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Venezia, Moretti: “Succederà questa notte”, una storia d’amore potente

Venezia, 5 set. (askanews) – Nanni Moretti è tornato alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia a 37 anni da “Palombella rossa”, in Concorso, con “Succederà questa notte”, (dal 3 dicembre nelle sale). Un ritorno molto atteso con un film che, ha detto il regista, quasi commosso quando è stato accolto calorosamente in conferenza stampa, “è una storia d’amore piuttosto potente”.

“Tanti anni fa avevo coniato una frase un po’ scema per le interviste e le conferenze: vorrei fare sempre lo stesso film, possibilmente più bello, ma con il passare del tempo no, non vorrei fare sempre lo stesso film…”, ha affermato Moretti, precisando che la sua lunga assenza da Venezia è stata legata a tempistiche di lavorazione.

“Non è vero che io ce l’avessi con Venezia, semplicemente in questi 30 anni i miei film non erano mai pronti in estate per essere proposti alla Mostra di solito giravo in primavera, stavolta invece in autunno, quindi mi è venuto naturale proporre il film a Venezia”.

Il film, sceneggiato con Federica Pontremoli e Valia Santella, è tratto dal libro “Legami” di Eshkol Nevo e come hanno raccontato le sceneggiatrici, “parla di relazioni e legami tra persone, legami tra padri e figli, tra madri e figli e tra uomini e donne”. Protagonisti Jasmine Trinca e Louis Garrel, Greta e Matteo, che si incontrano per caso e finiscono per rincorrersi per tutta la vita, vivendo un’intensa storia d’amore. Nel cast, tra gli altri, Hippolyte Girardot, Angela Finocchiaro, Melina Akerman, Elena Lietti.

Nanni Moretti ha raccontato il suo primo incontro con Jasmine Trinca, con cui ha lavorato fin da “La stanza del figlio” 25 anni fa, poi ne “Il caimano”, affermando di aver capito subito che era un’attrice speciale, con una grande luminosità. E Trinca ha detto:

“Nanni è la persona a cui devo il mio arrivo nel cinema, che mi ha dato l’idea del cinema”, poi per fortuna, ha aggiunto come si fa con i padri, da cui si prende una distanza e si sceglie un percorso, ho fatto cose molto diverse da ciò che avevamo fatto insieme e ho costruito pezzi diversi come attrice e come donna”.

Aics, a Riccione i 60 anni dell’atletica nel segno di Mennea

Riccione (Rn), 5 set. (askanews) – Sulla stessa pista, nello stesso weekend, corrono un bambino di sei anni, un master di novanta e un atleta in carrozzina. Riccione è il palco dell’atletica, ma VerdeAzzurro, l’evento di fine estate di Aics, è più largo: tre settimane tra Misano e Cervia in cui i campionati nazionali si alternano a corsi di formazione, stage inclusivi e laboratori ambientali.

“Siamo allo stadio di Riccione per la finale del 60° campionato nazionale di atletica – spiega il responsabile nazionale Dipartimento Sport Aics, Filippo Tiberia -. Un momento straordinario, Memorial Pietro Mennea, quindi con oltre 500 partecipanti. In totale sono oltre 5000 partecipanti in tutta la Riviera Romagnola, passando dal pattinaggio fino ad arrivare al padel, con anche pallavolo e appunto atletica”.

Trentacinque edizioni, sempre lungo la stessa costa. Per i Comuni che ospitano VerdeAzzurro il calcolo è semplice: tre settimane di gare a cavallo tra agosto e settembre, quando la stagione balneare rallenta e lo sport prende il suo posto nel calendario.

“Siamo orgogliosi della collaborazione storica che c’è con Aics – commenta l’assessore allo Sport del Comune di Riccione, Simone Imola -. Questo evento ne è la conferma: entusiasmo, bel tempo e tanta sana competizione. Questo è quello che Riccione vuole. Penso che in questi periodi dei social network fare questo tipo di manifestazione, anche e soprattutto per i giovani, sia una delle cose più importanti perché lo sport e la comunicazione dello sport siano un valore fondamentale per la crescita di questi ragazzi”.

Dal 2026 tutti gli eventi sportivi Aics sono “green”: nessun consumo di territorio e, accanto alle gare, i laboratori di AiCS Ambiente. A Riccione ci sono il Preventing Plastic Invasion, sul riuso della plastica, e la Rifiuthlon, una gara di raccolta rifiuti a premi. Le regole, però, non sono quelle di una pulizia.

“Il mio auspicio – dice il responsabile nazionale Ambiente Aics, Andrea Nesi – è quello che molti altri prendano questo esempio di utilizzare l’ambiente sotto forma di gioco per includere le persone. Come vedete nella Rifiuthlon, i bambini hanno una pinza, ma non hanno sacchetti, quindi non la vivono come una raccolta, una pulizia. Noi gli diciamo: ‘Siete degli educatori, non dei pulitori’. E questo è quello che noi ci auguriamo, che molti seguano questo esempio e utilizzino questa modalità giocosa per includere e coinvolgere le persone, che sono ancora pochissime rispetto al totale”.

Inclusione è la parola che il programma ripete più spesso: trenta atleti paralimpici in gara con tutti gli altri, lo stage di karate per ragazzi con bisogni particolari a Cervia, un corso sugli ambienti sportivi sicuri curato dal dipartimento Lgbt e dall’ufficio safeguarding. In pista, la parola si traduce in corsie condivise. “Qui – continua Tiberia – abbiamo degli atleti in carrozzina, abbiamo degli atleti over 90. Ieri avevamo un atleta 96enne, e quindi vedere il sorriso, la gioia nei bambini ci riempie veramente il cuore. Il vero sport che porta avanti i valori che sono appunto l’inclusività, lo stare insieme, il senso di comunità e soprattutto, appunto, il divertimento. Io dico: ‘Un sorriso vale più di mille medaglie'”.

Pietro Mennea è partito da campi come questo. Non è detto che da Riccione esca un altro campione, e non è nemmeno il punto: un ente di promozione sportiva non si misura sui podi, ma su quanti restano in pista dopo l’ultima gara.

Ue, Mattarella: c’è crisi ma non di valori, giovani costruiscano tempi nuovi

Roma, 5 set. (askanews) – L’Europa attraversa un momento di crisi ma non sono in crisi i valori che ne costituiscono la ragion d’essere, spetta ora ai giovani costruire tempi nuovi. E’ l’invito rivolto dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento a Trento per la cerimonia degli 80 anni dell’autonomia del Trentino Alto Adige.

“L’Europa attraversa sovente momenti di crisi, crisi che non possono trasformarsi, e non si trasformano, in crisi di valori: verrebbe meno la sua ragion d’essere – dice il capo dello Stato -. Le sfide sono numerose anche oggi, la guerra minaccia la pace così faticosamente conquistata. Alle generazioni odierne, anche ai più giovani, come avvenne a quella di De Gasperi, è consegnata la responsabilità di costruire tempi nuovi”.

Femminicidi, Schlein: accogliamo parole papà Lorena, faremo nostra parte

Roma, 5 set. (askanews) – “Siamo vicini al dolore e alla disperazione del papà di Lorena, una donna vittima di femminicidio che ha lottato fino alla fine per salvarsi dalla violenza del suo ex. La sua è una storia che strazia il cuore. Non possiamo perciò che condividere fino in fondo e accogliere le parole del padre, ringraziandolo perché in un momento di grandissimo dolore ha avuto la lucidità e la forza di fare richieste concrete e puntuali che sentiamo di fare nostre. Siamo consapevoli che l’unità delle forze politiche, che abbiamo in questi anni sempre ricercato e praticato su questi temi, è indispensabile per un impegno che, contro la violenza sulle donne, non é purtroppo mai sufficiente. Abbiamo votato all’unanimità misure che hanno rafforzato la repressione, ma sappiamo che non bastano se non si aumenta la prevenzione, con maggiori sostegni ai centri antiviolenza che ci aiutino anche nella formazione specifica degli operatori delle forze dell’ordine e delle pubbliche amministrazioni, e con l’educazione al rispetto e all’affettività che dovrebbe essere obbligatoria in tutti i cicli scolastici. Continueremo a insistere anche per adottare una legge di civiltà che chiarisca che senza il consenso, è sempre violenza. Sappiamo che è indispensabile che proseguiamo tutte e tutti insieme questa difficile lotta per sradicare la violenza di genere che è una piaga strutturale. Noi ci siamo, e faremo la nostra parte”. Così in una nota la segreteria del Pd, Elly Schlein.

Femminicidi, Meloni: continueremo a lavorare in nome Lorena e vittime

Roma, 5 set. (askanews) – “Ho ascoltato l’appello di Franco Isceri, il papà di Lorena, la donna di 45 anni uccisa dall’ex compagno dopo essere stata rapita e portata sull’A1, dove è stata gettata da un viadotto. Parole segnate da un dolore che è difficile anche solo immaginare. Un padre che chiede alle Istituzioni di non dividersi, di lavorare insieme e di fare tutto ciò che è possibile perché tragedie come quella che ha colpito sua figlia non accadano più”. Lo scrive su Facebook la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“In questa legislatura – anche grazie al contributo e al lavoro di tutte le forze politiche presenti in Parlamento – abbiamo raddoppiato le risorse per i centri anti-violenza e le case rifugio, scongiurando anche la possibilità che tante di queste strutture potessero chiudere. Abbiamo reso strutturale e potenziato il reddito di libertà, rafforzato uno strumento fondamentale come il ‘Codice rosso’, introdotto tra i primi in Europa il femminicidio come reato autonomo. Ma davanti a tragedie come quella di Lorena – prosegue – nessuno può pensare che quanto fatto sia sufficiente. Perché ogni donna che viene uccisa da chi aveva promesso di amarla, difenderla, proteggerla è una sconfitta per tutti. E tutti noi, insieme, dobbiamo saper reagire. Dobbiamo continuare a cercare soluzioni, a migliorare ciò che già esiste, a fare tutto ciò che è possibile per intervenire prima che sia troppo tardi. Continueremo a fare la nostra parte, fino in fondo. Nel nome di Lorena e di tutte le vittime. Nel nome delle loro famiglie. Nel nome di una società che protegge le donne e la loro libertà”, conclude.

Vannacci a Cernobbio: vogliamo Ue diversa. Costituzione da aggiornare

Cernobbio (CO), 5 set. (askanews) – Gli applausi non sono molti, ma Roberto Vannacci è comunque soddisfatto: “Spero che la platea di Cernobbio si sia incuriosita” e che il suo intervento “abbia stimolato soprattutto la visione di un’Europa diversa”, che “faccia solo quello che sa fare” e “restituisca” il resto “alle nazioni”; che non imponga l’integrazione, che interrompa la “multiculturalizzazione” e la “fluidificazione”. Retorica che Mario Monti – ospite con lui dello stesso panel al Forum TEHA – non esita a bollare come “fascista”, con un programma “fuori dalla Costituzione”.

Accuse che Vannacci respinge (“È fantascienza”), ma al tempo stesso il leader di Futuro Nazionale si spinge a ipotizzare un “aggiornamento” della Costituzione: “Se oggi dovessimo riscrivere la Costituzione dopo 80 anni la riscriveremmo uguale? Forse qualcosa potrebbe essere adattata alla modernità”. Non entra nei dettagli, Vannacci, anche se sollecitato dai giornalisti a chiarire cosa cambierebbe della Carta costituzionale: “Al momento non ci sono ipotesi concrete, ma perchè vedere una potenziale attività di questo tipo da parte del prossimo governo come eversiva o antidemocratica?”.

Un dubbio che invece nutre Mario Monti: “Leggendo il suo programma un aspetto del fascismo, il più insidioso, è già in atto: non è probabilmente la ricostituzione del partito nazionale fascista, ma trovo in lei la ricostituzione della narrativa, della retorica e dello spirito del fascismo”, dice l’ex premier che promette a Vannacci: “Vecchio come sono, se ci sarà modo di impedire questo, che lei vada avanti su questa strada, spenderò le mie ultimissime energie per questo” perchè “lei la Costituzione della Repubblica italiana la viola palesemente col suo programma in molti punti, che sono anche in violazione della carta fondamentale dei diritti umani dell’Unione Europea, dalla parità di genere a tante altre cose”.

Con Monti, Vannacci concorda sul rischio di irrilevanza per l’Europa, ma ovviamente le ricette sono diverse: “Monti propone di trasferire altro potere alle istituzioni che non hanno ottenuto i risultati promessi, Draghi propone la stessa medicina che non ha mai funzionato, noi proponiamo di conservare quello che funziona, e restituire alle nazioni quello che richiede identità, responsabilità e controllo democratico, perchè l’integrazione senza consenso diventa imposizione, la sovranità senza cooperazione diventa impotenza: noi rifiutiamo entrambe”, è la visione di Vannacci. Che difende il diritto di veto: “L’unanimità non è una patologia ma una garanzia, per impedire a 26 Stati di comandare sul ventisettesimo”. La soluzione di Vannacci “è la sussidiarietà. L’Europa faccia solo le cose che sa fare”.

Poi con i giornalisti Vannacci affronta i temi di politica interna: le alleanza “le vedremo a ridosso delle elezioni”, ora “non conosciamo il campo di battaglia, la legge elettorale, la data delle elezioni, i programmi dei partiti”. Ma c’è la disponibilità a dialogare “con chi convergerà verso i nostri principi e ideali, non siamo noi ad erigere muri”. Quanto a Meloni, se si smarca da lui “è un problema della Meloni, non mio…”.

Chi il muro invece prova ad erigerlo è Carlo Calenda: “Come previsto Ambrosetti ha offerto passerella, tartine al salmone e attenzione mediatica. Monti ha detto ciò che andava detto, ma rimane l’assurdo trattamento offerto al ‘caporale russo’ da questa lobby di irresponsabili in cerca di spettacolo”.

Ancora più dura Elly Schlein: al Forum TEHA arriverà domani, oggi è andata a L’altra Cernobbio organizzata da Sbilanciamoci e da lì ha invitato Vannacci, “visto che è da queste parti, ad andare a fare visita a Dongo” dove Mussolini fu catturato e fucilato, “per ricordarsi la fine della storia di cui sembrano tanto nostalgici: una fuga, nascosti, da vigliacchi, dopo aver devastato il Paese, dopo aver macchiato il Paese con la dittatura, con le deportazioni, con le leggi razziali, con la collaborazione con Hitler”. Ma la segretaria del Pd prova anche riportare l’attenzione sul governo Meloni: “In questa rincorsa a destra tra Meloni, Salvini e Vannacci, chi paga il conto sono gli italiani. Perché non è che Vannacci dica cose diverse da quelle che dicevano Meloni e Salvini prima di andare al governo e gli italiani hanno oggi un’ottima dimostrazione di dove portano quelle idee. Quattro anni dopo, portano a stare peggio perché abbiamo un’economia che è ferma, abbiamo la crescita zero nonostante gli investimenti del PNRR, abbiamo tre anni di fila di calo della produzione industriale”.

Domenica si vota in Sassonia-Anhalt, l’estrema destra di Afd superfavorita

Roma, 5 set. (askanews) – Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania), partito politico tedesco di estrema destra, ben visto dal mondo Maga e dalla Russia di Putin, è il favorito nei sondaggi in vista delle elezioni che si terranno domani in Sassonia-Anhalt, stato federato orientale della Germania con capitale Magdeburgo. Con il popolarissimo candidato Ulrich Siegmund, l’AfD punta a prendere le redini di questo Stato di quasi 2,2 milioni di abitanti, il che rappresenterebbe una svolta senza precedenti in Germania, anche se non c’è la certezza che possa ottenere la maggioranza assoluta necessaria per governare.

Finora, tutti i partiti hanno escluso la possibilità di governare con l’estrema destra, ad eccezione del partito di sinistra filo-russo Bsw, i cui membri sono divisi su questo tema.

Siegmund aveva finora affermato che avrebbe governato in Sassonia-Anhalt solo con la maggioranza assoluta. Oggi però, in un’intervista alla Bild, ha lasciato aperta la possibilità di essere eletto primo ministro del Land anche con una maggioranza relativa. Alla domanda se, in caso di maggioranza di un solo voto nel Landtag, volesse comunque aspirare alla carica di ministro-presidente, Siegmund ha dichiarato “Lo decideremo lunedì, vediamo come andrà a finire”. In ogni caso, ha sottolineato, è fondamentale avere una “maggioranza stabile” nel Landtag, il parlamento regionale. “Cosa faccio se un giorno uno, due o tre deputati sono in ospedale? Devo portarli in barella nel Landtag per farli votare”, ha spiegato. Non può essere che “il progresso del Land sia paralizzato perché uno o due deputati sono assenti per motivi di salute”, ha aggiunto il candidato di punta dell’AfD. Ecco perché la priorità è una “maggioranza stabile”, ha insistito.

Oggi nella capitale Magdeburgo diverse migliaia di persone hanno manifestato in protesta contro l’Afd con un “Festival della democrazia”. Organizzata da una coalizione di associazioni chiamata “Sassonia-Anhalt. Aperta al Mondo”, la manifestazione – scrive l’agenzia Afp – ha riunito persone di tutte le età, che si sono ritrovate davanti alla cattedrale di questa ex città della Germania dell’Est, dove si sono tenuti discorsi e concerti. Alcuni sventolavano bandiere arcobaleno o mostravano cartelli con slogan come “più amore, meno odio”, “una vita migliore senza nazisti” o persino “anche la patata è di origine straniera”.

Ieri, il tentativo di un’impresa di pulizie di cancellare una bandiera tedesca dipinta sul marciapiede di fronte alla piazza del Duomo della città, aveva suscitato qualche polemica, con Siegmund che aveva colto l’occasione per registrare un video in cui esprimeva indignazione per il tentativo di ripulire la strada prima della manifestazione, affermando che a quanto pare anche la Cdu (il partito che ha quasi sempre governato in Sassonia dalla riunificazione tedesca), ha problemi con i colori nero, rosso e oro.

Tuttavia, la bandiera è sopravvissuta all’operazione di pulizia e a tutta la polemica. “È leggermente graffiata, ma la bandiera è ancora lì”, ha scritto il quotidiano Bild.

"L’Antartide ha subito un’allarmante ondata di calore"

Roma, 5 set. (askanews) – “La Penisola Antartica ha subito un’allarmante ondata di calore invernale, con temperature che hanno raggiunto i 20 gradi centigradi al di sopra della media. L’anomalia termica più significativa è stata registrata presso la stazione di ricerca Argentina Esperanza, dove le temperature sono salite a 15,4°C al di sopra della media di lungo periodo di giugno, pari a -6,2°C”. Così Massimo Frezzotti, docente Scienze della Terra all’Università Roma Tre, geomorfologo, e membro della Divisione Ambiente e Clima della Società Geologica Italiana.

“Le osservazioni a lungo termine della missione satellitare gravitazionale ‘Grace’ mostrano che la calotta glaciale antartica sta perdendo massa a un tasso medio di circa 135 gigatonnellate di ghiaccio all’anno. Questo bilancio di massa negativo – la differenza tra l’accumulo di neve e la perdita di ghiaccio verso l’oceano – contribuisce per circa 0,4 mm all’anno all’innalzamento globale del livello del mare che è attualmente intorno a 4 mm all’anno”.

Insomma “l’Antartide e l’oceano che lo circonda agiscono come il sistema di raffreddamento per il clima terrestre. La sua immensa calotta glaciale contiene circa il 90% del ghiaccio mondiale, mentre l’estensione del ghiaccio marino raddoppia quasi ogni inverno. Questo ghiaccio marino svolge un ruolo cruciale nella regolazione della circolazione oceanica globale e dell’albedo terrestre. L’Oceano Antartico ridistribuisce calore, anidride carbonica e ossigeno in tutto il mondo, rendendolo una componente chiave del sistema climatico”, continua Frezzotti.

Il ghiaccio marino antartico è soggetto a estreme fluttuazioni stagionali. Dal 2016, tuttavia, ha mostrato una tendenza al declino senza precedenti, discostandosi dalla relativa stabilità osservata dall’inizio delle rilevazioni satellitari nel 1980. Questo declino è stato collegato all’aumento delle temperature oceaniche e ai cambiamenti dei venti che intensificano la fusione del ghiaccio marino. Durante la prima metà del 2026, l’estensione del ghiaccio marino è rimasta ben al di sotto della media. A febbraio, forti venti meridionali hanno temporaneamente rallentato il declino, determinando un minimo stagionale alla fine del mese vicino alla media degli ultimi dieci anni”. Così sempre l’esperto.

“L’aumento delle temperature causato dai cambiamenti climatici di origine antropica sta avendo un impatto particolarmente forte lungo i margini esterni dell’Antartide. Il 6 giugno 2026, la Penisola Antartica ha subito un’allarmante ondata di calore invernale, con temperature che hanno raggiunto i 20°C al di sopra della media. L’anomalia termica più significativa è stata registrata presso la stazione di ricerca Argentina Esperanza, dove le temperature sono salite a 15,4°C al di sopra della media di lungo periodo di giugno, pari a -6,2°C. Questo evento eccezionale segue l’ondata di calore invernale senza precedenti del 18 marzo 2022, quando le temperature sono aumentate fino a 30°C al di sopra della media. Presso la stazione di ricerca italo-francese Concordia-Dome C, situata a 3.233 m sul livello del mare, la temperatura ha raggiunto i -11,5°C, rispetto alla media tipica di marzo compresa tra -40°C e -50°C. L’Oceano Antartico assorbe oltre il 60 per cento dell’eccesso di calore in eccesso causato dall’aumento dei gas clima alteranti e fino al 40% dell’anidride carbonica di origine antropica. Questo riscaldamento è disomogeneo: mentre le acque superficiali e le correnti sottomarine si stanno riscaldando rapidamente (circa 0,1-0,2 °C per decennio), la fusione delle piattaforme di ghiaccio galleggianti hanno raffreddato le acque superficiali immediatamente a ridosso dell’Antartide”.

Formula1, Gasly conquista a sorpresa la pole a Monza

Roma, 5 set. (askanews) – Pierre Gasly conquista a sorpresa la pole position del Gran Premio d’Italia a Monza. Il francese dell’Alpine firma il miglior tempo in 1’21″786 e centra la prima pole della carriera, diventando il 109° pilota nella storia della Formula 1 a partire davanti a tutti. Gasly è inoltre il decimo poleman francese e il primo transalpino in pole a Monza dai tempi di Jean Alesi, nel 1997 con la Benetton.

Alle sue spalle chiude George Russell con la Mercedes, staccato di pochi millesimi, mentre Oscar Piastri completa la prima fila con la McLaren. Quarto posto per Lando Norris, davanti a Max Verstappen. Sesto Kimi Antonelli con l’altra Mercedes, settimo Charles Leclerc con la Ferrari, ottavo Lewis Hamilton, nono Lindblad e decimo un’altra Ferrari.

Per l’Alpine si tratta della prima pole della propria storia in Formula 1 e della 80ª pole complessiva conquistata da un team nella categoria. La squadra francese diventa inoltre il 25° costruttore a centrare una pole. L’ultima pole di un team francese risaliva al Gran Premio d’Ungheria del 2009, quando Fernando Alonso la conquistò con la Renault.

In Q2 Antonelli era stato il più veloce in 1’22″882, davanti alle McLaren di Piastri e Norris. Eliminati Bortoleto, Bearman, Hulkenberg, Lawson, Sainz e Ocon. In Q1, invece, Gasly aveva già mostrato il potenziale dell’Alpine precedendo Verstappen e Norris. Fuori dalla fase decisiva Tsunoda, Albon, Bottas, Perez, Alonso e Stroll.

Gasly è il primo pilota francese a conquistare una pole dal 2021, mentre l’ultimo francese a vincere una gara partendo dalla pole è Alain Prost, ad Hockenheim nel 1993 con la Williams.

Venezia, arriva la star Robert Pattinson: sorrisi e autografi

Venezia, 5 set. (askanews) – Lo sbarco “da star” di Robert Pattinson alla darsena del Palazzo del Casinò prima della conferenza stampa di “Primetime”, diretto da Lance Oppenheim, film che passa in Concorso all’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, basato sulla storia del giornalista Chris Hansen. Nel cast, tra gli altri, Merritt Wever, Skyler Gisondo, Phoebe Bridgers, Bokeem Woodbine.

Occhiali da sole, completo chiaro e camicia bianca, Pattinson ha salutato, sorriso ai fotografi e poi si è concesso agli autografi dopo la conferenza. L’ex star di Twilight, 40 anni, è in un momento molto fortunato della sua carriera. Ha da poco recitato nell’Odissea di Nolan e sta per tornare in “The Batman II” di Matt Reeves e in “Dune – Parte Tre”, Tante le fan che lo attendono al Lido per fotografarlo e vederlo da vicino sul red carpet.

Calcio, Torino, vittoria 2-1 in rimonta sulla Fiorentina

Roma, 5 set. (askanews) – Il Torino supera la Fiorentina al Franchi 2-1 in rimonta nell’anticipo della tera giornata di campionato. Dopo un primo tempo senza gol, la squadra viola passa in vantaggio al 47′ con Matteo Pellegrino, che sfrutta l’assist di Radu Dragusin.

Il Torino reagisce e trova il pareggio al 74′. Mandragora firma l’1-1 su assist di Cömert, riportando la partita in equilibrio. I granata insistono e all’82’ completano la rimonta con Che Adams, servito da Belghali.

Nel finale la Fiorentina prova a reagire, ma il Torino difende il vantaggio fino al 90’+5′, quando arriva il triplice fischio. Per la squadra di Paolo Vanoli arrivano così tre punti dopo una gara caratterizzata da numerosi cambi e da diverse interruzioni di gioco.

Emergency: proposta di legge su obiezione di coscienza alla guerra

Milano, 5 set. (askanews) – Una proposta di legge di iniziativa popolare per riconoscere il diritto all’obiezione di coscienza alla guerra e consentire a cittadine e cittadini di rifiutare il proprio coinvolgimento, attraverso il corpo o il lavoro, nelle attività legate ai conflitti e al riarmo. È l’iniziativa “Io obietto la guerra”, annunciata da Emergency il 5 settembre durante la sesta edizione del Festival dell’organizzazione, in corso a Reggio Emilia fino a domenica 6 settembre.

La proposta nasce nell’ambito della campagna “R1PUD1A”, avviata dall’associazione umanitaria italiana nel novembre 2024 e dedicata all’articolo 11 della Costituzione. Secondo i dati forniti dall’organizzazione, alla campagna hanno partecipato oltre 650 Comuni, 1.500 scuole e centinaia di festival, biblioteche, teatri, cinema e associazioni. Nella sua nota, Emergency ricorda inoltre che, insieme a 250mila persone, la campagna ha chiesto al governo di sospendere la collaborazione militare con Israele e ha promosso incontri, marce e iniziative contro il riarmo. L’associazione collega la nuova proposta al clima internazionale e al dibattito sul possibile ritorno della leva militare in diversi Paesi.

Nel presentare l’iniziativa, Emergency richiama anche una formulazione dell’Avvocatura dello Stato, secondo la quale si sarebbe “coinvolti in una guerra mondiale, ibrida e a pezzi”, denunciando quella che considera una crescente normalizzazione della guerra nella vita pubblica.

“Con la proposta di legge di iniziativa popolare – dichiara Simonetta Gola, direttrice della Comunicazione di Emergency – chiediamo al Parlamento di istituire, per tutte le cittadine e tutti i cittadini, il diritto di dichiararsi obiettrici e obiettori di coscienza alla guerra di fronte al possibile ritorno del servizio militare e per non dover partecipare col proprio lavoro alla progettazione, produzione, commercio, movimentazione di armi e strumenti destinati alle guerre in corso e a quelle future”. L’obiettivo, aggiunge Gola, è poter “rifiutare di essere coinvolti nella produzione di sofferenza senza per questo subire conseguenze professionali o penali”. “L’obiezione di coscienza è un diritto umano fondamentale riconosciuto dalla Carta dei diritti umani e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”, afferma.

Nel suo comunicato Emergency richiama anche i 65 conflitti in corso nel 2025, indicandoli come il numero più alto dalla Seconda guerra mondiale, rimarcando cheù, mentre in alcuni Paesi si discute o si è già intervenuti sulla leva militare, in Italia non esiste più una legge specifica sull’obiezione di coscienza alla guerra. La proposta “Io obietto la guerra” è stata redatta con la collaborazione di Domenico Gallo, magistrato ed ex presidente di sezione della Corte di Cassazione, della costituzionalista Alessandra Algostino e dell’avvocata Veronica Dini. I tre hanno partecipato al Festival di Emergency all’incontro “L’obiezione alla guerra è un diritto”.

Nelle prossime settimane Emergency renderà disponibili sul sito ripudia.it le informazioni e gli strumenti per partecipare all’iniziativa.

Calcio, Spalletti: "Juve pronta, Milan squadra fortissima"

Roma, 5 set. (askanews) – Luciano Spalletti presenta in conferenza stampa Juventus-Milan, big match della terza giornata di Serie A in programma domenica alle 20.45 all’Allianz Stadium. Entrambe le squadre arrivano alla sfida a punteggio pieno dopo le vittorie nelle prime due giornate. Il tecnico bianconero definisce il Milan “una squadra forte”, con principi di gioco già riconoscibili e un atteggiamento verticale. “Va dritto per dritto, con ribaltamenti delle azioni molto veloci. Ti costringe a usare un motore alla loro stessa cilindrata, perché altrimenti rischi di arrivare tardi agli appuntamenti”.

Spalletti considera la Juventus pronta alla sfida: “Ci sentiamo nella condizione di poter fare una partita da Juventus. Abbiamo iniziato con il piede giusto da un punto di vista di collettivo”. Sul confronto con le parole di Chivu, che non considera Juventus-Milan uno scontro diretto per lo scudetto, il tecnico non alimenta la polemica: “Mi è sembrato che Chivu ha detto quello che penso ed è stato sincero. Le sue parole devono essere un ulteriore stimolo a dare ancor di più”.

Sul mercato appena concluso, Spalletti ritiene la rosa migliorata e ampliata, pur sottolineando alcune difficoltà. “Non abbiamo fatto tutto quello che volevamo nel mercato, ma ci ha permesso di migliorare la nostra rosa e abbiamo ampliato la nostra rosa”. Secondo l’allenatore, l’inserimento di molti nuovi giocatori richiede tempo, ma offre anche più soluzioni.

Tra i nuovi acquisti c’è Nick Woltemade, che potrebbe debuttare contro il Milan. “Inizialmente penso di non farlo partire, però è possibile che entri a partita in corso”. Spalletti ne apprezza la capacità di giocare sia in coppia sia venendo incontro per poi attaccare gli spazi: “Ha delle caratteristiche che ci possono fare molto comodo”.

L’emergenza infortuni resta però significativa. “Abbiamo sette infortunati. Sono tutti problemi diversi tra di loro”. Non recupera nessuno e si aggiunge anche Cabal. Gli indisponibili sono Cabal, Cambiaso, Sarr, McKennie, Thuram, Yildiz ed Ekhator. Spalletti spera di recuperare almeno un paio di giocatori nella settimana successiva.

Infine, il tecnico sottolinea l’importanza dell’adattabilità: “Equilibrio e adattabilità sono ciò che ti permette di far diventare l’imprevisto un’opportunità. Adattarsi non è un ripiego, è una competenza di una squadra forte”. La Juventus arriva così alla sfida con il Milan con sette indisponibili e la possibilità di utilizzare Woltemade a partita in corso.

Venezia83, Nanni Moretti alla Mostra con "una storia d’amore potente"

Venezia, 5 set. (askanews) – Nanni Moretti è tornato alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia a 37 anni da “Palombella rossa”, in Concorso, con “Succederà questa notte”, (dal 3 dicembre nelle sale). Un ritorno molto atteso con un film che, ha detto il regista, quasi commosso quando è stato accolto calorosamente in conferenza stampa, “è una storia d’amore piuttosto potente”.

“Tanti anni fa avevo coniato una frase un po’ scema per le interviste e le conferenze: vorrei fare sempre lo stesso film, possibilmente più bello, ma con il passare del tempo no, non vorrei fare sempre lo stesso film…”, ha affermato Moretti, precisando che la sua lunga assenza da Venezia è stata legata a tempistiche di lavorazione. “Non è vero che io ce l’avessi con Venezia, semplicemente in questi 30 anni i miei film non erano mai pronti in estate per essere proposti alla Mostra di solito giravo in primavera, stavolta invece in autunno, quindi mi è venuto naturale proporre il film a Venezia”.

Il film, sceneggiato con Federica Pontremoli e Valia Santella, è tratto dal libro “Legami” di Eshkol Nevo e come hanno raccontato le sceneggiatrici, “parla di relazioni e legami tra persone, legami tra padri e figli, tra madri e figli e tra uomini e donne”. Protagonisti Jasmine Trinca e Louis Garrel, Greta e Matteo, che si incontrano per caso e finiscono per rincorrersi per tutta la vita, vivendo un’intensa storia d’amore. Nel cast, tra gli altri, Hippolyte Girardot, Angela Finocchiaro, Melina Akerman, Elena Lietti.

Nanni Moretti ha raccontato il suo primo incontro con Jasmine Trinca, con cui ha lavorato fin da quando aveva 18 anni. “‘La stanza del figlio’ ho iniziato a prepararlo 27 anni fa, alcuni assistenti andavano per le scuole di Roma a fare delle interviste e quando ho visto quelle del Liceo Virgilio ho capito che Jasmine era una persona speciale e anche un’attrice speciale; vedendo la sua figura intera da lontano, già ho capito che era una presenza speciale… Poi nel suo primo piano ho visto una grande luminosità, quindi non ho avuto dubbi a chiamarla per questo film, è luminosa”.

“È stata una grande emozione ritrovarlo dopo 20 anni da ‘Il Caimano’ e a 25 da ‘La stanza del figlio -ha detto l’attrice – Nanni è la persona a cui devo il mio arrivo nel cinema, che mi ha dato l’idea del cinema, poi per fortuna come si fa con i padri, da cui si prende una distanza e si sceglie un percorso, ho fatto cose molto diverse dal cinema che avevamo fatto insieme e ho costruito pezzi diversi come attrice e come donna”.

“Lui interviene di continuo sui suoi attori e oggetti. Quando ho visto il film ho visto qualcosa di magico e vitale, uno strano linguaggio di filastrocca nel come si parlano i protagonisti, come un linguaggio di bambini, fanno una sorta di gioco insieme e questo mi ha commossa”.

Un gruppo di incappucciati anti-migranti ha bloccato il porto di Dover

Roma, 5 set. (askanews) – Questa mattina decine di manifestanti che protestavano contro l’immigrazione clandestina, tutti vestiti di nero e con il passamontagna in testa, hanno bloccato la strada del porto di Dover, nel Kent, nel sud del Regno Unito, dove si sono registrati ingorghi chilometrici. La polizia è intervenuta per gestire la protesta, che le autorità portuali hanno definito “incidente di ordine pubblico”. Non sono stati effettuati arresti. La responsabilità della manifestazione è stata rivendicata da un gruppo anti-immigrazione con legami con l’estrema destra.

“Centinaia di uomini britannici, vestiti di nero e con il volto coperto, sono scesi in piazza a Dover per bloccare la città in segno di protesta contro l’invasione del nostro Paese da parte di uomini in età da combattimento clandestini, uomini che non hanno il diritto di essere qui”, ha affermato in una dichiarazione su Telegram Tommy Robinson, membro dell’estrema destra britannica, condividendo su X video e foto in cui si vede un gran numero di persone mascherate vestite di nero che marciano in gruppo sulla strada, mentre i camion sono fermi nel traffico accanto alle auto della polizia.

Il traffico in entrata e in uscita dal porto sulla A20 è stato bloccato, causando ritardi fino a 30 minuti e una coda di circa 6 chilometri, secondo la National Highways. Verso mezzogiorno (le 13 in Italia), i manifestanti si sono dispersi e le strade di accesso al porto sono tornate a scorrere senza intoppi, riporta il Guardian. Le compagnie di navigazione si sono impegnate a far imbarcare sulle prime corse disponibili coloro che avevano subito ritardi a causa del disservizio.

Calcio, Amorim: "Mercato da 10, Tomori reintegrato"

Roma, 5 set. (askanews) – Ruben Amorim presenta in conferenza stampa Juventus-Milan, big match della terza giornata di campionato in programma domenica alle 20.45. Il tecnico rossonero si concentra sulla sfida di Torino e non raccoglie le provocazioni di Cristian Chivu, che ha definito la partita non decisiva per la corsa scudetto. “Niente, sono solo concentrato sulla nostra partita. So che se dovessimo vincere saremo in testa alla classifica, ma sono molto concentrato sulla nostra partita e sulla nostra squadra, quindi non ho nulla da dire”, afferma Amorim.

Il tecnico giudica con il massimo dei voti il mercato del Milan. “Dieci ragazzi, i miei giocatori sono i migliori del mondo. Tutti quelli che abbiamo preso sono perfetti per la squadra. Ho la miglior squadra del mondo”. Sul reparto offensivo, Amorim spiega che Camarda avrà il suo spazio e che anche Pulisic può essere utilizzato in alcune partite. “Sono molto soddisfatto del nostro mercato”.

Amorim parla anche del reintegro di Tomori, deciso dopo il problema fisico accusato da Gabbia. “Non sappiamo quanto durerà e somiglia al problema avuto con Gila. Quindi dobbiamo stare attenti, Tomori ha esperienza, si sta allenando bene ed è un nostro giocatore. La cosa migliore per la squadra era riportarlo in squadra”.

Sul possibile impiego dal primo minuto di Rabiot e Moreira, il tecnico non si sbilancia: “Vedremo domani. Non vi dirò la formazione titolare, non oggi”. Moreira, arrivato da poco, “ha due settimane di allenamento, è più preparato rispetto alla scorsa settimana, è un’opzione. Rabiot anche è un’opzione”.

Amorim considera Juventus-Milan un test importante ma non diverso dalle altre gare. “Per me le grandi partite sono come le piccole, bisogna vincerle tutte. Per me tutti sono big match”. Il tecnico elogia quindi Spalletti: “Ha qualità, mi piace il suo modo di giocare. Sarà molto difficile ma siamo all’inizio della stagione, siamo pronti”.

Infine il tecnico analizza alcuni problemi difensivi emersi contro il Venezia e la gestione del calendario, con quattro partite in dieci giorni: “Non ho mai avuto una sequenza di partite del genere, neanche in Premier League. Per me è una cosa mai vista”. Sugli errori nelle transizioni spiega: “Abbiamo avuto problemi in difesa quando abbiamo perso palla perché non eravamo organizzati, abbiamo lavorato sulle marcature preventive”.

Al via domani il festival MITO guidato da Speranza Scappucci

Roma, 5 set. (askanews) – Domani, domenica 6 settembre, al Teatro alla Scala si tiene il concerto inaugurale della ventesima edizione di MITO SettembreMusica, il festival che dal 2007 tiene insieme Milano e Torino in un unico cartellone. Quindici giorni, oltre sessanta concerti, e per la prima volta nella storia della rassegna una donna alla direzione artistica: Speranza Scappucci, direttrice d’orchestra romana ormai impegnata sui podi di tutto il mondo, cinquantatreenne, nominata nel giugno 2025 per il biennio 2026-2027 in successione al compositore Giorgio Battistelli.

Scappucci – per cui è la prima esperienza di direzione artistica – ha scelto come tema Harmonia, e ha tenuto a precisare che non intende l’armonia come assenza di conflitto: piuttosto come relazione fra voci diverse, equilibrio costruito attraverso l’ascolto e l’attrito. E infatti alla Scala domenica sera, e il giorno dopo all’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, l’inaugurazione è nel segno del “War Requiem” di Benjamin Britten: musica contemporanea, una straordinaria partitura per soli, coro e orchestra composta nel 1962 per la riconsacrazione della cattedrale di Coventry, distrutta dai bombardamenti tedeschi del 1940. Sul podio Simone Young, con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, il Coro e il Coro di voci bianche del Teatro Regio di Torino, e le voci di Elena Guseva, Allan Clayton e Bo Skovhus. La direttrice australiana, dal 2022 alla guida della Sydney Symphony Orchestra, nel 2024 è stata la prima donna a dirigere l’intera Tetralogia wagneriana a Bayreuth in centoquarantotto anni di storia del festival, e ha appena portato a termine il Ring anche alla Scala. La serata milanese è trasmessa in diretta da Radio3.

Il bellissimo Requiem di guerra del compositore inglese alterna il testo latino della messa all’inglese delle strazianti poesie pacifiste di Wilfred Owen, ufficiale inglese caduto nel 1918 a venticinque anni, una settimana prima dell’armistizio della prima guerra mondiale.

Britten è il filo rosso dell’edizione: il 2026 sinfatti egna i cinquant’anni dalla morte, il 4 dicembre 1976. Oltre al War Requiem, il programma comprende i Four Sea Interludes tratti dall’opera “Peter Grimes”, la Serenade per tenore, corno e archi, i Canticles e alcuni Folk Songs, più un concerto cameristico che accosta il Phantasy Quartet per oboe e trio d’archi al Secondo quartetto.

La commissione speciale di quest’anno è andata a Paola Prestini, compositrice italiana naturalizzata statunitense, fondatrice e direttrice artistica del National Sawdust di New York. Il suo KAOS – trittico orchestrale ispirato a tre novelle di Pirandello, La giara, Mal di luna e Requiem – debutta in prima esecuzione assoluta sabato 12 all’Auditorium Rai di Torino e domenica 13 al Conservatorio Verdi di Milano, con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Michele Mariotti (nello stesso programma, i Four Sea Interludes di Britten e la Quarta sinfonia “Italiana” di Mendelssohn).

Scappucci sale sul podio una sola volta: il 16 settembre dirige lo Stabat Mater di Rossini nella chiesa di San Barnaba in Gratosoglio, quartiere della periferia sud di Milano, e il 17 nella chiesa di San Filippo Neri a Torino. L’orchestra è formata da studenti dei Conservatori delle due città, con il Coro Maghini preparato da Claudio Chiavazza e un cast di professionisti: Maria Grazia Schiavo, José Maria Lo Monaco, Levy Sekgapane e Andrea Pellegrini. Il concerto è offerto gratuitamente alle due città.

Nel resto del cartellone: Riccardo Chailly con la Filarmonica della Scala, l’Orchestra del Teatro Regio di Torino diretta da Ludovic Morlot in un programma Ravel e de Falla, l’avvio dell’integrale dei quartetti di Beethoven affidata al Quartetto d’archi della Scala in vista del bicentenario della morte nel 2027, il centenario della nascita di Hans Werner Henze e la coda delle celebrazioni per i centocinquant’anni di Ravel.

Il festival MITO nacque a Torino nel 1978 come Settembre Musica, per iniziativa dell’allora assessore alla cultura Giorgio Balmas, con l’idea di portare la musica colta fuori dalle sale tradizionali e verso un pubblico più ampio. Nel 2007 Milano entra nel progetto e la sigla diventa MITO. Alla guida artistica si sono avvicendati Enzo Restagno, per un lungo periodo affiancato da Roman Vlad, poi Nicola Campogrande dal 2013 e Battistelli negli ultimi due anni.

Putin sospende i raid su Kiev per la visita di Kushner e Witkoff

Roma, 5 set. (askanews) – Il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato una sospensione di tre giorni dei raid aerei su Kiev durante la visita degli inviati statunitensi Jared Kushner e Steve Witkoff, nella capitale ucraina prevista per domenica: il portavoce del Cremlino, Dmitry Pekov.

“Il presidente russo e comandante supremo in capo Putin ha dato l’ordine di non colpire Kiev per tre giorni, a partire dalla mezzanotte di oggi” ha proseguito Peskov, aggiungendo che la decisione è legata “alla preparazione e allo svolgimento dei contatti” con la delegazione statunitense attesa a Kiev. Jared Kushner e Steve Witkoff sono arrivati oggi a Mosca. E’ previsto che incontrino Putin.

FnV, Schlein: Vannacci vada a Dongo, guardi come è finito il fascismo

Cernobbio (CO), 5 set. (askanews) – “Visto che è da queste parti, suggerirei a Vanancci di andare a fare visita a Dongo per ricordarsi la fine della storia di cui sembrano tanto nostalgici”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, arrivando a L’altra Cernobbio, il forum alternativo organizzato da Sbilanciamoci nella cittadina sul lago di Como.

Quella del fascismo, ha sottolineato Schlein, “alla fine è una fuga, nascosti, da vigliacchi, dopo aver devastato il Paese, dopo aver macchiato il Paese con la dittatura, con le deportazioni, con le leggi razziali, con la collaborazione con Hitler. Basta conoscerla la storia”, ha affermato Schlein.

Formula1, Russell il più veloce nelle FP3 a Monza

Roma, 5 set. (askanews) – George Russell è il più veloce nelle terze prove libere del Gran Premio d’Italia di Formula 1 a Monza. Il pilota della Mercedes chiude la sessione in 1’22″219 e precede la Ferrari di Lewis Hamilton, staccata di circa un decimo, e la Red Bull di Max Verstappen. Quarto tempo per l’altra Mercedes di Kimi Antonelli, leader del Mondiale e protagonista di una sessione nella quale lavora anche in funzione del compagno di squadra.

Quinta posizione per Lando Norris con la McLaren, seguito dalla Ferrari di Charles Leclerc, sesto e meno soddisfatto del comportamento della monoposto rispetto alle sensazioni avute nelle libere del venerdì. Completano la top ten Arvid Lindblad con la Racing Bulls, settimo, Oscar Piastri con la McLaren, ottavo, e le Alpine di Pierre Gasly e Franco Colapinto, rispettivamente nono e decimo.

La sessione si accende soprattutto nei minuti finali con il confronto tra Verstappen e Hamilton. L’olandese si lamenta per il sorpasso del britannico prima della Parabolica, mentre cerca una scia per il suo ultimo tentativo. I due si ritrovano poi vicini anche alla Prima Variante, rischiando il contatto, e si accusano a vicenda via radio. Hamilton e Verstappen chiudono rispettivamente secondo e terzo, separati da circa un decimo.

In vista delle qualifiche assume particolare importanza anche la gestione delle scie. Mercedes prova la soluzione di squadra con Antonelli e Russell: l’italiano offre per due volte la scia al compagno, con il secondo tentativo che riesce alla perfezione e consente a Russell di guadagnare oltre due decimi fino alla Roggia. Antonelli deve inoltre scontare la partenza dal fondo della griglia per la sostituzione della power unit.

La Ferrari sceglie invece di non utilizzare una strategia analoga. Hamilton e Leclerc cercano il miglior risultato con le proprie forze, eventualmente sfruttando le scie involontarie degli altri piloti. Il team principal Frederic Vasseur spiega che Mercedes può adottare questa soluzione perché Antonelli parte dal fondo, mentre la Ferrari punta a portare entrambe le monoposto nelle prime posizioni.

Lapo Elkann: inaccettabile accostarmi ad Epstein

Roma, 5 set. (askanews) – “Come ho già dichiarato nei giorni scorsi, dopo le parole del Congressman Thomas Massie, ci sono temi sui quali non si può e non si deve transigere. Vedere il proprio nome accostato a quello di Jeffrey Epstein, in assenza di elementi che giustifichino tale associazione, è inaccettabile”. Così fa sapere Lapo Elkann. “Mi chiedo se l’utilizzo del mio nome non derivi dalla volontà di distogliere l’attenzione da altri e tutelerò la mia reputazione in ogni sede opportuna nei confronti di chiunque utilizzi impropriamente il mio nome o diffonda notizie del tutto prive di fondamento. Resto, in ogni momento, a completa disposizione delle autorità competenti per fornire ogni elemento, chiarimento o informazione che dovesse essere ritenuto utile”.

Poi “ho incrociato Jeffrey Epstein due volte – ricorda Elkann – La prima a New York, ai tempi in cui ero assistente di Henry Kissinger, in un contesto pubblico in cui erano presenti figure del mondo della politica e della finanza e una seconda volta a Roma a un evento di business legato a Brasilinvest. Inoltre come facilmente verificabile negli archivi pubblici ‘c.d. Epstein Files’ non c’è nessuna corrispondenza diretta tra me e lui. Sono particolarmente sensibile ai temi degli abusi e della violenza, anche in ragione della mia triste esperienza personale. È proprio questo uno dei motivi per cui, attraverso Fondazione Laps, porto avanti da anni iniziative rivolte alle persone più vulnerabili, con particolare attenzione a donne e bambini vittime di violenza”.

Benji & Fede fuori col singolo "Quando Viaggi Da Sola"

Milano, 5 set. (askanews) – Dopo aver annunciato il nuovo album “Quando Viaggi Da Sola” (Warner Records / Warner Music Italy), in uscita il prossimo 18 settembre, Benji & Fede hanno pubblicato il singolo omonimo, disponibile su tutte le piattaforme digitali insieme al videoclip ufficiale.

Brano che dà il titolo all’intero album, “Quando Viaggi Da Sola” racconta il legame invisibile che può continuare a esistere tra due persone anche quando la vita le porta lontano. Tra treni presi al volo, nuove città e incontri che si susseguono, resta quella sensazione che qualcosa sia rimasto in sospeso. Un brano che parla di distanza, ma soprattutto di tutto ciò che non si è avuto il coraggio di dire quando era il momento di farlo.

Ad accompagnare l’uscita del brano, il videoclip ufficiale diretto da Alessio Mariano, girato tra le strade di Parigi. Benji & Fede attraversano insieme la città, mentre una ragazza percorre gli stessi luoghi seguendo un viaggio più intimo e solitario. Le loro storie non si incrociano mai davvero, ma sembrano sfiorarsi continuamente. Tra café, ponti, strade e scorci della capitale francese, Parigi diventa il filo che unisce i protagonisti e una parte centrale del racconto.

“Quando Viaggi Da Sola” anticipa l’omonimo nuovo album di Benji & Fede, un disco in cui il duo si concede una maggiore libertà musicale e racconta con uno sguardo diverso il momento che sta vivendo oggi. Il viaggio diventa l’immagine che attraversa il progetto: quello fisico, fatto di partenze, distanze e ritorni, e quello personale che accompagna ogni cambiamento. Dentro ci sono storie d’amore, fragilità, aspettative, la ricerca di un nuovo equilibrio e quella malinconia che spesso arriva quando ci si accorge di essere diventati diversi da come ci si immaginava.

Le canzoni del nuovo album prenderanno vita dal vivo con “Sempre in Due – Live a Teatro”, il primo tour teatrale di Benji & Fede prodotto e organizzato da Vivo Concerti, che li porterà sui palchi di tutta Italia nel mese di ottobre. Uno show pensato per una dimensione più intima, che attraverserà il nuovo lavoro e le canzoni che hanno segnato la loro storia.

Sempre in Due – Live a Teatro

Sabato 3 ottobre 2026 | Modena @Teatro Storchi – DATA ZERO – SOLD OUT

Lunedì 5 ottobre 2026 | Torino @Teatro Colosseo

Mercoledì 7 ottobre 2026 | Firenze @Teatro Cartiere Carrara

Giovedì 8 ottobre 2026 | Bologna @Teatro Duse

Domenica 11 ottobre 2026 | Pescara @Teatro Massimo

Martedì 13 ottobre 2026 | Roma @Teatro Brancaccio

Venerdì 16 ottobre 2026 | Milano @Teatro dal Verme

Lunedì 19 ottobre 2026 | Napoli @Teatro Augusteo

Mattarella: l’autonomia speciale del Trentino Alto Adige è un modello in Europa

Bolzano, 5 set. (askanews) – “L’Intesa di Parigi fu il risultato di una lungimirante volontà di due statisti che, dinanzi all’immane tragedia del Secondo conflitto mondiale, seppero individuare una soluzione innovativa e coraggiosa alla questione dell’Alto Adige Südtirol. Ne emerse non un banale compromesso, bensì un modello che tuttora viene invocato in Europa in situazioni di difficile composizione”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla cerimonia per gli 80 anni dell’accordo di Parigi, che si sta svolgendo a Merano. “I due leader – ha aggiunto il Capo dello Stato con riferimento a De Gasperi e Gruber – condividevano la convinzione che fosse indispensabile salvaguardare le minoranze di lingua tedesca e ladina presenti nella regione, tutelandone l’identità, garantendo la serena convivenza di ciascuna delle popolazioni che vivevano il territorio”.

Ciclismo, Pogacar rinnova con la UAE e annuncia stagione finita

Roma, 5 set. (askanews) – Tadej Pogacar ha rinnovato il contratto con la UAE Team Emirates fino al 2032. Il campione sloveno, dunque, proseguirà la sua carriera con la squadra che lo ha accompagnato ai vertici del ciclismo mondiale almeno fino a quella data. L’annuncio è arrivato attraverso un comunicato pubblicato sui social dal corridore e dal team.

“Fin dal principio questa squadra mi ha fatto sentire come a casa. Siamo cresciuti insieme nel corso degli anni e abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili, quindi sono molto felice di estendere il mio contratto fino al 2032”, ha dichiarato Pogacar. “C’è ancora molto da raggiungere in questo sport, e credo che questo sia il posto giusto per farlo. Sono molto grato per la fiducia che la squadra ha riposto in me e sono entusiasta di ciò che possiamo continuare a costruire insieme”.

Nel comunicato la UAE ha inoltre confermato che Pogacar non tornerà alle corse nel resto della stagione dopo l’incidente alla Vuelta. “Dopo il suo incidente alla Vuelta, Tadej non tornerà alle corse questa stagione, concentrandosi pienamente sul suo recupero e sulla riabilitazione”, si legge nella nota. Lo stesso sloveno ha aggiunto: “In questo momento, la cosa più importante è recuperare correttamente e dare al mio corpo il tempo di cui ha bisogno”.

FnV,Vannacci: ridicola inchiesta per ricostituzione partito fascista

Cernobbio (CO), 5 set. (askanews) – “Non sono preoccupato nella maniera più assoluta. Le due inchieste in corso riguardano degli elementi che non sono né il partito né il sottoscritto, né i dirigenti”. Lo ha detto il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci, a margine del forum TEHA a Cernobbio.

“C’è un’altra inchiesta che è ridicola riguardo l’eventuale ricostituzione del partito fascista, è veramente ridicola. Basta aver letto la legge Scelba per capire che è una cosa fantasiosa, se non fantascientifica”, ha detto Vannacci

Vannacci: in mio programma nulla fuori da Costituzione, ma va aggiornata

Cernobbio (CO), 5 set. (askanews) – Nel programma di Futuro Nazionale, “non c’è nulla fuori dalla Costituzione. E comunque ricordo che dal ’48 ad oggi la Costituzione è stata cambiata diverse volte. L’ultima volta fu un governo di sinistra, che cambiò il Titolo V: e che cos’era, un governo fascista? Se oggi dovessimo riscrivere la Costituzione dopo 80 anni la riscriveremmo uguale? Forse qualcosa potrebbe essere adattata alla modernità”. Lo ha detto il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci, parlando con i giornalisti al termine del suo intervento al Forum TEHA di Cernobbio.

A cambiare la Costituzione “questo governo ci ha provato, ci aveva provato anche Renzi, perchè vedere una potenziale attività di questo tipo da parte del prossimo governo come eversiva o antidemocratica? Al momento non ci sono ipotesi concrete, ma tentativi ci sono sempre stati. Al momento non abbiamo ancora un dettaglio”, ha risposto Vannacci alle domande su cosa cambierebbe della Costituzione.

Autonomia T.A.A.,Mattarella: accordo De Gasperi-Gruber fondativo storia Repubblica

Bolzano, 5 set. (askanews) – “Con il Presidente federale della Repubblica d’Austria Van der Bellen ho un legame di rapporto consolidato di stima e di sincera personale amicizia, un rapporto che rinforza quelli dei nostri popoli e lo ringrazio per la sua partecipazione in una giornata così significativa per questo territorio per entrambi i nostri Paesi. Rivolgo un saluto al Presidente Kompatscher e lo ringrazio per il conferimento dell’onorificenza del Grande Ordine al Merito della Provincia Autonoma di Bolzano e sono onorato, ancora più nel riceverlo insieme al Presidente Van der Bellen. Vi sono riconoscente anche per avere propiziato questa nuova occasione di celebrare assieme la giornata dell’autonomia nella speciale ricorrenza degli ottant’anni dalla firma dell’intesa De Gasperi Gruber che riveste ancora oggi l’indiscutibile valore di elemento fondativo storico e simbolico e che coincide con gli ottant’anni della Repubblica Italiana”. Così Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, intervenendo alla cerimonia degli 80 anni dell’Accordo di Parigi, a Merano.

Monti a Vannacci: vedo in lei lo spirito del fascismo, io combatterò fino all’ultimo

Cernobbio (CO), 5 set. (askanews) – “Io non sono in grado di affrontare un tema così alto come quella della ricostituzione del partito nazionale fascista, ma ascoltando i suoi interventi e leggendo il suo programma un aspetto del fascismo, il più insidioso, è già in atto: non è probabilmente la ricostituzione del partito nazionale fascista, ma trovo in lei la ricostituzione della narrativa, della retorica e dello spirito del fascismo”. Lo ha detto l’ex premier ed ex Commissario europeo, Mario Monti, replicando all’intervento del leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, nel corso del confronto in corso al Forum Ambrosetti.

“Io vedrei con molto maggiore preoccupazione questo che non l’atto di ricostituzione del partito fascista, che non auspico – ha aggiunto -, e, vecchio come sono, se ci sarà modo di impedire questo, che lei vada avanti su questa strada, spenderò le mie ultimissime energie per questo”.

“Lei – ha detto ancora Monti – la Costituzione della Repubblica italiana la vìola palesemente col suo programma in molti punti, che sono anche in violazione della carta fondamentale dei diritti umani dell’Unione europea, dalla parità di genere a tante altre cose. Se il suo programma andasse in attuazione, sono arrivato a conclusione che lei la Costituzione della Repubblica italiana, sulla quale ha giurato, e quando diventerà ministro o capo del governo rigiurerà, più o meno con lo stesso testo, la viola”.

Cernobbio, Monti a Vannacci: vedo in lei narrativa, retorica e spirito del fascismo

Cernobbio (CO), 5 set. (askanews) – “Io non sono in grado di affrontare un tema così alto come quella della ricostituzione del partito nazionale fascista, ma leggendo il suo programma un aspetto del fascismo, il più insidioso, è già in atto: non è probabilmente la ricostituzione del partito nazionale fascista, ma trovo in lei la ricostituzione della narrativa, della retorica e dello spirito del fascismo”. Lo ha detto l’ex premier ed ex Commissario europeo, Mario Monti, replicando all’intervento del leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, nel corso del confronto in corso al Forum Ambrosetti.

“Io vedrei con molto maggiore preoccupazione questo che non l’atto di ricostituzione del partito fascista, che non auspico – ha aggiunto -, e, vecchio come sono, se ci sarà modo di impedire questo, che lei vada avanti su questa strada, spenderò le mie ultimissime energie per questo”.

Zelensky: la Russia ha bombardato l’aeroporto di Kiev, una risposta alla diplomazia Usa

Roma, 5 set. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato la Russia di aver deliberatamente preso di mira gli aeroporti di Kiev e Boryspil in risposta ai preparativi per la visita in Ucraina di una delegazione statunitense. “Ci sono stati dei palesi attacchi russi contro i nostri aeroporti, a Kiev e Boryspil. È intenzionale, ed è la prima volta da molto tempo”, ha spiegato Zelensky sul proprio canale di Telegram. Secondo il presidente ucraino gli attacchi sono legati alla prevista visita a Kiev degli inviati della Casa Bianca Jared Kushner e Steve Witkoff, giunti oggi a Mosca e che potrebebro arrivare domani nella capitale ucraina: “I droni ‘Shahed’ russo-iraniani sono una risposta alla diplomazia americana”, ha concluso.

Rinviato il rientro da Cuba di Alessandro Di Battista

Roma, 5 set. (askanews) – “Il rientro di Alessandro Di Battista è stato rinviato. Chiediamo a tutti di mantenere la massima discrezione e prudenza nella diffusione di informazioni in attesa di ulteriori aggiornamenti”. Così si legge in un post sui social network dell’associazione “Schierarsi”, fondata dallo stesso Di Battista. Il post è stato condiviso anche sull’account dell’ex deputato M5s. Il rientro di Di Battista in Italia, da Cuba dove era ricoverato, era previsto nel pomeriggio di oggi.

Autonomia T.A.A., Meloni: Italia da 80 anni realizza e onora impegno

Bolzano, 5 set. (askanews) – “La presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Merano, insieme al presidente Alexander Van der Bellen, esprime la continuità delle istituzioni nel ricordare un impegno internazionale che l’Italia ha onorato e il cui spirito continuerà a onorare. A tutte le comunità linguistiche del Trentino-Alto Adige, italiana, tedesca e ladina, va il mio saluto più sincero in questo anniversario che appartiene a tutti loro”. Così Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, in un intervento sui quotidiani Alto Adige e Dolomiten per gli 80 anni dall’accordo De Gasperi Gruber sull’autonomia del Trentino Alto Adige. Mattarella sarà fra poco a Merano e nel pomeriggio a Trento.

“Ottant’anni fa Alcide De Gasperi e Karl Gruber firmavano un accordo che ha aperto una nuova stagione per un territorio fondamentale della nostra Nazione, cerniera tra Italia ed Europa, e per tre comunità linguistiche chiamate a costruire insieme il proprio futuro. Quell’intesa non fu un punto di arrivo, ma l’inizio di un cammino che l’Italia ha portato avanti con pazienza e determinazione, fino a fare dell’autonomia del Trentino-Alto Adige un modello riconosciuto in Europa”, scrive Meloni.

“Ricordare oggi quella firma significa riconoscere il valore di una scelta che è divenuta un esempio di convivenza. Il Governo italiano ha scelto di onorare questa eredità non solo con le parole, ma con i fatti: la riforma dello Statuto speciale, proposta dal Governo e approvata quest’anno dal Parlamento a larghissima maggioranza, ha messo in sicurezza le competenze delle Province autonome di Trento e Bolzano, restituendo a questo territorio la chiarezza istituzionale che merita. Lo abbiamo fatto in un quadro di piena unità nazionale, perché autonomia e coesione della Repubblica non sono mai state, e non devono mai essere, in contraddizione”.

“L’Italia – conclude Meloni – ha saputo trasformare l’impegno assunto ottant’anni fa in una tutela piena, effettiva e costituzionalmente garantita delle proprie comunità linguistiche. Su questa solida base è cresciuta un’amicizia con l’Austria che si rinnova oggi in una collaborazione sempre più stretta, dalle grandi infrastrutture che uniscono i nostri popoli, come la Galleria di Base del Brennero, fino al comune impegno per un’ Europa più forte e più vicina ai suoi cittadini”.

Governo, Schlein: l’Italia non festeggia Meloni, dopo 4 anni italiani stanno peggio

Roma, 5 set. (askanews) – “Meloni festeggia, l’Italia no. La realtà è che in quattro anni di questo governo gli italiani non stanno meglio: il prezzo del carburante sta regolarmente sopra ai 2 euro, l’inflazione corre e la spesa costa il 30% in più pesando sulle famiglie”. E allora “la verità è che dopo questi quattro anni di governo Meloni gli italiani stanno peggio” e “meritano un’alternativa: noi ci siamo, “. Lo dice al Messaggero la segretaria del Pd Eelly Schlein all’indomani del discorso fiume della Premier Giorgia Meloni a Bari per celebrare il record repubblicano di longevità del suo governo. Alla luce del quale “Meloni – afferma Schlein- pensa alla sua unica priorità: cambiare la legge elettorale, per paura di perdere”.

“A nulla – sottolinea la leader dem- servono gli innumerevoli post propagandistici sui social, i video e gli opuscoli autocelebrativi: la realtà presenta sempre il conto.Abbiamo il costo dell’energia più caro d’Europa che toglie competitività alle imprese, gli stipendi tra i più bassi, produzione industriale in calo da tre anni, indici sulla Sanità che ci collocano all’ultimo posto tra i Paesi del G7”.

“Nonostante tutto questo – accusa Schlein- il governo ha deciso di perdere tempo con l’autocelebrazione a Bari, nel giorno in cui a Taranto partono 2.500 lettere di licenziamento indirizzate ad altrettanti lavoratori dell’indotto Ex Ilva”. Mentre “nelle Marche Electrolux conferma il suo piano di esuberi e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi: il governo dovrebbe occuparsi delle vertenze che riguardano lavoratrici e lavoratori, famiglie e imprese e affrontare i nodi che in questi quattro anni non ha saputo risolvere”. In ogni caso, la premier “può continuare a illu-dersi che la propaganda copra la verità, salvo essere smentita da numeri e fatti concreti”.

"Il Sole" è il nuovo brano di Welo, Alvaro Soler e Roy Paci

Milano, 5 set. (askanews) – Alcune sensazioni non finiscono mai dentro di noi. Restano nelle persone incontrate, nelle notti che sembravano non avere fine, nei luoghi che continuiamo a ricordare. Da qui nasce “Il sole” (Island Records / Universal Music Group), il nuovo singolo di Welo, Alvaro Soler e Roy Paci, fuori ovunque. Un brano che racchiude la sensazione sospesa delle giornate che iniziano lentamente ad accorciarsi, dell’aria che cambia e ci si accorge che alcuni momenti, vissuti quasi senza pensarci, sono diventati ricordi da custodire.

“Il Sole” arriva in un momento di grande crescita artistica per Welo, che sceglie ora di portare la propria musica in una direzione ancora diversa e collaborare con due artisti di grande rilievo nella scena musicale internazionale: Alvaro Soler e Roy Paci. Per il cantautore spagnolo, “Il Sole” rappresenta anche una nuova occasione per riavvicinarsi musicalmente al territorio italiano e al suo pubblico, entrando a far parte di un racconto che unisce la sua voce a quella di Welo e alla cifra stilistica inconfondibile di Roy Paci: tre identità differenti che trovano in questo brano una naturale sintonia.

Italiano e spagnolo si alternano nella traccia quasi come in una conversazione. Non c’è bisogno di scegliere una lingua, perché è proprio il loro incontro a diventare parte della storia. La dimensione corale del pezzo amplifica questa sensazione di appartenenza: “siamo tutti sotto lo stesso SOLE”.

Con questo singolo, Welo, Alvaro Soler e Roy Paci trasformano in musica la sensazione di sentirsi nel posto giusto al momento giusto. Un invito a lasciarsi attraversare dalle emozioni e a ricordare che, spesso, sono proprio i momenti più semplici a diventare i ricordi più preziosi.

“Il Sole” arriva dopo “Notte poetica”, in featuring con Anna Tatangelo, e dopo un momento significativo del percorso artistico di Welo: con “Emigrato (italiano)” è stato infatti scelto per firmare il jingle ufficiale della 76ª edizione del Festival di Sanremo, diretto da Carlo Conti. La rielaborazione del suo brano “Emigrato” ha accompagnato ogni serata della kermesse, trasformando una storia personale in una voce condivisa, capace di rappresentare un’intera generazione. Con questo nuovo singolo, Welo aggiunge un nuovo tassello a un percorso che lo ha portato a confrontarsi con artisti e mondi musicali differenti, fino all’incontro con due protagonisti di rilievo della scena italiana e internazionale.

Clemente Alessandrino, alle origini dell’inculturazione della fede

Un libro che torna a parlare

La ripubblicazione, dopo oltre quarant’anni, del bel saggio di don Matteo Galloni sul Protrettico di Clemente Alessandrino offre qualcosa di più della fortuita  occasione per riscoprire un grande Padre della Chiesa. Ci spinge a interrogarci sul rapporto fra cristianesimo e cultura, dunque su una questione che riguarda direttamente la Chiesa di oggi.

Originario di Atene, Clemente vive nell’Alessandria del II secolo, crocevia di popoli, religioni e filosofie. Ben presto segue le orme di Panteo, suo maestro: non reagisce alla complessità rifugiandosi nella cittadella cristiana, ma punta decisamente ad entrare nella cultura dell’altro – l’ellenismo – per assumerne le domande, catturarne il linguaggio, riconoscerne le acquisizioni. Ma non si ferma lì. Tutto viene ricondotto al Logos, a Cristo, nel quale i frammenti di verità trovano unità e compimento. Acutamente, a proposito del battesimo da spiegare ai Greci, l’autore osserva come Clemente faccia leva sul concetto di “acqua razionale”, considerando che per l’uomo posto di fronte a Dio questa acqua è “la sola capace di lavarlo e purificarlo dalle consuetudini idolatriche nelle quali è immerso” (p. 151)

Il Protrettico è dunque un invito, una chiamata, quasi un movimento dell’anima. Ragione e fede concorrono armoniosamente allo sviluppo di una gnosi scaturente dal Vangelo. Cristo, allora, è il «Canto nuovo» – non quello falso delle Sirene di Odisseo – che non annulla ciò che l’uomo ha cercato prima di Lui, ma gli rivela la meta verso cui, magari inconsapevolmente, era incamminato.

 

Assumere, purificare, elevare

Certamente la ricerca di Jean Daniélou, grande studioso delle origini cristiane e protagonista della riscoperta novecentesca dei Padri, ci aiuta a comprendere la modernità di Clemente. Nei suoi studi sul rapporto fra messaggio evangelico e cultura ellenistica, Daniélou mostra come il cristianesimo antico abbia saputo utilizzare categorie della filosofia greca senza lasciarsene imprigionare, accogliendo quanto poteva servire all’intelligenza della fede e respingendo ciò che risultava incompatibile con essa.

Sulla scia di questa lezione, possiamo condensare questo movimento in tre verbi, divenuti classici nella riflessione sull’inculturazione: assumere, purificare, elevare. È esattamente ciò che Clemente fa con la cultura greca. Non la demonizza e non vi si arrende, semmai l’attraversa. Sa che la filosofia – in specie quella platonica – contiene frammenti di verità, ma sa anche che il frammento non può pretendere di essere il tutto. Secondo Clemente,la filosofia ha svolto per i Greci una funzione preparatoria analoga a quella della Legge per gli Ebrei: apre una strada che Cristo porta a compimento.

 

Da Atene a Gerusalemme, senza paura

Cade così la contrapposizione semplicistica tra Atene e Gerusalemme. La fede non teme la ragione perché il Logos che si manifesta pienamente in Cristo è lo stesso Logos che rende intelligibile il mondo. Torna alla mente Paolo: «Le perfezioni invisibili» di Dio possono essere contemplate nelle opere da lui compiute (Rm 1,20).

Il cristianesimo di Clemente non chiede dunque all’uomo di rinunciare alla propria intelligenza per credere. Gli chiede piuttosto di portare fino in fondo la domanda della ragione.

Dopo il Protrettico verranno il Pedagogo e gli Stromateis: la chiamata, l’educazione della vita, infine la ricerca di una conoscenza cristiana capace di raccogliere fili diversi come in una grande tessitura.

 

Il mistero più grande: luomo chiamato a diventare Dio

Ma proprio il verbo elevare apre una prospettiva ancora più esigente e impegnativa. Per Clemente il cristianesimo non propone soltanto all’uomo una cultura migliore o una morale più alta. Gli annuncia una trasformazione radicale: la divinizzazione, quella theosis che diventerà uno dei grandi temi della tradizione patristica, soprattutto orientale.

Qui tocchiamo forse il punto più affascinante e misterioso dell’antropologia cristiana. L’uomo, creato a immagine di Dio, non è destinato semplicemente a perfezionare se stesso: è chiamato, per grazia, alla partecipazione alla vita divina. Non diventa Dio per natura, ma viene introdotto nella comunione con Lui e trasformato in Cristo secondo il concetto di filiazione-divinizzazione («Il Verbo di Dio è diventato uomo affinché tu, da un uomo, possa apprendere in quale maniera un uomo diventi Dio» Pr I, 8, 4)

La grande intuizione che la tradizione patristica consegnerà alla Chiesa, e che Atanasio formulerà con particolare potenza affermando che il Verbo si è fatto uomo affinché noi fossimo divinizzati, è dentro questo orizzonte. Dio assume lumano non per cancellarlo, ma per portarlo a una pienezza che luomo, con le sole proprie forze, non potrebbe raggiungere.

Ecco allora il significato ultimo dell’elevazione. Il cristianesimo custodisce gelosamente l’umanità dell’uomo e, nello stesso tempo, ne annuncia un destino che oltrepassa ogni umanesimo: luomo è pienamente se stesso quando, senza cessare di essere uomo, partecipa alla vita di Dio.

 

Una sollecitazione per la Chiesa di oggi

È forse qui che il lavoro di Matteo Galloni, riproposto oggi, acquista il significato più interessante. Clemente suggerisce un metodo anche per il nostro tempo, proponendo non di combattere la cultura contemporanea dall’esterno e neppure di adeguarsi ad essa, bensì sollecitando ad entrarvi per compiere l’opera di discernimento. In sostanza, assumere ciò che contiene di vero, purificare ciò che riduce o tradisce luomo, elevare ciò che attende una pienezza.

E oggi questa lezione appare persino più necessaria. In un’epoca che cerca nella tecnica, nella potenza del calcolo compitazionale e perfino nel superamento biologico dell’uomo nuove possibilità di trascendere i propri limiti, Clemente Alessandrino ci ricorda che il cristianesimo porta con sé, da sempre, una promessa incomparabilmente più audace. Non la costruzione tecnica di un uomo superiore, ma la trasfigurazione delluomo nella comunione con Dio. Non l’abolizione dell’umano, ma il suo compimento.

In fondo, l’evangelizzazione comincia così: non scrivendo anzitutto contro qualcuno ma, come lo stesso Galloni propone in chiave autobiografica, cercando di “scrivere nelle persone”. È questa l’attualità stimolante del Protrettico ed è anche la ragione per cui valeva la pena rimettere questo libro così ricco di argomenti e sollecitazioni nelle mani dei lettori.

[Intervento svoltoinoccasione della presentazione del libro – Sabaudia, Oasi di Kufra – Venerdì 4 settembre 2026]

L’India prepara il vertice dei Brics à la carte

Mentre le guerre in corso complicano la situazione internazionale e le catene di approvvigionamento globali mostrano crepe sistemiche, il vecchio ordine mondiale sembra incapace di fornire risposte. In questo scenario di estrema volatilità, l’India ha assunto la presidenza di turno del Coordinamento Brics nel 2026. È la quarta volta, dopo le precedenti presidenze indiane del 2012, 2016 e 2021. Il tema di questa presidenza è “Building for Resilience, Innovation, Cooperation and Sustainability” (Costruire per la Resilienza, l’Innovazione, la Cooperazione e la Sostenibilità).

 

La presidenza indiana e la prova del XVIII Vertice

In preparazione al XVIII Vertice Brics dei Capi di Stato e di Governo, che si terrà fra una settimana a New Delhi, dal 12 al 13 settembre, l’India ha organizzato un denso programma di incontri tematici, ministeriali e di gruppi di lavoro (oltre trecento), distribuiti in numerose città del paese, coinvolgendo gli attuali 11 membri a pieno titolo: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Egitto, Etiopia, Iran, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Indonesia. In tali incontri, praticamente su ogni attività immaginabile (dal commercio all’arte, dalle nuove tecnologie allo sport,) particolare enfasi è stata posta sull’approccio “people-centric” (incentrato sulle persone). In questa prospettiva molta attenzione è stata riservata ai processi di standardizzazione (meeting dei Capi degli Organismi Nazionali di Standardizzazione dei Brics a Bengaluru, 16-17 luglio) in ogni campo, non per ridurre la straordinaria varietà fra i popoli e le culture ma per facilitare in ogni aspetto della vita le relazioni fra cittadini di stati Brics.

 

Il Sud Globale chiede più peso nelle istituzioni internazionali

La riunione preparatoria di più alto livello è stata quella fra i ministri degli Esteri del maggio scorso. Nella dichiarazione finale, con alcuni fra i Paesi membri in conflitto nel Golfo Persico, sono stati registrati importanti punti di convergenza, come la richiesta di un sistema finanziario internazionale più equo e di un aumento della rappresentanza del Sud Globale, proporzionato al suo peso effettivo, nelle istituzioni internazionali. Mentre il conflitto che vede su posizioni contrapposte tre Paesi membri, Iran da una parte, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita dall’altra, è semplicemente rimasto fuori dalla dichiarazione finale. Nonostante le profonde tensioni, Iran ed Emirati Arabi Uniti — a differenza  dell’Arabia Saudita che era presente solo agli incontri finanziari— hanno partecipato attivamente agli incontri tematici.

Questo modello à la carte, ha caratterizzato anche le altre riunioni preparatorie settoriali, non necessariamente per motivi politici. Il meccanismo è modulare: ogni Stato partecipa ai gruppi che preferisce, senza obblighi di presenza totale.

Le aree tematiche di questi incontri sono abbastanza simili a quelli di altri formati internazionali come il G7, ma in qualche caso si è trattato di una prima volta o di una fase pionieristica, in cui Paesi così diversi affrontano problemi comuni. Come sulla lotta alla corruzione, l’antiriciclaggio, o i nuovi circuiti culturali per studenti e ricercatori.

 

Lavoro, intelligenza artificiale e leadership femminile

Di particolare rilievo è il fatto che i Brics stanno discutendo di riforma del lavoro inclusiva. Al meeting dell’Employment Working Group a Thiruvananthapuram, capitale del Kerala, è emerso un consenso storico sull’estensione della sicurezza sociale ai lavoratori della gig economy e delle piattaforme digitali, i più vulnerabili alle trasformazioni dettate dall’intelligenza artificiale.

L’agenda indiana, inoltre, sta spingendo con forza per abbattere le barriere strutturali che impediscono la leadership femminile. La partecipazione delle donne al mercato del lavoro viene vista come un pilastro essenziale per  lo sviluppo del Sud Globale.

Si può affermare che la forza dei Brics, ormai con vent’anni di storia, si manifesta nella loro capacità di valorizzare ciò che li unisce, attraverso un formato istituzionalmente neutrale rispetto ai conflitti bilaterali tra i membri (come quello attuale ma anche quello passato per i confini fra Cina ed India), ma politicamente schierato verso la realizzazione di un nuovo ordine mondiale multilaterale.

Un sistema che si articola su tre livelli.

 

La neutralità funzionale: cooperare senza interferire nei conflitti

La “neutralità funzionale” (il metodo): la regola d’oro della non-interferenza. I Brics non sono un’alleanza militare né un’area di libero scambio vincolante, ma un forum di coordinamento. Il suo dna è il consenso e la sovranità nazionale. Proprio come India e Cina, pur scontrandosi militarmente lungo il Lac (Linea di Controllo Effettivo) nel 2020 e nel 2022, hanno sempre continuato a sedersi allo stesso tavolo dei Brics senza che l’organo subisse scossoni, così avviene oggi con Iran e Emirati Arabi Uniti..

La presidenza indiana ha cercato di depoliticizzare l’agenda infarcendola di temi  tecnici (energia, finanza, IA, statistica, standardizzazione, ecc.). Si è proceduto con “tavoli neutrali” in cui i funzionari tecnici discutono di dossier separati.

 

La non-neutralità strategica: cambiare lordine globale

Il secondo livello è costituito dalla “non-neutralità strategica” (il fine): il nuovo multilateralismo. Se la neutralità fosse assoluta, i Brics non avrebbero un’agenda comune. Invece, il collante principale è la riforma dell’ordine globale (de-dollarizzazione, riforma del Fmi e dell’Onu). Su questo, Iran, Arabia, Emirati, India e Cina sono allineati.

Questo significa che i Brics sono neutrali sui conflitti intestini, ma sono di parte (cioè schierati) nella competizione sistemica internazionale.

 

LIndia e la diplomazia della neutralità attiva”

Il terzo livello di questo sistema è contingente, la presidenza dell’India gode di un vantaggio unico: intrattiene di ottimi rapporti sia con Teheran (porto di Chabahar) sia con Riyadh e Abu Dhabi (piattaforma I2U2). Nella presidenza 2026, l’India ha applicato la sua classica dottrina di “neutralità attiva”:

Ha permesso all’Iran di firmare l’accordo sugli standard a Bengaluru, ma ha anche accolto gli Eau come firmatari successivi, senza forzare un confronto diretto. Ha escluso dall’ordine del giorno qualsiasi risoluzione politica sul Medio Oriente, limitandosi a temi come il commercio in valute locali (che interessa enormemente all’Iran, vessato dalle sanzioni) e gli investimenti in infrastrutture (che interessano agli Emirati).

Vedremo fra una settimana come questa “neutralità pragmatica” verrà sfruttata dal XVIII Vertice Brics per mandare al mondo un messaggio costruttivo e distensivo, che aiuti a intravvedere una via d’uscita a processi che si fanno via via più preoccupanti.

Trump e l’insofferenza per la democrazia

Donald Trump parla molto, scrive troppi post sul suo social media Truth e il risultato di questa bulimia espressiva è un caos comunicativo che rende incredibili e al tempo stesso possibili le sue esternazioni, incluse quelle più assurde.

Inquietante che un grande paese democratico come gli Stati Uniti d’America sia ridotto ad avere un Presidente con queste caratteristiche, più simili a quelle del Dittatore dello Stato libero di Bananas (cit.) che a quelle del Capo di Stato più importante del pianeta. Eppure tutti siamo costretti ad ascoltarlo. Perché anche quando celia potrebbe dire una mezza verità su ciò che lui pensa davvero.

 

Dalle battute sulle mappe ai dubbi sul voto

E così, per stare solo a quest’ultima settimana, una mezza battuta e una informazione raccolta dal New York Times impongono un misto di attenzione e di preoccupazione.

La mezza battuta accennata dopo aver detto – per l’ennesima volta – che l’Iran è nei guai e che lo Stretto di Hormuz è libero e navigabile (sappiamo tutti che invece non è così) conferma la sua passione per la toponomastica geografica: dopo il Golfo del Messico, dopo il Lago Ontario ora anche Hormuz potrebbe cambiare nome, divenendo lo “Stretto di Trump”! Stavolta ha proprio esagerato…ma intanto lo ha detto.

Ma ciò che preoccupa davvero è piuttosto la notizia che è stata che avviata “a tappeto” una campagna per scoprire possibili “frodi” elettorali in vista delle elezioni di medio termine. Trump afferma, al solito senza prove, che decine di migliaia di “non cittadini” sono iscritti nelle liste elettorali. E questo dopo aver già messo in dubbio la bontà del voto postale. Il rischio di vedere una riedizione di quanto già accaduto dopo le presidenziali 2020 vinte da Biden, ovvero il non riconoscimento del risultato e l’accusa non documentata di frodi e brogli orditi ai suoi danni è evidente, anche perché The Donald ha già da mesi paventato il dubbio che le elezioni di novembre (per le quali tutti i sondaggi prevedono una forte vittoria del Partito Democratico) saranno truccate e dunque non valide. Nessun Presidente prima di lui ha mai osato dire tanto. C’è da chiedersi, allora, perché e come si sia arrivati a questo punto.

 

Un Presidente insofferente ai limiti del potere

Il soggetto in questione è vanitoso, egocentrico, vanaglorioso ma anche e soprattutto autoritario. Insofferente alle regole della democrazia, alla divisione dei poteri, all’esercizio del controllo operato nei confronti dell’istituto presidenziale. Ama solo la vittoria (oltre ai soldi) e detesta perdere: anzi non lo accetta proprio. E conseguentemente si comporta come un re: assoluto, non certo costituzionale. Da ciò deriva la considerazione che ha degli altri, invariabilmente a lui inferiori, a lui subordinati. E se non è così, allora si tratta di feccia, gentaglia. Così pure per le nazioni alleate, nani da comandare a bacchetta. E da umiliare, quando possibile. Oltre che da punire se provano a reagire, a non sottomettersi.

Non v’è dubbio che questi tratti autocratici e minacciosamente autoritari appartengano all’individuo-Trump e abbiano prodotto la più grande centralizzazione del potere presidenziale, provando ad allargarlo ulteriormente rispetto al suo già elevato livello, che mai si sia vista a Washington. Si pensi, e non è che un esempio, al ruolo di suoi due fedelissimi come Witkoff e Kushner (socio in affari il primo, genero il secondo) che senza alcuna esperienza politica o diplomatica né competenze particolari in argomento stanno da quasi due anni trattando le questioni internazionali più rilevanti – dall’Ucraina a Gaza – bypassando completamente tutta la struttura manageriale e diplomatica che per mandato dovrebbe aiutare il Presidente a prendere le decisioni migliori dopo attenta e approfondita ponderazione fondata su una profonda conoscenza dei dossier. Una modalità del governare che viene, come dire, “privatizzata”, sottraendola alla più ampia e competente “catena del comando” della quale qualsiasi organizzazione complessa si dota, per necessità quando non per convinzione.

 

La trasformazione del Partito Repubblicano

Perché, riprendiamo l’interrogativo, si è arrivati a questo punto? Non è certo il risultato di un destino cinico e baro. Una risposta – certo non l’unica – sta all’interno del Partito Repubblicano, il glorioso Grand Old Party che ha sempre espresso un conservatorismo sociale rispettoso del sistema sia nelle sue versioni “compassionevoli” (esempio Bush padre) che in quelle più “liberiste” (esempio Ronald Reagan). Negli ultimi 30 anni, cominciando con il Contract with America di Newt Gingrich, transitando per politici di Destra dura come Donald Rumsfeld, proseguendo col Tea Party Movement di Sarah Palin per arrivare sino al primo Trump è stato occupato da un estremismo ipernazionalista dai connotati rivoluzionari di cui il movimento MAGA si è fatto interprete promuovendo un’idea politica pervasa da risentimento, cattiveria, disprezzo e finanche odio nei confronti degli “altri”: altri stati, altre organizzazioni internazionali, altri non “puri” americani, insomma “altri”: invariabilmente, loro, responsabili di ogni guaio, di ogni problema locale o globale. Questi “altri” vanno combattuti e sconfitti, con le buone o più facilmente con le cattive.

È questa America che sta squassando il mondo. Ma ce ne è un’altra, migliore. Leader dell’Occidente. Tornerà (speriamo).

Oltre la soglia del dolore: la dignità del fine vita tra compassione e verità

Il volto della fragilità e le domande del nostro tempo

Quando la medicina spinge in avanti i confini della sopravvivenza, la società si trova a fare i conti con un interrogativo antico, ma vestito di nuove urgenze: come accompagnare chi sta lasciando questa terra? Il dibattito pubblico sul fine vita si è fatto negli ultimi anni sempre più acceso, spesso polarizzato tra chi invoca un diritto assoluto all’autodeterminazione e chi, al contrario, percepisce in tale richiesta una resa della comunità di fronte alla sofferenza. In questo scenario, la riflessione della Chiesa cattolica non si limita a un semplice divieto, ma propone un percorso di senso.

Si tratta di un invito a guardare alla fragilità non come a un guasto da eliminare, ma come a una dimensione costitutiva dell’essere umano, che richiede prossimità, ascolto e cura.

 

La radice del dilemma: tra «qualità» e «dignità» della vita

Uno dei nodi centrali della discussione contemporanea risiede nello slittamento semantico e concettuale dal principio della dignità della vita a quello della sua qualità.

Come osserva Aldo Rocco Vitale nella sua analisi della lettera Samaritanus bonus, la modernità tende talvolta a valutare l’esistenza umana attraverso una lente utilitaristica, dove il valore di una persona viene misurato in base alla sua autonomia, alla sua produttività o all’assenza di dolore.

Questa prospettiva, per quanto apparentemente mossa da pietà, nasconde un’insidia profonda: se la vita è degna solo quando è «di qualità», si apre la porta a una selezione silenziosa dei più deboli.

La Congregazione per la Dottrina della Fede, nel documento del 2020, smaschera questa deriva, ricordando che la dignità è un dato ontologico, inalienabile e indipendente dalle condizioni fisiche o psichiche del soggetto.

La debolezza, lungi dall’essere un motivo per affrettare la fine, diventa invece il luogo privilegiato in cui si gioca la verità della nostra umanità e della nostra capacità di stare accanto all’altro.

 

Il magistero della Chiesa: un «sì» alla vita, un «no» all’accanimento

La posizione della Chiesa sul fine vita è spesso fraintesa, ridotta a un rifiuto pregiudiziale di ogni intervento medico. La realtà è ben più sfumata e radicata in una tradizione di pensiero che sa distinguere con cura.

Già nel 1957, Papa Pio XII tracciò una linea di demarcazione fondamentale, affermando che non esiste un obbligo morale di impiegare sempre e comunque tutti i mezzi terapeutici disponibili.

Da allora, il magistero ha ribadito con costanza la differenza abissale tra l’eutanasia – intesa come un’azione volta a procurare direttamente la morte – e la legittima rinuncia all’accanimento terapeutico.

Come sottolineato da Papa Francesco, sospendere procedure mediche onerose, pericolose o sproporzionate rispetto ai risultati attesi non significa voler procurare la morte, ma accettare con realismo i limiti della condizione umana.

Si tratta di evitare un’ostinazione irragionevole che prolungherebbe solo un’agonia penosa, senza mai tradursi, però, in un abbandono del paziente.

 

La lezione del Buon Samaritano

È proprio qui che si inserisce con forza la lettera Samaritanusbonus. Il titolo stesso non è casuale: richiama la parabola evangelica per offrire un paradigma etico e antropologico. Il Buon Samaritano non passa oltre, non ignora il ferito, ma soprattutto non lo elimina per risolvere il problema della sua sofferenza.

Si china, fascia le ferite, lo porta alla locanda e si prende cura di lui.

Il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede denuncia quella che Papa Francesco ha definito una «falsa compassione»: l’idea che la forma più alta di pietà sia eliminare chi soffre.

La vera compassione, al contrario, consiste nel sostenere il malato, nell’offrire affetto e nel garantire l’accesso a cure palliative di qualità.

Le cure palliative, infatti, non mirano a guarire una malattia ormai allo stadio terminale, ma a lenire il dolore fisico e a sostenere la persona nella sua interezza, inclusa la sua dimensione spirituale.

Come recita un passaggio divenuto emblematico del documento: «inguaribile non è mai sinonimo di incurabile». Chi sta morendo ha diritto a essere accolto, curato e circondato di affetto fino all’ultimo respiro.

 

La coscienza professionale e l’obiezione di fronte alla legge

L’attuazione di questo modello di cura si scontra, nella pratica, con le pressioni di ordinamenti giuridici che in varie parti del mondo stanno legittimando l’eutanasia o il suicidio medicalmente assistito. In questo contesto, Samaritanus bonus dedica un’attenzione particolare alla figura del personale sanitario.

Il medico non è un mero esecutore tecnico della volontà del paziente, ma un professionista la cui azione deve avere come fine intrinseco la tutela della vita.

Per questo, il documento ribadisce con forza la necessità di riconoscere e tutelare l’obiezione di coscienza. Non si tratta di un privilegio di categoria o di una semplice convinzione religiosa privata, ma di un diritto fondamentale che protegge l’integrità morale della persona e, in definitiva, il bene comune della società.

Quando una legge impone di compiere un atto che la coscienza giudica intrinsecamente disordinato, come la cooperazione all’eutanasia, il diritto all’obiezione diventa l’ultimo baluardo contro la degenerazione della relazione di cura.

 

Inguaribile, ma mai solo

Ripensare il fine vita alla luce di questi principi richiede un cambio di passo culturale. Significa investire risorse negli hospice, formare il personale alla comunicazione empatica e sostenere le famiglie che si trovano a fronteggiare il distacco.

La sfida non è quella di prolungare la vita a ogni costo, né di abbreviarla per comodità o per un malinteso senso di pietà. La sfida è molto più alta: si tratta di garantire che ogni esistenza, fino al suo tramonto naturale, sia riconosciuta come preziosa, accompagnata e mai lasciata sola.

In un’epoca che spesso guarda alla vecchiaia e alla malattia come a un fallimento, ricordare che la fragilità ci rende interdipendenti è forse l’atto più rivoluzionario che possiamo compiere. Perché, come insegna la tradizione più autentica, la misura di una civiltà si vede da come tratta chi non ha più nulla da dare, se non il proprio silenzio e la propria presenza.

I record del governo: longevità e carovita

Quando anche la spesa si paga a rate

Due note catene di supermercati da più di un mese stanno pubblicizzando la possibilità di fare la spesa pagandola a rate. L’economia del nostro paese, soprattutto nel secondo dopoguerra, è cresciuta e si è sviluppata anche grazie a mutui, rate e cambiali. Ma quello era ed è un indebitamento che possiamo definire senza alcuna esitazione “sano”. Un indebitamento sano perché riferito ad un investimento che consentiva di realizzare una capitalizzazione risparmiando sul costo di un affitto, o perché riferito all’acquisto di beni durevoli (automobile, elettrodomestici, ecc.) che hanno la caratteristica di produrre i loro effetti per un periodo di tempo medio-lungo, ma comunque misurabile in anni.

 

Indebitarsi per mettere il pasto in tavola

In questo caso invece, si propone la rateizzazione per fare la spesa quotidiana; ovvero un indebitamento per riuscire a mettere sulla tavola il pasto quotidiano. È un segnale molto preoccupante ed è significativo che gli operatori commerciali abbiano intercettato questa difficoltà che una parte crescente di consumatori incontra nel far fronte economicamente alla spesa quotidiana per mangiare.

Da più di due anni le rilevazioni Istat segnalano un forte aumento del costo dei prodotti alimentari, con i dati relativi al 2026 che vedono un’inflazione media nel carrello della spesa intorno al 30% con picchi che oscillano tra il 40% e il 50% per carne, pesce e prodotti ortofrutticoli freschi. Ma aldilà delle rilevazioni statistiche è sufficiente recarsi a fare la spesa per constatare sul campo quanto è diventato difficile e costoso riempire il carrello.

 

Il carovita che impoverisce le famiglie

Anche rispetto all’aumento dei carburanti (ormai stabilmente sopra i 2 €.) l’inflazione nel carrello è quella che pesa maggiormente sui bilanci familiari con una notevole perdita di potere d’acquisto, in presenza di stipendi e pensioni che sono sostanzialmente fermi al palo. La spesa è infatti un’azione quotidiana che riguarda indistintamente tutte le persone e l’aumento dei prezzi ha una maggiore incidenza sui bassi redditi che vengono assorbiti ormai in misura quasi totale proprio dalla spesa alimentare.

Questo, oltre a creare un evidente situazione di squilibrio sociale, genera anche una diminuzione delle risorse disponibili per altro genere di consumi ed altre categorie di spesa – ivi compresa quella per prevenzione e cure sanitarie – producendo una contrazione complessiva di domanda sul mercato interno. Questo spiega la nostra situazione di stagnazione economica con un PIL da prefisso telefonico, la diminuzione della produzione industriale e un aumento della popolazione in condizioni di povertà.

 

La longevità del governo e i record che non si celebrano

Questo è uno dei record negativi che segnano questi anni di governo, ma le celebrazioni di questi giorni parlano di qualcos’altro che non riguarda in alcun modo la vita degli italiani. Ma è sempre più evidente che questa ostentata autocelebrazione di longevità governativa e le straordinarie risorse che questo governo ha avuto a disposizione grazie al PNRR (occasione unica ed irripetibile), spazzano via ogni possibile alibi o giustificazione per le tante questioni irrisolte e per i problemi che in questi anni si sono aggravati.

Venezia, Sara Lazzaro: pellegrinaggio fondamentale ogni anno per me

Venezia, 4 set. (askanews) – “Venezia è casa, è un po’ come tornare a casa. A parte che adesso abito qui da tre anni, ho scelto proprio Venezia come luogo di base, però il festival di per sé credo che sia rimasto uno dei pochi festival che ha ancora in mente i film. Sono una di quelle che appunto si sveglia presto alla mattina per andare a vederli quasi tutti, al secondo giorno ne ho visti nove, perché penso che sia anche importante per il mio lavoro vedere quello che si sta producendo, dove sta andando il cinema, vedere il lavoro dei miei colleghi, essere ispirata dal lavoro degli altri e quindi penso sia sempre un pellegrinaggio fondamentale ogni anno per me”.

Così l’attrice Sara Lazzaro, che il 5 settembre a Venezia riceverà il Premio Kineo, conferito a grandi nomi del cinema italiano e internazionale, della serialità e delle nuove forme dello spettacolo, come Miglior Attrice Serie per la sua interpretazione in “Call My Agent Italia 3”. Il Premio, che quest’anno festeggia la 25esima edizione alla 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, di cui è storico evento collaterale, la vede in un certo senso “coinvolta” anche per la vittoria per la serialità italiana di “La legge di Lidia Poet”, in cui recita nel ruolo di Teresa.

“Ogni riconoscimento per me arriva come una sorpresa e sono sempre molto grata di fra parte del premio di quest’anno – ha detto – sono in compagnia di professionisti incredibili, tra cui la regina Faye Dunaway, quindi è un’occasione bellissima per celebrare il lavoro di tutti e in questo caso sono molto felice di celebrare anche la mia Monica che è un personaggio a cui sono molto affezionata in ‘Call My Agent 3’, in questa terza stagione e spero che ci siano molti altri ruoli in futuro che mi diano l’opportunità di esplorare e di buttarmi e di rischiare come questo ruolo”.

“Sono estremamente felice della varietà di ruoli che mi vengono proposti dove non vengo incasellata in un’unico personaggio, un unico registro interpretativo. Anche Teresa è un personaggio che adoro molto ed è stato agrodolce salutarla in questa terza e ultima stagione, però mi ha dato tantissimo e sono anche felicissima che La legge di Lydia Poet prenda il premio come migliore serie” ha aggiunto.

Tra i premiati di questa edizione Faye Dunaway, Premio alla Carriera, Gennaro Nunziante per il Miglior Film Commedia e Miglior Regista per “Buen Camino”, Fabio Volo come Miglior Attore Protagonista per “Prendiamoci una pausa” di Christian Marazziti, Chiara Francini come Miglior Attrice Protagonista.

Casa, Lega: no a stretta Ue su seconde case e affitti brevi

Roma, 4 set. (askanews) – “Leggiamo anticipazioni secondo cui la Commissione europea, attraverso un regolamento sulla casa di imminente pubblicazione, starebbe preparando una stretta sugli affitti brevi e addirittura una limitazione alla compravendita di seconde case. Speriamo proprio che non sia così, perché sarebbe qualcosa di molto lontano da quanto indicato nel documento strategico presentato a dicembre. La posizione della Lega è chiara: non verrà mai adottato un provvedimento che violi o limiti il sacro diritto alla proprietà privata”. Lo afferma in una nota la Lega.

Frecciarossa e Luna Rossa insieme per 38 America’s Cup a Napoli

Napoli, 4 set. (askanews) – Frecciarossa, brand di Trenitalia (Gruppo FS), sarà official sponsor di Luna Rossa per la 38 America’s Cup, in programma nel 2027 a Napoli. La partnership è stata presentata al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa alla presenza dell’Amministratore Delegato di Luna Rossa, Max Sirena, del Vicedirettore Generale Corporate del Gruppo FS, Giuseppe Inchingolo, e del Direttore Marketing e Revenue Management di Trenitalia, Mario Alovisi. Per Giuseppe Inchingolo, Vicedirettore Generale Corporate del Gruppo FS: “Come primo gruppo industriale del Paese non potevamo non sostenere un’iniziativa così importante; ospitare l’America’s Cup è una grandissima occasione e una vetrina per tutto il Paese, non soltanto dal punto di vista del turismo ma anche per mostrare le nostre eccellenze. Il Frecciarossa è un’eccellenza assoluta per velocità, per tecnologia, per innovazione, che sono poi i valori che ritroviamo anche in Luna Rossa e quindi per questo riteniamo che il connubio fra Luna Rossa e Frecciarossa sia perfetto. Frecciarossa sarà un vettore fondamentale per la riuscita dell’America’s Cup”.

L’accordo nasce dall’incontro tra due realtà simbolo del Made in Italy che condividono la stessa visione tecnologia d’avanguardia, velocità, performance e innovazione. Così Mario Alovisi, Direttore Marketing e Revenue Management di Trenitalia: “La partnership è in coerenza con il nostro obiettivo di rafforzare il brand e di trovare dei partner che abbiano lo stesso obiettivo di sostenibilità, velocità e che rappresentino questo Paese. È l’inizio di un percorso che ci vedrà, insieme a Luna Rossa, parte attiva dell’America’s Cup”. Un’alleanza che intreccia l’eredità centenaria di Ferrovie dello Stato con la massima espressione della tecnologia applicata alla vela, celebrando il valore degli uomini e della ricerca tecnologica italiana.

Max Sirena, Amministratore Delegato di Luna Rossa: “Questa partnership con Frecciarossa credo sia molto più importante di una semplice partnership o di una sponsorship. Credo racconti un pezzo di storia importante tecnologico e di storia di uomini, perché alla fine stiamo parlando veramente di più di 100 anni di storia di Ferrovie dello Stato che si è evoluta negli anni basta vedere quello che si vede qua nel museo e Luna Rossa che rappresenta il massimo dell’espressione tecnologica applicata alla vela”.

L’America’s Cup 2027 rappresenterà una vetrina di risalto mondiale per Napoli e per l’intero Paese, con ricadute positive su turismo e mobilità. In questo scenario, Frecciarossa, insieme a Trenitalia e al Gruppo FS, svolgerà un ruolo chiave nella gestione dei flussi di visitatori, collegando il capoluogo campano con le principali città e integrando mobilità, sport e promozione del territorio.

Venezia, Kineo a Luca Tommassini: si premia chi lavora dietro le quinte

Venezia, 4 set. (askanews) – A Venezia quest’anno il Premio Kineo, conferito a grandi nomi del cinema italiano e internazionale, della serialità e delle nuove forme dello spettacolo, viene assegnato anche a Luca Tommassini, per la Miglior Coreografia per “Il Diavolo veste Prada 2”. È stata istituita una nuova categoria e il ballerino, coreografo, regista e direttore artistico di programmi tv e tour per artisti come Laura Pausini, si è detto molto felice di aprire questa strada per tanti che fanno il suo lavoro.

“Questo premio significa tanto non solo per me ma per chi lavora dietro le quinte e per chi fa coreografie o comunque direzione artistica delle performance. Io nella mia vita ho fatto più di cento film, a parte un po’ come attore e come ballerino, ma soprattutto l’ultimo con Lady Gaga, “Il diavolo veste Prada 2″, ho lavorato con Johnny Depp, Angelina Jolie, insomma tutti i film più importanti che vengono in Italia, ma anche quelli americani che ho fatto con Whoopi Goldberg, come Sister Act, sono veramente piccoli pezzi di storia del cinema. Io zitto zitto sono rimasto in angoletto perché in America questo lavoro viene celebrato e sono molto contento che abbiano voluto quest’anno aprire il Kineo anche a noi: io rappresento un po’ il mio sogno personale e di mia madre, quindi sono molto emozionato, ma sono soprattutto emozionato perché stiamo aprendo una strada, questo è l’inizio di un riconoscimento importante per un dipartimento che dà qualcosa di veramente importante al film… Sono come un bambino, davvero molto contento”.

Il Premio Kineo festeggia la 25esima edizione alla 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, di cui è storico evento collaterale. Tra i premiati di questa edizione molti nomi internazionali: Faye Dunaway, Premio alla Carriera, tra le più grandi della storia del cinema americano, Nicola Peltz Beckham che riceverà il Rising Star Award, Miguel Àngel Silvestre, premiato per “La Fiera di Salvador Calvo”, Alp Navruz, uno dei volti più amati della serialità turca, tra i protagonisti di “Be My Sunshine”, e Oka Giner, interprete messicana della serie “Las hijas de la senora Garcìa”. Tra i riconoscimenti dell’edizione 2026 anche quello assegnato a Vialina Lemann, che sarà Ambassador for Women Empowerment del Premio Kinéo 2026.

Per il cinema italiano, invece, hanno ottenuto riconoscimenti Gennaro Nunziante per il Miglior Film Commedia e Miglior Regista per “Buen Camino”, mentre il premio come Miglior Attore Protagonista è stato scelto Fabio Volo per “Prendiamoci una pausa” di Christian Marazziti. Per lo stesso film, Ricky Memphis riceve il riconoscimento come Miglior Attore non Protagonista. A Massimiliano Gallo, invece il premio come Miglior Opera Prima per “La salita”, film con cui l’attore napoletano affronta per la prima volta la regia. Tra le protagoniste del cinema italiano, Chiara Francini viene premiata come Miglior Attrice Protagonista, mentre il riconoscimento di Miglior Attrice non Protagonista va a Maria Gifuni. Per la serialità italiana, “La legge di Lidia Poet” riceve il premio come Miglior Serie Italiana, mentre il riconoscimento come Miglior Serie Internazionale va ad “A House of Dynamite”, diretto dalla regista premio Oscar Kathryn Bigelow.

Sara Lazzaro è inoltre la Miglior Attrice Serie per la sua interpretazione in “Call My Agent Italia 3”, mentre per la sezione dedicata alle serie tv e in streaming viene premiato “Raniero Monaco di Lapio”. Il Premio Giovanissime Rivelazioni va a Paolo Calvano, protagonista del film “Natale senza babbo”.

Il pubblico ha scelto come Miglior Film Internazionale “Una battaglia dopo l’altra” di Paul Thomas Anderson, mentre il premio come Miglior Cortometraggio va a “Dinner with Dante”, diretto da Cecilia Miniucchi e scritto da Katherine Schimmel. Un riconoscimento speciale viene inoltre assegnato dal Premio Kinéo in collaborazione con il Global Campus of Human Rights ad Askold Kurov, documentarista e filmaker indipendente russo con base in UK, tra le voci più autorevoli del cinema impegnato sui temi dei diritti umani, dei conflitti sociali e della libertà di espressione. La cerimonia di consegna è il settembre alla Casa Cinema Giovani al Lido di Venezia.

Governo, Meloni: andiamo avanti, le pagine più belle sono ancora da scrivere

Roma, 4 set. (askanews) – “Se siamo arrivati fin qui, significa che possiamo ancora andare avanti. Perché io continuo a credere che le pagine più belle debbano essere ancora scritte”. Lo ha ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel suo intervento conclusivo alla manifestazione organizzata da Fdi a Bari per celebrare il traguardo del governo più longevo.

“Il nostro traguardo – ha aggiunto – non è mai stato diventare il governo più longevo della storia della Repubblica, il nostro traguardo è sempre stato molto più ambizioso. Il nostro traguardo è un’Italia nella quale chi ha un’idea possa realizzarl, un’Italia nella quale chi lavora possa permettersi una casa, costruire una famiglia, guardare al futuro con fiducia, un’Italia nella quale nessuno sia costretto ad andarsene per diventare quello che sogna di essere, una nazione nella quale, ovunque si trovi, ogni italiano sia fiero di dire a voce alta da dove viene, un’Italia nella quale chi è partito possa trovare 1000 ragioni per tornare. Il nostro traguardo è un’Italia che non chiede più il permesso a nessuno”.

Miopia, oltre il 25% dei giovani presenta una forma grave

Brescia, 4 set. (askanews) – La miopia è sempre più diffusa, e tra i giovani adulti cresce anche quella nelle forme più gravi. A dirlo sono i dati dell’Osservatorio sulla Vista del Gruppo Refrattivo Italiano. L’analisi ha preso in esame oltre 22 mila pazienti e 42.530 occhi, visitati tra il 2020 e il 2026. Tra i 18 e i 45 anni, il 78,4% è miope. E oltre un candidato alla chirurgia refrattiva su quattro, il 26,4%, presenta una miopia elevata: almeno 6 diottrie. Una condizione che non riguarda soltanto la necessità di occhiali o lenti a contatto, ma può aumentare nel tempo il rischio di problemi alla retina.

“La miopia è oggettivamente considerate oggi un’epidemia e i numeri ce lo dicono chiaramente, sia quelli delle statistiche dell’OMS sia quelli che abbiamo rilevato nelle nostre cliniche e che abbiamo recentemente reso pubblici. In particolare, contiamo tre pazienti su quattro che si rivolgono alle nostre strutture con miopia e, tra questi, circa uno su quattro presenta una miopia grave. Per miopia grave si intende una miopia superiore alle 6-7 diottrie.” ha dichiarato il Dottor Andrea Russo, oculista e chirurgo refrattivo del Gruppo Refrattivo Italiano.

Il fenomeno è particolarmente evidente tra i più giovani: la miopia interessa l’80,7% degli occhi tra 18 e 29 anni e l’80,2% tra 30 e 39 anni. Secondo le proiezioni internazionali, entro il 2050 circa metà della popolazione mondiale potrebbe essere miope per questo è fondamentale la prevenzione.

“Prevenire la miopia è difficile, ma in qualche modo è possibile. L’evoluzione della miopia, curiosamente, è iniziata negli anni ’50-’60, quindi non in epoca moderna. Differentemente da quanto si pensa, non sono gli smartphone e i computer la vera causa della miopia. Se trascorriamo più tempo, durante la gioventù, quando l’occhio si sta formando, in un ambiente chiuso, quindi privo di luce solare, la miopia tende a progredire” ha proseguito Russo.

La diagnosi precoce e i controlli periodici diventano fondamentali, soprattutto nei casi di miopia elevata.

“La cura della miopia è il nostro campo, perché purtroppo interveniamo soprattutto quando il paziente è già adulto e, come abbiamo detto, presenta una miopia importante. Fortunatamente esistono diverse soluzioni per correggere i difetti visivi, anche se non tutti gli occhi e non tutti i pazienti sono candidati a questi interventi: saremo noi a stabilirlo. Oggi disponiamo di tecniche laser molto raffinate, che possono offrire una qualità visiva superiore rispetto a quella ottenibile con occhiali e lenti a contatto. Esistono poi tecniche intraoculari, come l’ICL, che prevede il posizionamento di una piccola lente all’interno dell’occhio” ha concluso Russo.

Un quadro che conferma quanto la miopia non sia soltanto un problema di vista, ma una condizione da monitorare nel tempo. E con numeri in crescita soprattutto tra le nuove generazioni, prevenzione, controlli regolari e diagnosi precoce diventano strumenti fondamentali per proteggere la salute degli occhi. I dati completi dell’Osservatorio sulla Vista sono disponibili sul sito del Gruppo Refrattivo Italiano: www.grupporefrattivoitaliano.it/pages/osservatorio-sulla-vista

Sanità, Meloni: liste d’attesa le ha lasciate la sinistra,noi non ci siamo voltati

Roma, 4 set. (askanews) – “Abbiamo lavorato sulla sanità, nonostante le tante bugie che raccontano qui la domanda è, ma secondo voi le liste d’attesa le ha create il governo Meloni, cioè sono iniziate con il governo Meloni? No, esistevano anche cinque o 10 anni fa solo che nessuno se ne occupava. La sinistra le ha lasciate a noi”. Lo ha ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel suo intervento conclusivo alla manifestazione organizzata da Fdi a Bari per celebrare il traguardo del governo più longevo.

“Solo che noi, invece di girarci dall’altra parte come facevano loro, ci siamo chiesti – ha aggiunto – come potevamo fare ad aiutare le regioni a fare meglio”, “quando noi ci siamo insediati c’erano fior fiori di politici che commentavano queste liste d’attesa in televisione, solo che udite udite non esisteva in Italia uno strumento che ti dicesse quante persone stavano aspettando dove e da quanto. E il problema è che per governare qualcosa prima devi conoscerlo. Lo abbiamo fatto noi, non ci aveva pensato nessuno ci credete? Siamo partiti dal monitoraggio territorio per territorio, prestazione per prestazione, persona per persona per capire come possiamo intervenire, dove c’è bisogno di un intervento”.

Sport, Castiglione del Lago ospiterà il Mondiale di Endurance 2028

Roma, 4 set. (askanews) – Il Mondiale è nostro. Il FEI Endurance World Championship 2028 si svolgerà nel mese di settembre a Castiglione del Lago, nel cuore dell’Umbria. La decisione della Federazione Equestre Internazionale (FEI), assunta durante il FEI Board Meeting del 1° settembre, premia la candidatura italiana e assegna al nostro Paese uno dei più importanti appuntamenti degli sport equestri.

È la prima volta che il Campionato del Mondo di Endurance arriva in Umbria, un territorio che da oltre 25 anni è protagonista della disciplina e che nel 2028 ne diventerà la capitale. Un traguardo che viene accolto con grande onore, profondo senso di responsabilità e riconoscenza per la fiducia che la FEI ha scelto di accordare all’Italia, all’Umbria e a Castiglione del Lago.

Dalla presentazione del dossier è trascorso quasi un anno, durante il quale la candidatura ha affrontato un articolato processo di selezione. Il Comitato organizzatore, composto da sistemaeventi.it srl e Italia Endurance ASD, insieme alla Federazione Italiana Sport Equestri (FISE), ha presentato un progetto solido e ambizioso, prevalendo su cinque candidature importanti provenienti da Qatar, Stati Uniti, Spagna, Romania e Slovacchia.

Sulla scia del successo dello Zigulì FEI Endurance European Championship 2025, ospitato proprio a Castiglione del Lago, il progetto 2028 ha raccolto un ampio sostegno istituzionale, rafforzandone il valore nazionale. Governo Italiano, CONI, Regione Umbria e Comune di Castiglione del Lago hanno riconosciuto nell’iniziativa non solo l’opportunità di ospitare un grande evento sportivo, ma anche una importante occasione di promozione del territorio e dell’Italia. Il dossier è stato accompagnato dalle lettere di endorsement del Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, del presidente del CONI Luciano Buonfiglio, dell’assessore al Turismo e Sport della Regione Umbria Simona Meloni e del Sindaco di Castiglione del Lago Matteo Burico. Come sottolineato dal Ministro Abodi, il Mondiale potrà dare visibilità internazionale all’Endurance, valorizzare il Made in Italy e le eccellenze locali, sostenere l’economia regionale e rafforzare il legame tra sport, cultura e turismo. Una convergenza che ha riunito le principali istituzioni attorno a un progetto capace di rappresentare il sistema Italia sulla scena globale.

“Abbiamo creduto fino in fondo nella forza di Castiglione del Lago e nella capacità dell’Italia di offrire all’Endurance qualcosa di straordinario. Per questo, oggi – commenta Gianluca Laliscia, CEO & Chairman di sistemaeventi.it – non celebriamo soltanto l’assegnazione di un Campionato del Mondo. Celebriamo più di venticinque anni di lavoro, passione, competenze e persone che hanno contribuito a costruire questa storia”.

“Siamo molto soddisfatti della scelta della Federazione Equestre Internazionale di assegnare il FEI Endurance World Championship 2028 al Comitato Organizzatore di Castiglione del Lago. Si tratta di un ulteriore successo dell’Italia e del lavoro di squadra che stiamo portando avanti con operatori seri e appassionati, come la famiglia Laliscia, che si confermano ancora una volta estremamente professionali e una vera garanzia di risultato”, dichiara il presidente della Federazione Italiana Sport Equestri Avv. Marco Di Paola. “Questo traguardo premia la credibilità del nostro Paese sulla scena globale e valorizza una tradizione organizzativa straordinaria. Sono convinto che il Mondiale di Endurance 2028 sarà un grande successo per tutto il movimento equestre italiano”.

Il legame tra Castiglione del Lago e l’Endurance equestre nasce ad inizio secolo e da allora non si è mai interrotto. In oltre venticinque anni, il territorio del Trasimeno ha ospitato alcune delle competizioni più prestigiose della disciplina, diventando un punto di riferimento oltre i confini nazionali.

Nel 2028 l’Umbria accoglierà le migliori squadre nazionali, insieme ad atleti, cavalli, tecnici, team, ufficiali di gara e accompagnatori da tutto il mondo. Un appuntamento di grande portata, destinato a coinvolgere accoglienza, ricettività e servizi e a offrire alla regione una vetrina di eccezionale valore.

Il percorso verso il Mondiale entrerà nel vivo già a settembre 2027, esattamente un anno prima dell’appuntamento iridato, con il Test Event di Castiglione del Lago. Sarà la prova generale per mettere a punto ogni aspetto dell’organizzazione: dai 160 chilometri del percorso di gara alle operazioni presso l’ex aeroporto Eleuteri, sede dell’evento, dalla logistica alla sicurezza fino alla gestione sportiva. Al centro, una priorità assoluta: il massimo benessere e la piena tutela di cavalli e cavalieri.

L. Elettorale, Meloni: vogliamo che cittadini scelgano coalizione e candidato

Bari, 4 set. (askanews) – “Le battaglie che perdeva l’Italia ora le vince, sono conquiste che vogliamo lasciare agli italiani indipendentemente da chi vincerà. Per questo proponiamo che alle prossime elezioni e alle successive possano scegliere la coalizione, il programma e il candidato da proporre al capo dello Stato. Significa niente ribaltoni, manovre di Palazzo come vorrebbe fare il Pd anche questa volta, e avere cinque anni per governare”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, alla festa del governo in corso a Bari.

Beretta, Ferlito: famiglia asset ma se serviranno capitali andremo in Borsa

Cernobbio, 4 set. (askanews) – “Vedremo come si evolverà la situazione, se avessimo bisogno di capitali per fare ulteriori crescite è chiaro che la borsa è uno dei posti dove andare a cercare questo capitale”. A dirlo Carlo Ferlito, Ceo e General Manager di Fabbrica d’Armi Beretta, che a Cernobbio, nell’ambito del Forum Ambrosetti, ha presentato la ricerca “L’Italia come produttore di sicurezza. La filiera delle armi leggere tra interesse nazionale e sicurezza collettiva.

Per Ferlito, tuttavia, il traguardo dei 500 anni di storia con la famiglia Beretta da 14 generazioni al timone dell’azienda, è “un asset perchè i membri della famiglia sono molto presenti ed è un asset straordinario avere degli imprenditori così illuminati che hanno questa ossessione di fare meglio della generazione precedente e di creare ulteriore valore rispetto a quello che hanno ereditato e non di sperperarlo”. E poi, sottolinea “quando ti presenti al cliente c’è il nome di una persona, hai la reputazione di una famiglia dietro, questo è un asset importante ed è un vantaggio competitivo”.

“La capacità di aver lavorato bene in questi anni e aver creato la liquidità necessaria per poter fare le acquisizioni che ci servivano, completare l’offerta e migliorare la nostra proposta fa sì che il gruppo possa continuare in questa situazione”.

Ferlito ha ricordato che quello della Beretta “è un gruppo internazionalizzato che si avvicina a 1,7 miliardi di ricavi”. Beretta Holding, capogruppo che riunisce in un’unica struttura le attività della famiglia Beretta tra cui la stessa Fabbrica d’Armi Pietro Beretta, ha chiuso il 2025 con ricavi pari a 1,68 miliardi di euro, in crescita dello 0,7% rispetto al 2024, mentre per la Fabbrica d’armi ha registrato un fatturato di 335 milioni di euro, di cui circa il 10% realizzato in Italia e il restante 90% sui mercati esteri, con gli Stati Uniti quale principale mercato di riferimento.

A chi gli chiedeva come il bilancio del gruppo abbia beneficiato dell’attuale situazione geopolitica, con i vari conflitti armati in corso, Ferlito ha risposto che “come settore il nostro è tendenzialmente penalizzato dei conflitti. Noi viviamo in stazioni economicamente favorevoli quando c’è il para bellum, cioè quando c’è la minaccia, ma quando scoppia conflitto tendenzialmente la nostra legislazione ci chiude un po’ la possibilità di lavorare con i Paesi in conflitto. Noi non potremmo lavorare direttamente con Paesi che sono in conflitto, il governo lo può fare”. “Quando è scoppiata la guerra in Ucraina – ha aggiunto – si è chiuso completamente il mercato russo che per noi nel mondo civile era un bel mercato perché i milioni di cacciatori russi erano innamorati dell’arma da caccia Beretta”. (fonte immagine: Fabbrica d’Armi Pietro Beretta S.p.A.).

Venezia, Giuseppe Tornatore: sull’IA c’è un confine da non superare

Venezia, 4 set. (askanews) – “Pur essendo io uno molto curioso, molto aperto all’intelligenza artificiale nell’audiovisivo c’è qualcosa che però mi inquieta, perché quando apprendo che due genitori sono stati messi nella possibilità di conversare con la propria figlia morta a dieci anni e di conversare, di sentire le sue risposte, questo mi mette una grande paura, perché tutto questo può sembrare una sorta di folle promessa di immortalità, che ti fa capire che c’è un confine oltre il quale non si deve andare”.

Così Giuseppe Tornatore, intervenendo a Venezia, alla Scuola Vecchia della Misericordia, all’incontro “The Future of… Creativity”, che durante la Mostra internazionale d’arte cinematografica ha riunito artisti, registi, scrittori, tecnologi e leader culturali per una giornata di discussioni e dibattiti sul futuro della creatività nell’era dei cambiamenti trasformativi, tra IA e progressi tecnologici.

Il simposio, presentato da Finch and Partners e Creative Artists Agency (CAA) con il sostegno di Mastercard, ha visto due diverse tavole rotonde a cui hanno partecipato tra gli altri, oltre a Tornatore, George Clooney, Leone d’Oro alla carriera di questa 83esima edizione della Mostra del cinema, l’attrice, regista e presidente della giuria internazionale di quest’anno Maggie Gyllenhaal, il compositore cinematografico vincitore di Oscar, Bafta e Grammy Alexandre Desplat, la regista cinematografica e televisiva Shannon Murphy, l’artista visivo Marc Quinn, il cardinale José Tolentino de Mendonca, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione del Vaticano, l’artista Kennedy Yanko, la regista cinematografica e televisiva vincitrice di un Emmy Award Shannon Murphy.

L’incontro di Venezia ha segnato la seconda edizione di “The Future of…”, dopo il simposio inaugurale “The Future of… Film” tenutosi durante il Festival di Cannes a maggio presso Villa Dorane.