15.5 C
Roma
sabato, 17 Gennaio, 2026
Home Blog

Calcio, Gasperini: "Malen? Abbiamo preso uno forte"

Roma, 17 gen. (askanews) – E’ il ricordo di Rocco Commisso che apre la conferenza stampa di Giampiero Gasperini alla vigilia di Torino-Roma. “La sua scomparsa ha fatto sensazione. Al di là della rivalità sportiva, ci sono momenti in cui la vita va oltre il calcio. Dispiace molto, soprattutto per una società che è stata così colpita da tragedie negli ultimi anni”. Il tecnico ha poi ricordato anche la risoluzione contrattuale di Edoardo Bove, destinato a ripartire dall’Inghilterra: “Questa almeno è una notizia positiva, finalmente torna a giocare a calcio”.

Sul momento della squadra, Gasperini ha spiegato come la Roma stia ritrovando continuità dopo settimane complicate: “Stiamo meglio rispetto a fine dicembre e gennaio. È rientrato Ndicka, abbiamo smaltito squalifiche importanti e recuperiamo Pellegrini. Probabilmente rientrerà anche Ferguson”. In vista del Torino, il tecnico ha sottolineato come il campionato offra subito l’occasione di ripartire: “Arriviamo da buoni risultati e da una classifica positiva, sarà un’altra partita”.

Ampio spazio al mercato e ai nuovi arrivi. Gasperini ha distinto le due operazioni: una in prospettiva e una di immediato impatto, quella di Malen. “È un nazionale olandese, un’operazione nata da una coincidenza ma chiusa in pochissimo tempo. È un giocatore importante, con le caratteristiche giuste. Sono convinto che farà molto bene”. Sull’inserimento dell’attaccante, ha aggiunto che avrà bisogno di un po’ di tempo ma che il suo ruolo ideale è quello di centravanti, vicino alla porta.

Rispondendo a una domanda sulla presenza di molti giovani in rosa, Gasperini ha chiarito la linea del club: “Non si può vincere solo con gli under 23. C’è uno zoccolo duro competitivo, poi la società guarda anche al futuro. Serve costruire qualcosa che abbia continuità e non venga bruciato ogni anno”.

Sul Torino e sul tecnico Baroni, Gasperini ha espresso stima: “Ha sempre fatto un ottimo lavoro, ha dimostrato valore sia con i giovani sia nelle prime squadre. Il Torino è una squadra completa, mi aspetto una partita simile a quella recente, che a me è piaciuta anche se il risultato non ha soddisfatto”.

Tra i singoli, il tecnico ha parlato della duttilità di Soulé, della crescita di Ndicka dopo la Coppa d’Africa e delle qualità di El Aynaoui, definito “un centrocampista affidabile in entrambe le fasi, maturo e intelligente”. In chiusura, sulle insidie del match, Gasperini ha ribadito l’obiettivo: “Ogni partita ha una storia a sé. Speriamo di avere anche qualche episodio a favore. Arriviamo motivati e vogliamo ottenere un risultato”.

Calcio, Allegri: "Parlare di fortuna è una mancanza di rispetto"

Roma, 17 gen. (askanews) – “Veniamo da due pareggi e una vittoria in casa, dobbiamo tornare a vincere anche perché poi giocheremo di nuovo a San Siro tra più di un mese. Bisogna dare seguito al bel risultato fatto a Como, altrimenti perde valore”. Sul momento degli avversari, Allegri ha parlato di una squadra in buona condizione fisica e reduce da prestazioni convincenti, in particolare contro l’Inter”. Così Massimiliano Allegri alla vigilia di Milan-Lecce, gara valida per la 21ª giornata di Serie A in programma domani alle 20:45 a San Siro. Un appuntamento importante per i rossoneri, chiamati a dare continuità ai risultati e a restare agganciati alla corsa Champions. In apertura, Allegri ha voluto dedicare un pensiero a Rocco Commisso: “Il primo pensiero va alla famiglia Commisso: le più sentite condoglianze. Il calcio ha perso un uomo di sport, con grande passione, che ha fatto tanto e bene alla Fiorentina”.

Dal punto di vista dell’infermeria, il bollettino segnala l’assenza di Pavlovic: “Non ci sarà, non può colpire la palla di testa. Gli altri stanno più o meno tutti bene, ma domani ci saranno inevitabilmente dei cambi”. Allegri ha ribadito l’obiettivo stagionale senza giri di parole: “Il futuro del Milan passa dall’arrivare nelle prime quattro. Il calcio italiano, per come è strutturato, non permette a una squadra di alto livello di restare fuori dalle prime quattro per motivi economici. Abbiamo una responsabilità”. Un traguardo che deve restare chiaro anche nei momenti meno brillanti: “Anche quando le partite vengono fatte meno bene, deve essere ottenuto il risultato”.

Sulle polemiche tra “giochisti” e “risultatisti”, l’allenatore rossonero ha minimizzato: “Credo che l’altro giorno sia stata giocata una bella partita, con due squadre che l’hanno interpretata in modo diverso. Nel primo tempo Maignan ha fatto parate importanti, poi nella ripresa abbiamo vinto. Abbiamo portato il risultato a casa”. Proprio su Maignan, Allegri ha evidenziato il peso del portiere nello spogliatoio: “È un giocatore internazionale, quando ci sono figure così hanno responsabilità. Le parate che fa sono per lui una normalità”.

Ampio spazio anche alle scelte di formazione e ai singoli. Leao è stato definito “decisivo a Como”, ma con margini di crescita, mentre Fullkrug è stato elogiato per lo spirito: “È venuto con un mezzo dito infrazionato, è voluto venire per forza e si è messo a disposizione. Giocatori così trascinano anche gli altri”. Su Fofana: “È un ragazzo che ci dà dentro e si mette sempre a disposizione”. Rispondendo alle dichiarazioni di Fabregas, secondo cui il Como vincerebbe otto volte su dieci rigiocando la partita, Allegri ha replicato con fermezza: “La fortuna è una componente della vita, ma credo sia un po’ una mancanza di rispetto per chi lavora al Milan. C’è stata una partita, due interpretazioni diverse e noi abbiamo fatto tre gol con tre tiri in porta, difendendo bene soprattutto nel secondo tempo”.

Sul percorso di crescita della squadra, Allegri ha evidenziato i progressi ma anche gli aspetti da migliorare: “Bisogna migliorare nella gestione della palla e nella costruzione sotto pressione. L’importante è lavorare ogni giorno per l’obiettivo finale, senza esaltarsi perché siamo secondi ma pensando solo alla partita di domani”. Infine, un messaggio sul gruppo: “Abbiamo bisogno di tutti. Siamo circa settanta tra giocatori e staff, viviamo un’annata con grande intensità. L’obiettivo lo raggiungiamo tutti insieme”. Dopo le parole in conferenza, il Milan è ora chiamato a tradurle in campo contro il Como, in una sfida chiave per il cammino in campionato.

Governo, Renzi: durata sarà la loro condanna, mandiamoli a casa

Milano, 17 gen. (askanews) – “Meloni continua a ripetere che è lì da 4 anni, che nessuno mai come loro, pensa sia un plus ma diventerà la loro condanna essere lì, non la loro forza. Perchè alla fine qualcuno gli dirà ‘Sono 4 anni che sei lì, che hai fatto?’. Meloni dà la colpa ai burocrati europei, ma bionda, sei tu l’Europa…”. È la convinzione di Matteo Renzi, chiudendo l’intervento all’assemblea nazionale del partito, e rivolgendosi al centrosinistra dice: “L’opposizione smetta di piangersi addosso, parli di contenuti: cultura, sicurezza, economia. Se siamo in grado di farlo la Meloni va a casa, se falliamo ci teniamo questa destra per altri 5 anni”.

Renzi ribadisce: “La partita è aperta, siamo sotto per i peggiori sondaggi tra i 3 e i 4 punti, per gli altri siamo alla pari. Ma per me nasce qualcosa a destra: Vannacci, può darsi; o il no vax che in Veneto prende il 5%; quel mondo di destra che dice Meloni non ha fatto niente. Non lo so ma qualcosa parte e porta via almeno 3 punti. Siccome la partita è aperta – prosegue – nessuno si può permettere di mettere veti, nemmeno noi. Perchè in ballo c’è la scelta del prossimo governo e tra tre anni la scelta del garante delle nostre istituzioni, il Presidente della Repubblica”.

In questo quadro, “Italia Viva può andare da sola, volendo sì “Che nasca una margherita 4.0, che nasca una cosa diversa, non lo so. Per andare avanti in questo nostro percorso è fondamentale il protagonismo dei sindaci, l’apporto di chi pensa che non si pu stare in questo Pd non crede più nel Pd, di altre forze politiche e ringrazio Della Vedova per essere qui. Ma c’è un punto, chi entra non sta alla finestra. Chi viene, viene a dare una mano, ha voglia di fare e non può pretendere nulla: questa è la Casa Riformista che fa vincere le elezioni, questa è la posta in gioco”.

Gli Usa: la Danimarca è un Paese minuscolo, è incapace di controllare la Groenlandia

Roma, 17 gen. (askanews) – La Danimarca è un “Paese minuscolo” incapace di controllare la Groenlandia. Lo ha affermato il vice capo di gabinetto della Casa Bianca, Stephen Miller.

“Con tutto il rispetto per la Danimarca, la Danimarca è un Paese minuscolo, con un’economia minuscola e un esercito minuscolo. Non possono difendere la Groenlandia. Quindi vogliono che noi spendiamo centinaia di miliardi di dollari per difendere un territorio per loro che è più grande dell’Alaska del 25 per cento, interamente a spese americane, ma dicono che mentre lo facciamo appartiene al 100 per cento alla Danimarca…È un accordo ingiusto”, ha dichiarato Miller a Fox News.

La Groenlandia è necessaria agli Stati Uniti per controllare le rotte di navigazione nell’Artico, ha aggiunto Miller, sottolineando che gli avversari degli Stati Uniti stanno investendo risorse significative in questa regione. Il presidente americano Donald Trump ha ripetutamente affermato che la Groenlandia dovrebbe diventare parte degli Stati Uniti, citandone l’importanza strategica per la sicurezza nazionale. Le autorità della Danimarca e della Groenlandia hanno messo in guardia Washington dal tentare di impossessarsi dell’isola, sottolineando di aspettarsi il rispetto della loro integrità territoriale comune.

L’isola è stata una colonia danese fino al 1953. Dopo aver ottenuto l’autonomia nel 2009, è rimasta parte del regno di Danimarca, con la possibilità di autogovernarsi e di determinare la propria politica interna.

Sci, Nicol Delago vince la discesa femminile a Tarvisio

Roma, 17 gen. (askanews) – L’azzurra Nicol Delago ha vinto la discesa di coppa del mondo di Tarvisio. La gardenese di 30 anni, dopo il miglior tempo nella prova di ieri sulla pista Di Prampero, ha ottenuto così in Italia la sua prima vittoria proprio alla vigilia delle Olimpiadi. Con il tempo di 1.46.28, Delago ha preceduto sul podio la tedesca Kira Weidle-Winkelmann e la campionessa americana Lindsey Vonn. Poco più indietro l’altra azzurra Laura Pirovano, sesta a pari merito con la statunitense Breezy Johnson. Poi, decima, Nadia Delago, sorella minore di Nicol, e 11^ Sofia Goggia che nelle prove non era suo agio in una libera adatta alle scivolatrici.

Teatro, al via il nuovo tour di Ale e Franz con "Capitol’ho"

Roma, 17 gen. (askanews) – Il duo comico Ale e Franz torna a teatro con un nuovo spettacolo che ne ripercorre la trentennale carriera, affiancando ai loro personaggi più iconici e surreali nuovi ospiti disposti a entrare nel loro strambo universo con l’ironia che da sempre li contraddistingue.

Il duo rilancia e raddoppia con un lavoro che confonde le carte e segna l’inizio di una nuova era. Un ennesimo “Capitol’ho”, questo il titolo, della nostra storia, per la regia di Alberto Ferrari, che ha detto: “Si torna indietro, sì, nel tempo. Ma solo per andare più avanti. Tra pezzi ‘classici’ e pezzi meno classici, tra scene che sembrano uscite da ieri e altre che sembrano prese da domani mattina, Capit’l’ho racconta noi: le nostre abitudini, le nostre paure, le nostre figuracce quotidiane, e il nostro eterno tentativo di sembrare migliori di quello che siamo. Il pubblico non sta a guardare: partecipa, respira, reagisce. Con discrezione, con rispetto, ma sempre al centro di quello che succede. Ale e Franz non spiegano la vita. La osservano. La imitano. La smontano. E ce la restituiscono un po’ storta, un po’ più chiara, e decisamente più divertente. Perché alla fine — tra una risata e l’altra — si scopre che il teatro non serve a cambiare il mondo… ma aiuta tantissimo a capirlo. E vi pare poco? Quindi, se capito l’hai, questo è Capitol’ho”.

Il tour parte il 22 gennaio dal Teatro Comunale (Cagli, PU) e si chiude a Torino il 23-26 aprile al Teatro Alfieri.

Cultura, Mattarella: suo valore risalta in tempi di guerre e volontà dominio

Roma, 17 gen. (askanews) – “La cultura è motore, è anche collante di civiltà. È un patrimonio che dà pregio e significato agli stessi beni materiali di cui disponiamo, alla stessa natura che ci circonda e che abbiamo il dovere di tutelare”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso della cerimonia per L’Aquila capitale della Cultura italiana 2026.

“Un patrimonio, la cultura – ha sottolineato – che si sviluppa nel dialogo e nel confronto, che si arricchisce nello scambio acquisendo il sapere degli altri e trasmettendo il proprio, ammirando la creatività e condividendola. Abbiamo la fortuna di vivere in un paese colmo di storia, di bellezze, di opere d’arte, di creazioni che ha dato vita nei secoli alla nostra identità, grazie ai popoli che hanno abitato la nostra terra, alle loro travagliate vicende storiche, spesso talvolta sofferte, all’incontro con altri popoli, allo sviluppo delle innovazioni e degli scambi”.

“L’immenso valore della cultura di cui l’Aquila sarà capitale per il 2026 risalta ancor di più – ha osservato il capo dello Stato – in questo periodo storico, in un mondo in cui sono molteplici motivi di preoccupazione, guerre, volontà di dominio sugli altri, strategie predatorie che pensavamo archiviate al ‘900 sono riapparse con il loro carico di morte e devastazione. La cultura è strumento principe di convivenza, di dialogo, di impegno, di ricerca comune e dunque di pace. La nostra responsabilità è consentire di svilupparsi, di farsi strada, di seminare e lasciare tracce. Investire in cultura – ha ribadito Mattarella – vuol dire investire nella comunità, nello sviluppo della coscienza civile vuol dire investire in democrazia”.

Renzi: partita è aperta, niente veti e costruiamo Casa Riformista

Milano, 17 gen. (askanews) – “Questo tema dei veti ai 5 Stelle e dei veti dei 5 Stelle è un tema di passato, ampiamente passato. Nel 2027 si vota per le elezioni politiche, o vince la Meloni o vince il centrosinistra. Io credo che non ci sia nessuno nel centrosinistra, né tra i centristi né tra la sinistra radicale, che si possa permettere il lusso di mettersi a litigare per perdere. Perché è talmente ampia, significativa e seria la posta in gioco che pensare oggi che si possa metterci a rinfacciare i veti è folle. Quindi io sono molto convinto che si debba vincere con il centrosinistra a livello nazionale, credo che i risultati siano risultati che stanno dimostrando anche nei sondaggi che la partita è aperta”. Lo ha detto il leader di Italia Viva Matteo Renzi, arrivando all’assemblea nazionale del partito a Milano.

E dal palco ha ribadito: “La partita è aperta, i numeri sono alla nostra portata, ma occorre costruire un casa riformista in grado di accogliere storie diverse, e l’intelligenza politica di far partire processo senza pensare di governarlo in maniera esclusiva”.

Lega, Renzi: Zaia è bravo, ma non trova mai il coraggio di rompere

Milano, 17 gen. (askanews) – “Con Zaia, con Luca, ci conosciamo da una vita: abbiamo fatto i presidenti di provincia insieme. È che Luca non trova mai il coraggio di prendere e di spaccare quello che dovrebbe spaccare”. È il giudizio di Matteo Renzi, leader di Italia Viva, conversando con i giornalisti a Milano prima che abbia inizio l’assemblea nazionale del partito.

“Zaia, diciamo, è una persona molto capace, che prende un fracco di voti, che è un grandissimo amministratore ormai da vent’anni, però non lo vedo uno che poi prende e rompe, non lo vedo così coraggioso di rompere”, ribadisce Renzi.

Abi: prestiti a famiglie e imprese +2,3% a dicembre

Milano, 17 gen. (askanews) – A dicembre 2025, l’ammontare dei prestiti a imprese e famiglie è cresciuto del 2,3% su base annua, in accelerazione rispetto a novembre (+2,1%), quando i prestiti alle famiglie erano cresciuti del 2,3% e quelli alle imprese dell’1,8%. “Per le famiglie è il dodicesimo mese consecutivo in cui si è registrato un incremento e per le imprese è il sesto mese consecutivo in cui sono cresciuti i finanziamenti”, ha detto Gianfranco Torriero, vice direttore generale vicario Abi.

La raccolta indiretta, cioè gli investimenti in titoli custoditi presso le banche, ha presentato un incremento di 106,5 miliardi tra novembre 2024 e novembre 2025 (35,7 miliardi famiglie, 19 miliardi imprese e il restante agli altri settori, imprese finanziarie, assicurazioni, pubblica amministrazione).

La raccolta diretta complessiva (depositi da clientela residente e obbligazioni) a dicembre 2025 è risultata in aumento del 2% su base annua, proseguendo la dinamica positiva registrata da inizio 2024 (+2,6% nel mese precedente).

A dicembre 2025 i depositi, nelle varie forme, sono cresciuti del 2,1% su base annua (+2,7% il mese precedente). La raccolta a medio e lungo termine, tramite obbligazioni, a dicembre 2025 è aumentata dell’1,1% rispetto ad un anno prima (+1,9% nel mese precedente).

Abi: tasso prestiti dicembre invariato al 3,97%, mutui al 3,37%

Milano, 17 gen. (askanews) – A dicembre 2025 il tasso medio sul totale dei prestiti (quindi sottoscritti negli anni) è rimasto invariato al 3,97%. Il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni è stato il 3,37% (3,3% nel mese precedente; 4,42% a dicembre 2023). “Prosegue la preferenza per il tasso fisso”, ha detto Gianfranco Torriero, vice direttore generale vicario Abi. Il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese è stato il 3,64% (3,52% nel mese precedente; 5,45% a dicembre 2023).

Il tasso praticato sui nuovi depositi a durata prestabilita (cioè certificati di deposito e depositi vincolati) a dicembre 2025 è stato il 2,14%. A novembre tale tasso era in Italia superiore a quello medio dell’area dell’euro (Italia 2,12%; area dell’euro 1,88%). Rispetto a giugno 2022, (ultimo mese prima dei rialzi dei tassi Bce) quando il tasso era dello 0,29%, l’incremento è stato di 185 punti base.

Il rendimento delle nuove emissioni di obbligazioni bancarie a tasso fisso a dicembre 2025 è stato il 2,39%.

A dicembre 2025 il tasso medio sul totale dei depositi (certificati di deposito, depositi a risparmio e conti correnti), è rimasto invariato allo 0,63% (0,32% a giugno 2022).

Il tasso sui conti corrente, che non hanno la funzione di investimento e permettono di utilizzare una moltitudine di servizi, a dicembre 2025 è risalito allo 0,29% (0,28% nel mese precedente; 0,02% a giugno 2022).

Il margine (spread) sulle nuove operazioni (differenza tra i tassi sui nuovi prestiti e la nuova raccolta) con famiglie e società non finanziarie a dicembre 2025 è stato di 213 punti base.

A Roma la Marcia per l’Iran al grido di “No alla dittatura”

Roma, 17 gen. (askanews) – Le foto dei ragazzi uccisi nelle proteste, bandiere iraniane, cartelli con scritto “Iran libero” e “Con le sorelle iraniane da sempre e per sempre”. Al grido di “No alla dittatura” e “Khamenei assassino”, centinaia di persone sono scese in piazza a Roma per partecipare alla “Marcia per l’Iran”, partita da Piazzale Ugo La Malfa e diretta a Piazzale Ostiense.

Un corteo pacifico organizzato dal Partito Radicale a sostegno del popolo iraniano, per richiamare l’attenzione sulla situazione dei diritti civili e politici in Iran, dove da mesi continuano le manifestazioni represse dal regime e dove secondo le organizzazioni umanitarie sono state uccise migliaia di persone.

Haaretz: Trump ha invitato Erdogan a entrare nel Board of Peace per Gaza

Roma, 17 gen. (askanews) – Una fonte diplomatica ha detto ad Haaretz che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, così come i leader di Egitto e Qatar, sono stati invitati a far parte del Board of Peace che avrà il compito di dare attuazione ai 20 punti del piano di pace del presidente americano Donald Trump per la Striscia di Gaza. Israele ha più volte espresso contrarietà al coinvolgimento della Turchia.

Ieri, in un post su Truth il presidente americano ha annunciato che è stato costituito il Board of Peace e che “i membri saranno annunciati a breve”, mentre la Casa Bianca ha reso nota la formazione di un “Comitato Esecutivo” incaricato di “rendere operativa la visione del Board of Peace” e di un Comitato esecutivo per Gaza.

Nel Comitato esecutivo siederanno il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, l’inviato speciale Usa per il Medio Oriente, Steve Witkoff, il genero di Trump, Jared Kushner, l’ex premier britannico Tony Blair, l’ad di Apollo Management, Marc Rowan, il presidente della Banca mondiale, Ajay Banga, e il vice consigliere per la Sicurezza Nazionale Usa Robert Gabriel.

“Ogni membro del Comitato esecutivo supervisionerà un determinato portafoglio, fondamentale per la stabilizzazione e il successo a lungo termine di Gaza”, ha spiegato la Casa Bianca, aggiungendo quindi che l’ex inviato Onu, Nickolay Mladenov, “membro del Comitato Esecutivo, ricoprirà il ruolo di Alto Rappresentante per Gaza” e “in tale veste, fungerà da collegamento sul campo tra il Board of Peace e il nuovo governo tecnico palestinese” guidato da Ali Shaath annunciato nei giorni scorsi.

La Casa Bianca ha poi annunciato la nomina del generale Jasper Jeffers a comandante della forza internazionale di stabilizzazione, precisando che “guiderà le operazioni di sicurezza, sosterrà la completa smilitarizzazione e consentirà la consegna sicura di aiuti umanitari e materiali per la ricostruzione”.

Infine è stata annunciata la creazione di un Comitato esecutivo per Gaza a sostegno di Mladenov e del governo tecnico palestinese, di cui faranno parte Witkoff, Kushner, Fidan, Blair, insieme al diplomatico del Qatar Ali Thawadi, al capo dell’intelligence egiziana, generale Hassan Rashad, al ministro della Cooperazione Internazionale degli Emirati Arabi Uniti, Reem Al-Hashimy, all’imprenditore israeliano Yakir Gabay e all’ex vice premier olandese ed esperto di Medio Oriente, Sigrid Kaag.

“Gli Stati Uniti rimangono pienamente impegnati a sostenere questo quadro di transizione, lavorando in stretta collaborazione con Israele, le principali nazioni arabe e la comunità internazionale per raggiungere gli obiettivi del Piano Globale”, si sottolinea nella nota, aggiungendo che “altri membri del Comitato esecutivo e del Comitato esecutivo per Gaza saranno annunciati nelle prossime settimane”.

L’Aquila 2026 Capitale della Cultura: modello di rinascita

Roma, 17 gen. (askanews) – “Mettere al centro della rinascita la cultura. Rinascita che è autenticità è bellezza che commuove perchè preserva la memoria e favorisce lo sviluppo La cultura che ti fa guardare oltre i pregiudizi…La nostra rinascita vuole essere anche un modello possibile di riferimento di studio per il rilancio dell’appennino e delle aree interne messe a dura prova dal terremoto”. Lo ha detto il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi aprendo la cerimonia inaugurale di L’Aquila Capitale della Cultura 2026, in corso di svolgimento a L’Aquila nell’auditorium della Guardia di finanza”.

“L’inaugurazione di “L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026″ non è soltanto un riconoscimento, ma un atto di fiducia verso una comunità che, con coraggio e coesione, ha saputo rinascere e farsi esempio per l’intero Paese. Questo titolo onora la memoria e insieme consacra il futuro. Quando, nel 2009, il terremoto colpì questa città e il suo territorio, il mondo intero vide immagini di macerie, paura, smarrimento. Ma chi conosce davvero gli abruzzesi sapeva che dietro quelle macerie c’era una comunità che non si sarebbe arresa. In questi anni L’Aquila ha ricostruito le sue case, i suoi palazzi storici, le sue chiese, i suoi teatri, ma soprattutto ha ricostruito la fiducia: la fiducia nelle istituzioni, nella cultura, nel futuro. Per questo la nomina di L’Aquila a Capitale italiana della Cultura 2026 ha un valore che va oltre i confini regionali. È un riconoscimento alla capacità dell’Italia di rialzarsi, di custodire il proprio patrimonio e allo stesso tempo di innovarlo, di unire tradizione e contemporaneità, di fare della cultura un motore di coesione e di sviluppo”. Lo ha detto il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio a L’Aquila nella cerimonia di apertura di L’Aquila Capitale della Cultura 2026 nell’auditorium della Guardia di Finanza

Referendum, Parodi: pronti a qualsiasi data, da noi nessun ricorso

Roma, 17 gen. (askanews) – “Noi siamo pronti in qualsiasi data. Non abbiamo promosso la raccolta firme e non abbiamo presentato il ricorso. Osserviamo con attenzione e informeremo i cittadini a prescindere dalla data”. Con queste parole Cesare Parodi, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), risponde alla domanda di Affaritaliani se consideri legittima la data del 22-23 marzo per il referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia o se il governo avrebbe dovuto attendere la fine della raccolta delle firme su un quesito diverso con un ricorso all’esame del Tar del Lazio.

Tennis, Berrettini: "Mi devo ritrare dagli Australian Open"

Roma, 17 gen. (askanews) – Matteo Berrettini ha deciso in extremis di non partecipare all’Australian Open, come ha annunciato con una dichiarazione via social: “Mi dispiace tantissimo dovermi ritirare dal torneo. Mi é sempre piaciuto giocare qui e sentire il vostro incredibile sostegno. Grazie al torneo per la vostra fantastica organizzazione e spero di rivedervi tutti molto presto” ha dichiarato il romano ex n.6 al mondo, che avrebbe esordito nel primo Slam stagionale lunedì prossimo, contro l’australiano Alex De Minaur.

Calcio, è morto il presidente della Fiorentina Rocco Commisso

Roma, 17 gen. (askanews) – Rocco Commisso, presidente e proprietario della Fiorentina, è morto nella notte negli Stati Uniti all’età di 76 anni. A darne notizia è stato il club viola con una nota ufficiale: “Con grande dolore e tristezza la famiglia Commisso, con la moglie Catherine, i figli Giuseppe e Marisa e le sorelle Italia e Raffaelina, comunicano la scomparsa del presidente Rocco B. Commisso. Dopo un prolungato periodo di cure, il nostro amato presidente ci ha lasciati e oggi tutti ne piangiamo la scomparsa”.

La notizia ha sconvolto Firenze e l’intero mondo viola. Le condizioni di salute di Commisso erano note, ma in città restava viva la speranza di rivederlo presto, di nuovo accanto alla squadra, ai dirigenti e ai tifosi che in lui avevano sempre riconosciuto un carisma fuori dal comune e una visione imprenditoriale solida e ambiziosa. Nato a Marina di Gioiosa Ionica il 25 novembre 1949, Commisso aveva da poco compiuto 76 anni. Da bambino emigrò con la famiglia negli Stati Uniti, dove costruì una straordinaria carriera imprenditoriale culminata nella fondazione di Mediacom, diventata uno dei colossi mondiali dei sistemi via cavo. Secondo Forbes, il suo patrimonio era stimato in circa 8 miliardi di dollari nell’ottobre 2023.

Grande appassionato di calcio, nel 2017 aveva acquistato i New York Cosmos, ma la svolta della sua vita sportiva arrivò il 6 giugno 2019 con l’acquisto della Fiorentina. Con il club viola inseguì a lungo il sogno di un trofeo, sfiorato più volte con due finali di Conference League e una finale di Coppa Italia. Nell’ultima estate aveva investito oltre 92 milioni di euro sul mercato, nel tentativo di regalare soddisfazioni ai tifosi nell’anno del centenario, prima di spegnersi mentre la squadra attraversava un momento difficile in campionato.

Il suo lascito più tangibile resta il Viola Park, inaugurato nell’estate del 2024 e da lui sempre considerato motivo di profondo orgoglio. Un centro sportivo pensato come “la casa della Fiorentina”, destinato a portare per sempre il suo nome. Oltre 20 ettari, 12 campi di allenamento, strutture mediche all’avanguardia, palestre e spazi dedicati al settore giovanile e alla squadra femminile, per un investimento complessivo di circa 120 milioni di euro. Un progetto che incarna la sua idea di futuro, attenzione ai giovani e amore autentico per Firenze e per la Fiorentina.

La Figc ha reso noto che in omaggio alla memoria del presidente della Fiorentina, Rocco Commisso, deceduto nella notta, “verrà osservato un minuto di raccoglimento prima delle gare organizzate dalle Leghe professionistiche e dalla Divisione Serie A Femminile Professionistica in programma nel fine settimana (inclusi posticipi)”.

Groenlandia, Meloni non chiude alla presenza dell’Italia ma "in ambito Nato"

Tokyo, 17 gen. (askanews) – Ci sono alcune subordinate, qualche periodo ipotetico, e una condizione ben precisa. Ma Giorgia Meloni apre, o meglio non chiude, alla possibilità di una presenza italiana in Groenlandia. Succede proprio mentre Donald Trump conferma le sue mire su quella parte della regione artica minacciando anche di mettere dazi contro chi lo dovesse ostacolare. La presidente del Consiglio ne parla in un punto stampa in cui traccia un bilancio delle sue giornate giapponesi, poco prima di incontrare i big delle multinazionali nipponiche all’ambasciata italiana di Tokyo, e di volare poi verso Seoul, ultima tappa della sua missione asiatica.

Giornate in cui la premier ha rafforzato i rapporti bilaterali con il Paese del Sol levante e con la prima ministra Sanae Takaichi, perché – spiega – in “un contesto nel quale le certezze diminuiscono, avere alleati e rafforzare la cooperazione con quelle nazioni che sono affini e solide può fare la differenza”. Meloni ci tiene a dare il senso del suo viaggio, ricordando quanto sin dall’inizio del suo governo abbia lavorato a un “maggiore protagonismo” in altri quadranti oltre a quello europeo, mediterraneo e americano che restano “riferimenti essenziali”.

Ma a incombere sono proprio le tensioni che si registrano dall’altra parte del mondo. La presidente del Consiglio ammette che i metodi di Donald Trump possono essere molto “assertivi” ma allo stesso tempo ritiene che il suo atteggiamento rispetto alla Groenlandia sia soprattutto “un modo per segnalare con maggiore forza una problematica che c’è” e che nasce da una “sottovalutazione della strategicità” dell’area che c’è stata negli ultimi anni. Anche per questo ritiene “molto difficile un intervento militare di terra” perché, sostiene, “la questione è politica e politicamente verrà risolta, con un impegno maggiore di tutti”.

E, tuttavia, se nei giorni scorsi il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva usato toni ironici nei confronti della decisione di alcuni Paesi di inviare militari in Groenlandia per l’esercitazione ‘Arctic Endurance’, la premier più diplomaticamente dice di ritenere che “non vada fatto l’errore di leggere quello che stanno facendo gli altri paesi europei come una volontà divisiva” rispetto agli Stati Uniti ma allo stesso tempo sottolinea che il dibattito va fatto “all’interno della Nato, anche per cercare di non muoversi in ordine sparso”. Ed è esattamente all’interno dell’alleanza atlantica che, a suo giudizio, si può discutere anche di un impegno italiano. “Credo – osserva – che quello sia l’ambito nel quale discutere questa materia, anche per quello che eventualmente riguarda la nostra presenza”.

Quella in Groenlandia non è però l’unica crisi che bussa alle porte dei leader occidentali. La presidente del Consiglio esprime l’auspicio anche in Iran ci sia una “de-escalation” e condanna la repressione violenta del regime contro chi sta scendendo in piazza in questi giorni. “Chiaramente voglio ribadire la mia solidarietà nei confronti del popolo iraniano e delle persone che legittimamente manifestano per i propri diritti, per un futuro migliore, non credo che manifestare per i propri diritti si possa pagare con la vita”, sottolinea.

Meloni si dice poi pronta anche a giocare un ruolo ancora più attivo su Gaza. La presidente del Consiglio non si sbilancia in attesa che Trump ufficializzi la sua presenza tra i politici che siederanno nel Board of peace, dopo che oggi ha annunciato chi fa parte del livello esecutivo. “Posso dire che abbiamo sempre dato e stiamo dando la nostra disponibilità ad avere un ruolo di primo piano nella realizzazione e nella costruzione del piano di pace per il Medio Oriente, che consideriamo una occasione unica in un contesto che sicuramente è molto complesso e molto fragile”, spiega. Proprio in questo contesto Meloni potrebbe volare al termine della missione asiatica a Davos, non per una partecipazione “non prevista” al World economic forum, ma per eventuali incontri che potrebbero essere convocati. “Potrebbero esserci delle riunioni di vertice o sull’Ucraina o anche su Gaza, a quelle abbiamo sempre partecipato e in questo caso parteciperemo”, sottolinea.

Dossieraggi, Salvini: Lega la più spiata, vogliamo i mandanti

Roma, 17 gen. (askanews) – “Eravamo i più dossierati, ma mi viene voglia di citare Vasco: e già, siamo ancora qua…” Lo ha detto Matteo Salvini, leader della Lega, intervistato dal Giornale sul caso dei presunti dossieraggi.

“Sia chiaro, non mi interessa nulla di questo individuo”, ha precisato a proposito del luogotenente della Guardia di Finanza Pasquale Striano, accusato degli accessi illegali alle banche dati. “Voglio sapere – ha aggiunto – chi lo copriva e chi lo esortava”.

Contro la Lega, ha detto ancora il vicepremier, “hanno provato con i rubli, con i russi, con il fango contro il nostro tesoriere Alberto Di Rubba. Ad Armando Siri hanno fatto le peggiori cose, hanno spiato i nostri capigruppo e Luca Morisi trattato in modo indegno. Zero esiti penali, tutti calunniati e sputtanati. Ma per fortuna sono tutte persone che hanno spalle larghe, famiglie, un futuro”.

A colpire la Lega, ha sostenuto ancora il leader del Carroccio, sono stati “pezzi di Guardia di Finanza deviata all’epoca, pezzi di servizi al servizio di altri all’epoca, non ultimi certi giornalisti al cospetto di editori compiaciuti e compiacenti. C’è un giornale che è si è accanito anche sulla mia casa, acquistata su Immobiliare.it con un mutuo di trent’anni come milioni di italiani”.

“Ora – ha ribadito Salvini – bisogna cercare i mandanti”. Sospetti? “Quelli cui la Lega dà fastidio. Alcuni ambienti, più finanziari che politici. Quelle venti persone che tirano i fili, anche se ora per fortuna hanno meno potere. Certo, oggi il vero potere è disporre dei dati, ma su di me non possono avere un cavolo”.

“C’è una connivenza giudiziaria che va decapitata. Oggi c’è gente che parla dei dossieraggi facendosi passare per vittime”. Chi sono? “Giornalisti e finanzieri”, è la replica del leader leghista.

Iran, Conte: noi solidali con proteste, falsità su nostra posizione

Roma, 17 gen. (askanews) – “Le scrivo mentre torno dalla piazza di solidarietà alla popolazione iraniana. Sull’Iran non posso lasciar credere ai suoi lettori che io abbia fatto mancare la condanna mia e del M5S al terribile regime di Teheran. Questa è un grave e totale falsità”. Lo scrive il presidente del Mocvimento 5 stelle, Giuseppe Conte, nella sua lettera di replica ad un commento di Ferruccio De Bortoli pubblicato sul Corriere della sera. “Sarebbe bastato – accusa l’ex premier -leggere le nostre dichiarazioni ufficiali di questi giorni per trovare il nostro sostegno alla popolazione iraniana che chiede diritti, libertà, vita. Sarebbe bastato informarsi per sapere che è stato il M5S a chiedere al ministro Tajani di venire in Parlamento a parlare delle violenze in Iran oltre che del Venezuela”.

“La risoluzione di condanna all’Iran a cui si fa riferimento – spiega – l’abbiamo condivisa in toto al Senato, abbiamo solo chiesto di aggiungere un passaggio cruciale al ragionamento: no interventi militari unilaterali in Iran al di fuori del diritto internazionale. Quando ci hanno detto di no, ci siamo astenuti, ma poche ore dopo, alla Camera, abbiamo presentato il nostro testo che ha unito l’intero campo progressista nel voto per condannare il regime iraniano (come previsto dal testo votato da tutti gli altri partiti al Senato) ma anche azioni militari unilaterali. Di questo lei non ha informato i suoi lettori. Lo faccio io adesso”.

“Perché – continua il leader stellato – per noi è così fondamentale quel passaggio sugli interventi militari? Li abbiamo già visti, anche di recente, gli interventi che si muovono fuori dallo schema del diritto internazionale, dell’azione corale della comunità internazionale e in balìa solo dell’interesse e degli appetiti di singole superpotenze sulle risorse di altri Paesi. Ricordiamo anche Libia, Iraq. L’Afghanistan, lasciato dopo 20 anni sotto il tacco dei talebani. Quindi non è un impegno indifferente aggiungere a una risoluzione di condanna del terribile regime di Teheran l’impegno a non ripetere gli errori del passato e a privilegiare scelte della comunità internazionale che possano mettere in ginocchio una tirannia e salvare le persone senza le bombe collegate agli interessi e gli appetiti di singole potenze superarmate”.

“Non possiamo permetterci – avverte ancora Conte – azioni stile Venezuela nella polveriera del Medioriente. Lì un attimo dopo le bombe e la consegna del governo alla vice dello stesso regime Maduro si sono riunite le compagnie petrolifere per prendere il controllo, non certo un gruppo di sociologi, politologi ed economisti per aiutare la transizione democratica. L’Europa è un attore determinante e dobbiamo essere protagonisti delle scelte, attivandoci con forza a livello politico, diplomatico ed economico per fermare il terribile regime iraniano. Non possiamo solo aspettare che gli altri sgancino le loro bombe e tutelino i loro interessi”, conclude.

M5S, Conte: io sosia di me stesso? A Trump ho detto anche dei no

Roma, 17 gen. (askanews) – Il presidente del Movimento 5 stelle scrive al Corriere della sera per rivendicare la sua coerenza in materia di politica internazionale, replicando a un commento dell’ex direttore Ferruccio De Bortoli: “Non sono il sosia del Conte premier. Sono sempre io. Oggi all’opposizione, come ieri al Governo, vivo la politica estera e le nostre storiche alle- anze, come quella con gli Stati Uniti, senza mai abbandonare lo spirito critico, senza alcuna sudditanza”, scrive Giuseppe Conte.

“Con alleati come gli Stati Uniti, al Governo – spiega – ho collaborato, con Trump ho intrattenuto stretti rapporti in nome dell’amicizia storica con gli Usa. Da premier, con gli Stati Uniti, come altri alleati, ho stretto intese. Ma proprio agli Stati Uniti ho anche detto ‘no’, quando ho ritenuto che fosse necessario per difendere i nostri interessi nazionali e i principi del diritto internazionale. Ho detto no al colpo di mano di Guaidò in Venezuela. Con Trump ho tenuto il punto quando non ha gradito il nostro lavoro di costruzione di intese commerciali per la via della Seta con la Cina, sollecitate dai nostri imprenditori”.

“Con gli Stati Uniti – ricorda ancora l’ex presidente del Consiglio – mi sono confrontato in modo franco per diluire nel tempo e rimandare il raggiungimento del 2 per cento del Pil in armi e difesa in sede Nato, rivendicando la priorità per gli italiani di investimenti per le emergenze di scuola e sanità. Oggi il Governo Meloni firma impegni al 5 per cento sulle armi senza fiatare, mentre si tagliano i servizi e aumentano le tasse. Accettando la suggestione, ‘se Conte fosse premier’ l’Italia avrebbe sanzionato Israele, avrebbe imposto l’embargo delle armi e lo stop alle collaborazioni militari con gli autori di un genocidio. Come quando — per primo — ho firmato lo stop della vendita di armi a giganti come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti perché spargevano sangue in Yemen violando il diritto internazionale”.

“Se Conte fosse premier – afferma ancora il leader del M5S – avrebbe lavorato per compattare l’Ue e minacciare con fermezza contro-dazi anziché accettare tariffe al 15% contro le nostre imprese e prendere impegni per non disturbare i giganti del web americani sulle tasse”.

Libertà e solidarietà: perché Sturzo parla ancora all’Italia di oggi

“Liberi e forti”, ancora oggi

Perché “liberi e forti” può essere detto ancora. Perché quell’appello può essere rinnovato oggi, in un tempo segnato da incertezze, polarizzazioni e diffidenza verso una politica sempre più tentata dalla spettacolarizzazione.

L’esperienza di Luigi Sturzo ricorda che la democrazia vive solo se partecipata, radicata nei territori e capace di tenere insieme libertà e solidarietà: una lezione che, a oltre un secolo di distanza, non perde forza e anzi sembra adattarsi con sorprendente precisione alle urgenze del presente.

Il popolarismo come infrastruttura democratica

Agli inizi del Novecento il popolarismo introdusse nell’Italia liberale postunitaria principi decisivi: democrazia sociale, autonomia delle istituzioni, partecipazione dei cittadini, rifiuto di ogni autoritarismo. Il nuovo partito, ispirato a valori cristiani ma dichiaratamente laico, pluralista e democratico, si apriva a credenti e non credenti.

Sturzo rifiutava lo statalismo e immaginava una democrazia fondata su autonomie vive — comuni, associazioni, cooperative, sindacati — in una logica sussidiaria dove libertà sociale e libertà politica sono inseparabili. Da qui anche riforme ancora attuali: la proporzionale come strumento di rappresentanza plurale, il decentramento amministrativo, la tutela della piccola proprietà e del lavoro agricolo, politiche sociali avanzate.

Antifascismo, coerenza, eredità repubblicana

Sturzo fu tra i primi a denunciare il pericolo del fascismo e pagò con l’esilio la propria coerenza: un’opposizione non ideologica, ma ancorata alla difesa delle libertà civili e del pluralismo, anche quando ciò comporta conseguenze scomode.

Dallo scioglimento del Partito Popolare Italiano nel 1926 nacque, nel dopoguerra, la tradizione della Democrazia Cristiana, che guidò la ricostruzione e contribuì in modo decisivo alla Costituzione italiana. Molti elementi sturziani — la centralità della persona, l’equilibrio tra libertà e solidarietà, il ruolo delle autonomie — sono entrati stabilmente nel lessico politico italiano.

Restano un promemoria attuale: serve una politica che non tema la complessità, che unisca valori e pragmatismo, e che rimetta al centro la dignità della persona e la vitalità della società civile, oggi troppo spesso marginalizzate.

Il vuoto dopo la Dc: una cultura di governo rimossa

Un riflesso polemico che evita il confronto

«Ma, di grazia, come si può continuare ad attaccare la Dc ogniqualvolta se ne parla?».

La domanda non è retorica: riguarda la credibilità con cui una parte della pubblicistica progressista (e non solo) ridicolizza l’esperienza politica, culturale e soprattutto di governo della Democrazia Cristiana.

Un riflesso che si ritrova anche nelle forze populiste, tanto a destra quanto a sinistra, e che scatta puntualmente quando si tocca la storia dei suoi cinquant’anni di governo.

Disprezzo e derisione: la caricatura come scorciatoia

Su quella stagione cala spesso un doppio registro. Da un lato il disprezzo: la Dc descritta come partito di potere, votato al compromesso e colluso con ogni forma di criminalità organizzata, quindi “incommentabile” e liquidata come esperienza da archiviare. Dall’altro la derisione, con la riduzione a folklore e macchietta, anche perché “tanto non torna più”.

È una narrazione comoda, ma povera: assolve chi la ripete dall’onere di un confronto serio con ciò che quella storia ha rappresentato e con ciò che è mancato dopo.

Tre elementi non sostituiti dopo il 1993

Al di là dei detrattori storici, vale la pena ricordare tre aspetti che, dal tramonto della Dc nel 1993, non sono stati rimpiazzati in modo adeguato.

Il primo è il progetto politico, e con esso un progetto di società sostenuto da una vera cultura di governo.

Il secondo riguarda il prestigio e il peso della classe dirigente democristiana, riconosciuta anche sul piano europeo e internazionale, e poi progressivamente espulsa dalla “cittadella” politica.

Il terzo è uno stile: nel governo e nei rapporti con avversari ed elettorato, sacrificato sull’altare del “nulla della politica” — per dirla con Martinazzoli — e travolto dall’irruzione del populismo dal 1994 in poi.

Un’operazione miope che oscura il presente

Ecco perché, qualunque giudizio si voglia dare su quella lunga esperienza, un dato politico resta: continuare a demolire, ridicolizzare e soprattutto criminalizzare la Dc è un’operazione miope, irresponsabile e qualunquista, specie se paragonata a ciò che la politica italiana è diventata da tempo.

Più che un processo alla Dc, servirebbe un audit sul vuoto che ne è seguito — e su chi, da trent’anni, lo gestisce senza colmarlo.

Non solo “poeta del nido”: Pascoli tra anarchia, socialismo e giustizia sociale

Rimettere a fuoco la Romagna politica di Pascoli

A scuola l’anarchismo viene spesso archiviato come l’opposto “automatico” del socialismo, e realtà come il Partito socialista rivoluzionario di Romagna finiscono nel reparto delle curiosità. Il film Zvanì. Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli smentisce questa lettura comoda: nella figura di Andrea Costa, che saluta una a una le compagne e i compagni lasciando l’agone rivoluzionario, convivono spirito libertario e scelta riformista.

È un promemoria utile: le genealogie politiche sono molto più intrecciate di quanto la narrazione scolastica lasci intendere.

Il romanzo affettivo come chiave di lettura civile

Nel racconto cinematografico emerge con forza la centralità dell’amore: per il padre tragicamente perduto, per le sorelle, per il maestro Carducci — in una relazione ambivalente — e per l’idea stessa di essere amato. Ma c’è anche un amore “politico”: la giustizia, gli ultimi, i deboli.

Leggere Pascoli tra le righe significa accettare che intimità e impegno non siano compartimenti stagni, ma la stessa corrente che cambia nome a seconda del contesto.

Gramsci e il dissidio tra aedo e intimista

Chi pensa che Gramsci liquidi Pascoli con sufficienza non ha davvero attraversato i Quaderni, dove il poeta viene collocato in un percorso culturale e politico complesso, con rimandi a Mercatelli, Corradini e ai nazionalisti di origine sindacalista.

Gramsci coglie l’aspirazione pascoliana a farsi “leader” e “banditore” di un socialismo nazionale, fino al concetto di “nazione proletaria”, e insieme registra la frattura: voler essere poeta epico e popolare con un temperamento intimista. Proprio lì, però, più che un limite, si può riconoscere una tensione creativa feconda, un’inquietudine che continua a parlarci.

La carità “chinata” verso l’uomo: il funerale dei soli come gesto di comunità

Poeti chiamati all’appello

Nei Paesi Bassi a volte sanno volare assai più alto di ogni altro, o anche praticare quella caritatevole “bassezza”, purtroppo estranea a gran parte del mondo contemporaneo, che consente di essere davvero vicini al prossimo: chinati verso gli uomini fino a condividere con loro persino l’occasione della morte.

È nato così un progetto singolare: se si va al Creatore senza amici o parenti a fare da scorta, ad Amsterdam provvede il Dipartimento dei Servizi Sociali, d’accordo con il poeta Frank Starik. Raccolti i pochi elementi di conoscenza della persona, qualche indizio utile a

immaginarne la vita, si celebrano le esequie leggendo una poesia composta appositamente per il defunto: un commento funebre anche per chi non ha nessuno a piangerlo.

Sembra che altri poeti si stiano rendendo disponibili a dare mano a questo progetto, che prende il nome di The Lonely Funeral.

Una presenza e nuove professioni

Qualcosa di simile si osserva anche da noi, soprattutto nelle esequie civili, dove può essere richiesta all’agenzia funebre la figura di un “cerimoniere”, incaricato di commemorare il defunto con un elogio o con altre forme ritenute opportune. Ma non è la stessa cosa di un pensiero dedicato gratuitamente a una persona che non ha nessuno che ne pianga la scomparsa.

Negli ultimi tempi si va affermando anche la figura del “funeral planner”, un professionista che si occupa dell’organizzazione del funerale su incarico dei parenti, per dare corso a una cerimonia con tutti i crismi richiesti dalla circostanza.

Una Chiesa preveggente

Nell’opera ascetica Apparecchio alla morte di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori furono scritte una serie di riflessioni su come prepararsi al trapasso. Ma si tratta di un “prima”, di una preparazione tempestiva all’esito finale di ogni vita. Nulla, invece, era previsto per accompagnare chi fosse rimasto privo di spettatori e di conforto nell’ora più solenne e drammatica della propria esistenza.

Eppure, secoli addietro, l’opera pia della Compagnia della Buona Morte provvedeva ad assistere gli ammalati e a dare sepoltura a chi, indigente o in solitudine, non avesse avuto altri a curarne l’adempimento.

Il commiato è un andare, un passare oltre: anticamente la licenza di allontanarsi, oggi tradotta nel momento dell’ultimo congedo, che per avere pienezza esige che vi sia qualcuno, per contrapposto, da salutare, a cui lasciare il ricordo di sé.

Un nuovo servizio civile

Non sarebbe male se, oltre all’ipotesi di un ritorno al servizio di leva, ai nostri ragazzi si insegnasse e si assegnasse anche il compito di affiancare poeti impegnati in questi funerali, mettendoci un po’ del loro pensiero. Potrebbero adempiere a questo incarico anche autonomamente, in assenza di letterati ufficiali a fare da guida.

Ci si forma e si cresce anche così. La previsione di un servizio civile o di volontariato, in tal senso, potrebbe aiutare i giovani a rispettare ancor più la vita che li attende nel futuro. L’esercizio di questa particolare solidarietà non dovrebbe essere trascurato o ritenuto esente solo perché si è giovani.

Se non si versa in errore, sembra che tra i versi di una delle poesie di Starik si possa leggere:

Addio straniero,

dico addio,

sulla strada verso il nulla,

verso l’ultimo paese

dove tutti sono i benvenuti,

dove niente

ha bisogno di conoscere

la tua origine.

Addio signore,

senza documenti,

senza identità.

Cosa cercavi?

Quanto hai perso

lungo la strada?

Chi guarda

attraverso la finestra vuota,

aspetta —

uomo senza nome,

aspetta,

mentre parlo

e affido le mie parole vuote

a questa stanza vuota.

Sono troppo tardi.

Tu non ti ho mai conosciuto.

Non nella tua debolezza,

non nella tua forza.

Non nell’ultimo paese,

dove sei accolto

senza nome.

Non conosco

le parole che hai detto.

Non io.

Chi allora ti ha amato?

In quali stanze hai dormito,

chi ti ha dato la buonanotte,

chi consumerà

la tua camicia?

Chi vorrà stare

dove eri stato

una volta?

Chi ora prende

la strada

che hai preso?

Chi ti cerca

ancora?

Chi ricorda

da dove sei venuto?

 

A queste domande, nelle intenzioni, tocca a ciascuno di noi dare almeno intimamente una risposta.

Groenlandia, Meloni non chiude a presenza Italia ma "in ambito Nato"

Tokyo, 17 gen. (askanews) – Ci sono alcune subordinate, qualche periodo ipotetico, e una condizione ben precisa. Ma Giorgia Meloni apre, o meglio non chiude, alla possibilità di una presenza italiana in Groenlandia. Succede proprio mentre Donald Trump conferma le sue mire su quella parte della regione artica minacciando anche di mettere dazi contro chi lo dovesse ostacolare. La presidente del Consiglio ne parla in un punto stampa in cui traccia un bilancio delle sue giornate giapponesi, poco prima di incontrare i big delle multinazionali nipponiche all’ambasciata italiana di Tokyo, e di volare poi verso Seoul, ultima tappa della sua missione asiatica.

Giornate in cui la premier ha rafforzato i rapporti bilaterali con il Paese del Sol levante e con la prima ministra Sanae Takaichi, perché – spiega – in “un contesto nel quale le certezze diminuiscono, avere alleati e rafforzare la cooperazione con quelle nazioni che sono affini e solide può fare la differenza”. Meloni ci tiene a dare il senso del suo viaggio, ricordando quanto sin dall’inizio del suo governo abbia lavorato a un “maggiore protagonismo” in altri quadranti oltre a quello europeo, mediterraneo e americano che restano “riferimenti essenziali”.

Ma a incombere sono proprio le tensioni che si registrano dall’altra parte del mondo. La presidente del Consiglio ammette che i metodi di Donald Trump possono essere molto “assertivi” ma allo stesso tempo ritiene che il suo atteggiamento rispetto alla Groenlandia sia soprattutto “un modo per segnalare con maggiore forza una problematica che c’è” e che nasce da una “sottovalutazione della strategicità” dell’area che c’è stata negli ultimi anni. Anche per questo ritiene “molto difficile un intervento militare di terra” perché, sostiene, “la questione è politica e politicamente verrà risolta, con un impegno maggiore di tutti”.

E, tuttavia, se nei giorni scorsi il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva usato toni ironici nei confronti della decisione di alcuni Paesi di inviare militari in Groenlandia per l’esercitazione ‘Arctic Endurance’, la premier più diplomaticamente dice di ritenere che “non vada fatto l’errore di leggere quello che stanno facendo gli altri paesi europei come una volontà divisiva” rispetto agli Stati Uniti ma allo stesso tempo sottolinea che il dibattito va fatto “all’interno della Nato, anche per cercare di non muoversi in ordine sparso”. Ed è esattamente all’interno dell’alleanza atlantica che, a suo giudizio, si può discutere anche di un impegno italiano. “Credo – osserva – che quello sia l’ambito nel quale discutere questa materia, anche per quello che eventualmente riguarda la nostra presenza”.

Quella in Groenlandia non è però l’unica crisi che bussa alle porte dei leader occidentali. La presidente del Consiglio esprime l’auspicio anche in Iran ci sia una “de-escalation” e condanna la repressione violenta del regime contro chi sta scendendo in piazza in questi giorni. “Chiaramente voglio ribadire la mia solidarietà nei confronti del popolo iraniano e delle persone che legittimamente manifestano per i propri diritti, per un futuro migliore, non credo che manifestare per i propri diritti si possa pagare con la vita”, sottolinea.

Meloni si dice poi pronta anche a giocare un ruolo ancora più attivo su Gaza. La presidente del Consiglio non si sbilancia in attesa che Trump ufficializzi la sua presenza tra i politici che siederanno nel Board of peace, dopo che oggi ha annunciato chi fa parte del livello esecutivo. “Posso dire che abbiamo sempre dato e stiamo dando la nostra disponibilità ad avere un ruolo di primo piano nella realizzazione e nella costruzione del piano di pace per il Medio Oriente, che consideriamo una occasione unica in un contesto che sicuramente è molto complesso e molto fragile”, spiega. Proprio in questo contesto Meloni potrebbe volare al termine della missione asiatica a Davos, non per una partecipazione “non prevista” al World economic forum, ma per eventuali incontri che potrebbero essere convocati. “Potrebbero esserci delle riunioni di vertice o sull’Ucraina o anche su Gaza, a quelle abbiamo sempre partecipato e in questo caso parteciperemo”, sottolinea.

Fed, ora media Usa danno Warsh in vantaggio nella corsa alla presidenza

New York, 16 gen. (askanews) – Kevin Warsh sembra balzare in testa nella corsa alla presidenza della Federal Reserve, secondo i principali analisti dei mercati statunitensi, dopo le dichiarazioni del presidente Donald Trump che hanno ridimensionato le chance del direttore del National Economic Council, Kevin Hassett.

Intervenendo ad una tavola rotonda alla Casa Bianca, Trump si è ripetutamente complimentato con Hassett, dicendo che preferirebbe tenerlo al suo posto, per il grande lavoro che sta facendo sui media.

L’attenzione degli investitori resta alta, dato che la scelta del prossimo presidente della banca centrale influenzerà la traiettoria dei tassi d’interesse. Warsh, già componente del direttorio della Fed e attualmente economista alla Hoover Institution alla Stanford Graduate School of Business, è noto per posizioni tendenzialmente più restrittive sulla politica monetaria, mentre Hassett è ritenuto più favorevole a una linea morbida e a tagli dei tassi più rapidi.

La partita della successione si è ulteriormente complicata con la procedura avviata dal Dipartimento di Giustizia contro il presidente uscente, Jerome Powell, che ha innescato reazioni fortemente negative da più parti e anche da alcuni esponenti repubblicani. Secondo diversi commentatori questo potrebbe spingere Trump a puntare su Warsh, dato che una nomina di Hassett rischierebbe di ricevere meno sostegni.

Tuttavia non sarebbe la prima volta che il presidente Usa fa “sparate” che sembrano andare in un senso, salvo poi spiazzare gli osservatori dell’establishment muovendosi in tutt’altra direzione. E certamente un presidente della Fed “colomba”, come sarebbe Hassett, sarebbe più congeniale dal punto di vista di Trump, che da mesi bersaglia Powell di critiche e insulti ritenendo i tassi ufficiali Usa troppo restrittivi. (fonte immagine: Hoover Institution)

Artico “sempre più strategico”, presentato il nuovo piano italiano

 

 

Roma, 16 gen. (askanews) – È stato presentato a Villa Madama a Roma il nuovo documento strategico italiano sull’Artico, una regione ritenuta “nevralgica nella competizione geopolitica globale” e “mai senza alcun interesse” per il nostro Paese, come ha ricordato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un messaggio inviato ai presenti. In prima fila il padrone di casa, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il collega alla Difesa Guido Crosetto e la ministra dell’Università e la Ricerca, Anna Maria Bernini, per l’iniziativa su una regione che sarà sempre più strategica.

“Noi abbiamo interesse alla stabilità dell’area artica, abbiamo interesse ad una sempre maggior presenza dell’Unione Europea e della Nato, perché l’area artica è di interesse geostrategico con le rotte che ci sono”, ha detto Tajani.

L’Artico, regione in rapida trasformazione, anche a causa del cambiamento climatico, è ricco di materie prime, ha ricordato il ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale, lanciando un appello per mobilitare le imprese italiane:

“Stiamo preparando con la nostra ambasciata a Copenaghen, proprio una missione imprenditoriale con tema artico”, ha annunciato.

Il documento, hanno sottolineato i ministri, è stato seguito da vicino dai sottosegretari Giorgio Silli (Esteri) ed Isabella Rauti (Difesa), mentre l’area ha un peso crescente in termini geografici e militari:

“Necessariamente l’Italia deve mantenere un presidio, deve governare anche queste future rotte, deve mantenere una presenza economica, commerciale, di ricerca, anche militare, in una parte del mondo che diventerà sempre più strategica. Una parte del mondo che non è come le altre, perché il Paese che più confina, che ha il confine più lungo, con questo nuovo pezzo di mondo che diventerà importante è la Russia”, ha ricordato Crosetto.

L’Italia è un’eccellenza nell’Artico, dove investe da 50 anni, ha detto la ministra Bernini, annunciando che con il CNR “il 3-4 marzo tutto il mondo Artico verrà in Italia per un’importante iniziativa (Arctic Circle Rome Forum Polar Dialogue). Parola d’ordine è fare sistema:

“Tra le tante cose in cui noi dobbiamo fare sistema c’è anche la creazione di Poli nazionali sull’Artico che uniscano le nostre infrastrutture di ricerca, che non siano solo delle sovrastrutture ma dei collegamenti”, ha dichiarato Bernini a margine.

 

Iran, Meloni: condanniamo repressione, lavoriamo per de-escalation

Tokyo, 17 gen. (askanews) – “Per quello che riguarda l’Iran io penso che noi dobbiamo lavorare per una de-escalation ed è quello che l’Italia continua a fare, ne ho parlato tra l’altro anche con il Sultano dell’Oman, che come sapete ha avuto un ruolo con noi molto importante nelle negoziazioni”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un punto stampa all’ambasciata italiana a Tokyo.

“Chiaramente voglio ribadire la mia solidarietà nei confronti del popolo iraniano e delle persone che legittimamente manifestano per i propri diritti, per un futuro migliore, non credo – spiega – che manifestare per i propri diritti si possa pagare con la vita, e quindi ovviamente condanniamo la repressione, condanniamo le uccisioni da parte del regime iraniano, chiediamo all’Iran di garantire l’incolumità dei cittadini che vogliono manifestare, ma stiamo lavorando per una de-escalation e per cercare di tornare su negoziazioni che possano risolvere soprattutto quello che riguarda il tema del dossier nucleare”.

Groenlandia, Meloni: eventuale presenza da discutere in ambito Nato

Tokyo, 17 gen. (askanews) – “Sul tema della Groenlandia vi ho già risposto, cioè io ritengo che la questione del rafforzamento della sicurezza e della presenza degli alleati in Groenlandia sia un tema serio, che però sta nell’ambito del dialogo all’interno dell’Alleanza Atlantica. Cioè la Groenlandia va considerato territorio di responsabilità della NATO, la questione che gli americani pongono è una questione seria, ovviamente, e credo che il ragionamento di rafforzare la nostra presenza sia un ragionamento sicuramente necessario da fare all’interno dell’Alleanza Atlantica, ma credo che quello però sia l’ambito nel quale discutere questa materia, anche per quello che eventualmente riguarda la nostra presenza”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un punto stampa all’ambasciata italiana a Tokyo.

Mps, si scalda la partita su futuro Lovaglio e destino Mediobanca-Generali

Milano, 16 gen. (askanews) – Si riaccende l’attenzione sul risiko bancario con focus sull’asse Mps-Mediobanca-Generali tra rumors, retroscena e precisazioni. Smentiti dalle parti coinvolte le recenti indiscrezioni di stampa su una possibile acquisizione da parte di UniCredit della partecipazione di Delfin nella banca senese, sotto i riflettori tornano l’operazione di aggregazione con Piazzetta Cuccia – in vista della dovuta presentazione del piano industriale alla Bce entro marzo – e i suoi riflessi sulla partita Generali, che vede oggi il gruppo Mps primo azionista dopo il successo della scalata a Mediobanca. Oltre che il rinnovo del cda del Monte – in scadenza con l’assemblea di primavera – con indiscrezioni su presunti contrasti tra l’Ad Luigi Lovaglio e il socio Francesco Gaetano Caltagirone.

Ieri, la banca guidata da Andrea Orcel ha smentito i rumors che si erano susseguiti nelle ultime due settimane circa un suo interesse per il 17,5% di Mps in mano alla holding della famiglia Del Vecchio. “Voci infondate, che ora sono pura invenzione”, si legge nella versione inglese del comunicato diffuso prima dell’apertura dei mercati. Oggi anche la reazione di Delfin, che a sua volta dice di non aver “mai discusso alcuna ipotesi di dismissione della propria partecipazione”. Il primo azionista di Siena ha smentito “che siano in corso negoziazioni con UniCredit o altri operatori finalizzate alla cessione, totale o parziale, della propria quota in Mps”.

Delfin non si è limitata a smentire le ricostruzioni di stampa sulla sua partecipazione, ma, ricordando il suo ruolo di investitore finanziario di lungo periodo, ha rinnovato “pieno sostegno ai vertici di Mps e al percorso di rafforzamento in atto”. Un chiaro attestato di stima verso Lovaglio è giunto oggi anche dal vice premier e leader della Lega Matteo Salvini: “Penso – ha dichiarato a margine di un evento a Milano – che chi abbia guidato Mps lo abbia fatto in modo eccellente. Sono stati bravi coloro che hanno condotto queste operazioni e anche la Lega, per salvare i lavoratori e gli sportelli di Mps, ha fatto la sua parte”. Toni molto distaccati, invece, dal fronte Caltagirone che in una nota di precisazione ha anch’esso fatto riferimento all’amministratore delegato del Monte.

Proprio questa mattina, infatti, il Financial Times ha pubblicato un articolato retroscena sullo stato dei rapporti tra Caltagirone e Lovaglio, che sarebbero tesi. Casus belli sarebbe la diversità di vedute sul futuro di Mediobanca, e indirettamente su Generali, vero obiettivo mai nascosto dell’imprenditore romano. La possibile fusione tra i due istituti porterebbe al delisting della banca milanese e porrebbe la sua quota del 13% in Generali sotto il controllo diretto di Siena: un simile scenario – sottolinea l’FT – lascerebbe Lovaglio libero di decidere sul futuro della partecipazione del Leone, compresa una potenziale vendita, riducendo così l’influenza e il potere di Caltagirone. La frattura, ha evidenziato il quotidiano britannico, potrebbe portare Lovaglio fuori dai giochi nella partita per il rinnovo del board.

La deflagrazione dei rapporti tesi tra i due, sostiene il quotidiano britannico, potrebbe aver luogo in occasione della prossima riunione del cda di Siena, previsto giovedì 22 gennaio, anche se, riferisce lo stesso quotidiano riportando una delle sue fonti, nessuno vorrebbe assistere a un’escalation drammatica a questo punto, poiché sarebbe controproducente per tutti i soggetti coinvolti. Questa settimana, il comitato nomine di Mps – che include il figlio di Caltagirone – incaricato di definire le regole per la formazione della lista del cda avrebbe raccomandato l’esclusione di Lovaglio dal prossimo processo di selezione dei candidati a causa del suo coinvolgimento nell’inchiesta milanese in corso, mentre il cda a inizio dicembre aveva rinnovato all’unanimità piena fiducia all’amministratore.

A stretto giro di posta, è giunta una nota del gruppo Caltagirone dove si precisa che Francesco Gaetano Caltagirone non ha contatti con Lovaglio da diverse settimane. “Al contrario – si legge -, quanto emerso in questi giorni sulla stampa evidenzia una fase di confronto interna al cda di Mps, chiamato a deliberare in tempi brevi su due snodi cruciali: il piano industriale richiesto dalla Bce entro sei mesi dalla chiusura dell’Ops su Mediobanca e la definizione della lista del cda in vista del suo rinnovo. Accostare questo confronto consiliare al ruolo di un azionista rilevante o alla quota detenuta da Mediobanca in Generali è un’interpretazione strumentale, utile solo a confondere le dinamiche fisiologiche del consiglio di Mps – di cui, peraltro, il Cav. Caltagirone non fa parte – insinuando un presunto contrasto fra l’Ad della banca ed un suo azionista. A chi giova tutto ciò?”.

Intanto, a quanto si apprende, il tema del futuro assetto di Mediobanca – ossia se resterà o meno autonoma e quotata – non è ancora arrivato sul tavolo del cda. La decisione farà parte del piano industriale della business combination che verrà presentato nel primo trimestre. Di certo, come ha sempre ricordato Lovaglio al mercato, la volontà è quella di mantenere intatti i due forti marchi (Mps e Mediobanca), ciascuno focalizzato sul proprio core business.

In Borsa, oggi, il titolo Mps ha perso nuovamente terreno, lasciando sul terreno il 4,18% e scendendo a 8,818 euro. Male anche Mediobanca che ha perso il 3,49% a 17,17 euro. Sulla parità Generali (+0,03% a 34,94 euro), positiva UniCredit (+0,37% a 72,63 euro).

E’ morto il 18enne accoltellato questa mattina a scuola a La Spezia

Milano, 16 gen. (askanews) – E’ morto il 18enne studente di origine egiziana accoltellato questo mattina all’istituto scolastico Einaudi-Chiodo de La Spezia. Il ragazzo si è spento nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Sant’Andrea della cittadina ligure dove era stato ricoverato. Per il suo aggressore, uno studente 19enne che frequenta la stessa scuola che è stato arrestato dopo i fatti, ora l’accusa sarà di omicidio.

Sulla drammatica vicenda è intervenuto il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che in una nota ha commentato “provo grande dolore”, parlando di “una tragedia che colpisce profondamente la comunità scolastica e l’intero Paese. Esprimo il mio cordoglio alla famiglia della vittima, ai compagni di scuola, ai docenti e a tutto il personale dell’istituto”.

Bonelli: Noi al fianco del popolo iraniano, doveroso essere in piazza

Roma, 16 gen. (askanews) – “È doveroso essere qui, perché noi ci siamo sempre battuti in difesa dei diritti umani, contro le autocrazie, contro le dittature. Bisogna liberarsi del regime degli Ayatollah in Iran che sta reprimendo una mobilitazione popolare di giovani che chiedono democrazia. Rispetto a questo noi chiediamo all’Europa, che ancora oggi sta dimostrando di non esserci, di far sentire la sua voce con forti sanzioni che possano spingere verso la transizione. C’è più che mai bisogno oggi di un’Europa che sappia costruire una propria politica estera e di difesa comune”: lo ha detto Angelo Bonelli deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde durante la manifestazione in piazza del Campidoglio per l’Iran.

“La difesa dei diritti umani è universale, bisogna farla sempre e comunque, adesso bisogna farla assolutamente per sostenere la mobilitazione popolare in Iran”, ha sottolineato.

Iran, Magi: aumentare sanzioni contro Teheran ma l’Ue è lenta

Milano, 16 gen. (askanews) – “Siamo qui per condannare il massacro brutale ai danni delle ragazze e dei ragazzi iraniani che stanno lottando per la democrazia a Teheran e nelle altre città iraniane. Soprattutto per dare voce a loro perché il regime iraniano vuole il silenzio”. Lo ha detto il segretario di +Europa, Riccardo Magi a margine della manifestazione contro la repressione in Iran al Campidoglio a Roma.

“E’ necessario intensificare le sanzioni e rendere la vita difficile a un regime che prima o poi crollerà ma può ancora fare tante morti e tanti massacri”, ha aggiunto il politico.

“L’Unione Europea purtroppo è lenta e fa sempre tardi a svegliarsi ma speriamo che possa avere il suo ruolo nell’ampliare le sanzioni”, ha concluso.

Serena Autieri star di "Mouln Rouge! Il musical" al Sistina Chapiteau

Roma, 16 gen. (askanews) – Sarà Serena Autieri, la regina del teatro musicale italiano, a vestire i panni della fascinosa Satine nel “Moulin Rouge! Il Musical” diretto da Massimo Romeo Piparo. Fascino, talento, maturità artistica, phisyque du role perfetto per questo personaggio: Serena Autieri consacra il binomio artistico con Piparo, riuscendo – grazie alla lunga e inedita programmazione dello spettacolo – a far coincidere le rispettive strade. Con Autieri, lo spettacolo sarà in scena al Sistina Chapiteau di Roma-Tor di Quinto fino a domenica 1 marzo e si avvia verso il traguardo delle 19 settimane consecutive di programmazione.

“Sono veramente contento – commenta il direttore artistico e regista Massimo Romeo Piparo – di avere Serena al mio fianco in questo spettacolo dei record. Abbiamo condiviso tante avventure meravigliose insieme ma questa la possiamo già definire la cosiddetta ciliegina sulla torta. Serena è l’artista a cui si pensa immediatamente quando si cerca un riferimento italiano a Nicole Kidman nella sua indimenticabile interpretazione di questo ruolo nel film magistralmente diretto da Baz Luhrmann. Adesso che lo spettacolo è collaudatissimo ed è stato unanimemente riconosciuto come evento teatrale dell’ultimo decennio, sono certo che con Serena diventerà imperdibile per un pubblico ancora più vasto”.

“É un ruolo che aspettavo da 25 anni”, dichiara Serena Autieri. “Un sogno che ho custodito gelosamente nel mio cassetto della lingerie. Letteralmente. All’uscita del film, nel settembre 2001, scrissi un biglietto con una promessa a me stessa e lo riposi lì, insieme a una guêpière che acquistai il giorno dopo, certa che un giorno l’avrei indossata in scena nei panni di Satine. Non era solo un sogno, ma un appuntamento che si realizzerà sul palco del Sistina Chapiteau, per un vero kolossal che sfida le grandi produzioni internazionali. Farlo sotto la regia di Massimo Romeo Piparo, con cui condivido da anni un importante percorso artistico e una visione comune del teatro musicale, rende questa esperienza ancora più significativa. Alcuni sogni, quando vengono custoditi così a lungo, scelgono di diventare realtà solo nel momento e nel luogo giusto”.

Un allestimento kolossal, su un palcoscenico di oltre 30 metri interamente personalizzato con atmosfere che richiamano lo stile della Montmartre parigina e con una travolgente colonna sonora suonata dal vivo dall’Orchestra diretta da Emanuele Friello, tra costumi e coreografie mozzafiato. Serena Autieri sarà protagonista assoluta insieme a Luca Gaudiano, nel ruolo iconico di Christian, e ad un formidabile cast di oltre 30 artisti: tra gli altri Emiliano Geppetti che interpreta Harold Zidler, il carismatico istrionico impresario; Gilles Rocca nel ruolo di Santiago, il sensuale e seducente ballerino di tango, Mattia Braghero, che veste i panni del ricco Duca di Monroth, cinico e spietato contendente del cuore di Satine, Daniele Derogatis nel ruolo di Henri de Toulouse-Lautrec, il geniale e visionario pittore bohémien.

Con oltre 60.000 biglietti venduti, lo spettacolo, per la prima volta in Italia e prodotto su licenza della casa produttrice australiana Global Creatures – nota per il successo internazionale di “Moulin Rouge! The Musical” a Broadway -, rappresenta l’ennesima scommessa vinta da Massimo Romeo Piparo.

Iran, Putin sente Netanyahu e Pezeshkian, Barnea vola negli Usa

Roma, 16 gen. (askanews) – Il Cremlino ha riferito oggi dei colloqui avuti dal presidente Vladimir Putin con il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, e con il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, per “contribuire alla de-escalation” nella regione dove la situazione “è molto tesa”. Un ruolo in linea con le indiscrezioni di stampa delle ultime settimane sul presidente russo come intermediario tra Iran e Israele per scongiurare un’escalation, dopo le proteste di piazza dei giorni scorsi in Iran, infiltrate secondo Teheran da “cellule terroristiche” sostenute da Stati Uniti e Israele, e le minacce di intervento da parte degli Stati Uniti a sostegno dei manifestanti antigovernativi. Intanto il capo del Mossad, David Barnea, è volato negli Stati Uniti per discutere della situazione in Iran, dopo il colloquio avuto due giorni fa da Netanyahu con il presidente Donald Trump, in cui avrebbe chiesto di rinviare un attacco in Iran per dare tempo a Israele di prepararsi a un’eventuale ritorsione.

A fine dicembre era stato il sito Amwaj a riferire di uno scambio di messaggi tra Iran e Israele tramite un “amico comune”, identificato in Putin, sull’intenzione di entranbi i paesi di non riprendere le ostilità dopo la guerra dello scorso giugno. Ruolo confermato nei giorni scorsi dal Washington Post, secondo cui pochi giorni prima dello scoppio delle proteste in Iran per il carovita, a fine dicembre, funzionari israeliani avevano comunicato alla leadership iraniana tramite la Russia che non avrebbero lanciato attacchi contro l’Iran, se Israele non fosse stato attaccato per primo. E Teheran avrebbe risposto tramite il canale russo, affermando che si sarebbe astenuta da un attacco preventivo. Oggi, nel colloquio con Netanyahu, Putin ha sottolineato la necessità di promuovere soluzioni “politico-diplomatiche”, rimarcando l’importanza di passi concreti volti a garantire stabilità e sicurezza nell’area mediorientale. Quindi, dopo il colloquio con Pezeshkian, il Cremlino ha fatto sapere che “Mosca e Teheran sostengono una rapida de-escalation delle tensioni attorno all’Iran e una risoluzione diplomatica dei problemi”.

Da parte sua il capo del Mossad dovrebbe incontrare a Miami l’inviato americano, Steve Witkoff, che ha un canale di comunicazione diretto con il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Ieri la Casa Bianca ha dichiarato che “il presidente e il suo team stanno monitorando attentamente la situazione” in Iran e che “tutte le opzioni rimangono sul tavolo”. Anche se Witkoff, intervenendo alla conferenza del Consiglio israelo-americano in Florida, ha detto di “sperare che si trovi una soluzione diplomatica. Lo spero davvero”.

Secondo l’inviato Usa un accordo diplomatico con l’Iran risolverebbe quattro questioni: “L’arricchimento nucleare; i missili – devono ridurre le loro scorte; il materiale nucleare effettivamente disponibile, che ammonta a circa 2.000 chilogrammi arricchiti tra il 3,67% e il 60%; e i proxy”. Nel frattempo, però, gli Stati Uniti hanno iniziato a trasferire la portaerei Abraham Lincoln e il suo gruppo d’attacco verso il Medio Oriente dal Mar Cinese Meridionale.

Bernini propone dei Poli Nazionali sull’Artico: c’è anche agricoltura

Roma, 16 gen. (askanews) – “Tra le tante cose in cui noi dobbiamo fare sistema c’è anche la creazione di Poli nazionali sull’Artico che uniscano le nostre infrastrutture di ricerca, che non siano solo delle sovrastrutture ma dei collegamenti. I sottosegretari (Isabella) Rauti e (Giorgio) Silli hanno fatto un ottimo lavoro perché, avendo loro la delega, hanno messo a sistema tutto quello che esisteva sull’Artico e lo hanno trasferito sulla nostra strategia. Quello che noi dobbiamo fare è allargare ancora, perché c’è anche un’agricoltura artica, sembra folle ma è così, perché ci sono delle materie prime, delle terre rare che supportano l’agricoltura tecnologica. Su questo noi abbiamo ancora molto da fare e i Poli di coordinamento sono ricchi di spunto per il futuro”: lo ha detto il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, a margine della Conferenza di Presentazione del Documento Strategico sull’Artico.

Iran, Conte: preoccupatissimi per svolta violenta del regime

Roma, 16 gen. (askanews) – “Dobbiamo dare un segnale concreto, stare vicino a tutti i cittadini, le associazioni e soprattutto agli iraniani, giovani, donne in particolare, studenti universitari dissidenti”. Lo ha detto il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte parlando a margine della manifestazione in Campidoglio a sostegno del popolo iraniano.

Ha aggiunto Conte: “Sono preoccupatissimo per la repressione violenta che in questo momento il regime – un regime ovviamente dispotico, un regime dittatoriale – sta imprimendo. Una svolta violenta che condanniamo con la massima fermezza e siamo qui a testimoniare la nostra massima solidarietà”.

Artico, Tajani: “Noi vogliamo esserci, Italia tornata protagonista”

Roma, 16 gen. (askanews) – “Noi vogliamo esserci. L’Italia è un grande Paese, è tornato ad essere sempre più protagonista in politica estera e la politica estera oggi non la fa solo il ministro degli Esteri, non la fa da sola la diplomazia. La fanno il ministro della Difesa, la fanno il ministro dell’Università e della Ricerca, la fanno i nostri enti, come il Cnr, l’Enea, tutti coloro, anche le nostre imprese, che sono al di là dei confini nazionali”: così il ministro degli Esteri Antonio Tajani presentando, a Villa Madama insieme ai ministri della Difesa Guido Crosetto e della Ricerca, Anna Maria Bernini, la nuova strategia italiana per l’Artico.

“Oggi noi lanciamo un’iniziativa che è un punto di partenza e non un punto di arrivo”, ha aggiunto, ringraziando i colleghi per essere presenti.

Iran, Schlein: in piazza per pieno sostegno proteste iraniani

Roma, 16 gen. (askanews) – “Siamo qui per dare piena solidarietá e supporto al popolo iraniano che lotta per la libertà contro la brutale repressione del regime teocratico iraniano”. Cosi la segretaria dem Elly Schlein, arrivando alla manifestazione sull’Iran in piazza del Campidoglio a Roma.

“Ci sono state migliaia di vittime. Siamo a fianco di chi protesta e per supportare l’autodeterminazione del popolo iraniano ed è giusto essere qui a questa manifestazione lanciata dal movimento donna vita e libertà a cui siamo stati sempre vicini e da Amnesty e altre associazioni”.

Conti a Piazza di Spagna per lo spot di Sanremo: oggi niente annunci

Roma, 16 gen. (askanews) – “Oggi niente annunci, soltanto il grande spot nel cuore di Roma”, ha detto Carlo Conti arrivando a piazza di Spagna, ai piedi della Scalinata di Trinità dei Monti, per girare l’ultimo spot “Tutti cantano Sanremo” in vista del Festival.

Il conduttore e direttore artistico, assediato dai giornalisti e fotografi, non ha voluto svelare altre sorprese della kermesse che si aprirà il 24 febbraio.

I romani si sono radunati per un flashmob e per cantare “Con te partirò”. “La spete?” ha chiesto Conti, per poi aggiungere: “Altrimenti proveremo con Roma non far la stupida…”.

Auto, Ue non apre (ma non esclude) nuovo fronte con Cina su ibride

Roma, 16 gen. (askanews) – La Commissione europea non sta aprendo – per ora – un nuovo fronte di contesa con la Cina sulle auto ibride, oltre a quello che ha già in corso sull’importazione di auto elettriche su cui si sta cercando una soluzione negoziale. E dall’articolata risposta che un portavoce dell’esecutivo comunitario ha fornito su questo tema, si potrebbe ipotizzare che il capitolo ibride possa inserirsi proprio nella trattativa in corso.

“Le auto ibride non erano comprese nell’indagine iniziale anti sovvenzioni sulle auto elettriche a batteria cinesi importate nell’Ue, e nessuna indagine sulle esportazioni di veicoli ibridi dalla Cina è attualmente in corso”, ha precisato oggi a Bruxelles il portavoce per il Commercio della Commissione europea, Olof Gill, durante il briefing quotidiano dell’Esecutivo comunitario.

Gill rispondeva a una giornalista sulle anticipazioni di stampa pubblicate ieri secondo cui la Commissione avrebbe l’intenzione di aprire un’indagine anti sovvenzioni anche sulle auto ibride cinesi, simile a quella che ha portato all’imposizione di dazi sull’importazione di veicoli elettrici dalla Cina.

Questo dopo che lunedì scorso Bruxelles aveva pubblicato un documento di orientamento (“Guidance”) sulla presentazione di offerte di impegno sui prezzi nel contesto dei dazi anti-sovvenzioni in vigore sulle elettriche cinesi. Il ministero del Commercio cinese aveva commentato in termini molto positivi il documento. Il tutto aveva alimentato le ipotesi di passi avanti nelle trattative, posto che sempre Gill, il portavoce della Commissione, aveva precisato che non si era ancora ad un accordo.

Oggi ha aggiunto: “attualmente, stiamo monitorando il nostro mercato e specificamente le importazioni di tutti i tipi di veicoli, che siano elettrici o ibridi ‘plug-in’. E lo facciamo per poter attuare la sorveglianza sulle importazioni, con la regolare pubblicazione dei dati. Questo è tutto quello che posso dire in questo momento. Noi non commentiamo, né pregiudichiamo la possibilità di future indagini” , ha concluso il portavoce.

L’Artico assume una centralità inedita, l’Italia aggiorna la sua strategia

Roma, 16 gen. (askanews) – “L’Italia considera l’Artico un confine dell’Europa da proteggere e una regione fondamentale per l’unità del continente”. E’ in questo passaggio contenuto nelle conclusioni della nuova Strategia Artica Italiana che si colgono, alla luce delle tensioni internazionali sulla Groenlandia, le novità del documento illustrato oggi a Villa Madama dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, dal titolare della Difesa Guido Crosetto e dalla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini.

Si tratta infatti di un aggiornamento della Strategia artica nazionale, che avviene però a distanza di dieci anni dalla prima versione, redatta quando, come scritto nello stesso documento, “prevaleva una visione più statica e nel contempo più cooperativa delle problematiche artiche”. Oggi, sicuramente per il progredire del riscaldamento climatico, che apre la possibilità di nuove rotte marittime, ma soprattutto per l’accresciuta competizione tra superpotenze, come dimostra la protervia con cui il presidente Usa Donald Trump ha fatto intendere di voler controllare militarmente e sfruttare economicamente la Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca, l’Artico ha assunto un’inedita centralità strategica. E l’Italia, “un vicino lontano che si sta avvicinando”, si legge nel documento strategico, non vuole restare fuori dai giochi.

Lo ha messo nero su bianco la presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “L’Artico – ha scritto la premier dal Giappone in un messaggio inviato alla presentazione della Strategia – è una regione nevralgica nella competizione geopolitica globale”. “Siamo consapevoli – ha proseguito Meloni – che ciò che accade nel ‘Grande Nord’ non è qualcosa di distante o che rimane confinato in quella regione del mondo, ma riguarda il futuro di tutti noi, il nostro benessere, la nostra prosperità e la nostra sicurezza”. Per questo l’Italia, che “da sempre sostiene il diritto internazionale”, “intende continuare a fare la propria parte per preservare l’Artico come area di pace, cooperazione e prosperità”.

“Siamo convinti – ha sottolineato Meloni – che l’Artico debba essere sempre di più una priorità dell’Ue e della Nato e che l’Alleanza atlantica debba cogliere l’opportunità di sviluppare nella regione una presenza coordinata e capace di prevenire tensioni, preservare la stabilità e rispondere alle ingerenze di altri attori”.

Concetti riaffermati dal ministro degli Esteri Antonio Tajani: “La centralità della regione artica ci impone di aggiornare la nostra azione politica, economica e di ricerca. Noi abbiamo interesse alla stabilità dell’area, abbiamo interesse ad una sempre maggior presenza dell’Unione Europea e della Nato perché l’area artica è interesse geostrategico”, con le rotte marittime che si aprono, con “i confronti geopolitici che vediamo in questi giorni. Quindi non possiamo non avere una strategia aggiornata”. Sull’Artico, “ricco di materie prime”, ha ricordato Tajani, “dobbiamo pensare a mobilitare le nostre imprese”. Per questo “stiamo preparando con la nostra ambasciata a Copenaghen una missione imprenditoriale dedicata” e “convocherò quanto prima – ha annunciato Tajani – un tavolo imprenditoriale sul tema che raccolga i nostri principali gruppi industriali e le tante piccole e medie imprese di settori chiave come difesa, energia, ambiente e spazio”, in modo da “inserirle in un contesto di maggiore internazionalizzazione del nostro sistema, per essere all’avanguardia nell’export anche in questa regione del mondo”.

“Anche nell’Artico – ha assicurato Tajani – vogliamo promuovere la cooperazione per lo sviluppo sicuro delle future rotte marittime” e per questo “continueremo a promuovere un maggiore impegno della Nato in quell’area con una presenza dell’Ue”, ha sottolineato il vicepremier. Dal canto suo il ministro della Difesa Guido Crosetto ha posto l’accento sul cambiamento climatico che “creerà” nell’Artico “vie di comunicazione nuove, che incideranno, non sappiamo con quali tempi, sul 40-50% dei passaggi a Suez. Pensate cosa significa per le nostre aziende, per i nostri porti, un cambio così importante. Per cui necessariamente l’Italia deve mantenere un presidio, deve governare anche queste future rotte, deve mantenere una presenza economica, commerciale, di ricerca, anche militare, in una parte del mondo che diventerà sempre più strategica. Una parte del mondo che non è come le altre – ha ammonito Crosetto -, perché il paese che ha il confine più lungo con questo nuovo pezzo di mondo è la Russia” e “probabilmente, il giorno in cui finirà la guerra in Ucraina, una gran parte delle risorse militari russe saranno spostate in questo settore, come ci si sta spostando” d’altronde “la Nato, che ha concentrato tutta la politica militare sempre più vicino all’Artico” o “come dimostrano le dichiarazioni di Trump sulle Groenlandia”.

“Noi – ha concluso il ministro della Difesa – siamo disponibili a impegnarci perché l’asse della Difesa è fondamentale, è il supporto su cui si basano la ricerca e la diplomazia, è il basamento con cui il paese si presenta ed è quello che ci permette di far parte dei consessi internazionali consentendoci, anche in una zona come l’Artico dove non abbiamo accesso diretto, di rivendicare un nostro peso prendendoci una parte di responsabilità. Perché in quella zona, che è la terra di nessuno, occorre che ci sia qualcuno che in qualche modo costruisce delle regole e che non siano regole che creano altre fratture in un mondo che ne ha già troppe”.

Dunque, dalla cooperazione scientifica internazionale nell’Artico, che ha costituito il tradizionale strumento con cui il nostro Paese ha conquistato una solida e credibile reputazione in quella regione del mondo, ora l’Italia vuole passare a una postura più consona alle difficili sfide che il momento richiede.

“L’Artico è il luogo dove l’Italia può dire la sua da protagonista e il senso della nostra partecipazione a questa strategia nazionale sull’Artico – ha chiosato la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini – è quello di rappresentare un momento di coesione tra l’indispensabile ruolo della politica estera”, che ormai “giustamente fonde cooperazione e commercio”, e “la fondamentale e imprescindibile presenza di sicurezza e difesa ovunque si faccia ricerca, tecnologia e innovazione”. (di Massimo Santucci)

L’Artico assume una centralità inedita e l’Italia aggiorna la sua Strategia

Roma, 16 gen. (askanews) – di Massimo Santucci.

“L’Italia considera l’Artico un confine dell’Europa da proteggere e una regione fondamentale per l’unità del continente”. E’ in questo passaggio contenuto nelle conclusioni della nuova Strategia Artica Italiana che si colgono, alla luce delle tensioni internazionali sulla Groenlandia, le novità del documento illustrato oggi a Villa Madama dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, dal titolare della Difesa Guido Crosetto e dalla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini.

Si tratta infatti di un aggiornamento della Strategia artica nazionale, che avviene però a distanza di dieci anni dalla prima versione, redatta quando, come scritto nello stesso documento, “prevaleva una visione più statica e nel contempo più cooperativa delle problematiche artiche”. Oggi, sicuramente per il progredire del riscaldamento climatico, che apre la possibilità di nuove rotte marittime, ma soprattutto per l’accresciuta competizione tra superpotenze, come dimostra la protervia con cui il presidente Usa Donald Trump ha fatto intendere di voler controllare militarmente e sfruttare economicamente la Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca, l’Artico ha assunto un’inedita centralità strategica. E l’Italia, “un vicino lontano che si sta avvicinando”, si legge nel documento strategico, non vuole restare fuori dai giochi.

Lo ha messo nero su bianco la presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “L’Artico – ha scritto la premier dal Giappone in un messaggio inviato alla presentazione della Strategia – è una regione nevralgica nella competizione geopolitica globale”. “Siamo consapevoli – ha proseguito Meloni – che ciò che accade nel ‘Grande Nord’ non è qualcosa di distante o che rimane confinato in quella regione del mondo, ma riguarda il futuro di tutti noi, il nostro benessere, la nostra prosperità e la nostra sicurezza”. Per questo l’Italia, che “da sempre sostiene il diritto internazionale”, “intende continuare a fare la propria parte per preservare l’Artico come area di pace, cooperazione e prosperità”.

“Siamo convinti – ha sottolineato Meloni – che l’Artico debba essere sempre di più una priorità dell’Ue e della Nato e che l’Alleanza atlantica debba cogliere l’opportunità di sviluppare nella regione una presenza coordinata e capace di prevenire tensioni, preservare la stabilità e rispondere alle ingerenze di altri attori”.

Concetti riaffermati dal ministro degli Esteri Antonio Tajani: “La centralità della regione artica ci impone di aggiornare la nostra azione politica, economica e di ricerca. Noi abbiamo interesse alla stabilità dell’area, abbiamo interesse ad una sempre maggior presenza dell’Unione Europea e della Nato perché l’area artica è interesse geostrategico”, con le rotte marittime che si aprono, con “i confronti geopolitici che vediamo in questi giorni. Quindi non possiamo non avere una strategia aggiornata”. Sull’Artico, “ricco di materie prime”, ha ricordato Tajani, “dobbiamo pensare a mobilitare le nostre imprese”. Per questo “stiamo preparando con la nostra ambasciata a Copenaghen una missione imprenditoriale dedicata” e “convocherò quanto prima – ha annunciato Tajani – un tavolo imprenditoriale sul tema che raccolga i nostri principali gruppi industriali e le tante piccole e medie imprese di settori chiave come difesa, energia, ambiente e spazio”, in modo da “inserirle in un contesto di maggiore internazionalizzazione del nostro sistema, per essere all’avanguardia nell’export anche in questa regione del mondo”.

“Anche nell’Artico – ha assicurato Tajani – vogliamo promuovere la cooperazione per lo sviluppo sicuro delle future rotte marittime” e per questo “continueremo a promuovere un maggiore impegno della Nato in quell’area con una presenza dell’Ue”, ha sottolineato il vicepremier.

Dal canto suo il ministro della Difesa Guido Crosetto ha posto l’accento sul cambiamento climatico che “creerà” nell’Artico “vie di comunicazione nuove, che incideranno, non sappiamo con quali tempi, sul 40-50% dei passaggi a Suez. Pensate cosa significa per le nostre aziende, per i nostri porti, un cambio così importante. Per cui necessariamente l’Italia deve mantenere un presidio, deve governare anche queste future rotte, deve mantenere una presenza economica, commerciale, di ricerca, anche militare, in una parte del mondo che diventerà sempre più strategica. Una parte del mondo che non è come le altre – ha ammonito Crosetto -, perché il paese che ha il confine più lungo con questo nuovo pezzo di mondo è la Russia” e “probabilmente, il giorno in cui finirà la guerra in Ucraina, una gran parte delle risorse militari russe saranno spostate in questo settore, come ci si sta spostando” d’altronde “la Nato, che ha concentrato tutta la politica militare sempre più vicino all’Artico” o “come dimostrano le dichiarazioni di Trump sulle Groenlandia”.

“Noi – ha concluso il ministro della Difesa – siamo disponibili a impegnarci perché l’asse della Difesa è fondamentale, è il supporto su cui si basano la ricerca e la diplomazia, è il basamento con cui il paese si presenta ed è quello che ci permette di far parte dei consessi internazionali consentendoci, anche in una zona come l’Artico dove non abbiamo accesso diretto, di rivendicare un nostro peso prendendoci una parte di responsabilità. Perché in quella zona, che è la terra di nessuno, occorre che ci sia qualcuno che in qualche modo costruisce delle regole e che non siano regole che creano altre fratture in un mondo che ne ha già troppe”.

Dunque, dalla cooperazione scientifica internazionale nell’Artico, che ha costituito il tradizionale strumento con cui il nostro Paese ha conquistato una solida e credibile reputazione in quella regione del mondo, ora l’Italia vuole passare a una postura più consona alle difficili sfide che il momento richiede.

“L’Artico è il luogo dove l’Italia può dire la sua da protagonista e il senso della nostra partecipazione a questa strategia nazionale sull’Artico – ha chiosato la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini – è quello di rappresentare un momento di coesione tra l’indispensabile ruolo della politica estera”, che ormai “giustamente fonde cooperazione e commercio”, e “la fondamentale e imprescindibile presenza di sicurezza e difesa ovunque si faccia ricerca, tecnologia e innovazione”.

Salerno, si dimette sindaco Napoli: possibile ritorno di De Luca

Napoli, 16 gen. (askanews) – Il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, si è dimesso. Il primo cittadino, nel primo pomeriggio, ha protocollato in Segreteria generale una lettera nella quale formalizza la sua decisione. Una ipotesi che era già nell’aria da alcuni giorni. Come prevede il Tuel, le dimissioni diventano efficaci e irrevocabili trascorso il termine di 20 giorni dalla loro presentazione al consiglio comunale. Si provvederà poi allo scioglimento dell’assemblea e il prefetto nominerà un commissario.

Il secondo mandato consecutivo di Napoli sarebbe scaduto a ottobre prossimo, con elezioni che si sarebbero dovute tenere nella primavera del 2027, ma la sua decisione di dimettersi apre le porte a un possibile ritorno alle urne già nella prossima primavera. Le nuove elezioni amministrative potrebbero vedere come candidato l’ex presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. Un’ipotesi che viene caldeggiata da più parti e che lo stesso governatore non ha mai smentito. Nella consueta diretta Facebook del venerdì, oggi lo stesso De Luca ha parlato di cose concrete da attuare a Salerno nei prossimi mesi: un discorso che già ha il sapore di campagna elettorale.

In caso di elezione, per il ‘sindaco sceriffo’ sarebbe il quinto mandato da sindaco di Salerno. La prima volta fu eletto nel 1993, poi nel 1997, nel 2006 e nel 2011. Durante i suoi due mandati alla presidenza della Regione Campania (dal 2015 al 2025) il Comune di Salerno è stato guidato da Vincenzo Napoli, capo della sua segreteria politica, poi vicesindaco e sindaco facente funzioni, eletto nel 2016 e nuovamente nel 2021.

Bankitalia stima crescita 2026 a 0,6%, si rafforzerebbe in 2027-28

Roma, 16 gen. (askanews) – Nel terzo trimestre il Pil dell’Italia è leggermente aumentato, per effetto del deciso rialzo delle esportazioni e dell’espansione degli investi menti, che hanno beneficiato degli incentivi fiscali e delle altre misure connesse con il Pnrr. Lo riporta la Banca d’Italia, ricordando nell’ultimo Bollettino economico che nelle proiezioni elaborate a dicembre si prefigura una crescita del prodotto dello 0,6 per cento nel 2026, che si rafforzerebbe nel biennio 2027-28.

I cons mi delle famiglie sono cresciuti in misura contenuta, si legge, risentendo di attese ancora sfavorevoli sull’evoluzione del quadro economico internazionale.

Sulla base delle nostre valutazioni, nel quarto trimestre l’attività economica ha continuato a espandersi moderatamente, dice Bankitalia, sospinta dal settore dei servizi, soprattutto quelli destinati alle imprese, e da un recupero nell’industria. Le prospettive per la mani fattura restano incerte, anche per l’intensificarsi della concorrenza cinese in diversi comparti.

Sci, Giovanni Franzoni trionfa a sorpresa nel SuperG di Wengen

Roma, 16 gen. (askanews) – Clamorosa affermazione, la prima in carriera in Coppa del Mondo, del bresciano Giovanni Franzoni nel SuperG di Wengen, in Svizzera. Sceso col pettorale numero 1, scia in maniera molto lineare, senza errori e con una buona velocità finale: taglia il traguardo in 1’45″19, un tempo che da subito si intuisce possa essere interessante. FRanzoni riesce a tenere dietro tutti, finanche il campionissimo Marco Odermatt, pettorale numero 13, ovvio e naturale favorito della gara. Ma Odermatt va subito fuori dal podio, quarto a 53 centesimi da Franzoni. Col numero 14 scende Dominik Paris, altro candidato a finire in una delle prime piazze, ma sbaglia dopo pochi secondi di discesa. Ed ecco che allora il sogno comincia a diventare realtà. Alla fine, trionfa proprio lui, il 24enne Franzoni: alle sue spalle l’austriaco Stefan Babinski a 35 centesimi, terzo lo svizzero Franjo Von Allmen a 37.

Sanremo, Carlo Conti gira spot del Festival: "Oggi niente annunci"

Roma, 16 gen. (askanews) – “Oggi niente annunci, soltanto il grande spot nel cuore di Roma”: Carlo Conti arriva in piazza di Spagna, ai piedi della Scalinata di Trinità dei Monti, per girare l’ultimo spot “Tutti cantano Sanremo” in vista del Festival.

Il conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo, assediato dai giornalisti e fotografi, non ha voluto svelare altre sorprese della kermesse che si aprirà il 24 febbraio.

I romani si sono radunati per il flashmob e per cantare “Con te partirò”. “Certamente – ha detto Conti – altrimenti proveremo con Roma non far la stupida”.

La madeleine di Renzi: una Margherita 4.0 per aiutare c.sinistra a vincere

Roma, 16 gen. (askanews) – Il nome, come una madeleine di Proust, sblocca ricordi, evoca protagonisti e storie, nonchè la propria storia politica. Il nome è: Margherita 4.0. Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ripete da mesi (da anni?) che al campo largo per vincere le elezioni politiche e tornare al governo del Paese non basta l’alleanza tra i Dem, i Cinquestelle, Avs e +Europa (Calenda, con Azione, ha ribadito più volte di volerne stare fuori), ma serve un’altra gamba, una gamba di centro, un luogo in cui i riformisti possano riconoscersi e sentirsi rappresentati. Ora poi “che Meloni ha fifa di perdere le elezioni” e, dopo i distinguo della Lega sulla risoluzione sull’Ucraina, “ha una fronda a destra”, è il momento di agire.

Questa cosa, questo contenitore, l’ex premier l’ha battezzata come Casa Riformista, lanciata in grande stile all’ultima Leopolda, ma da qualche tempo è spuntata, dal terreno non sempre facile da arare dell’essere opposizione – peraltro tra tante opposizioni (almeno cinque a giudicare dalle risoluzioni sulla politica estera, ultimo caso, ieri, l’Ucraina) – una nuova Margherita, versione 4.0 appunto. Per Renzi, a livello personale, sarebbe la chiusura di un cerchio: si sa che ha iniziato a fare politica con il Partito Popolare, di cui è stato segretario giovanile e provinciale a 24 anni, aderendo, nel 2002, alla Margherita di Francesco Rutelli.

Oggi, in un’intervista, ribadisce il concetto. “Uno spazio al centro, uno spazio riformista, una Margherita 4.0 va fatta. Poi che la si faccia con Delrio, con i sindaci, con il mondo di Iv, con gli altri partiti di quest’area” si vedrà. Certo, ci sarà “gente che verrà anche da Forza Italia” perchè dentro quel partito “con la corrente di Occhiuto” “sta succedendo qualcosa” ed è molto interessante. Ma, attenzione, “è un contenitore che non deve portar via necessariamente al Pd, non è un’operazione contro il Pd, è a sostegno”.

Sono lontani i tempi della scissione dal Pd che portò alla nascita di Italia Viva e ad anni di rapporti difficili con il suo ex partito. Renzi, spiegano dalle parti di Iv, vuole dare un contributo al campo largo senza intestarsi niente. Non si metterà, insomma, a corteggiare i Dem che si trovano a disagio con la guida, considerata troppo a sinistra e troppo schiacciata sui Cinquestelle, di Elly Schlein. Ma c’è un fatto: se nasce davvero la Margherita 4.0., magari con l’aiuto di alcuni sindaci, a cominciare da Silvia Salis, sindaca di Genova e ospite d’onore dell’ultima Leopolda (a cui però ha contribuito anche il primo cittadino di Napoli, Gaetano Manfredi), sarà un fatto politico non rimuovibile per chi si trova, ad esempio, nelle condizioni dei riformisti Dem. Paolo Gentiloni, Pina Picierno, Giorgio Gori, Lorenzo Guerini da tempo chiedono (senza ottenerlo) un cambio di passo a Schlein.

Prima dei nomi, però, il programma. “Tra l’ideologismo della Albanese e della Salis e questa destra che ci governa ci sarebbe uno spazio fertile, tutto da riempire di contenuti – ha scritto Renzi qualche settimana fa sul Foglio -. Lo spazio che io penso appartenga alla Casa riformista, una Margherita 4.0 capace di aiutare il centrosinistra a vincere le elezioni politiche del 2027”. Di prospettive e contenuti, tasse e sicurezza in primis, si parlerà domani a Palazzo Castiglioni, a Milano, all’assemblea nazionale di Italia Viva, che con queste premesse è una prova generale, “un treno” che parte. Perchè, chiosa Renzi, in uno dei suoi interventi, “non sottovalutate chi sposta il 2%. O se volete sottovalutarlo prima guardate quante volte le elezioni si sono giocate con un range del 2%”.

Vela, a Cagliari la prima regata preliminare di America’s cup

Roma, 16 gen. (askanews) – Ora è ufficiale: sarà Cagliari ad aprire il cammino della 38esima America’s Cup. Dal 21 al 24 maggio 2026 il capoluogo sardo e il suo Golfo degli Angeli ospiteranno la prima regata preliminare dell’edizione che culminerà con la Louis Vuitton Cup e con l’assegnazione del trofeo a Napoli nell’estate 2027. Un avvio simbolico e sostanziale, perché proprio in Sardegna Luna Rossa farà il suo esordio ufficiale nella nuova avventura della competizione sportiva più antica del mondo.

In acqua ci saranno cinque team, ciascuno con due imbarcazioni AC40 monotipo foiling: una affidata agli equipaggi principali e l’altra riservata a team composti da donne e giovani velisti. Oltre a Luna Rossa parteciperanno i detentori del titolo di Emirates Team New Zealand, gli svizzeri di Alinghi, i britannici di Athena Racing e i francesi di K-Challenge. Il formato prevede una serie di regate di flotta, al termine delle quali i primi due classificati si affronteranno in una finale secca per la vittoria della tappa.

La scelta di Cagliari è stata rivendicata con orgoglio dalle istituzioni. “Siamo orgogliosi non solo di ospitare l’America’s Cup in Italia, a Napoli, ma che il viaggio inizi già a maggio nelle acque di Cagliari”, ha dichiarato il ministro per lo Sport Andrea Abodi, sottolineando il valore simbolico di una città considerata la casa di Luna Rossa e luogo iconico della vela internazionale. Un riconoscimento alla tradizione velica italiana e, allo stesso tempo, un’occasione per promuovere il territorio e ispirare nuove generazioni.

Grande soddisfazione anche da parte della Regione Sardegna. L’assessore al Turismo Franco Cuccureddu ha parlato di un risultato tutt’altro che scontato, frutto di mesi di trattative complesse condotte con grande riservatezza. La presidente Alessandra Todde ha difeso l’investimento pubblico da 7 milioni di euro, stimando un ritorno economico diretto di circa 50 milioni e ribadendo che la Sardegna può essere protagonista nel panorama sportivo mondiale, “a testa alta”.

La tappa di Cagliari rappresenterà così il primo vero banco di prova per le imbarcazioni e gli equipaggi in vista della Louis Vuitton Cup. Un inizio che unisce tradizione, visione e ambizione, lanciando l’Italia al centro del mondo della vela già dalla primavera 2026.