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Il Lazio al centro della Blue Economy

Roma, 23 ott. (askanews) – Quattro giorni per confrontarsi sull’economia del Mare. Questo è l’obiettivo di Blue Planet Economy Expoforum, manifestazione organizzata da Fiera di Roma dal 21 al 24 ottobre al Centro Congressi con il sostegno di Regione Lazio, Lazio Innova e della Camera di Commercio di Roma. Istituzioni, finanza, ricerca e formazione i temi di questa edizione che si svolge in concomitanza con “Fiumicino in Blu” Iniziativa del Consorzio Nautico del Lazio. La Regione, forte dei suoi 383 chilometri di costa e le 38mila imprese nell’ambito della Blue Economy, si mostra al centro dialogo tra amministrazioni, università e centri di ricerca con tre chiari obiettivi per il futuro. Abbiamo parlato con Roberta Angelilli, Vice Presidente Regione Lazio:

“La Blue Economy è strategica per la Regione Lazio, che ha un patrimonio ambientale straordinario oltre 380 chilometri di costa e 24 comuni, 22 costieri compresa Roma Capitale e due isole, Ponza e Ventotene, abbiamo come Regione Lazio il record italiano del numero delle imprese. Abbiamo superato le 38.000 imprese che lavorano nell’ambito Blue Economy, con un valore aggiunto che è arrivato al 7%”.

Spazio anche alla formazione, grazie al lavoro di MAR e Fondazione ITS Servizi, con le scuole superiori di Roma chiamate a partecipare ad hackaton per ideare soluzioni della tutela ambientale e sviluppo sostenibile. Il futuro è alle porte e imprese all’avanguardia sono fondamentali per posizionare l’Italia nella frontiera tecnologica dello scacchiere internazionale. Abbiamo parlato con Chiara Petrioli, founder & CEO, WSense:

“Dal Lazio siamo partiti dall’Università di Roma La Sapienza, sviluppando in collaborazione con le migliori università americane, prendendoci conto che avevamo noi le idee su come sviluppare tecnologie che servono a realizzare le soluzioni per il dominio sottomarino. Abbiamo risolto il problema di creare, in un ambiente difficile, dove non si riesce neanche a comunicare da un sottomarino senza riemergere, la capacità di realizzare delle reti senza fili, tipo un wifi sottomarino, e sulla base di questo una capacità prima non possibile di trasmettere informazioni dai mari e dagli oceani, abilitanti per tante applicazioni, dalla sorveglianza delle infrastrutture critiche al monitoraggio ambientale, al monitoraggio strutturale, un esempio è il monitoraggio della diga Forana di Genova, attualmente in costruzione”.

Mare sempre più connesso. Dalle infrastrutture subacquee alle possibilità cantieristiche fino ad arrivare ad associazioni con lo spazio, come spiega il Direttore Generale dell’Agenzia Spaziale Italian Luca Vincenzo Maria Salamone.

“Il ruolo e il legame che passa tra mare e spazio è un legame storico, ormai risalente nel tempo, ovviamente soprattutto con l’avvio dei programmi satellitari, però in particolare in questi ultimi anni l’Italia sta giocando un ruolo importante in questa interconnessione spazio-mare, grazie anche al varo di documenti strategici, si pensi al

primo piano del mare, che cita la parola spazio ben 12 volte, e anche al Libro Verde del Made in Italy, che in qualche modo fa all’interno delle politiche industriali dell’interconnessione spazio-mare anche un elemento portante. Quindi le politiche, da questo punto di vista, i documenti strategici varati dal Governo sono molto importanti, la recente istituzione anche dell’Agenzia per la sicurezza dell’attività subacquee, la nuova legge spazio del 2025, in qualche modo hanno creato anche un ecosistema normativo che in prospettiva futura ci consentirà di lavorare sempre più in sinergia. A riguardo, anche l’Agenzia Spaziale Italiana sta dando il suo contributo, nel 2025 è stata avviata, costituita una Task Force Space & Blue, il cui obiettivo è quello di lavorare con tutti gli stakeholder della parte marittima, piuttosto che di quella spaziale, al fine di trovare sinergie e di procedere anche a una contaminazione tecnologica tra i due ecosistemi industriali”.

Confronto a 360° con gli attori principali del settore, che chiedono maggiore velocità alle istituzioni, come sottolineato dal CEO di Comar Andrea Guardigli, e utilizzano una piattaforma come la Blue Planet Economy Expoforum per un dialogo. In un futuro che si avvicina sempre più rapidamente, allineare tutti gli attori in campo attorno alla Blue Economy potrebbe rappresentare un vero e proprio punto di svolta per l’economia italiana.

Clerici Lab: presentata a Brescia la terza edizione del progetto

Brescia, 23 ott. (askanews) – Clerici Lab, il progetto di formazione promosso dal Gruppo Clerici per avvicinare le nuove generazioni alle professioni della filiera idrotermosanitaria e dell’arredobagno, riparte con la sua terza edizione. L’inaugurazione si è svolta nel foyer del Teatro Clerici di Brescia, riunendo oltre 30 giovani partecipanti pronti a intraprendere il nuovo percorso formativo.

La nuova edizione, realizzata in collaborazione con Randstad e ITS Academy Machina Lonati, amplia ulteriormente il progetto. Per l’anno formativo 2026-2027 sono previsti tre percorsi IFTS, con attività didattiche in aula a Brescia, Bergamo e Lodi.

“Inauguriamo oggi la terza edizione di Clerici Lab, un percorso formativo nato per unire la scuola e la formazione classica con il mondo del lavoro. I ragazzi verranno a lavorare da noi e, contemporaneamente, proseguiranno gli studi e sosterranno gli esami. Seguiranno un percorso retribuito in cui, affiancando il nostro personale all’interno dei punti vendita, impareranno concretamente cosa significa lavorare” ha dichiarato Paolo Clerici, Presidente del Gruppo Clerici.

Un’iniziativa che consolida il dialogo tra scuola e impresa e investe sulle competenze delle nuove generazioni, con l’obiettivo di accompagnarle verso concrete opportunità professionali e uno sguardo al futuro.

“Vorrei allargare i nostri orizzonti. Siamo giunti alla terza edizione e finora abbiamo attivato tre classi: una il primo anno, due il secondo e tre quest’anno, ma nei prossimi anni l’obiettivo è averne quattro, cinque o sei, uscendo anche dai confini regionali. Attualmente operiamo tra Brescia, Bergamo e Lodi, ma sarebbe bello espanderci nelle altre regioni in cui siamo presenti, come la Toscana a Firenze, il Lazio a Roma o il Veneto. Gli spazi e i punti vendita non mancano e i ragazzi ci sono: dobbiamo solo organizzarci e studiare bene le differenti normative scolastiche regionali, ma ci arriveremo” ha aggiunto Clerici.

A Brescia, la giornata inaugurale è stata anche un’occasione per mettersi subito alla prova. I ragazzi hanno partecipato a La cartolina del futuro, un’attività dedicata alle aspirazioni e alle prospettive professionali, e a un laboratorio di squadra, nel quale hanno sperimentato ruoli diversi, collaborato e condiviso i risultati del lavoro in plenaria. Spazio quindi alle voci dei ragazzi che hanno preso parte al progetto: “La mattinata sta proseguendo molto bene, perché ci sta dando la possibilità di collaborare tutti insieme. Ci è stata offerta l’opportunità di sviluppare un progetto in cui, unendo i pezzi come in un puzzle, siamo arrivati a definire un risultato comune. Questo rappresenta un grandissimo passo avanti verso una vera coesione tra tutti noi”.

“Ci siamo riuniti dai tre diversi corsi, Lodi, Brescia e Bergamo, che siamo noi, per lavorare tutti insieme come un vero team, lo stesso che in futuro entrerà a far parte del Gruppo Clerici. Stiamo svolgendo un’attività simile a un puzzle, in cui dobbiamo collaborare per unire tutti i pezzi e raggiungere un obiettivo comune”.

Con la terza edizione di Clerici Lab, il Gruppo Clerici rinnova il proprio impegno nella formazione e nell’orientamento professionale, creando nuove occasioni di incontro tra giovani, scuola e mondo del lavoro.

Sul tempo e sulle relazioni, Song Dong occupa il MAO di Torino

Torino, 23 ott. (askanews) – La grande poesia è “strana”, diceva il critico canonico Harold Bloom. Allo stesso modo è strano il grande progetto site specific che l’artista cinese Song Dong ha realizzato al MAO Museo d’Arte Orientale di Torino insieme all’istituzione stessa, trasformando il palazzo in un grande dispositivo artistico, ma soprattutto emotivo e umano, capace di generare una congerie di sensazioni e dare una forma, attraverso gli oggetti, al senso del tempo e dei legami. Entrare dentro la mostra “Soul Out” è davvero un entrare dentro una vita, che a mano a mano si svela essere in fondo la nostra.

“Questa mostra – ha detto ad askanews Davide Quadrio, direttore del MAO e co-curatore dell’esposizione – nasce come necessità rispetto al lavoro che facciamo all’interno del museo e siccome quest’anno abbiamo completamente ripensato la sezione Cina era proprio fondamentale avere qualcuno che capisse che cosa stavamo facendo. Quindi lavorando sull’oggetto culturale, lavorando non tanto più sull’arte, ma su quanto questi oggetti che sono all’interno del museo, che quindi sono musealizzati, sono oggetti che rappresentano culturalmente un livello di storia umana che è indipendente e in qualche modo separata anche dalla peculiarità culturale di ognuno di noi, diventa quindi un luogo non più della differenza ma della comunanza”.

Ci sono due installazioni che hanno tutte le caratteristiche per essere indimenticabili: la prima è la monumentale “Waste Not”, che attraversa molte sale del museo e raccoglie 10mila oggetti di uso comune della famiglia di Song Dong. Un grande magazzino dei sentimenti, dei ricordi, della perdita che ovviamente fa pensare all’accumulazione, ma più ci si addentra, più si capisce che stiamo parlando di sentimenti e non solo di oggetti. E poi c’è una grande installazione di luce, che ricorda Yayoi Kusama, e che è un vero snodo dell’esposizione.

“La sua arte – ha aggiunto Quadrio – è un’arte che ha a che fare con l’oggetto umano, a questo punto è diventato normale. Qui siamo per esempio all’interno dell’installazione, in qualche maniera più partecipativa, che abbiamo fatto con l’Accidente di Torino, si chiama ‘Borrow Lights’, prestare la luce, e sono 200 lampade che abbiamo raccolto all’interno del museo in un’opera che diventa, opera dell’artista sì, ma che diventa la luce di tutti, in cui tutti passeranno per entrare visitare il museo”.

Dire “oggetto umano” è molto importante, perché se spesso assistiamo alla reificazione delle persone, ossia all’essere considerate e trattate come cose, qui avviene il contrario, gli oggetti sono la misura dell’esperienza umana, prendono vita accanto a noi, ci sono testimoni e narratori. Come dice una delle frasi più celebri di Song Dong, che l’artista ha ripetuto anche a Torino

“L’arte è vita e la vita è arte”. Sembra una frase molto semplice, perfino banale, ma ascoltarla dopo avere fatto esperienza della mostra cambia tutto, se ne capisce la tranquilla e delicata profondità, se ne sente il valore di affetto e vicinanza, a tutti. Potrebbe anche essere una estrema sintesi dell’evoluzione del mondo dell’arte negli ultimi 50 anni, ma non è così importante ora. Adesso conta lasciare che l’arte ci tocchi e ci sussurri, ancora una volta, quello che non sappiamo di noi stessi, come fa il bellissimo e toccante video “Touching MY Father”, sospeso in una dimensione che è solo quella del nostro cuore.

Sul tempo e sulle relazioni, Song Dong occupa il MAO di Torino

Torino, 23 ott. (askanews) – La grande poesia è “strana”, diceva il critico canonico Harold Bloom. Allo stesso modo è strano il grande progetto site specific che l’artista cinese Song Dong ha realizzato al MAO Museo d’Arte Orientale di Torino insieme all’istituzione stessa, trasformando il palazzo in un grande dispositivo artistico, ma soprattutto emotivo e umano, capace di generare una congerie di sensazioni e dare una forma, attraverso gli oggetti, al senso del tempo e dei legami. Entrare dentro la mostra “Soul Out” è davvero un entrare dentro una vita, che a mano a mano si svela essere in fondo la nostra.

“Questa mostra – ha detto ad askanews Davide Quadrio, direttore del MAO e co-curatore dell’esposizione – nasce come necessità rispetto al lavoro che facciamo all’interno del museo e siccome quest’anno abbiamo completamente ripensato la sezione Cina era proprio fondamentale avere qualcuno che capisse che cosa stavamo facendo. Quindi lavorando sull’oggetto culturale, lavorando non tanto più sull’arte, ma su quanto questi oggetti che sono all’interno del museo, che quindi sono musealizzati, sono oggetti che rappresentano culturalmente un livello di storia umana che è indipendente e in qualche modo separata anche dalla peculiarità culturale di ognuno di noi, diventa quindi un luogo non più della differenza ma della comunanza”.

Ci sono due installazioni che hanno tutte le caratteristiche per essere indimenticabili: la prima è la monumentale “Waste Not”, che attraversa molte sale del museo e raccoglie 10mila oggetti di uso comune della famiglia di Song Dong. Un grande magazzino dei sentimenti, dei ricordi, della perdita che ovviamente fa pensare all’accumulazione, ma più ci si addentra, più si capisce che stiamo parlando di sentimenti e non solo di oggetti. E poi c’è una grande installazione di luce, che ricorda Yayoi Kusama, e che è un vero snodo dell’esposizione.

“La sua arte – ha aggiunto Quadrio – è un’arte che ha a che fare con l’oggetto umano, a questo punto è diventato normale. Qui siamo per esempio all’interno dell’installazione, in qualche maniera più partecipativa, che si chiama ‘Borrow Lights’, prestare la luce, e sono 200 lampade che abbiamo raccolto all’interno del museo in un’opera che diventa, opera dell’artista sì, ma che diventa la luce di tutti, in cui tutti passeranno per entrare visitare il museo”.

Dire “oggetto umano” è molto importante, perché se spesso assistiamo alla reificazione delle persone, ossia all’essere considerate e trattate come cose, qui avviene il contrario, gli oggetti sono la misura dell’esperienza umana, prendono vita accanto a noi, ci sono testimoni e narratori. Come dice una delle frasi più celebri di Song Dong, che l’artista ha ripetuto anche a Torino: “L’arte è vita e la vita è arte”. Sembra una frase molto semplice, perfino banale, ma ascoltarla dopo avere fatto esperienza della mostra cambia tutto, se ne capisce la tranquilla e delicata profondità, se ne sente il valore di affetto e vicinanza, a tutti. Potrebbe anche essere una estrema sintesi dell’evoluzione del mondo dell’arte negli ultimi 50 anni, ma non è così importante ora. Adesso conta lasciare che l’arte ci tocchi e ci sussurri, ancora una volta, quello che non sappiamo di noi stessi, come fa il bellissimo e toccante video “Touching My Father”, sospeso in una dimensione che è solo quella del nostro cuore. (Leonardo Merlini)

Il corpo e le opere, Aki Sasamoto performa in Pirelli HangarBicocca

Milano, 23 ott. (askanews) – Giovedì 22 ottobre 2026 con la performance Secrets of My Mother’s Child si è aperta la tre giorni del Public Program che Pirelli HangarBicocca dedica alla mostra XYZ di Aki Sasamoto. Nelle sue performance Aki Sasamoto attiva le sue installazioni scultoree attraverso il linguaggio e il movimento. Gli oggetti quotidiani, armadi e lavatrici, bicchieri e cassetti, scodelle e fili per stendere la biancheria, sono trasformati in elementi attraverso cui l’artista esplora con ironia ricordi, relazioni e situazioni quotidiane, mettendo l’accento sugli aspetti più inafferrabili e assurdi dell’esperienza umana. Il calendario continua venerdì 23 ottobre alle ore 18.00 con la performance Centrifugal March, in cui la trasformazione della materia diventa il punto di partenza per riflettere sulla morte, sulla memoria e su ciò che rimane di una presenza nel tempo. Sabato 24 ottobre il programma si conclude con tre performance. Alle ore 11.00 l’artista presenta Strange Attractors, in cui attinge a modelli matematici legati alla teoria del caos per esplorare le dinamiche delle relazioni affettive e le forze di attrazione e repulsione che le attraversano. A seguire, alle ore 16.00, Wrong Happy Hour, in cui Sasamoto sovverte le convenzioni del bar di quartiere, trasformando un familiare luogo di socialità in un ambiente mutevole che esplora le tensioni tra intimità, individualità e le aspettative che proiettiamo sulle relazioni. La giornata si conclude alle ore 19.00 con Delicate Cycle, performance incentrata sui temi della ripetizione e della sedimentazione della memoria, in cui la ciclicità di azioni, gesti e materiali conserva tracce del passato pur trasformandosi nel tempo.

Le performance di Aki Sasamoto sono in inglese e a ingresso libero in ordine di arrivo fino a esaurimento posti. Il Public Program, a cura di Giovanna Amadasi, è un palinsesto di appuntamenti che approfondisce alcune tematiche presenti nelle mostre di Pirelli HangarBicocca e che comprende conversazioni, simposi, conferenze ed eventi performativi.

Orsini: bene la tenuta dei conti, ma non si pensi a una legge di bilancio di mance

Roma, 23 ott. (askanews) – “Bene la tenuta dei conti dello Stato che ci presenta al mondo meglio”, “ma abbiamo bisogno però che non si pensi ad una legge di bilancio di spezzatino o di mance perchè quello che non può permettersi questo Paese è di non avere una politica industriale. Lo abbiamo chiesto l’anno scorso e e lo chiederemo quest’anno: meglio poche cose ma che abbiano una visione a lungo termine”. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, in occasione dell’Education & Open Innovation Forum organizzato dall’associazione.

“Servono misure importanti, riempire di nuovo l’iperammortamento, una misura partita in ritardo ma che sta funzionando”, ha spiegato il leader degli industriali.

Macron riceve all’Eliseo i rappresentanti degli studenti francesi

Roma, 23 ott. (askanews) – Alle 15, all’Eliseo, il presidente francese Emmanuel Macron riceverà “studenti delle scuole superiori e rappresentanti di organizzazioni studentesche” per “ascoltare le loro rivendicazioni e preoccupazioni” in seguito alle manifestazioni segnate da episodi di violenza: lo ha reso noto la presidenza.

E’ la prima volta dall’inizio delle contestazioni studentesche a metà settembre che Macron scende in prima linea per confrontarsi di persona con i rappresentanti degli studenti. Un appuntamento che, secondo molti osservatori, serve a smorzare la tensione alla vigilia della grande mobilitazione di massa indetta per domani, 24 ottobre.

Meloni: droga non è libertà né diritto, ti rende schiavo

San Patrignano (Rn), 23 ott. (askanews) – “In troppi contesti si continua a dire che la droga sarebbe una scelta di libertà, addirittura quasi un diritto da garantire. Penso che i ragazzi che sono qui sappiano meglio di me perché non è vero. Chi ha sperimentato davvero quel mondo sa che la droga non ha nulla, ma proprio nulla a che fare né col concetto di libertà né col concetto di diritto, perché la droga ti rende schiavo”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aprendo a San Patrignano, la riunione della Coalizione europea contro le droghe (Ecad).

“Le droghe di oggi non sono più quelle di 30, 40, 50 anni fa, quando un grande italiano come Vincenzo Muccioli ha fondato con audacia e coraggio questa realtà – ha spiegato Meloni -. Sono più potenti, più economiche, più accessibili e in alcuni casi anche socialmente accettate”. Le sostanze sintetiche “cambiano molto più velocemente di quanto le nostre norme riescano a fare per inseguirle” e, grazie all’intelligenza artificiale, nuove molecole circolano liberamente prima di essere intercettate e inserite tra gli stupefacenti. I derivati della cannabis, “che qualcuno si ostina ancora irresponsabilmente a definire droghe leggere”, hanno un principio attivo “in media 30 volte più alto rispetto a quello di qualche decennio fa”.

“Si abbassa sempre di più l’età del primo consumo e la diffusione tra i minori è endemica – ha aggiunto la premier -. Le vecchie dipendenze si intrecciano con le nuove, come quelle da social o da gioco d’azzardo. E’ uno scenario allarmante, ma che troppo spesso non viene percepito come tale”.

Droghe, Mattarella: contrastarle con rigore è dovere di ogni Stato

Roma, 23 ott. (askanews) – “Le reti criminali che organizzano il traffico di stupefacenti non conoscono confini. Contrastarle con rigore è dovere di ogni Stato e dell’intera comunità internazionale. La domanda di queste sostanze nasce, come altre forme di dipendenza – dall’alcolismo alle ludopatie, alle nuove dipendenze digitali – nel disagio sociale, nell’isolamento, nel timore del futuro, specie tra le generazioni più giovani”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato in occasione dell’incontro internazionale organizzato dalla Coalizione Europea contro le Dipendenze presso la Comunità di San Patrignano.

“La prevenzione, la cura, il reinserimento figurano da tempo tra gli impegni assunti in ambito europeo e multilaterale rispetto a un tema, quello delle dipendenze, di stringente attualità. È significativo che tanti Paesi e Istituzioni abbiano scelto di riunirsi su iniziativa di Italia e Francia, per confrontarsi, rispondendo a una sfida che investe salute pubblica, coesione delle nostre società, sicurezza, qualità stessa della convivenza democratica”, ha sottolineato il capo dello Stato.

“Nessun sistema nazionale, per quanto efficace, basta a sé stesso. Cooperare tra Paesi significa anzitutto consolidare un impegno comune, costante e duraturo come quello che caratterizza questo luogo”, ha aggiunto Mattarella.

Il Papa non sarà ad Assisi alla giornata mondiale di preghiera per la pace

Città del Vaticano, 23 ott. (askanews) – “Per favorire la ripresa a seguito dell’intervento di chirurgia toracica di martedì della scorsa settimana, seguendo il consiglio dei medici, Papa Leone XIV non potrà essere presente ad Assisi il 27 ottobre, come previsto, per l’incontro “Pace disarmata e disarmante”, nel 40° anniversario della Giornata di preghiera mondiale per la pace, convocata da San Giovanni Paolo II”. Lo specifica una nota diffusa dalla Sala stampa della Santa Sede.

“Papa Leone – si aggiunge – farà pervenire un suo messaggio di vicinanza agli organizzatori, ai capi ed ai rappresentanti delle confessioni cristiane e delle religioni, come agli ospiti che saranno presenti, nella convinzione che lo ‘spirito di Assisi’, il dialogo e la ricerca di parole e gesti di pace siano risorse preziose in un’epoca di conflitti”. Motivo della mancata visita, sottolineano fonti vaticane, è legato al fatto che i medici sconsigliano il viaggio in elicottero e non è legato ad altre problematiche.

MotoGp, Bezzecchi: "E’ stata una ottima giornata"

Roma, 23 ott. (askanews) – “È stata un’ottima giornata. Non è stato facile lavorare con il vento, ma sono contento della velocità espressa e del passo gara, anche se abbiamo girato un po’ poco per capire il degrado delle gomme. Sto cercando di capire meglio alcuni tratti della pista, soprattutto il quarto settore che è non facile”. Così, ai microfoni di Sky Sport, Marco Bezzecchi (Aprilia) che ha realizzato il miglior tempo nelle prequalifiche del Gran Premio d’Australia, diciottesimo appuntamento del Mondiale di MotoGp. “Il bagnato è un po’ imprevedibile e dovremo vedere cosa succederà in base alle previsioni meteo. La cosa migliore da fare sarà aspettare domani e adattarsi di conseguenza alle condizioni”

Scontri a Milano, Sala: sì ai militari, ma rafforzare l’inclusione

Milano, 23 ott. (askanews) – “Nello scorso weekend il numero degli agenti in campo non era a mio giudizio sufficiente. Per questo non sono contrario alla presenza di un contingente di militari a Milano. Fondamentale, in questo passaggio, la saggia presa di posizione del Presidente Mattarella che ha permesso di elaborare un dispositivo pienamente democratico, con le forze dell’ordine che rimangono al centro delle operazioni di controllo, per garantire la sicurezza del territorio. In questo specifico momento ne abbiamo bisogno”. Così il sindaco di Milano, Beppe Sala, in un’intervista al Corriere della Sera a proposito dell’invio in città per tre mesi di 500 membri dell’esercito in più per pattugliare con le forze dell’ordine strade e luoghi sensibili, dopo gli scontri dell’ultimo fine settimana.

“Non si può fare diversamente. Bisogna rispondere ai cittadini, ed è un bisogno assolutamente normale. Possiamo discutere se i militari siano la risposta più adatta, ma io sono un pragmatico e dico: ‘c’è un’alternativa?’ Se c’è, ne parliamo. Ma se questa è l’unica alternativa che mi prospettano, come faccio a dire ‘no, non va bene’? È chiaro che è una misura davvero temporanea: tra l’altro mi risulta che il decreto parli di tre mesi. Ma è anche vero che o il problema lo risolvi subito o non lo risolvi” aggiunge il primo cittadino.

“Lavorare sugli spazi e sui luoghi di aggregazione giovanile è molto importante. E non solo spazi. Più educatori, negli spazi frequentati dai ragazzi. Un Ufficio Giovani, che organizzi relazioni, forse oggi diventa necessario, come lo fu nel periodo dell’avanzata delle tossicodipendenze. Inoltre, senza retorica, bisogna rafforzare l’inclusione e il senso di appartenenza dei ragazzi di origine straniera” continua Sala. “È certamente una questione di soldi, altrimenti rischiamo di fare solo chiacchiere. Servono investimenti. Ma se il governo non volesse dare più risorse direttamente alle città, perché non lancia almeno un piano nazionale per l’adolescenza, che venga costruito insieme alle città?” si chiede il primo cittadino.

Vinitaly.Usa, il vino italiano rilancia sul mercato americano

New York, 23 ott. (askanews) – Trecento aziende italiane e operatori attesi da 35 nazioni grazie a un piano di incoming realizzato congiuntamente da Veronafiere e ITA-Italian Trade Agency. È la fotografia di Vinitaly.USA alla vigilia della terza edizione, che segna il debutto della manifestazione a New York lunedì 26 e martedì 27 ottobre, al Pier 36. Una platea che riunisce i decisori dei principali canali di acquisto e distribuzione del vino italiano e tour operator specializzati nell’enoturismo , con Stati Uniti, Canada, Italia, Messico, Colombia, Regno Unito, Spagna, Israele, Laos e Marocco nella top ten delle provenienze.

‘Il vino è una leva economica e culturale delle relazioni tra Italia e Stati Uniti – sottolinea Federico Bricolo, presidente di Veronafiere -. Con Vinitaly.USA, imprese e istituzioni condividono un obiettivo preciso, ossia quello di consolidare il posizionamento del vino italiano nel mercato americano. Vogliamo contribuire a rafforzare la competitività delle nostre aziende e tradurre la reputazione del Made in Italy enologico in valore commerciale ‘.

Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Sacripante: ‘Il valore di un brand fieristico si misura nella capacità di aprire nuovi sbocchi commerciali e rafforzare la presenza delle imprese sui mercati, con un’azione continua che si estende oltre i giorni della manifestazione. È su questa la visione che stiamo consolidando Vinitaly come piattaforma internazionale di business, al servizio delle imprese durante tutto l’anno. New York rappresenta un esempio concreto di questa strategia: con oltre mille buyer preregistrati, puntiamo a mettere in relazione le aziende italiane con i principali operatori della filiera americana, dall’importazione alla distribuzione, fino al retail e alla ristorazione. Il nostro obiettivo è costruire relazioni commerciali durature, che si sviluppino ben oltre i due giorni della manifestazione, a Verona come sui mercati internazionali, trasformando ogni incontro in una potenziale opportunità di crescita per le nostre imprese’.

La sessione inaugurale aprirà ufficialmente la piattaforma fieristica di promozione del vino italiano nel primo mercato di destinazione extra-UE, con gli interventi di Federico Bricolo, presidente Veronafiere; Matteo Zoppas, presidente ITA – Italian Trade Agency; Riccardo Guariglia, segretario generale ministero degli Affari Esteri; Marco Peronaci, Ambasciatore d’Italia negli USA; Gianluca Caramanna, Consigliere del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi per i rapporti istituzionali e Marco Rago, Consigliere giuridico ministero degli Affari esteri per la diplomazia economica e dello sviluppo Completa i saluti istituzionali il videomessaggio del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.

A seguire, istituzioni, imprese e buyer sono chiamati a confrontarsi sul futuro del vino italiano in America nei due panel realizzati da ITA per la wine industry. Il primo dedicato alle ‘Prospettive e alla costruzione di un nuovo capitolo delle relazioni vitivinicole Italia-Usa’, moderato dalla giornalista Maria Luisa Rossi Hawkins, riunirà Matteo Zoppas, presidente ITA – Italian Trade Agency; Giovanni Sacripante, direttore generale Veronafiere; Bill Terlato (presidente e ceo Terlato Wine Group); Matteo Lunelli (ad Gruppo Lunelli); Alison Napjus (senior Editor e tasting director Wine Spectator); Tim Marson MW (direttore category management Wine.com) e Bobby Stuckey (Master Sommelier e fondatore Frasca Hospitality Group). A lui sarà consegnato il ‘Premio Gianfranco Sorrentino per l’eccellenza italiana’ istituito quest’anno da Vinitaly.USA e attribuito alle personalità della ristorazione negli Stati Uniti che più hanno contribuito alla promozione del vino, della cucina e della cultura dell’ospitalità italiana. Nel corso della prima giornata saranno consegnati anche i Premi Taste of Italy – Wine List Excellence, assegnati ad aprile scorso a Verona al ristorante Babbo (New York) e Felix Trattoria (Los Angeles).

Il rapporto tra chi produce il vino italiano e chi ne orienta la scelta sul mercato statunitense è invece al centro di ‘Produttori italiani e Master Sommelier americani: le domande che contano’. A portare il punto di vista della ristorazione e della formazione professionale sono i Master Sommelier Laura DePasquale (senior vicepresidente Southern Glazer’s Wine & Spirits), Julie M. Dalton (Post Oak Hotel di Houston), Jonathan Eichholz (docente di GuildSomm, con esperienza nella ristorazione stellata di New York) e Jim Bube (National Wine Director del gruppo Hogsalt) condotti da Stevie Kim, managing partner di Vinitaly, e Jenny Hemmer DipWSET, direttrice esecutiva di GuildSomm International.

In contemporanea al business matching di Vinitaly.USA, in calendario anche l’agenda di wine2wine Vinitaly Business Forum: che conta oltre 20 appuntamenti tra masterclass e focus di mercato. Tra questi anche quelli coordinati da Vinitaly Tourism e realizzati da ITA – Italian Trade Agency e ministero del Turismo in collaborazione con Enit.

Dalle scelte dei viaggiatori americani alla vendita di itinerari nelle regioni del vino del Belpaese, l’enoturismo infatti attraversa entrambe le giornate del programma. Lunedì 26 ottobre, spazio a chi contribuisce a far conoscere e scegliere l’Italia con Susan Kostrzewa, già direttrice di Wine Enthusiast e oggi editorialista di Resplendent Ink; Riley Pearce, direttore di Trip Development del tour operator Backroads; Cristina Mariani, proprietaria e Ceo di Banfi e Seth Snider, cofondatore di Your Private Italy specializzato in viaggi di lusso su misura nel nostro Paese. Sempre ITA firma il wine tourism panel di martedì 27 ottobre ‘Dalla cantina all’itinerario: come l’industria turistica internazionale vende l’enoturismo italiano’, coordinata dalla giornalista Sara Magro (cofondatrice del magazine di viaggi e lifestyle thetravelnews.it e theitalyinsider.com, che racconta l’Italia contemporanea al pubblico internazionale).Dalla vendita delle esperienze alle prospettive di sviluppo del settore, l’attenzione si sposta poi sul ‘Futuro dell’enoturismo in Italia: destinazioni, esperienze e opportunità per il mercato globale. A delineare scenari e opportunità saranno Ivana Jelinic, amministratore delegato e facente funzioni di presidente di Enit, e Gianluca Caramanna, consigliere del ministro del Turismo (martedì 27 ottobre). Inoltre, al Pier 36, Alison Napjus e Bruce Sanderson annunceranno la selezione di Wine Spectator per Vinitaly OperaWine 2027.

La promozione di Veronafiere a New York si estende anche all’olio extravergine di oliva. A Vinitaly.USA, SOL Expo, nell’EVO Oil Showcase Area, affianca il vino con 2 aziende in presenza (da Veneto e Puglia) e con un OIL Bar con 16 aziende per 25 referenze da 6 regioni italiane – Puglia, Veneto, Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte e Sicilia – oltre ad attività e iniziative dedicate alla valorizzazione dell’olio italiano sul mercato americano.

All’inaugurazione della 3^ edizione di Vinitaly.USA saranno inoltre presenti il Console generale d’Italia a New York, Giuseppe Pastorelli e gli assessori all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna, Alessio Mammi, della Regione Lazio, Giancarlo Righini, della Regione autonoma del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier e della Regione Basilicata, Carmine Cicala. Mentre la filiera sarà rappresentata da: Giovanni Bernardini, vicepresidente Copagri; Sandro Gambuzza, vicepresidente Confagricoltura; Luigi Pio Scordamaglia, Ad Filiera Italia; Filippo Polegato, vicepresidente Unione italiana Vini e Luca Rigotti, presidente Gruppo Vino Copa-Cogeca. Tra gli ospiti dell’Opening anche Alessandro Del Piero, Lega Calcio Serie A Ambassador.

Vinitaly.USA riunisce 300 espositori tra aziende, collettive regionali, associative (Friuli Venezia Giulia, Lazio, Sardegna, Umbria, Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna, Italia del Vino, Cooperativa produttori vitivinicoli di Matelica) e consorzi (Asti Docg, Brunello di Montalcino, Prosecco Doc, Vini dell’Elba, DOC Sicilia, Vini Lugana Doc e Vini delle Venezie Doc).

Otto Paesi sono contrari a definire il Canada "membro associato" dell’Ue

Roma, 23 ott. (askanews) – La Germania, la Francia e almeno altri sei Paesi dell’Unione europea si oppongono alla proposta di definire il Canada un “membro associato” dell’Ue, avanzata dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Lo riferisce Politico, citando sei diplomatici coinvolti nei negoziati e due funzionari europei, secondo i quali la questione rappresenta uno dei principali ostacoli alla definizione della dichiarazione congiunta che dovrebbe essere adottata al vertice Ue-Canada del 29 e 30 ottobre a Montreal.

Le obiezioni non riguardano l’obiettivo di rafforzare i rapporti con Ottawa, sul quale esiste un ampio consenso, ma la denominazione scelta da von der Leyen, che aveva presentato la proposta nel suo discorso sullo stato dell’Unione senza consultare preventivamente i governi nazionali, sorprendendo anche le autorità canadesi.

Secondo cinque diplomatici, la Germania è il Paese che insiste maggiormente per eliminare l’espressione dalla dichiarazione finale, mentre Francia, Italia e Belgio hanno manifestato perplessità. Il timore è che Bruxelles attribuisca una definizione istituzionale a un rapporto del quale non sono ancora stati stabiliti contenuti e implicazioni. “Abbiamo decisamente messo il carro davanti ai buoi”, ha commentato uno dei diplomatici, secondo cui l’Ue sta annunciando una nuova formula di partenariato prima di averne precisato il significato.

Anche Bernd Lange, presidente della commissione Commercio internazionale del Parlamento europeo, ha espresso riserve sull’espressione “membro associato”, che rischia di creare confusione con altre forme di cooperazione già previste dall’Unione, come gli accordi di associazione. La Commissione europea intende proseguire il confronto con le capitali più scettiche per individuare una formulazione condivisa. Un funzionario europeo ha sottolineato che non esistono divergenze sull’opportunità di approfondire la cooperazione economica, militare e istituzionale con il Canada. “Quello che conta è ciò che facciamo, non come lo chiamiamo”, ha affermato.

L’ipotesi di una membership associata punta a riconoscere al Canada uno status più stretto rispetto ai normali Paesi partner, senza prevedere un’adesione formale all’Ue, riservata dai trattati agli Stati europei. A differenza dei rapporti con Regno unito, Svizzera e Paesi dello Spazio economico europeo, il progetto non sarebbe incentrato sull’accesso al mercato unico o sulle quattro libertà fondamentali di circolazione.

Secondo Politico, dopo il vertice di Montreal dovrebbero essere avviati lavori su sei settori prioritari, con una prima verifica dei progressi dopo sei mesi e un bilancio complessivo al successivo vertice bilaterale, previsto tra un anno in Europa. Tra gli obiettivi figurano la piena partecipazione canadese ai programmi Horizon Europe ed Erasmus, la realizzazione di cavi sottomarini, la costituzione di scorte comuni di materie prime critiche e l’esplorazione di investimenti dei fondi pensione.

La proposta riflette anche la volontà del primo ministro canadese Mark Carney di ridurre la dipendenza economica dagli Stati uniti, accentuata dalle politiche tariffarie e dalle pressioni dell’amministrazione Trump. Per Bruxelles, un rapporto più stretto con Ottawa rientra invece nella strategia di diversificazione delle alleanze internazionali di fronte alle pressioni di Stati uniti, Cina e Russia.

I negoziati sulla dichiarazione congiunta restano aperti anche su altri punti. In particolare, l’Austria si oppone all’inserimento di riferimenti a una maggiore cooperazione nel settore nucleare, sostenuta invece da Francia, Romania, Slovacchia e altri Stati membri. Gli ambasciatori europei torneranno a discutere il documento lunedì, a pochi giorni dal vertice.

La Russia accusa la Danimarca: prepara sequestri di navi nel Baltico

Roma, 23 ott. (askanews) – La Russia ha accusato la Danimarca di prepararsi a sequestrare navi che trasportano merci russe nel mar Baltico, avvertendo che un eventuale incidente potrebbe provocare un’escalation dalle conseguenze imprevedibili. La denuncia è arrivata dall’ambasciata russa a Copenaghen, in dichiarazioni rilasciate al quotidiano Izvestia.

“La Danimarca ha accolto favorevolmente i sequestri forzati di navi che trasportano merci russe da parte dei Paesi Nato, anche nel Baltico, e non ha escluso azioni analoghe da parte sua”, ha affermato la rappresentanza diplomatica russa.

“Copenaghen sta lasciando intendere che sono attualmente in corso preparativi per operazioni che, nella sostanza, sono atti di pirateria”, ha aggiunto l’ambasciata.

Secondo la rappresentanza diplomatica, il rischio di uno scontro nel mar Baltico è in aumento, anche a causa delle iniziative dei Paesi Nato volte a limitare il trasporto marittimo di merci russe, in particolare petrolio e prodotti petroliferi.

“In generale, la situazione attuale nel Baltico è tale che qualsiasi provocazione potrebbe portare a una grave catastrofe, con conseguenze di portata imprevedibile”, ha avvertito l’ambasciata russa.

Un solco profondo tra piazze e palazzi

Ci vorrebbe misura, soprattutto. Misura a destra, laddove si confida sempre troppo nelle politiche securitarie, law and order. E misura a sinistra, laddove ogni protesta viene quasi santificata.

Invece, le manifestazioni di questi giorni hanno scavato un solco ancora più profondo tra gli uni e gli altri. E anche un solco tra piazze e palazzi. Servirebbe misura anche nei giudizi, per l’appunto.

I giovani che scendono per le strade hanno le loro ragioni e vanno ascoltati e capiti, ma quando invece la protesta diventa violenza, l’indulgenza dei loro padri non trova più nessuna giustificazione. Proprio nessuna.

Il fatto è che la politica – tutta, o quasi tutta – la misura non la coltiva più. E, dunque, ogni occasione diventa buona per radicalizzare se stessa. Così, la destra demonizza le proteste oltre il giusto e la sinistra, a sua volta, vi confida più del dovuto.

Non è quello di cui questa nuova generazione che si affaccia ora per le strade avrebbe bisogno.

Per interloquire con i movimenti dei nostri giorni la politica dovrebbe anzitutto ritrovare la virtù del tempo e cioè non improvvisare troppo, non pensare che ogni giorno sia quello cruciale e che l’indomani sia troppo remoto per potervisi dedicare.

Il Sessantotto, a suo tempo, poté lasciare una traccia perché i partiti dell’epoca vi dedicarono la loro attenzione e curiosità, senza troppe condanne ma anche senza troppa indulgenza, ascoltando le parole e cercando di contrastare i loro eccessi e certe vie di fatto che ne potevano discendere. È passato più di mezzo secolo, ma forse non siamo ancora lì.

 

Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 22 ottobre 2026

[Testo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

Gli ostacoli alla difesa comune europea

L’aggressione russa all’Ucraina e la nuova e aggressiva postura americana nei confronti dell’Europa, talmente radicale da mettere in discussione persino l’ultradecennale Alleanza Atlantica, hanno posto i Paesi del Vecchio Continente nella necessità di affrontare concretamente – e non solo in accademici e paludati seminari di studio – il tema della difesa comune.

Il progetto incompiuto di De Gasperi

Punto sul quale si erano esercitati già molti anni fa uomini come Alcide De Gasperi, proprio in nome dei valori pacifici e democratici che avevano posto le basi dell’ideale comunitario europeo. Non se ne fece nulla, come noto, e da allora in avanti la questione venne accantonata, posto che la sua soluzione era comunque garantita dallo scudo costituito dall’articolo 5 del Patto Atlantico.

Delegata dunque quest’ultima agli americani e, in un qualche modo, nell’ambito continentale, ai francesi dotati dell’arma nucleare e di una forza militare significativa, l’Europa si concentrò, lodevolmente, sulla questione sociale, costruendo un soddisfacente sistema di welfare trainato dallo sviluppo economico, ambito nel quale primeggiava la Germania (con un buon contributo italiano, occorre dire).

L’asse franco-tedesco e la divisione dei ruoli che ne derivava, inclusa la delega militare agli americani, ci hanno condotti sino al nuovo millennio attraverso successi non trascurabili né sottovalutabili (come la vittoria politica sul comunismo sovietico, emblematizzata dalla caduta del Muro di Berlino).

La guerra in Ucraina e la crisi degli equilibri

Come si sa, però, la Storia non finisce mai e anzi procede imponendo, a volte, scarti improvvisi. Le crisi che si sono accumulate in quest’ultimo quarto di secolo (a partire dall’11 settembre 2001, se vogliamo indicare una data) hanno mutato il quadro generale disegnato nella seconda metà dello scorso.

Quella provocata dalla “operazione militare speciale” di Putin in Ucraina ha determinato – per stare all’oggetto di questo articolo – l’allargamento della NATO a due Paesi (Svezia e Finlandia) che avevano sempre preferito restarne fuori ma anche, paradossalmente, l’indebolimento della medesima organizzazione, sottoposta ai continui strappi operati dall’amministrazione Trump, che obbligano i suoi dirigenti, a cominciare dal segretario generale Mark Rutte, a un estenuante lavorio mediatorio che assorbe tempo ed energie che potrebbero essere meglio impiegati.

Il riarmo tedesco cambia gli equilibri europei

Ma non solo. Il grande cambiamento – che ha destato impressione e, ammettiamolo, pure una qualche preoccupazione indotta dalla memoria storica e che promette di mutare alla radice quel patto non scritto col quale, come dicevamo poc’anzi, alla Francia era delegata la primazia europea in campo militare – è stato provocato dalla decisione tedesca di ingigantire l’entità della posta in bilancio dedicata alla Difesa, ora decisamente superiore a quelle della stessa Francia e anche della Gran Bretagna.

L’equilibrio costruito nei decenni precedenti viene così infranto senza che esso possa precostituire un passo nella direzione di una difesa comune europea. Anzi, confermando e rafforzando quella spinta alla crescita nazionale delle spese militari, imposta dai ricatti americani volti a far aumentare il contributo di ogni singolo Paese membro alle spese NATO e dalla necessità di fronteggiare adeguatamente l’insidiosa e non pienamente decifrabile offensiva russa in atto da tempo con azioni estemporanee sui cieli europei e con una, al contrario, continua e pervasiva “guerra ibrida” sui liquidi territori del web.

Il rischio delle inefficienze di scala

Così, in luogo di una Difesa comune europea (che del resto potrebbe nascere solo dalla volontà politica di costituire finalmente quell’Unione che è nei sogni dei federalisti ma non in quelli dei governi nazionali), avremo la riproposizione su una scala più grande di prima delle inefficienze di scala e delle duplicazioni dei sistemi d’arma già oggi presenti.Le rassicurazioni di Merz e Macron non bastano

È vero che il cancelliere Merz ha assicurato che l’esercito tedesco, prossimo a divenire il più potente in Europa, non agirà mai da solo e sarà sempre raccordato con quelli degli altri Paesi UE. Ed è vero che il presidente Macron ha offerto all’Unione la protezione garantita dal nucleare francese (ma non il suo controllo, che rimane all’Eliseo).

Ma, al di là dei brividi che possono correre lungo la schiena al pensiero di un cambio politico che dovesse portare al governo a Parigi e Berlino le forze della destra estrema ipernazionalista e antieuropeista, appare evidente che queste assicurazioni sono ben lungi dall’essere interpretabili come un’apertura politica a una reale integrazione militare su scala europea.

Senza volontà politica non c’è difesa comune

Una conferma è venuta subito, con la rottura – solo pochi mesi fa – dell’accordo franco-tedesco che avrebbe dovuto condurre alla realizzazione di un aereo da combattimento di nuova generazione.

Ora, la questione è politica. Non è risolvibile solo tecnicamente. La Commissione, è vero, in questi ultimi 18 mesi è riuscita ad avviare un percorso interessante: il Libro Bianco sulla Difesa e il Programma Readiness 2030 hanno avviato una programmazione pluriennale sino a oggi mai neppure ipotizzata; il Programma EDIP per l’industria della Difesa (ma con fondi ancora limitati) e la forza di Capacità di Reazione Rapida (ma dotata di sole 5.000 unità) indicano una direzione e al tempo stesso pongono il tema di fondo, poiché richiedono un impegno economico non banale: la volontà politica, ovvero la determinazione nel procedere verso un’Europa più unita, anche nella Difesa.

È questo il punto. Al momento senza soluzione, né in un senso né nell’altro.

Otranto, la voce delle martiri dimenticate nel film di Stefania Rocca

Otranto, una città e la sua memoria

La vicenda de L’ora di tutti non è semplicemente una storia ambientata a Otranto, ma è l’essenza stessa di questo lembo di terra salentina, dove la pietra, il mare e la memoria si fondono in un unico racconto, vivo ancora oggi.

I simboli locali, come la Torre del Serpente, avvolti da miti e leggende del posto, all’interno del film assumono la veste universale del dubbio e del lato oscuro dell’essere umano: ombre e fragilità che si insinuano nella mente di ciascun personaggio proprio nel momento in cui «ognuno deve scegliere per sé». Ciascuno si ritrova bloccato all’interno delle mura del castello, prigioniero delle proprie debolezze, ma anche custode di un’identità e di valori profondamente radicati che sente di rappresentare.

Le mura della città diventano quella «casa» che ognuno si sente chiamato a proteggere come può. Il concetto di casa, tuttavia, non viene inteso come semplici mura domestiche, ma come un guscio-fortezza che racchiude un universo di valori e principi da difendere a costo della vita stessa.

 

Idrusa, il desiderio e la ribellione

Il legame profondo tra l’opera e l’identità idruntina si snoda attraverso più elementi indissolubili. Il film non nasce da una sceneggiatura astratta, ma affonda le sue radici nel libro che Maria Corti scrisse nel 1962. La regista Stefania Rocca plasma il racconto in un «non-spazio» e in un «non-tempo», trattando argomenti estremamente attuali e complessi attraverso la dimensione delle suggestioni dei personaggi. Si focalizza sia sui valori di appartenenza e di identità, sia sul corpo delle donne mediante il racconto della ribelle e sensuale Idrusa.

Interpretata dall’elettrizzante Alice Pagani, Idrusa desidera «vivere» e «sentire» intensamente in una comunità nella quale l’appagamento del desiderio sessuale è una prerogativa esclusiva dei maschi, che dispongono dei corpi delle mogli a proprio piacimento.

Un meccanismo che funziona finché ogni piccolo ingranaggio svolge il proprio compito nel posto assegnato, senza avanzare pretese individualistiche.

Per ribellarsi, Idrusa ricorre all’unico spazio che le appartiene: quello della fantasia e di un corpo desiderante, che freme dalla bramosia di sentire e dalla volontà di rompere le regole, per strappare con i denti quel filo rosso che la tiene legata a una realtà piatta e apatica.

La liberazione di Idrusa passa quindi attraverso la ribellione e la liberazione dell’Eros — direbbe Marcuse — in una realtà assediata da un Thanatos distruttivo fatto di alienazione domestica e di guerra.

 

Il nemico senza volto e lo scontro di civiltà

La piccola comunità di semplici pescatori si ritrova improvvisamente assediata dai «nemici».

La scelta di un nemico senza volto e vestito di nero, che incombe come un’ombra portando con sé una fede diversa e l’obbligo di scegliere tra la vita e la morte, ci riporta all’eterna lotta che muove tutti i conflitti del passato e del presente: lo scontro di civiltà descritto da Huntington, oppure il paradigma dell’immunizzazione teorizzato da Roberto Esposito. Secondo quest’ultimo, la guerra o lo scontro tra culture diverse non si ferma finché l’altro non viene addomesticato e reso simile a noi.

L’atto di assimilazione dei nemici invasori viene formulato proprio in virtù della proposta di accettazione della loro fede: «Che differenza fa se Dio si chiama Allah?», chiede il loro portavoce. Questa dinamica universale si ritrova in tutte le culture: il corpo sociale vincente fagocita il corpo estraneo attraverso l’atto dell’assimilazione o della distruzione, rendendolo innocuo e omologandolo a sé.

 

Il realismo magico e l’illusione cinematografica

Grazie a un prisma atemporale, la regista riesce a mettere in scena temi attualissimi legati al conflitto tra i popoli.

Per farlo, sceglie una strada complessa e difficile per il contenuto offerto: quella del realismo magico, con l’abile fotografia di Tramacere – una messa in scena studiata e presente -, con battaglie espresse attraverso la danza e la fusione di corpi quasi irreali riflessi sullo schermo, e infine con la musica di Fresa che completa il racconto.

Lo schermo stesso dichiara la propria natura fittizia fin dall’inizio, nel momento in cui un coltello ne squarcia la superficie rivelando l’illusione del racconto. Un gesto che evoca il tentativo di Lucio Fontana di distruggere la bidimensionalità dell’opera per ricercare l’infinito oltre la tela o che, pensando ad Alberto Burri, rimanda alla drammaticità della materia terrestre e alla metafora dell’opera come corpo ferito.

Stefania Rocca non teme di rompere l’illusione filmica, poiché il patto che offre allo spettatore è proprio quello di un viaggio nell’illusione e nella fantasia. È un percorso fatto di guerra e violenza, privato di ogni realismo bellico, costruito invece sulle intense emozioni che la simbologia del film – fortemente carica di complessi contenuti politici, sociali, antropologici e identitari – offre attraverso il confronto con i propri valori e la capacità di mettersi nei panni del diverso.

Ci viene detto chiaramente che siamo di fronte a un riflesso, e che un riflesso sfuggente e distorto, una proiezione tagliata in due pezzi, è il meglio che possiamo catturare di tutto ciò che ci circonda.

 

Dal teatro al cinema: finzione, doppio e corpo

In questo debutto cinematografico è impossibile non scorgere il background di Stefania Rocca come regista teatrale, ritrovando i medesimi punti cardine in entrambe le sue produzioni.

La dichiarazione esplicita della finzione. Una messa in scena teatrale e irreale, fatta di emozioni che viaggiano sulle percezioni psichiche, fisiche e mentali dei personaggi. Mostrandosi come tali sin dal principio, si attiva un meccanismo in pieno stile brechtiano, traducendosi fin dall’inizio dell’esperienza narrativain un patto chiaro siglato con lo spettatore.

Il valore del doppio e del riflesso. Sia nello straordinario spettacolo teatrale La madre di Eva — da me fortemente amato — sia nel film L’ora di tutti, che più volte mi ha emozionata, emerge l’interesse della regista nell’esplorare il riflesso di sé e il doppio lacaniano presente in ciascuno di noi. Nei personaggi del film, questo sdoppiamento visivo e drammatico si presenta nei momenti cruciali sia come rivale che come persecutore o usurpatore del proprio posto nel mondo.

Lo riviviamo attraverso Idrusa e le sue potenti visioni, ma anche attraverso gli occhi e le esperienze di altri personaggi, come Colangelo.

Il corpo. Se nello spettacolo teatrale il tema del corpo fisico e della carne viene vissuto attraverso l’esplorazione dell’identità, ne L’ora di tutti il corpo della donna diventa il centro di temi complessi e sempre attuali: il desiderio, la libertà di espressione sessuale e la libertà di godere del proprio corpo a piacimento, ribellandosi al controllo di una comunità che vigila, ammonisce, impone e «protegge».

 

Il prisma concettuale di Foucault 

Si tratta di una dinamica analizzata da Foucault e volta alla prevenzione e alla repressione della sessualità, con l’intento di far funzionare l’ingranaggio sociale in modo omologato attraverso il controllo della sessualità. Ma il tema del corpo non si esaurisce qui, perché i temi riguardanti il corpo femminile nel film si espandono come una rete da pesca che cattura lo spettatore.

Ogni nodo portato alla luce ricorda i drammi universali che per secoli le donne hanno subito, senza che vi fosse alcun monumento o teca in ricordo del loro sacrificio. Tranne, forse, il monumento di Zalongo nei pressi di Preveza, realizzato nel 1960 dallo scultore George Zongolopoulos e dedicato alle donne greche che preferirono lanciarsi dal monte e trovare la morte piuttosto che finire in schiavitù degli stessi turchi che avevano razziato anche Otranto nel 1480.

Dunque, il film mette in scena il corpo della donna come territorio di guerra e vittima di stupro, dimostra il prezzo della bellezza se non protetta (anche all’interno di una comunità vigilante) e ricorda il pensiero comune denigratorio verso i sentimenti e l’intelligenza emotiva, espresso con la frase del soldato spagnolo «voi donne non capite», come se la comprensione fosse una questione di sesso.

 

Il filo rosso di Idrusa e le guerre dei padri

Il filo rosso che avvolge Idrusa evoca una favola russa e un’opera simbolica di Aleksandr Rou del 1938, dove la bella Vasilisa viene rapita da Baba Jaga e, come Idrusa, tesse il filo che la tiene prigioniera. Solo pochi anni dopo Aleksandr Rou utilizza la narrazione fiabesca come metafora politica (1945), identificando nel cattivo stregone le orde naziste da sconfiggere.

La guerra che incombe sulle persone semplici e la pressione di un imminente attacco violento vissuta dai pescatori si trasformano in un’esperienza individuale. In questo contesto, l’intenso ruolo del giovane Giovanello Zurlo da un lato ricorda il giovanissimo François di Morti senza tomba di Jean-Paul Sartre e i suoi timori, dall’altro esprime la profonda frustrazione vissuta dai giovani costretti a combattere le guerre dei padri, mentre vorrebbero soltanto vivere per poter comporre una canzone.

È una figura che evoca il disagio dei giovani di oggi di fronte alla prospettiva della guerra, ma ricorda anche Paul Bäumer in Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque, il quale nel combattimento non riesce a scorgere alcuna poesia.

 

Un invito a guardarsi dentro

L’ora di tutti diventa così un invito a guardarsi dentro senza ipocrisie, riconoscendo come spesso siamo vittime di illusioni e di quei riflessi distorti che ci circondano.

A dare forza a questo messaggio è un film ricco di interpretazioni riuscitissime, tra cui spiccano quelle di Alice Pagani, Alessio Boni, Ignazio Oliva, Giulia Petrungaro, Simone Coppo, Eleonora De Luca e Mario Morroi, insieme a tutto il resto del cast.

Il Sud che scelse la Repubblica: oltre il mito del Mezzogiorno monarchico

Il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 rappresenta uno snodo fondamentale della storia dell’Italia contemporanea: la fine della Monarchia, la nascita della Repubblica e l’avvio del processo costituente.

Tuttavia, la lettura di quell’evento è stata a lungo segnata da una contrapposizione semplificata tra un Nord repubblicano e un Sud monarchico, che ha appiattito la complessità delle scelte politiche e sociali compiute nel Mezzogiorno.

Il contributo meridionale alla vittoria repubblicana

Questo convegno intende proporre una riflessione innovativa sul voto repubblicano nel Mezzogiorno, restituendo visibilità a una componente spesso marginalizzata nella narrazione pubblica e storiografica del referendum del 1946.

Come intuito allora da alcuni contemporanei e oggi dimostrato dalla storiografia più attenta, il Sud espresse infatti un consenso per la Repubblica decisivo per la sconfitta della Monarchia, radicato in specifici territori, gruppi sociali, culture politiche e tradizioni ideali.

Le ragioni di una scelta democratica

Attraverso l’analisi delle geografie elettorali, del ruolo dei partiti di massa, delle dinamiche sociali e delle esperienze locali, il convegno si propone di indagare le ragioni di quella scelta repubblicana: dall’antifascismo meridionale alle aspettative di rinnovamento democratico, dalla delusione verso la Monarchia alla mobilitazione di ceti urbani e rurali, giovani, lavoratori e intellettuali.

Particolare attenzione sarà dedicata al rapporto tra città e campagne, alle differenze regionali e alle isole repubblicane del Mezzogiorno.

L’eredità del 2 giugno, ottant’anni dopo

Nel quadro dell’anniversario 1946–2026, l’incontro intende inoltre interrogarsi sull’eredità di quel voto: come è stata vissuta e ricordata la nascita della Repubblica nel Sud? In che modo il progetto repubblicano e costituzionale ha inciso sui processi di cittadinanza, integrazione e sviluppo del Mezzogiorno?

L’obiettivo è superare letture stereotipate e restituire l’immagine di un Mezzogiorno plurale, attraversato da conflitti, speranze e scelte politiche consapevoli, contribuendo a una comprensione più articolata della nascita della Repubblica e del suo significato nella storia italiana.

 

Il testo qui pubblicato appare nel sito istituzionale dell’Animi, l’Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia. Di seguito il link per leggere il programma del convegno: https://www.animi.it/

Padre Ernesto Balducci e l’umanesimo planetario

La figura di padre Ernesto Balducci (1922-1992) ha smesso, a quasi 35 anni dalla sua morte, di essere al centro delle polemiche che hanno contrassegnato la sua esistenza, e oggi se ne può meglio cogliere la portata anticipatrice, tanto che non poche delle sue idee sono diventate patrimonio comune e hanno trovato traduzione anche concretamente. il suo impegno ha avuto una duplice valenza: ecclesiale e sociale; l’una e l’altra strettamente collegate tra di loro e all’insegna di un’esigenza di rinnovamento che ha fatto di lui un protagonista del dibattito postconciliare e lo ha posto al centro di non poche polemiche, al di là delle quali oggi appare nel suo autentico valore di cristiano impegnato a tradurre concretamente l’esigenza di nuova evangelizzazione per un verso e di nuova cittadinanza per l’altro, attraverso un nuovo umanesimo animato dal criterio “planetario”.

Oltre l’eurocentrismo

Infatti, il problema che troviamo al centro della riflessione e azione di padre Balducci è la lucida percezione del bisogno di fuoriuscire da una visione etnocentrica (in questo caso eurocentrica) e aprirsi alla dimensione della mondialità, la sola che può permettere di guardare all’uomo nella sua pienezza.

Allo sviluppo di questa visione ha dato certamente un contributo rilevante la tradizione paidetica occidentale – riconosce padre Balducci – sia per l’istanza critica che per quella sociale, sia per l’istanza storica che per quella spirituale. In questo senso si può rintracciare in lui l’eredità del “personalismo” e precisare che ha trovato espressione, oltre che sul piano religioso, anche nell’ambito filosofico, culturale e civile con numerosi contributi di saggistica, nonché con opere di carattere scolastico.

La scuola e la ragione critica

Proprio con queste ultime egli intese impegnare la scuola per la «costruzione, nelle nuove generazioni, di una memoria storica diversa da quella codificata nel sapere dominante»: un compito, questo, che «comporta la rilettura critica del patrimonio letterario e filosofico che abbiamo ricevuto in eredità», in particolare della «porzione più preziosa dell’eredità culturale del passato, quella filosofica», nella consapevolezza che l’uomo, «se è solo un commentatore del passato, non potrà mai essere davvero il promotore di un mondo finalmente libero dal terrore della guerra».

Le idee di padre Balducci hanno avuto il loro approdo nell’idea dell’altro come «orizzonte profetico» (per usare il titolo di un fortunato ciclo di conferenze) e della «educazione come liberazione» (che è il titolo dato a un’antologia di suoi scritti). L’una e l’altra finalità sono perseguite da padre Balducci attraverso un personalismo etico ed educativo, incentrato sull’«esercizio paziente della ragione critica», finalizzata a «costruire una cultura di pace» (è il titolo di un suo saggio, apparso postumo nel 1993).

L’uomo inedito e la cultura della pace

A tale scopo, secondo padre Balducci, «occorre realizzare una mutazione umana»; essa deve avvenire tenendo presente che «l’uomo non è mai univoco in sé»; in lui – sostiene padre Balducci sulla scia di Ernst Bloch – «c’è l’uomo edito, formato secondo i principi della cultura di cui fa parte, e nei quali ha ritagliato la propria identità», e c’è «anche l’uomo inedito, l’uomo possibile», che «aspira ad un mondo diverso»: è «l’uomo possibile che portiamo in noi stessi, e nei confronti del quale la cultura dominante ci ispira, spesso, sfiducia e disprezzo. È questa la nostra parte migliore».

Da qui il bisogno di una “nuova paideia” come “educazione alla pace” e «una pedagogia della pace vuole una fondazione nuova», perché «la cultura della pace va intesa non come un aspetto settoriale della cultura in genere, ma come un trapasso da un modo d’essere dell’uomo a un altro modo d’essere». In ciò sta il cuore del personalismo progettuale e planetario cui guardava padre Balducci, il quale si basava sulla convinzione che «la forza dell’uomo è nella coscienza etica e nella ragione».

Liberazione e testimonianza

Ebbene, la scuola è chiamata a contribuire alla «creazione di questa nuova coscienza» con «fedeltà all’impulso costitutivo della nostra dignità umana»: ed è così che «la scuola ritrova in pieno la sua dignità e la sua funzione».

In altro modo, anche la Chiesa ha questa finalità di rinnovamento incentrato su un processo di umanizzazione, che s’identifica con un processo di “liberazione”: ecco una parola chiave del pensiero di padre Balducci, il quale ha portato attenzione anche alla società: alle sue storture civili e giuridiche, economiche e politiche.

Il denominatore comune di questi diversi ambiti di intervento si può identificare nell’anelito alla pace, come risposta a un rinnovato imperativo, così formulato nel libro La terra del tramonto: «Agisci in modo che nella massima delle tue azioni il genere umano trovi le ragioni e le garanzie della propria sopravvivenza».

Un monito la cui attualità è sotto gli occhi di tutti, per cui ritengo che tornerebbe utile confrontarsi con il suo pensiero, e con le sue provocazioni che, ci ha insegnato, a volte sono necessarie per muovere le acque stagnanti e rendersi meglio conto della negatività o gravità di certe situazioni, di fronte alle quali non si può rimanere indifferenti, ma occorre dare “testimonianza”, altra parola chiave del fondatore della combattiva rivista “Testimonianze”.

Nordio vuole più posti in carcere per i minori, Conte: vada a casa

Roma, 22 ott. (askanews) – Ampliare la capienza delle carceri minorili o destinare settori di istituti penitenziari destinati ai maggiorenni ai minori. Perché è necessario spedire dietro le sbarre i giovani che devastano le città. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, conferma la linea dura del governo contro i manifestanti violenti under 18 che ha già portato a “una serie di arresti massicci”. E siccome “il sistema carcerario minorile in questo momento è effettivamente in sofferenza” ieri si è tenuta una riunione “per cercare di risolvere il problema, stanziando i pochi fondi che abbiamo”.

Le parole del Ministro a SkyTg24 suscitano l’immediata reazione dell’associazione Antigone che parla di “fallimento delle politiche del Governo sulla giustizia minorile. Di fronte a un sistema in sofferenza, anziché interrogarsi sulle ragioni della crescita della popolazione detenuta e investire in prevenzione, educazione e percorsi di responsabilizzazione, il ministro propone di aumentare i posti in carcere e di avvicinare ulteriormente il circuito minorile a quello degli adulti”. Per la Ong i numeri parlano chiaro e raccontano una trasformazione profonda già in corso a causa delle politiche di questo governo: “Alla fine del 2022 (anno in cui Meloni è entrata in carica, ndr) negli Istituti penali per minorenni erano detenute 381 persone, ad agosto 2026 erano 550”.

“La logica – dichiara Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell’osservatorio sulle carceri minorili di Antigone – sembra essere quella del ‘colpirne uno per educarne cento’. Ma la giustizia minorile non può essere usata come uno strumento di intimidazione collettiva”.

Dura la reazione delle opposizioni che con il leader di M5s, Giuseppe Conte, arrivano a chiedere le dimissioni di Nordio. “Sentir parlare un ministro che parla di massicci arresti di giovani e di ampliare le carceri minorili vuol dire che non sei un politico e devi andare a casa”.

Per la deputata Pd Michela De Biase, capogruppo dem in commissione Infanzia e adolescenza, definisce le dichiarazioni del Guardasigilli “gravissime”: “Il governo getta la maschera, svela il vero progetto: per un giovane che sbaglia la risposta non è recuperarlo, ma rinchiuderlo in una cella. È una deriva pericolosissima, che stravolge la funzione rieducativa della giustizia minorile”.

Duro anche il commento del capogruppo di AVS in commissione Giustizia alla Camera Devis Dori: “Non è la prima volta che il ministro Nordio parla come fosse al bar, ci ha abituati a tutto. Stavolta, toccando il tema degli adolescenti, si è superato, ponendosi completamente fuori dallo spirito della Costituzione. Se per lui la detenzione dei minori è la soluzione significa che il suo ministero è completamente impotente di fronte anche alla esclalation di violenza che purtroppo vede coinvolti anche minori, se rinchiuderli nelle carceri per gli adulti, già sovraffollate, è la sua soluzione allora sembra proprio non aver capire le dinamiche carcerarie oltre ad aver rinunciato completamente alla loro educazione e al loro reinserimento”.

Sicurezza, Nordio vuole più posti in carcere per i minori, Conte: vada a casa

Roma, 22 ott. (askanews) – Ampliare la capienza delle carceri minorili o destinare settori di istituti penitenziari destinati ai maggiorenni ai minori. Perché è necessario spedire dietro le sbarre i giovani che devastano le città. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, conferma la linea dura del governo contro i manifestanti violenti under 18 che ha già portato a “una serie di arresti massicci”. E siccome “il sistema carcerario minorile in questo momento è effettivamente in sofferenza” ieri si è tenuta una riunione “per cercare di risolvere il problema, stanziando i pochi fondi che abbiamo”.

Le parole del Ministro a SkyTg24 suscitano l’immediata reazione dell’associazione Antigone che parla di “fallimento delle politiche del Governo sulla giustizia minorile. Di fronte a un sistema in sofferenza, anziché interrogarsi sulle ragioni della crescita della popolazione detenuta e investire in prevenzione, educazione e percorsi di responsabilizzazione, il ministro propone di aumentare i posti in carcere e di avvicinare ulteriormente il circuito minorile a quello degli adulti”. Per la Ong i numeri parlano chiaro e raccontano una trasformazione profonda già in corso a causa delle politiche di questo governo: “Alla fine del 2022 (anno in cui Meloni è entrata in carica, ndr) negli Istituti penali per minorenni erano detenute 381 persone, ad agosto 2026 erano 550”.

“La logica – dichiara Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell’osservatorio sulle carceri minorili di Antigone – sembra essere quella del ‘colpirne uno per educarne cento’. Ma la giustizia minorile non può essere usata come uno strumento di intimidazione collettiva”. Dura la reazione delle opposizioni che con il leader di M5s, Giuseppe Conte, arrivano a chiedere le dimissioni di Nordio. “Sentir parlare un ministro che parla di massicci arresti di giovani e di ampliare le carceri minorili vuol dire che non sei un politico e devi andare a casa”.

Per la deputata Pd Michela De Biase, capogruppo dem in commissione Infanzia e adolescenza, definisce le dichiarazioni del Guardasigilli “gravissime”: “Il governo getta la maschera, svela il vero progetto: per un giovane che sbaglia la risposta non è recuperarlo, ma rinchiuderlo in una cella. È una deriva pericolosissima, che stravolge la funzione rieducativa della giustizia minorile”.

Duro anche il commento del capogruppo di AVS in commissione Giustizia alla Camera Devis Dori: “Non è la prima volta che il ministro Nordio parla come fosse al bar, ci ha abituati a tutto. Stavolta, toccando il tema degli adolescenti, si è superato, ponendosi completamente fuori dallo spirito della Costituzione. Se per lui la detenzione dei minori è la soluzione significa che il suo ministero è completamente impotente di fronte anche alla esclalation di violenza che purtroppo vede coinvolti anche minori, se rinchiuderli nelle carceri per gli adulti, già sovraffollate, è la sua soluzione allora sembra proprio non aver capire le dinamiche carcerarie oltre ad aver rinunciato completamente alla loro educazione e al loro reinserimento”.

Connettere il cervello a una macchina, il mouse si muove con gli occhi

Milano, 22 ott. (askanews) – Connettere il cervello umano a una macchina, da un drone a un mouse, tramite un dispositivo per elettroencefalogramma in miniatura. È BrainWaves, progetto della startup italiana X-Brain che ha ideato il software alla base. Come funziona lo racconta Piergiorgio Montanari.

“Il nostro prodotto dà la possibilità di convertire movimenti della testa e della faccia, quindi per dire chiudere gli occhi, guardare con gli occhi in su – dice – senza telecamera quindi soltanto captando dalle nostre onde celebrali l’input e dando un output alla macchina, può essere il pc, un mouse per cliccare su varie schermate, scrollare la pagina del giornale con gli occhi e da una distanza che uno preferisce, non serve a stare incollati allo schermo perché la telecamera debba vederti negli occhi”.

Lo strumento è pensato per chi ha disabilità, ma anche per la sicurezza sul lavoro con la possibilità di azionare macchinari pericolosi a una distanza di sicurezza ad esempio.

Il progetto è stato presentato al Ces Unveiled Milan, anteprima ufficiale del Ces di Las Vegas, organizzato da Cta, che si è svolta per la prima volta in Italia.

A Ferrara arrivano Nuclei Anti Maranza. Salvini: "Iniziativa da replicare"

Roma, 22 ott. (askanews) – A Ferrara sarà attivato “nelle prossime settimane” un Nucleo Anti Maranza (NAM) all’interno della Polizia Locale, che “avrà funzioni di prevenzione e repressione, con una task force composta da agenti, esperti di sicurezza, avvocati, assistenti sociali, psicologi e altri professionisti”. Lo annuncia sui social il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri (Lega).

“In questi giorni – spiega – non mi sono espresso sui disordini nelle grandi città come Bologna e Milano. Qualcuno ha interpretato questo silenzio come pesante, perché in tanti chiedevano rassicurazioni anche per Ferrara, soprattutto alla luce di messaggi violenti e preoccupanti, poi rivelatisi fake. Al tempo stesso, oltre ad essere rimasto in contatto costante con la Questura per monitorare la situazione, ho raccolto tutte le preoccupazioni di genitori, studenti e commercianti per le possibili ripercussioni anche nella nostra città. Alcuni commercianti mi hanno detto che hanno paura nell’alzare le saracinesche nella giornata di sabato, perché Ferrara è stata inserita in un manifesto di mobilitazione nazionale. Questo non è tollerabile. Nessuno di noi può sentirsi minacciato a casa propria. Questo silenzio, comunque, mi è servito per riflettere su come dare una risposta concreta, e non limitarmi al solito messaggio di condanna che, alla fine, non porta da nessuna parte”.

“Sul tema dei maranza, come sapete, sono stato uno dei primi sindaci d’Italia a lanciare l’allarme, prendendomi anche del razzista. E oggi gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: intere città devastate e saccheggiate, messe a ferro e fuoco da chi non merita di avere alcun diritto nella nostra società. Non aspetterò che accada qualcosa di grave anche nella nostra città per intervenire. La sicurezza dei ferraresi viene prima di tutto. E su questo non intendo fare un solo passo indietro”, conclude il sindaco Fabbri.

Che riceve gli elogi del vice premier e segretario leghista Matteo Salvini: “NAM, Nucleo Anti Maranza. Bella iniziativa del sindaco Lega a Ferrara. Da replicare anche in altre città, in tutta Italia. Bravo Alan!”

Primo Congresso Convatec: la svolta in stomia

Milano, 22 ott. (askanews) – Si è svolto a Milano il 1° Congresso Nazionale Convatec Stomia, punto d’incontro tra clinici, associazioni e pazienti per innovare la stomaterapia e concretizzare la promessa Forever Caring, ossia l’impegno a garantire una cura e un’assistenza continue nel tempo. Durante l’evento è stato presentato in anteprima europea il protocollo Peristomal Hygiene, affiancato dal sistema S.A.C.S. EVOLUTION, incentrato sulla tutela della cute integra.

A tracciare le linee guida dell’impegno aziendale verso le persone con stomia e la sinergia con gli stakeholder della salute è stata Claudia Chinelli, Commercial Director Ostomy Care e Managing Director di Convatec Italia: “Questo congresso è esemplificativo dei nostri 10+1 Action Point, perché mettiamo a fattor comune le conoscenze, le competenze e le esperienze cliniche degli stomaterapisti oggi presenti in sala, con l’obiettivo di contribuire al miglioramento della qualità di vita dei pazienti stomizzati. Vogliamo infatti portare all’attenzione l’importanza di creare percorsi di assistenza sempre più strutturati”.

L’innovazione scientifica trova però il suo pilastro nell’eccellenza chirurgica. Tra i temi centrali del Congresso figurano infatti la formazione in Cadaver Lab e l’uso dello strumento predittivo DRIP Score per il rischio disidratazione nell’ileostomia.

Sull’importanza della precisione tecnica nella prevenzione delle complicanze è intervenuto Pier Paolo Sileri, Direttore UO Chirurgia Colorettale dell’IRCCS San Raffaele: “In generale, fino al 50% delle complicanze potrebbe essere evitato grazie a un corretto planning preoperatorio – incluse quelle minori, come il semplice distacco della sacca. La formazione gioca un ruolo fondamentale per ridurre in modo significativo questa percentuale. Ovviamente non si arriverà mai a un rischio zero, date le variabili legate al paziente: dall’ansia connessa alla stomia alle sue condizioni generali, fino a ciò che avviene dopo il confezionamento. Tuttavia, un buon training consentirebbe già di ridurre di un terzo queste complicanze, dalle più lievi alle più importanti”.

Un’accurata progettazione chirurgica rappresenta infatti il primo fondamentale tassello per un percorso di riabilitazione efficace e sostenibile nel tempo, basato sul lavoro di squadra. I lavori si sono infine chiusi con il confronto con gli Ambassador Stomia e la promozione dei 10+1 ACTION POINTrivolti alle Istituzioni, ribadendo la centralità di un’alleanza concreta tra medicina, aziende e pazienti.

50° Congresso SUMAI: l’allarme sulle Case della Comunità

Roma, 22 ott. (askanews) – E’ andato in scena a Roma, dal 18 al 21 ottobre, il 58esimo Congresso Nazionale del Sindacato degli specialisti ambulatoriali dove, alla presenza del Ministro della Salute Orazio Schillaci, il Segretario Generale del SUMAI Assoprof Antonio Magi ha lanciato l’allarme sulle Case della Comunità realizzate con i fondi del PNRR, che rischiano di rimanere vuote senza specialisti e risorse necessari. Il titolo scelto per l’assise “La Casa della Comunità non si inaugura… si organizza” sintetizza la distanza tra le promesse istituzionali e la realtà sul campo.

“Manca personale nelle Case della Comunità e mancano, in particolar modo, gli specialisti, che sono fondamentali insieme agli infermieri, anche loro carenti, per prendere in carico i pazienti cronici. Perché le Case della Comunità, come abbiamo ricordato nel titolo del nostro congresso, non sono poliambulatori: sono strutture che servono proprio a svuotare i poliambulatori, prendendosi cura dei 18 milioni di malati cronici oggi presenti in Italia. Togliendoli dalle liste d’attesa, i poliambulatori potrebbero lavorare con un numero minore di persone da visitare, riducendo i tempi di attesa. Al contempo, si libererebbero i pronto soccorso e gli ospedali da quei ricoveri che non sono legati a una vera e propria necessità del paziente” ha dichiarato Antonio Magi, Segretario Generale di SUMAI Assoprof.

Il Piano Europeo ha finanziato l’edilizia sanitaria con un investimento di circa 2 miliardi di euro, ma i costi del personale e della gestione ordinaria ricadono interamente sul Fondo Sanitario Nazionale.

“Lo stimolo che proviene dal SUMAI è condivisibile: strutturare le Case della Comunità come parte integrante della sanità territoriale, irrobustendole con la presenza dei medici in convenzione e, in particolare, degli specialisti che possono contribuire alla presa in carico, alla cura e alla gestione del paziente cronico. Insieme ai medici di medicina generale e agli infermieri di comunità, la figura dello specialista in convenzione è fondamentale per rendere il servizio sanitario sempre più performante” ha aggiunto Marcello Gemmato, Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute.

“Il 7% non è un vezzo del Partito Democratico, ma è una richiesta tangibile delle Regioni italiane che lo dicono molto chiaramente: così non riusciamo a garantire neanche la copertura dell’inflazione. Il Servizio Sanitario Nazionale è in crisi, in crisi per mancanza di risorse e anche per mancanza di organizzazione e riforme, primissima di tutti quella della medicina del territorio e del personale che stiamo aspettando da 4 anni” ha concluso Beatrice Lorenzin, Senatrice della Repubblica.

Per superare l’impasse, il SUMAI propone un ACN Unico della Specialistica diviso in Territorio e Ospedale con il “doppio canale”, permettendo alle Asl di scegliere tra dipendenza e convenzione per i posti vacanti. Sfruttando i minori costi della convenzione (47-58 euro l’ora rispetto ai 63 euro della dipendenza), la misura garantirebbe 4,8 miliardi di risparmi regionali nel decennio 2027-2036, da reinvestire contro le liste d’attesa.

AI Strategy Bootcamp a Ercolano

Roma, 22 ott. (askanews) – “L’intelligenza artificiale è una tecnologia abilitante che sta rivoluzionando il lavoro, la produzione e le catene del valore. Per coglierne le opportunità, però, servono formazione e capacità di gestione dei processi. In questo percorso si inserisce il master ‘AI Strategy Bootcamp’, che punta a fornire a dirigenti e manager gli strumenti intellettuali e cognitivi necessari per utilizzare consapevolmente l’AI, governarne l’evoluzione e valorizzarne l’impatto sulle organizzazioni”. Lo ha dichiarato Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente nazionale dell’Anci, nel corso della conferenza stampa di presentazione della nuova edizione di AI Strategy Bootcamp, il programma dedicato a imprenditori e manager promosso da Stoà, Spici e Dieti – Università Federico II di Napoli, in programma il 6 e 7 novembre a Villa Campolieto, a Ercolano. Secondo Enrico Cardillo, direttore generale di Stoà (Istituto di Studi per la Direzione e Gestione di Impresa): “L’intelligenza artificiale è ormai parte dei processi produttivi, ma in Italia resta molto da fare sul fronte dell’alfabetizzazione e della formazione specialistica. Il percorso che presentiamo coinvolge imprenditori, manager e professionisti di alto livello per approfondire le principali novità nell’utilizzo dell’IA, nell’organizzazione del lavoro e nella gestione del personale. La formazione è essenziale anche per garantire un accesso consapevole e democratico a questa tecnologia. Senza una guida responsabile, l’intelligenza artificiale rischia di accentuare le disuguaglianze e compromettere il rapporto tra innovazione e centralità della persona”. L’importanza della formazione è stata sottolineata da Vincenzo Lipardi, presidente Spici (Società’ per l’Innovazione, la Cooperazione e l’Internazionalizzazione): “L’utilizzo dell’intelligenza artificiale è un tema imprescindibile per le aziende e per chi entra nel mondo del lavoro. Governare questa trasformazione digitale richiede competenze adeguate, che rendono la formazione essenziale. L’IA consente di valorizzare i dati al servizio delle imprese e delle persone, offrendo enormi opportunità: per tradurle in benefici concreti occorre comprenderne le potenzialità e saperle gestire consapevolmente. Di etica e responsabilità ha parlato Salvatore Cuomo, responsabile scientifico di Spici: “L’intelligenza artificiale deve essere governata e il suo funzionamento reso comprensibile. Per questo, nella seconda edizione del ‘Bootcamp’ approfondiremo i temi dell’etica, della responsabilità e della spiegabilità dei modelli. Il riferimento è l’approccio “Human in the Loop”, che mantiene la persona al centro delle decisioni e della supervisione dei processi complessi. Superficialità e affidamento passivo alla tecnologia possono favorire derive: occorre quindi analizzare i risultati, verificarne l’attendibilità e mantenere un controllo consapevole”.

IA, Metta: dare spazio a pensiero critico

Roma, 22 ott. (askanews) – “Vogliamo studiare direttamente come l’intelligenza artificiale va a influire su tutto quello che facciamo” ha detto Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia e tra i massimi esperti internazionali nel campo della robotica e dell’AI, durante l’inaugurazione di Orizzonti Digitali, il forum dedicato all’AI in programma a Perugia fino al 24 ottobre. “Quello che vorremmo fare è dare spazio a un pensiero critico sull’uso della tecnologia” ha aggiunto Metta che da quest’anno è anche alla guida del festival. Tema di questa quarta edizione “L’era della co-intelligenza”. Orizzonti Digitali è promosso da Confindustria Umbria, Umbria Digital Innovation Hub, ANCE Umbria, Umbria Business School e ITS Umbria Academy, grazie alla media partnership di Rai.

Livorno, Ceccardi: arabo ai poliziotti integrazione al contrario

Roma, 22 ott. – A Livorno arriva l’integrazione al contrario. Invece di insegnare l’italiano agli immigrati, hanno deciso di insegnare l’arabo ai poliziotti . Così l’eurodeputata della Lega e vicepresidente del gruppo Patrioti per l’Europa, Susanna Ceccardi, commentando il progetto pilota Comprendersi per operare meglio , dedicato all’insegnamento di elementi di lingua e cultura araba agli appartenenti alle forze di polizia. L’iniziativa è promossa da alcune sigle sindacali delle forze dell’ordine in collaborazione con il Consiglio di zona 1, la comunità musulmana livornese e il security manager del Comune.

Ma l’integrazione non si fa così. Si fa insegnando agli immigrati che vogliono venire nel nostro Paese che si rispettano le nostre regole, la nostra cultura e che devono imparare la lingua italiana. A chi non vuole integrarsi, rispettare le nostre regole e imparare la lingua italiana c’è solo una via: il rimpatrio e il ritorno a casa propria , conclude Ceccardi.

In Francia il virus Shamonda provoca la morte di un paziente

Roma, 22 ott. (askanews) – Un virus della famiglia degli orthobunyavirus, del tipo Shamonda – trasmesso da piccoli insetti pungitori e finora riscontrato solo in animali da allevamento – è stato rilevato per la prima volta in un essere umano: un paziente gravemente immunodepresso, deceduto all’inizio di ottobre. Lo hanno reso noto le autorità francesi, secondo quanto riporta Le Figaro. “Il Ministero della Salute già il 17 settembre scorso aveva richiamato l’attenzione sulla circolazione del virus in Europa ed in alcuni allevamenti italiani, sottolineando la necessità di un’attenta sorveglianza veterinaria. In attesa di ulteriori approfondimenti epidemiologici e scientifici, questo caso rappresenta un ulteriore richiamo all’importanza di non abbassare la guardia nei confronti delle malattie infettive emergenti e dei rischi che possono rappresentare per la salute pubblica”. Così il presidente SItI (Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica) Enrico Di Rosa, commenta la notizia del primo caso umano di infezione da virus Shamonda segnalato in Francia.

“E’ fondamentale – sottolinea – rafforzare i sistemi di sorveglianza epidemiologica, virologica ed entomologica, promuovendo una collaborazione sempre più stretta tra sanità pubblica, medicina veterinaria e tutela dell’ambiente, secondo il modello One Health che riconosce il legame indissolubile tra salute umana, animale e ambientare. I cambiamenti climatici, d’altronde, modificano la distribuzione geografica e la stagionalità degli insetti vettori creando condizioni favorevoli alla diffusione di agenti patogeni anche in territori precedentemente meno esposti, esponendo anche il nostro Paese a rischi infettivi nuovi o finora poco conosciuti”.

“Riteniamo pertanto prioritario investire nel potenziamento dei Dipartimenti di Prevenzione per intercettare precocemente questi fenomeni, rafforzare le risorse, le competenze professionali e le reti di collaborazione tra istituzioni e servizi sanitari. La prevenzione deve essere in grado di anticipare i rischi, non limitarsi a gestire le emergenze. E’ questa la direzione da seguire per tutelare la salute dei cittadini, garantire una risposta efficace alle nuove minacce infettive e costruire un sistema sanitario più preparato”, conclude Di Rosa.

Intanto, dal 59° Congresso nazionale SItI si ribadisce che “i vaccini sono ritenuti uno degli strumenti più solidi e sostenibili per la tutela della salute collettiva” e si pone l’accento “anche sull’innovazione a salvaguardia della prevenzione”.

Amazon, a Jesi il centro di distribuzione più grande d’Italia

Jesi, 22 ott. (askanews) – Un investimento da oltre 180 milioni di euro, 500 dipendenti già assunti a tempo indeterminato e l’obiettivo di raggiungere mille posti di lavoro entro tre anni. Amazon presenta il nuovo centro di distribuzione di Jesi, il più grande centro robotico d’Italia e il secondo in Europa, una struttura all’avanguardia in cui l’innovazione tecnologica è al servizio delle persone, migliorando sicurezza, qualità e accessibilità al lavoro: nella rete logistica di Amazon in Italia, le donne rappresentano infatti il 35% della forza lavoro, una percentuale di gran lunga superiore alla media nazionale per il settore dei trasporti e della logistica.

Le parole di Giorgio Busnelli, Country Manager di Amazon in Italia: “Per noi quello di Jesi è un centro di distribuzione molto importante, che impiegherà mille persone a tempo indeterminato nell’arco dei prossimi tre anni. Fa parte del nostro investimento nella regione Marche, dove siamo presenti già da diversi anni con il deposito di smistamento di Camerano. Abbiamo investito oltre 180 milioni di euro per la costruzione di questo sito e più in generale, abbiamo generato un impatto economico di 900 milioni sul territorio marchigiano. Il centro di Jesi è un insediamento destinato a generare importanti sviluppi economici e occupazionali, con nuove opportunità per l’indotto locale”.

L’intervento di Lorenzo Barbo, Amministratore Delegato di Amazon Italia Logistica: “Apriamo le porte del nostro magazzino di Jesi, un centro robotizzato ad alta tecnologia nato per servire i nostri clienti finali nelle Marche, ma non solo. Il nuovo centro, infatti, servirà anche i nostri seller e i venditori, che avranno dunque un punto di accesso agevolato al nostro network. L’obiettivo è quello di assumere mille persone a tempo indeterminato nei prossimi tre anni. Ad oggi, abbiamo raggiunto il primo traguardo che è quello di avere 500 persone a tempo indeterminato”.

Un insediamento destinato a generare importanti sviluppi economici e occupazionali, con nuove opportunità per l’indotto locale. Un investimento accolto con grande soddisfazione dall’amministrazione comunale di Jesi, che considera l’arrivo di Amazon un’occasione di crescita, ricchezza e sviluppo per l’intero territorio.

L’intervento di Lorenzo Fiordelmondo, Sindaco di Jesi: “Ci siamo fatti trovare assolutamente pronti, in un percorso ampio su scala orizzontale dal punto di vista istituzionale e anche verticale, con tante competenze e professionalità. È un punto importante del nostro presente, che però guarda al futuro e raccoglie tanta competenza, tanto valore che viene dal passato e che segna un’intersezione decisiva, sia per il bene del futuro di questo territorio, ma anche per quello dell’intera regione”.

Le parole di Francesco Acquaroli, Presidente Regione Marche: “Sicuramente un impatto importante che porta occupazione, porta sviluppo, dà centralità al territorio e recupera una visione, garantendo anche una possibilità di rilancio che noi vogliamo cogliere a pieno. In un momento in cui c’è un sistema manifatturiero che sta soffrendo una serie di condizioni internazionali quali l’impatto dell’energia e ad altri variabili che incidono profondamente, a cui speriamo che l’Europa quanto prima riesca a dare una risposta di natura e strutturale.”.

Il centro di distribuzione Amazon di Jesi guarda al futuro, dove tecnologia, lavoro e sviluppo economico si incontrano con l’obiettivo di far crescere sempre di più il tessuto sociale di un’intera comunità.

Bce, Panetta: con shock offerta "dilemma e politica monetaria più difficile"

Roma, 22 ott. (askanews) – Per la Bce è diventato “più difficile” fare politica monetaria, perché questo susseguirsi di shock sul lato dell’offerta da un lato fanno aumentare l’inflazione, dall’altro indeboliscono la crescita. Un quadro con il quale l’istituzione si trova di fronte a un “dilemma”. Lo ha rilevato il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, che siede nel Consiglio direttivo della Bce, come tutti i suoi pari di banche centrali dell’area euro, durante il Festival dell’economia a Torino.

“Ora il problema che abbiamo di fronte è che siccome sono diventati più frequenti quelli che gli economisti chiamano gli shock di offerta, cioè degli shock che spingo verso l’alto l’inflazione e verso il basso la crescita, lì la Banca centrale ha un dilemma. Perché per ricondurre l’inflazione in linea con l’obiettivo della Banca centrale bisogna aumentare i tassi, ma questo poi indebolisce l’economia. In questo senso è diventato più difficile fare politica monetaria”, ha spiegato.

“Perché in una fase in cui vi sono quelli che noi definiamo gli shock di domanda, cioè che spingono verso l’alto sia l’attività economica, sia l’inflazione, si contiene la domanda e l’inflazione si riporta verso il basso. Qui è complicato perché ogni decisione presa per mantenere fede al nostro mandato poi ha un impatto sulla crescita. In questo senso diventa tutto quanto più complicato”, ha rilevato.

“La politica monetaria opera in un ambiente diverso, nuovo rispetto al passato. Non abbiamo mai visto in passato una rivoluzione tecnologica così rapida e così estesa”, a cui si aggiungono i problemi geopolitici, ha notato.

Sicurezza, Salvini: estendere presenza militari in tutte le città italiane

Roma, 22 ott. (askanews) – “Avere 500 paracadutisti della Folgore addestrati, pronti, reattivi in diverse zone della città al di là dei maranza è qualcosa che anche nei prossimi mesi sarà d’aiuto. Il mio obiettivo è di estendere l’operazione strade sicure e la presenza dei militari in tutte le città italiane perché ad oggi ci sono ancora tanti capoluoghi che sono scoperti”. Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, intervenuto a ‘Battitori Liberi’ su Radio Cusano.

Alice nella città, "Laser-Gato" tra i vincitori di Onde Corte

Roma, 22 ott. (askanews) – Sono stati annunciati i vincitori di “Onde Corte”, la sezione di Alice nella città dedicata ai cortometraggi: un laboratorio di idee pensato per far emergere nuove voci e nuovi sguardi del cinema italiano.

Premio Miglior Cortometraggio Alice nella Città (concorso internazionale) a “Laser-Gato” di Lucas Acher. Quando uno scherzo con un puntatore laser finisce male, Theo, un adolescente ansioso, attraversa San Paolo nel corso di una sola notte per salvare il gatto gravemente ferito della ragazza di cui è innamorato, mentre la crescente minaccia che incombe sulla città lo spinge sempre più vicino al crollo.

Premio Onde Corte Panorama Italia a “A Hundred Thieves” di Giada Bossi. Un fratello maggiore, riluttante, porta la sua ostinata sorella in un paesaggio divorato dalla nebbia, per un’ultima volta, alla ricerca della madre scomparsa. Sospesi in questo limbo, la distanza emotiva che li separa emerge. Persi nella coltre bianca, un gesto rituale viscerale diventa l’unico modo per affrontare il lutto e riconciliarsi.

Premio Onde Corte Academy a “Mara” di Irene Z’graggen. A soli nove anni, Mara vive un’esistenza sospesa: la sua casa è l’automobile del padre, parcheggiata ai margini della città. La loro è una routine di sopravvivenza invisibile. Durante il giorno, mentre il padre affronta lunghi turni di lavoro per rimettere in sesto le loro vite, Mara rimane da sola nell’abitacolo. Ha imparato a non farsi notare, a giocare in silenzio e a considerare i finestrini come lo schermo di una televisione sempre accesa sul mondo. Tutto cambia quando una coetanea si avvicina alla vettura e la vede, fermandosi a pochi centimetri dal vetro. Questo incontro ravvicinato spezza l’isolamento di Mara e accende in lei un conflitto interiore: rimanere al sicuro dentro l’auto o aprire la portiera.

Premio Speciale Film Impresa Alice nella Città under 35 a “Uno è un bastone” di Giada Cicchetti e Agnese Rizzari. Il Premio è una collaborazione tra Alice nella città e Premio Film Impresa, la manifestazione di Unindustria che, giunta alla IV edizione, seleziona e promuove il racconto audiovisivo del lavoro e dell’innovazione imprenditoriale: assegnato da 20 membri della giuria volontaria del Premio, al miglior corto di un’autrice under 35. Una filastrocca per imparare a scrivere i numeri in arabo diventa la chiave d’ingresso nell’archivio di Monica Maurer. Attraverso l’incontro con Rima, una donna palestinese che custodisce memoria e gesti della propria storia, le due registe si avvicinano a un materiale fragile e prezioso. Tra gioco, testimonianza e archivio, il film si interroga sul gesto stesso del guardare, dalle immagini del passato a quelle del presente.

Premio Rai Cinema Channel a “Latte” di Filippo Marasco. Assegnato da una giuria di studenti RUFA coordinata da Rai Cinema a uno dei corti italiani provenienti dalle diverse categorie dal programma Panorama Italia – Concorso, Fuori Concorso, Proiezioni Speciali – per sottolineare la trasversalità dello sguardo dei giovani giurati e la capacità di cogliere il talento al di là delle categorie. Il premio consiste in un contratto di acquisto per tre anni dei diritti web e free tv del corto da parte di Rai Cinema. Un bambino assiste terrorizzato all’estrazione di un dente: è il disperato modo che una madre ha trovato per far conoscere a suo figlio l’uomo che ama. Il film segue il punto di vista di un bambino, quello che vede e quello che non riesce a comprendere, trasfigurando i gesti quotidiani attraverso gli elementi riconoscibili del genere horror, per raccontare, in fondo, una storia d’amore.

Infine, il Premio Speciale Premiere Film è andato a “Scogli” di Michela Balzarotti. Assegnato al miglior cortometraggio senza distribuzione festivaliera, scegliendolo tra quelli presenti in tutte le categorie del festival, offrendo un anno di distribuzione gratuita in tutto il mondo. Ossessionata dal cibo e dal corpo, Mirea sfoga la sua ansia correndo fino a svenire. A salvarla c’è Lila con la sua strana famiglia, che la invita alla sua festa di compleanno. Una notte surreale le apre gli occhi sui destini della vita e sul suo futuro, spingendola a prendere una scelta.

Restano ancora da assegnare due riconoscimenti dedicati ai cortometraggi: il Premio del Pubblico e il Premio UniCredit. I vincitori saranno annunciati nel corso della Cerimonia di Premiazione di Alice nella Città, in programma sabato 24 ottobre presso l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone – Sala Sinopoli.

Nordio ha detto che bisogna ampliare le carceri per minori

Roma, 22 ott. (askanews) – “Il sistema carcerario minorile, in questo momento, è effettivamente in sofferenza”. Lo ha dichiarato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, ospite a Start su Sky TG24, rispondendo sul rischio sovraffollamento negli istituti per minori dopo il decreto. “Una serie di arresti massicci nei confronti di minori non era mai avvenuta. D’altro canto, se l’alternativa è quella di lasciare che questi minori, entro certi limiti, devastino una città, e se l’alternativa è quella di lasciarli liberi, allora la sicurezza dello Stato va a farsi benedire. Quindi vi sono dei momenti in cui è necessario, purtroppo, spedire dietro le sbarre questi minori violenti”, ha aggiunto.

Per ampliare la capienza, ha spiegato il ministro, si punta sui pochi fondi disponibili e su accordi per destinare ai minori settori di istituti per maggiorenni.

Tarvisio, una perla da scoprire durante la stagione autunnale

Tarvisio, 22 ott. (askanews) – Con l’arrivo della stagione autunnale, Tarvisio si trasforma in una destinazione ideale per riscoprire il piacere dei ritmi lenti, tra i colori caldi dei boschi e i paesaggi suggestivi delle Alpi Giulie. Il territorio della Valcanale mette a disposizione una serie di percorsi che abbinano la scoperta paesaggistica alla memoria storica e culturale del luogo, offrendo soluzioni accessibili a diverse tipologie di camminatori.

Tra i percorsi più caratteristici figura il Sentiero della Bobnia a Camporosso, un tracciato pianeggiante ideale per anziani e bambini piccoli, oltre alla camminata che conduce al Tiglio di Napoleone, albero di oltre 350 anni legato al passaggio di Bonaparte nei pressi di Rutte Piccolo. Per gli escursionisti c’è il Sentiero della Lince, una camminata di due ore nel Parco Cervi tra faggi, abeti, aceri e pini silvestri. Per i più giovani, infine, sono previsti il Sentiero degli Gnomi/Bergm nnchen lungo il Rio Bartolo e la Forest Hunt, una caccia al tesoro digitale da Piazzetta Pek guidata dal personaggio Arturo via QR code.

L’offerta autunnale della zona si configura così come un’opportunità per esplorare il patrimonio naturalistico e le radici della Valcanale in totale tranquillità.

Atletica, Europei: nel 2030 a Helsinki, indoor 2029 a Torun

Roma, 22 ott. (askanews) – La European Athletics ha ufficializzato le sedi per due campionati continentali in programma nei prossimi anni. Gli Europei 2030 sono stati assegnati a Helsinki che diventerà la prima città ad accogliere l’evento per la quarta volta dopo quelle del 1971, 1994 e 2012. La manifestazione si terrà nello storico Olympiastadion, ristrutturato nel 2020, teatro di due Mondiali (1983 e 2005) oltre che dei Giochi nel 1952. La capitale finlandese ha superato la concorrenza di Bruxelles che era l’altra candidata.

Definita anche la sede degli Europei indoor del 2029 che si svolgeranno a Torun, in Polonia: un ritorno a otto anni dal 2021 e dopo aver organizzato anche i Mondiali indoor di questa stagione. Entrambe le decisioni sono state comunicate nel corso della seconda giornata della riunione del Consiglio della European Athletics a Losanna, in Svizzera.

Le prossime edizioni, come già noto in precedenza, saranno ospitate invece da Chorzow (Polonia) per gli Europei all’aperto, dal 3 all’8 giugno del 2028, e dalla spagnola Valencia per gli Europei indoor dal 4 al 7 marzo 2027. Intanto proprio a Losanna sabato sera andrà in scena la cerimonia dei Golden Tracks, i premi per gli atleti europei dell’anno con tre italiani nei terzetti dei finalisti: al maschile Gianmarco Tamberi, tra le donne Nadia Battocletti (che nel frattempo ha annunciato la rinuncia al Cross Internacional de Italica dell’8 novembre in Spagna per un problema al piede) e Daniele Inzoli per la stella nascente. (foto Fidal.it)

Maura Gancitano torna in libreria con "La fabbrica della bellezza"

Roma, 22 ott. (askanews) – Dal 3 novembre sarà in libreria il nuovo libro di Maura Gancitano – scrittrice, filosofa, pedagogista e co-fondatrice di Tlon – “La fabbrica della bellezza. L’invenzione del corpo perfetto dalla fotografia all’intelligenza artificiale” (pp 320, euro 25) edito Rizzoli.

Un saggio profondo che indaga il rapporto tra corpo e immagine dagli inizi dell’Ottocento fino ai giorni nostri, attraverso un ricchissimo apparato iconografico che conta 169 illustrazioni. Un’analisi intensa sull’impatto che fotografia, pubblicità, moda, cinema, statistica, social, media digitali e intelligenza artificiale hanno avuto sulla nostra concezione di bellezza. Strumenti che hanno progressivamente trasformato i corpi in un ideale sempre più perfetto e sempre meno reale, alimentando modelli estetici spesso irraggiungibili.

Ma se è vero che non possiamo più vederci e vedere senza i filtri, possiamo però imparare a riconoscerli e a muoverci al loro interno, per liberarci dal mito della bellezza perfetta: cercando nuovi modi di apparire e di esistere in relazione con gli altri, abitando il corpo che abbiamo, sentendolo dall’interno, qui e ora, con tutto ciò che porta scritto su di sé.

Maura Gancitano è scrittrice, filosofa e pedagogista. È co-fondatrice di Tlon e direttrice filosofica del Festival del Pensare Contemporaneo. È docente presso IED Roma, editorialista di Vanity Fair e autrice di monografie tradotte in nove lingue. Tra i suoi libri più recenti ricordiamo Specchio delle mie brame (Einaudi 2022), Erotica dei sentimenti (Einaudi 2024), Animali narrativi (Marsilio 2026) e, insieme ad Andrea Colamedici, Liberati della brava bambina (HarperCollins Italia 2019), Prendila con filosofia (HarperCollins Italia 2021), L’alba dei nuovi dèi (Mondadori 2021), Ma chi me lo fa fare? (HarperCollins Italia 2023) e Botanica della meraviglia (HarperCollins Italia 2025).

Lucio Corsi annuncia il nuovo singolo "Napoleone Buonanotte"

Milano, 22 ott. (askanews) – Dopo averlo presentato in anteprima a sorpresa in occasione di “Prove aperte”, uno speciale appuntamento dal vivo, Lucio Corsi annuncia oggi “Napoleone Buonanotte”, il nuovo singolo disponibile su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 30 ottobre per Sugar Music. Il brano anticipa “Lucio corsi – Palasport 2026” che segna il debutto di Lucio Corsi nei palazzetti italiani con tappe a Firenze, Roma e Milano.

Scritto e prodotto da Lucio Corsi e Tommaso Ottomano, “Napoleone Buonanotte” racconta la storia di un protagonista insofferente alla quotidianità, che cerca di sottrarsi agli impegni, fino all’incontro con una ragazza capace di interrompere la sua apatia e aprirgli le porte di un mondo nuovo. Con una scrittura ironica e surreale, immagini di vita quotidiana e situazioni paradossali si alternano a riferimenti artistici e culturali, dando vita a un racconto leggero solo in apparenza, capace di trasformare una vicenda personale in una piccola favola contemporanea, sospesa tra malinconia, umorismo e nostalgia.

Dopo l’esperienza del “Tour Europeo 2026”, Lucio tornerà alla dimensione live tra poche settimane con “Lucio corsi – Palasport 2026”, pronto a misurarsi per la prima volta in questi spazi, un nuovo passo per il suo percorso artistico. Prodotta da Magellano Concerti, la tournée farà tappa il 27 novembre al Nelson Mandela Forum di Firenze, il 5 dicembre al Palazzo dello Sport di Roma e l’11 dicembre all’Unipol Forum di Milano. Info e biglietti su magellanoconcerti.it. Le date nei Palasport rappresentano un nuovo e importante traguardo nel percorso artistico di Lucio Corsi, cantautore capace di costruire un immaginario unico e riconoscibile: «A fine anno torno sul palco. Con me ci sarà tutta la banda al completo più sezione di fiati, percussioni, cori e Francis Delacroix. Saranno tre date: Firenze, Roma e Milano» «Proprio al Mandela Forum nel 2008 vidi un concerto che mi cambiò la vita – ricorda l’artista – Fui folgorato dal suono della chitarra nera di Neil Young. Ero un ragazzino e da quella notte in poi non ho desiderato altro che dei capelli lunghi e una chitarra elettrica. Sono passati diciotto anni e a dicembre salirò su quel palco con i capelli lunghi e una chitarra. Nera.»

La scaletta accompagnerà il pubblico in un viaggio attraverso il repertorio di Lucio Corsi, affiancato dalla sua band, un ensemble ricco di sonorità e strumenti che spaziano dalla chitarra ai fiati, fino alle percussioni. Dai primi progetti pubblicati fino a “Volevo essere un duro”, il brano presentato a Sanremo 2025, il cantautore è pronto a tornare alla musica dal vivo, una dimensione a lui particolarmente cara.

Gli appuntamenti arrivano a coronamento di un anno di successi e riconoscimenti, che lo ha portato ad esibirsi per la prima volta sui palchi dei club delle principali città europee, attraversandole insieme ai suoi musicisti in tour bus.

Cantautore toscano, Lucio riesce a rendere armonioso il rock d’autore e le sonorità folk insieme, trasformando le sue atmosfere surreali in poesia e legando un mondo a tratti grottesco ad una struttura musicalmente ricchissima. Ha debuttato alla 75esima edizione del Festival di Sanremo con il singolo “Volevo essere un duro”, classificandosi secondo e vincendo il Premio della Critica “Mia Martini”, entrando nel cuore del pubblico, per poi rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest 2025 di Basilea, ottenendo il quinto posto. Il singolo è stato primo tra i brani indipendenti più suonati dalle radio per 10 settimane (Earone) ed è oggi certificato disco di platino.

Dl Cortei, Salvini: parà pronti a intervenire con Lince e droni

Milano, 22 ott. (askanews) – I Parà della Folgore che saranno dispiegati nelle città potranno “garantire l’ordine pubblico, insieme alle altre forze dell’ordine. E intervenire in caso di necessità, anche con mezzi, coi Lince, coi droni, con mezzi adeguati a intervenire velocemente”. Lo ha detto il vice premier Matteo Salvini, parlando con i giornalisti in Prefettura a Milano, al termine del Cdm cui ha partecipato da remoto.

Alla domanda dei giornalisti su come potrebbe intervenire un Lince (veicolo blindato militare, ndr) in ordine pubblico, Salvini ha risposto: “Saranno preparati a fare quello che un militare deve e può fare, rispettando la normativa vigente. Saranno preparati a intervenire secondo la normativa vigente: sono militari, rispetteranno la legge, non è che andranno in giro a fare cose strane. Io padre di due figli sono più tranquillo se ho 500 parà con la testa sulle spalle a osservare quello che succede”.

Dunque “Milano sarà presidiata, e anche le stazioni. E avere 500 parà della Folgore, con un’età media superiore ai 40 anni che hanno fatto esperienze all’estero in tante piazze milanesi, per me è una garanzia, già da sabato” ha aggiunto.

Trump ha chiamato Google per cambiare nome all’Oceano Atlantico

New York, 22 ott. (askanews) – Dopo avere cambiato il nome al Golfo del Messico e al Lago Ontario, il presidente americano vorrebbe ribattezzare l’Oceano Atlantico in Oceano Americano. Tuttavia, dopo una telefonata che dice di avere avuto con il CEO di Alphabet, gruppo che controlla le mappe su Google, Donald Trump ha suggerito di avere abbandonato questa idea. Durante un comizio in South Carolina ieri sera, il leader Usa è tornato a dire: “Abbiamo un lago e abbiamo un golfo, ora ci serve un fiume e ci serve un oceano”. Poi ha spiegato di aver “chiamato Google Maps, che sono stati davvero fantastici” con i cambi di nome precedenti (in Golfo d’America e Lago America), e ha chiesto all’amministratore delegato Sundar Pichai se Google potesse “gestire” un cambio di nome per l’Atlantico. Stando a Trump, il CEO ha risposto: “No, no, no. Questa volta non lo faccio…Gli oceani sono diversi, signore” visto che confinano con “molti paesi”.

Google non ha confermato che la chiamata sia avvenuta e non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento.

Trump ha aggiunto che “probabilmente passerà” sul rinominare l’Oceano Atlantico dopo la sua chiamata con Pichai. Tuttavia, l'”Oceano americano” resta nei suoi sogni.

Mattarella invita a dare fiducia ai giovani e lancia l’allarme salari e IA

Roma, 22 ott. (askanews) – Anche oggi il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella rivolge un appello ad ascoltare i giovani. Nel consegnare le “stelle al merito del Lavoro” a quei lavoratori dipendenti che si sono distinti per dedizione, professionalità e rettitudine, (quelli del 2026 erano in 38, molte le donne), il capo dello Stato ha nuovamente ricordato che il futuro sono i giovani e a loro “va data fiducia, ampiamente e concretamente” perchè “la Repubblica ha bisogno della loro passione”.

Nel pomeriggio Mattarella ha emanato il dl cortei che servirà al governo a gestire le prossime manifestazioni anche se al Quirinale fanno notare che a parte l’inasprimento di alcune pene, molte delle previsioni di legge riguardanti i minori esistevano già nel nostro ordinamento. Le sue osservazioni sul decreto, del resto, le aveva già espresse prima che venisse approvato dal Cdm. Ma il suo pensiero sulla situazione di malessere e di difficoltà dei nostri ragazzi le ha ampiamente illustrate ieri.

Oggi invece al Quirinale è stato il giorno del discorso sul lavoro con una riflessione in particolare sull’avvento delle nuove tecnologie: “Il primato della persona va ribadito nelle vorticose trasformazioni che rischiano di incoraggiare pretese egemoniche di tecnocrazie che utilizzano le stesse tecno-scienze per ottenere un potere basato non sulla democrazia bensì sul profitto economico”, ha ammonito il presidente secondo il quale è fondamentale che siano gli uomini a governare queste trasformazioni: l’IA può essere “alleata del benessere” non va temuta o osteggiata ma “la condizione irrinunciabile è che la responsabilità delle scelte strategiche, le regole del loro impatto sociale siano sempre nelle mani delle donne e degli uomini, delle loro comunità”. C’è spazio anche per una freddura dal momento che qui si premiano proprio i lavoratori: “evitiamo che il prossimo concorso lo vinca un umanoide”, dice suscitando l’ilarità anche un pò preoccupata della platea.

Il vero rischio dunque non è la tecnologia in sè ma chi la controlla, e il ragionamento torna ai “monopolisti” di cui ha accennato ieri: “Non intendiamo che possano svilupparsi, anche attraverso un uso perverso di algoritmi, nuove, insidiose forme di asservimento”, avverte Mattarella. Nelle affermazioni dei miliardari alla Elon Musk che ipotizzano la “fine del lavoro” per come lo intendiamo oggi il capo dello Stato legge una “visione che può condurre a una compressione della stessa libertà e a una organizzazione sempre più duale dei diritti nella società. Una società divisa tra pochi ricchi Epulone e tanti, tanti Lazzaro (citando la parabola del Vangelo di Luca nella quale i ricchi, “epuloni” nell’aldilà subiscono le amare conseguenze della loro indifferenza verso i poveri in vita, ndr)”.

Mattarella torna quindi a riferirsi ai valori sociali racchiusi nel progetto europeo: “l’Europa – dice – è chiamata a difendere i valori della propria civiltà e a sostenere il proprio modello sociale” ma può farlo solo se ribadisce che “un’appropriata dinamica salariale” non è un “costo da ridurre per ottenere competitività” ma serve a restituire dignità al lavoro. Il lavoro, ribadisce Mattarella, è dignità, è la base della nostra Repubblica, ma è anche “veicolo di democrazia” perchè “contribuisce alla qualità della coesione di una società civile”, perchè “costruisce relazioni e dunque comunità”. E il fondamento di ogni comunità sono il dialogo e la dialettica sociale che si organizza attraverso il lavoro.

E per Mattarella “una società coesa è una società che dà forma e sostanza alla propria sicurezza. La coesione favorisce la partecipazione, induce ad avvertire il bene comune come proprio. Aiuta la stessa economia e le istituzioni”.

World Pasta Day 2026: che vita sarebbe senza pasta?

Roma, 22 ott. (askanews) – Che ruolo ha la pasta nella nostra quotidianità? È proprio da questa domanda che si sviluppa l’incontro “Che vita sarebbe senza pasta?”, tenutosi all’Antica Pesa in vista del World Pasta Day 2026 che si celebrerà Domenica 25 ottobre. Un’occasione di confronto dove sono stati anche discussi i risultati dell’indagine condotta da AstraRicerche, che evidenzia il ruolo centrale della pasta nelle abitudini, nella cultura e nell’identità degli italiani.

L’intervista a Paolo Barilla, Presidente di Unione Italiana Food: “La pasta parte con un grandissimo punto di forza: è nella memoria delle persone e lo sarà anche in futuro. La gente vuole vivere di pasta anche nel domani perché è l’oggetto dei loro desideri e dei loro piaceri a tavola. Il compito nostro, dell’industria e dei produttori, è quello di innovare e saper servire un piatto di pasta per ogni stile di vita possibile. Si cerca rapidità in cucina, il piatto pronto, una maggiore semplicità nel preparare il piatto, con un’intera nuova generazione che è interessata ad altri aspetti, ad altri sapori, ad altre formulazioni”.

Le parole di Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste: “Ci sono mille motivi per sostenere e difendere la pasta, prodotto di eccellenza, e abbiamo lavorato in questi anni per farlo. Come Ministro dell’Agricoltura, riservo grande attenzione alla produzione di un grano di qualità, in grado di sostenere le esigenze della nostra industria”.

Ma la pasta non è solo un simbolo del nostro vivere quotidiano. Dietro ad un alimento semplice ed indispensabile, c’è un’industria che, mai come in questo periodo, deve fronteggiare sfide e difficoltà in un mondo che si trasforma.

L’intervento di Margherita Mastromauro, Presidente dei pastai di Unione Italiana Food: “La pasta è un patrimonio sociale, culturale ed economico del nostro Paese. Noi quest’anno abbiamo scelto di esaminare con uno studio Ambrosetti anche quanto vale la nostra filiera. Su un valore complessivo di 80 miliardi, che è la filiera agroalimentare complessiva, la pasta vale da sola 13 miliardi e mezzo”.

Il commento di Fabio Divella, Supervisore Divisione Pasta di F. Divella S.p.A.: “L’industria pastaria deve tenere il passo alle nuove mode. Ciò avviene dando valore alle proprie competenze e al know how storico della nostra industria. La famiglia Divella, per esempio, ha oltre 130 anni di attività: siamo pastai da quattro generazioni e abbiamo sempre valorizzato il nostro know how e le nostre competenze, ma soprattutto cerchiamo di offrire prodotti sempre in linea con quelle che sono le richieste del mercato”.

La vera sfida per i pastai italiani sarà continuare ad innovare per continuare ad essere competitivi. Indispensabile fare squadra con le istituzioni, per garantire che il piatto simbolo del Made in Italy resti, nel mondo, un’eccellenza imbattibile e accessibile a tutti.

Al ballottaggio in Brasile è testa a testa fra Lula e Bolsonaro

Roma, 22 ott. (askanews) – In attesa dell’ultimo dibattito televisivo, in programma venerdì, Luiz Inacio Lula da Silva e Flavio Bolsonaro arrivano testa a testa nei sondaggi al rettilineo finale della campagna elettorale per il ballottaggio delle presidenziali di domenica. Se il candidato dell’ultradestra si è aggiudicato a sorpresa il primo turno con cinque punti di vantaggio sull’uscente Lula, stando alle ultime rilevazioni il margine si è assottigliato fin quasi ad annullarsi, dall’1% ad appena lo 0,6%.

Un altro dato importante del primo turno è quello relativo agli astenuti: il 21%, il dato più elevato dal 1998; per questo nelle ultime settimane il campo progressista ha incentrato la propria campagna su chi non è andato alle urne o chi ha votato per i candidati di altri partiti.

“Non dite agli elettori indecisi quale candidato scegliere: chiedete loro di riflettere su che tipo di Brasile desiderano. Voteranno sicuramente per noi; siamo l’unica opzione per migliorare il Brasile”, ha dichiarato pochi giorni fa Lula nel Minas Gerais, lo stato con il secondo maggior numero di elettori – e in cui, dal ritorno alla democrazia nel 1989, ogni candidato vincitore ha poi conquistato la presidenza (al primo turno Bolsonaro ha prevalso con un margine di quasi cinque punti percentuali). Bolsonaro ha invece puntato molto sul tema del cambiamento, sostenendo che, sotto una sua eventuale amministrazione, il Brasile diventerebbe una delle sette maggiori potenze mondiali; inoltre, continua a porre la figura del padre Jair – condannato a ventisette anni di carcere per il suo ruolo in un tentativo di colpo di Stato – al centro della propria campagna.

“Dicevano di aver messo fine al ‘bolsonarismo’ ma hanno dimenticato che Jair Bolsonaro ha piantato milioni e milioni di semi”, ha dichiarato di recente; il candidato dell’ultradestra ha poi rafforzato il suo messaggio incentrato sulla lotta all’insicurezza, proponendo di abbassare l’età della responsabilità penale per determinati reati gravi.

Con un virtuale pareggio (almeno stando ai sondaggi) fra i due candidati, un’ulteriore incognita è l’accettazione del risultato da parte del candidato perdente, e soprattutto la possibilità di disordini e violenze in un Paese ormai fortemente polarizzato. Lula spera di conquistare il suo quarto mandato e rimanere di fatto il punto di riferimento progressista dell’America latina (inseme alla messicana Claudia Sheinbaum) – e una spina nel fianco dell’Amministrazione Trump.

Bolsonaro da parte sua intende sfruttare la virata a destra dell’intero continente – complice il trumpismo e il suo richiamo esplicito alla dottrina Monroe come giustificazione per avere governi amici nella regione – che ha già guadagnato (o rioguadagnato) alla destra estrema Argentina, Cile, Colombia e Perù; e inoltre, ottenere la scarcerazione e la riabilitazione del padre.

Daniele Novara su aumento carceri minorili: repressione non è risposta

Roma, 22 ott. (askanews) – “Apprendo da alcuni quotidiani dell’idea del ministro Nordio di aumentare la capienza delle carceri minorili in previsione di un incremento degli arresti. Si stratta di una scelta profondamente sbagliata. Un Governo dovrebbe agire per la crescita delle nuove generazioni, non per il loro ingresso in carcere”: lo ha affermato Daniele Novara, noto pedagogista, autore di best seller e direttore del CPP, Centro psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti di Piacenza.

“Sembra quasi si voglia chiudere i conti con una generazione che ha vissuto l’esperienza del Covid e il tragico confinamento domestico. Di fronte alle loro difficoltà, la risposta non può essere quella di aumentare i posti nelle carceri”, ha aggiunto Novara.

“Invece che 500 soldati servono 500 progetti educativi. I ragazzi hanno bisogno di essere accompagnati nella crescita, soprattutto quando le famiglie sono fragili e la scuola fatica a svolgere pienamente il proprio ruolo educativo. Sempre più spesso gli adulti rinunciano alla propria funzione e si mettono sullo stesso piano dei figli, instaurando rapporti confidenziali e amicali che non li aiutano ad assumersi responsabilità e a compiere scelte adeguate alla loro età – ha proseguito Novara – perché mandare in carcere ragazzi che hanno conosciuto carenze educative e sono cresciuti senza figure adulte capaci di svolgere fino in fondo il proprio compito? L’educazione è un diritto e una responsabilità che la società e le istituzioni non possono ignorare”.

“Mi rivolgo quindi alla magistratura e ai giudici affinché, quando possibile, scelgano percorsi alternativi alla detenzione come la ‘messa alla prova’. È attraverso progetti educativi concreti che si può aiutare un ragazzo a comprendere le conseguenze delle sue azioni, a responsabilizzarsi e a cambiare strada”, ha sottolineato il pedagogista. “Il carcere minorile rischia invece di trasformarsi in una scuola di criminalità. Il costo sociale di questa scelta sarebbe altissimo, sintomo di uno Stato che non è più in grado di garantire adeguate opportunità educative o percorsi reali di recupero”, ha messo in guardia.

“Anche davanti a fatti gravi come quelli avvenuti recentemente a Milano, non possiamo limitarci alla repressione. Dobbiamo chiederci che cosa non ha funzionato e quali interventi siano necessari per evitare che altri ragazzi arrivino allo stesso punto”, ha concluso Daniele Novara, secondo il quale “la risposta non può essere costruire più carceri per i minorenni. Deve essere investire nell’educazione, nella prevenzione e in progetti capaci di restituire ai ragazzi la possibilità di crescere e immaginare un futuro positivo. La sicurezza è necessaria. Ma non c’è sicurezza duratura senza educazione, senza adulti capaci di esercitare la propria responsabilità e senza una comunità che investa concretamente nella crescita delle nuove generazioni. È da qui che dobbiamo ripartire”.

Da domani a Museo storico Aeronautica il mito Ferrari

Roma, 22 ott. (askanews) – Dal 23 ottobre al 15 novembre 2026 il Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle ospiterà l’evento “Rosso Corsa, il Mito della Velocità” e, tra gli aeroplani che hanno fatto la storia dell’Aviazione, esporrà anche la Ferrari da gara pilotata dal 7 volte campione del mondo di F1, Michael Schumacher. L’iniziativa, attraverso una serie di eventi programmati in ciascun fine settimana, porterà all’evento celebrativo del Centenario della Vittoria della Coppa Schneider con Mario De Bernardi che culminerà con una importante conferenza, il 18 novembre 2026.

Si tratta di un percorso speciale dedicato alla velocità in Aeronautica: 14 cimeli, tra volo e sport, che raccontano i percorsi tecnologici, i record, gli uomini che in oltre 120 anni hanno caratterizzato lo sviluppo della Forza Armata. Il percorso caratterizzante passa da velivoli, abbigliamento, attrezzatura di piloti militari ma anche di atleti AM; la rinnovata collaborazione con il Museo Ferrari di Maranello, inoltre, consentirà di ammirare cimeli anche dell’altra faccia del Cavallino Rampante, quella senz’ali, ma a 4 ruote. Proprio dalla collezione di Maranello, infatti, arriva a Vigna di Valle – dove rimarrà esposta fino al 15 novembre – la Ferrari F2003GA, pilotata a suo tempo da Michael Schumacher, protagonista della storica sfida con il caccia EF-2000 Eurofighter, ai comandi del pilota collaudatore e astronauta ESA Maurizio Cheli, svolta al 4° Stormo di Grosseto nel 2003.

Il programma in dettaglio: 23 ottobre – Inaugurazione del percorso a partire dalle 09.30; 23 ottobre – Laboratori (a cura del MUSAM e del Museo Ferrari di Maranello) destinati a studenti delle scuole tecniche, licei aeronautici e istituti professionali (11.00-13.00); dal 31 ottobre al primo novembre – Mostra di aeromodellismo statico, con ingresso gratuito al Magazzino 22 (10.00-18.00).

La scelta della data non è casuale, il 23 ottobre 1934, infatti, presso l’idroscalo di Desenzano del Garda (BS), sede del Reparto Alta Velocita?, il Maresciallo Francesco Agello, ai comandi di un Macchi MC.72, stabiliva il record mondiale di velocita? con 709,202 Km/h, record tutt’oggi imbattuto per idrovolanti con motore tradizionale a pistoni.

L’impresa di Agello che s’inserisce nel periodo d’oro dei record e dei primati di cui la allora Regia Aeronautica si rese protagonista in tutto il mondo, a cavallo degli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, è ricordata e celebrata nel Museo Storico di Vigna di Valle che annovera la più numerosa collezione di idrocorsa al mondo, tra cui proprio quello del record, con il motore originale.

Il connubio tra l’Aeronautica Militare e la Ferrari, nasce da lontano; dal celebre Cavallino Rampante di Francesco Baracca, donato dalla mamma dell’Asso dell’Aviazione dopo la sua morte a Enzo Ferrari, come simbolo di buon auspicio per le fortune dell’allora nascente Casa Automobilistica modenese. Un legame di storia e di simboli, quindi, sotto il segno del “Rosso Corsa”, il colore che identificava i velivoli italiani nelle competizioni aeronautiche di quegli anni e che poi sarebbe diventato anche il colore caratterizzante delle moto e delle auto italiane in gara. Un intreccio costellato negli anni da eventi, collaborazioni e, appunto, sfide straordinarie tra macchine ed aerei: quella del 1981 tra Gilles Villenueve e un F-104 e, appunto, quella dell’11 dicembre 2003 sull’aeroporto militare di Grosseto, tra la Ferrari da gara guidata da Michael Schumacher e un caccia Eurofighter.

La ricorrenza del record è anche l’occasione per riproporre uno speciale percorso museale, sotto il segno del colore rosso corsa, della velocità e delle eccellenze italiane, attraverso il quale i visitatori potranno ripercorrere l’evoluzione tecnologica in ambito aeronautico – dagli albori della storia del volo fino ad oggi – e toccare con mano il legame profondo e il fervore ingegneristico e industriale che, soprattutto a cavallo delle due Guerre mondiali, hanno caratterizzato tanti ambiti del nostro Paese, primo fra tutti quello aeronautico e motoristico.

Il Comando Aeroporto Vigna di Valle – Centro Storiografico e Sportivo AM è il reparto con sede presso l’ “Aeroporto Luigi Bourlot”, il più antico idroscalo militare italiano, ubicato sulle sponde del Lago di Bracciano, in un contesto naturale di rara bellezza e ospita due singolari realtà dell’Aeronautica Militare: il MUSAM (Museo Storico dell’Aeronautica Militare) ha il compito di divulgare la cultura aeronautica, la storia e le tradizioni della Forza Armata. Nell’ambito delle celebrazioni per il Centenario di costituzione dell’Aeronautica Militare è stato ampliato e completamente ristrutturato ed è oggi visitabile secondo le modalità indicate sul sito ufficiale.

Dalla riapertura avvenuta nel maggio 2023 si sono già superati abbondantemente i 100.000 visitatori. Il Centro Sportivo dell’Aeronautica Militare contribuisce alla tutela del patrimonio sportivo nazionale attraverso un’attenta ricerca dei migliori talenti d’interesse nazionale e internazionale. Grazie ad uno staff di altissimo livello, assicura agli atleti l’adeguato supporto durante tutte le fasi di preparazione agonistica e contribuendo al loro sviluppo tecnico sia a livello pratico che teorico.

In Francia il Tribunale amministrativo annulla il divieto di manifestazione a Parigi

Roma, 22 ott. (askanews) – Il tribunale amministrativo di Parigi ha sospeso con una procedura d’urgenza il divieto imposto dalla prefettura di polizia a una manifestazione studentesca organizzata oggi nella capitale francese. Il corteo, promosso dall’Interfac Ile-de-France, coordinamento che riunisce studenti delle assemblee universitarie, è previsto a partire dalle 14 lungo un percorso dall’ospedale Pitie-Salpetriere a Place de la Bastille. Lo riferisce l’agenzia di stampa France Presse.

“Il provvedimento è sospeso”, ha dichiarato il giudice del tribunale amministrativo al termine dell’udienza, secondo quanto constatato dall’Afp.

Il magistrato non ha fornito nell’immediato dettagli sulle motivazioni della decisione. Intanto, i partecipanti alla manifestazione stavano progressivamente raggiungendo il luogo del concentramento.

La Cassazione dispone un appello ter per i 5 poliziotti del caso Shalabayeva

Roma, 22 ott. (askanews) – Ci sarà un altro processo per il caso del sequestro Shalabayeva. I giudici della Cassazione hanno annullato la condanna emessa in secondo grado dai giudici di Firenze nei confronti di 5 funzionari di Polizia e disposto un altro giudizio davanti ad altra sezione della Corte d’appello toscana.

I giudici della Cassazione hanno in sostanza accolto le richieste del pg Alessandro Cimmino che aveva sollecitato un nuovo processo di appello per i cinque poliziotti coinvolti nella vicenda Shalabayeva.

Gli ermellini, con la sentenza di oggi, hanno stabilito poi la prescrizione delle accuse in relazione al sequestro di Alma Shalabayeva. D’ora in avanti si procederà solo per quello relativo alla figlia della donna e del dissidente kazako Muktar Ablyazov.

Sotto accusa per questa vicenda ci sono: l’ex responsabile dell’Immigrazione Maurizio Improta; il funzionario Vincenzo Tramma; il ‘superoliziotto’ Renato Cortese, all’epoca dei fatti responsabile della Squadra mobile di Roma. L’elenco è completato da Luca Armeni e Francesco Stampacchia.

Teatro, Tine Milz a Roma riadatta "50 Minutes", la sua prima in Italia

Roma, 22 ott. (askanews) – L’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo insieme al Teatro della Cometa, annuncia la prima rappresentazione in Italia di “50 Minutes”, spettacolo della regista Tine Milz, borsista a Villa Massimo nel 2026, in programma il 23, 24 e 25 ottobre 2026.

La messinscena segna un doppio debutto: “50 Minutes” arriva per la prima volta in Italia e, con esso, anche le opere di Tine Milz vengono presentate per la prima volta al pubblico italiano. Per questa occasione, la regista e il team artistico hanno riadattato appositamente per lo spettacolo a Roma, una nuova versione pensata per questo debutto.

“Villa Massimo è onorata di sostenere la prima italiana al Teatro della Cometa di uno spettacolo nato dall’incontro e dall’ispirazione maturati durante il primo soggiorno della regista Tine Milz a Roma, nel 2024, e che ha debuttato a Zurigo nel 2025. Nel 2026, la regista è tornata a Villa Massimo come borsista di breve periodo”, ha sottolineato Julia Draganovic, direttrice di Villa Massimo.

Il testo di “50 Minutes” è di Deborah Levy, una delle voci più autorevoli della letteratura britannica contemporanea. Autrice di sette romanzi, tra cui Swimming Home, Hot Milk e August Blue, è stata candidata tre volte al Booker Prize. La sua trilogia autobiografica, composta da Things I Don’t Want to Know, The Cost of Living e Real Estate, ha ottenuto importanti riconoscimenti internazionali.

In “50 Minutes” una conversazione tra un coniglio e un professore diventa il punto di partenza per indagare la psiche del panico contemporaneo. Che cosa significa vivere in un mondo che sembra andare a fuoco? Da dove cominciare quando le ansie si moltiplicano? E che cosa possiamo fare di tutto ciò che proviamo?

Furioso ed erotico, politico e surreale, poetico e disperato, ironico e attraversato da un’ostinata speranza, 50 Minutes – The War War, Jaw Jaw, Bunny Play porta sulla scena un nuovo testo di Deborah Levy, scritto per il Theater Neumarkt. Un’opera che usa l’assurdo e l’immaginazione per interrogare le paure del presente e cercare, dentro il disordine, una possibile forma di relazione.

Tine Milz, nata nel 1989 a Prien am Chiemsee, è regista, drammaturga, autrice e curatrice. Ha studiato scienze politiche, economia politica e letteratura a Monaco e a Venezia. Presso l’Università delle Arti di Zurigo ha conseguito un master in drammaturgia e arti performative e ha frequentato tre semestri del corso di Belle Arti. Dal 2019 al 2025 è stata co-direttrice artistica del Theater Neumarkt di Zurigo. Attualmente è co-curatrice dell’International Forest Festival di Salonicco. Il suo lavoro si muove tra performance, letteratura e forme discorsive, intrecciando la pratica artistica con la teoria e la sfera pubblica. Ha dato vita ai festival Fleshy Interface e United in Grief. Come regista lavora, tra gli altri, con Deborah Levy, Therese Willstedt, Gosia Wdowik, Satoko Ichihara, Teresa Vittucci, Sophia Brous, Senthuran Varatharjah e Fabian Saul. I suoi lavori sono stati invitati, tra l’altro, alle Wiener Festwochen, all’Impulse, allo SPIELART München e al Theaterspektakel Zürich. Insegna all’ETH di Zurigo e alla ZHdK. Attualmente sta lavorando alla scrittura di un libro con e su Silvia Federici e alla stesura di un romanzo. Sta frequentando un programma di formazione executive presso la Harvard Kennedy School con Marshall Ganz, dedicato al Public Narrative, alla leadership e all’organizzazione.

Mattarella all’anteprima della miniserie sul giudice Livatino

Milano, 22 ott. (askanews) – Si è svolta ieri sera, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l’anteprima di “Livatino – Il giudice e i suoi assassini”, la miniserie diretta da Michele Placido, presentata alla ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma, nella sezione Freestyle Serie.

La proiezione, ospitata nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo della cultura e dell’audiovisivo nel ricordo di uno dei più alti testimoni dell’impegno per la giustizia e della lotta alla criminalità mafiosa.

La presenza del Capo dello Stato ha conferito particolare rilievo a un appuntamento dedicato all’eredità umana e civile di Rosario Livatino, il magistrato ucciso dalla Stidda il 21 settembre 1990, a trentasette anni. Il rigore nell’esercizio delle sue funzioni, l’indipendenza di giudizio e il rispetto della dignità di ogni persona ne fanno ancora oggi un riferimento per quanti operano al servizio della giustizia e della collettività.

“Siamo profondamente onorati che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, abbia voluto essere presente alla proiezione di Livatino – Il giudice e i suoi assassini, presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma – ha sottolineato Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction -. La sua partecipazione conferisce ulteriore valore a un’opera che interpreta pienamente la missione della Rai. La storia del giudice Livatino richiama principi essenziali della nostra vita democratica e testimonia il ruolo che il Servizio Pubblico è chiamato a svolgere: preservare la memoria, promuovere la cultura della legalità e offrire al pubblico storie capaci di rafforzare la consapevolezza civile del Paese”.

“La presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dato all’anteprima un profondo significato civile e istituzionale – ha dichiarato la produttrice Federica Luna Vincenti -. Condividere questo lavoro alla Festa del Cinema di Roma rappresenta per noi il compimento di un impegno: restituire, attraverso il linguaggio della serialità, la dimensione umana della testimonianza di Rosario Livatino. Nell’uomo, nella sua fede, nei suoi affetti abbiamo cercato le radici di un rigore morale che ha unito l’esercizio della giustizia al rispetto della dignità di ogni persona. Con questa responsabilità abbiamo raccontato la sua vita, perché la memoria del suo sacrificio diventi conoscenza e coscienza civile. La mia gratitudine va al Presidente della Repubblica per aver onorato la serata, a Maria Pia Ammirati e a tutta la Rai per la fiducia con cui hanno accompagnato il progetto, e alla Festa del Cinema di Roma per averlo accolto”.

La presentazione dell’opera ha assunto un significato ancora più profondo a pochi giorni dalla proclamazione del beato Rosario Livatino a Patrono dei Magistrati italiani, sancita con decreto del 7 ottobre 2026 dal Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Il riconoscimento rinnova l’attenzione sulla sua testimonianza di fede e sull’integrità con cui interpretò la professione, fino al sacrificio della vita. La miniserie ripercorre gli ultimi due anni di vita del magistrato, interpretato da Giuseppe De Domenico, intrecciandone la vicenda con quella dei giovani stiddari destinati a diventare i suoi assassini, tra cui Tano, che ha il volto di Leonardo Maltese. Il racconto restituisce la complessità della Sicilia agrigentina di quegli anni e la determinazione di un uomo capace di colpire gli interessi economici del potere mafioso, conservando una profonda umanità verso le persone che era chiamato a giudicare.

Michele Placido si richiama alla tradizione del cinema civile di Francesco Rosi. Nell’intreccio fra dimensione spirituale e responsabilità professionale, il regista trova la chiave per raccontare Livatino: il coraggio, gli affetti, la riservatezza e il senso del dovere che ne orientò le scelte.

Accanto a Giuseppe De Domenico e Leonardo Maltese, un cast di attori straordinari tra cui Nino Frassica, Michela De Rossi, Ninni Bruschetta, Brenno Placido e Francesco Benigno. Ad arricchire il racconto, David Coco nel ruolo di Paolo Borsellino e Beniamino Marcone in quello di Giovanni Falcone, con Gaetano Aronica e con la partecipazione straordinaria di Michele Placido.

Scritta da Angelo Pasquini, Fidel Signorile e Michele Placido, Livatino – Il giudice e i suoi assassini è una coproduzione Rai Fiction – Goldenart Production – Rai Com, prodotta da Federica Luna Vincenti, realizzata con il contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e audiovisivo, Regione Siciliana, Assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo – Sicilia Film Commission. Composta da quattro episodi e trasmessa in due serate, la miniserie andrà in onda lunedì 9 e martedì 10 novembre in prima visione su Rai 1 e RaiPlay.