contribuisce a rendere conoscibile la realtà, senza attribuire al potere politico il compito di stabilire quale interpretazione debba prevalere?

Beveridge, la libertà comincia dalla lotta al bisogno

Una allegra famiglia, attorno a una tavola ben imbandita, nel giorno di festa mentre viene servita la portata principale: è questa la rappresentazione che nel 1943 Norman Rockwell offre di quella «libertà dal bisogno» che Franklin Delano Roosevelt aveva citato, due anni prima — insieme alla libertà di parola, alla libertà di culto, alla libertà dalla paura — nel suo Discorso delle quattro libertà, all’inizio dell’anno nel quale gli Stati Uniti sarebbero infine entrati in guerra al fianco degli Alleati.

Il fatto è che, con la guerra, la «libertà dal bisogno» diventa, oltre che messaggio di propaganda, obiettivo politico per i governi alleati: è un invito, ma anche una promessa. È chiaro a molti, infatti, specie tra le forze che con diverse gradazioni guardano con favore alla prospettiva del progresso sociale, che alla fine del conflitto gli assetti economici dovranno mutare, e mutare profondamente, anche se si è lontani da un consenso sulla direzione di quel mutamento. Diverse sono le posizioni tra i cattolici e i comunisti, tra i liberali e i socialisti. Ma pochi dubitano del fatto che quel progresso, quando e se verrà, non potrà più escludere la parte più larga della popolazione.

 

Un rapporto per cambiare la società

Questi sviluppi sono di là da venire quando, nel giugno del 1940, Ernest Bevin, allora ministro del Lavoro nel governo Churchill, chiama a collaborare col suo ministero William Beveridge. L’idea iniziale è di affidargli il dipartimento del welfare, ma Beveridge rifiuta e ripiega sulla preparazione di un rapporto sulla formazione della forza lavoro in tempo di guerra. L’anno dopo, nel 1941, il ministro della Salute Ernest Brown gli affida la presidenza di un comitato chiamato a compiere un’indagine sullo stato delle assicurazioni sociali, insieme alla possibilità di produrre delle raccomandazioni.

Come ha scritto Robert Skidelsky, Beveridge «era un eroe improbabile: era uno scienziato sociale rigido come un monumento, tutto compreso di sé, un solista, il quale tuttavia bramava più alte responsabilità ed era convinto che i propri talenti fossero largamente sottovalutati dai suoi referenti politici» (Robert Skidelsky, John Maynard Keynes. Fighting for Britain 1937-1946, Macmillan 2000).

Da quell’attività collegiale, che a poco a poco Beveridge sempre più avoca a sé, sarebbe emerso, nel novembre del 1942, quel famoso rapporto al Parlamento intitolato Social Insurance and Allied Services, che costituirà la base per la nascita, dopo la guerra, del moderno welfare state. Prima di darvi uno sguardo, sarà bene dire qualcosa di più sul suo autore e sulle origini del welfare state.

 

Le radici di un riformatore

Quanto all’autore, William Henry Beveridge nasce a Rangpur, allora in India, oggi in Bangladesh, il 5 marzo 1879. È il figlio di Henry Beveridge, un magistrato dell’Impero in servizio in India, e di Annette Akroyd, orientalista e traduttrice. È inoltre fratello di Annette Jeanie Beveridge, che convolerà a nozze con Richard Henry Tawney, storico dell’economia e riformatore sociale. William consegue la laurea al Balliol College a Oxford, dove compie studi classici e matematici, prima di dedicarsi al diritto. Il padre è un fervente seguace delle idee di Auguste Comte e in specie della sua “religione” secolare dell’umanità. Lo stesso Beveridge si definirà un «materialista agnostico» (José Harris, William Beveridge: A Biography, Oxford University Press 1997).

Le successive convinzioni, esperienze e influenze si possono racchiudere in tre insiemi. Il primo gruppo di esperienze matura a Toynbee Hall, una di quelle settlement house esistenti a Londra alla fine del secolo come sorta di avamposti nelle aree socialmente più fragili, dove gli esponenti delle classi medio-alte trasferiscono la propria abitazione nella speranza di poter contribuire al progresso e alla riforma del quartiere. Qui lavora a stretto contatto con Beatrice e Sidney Webb e ne assorbe la carica riformatrice. Sono gli anni del fabianesimo e della Fabian Society (1884), che propugna l’idea di un cambiamento graduale della società, dal nome di Quinto Fabio Massimo, il Temporeggiatore.

Il secondo gruppo di esperienze matura tra il 1908 e la fine della Prima guerra mondiale, dieci anni dopo. Beatrice Webb lo presenta a Winston Churchill, che in quel momento è a capo del Board of Trade, il ministero del Commercio e dell’Industria, nel governo Asquith (David Lloyd George è al Tesoro). Beveridge diventa il direttore dell’Agenzia del lavoro nell’ambito del Board of Trade. Nel 1909 pubblica un libro sulla disoccupazione (Unemployment: A Problem of Industry, Longman 1909), oramai modernamente intesa come problema del sistema economico nel suo insieme e non più solo dei singoli lasciati a se stessi.

Il terzo gruppo di esperienze copre l’intero periodo tra le due guerre mondiali, allorché Beveridge lascia il Civil Service e diviene direttore della London School of Economics, fondata nel 1895 dai coniugi Webb, da George Bernard Shaw e da altri “fabiani”, con l’idea di contribuire al cambiamento della società. Di qui il motto dell’istituzione, suggerito dall’economista Edwin Cannan: rerum cognoscere causas, tratto da un verso delle Georgiche di Virgilio. Beveridge assicura la crescita dell’istituzione, nella quale convivono diversi tipi di liberalismo. Dal 1929 al 1939 guida, inoltre, il Comitato internazionale sulla storia dei prezzi, una grande ricerca a carattere storico-economico finanziata dalla Rockefeller Foundation, all’interno della quale maturano importanti studi sulla formazione e sulle tendenze secolari dei prezzi in diversi Paesi europei dal Medioevo in poi.

Quanto al contesto, basta ricordare che la storia del moderno welfare inizia nella Germania di Bismarck negli anni Ottanta dell’Ottocento; che essa si intensifica — passando per la Rerum novarum di Leone XIII (1891), che con forza pone il tema dei rapporti tra capitale e lavoro — all’inizio del nuovo secolo, quando si assiste a una riforma del capitalismo nel seno stesso del capitalismo: per esempio in Italia con Giolitti, Luzzatti e Nitti; nel Regno Unito con Asquith, Churchill e Lloyd George; negli Stati Uniti con Theodore Roosevelt. Una fase di democratizzazione, questa, interrotta dalla Grande guerra e sul cui esito in assenza di quel conflitto si può soltanto speculare. Ultimo, non per importanza, il New Deal di Roosevelt, che negli anni Trenta aggiorna istituzioni e politiche del lavoro.

 

La sfida ai cinque giganti

In che cosa consiste, dunque, il rapporto Beveridge? Nella proposta di istituzione di un sistema nazionale di assicurazioni sociali per tutti i cittadini, per far fronte alla disabilità, alla disoccupazione, alla pensione, equamente finanziato dai datori di lavoro, dai lavoratori e dallo Stato. Ciò avrebbe garantito, nelle parole di Beveridge, «uno standard di vita al di sotto del quale a nessuno sarebbe stato concesso di cadere». Al contrario, nelle sue intenzioni ne sarebbe derivato un generale sollevamento delle condizioni di vita della popolazione, insieme al raggiungimento dell’obiettivo della piena occupazione.

«L’organizzazione delle assicurazioni sociali — si legge nel rapporto — deve essere trattata come complessiva politica di progresso sociale. L’assicurazione sociale, quando sia pienamente sviluppata, può procurare sicurezza di reddito; è un attacco alla miseria. Ma la miseria è soltanto uno dei cinque giganti sul cammino della ricostruzione, e forse il più facile ad attaccare. Gli altri sono la malattia, l’ignoranza, lo squallore e l’ozio». Beveridge è un riformatore sociale.

Keynes ne legge con entusiasmo le bozze: «Penso — scrive — che sia una riforma vasta e costruttiva, di importanza reale, e sono contento di trovarla fattibile sotto il profilo finanziario» (Skidelsky). Una difesa finanziaria e non solo ideale, quella di Keynes, decisiva di fronte alle occhiute considerazioni del ministero del Tesoro e di quanti temono non solo per la tenuta delle finanze pubbliche, ma anche per l’ampliarsi dei compiti dello Stato a spese di una libertà classicamente intesa.

Il fatto è che Beveridge crede in una «libertà solidale», nella quale l’acquisizione di gradi, forme e strumenti di libertà da parte degli altri, specie da parte dei più fragili, accresce la propria libertà sostenendone le fondamenta, all’insegna della collaborazione tra comunità, persona e Stato, senza sterili contrapposizioni: «Non era in discussione l’economia di mercato, quanto la sua incapacità di assicurare da sola al cittadino quella sicurezza ritenuta indispensabile per poter suggellare un nuovo patto sociale tra cittadini e istituzioni, fondamentale in guerra ma soprattutto nel dopoguerra» (dall’introduzione di Michele Colucci, curatore del volume con i testi di Beveridge La libertà solidale. Scritti 1942-1945, Donzelli 2010).

 

Coesione, mercato e piena occupazione

Ai critici, del resto, egli è pronto a illustrare la crescita della competitività che deriverebbe per l’industria da una classe di lavoratori benestanti e maggiormente motivati, insieme a una domanda più elevata e più stabile. Coesione e competitività non sono in contraddizione. Avvicinatosi vieppiù a Keynes, la cui Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta era apparsa nel 1936, Beveridge non ritiene che debbano essere gli imprenditori a farsi carico di assicurare un certo livello della domanda aggregata, ma che solo lo Stato — uno Stato rinnovato, ma non appesantito — possa agire per favorire la piena occupazione.

Va detto che Keynes non è favorevole a un sistema di alte imposte per pagare pensioni e sussidi, il cui costo deve secondo lui essere sostenuto dai datori di lavoro. Il fatto è che Keynes pensa all’intervento pubblico soprattutto in termini di investimenti per la piena occupazione, mentre Beveridge è più interessato a trasferimenti e servizi pubblici per affrontare l’incertezza, come emerge nel saggio di Maria Cristina Marcuzzo Whose Welfare State? Beveridge versus Keynes, in No Wealth but Life. Welfare Economics and the Welfare State in Britain, 1880-1945, a cura di Roger Backhouse e Tamotsu Nishizawa (Cambridge University Press 2010). Ma c’è una convergenza di fondo: il welfare, infatti, può agire da stabilizzatore implicito della domanda aggregata, altra faccia della medaglia degli investimenti.

Da quel rapporto sarebbe nato nel secondo dopoguerra, prima nel Regno Unito e poi anche altrove, il moderno welfare state, come insieme di concrete istituzioni e politiche pubbliche volte in senso liberale a ridurre le diseguaglianze nei punti di partenza, assicurando, mediante sistemi di tassazione progressiva, la fornitura di beni pubblici come l’istruzione, la mobilità, la sanità.

Si dimentica spesso che il genere di capitalismo che nel dopoguerra ha creato e diffuso benessere è quello democratico e sociale, fondato sì sulle libertà, ma legato anche, come insegnava John Kenneth Galbraith, a Beveridge, a Keynes, alle Labour Union e alla paura del comunismo, un fattore questo che, per paradosso della storia, ha temperato gli eccessi di un certo capitalismo, riemersi poi dopo la fine della guerra fredda e tendenti a una società senza comunità, senza persona, senza Stato.

La coesistenza — da tenere sempre sotto controllo, anche finanziario — tra innovative forme di intervento pubblico e canoni classici dell’economia di mercato ha un ulteriore sviluppo in un libro emblematico fin dal titolo, Full Employment in a Free Society (Allen & Unwin 1944), tradotto in italiano da Paolo Baffi e Felice di Falco come Relazione sull’impiego integrale di lavoro in una società libera (Einaudi 1948). Cruciale è l’apporto anche statistico dell’economista Nicholas Kaldor.

 

Il prezzo della pace

Nel libro non si discute solo delle implicazioni di una politica di piena occupazione, ma anche di quelle internazionali, coerentemente con le intuizioni di Keynes, di cui peraltro si citano le idee sulla gestione internazionale dell’offerta di materie prime.

All’inizio del 1945 — dunque pochi mesi prima della fine della Seconda guerra mondiale — esce The Price of Peace, nel quale Beveridge sostiene che «la pace è un bene che, come tutte le altre cose che mette conto di avere, può venire ottenuto solo pagandone un prezzo (…) il prezzo della pace dev’esser pagato in termini sia di potenza sia di ricchezza dalle nazioni potenti e ricche, con la decisione di usare della loro potenza, non per dei fini ristretti, ma per il bene comune dell’ordine mondiale; e con la decisione di diffondere la ricchezza in tutto il mondo mediante la collaborazione economica» (Bompiani 1946). Negli affari internazionali, conclude, gli egoismi conducono spesso alla rovina reciproca.

Alla cooperazione internazionale dedica i suoi ultimi anni, sostenendo per esempio la prima Convenzione mondiale dei popoli, che si svolge a Ginevra tra la fine del 1950 e l’inizio del 1951, insieme a personalità come Albert Camus, Albert Einstein, Thomas Mann e Jacques Maritain.

«Ho mille cose da fare»

Beveridge muore nel 1963. Pochi anni prima era morta sua moglie, Janet Thomson Philip (1876-1959), civil servant e responsabile della segreteria della London School of Economics. Si erano sposati alla fine del 1942, in piena guerra, poco dopo la pubblicazione del Beveridge Report. Ed era stata lei a suggerire la citazione in exergo al libro del 1944, quello sulla piena occupazione in una società libera. Era una breve frase tolta dal secondo capitolo di Shirley, un romanzo di Charlotte Brontë pubblicato un secolo prima (1849).

La frase, lapidaria, da accogliere come espressione di una possibilità di cui occuparsi, e non come forma di determinismo sociale, dice: Misery generates hate. A evitare quello sbocco Beveridge aveva dedicato la sua vita. E gli dovette parer di aver fatto poco se le sue ultime parole prima della morte, secondo le testimonianze, furono: «Ho mille cose da fare».

 

N.B. I titoletti e le parole in grassetto sono a cura della redazione

Guerriglia urbana a Milano, scontri in Duomo tra polizia e manifestanti

Milano, 17 ott. (askanews) – Piazza Duomo a Milano teatro di violenti scontri tra polizia e manifestanti, durante una manifestazione nazionale organizzata dal movimento “Italia in Piazza”, che ha riunito oltre 5 mila persone per protestare contro il carovita, il caro benzina, gli stipendi bassi, la crisi abitativa e lo stato della sanità e della scuola pubblica.

Sul sagrato della chiesa e nelle vie del centro di Milano, gruppi di giovani, molti dei quali vestiti di nero e a volto coperto, hanno ingaggiato una fitta sassaiola e lanciato bombe carta, petardi, fumogeni, transenne, dato fuoco a cestini e divelto segnali stradali. Le forze dell’ordine hanno risposto ai ripetuti assalti con cariche di alleggerimento usando gas lacrimongeni ma anche gli idranti. La piazza è stata fatta evacuare ma i manifestanti sono tornati in massa a hanno ripreso la battaglia. Si registrano feriti e fermati.

Cortei, Landini: chi va in piazza per fare casino danneggia diritto manifestare

Roma, 17 ott. (askanews) – “Noi oggi a Roma eravamo in 100mila, non è successo assolutamente nulla: gente pacifica, volto scoperto. Penso che chi va in piazza con volto coperto e per fare casino in realtà sta danneggiando anche il diritto di manifestare di tutte le altre persone, c’è il rischio che anziché parlare di 100mila persone che oggi a Roma hanno chiesto di cambiare la politica tutti parlino di quello…” Lo ha detto Maurizio Landini, segretario della Cgil, ospite della trasmissione L’Elefante su Rai3.

“Penso che queste forme – ha aggiunto, commentando gli scontri di oggi nei cortei a Milano e in altre città – siano forme assolutamente non accettabili, sbagliate, che vanno assolutamente condannate. Dopo di che bisogna fare attenzione e capire qual è la rabbia sociale che c’è, cioè l’altro tema è capire perché c’è una rabbia sociale che sta crescendo”

Francia, Macron: chi ha distrutto e saccheggiato "sarà punito"

Roma, 17 ott. (askanews) – Quelli che hanno “distrutto” e “saccheggiato” durante le manifestazioni contro il caro vita in Francia saranno “perseguiti e puniti” e il Paese farà “fronte comune contro i seminatori di caos, che non mirano ad altro che ad abbattere le nostre istituzioni”. Lo ha scritto sui suoi profili social il presidente francese, Emmanuel Macron.

“Faremo tutti fronte comune contro i seminatori di caos, che non mirano ad altro che ad abbattere le nostre istituzioni e impediscono a chi esprime pacificamente le proprie rivendicazioni di farlo”, ha aggiunto.

Jean-Luc Mélenchon si unisce alla manifestazione di Parigi

Parigi, 17 ott. (askanews) – Jean-Luc Mélenchon, leader di La France Insoumise (LFI) e candidato alle presidenziali del 2027, si è nuovamente unito ai manifestanti che sfilano contro il caro-vita al grande corteo di Parigi organizzato dai Gilet Gialli. Qui le immagini alla Gare du Nord. La settimana scorsa Mélenchon si era unito alle manifestazioni studentesche abbracciando Elwan, il diciassettenne diventato uno dei simboli della mobilitazione.

Cortei, Meloni: le opposizioni non siano ambigue sulle violenze di piazza

Roma, 17 ott. (askanews) – “Ho grande rispetto per le migliaia di persone che oggi hanno manifestato pacificamente, anche partecipando alla mobilitazione indetta dalla Cgil che ha visto anche la partecipazione dei leader della sinistra. Qualunque siano le idee per le quali si manifesta, la partecipazione è alla base di qualunque sana democrazia. Dall’altro lato, però, non possiamo ignorare quanto accaduto in altre piazze italiane”. Lo ha scritto su Facebook la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, rilanciando le immagini degli scontri di piazza di oggi.

“A Milano, come mostrano queste immagini, lanci di pietre contro le Forze dell’Ordine, agenti feriti, danneggiamenti e violenze – ha aggiunto la premier – che hanno costretto a interrompere il corteo. A Torino sono state fermate persone con sanpietrini e martelletti frangivetro. A Bologna i disordini hanno portato alla chiusura precauzionale della stazione ferroviaria. Teppisti che sfruttano le manifestazioni per seminare il caos, aggredire chi garantisce la sicurezza e tenere in ostaggio intere città. Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è”.

“Rinnovo la mia richiesta alle opposizioni: non siano ambigue su questo. Condannino senza ambiguità queste violenze e lancino un appello chiaro affinché ogni mobilitazione sia pacifica. Di fronte a scene del genere, il rifiuto deve essere unanime. Ogni reticenza diventa giustificazione. Il silenzio non è accettabile, ha concluso Meloni”.

Festa di Roma, Javier Bardem star sul red carpet: “It’s amazing!”

Roma, 17 ott. (askanews) – Alla Festa del Cinema di Roma è il giorno di Javier Bardem: l’attore spagnolo premio Oscar per “Non è un paese per vecchi” ha sfilato sul red carpet dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone prima di ricevere il Premio alla Carriera, consegnatogli da Paolo Sorrentino, in occasione della proiezione del film “El ser querido” di Rodrigo Sorogoyen.

Bardem si è a lungo concesso ad autografi e selfie sul tappeto rosso, ha detto che essere a Roma “è incredibile” e che ricevere il riconoscimento alla carriera è “un grande onore”.

Il film, presentato allo scorso Festival di Cannes, è nella sezione Best of 2026 della Festa e vede Bardem nel ruolo di Esteban Martìnez, leggendario regista con un passato segnato da violenza ed eccessi.

Calcio, il Napoli cade a Venezia. Allegri: "La rosa è questa"

Roma, 17 ott. (askanews) – Il Napoli cade anche a Venezia, sconfitto 1-0 dal gol di Adams e dalle parate di Stankovic, che nella ripresa neutralizza anche un calcio di rigore di De Bruyne. Per gli azzurri arriva la quinta sconfitta in nove giornate, un risultato che aggrava la crisi della squadra di Massimiliano Allegri e rilancia le speranze dei lagunari, al primo successo stagionale dopo l’arrivo in panchina di Davide Nicola. Al termine della partita, il tecnico azzurro invita a non perdere lucidità e a reagire, guardando già alla sfida di Champions League di martedì contro il Bodo/Glimt.

“Non ho sentito De Laurentiis. Capisco gli umori, ma c’è solo da lavorare con grande voglia. Ci sono momenti nel calcio in cui le cose non vanno bene. Con serietà e professionalità bisogna mettersi a lavorare per fare meglio degli altri e segnare quando creiamo le occasioni”, ha dichiarato Allegri. “Ora psicologicamente si può subire la situazione, invece dobbiamo tirare fuori orgoglio e carattere per far bene martedì”.

Una lettura improntata alla fiducia, nonostante una sconfitta pesante anche per il valore dell’avversario, ultimo in classifica prima della partita. “In questo momento essere preoccupati non serve a niente, bisogna rimanere giusti. Vuol dire fare meglio, perché deve girare l’episodio dalla nostra parte”, ha aggiunto l’allenatore, che ha individuato nella capacità di creare occasioni un elemento da cui ripartire. “Mentre martedì ci siamo disuniti, oggi siamo rimasti lucidi e abbiamo creato occasioni. Il calcio è così, alle volte gli episodi sono avversi, ma dobbiamo pensare positivo perché i valori ci sono”.

La partita, però, racconta anche le difficoltà di una squadra che fatica a concretizzare e continua a commettere errori decisivi. Dopo un primo tempo avaro di emozioni, il Napoli ha provato a cambiare passo in avvio di ripresa, ma al 49′ un’incertezza difensiva di Rrahmani ha aperto la strada ad Adams. Il difensore ha letto male un pallone alto, senza riuscire ad allontanarlo, consentendo all’attaccante di accentrarsi e calciare verso la porta. La deviazione dello stesso Rrahmani ha reso imparabile il tiro per Meret.

Il Napoli ha reagito soprattutto dopo i cambi, con gli ingressi di Hojlund, De Bruyne e Alisson, aumentando la pressione e costringendo il Venezia a difendersi nella propria metà campo. Al 38′ della ripresa, De Bruyne ha avuto l’occasione per pareggiare dal dischetto, ma Stankovic ha intuito la conclusione e ha respinto il rigore. Il portiere si è poi superato su Lobotka, con un intervento all’incrocio, e nel recupero ha negato il gol anche ad Alisson, protagonista di una conclusione pericolosa prima di accusare un nuovo problema fisico.

“Abbiamo creato molto, abbiamo chiuso il Venezia lì dietro”, ha osservato Allegri. “Dall’inizio della stagione commettiamo errori e veniamo penalizzati, non riusciamo a fare gol e bisogna affrontare questo momento con grande lucidità, perché abbiamo tutto il tempo di recuperare terreno in campionato e martedì c’è il Bodo/Glimt”. Il tecnico ha riconosciuto una differenza tra le due frazioni: “Loro si sono difesi bene nel primo tempo, comunque abbiamo avuto delle situazioni favorevoli che non abbiamo sfruttato. Nella ripresa è stata sicuramente un’altra partita”.

Allegri ha poi richiamato le caratteristiche dei giocatori a disposizione, senza nascondere le difficoltà della rosa: “La rosa che abbiamo è questa, con elementi buoni e ottimi che hanno caratteristiche diverse”. E, a proposito di Lucca, ha aggiunto: “È buono, ma in queste condizioni…”. Parole che riportano l’attenzione sulle alternative e sulle soluzioni offensive, mentre il Napoli deve fare i conti con una produzione di occasioni che non trova riscontro nel risultato.

Dall’altra parte, il Venezia si gode una vittoria che può cambiare il clima della stagione. L’arrivo di Nicola coincide con i primi tre punti in campionato e con una prova di carattere, costruita sulla solidità difensiva e sulle prodezze di Stankovic. Per il Napoli, invece, la sconfitta impone una reazione immediata: la trasferta europea di martedì diventa il primo appuntamento per provare a interrompere una spirale negativa che, dopo nove giornate, non può più essere liquidata soltanto come una questione di episodi.

A Piacenza tra mongolfiere e Frecce Tricolori

San Giorgio Piacentino, 17 ott. (askanews) – Le mongolfiere tornano a colorare i cieli di Piacenza. Ha preso il via all’Aeroporto Militare San Damiano di San Giorgio Piacentino la terza edizione dell’Aeronautica Militare Balloon Cup, iniziativa del Ministero della Difesa organizzata da Difesa Servizi e dall’Aeronautica Militare che unisce la passione per il volo ai valori della forza armata.

Le parole di Tommaso Foti, Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione:

“Una grandissima iniziativa che si ripete per il terzo anno all’aeroporto di San Damiano. Dobbiamo ringraziare il Ministero della Difesa, l’Aeronautica Militare, Difesa Servizi, oltre che l’Aero Club d’Italia per questa bellissima opportunità che viene data al territorio piacentino. Questo è un aeroporto che ha una storia che merita di essere valorizzata e quindi mai come oggi, le gare che vengono realizzate, le interviste che ci saranno agli astronauti, un programma che effettivamente ogni anno migliora di anno in anno, ci fa sicuramente sperare per il futuro che quello che doveva essere forse un appuntamento occasionale diventi una occasione, invece, stabile di incontro tra la popolazione, l’aeronautica militare, il Ministero della Difesa, Difesa Servizi”.

32 equipaggi internazionali, 16 mongolfiere ad aria calda e 16 a gas, con lo spettacolo della Formazione Legend e delle Frecce Tricolori ad animare i cieli di Piacenza.

Il commento del Generale di Squadra Aerea Antonio Conserva, Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare: “La bellissima iniziativa, giunta alla terza edizione, “Aeronautica Militare Balloon Cup”, grazie a Difesa Servizi, al Ministero della Difesa e al territorio piacentino, rinnova questo patto di affetto tra il territorio e l’Aeronautica Militare. Abbiamo le mongolfiere da tutto il mondo, una grande competizione internazionale, ma abbiamo anche velivoli storici, giochi per i bambini e le Frecce Tricolori. Quindi tre giornate di alto entusiasmo, di passione per il volo, di sogno, di sogno collettivo che dai bambini fino agli adulti portiamo in volo con noi e con le mongolfiere”.

Per l’occasione, l’aeroporto diventa un villaggio di 19 ettari con mongolfiere, aerei storici e simulatori di volo virtuale per tutte le età.

Le dichiarazioni di Luca Andreoli, Amministratore Delegato di Difesa Servizi: “Terza edizione della “Aeronautica Militare Balloon Cup”, una manifestazione che ormai è entrata nei cuori dei piacentini e non solo. Una manifestazione che insieme alle altre Forze Armate portiamo avanti con il Ministero della Difesa e che tendono a rappresentare quel complesso di valori che le nostre Forze Armate esprimono insieme al concetto di cultura della difesa tanto caro al Ministro della Difesa Guido Crosetto che in un contesto come quello piacentino trova un terreno fertile per potersi radicare. È nostra intenzione continuare a farlo all’aeroporto di San Damiano che tanto si presta ad una manifestazione di questo tipo. Anche questa è la difesa”.

Dalla valorizzazione della storia aeronautica al futuro dei giovani: l’Aeronautica Militare Balloon Cup si conferma molto più di un evento, un ponte solido tra le istituzioni e il territorio.

Cortei, Tajani: l’opposizione non soffi sul fuoco della protesta violenta

Roma, 17 ott. (askanews) – “Il diritto e la libertà di manifestare sono sacrosanti, ma non è da meno il diritto di tutti i cittadini alla sicurezza e quello delle forze dell’ordine a non essere aggredite”. Lo dichiara in una nota il vicepremier, ministro degli Esteri e segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani.

“Violenze e vandalismi – sottolinea – sono totalmente inaccettabili e vanno condannati, a Milano come a Bologna, a Torino e nelle altre città attraversate in queste ore da gruppi di facinorosi. Altrettanto inaccettabile è che parte dell’opposizione soffi sul fuoco della protesta violenta di piazza, nel tentativo di compensare la propria assenza di idee e proposte”.

“Esprimo piena solidarietà – conclude Tajani – alle forze dell’ordine, alle nostre donne e ai nostri uomini in divisa, ancora una volta impegnati a tutelare i diritti di ciascuno, anche dei manifestanti non violenti, e la sicurezza delle nostre città”.

Washington, Giorgio Mulè: “Rilanciare le relazioni transatlantiche”

Washington, 17 ott. (askanews) – “Il punto è quello di relazioni transatlantiche che vanno rilanciate. Oggi l’American Chamber abbiamo lanciato la sfida, che diventerà realtà, di una giornata ogni anno tra il Parlamento italiano e il Congresso americano che serva, non a celebrarsi ma a rinsaldare e a rilanciare le relazioni che vivono di scambi di deputati, dei parlamenti, dei governi”. Lo ha detto il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè facendo il punto sulle relazioni transatlantiche in occasione dell’evento a Washington The Transatlantic Partnership at a Turning Point dedicato alla cooperazione tra Italia e Stati Uniti che si è tenuto per celebrare il 51° anniversario della NIAF (National Italian American Foundation).

Durante la sessione dei lavori tenutasi il 16 ottobre 2026 presso l’Ambasciata d’Italia a Washington, è stato ufficialmente lanciato lo U.S.-Italy Trusted Tech Accelerator.

“È in questo modo che l’Italia e gli Stati Uniti riusciranno a progredire nelle loro relazioni, che vanno al di là delle amministrazioni politiche del momento, perché sono antiche di due secoli rispetto a ciò che sta accadendo oggi” ha proseguito Mulè.

C’è una realtà imprenditoriale ormai presente, statunitense ma di matrice italiana che cerca e vuole essere anche protagonista di queste nuove relazioni. “Ci sono spazi enormi di lavoro con loro, vanno però istradati soprattutto nel canale degli investimenti dell’attrazione di capitale, là dove l’innovazione e il capitale in America si incontrano, pensiamo al Nasdaq, alle grandi piattaforme di capitali che possono andare verso imprese italiane che hanno grandi idee ma spesso pochi capitali” ha concluso il vicepresidente della Camera.

Presenti all’evento tra gli altri anche l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti d’America Marco Peronaci, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, gli onorevoli Carlo Fidanza, Alessandro Cattaneo, Christian Di Sanzo, la senatrice Elena Murelli e Simone Crolla Managing Director, AmCham Italy.

Amcham Italy a Washington: svolta non è rottura ma scelta direzione

Washington, 17 ott. (askanews) – Istituzioni, parlamentari e imprese di Italia e Stati Uniti si sono confrontati questa mattina all’Hamilton Hotel di Washington nell’Executive Breakfast Meeting di AmCham Italy “The Transatlantic Partnership at a Turning Point – Priorities for the Next Chapter”. L’incontro si inserisce nella missione di AmCham Italy a Washington per il 51° Gala della National Italian American Foundation, che quest’anno celebra la Lombardia come Regione d’Onore.

Dopo l’apertura dei lavori di Simone Crolla, Consigliere Delegato di AmCham Italy, e di Fabrizio Grillo Aldrovandi, Corporate Director del Gruppo Bracco e Presidente di Federated Innovation @MIND, sono intervenuti l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti Marco Peronaci, il Presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e il Vicepresidente della Camera dei Deputati Giorgio Mulè. Al confronto hanno preso parte l’europarlamentare Carlo Fidanza, la senatrice Elena Murelli, i deputati Alessandro Cattaneo e Christian Di Sanzo e l’Ambasciatore Philip T. Reeker, Senior Advisor di DGA-Albright Stonebridge Group. Presente anche il Presidente di SACE Guglielmo Picchi. L’incontro è stato realizzato con il sostegno di Bracco.

“Il rapporto con gli Stati Uniti è interesse nazionale, non di parte”, ha detto Crolla salutando i parlamentari di maggioranza e opposizione seduti allo stesso tavolo. Nell’anno dei 250 anni della Dichiarazione d’Indipendenza e degli 80 della Repubblica italiana, ha richiamato il senso del titolo: “Una svolta non è una rottura: è il punto in cui si sceglie la direzione”. Con l’Amministrazione Trump, ha aggiunto, “funziona ciò che è reciproco, misurabile e concreto”: lo dimostrano il memorandum Tajani-Rubio sui minerali critici, l’adesione dell’Italia a Pax Silica, il dialogo sul nucleare e il Trusted Tech Accelerator Italia-USA, presentato il 16 ottobre all’Ambasciata d’Italia. “Ringrazio Simone Crolla e AmCham Italy per aver riunito a Washington, allo stesso tavolo, istituzioni, Parlamento e imprese. È il modo giusto di leggere questa fase: la relazione tra Italia e Stati Uniti cresce quando il dialogo politico diventa progetti concreti, dai minerali critici all’energia, da Pax Silica alle tecnologie fidate. L’Italia ha capacità avanzate da offrire, e le nostre imprese lo dimostrano ogni giorno sulle due sponde dell’Atlantico. Nei momenti di svolta si riconoscono i partner affidabili, e AmCham è da oltre un secolo uno dei ponti più solidi di questa amicizia”, ha dichiarato l’Ambasciatore Marco Peronaci.

Secondo SACE l’export italiano verso gli Stati Uniti vale circa 70 miliardi di euro nel 2025 ed è cresciuto del 3,7% nei primi otto mesi del 2026. Secondo l’Istat, nel primo semestre le importazioni dagli Stati Uniti sono salite del 21,7% e l’avanzo italiano è sceso da 20,3 a 17,7 miliardi di euro. “Riequilibriamo comprando più americano, non vendendo meno italiano”, ha detto Crolla, ricordando che negli Stati Uniti 5.954 imprese italiane impiegano oltre 300 mila persone e in Italia 3.350 imprese americane generano 334 mila posti di lavoro.

Crolla ha indicato cinque terreni di interazione: l’energia, con il GNL americano salito nel primo semestre al 62% delle importazioni italiane di gas liquefatto e il ritorno al nucleare; la tecnologia e le filiere fidate; la difesa, con il primo contratto di Fincantieri con la US Navy nel programma LSM; gli investimenti in America, da Pirelli in Georgia ai 27 miliardi di euro di impegni di SACE; le regole del commercio, dove con il dazio base sui prodotti europei al 10% dal 24 luglio la priorità è la prevedibilità.

In chiusura Crolla ha richiamato la candidatura di Milano a sede di un nuovo pilastro delle Nazioni Unite per la governance dell’intelligenza artificiale, promossa con Assolombarda e Confcommercio Milano Lodi Monza e Brianza: “Stiamo costruendo insieme la filiera fidata di chip e minerali. Ora serve anche un metro fidato per misurare i modelli”. E ha concluso con Ennio, ripreso da Cicerone nel De amicitia: “Amicus certus in re incerta cernitur: l’amico sicuro si riconosce nell’incertezza”.

A Milano violenti scontri in piazza Duomo tra polizia e manifestanti

Milano, 17 ott. (askanews) – Piazza Duomo a Milano teatro di violenti scontri tra polizia e manifestanti, durante una manifestazione nazionale organizzata dal movimento “Italia in Piazza”, che ha riunito oltre 5 mila persone per protestare contro il carovita, il caro benzina, gli stipendi bassi, la crisi abitativa e lo stato della sanità e della scuola pubblica. Sul sagrato della chiesa e nelle vie del centro di Milano, gruppi di giovani, molti dei quali vestiti di nero e a volto coperto, hanno ingaggiato una fitta sassaiola e lanciato bombe carta, petardi, fumogeni, transenne, dato fuoco a cestini e divelto segnali stradali. Le forze dell’ordine hanno risposto ai ripetuti assalti con cariche di alleggerimento usando gas lacrimongeni ma anche gli idranti. La piazza è stata fatta evacuare ma i manifestanti sono tornati in massa a hanno ripreso la battaglia che ancora in corso. Si registrano feriti e fermati

Washington, Giorgio Mulè: “Rilanciare le relazioni transatlatiche”

Washington, 17 ott. (askanews) – “Il punto è quello di relazioni che vanno rilanciate. Oggi l’American Chamber abbiamo lanciato la sfida, che diventerà realtà, di una giornata ogni anno tra il Parlamento italiano e il Congresso americano che serva, non a celebrarsi ma a rinsaldare e a rilanciare le relazioni che vivono di scambi di deputati, dei parlamenti, dei governi”. Lo ha detto il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè facendo il punto sulle relazioni transatlatiche in occasione dell’evento a Washington The Transatlantic Partnership at a Turning Point dedicato alla cooperazione tra Italia e Stati Uniti che si è tenuto per celebrare il 51° anniversario della NIAF (National Italian American Foundation).

Durante la sessione dei lavori tenutasi il 16 ottobre 2026 presso l’Ambasciata d’Italia a Washington, è stato ufficialmente lanciato lo U.S.-Italy Trusted Tech Accelerator.

“È in questo modo che l’Italia e gli Stati Uniti riusciranno a progredire nelle loro relazioni, che vanno al di là delle amministrazioni politiche del momento, perché sono antiche di due secoli rispetto a ciò che sta accadendo oggi” ha proseguito Mulè.

C’è una realtà imprenditoriale ormai presente, statunitense ma di matrice italiana che cerca e vuole essere anche protagonista di queste nuove relazioni. “Ci sono spazi enormi di lavoro con loro, vanno però istradati soprattutto nel canale degli investimenti dell’attrazione di capitale, là dove l’innovazione e il capitale in America si incontrano, pensiamo al Nasdaq, alle grandi piattaforme di capitali che possono andare verso imprese italiane che hanno grandi idee ma spesso pochi capitali” ha concluso il vicepresidente della Camera.

Presenti all’evento tra gli altri anche l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti d’America Marco Peronaci, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, gli onorevoli Carlo Fidanza, Alessandro Cattaneo, Christian Di Sanzo, la senatrice Elena Murelli e Simone Crolla Managing Director, AmCham Italy.

Cortei, Salvini: guerriglia urbana da vigliacchi e criminali

Roma, 17 ott. (askanews) – “Vigliacchi e criminali! Guerriglia urbana nelle piazze, negozi e auto danneggiati, poliziotti aggrediti”. Lo ha scritto sui suoi canali social il vicepremier Matteo Salvini, leader della Lega.

“Il Parlamento approvi subito la proposta della Lega: chi organizza una manifestazione o un corteo deve depositare una cauzione economica personale e, in caso di danni a beni pubblici o privati, ne risponde direttamente. CHI ROMPE, PAGA! (maiuscole dell’autore, ndr)”, ha concluso.

Crolla (AmCham Italy): “Le relazioni transatlantiche a un punto di svolta”

Washington, 17 ott. (askanews) – “Noi diciamo che siamo a turning point ma non al breaking point, insomma. Le consuetudini cambiano, gli interlocutori cambiano, ma i valori che condividiamo rimangono sempre quelli. Sono valori che vengono anche qualificati dall’interscambio commerciale che è molto potente e assolutamente in crescita” ha detto Simone Crolla Managing Director, AmCham Italy in occasione dell’evento The Transatlantic Partnership at a Turning Point dedicato alla cooperazione tra Italia e Stati Uniti a Washington rispondendo alla domanda sulla relazione transatlantica, in occasione di questo breakfast meeting che ci porta a ragionare anche in termini nuovi con lo storico alleato americano.

“Le esportazioni italiane, nonostante le turbolenze, i dazi, anche le guerre mondiali che naturalmente rallentano la crescita e creano delle strozzature importanti, ad esempio sulle forniture di energia, però non fermano il Made in Italy negli Stati Uniti, come non fermano neanche il Made in USA nel nostro Paese. Quindi stamattina tiriamo un bilancio nell’ambito del lungo weekend della NIAF, mettiamo a confronto gli imprenditori, professionisti italiani con le istituzioni italiane che sono qua, preposte a dialogare con gli Stati Uniti. Tiriamo le somme come dicevo e cerchiamo di individuare una strada per andare avanti che sia, come è stata fino ad oggi, di grande soddisfazione e noi crediamo ci siano assolutamente i numeri, le premesse e anche le opportunità da accogliere” ha concluso Crolla.

Presenti all’evento anche l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti d’America Marco Peronaci, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, gli onorevoli Giorgio Mulè, Carlo Fidanza, Alessandro Cattaneo, Christian Di Sanzo e la senatrice Elena Murelli.

Cgil, Landini: 20 novembre sciopero generale

Milano, 17 ott. (askanews) – “Il 20 novembre la Cgil proclamerà lo sciopero generale in questo Paese, perchè noi ci mettiamo a disposizione di questo processo democratico di cambiamento che rimette al centro il lavoro, i diritti e la giustizia sociale”. Lo ha annunciato il leader della Cgil, Maurizio Landini, concludendo il suo intervento dal palco della manifestazione La Via Maestra a Roma. “Non ci fermerà nessuno, andiamo avanti con forza e solidarietà”, ha proseguito. Il 20 novembre è il giorno in cui si terrà lo sciopero studentesco internazionale.

Landini: siamo davvero tanti, più di 100mila persone in piazza a Roma

Roma, 17 ott. (askanews) – “Siamo davvero tanti, penso che possiamo essere più di centomila persone oggi che qui, da questa piazza, parlano a tutti”. Lo ha detto il leader della Cgil, Maurizio Landini, nel corso del suo intervento alla manifestazione La Via Maestra, promossa a Roma dalla Cgil e da oltre cento associazioni laiche e cattoliche.

“Il valore di questa giornata, di questa piazza, è una piazza che unisce i lavoratori, le lavoratrici, dall’Ilva all’Elettrolux e tutti quelli che si stanno battendo in questo paese per i loro diritti – ha proseguito -. E’ una piazza che unisce i giovani, gli studenti, gli agricoltori e anche i camionisti che si stanno battendo perché tutti abbiamo lo stesso problema, quello di un carovita che non ci permette di andare avanti”.

Crolla (AmCham Italy): “Le elazioni transatlantiche a un punto di svolta”

Washington, 17 ott. (askanews) – “Noi diciamo che siamo a turning point ma non al breaking point, insomma. Le consuetudini cambiano, gli interlocutori cambiano, ma i valori che condividiamo rimangono sempre quelli. Sono valori che vengono anche qualificati dall’interscambio commerciale che è molto potente e assolutamente in crescita” ha detto Simone Crolla Managing Director, AmCham Italy in occasione dell’evento The Transatlantic Partnership at a Turning Point dedicato alla cooperazione tra Italia e Stati Uniti a Washington rispondendo alla domanda sulla relazione transatlantica, in occasione di questo breakfast meeting che ci porta a ragionare anche in termini nuovi con lo storico alleato americano.

“Le esportazioni italiane, nonostante le turbolenze, i dazi, anche le guerre mondiali che naturalmente rallentano la crescita e creano delle strozzature importanti, ad esempio sulle forniture di energia, però non fermano il Made in Italy negli Stati Uniti, come non fermano neanche il Made in USA nel nostro Paese. Quindi stamattina tiriamo un bilancio nell’ambito del lungo weekend della NIAF, mettiamo a confronto gli imprenditori, professionisti italiani con le istituzioni italiane che sono qua, preposte a dialogare con gli Stati Uniti. Tiriamo le somme come dicevo e cerchiamo di individuare una strada per andare avanti che sia, come è stata fino ad oggi, di grande soddisfazione e noi crediamo ci siano assolutamente i numeri, le premesse e anche le opportunità da accogliere” ha concluso Crolla.

Presenti all’evento anche l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti d’America Marco Peronaci, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, gli onorevoli Giorgio Mulè, Carlo Fidanza, Alessandro Cattaneo, Christian Di Sanzo e la senatrice Elena Murelli.