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L. elettorale, Schlein: continueremo a fare muro

Udine, 24 lug. (askanews) – “Noi abbiamo messo in campo un’alleanza progressista molto competitiva che già ha dimostrato di saper vincere e governare bene insieme in tante regioni, in tanti comuni. Lo facciamo senza litigare, lo facciamo anteponendo l’interesse degli italiani”. Così Elly Schlein, segretaria del Pd, ad Aquileia in Friuli, confermando che sulla legge elettorale “continueremo a fare muro”.

“Quindi capisco la preoccupazione” della maggioranza, ha aggiunto, “ma non è una buona ragione per procedere a suon di forzature parlamentari a cambiare una legge elettorale, peraltro nel modo in cui lo stanno facendo, con una legge che vuole introdurre il premierato senza più toccare la Costituzione, perchè dopo la batosta che hanno preso al referendum costituzionale con 15 milioni di no, Giorgia Meloni ha abbandonato il premierato. Però sta provando a realizzarlo attraverso questa legge elettorale. Noi continueremo a fare muro”.

A Roma presentata la campagna “I Silenzi dell’RSV”

Roma, 24 lug. (askanews) – Ogni anno in Italia il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV) provoca circa 290mila infezioni respiratorie acute, oltre 26mila ricoveri e circa 1.800 decessi tra gli adulti, colpendo soprattutto anziani e persone con patologie croniche. Per richiamare l’attenzione sull’impatto della malattia e promuovere un accesso più uniforme alla vaccinazione degli adulti fragili è stata presentata alla Camera dei Deputati la campagna “I Silenzi dell’RSV”, realizzata insieme a Helaglobe, con il contributo non condizionante di GSK, Moderna e Pfizer.

L’iniziativa, promossa per volontà dell’Onorevole Rampelli, ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali tra cui la dott.ssa Anna Caraglia, dirigente sanitario medico presso la Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute e l’avv. Eleonora Zazza, Presidente del Corecom Lazio.

“Il virus respiratorio sinciziale oggi non provoca soltanto migliaia di decessi, ma ha anche un impatto devastante sulle persone più fragili. Oggi una soluzione esiste, ma purtroppo non è ancora accessibile a tutti coloro che potrebbero beneficiarne. Per questo è fondamentale coinvolgere le istituzioni e le associazioni, affinché si facciano promotrici di una maggiore sensibilizzazione su un tema che merita molta più attenzione” ha dichiarato Davide Cafiero, Managing Director Helaglobe.

Nel corso dell’incontro è stato ricordato che il virus è ancora poco conosciuto e spesso viene confuso con altre infezioni respiratorie, con possibili ritardi diagnostici e un ricorso non appropriato agli antibiotici.

“L’infezione da virus respiratorio sinciziale è una delle principali cause di infezioni delle basse vie respiratorie e può provocare patologie anche molto gravi. Ogni anno si registrano oltre 20.000 ospedalizzazioni e le stime indicano che questo numero potrebbe arrivare fino a 50.000 casi, con circa 3.000 decessi. Come per altre infezioni respiratorie, anche per il virus respiratorio sinciziale è disponibile un vaccino che ha dimostrato un’elevata efficacia nella prevenzione delle forme più gravi della malattia” ha aggiunto Massimo Andreoni, Professore Ordinario Malattie Infettive Università ‘Tor Vergata’ Roma

La campagna è promossa da un’ampia coalizione di associazioni di pazienti con patologie respiratorie, cardiocircolatorie e croniche, nata per chiedere un accesso omogeneo alla prevenzione vaccinale su tutto il territorio nazionale.

“È fondamentale garantire una protezione efficace soprattutto alle persone più fragili: gli anziani e chi convive con una o più patologie croniche. Proteggerli da batteri, virus e altri agenti patogeni significa ridurre il rischio che queste infezioni compromettano ulteriormente il loro stato di salute e la qualità della loro vita. Per chi vive con una patologia respiratoria cronica, la prevenzione rappresenta un elemento essenziale per preservare il proprio equilibrio clinico e affrontare la quotidianità con maggiore sicurezza” ha concluso Simona Barbaglia, presidente Associazione Respiriamo Insieme APS

Durante l’incontro è stato inoltre presentato il video-manifesto “La Forza dell’Assenza”, dedicato all’impatto dell’RSV sulla vita delle persone più fragili e all’importanza della prevenzione.

15 giorni passione per maggioranza in Parlamento prima di pausa estiva

Roma, 24 lug. (askanews) – Si annunciano due settimane di passione tra Camera e Senato per la maggioranza. Il Parlamento deve condurre a meta alcuni dossier prima della pausa estiva, mentre il dibattito pubblico prosegue infuocato sul caso Roggero, la vicenda di Bologna dopo la morte di Abderrahim Fakir, la ‘partita’ che si sta giocando sulle chat dell’ex sottosegretario Delmastro con le opposizioni che puntano il dito contro il governo Meloni che, accusano, non si ‘cura’ delle emergenze del paese, a partire dal caro-carburanti.

PROSSIMA SETTIMANA SENATO. Il primo punto all’ordine del giorno al Senato martedì prossimo è il dl Giustizia-immigrazione che arriva all’esame dell’assemblea senza il mandato ai relatori. Lo ‘schema’ prevede quindi che le modifiche – alcune ritenute necessarie – si votino in aula. Il centrodestra deve uscire dal cul de sac sull’ampliamento delle intercettazioni che ha innescato un ostinato braccio di ferro Fdi-Fi. Sul pacchetto di richieste di modifica sui migranti la Lega potrebbe puntare i piedi e c’è poi il faro del Quirinale su un emendamento di Fratelli d’Italia sui ricongiungimenti. Sembra invece tramontata la possibilità di inserire nel decreto la questione dello stop ai risarcimenti da parte delle vittime di reati sulla scia del caso Roggero. Le opposizioni sono sul piede di guerra con almeno 500 emendamenti.

Non dovrebbe creare frizioni particolari il decreto legge sullo sport che contiene, tra l’altro, la norma approvata alla Camera sulle piscine. Non si esclude, a quanto si apprende, che l’esame del decreto possa essere avviato, dopo un passaggio lampo in commissione, anche lo stesso martedì, magari ‘offrendo’ al centrodestra tempi supplementari sui ‘nodi’ da sciogliere sul decreto Giustizia-immigrazione.

L’attenzione resta alta sulla legge elettorale, le cui audizioni si svolgeranno la prossima settimana. Governo e maggioranza puntano a stabilire un termine per gli emendamenti entro la pausa estiva, tra le proteste delle opposizioni. Al centro dei contrasti interni al centrodestra la questione preferenze.

PROSSIMA SETTIMANA CAMERA. In assemblea arrivano le missioni internazionali, tema che provoca sempre dissapori in entrambi gli schieramenti. Seguite dal ddl in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti e alcoldipendenti e la ratifica dell’accordo di cooperazione Italia-Albania. All’Odg ci sono anche mozioni sull’innalzamento delle temperature e sul superamento del diritto di veto sulle decisioni in Ue, su cui la bagarre è assicurata con fronti contrapposti tra maggioranza e opposizioni. E poi la Pdl per l’istituzione della giornata nazionale ‘Enzo Tortora’ sulle vittime degli errori giudiziari. Mercoledi è atteso il voto di fiducia sul dl infrastrutture-Pnrr che deve passare al Senato e convertito entro le ferie (scade il 25 agosto, a Camere chiuse). L’assemblea di Montecitorio dovrà esaminare anche il bilancio della Camera dei deputati.

La giornata clou è giovedì quando l’aula voterà sullo stop impresso dalla giunta per le autorizzazioni all’uso delle chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, al centro di un’inchiesta della Procura di Roma sulla “Bisteccheria d’Italia”, in cui i due erano soci. Le opposizioni hanno fatto trapelare l’intenzione di chiedere il voto segreto rievocando il rischio di franchi tiratori dopo l’incidente sulle preferenze su cui si sono consumate le defezioni di Fi e Lega. Il confronto politico è ad alzo zero: il M5S oggi ha lanciato la campagna social con un countdown #Fuorilechat e la scelta del legale di Carroccia di depositare le conversazioni elettroniche potrebbe non bastare a neutralizzare lo scontro.

Venerdì, all’Odg ci sono il Rendiconto generale dello stato e l’assestamento di bilancio e la Pdl cinema. Il calendario prevede che arrivi da Palazzo Madama il dl Giustizia-immigrazione che però probabilmente slitterà, impacchettato da un voto di fiducia, all’ultima settimana di lavori.

E se in Senato c’è la partita sugli emendamenti alla legge elettorale, martedì a Montecitorio in commissione Affari costituzionali scade il termine per il deposito degli emendamenti al ddl antisemitismo, che ha visto un passaggio complicato per il Pd, e il cui approdo in aula comunque sarà a settembre.

PRIMA SETTIMANA DI AGOSTO. L’ultima settimana di lavoro, quella di agosto, sia per la Camera che per il Senato, vedrà al centro della scena le comunicazioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sulla clausola di salvaguardia sui 14 miliardi di maggiore flessibilità di spesa consentita dall’Ue per Difesa ed energia che il governo ha deciso di attivare. Alla Camera le comunicazioni si terranno il 5 agosto. A Palazzo Madama una capigruppo stabilirà il giorno. Anche questo passaggio non si annuncia indolore. I capigruppo di opposizione hanno chiesto in una lettera al presidente Ignazio La Russa che, prima delle comunicazioni del ministro, ci sia il pieno coinvolgimento delle commissioni competenti a garanzia del rispetto delle prerogative del Parlamento e della certezza dei parametri di finanza pubblica: “nessun mandato in bianco” di fronte a “decisioni che incidono sugli equilibri della finanza pubblica”.

Carburanti, Meloni vede Giorgetti, si valuta meccanismo accise mobili

Roma, 24 lug. (askanews) – “Il governo è al lavoro sul caro benzina. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto oggi un confronto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti. Al centro del colloquio la situazione economica generale, con particolare attenzione all’andamento dei prezzi dei carburanti. Il Governo sta approfondendo le possibili iniziative da adottare, anche con riferimento all’eventuale attivazione del meccanismo delle accise mobili”. È quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi.

Una stella sulla Walk of fame di Hollywood per Roberto Bolle

Milano, 24 lug. (askanews) – Una stella sulla Walk of fame di Hollywood per Roberto Bolle. L’étoile della danza italiana è stata inserita dalla Camera di Commercio di Los Angeles tra i 32 premiati della Classe 2027 nella categoria Live Theatre/Live Performance, una decisione accolta con emozione dall’artista.

“Ci sono traguardi che sembrano appartenere ai sogni. Fino al giorno in cui diventano realtà. Entrare a far parte della Hollywood Walk of Fame Classe 2027 è uno di quei momenti – ha commentato Bolle – Un riconoscimento che mi emoziona profondamente e che considero tra i più importanti della mia vita e della mia carriera. In un percorso come il mio nulla si costruisce da soli. Per questo desidero condividere questo riconoscimento con chi ha reso possibile il mio cammino: la mia famiglia, il mio team, tutte le persone che mi hanno sostenuto nel corso degli anni e il pubblico che continua a seguirmi con affetto ed entusiasmo. Questa stella porta anche un po’ della danza, dell’arte e dell’Italia nel cuore di Hollywood. Ed è questo che mi rende ancora più felice. Grazie di cuore”.

Con Roberto Bolle sale a 19 il numero dei grandi nomi dell’arte in Italia celebrati sul marciapiede più famoso di Los Angeles, l’Hollywood Boulevard. Fra questi Anna Magnani, Sophia Loren e Gina Lollobrigida.

Musica, Baglioni: sold out anche seconda data del 25 ottobre a Roma

Roma, 24 lug. (askanews) – Immediatamente dopo essere stati messi in vendita, finiscono anche tutti i biglietti disponibili per il secondo concerto speciale di “Che notte è questa! la partenza” di Claudio Baglioni, l’evento che debutterà il 24 ottobre 2026 e si replicherà il 25 ottobre 2026, a Piazza di Siena, Villa Borghese, Roma.

Gli organizzatori – informa una nota – stanno valutando le possibilità e i modi per far fronte alle oltre centomila richieste pervenute. Con gli eventi di Che notte è questa!, Claudio Baglioni inaugura e conclude, il GrandTour LaVita È Adesso, il viaggio artistico che attraverserà l’Italia più bella, toccando i luoghi e i siti storici, monumentali, architettonici e paesaggistici di maggior fascino e valore. Il percorso del GrandTour terminerà, dopo un anno, il 23 ottobre 2027 con “Che notte è questa! il ritorno”, ai Fori Imperiali.

“Che notte è questa!” è prodotto e organizzato da Friends & Partners e Come s.r.l. in collaborazione con Roma Capitale, Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda.

Iran, il Wsj: Trump è scettico sulla soliuzione diplomatica, è "in modalità vendetta"

Roma, 24 lug. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump sta perdendo la pazienza sulla guerra con l’Iran, che pensava dovesse durare solo alcune settimane e di cui invece non vede la fine a quasi cinque mesi dall’inizio. E’ quanto scrive il Wall Street Journal, a cui un funzionario dell’amministrazione ha detto che Trump sarebbe “in modalità vendetta” nei confronti di Teheran, nutrendo scetticismo verso la diplomazia.

Alcuni consiglieri del presidente temono che il conflitto, che ha fatto impennare i prezzi, ha intaccato i tassi di gradimento di Trump e causato la morte di oltre una decina di militari americani, stia consumando la sua presidenza e danneggiando i repubblicani in vista delle elezioni di medio termine. Fallito il cessate il fuoco annunciato lo scorso giugno, “negli ultimi giorni il presidente Trump è diventato sempre più scettico riguardo alla possibilità che negoziati con l’Iran possano portare a una pace duratura”, secondo fonti al corrente della questione.

Stando a un funzionario dell’amministrazione, “Trump crede che l’unica cosa che l’Iran comprende è la forza militare” e che ci siano ben poche altre opzioni se non quella di continuare ad attaccare.

Ieri, in un’intervista ad Axios, Trump ha ammesso che sta valutando di lanciare “un attacco massiccio” contro l’Iran, un attacco “più vasto di qualsiasi altro”, precisando di essere “vicino” a una decisione.

Il Wsj ricorda che gli Stati Uniti stanno incrementando forze armate, armamenti e personale medico dispiegati nella regione, “per dare a Trump più opzioni militari qualora decidesse di intensificare le ostilità”.

Cortona On The Move, dieci fotografi per guardare ancora l’Italia

Cortona, 24 lug. (askanews) – Un nuovo racconto del paesaggio italiano attraverso il lavoro contemporaneo di dieci fotografi, sulla scia di grandi progetti storicizzati, ma con la volontà di aggiornare una storia visuale del nostro Paese. Cortona On The Move, nell’edizione dedicata tutta alla nostra “Beautiful Country”, presenta un progetto inedito, “Peninsula”, ospitato nella Fortezza del Girifalco.

“Ho pensato che un festival debba anche proporre un contenuto suo originale – ha detto ad askanews la direttrice artistica Renata Ferri – che non esiste da nessun’altra parte. Questo è stato l’incipit con cui ho messo in piedi questo progetto. Ho chiesto a molti artisti italiani chi stesse lavorando sul paesaggio italiano, sull’Italia, e quindi quelli che hanno aderito al progetto avevano già più o meno in corso dei loro progetti sull’Italia e in alcuni casi volevano iniziarne di nuovi”.

Il risultato è affascinante, diverso, a volte straniante, a volte così dettagliato da sembrare microstoria, per dirla alla Carlo Ginzburg, ma è anche – e forse soprattutto – da lì che passa il senso di un luogo e del nostro viverci. Le immagini di Arianna Arcara, Fabio Barile, Marina Caneve, Federico Clavarino, Matteo de Mayda, Giorgio Di Noto, Alessandro Imbriaco, Rachele Maistrello, Giulia Parlato e Giovanna Silva scavano a volte lontano, a volte nel notissimo e catturano quasi sempre l’attenzione. “La cosa che mi ha animato – ha aggiunto la direttrice – era non solo far vedere l’Italia, ma portare anche degli artisti italiani a una maggiore visibilità al grande pubblico”.

Il progetto è ambizioso ed è stato sostenuto da partner importanti. “Pensare che questo progetto così fortemente identitario – ci ha detto Michele Coppola, direttore Arte Cultura e Beni storici di Intesa Sanpaolo – nasca con un sostegno specifico della fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e di Intesa San Paolo credo che rappresenti tanto e che permetta di dire ancora una volta come arte, cultura e nello specifico fotografia siano ragioni identitarie che permettano a luoghi a borghi meravigliosi come Cortona di essere ancora di più al centro dell’attenzione ed essere ancora di più capaci di attrarre intelligenze, attrarre attenzioni, a trarre simpatia e attrarre visitatori”.

E “Peninsula” lascia anche un’altra sensazione, ossia che la fotografia abbia ancora tanto da fare e da dire, sull’Italia, certo, ma anche più mi generale come linguaggio del contemporane

Al Senato presentata la piattaforma Gnosphera

Roma, 24 lug. (askanews) – Si è tenuta a Roma nella Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, la conferenza stampa “Open Source Intelligence e Situational Awareness” promossa dalla Vice Presidente del Senato Licia Ronzulli. Presenti il Sottosegretario di Stato al Ministero della Difesa l’onorevole Matteo Perego di Cremnago, il Presidente del COPASIR l’onorevole Lorenzo Guerini, il Generale Alessandro Ferrara già in servizio presso DIS e AISI, Francesco Carioti Capo Divisione Relazioni Istituzionali – Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, Marco Bacini professore dell’Università LUM e Direttore del Master Intelligence per la Sicurezza Nazionale e Internazionale e Giuseppe Cicconi Founder O&DS – Esperto di intelligenza artificiale e trasformazione digitale. Un incontro per approfondire il contributo che le fonti aperte e l’intelligenza artificiale offrono alla comprensione dei fenomeni contemporanei e alla qualità delle decisioni. Nel corso della conferenza è stato presentato Gnosphera, progetto italiano nato per organizzare e analizzare dati provenienti da fonti aperte rendendoli più facilmente leggibili e utilizzabili per coloro che sono chiamati alla valutazione dei rischi e della sicurezza nazionale.

“Gnosphera è una piattaforma di intelligence e di Situational Awareness. In un contesto globale caratterizzato da una minaccia sempre più multidimensionale, nasce la necessità di monitorare contemporaneamente una molteplicità di domini. Gnosphera risponde a questa esigenza aggregando informazioni e segnali provenienti da ambiti diversi. Nella sua componente cartografica, accessibile a tutti, questi domini vengono rappresentati e resi visibili in modo integrato. L’analista può così osservare contemporaneamente una serie di segnali, non solo per trovare risposte, ma soprattutto per sviluppare le domande corrette e ottenere una comprensione più approfondita dello scenario” ha dichiarato il Prof. Marco Bacini dell’Università LUM e Direttore Master Intelligence per la Sicurezza Nazionale e Internazionale.

Dall’incontro è emersa la necessità di una sicurezza nazionale proattiva, capace di integrare analisi geopolitiche, digitali ed economiche per prevenire minacce complesse.

“Oggi la piattaforma integra 82 layer, ovvero 82 fonti dati che vengono raccolte e analizzate. L’obiettivo è arrivare, entro la fine dell’anno, a 100 fonti dati e sviluppare una versione on-premise della piattaforma, cioè una soluzione non accessibile esclusivamente online, ma installabile direttamente all’interno della rete di un potenziale governo o di un’azienda” ha aggiungo Giuseppe Cicconi di O&DS

Ma come cambia la metodologia di analisi delle agenzie di sicurezza di fronte a strumenti predittivi come Gnosphera?

“Io penso che sia indispensabile raccogliere i dati, perché quando parliamo di minaccia integrata parliamo proprio della capacità di unire tutte le specializzazioni, le competenze e le specificità dei diversi ambiti. Gnosphera nasce con questo obiettivo: raccogliere informazioni e consentire un’interpretazione aggregata, integrata, da parte degli analisti. Questo permette di avere una visione della minaccia completamente diversa rispetto al passato, più ampia e più aderente alla complessità degli scenari attuali” ha concluso il Generale Alessandro Ferrara, già in servizio presso DIS e AISI.

La capacità di anticipazione diventa, dunque, vitale per la sicurezza nazionale. Grazie alle fonti aperte e all’intelligenza artificiale, il progetto italiano Gnosphera offre un’analisi integrata dei fenomeni geopolitici, economici e cyber attestandosi come strumento d’avanguardia necessaria per tutelare gli interessi strategici del Paese.

Formula1, Leclerc il più veloce nelle Libere 1 in Ungheria

Roma, 24 lug. (askanews) – Charles Leclerc firma il miglior tempo nella prima sessione di prove libere del Gran Premio d’Ungheria, tredicesimo appuntamento del Mondiale di Formula 1 e ultimo prima della pausa estiva. Il ferrarista chiude in 1’19″075, precedendo la Red Bull di Max Verstappen di quasi mezzo secondo e l’altra Ferrari di Lewis Hamilton, confermando l’ottimo momento della Scuderia dopo i recenti risultati di Silverstone e Spa.

La sessione del monegasco si interrompe però con circa dieci minuti d’anticipo a causa di un problema tecnico. “Qualcosa si è rotto”, comunica via radio Leclerc, costretto a parcheggiare la SF-26. Un inconveniente che Ferrari dovrà analizzare in vista delle seconde libere, pur restando positiva la prestazione complessiva della monoposto.

Quarto tempo per Isack Hadjar con la Red Bull, davanti alla Mercedes di George Russell, apparso in difficoltà con il bilanciamento della W17. Sesta l’Audi di Gabriel Bortoleto, seguita dalla Mercedes del rookie Frederik Vesti, chiamato a sostituire il leader del Mondiale Kimi Antonelli nella sessione riservata ai giovani piloti. Ottavo Nico Hülkenberg con l’altra Audi.

Buona prova anche per l’italiano Leonardo Fornaroli, sedicesimo al volante della McLaren di Oscar Piastri. Il campione di Formula 2 non ha cercato la prestazione sul giro, concentrandosi invece sul lavoro di raccolta dati e sul collaudo degli aggiornamenti aerodinamici introdotti dal team britannico.

La sessione è stata brevemente interrotta da una bandiera rossa provocata dall’Aston Martin di Lance Stroll, fermata da un cedimento della sospensione sinistra. Fernando Alonso ha invece concluso tredicesimo con la vettura profondamente aggiornata portata dal team inglese in Ungheria.

Le seconde prove libere sono in programma nel pomeriggio, con la Mercedes che ritroverà Antonelli al volante e la Ferrari chiamata a verificare l’entità del problema accusato da Leclerc.

La Commissione Ue: TikTok non garantisce la sicurezza online dei minori

Bruxelles, 24 lug. (askanews) – La Commissione europea ha inviato oggi a TikTok una relazione preliminare in cui si afferma che gli account dei minori sulla piattaforma non soddisfano gli standard di sicurezza richiesti dal regolamento Digital Services Act (Dsa) dell’Ue. Su TikTok, i minori possono scegliere di impostare il proprio account come “pubblico”: ciò significa che qualsiasi utente, inclusi coloro che non possiedono un account TikTok, può visualizzare i contenuti dei minori.

Questa impostazione consente inoltre che i contenuti pubblicati da minori “più grandi” (16-17 anni) vengano consigliati a qualsiasi altro utente di TikTok tramite la sezione “for you”. Questa esposizione, secondo la Commissione, “potrebbe comportare contatti indesiderati da parte di potenziali aggressori e il rischio che i contenuti vengano utilizzati per il cyberbullismo. Questa funzionalità offre potenzialmente agli estranei una finestra sulla vita di un minore. Inoltre, poiché ciò che i minori pubblicano può rimanere online per sempre e seguirli fino all’età adulta, questa funzionalità comporta rischi di conseguenze potenzialmente permanenti”.

“Anche quando i minori scelgono un account privato – spiega l’esecutivo comunitario in una nota -, i loro profili possono essere facilmente trovati tramite gli elenchi ‘following’ e ‘followers’ di altri utenti, e le loro foto del profilo rimangono accessibili a chiunque, inclusi gli utenti senza un account TikTok. Le impostazioni di TikTok continuano a esporli a rischi, tra cui contatti indesiderati, cyberbullismo o comportamenti predatori”.

Secondo la Commissione, “le impostazioni dell’account sono fondamentali per garantire la sicurezza online dei minori, poiché determinano chi può visualizzare i loro contenuti e chi può contattarli. Ai sensi del regolamento Digital Security Act, le piattaforme accessibili ai minori devono garantire un elevato livello di privacy, sicurezza e protezione dei propri servizi”. La Commissione “ritiene in via preliminare che le impostazioni dell’account di TikTok non soddisfino questo standard, in quanto espongono gli account e i contenuti dei minori a un pubblico troppo ampio”, e che TikTok, “coerentemente con le Linee guida sulla protezione dei minori, dovrebbe modificare le impostazioni predefinite degli account pubblici dei minori, in modo che i loro contenuti siano, di default, visibili solo agli utenti di TikTok che il minore ha autorizzato”. Inoltre, “sebbene i minori più grandi possano avere la possibilità di condividere i propri contenuti con un pubblico più ampio su TikTok, tali contenuti non dovrebbero in alcun caso essere accessibili a un pubblico globale al di fuori della piattaforma”. TikTok dovrebbe poi “astenersi dal consigliare contenuti di minori ad altri utenti di TikTok tramite il feed ‘for you'”, conclude la Commissione.

Queste conclusioni preliminari non pregiudicano l’esito finale dell’indagine. TikTok ha ora la possibilità di esaminare i documenti contenuti nei fascicoli d’indagine della Commissione e di rispondere per iscritto alle sue conclusioni preliminari, che sono parte di una procedura formale avviata il 19 febbraio 2024 per indagare sulla conformità di TikTok al Dsa.

Qualora le conclusioni della Commissione vengano confermate, la Commissione può emettere una decisione di non conformità, che può comportare l’applicazione di una sanzione pecuniaria determinata dalla natura, dalla gravità, dalla recidiva e dalla durata dell’infrazione. L’importo della sanzione deve essere proporzionato e non può in alcun caso superare il 6% del fatturato annuo globale della società.

L’indagine della Commissione ha riguardato anche la potenziale dipendenza che potrebbe derivare dal modo in cui è progettato TikTok, per la quale sono state adottate conclusioni preliminari nel febbraio di quest’anno. Inoltre, l’indagine ha trattato l’accesso ai dati pubblici per i ricercatori, su cui sono state adottate delle conclusioni preliminari nell’ottobre 2025, e la trasparenza pubblicitaria, questione che si è conclusa con impegni vincolanti nel dicembre 2025.

Milano capitale mondiale del dialogo e dell’integrazione

Roma, 24 lug. (askanews) – Milano si prepara ad accogliere un nuovo appuntamento internazionale dedicato al futuro della comunicazione, al dialogo tra i popoli e alla costruzione della pace. Dal 29 al 31 luglio 2026, presso il MIND – Milano Innovation District, nell’ambito del Milano Latin Festival, si terrà la presentazione ufficiale del World Meeting del Dialogo, della Parola e della Comunicazione Socio-Umanitaria tra i Popoli, progetto culturale e istituzionale di respiro internazionale dedicato alla promozione del dialogo interculturale e interreligioso, della comunicazione etica e della fraternità umana.

L’iniziativa rappresenta l’anteprima ufficiale del grande World Meeting internazionale previsto nel mese di ottobre presso Palazzo Reale a Milano, dove si confronteranno rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, diplomatico, religioso, giornalistico e della società civile sui grandi temi della contemporaneità: la pace, i diritti umani, la convivenza comune, il ruolo della parola e la responsabilità della comunicazione nel futuro dell’umanità.

Il World Meeting intende inoltre affermare una comunicazione capace di contrastare ogni forma di discriminazione sociale, economica, razziale e sessuale, promuovendo una cultura fondata sull’ascolto, sull’integrazione, sulla cooperazione e sul rispetto della dignità di ogni persona. Una comunicazione che unisce, include e costruisce comunità, ponendo al centro il valore dell’essere umano e il dialogo tra le diversità. L’appuntamento si inserisce nel percorso del Milano Latin Festival, manifestazione internazionale che attraverso il linguaggio universale della musica, della cultura e dell’incontro tra comunità promuove il dialogo tra popoli, identità e tradizioni differenti.

Il World Meeting nasce dalla convinzione che la comunicazione rappresenti oggi una vera infrastruttura sociale della comunità globale: attraverso la parola si costruiscono relazioni, si formano coscienze, si generano processi culturali e si orienta il futuro delle società.

Il World Meeting del Dialogo, della Parola e della Comunicazione Socio-Umanitaria tra i Popoli è promosso e organizzato da: Héctor Villanueva, Direttore del Salone delle Nazioni del Milano Latin Festival, Vicepresidente della Federazione Eurandina, ideatore dell’Expo dei Popoli, delle Culture e della Solidarietà, promotore di iniziative dedicate all’integrazione culturale e sociale, alla valorizzazione delle comunità internazionali e all’incontro tra culture.

Biagio Maimone, giornalista, scrittore e comunicatore istituzionale, Direttore della Comunicazione della Fondazione Bambino Gesù del Cairo ETS, coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso, impegnato nella promozione della comunicazione etica, del dialogo interreligioso, della fraternità umana e della cultura della pace.

Due percorsi professionali uniti da una visione comune: fare della comunicazione, della cultura e del dialogo strumenti concreti per favorire una nuova stagione di incontro tra i popoli.

Nel mese di settembre nascerà inoltre l’Associazione ‘Progetto Vita e Umanità’, un’iniziativa ispirata ai medesimi valori che animano il World Meeting. L’Associazione nasce con la missione di dare voce a chi non ne ha: agli ultimi, ai poveri, agli emarginati e a tutte le persone vittime di discriminazione. Sarà un progetto dedicato a promuovere una comunicazione autenticamente socio-umanitaria, al servizio di chi vive ai margini della società, affinché la parola diventi strumento di dignità, inclusione, solidarietà e speranza.

L’iniziativa si realizza con la collaborazione dell’UNAR e con il coinvolgimento di istituzioni, enti, associazioni e realtà culturali presenti a Milano, in Lombardia, in Italia e nel mondo impegnate nella promozione del dialogo, dell’inclusione e della cooperazione internazionale.

Il nuovo ct della Nazionale di calcio: Guardiola dice no all’Italia, Pirlo in pole

Roma, 24 lug. (askanews) – Pep Guardiola ha rifiutato la proposta della FIGC per diventare il nuovo commissario tecnico dell’Italia. Dopo alcuni giorni di riflessione, il tecnico catalano ha comunicato la sua decisione a Paolo Maldini e Leonardo: “Grazie, sono onorato, ma in questo momento non me la sento”.

Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, Guardiola avrebbe preso la decisione soprattutto per il desiderio di concedersi un periodo di pausa dopo dieci anni alla guida del Manchester City. Alla base del rifiuto ci sarebbero anche motivazioni professionali: l’ex allenatore del Barcellona ritiene che il ruolo di commissario tecnico, con un’attività quotidiana meno intensa rispetto a quella di un club, non sia in linea con il suo modo di vivere il calcio.

Guardiola avrebbe inoltre preferito non impegnarsi in un progetto di lungo periodo, quello da otto-dieci anni prospettato dal nuovo direttore tecnico azzurro Paolo Maldini, mantenendo aperta la possibilità di tornare presto ad allenare una squadra di club. Nel corso dei contatti non si sarebbe mai arrivati a discutere dell’aspetto economico.

Con il no del tecnico spagnolo, la FIGC accelera sul piano B. Il principale candidato diventa ora Andrea Pirlo, ritenuto da Maldini e Leonardo il profilo ideale per avviare un nuovo ciclo tecnico e culturale della Nazionale. La scelta del nuovo ct dovrà arrivare in tempi rapidi, con la Nations League in programma tra circa due mesi e l’Europeo del 2028 come primo grande obiettivo del nuovo corso, in vista del Mondiale 2030.

Fine vita, Consulta: non interamente illegittima legge Sardegna

Roma, 24 lug. (askanews) – Con la sentenza numero 148, depositata oggi, la Corte costituzionale ha respinto le censure statali sull’intera legge della Regione Sardegna numero 26 del 2025, in tema di aiuto al suicidio, ma ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di diverse sue disposizioni.

Come già ritenuto nella sentenza numero 204 del 2025 a proposito della legge della Regione Toscana numero 16 del 2025, impugnata dallo Stato con censure sostanzialmente analoghe, anche la legge regionale sarda afferisce alla materia della tutela della salute, limitandosi a disciplinare l’attività delle aziende sanitarie locali.

Numerose sue disposizioni, spiega la Corte, hanno però illegittimamente invaso sfere di competenza riservate alla legislazione statale.

Più precisamente, la Corte ha dichiarato incostituzionale l’articolo 2, comma 1, in base al quale sono ammesse alle prestazioni e ai trattamenti previsti dalla legge regionale “le persone in possesso dei requisiti indicati dalla giurisprudenza della Corte costituzionale”.

La disposizione vìola la competenza legislativa esclusiva statale in materia di ordinamento civile e penale, in quanto, richiamando le pronunce in tema di aiuto al suicidio, “realizza una novazione dei principi ordinamentali in esse contenuti, che produce l’effetto di definire nella legislazione regionale, irrigidendoli, i requisiti per l’accesso al suicidio assistito e, indirettamente, i contorni dell’esimente all’art. 580 cod. pen. così come individuata dalle sentenze di questa Corte”. La legislazione regionale, infatti, in relazione ai delicati bilanciamenti che attengono al suicidio medicalmente assistito, “non può pretendere di agire in via suppletiva della legislazione statale, per così dire ‘impossessandosi’ dei principi ordinamentali individuati da questa Corte”, cristallizzandoli nelle proprie disposizioni.

L’articolo 4 è stato dichiarato incostituzionale nelle specifiche previsioni che “fissano stringenti termini per lo svolgimento” del procedimento di verifica del possesso dei requisiti per l’accesso al suicidio medicalmente assistito da parte della commissione multidisciplinare, previa acquisizione del parere del comitato etico territoriale.

La Corte ha ritenuto violata la competenza legislativa statale in materia di ordinamento civile, in quanto tali sequenze di termini coinvolgono scelte che necessitano di uniformità di trattamento sul territorio nazionale.

Inoltre, queste stringenti previsioni contrastano con i principi fondamentali desumibili dalla legge numero 219 del 2017, che invece valorizzano e promuovono la “cosiddetta alleanza terapeutica”, per cui, ferma rimanendo la necessità di una sollecita presa in carico dell’istanza del richiedente, deve essere “sempre consentita la possibilità di svolgere tutti quegli approfondimenti clinici e diagnostici che la Commissione, multidisciplinare e coinvolgente diverse competenze (tra cui quelle psichiatriche, palliative, psicologiche, medico legali, eccetera), ritenga appropriati”.

La sentenza ha peraltro anche ricordato il “diritto della persona ‘a essere curata efficacemente, secondo i canoni della scienza e dell’arte medica, anche attraverso la concreta messa a disposizione di cure palliative efficaci'”.

Per contrasto con i principi fondamentali in materia di tutela della salute della legislazione statale vigente, interpretati alla luce della giurisprudenza costituzionale, è stato dichiarato incostituzionale anche l’articolo 4, comma 12. Questa disposizione, riconoscendo alla persona in possesso dei requisiti autorizzata ad accedere al suicidio medicalmente assistito la possibilità di “decidere in ogni momento di sospendere o annullare l’erogazione del trattamento”, si rivela “del tutto incoerente con la struttura stessa del suicidio medicalmente assistito”, nel quale “non vi è propriamente alcuna ‘erogazione’ di un trattamento che possa essere sospeso o annullato (come invece nelle ipotesi di eutanasia attiva, riconducibili nell’ordinamento italiano alla fattispecie di omicidio del consenziente), ma piuttosto un’assistenza dei sanitari a una persona che dovrà compiere da sé la condotta finale che direttamente causa la propria morte”.

Sono stati dichiarati incostituzionali altresì l’articolo 5, in base al quale le aziende sanitarie regionali forniscono il supporto tecnico e farmacologico e l’assistenza medica per la preparazione all’autosomministrazione del farmaco autorizzato, e l’articolo 4, comma 10, diretto ad assicurare che tale procedura avvenga nel termine di sette giorni dalla richiesta.

Nel confermare quanto stabilito dalla sentenza numero 132 del 2025, la Corte ha ritenuto violata la competenza legislativa in materia di tutela della salute poiché con queste disposizioni la Regione non si è limitata a fissare una disciplina di dettaglio, ma “si è in realtà appropriata dei principi fondamentali, determinando un vulnus alla riserva, stabilita dall’art. 117, terzo comma, Cost., alla legislazione statale della loro determinazione”.

Immuni da censure sono state invece ritenute le altre disposizioni contenute nella legge regionale. La Corte ha ritenuto che l’esercizio della competenza concorrente nella materia della tutela della salute non possa ritenersi precluso dalla circostanza che lo Stato non abbia ancora provveduto all’approvazione di una legge che disciplini in modo organico, nell’intero territorio nazionale, l’accesso alla procedura medicalizzata di assistenza al suicidio. Infatti, nei limiti sopra precisati, i principi fondamentali della materia sono già desumibili dalla legislazione vigente, letta alla luce delle sentenze della Corte.

Conte: per Meloni chi sbaglia paga, anche i minori. Purché non sia di Fdi

Roma, 24 lug. (askanews) – “Incredibile. Lasciano ancora gli italiani soli. Sono usciti dal Consiglio dei ministri a mani vuote: zero interventi sui prezzi dei carburanti che schizzano oltre 2 euro al litro e che stanno divorando il potere d’acquisto e gli stipendi dei cittadini. Quando restituiranno ai cittadini le risorse incassate in più dallo Stato per i vari rincari e andranno a prendere gli extraprofitti dai big dell’energia e delle armi? Quando recupereranno risorse dal folle piano di Riarmo per metterle sulle emergenze dei cittadini?” Così, in un post su Facebook il presidente M5S Giuseppe Conte.

“Però – aggiunge – una cosa Meloni l’ha fatta ieri: un video roboante in cui dice ‘chi sbaglia paga, pure se minore’. L’importante è che non sia di Fratelli d’Italia: lì partono scudi di protezione come nel caso di Santanchè o di Delmastro, con il partito di Meloni che si rifiuta di fornire alla giustizia le chat dell’ex sottosegretario con un prestanome del clan Senese”.

Ddl Minori, Salvini: se commetti reati non ti nascondi dietro età

Milano, 24 lug. (askanews) – “Avere 16 o 17 anni oggi è diverso da quando li avevo io negli anni ’90, e quindi onori e oneri: se commetti un reato non ti puoi nascondere dietro la minore età”. Lo ha detto il vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini, ospite di Radio Roma Sound parlando del disegno di legge in materia di imputabilità del minore approvato ieri dal Consiglio dei ministri.

“Con questa norma si ribalta la situazione – spiega – si dà per scontato che a 14, 15, 16, 17 anni tu sei consapevole di quello che fai e delle conseguenze, a meno che non venga dimostrato che non eri in grado di intendere e di volere, quindi si ribalta il principio. Dico che è giusto, lo dico anche da genitore. Fino a oggi si riteneva, fino a prova contraria, non punibile, non perseguibile chi commetteva un reato nella minore età, da domani si ritiene che un quindicenne abbia la stessa consapevolezza di un diciannovenne quando fa qualcosa, in bene o in male. Al tempo stesso non è solo un tema sanzionatorio. L’obiettivo è dare una seconda chance a tutti, evidentemente soprattutto se giovani o giovanissimi, però non si può neanche far passare il concetto che si sia impuniti anche se si va in giro col coltello, se si minaccia, se si rapina, se si aggredisce, perché non si hanno ancora 18 anni. Devi essere consapevole di quello che fai e di quello che non fai”. In ogni caso, “per alcuni reati che non prevedono lesioni gravi nei confronti di altri esseri umani” Salvini si è detto favorevole a “valutare pene alternative, servizi sociali e lavori socialmente utili”.

Bologna, Piantedosi: da Lepore grave sottovalutazione della piazza

Roma, 24 lug. (askanews) – “Ha un qualche elemento di gravità un sindaco che evidentemente in maniera inconsapevole convoca una piazza e sottovaluta quello che può succedere”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, intervenendo a L’Aria che tira su La7 sugli scontri avvenuti alla manifestazione convocata dal sindaco di Bologna Matteo Lepore dopo il decesso del marocchino Fakir durante un controllo di polizia.

Da parte di Lepore c’è stata “una sottovalutazione che ha un suo elemento di gravità”, ha ribadito Piantedosi che poi ha sottolineato: “Non dico che Lepore debba chiedere scusa, ma prendere atto e fare una valutazione, visto che sono stati aggrediti poliziotti e sfasciati elementi di arredo della città. Insomma, non è un qualcosa privo di significato”.

“La documentazione fotografiche fino adesso hanno videografiche hanno testimoniato che c’è stata tutta l’attenzione, tutta la ponderatezza, l’adeguatezza, l’equilibrio che si può esplicare in questi casi”, ha detto il ministro dell’Interno.

“I poliziotti si sono approcciati con la sensibilità e la delicatezza richieste della complessità del caso, dopodiché quando la situazione appariva degenrere hanno attivato le esigenze diciamo di contenimento”, ha aggiunto Piantedosi, sottolineando di non aver visionato i filmati delle bodycam degli agenti intervenuti: “Assolutamente no. Avrei potuto visionarle ma non le ho richieste e non le ho volute: io mi fido sempre dell’autorità giudiziaria che deve fare le sue valutazioni. Le indagini faranno il loro corso, siamo solo agli inizi di una vicenda che avrà probabilmente tre gradi di giudizio”.

Scontri in Cisgiordania, per l’Idf è "terrorismo" ma i coloni sono sotto accusa

Roma, 24 lug. (askanews) – Divergono le ricostruzioni su quanto avvenuto oggi in Cisgiordania, dove nel corso di una sparatoria avvenuta nei pressi del villaggio di Tell sono rimasti uccisi quattro palestinesi e un israeliano. Altre sette persone, tra palestinesi e israliani, sono rimasti feriti, cinque dei quali – secondo fonti mediche – in modo grave.

Secondo funzionari palestinesi, la sparatoria è iniziata quando un gruppo di coloni israeliani ha attaccato il villaggio di Tell, vicino all’insediamento di Havat Gilad. Esam Saifi, leader locale del partito palestinese ‘Fatah’, ha dichiarato in un’intervista a Reuters che circa 25-30 coloni israeliani hanno inizialmente attaccato la zona orientale di Tell e hanno tentato di fare irruzione in due case. Gli abitanti sono usciti per affrontarli e i coloni hanno aperto il fuoco, ha affermato Saifi.

Mezz’ora dopo, ha aggiunto, gli israeliani sono tornati e hanno attaccato la parte occidentale del villaggio, ferendo un minore con un’arma. Questo ha causato il caos, e poi è arrivato l’esercito israeliano che ha iniziato a sparare, insieme ai coloni, ha riferito Saifi a Reuters.

Secondo i coloni e le Forze di Difesa Israeliane (Idf) invece, l’episodio sarebbe scattato quando alcuni palestinesi hanno attaccato degli israeliani che stavano facendo un’escursione nella zona intorno a Nablus. Un palestinese avrebbe sottratto un’arma a una guardia della sicurezza civile del vicino insediamento di Havat Gilad e avrebbe aperto il fuoco contro il gruppo ma sarebbe stato ucciso suito dopo dai soldati delle Idf.

Tuttavia – scrive il quotidiano Haaretz -, le immagini riprese sul posto sembrano mostrare una persona armata in piedi vicino a un gruppo di persone, con le forze dell’Idf visibili alle sue spalle senza intervenire.

Le Forze di Difesa Israeliane hanno affermato di considerare l’incidente un attacco terroristico e di aver circondato l’area circostante e diversi accessi a Nablus.

Ondata di attacchi Usa nell’Iran, Teheran risponde: esplosioni in base militare di Erbil

Roma, 24 lug. (askanews) – Diverse esplosioni si sono verificate nelle città iraniane di Bandar Abbas, Omidiyeh, Andimeshk e sull’isola di Qeshm in seguito a una nuova ondata di attacchi statunitensi, secondo quanto riportato dall’emittente televisiva Irib.

“L’Irib segnala diverse esplosioni in tutto l’Iran legate agli attacchi missilistici statunitensi ad Ahvaz, Bandar Abbas, Omidiyeh, sull’isola di Qeshm e ad Andimeshk”, ha dichiarato l’emittente sui suoi canali social.

L’esercito iraniano ha affermato di aver attaccato installazioni militari statunitensi presso la base aerea di Muwaffaq Salti, ad Azraq, in Giordania, e presso la base aerea di Sheikh Isa, in Bahrein. Secondo quanto riporta la televisione iraniana Press Tv, in Bahrein i droni d’attacco Arash avrebbero colpito nelle prime ore di questa mattina serbatoi di carburante, depositi di equipaggiamento, grandi hangar ed edifici che ospitano truppe statunitensi. In Giordania, invece, sarebbero stati colpiti gli hangar e gli alloggi per il personale militare Usa.

Diverse esplosioni si sono udite vicino all’aeroporto di Erbil, nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, che ospita le truppe della coalizione a guida statunitense. Lo ha riferito un giornalista dell’Afp, citato dal Times of Israel.

Le esplosioni sono state udite dopo l’attivazione delle difese aeree, secondo il giornalista, che ha anche visto droni sorvolare la città e fumo levarsi nell’area dell’aeroporto. Erbil ospita anche un importante complesso consolare statunitense.

Gli Stati Uniti hanno inoltre attaccato il quartier generale della Marina dei Guardiani della Rivoluzione nella provincia di Gilan, nel nord dell’Iran, nelle prime ore di oggi, ha dichiarato il capo provinciale della sicurezza, Ali Bagheri.

“Questa mattina, il quartier generale della Marina dei Guardiani della Rivoluzione a Zibakenar (città affacciata sul Caspio) è stato attaccato dal nemico statunitense e parte delle attrezzature presenti nel complesso sono state danneggiate”, ha riferito l’agenzia di stampa iraniana Mehr citando Bagheri.

Non sono state segnalate vittime nell’immediato. Le autorità hanno avviato un’indagine sull’attacco, ha aggiunto Bagheri.

E l’esercito iraniano ha dichiarato di aver lanciato “un’altra ondata di droni” contro le installazioni militari degli Stati Uniti in Kuwait. In particolare, l’esercito iraniano avrebbe attaccato un deposito di munizioni e diverse caserme di truppe statunitensi presso la base aerea di Al Salem, depositi di armi a Camp Buehring, nonché posizioni militari statunitensi a Camp Doha e Arifjan.

Bolzano Danza, “Tanto spazio alle donne, pubblico partecipe”

Bolzano, 24 lug. (askanews) – Tante donne, a partire da una leggenda della danza come Louise Lecavalier, per l’edizione 2026 di Bolzano Danza e un pubblico partecipe e attento. Così Anouk Aspisi, che insieme a Olivier Dubois dirige il festival nel capoluogo altoatesino, ha fotografato la prima metà dell’evento, che si svolge fino al 31 luglio.

Trump vara nuovi dazi del 10-12,5% sulle importazioni di 60 Paesi, per contrastare il "lavoro forzato"

Roma, 24 lug. (askanews) – L’amministrazione del presidente Donald Trump imporrà da venerdì nuovi dazi compresi tra il 10% e il 12,5% sulle importazioni provenienti da 60 Paesi, nell’ambito di un nuovo regime tariffario che, secondo la Casa Bianca, punta a contrastare il lavoro forzato. Lo riferisce il Wall Street Journal.

Secondo il quotidiano, i nuovi dazi, annunciati dall’ufficio del rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti Jamieson Greer, sostituiranno la tariffa globale temporanea del 10% introdotta da Trump a febbraio dopo che la Corte Suprema aveva annullato gran parte del precedente impianto tariffario dell’amministrazione.

Il Wall Street Journal spiega che i nuovi prelievi riguardano circa 60 Paesi, che rappresentano il 99% degli scambi commerciali degli Stati Uniti. Ai Paesi che dispongono di una legislazione contro il lavoro forzato sarà applicato un dazio del 10%, mentre per quelli privi di norme specifiche l’aliquota sarà del 12,5%.

Le nuove misure entreranno in vigore alle 00:01 di venerdì, in coincidenza con la scadenza della tariffa temporanea del 10%. Restano esclusi i prodotti già soggetti ai dazi per motivi di sicurezza nazionale, tra cui acciaio, alluminio, automobili e componenti, oltre ad alcune importazioni alimentari e agricole, fertilizzanti e prodotti energetici, riferisce il quotidiano.

Secondo il Wall Street Journal, il nuovo regime tariffario si basa sulla Sezione 301 del Trade Act del 1974, una disposizione che conferisce al presidente ampi poteri in materia commerciale ed è considerata giuridicamente più solida rispetto alla base normativa utilizzata per i dazi bocciati dalla Corte Suprema. Una volta entrati in vigore, i dazi potranno rimanere in vigore a tempo indeterminato ed essere modificati unilateralmente dal presidente.

Un alto funzionario dell’amministrazione, citato dal quotidiano, ha spiegato che i Paesi che adotteranno misure più efficaci contro il lavoro forzato potranno ottenere una riduzione dell’aliquota dal 12,5% al 10%. L’India, ad esempio, è passata dal 12,5% al 10% dopo l’approvazione di una legge sul contrasto al lavoro forzato. Resta invece incerto se qualche Paese possa ottenere in futuro un’aliquota pari a zero.

Il Wall Street Journal osserva che, pur essendo presentati come uno strumento contro il lavoro forzato, i nuovi dazi sono considerati da alcuni critici un tentativo di ricostruire il sistema tariffario globale di Trump dopo la decisione della Corte Suprema. Secondo esperti di diritto commerciale citati dal giornale, tuttavia, le nuove misure hanno maggiori probabilità di superare eventuali ricorsi giudiziari proprio perché fondate sulla Sezione 301 del Trade Act del 1974.

Dal 25 luglio all’8 settembre 1943: la caduta del regime e la crisi dello Stato

Il proclama del re e il nodo del comando delle Forze Armate

La sera del 25 luglio 1943, subito dopo l’annuncio della nomina di Pietro Badoglio a capo del governo, la radio trasmise due proclami che furono pubblicati dai giornali, ma non dalla Gazzetta Ufficiale; il primo, firmato da re Vittorio Emanuele III, dichiarava l’assunzione nelle sue mani del comando di tutte le Forze Armate, affermazione priva di significato in quanto, secondo lo Statuto, il re aveva, anche durante la guerra, il comando di tutte le forze armate.

L’ordine del giorno promosso da Dino Grandi nella riunione del giorno prima durante il Gran Consiglio era stato più preciso, perché recava la dicitura: “Il Gran Consiglio invita il Capo del governo a pregare la Maestà del re Imperatore affinché voglia assumere l’effettivo comando delle Forze Armate”.

Il re infatti era istituzionalmente comandante supremo delle forze armate, tanto che all’inizio del conflitto aveva affidato a Mussolini il comando in sottordine di una parte delle forze armate, precisamente quelle “operanti”. Infatti nel proclama dichiarava: “Zona di operazione 11 giugno 1940. Io Capo supremo di tutte le forze di terra, mare, aria affido al Capo del governo, il comando delle truppe operanti su tutti i fronti”. Quindi assai oscuro il significato del proclama del 25 luglio 1943: da bandi pubblicati successivamente sulla Gazzetta Ufficiale (II, n. 179, 4 agosto 1943) potrebbe sembrare che il re abbia voluto revocare il comando in sottordine, affidato a suo tempo al capo del governo, di una parte delle regie forze armate stesse. La Gazzetta Ufficiale citata pubblica un bando del comandante supremo delle forze armate del 1° agosto 1943 a firma del re, mentre fino a quel momento i bandi erano stati emanati non già dal comandante supremo delle forze armate, ovvero il re, ma dal comandante delle truppe operanti, ovvero Mussolini.

Non è neppure chiaro se nel 1940 il comando delle truppe operanti fosse stato dal re affidato personalmente a Mussolini o al capo del governo. Mussolini infatti non è nominato, ma le qualifiche di capo del governo, duce del fascismo, primo maresciallo dell’Impero, sembrano indicarlo: se capo del governo e duce del fascismo erano qualifiche spettanti anche ai successori, il grado di primo maresciallo dell’Impero era invece rivestito solo dal re e da Mussolini.

Il Gran Consiglio e una decisione già maturata

Fatto sta che in quella calda domenica di luglio i romani erano sovente barricati in casa col caldo soffocante, avendo subito giorni prima un bombardamento che aveva mietuto oltre mille morti e devastato interi quartieri popolari.

La sera di sabato 24 luglio alle ore 17 si era riunito, cosa che non accadeva dal 1939, il Gran Consiglio del Fascismo, su richiesta dei gerarchi Dino Grandi e Giuseppe Bottai, i quali si erano recati da Mussolini il 16 luglio mostrandogli l’ordine del giorno che prevedeva, in base all’articolo 5 dello Statuto del Regno, il ripristino delle funzioni del re in materia di forze armate, quindi Mussolini sapeva perfettamente l’oggetto dell’ordine del giorno che sarebbe stato votato in Consiglio. Quel sabato quindi Dino Grandi, Presidente della Camera dei Fasci, uscendo dalla sua villa in Via Druso (villa che poi dal 1958 sarebbe stata acquistata come residenza dall’attore Alberto Sordi), era ben conscio che si sarebbe trattato di un cambiamento forte del regime, comunque senza nessuna intenzione di farlo cadere ma di modificarlo, probabilmente in senso clerico-conservatore, ignorando tuttavia sia la situazione internazionale che la natura sostanzialmente rivoluzionario-eversiva del fascismo stesso.

Forse nessuno dei firmatari dell’ordine del giorno Grandi prevedeva né sapeva che comunque il re e i comandi militari erano intenzionati ad eliminare Mussolini da capo del governo sin dal 19 luglio stesso, quando, il giorno appunto del bombardamento di Roma, il duce aveva incontrato a Feltre Hitler cercando di far uscire l’Italia dalla guerra senza tuttavia riuscirci. Lo avevano accompagnato il generale Vittorio Ambrosio e i più alti gradi militari e al rientro avevano informato il re dell’infruttuoso incontro con il Führer.

Quindi il voto del Gran Consiglio del 24 luglio non c’entra nulla con la caduta del fascismo; il giorno dopo Mussolini chiese un anticipo dell’incontro col re previsto per lunedì 26 proprio per riferirgli dell’esito del Consiglio. Da vent’anni il re e il duce si incontravano regolarmente il lunedì e il giovedì e quella richiesta di anticipo non fece altro che trasferire il progetto di arrestare Mussolini dal Quirinale, dove lo stesso Ambrosio aveva suggerito l’espediente dell’ambulanza a motivo di distrarre la scorta del capo del governo fuori dal Quirinale stesso, spostare tutto a Villa Savoia dove il re trascorreva la domenica in quel periodo di guerra non potendosi spostare nella residenza estiva di San Rossore in Toscana.

Probabilmente Mussolini, sapendo del contenuto dell’ordine del giorno, lo fece comunque votare per uscire dal vicolo cieco in cui si era cacciato e altrettanto probabilmente, dati i rapporti personali ottimi con Hitler, presentargli quell’esito di voto dell’unico organo rappresentativo non soppresso dal regime, per ottenere un trattamento benevolo dalla Germania e far uscire l’Italia dalla guerra. Ma nel gennaio 1943 le potenze alleate avevano stabilito nella conferenza di Casablanca la “Unconditional Surrender” per i paesi dell’Asse, per cui il re, agendo da solo coi comandi militari, decise l’arresto del duce per porre fine alla guerra.

I quarantacinque giorni di Badoglio e le trattative con gli Alleati

Tuttavia in modo confuso, nominando Badoglio capo del governo pieno di funzionari e non politici, dichiarando che la guerra continuava e non facendo nulla sul versante delle trattative, tanto che gli Alleati il 13 agosto scatenarono una nuova pesante incursione aerea su Roma.

Venne chiesto lo status di “città aperta” per la capitale, mai approvato dagli Alleati, e solo il 19 agosto il re inviava a Lisbona il generale Zanussi, peraltro senza credenziali, per cercare una qualche trattativa ma senza nulla di concreto. Finché si arrivò alla firma dell’armistizio il 3 settembre a Cassibile, vicino Siracusa, da parte del gen. Giuseppe Castellano, sottocapo di stato maggiore italiano (obbligato dagli Alleati a firmare in borghese, umiliazione cocente!), chiedendo da parte degli stessi italiani la copertura militare della capitale alle truppe alleate, a motivo di un massiccio invio di forze militari tedesche il 6 agosto.

L’operazione “Giant TWO” e la mancata difesa di Roma

Nacque così l’operazione “Giant TWO” che prevedeva il lancio di truppe aviotrasportate americane su Roma al momento dell’annuncio dell’armistizio che sarebbe stato divulgato il 13 settembre. Unica condizione posta dal gen. Eisenhower, la copertura da parte delle forze armate degli aeroporti di Bracciano e Pratica di Mare, ma Badoglio continuò a dichiarare, falsamente, che le forze armate non avevano sufficiente carburante, finché la sera del 7 settembre il gen. Maxwell Taylor si recò alle ore 21 in casa di Badoglio a Roma in via Bruxelles, e all’ennesima dichiarazione di assenza di carburante lo obbligò a telefonare personalmente ad Eisenhower e annullare l’operazione “Giant Two”, e Badoglio se ne tornò tranquillamente a dormire.

Il giorno dopo si riunì il Consiglio della Corona al Quirinale decidendo di far allontanare il re, il governo e i comandi militari da Roma, prevedendo, all’annuncio anticipato degli americani l’8 settembre dell’armistizio, che i tedeschi avrebbero potuto fare qualcosa sulla capitale e di conseguenza gli Alleati di nuovo bombardarla distruggendola. Si decise di portare il re, la regina, il principe ereditario e il governo in zona di occupazione alleata, cioè a Brindisi. Di per sé non decisione errata perché in tal modo si salvava l’integrità dello Stato nella figura stessa del re, ma in un modo scorrettamente indecente, senza nessun ordine alle truppe, senza un vero piano di difesa, senza nessuna dignità istituzionale!

Porta San Paolo e la nascita dell’Italia repubblicana

In quel pomeriggio dell’8 settembre a mani nude decine di civili corsero a Porta S. Paolo dove si stavano concentrando le truppe tedesche che si erano posizionate sul litorale di Ostia, pensando che una simile iniziativa, l’armistizio appunto, fosse seguita da una qualche forma di difesa militare approntata dal governo del re… invece nulla! Gli stessi tedeschi tornarono su Roma dalla via Ostiense e a Porta San Paolo trovarono i patrioti a mani nude con le poche armi procuratisi per difendere l’onore dell’Italia dal tedesco invasore.

Lì, come ricorda una grande lapide sulle mura Ardeatine di Porta S. Paolo, nacque il secondo Risorgimento col sangue di chi diede la vita per la Patria mentre casa Savoia, che pure aveva promosso il primo Risorgimento e l’unità d’Italia, fuggiva senza impartire ordini, senza neanche avvertire tutti i ministri (il ministro degli Esteri Guariglia lo apprese dai giornali!), senza l’ombra di coraggio e dignità… quel giorno non nacque solo la resistenza popolare, ma l’Italia repubblicana!

 

Prof. Giulio Alfano
Presidente Istituto Emmanuel Mounier – Italia

Per uscire dal populismo la politica deve ritrovare se stessa

Il populismo e la demolizione della democrazia dei partiti

La squallida ed infausta deriva populista, demagogica e qualunquista di questi anni ci ha confermato la convinzione, se ce n’era ancora bisogno, che il passato non si può e non si deve dimenticare. Soprattutto quando si parla della politica, della funzione delle istituzioni democratiche, del ruolo dei partiti, dell’importanza delle culture politiche e, in ultima analisi, anche della concreta azione di governo.

Non si può e non si deve dimenticare il passato per una ragione persin troppo semplice da spiegare. E cioè, il virus populista – presente sia a destra e sia, soprattutto, a sinistra – ha semplicemente demolito tutto ciò che per svariati decenni ha costituito l’ossatura centrale della nostra democrazia. Appunto, la democrazia dei partiti e nei partiti, l’autorevolezza della classe dirigente politica, i riferimenti culturali dei vari partiti e i progetti politici come elemento decisivo per misurare la credibilità dei partiti e, appunto, delle rispettive classi dirigenti.

Tasselli, questi, che l’uragano del populismo grillino ha travolto del tutto contagiando larghi settori della politica italiana. Al punto che, ormai, non c’è partito che non abbia al suo interno una sua concreta declinazione populista e qualunquista.

Ora, per tentare di arginare queste derive squisitamente anti democratiche e, purtroppo, anche di natura anti costituzionale, non esiste che una strada. E cioè, saper recuperare con coscienza critica e con spirito contemporaneo alcune costanti che abbiamo concretamente sperimentato nel passato.

Un passato che non può essere replicato ma che, al contempo, offre quegli spunti che sono ancora decisivi per poter ridare qualche spicchio di nobiltà, prestigio e autorevolezza alla politica italiana. Almeno su tre elementi di fondo.

Partiti e culture politiche, le fondamenta da ricostruire

Innanzitutto il recupero del ruolo dei partiti. Senza partiti veri, democratici, plurali ed organizzati semplicemente non c’è democrazia. La democrazia senza partiti semplicemente non è democrazia. Si riduce ad essere, come diceva con rara lucidità Guido Bodrato già molti anni fa, “una partitocrazia senza partiti”.

In secondo luogo le culture politiche. Del resto, com’è possibile pensare di avanzare un progetto politico, un “progetto di società” per usare un termine del passato o una semplice prospettiva politica se mancano quasi del tutto i riferimenti ideali che soli possono giustificare una iniziativa politica dei partiti stessi?

Culture politiche che erano, sono e restano cruciali ed indispensabili per garantire la progettualità della politica e nella politica.

Una classe dirigente capace di capire e guidare

In ultimo, ma non per ordine di importanza, la qualità, l’autorevolezza, la rappresentatività e soprattutto la riconoscibilità della classe dirigente. Del resto, come può la politica recuperare il suo prestigio e la sua funzione se ci troviamo una classe dirigente improvvisata, casuale, pressapochista e anche scarsamente preparata?

Senza una classe dirigente nuovamente capace di capire prima e guidare poi i processi della e nella società la politica difficilmente riprende quota e peso.

Ecco perchè sapere riscoprire il passato, senza nostalgia e senza alcuna regressione democratica, è la sola carta che si può giocare per tentare di uscire dal pantano in cui siamo precipitati dopo l’infausta ed inqualificabile stagione populista.

Giustizia minorile, Save the Children: «Non trattiamo i ragazzi da adulti»

Il Governo inverte la presunzione

Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge che interviene sull’articolo 98 del codice penale e modifica un punto delicato dell’ordinamento minorile. L’età minima per l’imputabilità resta fissata a 14 anni e non vengono aumentate le pene, ma cambia il criterio con cui viene valutata la responsabilità penale dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni.

Come ha spiegato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, la novità consiste nella «presunzione di imputabilità»: la capacità di intendere e di volere del minorenne viene presunta fino a prova contraria. Si tratta, ha precisato il Guardasigilli, di una presunzione relativa e non assoluta. In sostanza viene invertito l’onere dell’accertamento rispetto al sistema vigente, nel quale spetta al giudice verificare positivamente, caso per caso, la maturità del ragazzo al momento del fatto.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sintetizzato la filosofia dell’intervento affermando che «chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne», sostenendo la necessità di una risposta più netta nei confronti di chi, anche a 15 o 16 anni, commette aggressioni, rapine o devastazioni. Il provvedimento, trattandosi di un disegno di legge, dovrà ora essere esaminato e approvato dal Parlamento.

È proprio su questo cambiamento di prospettiva che interviene Save the Children, esprimendo una valutazione fortemente critica.

«Presumere sempre l’imputabilità non è una risposta ragionevole»

«Presumere sempre l’imputabilità del minorenne non è una risposta ragionevole», sostiene Save the Children, secondo cui la riforma rischia di produrre una vera e propria «adultizzazione» del sistema della giustizia minorile.

L’organizzazione richiama innanzitutto i numeri. Le sentenze di non luogo a procedere per accertata immaturità dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni, pronunciate dal giudice dell’udienza preliminare, sono diminuite da 256 nel 2004 a 110 nel 2014 e appena 60 nel 2024. Ancora più significativo il dato relativo ai proscioglimenti pronunciati per la stessa ragione dal Tribunale per i minorenni: nel 2024 sono stati soltanto quattro.

«Di fronte a questi numeri», osserva Save the Children, appare difficile giustificare una limitazione della discrezionalità del giudice minorile, tanto più dopo diversi interventi legislativi che hanno già inciso sul sistema.

Il punto sollevato dall’organizzazione riguarda dunque la filosofia stessa della giustizia minorile: «La violenza giovanile rappresenta una sfida complessa che non può essere affrontata prendendo a modello la giustizia degli adulti».

Considerare normalmente imputabile un ragazzo ultraquattordicenne rischierebbe infatti di suggerire che la risposta dello Stato agli illeciti commessi durante l’adolescenza possa essere sostanzialmente assimilata a quella prevista per gli adulti, mettendo in secondo piano la particolare condizione evolutiva del minore.

Non si tratta di un principio marginale nella tradizione giuridica italiana. La Corte costituzionale ha ricordato che l’articolo 98 del codice penale pone al giudice il problema concreto dell’accertamento della capacità di intendere e di volere del minore ultraquattordicenne, legandola al suo sviluppo psicofisico. Se tale capacità esiste al momento del fatto vi è imputabilità, con la diminuzione della pena prevista per la minore età; se invece manca, viene meno l’imputabilità.

In una significativa sentenza del 1987 la stessa Corte sottolineò inoltre la particolare rilevanza delle garanzie riconosciute ai minorenni, osservando come una presunzione di imputabilità possa esporre il ragazzo al rischio di processo e condanna anche quando non abbia raggiunto un grado sufficiente di capacità di intendere e di volere.

«La sfida è avere meno autori di reato, non processarne di più»

È qui che la critica di Save the Children diventa anche una proposta di politica sociale. «La sfida è che ci siano meno autori di reato, non che ne siano processati di più».

La sicurezza della collettività, secondo l’organizzazione, non viene negata né subordinata alla tutela del minore. Al contrario, dovrebbe essere perseguita attraverso strumenti capaci di incidere sulle cause della violenza giovanile. Per questo «la tutela della collettività e la prevenzione richiedono interventi strutturali sulle dinamiche educative e relazionali dei giovani, non un’estensione della risposta penale».

Il modello italiano della giustizia minorile è stato costruito attorno alla finalità educativa, alla possibilità di recupero e alla concezione della sanzione penale come extrema ratio. Limitare la possibilità del giudice di valutare concretamente la maturità dell’imputato significherebbe, secondo Save the Children, indebolire proprio quella specializzazione che distingue il procedimento minorile da quello ordinario.

La questione investe anche principi costituzionali più generali. Ancora nel 2026 la Corte costituzionale ha ribadito che il principio di colpevolezza discende dall’articolo 27 della Costituzione e richiede che la pena presupponga una reale possibilità di muovere all’autore un rimprovero per il fatto commesso. La responsabilità penale deve inoltre essere individualizzata e calibrata sulla situazione concreta della persona.

Da qui l’appello finale di Save the Children a un «cambio di paradigma da parte della politica e dell’intero mondo adulto»: meno affidamento esclusivo sul diritto penale e maggiori investimenti nell’ascolto, nella prevenzione e nella partecipazione.

Servono, secondo l’organizzazione, «comunità educanti solide e responsabili», sostegno alla genitorialità, sportelli di ascolto nelle scuole e maggiori opportunità culturali, sportive e sociali. Perché, conclude Save the Children, «una risposta che penalizza i percorsi di crescita dei ragazzi e delle ragazze senza affrontare le radici della violenza semplicemente non funziona».

Erice celebra Antonino Zichichi: la scienza incontra l’arte contemporanea

Dal 24 luglio 2026 al 24 gennaio 2027, l’Istituto Wigner–San Francesco di Erice ospita “Antonino Zichichi e l’arte contemporanea: dalla materia alla meraviglia”, mostra organizzata da Il Cigno Arte e da Lorenzo Zichichi, curata dallo storico Giordano Bruno Guerri, soprintendente della Fondazione Erice Arte. L’esposizione nasce a pochi mesi dalla scomparsa dello scienziato, avvenuta nel febbraio 2026 all’età di 96 anni, e racconta per la prima volta un aspetto meno noto della sua biografia: il legame profondo con alcuni dei protagonisti dell’arte italiana e internazionale, nutrito dalla convinzione che arte e scienza siano le espressioni più alte della creatività umana.

Un fisico con il pennello in mano

Come racconta Guerri, Zichichi si improvvisò pittore già negli anni Settanta, dipingendo paesaggi, biciclette e barche a vela, per poi abbandonare presto i colori. Riprese il pennello all’inizio degli anni Novanta, questa volta per dipingere esclusivamente formule matematiche. Da quel momento coltivò un dialogo costante con artisti a lui contemporanei, affascinato dall’immediatezza del linguaggio visivo rispetto alla complessità della bellezza scientifica, curando anche mostre dedicate a Fibonacci e al Numero Aureo.

Ventotto artisti, oltre cinquanta opere

In mostra figurano lavori — alcuni realizzati appositamente per l’occasione — di Alberto Biasi, Emilio Vedova, Giuliano Vangi, Umberto Mastroianni, Francesco Messina, Piero Guccione, Emilio Greco e altri venti maestri italiani e stranieri. Tra questi, Biasi ha donato alla Fondazione l’opera “Uno e trino”, pensata come omaggio alla Sicilia, terra natale di Zichichi, definendo arte e scienza “due diversi modi di educare alla comprensione della realtà”.

Erice, polo tra scienza e umanesimo

Le opere esposte indagano il mistero della materia, della luce, del tempo e dello spazio, lo stesso interrogativo che ha guidato l’intera carriera dello scienziato, noto anche per i suoi studi sull’antimateria. All’inaugurazione, il 24 luglio, sono intervenuti la sindaca di Erice Daniela Toscano Pecorella, il vescovo di Trapani Pietro Maria Fragnelli e Nicola Adragna, presidente della Fondazione Erice Arte, a conferma della vocazione della città siciliana come punto d’incontro tra cultura scientifica e umanistica, così come la immaginava lo stesso Zichichi.

Stretta governo su reati di minori. Meloni: chi sbaglia paga sempre

Roma, 23 lug. (askanews) – Un provvedimento che renderà più facile punire i minorenni che commettono reati perché “chi aggredisce, chi rapina, chi devasta deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni”. La premier Giorgia Meloni si intesta la nuova stretta securitaria con un videomessaggio in cui ne spiega il contenuto e i principi che lo hanno ispirato mentre a Palazzo Chigi è ancora in corso la conferenza stampa post Consiglio dei ministri con – tra gli altri – il ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

Il disegno di legge spunta, abbastanza inatteso – non è stato oggetto del pre-consiglio di ieri – nell’ordine del giorno della riunione di governo diffuso alle 14, tre ore prima del Cdm. E spiazza anche gli alleati. “Io l’ho appreso dalle agenzie”, commenta un dirigente di Forza Italia che però non vuole fare commenti: “Non conosco il testo, lo vedremo, lo esamineremo attentamente, studieremo anche quanti casi riguarda. Mi sembra però corretta la via del disegno di legge”. Secondo quanto si apprende, neanche il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, sempre di Fi, era al corrente del provvedimento. Né a quanto pare era informato il sottosegretario leghista Andrea Ostellari che ha anche la delega al Dipartimento per la Giustizia minorile e di Comunità. Si tratta di un ddl che arriva dalla presidenza del Consiglio, secondo una fonte parlamentare forzista. Il partito di Antonio Tajani tuttavia non è pregiudizialmente contrario a un ampliamento della punibilità dei minori. Tanto che sta portando avanti alla Camera una proposta di legge a prima firma di Marta Fascina che modifica il codice penale abbassando da 14 a 13 anni l’età al di sotto della quale i minori non sono imputabili. La pdl è stata incardinata in commissione Giustizia il 7 luglio scorso.

Il provvedimento approvato oggi dal Cdm però – Nordio ci tiene a specificarlo – non abbassa l’età al di sotto della quale i minori non sono imputabili. La novità riguarda la presunzione di imputabilità. “Attualmente – spiega Meloni nel video – un minore tra i 14 e i 18 anni risponde di un reato solo se un giudice accerta che fosse capace di intendere e di volere. Con questo provvedimento quella capacità si presume sempre. Significa che si potrà ancora dimostrare il contrario davanti a un giudice ma il punto di partenza cambia. Prima si presumeva l’incapacità, oggi si presume la responsabilità”.

“Questa norma – sopttolinea la premier – colpisce soprattutto chi pensa di essere intoccabile, sfrutta i minori come manovalanza per i propri affari ma serve anche a punire quei ragazzi che pensano di poter fare come vogliono perché sanno che tanto non accadrà loro nulla”.

Protestano le opposizioni. Si tratta di una “deriva autoritaria” secondo Angelo Bonelli di Avs. “Dopo sei decreti sicurezza e il decreto Caivano, il governo ammette che la criminalità minorile è aumentata. È la prova del fallimento delle politiche della destra: più propaganda, più repressione, meno sicurezza”, aggiunge.

Dalla festa dell’Unità di Bagno a Ripoli (Firenze), la segretaria del Pd Elly Schlein attacca: “Ci rendiamo conto che hanno fatto un CdM senza affrontare per un’altra volta il problema della benzina che è tornata a costare più di 2 euro? Questi sono i problemi concreti che gli italiani si aspettano che un governo affronti. Basta con la propaganda”.

Meloni: puniamo i ragazzi che pensano di poter fare come vogliono

Roma, 23 lug. (askanews) – “Chi aggredisce, chi rapina, chi devasta deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni”. Lo afferma la premier Giorgia Meloni in un videomessaggio al termine del consiglio dei ministri che ha approvato il ddl sull’imputabilità dei minori.

“Questa norma – prosegue – colpisce soprattutto chi pensa di essere intocccabile, sfrutta i minori come manovalanza per i propri affari ma serve anche a punire quei ragazzi che pensano di poter fare come vogliono perché sanno che tanto non accadrà loro nulla”.

“Oggi il governo – spiega Meloni – ha approvato un ddl che cambia le regole sull’imputabilità dei minori: voglio spiegarvi cosa cambia e perchè. Comincio da un principio che noi stiamo cercando di affermare in ogni ambito: chi aggredisce, chi rapina, chi devasta deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni. Per questo abbiamo agito e continuiamo ad agire con l’arresto per i minorenni sorpresi con un’arma, con norme severe contro la diffusione dei coltelli, pene più dure per i danneggiamenti di gruppo. Oggi facciamo un passo ulteriore. Il nostro ordinamento prevede attualmente che un minore tra i 14 e i 18 anni risponda di un reato solo se un giudice accerta che fosse capace di intendere e di volere. Con questo provvedimento quella capacità si presume sempre. Significa che si potrà ancora dimostrare il contrario davanti a un giudice ma il punto di partenza cambia. Prima si presumeva l’incapacità, oggi si presume la responsabilità”.

Si accende corsa comunali Milano, "ritiro" di Cottarelli, disponibilità di Calabresi

Roma, 23 lug. (askanews) – Si accende il clima politico a Milano in vista delle prossime comunali. Se nel centrodestra esce di scena la possibile candidatura dell’economista Carlo Cottarelli (che ha annunciato oggi di non essere disponibile) nel centrosinistra arriva la disponibilità a correre di Mario Calabresi.

Cottarelli era ‘sponsorizzato’ da Forza Italia, che infatti oggi si rammarica con Alessandro Sorte, deputato e segretario azzurro della Lombardia. “Chi nel centrodestra ha cercato di contrastare, indebolire o sabotare la candidatura di Carlo Cottarelli ha compiuto un atto di incoscienza. Era una candidatura che avrebbe consentito di allargare il perimetro della coalizione, di rafforzarne l’area moderata e riformista, e di intercettare i tanti delusi da 15 anni di amministrazione di centrosinistra”, afferma, assicurando che “Forza Italia non abbandona affatto l’obiettivo di allargare la coalizione e costruire un progetto vincente per Milano. Continueremo a lavorare per una proposta ampia e credibile, nella quale il nostro partito sarà protagonista”.

Da Fratelli d’Italia prende posizione Riccardo Truppo, capogruppo del partito a Palazzo Marino, secondo cui “è ora che il centrodestra milanese cominci a parlare di contenuti e della visione che ha sulla città. Bisogna ammettere che la fase delle autocandidature è stata forse fuorviante e ci ha forse troppo distratti da ciò che interessa di più agli elettori e ai Milanesi: ovvero i contenuti e la coerenza che il futuro candidato sindaco saprà garantire”.

Ma soprattutto, da Roma, a intervenire è il presidente del Senato Ignazio La Russa, che nei giorni scorsi aveva organizzato un pranzo con potenziali candidati e che da tempo porta avanti il nome del leader di Noi moderati Maurizio Lupi. La Russa afferma di aver sentito Cottarelli, nelle scorse settimane, “almeno quanto, ma credo di più, esponenti di Forza Italia, milanesi e non” e “l’ho incoraggiato a valutare serenamente la possibilità di confermare una sua disponibilità” ma lui ha “sin dall’inizio manifestato problematiche personali e familiari che alla fine lo hanno portato a dichiarare la sua indisponibilità”. Quindi forse è stata “priva di prudenza la corsa di Forza Italia a livello lombardo a volergli mettere una maglietta anzitempo”. Adesso si tratta, per La Russa, “come sin dall’inizio, di mettere da parte ogni distinguo interessato e affidare, dopo un serio sondaggio, la scelta a Giorgia Meloni e ai suoi vicepresidenti” senza “ulteriori ritardi e con il solo obiettivo di vincere”.

Silenzio, oggi, dalla Lega, che un mese fa aveva tenuto delle “primarie” che avevano visto Matteo Salvini e la vicesegretaria Silvia Sardone ottenere il maggior consenso.

Per la candidatura di Cottarelli che tramonta, nel centrosinistra arriva ufficialmente la disponibilità di Mario Calabresi. “Candidarmi? Alla tanta gente che me lo chiede per strada, io rispondo che sì io ci penso. Ci sto pensando e mi piacerebbe fare la mia parte per Milano”, ha detto l’ex direttore de La Stampa.

Per quanto riguarda il Pd, viene spiegato, quella di Calabresi è una figura gradita al partito milanese, come apertura al mondo civico. Ci sono però anche le legittime aspirazioni di chi è cresciuto nel Pd milanese: Pierfrancesco Majorino ma anche la vice sindaca Anna Scavuzzo. Un pezzo dei Dem preferirebbe evitare le primarie, convergendo su Calabresi, ma la consultazione della base resta una possibilità. Intanto Calabresi ha subito incassato l’apprezzamento di Carlo Calenda: “Sarebbe un ottimo candidato per fare il sindaco a Milano”, ha scritto su X il leader di Azione.

In corsa ci sarà anche Futuro nazionale che proprio oggi ha ‘strappato’ Luca Bernardo a Forza Italia. “Futuro Nazionale – ha detto Roberto Vannacci – oggi raggiunge i 130.000 iscritti, sale nei sondaggi, si rafforza e si radica in tutta Italia ed è sempre più decisivo nell’indicare la giusta rotta a questa alleanza di Centrodestra. Oggi, con l’adesione di Bernardo, si rinforza anche il manipolo meneghino e si inizia a definire la squadra che si potrà proporre alle prossime elezioni comunali di Milano. Presto l’annuncio del candidato sindaco di Futuro Nazionale”.

Allarme rosso su dl giustizia-immigrazione, caos maggioranza su intercettazioni (e non solo)

Roma, 23 lug. (askanews) – Il dl Giustizia-immigrazione si è trasformato in una grossa grana per governo e maggioranza. Tanto che dalle commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato è arrivata una fumata nera e il testo andrà in aula martedì senza mandato ai relatori, Marco Lisei (Fdi) e Erika Stefani (Lega). I ‘nodi’ interni al centrodestra dovranno essere sciolti entro la prossima settimana, in primis la questione intercettazioni che vede, da giorni, un braccio di ferro tra Fdi e Fi.

Il provvedimento, come confermato dal sottosegretario alla giustizia, il leghista Andrea Ostellari, “andrà modificato”. A testimonianza anche la quindicina di emendamenti depositata dagli stessi relatori. La partita si riaprirà in aula senza fiducia e con il voto sulle singole proposte di modifica.

Voto che, sulle intercettazioni, rischia di cristallizzare un passaggio complicato per la maggioranza (peraltro a pochi giorni da quello sulle preferenze nella legge elettorale). Fratelli d’Italia vuole accogliere l’appello del procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo, ampliando il perimetro dell’uso delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali sono stati disposti. Forza Italia, da Antonio Tajani in giù, continua sulla linea di un secco ‘no’. “Non lo votiamo. Abbiamo detto e ripetuto che non possiamo votarlo”, ha ribadito ancora oggi il portavoce Raffaele Nevi. Sempre oggi ha assunto una posizione netta Noi Moderati. “Non riteniamo praticabili riformulazioni dell’emendamento”, ha puntualizzato il responsabile giustizia Gaetano Scalise che “auspica di non dover arrivare a votare contro”. Mentre dà corpo all’ipotesi di un provvedimento ad hoc che possa disinnescare la mina “evitando modifiche estemporanee a una delle principali norme di garanzia del processo penale”.

Gianni Berrino, primo firmatario di uno dei due emendamenti di Fdi sul tema, alla domanda se ripresenterà il testo in aula, si è limitato a rispondere: “Io mi rimetto alle decisioni del partito”. Il sottosegretario meloniano Alberto Balboni ha assicurato che interlocuzioni sono ancora in corso.

Per le opposizioni il provvedimento contiene “norme disastrose”. La vicepresidente del Senato, la dem Anna Rossomando, ha lanciato l’allarme su un emendamento dei relatori con cui paventa “l’affossamento dell’ufficio del processo”.

E sulle intercettazioni, in attesa di sapere se Fdi presenterà il testo in aula, i gruppi di minoranza restano a guardare mettendo semmai il dito nella piaga. “Noi la pensiamo come il procuratore Melillo, ma le intercettazioni vanno regolate non neutralizzate e il tema va affrontato in modo serio”, ha detto il capogruppo dem Francesco Boccia. Lo “spettacolo” è “imbarazzante” per Ada Lopreiato, capogruppo M5S in commissione Giustizia. Il relatore Lisei ha accusato le opposizioni di “ostruzionismo”. Macchè, risponde Lopreiato, è il “classico caso di auto-ostruzionismo della maggioranza”. Fdi è un “partito schizofrenico”, per il vicepresidente di Iv-Casa Riformista Davide Faraone: “Mentre presenta in Parlamento una proposta per un utilizzo facilitato delle intercettazioni, impedisce di utilizzare le intercettazioni” su Delmastro.

Le intercettazioni non sono l’unico scoglio. Il Quirinale – secondo quanto trapelato – ha acceso un faro sui ricongiungimenti dei migranti. Sul tema c’è un testo Fdi che propone una strada privilegiata per alcune categorie, introducendo però il rischio di un vulnus all’eguaglianza di diritti. Ma c’è pure un pacchetto della Lega che è tornata a chiedere la stretta con ad esempio l’innalzamento della soglia di reddito.

I tempi sono stretti. Il decreto approda martedì in aula dove le opposizioni presenteranno un “muro” di emendamenti. L’obiettivo di governo e maggioranza è di approvarlo entro la settimana per poi trasmetterlo alla Camera che dovrà convertirlo in legge entro l’11 agosto, pena la decadenza.

Prima pietra nuovo Centro Europeo Training Endoscopia Fujifilm

Roma, 23 lug. (askanews) -Fujifilm Healthcare ha celebrato la cerimonia di posa della prima pietra del nuovo European Training Center per l’Endoscopia, che sorgerà presso il Segreen Business Park di Milano, già sede del gruppo Fujifilm in Italia e sviluppato da Europa Risorse, realtà attiva nello sviluppo di progetti immobiliari innovativi e sostenibili dedicati al business e all’innovazione.

Il centro, il cui completamento è previsto nel 2027, sarà un hub internazionale dedicato alla formazione pratica, all’aggiornamento professionale e alla collaborazione scientifica con professionisti sanitari provenienti da tutta Europa e da altri Paesi.

La nuova struttura rappresenta uno dei più importanti investimenti europei di FUJIFILM nell’ambito della formazione clinica avanzata e nasce in un momento di profonda evoluzione dell’endoscopia digestiva, disciplina sempre più centrale nei percorsi di prevenzione, diagnosi precoce e trattamento mini-invasivo di numerose patologie, incluse quelle oncologiche.

Presenti all’evento il Presidente & CEO di FUJIFILM Holdings Corporation, Mr. Teiichi Goto, i principali rappresentanti internazionali del Gruppo FUJIFILM, ed esponenti della comunità clinica e scientifica europea, come il Prof. Alessandro Repici, Direttore dell’Unità di Endoscopia Digestiva dell’Humanitas Research Hospital di Milano, e il Prof. Cesare Hassan, Presidente della European Society of Gastrointestinal Endoscopy (ESGE).

Il nuovo Centro Europeo di Training per l’Endoscopia è stato concepito come uno spazio altamente innovativo in cui tecnologia, formazione e pratica clinica possano integrarsi in modo concreto e continuativo. La struttura sarà progettata per offrire ai professionisti sanitari un’esperienza formativa immersiva in un ambiente clinico realistico, permettendo di sperimentare direttamente le più recenti soluzioni FUJIFILM per l’endoscopia diagnostica e interventistica e favorendo un apprendimento pratico orientato alla qualità clinica e alla sicurezza delle procedure, con sale dedicate alla formazione hands-on; aree dimostrative tecnologiche; ambienti per simulazione clinica avanzata; spazi flessibili per workshop e attività multidisciplinari; aree dedicate alla collaborazione tra specialisti, società scientifiche e partner accademici.

L’obiettivo è consentire ai professionisti sanitari di sperimentare direttamente le più recenti soluzioni FUJIFILM per l’endoscopia in un contesto realistico, favorendo non solo l’apprendimento tecnico ma anche il confronto sulle evoluzioni cliniche e organizzative della disciplina, con percorsi dedicati a endoscopia diagnostica avanzata, endoscopia terapeutica, tecniche mini-invasive; workflow clinici; sicurezza e qualità delle procedure e integrazione delle nuove tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale nei percorsi clinici.

Milano è stata scelta quanto rappresenta uno dei principali poli europei della ricerca medica e dell’innovazione sanitaria, grazie alla presenza di ospedali di eccellenza, università, centri di ricerca e società scientifiche di rilievo internazionale.

Il nuovo Training Center nasce quindi proprio con questa visione: creare un ambiente in cui l’innovazione tecnologica possa essere accompagnata da un’evoluzione parallela delle competenze professionali, in una ampia strategia dedicata allo sviluppo della formazione clinica internazionale, insieme ai programmi educativi già attivi in Europa e nelle regioni Growth Emerging Market (GEM), e a progetti innovativi come EndoRunner, il training center mobile progettato per portare formazione endoscopica avanzata direttamente sul territorio.

L’obiettivo è rendere la formazione specialistica sempre più accessibile, favorendo la crescita delle competenze cliniche e contribuendo allo sviluppo di una community sanitaria europea più connessa, aggiornata e orientata all’innovazione.

Ciclismo, Carapaz vince la 18esima tappa. Pogacar controlla

Roma, 23 lug. (askanews) – Richard Carapaz conquista la 18ª tappa del Tour de France 2026, la lunga frazione alpina di 185,2 chilometri con arrivo in salita a Orcières-Merlette, primo atto del trittico decisivo sulle Alpi. L’ecuadoriano della EF Education-EasyPost ha piazzato l’attacco decisivo a tre chilometri dal traguardo, staccando i compagni di fuga e tagliando il traguardo in solitaria.

Alle sue spalle il gruppetto degli inseguitori ha accusato un ritardo di oltre 40 secondi, mentre il gruppo della maglia gialla, con Tadej Pogacar e gli altri uomini di classifica, ha chiuso a 4’36″, scegliendo una condotta attendista in vista delle decisive tappe alpine di venerdì e sabato con il doppio arrivo sull’Alpe d’Huez.

La giornata è stata caratterizzata da una fuga di qualità che si è formata dopo una lunga battaglia nella prima parte di corsa. Tra i protagonisti Matteo Jorgenson, Richard Carapaz, Valentin Paret-Peintre, Mauro Schmid, Tobias Halland Johannessen e Garcia Pierna, che hanno progressivamente ampliato il vantaggio sul gruppo dei favoriti fino a superare gli otto minuti.

Nel finale, sull’ascesa conclusiva di Orcières-Merlette, Carapaz ha cambiato ritmo a tre chilometri dall’arrivo, guadagnando rapidamente terreno sui compagni di avventura e andando a prendersi una prestigiosa vittoria in solitaria.

Per Pogacar la tappa si è trasformata soprattutto in un esercizio di controllo dei principali rivali per la classifica generale. Lo sloveno non ha cercato il successo di giornata, limitandosi a marcare gli uomini più pericolosi. L’unica nota negativa per il leader della corsa è arrivata dal ritiro di Brandon McNulty, prezioso gregario della UAE Team Emirates, costretto ad abbandonare la gara a 13 chilometri dal traguardo.

Importante anche la corsa per la maglia a pois, con Valentin Paret-Peintre che ha conquistato altri punti sui gran premi della montagna, riducendo il distacco da Pogacar nella classifica degli scalatori. Ora il Tour entra nel vivo con le due tappe consecutive che si concluderanno sull’Alpe d’Huez, destinate a indirizzare definitivamente la lotta per la maglia gialla. (credit foto, © A.S.O / Thomas Maheux)

Iran, Trump ad Axios: sto valutando un "attacco massiccio"

Roma, 23 lug. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha detto oggi ad Axios che sta valutando “un attacco massiccio” contro l’Iran, un attacco “più vasto di qualsiasi altro”, aggiungendo: “Sono vicino a una decisione”.

Nel corso dell’intervista, il presidente ha affermato che Israele “si unirebbe in due minuti se glielo chiedessi”, aggiungendo che gli Stati Uniti “non hanno bisogno di nessuno” per lanciare una nuova operazione e che ci sarebbero “conseguenze” per Israele.

Trump ha quindi ribadito che gli iraniani “vogliono negoziare”, ma al momento non sarebbero pronti a un accordo. “Non hanno ancora ricevuto sufficiente dolore”, ha concluso.

Brancaccio: G8 Genova premonitore, diritto manifestare giù del 67%

Roma, 23 lug. (askanews) – “Genova è stato un momento premonitore di una tendenza generale che poi è andata sviluppandosi nel tempo: la tendenza dell’erosione e della demolizione di alcuni fondamentali diritti di libertà, civili e politici. Basta prendere i dati per esempio del celebre V-Dem Institute (Varieties of Democracy Institute) dell’università di Goteborg per scoprire che non solo in Italia ma in particolare in Italia, le tutele legali contro i maltrattamenti compiuti dalle forze dell’ordine si sono ridotte dei 10%. Cioè Genova che è stata un massacro come sappiamo, non ha rappresentato un redenzione, ma addirittura le cose dopo Genova sono peggiorate. E inoltre per quanto riguarda la libertà di riunione e manifestazione, ancora i dati ci dicono che in Italia questa libertà è precipitata soprattutto negli anni del governo Meloni del 67%”. Così il professor Emiliano Brancaccio, dell’Università Federico II di Napoli, al convegno organizzato nella biblioteca del Senato da Avs “Vento a 25. Genova soffia ancora”.

“Sono cambiamenti di portata storica – ha detto Brancaccio – in concomitanza con i quali noi registriamo un rafforzamento delle tutele legali del diritto di proprietà, le libertà proprietarie e le libertà padronali aumentano del 10%. Quindi a fronte di un degrado e di un declino dei diritti fondamentali civili e politici, abbiamo un incremento della libertà proprietaria”.

Malagò: entro martedì il possibile nome del ct della Nazionale

Roma, 23 lug. (askanews) – La scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana dovrebbe arrivare entro il prossimo consiglio federale, in programma martedì, ma potrebbe essere anticipata. Lo ha ribadito il presidente della Figc Giovanni Malagò, lasciando la sede della Lega Calcio Serie A al termine dell’incontro con i club e della conferenza stampa che ha sancito l’avvio del nuovo corso federale.

“L’interesse di tutti è quello di fare il prima possibile, ma cerchiamo di fare tutte le valutazioni migliori per decidere”, ha spiegato Malagò, confermando che la Federazione intende prendersi il tempo necessario per individuare il profilo più adatto a guidare la Nazionale.

Il presidente federale ha quindi indicato una possibile scadenza per la decisione: “Entro martedì? È possibile, magari anche prima”. Un riferimento al consiglio federale convocato per l’inizio della prossima settimana, occasione nella quale potrebbe essere ufficializzato il nome del nuovo ct.

Malagò ha inoltre lasciato intendere che il progetto di riorganizzazione della struttura tecnica azzurra non si limiterà alla nomina dell’allenatore. “Magari ci sarà anche qualche altro nome che entrerà a far parte del gruppo”, ha detto, facendo riferimento alle figure destinate ad affiancare il direttore tecnico Paolo Maldini e Leonardo nel nuovo Club Italia.

Tra i nomi destinati a entrare nella nuova organizzazione federale figurano quelli di Leonardo Bonucci, Gianluigi Buffon e Gabriele “Lele” Oriali, che potrebbero ricoprire ruoli di rilievo nel percorso di rilancio della Nazionale italiana.

Bce lascia "per ora" tassi al 2,25%, Lagarde: ‘Alcuni valutavano rialzo’

Roma, 23 lug. (askanews) – Tassi di interesse fermi al 2,25% “per ora” nell’area euro. Proprio nel giorno in cui il barile di petrolio è rimbalzato sopra la soglia psicologica dei 100 dollari, la Banca centrale europea ha deciso di confermare il livello del costo del danaro, raggiunto a seguito del rialzo operato lo scorso giugno.

E se a giugno, pochi giorni dopo la decisione, la Bce si era trovata a giustificare ripetutamente la mossa restrittiva – quando l’accordo di tregua tra Stati Uniti e Iran aveva innescato forti cali dei prezzi del greggio, e quindi netti ridimensionamenti dei timori inflazionistici – oggi deve gestire una situazione quasi diametralmente opposta. E non dopo giorni: nell’immediato.

Nell’illustrare le scelte fatte, la presidente Christine Lagarde riferito che se la decisione di oggi è stata “unanime”, ma che al tempo stesso “ci sono stati alcuni che si sono chiesti se non dovessimo considerare un rialzo”.

La giornata, poi, è stata segnata dall’attacco da parte di miliziani islamisti Houthi dello Yemen contro navi dell’Arabia Saudita. Episodio che ha iinfiammato il petrolio, con rialzi che che nel pomeriggio hanno lambito il 7% portando il barile di Brent sopra quota 100 dollari per la prima volta da maggio.

Uno sviluppo che il direttorio Bce non ha fatto a tempo a prendere in considerazione: Lagarde ha spiegato che la notizia è arrivata attorno alle 10 del mattino e la riunione poco dopo era già conclusa. Tuttavia “è uno sviluppo allarmante e chiaramente avrà e ha un impatto. Per questo abbiamo chiesto ai nostri tecnici di condurre una analisi approfondita per la riunione di settembre, sui prezzi del petrolio ma anche sul gas, che è aumentato in maniera rilevante e – ha notato – dato anche il livello delle scorte (nella Ue) relativamente basse”.

Secondo la Bce i rischi per l’inflazione sono sbilanciati al rialzo e la previsione attuale è che resti superiori all’obiettivo del 2% nella prima metà del 2027. Successivamente dovrebbe moderarsi, ma appunto con il conflitto in corso “resta una grande fonte di incertezza”. A settembre le previsioni della Bce potrebbero essere nuovamente modificate, se fosse in senso peggiorativo per l’inflazione a quel punto un nuovo ritocco al rialzo sui tassi diventerebbe molto probabile.

Per ora al Consiglio Bce “abbiamo applicato il metodo concordato: cercare di capire intensità e durata dello shock (sull’energia) – ha riferito Lagarde – questo spiega la decisione di tenere i tassi fermi, per ora”.

Secondo la Bce “l’impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno”. Con il livello attuale dei tassi, l’istituzione ritiene di trovarsi “in una posizione favorevole per affrontare l’incertezza”. E per le future decisioni mantiene la linea indicata da tempo: verranno prese in base ai dati, “volta in volta a ogni riunione” e “senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”.

Oggi la Bce ha anche presentato i disegni finalisti del concorso per la progettazione della prossima serie di banconote in euro, su cui ha annunciato un sondaggio online tra i cittadini dell’Unione che andrà avanti fino al 21 settembre. Le proposte si basano sui due temi precedentemente scelti: “Cultura europea” e “Fiumi e uccelli”.

Lagarde ha poi ringraziato la Banca d’Italia per il ruolo chiave che svolge, per conto di tutto l’eurosistema delle banche centrali, sulla piattaforma pan-europea Tips (Target Instant Payment Settlement), utilizzata sui pagamenti istantanei che ora viene utilizzata anche da diverse banche centrali dei Balcani occidentali.

Infine, è tornata sul tema della sua uscita anticipata dall’istituzione monetaria, affermando che non accadrà “prima del 2027”, senza specificare oltre, salvo aggiungere che resterà in carica “finché ci saranno nuvole all’orizzonte”. Precedentemente Lagarde era tornata a ventilare l’ipotesi di un suo ruolo attivo nella campagna per le presidenziali in Francia, non è chiaro in quale veste salvo che a sostegno di istanze pro Ue. Scenario che potrebbe sollevare anche critiche rispetto a una istituzione che, da sempre, difende così risolutamente la sua indipendenza dalla politica.

Roggero, Salvini ribadisce: se possibile valutiamo candidatura

Roma, 23 lug. (askanews) – “Vedo che sulla questione della possibile candidatura di Mario Roggero si sta sollevando sul web un dibattito del tutto surreale. L’ho detto e lo ribadisco: ritengo Mario Roggero un uomo perbene, che ha lavorato onestamente tutta la sua vita, che non merita di stare in carcere. E, se fosse possibile, lo candiderei senza alcuna esitazione. Per questo, lo ripeto, la Lega è disposta a valutarne la candidatura. ‘Valutare’, appunto”. Così su X il leader della Lega Matteo Salvini.

“La legge lo impedisce, dicono alcuni. È quasi impossibile, dicono altri. Bene: anche solo ci fosse una possibilità su un milione, la Lega è disposta a prenderla in considerazione. Tutto qui. Il resto sono speculazioni giornalistiche, giuristi di X e meme dei soliti di sinistra”, conclude.

G8 Genova, Fratoianni: ragioni movimento sono vivissime oggi

Roma, 23 lug. (askanews) – “A 25 anni dal G8 di Genova, oggi con Avs ricordiamo quelle giornate. Le ricordiamo per un dovere di memoria e le ricordiamo per un dovere del presente, perché le ragioni di quel movimento sono vivissime oggi in un mondo nel quale le diseguaglianze si sono accentuate in modo terribile, in cui la crisi climatica ha accelerato in modo impressionante, in cui la guerra è tornata a farsi strumento ordinario nella soluzione dei conflitti. Per questo quelle ragioni di Genova sono ancora attuali e chiedono a tutti e tutte noi di esercitare la memoria anche come una pratica di impegno quotidiano e presente”. Così il leader di Avs Nicola Fratoianni, al convegno organizzato nella biblioteca del Senato dal partito “Vento a 25. Genova soffia ancora”.

Venezia83, in anteprima mondiale ‘Oasis: Don’t Look Back In Anger’

Milano, 23 lug. (askanews) – “Oasis: Don’t Look Back In Anger”, il documentario dedicato alla band britannica formata dai fratelli Gallagher, sarà presentato in anteprima mondiale Fuori Concorso all’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Il documentario è ideato dallo sceneggiatore, produttore e regista Steven Knight (Peaky Blinders, A Thousand Blows), candidato ai Bafta e agli Oscar, ed è diretto da Dylan Southern e Will Lovelace (Shut Up and Play the Hits, New York: la rinascita del rock and roll).

L’arrivo nelle sale cinematografiche italiane del film originale Hulu è previsto dal 10 settembre, prima di arrivare in streaming in esclusiva su Disney+ a livello internazionale entro la fine dell’anno.

Il documentario racconta il trionfale tour di reunion di Liam e Noel Gallagher, “Oasis Live ’25”, uno dei ritorni più attesi dei nostri tempi. La prospettiva include l’accesso alle prove, al backstage e al palco, oltre alle prime interviste congiunte di Noel e Liam dopo più di 20 anni. Accanto al tour mondiale tutto esaurito della band, il film esplora anche il profondo impatto emotivo di questo fenomenale momento culturale globale e ciò che la loro musica significa per il pubblico e le generazioni di tutto il mondo.

Il film è una produzione di Magna Studios, presentata da Sony Music Vision in collaborazione con Sony Music Entertainment UK. Sam Bridger (Lewis Capaldi: How I’m Feeling Now, New York: la rinascita del rock and roll) e Guy Heeley (Peaky Blinders: The Immortal Man) sono i produttori, mentre Kate Shepherd, Marisa Clifford, Davud Karbassioun, Tom Mackay, Krista Wegener, Thomas Benski, Isabel Davis e Tim O’Shea sono gli executive producer. A guidare il team creativo e tecnico ci sono anche i sound mixer premiati agli Oscar James Mather (Top Gun: Maverick, Belfast) e Tarn Willers (La zona d’interesse), insieme al direttore della fotografia Haris Zambarloukos (Belfast, Beetlejuice Beetlejuice) e ai montatori George Cragg e Martina Zamolo.

Nazionale, Maldini, "Guardiola è un obiettivo, ma sentito anche Ancelotti"

Roma, 23 lug. (askanews) – La nuova Nazionale prende forma, ma per il nome del commissario tecnico servirà ancora un po’ di pazienza. Paolo Maldini, nuovo direttore tecnico della Figc, ha ribadito che la priorità non è chiudere in fretta la partita del ct, bensì individuare il profilo ritenuto ideale per guidare il progetto di rifondazione del calcio azzurro. Nel corso della conferenza stampa al termine dell’incontro con i club di Serie A nella sede della Lega Calcio, alla presenza del presidente federale Giovanni Malagò e di Leonardo, l’ex capitano del Milan ha confermato che Pep Guardiola è uno degli obiettivi della Federazione, rivelando però che il primo tentativo è stato fatto con Carlo Ancelotti.

“L’ideale sarebbe nominare il commissario tecnico entro questa settimana, ma ancora più ideale è aspettare la persona che realmente vogliamo. La tempistica dipende da questo. C’è fretta, ma dentro di noi nemmeno troppa”, ha spiegato Maldini, lasciando intendere che la Federazione è disposta ad attendere pur di affidare la Nazionale al candidato considerato più adatto.

Alla domanda sul possibile arrivo di Guardiola, il direttore tecnico non ha confermato né smentito la trattativa, ma ha ammesso apertamente che il tecnico del Manchester City rientra tra i nomi individuati dalla Figc. “Non possiamo assolutamente dare notizie su quanto sta succedendo. Avete individuato uno dei nostri obiettivi, ma non nascondiamo che abbiamo parlato anche con Carlo Ancelotti prima di parlare con Pep. Ci sembrava giusto partire dai migliori al mondo, poi naturalmente bisogna verificarne la disponibilità generale”. Una dichiarazione che certifica la volontà del nuovo corso federale di provare a convincere allenatori di livello assoluto per rilanciare la Nazionale dopo le delusioni degli ultimi anni.

Maldini ha poi spiegato cosa lo abbia convinto ad accettare l’incarico proposto dal neo presidente della Figc Giovanni Malagò. “Sento una grandissima pressione. Il presidente ci ha messo un po’ per convincermi, ma il progetto è molto ambizioso. È una chiamata alle armi: quando l’Italia chiama è difficile dire di no”. Il dirigente ha raccontato di aver trovato una Federazione animata da una forte volontà di cambiamento e di aver voluto coinvolgere immediatamente Leonardo in questa nuova avventura, sottolineando la totale condivisione di principi, valori e obiettivi tra loro.

Tra i punti cardine del nuovo progetto c’è anche la nascita di una direzione tecnica più strutturata. “La mia figura prima non esisteva. Con Leonardo cercheremo di dare un’idea e un’impostazione tecnica al Club Italia. Già aver creato questa figura è un sintomo di cambiamento”, ha spiegato Maldini. Leonardo ha aggiunto che l’obiettivo sarà quello di creare una metodologia condivisa tra Nazionale maggiore, settore giovanile e Settore Tecnico, dando continuità al lavoro federale indipendentemente dall’allenatore che guiderà gli azzurri.

Il direttore tecnico ha inoltre evidenziato il clima trovato nelle prime settimane di lavoro. “Non conoscevo fino in fondo le difficoltà iniziali, ma ho sentito che c’era un’aria nuova. Ho percepito la volontà di tutte le componenti di partecipare al rinnovamento. Tutti dovranno essere coinvolti e tutti dovranno beneficiarne”. Un messaggio rafforzato anche dall’esito dell’incontro con i rappresentanti della Serie A, che hanno garantito piena disponibilità a collaborare con la Federazione nel percorso di rilancio del calcio italiano.

Aerospazio, Mona (Secondo Mona): consolidati su mercato globale

Londra, 23 lug. (askanews) – “Siamo orgogliosi di essere presenti quest’anno al Farnborough International Airshow e di poter comunicare di aver appena ricevuto il riconoscimento come miglior fuel system supplier europeo dell’anno. Il nostro core business è la produzione di sistemi combustibile completi per piattaforme aeree ad ala fissa e rotante, civili e militari. Siamo tra i pochissimi operatori al mondo ad avere una specializzazione così verticale in uno dei principali sistemi di bordo”. È quanto dichiara Claudia Mona, Managing Director di Secondo Mona S.p.A., presso il Media Space AIAD al Farnborough International Airshow.

“Siamo un’azienda – spiega Mona – consolidata sul mercato globale, con una quota di esportazioni stabile attorno al 75%. Da tempo non rientriamo più nella categoria delle PMI e siamo ormai nella fascia delle small mid-cap, pur mantenendo una struttura familiare. Insieme a mio fratello rappresento la quarta generazione. L’azienda è stata fondata dal nostro bisnonno nel 1903 ed è attiva nell’industria aeronautica dal 1913. Possiamo quindi contare su oltre 110 anni di partecipazione ai programmi aeronautici e su più di 120 anni di storia imprenditoriale familiare”.

Carburanti, Schlein: Meloni ha tradito promesse, ci ascolti su accise

Roma, 23 lug. (askanews) – “Giorgia Meloni adesso proverà a dare almeno una risposta sul prezzo della benzina e del diesel che ormai sono alle stelle?”. Lo chiede la segretaria Pd Elly Schlein: “Imprese e famiglie chiedono di essere sostenute, perché il governo fa finta di niente?”.

La leader Pd sottolinea: “Dopo quattro anni di governo non hanno portato a casa nemmeno un provvedimento che migliori la vita delle persone. Discutono ormai da mesi di legge elettorale ignorando qualsiasi altra questione che riguardi gli italiani”.

La Schlein aggiunge: “Dopo aver registrato video alle pompe di benzina, dopo che dall’opposizione prometteva addirittura di abolire le accise ormai sappiamo che Giorgia Meloni non è in grado di fare nulla di quello che aveva promesso. Le chiediamo però di ascoltarci: riattivino il meccanismo delle accise mobili, rimettiamo sul tavolo la nostra proposta. Per restituire ai cittadini l’extragettito Iva che entra nelle casse dello stato a causa dei prezzi così alti dei carburanti. Siamo pronti a discuterne e a trovare soluzioni insieme, lo dobbiamo al Paese”.

Bce svela le 10 proposte finaliste per le nuove banconote in euro

Roma, 23 lug. (askanews) – La Banca centrale europea ha presentato i disegni finalisti del concorso per la progettazione della prossima serie di banconote in euro, su cui lancia un sondaggio di opinioni tra i cittadini dell’Unione, invitandoli a contribuire alla scelta finale. Le proposte, riporta un comunicato, si basano su due diversi temi precedentemente scelti: “Cultura europea” e “Fiumi e uccelli”, e vertono ora sui motivi decorativi selezionati per raffigurarli.

“Le banconote in euro non sono un semplice mezzo di pagamento: sono una delle espressioni più tangibili dell’Europa”, ha affermato la presidente della Bce Christine Lagarde, durante una conferenza stampa. “Coniugando bellezza e significato, rinsalderanno la nostra identità comune”.

Le proposte di progettazione sono state preselezionate nell’ambito di un concorso indetto a livello di Unione europea. Sono pervenute oltre 1.200 candidature da parte di grafici, a 25 dei quali è stato quindi chiesto di elaborare la propria proposta per uno o per i due temi. Una giuria indipendente composta da 21 esperti di discipline diverse (grafica, comunicazione, neuroscienze e storia), dice la Bce, ciascuno designato dalla banca centrale del rispettivo paese dell’area dell’euro, ha infine preselezionato dieci proposte.

Adesso, tutti i cittadini europei sono invitati a far sentire la propria voce con un sondaggio online che resterà aperto fino al 21 settembre 2026. Un altro sondaggio, aggiunge la Bce con un comunicato, con le stesse domande, sarà condotto in parallelo da una società di ricerca indipendente presso un campione rappresentativo di cittadini dell’area dell’euro. La Bce pubblicherà un rapporto sui risultati di entrambi i sondaggi una volta selezionato il progetto finale. Le risposte del pubblico costituiscono un elemento fondamentale per assicurare l’inclusività perseguita dall’Eurosistema, consentendo di prestare ascolto alle opinioni dei cittadini di tutta Europa.

Il Consiglio direttivo dovrebbe adottare la decisione finale sul disegno delle nuove banconote intorno alla fine dell’anno, sulla base di una combinazione di contributi, tra cui le conclusioni della giuria del concorso, una valutazione tecnica e i risultati dei due sondaggi.

La proposta selezionata sarà poi ulteriormente sviluppata e testata prima di entrare in produzione. L’immissione in circolazione delle nuove banconote è prevista negli anni successivi. Le precedenti serie di banconote in euro manterranno il proprio valore e continueranno a circolare insieme alla nuova serie, precisa la Bce. Questa sarà la prima riprogettazione completa delle banconote in euro dopo la loro emissione nel 2002.

“La progettazione della nuova veste grafica delle banconote in euro si inquadra nell’azione a lungo termine dell’Eurosistema volta a garantire che il contante resti un mezzo di pagamento sicuro, efficiente e vicino ai cittadini e preservi il loro accesso alla moneta pubblica e la loro libertà di scegliere come pagare”, ha dichiarato Piero Cipollone, il componente del Comitato esecutivo Bce che ha la delega sui sistemi di pagamento.

Le nuove banconote saranno dotate di caratteristiche di sicurezza nuove e più avanzate per agevolarne il riconoscimento e l’accessibilità, anche da parte delle persone con problemi visivi. La Bce si prefigge infine di ridurre “l’impronta ambientale” delle banconote rendendole più resistenti all’usura e ricorrendo a materiali e processi di produzione più sostenibili.

Nasce Protocollo Azienda Protetta per il supporto alle imprese

Roma, 23 lug. (askanews) – Nasce Protocollo Azienda Protetta, un progetto sviluppato da Tutor Consulting con l’obiettivo di aiutare le imprese nella gestione coordinata di procedure, obblighi normativi e organizzazione aziendale, mettendo in rete professionalità differenti per supportare concretamente il lavoro degli imprenditori. Ne parla il CEO di Tutor Consulting, Bruno Ranellucci.

“Protocollo Azienda Protetta nasce per aiutare le aziende in tutte le procedure aziendali; oltre agli obblighi normativi e giuridici, quotidianamente un’azienda si trova a coordinare varie necessità, dalla gestione del personale ai bandi, dal commercialista alle procedure legali o la contrattualistica. È chiaro che il datore di lavoro non può essere onnisciente, dunque il Protocollo nasce come un supporto effettivo a tutto tondo.”

L’obiettivo del progetto è creare un sistema capace di coordinare figure professionali diverse, aiutando l’imprenditore a gestire processi complessi.

“Il rischio nel mettere in campo tante professionalità è quello di allungare i tempi con una conseguente perdita economica. Il Protocollo Azienda Sicura permettere di raggiungere costi e benefici nei tempi prestabiliti e in totale sicurezza e affidabilità.” Afferma l’Ing. Ottone Lambiase, Direttore Tecnico di Tutor Consulting.

Il Protocollo Azienda Protetta punta quindi a trasformare un insieme di consulenze separate in un modello organizzativo strutturato, capace di creare procedure condivise e maggiore efficienza nella gestione aziendale.

“Noi di Tutor Consulting ci affidiamo ad aziende partner nel portare avanti questo progetto, aziende con cui condividiamo la stessa filosofia consulenziale. L’obiettivo resta quello di migliorare il percorso lavorativo dei nostri clienti per gestire al meglio le opportunità che oggi il mercato può offrire” prosegue Ranellucci.

Alla base del progetto c’è anche un rapporto costruito negli anni con molte aziende, attraverso attività legate alla sicurezza e alla gestione organizzativa. Tra i partner coinvolti nel Protocollo Azienda Protetta anche professionisti specializzati nel welfare aziendale, oggi sempre più strategico per migliorare organizzazione interna, clima lavorativo e gestione delle risorse umane.

Protocollo Azienda Protetta coinvolge aree strategiche per l’impresa, dalla sicurezza sul lavoro all’HACCP, dalla privacy alla cyber security, passando per medicina del lavoro, consulenza legale e fiscale, welfare, formazione, sostenibilità energetica e comunicazione aziendale, con l’obiettivo di creare un sistema coordinato capace di supportare concretamente le aziende nella gestione quotidiana e nella crescita futura.

Lagarde ringrazia la Banca d’Italia per il ruolo chiave su Tips

Roma, 23 lug. (askanews) – La presidente della Bce, Christine Lagarde ha ringraziato la Banca d’Italia per il ruolo chiave che svolge, per conto di tutto l’eurosistema delle banche centrali, sulla piattaforma pan-europea Tips (Target Instant Payment Settlement), utilizzata sui pagamenti istantanei. “Voglio congratularmi con le banche centrali di Bosnia e Montenegro per i loro lanci di pattaforme di regolazione di pagamenti istantanei che utilizzano la tecnologia di Tips”, ha affermato Lagarde al termine della Conferenza stampa, oggi, sulle decisioni del Consiglio direttivo Bce.

Si tratta di sviluppi “importanti e non vedo l’oro di avere lanci analoghi in Albania, Kosovo Macedonia del Nord. In questa occasione – ha detto – voglio ringraziare la Banca d’Italia per il ruolo chiave che ha avuto in questa iniziativa per conto di tutto l’Eurosistema, sviluppando Tips sui Balcani occidentali”.

Bambino di 18 mesi muore a Catanzaro, altri compagni d’asilo in ospedale per disturbi gastrointestinali

Roma, 23 lug. (askanews) – Un bambino di 18 mesi è morto all’ospedale di Catanzaro dopo essere stato trasferito da Vibo Valentia per il peggioramento delle sue condizioni cliniche, mentre altri compagni dell’asilo frequentato dal piccolo sono stati ricoverati per disturbi gastrointestinali. La Procura di Vibo Valentia ha avviato gli accertamenti sul decesso e disporrà l’autopsia per chiarire le cause della morte. Al momento non è accertato alcun nesso causale tra il decesso del bambino e i malori registrati nella struttura scolastica.

Il piccolo, residente a Zungri, era stato ricoverato inizialmente nell’ospedale di Vibo Valentia e successivamente trasferito nel capoluogo calabrese con il sospetto di una setticemia. I genitori hanno presentato una denuncia in Questura e la Squadra mobile ha acquisito la documentazione clinica. Saranno gli accertamenti disposti dalla magistratura a chiarire il decorso della malattia e l’eventuale presenza di responsabilità.

Nel frattempo la Family Baby School di Tropea, frequentata dal bambino, è stata chiusa in via precauzionale dopo il ricovero di altri piccoli alunni. “Abbiamo seguito tutte le procedure previste, contattato immediatamente l’Asp e disposto la chiusura della struttura in via precauzionale, senza attendere indicazioni formali, per tutelare i bambini e le loro famiglie”, spiega la dirigente della struttura, Serena Miceli, in un’intervista rilasciata al Quotidiano del Sud.

Secondo la dirigente, la scuola sta collaborando con l’Azienda sanitaria per ricostruire quanto accaduto: “Stiamo ipotizzando insieme all’Asp quello che potrebbe essere successo. Molto probabilmente è un batterio che è entrato dall’esterno all’interno della struttura e stanno facendo le verifiche del caso per capire come interrompere questa catena di contagi”.

“Nell’ultima settimana – racconta Miceli – i bambini hanno cominciato ad avere disturbi gastrointestinali, abbastanza comuni nei bambini di quella fascia d’età”, mentre “tra venerdì e martedì ci sono stati un paio di bambini che si sono aggravati, per cui noi abbiamo contattato l’Asp e abbiamo deciso di chiudere la struttura in maniera precauzionale”.

La dirigente precisa che nella struttura, che ospita nido, sezione primavera e scuola dell’infanzia per circa cento bambini, “circa cinque bambini hanno avuto una sintomatologia un po’ più evidente, mentre gli altri hanno manifestato sintomi lievi, che non hanno richiesto nemmeno l’intervento del medico”.

Tra le ipotesi al vaglio vi sarebbe anche quella di un possibile Clostridium difficile, precisa ancora la dirigente sottolineando che si tratta di una valutazione preliminare ancora oggetto di verifiche da parte dell’Asp. Gli accertamenti sanitari e giudiziari sono tuttora in corso e dovranno stabilire l’origine dei contagi e verificare se vi sia o meno un collegamento con la morte del piccolo di 18 mesi.

Sanità, Giani: in Toscana realizzati 100% interventi Pnrr

Firenze, 23 lug. (askanews) – “La sanità è tendenzialmente caratterizzata da un aumento della spesa, a cui noi facciamo fronte. È evidente però che dobbiamo anche razionalizzare: se non arriva un contributo maggiore rispetto ai 143 miliardi previsti nel bilancio dello Stato, dove la sanità rappresenta la terza voce dopo pubblica amministrazione e previdenza, diventa difficile sostenere il sistema”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, parlando con i giornalisti.

Giani ha poi rivendicato i risultati raggiunti sul fronte del Piano nazionale di ripresa e resilienza: “La Corte dei Conti ha evidenziato il risultato straordinariamente positivo della Toscana. La sesta missione del Pnrr assegnava direttamente alle Regioni la realizzazione degli interventi e noi abbiamo sviluppato i progetti per 90 Case di comunità, 23 Ospedali di comunità, oltre ai Centri operativi territoriali e a misure di efficientamento, come nel caso dell’ospedale di Siena”.

“Possiamo dire con orgoglio – ha concluso Giani- che la Toscana ha realizzato il 100% degli interventi previsti: oggi sono pronte 70 Case di comunità e tutti i 23 Ospedali di comunità programmati”.

Venezia83, alla Mostra la serie "Peccato" con Emanuela Fanelli

Roma, 23 lug. (askanews) – “Peccato”, la serie con protagonista Emanuela Fanelli, per la regia di Valerio Vestoso, sarà presentata alla 83a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nella sezione Open – Fuori Concorso Serie.

È un finto documentario di genere comedy, ambientato in un futuro prossimo. Un “what if” ironico che ripercorre la tumultuosa carriera e vita di Emanuela Fanelli, che l’ha anche scritta con Giulio Somazzi e Valerio Vestoso.

Anno 2049. Emanuela Fanelli ha 63 anni e vive reclusa in un paesino sperduto della Valle d’Aosta. Non recita più, non si concede agli obiettivi e alle penne dei rotocalchi. Obiettivi e penne che, bisogna dirlo, neanche la cercano più, visto l’oblio in cui è caduto il suo nome dopo anni di inattività. Ma perché? Quale scandalo l’ha costretta al ritiro?

Nel cast Emanuela Fanelli e Alessandro Borghi, Sabrina Ferilli, Ferzan Ozpetek, Valerio Mastandrea, Anna Bonaiuto, Geppi Cucciari, Massimo De Lorenzo, Francesca Archibugi, Paolo Virzì, Paolo Genovese, con Malcom Pagani e con Paola Cortellesi. E molti personaggi del mondo dello spettacolo tra cui Giovanni Benincasa, Gianni Canova, Piera Detassis, Giovanni Floris, Gigi Marzullo, Stefano Rapone, Tullio Solenghi, Daniele Tinti, Tommaso Zorzi. E non solo…

“Peccato” debutterà in autunno in esclusiva su Hbo Max. È prodotta da Mattia Guerra per Be Water Film con la partecipazione di HBO Max, in collaborazione con Rai Cinema.

Venezia83, "Be Brave": Carrozzini racconta Renzo Rosso con l’Ia

Roma, 23 lug. (askanews) – L’Ia a Venezia. “Be Brave” verrà presentato in anteprima mondiale, Selezione Ufficiale – Open, Fuori Concorso, alla 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Francesco Carrozzini racconta il grande protagonista della moda internazionale Renzo Rosso – audace e visionario fondatore di Diesel che ha trasformato l’anticonformismo in un marchio di fabbrica – realizzandone un ritratto originale e senza sconti. E lo fa utilizzando e trattando il mezzo più discusso e controverso del momento: l’intelligenza artificiale.

Senza mai abdicare al totale controllo creativo su tutti gli elementi del film, tutti trattati con lo stesso spirito provocatorio del suo protagonista. Il messaggio che ne viene fuori e che Rosso lancia alle generazioni future? Semplice: Rompete ogni regola. Don’t be afraid.

Petrolio, Lagarde: attacco Houthi allarmante, ha già un impatto

Roma, 23 lug. (askanews) – Gli attacchi del miliziani yemeniti islamisti Houthi contro navi dell’Arabia Saudita “è uno sviluppo allarmante e chiaramente avrà e ha un impatto, lo vediamo sul prezzo del petrolio”. Lo ha affermato la presidente della Bce, Christine Lagarde, spiegando che essendo stato riportato attorno alle 10 del mattino, questo attacco non è stato preso in considerazione oggi dal Consiglio direttivo nelle sue valutazioni e decisioni.

A seguito di questo episodio il barile di Petrolio Brent oggi è balzato sopra la soglia psicologica dei 100 dollari.

Alla Bce “stiamo molto attenti” agli sviluppi di questo versante “e per questo abbiamo chiesto ai nostri tecnici di condurre una analisia approfondita per la riunione del Consiglio di settembre sui prezzi del petrolio e anche del gas, che è aumentato in maniera rilevante e – ha aggiunto – dato il livello delle scorte (nella Ue) relativamente basse”.

Venezia83, Mario Martone Fuori Concorso con "Scherzetto"

Roma, 23 lug. (askanews) – “Scherzetto”, il nuovo film di Mario Martone, sarà presentato alla 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Fuori Concorso.

Interpretato da Toni Servillo, Lorenzo Perrotta, Serena Rossi, Leonardo Lidi, Gianluca Di Gennaro, con l’amichevole partecipazione di Giovanni Ludeno, con sceneggiatura di Mario Martone e Ippolita di Majo, tratta dall’omonimo romanzo di Domenico Starnone edito da Einaudi, “Scherzetto” è una produzione Mad Entertainment con Rai Cinema, in associazione con EDI Effetti Digitali Italiani e Picomedia, opera realizzata e distribuita con il contributo del Ministero della Cultura. Le vendite internazionali sono affidate a Rai Cinema International Distribution, mentre la distribuzione italiana è di 01 Distribution.

Una casa in cui hai abitato da bambino e dove non abiti più, una città che hai lasciato, un balcone, il vuoto, le voci della strada che risalgono con la loro oscena vitalità, e poi la sfida tra un nonno e un nipotino.

Il nonno, Daniele Mallarico, ha superato i settant’anni, è un noto illustratore che, ormai vedovo, vive da solo a Milano. Il nipote si chiama Mario, cinque anni, una peste che parla come un libro stampato, conosce tutto, sa fare tutto, spiega ogni cosa. I suoi genitori sono orgogliosissimi di lui. È stata proprio la figlia Betta a chiedere a Daniele di tornare a Napoli, nella casa di famiglia, per tenere per qualche giorno Mario mentre lei e il marito, Saverio, sono fuori per un convegno, ma certo non poteva immaginare… Tra quattro mura e un balcone, si consuma un vero e proprio duello che mette Daniele di fronte ai suoi fantasmi.

“Mi sono innamorato del romanzo di Domenico Starnone Scherzetto a cominciare dal titolo”, ha raccontato Mario Martone. “Due personaggi agli estremi della vita, una situazione familiare spesso comica, un unico ambiente, e dei fantasmi. Ma lavorando al film si sono affacciati anche i miei, di fantasmi, difficili da tenere a bada, e ho cominciato a inseguirli con la macchina da presa. Anche per Toni Servillo non credo si sia trattato solo di interpretare un ruolo, è stata un’immersione in un campo incognito, quello dominato dalla presenza di un bambino di cinque anni che ogni giorno avrebbe potuto dirci: “basta, mi sono stufato” (è anche successo!). Bene, alla fine l’abbiamo fatto, ora tutto sembra così leggero. Sembra”.