Roma, 20 mag. (askanews) – Il presidente cinese Xi Jinping e il presidente russo Vladimir Putin hanno messo in guardia oggi a Pechino contro il rischio di un ritorno alla ‘legge della giungla’ nelle relazioni internazionali, trasformando il vertice alla Grande sala del popolo in una dichiarazione politica contro mire egemoniche statunitensi, la pressione militare occidentale e la frammentazione dell’ordine globale. A meno di una settimana dal vertice tra Xi e il presidente Usa Donald Trump, Cina e Russia hanno scelto di presentare il loro partenariato come un fattore di stabilità in un mondo attraversato dalle guerre in Ucraina e in Medio Oriente, dalla crisi energetica e dal riarmo strategico.
In una dichiarazione congiunta ‘sulla promozione di un mondo multipolare e di un nuovo tipo di relazioni internazionali’, Pechino e Mosca affermano che l’agenda globale della pace e dello sviluppo affronta ‘nuovi rischi e nuove sfide’, con il pericolo di ‘una frammentazione della comunità internazionale e di un ritorno alla legge della giungla’. Il riferimento, pur non nominando direttamente Washington, è apparso rivolto agli Stati uniti e ai loro alleati. Le due parti hanno dichiarato di opporsi ‘all’egemonia e all’unilateralismo’ e di respingere ‘un ritorno a un mondo in cui prevale soltanto la legge della forza’, rivendicando al tempo stesso ‘l’autorità e il ruolo centrale delle Nazioni unite negli affari internazionali’.
Il fatto stesso che sia stata estratta, dal vertice Xi-Putin, una dichiarazione congiunta – la tredicesima nella storia tra i due leader che si sono dichiarati amici più volte – marca la differenza col precedente, atteso summit Xi-Trump, che si è concluso senza un documento di questo tipo.
La giornata di Putin a Pechino è stata costruita come una sequenza diplomatica ad alta densità simbolica. Dopo l’arrivo nella capitale cinese ieri sera, il presidente russo è stato accolto oggi da Xi con una cerimonia ufficiale davanti alla Grande sala del popolo: picchetto d’onore, inni nazionali, salve di cannone, bambini con bandiere cinesi e russe. I due leader hanno poi avuto un incontro in formato ristretto, dedicato ai dossier più sensibili, seguito da colloqui allargati con le delegazioni. Al termine, Xi e Putin hanno assistito alla firma dei documenti bilaterali, hanno reso dichiarazioni ai media, hanno partecipato nel pomeriggio alla cerimonia di inaugurazione degli Anni congiunti dell’educazione Cina-Russia 2026-2027 e hanno avuto anche un momento più informale davanti al tè, nella cornice riservata della diplomazia personale tra i due leader. Putin ha inoltre incontrato il premier cinese Li Qiang per discutere cooperazione economica, commercio e progetti settoriali. Infine, ha preso parte a un ricevimento offerto da Xi.
Nel colloquio con Xi, Putin ha ripetuto che il rapporto con Pechino ha raggiunto un livello mai raggiunto prima. ‘Grazie agli sforzi comuni delle due parti, le relazioni russo-cinesi hanno raggiunto un livello senza precedenti’, ha detto il presidente russo, sottolineando la frequenza dei contatti ad alto livello, la solidità della fiducia politica e l’allargamento della cooperazione in energia, commercio, trasporti, logistica, scienza e tecnologia. Putin ha definito la cooperazione tra Russia e Cina ‘un importante fattore di stabilità in una situazione internazionale turbolenta’ e ha invitato Xi a visitare la Russia il prossimo anno.
Xi ha collocato il vertice dentro una prospettiva storica. Quest’anno ricorrono i trent’anni dall’istituzione del partenariato strategico di coordinamento tra Cina e Russia e i venticinque anni dalla firma del Trattato di buon vicinato, amicizia e cooperazione. Le relazioni tra i due paesi, ha detto il presidente cinese, sono arrivate al livello attuale perché le due parti hanno saputo approfondire la fiducia politica e il coordinamento strategico ‘con la tenacia di chi resiste a mille colpi’, espandere la cooperazione ‘con lo spirito di chi sale ancora di un piano’ e difendere la giustizia internazionale ‘con il coraggio di restare calmi mentre le nuvole caotiche volano intorno’. Per Xi, Cina e Russia devono ora promuovere ‘un sistema di governance globale più giusto e ragionevole’.
Uno dei risultati politici più importanti è stata la conferma della proroga del Trattato di buon vicinato, amicizia e cooperazione, firmato nel 2001. Per Pechino, quel testo ha dato una base giuridica stabile alla relazione bilaterale. Per Mosca, oggi ha un valore ancora più rilevante, perché consente di presentare il rapporto con la Cina non come una convergenza tattica nata dopo l’invasione dell’Ucraina, ma come un partenariato strutturale e di lungo periodo.
Le due parti hanno firmato o annunciato una serie di documenti di cooperazione: 42 in tutto, secondo il Cremlino. Gli accordi riguardano commercio, standard sanitari, media di Stato, energia nucleare, scienza, tecnologia, proprietà intellettuale, istruzione e scambi umani. Non è stato invece annunciato un vero sfondamento sul gasdotto Power of Siberia 2, il progetto che dovrebbe portare in Cina fino a 50 miliardi di metri cubi l’anno di gas russo attraverso la Mongolia. Il Cremlino ha parlato di una ‘comprensione generale’ sui parametri del progetto, ma restano aperti dossier come il prezzo, i tempi e le condizioni commerciali.
Il dossier energetico resta comunque al centro della relazione. La crisi in Medio Oriente, la guerra in Iran e le tensioni sullo stretto di Hormuz hanno accresciuto il valore strategico delle forniture russe per Pechino. Xi ha detto che è ‘imperativo raggiungere senza indugio un cessate il fuoco completo’ e che è ‘ancora più inaccettabile riaccendere le ostilità’. Per la Cina, una potenza industriale dipendente dalle importazioni di greggio e dalle rotte marittime, l’instabilità del Golfo significa aumento dei costi, rischio di interruzioni nelle catene di approvvigionamento e limitazione della crescita. Putin, da parte sua, ha presentato la Russia come fornitore affidabile in una fase di turbolenza globale.
Questo tema è tornato anche nell’incontro con Li Qiang. ‘Una delle priorità è garantire una protezione affidabile della nostra cooperazione dalle influenze esterne negative’, ha detto Putin al premier cinese. Il presidente russo ha indicato tra i dossier prioritari l’attuazione di progetti comuni in energia, industria, spazio, agricoltura, trasporti e logistica. Ha inoltre sottolineato che, nonostante ‘alcuni aggiustamenti’ negli indicatori del commercio bilaterale alla fine del 2025, quest’anno l’interscambio sta mostrando ‘una buona crescita, superiore al 10 per cento’. Putin ha poi invitato Li Qiang a visitare la Russia: ‘La aspettiamo in Russia’, ha detto.
La dichiarazione congiunta pubblicata dal Cremlino contiene anche un passaggio netto su Taiwan. ‘La parte russa ribadisce la propria adesione al principio di una sola Cina’, si legge nel documento. E’ una formula scontata, ma politicamente rilevante perché riafferma il sostegno di Mosca alla posizione di Pechino secondo cui Taiwan fa parte della Cina. Per il Cremlino, il principio di una sola Cina implica il non riconoscimento di Taiwan come Stato sovrano indipendente. Per Pechino, resta il fondamento diplomatico della sua politica verso l’isola, orientata alla riunificazione, ufficialmente pacifica, sotto il principio ‘un paese, due sistemi’.
L’altro bersaglio esplicito della dichiarazione è il progetto statunitense Golden Dome, lo scudo antimissile voluto da Trump. Cina e Russia affermano che il piano ‘pone una minaccia evidente alla stabilità strategica’ perché mira a costruire un sistema antimissile globale, multilivello e multisfera, con componenti anche spaziali. Le due parti sostengono che il progetto contraddice il principio fondamentale della stabilità strategica, cioè l’interconnessione tra armi offensive e difensive, e avvertono che esso potrebbe ‘aumentare significativamente il rischio di scontri armati nello spazio’, favorendo il dispiegamento di armi orbitali e trasformando lo spazio in ‘un’arena di confronto armato’.
Il capitolo nucleare è altrettanto duro. Russia e Cina condannano ‘qualsiasi provocazione e azione ostile’ di potenze nucleari contro altre potenze nucleari che possa ledere i loro interessi fondamentali di sicurezza e aumentare i rischi strategici. Il documento afferma che la sicurezza di uno Stato non può essere garantita a spese della sicurezza di un altro, respinge la contrapposizione tra blocchi, l’espansione delle alleanze militari e le guerre per procura. Le due parti definiscono inoltre inammissibile costringere Stati sovrani a rinunciare alla neutralità e manifestano preoccupazione per le dichiarazioni di alcuni Stati formalmente non nucleari dell’Unione europea favorevoli all’acquisizione di armi nucleari.
Nel testo, Mosca e Pechino chiedono anche l’abbandono delle pratiche di ‘missioni nucleari congiunte’, deterrenza nucleare ‘estesa’ e deterrenza ‘avanzata’, considerate destabilizzanti. E’ un passaggio che si inserisce nella critica più ampia alla postura nucleare degli Stati uniti e della Nato, ma che serve anche a saldare le narrative strategiche dei due paesi: per Mosca, la minaccia viene dal rafforzamento militare occidentale in Europa; per Pechino, dall’infrastruttura di alleanze Usa nell’Indo-Pacifico.
La dichiarazione congiunta attacca infatti anche l’espansione della Nato verso l’Asia-Pacifico. Cina e Russia affermano che ‘le azioni dirette a espandere la presenza dell’Organizzazione del trattato dell’Atlantico del nord nella regione Asia-Pacifico e a creare un suo equivalente asiatico, anche sulla base di meccanismi come Aukus, sono incompatibili con gli obiettivi di rafforzamento della pace e della sicurezza regionale’.
Ampio anche il capitolo spaziale. Russia e Cina hanno concordato di proseguire l’attuazione di grandi progetti spaziali di interesse comune, rafforzando la cooperazione nei programmi nazionali e nelle aree chiave dell’attività spaziale. Il documento cita la Stazione internazionale di ricerca lunare, l’esplorazione della Luna e lo spazio profondo. Il messaggio è duplice: da un lato, Mosca e Pechino vogliono mostrare di poter competere con gli Stati uniti anche nelle tecnologie strategiche più avanzate; dall’altro, legano la cooperazione spaziale alla denuncia contro la militarizzazione dello spazio.
Cina e Russia hanno inoltre concordato di rafforzare la cooperazione contro il terrorismo e contro l’uso politico dei gruppi terroristici. La dichiarazione afferma che le due parti intendono combattere insieme le ‘tre forze del male’ – terrorismo, separatismo ed estremismo – con particolare attenzione alle organizzazioni incluse nelle liste del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite e ad altri gruppi che minacciano la sicurezza nazionale di Russia e Cina. Mosca e Pechino vogliono inoltre coordinarsi per impedire la pianificazione e l’esecuzione di attentati con nuove tecnologie e per contrastare il sostegno a gruppi terroristici usati per fini politici.
La dimensione educativa e culturale è stata trasformata in un altro asse politico della visita. Xi e Putin hanno inaugurato gli Anni congiunti dell’educazione Cina-Russia 2026-2027, il decimo grande progetto intergovernativo di questo tipo tra i due paesi. L’iniziativa segue gli anni della cultura e punta a rafforzare università, scuole, formazione professionale, mobilità studentesca, ricerca scientifica e studio delle rispettive lingue. Per Mosca e Pechino, la cooperazione educativa serve a dare profondità sociale a un rapporto che non vuole apparire soltanto come un’alleanza di vertice tra apparati statali.
Dietro la retorica della parità, resta tuttavia evidente lo squilibrio crescente tra i due partner. Dopo l’invasione dell’Ucraina e le sanzioni occidentali, la Russia dipende sempre di più dalla Cina per esportare energia, importare tecnologia, sostenere la propria industria e mantenere canali finanziari e commerciali alternativi. La Cina, invece, usa la Russia come retrovia strategica, fonte energetica continentale e partner nella contestazione dell’egemonia americana, ma evita di trasformare il rapporto in una vera alleanza militare formale, che potrebbe costarle troppo nei rapporti con l’Europa, con l’Asia e con parte del Sud globale.
La visita di Putin, arrivata subito dopo quella di Trump, mostra bene la strategia di Xi. Pechino vuole tenere aperto il canale con Washington, decisivo per commercio, tecnologia, dazi e Taiwan, ma allo stesso tempo rafforza il legame con Mosca per dimostrare che la Cina non è isolabile. Putin è alla sua venticinquesima visita in Cina da quando è arrivato al potere e Xi lo ha incontrato oltre quaranta volte. La diplomazia del tè, la cerimonia solenne, i colloqui ristretti e allargati, il coordinamento su sicurezza, energia, spazio, istruzione e ordine mondiale servono a inviare un messaggio unico: Cina e Russia non intendono accettare un sistema internazionale definito dagli Stati uniti.