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Centrosinistra, Conte: M5s non può accettare criterio partito egemone

Roma, 19 apr. (askanews) – “M5s è entrato in politica anche per contrastare un Pd che allora era al governo, per cercare di contrastare apparati di potere quindi oggi non potete chiedere a M5s ‘allora accettate il partito egemone, consolidatelo'”. Lo ha detto il leader M5s, Giuseppe Conte, a Che tempo che fa in onda sul Nove, spiegando la sua contrarietà a individuare il candidato premier del campo largo attraverso il criterio del partito maggiore.

“Questa cosa è simpatica – ha aggiunto – tutti a dirmi ‘primarie, primarie, perché non le accetti’, le ho accettate e alla fine diventa ‘Conte vuole dividere’. Dobbiamo andare al governo per 5 anni. Non bisogna pensare più che da questo lato ci sciogliamo come neve al sole dopo una anno o due con governi tecnici eccetera. Fateci lavorare sul progetto e sul programma poi vedremo quale sarà il modo migliore per trovare un soggetto che si riconosca nel programma e lo realizzi”.

“Se scegliessimo” il criterio del partito egemone “significherebbe che oggi, prima del programma, ci affidiamo al leader del partito maggiore, secondo me non fa bene neppure al Pd esprimere questa vocazione egemonica, perché noi abbiamo una funzione anche di stimolo, permetteteci di portare un contributo”, ha aggiunto.

Calcio, risultati Serie A, Genoa vittoria salvezza, Pisa B vicina

Roma, 19 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 33esima giornata di serie A dopo Pisa-Genoa 1-2

33ª giornata Sassuolo-Como 2-1; Inter-Cagliari 3-0, Udinese-Parma 0-1; Napoli-Lazio 0-2; Roma-Atalanta 1-1, Cremonese-Torino 0-0; Verona-Milan 0-1; Pisa-Genoa 1-2; ore 20.45 Juventus-Bologna. Lunedì 20 aprile, ore 20.45 Lecce-Fiorentina.

Classifica: Inter 78, Napoli, Milan 66, Juventus 60, Roma 59, Como 58, Atalanta 54, Bologna 48, Lazio 47, Sassuolo 45, Udinese 43, Torino 40, Parma, Genoa 39, Fiorentina 35, Cagliari 33, Cremonese 28, Lecce 27, Verona, Pisa 18.

34.a giornata Venerdì 24 aprile, ore 20.45 Napoli-Cremonese. Sabato 25 aprile, ore 15 Parma-Pisa; ore 18 Bologna-Roma; ore 20.45 Verona-Lecce. Domenica 26 aprile, ore 12.30 Fiorentina-Sassuolo; ore 15 Genoa-Como; ore 18 Torino-Inter; ore 20.45 Milan-Juventus. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

35ª giornata – Venerdì 1 maggio, ore 20.45 Pisa-Lecce. Sabato 2 maggio, ore 15 Udinese-Torino; ore 18 Como-Napoli; ore 20.45 Atalanta-Genoa. Domenica 3 maggio, ore 12.30 Bologna-Cagliari; ore 15 Sassuolo-Milan; ore 18 Juventus-Verona; ore 20.45 Inter-Parma. Lunedì 4 maggio, ore 18.30 Cremonese-Lazio; ore 20.45 Roma-Fiorentina.

Papa Leone: "E’ l’amore che deve trionfare, non la guerra"

Roma, 19 apr. (askanews) – “È l’amore che deve trionfare, non la guerra! Questo ci insegna il cuore di Maria, il cuore della Mamma di tutti. Partiamo, allora, da questo Santuario come ‘angeli-messaggeri’ di vita, per portare a tutti la carezza di Maria e la benedizione di Dio”. Così Papa Leone, nel suo discorso oggi pomeriggio al santuario di Muxima, in Angola.

Il Pontefice è intervenuto dopo la recita del rosario. Un momento di “devozione antica e semplice – ha detto – nata nella Chiesa come preghiera per tutti. San Giovanni Paolo II lo ha definito la preghiera di un cristianesimo che ha conservato la ‘freschezza delle origini e si sente spinto dallo Spirito di Dio a “prendere il largo” […] per ridire, anzi “gridare” Cristo al mondo come Signore e Salvatore'”.

“Guardando tutti voi – ha proseguito Papa Leone – Chiesa viva e giovane di Angola, e condividendo questo momento intenso e ricco di fervore, mi sembra che le parole del mio Santo Predecessore si adattino in modo del tutto speciale a questa grande comunità, in cui certamente si sentono la freschezza della fede e la forza dello Spirito. Ci troviamo in un Santuario dove, per secoli, tanti uomini e donne hanno pregato, in momenti gioiosi e anche in circostanze tristi e molto dolorose della storia di questo Paese. Qui da tanto tempo Mama Muxima si adopera nascostamente a tenere vivo e pulsante il cuore della Chiesa, un cuore fatto di cuori: i vostri, e quelli di tante persone che amano, pregano, festeggiano, piangono e a volte addirittura, nell’impossibilità di venire materialmente, affidano a lettere e messaggi postali le proprie richieste e i propri voti, come ha ricordato Sua Eccellenza”.

“Mama Muxima accoglie tutti, ascolta tutti e prega per tutti – ha detto Papa Prevost -. Abbiamo meditato i Misteri gloriosi della vita di Gesù, contemplando nella sua glorificazione il nostro destino e nel suo amore la nostra missione. Cristo, nella Pasqua, ha vinto la morte, mostrandoci la via per tornare al Padre. E perché anche noi possiamo percorrere questa via luminosa e impegnativa, rendendo il mondo intero partecipe della sua bellezza, ci ha donato il suo Spirito, che ci anima e ci sostiene nel cammino e nella missione”.

“Come Maria, anche noi siamo fatti per il Cielo, e verso il Cielo camminiamo con gioia, guardando a Lei, Madre buona e modello di santità, per portare la luce del Risorto ai fratelli e alle sorelle che incontriamo, come abbiamo fatto simbolicamente all’inizio di ciascuna ‘decina’, attraverso rappresentanti di ogni vocazione e ogni età. Come ha ricordato Monsignor Sumbelelo, questo Santuario, dedicato all’Immacolata Concezione, è stato spontaneamente ‘ribattezzato’ dai fedeli Santuario della “Madre del cuore”. È un titolo bellissimo, che ci fa pensare al Cuore di Maria: un cuore limpido e sapiente, capace di conservare e meditare gli eventi straordinari della vita del Figlio di Dio (cfr Lc 2,19.51). Pregando assieme, anche noi abbiamo fatto così, lasciandoci accompagnare da Maria nel ricordo di Gesù”.

“Abbiamo ripercorso con Lei vari momenti della vita del suo Figlio, per alimentare in noi un amore universale come il suo (cfr Rosarium Virginis Mariae, 11). Recitare il Rosario, allora, ci impegna ad amare ogni persona con cuore materno, in modo concreto e generoso, e a spenderci per il bene gli uni degli altri, specialmente dei più poveri. Una mamma ama i suoi figli, pur diversi uno dall’altro, tutti allo stesso modo e con tutto il cuore. Anche noi, davanti alla Madre del cuore, vogliamo promettere di fare lo stesso, adoperandoci senza misura affinché a nessuno manchi l’amore, e con esso il necessario per vivere in modo dignitoso ed essere felice: perché chi ha fame abbia di che sfamarsi, perché tutti i malati possano ricevere le cure necessarie, perché ai bambini – ha detto il Pontefice – sia garantita un’adeguata istruzione, perché gli anziani vivano serenamente gli anni della loro maturità. A tutte queste cose pensa una mamma: a tutte queste cose pensa Maria, e invita anche noi a condividere la sua sollecitudine”.

“Cari giovani, cari membri della Legione di Maria, cari fratelli e sorelle, la Madonna ci chiede di lasciarci coinvolgere dai sentimenti del suo cuore, per essere come Lei operatori di giustizia e portatori di pace. Qui c’è un grande progetto in corso: la costruzione di un nuovo Santuario, che possa ospitare tutti quelli che vengono in pellegrinaggio. Specialmente voi, giovani, prendetelo come un segno. Anche a voi, infatti, la Madre del Cielo affida un grande progetto: quello di costruire un mondo migliore, accogliente, dove non ci siano più guerre, né ingiustizie, né miseria, né disonestà, e dove i principi del Vangelo ispirino e plasmino sempre più i cuori, le strutture e i programmi, per il bene di tutti”.

“È l’amore che deve trionfare – è il richiamo del Papa – non la guerra! Questo ci insegna il cuore di Maria, il cuore della Mamma di tutti. Partiamo, allora, da questo Santuario come “angeli-messaggeri” di vita, per portare a tutti la carezza di Maria e la benedizione di Dio. Mama Muxima, tueza kokué, Mama Muxima, tutambululé: ‘Mamma del cuore, veniamo a te, per offrirti tutto’. Così dice l’Inno a Mama Muxima, e continua: ‘Veniamo per chiedere la tua benedizione’. Carissimi, offriamo tutto a Maria, donandoci tutti ai fratelli, e accogliamo con gioia, per sua intercessione, la benedizione del Signore, per portarla a chiunque incontriamo. Amen”.

Dl sicurezza, Noi Moderati: correggere norma su premi ad avvocati

Roma, 19 apr. (askanews) – Noi Moderati ritiene “necessario correggere” la norma del decreto sicurezza che prevede incentivi per gli avvocati che ottengono il rimpatrio volontario del proprio assistito e si impegna affinché “venga rivista ed eliminata” in un provvedimento successivo al decreto sicurezza che, essendo in scadenza, ha urgenza di essere convertito in legge. Lo afferma il responsabile Giustizia di Noi Moderati Gaetano Scalise.

“Come responsabile Giustizia di Noi Moderati – afferma – ritengo doveroso prendere una chiara distanza dall’emendamento in materia di rimpatri volontari assistiti. Si tratta di una forzatura normativa che rischia di incidere in modo improprio sull’assetto e sulla funzione costituzionale della difesa tecnica. Coinvolgere l’avvocatura – e addirittura il Consiglio Nazionale Forense – in un meccanismo che prevede un compenso subordinato all’esito della procedura (ossia all’effettivo rimpatrio) introduce una logica premiale incompatibile con i principi di autonomia, indipendenza e libertà della difesa. L’avvocato non può essere trasformato in un soggetto funzionale al raggiungimento di un obiettivo amministrativo dello Stato, né può vedere la propria attività condizionata da un incentivo economico legato al risultato. Un simile impianto rischia di alterare il rapporto fiduciario con il cliente e di compromettere il ruolo dell’avvocatura quale presidio di garanzia dei diritti”.

“Per queste ragioni, considerata l’urgenza della conversione del decreto, riteniamo necessario correggere questa previsione con un successivo intervento e, previo confronto con l’avvocatura istituzionale, ci impegneremo affinché tale previsione venga rivista ed eliminata così da salvaguardare i principi fondamentali dell’ordinamento e la dignità della funzione difensiva”, conclude.

Energia, Ue propone più smart work e meno voli per dipendenti PA e aziende

Roma, 19 apr. (askanews) – Obbligo di lavoro da remoto almeno un giorno a settimana (nei settori in cui è possibile), taglio dell’Iva al 6% su pompe di calore, pannelli fotovoltaici e scaldabagni solari. Meccanismi di noleggio a lungo termine o altre agevolazioni per facilitare l’accesso ai veicoli elettrici alle famiglie a basso e medio reddito; sussidi al 50% e prestiti a interesse zero fino a 50.000 euro per il rinnovo e l’isolamento degli edifici. Campagne di sensibilizzazione pubblica per la riduzione di un grado della temperatura del riscaldamento e l’aumento di un grado per gli impianti di raffreddamento. Sono alcune delle proposte la Commissione europea si appresta a mettere nero su bianco, con una Comunicazione attesa mercoledì.

Includerà misure per ridurre sull’immediato i consumi di carburanti e fonti di energia fossili, in risposta alla crisi energetica innescata dalla guerra in Iran. Secondo una bozza della Comunicazione, un’altra misura che viene prospettata è la limitazione dei viaggi aerei, quando possibile, per il personale delle aziende e per gli impiegati pubblici. E si raccomanda anche al settore marittimo di ridurre significativamente la velocità di navigazione delle navi cargo, per diminuire il consumo di carburante.

Come era stato già anticipato dalla stessa Commissione, le raccomandazioni si basano soluzioni analoghe a quelle che erano state elaborate all’inizio della crisi innescata dall’invasione russa in Ucraina. Prevedono interventi sull’immediato ma anche una strategia di medio e lungo termine, che spinge nuovamente su rinnovabili e fonti non fossili, tra cui il nucleare.

Sul problema che appare più immediato, quello del kerosene, secondo il Financial Times le proposte Ue sono ancora oggetto di “sviluppo”. Ieri l’altro, il commissario Ue all’Energia, Dan Joergensen aveva ipotizzato allo stesso quotidiano la possibilità di prevedere condivisione delle riserve di carburanti per l’aviazione tra paesi, con l’Ue che assumerebbe il ruolo di re distributore.

Fonti di Bruxelles, aggiunge al quotidiano, ribadiscono che quelle che verranno presentate mercoledì sono proposte, non provvedimenti vincolanti.

Assemblea Più Europa si spacca, passa mozione Hallisey che chiede congresso

Roma, 19 apr. (askanews) – L’assemblea di Più Europa, riunitasi oggi, ha approvato con 52 voti su 100 la mozione presentata dal presidente del partito Matteo Hallisey in cui si “sostiene la necessità di convocare un nuovo congresso”.

La presidente dell’Assemblea, Agnese Balducci, ha valutato la mozione “non legittima”. “Allo stato attuale – spiega Riccardo Magi, eletto segretario nel congresso del 2024 e dunque in carica, da statuto, per tre anni – non sussistono le condizioni per la convocazione di un congresso straordinario, che lo statuto prevede solo in caso di morte, dimissioni o sfiducia del segretario: circostanze che non si sono verificate”. Per la sfiducia infatti occorrono almeno i 2/3 dell’assemblea.

“Ciononostante – aggiunge Magi – ritengo comunque importante raccogliere l’invito che oggi arriva dall’assemblea circa l’esigenza di dotarsi di strumenti che valorizzino il confronto interno e arrivino a una sintesi chiara su alleanze politiche, agenda e regole in vista delle sfide dei prossimi mesi, elettorali e non. Al contempo avvieremo subito una fase di revisione delle regole congressuali che sono ritenute da più parti inadeguate”.

“Come accade in tutti i partiti, in particolare in quelli autenticamente democratici, e ancor più con l’avvicinarsi delle elezioni – sottolinea – anche +Europa è attraversata da un confronto interno vivace e articolato. È mia precisa volontà valorizzare questo dibattito, ascoltando tutte le posizioni e trasformandole in un elemento di rafforzamento politico, per mettere il partito nelle condizioni migliori di portare avanti, con ancora maggiore determinazione, il nostro impegno amper un’Europa federale e a difesa dello Stato di diritto”, assicura Magi.

Calcio, Allegri: "Milan, avanti insieme"

Roma, 19 apr. (askanews) – Il Milan ritrova il successo battendo 1-0 il Verona al Bentegodi e rilancia la propria corsa Champions. Decide il gol di Adrien Rabiot nel primo tempo, al termine di una gara non brillante ma concreta, che consente ai rossoneri di agganciare il Napoli al secondo posto e allungare sul quinto.

Nel post partita l’analisi di Massimiliano Allegri è lucida e pragmatica: “Oggi era complicata, venivamo da due sconfitte pesanti. A sei giornate dalla fine i punti pesano di più e cresce la pressione. Giocare a Verona è sempre difficile, conta portare a casa il risultato, anche oltre le belle giocate”. Il tecnico sottolinea l’importanza della solidità difensiva e della partecipazione collettiva: “Non abbiamo rischiato molto, la squadra voleva vincere e lo ha dimostrato”.

Spazio anche ai singoli, a partire da Matteo Gabbia: “Ha fatto una buona partita, ma tutti si sono applicati”. Un passaggio anche su Rafael Leao, autore dell’assist decisivo: “Ha giocato bene, poi avevo bisogno di caratteristiche diverse”.

Infine, inevitabile il riferimento al futuro dopo le parole della dirigenza: “In questo momento non c’è nessuna telefonata e penso solo al Milan. Abbiamo iniziato un percorso insieme e lo proseguiremo insieme”. Parole che “allontanano” l’ipotesi Nazionale per Allegri e rafforzano il legame tra Allegri e il club, mentre i rossoneri si preparano al decisivo scontro diretto con la Juventus.

Calcio, risultati Serie A, il Milan aggancia il Napoli: secondo

Roma, 19 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 33esima giornata di serie A dopo Verona-Milan 0-1

33ª giornata Sassuolo-Como 2-1; Inter-Cagliari 3-0, Udinese-Parma 0-1; Napoli-Lazio 0-2; Roma-Atalanta 1-1, Cremonese-Torino 0-0; Verona-Milan 0-1; ore 18 Pisa-Genoa; ore 20.45 Juventus-Bologna. Lunedì 20 aprile, ore 20.45 Lecce-Fiorentina.

Classifica: Inter 78, Napoli, Milan 66, Juventus 60, Roma 59, Como 58, Atalanta 54, Bologna 48, Lazio 47, Sassuolo 45, Udinese 43, Torino 40, Parma 39, Genoa 36, Fiorentina 35, Cagliari 33, Cremonese 28, Lecce 27, Verona, Pisa 18.

34.a giornata Venerdì 24 aprile, ore 20.45 Napoli-Cremonese. Sabato 25 aprile, ore 15 Parma-Pisa; ore 18 Bologna-Roma; ore 20.45 Verona-Lecce. Domenica 26 aprile, ore 12.30 Fiorentina-Sassuolo; ore 15 Genoa-Como; ore 18 Torino-Inter; ore 20.45 Milan-Juventus. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

35ª giornata – Venerdì 1 maggio, ore 20.45 Pisa-Lecce. Sabato 2 maggio, ore 15 Udinese-Torino; ore 18 Como-Napoli; ore 20.45 Atalanta-Genoa. Domenica 3 maggio, ore 12.30 Bologna-Cagliari; ore 15 Sassuolo-Milan; ore 18 Juventus-Verona; ore 20.45 Inter-Parma. Lunedì 4 maggio, ore 18.30 Cremonese-Lazio; ore 20.45 Roma-Fiorentina.

Calcio, Milan passa a Verona, decide Rabiot 1-0

Roma, 19 apr. (askanews) – Il Milan ritrova la vittoria e lo fa di misura al Bentegodi battendo 1-0 il Verona grazie a un gol di Adrien Rabiot. La squadra di Massimiliano Allegri interrompe la serie negativa dopo i ko con Napoli e Udinese, aggancia proprio il Napoli e resta a distanza dall’Inter capolista, mentre per l’Hellas arriva la quinta sconfitta consecutiva che vale l’ultimo posto in classifica.

Partita dai ritmi bassi fin dalle prime battute, con poche occasioni e squadre attente più a non scoprirsi che a costruire gioco. Il Verona gestisce il possesso, mentre il Milan prova a pungere in ripartenza. Lorenzo Montipò è attento sulle conclusioni di Luka Modric e dello stesso Rabiot, mentre i gialloblù si rendono pericolosi dalla distanza senza trovare precisione.

Il match si sblocca al 41′: inserimento perfetto di Rabiot che dialoga con Rafael Leao, riceve in profondità e batte Montipò con freddezza per lo 0-1. Nel finale di primo tempo è però decisivo Mike Maignan, che salva il risultato su Belghali mantenendo il vantaggio rossonero all’intervallo.

Nella ripresa il copione non cambia: ritmi contenuti e poche occasioni nitide. Il Verona cresce e sfiora il pari ancora con Belghali e con il giovane Vermesan, ma Maignan risponde presente. Il Milan prova a chiudere i conti e trova anche il raddoppio con Matteo Gabbia, annullato però dal Var per fuorigioco. Nel finale clamorosa occasione per Alexis Saelemaekers, ma Valentini salva sulla linea evitando lo 0-2.

Gli ultimi minuti sono di sofferenza per il Milan, che resiste agli assalti dell’Hellas e porta a casa tre punti preziosi. Successo fondamentale per Allegri, che rilancia le ambizioni europee in vista del prossimo turno, quando andrà in scena uno scontro diretto in chiave Champions contro la Juventus. Per il Verona, invece, continua il momento nero con una classifica sempre più preoccupante.

Chiude 30esima edizione di miart: "Forte attenzione internazionale"

Milano, 19 apr. (askanews) – Si conclude oggi la trentesima edizione di miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea organizzata da Fiera Milano e diretta, per l’ultimo anno del suo mandato, da Nicola Ricciardi. Con il titolo “New Directions” – omaggio a John Coltrane (1926-1967) in occasione del centenario dalla sua nascita – miart ha voluto puntare sul potere trasformativo del jazz, dando vita a un’edizione che ha voluto coniugare la celebrazione della propria storia con uno slancio verso il futuro.

Nella nuova sede della South Wing di Allianz Mico, 160 gallerie da 24 Paesi suddivise in 3 sezioni – Emergent, Established, Established Anthology – hanno raccontato più di cento anni di storia dell’arte attraverso oltre 1200 opere, dando vita a un dialogo continuo tra epoche, generazioni e linguaggi. In via del tutto inedita, il progetto speciale Movements ha arricchito la piattaforma portando, per la prima volta in fiera, il linguaggio sperimentale del video e del film d’artista.

Fin dalle prime ore di apertura e per tutta la sua durata, la fiera ha vibrato di una forte energia, confermandosi capace di attrarre un pubblico selezionato e altamente qualificato. Forte di una rete di circa 16.700 contatti VIP- tra collezionisti, art advisor, direttori e curatori di museo, professionisti del mondo dell’arte – la manifestazione ha registrato una crescita del 20% nella loro presenza in fiera. A confermare ulteriormente l’internazionalità di miart hanno contribuito anche i VIP ospitati, di cui il 70% proviene da 27 Paesi esteri. Significativa, inoltre, la partecipazione di 28 tra delegazioni culturali e sostenitori istituzionali da tutto il mondo: un insieme di presenze che ha trasformato la fiera in un crocevia internazionale di sguardi, relazioni e visioni condivise. Intorno agli spazi espositivi, un flusso costante di pubblico ha accompagnato l’evento, restituendo l’immagine di una manifestazione viva e profondamente condivisa.

Un ulteriore impulso alla dimensione internazionale è stato fornito dalla collaborazione con ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Questa sinergia ha inoltre favorito la partecipazione di una nutrita delegazione di collezionisti e giornalisti internazionali, contribuendo in modo significativo allo sviluppo della manifestazione, ampliandone la visibilità e rafforzandone il posizionamento nel panorama artistico globale.

Grazie al contributo di partner e sponsor, insieme al coinvolgimento di autorevoli giurie composte da curatori e direttori di musei internazionali, sono stati assegnati nove riconoscimenti – tra premi, commissioni e acquisizioni – a sostegno del lavoro di artisti e gallerie: Fondo di Acquisizione di Fondazione Fiera Milano ha selezionato opere di Vivian Suter (kaufmann repetto, Milano – New York), Sergio Fermariello (Galleria Tonelli, Milano – Porto Cervo), Claudia Comte (VISTAMARE, Milano – Pescara), Nika Kutateladze (Bukia Vakhania, Tbilisi – Berlino), Tobias Just (Barbati Gallery, Venezia), Sung Tieu (Trautwein Herleth, Berlino), Giosetta Fioroni (Galleria d’Arte Maggiore g.a.m., Bologna – Parigi – Venezia), Concorde (Ilenia, Londra), Theresa Buchner (MATTA, Milano), Marco Scarpi (Amanita, New York – Roma); Premio Herno per il miglior allestimento assegnato a Mai 36 Galerie (Zurigo) nella sezione Established Anthology; Premio LCA Studio Legale per Emergent a Lovay Fine Arts (Ginevra); Premio Orbital Cultura – Nexi Group ad Armin Linke, rappresentato da VISTAMARE (Milano, Pescara) nella sezione Established; SZ CAM Sugar miart commission ha selezionato il progetto di Marco Pio Mucci, presentato da MATTA (Milano) nella sezione Emergent; Archivorum Publication Award assegnato a Dr. Frank Wasser (Dublino) con COMMUNE (Vienna) nella sezione Emergent; Premio Matteo Visconti di Modrone conferito a Diambe (Rio de Janeiro, 1993) con kaufmann repetto (Milano, New York) nella sezione Established, e Menzione Speciale a Sofía Salazar Rosales (Quito, 1999) con ChertLüdde (Berlino) nella sezione Established Anthology; Premio Massimo Giorgetti sostiene Theresa Buchner (Aachen, 1993) con MATTA (Milano) nella sezione Emergent; Premio Rotary Club Milano Brera per l’Arte Contemporanea e Giovani Artisti a Emilio Gola (Milano, 1994) con l’opera Untitled (2025), esposta da Monica De Cardenas (Milano, Zuoz) nella sezione Established.

Tennis, Cobolli: "Settimana incredibile, amo questo torneo"

Roma, 19 apr. (askanews) – “È stata una settimana incredibile. L’abbiamo trascorsa insieme anche vedendo l’impresa del Bayern Monaco in Champions League (ride, ndr). Shelton, congratulazioni a te e a tutto il tuo team: sei un grande amico”. Così Flavio Cobolli dopo la finale persa a Monaco contro Ben Shelton. “Ti auguro il meglio per questa stagione e spero di incontrarti di nuovo – continua – Ho amato molto questo torneo e sicuramente ci tornerò. Grazie al pubblico, mi piace giocare qui con voi. Grazie di tutto anche al mio team. Ieri ho chiamato la mia ragazza, che è qui, ma avendo perso forse era meglio se fosse rimasta a casa (ride, ndr)”.

Tennis, Cobolli ko, Shelton vince a Monaco

Roma, 19 apr. (askanews) – Ben Shelton batte Flavio Cobolli con il punteggio di 6-2, 7-5 e conquista l’Atp 500 di Monaco di Baviera. Una partita divisa in due parti: nel primo set, Cobolli ha perso la battuta in apertura e ha sprecato ben sei palle del controbreak nel secondo game. Da quel momento, totale controllo da parte dell’americano, che ha chiuso 6-2 in 42 minuti. Molto più equilibrio invece nel secondo parziale, in cui il numero due del seeding ha conquistato il break (unico del secondo set) nell’undicesimo game, che gli ha permesso di andare a servire per chiudere il match. Per Shelton arriva così il quinto titolo a livello Atp, il secondo del 2026. Con questa finale, Cobolli da lunedì sarà numero 13 al mondo (eguagliato il suo best ranking).

Calcio, risultati Serie A, Cremonese a quota 28

Roma, 19 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 33esima giornata di serie A dopo Cremonese-Torino 0-0

33ª giornata Sassuolo-Como 2-1; Inter-Cagliari 3-0, Udinese-Parma 0-1; Napoli-Lazio 0-2; Roma-Atalanta 1-1, Cremonese-Torino 0-0; ore 15 Verona-Milan; ore 18 Pisa-Genoa; ore 20.45 Juventus-Bologna. Lunedì 20 aprile, ore 20.45 Lecce-Fiorentina.

Classifica: Inter 78, Napoli 66, Milan 63, Juventus 60, Roma 59, Como 58, Atalanta 54, Bologna 48, Lazio 47, Sassuolo 45, Udinese 43, Torino 40, Parma 39, Genoa 36, Fiorentina 35, Cagliari 33, Cremonese 28, Lecce 27, Verona, Pisa 18.

34.a giornata Venerdì 24 aprile, ore 20.45 Napoli-Cremonese. Sabato 25 aprile, ore 15 Parma-Pisa; ore 18 Bologna-Roma; ore 20.45 Verona-Lecce. Domenica 26 aprile, ore 12.30 Fiorentina-Sassuolo; ore 15 Genoa-Como; ore 18 Torino-Inter; ore 20.45 Milan-Juventus. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

35ª giornata – Venerdì 1 maggio, ore 20.45 Pisa-Lecce. Sabato 2 maggio, ore 15 Udinese-Torino; ore 18 Como-Napoli; ore 20.45 Atalanta-Genoa. Domenica 3 maggio, ore 12.30 Bologna-Cagliari; ore 15 Sassuolo-Milan; ore 18 Juventus-Verona; ore 20.45 Inter-Parma. Lunedì 4 maggio, ore 18.30 Cremonese-Lazio; ore 20.45 Roma-Fiorentina.

Carburanti, Mimit: benzina cala a 1,760 euro al litro, diesel cala a 2,106

Roma, 19 apr. (askanews) – Prezzi dei carburanti alle stazioni di servizio in calo per il decimo giorno consecutivo, secondo i dati dell’Osservatorio del ministero di Imprese e Made in Italy. Lungo la rete stradale nazionale, il prezzo medio in modalità “self service” è pari a 1,760 euro al litro per la benzina e 2,106 euro al litro per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,792 euro per la benzina e 2,142 euro per il gasolio, riporta il Mimit con una nota.

Formula1, Imola acclama Antonelli: "Kimi, Kimi"

Roma, 19 apr. (askanews) – Giornata speciale a Autodromo Enzo e Dino Ferrari, dove il pubblico vive un’autentica festa per Kimi Antonelli, protagonista inatteso ma assoluto alla 6 Ore di Imola, gara inaugurale del Mondiale Endurance 2026. Il giovane pilota bolognese, leader del campionato di Formula 1 con due successi stagionali, è accolto da cori da stadio e da un entusiasmo travolgente.

Arrivato fin dal mattino nel paddock come ospite vip della World Endurance Championship, Antonelli catalizza immediatamente l’attenzione di tifosi e addetti ai lavori. Dalle tribune si alza un coro continuo, “Kimi, Kimi, Kimi”, che accompagna ogni suo movimento e testimonia il crescente legame tra il pilota e il pubblico italiano.

Il 19enne della Mercedes si concede ai tifosi con grande disponibilità: saluta sotto la tribuna centrale, lancia cappellini autografati e ricambia l’affetto con sorrisi visibilmente emozionati. Un bagno di folla che non lo lascia indifferente e che conferma il suo status di nuovo idolo del motorsport nazionale.

Momento clou della giornata l’inno di Mameli, cantato insieme al pubblico, prima del ruolo di starter d’eccezione: alle ore 13 Antonelli sventola il tricolore dando ufficialmente il via alla gara, con le Ferrari in pole position nella categoria Hypercar.

Per il giovane leader del Mondiale F1 si tratta di una parentesi di entusiasmo e carica in vista della ripresa della stagione, che tornerà nel weekend del 3 maggio a Miami. A Imola, intanto, è già nato un nuovo beniamino.

Un anno senza Francesco, mons. Lahzi Gaid: fu il Papa della pace

Roma, 19 apr. (askanews) – “Papa Francesco fu davvero il Papa della pace. E oggi, forse più di ieri, ne abbiamo bisogno”. Così lo ricorda mons. Yoannis Lahzi Gaid, ex segretario del Pontefice argentino, a un anno dalla morte di Bergoglio, il 21 aprile 2025.

“Il Medio Oriente appare più lacerato di un anno fa: conflitti persistenti, tensioni irrisolte, un integralismo religioso che si nasconde dietro apparenze di pietà, e crisi economiche che spingono milioni di persone verso la migrazione, la povertà o la disperazione. In questo scenario – scrive mons. Lahzi Gaid – il nome di Francesco torna con forza a porre una domanda essenziale: e se il mondo avesse davvero ascoltato la sua voce?” “Papa Francesco non è stato soltanto il capo della Chiesa cattolica. Divenne rapidamente una coscienza del mondo – prosegue – un riferimento morale per chiunque cercasse una pace autentica, non fondata sulla forza delle armi, ma sulla dignità della persona. Nel nostro Medio Oriente non fu mai un ospite di passaggio, fu un fratello, un amico che portava nel cuore le ferite di queste terre e difendeva le sue popolazioni nei momenti più difficili. Scrivo oggi da figlio di questo Oriente e da testimone diretto, avendo accompagnato il Santo Padre nella maggior parte delle sue visite storiche nella regione. Tappe che non si sono limitate a trasformare l’immagine della Chiesa, ma hanno ridefinito il concetto stesso di dialogo interreligioso, abbattendo muri costruiti nel corso di decenni”.

L’ex segretario di Bergoglio ricorda la visita in Giordania e Terra Santa, che “non fu un viaggio di protocollo, ma un pellegrinaggio spirituale sulle orme dei profeti” quando “alzò la voce per una soluzione giusta alla questione palestinese, fondata sul rispetto dei diritti e della dignità umana, rifiutando ogni logica di esclusione e di violenza”. E poi il viaggio in Egitto, nell’aprile 2017. “Giunse dopo attentati terroristici sanguinosi, in un clima di sicurezza straordinariamente delicato. Nonostante le preoccupazioni – ricorda – il Papa insistette nel volerci essere: riteneva che l’assenza, in simili momenti, costituisse un tradimento della missione. Al Cairo incontrò il Presidente Abd el-Fattah el-Sisi, Sua Santità Papa Tawadros II e partecipò alla Conferenza mondiale sulla pace organizzata dall’Università Al-Azhar, su invito del Grande Imam, il Dr. Ahmad Al-Tayyeb”.

“Nel corso degli anni trascorsi al fianco del Santo Padre, come primo segretario personale proveniente dal Medio Oriente – ribadisce – ho potuto osservare da vicino la sua determinazione a rendere giustizia all’uomo di questa regione e a mostrarne il vero volto culturale, così distante dalle immagini distorte alimentate da guerre ed estremismi. Credeva con convinzione che il dialogo con l’islam non fosse una scelta diplomatica, ma un dovere di fede e di umanità: la pace non si costruisce con i discorsi, ma con l’incontro, con il riconoscimento reciproco, con la difesa dei poveri, dei profughi, delle vittime dei conflitti”.

“A un anno dalla sua morte – sottolinea ancora – l’eredità di Francesco appare più urgente che mai. In un Oriente dilaniato da conflitti e appesantito dall’integralismo e dalle crisi economiche, egli offre il modello di una guida religiosa che ha scelto l’umiltà al posto del potere, la misericordia al posto della condanna, la pace al posto dello schieramento. Papa Francesco è andato via nel corpo, ma il suo lascito è vivo in ogni scuola, in ogni università, in ogni centro di dialogo che studia il Documento sulla fratellanza umana. È vivo nella sua immagine mentre piange con i rifugiati, ascolta le sofferenze dei popoli, ride con i bambini d’Oriente senza barriere di sorta. In questo anniversario non ricordiamo un uomo, un Papa, ma evochiamo un messaggio profetico. Un messaggio che dice: la pace è possibile, la religione può essere un ponte e non un’arma, e il Medio Oriente, nonostante tutto ciò che attraversa, è ancora capace di essere terra d’incontro, e non campo di battaglia”.

Il Papa: tregua in Libano è speranza, incoraggio a proseguire il dialogo per la pace

Roma, 19 apr. (askanews) – La “tregua in Libano è motivo di speranza”: il Papa incoraggia, durante il Regina Caeli pronunciato in Angola, la “soluzione diplomatica a proseguire” nel “dialogo di pace” perché “termino le ostilità in tutto il Medio Oriente”. Poi un nuovo appello alla pace di Papa Leone per l’Ucraina. “Esprimo la mia vicinanza a tutti coloro che soffrono e vi assicuro le mie preghiere per tutto il popolo ucraino. Ribadisco l’appello al silenzio delle armi e al proseguimento del dialogo”, ha detto Leone al termine del Regina Caeli dopo la messa presieduta alla spianata di Kilamna, in Angola.

Iran, Wsj: da Trump decisioni improvvisate sulla guerra, senza consultarsi

Roma, 19 apr. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe preso decisioni chiave sulla guerra in Iran in modo improvvisato, senza il contributo dei suoi consiglieri, ed era desideroso di un cessate-il-fuoco per far fronte all’aumento dei prezzi del carburante. Lo indica una ricostruzione del Wall Street Journal.

Durante tutto il conflitto, Trump si è concentrato su indicatori tattici, come il numero di obiettivi iraniani distrutti, e avrebbe apprezzato la visione di filmati di spettacolari esplosioni in Iran, hanno sottolineato – secondo il quotidiano – funzionari statunitensi.

Quando ha appreso che due piloti statunitensi erano stati abbattuti sopra i cieli dell’Iran, Trump avrebbe urlato contro i collaboratori “per ore”, ha scritto il Wall Street Journal. Il suo team lo avrebbe tenuto lontano dalla Situation Room perché “ritenevano che la sua impazienza non sarebbe stata utile”, ha aggiunto un altro alto funzionario dell’amministrazione americana. Dopo che il secondo pilota è stato salvato in una drammatica operazione statunitense, Trump ha pubblicato una serie di minacce sul suo social Truth. La mattina della domenica di Pasqua, ha scritto: “Aprite il fottuto stretto, bastardi pazzi, o vivrete all’inferno”, concludendo con un “Sia lodato Allah”.

Secondo la ricostruzione, senatori repubblicani e leader cristiani hanno contattato la Casa Bianca quel giorno, preoccupati per l’uso di un linguaggio volgare da parte del presidente degli Stati Uniti e per il ricorso a un’espressione musulmana nel giorno di Pasqua.

Trump avrebbe detto a un consigliere di aver ideato personalmente la frase su Allah per spaventare gli iraniani e portarli al tavolo dei negoziati, dando l’impressione di essere imprevedibile. Anche la sua minaccia, pochi giorni dopo, che “un’intera civiltà morirà stanotte” sarebbe stata improvvisata e non coordinata con i consiglieri, secondo funzionari dell’amministrazione, e rappresenterebbe un ulteriore tentativo di intimidire la repubblica islamica per spingerla ad accettare un accordo.

Una delle principali ragioni della sua urgenza nel raggiungere un’intesa con l’Iran sarebbe la pressione economica provocata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, si legge nella ricostruzione, con alcuni funzionari della Casa Bianca sorpresi dalla rapidità e facilità con cui gli iraniani sarebbero riusciti a bloccare la via d’acqua. Secondo il Wall Street Journal, Trump si sarebbe anche stupito di quanto facilmente “uno con un drone” possa chiudere Hormuz.

Amministratori delegati di aziende energetiche hanno espresso le loro preoccupazioni al segretario all’Energia Chris Wright e al segretario al Tesoro Scott Bessent riguardo all’impatto della chiusura sul mercato energetico, un fattore che a volte sembrava pesare molto sulle valutazioni di Trump. In altre occasioni, invece, il presidente degli Stati Uniti ha mostrato di essere disposto a continuare a combattere.

Iran, le notizie più importanti del 19 aprile sulla guerra

Roma, 19 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di domenica 19 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale.

-11:51 Gb, Londra: nella notte nuovo attacco incendiario a sinagoga.

-11:16 Iran, pasdaran: Ogni nave che si avvicina a Hormuz “presa di mira”.

-11:04 Idf: uccisi oltre 150 militanti Hezbollah giorno precedente tregua.

-10:37 Yemen, Houthi: massima allerta, pronti contro aggressione popolo.

-10:01 Iran, Cnn: il traffico sullo Stretto di Hormuz nuovamente bloccato.

-09:51 Iran, Pezeshkian: Trump non può privarci del nucleare, chi è lui?

– 09:24 Il leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei ha avvertito Stati Uniti e Israele: subiranno “nuove amare sconfitte”. In un messaggio letto dalla televisione di Stato iraniana, il leader supremo ha annunciato che la marina è pronta a infliggere “nuove amare sconfitte” agli Stati Uniti e a Israele, mentre le tensioni si intensificano nello Stretto di Hormuz, dove almeno due navi mercantili hanno riferito di essere state bersagliate da colpi d’arma da fuoco.

-08:41 Israele “ha dimostrato di essere un grande alleato” degli Usa. Il presidente americano, Donald Trump ha elogiato Israele, in un post su Truth, nella sua guerra contro l’Iran. “Hanno dimostrato di essere grandi alleati degli Stati Uniti – scrive Trump nel post – sono coraggiosi, audaci, leali e intelligenti e, a differenza di altri che hanno mostrato la loro vera natura nei momenti di conflitto e stress, Israele combatte duramente e sa come vincere”.

Libri, esce "Eva e Maria-Un corpo solo, due anime opposte" di Martinelli

Roma, 19 apr. (askanews) – È disponibile “Eva e Maria – Un corpo solo, due anime opposte”, il nuovo romanzo di Tommaso Martinelli, pubblicato da De Nigris Editore. Al centro della narrazione, la storia di due gemelle siamesi, Eva e Maria, costrette a condividere lo stesso corpo ma profondamente diverse per natura e visione del mondo. Eva è impulso, desiderio, esperienza; Maria è riflessione, equilibrio, protezione. Due anime opposte che non possono separarsi né ignorarsi: ogni scelta diventa una trattativa, ogni emozione una battaglia silenziosa.

Tra adolescenza, amore, paura e desiderio, il romanzo accompagna il lettore in un viaggio intimo e universale, dove la dualità diventa metafora dell’identità umana. In un mondo che osserva Eva e Maria come un’anomalia, le due protagoniste si trasformano nello specchio di una verità condivisa: nessuno è mai una cosa sola.

“L’idea del libro nasce del tutto casualmente, grazie all’incoraggiamento di Armando De Nigris e di Maria Antonietta Mormile della De Nigris Editore, ai quali, mesi fa, avevo raccontato che in quel periodo ero concentrato sulla stesura di un nuovo soggetto destinato al mercato dell’audiovisivo, incentrato su due gemelle siamesi – racconta Tommaso Martinelli -. Le storie dei siamesi, infatti, mi avevano sempre incuriosito e allo stesso tempo affascinato. Ma tutte quelle che mi erano state raccontate o che semplicemente avevo appreso attraverso interviste o documentari, fino ad allora, erano perennemente incentrate su siamesi sempre in simbiosi e totale sintonia tra di loro. A quel punto mi sono chiesto: e se tentassi di raccontare la storia di due gemelle siamesi che siano tra loro così diverse, a livello interiore, da non trovare mai un punto d’incontro, pur costrette a condividere quotidianamente e da sempre un unico corpo? Da lì sono nate Eva e Maria, che per il momento racconto in questo libro e che in futuro potrebbero trasformarsi anche in altro”.

Con una scrittura intensa e profondamente umana, Martinelli affronta temi universali come l’identità, il conflitto interiore e il coraggio di accettare tutte le sfumature di sé, anche quelle più scomode.

Il Papa: Angola segnata da guerra e povertà, ha fame e sete di pace

Roma, 19 apr. (askanews) – L’Angola, “Paese bellissimo e ferito” ha “fame e sete di speranza, di pace e di fraternità”. Lo ha detto il Papa alla messa a Kilamba, a 30 km di Luanda, nel suo secondo giorno in Angola. Leone ricorda “il dolore da cui questo vostro Paese è stato segnato: una lunga guerra civile con il suo strascico di inimicizie e divisioni, di risorse sperperate e di povertà”.

“Quando per lungo tempo si è immersi in una storia così marchiata dal dolore – sottolinea il Papa – si corre il rischio dei due discepoli di Emmaus: perdere la speranza e rimanere paralizzati dallo scoraggiamento”. E proprio prendendo spunto dal Vangelo che ricorda i discepoli di Emmaus, il Pontefice si sofferma sulla difficoltà nell’avere speranza di “una via di uscita”. I discepoli di Emmaus, “parlano ancora di quello che è accaduto, con la fatica di chi non sa come ricominciare, né se sia possibile farlo”. Ma “il Signore, anche oggi per noi” è “risorto e cammina al nostro fianco mentre percorriamo la strada della sofferenza e dell’amarezza, aprendo i nostri occhi perché possiamo riconoscere la sua opera e donandoci la grazia di ripartire e di ricostruire il futuro”, prosegue il Pontefice.

“Ecco tracciata anche per noi, per voi, cari fratelli e sorelle angolani, la strada per ricominciare: da una parte la certezza che il Signore ci accompagna e ha compassione di noi, dall’altra l’impegno che Egli ci chiede”, conclude il Papa.

Cnn: il traffico sullo Stretto di Hormuz è nuovamente bloccato

Roma, 19 apr. (askanews) – Il traffico nello Stretto di Hormuz si è nuovamente bloccato dopo che sabato due navi sono state oggetto di attacchi. Lo scrive la Cnn, citando i dati di Marine Traffic, secondo cui la maggior parte delle navi presenti nell’area si è spostata più all’interno del Golfo Persico o verso il Golfo di Oman, dove la situazione è relativamente più sicura.

Sabato alcune motovedette iraniane hanno aperto il fuoco contro una petroliera in transito nello stretto e, secondo quanto riferito dall’Organizzazione britannica per il traffico marittimo, una seconda nave sarebbe stata colpita da un “proiettile non identificato”. Nuova Delhi ha dichiarato che due navi battenti bandiera indiana sono state coinvolte in incidenti nello stretto e ha convocato il proprio ambasciatore iraniano per discutere della questione.

Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha affermato che bloccherà lo stretto e che “avvicinarsi allo Stretto di Hormuz sarà considerato come una forma di cooperazione con il nemico, e qualsiasi nave che violi tale divieto sarà presa di mira”.

Pezeshkian: Trump non può privarci del nucleare, chi è lui?

Roma, 19 apr. (askanews) – “Trump sostiene che l’Iran non possa avvalersi dei propri diritti in materia nucleare, ma non specifica per quale reato. Chi è lui per privare una nazione dei propri diritti?”: lo ha detto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, affermando che Trump non ha alcuna giustificazione per privare l’Iran dei suoi diritti in materia nucleare.

Secondo quanto riportato da Reuters, domenica l’agenzia di stampa studentesca iraniana ha citato il presidente iraniano in merito a Donald Trump e ai tentativi di smantellare le capacità nucleari dell’Iran.

L’instabilità attacca l’anticiclone, tornano i rovesci

Roma, 19 apr. (askanews) – La giornata di domenica sarà una giornata all’insegna della stabilità atmosferica e, soprattutto, del caldo, con valori termici che si spingeranno ben oltre le medie climatiche del periodo. Sembrerà già di essere a giugno in molte città; anche questo è uno dei tanti segnali di un cambiamento climatico ormai in atto che stravolge tutte le stagioni dell’anno.

Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma la stabilità atmosferica grazie alla protezione dell’alta pressione; oltre al sole, a far notizia saranno le temperature che si manterranno su valori più tipici dell’avvio di ciugno e che regaleranno un clima ideale per chi deciderà di trascorrere del tempo all’aria aperta. In città come Roma e Firenze raggiungeremo picchi massimi fin verso i 25-26°C durante le ore più calde.

Tuttavia, questa atmosfera tranquilla e soleggiata non è destinata a durare ovunque. Già a partire dalle ore pomeridiane e serali, lo scenario meteorologico è destinato a subire un cambiamento, in particolare sulle nostre regioni settentrionali. La causa di questo ribaltone è l’avvicinamento di un insidioso fronte instabile in discesa dal Nord Europa, che comincerà a scalfire lo scudo anticiclonico. I primi segnali dell’imminente peggioramento si manifesteranno sull’arco alpino e prealpino. Proprio qui, l’aria più fresca e instabile in quota inizierà a scontrarsi con il calore accumulato nei bassi strati, innescando lo sviluppo di nubi e i primi rovesci. Con il passare delle ore, tra la tarda serata e la notte, i temporali non si limiteranno a interessare i rilievi, ma tenderanno a sconfinare con decisione andando a colpire anche le vicine aree di pianura del Nord.

Le conseguenze di questo passaggio instabile si faranno sentire anche all’avvio della prossima settimana, che manterrà un’impronta piuttosto dinamica. Le regioni del Nord e parte di quelle del Centro faranno ancora i conti con un’atmosfera irrequieta: i rovesci si concentreranno specialmente a ridosso delle zone montuose, ma non mancheranno locali e improvvisi sconfinamenti fin verso le pianure limitrofe. Le notizie, però, volgono decisamente al bello in vista del 25 Aprile, Festa della Liberazione, l’alta pressione dovrebbe tornare a essere la grande protagonista assoluta sul bacino del Mediterraneo. Questa nuova e decisa espansione anticiclonica spazzerà via le nubi, regalando ampi spazi soleggiati e un clima nuovamente mite da Nord a Sud, offrendo così la cornice meteorologica perfetta per trascorrere la festività all’aperto.

NEL DETTAGLIO Domenica 19. Al Nord: nuvoloso, qualche rovescio dal pomeriggio. Al Centro: soleggiato e caldo. Al Sud: sole prevalente. Lunedì 20. Al Nord: nuvoloso, qualche pioggia irregolare. Al Centro: variabile con qualche rovescio sulle Adriatiche. Al Sud: sole prevalente.

Martedì 21. Al Nord: tra nubi e qualche pioggia irregolare. Al Centro: sole e caldo; instabile sulla fascia Adriatica. Al Sud: peggiora in Puglia.

Tendenza: alta pressione in rinforzo verso il 25 Aprile.

Mostro torna con un nuovo singolo dal titolo "No vabbè amo"

Milano, 19 apr. (askanews) – Mostro torna con un nuovo singolo dal titolo “No vabbè amo”, disponibile su tutte le piattaforme digitali per Epic Records / Sony Music Italy.

Prodotto da Nick Sick, “No vabbè amo” è un brano ironico e pungente in pieno stile Mostro: una traccia puramente rap, diretta e affilata. Tra punchline e immagini taglienti, Mostro alterna barre caustiche e feroci a un flow ipnotico, mantenendo quella leggerezza e quel sarcasmo che da sempre contraddistinguono la sua cifra stilistica. Il risultato è un pezzo che colpisce per immediatezza e personalità, confermando ancora una volta la sua capacità di muoversi con autenticità all’interno della scena.

“No vabbè amo” arriva dopo “Boojack freestyle”, “È crazy” feat. Madman e “Metallo e Carne”. Pubblicato il 2 maggio 2025, “Metallo e Carne” è il suo ultimo album: un progetto in 13 tracce interamente prodotto da Yoshimitsu e Nick Sick (con la partecipazione di Mixer T in “Nodo in gola”), che rappresenta uno dei lavori più intimi e immaginifici della sua carriera. Un disco che non cerca risposte ma attraversa domande profonde, costruito come un viaggio nell’inconscio dove corpo e coscienza si incontrano, tra dimensione fisica e spazio mentale. Un racconto personale e viscerale che mette al centro vulnerabilità, trasformazione e consapevolezza, confermando la profondità della sua scrittura.

Mostro è un artista che grazie al suo stile e alla sua penna ha conquistato numerosi traguardi, tra cui la certificazione Oro per l’album “THE ILLEST VOL. 2” (che ad oggi conta oltre 110 milioni di stream solo su Spotify), la certificazione Oro per il disco “Sinceramente Mostro” (che ad oggi conta oltre 89 milioni di streaming su Spotify), e il disco di Platino per “Ogni maledetto giorno”, progetto che in una sola settimana dall’esordio è riuscito a scalare ben 87 posizioni nella classifica ufficiale FIMI/Gfk dei dischi più venduti.

Podcast "Italiane della scienza": Gioia Rau, la Nasa verso la Luna

Roma, 18 apr. (askanews) – “Per come la vedo io, la scienza è di sé super partes. Ovviamente la scienza è fatta da persone. Queste persone, più variegate sono, più diversità di prospettive portano, più la scienza si arricchisce”. A parlare è Gioia Rau, astrofisica italiana da molti anni negli Stati Uniti, prima alla Nasa, oggi direttrice di programma alla National Science Foundation, l’agenzia federale Usa che finanzia progetti in tutti i campi della scienza. Gioia Rau è protagonista del nuovo episodio di “Italiane della Scienza”, una serie podcast della rubrica SGUARDI prodotta da Askanews e ideata da Alessandra Quattrocchi.

A 37 anni, Rau da Washington gestisce progetti a livello mondiale da milioni di dollari. Le abbiamo parlato nei saloni del Centro Studi Americano di Roma dove partecipava al convegno ‘The American Dream’ per parlare di spazio e di leadership. Obbiettivo numero uno tornare sulla Luna, ma i progetti dell’esplorazione spaziale sono numerosi, fino a Marte.

“Per me è una passione da quando ero piccola, tutto ciò che era spazio mi affascinava” racconta Rau. “Quando avevo più o meno otto anni ho scritto alla NASA, e loro invece di ignorarmi mi risposero… questo mi ha insegnato l’importanza dell’offrire supporto ai giovani. Mi risposero “studia, impegnati, un giorno arriverai qui”. Laureata alla Sapienza, vincitrice di una borsa alla Caltech, l’università di Big Bang Theory, poi un dottorato a Vienna, un postdoc in Germania, un progetto di ricerca che la fece diventare ‘fellow’ al NASA Goddard Space Light Center, poi ‘research scientist’. Oggi Gioia Rau mette insieme le risorse statali americane e internazionali, il mondo accademico e le grandi industrie private, sempre più rivolte allo spazio; dirige portafogli multimilionari in astrofisica e intelligenza artificiale applicata allo spazio, e guida il coordinamento strategico con il quartier generale della Nasa, l’industria e la filantropia, tutto nel quadro della National Science Foundation, “la fondazione pubblica in America più prestigiosa che finanzia la ricerca across the board”. La ricerca pura? “la continuo sia nel 20% di tempo che ho sia nelle mie notti e weekend… Tante persone decidono di rimanere ricercatori per tutta la loro carriera, è una scelta; io ho scelto diciamo di passare a un ruolo più strategico se vuoi, quindi non guardo più il singolo albero, guardo l’intera foresta, vedo dove gli alberi sono più secchi o più rigogliosi, in che modo possiamo gestirli”.

Al Centro Studi Americano ha parlato dei vari telescopi che la NASA sta costruendo. E poi Habitable Worlds Observatory, che sarà la nuova big flagship mission della NASA: “un impegno di tanti anni, stiamo parlando almeno di 15-20 anni da oggi. E HWO, Habitable Worlds Observatory, vuole scoprire biosignature, biosignatures nelle atmosfere di esopianeti, quindi non solo trovarli, ma anche osservare le loro atmosfere”.

“Siamo in un momento di fortissimo interesse per lo spazio; da un paio di anni è cambiato completamente l’approccio ad andare nello spazio. I governi da soli era, diciamo, “the old way to do space”. Adesso” dice Rau, “bisogna collaborare sempre di più: governi che collaborano con il privato, public-private partnership che collaborano con l’accademia, che collaborano con fondazioni private. Solo in questo modo, insieme, riusciamo a raggiungere vette sempre più alte” E per cosa sarebbe disponibile a tornare in Italia? “Beh, se mi offrissero una posizione almeno al pari di quella che ho negli Stati Uniti, a livello di responsabilità e di direzione, magari valuterei”.

I podcast di SGUARDI sono disponibili sul sito di Askanews, sul canale YouTube https://www.youtube.com/@SGUARDI_askanews e su tutte le piattaforme di streaming.

Calcio, risultati Serie A, Oggi in campo Milan e Juve

Roma, 19 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 33esima giornata di serie A dopo Roma-Atalanta 1-1

33ª giornata Sassuolo-Como 2-1; Inter-Cagliari 3-0, Udinese-Parma 0-1; Napoli-Lazio 0-2; Roma-Atalanta 1-1. Domenica 19 aprile, ore 12.30 Cremonese-Torino; ore 15 Verona-Milan; ore 18 Pisa-Genoa; ore 20.45 Juventus-Bologna. Lunedì 20 aprile, ore 20.45 Lecce-Fiorentina.

Classifica: Inter 78, Napoli 66, Milan 63, Juventus 60, Roma 59, Como 58, Atalanta 54, Bologna 48, Lazio 47, Sassuolo 45, Udinese 43, Torino, Parma 39, Genoa 36, Fiorentina 35, Cagliari 33, Cremonese, Lecce 27, Verona, Pisa 18.

34.a giornata Venerdì 24 aprile, ore 20.45 Napoli-Cremonese. Sabato 25 aprile, ore 15 Parma-Pisa; ore 18 Bologna-Roma; ore 20.45 Verona-Lecce. Domenica 26 aprile, ore 12.30 Fiorentina-Sassuolo; ore 15 Genoa-Como; ore 18 Torino-Inter; ore 20.45 Milan-Juventus. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

35ª giornata – Venerdì 1 maggio, ore 20.45 Pisa-Lecce. Sabato 2 maggio, ore 15 Udinese-Torino; ore 18 Como-Napoli; ore 20.45 Atalanta-Genoa. Domenica 3 maggio, ore 12.30 Bologna-Cagliari; ore 15 Sassuolo-Milan; ore 18 Juventus-Verona; ore 20.45 Inter-Parma. Lunedì 4 maggio, ore 18.30 Cremonese-Lazio; ore 20.45 Roma-Fiorentina.

Keynes, l’economista della pace e della piena occupazione

Nell’estate del 1922 un giovane economista viene invitato a pranzo al numero 46 di Gordon Square, nel cuore di Bloomsbury a Londra. Entriamo, dunque, e saliamo con lui al primo piano: «La stanza mi fece una forte impressione. Appariva vuota, spoglia dei soliti ornamenti e pendagli, in uno stile che sarebbe presto diventato di moda, ma che allora mi era nuovo. Alle pareti due soli quadri, moderni, forse di Matisse o di Picasso. Le poltrone erano straordinariamente comode. Null’altro, se non la piccola tavola alla quale avremmo mangiato (…) La conversazione era vivace e animata (…) Mi resi conto che ero in presenza di qualcosa di assolutamente straordinario, una commistione di profonda esperienza delle teorie più recenti e conoscenza diretta degli eventi di ogni giorno».

Il padrone di casa, John Maynard Keynes, non ha ancora quarant’anni ed è già un economista famoso. È nato a Cambridge nel 1883. È il primo dei tre figli del filosofo e logico John Neville Keynes e di Ada Florence Brown, prima donna nel consiglio comunale di Cambridge (e prima donna sindaco nel 1931). Maynard, come lo chiamano tutti, ha una laurea in matematica; ha studiato l’economia con Alfred Marshall; è entrato per concorso nel Civil Service (secondo su quattrocento candidati); è fellow del King’s College; è con Virginia Woolf tra gli artisti e gli intellettuali del gruppo di Bloomsbury; durante la Grande guerra ha diretto una delle sezioni del Tesoro e ha fatto parte della delegazione britannica alla Conferenza di pace di Parigi, che ha abbandonato in polemica con il suo governo intorno alle clausole del Trattato di Versailles, che egli considera una «pace cartaginese».

Soprattutto è l’autore di un libro, The Economic Consequences of the Peace (1919), che ha fatto il giro del mondo ed è stato tradotto in una dozzina di lingue, incluso l’arabo e il cinese. Ha sostenuto la necessità di favorire, e non di impedire, la ripresa dell’economia tedesca. «Se puntiamo a impoverire l’Europa centrale — ha scritto — la vendetta, oso predire, non si farà attendere. Niente potrà allora ritardare a lungo quella finale guerra civile tra le forze della reazione e le convulsioni disperate della rivoluzione, rispetto alla quale gli orrori della passata guerra tedesca svaniranno nel nulla e che distruggerà, chiunque sia il vincitore, la civiltà e il progresso della nostra generazione».

La sua proposta per il dopoguerra è diversa. Cooperare, e non punire. Le economie europee sono legate come da una «unità organica», in cui il bene del tutto è superiore a quello della parti. Occorre cancellare il debito interalleato (che costringe i francesi e gli inglesi, fortemente indebitati con gli americani, a rivalersi economicamente sui tedeschi); limitare di conseguenza la richiesta di riparazioni alla Germania; emettere un prestito internazionale per stabilizzare i cambi ed evitare il caos delle monete. C’è di più: occorre un’area di libero scambio nell’Europa continentale e la messa a fattor comune di carbone, ferro, trasporti. Su questa falsariga agiranno Jean Monnet e Robert Schuman.

A proposito di quel libro l’economista Joseph Schumpeter — suo ammiratore ma anche suo rivale — ha scritto che Keynes avrebbe avuto un posto nella storia anche se, dopo il 1919, non avesse scritto più nulla. L’influenza del libro è enorme. Una eco si ritrova secondo alcuni anche in The Waste Land (1922) dell’amico e poeta T.S. Eliot, con i suoi riferimenti a Cartagine e alla City di Londra.

Si impone come intellettuale pubblico immerso nella società. Critica il governo, parla alla radio, scrive sui giornali. È capace di fissare in pochi punti un piano di riforma. Trascorre a Londra i giorni centrali della settimana e a Cambridge i restanti. Legge l’antropologia di Frazer, la psicanalisi di Freud, il teatro di Ibsen. Sposa la ballerina russa Lydia Lopokova, grande étoile del tempo.

Alla metà degli anni Venti è tra i primi economisti a riportare in Occidente un’immagine dell’Unione Sovietica (A Short View of Russia, 1925). Il capitalismo dovrà essere reso più umano, oltre che più efficiente, per evitare che la gente subisca la fascinazione ideologica del comunismo.

Non si tratta di abbattere il capitalismo ma di riformarlo, per difendere il sistema sociale fondato sulle libertà: «Penso che il capitalismo, se ben gestito, possa probabilmente essere reso più efficiente di qualsiasi sistema alternativo sinora concepito nel perseguimento di obiettivi economici, ma penso anche che, in sé per sé esso sia per molti versi estremamente criticabile. Il nostro problema è quello di mettere in piedi una organizzazione sociale che sia in sommo grado efficiente senza pregiudicare la nostra idea di uno stile di vita soddisfacente» (The End of Laissez-faire, 1926).

L’economia è mezzo, e non fine. Si spinge con l’immaginazione fino a quel giorno in cui «saremo finalmente in grado di buttare alle ortiche molti pseudoprincìpi che ci affliggono (…) L’amore per il denaro, il possesso del denaro — da non confondersi con l’amore per il denaro che serve a vivere meglio, a gustare la vita — sarà, agli occhi di tutti, un’attitudine morbosa e repellente, una di quelle inclinazioni a metà criminali e a metà patologiche da affidare con un brivido agli specialisti di malattie mentali» (Economic Possibilities for Our Grandchildren, 1930). Ma, soggiunge, non è ancora il tempo.

La crisi del 1929 segna uno spartiacque. Comunismo, fascismo e di lì a poco nazismo propongono modelli alternativi. Lo scontro è frontale. In una lettera aperta al presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt, pubblicata sul «New York Times» alla fine del 1933, Keynes scrive: «Caro signor presidente (…) se lei dovesse fallire, in tutto il mondo sarà gravemente pregiudicato il cambiamento su basi razionali, e in campo rimarranno a scontrarsi solo l’ortodossia e la rivoluzione. Ma se lei avrà successo, ovunque metodi nuovi e più coraggiosi verranno sperimentati». Il problema è politico: l’elevata disoccupazione e le eccessive disuguaglianze indeboliscono le democrazie. Ed esse hanno bisogno, per sopravvivere, di creare condizioni di benessere e di piena occupazione.

All’inizio degli anni Trenta il mondo è a una svolta. Keynes si è lasciato alle spalle l’ortodossia, che predica il laissez-faire quando c’è il bel tempo e il «liquidazionismo» quando piove. Con coraggio si è imbarcato nella composizione di un’opera che lo impegnerà per più di un lustro. Esce nel febbraio del 1936 con un titolo innovativo e problematico: The General Theory of Employment, Interest and Money, forse con un riferimento non troppo nascosto alla “teoria generale” di Albert Einstein, che Keynes ha conosciuto a Berlino, quasi come a voler suggerire un’analoga rivoluzione di pensiero.

L’idea di fondo è che non esistono meccanismi automatici e spontanei capaci di condurre il sistema all’equilibrio. La disoccupazione esiste e non è una eccezione. Il fatto è che le decisioni di investimento presenti dipendono dallo stato delle aspettative sul futuro (in particolare sullo stato della domanda), futuro avvolto dall’incertezza. Il calcolo ci guida fino a un certo punto: «La maggior parte delle nostre decisioni di compiere un’azione le cui conseguenze non si potranno valutare pienamente che a distanza di molto tempo può essere presa solo come effetto di animal spirits, di un bisogno spontaneo di agire piuttosto che di non agire, e non come il risultato di una media ponderata di benefici quantitativi moltiplicati per le rispettive probabilità quantitative» (General Theory, 1936).

Non c’è nulla di animalesco o bestiale negli animal spirits. L’espressione ha origini nella letteratura medica e nella filosofia classica: spiritus animalis significa, alla lettera, soffio o spirito dell’anima (cfr. il Meridiano Mondadori su Keynes curato da Giorgio La Malfa, con note di commento ai testi di La Malfa e di chi scrive, 2019). Il futuro non è nel calcolo, ma in questa misteriosa spinta.

Quando gli animal spirits si affievoliscono facendo crollare gli investimenti, si può ricorrere all’intervento dello Stato: attraverso la politica fiscale, la politica monetaria e, se ciò non basta, i lavori pubblici. Keynes non ha mai proposto di «scavare buche» per favorire la ripresa. Ha solo detto con un paradosso che non resterebbe che questo, se la nostra intelligenza non fosse in grado di escogitare rimedi più utili per uscire dalla depressione. Keynes non è l’economista della spesa pubblica fine a se stessa. Al contrario, predica il pareggio di bilancio per la spesa corrente e il deficit di bilancio per gli investimenti produttivi. C’è sempre una ragione per spendere: ma il ministro del Tesoro, secondo lui, si riconosce anzitutto per i suoi “no”. Il coraggio intellettuale fa il paio con la prudenza politica.

Nel 1937 è colpito da infarto. Da quel momento la morte è in agguato. L’anno dopo in una lettera a Roy Harrod (il giovane economista che abbiamo citato all’inizio e che ne sarebbe stato primo biografo), Keynes scrive che «l’economia è essenzialmente una scienza morale e non una scienza naturale: essa si fonda, in altre parole, sull’introspezione e sul giudizio». Ma essa deve essere anche una scienza pratica, che vede la realtà delle cose. Aveva scritto: «I difetti economici più evidenti della società in cui viviamo sono l’incapacità di assicurare la piena occupazione e la sua arbitraria e iniqua distribuzione della ricchezza e dei redditi» (General Theory, 1936). Sono i problemi di oggi.

Durante la guerra è consulente del Tesoro. Prepara la conferenza di Bretton Woods (luglio 1944), che segnerà la nuova stagione della cooperazione postbellica, e vi partecipa da protagonista. Della conferenza è il vincitore morale, anche se alcune delle sue idee più innovative cedono il passo di fronte alla dominanza del dollaro e degli Stati Uniti. Non vede la luce il suo bancor, una moneta internazionale pensata per non soggiogare la creazione monetaria agli scopi di un Paese solo.

È lui a evocare, a Bretton Woods, quel «mantello di Giuseppe» che la leggenda vuole che Ismaele accettò da Giuseppe come pegno di un debito recando innumeri benefici al creditore. Il messaggio è chiaro: che non sia avaro e miope il creditore; ma buono, lungimirante e sagace. Le istituzioni nate a Bretton Woods, la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (oggi Banca mondiale) e il Fondo monetario internazionale, devono secondo lui appartenere al mondo intero. Il problema, di nuovo, non è solo economico, ma anche politico: le tensioni economiche non devono sfociare come negli anni Trenta nella guerra. Il nuovo sistema, il suo, dovrà promuovere la pace.

Del negoziatore di Bretton Woods Lionel Robbins ha lasciato una vivida descrizione, tanto più significativa perché vergata da un economista “ortodosso”: «In quei momenti mi trovo a pensare che Keynes sia probabilmente uno degli uomini più notevoli che siano mai esistiti: la logica pronta, il balzo alato dell’intuizione, la vivida fantasia, l’ampia visione delle cose, soprattutto il senso incomparabile della parola giusta, tutto concorre a farne qualcosa di superiore al normale livello umano».

Colpito a Bretton Woods da un altro infarto, Keynes sopravvive ancora una volta. Riesce, nel marzo 1946, a tenere un ultimo discorso alla Royal Economic Society, in cui sostiene che gli economisti «non sono i depositari della civiltà ma della possibilità della civiltà». Quella civiltà che, parafrasando Freud, aveva definito una crosta fragile. Crosta sempre fragile, perché umana. Muore a Tilton nella casa di campagna il 21 aprile 1946, all’alba del giorno di Pasqua. Alla fine della monumentale biografia di Keynes in tre volumi (Macmillan 1983, 1992, e 2000), Robert Skidelsky scrive che non fu inappropriato il fatto che il servizio funebre si svolse nell’abbazia di Westminster con rito anglicano. Non era solo la ragion di Stato a suggerirlo. E neppure solo il riconoscimento di aver fatto parte della cerchia di uomini che avevano illustrato la patria. Vi era, forse più sottilmente, il fatto che «Keynes era ben radicato nella cultura della cristianità»; egli era giunto a comprendere che «il nemico non era la cristianità ma (…) il materialismo mondano».

L’homo oeconomicus era una finzione: utile, ma pur sempre finzione. L’utilitarismo era secondo Keynes «il verme che ha allignato nelle viscere della civiltà moderna ed è responsabile della sua attuale decadenza morale» (My Early Beliefs, 1938). Si era da giovane abbeverato all’etica di George Edward Moore e ne era rimasto segnato: il buono, il bello, il giusto consistono nella coltivazione e godimento dell’arte, delle creazioni dello spirito, delle relazioni umane. L’economia è solo un mezzo. È stato autorevolmente scritto che «in linea con Aristotele, Keynes ritiene che una buona vita abbia delle condizioni materiali e istituzionali necessarie» e che, per l’economista di Cambridge, «il compito dell’economia politica come scienza morale e della politica economica è proprio quello di fornire queste condizioni materiali per una vita buona e felice (…). La piena occupazione è una di queste» (Anna Maria Carabelli, John Maynard Keynes: il ragionamento economico, Carocci, 2024).

Nel 1919 — quando nessuno sapeva quanto a lungo sarebbe stato possibile scongiurare un’altra guerra — Keynes aveva scritto: «Gli sviluppi dell’anno venturo non saranno foggiati dagli atti deliberati degli statisti, ma dalle correnti nascoste che incessantemente influiscono sotto la superficie della storia politica, e il cui sbocco nessuno può prevedere. In un modo soltanto possiamo agire su queste correnti nascoste: mettendo in moto quelle forze dell’istruzione e dell’immaginazione che cambiano l’opinione. Affermare la verità, svelare le illusioni, dissipare l’odio, allargare e educare il cuore e la mente degli uomini: questi i mezzi necessari». Il nostro dovere, oggi, non è diverso.

Un’altra economia e un’altra politica sono possibili nella nuova epoca

Ripensare capitalismo e politica

Il capitalismo e la politica sono da ripensare radicalmente nella nuova epoca, alla fine della Modernità. Occorre ridisegnare il nostro modello economico e politico mettendo al centro l’uguaglianza, la fraternità universale nella libertà, la solidarietà, la giustizia sociale, la sostenibilità.

La politica, sostenuta dall’etica, deve guidare l’economia e la tecnologia dopo la deriva neoliberista degli ultimi cinquant’anni. Questi enormi poteri, che minacciano la pace, il genere umano ed il pianeta, devono essere posti al servizio di un ideale di benessere e di “vita buona”.

Così potranno affermarsi diritti umani allargati, cioè diritti civili, sociali, politici e ambientali insieme. L’obiettivo è la felicità umana. Pertanto dobbiamo sconfiggere il prima possibile i regimi autocratici e dittatoriali alleati con il potere tecnologico, digitale in particolare. Va smascherata l’ideologia dominante che considera l’economia al vertice della piramide.

La storia, il pensiero critico e complesso possono aiutarci in questo compito attuale ed urgente.

La crisi del modello neoliberista

Dietro il mito del neoliberismo c’è una realtà amara di povertà, diseguaglianze, guerre. Non esiste un solo modo di fare economia. Il sistema economico attuale sta fallendo sotto gli occhi di tutti a seguito di una globalizzazione sfrenata.

Le disuguaglianze sono cresciute oltre ogni limite. Ciò ha contribuito alla crisi della democrazia in Occidente, favorendo, peraltro, i regimi autoritari nel resto del mondo ed una catastrofe ambientale imminente.

Ricomporre il sogno dell’umanità

Come ricomporre il sogno dell’umanità? Che fare? Occorre investire in istruzione ed innovazione, ridurre le disuguaglianze che ostacolano la crescita, salvare l’ambiente insieme alla democrazia.

Accanto alla concorrenza dobbiamo favorire la cooperazione e la biodiversità delle imprese, private, pubbliche ed il non profit.

Le risorse della trasformazione

Con quali risorse possiamo vincere questa battaglia politica e culturale?

Con la forza della società civile organizzata, con il potere dei cittadini unendo tutte le lotte, con un ideale di giustizia sociale, con partiti riformati e trasparenti mediante il finanziamento pubblico, con uno Stato democratico ed efficiente dentro un’Europa unita e federale.

Il primato della politica nella nuova epoca

Saremo quello che decidiamo oggi. Nulla è predeterminato. In sintesi, la politica dovrà guidare l’economia e la tecnologia.

Possiamo dare vita ad un nuovo sistema economico che metta conoscenza ed innovazione, uguaglianza, libertà e sostenibilità al centro. Fondamentale per questo è che la politica riformi sé stessa e torni ad appassionare milioni di cittadini, giovani in particolare.

Possiamo fare la storia e creare un mondo plurale, in pace, in un’unica comunità di destino.

Sudan. Da guerra civile a pedina di un più vasto conflitto regionale

Una tragedia dimenticata

Sono trascorsi già tre anni dall’inizio della guerra civile sudanese. L’anniversario di un conflitto devastante che ha provocato la più grande tragedia umanitaria in atto nel mondo (oltre 200.000 morti, ma probabilmente sono molti di più, decine di migliaia di feriti, 13 milioni di profughi e 25 milioni di persone ridotte alla fame) senza che la comunità internazionale e gli organi di comunicazione di massa ne avvertissero, se non sporadicamente, l’enormità, ha offerto l’occasione alla grande stampa internazionale per denunciare l’orrore che vivono quelle povere popolazioni con toccanti reportages sul campo. Ad esempio, qui in Italia, molto intensi sono stati gli articoli di Fabio Tonacci su Repubblica.

Ora però, trascorsi pochi giorni dal 15 aprile, tutto è già tornato alla normalità, ovvero al silenzio, soverchiato dalle notizie compulsive che informano sulla guerra principale, di enorme impatto mondiale e tale da confinare in periferia – sia nelle televisioni sia nella carta stampata – addirittura quella russo-ucraina.

Eppure quanto sta avvenendo in Sudan riveste un’elevata importanza geopolitica per tutta l’area del Corno d’Africa e del Mar Rosso, affatto secondaria nell’attuale scenario mondiale.

 

Origini del conflitto: il fallimento della transizione

La guerra è iniziata quando è esplosa la rivalità fra i due generali che avevano, appena due anni prima, attuato un colpo di stato che aveva vanificato il tentativo democratico avviato con la costituzione di un governo civile di transizione verso libere elezioni all’indomani della rivolta popolare che nel 2019 aveva abbattuto la pluridecennale dittatura islamica di Omar al-Bashir.

Sin dal suo inizio il conflitto ha assunto caratteristiche di estrema violenza, facendo precipitare il paese in un girone infernale del quale le maggiori vittime sono i civili, come sempre accade in questi casi.

Il generale Abdel Fattah al-Burhan comanda l’esercito nazionale, denominato Sudanese Armed Forces (SAF); l’altro generale, Mohammed Hamdan Dagalo detto Hemedti comanda un gruppo paramilitare, Rapid Support Forces (RSF), le cui radici risalgono alle milizie arabe Janjaweed che durante il regime dittatoriale di al-Bashir agli inizi del nuovo secolo effettuarono una sorta di “pulizia etnica” nei confronti delle popolazioni non-arabe residenti nel Darfur.

 

Un paese diviso e sull’orlo del collasso

Ed è proprio in questa regione che le RSF hanno concentrato i propri sforzi, distinguendosi per la ferocia con la quale terrorizzano la popolazione, e giungendo a conquistarla, instaurando un governo parallelo a quello di Khartoum e da qui spingendosi nel confinante Kordofan, ragion per cui si può sommariamente sostenere che, al momento attuale, il Sudan è diviso in due: il nord e l’est controllato dalle SAF, il sud e l’ovest dalle RSF.

Una situazione che molti analisti stanno cominciando ad assimilare a quella libica: contesti diversi ma simile divisione di uno Stato che pare prossimo al fallimento e forse fatalmente destinato a spaccarsi.

 

La regionalizzazione del conflitto

Questa guerra civile non è però solo lo scontro fra due gruppi sanguinari in lotta fra loro per accaparrarsi le ricchezze di una nazione che stanno distruggendo. Essa sta facendo venire alla luce rivalità regionali di una qualche importanza e finanche insospettabili fino a non molti anni fa. Come quella fra Arabia e Emirati Arabi Uniti, venuta alla luce con il conflitto yemenita e ora in dispiegamento proprio in Sudan.

Il fronte dei paesi interessati e coinvolti nella guerra sudanese è peraltro ancora più ampio. Ed il rischio di una sua esondazione oltre i confini di quella estesa nazione si sta facendo sempre più concreto, congiungendosi alla deflagrazione mediorientale.

Il Sudan, al di là di una agricoltura che può garantire generosi raccolti lungo tutto il corso del grande fiume, il Nilo, riveste infatti un’importanza strategica per tutti gli attori operanti nell’area: sia per la sua collocazione geografica alla giuntura del mondo arabo con quello africano sia soprattutto per le centinaia di km di costa sul Mar Rosso, uno dei canali principali del commercio mondiale.

 

Le alleanze in campo

Così, sin dall’inizio l’Egitto ha provveduto a sostenere l’esercito regolare sudanese e ad esso nel tempo si sono aggiunti il Qatar, l’Algeria e pure l’Iran. Al riconoscimento di al-Burhan quale legittimo capo del governo sudanese si è unita l’Eritrea, e con essa anche il Corno d’Africa è stato coinvolto nella vicenda. E non è mancata pure la Turchia, alla ricerca di un punto d’appoggio sul Mar Rosso nel quadro del suo ambizioso progetto di espansione geopolitica neo-ottomana.

A supporto delle RSF vi sarebbero gli Emirati Arabi Uniti, che però continuano a negare ogni loro coinvolgimento nel conflitto. Più recentemente si sarebbe associata anche l’Etiopia, sia pure non formalmente.

L’Arabia Saudita dal suo canto ufficialmente è rimasta neutrale e ha assunto un ruolo di mediatrice fra le parti ma in realtà supporterebbe economicamente le SAF, interessata alla stabilità di un paese che occupa le sponde occidentali del Mar Rosso, a pochi km in linea d’aria dalla città santa de La Mecca e dagli importanti insediamenti costieri aventi anche finalità turistiche in corso di realizzazione nell’ambito del piano di sviluppo “Vision 2030” voluto dal principe ereditario Mohammed bin Salman per diversificare l’economia saudita, ancora troppo legata ai soli introiti petroliferi.

 

Il rischio sistemico e lo scenario futuro

Oltre a ciò il timore di Riad – come pure dell’Egitto, soprattutto – è l’instabilità che potrebbe derivare in tutta la regione da un possibile collasso del Sudan negli sviluppi del quale potrebbero inserirsi gruppi islamisti radicali dalla vocazione terroristica e dunque sommamente pericolosi per la dinastia saudita, e non solo.

Anche Abu Dhabi, peraltro, è interessata ad un posizionamento strategico lungo le coste del Mar Rosso, ed evidentemente questo non può che essere ricercato nelle sue rive occidentali, quindi sudanesi. Ma non solo. Il Sudan è altresì di fatto il granaio emiratino, elemento questo essenziale per un paese che a causa della sua conformazione territoriale è costretto a importare la quasi totalità delle derrate alimentari e a tal fine ha sviluppato una rete di terre coltivate connessa attraverso porti e centri di ramificazione logistica la cui gran parte è allocata proprio nel Sudan.

La competizione crescente fra il Regno e gli Emirati, un tempo alleati e uniti in funzione anti-iraniana dalla comune appartenenza sunnita, sta pertanto estendendosi dopo l’iniziale avvio determinato dallo scoppio, oltre dieci anni fa, di un’altra guerra civile, quella nello Yemen.

Ora però entrambi gli stati sono sotto attacco iraniano e dunque con la comune necessità di rispondere ad esso senza però scendere direttamente in campo. Il comune pericolo e la comune appartenenza sunnita potrebbe ora riavvicinarli. E magari condurre ad un compromesso, ovvero a una spartizione del territorio fra i due generali inflessibilmente contendenti, nel disgraziato Sudan.

Centro e governabilità: la proposta di Mastella per riequilibrare il campo largo

Il centro non è scomparso ed è la tessera indispensabile del disegno del campo largo che senza il centro non sussiste, non è. Ma il centro, che esiste nella storia, nella geografia e nell’identità politica italiana, attende solo di essere riconfigurato. Occorre riattivare una offerta politica per chi è andato verso le estreme. Ma bisogna parlare ai cuori determinando un dialogo senza complessi con una sinistra a volte algida e troppo ideologizzata, spesso attratta da rigurgiti giustizialisti, dossieristici, pruriginosi o radicalismi di piazza che alimentano la marginalizzazione dei moderati che consegniamo nella migliore delle ipotesi all’apatia dell’astensionismo.

Le classi medie impoverite, con salari modesti, impantanate nella stagnazione economica e terrorizzate dalle supertecnologie robotiche, hanno ripiegato nell’astensionismo e nell’apatia politica: è la maggioranza dei non votanti. 

Il centro può recuperare quest’elettorato solo con programmi concreti, parlando ai cuori delle persone con proposte vere su tre grandi assi portanti programmatici: salari, con un piano fiscale sul recupero del potere d’acquisto e lotta al lavoro sottopagato; casa, recuperando la lezione fanfaniana sull’edilizia popolare; e sanità, con l’abbattimento delle liste d’attesa e misure dedicate sugli organici in corsia. Non è con le primarie che si riattiva il flusso e si valorizza il patrimonio referendario. 

Alle primarie sul leader del campo largo dico no. Sarebbero un’inutile zuffa. Esalterebbero le differenze, a discapito di un’unità già labile, in politica estera su grandi temi come il riarmo europeo e l’Ucraina e a valle sui territori dove personalismi e beghe di cortile compromettono gli sforzi. Lo show delle primarie servirebbe più al centrodestra. 

Noi ci siamo. Siamo forza di governo in Campania, dove siamo stati decisivi per la vittoria di Fico, di cui siamo partner leali e partiremo con iniziative in tutto il Centro-sud, cominciando da alcune imminenti in Sicilia e Calabria. Noi di Centro è pronto a fare la sua parte..

Calcio, risultati Serie A, Napoli ko, Inter resta a +12

Roma, 17 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 33esima giornata di serie A dopo Napoli-Lazio 0-2

33ª giornata Sassuolo-Como 2-1; Inter-Cagliari 3-0, Udinese-Parma 0-1; Napoli-Lazio 0-2; ore 20.45 Roma-Atalanta. Domenica 19 aprile, ore 12.30 Cremonese-Torino; ore 15 Verona-Milan; ore 18 Pisa-Genoa; ore 20.45 Juventus-Bologna. Lunedì 20 aprile, ore 20.45 Lecce-Fiorentina.

Classifica: Inter 78, Napoli 66, Milan 63, Juventus 60, Como 58, Roma 57, Atalanta 53, Bologna 48, Lazio 47, Sassuolo 45, Udinese 43, Torino, Parma 39, Genoa 36, Fiorentina 35, Cagliari 33, Cremonese, Lecce 27, Verona, Pisa 18.

34.a giornata Venerdì 24 aprile, ore 20.45 Napoli-Cremonese. Sabato 25 aprile, ore 15 Parma-Pisa; ore 18 Bologna-Roma; ore 20.45 Verona-Lecce. Domenica 26 aprile, ore 12.30 Fiorentina-Sassuolo; ore 15 Genoa-Como; ore 18 Torino-Inter; ore 20.45 Milan-Juventus. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

Salvini in piazza coi Patrioti: noi gli unici avversari di Bruxelles

Milano, 18 apr. (askanews) – Gli slogan per la remigrazione e contro l'”Eurabia” e l’islamizzazione, fino alla “Fortezza Europa” che fu già slogan del nazismo. E poi tutti insieme sul palco, con le note di YMCA dei Village People: si conclude così la manifestazione dei “Patrioti” organizzata in piazza del Duomo dalla Lega di Matteo Salvini e che ha visto sul palco la destra di diversi paesi europei: “Gli unici veri avversari dei burocrati di Bruxelles”. Appuntamento che negli ultimi giorni il vicepremier e segretario leghista aveva provato a far virare sui temi economici e sulla preoccupazione legata al caro energia, ma che alla fine resta ancorata allo schema iniziale, su migranti e sicurezza.

Anche l’intervento dello stesso Salvini resta su quel copione, salvo i due passaggi che caratterizzano la comunicazione di questi giorni, la Lega “di lotta e di governo” che fa storcere la bocca qualche alleato: il vice premier torna a chiedere alla Ue di sospendere “entro pochi giorni” il Patto di stabilità, “altrimenti faremo da soli”; e poi incita a seguire l’esempio degli Usa e “tornare a comprare gas e petrolio dalla Russia”. Altro che la proposta della Commissione Ue, “un nuovo lockdown. No, abbiamo già dato. Vogliamo vivere, studiare e lavorare”.

Ma il tema principale è l’immigrazione, la battaglia contro “l’islamizzazione dell’Europa”. A partire dal primo intervento, il giornalista Mario Giordano che scandisce dal palco “Remigrazione”. E poi i vari leader dei Patrioti europei: “Via l’Islam dai nostri paesi, via la propaganda immigrazionista”, urla la greca Afroditi Latinopoulou, presidente del Foni Logikis, invocando “piazza pulita in tutta Europa, piazza pulita in ogni quartiere e in ogni strada”. Le fa eco l’olandese Geert Wilders, leader del PVV: “Milano è nostra, non è dell’Islam, l’Italia è un paese cristiano e non diventerà mai un paese islamico. Niente più Eurabia”. Fino all’austriaco Udo Landbauer, esponente del Freiheitlichen Partei Osterreichs: “Diciamo sì a un’Europa cristiana e no all’islamizzazione. Abbiamo bisogno di una ‘Fortezza Europa’ che protegga il proprio popolo e metta alla porta i nemici dell’Europa”, afferma utilizzando una locuzione della propaganda nazionalsocialista che oggi viene usata dalla destra più estrema.

Questa alleanza per Salvini “è in Europa l’unico vero avversario per i burocrati di Bruxelles al servizio di affaristi e guerrafondai”. E che per Jordan Bardella, leader del Rassemblement National francese, è “la prima forza di opposizione a Ursula von der Leyen e alla leadership di Bruxelles: ogni giorno dimostriamo che un’altra Europa è possibile e oggi il rapporto di forza a Bruxelles sta cambiando”. L’obiettivo dunque, insiste Salvini, è “cambiare chi governa questa Europa”, per abbandonare il Green deal e “difendere i confini. Remigrazione non significa mandare a casa tutti quelli che incontri per strada: il permesso di soggiorno e di cittadinanza sono un atto di fiducia, se commetti degli errori torni a casa tua”.

Nel nome di Oriana Fallaci, citata in diversi interventi e che Salvini accosta a Charlie Kirk (“Due patrioti per la democrazia e la libertà”) tra gli applausi della platea: “Decine di migliaia di persone pacifiche – dice Salvini, ma per le forze dell’ordine siamo a diecimila – presentate dalla sinistra come una piazza sovversiva, razzista, fascista, nazista…”.

“Milano è migrante”, in piazza contro summit patrioti della Lega

Milano, 18 apr. (askanews) – Partiti, associazioni e realtà auto organizzate sono scese in piazza a Milano, in tre diverse manifestazioni, per protestare contro il summit dei patrioti europei in Piazza Duomo, con la Lega di Matteo Salvini e i sovranisti europei.

Fra gli slogan “Milano è migrante”, “Fuori i razzisti e i fascisti da Milano”. I cortei, dopo essere partiti da tre luoghi diversi, Piazza Lima, Piazza Tricolore e Piazza Argentina, si sono direttI verso Piazza Santo Stefano, non lontano dal Duomo.

Nelle immagini il corteo pacifico “Milano è migrante”, fra musica, slogan femministi, bandiere della Palestina e della pace.

Momenti di tensione invece fra il corteo dei centri sociali e le forze dell’Ordine, con lanci di fumogeni a cui gli agenti hanno risposto con gli idranti.

Il Papa: despoti e tiranni portano a paura, fanatismi e miti identitari

Roma, 18 apr. (askanews) – “Despoti e tiranni del corpo e dello spirito vogliono rendere le anime passive e le passioni tristi, inclini all’inerzia, docili e asservite al potere. Nella tristezza siamo infatti in balia delle nostre paure e dei nostri fantasmi, ci rifugiamo nel fanatismo, nella sottomissione, nel frastuono mediatico, nel miraggio dell’oro, nel mito identitario. Il malcontento, il senso di impotenza e di sradicamento ci separano, invece di metterci in relazione, diffondendo un clima di estraneità alla cosa pubblica, disprezzo per la sventura altrui e la negazione di ogni fraternità. Tale discordanza disgrega i rapporti costitutivi che ognuno intrattiene con sé, con gli altri e con la realtà”. Lo ha detto Leone XIV iniziando il suo discorso al Padiglione Protocollare del Palazzo Presidenziale, a Luanda, in Angola, durante l’incontro con le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico.

Leone ha anche sottolineato la “gioia” e la “speranza” che invece caratterizzano la “giovane società” dell’Angola: “In genere le si considera sentimenti personali, privati. Esse, invece, sono una forza intensiva ed espansiva, che contrasta ogni rassegnazione e tentazione di chiudersi”.

“La gioia è infatti ciò che intensifica la vita e sospinge nel campo aperto della socialità: ciascuno gioisce mettendo a frutto le proprie capacità relazionali, accorgendosi di contribuire al bene comune e vedendosi riconosciuto come persona unica e degna, in una comunità di incontri che si moltiplicano e allargano lo spirito. La gioia sa scavare traiettorie anche nelle zone più buie di stasi e di angustia. Esaminiamo dunque il nostro cuore, carissimi, perché senza gioia non c’è rinnovamento; senza interiorità non c’è liberazione; senza incontro non c’è politica; senza l’altro non c’è giustizia”, ha concluso il Papa.

Calcio, Udinese-Parma 0-1, decide Elphege nella ripresa

Roma, 18 apr. (askanews) – Colpo in trasferta del Parma che, grazie al primo gol in serie A di Elphege sbanca la Dacia Arena e supera 1-0 l’Udinese.

Nel primo tempo il ritmo è spezzettato, con numerosi falli e interruzioni che impediscono alle due squadre di trovare continuità. L’Udinese prova a rendersi pericolosa con qualche iniziativa sporadica, ma senza creare veri pericoli. Il Parma risponde con tentativi dalla distanza, come quello di Strefezza al 18′, ma la mira non è precisa. La frazione scivola via senza grandi sussulti, con entrambe le squadre attente più a non scoprirsi che a rischiare.

La svolta arriva a inizio ripresa. Dopo pochi minuti, al 51′, Elphege sfrutta al meglio un assist di Strefezza e trova la rete che sblocca il match. Il gol cambia l’inerzia della partita: l’Udinese è costretta ad alzare il baricentro, mentre il Parma si compatta e prova a colpire in contropiede.

Al 57′ Atta impegna il portiere avversario, mentre al 76′ Gueye colpisce una clamorosa traversa. Nel finale la pressione dell’Udinese cresce ulteriormente: all’83’ Gueye chiama ancora il portiere alla parata, mentre nei minuti di recupero Zaniolo prova la conclusione decisiva ma trova la risposta dell’estremo difensore avversario. Il Parma resiste con ordine fino al 97′, quando arriva il triplice fischio che sancisce la vittoria.

Calcio, risultati Serie A, Parma: è fatta per la salvezza

Roma, 17 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 33esima giornata di serie A dopo Udinese-Parma 0-1

33ª giornata Sassuolo-Como 2-1; Inter-Cagliari 3-0, Udinese-Parma 0-1; ore 18 Napoli-Lazio; ore 20.45 Roma-Atalanta. Domenica 19 aprile, ore 12.30 Cremonese-Torino; ore 15 Verona-Milan; ore 18 Pisa-Genoa; ore 20.45 Juventus-Bologna. Lunedì 20 aprile, ore 20.45 Lecce-Fiorentina.

Classifica: Inter 78, Napoli 66, Milan 63, Juventus 60, Como 58, Roma 57, Atalanta 53, Bologna 48, Sassuolo 45, Lazio 44, Udinese 43, Torino, Parma 39, Genoa 36, Fiorentina 35, Cagliari 33, Cremonese, Lecce 27, Verona, Pisa 18.

34.a giornata Venerdì 24 aprile, ore 20.45 Napoli-Cremonese. Sabato 25 aprile, ore 15 Parma-Pisa; ore 18 Bologna-Roma; ore 20.45 Verona-Lecce. Domenica 26 aprile, ore 12.30 Fiorentina-Sassuolo; ore 15 Genoa-Como; ore 18 Torino-Inter; ore 20.45 Milan Juventus. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

Tensione a Milano fra anti-patrioti e agenti. Idranti e fumogeni

Milano, 18 apr. (askanews) – Momenti di tensione a Milano fra i partecipanti al corteo organizzato contro il summit dei patrioti europei e gli agenti delle Forze dell’Ordine.

In via Borgogna, a pochi passi da San Babila, gli agenti si sono confrontati con i manifestanti che, dopo aver deviato dal percorso stabilito, hanno lanciato fumogeni e bottiglie. Le forze dell’ordine hanno risposto con gli idranti. Il corteo è poi arretrato e ha ripreso il percorso stabilito.

Migranti, Salvini: remigrazione per criminali, fiducia non infinita

Milano, 18 apr. (askanews) – “Remigrazione non significa mandare a casa tutti quelli che incontri per strada: il permesso di soggiorno e di cittadinanza sono una atto di fiducia, tutti sono i benvenuti ma se commetti degli errori torni a casa tua. Non ti abbiamo dato fiducia all’infinito”. Lo ha detto il vicepremier, Matteo Salvini, chiudendo la manifestazione dei Patrioti in piazza Duomo a Milano.

“Come la patente, anche il permesso di soggiorno a punti”, ha aggiunto Salvini. “Per i criminali una sola scelta: a casa loro, tutti”.

Salvini: come gli Usa, torniamo a comprare petrolio e gas da Russia

Milano, 18 apr. (askanews) – “Gli Usa in queste ore hanno sospeso fino al prossimo 16 maggio le sanzioni che bloccavano il commercio e l’acquisto di petrolio russo. Non l’ha fatto uno staterello dell’ex Unione Sovietica ma la più grande democrazia mondiale e i buoni rapporti tra Italia e Usa resteranno fondamentali a prescindere da vicende personali e momentanee. E se lo fa Washington dico che lo devono fare anche a Bruxelles: piuttosto che chiudere fabbriche, scuole e ospedali torniamo a prendere gas e petrolio da tutto il mondo, Russia compresa, visto che non siamo in guerra contro la Russia”. Lo ha detto il vice premier e segretario della Lega Matteo Salvini, dal palco di piazza del Duomo.

Commissione Ue vuole che gli Stati condividano le scorte di kerosene

Roma, 18 apr. (askanews) – Sui carburanti, in particolare sul kerosene, la crisi dei prezzi si sta trasformando in una crisi degli approvvigionamenti e la Commissione europea vuole spingere gli Stati della Ue a condividere le scorte, con Bruxelles che vorrebbe assumere il compito di redistribuire il carburante per l’aviazione tra Paesi. È l’idea che il commissario europeo all’energia, il danese Dan Joergensen, annuncia in una intervista al Financial Times.

Mercoledì prossimo la Commissione presenterà una serie di provvedimenti da proporre ai Paesi, con una comunicazione in vista del vertice dei capi di Stato e di governo della prossima settimana.

“Ci stiamo muovendo da una crisi che finora è stata prevalentemente una crisi di prezzi troppo alti, verso una crisi degli approvvigionamenti. Lo vediamo innanzitutto sui carburanti per l’aviazione: ci stiamo avvicinando a questo molto rapidamente”, ha detto Joergensen.

Tra le misure che la Commissione sta valutando c’è la possibile “condivisione e redistribuzione dei carburanti per l’aviazione tra Paesi membri”, precisa.

Ieri il quadro internazionale sembrava orientato verso un possibile miglioramento dopo che l’Iran aveva annunciato una riapertura dei traffici nello Stretto di Hormuz. Ma dopo meno di 24 ore, Teheran ha mostrato una marcia indietro annunciando di nuovo la chiusura dei traffici. Dal Golfo Persico complessivamente la Ue riceve il 40% di diesel e carburanti per l’aviazione, oltre all’11% del gas naturale liquefatto (Gnl) importato e l’8,5% circa di petrolio e raffinati, aveva riferito nei giorni scorsi la stessa Commissione.

Ieri una portavoce dell’esecutivo comunitario aveva annunciato che nel caso in cui i problemi a Hormuz dovessero proseguire Bruxelles è pronta a proporre “misure coordinate” sul keronese.

In questi giorni sono circolate diverse indiscrezioni di stampa su quelle che potrebbero essere le misure che la Ue proporrà mercoledì per far fronte alla crisi energetica. Probabilmente sono oggetto di continue valutazioni fino all’ultimo, dato il costante mutamento del quadro. Ad ogni modo, lo stesso Joergensen aveva in precedenza affermato che si sarebbero ispirate ai 10 punti precedentemente approntati dall’Agenzia internazionale per l’energia, che aveva indicato tra le possibili misure l’utilizzo del lavoro da remoto (quello che spesso in Italia viene chiamato “smart work”) la riduzione dei limiti di velocità su strade autostrade, il maggior ricorso al trasporto pubblico e provvedimenti simili.

“Dobbiamo essere onesti e spiegare che la situazione diventerà piuttosto grave – ha detto ancora l’eurocommissario al FT – e questo è il motivo per cui introdurremo queste misure. Se il conflitto continua c’è un pericolo concreto che ci avviciniamo all’estate con biglietti aerei più cari e anche cancellazioni di voli”.

Giustizia, Salvini: serve riforma con responsabilità civile magistrati

Milano, 18 apr. (askanews) – “Dopo la vittoria del ‘no’ al referendum siamo ancora più uniti, forti e determinati a lavorare insieme, senza paura di accelerare sulle riforme che servono agli italiani, a partire da una necessaria riforma della giustizia” che preveda “la responsabilità civile dei magistrati che come tutti i lavoratori devono rispondere dei loro errori”. Lo ha detto il vicepremier, Matteo Salvini, nel corso del suo intervento alla manifestazione dei Patrioti in Piazza Duomo a Milano.

Lega, Bardella: in Ue rapporti forza stanno cambiando, vittoria vicina

Milano, 18 apr. (askanews) – “L’Italia guarda alla Francia con attenzione, a volte con preoccupazione, ma la vittoria alle prossimi presidenziali è vicina, ci stiamo preparando a dire addio a Macron e una vittoria del Rassemblement National non sarà solo una vittoria francese ma per tutte le nazioni d’Europa. Al Parlamento europeo portiamo una visione chiara, un’Europa delle Nazioni, che rispetta i popoli. Alle elezioni europee una potente ondata si è alzata sul continente. Un’ondata patriottica e popolare che ci ha permesso di diventare la prima forza di opposizione a Ursula von der Leyen e alla leadership di Bruxelles. E ogni giorno dimostriamo che un’altra Europa è possibile: oggi il rapporto di forza a Bruxelles sta cambiando”. Lo ha detto Jordan Bardella, esponente del Rassemblemnt National, dal palco della manifestazione organizzata dalla Lega in piazza del Duomo a Milano.

A Milano corteo patrioti verso Duomo, trattori e bandiere Lega

Milano, 18 apr. (askanews) – A Milano è la giornata del summit dei patrioti europei. Un corteo con in testa i sindaci leghisti e lo striscione “Padroni a casa nostra” è partito dalla zona di Porta Venezia diretto verso il Duomo, dove è stato allestito il palco su cui sono attesi il leader della Lega Matteo Salvini e alcuni leader sovranisti europei. Alcuni trattori sono parcheggiati di fronte al Duomo con scritte come “Fuck Ue, No Mercosur” mentre sostenitori sventolano bandiere della Lega, dell’Italia e indossano magliette con scritto Patriots.ue

Sinistra e associazioni hanno organizzato alcune manifestazioni in segno di protesta.

Il Papa: non mi interessa dibattere con Trump, narrazioni non accurate

Roma, 18 apr. (askanews) – Durante il volo aereo tra il Camerun e l’Angola Papa Leone XIV ha precisato ai giornalisti che a lui “non interessa affatto dibattere col presidente” degli Stati Uniti Donald Trump, spiegando che sulle sue parole ci sono state “interpretazioni” che non corrispondono al vero senso dei suoi messaggi.

“Si è diffusa una certa narrazione, non del tutto accurata, a causa della situazione politica creatasi quando, il primo giorno del viaggio, il presidente degli Stati Uniti ha rilasciato alcune dichiarazioni su di me”, ha detto come riportano i media vaticani: “Gran parte di ciò che è stato scritto da allora non è altro che un commento su commento, nel tentativo di interpretare quanto è stato detto. Faccio solo un piccolo esempio: l’intervento che era avvenuto all’incontro di preghiera per la pace un paio di giorni fa era stato preparato due settimane prima, ben prima che il presidente facesse qualsiasi commento su di me e sul messaggio di pace che sto promuovendo. Eppure, è stato interpretato come se stessi cercando di dibattere nuovamente con il presidente, cosa che non è affatto nel mio interesse”.

"Fuori e dentro il borgo" di Luciano Ligabue torna in libreria

Milano, 18 apr. (askanews) – A trent’anni dalla sua prima uscita, torna in libreria Fuori e dentro il borgo, il libro d’esordio di Luciano Ligabue, in una nuova edizione rivista e ampliata in uscita il 5 maggio per Mondadori.

Da tempo esaurito, il volume torna così disponibile per lettrici e lettori, offrendo l’occasione di riscoprire una delle opere più amate dell’universo narrativo di Ligabue. Un ritorno particolarmente significativo per un libro diventato negli anni un titolo di riferimento per il suo pubblico.

Nel volume, Ligabue accompagna il lettore attraverso 50 storie dedicate a fatti, personaggi e atmosfere della Correggio della sua giovinezza, restituendo con la forza della scrittura un mondo fatto di memoria, identità, provincia, musica e relazioni umane. Racconti in cui affiorano, con autenticità e intensità, temi che attraversano anche la sua poetica musicale: la libertà, l’adolescenza, i legami familiari, il disagio, il desiderio di appartenenza.

Questa nuova edizione, volume prezioso e da collezione, si arricchisce inoltre di una riflessione sul valore della scrittura e della creatività, osservate nella loro dimensione più libera. A completare il volume anche la sceneggiatura integrale di Radiofreccia, il film tratto dal libro e diretto dallo stesso Ligabue, insieme ad altri contributi inediti.

L’uscita di Fuori e dentro il borgo segna così il ritorno di un libro capace di raccontare, con sguardo personale e d’ispirazione, una stagione generazionale e un immaginario profondamente legato alle radici di Ligabue e al suo “borgo”.

La prima presentazione del volume si terrà lunedì 18 maggio al Salone Internazionale del Libro di Torino, alle ore 18:30 all’Auditorium, in un incontro con Andrea Delogu. Un appuntamento che segna l’esordio pubblico di questa nuova edizione e celebra il ritorno in libreria di uno dei libri più amati dell’universo narrativo di Luciano Ligabue.

La prossima presentazione del libro si terrà il 12 luglio a Correggio (Reggio Emilia).

Il volume sarà disponibile in libreria dal 5 maggio e preordinabile in tutte le librerie da oggi, venerdì 17 aprile.

Corteo Lega davanti a Comune Milano, fischi e cori contro Sala

Milano, 18 apr. (askanews) – Fischi e cori contro il sindaco di Milano Beppe Sala dal corteo della Lega, diretto verso il summit dei patrioti europei in Duomo, al passaggio di fronte a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano.

Papa Leone arrivato in Angola, penultima tappa del viaggio in Africa

Roma, 18 apr. (askanews) – Papa Leone XIV è arrivato in Angola, terza e penultima tappa del viaggio in Africa, dove rimarrà fino a martedì 21 aprile.

L’aereo ITA A330-900neo con a bordo Prevost è atterrato all’Aeroporto internazionale della capitale Luanda “4 de fevereiro” – intitolato alla ricorrenza del 4 febbraio 1961, Giornata dell’avvio della lotta armata contro il regime coloniale – alle ore 14,50 locali (le 15,50 in Italia).

Cinque i Paesi sorvolati: Camerun, Guinea Equatoriale, Gabon, Repubblica Democratica del Congo, Angola.

Sui circa 35 milioni di abitanti dell’Angola – colonia portoghese per 400 anni – il 57,83% sono cattolici (circa 20,3 milioni).

Il nunzio apostolico, monsignor Kryspin Witold Dubiel, e il Capo del Protocollo dell’Angola salgono a bordo per salutare il Papa, che viene accolto dal presidente dell’Angola Joao Manuel Gonçalves Lourenço ai piedi della scala anteriore dell’aereo, mentre dei bambini in abito tradizionale offrono dei fiori.

Dopo la Cerimonia di benvenuto in Aeroporto (con gli Inni, 21 colpi di cannone, Guardia d’Onore, Presentazione delle rispettive Delegazioni) Leone si trasferisce in papamobile al Palazzo Presidenziale per la visita di cortesia al Presidente della Repubblica.

Segue l’incontro con le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico (ore 16,15 locali; 17,15 italiane), dove Leone pronuncerà un discorso, il primo in Angola.

Prevost concluderà la giornata con un incontro privato con i Vescovi dell’Angola alla Nunziatura Apostolica, dove il Papa cenerà e passerà la notte.

Durante il volo verso Luanda, nel sorvolare la Guinea Equatoriale, il Gabon e la Repubblica del Congo il Papa ha fatto pervenire ai Capi di Stato i seguenti telegrammi: – Sorvolo Guinea Equatoriale: “Sua Eccellenza Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, Presidente della Repubblica della Guinea Equatoriale, Ciudad de la Paz: Porgo i miei saluti a Vostra Eccellenza e a tutta la Nazione mentre sorvolo la Repubblica della Guinea Equatoriale nel mio viaggio apostolico verso la Repubblica dell’Angola. In gioiosa attesa della mia imminente visita nel vostro Paese, vi assicuro le mie preghiere affinché Dio Onnipotente possa generosamente benedirvi tutti con i doni della solidarietà e della prosperità”.

– Sorvolo del Gabon: Sua Eccellenza Brice Clotaire Oligui Nguema, Presidente della Repubblica del Gabon, Libreville: Mentre il mio viaggio apostolico verso la Repubblica dell’Angola mi porta a sorvolare il Suo Paese, rivolgo un cordiale saluto a Sua Eccellenza e al popolo della Repubblica del Gabon. Invocando le benedizioni di Dio Onnipotente sulla Nazione, prego affinché Egli conceda a tutti voi benessere e solidarietà fraterna”.

– Sorvolo della Repubblica del Congo: “Sua Eccellenza Denis Sassou-N’Guesso, Presidente della Repubblica del Congo, Brazzaville: Porgo i miei migliori auguri a Vostra Eccellenza e ai vostri concittadini mentre sorvolo la Repubblica del Congo nel corso del mio viaggio apostolico verso la Repubblica dell’Angola. Pregando affinché la nazione sia benedetta dalla fratellanza e dalla pace, invoco di cuore abbondanti doni divini su tutti voi”.

Meloni: in una foto Squarta indicato come mio padre, siamo al cabaret

Roma, 18 apr. (askanews) – “In queste ore alcuni utenti stanno diffondendo una foto di qualche anno fa che mi ritrae con Marco Squarta, parlamentare europeo di Fratelli d’Italia, sostenendo addirittura che si tratterebbe di mio padre. Il tutto per sostenere che avrei mentito in Aula quando ho detto di non averlo più visto da quando avevo 11 anni. Per la cronaca, Marco Squarta è anche più piccolo di me. Certo, capisco che da quella foto qualcuno avrebbe potuto scambiarlo pure per mio nonno. A questo punto non siamo più nemmeno al fango. Siamo al cabaret”. Lo scrive la premier Giorgia Meloni su Facebook.

In scena "Phenomenal Women", donne che hanno sfidato il mondo coi versi

Roma, 18 apr. (askanews) – Da Sibilla Aleramo ad Alda Merini: le donne che hanno sfidato il mondo con i loro versi. Al Teatro Golden debutta “Phenomenal Women”, con Grazia Di Michele e Alessandra Fallucchi.

“Phenomenal Women” è dedicato alle donne che hanno usato la parola come arma di liberazione, artiste speciali che hanno trasformato i versi in una rivoluzione e la poesia in una nuova percezione del femminile. A loro è dedicato questo nuovo spettacolo in scena al Teatro Golden il 22 e 23 aprile 2026.

Una rappresentazione che celebra il coraggio e il talento di figure simbolo, che hanno saputo uscire fuori dagli schemi; la parola scritta si fonde nella melodia di Grazia Di Michele e nell’interpretazione di Alessandra Fallucchi. È l’occasione per scoprire l’essere umano dietro il genio: un’avventura che unisce metrica e musica. Il pubblico sarà accompagnato nelle parole di Patrizia Cavalli, Patrizia Valduga, Maya Angelou e tante altre grandi artiste, diverse per epoca e stile, ma unite da una medesima forza.

La cantautrice Grazia Di Michele e il chitarrista Fabiano Lelli, che vestiranno di musica le opere, e l’attrice Alessandra Fallucchi, hanno realizzato una drammaturgia che ci racconta storie di poetesse speciali, non solo per il loro talento ma anche per l’audacia di rompere con le convenzioni e con le regole. Le autrici propongono, con la regia di Emanuela Caruso, un viaggio leggero, profondo, a volte ironico, nella vita e nelle opere di queste donne fenomenali.