Home Blog

Gli Stati Uniti guidano la crescita dei prodotti italiani DOP

New York, 30 giu. (askanews) – Gli Stati Uniti si confermano il principale mercato estero del Parmigiano Reggiano e diventano il punto di partenza della nuova strategia di crescita internazionale del Consorzio. I numeri parlano chiaro: nei primi cinque mesi del 2026 le esportazioni verso gli USA sono aumentate del 2,5%, raggiungendo circa 7 mila tonnellate.

Per questo il Consorzio ha scelto il Summer Fancy Food Show di New York, il più importante appuntamento dedicato allo specialty food del Nord America, per presentare la propria visione di sviluppo sul mercato americano.

L’intervista al Presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, Nicola Bertinelli: “L’edizione 2026 del Fancy Food è per noi storica. È il nuovo capitolo del Parmigiano Reggiano negli Stati Uniti. La nostra Dop esporta circa il 10 per cento della sua produzione, pari a 17 mila tonnellate, negli USA. Il nostro obiettivo è quello di raddoppiare questi dati entro otto anni. Ma per farlo, occorre ideare una strategia di valorizzazione.

Il Parmigiano Reggiano deve essere sempre più parte della vita quotidiana dei cittadini americani. Ciò vuol dire non essere un semplice pezzo di formaggio, bensì un elemento culturale.”

Nel corso della fiera è stata significativa anche la presenza delle istituzioni, con la partecipazione di rappresentanti nordamericani e italiani come l’Italian Trade Agency (ICE), e il Ministro all’Agricoltura Francesco Lollobrigida.

Le sue parole: “Il Parmigiano Reggiano negli Stati Uniti è presente da sempre, ma negli ultimi anni sta facendo un salto di qualità. Chi ha investito sulla protezione di altissimo profilo come il Parmigiano Reggiano nel mercato americano riesce a imporsi in qualsiasi condizione. Non esiste tariffa che possa fermare la capacità di permeare un mercato che è sempre più attento alla qualità della Dop.”

Costruire valore insieme ai partner americani, rendendo il Parmigiano Reggiano sempre più riconoscibile e autentico: questo l’obiettivo del consorzio, che vuole puntare sull’espressione del Made in Italy, riconosciuto come parte integrante della cultura gastronomica contemporanea.

Esordio vincente di Tyra Grant a Wimbledon: batte Boulter in due set

Roma, 30 giu. (askanews) – Debutto perfetto nel palcoscenico di Wimbledon e primo successo in uno Slam per Tyra Grant che, in un’ora e 7 minuti, supera l’inglese Boulter in due set (6-4, 6-2) e avanza al 2° turno. Avvio equilibrato, con errori sul servizio da una parte e dall’altra: Grant è chiamata a uscire subito da una situazione complicata ma sfrutta poi i doppi falli dell’avversaria per brekkare sul 2-1. Un vantaggio che consolida nel game successivo e che non si lascia più sfuggire. È di rovescio, in particolare, che prende il sopravvento su Boulter fino a chiudere col 6-4 il primo set. La fiducia prosegue anche nel secondo parziale e porta subito ai vantaggi l’inglese che riesce a portare a casa il primo game in battuta, ma non il terzo. Ancora i doppi falli ad aprire la strada all’azzurra, poi un dritto largo che concede il break a Grant. La 18enne non sbaglia praticamente nulla e non concede quasi punti sul servizio, al contrario di Boulter che accumula altri gratuiti e cede un altro break, quello del 5-2. Grant ha la possibilità di chiudere e centra l’obiettivo, guadagnandosi il 2° turno di Wimbledon.

Comitato remigrazione consegna firme pdl: "Antifascisti fuori dalle p…"

Roma, 30 giu. (askanews) – Il comitato per la “remigrazione” e la “riconquista”, fondato da realtà di destra estrema come CasaPound Italia, Rete dei Patrioti, Veneto Fronte Skinheads e Brescia ai Bresciani, ha depositato le 150mila firme raccolte per la proposta di legge di iniziativa popolare sulla remigrazione al servizio testi normativi della Camera dei deputati.

“Le firme sono state consegnate. Ora tocca alla politica, a quelli che parlano di remigrazione. Noi crediamo ci sia bisogno di una proposta radicale, vedremo se la metteranno in atto”, ha detto l’esponente di Casapound Luca Marsella. I cronisti fanno notare l’assenza di parlamentari, tra cui Domenico Furgiuele (ex leghista ora con Roberto Vannacci), il quale aveva tentato di ‘ospitare’ una conferenza stampa del comitato a Montecitorio, la cui sala era stata occupata però da deputati di Pd-M5S e Avs che ne avevano impedito lo svolgimento. E Marsella risponde: “Non c’erano neanche quelli del Pd, non c’era Fratoianni, non c’era Orfini, il M5S. Si sono arresi. Oggi decretiamo la sconfitta dell’antifascismo, siamo entrati in Parlamento. Abbiamo portato la nostra proposta di legge. L’antifascismo oggi muore, finalmente. Ci siamo tolti dalle palle l’antifascismo”.

A chi ricorda che l’ex parà della Folgore Roberto Vannacci la Pdl la condivide ma non del tutto, replica Salvatore Ferrara, vicepresidente del comitato Remigrazione e Riconquista e capitano della Rete dei Patrioti: “Appena sarà confermato che le firme son buone, noi ci auguriamo che Vannacci faccia seguire alle parole i fatti. Prenda la nostra Pdl, la discuta e la faccia approvare”.

“Adesso andremo avanti e continueremo a sollecitare la classe politica”, aggiunge Ivan Sogari, vicepresidente del Comitato Remigrazione e Riconquista. La premier Giorgia Meloni ha detto che la remigrazione sono i rimpatri volontari assistiti. “La Meloni ha detto una piccola parte di quello che è la remigrazione. La nostra proposta è molto più articolata” e prevede anche “l’abolizione del decreto flussi e speriamo che da domani la Meloni e il governo lavorino per superare il decreto flussi” dice Sogari, precisando che “al momento” non ci sono stati contatti con l’ex missino e sindaco di Roma Gianni Alemanno, il cui movimento “Indipendenza” è confluito in Futuro nazionale di Vannacci.

“Noi non abbiamo sentito Vannacci, non abbiamo un’interlocuzione con questo governo, né con nessun partito. Chiaramente portiamo la nostra proposta di legge, hanno il nostro numero di telefono. Chi vorrà interloquire con noi ci può chiamare – conclude Marsella – Ma non faremo passi indietro né faremo ammorbidire questa proposta di legge”. Condividendo, in questo, le parole del generale nell’interlocuzione di Futuro nazionale con il centrodestra: “Giorgia Meloni sicuramente ha il mio numero di telefono; se non lo ha, sa come recuperarlo, è una persona capace – ha sottolineato qualche giorno fa Vannacci -. Io sono sempre disponibile”.

Mondiali, Klopp: "Io ct Germania? Non è il momento"

Roma, 30 giu. (askanews) – Dopo l’eliminazione dai Mondiali, in Germania il nome più caldo per l’eventuale successione a Julian Nagelsmann è quello di Jürgen Klopp. L’ex allenatore del Liverpool, oggi responsabile del settore calcio gruppo Red Bull, era a bordo campo come opinionista e ha risposto così a MagentaTv alla domanda sul possibile ruolo da ct: “Non ci ho ancora pensato. Ho vissuto spesso anche io, da allenatore, situazioni in cui un grande sogno è andato in frantumi. Capisco che, quando si parla del commissario tecnico della Germania, venga fatto il mio nome. Ma non è il momento giusto per parlarne, soprattutto non con me”. Poi ha aggiunto: “Ho un lavoro che faccio molto volentieri. E, da quanto ho sentito, quello del ct non è un lavoro part-time. Oggi la Germania è stata eliminata e non è il momento in cui penso alla figura di Jürgen Klopp”.

Gli inviati di Trump Witkoff e Kushner a Doha (ma non previsti incontri ad alto livello con gli iraniani)

Roma, 30 giu. (askanews) – Il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed Al-Ansari, ha annunciato oggi che gli inviati del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, sono arrivati a Doha per incontrare i mediatori nei negoziati con l’Iran.

Secondo quanto riferito dal portavoce qatarino, “non è previsto alcun incontro di alto livello tra Stati Uniti e Iran a Doha. I colloqui tecnici tra le parti proseguono in varie forme e la visita di Witkoff e Kushner non include negoziati diretti con l’Iran”.

Al-Ansari ha altresì aggiunto che “i negoziati riguardano diverse questioni, sia il programma nucleare sia i fondi congelati”.

Scuola, Meloni: Stato garantisca a studenti vera uguaglianza in partenza

Milano, 30 giu. (askanews) – “Dovete essere pienamente liberi quando farete le vostre scelte, non dovete avere dei limiti che sono stati precostituiti, che non dipendevano da voi, che dipendevano dalla condizione da quale arrivavate, dalla famiglia nella quale nascevate… Queste barriere vanno rimosse. La vera uguaglianza esiste davvero nel punto di partenza, non nel punto d’arrivo. Uno Stato giusto costruisce le condizioni per cui tutti devono avere le stesse opportunità, poi però dove arrivi quello lo Stato non lo può determinare, quello lo determinate voi: con la vostra capacità, con la vostra determinazione con la vostra passione. Quello che noi stiamo cercando di fare è cercare di costruire queste condizioni di partenza pari per tutti anche in una dimensione che diventa molto molto importante oggi che è la vostra capacità di confrontarvi con i vostri coetanei”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo al Ministero dell’Istruzione all’evento “Gli studenti italiani in Europa”, dedicato al piano per il potenziamento dell’apprendimento delle lingue, promosso dal MIM.

Ovvero, ha sottolineato Meloni, “il più importante programma di formazione linguistica di mobilità internazionale che è stato mai realizzato in Italia per gli studenti delle scuole superiori, un investimento da 420 milioni di euro di fondi strutturali europei che noi decidiamo di destinare a questa sfida per consentire ad almeno 150.000 ragazzi e ragazzi italiane di vivere un’esperienza che consideriamo particolarmente importante, cioè trascorrere un periodo in un paese europeo”.

In particolare, ha sottolineato la premier, “crediamo che il talento dei nostri ragazzi debba meritare le stesse opportunità di tutti i loro coetanei europei, ad esempio crediamo che il talento di un ragazzo non si possa e non si debba fermare di fronte a una barriera linguistica. Se noi oggi non togliamo quella barriera, rischiamo che tantissimi giovani italiani non siano pienamente liberi domani nella loro capacità di scelta, perché hanno la barriera della lingua. E noi vogliamo fare tutto quello che possiamo per superare la barriera della lingua”. Ma non solo: “Vivere e studiare anche solo per qualche settimana, anche solo per qualche mese in un altro paese significa imparare ovviamente ad affrontare situazioni nuove, significa diventare più autonomi significa confrontarsi con persone che hanno abitudini, idee, culture, diverse dalla nostra, quindi allargare lo spazio della propria mente, della propria capacità di comprensione dell’altro. Significa acquisire sicurezza, significa imparare a cavarsela, allargare i propri orizzonti e significa per noi arricchire questa comunità, perché quando questi ragazzi che parteciperanno al progetto torneranno indietro porteranno con loro molto più di una lingua straniera meglio conosciuta, meglio parlata: porteranno nuove idee, porteranno nuove amicizie, porteranno una maggiore fiducia in loro stessi, uno sguardo più ampio sul mondo. Tutto questo sarà una ricchezza per loro, certamente, ma lo sarà anche per i loro amici, lo sarà per le loro famiglie, lo sarà per le loro classi, lo sarà per l’Italia nel suo complesso”.

Padel, Coppa dei Club Msp: il titolo nazionale resta a Roma

Roma, 30 giu. (askanews) – Sei anni dopo il trionfo del 2020, il Padel Colli Portuensi è di nuovo campione nazionale della Coppa dei Club Msp Italia di padel. Dopo aver conquistato il titolo provinciale che valeva come qualificazione alla fase nazionale, si legge in una nota, il circolo romano si è aggiudicato anche il titolo nazionale battendo in finale i romagnoli del Russi. Il Colli Portuensi succede a un’altra squadra romana, l’Eschilo, e arricchisce un palmares di grande prestigio che ora recita: due titoli nazionali, tre titoli provinciali, un titolo della Regione Lazio e cinque partecipazioni alla finale nazionale.

La finale nazionale della Coppa dei Club Msp ha visto impegnate in questo weekend, presso il Circolo 747 di Aprilia, 15 squadre per il tabellone gold, provenienti da dieci regioni d’Italia (Lazio, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Sardegna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana Umbria). Accanto al tabellone principale, spazio anche al tabellone silver, vinto dal Moma ABCoach (Lazio).

Le finali nazionali della Coppa dei Club sono state però anche nel segno dell’inclusione, con due eventi di padel mixto, uno dei quali internazionale con la presenza di sei ex calciatori che sono scesi in campo con un atleta con disabilità motoria. La coppia formata dagli spagnoli David Lopez Moreno e Marcos Cambronero si è aggiudicata l’evento internazionale di padel mixto: Lopez, ex calciatore dell’Athletic Bilbao, e Cambronero, campione del mondo e tre volte campione d’Europa di padel in carrozzina, hanno battuto in finale la Francia, che vedeva in campo l’ex romanista Vincent Candela e il campione nazionale transalpino Dorian Navarro. Si è fermata invece in semifinale l’avventura di Dario Marcolin, talent di punta di DAZN, e Gigi Di Biagio, attuale allenatore dell’Arabia Saudita Under 23, in coppia rispettivamente con Roberto Punzo e con Andrea D’Agostini. A completare il quadro dell’evento internazionale, l’olandese Gerald Sibon, ex di Ajax e Sheffield Wednesday, insieme a Robin Amerlame (medaglia d’oro in doppio alle Paralimpiadi di Sydney nel 2000 e in singolare ad Atene nel 2004) e la coppia svizzera formata dall’ex Lazio Guerino Gottardi con Luca Taramelli, che in coppia con Ludovica Renzoni si è comunque aggiudicato la finale nazionale di padel mixto, che ha visto la partecipazione di 12 coppie provenienti da tutta Italia.

“Un evento straordinario, complimenti a Msp Italia, questa manifestazione presenta tutti i valori dello sport, inclusione, rispetto, partecipazione, il sacrificio di fare sport – le parole di Mario Luciano Crea, presidente della commissione cultura, spettacolo, sport e turismo della Regione Lazio -. La Coppa dei Club è una manifestazione importante per diffusione e promozione della cultura sportiva a tutti i livelli. Abbiamo, come istituzione, il compito di promuovere e sostenere la cultura dello sport, mettendo a terra risorse finanziare importanti, sia per l’impiantistica sia per la promozione dello sport”.

CLASSIFICA FINALE

1. Padel Colli Portuensi (Lazio); 2. Russi Padel (Emilia Romagna); 3. Bombonera Padel (Abruzzo), 4. Eschilo Padel Tilt (Lazio); 5. Pad & Fit Black (Lazio); 6. Bamm (Sardegna); 7. Smash Padel (Emilia Romagna); 8. Romita Padel arancio (Umbria); 9. Triestina Padel (Friuli Venezia Giulia); 10. Livorno Padel (Toscana); 11. Nitro A (Marche); 12. Inside Padel (Umbria); 13. Padel Conegliano (Veneto); 14. Padel & Fitness Montenero (Molise); 15. 747 Padel Club (Lazio)

CATEGORIA SILVER

1. Moma ABCoach (Lazio); 2. Massa Martana Padel Burlarelli Lavorazione Pietre (Umbria); 3. TC Roseto (Abruzzo)

I My Chemical Romance a Firenze per unica data italiana del tour

Milano, 30 giu. (askanews) – Mercoledì 15 luglio alla Visarno Arena di Firenze arriveranno in Italia i My Chemical Romance, con l’unico appuntamento italiano del The Black Parade 2026, in cui suoneranno per intero il loro album capolavoro “The Black Parade”, oltre ai loro altri grandi successi. Special guest della serata sarà la band alternative-rock di New York, Interpol.

Il 2026 segna un anniversario speciale per milioni di fan in tutto il mondo: i vent’anni di “The Black Parade”, l’album che ha consacrato i My Chemical Romance come una delle band più iconiche degli anni Duemila.

Per celebrare questo traguardo, la band guidata da Gerard Way riporta sul palco i brani che hanno segnato una generazione e che ancora oggi continuano a influenzare artisti e fan in ogni parte del globo.

Uscito nel 2006, “The Black Parade” non è stato solo un disco: è diventato un manifesto culturale, con il suo immaginario teatrale, le sonorità potenti e i testi capaci di raccontare la fragilità e la forza dell’essere giovani. Canzoni come “Welcome to the Black Parade”, “I Don’t Love You” e “Famous Last Words” sono entrate nella storia del rock e hanno reso i My Chemical Romance una vera leggenda della scena alternativa.

Il tour del ventennale promette di essere un’esperienza unica: uno show spettacolare, un viaggio emozionante tra passato e presente, che riporterà sul palco tutta l’energia e la carica emotiva di una delle band più amate di sempre.

Terremoti in Venezuela, bimbo salvato dopo sei giorni sotto le macerie

Roma, 30 giu. (askanews) – La squadra internazionale giordana di ricerca e soccorso ha salvato un bambino di tre anni rimasto intrappolato per sei giorni sotto le macerie di un edificio crollato nella capitale venezuelana Caracas. Lo riferisce l’agenzia giordana Petra.

Un portavoce della Direzione della pubblica sicurezza giordana ha riferito che il salvataggio è avvenuto mentre la squadra era impegnata in operazioni di ricerca e soccorso a Caracas. Il bambino è stato trovato vivo sotto i detriti, con parametri vitali stabili.

Secondo il portavoce, i soccorritori hanno lavorato per diverse ore per rimuovere con cautela le macerie utilizzando attrezzature specializzate, monitorando continuamente le condizioni del bambino con tecnologie di imaging termico. Questo ha consentito di estrarlo in sicurezza e senza ferite.

Il bambino ha ricevuto subito le prime cure dal medico e dai paramedici della squadra, prima di essere trasferito nell’ospedale più vicino. Le autorità locali competenti sono state informate dell’accaduto.

Scuola, inaugurazione anno il 21 settembre ad Amatrice con Mattarella

Roma, 30 giu. (askanews) – La cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico avrà luogo quest’anno il 21 settembre ad Amatrice, per ricordare i 10 anni dal terremoto. E’ questa la decisione della Presidenza della Repubblica congiuntamente al Ministero dell’Istruzione e del Merito.

La cerimonia, alla quale prenderanno parte il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il ministro Giuseppe Valditara, si svolgerà presso l’Istituto omnicomprensivo “Sergio Marchionne” (ex Romolo Capranica) nella nuova sede della frazione San Cipriano.

Caldo estremo, giovedì solo 2 città con "bollino rosso". Oggi e domani 25

Roma, 30 giu. (askanews) – Si allenta nei prossimi giorni la morsa dell’afa sull’Italia.

La conferma arriva anche dal Bollettino sulle ondate di calore pubblicato dal Ministero della Salute per il quale, dopo due giorni – oggi e domani – con il record di 25 città con “bollino rosso”, giovedì 2 luglio l’arrivo di temporali e aria più fresca porteranno a 2 le città da “bollino rosso” (Catania e Reggio Calabria), una con “bollino arancione” (Messina) e le restanti 24 con “bollino giallo”.

Oggi e domani ancora però si soffrirà il caldo, con 25 città in allerta massima.

Secondo la tabella dei livelli di rischio del Ministero della Salute, il “bollino giallo” (livello 1 di pre-allerta) indica condizioni meteorologiche che possono precedere il verificarsi di un’ondata di calore: questo livello non richiede azioni immediate, ma indica che nei giorni successivi è probabile che possano verificarsi condizioni a rischio per la salute; il “bollino arancione” (livello 2) indica condizioni meteorologiche che possono rappresentare un rischio per la salute, in particolare nei sottogruppi di popolazione più suscettibili; il “bollino rosso” (livello 3) indica condizioni di emergenza (ondata di calore) con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche.

Attentato contro oligarca ucraino a Monte Carlo, il sospetto "fuggito in Francia"

Roma, 30 giu. (askanews) – Il sospettato dell’attentato dinamitardo avvenuto ieri sera a Monte Carlo contro l’oligarca ucraino Vadim Ermolaev, rimasto ferito, “sembra essere partito per la Francia”. Lo ha affermato il ministro di Stato del Principato, Christophe Mirmand, aggiungendo che le ricerche per catturare l’autore materiale dell’attentato “continuano”. Lo riporta Le Figaro.

Il ministro di Stato del Principato ha sottolineato la “significativa e completa” cooperazione in atto “tra i servizi giudiziari e di intelligence monegaschi e quelli francesi”.

Il principe Alberto II di Monaco ha condannato il recente attentato contro l’oligarca ucraino Vadim Ermolaev, che ha causato il ferimento di tre persone, affermando che si tratta di un “crimine efferato”.

“La criminale esplosione avvenuta a Monaco ha scioccato l’intera comunità monegasca. Il mio pensiero va innanzitutto alle vittime, alle loro famiglie e ai residenti direttamente colpiti da questo atto ignobile. La principessa Charlène, la mia famiglia e io desideriamo esprimere loro la nostra compassione e il nostro sostegno incrollabile”, ha dichiarato il principe Alberto II in un comunicato diffuso dal Palazzo del Principato di Monaco.

Il silenzio della preghiera

In queste ore di angoscia e di attesa desidero esprimere la mia vicinanza più sincera alla ministra Eugenia Roccella, ai suoi familiari e a quanti stanno vivendo con lei questa prova così dolorosa.

Quando una persona cara viene sottratta improvvisamente allo sguardo, la prima parola non può che essere il silenzio. Un silenzio abitato dalla preghiera, dalla speranza, dalla discrezione e dal rispetto per un dolore che nessuna parola può davvero contenere.

Penso a Luigi Cavallari, alla sua famiglia, ai soccorritori impegnati senza sosta nelle ricerche, e chiedo al Signore di sostenere Eugenia in queste ore sospese, nelle quali la fede non cancella l’angoscia, ma aiuta a non restare soli dentro l’angoscia.

In momenti come questi cadono le distanze, le appartenenze, le differenze politiche. Resta soltanto l’umano: la fragilità della vita, il legame degli affetti, il bisogno di sentirsi custoditi dalla vicinanza degli altri e dalla misericordia di Dio.

A Eugenia giunga il mio abbraccio fraterno, insieme alla preghiera perché, anche dentro questa notte, possa sentirsi accompagnata da una comunità che le vuole bene e che condivide la sua attesa.

 

Giuseppe Fioroni
Vicepresidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori

Appello del Papa ai lefebvriani: tornate sui vostri passi. Domani le ordinazioni che porterebbero a scomunica

Roma, 30 giu. (askanews) – Con una lettera dal Vaticano datata 29 giugno 2026, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, Papa Leone XIV scrive a don Davide Pagliarani, Superiore Generale dei lefebvriani, la Fraternità Sacerdotale San Pio X, pregando e chiedendo “con tutto il cuore” di “tornare sui vostri passi” riguardo l’ordinazione – prevista domani 1 luglio, nel seminario svizzero di Écône – di quattro vescovi senza l’autorizzazione pontificia cui, atto che porterà a una scomunica automatica con la Chiesa di Roma.

Un ultimo appello, dunque, del Pontefice che domanda ai lefebvriani di “desistere dall’intento”, ricordando che la Chiesa è ancora “disponibile a un percorso di dialogo e di intesa”.

“Con animo paterno – scrive Leone – desidero rivolgermi a Lei e, per mezzo Suo, ai vescovi, ai sacerdoti, ai seminaristi e ai fedeli legati alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, consapevole della responsabilità che il Signore mi ha affidato come Successore dell’Apostolo Pietro. La Chiesa riconosce l’attaccamento alla vita liturgica, l’impegno nella formazione sacerdotale, lo zelo apostolico e il desiderio di fedeltà alla Tradizione che caratterizzano molte persone e comunità legate a codesta Fraternità. Ciò ha motivato l’atteggiamento di attenzione e di benevolenza che i miei Predecessori vi hanno costantemente manifestato”.

“Con questo spirito, e colmo di affetto cristiano, vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione. La Chiesa è disponibile a un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo”.

“Prego per voi, perché lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori. Per l’autorità ricevuta da Cristo, con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento e affido queste intenzioni al Cuore Immacolato di Maria, Madre del Buon Consiglio”, conclude il Papa.

Malattie rare senza diagnosi, si punta su genetica e IA

Bergamo, 30 giu. (askanews) – Da quattro anni l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, partner del progetto europeo ANTHEM, è impegnato su due principali filoni di ricerca: la genetica umana e lo sviluppo di tecniche innovative di acquisizione e analisi delle immagini diagnostiche, anche basate sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo è individuare le varianti genetiche responsabili di malattie rare nei pazienti pediatrici e adulti che non hanno ancora ricevuto una diagnosi, contribuendo così a rendere la medicina sempre più personalizzata.

“L’incontro di oggi rappresenta per ANTHEM una delle dimostrazioni più efficaci di come, la collaborazione tra ricercatori che hanno competenze diverse, possa tradursi in un beneficio per la comunità. Noi stiamo assistendo a come si possa effettivamente passare dal laboratorio alla corsia dell’ospedale. Questo è uno dei risultati che fondazione ANTHEM si era posta all’inizio della sua storia e si sta dimostrando un obiettivo raggiungibile” ha dichiarato Guido Cavaletti, Direttore Scientifico di Fondazione ANTHEM.

“Non c’è niente di peggio, per un paziente affetto da malattia rara, del non avere un nome per questa. ANTHEM ha contribuito tantissimo perché, attraverso la tecnologia e il suo supporto ai ricercatori, si è potuto arrivare ad una diagnosi per molti pazienti, con un approccio tecnologicamente molto avanzato, che potrà poi essere applicato a tutti coloro che hanno un problema di malattia rara non diagnosticata” ha aggiunto Ariela Benigni, Segretario Scientifico dell’Istituto Mario Negri e coordinatore delle ricerche di Bergamo.

La conclusione del progetto è prevista per novembre 2026. In occasione del congresso “Personalized medicine and digital health: achievements for rare disease patients”, ospitato nella sede del Kilometro Rosso di Bergamo, l’Istituto ha tracciato un primo bilancio delle attività svolte.

“Trenta pazienti che non avevano una diagnosi, pur con tutte le tecnologie basate sul DNA, hanno potuto ottenerla perché abbiamo scoperto quelle alterazioni che partono dalle regioni più profonde del DNA e che vengono, in modo non corretto, definite “junk DNA”. In realtà sono molto importanti proprio per regolare la funzione dell’RNA. Studiandole abbiamo potuto, per la metà dei pazienti, arrivare a una risposta” ha concluso Marina Noris, Responsabile del Centro di Genetica Umana dell’Istituto Mario Negri.

Quattro anni di lavoro che hanno portato allo sviluppo di nuove tecnologie per la genetica e l’imaging medico, rafforzando la collaborazione tra istituti di ricerca e università nella costruzione di una medicina sempre più personalizzata.

Inflazione, Istat: a giugno rallenta a +3%, carrello spesa a +1,6%

Roma, 30 giu. (askanews) – Lieve rallentamento per l’inflazione: a giugno registra una variazione nulla su base mensile e del +3% su base annua, da +3,2% del mese precedente. E’ la stima preliminare diffusa dall’Istat.

Il lieve rallentamento dell’inflazione riflette la dinamica dei prezzi degli Alimentari non lavorati (da +5,5% a +4,5%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,7%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +1,7% a +1,1%); in accelerazione sono invece i prezzi degli Energetici, regolamentati (da +5,6% a +9,3%) e non regolamentati (da +12,5% a +12,9%).

Il tasso di variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona si riduce (da +1,9% a +1,6%), come quello dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +4,4% a +4,1%).

Il mondo in una cappa di caldo: cambiamento climatico in azione

Roma, 30 giu. (askanews) – Non la si può più chiamare soltanto estate, ma ‘emergenza estate’. Una nuova geografia del rischio climatico, che si sta manifestando nello stesso momento in Europa, negli Stati Uniti, in Asia meridionale e nel Sudest asiatico: temperature record, notti senza tregua, umidità insopportabile, incendi, siccità, scuole chiuse, cantieri rallentati, reti elettriche sotto pressione, ospedali costretti ad affrontare l’impatto di un’emergenza che uccide spesso in silenzio. Il caldo estremo, un tempo percepito come evento eccezionale, sta diventando una condizione strutturale di un pianeta che si riscalda.

L’Organizzazione meteorologica mondiale ha definito “straordinaria” l’ondata che ha investito l’Europa, con record infranti in numerosi Paesi e impatti su salute, ecosistemi, agricoltura, infrastrutture e produttività del lavoro. Secondo la Wmo, l’Europa è il continente che si riscalda più rapidamente e il caldo estremo è destinato a diventare più frequente, intenso e duraturo. Il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ha segnalato oltre 1.300 morti in eccesso dal 21 giugno legati al caldo in Europa e più di 150 milioni di persone esposte.

I dati danno la misura del salto di scala. In Germania la località di Coschen, vicino al confine con la Polonia, ha raggiunto 41,7 gradi il 28 giugno; 252 stazioni meteorologiche hanno registrato record assoluti. L’Ungheria ha segnato un nuovo record di giugno con 40,7 gradi vicino a Budapest, la Polonia un massimo provvisorio di 40,5, l’Austria 40 gradi a Vienna. Il Regno unito ha battuto per tre giorni consecutivi il record di giugno, i Paesi Bassi hanno emesso un’allerta rossa senza precedenti per otto province, la Danimarca ha segnato un nuovo massimo assoluto con 37 gradi, la Svizzera un record di giugno a Basilea con 39 gradi. In Francia il 24 giugno è stata registrata la giornata più calda mai osservata su scala nazionale, con picchi fino a 43,8 gradi; in Spagna Bilbao ha raggiunto 42,7 gradi, il valore più alto mai registrato lì in giugno.

Ma il punto decisivo non è solo il picco diurno. Sono le notti che non rinfrescano più. La Wmo ricorda che una “notte tropicale” è quella in cui la temperatura non scende sotto i 20 gradi; durante le ondate di calore queste notti diventano sempre più comuni, soprattutto nelle città. Il corpo umano dovrebbe recuperare durante il sonno: la temperatura interna scende, il sistema cardiovascolare si alleggerisce, lo stress termico del giorno si attenua. Quando il caldo resta anche di notte, questo recupero non avviene. Per questo, avvertono gli esperti Oms-Wmo, le temperature minime possono essere più indicative del rischio sanitario del picco pomeridiano: un giorno da 38 gradi seguito da una notte fresca non ha lo stesso impatto di una giornata lievemente meno calda, ma senza sollievo notturno.

Il quadro europeo si inserisce in una tendenza globale. Uno studio pubblicato su Nature Climate Change, basato sull’indice UTCI (Indice termico universale del clima), che misura la temperatura “percepita” tenendo conto di temperatura, umidità, vento e radiazione solare, mostra che dal 1950 lo stress da caldo si è intensificato su scala mondiale. Le temperature percepite estreme sono diventate più frequenti in tutti i continenti, l’impronta geografica del caldo pericoloso si è allargata a regioni prima meno esposte, e le notti più calde dell’anno si stanno riscaldando più rapidamente dei giorni più caldi: 0,32 gradi per decennio contro 0,27 dagli anni Settanta. In alcune aree si registrano fino a 50 giorni in più all’anno di forte stress termico.

La stessa ricerca indica che l’esposizione umana è cresciuta non solo perché la popolazione mondiale è aumentata, ma perché il caldo pericoloso si è esteso. Negli anni Settanta il 55 per cento della popolazione globale viveva almeno 90 giorni l’anno in condizioni di forte stress termico; oggi la quota è salita al 70 per cento. L’esposizione ad almeno un giorno di stress termico estremo è passata dal 16 al 22 per cento della popolazione mondiale, pari a circa un miliardo di persone in più rispetto agli anni Settanta. Le aree più esposte includono Africa subsahariana, Asia meridionale e sud-orientale, penisola arabica e Mediterraneo.

Negli Stati Uniti, intanto, una cupola di calore minaccia il Midwest e la costa orientale. Secondo i dati HeatRisk della Noaa ripresi dal Washington Post, oltre 220 milioni di americani potrebbero trovarsi in condizioni di rischio “maggiore” o “estremo” entro il fine settimana, con temperature oltre i 100 gradi Fahrenheit (37,78 gradi Celsius) e indici di calore fino a circa 110, cioè 43,3 gradi Celsius, in alcune aree. La definizione di “heat dome” indica un’area persistente di alta pressione che comprime l’aria, respinge le perturbazioni e intrappola il caldo: un fenomeno meteorologico non nuovo, ma reso più pericoloso da temperature di base più elevate.

In Asia il rischio assume una forma ancora più insidiosa: non solo caldo, ma caldo umido. Climate Central rileva che i giorni di “caldo umido pericoloso”, definiti da una temperatura di bulbo umido – il valore più basso che l’aria può raggiungere per effetto dell’evaporazione dell’acqua – pari o superiore a 25 gradi, sono più che raddoppiati a livello globale dagli anni Settanta, passando in media da 10 a 23 giorni l’anno. Il caldo umido compromette il principale meccanismo di raffreddamento del corpo, cioè l’evaporazione del sudore. Per questo anche temperature apparentemente meno estreme possono diventare rischiose quando l’umidità è alta.

Il risultato è che il caldo estremo non è più solo un problema meteorologico. E’ un problema sanitario, urbano, energetico, agricolo e produttivo. Riduce la concentrazione, aumenta gli incidenti sul lavoro, aggrava malattie cardiovascolari, respiratorie e renali, colpisce gli anziani, i bambini, le donne incinte, i lavoratori all’aperto, le persone senza casa o chi vive in abitazioni mal isolate. Nelle città, cemento, asfalto e scarsità di verde creano isole di calore che aggiungono diversi gradi alla temperatura percepita: una temperatura regionale di 35 gradi può diventare 38 o 40 in una strada stretta, senza alberi e senza ventilazione.

Il cambiamento sta già modificando consumi e infrastrutture. In Europa, dove l’aria condizionata è storicamente meno diffusa che in Asia o negli Stati Uniti, le vendite di condizionatori stanno accelerando. Samsung, LG, Midea e Mitsubishi Electric segnalano un aumento della domanda nei Paesi più colpiti, dalla Francia alla Spagna, dall’Italia alla Germania e al Regno Unito. Secondo Reuters, Samsung ha registrato crescite a doppia cifra in Italia, Spagna e Francia, LG ha fatto lavorare a pieno regime alcune linee produttive e Midea ha esaurito in diversi canali alcuni modelli portatili; l’installazione negli edifici europei più vecchi resta però costosa e complessa.

Questo fatto, però, innesca un circolo vizioso nell’adattamento climatico. Più condizionatori significano più protezione immediata per le persone vulnerabili, ma anche più domanda elettrica. Se l’energia resta prodotta da fonti fossili, il raffrescamento necessario per difendersi dal caldo può contribuire ad alimentare il problema che rende quel caldo più frequente. Per questo la risposta non può essere solo individuale o tecnologica: servono piani sanitari per il caldo, allerta precoce, città più verdi, ombra, acqua, edilizia intelligente, protezione dei lavoratori, reti elettriche resilienti e una transizione energetica capace di reggere l’aumento della domanda senza aumentare le emissioni.

La cornice scientifica è ormai consolidata. L’Ipcc ha indicato come “inequivocabile” il fatto che l’influenza umana abbia riscaldato atmosfera, oceani e terre emerse. Le ondate di calore sono tra gli eventi estremi per cui il legame con il riscaldamento globale è più chiaro: ogni frazione di grado aggiuntiva aumenta la probabilità e l’intensità degli estremi caldi. La Wmo, citando l’Ipcc, avverte che il caldo estremo è destinato ad aumentare per frequenza, intensità e durata.

Eppure, proprio mentre il caldo diventa esperienza quotidiana, il dibattito politico continua a essere attraversato dal negazionismo climatico e da forme di minimizzazione o ritardo. Donald Trump resta il caso più vistoso: nel settembre 2025, all’Assemblea generale dell’Onu, ha definito il cambiamento climatico “la più grande truffa mai perpetrata al mondo”, attaccando la transizione verde europea e definendo la “carbon footprint” una frode.

Trump non è però un caso isolato. L’ex presidente ceco Vaclav Klaus ha costruito da anni una critica ideologica delle politiche climatiche, presentando il riscaldamento globale come una “dottrina” politica e una minaccia alla libertà economica. In Argentina, Javier Milei ha definito il cambiamento climatico una “menzogna socialista”, inserendolo nel suo attacco più ampio all’intervento pubblico. In Brasile, l’ex presidente Jair Bolsonaro ha incarnato una forma di negazionismo ambientale legata all’Amazzonia, contestando i dati scientifici sulla deforestazione.

In Italia, il discorso pubblico assume spesso toni meno esplicitamente negazionisti: si riconosce talvolta che il clima cambi, ma si riduce l’urgenza di agire, si enfatizzano i costi della transizione, si contrappone l’adattamento alla riduzione delle emissioni. Un caso recente è Roberto Vannacci. Il 13 giugno, durante l’assemblea costituente di Futuro nazionale, l’eurodeputato ha attaccato il Green Deal europeo e sostenuto che investire nelle rinnovabili sarebbe uno spreco, affermando che eolico e fotovoltaico produrrebbero “meno del 4 per cento” del fabbisogno energetico italiano.

E’ su questo terreno che il caldo estremo diventa anche un test politico. Le ondate di calore chiudono scuole, deformano binari, fanno saltare reti elettriche, riducono la produttività, aggravano siccità e incendi, riempiono i pronto soccorso, uccidono soprattutto chi ha meno strumenti per difendersi. Il negazionismo può sopravvivere nel linguaggio, nei comizi e nelle campagne elettorali; ma si scontra con una realtà fisica che entra nelle case, nei luoghi di cura e di lavoro.

Il caldo estremo è la forma più immediata e corporea della crisi climatica. Non è l’immagine remota di un ghiacciaio che arretra o di un oceano che sale: è la temperatura della stanza in cui si dorme, del cantiere in cui si lavora, dell’asfalto su cui si cammina, del vagone ferroviario senza aria, del reparto ospedaliero sotto pressione. E’ una condizione presente, evidente e sempre meno ignorabile.

Lo yen ai minimi da 40 anni sul dollaro, che supera quota 162

Roma, 30 giu. (askanews) – L’effetto combinato delle aspettative degli investitori di indebolimento dell’economia del Giappone, a riflesso delle ricadute della guerra in Iran, e della prudenza della Banca del Giappone nell’intervenire contro i rialzi dell’inflazione ha favorito un calo dello yen ai minimi da quarant’anni a questa parte. Secondo il Financial Times, il dollaro è salito sopra quota 162 yen per la prima volta dal dicembre del 1986, dopo che da inizio anno la valuta giapponese ha ceduto oltre il 3%.

Queste dinamiche hanno alimentato aspettative sulla possibilità che le autorità giapponesi intervengano a sostegno dello yen. Un esponente del governo ha affermato che l’esecutivo è pronto a intervenire ove si rendesse necessario.

Nelle contrattazioni mattutine il dollaro è in lieve risalzo a 162,24 yen.

Nelle scorse settimane la premier Sanao Takaichi ha annunciato un massiccio piano di investimenti pubblici e privati per alimentare la crescita economica, che si dipanerebbe su una quindicina di anni.

Il quotidinao afferma che i dettagli del piano sono limitati, in particolare non è chiaro quali sarano metodi di finanziamento, mentre alcuni operatori attribuiscono la debolezza dello yen alla lentezza della Banca del Giappone nel reagire ai rialzi inflazionistici, che comunque nell’arcipelago per quanto in aumento si attesta all’1,5%.

A giugno la banca centrale nipponica ha alzato i tassi all’1%, che è il livello più elevato del 1995, e al momento è atteso solo un altro rialzo dei tassi, da qui a gennaio.

Il livello più elevato dei tassi Usa decisi dalla federal Reserve è uno dei fattori che potrebbe maggiormente contribuire ai cali della valuta nipponica.

Gli investitori comunque non appaiono particolarmente allarmati dal quadro valutario, tenuto presente che la Borsa di Tokyo ha continuato a bruciare i record, la scorsa settimana il Nikkei ha superato per la prima volta i 72.000 punti.

La sinistra davanti alla transizione: il riformismo perduto secondo Pombeni

Una transizione che la politica fatica a interpretare

Il cuore dell’analisi di Paolo Pombeni non riguarda tanto la contingenza politica quanto il mutamento d’epoca che stiamo vivendo. L’autore invita a leggere il presente come una vera transizione storica, paragonabile, per profondità, al passaggio tra Medioevo ed età moderna. La rivoluzione digitale, l’intelligenza artificiale, la globalizzazione e la ridefinizione degli equilibri economici e culturali hanno modificato il quadro entro cui si muove la politica.

Secondo Pombeni, senza una comprensione alta di questi cambiamenti non è possibile costruire un progetto politico credibile. La politica non può limitarsi all’amministrazione del consenso né alla comunicazione quotidiana: deve tornare ad essere capacità di interpretazione della storia.

La crisi culturale della sinistra

Da qui nasce la critica alla sinistra contemporanea. Il problema, osserva Pombeni, non è soltanto elettorale, ma culturale. Le grandi sedi di elaborazione politica si sono progressivamente svuotate, sostituite dai talk show, dalla comunicazione permanente e da un dibattito pubblico sempre più superficiale.

L’autore distingue inoltre fra una tradizione riformista, che ha caratterizzato le migliori esperienze della sinistra europea e italiana, e una cultura che tende invece a leggere la realtà attraverso categorie ideologiche assolute. In questa deriva individua una forma di “neo-giacobinismo”: la tendenza a dividere il campo politico fra giusti e colpevoli, puri e impuri, con una crescente propensione alla delegittimazione morale dell’avversario.

Il riformismo come metodo, non come moderazione

Uno dei passaggi più significativi dell’articolo riguarda la definizione stessa del riformismo. Per Pombeni non significa adattarsi all’esistente né rinunciare al cambiamento. Al contrario, il riformismo rappresenta una metodologia politica che interviene sui processi reali, valuta tempi, sostenibilità, strumenti e capacità di governo delle trasformazioni.

L’autore ricorda come anche le migliori esperienze riformatrici — dai governi di centrosinistra fino alla tradizione socialista e cattolico-democratica — abbiano richiesto pazienza, gradualità e una forte elaborazione culturale. È precisamente questa cultura del cambiamento responsabile che oggi appare indebolita.

Oltre la demonizzazione dell’avversario

Pombeni dedica ampio spazio anche alla progressiva contrazione moralistica dello scontro politico. L’enfasi sul ruolo salvifico della magistratura, la demonizzazione di figure come Berlusconi, la trasformazione della Costituzione in manifesto identitario e la riduzione del confronto pubblico allo schema “noi contro loro” vengono indicati come segnali di un impoverimento della politica.

In questo clima, sostiene l’autore, il confronto sulle riforme lascia il posto alla contrapposizione permanente, mentre il dibattito sulle grandi trasformazioni economiche e sociali viene progressivamente oscurato.

Ritrovare la tradizione riformista

Nelle battute conclusive Pombeni invita la sinistra a riscoprire appieno la ricchezza della propria tradizione riformista, che non appartiene ad una sola cultura politica ma attraversa le esperienze cattolica, socialista, comunista e, in parte, anche quella liberale. È una tradizione che ha saputo accompagnare l’evoluzione della società senza cedere né all’immobilismo né al radicalismo.

L’epilogo del lungo articolo sintetizza il senso dell’intera riflessione ponendo con forza l’accento sulla necessità di superare la figura del “partito radicale di massa” grazie a un soprassalto di rigore ed equilibrio:
“La transizione storica in cui viviamo – si legge dunque alla fine – è così seria e globale che richiede la presenza di forze capaci di confrontarsi con essa a fondo, ma con grande umiltà. La sinistra dovrebbe avere una sua tradizione forte in questo campo e, nell’interesse generale, nessuno può compiacersi se essa la sta svendendo per inseguire semplicemente una sopravvivenza di facciata”.

Il problema è che in mancanza di una dialettica con un riformismo sovrano nel suo campo, distinto chiaramente dal neo-giacobinismo, la riconversione della sinistra in funzione di una sana cultura di governo si sfrangia nelle molteplici forme di aspirazioni senza sbocco politico. Sta qui il dilemma.

Dal partito personale ai “partiti-social”: quando l’Io prende il posto del Noi

Una democrazia con un popolo sempre più assente

L’impressione sulla democrazia dei nostri giorni è che, di fronte a un demos con il suo popolo ormai dimezzato e ridotto al 50% degli aventi diritto, e a un kratos che, invece di mettersi in ascolto o passare la palla e il potere a questo 50% di demos, stia emergendo la forza e il desiderio di un comando isolato e personale, depositati soltanto sulla faccia e sul nome di tanti leader con i loro “partiti-social” privati, tutti orientati alla disintermediazione.

Non si sbaglia allora di molto se si registra che la democrazia italiana dei nostri giorni è caratterizzata da una crescente voglia di protagonismo di singoli leader politici, separati e divisi, che si offrono da soli sul mercato elettorale. Nelle elezioni politiche del 2022 il Ministero dell’Interno ha dovuto ammettere ben 75 contrassegni di centro, sinistra e destra. Ed è stato il Corriere della Sera, pochi giorni fa, a contare ben dodici partiti che si dichiarano di centro e che vogliono occupare questo spazio storico della competizione politica ed elettorale.

Un posizionamento geometrico, spesso solo di comodo e abitudinario, che evita di interrogarsi sul significato sociale e sui valori che oggi dovrebbero definire tali collocazioni.

Più offerta non significa più partecipazione

Come sappiamo, ed è stato verificato dai fatti, è un grave errore supporre che aumentando l’offerta aumentino automaticamente anche la domanda e la partecipazione alle urne.

Il fatto è invece che, pur avendo spesso l’intenzione di coalizzarsi, questa offerta smisurata di partiti finisce per capovolgere il tradizionale detto di buon senso, “pochi ma buoni”, trasformandolo in “tanti ma inutili”. Il risultato è una crescente confusione attorno ai grandi valori portanti della democrazia che, a partire dal liberalismo, non sono poi così numerosi. E l’elettore, sempre più spesso, resta a casa, in pantofole.

La diagnosi di Sabino Cassese

Sabino Cassese, in un editoriale pubblicato sul Corriere della Sera il 22 giugno, è stato molto chiaro. Egli vede infatti nell’attuale fase politica «il momento della diaspora», nella quale, di fronte alla crisi delle categorie storiche di centro, destra e sinistra, si tenta di «coprire il vuoto… con valori che debbono o dovrebbero essere condivisi da tutti, invece che essere la bandiera di questo o quell’altro partito».

Questa crescita dell’offerta partitica risente senza dubbio di una componente narcisistica. Essa spinge a fondare partiti personali, movimenti e liste più o meno civiche, tutti privi di convincenti riscontri elettorali e concepiti nella sfera privata del singolo proponente, per rispondere a idee personali, a programmi personali, a contrasti personali e a una voglia di protagonismo che non si riesce o non si vuole condividere con altri.

È ancora Cassese a ricordare che manca «il collante delle piattaforme politiche per stare insieme».

Il pluralismo ridotto a una somma di leader

Si tratta di un fenomeno in crescita che, anziché aiutare il nobile pluralismo, finisce per delegittimarlo, frantumarlo in una serie di irrilevanze e perfino ridicolizzarlo, riducendolo alla faccia e al nome del leader.

È come remare in solitaria con piccole barche fragili, anziché affrontare insieme, con imbarcazioni robuste, quel mare in tempesta che caratterizza i cambiamenti d’epoca e le rivoluzioni che stiamo vivendo. Si preferisce scendere nell’agone politico da soli, invece di costruire strumenti collettivi capaci di reggere la complessità.

Dall’Io al Noi: la lezione della “Fratelli tutti”

Questa soluzione, al contrario di quanto spesso si pensa, genera soprattutto confusione, disinteresse e apatia. È una risposta che alimenta il dilagare dell’Io, con i suoi interessi e i suoi desideri, mettendo progressivamente da parte il Noi dello stare insieme e del dialogare: caratteristica fondamentale di ogni democrazia partecipata.

Restano così all’utopia cristiana della Fratelli tutti di Bergoglio e alla sua potente metafora dell’unica barca sulla quale siamo tutti imbarcati i risvolti laici, democratici, sociologici e politici che essa racchiude.

È una metafora che merita di essere richiamata spesso, perché aiuta ad affrontare il mare tempestoso del nostro tempo: le alluvioni, i terremoti, le ondate di calore, la crescita di un capitalismo finanziario 2.0 concentrato nelle mani di poche migliaia di tycoon e il fenomeno inarrestabile delle migrazioni. Problemi che riguardano tutti noi e che non possono essere affrontati da un solo individuo o da un solo leader con il proprio partitino-social privato.

Dai partiti personali ai sovranismi

Alzando lo sguardo e salendo di livello, non possiamo fare a meno di registrare come questa irragionevole tendenza all’isolamento e alle identità separate, “autonome e differenti” – come ha sostenuto per anni la Lega a partire da Pontida – abbia finito per alimentare i sovranismi e i nuovi nazionalismi che oggi attraversano l’Europa.

È una ricerca romantica, di sapore ottocentesco, di autonomie e di patrie, lontana dalla realtà geopolitica e digitale del nostro tempo. In un mondo nel quale, oltre agli Stati Uniti e alla Russia, emergono giganti come la Cina e l’India, senza dimenticare il peso crescente dell’intero Medio Oriente, l’Europa dovrebbe piuttosto accelerare il cammino verso l’unità politica e gli Stati Uniti d’Europa.

Solo così il Vecchio Continente potrà affrontare le sfide della contemporaneità, senza lasciarsi sedurre dalla solitudine dei partiti personali, dei partitini e di un nazionalismo identitario che appartiene più al passato che al futuro.

Preferenze elettorali, l’ipocrisia del dibattito e la necessità di dire la verità

Quando le preferenze funzionavano davvero

Attorno alle preferenze continua ad aleggiare una strana e singolare ipocrisia. Sì, è vero. Per lunghi 50 anni, nella cosiddetta prima repubblica, il sistema delle preferenze multiple – e quindi libere – ha rappresentato il miglior strumento per eleggere i deputati. Per il Senato, come tutti sanno, c’era un altro sistema elettorale. Il cosiddetto “provincellum”, cioè una competizione proporzionale ma disciplinata dai collegi uninominali. La competizione, cioè, avveniva all’interno del rispettivo partito. Lo stesso sistema, appunto, che valeva per eleggere i consiglieri provinciali sin quando l’ineffabile Delrio ha pensato bene di cancellare una delle poche istituzioni che funzionavano benissimo nel nostro paese. Le province, appunto. Ma c’è un particolare, peraltro decisivo, che non possiamo non citare quando parliamo di preferenze nella prima repubblica.

Perché, infatti, parliamo di una stagione politica caratterizzata dalla presenza dei grandi partiti popolari dove c’era un collegamento strettissimo tra la classe dirigente e i rispettivi elettorati. In secondo luogo c’erano le correnti – altrettanto organizzate, radicate nei territori e socialmente espressive – che permettevano a segmenti sociali e culturali di riconoscersi e di votare i propri esponenti all’interno del partito. Un esempio concreto, torinese e piemontese? Certamente. La corrente minoritaria della Dc, Forze Nuove, la cosiddetta sinistra sociale, poteva essere rappresentata in Parlamento proprio in virtù della presenza del sistema proporzionale con preferenze multiple. 

La storia ci dice che la propaganda elettorale, negli anni ’70 e ’80, nella circoscrizione torinese, era secca su quattro preferenze: Donat-Cattin, Borra, Bodrato e Porcellana. Una regola, come ovvio, che valeva per tutto il sistema politico, e per tutti i partiti popolari, di massa, organizzati e radicati nei territori.

Il contesto è cambiato, i rischi sono aumentati

Ora, e per tornare all’oggi, non possiamo non prendere atto che i partiti popolari, democratici e di massa semplicemente non ci sono più. Men che meno le correnti organizzate, espressive di precisi segmenti sociali e radicate nei territori e all’interno dei partiti. Ci sono, molto semplicemente, i contenitori elettorali e, in prevalenza, i partiti personali.

Ed è proprio in questo contesto, preciso e definito, che qualcuno vorrebbe inserire le preferenze per eleggere i futuri deputati e senatori. Certo, è di tutta evidenza che i cittadini devono potersi eleggere i propri rappresentanti. Ma se si parla di preferenze – singole o di genere, che poi è singola come tutti sanno – è anche consigliabile considerare quali sono le dinamiche concrete, e non virtuali o letterarie, che accompagnerebbero questo sistema elettorale.

Provo ad indicare alcuni profondi disvalori, e non solo nelle regioni del Sud come qualcuno ama ripetere, che oggi segnerebbero il ritorno delle preferenze. Parlo di clientele diffuse e ramificate, di voto di scambio, di ricorso alla corruzione sistematica e, in ultimo ma non per ordine di importanza, della necessità di avere ingenti somme di denaro per poter partecipare attivamente alle campagne elettorali. 

Sarebbero questi i valori fondanti, democratici, liberali e costituzionali per ridare il potere al cittadino di scegliersi i propri rappresentanti e garantire, al contempo, ai ceti popolari di approdare in Parlamento? Dio ci liberi e ci scampi da questo orizzonte. Sempreché non vogliamo fare di quei disvalori la nostra piattaforma culturale ed ideale preferita.

La strada dei collegi uninominali

E allora abbiamo le liste bloccate con la designazione dei futuri eletti da parte dei segretari di partito, scambiando il Parlamento come un grande Consiglio di amministrazione dove non si viene eletti ma semplicemente designati dall’alto? Assolutamente no.

La ricetta c’è, eccome se c’è. Visto che i partiti non ci sono più e con i partiti neanche le correnti espressione della società all’interno dei partiti stessi, la soluzione è semplicemente il ritorno dei collegi uninominali. Come li abbiamo conosciuti ai tempi del “Mattarellum”, che per molti anni ha segnato l’elezione dei deputati e dei senatori nel nostro paese.

È un sistema già collaudato, autenticamente democratico e che, soprattutto, è incompatibile con quei disvalori profondi ed incalliti che, purtroppo, accompagnano e caratterizzano il sistema delle preferenze nel nostro paese. Con tanti saluti a coloro che fingono – perché ovviamente fingono – di non sapere cos’è oggi, concretamente, e non nella letteratura astratta e virtuale, il sistema perverso e obliquo delle preferenze.

La crisi morale che attraversa la società

La sfiducia nella politica non spiega tutto

I modi di essere della politica e dei partiti alimentano da tempo stati d’animo negativi, indifferenza, apatia, distacco e rassegnazione nella società civile.

L’astensionismo e il voto di protesta sono solo alcune espressioni eclatanti di una disaffezione generale, di un discredito che getta ombre inquietanti sulle speranze di certezze e alimenta nuove difficoltà.

Osservando e cercando di decifrare – tuttavia – fatti di cronaca diffusi e ricorrenti ci si chiede fino a che punto essi siano la conseguenza diretta della malapolitica e in quale misura essi esprimano – invece – comportamenti collettivi ormai radicati e dilaganti tra di noi.

Dare tutte le colpe alla politica è uno sport nazionale assai praticato ma non deve diventare un alibi.

Anche il tessuto sociale è intriso di azioni esecrabili (corruzione diffusa, violenza sulle donne e sui minori – spesso originata all’interno del nucleo familiare – evasione fiscale, truffe, raggiri, aggressività crescente…) e animata da sentimenti negativi (sospetto, rancore, invidia, delazione, tradimento…). C’è gente che gode più della sofferenza altrui che del proprio personale benessere.

L’assuefazione al peggio e il venir meno del limite

La verità è che ci stiamo abituando reciprocamente al peggio: alzando ogni giorno l’asticella che ci separa dal senso del limite finiamo per invocare la condanna del nostro prossimo e trovare invece attenuanti per noi stessi. Giustificando le nostre azioni, minimizzandole, commettiamo la colpa peggiore: quella di accettare come “normale” un costume di relazioni sociali fondato sulla doppiezza e sull’ipocrisia.

Viviamo in un mondo di interessi, il pensiero che fa di conto di cui scriveva Martin Heidegger nel secolo scorso è diventato prevalente sui valori etici.

Anche la presenza pervasiva della tecnologia nella nostra vita quotidiana stabilisce di fatto una nuova tassonomia del tempo, delle relazioni sociali, delle occupazioni, di ciò che consideriamo prevalente.

Il denaro, il relativismo e la perdita degli strumenti interiori

Ricordo ciò che mi disse il cardinale Ersilio Tonini parlando degli insegnamenti ricevuti dal padre: “un tozzo di pane, volersi bene e la coscienza netta”. Potremmo oggi propugnare questo stile di vita? Sarebbe molto difficile proporlo in un mondo dominato dal dio denaro.

Il giustificazionismo dilagante trova attenuanti ad ogni comportamento, tra dietrologia, accomodamenti, relativismo etico.

Giuseppe De Rita mi ricordava recentemente che abbiamo abbandonato troppo in fretta la tradizione per andare incontro all’ignoto senza la valigia degli attrezzi: coscienza, rispetto, dignità, memoria, pensiero critico.

Privilegiamo le formule, gli algoritmi, i luoghi comuni a scapito della riflessione e del buon senso condiviso.

Le domande che restano aperte

Siamo passati dalla società liquida a quella trasparente a quella complessa ma i problemi di fondo restano irrisolti. Chi siamo? Cosa vogliamo realizzare? Dove vogliamo andare?

Non sono certo le coperture di comodo della privacy e della trasparenza a cui ossessivamente ci appelliamo che possono risolvere la precarietà esistenziale e le insicurezze, le solitudini del nostro tempo. Viviamo di apparenze, tra incertezze ricorrenti ma pensiamo che il prossimo acquisto ci renderà felici.

"La Chicca milanese", 99 percorsi (anche musicali) nella Milano che non ti aspetti

Milano, 29 giu. (askanews) – “Milano è una città bizzarra: inghiotte e, al tempo stesso, sfugge. Scivola via tra passi veloci e infiniti pensieri. Imparare ad apprezzarla e a conoscerla è un esercizio difficile, perché lei non aspetta, (s)corre rapida e, a volte, divora. E così finiamo per non renderci conto di ciò che ci circonda, perdiamo il piacere della scoperta dei dettagli e delle numerose gemme nascoste di cui la città è ricca. Sì, perché Milano è “timida”, non si mostra in modo ostentato; la sua bellezza va spesso cercata con pazienza e una buona dose di curiosità, imparando ad abbassare il ritmo e ad alzare un po più in là lo sguardo. Questo libro si rivolge soprattutto a chi accoglie questa sfida ed è disposto a fermarsi.” . Federica Annecchino, giornalista e autrice televisiva riassume così “La Chicca milanese. Guida alternatva per ” sentire” la citt, da pochi giorni in libreria per Meravigli.

“La Chicca Milanese – spiega Annechino – nasce come guida alternativa per scoprire luoghi unici e nascosti di cui è ricca Milano. Una sorta di guida al contrario per scovare in città le chicche più celate, quelle uniche, quelle che racchiudono una storia o una curiosità e risultano spesso sconosciute, anche ai milanesi. Generalmente le guide segnalano le attrazioni più iconiche e conosciute. La Chicca Milanese funziona esattamente all’opposto.” In 168 pagine Annechino propone 99 chicche, ciascuna associata a un brano musicale nel tentativo di dare corpo e sostanza per ciascuno dei 99 luoghi segreti di Milano al proprio unico “genius loci”. Il risultato è una vera e propria “play list urbana” che Annechino propone – giocando sul significato plurimo della parola chicca che è anche il suo soprannome familiare di sempre- come confezione pregiata di caramelle da assoporare con calma e piacere, una per volta assaporandone il gusto calati in un mood adeguato.

“Ho scelto volutamente – spiega ancora Annechino- di raccontare 99 chicche e non 100. La centesima è una pagina bianca, uno spazio aperto a ogni possibilità, pensato perché ciascun lettore possa suggerire la propria chicca: quella incontrata per caso, quella segreta, la prima di cui ha colto il genius loci. Perché Milano si rivela solo a chi sa fermarsi ad ascoltarla”.

Destra, Meloni: Vannacci come sinistra, vuole solo distruggere

Milano, 29 giu. (askanews) – “Non mi pare che ci sia grande differenza tra Vannacci e la sinistra: votano contro il governo, parlano contro di noi tutto il giorno, non vedo grandi differenze. Prima avevamo Schlein, Conte, Bonelli e compagnia cantante, oggi abbiamo Schlein, Conte, Bonelli e compagnia cantante e Vannacci. Ne prendo atto. Certo i temi sono diversi, ma poi difficilmente puoi costruire qualcosa con qualcuno che palesemente vuole solo distruggere”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ospite su Retequattro a Dieci Minuti.

Slanci, l’esibizione che ha incantato Bologna

Bologna, 29 giu. (askanews) – Non è forte chi non cade, ma chi cade e trova la forza di rialzarsi. Questo il messaggio dell’esibizione Slanci, tenutasi a Piazza Santo Stefano in occasione dei vent’anni di Illumia. Grazie alla oramai consolidata partnership con Bologna Festival, è stato possibile regalare a Bologna e ai bolognesi un momento unico, dove musica danza e poesia si sono unite in un’esibizione unica nel suo genere.

L’intervista al Presidente Illumia, Marco Bernardi: “Per i 20 anni di Illumia abbiamo un po’ girato il paradigma: invece di ricevere il regalo, proprio nella logica della nostra azienda, abbiamo preferito farlo noi come capita ormai da 5 anni. Sono 20 anni di salite, di discese, di ripartenze, di inciampi, di risalite. Per questo l’immagine Slanci e l’installazione che vedremo ci ha ispirato come racconto sintetico poetico della nostra storia.”

Le parole di Maddalena da Lisca, Sovrintendente e Direttore Artistico di Bologna Festival: “Lo spettacolo di Bourgeois vuole significare cadere, rialzarsi, cadere e rialzarsi questa è la storia di Illumia, per i 20 anni di Illumia ma è la storia di tutti noi, è la storia di sempre solo che la storia nuova di questa sera è che queste cadute e che questi rialzi vengano fatti in tono artistico, poetico.”

La performance artistica nasce da un’idea di Yoann Bourgeois, artista francese affermato a livelli internazionali proprio per la capacità di unire danza, circo contemporaneo, teatro fisico e bellezza estetica nelle proprie installazioni.

Ecco il suo commento: “Questa idea mi è venuta nel momento in cui ho realizzato che non ci sono altre vite da vivere. Acquisire la coscienza della morte, e che il nostro tempo non sia infinito, mi ha portato a capire che bisogna scegliere, ogni giorno, il tipo di vita da vivere.”

Una storia semplice, dove cadute, salite e momenti di difficoltà sono presenti in maniera costante. Tanto nell’esibizione quanto nella vita di tutti noi, Slanci riesce a mandare un messaggio chiaro e potente: che sia un momento di salita, di stallo o di discesa, conta fare tesoro delle esperienze e andare avanti, in una spirale infinita, quella della vita, che realmente non si ferma mai.

Sinner debutto vincente a Wimbledon, ma quanta fatica

Roma, 29 giu. (askanews) – Jannik Sinner al secondo turno di Wimbledon, ma che fatica. Il campione in carica batte al quinto set in rimonta il serbo Miomir Kecmanovic (51 del ranking) con i parziali di 4-6, 6-3, 6-7, 6-2, 6-3 in tre ore e mezza di gioco. Match caratterizzato da una caduta pericolosa ma senza conseguenza per Jannik, autore di 31 ace. Per Sinner anche una misteriosa macchia rossa sulla scarpa. Al secondo turno affronterà il portoghese Nuno Borges.

“Grazie a tutti per essere qui. E’ un onore enorme essere il primo giocatore sul Centrale, ero teso e non ho giocato al meglio. Era la prima partita sull’erba, ma l’ho ribaltata. Non era facile dopo aver perso il 3° set”, ha commentato Sinner. “Sto bene con il piede, sembra peggio di quello che è. E’ un’unghia e non volevo nemmeno disturbare Kecmanovic e non volevo portare via tempo fermando il match. C’era molto nervosismo all’inizio, anche mentalmente su un campo così ed essere campione uscente è importante e difficile. Sono contento di aver vinto, dovrò migliorare per la prossima partita ma sono soddisfatto. Ho fatto tanti errori nei primi set, è normale nelle prime partite. Ho alzato il livello quando ne avevo bisogno, lui ha giocato un grande set. Sono contento di essere al secondo turno”.

Usa, la Corte Suprema frena Trump: respinto l’appello contro Carroll e bloccato il licenziamento di Cook

Roma, 29 giu. (askanews) – La Corte Suprema ha respinto oggi l’appello del presidente Donald Trump contro la sentenza che lo condannava a pagare 5 milioni di dollari per abusi sessuali e diffamazione nei confronti della giornalista E. Jean Carroll. Lo riportano i media americani. Trump aveva fatto ricorso alla Corte Suprema lo scorso novembre per annullare la sentenza di condanna emessa nel 2023 da una giuria che lo aveva ritenuto responsabile di aggressione sessuale e diffamazione.

La Corte suprema ha anche bloccato il tentativo del presidente americano Donald Trump di licenziare la governatrice della Federal Reserve, Lisa Cook. Secondo i media americani, la decisione, adottata con cinque voti a favore e quattro contrari, rappresenta una battuta d’arresto per Trump e preserva l’indipendenza della banca centrale.

Ma la stessa Corte ha ampliato i poteri di Trump sulla burocrazia federale. La Corte Suprema ha infatti deciso che il Presidente Donald Trump può licenziare i vertici delle agenzie indipendenti senza giusta causa, autorizzando il licenziamento di un membro democratico della Commissione federale per il Commercio, Rebecca Slaughter. Stando a quanto sottolineato dai media americani, la decisione rappresenta una vittoria importante per l’amministrazione di Trump nel suo tentativo di esercitare maggiore controllo sulla burocrazia federale.

Gabry Ponte dopo il sold out di San Siro lancia il tour nei palazzetti

Milano, 29 giu. (askanews) – A un anno dal concerto evento che nel 2025 lo ha consacrato primo DJ a esibirsi allo Stadio San Siro di Milano, Gabry Ponte è tornato il 27 giugno nel tempio della musica live con un nuovo tutto esaurito. Con quasi 110.000 spettatori complessivi nelle due date evento del 2025 e 2026 allo Stadio di San Siro a Milano, Gabry Ponte conferma il suo ruolo di protagonista della scena dance mondiale oltre ad essere uno dei pochissimi DJ capaci di riempire uno stadio con un headlining show, al fianco di leggende come Tiësto, David Guetta, DJ Snake e Alok.

Il deejay-producer italiano più ascoltato al mondo – e il #2 artista italiano più ascoltato all’estero secondo la classifica Spotify Wrapped 2025 – ha regalato al pubblico una serata straordinaria catapultando i fan in una nuova grande festa all’insegna delle sue hit che hanno segnato – e continuano a segnare – la storia della musica dance mondiale. Il palco di San Siro ha accolto ospiti speciali: Jovanotti sulle note di “DNA”, singolo uscito il 26 giugno, Salmo con “Tik Tak”, il brano pubblicato lo scorso 29 maggio, e gli Eiffel 65. Ad affiancare Gabry Ponte sulle note di “Africa” dei TOTO sono state Alessia Labate, Kel e Shibui, tre artiste di riferimento della scena dance internazionale.

Durante “San Siro Dance 2026″ powered by RTL 102.52” il deejay-producer italiano più ascoltato al mondo ha annunciato a sorpresa dal palco il nuovo tour nei palazzetti “Circotron – The Dance Show”, il cui debutto è previsto nel febbraio del 2027, un’esperienza senza precedenti in cui l’energia travolgente di un dj set incontra la spettacolarità e l’arte del circo futuristico, ispirata al circo contemporaneo e realizzata attraverso il talento di performer e acrobati. Maggiori informazioni e dettagli saranno disponibili a partire da giovedì 2 luglio su www.livenation.it/

Due mondi artistici si fondono in un unico maestoso show tutto da cantare e da ballare. Il tour partirà il 27 febbraio all’Unipol Arena di Bologna, proseguirà il 6 marzo a Torino, al Inalpi Arena, il 13 marzo al Palazzo dello Sport a Roma e si concluderà il 20 marzo all’UnipolDome di Milano. CIRCOTRON promette di trasportare il pubblico in un’avventura visiva e sensoriale completamente nuova: le performance dei migliori artisti circensi del mondo diventeranno parte integrante dello spettacolo, trasformandosi in una scenografia mobile che si muove al ritmo delle iconiche hit del più celebre DJ italiano. Tutto prende vita all’interno di una scenografia fantasy/steampunk, un universo estetico sospeso tra suggestioni gotiche e atmosfere fantascientifiche, curato nei minimi dettagli per amplificare l’impatto emotivo e visivo dello show. Circotron non sarà solo uno spettacolo, ma un luogo simbolico. Una moderna “Corte dei Miracoli” ispirata alla Zion di Matrix, dove la diversità non è semplicemente accolta, ma celebrata come massima forma di libertà e potere. L’elemento più innovativo è l’annullamento delle barriere convenzionali: con il tour Circotron il confine tra palco e pubblico scompare. Gli spettatori non saranno più osservatori, bensì parte attiva di una performance immersiva, membri di una comunità di spiriti liberi uniti dalla musica e dall’arte circense. Un’opera inedita, coraggiosa e mai portata in scena prima, dove la cultura clubbing e l’arte circense si fondono per plasmare il futuro dell’intrattenimento.

“Viviamo in un mondo iper-digitalizzato, dove tutto, anche la musica, è filtrato dagli schermi degli smartphone e dei social network, per questo credo che il live sia importante come non lo è mai stato: è l’unico spazio reale in cui posso condividere delle emozioni con i miei fan e respirare la loro stessa energia. Per questo ho fatto una scelta precisa e ho deciso di alzare l’asticella. Voglio offrire al mio pubblico uno spettacolo dal forte impatto visivo, ricco e di un livello mai visto prima. Con Circotron non faremo un semplice DJ set o concerto, regaleremo un’esperienza indimenticabile.”

Germania, sparatoria a Stade: ci sono vittime. Fermato un sospetto

Roma, 29 giu. (askanews) – Almeno cinque persone sono rimaste uccise in una sparatoria avvenuta oggi a Stade, città nel nord della Germania. Lo ha reso noto la polizia, aggiungendo di aver fermato un sospetto di sesso maschile. Secondo quanto precisato alla Dpa da una fonte della polizia, i colpi di arma da fuoco sono stati esplosi vicino a un centro giovanile.

Diverse persone sono rimaste ferite, ma la polizia non ha ancora fornito un bilancio preciso.

Stade conta circa 50.000 abitanti e si trova a ovest di Amburgo.

Vasco chiude con oltre 3 milioni di biglietti venduti il tour 2026

Milano, 29 giu. (askanews) – Udine saluta il tour 2026 con due date sold out, 28 e 29 giugno, al Bluenergy Stadium. Nel 2027 Roma ospiterà dieci concerti, un mese di festa per celebrare i cinquant’anni di carriera con la più grande residency mai realizzata in Italia.

«Vado al massimo. Vado a gonfie vele.» È il bilancio più semplice, ma anche il più efficace, di Vasco Live 2026, un tour che consegna alla storia molto più di una straordinaria successione di concerti. Un road trip cantato a squarciagola. Dal primo all’ultimo secondo. Da chiunque si sia trovato a sentire anche una sola nota del concerto a chi era li per lavorare. Tutti hanno cantato. Vasco è un distributore di emozioni, emozioni di tutti i colori, che rendono ogni concerto una catarsi collettiva

La scaletta “perfetta”: La set list dei pezzi quasi sconosciuti, o dei “pezzi mancanti”, come la chiama il Kom, ha letteralmente sorpreso tutti, per primi i fan storici che la sognavano da tanto tempo ma che mai avrebbero immaginato di ritrovare tutte insieme nello stesso concerto canzoni come: “Non siamo mica gli americani, che loro possono sparare agli indiani (Vacca gli indiani)”, “Fegato spappolato”, “Sono ancora in coma”, “Alibi”, “Ciao”, “Una nuova canzone per lei” e la stessa “Vado al massimo” in un arrangiamento punk. Tutti brani che Vasco ha scritto tra il 1979 e il 1987, gli anni in cui si è costruito il mito, tra rock e poesia e che costituiscono la spina dorsale di tutta la sua discografia. Con oltre tre milioni di biglietti venduti, Vasco Live è diventato uno dei più importanti progetti di musica dal vivo in Europa. Ma i numeri, da soli, non bastano a raccontarne il significato.

Tutto è iniziato a Rimini, il 29 e 30 maggio, da quel momento il tour è diventato un lungo racconto collettivo. Ogni città ha aggiunto un capitolo, ogni concerto ha rafforzato un legame. È questo il fenomeno Vasco: trasformare un concerto in una tribù, con grandi canzoni che, pur appartenendo al passato, continuano a parlare al presente.

“Finalmente è la nostra festa”: sul palco Vasco appare ogni sera in forma straordinaria. Sorride, scherza, si emoziona e dialoga con una band che oggi sente definitivamente sua. «C’è un affiatamento pazzesco.» Gli arrangiamenti firmati da Vince Pastano hanno dato nuova energia a un repertorio immenso, mantenendone intatta l’identità.

Vasco Rossi ha aperto la stagione dei grandi eventi musicali con uno spettacolo unico, si dice in giro che sia la scaletta più bella degli ultimi anni, e totale. Uno show internazionale, di elevata tecnologia.

I numeri del tour: 504 persone al seguito, due giorni per smontare il ferro e tre per rimontarlo.

La vera magia del 2026 è stata il ritorno in stadi e location più “raccolte” (fatta eccezione per il parco urbano di Ferrara). Dopo Ferrara, dove è tornato dopo circa 40 anni, un’altra tappa storica è Olbia, dove ha fatto i suoi primi concerti nell’87, e dove è venuto Salmo a dargli il benvenuto in terra sarda.

“Vengo sotto casa vostra” era stata la promessa. E promessa è stata mantenuta. Da Rimini a Ferrara, da Olbia, da Bari ad Ancona, a Udine dove non si esibiva dal 2008.

Nel backstage il sentimento è sempre lo stesso: esausti, ma profondamente felici. Perché questo tour ha riunito padri, figli, nipoti, e ha ricordato che la gioia è qualcosa che vale sempre la pena celebrare.

Il live di Vasco continua a essere molto più di uno spettacolo. È appartenenza. È identità. È una catarsi collettiva costruita con musica, parole e verità.

Vasco Live 2026 si conclude. Ma la storia no. Perché il prossimo capitolo è già scritto.

Nel 2027 Roma ospiterà il Giubileo di Vasco: dieci concerti allo Stadio Olimpico, un mese di festa. La più grande residency mai realizzata in Italia per celebrare cinquant’anni di carriera. Un progetto destinato a segnare una nuova pagina nella storia della musica dal vivo italiana.

Non è un caso che proprio in questi giorni Keith Richards abbia dichiarato che anche i Rolling Stones stanno valutando una residency, «Suonerei a Roma». Il formato guarda al futuro. Vasco è già lì. Roma 2027. Il Giubileo del Blasco. Cinquant’anni di storia. E una storia che continua.

Siracusa, al Teatro Greco i Persiani di Eschilo anche in lingua LIS

Siracusa, 29 giu. (askanews) – Il Teatro Greco di Siracusa ha ospitato la messa in scena de “I Persiani”di Eschilo, con la regia di Àlex Ollé, per l’ultima replica la tragedia è stata anche presentata in lingua LIS. L’evento è stato promosso dall’Associazione Sicilia Turismo per Tutti e quest’anno è stato sostenuto dalla collaborazione con l’Ente Nazionale Sordi (ENS) che ha visto lavorare in sinergia le sezioni provinciali di Siracusa, Catania e Ragusa.

L’iniziativa ha richiamato una delegazione di circa 70 persone sorde che, insieme alle proprie famiglie, hanno riempito i settori dedicati. Per la comunità sorda, la partecipazione alle rappresentazioni classiche non è più solo un evento isolato, ma si è trasformata nello spettacolo simbolo dell’inclusione culturale della città, ormai dal 2012. A rendere accessibile la complessa drammaturgia di Eschilo è stato il talento delle interpreti LIS. Le professioniste coinvolte – Daniela Bella per l’ENS di Catania; Salvina Magnano e Chiara Giudice per l’ENS di Siracusa; Sonia Muccio, Valeria Licitra e Evelyn Di Falco per l’ENS di Ragusa – hanno modulato la forza espressiva del corpo e dei segni per trasmettere intatta tutta la drammaticità del testo classico.

“Vedere gli occhi lucidi, i sorrisi e l’entusiasmo delle tantissime persone sorde e delle loro famiglie che hanno partecipato questa sera – ha commentato Bernadette Lo Bianco, presidente dell’associazione Sicilia Turismo per Tutti – ci ripaga di ogni sforzo e di anni di lavoro. Dal 2012 abbiamo tracciato un solco profondo: la comunità sorda ha fatto propria la bellezza delle tragedie greche e il Teatro Greco è diventato la loro casa.Questo traguardo è il frutto di un autentico lavoro di squadra. Desidero ringraziare di vero cuore la Fondazione INDA per la straordinaria sensibilità e la generosità dimostrata verso l’Ente Sordi, e l’Associazione Amici dell’INDA, che fin dal primo giorno ha creduto in noi finanziando il progetto. Un ringraziamento speciale va anche alle sezioni provinciali ENS per la preziosa collaborazione, al direttore del Parco Archeologico e a tutto il personale del Teatro per la splendida e calorosa accoglienza. Questa sera abbiamo dimostrato che quando il territorio si unisce, la Sicilia che include è la Sicilia che vince”.

Incontro medici pazienti a Trani

Trani, 29 giu. (askanews) – Un incontro tra medici e pazienti al di fuori delle mura dell’ospedale, nell’ottica non solo di diffondere una maggiore conoscenza delle patologie leucemiche, ma anche di ‘fare gruppo’, così da affrontare il percorso terapeutico con maggiore tranquillità. L’iniziativa dell’Ail ha fatto tappa sabato 27 giugno a Palazzo San Giorgio, nel centro di Trani, per un momento di confronto sulla leucemia linfatica cronica organizzato dalla sede di Barletta che ha visto, tra gli altri, la presenza di del direttore dell’Unità operativa di Ematologia con trapianto dell’ospedale Dimiccoli di Barletta, Giuseppe Tarantini. “Le cure sono completamente cambiate negli ultimi anni – racconta – adesso ci sono delle terapie che innanzitutto non sono chemioterapiche e che permettono ai pazienti di avere una vita lunga, con una ottima qualità della stessa e con la possibilità di poter anche avere terapia a durata fissa”.

Oltre a spazi di approfondimento sanitari, legati ai bisogni di salute e al percorso diagnostico terapeutico, alla presenza anche di esperti psicologi, l’incontro è stato anche occasione per una sessione di domande e risposte con i pazienti. “Questi incontri hanno l’obiettivo principale di aiutare i pazienti in questa fase – aggiunge Felice Bombaci – coordinatore nazionale del Gruppo Ail pazienti – in cui vengono diagnosticati con una parola che si chiama leucemia e che incute timore, ansia. Con la conoscenza noi cerchiamo di portare nei pazienti la consapevolezza e quindi la possibilità di diventare attori della propria patologia”.

Un percorso che si inserisce nella filosofia di umanizzare la cura, obiettivo perseguito anche nelle altre iniziative portate avanti da Ail Bat durante l’anno, con il quale si finanziano servizi essenziali come la navetta che trasporta i pazienti dalle abitazioni fino all’ospedale Dimiccoli, “oltre allo sportello psicologico curato dalla dottoressa Antonella Chieti” conclude la responsabile della sezione territoriale, Giusy Massini.

Trump: l’Iran ha chiesto un incontro, si terrà domani a Doha

Roma, 29 giu. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha scritto oggi su Truth che “l’Iran ha chiesto un incontro”, aggiungendo: “Si terrà domani a Doha”.

Intanto, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, in un’intervista a Fox News, ha dichiarato: “Per quanto ci riguarda, noi stiamo rispettando la nostra parte del cessate il fuoco” con l’Iran. Leavitt ha poi ribadito quanto dichiarato dal vice presidente americano JD Vance, ossia che “alla violenza risponderemo con la violenza”, aggiungendo: “Ci sono stati attacchi contro navi mercantili e gli Stati Uniti hanno risposto”.

Art Village, Raffaele Paganini nominato Direttore Artistico

Milano, 29 giu. (askanews) – Il Presidente Fabrizio Di Fiore annuncia con orgoglio l’inizio di un nuovo e prestigioso capitolo nella storia culturale dell’Art Village di Roma e Torino. La nomina di Raffaele Paganini a Direttore Artistico della struttura. Da anni punto di riferimento nella formazione, produzione e diffusione delle arti performative.

Artista di straordinario talento e figura iconica della scena internazionale, Raffaele Paganini porterà all’interno dell’Art Village il patrimonio umano, artistico e professionale. Maturato nei più importanti teatri e contesti culturali del panorama nazionale e internazionale. Una visione ampia, contemporanea e profondamente emozionale dell’arte guiderà una nuova stagione dedicata alla danza, al teatro, alla musica. E alla valorizzazione delle nuove generazioni di artisti.

“La mia idea di arte è condivisione, crescita e dialogo tra discipline e talenti differenti”, dichiara Raffaele Paganini. E continua: “L’Art Village rappresenta un luogo vivo, creativo e contemporaneo, dove dare vita a progetti culturali capaci di emozionare, ispirare e coinvolgere artisti, studenti e pubblico”.

La nomina di Paganini rappresenta molto più di un nuovo incarico. Segna l’avvio di una fase ambiziosa e innovativa per l’Art Village. Che si prepara a consolidare e rafforzare il proprio ruolo nel panorama culturale nazionale. Attraverso produzioni originali, grandi eventi, workshop, percorsi accademici e collaborazioni con artisti, professionisti e istituzioni di primo piano.

Sotto la sua direzione artistica, l’Art Village punta a diventare un laboratorio creativo permanente: uno spazio di incontro tra esperienza e futuro, tradizione e sperimentazione, talento e passione. Un luogo in cui linguaggi artistici differenti possano dialogare, generando nuove opportunità di crescita culturale e professionale.

Nei prossimi mesi sarà presentato il nuovo programma artistico firmato da Raffaele Paganini, con un calendario ricco di iniziative dedicate alla valorizzazione dei giovani talenti e alla promozione delle arti performative contemporanee, nel segno dell’eccellenza artistica, dell’innovazione e di una visione culturale capace di guardare al futuro.

Ponte Morandi, fratello vittima: c’è data sentenza, giustizia esiste

Genova, 29 giu. (askanews) – “In tanti hanno cercato di convincerci che non saremmo mai riusciti ad arrivare alla verità, che non saremmo mai riusciti a sconfiggere il gruppo Autostrade ma abbiamo finalmente una data. Ci dicevano che non avremmo mai raggiunto una sentenza in tempi brevi ma in realtà siamo soltanto all’ottavo anniversario e arriveremo a questo ottavo anniversario già con una sentenza di condanna”. Così Emmanuel Diaz, fratello di una delle vittime del crollo del Ponte Morandi, ha commentato, al termine dell’ultima udienza del processo di primo grado, l’annuncio della data della sentenza attesa per il prossimo 16 luglio.

“Il dibattimento – ha aggiunto Diaz – ci ha permesso di capire e comprendere quando queste persone che dovevano garantire la sicurezza agli utenti, in realtà si sono incaricate soltanto di massimizzare i dividendi in modo tale da garantire cifre folli al gruppo Atlanta e un dominio da parte dell’amministratore delegato sulla gestione della vita di tutti noi. Hanno ucciso 43 persone e non ci sarà mai una sentenza che vada a colmare questo vuoto e questo danno ma sicuramente è importante comprendere e diffondere questo messaggio: la giustizia esiste”.

Emmanuel Diaz, fratello del 30enne Henry che perse la vita nel crollo del viadotto autostradale, ha seguito tutte le oltre 280 udienze del maxi processo che vede imputate 57 persone tra cui l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia e del gruppo Atlantia, Giovanni Castellucci.

“Ho iniziato questo viaggio – ha ricordato Diaz – nell’aula bunker, poi ci siamo spostati in quest’aula per le disposizioni relative al Covid. La prima volta che mi sono seduto qui ho detto che avrei dovuto rappresentare mio fratello, l’ho fatto in tutte le udienze, durante le varie stagioni, al caldo, al freddo. Umanamente era l’unica cosa che potessi fare per lui, cercare di fare in modo che la sua voce non si spegnesse completamente”.

Caldo estremo, il ministero della Salute: no aumento mortalità in Italia

Roma, 29 giu. (askanews) – “Stando ai dati che abbiamo a disposizione, ad oggi in Italia non risulta un aumento di mortalità oltre i 65 anni”. Lo ha assicurato Mara Campitiello, Capo Dipartimento della Prevenzione, Ricerca e Emergenze Sanitarie del Ministero della Salute, intervenendo a SkyTg24.

Sul picco di decessi registrato in Francia e nel Nord Europa, la dirigente del ministero ha spiegato: “I dati riportati dall’organizzazione Mondiale della Sanità sono dati di stima, secondo una metodologia statistica: quindi sono dati di valutazione per anni della mortalità prevista, è una proiezione. I dati nostri invece sono dati già in time, cioè sono già dati reali. Questo è un dato fondamentale, perché mettiamo a paragone due valutazioni differenti: una valutazione metodologica e statistica di proiezione e un’altra invece bastata su dati reali”.

“L’Italia a differenza della Francia o del Nord Europa è abituata a queste temperature. Banalmente, siamo più attrezzati”, ha detto Mara Campitiello, capo Dipartimento della Prevenzione, Ricerca e Emergenze Sanitarie del Ministero della Salute, intervenendo a SkyTg24.

La dirigente del ministero della Salute ha spiegato che in Italia la percentuali di impianti di condizionamento dell’aria presenti nelle abitazioni è notevolmente più alta che in Francia e nei paesi del Nord Europa: “Condizionatori e ventilatori creano ambienti freschi. Ciò non toglie che dobbiamo mantenere alta l’attenzione: dobbiamo fare attenzione agli anziani, evitare di sovraffollare i pronto soccorsi”.

“L’Italia a differenza della Francia o del Nord Europa è abituata a queste temperature. Banalmente, siamo più attrezzati”, ha continuato Campitiello.

La dirigente del ministero della Salute ha spiegato che in Italia la percentuali di impianti di condizionamento dell’aria presenti nelle abitazioni è notevolmente più alta che in Francia e nei paesi del Nord Europa: “Condizionatori e ventilatori creano ambienti freschi. Ciò non toglie che dobbiamo mantenere alta l’attenzione: dobbiamo fare attenzione agli anziani, evitare di sovraffollare i pronto soccorsi”.

Taormina i 20 anni dei “Nations Award” con Castellitto e Mastronardi

Roma, 29 giu. (askanews) – Si è chiusa a Taormina la ventesima edizione dei Nations Award con un parterre di stelle del cinema, dell’architettura e dell’archeologia: gli attori Sergio Castellitto, Alessandra Mastronardi, Michele Morrone, Margherita Mazzucco, in veste di madrina, ma anche la scrittrice Margaret Mazzantini, il celebre archeologo ed egittologo Zahi Hawass e l’architetto Mario Cucinella. Grandi personalità del panorama artistico e culturale contemporaneo protagonisti al Teatro Antico di Taormina nella manifestazione ideata e promossa dal presidente Michel Curatolo, con la direzione artistica di Marco Fallanca. “Una edizione fortissima – ha sottolineato Curatolo – che ha i connotati di grande popolarità rispetto agli ospiti: Morrone, Castellitto e tanti altri ancora”. “Il cinema in Sicilia – ha aggiunto – è sempre stato un denominatore fortissimo, è sempre stata una terra di grandi scenari in cui presentare le nostre bellezze. I temi ritrattati nei più grandi film ricorrono ormai nella cultura internazionale”.

Sergio Castellitto ha festeggiato con la moglie Margaret Mazzantini i 39 anni di matrimonio. Inevitabile la proposta romantica nello scenario del Teatro Antico.

Tra i premiati l’attrice Alessandra Mastronardi: “Ricevere un premio è sempre meraviglioso e ti senti piena di gratitudine, è bello pensare che possa essere un incentivo per fare sempre meglio per rispettare il lavoro che si fa e rispettare se stessi nella modalità in cui lo fai”.

Le 20 candeline sono state spente durante una serata nello storico ristorante Da Nino a Letojanni, riaperto da Giovanni Ardizzone insieme coi figli Lorenzo e Damiano dopo che il ciclone Harry aveva distrutto lidi e strutture della costa ionica.

Torna in tour da ottobre "Belle e la bestia – Il Musical"

Milano, 29 giu. (askanews) – Forte del grande successo e del consenso di pubblico nella stagione 2022/2023, “Belle e la bestia – Il Musical” prodotto dalla Compagnia dell’Ora, torna in scena a ottobre 2026 in una veste rinnovata e un cast artistico di alto livello. La prima sarà a Siena, al Teatro dei Rinnovati, il 23 ottobre con repliche il 24 e 25, per poi spostarsi in molte città italiane fino alle date del 7, 8 e 9 maggio a Milano. Lo spettacolo, scritto da Luca Cattaneo che ne firma anche la regia, è liberamente ispirato alla favola di Jeanne-Marie Leprince De Beaumont.

Il nuovo impianto scenico e coreografico vede tre protagonisti di prim’ordine nel panorama artistico italiano. Giulia Penna veste i panni di Belle. Cantante e attrice, dopo il successo in programmi televisivi di punta come “Tale e Quale Show” , l’artista presterà il suo volto e la sua voce a Belle, l’iconica protagonista dal cuore puro e dallo spirito libero. La Bestia è interpretata da Fabrizio Voghera. Considerato una delle voci più stimate e amate del panorama del teatro musicale italiano. Nel suo prestigioso curriculum spiccano i ruoli da protagonista in grandi opere pop firmate da Riccardo Cocciante, come “Notre Dame de Paris” e “Giulietta e Romeo”. Sergio Muniz è Miguel. Attore e performer di fama internazionale, già applaudito dal pubblico teatrale in grandi produzioni come “Mamma Mia” del Sistina. Per la prima volta nella sua carriera, Muniz si misurerà con il ruolo del “cattivo”, vestendo i panni del magnetico, prepotente e non corrisposto spasimante di Belle.

Lo spettacolo è prodotto dalla Compagnia dell’ORA, specializzata nel family entertainment, che dopo anni di attività è diventata una realtà produttiva riconosciuta nel panorama del musical italiano. Le musiche, tutte originali, sono state scritte da Enrico Galimberti che si occupa anche della direzione vocale e seguono il racconto della vicenda, alternando momenti narrativi in stile colonna sonora a momenti di “pura canzone” con le coreografie di Ilenia De Rosa.

DATE TOURNÉE 23-24-25 ottobre 2026 Siena Teatro dei Rinnovati 7 novembre 2026 Bergamo ChorusLife Arena 31 dicembre 2026 – 01 gennaio 2027 Pavia Teatro Fraschini 2-3 gennaio 2027 Firenze Teatro Verdi 5-6 gennaio 2027 Cuneo Teatro Toselli 24 gennaio 2027 Lecce Teatro Politeama Greco 6-7 febbraio Napoli Teatro Augusteo 21 febbraio 2027 Varese Teatro Intred 03 marzo 2027 Rho Teatro Civico 6-7 marzo 2027 Lugano LAC Lugano Arte e cultura 14 marzo 2027 Cremona Teatro Infinity 1 21 marzo 2027 Montecatini Nuovo Teatro Verdi 4 aprile 2027 Como Teatro Sociale 7- 8-9 maggio 2027 Milano Teatro Repower

Ministro Calderone chiede una Giornata europea vittime incidenti lavoro

Milano, 29 giu. (askanews) – Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, ha chiesto oggi l’istituzione di una Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro e la protezione e la dignità dei lavoratori, durante la riunione del Consiglio EPSCO a Lussemburgo del 29 giugno 2026.

La Giornata si celebrerebbe l’8 agosto di ogni anno, in ricordo della tragedia di Marcinelle in Belgio. La richiesta è cofirmata da Belgio e Ungheria, con il sostegno da parte della Germania, Romania, Spagna e Malta.

“La tragedia di Marcinelle del 1956 appartiene alla nostra memoria collettiva: è l’espressione concreta di quell’Europa dei popoli e dei lavoratori che stava prendendo forma negli stessi anni in cui venivano poste le fondamenta dell’integrazione europea”, ha affermato il ministro Calderone. “Nel 2026, in occasione del 70° anniversario di quella tragedia, l’istituzione di una Giornata europea permetterebbe di riconoscere che la memoria delle vittime del lavoro in Europa appartiene al patrimonio morale dell’Unione e che la tutela della vita, della salute e della dignità dei lavoratori ne costituisce uno dei pilastri fondamentali”, ha aggiunto.

La proposta, che può già contare sull’approvazione a larga maggioranza di una risoluzione del Parlamento europeo, ha ricevuto il sostegno anche di Croazia, Grecia e Polonia. La Commissione europea, riporta il ministero del Lavoro, ha preso buona nota della proposta, assicurando attenzione e impegno a tal fine.

Scatta a luglio il dazio Ue di tre euro sui mini-pacchi dai paesi extra-Ue

Roma, 29 giu. (askanews) – Scatta il primo luglio il dazio doganale temporaneo di 3 euro imposto dall’Unione europea sui pacchi di “basso valore” importati da paesi extra-Ue, principalmente tramite e-commerce. Una tariffa che riguarderà “una vasta gamma di prodotti comunemente acquistati online, come abbigliamento, giocattoli, elettronica e altri beni di consumo fino a 150 euro”, ha precisato la Commissione europea in una nota.

“Ogni giorno, milioni di pacchi di basso valore entrano nell’Ue. Molti contengono prodotti che non soddisfano gli standard di sicurezza dell’Ue, oppure sono sottostimati o accompagnati da false dichiarazioni per eludere i dazi doganali”, ha rimarcato la Commissione nella nota, aggiungendo che “allo stesso tempo, l’attuale esenzione dai dazi doganali conferisce ai venditori extra-Ue un vantaggio sleale rispetto alle imprese che producono o vendono prodotti nell’Ue”.

Il dazio “sarà applicato al singolo articolo, non alla quantità”, ha spiegato la Commissione, facendo quindi un esempio: “Se si acquistano cinque magliette, verrà applicato un dazio doganale di 3 euro (perché tutte le magliette rientrano nella stessa classificazione tariffaria); se si acquistano tre magliette e un orologio, verrà applicato un dazio doganale di 6 euro (perché le magliette e l’orologio rientrano in
due diverse classificazioni tariffarie). “Il venditore o l’importatore sarà responsabile della dichiarazione e del pagamento del dazio doganale nell’ambito della procedura doganale”, si precisa nella nota.

“L’Ue sta lavorando per modernizzare le procedure doganali al fine di rafforzare il mercato unico e garantire che tutte le imprese che vendono nell’Ue competano ad armi pari, nel rispetto degli standard di sicurezza e conformità dell’Ue”, ha concluso la Commissione.

Meloni ricorda Fallaci: difendere la civiltà occidentale

Roma, 29 giu. (askanews) – Custodire e difendere i principi su cui si basa la civiltà occidentale, come impegno comune che precede le distinzioni legittime tra diversi schieramenti. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un post sui social che prende le mossa da Oriana Fallaci: “Nel giorno della nascita di Oriana Fallaci viene naturale tornare a uno dei temi che ha attraversato gran parte della sua attività, come scrittrice e giornalista, e che oggi appare più attuale che mai: il destino dell’Occidente e della sua identità”.

Scrive Meloni: “L’Occidente non è soltanto uno spazio geografico o un sistema di alleanze. È una civiltà costruita nei secoli attorno alla libertà, alla dignità della persona, alla democrazia e al diritto. Un’eredità che appartiene a popoli diversi, ma legati da valori comuni”. Dunque, prosegue la presidente del Consiglio, “possiamo avere idee e interessi differenti, possiamo discutere e confrontarci, è la forza delle democrazie. Ma c’è qualcosa che viene prima di ogni distinguo: la consapevolezza di appartenere ad una stessa civiltà e la responsabilità di custodirla”.

“Viviamo un tempo segnato da guerre, instabilità e profondi cambiamenti. Le grandi sfide del nostro tempo non ci chiedono di essere tutti uguali. Ci chiedono di restare uniti e fedeli a ciò che siamo. Perché gli scenari mutano, i governi si alternano, il mondo evolve, ma ciò che non può cambiare è la fedeltà ai principi che hanno fatto dell’Occidente la più grande esperienza di libertà della storia”, conclude Meloni.

Bei, ad Airbus maxi finanziamento da 3 mld euro

Milano, 29 giu. (askanews) – La Banca europea per gli investimenti (Bei) e Airbus hanno firmato un primo prestito da 1 miliardo di euro a sostegno delle ambiziose attività di ricerca, sviluppo e innovazione del leader europeo del settore aerospaziale, volto a consolidarne il vantaggio tecnologico nei comparti dell’aeronautica commerciale e della difesa. L’accordo, riporta un comunicato, rientra in un pacchetto senza precedenti da 3 miliardi di euro destinato a sostenere l’innovazione imprenditoriale, e “contribuirà direttamente a rafforzare la leadership tecnologica e l’eccellenza manifatturiera dell’Europa, elementi fondamentali per la sicurezza economica”.

Il finanziamento sosterrà gli investimenti previsti da Airbus fino al 2030 in tecnologie avanzate e sistemi integrati per l’aviazione commerciale, nonché in sistemi di sicurezza e difesa. Con specifici progetti di investimento localizzati in Francia, Germania e Spagna, l’operazione contribuirà a rafforzare gli ecosistemi europei dell’aerospazio e della difesa.

“Il Gruppo Bei sta mobilitando tutte le proprie risorse per rafforzare l’autonomia tecnologica, la solidità industriale e la competitività economica dell’Europa,” ha dichiarato la presidente della Bei Nadia Calviño in occasione della cerimonia di firma tenutasi oggi a Bruxelles. ” Si tratta di un’operazione faro, approvata in circa sei mesi dalla richiesta, che dimostra come l’Europa sia in grado di agire con rapidità e su larga scala per sostenere i propri campioni industriali e rafforzare la propria posizione nel nuovo scenario geopolitico”.

Il finanziamento rappresenta la prima tranche di un pacchetto da 3 miliardi di euro, “il più grande prestito a una società mai autorizzato dalla Bei”. L’entità dell’operazione “riflette la portata degli investimenti necessari al principale produttore aerospaziale europeo per continuare a competere con successo sui mercati globali. Condizioni flessibili, comprese scadenze di lungo periodo, offriranno risorse prevedibili per programmi strategici che contribuiscono anche alla resilienza industriale e alla leadership tecnologica dell’Europa”, si legge nel comunicato della Bei.

Caldo estremo, arrivano i primi temporali e dal primo luglio la svolta: le temperature calano

Roma, 29 giu. (askanews) – In questi giorni di fine giugno, un’eccezionale “cupola di calore” sta stringendo l’Europa e l’Italia in una morsa asfissiante, spingendo le temperature a livelli record e portando diverse nazioni a dichiarare lo stato di emergenza. Tuttavia, nel corso dei prossimi giorni, a partire dal pomeriggio di oggi, è attesa una svolta: l’arrivo di temporali sempre più frequenti riporterà le temperature su valori più in linea con il periodo. È la previsione di Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, che conferma l’anomalia climatica estrema tuttora in corso su parte dell’Europa e dell’Italia con valori fino a +10°C (addirittura fino a 15/20°C in Francia e Germania con punte massime nei giorni scorsi a 40°C a Parigi) oltre le medie storiche di riferimento.

Una simile fase di caldo anomalo, osserva, solo vent’anni fa non sarebbe stata possibile. La responsabilità di questi record, infatti, non va attribuita esclusivamente alla prepotente espansione dell’anticiclone subtropicale africano, ma risiede soprattutto nel cambiamento climatico di fondo. L’aumento delle temperature a livello globale, innescato dalla sempre maggiore concentrazione di CO2 di origine antropica in atmosfera, fa sì che l’attuale “base di partenza” del nostro clima sia sensibilmente più calda rispetto al passato. È proprio partendo da questo gradino termico già rialzato che le odierne ondate di calore riescono a spingersi verso picchi eccezionali (con sempre più frequenza e durata) e altrimenti irraggiungibili.

Anche oggi e domani dovremo fare i conti con un caldo intenso e a tratti molto afoso su buona parte dell’Italia, con temperature che supereranno diffusamente i 36-37°C al Centro-Nord. Tuttavia, la novità riguarda la possibile rottura di questa fase rovente. Già dal pomeriggio di oggi i temporali si faranno via via più frequenti sulle Alpi, con locali sconfinamenti verso le vicine pianure di Piemonte e Lombardia.

La vera svolta è prevista però da mercoledì 1° luglio, quando un fronte perturbato in discesa dal Nord Europa investirà l’Italia. Lo scontro frontale tra queste correnti fresche e instabili in quota e l’aria caldo-umida accumulata sul bacino del Mediterraneo potrebbe accendere la miccia per la formazione di celle temporalesche particolarmente violente. Il rischio concreto è quello di fenomeni estremi come forti grandinate e downburst (violente raffiche di vento lineari in uscita dal temporale). Le regioni maggiormente esposte a questa forte ondata di maltempo saranno dapprima quelle del Nord, in successiva estensione anche a parte del Centro-Sud. Dopo questa rapida, ma intensa fase temporalesca, l’anticiclone subtropicale africano proverà a riprendersi gli spazi perduti con sole e caldo pronti a tornare grandi protagonisti sull’Estate italiana.

Nel dettaglio oggi al l Nord sole e caldo intenso a 40°C, temporali sulle Alpi, in locale estensione alle pianure. Al Centro caldo intenso fino a 40°C, temporali su Appennini e zone vicine. Al Sud sole e caldo. Martedì 30 al Nord temporali pomeridiani dai rilievi verso alcune zone di pianura, sole altrove. Al Centro sole e acquazzoni sull’Appennino. Al Sud soleggiato, qualche rovescio sui monti. Mercoledì al Nord forti temporali, locali grandinate. Al Centro sole e caldo intenso, rovesci su zone interne. Al Sud prevalenza di sole, isolati temporali sui monti. Tendenza giovedì rovesci e temporali su parte del Centro Sud; poi prevalenza di tempo stabile.

Del Vecchio Jr diffida Delfin per Basilico, lui replica: pressioni

Milano, 29 giu. (askanews) – Si riaccende lo scontro tra Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico. Nella tarda serata di ieri, scambio di lettere tra i legali dei due figli di Nicoletta Zampillo, l’ultima moglie del fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, scomparso quattro anni fa.

Gli avvocati di Leonardo Maria hanno diffidato il consiglio di amministrazione a non ammettere Rocco Basilico all’assemblea di domani “né di consentire allo stesso l’esercizio di alcun diritto di intervento e di voto”. E’ stato anche chiesto di non porre in votazione “l’illegittima Transfer Notice” proposta da Basilico il 22 giugno scorso. Basilico ha replicato ribadendo di essere “pieno proprietario” del 12,5% della holding di famiglia e ha bollato la missiva come portatrice di “pressioni illegittime”.

Secondo i legali di Del Vecchio Jr, invece, “Basilico deve essere considerato solo nudo proprietario di quote Delfin e non pieno proprietario”. Per l’avvocato di Leonardo Maria, la condotta “attendista” del Consiglio, che non ha dato riscontro ad altre lettere dello stesso tono, è considerata “inaccettabile” tanto che il figlio del fondatore “si riserva di agire nei confronti di Basilico e, specialmente ove l’inerzia del Consiglio di Amministrazione perduri, in tale iniziativa sarà inevitabile il coinvolgimento anche dei Consiglieri, quali corresponsabili di tutti i danni subiti”.

Dura la replica di Basilico, sempre attraverso i suoi legali. “Ricordiamo Leonardo Maria Del Vecchio che, quale pieno proprietario delle partecipazioni in Delfin, Rocco Basilico è regolarmente iscritto a libro soci a partire da luglio 2022, ha partecipato alle assemblee dei soci, ha espresso il proprio voto sulle relative delibere (incluse quelle di approvazione dei bilanci di Delfin per gli esercizi 2022, 2023 e 2024) e ha percepito i dividendi distribuiti: ciò, senza che sia mai stata sollevata alcuna contestazione in merito alla sua legittimazione né dai soci di Delfin”.

Basilico ha confermato il giudizio pendente in Tribunale, confidando di poter evidenziare “l’infondatezza, la strumentalità e la temerarietà della tesi proposta” da Del Vecchio Jr. “È pacifico e incontestabile che il dott. Rocco Basilico è legittimo pieno proprietario del 12,5% del capitale sociale di Delfin”, hanno scritto i legali. Da parte di Leonardo Maria, sarebbero quindi arrivate con le sue lettere al Cda di Delfin solo “pressioni che risultano assolutamente illegittime, sotto diversi profili, con tutte le conseguenze di legge”.

Tajani: Vannacci vota contro il governo, è la quinta gamba della sinistra

Roma, 29 giu. (askanews) – “Roberto Vannacci ha deciso lui di stare fuori dal centrodestra, vota contro il governo: è una scelta sua e continua a dirlo. Quindi, non è una questione di imbarcare o non imbarcare Vannacci: si è messo fuori dal centrodestra, ha lasciato lui, era vicesegretario della Lega”. Lo ha detto il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, intervistato da Radio 24.

“Per adesso sta dicendo cose assolutamente diverse da quelle che diciamo noi, sennò non voterebbe contro il governo ogni volta. Lui che è fuori rischia di fare sempre di più la quinta gamba della sinistra”, ha chiosato il leader degli Azzurri.

Iran, funzionario Usa: stop attacchi a Hormuz da entrambe le parti. Incontro in Oman del Comitato per lo Stretto

Roma, 29 giu. (askanews) – Gli Stati Uniti e l’Iran “si asterranno dall’attaccare per il momento”. Lo ha affermato un funzionario dell’amministrazione Donald Trump dopo che entrambe le parti si sono scontrate a colpi di fuoco nei pressi dello Stretto di Hormuz. Lo riporta la Cnn. I colloqui tecnici con l’Iran procedono “secondo i piani”, ha dichiarato un funzionario statunitense. Resta una incognita sulla posizione dell’Iran.

Il funzionario, sempre come riferisce la Cnn, ha affermato che le navi possono circolare liberamente nello stretto. Tuttavia, l’accordo provvisorio non ha ancora trovato applicazione nella via navigabile.

Intanto, il vice ministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha riferito su X della prima riunione del “Comitato congiunto per lo Stretto di Hormuz” tenuta oggi a Mascate con il ministro di Stato per gli Affari Esteri dell’Oman, Abdulaziz al-Hinai.

“Nel corso del colloquio sulle questioni riguardanti lo Stretto abbiamo discusso della sua futura gestione, come previsto dall’articolo 5 del Memorandum d’intesa di Islamabad e nel rispetto dei diritti sovrani degli Stati costieri”, ha riferito Gharibabadi.

L’articolo 5 del Memorandum di intesa firmato dall’Iran con gli Stati Uniti prevede che Teheran “si impegnerà al massimo per garantire il transito sicuro e gratuito delle navi commerciali, per soli 60 giorni, dal Golfo Persico al Mar d’Oman e viceversa”.

“Il traffico di navi commerciali riprenderà immediatamente, tenendo conto della necessità di rimuovere gli ostacoli tecnici e militari e di procedere allo sminamento da parte della Repubblica Islamica dell’Iran entro 30 giorni – recita ancora l’articolo – la Repubblica islamica dell’Iran avvierà un dialogo con il Sultanato dell’Oman per definire la futura amministrazione e i servizi marittimi nello Stretto di Hormuz, in collaborazione con gli altri Stati rivieraschi del Golfo Persico, nel rispetto del diritto internazionale e dei diritti sovrani degli Stati costieri dello Stretto di Hormuz”.

Adriano Ciaffi, il rigore dell’amministrazione e la politica come servizio

Le querce delle Marche e l’amore per il territorio

“Vedi quelle querce?” mi chiese una mattina di tanti anni fa Adriano Ciaffi mentre guidava spericolatamente la sua auto verso un convegno democristiano a Urbisaglia. “Quelle querce l’ho salvate io con una legge regionale che le protegge in tutte le Marche”. Di Adriano è il primo ricordo che mi torna in mente oggi che da Macerata è arrivata la triste notizia della sua scomparsa a 90 anni esatti. Salvare quelle querce della collina marchigiana dagli abbattimenti indiscriminati significava la passione amministrativa che lo animava tutt’uno con l’amore che aveva per la sua terra, per le Marche e per Macerata. La cura del territorio, il benessere delle persone, la tranquillità delle famiglie, il futuro dei giovani, la crescita delle tante piccole e medie aziende marchigiane, era quella la sua idea di politica. L’uomo pubblico per lui era essenzialmente chi si prende sulle spalle l’onere e l’onore di curare la comunità, che per lui era la “città-Regione” come gli piaceva pensare lo sviluppo delle Marche già negli anni ’70 quando da presidente della Regione guidava con rigore e tante volte con pignoleria la macchina amministrativa.

Il culto dell’amministrazione

Me lo ricordo ancora quando, sottosegretario agli Interni ai tempi di Scalfaro ministro, mi invitava la sera al Viminale per andare a mangiare assieme una pizza e mi capitava di assistere alle lunghissime discussioni che armava con il capo di gabinetto, il consigliere giuridico e soprattutto i direttori generali ai quali contestava, ragionando e motivando, anche le virgole dei testi che gli sottoponevano per la firma sperando di assistere ad una frettolosa cerimonia. Neanche per idea, la pizza si allontanava nella notte e le carte tornavano indietro.

Insomma, la cura dell’amministrazione era il suo culto e questo lo affratellava a tutta una generazione di democristiani che venivano dalla gavetta degli enti locali e approdavano prima in Parlamento e poi al governo solo dopo aver accumulato l’esperienza sufficiente per non farsi ingabbiare dai “non possumus” della burocrazia e riservare alla politica la decisione. Fu con questa convinzione che Ciaffi fu il padre della riforma degli enti locali degli anni ’80.

Il patto di San Ginesio e la stagione del rinnovamento dc

Le interminabili chiacchierate serali e romane del dopo-Aula erano la sublimazione politologica di quella cura amministrativa che amava sì il potere, certo, ma per farne qualcosa di utile.

Toccò a Ciaffi organizzare il famoso convegno di San Ginesio, appennino maceratese, dove De Mita e Forlani siglarono il patto generazionale per il ricambio della classe dirigente della DC. All’epoca l’intesa preparava una mezza rivoluzione che avrebbe portato in prima fila il leader irpino e quello pesarese, destinati prima o poi a disputare la partita anche tra loro.

Quando la crisi della metà degli anni ’70 traumatizzò vecchi e giovani dirigenti democristiani, al XIII Congresso “del Rinnovamento” Ciaffi nel 1976 scelse di sostenere Zaccagnini: caso volle che furono proprio i voti maceratesi e marchigiani a fare la differenza tra Forlani e Zac, offrendo a quest’ultimo la conquista della segreteria politica.

«Questa non è più politica»

Motivo per il quale qualche tempo fa, quando Dario Franceschini organizzò un ricordo di quello storico congresso al Palazzo dell’EUR, (domenica 28 giugno, ndr) chiamai Adriano a casa per spingerlo a venire ancora una volta a Roma nonostante gli acciacchi dell’età. Era stanco mi rispose, e anche amareggiato dal presente.

“Sai, mi confessò, io la politica di oggi non la capisco. Anzi, sai che ti dico? Non è proprio politica, è un’altra cosa”.

Minacce da Russia Today a Calenda: la solidarietà della Cisl

Le minacce e il caso Russia Today

Le minacce rivolte al leader di Azione, Carlo Calenda, attraverso il canale Telegram di Russia Today hanno provocato una reazione politica trasversale, riportando al centro del dibattito il tema della propaganda del Cremlino e delle sue possibili ramificazioni nello spazio pubblico europeo. Calenda ha denunciato la presenza di messaggi intimidatori nei suoi confronti, ribadendo di non sentirsi intimorito e ricordando di aver più volte denunciato l’attività di reti che, a suo giudizio, operano in Italia per diffondere la narrazione favorevole a Mosca. Nei giorni scorsi lo stesso senatore aveva inoltre richiamato un video nel quale responsabili del progetto documentaristico di RT illustravano al presidente Vladimir Putin le iniziative promosse anche in Italia, definite un tassello della strategia comunicativa russa.

La risposta politica e il ruolo della Cisl

Le reazioni non si sono fatte attendere. Il vicesegretario di Azione, Ettore Rosato, ha parlato di una Russia che, dopo l’invasione dell’Ucraina, conduce anche una guerra ibrida contro l’Europa, denunciando gli attacchi informatici e la propaganda come strumenti di pressione politica. Sulla stessa linea la presidente di Azione, Elena Bonetti, che ha chiesto di isolare quanti mantengono rapporti politici o culturali con il sistema di influenza del Cremlino.

Tra gli interventi, assume un rilievo particolare quello della segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola. La leader del sindacato ha espresso «piena solidarietà» a Calenda, definendo «inaccettabile» che un organo riconducibile alla propaganda russa prenda di mira chi esercita liberamente il diritto di manifestare le proprie opinioni. Ancora più significativo è il richiamo al principio secondo cui ogni tentativo di delegittimare o intimidire rappresentanti politici e istituzionali deve essere respinto «con fermezza e senza ambiguità». Si tratta di una presa di posizione che supera le appartenenze partitiche e riafferma il valore della libertà di espressione quale patrimonio comune della democrazia. 

Oltre la polemica politica

L’episodio pone una questione destinata ad andare oltre la cronaca. Le campagne di propaganda, la disinformazione e le intimidazioni online rappresentano ormai uno degli strumenti attraverso cui si sviluppa il confronto geopolitico. Per questo la risposta non può limitarsi allo scontro tra partiti, ma richiede la difesa condivisa delle istituzioni democratiche e del libero confronto delle idee.

In questa prospettiva, la solidarietà espressa dalla Cisl assume un significato che va oltre il caso specifico. Il sindacato richiama infatti il valore della responsabilità civile: difendere il diritto di ciascuno a esprimere le proprie opinioni senza essere esposto a campagne di intimidazione, qualunque sia il colore politico dell’interlocutore. È un principio che appartiene alla cultura democratica europea e che, proprio nei momenti di maggiore tensione internazionale, merita di essere riaffermato con chiarezza.

Il rancore come matrice della violenza: il disagio nascosto della nostra società

Il rancore come lutto delle occasioni perdute

Da una recente conversazione con Giuseppe De Rita ricavo una chiave di lettura dei fenomeni di montante violenza di cui la cronaca ci riferisce con quotidiana, incalzante rendicontazione: “se si guarda intorno troverà che una gran parte della violenza ha una radice di rancore. Cosa è il rancore? Lo spiegava il grande René Girard quando diceva che “il rancore è il lutto di quel che non è stato” e di fatto le violenze più gravi vengono dal rancore di chi ha visto svanire qualcosa in cui credeva profondamente e ne vive il lutto spesso rabbioso”.

Credo si tratti di una interpretazione non inconsueta – perché il sentimento di rancore sottende molta parte dei comportamenti individuali e sociali – ma certamente più diretta e fotografica – ma non per questo semplicistica e riduttiva – delle dietrologie esplicative a cui siamo abituati.

Concordo in toto con questa valutazione e vi trovo radici recondite e remote, la trovo scaltrita e calzante, veritiera al pari della personale descrizione dei femminicidi che aveva ottenuto la condivisione di Umberto Galimberti.

Una società sempre più incline al giudizio

Da anni il CENSIS individua nel rancore un’evidenza diffusa che aleggia sottotraccia – come il fuoco sotto le ceneri – ma che riemerge in famiglia, nel condominio, sui posti di lavoro e persino in quelli del divertimento.

In genere si manifesta in apparentemente innocue esternazioni di opinioni e sentenze a buon mercato; in altre spiega gesti di ira e violenza, persino quella follia che Vittorino Andreoli non riconosce come tale: la consapevolezza della differenza tra il bene e il male è offuscata ma resta tale, c’è o non c’è.

Siamo sempre meno indulgenti verso gli altri nel considerare le faccende della vita.

Persino nelle valutazioni delle storie più dolorose della cronaca quotidiana non rinunciamo a cogliere spunti di presenzialismo e spettacolarizzazione: c’è sempre da puntare l’indice per stigmatizzare qualcosa, per esprimere indignazione e scandalo.

Non si riesce più a tacere perché la democrazia della comunicazione sociale ci rende protagonisti del commento e dell’esternazione.

Media, social e il mercato dell’indignazione

La prudenza del buon gusto e del buon senso non sembra certo ispirare le nostre gratuite valutazioni.

Ognuno deve dire la sua: ma è vera giustizia quella che cerchiamo? Da molto tempo non sento più pronunciare queste parole: “non mi sento di commentare, non sono all’altezza”.

C’è forse così tanta differenza tra coloro che insultano il presunto colpevole e il destinatario di questo “dagli all’untore”?

O forse c’è intercambiabilità dei ruoli visto che i mostri sono quelli della porta accanto e i “vicini da morire” spuntano dalle ombre della quotidiana normalità?

Anche la Tv – bisogna ammetterlo – fa la sua parte per fomentare questo crescente sentimento di curiosità morbosa e di giustizialismo “mordi e fuggi”: a parte l’oggettività della brutta notizia di cronaca c’è una vera e propria gara nel farne un prodotto di marketing.

I social sono i megafoni di gratuite cattiverie ma certamente in questo non consiste quella democrazia partecipativa postulata da tutti.

Recuperare il senso critico e la mitezza

Ed è vero che la politica non dà buoni esempi ma la gente impara presto la lezione.

Giorno dopo giorno si alimenta un odio sociale crescente e pervasivo che alza il tono delle voci, rende frettolosi e superficiali i giudizi e le valutazioni, semina invidia e diffidenza.

E così il relativo diventa assoluto, il soggettivo oggettivo, l’opinione una certezza, il dubbio una condanna.

In questo ondeggiare tra il bene e il male si perde e si dissolve il dominio della capacità critica, la mitezza del pensiero, il sentimento della bontà e della comprensione, il desiderio della speranza.

Educare alla differenza: l’“amo a te” come grammatica della libertà

Una proposta che merita confronto

Bene fa la segretaria dem Elly Schlein a rilanciare la proposta di inserire nei percorsi formativi l’educazione alle differenze. Non si tratta solo dei diversi orientamenti sessuali o delle varie identità di genere, bensì del riconoscimento pieno, conseguito mediante un approccio dialogico, di come gli umani variamente sono e vogliono essere. L’opposto del secondo “movimento” che, dopo il primo – la correzione delle ingiustizie –, come notava Norberto Bobbio, spesso caratterizza le utopie: la pretesa di plasmare le persone.

Si tratta di una proposta sulla quale vale la pena confrontarsi. Da un lato, infatti, è portatrice di una visione liberale, dall’altro rispetta l’idea cristiana di una pluralità di doni a ciascuno/a affidati.

E qual è la differenza originaria, se non quella sessuale, fra donne e uomini?

L’“amo a te” di Luce Irigaray

Ecco, dunque, il motivo che mi spinge a proporre un passaggio quasi conclusivo del bellissimo volumetto di Luce Irigaray Amo a te. Verso una felicità nella Storia. Dove la “a” sta a indicare, lungo il solco tracciato da Jacques Derrida, la rispettosa distanza che dovrebbe caratterizzare anche le relazioni amorose; soprattutto le relazioni amorose. Distanza, non lontananza; spazio per il singolo componente della coppia. Spazio da non saturare, contro una concezione fusionale della vita sessuale e affettiva che finisce per riproporre un dominio maschile sordo e cieco, arcaico, non differenziato.

L’altro come condizione dell’amore

Ascoltiamo: «L’appartenenza a un genere appare come la garanzia di una dialettica dell’alterità e dell’intersoggettività. Questa fedeltà permette il raccoglimento e l’incontro, essendo il limite mantenuto grazie alla differenza rispetto all’altro. L’altro, non gli altri né il medesimo. L’altro, l’irriducibile, colui che resta fuori, sempre estraneo. Tentiamo di salutarci, di farci un cenno. Colui che tocca porta felicità. E quanto bisogna amarsi, allora, per restare due! Ma non è forse questo, finalmente, l’amore? L’amore nell’ideale? Passerella tra passato e futuro. Salvaguardia della vita e del tempo. Concentrazione e diffusione di un’energia in opera. Già in forma ma non pienamente attuata, senza compimento assoluto. Né natura né atto puro, ma l’una e l’altro insieme». Come non notare che tutto ciò possa comprendere, ovviamente accogliendo altre sollecitazioni e altri contributi, la stessa questione del gender e della fluidità.