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Biennale Danza, Mamela Nyamza: dare voce alle donne uccise

Venezia, 25 lug. (askanews) – Un’opera forte, dolorosa, che parte dall’autobiografia per parlare poi di temi universali. La coreografa sudafricana Mamela Nyamza alla Biennale Danza di Venezia ha ricevuto il Leone d’argento e ha portato in scena la sua opera più recente: “The Herd/Less”. “Io uso l’esperienza della morte di mia madre – ha detto l’artista ad askanews – perché lei viveva in una baracca fatta di zinco, dove è stata uccisa. Lei urlava e nessuno la poteva sentire, per questo ho usato queste latte per lo spettacolo, perché rappresentano lo zinco, il metallo. Noi camminiamo sul metallo, ci sediamo sopra, parliamo dentro di esso. E così lo spettacolo tratta della violenza che colpisce la gente che vive in queste baraccopoli, dove c’è molta criminalità. Io parlo della storia accaduta a mia madre, ma anche di tutte le donne che sono state uccise nelle loro case, che non hanno potuto fare sentire le loro grida”.

Sul palco i performer si muovono in condizioni difficili, ogni gesto richiede intensità e probabilmente anche una dose di dolore. “Camminando sulle latte di zinco – ha aggiunto la coreografa – non sei libera, è come se fossi incatenata, per cui anche di questo parla il mio lavoro e parla di quello che accade ora nel mondo, specialmente in Sudafrica, dove ci sono moltissimi crimini ed è come se non avessimo dei leader”.

L’elemento dell’attivismo è centrale per capire il lavoro di Mamela Nyamza ed è un impegno che si manifesta nella pratica artistica, che passa dal ragionamento sulle performance, per questo appare naturale chiederle se, attraverso gli spettacoli, in qualche modo passi anche una forma di guarigione. “Non mi aspetto che le persone vengano per essere guarite – ci ha risposto – ma vorrei che prendessero consapevolezza del lavoro e vedessero nuove forme di creazione artistica”.

Così come dalla Biennale Danza sempre più si incontrano lavori e coreografie che aprono prospettive diverse e arricchiscono il discorso coreutico sul tema dell’umano.

Biennale Danza, McGregor: fiero dei College e delle nuove produzioni

Venezia, 25 lug. (askanews) – Per Sir Wayne McGregor il 2026 è l’ultimo anno alla direzione artistica della Biennale Danza di Venezia, un percorso che dal 2021 lo ha visto esplorare campi diversi, dalla dimensione dell’umano agli stati di alterazione, dal ragionamento sui limiti da superare alla creazione di mitologie contemporanee. Fino al discorso sul tempo non lineare di questa ultima Biennale. Abbiamo tracciato con lui un piccolo bilancio della sua esperienza di direttore.

“Credo che alcuni dei nostri successi – ha detto McGregor ad askanews – derivino dallo straordinario lavoro svolto con Biennale College e con questi giovani artisti pronti a intraprendere il proprio percorso coreografico e la propria vita; ne vado davvero molto fiero. Ma penso anche di aver dato visibilità a molti artisti che altrimenti non sarebbero stati notati, non solo in Italia ma in tutta Europa, e questo per me è stato fondamentale. C’è poi l’aspetto della creazione e dell’investimento in nuove opere: abbiamo dedicato molto tempo a sostenere produzioni originali anziché limitarci ad acquistare spettacoli già pronti, e credo che questo abbia avuto un impatto significativo a livello globale”.

In un momento non semplice per l’istituzione Biennale di Venezia i festival di danza, teatro e musica sembrano occasioni per rimettere la ricerca al centro, facendolo attraverso i corpi, le nuove leve di artisti e una prospettiva che da particolare si fa universale, come abbiamo imparato anche dagli anni di direzione di McGregor, in attesa di conoscere chi arriverà dopo di lui.

Biennale Danza, un festival alla ricerca di un tempo molteplice

Venezia, 23 lug. (askanews) – “Time Does Not Exist”, Il tempo non esiste, si intitola così la 20esima edizione della Biennale Danza di Venezia, un appuntamento che torna ogni anno per raccontare la scena contemporanea. E per questo 2026 il direttore artistico Wayne McGregor ha scelto un titolo solo apparentemente paradossale, in realtà ancorato alle leggi della fisica che non prevedono il tempo come grandezza fissa fondamentale, poiché varia, esattamente come cambia durante le esperienze d’arte.

“Mi piace l’idea di un festival che non si basi sulla concretezza o su una scansione temporale rigida – ha spiegato McGregor ad askanews -. Apprezzo la possibilità di un tempo molteplice, capace di scorrere simultaneamente, proprio come accade nella nostra esperienza della vita. Sappiamo tutti cosa si prova durante certi spettacoli di danza o di teatro in cui il tempo sembra svanire, evaporare; così come conosciamo quelle rappresentazioni in cui il tempo pare non finire mai. È proprio questo l’aspetto affascinante di come il tempo si colloca nel nostro corpo: non è qualcosa di tangibile come un fiume, bensì una sensazione vissuta, una percezione relazionale. Ed è proprio questo il fondamento del festival”.

L’idea è che gli artisti invitati siano “viaggiatori nel tempo della danza” e che possano portare ciascuno una realtà, tra le molteplici possibili, narrazioni che intrecciano presente, futuro e passato, in un discorso che si fa, di nuovo, circolare e non lineare, per affrontare però le istanze realmente contemporanee: identità, cultura, ecologia e, di conseguenza, la condizione umana. In questo caso attraverso dei corpi che danzano dentro e fuori dal tempo.

Ricorso in Cassazione sullo sconto pena ad Alemanno, Nordio provvede alla revoca

Roma, 25 lug. (askanews) – “Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, non era al corrente della proposizione del ricorso in Cassazione su sollecitazione del Dicastero contro l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza nei confronti del dottor Gianni Alemanno. Nel comunicare l’avvio di un’indagine interna – con accertamento delle relative responsabilità – in quello che appare un disguido burocratico nell’ambito del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, il Ministro provvederà alla revoca immediata dello stesso ricorso e invita il dottor Alemanno a un colloquio al Ministero, quando egli lo vorrà”. E’ quanto si legge in una nota del Ministero di Giustizia.

“Con l’occasione si comunica che già da giorni il Gabinetto del Ministro ha avviato un’istruttoria per la verifica del sistema di calcolo degli spazi dei detenuti nelle celle, suggerita dallo stesso Alemanno – prosegue la nota – il quale ha dimostrato un molto condivisibile interesse per la situazione delle carceri italiane”.

Alemanno aveva annunciato di aver ricevuto una notifica dai carabinieri della stazione di Monte Mario, di un “un incredibile provvedimento: il ricorso in Cassazione del Ministero della Giustizia contro l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che ha ridotto di 6 (sei) giorni la durata della mia pena per effetto delle condizioni inumane in cui sono stato detenuto”. “Questa ordinanza di riduzione della pena – ha sottolineato Alemanno – era già stata impugnata dal DAP (caso rarissimo se non unico) ma questa impugnazione era stata già rigettata dal Tribunale di sorveglianza il 10 giugno scorso. Adesso è la volta del Ministero di ricorrere addirittura in Cassazione per tentare ancora una volta di rimandarmi in carcere per scontare ulteriori 6 giorni”.

Formula1, Norris: "Felice di essere tornato al top"

Roma, 25 lug. (askanews) – “Sono molto felice di essere tornato al top. La Ferrari era veloce, ma noi abbiamo portato degli aggiornamenti che mi hanno aiutato tanto. Sono davvero contento, perché partire davanti su questa pista conta molto”. COsì Lando Norris dopo la pole position in UNgheria in cui ha beffato per soli 12 millesimi Lewis Hamilton. “Onestamente ho avuto fiducia per tutta la giornata. Sono persino sorpreso del tempo che ho fatto, perché il mio giro non è stato perfetto. Alla fine, però, conta soltanto il risultato finale”, ha spiegato il portacolori della scuderia di Woking. Lo sguardo è ora rivolto alla gara di domenica, che si preannuncia particolarmente combattuta. Norris si aspetta una Ferrari molto aggressiva, soprattutto dopo il passo mostrato nella gestione delle gomme a mescola media, e sa che mantenere la leadership alla partenza potrebbe rivelarsi determinante. “Sono nella miglior posizione possibile, ma sappiamo che la Ferrari parte molto bene. Hanno fatto un grande passo con le gomme medie e forse avrebbero potuto ottenere anche qualcosa in più in qualifica. Domani vedremo cosa succederà”, ha concluso Norris, consapevole che la pole rappresenta soltanto il primo passo in un fine settimana ancora tutto da completare.

Formula1, Hamilton: "Uscire per primi scelta non giusta"

Roma, 25 lug. (askanews) – C’è rammarico nelle parole di Lewis Hamilton, beffato per 12 millesimi per la pole position a Budapest. “Innanzitutto congratulazioni a Lando per il giro – ha detto il ferrarista a fine prova – abbiamo fatto un buon lavoro; poi però siamo usciti per primi, e questa non credo sia stata la scelta giusta, il grip non c’era del tutto né per me né per Charles. Questa pista la amo, ma credo che domani sarà una giornata molto dura”. Hamilton ha infine fatto di capire di aver avuto un problema nel suo giro, per cui è stato investigato: “Pole sfuggita? Sì, siamo stati sempre i più veloci, però una volta che ho concluso il mio giro non so se ho ostacolato qualcuno, sto cercando di vivere nella testa quello che è successo, perché non so cosa accadrà”.

Formula1, Leclerc: "Non espresso massimo potenziale"

Roma, 25 lug. (askanews) – Charles Leclerc prova a guardare al bicchiere mezzo pieno dopo aver messo a segno il terzo tempo al termine delle qualifiche del Gran Premio di Ungheria. “Oggi abbiamo vissuto diversi cambiamenti a livello di vento e non sono riuscito ad anticipare quello che sarebbe successo con il bilanciamento della mia vettura. Il feeling non era al massimo, l’avevo sentito già nel corso della FP3 e nel complesso le nostre qualifiche posso definirle confusionarie”. Il monegasco prosegue nella sua analisi: “Nella Q3 non sono riuscito a esprimere il massimo potenziale. Nel primo tentativo non sono stato perfetto nel T3, mentre nel secondo proprio non ne avevo. Questa sera dovrò lavorare tanto con la squadra per estrarre il massimo dalla mia vettura in vista di domani”.

Ciclismo, Carapaz vince all’Alpe d’Huez, Il Tour a Pogacar

Roma, 25 lug. (askanews) – Richard Carapaz conquista la tappa regina del Tour de France 2026 e Tadej Pogacar mette ormai le mani sul suo quinto successo nella Grande Boucle. L’ecuadoriano della EF Education-EasyPost si è imposto nella 20ª frazione, 170,9 chilometri da Le Bourg-d’Oisans all’Alpe d’Huez, approfittando delle due cadute di Sepp Kuss nella salita finale.

Carapaz, già vincitore della 18ª tappa e leader della classifica degli scalatori, ha preceduto al traguardo Remco Evenepoel di 26 secondi. Terzo Sepp Kuss, staccato di 31″, dopo aver visto sfumare il successo a causa delle scivolate sull’ascesa conclusiva.

Pogacar ha scelto una tattica conservativa, restando insieme al compagno di squadra Isaac Del Toro senza attaccare. I due portacolori della UAE Team Emirates-XRG hanno chiuso a 1’05″ dal vincitore, consolidando rispettivamente il primo e il terzo posto della classifica generale. Evenepoel rafforza così la seconda posizione, mentre il giovane francese Paul Seixas conserva il quarto posto nonostante una giornata difficile sul Col de Sarenne.

La frazione, una delle più impegnative dell’edizione con il Télégraphe, la Croix de Fer, il Galibier e l’arrivo all’Alpe d’Huez passando dal Col de Sarenne, è stata animata da una lunga fuga che ha visto protagonisti, tra gli altri, Carapaz, Kuss, Jai Hindley, Juan Ayuso e Davide Piganzoli.

Domani il Tour si concluderà con la 21ª e ultima tappa. A causa dei gravi incendi che stanno colpendo la Francia, il percorso tra Thoiry e Parigi è stato ridotto da 133 a 89 chilometri. La partenza ufficiale sarà data direttamente dagli Champs-Élysées, con due giri supplementari del circuito parigino prima del passaggio a Montmartre e dell’arrivo finale.

Formula1, Norris beffa Hamilton e conquista la pole in Ungheria

Roma, 25 lug. (askanews) – Lando Norris conquista la pole position del Gran Premio d’Ungheria di Formula 1 al termine di una qualifica tiratissima. Il pilota britannico della McLaren ha preceduto di appena 12 millesimi Lewis Hamilton, che aveva comandato gran parte dell’ultimo tentativo sul tracciato dell’Hungaroring.

Seconda fila tutta da seguire con Charles Leclerc terzo al volante della Ferrari e il giovane italiano Kimi Antonelli quarto con la Mercedes. Il pilota bolognese ha confermato il suo ottimo momento dopo essere stato protagonista anche nella terza sessione di prove libere, chiusa al terzo posto.

Norris aveva già dato segnali importanti nelle FP3, chiudendo davanti a tutti davanti a Hamilton, Antonelli e Leclerc. In qualifica la McLaren è riuscita a mantenere il vantaggio, mentre Hamilton ha sfiorato quella che sarebbe stata la sua prima pole stagionale con la Ferrari.

Fuori in Q1 Carlos Sainz, Oliver Bearman, Alexander Albon, Lance Stroll, Valtteri Bottas e Sergio Perez. Nel Q2 il miglior tempo era stato di Norris, seguito da Leclerc e Hamilton. Nel finale, però, è stato il duello tra McLaren e Ferrari-Mercedes a decidere la prima posizione.

Domani il via del GP d’Ungheria è previsto alle 15.00. L’Hungaroring, circuito tradizionalmente difficile per i sorpassi, potrebbe premiare la strategia e la gestione delle gomme, rendendo ancora più importante la posizione in griglia conquistata oggi.

Mps, le istituzioni toscane chiedono un incontro urgente a Giorgetti

Milano, 25 lug. (askanews) – Fronte comune delle istituzioni toscane sul futuro di Mps. La presidente della Provincia di Siena, Agnese Carletti, insieme alla sindaca del Comune di Siena, Nicoletta Fabio, e al presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, trasmetterà una richiesta di incontro urgente al Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. E’ quanto emerso dall’incontro richiesto dalla Carletti e che si è svolto questa mattina a Siena.

Al centro della lettera al Mef, spiega una nota della Provincia di Siena, c’è la forte preoccupazione e l’attenzione delle comunità locali dinanzi ai recenti ed importanti sviluppi che vedono l’istituto senese al centro del nuovo risiko bancario. “Montepaschi non è una semplice realtà creditizia, ma un presidio economico, sociale, occupazionale e culturale imprescindibile per Siena, la sua provincia e l’intera Toscana”, si spiega. “Sulla scorta dei mandati espressi all’unanimità dai rispettivi Consigli (Provinciale, Comunale e Regionale), chiediamo con forza che il Governo ascolti, nell’ambito delle proprie competenze, la voce dei territori”.

Nella nota congiunta al Ministero, le istituzioni territoriali ribadiscono quattro pilastri che dovranno essere garantiti in qualsiasi operazione di riassetto o integrazione societaria: tutela dell’occupazione con la salvaguardia e valorizzazione dei livelli occupazionali, sia diretti che dell’indotto; autonomia direzionale con il mantenimento delle funzioni centrali e della headquarter nel territorio senese e toscano; sostegno all’economia locale con la garanzia del legame di credito verso famiglie, piccole e medie imprese del territorio e tutela del patrimonio storico, artistico e archivistico della banca.

Scherma, doppio argento azzurro ai Mondiali di Hong Kong

Roma, 25 lug. (askanews) – Prima giornata “che conta” ai Campionati del Mondo Assoluti di Hong Kong 2026 e prime due medaglie per l’Italia che festeggia due splendidi argenti con le firme di Filippo Macchi nel fioretto maschile e Giulia Rizzi nella spada femminile. Per entrambi prima volta su un podio iridato, dopo gare strepitose.

Il grande percorso di Filippo Macchi verso l’argento iridato è iniziato con un match combattutissimo nel primo turno, vinto grazie a un gran finale contro il coreano Kim, con il punteggio di 15-13. Il 24enne pisano ha poi sconfitto per 15-10 il giapponese Saito approdando agli ottavi, dove si è imposto 15-12 contro Im, altro portacolori della Corea. In un quarto di finale batticuore il fiorettista delle Fiamme Oro ha sconfitto all’ultima stoccata, con il risultato di 15-14, il russo Kirill Borodachev, conquistando così la certezza della sua prima medaglia iridata in carriera. In semifinale Macchi ha dominato contro il giapponese Kazuki Iimura, chiudendo sul 15-6. Soltanto il finale contro il ceco Alexander Choupenitch si è interrotta la straordinaria prestazione del poliziotto toscano, battuto 15-2.

Brilla d’argento l’Italia anche nella spada femminile con una super Giulia Rizzi. Eppure, era iniziato con il brivido il suo Mondiale, soffrendo nel primo turno per superare 15-14 l’indiana Lohan. Da lì in avanti, però, l’olimpionica a squadre di Parigi 2024 non si è più fermata, prima dominando l’assalto con la svizzera Favre (15-11) e poi superando all’ultima e decisiva stoccata, con il risultato di 13-12, la cinese Yu per conquistare un posto nei quarti di finale. Qui la friulana delle Fiamme Oro ha vinto il derby azzurro tra campionesse olimpiche contro la compagna di squadra Alberta Santuccio, con il punteggio di 15-7, mettendo così in ghiaccio la sua prima medaglia iridata a 37 anni. In semifinale Giulia Rizzi non ha lasciato scampo alla polacca Barbara Brych, facendo suo l’assalto con il verdetto di 15-6 e volando così in finale. Nel match per l’oro, la sfida contro la coreana Sera Song è stata una vera battaglia fino al minuto supplementare, quando l’asiatica ha piazzato il punto decisivo del 9-8. Una sola stoccata dal titolo mondiale, che non toglie valore a un meraviglioso argento per Giulia Rizzi. Quinto posto per Alberta Santuccio.

Domani ai Campionati del Mondo Assoluti di Hong Kong 2026 saranno in palio le medaglie individuali di spada maschile e sciabola femminile. Per l’Italia saliranno in pedana gli spadisti Matteo Galassi, Simone Mencarelli e Davide Di Veroli, e le sciabolatrici Michela Battiston, Mariella Viale e Manuela Spica. Dalle ore 12 italiane le fasi finali. (Foto Federscherma)

Ciclismo, il Tour de France cambia l’ultima tappa per gli incendi

Roma, 25 lug. (askanews) – L’ultima tappa del Tour de France 2026, in programma domenica 26 luglio tra Thoiry e Parigi, è stata modificata a causa dell’emergenza incendi che sta colpendo la Francia, in particolare la regione della Gironda. Lo hanno annunciato con un comunicato congiunto la Prefettura di Polizia di Parigi e gli organizzatori della Grande Boucle.

La decisione è stata presa dopo che il Ministero dell’Interno ha disposto il trasferimento di una parte delle forze di sicurezza inizialmente destinate al dispositivo dell’ultima tappa, per rafforzare gli interventi nelle aree interessate dai roghi.

Per questo motivo il percorso della 21ª tappa è stato ridotto da 133 a 89 chilometri. La carovana partirà da Thoiry alle 13.20 e, al termine della sfilata, raggiungerà direttamente il circuito finale di Parigi. La presentazione delle squadre è fissata alle 15.40; successivamente i corridori saranno trasferiti in autobus nella capitale.

La partenza ufficiale verrà data alle 17.50 direttamente dalla linea d’arrivo sugli Champs-Élysées. I corridori percorreranno due giri supplementari del circuito parigino prima di affrontare il circuito di Montmartre, con arrivo previsto alle 19.45.

La Prefettura di Polizia e la direzione del Tour hanno espresso piena solidarietà alle popolazioni colpite dagli incendi, ringraziando soccorritori, forze dell’ordine, corridori, squadre, enti locali, partner e pubblico per la comprensione dimostrata di fronte a queste misure straordinarie.

La Cgia: con la guerra in Iran stangata da 29 miliardi per le famiglie italiane

Milano, 25 lug. (askanews) – A cinque mesi dallo scoppio della guerra nel Golfo Persico, l’Ufficio studi della Cgia stima che nel 2026 le famiglie e le imprese italiane dovranno sostenere quasi 29 miliardi di euro di costi aggiuntivi per elettricità, gas e carburanti.

Si è giunti a questo risultato, spiega, ipotizzando che i prezzi applicati in questo momento rimangano invariati sino alla fine di quest’anno. Il rincaro maggiore riguarderà benzina e diesel, con una spesa extra di 13,6 miliardi (+20,4% rispetto al 2025), seguiti dall’energia elettrica con +10,2 miliardi (+12,9%) e dal gas con +5 miliardi (+14,6%).

Sul fronte territoriale, è la Lombardia a pagare il prezzo più alto: gli aumenti energetici graveranno sulla regione per 5,4 miliardi, con un incremento del 15,1% rispetto al 2025. Al secondo posto l’Emilia-Romagna, con un aggravio di 3 miliardi (+16,1%), seguita dal Veneto, dove il maggior costo sfiora i 2,9 miliardi (+15,8%). L’impatto più pesante saranno le regioni più popolose e con la maggiore vocazione manifatturiera e commerciale del Paese.Con i prezzi alla pompa di benzina e diesel in modalità self service attestatisi, nell’ultima settimana, rispettivamente a 1,91 e 2,04 euro al litro – con un rincaro, rispetto al periodo a ridosso dell’inizio delle ostilità, del +14,4% per il primo e del +18,5% per il secondo – l’Ufficio studi della Cgia prevede, per il 2026, un aggravio complessivo a livello nazionale pari a circa 13,6 miliardi rispetto al 2025, con un incremento del 20,4%. A livello territoriale, gli aumenti più marcati in termini percentuali si dovrebbero registrare in Basilicata, dove l’aumento raggiungerebbe il 21,6% (+118 milioni). Seguono la Campania e la Puglia, entrambe con un incremento del 21,3%: nel primo caso l’impatto economico è stimato in circa 1 miliardo, nel secondo in 837 milioni.

Per le bollette della luce un aggravio da 10,2 miliardi Rispetto all’ultima settimana di febbraio, il costo dell’energia elettrica ha subito una crescita di prezzo del 51,2%. Siamo passati da 106,7 euro al MWh a 161,2. Per l’anno in corso, pertanto, gli aumenti delle bollette dell’energia elettrica dovrebbero toccare i 10,2 miliardi (+12,9%). In termini assoluti, l’aggravio più importante dovrebbe investire la Lombardia con 2,2 miliardi. Seguono il Veneto con poco più di un miliardo e l’Emilia Romagna con 967 milioni.

Dalle bollette del gas è previsto un prelievo aggiuntivo a livello nazionale di 5 miliardi (+14,6% rispetto al 2025), poiché il prezzo al MWh negli ultimi 5 mesi è schizzato all’insù addirittura del 71,6%, passando da 32,4 euro al MWh di fine febbraio agli attuali 57 euro. Analizzando il trend in valore assoluto, la Lombardia dovrebbe subire un costo addizionale di 1,2 miliardi. Seguono sempre l’Emilia Romagna con +710 milioni e il Veneto con +611 milioni.

Calcio, Napoli, Vergara rinnova fino al 2031

Roma, 25 lug. (askanews) – Dopo tanta attesa, il Napoli ha ufficializzato il rinnovo di contratto di Antonio Vergara. Il giocatore infatti si è legato alla società azzurra fino al 2031 con opzione di rinnovo. Questa la nota pubblicata dalla sua società:

“La SSC Napoli comunica di aver prolungato il contratto per le prestazioni sportive del calciatore Antonio Vergara fino al 30 giugno 2031 con opzione per il prolungamento. Dopo una lunga trafila nel settore giovanile dei partenopei, il 23 agosto 2025 Vergara fa il suo esordio in prima squadra in occasione della vittoria esterna contro il Sassuolo al Mapei Stadium.

Lo scorso 28 gennaio arriva il primo gol in maglia azzurra al cospetto del Chelsea, con un’autentica prodezza che manda in visibilio il pubblico del Maradona. Tre giorni più tardi mette a referto anche il primo gol in campionato, decisivo per la vittoria interna contro la Fiorentina. Con il Napoli ha collezionato 19 presenze, vincendo una Supercoppa Italiana. Congratulazioni, Antonio!”

Roggero, Vannacci posta video IA con Mattarella per grazia

Roma, 25 lug. (askanews) – Roberto Vannacci posta su Instagram un video realizzato con l’Intelligenza artificiale in cui è rappresentato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Nel video si vede Vannacci, nelle vesti di un centurione romano, che si avvicina a un anziano nobile, con le sembianze di Mattarella, e gli consegna una pergamena: la richiesta di grazia per Mario Roggero.

“Grazia per Roggero”, è la semplice didascalia, in cui si fa riferimento a una petizione online per chiedere la grazia.

Il video termina con Vannacci-centurione che va a liberare Roggero dalla cella.

Formula1, Norris il più veloce nelle FP3 in Ungheria

Roma, 25 lug. (askanews) – È la McLaren di Lando Norris a chiudere davanti a tutti la terza e ultima sessione di prove libere del Gran Premio d’Ungheria. Sul tracciato dell’Hungaroring il pilota britannico ferma il cronometro sull’1’17″939, confermando la competitività della monoposto di Woking, forte anche del nuovo pacchetto di aggiornamenti aerodinamici introdotto nel weekend.

Alle spalle di Norris si piazza Lewis Hamilton con la Ferrari, staccato di poco più di un decimo, mentre Andrea Kimi Antonelli porta la Mercedes al terzo posto, a soli 12 millesimi dal sette volte campione del mondo. Quarto tempo per Charles Leclerc, distante circa tre decimi e mezzo dalla vetta, a conferma di una Ferrari che resta tra le protagoniste in vista delle qualifiche.

Più indietro l’altra McLaren di Oscar Piastri, quinto dopo aver completato solo nella mattinata il lavoro con il pacchetto completo di aggiornamenti. Sessione più complicata invece per George Russell, soltanto sesto e ancora alla ricerca del giusto bilanciamento della Mercedes.

In casa Red Bull non brillano Max Verstappen, settimo, e Isack Hadjar, ottavo, entrambi alle prese con problemi di assetto. Nono Liam Lawson con la Racing Bulls, mentre il compagno Arvid Lindblad, nonostante i problemi alla power unit riscontrati prima della sessione, riesce a scendere in pista e chiude tredicesimo.

La sessione è stata interrotta da una bandiera rossa provocata dalla Cadillac di Sergio Perez, fermatasi in pista per un problema ai freni. Segnali incoraggianti, ma ancora lontani dai vertici, per l’Aston Martin: Fernando Alonso è 17°, Lance Stroll 18°.

Le qualifiche, in programma alle 16, si annunciano particolarmente equilibrate con McLaren, Ferrari e Mercedes in lotta per la pole position prima della pausa estiva.

In India si dimette il ministro dell’Istruzione dopo proteste degli "Scarafaggi"

Roma, 25 lug. (askanews) – Il ministro dell’Istruzione indiano, Dharmendra Pradhan, ha annunciato le sue dimissioni in seguito alle proteste dei giovani, in corso da mesi, e dell’opposizione, che lo ritengono responsabile delle frodi avvenute agli esami nazionali di ammissione a diverse facoltà universitarie, in particolare a quello di medicina.

“Considerata la situazione a Jantar Mantar e in tutto il Paese, e al fine di impedire alle forze antinazionali di sfruttare questa situazione, per preservare l’unità nazionale, per garantire che il futuro di nessuno studente indiano sia compromesso da complicazioni legali e per permettere ai nostri ragazzi di dedicarsi allo studio e concentrarsi sulla costruzione della propria carriera, ho presentato le mie dimissioni all’Onorevole Primo Ministro”, ha scritto Pradhan su X.

Il leader del Partito del Popolo degli Scarafaggi, il movimento giovanile “Cockroach People’s Party”, Abhijeet Dipke, aveva precedentemente dichiarato che le proteste a livello nazionale sarebbero continuate fino alle dimissioni del ministro.

Calcio, Abodi: "Guardiola? Un azzardo parlarne senza certezze"

Roma, 25 lug. (askanews) – Il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi invita alla prudenza sul dibattito che ha accompagnato la scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale. Intervenendo a Sky Tg24, Abodi ha commentato il mancato arrivo di Pep Guardiola, ritenendo prematuro rendere pubblica un’ipotesi senza concrete possibilità di successo.

“Non so se Guardiola ci abbia pensato – ha detto -. Aprire nella comunicazione a un’opzione del genere ha senso solo se c’è una ragionevole percentuale di certezza di arrivare al risultato, altrimenti è meglio mantenere la discrezione. Mi sembravano alternative talmente distanti tra loro che è stato un azzardo tirarle fuori senza la certezza di un sì. Non sono proposte alle quali ci si possa sentire rispondere ‘no, grazie’ con leggerezza”.

Sul probabile approdo di Andrea Pirlo sulla panchina azzurra, il ministro ha evitato giudizi definitivi: “Le scommesse sono sempre un azzardo. Bisogna fare scelte che abbiano una logica e sarà soltanto il campo a stabilire se questa sarà una scelta lungimirante”. Abodi ha ribadito di voler sostenere il nuovo ct, qualunque sia la decisione: “La Nazionale è la squadra del cuore. Mi auguro che la scelta fatta dal presidente della Figc, insieme a Paolo Maldini e Leonardo, porti i risultati sperati. Pirlo ha già dimostrato il suo valore da allenatore e spero possa confermarlo. Ma il successo dipende anche dall’organizzazione del sistema calcio e dal contributo dei club di Serie A”.

Il ministro ha infine fatto il punto sul dossier Euro 2032, confermando fiducia nel percorso avviato: “Stiamo lavorando in modo integrato e serrato. Entro la fine di luglio, con la scadenza Uefa, si vedranno i primi risultati. Milano resta una questione da risolvere, anche per gli aspetti che coinvolgono la Procura della Repubblica. Napoli ha presentato un progetto tecnico e attende la deliberazione regionale sulla copertura finanziaria. C’è un ottimismo consapevole”.

Scherma, ai Mondiali Macchi e Rizzi due medaglie azzurre sicure

Roma, 25 lug. (askanews) – L’Italia è certa di conquistare almeno due medaglie nella giornata inaugurale dei Mondiali di scherma di Hong Kong grazie a Filippo Macchi nel fioretto maschile e Giulia Rizzi nella spada femminile, entrambi approdati alle semifinali e già sicuri del podio.

Macchi firma l’impresa di giornata battendo nei quarti il russo Kirill Borodachev con una straordinaria rimonta: sotto 14-12, il pisano piazza tre stoccate consecutive e chiude 15-14. Per il toscano, alla prima medaglia individuale iridata in carriera, la semifinale sarà contro il giapponese Kazuki Iimura, che ha eliminato l’altro azzurro Tommaso Marini per 15-11. Nell’altra parte del tabellone si sfideranno l’ungherese Daniel Dosa e il ceco Alexander Choupenitch.

Percorso convincente anche per Giulia Rizzi, che nei quarti domina il derby azzurro contro la numero uno del ranking mondiale Alberta Santuccio con il punteggio di 15-7. La spadista friulana, anche lei alla prima medaglia individuale ai Mondiali, affronterà in semifinale la polacca Barbara Brych. L’altra sfida metterà di fronte la coreana Sera Song e la cinese Tan Junyao.

Nel cammino verso le semifinali, Macchi aveva superato il sudcoreano Kim Tae Hwan (15-13), il giapponese Toshiya Sato (15-10) e il sudcoreano Im Cheolwoo (15-12). Si sono invece fermati Tommaso Marini, sconfitto nei quarti da Iimura dopo aver eliminato negli ottavi Guillaume Bianchi nel derby italiano, e Tommaso Martini, uscito al primo turno.

Nella spada femminile è stata eliminata all’esordio Rossella Fiamingo, battuta 15-14 dalla giapponese Tamaki Terayama. Santuccio aveva raggiunto i quarti dopo aver superato la rumena Emma Mihalache, la polacca Magdalena Pawlowska e la canadese Ruien Xiao, mentre Rizzi aveva eliminato l’indiana Prachi Lohan, la svizzera Aurora Favre e la cinese Yu Sihan.

Pallavolo, l’Italia fermata dal Brasile in semifinale di Nations

Roma, 25 lug. (askanews) – L’Italia cede il passo ad un grande Brasile nella semifinale di VNL 2026 a Macao. Al termine di un match spigoloso ed intensissimo, le ragazze del CT Julio Velasco non sono riuscite a battere un Brasile preso per mano da una straordinaria Ana Cristina grande protagonista del 2-3 finale (25-21; 21-25; 24-26; 25-22; -15). Le azzurre nonostante un primo set incoraggiante, salutano la possibilità del tris in VNL e domani giocheranno per il bronzo all’East Asian Games Dome di Macao contro la perdente dell’altra semifinale Turchia-Cina.

Carburanti, Conte: zero risposte governo, basta fischiettare

Roma, 25 lug. (askanews) – “Il Governo blocca-Italia è impegnato da settimane a litigare su legge elettorale e intercettazioni. Oppure a giocare a nascondino con le chat fra Delmastro di FdI e un prestanome del clan senese. Nel mondo reale le imprese chiedono prestiti per sopravvivere ai rincari energetici, come riporta oggi Il Sole 24 Ore. I prezzi al distributore, con il gasolio sopra i 2 euro e 10 al litro, stanno mangiando gli stipendi. Da Meloni e soci zero risposte. Nessuno pensa che si possano mettere in campo i 1000 euro con un click che Giorgia Meloni prometteva dall’opposizione. Qui servono misure serie e bisogna correre e investire per proteggere famiglie e imprese: quando prendiamo risorse da extraprofitti di banche, colossi energetici e industria delle armi? Quando dagli incassi extra dello Stato per i vari rincari e dalle folli spese per il Riarmo? Quando andiamo in Europa a pretendere investimenti massicci su una strategia di rilancio industriale ed energetica, come abbiamo fatto in pandemia col Pnrr? Bisogna risollevare il Paese e dare respiro ai cittadini. Basta fischiettare”. Lo scrive sui social il leader M5s Giuseppe Conte.

Anastasi (Formez): la tutela passa da competenze e innovazione

L’Aquila, 25 lug. (askanews) – “Competenze, innovazione e inclusione rappresentano oggi le nuove sfide del welfare del lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale”. È il messaggio lanciato dal presidente di Formez, Giovanni Anastasi, intervenendo al Festival del Sociale dell’Aquila, appuntamento dedicato al confronto sui temi dell’innovazione, della coesione sociale e delle trasformazioni che interessano il mondo del lavoro. L’iniziativa è promossa dall’assessorato alle Politiche sociali della Regione Abruzzo con la collaborazione di Formez. “L’intelligenza artificiale e l’innovazione, in genere, sono innanzitutto un’opportunità per servizi migliori, più veloci e puntuali, all’insegna dell’inclusione, e della capacità di comprendere i bisogni puntuali del mondo reale”, ha dichiarato Anastasi. Per il presidente di Formez, il vero welfare del XXI secolo consiste nell’accompagnare lavoratori e organizzazioni nel cambiamento, investendo in formazione e competenze. “La competenza rappresenta oggi una delle principali forme di tutela del lavoro – ha aggiunto – nessuno deve sentirsi escluso dal futuro: l’innovazione può e deve diventare un fattore di inclusione e opportunità per tutti”. Nel corso del suo intervento Anastasi ha ricordato anche l’impegno di Formez nella diffusione della cultura digitale e dell’intelligenza artificiale attraverso percorsi di alfabetizzazione, webinar, attività di formazione e accompagnamento rivolti alle amministrazioni pubbliche, con particolare attenzione all’inclusione digitale e alla crescita delle competenze.

Atletica, 100m Usa, Lyles in 9″79 a New York, mondiale stagionale

Roma, 25 lug. (askanews) – Noah Lyles vince la finale dei 100 metri ai Campionati Nazionali Statunitensi in corso all’Ichan Stadium di New York. Il campione olimpico si impone con il tempo di 9″79, sostenuto da un vento a favore di 0,8 metri al secondo, conquistando la miglior prestazione mondiale stagionale sulla distanza.

Lo sprinter americano abbassa di tre centesimi il precedente limite stagionale stabilito dal giamaicano Oblique Seville il 19 giugno a Kingston. Lyles eguaglia inoltre il proprio primato personale con cui ha vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Parigi 2024, migliorando di dodici centesimi il tempo di 9″88 registrato al Golden Gala di Roma lo scorso 4 giugno.

Alle spalle del vincitore si piazzano Ronnie Baker e Kenny Bednarek, entrambi accreditati del tempo di 9″88. Completano la finale sotto il muro dei dieci secondi Christian Coleman con 9″93 e Courtney Lindsey con 9″97.

In Francia nuove evacuazioni nei pressi di Bordeaux per gli incendi

Roma, 25 lug. (askanews) – L’incendio in atto da mercoledì scorso nella regione della Gironda, nel sud-ovest della Francia, si è propagato durante la notte verso l’area metropolitana di Bordeaux, rendendo necessaria l’evacuazione, in via precauzionale, di sette comuni alla periferia della città. Lo ha annunciato oggi il prefetto del dipartimento della Gironda, Sophie Brocas. Ieri il premier francese Sebastien Lecornu ha affermato che gli incendi “hanno raggiunto un livello senza precedenti”, riferendo di oltre 141.000 persone già evacuate. Oggi, il sindaco di Biganos, nella Gironda, Bruno Lafron, ha detto all’emittente Bfmtv che le fiamme hanno devastato “oltre 30.000 ettari” di terreno.

Domenica temporali anche forti: poi torna il gran caldo

Roma, 25 lug. (askanews) – In questa Estate 2026, ormai in lizza per diventare la più calda della storia italiana, le buone notizie durano lo spazio di poche ore. L’attuale e gradevole discesa delle temperature estive al Centro-Nord (scese sotto la media per la prima volta dal luglio 2025) ha già i giorni contati. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma che all’orizzonte si profilano due minacce ben distinte: un’ondata di maltempo domenica e il ritorno inesorabile dell’Anticiclone Africano.

Il weekend: dal sabato di attesa al maltempo di domenica La giornata di sabato trascorrerà in un clima di transizione. Il tempo sarà generalmente buono e termicamente sopportabile, ad eccezione di Sardegna e Sicilia dove farà caldo. Dal pomeriggio, però, l’avvicinamento di una perturbazione atlantica porterà le prime piogge su Valle d’Aosta e Piemonte, estendendosi in serata anche a Liguria, Alta Toscana e Lombardia.

Il clou del peggioramento colpirà durante l’ultima domenica di luglio. I modelli meteorologici individuano una zona di massima allerta: le coste tra Liguria di Levante, Toscana e Lazio. In questi settori si attendono fenomeni molto violenti, caratterizzati da grandine di grosse dimensioni, raffiche di vento e precipitazioni persistenti. L’instabilità non risparmierà la Pianura Padana e le Alpi, spingendosi dal pomeriggio fino alla Campania, mentre l’estremo Sud farà i conti con una breve e brusca impennata termica. L’energia devastante di questi imminenti temporali ha un’origine chiara: il calore anomalo delle nostre acque. Il mare italiano ha raggiunto i 28°C davanti alle coste liguri e tirreniche e addirittura i 30°C in Campania, valori tipici di Cuba o dei Caraibi. Oltre a rappresentare un dramma per la fauna marina, un mare così caldo è un immenso serbatoio di “carburante” pronto a esplodere al primo refolo di aria fresca. Ecco spiegato il maltempo di domenica soprattutto lungo le coste liguri e tirreniche. Dal 29 luglio la quarta ondata africana Smaltita la furia dei temporali, il clima subirà però l’ennesimo ribaltone. A partire da mercoledì 29 luglio la ruota del caldo tornerà a girare a pieno regime, inaugurando la quarta fiammata sahariana della stagione che ci terrà compagnia almeno fino al 10 agosto. Le proiezioni indicano un rapido rientro nella fornace: si prevedono 39°C a Milano e Roma, e picchi che supereranno agevolmente i 41-43°C nelle aree più roventi del Centro-Sud. Fatta salva qualche fisiologica e breve parentesi instabile sulle Alpi, l’Italia intera dovrà prepararsi a sudare ancora.

La lingua morta della politica: un paradigma che ha smesso di pensare

Renzi che sfida Vannacci a fare la “maratona” davanti alle telecamere. Fratoianni che evoca il “colpo di stato”. Neologismi sparati come petardi, rancori trasformati in randellate verbali. Destra e sinistra, senza distinzione: il sintomo è lo stesso, e non è solo cattivo gusto. È la spia di una mutazione più profonda.

Il politichese è morto, viva la neolingua

Per decenni abbiamo chiamato “politichese” l’arte di dire tutto senza dire niente: frasi lunghe, subordinate infinite, un pensiero annacquato ma pur sempre presente, sepolto sotto la retorica. Oggi è diverso. Il linguaggio politico non nasconde più un pensiero: lo sostituisce. Non è né lungo né corto. È morto. Non c’è più nulla da interpretare, nessuna ermeneutica necessaria, perché sotto la superficie non c’è una seconda superficie: c’è il vuoto.

Klemperer e le dosi che avvelenano

Victor Klemperer, filologo sopravvissuto al nazismo, lo aveva già capito osservando la lingua del Terzo Reich: non sono i grandi discorsi a plasmare le menti, ma le parole d’uso quotidiano, ripetute ossessivamente in dosi minime, come un veleno che si assume senza accorgersene. Un “colpo di stato” buttato lì con leggerezza, una “maratona” gridata come una sfida da cortile: non sono lapsus, sono il termometro di una lingua pubblica ridotta a puro slogan.

Debord: siamo sul set, non nel discorso

Ed è qui che torna utile Guy Debord: la politica come spettacolo che sostituisce il rapporto diretto con la realtà. Il duello mediatico non serve a convincere, serve a rappresentare un conflitto, per un pubblico che non chiede argomenti ma scene. Siamo davvero su un set cinematografico, come si intuisce guardando certi video: il copione conta più del contenuto.

Pasolini e la mutazione antropologica

Pier Paolo Pasolini l’aveva chiamata mutazione antropologica: un imbarbarimento linguistico che è insieme causa ed effetto della perdita di senso. Non serve più un’ideologia per governare le menti, basta l’omologazione linguistica. La banalità del male di Hannah Arendt, spesso invocata in questi casi, qui non basta: quella era l’assenza di pensiero nel burocrate silenzioso, non lo spettacolo urlato di chi il pensiero lo sacrifica volontariamente sull’altare del consenso.

Una cultura possibile, nel senso etimologico

Forse la vera domanda non è se la politica sia ancora dettata dalla finanza o dalla tecnica, ma se possa tornare a essere guidata da una cultura, nel senso etimologico di coltivare — il pensiero, la parola, il senso. Finché la lingua resterà questo guizzo suicidario verso la morte del significato, non c’è attentato più grave di quello, quotidiano, contro il linguaggio stesso.

L. elettorale, Schlein: continueremo a fare muro

Udine, 24 lug. (askanews) – “Noi abbiamo messo in campo un’alleanza progressista molto competitiva che già ha dimostrato di saper vincere e governare bene insieme in tante regioni, in tanti comuni. Lo facciamo senza litigare, lo facciamo anteponendo l’interesse degli italiani”. Così Elly Schlein, segretaria del Pd, ad Aquileia in Friuli, confermando che sulla legge elettorale “continueremo a fare muro”.

“Quindi capisco la preoccupazione” della maggioranza, ha aggiunto, “ma non è una buona ragione per procedere a suon di forzature parlamentari a cambiare una legge elettorale, peraltro nel modo in cui lo stanno facendo, con una legge che vuole introdurre il premierato senza più toccare la Costituzione, perchè dopo la batosta che hanno preso al referendum costituzionale con 15 milioni di no, Giorgia Meloni ha abbandonato il premierato. Però sta provando a realizzarlo attraverso questa legge elettorale. Noi continueremo a fare muro”.

A Roma presentata la campagna “I Silenzi dell’RSV”

Roma, 24 lug. (askanews) – Ogni anno in Italia il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV) provoca circa 290mila infezioni respiratorie acute, oltre 26mila ricoveri e circa 1.800 decessi tra gli adulti, colpendo soprattutto anziani e persone con patologie croniche. Per richiamare l’attenzione sull’impatto della malattia e promuovere un accesso più uniforme alla vaccinazione degli adulti fragili è stata presentata alla Camera dei Deputati la campagna “I Silenzi dell’RSV”, realizzata insieme a Helaglobe, con il contributo non condizionante di GSK, Moderna e Pfizer.

L’iniziativa, promossa per volontà dell’Onorevole Rampelli, ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali tra cui la dott.ssa Anna Caraglia, dirigente sanitario medico presso la Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute e l’avv. Eleonora Zazza, Presidente del Corecom Lazio.

“Il virus respiratorio sinciziale oggi non provoca soltanto migliaia di decessi, ma ha anche un impatto devastante sulle persone più fragili. Oggi una soluzione esiste, ma purtroppo non è ancora accessibile a tutti coloro che potrebbero beneficiarne. Per questo è fondamentale coinvolgere le istituzioni e le associazioni, affinché si facciano promotrici di una maggiore sensibilizzazione su un tema che merita molta più attenzione” ha dichiarato Davide Cafiero, Managing Director Helaglobe.

Nel corso dell’incontro è stato ricordato che il virus è ancora poco conosciuto e spesso viene confuso con altre infezioni respiratorie, con possibili ritardi diagnostici e un ricorso non appropriato agli antibiotici.

“L’infezione da virus respiratorio sinciziale è una delle principali cause di infezioni delle basse vie respiratorie e può provocare patologie anche molto gravi. Ogni anno si registrano oltre 20.000 ospedalizzazioni e le stime indicano che questo numero potrebbe arrivare fino a 50.000 casi, con circa 3.000 decessi. Come per altre infezioni respiratorie, anche per il virus respiratorio sinciziale è disponibile un vaccino che ha dimostrato un’elevata efficacia nella prevenzione delle forme più gravi della malattia” ha aggiunto Massimo Andreoni, Professore Ordinario Malattie Infettive Università ‘Tor Vergata’ Roma

La campagna è promossa da un’ampia coalizione di associazioni di pazienti con patologie respiratorie, cardiocircolatorie e croniche, nata per chiedere un accesso omogeneo alla prevenzione vaccinale su tutto il territorio nazionale.

“È fondamentale garantire una protezione efficace soprattutto alle persone più fragili: gli anziani e chi convive con una o più patologie croniche. Proteggerli da batteri, virus e altri agenti patogeni significa ridurre il rischio che queste infezioni compromettano ulteriormente il loro stato di salute e la qualità della loro vita. Per chi vive con una patologia respiratoria cronica, la prevenzione rappresenta un elemento essenziale per preservare il proprio equilibrio clinico e affrontare la quotidianità con maggiore sicurezza” ha concluso Simona Barbaglia, presidente Associazione Respiriamo Insieme APS

Durante l’incontro è stato inoltre presentato il video-manifesto “La Forza dell’Assenza”, dedicato all’impatto dell’RSV sulla vita delle persone più fragili e all’importanza della prevenzione.

Carburanti, Meloni vede Giorgetti, si valuta meccanismo accise mobili

Roma, 24 lug. (askanews) – “Il governo è al lavoro sul caro benzina. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto oggi un confronto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti. Al centro del colloquio la situazione economica generale, con particolare attenzione all’andamento dei prezzi dei carburanti. Il Governo sta approfondendo le possibili iniziative da adottare, anche con riferimento all’eventuale attivazione del meccanismo delle accise mobili”. È quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi.

Una stella sulla Walk of fame di Hollywood per Roberto Bolle

Milano, 24 lug. (askanews) – Una stella sulla Walk of fame di Hollywood per Roberto Bolle. L’étoile della danza italiana è stata inserita dalla Camera di Commercio di Los Angeles tra i 32 premiati della Classe 2027 nella categoria Live Theatre/Live Performance, una decisione accolta con emozione dall’artista.

“Ci sono traguardi che sembrano appartenere ai sogni. Fino al giorno in cui diventano realtà. Entrare a far parte della Hollywood Walk of Fame Classe 2027 è uno di quei momenti – ha commentato Bolle – Un riconoscimento che mi emoziona profondamente e che considero tra i più importanti della mia vita e della mia carriera. In un percorso come il mio nulla si costruisce da soli. Per questo desidero condividere questo riconoscimento con chi ha reso possibile il mio cammino: la mia famiglia, il mio team, tutte le persone che mi hanno sostenuto nel corso degli anni e il pubblico che continua a seguirmi con affetto ed entusiasmo. Questa stella porta anche un po’ della danza, dell’arte e dell’Italia nel cuore di Hollywood. Ed è questo che mi rende ancora più felice. Grazie di cuore”.

Con Roberto Bolle sale a 19 il numero dei grandi nomi dell’arte in Italia celebrati sul marciapiede più famoso di Los Angeles, l’Hollywood Boulevard. Fra questi Anna Magnani, Sophia Loren e Gina Lollobrigida.

Musica, Baglioni: sold out anche seconda data del 25 ottobre a Roma

Roma, 24 lug. (askanews) – Immediatamente dopo essere stati messi in vendita, finiscono anche tutti i biglietti disponibili per il secondo concerto speciale di “Che notte è questa! la partenza” di Claudio Baglioni, l’evento che debutterà il 24 ottobre 2026 e si replicherà il 25 ottobre 2026, a Piazza di Siena, Villa Borghese, Roma.

Gli organizzatori – informa una nota – stanno valutando le possibilità e i modi per far fronte alle oltre centomila richieste pervenute. Con gli eventi di Che notte è questa!, Claudio Baglioni inaugura e conclude, il GrandTour LaVita È Adesso, il viaggio artistico che attraverserà l’Italia più bella, toccando i luoghi e i siti storici, monumentali, architettonici e paesaggistici di maggior fascino e valore. Il percorso del GrandTour terminerà, dopo un anno, il 23 ottobre 2027 con “Che notte è questa! il ritorno”, ai Fori Imperiali.

“Che notte è questa!” è prodotto e organizzato da Friends & Partners e Come s.r.l. in collaborazione con Roma Capitale, Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda.

Iran, il Wsj: Trump è scettico sulla soliuzione diplomatica, è "in modalità vendetta"

Roma, 24 lug. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump sta perdendo la pazienza sulla guerra con l’Iran, che pensava dovesse durare solo alcune settimane e di cui invece non vede la fine a quasi cinque mesi dall’inizio. E’ quanto scrive il Wall Street Journal, a cui un funzionario dell’amministrazione ha detto che Trump sarebbe “in modalità vendetta” nei confronti di Teheran, nutrendo scetticismo verso la diplomazia.

Alcuni consiglieri del presidente temono che il conflitto, che ha fatto impennare i prezzi, ha intaccato i tassi di gradimento di Trump e causato la morte di oltre una decina di militari americani, stia consumando la sua presidenza e danneggiando i repubblicani in vista delle elezioni di medio termine. Fallito il cessate il fuoco annunciato lo scorso giugno, “negli ultimi giorni il presidente Trump è diventato sempre più scettico riguardo alla possibilità che negoziati con l’Iran possano portare a una pace duratura”, secondo fonti al corrente della questione.

Stando a un funzionario dell’amministrazione, “Trump crede che l’unica cosa che l’Iran comprende è la forza militare” e che ci siano ben poche altre opzioni se non quella di continuare ad attaccare.

Ieri, in un’intervista ad Axios, Trump ha ammesso che sta valutando di lanciare “un attacco massiccio” contro l’Iran, un attacco “più vasto di qualsiasi altro”, precisando di essere “vicino” a una decisione.

Il Wsj ricorda che gli Stati Uniti stanno incrementando forze armate, armamenti e personale medico dispiegati nella regione, “per dare a Trump più opzioni militari qualora decidesse di intensificare le ostilità”.

Cortona On The Move, dieci fotografi per guardare ancora l’Italia

Cortona, 24 lug. (askanews) – Un nuovo racconto del paesaggio italiano attraverso il lavoro contemporaneo di dieci fotografi, sulla scia di grandi progetti storicizzati, ma con la volontà di aggiornare una storia visuale del nostro Paese. Cortona On The Move, nell’edizione dedicata tutta alla nostra “Beautiful Country”, presenta un progetto inedito, “Peninsula”, ospitato nella Fortezza del Girifalco.

“Ho pensato che un festival debba anche proporre un contenuto suo originale – ha detto ad askanews la direttrice artistica Renata Ferri – che non esiste da nessun’altra parte. Questo è stato l’incipit con cui ho messo in piedi questo progetto. Ho chiesto a molti artisti italiani chi stesse lavorando sul paesaggio italiano, sull’Italia, e quindi quelli che hanno aderito al progetto avevano già più o meno in corso dei loro progetti sull’Italia e in alcuni casi volevano iniziarne di nuovi”.

Il risultato è affascinante, diverso, a volte straniante, a volte così dettagliato da sembrare microstoria, per dirla alla Carlo Ginzburg, ma è anche – e forse soprattutto – da lì che passa il senso di un luogo e del nostro viverci. Le immagini di Arianna Arcara, Fabio Barile, Marina Caneve, Federico Clavarino, Matteo de Mayda, Giorgio Di Noto, Alessandro Imbriaco, Rachele Maistrello, Giulia Parlato e Giovanna Silva scavano a volte lontano, a volte nel notissimo e catturano quasi sempre l’attenzione. “La cosa che mi ha animato – ha aggiunto la direttrice – era non solo far vedere l’Italia, ma portare anche degli artisti italiani a una maggiore visibilità al grande pubblico”.

Il progetto è ambizioso ed è stato sostenuto da partner importanti. “Pensare che questo progetto così fortemente identitario – ci ha detto Michele Coppola, direttore Arte Cultura e Beni storici di Intesa Sanpaolo – nasca con un sostegno specifico della fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e di Intesa San Paolo credo che rappresenti tanto e che permetta di dire ancora una volta come arte, cultura e nello specifico fotografia siano ragioni identitarie che permettano a luoghi a borghi meravigliosi come Cortona di essere ancora di più al centro dell’attenzione ed essere ancora di più capaci di attrarre intelligenze, attrarre attenzioni, a trarre simpatia e attrarre visitatori”.

E “Peninsula” lascia anche un’altra sensazione, ossia che la fotografia abbia ancora tanto da fare e da dire, sull’Italia, certo, ma anche più mi generale come linguaggio del contemporane

Al Senato presentata la piattaforma Gnosphera

Roma, 24 lug. (askanews) – Si è tenuta a Roma nella Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, la conferenza stampa “Open Source Intelligence e Situational Awareness” promossa dalla Vice Presidente del Senato Licia Ronzulli. Presenti il Sottosegretario di Stato al Ministero della Difesa l’onorevole Matteo Perego di Cremnago, il Presidente del COPASIR l’onorevole Lorenzo Guerini, il Generale Alessandro Ferrara già in servizio presso DIS e AISI, Francesco Carioti Capo Divisione Relazioni Istituzionali – Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, Marco Bacini professore dell’Università LUM e Direttore del Master Intelligence per la Sicurezza Nazionale e Internazionale e Giuseppe Cicconi Founder O&DS – Esperto di intelligenza artificiale e trasformazione digitale. Un incontro per approfondire il contributo che le fonti aperte e l’intelligenza artificiale offrono alla comprensione dei fenomeni contemporanei e alla qualità delle decisioni. Nel corso della conferenza è stato presentato Gnosphera, progetto italiano nato per organizzare e analizzare dati provenienti da fonti aperte rendendoli più facilmente leggibili e utilizzabili per coloro che sono chiamati alla valutazione dei rischi e della sicurezza nazionale.

“Gnosphera è una piattaforma di intelligence e di Situational Awareness. In un contesto globale caratterizzato da una minaccia sempre più multidimensionale, nasce la necessità di monitorare contemporaneamente una molteplicità di domini. Gnosphera risponde a questa esigenza aggregando informazioni e segnali provenienti da ambiti diversi. Nella sua componente cartografica, accessibile a tutti, questi domini vengono rappresentati e resi visibili in modo integrato. L’analista può così osservare contemporaneamente una serie di segnali, non solo per trovare risposte, ma soprattutto per sviluppare le domande corrette e ottenere una comprensione più approfondita dello scenario” ha dichiarato il Prof. Marco Bacini dell’Università LUM e Direttore Master Intelligence per la Sicurezza Nazionale e Internazionale.

Dall’incontro è emersa la necessità di una sicurezza nazionale proattiva, capace di integrare analisi geopolitiche, digitali ed economiche per prevenire minacce complesse.

“Oggi la piattaforma integra 82 layer, ovvero 82 fonti dati che vengono raccolte e analizzate. L’obiettivo è arrivare, entro la fine dell’anno, a 100 fonti dati e sviluppare una versione on-premise della piattaforma, cioè una soluzione non accessibile esclusivamente online, ma installabile direttamente all’interno della rete di un potenziale governo o di un’azienda” ha aggiungo Giuseppe Cicconi di O&DS

Ma come cambia la metodologia di analisi delle agenzie di sicurezza di fronte a strumenti predittivi come Gnosphera?

“Io penso che sia indispensabile raccogliere i dati, perché quando parliamo di minaccia integrata parliamo proprio della capacità di unire tutte le specializzazioni, le competenze e le specificità dei diversi ambiti. Gnosphera nasce con questo obiettivo: raccogliere informazioni e consentire un’interpretazione aggregata, integrata, da parte degli analisti. Questo permette di avere una visione della minaccia completamente diversa rispetto al passato, più ampia e più aderente alla complessità degli scenari attuali” ha concluso il Generale Alessandro Ferrara, già in servizio presso DIS e AISI.

La capacità di anticipazione diventa, dunque, vitale per la sicurezza nazionale. Grazie alle fonti aperte e all’intelligenza artificiale, il progetto italiano Gnosphera offre un’analisi integrata dei fenomeni geopolitici, economici e cyber attestandosi come strumento d’avanguardia necessaria per tutelare gli interessi strategici del Paese.

Formula1, Leclerc il più veloce nelle Libere 1 in Ungheria

Roma, 24 lug. (askanews) – Charles Leclerc firma il miglior tempo nella prima sessione di prove libere del Gran Premio d’Ungheria, tredicesimo appuntamento del Mondiale di Formula 1 e ultimo prima della pausa estiva. Il ferrarista chiude in 1’19″075, precedendo la Red Bull di Max Verstappen di quasi mezzo secondo e l’altra Ferrari di Lewis Hamilton, confermando l’ottimo momento della Scuderia dopo i recenti risultati di Silverstone e Spa.

La sessione del monegasco si interrompe però con circa dieci minuti d’anticipo a causa di un problema tecnico. “Qualcosa si è rotto”, comunica via radio Leclerc, costretto a parcheggiare la SF-26. Un inconveniente che Ferrari dovrà analizzare in vista delle seconde libere, pur restando positiva la prestazione complessiva della monoposto.

Quarto tempo per Isack Hadjar con la Red Bull, davanti alla Mercedes di George Russell, apparso in difficoltà con il bilanciamento della W17. Sesta l’Audi di Gabriel Bortoleto, seguita dalla Mercedes del rookie Frederik Vesti, chiamato a sostituire il leader del Mondiale Kimi Antonelli nella sessione riservata ai giovani piloti. Ottavo Nico Hülkenberg con l’altra Audi.

Buona prova anche per l’italiano Leonardo Fornaroli, sedicesimo al volante della McLaren di Oscar Piastri. Il campione di Formula 2 non ha cercato la prestazione sul giro, concentrandosi invece sul lavoro di raccolta dati e sul collaudo degli aggiornamenti aerodinamici introdotti dal team britannico.

La sessione è stata brevemente interrotta da una bandiera rossa provocata dall’Aston Martin di Lance Stroll, fermata da un cedimento della sospensione sinistra. Fernando Alonso ha invece concluso tredicesimo con la vettura profondamente aggiornata portata dal team inglese in Ungheria.

Le seconde prove libere sono in programma nel pomeriggio, con la Mercedes che ritroverà Antonelli al volante e la Ferrari chiamata a verificare l’entità del problema accusato da Leclerc.

La Commissione Ue: TikTok non garantisce la sicurezza online dei minori

Bruxelles, 24 lug. (askanews) – La Commissione europea ha inviato oggi a TikTok una relazione preliminare in cui si afferma che gli account dei minori sulla piattaforma non soddisfano gli standard di sicurezza richiesti dal regolamento Digital Services Act (Dsa) dell’Ue. Su TikTok, i minori possono scegliere di impostare il proprio account come “pubblico”: ciò significa che qualsiasi utente, inclusi coloro che non possiedono un account TikTok, può visualizzare i contenuti dei minori.

Questa impostazione consente inoltre che i contenuti pubblicati da minori “più grandi” (16-17 anni) vengano consigliati a qualsiasi altro utente di TikTok tramite la sezione “for you”. Questa esposizione, secondo la Commissione, “potrebbe comportare contatti indesiderati da parte di potenziali aggressori e il rischio che i contenuti vengano utilizzati per il cyberbullismo. Questa funzionalità offre potenzialmente agli estranei una finestra sulla vita di un minore. Inoltre, poiché ciò che i minori pubblicano può rimanere online per sempre e seguirli fino all’età adulta, questa funzionalità comporta rischi di conseguenze potenzialmente permanenti”.

“Anche quando i minori scelgono un account privato – spiega l’esecutivo comunitario in una nota -, i loro profili possono essere facilmente trovati tramite gli elenchi ‘following’ e ‘followers’ di altri utenti, e le loro foto del profilo rimangono accessibili a chiunque, inclusi gli utenti senza un account TikTok. Le impostazioni di TikTok continuano a esporli a rischi, tra cui contatti indesiderati, cyberbullismo o comportamenti predatori”.

Secondo la Commissione, “le impostazioni dell’account sono fondamentali per garantire la sicurezza online dei minori, poiché determinano chi può visualizzare i loro contenuti e chi può contattarli. Ai sensi del regolamento Digital Security Act, le piattaforme accessibili ai minori devono garantire un elevato livello di privacy, sicurezza e protezione dei propri servizi”. La Commissione “ritiene in via preliminare che le impostazioni dell’account di TikTok non soddisfino questo standard, in quanto espongono gli account e i contenuti dei minori a un pubblico troppo ampio”, e che TikTok, “coerentemente con le Linee guida sulla protezione dei minori, dovrebbe modificare le impostazioni predefinite degli account pubblici dei minori, in modo che i loro contenuti siano, di default, visibili solo agli utenti di TikTok che il minore ha autorizzato”. Inoltre, “sebbene i minori più grandi possano avere la possibilità di condividere i propri contenuti con un pubblico più ampio su TikTok, tali contenuti non dovrebbero in alcun caso essere accessibili a un pubblico globale al di fuori della piattaforma”. TikTok dovrebbe poi “astenersi dal consigliare contenuti di minori ad altri utenti di TikTok tramite il feed ‘for you'”, conclude la Commissione.

Queste conclusioni preliminari non pregiudicano l’esito finale dell’indagine. TikTok ha ora la possibilità di esaminare i documenti contenuti nei fascicoli d’indagine della Commissione e di rispondere per iscritto alle sue conclusioni preliminari, che sono parte di una procedura formale avviata il 19 febbraio 2024 per indagare sulla conformità di TikTok al Dsa.

Qualora le conclusioni della Commissione vengano confermate, la Commissione può emettere una decisione di non conformità, che può comportare l’applicazione di una sanzione pecuniaria determinata dalla natura, dalla gravità, dalla recidiva e dalla durata dell’infrazione. L’importo della sanzione deve essere proporzionato e non può in alcun caso superare il 6% del fatturato annuo globale della società.

L’indagine della Commissione ha riguardato anche la potenziale dipendenza che potrebbe derivare dal modo in cui è progettato TikTok, per la quale sono state adottate conclusioni preliminari nel febbraio di quest’anno. Inoltre, l’indagine ha trattato l’accesso ai dati pubblici per i ricercatori, su cui sono state adottate delle conclusioni preliminari nell’ottobre 2025, e la trasparenza pubblicitaria, questione che si è conclusa con impegni vincolanti nel dicembre 2025.

Milano capitale mondiale del dialogo e dell’integrazione

Roma, 24 lug. (askanews) – Milano si prepara ad accogliere un nuovo appuntamento internazionale dedicato al futuro della comunicazione, al dialogo tra i popoli e alla costruzione della pace. Dal 29 al 31 luglio 2026, presso il MIND – Milano Innovation District, nell’ambito del Milano Latin Festival, si terrà la presentazione ufficiale del World Meeting del Dialogo, della Parola e della Comunicazione Socio-Umanitaria tra i Popoli, progetto culturale e istituzionale di respiro internazionale dedicato alla promozione del dialogo interculturale e interreligioso, della comunicazione etica e della fraternità umana.

L’iniziativa rappresenta l’anteprima ufficiale del grande World Meeting internazionale previsto nel mese di ottobre presso Palazzo Reale a Milano, dove si confronteranno rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, diplomatico, religioso, giornalistico e della società civile sui grandi temi della contemporaneità: la pace, i diritti umani, la convivenza comune, il ruolo della parola e la responsabilità della comunicazione nel futuro dell’umanità.

Il World Meeting intende inoltre affermare una comunicazione capace di contrastare ogni forma di discriminazione sociale, economica, razziale e sessuale, promuovendo una cultura fondata sull’ascolto, sull’integrazione, sulla cooperazione e sul rispetto della dignità di ogni persona. Una comunicazione che unisce, include e costruisce comunità, ponendo al centro il valore dell’essere umano e il dialogo tra le diversità. L’appuntamento si inserisce nel percorso del Milano Latin Festival, manifestazione internazionale che attraverso il linguaggio universale della musica, della cultura e dell’incontro tra comunità promuove il dialogo tra popoli, identità e tradizioni differenti.

Il World Meeting nasce dalla convinzione che la comunicazione rappresenti oggi una vera infrastruttura sociale della comunità globale: attraverso la parola si costruiscono relazioni, si formano coscienze, si generano processi culturali e si orienta il futuro delle società.

Il World Meeting del Dialogo, della Parola e della Comunicazione Socio-Umanitaria tra i Popoli è promosso e organizzato da: Héctor Villanueva, Direttore del Salone delle Nazioni del Milano Latin Festival, Vicepresidente della Federazione Eurandina, ideatore dell’Expo dei Popoli, delle Culture e della Solidarietà, promotore di iniziative dedicate all’integrazione culturale e sociale, alla valorizzazione delle comunità internazionali e all’incontro tra culture.

Biagio Maimone, giornalista, scrittore e comunicatore istituzionale, Direttore della Comunicazione della Fondazione Bambino Gesù del Cairo ETS, coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso, impegnato nella promozione della comunicazione etica, del dialogo interreligioso, della fraternità umana e della cultura della pace.

Due percorsi professionali uniti da una visione comune: fare della comunicazione, della cultura e del dialogo strumenti concreti per favorire una nuova stagione di incontro tra i popoli.

Nel mese di settembre nascerà inoltre l’Associazione ‘Progetto Vita e Umanità’, un’iniziativa ispirata ai medesimi valori che animano il World Meeting. L’Associazione nasce con la missione di dare voce a chi non ne ha: agli ultimi, ai poveri, agli emarginati e a tutte le persone vittime di discriminazione. Sarà un progetto dedicato a promuovere una comunicazione autenticamente socio-umanitaria, al servizio di chi vive ai margini della società, affinché la parola diventi strumento di dignità, inclusione, solidarietà e speranza.

L’iniziativa si realizza con la collaborazione dell’UNAR e con il coinvolgimento di istituzioni, enti, associazioni e realtà culturali presenti a Milano, in Lombardia, in Italia e nel mondo impegnate nella promozione del dialogo, dell’inclusione e della cooperazione internazionale.

Il nuovo ct della Nazionale di calcio: Guardiola dice no all’Italia, Pirlo in pole

Roma, 24 lug. (askanews) – Pep Guardiola ha rifiutato la proposta della FIGC per diventare il nuovo commissario tecnico dell’Italia. Dopo alcuni giorni di riflessione, il tecnico catalano ha comunicato la sua decisione a Paolo Maldini e Leonardo: “Grazie, sono onorato, ma in questo momento non me la sento”.

Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, Guardiola avrebbe preso la decisione soprattutto per il desiderio di concedersi un periodo di pausa dopo dieci anni alla guida del Manchester City. Alla base del rifiuto ci sarebbero anche motivazioni professionali: l’ex allenatore del Barcellona ritiene che il ruolo di commissario tecnico, con un’attività quotidiana meno intensa rispetto a quella di un club, non sia in linea con il suo modo di vivere il calcio.

Guardiola avrebbe inoltre preferito non impegnarsi in un progetto di lungo periodo, quello da otto-dieci anni prospettato dal nuovo direttore tecnico azzurro Paolo Maldini, mantenendo aperta la possibilità di tornare presto ad allenare una squadra di club. Nel corso dei contatti non si sarebbe mai arrivati a discutere dell’aspetto economico.

Con il no del tecnico spagnolo, la FIGC accelera sul piano B. Il principale candidato diventa ora Andrea Pirlo, ritenuto da Maldini e Leonardo il profilo ideale per avviare un nuovo ciclo tecnico e culturale della Nazionale. La scelta del nuovo ct dovrà arrivare in tempi rapidi, con la Nations League in programma tra circa due mesi e l’Europeo del 2028 come primo grande obiettivo del nuovo corso, in vista del Mondiale 2030.

Fine vita, Consulta: non interamente illegittima legge Sardegna

Roma, 24 lug. (askanews) – Con la sentenza numero 148, depositata oggi, la Corte costituzionale ha respinto le censure statali sull’intera legge della Regione Sardegna numero 26 del 2025, in tema di aiuto al suicidio, ma ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di diverse sue disposizioni.

Come già ritenuto nella sentenza numero 204 del 2025 a proposito della legge della Regione Toscana numero 16 del 2025, impugnata dallo Stato con censure sostanzialmente analoghe, anche la legge regionale sarda afferisce alla materia della tutela della salute, limitandosi a disciplinare l’attività delle aziende sanitarie locali.

Numerose sue disposizioni, spiega la Corte, hanno però illegittimamente invaso sfere di competenza riservate alla legislazione statale.

Più precisamente, la Corte ha dichiarato incostituzionale l’articolo 2, comma 1, in base al quale sono ammesse alle prestazioni e ai trattamenti previsti dalla legge regionale “le persone in possesso dei requisiti indicati dalla giurisprudenza della Corte costituzionale”.

La disposizione vìola la competenza legislativa esclusiva statale in materia di ordinamento civile e penale, in quanto, richiamando le pronunce in tema di aiuto al suicidio, “realizza una novazione dei principi ordinamentali in esse contenuti, che produce l’effetto di definire nella legislazione regionale, irrigidendoli, i requisiti per l’accesso al suicidio assistito e, indirettamente, i contorni dell’esimente all’art. 580 cod. pen. così come individuata dalle sentenze di questa Corte”. La legislazione regionale, infatti, in relazione ai delicati bilanciamenti che attengono al suicidio medicalmente assistito, “non può pretendere di agire in via suppletiva della legislazione statale, per così dire ‘impossessandosi’ dei principi ordinamentali individuati da questa Corte”, cristallizzandoli nelle proprie disposizioni.

L’articolo 4 è stato dichiarato incostituzionale nelle specifiche previsioni che “fissano stringenti termini per lo svolgimento” del procedimento di verifica del possesso dei requisiti per l’accesso al suicidio medicalmente assistito da parte della commissione multidisciplinare, previa acquisizione del parere del comitato etico territoriale.

La Corte ha ritenuto violata la competenza legislativa statale in materia di ordinamento civile, in quanto tali sequenze di termini coinvolgono scelte che necessitano di uniformità di trattamento sul territorio nazionale.

Inoltre, queste stringenti previsioni contrastano con i principi fondamentali desumibili dalla legge numero 219 del 2017, che invece valorizzano e promuovono la “cosiddetta alleanza terapeutica”, per cui, ferma rimanendo la necessità di una sollecita presa in carico dell’istanza del richiedente, deve essere “sempre consentita la possibilità di svolgere tutti quegli approfondimenti clinici e diagnostici che la Commissione, multidisciplinare e coinvolgente diverse competenze (tra cui quelle psichiatriche, palliative, psicologiche, medico legali, eccetera), ritenga appropriati”.

La sentenza ha peraltro anche ricordato il “diritto della persona ‘a essere curata efficacemente, secondo i canoni della scienza e dell’arte medica, anche attraverso la concreta messa a disposizione di cure palliative efficaci'”.

Per contrasto con i principi fondamentali in materia di tutela della salute della legislazione statale vigente, interpretati alla luce della giurisprudenza costituzionale, è stato dichiarato incostituzionale anche l’articolo 4, comma 12. Questa disposizione, riconoscendo alla persona in possesso dei requisiti autorizzata ad accedere al suicidio medicalmente assistito la possibilità di “decidere in ogni momento di sospendere o annullare l’erogazione del trattamento”, si rivela “del tutto incoerente con la struttura stessa del suicidio medicalmente assistito”, nel quale “non vi è propriamente alcuna ‘erogazione’ di un trattamento che possa essere sospeso o annullato (come invece nelle ipotesi di eutanasia attiva, riconducibili nell’ordinamento italiano alla fattispecie di omicidio del consenziente), ma piuttosto un’assistenza dei sanitari a una persona che dovrà compiere da sé la condotta finale che direttamente causa la propria morte”.

Sono stati dichiarati incostituzionali altresì l’articolo 5, in base al quale le aziende sanitarie regionali forniscono il supporto tecnico e farmacologico e l’assistenza medica per la preparazione all’autosomministrazione del farmaco autorizzato, e l’articolo 4, comma 10, diretto ad assicurare che tale procedura avvenga nel termine di sette giorni dalla richiesta.

Nel confermare quanto stabilito dalla sentenza numero 132 del 2025, la Corte ha ritenuto violata la competenza legislativa in materia di tutela della salute poiché con queste disposizioni la Regione non si è limitata a fissare una disciplina di dettaglio, ma “si è in realtà appropriata dei principi fondamentali, determinando un vulnus alla riserva, stabilita dall’art. 117, terzo comma, Cost., alla legislazione statale della loro determinazione”.

Immuni da censure sono state invece ritenute le altre disposizioni contenute nella legge regionale. La Corte ha ritenuto che l’esercizio della competenza concorrente nella materia della tutela della salute non possa ritenersi precluso dalla circostanza che lo Stato non abbia ancora provveduto all’approvazione di una legge che disciplini in modo organico, nell’intero territorio nazionale, l’accesso alla procedura medicalizzata di assistenza al suicidio. Infatti, nei limiti sopra precisati, i principi fondamentali della materia sono già desumibili dalla legislazione vigente, letta alla luce delle sentenze della Corte.

Conte: per Meloni chi sbaglia paga, anche i minori. Purché non sia di Fdi

Roma, 24 lug. (askanews) – “Incredibile. Lasciano ancora gli italiani soli. Sono usciti dal Consiglio dei ministri a mani vuote: zero interventi sui prezzi dei carburanti che schizzano oltre 2 euro al litro e che stanno divorando il potere d’acquisto e gli stipendi dei cittadini. Quando restituiranno ai cittadini le risorse incassate in più dallo Stato per i vari rincari e andranno a prendere gli extraprofitti dai big dell’energia e delle armi? Quando recupereranno risorse dal folle piano di Riarmo per metterle sulle emergenze dei cittadini?” Così, in un post su Facebook il presidente M5S Giuseppe Conte.

“Però – aggiunge – una cosa Meloni l’ha fatta ieri: un video roboante in cui dice ‘chi sbaglia paga, pure se minore’. L’importante è che non sia di Fratelli d’Italia: lì partono scudi di protezione come nel caso di Santanchè o di Delmastro, con il partito di Meloni che si rifiuta di fornire alla giustizia le chat dell’ex sottosegretario con un prestanome del clan Senese”.

Ddl Minori, Salvini: se commetti reati non ti nascondi dietro età

Milano, 24 lug. (askanews) – “Avere 16 o 17 anni oggi è diverso da quando li avevo io negli anni ’90, e quindi onori e oneri: se commetti un reato non ti puoi nascondere dietro la minore età”. Lo ha detto il vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini, ospite di Radio Roma Sound parlando del disegno di legge in materia di imputabilità del minore approvato ieri dal Consiglio dei ministri.

“Con questa norma si ribalta la situazione – spiega – si dà per scontato che a 14, 15, 16, 17 anni tu sei consapevole di quello che fai e delle conseguenze, a meno che non venga dimostrato che non eri in grado di intendere e di volere, quindi si ribalta il principio. Dico che è giusto, lo dico anche da genitore. Fino a oggi si riteneva, fino a prova contraria, non punibile, non perseguibile chi commetteva un reato nella minore età, da domani si ritiene che un quindicenne abbia la stessa consapevolezza di un diciannovenne quando fa qualcosa, in bene o in male. Al tempo stesso non è solo un tema sanzionatorio. L’obiettivo è dare una seconda chance a tutti, evidentemente soprattutto se giovani o giovanissimi, però non si può neanche far passare il concetto che si sia impuniti anche se si va in giro col coltello, se si minaccia, se si rapina, se si aggredisce, perché non si hanno ancora 18 anni. Devi essere consapevole di quello che fai e di quello che non fai”. In ogni caso, “per alcuni reati che non prevedono lesioni gravi nei confronti di altri esseri umani” Salvini si è detto favorevole a “valutare pene alternative, servizi sociali e lavori socialmente utili”.

Bologna, Piantedosi: da Lepore grave sottovalutazione della piazza

Roma, 24 lug. (askanews) – “Ha un qualche elemento di gravità un sindaco che evidentemente in maniera inconsapevole convoca una piazza e sottovaluta quello che può succedere”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, intervenendo a L’Aria che tira su La7 sugli scontri avvenuti alla manifestazione convocata dal sindaco di Bologna Matteo Lepore dopo il decesso del marocchino Fakir durante un controllo di polizia.

Da parte di Lepore c’è stata “una sottovalutazione che ha un suo elemento di gravità”, ha ribadito Piantedosi che poi ha sottolineato: “Non dico che Lepore debba chiedere scusa, ma prendere atto e fare una valutazione, visto che sono stati aggrediti poliziotti e sfasciati elementi di arredo della città. Insomma, non è un qualcosa privo di significato”.

“La documentazione fotografiche fino adesso hanno videografiche hanno testimoniato che c’è stata tutta l’attenzione, tutta la ponderatezza, l’adeguatezza, l’equilibrio che si può esplicare in questi casi”, ha detto il ministro dell’Interno.

“I poliziotti si sono approcciati con la sensibilità e la delicatezza richieste della complessità del caso, dopodiché quando la situazione appariva degenrere hanno attivato le esigenze diciamo di contenimento”, ha aggiunto Piantedosi, sottolineando di non aver visionato i filmati delle bodycam degli agenti intervenuti: “Assolutamente no. Avrei potuto visionarle ma non le ho richieste e non le ho volute: io mi fido sempre dell’autorità giudiziaria che deve fare le sue valutazioni. Le indagini faranno il loro corso, siamo solo agli inizi di una vicenda che avrà probabilmente tre gradi di giudizio”.

Scontri in Cisgiordania, per l’Idf è "terrorismo" ma i coloni sono sotto accusa

Roma, 24 lug. (askanews) – Divergono le ricostruzioni su quanto avvenuto oggi in Cisgiordania, dove nel corso di una sparatoria avvenuta nei pressi del villaggio di Tell sono rimasti uccisi quattro palestinesi e un israeliano. Altre sette persone, tra palestinesi e israliani, sono rimasti feriti, cinque dei quali – secondo fonti mediche – in modo grave.

Secondo funzionari palestinesi, la sparatoria è iniziata quando un gruppo di coloni israeliani ha attaccato il villaggio di Tell, vicino all’insediamento di Havat Gilad. Esam Saifi, leader locale del partito palestinese ‘Fatah’, ha dichiarato in un’intervista a Reuters che circa 25-30 coloni israeliani hanno inizialmente attaccato la zona orientale di Tell e hanno tentato di fare irruzione in due case. Gli abitanti sono usciti per affrontarli e i coloni hanno aperto il fuoco, ha affermato Saifi.

Mezz’ora dopo, ha aggiunto, gli israeliani sono tornati e hanno attaccato la parte occidentale del villaggio, ferendo un minore con un’arma. Questo ha causato il caos, e poi è arrivato l’esercito israeliano che ha iniziato a sparare, insieme ai coloni, ha riferito Saifi a Reuters.

Secondo i coloni e le Forze di Difesa Israeliane (Idf) invece, l’episodio sarebbe scattato quando alcuni palestinesi hanno attaccato degli israeliani che stavano facendo un’escursione nella zona intorno a Nablus. Un palestinese avrebbe sottratto un’arma a una guardia della sicurezza civile del vicino insediamento di Havat Gilad e avrebbe aperto il fuoco contro il gruppo ma sarebbe stato ucciso suito dopo dai soldati delle Idf.

Tuttavia – scrive il quotidiano Haaretz -, le immagini riprese sul posto sembrano mostrare una persona armata in piedi vicino a un gruppo di persone, con le forze dell’Idf visibili alle sue spalle senza intervenire.

Le Forze di Difesa Israeliane hanno affermato di considerare l’incidente un attacco terroristico e di aver circondato l’area circostante e diversi accessi a Nablus.

Ondata di attacchi Usa nell’Iran, Teheran risponde: esplosioni in base militare di Erbil

Roma, 24 lug. (askanews) – Diverse esplosioni si sono verificate nelle città iraniane di Bandar Abbas, Omidiyeh, Andimeshk e sull’isola di Qeshm in seguito a una nuova ondata di attacchi statunitensi, secondo quanto riportato dall’emittente televisiva Irib.

“L’Irib segnala diverse esplosioni in tutto l’Iran legate agli attacchi missilistici statunitensi ad Ahvaz, Bandar Abbas, Omidiyeh, sull’isola di Qeshm e ad Andimeshk”, ha dichiarato l’emittente sui suoi canali social.

L’esercito iraniano ha affermato di aver attaccato installazioni militari statunitensi presso la base aerea di Muwaffaq Salti, ad Azraq, in Giordania, e presso la base aerea di Sheikh Isa, in Bahrein. Secondo quanto riporta la televisione iraniana Press Tv, in Bahrein i droni d’attacco Arash avrebbero colpito nelle prime ore di questa mattina serbatoi di carburante, depositi di equipaggiamento, grandi hangar ed edifici che ospitano truppe statunitensi. In Giordania, invece, sarebbero stati colpiti gli hangar e gli alloggi per il personale militare Usa.

Diverse esplosioni si sono udite vicino all’aeroporto di Erbil, nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, che ospita le truppe della coalizione a guida statunitense. Lo ha riferito un giornalista dell’Afp, citato dal Times of Israel.

Le esplosioni sono state udite dopo l’attivazione delle difese aeree, secondo il giornalista, che ha anche visto droni sorvolare la città e fumo levarsi nell’area dell’aeroporto. Erbil ospita anche un importante complesso consolare statunitense.

Gli Stati Uniti hanno inoltre attaccato il quartier generale della Marina dei Guardiani della Rivoluzione nella provincia di Gilan, nel nord dell’Iran, nelle prime ore di oggi, ha dichiarato il capo provinciale della sicurezza, Ali Bagheri.

“Questa mattina, il quartier generale della Marina dei Guardiani della Rivoluzione a Zibakenar (città affacciata sul Caspio) è stato attaccato dal nemico statunitense e parte delle attrezzature presenti nel complesso sono state danneggiate”, ha riferito l’agenzia di stampa iraniana Mehr citando Bagheri.

Non sono state segnalate vittime nell’immediato. Le autorità hanno avviato un’indagine sull’attacco, ha aggiunto Bagheri.

E l’esercito iraniano ha dichiarato di aver lanciato “un’altra ondata di droni” contro le installazioni militari degli Stati Uniti in Kuwait. In particolare, l’esercito iraniano avrebbe attaccato un deposito di munizioni e diverse caserme di truppe statunitensi presso la base aerea di Al Salem, depositi di armi a Camp Buehring, nonché posizioni militari statunitensi a Camp Doha e Arifjan.

Bolzano Danza, “Tanto spazio alle donne, pubblico partecipe”

Bolzano, 24 lug. (askanews) – Tante donne, a partire da una leggenda della danza come Louise Lecavalier, per l’edizione 2026 di Bolzano Danza e un pubblico partecipe e attento. Così Anouk Aspisi, che insieme a Olivier Dubois dirige il festival nel capoluogo altoatesino, ha fotografato la prima metà dell’evento, che si svolge fino al 31 luglio.

Trump vara nuovi dazi del 10-12,5% sulle importazioni di 60 Paesi, per contrastare il "lavoro forzato"

Roma, 24 lug. (askanews) – L’amministrazione del presidente Donald Trump imporrà da venerdì nuovi dazi compresi tra il 10% e il 12,5% sulle importazioni provenienti da 60 Paesi, nell’ambito di un nuovo regime tariffario che, secondo la Casa Bianca, punta a contrastare il lavoro forzato. Lo riferisce il Wall Street Journal.

Secondo il quotidiano, i nuovi dazi, annunciati dall’ufficio del rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti Jamieson Greer, sostituiranno la tariffa globale temporanea del 10% introdotta da Trump a febbraio dopo che la Corte Suprema aveva annullato gran parte del precedente impianto tariffario dell’amministrazione.

Il Wall Street Journal spiega che i nuovi prelievi riguardano circa 60 Paesi, che rappresentano il 99% degli scambi commerciali degli Stati Uniti. Ai Paesi che dispongono di una legislazione contro il lavoro forzato sarà applicato un dazio del 10%, mentre per quelli privi di norme specifiche l’aliquota sarà del 12,5%.

Le nuove misure entreranno in vigore alle 00:01 di venerdì, in coincidenza con la scadenza della tariffa temporanea del 10%. Restano esclusi i prodotti già soggetti ai dazi per motivi di sicurezza nazionale, tra cui acciaio, alluminio, automobili e componenti, oltre ad alcune importazioni alimentari e agricole, fertilizzanti e prodotti energetici, riferisce il quotidiano.

Secondo il Wall Street Journal, il nuovo regime tariffario si basa sulla Sezione 301 del Trade Act del 1974, una disposizione che conferisce al presidente ampi poteri in materia commerciale ed è considerata giuridicamente più solida rispetto alla base normativa utilizzata per i dazi bocciati dalla Corte Suprema. Una volta entrati in vigore, i dazi potranno rimanere in vigore a tempo indeterminato ed essere modificati unilateralmente dal presidente.

Un alto funzionario dell’amministrazione, citato dal quotidiano, ha spiegato che i Paesi che adotteranno misure più efficaci contro il lavoro forzato potranno ottenere una riduzione dell’aliquota dal 12,5% al 10%. L’India, ad esempio, è passata dal 12,5% al 10% dopo l’approvazione di una legge sul contrasto al lavoro forzato. Resta invece incerto se qualche Paese possa ottenere in futuro un’aliquota pari a zero.

Il Wall Street Journal osserva che, pur essendo presentati come uno strumento contro il lavoro forzato, i nuovi dazi sono considerati da alcuni critici un tentativo di ricostruire il sistema tariffario globale di Trump dopo la decisione della Corte Suprema. Secondo esperti di diritto commerciale citati dal giornale, tuttavia, le nuove misure hanno maggiori probabilità di superare eventuali ricorsi giudiziari proprio perché fondate sulla Sezione 301 del Trade Act del 1974.

Dal 25 luglio all’8 settembre 1943: la caduta del regime e la crisi dello Stato

Il proclama del re e il nodo del comando delle Forze Armate

La sera del 25 luglio 1943, subito dopo l’annuncio della nomina di Pietro Badoglio a capo del governo, la radio trasmise due proclami che furono pubblicati dai giornali, ma non dalla Gazzetta Ufficiale; il primo, firmato da re Vittorio Emanuele III, dichiarava l’assunzione nelle sue mani del comando di tutte le Forze Armate, affermazione priva di significato in quanto, secondo lo Statuto, il re aveva, anche durante la guerra, il comando di tutte le forze armate.

L’ordine del giorno promosso da Dino Grandi nella riunione del giorno prima durante il Gran Consiglio era stato più preciso, perché recava la dicitura: “Il Gran Consiglio invita il Capo del governo a pregare la Maestà del re Imperatore affinché voglia assumere l’effettivo comando delle Forze Armate”.

Il re infatti era istituzionalmente comandante supremo delle forze armate, tanto che all’inizio del conflitto aveva affidato a Mussolini il comando in sottordine di una parte delle forze armate, precisamente quelle “operanti”. Infatti nel proclama dichiarava: “Zona di operazione 11 giugno 1940. Io Capo supremo di tutte le forze di terra, mare, aria affido al Capo del governo, il comando delle truppe operanti su tutti i fronti”. Quindi assai oscuro il significato del proclama del 25 luglio 1943: da bandi pubblicati successivamente sulla Gazzetta Ufficiale (II, n. 179, 4 agosto 1943) potrebbe sembrare che il re abbia voluto revocare il comando in sottordine, affidato a suo tempo al capo del governo, di una parte delle regie forze armate stesse. La Gazzetta Ufficiale citata pubblica un bando del comandante supremo delle forze armate del 1° agosto 1943 a firma del re, mentre fino a quel momento i bandi erano stati emanati non già dal comandante supremo delle forze armate, ovvero il re, ma dal comandante delle truppe operanti, ovvero Mussolini.

Non è neppure chiaro se nel 1940 il comando delle truppe operanti fosse stato dal re affidato personalmente a Mussolini o al capo del governo. Mussolini infatti non è nominato, ma le qualifiche di capo del governo, duce del fascismo, primo maresciallo dell’Impero, sembrano indicarlo: se capo del governo e duce del fascismo erano qualifiche spettanti anche ai successori, il grado di primo maresciallo dell’Impero era invece rivestito solo dal re e da Mussolini.

Il Gran Consiglio e una decisione già maturata

Fatto sta che in quella calda domenica di luglio i romani erano sovente barricati in casa col caldo soffocante, avendo subito giorni prima un bombardamento che aveva mietuto oltre mille morti e devastato interi quartieri popolari.

La sera di sabato 24 luglio alle ore 17 si era riunito, cosa che non accadeva dal 1939, il Gran Consiglio del Fascismo, su richiesta dei gerarchi Dino Grandi e Giuseppe Bottai, i quali si erano recati da Mussolini il 16 luglio mostrandogli l’ordine del giorno che prevedeva, in base all’articolo 5 dello Statuto del Regno, il ripristino delle funzioni del re in materia di forze armate, quindi Mussolini sapeva perfettamente l’oggetto dell’ordine del giorno che sarebbe stato votato in Consiglio. Quel sabato quindi Dino Grandi, Presidente della Camera dei Fasci, uscendo dalla sua villa in Via Druso (villa che poi dal 1958 sarebbe stata acquistata come residenza dall’attore Alberto Sordi), era ben conscio che si sarebbe trattato di un cambiamento forte del regime, comunque senza nessuna intenzione di farlo cadere ma di modificarlo, probabilmente in senso clerico-conservatore, ignorando tuttavia sia la situazione internazionale che la natura sostanzialmente rivoluzionario-eversiva del fascismo stesso.

Forse nessuno dei firmatari dell’ordine del giorno Grandi prevedeva né sapeva che comunque il re e i comandi militari erano intenzionati ad eliminare Mussolini da capo del governo sin dal 19 luglio stesso, quando, il giorno appunto del bombardamento di Roma, il duce aveva incontrato a Feltre Hitler cercando di far uscire l’Italia dalla guerra senza tuttavia riuscirci. Lo avevano accompagnato il generale Vittorio Ambrosio e i più alti gradi militari e al rientro avevano informato il re dell’infruttuoso incontro con il Führer.

Quindi il voto del Gran Consiglio del 24 luglio non c’entra nulla con la caduta del fascismo; il giorno dopo Mussolini chiese un anticipo dell’incontro col re previsto per lunedì 26 proprio per riferirgli dell’esito del Consiglio. Da vent’anni il re e il duce si incontravano regolarmente il lunedì e il giovedì e quella richiesta di anticipo non fece altro che trasferire il progetto di arrestare Mussolini dal Quirinale, dove lo stesso Ambrosio aveva suggerito l’espediente dell’ambulanza a motivo di distrarre la scorta del capo del governo fuori dal Quirinale stesso, spostare tutto a Villa Savoia dove il re trascorreva la domenica in quel periodo di guerra non potendosi spostare nella residenza estiva di San Rossore in Toscana.

Probabilmente Mussolini, sapendo del contenuto dell’ordine del giorno, lo fece comunque votare per uscire dal vicolo cieco in cui si era cacciato e altrettanto probabilmente, dati i rapporti personali ottimi con Hitler, presentargli quell’esito di voto dell’unico organo rappresentativo non soppresso dal regime, per ottenere un trattamento benevolo dalla Germania e far uscire l’Italia dalla guerra. Ma nel gennaio 1943 le potenze alleate avevano stabilito nella conferenza di Casablanca la “Unconditional Surrender” per i paesi dell’Asse, per cui il re, agendo da solo coi comandi militari, decise l’arresto del duce per porre fine alla guerra.

I quarantacinque giorni di Badoglio e le trattative con gli Alleati

Tuttavia in modo confuso, nominando Badoglio capo del governo pieno di funzionari e non politici, dichiarando che la guerra continuava e non facendo nulla sul versante delle trattative, tanto che gli Alleati il 13 agosto scatenarono una nuova pesante incursione aerea su Roma.

Venne chiesto lo status di “città aperta” per la capitale, mai approvato dagli Alleati, e solo il 19 agosto il re inviava a Lisbona il generale Zanussi, peraltro senza credenziali, per cercare una qualche trattativa ma senza nulla di concreto. Finché si arrivò alla firma dell’armistizio il 3 settembre a Cassibile, vicino Siracusa, da parte del gen. Giuseppe Castellano, sottocapo di stato maggiore italiano (obbligato dagli Alleati a firmare in borghese, umiliazione cocente!), chiedendo da parte degli stessi italiani la copertura militare della capitale alle truppe alleate, a motivo di un massiccio invio di forze militari tedesche il 6 agosto.

L’operazione “Giant TWO” e la mancata difesa di Roma

Nacque così l’operazione “Giant TWO” che prevedeva il lancio di truppe aviotrasportate americane su Roma al momento dell’annuncio dell’armistizio che sarebbe stato divulgato il 13 settembre. Unica condizione posta dal gen. Eisenhower, la copertura da parte delle forze armate degli aeroporti di Bracciano e Pratica di Mare, ma Badoglio continuò a dichiarare, falsamente, che le forze armate non avevano sufficiente carburante, finché la sera del 7 settembre il gen. Maxwell Taylor si recò alle ore 21 in casa di Badoglio a Roma in via Bruxelles, e all’ennesima dichiarazione di assenza di carburante lo obbligò a telefonare personalmente ad Eisenhower e annullare l’operazione “Giant Two”, e Badoglio se ne tornò tranquillamente a dormire.

Il giorno dopo si riunì il Consiglio della Corona al Quirinale decidendo di far allontanare il re, il governo e i comandi militari da Roma, prevedendo, all’annuncio anticipato degli americani l’8 settembre dell’armistizio, che i tedeschi avrebbero potuto fare qualcosa sulla capitale e di conseguenza gli Alleati di nuovo bombardarla distruggendola. Si decise di portare il re, la regina, il principe ereditario e il governo in zona di occupazione alleata, cioè a Brindisi. Di per sé non decisione errata perché in tal modo si salvava l’integrità dello Stato nella figura stessa del re, ma in un modo scorrettamente indecente, senza nessun ordine alle truppe, senza un vero piano di difesa, senza nessuna dignità istituzionale!

Porta San Paolo e la nascita dell’Italia repubblicana

In quel pomeriggio dell’8 settembre a mani nude decine di civili corsero a Porta S. Paolo dove si stavano concentrando le truppe tedesche che si erano posizionate sul litorale di Ostia, pensando che una simile iniziativa, l’armistizio appunto, fosse seguita da una qualche forma di difesa militare approntata dal governo del re… invece nulla! Gli stessi tedeschi tornarono su Roma dalla via Ostiense e a Porta San Paolo trovarono i patrioti a mani nude con le poche armi procuratisi per difendere l’onore dell’Italia dal tedesco invasore.

Lì, come ricorda una grande lapide sulle mura Ardeatine di Porta S. Paolo, nacque il secondo Risorgimento col sangue di chi diede la vita per la Patria mentre casa Savoia, che pure aveva promosso il primo Risorgimento e l’unità d’Italia, fuggiva senza impartire ordini, senza neanche avvertire tutti i ministri (il ministro degli Esteri Guariglia lo apprese dai giornali!), senza l’ombra di coraggio e dignità… quel giorno non nacque solo la resistenza popolare, ma l’Italia repubblicana!

 

Prof. Giulio Alfano
Presidente Istituto Emmanuel Mounier – Italia

Per uscire dal populismo la politica deve ritrovare se stessa

Il populismo e la demolizione della democrazia dei partiti

La squallida ed infausta deriva populista, demagogica e qualunquista di questi anni ci ha confermato la convinzione, se ce n’era ancora bisogno, che il passato non si può e non si deve dimenticare. Soprattutto quando si parla della politica, della funzione delle istituzioni democratiche, del ruolo dei partiti, dell’importanza delle culture politiche e, in ultima analisi, anche della concreta azione di governo.

Non si può e non si deve dimenticare il passato per una ragione persin troppo semplice da spiegare. E cioè, il virus populista – presente sia a destra e sia, soprattutto, a sinistra – ha semplicemente demolito tutto ciò che per svariati decenni ha costituito l’ossatura centrale della nostra democrazia. Appunto, la democrazia dei partiti e nei partiti, l’autorevolezza della classe dirigente politica, i riferimenti culturali dei vari partiti e i progetti politici come elemento decisivo per misurare la credibilità dei partiti e, appunto, delle rispettive classi dirigenti.

Tasselli, questi, che l’uragano del populismo grillino ha travolto del tutto contagiando larghi settori della politica italiana. Al punto che, ormai, non c’è partito che non abbia al suo interno una sua concreta declinazione populista e qualunquista.

Ora, per tentare di arginare queste derive squisitamente anti democratiche e, purtroppo, anche di natura anti costituzionale, non esiste che una strada. E cioè, saper recuperare con coscienza critica e con spirito contemporaneo alcune costanti che abbiamo concretamente sperimentato nel passato.

Un passato che non può essere replicato ma che, al contempo, offre quegli spunti che sono ancora decisivi per poter ridare qualche spicchio di nobiltà, prestigio e autorevolezza alla politica italiana. Almeno su tre elementi di fondo.

Partiti e culture politiche, le fondamenta da ricostruire

Innanzitutto il recupero del ruolo dei partiti. Senza partiti veri, democratici, plurali ed organizzati semplicemente non c’è democrazia. La democrazia senza partiti semplicemente non è democrazia. Si riduce ad essere, come diceva con rara lucidità Guido Bodrato già molti anni fa, “una partitocrazia senza partiti”.

In secondo luogo le culture politiche. Del resto, com’è possibile pensare di avanzare un progetto politico, un “progetto di società” per usare un termine del passato o una semplice prospettiva politica se mancano quasi del tutto i riferimenti ideali che soli possono giustificare una iniziativa politica dei partiti stessi?

Culture politiche che erano, sono e restano cruciali ed indispensabili per garantire la progettualità della politica e nella politica.

Una classe dirigente capace di capire e guidare

In ultimo, ma non per ordine di importanza, la qualità, l’autorevolezza, la rappresentatività e soprattutto la riconoscibilità della classe dirigente. Del resto, come può la politica recuperare il suo prestigio e la sua funzione se ci troviamo una classe dirigente improvvisata, casuale, pressapochista e anche scarsamente preparata?

Senza una classe dirigente nuovamente capace di capire prima e guidare poi i processi della e nella società la politica difficilmente riprende quota e peso.

Ecco perchè sapere riscoprire il passato, senza nostalgia e senza alcuna regressione democratica, è la sola carta che si può giocare per tentare di uscire dal pantano in cui siamo precipitati dopo l’infausta ed inqualificabile stagione populista.

Giustizia minorile, Save the Children: «Non trattiamo i ragazzi da adulti»

Il Governo inverte la presunzione

Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge che interviene sull’articolo 98 del codice penale e modifica un punto delicato dell’ordinamento minorile. L’età minima per l’imputabilità resta fissata a 14 anni e non vengono aumentate le pene, ma cambia il criterio con cui viene valutata la responsabilità penale dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni.

Come ha spiegato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, la novità consiste nella «presunzione di imputabilità»: la capacità di intendere e di volere del minorenne viene presunta fino a prova contraria. Si tratta, ha precisato il Guardasigilli, di una presunzione relativa e non assoluta. In sostanza viene invertito l’onere dell’accertamento rispetto al sistema vigente, nel quale spetta al giudice verificare positivamente, caso per caso, la maturità del ragazzo al momento del fatto.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sintetizzato la filosofia dell’intervento affermando che «chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne», sostenendo la necessità di una risposta più netta nei confronti di chi, anche a 15 o 16 anni, commette aggressioni, rapine o devastazioni. Il provvedimento, trattandosi di un disegno di legge, dovrà ora essere esaminato e approvato dal Parlamento.

È proprio su questo cambiamento di prospettiva che interviene Save the Children, esprimendo una valutazione fortemente critica.

«Presumere sempre l’imputabilità non è una risposta ragionevole»

«Presumere sempre l’imputabilità del minorenne non è una risposta ragionevole», sostiene Save the Children, secondo cui la riforma rischia di produrre una vera e propria «adultizzazione» del sistema della giustizia minorile.

L’organizzazione richiama innanzitutto i numeri. Le sentenze di non luogo a procedere per accertata immaturità dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni, pronunciate dal giudice dell’udienza preliminare, sono diminuite da 256 nel 2004 a 110 nel 2014 e appena 60 nel 2024. Ancora più significativo il dato relativo ai proscioglimenti pronunciati per la stessa ragione dal Tribunale per i minorenni: nel 2024 sono stati soltanto quattro.

«Di fronte a questi numeri», osserva Save the Children, appare difficile giustificare una limitazione della discrezionalità del giudice minorile, tanto più dopo diversi interventi legislativi che hanno già inciso sul sistema.

Il punto sollevato dall’organizzazione riguarda dunque la filosofia stessa della giustizia minorile: «La violenza giovanile rappresenta una sfida complessa che non può essere affrontata prendendo a modello la giustizia degli adulti».

Considerare normalmente imputabile un ragazzo ultraquattordicenne rischierebbe infatti di suggerire che la risposta dello Stato agli illeciti commessi durante l’adolescenza possa essere sostanzialmente assimilata a quella prevista per gli adulti, mettendo in secondo piano la particolare condizione evolutiva del minore.

Non si tratta di un principio marginale nella tradizione giuridica italiana. La Corte costituzionale ha ricordato che l’articolo 98 del codice penale pone al giudice il problema concreto dell’accertamento della capacità di intendere e di volere del minore ultraquattordicenne, legandola al suo sviluppo psicofisico. Se tale capacità esiste al momento del fatto vi è imputabilità, con la diminuzione della pena prevista per la minore età; se invece manca, viene meno l’imputabilità.

In una significativa sentenza del 1987 la stessa Corte sottolineò inoltre la particolare rilevanza delle garanzie riconosciute ai minorenni, osservando come una presunzione di imputabilità possa esporre il ragazzo al rischio di processo e condanna anche quando non abbia raggiunto un grado sufficiente di capacità di intendere e di volere.

«La sfida è avere meno autori di reato, non processarne di più»

È qui che la critica di Save the Children diventa anche una proposta di politica sociale. «La sfida è che ci siano meno autori di reato, non che ne siano processati di più».

La sicurezza della collettività, secondo l’organizzazione, non viene negata né subordinata alla tutela del minore. Al contrario, dovrebbe essere perseguita attraverso strumenti capaci di incidere sulle cause della violenza giovanile. Per questo «la tutela della collettività e la prevenzione richiedono interventi strutturali sulle dinamiche educative e relazionali dei giovani, non un’estensione della risposta penale».

Il modello italiano della giustizia minorile è stato costruito attorno alla finalità educativa, alla possibilità di recupero e alla concezione della sanzione penale come extrema ratio. Limitare la possibilità del giudice di valutare concretamente la maturità dell’imputato significherebbe, secondo Save the Children, indebolire proprio quella specializzazione che distingue il procedimento minorile da quello ordinario.

La questione investe anche principi costituzionali più generali. Ancora nel 2026 la Corte costituzionale ha ribadito che il principio di colpevolezza discende dall’articolo 27 della Costituzione e richiede che la pena presupponga una reale possibilità di muovere all’autore un rimprovero per il fatto commesso. La responsabilità penale deve inoltre essere individualizzata e calibrata sulla situazione concreta della persona.

Da qui l’appello finale di Save the Children a un «cambio di paradigma da parte della politica e dell’intero mondo adulto»: meno affidamento esclusivo sul diritto penale e maggiori investimenti nell’ascolto, nella prevenzione e nella partecipazione.

Servono, secondo l’organizzazione, «comunità educanti solide e responsabili», sostegno alla genitorialità, sportelli di ascolto nelle scuole e maggiori opportunità culturali, sportive e sociali. Perché, conclude Save the Children, «una risposta che penalizza i percorsi di crescita dei ragazzi e delle ragazze senza affrontare le radici della violenza semplicemente non funziona».