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Giustizia, Delmastro e Bartolozzi si dimettono. Meloni: auspico anche le dimissioni di Santanchè

Roma, 24 mar. (askanews) – Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e la capo di gabinetto di via Arenula Giusi Bartolozzi, si sono, per motivi diversi, entrambi dimessi. “Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio”. Lo dichiara in una nota Andrea Delmastro Delle Vedove.

Anche Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia si è dimessa dopo il colloquio avuto nel pomeriggio con il ministro Carlo Nordio. Nel pomeriggio sia Bartolozzi che il sottosegretario Delmastro hanno incontrato Nordio.

La Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, ha espresso “apprezzamento per la scelta del Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del Capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi di rimettere gli incarichi finora ricoperti e li ringrazia per il lavoro svolto con dedizione”, rende noto Palazzo Chigi.

Ma la presidente del Consiglio Meloni va oltre e chiede che anche la ministra del Turismo Daniela Santanchè lasci l’incarico. Nella nota di Palazzo Chigi in cui ringrazia Delmastro e Bartolozzi per essersi dimessi, la premier “auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè”.

Sconfitta referendum non ferma l. elettorale, via a iter il 31 marzo

Roma, 24 mar. (askanews) – Roma, 24 mar. (askanews) – La sconfitta al referendum sulla riforma costituzionale della giustizia non ferma l’intento della maggioranza di modificare la legge elettorale. L’ufficio di presidenza della commissione affari costituzionali della Camera riunitosi oggi ha stabilito che l’iter inizierà martedì prossimo 31 marzo. Lo ha comunicato il presidente della commissione Nazario Pagano (Fi).

La proposta di legge presentata dalla maggioranza, ha informato Pagano, sarà abbinata ad altre otto proposte di legge in materia elettorale presentate in questi anni di legislatura e successivamente la Commissione adotterà un testo base. Il relatore o i relatori sono ancora da nominare.

Le otto proposte abbinate dalla presidenza della commissione a quella della maggioranza di proporzionale con premio di maggioranza trattano le questioni più disparate in materia. Si tratta della proposta Magi (Più Europa) in materia di raccolta digitale delle sottoscrizioni per la presentazione delle liste e delle candidature; della pdl di Piero De Luca (Pd) in materia di soppressione dei collegi uninominali per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, e delega al Governo per la determinazione dei collegi elettorali plurinominali; la proposta M5s di Vittoria Baldino sulla determinazione della data delle elezioni e dei referendum e di semplificazione del procedimento elettorale, per agevolare la partecipazione degli elettori; la proposta del deputato di Fdi eletto all’estero Di Giuseppe che delega il governo per la revisione del voto dei cittadini italiani residenti all’estero; il testo del forzista Paolo Emilio Russo sulla soppressione della distinzione per sesso e dell’indicazione del cognome del coniuge per le donne coniugate o vedove nella compilazione delle liste elettorali. La pdl della deputata M5s Emma Pavanelli punta alla semplificazione del procedimento elettorale, alla digitalizzazione delle liste elettorali e al voto ai fuorisede. Due le proposte per il voto telematico: una del dem Marco Furfaro sul diritto di voto per via telematica da parte degli elettori con disabilità motoria o sensoriale; l’altra del deputato Tucci per l’introduzione di un sistema elettronico per l’espressione del voto per via telematica.

Sulla legge elettorale, l’opposizione alza un muro. “Evidentemente non hanno capito il messaggio di ieri. Invece di andare avanti con arroganza e senza ascoltare, come hanno fatto con la riforma costituzionale appena bocciata, si fermino”, afferma il senatore Alessandro Alfieri, responsabile Riforme del Pd. “Il referendum – per il capogruppo di Avs nella commissione Affari costituzionali della Camera Filiberto Zaratti – non ha insegnato nulla alla destra italiana. Come se nulla fosse accaduto, con la stessa arroganza che ha contraddistinto l’iter parlamentare della legge Nordio, tornano oggi alla carica con la legge elettorale: hanno paura del voto e vogliono scrivere una legge che gli garantisca la vittoria”. “A poche ore dalla sonora sconfitta referendaria la maggioranza persevera nella sua miope prepotenza e accelera sulla nuova legge elettorale truffa”, accusa Alfonso Colucci (M5s). “È un disperato tentativo della maggioranza di rimanere a galla – aggiunge – nell’illusione di poter fare un danno alle opposizioni che offrono al Paese una solida alternativa per il governo del futuro. Evidentemente si tratta di una prepotenza inguaribile, nemmeno la primavera di democrazia sbocciata ieri ferma questo centrodestra. Ma gli italiani al referendum hanno mandato un messaggio molto chiaro: l’arroganza non premia”.

Iran, Trump: Stiamo parlando con le persone giuste. A Teheran vogliono fare un accordo

New York, 24 mar. (askanews) – Il presidente americano è tornato a ripetere che un dialogo è in corso tra Washington e Teheran nonostante le smentite multiple giunte dall’Iran. Durante la cerimonia dedicata al giuramento di Markwayne Mullin a segretario alla Sicurezza interna, Donald Trump ha detto: “Stiamo parlando con le persone giuste. (In Iran) vogliono fare un accordo. Non avete idea di quanto lo vogliano”. Il Commander in chief è tornato a dire che l’Iran non ha più una marina, un’aeronautica, né radar, né leader. Poi ha aggiunto: “Facciamo le attrezzature militari migliori”.

Poco prima la portavoce della Casa Bianca aveva descritto la possibilità di colloqui tra Stati Uniti e Iran come una “situazione in continua evoluzione”. Interpellata sulla possibilità di una partecipazione degli Stati Uniti ai colloqui in Pakistan, Karoline Leavitt ha dichiarato che “si tratta di delicate discussioni diplomatiche e gli Stati Uniti non negozieranno tramite la stampa”. “Questa è una situazione in continua evoluzione e le speculazioni sugli incontri non devono essere considerate definitive finché non saranno annunciate formalmente dalla Casa Bianca”, ha affermato Leavitt.

Secondo Axios, che cita due fonti a conoscenza delle discussioni, gli Stati Uniti sono ancora in attesa di una risposta dall’Iran sulla possibilità di tenere un incontro già giovedì prossimo. Un funzionario della Casa Bianca ha descritto la situazione come “fluida”, affermando che il presidente americano Donald Trump vuole appurare se ci sia la possibilità di arrivare a un accordo per mettere fine al conflitto e “in caso contrario torneremo a bombardarli”.

Mps, Fabrizio Palermo unico candidato Ad dalla lista del Cda

Milano, 24 mar. (askanews) – Il Consiglio di Amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena ha scelto di indicare Fabrizio Palermo come unico amministratore delegato nella lista del Cda per il rinnovo della governance di Rocca Salimbeni. La scelta del Cda, riporta un comunicato, arriva “a fronte della presentazione di liste concorrenti presentate da altri azionisti”.

Il Cda fa sapere di aver ritenuto il profilo di Palermo “il più idoneo, nel contesto attuale, a supportare la Banca nella fase di trasformazione industriale e di evoluzione strategica in corso, anche in considerazione – si legge – della comprovata esperienza nella gestione di organizzazioni complesse, nei processi di cambiamento e nel presidio delle principali leve di creazione di valore”.

Governo, M5s: crolla il castello della vergogna di via Arenula. E ora Santanchè

Roma, 24 mar. (askanews) -“Crolla il castello della vergogna che ha infangato il buon nome del ministero e di tutta la Giustizia italiana. Andrea Delmastro si dimette con molti mesi di ritardo rispetto alla grave vicenda che lo ha portato alla condanna in primo grado per rivelazione del segreto d’ufficio e soprattutto con giorni di inaccettabile immobilismo dopo che l’Italia ha saputo che aveva fatto una società con la famiglia del prestanome e riciclatore del clan mafioso Senese. Giusi Bartolozzi lascia dopo la gravissima vicenda Almasri, le inqualificabili parole contro i magistrati e tre anni di atteggiamenti da ministro ombra in via Arenula. Magari è anche la volta buona per vedere l’uscita della pluri-indagata Daniela Santanchè. Questo è il governo Meloni, questa la loro visione della legalità e dell’etica pubblica. Sono rimasti asserragliati nel Palazzo provando ad abbattere la Costituzione, oggi cedono di fronte al fortissimo messaggio di sdegno arrivato dai cittadini italiani. Oggi si chiude il sipario sulle politiche dell’ingiustizia del governo Meloni, le elezioni politiche porteranno una stagione profondamente diversa”. Lo affermano in una dichiarazione i rappresentanti del M5S nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D’Orso, Carla Giuliano, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato.

Governo, Conte: via Delmastro, finite chiacchiere premier su "manine"

Roma, 24 mar. (askanews) – “Dopo il travolgente voto popolare di oltre 14 milioni di italiani Meloni si è dovuta arrendere. E poco fa il sottosegretario alla Giustizia Delmastro si è finalmente dimesso, così come Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte.

“Le dimissioni di Delmastro – ha sottolineato – erano assolutamente necessarie e per questo il M5S aveva presentato nei giorni scorsi una mozione di revoca. Il danno arrecato al prestigio della massima Istituzione di governo è stato pesantissimo. Si sciolgono come neve al sole le chiacchiere della premier su complotti e ‘manine’: alcuni quotidiani hanno semplicemente ‘osato’ fare il proprio mestiere, pubblicando le notizie e le immagini che comprovavano gli affari di Delmastro e di tre dirigenti di Fratelli d’Italia in società con la famiglia di un prestanome del clan Senese”.

“L’elenco degli orrori non è finito. L’impatto di questo travolgente voto popolare – ha concluso l’ex premier – riuscirà a far dimettere anche la ministra Santanchè?”

Il sottosegretario alla Giustizia Delmastro si dimette: ma non ho fatto niente di scorretto

Roma, 24 mar. (askanews) – “Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio”. Lo dichiara in una nota Andrea Delmastro Delle Vedove.

Delmastro si dimette: ma non ho fatto niente di scorretto

Roma, 24 mar. (askanews) – “Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio”. Lo dichiara in una nota Andrea Delmastro Delle Vedove.

Delmastro si dimette: ma non ho fatto niente di scorretto

Roma, 24 mar. (askanews) – “Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio”. Lo dichiara in una nota Andrea Delmastro Delle Vedove.

Innovazione, app Recall premiata a “Eletto Prodotto dell’Anno 2026”

Milano. 24 mar. (askanews) – Un riconoscimento che rafforza un percorso che ambisce a portare la tecnologia dentro la vita quotidiana delle persone per offrire uno strumento di protezione, prevenzione e supporto. Recall, app dedicata alla sicurezza personale, è stata premiata all’Evento “Eletto Prodotto dell’Anno 2026”, entrando tra gli “Eletti 2026” dell’iniziativa dedicata all’innovazione in Italia.

“Io sono contentissimo – ha detto Marcello di Donato, CEO di Recall – perché significa che le persone vedono la nostra applicazione come quello che io ho sempre immaginato: uno strumento per potersi proteggere. Le persone là fuori sanno che possono contare su un’applicazione, uno strumento, perché oggi il cellulare ce l’abbiamo tutti fondamentalmente, e avere uno strumento con il quale puoi letteralmente salvarti la vita, quindi chiedere aiuto. Io faccio sempre questo esempio: se c’è un incendio, sapere che da parte c’è un estintore, probabilmente lascia la paura dell’incendio, ma permette di viverla in maniera diversa. Ecco, noi vogliamo essere quell’estintore per poter fermare le fiamme, questo è il senso”.

Recall si è affermata in pochi mesi con l’idea di affrontare il tema della sicurezza personale con un approccio semplice, immediato e accessibile, senza trasformare la protezione in un gesto complesso o invasivo. Con un approccio che, nella visione dell’azienda, cambia la prospettiva rendendola relazionale.

“La sicurezza viene – ha aggiunto Monica Magnoni, CMO di Recall – spesso intesa come risposta a qualcosa che è già successo. Noi con Recall siamo partiti da un’idea diversa, quella di identificare la sicurezza anche nel concetto della prevenzione e dell’accompagnamento. Avere Recall significa sapere di avere sempre qualcuno al nostro fianco nella nostra vita quotidiana, nella vita di tutti i giorni, quando ci sentiamo vulnerabili ed esposti a dei pericoli o dei potenziali pericoli. Quel qualcuno sono le persone che abbiamo scelto come nostre recaller, le persone che ci vogliono bene e che sappiamo interverrebbero in caso di necessità”.

Il premio contribuisce anche a rafforzare il posizionamento di Recall presso il mondo delle imprese, partendo sempre dall’attenzione alle persone. “Recall – ha concluso Magnoni – nasce anzitutto come promessa, e la promessa è quella di dire alle persone: qualsiasi cosa vi possa succedere da oggi con Recall e non vi sentirete mai più sole”.

Fondata nel 2025, Recall ha costruito il proprio sviluppo anche sulla promozione di una maggiore consapevolezza individuale e collettiva. Da qui anche la volontà di affiancare all’app percorsi formativi, attività di sensibilizzazione e collaborazioni capaci di estendere il messaggio oltre la dimensione tecnologica.

Gino Paoli, il ricordo dei colleghi, da Zucchero a Ligabue – rpt

—Ripetizione con testo corretto—Milano, 24 mar. (askanews) – In queste ore sono tanti gli artisti italiani del mondo della musica che rendono omaggio a Gino Paoli. Dalle sue pagine social Luciano Ligabue scrive: «Grande cantautore. Fuori dagli schemi. Ci lascia bellissime canzoni». Zucchero Sugar Fornaciari ha scritto: «Un buco nell’anima!», mentre ha Cristiano De Andrè lo ha ricordato con un lungo post: «Se ne è andato uno dei giganti della musica italiana: un artista dal cuore immenso, capace di scrivere canzoni che hanno anticipato i tempi e segnato intere generazioni. Grande amico di mio padre, è stato una presenza familiare fin da quando ero bambino. La sua sensibilità, la sua eleganza e la sua voce resteranno per sempre nella nostra memoria. È una perdita immensa, non solo per la musica, ma anche per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo da vicino. Oggi è un giorno davvero triste».

“E poi ci troveremo come le star..?? La prima volta che ho visto Gino cantare, ho capito, e ho imparato qual è la differenza tra un cantante e un interprete… immenso Gino. Wiva Gino Paoli” ha scritto Vasco Rossi.

“Ciao Gino, amico e collega di una vita, ti ho voluto bene da sempre. Per la tua musica, per la tua anima, per quello che hai lasciato a tutti noi. Buon viaggio” Lo saluta Gianni Morandi.

Per Mario Biondi era: «Un uomo, un mito, lo ricordo sempre con tanto affetto» e Pacifico sui suoi social lo ricorda così. «Che canzoni meravigliose, irripetibili, che lascito. Non so se si può imparare da quelli così bravi, magari bastasse studiarli… Si può però tentare di evocarli, immaginarseli accanto, al pianoforte, “… Come farebbe qui Gino…”. Siamo tutti fortunati ereditieri, ricchi sfondati di musica e parole magnifiche».

Davvero in tanti hanno voluto rendere omaggio a Gino Paoli, pilastro del cantautorato italiano.

Gasparri ricorda Pomicino: sempre fervido, imprevedibile e sul pezzo

Milano, 24 mar. (askanews) – “Sempre fervido, ricco di idee. L’ultimo momento di discussione, un mese fa. Mi chiamò per dire che bisognava votare no e io gli dissi, ma che dici? Mi spiegò tutta una sua teoria sull’articolazione del Csm che riteneva pericolosa, quella del Csm dei pubblici ministeri. Quindi sempre sul pezzo, sempre imprevedibile. Io ero di una tesi diversa, poi le cose sono andate come sono andate, non ha mai staccato dal dibattito politico, dalla partecipazione, dal consiglio e anche nella sua lettera finale dice che ciascuno di noi deve rimanere legato alle sue passioni, identità originarie, perché quella è la ricchezza della politica vera. Lui ha conservato la sua, ognuno di noi le nostre, ma ci siamo, scambiati idee anche diverse, ma sempre nel grande rispetto”. Lo ha detto il capogruppo al Senato di FI, Maurizio Gasparri, a margine dei funerali dell’ex Dc Paolo Cirino Pomicino.

Gino Paoli, il ricordo dei colleghi, da Zucchero a Ligabue

Milano, 24 mar. (askanews) – In queste ore sono tanti gli artisti italiani del mondo della musica che rendono omaggio a Lucio Dalla. Dalle sue pagine social Luciano Ligabue scrive: «Grande cantautore. Fuori dagli schemi. Ci lascia bellissime canzoni». Zucchero Sugar Fornaciari ha scritto: «Un buco nell’anima!», mentre ha Cristiano De Andrè lo ha ricordato con un lungo post: «Se ne è andato uno dei giganti della musica italiana: un artista dal cuore immenso, capace di scrivere canzoni che hanno anticipato i tempi e segnato intere generazioni. Grande amico di mio padre, è stato una presenza familiare fin da quando ero bambino. La sua sensibilità, la sua eleganza e la sua voce resteranno per sempre nella nostra memoria. È una perdita immensa, non solo per la musica, ma anche per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo da vicino. Oggi è un giorno davvero triste».

“E poi ci troveremo come le star..?? La prima volta che ho visto Gino cantare, ho capito, e ho imparato qual è la differenza tra un cantante e un interprete… immenso Gino. Wiva Gino Paoli” ha scritto Vasco Rossi.

“Ciao Gino, amico e collega di una vita, ti ho voluto bene da sempre. Per la tua musica, per la tua anima, per quello che hai lasciato a tutti noi. Buon viaggio” Lo saluta Gianni Morandi.

Per Mario Biondi era: «Un uomo, un mito, lo ricordo sempre con tanto affetto» e Pacifico sui suoi social lo ricorda così. «Che canzoni meravigliose, irripetibili, che lascito. Non so se si può imparare da quelli così bravi, magari bastasse studiarli… Si può però tentare di evocarli, immaginarseli accanto, al pianoforte, “… Come farebbe qui Gino…”. Siamo tutti fortunati ereditieri, ricchi sfondati di musica e parole magnifiche».

Davvero in tanti hanno voluto rendere omaggio a Gino Paoli, pilastro del cantautorato italiano.

Da Fontana a D’Alema, l’omaggio bipartisan ai funerali di Cirino Pomicino

Roma, 24 mar. (askanews) – Folla di politici ai funerali dell’ex storico ministro democristiano Paolo Cirino Pomicino, scomparso sabato 21 marzo a 86 anni.

Tra i primi ad arrivare nella Basilica del Sacro Cuore Immacolato di Maria a piazza Euclide a Roma il presidente della Camera Lorenzo Fontana, Pier Ferdinando Casini, l’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema, il capogruppo di Forza Italia al Senato Maurizio Gasparri, e numerosi esponenti politici appartenuti alla stessa stagione politica di Pomicino o alla generazione immediatamente successiva come Lorenzo Cesa, Gianfranco Rotondi, Clemente Mastella. Presente anche l’ex magistrato Armando Spataro.

Ponte Stretto, Ciucci: lavori al via nell’ultimo trimestre 2026

Roma, 24 mar. (askanews) – “Considerate le procedure previste dal decreto legge 32 molto dettagliate, molto precise, molto impegnative, molto trasparenti, considerando sia le attività svolte che quelle in corso di svolgimento, noi riteniamo che l’intero iter procedurale approvativo possa essere completato entro l’estate di quest’anno e che quindi la fase di realizzazione dell’opera possa partire nell’ultimo trimestre del 2026”. Lo ha detto l’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, nel corso di un’audizione alla Commissione Ambiente del Senato sul decreto commissari.

“C’è un perfetto rispetto da parte del nostro progetto delle disposizioni dell’articolo 72 della direttiva europea in materia di contratti e di corrispettivo” ha aggiunto Ciucci sottolineando che “la direttiva europea prevede che l’indicizzazione dei prezzi siano escluse dal calcolo del 50%” che farebbe scattare l’obbligo di una nuova gara.

“L’aggiornamento del corrispettivo spesso ricordato che passa da 3,9 miliardi nel 2006 a 6,7 nel 2011 e a 10,5 miliardi oggi è il risultato pressoché esclusivo dell’aumento dei prezzi sulla base di una formula di indicizzazione prevista contrattualmente e tenuto conto dell’eccezionale aumento dei prezzi registrato nel periodo doloroso del COVID” ha spiegato “quindi non è attribuibile a varianti di lavori che invece sarebbero perfettamente nell’ambito del limite del 50%”.

“A differenza di quanto è stato detto anche in questa sedele eventuali varianti non si cumurebbero ma dovrebbero essere considerate singolarmente e quindi anche a voler considerare le varianti introtte nel progetto” ha proseguito Ciucci “saremmo ampiamente al di sotto del 50%”.

Ponte sullo Stretto di Messina, l’ad Ciucci: lavori al via nell’ultimo trimestre 2026

Roma, 24 mar. (askanews) -“Considerate le procedure previste dal decreto legge 32 molto dettagliate, molto precise, molto impegnative, molto trasparenti, considerando sia le attività svolte che quelle in corso di svolgimento, noi riteniamo che l’intero iter procedurale approvativo possa essere completato entro l’estate di quest’anno e che quindi la fase di realizzazione dell’opera possa partire nell’ultimo trimestre del 2026”. Lo ha detto l’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, nel corso di un’audizione alla Commissione Ambiente del Senato sul decreto commissari.

Centrosinistra, Salis: primarie sono divisive, non parteciperò

Genova, 24 mar. (askanews) – “Le primarie sono sbagliate perché ti obbligano a mettere in contrapposizione due o più soggetti politici che in realtà sono nella stessa alleanza, per cui c’è un periodo di tempo nel quale tu dovresti fare, in pratica, campagna elettorale controle persone che poi dovrebbero sostenere il tuo governo, una cosa che trovo tecnicamente sbagliata”. Lo ha detto la sindaca di Genova Silvia Salis, parlando delle possibili primarie del centrosinistra a margine di una conferenza stampa.

“Io – ha aggiunto la prima cittadina rispondendo a chi le chiedeva se la leader del centrosinistra potrebbe essere lei – sono sicuramente lusingata da questa attenzione, è sicuramente un attestato di stima che ricevo, ma, come ho sempre detto, sono la sindaca di Genova e non voglio partecipare”.

“E’ un messaggio di divisione – ha concluso Salis – che non sostengo, l’ho sempre detto. Il fatto che ci avviciniamo alle elezioni non cambierà la mia posizione. E’ uno sbaglio fare le primarie e bisognerebbe fare una discussione interna e trovare un leader in grado di guidare il campo progressista”.

Centrosinistra, Salis: in caso di primarie non sosterrò nessuno

Genova, 24 mar. (askanews) – “Lo dico fin da subito, se ci saranno le primarie non mi esprimerò per nessun candidato, perché tutti i partiti del campo progressista sostengono la mia esperienza amministrativa a Genova”. Lo ha detto la sindaca di Genova Silvia Salis, parlando delle possibili primarie del centrosinistra a margine di una conferenza stampa.

“Sono contro le primarie – ha aggiunto Salis – per cui se ci saranno le primarie non esprimerò nessun tipo di sostegno, perché credo che qualunque cosa si dica in fase di campagna elettorale delle primarie è qualcosa di divisivo che la destra userà contro il campo progressista durante la campagna elettorale nazionale. Per cui sono tutti elementi negativi dei quali dovremmo stare molto alla larga”.à

Secondo la sindaca di Genova, per scegliere il leader del campo progressista “ci può essere una discussione interna e i leader di partito – ha sottolineato – tra di loro decideranno chi è la persona più indicata per guidare la coalizione, che non è detto che sia un leader di partito ma potrebbe esserlo. E poi c’è invece la discussione dopo il voto, cioè una coalizione che scrive un programma chiaro, lo presenta alla nazione, ogni partito prende i voti e poi dalla somma di questi voti si capirà chi deve esprimere la leadership”.

“Comunque – ha concluso Salis – sono discussioni che vanno fatte senza generare divisioni all’interno del campo progressista, almeno questa è la mia idea da elettrice di sinistra”.

IA, Manfredi: “Italia investa di più su sovranità tecnologica”

Roma, 24 mar. (askanews) – “L’intelligenza artificiale rappresenta una delle trasformazioni più rilevanti per il sistema produttivo e il mercato del lavoro. In questo scenario, l’Italia, insieme all’Europa, è chiamata a rafforzare gli investimenti in innovazione, puntando sullo sviluppo tecnologico e sulla sovranità digitale. Allo stesso tempo, è necessario avviare un confronto a livello nazionale sull’evoluzione dell’organizzazione del lavoro, per comprendere e governare gli effetti di queste tecnologie sulle attività professionali, molte delle quali saranno profondamente trasformate”. Lo ha dichiarato Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e numero dell’Anci, nel corso della presentazione della prima edizione di “AI Strategy Bootcamp”, programma dedicato a imprenditori e manager per governare la trasformazione AI-driven, promossa da Stoà, Spici e Dieti (Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’), che si è svolta nella sala eventi della Fabbrica Italiana dell’Innovazione di Napoli. Un percorso che necessita di adeguata formazione come sottolineato da Angelica Saggese, assessore alla Formazione della Regione Campania: “È necessario accelerare, perché l’intelligenza artificiale si sta diffondendo rapidamente e richiede competenze adeguate per essere gestita in modo corretto. Se utilizzata senza la necessaria preparazione, può comportare anche rischi significativi. In questo contesto, la Regione Campania intende promuovere l’innovazione attraverso la diffusione della conoscenza di questi strumenti, con un impatto diretto sui percorsi formativi, sull’evoluzione delle professioni e sui modelli organizzativi delle imprese”. A illustrare le finalità della scuola di alta formazione Enrico Cardillo, direttore generale di Stoà: “L’intelligenza artificiale sta già trasformando in profondità i processi delle aziende più innovative e della pubblica amministrazione, rendendo indispensabile una preparazione adeguata. In questa prospettiva, la Scuola di Alta Formazione promossa da Stoà, insieme all’Università Federico II e a Spici, nasce con l’obiettivo di fornire a imprenditori e manager pubblici strumenti concreti per governare questi cambiamenti. Si tratta di trasformazioni che incidono inevitabilmente sull’organizzazione del lavoro e sulle persone, richiedendo un’evoluzione della mentalità e della cultura d’impresa”. Secondo Matteo Lorito, rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II: “La sfida principale è portare i meccanismi dell’intelligenza artificiale all’interno delle PMI, che rappresentano il cuore del nostro sistema produttivo. Per riuscirci è fondamentale investire nella formazione dei manager, promuovere l’innovazione e accompagnare le imprese lungo un percorso di evoluzione continua, mettendo le persone nelle condizioni di comprendere e gestire al meglio questi cambiamenti”. Sul tema della formazione è intervenuto anche Giorgio Ventre, professore di Ingegneria informatica dell’Università Federico II: “È fondamentale che le imprese comprendano il potenziale trasformativo dell’intelligenza artificiale e imparino a utilizzarlo in modo efficace. Il rischio principale è quello di non essere preparati. Oggi l’Italia presenta un ritardo nell’adozione di queste tecnologie, come evidenziato anche dal Rapporto della Fondazione Leonardo, segnale di un approccio ancora troppo prudente verso l’innovazione. Per questo è necessario sviluppare una nuova consapevolezza all’interno della classe dirigente”. A Napoli, dunque, c’è un nuovo polo di eccellenza come sottolineato da Paolo Scudieri, presidente di Stoà, per il quale “è fondamentale conoscere a fondo il potenziale di questo strumento, affinché possa supportare efficacemente i processi decisionali. Il nostro obiettivo è informare e formare sull’utilizzo corretto dell’intelligenza artificiale, senza mai trascurare il valore imprescindibile di quella umana”. Vincenzo Lipardi, presidente Spici ha evidenziato: “Abbiamo realizzato una nuova academy con l’obiettivo di informare i manager e formare le persone, offrendo alla nostra città un luogo fisico di confronto e approfondimento su questi temi”.

Ponte Stretto, secondo l’Anac resta necessaria una nuova gara

Roma, 24 mar. (askanews) – Col decreto commissari il legislatore “non risolve e non può risolvere il principale problema” del Ponte sullo Stretto “che è quello di compatibilità con la normativa europea sui contratti pubblici che prevede che se si fa una gara con uno schema finanziario, se in questo negli anni cambia occorre fare una nuova gara”. Lo ha detto il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Giuseppe Busia, nel corso di un’audizione alla Commissione Ambiente del Senato sul provvedimento.

Questo, ha aggiunto, “è il tema principale che non è risolto dal decreto e quindi, come noi abbiamo segnalato fin dal 2023 per il primo decreto, il passaggio da un progetto in cui il privato era chiamato a sostenere gran parte dei costi, il 60%, ad una decisione diversa, ovvero garantire un finanziamento integralmente pubblico, cambia completamente il quadro e quindi richiede una nuova gara”.

Busia ha inoltre ricordato che la direttiva europea richiede una nuova gara qualora “la spesa prevista superi di più del 50% quella posta a base di gara” e che “la cifra posta a base di gara originaria era circa 4 miliardi”.

Ma, ha proseguito, “si pone un problema su quale sia la soglia della quale tenere conto perché la direttiva è venuta dopo e nel frattempo la cifra era lievitata ad 8 miliardi”. Quindi ha aggiunto “occorre verificare con la Commissione europea quale è la soglia. Ma in ogni caso, ed è questo il caveat, anche se si scegliesse la soglia più elevata e quindi si facesse riferimento alla soglia di del 2012 per calcolare il limite del 50% si sarebbe comunque al limite coi 13,5 miliardi oggi previsti. Con il rischio molto alto di superarli perché noi non siamo ancora al progetto esecutivo”.

Secondo Il Presidente dell’ANAC poi “il decreto potrebbe cogliere l’occasione di prevedere che il progetto esecutivo venga fatto non per fasi, come è stato previsto, ma proprio perché si tratta di un’opera così importante, unitariamente. In modo da avere un quadro generale ed avere quindi una una stima attendibile di quelli che saranno i costi complessivi e quindi di evitare il rischio che si sfori”.

Per Busia, infine, “il fatto che si sia passati dai 4 miliardi iniziali, prima ancora di arrivare al progetto esecutivo, ad otto o più di otto fa sì che quel contratto non sia da salvaguardare ma semmai da rinforzare. Quindi la soluzione sarebbe una nuova gara, un nuovo contratto. Col vantaggio di avere un progetto che potrebbe essere più avanzato e più moderno e di evitare i contenziosi che possono esserci proprio per quanto dicevo e con la garanzia di rispettare della normativa europea”.

A Roma l’ultimo saluto a Paolo Cirino Pomicino

Roma, 24 mar. (askanews) – Si sono celebrati oggi a Roma i funerali dell’ex ministro Dc, Paolo Cirino Pomicino, scomparso il 21 marzo all’età di 86 anni. Le esequie, officiate dal cardinale Matteo Maria Zuppi, si sono tenute nella Basilica del Sacro Cuore Immacolato di Maria a piazza Euclide, nel cuore dei Parioli. In chiesa, oltre alla moglie Lucia, le figlie, Claudia e Ilaria, i nipoti, familiari e amici, erano presenti per l’ultimo saluto, il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, il capogruppo al Senato di FI, Maurizio Gasparri, l’ex premier Massimo D’Alema, l’ex presidente della Camera, oggi senatore, Pier Ferdinando Casini, il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, l’ex ministro Enzo Scotti, il presidente Dc, Gianfranco Rotondi, il deputato Udc, Lorenzo Cesa, l’ex presidente della Figc e vicepresidente Uefa e Fifa, Antonio Matarrese, deputato Pd Bruno Tabacci, ex leader della Cisl e ex parlamentare Pd, Sergio Cofferati.

Sul feretro dell’esponente Dc, posto davanti all’altare un cuscino di fiori bianchi, ai lati due corone funebri dei presidenti di Senato e Camera.

“Paolo si faceva voler bene e ha saputo affrontare con forza le difficoltà”, ha ricordato Zuppi nell’omelia. “Ha vissuto il suo impegno con una particolare passione che condivideva con tante personalità diverse, ma con un’appartenenza che le teneva unite, un’appartenenza a qualcosa di superiore. Paolo era un uomo capace di mediazione, che ha avuto un ruolo importante nella vita politica”, ha detto ancora il cardinale.

Leishmaniosi, allarme vettori in espansione

Peschiera del Garda, 23 mar. (askanews) – I maggiori esperti italiani e internazionali provenienti dalla medicina veterinaria e umana, dalla ricerca scientifica e dalle Istituzioni sanitarie si sono riuniti a LeishTalk 2026, che torna per il secondo anno nell’ambito dell’iniziativa “STOP alla leishmania in 3 ACT”, evento multidisciplinare promosso da Boehringer Ingelheim Animal Health con il Patrocinio di ANMVI e FNOVI tenutosi a Peschiera del Garda. L’obiettivo dell’incontro è stato chiaro: rafforzare una rete multidisciplinare capace di trasformare conoscenza ed evidenze scientifiche in strumenti pratici, utili sul territorio e nelle attività di controllo dei vettori in espansione. Una rete che unisce veterinari, medici, farmacisti e istituzioni in un’ottica One Health.

Abbiamo intervistato il Prof. Luciano Attard, IRCCS Policlinico Sant’Orsola di Bologna: “Dal punto di vista della prevenzione è fondamentale lavorare One Health. Ci deve essere la collaborazione di medici dell’uomo, medici dell’animale, veterinari, entomologi e tutto questo è molto importante per evitare, sicuramente, che ci siano dei casi di infezione umana. Secondariamente è importante fare una prevenzione sui morsi di pappatacio”.

Il contesto in cui ci troviamo oggi vede in Italia un cambiamento profondo nello scenario epidemiologico dei pappataci e delle nuove zanzare invasive. Questi insetti, principali vettori della leishmaniosi nel cane e nell’uomo e responsabili anche di altre zoonosi parassitarie e virali come filariosi e arbovirosi, stanno rapidamente ampliando il loro territorio.

Il commento del Dott. Bartolomeo Griglio, Sanità Regione Piemonte: “La Leishmaniosi è oggi una malattia estremamente sottostimata, dal punto di vista sia degli animali sia dell’impatto che ha sull’uomo. Pertanto stiamo lavorando per fare in modo che il modello dell’arbovirosi, in cui c’è un sistema One Health fortemente integrato tra la sanità pubblica veterinaria, i liberi professionisti e la sanità pubblica umana, sia un modello che possa essere utilizzato anche per questa malattia. E’ una malattia protozoaria che ha come serbatoio principale il cane e che causa ovviamente gravi rischi per la salute umana”.

L’infezione nell’uomo attecchisce sia nella forma cutanea, più frequente, meno severa e trattabile anche ambulatorialmente, sia nella forma viscerale, molto più seria perché se non curata può essere fatale. L’Italia si conferma al primo posto in Europa per incidenza di leishmaniosi umana cutanea e al secondo posto per incidenza di leishmaniosi umana viscerale.

L’intervista a Emanuele Ferraro, Head of Pet & Equine Boehringer Ingelheim Animal Health: ” La salute è evidentemente interconnessa. E questo implica che aziende come Boehringer hanno sostanzialmente il mandato legato a due aspetti: il primo è mettere insieme tutti gli attori della filiera all’intero della dinamica One Health, quindi appunto di un interconnessione della salute che pensa alla salute del pet, delle persone ma anche dell’ambiente. Il secondo aspetto riguarda fornire le migliori soluzioni terapeutiche.

Quello che possiamo fare noi come azienda è un po’ legato alla nostra mission, trasformare la vita delle generazioni future attraverso appunto le migliori soluzioni terapeutiche all’interno di un contenitore che noi definiamo prevenzione, la migliore prevenzione”

Un tema quindi che non afferisce più alla sola sfera della salute veterinaria ma vede una crescente attenzione anche dalla medicina umana, attenta in particolar modo a prevenzione e riduzione dei tempi di diagnosi, a favore non solo dei pazienti ma anche della sostenibilità del sistema salute.

Conte: subito dimissioni per Delmastro in affari con prestanome mafia

Roma, 24 mar. (askanews) – “Indipendentemente dall’esito del referendum, un sottosegretario che viene scoperto fare affari in società con un prestanome della mafia si deve dimettere un secondo dopo, non un minuto di più”. Così il presidente di M5s, Giuseppe Conte, intercettato dai cronisti davanti a Montecitorio, a proposito della vicenda del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro.

Sci, Pinheiro Braathen vince la Coppa di gigante

Roma, 24 mar. (askanews) – Dopo l’oro olimpico, Lucas Pinheiro Braathen scrive un’altra pagina di storia conquistando la prima Coppa del Mondo di sci alpino per il Brasile. Il successo arriva nella specialità del gigante, seconda sfera di cristallo della carriera dopo quella vinta in slalom nel 2023, quando gareggiava ancora per la Norvegia.

Decisiva l’ultima gara delle finali di Lillehammer, dove il brasiliano ha operato il sorpasso ai danni di Marco Odermatt, uscito nella prima manche quando sembrava lanciato verso la quinta Coppa consecutiva. Braathen ha chiuso con 547 punti contro i 495 dell’elvetico.

Il sudamericano ha gestito con lucidità la pressione, confermando di essere il più in forma negli ultimi due mesi tra le porte larghe. Domani potrebbe completare una clamorosa doppietta puntando anche alla Coppa di slalom, dove insegue il norvegese Atle Lie McGrath.

Nella gara odierna secondo posto per lo svizzero Loic Meillard, staccato di 58 centesimi, mentre terzo è proprio McGrath a 87 centesimi. Ai piedi del podio l’austriaco Stefan Brennsteiner (+0.88), seguito dal norvegese Timon Haugan (+0.99) e dal belga Sam Maes (+1.78).

Settimi a pari merito l’austriaco Joshua Sturm e il tedesco Anton Grammel (+1.88). Completano la top ten l’austriaco Marco Schwarz (+1.96) e il tedesco Fabian Gratz (+2.37).

Giornata difficile per gli italiani: Alex Vinatzer chiude diciannovesimo (+3.20), mentre Giovanni Franzoni è ventunesimo (+3.49).

Addio a Gino Paoli, il poeta della semplicità

Roma, 24 mar. (askanews) – L’annuncio è arrivato dalla famiglia, con poche parole affidate a una nota: una scomparsa avvenuta nella notte, “in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”. Addio a Gino Paoli, 91 anni, tra i padri fondatori del cantautorato italiano.

Se ne va una delle voci più intime e riconoscibili della musica del Novecento, capace di trasformare la fragilità in poesia e la quotidianità in arte.

Nato a Monfalcone nel 1934, ma cresciuto artisticamente a Genova, Paoli è stato uno dei protagonisti della cosiddetta “scuola genovese”, insieme a Fabrizio De André, Luigi Tenco, Bruno Lauzi e Umberto Bindi. In quegli anni, tra locali fumosi e chitarre consumate, nacque una nuova idea di canzone: non più semplice intrattenimento, ma racconto esistenziale, poesia in musica.

Autore di brani entrati nella storia come Il cielo in una stanza, Sapore di sale, Senza fine e La gatta, Paoli ha ridefinito il linguaggio della canzone italiana, scegliendo la via della sottrazione: poche parole, essenziali, ma capaci di colpire nel profondo. Le sue canzoni hanno attraversato generazioni, interpretate da artisti come Mina, Ornella Vanoni e Sergio Endrigo, fino ad arrivare a collaborazioni più recenti con Fiorella Mannoia, Claudio Baglioni e Lucio Dalla.

Con Ornella Vanoni ha condiviso non solo una lunga stagione artistica, ma anche una delle storie d’amore più intense e raccontate della musica italiana: un legame fatto di passione, libertà e ritorni, rimasto nel tempo come simbolo di un’epoca. Nella sua vita sentimentale anche l’incontro con Stefania Sandrelli, da cui è nata Amanda Sandrelli.

La sua esistenza non è stata priva di ombre. Nel 1963 tentò il suicidio sparandosi al cuore: il proiettile non fu mai rimosso. Un episodio che segnò profondamente la sua visione del mondo e che lui stesso raccontò negli anni con disarmante sincerità, trasformandolo quasi in una metafora della sua arte: vivere con una ferita, ma continuare a cantare.

Schivo, allergico ai riflettori e alle celebrazioni, Paoli ha sempre mantenuto una distanza elegante dal sistema dello spettacolo. Eppure, ogni volta che tornava sul palco, bastavano poche note per creare un silenzio carico di emozione. Negli ultimi anni aveva ritrovato proprio con Ornella Vanoni un sodalizio artistico fatto di memoria e tenerezza, quasi un dialogo tra due voci che non avevano mai smesso di cercarsi.

Con la sua scomparsa, la musica italiana perde non solo un autore straordinario, ma un modo di raccontare la vita: discreto, malinconico, profondamente umano. Restano le sue canzoni, sospese nel tempo, capaci ancora oggi di parlare con la stessa limpida verità. Perché, come nelle sue melodie, anche il ricordo di Gino Paoli sembra destinato a non finire mai.

Centrosinistra, Salis: primarie sono divisive, non parteciperò

Genova, 24 mar. (askanews) – “Le primarie sono sbagliate perché ti obbligano a mettere in contrapposizione due o più soggetti politici che in realtà sono nella stessa alleanza, per cui c’è un periodo di tempo nel quale tu dovresti fare, in pratica, campagna elettorale contro le persone che poi dovrebbero sostenere il tuo governo, una cosa che trovo tecnicamente sbagliata”. Lo ha detto la sindaca di Genova Silvia Salis, parlando delle possibili primarie del centrosinistra a margine di una conferenza stampa.

“Io – ha aggiunto la prima cittadina rispondendo a chi le chiedeva se la leader del centrosinistra potrebbe essere lei – sono sicuramente lusingata da questa attenzione, è sicuramente un attestato di stima che ricevo, ma, come ho sempre detto, sono la sindaca di Genova e non voglio partecipare”.

“E’ un messaggio di divisione – ha concluso Salis – che non sostengo, l’ho sempre detto. Il fatto che ci avviciniamo alle elezioni non cambierà la mia posizione. E’ uno sbaglio fare le primarie e bisognerebbe fare una discussione interna e trovare un leader in grado di guidare il campo progressista”. 

Mannarino torna con l’album Primo Amore, in estate tanti live

Milano, 24 mar. (askanews) – A cinque anni dall’ultimo progetto discografico, Mannarino torna con Primo Amore, in uscita venerdì 8 maggio per BMG e in preorder da oggi, segnando una nuova fase del suo percorso artistico e confermandosi tra le voci più incisive del panorama italiano contemporaneo, espressione di un cantautorato popolare e non convenzionale.

Primo Amore sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali e in quattro formati fisici: CD, vinile nero, vinile colorato rosso trasparente Collector’s Edition con cover alternativa, in edizione limitata e numerato (esclusiva per lo Store BMG/Universal) e vinile colorato bianco opaco Collector’s Edition con cover alternativa (esclusiva Amazon), in edizione limitata e numerato. Inoltre, Discoteca Laziale darà la possibilità di acquistare il CD o il vinile nero standard insieme a una speciale cartolina autografata.

Oggi alle 18:00 Mannarino svela un primo tassello del nuovo disco: Ciao, l’estratto che inaugura il progetto. Costruito su un ritmo avvolgente e magnetico, il brano è capace di immergere fin dalle prime note nell’inconfondibile immaginario sonoro dell’artista. Tra cieli scuri e città che respirano a fatica, la canzone si muove per immagini e restituisce una riflessione intensa sulla fragilità umana come forma di resistenza. Ne emerge un racconto profondamente umano, in cui la libertà si fa linguaggio e diventa chiave di lettura del presente.

“Sono stato lontano, mi sono dovuto perdere per arrivare qui. Ti porto tutto l’amore che ho trovato dall’altra parte del cielo, e che era sempre stato dentro di me. Primo Amore esce a maggio intanto oggi alle 18 cominciamo con un Ciao!” – MANNARINO

Mannarino torna sui palchi italiani dopo tre anni con una tournée estiva che attraverserà i principali festival della penisola. La tournée partirà il 21 giugno all’Arena Villa Vitali di Fermo, per poi proseguire il 25 giugno allo Sherwood Festival di Padova, il 27 giugno al Flowers Festival di Collegno (TO), il 4 luglio al Musart Festival di Pratolino (FI), il 10 luglio al Rock in Roma, l’11 luglio a Napoli, il 15 luglio al Summer Knights a Pisa, il 17 luglio all’Altraonda Festival di Genova, il 24 luglio al Lake Sound Park Festival di Cernobbio (CO), l’1 agosto a Suoni Controvento ad Assisi (PG), il 2 agosto all’Acieloaperto Festival di Santa Sofia (FC), il 9 agosto al Locus Festival di Locorotondo (BA), l’11 agosto all’Alguer Summer Festival di Alghero (SS), il 13 agosto al Roccella Summer Festival di Roccella Jonica (RC), il 22 agosto al Terrasound Festival di Pescara, il 29 agosto all’Esedra di Palazzo Te di Mantova, il 5 settembre al Wave Summer Music di Catania e terminerà l’11 settembre al Parco della Musica di Milano. Il tour è prodotto da Vivo Concerti in collaborazione con Concerto Music e VignaPR. Radio 2 è partner ufficiale del tour.

Bankitalia: boom buy now pay later in Italia, ma coinvolge anche fragili

Roma, 24 mar. (askanews) – Negli ultimi anni anche in Italia si è verificato un boom del fenomeno del “Buy Now Pay Later” (Bnpl), una forma di fatto di dilazione di pagamento, alla cui diffusione hanno contribuito in ampia misura alcuni giganti dell’economia digitale, ma ai vantaggi di queste pratiche si affiancano anche “elementi di vulnerabilità non facili da valutare, per la limitata disponibilità di dati sui volumi e sulla rischiosità”. Lo rileva la banca d’Italia in una nota di Stabilità Finanziaria (Buy Now Pay Later: caratteristiche del mercato, rischiosità e sviluppi regolamentari).

Lo studio cita l’Indagine sui bilanci delle famiglie (Ibf) 2022 e l’Indagine congiunturale (Icf), più recente, del 2025, secondo cui nella Penisola l’uso di queste soluzioni è balzato dal 4 per cento dei nuclei familiari nel 2022 al 30 per cento nel 2025, anche se circa due terzi lo usa solo occasionalmente. Ma in linea con quanto si osserva in altri paesi, questa forma di finanziamento “sta progressivamente coinvolgendo fasce di popolazione finanziariamente più fragili – si legge – con un reddito medio-basso, scarse risorse patrimoniali e già indebitate, soprattutto per scopi di consumo o per consolidare altri debiti; il ricorso è molto diffuso tra chi è in ritardo nel rimborso dei debiti”.

Bankitalia ricorda che a partire da novembre 2026, la nuova direttiva europea sul credito ai consumatori (CCD2) includerà la maggior parte delle operazioni di Bnpl, imponendo, tra l’altro, il rispetto di regole di trasparenza più stringenti relative all’informativa precontrattuale e contrattuale e valutazioni più rigorose del merito creditizio. Queste misure mirano a ridurre rischi di sovraindebitamento e di difficoltà di rimborso.

Sul Buy Now Pay Later non esiste una specifica definizione normativa, ad ogni modo è comunemente inteso come una dilazione di pagamento che permette al consumatore di pagare in poche rate acquisti di importo relativamente contenuto senza sostenere alcun onere in termini di interessi.

L’analisi di Bankitalia descrive questo prodotto e l’evoluzione del mercato negli scorsi anni nel mondo e in Italia; valuta le caratteristiche e la rischiosità di chi ricorre al Bnpl; infine, presenta alcune considerazioni in merito agli effetti della nuova direttiva sul credito europea.

Questo “compra oggi paga dopo” consiste comunemente nella concessione di una dilazione di pagamento (di solito in 3-4 rate) a favore dei consumatori per acquisti di beni o servizi di importo relativamente contenuto. Di regola pprevede la gratuità del servizio per il consumatore (i.e. assenza di interessi e/o costi, ad esclusione delle penali in caso di ritardo nei rimborsi), la procedura è rapida e può basarsi su una valutazione molto semplificata del merito creditizio del consumatore.

Solitamente l’operazione coinvolge tre soggetti: il fornitore di beni o prestatore di servizi (di seguito “venditore”), il consumatore e l’intermediario finanziario. Quest’ultimo può concedere la dilazione di pagamento al consumatore; in alternativa, la dilazione è concessa direttamente dal venditore, che cede poi il credito all’intermediario finanziario. Il venditore paga una commissione all’intermediario che si assume il rischio di credito; in contropartita può ottenere un aumento del fatturato sia per un incremento della spesa media, sia per un ampliamento della platea dei clienti.

Il fenomeno è molto diffuso in Germania e Svezia e in altri paesi nordici; mentre secondo i dati del le stime del Global Payment Report 2025 è meno utilizzato nel Regno Unito, in Italia e in Francia.

Con riferimento all’Italia, secondo le stime dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, le transazioni effettuate con Bnpl sono cresciute da 1 miliardo di euro nel 2021 a 9,9 miliardi nel 2025. La crescita ha riguardato soprattutto gli acquisti online, che sono diventati preponderanti a oltre tre quarti sul totale delle transazioni. Sempre secondo il Politecnico, riporta Bankitalia, l’importo medio delle dilazioni di pagamento concesse è pari a poco più di 200 euro.

Fred De Palma torna con "La testa gira" feat. Anitta e Emis Killa

Milano, 24 mar. (askanews) – Fred De Palma irrompe nuovamente sulla scena con una collaborazione che ha ottenuto in passato successi multiplatino: dopo “Paloma” (triplo Platino), e “Un Altro Ballo” (Doppio platino), Fred si affianca nuovamente alla regina mondiale del reggaeton Anitta, a cui si aggiunge il flow di Emis Killa, per una collaborazione esplosiva che unisce il meglio del pop latino e dell’urban italiano.

Il nuovo singolo “La testa gira”, feat. Anitta & Emis Killa, esce venerdì 27 marzo (Atlantic/Warner Music Italy).

Dopo gli indizi dei giorni precedenti con i social di Fred completamente azzerati, è arrivato l’annuncio ufficiale di un nuovo capitolo musicale.

“La testa gira” – prodotto da Cino – è un brano magnetico costruito su un loop ipnotico che non ti molla più: ritmo travolgente, vibrazioni da club e un ritornello destinato a diventare un trend immediato: la traccia perfetta per accendere qualsiasi party.

Con “La testa gira”, Fred De Palma si muove con naturalezza tra sonorità globali e identità italiana, dando vita a un nuovo capitolo che consolida il suo ruolo tra i protagonisti della scena pop contemporanea.

Fred De Palma è uno dei pochi artisti in Italia a vantare importanti collaborazioni internazionali, come quelle con la popstar brasiliana Anitta, con Justin Quiles, Sofia Reyes e Ana Mena, grazie alle quali è riuscito a conquistare un posto importante sia nel mercato musicale nazionale sia in quello globale, posizionandosi sul podio dei singoli più ascoltati in un Paese straniero grazie a “Se iluminaba”, versione spagnola di “Una volta ancora” feat. Ana Mena, che si è confermato secondo brano più ascoltato in streaming in Spagna nel 2020, un risultato unico per un artista del nostro Paese.

Si è esibito in concerto in apertura a Maluma, la star colombiana del reggaeton e ha duettato con Anitta nel suo concerto a Milano.

Con all’attivo 31 dischi di platino e 8 dischi d’oro in Italia e 5 dischi di Platino in Spagna e oltre 4 milioni di ascoltatori mensili su Spotify vanta molte hit di successo in cui è riuscito a tenere salda la bandiera del reggaeton in Italia senza dimenticare le radici del rap: D’estate non vale” (triplo Platino), “Una volta ancora”, 7 volte Platino in Italia e 5 volte platino in Spagna, con Anitta “Paloma” (triplo Platino), e “Un Altro Ballo” (Doppio platino), Justin Quiles in “Romance” e altri.

Nel 2021 inoltre pubblica la hit “Ti raggiungerò”, certificata triplo platino con 72 milioni di stream, seguita da “Extasi”, 78,6 milioni di stream e 4 dischi di platino. Nell’estate 2023 segue una nuova collaborazione con Ana Mena in “Melodia Criminal”, la scorsa estate ha pubblicato “Notte cattiva” con Guè e “Passione e in autunno “MMH” con Rose Villain e recentemente la collaborazione con Baby Gang in “Sexy rave”, mostrando come la sua sia una musica trasversale in grando di fondere culture e generi differenti.

Australia e Ue firmano un accordo di libero scambio

Roma, 24 mar. (askanews) – L’Australia e l’Unione europea hanno firmato un accordo di libero scambio, ha annunciato il primo ministro australiano Anthony Albanese al termine di un incontro a Canberra con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

“Dopo otto anni di negoziati, l’Australia ha ottenuto uno storico accordo commerciale con l’Unione europea, la seconda economia mondiale. L’accordo di libero scambio tra Australia e Unione europea abbatterà le barriere commerciali e agli investimenti tra l’Australia e l’Unione europea, un mercato di circa 450 milioni di persone”, ha dichiarato Albanese.

Il premier ha aggiunto che l’intesa elimina i dazi su esportazioni australiane chiave, tra cui vino, prodotti ittici e prodotti orticoli.

La "Cena di Classe" dei Pinguini Tattici Nucleari

Milano, 24 mar. (askanews) – In occasione dell’uscita del film “Cena di Classe”, nelle sale dal 26 marzo, la nuova commedia corale diretta da Francesco Mandelli, ispirata all’omonima canzone dei Pinguini Tattici Nucleari, viene pubblicato il video della canzone che, contenuta nell’album “Fake News” del 2022 (Cinque Dischi di Platino) è un vero e proprio manifesto generazionale. Nel video, prodotto da Roadmovie, le immagini del film si alternano all’esibizione live della band più importante del panorama musicale italiano.

Il 27 marzo uscirà anche la colonna sonora del film firmata da Riccardo Zanotti e Marco Paganelli (Sony Music) che vede tutti brani strumentali ad eccezione di “We Failed” a cui la giovane LYSA ha prestato la voce, un brano nostalgico che procede per immagini e tratta un tema esistenziale malinconico ed effimero: le illusioni che tutti si fanno tra i banchi di scuola.

Cena di Classe vede come protagonisti Beatrice Arnera, Herbert Ballerina, Giovanni Esposito, Roberto Lipari, Francesco Mandelli, Nicola Nocella, Andrea Pisani, Francesco Russo, Giulia Vecchio e Annandrea Vitrano.

È una commedia corale, irriverente e agrodolce che segue un gruppo di ex compagni di liceo riuniti diciassette anni dopo il diploma per il funerale di un amico. Quella che inizia come una cena nostalgica si trasforma in una notte caotica fatta di eccessi, segreti e confessioni, costringendo tutti a confrontarsi con il passato e con le persone che sono diventati. Tra momenti grotteschi e più intimi, il film racconta senza filtri la generazione dei Millennials, divisa tra le grandi aspettative della giovinezza e un presente fragile e precario, riflettendo su amicizia, rimpianti e sulla difficoltà di affrontare davvero l’età adulta.

I Pinguini Tattici Nucleari hanno annunciato il TOUR STADI 2027, con cui la band tornerà a calcare i palchi dei principali stadi italiani la prossima estate per la terza volta.

Queste le date del tour, prodotto e organizzato da Magellano Concerti, che lascerà il segno nell’estate 2027. Per quanto riguarda la data e la venue di Napoli verranno comunicate informazioni a breve. Altre sorprese verranno ancora annunciate nei prossimi mesi.

04 giugno 2027 – Bibione 08 giugno 2027 – Bologna 12 giugno 2027 – Torino 17 giugno 2027 – Milano 21 giugno 2027 – Padova 24 giugno 2027 – Bari

TBC – Napoli 03 luglio 2027 – Messina 08 luglio 2027 – Roma

Questo annuncio arriva dopo un successo grandioso della band che, non solo ha registrato con HELLO WORLD – TOUR STADI 2025, 9 date sold out e oltre 420 mila biglietti venduti, ottenendo una definitiva consacrazione firmando uno spettacolo capace di ridefinire i confini delle produzioni nazionali per concept, impatto visivo e dimensione internazionale, ma ha anche dominato il panorama musicale italiano avendo all’attivo 86 Platini e 11 ori e confermando i Pinguini Tattici Nucleari come unica band nella TOP10 delle classifiche annuali del 2025 con l’album “Hello World” e con 4 singoli in top 100.

Albanese: nessuna speranza per i palestinesi di Gaza se non si ferma Israele

Roma, 24 mar. (askanews) – “Non nutro alcuna speranza che i palestinesi di Gaza vengano salvati se non ci sarà un intervento massiccio per fermare Israele”, avverte la relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese, in conferenza stampa oggi a Ginevra. “La situazione a Gaza sta peggiorando. Naturalmente, e questo è intenzionale. La domanda è perché continui ad accadere”, ha affermato Albanese, domandandosi come mai “se la Corte Internazionale di Giustizia afferma che l’occupazione è illegale e gli Stati membri hanno l’obbligo di non agevolarla, questi obblighi dovrebbero impedire agli Stati membri di trasferire armi a uno Stato che commette crimini di guerra, senza nemmeno considerare la Convenzione sul genocidio. Come mai, allora, gli Stati membri continuano a collaborare con Israele?”.

“Gaza rappresenta solo l’inizio di questa nuova fase escalation volta a cancellare i palestinesi da ciò che resta della Palestina, e, come vedete, è già diventata una dottrina: la distruzione completa di case, ospedali e scuole”, specifica Albanese.

“Quando ho presentato il mio rapporto ‘Anatomia del genocidio’, non avevo ancora visto l’intera comunità internazionale reagire. Se Israele non viene fermato, queste pratiche diventeranno un modus operandi; sei mesi dopo, Israele stava già applicando in Libano ciò che aveva messo in atto a Gaza, e ora continua in Libano, in Iran, e non si fermerà lì. Non nutro alcuna speranza che i palestinesi a Gaza possano essere salvati se non ci sarà un intervento massiccio per fermare Israele”, ha continuato Albanese. “Il modo più pacifico per fermare Israele è interrompere ogni legame: legami economici, legami militari e legami finanziari con Israele”, ha osservato Albanese.

Fratoianni: ora Meloni si fermi su premierato e l.elettorale

Milano, 24 mar. (askanews) – “Si fermino con gli altri progetti di riforma: quello scellerato del premierato, quello dell’Autonomia fermato dalla Consulta, si fermino con le forzature sulla legge elettorale”. Lo ha detto Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana, in conferenza stampa alla Camera. “L’affluenza è stata altissima. Il governo non può far finta di niente. Mi rivolgo a Meloni, non pensi di cavarsela con un video registrato nel giardino di casa: è successo qualcosa di molto rilevante e deve farci i conti”.

Fosse Ardeatine, Mattarella al Mausoleo rende omaggio alle 335 vittime

Roma, 24 mar. (askanews) – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è al Mausoleo delle Fosse Ardeatine per rendere omaggio, nell’ottantaduesimo anniversario, alle vittime dell’eccidio nazista. Mattarella ha deposto una corona d’alloro al monumento che ricorda le 335 vittime della strage, di cui sono poi stati letti i nomi. Presenti, tra gli altri, il presidente del Senato Ignazio La Russa, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, i vertici delle Forze Armate.

Fosse Ardeatine, Mattarella a Mausoleo rende omaggio a 335 vittime

Roma, 24 mar. (askanews) – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è al Mausoleo delle Fosse Ardeatine per rendere omaggio, nell’ottantaduesimo anniversario, alle vittime dell’eccidio nazista. Mattarella ha deposto una corona d’alloro al monumento che ricorda le 335 vittime della strage, di cui sono poi stati letti i nomi. Presenti, tra gli altri, il presidente del Senato Ignazio La Russa, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, i vertici delle Forze Armate.

RC Auto e natanti, Ivass: a fine 2024 cause pendenti -12,7%

Roma, 24 mar. (askanews) – Alla fine del 2024 le cause giudiziarie pendenti sulle polizze di assicurazione r.c. auto e natanti risultavano diminuite del 12,7% rispetto a un anno prima e, a quota 175.223 totali, erano il 18,7% in meno rispetto al 2020. Lo riporta l’Ivass con il Bollettino statistico “ll contenzioso assicurativo nel comparto r.c.auto e natanti 2024”. Un quadro aggiornato sulle controversie tra compagnie assicurative, assicurati e danneggiati, spiega l’autorità con un comunicato.

Nella stragrande maggioranza dei casi, il 98,6% si tratta di cause civili. Secondo il monitoraggio, a fine 2024 sono state chiuse 71.879 cause civili di primo grado, di cui 22,9% a favore dell’assicurato, 21,7% a favore della compagnia, 10,8% con rinuncia agli atti e 44,6% con transazione.

Il 30,3% delle cause pendenti a inizio anno o promosse nel 2024 sono state chiuse nell’esercizio (velocità di eliminazione), in linea con il 31,3% nel 2020. Le cause civili si concludono in tempi più rapidi rispetto a quelle penali (30,3% chiuse nell’anno contro 25,4%).

Le riserve accantonate per le cause pendenti ammontano a 4,5 miliardi di euro, con un riservato medio di 25 mila euro. Le cause relative a sinistri con soli danni alla persona hanno un riservato superiore a 75 mila euro mentre per le cause penali l’ammontare è ancora più elevato (96 mila euro).

Le cause civili di primo grado assorbono 3,9 miliardi di euro di riserve (87,6% del totale), riporta ancora l’Ivass, con un’ampia differenza tra cause davanti al Giudice di Pace o in Tribunale: il riservato medio è rispettivamente di 10 mila e 110 mila euro per la diversa gravità dei sinistri trattati.

Le imprese vigilate dall’Ivass detengono il 93,8% delle riserve per contenzioso, con un riservato medio più elevato rispetto alle imprese estere non vigilate (27.313 euro contro 12.932 euro) e mostrano una maggiore efficienza nella gestione del contenzioso; la velocità di eliminazione è il 30,8% per le imprese vigilate e il 26% per le non vigilate.

Referendum, Nordio: mi assumo la responsabilità della sconfitta alle urne ma non mi dimetto

Roma, 24 mar. (askanews) – “Mi assumo la responsabilità politica della sconfitta”. Lo ha detto il ministro della giustizia, Carlo Nordio, parlando a Start su Sky TG24. “Se ci sono stati difetti di comunicazione, sono stati anche miei. E’ una riforma che porta il mio nome e non posso disconoscerla”, ha continuato.

Alla domanda se avesse quindi intenzione di dimettersi il ministro ha risposto: “No, assolutamente”.

“Se vi sono stati dei difetti di comunicazione e di impostazione sono stati anche i miei. Le sconfitte in politica si devono mettere in bilancio e si devono affrontare con serenità e continuare a lavorare”, ha detto Nordio.

Con la premier Meloni ancora “non ci siamo sentiti con la premier. Mi sono sentito con dei colleghi di partito. Siamo d’accordo con la premier”, aggiungendo che “non hanno funzionato i sondaggi, si diceva che con una maggiore affluenza sarebbe stata premiata ed invece…”.

Von der Leyen: Teheran la smetta con minacce, attacchi e posa di mine

Roma, 24 mar. (askanews) – Ursula von der Leyen ha chiesto all’Iran di cessare immediatamente minacce, posa di mine, attacchi con droni e missili e ogni tentativo di bloccare lo stretto di Hormuz, definendo inaccettabili gli attacchi contro navi commerciali disarmate nel Golfo e contro infrastrutture civili, comprese installazioni di petrolio e gas.

Intervenendo in conferenza stampa a Canberra accanto al primo ministro australiano Anthony Albanese, la presidente della Commissione europea ha espresso “profonda preoccupazione” per l’escalation del conflitto in Medio oriente e ha ribadito che la libertà di navigazione è “un principio fondamentale del diritto internazionale”.

Von der Leyen ha quindi spostato l’attenzione sul rapporto con l’Australia, definendolo una relazione costruita nel tempo e destinata a durare. “Oggi, dopo quasi un decennio di lavoro, pazienza e perseveranza, abbiamo concluso l’accordo di libero scambio tra Ue e Australia”, ha detto.

La presidente della Commissione ha presentato l’intesa come “una vittoria per entrambe le parti”, sostenendo che aggiungerà quasi 8 miliardi di dollari al Pil australiano, faciliterà le esportazioni verso l’Unione europea e renderà esenti da dazi tutti i beni industriali australiani diretti nel mercato europeo. Per l’Unione europea, ha aggiunto, l’accordo porterà benefici immediati a esportatori, produttori e agricoltori, con un risparmio di 1 miliardo di euro in dazi e una crescita attesa del 33% delle esportazioni di beni verso l’Australia nel prossimo decennio.

Von der Leyen ha poi insistito sul valore della “resilienza collettiva” in un mondo in cui, ha osservato, le grandi potenze usano dazi e catene di approvvigionamento come strumenti di pressione. “Il commercio aperto e basato su regole produce risultati positivi per tutti”, ha affermato, aggiungendo che “la fiducia conta più delle transazioni”.

Tra i capitoli chiave del nuovo rapporto, la presidente della Commissione ha indicato le materie prime critiche, spiegando che Ue e Australia rafforzeranno la cooperazione su quattro grandi progetti riguardanti terre rare, litio e tungsteno.

La stessa logica, ha spiegato, sarà applicata anche alla sicurezza con il lancio del nuovo partenariato su sicurezza e difesa. Secondo von der Leyen, Europa e Australia condividono responsabilità che vanno oltre i rispettivi confini e la sicurezza europea e la stabilità dell’Indo-Pacifico “non sono conversazioni separate”.

Per questo, ha aggiunto, le due parti rafforzeranno la cooperazione nell’industria della difesa, nel contrasto al terrorismo, nella sicurezza spaziale e marittima e nella risposta alle minacce ibride, a partire dalla disinformazione.

Infine, von der Leyen ha indicato nell’innovazione un altro pilastro del rapporto, salutando come “un’ottima notizia” l’avvio dei negoziati per l’associazione dell’Australia al programma Horizon Europe.

“Se si guarda la mappa dall’alto, la distanza tra noi risalta. Se si guarda da vicino ciò che ci unisce, la distanza scompare”, ha detto, definendo il partenariato tra Ue e Australia una cooperazione fondata su valori comuni e sulla volontà di costruire “un ordine mondiale nuovo, più giusto e più forte”.

Referendum, Conte: Nordio? Se si dimette lui, si deve dimettere governo

Roma, 24 mar. (askanews) – “Io quando c’è stato il sottosegretario Siri coinvolto in un’inchiesta gli ho chiesto di dimettersi, quindi avrei subito chiesto le dimissioni di Santanchè ma anche di Delmastro quando è stato condannato in primo grado”, “Di Nordio no perchè ha confezionato un progetto che hanno condiviso tutti, se si dimette lui, si devono dimettere tutti, si deve dimettere il governo, Meloni ci ha messo la faccia, non ha senso si dimetta il singolo ministro competente per materia e non il governo”. Lo ha detto il presidente M5s Giuseppe Conte intervistato a Omnibus su La7.

La democrazia vive di partecipazione e passa per la forza del confronto civile

Una partecipazione che interpella tutti

Innanzi tutto salutiamo con soddisfazione la larga partecipazione elettorale. In un referendum tutt’altro che semplice, gli italiani hanno mostrato di voler esserci. È un dato che non può essere ridotto a pura contingenza: quando il corpo elettorale si mobilita, significa che sono stati toccati il cuore e la mente di tanta gente.

La campagna elettorale ha registrato, da entrambe le parti, toni talvolta eccessivi. Non è una novità, ma resta un limite. Noi continuiamo a credere che anche nelle prove più impegnative debba prevalere il rispetto. Noi che firmiamo questa nota lo abbiamo interpretato come un dovere. Infatti, pur avendo espresso scelte diverse, ci siamo sforzati di mantenere un livello di corretto confronto. È una postura che non indebolisce le convinzioni, ma le rende più credibili.

Il ritorno dell’“isola degli astenuti”

Come è stato scritto proprio ieri su questo giornale, è riemersa l’isola degli astenuti. Non è un evento qualsiasi, bensì un segnale eloquente. Vuol dire che la Costituzione continua a essere percepita come il fondamento più solido della convivenza civile. Quando una riforma, soprattutto su punti qualificanti, appare come un’operazione di parte, scatta un riflesso di difesa. 

È accaduto oggi alla compagine governativa, come pure in passato è accaduto ad altri. Dunque, è una lezione che riguarda chi governa, a partire da Giorgia Meloni. E nondimeno riguarda pure l’opposizione, visto che Elly Schlein può correre il rischio di ripetere lo stesso errore di Occhetto nel 1994 con la famosa “gioiosa macchina di guerra”. 

Insomma, sarebbe auspicabile che fosse anche l’ultima, sperando che d’ora in avanti la Costituzione non sia più assooggettata a correzioni sfrontate, per altro a colpi di maggioranza.

Un voto oltre gli schieramenti

Chi è tornato a votare, contribuendo alla vittoria del No, non lo ha fatto per allineamento a questa o quella forza politica. Non è stato un voto di apparato. Piuttosto, è emersa una domanda diffusa: quella di un Paese che non vuole essere costretto dentro una logica di radicalizzazione permanente. In questo senso, la cosiddetta “isola degli astenuti” ha fatto sentire il proprio peso, con le sue preoccupazioni e anche con un’esigenza di normalità.

Si apre ora una fase diversa. In questo passaggio, il mondo cattolico può riscoprire una funzione non marginale. La sua tradizione di equilibrio e mediazione può contribuire a orientare il confronto pubblico verso esiti più maturi. Non si tratta di occupare spazi, ma di offrire un metodo: progresso senza strappi, riforme senza forzature, politica senza esasperazioni. È su questo terreno che si misura, ancora una volta, la qualità della nostra democrazia.

Dove possiamo andare? Capire la vittoria del No.

Tra lo stupore di molti

«Passata è la tempesta», si ode far festa dal fronte del No che ha vinto. Era naturale. Ma resta lo stupore di molti — tra cui il sottoscritto — che avevano previsto un’affluenza inferiore al 50 per cento.

Invece la partecipazione è stata buona, anche tra i giovani tra i 18 e i 34 anni, con alcune eccezioni territoriali come Calabria e Sicilia. È giusto riconoscere che la riforma non era banale. E tuttavia, mentre ci si compiace di quel 60 per cento di votanti, si trascura un elemento non secondario: il restante 40 per cento, tutt’altro che irrilevante, è rimasto a casa. E non ce ne interroghiamo abbastanza.

I pessimisti, forse, non avevano fatto i conti con una forte politicizzazione mass-mediatica — tra reti e giornali — e con quella, altrettanto incisiva, sviluppatasi sui social nelle ultime settimane, che ha investito il confronto tra Sì e No.

Un voto politico più che di merito

Il No festeggia. Ma il dato politico va oltre la contingenza.

La presidente del Consiglio resta, con ogni probabilità, preoccupata. Non tanto per l’esito in sé, quanto per i suoi riflessi: sul rapporto con gli alleati, sulle ambiguità europee, e sul percorso del premierato, presentato come asse portante della sua proposta politica.

È evidente che molti elettori hanno votato più “per” o “contro” il governo che sul merito dei quesiti. La consultazione ha finito per assumere un significato politico generale, travalicando il contenuto tecnico delle norme sottoposte a giudizio.

Le faglie dei due schieramenti

Si apre, tuttavia, qualche spiraglio. La mobilitazione di studiosi e politici favorevoli al Sì — provenienti da tradizioni liberali, socialiste e cattolico-democratiche — suggerisce la possibilità di nuove convergenze. Anche i flussi di voto appaiono meno lineari di quanto si racconti: elettori di diversi schieramenti si sono distribuiti su entrambe le opzioni.

Questo rende ancora più evidente una questione irrisolta: ha ancora senso leggere la politica esclusivamente attraverso la contrapposizione tra destra e sinistra? E, soprattutto, tali differenze riguardano i contenuti e i valori, oppure si riducono a linguaggi, posture e leadership?

No alle contrapposizioni radicali

Non sono pochi a ritenere che il tempo presente — e ancor più quello che verrà — non consenta più divisioni radicali nelle risposte alle grandi sfide.

Identitarismi chiusi, sovranismi novecenteschi, recinti fondati su appartenenze etniche o linguistiche appaiono soluzioni fuori dal tempo. Di fronte a trasformazioni profonde — tecnologiche, climatiche, migratorie, geopolitiche — si impone piuttosto la ricerca di soluzioni condivise.

È una lezione che viene anche dalla nostra storia costituzionale: culture politiche diverse, pur in conflitto, seppero collaborare per costruire un impianto comune.

Democrazia e incertezza del futuro

Il fatto che il Sì abbia raccolto consensi anche a sinistra e il No anche a destra può essere letto come un segnale, seppur fragile, di vitalità democratica. Di disponibilità, almeno potenziale, alla collaborazione tra rivali.

In un contesto internazionale segnato da tensioni crescenti, parlare di “post-democrazia” — come fece Colin Crouch all’inizio del secolo — non appare più una provocazione.

E tuttavia, ciò che più inquieta non è solo la qualità della democrazia presente, ma quella che ci attende. Non solo per il ritorno della guerra su scala globale, ma anche per l’impatto di trasformazioni che fino a ieri apparivano impensabili.

Cambiare linguaggio 

Di fronte a questo scenario, i valori della collaborazione e della solidarietà — anche tra avversari — non possono restare enunciazioni di principio. Vanno praticati.

Occorre uscire da un linguaggio politico fondato esclusivamente su contrapposizioni: amici e nemici, alleati e oppositori, uguali e diversi. La qualità della democrazia si misura anche dalla capacità di superare queste semplificazioni, per costruire, insieme, risposte all’altezza del tempo.

Dalla cabina elettorale un voto inclinato contro il governo

Una vittoria senza ambiguità

Il risultato del referendum è chiaro. Netto. Inequivocabile. Hanno stravinto i magistrati, l’ANM e, sul piano politico, la sinistra nelle sue espressioni più radicali e massimaliste. È inutile girarci attorno. Sarebbe persino scorretto, sul piano intellettuale, sostenere il contrario.

Allo stesso tempo, emergono alcune costanti politiche che meritano di essere lette con attenzione, perché delineano il quadro della fase che si apre.

Il protagonismo della magistratura

Innanzitutto, hanno vinto i magistrati. È un dato che va riconosciuto senza ambiguità. Politicizzati o meno, sono loro i veri protagonisti di questa consultazione referendaria.

Da questo momento in poi, sarà difficile immaginare che non esercitino un ruolo ancora più incisivo nella definizione dell’agenda politica e programmatica del Paese. L’ANM esce rafforzata, con una legittimazione che non è soltanto corporativa ma anche, in parte, popolare.

L’affermazione della sinistra radicale

In secondo luogo, si registra una vittoria politica della sinistra radicale, massimalista ed estremista. Non ha vinto il centrosinistra nel suo complesso — anche perché le forze centriste sostenevano il Sì — ma una precisa area politico-culturale.

È la sinistra che attraversa diversi ambiti: politico, sindacale, mediatico, accademico e intellettuale. E sono i suoi leader più riconoscibili a uscire rafforzati: Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli, Salis e, soprattutto, Landini. Un dato che appare difficilmente contestabile.

La sconfitta del centrodestra

In terzo luogo, il centrodestra esce sconfitto. Nonostante abbia sostanzialmente tenuto il proprio bacino elettorale rispetto alle politiche del 2022, il risultato referendario segna una battuta d’arresto evidente.

Non è solo una sconfitta della Presidente del Consiglio, ma dell’intera coalizione. E questo elemento incide inevitabilmente sugli equilibri futuri, offrendo alla sinistra una prospettiva di rilancio anche in vista delle prossime competizioni elettorali.

Il rischio della radicalizzazione

Un ulteriore elemento riguarda la possibile affermazione di una “via giudiziaria al potere”, storicamente presente nella cultura politica di una parte della sinistra italiana. Una dinamica che oggi potrebbe trovare una nuova legittimazione nel consenso popolare.

Parallelamente, si rafforza il rischio di una crescente radicalizzazione dello scontro politico. Una dinamica che, come spesso accade, finisce per premiare le ali estreme del sistema, penalizzando le forze centriste, moderate e riformiste.

Lo spazio possibile per il centro

Eppure, proprio in questo contesto, si apre anche una possibilità. Si rafforza, infatti, l’ipotesi di dar vita a un polo centrista, moderato e riformista, capace di rappresentare un’alternativa credibile tanto alle derive radicali quanto alla polarizzazione permanente.

Un progetto che può trovare nuova linfa proprio a partire da questo esito referendario. Un centro di governo, con una vocazione democratica, liberale e costituzionale, che si ponga come argine alla logica dello scontro frontale.

Perché, se è vero che il risultato ha premiato alcune forze con chiarezza, è altrettanto vero che il sistema politico italiano resta aperto. E, da oggi, può davvero capitare di tutto.

Cleopatra e le Idi di marzo. Nemmeno Iside può salvarla

I messaggeri e il responso delle urne

A casa di Cesare, in campagna, mentre si gode la tiepida primavera, i messaggeri si susseguono uno dopo l’altro, frenetici. Portano notizie dal Senato e dalle urne italiche.

«Divo Imperatore! – urla il primo – gli italici sono tornati alle urne e votano, votano!».

Un altro incalza: «Cesare, nostro imperatore: gli italici e i romani sono andati in molti a votare. Una cosa mai vista in questi anni!».

Cesare ascolta compiaciuto: «Conosco i miei. Per quanto si facciano affascinare dalle novità, sono più saggi di me. Sapranno scegliere. Sono chiamati a decidere sulle nostre Tavole e sulle leggi dell’Impero: faranno sentire la loro voce».

I senatori annuiscono, certi che il popolo darà ragione al Divo.

L’avvertimento di Giulia

Giulia è accanto a lui, con le ancelle. Osserva il via vai dei messaggeri e poi, con tono misurato, si rivolge al marito:

«Ricorderai, caro, che il mese di marzo non è fausto. E che tu stesso avevi suggerito a qualche senatore di consigliare alla regina Cleopatra di defilarsi dall’agone. Ma lei non ha ascoltato. Le ancelle mi dicono che l’hanno vista su e giù per il Foro, a convincere e blandire ogni cittadino. Poco stile, come al solito».

Cesare sorride appena: «Stavolta, mia cara Domina, temo che non porterà a casa il risultato per cui tanto si è spesa. Senatore Tiberius, vai agli Horti di Cesare, non al Foro, e torna subito a riferire».

Tiberius parte, trattenendo a fatica una speranza che non osa dichiarare.

Agli Horti di Cesare: il silenzio prima della resa

A casa di Cleopatra il clima è di calma apparente. Nei giardini, i suoi parlottano a bassa voce; qualcuno, già sconfortato, siede con il capo tra le mani.

Quando il carro di Tiberius entra, il brusio si spegne. Il senatore viene annunciato. Nella grande sala sostano i fedelissimi e gli alleati di governo, insieme ai luogotenenti.

Un sacerdote di Iside gli si fa incontro: «Onorato Tiberius, è giunta ora la notizia: la Regina ha perso. Non è questo il momento di una visita, anche se a nome di Cesare».

Tiberius si inchina, trattenendo a stento la gioia, e riparte.

Dietro la porta, la Regina ha ascoltato tutto.

L’ira della Regina e la lezione del sacerdote

«Sciacalli! – grida Cleopatra – ho perso e già vogliono il mio posto. Io qui sto, e qui resto».

Un sacerdote azzarda: «Roma non ti è amica».

«E dimmi allora – ribatte furiosa – quali dei proteggono questo popolo, se i nostri nulla possono?».

Il sacerdote risponde con calma: «Non si tratta di dei, Regina. Qui regna la democrazia. È il popolo che decide. Se vuoi cambiare le regole, devi prima sapere se è d’accordo».

La Regina si infiamma: «E non l’ho forse sentito? Che altro dovevo fare?».

Intanto il sommo sacerdote, Khery-heb, accende il braciere. I fumi salgono. L’oracolo è pronto.

«Il ruggito del leone non impedisce alla pioggia di cadere. Nulla puoi contro la democrazia».

Un vaso di unguenti si infrange a terra. Poi il silenzio. Cleopatra capisce: l’errore è stato suo, prima ancora che degli alleati.

A casa di Cesare: la misura della vittoria

Tiberius arriva trafelato. Ma i messaggeri lo hanno preceduto: la casa è già in festa.

Cesare, però, invita alla misura: «Non è bene festeggiare come per una guerra. Nessuna guerra è stata vinta, perché non c’è stata. Il popolo si è espresso, in democrazia. E il verdetto è chiaro: “Regina, non ci hai convinto. Le Tavole restano quelle degli avi”. Ave».

I calici si alzano, ma senza clamore.

Le Idi e il ritorno

Giulia Domina, con un sorriso appena accennato, si rivolge alle ancelle: «Le Idi di marzo si sono compiute anche per la Regina. Presto mio marito le preparerà le navi per il ritorno in Egitto».

E sorride, come chi sa che la storia, quando vuole, sa essere ironica più degli uomini.

Referendum, Schlein: c’è già una maggioranza alternativa. Primarie? Pronta

Roma, 24 mar. (askanews) – Il voto al referendum che ha bocciato la riforma della giustizia “dice che nel Paese c’è già una maggioranza alternativa e noi forze progressiste abbiamo la responsabilità di organizzare questa speranza. Una responsabilità che sentiamo tutti”. Lo afferma, in una intervista a Repubblica, la segretaria del Pd Elly Schlein osservando che “le oltre 14 milioni di persone che hanno votato no, 5 milioni in più di quelle che avevano scelto Pd, M5s e Avs alle Europee dimostrano che esiste una maggioranza diversa da quella in carica e noi vogliamo costruire una proposta che sia all’altezza delle loro aspettative, dei loro problemi e anche delle loro priorità costituzionali: salute, lavoro, casa, scuola”.

Le primarie per la scelta del leader della coalizione? “Io ho sempre detto che, se si deciderà di utilizzare le primarie per scegliere chi guiderà la coalizione progressista, sono assolutamente disponibile a correre – risponde la segretaria Dem -. Tutto, data compresa, verrà deciso insieme”. Quanto al programma Schlein ribadisce che “non partiamo da zero. Alle ultime regionali ci siamo presentati con la stessa coalizione progressista in tutti i territori. E in Parlamento lavoriamo insieme da tre anni. Andando in giro per l’Italia, i nostri militanti ci chiedono soprattutto una cosa: unità. Sono certa che ci metteremo d’accordo su contenuti, modalità, percorso e tempi”.

Iran, le notizie più importanti del 24 marzo sulla guerra

Roma, 24 mar. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di martedì 24 marzo sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge ormai tutti i Paesi del Golfo e il Libano, con gravi ripercussioni sull’economia globale.

-08:11 Missile iraniano caduto a Tel Aviv tra due palazzi.

-07:24 Media: Israele non sarebbe coinvolta in colloqui Iran-Usa.

-07:10 Arabia saudita ed Emirati arabi uniti si starebbero avvicinando a un possibile coinvolgimento diretto nel conflitto contro l’Iran dopo gli attacchi alle loro infrastrutture energetiche. Lo ha riferito il Wall Street Journal.

Tennis, Sinner: "Non gioco per i record, contento di aver vinto"

Roma, 24 mar. (askanews) – “Non gioco per i record, sono contento di averlo fatto ma io gioco per andare avanti nei tornei”. Così Jannik Sinner dopo la vittoria che gli consente di accedere agli ottavi di finale di Miami. “E’ un giocatore imprevedibile, ho cercato di attuare le migliori contromisure. Ora dovrò essere pronto già per domani, voglio sempre migliorarmi. Moutet è un mancino atipico, non è facile giocare contro di lui. Sono contento di come ho giocato, mi sono sentito bene con il servizio e dopo il break a inizio set mi sono tranquillizzato”

Tennis, Sinner agli ottavi di finale a Miami

Roma, 24 mar. (askanews) – Jannik Sinner è agli ottavi di finale del Miami Open. L’azzurro conquista la 13^ vittoria consecutiva in un 1000 senza concedere set (26 di fila, nuovo record) battendo 6-1, 6-4 Corentin Moutet in un match che ha avuto storia solo nel secondo parziale, complice un Jannik meno preciso. Il n°2 del mondo prosegue la corsa verso il Sunshine Double, il n°1 del ranking e ora attende (stasera ore 21) lo statunitense Alex Michelsen, 40 Atp con cui ha vinto entrambi i precedenti

Referendum, fuochi d’artificio a piazza del Popolo a Roma per il No

Roma, 23 mar. (askanews) – Fuochi d’artificio, striscioni e cori in piazza del Popolo, a Roma, per vittoria del No al referendum sulla riforma della Giustizia. L’opposizione, la Cgil e le associazioni degli studenti si sono prima ritrovati a piazza Barberini, poi hanno proseguito la manifestazione per celebrare la vittoria nella piazza più grande.

Premio LEADS “Alessandra Pederzoli” per chi guida cambiamento in Sanità

Roma, 23 mar. (askanews) – La IV Edizione segna una svolta per il Premio LEADS “Alessandra Pederzoli”: dopo aver valorizzato nelle precedenti edizioni le organizzazioni, quest’anno il Premio sceglie di mettere al centro le persone. Donne e uomini che, con il loro impegno quotidiano, rendono possibile il superamento delle barriere alla leadership femminile e contribuiscono concretamente a trasformare il sistema sanitario.

L’evento di presentazione della IV Edizione del Premio LEADS “Alessandra Pederzoli”, promosso dall’Associazione LEADS – Donne leader in Sanità, si è tenuto a Roma nella Sala Conferenze del Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie a Palazzo Cornaro. Patrizia Ravaioli, Presidente dell’Associazione LEADS, ha detto: “Portare questo premio e tutte le altre iniziative che portiamo avanti, è un modo più maturo, più corretto, più responsabile per fare advocacy, che si basi su dati concreti, in questo caso quelle che sono le carriere delle donne leader in Sanità, dove, come sappiamo tutti, la maggioranza è donna”.

Antonella Polimeni, Rettrice dell’Università “La Sapienza”, ha spiegato: “Nei prossimi 5 anni il 60% dei medici saranno donne, quindi a fronte di una platea che quindi percentualmente aumenta la presenza delle donne in Sanità, i dati invece del trend in leadership rimangono invece in un incremento molto lento”.

La IV edizione del Premio riconoscerà quindi persone che si sono distinte per aver promosso la parità di genere, sostenuto la crescita e l’accesso delle donne a ruoli apicali, favorito lo sviluppo di competenze e percorsi di mentoring e coaching, contribuito a diffondere un mindset inclusivo e portato avanti attività di advocacy e sensibilizzazione sui temi del gender gap e del salary gap. Un impegno che si traduce in cambiamenti concreti, organizzativi, sociali e culturali, orientati a garantire pari opportunità di leadership.

Sara Vinciguerra, Segretario del Premio e ideatrice dell’iniziativa ha sottolineato: “Riconoscere le persone può creare un circolo virtuoso, replicabile, empatico che in qualche modo faccia comprendere il coraggio, le scelte impopolari, la capacità di visione perché la leadership femminile non sia più un ostacolo per nessuno”.

Il campo largo fa festa e guarda già alla sfida delle politiche

Roma, 23 mar. (askanews) – Il blitz è riuscito, la spallata a Giorgia Meloni è stata data e il voto contro la riforma Nordio apre di fatto la campagna elettorale del ‘campo largo’ per le prossime politiche. Il risultato è oltre le attese, scaccia i fantasmi che pure si erano manifestati ieri all’ora di pranzo, dopo quella prima rilevazione dell’affluenza che aveva sorpreso e spiazzato tutti. Quella corsa al voto all’inizio aveva preoccupato molti, a cominciare dal Pd, perché gli stessi sondaggisti facevano fatica a spiegare cosa stava succedendo, ci si chiedeva chi fossero gli elettori a sorpresa in fila ai seggi: le truppe del centrodestra mobilitate dalla premier o tanti astenuti alle politiche e alle europee che però volevano dare uno schiaffo al governo? La risposta ha cominciato ad arrivare già nella serata di ieri, quando hanno cominciato a circolare i primi exit poll, ma lo spoglio vero e proprio è andato anche oltre le migliori previsioni.

“Un avviso di sfratto” al governo, per Giuseppe Conte, la dimostrazione che “batteremo Meloni alle politiche”, assicura Elly Schlein. Per Nicola Fratoianni è la prova che “cambia il vento”, Angelo Bonelli si dice certo che “l’opposizione è maggioritaria nel paese” e anche secondo Matteo Renzi “il centrosinistra può vincere”.

Certo, il lavoro è ancora lungo nel ‘campo largo’, è significativo che i leader non organizzino un’unica conferenza stampa tutti insieme, si ritrovano solo in piazza alla festa organizzata dalla Cgil e dai comitati per il no, dopo aver commentato ciascuno nella propria sede di partito. Non a caso Fratoianni avverte: “La vittoria del ‘no’ è un punto di partenza, non di arrivo. Sbagliare ora sarebbe imperdonabile”. Anche perché il dato finale del voto conferma un fenomeno a cui il centrosinistra dovrà fare molta attenzione: i ‘no’ alla fine sono quasi tre milioni in più dei voti presi da Pd-M5s-Avs messi insieme nel 2022 alle politiche, nonostante un’affluenza di circa 5 punti inferiore. Vuol dire, come riconosce la stessa Schlein in conferenza stampa, che “c’è una parte di elettrici ed elettori che hanno votato ‘no’ e che non aveva votato noi, ma soprattutto credo che non avesse proprio votato”. Elettori che hanno voluto colpire il governo Meloni ma che non è scontato riportare alle urne quando ci sarà da scegliere un partito e non basterà dire un ‘no’.

Su questo già le letture sono diverse: per l’ala sinistra del Pd sono soprattutto “giovani”, elettori che “difendono la Costituzione”, per i riformisti si tratta di quei cittadini di centrosinistra che non amano un’offerta sbilanciata a sinistra ma che sono contro la Meloni.

Soprattutto, poi, diventa ineludibile la principale questione irrisolta nella coalizione: la scelta del candidato premier. E’ Conte ha spiazzare tutti aprendo alle primarie, ma alle sue condizioni: “ci apriamo alla prospettiva delle primarie. Ma non primarie di qualche apparato ma aperte anche ai cittadini”. In casa democratica un parlamentare, a microfoni spenti, non resiste ad una battuta: “Non riusciamo mai a goderci una vittoriaà Non poteva aspettare un paio di giorni?”. Perché a differenza del passato queste primarie saranno molto più complicate, questa volta non si tratta solo di incoronare un leader sostanzialmente già scelto, la ‘competition’ potrebbe essere vera e avere esiti imprevedibili, soprattutto se anche i centristi dovessero presentare un proprio candidato, come Matteo Renzi in passato aveva detto.

La Schlein usa la solita prudenza, ribadisce di essere pronta ma senza accelerare: “Discuteremo di tutto: modalità, tempi. Ho sempre detto che in caso di primarie sarei stata assolutamente disponibile. Discuteremo di tutto insieme alle altre forze progressiste”. Del resto, continua il parlamentare Pd, “difficile a questo punto immaginare una strada diversa dalle primarie”. Certo, bisognerà anche capire cosa sarà della legge elettorale presentata dal centrodestra dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia. Ma quasi tutti scommettono ormai che si finirà con i gazebo per scegliere il leader del ‘campo largo’, magari aggiungendo la possibilità del voto online. Una prospettiva che, di fatto, dovrebbe chiudere la strada a quanti – nel giro della Schlein – ancora valutavano l’idea di un congresso anticipato.

Resta il dato politico di questo referendum, un ‘tesoretto’ di consensi che a questo punto nessuno vuole sprecare in vista della sfida finale a ‘Giorgia’.