Home Blog

Londra, Starmer annuncia le dimissioni e si commuove

Roma, 22 giu. (askanews) – Con una dichiarazione fuori Downing Street, un commosso sir Keir Starmer ha annunciato le sue dimissioni da leader del partito laburista e quindi da primo ministro britannico. “La domanda che il mio partito si sta ponendo ora è se io sia la persona più adatta a guidarci verso le prossime elezioni generali”, ha affermato non riuscendo a trattenere le lacrime alla fine del suo discorso, “Ho ascoltato la risposta del mio gruppo parlamentare a questa domanda e accetto quella risposta con serenità. Ogni decisione che ho preso è stata dettata dal mettere al primo posto il Paese che amo. Per questo motivo mi dimetterò da leader del Partito Laburista. Ho parlato questa mattina con Sua Maestà per informarlo della mia decisione”.

“Chiederò al Comitato esecutivo nazionale del Partito Laburista di definire un calendario, con l’apertura delle candidature il 9 luglio e la conclusione entro la pausa estiva”, ha aggiunto, “In caso di competizione, questo garantirà che un nuovo leader sia in carica prima della ripresa del (lavoro del) Parlamento a settembre”. Alcuni ministri del governo ù tra cui il vice premier David Lammy ù erano all’esterno del numero 10 di Downing street per assistere alla dichiarazione di Starmer.

“Rimarrò primo ministro fino al completamento della procedura e farò tutto il possibile per garantire un passaggio di potere ordinato”, ha assicurato Starmer, “Darò al mio successore il mio pieno e incondizionato sostegno: erediterà una Gran Bretagna molto più forte di quella che ho ereditato io due anni fa, più preparata alle sfide future e meglio in grado di garantire al Partito Laburista un secondo mandato”. “Voglio ringraziare tutti gli amici e colleghi che mi sono stati accanto in questi ultimi sei anni, per il loro straordinario impegno, servizio e sostegno”, ha aggiunto riuscendo a fatica a trattenere le lacrime, “Voglio ringraziare lo straordinario staff di Downing Street e il nostro eccezionale servizio civile, che dedica la propria vita al servizio pubblico”. “E quando lascerò il più importante incarico del Paese, passerò più tempo nel ruolo più importante: essere il miglior marito possibile per la mia fantastica moglie, che è stata una roccia al mio fianco nei momenti belli e in quelli difficili, e il miglior padre possibile per i miei splendidi figli, che sono il mio orgoglio e la mia gioia. Grazie mille”, ha concluso, prima di abbracciare la moglie Victoria. Prima dell’atteso annuncio delle dimissioni, Starmer ha ripercorso – e rivendicato – i risultati raggiunti dal suo esecutivo.

“Due anni fa è stato il momento più orgoglioso della mia vita: un nuovo governo laburista, il primo dopo 14 anni, una pagina della storia del nostro Paese che si è voltata. Dopo anni di delusione e disperazione, c’era la possibilità di cambiare in meglio la vita di milioni di persone. È per questo che sono entrato in politica”, ha ricordato, “Il percorso fino a quel punto non è stato facile. Sei anni fa ho ereditato un Partito Laburista politicamente, finanziariamente e moralmente in bancarotta. Mi è stato detto più e più volte che il mio partito era finito, che era destinato alla storia, che una maggioranza alle elezioni generali ù e ancor meno una maggioranza schiacciante ù era impossibile. Ma abbiamo dimostrato che si sbagliavano”. “Abbiamo cambiato il nostro partito, estirpando il veleno dell’antisemitismo, ristabilendo la fiducia nell’economia, nella difesa e nella sicurezza nazionale, e diventando un partito che ancora una volta si è presentato con orgoglio a favore, e non contro, la nostra bandiera nazionale”, ha sottolineato. “Il duro lavoro del cambiamento aveva un unico obiettivo: non il potere per il potere, ma migliorare la Gran Bretagna”, ha messo in luce, “Costruire un Paese più giusto, con dignità e rispetto, dove tutti siano visti e valorizzati, con ricchezza e opportunità per tutti, non solo per pochi privilegiati. E guardate che cosa abbiamo ottenuto in appena due anni: un’economia più forte e in crescita più rapida rispetto ai nostri pari; salari in aumento più rapidamente dell’inflazione ogni singolo mese da quando siamo al governo; investimenti assicurati; infrastrutture in costruzione; la fine dell’austerità; il calo più rapido delle liste d’attesa dell’NHS (Servizio sanitario nazionale) da 17 anni; il più grande miglioramento dei diritti dei lavoratori e degli affittuari da una generazione; il più grande aumento della spesa per la difesa dalla Guerra Fredda”. “Abbiamo ridotto gli attraversamenti dei piccoli barconi, chiuso gli hotel per richiedenti asilo, protetto i giovani dai social media, e riscattato mezzo milione di bambini dalla povertà grazie alle scelte che ho fatto. La nostra reputazione nel mondo è stata ristabilita, con la Gran Bretagna che è tornata a difendere la dignità, il rispetto e lo stato di diritto, sostenendo il commercio, l’Ucraina e i nostri valori, e ricostruendo le relazioni con i nostri alleati in Europa. Cambiamento promesso da un governo laburista, cambiamento perseguito da un governo laburista, cambiamento realizzato da un governo laburista. Ma so che le domanda che sono poste ora non è chi fosse più adatto a cambiare il Partito Laburista o a portarci al governo per iniziare il lavoro vitale di migliorare la vita di milioni di persone. Quelle domande hanno già avuto risposta”.

Gb, Starmer annuncia le dimissioni e si commuove

Roma, 22 giu. (askanews) – Con una dichiarazione fuori Downing Street, un commosso sir Keir Starmer ha annunciato le sue dimissioni da leader del partito laburista e quindi da primo ministro britannico. “La domanda che il mio partito si sta ponendo ora è se io sia la persona più adatta a guidarci verso le prossime elezioni generali”, ha affermato non riuscendo a trattenere le lacrime alla fine del suo discorso, “Ho ascoltato la risposta del mio gruppo parlamentare a questa domanda e accetto quella risposta con serenità. Ogni decisione che ho preso è stata dettata dal mettere al primo posto il Paese che amo. Per questo motivo mi dimetterò da leader del Partito Laburista. Ho parlato questa mattina con Sua Maestà per informarlo della mia decisione”.

“Chiederò al Comitato esecutivo nazionale del Partito Laburista di definire un calendario, con l’apertura delle candidature il 9 luglio e la conclusione entro la pausa estiva”, ha aggiunto, “In caso di competizione, questo garantirà che un nuovo leader sia in carica prima della ripresa del (lavoro del) Parlamento a settembre”.

Alcuni ministri del governo — tra cui il vice premier David Lammy — erano all’esterno del numero 10 di Downing street per assistere alla dichiarazione di Starmer.

Frankenthaler e Cao Fei, due grandi mostre per il Kunstmuseum Basel

Basilea, 22 giu. (askanews) – Arte Basel è il grande evento artistico che ogni anno trasforma la città nel centro del sistema dell’arte, ma intorno alla fiera la città svizzera, al confine tra Francia e Germania, è anche un polo estremamente vivace, con un’offerta museale di alto livello. Una delle istituzioni principali è il Kunstmuseum, che a una collezione importante affianca mostre temporanee come quella dedicata a Helen Frankenthaler, grande pittrice astratta americana.

“Quello che forse molte persone non sanno – ha detto ad askanews la curatrice Anita Haldemann – è che Frankenthaler è stata molto importante per lo sviluppo della pittura, ma anche della scultura, nel XX secolo, perché ha ispirato nuove pratiche, come per esempio il versare i materiali sulle superfici, non solo dipingerle. Ha ispirato artisti come Lynda Benglis o Richard Serra o anche Sam Gilliam. Ha davvero avuto un grande impatto sullo sviluppo dell’arte nel secolo scorso”.

La mostra copre sei decenni e presenta più di 50 opere, con diversi capolavori. Per la prima volta, poi, i dipinti di Frankenthaler sono accostati a opere che vanno dal XV al XX secolo con le quali la sua pittura ha dialogato. L’offerta del Kunstmuseum poi propone altre due esposizioni temporanee dedicate all’artista cinese Cao Fei, “Testimonies to the near future”, e “The First Homosexuals”, dedicata alla pittura tra ottocento e Novecento e alla “nascita di nuove identità”.

“Con la mostra di Cao Fei – ha aggiunto Anita Haldemann – ci rivolgiamo anche a un pubblico più giovane, più curioso verso nuove pratiche e anche verso l’arte asiatica, che non avevamo mai esplorato finora. Con la mostra sui primi omosessuali ci concentriamo sul tema dell’omosessualità in pittura, ma anche su un’epoca che è stata importante per creare un’immagine dell’omosessualità”.

Le mostre sono poi in dialogo con le collezioni del museo, cui resta sempre dedicata una parte importante degli spazi espositivi.

Il ministro degli esteri israeliano: non ci ritireremo dalla zona di sicurezza in Libano

Roma, 22 giu. (askanews) – “Non abbiamo ambizioni territoriali in Libano, ma non ci ritireremo dalla zona di sicurezza per esporre i nostri cittadini agli attacchi di Hezbollah e a una possibile invasione”: lo ha affermato il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, sul suo profilo di X.

“Israele rispetterà il cessate il fuoco in Libano finché Hezbollah non lo violerà” ha proseguito, aggiungendo che la sovranità del Libano è stata “violata per decenni, e continua ad esserlo, dall’occupazione indiretta dell’Iran attraverso Hezbollah”.

Sa’ar, che ha avuto un colloquio telefonico con l’omologo neozelandese, ha inoltre chiesto lo smantellamento di Hezbollah, “nell’interesse sia del Libano sia di Israele”.

Londra, la crisi di Starmer e i possibili scenari della transizione

Roma, 22 giu. (askanews) – Il premier britannico Keir Starmer sembra avere politicamente le ore contate: dopo la vittoria di Andy Burnham alle suppletive di Makerfield, le dimissioni potrebbero arrivare già oggi. Ma è probabile che l’attuale Primo ministro rimanga a Downing Street fino a settembre.

Una proroga che servirebbe a garantire una transizione senza troppi scossoni all’interno del Labour e dello stesso esecutivo, dando tempo a Burnham di scegliere la propria futura squadra di governo, con due scenari possibili secondo la stampa britannica.

Il primo vedrebbe Burnham eletto per acclamazione dal partito parlamentare, senza alcuno sfidante – o quanto meno, nessuno che possa raggranellare il supporto minimo di 81 deputati; nel corso della transizione il governo in carica si assicurerebbe di garantire che i preparativi per la legge di bilancio procedano regolarmente, anche se le scelte politiche sulle priorità sarebbero di Burnham.

Il secondo scenario vede invece uno o più sfidanti alla guida del Labour, con il conseguente voto fra gli eletti che sarebbe difficile far svolgere in un tempo inferiore ai tre mesi. comunque vada, Starmer rimarrebbe al timone sia pure con un margine di manovra politico piuttosto limitato – sufficiente tuttavia per far approvare qualche provvedimento particolarmente significativo.

Prima sessione dei colloqui Teheran-Usa in Svizzera: ecco i punti chiave

Roma, 22 giu. (askanews) – Iran e Stati Uniti hanno concluso nelle prime ore di lunedì una prima sessione di colloqui con l’obiettivo di mettere fine in modo duraturo al conflitto in Medio Oriente. Riunite in un hotel di lusso sul Burgenstock, nelle Alpi svizzere, le delegazioni di Iran e Stati Uniti hanno compiuto “progressi incoraggianti”. Lo hanno dichiarato i governi di Pakistan e Qatar in una nota congiunta.

Le due parti si sono “accordate su una tabella di marcia finalizzata a raggiungere un accordo definitivo entro 60 giorni, gettando così le basi per l’avvio immediato di nuovi colloqui tecnici” che proseguiranno per il resto della settimana. Ecco che cosa c’è da sapere finora:

– Accordo definitivo entro 60 giorni

Teheran e Washington si sono accordate su “una tabella di marcia finalizzata a raggiungere un accordo definitivo entro 60 giorni, gettando così le basi per l’avvio immediato di nuovi colloqui tecnici”, hanno scritto i mediatori di Pakistan e Qatar in un comunicato congiunto.

Uno dei punti chiave sarà la questione del programma nucleare iraniano. Nel testo del protocollo d’intesa già firmato, l’Iran promette che “non acquisirà né svilupperà armi nucleari”. L’accordo finale sarà ratificato da una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

– Sicurezza dello Stretto di Hormuz

Le due parti hanno inoltre concordato di istituire una “linea di comunicazione (…) con l’obiettivo di garantire un passaggio sicuro alle navi commerciali nello Stretto di Hormuz”, una via marittima strategica attraverso la quale transita normalmente circa il 20 per cento degli idrocarburi mondiali. L’Iran ne aveva annunciato la chiusura dopo attacchi israeliani in Libano contro Hezbollah, suo alleato.

Secondo il protocollo d’intesa, il traffico commerciale dovrà essere completamente ripristinato entro 30 giorni dal completamento delle operazioni di sminamento dello stretto.

Teheran intende tuttavia imporre dei “diritti di pedaggio” per i servizi forniti lungo questa rotta, che “non tornerà alla situazione precedente alla guerra”, aveva avvertito il capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf.

– Conflitto in Libano

“Le parti hanno concordato la creazione di una cellula di gestione dei conflitti, che riunirà le parti coinvolte e la Repubblica del Libano, coordinata dai mediatori, al fine di garantire il rispetto della cessazione delle operazioni militari in Libano”, hanno aggiunto i mediatori.

Teheran esige che l’accordo che pone fine alle ostilità si applichi anche al Libano. Tuttavia, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha assicurato che l’esercito non si ritirerà dal sud del Paese. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha comunque riferito di “progressi significativi per mettere fine alla guerra in Libano”.

– Asset congelati e petrolio

Il ministro degli Esteri iraniano ha inoltre annunciato che “le esportazioni di petrolio e di prodotti petrolchimici non sono più soggette a restrizioni, il blocco è stato revocato, alcuni beni congelati sono stati sbloccati ed è stato avviato un importante piano di ricostruzione e sviluppo dell’Iran”.

Secondo il protocollo d’intesa, tale piano dovrebbe ammontare ad “almeno 300 miliardi di dollari”.

Fine vita, i vescovi francesi chiamano i fedeli alla preghiera

Una novena in vista del voto

La Conferenza episcopale francese ha promosso una novena di preghiera per la vita (21-29 giugno), in vista del voto finale dell’Assemblea nazionale sul disegno di legge relativo al fine vita, previsto il 30 giugno.

L’iniziativa invita i cattolici francesi a unirsi quotidianamente nella preghiera affinché il dibattito politico e culturale su una materia così delicata sia illuminato dalla responsabilità morale e dal rispetto della dignità della persona.

I vescovi hanno predisposto nove intenzioni di preghiera, una per ciascun giorno, da accompagnare con la recita del Padre Nostro, dell’Ave Maria e del Gloria. L’auspicio espresso dall’episcopato è che lo Spirito Santo «illumini le coscienze e rinnovi la speranza», favorendo una maggiore consapevolezza del valore di ogni vita umana.

Lo scontro sul disegno di legge

Il provvedimento che torna all’esame dell’Assemblea nazionale mira a introdurre in Francia una forma di legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito. Si tratta di uno dei temi più controversi della legislatura, capace di attraversare trasversalmente i tradizionali schieramenti politici.

La discussione ha già evidenziato profonde divisioni sia tra i parlamentari sia nell’opinione pubblica. In precedenza il Senato aveva approvato il testo sulle cure palliative, mostrando invece forti riserve sul progetto riguardante il suicidio assistito.

Per la Chiesa francese, la risposta alla sofferenza non può consistere nell’interruzione volontaria della vita, ma nell’accompagnamento umano, medico e spirituale della persona fino al termine naturale della sua esistenza.

L’appello della Chiesa alla responsabilità

Nei mesi scorsi i vescovi francesi hanno espresso preoccupazione per quella che hanno definito una possibile «imprudenza morale», sottolineando anche il rischio di ignorare le divisioni emerse all’interno delle istituzioni rappresentative.

Nel presentare la novena, l’episcopato ha richiamato le recenti parole di Papa Leone XIV sulla necessità di custodire ogni vita umana dal concepimento alla morte naturale. Un richiamo che la Chiesa di Francia considera non una rivendicazione confessionale, ma un principio di civiltà fondato sul riconoscimento della dignità intrinseca di ogni persona.

La settimana che conduce al voto del 30 giugno assume così un significato che va oltre il confronto legislativo: per molti credenti rappresenta un’occasione di riflessione sul rapporto tra libertà, solidarietà e tutela della vita umana nelle società contemporanee.

Stare nella complessità per ritrovare il futuro comune

La crisi non è solo politica

C’è una domanda che precede molte discussioni sulla politica contemporanea. Non riguarda soltanto i partiti, i governi, le classi dirigenti, la crisi della rappresentanza o la distanza crescente tra cittadini e istituzioni. È una domanda più profonda: che cosa accade all’uomo quando la politica non riesce più a tradurre la vita concreta in decisione pubblica?

Quando la politica non legge, non interpreta, non sceglie, non costruisce; quando resta impigliata nella comunicazione permanente, nell’emergenza continua, nella gestione tattica del consenso; quando vede i problemi ma non li trasforma in prassi, non è in crisi soltanto un sistema istituzionale. È in crisi una certa idea di uomo. O, meglio, è in crisi il rapporto tra l’uomo e le mediazioni che gli permettono di abitare il mondo.

Per questo la crisi politica del nostro tempo va letta anche come crisi antropologica. Non perché l’uomo sia cambiato nella sua natura più profonda, ma perché sono mutate le forme attraverso cui egli si percepisce, si racconta, si lega agli altri, guarda al futuro, attraversa la fragilità, riconosce l’autorità, costruisce appartenenza.

L’uomo contemporaneo è più informato, più connesso, più esposto, più sollecitato. Vive dentro una moltiplicazione di strumenti e, nello stesso tempo, dentro una rarefazione dei fini. Può comunicare con tutto il mondo, ma fatica a riconoscersi dentro una comunità. Può accedere a quantità immense di informazioni, ma non sempre dispone di luoghi capaci di trasformare l’informazione in giudizio, il giudizio in responsabilità, la responsabilità in partecipazione.

La politica come mediazione dell’umano

La politica, nel suo significato più alto, non è mai stata soltanto amministrazione del potere. È stata, e dovrebbe tornare a essere, una grande forma di mediazione umana. Serve a trasformare la paura in protezione, il bisogno in diritto, il conflitto in decisione, la sofferenza sociale in politiche pubbliche, la solitudine in legame, la complessità in orientamento.

Quando questa funzione si indebolisce, la persona resta esposta a forze che fatica a decifrare. Non diventa automaticamente più libera; diventa spesso più vulnerabile, più adattiva, più disorientata. Il mercato, la tecnica, gli algoritmi, la finanza globale, le piattaforme digitali, la comunicazione istantanea e le nuove forme di potere impersonale non sono fenomeni esterni alla vita quotidiana. Entrano nel modo in cui l’uomo desidera, lavora, consuma, vota, teme, spera, costruisce relazioni.

È qui che l’antropologia può aiutarci a capire. L’uomo non è un individuo autosufficiente, chiuso nella propria libertà astratta. È un essere relazionale, fragile, simbolico, storico, istituzionale. Ha bisogno di legami, linguaggi condivisi, luoghi, regole, riconoscimento, memoria, futuro.

Arnold Gehlen, nella sua antropologia delle istituzioni, ha mostrato che l’essere umano, proprio perché non è interamente guidato dall’istinto, ha bisogno di strutture capaci di stabilizzare l’esperienza.

Le forme istituzionali non sono semplici apparati amministrativi: sono strutture di mediazione sociale, cornici normative e simboliche che ordinano l’esperienza, stabilizzano le aspettative, trasformano i bisogni individuali in questioni collettive e rendono la vita umana socialmente abitabile.

Quando le istituzioni perdono autorevolezza e la sfera pubblica non riesce più a ordinare le priorità collettive; quando si svuotano i corpi intermedi, la scuola fatica a essere presidio educativo, i servizi territoriali intercettano tardi la sofferenza e il lavoro non produce più identità e futuro, non viene meno soltanto l’efficienza del sistema. Si indebolisce una parte dell’architettura dell’umano.

Una mutazione antropologica

Pier Paolo Pasolini, negli Scritti corsari, aveva intuito con largo anticipo che il consumismo non era soltanto un modello economico, ma una forza capace di produrre una vera mutazione antropologica. Cambiavano i corpi, i desideri, i linguaggi, i gesti, le appartenenze. L’omologazione non passava più soltanto attraverso il comando politico, ma attraverso la seduzione dei consumi, l’interiorizzazione di nuovi modelli di vita, la perdita di culture popolari, comunitarie, territoriali.

Oggi quella mutazione appare ulteriormente radicalizzata. Non agisce soltanto il consumo, ma l’intreccio tra mercato globale, tecnica, piattaforme digitali, accelerazione sociale, individualismo competitivo e impotenza della politica. L’uomo non vive più soltanto dentro società complesse; vive dentro sistemi globalizzati che producono interdipendenza, velocità, vulnerabilità condivise, crisi simultanee, legami lunghi e responsabilità difficili da rappresentare.

Qui sta un passaggio decisivo: la complessità non è un’anomalia da eliminare. È il risultato ineludibile di un mondo globalizzato. Non possiamo più immaginare una politica capace di riportare tutto a un ordine semplice, lineare, immediatamente leggibile. Il nostro tempo non chiede di fuggire dalla complessità, ma di imparare ad abitarla.

Stare nella complessità significa riconoscere che i problemi sociali raramente hanno una sola causa e una sola risposta. Il disagio giovanile non è soltanto questione familiare, scolastica o sanitaria: è intreccio di fragilità emotive, trasformazioni educative, precarietà del futuro, solitudine digitale, crisi della mediazione adulta. La povertà non coincide solo con la mancanza di reddito: è esclusione relazionale, abitativa, formativa, sanitaria, culturale. L’invecchiamento non è un semplice dato demografico: ridefinisce il welfare, la cura, la casa, la medicina territoriale, i legami tra generazioni. Le migrazioni non sono solo emergenza di confine: chiamano in causa guerre, disuguaglianze, clima, lavoro, demografia, rapporti geopolitici.

Un pensiero pubblico che rifiuta questa complessità scivola inevitabilmente nella semplificazione. E la semplificazione, nel tempo della paura, diventa spesso propaganda. Promette soluzioni immediate a problemi stratificati. Cerca colpevoli invece di costruire responsabilità. Produce slogan invece di processi. Ma una società complessa non si governa con riflessi semplici. Si governa con pensiero lungo, istituzioni competenti, mediazioni robuste, presenza territoriale e capacità di decisione.

L’uomo davanti a sistemi che corrono

Ulrich Beck, con La società del rischio, ha letto la contemporaneità come una condizione costretta a gestire pericoli spesso prodotti dal suo stesso sviluppo. Hartmut Rosa, nei suoi lavori sull’accelerazione e sulla risonanza, ha mostrato come la velocità sociale possa impedire all’uomo di entrare in un rapporto profondo con il mondo. Byung-Chul Han, in testi come La società della stanchezza e Psicopolitica, ha interpretato il soggetto contemporaneo come soggetto prestazionale, spinto non solo a obbedire, ma a sfruttare se stesso in nome dell’efficienza, della visibilità, della performance.

Sono prospettive diverse, ma convergono su un punto: l’uomo contemporaneo è dentro una trasformazione profonda. Non vive solo in un mondo più difficile; vive in un mondo in cui le mediazioni tradizionali si sono indebolite mentre i sistemi sono diventati più potenti, più veloci, più impersonali.

La politica mostra qui tutta la sua insufficienza quando nomina le crisi, le comunica, le insegue, talvolta le spettacolarizza, ma fatica a tradurle in scelte durevoli. Vede l’invecchiamento, ma non costruisce sempre un welfare adeguato alla nuova longevità. Vede il disagio giovanile, ma spesso risponde con misure episodiche. Vede la fragilità psichica, ma non sempre organizza reti di cura territoriale. Vede le periferie, ma non sempre le trasforma in luoghi di cittadinanza. Vede le aree interne, ma raramente le assume come questione nazionale. Vede la solitudine, ma continua a trattarla come fatto privato.

La crisi della vita collettiva, allora, non consiste soltanto nel decidere poco. Consiste nel non riuscire più a tradurre l’umano in forme stabili di cura, tutela e responsabilità. È questa la frattura più grave. Il dolore resta senza riconoscimento, il bisogno senza diritto, la rabbia senza parola pubblica, la paura senza protezione. Non diventano progetto, servizio, legame istituzionale.

In questo vuoto si alimentano disincanto, astensionismo, sfiducia, risentimento, ricerca di appartenenze semplificate. Se la politica non costruisce luoghi di riconoscimento, altri dispositivi occupano lo spazio: il mercato, l’algoritmo, la propaganda, la tribù digitale, il leader carismatico, la comunità del rancore.

La democrazia svuotata

Colin Crouch, in Post-democrazia, ha indicato una condizione in cui le forme democratiche restano in piedi, ma la sostanza della decisione appare sempre più compressa da poteri economici, tecnocratici e comunicativi. Le elezioni continuano, i parlamenti funzionano, i governi si alternano, ma cresce la sensazione che i grandi orientamenti siano altrove, fuori dalla portata effettiva dei cittadini.

Robert Putnam, in Bowling Alone, ha mostrato da un’altra prospettiva quanto il declino del capitale sociale indebolisca la democrazia: senza fiducia, partecipazione, reti associative e legami civici, la democrazia diventa procedura povera di vita.

Il punto, però, non è cedere al lamento. La nostalgia non basta. Non si tratta di rimpiangere meccanicamente i partiti di massa, le vecchie appartenenze o le ideologie del Novecento. Sarebbe una risposta troppo comoda e insufficiente. Il mondo è cambiato davvero. Sono cambiati il lavoro, la famiglia, il territorio, la comunicazione, il rapporto tra generazioni, la percezione del tempo, la vulnerabilità dei giovani, la struttura delle disuguaglianze.

La risposta non può essere restaurativa. Deve essere generativa.

Una politica antropologicamente fondata

Occorre ricostruire una politica antropologicamente fondata. Una politica che torni a chiedersi non solo quale consenso ottenere, quale emergenza tamponare, quale equilibrio preservare, ma quale idea di uomo custodire. Perché ogni scelta pubblica contiene sempre un’antropologia implicita.

Una politica del lavoro dice che cosa pensa della dignità. Una politica della scuola dice che cosa pensa della crescita umana. Una politica sanitaria dice che cosa pensa della fragilità. Una politica abitativa dice che cosa pensa della stabilità biografica. Una politica migratoria dice che cosa pensa dell’altro. Una politica per gli anziani dice che cosa pensa della memoria, della dipendenza, della cura. Un’agenda pubblica per i giovani dice se una società crede ancora nel futuro oppure si limita a consumarlo.

Dire “rimettere l’uomo al centro” non basta più. È una formula troppo usata, talvolta svuotata. Bisogna chiedersi quale uomo.

La politica come traduzione

Da qui discende una prima risposta: la politica deve tornare a essere traduzione.

Traduzione del dolore sociale in servizi. Traduzione della paura in protezione. Traduzione della solitudine in prossimità. Traduzione della povertà educativa in investimento formativo. Traduzione dell’invecchiamento in welfare territoriale. Traduzione della fragilità psichica in presa in carico. Traduzione delle disuguaglianze in redistribuzione, sviluppo delle capacità, opportunità. Traduzione della rabbia in partecipazione. Traduzione del conflitto in istituzioni giuste.

Questa traduzione richiede luoghi. Non può avvenire solo nei palazzi del potere o negli studi televisivi. Ha bisogno di comuni, scuole, servizi sociali, distretti sociosanitari, cooperative, parrocchie, associazioni, università, sindacati, centri culturali, presidi territoriali, case di comunità, biblioteche, spazi giovanili.

Ha bisogno di una nuova infrastruttura civile della prossimità. Se il Novecento ha costruito grandi organizzazioni collettive, il nostro tempo deve generare reti di mediazione più leggere, più territoriali, più competenti, più capaci di ascolto, ma non meno politiche.

Educare alla complessità

La scuola, in questo scenario, è decisiva. Non può essere caricata di ogni responsabilità, né trasformata nel capro espiatorio delle fragilità sociali. Ma resta uno dei pochi luoghi in cui una società incontra quasi tutti i suoi figli.

In una società che produce solitudine, la scuola è uno degli ultimi laboratori di legame. In una società accelerata, è uno dei pochi luoghi in cui si può ancora educare al tempo lungo. In una società frammentata, può aiutare a ricostruire un vocabolario comune.

Ma soprattutto la scuola può educare alla complessità. Può insegnare che la realtà non si lascia imprigionare in formule facili, che i problemi vanno compresi nelle loro connessioni, che il pensiero critico non consiste nel sospettare di tutto, ma nel distinguere, argomentare, collegare, assumere responsabilità.

Un welfare non solo riparativo

Anche il welfare va ripensato in chiave antropologica. Non come somma di prestazioni, ma come architettura della vita buona possibile. Un welfare puramente riparativo arriva spesso quando la ferita è già profonda. Serve invece un sistema capace di prevenzione, prossimità, continuità, integrazione tra sociale e sanitario, tra scuola e territorio, tra famiglie e servizi, tra istituzioni e comunità.

La fragilità non può essere trattata come eccezione. È una dimensione ordinaria dell’umano. Una politica matura non la rimuove, non la privatizza, non la moralizza: la assume come criterio di costruzione pubblica.

Ritrovare i fini

C’è poi una questione culturale più ampia. Una società può avere molti strumenti e pochi fini. Può essere efficiente e disperata, connessa e sola, veloce e senza direzione. La politica deve tornare a interrogarsi sul senso della convivenza.

Non basta amministrare compatibilità. Non basta inseguire emergenze. Non basta promettere sicurezza senza ricostruire fiducia.

Che cosa ci tiene insieme? Per chi costruiamo le città? Quale futuro consegniamo ai giovani? Quale posto diamo agli anziani, ai poveri, ai malati, agli stranieri, agli esclusi? Quale idea di libertà vogliamo difendere?

La risposta possibile, dunque, non è una nuova retorica dell’umano. È una nuova pratica delle mediazioni.

Abitare il mondo che cambia

Per questo la politica deve tornare a essere arte della mediazione incarnata. Non teatro del potere, non pura gestione dell’esistente, non comunicazione dell’istante, ma lavoro paziente con cui una comunità trasforma la vita ferita in destino comune.

La politica ricomincia quando smette di limitarsi a descrivere la crisi e torna a generare istituzioni, servizi, legami, educazione, lavoro, casa, cura, futuro.

In fondo, il suo valore antropologico si misura qui: nella capacità di impedire che la persona venga lasciata sola davanti alla complessità. Una politica che non traduce produce spaesamento. Una politica che non sceglie produce abbandono. Una politica che non media produce rancore. Una politica che non custodisce l’umano consegna la vita collettiva alle forze impersonali del mercato, della tecnica, della paura.

La sfida del nostro tempo non è semplificare artificialmente il mondo, ma imparare ad abitarlo. Essa nasce da processi globali che hanno intrecciato economie, territori, culture, tecnologie, migrazioni, crisi ambientali, sistemi informativi e destini individuali. Non possiamo cancellarla. Possiamo però darle forma politica.

I cattolici democratici, se sapranno liberarsi dalla nostalgia e tornare a essere interpreti creativi del presente, potrebbero offrire a questa stagione una cultura della mediazione alta, popolare e responsabile: non per occupare uno spazio vuoto, ma per restituire alla democrazia un pensiero lungo, una misura umana e una speranza comune.

Per una democrazia più forte tra partiti e referendum

Ottant’anni fa nasceva la Repubblica italiana, se ne parla molto. Spesso, però, si sottovaluta un punto: quella che sarebbe divenuta la “Repubblica dei partiti” nasceva da un referendum.

Non solo; in occasione del recente referendum confermativo, Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione “Luca Coscioni”, notava come la mobilitazione delle forze politiche determinasse una più alta partecipazione al voto referendario.

Il legame storico tra partiti e referendum

È vero che i partiti della cosiddetta Prima Repubblica vivevano spesso con fastidio, se non con insofferenza, le iniziative referendarie. E tuttavia per l’esito di referendum davvero storici, quali quello sul divorzio, nel 1974, è stata decisiva la straordinaria mobilitazione delle forze politiche. Pietro Nenni, proprio nel ’74, giunse a parlare di “rivincita rispetto al 1948”.

Detto altrimenti: vi era un nesso forte e oggettivo tra la “Repubblica dei partiti”, pur soggettivamente infastidita dalle sollecitazioni soprattutto dei radicali, e quella “dei referendum”.

Rigenerare la partecipazione democratica

Per contro, alla costitutiva fragilità delle forze politiche del XXI secolo ha fatto da pendant il mancato raggiungimento del quorum in occasione dei referendum abrogativi. Partiti deboli e spaventati non hanno saputo cogliere le sfide referendarie, contribuendo al loro fallimento. Quasi costretti, invece, a mobilitarsi nei referendum confermativi, per i quali non è previsto il quorum, hanno contribuito a determinarne l’esito.

Naturalmente non sarebbe possibile né auspicabile un ritorno al Novecento. Per provare a rigenerare la nostra democrazia, però, dovremmo lavorare al fine di rendere i soggetti politici più autorevoli e rappresentativi delle istanze popolari e, nello stesso tempo, per rilanciare la vicenda referendaria, anche abbassando il quorum.

Franco Marini, il combattente che citava la Rerum novarum

na tradizione che continua a parlare al presente

Esiste un filo robusto che attraversa la storia del cattolicesimo sociale italiano, la vicenda della Cisl e l’idea di una politica fondata sulla centralità della persona, del lavoro e della solidarietà. Un patrimonio culturale e civile che ha saputo tradursi in esperienza concreta grazie all’impegno di uomini e donne capaci di trasferire quei valori nelle dinamiche reali della società, nel pieno rispetto dell’autonomia della politica e della laicità dell’azione sindacale.

Tra questi protagonisti, Franco Marini occupa un posto di assoluto rilievo. La sua esperienza rappresenta una delle espressioni più significative di quella tradizione che ha coniugato ispirazione cristiana, sensibilità sociale e riformismo democratico. Nei suoi discorsi risuonava spesso la forza evocativa dell’a storica enciclica di Leone XIII, la  Rerum novarum, nel cui solco si pone la recente Magnifica humanitas di Papa Prevost.

Dalla Cisl all’imprgno politico: il percorso di un riformista

Prima alla guida della Cisl e poi nelle istituzioni e nei partiti, Marini ha incarnato una cultura politica che affonda le proprie radici nel cattolicesimo sociale. Dalla Democrazia Cristiana al Partito Popolare Italiano, dalla Margherita al Partito Democratico, il suo percorso è stato caratterizzato dalla costante ricerca di un equilibrio tra giustizia sociale, dialogo e responsabilità di governo.

La sua figura è stata quella di un interprete autorevole di una sinistra sociale di ispirazione cristiana, capace di arricchire il riformismo italiano con una visione fondata sul lavoro, sulla partecipazione e sulla coesione comunitaria. Un approccio che ha contribuito a rendere più credibile e concreto il progetto riformatore nel nostro Paese.

Il libro di Merlo parla di una sfida ancora aperta

È proprio questo intreccio tra cultura, sindacato e politica che Giorgio Merlo mette a fuoco nel suo ultimo libro. L’autore evidenzia come il patrimonio del cattolicesimo sociale conservi ancora oggi una sorprendente attualità, purché non venga relegato a testimonianza nostalgica o a semplice presenza simbolica all’interno delle organizzazioni politiche e sindacali.

Il messaggio che emerge dal volume è chiaro: il pensiero sociale cristiano può continuare a svolgere una funzione decisiva nella società contemporanea se rimane protagonista, offrendo idee, proposte e capacità di mediazione. Nel sindacato come nella politica, nel mondo associativo come in quello culturale, questa tradizione non appartiene soltanto alla memoria del Novecento. È una risorsa ancora viva, capace di contribuire alla costruzione di una società più giusta e più coesa.

Calcio, Mondiali 2026: risultati, classifiche e calendario

Roma, 22 giu. (askanews) – Questo il calendario e le classifiche del Mondiale di calcio:

GRUPPO A: 11/06 Messico-Sudafrica 2-0 12/06 Corea del Sud-Repubblica Ceca 2-1 18/06 Repubblica Ceca-Sudafrica 1-1 18/06 Messico-Corea del Sud 1-0 25/06 (Monterrey): Sudafrica-Corea del Sud ore 03 25/06 (Città del Messico): Repubblica Ceca-Messico ore 03

CLASSIFICA: Messico 6, Corea del Sud 3, Sudafrica, Rep.Ceca 1

GRUPPO B 12/06 Canada-Bosnia 1-1 13/06 Qatar-Svizzera 1-1 18/06 Svizzera-Bosnia 4-1 19/06 Canada-Qatar 6-0 24/06 (Vancouver): Svizzera-Canada ore 21 24/06 (Seattle): Bosnia-Qatar ore 21

CLASSIFICA: Svizzera, Canada 4, Bosnia ed Erzegovina, Qatar 1

GRUPPO C 14/06 Brasile-Marocco 1-1 14/06 Haiti-Scozia 0-1 20/06 Scozia-Marocco 0-1 20/06 Brasile-Haiti 3-0 25/06 (Atlanta): Marocco-Haiti ore 00 25/06 (Miami): Scozia-Brasile ore 00

CLASSIFICA: Brasile, Marocco 4, Scozia 3, Haiti 0

GRUPPO D 13/06 Usa-Paraguay 4-1 14/06 Australia-Turchia 2-0 19/06 USA-Australia 2-0 19/06 Turchia-Paraguay 0-1 26/06 (Los Angeles): Turchia-USA ore 04 26/06 (San Francisco): Paraguay-Australia ore 04

CLASSIFICA: USA 6, Australia, Paraguay 3, Turchia 0

GRUPPO E 14/06 Germania-Curaçao 7-1 14/06 Costa d’Avorio-Ecuador 1-0 20/06 Germania-Costa d’Avorio 2-1 21/06 Ecuador-Curaçao 0-0 25/06 (Philadelphia): Curaçao-Costa d’Avorio ore 22 25/06 (New York): Ecuador-Germania ore 22

CLASSIFICA: Germania 6, Costa d’Avorio 3, Curaçao, Ecuador 1

GRUPPO F 14/06 Olanda-Giappone 2-2 15/06 Svezia-Tunisia 5-1 20/06 Olanda-Svezia 5-1 20/06 Giappone-Tunisia 4-0 26/06 (Kansas City): Tunisia-Olanda ore 01 26/06 (Dallas): Giappone-Svezia ore 01

CLASSIFICA: Olanda, Giappone 4, Svezia 3, Tunisia 0

GRUPPO G 15/06 Belgio-Egitto 1-1 16/06 Iran-Nuova Zelanda 2-2 21/06 Belgio-Iran 0-0 22/06 Nuova Zelanda-Egitto 1-3 27/06 (Vancouver): Nuova Zelanda-Belgio ore 05 27/06 (Seattle): Egitto-Iran ore 05

CLASSIFICA: Egitto 4, Belgio, Iran 2, Nuova Zelanda 1

GRUPPO H 15/06 Spagna-Capo Verde 0-0 16/06 Arabia Saudita-Uruguay 1-1 21/06 Spagna-Arabia Saudita 4-0 22/06 Uruguay-Capo Verde 2-2 27/06 (Houston): Capo Verde-Arabia Saudita ore 02 27/06 (Guadalajara): Uruguay-Spagna ore 02

CLASSIFICA: Spagna 4, Capo Verde, Uruguay 2, Arabia Saudita 1

GRUPPO I 16/06 Francia-Senegal 3-1 16/06 Iraq-Norvegia 1-4 22/06 (Philadelphia): Francia-Iraq ore 17 22/06 (Boston): Senegal-Norvegia ore 03 26/06 (Boston): Norvegia-Francia ore 03 26/06 (Boston): Senegal-Iraq ore 01

CLASSIFICA: Francia, Norvegia 3, Senegal, Iraq 0

GRUPPO J 17/06 Argentina-Algeria 3-0 17/06 Austria-Giordania 3-1 22/06 (New York): Argentina-Austria ore 21 22/06 (Los Angeles): Algeria-Giordania ore 03 27/06 (Dallas): Argentina-Giordania ore 22 27/06 (Seattle): Algeria-Austria ore 04

CLASSIFICA: Argentina, Austria 3, Giordania, Algeria 0

GRUPPO K 17/06 Portogallo-Congo 1-1 18/06 Uzbekistan-Colombia 1-3 23/06 (Houston) Portogallo-Uzbekistan ore 19 24/06 (Guadalajara) Colombia-Congo ore 4 28/06 (Miami)Colombia-Portogallo ore 1.30 28/06 (Atlanta)Congo-Uzbekistan ore 1.30

CLASSIFICA: Colombia 3, Portogallo, Congo 1, Uzbekistan 0

GRUPPO L 17/06 Inghilterra-Croazia 4-2 17/06 Ghana-Panama 1-0 22/06 (Los Angeles): Inghilterra-Ghana ore 03 22/06 (Boston): Croazia-Panama ore 01 26/06 (Miami): Inghilterra-Panama ore 21 26/06 (Seattle): Croazia-Ghana ore 04

CLASSIFICA: Inghilterra, Ghana 3, Croazia, Panama 0

SEDICESIMI DI FINALE (Accedono le prime due classificate di ogni gruppo più le 8 migliori terze)

28/06 (New York): 1A-2B ore 21 28/06 (Boston): 1C-2D ore 03 29/06 (Los Angeles): 1D-2C ore 03 29/06 (Dallas): 1B-2A ore 21 30/06 (Miami): 1E-2F ore 21 30/06 (Seattle): 1G-2H ore 03 01/07 (Houston): 1F-2E ore 03 01/07 (Vancouver): 1H-2G ore 21 02/07 (Philadelphia): 1I-2J ore 21 02/07 (Atlanta): 1K-2L ore 03 03/07 (San Francisco): 1J-2I ore 03 03/07 (Kansas City): 1L-2K ore 21

OTTAVI DI FINALE 04/07 (New York): V1A-2B vs V1C-2D ore 21 04/07 (Los Angeles): V1D-2C vs V1B-2A ore 03 05/07 (Miami): V1E-2F vs V1G-2H ore 21 05/07 (Dallas): V1F-2E vs V1H-2G ore 03 06/07 (Boston): V1I-2J vs V1K-2L ore 21 06/07 (Seattle): V1J-2I vs V1L-2K ore 03 07/07 (Houston): ultimo ottavo ore 21 07/07 (Atlanta): ultimo ottavo ore 03

QUARTI DI FINALE 09/07 (New York): Quarto di finale 1 ore 21 09/07 (Los Angeles): Quarto di finale 2 ore 03 10/07 (Dallas): Quarto di finale 3 ore 21 10/07 (Miami): Quarto di finale 4 ore 03

SEMIFINALI 14/07 (Atlanta): Semifinale 1 ore 21 14/07 (New York): Semifinale 2 ore 03

FINALE 3° POSTO 18/07 (Miami): Finale 3° posto ore 21

FINALE MONDIALE 19/07 (New York): Finale Mondiali 2026 ore 21

Trump: difeso Italia per decenni, ora non difende noi, non va bene

Roma, 21 giu. (askanews) – Nuovo attacco del presidente Usa Donald Trump all’Italia e alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “Dopo aver speso trilioni di dollari per la NATO, l’Italia e il suo Primo Ministro non si sognerebbero nemmeno di farsi coinvolgere con la Repubblica Islamica dell’Iran e la sua gravissima minaccia nucleare. Per decenni li abbiamo difesi, ma quando sono stati messi alla prova, non sono stati in grado di difendere noi e il resto del mondo. Non va bene!”, scrive su Truth.

Mondiali di calcio: risultati, classifiche e calendario

Roma, 21 giu. (askanews) – Questo il calendario e le classifiche del Mondiale di calcio:

GRUPPO A: 11/06 Messico-Sudafrica 2-0 12/06 Corea del Sud-Repubblica Ceca 2-1 18/06 Repubblica Ceca-Sudafrica 1-1 18/06 Messico-Corea del Sud 1-0 25/06 (Monterrey): Sudafrica-Corea del Sud ore 03 25/06 (Città del Messico): Repubblica Ceca-Messico ore 03

CLASSIFICA: Messico 6, Corea del Sud 3, Sudafrica, Rep.Ceca 1

GRUPPO B 12/06 Canada-Bosnia 1-1 13/06 Qatar-Svizzera 1-1 18/06 Svizzera-Bosnia 4-1 19/06 Canada-Qatar 6-0 24/06 (Vancouver): Svizzera-Canada ore 21 24/06 (Seattle): Bosnia-Qatar ore 21

CLASSIFICA: Svizzera, Canada 4, Bosnia ed Erzegovina, Qatar 1

GRUPPO C 14/06 Brasile-Marocco 1-1 14/06 Haiti-Scozia 0-1 20/06 Scozia-Marocco 0-1 20/06 Brasile-Haiti 3-0 25/06 (Atlanta): Marocco-Haiti ore 00 25/06 (Miami): Scozia-Brasile ore 00

CLASSIFICA: Brasile, Marocco 4, Scozia 3, Haiti 0

GRUPPO D 13/06 Usa-Paraguay 4-1 14/06 Australia-Turchia 2-0 19/06 USA-Australia 2-0 19/06 Turchia-Paraguay 0-1 26/06 (Los Angeles): Turchia-USA ore 04 26/06 (San Francisco): Paraguay-Australia ore 04

CLASSIFICA: USA 6, Australia, Paraguay 3, Turchia 0

GRUPPO E 14/06 Germania-Curaçao 7-1 14/06 Costa d’Avorio-Ecuador 1-0 20/06 Germania-Costa d’Avorio 2-1 21/06 Ecuador-Curaçao 0-0 25/06 (Philadelphia): Curaçao-Costa d’Avorio ore 22 25/06 (New York): Ecuador-Germania ore 22

CLASSIFICA: Germania 6, Costa d’Avorio 3, Curaçao, Ecuador 1

GRUPPO F 14/06 Olanda-Giappone 2-2 15/06 Svezia-Tunisia 5-1 20/06 Olanda-Svezia 5-1 20/06 Giappone-Tunisia 4-0 26/06 (Kansas City): Tunisia-Olanda ore 01 26/06 (Dallas): Giappone-Svezia ore 01

CLASSIFICA: Olanda, Giappone 4, Svezia 3, Tunisia 0

GRUPPO G 15/06 Belgio-Egitto 1-1 16/06 Iran-Nuova Zelanda 2-2 21/06 (Los Angeles): Belgio-Iran ore 21 22/06 (Vancouver): Nuova Zelanda-Egitto ore 03 27/06 (Vancouver): Nuova Zelanda-Belgio ore 05 27/06 (Seattle): Egitto-Iran ore 05

CLASSIFICA: Belgio, Egitto, Iran, Nuova Zelanda 1

GRUPPO H 15/06 Spagna-Capo Verde 0-0 16/06 Arabia Saudita-Uruguay 1-1 21/06 Spagna-Arabia Saudita 4-0 22/06 (Miami): Uruguay-Capo Verde ore 00 27/06 (Houston): Capo Verde-Arabia Saudita ore 02 27/06 (Guadalajara): Uruguay-Spagna ore 02

CLASSIFICA: Spagna 4, Capo Verde, Arabia Saudita, Uruguay 1

GRUPPO I 16/06 Francia-Senegal 3-1 16/06 Iraq-Norvegia 1-4 22/06 (Philadelphia): Francia-Iraq ore 17 22/06 (Boston): Senegal-Norvegia ore 03 26/06 (Boston): Norvegia-Francia ore 03 26/06 (Boston): Senegal-Iraq ore 01

CLASSIFICA: Francia, Norvegia 3, Senegal, Iraq 0

GRUPPO J 17/06 Argentina-Algeria 3-0 17/06 Austria-Giordania 3-1 22/06 (New York): Argentina-Austria ore 21 22/06 (Los Angeles): Algeria-Giordania ore 03 27/06 (Dallas): Argentina-Giordania ore 22 27/06 (Seattle): Algeria-Austria ore 04

CLASSIFICA: Argentina, Austria 3, Giordania, Algeria 0

GRUPPO K 17/06 Portogallo-Congo 1-1 18/06 Uzbekistan-Colombia 1-3 23/06 (Houston) Portogallo-Uzbekistan ore 19 24/06 (Guadalajara) Colombia-Congo ore 4 28/06 (Miami)Colombia-Portogallo ore 1.30 28/06 (Atlanta)Congo-Uzbekistan ore 1.30

CLASSIFICA: Colombia 3, Portogallo, Congo 1, Uzbekistan 0

GRUPPO L 17/06 Inghilterra-Croazia 4-2 17/06 Ghana-Panama 1-0 22/06 (Los Angeles): Inghilterra-Ghana ore 03 22/06 (Boston): Croazia-Panama ore 01 26/06 (Miami): Inghilterra-Panama ore 21 26/06 (Seattle): Croazia-Ghana ore 04

CLASSIFICA: Inghilterra, Ghana 3, Croazia, Panama 0

SEDICESIMI DI FINALE (Accedono le prime due classificate di ogni gruppo più le 8 migliori terze)

28/06 (New York): 1A-2B ore 21 28/06 (Boston): 1C-2D ore 03 29/06 (Los Angeles): 1D-2C ore 03 29/06 (Dallas): 1B-2A ore 21 30/06 (Miami): 1E-2F ore 21 30/06 (Seattle): 1G-2H ore 03 01/07 (Houston): 1F-2E ore 03 01/07 (Vancouver): 1H-2G ore 21 02/07 (Philadelphia): 1I-2J ore 21 02/07 (Atlanta): 1K-2L ore 03 03/07 (San Francisco): 1J-2I ore 03 03/07 (Kansas City): 1L-2K ore 21

OTTAVI DI FINALE 04/07 (New York): V1A-2B vs V1C-2D ore 21 04/07 (Los Angeles): V1D-2C vs V1B-2A ore 03 05/07 (Miami): V1E-2F vs V1G-2H ore 21 05/07 (Dallas): V1F-2E vs V1H-2G ore 03 06/07 (Boston): V1I-2J vs V1K-2L ore 21 06/07 (Seattle): V1J-2I vs V1L-2K ore 03 07/07 (Houston): ultimo ottavo ore 21 07/07 (Atlanta): ultimo ottavo ore 03

QUARTI DI FINALE 09/07 (New York): Quarto di finale 1 ore 21 09/07 (Los Angeles): Quarto di finale 2 ore 03 10/07 (Dallas): Quarto di finale 3 ore 21 10/07 (Miami): Quarto di finale 4 ore 03

SEMIFINALI 14/07 (Atlanta): Semifinale 1 ore 21 14/07 (New York): Semifinale 2 ore 03

FINALE 3° POSTO 18/07 (Miami): Finale 3° posto ore 21

FINALE MONDIALE 19/07 (New York): Finale Mondiali 2026 ore 21

Lorenzo Mark Finn vince il Giro Next Gen

Roma, 21 giu. (askanews) – Lorenzo Mark Finn chiude in grande stile il suo Giro Next Gen Carta Giovani Nazionale, conquistando la Maglia Rosa e imponendosi anche nella Villa Sant’Angelo-L’Aquila Tudor ITT. Il due volte campione del mondo ha fatto segnare il tempo di 29’03″, precedendo di 15″ il campione nazionale irlandese Adam Rafferty e di 32″ il campione nazionale belga, nonché ex Maglia Rosa, Matisse Van Kerckhove. Più lontani Mateo Ramirez e Henrique Bravo, che hanno comunque difeso il podio dall’assalto del vincitore di Piana delle Mele, Aubin Sparfel, quarto sia nella cronometro sia nella classifica generale. Finn riporta così l’Italia sul tetto del Giro Next Gen quindici anni dopo il successo di Mattia Cattaneo, oggi suo compagno di squadra alla Red Bull. La squadra festeggia anche la conquista della Maglia Tricolore, sempre sulle spalle di Finn, della Maglia Rossa, vinta dal vincitore della seconda tappa Davide Donati, e della Classifica Superteam. Sul podio finale sono stati premiati anche il britannico Mattie Dodd, vincitore della Maglia Azzurra, e Javier Cubillas, vincitore della Maglia Bianca.

MotoGp, Bagnaia: "Non siamo ancora pronti per vincere"

Roma, 21 giu. (askanews) – “Non siamo pronti per vincere, ma ci stiamo arrivando piano piano. Sapevamo che oggi mi sarebbero mancati due decimi per poter pensare alla vittoria, però ho provato a fare il possibile”. Così spiega Pecco Bagnaia ai microfoni di Sky dopo il terzo posto ottenuto nel Gp di Brno. “Sono riuscito a tenere veramente un buon ritmo – continua – finché sono stato davanti accusavo molto il drop del posteriore però tutto sommato riuscivo a gestirlo. Non avevo le vibrazioni grazie a qualche modifica sulla moto ma avevo tanto floating, quindi la moto tendeva a muoversi tanto forse per la temperatura della gomma, e mi dava abbastanza fastidio”. Sul calo nella parte finale della corsa, quando è stato superato da Marquez e Ogura: “Finché sono stato davanti era gestibile, quando mi hanno superato ho dovuto lasciarli andare subito perché molto probabilmente mi sarei steso. Ho iniziato ad avere tanto sottosterzo e non riuscivo più a portare velocità in curva. Fortunatamente avevo un buon gap su Di Giannantonio e appena mi sono rimesso a spingere sono riuscito ad andare abbastanza bene. Sicuramente non sono ancora i risultati che credo di poter ottenere, perché secondo me la possibilità di lottare con Marc c’è, però ci stiamo arrivando”. Sul bilancio complessivo del fine settimana a Brno: “Sapevo che questa è una buona pista e abbiamo ottenuto tantissimi punti tra ieri e oggi, quindi il bilancio è sicuramente positivo anche e soprattutto a livello di feeling. Siamo contenti e dobbiamo lavorare così, le aspettative sono sempre più alte però lavorando in questo modo sicuramente ci arriveremo. Per vincere devo essere messo meglio, voglio avere un po’ di percentuale in più, al momento ci stiamo avvicinando. Rispetto all’inizio dell’anno sto capendo meglio le cose, sicuramente riuscire a fermarla meglio e farla girare meglio aiuta a non consumare troppo la gomma dietro e oggi secondo me siamo stati abbastanza bravi”.

Italia-Usa, Salvini: screzi persnali non devono compromettere rapporti

Roma, 21 giu. (askanews) – “È fondamentale non confondere gli screzi a livello di vertici con i rapporti fondamentali fra Italia e Stati Uniti, rapporti commerciali di amicizia, di collaborazione, perché il problema non sono l’Italia e gli Stati Uniti ma sono i paesi non democratici e sono i paesi comandati da estremisti islamici che non sono né l’Italia negli Stati Uniti. Quindi mi auguro che si chiuda in fretta questa parentesi di incomprensione e si torni a lavorare insieme. C’è sempre una via di uscita. A me interessa avere ottimi rapporti con la più grande democrazia del mondo a prescindere da chi la comanda in questo momento”. Lo ha detto il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, parlando della polemica Trump-Meloni a un gazebo questa mattina a Milano.

“Attacchi personali non devono sfociare in compromissione dei rapporti diplomatici delle reazioni commerciali e industriali. Noi abbiamo con gli Stati Uniti non una ma 100 partite aperte e anche gli Stati Uniti hanno bisogno di noi, faccio l’esempio dell’alta velocità ferroviaria che negli Stati Uniti è all’anno zero. Noi siamo disponibilissimi a portare i nostri investimenti la nostra capacità negli Stati Uniti a prescindere dagli screzi con la Casa Bianca”, ha proseguito Salvini.

“Chi attacca in maniera così inutile la presidente del governo italiano attacca tutto il governo italiano e attacca tutti gli italiani detto questo per me è partita chiusa e quindi si lavora insieme”, ha concluso.

Trump: "Gli Usa potrebbero prendere il controllo di Hormuz"

Roma, 21 giu. (askanews) – In un’intervista a Fox News, il presidente americano Donald Trump ha dichiarato di aver parlato con funzionari iraniani e di averli messi in guardia contro qualsiasi tentativo di chiudere lo Stretto di Hormuz.

Trump ha affermato che gli Stati Uniti potrebbero diventare l'”angelo custode” dello Stretto di Hormuz e assumere il controllo del 20% delle esportazioni di petrolio che transitano attraverso il corridoio. “Potremmo prendere il controllo dello Stretto, se necessario. Li farò saltare in aria.”

MotoGp, Marquez: "La moto è più importante del pilota"

Roma, 21 giu. (askanews) – “E’ stata gestita bene, abbiamo fatto qualche cambiamento per essere più rilassato sulla moto rispetto a ieri, ha perso un po’ di performance ma stavo bene; non è stato facile stare dietro Pecco, ho usato molto la gomma posteriore, sono stati sei giri veramente lunghi”. Cosi Marc Marquez dopo la vittoria nel Gp di MotoGp a Brno. L’iberico ha proseguito: Il pilota ha fatto la differenza? Alla fine siamo uno sport dove il pilota fa l’ultima differenza, la moto è più importante. E la nostra funziona. Oggi negli ultimi giri la moto aveva di più. Bisogna continuare a lavorare così, abbiamo modificato due o tre cose, Ogura era forte, noi eravamo lì, ma anche Diggia e Pecco andavano fortissimo”. Marquez ha infine chiosato: “Oggi ho fatto gli ultimi tre giri in apnea, non mi fidavo di Ogura. Lui è fortissimo. Ma una frase di una persona famosa nel paddock recita: vince chi più resiste, non chi è più veloce. Adesso è momento di resistere”.

MotoGp, il calendario del motomondiale e i vincitori

Roma, 21 giu. (askanews) – Questo il calendario del MotoGp 2026 ed i vincitori:

GP Thailandia (Buriram, Thailandia, 1 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Brasile (Goiânia, Brasile, 22 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Texas (Austin, Stati Uniti, 29 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Spagna (Jerez de la Frontera, Spagna, 26 aprile) vincitore: Alex Marquez (Gresini Racing) GP Francia (Le Mans, Francia, 10 maggio) vincitore: Jorge Martin (Aprilia) GP Catalogna (Barcellona, Spagna) vincitore: Fabio Di Giannantonio (Ducati) GP Italia (Mugello, Italia, 31 maggio) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Ungheria (Balaton, Ungheria, 7 giugno) vincitore: Marc Marquez (Ducati) GP Repubblica Ceca (Brno, Repubblica Ceca, 21 giugno) vincitore: Marc Marquez (Ducati)

GP Paesi Bassi (Assen, Paesi Bassi, 28 giugno) GP Germania (Sachsenring, Germania, 12 luglio) GP Regno Unito (Silverstone, Regno Unito, 9 agosto) GP Aragona (Aragón, Spagna, 30 agosto) GP San Marino (Misano, Italia, 13 settembre) GP Austria (Red Bull Ring, Austria, 20 settembre) GP Giappone (Motegi, Giappone, 4 ottobre) GP Indonesia (Mandalika, Indonesia, 11 ottobre) GP Australia (Phillip Island, Australia, 25 ottobre) GP Malesia (Sepang, Malesia, 1° novembre) GP Qatar (Lusail, Qatar, 8 novembre) GP Portogallo (Portimão, Portogallo, 22 novembre) GP Comunità Valenciana (Valencia, Spagna, 29 novembre)

MotoGp, Marquez trionfa a Brno davanti a Ogura e Bagnaia

Roma, 21 giu. (askanews) – Marc Marquez conquista il Gran Premio della Repubblica Ceca e centra la vittoria numero 101 della sua carriera, imponendosi sul circuito di Brno al termine di una gara gestita con autorità nella seconda metà. Lo spagnolo precede il sorprendente Ai Ogura e Francesco Bagnaia, autore di una prova combattiva ma costretto ad arrendersi nel finale.

La gara si accende fin dalle prime battute. Dopo la partenza dalla pole, Ogura mantiene la leadership iniziale, ma Bagnaia risale rapidamente posizioni e supera prima Marc Marquez e poi il pilota giapponese, prendendo il comando della corsa. Alle sue spalle Marquez resta in scia senza perdere contatto, mentre Ogura continua a mantenere un ritmo elevato.

Per diversi giri Bagnaia guida con pochi decimi di vantaggio sul compagno di squadra, ma a sei tornate dalla conclusione arriva il momento decisivo. Marquez rompe gli indugi, attacca e supera l’italiano, prendendosi la testa della gara. Una volta al comando, il campione spagnolo aumenta progressivamente il ritmo e costruisce il margine necessario per difendersi dagli attacchi finali.

Nel frattempo anche Ogura trova lo spunto per superare Bagnaia e conquistare una prestigiosa seconda posizione. Il giapponese prova fino all’ultimo a restare in contatto con Marquez, ma deve accontentarsi del miglior risultato stagionale davanti al piemontese della Ducati ufficiale.

Ai piedi del podio chiude Fabio Di Giannantonio, autore del giro più veloce della gara nel finale e vicino a rientrare nella lotta per il terzo posto. Completano la top ten Joan Mir, Fermin Aldeguer, Pedro Acosta, Moreira, Alex Marquez e Jorge Martin. Lo spagnolo dell’Aprilia, nonostante due long lap penalty scontati in gara, riesce a limitare i danni e recupera sette punti nella classifica mondiale su Marco Bezzecchi.

Il leader del campionato, infatti, non prende parte alla corsa dopo la squalifica confermata dagli steward. Nonostante lo zero incassato a Brno, Bezzecchi conserva comunque la leadership del Mondiale, mentre il successo di Marquez rilancia ulteriormente la sua rincorsa al titolo in una stagione sempre più aperta ed equilibrata.

Calcio, domani l’elezione del presidente Figc, sfida Malagò-Abete

Roma, 21 giu. (askanews) – Un lunedì decisivo per il futuro del calcio italiano. Domani mattina alle 11 al Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel (diretta dalle ore 12 su Vivo Azzurro TV) si riunisce l’assemblea elettiva della Federazione Italiana Giuoco Calcio chiamata a scegliere il successore di Gabriele Gravina, dopo la conclusione del suo mandato segnata dalla crisi culminata con la terza mancata qualificazione consecutiva dell’Italia ai Mondiali.

A contendersi la presidenza sono Giovanni Malagò e Giancarlo Abete. L’ex presidente del Coni parte da una posizione di vantaggio, rafforzata dal recente parere dell’Anac che ha escluso ipotesi di ineleggibilità legate alla normativa sul cosiddetto “pantouflage”. Dalle ore 11 saranno 273 i delegati aventi diritto al voto, per un totale di 516 preferenze ponderate in rappresentanza delle diverse componenti del movimento calcistico nazionale.

Malagò può contare sul sostegno della Lega Serie A, della Lega Serie B, dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio e dell’Associazione Italiana Calciatori. Abete, invece, si affida soprattutto al peso della Lega Nazionale Dilettanti, che rappresenta circa il 34% dei voti assembleari, puntando su un programma di riforme strutturali per ampliare il consenso.

Resta da sciogliere il nodo della Lega Pro, particolarmente critica nei confronti del recente provvedimento governativo che ha destinato l’1% della mutualità dei diritti televisivi dai settori giovanili alla Serie A femminile. Una situazione che potrebbe orientare parte dei voti verso Malagò, consentendogli di superare la maggioranza assoluta necessaria per l’elezione già al primo scrutinio.

Nel suo programma, Malagò propone una profonda riorganizzazione del sistema calcio con l’obiettivo di rilanciare la competitività delle Nazionali. Tra i punti centrali figurano misure per la sostenibilità economica dei club, il confronto con il Governo sul superamento dell’Irap, l’introduzione di quote legate al betting, un piano straordinario per l’ammodernamento degli impianti sportivi e una maggiore autonomia dell’Associazione Italiana Arbitri. Domani l’assemblea sarà chiamata a scegliere la guida che dovrà accompagnare il calcio italiano fuori da una delle fasi più delicate della sua storia recente.

Sono iniziati in Svizzera i negoziati Usa-Iran

Roma, 21 giu. (askanews) – “Il vertice di Lucerna è iniziato e il primo incontro tra Stati Uniti e Iran si terrà con la mediazione di Qatar e Pakistan”, ha annunciato il ministero degli Esteri del Qatar, come riportato dall’agenzia di stampa Isna.

“Un incontro tripartito che coinvolge Iran, Stati Uniti e Qatar sulle questioni di un cessate il fuoco globale in Libano e del congelamento dei beni iraniani è attualmente in corso presso la sede dei negoziati”, ha aggiunto la televisione di stato iraniana, da un hotel di lusso nella Svizzera centrale.

La delegazione negoziale iraniana, guidata da Mohammad Bagher Ghalibaf, ha incontrato anche la delegazione pakistana, che comprendeva il primo ministro Shehbaz Sharif e il capo di Stato maggiore dell’Esercito Asim Munir, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Isna.

Mattarella: la GdF contrasta l’evasione a tutela dei contribuenti onesti

Milano, 21 giu. (askanews) – “Nella ricorrenza del 252esimo anniversario di fondazione della Guardia di Finanza, mi è grato rivolgere il saluto della Repubblica alle donne e agli uomini del Corpo, agenti efficaci nell’attuazione degli indirizzi della Costituzione. Rendo omaggio alla Bandiera di Guerra, insignita della Medaglia d’Oro ai Benemeriti della cultura e dell’arte, per l’alto valore riconosciuto alla Banda musicale del Corpo nel corso di un secolo di intensa e appassionata attività. Rivolgo un commosso pensiero a tutti i Finanzieri che hanno pagato con il sacrificio della vita l’adempimento del proprio dovere. Alle loro famiglie rinnovo la profonda vicinanza e la riconoscenza del Paese. Quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario della sovrana decisione con cui il popolo italiano ha dato vita alla Repubblica e si celebrano importanti ricorrenze nell’ambito del Corpo”. Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Comandante Generale della Guardia di Finanza, Generale di Corpo d’Armata Andrea De Gennaro.

“Siamo a venticinque anni dalla riforma che ha ridefinito la Guardia di Finanza come Forza di polizia economico-finanziaria, in grado di affrontare le complesse problematiche dei mercati globalizzati, in ambito nazionale ed europeo, accanto al necessario contrasto all’evasione fiscale, a tutela della capacità della Repubblica di corrispondere ai bisogni dei cittadini e a tutela dei contribuenti onesti, garanzia di legalità economica – evidenzia il Capo dello Stato -.La Repubblica è grata alle Fiamme Gialle per la dedizione e la professionalità dimostrate in Patria e nelle missioni internazionali. In questo giorno di festa, a tutti gli appartenenti alle Fiamme Gialle, in servizio e in congedo, e alle loro famiglie, mi è grato inviare i più fervidi auguri di ogni futuro bene personale e professionale. Viva la Guardia di Finanza! Viva la Repubblica!”.

Auto precipita in un canale a Senago nel Milanese: morti tre minorenni

Milano, 21 giu. (askanews) – Tragedia all’alba di questa mattina a Senago, nel Milanese, dove un’auto con nove persone a bordo è finita nel Canale Villoresi. Il bilancio definitivo è di tre minorenni morti e sei feriti, soccorsi e affidati alle cure del personale sanitario.

Secondo quanto riferito dai Vigili del Fuoco, nelle prime fasi dell’intervento sono state recuperate sette persone: sei sono state prese in carico dai sanitari mentre una è stata trovata priva di vita. Nel corso delle successive operazioni di recupero del veicolo e di ricerca dei dispersi, i soccorritori hanno individuato all’interno dell’autovettura anche i corpi privi di vita delle altre due persone che risultavano disperse. Sul posto sono intervenuti numerosi mezzi dei Vigili del Fuoco con personale specializzato, oltre agli operatori del 118 e alle Forze dell’Ordine.

Sono ancora in corso le operazioni di recupero del veicolo e di messa in sicurezza dell’area, mentre gli investigatori stanno accertando la dinamica dell’incidente.

“Tre giovani vite spezzate, sei ragazzi feriti. In nove a bordo della stessa auto finita in un canale, l’autista ubriaco. Inaccettabile”. Così il ministro delle Infrastrutture e leader della Lega Matteo Salvini commenta sui social gli svluppi dell’incidente avvenuto all’alba a Senago, nel Milanese.

“Noi possiamo approvare tutte le leggi possibili per aumentare la sicurezza stradale (e i dati del nuovo Codice della Strada sono incoraggianti, con oltre 100 morti in meno rispetto all’anno precedente!), ma ancora non basta – sottolinea Salvini -. La prima causa di morte per i giovani continuano a essere gli incidenti in strada, non la malattia o la droga”. “Voglio scrivere direttamente ai ragazzi, agli studenti e ai neopatentati, voglio raggiungerli nelle case e incontrarli nelle scuole. La vita è sacra ed è solo una – scrive ancora il leadere della Lega -. Una preghiera e un pensiero per le famiglie e per gli amici delle vittime di queste tragiche ore.

Pezeshkian: "L’Iran non rinuncerà al suo diritto di arricchire l’uranio"

Roma, 21 giu. (askanews) – Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che Teheran non rinuncerà al suo diritto di arricchire l’uranio, ma è disposto a fornire garanzie sul fatto che il Paese non intende dotarsi di un’arma nucleare.

“Ciò che gli Stati Uniti chiedono è che l’Iran non costruisca una bomba atomica. Non è una novità, e possiamo anche affermare per iscritto che non abbiamo alcuna intenzione di costruire una bomba”, riporta il sito web del presidente.

“Tuttavia, non rinunceremo al nostro diritto di arricchimento, e l’altra parte non avrà altra scelta che accettarlo”, aggiunge, mentre i negoziatori iraniani e statunitensi si incontreranno oggi in Svizzera per dei colloqui.

Il Papa: rispondere all’odio con amore e mitezza

Milano, 21 giu. (askanews) – In un mondo segnato da conflitti, ostilità e persecuzioni, bisogna “rispondere all’odio con l’amore, alla prepotenza con la mitezza, allo scoraggiamento con la perseveranza”. È l’appello da Papa Leone XIV ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro per l’Angelus.

Il Papa ha citato un brano del Vangelo ricordando che San Matteo “scriveva per comunità che non avevano vita facile. Dovevano affrontare ostilità e persecuzioni, come succede ancora oggi a tanti cristiani in vari luoghi della terra”. Per il Pontefice, “adesso come allora è impegnativo rimanere fedeli agli insegnamenti di Gesù e annunciare la sua Parola”. Per questo, ha aggiunto il Pontefice, “è necessario che affondiamo le radici della nostra fede e della nostra missione in un intenso rapporto con Lui. Questo ci dà la forza di non arrenderci e di continuare a trasmettere a tutti, in ogni circostanza, il suo messaggio di speranza, d’amore e di pace. Il mondo ne ha tanto bisogno”, ha concluso il Papa prima della recita della preghiera mariana.

Nel pomeriggio in Svizzera l’incontro Iran-Usa-Pakistan-Qatar

Roma, 21 giu. (askanews) – Un incontro quadrilaterale tra Iran, Stati Uniti, Qatar e Pakistan si terrà questo pomeriggio presso il resort di Burgenstock, in Svizzera, secondo quanto riferito dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano ai media statali iraniani.

Esmaeil Baghaei ha dichiarato che l’Iran terrà dapprima degli incontri con gli intermediari Qatar e Pakistan, aggiungendo che l’incontro in Svizzera fa seguito all’attuazione del memorandum d’intesa firmato con gli Stati Uniti la scorsa settimana.

Italia-Usa, Crosetto: il legame è solido, Trump incomprenibile

Milano, 21 giu. (askanews) – “Il nostro legame con gli Stati Uniti è profondo e solidissimo e non dipende dai governi e dai Presidenti del Consiglio. L’atteggiamento di Trump non l’ho capito. Mi sembrava, da ciò che ho visto in televisione, ma anche era come mi ho sentito io negli Stati Uniti, che non ci fosse alcun problema nei rapporti con l’Italia”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, intervenendo a Radio24.

I rapporti con l’ambasciatore Usa in Italia “sono ottimi: penso che anche lui sia in difficoltà in questo momento”, ha evidenziato Crosetto. Sempre sull’allenza Roma Washington, il ministro della Difesa ha aggiunto: “Dal punto di vista della difesa ma anche da altri punti di vista non c’è nulla che possa essere imputato all’Italia da parte dell’amministrazione Usa. Anzi, rispetto ad altre nazioni europee ha fatto molto di più: abbiamo sempre rispettato integrmente i trattati mentre altre nazioni hanno deciso di non rispettarli. Per cui quello di Trump è un atteggiamento difficile da capire. Dispiace perché fa male ai rapporti tra due nazioni che sono profondi e solidi hanno da decenni”.

Caldo estremo in tutta Italia: temperature a 39°C e notti tropicali

Milano, 21 giu. (askanews) – Il calendario astronomico sancisce il via ufficiale della stagione estiva, ma l’atmosfera ha deciso di farlo in grande stile, portando sull’Italia una configurazione barica eccezionale. Il solstizio coincide infatti con l’apice di una potente ondata di calore che sta investendo l’intero territorio nazionale, determinando condizioni di disagio diffuso e valori termici che si candideranno a rimanere tra i più elevati di tutta la stagione.

Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it, conferma che questa domenica 21 giugno sarà caratterizzata da un caldo estremo e anomalo da Nord a Sud. A governare il quadro meteorologico è una imponente rimonta anticiclonica subtropicale, supportata da una fortissima spinta di aria rovente proveniente direttamente dalle latitudini nordafricane. Questa massa d’aria compressa verso il basso provocherà una vera e propria impennata dei termometri, lasciando spazio solo a isolati disturbi temporaleschi a ridosso dei rilievi alpini e appenninici.

Nel corso della giornata di domenica, le temperature massime raggiungeranno picchi compresi tra i 38°C e i 39°C in modo diffuso sulle pianure italiane. Sotto la lente d’ingrandimento ci saranno in particolare la Pianura Padana e le zone interne del Centro e della Sardegna, dove la calura si esprimerà alla sua massima potenza. Parliamo di anomalie termiche impressionanti, con valori che si porteranno anche di 10°C oltre le medie tipiche di questo periodo dell’anno. In questo contesto di stabilità quasi assoluta, l’estrema energia termica in gioco e il ciclo diurno permetteranno l’innesco di qualche nota instabile. Nel corso del pomeriggio di domenica si verificheranno infatti dei rapidi break temporaleschi che colpiranno le aree alpine e i settori interni appenninici. Si tratterà di fenomeni localizzati e di breve durata.

Il vero problema per la popolazione sarà rappresentato dalla stabilità atmosferica prolungata e dall’accumulo di calore nei centri urbani, che renderà il riposo notturno sempre più difficile e pesante. Entreremo infatti nella fase delle notti super tropicali: la colonna di mercurio faticherà a scendere e, in diverse località costiere e di pianura, le temperature minime notturne non riusciranno a calare sotto la soglia dei 25°C o addirittura dei 27°C. L’alto tasso di umidità e l’assenza di vento trasformeranno le ore serali in un contesto decisamente afoso e opprimente, inaugurando l’estate con un vero e proprio battesimo di fuoco.

Questa intensa ondata di caldo potrebbe blinderà l’Italia per altri 8-10 giorni, dato che i modelli non mostrano ancora una fine netta, bensì un semplice e temporaneo indebolimento della struttura anticiclonica. Questo parziale cedimento favorirà l’infiltrazione di correnti più fresche in quota che, contrastando con l’aria rovente accumulata nei bassi strati, basteranno a far scoppiare violenti temporali non solo sui rilievi, ma in estensione anche alle aree di pianura adiacenti alle montagne. La prossima settimana si preannuncia quindi complessivamente stabile, anticiclonica e bollente, ma con l’insidia costante di questi improvvisi e forti break temporaleschi alimentati proprio dall’estrema calura.

La narrazione manipolata della remigrazione

Il ritorno di un tema divisivo

Il tema della remigrazione, che sembrava relegato dietro le quinte del dibattito politico e del programma di governo, pur rimanendo latente ogni volta che si affronta la questione migratoria, è tornato con forza al centro della scena. Un ruolo significativo in questo processo è stato svolto dall’europarlamentare Roberto Vannacci e dal movimento Futuro Nazionale, che hanno elevato il tema a priorità politica, raccogliendo un consenso non trascurabile.

Parallelamente, anche l’Unione Europea ha impresso una svolta più restrittiva alle proprie politiche migratorie. L’apertura alla realizzazione di centri e hub per la gestione delle richieste d’asilo al di fuori del territorio comunitario viene interpretata da molti osservatori come un avvicinamento alle posizioni sostenute da partiti sovranisti e conservatori presenti nel continente.

Tuttavia, nel dibattito pubblico emerge una contraddizione profonda. Molti esponenti politici che rivendicano le radici cristiane dell’Europa sembrano trascurare i richiami costanti della Chiesa cattolica all’accoglienza, alla dignità della persona e alla tutela dei migranti. Un richiamo che ha caratterizzato il magistero di Papa Francesco e che continua a essere presente nella dottrina sociale della Chiesa.

Che cosa significa davvero “remigrazione”?

Per quanto riguarda l’Italia, si pongono almeno due ordini di problemi.

Il primo riguarda il significato stesso del termine “remigrazione”. Se con esso si intende il ritorno nel Paese di origine di chi è emigrato, allora il fenomeno dovrebbe interessare innanzitutto i molti giovani italiani che negli ultimi anni hanno lasciato il Paese, privandolo di competenze e capitale umano. A questi si potrebbero aggiungere i pensionati residenti all’estero, che rappresentano una quota di consumatori e contribuenti sottratta all’economia nazionale. Non a caso, alcuni Paesi europei, tra cui il Portogallo, hanno promosso programmi destinati a favorire il rientro dei propri cittadini emigrati.

L’economia italiana e il lavoro degli immigrati

La seconda considerazione riguarda il ruolo ormai strutturale della manodopera immigrata. In Italia, regolari e irregolari svolgono spesso attività lavorative per le quali manca una disponibilità sufficiente di lavoratori italiani oppure che molti connazionali non sono più disposti a svolgere. Si pensi alle colf, alle badanti, ai lavoratori impiegati nella raccolta agricola di frutta e verdura o, più recentemente, alla carenza di autisti nel trasporto pubblico locale denunciata da numerose aziende del settore. Questo semplice elenco dovrebbe bastare a far comprendere come sia ormai difficile, piaccia o meno, immaginare il funzionamento dell’economia italiana senza il contributo di una significativa forza lavoro straniera.

I limiti giuridici dei rimpatri di massa

Ma la remigrazione, intesa come rimpatrio su larga scala degli immigrati presenti sul territorio nazionale, è davvero realizzabile dal punto di vista giuridico ed economico?

La risposta, in sintesi, appare negativa. Mancano spesso accordi di riammissione efficaci con i Paesi di origine; l’identificazione delle persone è frequentemente complessa, poiché molti migranti arrivano privi di documenti; inoltre, senza la collaborazione degli Stati interessati, i rimpatri risultano estremamente difficili da eseguire. A ciò si aggiunge il principio di non-refoulement sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1951, che vieta di respingere o espellere una persona verso un Paese nel quale rischi persecuzioni o gravi minacce alla propria vita e alla propria libertà.

La questione economica non è meno rilevante. I rimpatri forzati comportano costi significativi per l’amministrazione pubblica: oltre alle spese di trasporto e di logistica, sono necessari adeguati dispositivi di sicurezza, che spesso richiedono la presenza di più agenti di polizia per ogni persona rimpatriata. Anche qualora si volesse procedere a espulsioni su larga scala, l’impatto finanziario sarebbe considerevole e difficilmente sostenibile nel lungo periodo.

Il silenzio della politica progressista

Naturalmente questi sono soltanto alcuni spunti di riflessione. La materia richiederebbe un’analisi molto più approfondita. Ciò che colpisce, tuttavia, è come di fronte a una propaganda martellante i partiti cosiddetti progressisti, pur disponendo di numerose argomentazioni e dati a sostegno delle proprie posizioni, spesso rinuncino a costruire una narrazione alternativa, limitandosi talvolta a inseguire il terreno politico degli avversari.

Gli esempi non mancano. Pietro Bartolo, noto come il “medico di Lampedusa”, ha prestato servizio sull’isola dal 1992 al 2019, assistendo circa 250.000 migranti sbarcati sulle coste italiane. Eletto al Parlamento europeo nel 2019 nelle liste del Partito Democratico, ha avanzato nel corso degli anni diverse proposte in materia migratoria che, secondo molti osservatori, non hanno ricevuto l’attenzione politica e mediatica che meritavano.

Il tempo delle scelte

Siamo dunque di fronte a un bivio. L’accoglienza deve procedere insieme all’integrazione e al rispetto delle regole del Paese ospitante, a partire dalla Costituzione. Su questi principi non dovrebbero esserci ambiguità. Allo stesso tempo, però, è necessario contrastare con argomenti solidi le semplificazioni e le rappresentazioni distorte della realtà, senza timori e senza reticenze.

Come si legge nell’Apocalisse (3,15-16): «Poiché sei tiepido, e non sei né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca». In questo tormentato inizio di secolo, il tempo dell’ambiguità sembra essersi esaurito. È il tempo delle scelte, soprattutto per la politica.

Oltre il limite: il trumpismo e la crisi dell’Occidente politico

Un potere che non conosce misura

È francamente difficile comprendere quale sia la soglia oltre la quale il delirio di onnipotenza di Donald Trump sfoci in un malato accenno di demenza senile, ma è certo che le sue esternazioni sempre più intolleranti ed esagerate non possono ormai non preoccupare anche la cerchia ristretta delle persone a lui più vicine. E ancor più l’intero establishment statunitense, in considerazione dell’enorme potere di cui dispone il Presidente della prima potenza mondiale e dei danni che, conseguentemente, può causare al proprio Paese.

Cercando di mettere ordine nella infinita sequela di minacce e insulti, moniti e apprezzamenti fuggevoli, prepotenza esibita e disprezzo non dissimulato, quello che si intravede in questo smisurato caos comunicativo guidato da un egotico senso di superiorità individuale è il convincimento che l’Occidente per come lo abbiamo sempre inteso in realtà non esista perché è solo l’America a detenere le chiavi del potere planetario e quelle chiavi adesso le ha lui, Donald Trump.

Non è per caso che ad essere sistematicamente attaccati, alternando accuse collettive a insulti personali in una sequela di offese divenute ormai inaccettabili per chiunque, siano prevalentemente i leader delle nazioni europee.

Il disprezzo per l’Europa e le sue élite

Le motivazioni di tale atteggiamento possono risiedere nella profonda ignoranza culturale della parte, purtroppo non piccola, meno istruita del popolo americano che il presidente affarista interpreta mettendoci del suo; o anche nel radicale disprezzo verso le élites europee, viste come una sorta di aristocrazia ricca di titoli nobiliari ma povera di potere reale e forza economica (e militare), come emerge dall’astio di cui sono intrise le parole dei rappresentanti del movimento MAGA, a cominciare da JD Vance e Peter Hegseth.

Quali che siano, queste o altre ancora, esse denunciano la totale inconsapevolezza dello straordinario soft power democratico e liberale che l’Occidente tutto – con la millenaria cultura europea e la frizzante evocazione emotiva di crescita e sviluppo materiale dell’american way of life – ha saputo suscitare nel tempo, ma che ora non ha più anche e soprattutto perché sottoposto a un processo distruttivo che l’America trumpiana persegue con ferocia senza comprendere che così facendo demolisce sé stessa e non solo i suoi alleati storici. Un fatto che Xi Jinping, attento studioso della storia occidentale, ha compreso da tempo e lo ha dimostrato, per la prima volta in maniera alquanto esplicita, nel recente vertice di Pechino col Presidente USA.

L’Occidente come forza condivisa

L’impero americano che ha in mente il movimento MAGA non è esattamente lo stesso cui anela Donald Trump, ora seduto alla Casa Bianca immaginandosi quale novello Napoleone, o quale nuovo Alessandro il Grande. Rinserrato nella “fortezza America” – che deve intendersi in senso macro-continentale, dalla Groenlandia all’Antartide – quello propugnato dal primo; esteso oltre quei confini ma in co-partecipazione con la Cina, probabilmente, quello sognato dal secondo, sempre auto-dichiaratosi vincitore di ogni guerra, di ogni trattativa, di ogni pace reale o presunta. Ma in entrambi i casi assolutamente inconsapevoli che la grandezza del supposto impero americano risiede nella sua declinazione occidentale, unita e non divisa, amica e non ostile, con l’Europa.

Una declinazione che trova nella democrazia, nella libertà e nella socialità (in quest’ultimo caso con ancora troppi limiti, in verità) la sua ragion d’essere e la sua forza. Che quest’uomo eccessivo sta distruggendo. Andando oltre il limite.

A cinquant’anni dal Midas di Craxi

Il Midas e la svolta socialista

Ci stiamo avvicinando a una data importante, il 16 luglio. Sì, perché il 16 luglio 1976, cinquant’anni fa, all’Hotel Midas di Roma, Bettino Craxi (classe 1934) diveniva segretario del Psi. 

Il predecessore, un illuminista napoletano come Francesco De Martino, al di là di una tendenziale subalternità al Pci, aveva gravemente sottovalutato, a differenza di Pietro Nenni, l’importanza del referendum sul divorzio, del 1974. Quello fu, a mio avviso, il suo errore decisivo.

Craxi, come è noto, fu sostenuto da diverse anime del partito e si riprometteva di creare le condizioni per l’alternativa di sinistra.

I due passaggi della strategia craxiana

Due furono i salti logici che caratterizzarono, nei lustri della sua leadership, la linea di quello che sarebbe divenuto il Garofano rosso. Il primo: per rendere più forte e credibile la sinistra, si perseguiva il rafforzamento del Psi. Il secondo: accrescere l’influenza e il potere personale del segretario avrebbe consentito di rendere più forte il Psi.

Non si trattava, in sé, di errori logici. Ma venne trascurata la rilevanza del “come?”. Come perseguire in maniera feconda i due obiettivi, evitando che si trasformassero in altrettanti boomerang?

Da un lato, il Pci, pur con i suoi mille e mille limiti, non era il Partito comunista francese. Dall’altro, al Psi di Craxi non riuscì di realizzare l’antico sogno nenniano di porsi come guida di tutta l’area laico-socialista, dal Psdi al Pli al Pri, fino a nuovi soggetti quali le Liste verdi.

Il mancato approdo della “terza forza”

Intese parziali vi furono, ad esempio con i radicali e con lo stesso “Sole che ride”, ma non prese mai davvero consistenza la “terza forza” liberalsocialista, libertaria e repubblicana.

E, dunque, al termine della parabola della guida dell’esecutivo da parte di Bettino Craxi, a iniziare almeno dal 1987, il Psi, quasi per una strana nemesi storica, subiva lo stesso “destino cinico e baro” che aveva caratterizzato il partito di Giuseppe Saragat già negli anni Cinquanta: trasformarsi in una sorta di corrente sui generis della Dc.

Custodire l’altro: il valore delle parole e del silenzio

C’è un gesto antico e silenzioso che precede ogni costruzione morale: custodire. Non è un’idea astratta, né una virtù tra le altre: è una postura originaria dello sguardo, il riconoscere che qualcosa — o qualcuno — non si esaurisce mai nell’uso che possiamo farne, e che la sua semplice esistenza ha già un valore che ci precede. Questo riconoscimento non nasce prima di tutto da un sistema concettuale: nasce dall’incontro. È nel volto dell’altro, nella sua parola, nella sua presenza che si impone l’evidenza della dignità come qualcosa che non si deduce, ma si riconosce.

L’uomo come monade

Per rendere più sensibile questa intuizione, può essere utile attraversare — anche solo per un momento — la filosofia di Gottfried Wilhelm Leibniz e la sua dottrina delle monadi.

Le monadi sono sostanze semplici, indivisibili, “senza finestre”: non ricevono nulla dall’esterno e nulla emettono in senso causale. Eppure ciascuna riflette l’intero universo dal proprio punto di vista. Non esiste una duplicazione neutra del reale, ma una molteplicità di prospettive irriducibili, come se ogni essere fosse uno specchio vivente del tutto.

Tra queste monadi, Leibniz distingue gradi diversi di coscienza: dalle percezioni oscure della materia, fino alle anime degli animali, e infine agli spiriti, capaci di autocoscienza, cioè di riconoscersi come “io”. È qui che l’umano emerge come soggetto morale: non solo come centro di percezione, ma come essere che si sa tale e che può riconoscere negli altri una simile interiorità.

Resta però una tensione decisiva: se le monadi non comunicano realmente tra loro, come può esistere relazione? Leibniz risponde con l’armonia prestabilita: Dio ha disposto fin dall’inizio una corrispondenza perfetta tra tutte le sostanze, come orologi sincronizzati che non si toccano mai ma segnano la stessa ora.

Proprio qui, però, la metafora può essere riaperta. Nella nostra esperienza concreta non viviamo dentro una sincronizzazione già data. Viviamo piuttosto la fatica dell’accordo, l’asimmetria dello sguardo, la distanza che nessuna immediatezza colma del tutto. Se ogni persona resta in parte inaccessibile, allora la relazione non può essere un dato: diventa un compito. E il suo luogo più fragile e più decisivo è la parola.

Le parole come custodia

Se ogni persona è, in questo senso, un mondo che non si lascia abitare dall’interno, allora la parola diventa il tentativo umano di avvicinarsi senza violare, di toccare senza possedere.

Non è mai un semplice mezzo. È un gesto. Dire qualcosa a qualcuno significa già esporsi alla sua irriducibilità, riconoscere che l’altro non è un oggetto da descrivere, ma una presenza a cui rispondere. Per questo le parole possono custodire oppure ferire: perché arrivano dove nessun altro atto può arrivare, proprio là dove l’altro è più esposto e più segreto.

In questo senso, parlare bene a qualcuno — ascoltarlo fino in fondo, non ridurlo a etichetta — è già una forma di custodia: un tentativo sempre incompiuto di costruire quell’armonia che non ci è data in anticipo, ma che nasce solo nell’incontro.

Questo rapporto tra parola e custodia attraversa anche la narrativa contemporanea, in forme simboliche. Nel romanzo La custode di Loryndel di Manuela Montanaro, la parola non è mai un semplice segno: è una realtà viva, dotata di peso e di respiro. Nel mondo narrativo del libro le parole hanno una consistenza quasi vitale: non descrivono soltanto il reale, ma lo custodiscono e lo trasformano. La protagonista, Soranya, possiede il dono di dare voce alle parole, di renderle vive — ma questo dono non è mai puro potere: è anche esposizione, fragilità, rischio. La sua stessa esistenza è legata alla continuità della parola; quando la voce si interrompe, anche la vita vacilla.

Al di là della trama, ciò che colpisce è l’intuizione simbolica: una parola spezzata, una storia interrotta, una verità non detta fino in fondo non restano neutrali. Tendono a spegnersi, come se la vita del senso dipendesse dalla sua custodia nel linguaggio. Non è una metafora che si incontra spesso, e nemmeno facile da reggere per un intero romanzo: viene da chiedersi quale percorso porti qualcuno a costruire un’intera mitologia attorno all’idea che le parole, semplicemente, vivano — e a tenerla in piedi fino in fondo, senza che si sgretoli.

La fragilità dell’altro e la responsabilità del linguaggio

C’è un secondo movimento della custodia, complementare alla parola e altrettanto difficile da praticare: il silenzio. Non il silenzio dell’indifferenza, ma quello scelto, attivo — il saper trattenere una parola non perché manchi il coraggio di dirla, ma perché si è capito che dirla, in quel momento, a quella persona, potrebbe fare più male che bene.

La fisica ci ha abituato a un principio rassicurante: a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, calcolabile, prevedibile. Ma questo principio, che vale per i corpi, non vale per le persone. Quando rivolgiamo una parola a qualcuno conosciamo l’azione — ciò che diciamo — ma non possiamo mai conoscere in anticipo la reazione, perché nessuno sa davvero cosa quella persona stia attraversando in quel preciso istante. È la stessa intuizione delle monadi senza finestre, applicata al linguaggio: non potendo vedere dentro l’altro, non possiamo calcolare l’effetto delle nostre parole come si calcola una forza. Per questo, a volte, tacere non è una rinuncia: è un’arma di custodia, forse la più radicale, perché rinuncia a un potere — quello di parlare, di giudicare, di colpire — proprio nel momento in cui sarebbe più facile esercitarlo.

Il silenzio come disciplina

Questa disciplina dovrebbe valere ovunque, ma vale doppiamente dove le parole hanno una cassa di risonanza istituzionale: in politica, tra capi di Stato e di governo, dove ogni frase pesa non solo su chi la pronuncia ma su milioni di persone che da quella relazione dipendono. Lo si è visto con chiarezza nelle tensioni di queste settimane tra Donald Trump e Giorgia Meloni: un commento personale, buttato lì in un’intervista, rivolto a un’alleata storica, ha prodotto in poche ore una crisi diplomatica fatta di telefonate di solidarietà, viaggi cancellati, reazioni quasi unanimi — comprese quelle di chi, all’interno dello stesso governo italiano, non ha esitato a definire quelle parole come una vera e propria deriva. Colpisce che a criticare il tono non sia stata solo l’opposizione, ma anche chi siede nella stessa maggioranza di Meloni: segno che il problema non era la posizione politica in gioco, ma il modo — personale, sprezzante, non necessario — in cui è stata detta.

Meloni stessa, rispondendo a quelle parole, ha tracciato con chiarezza la direzione opposta a questa deriva: ha osservato che le dispiaceva non vedere, in Trump, la stessa determinazione verso i nemici dell’Occidente che invece riserva ai propri alleati — segno che la fermezza, quando esiste davvero, andrebbe rivolta a chi minaccia, non a chi sostiene. Ha chiuso la replica con una frase netta, “io e l’Italia non imploriamo mai”, senza però scendere sullo stesso terreno personale usato contro di lei: una risposta ferma, non un contrattacco a parole. È proprio in questo equilibrio — fermezza nel merito, misura nel tono — che si vede la differenza tra il coraggio e la sua imitazione sguaiata. Quando il potere rovescia questo equilibrio, e scarica la propria durezza sugli alleati invece che sulle minacce reali, smette di custodire la fiducia che lo regge e comincia, lentamente, a logorarla.

Una sola custodia

Dignità della persona, irriducibilità della monade, responsabilità della parola, disciplina del silenzio: non sono discorsi separati, ma quattro modi di dire lo stesso movimento. Custodire.

Custodire significa riconoscere che l’altro non è mai un mezzo, ma neppure un enigma da risolvere. È una presenza da abitare con rispetto, attraverso gesti piccoli e concreti: il modo in cui si ascolta, si nomina, si resta — e, quando serve, si tace.

E forse la verità più radicale è questa: non custodiamo l’altro dall’esterno, come se fosse qualcosa che ci è affidato. Lo custodiamo dentro la relazione stessa, che ci trasforma mentre la viviamo. Perché ogni volta che prendiamo sul serio una parola detta, una storia affidata, un volto incontrato — o una parola trattenuta per non ferire — diventiamo anche noi parte di quella custodia: mai proprietari, sempre responsabili.

Mondiali di calcio: risultati, classifiche e calendario

Roma, 21 giu. (askanews) – Questo il calendario e le classifiche del Mondiale di calcio:

GRUPPO A: 11/06 Messico-Sudafrica 2-0 12/06 Corea del Sud-Repubblica Ceca 2-1 18/06 Repubblica Ceca-Sudafrica 1-1 18/06 Messico-Corea del Sud 1-0 25/06 (Monterrey): Sudafrica-Corea del Sud ore 03 25/06 (Città del Messico): Repubblica Ceca-Messico ore 03

CLASSIFICA: Messico 6, Corea del Sud 3, Sudafrica, Rep.Ceca 1

GRUPPO B 12/06 Canada-Bosnia 1-1 13/06 Qatar-Svizzera 1-1 18/06 Svizzera-Bosnia 4-1 19/06 Canada-Qatar 6-0 24/06 (Vancouver): Svizzera-Canada ore 21 24/06 (Seattle): Bosnia-Qatar ore 21

CLASSIFICA: Svizzera, Canada 4, Bosnia ed Erzegovina, Qatar 1

GRUPPO C 14/06 Brasile-Marocco 1-1 14/06 Haiti-Scozia 0-1 20/06 Scozia-Marocco 0-1 20/06 Brasile-Haiti 3-0 25/06 (Atlanta): Marocco-Haiti ore 00 25/06 (Miami): Scozia-Brasile ore 00

CLASSIFICA: Brasile, Marocco 4, Scozia 3, Haiti 0

GRUPPO D 13/06 Usa-Paraguay 4-1 14/06 Australia-Turchia 2-0 19/06 USA-Australia 2-0 19/06 Turchia-Paraguay 0-1 26/06 (Los Angeles): Turchia-USA ore 04 26/06 (San Francisco): Paraguay-Australia ore 04

CLASSIFICA: USA 6, Australia, Paraguay 3, Turchia 0

GRUPPO E 14/06 Germania-Curaçao 7-1 14/06 Costa d’Avorio-Ecuador 1-0 20/06 Germania-Costa d’Avorio 2-1 21/06 Ecuador-Curaçao 0-0 25/06 (Philadelphia): Curaçao-Costa d’Avorio ore 22 25/06 (New York): Ecuador-Germania ore 22

CLASSIFICA: Germania 6, Costa d’Avorio 3, Curaçao, Ecuador 1

GRUPPO F 14/06 Olanda-Giappone 2-2 15/06 Svezia-Tunisia 5-1 20/06 Olanda-Svezia 5-1 20/06 Giappone-Tunisia 4-0 26/06 (Kansas City): Tunisia-Olanda ore 01 26/06 (Dallas): Giappone-Svezia ore 01

CLASSIFICA: Olanda, Giappone 4, Svezia 3, Tunisia 0

GRUPPO G 15/06 Belgio-Egitto 1-1 16/06 Iran-Nuova Zelanda 2-2 21/06 (Los Angeles): Belgio-Iran ore 21 22/06 (Vancouver): Nuova Zelanda-Egitto ore 03 27/06 (Vancouver): Nuova Zelanda-Belgio ore 05 27/06 (Seattle): Egitto-Iran ore 05

CLASSIFICA: Belgio, Egitto, Iran, Nuova Zelanda 1

GRUPPO H 15/06 Spagna-Capo Verde 0-0 16/06 Arabia Saudita-Uruguay 1-1 21/06 (Atlanta): Spagna-Arabia Saudita ore 18 22/06 (Miami): Uruguay-Capo Verde ore 00 27/06 (Houston): Capo Verde-Arabia Saudita ore 02 27/06 (Guadalajara): Uruguay-Spagna ore 02

CLASSIFICA: Spagna, Capo Verde, Arabia Saudita, Uruguay 1

GRUPPO I 16/06 Francia-Senegal 3-1 16/06 Iraq-Norvegia 1-4 22/06 (Philadelphia): Francia-Iraq ore 17 22/06 (Boston): Senegal-Norvegia ore 03 26/06 (Boston): Norvegia-Francia ore 03 26/06 (Boston): Senegal-Iraq ore 01

CLASSIFICA: Francia, Norvegia 3, Senegal, Iraq 0

GRUPPO J 17/06 Argentina-Algeria 3-0 17/06 Austria-Giordania 3-1 22/06 (New York): Argentina-Austria ore 21 22/06 (Los Angeles): Algeria-Giordania ore 03 27/06 (Dallas): Argentina-Giordania ore 22 27/06 (Seattle): Algeria-Austria ore 04

CLASSIFICA: Argentina, Austria 3, Giordania, Algeria 0

GRUPPO K 17/06 Portogallo-Congo 1-1 18/06 Uzbekistan-Colombia 1-3 23/06 (Houston) Portogallo-Uzbekistan ore 19 24/06 (Guadalajara) Colombia-Congo ore 4 28/06 (Miami)Colombia-Portogallo ore 1.30 28/06 (Atlanta)Congo-Uzbekistan ore 1.30

CLASSIFICA: Colombia 3, Portogallo, Congo 1, Uzbekistan 0

GRUPPO L 17/06 Inghilterra-Croazia 4-2 17/06 Ghana-Panama 1-0 22/06 (Los Angeles): Inghilterra-Ghana ore 03 22/06 (Boston): Croazia-Panama ore 01 26/06 (Miami): Inghilterra-Panama ore 21 26/06 (Seattle): Croazia-Ghana ore 04

CLASSIFICA: Inghilterra, Ghana 3, Croazia, Panama 0

SEDICESIMI DI FINALE (Accedono le prime due classificate di ogni gruppo più le 8 migliori terze)

28/06 (New York): 1A-2B ore 21 28/06 (Boston): 1C-2D ore 03 29/06 (Los Angeles): 1D-2C ore 03 29/06 (Dallas): 1B-2A ore 21 30/06 (Miami): 1E-2F ore 21 30/06 (Seattle): 1G-2H ore 03 01/07 (Houston): 1F-2E ore 03 01/07 (Vancouver): 1H-2G ore 21 02/07 (Philadelphia): 1I-2J ore 21 02/07 (Atlanta): 1K-2L ore 03 03/07 (San Francisco): 1J-2I ore 03 03/07 (Kansas City): 1L-2K ore 21

OTTAVI DI FINALE 04/07 (New York): V1A-2B vs V1C-2D ore 21 04/07 (Los Angeles): V1D-2C vs V1B-2A ore 03 05/07 (Miami): V1E-2F vs V1G-2H ore 21 05/07 (Dallas): V1F-2E vs V1H-2G ore 03 06/07 (Boston): V1I-2J vs V1K-2L ore 21 06/07 (Seattle): V1J-2I vs V1L-2K ore 03 07/07 (Houston): ultimo ottavo ore 21 07/07 (Atlanta): ultimo ottavo ore 03

QUARTI DI FINALE 09/07 (New York): Quarto di finale 1 ore 21 09/07 (Los Angeles): Quarto di finale 2 ore 03 10/07 (Dallas): Quarto di finale 3 ore 21 10/07 (Miami): Quarto di finale 4 ore 03

SEMIFINALI 14/07 (Atlanta): Semifinale 1 ore 21 14/07 (New York): Semifinale 2 ore 03

FINALE 3° POSTO 18/07 (Miami): Finale 3° posto ore 21

FINALE MONDIALE 19/07 (New York): Finale Mondiali 2026 ore 21

Trump, Conte: risparmiateci favoletta di Meloni che tutela Italia

Roma, 20 giu. (askanews) – “Potete anche controllare quasi tutte le tv e i giornali ma risparmiateci la favoletta del Governo Meloni che tutela l’Italia con la schiena dritta”. Così sui social il leader M5s Giuseppe Conte.

“La premier – aggiunge – si guardi allo specchio. Ad aprile 2025 per far contento Trump è andata negli Stati Uniti a prendere impegni per acquisti di armi e gas americani, per non tassare i giganti del web statunitensi. Nell’estate 2025 è andata a firmare l’aumento esorbitante delle spese militari al 5% del Pil per far contento Trump e non si è schierata con i leader europei che hanno alzato la voce come Sanchez. Sui dazi imposti alle nostre imprese ha parlato di accordo ‘positivo’ e ‘sostenibile’ e ha fatto dire al suo vicepremier, sfidando il senso del ridicolo, che le misure contro le nostre aziende in fondo erano una ‘opportunità’. Rispetto agli attacchi al Venezuela ha parlato di azione difensiva legittima mentre lo stesso Trump spiegava che la ragione era il petrolio. Di fronte alle violazioni del diritto internazionale di Netanyahu e Trump in Iran ha detto ‘non condivido né condanno’ ma a pagare sono stati gli italiani con il boom di prezzi, energia e carburante. Di fronte a un genocidio con oltre 20mila bambini uccisi da Netanyahu ha mandato Tajani a ‘osservare’ il Board of peace di Trump con il cappellino rosso Maga in mano mentre lo proponeva per il Nobel per la Pace. Potrei continuare. Le favole di un Governo che tutela l’interesse nazionale la possono raccontare i giornali del deputato di maggioranza Angelucci e tutto il sistema informativo che controllano da Palazzo Chigi. Lo stesso che ha buttato fango su di noi, che abbiamo portato 209 miliardi quando ci volevano imporre il Mes. Lo stesso che rideva per ‘Giuseppi’ mentre scontentavamo Trump su spese militari e Via della Seta per tutelare i nostri interessi nazionali, pur senza mettere in discussione le nostre alleanze storiche”.

“Lo scontro di oggi – conclude Conte – non è contro un leader che alza la testa, ma è un richiamo all’ordine verso chi ha sempre obbedito senza fiatare, assumendo impegni insostenibili per il popolo italiano. Chi ha ridotto l’Italia così non la rimetterà in piedi di certo. Tocca a noi”.

Chi era Madre Cabrini, la patrona dei migranti venerata negli Usa

Denver, 20 giu. (askanews) – Importante per l’America ma anche per l’Italia, per gli italiani, per i migranti di oggi e per i discendenti di chi emigrò ormai in tempi lontani: Madre Cabrini, con la sua vita straordinaria, è stata citata più volte e oggi con la visita di Papa Leone XIV a Pavia, il suo nome torna di nuovo alla ribalta. Lei religiosa e fondatrice della congregazione delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, venne mandata nelle Americhe proprio da Leone XIII e morì a Chicago, la città natale di Prevost, nel 1917. In queste immagini di askanews si può ammirare il Cabrini Shrine, il santuario da lei fondato e a lei dedicato ai piedi delle Rocky Mountains, in Colorado.

Ma perché questa santa è così importante, oggi più che mai? A spiegarcelo Alisa DiGiacomo, storica e autrice del libro “Italy in Colorado”.

“Madre Cabrini, Santa Cabrini, in realtà la prima santa americana canonizzata in America, è significativa per il Colorado”, precisa. “Ma prima di parlare del Colorado, Santa Cabrini ha avuto un impatto mondiale. Incredibile da pensare ma è una delle prime donne nella Chiesa cattolica che sia riuscita a fondare un proprio ordine. E penso che questo dimostri quanto fosse difficile farlo in quel periodo. La sua attenzione è sempre stata rivolta alla sua cura per le persone, per i più bisognosi. Non a caso è la santa patrona degli immigrati. Per il Colorado, è significativa perché le venne chiesto di venire qui, alla luce della situazione nello Stato nel 1904 per gli immigrati italiani. La prima cosa che fece, fu fondare una scuola in Colorado. Poi fondò un orfanotrofio, comprò un terreno, oggi il Santuario di Cabrini (Cabrini Shrine)”.

Il Cabrini Day è una festività dello Stato del Colorado che si celebra ogni anno il primo lunedì di ottobre, in onore di questa straordinaria filantropa. Ma in cosa consiste l’eredità di Francesca S. Cabrini?

“Si chiama Cabrini Day, ed è, di fatto, la prima festa statale retribuita della nazione che onora una donna, il che è anche molto significativo. Quindi tutto questo è legato agli italoamericani, ma anche alla sua eredità e a ciò che ha fatto per aiutare le persone in Colorado, e questa è ancora la missione del santuario, un luogo accogliente per chiunque voglia venire a riflettere e vedere la bellezza che circondava gli orfani di allora, soprattutto le bambine orfane. Per loro era davvero straordinario andare ‘al Cabrini’ e vivere le montagne del Colorado”, spiega DiGiacomo.

Intervista di Cristina Giuliano

Montaggio di Claudia Berardicurti e Linda Verzani

Immagini askanews

Si ringrazia Brand Usa, Visit Colorado e Visit Denver

Il Papa: basta parole di odio fra Paesi, vogliamo vivere in pace

Pavia, 20 giu. (askanews) – “Tutti vogliamo vivere in pace. È molto importante che non perdiamo mai la speranza. Però come ci ha detto Sant’Agostino, se vogliamo cambiare i tempi se vogliamo che il mondo viva in pace dobbiamo cominciare con noi stessi. Basta con parole di odio, basta con gli insulti, con i bulling (bullismo, ndr), basta con tutte quelle cose che fanno guerra fra le persone, fra le comunità, fra i paesi. Dobbiamo imparare tutti a essere costruttori di pace e promotori di riconciliazione”. Lo ha detto il Papa a Pavia, parlando a braccio davanti ai fedeli riuniti in piazza Duomo.

Meloni a Trump: mia popolarità non la riguarda, pensi alla sua

Roma, 20 giu. (askanews) – “Presidente Trump, questi attacchi costanti e immotivati sono insensati. Quanto alla mia popolarità, essere suo amico non l’ha certo aiutata, né dipende dal mio rapporto con lei. La mia popolarità dipende dalla mia capacità di difendere l’interesse nazionale italiano, ed è esattamente ciò che ho sempre fatto”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, replica al presidente degli Stati Uniti dopo il nuovo attacco su Truth.

“La mia popolarità non la riguarda. Le suggerisco di concentrarsi sulla sua”, aggiunge.

MotoGp, Bagnaia torna al successo nella Sprint di Brno

Roma, 20 giu. (askanews) – Francesco Bagnaia ritrova il successo e conquista la Sprint Race del Gran Premio della Repubblica Ceca sul circuito di Brno. Il pilota Ducati, scattato dalla prima fila, prende il comando fin dalla partenza e gestisce con autorevolezza i dieci giri di gara, resistendo nel finale al ritorno di Ai Ogura e centrando la sua prima vittoria Sprint dalla Malesia 2025.

Alle spalle del due volte campione del mondo chiude proprio Ogura, protagonista di un altro fine settimana di alto livello dopo la pole position ottenuta in mattinata con il record della pista. Il giapponese della Aprilia Trackhouse, partito dalla prima casella, prova fino all’ultimo a mettere pressione a Bagnaia, ma deve accontentarsi della seconda posizione. Sul gradino più basso del podio sale Marc Marquez, autore di una gara in rimonta e capace di mantenere il contatto con i primi fino alla bandiera a scacchi.

Quarta posizione per Fabio Di Giannantonio, seguito da Jorge Martin, Raul Fernandez ed Enea Bastianini. Gara complicata invece per Marco Bezzecchi: il leader del Mondiale era in quinta posizione quando è finito nella ghiaia a pochi giri dal termine, perdendo punti preziosi nella corsa al titolo.

La Sprint di Brno è stata caratterizzata anche da numerose cadute. Oltre a Bezzecchi, non hanno concluso la gara Pedro Acosta, Maverick Vinales, Diogo Moreira e Luca Marini, tutti scivolati in diverse fasi della corsa senza conseguenze fisiche rilevanti.

Determinante anche la scelta delle gomme. Bagnaia ha optato per la mescola soft al posteriore, riuscendo a mantenere un ritmo elevato fin dalle prime battute e costruendo un margine sufficiente per contenere il recupero di Ogura, che aveva invece scelto la media in vista di un possibile vantaggio nella seconda parte della gara.

Per Bagnaia si tratta della 14ª vittoria Sprint in carriera, risultato che interrompe un digiuno durato 238 giorni e rilancia le ambizioni del pilota Ducati in vista della gara lunga di domenica. Con questo successo il piemontese raggiunge inoltre quota 34 podi Sprint complessivi, eguagliando il primato condiviso da Jorge Martin e Marc Marquez.

L’appuntamento con il Gran Premio della Repubblica Ceca è ora fissato per domenica alle 14, quando sul tracciato di Brno andrà in scena la gara lunga che potrebbe rimescolare ulteriormente le carte nella lotta per il Mondiale MotoGP.

Iran, attacchi israeliani in Libano: chiuso lo Stretto di Hormuz

Roma, 20 giu. (askanews) – Il comando militare centrale iraniano ha annunciato di aver chiuso lo Stretto di Hormuz a causa degli attacchi israeliani nel Libano meridionale, descrivendoli come una violazione dell’accordo dell’Iran con gli Stati Uniti.

“Si annuncia che lo stretto di Hormuz sarà chiuso al traffico navale. Si precisa che questo primo passo è una risposta alla violazione degli impegni da parte del nemico e, se l’aggressione continuerà, saranno pianificate e adottate ulteriori misure per costringere il nemico a rispettare i propri obblighi”, ha dichiarato il quartier generale centrale Khatam al Anbiya in un comunicato diffuso dalla televisione di Stato.

Trump: Meloni vuole tornare a essere amica degli Usa per avere consensi…

Roma, 20 giu. (askanews) – Giorgia Meloni “sta andando male in Italia in termini di popolarità” e ora, “dopo che gli Stati Uniti hanno sconfitto militarmente l’Iran, vuole tornare ad essere nostra amica per migliorare i suoi consensi. No, grazie!!!”. Lo ha scritto sul suo social Truth il presidente americano, Donald Trump, lanciando nuove accuse alla presidente del Consiglio italiano.

“La presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, mi ha chiesto più e più volte di fare una foto con me durante il vertice del G7 in Francia”, ha detto in apertura di post tornando sull’episodio Trump, che aveva in precedenza sottolineato che la premier italiana lo aveva “implorato” di scattare questa foto e che lui aveva provato “dispiacere” per lei.

“Sta andando male in Italia in termini di popolarità”, ha proseguito l’inquilino della Casa Bianca parlando di Meloni, “forse perché si è opposta agli Stati Uniti d’America, un Paese che ama davvero e protegge l’Italia, quando si è trattato di impedire all’Iran di ottenere o sviluppare un’arma nucleare (ma, del resto, anche la NATO ha fatto lo stesso!)”.

“Non ci ha nemmeno permesso di utilizzare le piste di atterraggio o le basi aeree italiane, creando un notevole inconveniente logistico, e questo nonostante gli Stati Uniti contribuiscano con centinaia di miliardi di dollari all’anno per proteggere l’Italia e gli altri cosiddetti alleati della NATO”, ha concluso Trump, “Ora, dopo che gli Stati Uniti hanno sconfitto militarmente l’Iran, vuole tornare ad essere nostra amica per migliorare i  suoi consensi. No, grazie!!!”.

No Tav, proteste a Chiomonte: scontri manifestanti-polizia

Milano, 20 giu. (askanews) – Nottata di tensione nell’area del cantiere della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione a Chiomonte, in Val di Susa. Secondo quanto riferito dall’edizione online de La Stampa, un gruppo di attivisti No Tav ha preso d’assalto le recinzioni che delimitano l’area protetta del cantiere in Val Clarea, scontrandosi con le forze dell’ordine presenti sul posto.

Stando alla ricostruzione riportata dal quotidiano torinese, i manifestanti si sono inizialmente concentrati al presidio dei Mulini per poi raggiungere la zona del cantiere attraverso i sentieri della valle. Alcune decine di attivisti, in parte con il volto coperto, hanno tentato di sfondare le grate e le recinzioni a protezione del cantiere lanciando pietre e altri oggetti contro gli agenti schierati a difesa dell’area. Le forze dell’ordine polizia hanno respinto i manifestanti servendosi di lacrimogeni e idranti.

Carburanti, il Codacons esorta: adeguare al ribasso i listini alla pompa

Milano, 20 giu. (askanews) – In un mese le quotazioni del petrolio hanno registrato un calo verticale di quasi il -24%, ma per gli automobilisti i vantaggi alla pompa, anche per effetto della riduzione del taglio delle accise, sono stati decisamente inferiori, creando una sproporzione che pesa ogni giorno sulla spesa per i rifornimenti di carburante. Lo afferma il Codacons, pronto ad iniziative legali a tutela degli automobilisti italiani.

Il 20 maggio scorso il Brent, indice di riferimento per il mercato europeo, chiudeva attorno ai 105 dollari al barile, mentre oggi le quotazioni si attestano sugli 80 dollari, con un crollo verticale del -23,8% – analizza il Codacons – Nello stesso periodo il prezzo medio del gasolio alla pompa è passato da 1,980 a 1,937 euro al litro, con un calo di appena il -2,2%, dato su cui però pesa anche la riduzione dello sconto fiscale sul diesel decisa dal governo, mentre il prezzo medio della benzina in un mese è sceso da 1,961 a 1,841 euro/litro, con un calo -6,1%.

Nonostante il petrolio non sia l’unica variabile che incide sui prezzi finali alla pompa, è evidente lo squilibrio che in questa fase sta interessando i listini dei carburanti, che come al solito salgono a velocità della luce quando aumenta il greggio, ma scendono troppo lentamente quando le quotazioni del petrolio calano. Per tale motivo il Codacons, “se non si registrerà una immediata e decisa riduzione dei prezzi ai distributori, è pronto a rivolgersi alle Procure della Repubblica e all’Antitrust affinché accertino eventuali fenomeni speculativi a danno dei consumatori”.

Iran, in Svizzera i negoziatori Usa e iraniani per primi colloqui

Roma, 20 giu. (askanews) – L’inviato statunitense Steve Witkoff e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi si incontrano oggi in Svizzera per i primi colloqui dopo l’intesa firmata nei giorni scorso, mentre il cessate il fuoco in Libano sembra rilanciare gli sforzi per trasformare un accordo provvisorio sulla guerra con l’Iran in un assetto regionale duraturo.

Israele e Hezbollah hanno concordato venerdì un cessate il fuoco in Libano, promettendo la fine dell’escalation dei combattimenti che aveva messo in dubbio i negoziati tra Stati Uniti e Iran, cruciali per la riapertura dello Stretto di Hormuz e per la stabilizzazione delle forniture petrolifere.

Witkoff raggiunge in Svizzera Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump, già presente sul posto, secondo Axios. Araqchi dovrebbe invece oggi, ha aggiunto il sito.

Incendio in un resort di Santo Domingo, muore una turista italiana

Roma, 20 giu. (askanews) – Le autorità di Santo Domingo hanno confermato all’ambasciatore d’Italia il decesso di una cittadina italiana coinvolta nell’incendio del resort in zona Bayahibe. In ospedale l’ambasciatore ha incontrato il marito della signora F.V. e gli ha offerto l’assistenza dell’ambasciata assieme agli incaricati del resort che stanno seguendo tutti gli altri italiani coinvolti nell’incendio.

La signora F.V. sarebbe stata colta da una crisi respiratoria mentre era in spiaggia, dove era accorsa assieme agli altri turisti per evacuare le stanze dell’hotel. Ha perso conoscenza inalando monossido di carbonio quando un’ondata di fumo proveniente dal sito incendiato l’ha investita. E’ stata trasportata in ospedale con un’auto privata. Continua l’opera di assistenza e di verifica sulla condizioni dei connazionali da parte dei funzionari diplomatici italiani. Il governo della Repubblica Dominicana ha inviato il capo della protezione civile e due ministri sul luogo del disastro; sono state tenute riunioni operative con l’ambasciata d’Italia e i responsabili del resort per garantire assistenza durante l’emergenza. Al momento non si registrano altre vittime legate direttamente o indirettamente all’incendio, sono in corso altre verifiche.

MotoGP, Ogura in pole a Brno davanti a Di Giannantonio

Roma, 20 giu. (askanews) – Ai Ogura sorprende ancora e conquista la pole position del Gran Premio della Repubblica Ceca di MotoGP sul circuito di Brno. Il pilota giapponese del team Trackhouse Aprilia abbassa ulteriormente il record della pista fermando il cronometro sull’1:51.139, un tempo straordinario che gli vale la prima posizione in griglia e conferma quanto di buono mostrato già nelle pre-qualifiche.

Per Ogura, al secondo anno nella classe regina, si tratta di un risultato storico. A 25 anni e 4 mesi diventa infatti il più giovane pilota giapponese a conquistare una pole position in MotoGP, superando il primato che apparteneva a Daijiro Kato. Il talento nipponico conferma così la crescita mostrata nel corso della stagione e regala ad Aprilia una partenza davanti a tutti in un weekend che potrebbe rivelarsi molto importante.

Accanto a lui in prima fila scatteranno due Ducati. Fabio Di Giannantonio conquista il secondo tempo, confermando l’ottimo stato di forma evidenziato nelle ultime uscite, mentre Francesco Bagnaia centra la sua migliore qualifica stagionale con il terzo crono. Il due volte campione del mondo ha mostrato segnali incoraggianti su un tracciato reso più veloce dal recente rifacimento dell’asfalto.

La seconda fila sarà aperta da Marco Bezzecchi, quarto e tra i protagonisti del fine settimana dopo il brillante venerdì. Alle sue spalle partirà Marc Marquez, costretto a ricostruire la propria qualifica dopo la cancellazione di un giro veloce per superamento dei limiti della pista. Sesto tempo per il sorprendente brasiliano Diogo Moreira, debuttante in MotoGP, autore di una prestazione di alto livello in sella alla Honda.

Completano le prime dieci posizioni Raul Fernandez, Pedro Acosta, Franco Morbidelli e Jorge Martin. Lo spagnolo, campione del mondo in carica, sarà chiamato a una gara in rimonta e dovrà inoltre scontare due long lap penalty per l’incidente provocato al via del Gran Premio d’Ungheria.

Nel pomeriggio è in programma la Sprint Race, mentre la gara lunga si disputerà domenica sul circuito ceco, con Ogura chiamato a difendere una pole conquistata con una prestazione destinata a entrare nella storia recente del tracciato di Brno.

Fratoianni: spazio per tutti c’è, non serve somma algebrica

Bologna, 20 giu. (askanews) – “C’è spazio per tutti”. Così il leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni risponde a margine dell’incontro “Lavoro, il cuore della democrazia” alla Festa della Fiom-Cgil di Bologna sulla possibilità di includere il centro nel campo largo.

“Da un lato ci dicono ‘Non vi vedete, non vi riunite, non prendete un’iniziativa’, poi ci vediamo, ci riuniamo, prendiamo un’iniziativa e ci dicono ‘Ma manca quello’ – spiega Fratoianni -. Poi se c’era quello ci avrebbero detto ‘Ma manca quell’altro’ e così via fino all’infinito”.

Il centro “lo rispetto moltissimo, ma è fatto di tante iniziative – prosegue -. Quando ci sarà un indirizzo chiaro sapremo anche a chi mandare una proposta. La fase di scrittura del programma comincerà a settembre, ci sarà tempo per coinvolgere tutti coloro che hanno interesse a costruire un’alternativa”.

Ma avverte: “La somma algebrica non serve a niente. Quello che serve è la coesione di una proposta che abbia al centro un punto di riferimento, la Costituzione italiana. È arrivato il momento, invece che di provare a scassarla, di attuarla e rilanciarla”.

Spazi da non perdere, a Taurianova Festival dell’Infanzia

Roma, 20 giu. (askanews) – Creare tre spazi-gioco per bambini e famiglie in cui applicare un metodo educativo-pedagogico centrato sull’apprendimento tramite il gioco, le emozioni e le esperienze sensoriali. È stato l’obiettivo del progetto “Giochiamo a crescere”, selezionato da Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, che ha creato tre poli per l’infanzia a Reggio Calabria, Gioiosa Ionica e Taurianova, promuovendo contesti educativi inclusivi e partecipati a sostegno dello sviluppo dei più piccoli e del ruolo delle famiglie.

In particolare, a Taurianova, dall’8 al 10 maggio, si è svolto il Festival dell’Infanzia “Giochiamo a Crescere”, coinvolgendo bambini, famiglie, educatori, operatori sociali e istituzioni in tre giornate di gioco e confronto sui temi del benessere e dell’educazione condivisa.

Nel corso del Festival, scuole, servizi educativi e spazi pubblici si sono trasformati in luoghi di incontro e sperimentazione. Laboratori creativi, percorsi sensoriali, attività motorie, letture animate, esperienze musicali, educazione alimentare e attività legate alle emozioni hanno permesso ai bambini di apprendere attraverso il gioco, valorizzando curiosità, creatività e relazioni.

La partecipazione è stata significativa: con oltre 60 famiglie, per circa 150 bambini complessivamente coinvolti nelle attività. Sono stati realizzati 14 laboratori, calibrati sulle diverse fasce d’età e distribuiti nelle tre giornate.

Accanto alle attività per l’infanzia, il Festival ha dedicato spazio anche agli adulti con incontri su educazione emotiva, consapevolezza genitoriale e nutrizione pediatrica. Momenti di confronto che hanno favorito il dialogo tra famiglie e professionisti, rafforzando la rete educativa del territorio.

Importante anche il coinvolgimento della comunità locale: scuole, servizi, associazioni, Terzo Settore e amministrazione comunale hanno collaborato in un’ottica di comunità educante, a sostegno dei diritti dell’infanzia e delle famiglie.

Più che un evento, “Giochiamo a Crescere” si conferma uno spazio di comunità capace di generare relazioni, partecipazione e fiducia. Un’esperienza che lascia un patrimonio di competenze e legami e che ribadisce come investire sull’infanzia significhi investire sul futuro dei territori, attraverso una rete condivisa tra bambini, famiglie e istituzioni.

Italia-Usa, Salvini: non mi pento del sostegno a Trump



Roma, 20 giu. (askanews) – “Chi attacca il presidente del Consiglio attacca tutto il governo e attacca tutta l’Italia. Ciò ovviamente non compromette i rapporti fra due paesi amici, fra due popoli amici”. Così Matteo Salvini, parlando con i giornalisti a Milano.

A chi gli chiede se si sia pentito del suo sostegno a Trump, Salvini risponde che “non mi devo pentire, mi dolgo e mi pento. Mi pento e mi dolgo quando vado a confessarmi in chiesa”. Vi sentite ancora trumpiani? “Io mi sento italiano, sono vicepresidente del Consiglio e voglio avere buoni rapporti con tutti”.

Infine a chi gli chiede se parteciperà alla festa per il 4 luglio a villa Taverna, il vicepremier replica che “la mia agenda la faccio settimana per settimana, quindi le posso dire dove vado oggi pomeriggio, in Piazza San Carlo, e dove vado domani con mia figlia”.

Maria Grazia Spillantini, una vita a Cambridge per studiare le demenze

Roma, 20 giu. (askanews) – Maria Grazia Spillantini, neuroscienziata, studia le malattie degenerative del cervello da quasi quaranta anni in Gran Bretagna: è la protagonista del nuovo episodio di Italiane della Scienza”, un podcast della rubrica SGUARDI prodotta da askanews e ideata da Alessandra Quattrocchi.

Spillantini in un laboratorio di ricerca a Cambridge fece il dottorato con l’incoraggiamento di Rita Levi Montalcini, poi provò a tornare in Italia al CNR, dove si scontrò con il nepotismo, così tornò a Cambridge, all’università, per fare ricerca come voleva. Abbiamo parlato dell’ambiente accademico e della ricerca in Italia e dei suoi mali; dello Spillantini Lab e delle speranze per l’Alzheimer, il Parkison e la demenza fronte temporale.

Rita Levi Montalcini incoraggiava gli scienziati quando si può tornare in Italia. Lei a un certo punto ci ha provato al CNR; cos’è che non ha funzionato?

“Vengo da un paesino delle montagne. Non avevo santi in paradiso e sono arrivate altre persone che invece ne avevano molti e quindi il mio posto era ambito” racconta. “Rita ha provato a farmi andare da lei, ho ancora la lettera scritta di trasferimento. Però era in pensione, quindi non era possibile. E un giorno mi disse ‘Cara, cosa vuoi fare in questo ambiente?’ E a quel punto era come se mi desse la benedizione di fare quello che volevo. Scrissi immediatamente al CNR che dava le dimissioni. Tornai tre giorni dopo in Inghilterra, trovai un post da post-doc all’università di Cambridge e ora sono trent’anni che sono lì, prima da post-doc poi come lecturer, e dal 2007 come professore ordinario”.

Così l’Italia decenni fa ha perso un’altra ricercatrice che oggi a Cambridge guida il suo “Spillantini Lab” dove si fa ricerca su tutti i tipi di demenza; ha identificato il ruolo della sinonucleina che è componente dei depositi di proteine nei malati di Parkinson e di demenza con corpi di Lewy, ha identificato le mutazioni del gene MEPT come cause ereditarie della demenza fronte temporale.

“Ora sappiamo molto di più di quello che è associato con la malattia e quindi che cosa la causa” spiega. “Ancora non c’è una cura, però negli ultimi cinque anni sono stati fatti dei passi notevoli, e quindi si spera che qualcuno di tutti questi farmaci che sono testati al momento possa funzionare. E questi farmaci sono soprattutto indirizzati alla neuro patologia che causa la disfunzione cerebrale. Il meccanismo generale è lo stesso: ci sono delle proteine normalmente presenti nel nostro cervello, che a un certo punto non sappiamo per quale ragione in alcune persone iniziano a non andare più dove dovrebbero. Rimangono nel mezzo della cellula senza una direzione ben precis,a e quando si incontrano due che sono complementari, iniziano a formare dei piccoli aggregati. Probabilmente si formano sempre, solo che nel cervello dei giovani si possono degradare, quindi vanno e vengono, ma con l’età la capacità del nostro cervello di degradarli è molto, molto ridotta e quindi cominciano a reclutare quello che hanno intorno. Così vengono fuori le placche e questi aggregati più grandi che si possono poi vedere nel cervello dei pazienti, nelle placche dell’Alzheimer e i corpi di Lewy, nel Parkinson o altri nel motoneurone disease”.

Lo sforzo è dunque trovare delle medicine che blocchino la malattia. Anche quando si troveranno, “il problema” dice Spillantini “è soprattutto nelle forme che non sono ereditarie, quindi non sono prevedibili. Quindi è quello che si sta cercando di fare: capire qual è l’inizio per non aspettare quando ad esempio la persona o la persona con il Parkinson non si muove più bene; capire prima per evitare che ci sia questa diffusione di tutti questi aggregati nel cervello”.

Spillantini racconta anche la sua amicizia di giovane scienziata con Rita Levi Montalcini: “Ho un ricordo bellissimo, lei mi chiamò per una interview a Roma, cominciò subito a mettermi a mio agio e si mise al microscopio. Mi fece vedere come sezionare un embrione di pollo con l’ago. Cominciammo a parlare di tutto, della mia famiglia, del lavoro, cosa facevo a Firenze, e poi passavano delle persone nel corridoio e le salutava; da quel momento poi nacque una specie di profonda amicizia.” Nella sua esperienza al CNR ha incontrato, dice, un modo di fare ricerca molto diverso da quanto accade fuori Italia: “se tu vuoi fare ricerca non c’è bisogno di firmare il cartellino; vuoi andare a lavorare. Il problema è che alcuni esperimenti non finiscono alle cinque, alle sei; e quindi anche con altre ragazze saltavamo i cancelli per andare a mangiare la pizza e si ritornava indietro. E poi c’era un po’ di nepotismo. Per me alla fine andarmene è stato un bene. Ma io conosco tanti italiani che molto spesso non avevano qualche santo in paradiso e si sono ritrovati che l’unico modo per poter fare quello per cui avevano passione, era andare all’estero e solo così hanno avuto successo. Come si fa a cambiare in Italia non lo so. E poi è nel nostro carattere forse… siamo abituati così”.

“Italiane della scienza” è un podcast reperibile su tutte le piattaforme di streaming, sul canale YouTube di SGUARDI e nella sezione “SGUARDI” del sito di askanews.