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Lula rieletto per la quarta volta: batte Flavio Bolsonaro nel ballottaggio con il 52%. L’avversario contesta il voto, Trump lo segue

Luiz Inácio Lula da Silva è stato rieletto presidente del Brasile, il quarantesimo della storia repubblicana. Al ballottaggio di domenica ha battuto il senatore di estrema destra Flavio Bolsonaro con il 52% contro il 48%.

Il risultato ha un valore storico. Dalla fine della dittatura militare, che durò dal 1964 al 1985, nessun candidato arrivato secondo al primo turno era mai riuscito a vincere il ballottaggio. Flavio Bolsonaro aveva chiuso la prima tornata in testa con il 47%, due punti percentuali e 2,2 milioni di voti più del leader progressista. Lula ha ribaltato quel vantaggio completando quella che i lanci definiscono una rimonta senza precedenti nella storia democratica del Paese.

Il ringraziamento ai giovani e il tema delle piattaforme digitali

Nel suo primo discorso dopo la vittoria, Lula ha voluto ringraziare il popolo brasiliano e in particolare «la generosità della gioventù brasiliana», che si è battuta «a difesa della nostra democrazia». Ha poi riconosciuto il lavoro di chi si è impegnato attraverso le piattaforme digitali, che, ha detto, «vogliamo difendere da interferenze estere» e «vogliamo regolare». Un’impresa «mostruosa», l’ha definita, con cui «abbiamo guadagnato molti voti». Il presidente ha inoltre assicurato che collaborerà con il Parlamento, dove la destra esce rafforzata dal voto.

La contestazione di Bolsonaro

Di tono opposto il primo intervento di Flavio Bolsonaro dopo la sconfitta. «È impossibile riconoscere il risultato di questo voto in queste condizioni», ha dichiarato, annunciando che chiederà l’annullamento. Al centro delle sue accuse c’è la decisione della Corte Suprema di prorogare di due ore le operazioni di voto: «Per la prima volta nella storia del Brasile un giudice ha allungato le operazioni di voto, ha cambiato le regole in corso. È inspiegabile quello che è successo».

La risposta del Tribunale elettorale

A replicare è stato il presidente del Tribunale superiore elettorale, Kassio Nunes Marques, che domenica sera ha confermato la vittoria di Lula. «Abbiamo piena sicurezza sull’intero processo elettorale», ha affermato, escludendo che la proroga dell’orario possa aver modificato il risultato. Ha però riconosciuto che la misura ha creato difficoltà, perché adottata dopo l’orario inizialmente fissato, precisando che sono state prese le misure necessarie per attuarla.

Nunes Marques ha raccontato di aver telefonato a entrambi i candidati al termine dello scrutinio. A Lula ha rivolto il riconoscimento della giustizia elettorale per la partecipazione al processo democratico e per la vittoria alle urne; a Bolsonaro le congratulazioni per la campagna e per il risultato ottenuto al suo primo tentativo di conquistare la presidenza.

Il Parlamento di centrodestra riconosce l’esito

Il fatto politicamente più rilevante è la posizione dei vertici del Parlamento. I presidenti del Senato, Davi Alcolumbre, e della Camera, Hugo Motta, entrambi di partiti di centrodestra, si sono congratulati con Lula e hanno difeso la regolarità del voto, nonostante la contestazione dello sfidante.

Alcolumbre ha definito le urne elettroniche, più volte attaccate dall’estrema destra, un «patrimonio» della democrazia brasiliana. Ha inoltre annunciato che il Parlamento lavorerà per la «pacificazione»: «Un Paese diviso non fa bene né al popolo brasiliano né alle istituzioni». Motta ha sottolineato che il popolo ha fatto la sua scelta attraverso le urne.

Le reazioni internazionali: Trump e Bruxelles

Sul piano internazionale le reazioni vanno in direzioni opposte. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha messo in dubbio la vittoria di Lula, paragonandola a quella di Joe Biden nelle presidenziali americane del 2020, di cui non ha mai riconosciuto l’esito. «Hanno semplicemente applicato il manuale di Joe Biden in Brasile», ha detto. «Bolsonaro aveva un grande vantaggio al primo turno ed era il chiaro favorito per vincere il secondo. Ma i comunisti non cedono il potere una volta che lo ottengono». Trump non ha fornito alcuna prova di irregolarità.

Netto il messaggio della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che su X ha scritto: «In Brasile hanno vinto la democrazia e il multilateralismo». E ancora: «Il partenariato tra l’Europa e il Brasile è fiorente. Resteremo al vostro fianco negli anni a venire». Von der Leyen ha aggiunto che insieme si continuerà a lavorare per un commercio libero e aperto, per un ordine globale basato su regole e per ambiziosi obiettivi in ambito climatico.

Cosa guardare adesso

Il nuovo mandato si apre con un Paese diviso quasi a metà e con uno sfidante che non riconosce la sconfitta. Tre le questioni da seguire: se la richiesta di annullamento avrà un seguito formale e con quale esito; se la linea della «pacificazione» indicata dai presidenti di Senato e Camera reggerà; e come Lula riuscirà a governare con un Parlamento in cui la destra si è rafforzata.

 

Giovani e adulti, il dialogo necessario per ricostruire la democrazia

La lezione di Casavola e l’appello del futuro

All’inizio di quest’anno è deceduto all’età di 94 anni il giurista Francesco Paolo Casavola, apprezzato uomo di istituzioni civili ed ecclesiali, e su queste stesse colonne è stato opportunamente ricordato da Francesco Miano, che ne ha privilegiato la lezione politica: di una politica educata, diceva Casavola, e impegnata «per la formazione della coscienza civile in Italia», e capace di rispondere all’appello del futuro come «chiamata a ricordare non meno che a immaginare».

Proprio all’opera intitolata L’appello del futuro e pubblicata nel 1994 vorrei fare riferimento in presenza dell’odierna contestazione giovanile, pacifica o violenta che sia.

Ritengo, infatti, che oltre trent’anni or sono Casavola avesse individuato la sfida con cui misurarsi, vale a dire i rapporti intergenerazionali, che secondo lui si configurano in modo nuovo, in quanto è venuto meno tra padri e figli il tradizionale rapporto di “contrapposizione”, per lasciare il posto a una vera e propria “estraniazione”, nel senso che sembra essersi interrotto il filo della continuità, per quanto conflittuale.

Così i giovani d’oggi appaiono privi o privati della speranza, intesa come capacità di proiettarsi nel futuro attraverso un radicamento nel passato e un impegno nel presente. Dall’assenza di memoria storica consegue un appiattimento sul quotidiano che finisce per svuotare di senso la vita.

Riannodare il filo della memoria

Di fronte a questa situazione – scriveva Casavola negli anni Novanta – s’impone la necessità di determinare un’inversione di tendenza; il che è possibile a due condizioni: cercare una situazione di “umana convivenza” tra giovani e adulti che consenta di recuperare sia il senso della storia sia l’esercizio della memoria, e mettere in condizione i giovani di inserirsi produttivamente nella società, alimentando il senso del futuro e il gusto del progetto.

Pertanto, il problema è, per un verso, riannodare il «filo spezzato della memoria storica» e, per altro verso, «dare ai giovani ragioni per vivere».

Si tratta, insomma, di restituire alla gioventù i due connotati perduti: «la speranza nell’attesa del migliore avvenire, l’energia nella preparazione disciplinata per cimentarsi con i doveri e le responsabilità dell’età adulta».

La protesta come richiesta di ascolto

Né l’una né l’altra hanno trovato concreta traduzione, per cui ora bisogna misurarsi con la protesta in corso. Che fare?

Nessuno ha la ricetta per risolvere il problema, ma averne consapevolezza è già mettersi sulla strada giusta; non meno necessaria è la disponibilità a percorrere tale strada, per cercare soluzioni fattibili.

Ebbene, se la protesta dei giovani fosse letta come richiesta (per quanto sbagliata nei modi) di essere ascoltati, la prima decisione da prendere da parte degli adulti sarebbe quella di prestare attenzione all’ascolto.

Certo, in questo mettersi in ascolto vanno evitati due atteggiamenti: il “paternalismo” da una parte e il “giovanilismo” dall’altra; atteggiamenti che portano adulti e giovani a ritenere che ciascuno abbia ragione e l’altro torto.

Si tratta invece di avviare un confronto su un disagio diversamente avvertito ed espresso.

Il disagio dei giovani è fuori discussione, nel senso che in una certa misura è fisiologico; nel caso poi delle nuove generazioni è accentuato da difficoltà soprattutto economiche, ecologiche e geopolitiche della società postmoderna.

Invece, non scontato è il disagio degli adulti, che pure esiste: non solo per l’accusa loro rivolta di aver portato alla difficile situazione attuale, ma anche perché essi stessi avvertono di non essere capaci di rimediare, per cui, magari, tendono all’arroccamento.

Dunque, è dal disagio così diffuso che occorre prendere le mosse per provare a valutare seriamente e serenamente il movimento del 17 ottobre.

Si renderebbe allora evidente l’esigenza prioritaria di capire come si possa almeno attenuarlo in una prima fase di interlocuzione.

Successivamente si potrà pensare a «un meditato duraturo progetto educativo», che (avvertiva Casavola) «non è trasmettere tradizione, non è impartire parole d’ordine, non è imporre tavole di valori o di precetti, ma imparare gli uni dagli altri e vivere fino alla fine della vita in atto di accoglienza gli uni con gli altri».

Dalla tolleranza all’interazione tra generazioni

A queste condizioni si può forse ipotizzare di ritessere i rapporti intergenerazionali.

Al riguardo potrebbe servire la lezione che viene dal multiculturalismo, che peraltro entra anche nel discorso intergenerazionale, ossia che occorre andare al di là della tolleranza scaduta a indifferenza e dell’identità assunta a supremazia: non si tratta tanto di operare una “assimilazione” o una “integrazione”, quanto di effettuare una “interazione” che permetta alle diversità culturali di conservarsi e di arricchirsi reciprocamente, attraverso un confronto aperto, nemico di ogni monoculturalismo.

Tradotto per i rapporti intergenerazionali, ciò significa puntare su un’interazione tra giovani e adulti tale da produrre uno scambio arricchente di prospettive e di indicazioni per entrambe le parti.

Ne consegue che (per dirla con Casavola) «il primo e maggiore problema è quello dell’educazione», di un’educazione «ispirata a valori e comportamenti di solidarietà umana».

Già la Costituzione italiana, agli articoli 2 e 3, richiama i diritti inviolabili della persona, i doveri inderogabili di solidarietà e il principio di eguaglianza.

Per una democrazia intergenerazionale

Quindi, ciò che dovrebbe costituire la motivazione comune è lavorare (a dirla con Casavola) «per la ricostruzione delle basi della democrazia».

Penso che potrebbe essere questo lo spirito con cui adulti e giovani dovrebbero affrontare l’odierna contestazione.

Ciò richiede (a me pare) un esercizio di umiltà da parte degli adulti non meno che dei giovani, in modo da non ridurre una protesta giustificata a un’insolenza antigovernativa.

Può essere invece l’occasione per aprire insieme e con realismo un’inedita stagione di democrazia intergenerazionale, che meriterebbe attenzione anche dal punto di vista giuridico o addirittura costituzionale, vista la linea di tendenza della composizione anagrafica della popolazione italiana.

A lezione da Youssef: confuso connubio di maestri e maestranze

Istanze giovanili, l’ora della disillusione

C’è un disagio che ha un diritto alla protesta e va compreso ed una massa di piccoli delinquenti che approfittano dell’occasione per fare atti di vandalismo e rubare le cose altrui. I primi di volta in volta confluiscono in movimenti che agitano le piazze, qualche volta confluiscono come costole a sostegno di formazioni politiche parlamentari ed extraparlamentari, come la Lotta Continua di un tempo fa.

Forse con un eccesso di spietatezza verrebbe da dire a questi giovani, che legittimamente sognano e reclamano un mondo migliore, che non c’è iniziativa o, ancor meglio, rivoluzione che abbia avuto origini spontanee e che non sia stata invece eterodiretta, con qualcuno da fuori a muoverne i fili.

Vale anche per la nascita dei nuovi partiti: ci sarà stato qualcuno che da principio ha messo i soldi per mettersi in piedi, provvedere ad un minimo di organizzazione, pagare una piattaforma di partenza, ecc. Alzando il tiro, alle Brigate Rosse qualcuno avrà fornito gli strumenti per i primi passi, per trovare i fondi utili ad acquistare le prime pistole, insegnare loro come si spara, trovare strumenti economici per mantenersi in latitanza, ecc.

La dura legge dei burattini e dei burattinai

C’è sempre un adulto, un anziano, un maestro di pensiero che ispira o mette il cappello su un humus di malcontento che crede di essere autonomo, capace di gestirsi da sé. Forse che Garibaldi da solo avrebbe potuto essere l’eroe dei due mondi se non avesse avuto i mezzi materiali per le sue gesta?

Che un capo agisca a monte di un’iniziativa, ne sia l’ispiratore o invece fiuti la piazza e ci si metta subito dopo a cavalcioni poco importa. Ciò che conta è che popolo e giovani sappiano che spesso e volentieri sono stati carne e massa di manovra di altri poteri, nulla che sappia di autentica libertà e indipendenza.

Youssef, etimologicamente «Dio accrescerà». Ma cosa?

Si è scoperto che l’ispiratore delle proteste dei ragazzi che si riconoscono oggi nel Movimento del 17 ottobre sia un tal Youssef Siher, un italiano di origini marocchine, e di questo non gliene si può fare una colpa. Che sia un Pro-Pal neppure è motivo di peccato, così come voglia protestare per la trascuratezza che la politica ha verso una certa generazione non ancora disincantata sulla vita e la storia degli uomini.

Del resto in Parlamento giovani non ce ne sono e i movimenti giovanili dei partiti sono pressoché irrilevanti e privi di forza di condizionamento verso le alte sfere, in un mondo spietato dove comandano solo i soldi e null’altro.

Ora il buon Youssef sembra laureato in comunicazione ed ha collaborato con Il Foglio e con Il Fatto Quotidiano, ed anche questo non può essere motivo di censura. Su di lui penderebbe un’accusa di istigazione a delinquere con l’aggravante del terrorismo. È una questione tutta da dimostrare, se il moto di protesta si sia subito corrotto in altro di più pericoloso e fuori dalla legge.

Anche il look ha il suo peso

Certo, il manuale di sicurezza suggerito sul web per non farsi “beccare” dalle forze dell’ordine non lascia ben pensare. Se sia poi tutta farina del suo sacco o altri alle sue spalle ad imbeccarlo si vedrà, se si vedrà.

Senza che si offenda, del resto di comunicazione dovrebbe intendersi, si può dire che se all’anonimato avesse preferito metterci la faccia forse avrebbe avuto meno seguito. Nessuno è un Adone ed anche Youssef non può puntare sul suo outfit per fare proseliti. Cosciente di questo avrà preferito, può darsi, muoversi dietro le quinte.

Il passaporto e il gioco delle tre carte

Quanto a quelli della seconda e terza generazione di italiani di origine straniera, gli si potrebbe dire di obbedire ad un principio di semplice coerenza. Senza che ne siano ridicolmente cacciati, come soffia un vento privo di logica e di fattibilità, non riconoscendosi più nel nostro Paese, ne prendano atto.

Scelgano impavidamente di rinunciare alla cittadinanza italiana, quindi di levare le tende e migrino verso una terra che possa dare loro motivi di miglior sorriso. Ciò che non va è che godano dei miseri vantaggi della nostra Italietta e nel contempo la disprezzino.

Tumulti giovanili, dai “cioè” a TikTok

Un aneddoto. Il compianto pastore metodista Sergio Aquilante, in un contesto conviviale, mi fece notare come, negli anni Settanta, capitasse che venissero attribuite a Marx o a Gramsci o magari a Lenin parole e frasi mai da loro scritte o pronunciate. E Aquilante, immaginando di replicare: «Non l’ha detto Marx, lo stai dicendo tu!».

Ecco, andrebbero nettamente distinti i fermenti degli anni Sessanta, culminati con i movimenti del ’68 e del ’69 (da intendere dunque, direbbe Salvatore Veca, come terminus ad quem, non come terminus a quo), dai fenomeni sociali dei controversi e sanguinosi anni Settanta, pur riconoscendo elementi di continuità. E, più in generale, rispetto all’odierna protesta giovanile, andrebbero colte le differenze abissali con quegli anni. Allora, per dirne una, vi erano una sinistra politica (in particolare il Pci e il Psi) e una «sinistra sociale» (si pensi alla «Triplice» sindacale o alla Federazione dei Lavoratori Metalmeccanici) assai organizzate e potenti, ora non più.

E, più in generale, vi era una cultura politica più diffusa e pervasiva; al confronto, oggi vi è una sorta di analfabetismo politico, legato, ovviamente, anche al tramonto delle grandi narrazioni ideologiche. Per non accennare alla questione immigrazione.

Tuttavia, in quegli anni lì, tra buoni e cattivi «maestri» e buoni e cattivi «allievi», non erano tutti professori della Sorbona! Gli over 50 ricordano l’abuso che si faceva, nel parlato, del «cioè», ad esempio. Capitava, anche in Tv, che una frase ne contenesse tre o quattro. Analogamente, ai giorni nostri, slogan e frasi fatte a parte, vi è quasi afasia; mentre ci si esprime meglio, poniamo, con i video di TikTok. Altri linguaggi, altro substrato culturale. Anzi, è da rilevare con interesse come la dimensione «virtuale» e digitale, del «web», possa congiungersi con le piazze, con i luoghi fisici e «reali»: l’agorà telematica accanto a quella «di pietra».

Allora come adesso è fondamentale discernere e porsi in ascolto, provare a comprendere, a penetrare nell’essenza dei fenomeni. Ed è il modo migliore, credo, per arginare la violenza, rispetto a cui occorre essere netti e categorici: no, non è tollerabile.

Adesso il Centro può tornare protagonista

Il ritorno del Centro nella politica italiana

Può anche apparire un fatto paradossale, quando non anomalo. Ma è indubbio che adesso il Centro ha ripreso, seppur in miniatura, un suo ruolo preciso nella politica italiana. Un ruolo, del resto, che ha caratterizzato le vicende democratiche del nostro Paese dal secondo dopoguerra in poi. Prima con la straordinaria esperienza della Democrazia Cristiana e dei suoi partiti alleati e poi, nella cosiddetta Seconda Repubblica, con i partiti di orientamento centrista che hanno saputo orientare e condizionare il progetto delle rispettive coalizioni.

Un ruolo che, purtroppo, si è progressivamente indebolito anche perché il bipolarismo selvaggio e violento ha preso il sopravvento, privilegiando le formazioni più estremiste, più massimaliste e più radicali.

Si vince al centro, si governa dal centro

Ora, però, seppur molto lentamente, l’utilità di riavere un Centro nella geografia politica ritorna d’attualità. Anche perché l’antica saggezza e sapienza di matrice democristiana, dopo anni di voluta e mirata criminalizzazione politica e culturale, sta nuovamente facendo breccia. E cioè, in Italia «si vince al centro ma soprattutto si governa dal centro».

E, di conseguenza, senza un progetto politico centrista o una presenza politica centrista o una cultura politica centrista, le coalizioni semplicemente non sono in grado di governare. E questo per la semplice ragione che la cultura di governo coincide prevalentemente, se non quasi esclusivamente, con il centro politico, culturale e programmatico.

Dopodiché, è di tutta evidenza che anche il Centro è plurale. Non a caso oggi registriamo la presenza di forze centriste tanto nella coalizione di sinistra e progressista quanto in quella di centrodestra. E c’è anche chi sfida tutti attraverso un progetto autonomo di Centro.

Il rischio di un ruolo puramente ornamentale

Certo, non possiamo non aggiungere che l’eccessiva frammentazione e divisione del campo centrista nelle rispettive coalizioni non contribuisce affatto a rafforzare il profilo centrista delle alleanze suddette.

Perché, alla fine, quello che conta realmente è come il Centro riesce, o meno, a ritornare protagonista nella cittadella politica italiana. E questo lo si può fare solo e soltanto attraverso la capacità di saper costruire un progetto politico da un lato e, al contempo, di renderlo competitivo all’interno della coalizione o in modo autonomo.

Se, al contrario, il tutto si riduce a giocare, come è puntualmente capitato in questi ultimi tempi, un ruolo puramente ornamentale e del tutto ininfluente ai fini della costruzione del progetto politico, si corre anche il serio rischio di contribuire a continuare a ridicolizzare la nobile e qualificata cultura politica di centro.

Il bivio tra protagonismo e irrilevanza

Per queste ragioni, semplici ma oggettive, siamo arrivati a un bivio. E cioè, o il Centro recupera definitivamente la sua dignità e il suo ruolo oppure, di conseguenza, è destinato a continuare a essere puramente ancillare, politicamente irrilevante e anche programmaticamente inconsistente.

Ecco perché, dopo il ritorno di attenzione di molti commentatori e opinionisti al Centro e a tutto ciò che può ancora rappresentare nel nostro Paese, adesso servono anche coerenza, coraggio e determinazione.

In gioco, infatti, non c’è un’alchimia politica ma un preciso richiamo alla storia democratica, e anche costituzionale, del nostro Paese.

Rinunciare a questo impegno significherebbe anche, e soprattutto, indebolire la qualità della nostra democrazia. Oltre alla credibilità delle nostre istituzioni democratiche e alla stessa efficacia dell’azione di governo.

Dalla Terza alla Quarta Missione: l’università e la sfida dei nuovi saperi

Oltre le missioni tradizionali dell’università

Il ruolo dell’Accademia sta attraversando una trasformazione epocale. Se la Prima Missione (la didattica) e la Seconda Missione (la ricerca) hanno storicamente rappresentato l’ossatura dell’istituzione universitaria, l’affermazione della Terza Missione ha aperto le porte al trasferimento tecnologico, all’impatto sul territorio e alla valorizzazione economica della conoscenza.

Tuttavia, le sfide complesse della contemporaneità impongono un ulteriore salto di paradigma: l’approdo alla Quarta Missione dei Saperi.

In questo scenario, la conoscenza universitaria smette di essere un bene settoriale e diventa un vero e proprio motore di innovazione sociale. La Quarta Missione trascende la dimensione economico-commerciale della Terza per abbracciare un’azione di impatto civile e culturale diffuso.

Si tratta di democratizzare il sapere, rigenerare i legami comunitari e formare una cittadinanza consapevole, in grado di guidare la transizione digitale ed ecologica.

Le università digitali come infrastrutture della conoscenza

In questo processo di ridefinizione, le università digitali rivestono una centralità strategica irrinunciabile. Lungi dall’essere semplici erogatrici di contenuti online, esse rappresentano vere e proprie infrastrutture di accesso democratico alla conoscenza.

Grazie alla flessibilità delle piattaforme, all’adozione di metodologie didattiche avanzate e alla capacità di connettere bacini d’utenza eterogenei e non vincolati al territorio, le università digitali abbattono le barriere geografiche e sociali.

Diventano così incubatori di competenze continue (lifelong learning), capaci di intercettare in tempo reale i bisogni emergenti della società e del mercato del lavoro.

La leadership diffusa e l’apprendimento partecipato

Attraverso questa spinta digitale, la Quarta Missione trova il suo fulcro nell’attivazione di processi di leadership diffusa.

Non assistiamo più a un modello verticale di trasmissione del sapere, ma a un’ecologia neuro-relazionale dell’apprendimento, circolare e partecipata.

La conoscenza diventa condivisa, favorendo la crescita delle capacità e dell’autonomia di professionisti, studenti, enti locali e organizzazioni della società civile.

La leadership non è più appannaggio di pochi, ma si distribuisce nelle reti di relazioni, dando vita a comunità d’innovazione capaci di rispondere autonomamente alle crisi del presente, anche attraverso i nuovi strumenti del neuromarketing.

La formazione delle nuove classi dirigenti

È proprio dall’intersezione tra innovazione sociale e modelli digitali che si pongono le basi per la rigenerazione delle nuove classi dirigenti.

Il Paese necessita di figure di guida dotate di una visione sistemica, capaci di coniugare competenze tecnico-scientifiche, intelligenza emotiva, etica digitale e responsabilità sociale.

In questa prospettiva, la Quarta Missione dei Saperi rappresenta il cantiere del futuro: un ponte dinamico tra l’eccellenza scientifica delle università digitali e il tessuto socio-economico, indispensabile per coltivare una classe dirigente diffusa, inclusiva e pronta a governare le complessità del domani.

Brasile, il trionfo di Lula: rieletto presidente con il 51,79%

Roma, 26 ott. (askanews) – Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva è stato rieletto per un quarto mandato, il secondo consecutivo, battendo al ballottaggio di ieri il senatore di destra Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Secondo i dati diffusi dal Tribunale superiore elettorale (Tse), Lula ha ottenuto il 51,79% dei voti validi, pari a 64.256.232 preferenze, contro il 48,21% del rivale, fermatosi a 59.826.041 voti. Il margine è stato di oltre 4,4 milioni di voti. Il candidato sconfitto ha tuttavia annunciato che non riconoscerà il risultato e che chiederà l’annullamento delle elezioni.

La vittoria di Lula rappresenta un precedente storico nella politica brasiliana: dall’introduzione del sistema a doppio turno nel 1989, nessun candidato arrivato secondo al primo turno era mai riuscito a ribaltare il risultato al ballottaggio. Il 4 ottobre Flavio Bolsonaro aveva infatti ottenuto il 47,03% dei consensi, contro il 45,16% del presidente uscente. Lula, che domani compirà 81 anni, conquista così il suo quarto mandato dopo le vittorie del 2002, 2006 e 2022. Il nuovo mandato comincerà il 5 gennaio 2027.

Nel suo primo discorso dopo la proclamazione del risultato, Lula ha ringraziato gli elettori e ha promesso di modificare il modo di governare il Paese, dando maggiore spazio alla partecipazione popolare. “Queste elezioni sono state una sconfitta del negazionismo, una sconfitta della menzogna”, ha dichiarato, sostenendo che la mobilitazione degli elettori è stata decisiva per difendere la democrazia brasiliana. Il presidente ha inoltre promesso di governare per tutti i brasiliani, indipendentemente dalle appartenenze politiche, e di rispettare il ruolo del Congresso.

Il risultato è stato però immediatamente contestato da Flavio Bolsonaro. “E’ impossibile riconoscere il risultato delle elezioni nel contesto in cui sono avvenute queste cose. Utilizzeremo i nostri legali e chiederemo l’annullamento di queste elezioni”, ha affermato il senatore. Al centro delle contestazioni vi è la decisione del giudice della Corte suprema Cristiano Zanin di prolungare di due ore le operazioni di voto, dalle 17 alle 19, dopo le segnalazioni di difficoltà nei trasporti che avevano impedito ad alcuni elettori di raggiungere i seggi. La misura ha riguardato le sezioni ancora aperte al momento della decisione, senza riaprire quelle già chiuse. Anche la campagna di Bolsonaro aveva chiesto un’estensione degli orari di voto in alcune aree colpite dal maltempo.

Il provvedimento ha provocato una temporanea sospensione della trasmissione e della pubblicazione dei risultati, successivamente riprese. Il presidente del Tse, Kassio Nunes Marques, ha riconosciuto le difficoltà operative determinate dalla decisione della Corte suprema, confermando tuttavia la regolarità della proclamazione del risultato.

La partecipazione al voto è aumentata rispetto al primo turno. Su oltre 158 milioni di aventi diritto, circa 128,2 milioni si sono recati alle urne. L’astensione è scesa al 19,2%, rispetto al 21,08% registrato il 4 ottobre. Lula ha celebrato la vittoria a San Paolo, dove migliaia di sostenitori si sono riuniti per festeggiare un risultato che prolunga la permanenza al potere del Partito dei lavoratori e conferma la profonda divisione politica del Brasile.

Calcio, la classifica di Serie A: Milan aggancia la Roma a 18

Roma, 25 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica del campionato di serie A dopo Udinese-Milan 0-2.

Ottava giornata: Torino-Monza 3-2, Cagliari-Bologna 0-2, Como-Sassuolo 2-0; Napoli-Roma 3-3; Lazio-Parma 2-0; Inter-Fiorentina 2-1, Atalanta-Frosinone 4-4, Genoa-Venezia 1-0, Lecce-Juventus 0-2, Udinese-Milan 0-2.

Classifica: Lazio, Inter 22, Roma, Milan 18, Como 17, Frosinone, Juventus 14, Cagliari, Torino 13, Napoli 11, Atalanta 10, Lecce 9, Sassuolo, Bologna 8, Monza, Genoa 7, Udinese, Parma, Fiorentina 4, Venezia 3.

Nona giornata: martedì 27 ottobre: ore 18.30 Sassuolo-Lazio, ore 20.45 Roma-Cagliari, Torino-Como, mercoledì 28 ottobre: ore 18.30: Milan-Bologna, Parma-Udinese, Venezia-Inter ore 20.45: Genoa-Juventus, Monza-Napoli, giovedì 29 ottobre ore 20.45 Frosinone-Lecce, Fiorentina-Atalanta.

Formula 1, Antonelli domina ad Austin, Mondiale è rimandato

Roma, 25 ott. (askanews) – Andrea Kimi Antonelli vince il Gran Premio di Formula 1 ad Austin (Usa) ma deve rinviare la festa per il Mondiale. Il pilota bolognese della Mercedes domina la gara sul circuito texano, gestisce le gomme con una strategia a una sola sosta e taglia il traguardo davanti a Charles Leclerc, secondo con la Ferrari, e Max Verstappen, terzo con la Red Bull. Quarto Lewis Hamilton, mentre George Russell chiude ottavo dopo una gara complicata anche da una penalità di cinque secondi.

Il quarto posto di Hamilton e l’ottavo di Russell non permette al bolognese il successo del Mondiale. Tutto rimandato verosimilmente in Messico l’1 novembre. Antonelli dovrà essere almeno nono se Russell vince in Messico o non andare a punti se Russell non vince.

Antonelli conduce una corsa di grande maturità. Partito con gomme medie, prende subito il comando e riesce a costruire un margine sugli inseguitori. La Ferrari di Leclerc prova a restare in corsa, mentre Verstappen sceglie una strategia diversa, con due soste, per cercare di recuperare terreno nella seconda parte della gara.

La fase centrale è caratterizzata dai pit-stop e dai diversi piani strategici. Antonelli rientra ai box al giro 24 e monta gomme dure, con l’obiettivo di arrivare fino alla bandiera a scacchi. Verstappen risale progressivamente, mentre Leclerc sfrutta il ritmo della Ferrari e al giro 32 conquista momentaneamente la testa della corsa. La risposta di Antonelli è immediata: il pilota Mercedes lo supera e torna al comando.

Nel finale Kimi allunga e dimostra una notevole capacità di conservare gli pneumatici. Leclerc supera Verstappen per il secondo posto al giro 49, mentre Hamilton passa Norris e si porta quarto. La Virtual Safety Car, entrata in azione per la Cadillac di Valtteri Bottas ferma in pista, accompagna gli ultimi giri, senza cambiare gli equilibri nelle prime posizioni.

La vittoria non basta però ad Antonelli per conquistare matematicamente il titolo mondiale. Per riuscirci ad Austin avrebbe dovuto vincere con Russell non oltre il nono posto e Hamilton non oltre il quinto. Il britannico della Mercedes termina ottavo, ma Hamilton è quarto: una posizione che impedisce all’italiano di chiudere i conti.

Per Antonelli resta una vittoria significativa, che consolida la sua candidatura al titolo e conferma la crescita mostrata nel corso della stagione. Il primo match-point non si trasforma in festa, ma la corsa mondiale prosegue con il pilota italiano ancora protagonista.

Calcio, la classifica di Serie A: la Juventus sale a quota 14

Roma, 25 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica del campionato di serie A dopo Lecce-Juventus 0-2.

Ottava giornata: Torino-Monza 3-2, Cagliari-Bologna 0-2, Como-Sassuolo 2-0; Napoli-Roma 3-3; Lazio-Parma 2-0; Inter-Fiorentina 2-1, Atalanta-Frosinone 4-4, Genoa-Venezia 1-0, Lecce-Juventus 0-2, ore 20.45 Udinese-Milan.

Classifica: Lazio, Inter 22, Roma 18, Como 17, Milan 15, Frosinone, Juventus 14, Cagliari, Torino 13, Napoli 11, Atalanta 10, Lecce 9, Sassuolo, Bologna 8, Monza, Genoa 7, Udinese, Parma, Fiorentina 4, Venezia 3.

Nona giornata: martedì 27 ottobre: ore 18.30 Sassuolo-Lazio, ore 20.45 Roma-Cagliari, Torino-Como, mercoledì 28 ottobre: ore 18.30: Milan-Bologna, Parma-Udinese, Venezia-Inter ore 20.45: Genoa-Juventus, Monza-Napoli, giovedì 29 ottobre ore 20.45 Frosinone-Lecce, Fiorentina-Atalanta.

Mattarella: tutti i governi devono fare la loro parte per la pace e l’equità, nessuno è dispensato

Roma, 25 ott. (askanews) – “Abbiamo bisogno di riconciliazione, di pace, di cooperazione. Avvertiamo le ferite profonde recate all’umanità in guerre come in Ucraina, in conflitti come a Gaza, in Palestina, così come negli altri luoghi in cui comunità e popoli invocano pace senza che le loro voci neppure arrivino a noi. Gettare i semi della pace, sconfiggere i pregiudizi, ricostruire diritto, equità, libertà dove sono stati calpestati è opera che, certamente, riguarda i governi e le istituzioni, ma nessuno è dispensato da compiere la propria parte”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato alla Comunità di Sant’Egidio in occasione dell’Incontro Internazionale per la Pace ad Assisi.

“Ricorrono quarant’anni dall’Incontro di amicizia e di preghiera che Giovanni Paolo II promosse ad Assisi – rileva il presidente della Repubblica – la città di san Francesco. Leader religiosi provenienti da tutto il mondo si trovarono insieme per dare testimonianza alla pace e alla fraternità, per ribadire che non si può uccidere, non si può sfruttare, non si può sottomettere in nome di Dio”.

“Quello di Assisi fu un evento profetico – dice Mattarella -. La Comunità di Sant Egidio si è fatta animatrice di incontri internazionali che, anno dopo anno, hanno inteso ravvivare lo ‘spirito di Assisi’ mentre le guerre, le diseguaglianze, le volontà di potenza e dominio facevano sentire sempre più il loro peso oppressivo sul corso della storia. Siamo riconoscenti per questo prezioso impegno. Oggi, con il ritorno ad Assisi a ridosso delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte del Santo, desidero rivolgere un intenso augurio affinché queste giornate siano fruttuose”.

“Abbiamo bisogno di riconciliazione, di pace, di cooperazione – dice il presidente -. Avvertiamo le ferite profonde recate all’umanità in guerre come in Ucraina, in conflitti come a Gaza, in Palestina, cosi come negli altri luoghi in cui comunità e popoli invocano pace senza che le loro voci neppure arrivino a noi. Abbiamo bisogno che l’inviolabilità della dignità umana torni a essere misura della politica e dei comportamenti degli Stati, e base di un diritto internazionale nuovamente riconosciuto e rispettato”.

“La forza delle religioni è importante. Possono osare, con il coraggio che viene dalle Fedi, dalla dimensione spirituale che alimenta la cultura, il pensiero, il cammino, l’azione. Sono l’esempio di come il dialogo, il rispetto della diversità, la solidarietà fanno crescere fiducia e alimentano coesione e sicurezza. L’inerzia è ingiustificabile”, avverte Mattarella.

“Conflitti, ingiustizie, povertà, sopraffazioni sono prodotti umani. Gettare i semi della pace, sconfiggere i pregiudizi, ricostruire diritto, equità, libertà dove sono stati calpestati è opera che, certamente, riguarda i governi e le istituzioni, ma nessuno è dispensato dal compiere la propria parte. Ciascuna donna, ciascun uomo – è il richiamo del presidente – può mettere in campo la propria passione, esercitare la propria responsabilità, per rendere possibili tratti di un mondo in pace”.

La classifica di Serie A, Frosinone a ridosso dell’Europa

Roma, 25 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica del campionato di serie A dopo Inter-Fiorentina 2-1.

Ottava giornata: Torino-Monza 3-2, Cagliari-Bologna 0-2, Como-Sassuolo 2-0; Napoli-Roma 3-3; Lazio-Parma 2-0; Inter-Fiorentina 2-1, Atalanta-Frosinone 4-4, Genoa-Venezia 1-0, ore 18 Lecce-Juventus, ore 20.45 Udinese-Milan.

Classifica: Lazio, Inter 22, Roma 18, Como 17, Milan 15, Frosinone 14, Cagliari, Torino 13, Juventus, Napoli 11, Atalanta 10, Lecce 9, Sassuolo, Bologna 8, Monza, Genoa 7, Udinese, Parma, Fiorentina 4, Venezia 3.

Nona giornata: martedì 27 ottobre: ore 18.30 Sassuolo-Lazio, ore 20.45 Roma-Cagliari, Torino-Como, mercoledì 28 ottobre: ore 18.30: Milan-Bologna, Parma-Udinese, Venezia-Inter, Genoa-Juventus, Monza-Napoli, giovedì 29 ottobre ore 20.45 Frosinone-Lecce, Fiorentina-Atalanta.

Giganti Ue del lusso: -250 mld di capitalizzazione da inizio anno

Roma, 25 ott. (askanews) – I gruppi europei del lusso hanno visto volatilizzarsi 250 miliardi di euro di capitalizzazione in borsa dall’inizio dell’anno, mentre le spese dei consumatori cinesi si sono assottigliate e, contestualmente, la volatilità dei mercati borsistici, collegata anche alle incognite sui risultati concreti dell’intelligenza artificiale, ha depresso la domanda globale di borse, calzature e altri beni di lusso. Lo riporta il Financial Times.

In una analisi sul settore, il quotidiano cita i risultati di bilancio del gruppo LVMH, di Hermès e Koering, che controlla Gucci. Secondo il Ft i dati si sono rivelati inferiori alle attese di mercato, che peraltro erano state già oggetto di revisioni al ribasso.

Dinamiche che “confermano i timori sul fatto che il lusso sia ancora coinvolto in una fase di flessione pluriennale”, prosegue l’analisi. Complessivamente, le maggiori imprese europee del lusso quotate, che includono Richemond, Prada e Moncler, hanno visto assottigliarsi la loro capitalizzazione per 251 miliardi di euro da inizio anno. I cali più marcati hanno coinvolto LVMH e Hermès.

Magnifico Musetti: batte Fritz e vince il torneo a Lione

Roma, 25 ott. (askanews) – Lorenzo Musetti batte Taylor Fritz 6-3, 6-4 e vince l’Atp 250 di Lione. Una partita praticamente perfetta da parte del carrarino, che ha dominato dall’inizio alla fine senza concedere neanche una palla break al suo avversario (ha sempre recuperato le tre volte in cui è stato sotto 0-30). Nel primo set la partenza di Musetti è stata perfetta: dopo un primo game lottato, Lorenzo ha strappato il servizio a Fritz a zero giocando tre splendidi vincenti. Quanto basta per chiudere 6-3 in 33 minuti. Dominio e gestione anche nel secondo parziale, in cui Musetti ha conquistato il break nel terzo game. Musetti interrompe una serie di 7 sconfitte consecutive in finali: per lui si tratta del terzo titolo a livello Atp, il primo dopo i successi ad Amburgo e Napoli nel 2022. Diventa il quarto tennista italiano a vincere un titolo nel circuito in questa stagione dopo Sinner (6), Cobolli (1) e Darderi (1).

“Onestamente, all’inizio della settimana non pensavo di arrivare qui in finale e di vincere – le sue parole a fine partita – Grazie Taylor (Fritz, ndr), per le belle parole e complimenti per la tua costanza. Mi auguro che tu possa andare alle Finals, continua così. Voglio ringraziare il mio team e Gianluca (Mager, vice allenatore di Musetti, ndr): dopo il percorso in questo torneo il nostro sogno si è realizzato. Grazie per il lavoro che hai fatto. Ora pensiamo a Vienna, al torneo successivo. Grazie anche ai dottori: mi sentivo completamente morto e invece ho recuperato le energie”.

“È stato inaspettato. I match precedenti sono stati incredibili, da montagne russe. Prima di entrare in campo sentivo un po’ di dolore ovunque, ma durante il match è scomparso. Penso di aver giocato il mio miglior tennis. Ho avuto lo spirito da combattente: grazie al mio team e al mio fisioterapista. Nella mia testa ero estremamente rilassato: è stata una grande performance. In me adesso c’è un mix di emozioni, un po’ un casino: non so come descriverlo, è quasi un sogno. Ora mi devo risvegliare. Mi godrò questo successo per qualche giorno”.

Atalanta-Frosinone 4-4, spettacolo a Bergamo

Roma, 25 ott. (askanews) – Folle partita a Bergamo finita 4-4 fra Atalanta e Frosinone. In apertura gol di Schimd su errore di Ederson. Pareggio di Krstovic su invenzione di De Ketelaere poi nuovo vantaggio sempre di Schmid su assist di Ghedjemis. L’Atalanta prima della pausa pareggia con Ederson su rigore e poi la ribalta con Krstovic servito da Zappacosta. Nella ripresa altro pareggio del Frosinone a firma Calò da fuori area e gol di Elmas rifinito da Krstovic. Terzo assist di Ghedjemis per Terzic per il pareggio definitivo

Israele, la banca centrale ha alzato le stime di crescita, Pil 2026 +3,4%

Roma, 25 ott. (askanews) – Crescita economica solida, in accelerazione e rivista al rialzo; inflazione in attenuazione e ampiamente sotto controllo; rapporto debito-Pil sostanzialmente stabile e, in prospettiva, in calo. È la fotografia scattata per l’economia di Israele nelle ultime previsioni pubblicate dalla banca centrale.

L’istituzione monetaria prevede una crescita del Pil che dal 3,5% dello scorso anno salirà al 5,6% quest’anno e al 7,5% il prossimo. La stessa banca centrale precisa che escludendo le attività all’estero, la crescita economica risulta del 2,1% nel 2025, in accelerazione al 3,4% quest’anno e in ulteriore rafforzamento al 5,1% il prossimo. Lo scorso luglio l’istituzione prevedeva più 4% quest’anno e più 5,5% il prossimo, riguardo ai dati non depurati dalle attività all’estero.

Il tasso di disoccupazione è atteso salire al 4,6% quest’anno, dal 3,6% del 2025, per poi tornare a calare al 3% nel 2027.

A settembre l’inflazione in Israele ha mostrato una attenuazione all’1,6%, portandosi su un livello leggermente inferiore alla mediana della forchetta obiettivo della Banca centrale. Nell’ultima riunione di politica monetaria, la scorsa settimana, il direttorio ha deciso di confermare i tassi di interesse ufficiali al 3,25%, dopo tre tagli consecutivi.

Una manovra di accomodamento monetario, quindi, che contrasta con gli inasprimenti e i rialzi dei tassi che stanno effettuando le banche centrali di diverse economie avanzate, in un quadro di crescente inflazione.

Per il carovita la banca centrale prevede che dal 2,5% registrato sul 2025 si attenui all’1,5% quest’anno – dato rivisto al ribasso di 0,3 punti percentuali – per poi risalire al 2,1% sul 2027, sostanzialmente in linea con i suoi livelli obiettivo.

In questo quadro le finanze pubbliche mostrano dinamiche sostanzialmente stabili. Il rapporto debito-Pil si è attestato al 67,8% lo scorso anno, per il 2026 l’istituzione prevede un valore quasi invariato al 68% mentre per il 2027, nonostante un deficit atteso al 4,6% del Pil, dopo il 4,4% di quest’anno, è prevista una attenuazione al 66,5%, grazie al vigore della crescita economica.

Come negli altri paesi tuttavia, anche per Israele le previsioni “sono caratterizzate da un elevato livello di incertezza, legata a un gran numero di parametri che potrebbero avere un impatto rilevante sull’economia – precisa la Banca centrale -. Le stime sono basate sul presupposto che i combattimenti resteranno ridotti, ai livelli simili agli attuali, in un modo che dovrebbe attenuare le restrizioni sulle forniture all’economia ma in un quadro geopolitico che resterà teso”.

La banca centrale, infine, precisa che queste previsioni non tengono conto del potenziale impatto delle imminenti elezioni politiche. (fonte immagine: Bank of Israel).

Papa Leone non dovrà sopporsi a immunoterapia dopo l’asportazione del tumore al polmone

Roma, 25 ott. (askanews) – Papa Leone non dovrà sopporsi a immunoterapia. Lo precisano fonti vaticane, smentendo precedenti speculazioni di stampa. Oggi il Pontefice è intervenuto alla preghiera dell’Angelus, dalla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano, di fronte a fedeli e pellegrini convenuti in Piazza San Pietro ribadendo il suo appello alla pace e chiedendo, in particolare, la fine delle ostilità in Yemen, esprimendo “preoccupazione per la grave situazione umanitaria, in particolare nella città di Ta’izz, dove la popolazione soffre per la mancanza di cibo, acqua e cure mediche”.

Dopo la rimozione del tumore al polmone, con un intervento al policlinico Gemelli che aveva comportato l’asportazione del lobo inferiore del polmone destro, il dottor Luigi Carbone, medico personale del papa, e il professor Stefano Margaritora, il chirurgo che lo ha operato, avevano nei giorni scorsi già reso noto l’esito degli esami istologici definitivi e le indagini di biologia molecolare sul materiale asportato durante l’intervento chirurgico, confermando che si trattava di un adenocarcinoma polmonare e che la malattia era localizzata, e assicurando: “Una successiva valutazione oncologica ha confermato che non è necessaria alcuna ulteriore terapia”.

Oggi dal Vaticano si precisa che non è necessaria nemmeno l’immunoterapia.

Si apre l’autunno caldo degli scioperi, in vista due "venerdì neri" in meno di un mese

Roma, 25 ott. (askanews) – Superata, almeno per ora, la questione della protesta dei Tir, con la situazione orientata a tornare alla normalità, e dopo le proteste che ieri hanno coinvolto diverse città, si profilano almeno altre due giornate di disagi e difficoltà sui trasporti e non solo per i cittadini in meno di un mese. Due scioperi generali, in entrambi i casi di venerdì e in entrambi i casi non unitari, in quello che si sta rivelando un autunno particolarmente caldo su proteste e manifestazioni di piazza.

Il primo sarà venerdì prossimo, il 30 ottobre, con un concomitare di iniziative a cominciare dallo sciopero generale proclamato dall’Usb “contro i prezzi in continua crescita, a partire da quello dei carburanti che stanno mettendo in ginocchio la popolazione”, come affermato dal sindacato di base con una nota.

L’Usb intende organizzare una manifestazione a Roma, a Piazza dei Cinquecento, in mattinata.

Parallelamente, sempre per venerdì 30, anche i Cobas hanno proclamato uno sciopero generale insieme con Adl, Clap e Sial, per i settori pubblici e privati ma, nel loro caso, con l’eccezione dei trasporti. Anche in questo caso “contro il carovita che impedisce di far fronte alle spese per i beni essenziali”, ma anche contro la guerra “e lo spostamento di risorse di bilancio verso gli armamenti”.

Sempre venerdì, un’altra protesta, in questo caso di 4 ore è stata proclamata da Uiltrasporti per il personale di Enav e Techno SKY su tutto il territorio nazionale: “la mobilitazione nasce dalla mancanza di risposte su numerose vertenze aperte, dall’assenza di progressi nel confronto con l’azienda”, afferma il sindacato con una nota.

Tre settimane dopo, di nuovo di venerdì, il 20 novembre, un altro sciopero generale stavolta proclamato dalla Cgil: “Basta chiacchiere, è il momento del cambiamento, il lavoro deve tornare a essere un diritto”, ha affermato annunciando la mobilitazione il segretario Maurizio Landini.

“Non ci fermerà nessuno, andiamo avanti con forza e solidarietà”, ha aggiunto il segretario in occasione della manifestazione “La Via Maestra”, lo scorso 17 ottobre a Roma.

Una protesta che per ora non ha aggregato altre sigle, anzi la Cisl, con la sua segretaria Daniela Fumarola, ha esplicitamente preso le distanze: “rispettiamo la scelta – ha detto – ma non la condividiamo” per tre ragioni: si boccia una legge di bilancio ancora senza testo, si contesta la spesa per la difesa, mentre altri Paesi si armano e “si sceglie la massima forma di conflitto contro imprese estranee alla manovra, mentre con loro scriviamo le regole di rappresentanza”.

Parallelamente, infatti, i principali sindacati confederali e le maggiori organizzazione di rappresentanza datoriali stanno portando avanti da settimane delle trattative per rivedere gli aspetti chiave della rappresentanza, delle relazioni industriali e della contrattazione.

Scioperi, il 30 ottobre e il 20 novembre due "venerdì neri" di proteste

Roma, 25 ott. (askanews) – Superata, almeno per ora, la questione della protesta dei Tir, con la situazione orientata a tornare alla normalità, e dopo le proteste che ieri hanno coinvolto diverse città, si profilano almeno altre due giornate di disagi e difficoltà sui trasporti e non solo per i cittadini in meno di un mese. Due scioperi generali, in entrambi i casi di venerdì e in entrambi i casi non unitari, in quello che si sta rivelando un autunno particolarmente caldo su proteste e manifestazioni di piazza.

Il primo sarà venerdì prossimo, il 30 ottobre, con un concomitare di iniziative a cominciare dallo sciopero generale proclamato dall’Usb “contro i prezzi in continua crescita, a partire da quello dei carburanti che stanno mettendo in ginocchio la popolazione”, come affermato dal sindacato di base con una nota.

L’Usb intende organizzare una manifestazione a Roma, a Piazza dei Cinquecento, in mattinata.

Parallelamente, sempre per venerdì 30, anche i Cobas hanno proclamato uno sciopero generale insieme con Adl, Clap e Sial, per i settori pubblici e privati ma, nel loro caso, con l’eccezione dei trasporti. Anche in questo caso “contro il carovita che impedisce di far fronte alle spese per i beni essenziali”, ma anche contro la guerra “e lo spostamento di risorse di bilancio verso gli armamenti”.

Sempre venerdì, un’altra protesta, in questo caso di 4 ore è stata proclamata da Uiltrasporti per il personale di Enav e Techno SKY su tutto il territorio nazionale: “la mobilitazione nasce dalla mancanza di risposte su numerose vertenze aperte, dall’assenza di progressi nel confronto con l’azienda”, afferma il sindacato con una nota.

Tre settimane dopo, di nuovo di venerdì, il 20 novembre, un altro sciopero generale stavolta proclamato dalla Cgil: “Basta chiacchiere, è il momento del cambiamento, il lavoro deve tornare a essere un diritto”, ha affermato annunciando la mobilitazione il segretario Maurizio Landini.

“Non ci fermerà nessuno, andiamo avanti con forza e solidarietà”, ha aggiunto il segretario in occasione della manifestazione “La Via Maestra”, lo scorso 17 ottobre a Roma.

Una protesta che per ora non ha aggregato altre sigle, anzi la Cisl, con la sua segretaria Daniela Fumarola, ha esplicitamente preso le distanze: “rispettiamo la scelta – ha detto – ma non la condividiamo” per tre ragioni: si boccia una legge di bilancio ancora senza testo, si contesta la spesa per la difesa, mentre altri Paesi si armano e “si sceglie la massima forma di conflitto contro imprese estranee alla manovra, mentre con loro scriviamo le regole di rappresentanza”.

Parallelamente, infatti, i principali sindacati confederali e le maggiori organizzazione di rappresentanza datoriali stanno portando avanti da settimane delle trattative per rivedere gli aspetti chiave della rappresentanza, delle relazioni industriali e della contrattazione.

La classifica di Serie A: l’Inter aggancia la Lazio in vetta

Roma, 25 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica del campionato di serie A dopo Inter-Fiorentina 2-1

Ottava giornata: Torino-Monza 3-2, Cagliari-Bologna 0-2, Como-Sassuolo 2-0; Napoli-Roma 3-3; Lazio-Parma 2-0; Inter-Fiorentina 2-1, ore 15 Atalanta-Frosinone, Genoa-Venezia, ore 18 Lecce-Juventus, ore 20.45 Udinese-Milan

Classifica: Lazio,Inter 22, Roma 18, Como 17, Milan 15, Frosinone, Cagliari, Torino 13, Juventus, Napoli 11, Atalanta, Lecce 9, Sassuolo, Bologna 8, Monza 7, Udinese, Parma, Fiorentina, Genoa 4, Venezia 3

Nona giornata: martedì 27 ottobre: ore 18.30 Sassuolo-Lazio, ore 20.45 Roma-Cagliari, Torino-Como, mercoledì 28 ottobre: ore 18.30: Milan-Bologna, Parma-Udinese, Venezia-Inter, Genoa-Juventus, Monza-Napoli, giovedì 29 ottobre ore 20.45 Frosinone-Lecce, Fiorentina-Atalanta.

L’Inter ribalta la Fiorentina e vince 2-1 al 97esimo

Roma, 25 ott. (askanews) – L’Inter batte 2-1 la Fiorentina a San Siro nel lunch match della giornata di Serie A, completando la rimonta nei minuti finali. Dopo il vantaggio viola firmato da Jimenez al 65′, i nerazzurri pareggiano con Thuram al 90′ e trovano il gol della vittoria al 97′ con Zielinski, su calcio di rigore.

La squadra di Cristian Chivu domina a lungo sul piano delle occasioni, ma nel primo tempo trova sulla propria strada un De Gea in grande giornata. Il portiere spagnolo è decisivo in più circostanze, opponendosi ai tentativi di Thuram ed Esposito e mantenendo inviolata la porta viola. L’Inter si rende pericolosa anche con Barella, Carlos Augusto e Mkhitaryan, mentre la Fiorentina fatica a costruire azioni offensive efficaci.

Nella ripresa i nerazzurri ripartono con la stessa intensità e continuano a premere. Thuram sfiora il gol, poi è ancora De Gea a intervenire con un’altra parata. Al 65′, però, è la Fiorentina a passare in vantaggio: Jimenez trova un gran destro dalla distanza che si infila sotto la traversa.

L’Inter reagisce e aumenta la pressione. Carlos Augusto colpisce la traversa di testa al 71′ e si ripete poco dopo, mentre le conclusioni di Calhanoglu e dei compagni alimentano l’assedio nerazzurro. De Gea si supera anche su Sucic, ma al 90′ deve arrendersi al sinistro preciso di Thuram, che firma l’1-1.

La partita sembra destinata a chiudersi in parità, ma nel recupero arriva l’episodio decisivo: dopo un colpo di testa di Lavelli, l’arbitro Mariani assegna un calcio di rigore all’Inter per un tocco di mano in area. Dal dischetto, al 97′, Zielinski calcia sotto la traversa e completa la rimonta.

Per l’Inter tre punti conquistati allo scadere al termine di una gara in cui le numerose occasioni create si sono scontrate a lungo con le parate di De Gea. La Fiorentina, in vantaggio a metà ripresa, torna a casa senza punti.

Audi costruirà primo stabilimento negli Usa, investimento da 4 mld

Milano, 25 ott. (askanews) – Audi si prepara a costruire il suo primo stabilimento negli Stati Uniti, in Georgia, con un investimento di circa 4 miliardi di dollari e la creazione di circa 4.500 posti di lavoro. Il progetto è stato annunciato sabato dal presidente americano Donald Trump durante un comizio a Perry in vista delle elezioni di medio termine del 3 novembre, alla presenza del Ceo di Audi, Gernot Döllner.

La fabbrica, destinata ai grandi suv premium del marchio, avrà una capacità fino a 200mila veicoli l’anno. Il Presidente Usa ha sottolineato le ricadute occupazionali del progetto e rivendicato il ruolo dei dazi nella scelta di Audi. All’esterno era esposto anche un Suv Audi Q9 color oro.

Audi ha indicato che i lavori inizieranno nel 2027 e che la produzione partirà nei primi anni del prossimo decennio. Lo stabilimento sorgerà presso il Middle Georgia Mega Site, nell’area di Macon, con spazio per futuri ampliamenti. Il Nord America diventerà così il terzo pilastro produttivo del marchio accanto a Europa e Cina.

L’operazione segna una svolta per Audi, che oggi importa tutte le vetture vendute negli Usa, prodotte principalmente in Europa e in Messico, dove viene assemblato il Q5, il modello più venduto sul mercato americano. La produzione locale ridurrà l’esposizione ai dazi e ai rischi valutari.

Nel 2025 i dazi americani hanno pesato per 1,2 miliardi di euro sul risultato operativo del gruppo Audi. Le auto importate dall’Ue sono soggette a un dazio complessivo del 15%, mentre per quelle prodotte in Messico non conformi alle regole sul contenuto regionale dell’accordo nordamericano Usmca il dazio complessivo arriva al 27,5%.

“Abbiamo ambizioni molto più grandi per Audi in America. Gli Stati Uniti sono uno dei mercati premium più importanti al mondo e non abbiamo ancora realizzato pienamente il nostro potenziale”, ha dichiarato Döllner. “Siamo determinati a cambiare questa situazione con prodotti premium, un marchio più forte e una base produttiva locale competitiva”, ha aggiunto.

Secondo indiscrezioni della stampa internazionale, il nuovo impianto potrebbe produrre i Suv Q7, Q8 e Q9, ma Audi non ha ancora confermato modelli e motorizzazioni.

Il ceo di Volkswagen, Oliver Blume, ha indicato il Nord America come un “mercato strategico per la crescita redditizia del gruppo”, sottolineando l’importanza di una produzione locale destinata ai clienti americani. Il progetto Audi, sostenuto anche dal presidente del consiglio di sorveglianza Hans Dieter Pötsch, dovrà ora ottenere le necessarie approvazioni societarie.

L’investimento arriva in una fase difficile per Audi, penalizzata dalla concorrenza cinese e dai dazi. Nei primi nove mesi del 2026 il marchio ha consegnato 1,04 milioni di vetture nel mondo (-11,4%). Negli Usa le vendite sono scese del 16% a circa 108mila unità, di cui circa 40mila nel terzo trimestre (-15%).

L’espansione americana si inserisce nella ristrutturazione di Volkswagen in Europa. Audi ha chiuso nel febbraio 2025 lo stabilimento di Bruxelles, con circa 3mila dipendenti coinvolti. Neckarsulm è invece uno dei quattro impianti tedeschi, con Emden, Zwickau e Hannover, per i quali il gruppo non garantisce nuovi programmi produttivi tra il 2031 e il 2034. In Europa la capacità produttiva supera la domanda di circa 500mila veicoli. Volkswagen prevede inoltre altri 50mila tagli di posti di lavoro a livello mondiale, oltre ai 50mila già concordati.

Doping, positiva all’Epo la maratoneta olimpionica Jepchirchir

Roma, 25 ott. (askanews) – Nuovo caso di doping nell’atletica keniana. Peres Jepchirchir, 33 anni, campionessa olimpica della maratona a Tokyo 2021 e iridata in carica, è stata sospesa provvisoriamente dall’Athletics Integrity Unit (Aiu) dopo essere risultata positiva all’eritropoietina (Epo), sostanza vietata che stimola la produzione di globuli rossi e migliora il trasporto di ossigeno nel sangue.

Il controllo è stato effettuato prima della maratona di Sydney, disputata il 30 agosto, che la keniana ha vinto in 2h18’31″. L’Aiu ha annunciato la sospensione, mentre il caso apre nuovi interrogativi sulla lotta al doping nel fondo keniano.

Jepchirchir vanta un palmares di primo piano: ha vinto le maratone di New York nel 2021, Boston nel 2022 e Londra nel 2024. In passato è stata anche primatista mondiale della mezza maratona e oggi figura tra le maratonete più veloci della storia, con un personale di 2h14’43″.

La notizia ha suscitato forte delusione in Kenya, che ospiterà i Mondiali di atletica del 2029. “Siamo sotto shock, soprattutto per un’atleta del calibro di Peres dopo una carriera stellare”, ha dichiarato Barnabas Korir, dirigente di Athletics Kenya e vicepresidente del Comitato olimpico nazionale. “Non sappiamo cosa stia succedendo ai nostri atleti”.

Duro anche il commento del manager Gianni Demadonna, che ha riferito di aver appreso la notizia dall’Aiu tre giorni prima. Dopo 13 anni di collaborazione, ha detto, era convinto che Jepchirchir fosse una delle atlete più affidabili in circolazione, aggiungendo di sentirsi profondamente deluso.

Il caso si inserisce in un quadro già segnato da numerose violazioni antidoping nell’atletica keniana. Un anno fa l’Aiu aveva annunciato una squalifica di tre anni per Ruth Chepngetich, primatista mondiale della maratona con il tempo di 2h09’56″ realizzato nel 2024. Secondo i dati riportati, oltre 140 atleti keniani sono stati sospesi o squalificati dal 2017.

All’inizio di ottobre il Kenya ha inoltre ricevuto una delegazione dell’Agenzia mondiale antidoping (Wada). Il presidente Witold Banka ha chiesto al Paese un impegno più deciso per una cultura dello sport pulito e una politica di tolleranza zero nei confronti del doping.

Schlein: non accetteremo tentativo del governo di criminalizzare i giovani che scendono in piazza

Montepulciano, 25 ott. (askanews) – “Quando le nuove generazioni scendono in piazza è una buona notizia per la democrazia e non accetteremo il tentativo di criminalizzare questa generazione”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando a Montepulciano all’iniziativa ‘Pronti per l’alternativa’.

“Anche ieri tanti giovani sono scesi in piazza pacificamente, non sono il nostro futuro ma il nostro presente. Dobbiamo riuscire ad ascoltare quella rivendicazione e a farla nostra. In alcuni casi ci sono scontri, anche seri, ma non saccheggi, non quella guerriglia generalizzata che qualcuno temeva o addirittura sperava di vedere”.

Ha concluso la leader Pd: “E’ inaccettabile che si usino i violenti per silenziare la voce di studenti, agricoltori lavoratori”.

Papa Leone XIV: mai così evidente che le guerre impoveriscono e danneggiano il mondo

Roma, 25 ott. (askanews) – “Continuiamo insieme a pregare per la pace. Dopodomani, 27 ottobre, uniamoci spiritualmente ai capi di Chiese e ai leader religiosi che si raduneranno ad Assisi nel quarantesimo anniversario dell’incontro convocato da San Giovanni Paolo II. Mai come oggi è evidente che le guerre, oltre a seminare morte e distruzione, impoveriscono e danneggiano il mondo. Il Signore ispiri scelte di dialogo e di pace”. Lo ha detto Papa Leone XIV dopo la recita dell’Angelus con i fedeli e i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Giorgetti: è evidente che abbiamo problemi, in squadra ci sia chi ha consenso

Roma, 25 ott. (askanews) – “Va tutto bene? No, non va tutto bene. È evidente che abbiamo dei problemi. Se parti da zero sei contento di fare l’8%, ma se sei di Bergamo e sei abituato a fare il 50%, ti incazzi se fai il 20%. Facciamo salire in squadra quelli che sul territorio hanno dimostrato di avere più consenso, insieme al segretario: questo risulterà la formula vincente”, lo ha detto Giancarlo Giorgetti, intervenendo dal palco del congresso Lega.

Quanto alle modalità di espressione del dissenso, “quando c’è qualcosa che non va ti vedi uno a uno. Se non basta chiami i testimoni, e se non basta vai in assemblea”. Ma sui temi fondamentali, ha sottolineato, “se guardiamo libertà, sicurezza, autonomia… siamo tutti d’accordo”.

“Credo nella Lega nazionale, non in quella nazionalista: sono due cose diverse. Credo nella Lega delle identità”, lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, parlando dal palco del Congresso della Lega. E sulla questione ‘né di destra né di sinistra’, dice: “Io sono conservatore”, e cita Scruton.

Toquinho torna live in Italia a febbraio per i suoi 60 di musica

Milano, 25 ott. (askanews) – L’icona della musica brasiliana Toquinho torna live in Italia a febbraio con il tour “60 Anni di musica”. In questo spettacolo Toquinho, con la sua inseparabile chitarra, ripercorrerà i brani più significativi di una carriera lunga oltre 60 anni. Un viaggio musicale che renderà omaggio anche agli amici, ai compositori e ai collaboratori che hanno condiviso con lui questo percorso. Al suo fianco Camilla Faustino, considerata una delle più grandi voci della cosiddetta “Nuova MPB” (Música Popular Brasileira), che grazie al suo talento aggiungerà dinamismo e colore ai concerti. Di seguito le date del tour italiano “60 Anni di musica”

4 febbraio al Teatro Cartiere Carrara di Firenze 6 febbraio al Teatro Arcimboldi di Milano 9 febbraio all’Auditorium della Conciliazione di Roma

Una delle pagine più belle del lungo rapporto di Toquinho con l’Italia è senza dubbio “La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria”, lo straordinario album realizzato insieme a Ornella Vanoni e Vinícius de Moraes nel 1976, che proprio quest’anno celebra i cinquant’anni dalla sua uscita. Per l’occasione, il 13 novembre Nar International ne pubblica una nuova edizione celebrativa, che porta alla luce nuove tracce mai pubblicate e inediti scambi di battute tra i tre artisti che restituiscono tutta la complicità, l’affetto e il clima creativo vissuto in studio a Roma 50 anni fa, esaltando gli elementi chiave che hanno decretato il successo del disco.

Nordio: mai sognato di chiedere arresti di massa per i ragazzi

Roma, 25 ott. (askanews) – “Mai detto” che la soluzione sia il carcere per i ragazzi che manifestano in modo violento, “la soluzione è progressiva. La famiglia deve educare, la scuola provvedere all’educazione civica e le parrocchie o le associazioni all’aggregazione. In tema di ordine pubblico, occorre prevenire. E abbiamo istituito il fermo preventivo, che non è carcere, ma un controllo. Ma, in casi come Milano, purtroppo come extrema ratio servono misure coercitive”. Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in un’intervista al Corriere della Sera.

Quanto al presunto auspicio di arresti di massa di minori, “mai sognato di dirlo. Chi lo sostiene non ha visto la mia intervista a SkyTg24 o la interpreta a suo uso e consumo. In carcere ci sono 3 minori. Non ce li ho mandati io, ma la magistratura perché li ha ritenuti ‘socialmente pericolosi’. Il problema è che gli istituti minorili sono affollati e hanno posti limitati, 3 in un giorno già significa aumentare la capienza in modo insostenibile. Non lo auspico, ma se gli arresti continuassero il problema si porrebbe” ha aggiunto.

Nordio ha negato anche che, a suo parere, la soluzione possa essere di mettere minori in cella con adulti. “Mai detto, anche questo. Semmai di riadattare strutture per adulti. Facendole però diventare solo per minori, con le adeguate garanzie di legge” ha precisato.

Dal carcere alle altre dimensioni, chiude la Biennale Musica 2026

Venezia, 25 ott. (askanews) – La Biennale Musica 2026 si è chiusa con un +4% di pubblico e per il 40% proveniente dall’estero. Questo 70esimo Festival Internazionale di Musica Contemporanea, diretto da Caterina Barbieri e intitolato “The Child of Sound”, ha immaginato questo figlio del suono come simbolo di rivoluzione e guarigione al contempo, attribuendo alla musica una forza di comunione e di elevazione spirituale. In questa prospettiva ha assunto un valore ancora più forte il progetto “Musica Libera”, che ha visto coinvolte le detenute della Casa circondariale della Giudecca, diventate protagoniste di due performance toccanti all’interno del carcere.

Come ogni anno, la Biennale Musica ha cercato di esplorare i territori di confine della ricerca e di battere i sentieri del confronto con molte culture diverse, alla ricerca delle possibili armonie. Che nella serata finale sono culminate nell’opera della stessa Barbieri “Non puoi contare l’infinito”, che ha unito l’orchestra, la musica elettronica e i sintetizzatori analogici in un racconto sonoro generativo che ha aperto squarci di nuove dimensioni e sensazioni.

A riprova del fatto che anche le Biennali delle arti performative sono un tassello decisivo e unico della grande istituzione veneziana e del suo racconto della contemporaneità.

"Musica Libera" nel carcere della Giudecca con la Biennale

Venezia, 25 ott. (askanews) – Non è la prima volta che la Biennale di Venezia entra nella Casa di reclusione femminile della Giudecca, ma come ogni volta, anche nel caso del progetto “Musica Libera” l’emozione è forte e la sensazione di camminare su terreni difficili, ma estremamente interessanti, si è rinnovata in tutta la sua forza. In quest’ultimo caso la Biennale Musica ha portato i musicisti protagonisti del College 2026 a lavorare con le detenute su workshop e laboratori che hanno riguardato la scrittura, gli ascolti collettivi, l’improvvisazione aperte. E come momento conclusivo del percorso in uno dei cortili del carcere veneziano si è tenuta una performance live con i compositori e le donne della Casa di reclusione.

Senza retorica, ma con molta umanità, le detenute hanno cantato, hanno recitato poesie, hanno proclamato la loro voglia di libertà, di affetto, ma anche la loro rabbia, usando la musica e le parole come liquido di contrasto rispetto alla condizione di recluse. Le tipologie musicali sono state diverse, molto è stato fatto sotto forma di spoken word, e ogni frase era anche quella di un canto di liberazione, che le loro compagne hanno ascoltato dal cortile oppure dai corridoi del carcere, affacciate alle finestre con le grate. In mezzo a loro c’era il pubblico, che ha partecipato, ha applaudito, si è anche commosso e ha ballato. Alla fine, dopo le performance più toccanti, è partita la musica neomelodica e questo è sembrato un modo di dare voce reale alle donne, alla vita dentro lo spazio del carcere, alla voglia di dire ancora sì a una vita che, inevitabilmente, tra quelle mura è monca.

La performance di “Musica Libera” si è insomma trasformata in una festa, ma il punto è forse quello di ragionare sull’eccezionalità di un evento di questo tipo: se si configura come qualcosa di alieno che atterra nella dimensione detentiva e poi se ne riparte verso lo spazio lontano rischia di non lasciare molto, se invece, come ci è sembrato in questo caso, si tratta di un progetto costruito nel carcere, usando le regole e le sintassi del luogo, dando un reale spazio di libertà alle detenute, almeno sul piano della musica e della parola, allora è un’esperienza che rimane viva e presente, che supera le barriere e apre uno spazio di esistenza nonostante il carcere.

Guardando la partecipazione e l’entusiasmo di Maurizia Campobasso, direttrice della Casa di reclusione della Giudecca, la sensazione è che un momento come quello della Biennale Musica sia inserito in un più ampio discorso di cambio delle prospettive, di riduzione delle distanze tra il dentro e il fuori, di valorizzazione dei talenti e di allargamento degli spazi di umanità. Poi è ovvio che la Biennale resta la Biennale e il carcere resta il carcere, che il pubblico esce, mentre le donne della Casa restano dentro. Ma “Musica Libera” ha mostrato che c’è una porosità, una permeabilità tra i due mondi, che può portare qualcosa a entrambe. (Leonardo Merlini)

La classifica di Serie A: Lazio a +3 sull’Inter

Roma, 25 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica del campionato di serie A dopo Lazio-Parma 2-0

Ottava giornata: Torino-Monza 3-2, Cagliari-Bologna 0-2, Como-Sassuolo 2-0; Napoli-Roma 3-3; Lazio-Parma 2-0; domenica 25 ottobre: ore 12.30 Inter-Fiorentina, ore 15 Atalanta-Frosinone, Genoa-Venezia, ore 18 Lecce-Juventus, ore 20.45 Udinese-Milan

Classifica: Lazio 22,Inter 19, Roma 18, Como 17, Milan 15, Frosinone, Cagliari, Torino 13, Juventus, Napoli 11, Atalanta, Lecce 9, Sassuolo, Bologna 8, Monza 7, Udinese, Parma, Fiorentina, Genoa 4, Venezia 3

Nona giornata: martedì 27 ottobre: ore 18.30 Sassuolo-Lazio, ore 20.45 Roma-Cagliari, Torino-Como, mercoledì 28 ottobre: ore 18.30: Milan-Bologna, Parma-Udinese, Venezia-Inter, Genoa-Juventus, Monza-Napoli, giovedì 29 ottobre ore 20.45 Frosinone-Lecce, Fiorentina-Atalanta.

Lula rimonta e riapre la partita: Bolsonaro non ha la vittoria in tasca

La rimonta che cambia la partita

Sembrava una strada in discesa per Flávio Bolsonaro. Il figlio dell’ex presidente Jair, vincitore del primo turno del 4 ottobre, appariva favorito nella corsa alla presidenza del Brasile. A tre settimane di distanza, lo scenario è cambiato. Luiz Inácio Lula da Silva ha recuperato terreno e il ballottaggio di oggi si annuncia incertissimo.

Gli ultimi sondaggi indicano una sostanziale parità tecnica. La rimonta è significativa, anche se non basta a garantire la vittoria del presidente uscente. La sfida resta aperta e saranno probabilmente gli indecisi e gli astenuti del primo turno a determinarne l’esito.

 

La marea rossa di Copacabana

A rendere visibile il nuovo clima è stata la grande manifestazione di Rio de Janeiro. Decine di migliaia di persone hanno invaso il lungomare di Copacabana, trasformando la penultima giornata elettorale di Lula in una dimostrazione di forza popolare.

Una folla festosa, con giovani, lavoratori e famiglie, ha accompagnato il presidente ottantenne. Lula ha invitato i sostenitori a convincere gli indecisi e a riportare alle urne quanti avevano disertato il primo turno. La campagna si è poi conclusa a San Paolo, sull’Avenida Paulista.

 

Due idee di Brasile

La posta in gioco supera la competizione tra due personalità. Lula rivendica le politiche sociali, la difesa dell’istruzione pubblica e il ruolo dello Stato nella riduzione delle disuguaglianze. Bolsonaro propone una linea più dura sulla criminalità, tagli alla spesa pubblica e la continuità con l’impostazione conservatrice del padre.

Il presidente uscente, tuttavia, deve fare i conti con le critiche per il costo della vita e la sicurezza. Non è soltanto una sfida ideologica: gli elettori chiedono risposte concrete a problemi quotidiani.

 

Il voto che può sorprendere

Bolsonaro ha scelto Belo Horizonte, nel decisivo Minas Gerais, per l’ultimo confronto con gli elettori. Lula ha puntato invece sull’entusiasmo ritrovato della sua base.

La rimonta del presidente uscente rappresenta già un risultato politico. Ma la partecipazione alle manifestazioni non coincide necessariamente con il consenso nelle urne.

Il Brasile resta profondamente diviso e la vittoria, chiunque la conquisti, non cancellerà questa frattura. La vera prova sarà governare un Paese che ha bisogno di ritrovare fiducia nelle istituzioni e una prospettiva condivisa.

Sciopero preventivo, la protesta che divide il sindacato

Uno sciopero prima della manovra

Sino ad oggi non avevamo ancora sentito parlare dello sciopero preventivo. Cioè dell’indizione di uno sciopero generale contro una manovra economica e finanziaria del Governo quando la suddetta manovra ancora non c’è. Almeno pubblicamente.

Ancora una volta la Cisl, attraverso la segretaria generale Daniela Fumarola, ha indicato la strada più responsabile e più corretta nell’affrontare la difficile fase economica e sociale che stiamo attraversando. E cioè, non è con l’approccio ideologico e puramente politico che si possono trovare le soluzioni più congeniali per il nostro Paese. A cominciare, appunto, dall’organizzare uno sciopero generale di natura preventiva.

Con questi metodi non si aiuta la crescita economica e produttiva da un lato e, dall’altro, non si favorisce neanche il rafforzamento della giustizia sociale.

 

Il richiamo di Mattarella alla dignità del lavoro

Ancora una volta, al riguardo, è stato il Presidente della Repubblica Mattarella a indicare la strada senza cadere nella propaganda e nella tifoseria. Lo ha fatto durante il suo intervento per la consegna delle Stelle al Merito del Lavoro.

Ha detto il Capo dello Stato che «L’Europa è chiamata a difendere i valori della propria civiltà e a sostenere il proprio modello sociale: può farlo soltanto mediante innovazioni, e governandole, avversando atteggiamenti secondo i quali una appropriata dinamica salariale, anziché rappresentare il corrispettivo della dignità del lavoratore, sia costo da ridurre per ottenere competitività».

Per poi aggiungere che «La ipotizzata fine del lavoro – proposta come superamento da chi lo considera erroneamente una forma di alienazione – è visione che può condurre a una compressione della stessa libertà e a una organizzazione sempre più duale dei diritti nella società. Una società divisa tra pochi ricchi Epulone e tanti, tanti Lazzaro».

 

Concertazione sociale contro propaganda

Insomma, attorno al tema del lavoro, della giustizia sociale, della rivendicazione dei diritti e della crescita del nostro sistema economico e produttivo non possiamo solo e sempre scivolare lungo i rivoli della propaganda spicciola.

Servono quelle categorie che un tempo le grandi forze politiche e democratiche, le grandi organizzazioni sindacali e governi responsabili sapevano mettere in campo: dalla concertazione sociale al dialogo e al confronto tra le parti sociali; da un approccio seriamente e credibilmente riformista alla difesa degli interessi concreti dei lavoratori; e in ultimo, ma non per ordine di importanza, proposte costruttive, ricette utili e realisticamente percorribili e praticabili e non solo polemiche violente da scagliare contro il “nemico” politico di turno.

 

Due modi diversi di intendere il sindacato

Ed è proprio lungo questo crinale che si misura la diversità, purtroppo profonda, tra un sindacato che declina un atteggiamento serio, responsabile e costruttivo e chi, invece e al contrario, un comportamento puramente politico se non addirittura di natura partitica.

È arrivato il momento, come ci ricorda anche e soprattutto il nostro Presidente della Repubblica, di avere una postura costruttiva nel contribuire a costruire un futuro dove il lavoro e il suo reddito ritornino al centro della riflessione politica. Rafforzando il tessuto della coesione sociale e perseguendo l’obiettivo di una nuova e migliore giustizia sociale.

Sotto questo versante, il contributo della Cisl in vista della prossima manovra economica e finanziaria sarà, ancora una volta, decisivo, importante, responsabile e costruttivo.

Castel Volturno, la politica alla prova della dignità umana

La responsabilità di decidere

La politica deve saper decidere, ma la qualità delle sue decisioni dipende anche dalla capacità di interrogarsi sulle ragioni che le orientano, sulle conseguenze che producono e sull’idea di persona che intendono promuovere. È in questo esercizio di responsabilità che il potere può diventare autentico servizio al bene comune.

La vicenda di Castel Volturno, dove il progetto di un Centro di permanenza per il rimpatrio ha suscitato la mobilitazione di cittadini, associazioni e vescovi campani, ci invita a riflettere su una questione che supera le appartenenze politiche: come può lo Stato esercitare la propria autorità senza smarrire il senso della dignità umana?

Sicurezza e legalità sono responsabilità irrinunciabili delle istituzioni, così come lo è il rispetto della persona. La sfida consiste nel trovare risposte capaci di custodire questi valori insieme, attraverso misure efficaci, proporzionate e rispettose dei diritti.

Governare non significa soltanto decidere, ma motivare le proprie scelte e rispondere delle loro conseguenze.

A Castel Volturno, il bisogno di sicurezza si intreccia con fragilità sociali, sfruttamento del lavoro, difficoltà dei servizi e necessità di percorsi d’integrazione seri. Sono questioni che richiedono uno Stato presente, capace di garantire la legalità, ascoltare le comunità e investire in condizioni di convivenza dignitosa. La complessità del territorio dovrebbe spingere a ricercare soluzioni concrete, anziché alimentare contrapposizioni.

 

Il richiamo dei vescovi campani

La partecipazione dei vescovi campani alla mobilitazione richiama l’attenzione sulla dignità delle persone più vulnerabili. La Chiesa non è chiamata a sostituirsi alle istituzioni, ma la sua testimonianza contribuisce a mantenere aperta una domanda essenziale: quali criteri devono guidare le decisioni pubbliche quando sono in gioco la sicurezza, la libertà e la dignità umana?

Ascoltare questo richiamo non significa condividere necessariamente ogni posizione, così come riconoscere le responsabilità delle istituzioni non significa rinunciare a interrogarsi sulle loro scelte. Una democrazia matura ha bisogno di confronto, argomentazioni solide e disponibilità a valutare le conseguenze delle proprie convinzioni.

 

Oltre la nebbia delle contrapposizioni

Ogni tempo conosce le proprie nebbie: si addensano quando le paure diventano confini, le differenze si trasformano in distanze e il desiderio di avere ragione oscura la ricerca di ciò che è giusto. Anche la politica può smarrire il proprio cammino quando si lascia imprigionare dalle contrapposizioni, anziché attraversare la complessità della realtà.

Eppure, oltre la nebbia, ci sono persone che chiedono sicurezza, famiglie che cercano speranza, comunità che desiderano futuro e fragilità che non possono essere lasciate ai margini. Nessuna parola può sostituire la responsabilità di trovare risposte, così come nessuna contrapposizione può dispensarci dalla fatica di comprendere.

Andare oltre significa accettare che il cammino verso il bene comune richieda ascolto, umiltà e coraggio, riconoscendo la possibilità di rivedere le proprie convinzioni quando la realtà lo impone. Significa cercare soluzioni senza pretendere che ogni risposta appartenga già al nostro schieramento, ricordando che dietro ogni questione pubblica ci sono persone la cui dignità merita di essere riconosciuta.

La politica non deve rinunciare alle differenze per costruire ponti, ma impedire che diventino muri. Il bene comune non è una terra da conquistare gli uni contro gli altri, bensì un orizzonte verso il quale una comunità può avanzare quando ritrova il senso della propria responsabilità.

La vera autorevolezza consiste nel saper attraversare la nebbia senza diventare parte dell’oscurità, custodendo una luce capace di orientare il cammino: la dignità inviolabile di ogni persona.

 

La Magnifica Humanitas come criterio della politica

È in questa prospettiva che ritrovo il significato del popolarismo di ispirazione sturziana e degasperiana: una tradizione che pone la persona al centro della convivenza civile e riconosce nel bene comune il criterio dell’azione pubblica.

Poiché la persona cresce nelle famiglie, nelle comunità, nelle associazioni, nel lavoro e nei corpi intermedi, solidarietà e sussidiarietà non sono formule astratte, ma principi capaci di promuovere responsabilità condivise e soluzioni radicate nei territori.

La Magnifica Humanitas diventa così una chiamata anche per la politica: la dignità umana non è un principio da invocare soltanto nei momenti solenni, ma un criterio con cui valutare ogni scelta, soprattutto quando le decisioni sono difficili e gli interessi sembrano inconciliabili.

Il dovere di restare profondamente umani

La qualità della politica dipende anche dalla capacità di andare oltre sé stessa, superando la convenienza immediata e la tentazione di considerare chi la pensa diversamente soltanto un avversario. Non significa rinunciare alle proprie idee, ma sottoporle alla prova della realtà e della dignità delle persone sulle quali le decisioni pubbliche producono i loro effetti.

Castel Volturno ci invita a riflettere non soltanto sulle decisioni da assumere, ma anche sulla società che intendiamo costruire attraverso di esse. La politica non è chiamata a scegliere tra autorità e umanità: deve dimostrare che la prima può esercitarsi senza tradire la seconda.

 

Emanuele Pascuzzi 

Base Popolare

Decretare l’ovvio, ignorare il Paese: la destra s’avvita sulla sicurezza

La destra al governo e il paradosso della sicurezza

In un’altra situazione storica e politica, con il Paese attraversato da proteste e contestazioni, qualcuno (certamente non chi scrive!) avrebbe detto che occorreva un governo di destra per rimettere “in ordine” le cose.

Oggi, con il governo più longevo e più a destra della nostra storia repubblicana, ovviamente non incontriamo questo tipo di commento. Ma purtroppo non incontriamo neanche l’attenzione che meriterebbero alcuni problemi delicati, a partire dalla condizione giovanile, che purtroppo abbiamo visto degenerare anche in manifestazioni violente da condannare “senza se e senza ma”.

È infatti abbastanza chiaro – come ha sottolineato il Presidente Mattarella – che la pur doverosa condanna degli episodi violenti non è risolutiva dei problemi che generano queste insane reazioni.

 

L’ottavo decreto e la politica degli annunci

Il vizio di negare la complessità, unito alla smania di semplificare, ha portato il governo a fare l’ennesimo e inutile “decreto sicurezza”, con il quale sono stati istituiti nuovi reati per gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica.

Preso dalla smania di mostrare una reazione e un interventismo fine a se stesso, il governo cede sempre alla tentazione della semplificazione e della banalizzazione.

Meloni annuncia con grandi squilli di tromba un provvedimento approvato con urgenza in Consiglio dei ministri per punire la partecipazione violenta alle manifestazioni, la devastazione delle vetrine e il ferimento di poliziotti e carabinieri; come se prima di questo nuovo “decretino sicurezza” (l’ottavo, per la precisione) tutte queste azioni fossero consentite!

E arrivati all’ottavo decreto sullo stesso tema è più che legittimo il dubbio sulla reale efficacia di questi provvedimenti, come altrettanto discutibile è anche la capacità di concepirli e di scriverli.

Ma in clima di campagna elettorale – pur annunciando di aver vietato ciò che era già vietato – un annuncio vale molto più di un’azione vera che abbia un riscontro reale e concreto per la vita delle persone.

 

Le proteste sociali oscurate dall’emergenza sicurezza

Chi legge non commetta però l’errore di pensare che sia stata un’azione inutile.

La decretazione dell’ovvio è stata infatti molto utile – ma solo al governo – per coprire o far scivolare in secondo piano le proteste pacifiche finalizzate alla richiesta di maggiori risorse per l’istruzione, interventi per l’emergenza abitativa e sostegno contro la povertà; per non parlare poi dell’agitazione di agricoltori e autotrasportatori che, a causa della crisi energetica, si stanno astenendo dal lavoro creando grandi difficoltà a una larga parte del Paese, con i distributori di carburante a secco e gli scaffali dei supermercati vuoti.

Ma per il “decretificio” di Palazzo Chigi l’altra urgenza (dopo la legge elettorale) era quella di stabilire che non si possono devastare le vetrine dei negozi o tirare pietre contro le forze dell’ordine.

 

Le leggi esistono già, manca la capacità di ascoltare

In questo caso l’arrogante attacco che Vespa ha rivolto a Sabrina Brizzola, studentessa ventiquattrenne sua ospite a Porta a Porta – “studiate prima di parlare” – calza a pennello per i nostri attuali governanti, perché quelle azioni sono già tutte previste dal codice penale, con tanto di pene e aggravanti per le diverse fattispecie.

Oggi, come si diceva all’inizio, quel che manca non è certo la destra al governo, ma piuttosto la capacità di ascoltare le crescenti difficoltà di larghe fasce della popolazione; manca la capacità di trattare i cittadini e la pubblica opinione con rispetto e da adulti, senza scommettere su una loro presunta ingenuità o impreparazione per poterli raggirare.

Una celebre frase attribuita ad Abraham Lincoln dice: «Puoi ingannare poche persone per molto tempo o molte persone per poco tempo, ma non puoi ingannare molte persone per molto tempo».

Le città diseguali, dai numeri alle responsabilità

La geografia nascosta delle disuguaglianze

L’Italia si racconta per grandi medie: reddito nazionale, disoccupazione regionale, distanza tra Nord e Sud. Ma basta attraversare poche strade per incontrare un’altra città, dove cambiano le opportunità di studio, il lavoro, la qualità dell’abitare. Una media favorevole può nascondere disuguaglianze molto profonde. La fragilità sociale ha anche una geografia precisa.

Il 21 ottobre 2026 l’ISTAT ha aggiornato al 2023 l’Indice di disagio socio-economico a livello sub-comunale (IDISE). I dati riguardano 161 Comuni e combinano nove indicatori riferiti alle risorse e alle opportunità economiche, sociali, lavorative ed educative. Non siamo davanti a una semplice cartografia: la possibilità di individuare concentrazioni di svantaggio all’interno delle città interpella direttamente le politiche pubbliche.

Ma occorre evitare un equivoco. L’IDISE descrive un disagio relativo: il valore medio di ciascun Comune è fissato a 100 e il confronto vale tra aree dello stesso Comune, per il medesimo anno. Non è una graduatoria nazionale dei quartieri, non fotografa il 2026 e non misura direttamente la qualità dei servizi.

Soprattutto, sapere dove si concentra il disagio non significa averne individuato automaticamente le cause. Redditi bassi, istruzione, condizioni abitative e opportunità di lavoro possono intrecciarsi in modi differenti. Una mappa segnala dove indagare; non dimostra perché le cose vadano così, né quali decisioni abbiano prodotto quei risultati.

 

Dai dati alle scelte di bilancio

Questa distinzione non indebolisce il significato politico dei dati: lo rende più esigente. Se conosciamo meglio la distribuzione dei bisogni, con quali criteri scegliamo dove investire? Che cosa cambia, concretamente, nel bilancio comunale?

Il bilancio non è un rito per addetti ai lavori: traduce priorità e rinunce in risorse. L’uguaglianza dei diritti non richiede di spendere cifre identiche ovunque; può richiedere interventi più intensi dove gli ostacoli sono maggiori, purché le scelte siano motivate e i servizi essenziali garantiti.

Il passaggio può cominciare dalla programmazione del 2027. I Comuni dispongono già del Documento unico di programmazione (DUP), del bilancio di previsione e del rendiconto. Il primo orienta le decisioni strategiche e operative, il secondo autorizza le risorse, il terzo rende conto della gestione.

La proposta è affiancare a questi strumenti, dove i dati lo consentono, una lettura pubblica per aree: quali bisogni risultano prioritari, quali interventi saranno finanziati, quali cittadini si intende raggiungere, con quali tempi. Non è un obbligo contabile già previsto per quartiere, né deve diventare un altro adempimento formale.

 

La responsabilità delle amministrazioni

Qui la responsabilità ha nomi e sedi precise: la Giunta propone e motiva le priorità, il Consiglio comunale le discute e le approva nell’esercizio delle proprie competenze, gli uffici attuano gli interventi e rendono disponibili informazioni verificabili.

Ai cittadini deve essere possibile capire non soltanto che cosa è stato annunciato, ma che cosa è stato deliberato e realizzato, e quali esigenze sono rimaste senza risposta.

Prendiamo un’area nella quale emergano fragilità educative. Annunciare nuovi posti negli asili non basta. Occorre chiarire quanti posti siano finanziati e realmente attivati, se esista il personale necessario, quali siano orari, rette, collegamenti e tempi di accesso, quante domande rimangano escluse.

Le somme stanziate, gli impegni di spesa, i pagamenti, l’apertura del servizio e il beneficio per le famiglie sono passaggi diversi: confonderli permette di presentare come risultato ciò che è soltanto una promessa contabile.

Non tutta la spesa può essere attribuita con precisione a una zona. Esistono servizi che coprono l’intera città, risorse vincolate, vincoli finanziari e competenze distribuite tra Comune, Regione, ASL e Stato.

Inoltre, gli enti non partono dalle stesse capacità fiscali: senza adeguata perequazione, la trasparenza da sola non colma i divari. Per questo una rendicontazione territoriale seria deve dichiarare i limiti dei dati, indicare chi è responsabile di che cosa e rendere visibili gli accordi necessari, senza scaricare colpe o promettere prestazioni fuori competenza.

 

Un patto pubblico per misurare i risultati

Servirebbe un patto pubblico di responsabilità: per ogni priorità territoriale un problema documentato, un obiettivo, risorse identificabili, un soggetto responsabile, tempi e pochi indicatori comprensibili.

Al rendiconto si tornerebbe sulle stesse promesse: quanti servizi sono stati attivati? Quante persone hanno potuto accedervi? Chi è rimasto escluso, e perché? Se i risultati non arrivano, quali correzioni sono state decise?

Questo è il passaggio dalla contabilità della spesa alla responsabilità degli effetti.

C’è una seconda cautela decisiva. Anche quando un indicatore migliora dopo un intervento, non possiamo attribuire automaticamente quel cambiamento alla politica adottata: possono aver inciso fattori economici, demografici o altre iniziative.

Servono osservazioni nel tempo, ascolto dei cittadini e, quando possibile, confronti e valutazioni capaci di distinguere le coincidenze dagli effetti plausibilmente prodotti. La responsabilità politica non nasce dalla pretesa di dimostrare tutto, ma dall’impegno a verificare, spiegare e correggere.

 

Il quartiere non è soltanto un indice

Infine, un quartiere non è il suo indice. Le mappe non raccontano fino in fondo le reti solidali, le scuole, le associazioni, i talenti e le energie civiche.

Perciò le priorità vanno discusse con chi abita e lavora nei territori, senza trasformare il disagio in un marchio e senza affidare al volontariato il compito di sostituire servizi pubblici insufficienti. La partecipazione deve migliorare le decisioni, non coprire le responsabilità.

La disuguaglianza ha un indirizzo. Conoscerlo non spiega ancora le cause, ma rende meno accettabile ignorare il problema. La politica locale si misurerà non dalla bellezza delle mappe, bensì dalla capacità di far corrispondere ai bisogni bilanci motivati, servizi accessibili e risultati sottoposti a verifica.

La domanda da porre a ogni amministrazione è semplice:

«Che cosa è cambiato, e per chi, grazie alle scelte che avete compiuto?».

Cortei, Meloni: grazie a Fdo che hanno garantito sicurezza cittadini

Roma, 24 ott. (askanews) – “Voglio ringraziare le donne e gli uomini delle Forze dell’Ordine che anche oggi, nelle piazze italiane, hanno lavorato per garantire la sicurezza dei cittadini e il diritto di manifestare pacificamente, nonostante i tentativi di alcuni violenti di provocare scontri e disordini”. Lo afferma con un messaggio su X il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“Un ringraziamento al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ai prefetti, ai questori e a tutti coloro che hanno coordinato e gestito le operazioni di ordine pubblico. Il diritto di manifestare va sempre garantito, così come il diritto dei cittadini di vivere le proprie città in sicurezza”, dice ancora Meloni.

“È in questa direzione che vanno anche le misure approvate nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri: dare allo Stato strumenti più efficaci per prevenire le violenze e impedire che delinquenti e facinorosi possano mettere a ferro e fuoco intere città. Perché la sicurezza va garantita a tutti. A chi vuole manifestare pacificamente, a chi lavora e a chi vuole vivere la propria città senza paura. Senza lasciare spazio – conclude la premier – a chi cerca soltanto lo scontro e la violenza”.

Il Congresso della Lega, Salvini ‘coopta’ Zaia nella nuova segreteria

Milano, 24 ott. (askanews) – Una segreteria politica e un coordinatore federale. Nominati dal segretario. Matteo Salvini prova a chiudere così la stagione di contrasti interni alla Lega. Offrendo a Luca Zaia di entrare nel nuovo organismo (lo dice dal palco il fedelissimo Claudio Durigon, “Matteo te lo cheiderà Luca, e dovrai metterci la faccia”). Una soluzione che aleggiava da tempo, anche se il diretto interessato per ora si schermisce: “Vedremo quello che accadrà, non ne so niente”, dice l’ex presidente del Veneto. Che però già indossa i panni del pacificatore: “Dal congresso si esca uniti, chi perde riconosca il segretario, chi vince rispetti le idee di tutti”.

La composizione della segreteria si saprà solo nei prossimi giorni: difficile immaginare che tra i 9 membri del nuovo organo statutario ci sarà spazio anche per il dissenso dei lombardi. Che oggi sono stati messi sul banco degli imputati, nella persona di Massimiliano Romeo, accusato da più oratori di aver espresso le sue posizioni nel modo sbagliato. Fino alle parole di Andrea Crippa: “Lo fate non per l’autonomia e il federalismo, ma per un posto in lista”. Un clima che fa dire allo stesso Romeo: “O non comprendono o sono in malafede. Abbiamo proposto idee per il bene della Lega, speriamo che il confronto porti a una nuova sintesi, che tenga conto delle sensibilità di tutti”. Anche perchè, aveva avvertito Romeo nel suo intervento dal palco, “il problema non è tra di noi, ma con la gente che non ci vota più. Rischiamo di fare la fine di Renzi, dal 40% al 2%”. Ma in ogni caso “io non ho mai pensato di lasciare la Lega, mai pensato a scissioni, mai pensato ad altri partiti. Anche se dovesse esserci una posizione minoritaria per me o ci dovessero essere dei provvedimenti nei miei confronti, io sono e resterò sempre leghista”.

In questo clima domani si andrà al voto tra Salvini e Garavaglia: la suspense è solo sulle percentuali della mozione ‘nordista’, visto che ormai l’esito ‘politico’ del congresso sembra definito, appunto con la nuova segreteria politica ‘allargata’ a Luca Zaia. Che avrà il compito di rappresentare la questione settentrionale, ma dentro la Lega nazionale che “nessuno mette in discussione”. E di provare a garantire “l’indentità” dei territori, “senza la quale non c’è consenso”. E magari una linea politica meno “inclinata sull’estrema destra”, come denuncia il lombardo Attilio Fontana. “Bossi ha sempre detto che non siamo nè di destra nè di sinistra”, ribadisce Zaia.

Intanto, le modifiche statutarie preparate da Roberto Calderoli vengono approvate senza voti contrari: la nuova Lega avrà appunto una segreteria politica allargata ma tutta a discrezione del segretario, e un coordinatore federale – sempre di nomina del segretario – che “vigilerà” sull’applicazione della linea politica nelle Leghe regionali. Insomma, nessun riconoscimento automatico della “minoranza” che domani – al di là delle percentuali – verrà comunque formalizzata.

(foto di archivio)

Napoli-Roma 3-3, sei gol e spettacolo al Maradona

Roma, 24 ott. (askanews) – Sei gol, una doppia rimonta e un finale incandescente. Napoli e Roma pareggiano 3-3 al Maradona nell’ottava giornata di Serie A, al termine di una partita ricca di emozioni. Gli azzurri vanno due volte in vantaggio, ma vengono raggiunti dai giallorossi, capaci di trovare il pareggio all’89’ dopo il nuovo sorpasso firmato da McTominay.

A sbloccare il risultato al 28′ è Anguissa, protagonista di una spettacolare rovesciata che porta avanti il Napoli. Gli azzurri costruiscono altre occasioni, mentre la Roma sfiora il pareggio con Cristante, che colpisce il palo di testa prima dell’intervallo. In avvio di ripresa arriva il raddoppio: al 48′ Politano crossa dalla destra e McTominay anticipa Wesley di testa, con il pallone che supera la linea di porta prima che lo scozzese lo ribadisca in rete anche con il piede.

Sul 2-0 la partita sembra indirizzata, ma la Roma reagisce con decisione. Al 69′ Soulé riapre il match con una conclusione a giro di sinistro dal limite dell’area, al termine di uno scambio con Malen. Passano appena cinque minuti e al 74′ arriva il pareggio: sugli sviluppi di un calcio d’angolo, la difesa del Napoli non riesce ad allontanare il pallone e Balerdi si avventa sulla sfera, scaricando in rete il 2-2.

Il Napoli non si arrende e all’83’ torna avanti. McTominay trova la doppietta personale con un gran tiro dalla distanza, indirizzato nell’angolino, che sembra decidere la sfida. La Roma, però, ha ancora energie per l’ultimo assalto e all’89’ firma il definitivo 3-3: Balerdi svetta di testa su un cross dalla sinistra e batte Meret, completando anche lui la doppietta.

Nel finale esplodono le proteste del Napoli per un contatto tra Beukema e Balerdi nell’azione del pareggio, rivisto anche al Var. L’allenatore azzurro Allegri protesta e viene espulso dall’arbitro Colombo al 90′. Finisce 3-3, con le due squadre che si dividono la posta al termine di una sfida dai continui capovolgimenti di fronte.

La classifica di Serie A: Roma a quota 18, Napoli a 11

Roma, 24 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica del campionato di serie A dopo Napoli-Roma 3-3

Ottava giornata: Torino-Monza 3-2, Cagliari-Bologna 0-2, Como-Sassuolo 2-0; Napoli-Roma 3-3; ore 20.45 Lazo-Parma; domenica 25 ottobre: ore 12.30 Inter-Fiorentina, ore 15 Atalanta-Frosinone, Genoa-Venezia, ore 18 Lecce-Juventus, ore 20.45 Udinese-Milan

Classifica: Inter, Lazio 19, Roma 18, Como 17, Milan 15, Frosinone, Cagliari, Torino 13, Juventus, Napoli 11, Atalanta, Lecce 9, Sassuolo, Bologna 8, Monza 7, Udinese, Parma, Fiorentina, Genoa 4, Venezia 3

Nona giornata: martedì 27 ottobre: ore 18.30 Sassuolo-Lazio, ore 20.45 Roma-Cagliari, Torino-Como, mercoledì 28 ottobre: ore 18.30: Milan-Bologna, Parma-Udinese, Venezia-Inter, Genoa-Juventus, Monza-Napoli, giovedì 29 ottobre ore 20.45 Frosinone-Lecce, Fiorentina-Atalanta.

Battuto Cobolli: Musetti in finale a Lione

Roma, 24 ott. (askanews) – Lorenzo Musetti raggiunge la finale all’Atp 250 di Lione dopo un derby emozionante con Flavio Cobolli, battuto 4-6, 6-2, 7-5 in poco più di due ore e mezza di gioco dopo quattro match point annullati. Il carrarino tornerà in campo domenica alle 14.30 contro Taylor Fritz.

“È difficile giocare contro un caro amico come Flavio – le parole di Musetti – So quanto fosse importante questa partita per lui, ma lo era anche per me per altri motivi. Avere la chance di giocare un’altra finale e tornare in forma significa tantissimo per me. Alla fine avremmo meritato di vincere entrambi, ma non si può. Fritz è un grande giocatore soprattutto in queste condizioni. Adesso, però, spero di recuperare fisicamente e di dormire un po’”

Scontri con la polizia al termine della manifestazione a Parigi

Roma, 24 ott. (askanews) – Al termine della manifestazione di Parigi, sono scoppiati scontri e “oltre 500 teppisti hanno attaccato le forze dell’ordine sul cours de Vincennes”, nel sud-est della capitale francese, dove sono scese in piazza 110mila persone. Lo ha riferito la prefettura di polizia.

“Le forze dell’ordine hanno effettuato manovre per arrestare i responsabili dei disordini e favorire lo scioglimento degli assembramenti”, ha aggiunto la prefettura.

Gli scontri sono iniziati intorno alle 18, poco dopo l’arrivo del corteo a porte de Vincennes. Alcuni manifestanti hanno lanciato oggetti contro le forze dell’ordine, che hanno risposto utilizzando un camion con idrante e gas lacrimogeni. Secondo quanto riferito sul posto dai media francesi, alcuni teppisti hanno divelto i pannelli di legno di un esercizio commerciale e hanno lanciato pietre contro le forze dell’ordine.

Il corteo contro il carovita e la difesa dei servizi pubblici si era svolto pacificamente, arrivando al termine del suo percorso a Porte de Vincennes, un itinerario imposto dalla prefettura e convalidato in mattinata dalla giustizia amministrativa, nonostante i ricorsi presentati dai sindacati, che chiedevano un percorso alternativo non situato ai margini della capitale francese.

La nuova giornata di mobilitazione indetta da ex “gilet gialli”, sindacati, liceali e studenti, si è svolta in un clima di forte tensione a una settimana dalle violenze e dai saccheggi del 17 ottobre, eventi che hanno scosso l’esecutivo francese a sei mesi dalle elezioni presidenziali del prossimo 18 aprile.

Lega, Zaia: da congresso si esca uniti, chi vince rispetti idee altrui

Milano, 24 ott. (askanews) – “Io penso che dal congresso si dovrà uscire uniti e in serenità. Chi perde dovrà dire ‘lui è il mio segretario’, chi vince dovrà considerare che comunque siamo una grande famiglia, con militanti che hanno diverse estrazioni sociali, culturali, politiche ed è giusto rispettare le idee di tutti”. Lo ha detto Luca Zaia, parlando con i giornalisti al congresso della Lega.

Alla domanda sulla possibilità che il ‘dissidente’ Romeo venga sostituito nel ruolo di capogruppo in Senato, Zaia ha risposto: “Penso che dobbiamo arrivare alle elezioni con la formazione che abbiamo”.

“Dissidente” Romeo: mai pensato a scissioni, resterò sempre nella Lega

Milano, 24 ott. (askanews) – “No, io non ho mai pensato di lasciare la Lega, mai pensato a scissioni, mai pensato ad altri partiti. Non faccio parte assolutamente di coloro che cercano a tutti i costi una posizione. Io sono della Lega, sono nato nella Lega, non ho mai cambiato partito, non ho mai cambiato casacca e resterò sempre nella Lega, anche se dovesse esserci una posizione minoritaria per me o ci dovessero essere dei provvedimenti nei miei confronti: io sono e resterò sempre leghista”. Lo ha detto Massimiliano Romeo, parlando con i giornalisti al congresso della Lega.

Lega, Zaia: “Io in segreteria? Vedremo, ho sempre fatto il militante”

Milano, 24 ott. (askanews) – “Non è questione di non volerci mettere la faccia. Cercheremo di capire anche cosa accadrà e quali saranno le modifiche statutarie. Io ho sempre fatto il militante, e penso di essere uno dei militanti storici, non mi sono mai tirato indietro e non ho mai cercato incarichi. Ognuno deve fare il mestiere che gli è stato affidato, poi vedremo. Ma non lo dico in maniera tattica”. Lo ha detto Luca Zaia, rispondendo ai giornalisti a margine del Congresso della Lega a Milano, dopo l’affermazione di Claudio Durigon secondo il quale Salvini chiederà all’ex Governatore del Veneto di entrare in segreteria e “Zaia dovvrà metterci la faccia”.

Secondo Zaia, “l’apertura sulla segreteria, che non è una novità, è un passo importante. Ma io non ne so niente, non ho mai rincorso le cariche di partito”.

Ginnastica Mondiali: Targhetta vince l’argento al cavallo con maniglie

Roma, 24 ott. (askanews) – Gabriele Targhetta conquista la medaglia d’argento al cavallo con maniglie ai Mondiali di ginnastica artistica di Rotterdam e riporta l’Italia sul podio iridato nella specialità dopo 113 anni. Il ventenne azzurro, già campione europeo ad agosto, totalizza 15.233 punti, con 5.900 per la difficoltà e 9.333 per l’esecuzione, chiudendo alle spalle dell’armeno Hamlet Manukyan, oro con 15.300 punti. Il bronzo va all’altro armeno Mamikon Khachatryan con 15.000 punti. Per la ginnastica italiana è un risultato storico: l’ultima medaglia mondiale nel cavallo con maniglie risaliva al 1913, quando a Parigi Giorgio Zampori e Osvaldo Palazzi conquistarono rispettivamente l’oro e l’argento. Targhetta, atleta delle Fiamme Oro cresciuto alla Spes Mestre e allenato da Gianmatteo Centazzo, si è distinto con un esercizio pulito e di alto livello, migliorando il proprio primato personale. Per l’Italia si tratta del primo podio ai Mondiali dal 2021. L’azzurro ha dedicato parte del risultato a Lorenzo Bonicelli, il ginnasta gravemente infortunatosi alle Universiadi del 2025, mostrando una maglietta con la scritta “Forza Bonny”.

Festa del cinema di Roma, vince il film di Clio Barnard. Premi a Smutniak e Pierobon

Roma, 24 ott. (askanews) – “I See Buildings Fall Like Lightning” di Clio Barnard, è il Miglior Film del Concorso Progressive Cinema della 21esima Festa del Cinema di Roma. “É un onore immenso – ha detto la regista ritirando il premio sul palco dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, durante la cerimonia di premiazione, condotta da Ema Stokholma all’insegna dell’attualità, tra proteste giovanili, Medio Oriente e migrazioni – il nostro film parla della precarietà e delle pressioni che avvertono i giovani anche per avere un minimo nella vita, come un tetto sulla testa; le proteste giovanili avvengono per delle ragioni, se resistiamo e ci opponiamo alle divisioni, unendoci, il cambiamento sarà possibile” ha affermato.

Per lo stesso film, Anthony Boyle ha vinto come Miglior attore, ex aequo con Paolo Pierobon per “Brianza”, uno dei tre film italiani in concorso in questa edizione. Kasia Smutniak con “Mustang” si è aggiudicata il Premio del Pubblico Terna a pari merito con il congolese Rafiki Fariala per “Congo Boy”, che ha conquistato anche il riconoscimento per la Miglior regia. “Questa storia è stata accolta in modo incredibile in questo festival, ho sentito tutto l’amore del pubblico – ha detto Smutniak, il cui film racconta il luogo dove ha fondato la scuola in memoria del suo ex compagno Pietro Taricone, mostrando anche le immagini del loro primo viaggio insieme -. In un momento come questo in cui tutto sembra senza senso, chi fa il cinema è fondamentale: dobbiamo far sognare le persone e abbiamo la grande responsabilità di portare le emozioni alle persone. Con questo film vorrei ricordare che nulla davvero finisce ma si trasforma”.

Gran Premio della Giuria a “The Life and Deaths of Wilson Shedd” dello statunitense Tim Blake Nelson. Miglior attrice Victoria Luengo per “Sants” di Mikel Gurrea. Premio alla Miglior sceneggiatura a “Ceniza en la boca” (Ashes) del messicano Diego Luna. “Lo dedico a chi considera il cinema come un rifugio necessario in un momento in cui crescono ovunque odio e violenza, lo condivido con chi pensa che il cinema sia ancora un luogo che dà spazio al rispetto e alla tolleranza” ha detto il regista ritirando il premio.

Premio speciale della Giuria alla famiglia Al Mawla per “Yesterday the Eye Didn’t Sleep” del palestinese Rakan Mayasi. “Mi sento privilegiato a essere qui mentre il mio popolo si trova ancora a combattere una guerra e un genocidio” ha affermato Mayasi. Infine, il premio Miglior Opera Prima Poste Italiane è andato a a “Clementine Orange”; Miglior Documentario “Dans la gueule de l’ogre” (Into the Jaws of the Ogre) di Mahsa Karampour.

Festa Roma, vince film di Clio Barnard: premi a Smutniak e Pierobon

Roma, 24 ott. (askanews) – “I See Buildings Fall Like Lightning” di Clio Barnard, è il Miglior Film del Concorso Progressive Cinema della 21esima Festa del Cinema di Roma. “É un onore immenso – ha detto la regista ritirando il premio sul palco dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, durante la cerimonia di premiazione, condotta da Ema Stokholma all’insegna dell’attualità, tra proteste giovanili, Medio Oriente e migrazioni – il nostro film parla della precarietà e delle pressioni che avvertono i giovani anche per avere un minimo nella vita, come un tetto sulla testa; le proteste giovanili avvengono per delle ragioni, se resistiamo e ci opponiamo alle divisioni, unendoci, il cambiamento sarà possibile” ha affermato.

Per lo stesso film, Anthony Boyle ha vinto come Miglior attore, ex aequo con Paolo Pierobon per “Brianza”, uno dei tre film italiani in concorso in questa edizione. Kasia Smutniak con “Mustang” si è aggiudicata il Premio del Pubblico Terna a pari merito con il congolese Rafiki Fariala per “Congo Boy”, che ha conquistato anche il riconoscimento per la Miglior regia. “Questa storia è stata accolta in modo incredibile in questo festival, ho sentito tutto l’amore del pubblico – ha detto Smutniak, il cui film racconta il luogo dove ha fondato la scuola in memoria del suo ex compagno Pietro Taricone, mostrando anche le immagini del loro primo viaggio insieme -. In un momento come questo in cui tutto sembra senza senso, chi fa il cinema è fondamentale: dobbiamo far sognare le persone e abbiamo la grande responsabilità di portare le emozioni alle persone. Con questo film vorrei ricordare che nulla davvero finisce ma si trasforma”.

Gran Premio della Giuria a “The Life and Deaths of Wilson Shedd” dello statunitense Tim Blake Nelson. Miglior attrice Victoria Luengo per “Sants” di Mikel Gurrea. Premio alla Miglior sceneggiatura a “Ceniza en la boca” (Ashes) del messicano Diego Luna. “Lo dedico a chi considera il cinema come un rifugio necessario in un momento in cui crescono ovunque odio e violenza, lo condivido con chi pensa che il cinema sia ancora un luogo che dà spazio al rispetto e alla tolleranza” ha detto il regista ritirando il premio.

Premio speciale della Giuria alla famiglia Al Mawla per “Yesterday the Eye Didn’t Sleep” del palestinese Rakan Mayasi. “Mi sento privilegiato a essere qui mentre il mio popolo si trova ancora a combattere una guerra e un genocidio” ha affermato Mayasi. Infine, il premio Miglior Opera Prima Poste Italiane è andato a a “Clementine Orange”; Miglior Documentario “Dans la gueule de l’ogre” (Into the Jaws of the Ogre) di Mahsa Karampour.

La classifica di Serie A, Como a -2 da Inter e Lazio

Roma, 24 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica del campionato di serie A Cagliari-Bologna 0-2, Como-Sassuolo 2-0

Ottava giornata: Torino-Monza 3-2, Cagliari-Bologna 0-2, Como-Sassuolo 2-0; ore 18 Napoli-Roma; ore 20.45 Lazo-Parma; domenica 25 ottobre: ore 12.30 Inter-Fiorentina, ore 15 Atalanta-Frosinone, Genoa-Venezia, ore 18 Lecce-Juventus, ore 20.45 Udinese-Milan

Classifica: Inter, Lazio 19, Roma, Como 17, Milan 15, Frosinone, Cagliari, Torino 13, Juventus 11, Napoli 10, Atalanta, Lecce 9, Sassuolo, Bologna 8, Monza 7, Udinese, Parma, Fiorentina, Genoa 4, Venezia 3

Nona giornata: martedì 27 ottobre: ore 18.30 Sassuolo-Lazio, ore 20.45 Roma-Cagliari, Torino-Como, mercoledì 28 ottobre: ore 18.30: Milan-Bologna, Parma-Udinese, Venezia-Inter, Genoa-Juventus, Monza-Napoli, giovedì 29 ottobre ore 20.45 Frosinone-Lecce, Fiorentina-Atalanta.

Bologna in trasferta 2-0 al Cagliari, decidono Casale e Bernardeschi

Roma, 24 ott. (askanews) – Il Bologna supera 2-0 il Cagliari in trasferta nell’ottava giornata di Serie A e ritrova una vittoria importante per rilanciarsi in classifica. Dopo un primo tempo avaro di emozioni, la squadra di Raffaele Palladino sblocca il risultato nella ripresa con un colpo di testa di Casale, a segno sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto da Miranda. Il raddoppio arriva con Bernardeschi, che trasforma un calcio di rigore assegnato per un evidente tocco di mano di Rodriguez. Il Bologna cambia passo dopo l’intervallo, aumentando pressione e intensità e sfruttando la maggiore qualità tecnica, mentre il Cagliari di Fabio Pisacane fatica a reagire e non riesce a trovare le soluzioni offensive necessarie per riaprire la partita. Per i rossoblù emiliani è un successo prezioso dopo un periodo complicato, che permette a Palladino di bissare la vittoria esterna ottenuta a Lecce. Il Cagliari incassa invece la seconda sconfitta consecutiva dopo il pesante 0-4 contro il Monza e conferma le difficoltà del momento.