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Destra e Costituzione repubblicana: i democratici cristiani scelgano bene

Una distanza crescente dal dettato costituzionale

La destra italiana, guidata da Giorgia Meloni, si pone sostanzialmente fuori dalla Costituzione repubblicana. Il giuramento di fedeltà pronunciato al momento dell’insediamento del governo è, nei fatti, ignorato se non proprio tradito. Dopo più di tre anni dal primo gabinetto dominato da un partito di destra postfascista, e composto da altri due partiti del tutto subalterni, si può senz’altro giungere a questa valutazione.

Il caso della guerra in Iran e larticolo 11

L’ultimo, gravissimo esempio di questa radicata posizione sta nelle parole che la premier ha pronunciato di fronte all’aggressione militare, alla guerra scatenata da Trump e dal governo israeliano contro l’Iran.

“Non sono né a favore né contro la guerra in Iran”, ha detto senza giri di parole il nostro primo ministro.

Facendo così strame del dettato dell’articolo 11 della Costituzione, che dispone testualmente: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Bisognava continuare con pazienza a negoziare, a verificare, a stimolare la controparte iraniana a un comportamento trasparente sulle attività di arricchimento dell’uranio, come per lungo tempo hanno fatto le amministrazioni democratiche precedenti. Bisognava evitare di scatenare liberamente la rabbia senza fine della destra israeliana e i suoi istinti di egemonia militare, agiti ormai come durante le guerre coloniali dei secoli scorsi, senza rispetto per niente e per nessuno.

La riforma della giustizia e il referendum

La cosiddetta riforma della giustizia, approvata come “per decreto autoritario” dalla destra in Parlamento, segna un altro grave episodio che si consuma in queste settimane di avvicinamento al referendum popolare confermativo.

I falsi tentativi di confronto sul merito tecnico sono dalla destra stessa smentiti ogni giorno, dallo stesso ministro della giustizia e dai suoi collaboratori. Questo è per la destra un referendum politico, per diminuire l’autonomia di uno dei tre pilastri dello Stato democratico a vantaggio degli altri.

Se, malauguratamente, dovesse vincere il sì – cosa sempre meno probabile con il passare dei giorni, ma si sa che le urne possono sempre riservare sorprese – oltre alle grida di trionfo politico plebiscitario assisteremmo poi al rilancio della pessima riforma costituzionale del premierato, oggi parcheggiata nell’ombra, con l’obiettivo di ridurre l’autonomia del Parlamento e della democrazia rappresentativa.

 

Leggi securitarie e restrizione delle libertà

Le leggi liberticide e autoritarie, approvate a raffica per contenere la libertà di espressione e di manifestazione pubblica nelle piazze, nelle scuole, nelle università, dietro allo scudo dell’urgenza “securitaria”, hanno già messo una bella museruola ai cittadini italiani.

Premio di maggioranza e concentrazione del potere

La proposta di riforma elettorale, con uno sproporzionato premio di maggioranza avanzato allo scopo di assicurare la stabilità e la durata dei governi, costituisce poi l’espediente tecnico capace di creare una situazione completamente diversa da quella attuale.

Naturalmente “stabilità e durata” suonano come una sentenza di condanna a morte per cinquanta anni di governi democratici e riformisti garantiti dalla solida continuità della Democrazia Cristiana, a lungo anche vero baluardo contro ogni rinascita fascista. Un leader di destra, con pieni poteri, con il compito di mettere ordine.

 

Autonomia differenziata e unità della Repubblica

Da questo disegno di rovesciamento costituzionale non rimane certo fuori la proposta di autonomia differenziata fra le Regioni, che romperebbe l’unità solidale e poliarchica della Repubblica. Un equilibrio ordinamentale indispensabile per assicurare la giustizia sociale.

Lappello al mondo democratico-cristiano

Vogliamo sperare che gli amici che vengono dall’esperienza democratico-cristiana e popolare vogliano ancora riflettere e valutare cosa fare il 22 marzo.

Anche perché una nuova area di centro democratico degasperiano non può nascere fra le ambiguità di chi ritiene che, nella storia politica italiana del dopoguerra, destra e sinistra “pari sono”. Si tratta oggi di scegliere se stare nel solco e nel quadro della Costituzione, oppure se lavorare per modificare questo solido quadro che ha garantito una crescita e una promozione umana e sociale impensabile.

Il dovere della partecipazione democratica

Dunque, come hanno esortato con decisione il presidente della Repubblica e lo stesso presidente della Conferenza episcopale italiana, la partecipazione al voto è un dovere irrinunciabile in una sana democrazia.

I democratici cristiani e i popolari sono stati forti quando hanno saputo interpretare il sentimento migliore di rinascita e di progresso del popolo italiano, non il livore o il senso di rivalsa.

Il Centro conta se detta l’agenda politica

Le elezioni politiche si avvicinano e all’orizzonte si staglia la costruzione di nuovi soggetti politici in grado di condizionare nuovi ed eventuali equilibri. E, tra questi, immancabilmente riemerge la necessità di rafforzare i luoghi politici centristi. Ovvero, nuovi partiti e movimenti centristi. O all’interno delle attuali coalizioni maggioritarie o per conto proprio.

La lezione di Donat-Cattin: conti se orienti la politica

Ora, se vogliamo dirci la verità senza la solita ipocrisia e falsità, non possiamo non fare una semplice osservazione. E cioè, il Centro – democratico, riformista e di governo – esiste se riesce anche e soprattutto a dettare l’agenda politica. Lo diceva molti anni fa Carlo Donat-Cattin parlando del dibattito all’interno della Democrazia Cristiana – tutt’altro mondo, come ovvio e persino scontato – quando, riferendosi alla sua corrente, la sinistra sociale di Forze Nuove, diceva semplicemente che nel suo partito, la Dc e quindi nell’intera politica italiana, contavi se riuscivi a condizionare l’evoluzione della politica generale. E Donat-Cattin, tra l’altro, ci riusciva benissimo anche solo con una corrente che si attestava attorno all’8% dei consensi all’interno del corpaccione democristiano.

Nel campo largo il Centro resta marginale

Ed è proprio all’interno di questa cornice che si inserisce, oggi, il ruolo e la funzione di un potenziale e credibile Centro. Ora, è noto a tutti, ma proprio a tutti, che nell’attuale coalizione di sinistra e progressista le forze centriste e riformiste sono del tutto marginali, ininfluenti, irrilevanti ed inconsistenti. Per ragioni oggettive ed obiettive e non per mere argomentazioni polemiche. E questo per una ragione persin troppo semplice da spiegare.

E cioè, il cosiddetto “campo largo” è oggi saldamente guidato, egemonizzato, diretto e governato da quattro sinistre: quella radicale e massimalista del Pd della Schlein, quella populista e demagogica dei 5 stelle di Conte, quella estremista ed ideologica del trio Fratoianni/Bonelli/Salis e quella classista e pan sindacale della Cgil di Landini. Oltre, come la vicenda referendaria ha ampiamente confermato, all’ANM, a molti movimenti della società civile, ai vari conduttori di alcuni talk televisivi e agli opinionisti che vergano i commenti sulla stampa amica e compiacente. Per il resto, per dirla con una felice espressione di Goffredo Bettini, c’è posto solo sotto una “tenda”. Detta con parole più semplici, al Centro è riservato solo un gentile “diritto di tribuna”.

Nel centrodestra pesa legemonia della leadership

Sul versante del centro destra, è sotto gli occhi di tutti che esiste un partito dichiaratamente centrista, riformista e liberale, cioè Forza Italia. Ma è altrettanto evidente che la leadership politica, carismatica e di governo di Giorgia Meloni è talmente forte ed incisiva che oscura qualsiasi altro contributo. Certo, l’alleanza è di centro destra. Ma è evidente che anche da queste parti il Centro – seppur non in misura così clamorosa come nella coalizione di sinistra e progressista – stenta a condizionare e ad incidere credibilmente nella costruzione del progetto politico complessivo.

Per queste ragioni, semplici ma oggettive, l’unico spazio che ad oggi può garantire un protagonismo politico, culturale e programmatico del Centro resta quello di costruire un luogo politico e progettuale autonomo e distinto dai due schieramenti maggioritari. Un luogo che dovrà essere autenticamente plurale, seccamente riformista e capace di dispiegare una vera cultura di governo alternativa al massimalismo radicale, estremista e populista della sinistra e, al contempo, distinto e distante dalla destra sovranista e populista. Il tutto, per rifarsi ancora alla battuta iniziale di Donat-Cattin, per cercare di riuscire a dettare l’agenda politica senza confusione, opportunismi e trasformismi vari.

Oltre i muri. Contro i miti della differenza

Il pregiudizio come costruzione sociale

Il testo di Antonio Leone, 99,9% uguali. La cultura che ci unisce, le illusioni che ci dividono (Youcanprint, 2025, pp. 226, euro 20,90), è un volume divulgativo sorretto da una chiara ambizione culturale e civile. Il punto di partenza è netto: il DNA umano coincide per il 99,9%. Su questo dato l’autore costruisce un ragionamento semplice ma incisivo: se la matrice biologica comune è così evidente, le gerarchie fondate su colore della pelle, fede religiosa, genere, provenienza geografica o altre appartenenze identitarie rivelano tutta la loro fragilità simbolica, prima ancora che scientifica.

Proprio lo 0,1% di differenza, infatti, non legittima alcuna discriminazione: rinvia piuttosto alla pluralità costitutiva dell’umano, che ogni società è chiamata a riconoscere senza tradurla in stigma, esclusione o disuguaglianza.

La differenza è una risorsa sociale e relazionale

Il merito sociologico del testo sta nel mostrare che la discriminazione non nasce dalla natura, ma da confini socialmente costruiti e poi trasformati in gerarchie. Leone attraversa diverse forme di esclusione — colore della pelle, religione, genere, provenienza geografica, identità personale — evidenziando come la differenza venga convertita in stigma. Anche il fanatismo sportivo lo conferma: quando l’appartenenza si irrigidisce, il legame degenera in ostilità.

Particolarmente efficaci sono i passaggi in cui il libro evoca figure come Leonardo da Vinci, Alan Turing, Oscar Wilde, Virginia Woolf e Alexander von Humboldt. Non si tratta di semplici riferimenti, ma di strumenti di lettura: rendono evidente come i dispositivi del pregiudizio possano colpire anche soggetti dotati di straordinario capitale intellettuale, creativo e morale. Su questo sfondo emergono anche Turing, Nelson Mandela e Martin Luther King, assunti come snodi emblematici di processi storici in cui esclusione e svalutazione simbolica hanno agito come forme di contenimento sociale.

Il pregiudizio può colpire la scienza

Il testo ricorda così che il pregiudizio non investe soltanto i gruppi marginali, ma può colpire la ricerca scientifica, la produzione culturale, l’elaborazione civile e la stessa lotta per i diritti.

Sul piano della discriminazione razziale, il riferimento a Billie Holiday è tra i più riusciti. La grande voce del jazz viene assunta come emblema di un’arte che non intrattiene soltanto, ma denuncia, espone, resiste. È una scelta felice, perché restituisce come il razzismo non sia stato solo violenza materiale o istituzionale, ma anche una ferita inferta al linguaggio, alla memoria e all’immaginario.

Uno dei punti più forti del libro è il nesso tra conoscenza e convivenza. L’odio, infatti, non nasce solo dall’ignoranza, ma anche da narrazioni pubbliche distorte, paure indotte e semplificazioni. Per questo scuola, cultura e sapere scientifico sono indicati come strumenti decisivi contro le logiche discriminatorie. Ne emerge anche una critica netta alla pseudo-cultura contemporanea: disporre di più informazioni non significa capire di più.

Biografia, esperienza e responsabilità pubblica

A dare consistenza al testo è anche una sobria traccia autobiografica. Leone, nato a Bitonto nel 1937, richiama un contesto ancora segnato dal fascismo e da rigide gerarchie sociali. Da un lato emerge la discriminazione di genere osservata nella vicenda materna; dall’altro, negli anni del trasferimento a Torino per studiare al Politecnico, affiora il pregiudizio contro i meridionali.

La diffidenza, gli stereotipi e perfino gli annunci immobiliari che escludevano i “terroni” rendono evidente come l’esclusione agisca attraverso codici sociali e pratiche ordinarie. Il tema, così, smette di essere un concetto e diventa carne sociale.

Una lunga esperienza internazionale

Ad accrescere l’autorevolezza del volume contribuisce anche il profilo di Antonio Leone, segnato da una lunga esperienza internazionale nei settori biotech, medicale e dell’innovazione d’impresa. Questa traiettoria, maturata tra Europa, Stati Uniti e Giappone, si intreccia con il richiamo a protagonisti decisivi della scienza contemporanea, da Francis Crick a Rita Levi-Montalcini, fino a Rosalind Franklin, il cui contributo alla ricerca sul DNA fu a lungo oscurato dentro assetti accademici segnati da evidenti asimmetrie di genere.

Ne risulta un testo chiaro e ben costruito, che non si limita a denunciare l’intolleranza, ma ne mette a fuoco le matrici profonde. Ed è proprio qui che il libro trova la sua forza maggiore: ricordare che la discriminazione non è un residuo del passato, ma un dispositivo che si rigenera ogni volta che una differenza viene tradotta in gerarchia.

Le Idi di marzo della regina: un pomeriggio con Cesare

Le Idi di marzo, si sa, sono pericolose. Lo furono per il divo Giulio Cesare. Ma il nostro Augusto Imperatore è già scampato alle sue Idi tempo fa, e ora pare che tocchi alla regina Cleopatra-Meloni affrontare le proprie.

Curioso gioco della sorte: proprio nei giorni in cui la storia ricorda il discorso di Cesare al Senato, anche la regina Cleopatra-Meloni si prepara a presentarsi in Senato per le sue dichiarazioni.

Cesare è in casa, disteso sul triclinio in un pomeriggio tiepido d’inizio marzo, conversando con alcuni fedeli senatori.

«Dunque» – esordisce – «Tarquinius mi porti notizie dal Senato: la regina Cleopatra si recherà lì il giorno delle Idi di marzo per riferire. Ma su che cosa vuole riferire?».

«Augusto imperatore» – risponde il senatore Tarquinius – «la regina deve illustrare al Senato la posizione dell’impero circa la guerra che l’alleato suo conduce poco fuori dei confini».

Cesare alza lo sguardo.

«Quale alleato è suo, della regina intendo? E non è anche nostro? Costei per caso ha fatto alleanze con i nostri nemici?».

«No, Augusto Cesare» – interviene il senatore Marcus, già compagno di battaglia e ora tesoriere della cassa imperiale – «la regina si è portata appresso quell’alleato che sta oltre le Colonne d’Ercole. Ricordi i molti viaggi dell’estate scorsa e quanti omaggi furono resi a costui. E ricordi anche che furono pagati con i sesterzi dell’impero, non con quelli del Regno d’Egitto».

A quel punto prende la parola il senatore Tiberius.

«Quella regina che tu ci hai portato, Divo Cesare, se non ci fossimo messi tutti a protestare ci avrebbe fatto cambiare perfino le leggi sacre delle Dodici Tavole per accontentare questo alleato!».

Cesare sorride appena.

«Non esagerare, Tiberius. La regina Cleopatra-Meloni sa bene che le leggi della Repubblica romana sono sacre e inviolabili. Così come, immagino, lo saranno quelle del suo Regno d’Egitto».

La profezia dei senatori

Cesare ascolta e poi interviene con la sua consueta franchezza.

«Facciamo una profezia, senatori» – dice con un sorriso ironico – «immaginiamo di ascoltare il discorso della regina. Che cosa non sentiremo dire?».

I senatori si guardano tra loro. Tarquinius prende coraggio.

«Non sentiremo, Divino Augusto, spiegare perché la regina abbia portato le nostre navi fino alla terra dell’uomo grande che si vanta di essersi fatto da sé. Non sentiremo spiegare perché quei viaggi siano stati più d’uno e sempre in nome della Repubblica».

E continua:

«Non sentiremo parlare dei dazi che quell’alleato – suo e nostro, ahimè – ha imposto alle nostre merci, così alti che molte produzioni dell’impero già soffrono. Né sentiremo spiegare perché, all’arrivo dell’inverno, abbiamo pagato tanto per scaldarci».

Tiberius incalza.

«E neppure sentiremo parlare di quel nostro confinante d’Oriente che, con l’appoggio dell’alleato della regina, ha fatto strage dei Filistei per tre anni. Né del fatto che la regina non abbia mai alzato la voce con quell’alleato».

«Non sentiremo spiegare» – aggiunge ancora – «perché costui abbia promesso pace a tutto l’Orbis e poi non abbia portato a casa nemmeno un foedus commerciale degno di questo nome».

E infine:

«Non sentiremo parlare del perché, ora, non lontano dai confini orientali dell’impero, quell’alleato e il suo compagno d’armi abbiano deciso di muovere guerra ai Parti. A conti fatti, Cesare, questa alleanza non ci ha portato molto…».

Cesare annuisce lentamente. Il senatore Tiberius non ha tutti i torti: tre anni non hanno portato grande prosperità. Molti sesterzi sono usciti dalle casse dell’impero e poche entrate sono arrivate in cambio.

Marcus riprende la parola.

«Ora la regina Cleopatra-Meloni ci assicura che di guerra, per la Repubblica, non si parlerà. Bene. Ma non vorrei che bussasse alla porta del tesoro per finanziare truppe a sostegno dell’alleato suo. Non abbiamo sesterzi da dare. Il Paese non cresce, anzi arretra un poco. E questa guerra oltre i confini non promette nulla di buono».

Cesare si solleva leggermente sul triclinio.

«Senatori» – dice – «avete ben descritto ciò che probabilmente non ascolterò dalle parole della regina. E perciò non andrò al discorso. L’età e la salute me lo consentono. Vai tu, Marcus, al mio posto e poi mi riferirai ciò che già so».

Poi aggiunge, con tono quasi pensoso:

«Tra pochi giorni saranno le Idi di marzo. Come insegna la nostra religio, questo è l’anno in cui conviene rendere onore alla dea Anna Perenna, dea dell’abbondanza, piuttosto che al dio della guerra Marte con le sue feriae Martis. Gli auspici non sono favorevoli».

Si ferma un istante.

«Le Idi diranno quale sorte attende la regina Cleopatra. Ascolterò dai vostri racconti con quali argomenti – fallaci o convincenti – tenterà di condurre questa Repubblica, che le ho affidato in pace e prosperità, verso lo spirito di guerra del suo alleato».

Poi conclude:

«E parlerò anche con gli alleati miei in questa Europa, a cui tanto ho dato e tanto ho ricevuto in onori e gloria. Solo allora deciderò. Ave».

Nessun calice si levò in aria per il consueto brindisi. Dai confini dell’impero arrivavano notizie di molti morti. Si diceva che Marte stesse vincendo ovunque. E così l’animo dei senatori restò mesto e preoccupato, mentre le Idi di marzo si avvicinavano.

Bce, segnale Lagarde: faremo tutto il necessario per controllo inflazione

Roma, 10 mar. (askanews) – Netto segnale di allerta dalla Banca centrale europea, dopo la fiammata dei prezzi dell’energia innescata dal conflitto in Iran. “Faremo tutto quello che è necessario affinché l’inflazione sia sotto controllo e affinché i francesi e gli europei non subiscano aumenti dell’inflazione come quelli visti nel 2022”, ha affermato la presidente Christine Lagarde.

All’indomani dell’ultimo rally dei prezzi dell’oro nero, che è arrivato a sfiorare quota 120 dollari, salvo poi ritracciare drasticamente anche oggi, fin sotto 90 dollari, Lagarde è stata intervistata in diretta dalla radio France Inter e da altre due emittenti francesi, France 2 e TV5 Monde. Non si è voluta sbilanciare sull’ipotesi di rialzi dei tassi o sulla loro eventuale tempistica. Perché “oggi c’è una tale incertezza che sarei incapace di dirvi con precisione quello che decideremo”, ha spiegato. Ma ha lasciato un segnale molto chiaro: l’istituzione non intende ripetere il copione (e l’errore) del 2022, quando attese a reagire ai rincari dell’energia venendo poi accusata di non essersi mossa abbastanza in fretta. “Credetemi – ha detto Lagarde – prenderemo le misure necessarie per mantenere l’inflazione sotto controllo”.

“Ci sta un direttorio la settimana prossima e vi dico come cercheremo di gestire la situazione. Quello che faremo è non precipitarci su una decisione, perché c’è troppa incertezza e volatilità. Piuttosto, cercheremo di analizzare tutti gli elementi, tutti i fatti verificati. È imperativo verificare le fonti, l’autenticità dei fatti che si esaminano”. E poi “facciamo gli scenari, se il conflitto dura due mesi, se dura un anno. Se il prezzo del petrolio risale a 130 dollari, se il prezzo del gas vola come nel 2022. Si fanno delle ipotesi e si fanno degli scenari. E’ questo il lavoro che faremo e che facciamo già e che continueremo a fare fin quando durerà questa incertezza e questa volatilità”.

Lo scenario di un cambio di rotta sui tassi nell’area euro è stato alimentati dai balzi del petrolio, spingendo analisti e operatori a ipotizzare uno o due rialzo quest’anno, laddove in precedenza era atteso un lungo mantenimento dello status quo.

A Lagarde è stata anche rivolta una domanda sul rischio di “stagflazione” che è stato evocato ieri dal commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, al termine dell’Eurogruppo. “Non penso per nulla che siamo nella situazione di stagflazione”, ha detto. E’ qualcosa che si è visto “negli anni ’70, quando si è lasciato che le attese di inflazione andassero senza controllo e questo ha portato un’inflazione molto forte”. Oggi invece “tutti i banchieri centrali sono attenti” a non lasciar sfuggire di mano la situazione.

Secondo Lagarde nella crisi sull’Iran oggi “siamo in una situazione oggi molto diversa da quella del 2022” dopo l’invasione dell’Ucraina. “In particolare nel 2022 avevamo dei prezzi dell’energia aumentati molto, il petrolio Brent aveva raggiunto quasi 130 dollari”, il gas era altissimo e “oggi non siamo agli stessi livelli”.

Inoltre “nel 2022 l’inflazione era più o meno al 6%, oggi abbiamo un’inflazione che è all’1,7% nella zona euro, quindi siamo in una situazione molto più sotto controllo. L’inflazione è sotto controllo e la crescita è piuttosto resistente. E, terzo elemento molto diverso, è che nel 2022 il gas russo lo abbiamo perso irrimediabilmente e subito”. Mentre oggi “se si può arrivare a degli sforzi diplomatici sufficienti, congiunti, per una de-escalation che consenta di sbloccare il traffico nello stretto di Hormuz, allora siamo in condizioni di ripristinare una situazione che non sarà esattamente com’era prima, ma che tornerà rapidamente a livelli più ragionevoli”.

Uno dei “vantaggi” delle oscillazioni sui prezzi del petrolio “è che quando aumenta il prezzo della benzina sale”, ma poi quando il greggio ridiscende anche il prezzo alla pompa dei carburanti ridiscende. “Oggi siamo in una situazione diversa”, ha ripetuto.

Mps-Mediobanca: via libera alla fusione, concambio fissato a 2,45 azioni

Milano, 10 mar. (askanews) – Approvato il progetto di fusione per incorporazione di Mediobanca in Mps: il rapporto di cambio è stato fissato in 2,45 azioni del Monte per ciascuna azione di Piazzetta Cuccia. L’operazione sarà sottoposto all’approvazione delle assemblee straordinarie degli azionisti delle due banche, subordinatamente al rilascio delle autorizzazioni, e si prevede che divenga efficace entro la fine del 2026.

Il concambio, che tiene conto della distribuzione dei dividendi relativi all’esercizio 2025 di Mps e di Mediobanca, è superiore alle attese degli analisti ed è migliore rispetto alle 2,3 azioni offerte inizialmente dal Monte lo scorso anno nell’ambito dell’Ops (offerta poi rivista al rialzo tenuto conto dei dividendi con l’aggiunta di una componente cash).

La fusione, sottolinea Mps, “è coerente” con gli indirizzi del piano industriale 2026-30 approvato a fine febbraio e, insieme alle operazioni di riorganizzazione, consentirà di dare piena attuazione al perseguimento degli obiettivi industriali e finanziari e delle sinergie industriali, pari a circa 0,7 miliardi, previsti dal piano e già comunicati da Mps al fine di massimizzare la creazione di valore a beneficio di tutti gli azionisti. Confermato l’assetto della business combination che prevede l’assegnazione delle attività di corporate & investment banking e private banking a servizio della clientela di fascia alta in favore di una società non quotata posseduta al 100% da Mps, che assumerà la denominazione di Mediobanca Spa, a cui sarà trasferita anche la partecipazione in Assicurazioni Generali.

Prevista, inoltre, l’integrazione industriale delle reti di consulenti finanziari e delle attività retail e affluent wealth management di Mediobanca Premier e Banca Widiba (la quale assumerà una nuova denominazione sociale che anch’essa includerà il brand Mediobanca). Le operazioni di riorganizzazione – sottolinea Mps – verranno definite in ogni loro aspetto e saranno sottoposte all’approvazione dei competenti organi sociali delle società interessate.

Infine, assumendo che l’attuale assetto proprietario di Mps e di Mediobanca rimanga invariato tra oggi e la data di efficacia della fusione e tenuto conto del rapporto di cambio, ad esito dell’operazione l’assetto del capitale sociale del gruppo Mps sarà il seguente: Delfin al 16,1%, gruppo Francesco Gaetano Caltagirone al 9,4%, Blackrock al 4,6%, Mef al 4,5%, Banco Bpm al 3,4%,

Bce, Lagarde: faremo tutto il necessario per controllare l’inflazione

Roma, 10 mar. (askanews) – Alla Banca centrale europea “faremo tutto quello che è necessario affinché l’inflazione sia sotto controllo e affinché i francesi e gli europei non subiscano aumenti dell’inflazione come quelli visti nel 2022”. Lo ha affermato la presidente della Bce, Christine Lagarde intervistata dalla radio France Inter e da altri media francesi sulla fiammata dei prezzi dell’energia innescata dal conflitto in Iran.

Lagarde non si è sbilanciata sull’ipotesi di rialzi dei tassi o sulla loro eventuale tempistica. Perché “oggi c’è una tale incertezza che sarei incapace di dirvi con precisione quello che decideremo – ha spiegato -. Ci sta un direttorio la settimana prossima e vi dico come cercheremo di gestire la situazione. Quello che faremo è non precipitarci su una decisione, perché c’è troppa incertezza e volatilità. Piuttosto, cercheremo di analizzare tutti gli elementi, tutti i fatti verificati. È imperativo verificare le fonti, l’autenticità dei fatti che si esaminano”.

E poi “facciamo gli scenari, se il conflitto dura due mesi, se dura un anno. Se il prezzo del petrolio risale a 130 dollari, se il prezzo del gas vola come nel 2022. Si fanno delle ipotesi e si fanno degli scenari. E’ questo il lavoro che faremo e che facciamo già e che continueremo a fare fin quando durerà questa incertezza e questa volatilità” Ma “credetemi – ha ripetuto Lagarde – prenderemo le misure necessarie per mantenere l’inflazione sotto controllo”.

Calcio, Galatasaray-Liverpool 1-0 andata ottavi di Champions

Roma, 10 mar. (askanews) – Il Galatasaray trova un altro pesantissimo successo fra le mura amiche. I giallorossi di Turchia battono 1-0 il Liverpool nell’andata degli ottavi di finale di Champions League, con gol decisivo di Mario Lemina dopo 7 minuti di gioco. Il ritorno ad Anfield la settimana prossima. Il Galatasaray trova il gol dell’1-0 dopo 7 minuti: angolo battuto verso Victor Osimhen che di testa svetta sopra a tutti e indirizza la palla verso il centrocampista ex Juventus che in tuffo di testa batte da pochi passi Mamardashvili. Da parte sua il Liverpool fa ben poco per provare a trovare il gol del pareggio.

La ripresa si apre in linea con l’andamento del primo tempo: il Galatasaray tiene benissimo il campo, il Liverpool ha poche idee e scarsa freschezza per metterle in pratica. E così al 62′ il Gala trova anche il gol del 2-0 con Osimhen, ma l’arbitro Jesus Manzano annulla per precedente fuorigioco di Yilmaz. Gli ultimi minuti vedono la partita salire di intensità agonistica, ma il risultato non cambia. Col Galatasaray che vince 1-0 l’andata contro il Liverpool.

Centrosinistra verso risoluzioni separate su comunicazioni Meloni

Roma, 10 mar. (askanews) – Roma, 10 mar. (askanews) – Il centrosinistra si avvia a presentarsi in ordine sparso al dibattito sulle comunicazioni di Giorgia Meloni domani in Parlamento: il tentativo di scrivere una risoluzione unitaria sembra arenato in particolare per le divisioni tra M5s e Pd, anche se i contatti continueranno fino a domattina. Se sull’Iran l’accordo era già fatto, dopo la risoluzione unitaria Pd-M5s-Avs della scorsa settimana, la proposta di Giuseppe Conte ha toccato un tema che i democratici non sono disponibili a mettere in discussione, quello dell’atteggiamento sulla guerra in Ucraina. Una mossa che lascia qualche strascico nel rapporto tra i due partiti e che va letta, come spiega un parlamentare del campo largo, nell’ottica della competizione per la leadership della coalizione: “I due si marcano a vista”.

I 5 stelle hanno proposto un documento che affrontasse tutti i temi di politica estera, compresa l’Ucraina, inserendo nella bozza un passaggio assolutamente vago, che evitava la questione degli aiuti militari a Kiev. Nel testo M5s si faceva riferimento solo alla necessità di “rilanciare il protagonismo Ue” per arrivare ad una “svolta negoziale”. Secondo i 5 stelle, un modo per fissare una posizione comune senza chiedere a nessuno di abiurare rispetto alle posizioni tenute fin qui, dal momento che il Pd continua a sostenere anche l’invio di armi.

Per i democratici però questo non era accettabile, la minoranza del partito non è disposta a fare passi indietro sul sostegno a Kiev e il messaggio è stato recapitato con nettezza alla segretaria Elly Schlein, che del resto sul punto non ha mai cambiato linea. Di qui la controproposta: fare una risoluzione unitaria delle opposizioni solo sull’Iran, coinvolgendo anche Iv, Azione e Più Europa che la scorsa settimana non avevano firmato. Lasciando poi ciascuno libero di presentare un secondo documento in cui ribadire la linea sull’Ucraina, ma anche – nel caso del Pd – sulla prospettiva degli Stati uniti d’Europa e sulla difesa comune.

In questo caso il no è arrivato da Conte, il leader M5s ha insistito sulla necessità di fare un documento complessivo, spiegando che è la stessa Giorgia Meloni ad avere unito tutti i temi e che la situazione internazionale impone un testo che tocca tutti punti, da contrapporre alle divisioni del centrodestra.

Sullo sfondo, appunto, la competizione per intestarsi la leadership del ‘campo largo’: “Le cose stanno così, è nelle cose. Ognuno fa la sua partita”, commenta un parlamentare della coalizione. Il risultato è che, con tutta probabilità “domani ognuno andrà per conto proprio”, aggiunge. Magari la parte sull’Iran sarà presente in tutti i documenti, per consentire almeno il voto incrociato alla Camera.

Cnn: Iran ha iniziato a piazzare mine nello Stretto di Hormuz. Trump:: conseguenze mai viste se non le rimuove

Roma, 10 mar. (askanews) – L’Iran ha iniziato a piazzare mine nello Stretto di Hormuz. Lo hanno riferito alla Cnn due fonti a conoscenza dei rapporti dell’intelligence americana, secondo cui alcune decine di mine sarebbero state posizionate negli ultimi giorni. Una fonte ha sottolineato che l’Iran dispone ancora tra l’80% e il 90% delle sue piccole imbarcazioni e dei suoi posamine, quindi potrebbe facilmente piazzarne centinaia.

Il presidente americano Donald Trump ha minacciato l’Iran di “conseguenze militari a un livello mai visto prima” se Teheran non rimuoverà “immediatamente” le mine piazzate nello Stretto di Hormuz. “Se l’Iran ha piazzato delle mine nello Stretto di Hormuz, e non abbiamo notizie in merito, vogliamo che vengano rimosse IMMEDIATAMENTE!”, ha scritto il presidente su Truth, dopo che la Cnn ha riferito di alcune decine di mine posizionate negli ultimi giorni da Teheran.

“Se per qualsiasi motivo sono state posizionate delle mine e non vengono rimosse immediatamente, le conseguenze militari per l’Iran saranno a un livello mai visto prima – ha aggiunto Trump – se, d’altra parte, rimuovessero quello che potrebbe essere stato piazzato, sarebbe un passo da gigante nella giusta direzione!”.

Bartolozzi difesa da Fdi-Nordio. Non arrivano scuse attese da ministro

Roma, 10 mar. (askanews) – Le parole di Giusi Bartolozzi sui magistrati come “plotone d’esecuzione” continuano a infiammare la campagna referendaria. L’opposizione chiede le dimissioni della capo di gabinetto del ministero della Giustizia ma sia il Guardasigilli che Fdi concordano che le dichiarazioni della collaboratrice di Nordio, pronunciate durante un talk nell’emittente siciliana TeleColor, siano state “enfatizzate”, “ingigantite”. Da Palazzo Chigi trapela ancora l’irritazione della premier Giorgia Meloni e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano definisce l’uscita “infelice”. Ma, nel silenzio degli alleati di Fi e Lega, nessuna richiesta di passo indietro arriva dall’esecutivo né dalla maggioranza.

“La stessa dottoressa Bartolozzi ha chiarito il suo punto di vista: non si riferiva assolutamente a tutta la magistratura ma solamente a quella piccola parte minoritaria che ha definito politicizzata. Sono certo che si scuserà”, spiega Nordio a margine di un incontro sul referendum della giustizia promosso a Milano da Noi Moderati. Ma a sera non c’è traccia delle scuse della collaboratrice del guardasigilli. Non si fa mistero, nell’esecutivo, sul fatto che la bufera scatenata ieri dal video di Bartolozzi rischi di vanificare gli sforzi che anche la premier Meloni sta facendo nella campagna per il sì: ieri con un video di tredici minuti sui social, giovedì a Milano all’evento organizzato dal partito al Teatro Parenti. Nonché la “mobilitazione straordinaria” chiesta da Tajani a Forza Italia per la vittoria del sì alla riforma che rappresenta una storica battaglia del partito fondato da Silvio Berlusconi.

“Sono parole molto gravi quelle della capa di gabinetto del ministro Nordio”, commenta la segretaria Pd Elly Schlein. “Svelano la vera intenzione di questo governo. Alla fine dei conti questa riforma vuole indebolire l’indipendenza della magistratura”. Matteo Renzi, leader di Iv, si dice “stupito” per il fatto che non si sia ancora dimessa. “Magistrato, grande esperta di diritto internazionale come dimostrato sul caso Al-Masri e di riforme costituzionali come spiegato a Telecolor – ironizza – colonna del melonismo e del mantovanismo, insomma la zarina Bartolozzi per intendersi. Ma per lasciare la poltrona che cosa deve fare un magistrato come la Bartolozzi? Come mai non si dimette? E perché Meloni e Nordio non chiedono le dimissioni dopo le incredibili dichiarazioni a Telecolor? Cosa c’è sotto?”.

Angelo Bonelli (Avs) chiede chiarezza: “Cominciamo a pensare che il ministro Nordio subisce l’influenza di Bartolozzi a tal punto che non riesce a difendere le istituzioni. Nordio ci deve dire cosa c’è dietro. Basterebbe revocare l’incarico, perchè non lo fa? Questo è il grande quesito”.

Le parole di Bartolozzi, nota Giuseppe Conte, leader M5s, restituiscono “il clima che è stato già anticipato da Meloni, da Nordio e da tanti altri esponenti di maggioranza, che è quello punitivo nei confronti della magistratura”.

Iran, domani Meloni alle Camere: diplomazia ma pronti a difesa interessi

Roma, 10 mar. (askanews) – Da un lato l’impegno per un “ritorno della democrazia”, dall’altro il lavoro con Gran Bretagna e Germania su una serie di opzioni per supportare la navigazione commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz di fronte alle minacce iraniane, e la previsione di “forme aggiuntive di assistenza in materia di difesa” per i Paesi del Golfo oggetto degli attacchi di Teheran. Giorgia Meloni, domani in Parlamento, si muoverà su queste due direttrici, supportata da una risoluzione di maggioranza che tiene insieme la questione Iran, la situazione in Ucraina, il Consiglio Europeo che si terrà il 19 e il 20 marzo.

La possibilità di due documenti distinti era circolata come “ipotesi”, ne aveva accennato anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, per venire incontro alle proteste delle opposizioni. Ma alla fine la scelta cade su una risoluzione unica: troppo ghiotta l’occasione per far deflagrare le distanze nel ‘campo largo’.

La condivisione di alcuni punti sarà dunque complessa, su una risoluzione che – notano dalle opposizioni – “non nomina mai i protagonisti della escalation”, ovvero Trump e Netanyahu. Nel testo della maggioranza si impegna il governo a “lavorare con i principali partner europei, internazionali e regionali alla creazione delle condizioni necessarie per un ritorno della diplomazia per risolvere la crisi in Medio Oriente”. E poi a “sostenere, anche attraverso iniziative coordinate nell’ambito dell’Unione europea e in cooperazione tra gli Stati membri, i partner della regione del Golfo colpiti dagli inaccettabili attacchi portati dal regime iraniano, prevendendo, qualora tali aggressioni dovessero proseguire, anche forme aggiuntive di assistenza in materia di difesa, protezione delle infrastrutture critiche e supporto logistico, in piena coerenza con lo spirito e con gli impegni emersi nella videoconferenza tra i vertici europei e i leader dei Paesi del Medio Oriente del 9 marzo scorso”.

Con particolare attenzione all’impatto economico delle difficoltà nelle rotte commerciali: “Ribadire l’importanza di salvaguardare l’integrità e la sicurezza delle frontiere terrestri, aeree e marittime dell’Unione europea, e ad assicurare che esse siano efficacemente protette nel rispetto del diritto dell’Unione e del diritto internazionale; sostenere e valorizzare, in tutte le sedi europee e internazionali, il ruolo fondamentale delle operazioni marittime difensive Aspides e Atalanta, essenziali per la protezione delle rotte marittime critiche e per la prevenzione di interruzioni nelle catene di approvvigionamento vitali per l’Italia e per l’Unione europea; e a farsi promotore, in raccordo con le istituzioni europee e gli Stati membri, di un eventuale adattamento e rafforzamento di tali missioni, qualora la situazione sul terreno lo richiedesse, contribuendo così al miglioramento della sicurezza marittima e della stabilità regionale”. Un tema oggetto di colloqui telefonici con il primo ministro britannico Keir Starmer e col cancelliere tedesco Friedrich Merz, come riferisce Downing Street. I tre leader hanno dunque concordato sulla “vitale importanza della libertà di navigazione” attraverso lo Stretto e “di collaborare strettamente nei prossimi giorni per far fronte alle minacce iraniane”.

Dal punto di vista dell’impatto sui prezzi dei carburanti si resta però solo agli impegni: il Cdm convocato nel pomeriggio non licenzia alcun provvedimento. Nella risoluzione di maggioranza si impegna dunque il governo ad “adottare misure volte a mitigare l’impatto economico della crisi, con particolare riguardo ai prezzi dell’energia e al sostegno alle imprese esportatrici”. Un tema anche oggetto della videocall con i leader europei in cui Meloni “si è in particolare soffermata sulla necessità di una sospensione temporanea del meccanismo ETS”.

Iran, Schlein: Meloni fa la commentatrice anziché la premier

Roma, 10 mar. (askanews) – Giorgia Meloni “invece di fare la presidente del Consiglio fa la commentatrice”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein durante un’intervista a ‘di martedì’ che andrà in onda questa sera.

“Domani verrà in parlamento. Spero che finalmente voglia chiarire al paese che se Trump chiede l’utilizzo delle basi in Italia per sostenere questi attacchi militari fuori dal diritto internazionale, il governo dirà di no perché sarebbe in contrasto con l’articolo 11 della nostra Costituzione”, ha aggiunto.

La Casa Bianca: le operazioni militari finiranno con la resa completa dell’Iran

Roma, 10 mar. (askanews) – Le operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele contro l’Iran termineranno quando il presidente Donald Trump deciderà che tutti gli obiettivi sono stati raggiunti, ha dichiarato oggi la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt.

“In definitiva, le operazioni termineranno quando il comandante in capo stabilirà che gli obiettivi militari sono stati raggiunti, pienamente realizzati e che l’Iran è in una posizione di resa completa e incondizionata”, ha dichiarato Leavitt nel briefing con la stampa. Inoltre la portavoce ha negato che la Marina degli Stati Uniti abbia scortato una petroliera attraverso lo Stretto di Hormuz, come affermato dal segretario all’Energia Chris Wright.

“Posso confermare che la Marina degli Stati Uniti non ha scortato una petroliera o una nave fino ad ora, anche se, ovviamente, questa è un’opzione a cui il presidente ha detto che ricorrerà se e quando necessario”, ha detto Leavitt.

La portavoce ha anche risposto sulla situazione con Cuba, spiegando che vuole raggiungere un accordo con gli Stati Uniti e sottolineando inoltre che il segretario di Stato Marco Rubio è coinvolto nei negoziati con l’Avana.

Energia, Meloni a pre-summit Ue: necessario stop temporaneo sistema Ets

Roma, 10 mar. (askanews) – In vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo e alla luce dei più recenti sviluppi in Medio Oriente, la presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, il Cancelliere federale tedesco Friedrich Merz e il Primo Ministro belga Bart De Wever hanno ospitato una riunione in videoconferenza del gruppo di lavoro informale sui temi della competitività europea, inaugurato in occasione del ritiro dei Leader ad Alden Biesen dello scorso 12 febbraio.

Insieme a Italia, Germania e Belgio, hanno preso parte alla videoconferenza la Commissione europea, Austria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Spagna, Slovenia, Svezia e Slovacchia.

“La discussione – si legge in una nota di Palazzo Chigi – si è in primo luogo concentrata sulle conseguenze di breve e medio termine del conflitto in corso sul mercato globale delle fonti energetiche e sulle possibili iniziative da promuovere rapidamente per contenere la spinta dei prezzi dell’energia”.

La premier Meloni, informa il comunicato, “si è in particolare soffermata sulla necessità di una sospensione temporanea del meccanismo di tassazione del carbonio (ETS) sulla produzione di energia, in attesa di una rapida e più ampia revisione del meccanismo per affrontare anche i temi delle quote gratuite, della volatilità delle tariffe ETS nonché dell’interazione del meccanismo ETS con le regole del mercato elettrico europeo”.

“Attenzione è stata anche riservata al completamento del Mercato unico e alla semplificazione regolatoria europea”, viene sottolineato.

I leader hanno infine “concordato di mantenersi in stretto contatto in vista del Consiglio europeo di marzo per mantenere alta l’attenzione sui temi della competitività e contribuire alla definizione di obiettivi concreti e scadenze precise nel testo delle conclusioni”.

Referendum, Nordio: dibattito politicizzato e alterato da fake news (ma "Bartolozzi si scuserà")

Roma, 10 mar. (askanews) – Il dibattito sul referendum sulla giustizia “è alterato da fake news” e c’è una “politicizzazione che avremmo voluto evitare ma che, non per colpa nostra, condiziona il dibattito”. Lo ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio ad un evento sul referendum promosso da Noi Moderati.

Il tema della “separazione delle carriere”, ha aggiunto Nordio, “significa che giudici e pubblici ministeri non possono più appartenere alla stessa famiglia”. “Vuol dire – ha ribadito – che appartenendo entrambi al Consiglio Superiore della Magistratura unico si danno i voti gli uni con gli altri, chiedono i voti durante le elezioni gli uni con gli altri. I giudici telefonano ai pubblici ministeri per avere il voto e viceversa”.

“Potremmo anche domandarci perché quando vengono conferite delle funzioni o degli incarichi dirigenziali o apicali a questi magistrati, molto spesso le decisioni del Consiglio Superiore della Magistratura vengono bocciate in modo anche molto severo dal Consiglio di Stato. Prima il Tar, poi il Consiglio di Stato che è l’organo massimo per la giurisdizione amministrativa, ebbene, queste decisioni del Consiglio superiore della Magistratura, dove siedono il primo presidente della Cassazione e il Procuratore Generale della, quindi il fior fiore, diciamo, del mondo giuridico e magistraturale italiano, vengono completamente annullate, anche con contestazioni molto crudelli, tipo ‘manifesta irragionevolezza’ e ‘assoluta mancanza di logica’”. Questo avviene perché “in questi conferimenti di incarichi, c’è poco diritto e c’è invece molta spartizione clientelare. Questo non lo dico io, io mi sono proposto dopo il saggio e autorevolissimo suggerimento del Capo dello Stato, di non usare più aggettivi che possano sembrare cruenti, ma se devo proprio usarne qualcuno, degenerazione correntizia, non uso parole mie, ma parole che sono state dette dalle massime cariche sia dello Stato sia della stessa magistratura sia, e questo è la cosa più importante, dei sostenitori del No. Perché basta andare a vedere quello che scrivevano cinque anni fa, Gratteri, Di Matteo… erano tutti a favore del sorteggio e tutti a denunciare la degenerazione correntizia”, ha affermato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nel suo intervento per il Sì al referendum.

Sul tema del sorteggio, il ministro ha ricordato che “sono gli stessi magistrati che possono mandarvi all’ergastolo, che possono mandare in prigione una persona, quindi non si vede perché nel loro ambito non possa avvenire un sorteggio nell’ambito del quale vengano valutati. La Corte disciplinare è attualmente il Consiglio superiore della magistratura che valuta le colpe dei magistrati, con criteri estremamente blandi, estremamente ingenerosi, che si traducono in sanzioni anche nei casi più seri, estremamente platoniche come la censura, che è un piccolo buffetto, e che poi a loro volta si traducono in una valutazione di professionalità che è al 99,8% magnifica nei confronti dei magistrati. Non esiste categoria in Italia, imprenditoriale, ministeriale o altro, che abbia la stessa percentuale di giudizi ultrapositivi dei magistrati”.

Sul dibattito pesano ancora le parole della capo di gabinetto del ministero della giustizia Giusi Bartolozzi che ieri in una trasmissione televisiva ha fatto appello a votare sì così “ci togliamo di mezzo la magistratura che – sono le sue parole – sono plotoni di esecuzione”. Parole che secondo fonti di Palazzo Chigi avrebbero suscitato anche “l’irritazione” della presidente del Consiglio Giorgia Meloni per “l’uscita infelice” della collaboratrice di Nordio, che “rischia di vanificare gli sforzi messi in campo finora” dalla maggioranza e dal governo. Sebbene non sia arrivata nessuna richiesta di dimissioni da parte della presidente del Consiglio, resta sul tavolo la richiesta di scuse avanzata dal guardasigilli Nordio già in una dichiarazione ieri sera. E – in assenza di scuse – oggi Nordio si ritrova a ripetere: “La stessa dottoressa Bartolozzi ha chiarito il suo punto di vista: non si riferiva assolutamente a tutta la magistratura ma solamente a quella piccola parte minoritaria che ha definito politicizzata. Sono certo che si scuserà”, ha detto a Sky Tg24 il ministro della Giustizia, a margine dell’incontro sul referendum della Giustizia promosso a Milano da Noi Moderati.

“Costruiamo il Futuro”: il bilancio della terza edizione

Milano, 10 mar. (askanews) – Un successo per il settore delle costruzioni. Questa è stata la terza edizione di “Costruiamo il Futuro”, evento organizzato da Harpaceas e Tecnostrutture con l’obbiettivo dichiarato di interrogarsi sulle tematiche più importanti del comparto. Tra impegni per il presente e sfide per il futuro.

Abbiamo sentito Luca Ferrari, CEO e Co-Founder Harpaceas : “Aiutiamo le aziende non solo con la fornitura di tecnologie ma soprattutto ad elaborare modelli organizzativi che consentano di gestire la governance, la produttività e la trasparenza lungo tutto il ciclo di vita dell’opera.”

Abbiamo inoltre domandato al CEO di Harpaceas come modelli off-site, accordi collaborativi e strumenti digitali come il digital product passport possano cambiare davvero la qualità e i risultati dei progetti. “Quando questi elementi vengono affrontati separatamente, grazie a questi appunto c’è un miglioramento incrementale. L’industrializzazione consente di ridurre il rischio nella fase esecutiva, gli accordi collaborativi danno la possibilità di ridurre il rischio contrattuale, la digitalizzazione dà la possibilità di ridurre il rischio informativo.”

Una tavola rotonda ricca ed effervescente, che ha messo al centro del dibattito l’esigenza del settore di evolversi verso modelli differenti. E’ stata inoltre l’occasione per presentare l’Associazione INCO, dedicata alla filiera delle costruzioni industrializzate.

Abbiamo intervistato Franco Daniele, CEO e Foundation Tecnostrutture: “In Italia abbiamo una marea di competenze sia per il tema della sismica, della resistenza al fuoco e quant’altro. Ci sono aziende specializzate che costruiscono questi componenti con una possibilità di flessibilità dell’edificio. Bisogna mettere a sistema queste competenze e soprattutto incidere nelle regole a livello europeo in maniera da poter avere qualcosa e valorizzare il know-how italiano sia di competenze nel mondo universitario, industriale e progettuale a livello europeo per scrivere insieme le nuove pagine, le nuove regole del futuro delle costruzioni.”

Qualità, responsabilità e integrazione. Tre pilastri su cui fondare la convergenza tra innovazione tecnologica, sostenibilità e organizzazione dei processi. Una condizione essenziale per rispondere alle nuove esigenze della comunità e del mercato.

Iran, l’inviato Usa Witkoff: Trump sempre pronto a negoziare

Roma, 10 mar. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è sempre disposto a negoziare con l’Iran, ma la questione è se una trattativa possa o meno avere un esito positivo: lo ha dichiarato l’inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff, intervistato dalla Cnbc. “Penso che il presidente sia sempre disposto a parlare, ma la domanda è se ciò sarebbe produttivo o meno”, ha chiosato. Witkoff ha comunque sottolineato che gli attacchi statunitensi sull’Iran ne hanno “distrutto quasi tutte le capacità di arricchimento e conversione” dell’uranio.

L’inviato speciale della Casa Bianca, all’indomani del colloquio telefonico fra Trump e Putin sui conflitti in corso in Iran e Ucraina, ha inoltre assicurato che la Russia non condivide con l’Iran alcuna informazione di intelligence: “Posso dirvi che ieri, durante la chiamata con il presidente, i
russi hanno affermato di non aver condiviso nulla” con Teheran, ha dichiarato.

Mentre, riguardo ai colloqui trilaterali fra Russia, Ucraina e Stati Uniti, questi dovrebbero riprendere la prossima settimana, ha dichiarato sempre Witkoff, nell’intervista alla Cnbc. “Penso che i colloqui trilaterali saranno rinviati alla prossima settimana” ha detto l’inviato, sottolineando come Washington rimanga ottimista sulle prospettive di risoluzione del conflitto ucraino.

Volkswagen: utile -44%, taglia dividendo e alza esuberi, 50mila al 2030

Milano, 10 mar. (askanews) – Il gruppo Volkswagen archivia il 2025 con conti in netto peggioramento: l’utile netto crolla del 44% a 6,9 miliardi di euro, mentre il risultato operativo si dimezza del 53% a 8,9 miliardi con un margine sceso al 2,8%, il livello più basso dallo scandalo dieselgate del 2016. I ricavi si attestano a 321,9 miliardi, sostanzialmente stabili (-0,8%), le consegne restano vicine ai 9 milioni di veicoli (-0,2%) mentre il flusso di cassa della divisione auto sale a 6,4 miliardi (+24%). In rialzo il titolo in Borsa del 2% circa.

A pesare sui conti i dazi Usa, che hanno inciso per 2,9 miliardi sull’utile operativo, e la svalutazione dell’avviamento Porsche per 2,7 miliardi. Sul fronte geografico crescono Europa (+5%) e Sud America (+10%), mentre arretrano Stati Uniti (-12%) e Cina (-6%). Il dividendo sarà ridotto del 17% a 5,26 euro per le privilegiate e 5,2 euro per le ordinarie. Per il 2026 il gruppo prevede ricavi stabili o in crescita fino al 3%, margine operativo tra 4% e 5,5% e flusso di cassa netto tra 3 e 6 miliardi, con un obiettivo di lungo periodo di ritorno sulle vendite tra l’8% e il 10% entro il 2030.

Il ceo Oliver Blume ha confermato il piano di ristrutturazione siglato con i sindacati a fine 2024: taglio di 50mila posti al 2030 (35mila nel brand Volkswagen, 7.500 in Audi, 4mila in Porsche), riduzione della capacità produttiva di 700mila unità in Europa e risparmi già realizzati per 1 miliardo nel 2025, con obiettivo di 6 miliardi entro il 2030. Per il sito di Osnabrück sono in corso trattative per produzioni legate alla Difesa, mentre Dresda sarà riconvertito alla ricerca. Blume ha avvertito che la concorrenza cinese eserciterà pressione crescente sui prezzi: “I produttori cinesi hanno identificato l’Europa come mercato da aggredire. Dobbiamo continuare a lavorare sui costi”, ha detto Blume ricordando che nei tre principali impianti in Germania sono già stati ridotti del 20%. In merito al conflitto in Medio Oriente e il rialzo dei prezzi di petrolio e gas, il Cfo Arno Antlitz ha detto che il gruppo è coperto da contratti a lungo termine e non prevede ricadute sulle vendite almeno nel breve. Se il conflitto si prolungherà potrebbero esserci delle ricadute sui prezzi delle componentistica e dei trasporti.

A livello di divisioni, la Core – Volkswagen, Skoda, Seat, Cupra e veicoli commerciali – chiude con ricavi a 145,2 miliardi (+3,7%) e utile operativo a 6,8 miliardi (-2%, margine 4,7%). La Progressive – Audi, Lamborghini, Bentley e Ducati – segna ricavi a 65,5 miliardi (+1,5%) e utile operativo a 3,4 miliardi (-13,6%, margine 5,1%). Pesante la Sport Luxury, composta dal solo Porsche: ricavi a 32,2 miliardi (-11,7%) e risultato operativo praticamente azzerato a 100 milioni dai 5,3 miliardi del 2024 (margine 0,3%), colpita dal calo in Cina, dai dazi Usa e da 3,1 miliardi di oneri per il riallineamento strategico verso motori termici e ibridi, con i conti dettagliati attesi domani.

Nel 2026 il gruppo punta su un’offensiva di prodotto: saranno lanciati oltre 20 nuovi modelli con tutti i sistemi di alimentazione, mentre entro fine 2027 saranno introdotti in Cina 30 nuovi modelli elettrici, ibridi e range extender sviluppati anche con Xpeng. A fine 2025 è entrata in funzione la gigafactory di Salzgitter, gestita dalla controllata PowerCo, con quella di Valencia attesa entro l’anno. “Il futuro della mobilità è elettrico, le batterie sono strategiche. Siamo il primo produttore europeo a sviluppare e produrre celle per batterie su larga scala”, ha detto Blume.

Coez e I Patagarri, doppio concerto a "No Border Music Festival 2026″

Roma, 10 mar. (askanews) – La 31esima edizione del No Borders Music Festival annuncia la sua seconda data con un doppio appuntamento: sabato 18 luglio 2026 alle 14 sarà Coez a esibirsi nella straordinaria cornice naturale dei Laghi di Fusine, a Tarvisio (UD), a cui seguirà alle 16 l’esibizione de I Patagarri.

Immerso nello scenario naturale delle Alpi Giulie, il No Borders Music Festival si distingue da oltre trent’anni per la sua identità unica: un festival che porta la grande musica al confine tra Italia, Austria e Slovenia, nel cuore del Tarvisiano, trasformando alcuni dei paesaggi alpini più suggestivi in palcoscenici naturali dove la musica incontra la montagna.

Silvano Albanese, in arte Coez, è tra gli artisti più rappresentativi della scena musicale italiana contemporanea. In oltre quindici anni di carriera ha conquistato 63 dischi di platino e 23 dischi d’oro, firmando alcuni dei brani più belli del pop italiano recente.

La band milanese I Patagarri porterà sul palco del No Borders Music Festival il suo gipsy jazz gioioso e travolgente.

Sul sito ufficiale del festival www.nobordersmusicfestival.com sono inoltre consultabili tutte le informazioni sui pacchetti speciali che includono, oltre al biglietto per il concerto, il noleggio delle escursioni con le guide naturalistiche e il pernottamento in albergo.

Il No Borders Music Festival è organizzato dal Consorzio di Promozione Turistica del Tarvisiano, Sella Nevea e Passo Pramollo, in collaborazione Regione Friuli Venezia Giulia, PromoTurismoFVG, Fondazione Friuli, Ministero della Cultura, Credit Agricole, BIM, Comune di Tarvisio, Comune di Chiusaforte, Allianz Assicurazioni, Birra Kozel, Petra Molino Quaglia, Monograno Felicetti, Autonord Fioretto, Idroelettrica Valcanale. Media Partner Radio Deejay, Radio Capital, Sky Arte.

Per Coez + I Patagarri il 18 luglio 2026 (apertura alle 11) biglietto unico e valido per entrambi i concerti (prezzi dei biglietti posto unico euro 42 + dp)

Biglietti in vendita a partire da martedì 10 marzo 2026 online su Ticketone.it e dal 15 marzo nei punti vendita autorizzati Ticketone.

Lillo e Greg al Teatro Olimpico con "MOVIe ERCULeO"

Roma, 10 mar. (askanews) – Lillo e Greg vanno in scena, al Teatro Olimpico di Roma, con lo spettacolo MOVIe ERCULeO, dall’11 marzo al 5 aprile.

Il duo umoristico più acclamato di Italia torna in teatro più in forma che mai. Questa volta con un progetto che torna ad attingere alle origini della loro arte surreale, che intreccia differenti linguaggi e stili, caratteristici di ambiti anche molto lontani tra loro, in un ricamo di esilarante freschezza, intelligenza e ironia.

Un tuffo nel linguaggio metateatrale che porta in scena il meglio dei principali generi cinematografici e televisivi in uno spettacolo di sketch iper-surreali, dove peplum, horror, fantascienza, fantasy, noir trovano una nuova chiave di lettura che ne sviscera l’ironia intrinseca e l’essenza spesso grottesca.

Uno stralunato portale dimensionale dove l’unico imperativo è lasciarsi andare a sane, liberatorie e profonde risate. Insomma, uno spettacolo che si fregia di due grandi regole della genialità: immediatezza e semplicità, ma in maniera inimitabile, come solo Lillo e Greg sanno proporre!

Treni, Rfi: Av Roma-Firenze sospesa da 11/04 fino alle 15 del 12/04

Roma, 10 mar. (askanews) – Circolazione ferroviaria sospesa sulla linea Alta Velocità Roma-Firenze dalla mezzanotte di sabato 11 aprile fino alle ore 15 di domenica 12 aprile per consentire l’attivazione dell’Ertms (European Rail Traffic Management System), il più avanzato sistema europeo di supervisione e controllo della marcia dei treni. Lo comunica Rfi in una nota.

Prevista una riduzione dell’offerta commerciale anche nella mattina di lunedì 13 aprile con il servizio che riprenderà regolarmente martedì 14 aprile. L’intervento interesserà in particolare la tratta Orvieto-Settebagni, ultimo tratto della Direttrice AV Roma-Firenze a essere equipaggiato con la tecnologia ERTMS, completando così l’adeguamento dell’intera rete alta velocità al sistema europeo di gestione del traffico ferroviario.

Con un investimento complessivo di circa 147 milioni di euro, in parte finanziati da fondi Pnrr, l’attività si inserisce nel più ampio piano di potenziamento tecnologico e infrastrutturale di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS).

Durante il periodo dei lavori le linee Roma-Firenze AV e convenzionale non potranno essere percorse dai treni. Prevista una forte riduzione dei collegamenti con soluzioni di spostamento alternative percorrendo la linea Tirrenica.

Dalle ore 15 di domenica 12 la circolazione riprenderà prevedendo inizialmente una riduzione delle corse con allungamenti dei tempi di viaggio per i treni che percorreranno la linea convenzionale alternativa a quella alta velocità. I collegamenti saranno visibili sui canali di vendita delle imprese ferroviarie. I treni AV, Intercity e Regionali riprenderanno a circolare regolarmente a partire da martedì 14.

Nello specifico: dalla mezzanotte di sabato 11 aprile alle ore 15 di domenica 12 aprile interruzione della tratta Rovezzano-Settebagni (Roma-Firenze AV); dalle ore 14 di sabato 11 aprile alle ore 5 di domenica 12 aprile interruzione della tratta Orte-Roma Tiburtina (Roma-Firenze convenzionale)

I sistemi di vendita sono in corso di aggiornamento e saranno acquistabili solo i collegamenti previsti con le modifiche nei tempi di viaggio.

“Il rinnovo delle tecnologie con l’attrezzaggio del sistema Ertms garantirà una maggiore affidabilità dell’infrastruttura determinando un miglioramento della regolarità della circolazione e della qualità del servizio – si legge -. Oltre a prestazioni più elevate, permette anche un risparmio sui costi di gestione e manutenzione rispetto ai tradizionali sistemi di segnalamento. L’intervento rientra nei 2.800 chilometri di rete finanziati con 2,5 miliardi di euro provenienti da fondi PNRR da ultimare entro giugno 2026, in coerenza con l’obiettivo strategico di estendere questa tecnologia all’intera rete gestita da Rfi”.

Dargen, al via da Milano il 27 marzo instore tour "Doppia Mozzarella"

Roma, 10 mar. (askanews) – Dargen D’Amico annuncia le prime cinque date dell’instore tour di “Doppia Mozzarella”, il nuovo album in uscita venerdì 27 marzo in formato CD e vinile. Disponibile anche il vinile autografato in esclusiva per lo Shop Universal.

L’instore tour inizierà venerdì 27 marzo alle 17.30 a Milano, presso la Mondadori di Piazza Duomo, per poi proseguire sabato 28 marzo alle ore 17 a Bologna, alla Feltrinelli di Piazza Ravegnana, domenica 29 marzo alle 15 a Firenze, alla Galleria del disco di Piazza Stazione, lunedì 30 marzo alle 17.30 a Roma, presso la Discoteca Laziale di via Giolitti 268 e martedì 31 marzo alle 17 a Napoli, alla Feltrinelli di Stazione Centrale.

L’album è il frutto di un lavoro di due anni, di una riflessione metodica e approfondita che viene esplicata dal titolo: ironico e immediato ma ricco di significato. Quella della “Doppia Mozzarella” è infatti usata da Dargen D’Amico come una metafora delle vite di oggi, bombardate continuamente da stimoli che inducono le persone a volere sempre di più ben oltre le necessità reali di ognuno di noi. Il disco contiene anche il brano “AI AI”, con cui l’artista ha partecipato alla 76esima Edizione del Festival di Sanremo.

Dargen D’Amico ha lavorato a questo album coinvolgendo le persone con cui ha collaborato negli ultimi anni: membri della band come Marilena Montarone, Tommaso Ruggeri, Diego Maggi e Alberto Venturini, insieme a produttori e compositori — tra cui spiccano Gianluigi Fazio, Edwyn Roberts e Marco Zangirolami. Ogni canzone rivela stratificazioni di tempo e di significato, chiare e ben definite, maturate nel corso del tempo e capaci di restituire tutta la complessità del percorso artistico che le ha generate.

Dopo il Cdm, Meloni in videoconferenza con leader Ue su energia

Roma, 10 mar. (askanews) – Al termine del consiglio dei ministri la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, prenderà parte a una videocall convocata da Italia, Germania e Belgio tra leader per fare il punto su semplificazione ed energia nel quadro della crisi dei prezzi causata dal conflitto in Iran e nel Golfo.

Lo schema è quello seguito da Meloni, Friedrich Merz e Bart De Wever in occasione della riunione convocata a margine del vertice informale sulla competitività dello scorso 12 febbraio ad Alden Biesen.

Piotta pubblica "Si riparano ricordi", il nuovo album dal 27 marzo

Roma, 10 mar. (askanews) – “Si riparano ricordi” è il nuovo album di Piotta, nome d’arte di Tommaso Zanello, in uscita venerdì 27 marzo per ADA – Warner Music su tutte le piattaforme digitali, oltre che in vinile e CD. A due anni dal precedente “‘Na notte infame”, il musicista romano prosegue il suo percorso verso una scrittura sempre più emozionale e introspettiva, ponendosi come un ponte tra rap e cantautorato.

Il titolo richiama la necessità di elaborare una perdita dolorosa: quella del fratello Fabio, scrittore e figura già fonte d’ispirazione per il lavoro precedente. Una presenza che attraversa tutte le dodici tracce dell’album, nei temi e nelle suggestioni, evocandone costantemente il ricordo. In “Si riparano ricordi” Piotta utilizza la musica come strumento di trasformazione e accettazione, mostrando le proprie ferite come nella tecnica giapponese del kintsugi: custodire il passato e restituirlo in una forma nuova e autentica.

Si rinnova la collaborazione con il compositore e pianista Francesco Santalucia, che intreccia atmosfere classiche e arrangiamenti contemporanei, tra acustica ed elettronica. Gli arpeggi di pianoforte aprono l’intensa intro “Poemetto Spurio”, mentre i synth accompagnano il duetto con Simone Cristicchi in “Più a fondo”. Il singolo “E così te ne vai” unisce malinconia e orchestrazioni potenti, lasciando spazio alla speranza. Tra i brani più ritmici spiccano “Alla ricerca del sé” e la title track “Si riparano ricordi”. “Pezzi di vetro”, con lo slam poet Giuliano Logos, e “Colori” feat. Remo Remotti intrecciano sonorità urban, archi e riferimenti alla poesia e alla pittura contemporanea. In “Quante notti ancora” fisarmonica e chitarra folk incontrano il rap di Tormento e Frankie hi-nrg mc, in un omaggio alla scena hip hop. La tromba di Fabrizio Bosso impreziosisce “Siamo noi”, mentre “Non c’è più l’Amerika” rende omaggio a Piero Ciampi. Completano il disco i singoli “Ecchime”, con Davide Toffolo, e la versione corale di “Me ne andavo da quella Roma”, che vede la partecipazione di Carlo Verdone, Carl Brave, Mannarino, Valerio Mastandrea, Ditonellapiaga, Daniele Silvestri, Luca Barbarossa ed Emanuela Fanelli.

Piotta presenterà il nuovo lavoro dal vivo l’11 aprile a Roma presso Largo Venue e il 17 aprile a Milano all’Arci Bellezza.

Poste Italiane, numeri da record per l’App “P”

Roma, 10 mar. (askanews) – Poste Italiane registra numeri da record per l’App “P”. L’applicazione unica supera infatti i 4 milioni di utenti giornalieri, mentre quelli complessivi sono oltre 16 milioni. Cifre da primato nel panorama digitale nazionale, che rendono “P” l’applicazione italiana più utilizzata nel Paese, come ricordato dall’Amministratore Delegato Matteo Del Fante. L’App di Poste Italiane costituisce un punto di accesso strategico a tutti i prodotti e i servizi offerti dal Gruppo: uno strumento che, insieme alla rete dei 12.800 uffici postali, forma la più grande piattaforma omnicanale d’Italia. Il servizio del TG Poste.

Libano, Parigi: domani riunione d’urgenza Onu, serve cessate il fuoco

Roma, 10 mar. (askanews) – “La Francia esprime profonda preoccupazione per l’escalation di violenza in Libano e ha chiesto una riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a New York, che si terrà domani”, si apprende dal comunicato stampa condiviso dal ministero degli Esteri francese.

“La Francia condanna la decisione irresponsabile di Hezbollah di unirsi agli attacchi iraniani contro Israele dal 1° marzo. Invita Hezbollah a porre fine alle sue operazioni e a consegnare le armi. La Francia offre il suo pieno sostegno alle autorità libanesi, la cui decisione del 2 marzo di vietare le attività militari e di sicurezza di Hezbollah rappresenta un impegno importante, che accogliamo con favore”, ha osservato Parigi.

“La Francia chiede a Israele di astenersi da qualsiasi intervento terrestre o operazione prolungata su larga scala in Libano, la cui integrità territoriale e sovranità devono essere rispettate. La Francia è profondamente preoccupata per il continuo sfollamento di civili e si sta adoperando per soddisfare le loro esigenze umanitarie, in collaborazione con le autorità libanesi e gli attori umanitari, tra cui l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR)”, prosegue la nota del ministero francese.

“La Francia invita tutte le parti a dar prova di moderazione e a ripristinare il cessate il fuoco del 26 novembre 2024, nonché a rispettare la Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza. La Francia invita tutte le parti a rispettare il diritto internazionale e il diritto internazionale umanitario. Il rispetto delle regole che regolano la condotta delle ostilità, in particolare i principi di distinzione, proporzionalità e precauzione, è essenziale per garantire la protezione delle popolazioni civili e delle infrastrutture civili in ogni circostanza”, specifica la nota.”La Francia ribadisce che la protezione delle forze di pace delle Nazioni Unite, nonché la sicurezza del personale, delle proprietà e dei locali delle Nazioni Unite, devono essere garantite, in conformità con il diritto internazionale e la Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il Presidente della Repubblica ha condannato l’inaccettabile attacco di venerdì 6 marzo, che ha ferito tre membri del contingente ghanese, uno dei quali è rimasto gravemente ferito. La Francia esprime piena solidarietà al Ghana e augura una pronta guarigione al personale ferito. In questo difficile contesto, la Francia elogia il coraggio, la professionalità e l’impegno del personale UNIFIL”, conclude la nota del ministero francese.

Fiorello irrompe a evento per 50 anni Tg2: “Io ricordo, ho un’età”

Roma, 10 mar. (askanews) – “Tanti auguri, noi con il Tg2 abbiamo fatto tante cose. Su Viva Rai 2 la mattina una connessione pazzesca. Io me lo ricordo, ho un’età insomma, ricordo l’avvento del Tg2 come fu incredibile. Ma come, ce n’è un altro, c’era una specie di triangolino bianco che ce lo segnalava, il top della tecnologia. La Rai quanto era avanti, non era importante cosa ci fosse dall’altra parte, l’importante era che ci avvisavano che cambiando trovavamo il Tg2, le prime anchorwomen. Il Tg2 è stato sempre avanti… Adesso un po’ meno”: così Fiorello irrompendo assieme a Biggio nella sala di Via Asiago alla conferenza stampa per i 50 anni del Tg2 con il direttore Antonio Preziosi e la direttrice dell’Ufficio stampa Rai Incoronata Boccia.

“Vi chiediamo scusa, ma era doveroso venirvi a trovare. Dottoressa Incoronata… Con questo cognome Boccia, ma siete parenti?”, ha proseguito il vulcano Fiorello, ricordando al direttore Preziosi di avere “in comune le mogli”, nel senso che entrambe si chiamano Susanna.

Calcio, pioggia di multe e squalifiche dopo Milan-Inter

Roma, 10 mar. (askanews) – Il derby di Milano lascia dietro di sé multe e squalifiche, con il Milan che paga un prezzo più salato rispetto all’Inter, comunque coinvolta nel dispositivo del Giudice Sportivo. Per il club rossonero la sanzione complessiva ammonta a 30.000 euro: 22.000 euro per il ritardo di due minuti al rientro dall’intervallo, che fa superare quota 100.000 euro di multe stagionali per questa tipologia di infrazione, e ulteriori 8.000 euro per insulti rivolti a due giocatori nerazzurri, oltre a un fascio di luce laser indirizzato verso un avversario al 47° del primo tempo.

Non è tutto: anche il preparatore atletico Simone Folletti è stato sanzionato e fermato per una giornata, con una multa di 5.000 euro, per aver rivolto espressioni irriguardose all’arbitro Doveri dopo una decisione contestata.

Per quanto riguarda l’Inter, la multa è più contenuta: 10.000 euro “indiretti”, rivolti a Dario Baccin, vice-direttore sportivo, per aver criticato in modo ripetuto e irrispettoso una decisione arbitrale al termine della partita.

Tra le conseguenze disciplinari confermate, c’è anche la squalifica di Adrien Rabiot, che salterà Lazio-Milan. Diffidato, era stato ammonito nel derby e subirà dunque il fermo per una giornata.

In sintesi, il confronto cittadino ha lasciato il segno non solo sul campo ma anche fuori, tra multe, squalifiche e tensioni che continueranno a influenzare le prossime partite.

150 anni Biblioteca Nazionale Roma, apertura straordinaria 14 marzo

Roma, 10 mar. (askanews) – La Biblioteca nazionale centrale di Roma celebra i suoi 150 anni di storia aprendo straordinariamente le sue porte sabato 14 marzo con la proiezione in anteprima alle ore 10:40 del documentario “Carta Canta – I 150 anni della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma” di Rai Documentari.

150 anni di storia, milioni di libri, chilometri di scaffali e un unico grande servizio: custodire e diffondere la memoria culturale dell’Italia. La Biblioteca nazionale centrale di Roma celebra un traguardo che coincide con la storia stessa della Nazione, riaffermandosi come uno dei luoghi più affascinanti e conosciuti del patrimonio pubblico nazionale.

“Carta Canta”, documentario scritto da Luca Martera in collaborazione con Angelina De Salvo, dedicato al passato, presente e futuro della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma in occasione dei 150 anni dalla sua fondazione racconta un luogo della memoria collettiva, un laboratorio di conoscenza e uno spazio aperto a tutti dove il passato dei secoli parla al presente. Una produzione di circa 50 minuti firmata Arim Communication per conto di Rai Documentari, destinata a raccontare al grande pubblico un luogo unico che è allo stesso tempo di conservazione, consultazione e ricerca. Dopo l’anteprima del 14 marzo in biblioteca, il documentario sarà disponibile su Raiplay e la messa in onda su Raitre è programmata per fine marzo.

Due troupe sono entrate in esclusiva nell’immensa biblioteca di circa 60.000 mq, ricca di circa 9.2 milioni di volumi tra manoscritti, incunaboli, libri antichi e moderni, 2.2 milioni di fascicoli di periodici e 112 chilometri lineari di scaffalature a cui si aggiungono oltre 21.5 milioni di immagini disponibili online nella Teca Digitale, per raccontare cosa avviene in questa città della cultura, costruita nell’antico sito archeologico di Castro Pretorio. Dall’accensione delle centrali termiche ed elettriche all’arrivo dei libri da tutt’Italia nell’ufficio postale, dall’etichettatura del libro alla prenotazione dell’utente, dalla ricerca nel magazzino del volume alla consegna nel settore distribuzione, il racconto segue una giornata di lavoro in tutti queste fasi attraverso le testimonianze del personale e di studenti, docenti e bibliofili alle prese con i loro lavori di ricerca e tesi di dottorato. Non mancano le curiosità con focus, ad esempio, sul lavoro della tipografia sotterranea e del laboratorio di restauro dei libri antichi, fino alle visite negli spazi espositivi dedicati ai grandi scrittori italiani del ‘900 e nella sala rari e manoscritti dove sono custoditi i materiali più pregiati: oltre ai manoscritti, incunaboli, fotografie e spartiti musicali, prime edizioni con autografi autori, carte geografiche, stampe e disegni, pubblicazioni antiche in lingua straniera.

Il 14 marzo 2026 la Biblioteca dà quindi il via alle celebrazioni di questa importante ricorrenza con la preview del documentario che la Rai ha dedicato ai 150 anni, accompagnata da uno speciale annullo filatelico e visite guidate a cui seguiranno nell’anno una grande mostra, un convegno internazionale e altre iniziative per celebrare insieme i primi 150 anni al servizio della nazione.

Mattarella avverte: se saltano le regole, regressione a tirannide cesarista

Firenze, 10 mar. (askanews) – In un mondo nel quale l’attualità impone, in un numero sempre maggiore di fronti, “sfide rivoluzionarie nell’ordine internazionale e in quello economico, con evidenti riflessi sugli ambiti istituzionali” Sergio Mattarella richiama, per scongiurarla, un’intuizione profetica di Alexis de Tocqueville, quella che prevede “un futuro oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista”. Ecco, riflette il presidente della Repubblica, “non lasciamo che questo avvenga, che si realizzi una simile regressione”. L’occasione per citare il filosofo e giurista francese e per lanciare un avvertimento, che abbraccia per intero il mondo della politica, è per Mattarella il conferimento a Firenze della laurea honoris causa in “Politica, istituzioni, Mercato” della Scuola di scienze politiche “Cesare Alfieri”.

Nome di fama quello della “Cesare Alfieri” per la qualità degli studiosi che l’hanno animata – da Giovanni Spadolini a Paolo Barile, a Silvano Tosi, ad Antonio Cassese, primo presidente del Tribunale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia – a cui Mattarella guarda non solo e non tanto per ricordarne i meriti accademici, quanto per indicarne il contributo dato alla società, alla politica stessa. Perchè, ragiona Mattarella, “un contributo fondamentale a una convivenza più giusta e più libera deve vedere protagonista il mondo della cultura”. E’ sempre stato così, fin dall’inizio della storia della Repubblica, con quella Assemblea Costituente che “si giovò” del contributo di studiosi di “diverso orientamento”, che senza “pretendere di possedere verità assolute” riuscirono a trovare mediazioni utili, pur non rinunciando ai propri valori. Il punto è, osserva Mattarella, che “non esistono risposte semplici a problemi complessi”.

“Questo – sottolinea – rese possibile la nostra Costituzione: una collaborazione autentica e profonda, tra studiosi e rappresentanti politici”. Quando il dialogo non c’è, quando non c’è la capacità di rispettare le regole comuni e di giungere a compromessi, ascoltando anche il contributo del mondo della cultura, succede quello che, sempre da più parti, sta accadendo nel mondo. Nasce, spiega il presidente, “la pretesa di agire al di fuori delle regole degli Stati e di organismi sovranazionali, erodendo la sovranità dei primi e il crescente ruolo positivo dei secondi”. I protagonisti sono “soggetti tecnologici e finanziari” e questo non è una novità, ma nuova “è la pretesa di abbattere gli impegni assunti dopo la seconda guerra mondiale”, di buttare nel cestino le regole del diritto internazionale.

Non solo. Ci sono anche i social che hanno cambiato il modo di comunicare ma anche “di operare nella vita politica” e c’è l’Intelligenza artificiale che ha cambiato e cambierà ancora, e non si sa nemmeno quanto e come, la vita nel mondo. Di fronte a tutto questo il richiamo di Mattarella a rimettere “al centro” la persona, “i valori umani”, quello che il mondo della cultura, nelle sue varie forme, ha da dire, da offrire e anche da correggere – nella sua lectio magistralis il presidente fa un riferimento ai partiti politici, “motori” della rinascita della Repubblica, ma anche bisognosi delle “critiche” dei propri elettori – rispetto a chi rappresenta il potere politico. Insomma, va respinta ogni tentazione di cesarismo e di dispotismo. E la sala del Teatro del Maggio Fiorentino gli tributa una standing ovation e un applauso lungo tre minuti.

Mattarella: se saltano regole regressione a tirannide cesarista

Firenze, 10 mar. (askanews) – In un mondo nel quale l’attualità impone, in un numero sempre maggiore di fronti, “sfide rivoluzionarie nell’ordine internazionale e in quello economico, con evidenti riflessi sugli ambiti istituzionali” Sergio Mattarella richiama, per scongiurarla, un’intuizione profetica di Alexis de Tocqueville, quella che prevede “un futuro oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista”. Ecco, riflette il presidente della Repubblica, “non lasciamo che questo avvenga, che si realizzi una simile regressione”. L’occasione per citare il filosofo e giurista francese e per lanciare un avvertimento, che abbraccia per intero il mondo della politica, è per Mattarella il conferimento a Firenze della laurea honoris causa in “Politica, istituzioni, Mercato” della Scuola di scienze politiche “Cesare Alfieri”.

Nome di fama quello della “Cesare Alfieri” per la qualità degli studiosi che l’hanno animata – da Giovanni Spadolini a Paolo Barile, a Silvano Tosi, ad Antonio Cassese, primo presidente del Tribunale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia – a cui Mattarella guarda non solo e non tanto per ricordarne i meriti accademici, quanto per indicarne il contributo dato alla società, alla politica stessa. Perchè, ragiona Mattarella, “un contributo fondamentale a una convivenza più giusta e più libera deve vedere protagonista il mondo della cultura”. E’ sempre stato così, fin dall’inizio della storia della Repubblica, con quella Assemblea Costituente che “si giovò” del contributo di studiosi di “diverso orientamento”, che senza “pretendere di possedere verità assolute” riuscirono a trovare mediazioni utili, pur non rinunciando ai propri valori. Il punto è, osserva Mattarella, che “non esistono risposte semplici a problemi complessi”.

“Questo – sottolinea – rese possibile la nostra Costituzione: una collaborazione autentica e profonda, tra studiosi e rappresentanti politici”. Quando il dialogo non c’è, quando non c’è la capacità di rispettare le regole comuni e di giungere a compromessi, ascoltando anche il contributo del mondo della cultura, succede quello che, sempre da più parti, sta accadendo nel mondo. Nasce, spiega il presidente, “la pretesa di agire al di fuori delle regole degli Stati e di organismi sovranazionali, erodendo la sovranità dei primi e il crescente ruolo positivo dei secondi”. I protagonisti sono “soggetti tecnologici e finanziari” e questo non è una novità, ma nuova “è la pretesa di abbattere gli impegni assunti dopo la seconda guerra mondiale”, di buttare nel cestino le regole del diritto internazionale.

Non solo. Ci sono anche i social che hanno cambiato il modo di comunicare ma anche “di operare nella vita politica” e c’è l’Intelligenza artificiale che ha cambiato e cambierà ancora, e non si sa nemmeno quanto e come, la vita nel mondo. Di fronte a tutto questo il richiamo di Mattarella a rimettere “al centro” la persona, “i valori umani”, quello che il mondo della cultura, nelle sue varie forme, ha da dire, da offrire e anche da correggere – nella sua lectio magistralis il presidente fa un riferimento ai partiti politici, “motori” della rinascita della Repubblica, ma anche bisognosi delle “critiche” dei propri elettori – rispetto a chi rappresenta il potere politico. Insomma, va respinta ogni tentazione di cesarismo e di dispotismo. E la sala del Teatro del Maggio Fiorentino gli tributa una standing ovation e un applauso lungo tre minuti.

Referendum, fonti Chigi: irritazione Meloni per uscita infelice Bartolozzi

Roma, 10 mar. (askanews) – Trapela “l’irritazione” della presidente del Consiglio Giorgia Meloni per “l’uscita infelice” della capo di gabinetto del ministero della giustizia Giusy Bartolozzi. Le parole della collaboratrice di Nordio, che ieri in una trasmissione televisiva ha fatto appello a votare sì così “ci togliamo di mezzo la magistratura che – sono le sue parole – sono plotoni di esecuzione”, secondo fonti di Palazzo Chigi, “rischia di vanificare gli sforzi messi in campo finora” dalla maggioranza e dal governo.

Nessuna richiesta di dimissioni da parte della presidente del Consiglio, quindi, ma resta sul tavolo la richiesta di scuse avanzata dal guardasigilli Nordio già in una dichiarazione ieri sera.

Iran, con il blocco dello stretto di Hormuz è battaglia tra Asia ed Europa per il Gnl

Roma, 10 mar. (askanews) – Corsa tra asiatici ed europei per accaparrarsi il Gnl, il gas naturale liquefatto. La guerra in Medio Oriente ha bloccato le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz, fermando un quinto delle forniture globali. Per questo si cerca altrove. Una analisi del Financial Times spiega che “una manciata di navi gasiere ha bruscamente cambiato rotta mentre navigava verso l’Europa, dirigendosi invece verso l’Asia, secondo i dati di monitoraggio delle navi analizzati” dallo stesso Ft.

“La maggior parte del Gnl prodotto in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti viene normalmente trasportata attraverso lo Stretto verso l’Asia, e i prezzi del Gnl asiatico sono aumentati quasi immediatamente dopo lo scoppio della guerra, creando un incentivo a dirottare il gas statunitense verso la regione. Taiwan, Corea del Sud e Giappone sono tra i Paesi che necessitano di approvvigionarsi di Gnl per compensare le forniture che non riceveranno dal Golfo, ha affermato Massimo Di Odoardo, responsabile dell’analisi di gas e Gnl presso la società di consulenza Wood Mackenzie. Secondo Citigroup, Taiwan ha fatto affidamento sul Qatar per oltre il 30% del suo consumo di gas nel 2025, mentre per Corea del Sud e Giappone le cifre erano rispettivamente del 15% e del 5%”, spiega l’Ft.

Gli acquirenti europei hanno imparato dalla loro esperienza nel 2022 con lo scoppio della guerra in Ucraina, quando il gas sul Ttf di Amsterdam raggiunse picchi di 340 euro a Megawattora. “L’Europa ha più armi a disposizione in questo scenario di prezzi estremi da cercare di contrastare”, ha affermato Alex Kerr, partner dello studio legale Baker Botts. Gli acquirenti avevano iniziato a inserire clausole nei contratti per stabilire che i fornitori avrebbero dovuto affrontare sanzioni molto più elevate se avessero deviato i carichi per ottenere un guadagno commerciale, ha affermato Kerr. Inoltre, ora sul mercato c’è molto più Gnl che non è vincolato a destinazioni prestabilite, in gran parte a causa dei nuovi progetti avviati negli Usa”.

“Mentre produttori come il Qatar impongono regole severe su dove può essere spedito il loro Gnl, quasi tutte le esportazioni statunitensi possono navigare ovunque gli acquirenti desiderino. Diversi analisti hanno affermato che si è registrata anche una crescente propensione da parte di alcuni produttori a rescindere i contratti per ottenere vantaggi finanziari. Il gas è più difficile da immagazzinare e trasportare nelle petroliere rispetto al petrolio, rendendo i suoi mercati più vulnerabili alle carenze e agli shock dei prezzi” evidenzia il quotidiano economico-finanziario.

Chiara Mazzel terza medaglia paralimpica, argento in combinata

Roma, 10 mar. (askanews) – Chiara Mazzel, con la guida Nicola Cotti Cottini, ha conquistato la medaglia d’argento nella combinata di sci alpino vinta dall’austriaca Veronika Aigner alle Paralimpiadi di Milano-Cortina. Medaglia di bronzo per l’altra austriaca in gara, Elina Stary. Per la sciatrice ipovedente, vincitrice di cinque medaglie mondiali e di una Coppa del Mondo di specialità, si tratta della terza medaglia alle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, dopo l’oro nel Super-G e l’argento nella discesa. L’Italia sale così a sei podi.

Iran, allerta Ecofin su energia ma per ora non scattano misure prezzi

Roma, 10 mar. (askanews) – Ecofin in allerta ma senza misure specifiche contro il caro energia innescato dal conflitto in Iran. Il tema è sotto i riflettori dei ministri delle Finanze Ue, anche visto che si sta assistendo a marcate oscillazioni dei prezzi, e che resta non chiaro quale sia la prospettiva delle forniture – ieri era stato rilevato non mostrano segni di problematiche strutturali – per ora non vengono adottate misure specifiche, che peraltro sono anche al vaglio dei ministri dell’energia.

Questa la posizione illustrata dal ministro delle finanze di Cipro, il Paese che ha la presidenza di turno della Ue, Makis Keravnos, durante la conferenza stampa al termine dell’Ecofin assieme al commissario europeo all’economia, Valdis Dombrovskis.

“Si è parlato molto della questione, ma non si è parlato in modo specifico di strumenti. Per il momento non abbiamo nessuna misura perché dobbiamo valutare ulteriormente la situazione e questo può avvenire solo una volta che la situazione sarà più stabile, se lo se lo sarà. Allora possiamo decidere”, ha spiegato Keravnos.

Gli ha fatto eco Dombrovskis: “la situazione rimane particolarmente incerta prima”, ha detto. E del tema “stanno discutendo i ministri dell’Energia”.

Secondo il ministro cipriota, “la situazione è particolarmente instabile” e quindi è “impossibile discutere in modo specifico” di provvedimenti.”Quello che posso dire che ieri abbiamo visto questo balzo dei prezzi del petrolio che ora sono scesi di nuovo, quindi come abbiamo già detto a volte il mercato si autoregola. In pratica dobbiamo aspettare e vedere cosa succede”.

“Siamo consapevoli che i prezzi dell’energia sono il primo segnale dell’impatto di questa situazione. Questo coinvolge tutti, c’è stata una forte pressione su tutti e questa instabilità generale aveva esercitato una influenza sulle decisioni di investimento. Per quanto riguarda l’energia in particolare, sono state discusse tutte le questioni. I prezzi dell’energia sono ancora elevati ed è una questione molto grave per i paesi dell’unione. E’ stato un elemento centrale nella discussione”, ha concluso.

Mattarella a Istituto Resistenza, tra foto del padre e Vassoio Ventotene

Firenze, 10 mar. (askanews) – Durante la sua visita di questa mattina all’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Firenze, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è soffermato davanti alla “navicella”, il volume con i ‘ritratti’ fotografici e le brevi biografie dei membri dell’Assemblea Costituente, tra cui il padre Bernardo Mattarella.

“Gli abbiamo mostrato il Vassoio di Ventotene – ha raccontato Chiti – ha voluto una descrizione di tutte le persone che ci sono rappresentate, poi gli abbiamo fatto vedere una navicella, cioè la pubblicazione che fa la Camera, e avevamo una delle prime edizioni, quella durante la Costituente. E tra i deputati alla Costituente c’era anche il padre Bernardo Mattarella. E poi gli abbiamo fatto vedere il telegramma che fece Terracini da presidente della Costituente a Piero Calamandrei per dire che andasse alla votazione conclusiva sulla Costituzione”.

Durante la visita, il Presidente ha anche visto documenti e testi storici di grande valore: “Abbiamo fatto vedere la prima edizione del libro di Primo Levi ‘Se questo è un uomo’. Noi abbiamo, oltre a questo, l’archivio Calamandrei, l’archivio Salvemini e le carte del Comitato di Liberazione Nazionale, abbiamo anche, per esempio, la prima edizione italiana del libro di Carlo Rosselli ‘Socialismo Liberale’. Infine abbiamo fatto vedere la pianta di Firenze della lotta di liberazione con tutti gli sdoppiamenti. Il Presidente è stato molto interessato. Insomma, è stata una bella esperienza che ha dato a tutti gioia”.

Chiti ha aggiunto che Mattarella si è mostrato particolarmente colpito dall’attività di formazione rivolta ai giovani: “Lo scorso anno abbiamo coinvolto 18 scuole, 69 classi e 1500 studenti in tutte le province toscane. Il Presidente ha sottolineato più volte l’importanza di questa esperienza”. L’Istituto, compresi i suoi ricercatori, chiede da tempo una nuova sede più consona alle sue attività e in condizioni migliori. Una richiesta rivolta, oggi, anche al presidente della Toscana Eugenio Giani.

Mattarella a Firenze, i passanti: “baluardo di democrazia”

Firenze, 10 mar. (askanews) – Il presidente della Repubblica è stato salutato con applausi da numerosi passanti, a Firenze, al suo ingresso nella sede dell’Istituto Storico della Resistenza, in via Carducci. “Sergio! Sergio! sei il baluardo della nostra democrazia”, è stato il grido rivoltogli da un uomo. Ad accogliere Mattarella, oltre al presidente dell’Istituto, Vannino Chiti, la sindaca Sara Funaro e il presidente della Toscana, Eugenio Giani.

Lego, risultati record 2025, ricavi 83,5 mld corone danesi (+12%)

Roma, 10 mar. (askanews) – Il Gruppo Lego ha archiviato il 2025 con risultati record, trainati da una “forte identità di marchio e da un portafoglio prodotti innovativo”, riferisce la società i un comunicato.

I ricavi sono aumentati del 12% raggiungendo gli 83,5 miliardi di corone danesi, sostenuti da una domanda elevata in tutti i mercati principali, con performance d’eccezione in Europa occidentale, Americhe e nell’area CEEMEA (Europa centro-orientale, Medio Oriente e Africa).

Le vendite al consumo sono cresciute del 16%, superando nettamente il mercato del giocattolo che è cresciuto del 7%.

L’utile operativo è salito del 18% a 22,0 miliardi di corone, beneficiando della scalabilità della produzione, l’azienda ha infatti ottimizzato l’uso degli impianti su volumi maggiori, riducendo l’incidenza dei costi fissi unitari. Questo ha permesso di finanziare investimenti per 9,2 miliardi di corone per nuove fabbriche in Vietnam e Virginia e l’espansione dei siti in Ungheria, Messico e Cina.

L’utile netto è balzato del 21% a 16,7 miliardi di corone, con un free cash flow di 10,8 miliardi.

Il 2025 ha visto il lancio del più grande portafoglio di sempre con oltre 860 prodotti. Un ruolo chiave è stato giocato dalla partnership con la Formula 1, che ha attirato nuovi costruttori.

Sul fronte della sostenibilità, la quota di materiali riciclati è salita al 52%.

“Siamo molto soddisfatti della nostra performance record nel 2025, costruita sul successo dello scorso anno”, ha dichiarato il CEO Niels B. Christiansen. “Il nostro portafoglio innovativo ed esteso, unito alla forza del marchio LEGO e a un modello operativo efficace, ha guidato l’alta domanda”.

Nel febbraio 2026, il gruppo ha inoltre completato l’acquisizione di 29 centri LEGO Discovery da Merlin Entertainments.

Mattarella: con social e IA tutto cambia, rimettere al centro la persona

Roma, 10 mar. (askanews) – “I social hanno modificato il modo di comunicare, cambiando relazioni sociali e modo di operare anche nella vita politica. L’intelligenza artificiale sta modificando forme e modalità di lavoro e innumerevoli e ancora indefiniti aspetti della vita nel mondo. Un contributo fondamentale a una convivenza più giusta e più libera deve vedere protagonista il mondo della cultura e istituzioni come la Cesare Alfieri”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando a Firenze.

“La tecnologia e la scienza sembrano avere oggi bisogno soprattutto di un nuovo e vigoroso apporto di carattere umanistico. Di una nuova ricomposizione dell’unicità del sapere, sempre più avvertita e concretamente sviluppata da discipline che un tempo apparivano estranee le une alle altre. Vi è l’esigenza di rimettere al centro la persona, i valori umani e universali, il senso di comunità che accresce il valore delle relazioni tra le persone, del rispetto e del reciproco riconoscimento di dignità e diritti” ha rilanciato Mattarella.

“Occorre, come hanno fatto tanti di coloro che hanno operato in questa Scuola, dedicarsi allo studio con passione, nei diversi ambiti della conoscenza affinché i nuovi confini del sapere possano essere esplorati e coltivati per realizzare il benessere collettivo che muove dalla centralità della persona, di ciascuna persona, dei suoi diritti e dei suoi doveri” ha concluso.

Mattarella: no a regressione a tirannide cesarista, non lasciamo che avvenga

Firenze, 10 mar. (askanews) – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella riceve a Firenze la laurea honoris causa dalla Scuola di Scienze Politiche Cesare Alfieri e ricorda la profezia di Tocqueville sulla possibilità di “un futuro oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista”: “Non lasciamo che questo avvenga, che si realizzi una simile regressione”, osserva Mattarella.

“Silvano Tosi, prima allievo e poi docente autorevole della Cesare Alfieri” nel 1957 concludeva la prefazione alla sua traduzione della “Democrazia in America” di Tocqueville con queste parole, “tuttora attuali e motivo di riflessione – ricorda Mattarella -: “Nelle molte intuizioni profetiche di Tocqueville, la più inquietante per il nostro tempo è forse quella che prevede un futuro oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista, cui la moderna scienza del dispotismo suggerisce quell’aspetto filantropico, quelle forme fraudolentemente rappresentative, quel temibile ufficio tutorio dell’individuo, che Tocqueville definì magistralmente, cogliendone l’intimo spirito, nel concludere che si tendeva a far perpetuare l’infanzia dell’uomo”. Non lasciamo che questo avvenga, che si realizzi una simile regressione”, conclude Mattarella.

Mattarella: c’è la pretesa di agire al di fuori delle regole degli Stati

Roma, 10 mar. (askanews) – “La contemporaneità sta imponendo sfide rivoluzionarie nell’ordine internazionale e in quello economico, con evidenti riflessi sugli ambiti istituzionali”, “i protagonisti degli scenari globali, con grande e crescente influenza sulla vita quotidiana di singoli e comunità, sono soggetti tecnologici e finanziari. Sovente vi si fondono i due aspetti. Non si tratta di fenomeni completamente nuovi. Nuova è la pretesa di abbattere gli impegni assunti dopo la seconda guerra mondiale per dare ordine ai rapporti internazionali su base di parità tra gli Stati”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando al teatro del Maggio a Firenze dove ha ricevuto la laurea honoris causa in “Politica, istituzioni e mercato”.

“La pretesa, infatti, è di agire al di fuori delle regole di Stati e di organismi sovranazionali, erodendo la sovranità dei primi e il crescente ruolo positivo dei secondi” è il richiamo del Capo dello Stato.

Mattarella: utili e necessarie critiche elettori a partiti

Firenze, 10 mar. (askanews) – “I partiti politici hanno rappresentato il motore della rinascita democratica dell’Italia, assicurando il coinvolgimento popolare come mai si era verificato nella storia dello Stato unitario. Rivestono un ruolo indicato dalla Costituzione: anche per questo sono, più che utili, necessarie critiche e sollecitazioni che provengono dagli elettori, anzitutto, e dal mondo della cultura”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando al teatro del Maggio a Firenze dove ha ricevuto la laurea honoris causa in “Politica, istituzioni e mercato”.

Mattarella: Costituzione nata da dialogo autentico politici-studiosi

Firenze, 10 mar. (askanews) – L’Assemblea Costituente “si giovò in grande misura del contributo degli uomini di cultura, degli studiosi di diverso orientamento che ne entrarono a far parte, accanto alla componente più schiettamente politica”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando al teatro del Maggio a Firenze dove ha ricevuto la laurea honoris causa in “Politica, istituzioni e mercato”.

“La cultura e la scienza sono per loro autentica natura aperte all’interlocuzione, non pretendono di possedere verità assolute, sono inclini a trovare punti di incontro, a raggiungere mediazioni, senza rinunciare ad affermare principi e valori – ha spiegato il Capo dello Stato -. Questo rese possibile la nostra Costituzione: una collaborazione autentica e profonda, tra studiosi e rappresentanti politici, nel porre le basi per la rinascita dell’Italia nel segno della democrazia”.

Iran, tutti gli aggiornamenti sulla guerra

Roma, 10 mar. (askanews) – Prosegue senza sosta la guerra avviata da Usa e Israele contro l’Iran, che si è allargata ai Paesi del Golfo e al Libano. Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha inviato segnali contrastanti sull’evoluzione della guerra contro l’Iran, affermando prima che il conflitto potrebbe concludersi presto e poi minacciando nuove azioni militari. Di seguito le notizie più importanti di oggi, martedì 10 marzo, man mano che arrivano in redazione.

-12:32 Forze Israele: a Teheran colpito complesso ricerca e sviluppo armi

-12:32 Iran, Trump: Mojtaba Khamenei non credo “possa vivere in pace”

-12:27 Iran, forti esplosioni avvertite a Doha

-12:26 Iran, Larijani a Trump: attenzione a non essere “eliminato”

-11:34 Le Forze di difesa israeliane hanno annunciato una nuova ondata di attacchi contro l’Iran. Lo hanno fatto attraverso un comunicato diffuso dai loro canali online.

-11:03 Iran, Cremlino: Putin ha fatto alcune proposte a Trump

-09:44 Iraq: no a nostro spazio aereo per attacchi Usa-Israele a Iran

-09:06 Iran, Esercito Usa: distrutte o danneggiate 50 navi militari Teheran

-08:33 Iran, Pasdaran: stop petrolio attraverso Hormuz finché dura la guerra

-08:21 Iran, Nato schiera sistemi Patriot in provincia turca Malatya

-08:02 Iran: colpito quartier generale militare Usa in Kurdistan iracheno

-07:42 Iran, sondaggio Usa: 60% americani crede che guerra durerà a lungo

-07:07 Iran, nuovo attacco con missili e droni a Emirati arabi uniti

La Nato ha schierato i sistemi Patriot nella provincia turca di Malatya

Roma, 10 mar. (askanews) – La Nato ha schierato dei sistemi di difesa aerea Patriot nella provincia turca di Malatya dopo che dall’Iran, per la seconda volta, un missile si era diretto verso lo spazio aereo del Paese anatolico. Lo ha reso noto il Ministero della Difesa turco.

“Alla luce dei recenti sviluppi nella regione, si stanno adottando le misure necessarie per proteggere i confini e lo spazio aereo della Turchia. La Nato ha rafforzato le sue difese aeree e missilistiche, oltre alle misure adottate dalle autorità turche. Nell’ambito di queste misure, il sistema Patriot è attualmente schierato a Malatya e si sta preparando per l’impiego operativo a protezione dello spazio aereo”, ha affermato il Ministero in una nota.

Trump promette una rapida fine della guerra in Iran, poi ci ripensa e minaccia

Roma, 10 mar. (askanews) – Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha inviato segnali contrastanti sull’evoluzione della guerra contro l’Iran, affermando prima che il conflitto potrebbe concludersi presto e poi minacciando nuove azioni militari ancora più dure se Teheran dovesse tentare di interrompere le forniture energetiche globali.

Parlando con i giornalisti, Trump ha avvertito che Washington è pronta a colpire con forza. “Li colpiremo così duramente che non sarà possibile per loro o per chiunque li aiuti recuperare quella parte del mondo”, ha dichiarato.

In precedenza, in un’intervista telefonica alla rete Cbs, il presidente aveva invece suggerito che la guerra tra Stati uniti, Israele e Iran potrebbe essere vicina alla conclusione. Il conflitto, ha detto, “è molto avanzato, praticamente completato” e gli Stati uniti sarebbero “molto in anticipo sui tempi”.

Le dichiarazioni hanno inizialmente contribuito ad allentare le tensioni sui mercati energetici. Il prezzo internazionale del petrolio, salito fino a quasi 120 dollari al barile, è poi sceso sotto i 90 dollari dopo le indicazioni dei paesi del G7 sulla possibilità di intervenire per contenere i prezzi e dopo le parole di Trump.

Il presidente ha tuttavia ribadito in serata che il conflitto non è ancora terminato. “Abbiamo vinto in molti modi, ma non abbastanza”, ha detto parlando a un gruppo di parlamentari repubblicani, aggiungendo che gli Stati uniti proseguiranno “più determinati che mai” fino alla “vittoria finale”. Alla domanda se la guerra possa concludersi questa settimana, Trump ha risposto: “No”, aggiungendo soltanto che finirà “presto, molto presto”.

Sul fronte opposto, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che Teheran è pronta a continuare a combattere contro Stati uniti e Israele “per tutto il tempo necessario”. In un’intervista all’emittente statunitense Pbs News ha dichiarato: “Siamo pronti a continuare i lanci di missili contro di loro per tutto il tempo necessario e ogni volta che sarà necessario”. Il ministro ha inoltre sostenuto che eventuali negoziati con Washington “non sono più all’ordine del giorno”.

Araghchi ha anche respinto le accuse secondo cui l’Iran starebbe ostacolando il traffico energetico globale, sostenendo che Teheran non ha chiuso lo stretto di Hormuz. “La produzione e il trasporto di petrolio sono rallentati o si sono fermati non a causa nostra, ma a causa degli attacchi e dell’aggressione degli israeliani e degli americani contro di noi”, ha affermato.

Il conflitto è entrato nel decimo giorno mentre proseguono i bombardamenti statunitensi e israeliani contro l’Iran. Trump ha affermato che le forze americane hanno effettuato circa 3.000 raid aerei dall’inizio delle operazioni. Teheran continua a rispondere con lanci di missili e droni contro Israele e contro obiettivi militari statunitensi e dei paesi alleati nella regione.

Secondo funzionari iraniani, circa 1.300 persone sono morte negli attacchi statunitensi e israeliani in Iran, mentre le offensive iraniane in Medio Oriente avrebbero causato più di 30 vittime. L’esercito israeliano sostiene di aver ucciso oltre 1.900 iraniani.

In Libano i raid israeliani hanno provocato quasi 500 morti e oltre 600.000 sfollati, mentre le forze israeliane hanno avviato operazioni terrestri nel sud del paese contro Hezbollah dopo il lancio di razzi verso il territorio israeliano.

Un missile balistico lanciato dall’Iran ha inoltre attraversato lo spazio aereo turco prima di essere abbattuto dalle difese della Nato, secondo il ministero della Difesa turco. L’Iran ha negato di aver preso di mira la Turchia.

Gli attacchi iraniani hanno colpito diversi paesi del Golfo. In Israele almeno una persona è stata uccisa da un missile iraniano, portando a 11 il bilancio delle vittime nel paese. L’Arabia saudita ha dichiarato di aver intercettato droni e missili diretti verso il grande giacimento petrolifero di Shaybah e verso una base aerea saudita.

In Bahrein la compagnia energetica statale ha dichiarato di non poter più rispettare i contratti a causa dei combattimenti e di un recente attacco contro il complesso della raffineria.

Le tensioni hanno inoltre quasi fermato il traffico navale nello stretto di Hormuz, passaggio attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Il conflitto ha coinvolto anche altri attori regionali e internazionali: il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che Kiev invierà droni intercettori e specialisti per aiutare a proteggere le basi militari statunitensi in Giordania su richiesta di Washington.

Tra le vittime del conflitto figurano anche militari statunitensi: il vicepresidente J.D. Vance ha partecipato alla cerimonia di rientro negli Stati uniti del settimo soldato americano ucciso nella guerra, morto dopo essere stato gravemente ferito in un attacco contro la base aerea Prince Sultan in Arabia saudita.

Netanyahu: la fine del regime dipende dal popolo iraniano

Roma, 10 mar. (askanews) – La caduta del regime in Iran è nelle mani del popolo iraniano. Lo ha affermato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante una visita, avvenuta nella tarda serata di ieri, al Centro Nazionale per le Operazioni di Emergenza Sanitaria.

“La nostra aspirazione è quella di indurre il popolo iraniano a spezzare il giogo della tirannia – ha spiegato Netanyahu -. In ultima analisi, dipende da loro. Ma non c’è dubbio che con le azioni intraprese finora stiamo spezzando loro le ossa, e il nostro braccio è ancora teso”.

“Se avremo successo insieme al popolo iraniano, porremo fine a tutto questo in modo permanente”, ha aggiunto.

Meteo, profondo vortice dal nord atlantico in arrivo sull’Italia

Milano, 10 mar. (askanews) – Dopo tre lunghe settimane dominate dall’alta pressione e da temperature anomale, un profondo vortice nord atlantico piomberà sull’Italia riportando pioggia, vento, neve e un diffuso calo termico di almeno 5°C. È la previsione di Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it. Si tratta di un vortice in arrivo direttamente dalla Scozia e diretto verso la Libia: ben 3000 km in soli 3 giorni, con partenza venerdì 13 marzo e arrivo a destinazione domenica sera. Viaggiando alla velocità di 1000 km al giorno, porterà un peggioramento sull’Italia tanto rapido quanto incisivo. Il passaggio di questo ciclone scozzese, tra sabato e domenica, potrebbe riportare condizioni localmente invernali.

Le protagoniste assolute saranno le nostre Alpi, dove si attendono nevicate abbondanti: se le attuali previsioni verranno confermate, sulle Dolomiti cadrà oltre mezzo metro di neve fresca a partire dai 1400 metri di quota. In sintesi, passeremo da una primavera inoltrata a un improvviso ritorno invernale. Tuttavia, data l’estrema velocità di spostamento del vortice, non è da escludere che la sua traiettoria possa subire dei cambiamenti stravolgendo addirittura la previsione appena proposta. Non escluso inoltre che dall’Equinozio di Primavera (20 marzo) in poi, anche la fine del mese possa risultare decisamente più fresca, piovosa e caratterizzata da un sole molto timido.

Nel dettaglio martedì 10 piogge sparse al Nord Ovest, isolate nebbie sulla Pianura Padana orientale; al Centro instabilità sugli Appennini e in Toscana con scrosci; al Sud poco nuvoloso, ma con instabilità pomeridiana sui rilievi. Mercoledì 11 al Nord nuvoloso, piovaschi irregolari; al Centro poco nuvoloso, instabilità pomeridiana sui rilievi e zone vicine; al Sud ampi spazi soleggiati salvo qualche acquazzone. Giovedì 12 al Nord piogge su Liguria, bassa Lombardia ed Emilia; al Centro piogge. Al Sud ampi spazi soleggiati salvo qualche acquazzone. Nel weekend sabato instabile nel pomeriggio, domenica più asciutta. Perturbazione da lunedì 16.

Export Germania inizia 2026 in calo mentre in Cina parte al galoppo

Roma, 10 mar. (askanews) – Commercio con l’estero indietro tutta in Germania a inizio anno, mentre all’opposto in Cina gli scambi e le merci in uscita hanno registrato un balzo in avanti. E per il gigante asiatico si profila un nuovo anno da record. È la fotografia degli opposti emersa dai dati di oggi di 2 dei maggiori esportatori mondiali.

In Germania a gennaio le esportazioni hanno subito una contrazione del 2,3% rispetto al mese precedente, anche se a quota 130,5 miliardi di euro risultano dello 0,6% superiori rispetto allo stesso mese del 2025, secondo i dati pubblicati da Destatis.

La dinamica negativa ha coinvolto anche le importazioni tedesche: a gennaio sono crollate del 5,9% e in questo caso, a quota 109,2 miliardi di euro, risultano diminuite anche nel confronto su base annua, per un 4%. Il mese si è chiuso con un surplus commerciale di 21,2 miliardi, secondo l’ente di statistica federale.

Nel frattempo in Cina sull’insieme di gennaio e febbraio le esportazioni sono balzate del 21,8% su base annua, superando ampiamente le attese. Le importazioni sono cresciute del 19,8% e il colosso asiatico ha chiuso i primi due mesi dell’anno con un surplus da 213,6 miliardi di dollari, oltre un quarto superiore a quello dello stesso periodo del 2025.

Queste dinamiche non potranno che rialimentare i timori nella Unione europea sul fatto che una ampia quota dell’export cinese, dirottato a causa dei dazi americani, si riversi in nella Ue, che intanto fatica a piazzare i suoi beni all’estero.