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Laura Morante: in “Quasi Grazia” la lotta interiore di Grazia Deledda

Roma, 11 mag. (askanews) – Laura Morante nei panni della prima e unica donna italiana a vincere il Nobel per la letteratura: Grazia Deledda. A 100 da quel premio, arriva al cinema “Quasi Grazia” il nuovo film di Peter Marcias in cui interpreta la scrittrice sarda, una coproduzione Italia – Francia (tratto dall’omonimo romanzo di Marcello Fois, edito da Einaudi).

Presentato in anteprima al Riviera International Film Festival a Sestri Levante e nelle sale dal 14 maggio, il film ne offre un ritratto inedito, tra momenti privati e riconoscimenti professionali; l’attrice, racconta, conosceva poco Deledda, prima di documentarsi per il ruolo.

“Non abbiamo neanche una documentazione filmata, non abbiamo quasi nulla, se non i suoi testi scritti e delle foto, ma, insomma, la conosciamo in realtà molto poco, quindi bisognava per forza inventare”.

Una donna tenace e fuori dagli schemi per l’epoca, “moderna” e con le sue convinzioni da portare avanti. “Io penso che questo conflitto con la madre che il film racconta non sia solo un conflitto con la madre, sia un conflitto interiore, interno a lei, cioè sia un conflitto, in qualche modo, la madre è quasi un simbolo, rappresenta la Sardegna, ma rappresenta i suoi stessi dubbi, la sua lotta interiore, perché anche questa sua passione, questa sua convinzione, questa sua tenacia, sicuramente, hanno subìto anche dentro di lei così qualche attacco, sono stati aggrediti da dei dubbi: ‘Ma forse sarebbe meglio se rimanessi in Sardegna, ma forse sarebbe meglio se facessi qualcosa che fanno tutte le donne’, perché per una donna sarda in quell’epoca diventare una scrittrice, andare a vivere in continente, era una cosa enorme”.

Laura Morante, che ha prestato il volto anche ad altre scrittrici al cinema, come Alda Merini, ha parlato anche del suo rapporto con i libri. “Ho avuto più una formazione letteraria che non una formazione cinematografica, perché di cinema se ne vedeva poco in provincia, invece i libri c’erano in casa e quindi leggevamo, e quindi la lettura era la mia compagna preferita, prediletta, avere un buon libro da leggere è per me una cosa quasi irrinunciabile”.

Orange Beach, Alabama: tramonti arancioni e resilienza costiera

Orange Beach (Alabama, Usa), 11 mag. (askanews) – A Orange Beach, in Alabama, i panorami parlano da soli e i colori del giorno sfumano piano nell’arancio del nome, mentre una passerella sul mare invita a passeggiare sospesi tra acqua e cielo. Nata come villaggio Cree e poi di pescatori negli anni ’60 dell’800, Orange Beach – destinazione turistica poco nota in Europa ma rinomata nel continente americano – deve il nome agli aranceti e alla trementina.

Colpita da uragani e dal disastro Deepwater Horizon, si incorporò nel 1984, evolvendo in capitale mondiale della pesca al dentice rosso. Oggi, 40 anni dopo, è un simbolo di resilienza e grande attenzione per la natura e l’equilibrio delle specie.

Non è un caso che anche Morgan Freeman, nonostante le sue origini nel Mississippi, abbia scelto proprio la vicina Gulf Shores come luogo di residenza, in base alla stampa locale partecipando anche ai panel di selezione per nuovi poliziotti, che vedendosi interrogare dalla star di “Le ali della libertà” e “Million Dollar Baby”, sono rimasti un po’ interdetti.

Ma anche le sorprese sfumano di fronte a panorami come questi. Travel South Usa e Sweet Home Alabama consigliano di osservare dal catamarano il tramonto, in una escursione che fa scoprire come la Florida da questo lembo di terra sia vicinissima.

“Su questa barca niente si muove velocemente, è progettata in modo tale che non si possa intralciare nulla, ma se vi trovate a intralciare qualcosa, ve lo faremo notare gentilmente: dovete spostarvi”, ci dice il capitano.

Il ponte vibra leggero, i delfini si avvicinano allo scafo, le isole barriera si disegnano all’orizzonte. Al tramonto, con la passerella lontana, il mare riflette quel calore arancione: un racconto di natura e tempo sospeso, lontano dalle folle.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio di Carlo Molinari

Immagini askanews

Biennale Arte 2026, bacio sugli occhi al Padiglione della Turchia

Venezia, 11 mag. (askanews) – Un Bacio sugli Occhi di Nilbar Gures abita il Padiglione della Turchia alla Biennale Arte 2026. Curata da Basak Doga Temur, l’esposizione riunisce opere esistenti e nuove produzioni che spaziano tra scultura, installazione, pittura e opere a tecnica mista su carta e tessuto. Realizzate attraverso un intenso processo collaborativo a Istanbul, queste opere sono state prodotte tra dicembre 2025 e marzo 2026 insieme a scultori, lavoratori del metallo, sarti e artigiani. Considerando il materiale non solo come elemento formale ma anche come portatore di memoria e mestiere, queste nuove opere sono presentate accanto a una selezione di lavori provenienti da periodi precedenti della pratica dell’artista.

Un Bacio sugli Occhi prende spunto dall’espressione turca Gozlerinizden operim, una formula di commiato comunemente usata alla fine di una lettera. Nilbar Gures è celebre per il suo approccio poetico e critico ai simboli culturali per trattare le disuguaglianze sociali, le questioni di identità di genere, la migrazione e l’appartenenza.

La curatrice Basak Doga Temur ha raccontato ad askanews: “Quasi tutte le opere riguardano le donne, come vengono represse e come le loro voci vengono messe a tacere. Nilbar Gures è un’artista molto tattile e sceglie intenzionalmente il suo materiale. In questa mostra ci sono molti tessuti diversi, filati da tessitura, macramè, gonne, sculture realizzate in tessuto, pezzi di lana colorata. Questa è una scelta ragionata: vuole davvero sottolineare l’importanza dell’artigianato e vuole mostrarlo. È sua intenzione mostrare questo e anche il lavoro che c’è dietro. Questo lavoro è associato soprattutto all’ambiente domestico, alla donna, alla casa, all’interno domestico. C’è anche un’altra questione: fino agli ultimi due secoli le donne non erano da nessuna parte nella Storia dell’Arte. Perché? Perché erano in casa e si prendevano cura della casa, dei bambini, del giardino, cucinavano, rammendavano e tutto il resto. Ma mentre facevano tutte quelle cose, le donne facevano anche arte in casa. Lavoravano a maglia, facevano kilt e tessevano cose come queste. E questi non sono mai stati realmente inseriti nella Storia dell’Arte. Lei lo sa e intenzionalmente rende sfocato il confine tra arti e mestieri”.

L’esposizione del Padiglione Turchia è commissionata da Istanbul Foundation for Culture and Arts ( KSV) con il contributo del Ministero della Cultura e del Turismo, sotto gli auspici del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Turchia, sponsorizzata da Borusan Otomotiv e Trendyol Art e sostenuta dalla compagnia aerea partner Turkish Airlines, con il supporto alla produzione di SAHA Association. La Fondazione Vehbi Koc fornisce inoltre supporto editoriale per la preparazione del catalogo della mostra.

Biennale Arte 2026, Padiglioni della Scozia e del Lussemburgo

Venezia, 11 mag. (askanews) – Alla Biennale Arte 20026 l’evento collaterale Scotland + Venice presenta Shame Parade degli artisti Bugarin + Castle a cura di Mount Stuart Trust. Dai castelli scozzesi ai cimiteri filippini, Bugarin + Castle esplorano geografie e periodi storici sovrapposti in una rivisitazione contemporanea queer e trans dei rituali di pubblica umiliazione. Il duo reinterpreta i rituali europei secolari di umiliazione pubblica, noti come musica ruvida, charivari e scampanate, in cui spettacolo, suoni e costumi venivano utilizzati per punire i trasgressori sociali. Gli artisti trasformano queste usanze in un linguaggio contemporaneo, riunendo trascrizioni di corte del Quattordicesimo secolo, incisioni satiriche del Diciottesimo secolo, ballate karaoke, armature medievali e arte filippina sui veicoli e intrecciato tutto in scene che sono allo stesso tempo provocatorie e tenere.

Bugarin + Castle hanno dichiarato: “Per chi è inquieto e appassionato, da un duo inquieto e appassionato. La donna ribelle, il cornuto, la prostituta, il sodomita e altri trasgressori sociali venivano pubblicamente derisi in storiche parate di umiliazione. Ci interessa capire come sia il suono che il travestitismo siano stati utilizzati non per esprimere la propria essenza, ma come strumenti di controllo. Questi eventi chiassosi sono la genesi della nostra mostra che attraversa il passato e il presente, la Scozia e le Filippine.

Il Padiglione del Lussemburgo presenta alla 61a Biennale dell’Arte di Venezia La Merde di Aline Bouvy a cura di Stilbé Schroeder, un’installazione audiovisiva immersiva: è un film che analizza la vergogna come costruzione sociale, le soglie in cui l’essere umano viene classificato, tollerato, represso o squalificato. Attraverso la figura dell’essere-escremento, osserva come la società produca corpi dai quali esige trattenimento e controllo. Quando il trattenersi cede, non per scelta ma per saturazione, la situazione cambia: ciò che fino ad allora era stato contenuto si svela. Ne risulta una scarica politica, fisiologica, emotiva in cui la violenza interiorizzata si manifesta così come è stata inflitta. La Merde è una farsa in senso rabelaisiano, dove la figura dell’essere-escremento diventa uno strumento critico che interroga il posto dell’abietto nella cultura occidentale. L’abiezione funziona qui come un confine mobile tra inclusione e rigetto, tra visibilità e cancellazione. Il suono occupa un posto centrale nell’installazione, concepita in collaborazione con l’ingegnere del suono e compositore Pierre Dozin. La spazializzazione audio utilizza strumenti all’avanguardia, che evolvono e si trasformano in tempo reale. L’acustica è stata pensata per creare un’entità incarnata, viva e quasi autonoma, uno spazio in perpetua mutazione in cui i confini tra la colonna sonora e l’ambiente si attenuano.

Il Papa: compassione e empatia rischiano di scomparire

Roma, 11 mag. (askanews) – “Purtroppo, oggi la compassione e l’empatia rischiano di scomparire. I progressi tecnologici ci hanno resi più connessi che mai, ma possono anche portare all’indifferenza. Il flusso costante di immagini e video sulle difficoltà altrui può indurire i nostri cuori anziché commuoverli. Papa Francesco ci ha ammonito dicendo che ‘ci siamo abituati alla sofferenza degli altri (pensando, Ndr.): non mi riguarda, non mi interessa, non sono affari miei’. Questo tipo di apatia sta diventando una delle sfide spirituali più serie del nostro tempo”. Lo ha detto Papa Leone XIV ricevendo oggi in udienza, nel Palazzo Apostolico Vaticano, i partecipanti al Colloquio promosso dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso e il Royal Institute for Inter-Faith Studies, tra cui era presente Hassan bin Talal, principe ereditario di Giordania dal 1965 al 1999 e patrono dell’istituto.

Ricordando che il tema scelto quest’anno, “Compassione ed empatia umana nell’era moderna”, “è particolarmente attuale per il mondo di oggi”, perché “non si tratta di sentimenti marginali, ma piuttosto di atteggiamenti fondamentali per entrambe le nostre tradizioni religiose e di aspetti importanti di ciò che significa vivere una vita veramente umana”, per il Papa “in un contesto simile, cristiani e musulmani, attingendo alla ricchezza delle rispettive tradizioni, sono chiamati a una missione comune: ravvivare l’umanità là dove si è raffreddata, dare voce a chi soffre e trasformare l’indifferenza in solidarietà”.

“La compassione e l’empatia possono essere i nostri strumenti, poiché hanno il potere di restituire dignità all’altro”, ha concluso Leone XIV.

Tennis, Bellucci eliminato a Roma

Roma, 11 mag. (askanews) – Si conferma il tabù Landaluce per Mattia Bellucci. L’azzurro esce di scena al terzo turno, battuto dallo spagnolo (per la quarta volta in carriera) con il punteggio di 6-4, 6-3 in un’ora e 47 minuti. Una partita di spessore del n. 94 al mondo (che diventa il sesto lucky loser di sempre agli ottavi al Foro Italico) che ha espresso il suo miglior tennis, trascinato da grandi percentuali al servizio. Bellucci non è riuscito mai a impensierire Landaluce, pagando probabilmente le fatiche del match di sabato con Etcheverry. L’iberico attende adesso il vincente del match tra Navone e Medjedovic.

Laura Morante: molto grave quello che accade a lavoratori spettacolo

Sestri Levante, 11 mag. (askanews) – “Non ci sono dubbi che ci si stia impoverendo e che ci sia una forma di indifferenza, se non addirittura di ostilità nei confronti della cultura, del nostro settore in particolare. Io adesso sono dentro a una battaglia quasi persa, ma speriamo che ci sia ancora qualche sviluppo positivo con l’Inps per quanto riguarda le pensioni dei lavoratori dello spettacolo… sono usciti articoli in merito, quindi non mi metto qui a riassumere la vicenda, ma è una vera vessazione, è molto grave quello che sta accadendo ai lavoratori dello spettacolo e in particolare in questo momento ai pensionati dello spettacolo”.

Così Laura Morante, durante un’intervista al Riviera International Film Festival su “Quasi Grazia”, il film di Peter Marcias in cui interpreta Grazia Deledda, dal 14 maggio nelle sale, rispondendo a una domanda su cosa ne pensasse del discorso fatto da Matilda De Angelis ai David di Donatello sull’impoverimento culturale in atto nel Paese.

Hilti in Franciacorta: tour Power Up dedicato ad Applicazioni Pesanti

Brescia, 11 mag. (askanews) – Hilti Italia ha fatto tappa in Franciacorta presso la cantina Bersi Serlini con il suo Power Up Tour 2026, iniziativa itinerante dedicata ai professionisti dell’edilizia che unisce innovazione tecnologica, formazione pratica e momenti di relazione con il territorio. La campagna “Power Up” di Hilti riflette la nuova gamma Nuron di attrezzi a batteria per applicazioni pesanti in cantiere e prenderà vita attraverso il tour nazionale.

“Noi con il PowerUp Tour – ha spiegato ad askanews Giovanni Conte, Regional Product Manager e referente della Campagna Power Up di Hilti – vogliamo comunicare un messaggio che quando parliamo di applicazioni intensive ormai gli attrezzi a batteria non hanno nulla da invidiare rispetto ad attrezzi a cavo oppure motori a scoppio. Quando parliamo di applicazioni intensive Hilti ha la soluzione, attraverso un portafoglio eterogeneo di attrezzi a cavo oppure a batteria oppure a scoppio. In ogni caso l’innovazione che noi presentiamo oggi sono batterie che ci permettono di avere attrezzi sempre più performanti con nuove batterie che durano di più, si ricaricano più velocemente e questo ci permette quindi di poter avere un portafoglio con attrezzi che rispondono alle esigenze che i nostri clienti hanno sempre più spesso in cantiere in termini di applicazioni sempre più impegnative”.

Hilti ha dato la possibilità di vedere da vicino la nuova gamma Nuron, con oltre 60 nuovi attrezzi e accessori specializzati per la demolizione, il taglio del calcestruzzo, il taglio del legno e molto altro. Grazie a una tecnologia avanzata, le nuove batterie offrono maggiore potenza e capacità.

“I Power Up Tour – ha aggiunto Tommaso Turchi, Division Manager Civil Engineering Hilti Italia – nasce da una esigenza, un’esigenza e l’urgenza di portare sul mercato una delle più grandi innovazioni di Hilti. E questa urgenza nasce dalla volontà di rispondere a quelli che sono i bisogni dei nostri clienti. Produttività, salute, sicurezza e sostenibilità. Abbiamo scelto di farlo a Brescia perché rappresenta la culla dell’edilizia in Lombardia”.

A rendere speciale la tappa in Franciacorta è stata la presenza di Jury Chechi, leggenda dello sport italiano e oro olimpico agli anelli ad Atlanta 1996, che ha partecipato a un talk ispirazionale su disciplina, performance e approccio vincente al lavoro quotidiano, con spunti applicabili anche al mondo dell’edilizia.

Sal Da Vinci conquista i social dopo le prove all’Eurovision

Milano, 11 mag. (askanews) – È un autentico terremoto mediatico quello scatenato da Sal Da Vinci. Lo spoiler delle prove per l’Eurovision Song Contest ha infiammato i social network, diventando in poche ore il contenuto più visualizzato, condiviso e commentato tra quelli legati alla manifestazione. Il video ha generato un’ondata di entusiasmo immediata: l’inconfondibile vocalità dell’artista e il forte impatto scenico della performance hanno conquistato non solo il pubblico italiano, ma anche migliaia di utenti e fan internazionali, trasformando il contenuto in uno dei principali fenomeni virali del contest. Il successo online si riflette anche sulle previsioni degli addetti ai lavori. Sulla scia dell’enorme attenzione mediatica e del sentiment positivo registrato in rete, le quotazioni di Sal Da Vinci sono in costante crescita: i bookmakers hanno infatti aggiornato le stime, facendo guadagnare all’artista diverse posizioni nelle classifiche per la vittoria finale. Riscontri oggettivi che raccontano un entusiasmo sempre più evidente, ma senza correre troppo con i pronostici: la scaramanzia, in certi casi, resta d’obbligo. Nel frattempo cresce l’attesa per il nuovo album, Per sempre sì, in uscita il 29 maggio. Il progetto segna un nuovo capitolo del percorso artistico del cantante e anticipa un’intensa stagione live tra rassegne e grandi palchi in tutta Italia, fino alla tripletta evento all’Arena Flegrea il 25, 26 e 27 settembre.

Starmer: metterò il Regno Unito al centro dell’Europa

Roma, 11 mag. (askanews) – Il primo ministro britannico Keir Starmer ha affermato che definirà una “nuova direzione per la Gran Bretagna” al prossimo vertice con l’Ue. “Al prossimo vertice Ue, definirò una nuova direzione per la Gran Bretagna. Il governo precedente si è distinto per aver interrotto i nostri rapporti con l’Europa. Questo governo laburista si distinguerà per aver ricostruito i nostri rapporti con l’Europa, ponendo la Gran Bretagna al centro dell’Europa. Quindi saremo più forti sul piano economico, commerciale e della difesa”, ha detto Starmer nel suo discorso al Partito laburista dopo la sconfitta della formazione di cui è alla guida alle recenti elezioni. “Perché stare fianco a fianco con i Paesi che più condividono i nostri interessi, i nostri valori e i nostri nemici, questa è la scelta giusta per la Gran Bretagna. Questa è la scelta laburista”, ha detto.

“E per i nostri giovani c’è anche qualcosa in più, perché la Brexit ha tolto loro la possibilità di lavorare, studiare e vivere serenamente in Europa. Ecco perché sono orgoglioso di aver ripristinato il programma Erasmus. Ma voglio andare oltre. Voglio fare un’offerta migliore per i nostri giovani, restituire loro la speranza, la libertà, il senso di possibilità.

Perciò, desidero che un ambizioso programma di esperienze per i giovani sia al centro del nostro nuovo accordo con l’Ue, affinché i nostri giovani possano lavorare, studiare e vivere in Europa, simbolo di una relazione più forte e di un futuro più equo con i nostri più stretti alleati. Questa è la scelta del Partito laburista”, ha concluso.

Roma, Dindo e Lucchesini chiudono stagione della Filarmonica Romana

Roma, 11 mag. (askanews) – Tornano a Roma, giovedì 14 maggio (ore 21) per l’ultimo concerto di stagione dell’Accademia Filarmonica Romana al Teatro Argentina, Enrico Dindo al violoncello e Andrea Lucchesini al pianoforte, interpreti fra i più rinomati e importanti del nostro paese, che con la Filarmonica hanno avviato una residenza triennale che si concluderà nel 2027.

Legati alla più recente storia dell’Accademia anche per averne tracciato le linee guida degli ultimi anni, curando le direzioni artistiche, ad accomunare Dindo e Lucchesini è anche il loro modo di vivere la musica: la passione per il repertorio di musica da camera e del “fare musica insieme”, il desiderio di esplorare la musica senza confini, spaziando dal classico al contemporaneo, l’instancabile dedizione verso la formazione di giovani talenti.

Per il secondo dei tre concerti programmati nel triennio 2025-27, Il Duo affronta alcune delle pagine più note del repertorio romantico per musica da camera, il tutto impreziosito dal suono profondo del violoncello di Dindo, un Pietro Giacomo Rogeri (ex Piatti) del 1717. Il concerto si apre e si chiude nel segno di Robert Schumann con due composizioni accomunate dallo stesso anno di nascita, il 1849, un anno particolarmente felice nella vita tormentata del musicista tedesco, e dalla destinazione da Hausmusik, la musica dei salotti che si eseguiva all’epoca, per il diletto e per occasioni private. Scritte per oboe, violino o clarinetto, talvolta eseguite anche col violoncello, come in questo caso, le Tre romanze op. 94 sono piccole composizioni dal carattere delicato in un intenso dialogo tra i due solisti, mentre i Cinque pezzi in stile popolare op. 102, vedono la predominanza del violoncello, con l’impiego di melodie dal carattere popolare e dal lirismo e cantabilità che risaltano lo strumento a corda.

Al centro del programma la Sonata in fa maggiore op. 99 di Johannes Brahms, la seconda e ultima che il musicista scrisse per violoncello e pianoforte, nel 1886. A ispirarla fu il virtuoso violoncellista berlinese Robert Hausmann, che l’eseguì a Vienna nella prima esecuzione pubblica, con Brahms al pianoforte. Essenziale concisione e solidità dell’impianto formale, flusso impetuoso del primo e terzo movimento, intensità espressiva e lirica del secondo e quarto, la Sonata richiede al violoncellista un impegno tecnico ed espressivo non comune, per quello che molti considerano uno dei capolavori di musica da camera di secondo Ottocento.

Nato, Meloni: oggi incertezza è normalità, fianco Sud strategico

Roma, 11 mag. (askanews) – “L’incertezza non è più un’eccezione, sta diventando la nuova normalità e occorre un approccio a trecentosessanta gradi, capace di leggere le minacce nella loro interconnessione e di anticiparle. È questa la cifra che l’Italia ha scelto di dare al proprio impegno nell’Alleanza atlantica. L’Italia ha da sempre sostenuto l’importanza del fianco sud della NATO non per convenienza geografica, ma per convinzione strategica”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un messaggio inviato al Seminario del Gruppo Speciale Mediterraneo e Medio Oriente (GSM) dell’Assemblea parlamentare della Nato alla Camera.

“Finora – aggiunge – la sicurezza cooperativa e i partenariati hanno svolto un ruolo residuale rispetto agli altri core task dell’Alleanza, rivelandosi utili canali di dialogo politico con i partner, strumenti di capacity building e presidi della stabilità oltre i confini dell’Alleanza. Un contributo prezioso, ma concepito per scenari diversi da quello attuale. Il contesto di oggi ci chiede di andare oltre. In un’epoca in cui instabilità esterna e minacce alla sicurezza degli alleati sono sempre più interconnesse, investire nei partenariati con il Vicinato meridionale non è diplomazia preventiva: è garantire la nostra difesa. È quindi tempo che la sicurezza cooperativa riceva il peso strategico che merita. Seguiamo con attenzione l’evoluzione degli scenari nell’area e lavoriamo per sostenere ogni iniziativa utile a riportare stabilità — integrando la dimensione politica con quella della sicurezza, perché le due sono inseparabili. Sicurezza energetica e resilienza delle infrastrutture critiche sono tra le priorità più urgenti. Ho voluto seguire questo dossier personalmente, con missioni in Nord Africa, Golfo ed Asia Centrale, per rafforzare partenariati strategici, diversificare le fonti di approvvigionamento e garantire solidità alle catene di fornitura. Il rafforzamento dei legami euroatlantici con i partner del fianco Sud si inserisce nella stessa logica: costruire architetture di cooperazione pragmatiche, fondate su interessi convergenti — sicurezza regionale, transizione energetica, resilienza condivisa. L’Italia continuerà a fare la propria parte, come ha sempre fatto finora, per garantire che il fianco Sud riceva, nell’agenda dell’Alleanza, lo spazio strategico che merita. Perché è su questa base che siamo convinti si possa costruire una partnership duratura, di cui l’Alleanza ha bisogno. Momenti come quello odierno sono parte essenziale di questo percorso. Il GSM non è solo un forum consultivo: è lo spazio in cui si costruisce la cultura strategica che rende possibile l’azione comune”, conclude.

Biennale Arte 2026, Padiglioni di Timor-Leste e Lettonia

Venezia, 11 mag. (askanews) – Alla Biennale Arte 20026 il Padiglione della Repubblica Democratica di Timor-Leste alla sua seconda partecipazione presenta Across Words a cura di Loredana Pazzini Paracciani. Al centro del padiglione troviamo Tais Don, un’opera della novantenne tessitrice e attivista Veronica Pereira Maia, creata per commemorare le 271 vittime del massacro di Santa Cruz, avvenuto a Dili il 12 novembre 1991 durante l’occupazione indonesiana. Mentre il tais è un tessuto tradizionale realizzato a mano, prevalentemente da donne, caratterizzato da motivi e forme, Pereira Maia ha iscritto su ciascuno dei cinque pannelli i nomi delle vittime. Analfabeta essa stessa, Pereira Maia ha utilizzato un’approssimazione dell’alfabeto, traducendo il sapere orale, il linguaggio scritto e la resilienza culturale in forma materiale. Per secoli, il patrimonio immateriale di Timor-Leste è stato trasmesso verbalmente da oltre trenta idiomi locali distinti ed è solo nell’ultimo trentennio, dal referendum per l’indipendenza del 1999 ad oggi, che il tetum prasa è passato dall’essere un idioma esclusivamente orale a lingua ufficiale per trascrivere attività governative, educative e letterarie. In dialogo con Tais Don, sono presentate le installazioni audiovisive: Cuale (Flow) di Etson Caminha e Fraze ne’ebé seidauk hotu (An Unfinished Sentence) di Juventino Madeira. Commissionate appositamente per il padiglione e create in profonda sintonia tra loro, queste due opere esplorano l’identità culturale attraverso un viaggio sonoro e visivo nella polifonia di lingue e forme comunicative di Timor-Leste. Loredana Pazzini Paracciani.: “Riunendo artisti appartenenti a diverse generazioni, il padiglione si propone di decolonizzare lo sguardo dell’osservatore, orientandosi verso un processo di comprensione del Timor- Leste inteso non come entità statica ma come una società in costante evoluzione.”

Il Padiglione della Lettonia presenta una nuova opera del duo di artisti interdisciplinari Mareunrol’s, Rolands Peterkops e Marite Masti a-Peterkopa, in dialogo con lo stilista di moda alternativa Bruno Birmanis e con gli archivi delle Untamed Fashion Assemblies, una serie di eventi sperimentali di moda, arte e performance fondata da Birmanis, che si sono svolti a Riga tra il 1990 e il 1999. Curata da Inga Lace e Adomas Narkevicius, la mostra mette in relazione passato e presente, evidenziando il pensiero utopico nei momenti di transizione. Si interroga su come immaginazione collettiva, desiderio e visibilità vengano prodotti quando i sistemi politici ed economici cambiano. L’installazione è concepita come un backstage, uno spazio di preparazione, lavoro invisibile e improvvisazione. L’appendiabiti, un oggetto onnipresente in ogni backstage, diventa un dispositivo di contenimento e un’architettura narrativa, mentre motivi ricorrenti come uccelli e sculture tessili evocano ricordi di volo, rischio e fragilità.

Cinema, Moscerine Film Festival: i registi under 12 anni premiati

Roma, 11 mag. (askanews) – A Roma, al Cinema Broadway, le bambine e i bambini registi under 12 hanno sfilato sullo Yellow Carpet della quinta edizione del Moscerine Film Festival – manifestazione interamente pensata per i bambini – che ha raccolto cinquemila partecipanti nelle sette giornate e trecentomila persone che hanno seguito online. La serata di premiazione è stata accompagnata dalla madrina, l’attrice Margot Sikabonyi e dai presentatori under 12 Benedetta Mollo, Aurora Palmisano, Vinicio Ottaviani e Andrea Mignanti.

Le Moscerine d’oro sono andate a “Il fiume e Nina” di Lorenzo Daniele, un corto che costruisce un mondo delicato, fatto di disegni, materia e immaginazione, riportando al legame profondo con la natura, a “Troppo” (I.C: Calderini – Tuccimei) per la categoria Focus Scuole, che racconta come nella complessità del mondo contemporaneo a volte basti un piccolo gesto per risolvere il problema, e a “La mia compagna di banco” Olivia Pompei Tartaglia, in cui sono protagoniste l’amicizia, la curiosità, la volontà di capire e accettare “l’altro”, l’empatia insieme alle ottime capacità narrative, descrittive e di ripresa.

Miglior Idea Originale ad “Ansia – La coinquilina appiccicosa” di Emma Nicoletti in cui attraverso uno sguardo sincero e diretto, la protagonista riesce a raccontare un’emozione profonda e condivisa: allo stesso corto il “Premio del pubblico delle bambine e dei bambini”. Migliore attrice Gaia Della Valle e Maria Giulia Lorenzetti in “Le detective” di Daria Eckl, miglior attore Ludovico Bonaccorsi in “Disastri” di Tito Boccarosi che vince anche il Premio della Giuria Scuole.

Sempre a “il Fiume e Nina” di Lorenzo Daniele va il Premio “Lanterna Magica”, il Premio Produzione di Tadàn Produzioni “The other half of me” di Gioele Diouf il Premio Vision2030 “La Mia Amica Gerania” di Nora Milazzo, il riconoscimento Cinema in Pediatria va a “Stani, la guerra mia ma non è la tua” di Stanislao Emolo, il Premio Romatoday va al “Il banco vuoto” (I.C. Via Laparelli 60), Miglior Documentario Zalab alla rassegna “Piccoli sguardi da Gaza”, il Premio Airone Eco va “il Cuore della Natura” di Maya Aragona, il Premio Romics a “Little Dodo” di Batoul Khaled Talshnawl. Il corto da Gaza ha ricevuto anche il premio speciale della Giuria. Premio Baby alla “Danza dei cigni” di Alice Aragona.

Grazie al progetto Giovani Registi Crescono e alle Giornate Industry si è ribadita l’importanza di fare rete, una rete che quest’anno ha messo in campo 200 ragazzi e 20 produzioni. Anche quest’anno tanti i Premi dei Festival Partner, nazionali e internazionali, tra cui anche Premio Romics – Festival internazionale del fumetto, animazione, cinema e games, “Mi Primer Festival de Cine di Madrid e Barcellona”, 35mm, Sentiero Film Factory, Bref International Short Film Festival, Orizzonti Hub di Cuba, PopCorn Festival del Corto, Ferrara Film Corto, Teen Toon, Social Film Festival e Notte di Zucchero. I partner selezioneranno i cortometraggi vincitori e li programmeranno all’interno delle giornate dei rispettivi eventi, contribuendo a un importante percorso di visibilità e distribuzione delle opere. A questi si affiancano i premi assegnati dai numerosi partner culturali, mediapartner e sponsor tecnici come: Airone eco, Mujeres nel Cinema, Associazione Culturale INCROCI, Ass. Quote Merito e Roma 013.

“Il Moscerine film Festival quest’anno è stato un grande successo di pubblico, tantissima la partecipazione nei due cinema coinvolti. Soprattutto è stato segnato dalla felicità dei bambini che hanno partecipato – ha commentato Nina Baratta direttrice artistica del Festival – ci vediamo il prossimo anno con la sesta edizione che sarà, come sempre, un appuntamento da ricordare”.

Bisogna fare i conti con il centro ma la sinistra continua a non capirlo

L’autosufficienza politica della sinistra in Italia è un’infelice utopia, una pia illusione e rischia di tramutarsi nella trappola in cui incappa e si inceppa il campo largo. Ancorché sia palmare l’evidenza storica e algebrica di quest’evidenza, ci ricascano con ambo i piedi intellettuali, osservatori e dirigenti vecchi e nuovi di quest’area culturale. Ciò mi deriva dalla lettura della riflessione di Umberto Ranieri apparsa domenica sulle colonne del Mattino. 

C’è anche un’allusione al governo Prodi, il richiamo storico alla diade Mastella-Turigliatto che non fu certo, come s’insinua maldestramente, l’osmosi innaturale tra il centro e la sinistra radicale, ma l’unica ricetta vincente per il centrosinistra in una logica morotea di dialogo intelligente, pragmatico e fecondo tra culture non convergenti certo, diverse senz’altro, ma non incompatibili.

Come vinse Romano Prodi?

Ricordo innanzitutto la storia.

Romano Prodi vinse grazie ai 535 mila voti, di cui 200mila in Campania, del mio Udeur. Lo scarto dal centrodestra fu di soli 25mila voti. I conti, dunque, sono presto fatti. Cadde poi nel gennaio del 2008 per responsabilità che non furono mie, visto che gli mancarono fatalmente i voti dei diniani, del rosso Turigliatto, di Pallaro e De Gregorio. Era un’altra vicenda, ma la lezione storica e politica resta: si batte la destra con una chimica tra sinistra e centro e si governa se queste due culture producono uno sforzo di compatibilità culturale. Recuperando l’eredità dei due giganti della Dc: Alcide De Gasperi e Aldo Moro. Il primo plasmò il cardine repubblicano del centro che guarda a sinistra, il secondo, il cui corpo martoriato fu ritrovato proprio il 9 maggio di 48 anni fa, pagò addirittura con la vita la volontà di concretizzare con l’azione politica lungimirante quella linea di pensiero.

Schlein s’approptia maldestramente di Moro

Oggi anche se Elly Schlein tenta l’appropriazione della figura morotea, con una genealogia morale che appare ardita, si avverte ancora la presenza del peccato originale della sinistra che risale alla dissoluzione della Margherita, quando la cultura cattolico-democratica si è lasciata di fatto inglobare nel Pd da quella post-marxista: la hybris culturale, la presunzione di guardare al centro, al voto cattolico e moderato con sufficienza, quasi con malcelato fastidio. Senza il centro, invece, non si vince. E tutti debbono ingoiare qualche rospo. La benevola tolleranza, per citare una magistrata torinese, con cui certa sinistra-sinistra guarda alle piazze violente, quelle che attaccano i poliziotti dimenticando Pasolini e il buon senso, come accaduto a Venezia solo poche ore fa, mi provoca l’orticaria. 

In Francia l’ultra sinistra di Mélenchon viene isolata con maturità dalle forze macroniane e della gauche moderata. Eppure la France Insoumise ha assai più consenso di certi soloni del radicalismo nostrano. Ne fanno a meno Oltralpe, per non far fuggire i moderati. In Italia è diverso. Tuttavia può essere, questo tener dentro tutti, il prezzo necessario per costruire insieme e smussare le differenze. 

Solo sinistra e centro, indieme, battono le destre

“Se stiamo insieme ci sarà un perché”, diceva una bella canzone di Cocciante. Quel perché è l’evidenza che solo centro e sinistra insieme battono le destre. Non solo certi intellettuali lo dimenticano imperdonabilmente.In Campania, ancora più grave, si disfa stoltamente in primavera con le amministrative, ciò che si era costruito in inverno con le Regionali stravinte dal campo largo. Mortificando le esperienze di centro. Che sono state decisive allora e senza delle quali alle Politiche non c’è possibilità di vincere. Noi siamo al centro, in campo per costruire una proposta efficace. Altri non giochino a distruggere l’unica strada politica che abbia reali prospettive di vittoria. 

Atletica, Golden Gala da record, show con Lyles, Jacobs e Tebogo

Roma, 11 mag. (askanews) – Cresce l’attesa per il Golden Gala Pietro Mennea, che il 4 giugno riporta allo stadio Olimpico di Roma la grande atletica mondiale per la quarta tappa della Wanda Diamond League. L’edizione numero 46 del principale meeting italiano si annuncia da record con un cast straordinario: presenti 43 campioni olimpici o mondiali e oltre 80 medagliati internazionali complessivi. Un parterre di assoluto prestigio che conferma il Golden Gala tra gli appuntamenti più importanti del circuito mondiale.

La manifestazione è stata presentata nella sala conferenze dell’Olimpico dal presidente della FIDAL Stefano Mei e dal meeting director Marco Sicari, insieme ad alcune delle stelle più attese della serata come Marcell Jacobs, Mattia Furlani e Andy Diaz. Tra le autorità intervenute anche Diego Nepi Molineris, amministratore delegato di Sport e Salute, il capo del Dipartimento per lo Sport Flavio Siniscalchi, l’assessore allo sport di Roma Capitale Alessandro Onorato e il presidente del CONI Luciano Buonfiglio.

Grande attesa soprattutto per i 100 metri maschili, che promettono spettacolo puro. Oltre agli ultimi due campioni olimpici della distanza, Noah Lyles e Marcell Jacobs, ci sarà anche Letsile Tebogo, oro olimpico dei 200 metri e protagonista alle recenti World Relays di Gaborone. In pista pure Kenny Bednarek, Akani Simbine, Ackeem Blake, Jordan Anthony e Jeremiah Azu per una gara che punta a tempi di altissimo livello. Il record del meeting resta il 9.75 firmato da Justin Gatlin nel 2015.

Tra gli azzurri riflettori anche su Nadia Battocletti, campionessa del mondo indoor dei 3000, che nei 5000 metri sogna l’assalto al record europeo di Sifan Hassan dopo il primato italiano centrato proprio all’Olimpico un anno fa. Nel salto in lungo Mattia Furlani sfida il campione olimpico Miltiadis Tentoglou e il vicecampione Wayne Pinnock in una gara che si preannuncia come una vera finale olimpica anticipata.

Occhi puntati anche su Andy Diaz nel triplo, Leonardo Fabbri nel peso contro Ryan Crouser e Joe Kovacs, e su Lorenzo Simonelli nei 110 ostacoli. Spazio inoltre alle stelle femminili con Julien Alfred e Melissa Jefferson-Wooden nei 200 metri, Keely Hodgkinson nei 400 e Nina Kennedy nell’asta.

Il programma scatterà alle 19.15 con asta femminile e giavellotto maschile, mentre la chiusura è prevista alle 22.50 con il grande show dei 100 metri uomini. I biglietti sono già in vendita su TicketOne con prezzi da 10 a 50 euro e agevolazioni dedicate ai tesserati FIDAL e possessori di Runcard. (Foto GRana/Fidal)

Mattarella: nuova generazione piena di valori positivi, ispira fiducia

Roma, 11 mag. (askanews) – “La passione questa generazione ce l’ha, anche più di quella precedente, è piena di valori positivi, poi certo devono riversarla verso una strada ma è la loro strada, è nuova, noi possiamo trasmettere valori di convivenza non modelli di comportamento. C’è grande capacità in questi giorni e questo ispira fiducia”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, conversando con Renzo Piano nel corso della visita alla Fondazione presso il Politecnico di Milano.

“Il modo migliore per insegnare è quello descritto da Renzo Piano – ha aggiunto – serve il coraggio di sbagliare, tante scoperte fondamentali che hanno fatto avanzare la conoscenza sono dovute a errori, piste improduttive che hanno aperto squarci verso risultati preziosi non previsti. Sbagliare è prezioso, richiede ccoraggio, ostinazione nel ricercare e spesso fa riflettere”.

Iran, le notizie più importanti dell’11 maggio sulla guerra

Roma, 11 mag. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di lunedì 11 maggio 2026 sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con serie ripercussioni sull’economia globale.

-11:00 La risposta dell’Iran alla proposta di pace statunitense include clausole sulla revoca del blocco statunitense e sullo scongelamento dei beni iraniani, ha dichiarato oggi il portavoce del ministro degli Esteri iraniano Esmail Baghaei.

-10:30 Libano: Israele bombarda città del Sud del Paese. Attacchi iniziati prima di ordine evacuazione.

-10:00 Media Iran: la proposta Usa era una “sottomissione” alle richieste di Trump.

-09:00 Soldato israeliano ucciso in attacco di droni Hezbollah vicino al confine con il Libano.

-08:30 Netanyahu: la caduta del regime in Iran è ancora “possibile”.

-08:00 Parigi e Londra: martedì riunione dei ministri della Difesa su Hormuz.

-07:00 Trump: “Totalmente inaccettabile” la risposta dell’Iran alla proposta Usa.

Il ministero della Salute: nessun allarme hantavirus in Italia

Roma, 11 mag. (askanews) – “Attualmente non c’è nessun allarme” sull’hantavirus in Italia, “non ci troviamo di nuovo di fronte ad un nuovo Covid. In Italia non ci sono casi positivi. E’ un virus che già conosciamo, quindi non si affaccia ora nel mondo medico-sanitario. Sicuramente esiste una variante più aggressiva, che è quella americana, che poi colpisce i polmoni ed è più letale, ma la differenza fondamentale con il Covid è che ha una bassa contagiosità”. Così Maria Rosaria Campitiello, capo del Dipartimento Prevenzione, Ricerca ed Emergenze Sanitarie del Ministero della Salute a RTL 102.5.

Le quattro persone italiane che hanno viaggiato sul volo KLM insieme a una donna poi deceduta “attualmente sono in sorveglianza sanitaria attiva e anche in isolamento fiduciario, che è a solo titolo precauzionale perché attualmente non presentano alcun sintomo”, ha ricordato Campitiello, per la quale con l’approvazione del nuovo Piano pandemico “abbiamo dato prova dell’efficienza e dell’efficacia del lavoro fatto in maniera seria, rigorosa e scientifica, anche in accordo con le regioni. Il Ministero si è mostrato pronto, abbiamo già attivato tutte le procedure previste dalla prima fase del Piano, soprattutto di coordinamento con le reti sia regionali sia con gli esperti, ma anche e soprattutto con le autorità nazionali ed internazionali, che sono poi il nostro punto di riferimento, perché attualmente il virus non è in Italia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità pone un rischio basso e l’ECDC dà un rischio molto basso in Europa e l’Italia fa parte dell’Europa, quindi direi di non fare allarmismi in questo sicuramente”.

“Invito alla calma – ha proseguito la dirigente del Ministero della Salute – soprattutto perché leggo polemiche in questo momento che non fanno bene italiani. Gli italiani sono stati feriti dalla pandemia del Covid e hanno un riflesso psicologico profondo di paura della trasmissione del virus. Vorrei che non si ritorni anche mediaticamente a questo, perché gli italiani sono ben seguiti: il Ministero della Salute sta sorvegliando giorno per giorno quello che succede, ma soprattutto informerà con massima trasparenza dell’evoluzione del quadro. Direi di seguire l’evoluzione cercando di essere quanto più razionali ed efficienti possibile”.

“Noi innalzeremo i controlli proprio nel principio di massima precauzione, ribadendo chiaramente di prendere decisioni in base all’innalzamento del rischio. Oggi il rischio è molto basso. Attualmente è vero che non c’è un vaccino, lo si starà sicuramente studiando. Sicuramente la differenza fondamentale rispetto agli altri virus, come quelli influenzali, come quelli del Covid, è che è un virus che si trasmette solo in ambienti ristretti e per contatti prolungati a livello interumano. Normalmente la trasmissione avviene per gli escreti di urina, salive, feci di roditori. Questa è la normalità. In casi eccezionali, quando ci sono contatti stretti e prolungati, può trasmettersi tramite le particelle aeree”, ha concluso Campitiello.

Uno statunitense e una francese positivi all’hantavirus

Roma, 11 mag. (askanews) – Delle 17 persone della MV Hondius evacuate negli Stati Uniti, “un passeggero presenta attualmente sintomi lievi e un altro è risultato leggermente positivo all’Hantavirus tramite PCR”, ha scritto il Dipartimento della Sanità egli Stati Uniti su X. I due passeggeri viaggiano “nei compartimenti di contenimento biologico dell’aereo, a titolo precauzionale”, ha specificato. I passeggeri americani evacuati dalle Isole Canarie spagnole, dove la nave ha fatto scalo, saranno trasferiti in un centro specializzato a Omaha, nello Stato del Nebraska.

Intanto la ministra della Sanità francese Stéphanie Rist ha annunciato oggi a radio France Inter che la donna francese che si trovava a bordo della MV Hondius e che ha sviluppato sintomi al suo ritorno in Francia è risultata positiva all’hantavirus. “Dei cinque cittadini francesi a bordo, una persona ha manifestato sintomi durante la traversata”, e le sue condizioni “sono peggiorate nel giro di una notte”, dopodiché “i test sono risultati positivi all’hantavirus”, ha dichiarato la ministra, specificando che la paziente è ricoverata in un ospedale specializzato in malattie infettive. “Quando le condizioni di una persona peggiorano a causa di questo virus, la sua vita può essere a rischio; questo potrebbe essere il caso di questa persona”, ha aggiunto.

Biennale Arte 2026, Padiglioni dell’India e della Catalonia

Venezia, 11 mag. (askanews) – Alla Biennale Arte 20026 il Padiglione dell’India presente Geographies of Distance: Remembering Home a cura di Amin Jaffer. La casa è un’idea ricreata incessantemente in risposta ai mutamenti della vita, un territorio ricostruito attraverso l’emozione: per chi vive la distanza tra regioni e generazioni, la casa diventa una condizione portatile, un insieme di rito, materia e mitologia personale. La mostra riflette la trasformazione dell’India contemporanea, le cui città si espandono a ritmi vertiginosi. Le opere in argilla di Alwar Balasubramaniam registrano la fragilità della terra. Sumakshi Singh utilizza il filo per ricreare una casa demolita, trasformandola in una delicata struttura di memoria. Ranjani Shettar crea giardini pensili con materiali organici. Le architetture in cartapesta di Skarma Sonam Tashi richiamano il Ladakh minacciato dallo sviluppo. Il bambù di Asim Waqif simboleggia la frenetica crescita urbana che finisce per scalzare il passato collettivo.

Come evento collaterale alla 61esima Biennale di Venezia, l’Institut Ramon Llull presenta Catalonia in Venice: Paper Tears di Claudia Pagès Rabal a cura di Elise Lammer. È un’installazione di luce, suono, immagine e coreografia concepita come un dispositivo temporale. L’elemento centrale è costituito da un archivio di filigrane del Quindicesimo secolo, disegni visibili solo in controluce, oggi conservato al Museu Molì Paperer de Capellades in Catalogna. L’organizzazione spaziale e concettuale dell’installazione si ispira alle reti sotterranee e superficiali di acqua dolce e salata che servono da struttura topologica del progetto. Esplorare Paper Tears è come viaggiare in una macchina del tempo, per mettere a confronto elementi rappresentativi di una data epoca con situazioni contemporanee. In un momento caratterizzato da conflitti geopolitici, crisi migratorie e stati di emergenza, Paper Tears rivela una continuità inquietante tra le infrastrutture del potere del passato e quelle del presente.

Calcio, Serie A: Milan in caduta, oggi Napoli-Bologna

Roma, 10 mag. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Milan-Atalanta 2-3.

36esima giornata Torino-Sassuolo 2-1, Cagliari-Udinese 0-2; Lazio-Inter 0-3; ore Lecce-Juventus 0-1, Verona-Como 0-1; Cremonese-Pisa 3-0; Fiorentina-Genoa 0-0; Parma-Roma 2-3; Milan-Atalanta 2-3. Lunedì 11 maggio ore 20.45 Napoli-Bologna.

Classifica: Inter 85, Napoli 70, Juventus 68, Milan, Roma 67, Como 65, Atalanta 58, Lazio 51, Udinese 50, Bologna, Sassuolo 49, Torino 44, Parma 42, Genoa 41, Fiorentina 38, Cagliari 37, Lecce 32, Cremonese 31, Verona 20, Pisa 18 (Inter campione d’Italia. Retrocesse in B Pisa e Verona).

37ª giornata (17.05.2026)da definire anticipi e posticipi Atalanta-Bologna, Cagliari-Torino, Como-Parma, Genoa-Milan, Inter-Verona, Juventus-Fiorentina, Pisa-Napoli, Roma-Lazio, Sassuolo-Lecce, Udinese-Cremonese.

38ª giornata (24.05.2026)da definire anticipi e posticipi Bologna-Inter, Cremonese-Como, Fiorentina-Atalanta, Lazio-Pisa, Lecce-Genoa, Milan-Cagliari, Napoli-Udinese, Parma-Sassuolo, Torino-Juventus, Verona-Roma.

L’irrilevanza come problema e opportunità della Chiesa: la riflessione di Armando Matteo

C’è qualcosa di volutamente provocatorio nel titolo scelto da Armando Matteo per il suo ultimo libro, La fortuna di essere irrilevanti. Trasformazioni strutturali di una Chiesa dalla quale nessuno o quasi si aspetta più nulla (Edizioni San Paolo). La provocazione, però, non è polemica: è pastorale, persino spirituale. Ed è qui il punto interessante del volume.

La fine della rilevanza cattolica

Per decenni il cattolicesimo italiano ha ragionato dentro una grammatica implicita della “rilevanza”: influenza culturale, mediazione politica, presenza sociale, organizzazione del consenso, centralità educativa. Anche quando la Democrazia Cristiana è scomparsa, è rimasta l’idea che il cristianesimo dovesse comunque “contare”. Matteo prende atto che quella stagione è finita. E suggerisce che proprio questa fine possa aprire una possibilità nuova.

Non è una tesi banale né rassicurante. Perché il libro non indulge nella nostalgia e nemmeno nella denuncia apocalittica della secolarizzazione. Piuttosto, tenta una diagnosi strutturale: la Chiesa — almeno in Europa occidentale — non è più percepita come luogo necessario dell’organizzazione simbolica della società. Non orienta più il linguaggio pubblico, non definisce i codici morali condivisi, non costituisce più il centro implicito della vita collettiva.

Oltre il cattolicesimo di protezione”

Matteo insiste molto su un punto: per lungo tempo il cattolicesimo ha vissuto in un regime di “protezione sociale”. Famiglia, scuola, tradizioni civili, partiti, associazionismo e perfino abitudini linguistiche contribuivano spontaneamente alla trasmissione della fede. Quel mondo si è dissolto.

Il teologo non propone però una semplice strategia difensiva. Anzi, sembra dire che il problema nasce proprio quando la Chiesa continua a comportarsi come se esistesse ancora una cristianità sociologica ormai tramontata. Da qui la critica a una pastorale che spesso continua a organizzare riti, linguaggi e strutture pensando a un pubblico che non esiste più.

L’“irrilevanza” allora non viene celebrata in sé. Sarebbe un equivoco. Viene piuttosto assunta come una condizione storica da attraversare senza illusioni. E forse — questa è la scommessa del libro — da vivere evangelicamente.

Una Chiesa meno potente, più libera e testimoniale

Dunque, una Chiesa meno ossessionata dall’occupazione degli spazi e più attenta alla testimonianza. In filigrana si coglie quasi una domanda radicale: il cristianesimo è nato per essere maggioranza culturale oppure per custodire una promessa? È una domanda che attraversa tutto il cattolicesimo europeo contemporaneo.

Per il lettore italiano — e forse ancor più per chi proviene dalla tradizione democratico cristiana — il libro può risultare spiazzante. Perché mette implicitamente in discussione una lunga storia di “presenza” cattolica nella società. Non la liquida con superficialità, ma suggerisce che quella forma storica non sia più riproducibile.

Il nodo politico e culturale: una presenza significativa senza nostalgia

Ed è forse qui che il libro diventa più interessante per un pubblico come quello del Domani d’Italia. Perché la vera questione non è se i cattolici debbano tornare influenti nel senso tradizionale del termine. La domanda è un’altra: può esistere oggi una presenza cristiana significativa senza nostalgia della centralità perduta?

Matteo sembra rispondere di sì, ma a condizione di abbandonare ogni illusione restauratrice. La fede, in questa prospettiva, non coincide più con una funzione ordinatrice della società. Diventa minoranza testimoniale, capacità di generare senso, fraternità, cura, libertà interiore.

Naturalmente il rischio esiste: che l’“irrilevanza” si trasformi in rinuncia, adattamento passivo, marginalità compiaciuta. Ed è forse il punto su cui il libro meriterebbe una discussione ulteriore. Perché una Chiesa totalmente irrilevante cesserebbe anche di incidere sulla storia, sulla giustizia sociale, sulla formazione della coscienza civile.

Ma il merito del volume sta proprio nell’obbligare il lettore cattolico a uscire da una zona di conforto. Non offre consolazioni identitarie. Costringe piuttosto a interrogarsi su che cosa significhi essere cristiani quando il cristianesimo non costituisce più il linguaggio comune dell’Occidente.

E, sotto questo aspetto, il titolo scelto da Armando Matteo è meno provocatorio di quanto sembri. È semplicemente realistico.

Mattarella, il custode della normalità democratica: Un punto fermo nella tempesta politica

Ormai è diventato una costante. Anzi, e ancor meglio, resta una costante nella politica contemporanea. Ovvero, qualunque sia il problema politico che si affaccia all’orizzonte, il ruolo istituzionale e la “garanzia” politica e costituzionale del Presidente della Repubblica sono decisivi e fondamentali per sciogliere nodi e, soprattutto, per consolidare la normalità democratica del nostro paese.

Ora, e senza alcuna esaltazione acritica o agiografica, è indubbio che di fronte ad un quadro politico sempre più conflittuale e radicalizzato, per non dire a volte anche violento e senza esclusione di colpi, si rende sempre più necessario avere una figura – peraltro autorevole e molto popolare nella stessa opinione pubblica – che svolga quel ruolo di “garante” delle stesse istituzioni democratiche.

Un ruolo che, non a caso, non viene messo in discussione dalle forze politiche e dagli organi di informazione. Salvo rari e circoscritti settori.

 

La Costituzione come bussola

Ed è proprio di fronte a questo contesto che il ruolo di Sergio Mattarella è decisivo anche per salvaguardare quella “qualità” della democrazia che è fondamentale per non far precipitare la credibilità delle stesse istituzioni democratiche.

Certo, in senso lato si deve svolgere e declinare anche un ruolo politico che non va mai confuso con una mission partitica che era e resta estranea al suo magistero. E forse anche un ruolo pedagogico ma sempre avendo come bussola di riferimento principale, ed esclusiva, il rispetto rigoroso e quasi fideistico della Costituzione repubblicana.

Ed è proprio su questo versante che il ruolo del Presidente della Repubblica è centrale e decisivo. Il rispetto della Costituzione, di fatto, diventa il vero punto di garanzia per tutte le forze politiche e per tutta la società italiana.

 

Contro la delegittimazione permanente

E questo ruolo è maggiormente importante proprio quando lo scontro politico assume toni ed accenti che escono dalla normalità democratica e forse anche costituzionale.

Del resto, la democrazia dell’alternanza non prevede la distruzione sistematica dell’avversario politico e la delegittimazione morale del nemico. Ma, al contrario, il rispetto dell’avversario anche per evitare che nella società cresca un clima di contrapposizione sociale violenta e senza possibilità di convergenza o di conciliazione.

È anche per questa ragione, nonchè per un clima internazionale sempre più convulso, confuso e carico di incognite, che il ruolo concreto e tangibile del Presidente della Repubblica è oggi quantomai necessario ed indispensabile.

 

La fiducia degli italiani nelle istituzioni

E la controprova, se ce ne fosse ancora bisogno e al di là della loro stessa importanza, è confermato dai sondaggi di popolarità e di credibilità dell’attuale Presidente.

E, forse, è anche questo un elemento che conferma come la politica, le istituzioni democratiche e la stessa qualità della democrazia a volte possono continuare a vivere una stagione di normalità e di tranquillità anche grazie al ruolo, al comportamento e alla funzione di una istituzione come la Presidenza della Repubblica.

Oltre la retorica: il bisogno di una maternità che custodisce il mondo

Una parola difficile da pronunciare

Faccio fatica a parlare della Festa della Mamma. Ogni parola, specie il giorno dopo, rischia di scivolare nel facile imbuto della retorica, dove tutto diventa fiore, carezza, immagine già consumata.

Eppure c’è qualcosa che vorrei provare a dire: la maternità non coincide soltanto con l’esperienza del parto, né si esaurisce nel miracoloso preambolo di un grembo che, pazientemente, si fa culla nascente. Quel miracolo, purtroppo, non sempre accade; non per tutte, non sempre come lo si è sognato, non senza ferite, attese, mancanze, silenzi.

 

La maternità come forma dello sguardo

La maternità è anche altro. È una sensibilità. Una forma dello sguardo. Una sapienza mite. È la capacità di toccare, con dita pazienti, i vasi di vetro delicatissimi che sono le vite degli altri. È sapere custodire senza possedere, accompagnare senza invadere, restare in punta di piedi. È quel respiro che, ovunque soffi, può ancora far germogliare speranza.

 

Un mondo che ha bisogno di tenerezza

Forse oggi abbiamo bisogno proprio di questo: di più maternità. Di sguardi più materni. Di volti capaci di tenerezza. Di mani che non spezzino, ma ricuciano. Di parole che non feriscano, ma rialzino. Di una cura capace di attraversare un mondo sempre più duro, più barbaro, più incapace di riconoscere la fragilità.

Allora ieri non era soltanto la festa delle madri. Era la festa di tutte le donne che portano nel mondo questa sapienza generativa. Ed era, più largamente, la festa di tutti coloro che sono capaci di maternità: di chi sa custodire, attendere, perdonare, rialzare, proteggere la vita quando la vita trema.

Perché di maternità, oggi, abbiamo un bisogno immenso.

Tracking pixel e privacy: cosa cambia davvero per le imprese

Da funzione invisibile a questione di governance

Per anni i tracking pixel sono stati considerati una componente quasi naturale dell’email marketing. Invisibili all’utente, integrati automaticamente nelle piattaforme di invio e largamente utilizzati nei sistemi di CRM e marketing automation, hanno consentito alle aziende di costruire modelli sempre più sofisticati di misurazione dell’engagement e profilazione comportamentale. Nel tempo, il loro utilizzo è diventato così pervasivo da essere percepito più come una funzionalità tecnica standard che come un vero e proprio trattamento di dati personali.

Le nuove Linee guida del Garante Privacy cambiano profondamente questo scenario. Non perché vietino il tracking via email, ma perché ne ridefiniscono il perimetro giuridico e, soprattutto, le condizioni architetturali di utilizzo. È questo l’aspetto più rilevante del provvedimento: il tema non riguarda più soltanto il consenso o l’aggiornamento delle informative, ma il modo in cui le piattaforme digitali vengono progettate, configurate e governate.

Come funzionano i tracking pixel

Dal punto di vista tecnico, il funzionamento dei tracking pixel è relativamente semplice. All’interno dell’email viene inserita un’immagine invisibile, generalmente di dimensione 1×1 pixel, ospitata su un server remoto. Quando il destinatario apre il messaggio, il client di posta scarica automaticamente quell’immagine, generando una richiesta verso il server del mittente. Da questa interazione possono essere ricavate informazioni come l’avvenuta apertura dell’email, l’orario di consultazione, il dispositivo utilizzato, il sistema operativo, l’indirizzo IP e, in alcuni casi, anche il comportamento di lettura nel tempo.

Per anni questi dati hanno rappresentato uno dei pilastri dell’ecosistema di marketing automation. Open rate, engagement tracking, segmentazioni dinamiche, lead scoring e customer journey automatizzati sono stati costruiti proprio sulla capacità di osservare in modo continuo il comportamento dell’utente. In molti stack CRM moderni, il tracking delle aperture è stato trattato come un dato “nativo”, quasi infrastrutturale.

È proprio questo paradigma che oggi viene rimesso in discussione.

Il chiarimento del Garante: il tracking rientra nellarticolo 122

Le Linee guida chiariscono infatti che il tracking pixel rientra nel perimetro dell’articolo 122 del Codice Privacy, in attuazione della direttiva ePrivacy. La conseguenza è molto rilevante: il tracking non viene più considerato una semplice attività di analytics o una funzionalità neutra di performance marketing, ma un trattamento che comporta accesso o raccolta di informazioni dal terminale dell’utente. Il tema entra quindi pienamente nel perimetro del GDPR e dei suoi principi fondamentali di liceità, trasparenza, minimizzazione e accountability.

In termini concreti, il tracciamento individuale delle email richiede, nella generalità dei casi, un consenso preventivo, libero, specifico e informato.

Il consenso entra nellarchitettura dei sistemi

Ma il punto più interessante del provvedimento non è probabilmente questo. Il vero cambiamento riguarda il ruolo del consenso all’interno dei sistemi. Per anni molte organizzazioni hanno gestito il consenso come un elemento prevalentemente documentale: informative, checkbox, registri dei trattamenti. Le Linee guida introducono invece un principio molto più profondo, perché spostano il problema dal piano formale al piano architetturale.

Il trattamento deve essere configurato secondo i principi di privacy by design e by default. Significa che il tracking non può più essere considerato una funzionalità implicitamente attiva e che i sistemi devono essere progettati per verificare il consenso prima dell’attivazione del pixel. CRM, piattaforme di marketing automation, sistemi di invio e strumenti di gestione del consenso devono quindi mantenere coerenza operativa lungo tutta la filiera applicativa.

Per molte aziende questo rappresenta un tema di maturità architetturale prima ancora che di compliance normativa.

Le criticità operative dei sistemi digitali

Le principali criticità emergono proprio nei punti di contatto tra sistemi diversi. È frequente, ad esempio, che un consenso venga revocato correttamente nel CRM ma che il sistema di invio continui comunque a generare email con tracking attivo. In altri casi, segmentazioni e modelli di customer intelligence vengono costruiti su dati raccolti senza una base giuridica pienamente valida. Ancora più delicato è il problema del disallineamento tra CRM, Consent Management Platform, ESP e piattaforme di analytics: dal punto di vista audit, il rischio non è soltanto la non conformità, ma l’impossibilità di dimostrare il controllo effettivo del trattamento.

Le Linee guida non adottano tuttavia un approccio proibitivo. Il Garante individua alcune ipotesi in cui il tracking può essere utilizzato anche senza consenso, purché nel rispetto dei principi di minimizzazione e proporzionalità. È il caso delle analisi statistiche aggregate finalizzate al miglioramento della deliverability o al contrasto dello spam, delle attività strettamente connesse alla sicurezza e all’autenticazione — come reset password o verifiche antifrode — e delle comunicazioni istituzionali o di servizio che richiedono la presa visione del destinatario.

Questo approccio mostra chiaramente che l’obiettivo dell’Autorità non è impedire l’utilizzo della tecnologia, ma ricondurla entro un modello di utilizzo proporzionato, trasparente e tecnicamente governabile.

La privacy come infrastruttura

È probabilmente questo il passaggio più importante del provvedimento. La privacy non viene più trattata come un insieme di adempimenti sovrapposti ai sistemi, ma come una proprietà strutturale dell’architettura digitale. Non è un caso che le Linee guida richiamino esplicitamente principi come privacy by design e by default, suggerendo l’adozione di identificativi opachi, la separazione tra identità dell’utente ed evento di tracking e la riduzione dei processi di re-identificazione.

Dal punto di vista del marketing digitale, gli effetti saranno inevitabilmente rilevanti. Per anni il mercato ha costruito strategie e KPI su metriche implicite come open rate, frequency engagement e comportamento di lettura. Con il nuovo quadro regolatorio queste metriche diventano sempre più dipendenti dal consenso e, di conseguenza, meno universalmente disponibili. Il risultato sarà uno spostamento progressivo verso indicatori fondati su interazioni esplicite, conversioni reali e first-party data dichiarativi.

In altre parole, il marketing digitale sarà costretto ad abbandonare progressivamente una logica di osservazione implicita del comportamento per muoversi verso un modello più trasparente e relazionale.

Le linee guida non hanno natura direttamente sanzionatoria, ma definiscono il parametro interpretativo che guiderà attività ispettive, verifiche dell’Autorità ed enforcement GDPR. Le organizzazioni che non riusciranno ad adeguare processi e infrastrutture potrebbero esporsi non soltanto a sanzioni amministrative, ma anche a problemi di utilizzabilità dei dati raccolti, rilievi audit e impatti reputazionali significativi.

Ma il rischio più importante è probabilmente un altro: continuare a utilizzare infrastrutture di marketing progettate secondo un paradigma che il regolatore considera ormai superato.

Le nuove Linee guida sui tracking pixel segnano quindi un passaggio importante nell’evoluzione della governance digitale. Il tema non è la fine del marketing data-driven, ma la sua trasformazione verso modelli fondati su trasparenza, controllo e responsabilità architetturale del trattamento.

Ed è proprio su questo terreno — più tecnico che teorico, più infrastrutturale che documentale — che nei prossimi mesi si misurerà la reale maturità delle organizzazioni digitali.

Calcio, serie A: Roma aggancia il Milan al quarto posto

Roma, 10 mag. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Parma-Roma 2-3:

36esima giornata Torino-Sassuolo 2-1, Cagliari-Udinese 0-2; Lazio-Inter 0-3; ore Lecce-Juventus 0-1, Verona-Como 0-1; Cremonese-Pisa 3-0; Fiorentina-Genoa 0-0; Parma-Roma 2-3; ore 20.45 Milan-Atalanta. Lunedì 11 maggio ore 20.45 Napoli-Bologna.

Classifica: Inter 85, Napoli 70, Juventus 68, Milan, Roma 67, Como 65, Atalanta 55, Lazio 51, Udinese 50, Bologna, Sassuolo 49, Torino 44, Parma 42, Genoa 41, Fiorentina 38, Cagliari 37, Lecce 32, Cremonese 31, Verona 20, Pisa 18 (Inter campione d’Italia. Retrocesse in B Pisa e Verona).

37ª giornata (17.05.2026)da definire anticipi e posticipi Atalanta-Bologna, Cagliari-Torino, Como-Parma, Genoa-Milan, Inter-Verona, Juventus-Fiorentina, Pisa-Napoli, Roma-Lazio, Sassuolo-Lecce, Udinese-Cremonese.

38ª giornata (24.05.2026)da definire anticipi e posticipi Bologna-Inter, Cremonese-Como, Fiorentina-Atalanta, Lazio-Pisa, Lecce-Genoa, Milan-Cagliari, Napoli-Udinese, Parma-Sassuolo, Torino-Juventus, Verona-Roma.

Calcio, serie A: Fiorentina salva, Cremonese a -1 dal Lecce

Roma, 10 mag. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Cremonese-Pisa 3-0; Fiorentina-Genoa 0-0:

36esima giornata Torino-Sassuolo 2-1, Cagliari-Udinese 0-2; Lazio-Inter 0-3; ore Lecce-Juventus 0-1. Verona-Como 0-1; Cremonese-Pisa 3-0; Fiorentina-Genoa 0-0; ore 18 Parma-Roma; ore 20.45 Milan-Atalanta. Lunedì 11 maggio ore 20.45 Napoli-Bologna.

Classifica: Inter 85, Napoli 70, Juventus 68, Milan 67, Como 65, Roma 64, Atalanta 55, Lazio 51, Udinese 50, Bologna, Sassuolo 49, Torino 44, Parma 42, Genoa 41, Fiorentina 38, Cagliari 37, Lecce 32, Cremonese 31, Verona 20, Pisa 18 (Inter campione d’Italia. Retrocesse in B Pisa e Verona).

37ª giornata (17.05.2026)da definire anticipi e posticipi Atalanta-Bologna, Cagliari-Torino, Como-Parma, Genoa-Milan, Inter-Verona, Juventus-Fiorentina, Pisa-Napoli, Roma-Lazio, Sassuolo-Lecce, Udinese-Cremonese.

38ª giornata (24.05.2026)da definire anticipi e posticipi Bologna-Inter, Cremonese-Como, Fiorentina-Atalanta, Lazio-Pisa, Lecce-Genoa, Milan-Cagliari, Napoli-Udinese, Parma-Sassuolo, Torino-Juventus, Verona-Roma.

Internazionali, Musetti batte Cerundolo e va agli ottavi a Roma

Roma, 10 mag. (askanews) – Vittoria nel segno della resilienza per Lorenzo Musetti. Il carrarino conquista gli ottavi di finale degli Internazionali d’Italia per la quarta volta in carriera grazie al successo su Francisco Cerundolo con il punteggio di 7-6, 6-4 dopo 2 ore e 12 minuti di gioco.

“Ho sofferto sin dall’inizio, mi aspettavo una partita difficile e così è stata – le parole di Lorenzo Musetti – Il pubblico era dalla mia parte ed è stato un vantaggio. Credo di aver gestito bene la situazione. Non ho finito al 100%, ma sto già pensando a riposare in vista della prossima partita. Avevo anche un po’ di crampi alla fine, non è stato facile trovare una via d’uscita. Sono riuscito a restare lì e lottare”.

Alla prima vittoria stagionale contro un top 30 sulla terra rossa, Musetti tornerà in campo martedì negli ottavi di finale contro Casper Ruud, n. 25 al mondo. Il bilancio nei precedenti è 1-1, ma l’ultimo confronto risale all’estate 2023, nella semifinale dell’Atp 250 di Bastad vinta dal norvegese in due set. La vittoria di Lorenzo su Ruud, invece, risale al Masters 1000 di Parigi Bercy 2022.

MotoGp Francia, Martin: "So come essere veloce in sella all’Aprilia"

Roma, 10 mag. (askanews) – Un altro capolavoro firmato da Jorge Martin a Le Mans, quinto appuntamento del Mondiale 2026 di MotoGP. E’ stata una gara non facile. Mi aspettavo di essere più avanti, poi piano piano sono riuscito a risalire. Non pensavo però di vincere, neanche avevo in mente di salire sul podio. Quando però ho visto che è caduto Pecco e sono stato in grado di superare Pedro, allora ci ho creduto maggiormente. Il sorpasso su su Bezzecchi è stato al limite”, le sue considerazioni ai microfoni di Sky Sport.

Un ammissione c’è stata sulla gestione delle gomme: “Mi sono gestito per il consumo delle mescole e anche per questo avevo più margini rispetto a Marco”. E in conclusione: “Al test abbiamo fatto un bello step. Poi qui abbiamo toccato il set-up ed è andata bene, siamo vicini alla base e ora so che ho e so come essere veloce. Inizio a capire il limite”.

Motogp, tripletta Aprilia: Martin trionfa, poi Bezzecchi e Ogura

Roma, 10 mag. (askanews) – Giornata storica per Aprilia nel Gran Premio di Francia della MotoGP a Circuit Bugatti. Jorge Martin domina anche la gara lunga dopo il successo nella Sprint e guida una clamorosa tripletta della casa di Noale davanti a Marco Bezzecchi e al sorprendente Ai Ogura. Un risultato senza precedenti per Aprilia, che monopolizza per la prima volta nella sua storia il podio della classe regina.

Per Jorge Martin è la nona vittoria in top class, la seconda a Le Mans e soprattutto il ritorno al successo dopo 588 giorni dall’ultimo trionfo ottenuto a Mandalika nel 2024. Lo spagnolo costruisce la sua rimonta nella seconda metà di gara, aumentando progressivamente il ritmo fino ad agganciare e superare Bezzecchi a tre giri dalla conclusione. Negli ultimi passaggi Martin allunga con decisione e taglia il traguardo in solitaria, rilanciandosi anche nella corsa iridata: ora è a un solo punto dal compagno di marca.

Grande protagonista anche Marco Bezzecchi, autore di una gara in testa sin dalla partenza. L’italiano scatta perfettamente allo spegnimento dei semafori e prende subito il comando, riuscendo a contenere per gran parte della corsa la pressione di Pedro Acosta e Francesco Bagnaia. Il pilota Ducati sembrava in grado di giocarsi la vittoria dopo aver superato Acosta e consolidato il secondo posto, ma al sedicesimo giro arriva la svolta della gara: Bagnaia perde l’anteriore e finisce nella ghiaia, dicendo addio al podio e alla possibilità di conquistare punti pesanti.

La caduta di Pecco apre definitivamente la strada alla festa Aprilia. Martin accelera, supera prima Acosta e poi va a prendere Bezzecchi, mentre alle loro spalle sale il rookie giapponese Ai Ogura, autore di una prova straordinaria culminata con il terzo posto. Ai piedi del podio chiude Fabio Di Giannantonio davanti ad Acosta e al beniamino di casa Fabio Quartararo.

Gara complicata e ricca di ritiri a Le Mans: oltre a Bagnaia finiscono a terra Alex Marquez, Joan Mir, Brad Binder e Diogo Moreira. Intanto dal paddock arriva anche la notizia dell’operazione sostenuta a Madrid da Marc Marquez: intervento riuscito alla spalla e al piede dopo l’infortunio che lo ha costretto a saltare il weekend francese.

Calcio, serie A: il Como sicuro dell’Europa

Roma, 10 mag. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Verona-Como 0-1:

36esima giornata Torino-Sassuolo 2-1, Cagliari-Udinese 0-2; Lazio-Inter 0-3; ore Lecce-Juventus 0-1. Verona-Como 0-1; ore 15 Cremonese-Pisa; ore 15 Fiorentina-Genoa; ore 18 Parma-Roma; ore 20.45 Milan-Atalanta. Lunedì 11 maggio ore 20.45 Napoli-Bologna.

Classifica: Inter 85, Napoli 70, Juventus 68, Milan 67, Como 65, Roma 64, Atalanta 55, Lazio 51, Udinese 50, Bologna, Sassuolo 49, Torino 44, Parma 42, Genoa 40, Fiorentina, Cagliari 37, Lecce 32, Cremonese 28, Verona 20, Pisa 18 (Inter campione d’Italia. Retrocesse in B Pisa e Verona).

37ª giornata (17.05.2026)da definire anticipi e posticipi Atalanta-Bologna, Cagliari-Torino, Como-Parma, Genoa-Milan, Inter-Verona, Juventus-Fiorentina, Pisa-Napoli, Roma-Lazio, Sassuolo-Lecce, Udinese-Cremonese.

38ª giornata (24.05.2026)da definire anticipi e posticipi Bologna-Inter, Cremonese-Como, Fiorentina-Atalanta, Lazio-Pisa, Lecce-Genoa, Milan-Cagliari, Napoli-Udinese, Parma-Sassuolo, Torino-Juventus, Verona-Roma.

Calcio, Verona-Como 0-1: lariani in Europa

Roma, 10 mag. (askanews) – Partita storica per il Como: la squadra di Fabregas vince a Verona 1-0 e si è garantita la partecipazione a una coppa europea nella prossima stagione per la prima volta nella sua storia. Decisivo un gran gol al 71′ di Douvikas, bravo a vincere il duello fisico con Edmundsson e a fulminare Montipò col destro. L’Hellas reagisce, ma al 75′ il pareggio di Bowie viene annullato per un fuorigioco di Valentini influente sull’azione. Ancora viva la speranza Champions.

Iran, Teheran ha presentato la sua risposta alle proposte statunitensi per porre fine al conflitto

Roma, 10 mag. (askanews) – L’Iran ha presentato la propria risposta alla proposta statunitense per porre fine al conflitto: è quanto riporta l’agenzia di stampa iraniano Irna.

“La risposta della Repubblica Islamica dell’Iran all’ultimo testo proposto dagli Stati Uniti per porre fine alla guerra è stata inviata oggi al mediatore pachistano”, ha concluso l’agenzia.

Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano aveva precedentemente affermato in diverse occasioni che le “osservazioni e considerazioni” di Teheran sarebbero state comunicate dopo un’attenta analisi e una sintesi finale delle proposte statunitensi.

Nel frattempo, però, il portavoce della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, Ebrahim Rezaei, sul suo profilo di X, aveva avvertito: “Da oggi in poi, la nostra moderazione è finita; qualsiasi aggressione contro le nostre navi incontrerà una risposta forte e decisa da parte dell’Iran contro le navi e le basi statunitensi. Il tempo stringe, ed è contro gli americani; è nel loro interesse non commettere errori e non sprofondare ulteriormente nel pantano in cui sono caduti. La via migliore è arrendersi e fare concessioni. Dovete adattarvi al nuovo ordine regionale”.

"Notte poetica" è il nuovo singolo di Welo e Anna Tatangelo

Milano, 10 mag. (askanews) – In “Notte poetica”, il nuovo singolo di Welo e Anna Tatangelo, disponibile ovunque, le cose accadono senza spiegazioni, soltanto perché devono accadere. E questa non è una notte qualsiasi, è una notte destinata a restare, a ripetersi, a diventare la colonna sonora di un’intera estate. Al fianco di Welo, in questo brano, una delle voci femminili più importanti e riconoscibili del panorama musicale italiano: Anna Tatangelo. Non solo un featuring, ma un punto di svolta emotivo. Il contrasto tra il rap diretto di Welo e la potenza melodica di Anna Tatangelo costruisce infatti un equilibrio sorprendente, in cui due linguaggi diversi si incontrano senza forzarsi, trovando una stessa direzione. Il risultato è un ritornello immediato, incisivo, impossibile da dimenticare. “NOTTE POETICA” è un viaggio notturno fatto di finestrini abbassati, musica ad alto volume e una luna così grande da dividere in due la strada. È il racconto di due persone che non sono state capaci di tenersi davvero, ma che continuano a cercarsi nello spazio fragile di una notte. Il brano si muove su una produzione calda, curata da ROOM9, Nathys e Luca Mattioni, che accompagna una dimensione quasi cinematografica. In questo scenario, la notte non è mai davvero ferma: cambia forma, si dilata, si ripete. Come se non potesse mai finire davvero. “Notte poetica” arriva dopo un momento significativo del percorso artistico di Welo: con “Emigrato (italiano)” è stato infatti scelto per firmare il jingle ufficiale della 76ª edizione del Festival di Sanremo, diretto da Carlo Conti. La rielaborazione del suo brano “Emigrato” ha accompagnato ogni serata della kermesse, trasformando una storia personale in una voce condivisa, capace di rappresentare un’intera generazione.

Putin apre uno spiraglio per la fine della guerra in Ucraina. Il Cremlino: Witkoff e Kushner presto in Russia

Roma, 10 mag. (askanews) – Gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner potrebbero recarsi in Russia nel prossimo futuro: lo ha dichiarato domenica Yury Ushakov, uno dei principali consiglieri del Cremlino.

“Prima o poi, credo a breve, i nostri colleghi permanenti Steve Witkoff e Kushner verranno a Mosca e continueremo il dialogo con loro” ha proseguito Ushakov, sottolineando come la soluzione al conflitto non farà progressi nemmeno dopo decine di round di negoziati se Kiev non ritirerà le sue forze armate dalla regione del Donbass. “Finché (l’Ucraina) non farà questo passo, si possono tenere altri round, decine di round, ma noi rimarremo fermi, capite? È questo il punto”: Kiev tuttavia si rende conto di dover ritirare le sue truppe dal Donbass e che “prima o poi” lo farà comunque, ha spiegato Ushakov.

“Finora, con il sostegno degli europei, (la leadership ucraina) si rifiuta di compiere questo passo ragionevole. O perlomeno si rifiuta persino di iniziare a discuterne”, ha concluso. Il presidente russo Vladimir Putin aveva annunciato ieri la disponibilità ad un’apertura negoziale, dicendosi fiducioso sulla prossima fine del conflitto e indicando il Cancelliere tedesco Gerhard Schroeder come possibile mediatore con l’Europa.

Pregliasco: in Italia il rischio per infezione da hantavirus è molto contenuto

Roma, 10 mag. (askanews) – “L’episodio legato alla nave da crociera MV Hondius e alla turista deceduta in Sudafrica per infezione da Hantavirus dimostra come oggi il sistema di sorveglianza internazionale sia molto più attento e reattivo rispetto al passato. È importante però chiarire subito un punto fondamentale: non siamo di fronte, allo stato attuale delle conoscenze, a una nuova pandemia imminente o a un’emergenza sanitaria globale paragonabile a quella vissuta con il Covid-19”. Lo afferma in una nota Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, past president di ANPAS e vice presidente di Samaritan International.

“Gli Hantavirus sono virus conosciuti da decenni, presenti in varie aree del mondo e associati soprattutto ai roditori selvatici. Il contagio avviene generalmente attraverso l’inalazione di particelle contaminate da urine, saliva o feci di animali infetti. Nella maggior parte dei casi non si osserva una trasmissione significativa da persona a persona. Solo alcuni ceppi particolari, come l’Andes virus sudamericano, hanno mostrato in determinate circostanze una limitata trasmissibilità interumana, ma sempre in contesti di contatto stretto e prolungato”.

“La decisione del ministero della Salute italiano di attivare la sorveglianza attiva e la quarantena precauzionale per i quattro passeggeri transitati sul volo KLM va letta proprio nel principio di massima cautela che oggi guida la sanità pubblica. È un segnale positivo, non allarmante: significa che i protocolli funzionano, che la rete internazionale di monitoraggio è operativa e che si interviene tempestivamente anche quando il rischio appare basso”.

“Dobbiamo evitare due errori opposti: da un lato minimizzare qualsiasi segnale epidemiologico, dall’altro amplificare mediaticamente situazioni che al momento non presentano caratteristiche di elevata diffusività. È chiaro che il mondo moderno, con i grandi flussi turistici, i cambiamenti climatici, l’urbanizzazione e la crescente interazione tra uomo e ambiente naturale, favorisce l’emergere di zoonosi, cioè malattie trasmesse dagli animali all’uomo. Questo richiede una vigilanza continua e investimenti nella prevenzione. In Italia il rischio attuale resta molto contenuto. Non esiste una circolazione diffusa del ceppo coinvolto nel caso sudafricano e il nostro sistema sanitario dispone oggi di competenze, laboratori e strumenti di risposta ben più avanzati rispetto al passato. La vera sfida, semmai, è mantenere alta l’attenzione scientifica senza trasformare ogni episodio isolato in motivo di allarme collettivo”, continua Pregliasco.

“C’è poi un ulteriore elemento che non deve essere sottovalutato e che riguarda il progressivo indebolimento della cooperazione sanitaria internazionale. Le posizioni assunte da leader come Donald Trump negli Stati Uniti e Javier Milei in Argentina nei confronti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità rischiano infatti di avere conseguenze importanti sul piano della governance globale della salute”.

“L’OMS rappresenta, pur con tutti i suoi limiti e le criticità emerse anche durante la pandemia da Covid-19, uno strumento essenziale di coordinamento internazionale. Quando emergono nuove infezioni, focolai o possibili minacce epidemiche, il punto centrale non è soltanto la capacità del singolo Paese di curare i casi, ma soprattutto la rapidità con cui vengono condivisi dati epidemiologici, sequenze virali, informazioni cliniche e strategie di contenimento”.

“La pandemia ci ha insegnato che i virus viaggiano molto più velocemente delle decisioni politiche e che nessun Paese può pensare di affrontare da solo minacce sanitarie globali. Indebolire organismi multilaterali come l’OMS significa rischiare una frammentazione dei sistemi di allerta e sorveglianza, proprio mentre il mondo è esposto a nuovi rischi legati ai cambiamenti climatici, alle zoonosi, alla globalizzazione dei trasporti e alle tensioni geopolitiche”.

“Il pericolo maggiore non è soltanto sanitario ma anche culturale e politico: se prevale una logica nazionalista e di chiusura, si riduce la fiducia nella cooperazione scientifica internazionale e diventa più difficile costruire risposte coordinate. Pensiamo alla condivisione tempestiva delle informazioni, alle reti di laboratori, alla distribuzione dei vaccini, ai protocolli comuni di prevenzione. Tutto questo richiede organismi internazionali autorevoli e sostenuti dai governi. In un contesto di crescente instabilità globale, dalle guerre alle crisi energetiche fino alle emergenze infettive, la salute pubblica deve tornare a essere considerata un bene comune internazionale. L’OMS va certamente riformata e resa più efficiente e trasparente, ma indebolirla o delegittimarla rischia di lasciare il mondo più vulnerabile proprio nel momento in cui servirebbero più coordinamento, più ricerca condivisa e più cooperazione”, spiega ancora Pregliasco.

Israele espelle gli attivisti della Flotilla ha espulso Abukeshek Saif e Thiago Avila

Roma, 10 mag. (askanews) – Le autorità israeliane hanno espulso due attivisti, spagnolo e brasiliano, che avevano arrestato a bordo della Global Sumud Flotilla per Gaza. Il fatto è stato annunciato dal ministero degli esteri di Tel Aviv. “Dopo la conclusione delle indagini, i due provocatori professionisti, Saif Abukeshek e Thiago Ávila, membri della flottiglia di provocazione, sono stati espulsi oggi da Israele”, ha scritto il dicastero israeliano su X, senza specificare in quale paese i due uomini sono stati espulsi.

Lo spagnolo Saif Abukeshek e il brasiliano Thiago Avila erano stati portati in Israele per essere interrogati dopo che la loro barca è stata intercettata dalla marina israeliana nelle acque internazionali al largo della Grecia il 30 aprile.

Altri 175 attivisti di molte nazionalità della Global Sumud Flotilla sono stati tutti rapidamente rilasciati in Grecia. La Spagna così come il Brasile e l’Onu avevano chiesto il rapido rilascio dei due attivisti.

Hantavirus, la MV Hondius nel porto spagnolo di Granadilla. Al via i rimpatri dei passeggeri

Roma, 10 mag. (askanews) – La nave da crociera MV Hondius, a bordo della quale è stato rilevato un focolaio di hantavirus, è arrivata stamattina al porto di Granadilla de Abona, nel sud dell’isola spagnola di Tenerife, nelle Canarie. Secondo quanto riferito dalle autorità la nave dovrà restare sul posto al fine di consentire l’evacuazione dei passeggeri e di parte dell’equipaggio prima di proseguire la sua rotta verso i Paesi Bassi.

La procedura di rimpatrio per i passeggeri della nave “Hondius” si concluderà nella giornata di domani con un volo diretto in Australia: lo ha reso noto il Ministro della Sanità spagnolo, Monica Garcia. A lasciare per primi le Canarie saranno i 14 cittadini spagnoli, seguiti da un volo organizzato dall’Olanda che riporterà a casa non solo gli olandesi ma anche tedeschi, greci, bulgari e una parte dell’equipaggio. Altri voli per i cittadini canadesi, turchi, francesi, britannici, irlandesi e statunitensi sono in programma sempre nella giornata di lunedì, ha concluso il ministro.

L’hantavirus viene in genere trasmesso da roditori infetti, il più delle volte attraverso le loro urine, feci e saliva. Ma gli esperti hanno confermato che la variante del virus rilevata a bordo della nave, l’hantavirus andino, era un ceppo raro che può essere trasmesso da uomo a uomo con un periodo di incubazione fino a sei settimane.

Gli Skunk Anansie in Italia questa estate per 5 live

Milano, 10 mag. (askanews) – Gli Skunk Anansie tornano in Italia con una serie di concerti previsti nell’estate 2026, confermando cinque appuntamenti distribuiti lungo la penisola. Il tour farà tappa il 22 luglio a Sogliano al Rubicone, in Piazza Matteotti, per poi proseguire il 24 luglio a Bari, alla Fiera del Levante. La band sarà quindi il 26 luglio a Pisa, in Piazza dei Cavalieri, il 27 luglio a Pordenone, al Parco San Valentino, e chiuderà il 28 luglio a Sesto San Giovanni, al Kozel Carroponte. La tournée italiana si inserisce nel più ampio calendario europeo del gruppo guidato da Skin, confermando un rapporto consolidato con il pubblico italiano, da sempre tra i più ricettivi per la formazione londinese. Le date attraversano contesti differenti, dalle piazze storiche ai festival estivi, mantenendo una dimensione live che resta centrale nella proposta della band. Gli Skunk Anansie si sono affermati fin dagli anni Novanta come una delle realtà più riconoscibili del rock britannico, grazie a un linguaggio musicale che intreccia alternative rock, metal e influenze soul. La voce di Skin, intensa e immediatamente distinguibile, ha contribuito a definire un’identità sonora capace di attraversare le stagioni musicali senza perdere incisività. Dopo lo scioglimento nei primi anni Duemila e la successiva reunion, la band ha continuato a pubblicare nuovi lavori e a mantenere una forte presenza dal vivo. I biglietti sono disponibili in prevendita sui circuiti online e nei punti vendita autorizzati, tra cui Vivaticket e TicketOne.

Pace, paura e “sindrome dell’inerme”

Non viviamo tempi tranquilli. Oltre alla crisi climatica, all’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro e alle tensioni legate ai flussi migratori, abbiamo sotto gli occhi guerre sanguinose che occupano ogni giorno le cronache del mondo. Guerre che sembrano avvicinarsi sempre di più all’Europa, mentre si fa strada il timore di un progressivo disimpegno degli Stati Uniti dalla Nato.

In questo scenario, molti ritengono che l’Europa debba armarsi rapidamente, acquistando sistemi militari e rafforzando le proprie capacità difensive, quasi preparandosi a una futura guerra considerata inevitabile. Di fronte a tale clima, le parole di Papa Leone XIV sulla necessità di una pace “disarmata e disarmante” appaiono a molti scandalose, ingenue, perfino inutili. Parole che sembrano scivolare via dal dibattito pubblico, ignorate da gran parte dell’informazione quotidiana e dai suoi editorialisti.

Eppure, la domanda resta inevitabile: sarà davvero in grado l’Europa di difendersi da sola? E noi italiani saremo pronti a partecipare a un eventuale conflitto tecnologico, fatto di droni, missili guidati e minacce capaci di colpire direttamente le nostre città?

Le paure europee e lo spettro della guerra

Le guerre contemporanee alimentano inquietudini profonde. Dall’invasione russa dell’Ucraina alle tensioni mediorientali, passando per il confronto tra Iran, Israele e Stati Uniti, il quadro internazionale appare segnato da una crescente instabilità.

La guerra in Ucraina, distante geograficamente ma percepita come vicina, ha riaperto nel continente europeo paure che sembravano appartenere al Novecento. Allo stesso modo, le tensioni nel Mediterraneo e nel Golfo Persico vengono vissute come elementi di una possibile escalation globale.

Non sorprende dunque che l’Europa viva una stagione di ansia collettiva. Ansie che ricordano le “paure liquide” descritte dal sociologo Zygmunt Bauman: paure diffuse, individualizzate, spesso prive di contorni certi ma capaci di influenzare profondamente il comportamento delle società contemporanee.

Tuttavia, queste paure nascono spesso da supposizioni più che da evidenze concrete. Pensare che la Russia voglia conquistare l’intera Europa occidentale o che gli Stati Uniti intendano esercitare un controllo diretto sul Mediterraneo può apparire, almeno oggi, più frutto di suggestioni geopolitiche che di realistiche prospettive militari.

 

La pace rimossa dal discorso pubblico

Se è legittimo essere preoccupati, non dovrebbe però diventare legittimo trasformare l’angoscia in una pedagogia permanente della guerra. Ed è qui che emerge un problema culturale e mediatico.

Parole come “pace” e “pacifismo” sembrano ormai pronunciate con imbarazzo, quasi fossero residui di un linguaggio superato. Chi richiama la necessità del dialogo viene spesso accusato di ingenuità, quando non direttamente di irresponsabilità.

Ha colpito, in questo senso, l’editoriale di Ernesto Galli della Loggia pubblicato di recente sul Corriere della Sera ( “Le radici del pacifismo italiano” – 3 maggio) con il titolo “La perdita di fiducia”. Un testo severamente critico verso il pacifismo italiano e verso quella che l’autore definisce una persistente riluttanza nazionale nei confronti della guerra, persino di una guerra difensiva.

Secondo questa impostazione, essere “contro la guerra” non avrebbe più un significato concreto. Il pacifismo verrebbe così interpretato come un’eredità culturale delle élite cattoliche e comuniste del Novecento, incapaci di comprendere la durezza del nuovo ordine mondiale.

 

La sindrome dellinerme

L’espressione più controversa utilizzata da Galli della Loggia è probabilmente quella della “sindrome dell’inerme”: una sorta di inclinazione patologica degli italiani a rimanere disarmati, non belligeranti, diffidenti verso l’uso della forza.

Ma davvero il rifiuto della guerra può essere considerato una malattia civile? Oppure rappresenta, al contrario, il risultato storico di una memoria collettiva segnata dalle tragedie del Novecento?

Nel giudicare queste posizioni, occorre evitare caricature. Nessuno nega il diritto degli Stati alla difesa. Tuttavia, ridurre il pacifismo a debolezza morale rischia di cancellare un patrimonio etico e culturale che appartiene profondamente alla tradizione europea.

La pace non nasce infatti soltanto dall’equilibrio militare. Nasce anche dalla convinzione che la convivenza umana non possa essere fondata permanentemente sulla contrapposizione tra amici e nemici. Una visione che richiama, inevitabilmente, tanto la lezione evangelica quanto la cultura democratica maturata dopo le grandi guerre europee.

 

La sfida culturale del nostro tempo

Il vero nodo forse non riguarda soltanto le armi o gli eserciti, ma il linguaggio con cui interpretiamo il presente.

In una stagione dominata dalla paura, parlare di pace non dovrebbe essere considerato scandaloso. E neppure ingenuo. Al contrario, potrebbe rappresentare il tentativo più realistico di impedire che la logica della guerra diventi l’unico orizzonte possibile della politica internazionale.

Per questo le parole di Papa Leone XIV — sulla pace “disarmata e disarmante” — non dovrebbero essere archiviate come utopia irrilevante. Possono invece costituire una provocazione morale rivolta a un’Europa che rischia di smarrire, insieme alla fiducia, anche il senso profondo della propria civiltà.

La grazia sotto processo. Quando la procedura divora il merito

La concessione della grazia a Nicole Minetti ha riaperto un dibattito antico e delicatissimo: quello sul rapporto tra clemenza, uguaglianza e percezione pubblica della giustizia. Tra polemiche procedurali, sospetti mediatici e interrogativi sulla disparità di trattamento, il rischio è che venga smarrito il significato costituzionale dell’istituto della grazia.

Un caso che va oltre la persona

La vicenda della grazia concessa a Nicole Minetti ha rapidamente oltrepassato i confini del caso individuale, trasformandosi in uno specchio delle tensioni profonde che attraversano oggi il rapporto tra giustizia, politica e opinione pubblica. Non è la prima volta che accade. Ogni qualvolta un atto di clemenza riguarda una figura pubblicamente divisiva o simbolicamente ingombrante, il dibattito tende immediatamente a spostarsi dal merito costituzionale dell’istituto alla sua legittimazione morale e politica.

Così è stato anche in questo caso.  Nel giro di pochi giorni, il confronto pubblico si è concentrato quasi esclusivamente su alcuni aspetti: le verifiche preventive svolte dal Ministero della Giustizia e dal Quirinale; la completezza delle informazioni poste a fondamento della domanda; la possibile revocabilità della grazia; le eventuali omissioni informative; le responsabilità istituzionali. Questioni certamente legittime. Ma non sufficienti, da sole, a esaurire il problema.

Il significato costituzionale della grazia

Perché il rischio è che la procedura finisca per divorare il merito. E il merito, in questa vicenda, riguarda anzitutto il significato costituzionale della grazia. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 200 del 2006, ha chiarito che la grazia non costituisce una revisione della sentenza né una forma di correzione del giudicato. Si tratta, piuttosto, di un atto individuale di clemenza, fondato su ragioni umanitarie ed equitative, rimesso alla prerogativa del Capo dello Stato.

In altri termini, la grazia non interviene sul giudizio di colpevolezza. Interviene sul rapporto tra la pena e la persona. È una distinzione decisiva, che tuttavia sembra oggi sempre più difficile da accettare nello spazio pubblico contemporaneo.

Opinione pubblica e percezione di privilegio

Viviamo infatti in una stagione segnata da una crescente giurisdizione mediatica permanente, nella quale ogni decisione pubblica viene immediatamente sottoposta a una verifica di consenso emotivo e reputazionale.

La clemenza, in questo contesto, appare quasi sospetta per definizione. Non appena viene concessa, la domanda collettiva non è più: “esistevano ragioni umanitarie meritevoli di considerazione?” Ma: “chi è stato favorito?” Ed è esattamente qui che il caso Minetti assume una dimensione più ampia e più problematica.  Nicole Minetti, infatti, non è stata percepita dall’opinione pubblica come una semplice destinataria di un provvedimento di clemenza. Per una parte significativa del Paese, ella continua a rappresentare il simbolo di una stagione politica e mediatica associata al privilegio, alla prossimità al potere e a una certa idea di impunità delle élite.

Da qui nasce il sospetto diffuso: che esista una giustizia capace di mostrare maggiore attenzione e maggiore umanità verso chi dispone di capitale sociale, relazionale e mediatico. Un sospetto che non può essere liquidato con superficialità. Anche perché la percezione di una diseguaglianza concreta nell’accesso alla giustizia costituisce oggi uno dei fattori più corrosivi della fiducia democratica.

Il nodo della diseguaglianza e delle procedure

Il problema, tuttavia, merita di essere affrontato con equilibrio. Confondere il tema della diseguaglianza sociale con la legittimità costituzionale dell’istituto della grazia rischia infatti di produrre un ulteriore slittamento culturale. La grazia non nasce per premiare i “meritevoli” né per certificare pubblicamente la simpatia morale del destinatario. Storicamente, essa è sempre stata destinata proprio ai condannati, talvolta anche ai più controversi e impopolari.

Se la clemenza diventa ammissibile soltanto nei confronti di soggetti capaci di suscitare empatia collettiva, allora l’istituto smette lentamente di essere una prerogativa costituzionale e si trasforma in un referendum emotivo permanente.

Resta però aperta una questione seria, che il caso Minetti ha inevitabilmente riportato alla luce. Secondo i dati recentemente richiamati nel dibattito pubblico, le grazie concesse negli ultimi anni rappresentano una percentuale minima rispetto alle migliaia di domande presentate. Ma è altrettanto vero che solo una parte estremamente ridotta delle richieste giunge al Quirinale accompagnata da pareri favorevoli delle autorità competenti. È dunque inevitabile che una parte dell’opinione pubblica continui a domandarsi se gli “ultimi sociali”, i detenuti privi di relazioni influenti, i soggetti marginali o invisibili dispongano realmente delle stesse possibilità di accesso agli strumenti di clemenza e attenzione istituzionale.

Sanzione e clemenza

È una domanda scomoda. Ma legittima. E riguarda non soltanto il diritto, bensì la qualità democratica dello Stato. Proprio per questo sarebbe opportuno evitare semplificazioni opposte e ugualmente dannose: da un lato, il giustizialismo riflesso che trasforma ogni atto di clemenza in scandalo.

Dall’altro, una concezione aristocratica della discrezionalità istituzionale impermeabile a ogni scrutinio pubblico. Uno Stato costituzionale maturo deve saper tenere insieme entrambe le esigenze: la trasparenza delle procedure e la sopravvivenza di uno spazio autentico di umanità pubblica. Perché una democrazia incapace di esercitare la clemenza rischia di diventare soltanto una macchina sanzionatoria. Ma una democrazia nella quale la clemenza venga percepita come privilegio di pochi rischia, non meno gravemente, di smarrire il senso stesso dell’eguaglianza.

Mauro Ceruti: “La Civiltà della Terra è l’unica alternativa possibile”. Intervista

Professore Ceruti, il suo ultimo libro, Per una civiltà della Terra, scritto con F. Bellusci per Aboca, contiene un appello e indica unalternativa alla policrisi attuale.

«Questo è senz’altro un libro di filosofia: un modo per reimparare a vedere il mondo. E perciò molto concreto, molto politico. E d’altra parte, domandiamoci: la filosofia varrebbe un’ora di fatica se non aprisse alla speranza di un nuovo futuro, di un nuovo umanesimo, se non aprisse alla speranza di una nuova umanità che non assassini una parte di sé stessa, e alla fine interamente sé stessa, come continua a fare in queste ore?

Questo libro è anche il controcanto al motto del neoliberismo imperante negli ultimi decenni e che oggi suona più inquietante, perché, in quella parte dell’Occidente democratico ritenuta la più avanzata e la più solida, quel neoliberismo si è alleato con la reazione populista e autoritaria e con la logica predatoria del più forte. Questo motto recita: “There is no alternative!”. Io dico: un’alternativa c’è e si chiama “Civiltà della Terra”».

 

In che senso si tratta della proposta di un nuovo umanesimo al tempo della complessità?

«La nuova Civiltà della Terra è la sfida della coesistenza pacifica, solidale, di molteplici nazionalità, culture, popoli, nell’habitat terrestre comune, in un mondo sempre più interconnesso e interdipendente.

Oggi il genere umano ha un destino unico di vita e di morte, dovuto alle interdipendenze che stringono tutti i Paesi del mondo e alla natura globale, non delimitata territorialmente, delle crisi che le investono.

Attraverso le sue interconnessioni commerciali, economiche, politiche, culturali, la specie umana sta dando forma, su scala planetaria, a una straordinaria e inedita organizzazione vivente.

Paradossalmente, la coscienza di questo nuovo “Grande-Essere”, di questa nuova organizzazione vivente che è diventata l’umanità intera, è suscitata dal rischio mortale e autodistruttivo che essa produce in più campi: ecologico, climatico, sanitario, economico, geopolitico, bellico.

In questo cortocircuito, la vittima principale è proprio la “realtà”, che viene oscurata o distorta, e anche le verità che essa contiene e ci comunica.

Se la politica vuole recuperarle deve innalzarsi obbligatoriamente a una visione “cosmopolitica”, che investa l’umanità come tale e non solo una sua parte, e affronti la sfida della policrisi planetaria che stiamo vivendo».

 

Qual è allora il nuovo ruolo della politica in una visione planetaria?

«La politica non può più limitarsi alla strategia “arcaica” della deterrenza militare o della persuasione in rapporto alla forza terribilmente distruttiva delle armi moderne.

Nella ricerca creativa e dialogica di nuove soluzioni, deve contribuire a mobilitare le “forze vive” della complessità: fraternità, solidarietà, fiducia, intelligenza cosciente.

Quelle forze vitali e costruttive che possono consentire all’umanità, nella sua embrionale forma vivente planetaria, di superare una soglia più profonda di complessità (complexus è appunto ciò che è “intessuto insieme”), di affrontare le vulnerabilità generate dai suoi stessi progressi, senza soccombere alla dispersione, alle divergenze, alle competizioni, agli antagonismi.

La guerra riesplode, ma in un momento in cui la pace rivendica un posto nuovo, non solo etico e sentimentale, ma come soluzione massimale necessaria ad attraversare ed abitare la soglia di complessità a cui ci ha condotto l’avventura planetaria e globale degli ultimi cinque secoli.

Viviamo un tempo eccezionale che rende la pace necessaria quale esito della cooperazione, di fronte a un orizzonte minaccioso, globale e universale.

Non più come una tregua, dunque, come un interludio tra una guerra e l’altra, non più come soluzione locale, minima o temporanea, di fronte alla costanza del Male inestricabile, ma come una soluzione globale, massimale. Il sogno degli utopisti diventa oggi il monito dei veri “realisti”.

Occorre promuovere una nuova presa di coscienza. Solo oggi, nell’epoca atomica e dell’Antropocene, l’utopia della pace e la necessità della pace arrivano a coincidere, richiedendo una ricca gamma di prospettive morali e politiche, che indicano la via di una Civiltà della Terra.

Agire in direzione di questa civiltà vuol dire assumere per la politica la bussola della responsabilità per l’umanità intera e per il suo correlato: la Terra, patrimonio comune indivisibile, su cui si radica l’esistenza umana universale».

 

Nellultimo libro indica un percorso: dalle nazioni alla cosmopoli. In che senso la democrazia è uninvenzione permanente?

«Occorre rigenerare la democrazia, ridefinire i compiti stessi della politica, costruire una democrazia complessa ed intelligente, fondata su partecipazione, deliberazione, cooperazione, capace di visione strategica con modalità rapide di apprendimento.

Nella tempesta attuale del mondo, la devitalizzazione interna alle democrazie e le correnti esplicitamente antidemocratiche rischiano di proiettare Occidente e Oriente in una nuova guerra fredda, non più bipolare ma multipolare, combattuta da democrazie liberiste in corso di trasformazione in postdemocrazie neo autoritarie, da una parte, e “democrature” o autocrazie dall’altra.

Da qui la necessità di trovare vie per rivivificare e ridefinire questo senso civico della libertà, essenziale alla salute e alla fioritura della democrazia, e tanto più urgente nella misura in cui la democrazia ha bisogno di una visione strategica delle crisi future: crisi relative ai cambiamenti climatici, alla finanziarizzazione dell’economia, ai movimenti migratori, all’approvvigionamento dell’energia, all’invecchiamento della popolazione, allo strapotere delle big company e delle nuove tecnologie come l’AI, alle guerre, ai conflitti, alla sostenibilità dei sistemi di protezione sociale.

La complessità dell’ordine sociale, l’interdipendenza planetaria, la multidimensionalità delle crisi, l’urgenza dei problemi di vita e di morte che investono sia le collettività nazionali sia la stessa specie umana, invocano una estensione degli ambiti politici — biopolitici, geopolitici, sociopolitici — fino a includere problemi come i destini della civiltà e dell’umanità, un tempo problemi solamente filosofici.

E suscitano inoltre una domanda imperiosa di decisioni attraverso una partecipazione alla deliberazione sul bene comune e al dibattito sulla società giusta: partecipazione che comporta una conoscenza degli affari pubblici, una sollecitudine verso l’interesse generale e un senso di appartenenza alla comunità il cui destino è in gioco».

Mauro Ceruti, filosofo, teorico del pensiero complesso, è professore emerito e Direttore del Centro di Ricerca sui Sistemi Complessi (CRiSiCO) presso lUniversità Iulm di Milano. È stato riconosciuto Maestro del nostro tempo” con il Premio Nonino. Tra gli ultimi libri pubblicati ricordiamo Il tempo della complessità (Raffaello Cortina, 2018), Umanizzare lumanità. Un nuovo modo di pensare il futuro (con F. Bellusci, Raffaello Cortina, 2023), La nostra Europa (con Edgar Morin, Raffaello Cortina, 2025).

Il tesoro oltre confine: l’Italia trasloca 225 miliardi all’estero

C’è un’Italia che non si fida, o che semplicemente guarda lontano. È l’Italia dei capitali, quella che preferisce l’estero alle rassicuranti mura domestiche. Secondo le ultime rilevazioni dell’Agenzia delle Entrate sui modelli RW (è una sezione della dichiarazione dei redditi), il patrimonio degli italiani detenuto all’estero ha raggiunto la cifra record di 225 miliardi di euro. Una montagna di soldi che ha ripreso a correre, segnando un balzo del 15% rispetto all’anno precedente.

La fuga dai mattoni verso i mercati

La vera novità non è quanto stiamo esportando, ma come lo stiamo facendo. Se un tempo il sogno era la villa in Costa Azzurra o l’appartamento a Londra, oggi la geografia del risparmio è cambiata. Il mattone “estero” segna il passo, mentre esplodono le attività finanziarie: azioni, obbligazioni e prodotti complessi che pesano ormai per 162 miliardi di euro, oltre il 70% del totale.

È il segno di una metamorfosi: il risparmiatore italiano si è trasformato in un investitore globale. Cerca diversificazione, vuole fuggire dal rischio-paese e punta su piazze dove la gestione patrimoniale è più dinamica.

La mappa dei capitali: il podio dei “paradisi”

Dove finiscono questi miliardi? La mappa disegnata dal fisco è chiarissima. In cima alla lista dei desideri resta il Lussemburgo, vero hub della finanza europea, seguito a ruota dalla Svizzera, che nonostante la fine del segreto bancario mantiene intatto il suo fascino per la stabilità del franco e la solidità del sistema. Al terzo posto la Francia, che attira investimenti più tradizionali e immobiliari.

Ma non è solo una questione di grandi patrimoni. L’aumento delle comunicazioni al fisco racconta anche di una maggiore trasparenza: dopo anni di “scudi” e voluntary disclosure, molti italiani hanno capito che detenere capitali all’estero è legale, a patto di dichiararli.

Perché l’Italia ci fa paura?

Dietro questi numeri non c’è solo la ricerca di rendimento. Gli analisti leggono tra le righe un segnale di sfiducia persistente. L’incertezza politica, la pressione fiscale sempre sul punto di esplodere e la paura di patrimoniali “notturne” spingono anche il ceto medio-alto a mettere in sicurezza una fetta dei propri risparmi fuori dai confini nazionali.

“Non è un tradimento, è una polizza assicurativa”, spiegano dai desk delle banche d’affari. Ma per il sistema-Italia, quel tesoro da 225 miliardi resta un rimpianto: sono risorse sottratte agli investimenti interni, alle nostre imprese, al nostro debito pubblico.

Il monitoraggio del Fisco

L’Agenzia delle Entrate, dal canto suo, non molla la presa. Grazie allo scambio automatico di informazioni tra paesi (il sistema CRS), nascondersi è diventato quasi impossibile. I 225 miliardi oggi sono, per la gran parte, alla luce del sole. Il problema, dunque, non è più scovarli, ma convincerli a tornare. Una sfida che, al momento, la politica non sembra ancora in grado di vincere.

Ucraina, Putin: credo conflitto si stia avvicinando alla conclusione

Roma, 9 mag. (askanews) – Il conflitto in Ucraina si sta avvicinando alla sua fine. Lo ha dichiarato il presidente della Russia, Vladimir Putin.

“Credo che la questione si stia avvicinando alla sua conclusione”, ha detto Vladimir Putin ai giornalisti riferendosi al conflitto russo-ucraino. Il leader russo ha inoltre accusato i politici occidentali di aver ingannato la Russia nel tentativo di utilizzare l’Ucraina come strumento per raggiungere i propri obiettivi geopolitici.

In questo contesto, ha precisato che tutto ciò sarebbe iniziato con l’espansione verso est della Nato all’inizio degli anni Novanta.

Italia-Usa, Schlein a summit Progressisti: le relazioni non vanno interrotte ma devono cambiare

Roma, 9 mag. (askanews) – “Nonostante le tensioni con l’amministrazione USA, le relazioni con Stati Uniti e Canada non verranno abbandonate. Non vogliamo e non rinunceremo al rapporto e all’amicizia con il Canada o gli Stati Uniti solo perché c’è un presidente che sta ostacolando ogni giorno questo rapporto. È troppo importante per noi. Ma quello che dobbiamo fare, come probabilmente avete ascoltato anche dal Presidente Obama è ricostruire un ordine internazionale: non dovremmo puntare a ricostruire quello precedente perché non è riuscito a soddisfare le esigenze di tutti”.

Lo ha affermato, fra l’altro, la segretaria del Pd Elly Schlein, nel suo intervento alla convention internazionale dei Progressiti a Toronto, in Canada. “Credo sia nostro dovere – ha sottolineato- essere molto chiari sul fatto che noi, in quanto persone democratiche e progressiste, non accetteremo che il diritto internazionale venga sostituito dalla legge del più forte e del più ricco”. E allora “quello che dobbiamo fare ora è rafforzare la nostra cooperazione ed essere l’alternativa che ricostruisce l’ordine internazionale sulla pace, la solidarietà, la cooperazione e il commercio.Tuttavia, l’obiettivo non deve essere ripristinare l’ordine precedente, che già falliva, ma costruirne uno nuovo, fondato su pace, solidarietà, cooperazione e giustizia sociale. Ora abbiamo un’opportunità”.

“Credo anche – ha concluso la leader Pd -che nelle nostre società negli ultimi decenni abbiamo probabilmente commesso l’errore di dare per scontate la democrazia e la pace. Ma ora che i nazionalisti di destra le stanno mettendo a rischio reale abbiamo l’opportunità di dimostrare che la pace, la democrazia e la cooperazione funzionano meglio per tutti i cittadini perché possono offrire risultati migliori per tutti”

Nave Vespucci, parte da Genova il nuovo tour Mondiale in Nord America

Genova, 9 mag. (askanews) – Ha mollato gli ormeggi e ha preso il mare. Nave Amerigo Vespucci, “la nave più bella del mondo”, dopo la lunga e importante sosta lavori svolti presso l’Arsenale Marittimo di La Spezia, continua il suo Tour Mondiale con la Campagna in Nord America 2026. Una missione per portare nel mondo la bellezza, l’identità, il dialogo tra i popoli, la cultura e il fascino dell’Italia e degli italiani.

Dopo la cerimonia al Porto Antico di Genova si avvia ad attraversare l’Oceano Atlantico e raggiungere le coste tra Stati Uniti e Canada, toccando i principali porti dei due Paesi in un viaggio che durerà 156 giorni. Appuntamento per il ritorno l’8 ottobre a Trieste per la Barcolana.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ricordato che il “Tour Mondiale Amerigo Vespucci – Campagna in Nord America 2026” si inserisce nelle celebrazioni per il 250esimo anniversario dell’Indipendenza degli Stati Uniti e che per questo ha una grande importanza.

“Significa tante cose: la storia, la tradizione e l’Italia di oggi, quella delle eccellenze, e significa la difesa dei valori che sono le fondamenta della Repubblica e della democrazia”.

La sindaca di Genova Silvia Salis, che sarà a New York per l’arrivo del veliero, ha celebrato il connubio tra mare e montagna come pilastri dell’Italia:

“È l’ambasciata galleggiante dell’Italia, è l’orgoglio nazionale ma è anche una scuola di formazione. Ci tenevamo molto come comune ad averla qui nei giorni dell’adunata Nazionale degli Alpini. Valori comuni sono il rispetto dell’elemento naturale, per la storia e per il sacrificio del nostro paese per la libertà”.

Madrina di nave Vespucci è l’attrice e cantante Serena Autieri, che ha accompagnato il disormeggio della nave cantando il brano creato appositamente per il Vespucci e introdotto la cerimonia con l’inno d’Italia.

“È stato emozionante, bisogna essere fieri di essere italiani, soprattutto quando siamo rappresentati da una nave che è un’eccellenza”, ha commentato.

Calcio, Cagliari-Udinese 0-2: decidono Buksa e Gueye

Roma, 9 mag. (askanews) – Salvezza aritmetica rimandata per il Cagliari che perde in casa 2-0 dall’Udinese, e resta a +9 sulla Cremonese terzultima impegnata domani col Pisa. In avvio pericolosi Palestra ed Esposito, Ehizibue rischia l’autogol. Okoye salva su Gaetano, rigore revocato dal Var al Cagliari per il tocco col braccio di Karlstrom. Nella ripresa Mlacic nega l’1-0 a Esposito, palo di Zaniolo. La sblocca Buksa su assist di Kamara, Karlstrom salva su Dossena. Al 96′ la chiude Gueye, nervosismo nel finale.

Le Penne nere “invadono” Genova per l’Adunata Nazionale degli Alpini

Genova, 9 mag. (askanews) – Un connubio tra mare e monti. Genova è letteralmente invasa dalle Penne nere per l’Adunata Nazionale degli Alpini che si svolge nel capoluogo ligure dall’8 al 10 maggio 2026. In tutta la città oltre alle cerimonie ufficiali e alle numerose iniziative, si vedono alpini di tutte le età con i loro berretti verdi sormontati da una lunga piuma, provengono da tutte le regioni, anche se tra i capannelli, soprattutto con quelli più anziani si sentono dialetti del nord, dal Piemonte al Veneto, ma davvero ci sono associazioni da ogni parte d’Italia. Canti e balli, goliardia, grandi mangiate e bevute per una festa che dopo le polemiche della vigilia si sta svolgendo senza problemi, complice una bellissima giornata di sole.

Il Comune ha predisposto modifiche temporanee a viabilità e mobilità, ma al momento non si registrano particolari problemi, anche se qualche disagio in più c’è stato per i residenti.

La Russia sta inviando all’Iran componenti per i droni attraverso Mar Caspio

Roma, 9 mag. (askanews) – La Russia sta inviando componenti per droni all’Iran tramite spedizioni attraverso il Mar Caspio, trasformando il più grande lago del mondo in un importante canale per scambi sia coperti sia scoperti. Lo hanno indicato funzionari statunitensi citati dal New York Times.

Secondo le fonti, che hanno parlato con il quotidiano americano a condizione di anonimato, questo corridoio commerciale a lungo trascurato sta aiutando l’Iran a ricostruire le proprie capacità militari dopo la campagna di bombardamenti congiunta di Stati Uniti e Israele, che si è conclusa il mese scorso.

Se le spedizioni dalla Russia continueranno a questo ritmo, la repubblica islamica potrebbe rapidamente ricostituire il proprio arsenale di droni, hanno avvertito i funzionari statunitensi, circa il 60 per cento del quale sarebbe stato perso durante la recente guerra.

Il Mar Caspio funge da ponte tra i due Paesi che non condividono un confine terrestre ma possiedono entrambi lunghe coste su questo vasto mare interno. Ciò consente a Russia e Iran di commerciare apertamente, senza il timore di intercettazioni da parte degli Stati Uniti o di altri Paesi per violazione delle sanzioni, si legge nell’articolo. Secondo l’inchiesta, la Russia sta inviando merci che normalmente transiterebbero attraverso lo Stretto di Hormuz, bloccato da settimane sia dagli Stati Uniti sia dall’Iran. Tra le merci che transitano nel Mar Caspio figurano cereali, mangimi per animali, olio di girasole e altri prodotti di base.

“Se si pensa al luogo ideale per l’elusione delle sanzioni e i trasferimenti militari, è il Mar Caspio”, ha sottolineato l’esperta Nicole Grajewski della Sciences Po.

“Per i responsabili politici americani, il Mar Caspio è un vuoto geopolitico; è come se non esistesse”, ha affermato Luke Coffey del centro studi Hudson Institute.