L’attacco di Grillo e una traiettoria difficile da invertire
Non è del tutto chiaro il significato politico del post di Beppe Grillo che, sul suo Blog, attacca il Movimento 5 Stelle denunciandone la perdita di identità e soprattutto della presunta “diversità”.
Qualcuno ha detto che questa uscita avviene in prossimità del pronunciamento del Tribunale sulla proprietà e l’uso del nome e del simbolo del Movimento ormai da tempo sotto la guida di Giuseppe Conte.
Sarà però davvero difficile tornare indietro. Altri dicono che Grillo guardi alle fronde avverse allo stesso Conte: Virginia Raggi, Chiara Appendino e Alessandro Di Battista. In realtà ben poca cosa ormai. E allora quale sarebbe il significato?
Il Movimento, ormai collocato come seconda gamba del “campo largo” si appresta a vivere a settembre “Nova”, un importante evento programmatico. Dovrebbe uscirne il contributo alla piattaforma della coalizione politica di centrosinistra che dovrà battere la destra e assumere la responsabilità di governo.
Da quasi 15 anni il Movimento ha iniziato a innervare le istituzioni della Repubblica. Nel 2013 il Parlamento designò Giuseppe Conte al Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa.
Nel 2018 Di Maio diviene vice presidente della Camera e Fico presidente della Vigilanza Rai. Nel 2020, con il 70% dei voti favorevoli, viene approvato il Referendum confermativo sulla riforma costituzionale di riduzione del numero dei parlamentari, uno dei cavalli di battaglia del Movimento.
Nel 2016 e nel 2025, contro le proposte Renzi e Meloni, i grillini si schierano a difesa della Costituzione Repubblicana e del suo equilibrio fra poteri.
Tra il 2018 e il 2021 il Movimento diviene forza essenziale dei governi guidati da Giuseppe Conte. Con risultati di qualche rilievo nell’impegno alla riconversione ecologica dell’economia, per il contrasto alla pandemia Covid 19, per l’ottenimento di eccezionali finanziamenti europei per il nostro Paese. Solo la pessima gestione di queste misure innovative da parte dei governi successivi ne ha limitato gli effetti positivi e fatto emergere talune distorsioni.
La definitiva affermazione dell’epoca post Grillo
Ora è proprio difficile che il post di Grillo possa modificare una traiettoria costruttiva in essere, ben radicata, nelle forze residue del Movimento. Una traiettoria che anche Grillo, a modo suo, ha in qualche modo ambiguamente sostenuto.
Una traiettoria che il cattolico e moderato Conte, cresciuto a Villa Nazareth sotto la guida del cardinal Silvestrini, ben comprende e orienta. Segna piuttosto la definitiva affermazione dell’epoca “post” Grillo. Un tempo politico che non ammette altri gravi errori.
Battere la destra di Meloni potrebbe infatti voler dire molte cose: superare il grottesco centrodestra fascio-berlusconiano, spregiudicatamente messo in campo dal cavaliere soprattutto per difendere i suoi interessi; aprire così spazi politici nuovi a proposte politiche capaci di rivitalizzare radici importanti della nostra storia politica democratica.
Solo allora si potrà forse assorbire l’esperienza contraddittoria ma non del tutto sterile del Movimento 5 Stelle.
La lezione di Franco Marini e il superamento dei populismi
Nel dicembre del 2007 un lungimirante Franco Marini, presidente del Senato, fu l’unica Istituzione politica ad accettare il confronto con Grillo che aveva raccolto 350 mila firme a favore di norme che impedissero candidature di persone corrotte nella vita pubblica. Grillo fu ricevuto in Senato e ascoltato. Non si trattò certo di una approvazione di linguaggi e metodi del comico genovese, piuttosto di realistica attenzione alle istanze e alle forze reali della società. Dopo Aldo Moro, nessuno come Franco Marini ha più espresso una posizione così forte a sostegno del realismo e dell’attenzione alle forze che la società fa emergere.
Il superamento dei populismi a sinistra e a destra non può prescindere anche dal contributo di quanti, pur provenendo da quelle esperienze, ne hanno chiaramente riconosciuto i limiti. Chi conosce la politica, ne comprende anche i tempi e le sfide reali.