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Politica popolare e ispirazione religiosa: l’America da Bryan a Talarico

La tradizione dimenticata del populismo morale

C’è un filo poco esplorato che attraversa la storia politica americana e che oggi sembra riemergere, sia pure in forme nuove, nella figura del giovane democratico texano James Talarico. È il filo di una politica popolare, a sfondo morale e religioso, ostile all’oligarchia economica ma distante anche dal secolarismo elitario ed estremista che negli ultimi decenni ha segnato larga parte del progressismo occidentale (fino alla posizione del wokismo).

Per comprendere questa tradizione bisogna tornare alla fine dell’Ottocento e alla figura di William Jennings Bryan, tre volte candidato democratico alla Casa Bianca, tribuno del Midwest agricolo e protagonista nel 1896 del celebre discorso della “Cross of Gold”. In quelle parole — “Non crocifiggerete l’umanità su una croce d’oro” — era già contenuta una visione politica precisa: il conflitto fondamentale non era tra classi irrigidite nell’idelogismo, ma tra il popolo produttivo, in senso lato, e la concentrazione del potere finanziario.

Bryan parlava ai contadini, ai lavoratori, ai piccoli commercianti dell’America profonda. Ma lo faceva usando il linguaggio biblico e non quello del socialismo europeo. La sua era una critica moralesteggiante dell’oligarchia. Non immaginava la politica come guerra ideologica permanente, bensì come difesa della dignità umana contro la disumanizzazione del denaro e della speculazione.

Dal Social Gospel a Jimmy Carter

Per decenni quella tradizione ha continuato a riapparire nella storia americana sotto forme diverse: nel Social Gospel protestante, nel New Deal rooseveltiano, nella predicazione civile di Martin Luther King, fino all’anomala figura di Jimmy Carter, ultimo presidente democratico apertamente evangelico.

Poi qualcosa si è spezzato. La destra americana ha via via conquistato il linguaggio religioso, mentre il Partito democratico si è spostato verso un progressismo sempre più radicale e tecnocratico, forte soprattutto negli strati medio-alti dei grandi centri urbani. La religione è diventata quasi monopolio conservatore; il lessico sociale e comunitario ha ceduto il passo a quello delle appartenenze culturali e delle rivendicazioni simboliche.

L’esperimento politico di James Talarico

È in questo vuoto che si inserisce oggi James Talarico. Giovane deputato texano, seminarista presbiteriano, candidato democratico al Senato federale, Talarico prova a ricostruire una sintesi che sembrava scomparsa: progressismo economico, linguaggio religioso, critica delle oligarchie e ricerca di una necessaria riconciliazione civile.

Il suo schema è semplice ma politicamente significativo: la vera frattura non riguarda più la destra contro la sinistra, bensì “l’alto contro il basso”. Non identità contro identità, ma concentrazione della ricchezza contro dignità delle persone e delle comunità. Non guerra culturale permanente, ma recupero di un comune terreno morale e culturale.

Per questo Talarico parla continuamente di “neighborhood”, di comunità, con l’accento su compassione e giustizia sociale. E per questo attacca tanto il trumpismo quanto il cinismo di una parte del liberalismo progressista. La sua operazione consiste nel tentativo di parlare all’America profonda, ancora sensibile all’eco della fede, evitando di consegnarla alla destra nazionalista.

Una lezione anche per l’Europa e quindi per l’Italia

Naturalmente il contesto è molto diverso da quello di Bryan. L’America contemporanea è multiculturale, secolarizzata, attraversata dai conflitti identitari e dalle piattaforme digitali. Ma proprio qui emerge il dato interessante: Talarico non cerca di restaurare il passato. Cerca piuttosto di recuperare una grammatica politica comunitaria e popolare che negli Stati Uniti appare oggi quasi rivoluzionaria.

Per l’Europa, e in particolare per la tradizione cattolico sociale italiana, questa esperienza merita attenzione. Non perché possa essere importata meccanicamente, ma perché mostra come, anche dentro la modernità avanzata, continui a esistere uno spazio politico per una cultura della dignità umana, del limite del potere economico e della responsabilità morale della democrazia.

Con Vannacci non cambia solo la politica, sta cambiando l’elettore italiano

Un segnale che va oltre i numeri

Fa riflettere che il generale Roberto Vannacci, con una proposta politica ancora recente e in consolidamento, venga già accreditato nei sondaggi oltre il 4%, mentre Matteo Renzi non va oltre il 3% e Carlo Calenda si ferma poco sopra il 2%.

Non è un semplice dato elettorale. È un segnale politico più profondo. Vuol dire che stanno cambiando le priorità dell’elettore italiano. Ma soprattutto sta cambiando la sua stessa antropologia politica.

L’elettore oggi sembra cercare meno la mediazione, meno la competenza tecnica, meno il linguaggio della politica tradizionale. Cerca piuttosto identità, riconoscibilità, appartenenza. Cerca una posizione netta, un profilo chiaro, una risposta immediata a un mondo percepito come instabile e contraddittorio.

La radicalizzazione reciproca

E questo produce un effetto sistemico: quando cambia l’umore dell’elettorato di una parte, cambia anche quello dell’altra. Le radicalità non si neutralizzano. Si alimentano a vicenda. Crescono insieme, si sospingono reciprocamente, restringendo progressivamente lo spazio della mediazione politica.

In questo quadro, il rischio riguarda anche la forma della democrazia che si sta delineando.

Se si consolidasse un sistema elettorale basato su un premio di maggioranza molto forte e su liste bloccate, l’attenzione si sposterebbe sempre meno sui singoli rappresentanti alla Camera e al Senato. Il Parlamento diventerebbe sempre meno leggibile, sempre meno scelto, sempre più distante.

I parlamentari finirebbero per essere figure opache, dipendenti dalle decisioni dei vertici di partito, mentre il consenso si concentrerebbe ancora di più sulle figure simboliche, sui capi, su chi incarna il messaggio politico più che la sua traduzione concreta.

Il ritorno della politica identitaria

Il paradosso è evidente. Per anni si è criticata la stagione dei partiti personalizzati, considerandola una distorsione della democrazia rappresentativa. 

Eppure si rischia di arrivare a un sistema in cui proprio quella logica diventa dominante, quasi inevitabile: la politica ridotta a competizione tra identità forti e leader carismatici. Meno rappresentanza. Meno mediazione. Meno visibilità del Parlamento. Più polarizzazione. Più semplificazione. Più centralità dei simboli. E alla fine, meno spazio per la politica come costruzione comune.

Un passaggio d’epoca

La verità è che non siamo davanti a un semplice spostamento di voti, ma a un passaggio d’epoca.

Se l’elettore non sceglie più una proposta ma un’identità; se non cerca più una mediazione ma una contrapposizione; se non premia più la complessità ma la semplificazione netta del mondo… allora non cambia solo la politica: cambia la qualità stessa della democrazia.

E quando la democrazia si semplifica troppo, non diventa più forte. Diventa solo più fragile, più emotiva, più instabile.

Per questo la vera domanda non è chi salirà nei sondaggi domani. La vera domanda è se avremo ancora una politica capace di tenere insieme ciò che oggi tende a dividersi.

Perché una democrazia non vive di soli vincitori e vinti. Vive di equilibrio, di mediazione, di rappresentanza reale. E se questo spazio si restringe troppo, non resteranno idee in competizione. Resteranno soltanto appartenenze che si scontrano. E in quello spazio, la politica smette di essere costruzione del futuro. E diventa soltanto il riflesso delle nostre paure presenti.

Netanyahu e la crisi dell’amicizia occidentale

Israele sta riuscendo in un obiettivo più arduo di quello di vincere la guerra contro la platea storica dei suoi nemici. Sta facendo in modo che i sentimenti di amicizia e vicinanza che il mondo ha per essa si stiano mutando in incomprensione, stizza e censura. 

Ci vorrà una geniale e forse impossibile campagna di comunicazione per riabilitarne l’immagine dopo la devastazione di Gaza, l’occupazione dei coloni di nuove terre ed in ultimo il sequestro di persone in acque internazionali che navigavano all’altezza di Cipro, una Flotilla trattata a dir poco in modo avvilente.

Una inammissibile barbarie

Per i media passano video con persone ammanettate costrette ad essere inginocchiate, quasi a fare la riverenza al bifolco Ministro della Sicurezza israeliano che passava in rassegna i prigionieri. Si parla di violenze e di abusi sessuali sui mal capitati e si vedrà un giorno, semmai esistesse ancora una giustizia internazionale, se ciò corrisponde al vero.

Il Governo Netanyahu sta rendendo pan per focaccia ha chi il 7 ottobre del 2023 ha massacrato 1400 innocenti ma si ha adesso la sensazione che quella sia stata una occasione per dare la stura ha propositi che ha stento si riuscivano a contenere. Impossibile dire quando una risposta militare sia adeguata o proporzionata al torto ricevuto, in ogni conflitto non si può mai andare troppo per il sottile o con il bilancino ma l’impressione è che si stia andando contro ogni codice di guerra. Non un eccesso di reazione ma un modo disonorevole di procedere. 

Trattare da bestie gli equipaggi della Flotilla violandone la dignità umana è un assai oltre che rendere un pan per focaccia. Ed anche qui ci sarebbe da intendersi perché la focaccia è peraltro un alimento assai più pregiato del semplice pane.

Cuor di Flotilla, la solita storia

Quanto alla Flotilla è da dire della assoluta inutilità di una impresa che ha valore semmai solo di singolare comunicazione, essendo nella sostanza di nessun vantaggio al popolo di Gaza. Prima o poi si sa che si verrà arrestati e rispediti in patria. Insomma tanto rumor per nulla e Israele è caduta nella trappola dando il peggio di sé.

Un po’ di fumo negli occhi e nel cuore 

Gli impavidi, che salpando da coste sicure si avventurano verso il mare di Levante, ricordano il logo delle sigarette di gran voga nei ceti popolari nell’Italia del dopoguerra. Si tratta della confezione delle “Nazionali Esportazioni”, rigorosamente senza “filtro” come di moda un tempo. Sul pacchetto è ritratta una barca a due alberi con 4 vele, forse un galeone o un brigantino od ancora una caravella. Il tutto su uno sfondo di color verde che dovrebbe richiamare il tema di una speranza ma non di morte.

Sarà forse questo che ha particolarmente allarmato l’esercito israeliano. Un mezzo colmo di briganti che brigava contro la sua sicurezza, un legno zeppo di pirati o corsari o ancora un galeone che agile come un gabbiano poteva attraversare il confine del suo mare compromettendone l’incolumità.  Non c’è alcun ingegno su quella caravella che piaccia a Nietanyhau e compagni di avventura.

Nella occasione l’Italia ha esportato un po’ della sua gente che andava da quelle parti per protestare contro la guerra, sembra di comprendere tutta riconducibile ad un movimento “pro-Pal” con tanto di parlamentare a bordo in cerca di notorietà e di provocazioni, attivisti che non possono portare a casa alcun risultato se non quello di farsi propaganda, senza alcun doveroso “filtro” di positiva consistenza prodotta.

Bastasse così poco per fermare ogni forma di violenza ne saremmo tutti felici. Netanyahu vorrebbe proporre a questi arditi di ispirarsi piuttosto ad altre marche di sigarette del tempo, ad esempio le “Stop” o le “Granfiltro” suggerendo magari di mirare verso altri lidi con le “Rose d’Oriente” ammonendo che, di rimando, le sue truppe potrebbero fumare le “Serraglio”, una fortificazione a difesa delle sue terre, chiedere a Verona ed a Mantova per saperne di più.

Israele e… la noche oscura de su alma

Israele ha perso la rotta e questo addolora perché mina terribilmente l’amicizia che si è avuto per essa. Netanyahu ha prima elogiato la sua Marina per aver sventato un piano malvagio. Quindi si è dissociato dal suo Ministro della Sicurezza ma non lo ho fatto subito fuori dal Governo. Si è limitato solo ad un asciutto commento di parole: “Tuttavia, il modo in cui il ministro Ben Gvir ha gestito gli attivisti della flottiglia non è in linea con i valori e le norme di Israele. Ho dato istruzioni alle autorità competenti di espellere i provocatori il prima possibile”. Ha dimenticato che quando non si è conformi a qualcosa come valori e norme ( non proprio un dettaglio) non c’è spazio per chi diverge ed ha evitato di espellere il suo Ministro dalla maggioranza politica che sostiene, costi quel che costi.   

Gli andrebbe ricordato che siamo drammaticamente di fronte ad una questione di civiltà che non è roba da poco. Ne godono solo i topi che a Gaza vivono come in Paradiso, un Eldorado che pregano duri il più a lungo possibile.

Per un welfare che rimetta al centro le persone

Una questione che riguarda la qualità della democrazia

La protezione sociale torna oggi al centro del discorso pubblico non come tema residuale, confinato alle politiche di contrasto alla povertà, ma come questione strutturale della democrazia. Ogni società rivela la propria idea di giustizia nel modo in cui guarda le persone più esposte: chi perde il lavoro, chi vive una fragilità familiare, chi attraversa una malattia, chi invecchia in solitudine, chi nasce in un contesto già segnato dalla deprivazione sociale, chi abita territori nei quali i diritti esistono sulla carta ma faticano a diventare esperienza concreta.

Per molto tempo il welfare ha funzionato soprattutto come dispositivo di riparazione: interveniva dopo la frattura, dopo la caduta, dopo l’emergenza. Ha protetto milioni di persone e sarebbe ingiusto liquidarne la storia con superficialità. Ma oggi quella forma non basta più. Non basta perché i bisogni sociali sono cambiati. Non basta perché la vulnerabilità non coincide più soltanto con la mancanza di reddito. Il disagio sociale, oggi, intreccia lavoro povero, precarietà abitativa, fragilità educative, carichi di cura, solitudine e diseguaglianze nell’accesso alla salute.

Gli ultimi dati nazionali confermano una realtà ormai evidente: milioni di persone si trovano in condizione di povertà assoluta e una quota significativa della popolazione resta esposta al rischio di impoverimento.

A preoccupare non è solo il dato complessivo, ma la composizione sociale del fenomeno. Ci sono famiglie con minori, lavoratori poveri, anziani soli, persone che, pur non essendo formalmente escluse dal mercato del lavoro, non riescono a costruire una vita dignitosa. È qui che il modello tradizionale mostra il suo limite più evidente: essere stato pensato per percorsi di vita relativamente stabili, mentre oggi deve misurarsi con biografie intermittenti, impieghi discontinui, legami familiari più fragili, territori diseguali.

Dall’assistenza alla capacitazione

La domanda, allora, non è semplicemente come aumentare le prestazioni, ma quale idea di tutela sociale vogliamo costruire. Se la risposta resta soltanto amministrativa, il rischio è moltiplicare misure senza produrre cambiamento. Se invece il sistema dei servizi viene pensato come infrastruttura di capacitazione, allora la protezione non si limita a tamponare il bisogno, ma crea le premesse perché ciascuno possa tornare a scegliere, agire, partecipare, ritrovare una direzione.

È in questa prospettiva che l’approccio delle capacità conserva una straordinaria attualità. Parlare di capacità significa riconoscere che la giustizia sociale non si misura solo sulla quantità di risorse distribuite, ma sulle reali possibilità che le persone hanno di trasformare quelle risorse in libertà concrete.

Non basta erogare un contributo se attorno a chi riceve l’aiuto restano solitudine, assenza di servizi, debolezza educativa, esclusione dal lavoro, sfiducia, debole aggancio ai dispositivi istituzionali di prossimità.

Qui si apre il passaggio decisivo: da un impianto prestazionale a una prospettiva generativa. Generativa non perché chieda ai poveri di “meritarsi” l’aiuto ricevuto, né perché trasformi la fragilità in colpa individuale. Sarebbe una deriva pericolosa e ingiusta. Generativa, piuttosto, perché mette chi è in difficoltà nelle condizioni di non restare ostaggio del bisogno. Non si limita a classificare utenti, ma riconosce storie; non distribuisce soltanto risposte, ma costruisce percorsi.

La responsabilità, in questo quadro, non può essere intesa in senso moralistico. Non è il rimprovero rivolto a chi è caduto. È la costruzione paziente delle condizioni che consentono a ciascuno di rientrare in una trama di diritti e doveri. Una persona può essere chiamata alla responsabilità solo se prima viene riconosciuta nella sua dignità, sostenuta nelle sue fatiche, accompagnata dentro opportunità reali. Senza questa premessa, ogni appello alla responsabilizzazione rischia di diventare una formula elegante per scaricare sui più fragili il peso delle diseguaglianze.

Diritti essenziali e territori diseguali

La sfida attuale è politica, prima ancora che tecnica. Occorre ridisegnare la protezione sociale come sistema integrato, capace di tenere insieme sociale, sanitario, educativo, abitativo e lavoro. Le grandi fragilità contemporanee non rispettano i confini amministrativi: entrano nelle case, nelle scuole, nei servizi sanitari territoriali, nei centri per l’impiego, nelle parrocchie, nelle cooperative sociali, nei Comuni, nei quartieri. Per questo le risposte settoriali, pur necessarie, diventano insufficienti se non sono ricomposte in una regia comune.

In questa direzione va letto anche il tema dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali. I LEPS non sono una formula burocratica: rappresentano la possibilità di affermare che alcuni diritti sociali devono essere garantiti ovunque, indipendentemente dal codice di avviamento postale, dalla capacità fiscale di un Comune, dalla tenuta organizzativa di un territorio. In un Paese segnato da profonde diseguaglianze territoriali, soprattutto tra Nord e Sud, parlare di livelli essenziali significa interrogare la sostanza stessa della cittadinanza. Un diritto che cambia troppo a seconda del luogo in cui si nasce o si vive non è ancora pienamente un diritto: è una promessa intermittente.

Ma i livelli essenziali, da soli, non bastano. Devono essere sostenuti da istituzioni capaci di programmare, leggere i bisogni, valutare gli esiti, costruire alleanze territoriali. Il welfare del presente non può essere solo una somma di fondi, bandi e progetti. Deve diventare una politica pubblica stabile, dotata di visione, metodo e responsabilità istituzionale. Da questo punto di vista, Ambiti territoriali sociali, Comuni, Regioni, Aziende sanitarie, Terzo Settore e reti civiche sono chiamati a un salto di qualità: passare dalla gestione dell’emergenza alla costruzione di ecosistemi di cura.

Il ruolo del Terzo Settore e delle comunità

È qui che il principio di sussidiarietà circolare acquista un significato concreto. Stato, mercato, privato sociale e cittadini non possono essere pensati come mondi separati, chiamati a intervenire in successione quando l’uno fallisce. Devono essere messi nelle condizioni di concorrere alla produzione di benessere collettivo. La tutela sociale non nasce più soltanto dall’alto, né può essere abbandonata alla spontaneità del basso. Ha bisogno di istituzioni forti e tessuti comunitari vivi; di regole pubbliche e intelligenza sociale; di risorse economiche e capitale relazionale.

L’amministrazione condivisa, la co-programmazione e la co-progettazione non sono semplici tecnicalità introdotte nel linguaggio amministrativo. Possono diventare, se praticate con serietà, una diversa forma del rapporto tra pubblico e privato sociale. Non appalto mascherato, non delega al ribasso, non esternalizzazione della fatica pubblica, ma costruzione condivisa delle politiche.

C’è una questione che riguarda anche la politica locale. Per troppo tempo molte amministrazioni hanno interpretato l’intervento sociale come distribuzione di prestazioni o come gestione minuta della domanda sociale.

Ma le comunità non si governano solo rispondendo a chi arriva allo sportello. Si governano sapendo vedere chi non arriva, chi non chiede, chi si vergogna, chi rinuncia, chi scompare dalle statistiche prima ancora che dai servizi.

La tutela sociale dei prossimi anni dovrà fondarsi su una prossimità intelligente: capacità di intercettare precocemente il disagio, di leggere i segnali deboli e di integrare servizi oggi troppo frammentati.

Per questo occorre un assetto capace di integrare accompagnamento e organizzazione. Da un lato bisogna costruire percorsi personalizzati, fondati sull’ascolto, sulla relazione, sulla valutazione multidimensionale del bisogno. Dall’altro occorre cambiare le strutture organizzative, superando sovrapposizioni, logiche difensive e autoreferenziali di servizio. Non si può scaricare sul singolo individuo il compito di ricomporre, sul piano biografico, una frammentazione prodotta da assetti strutturali e organizzativi.

Proteggere, accompagnare, generare

La centralità della persona, spesso evocata come formula retorica, diventa allora criterio concreto di riforma. Assumerla davvero significa riorganizzare i servizi intorno alle traiettorie di vita e non alle rigidità degli apparati. Significa considerare casa, lavoro, salute, educazione, cura e partecipazione non come capitoli separati, ma come dimensioni intrecciate della stessa dignità.

In questa prospettiva, il secondo welfare può ancora avere una funzione importante, a condizione che non venga inteso come sostituto povero del welfare pubblico. Il rischio, altrimenti, è evidente: ciò che nasce per innovare finisce per compensare tagli, ritardi e diseguaglianze. Ha senso se amplia le capacità del sistema, se attiva risorse ulteriori, se sperimenta modelli, se costruisce alleanze. Non ne ha se diventa il nome elegante di una ritirata dello Stato.

La sfida è costruire uno scambio sociale sostenibile e contributivo. Una comunità regge quando ciascuno, nelle proprie condizioni e possibilità, può concorrere alla produzione di valore comune. Ma questo scambio non può essere pensato come equivalenza contabile tra ciò che si riceve e ciò che si restituisce. Il welfare non si fonda su una contabilità morale tra dare e ricevere, ma sul riconoscimento istituzionale della reciproca dipendenza che attraversa le diverse fasi della vita.

Per questo occorre superare tanto il paternalismo assistenziale quanto il cinismo selettivo. Il primo riduce la persona a destinataria passiva di aiuto; il secondo la giudica secondo criteri sempre più rigidi di merito, utilità e adeguatezza sociale.

Il sistema di protezione collettiva, in definitiva, non può essere considerato un costo improduttivo. È investimento democratico. Dove i servizi funzionano, le persone non restano sole. Dove le reti territoriali sono solide, le crisi non diventano immediatamente fratture irreparabili. Dove il Terzo Settore è riconosciuto e non semplicemente utilizzato, la comunità produce fiducia. Dove i diritti sono realmente esigibili, la cittadinanza smette di essere una parola astratta.

Ridisegnare il welfare significa allora ridisegnare il patto sociale. Non si tratta di aggiungere qualche misura a un impianto stanco, ma di cambiare lo sguardo. La vulnerabilità non è un incidente ai margini delle comunità: è una condizione possibile dell’umano. Riguarda tutti, anche quando non tutti ne portano lo stesso peso.

Indietro non si può tornare. Non perché il passato sia da liquidare, ma perché le fragilità del presente chiedono istituzioni più intelligenti, comunità più responsabili, servizi più integrati, politiche più capaci di futuro.

L’intervento pubblico resta necessario, ma non è più sufficiente. Occorre generare possibilità, riaprire traiettorie, ricostruire fiducia, restituire alle persone non solo un aiuto, ma un posto riconosciuto dentro la vita comune.

Preferenze, la scorciatoia che non risolve la crisi politica

Non c’è alcun dubbio che la scelta degli eletti alla Camera e al Senato non è una variabile indipendente ai fini della credibilità e della serietà di una legge elettorale. Al riguardo, tutti conosciamo – o almeno coloro che sono attenti alle dinamiche delle leggi elettorali che, purtroppo, nel nostro paese sono una ristrettissima minoranza di persone – le vicende che hanno concretamente caratterizzato il dibattito politico italiano in merito al capitolo delle leggi elettorali.

Ora, e per non farla lunga ripetendo sempre e solo le stesse riflessioni, credo che non possiamo aggirare un tema che, periodicamente, fa capolino. Parlo, cioè, del ricorso alle preferenze per eleggere i futuri parlamentari. Certo, è sicuramente vero e non si può negare. Con le preferenze si restituisce lo scettro della scelta degli eletti agli elettori. Ma non possiamo, anche per onestà intellettuale, fermarci a questo ritornello. E per svariate ragioni. Proviamo ad elencarne alcune.

Il sistema dei partiti della Prima Repubblica

Nella Prima Repubblica, cioè per 50 anni, c’erano le quattro preferenze per circoscrizione per la Camera dei Deputati e il cosiddetto “provincellum” al Senato. Cioè un proporzionale di partito disciplinato, però, dai collegi uninominali. Ovvero, un sistema come quello utilizzato per eleggere i consiglieri provinciali.

Ma, per restare alle preferenze, si trattava di un sistema che permetteva ai partiti – perché in quella lunga fase storica esistevano i partiti popolari, di massa e radicati sul territorio – di organizzare la selezione delle rispettive classi dirigenti rispettando il voto popolare.

Per fare un esempio concreto, la sinistra sociale di Forze Nuove della Dc – che è quasi sempre stata minoranza in quel partito – attraverso le quattro preferenze aveva la possibilità concreta di eleggere dei suoi rappresentanti in Parlamento. E così valeva per tutti i partiti democratici e popolari.

La preferenza unica e il peso del denaro

Ma con la preferenza unica quel sistema è saltato. E, seconda considerazione, proprio con la preferenza unica l’unico elemento che svetta è il massiccio investimento finanziario ed economico per le campagne elettorali.

Perché con le preferenze multiple c’era la possibilità che “i ceti popolari diventassero classe dirigente”, per dirla con Carlo Donat-Cattin. Con la preferenza unica, invece, hai la possibilità di farcela solo se disponi di ingenti mezzi finanziari e straordinarie risorse.

Cosa vietata, come ovvio e persino scontato, per i ceti popolari se non ricorrendo ad operazioni oscure e poco raccomandabili.

Astensionismo e voto di preferenza

In terzo luogo non è affatto vero che con le preferenze si incrementa la partecipazione al voto. Siamo reduci da una massiccia consultazione elettorale per il rinnovo di molte ed importanti amministrazioni regionali. Soprattutto al Sud.

Ebbene, proprio in quei territori dove il legame tra l’eletto e l’elettore è più forte anche per motivazioni culturali e storiche, nonché per ragioni clientelari, abbiamo registrato un massiccio e quasi storico astensionismo dal voto malgrado il sistema elettorale prevedesse le preferenze.

È sufficiente ricordare questo dato per arrivare alla conclusione che non sempre il ricorso alle preferenze coincide con il ritorno dei cittadini alle urne. Anzi, proprio il recente voto al Sud ha confermato il contrario.

Collegi uninominali e alternative possibili

In ultimo, ma non per ordine di importanza, ci sono altre modalità concrete per fare tornare il cittadino protagonista nella scelta dei futuri eletti. A cominciare, per fare un solo esempio, dai collegi uninominali.

O ritornando ad una sorta di “mattarellum” oppure ripristinando il cosiddetto “provincellum” del vecchio Senato.

Insomma, e per concludere, le preferenze – o meglio, la preferenza unica – non vanno santificate a prescindere. Non sono, come ovvio, lo strumento migliore per garantire più partecipazione, più trasparenza – soprattutto sui costi delle campagne elettorali – e, in ultima istanza, più credibilità per la scelta della futura rappresentanza parlamentare.

È bene pensarci bene prima di lanciarsi in sentenze definitive ed inappellabili.

Morto il fondatore di Slow Food Carlo Petrini: "Credeva in sogni e visioni giusti"

Roma, 22 mag. (askanews) – Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, è morto nella tarda serata di ieri, giovedì 21 maggio, presso la sua abitazione a Bra (Cuneo). Aveva 76 anni.

Lo rende noto Slow Food, ricordando che “dalla sua grande capacità di visione e dall’amore per il bene comune, per le relazioni tra gli esseri umani, per la natura e la biodiversità sono nati Slow Food (1986), la rete internazionale di Terra Madre e l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (2004). È stato, inoltre, co-fondatore delle Comunità Laudato si’ (2017), ispirate all’enciclica di Papa Francesco”.

“‘Chi semina utopia, raccoglie realtà’, amava dire Carlo Petrini che sintetizzava così la sua vita, convinto che sogni e visioni, quando sono belli, giusti, capaci di coinvolgere e vissuti con convinzione e passione, possono essere realizzabili. Sapeva sognare e divertirsi, costruire e ispirare, verso un concreto riscatto sociale, lavorando con le persone, i giovani in particolare, auspicando fraternità, intelligenza affettiva e austera anarchia. La sua energia, la sua straordinaria empatia, la sua voglia di fare, il suo esempio di vita saranno la forza che guiderà tutti noi”, conclude Slow Food.

Stellantis, Filosa: Piano Italia rafforzato, nuova Alfa Romeo anche in Usa

Milano, 21 mag. (askanews) – Il Piano Italia di Stellantis viene rafforzato con nuovi progetti industriali, dalle E-Car a Pomigliano ai Large Van ad Atessa fino a un nuovo modello C-suv Alfa Romeo su piattaforma Stla One che partirà dall’Europa con produzione a Melfi e sarà portato anche negli Stati Uniti. Lo ha detto il ceo Antonio Filosa durante la conferenza stampa all’Investor Day del gruppo a Detroit.

Filosa ha ribadito che la riduzione di oltre 800mila unità di capacità in Europa avverrà “senza chiudere alcuno stabilimento, né in Italia né negli altri Paesi europei”, grazie anche alla condivisione di capacità con i partner. Per l’Italia ha citato il rilancio di Mirafiori con la Fiat 500 ibrida, l’aumento delle produzioni a Melfi con Jeep Compass, la prossima Lancia Gamma e un modello DS, oltre all’investimento ad Atessa sui Large Van. Proprio sui veicoli commerciali leggeri, Filosa ha indicato un dialogo “costruttivo e costante” con la Commissione Ue sulle regole CO2, con possibile allineamento dei target alla domanda reale del mercato “nei prossimi 12 mesi”.

Su Pomigliano, ha aggiunto, Stellantis sarà “più veloce di quanto crediate”: il programma E-Car, con più modelli, partirà dallo stabilimento campano tra fine 2027 e 2028. Per Cassino, invece, il nodo resta legato a Maserati: il gruppo presenterà a dicembre a Modena un piano industriale dedicato al marchio e, “di conseguenza”, allo stabilimento laziale.

Filosa ha indicato anche una possibile espansione delle partnership con i gruppi cinesi fuori dagli Stati Uniti: “Con Leapmotor forse partnership in Messico e Canada, non negli Usa”, principio che vale anche per altri partner cinesi. In Europa, Leapmotor sarà al centro dei progetti in Spagna, con due D-Suv a Madrid e un modello in prototipazione a Saragozza, su cui arriverà anche un Suv Opel; con Dongfeng l’obiettivo è condividere capacità a Rennes e portare in Europa Voyah.

Il quadro finanziario del piano è stato illustrato dal cfo Joao Laranjo: ricavi da 154 miliardi nel 2025 a 190 miliardi nel 2030, margine Aoi al 7%, dopo il 5% atteso nel 2028, ritorno a un flusso di cassa industriale positivo nel 2027, 3 miliardi nel 2028 e 6 miliardi nel 2030. Il Nord America rappresenterà il 60% dell’incremento dei profitti del piano, con ricavi +25% e margine Aoi dell’8-10%; l’Europa punta a ricavi +15% e margine 3-5%.

Laranjo ha confermato 6 miliardi di riduzioni annue dei costi entro il 2028, con risparmi bilanciati tra Nord America ed Europa allargata. Gli investimenti resteranno intorno al 7% dei ricavi annui, per oltre 60 miliardi complessivi nel periodo: il 60% a marchi e prodotti, il 40% a piattaforme globali e tecnologie.

Jon Nelson, ceo di Stellantis Financial Services, ha indicato per i servizi finanziari un contributo atteso di oltre 1,5 miliardi di Aoi nel 2030. Il business, che gestisce oltre 85 miliardi di crediti netti, diventerà positivo in termini di cassa per la capogruppo dal 2028, con dividendi netti a Stellantis in crescita fino a 500 milioni nel 2030. Il motore principale resta il mercato Usa, dove il portafoglio è salito da circa 1 miliardo nel 2021 a oltre 21 miliardi.

L’industria Life Science come motore trainante del Paese

Roma, 21 mag. (askanews) – Si è tenuta a Villa Spalletti Trivelli la II edizione de “Il Valore Strategico dell’Industria Life Science”, l’evento organizzato da Healthcare Policy e Formiche per promuovere il settore delle Life Sciences, non più indirizzate solo al pubblico, ma anche decisive per economia e competitività dell’Italia. Con un tasso di crescita superiore alla media nazionale, il nostro Paese è tra i protagonisti del mercato farmaceutico Europeo.

L’intervista a Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria: “L’industria farmaceutica italiana vuole continuare a restare leader in Europa e nel mondo. Per fare questo dobbiamo saper leggere gli eventi e agire con grande velocità e con una strategia. Ciò significa da una parte agire sul mercato interno e quindi migliorare le condizioni che danno accesso a farmaci e cittadini, un meccanismo early access per favorire l’innovazione, ridurre i tempi di approvazione dei farmaci a livello nazionale che attualmente sono 439 giorni di media, e quindi ridurre quelle discrepanze a livello regionale nell’accesso da 0 a 16 mesi”.

Necessario, nel breve-medio periodo, rafforzare la competitività industriale del nostro Paese. Anche in quest’ottica, l’industria delle Life Science si candida come motore trainante dell’Italia

Le parole di Francesco Zaffini, Presidente Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato della Repubblica: “La nostra industria del farmaco produce un export rilevantissimo e copre un mercato interno altrettanto rilevante ma soprattutto opera nel sistema salute che è un po’ il primo dei diritti universali, quindi è un primato che noi dobbiamo difendere, tutelare e salvaguardare, ovviamente tutelando anche l’interesse nazionale.”

Il commento di Marina Sereni, Responsabile Salute e Sanità della Segreteria Nazionale del Partito Democratico: “Stiamo parlando di un’industria che ha a che fare con la salute dei cittadini e quindi un’industria che fornisce, sia dal punto di vista dei farmaci, sia dal punto di vista dei dispositivi medici, molte delle innovazioni che oggi consentono di curare delle malattie che prima erano considerate inguaribili ma anche incurabili. Questo però significa che abbiamo bisogno di una politica e di una visione strategica perché c’è una concorrenza molto forte degli Stati Uniti e della Cina, perché l’Europa rischia di rimanere indietro e perché l’Italia, che è uno dei primi paesi per la manifattura di queste produzioni, rischia di pagare un prezzo molto alto”.

All’evento erano presenti anche rappresentanti dell’ecosistema industriale. Paolo Saccò, Vice President Global Public Affairs di Chiesi Group, ha richiamato il tema della crescente competizione internazionale: “Il settore farmaceutico europeo sta perdendo terreno: il divario non è più solo con gli USA, ma cresce rapidamente anche con la Cina. Ritardi regolatori e accesso lento frenano le cure e gli investimenti. Serve una scelta politica netta: i farmaci sono un investimento strategico”. “Investire in ricerca, produzione e tecnologie diagnostiche avanzate non significa solo crescita economica, ma anche rafforzare innovazione, sovranità sanitaria, resilienza industriale e capacità di risposta alle emergenze”, ha aggiunto Giorgio Ghignoni, Corporate Vice President Scientific Affairs & Public Affairs di Diasorin. Riccardo Samele, Director Market Access Italy di Regeneron, ha invece posto l’attenzione sul tema dell’attrattività del sistema Paese: “L’Italia ha tutte le carte per rafforzare il proprio ruolo nelle Life Sciences: qualità della ricerca, competenze cliniche ed eccellenze industriali sono asset riconosciuti a livello internazionale. Per trasformare questo potenziale in attrattività reale servono però segnali chiari sul piano regolatorio e industriale: maggiore prevedibilità delle regole, tempi più competitivi nei processi autorizzativi e un quadro stabile di valorizzazione dell’innovazione”. Da Gilead Sciences è stato portato il messaggio di Frederico Da Silva, Vice President & General Manager, incentrato sull’accesso: “Per dare piena centralità al settore salute è necessario partire dall’innovazione. Ma l’innovazione esprime pienamente il proprio potenziale solo quando è effettivamente accessibile ai pazienti”.

Competitività, sviluppo e innovazione. L’industria delle Life Sciences, in Italia, gode di un elevato prestigio internazionale, ma non basta. Mantenere il vantaggio e conservare il patrimonio costruito fin qui diventa, di fatto, fondamentale per continuare a crescere e al contempo conservare il ruolo di leader

Formula1, Hamilton: "Voglio restare in Ferrari a lungo"

Roma, 21 mag. (askanews) – Lewis Hamilton guarda al futuro con la Ferrari e respinge le voci su un possibile addio alla Formula 1. Nella conferenza piloti del Gran Premio del Canada, il sette volte campione del mondo ribadisce la volontà di proseguire a lungo con la scuderia di Maranello. “Ho ancora un anno e sono motivato. Ci provano in tanti a farmi ritirare, ma sto già pensando a ciò che mi aspetta e sto programmando i prossimi cinque anni e spero di restare in Ferrari per tanto tempo”, dice il britannico.

Hamilton si sofferma anche sul lavoro svolto in questi mesi con il team. “Penso che si possa estrarre ancora molto dalla macchina, e qui può succedere di tutto. Con l’aggiornamento portato a Miami penso che più o meno saremo al livello di McLaren e Red Bull che sono cresciute. Mercedes, però, porterà un grande aggiornamento”. Il pilota Ferrari elogia inoltre il simulatore di Maranello: “Quello della Ferrari è il migliore mai visto, così come il gruppo, il più ampio con cui ho lavorato. Ho dato indicazioni sulle simulazioni e stiamo crescendo”.

Il britannico racconta anche il legame speciale con Montreal: “Adoro venire qui, ci sarà anche mia madre per godersi un’atmosfera unica. La pista è una delle migliori al mondo e qui ho vissuto grandi momenti”. Hamilton dedica poi un passaggio alla recente vittoria dell’Arsenal in Europa League: “Mia sorella mi spinse a tifare Arsenal quando ero bambino. La vittoria di ieri è stata emozionante e mi ha reso orgoglioso”.

Tra gli altri protagonisti della conferenza anche Lance Stroll, felice di correre in casa con l’Aston Martin: “Tornare qui è grandioso, adoro la pista, i fan e tutta la città”. Il canadese conferma i progressi del team dopo Miami, dove sono stati risolti i problemi di vibrazioni, e annuncia ulteriori aggiornamenti tra Spa e Zandvoort.

Valtteri Bottas, ora alla Cadillac, parla invece della crescita della squadra americana: “L’aggiornamento ha portato tanto a livello aerodinamico, stiamo facendo progressi dietro le quinte e anche a Montreal porteremo novità”. Il finlandese spende poi parole d’elogio per Andrea Kimi Antonelli: “È cresciuto in poco tempo, ora lo vedo molto più a suo agio”.

Stellantis: piano Fastlane da 60 mld, focus su partnership e nuovi modelli

Milano, 21 mag. (askanews) – Il piano Fastlane 2030 di Stellantis prova a segnare la svolta della gestione Antonio Filosa, ma la prima reazione del mercato resta prudente. Il gruppo ha presentato ad Auburn Hills una strategia da 60 miliardi di euro al 2030, con oltre 60 nuovi modelli, alleanze industriali e tecnologiche, focus sui marchi globali e uso più efficiente della capacità produttiva. Il titolo ha però perso in Borsa chiudendo in calo del 2% a 6,3 euro, ma tagliando le perdite dopo aver ceduto oltre il 6%, a fronte di un Ftse-Mib e indice europeo di settore piatti.

“Un piano ambizioso ma realistico, basato sulla responsabilità e su una profonda conoscenza dei mercati in cui operiamo”, ha detto il presidente John Elkann aprendo l’Investor Day. Il ceo Antonio Filosa ha indicato per Fastlane 2030 l’obiettivo di “guidare una crescita redditizia a lungo termine, con focus sulle partnership per essere più veloci”.

Jefferies ha definito i target “lontani ma costruttivi” e ha confermato la raccomandazione buy su Stellantis, con target price a 10 euro. Per la banca il piano segna una rottura rispetto alla stagione Tavares, con più partnership e meno autosufficienza industriale, ma l’attenzione si sposterà sulle tappe intermedie e sull’esecuzione.

Il piano destina 36 miliardi a marchi e prodotti e 24 miliardi a piattaforme globali, powertrain e tecnologie. Jeep, Ram, Peugeot e Fiat sono i quattro marchi globali e riceveranno, insieme a Pro One, il 70% degli investimenti in brand e prodotti. Chrysler, Dodge, Citroën, Opel e Alfa Romeo saranno marchi regionali; DS e Lancia saranno gestiti rispettivamente da Citroën e Fiat. Maserati resterà nel lusso puro, con due nuovi modelli di segmento E e un piano industriale dedicato che sarà presentato a dicembre a Modena.

Stellantis punta a portare i ricavi da 154 miliardi nel 2025 a 190 miliardi nel 2030, con margine Aoi al 7%, ritorno a un flusso di cassa industriale positivo nel 2027 e Fcf a 6 miliardi a fine piano. Il gruppo prevede oltre 6 miliardi di riduzioni annue dei costi entro il 2028, circa metà in Nord America. La piattaforma Stla One sarà lanciata nel 2027, coprirà i segmenti B, C e D e integrerà cinque piattaforme in un’unica architettura scalabile, con target oltre 2 milioni di unità entro il 2035 e costi ridotti del 20%.

Il Nord America resta il centro del rilancio. La regione punta a ricavi +25% e margine Aoi dell’8-10%, con 11 nuovi modelli, copertura di mercato +50% e nove veicoli sotto i 40mila dollari, di cui due sotto i 30mila. Chrysler avrà tre nuovi crossover, Dodge un nuovo modello entry performance, Ram allargherà la gamma con pickup compatto, Dakota midsize e Ram Charger, mentre Jeep sarà in offensiva con Recon, Cherokee, Grand Cherokee, Grand Wagoneer, Compass e nuovi Wrangler e Gladiator.

In Europa Stellantis punta a ricavi +15% e margine Aoi del 3-5%, con oltre 25 nuovi prodotti e più di 25 aggiornamenti. La regione dovrà ridurre la capacità installata di oltre 800mila unità, ma “senza alcuna chiusura di impianti”, ha detto Filosa. Le leve saranno riconversioni, come Poissy, partnership e condivisione di capacità a Saragozza, Madrid e Rennes, con l’obiettivo di portare l’utilizzo degli impianti dal 60% all’80%.

Dai sindacati giudizi differenziati, mentre per ora non si registrano commenti significativi dal mondo politico. Per il leader Fim, Ferdinando Uliano, il piano è “un passo avanti”, ma servono risposte su siti italiani e volumi. Più critica la Fiom: il piano “non brilla in Italia” e non dà risposte su Cassino e Termoli, ha dichiarato Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom. La Uilm vede nel taglio di capacità “il punto potenzialmente più pericoloso”, mentre per l’Uglm resta una riserva su Cassino.

Il capitolo E-Car è uno dei più rilevanti per l’Europa. Dal 2028 Stellantis lancerà elettriche accessibili, prodotte a Pomigliano d’Arco e con prezzo di partenza di circa 15mila euro. Secondo Emanuele Cappellano, la piattaforma consentirà di raggiungere “la parità di costo con il termico”. Fiat avrà una propria E-Car, insieme a nuova 500, Grizzly e nuovi progetti di mobilità urbana. Citroën userà la stessa piattaforma per riportare la 2CV, che sarà presentata al Salone di Parigi a ottobre. Le alleanze diventano un pilastro della strategia. Con Leapmotor, Stellantis punta a condividere capacità in Spagna e a raddoppiare le vendite europee nel 2026 rispetto alle 34mila unità del 2025. Con Dongfeng nascerà una joint venture europea controllata al 51% da Stellantis, con primo progetto a Rennes, mentre in Cina la jv DPCA svilupperà due Peugeot e due Jeep per Cina ed export. Sul piano tech, il gruppo rafforza le partnership con diversi gruppi, fra cui Qualcomm, Nvidia e Catl per le batterie.

L’Asia assume un ruolo crescente anche come base di esportazione. Grégoire Olivier, Coo China & Asia Pacific, ha indicato l’obiettivo di portare Leapmotor International a 180mila Bev vendute nel 2027 e di esportare auto competitive da Cina e India in oltre 50 Paesi. Con Tata Motors, partner da oltre 20 anni, Stellantis svilupperà una nuova Jeep in India, assemblata nella joint venture locale e destinata ai mercati globali.

La Germania "è pronta ad assumere ruolo di leadership nella Nato"

Roma, 21 mag. (askanews) – Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha sottolineato oggi la disponibilità della Germania ad assumere una maggiore responsabilità di leadership nella Nato, alla luce della decisione statunitense di ritirare migliaia di soldati dall’Europa. “Il nostro obiettivo è un nuovo accordo di condivisione degli oneri che corrisponda al potenziale economico e militare della Germania e dell’Europa”, ha affermato il capo della diplomazia di Berlino prima della riunione dei ministri degli Esteri della Nato nella città portuale svedese di Helsingborg.

“La Germania è impegnata ad assumersi la propria responsabilità di leadership in questa materia”, ha aggiunto, secondo quanto riporta la Dpa. “È chiaro che, con l’aumento delle capacità europee, anche i compiti all’interno dell’alleanza devono cambiare”, ha affermato Wadephul. La Germania vuole raggiungere il più rapidamente possibile l’obiettivo del 5% del Pil per la Difesa, fissato dalla Nato, e il conseguente rafforzamento delle proprie capacità di difesa.

Al vertice Nato del 2025, l’Alleanza, sotto la pressione del presidente statunitense Donald Trump, ha concordato di investire almeno il 3,5% del prodotto interno lordo nazionale nella difesa. Un ulteriore 1,5% sarà destinato alle spese connesse a Difesa e sicurezza, come le infrastrutture. L’obiettivo generale è raggiungere un obiettivo annuo del 5% entro il 2035 al più tardi.

Wadephul ha affermato che le priorità all’interno del pilastro europeo della Nato devono essere definite in modo da servire al meglio la sicurezza europea. Il ministro intende presentare in Svezia proposte concrete su come sostenere ulteriormente l’Ucraina nella difesa della sua libertà e su come, a sua volta, l’Europa possa beneficiare dei risultati ottenuti dall’industria della difesa ucraina.

Nel contesto delle tensioni tra Iran, Stati Uniti e Israele, il ministro ha sottolineato che la Germania, insieme ad altri 30 Paesi, è pronta a partecipare attivamente agli sforzi internazionali per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz.

Vela, America’s Cup: Napoli pronta a regata preliminare del 2026

Roma, 21 mag. (askanews) – Napoli inizierà a vivere il clima dell’America’s Cup già dal 24 al 27 settembre 2026 con una regata preliminare nel Golfo partenopeo, anticipo della storica edizione 2027, la prima in Italia.

L’annuncio – si legge in una nota – è stato dato oggi a Cagliari, sede della prima regata preliminare in programma dal 22 al 24 maggio, alla presenza delle istituzioni e dei vertici di Sport e Salute.

“Siamo particolarmente felici di annunciare che già da settembre 2026 la grande vela dell’America’s Cup approderà a Napoli, grazie a un autentico lavoro di squadra tra le istituzioni coordinato dal Governo”, ha dichiarato il presidente di Sport e Salute Marco Mezzaroma. I team saranno inizialmente ospitati presso il Comando Logistico della Marina Militare di Nisida, per poi trasferirsi nell’area di Bagnoli in vista del 2027. Il campo di regata – conclude il comunicato – sarà il Golfo di Napoli.

Kiev colpisce quartier generale dei servizi russi a Kherson. Zelensky: un centinaio di vittime

Roma, 21 mag. (askanews) – Un centinaio di morti e feriti fra i militari e un sistema missilistico distrutto: questo il bilancio delle perdite russe di un attacco condotto dalle forze ucraine nell’oblast occupato di Kherson – incursione che fonti di Mosca non hanno peraltro ancora confermato ufficialmente.

L’operazione è stata resa nota dallo stesso presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, sul suo profilo di X: “È stato colpito un quartier generale del Servizio Federale di Sicurezza (Fsb) della Federazione Russa ed è stato distrutto un sistema missilistico terra-aria Pantsir-S1 nei nostri territori temporaneamente occupati”.

“Grazie a questa sola operazione, le perdite russe ammontano a circa cento occupanti tra morti e feriti. I russi devono capire che devono porre fine a questa loro guerra. Le sanzioni ucraine a medio e lungo raggio continueranno a funzionare”, ha concluso il presidente ucraino utilizzando la terminologia con cui Kiev definisce le proprie operazioni militari contro le forze russe. Nel corso dell’ultimo periodo, gli attacchi ucraini condotti con droni e altri missili hanno ottenuto numerosi successi, il che secondo la leadership ucraina potrebbe portare a un progressivo ridimensionamento degli obbiettivi bellici da parte di Mosca – sempre nel quadro della necessità interna di dichiarare una “vittoria” nella cosiddetta “operazione militare speciale”.

“Circa una settimana fa è emersa una nuova narrativa: ‘L’Ucraina dovrebbe essere uno Stato denuclearizzato e non aderire ad alcuna alleanza militare. Si tratta di un nuovo obiettivo, ovvero l’asticella si sta abbassando un po’. È normale, perché il tempo passa e ovviamente l’obiettivo non è stato raggiunto”, ha spiegato il capo dell’ufficio presidenziale ucraino, Kyrylo Budanov.

Secondo Budanov il governo russo starebbe preparando l’opinione pubblica del Paese a percepire il non allineamento dell’Ucraina come parte integrante del successo bellico: “Ecco perché iniziano a dire: li renderemo non allineati, per esempio. Anche questa è una vittoria”, ha concluso.

Pedro dice addio alla Lazio: "Sempre nel mio cuore"

Roma, 21 mag. (askanews) – Un addio carico di emozione, “perché dico addio a questo bel percorso”, ma con la promessa di portare la Lazio “sempre nel mio cuore”. È il saluto di Pedro Eliezer Rodríguez Ledesma, per tutti semplicemente Pedro, destinato a lasciare il club biancoceleste al termine della stagione.

L’attaccante spagnolo, protagonista di una carriera ricchissima tra Barcellona, Chelsea e nazionale spagnola con 25 trofei vinti, è arrivato alla Lazio nel 2021 e ha collezionato oltre 150 presenze e una trentina di gol. Un percorso iniziato dopo un trasferimento dalla Roma che aveva fatto molto discutere e che ha segnato uno dei passaggi più particolari della sua carriera italiana.

Pedro detiene anche un primato singolare: è uno dei pochissimi giocatori, insieme ad Arne Selmosson e Aleksandar Kolarov, ad aver segnato nel derby di Roma con entrambe le maglie.

L’ultima gara di campionato contro il Pisa all’Olimpico sarà dunque il suo ultimo atto in biancoceleste, un momento “molto triste per me”, ha scritto sui canali social della Lazio, parlando di un addio a “questa splendida famiglia laziale”.

Nel suo messaggio non mancano i ringraziamenti: “Grazie a tutti i tifosi, ai calciatori, agli allenatori e a tutta la società, dipendenti e collaboratori compresi, per avermi permesso di far parte della storia di questo club”. Pedro sottolinea di non aver conquistato trofei con la Lazio, ma rivendica comunque l’impegno: “Ho sempre difeso questa maglia con coraggio, umiltà, ambizione e passione”.

L’attaccante si dice però convinto che “presto si festeggerà qualcosa di importante con questi grandi uomini e calciatori”, ricordando le emozioni vissute all’Olimpico: “Ogni volta che entravo in campo alzavo lo sguardo, ammirando il nostro popolo. Ogni gol, ogni emozione, ogni canzone resteranno con me per sempre”.

Infine, un appello ai tifosi: “Contro il Pisa sarà la mia ultima partita con questa maglia, vi aspetto allo stadio e spero di sentirvi vicini. So che è stato un anno difficile e rispetto la vostra decisione”.

“È stato un onore vestire questa maglia”, conclude Pedro, “porterò la Lazio sempre nel mio cuore. Uno di voi, sempre forza Lazio”.

Roland Garros, Cinà e Pellegrino nel tabellone a Parigi

Roma, 21 mag. (askanews) – Federico Cinà entra per la prima volta nel tabellone principale di un torneo del Grande Slam. Il 19enne siciliano, numero 216 del mondo, supera le qualificazioni del Roland Garros, seconda prova stagionale del Slam, al via domenica a Parigi. Cinà sconfigge nel terzo e decisivo turno il 27enne canadese Alexis Galarneau, numero 194 del ranking Atp, con il punteggio di 5-7, 6-2, 7-5 in due ore e 37 minuti. Entra in tabellone anche Andrea Pellegrino che batte con il punteggio di 7-6(5) 6-2 Marco Cecchinato, e disputerà così per la prima volta nella propria carriera un torneo del Grande Slam.

Flotilla, i pm di Roma acquisiranno il video con il ministro israeliano Ben-Gvir. Espulsi tutti gli attivisti

Roma, 21 mag. (askanews) – Gli inquirenti della Procura di Roma acquisiranno il video diffuso ieri sui propri canali social dal ministro della sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir in merito alla missione della Flotilla. Secondo quanto si è appreso chi indaga ha anche delegato la Squadra mobile della Capitale ad ascoltare gli attivisti coinvolti nella vicenda. Nelle immagini si documenta, oltre all’atteggiamento di Ben-Gvir, anche il fatto che gli stessi partecipanti alla missione – tra i quali il parlamentare del M5S Dario Carotenuto – siano inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena.

Al vaglio dei pubblici ministeri è poi arrivato l’esposto da parte del team legale della Global Sumud Flottilla, in cui si ipotizza il reato di sequestro di persona. Sulla base di quanto avvenuto e degli accertamenti che saranno svolti le contestazioni potrebbero comprendere anche le fattispecie di tentato omicidio e violenza sessuale. Nell’ambito della missione dell’autunno scorso i pubblici ministeri hanno chiesto di inoltrare una rogatoria internazionale da trasmettere alle autorità d’Israele.

Intanto, il ministero degli Esteri israeliano ha annunciato su X che “tutti gli attivisti stranieri della Flotilla sono stati espulsi da Israele”, aggiungendo che “Israele non permetterà alcuna violazione del blocco navale legale di Gaza”.

AVEVA World 2026 debutta a Milano

Milano, 21 mag. (askanews) – Per la prima volta nella sua storia, AVEVA sceglie l’Italia per il suo evento globale dedicato all’Industrial Intelligence. Dal 19 al 21 maggio, Milano ospita AVEVA World 2026: oltre 900 aziende presenti, più di 250 sessioni e 260 speaker internazionali per raccontare come intelligenza artificiale, cloud e digital twin stanno trasformando l’industria globale. Un appuntamento che arriva in un momento cruciale per il manifatturiero europeo, tra nuove sfide energetiche, geopolitiche e digitali.

L’intervista a Jesus Hernandez, Senior Vice President e Head of EMEA Business di AVEVA: “Penso che la resilienza sia la componente fondamentale in questi tempi, ma allo stesso tempo avere la giusta strategia per la trasformazione digitale è la pietra angolare del futuro. Noi di AVEVA aiutiamo le aziende industriali a digitalizzare quello che chiamiamo l’intero ciclo di vita delle operazioni. Con questo intendiamo dire che collegheremo le informazioni, le contestualizzeremo e le renderemo disponibili a persone e applicazioni, incluse le applicazioni di AI, così da poter generare beneficio e valore economico per le aziende”.

Al centro del confronto, il tema della digitalizzazione industriale in Europa: dalla sostenibilità alla resilienza delle filiere produttive, fino all’impatto di energia, dazi e reshoring sui modelli di business delle aziende.

Il commento di Luca Branca, Country Director Italy di AVEVA: “Innanzitutto è importante chiarire che la media impresa italiana ha una fortissima competenza industriale e un fortissimo pragmatismo nell’adottare nuove tecnologie. Quello che diventa più difficile è come scalare queste tecnologie in un contesto più ampio, però abbiamo dimostrazioni di molte realtà che una volta che dimostrano che lo use case iniziale è di successo riescono poi facilmente a scalare su diversi use case e anche su diversi impianti o a scale superiori”. Grande attenzione anche al mercato italiano, caratterizzato da una rete di piccole e medie imprese che oggi vedono nella trasformazione digitale una leva strategica per crescere e competere sui mercati internazionali.

Le parole di Maurizio Galardo, Fellow ed Emerging Technology Investigation Chief Technologist di AVEVA: “In AVEVA stiamo facendo un

assessment ormai già da tantissimo tempo e stiamo portando in produzione quelli che sono i layer che possono avere un ROI specifico per i nostri clienti e possono essere adattabili a quelli che sono gli use case che ci sono stati sottoposti”.

Dall’intelligenza artificiale ai dati industriali, fino alle nuove frontiere della ricerca e sviluppo: il futuro passa dall’integrazione tra tecnologie digitali e processi produttivi. Un’evoluzione su cui AVEVA sta investendo insieme ai grandi player globali del settore tecnologico. Nel corso dell’evento è stato presentato anche l’Industrial Intelligence Report realizzato da AVEVA insieme a AIMD Business School, dedicato all’evoluzione dell’intelligenza industriale nelle imprese. Tra le collaborazioni strategiche annunciate: quella con Snowflake per accelerare

l’intelligenza artificiale industriale e unificare i dati IT e OT; la partnership pluriennale con Amazon Web Services per sviluppare l’industrial intelligence nel cloud; e l’accordo con IFS per potenziare l’Asset Decision Intelligence continua basata sull’AI. Milano, per tre giorni,

diventa così il centro internazionale dell’industria digitale.

Usa-Cuba, la portaerei Nimitz arrivata nei Caraibi

Roma, 21 mag. (askanews) – La portaerei statunitense Uss “Nimitz” è entrata nel Mar dei Caraibi: lo ha annunciato il comando meridionale statunitense, Southcom.

La “Nimitz” – che imbarca uno stormo di cacciabombardieri ed elicotteri da combattimento – è accompagnata da una task force composta da altre due unità da guerra: l’incrociatore lanciamissili Uss “Gridley” e la nave riformimento Uss “Patuxent”.

L’annuncio è arrivato dopo l’incriminazione di Raul Castro da parte del Dipartimento di Giustizia statunitense. Il Dipartimento ieri ha formalizzato l’atto d’accusa federale contro l’ex presidente cubano Raul Castro e altre cinque persone per l’abbattimento dei due velivoli civili avvenuto nel 1996 nello Stretto della Florida, in cui morirono quattro persone, tra cui tre cittadini statunitensi. L’accusa, presentata a Miami, conferma la linea già anticipata dalle autorità federali e si inserisce nel procedimento legato al caso dei voli del gruppo “Brothers to the Rescue”, già al centro di tensioni diplomatiche tra Washington e L’Avana.

Secondo i documenti giudiziari, oltre alle imputazioni principali legate alla cospirazione e all’omicidio, l’atto d’accusa ricostruisce la responsabilità della catena di comando cubana nell’operazione militare che portò all’abbattimento dei due aerei. Tra gli altri imputati figura un ufficiale dell’aeronautica militare cubana già indicato nelle precedenti indagini sul caso, rimasto per anni al centro delle richieste statunitensi di cooperazione giudiziaria mai andate a buon fine. La nuova iniziativa giudiziaria rappresenta un ulteriore sviluppo in una vicenda rimasta irrisolta sul piano penale per quasi tre decenni e riapre l’attenzione su uno dei casi più controversi nei rapporti tra Stati Uniti e Cuba dagli anni Novanta.

“Ci aspettiamo che Raul Castro si presenti qui di sua spontanea volontà o in qualche altro modo, e finisca in prigione”, ha dichiarato l’Attorney general statunitense, Todd Blanche, dopo la formalizzazione delle accuse contro l’ex leader cubano e altri cinque funzionari del governo dell’isola.

“No… Non ci sarà un’escalation. Non credo che ce ne sia bisogno. Guardate, il Paese sta andando a rotoli. È un disastro, e hanno perso il controllo. Hanno davvero perso il controllo di Cuba”, aveva chiosato ieri il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Ue, Conte: Italia torna fanalino di coda, mandiamo Meloni a casa

Roma, 21 mag. (askanews) – “Oggi l’Unione europea ci dice che stiamo rivedendo le stime di crescita e saremo il fanalino di coda in Europa. Grazie a questo governo siamo tornati a essere il fanalino di coda in Europa. Non c’è nessun piano industriale, nessun piano sanitario, nessuna misura di crescita, solo spese militari. Ma la ricetta è molto chiara, serve coraggio, occorre mandarli a casa”. Così il presidente di M5s, Giuseppe Conte, parlando con i cronisti fuori dalla Camera.

“Dobbiamo rivedere le spese militari perché lì sono buttati miliardi, dobbiamo recuperare 13,5 miliardi buttati sul Ponte sullo Stretto. Occorre intervenire per una tassa sugli extra profitti perché solo le banche e le aziende energetiche in tre anni hanno accumulato quasi 200 miliardi di profitti che sono assolutamente irragionevoli rispetto all’andamento di mercato e all’impoverimento di famiglie e imprese. Questo deve fare il nuovo governo, e questo dovremo fare al più presto”, ha aggiunto Conte.

Roland Garros, sorteggio favorevole per Sinner

Roma, 21 mag. (askanews) – Sorteggio favorevole per Jannik Sinner al Roland Garros. Il numero uno del mondo debutterà contro la wild card francese Clément Tabur e vede tutti i principali avversari della parte alta del ranking dall’altra parte del tabellone, con un eventuale incrocio contro Novak Djokovic possibile soltanto in finale.

Il cammino del campione azzurro a Parigi appare sulla carta abbordabile almeno nelle prime fasi. Al secondo turno potrebbe trovare Juan Manuel Cerundolo oppure Fearnley, mentre al terzo turno è possibile una sfida contro il giovane spagnolo Martin Landaluce, classe 2006 e protagonista di buone prestazioni agli Internazionali di Roma.

Negli ottavi potrebbe arrivare un derby italiano con Matteo Berrettini o Luciano Darderi, mentre ai quarti si profila un possibile confronto con Ben Shelton, Alexander Bublik oppure Flavio Cobolli. In semifinale, almeno secondo il ranking, i nomi più accreditati nella parte di Sinner sono quelli di Felix Auger-Aliassime e Daniil Medvedev.

Nella parte bassa del tabellone finiscono invece molti degli avversari considerati più pericolosi sulla terra rossa, tra cui Alexander Zverev, testa di serie numero 2, oltre a Mensik, Fils, Ruud e Fonseca. Djokovic debutterà contro Giovanni Mpetshi Perricard, mentre Zverev inizierà il torneo contro Benjamin Bonzi.

Tra gli altri italiani, Cobolli esordirà contro un qualificato o un lucky loser, mentre Darderi affronterà l’austriaco Sebastian Ofner. Qualificato o lucky loser anche per Lorenzo Sonego, mentre Mattia Bellucci sfiderà Quentin Halys. Esordio complicato per Matteo Arnaldi contro Tallon Griekspoor. Berrettini troverà invece l’ungherese Márton Fucsovics.

Nel tabellone femminile, Jasmine Paolini inizierà il suo percorso affrontando Dayana Yastremska.

Angelini Pharma presenta i risultati del progetto LIFE-GREENAPI

Roma, 21 mag. (askanews) – La produzione di principi attivi farmaceutici figura tra i processi industriali più sfidanti nel perseguimento degli obiettivi di sostenibilità: cicli produttivi intensivi, vincoli normativi stringenti, largo impiego di energia. In questo senso vanno evidenziati i risultati del progetto LIFE-GREENAPI, avviato nel giugno 2023 proprio presso lo stabilimento Angelini Pharma di Aprilia e dedicato allo sviluppo e produzione di piccole molecole e nei servizi a contratto per multinazionali farmaceutiche e aziende biotecnologiche. Risultati presentati nel corso dell’evento “LIFE-GREENAPI: Innovating for the Future” che si è tenuto nel sito produttivo di Via Guardapasso ad Aprilia alla presenza di personalità del mondo associativo, accademico ed istituzionale.

Di fatto un modello per l’intero settore farmaceutico: l’uso di reagenti chimici e solventi viene ridotto del 37%, le emissioni di gas serra del 19%, i consumi elettrici del 23%, il consumo di gas metano del 59%, il fabbisogno di acqua del 48% e la generazione di rifiuti del 60% con una riduzione complessiva dei costi produttivi del 10%. LIFE-GREENAPI ha puntato sull’integrazione di due approcci produttivi: la tecnologia batch, metodo tradizionale del settore farmaceutico in cui la reazione avviene in modo discontinuo all’interno di un reattore, e la flow chemistry, o chimica a flusso, che consente invece un processo ininterrotto, un controllo più preciso delle condizioni di reazione, maggiore sicurezza e un minor consumo di risorse.

Il progetto combina in modo innovativo i due metodi in un modello ibrido, chiamato Flow-Batch, che ottiene risultati migliori, sia ambientali che economici, rispetto a ciascuna tecnologia usata da sola. L’approccio è stato testato su un principio attivo prodotto in grandi volumi e replicato in laboratorio su un secondo processo. L’Università di Leiden ha monitorato l’impatto ambientale e climatico, attraverso la metodologia del Life Cycle Assessment (LCA). Per il CEO di Angelini Pharma Sergio Marullo di Condojanni è sempre più necessario intervenire ripensando i processi produttivi affinché abbiano il minor impatto possibile sul nostro pianeta, laddove per un’azienda farmaceutica sostenibilità e competitività non sono obiettivi in contraddizione ma due facce della stessa strategia industriale.

Flotilla, Conte: sanzioni economiche e finanziarie a Netanyahu

Roma, 21 mag. (askanews) – “Sanzioni economiche e finanziarie a Netanyahu e a tutta la filiera di comando, riconoscimento immediato dello Stato di Palestina, strappare l’accordo di cooperazione militare Italia-Israele e l’accordo di associazione Unione Europea-Israele, subito”. Così il presidente di M5s, Giuseppe Conte, in una dichiarazione davanti a Montecitorio, dopo il sequestro di barche e cittadini italiani della Flotilla diretta a Gaza, da parte della marina israeliana.

“Dei cittadini italiani e degli attivisti di tutto il mondo sono stati deportati, le barche anche italiane sequestrate e sono state portate in Israele. Sono stati percossi, umiliati. Questo è il risultato di un governo che ormai da tempo ha assunto una condotta criminale, solo che la differenza è che adesso c’è stata un’indignazione anche da parte dei nostri esponenti di governo e anche a livello internazionale”, ha aggiunto Conte.

“Ma che cosa è cambiato rispetto alla precedente spedizione di Flottilla dell’ottobre scorso e soprattutto che cosa è cambiato rispetto addirittura ai 70.000 palestinesi uccisi in un genocidio di cui 20.000 bambini? E’ da tempo che questo governo israeliano ha una condotta criminale e la esibisce in tutto il Medio Oriente e allora questa ipocrisia diventa davvero inaccettabile adesso servono azioni concrete le chiacchiere stanno a zero”, ha sottolineato.

Oncologia, IEO e AVIS per una firma storica

Milano, 21 mag. (askanews) – Un passo storico per il futuro dell’oncologia. La tre giorni dell’evento “Il futuro dell’oncologia non aspetta. Tecnologie ed approcci avanzati per prevenzione, diagnosi e cura”, promosso da Motore Sanità con l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) in programma dal 20 al 22 maggio presso l’Aula Magna La Pietra dello IEO di Milano, si è aperta con un momento simbolico. La firma dell’accordo quadro tra IEO e AVIS: per aprire prospettive nuove di prevenzione e cura. Ha parlato così Roberto Orecchia, Direttore Scientifico IEO: “Questo accordo con AVIS è realmente molto importante, perché apre una prospettiva che riguarda l’oncologia di precisione in tutte le sue forme, in particolare la prevenzione di precisione. Prevenzione oncologica che oggi è un elemento fondamentale, perché dobbiamo assolutamente intercettare prima possibile, quindi non aspettare gli screening ma andare a intercettare sui profili molecolari, biologici, genetici. Andare a intercettare le predisposizioni per sviluppare il cancro”.

Ricercatori, manager sanitari, istituzioni. Tutti coinvolti per interrogarsi sul futuro dell’oncologia. Un banco di prova importante per tutto il Sistema Sanitario Nazionale. “La medicina sta facendo passi da gigante, però qual è il grosso problema che abbiamo nel nostro paese? Perché in alcuni centri, come l’Istituto Europeo dell’Oncologia, è un centro riconosciuto a livello mondiale e non solo a livello nazionale. Si fanno delle cose straordinarie. Ma come può l’innovazione essere messa a terra nelle altre regioni? E a quale livello comunque le altre regioni devono rinformarsi? Quali devono essere i cosiddetti livelli essenziali e assistenti nell’ambito oncologico in tutte le regioni?” ha aggiunto Claudio Zanon, Direttore Scientifico Motore Sanità.

In questo contesto l’accordo quadro con Avis è storico: cura e prevenzione come sempre le due direttrici chiave. “Io oserei dire per il futuro dell’Italia, perché l’accordo di oggi tende a sottolineare l’importanza della prevenzione e soprattutto della ricerca. E quindi mettere a disposizione, da parte dei donatori, del loro sangue proprio per sostenere la ricerca dentro una logica che la prevenzione è certamente un elemento di valore innovativo per la nostra associazione, ma che è stato fortemente voluto da tutto il consiglio di AVIS nazionale. Quindi essere qua oggi è l’inizio di un percorso, ma anche una pietra miliare su quello che è il cambiamento culturale che stiamo cercando di portare sia dentro l’associazione, ma indirettamente dentro le nostre comunità” ha concluso Oscar Bianchi, Presidente AVIS Nazionale.

Una tre giorni fondamentale, per capire il cammino e la prospettiva dell’oncologia in Italia.

Vela, America’s Cup: a Cagliari si accende la sfida verso Napoli

Roma, 21 mag. (askanews) – La “Road to Naples” della 38/a Louis Vuitton America’s Cup entra nel vivo a Cagliari, dove le squadre impegnate nella prima regata preliminare del nuovo ciclo si sono presentate davanti ai media internazionali e al pubblico mondiale nella conferenza ufficiale ospitata in Sardegna. Sul palco, accanto agli iconici trofei dell’America’s Cup e della Louis Vuitton Cup, i protagonisti della vela mondiale hanno dato il via simbolico alla nuova sfida verso Napoli 2027.

Dopo le prove non ufficiali dei giorni scorsi, le prime gerarchie iniziano già a delinearsi. Emirates Team New Zealand ha impressionato nelle uscite iniziali e lo skipper Nathan Outteridge ha sottolineato l’importanza del lavoro sugli AC40: “È stato davvero positivo poter fare una buona giornata di allenamento contro tutti. Non navigavamo molto su queste barche da tempo e per noi è stato importante tornare a confrontarci in regata. Abbiamo capito che tutto si gioca sulla precisione e sulla capacità di leggere i salti di vento”.

Grande novità di questa tappa è la presenza in regata anche dei team femminili e youth, con Emirates Team New Zealand, GB1 e Luna Rossa che schierano equipaggi dedicati accanto alle squadre senior. Hannah Mills, skipper di Athena Pathway, ha parlato del nuovo slancio del progetto britannico: “Si percepisce una nuova energia attorno al team. Abbiamo grande supporto e gli AC40 sono barche straordinarie. Siamo fortunati ad avere due imbarcazioni con cui allenarci e crescere”.

Entusiasmo anche nelle parole di Erica Dawson, al timone dell’Emirates Team New Zealand Women insieme a Jake Pye: “È un’opportunità incredibile poter competere contro velisti che sono stati i miei idoli. Vogliamo essere un esempio per le ragazze che iniziano questo percorso nella vela. Siamo insieme da poco ma stiamo imparando velocemente”.

Tra le squadre che più hanno impressionato nelle prime prove c’è GB1, Challenger of Record, con Dylan Fletcher e Ben Cornish protagonisti di una giornata molto convincente. Fletcher non nasconde le ambizioni: “Puntiamo al gradino più alto del podio. Siamo regatanti e vogliamo vincere. Credo che saremo competitivi rispetto agli altri team”.

Attenzione anche al rinnovato Tudor Team Alinghi, con Paul Goodison che sottolinea la crescita del gruppo svizzero: “C’è una grande atmosfera all’interno del team. Questa settimana rappresenta il primo vero test sotto pressione e vogliamo capire davvero il nostro livello contro squadre più consolidate”.

A giocare in casa è Luna Rossa, considerata da molti tra le favorite del fine settimana. Sul palco sia Peter Burling sia Marco Gradoni, protagonista della Youth America’s Cup. Gradoni guarda con fiducia alla sfida: “Faremo del nostro meglio per arrivare tra i primi due. Tutti sono velocissimi e sarà una battaglia mentale fino alla fine. Luna Rossa è un avversario difficile da battere e dobbiamo dimostrarlo in acqua nei prossimi giorni”.

Il trofeo assegnato nel weekend è una creazione dello scultore sardo Roberto Ziranu, esposta accanto alla America’s Cup e alla Louis Vuitton Cup. Realizzato con una base in ginepro proveniente dall’Ogliastra e vele forgiate, rappresenta il primo simbolico traguardo della corsa verso Napoli 2027.

Tra i favoriti indicati dagli addetti ai lavori anche La Roche-Posay Racing Team guidato da Quentin Delapierre. “L’America’s Cup è il trofeo più difficile da vincere – spiega il francese – e noi stiamo costruendo un progetto ambizioso. Possiamo fare grandi cose ma anche commettere errori: l’importante sarà seguire il nostro percorso senza eccessiva pressione”.

A Cagliari sono presenti anche Team Australia e American Racing Challenger Team USA, iscritti alla 38/a America’s Cup ma assenti dalle regate sarde per via dell’ingresso tardivo nel circuito. Tom Slingsby, volto simbolo del ritorno australiano, parla di un momento storico: “Per l’Australia è qualcosa di enorme. La vittoria del 1983 ha segnato il nostro Paese e tutti noi siamo cresciuti con quel mito. Ora abbiamo la possibilità di ricreare quell’emozione”.

Ken Read, nuovo CEO del team americano, sottolinea invece la volontà di costruire un progetto duraturo: “Vogliamo riportare una nuova generazione di velisti statunitensi nell’America’s Cup. Per un periodo sembrava impossibile esserci, invece siamo riusciti a entrare all’ultimo momento e guardiamo al futuro con entusiasmo”.

Questa sera la Basilica di San Remy ospiterà la cerimonia inaugurale della manifestazione, seguita da una sfilata nel centro di Cagliari fino al Villaggio Regate. Da domani spazio definitivamente al mare e alle prime sfide ufficiali della Louis Vuitton 38/a America’s Cup Preliminary Regatta Sardegna, primo passo della lunga corsa verso Napoli 2027. (Foto Ricardo Pinto)

Gabry Ponte annuncia "TIK TAK" il nuovo singolo col rapper Salmo

Milano, 21 mag. (askanews) – In attesa di tornare a far ballare con “San Siro Dance 2026”, Gabry Ponte annuncia “TIK TAK”, il nuovo singolo che vede la collaborazione del rapper Salmo. Il brano sarà disponibile da venerdì 29 maggio. Il singolo non è solo una collaborazione, ma un glitch nella matrice nato un pomeriggio in studio dove due universi apparentemente distanti sono entrati in una collisione perfettamente sincronizzata. Da una parte il “world building” sonoro di Gabry Ponte, un architetto della dance che mastica BPM e synth, dall’altra il flow tagliente di Salmo che seziona il beat con precisione chirurgica. “TIK TAK” rappresenta un’anomalia di sistema che crea una miscela esplosiva in cui la cassa dritta dei festival incontra l’attitudine hardcore. Se la fama dei due artisti è il point of entry, il brano è l’easter egg che nessuno si aspettava di trovare per resettare gli standard del panorama italiano. Dopo essersi riconfermato ancora una volta il dj-producer italiano più ascoltato al mondo, oltre al #2 artista italiano più ascoltato all’estero secondo la classifica Spotify Wrapped 2025 ed essersi esibito all’Arena di Verona in occasione della Cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026, Gabry Ponte tornerà a far ballare lo Stadio San Siro di Milano con “San Siro Dance 2026” powered by RTL 102.5, in programma sabato 27 giugno 2026. Per info e biglietti su www.livenation.it. Dopo il concerto evento dello scorso giugno, che lo ha incoronato primo dj ad esibirsi nel tempio dello sport e della musica live di Milano – con uno show sold out da 56 mila presenze – Gabry Ponte sarà nuovamente protagonista assoluto di una serata imperdibile che catapulterà i fan in una grande festa all’insegna delle sue hit che hanno lasciato e continuano a lasciare un segno nella storia della musica dance. La scaletta sarà un susseguirsi continuo di grandi successi, dai più recenti – con cui ha collezionato due dischi di diamante – fino alle hit intramontabili che lo hanno reso un’icona internazionale, per dare vita a uno show (co-prodotto da Gekai On Stage e Live Nation) unico nel suo genere. Scarica qui il video dell’annuncio. Con lo storico live dello scorso anno a San Siro, l’artista è entrato di diritto nella ristrettissima cerchia di DJ capaci di riempire uno stadio con un headlining show, unendosi a Tiësto, David Guetta, DJ Snake e Alok.

L’Istat: il digitale pervade tutto, i social sono un problema per gli adolescenti

Roma, 21 mag. (askanews) – La dimensione digitale in Italia “è diventata parte integrante della vita quotidiana” e ormai influenza “relazioni, lavoro, apprendimento e partecipazione. Le competenze digitali, tuttavia, risultano ancora distribuite in modo diseguale, con divari territoriali e generazionali. L’uso intensivo dei social media, soprattutto tra i più giovani, presenta aspetti problematici che si riflettono sul benessere psicologico, con segnali di maggiore vulnerabilità tra le ragazze”. Lo rileva l’Istat nel Rapporto annuale 2026, presentato oggi.

“Nel 2024 – ricorda l’Istituto – il 95,3 per cento degli utenti di Internet di 11 anni e più ha utilizzato i social media almeno una volta, e l’81,8 per cento lo ha fatto quotidianamente”.

“Il 5,0 per cento degli utenti di Internet di 11 anni e più presenta un profilo di utilizzo ‘problematico’ dei social media, avendo sperimentato comportamenti disfunzionali. Il fenomeno è nettamente più diffuso tra i giovani: 11,1 per cento tra i 15-17 anni e 10,5 per cento tra i 18-24 anni. Il divario di genere è particolarmente accentuato tra gli adolescenti: tra i 15-17enni il 15,5 per cento delle ragazze presenta un ‘uso problematico’, contro il 7,0 per cento dei coetanei maschi”, conclude l’Istat.

Campi Flegrei, Musumeci: mai predisposto prima piano così articolato

Trento, 21 mag. (askanews) – “Il governo ha elaborato e attuato il famoso progetto Campi Flegrei che ha impegnato oltre 600 milioni di euro con l’intervento della Regione e dei Comuni interessati. Stiamo lavorando per mettere in sicurezza le principali infrastrutture, abbiamo nominato un commissario ad hoc, l’ingegnere Soccodato, stiamo intervenendo per le case lesionate dalle scosse delle ultime attività. Io credo che mai si sia predisposto un piano così articolato in un territorio dove vivono centinaia di migliaia di persone”.

Lo ha detto il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, parlando dello sciame sismico avvertito nella notte nei Campi Flegrei e a Napoli.

“La scossa 4.4 dei Campi Flegrei si inserisce in un’attività che ormai è particolarmente nota. Quella realtà particolarmente fragile dovrà convivere con le scosse in un territorio che deve fare i conti con il rischio vulcanico, con il rischio sismico e con il bradisismo” ha aggiunto a margine del Festival dell’economia a Trento.

“Possiamo fare tutto tranne che arrestare l’attività sismica. Lì può intervenire soltanto il Padre Eterno. Se questi interventi fossero stati realizzati o avviati 20, 30 anni fa, oggi non saremmo qui a discutere ancora di progetti”, ha concluso Musumeci.

Educare le nuove generazioni al rispetto di animali e ambiente

Roma, 21 mag. (askanews) – Educare le nuove generazioni al rispetto degli animali, dell’ambiente e della salute condivisa: è questo l’obiettivo di “Possesso Responsabile”, progetto di Boehringer Ingelheim Animal Health Italia realizzato in collaborazione con il Comune di Roma e l’Ordine dei Medici Veterinari di Roma e Provincia, che coinvolge le scuole secondarie di primo grado della Capitale.

Protagonisti dell’iniziativa gli studenti e le studentesse, al centro di un percorso educativo dedicato al valore del possesso consapevole degli animali da compagnia. L’appuntamento del 19 maggio ha rappresentato un momento di confronto e crescita, esteso anche alle famiglie.

L’intervista a Alessandro Fogliazza, Technical Service Lead Boehringer Ingelheim Animal Health Italia: “È indispensabile la sinergia che ci deve essere, in questo caso, tra un’azienda come la nostra e l’Ordine dei Medici Veterinari “Diventa cruciale perché riusciamo a abbinare la scienza e l’impegno quotidiano nella cura dei veterinari con la nostra visione nel benessere futuro. Il progetto “Possesso Responsabile” nasce da un’idea molto semplice: tutti i giorni sentiamo parlare della connessione animale-uomo e di come questa connessione faccia parte della nostra vita”.

Un’occasione per l’Istituto Comprensivo Nino Rota dell’XI Municipio, allargata anche alle famiglie. Un progetto per formare cittadini consapevoli del domani.

Le parole di Pierluigi Ugolini, Presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari di Roma e Provincia: “Noi come medici veterinari vogliamo trasmettere ai ragazzi la consapevolezza dell’importanza di prendersi in carico un essere vivente e senziente in modo responsabile, quindi prendendosi cura dall’inizio di tutte quelle che sono le sue necessità, imparando a conoscere non soltanto da un punto di vista morfologico ma anche da un punto di vista caratteriale, imparando a intercettare quelli che sono i suoi bisogni fisici, imparando a conoscerli per poter prevenirenei limiti del possibile o comunque accorgersi quando c’è un malessere.”

In Italia vivono oggi 21 milioni tra cani e gatti, che testimoniano un legame tra persone e animali domestici sempre più stretto. Accogliere un pet nella propria vita è non solo un gesto di affetto, ma anche una responsabilità.

Il commento di Graziella Bianco, Dirigente Scolastico presso IC Nino Rota di Roma: “Diciamo che è fondamentale perché la coscienza civica nasce un po’ a scuola, quindi noi siamo molto propensi a portare a scuola molti progetti che diano tanti stimoli agli alunni e questo è anche un modo per i docenti di fare didattica in un altro modo, di lavorare con altri argomenti che sono sicuramente più vicini ai ragazzi.”

Il progetto, che si sviluppa attraverso un ciclo di incontri formativi nelle scuole, punta a diffondere una cultura del rispetto e della responsabilità, rafforzando il legame tra persone, animali e ambiente e contribuendo a formare cittadini più consapevoli.

Da GBCI Europe Circle focus su innovazione, energia e digital

Milano, 21 mag. (askanews) – Si è aconcluso GBCI Europe Circle, uno degli appuntamenti europei più rilevanti dedicati all’edilizia sostenibile. Al centro del confronto, le sfide del futuro: decarbonizzazione, efficienza energetica e innovazione nel settore delle costruzioni.

Per Knauf la sostenibilità rappresenta oggi una priorità strategica, tra riduzione delle emissioni e trasformazione dei processi produttivi.

Le parole di Luca Sironi, General Manager di Knauf Italia: “Per l’industria delle costruzioni in generale un tema molto pressante è quello della riqualificazione energetica degli edifici e quindi tenendo quello come ambizione fondamentale e imprescindibile, poi le innovazioni che ci vanno a supporto ruotano principalmente intorno al concetto di economia circolare, come assicurare sistemi e soluzioni che minimizzino l’impiego di nuovi materiali, materiali innovativi ad alte prestazioni che permettano di assicurare efficientemente energetico come faro con minor consumo e impiego di risorse”.

Riqualificazione energetica, economia circolare e materiali innovativi saranno sempre più centrali per accelerare la transizione verso un’edilizia sostenibile ed efficiente.

Ancora Luca Sironi, General Manager di Knauf Italia: “Usare materiali riciclati significa innanzitutto trovarli, poi trattarli, poi reimpiegarli. Un altro fronte di innovazioni è in generale connesso a sfruttare la digitalizzazione per controllare gli aspetti di sostenibilità di un edificio attraverso dati e infrastrutture digitali. Gli investimenti continui nel cosiddetto BIM, Building Information Modeling, sono un po’ lo stato dell’arte tra le varie aziende che operano in queste industrie”.

Dalla progettazione digitale all’intelligenza artificiale, le nuove tecnologie stanno rivoluzionando il mondo delle costruzioni, migliorando gestione, tempi e sostenibilità dei cantieri.

Un ultimo commento di Luca Sironi, General Manager di Knauf Italia: “Il BIM permette di modellare una struttura dalla fase di design, alla fase di messa in opera, alla fase di esercizio. E così a tutti gli step della vita utile di un immobile permette di scegliere le soluzioni a più basso impatto, di costruire nella maniera più produttiva e meno impattante possibile, si pensi al caso della riduzione dello spreco dei materiali per esempio, e durante la fase di vita operativa permette di controllare il dispendio energetico di un edificio, di intervenire sulla manutenzione preventiva e aumentando nella produttività il valore del tempo e sicuramente l’impronta sostenibile”.

Innovazione e digitalizzazione guideranno dunque il futuro dell’edilizia europea, con l’obiettivo di costruire in modo sempre più efficiente e sostenibile.

L’industria Life Science come motore trainante del Paese

Roma, 21 mag. (askanews) – Si è tenuta a Villa Spalletti Trivelli la II edizione de “Il Valore Strategico dell’Industria Life Science”, l’evento organizzato da Healthcare Policy e Formiche per promuovere il settore delle Life Sciences, non più indirizzate solo al pubblico, ma anche decisive per economia e competitività dell’Italia. Con un tasso di crescita superiore alla media nazionale, il nostro Paese è tra i protagonisti del mercato farmaceutico Europeo.

L’intervista a Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria: “L’industria farmaceutica italiana vuole continuare a restare leader in Europa e nel mondo. Per fare questo dobbiamo saper leggere gli eventi e agire con grande velocità e con una strategia. Ciò significa da una parte agire sul mercato interno e quindi migliorare le condizioni che danno accesso a farmaci e cittadini, un meccanismo early access per favorire l’innovazione, ridurre i tempi di approvazione dei farmaci a livello nazionale che attualmente sono 439 giorni di media, e quindi ridurre quelle discrepanze a livello regionale nell’accesso da 0 a 16 mesi”.

Necessario, nel breve-medio periodo, rafforzare la competitività industriale del nostro Paese. Anche in quest’ottica, l’industria delle Life Science si candida come motore trainante dell’Italia

Le parole di Francesco Zaffini, Presidente Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato della Repubblica: “La nostra industria del farmaco produce un export rilevantissimo e copre un mercato interno altrettanto rilevante ma soprattutto opera nel sistema salute che è un po’ il primo dei diritti universali, quindi è un primato che noi dobbiamo difendere, tutelare e salvaguardare, ovviamente tutelando anche l’interesse nazionale.”

Il commento di Marina Sereni, Responsabile Salute e Sanità della Segreteria Nazionale del Partito Democratico: “Stiamo parlando di un’industria che ha a che fare con la salute dei cittadini e quindi un’industria che fornisce, sia dal punto di vista dei farmaci, sia dal punto di vista dei dispositivi medici, molte delle innovazioni che oggi consentono di curare delle malattie che prima erano considerate inguaribili ma anche incurabili. Questo però significa che abbiamo bisogno di una politica e di una visione strategica perché c’è una concorrenza molto forte degli Stati Uniti e della Cina, perché l’Europa rischia di rimanere indietro e perché l’Italia, che è uno dei primi paesi per la manifattura di queste produzioni, rischia di pagare un prezzo molto alto”.

All’evento erano presenti anche rappresentanti dell’ecosistema industriale. Paolo Saccò, Vice President Global Public Affairs di Chiesi Group, ha richiamato il tema della crescente competizione internazionale: “Il settore farmaceutico europeo sta perdendo terreno: il divario non è più solo con gli USA, ma cresce rapidamente anche con la Cina. Ritardi regolatori e accesso lento frenano le cure e gli investimenti. Serve una scelta politica netta: i farmaci sono un investimento strategico”. “Investire in ricerca, produzione e tecnologie diagnostiche avanzate non significa solo crescita economica, ma anche rafforzare innovazione, sovranità sanitaria, resilienza industriale e capacità di risposta alle emergenze”, ha aggiunto Giorgio Ghignoni, Corporate Vice President Scientific Affairs & Public Affairs di Diasorin. Riccardo Samele, Director Market Access Italy di Regeneron, ha invece posto l’attenzione sul tema dell’attrattività del sistema Paese: “L’Italia ha tutte le carte per rafforzare il proprio ruolo nelle Life Sciences: qualità della ricerca, competenze cliniche ed eccellenze industriali sono asset riconosciuti a livello internazionale. Per trasformare questo potenziale in attrattività reale servono però segnali chiari sul piano regolatorio e industriale: maggiore prevedibilità delle regole, tempi più competitivi nei processi autorizzativi e un quadro stabile di valorizzazione dell’innovazione”. Da Gilead Sciences è stato portato il messaggio di Frederico Da Silva, Vice President & General Manager, incentrato sull’accesso: “Per dare piena centralità al settore salute è necessario partire dall’innovazione. Ma l’innovazione esprime pienamente il proprio potenziale solo quando è effettivamente accessibile ai pazienti”.

Competitività, sviluppo e innovazione. L’industria delle Life Sciences, in Italia, gode di un elevato prestigio internazionale, ma non basta. Mantenere il vantaggio e conservare il patrimonio costruito fin qui diventa, di fatto, fondamentale per continuare a crescere e al contempo conservare il ruolo di leader

Stellantis: piano da 60 mld, quattro brand globali al centro

Milano, 21 mag. (askanews) – Stellantis presenta Fastlane 2030, piano strategico quinquennale da 60 miliardi di euro per accelerare crescita e redditività, semplificare il modello operativo e indirizzare il capitale verso le aree a maggiore rendimento. Il piano, illustrato ad Auburn Hills dal ceo Antonio Filosa, poggia su sei pilastri: gestione più mirata dei marchi, investimenti in piattaforme e tecnologie globali, partnership, ottimizzazione dell’impronta industriale, eccellenza nell’esecuzione e rafforzamento delle regioni.

Il 60% degli investimenti, pari a 36 miliardi, sarà destinato a marchi e prodotti, mentre il restante 40%, pari a 24 miliardi, andrà a piattaforme globali, propulsori e tecnologie. Entro il 2030 Stellantis prevede oltre 60 nuovi veicoli e 50 aggiornamenti significativi: 29 elettrici a batteria, 15 plug-in o range extender, 24 ibridi e 39 termici o mild hybrid.

Il piano ridefinisce la gestione del portafoglio marchi. Jeep, Ram, Peugeot e Fiat diventano i quattro marchi globali del gruppo, destinatari insieme a Pro One del 70% degli investimenti in brand e prodotti. Chrysler, Dodge, Citroën, Opel e Alfa Romeo saranno marchi regionali, mentre DS e Lancia saranno sviluppati come marchi specializzati, gestiti rispettivamente da Citroën e Fiat. Maserati resterà nel lusso puro, con due nuovi modelli di segmento E e una roadmap dettagliata attesa a Modena entro dicembre 2026.

“Fastlane 2030 è il risultato di mesi di lavoro disciplinato in tutta l’azienda ed è progettato per guidare una crescita redditizia a lungo termine”, ha detto Filosa. “Ogni marchio di Stellantis svolgerà un ruolo chiaro nel rispetto dei nostri impegni Fastlane 2030”, ha aggiunto il ceo, sottolineando centralità del cliente, valore, accessibilità e partnership “win-win”.

Sul fronte industriale e tecnologico, Stellantis investirà oltre 24 miliardi in piattaforme globali, powertrain e nuove tecnologie. Entro il 2030 il 50% dei volumi globali sarà prodotto su tre piattaforme globali, inclusa la nuova STLA One. Le tecnologie Stla Brain, Stla SmartCockpit e Stla AutoDrive saranno lanciate nel 2027; entro il 2030 il 35% dei volumi globali avrà almeno una di queste tecnologie.

Le partnership diventano un pilastro del piano. Con Leapmotor, attraverso Leapmotor International controllata al 51%, Stellantis punta a rafforzare collaborazione commerciale, acquisti e cooperazione industriale, partendo dalla condivisione di capacità negli impianti di Madrid e Saragozza. Con Dongfeng il gruppo avvia una nuova fase della joint venture Dpca in Cina per produrre due Peugeot e due Jeep destinati alla Cina e ad altre regioni, e intende creare una joint venture europea, controllata al 51%, con un primo progetto a Rennes.

In Europa il piano prevede una riduzione della capacità di oltre 800mila unità attraverso riconversioni, come Poissy in Francia, e partnership tra Madrid, Saragozza e Rennes. L’obiettivo è aumentare l’utilizzo degli impianti dal 60% all’80% entro il 2030, preservando i livelli occupazionali nel manifatturiero. Negli Stati Uniti l’aumento della produzione dovrebbe portare l’utilizzo della capacità all’80% nel 2030.

Stellantis punta inoltre a ridurre i tempi di sviluppo prodotto da 40 a 24 mesi e a generare 6 miliardi di euro di riduzioni annue dei costi entro il 2028 attraverso il Value Creation Program. Il piano prevede il ritorno a un flusso di cassa positivo entro il 2027, mentre gli obiettivi finanziari completi saranno comunicati nella sessione finanziaria dell’Investor Day.

A livello regionale, il Nord America punta a ricavi +25% e margine Aoi dell’8-10%, con 11 nuovi modelli, volumi in aumento del 35%, sette nuovi prodotti sotto i 40mila dollari e due sotto i 30mila. L’Europa allargata punta a ricavi +15% e margine Aoi del 3-5%, con offensiva nel segmento C, nuova E-Car elettrica urbana accessibile prodotta in Europa a partire da Pomigliano d’Arco e maggiore utilizzo della capacità. In Sud America il gruppo punta a ricavi +10% e margine 8-10%; in Medio Oriente e Africa a ricavi +40% e margine 10-12%.

Meloni a Niscemi, "domani in Cdm 150 milioni"

Roma, 21 mag. (askanews) – “La ragione per la quale noi abbiamo voluto, sempre con tempi che sono al cardiopalma nella nostra quotidianità, venire qui per la terza volta in meno di quattro mesi è che chiaramente ci siamo dati come obiettivo quello di confrontarci con l’amministrazione e con la città ogni volta che ci sono dei passaggi importanti che vengono portati avanti”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso della riunione operativa al municipio di Niscemi.

“Quello che siamo qui per dirvi oggi è che siamo, con tempi che sono oggettivamente abbastanza veloci, pronti a mettere a terra le risorse. Domani – ha spiegato – abbiamo un altro Consiglio dei ministri” in cui “vorremmo licenziare due programmi, ciascuno del valore di 75 milioni, per un totale quindi di 150: il primo programma riguarda la messa in sicurezza del territorio, il secondo riguarda gli indennizzi ai proprietari di case”.

Meloni a Niscemi: domani in Cdm 150 mln per messa in sicurezza e indennizzi

Roma, 21 mag. (askanews) – “La ragione per la quale noi abbiamo voluto, sempre con tempi che sono al cardiopalma nella nostra quotidianità, venire qui per la terza volta in meno di quattro mesi è che chiaramente ci siamo dati come obiettivo quello di confrontarci con l’amministrazione e con la città ogni volta che ci sono dei passaggi importanti che vengono portati avanti”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso della riunione operativa al municipio di Niscemi.

“Quello che siamo qui per dirvi oggi è che siamo, con tempi che sono oggettivamente abbastanza veloci, pronti a mettere a terra le risorse. Domani – ha spiegato – abbiamo un altro Consiglio dei ministri” in cui “vorremmo licenziare due programmi, ciascuno del valore di 75 milioni, per un totale quindi di 150: il primo programma riguarda la messa in sicurezza del territorio, il secondo riguarda gli indennizzi ai proprietari di case”.

Ue, Conte: Italia torna fanalino di coda, mandiamo Meloni a casa

Roma, 21 mag. (askanews) – “Oggi l’Unione europea ci dice che stiamo rivedendo le stime di crescita e saremo il fanalino di coda in Europa. Grazie a questo governo siamo tornati a essere il fanalino di coda in Europa. Non c’è nessun piano industriale, nessun piano sanitario, nessuna misura di crescita, solo spese militari. Ma la ricetta è molto chiara, serve coraggio, occorre mandarli a casa”. Così il presidente di M5s, Giuseppe Conte, parlando con i cronisti fuori dalla Camera.

“Dobbiamo rivedere le spese militari perché lì sono buttati miliardi, dobbiamo recuperare 13,5 miliardi buttati sul Ponte sullo Stretto. Occorre intervenire per una tassa sugli extra profitti perché solo le banche e le aziende energetiche in tre anni hanno accumulato quasi 200 miliardi di profitti che sono assolutamente irragionevoli rispetto all’andamento di mercato e all’impoverimento di famiglie e imprese. Questo deve fare il nuovo governo, e questo dovremo fare al più presto”, ha aggiunto Conte.

Perché la Spagna cresce più dell’Italia secondo l’Istat

Roma, 21 mag. (askanews) – Negli ultimi anni, la Spagna ha registrato una crescita mediamente superiore a quella dei principali Paesi dell’area euro, inclusa l’Italia. Tra il 2022 e il 2025, nella fase successiva al recupero dei livelli pre-pandemici, il Pil spagnolo ha registrato una crescita cumulata del 9% a fronte di un 2,3% in Italia. Questo risultato non è riconducibile esclusivamente a episodi ciclici, ma riflette anche una maggiore capacità dell’economia spagnola di generare una crescita più sostenuta della domanda interna e dell’attività produttiva, anche attraverso incrementi della produttività e un maggiore orientamento verso settori a tecnologia più avanzata, specialmente nei servizi. E’ quanto emerge da un approfondimento contenuto nel rapporto annuale 2026 dell’Istat.

In Spagna, la crescita del 2025 rispetto al 2022 è stata trainata congiuntamente da consumi ed esportazioni (+6,8 e +3,6 punti percentuali), mentre in Italia i contributi delle stesse componenti sono risultati, in media, significativamente più contenuti (+2,2 e +0,2 punti percentuali). Dal lato dei consumi, le determinanti della migliore performance spagnola sono molteplici e includono non solo una crescita più intensa dei consumi delle famiglie, ma anche un maggiore impulso della spesa pubblica. In Spagna, infatti, l’aumento cumulato della spesa delle amministrazioni pubbliche è stato pari al 10,2 per cento, a fronte del 3,1 per cento registrato in Italia, riflettendo anche vincoli di bilancio meno stringenti.

Il maggiore dinamismo dei consumi delle famiglie in Spagna rispetto a quelli italiani è riconducibile sia a fattori demografi ci sia a una crescita sostenuta dei redditi reali. L’aumento della popolazione spagnola tra i 15 e i 64 anni (+4,6 per cento tra il 2022 e il 2025) è stato infatti superiore a quello italiano (+1,6 per cento), trainato dalla forte espansione della componente degli stranieri regolari (+22,3 per cento; nello stesso periodo, +4,6 per cento in Italia). Tale componente ha ampliato la base produttiva e alimentato la domanda interna, generando un effetto cumulativo tra l’offerta di lavoro e i consumi. In Spagna, i redditi reali aumentano notevolmente nel periodo 2022-2025 (+14,8 per cento), mentre in Italia la loro crescita appare più debole e irregolare (+3,3 per cento nello stesso periodo).

Considerando il Pil pro capite, il differenziale tra i due paesi risulta minore anche in relazione alla diversa intensità nella dinamica demografi ca della popolazione. Tuttavia, è possibile cogliere alcuni segnali importanti in termini di determinanti della crescita economica. Il contributo della produttività è prevalentemente positivo nel caso spagnolo e negativo in quello italiano. L’Italia ha parzialmente compensato questo differenziale negativo tramite un maggiore contributo dell’intensità di impiego dell’input di lavoro, misurata dalle ore per occupato. La crescita spagnola, inoltre, ha fatto maggiormente leva sull’espansione dell’occupazione e della partecipazione al mercato del lavoro, anche in relazione alla crescita della popolazione in età lavorativa, sulla quale ha infl uito positivamente la componente straniera. La Spagna ha inoltre registrato un tasso di crescita degli investimenti, del 2025 rispetto al 2022, superiore a quello dell’Italia (+16,1 per cento, contro +10,4 per cento in Italia), mostrando anche una diversa composizione. In Italia, la crescita degli investimenti è stata fortemente concentrata nelle costruzioni (+14,7 contro +15,4 per cento in Spagna), mentre in Spagna è stata più marcata la dinamica delle attività legate alla proprietà intellettuale (+23,7 contro +7,8 per cento in Italia).

Tale differenza, non solo nell’intensità ma anche nella tipologia, è rilevante, poiché gli investimenti in costruzioni tendono ad avere effetti più limitati sulla produttività di lungo periodo, mentre quelli in capitale immateriale sono più strettamente associati al rafforzamento della crescita potenziale. Ne consegue che, anche a parità di dinamica complessiva, la composizione degli investimenti dovrebbe avere contribuito a rafforzare il vantaggio relativo della Spagna. Con riferimento alla domanda estera, l’Italia ha mantenuto un profilo di crescita delle esportazioni di merci sostanzialmente simile a quello della Spagna, sebbene nel complesso risulti meno dinamico.

Si evidenzia, inoltre, un maggiore impulso alla crescita delle vendite all’estero di servizi (che, in media, nel periodo 2022-2025 pesano per il 32 per cento dell’export totale, pari al 19,2 per cento per l’Italia).

Queste ultime sono diventate un elemento importante della performance economica spagnola sui mercati esteri, avendo sperimentato tra il 2022 e il 2025 una crescita pari al 32,4 per cento (+12,3 per cento quella dell’Italia). Tale tendenza suggerisce una maggiore capacità della Spagna di intercettare la domanda internazionale, non solo nel settore del turismo, ma anche in quello dei servizi a più elevato contenuto tecnologico.

Accessi abusivi ai pc dei magistrati, eseguite perquisizioni

Milano, 21 mag. (askanews) – La Procura di Milano, d’intesa con la Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, ha eseguito nello scorso marzo alcune perquisizioni domiciliari e informatiche nell’ambito di un’indagine su presunti accessi abusivi ai computer in uso ai magistrati attraverso il sistema ECM installato sui dispositivi del Ministero della Giustizia. A renderlo noto è il procuratore di Milano Marcello Viola.

Gli accessi non autorizzati, chiarisce il procuratore di Milano, risulterebbero concentrati nel distretto giudiziario di Torino. Gli accertamenti investigativi sono stati avviati dopo che dai primi riscontri sarebbe emerso che le intrusioni informatiche sarebbero avvenute mediante la forzatura del sistema, resa possibile dall’utilizzo di credenziali di amministratore.

Le persone sottoposte a perquisizione, secondo l’ipotesi al vaglio degli inquirenti, avrebbero avuto la disponibilità di queste credenziali nell’ambito di contratti di assistenza informatica stipulati dal Ministero della Giustizia con ditte terze.

Le perquisizioni, sottolinea ancora il procratore Viola, si sono svolte “in modo partecipato e nel pieno rispetto delle garanzie difensive”, le analisi forensi sui dispositivi sequestrati sono ancora in corso.

Terremoto a Napoli, i danni al Belvedere di Baia

Roma, 21 mag. (askanews) – Controlli sul lungomare di Bacoli, i danni e le verifiche all’arcata del Belvedere di Baia, dopo lo sciame sismico in atto dalle 5.50 del mattino nell’area dei Campi Flegrei, con la scossa maggiore di magnitudo 4.4 a una profondità di circa 3.1 chilometri in mare, secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Dai primi accertamenti, si registrano segnalazioni di cedimenti anche in parti degli intonaci delle facciate di abitazioni private. Paura tra la popolazione che ha avvertito il terremoto. In corso verifiche su stabili e strutture scolastiche.

Cannes, "La Gradiva" di Atlan trionfa alla Semaine De La Critique

Roma, 21 mag. (askanews) – “La Gradiva”, il film scritto e diretto da Marine Atlan, ha vinto il Grand Prix Ami Paris, il riconoscimento più prestigioso della 65esima edizione della Semaine de la Critique della 79esima edizione del Festival di Cannes.

Il lungometraggio d’esordio della regista francese con protagonisti Antonia Buresi, Colas Quignard, Suzanne Gerin, Mitia Capellier-Audat è una produzione Francia-Italia ed è ambientato interamente in Italia, tra Pompei e Napoli, una produzione Films du poisson, coprodotto da Arte France Cinema e, per l’Italia, da Bibi Film TV di Angelo Barbagallo. Sarà distribuito in Italia da Fandango Distribuzione, vendite internazionali Mk2 Films.

Racconta di una classe di liceali che si reca a Pompei alla scoperta delle rovine e dei corpi pietrificati dal Vesuvio. Il viaggio si trasforma in un momento unico in cui la forza della giovinezza incontra un mondo congelato nel tempo. I loro desideri cominciano ad affiorare con intensità inaspettata, conducendoli verso una frattura irreversibile. Completano il cast: Rouge Isaac, Hadya Fofana, Lou-Ann Le Glorennec, Chamathka Warahena, Cherazade Hammedi, Camille Ménard-Harnish, Gustave Tersiguel, Mathéo De Carlo, Alma Polgar, Mariam Bouras, Léonilde Moucheroud, Emmanuelle Lafon, Lila Latronche, Anna Heckel, Romaïssa Taleb, Djimo Salim Nassokho, Kessy Mendy, Youssef Ben Hadj Amor.

Dombrovskis: Italia? "Valutiamo opzioni, ma prudenza in Paesi ad alto debito"

Roma, 21 mag. (askanews) – La Commissione europea sta effettivamente valutando quali “opzioni di policy” ci siano sul tavolo per intervenire sulla crisi dei prezzi dell’energia, sulla base delle sollecitazioni giunte dall’Italia e anche dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ma al tempo stesso ribadisce che oggi i margini di bilancio sono limitati e che serve “prudenza” sui conti pubblici nel Paesi maggiormente indebitati, come Italia e Francia. Lo ha affermato il Commissario europeo all’economia, Valdis Dombrovskis rispondendo ad una domanda durante la conferenza stampa di presentazione delle previsioni economiche di primavera.

“Effettivamente siamo valutando le opzioni di policy rispetto alla nostra risposta alla crisi sull’energia, quali elementi possano essere sul tavolo. Non reitererò il messaggio sul fatto che le misure devono essere temporanee mirate, ma si stiamo facendo alcune valutazioni su cosa possa essere fatto”, ha detto.

“Ovviamente – ha aggiunto Dombrovskis – in generale abbiamo margini di bilancio più limitati che nella crisi precedente e questo richiede anche prudenza di bilancio, specialmente per i 00paesi più indebitati”. (fonte immagine: Europea Union).

Calcio, Principe William celebra l’Aston Villa: notte incredibile

Roma, 21 mag. (askanews) – Entusiasmo alle stelle per il principe William dopo la vittoria dell’Aston Villa in Europa League. Il principe del Galles, grande sostenitore del club di Birmingham, ha seguito la finale a Istanbul vivendo la serata tra tribuna e spogliatoi, condividendo i festeggiamenti con la squadra.

Secondo quanto riferito dal difensore Matty Cash, il futuro sovrano ha preso parte ai festeggiamenti post partita insieme ai giocatori, partecipando anche ai momenti di celebrazione negli spogliatoi, in un clima di grande festa collettiva.

La sua presenza era stata già evidente durante il match, con reazioni accese ai gol che hanno deciso la finale e con esultanze particolarmente partecipate sugli spalti.

Per l’Aston Villa si tratta di un successo storico, il primo trofeo europeo dopo quasi trent’anni, che riporta il club ai vertici dopo una lunga attesa. William, nel suo messaggio social, ha ricordato anche il percorso della squadra e ha voluto dedicare un pensiero al centrocampista Boubacar Kamara, fermato da un infortunio.

Il principe ha concluso il suo intervento con i tradizionali slogan dei tifosi, celebrando una vittoria definita da lui stesso una “notte incredibile”.

RTL 102.5 Power Hits Estate raddoppia e parte da Roma

Milano, 21 mag. (askanews) – In occasione del decimo anniversario, RTL 102.5 Power Hits Estate raddoppia. Domenica 31 maggio 2026, al Centrale del Foro Italico di Roma, un cast straordinario di artisti inaugurerà l’estate con un grande evento dal vivo, pensato per celebrare i dieci anni dello show.

Per la prima volta, la sfida che eleggerà il tormentone dell’estate parte dalla Capitale: un viaggio musicale che accompagnerà il pubblico per tutta la stagione, fino alla finalissima di martedì 1° settembre all’Arena di Verona. Dal 2017, lo show della prima radio d’Italia porta sul palco le canzoni e gli artisti più trasmessi dell’estate, diventando un appuntamento fisso, capace di unire musica e pubblico in un’unica grande festa dal vivo. Un evento che negli anni si è affermato come simbolo dell’estate italiana e, prima di tutto, un momento per stare insieme. Quest’anno ancora di più vuole essere la festa di un’intera community, delle persone che ogni giorno seguono RTL 102.5 e ne alimentano l’energia.

Un concerto pensato proprio per gli ascoltatori, che sono il vero cuore di tutto. Per festeggiare questo importante traguardo, RTL 102.5 ha scelto di raddoppiare l’appuntamento con la sua serata simbolo, quella che meglio racconta il suo modo di fare radio: vicino alle persone, tra musica, artisti e un dialogo continuo con il pubblico.

“Anche quest’anno sarà uno spettacolo imperdibile, non solo perché i più grandi artisti si esibiranno dal vivo sul palco del Centrale del Foro Italico di Roma, ma soprattutto perché il Power Hits Estate celebra il suo decimo anniversario. È infatti l’unico evento musicale live con una classifica trasmessa in diretta su RTL 102.5 per decretare la hit dell’estate. La line up che abbiamo preparato è davvero unica e inimitabile, con un ritmo capace di lasciare senza fiato sia il pubblico presente sugli spalti sia chi seguirà la serata attraverso la nostra radiovisione. Chi sarà a casa, davanti alla televisione, potrà seguire il concerto sul canale 36 del digitale terrestre oppure ascoltarlo in diretta radio su RTL 102.5. Perché il 31 maggio prenderà ufficialmente il via l’estate musicale e la corsa al tormentone estivo, che si concluderà il 1° settembre all’Arena di Verona, già sold out. La grande novità di questa edizione sarà la conduzione a quattro: per la prima volta saliranno sul palco due coppie di conduttori, che gli ascoltatori seguono ogni giorno sulla prima radio d’Italia. Si tratta di Paola Di Benedetto e Matteo Campese, Jessica Brugali e Giulia Laura Abbiati. Volti e voci del Power Hits Estate di RTL 102.5, si alterneranno tra il Centrale del Foro Italico e l’Arena di Verona insieme a oltre trenta artisti. E non mancheranno le sorprese. Il rapporto del Censis sull’informazione italiana conferma ancora una volta il primato della radio. Nessuno riuscirà a uccidere la radio: noi lo sosteniamo da sempre e crediamo profondamente in ciò che facciamo come Gruppo RTL 102.5, un vero sistema costruito attorno a tre emittenti — RTL 102.5, Radio Zeta e Radiofreccia — seguite ogni giorno da 9 milioni di italiani, sempre in diretta. In un’epoca digitale, in cui siamo costantemente bombardati dai social, la radio tradizionale, capace di adattarsi ai tempi e ai nuovi device, continua a vincere e a convincere. Milioni di italiani, in auto, al lavoro o a casa grazie alla nostra radiovisione, seguono quotidianamente i nostri programmi in diretta, che rappresentano da sempre un valore aggiunto per il mezzo radiofonico. A questo si aggiungono gli eventi dal vivo, che da sempre animano le piazze: il Power Hits Estate di RTL 102.5 a Roma e Verona, ma anche lo sport, con il Giro d’Italia che abbiamo seguito nell’ultimo mese insieme agli Internazionali BNL d’Italia, la Notte Rosa di Riccione, pronta a far ballare migliaia di persone, e molti altri appuntamenti”, dichiara Lorenzo Suraci, presidente del Gruppo RTL 102.5.

I protagonisti della musica italiana si alterneranno sul palco con i brani che accompagneranno l’estate.

Modena, città a nervi tesi: tensione al presidio di Forza Nuova

Modena, 21 mag. (askanews) – È in carcere il 31enne italiano di seconda generazione che sabato scorso ha lanciato l’auto sui passanti in via Emilia Centro a Modena: otto i feriti, quattro in modo grave. Gli investigatori lavorano ancora sul movente. E intanto le piazze si moltiplicano. Ieri sera in largo Aldo Moro 500 persone al presidio antifascista promosso da Cgil, Pd e associazioni democratiche. Modena è unita ed è contro l’odio hanno ribadito gli organizzatori. Poco dopo, una ventina di militanti di Forza Nuova ha radunato il proprio presidio – prima convocato in piazza Risorgimento, poi spostato al Monumento di viale delle Rimembranze – bloccando mezza città.

“Abbiamo deciso di prendere Modena come modello, come laboratorio per cambiare le cose – spiega il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore -. Passeggiate della sicurezza ogni settimana, con i modenesi: andare nelle zone difficili, dove c’è lo spaccio. Noi la vogliamo cambiare”.

Con lui anche il dirigente nazionale del movimento, Luca Castellini, che se la prende anche con Giorgia Meloni:

“Inopportuno è il governo, è la sinistra, è la destra, è il prefetto che obbliga Modena, come Verona, come Pavia, a distribuire clandestini nei Cpr. Riteniamo che la Schlein e la Meloni siano uguali, cambia solo come si vestono”.

Al termine, cinquanta giovani dei centri sociali hanno cercato di forzare il cordone di polizia al grido via i fascisti da Modena ; gli agenti in assetto antisommossa hanno risposto con una carica di alleggerimento. La settimana non è finita: sabato e domenica nuovi presidi in centro.

Sisma ai Campi Flegrei, scossa di magnitudo 4.4: i crolli a Bacoli

Roma, 21 mag. (askanews) – Nelle immagini, i danni all’arcata del Belvedere di Baia, lungo i costoni di Bacoli, tra Punta Epitaffio e Pennata, in seguito allo sciame sismico in atto dalle 5.50 del mattino nell’area dei Campi Flegrei, con la scossa maggiore di magnitudo 4.4 a una profondità di circa 3.1 km in mare, secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Dai primi accertamenti, si registrano segnalazioni di cedimenti anche in parti degli intonaci delle facciate di abitazioni private. In seguito all’evento la Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile si è messa in contatto con le strutture locali del Servizio nazionale della Protezione civile.

Il terremoto è stato avvertito dalla popolazione. I sindaci dei Comuni dell’Area flegrea hanno comunicato di aver predisposto ordinanze di chiusura per le scuole, in attesa dei sopralluoghi agli edifici e degli interventi tecnici. Scuole chiuse anche a Giugliano in Campania e a Napoli, limitatamente agli istituti dell’Area della Zona Rossa.

L’Ue rivede al ribasso del stime di crescita dell’Italia

Roma, 21 mag. (askanews) – La Commissione europea ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita economica per l’Italia, nell’ambito di una generalizzata riduzione per i Paesi della Unione europea legata allo shock energetico per la guerra in Iran. Ora per la Penisola prevede un più 0,5% di crescita quest’anno, cui dovrebbe seguire più 0,6% del Pil nel prossimo.

I dati sono contenuti nelle previsioni economiche primaverili, mentre sei mesi, nelle stime autunnali, fa la Commissione prevedeva 0,8% di crescita sia quest’anno che il prossimo per l’Italia.

Ue: debito-Pil Italia continua a salire anche per colpa del superbonus

Roma, 21 mag. (askanews) – La Commissione europea prevede che il rapporto tra debito pubblico e Pil dell’Italia continui a crescere sia quest’anno che il prossimo, toccando il 139,2% nel 2027. Q questo aumento, afferma Bruxelles nella scheda sulla Penisola inserita nelle previsioni economiche primaverili “è guidato da un aumento della crescita dei differenziali sui tassi di interesse e dagli ampi aggiustamenti sui flussi collegati agli incentivi per le ristrutturazioni (il riferimento è al superbonus per l’edilizia -ndrt) degli anni precedenti, mentre l’impatto degli avanzi primari resta limitato”.

Ue alza stima inflazione Italia 2026 al 3,2%, taglia 2027 a 1,8%

Roma, 21 mag. (askanews) – La Commissione europea ha drasticamente rivisto al rialzo le previsioni di inflazione per l’Italia, a riflesso dello shock energetico innescato dalla guerra in Iran. Ora stima un più 3,2% dei prezzi al consumo sull’insieme di quest’anno, una crescita quasi doppia rispetto al più 1,7% del 2025, ma per il 2027 è atteso un netto calmieramento della dinamica, al più 1,8%. Nelle previsioni di sei mesi fa, Bruxelles stimava l’inflazione 2026 all’1,3% e quella del prossimo anno al 2%.

Ue migliora stime disoccupazione Italia, in 2026 5,7% a minimo record

Roma, 21 mag. (askanews) – Nonostante l’impennata dei prezzi dell’energia, per l’Italia continuano a migliorare le previsioni sul tasso di disoccupazione, a livelli ormai ben inferiori alla media dell’area euro e della intera Unione europea. Secondo la commissione Ue, dal 6,1% dello scorso anno il tasso di disoccupazione nella Penisola dovrebbe scendere ad un minimo storico del 5,7% quest’anno, per poi restare a questo valore anche nel 2027.

Lo scorso autunno la Commissione prevedeva una disoccupazione al 6,1 quest’anno in Italia e al 6% il prossimo.

Nelle sue previsioni economiche primaverili, Bruxelles stima che l’inflazione media dell’area euro si attesti al 6,4% su 2026 e 2027 e al 6% per l’intera Unione europea su entrambi gli anni.

Secondo Bruxelles, rallenterà invece la crescita dell’occupazione della Penisola, al più 0,2% sia quest’anno che il prossimo, dopo il più 1,1% del 2025.

Ue rivede al ribasso stime di crescita Italia, Pil 2026 +0,5%, 2027 +0,6%

Roma, 21 mag. (askanews) – La Commissione europea ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita economica per l’Italia, nell’ambito di una generalizzata riduzione per i Paesi della Unione europea legata allo shock energetico per la guerra in Iran. Ora per la Penisola prevede un più 0,5% di crescita quest’anno, cui dovrebbe seguire più 0,6% del Pil nel prossimo.

I dati sono contenuti nelle previsioni economiche primaverili, mentre sei mesi, nelle stime autunnali, fa la Commissione prevedeva 0,8% di crescita sia quest’anno che il prossimo per l’Italia.

Ue alza stime deficit-Pil (2,9%) e debito-Pil (138,5%) Italia 2026

Roma, 21 mag. (askanews) – La Commissione europea ha ritoccato al rialzo le previsioni sui rapporti di deficit/Pil e debito/Pil dell’Italia. Nelle sue previsioni economiche autunnali, dopo il 3,1% del Pil segnato dal deficit nel 2025, ora stima una riduzione al 2,9% quest’anno, valore atteso anche per il 2027.

In questo modo il disavanzo si attesterebbe al di sotto della soglia del 3% prevista dal Patto di Stabilità e di crescita, fattore necessario per uscire dalla procedura europea per disavanzo eccessivo.

Per il debito, invece, è atteso un ulteriore aumento al 138,5% del Pil quest’anno e al 139,2% nel 2027, secondo le previsioni economiche premaverili appena diffuse.

Lo scorso autunno la Commissione prevedeva per la Penisola un deficit/Pil al 2,8% quest’anno e al 2,6% il prossimo, con un debito/Pil al 137,9% sul 2026 e una prima limatura al 137,2% il prossimo anno.

Istat: il 16% delle famiglie del ceto medio arriva con difficoltà a fine mese

Roma, 21 mag. (askanews) – In Italia anche il ceto medio arranca. Nel 2025 il 16,1% delle famiglie del ceto medio dichiara di arrivare a fine mese con grande difficoltà o con difficoltà, contro il 45% delle famiglie a rischio di povertà, una quota comunque tripla rispetto a quella delle famiglie della classe ad alto reddito (5,2 per cento). In termini reali, tra il 2014 e il 2024, la spesa equivalente delle famiglie è diminuita del 5,6 per cento per le famiglie del ceto medio, del 7,1 per cento per la classe abbiente e del 4,6 per cento per i ceti più bassi. E’ quanto emerge dal rapporto annuale dell’Istat.

Il ceto medio rimane la componente maggioritaria della popolazione, il 61,2 per cento degli individui residenti in Italia, e svolge un ruolo fondamentale come motore dei consumi, dell’innovazione e della stabilità sociale. Negli ultimi dieci anni si osserva, per il ceto medio, un miglioramento diffuso degli indicatori soggettivi di deprivazione, più contenuto rispetto a quello osservato per la classe ad alto reddito, e sembrano permanere segnali di vulnerabilità, nonostante le buone condizioni rispetto al mercato del lavoro.

Nel periodo 2014-2024, la dinamica reddituale del ceto medio è stata decisamente meno sostenuta di quella del ceto più basso, ma anche di quella della classe abbiente, a dimostrazione di una maggiore esposizione del ceto medio alle fasi di rallentamento economico. In particolare, nell’anno della pandemia, il ceto medio ha registrato una contrazione del reddito più che doppia rispetto a quella della classe a rischio di povertà, e simile a quella della classe più abbiente che, tuttavia, ha mostrato una maggiore velocità di recupero.