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Il Cnr: l’anticiclone s’idebolisce, da martedì fresco e temporali (ma nel frattempo picchi fino a 45 gradi)

Roma, 18 lug. (askanews) – L’ondata di caldo africano che da giorni interessa l’Italia si avvia verso una fase di cambiamento. Secondo le previsioni del Consorzio Lamma, nato dalla collaborazione tra Cnr e Regione Toscana, l’anticiclone subtropicale che domina il Mediterraneo inizierà gradualmente a perdere forza: nel fine settimana una depressione in discesa dal Nord Europa si avvicinerà alla penisola, ma la vasta area di alta pressione continuerà ancora per qualche giorno a bloccare l’ingresso dell’aria più fresca.

La svolta è attesa tra martedì e mercoledì, quando un nuovo impulso freddo proveniente da nord riuscirà a rompere la “cupola” di aria calda presente sul Mediterraneo occidentale. Il contrasto tra le masse d’aria potrà favorire la formazione di temporali anche intensi, con forti raffiche di vento e locali grandinate, soprattutto sui versanti adriatici e nelle zone interne del Centro-Sud.

Nel frattempo il caldo record resisterà fino a domenica, con temperature massime oltre i 40 gradi su Sicilia, Sardegna, entroterra pugliese, Calabria ionica e Basilicata orientale. In queste aree non sono esclusi picchi fino a 44-45 gradi. Valori vicini ai 40 gradi sono attesi anche nelle zone interne di Marche, Abruzzo e Molise, mentre al Nord le temperature saranno più contenute, generalmente tra 33 e 36 gradi.

Il passaggio della perturbazione determinerà un progressivo calo termico, più evidente tra martedì e mercoledì, quando l’aria fresca spazzerà via caldo intenso e afa per alcuni giorni. Nel fine settimana, tuttavia, non mancheranno fenomeni temporaleschi anche forti su Triveneto, Alpi centrali, nord Appennino, Romagna e alte Marche.

I temporali forti, sottolinea il Cnr, arrivano quando l’aria fresca, più densa e pesante, si infila sotto l’aria calda e umida, sollevandola bruscamente. È questo movimento verticale a dare origine alle nubi temporalesche più intense. A fare da “carburante” ai fenomeni sono due ingredienti: l’aria calda e umida presente al suolo, e il cosiddetto “wind shear”, cioè la variazione di velocità e direzione del vento salendo in quota.

Il forte contrasto termico tra le masse d’aria, unito alla grande quantità di energia disponibile nell’atmosfera, potrà quindi generare temporali violenti, con vento intenso e grandinate.

Basket Nba, LeBron: "Il ritiro? Sono ancora competitivo"

Roma, 18 lug. (askanews) – A quasi 42 anni, LeBron James lascia intendere che il momento dell’addio alla NBA potrebbe essere ancora lontano. Sul palco del Fanatics Fest di New York, insieme al campione di tennis Novak Djokovic, il fuoriclasse americano ha contestato la tendenza a spingere gli atleti più longevi verso il ritiro solo per ragioni anagrafiche.

“Nel nostro sport si sente sempre dire: ‘Quando si ritirerà? È arrivato il momento’. Ma perché? Perché dobbiamo forzare i campioni a smettere quando stanno ancora giocando ad altissimo livello?”, si è chiesto James, attualmente il free agent più atteso del mercato NBA.

Il quattro volte campione NBA ha poi paragonato la sua situazione a quella delle grandi icone della musica: “Bruce Springsteen e i Rolling Stones sono in tour da decenni e nessuno dice loro di smettere o di non esibirsi più in una città. Se continuiamo a dedicarci completamente al nostro lavoro, rispettiamo il gioco e diamo ancora tutto, perché non dovremmo continuare?”.

Parole che lasciano intendere come la stagione 2026-27, che sarebbe la sua 24ª in NBA, potrebbe non rappresentare l’ultimo capitolo della sua straordinaria carriera. “Sto semplicemente cercando di ottenere il massimo dal tempo che mi resta e continuo a giocare perché amo ancora quello che faccio”, ha concluso James.

Mondiali, Messi: "La foto con Yamal è pura locura"

Roma, 18 lug. (askanews) – Tra i momenti più importanti e divertenti del Fanatics Fest c’è stato anche quello dedicato alla celebre fotografia che, quasi vent’anni fa, immortalò Lionel Messi insieme a un Lamine Yamal ancora neonato durante un servizio fotografico del Barcellona in cui l’argentino faceva il bagnetto a Yamal. Un’immagine diventata virale negli ultimi mesi e destinata ad assumere ancora più significato ora che i due si ritroveranno uno di fronte all’altro nella finale del Mondiale tra Spagna e Argentina. Sul palco sono salite diverse celebrità, tra cui Tom Brady che ha intervistato proprio Messi ricordando e citando lo scatto con Yamal. “È davvero una foto incredibile – ha risposto Messi -, pura locura. Ho fatto una foto con lui quando era un neonato e adesso ci affronteremo in una finale Mondiale”.

Messi ha poi speso parole di grande stima per il giovane talento spagnolo, che segue con particolare attenzione per il suo legame con il Barcellona: “Lamine è un grandissimo giocatore, lo seguo moltissimo perché gioca nel club che amo. A 19 anni è già uno dei più forti al mondo, ha tutta la carriera davanti e una grande opportunità di fare qualcosa di storico. Anche se noi faremo il massimo affinché non sia questa volta. Gli auguro sempre tutto il meglio, anche perché il suo bene è il bene del Barcellona”.

Mondiali, stelle dello sport presentano Argentina-Spagna

Roma, 18 lug. (askanews) – New York si è trasformata nel palcoscenico della vigilia della finale del Mondiale tra Argentina e Spagna grazie al Fanatics Fest, il festival che ha riunito alcune delle più grandi stelle dello sport mondiale. Al posto della tradizionale conferenza stampa, a porre le domande ai protagonisti della finale sono stati campioni come Novak Djokovic, Tom Brady, Kevin Durant e l’ex difensore inglese Rio Ferdinand, con la conduzione dell’attore e comico Kevin Hart. Ad aprire l’evento è stata invece l’esibizione del rapper Travis Scott.

Il ct argentino Lionel Scaloni ha sottolineato il forte legame della Selección con il proprio popolo: “Ci emozioniamo perché vediamo emozionata la nostra gente. Giochiamo per loro”. Sul futuro di Lionel Messi in nazionale ha invece glissato: “Non ne abbiamo parlato, dovete chiederlo a lui”.

Dall’altra parte, il commissario tecnico della Spagna Luis De La Fuente ha evidenziato il valore del traguardo raggiunto: “Essere in finale di un Mondiale è qualcosa di speciale. Domenica vedremo due grandi nazionali, per certi aspetti simili. Il talento farà la differenza”.

Tra i momenti più attesi, le parole di Lionel Messi, che ha ricordato la celebre foto che lo ritrae insieme a un piccolissimo Lamine Yamal: “È una fotografia incredibile. Oggi ci ritroviamo avversari in una finale mondiale. È uno dei giocatori più forti al mondo, ha una carriera straordinaria davanti. Gli auguro il meglio, anche se faremo di tutto perché non sia questa la sua occasione”.

Djokovic ha chiesto a Messi e Scaloni come si gestisce la pressione di una finale mondiale, per poi rivolgere la stessa domanda a De La Fuente e al capitano spagnolo Rodri, mentre Kevin Durant ha interrogato il portiere argentino Emiliano Martínez sulla possibilità di difendere il titolo conquistato nel 2022.

Lo stesso Martínez ha raccontato di convivere ancora con il dolore alla mano: “Tutti gli specialisti mi avevano detto che senza operarmi non avrei potuto giocare, ma sono andato avanti lo stesso. Ai miei compagni dico di godersi questi giorni, perché li ricorderemo per tutta la vita”. Infine Rodri ha reso omaggio al capitano argentino: “È difficile descrivere cosa rappresenti Messi per il calcio e per l’Argentina. Per me è il più grande giocatore di tutti i tempi”.

Ondata di attacchi Usa, Teheran risponde: raid su Bahrein e Giordania, colpiti militari Usa in Kuwait

Roma, 18 lug. (askanews) – Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha annunciato di aver completato la settima ondata di attacchi contro obbiettivi iraniani, colpendo arsenali e altri obbiettivi strategici. Teheran ha risposto colpendo infrastrutture americane in Medio Oriente, con attacchi in Giordania, Bahrein, Kuwait dove l’esercito iraniano ha annunciato di aver attaccato un Centro di Supporto alle forze terrestri, uccidendo diversi militari Usa.

Il Centcom continua a ritenere l’Iran responsabile su indicazione del Comandante in capo, applicando pienamente il blocco navale contro i porti iraniani”, si legge nel comunicato diffuso dallo stesso Comando. Dall’altro lato lo stretto di Hormuz “è completamente chiuso e altamente a rischio”: hanno affermato le guardie rivoluzionarie dell’Iran.

Oltre 50.000 militari americani sono operativi in tutto il Medio Oriente e rimangono vigili, letali e pronti”, conclude la nota del Centcom.

Ma l’Iran lancerà un’offensiva su vasta scala se gli attacchi statunitensi dovessero protrarsi per più di due o tre giorni: lo ha affermato Mohsen Rezaei, consigliere militare della Guida Suprema iraniana. “L’Iran non si accontenterà più di una semplice rappresaglia e nessun confine sarà al sicuro” ha concluso Rezaei, le cui dichiarazioni sono state riportate dalla televisione di Stato iraniana.

La televisione di Stato iraniana, citando fonti dell’esercito, ha reso noto che l’esercito iraniano ha colpito una base aerea in Bahrein utilizzata dagli Stati Uniti, in risposta alla nuova ondata di attacchi americani.

I droni d’attacco hanno colpito “hangar e aree di parcheggio per aerei, serbatoi di carburante dell’esercito statunitense presso la base aerea di Sheikh Isa, nonché diversi ponti di collegamento in Bahrein”. La base nel sud del Bahrein è “uno dei centri operativi e logistici più importanti” per le forze armate statunitensi nella regione, secondo le fonti.

L’esercito giordano ha reso noto di aver abbattuto dieci missili iraniani, senza che si siano registrate né vittime né danni. “I sistemi di difesa aerea… hanno intercettato dieci missili iraniani che erano entrati nello spazio aereo giordano e che avevano come obiettivo il territorio del regno, (che) sono stati intercettati e abbattuti”, si legge nel comunicato diffuso dalle forze armate di Amman.

Le autorità del Kuwait hanno reso noto che un secondo impianto di produzione di energia e desalinizzazione kuwaitiano è stato attaccato dall’Iran, provocando un incendio e l’arresto di diverse unità produttive.

Le forze armate del Bahrein hanno reso noto di aver respinto diversi nuovi attacchi iraniani, dopo l’attivazione dell’allarme antiaereo nella capitale Manama.

I guardiani della Rivoluzione (pasdaran) iraniani hanno reso noto di aver attaccato personale militare statunitense presso il Centro di Supporto alle Forze Terrestri di Arifjan, in Kuwait, uccidendo diversi militari: è quanto riporta Press TV.

Secondo le fonti durante la 18a ondata dell’Operazione Nasr-2, le forze iraniane hanno distrutto una stazione radar presso la base aerea statunitense di Ali Al Salem, in Kuwait, utilizzando un drone, insieme a un hangar per la manutenzione delle armi e a un deposito per droni.

Iran, le guardie rivoluzionarie: lo Stretto di Hormuz è completamente chiuso (Cnn)

Roma, 18 lug. (askanews) – Ora lo stretto di Hormuz “è completamente chiuso e altamente a rischio”. Lo affermano le guardie rivoluzionarie dell’Iran, secondo quanto riporta la Cnn nella comunicazione con cui hanno riferito delle due petroliere che, nel tentativo di attraversare lo stretto, sono incappate in zone minate e sono ora in fiamme.

Quattro petroliere che stavano cercando di attraversare lo stretto di Hormuz sono state bloccate da attacchi effettuati dalle forze militari dell’Iran, riporta Reuters, citando le guardie rivoluzionarie iraniane secondo cui le petroliere sono state fermate con una operazione combinata di missili e droni.

In precedenza le stesse guardie rivoluzionarie, citate da diversi media iraniani a controllo statale, hanno riferito che due petroliere erano in fiamme dopo aver attraversato zone minate nello Stretto.

Ue, Fitto: auspicabili Eurobond per energia e difesa, ma decidono Paesi

Catania, 18 lug. (askanews) – Premettendo che si tratta di “una valutazione personale e non della posizione della Commissione”, “se la domanda a me è se sarebbe auspicabile avere uno strumento di debito comune sul modello che possa proseguire” l’esperienza del Pnrr “soprattutto in alcuni ambiti, penso alla difesa, all’energia, cioè a quegli ambiti che possono rappresentare una visione comune, e l’elemento di rafforzamento dell’autonomia strategica a livello europeo, la mia risposta sarebbe sì, sarebbe auspicabile”. Lo ha detto il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffale Fitto rispondendo a una domanda sugli eurobond nel corso del suo intervento in collegamento all’evento di Ecr a Catania dedicato al Mediterraneo.

“Però è chiaro che questo rientra nella dimensione delle scelte da parte degli Stati membri ed è importante sottolineare il fatto che Paesi come la Germania hanno compiuto delle scelte diverse in questa fase, mettendo in campo strumenti di debito nazionale. Chiaramente le due cose non stanno insieme, vedremo, sarà una discussione che sarà portata avanti soprattutto in Consiglio”, ha aggiunto.

Michele Coppola: Cortona On The Move ha ispiralo le Gallerie d’Italia

Cortona, 18 lug. (askanews) – Un festival come Cortona On The Move ha ispirato le Gallerie d’Italia quando Intesa Sanpaolo ha deciso di aprire a Torino una quarta sede museale dedicata alla fotografia. Lo ha detto il direttore Arte, Cultura e Beni storici della banca, nonché direttore delle Gallerie d’Italia, Michele Coppola, a margine dell’inaugurazione cortonese. Questo festival, insieme ad altri – ha aggiunto – rende la fotografia un elemento irrinunciabile del racconto di arte e cultura nel nostro Paese.

Cortona On The Move: la 16esima edizione guarda al paesaggio italiano

Cortona, 18 lug. (askanews) – Un festival di fotografia che riempie una città, la vivifica con un racconto culturale di prim’ordine e ragiona sia sul medium sia sulla stratificazione dell’immaginario visivo sull’Italia. La sedicesima edizione di Cortona On The Move è intitolata “Beautiful Country” ed è stata progettata dalla direttrice artistica Renata Ferri.

“Quando mi è stata affidato questo incarico – ha detto ad askanews – la prima cosa che ho pensato è che volevo dedicarlo all’Italia, perché è un Paese molto stereotipato, molto iconizzato, ma in realtà è un Paese cartolina. Quindi fare un festival di fotografia mi dava la possibilità di togliere il velo dello stereotipo e cercare di guardare l’Italia con nuovi occhi. Quindi Beautiful Country è un titolo ironico che ci dice che davvero siamo il Paese più bello del mondo, ma attenzione, perché dietro a questa bellezza ci sono tante fragilità: rischiamo di perdere il nostro patrimonio archeologico e molti lavori ce lo dicono”.

Attraverso 33 mostre, legate da un sottile filo rosso, ma libere di fare vedere i tanti e diversissimi modi nei quali oggi la fotografia pensa se stessa, Cortona offre uno spettacolo abbastanza unico, soprattutto per la sorprendente qualità di molti dei progetti presentati, che vanno dai grandi nomi agli emergenti, dal paesaggio alla inevitabile riflessione sociale. Ma la cosa più interessante è effettivamente la mancanza di ammiccamento all’immaginario sul nostro Paese, che lascia spazio, anche attraverso l’ironia, a una fotografia libera, contemporanea, quasi sempre interessante. E per questa edizione di Cortona On The Move l’obiettivo è molto chiaro: “Riappropriarci del nostro sguardo – ha aggiunto Renata Ferri – rallentare lo sguardo per averlo più approfondito e per essere capaci di leggere oltre l’apparenza”.

Tra gli aspetti caratteristici del festival quest’anno c’è la volontà di produrre sempre più contenuti originali attraverso commissioni, che poi divengono una mostra come l’ambizioso progetto “Peninsula”, dedicato al lavoro di dieci tra fotografe e fotografi che indagano i territori fisici e simbolici del paesaggio contemporaneo italiano.

Elezioni,Tajani: si vota piu’o meno a scadenza,detassare tredicesime basse

Roma, 18 lug. (askanews) – Le prossime elezioni politiche previste in autunno 2027 si terranno “a scadenza naturale, mese più,mese meno. Altro che centrodestra diviso: questo sarà il governo più longevo della Repubblica, prima di questo c’è stato solo un governo Berlusconi”. Parola del vicepremier Antonio Tajani, segretario di Forza Italia, che in una intervista al Messaggero, indica una piattaforma prioritaria di Forza Italia per governo e centrodestra. Ovvero: “riduzione della pressione fiscale, detassazione delle tredicesime, aumento delle agevolazioni fiscali specie per igiovani, aumento della sicurezza dei cittadini”.

“Le ideologie – sottolinea Tajani- non mi interessano, so- no un pragmatico”. Ed in particolare la detassazione delle tredicesime,”si può fare partendo da quelle più basse, che possono essere detassate al 100% e poi andando a scalare verso l’alto” . Puntando trovare le necessarie coperture con “investimenti seri dai fondi privati,per esempio nelle opere infrastrutturali e nei progetti sull’intelligenza artificiale” contando sul fatto che “i privati investono se c’è fiducia e stabilità: quella che vogliamo dare con la legge elettorale e che il governo di centrdestra ha garantito in questi anni”.

Di contro, Tajani vede gli avversari del centrosinistra divisi sui fondamentali per un programma di governo alternativo, dalla politica fiscale a quella internazionale. “Ci spieghino – afferma il segretario di Fi – cosa vogliono fare con la patrimoniale e le successioni e se stanno con l’Ucraina o con la Russia. Pensino al flop della manifestazione di Napoli, al fatto che gli elettori del centro di centrosinistra sono orfani. Il loro è un campo stretto, un campo corto. E i governi non si fanno sulle preferenze, ma sulla politica estera e su quella economica”.

Fi, Tajani: tifare pareggio sciocchezza, Fi e Berlusconi fondatori centrodestra

Roma, 18 lug. (askanews) – “Non esiste. Noi siamo figli politici di Silvio Berlusconi, l’uomo che ha inventato il centrodestra, il bipolarismo italiano, il sistema maggioritario, la seconda Repubblica, da sempre contro i giochi di palazzo e i papocchi. Sono sciocchezze. Siamo alternativi alla sinistra e nessuno della famiglia Berlusconi ha mai parlato di pareggio o la pensa in maniera diversa dal padre. Poi siamo sempre pronti ad ascoltare i consigli sempre costruttivi di persone amiche come Marina e Pier Silvio, ed è giusto e positivo che abbiano passione per Forza Italia, la più visionaria creatura del pa- dre. Ma non ci hanno mai imposto niente”. Lo ha affermato al Messaggero il vicepremier Antonio Tajani, segretario di Forza Italia.

L.elettorale, Tajani frena su ripristino preferenze al Senato: "vedremo"

Roma, 18 lug. (askanews) – “L’importante è che sia passata la legge elettorale. Le preferenze sono un dettaglio, l’ho detto prima del voto. C’era qualche parlamentare che non le voleva, e c’era il tema della quota di genere. Un voto non politico, comunque: si è fatta una tempesta in un bicchier d’acqua su un emendamento presentato fra l’altro non da tutto il centrodestra. C’è stata un’assemblea del nostro gruppo che alla fine ha de- ciso di sostenere l’emendamento. Ma ripeto, parliamo di una votazione su cento. So che Maurizio Lupi vuole riproporre l’emendamento. Si vedrà a tempo debito. La sinistra stia serena: non c’è nessuna crisi di governo. Sono le loro contraddizioni a essere politiche, non le nostre”.

Lo dichiara al Messaggero il viceppremier segretario di Forza Italia Antonio Tajani, all’indomani di una riunione del vertice del suo partito, in vista dell’approdo al Senato martedì o mercoledì in commissione Affari costituzionali della riforma della legge elettorale approvata giovedì scorso dalla Camera.

Rispetto al quale, secondo indiscrezioni di stampa, ci sarebbe stato ieri un colloquio fra la presidente dei senatori di Forza Italia Stefania Craxi e la premier Giorgia Meloni in cui la capogruppo avrebbe sconsigliato la forzatura della ripresentazione a palazzo Madama della proposta bocciata dalla Camera a scrutinio segreto, non essendo in grado di garantire il sostegno compatto dei sentori di Forza Italia neppure con il voto palese imposto dal Regolamento di palazzo Madama.

Fi, Tajani: avanti al centro con Ppe, Vannacci fuori dalla maggioranza

Roma, 18 lug. (askanews) – “Io vado avanti per la mia strada. Forza Italia è un partito liberale,cattolico, atlantista, europeista, riformista. Facciamo quello che secondo noi è giusto fare. Vogliamo prendere consenso nell’elettorato liberale, anche tra i centristi delusi dal centrosinistra. Il centro c’è, ed è Forza Italia. Dal primo al tre marzo a Roma ospiteremo il congresso del Ppe”.

Lo afferma il vicepremier Antonio Tajani, intervistato dal Messaggero all’indomani di una riunione con i vertici del suo partito, tagliando corto e netto sul rapporto fra centrodestra e il neonato partito di estrema destra Futuro Nazionale fondato dall’ex vicesegretario della Lega Roberto Vannacci. “Ha scelto lui – sottolinea Tajani sull’ex generale- di mettersi fuori dal centrodestra: era il vicecesegretario di un partito che ne faceva parte. Comunque, è un problema che non mi pongo quello degli estremisti fuori dal centrodestra. Noi siamo difensori della democrazia”.

Roggero, Tajani: è colpevole ed ha sbagliato ma va perdonato

Roma, 18 lug. (askanews) – “Ha sbagliato ed è colpevole per quello che ha fatto. Ma va perdonato. Perché va anche capito quello che ha subito. E quando ti minacciano, o minacciano la tua famiglia, non reagisci in maniera razionale. Detto questo, non è una mente criminale. Mi viene in mente ‘Un borghese piccolo piccolo”, il rimorso sarà la sua condanna peggiore”. Lo afferma il vicepremier segretario di Forza Italia Antonio Tajani al Messaggero sul caso del gioiellere Mario Roggero, da ieri in carcere a Bollate per la condanna definitiva per omicidio dei suoi rapinatori.

Grosso guaio a Washington. C’è un Presidente che non ama la democrazia

Il potere come dominio personale

La vicenda della telefonata di Trump al boss della FIFA Gianni Infantino per far revocare la squalifica al centravanti della nazionale USA ai campionati mondiali che si sono disputati in America al di là della sua gravità sportiva (per fortuna o meglio dire per capacità dei calciatori belgi senza dirette conseguenze nel risultato sul campo) illustra bene la concezione del potere che l’uomo della Casa Bianca immagina nella propria testa e prova ad esercitare ogni giorno. Un potere assoluto, o quasi.

Lo si è visto in numerose circostanze e in numerosi settori di attività. Non è il caso ora di richiamarli alla mente, dalle pressioni accompagnate da minacce (un accoppiamento sempre presente nelle esternazioni trumpiane) all’allora governatore della Federal Reserve Jerome Powell affinché abbassasse i tassi di interesse a quelle sugli alleati della NATO per obbligarli all’innalzamento sino al 5% del PIL nazionale delle loro spese militari, alla confusa ma continuata azione belligerante verso tutti i paesi del mondo attuata tramite l’innalzamento dei dazi commerciali.

La logica della sottomissione

Così pure nei rapporti umani. Non si vuole dire “amicizia”, vocabolo troppo impegnativo in assoluto e totalmente inconcepibile associato a un personaggio come Trump. Se ne è dovuta rendere conto Giorgia Meloni, ridotta presto a nemica dopo essersi illusa di poter utilizzare politicamente la sua sintonia ideologica e, appunto, la sua supposta “amicizia” con il tycoon. In realtà, con quest’ultimo l’unico metodo valido per non venire sottoposti alla sua ira, ai suoi dileggi, ai suoi insulti è la sottomissione: dargli sempre ragione, non contraddirlo mai, fare sempre quello che lui esige. Come Gianni Infantino, appunto. E – su un livello più importante per il futuro del mondo – come Mark Rutte, il Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica. Da politico navigato, al costo di passare per uno che si lascia dominare, quest’ultimo cerca di fare virtù da necessità, dove la virtù è la sopravvivenza dell’Alleanza (e, certo, anche del suo alto incarico).

Ma è evidente che così non va bene, che non può durare. Tanto più ove si consideri che gli Stati non sono persone individuali, sono organizzazioni complesse e plurali, finanche quando dominati da autocrati.

L’identificazione tra uomo e istituzione

Forse Trump non lo capisce, avendo identificato sé stesso con gli Stati Uniti d’America (lo si avverte bene nei suoi interminabili discorsi autocelebrativi, laddove mischia e unisce frequentemente il sé stesso uomo col sé stesso presidente, la persona e l’istituzione quasi fossero perfettamente sovrapposte).

Egli ritiene di poter disporre come vuole di qualsiasi cosa, forte di un suo successo nella vita come individuo che si manifesta col denaro, con i palazzi, con i campi da golf e quant’altro e che ora ha saputo – per unica sua capacità – allargarsi allo Stato e ai suoi simboli (la Casa Bianca da ristrutturare in larga misura, il National Mall e la Reflecting Pool pure interessati da lavori, peraltro al momento fallimentari) e finanche ai suoi istituti (c’è un Vice Presidente, c’è un Segretario di Stato, certo: ma gli ambasciatori personali di Trump nel mondo sono il genero immobiliarista Jared Kushner e l’amico immobiliarista Steve Witkoff): per Trump non esistono interlocutori altri che sé medesimo, convinto di poter decidere tutto, con unico limite “la mia coscienza” (che è di larghe vedute, diciamo).

Questo atteggiamento megalomane ed egocentrico, che lo conduce spesso e volentieri a esercitarsi in dichiarazioni iperboliche ed eccessive, a rivolgere insulti gratuiti nei confronti anche di altri Capi di Stato e di Governo, a utilizzare un linguaggio spesso greve e volgare, ha avuto un suo climax nell’attacco rivolto una prima volta e poi ripetuto a Papa Leone. Per lui, di fatto, niente più che un connazionale che mai sarebbe arrivato al soglio pontificio se non fosse stato di nazionalità americana e proprio in contemporanea con la presenza alla Casa Bianca di Trump. Con tanto di incredibili post creati con l’IA sul suo social Truth.

L’allarme per la democrazia americana

Alcuni psichiatri hanno parlato di “narcisismo maligno” tipico di una personalità “distruttiva” (che alla lunga potrà rivelarsi anche “auto-distruttiva”, perché – come detto – un esercizio così egotico e autocentrato del potere di una grande nazione ancora democratica, nonostante tutto, non può durare all’infinito).

La Corte Suprema – ancorché dominata da giudici di nomina conservatrice – ha cominciato a bocciare alcuni Executive Orders presidenziali e il prossimo novembre sarà l’elettorato, stando ai sondaggi, a mettere un freno parlamentare al dispotismo trumpiano. Ma qui l’allarme è almeno arancione, se non addirittura rosso: ancora l’altra sera, e non è la prima volta, il tycoon ha sproloquiato circa un pericolo “brogli” e un’azione malevola per lui orchestrata dalla Cina che falserebbe il risultato elettorale, come – a suo dire, e senza prova alcuna – sarebbe già avvenuto nel 2020.

Se Donald Trump non verrà sanzionato dalla maggioranza dei suoi connazionali nel turno elettorale di medio termine l’intera democrazia americana diverrebbe a rischio e l’oltraggio da essa subìto il 6 gennaio 2021 con l’assalto al Campidoglio si rivelerebbe come il primo atto di una tragedia annunciata proprio quel pomeriggio: la distruzione della base ideale sulla quale è sorta ed è cresciuta.

Oltre i due poli, la sfida europeista

Il Campo Largo e i nodi irrisolti

Le recenti manifestazioni napoletane e le dichiarazioni dell’ex presidente del Consiglio (e nuovo candidato al ruolo?) Giuseppe Conte sulla pericolosità della minaccia russa rendono sempre più evidente come il Campo Lavrov (o Largo) non sia adatto a governare il nostro Paese.

Viene in mente, a riguardo, la celebre copertina dell’Economist su Silvio Berlusconi, nella quale veniva definito unfit to lead; verrebbe da dire: ecco, se non lo era lui, figurati questi altri…

5 Stelle, PD e AVS sembrano aver chiarito in quella piazza che saranno il nocciolo duro di una qualunque alternativa al centrodestra, anche se non hanno trovato ancora una soluzione a due problemi (che non definirei di poco conto): il programma di governo e chi guiderà l’esecutivo.

Non sono questioni secondarie ed è grave che, dopo quattro anni di opposizione, non abbiano ancora trovato un minimo comun denominatore per il quale chiedere il voto.

Oggi il Campo Lavrov appare diviso su tutto, in primis sulla politica estera e sul posizionamento europeo riguardo al riarmo. Due temi centrali ma, per i principali esponenti dell’opposizione (anche quelli riformisti), non sembrano costituire un problema.

Quando qualcuno osa porre la questione, si ribatte, come un bue che dà del cornuto all’asino, che anche il centrodestra ha le medesime divisioni. Questa accusa è vera solo in parte.

La differenza tra i due schieramenti

Assumendo, infatti, che Giorgia Meloni non commetta l’errore di inglobare Vannacci nella sua coalizione, finora le remore leghiste sul sostegno a Kiev e sul riarmo sono state sempre frenate e tenute a bada dalla leader di FdI.

Nessuna posizione anti-ucraina è emersa nei voti della maggioranza in Parlamento. L’atteggiamento del presidente del Consiglio e del suo ministro degli Esteri, almeno su questi punti, non è mai stato ambiguo. Non hanno mai vacillato nel loro posizionamento pro-ucraino e atlantista, con le ovvie sfumature classiche dei conservatori.

La stessa magia, però, non è in grado di compiere Elly Schlein; anzi, quando si tratta di dettare le linee programmatiche all’intera coalizione, appare in posizione gregaria, pronta ad accettare ogni fuga in avanti che Giuseppe Conte porta a termine.

Per questo motivo, anche se la segretaria del PD dovesse riuscire a vincere la competizione per la premiership, non sarà capace di garantire che il programma della sua coalizione sia fermo sulla linea pro-ucraina, come quello del centrodestra. La questione della politica estera è cruciale. Lo ha sostenuto anche Stefano Cappellini nel suo editoriale di insediamento come direttore de la Repubblica, quotidiano che, almeno un tempo, riusciva a dettare l’agenda e il programma all’intero centrosinistra.

L’Europa non può essere a targhe alterne

La minaccia russa esiste; forse oggi (e speriamo mai) non è fisicamente ai confini del nostro Paese, ma è forte e concreta ai confini di molti altri Paesi europei che fanno parte della nostra Unione.

Siamo pronti a reagire come europei nel caso in cui uno dei 27 Stati membri fosse attaccato o, anche allora, diremo: fatti loro, non è un problema mio?

Se alcuni esponenti del Campo Largo ritengono che sia questo lo scenario, non possiamo che dubitare anche del loro tasso di europeismo e quindi di quello della coalizione di sinistra. Non possiamo essere europeisti a targhe alterne solo quando ci conviene. Sia chiaro, io sono tra coloro i quali ritengono che già la vile invasione russa dell’Ucraina sia una minaccia per l’intera Europa e per l’Italia, ma, a quanto pare, tutto questo non basta all’ex presidente del Consiglio.

Così come non gli basta, per qualificare Putin come una minaccia al nostro Paese, l’esito delle recenti indagini, nelle quali è emerso che alcune mele marce dei nostri servizi segreti erano pagate dalla Russia per ricevere informazioni riservate.

Cosa aspetta il PD a prendere le distanze da tutto ciò? Aspettiamo che si beva vodka e si canti l’inno russo per festeggiare il 25 Aprile per aprire gli occhi e riconoscere la realtà? Oppure, per ottenere uno strapuntino di potere, si accetta di tutto? Ma allora il Campo Lavrov è così differente dal centrodestra che sgomita per eleggere una sua personalità al Quirinale?

Uno spazio politico da costruire

C’è qualcuno che si sta adoperando per costruire un’alternativa sia alla destra che alla sinistra? Sì, sarebbe ipocrita non riconoscerlo.

Sono numerosi e via via più crescenti gli appelli agli europeisti. L’on. Pina Picierno continua a chiamarli con il magnifico appellativo di don Sturzo, “liberi e forti”, affinché si possano ritrovare tutti, senza veti di sorta, in uno spazio terzo e indipendente dai due poli.

Ritengo che questo sia il luogo in cui anche noi, che continuiamo a dibattere su questo giornale online, possiamo trovare una casa.

Spero che arrivi presto un segnale in questa direzione.

Alternative non se ne vedono all’orizzonte. Mi chiedo, infatti: non vale la pena lottare per uno dei grandi lasciti che Alcide De Gasperi ci ha lasciato, l’Europa?

Se non ci sentiamo a casa con gli europeisti, dove ci dovremmo sentire accolti con il rispetto che meritiamo?

Nel Campo Largo, dove non si viene nemmeno invitati a tavola per un pranzo (figuriamoci per scrivere il programma), se non si è di sinistra estrema?

Nel centrodestra, invece, dove i popolari servono solo per apparire più affidabili a Bruxelles e per mettere bocca unicamente sulla politica estera?

Credo che queste ultime due domande abbiano la medesima risposta: no, la nostra casa è altrove… in uno spazio pubblico (?).

Esodo dei giovani: Fumarola (Cisl) chiede una strategia di largo respiro

Ventottomila giovani in meno in sei anni. È il numero che la Cisl Marche ha messo al centro dell’iniziativa conclusasi ieri ad Ancona sul rapporto tra nuove generazioni, lavoro e territorio, e che la segretaria generale confederale Daniela Fumarola ha usato come chiave di lettura per un fenomeno che va oltre la statistica: lo spopolamento delle aree interne marchigiane, destinato — secondo le proiezioni citate — ad aggravarsi ulteriormente.

Per Fumarola la questione non si esaurisce nell’emigrazione giovanile in sé, ma investe la tenuta strutturale del sistema regionale: un bacino generazionale che si assottiglia mette a rischio “il sistema produttivo, il welfare, la tenuta dei territori, la cura degli anziani”. La leader sindacale ha respinto le letture consolatorie del fenomeno: il richiamo alle “radici” — formula ricorrente nel dibattito pubblico sulle aree interne — non regge da sola, perché le radici attecchiscono solo dove il terreno è fertile. E il terreno, ha precisato, non si genera per decreto identitario ma attraverso politiche pubbliche, investimenti, contrattazione e qualità dei servizi.

Cosa serve, secondo la Cisl

Il giovane — è la tesi di fondo — resta o rientra sulla base di un calcolo concreto: lavoro qualificato, formazione credibile, servizi essenziali (sanità, trasporti, connessioni digitali, casa, cultura). Da qui la richiesta di un cambio di metodo nelle politiche per le aree interne: non più interventi puntuali e scollegati tra loro, ma una regia unica capace di tenere insieme sanità di prossimità, scuola, trasporto pubblico locale, infrastrutture fisiche e digitali, fiscalità agevolata, sostegno alle imprese e cooperazione intercomunale.

Il banco di prova ZES

In questa cornice si inserisce l’estensione della Zona economica speciale a Marche e Umbria, che Fumarola non ha letto come misura automaticamente risolutiva: la ZES “produce valore” solo se diventa piattaforma di sintesi tra fondi europei, risorse di coesione, capitali privati e filiere produttive — e solo se questa sintesi si traduce in occupazione di qualità, capace di trattenere competenze e ridurre gli squilibri tra territorio e territorio.

Società e benessere: chi misura ciò che conta davvero?

Oltre gli indicatori economici

Negli ultimi decenni abbiamo imparato a misurare quasi tutto. Misuriamo la crescita economica, il debito pubblico, la produttività, i consumi, i flussi finanziari, la quantità di servizi erogati. Eppure, mentre aumentano gli indicatori e si moltiplicano i sistemi di monitoraggio, cresce una domanda sempre più difficile da ignorare: stiamo davvero misurando ciò che conta per la vita delle persone?

Una comunità può registrare una crescita del PIL e, nello stesso tempo, sperimentare un aumento della solitudine, della sfiducia e delle disuguaglianze. Un sistema sanitario può aumentare il numero delle prestazioni erogate e vedere diminuire la percezione di vicinanza e di accoglienza da parte dei cittadini. Una scuola può raggiungere risultati eccellenti nei test standardizzati e non riuscire a contrastare il disagio relazionale e l’abbandono scolastico.

La questione, allora, non riguarda soltanto la quantità delle risorse impiegate o l’efficienza dei sistemi organizzativi. Riguarda la capacità di comprendere quale impatto producano realmente le politiche pubbliche sulla qualità della vita delle persone e delle comunità.

Dall’economia dei mezzi all’economia dei fini

Per lungo tempo il dibattito pubblico si è concentrato prevalentemente sui mezzi: quanto spendiamo, quanto produciamo, quanto cresce l’economia.

Sono certamente informazioni importanti. Nessuna società può prescindere dalla sostenibilità economica. Tuttavia, il rischio è confondere i mezzi con i fini.

L’obiettivo ultimo di una comunità non è accumulare risorse, ma creare condizioni che consentano alle persone di vivere una vita dignitosa, sviluppare le proprie capacità, costruire relazioni significative e partecipare attivamente alla vita sociale.

Non a caso, negli ultimi anni, istituzioni internazionali, università e centri di ricerca hanno iniziato a interrogarsi sulla necessità di superare una lettura esclusivamente economica dello sviluppo.

Il tema non è nuovo. Già Robert Kennedy, nel celebre discorso del 1968, ricordava che il PIL misura tutto, tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta.

Oggi quella riflessione appare ancora più attuale.

La grande sfida delle politiche pubbliche

Ogni politica pubblica nasce con l’intenzione di migliorare una condizione esistente.

Ma come possiamo sapere se questo miglioramento si è realmente verificato? Non basta verificare se un’opera è stata realizzata, se un servizio è stato attivato o se una procedura è stata completata. Occorre comprendere quali cambiamenti abbiano generato quelle azioni nella vita concreta delle persone.

Una nuova Casa della Comunità migliora davvero l’accessibilità alle cure? Un intervento di rigenerazione urbana rafforza le relazioni sociali o produce nuove forme di esclusione? Un progetto educativo favorisce la crescita della persona o si limita a trasmettere competenze tecniche?

Una tecnologia digitale riduce le disuguaglianze oppure rischia di ampliarle?

Sono domande che non trovano risposta nei tradizionali indicatori economici o amministrativi. Per questo motivo si sta diffondendo una crescente attenzione verso modelli di valutazione capaci di considerare contemporaneamente dimensioni economiche, sociali, relazionali, culturali e ambientali.

Il Bene Comune come criterio di valutazione

In questo scenario torna di grande attualità il concetto di Bene Comune.

Per troppo tempo il Bene Comune è stato considerato una categoria prevalentemente etica o filosofica, importante sul piano dei principi ma difficilmente applicabile nella pratica.

Oggi emerge invece l’esigenza di trasformarlo in un criterio concreto di valutazione delle scelte pubbliche e private.

Una politica genera Bene Comune quando rafforza la coesione sociale, riduce le disuguaglianze, amplia le opportunità, promuove la partecipazione, tutela le persone più fragili e migliora la qualità delle relazioni all’interno della comunità.

Il Bene Comune non coincide con l’interesse della maggioranza né con la semplice somma degli interessi individuali. Esso riguarda la qualità delle condizioni che consentono a tutti di sviluppare pienamente la propria umanità.

Per questa ragione la sua valutazione richiede strumenti nuovi e una visione più ampia dello sviluppo.

Verso una cultura della valutazione umana

L’Italia possiede una straordinaria ricchezza di esperienze civiche, associative, cooperative e istituzionali che ogni giorno producono valore sociale spesso invisibile alle statistiche tradizionali.

Far emergere questo patrimonio significa sviluppare una nuova cultura della valutazione. Una cultura che non sostituisce gli indicatori economici, ma li integra. Una cultura che affianca all’efficienza l’equità, alla produttività la qualità delle relazioni, ai risultati quantitativi gli effetti umani delle decisioni.

In questa prospettiva stanno nascendo diverse esperienze di ricerca, osservazione e misurazione dell’impatto sociale e umano, con l’obiettivo di offrire alle istituzioni e ai cittadini strumenti più adeguati per comprendere la complessità del nostro tempo. La vera innovazione, oggi, non consiste soltanto nel progettare nuove politiche, ma nel saperne valutare gli effetti reali sulle persone.

Una domanda aperta al Paese

Forse la domanda più importante che dovremmo porci non è quanto cresce un territorio, ma come cresce. Non è quante risorse investiamo, ma quale valore umano producono. Non è soltanto quali servizi offriamo, ma se quei servizi contribuiscono a rendere le persone più libere, più partecipi, più consapevoli e più capaci di costruire comunità.

In un’epoca attraversata da profonde trasformazioni tecnologiche, sociali e demografiche, questa potrebbe diventare una delle grandi sfide culturali e politiche dei prossimi anni. Perché ciò che non si osserva rischia di essere trascurato. Ma ciò che conta davvero per la vita delle persone merita di essere riconosciuto, valorizzato e, soprattutto, misurato.

 

FareRete InnovAzione BeneComune APS promuove la cultura del Bene Comune attraverso percorsi di partecipazione, formazione e innovazione sociale. Con questo articolo propone una riflessione su come rendere osservabili e valutabili gli effetti delle politiche pubbliche sullo sviluppo umano e sulla qualità della vita delle comunità.

La Ue presenta l’attesa riforma dell’Ets e il piano di elettrificazione

Bruxelles, 17 lug. (askanews) – La Commissione europea ha presentato oggi a Bruxelles due proposte chiave per le politiche climatiche ed energetiche dell’Unione: una proposta di revisione molto rilevante del mercato dei permessi di emissione di CO2 (l’Ets, ‘Emissions Trading System’), e un Piano d’azione per l’elettrificazione in tutti i settori dell’economia, con l’obiettivo indicativo di raddoppiarla nel 2040 (portandola al 46% dei consumi energetici complessivi) rispetto a oggi.

La riforma certamente non ‘sospende’ affatto l’Ets, come alcuni governi (tra cui l’Italia) chiedevano; ma, come ci si attendeva, introduce molti elementi di maggiore flessibilità, concessioni temporanee, decelerazione nei percorsi di riduzione delle emissioni, che rispondono alle richieste di una parte á dell’industria: innanzitutto, le quote di emissioni gratuite alle imprese ad alto consumo energetico continueranno in gran parte al di là di quanto era previsto finora; nel frattempo ci sarà anche un aumento delle quote gratuite, entro il percorso di riduzione inizialmente stabilito per il periodo 2026-2030. In termini di valore, questo aumento varrà per l’industria circa 10 miliardi di euro, di cui 4 miliardi già previsti in una recente proposta delle Commissione e 6 miliardi aggiunti con questa riforma dell’Ets.

Per i settori (cemento, ferro, acciaio e alluminio, fertilizzanti) a cui si applicano i ‘dazi climatici’ del ‘Meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere’ (Cbam), il percorso originario prevedeva una riduzione progressiva delle quote gratuite dal 2026 fino all’azzeramento totale nel 2034; ora questa scadenza verrà prorogata al 2038.

Un altro elemento importante è l’adeguamento del ‘fattore di riduzione lineare’ del tetto annuale complessivo di emissioni previsto dall’Ets (che è un sistema di ‘cap and trade’, in cui il ‘cap’, il tetto, viene appunto abbassato ogni anno). Finora, la riduzione era stata fissata al 4,3% annuo dal 2024 al 2027, con un aumento al 4,4% previsto dal 2028 al 2030. La proposta di riforma prevede ora di portare il fattore di riduzione al 3,7% dal 2031 al 2035, e all’1,7% per il periodo 2036-2040. Secondo la Commissione, tutto questo è in linea con l’obiettivo intermedio del 2040, già fissato dalla legislazione di Ue, di una riduzione delle emissioni complessiva (e non solo per i settori dell’Ets) del 90% rispetto al 1990.

La Commissione intende comunque condizionare le quote gratuite agli investimenti nella decarbonizzazione da parte delle industrie che le ottengono: le imprese avranno un primo 80% dei permessi di emissione gratuiti dietro presentazione dei loro piani di investimento in questo senso, e il restante 20% dopo l’attuazione di quei piani.

Inoltre, la ‘riserva di stabilità’ dell’Ets (‘Market Stability Reserve’, Msr), che ha il ruolo di ritirare dal mercato le quote di CO2 disponibili man mano che si riduce il tetto, rallenterà e ridurrà i suoi interventi, con un tasso di assorbimento dei permessi di emissione che sarà dimezzato dopo il 2030, passando dall’attuale 24% al 12%.

Infine, il sistema Ets verrà allargato ancora, innanzitutto al settore dell’incenerimento dei rifiuti urbani, con un’integrazione graduale tra il 2031 e il 2034, anche allo scopo di incentivare il ricorso a sistemi di cattura e stoccaggio della CO2 (Ccs): in pratica, gli inceneritori senza Ccs dovranno pagare i permessi di emissione.

E delle novità sono previste anche per altri due settori in cui l’Ets ha già cominciato a essere applicato: l’aviazione civile e il settore marittimo. Nell’aviazione, finora i permessi di emissione riguardavano solo i voli entro lo Spazio Economico Europeo (Ue più Islanda, Norvegia e Liechtenstein), e con la Svizzera e il Regno Unito. Ora verranno inclusi, a partire dal 2029, tutti i voli entro un raggio di 5.000 Km dal centro dell’Europa e tutti i voli con jet privati.

Nel settore marittimo, l’Ets si applica dal 2024 a tutte le navi da carico e passeggeri di stazza lorda superiore alle 5.000 tonnellate, che fanno scalo nei porti dello Spazio economico europeo. Ora verranno incluse anche le navi più piccole, dalle 5.000 alle 400 tonnellate.

Per quanto riguarda l’elettrificazione, il piano della Commissione è stato spiegato in modo molto convinto dal commissario all’Energia, Dan Jorgensen, durante una conferenza stampa oggi a Bruxelles. L’obiettivo di portare la quota di elettricità nel consumo finale di energia dell’Ue al 46% entro il 2040 è ambizioso, se si tiene conto del fatto che negli ultimi 10 anni quella quota è rimasta praticamente uguale, al 23%.

Si tratta, per ora, di un ‘piano’ che prevede un obiettivo ‘indicativo’, ma che potrebbe diventare vincolante, soprattutto se vi sarà il sostegno unanime degli Stati membri, che è necessario per approvare importanti modifiche legislative, quanto meno per coordinare, se non armonizzare, a livello europeo i sistemi di tassazione dell’energia, che variano molto nei diversi Stati membri, con una tendenza generale (particolarmente evidente in Italia, ma non solo) a penalizzare l’elettricità rispetto alle fonti fossili.

Le proposte legislative vere e proprie saranno presentate probabilmente il prossimo autunno, quando la Commissione dovrà presentare il pacchetto post 2030, per adeguare le misure energetiche e climatiche al nuovo obiettivo della riduzione delle emissioni del 90% nel 2040, rispetto al 1990, così come aveva fatto per l’obiettivo di riduzione del 2030 (55%) nel precedente mandato di Ursula von der Leyen, con il pacchetto ‘Fit for 55’.

Il piano mira a diminuire notevolmente le bollette energetiche delle famiglie e delle imprese, e si concentra soprattutto sugli ostacoli all’elettrificazione che la Commissione vorrebbe rimuovere: oltre alla tassazione che penalizza l’elettricità, l’ancora eccessiva importazione di fonti fossili, l’uso irrazionale e costoso delle reti di trasmissione e distribuzione, lo stoccaggio insufficiente dell’energia rinnovabile, i costi troppo alti della conversione all’elettricità nei settori dei trasporti, della produzione industriale, degli edifici (soprattutto con il mancato sviluppo a livelli adeguati, finora, delle pompe di calore).

Secondo la Commissione, conseguire l’obiettivo dell’elettrificazione al 46% significherebbe ridurre le importazioni di gas nell’Ue del 70% e quelle di petrolio del 40%, con un risparmio di 260 miliardi di euro all’anno. Anche i costi della generazione di elettricità verrebbero ridotti notevolmente, del 20% circa, e anche le emissioni di CO2 verrebbero ridotte del 20% nel 2040 rispetto a oggi.

Il piano prevede, tra l’altro, una razionalizzazione delle reti e della distribuzione con la promozione dei sistemi ‘intelligenti’ (‘smart meters’ e ‘smart grids’) che concentrano i consumi nei periodi in cui l’elettricità costa meno, e con obiettivi di stoccaggio dell’energia (200 gigawatt entro il 2030) e di ulteriore sviluppo delle rinnovabili (100 gigawatt in più ogni anno).

Nel settore edilizio, l’obiettivo indicato è quello di raddoppiare le installazioni delle pompe di calore entro il 2030, rispetto al 2025. Nel settore dei trasporti, mentre cominciano finalmente a migliorare i dati sulla vendita dei veicoli elettrici (22,3% in più nel 2026), si punta a sviluppare il ‘social leasing’ (il noleggio a basso costo di auto elettriche alle famiglie con redditi medio-bassi), ad accelerare l’elettrificazione dei veicoli ‘heavy duty’ per il trasporto delle merci, e a sviluppare il potenziale dell’elettrificazione nel settore marittimo. Nell’industria, la Commissione ricorda che è già possibile l’elettrificazione del 60% della domanda energetica, oggi basata sui carburanti fossili.

‘Dalla chiusura dello Stretto di Hormuz – ha ricordato il commissario Jorgensen -, in Europa abbiamo pagato oltre 50 miliardi di euro in più per la nostra energia. Si tratta di oltre 50 miliardi di euro in più, senza aver ricevuto energia aggiuntiva, nemmeno una singola molecola in più. Questo ci dimostra quanto siamo vulnerabili, quanto sia economicamente insostenibile dipendere dall’energia esterna. Abbiamo bisogno della nostra energia prodotta qui da noi. Ne abbiamo bisogno anche per essere leader nella lotta contro il cambiamento climatico: stiamo vivendo una delle estati più calde di sempre, se non la più calda in assoluto. Le persone stanno morendo a causa delle ondate di calore’.

‘E ne abbiamo bisogno – ha sottolineato il commissario – per ragioni di competitività. Dobbiamo sostituire le molecole nere, costose e inquinanti’ del gas e del petrolio ‘con elettroni economici, puliti e prodotti a casa nostra. E per questo non basta produrre più energie rinnovabili e più nucleare; certamente è necessario, ma non è sufficiente. Abbiamo anche bisogno di utilizzare effettivamente questi elettroni nelle nostre economie, per riscaldare le nostre case, i nostri edifici, per guidare le nostre auto, per produrre nella nostra industria’.

‘Il messaggio che rivolgiamo oggi all’Europa è chiarissimo: Scegliete l’elettricità al posto dei combustibili fossili. Scegliete gli elettroni verdi al posto delle molecole nere. Scegliete bollette più basse. Aria più pulita. Risorse prodotte in patria. Scegliete la trasformazione al posto della stagnazione. La stabilità al posto dell’instabilità. La sicurezza al posto della vulnerabilità. In poche parole – ha concluso Jorgensen -, scegliete il futuro al posto del passato: perché l’era dei combustibili fossili sta volgendo al termine. E per l’Europa, il futuro è energia pulita ed elettrificazione’. (fonte immagine: Europea Union).

Torna "Roma Arte in Nuvola", la sesta edizione dal 20 al 22 novembre

Roma, 17 lug. (askanews) – Dal 20 al 22 novembre 2026 torna “Roma Arte in Nuvola”, la grande fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea della Capitale, ideata e diretta da Alessandro Nicosia e promossa da Eur SpA, con la direzione artistica di Adriana Polveroni a cui si affianca, in questa edizione, una sezione curata da Pier Paolo Pancotto.

Dopo il successo dello scorso anno, con oltre 38.000 visitatori, anche questa sesta edizione si contraddistingue per la sua proposta artistico-culturale, in grado di offrire un’esperienza emozionante e condivisa, appuntamento unico per tutti gli appassionati di arte.

Con circa 140 gallerie italiane ed internazionali partecipanti, la manifestazione, all’interno di uno scenario d’eccezione come la Nuvola di Fuksas, costituisce non solo un momento d’incontro e confronto con il pubblico, ma si pone l’obiettivo di ampliare ulteriormente i propri confini, allargando l’offerta alle correnti artistiche tra le più attuali ed influenti.

Paese ospite di questa edizione è la Germania, con un progetto che si avvale della curatela di Gregor Jansen e Julia Apitzsch, realizzato in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania in Italia.

Grazie alla capacità di fare sistema e con una sua precisa specificità, questa sesta edizione conferma significative collaborazioni con le istituzioni pubbliche, parte attiva nella programmazione artistico-culturale della manifestazione: dal Ministero della Cultura, con la speciale partecipazione di alcune delle sue istituzioni museali e culturali più rappresentative fino alla Regione Lazio e a Roma Capitale.

Tra i progetti speciali di quest’anno, la manifestazione rende omaggio a Corrado Cagli, nel cinquantesimo anniversario della scomparsa del Maestro, con un progetto realizzato in collaborazione con l’Archivio Corrado Cagli, che riunisce una selezione di sculture e alcune inedite maschere in carta.

Ad arricchire ulteriormente il programma una serie di importanti novità, che verranno presentate prossimamente e che contribuiranno a rendere questa edizione ancora più ricca e sorprendente.

Roma Arte in Nuvola rappresenta un evento di richiamo per collezionisti, curatori, artisti, addetti ai lavori ma anche per il grande pubblico. Talk, mostre, installazioni e performance connotano l’identità di questa sesta edizione, rendendola un’offerta completa e di alto profilo, che spazia dall’arte moderna fino alle nuove avanguardie.

Roggero, Lega valuta ipotesi candidatura e raccoglie fondi per lui

Roma, 17 lug. (askanews) – “La Lega in campo su ogni fronte per sostenere Mario Roggero. Oltre alla campagna a favore della grazia, il partito sta valutando ogni possibile iniziativa, nel pieno rispetto della legge, compresa l’eventuale candidatura di Roggero, qualora ne ricorrano i presupposti normativi”. Lo rende noto il partito.

“Parallelamente, la Lega è impegnata a promuovere una massiccia raccolta di fondi destinata ad aiutare il gioielliere nel pagamento dei risarcimenti disposti dalla sentenza. Per la Lega, chi ha difeso il proprio lavoro e la propria vita non può essere lasciato solo”, si legge in un comunicato.

Mondiali di calcio, la Fifa come l’Nba: un anello per i vincitori

Roma, 17 lug. (askanews) – Come nella Nba, i campioni del Mondo saranno premiati dalla Fifa con gli “anelli del campionato” per portare “un’iconica tradizione sportiva americana nel calcio mondiale”. Ne saranno prodotti 2026 esemplari, 30 andranno a giocatori e staff della squadra vincitrice, gli altri saranno “messi a disposizione dei tifosi di tutto il mondo come Prodotto Ufficiale con Licenza”. Il comunicato stampa della FIFA prosegue: “Subito dopo la finale, il capitano e l’allenatore della squadra vincitrice riceveranno degli anelli provvisori per commemorare l’evento. Ciascuno dei 30 anelli destinati ai vincitori verrà poi personalizzato prima di essere consegnato ufficialmente in un secondo momento, garantendo così la perfetta corrispondenza per tutta la vita a un traguardo che risuonerà per l’eternità”.

Noemi incanta Il Teatro Carlo Felice

Roma, 17 lug. – Una serata di grande musica e partecipazione ha acceso il prestigioso Teatro Carlo Felice di Genova, dove il progetto Basko Dome ha regalato ai clienti e ai soci Basko un evento esclusivo con protagonista Noemi, tra le artiste più amate della scena musicale italiana. Accolta da lunghi applausi, la cantante romana ha emozionato il pubblico con una performance intensa e coinvolgente, alternando i suoi brani più celebri a interpretazioni ricche di energia e sensibilità. La sua voce inconfondibile e la capacità di creare un dialogo diretto con la platea hanno trasformato il concerto in un esperienza condivisa, fatta di emozioni e partecipazione. La serata si e aperta con la presentazione del progetto Basko Dome, iniziativa che punta a offrire esperienze culturali di alto profilo, promuovendo al tempo stesso attenzione al territorio, sostenibilità e valorizzazione delle comunita locali. Nel suo intervento, Giovanni D’Alessandro, Direttore Business Unit Retail del Gruppo Sogegross, ha sottolineato come il progetto rappresenti un investimento concreto nella cultura e nella volontà di rendere accessibili luoghi simbolo come il Teatro Carlo Felice a un pubblico sempre più ampio. Presenti anche le istituzioni regionali, tra cui il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e la vicepresidente e assessore alla Cultura Simona Ferro, insieme al partner e al professionisti che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento.

Il successo della serata conferma il valore di Basko Dome come format capace di coniugare spettacolo, cultura e responsabilita sociale. trastormando un concerto in un occasione di incontro e condivisione. Un progetto che guarda gia al futuro, con l’obiettivo di portare sul palco nuovi grandi protagonisti della musica italiana.

LampedusaCinema, al via con "Gioia Mia" di Margherita Spampinato

Roma, 17 lug. (askanews) – Si apre sabato 18 luglio con “Gioia mia” di Margherita Spampinato, David di Donatello per il migliore esordio alla regia e per la migliore attrice protagonista e Premio speciale BNL BNP Paribas nella ‘cinquina’ finalista dei Nastri d’Argento, la 18esima edizione de Il Vento del Nord, la rassegna organizzata con il coordinamento di Laura Delli Colli, l’organizzazione di Massimo Ciavarro e la consulenza di Giovanni Spagnoletti, che porta ogni anno il cinema sull’isola che non ha una sala, grazie al sostegno del MiC Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e audiovisivo e della Fondazione Claudio Nobis, main partner di quest’edizione.

Un’iniziativa alla quale, come sempre, hanno assicurato la propria partecipazione solidale produzioni e distribuzioni leader nel cinema italiano, a cominciare da Rai Cinema e 01 Distribution, Lucky Red, Fandango, Medusa, Piper Film, Vision Distribution con tutte le produzioni dei film in programma alle quali si aggiungono Premiere Film per i cortometraggi, i Giornalisti Cinematografici (SNGCI), le istituzioni e gli sponsor locali e le sigle in prima linea nell’impegno sui diritti umani e civili, nella denuncia di ogni guerra, nell’impegno dalla parte delle donne e dell’infanzia violata da ogni violenza: Amnesty International Italia, Emergency, la Fondazione Una Nessuna Centomila ed Every Child Is My Child.

Una quindicina – tra film e cortometraggi – le proiezioni fino a venerdì prossimo 24 luglio e molti gli incontri organizzati con le ragazze e i ragazzi dell’isola per approfondire temi e suggestioni di un progetto che unisce l’intrattenimento alla cultura e lo spettacolo alle storie vicine al pubblico dei più giovani, per i quali il cinema sull’isola è ogni anno una scoperta. Sono stati scelti proprio tra loro, ancora una volta, gli studenti liceali, ‘giurati’ di quest’edizione impegnati nel laboratorio dedicato al cinema e chiamati a scegliere, alla fine, un vincitore in una ‘cinquina’ di titoli proposti.

“Con LampedusaCinema, associazione nata per produrre ogni anno Il Vento del Nord – spiega Laura Delli Colli, Presidente dei Giornalisti Cinematografici e responsabile del coordinamento della Rassegna – rinnoviamo ancora una volta l’impegno preso 18 anni fa con gli spettatori di un luogo speciale, che vive quotidianamente sulla propria pelle la sua naturale vocazione di prossimità. Lampedusa è una vera e propria ‘terra di mezzo’ che, in un clima di accoglienza davvero unico, convive quotidianamente con la realtà complessa e le difficoltà delle migrazioni. Un luogo dove il cinema di queste giornate diventa un appuntamento che riesce a rendere ‘contagiosa’ la passione del cinema e l’emozione del grande schermo”.

E aggiunge Massimo Ciavarro: “Esserci ancora una volta, a dispetto di molte difficoltà, è un modo per portare nell’estremo Sud del Sud, con il cinema – ma soprattutto grazie alla commedia – anche un’occasione di leggerezza e di riscatto in un’isola dalle straordinarie risorse naturali e, perché no, umanitarie, in cui si vive all’insegna della solidarietà scontando, purtroppo, un’immagine spesso devastata dall’attualità che la cronaca mette ogni giorno, non sempre in modo corretto, in primo piano”.

La rassegna che si inaugura con “Gioia mia” e si concluderà venerdì prossimo 24 luglio con una serata evento dedicata alla “Musica del Cinema”, una lezione concerto che vedrà sul palco insieme al maestro Andrea Guerra, autore di moltissime colonne sonore di successo – e con la collaborazione di Carlo Barbalucca per i filmati che accompagneranno la musica – proprio una rappresentanza dei ragazzi che a Lampedusa studiano musica fin da piccoli grazie all’Associazione Culturale Lipadusa.

Per quanto riguarda le serate, i film nell’arena di Piazza Castello, come sempre gratuita per gli spettatori, sono, dopo la serata inaugurale, “La piccola Amélie” (animazione) e “Domani interrogo” nella serata family di domenica, “Il bene comune” di Rocco Papaleo, “2 cuori e 2 capanne” di Massimiliano Bruno, “Come ti muovi sbagli” di Gianni Di Gregorio, “Notte prima degli esami 3.0” di Tommaso Renzoni, “La vita va così” di Riccardo Milani e, in omaggio alla musica nel cinema, “Gloria!” di Margherita Vicario.

Grazie ad Amnesty International Italia, l’attrice – e in questo caso regista – Valeria Solarino presenterà lunedì 20, prima del film, il suo corto documentario La solidarietà non è un reato e ne parlerà al pubblico; in rassegna, grazie alla distribuzione Premiere Film, saranno proposti dalla selezione Corti d’Argento SNGCI anche i cortometraggi Il velo di Cristian Patanè, La bambina di carta di Fabio Vasco e Bratiska di Gregorio Mattiocco.

L’organizzazione ringrazia la Fondazione Una Nessuna Centomila e in particolare Anna Foglietta, tra le fondatrici dell’associazione Every child is my child, per il video sul tema della violenza contro le donne e il femminicidio È come sembra, che inaugura la serata di domani prima del film.

Ai titoli in rassegna si aggiunge un capitolo importante del tradizionale appuntamento con LampedusaLab, il laboratorio di formazione dedicato agli studenti liceali coordinato per la Scuola dalla prof.ssa Paola Dragonetti con il contributo del prof. Giovanni Spagnoletti e con il prezioso supporto della Fondazione Claudio Nobis.

Proprio alla Fondazione Claudio Nobis e alla sua Presidente onoraria, attrice Elena Croce Nobis – e al coordinamento dei Giornalisti Cinematografici SNGCI – si deve il progetto della videoteca accolta nei locali del Liceo che, finalmente, è diventata ormai da due anni una realtà dedicata agli studenti dell’isola.

Previsti il consueto incontro dedicato ai film in programma con il prof. Giovanni Spagnoletti e, in particolare, sulla scrittura con lo sceneggiatore e regista Tommaso Renzoni.

La Fondazione Claudio Nobis main partner 2026. Ancora una volta con Il Vento del Nord un partner nato dall’omaggio di Elena Croce, grande interprete teatrale, per Claudio Nobis, firma di Repubblica, grande appassionato di cinema e teatro, che assicura attenzione e supporto soprattutto ai giovani talenti.

Firmato l’ordine di carcerazione per il gioielliere Mario Roggero

Milano, 17 lug. (askanews) – La procura di Asti ha firmato l’ordine di carcerazione per Mario Roggero e il gioielliere di Grinzane Cavour (Cuneo) è pronto a costituirsi nel carcere milanese di Bollante. La conferma arriva dall’avvocato Sergio Novani, uno dei difensori del 72enne piemontese condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere per aver ucciso due rapinatori durante una rapina del 2021.

Roggero si presenterà a Bollate intorno alle 16.30, ha affermato ad askanews il legale che poi ha sottolineato: “Auspichiamo che in questa ultima ora il Tribunale di Sorveglianza di Torino prenda un provvedimento, positivo o negativo che sia. Ci aspettiamo un segnale dallo Stato”.

Mattea Fo a Umbria Film Festival: "Per Fo e Rame teatro atto pubblico"

Roma, 17 lug. (askanews) – A cento anni dalla nascita e a dieci anni dalla scomparsa, Dario Fo torna al centro della scena dell’Umbria Film Festival. Non come un autore da celebrare soltanto attraverso la memoria, ma come una voce ancora capace di interrogare il presente, difendere la libertà di parola e rivendicare il diritto della satira e del teatro a disturbare.

La 30esima edizione dell’Umbria Film Festival, in programma a Montone fino a domenica 19 luglio, dedica la giornata di venerdì 17 luglio al Premio Nobel, con incontri, teatro e cinema: l’appuntamento è parte del programma delle Celebrazioni del Centenario di Dario Fo promosse dalla Fondazione Fo Rame ETS e dalla Regione Umbria. Ospite del festival è Mattea Fo, figlia di Jacopo e presidente della Fondazione Fo Rame ETS, in Piazza Fortebraccio insieme a Stefano Bertea.

Clou della giornata, alle 21.15 in Piazza Fortebraccio, i cortometraggi In Our Hands e Scuritade e, a seguire, con la proiezione di Lo svitato di Carlo Lizzani, alla presenza di Mattea Fo e Stefano Bertea.

Al centro dell’omaggio c’è il rapporto tra l’eredità di Dario Fo e il tempo presente. Un’eredità che, nelle parole di Mattea Fo, non può essere ridotta alla conservazione di un testo o alla celebrazione di un repertorio ormai consegnato alla storia. “Mistero buffo non è mai stato, per Fo, un testo chiuso: era una partitura viva, che lui stesso riscriveva ogni sera in scena, adattando il grammelot e le giullarate ai fatti del giorno”.

Negli archivi della Fondazione Fo Rame, questa continua trasformazione emerge dagli appunti di lavoro sui vangeli apocrifi: pagine attraversate da correzioni, varianti e disegni a margine che anticipavano i gesti dell’attore prima ancora delle parole. Quei documenti restituiscono l’immagine di un Dario Fo lontano da qualsiasi cristallizzazione: non soltanto l’autore di un classico della storia del teatro, ma un artigiano della scena impegnato a riscrivere continuamente parole, movimenti e rapporto con il pubblico.

“Questo è forse il messaggio più eloquente che l’Archivio Rame Fo custodisce: la prova che la vera eredità di Fo e Rame non è un testo da conservare intatto, ma un metodo da tenere vivo”. È questa natura “in movimento” a spiegare perché Mistero buffo continui a essere rappresentato e reinterpretato in contesti diversi. Chi ne raccoglie oggi l’eredità non è chiamato semplicemente a ripeterne il testo, ma a rispettarne il copione continuando a rinnovarne il messaggio.

“Fare teatro è un mestiere fisico, non solo intellettuale”. Nel recupero del grammelot e della giullarata medievale, Dario Fo costruiva un teatro nel quale voce, gesto, ritmo e corpo diventavano linguaggio prima ancora delle parole. Una lezione particolarmente attuale in un tempo in cui una parte sempre più ampia dell’esperienza artistica e culturale viene vissuta attraverso uno schermo e a distanza. “Alle nuove generazioni di attori, registi e drammaturghi, Fo ricorda che il teatro comincia dove finisce la mediazione. Fare teatro è un mestiere fisico, non solo intellettuale”.

Ma la fisicità non è l’unico elemento radicale dell’esperienza di Fo e Franca Rame. Il loro teatro era prima di tutto un atto pubblico, nato per incontrare il pubblico nelle piazze, nelle fabbriche e nelle case del popolo, senza rivolgersi esclusivamente a spettatori già preparati o abituati alla scena teatrale. Mistero buffo riusciva a farsi comprendere attraverso il corpo, l’ironia e il ritmo anche da chi non aveva mai messo piede in un teatro. Il suo linguaggio popolare non semplificava il contenuto, ma lo rendeva accessibile, diretto e capace di incidere.

“Il rischio, se il teatro italiano perde questa doppia dimensione – fisica e popolare – è quello di un teatro sempre più autoreferenziale: rivolto a un pubblico già acquisito, rassicurante, che rinuncia alla propria funzione critica per diventare intrattenimento colto invece che linguaggio di massa capace di disturbare”.

Nell’opera di Fo e Rame, comicità, satira politica, teatro popolare e libertà di parola non sono mai state dimensioni separate. Il riso non era un fine, ma uno strumento per mostrare le contraddizioni del reale e portare il pubblico a guardare la propria condizione con occhi diversi. “Se una risata non scomodava nessuno, non serviva a niente – era intrattenimento, non satira”. Una dichiarazione che acquista un significato particolare nel tempo delle polarizzazioni, delle autocensure preventive, delle polemiche istantanee e dei nuovi moralismi. “La satira che oggi rinuncia a rischiare, che si autocensura in anticipo per paura della polemica o del linciaggio social, ha già smesso di fare il proprio mestiere prima ancora di cominciare”.

Tra i diversi aspetti dell’opera di Dario Fo e Franca Rame, Mattea Fo individua nella libertà di parola e di pensiero la radice dalla quale nascono la comicità, la satira politica e il teatro popolare. “Se devo indicare un aspetto come il più urgente, però, è la libertà di parola e di pensiero. È quella per cui Fo e Rame si sono sempre battuti, pagando anche di persona – censure, denunce, aggressioni – ed è la radice da cui nascono tutte le altre dimensioni della loro opera: senza libertà di parola non c’è satira politica che tenga, non c’è comicità che scomodi davvero, non c’è teatro popolare che possa dire ciò che va detto senza filtri”. Il coraggio di prendere posizione e di pronunciare parole scomode senza attendere il permesso di nessuno resta così il cuore vivo della loro esperienza artistica e civile.

L’omaggio a Dario Fo arriva dopo due giornate nelle quali l’Umbria Film Festival ha confermato la propria vocazione: trasformare Montone in una sala cinematografica diffusa, aperta e accessibile, nella quale la visione diventa occasione di incontro e partecipazione.

Il Festival prosegue sabato 18 luglio alle 11 al Cinema Ed Lewis con l’incontro “Quando nasce uno sguardo. Il futuro prende forma”, dedicato al cortometraggio. Alle 18.30 al Teatro San Fedele è in programma il secondo appuntamento di AmarCorti, con la presenza dei registi e il dibattito al termine delle proiezioni. Alle 21.15 in Piazza Fortebraccio, l’Umbria Film Festival renderà omaggio a Gillo Pontecorvo, a vent’anni dalla scomparsa e nel sessantesimo anniversario dell’uscita di La battaglia di Algeri. La serata si svolgerà alla presenza di Marco Pontecorvo. A seguire, “WTF OFF: The Return – Between Chaos and Vertigo” proporrà una selezione di cortometraggi fuori dagli schemi.

La giornata conclusiva si apre alle 11 al Cinema Ed Lewis con “Titoli di coda. I mestieri del cinema”. Alle 18.30 al Teatro San Fedele sarà presentato il terzo e ultimo programma di AmarCorti, mentre alle 19.30 in Piazza Fortebraccio il Concerto della Filarmonica Braccio Fortebraccio accompagnerà il pubblico verso la cerimonia conclusiva. Alle 21.15, sempre in Piazza Fortebraccio, saranno presentate le giurie e proclamati i vincitori di ShortsUp e AmarCorti. Nel corso della serata sarà consegnato a Gurinder Chadha, regista britannica di origine indiana, l’Excellence Award, istituito per celebrare il contributo al cinema internazionale di una regista ancora in piena attività. A seguire, per la sezione The Square: film sotto le stelle, il Festival si chiuderà con Leviticus di Adrian Chiarella.

Il Business Tutors 2026 della Scuola SSATI

Firenze, 17 lug. (askanews) – Il 44% dei profili professionali richiesti dalle imprese toscane non viene trovato: è il dato emerso al Business Tutors 2026, l’evento finale del Corso in Gestione d’Impresa della SSATI – Scuola di Scienze Aziendali e Tecnologie Industriali “Piero Baldesi”, che si è svolto all’Auditorium Ridolfi di Intesa Sanpaolo a Firenze.

Al centro il mismatch tra competenze disponibili e richieste del mercato del lavoro, attraverso uno studio della SSATI elaborato su dati di Confindustria Toscana Centro e Costa, e Camera di Commercio di Firenze.

“Che cosa manca? Manca – afferma Claudio Terrazzi, presidente Scuola Scienze Aziendali e Tecnologie Industriali – la competenza necessaria al momento. Il mondo del lavoro sta cambiando in maniera velocissima e lo vediamo. Se penso negli ultimi cinque anni, abbiamo fatto e rifatto i nostri programmi didattici almeno tre volte. Quindi non c’è una competenza specifica che manca, anche se si dovesse parlare del mondo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale, dove noi ci stiamo dirigendo. Ma la mancanza di competenze purtroppo è molto trasversale e per tutte le tipologie di lavoro”

Gli studenti del Corso in Gestione d’Impresa hanno presentato i propri business plan, sviluppati insieme ad aziende reali, davanti a imprenditori, manager e professionisti. Un confronto diretto tra formazione e mondo produttivo, con l’obiettivo di creare competenze più vicine alle esigenze delle imprese.

“La filosofia della scuola – spiega Guya Berti, Direttore della SSATI – è quella di aiutare i nostri giovani a trovare la loro strada all’interno del mondo del lavoro, dando loro delle competenze e contestualmente aiutare le imprese a colmare questo gap di mancanza di personale qualificato per inserirli nei propri organici”.

Jacopo Vicini Assessore Sviluppo Economico Comune di Firenze sottolinea: “è una scuola di cui siamo orgogliosi, che ha l’obiettivo di tenere insieme pubblico e privato e aiutare i ragazzi a inserirsi nel mondo del lavoro. Sappiamo che Firenze ha una sfida importante davanti, quella di tutelare la sua tradizione, ma anche di aprirsi alle sfide del futuro come la sostenibilità e l’innovazione. Le scuole come questa aiutano i ragazzi a orientarsi nel mondo del lavoro e a trovare una strada per contribuire al futuro della nostra città”.

La giornata si è conclusa con un dialogo intergenerazionale tra Ferruccio De Bortoli e Clara Morelli dedicato al futuro del lavoro, alle aspettative dei giovani e alle trasformazioni del giornalismo e della società.

Il post di Meloni (dopo la bufera per il caso Roggero): mi aggredisci e mi difendo. Risarcirti? Non è giusto

Roma, 17 lug. (askanews) – “Mi aggredisci. Mi difendo. E dovrei risarcirti io? Non è giusto. Con l’ultimo DDL Sicurezza introduciamo una regola di puro buon senso: chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato non può chiedere alcun risarcimento, né possono farlo i suoi familiari. Chi viola la legge non può pretendere di essere risarcito da chi si è difeso. Lo Stato sta dalla parte delle persone perbene. Non dei criminali”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un post su X.

L’argomento è il ddl sicurezza; il timing è il giorno dopo la bufera sul caso Roggero – il gioielliere di Grinzane che uccise due rapinatori, condannato ieri in via definitiva – e il giorno dopo la chiamata al Colle del ministro della Giustizia Carlo Nordio per ricordare al Guardasigilli il perimetro costituzionale della concessione della grazia.

La Cassazione ha confermato ieri la condanna a 14 anni e 9 mesi per Mario Roggero, accogliendo, dunque, la richiesta della Procura generale. Il 28 aprile 2021, il gioielliere 72enne di Gallo di Grinzane, in provincia di Cuneo, era nella sua gioielleria, quando tre banditi armati l’assaltarono. Usciti dal negozio, l’uomo li inseguì all’esterno e mentre fuggivano, sparò alle loro spalle diversi colpi con una pistola, legalmente detenuta. Due rapinatori morirono, il terzo rimase ferito. I giudici della Cassazione hanno confermato la sentenza della Corte d’Appello, che aveva escluso la legittima difesa.

Subito dopo la condanna è partita la mobilitazione politica per la concessione della grazia, a partire dai vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, dal ministro della difesa Guido Crosetto, ma anche dal Governatore del Piemonte Cirio. E mentre i capigruppo alla Camera e Senato di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi moderati, Civici d’Italia, Udc, Maie-Centro Popolare avviavano la raccolta firme di tutti i parlamentari, il ministro della Giustizia Carlo Nordio “ha avviato l’istruttoria finalizzata alla concessione della Grazia in favore di Mario Roggero”.

L’iniziativa del Quirinale in serata prova a ridefinire i confini istituzionali e costituzionali del caso: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella riceve al Quirinale Nordio “per puntualizzare i limiti delle attribuzioni del ministro in tema di concessione della grazia, facoltà che la Costituzione riserva esclusivamente al presidente della Repubblica come confermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 200 del 2006”, come comunicato dall’ufficio stampa del Quirinale.

Oggi il post della premier, sebbene non esplicitamente correlato al caso, è destinato a riaprire la questione. Intanto, il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Giuseppe Tango – rispondendo a Crosetto – ricorda il punto di diritto: “Vorrei ricordare che la legge prevede già il sacrosanto istituto della legittima difesa, ma non può tollerare la vendetta privata. Dire il contrario significa minare le fondamenta dello Stato di diritto e questo chi rappresenta le istituzioni dovrebbe saperlo bene”.

Oggi e domani picco del caldo: 16 città in "bollino rosso", 14 domenica

Roma, 17 lug. (askanews) – La prossima settimana l’afa che sta attanagliando gran parte d’Italia lascerà spazio – ma non ovunque – a qualche giorno più fresco, ma quello in arrivo sarà comunque uno dei fine settimana più caldi dell’anno, con il picco di questa terza ondata di calore tra oggi e domani.

Secondo l’aggiornamento quotidiano dei Bollettini sulle ondate di calore del Ministero della Salute, domenica 19 luglio saranno 14 le città in “bollino rosso”: Bari, Campobasso, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Viterbo; “bollino arancione” per Catania, Messina e Reggio Calabria; “bollino giallo” per Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Milano, Torino, Trieste, Venezia e Verona.

Domani, sabato 18 luglio, le città in “bollino rosso” saranno invece 16 (come oggi): Bologna, Brescia, Campobasso, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Milano, Palermo, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino e Viterbo; 7 le città in “bollino arancione”: Bari, Catania, Messina, Napoli, Reggio Calabria, Venezia e Verona; 4 le città in “bollino giallo”: Ancona, Bolzano, Cagliari, Trieste.

Secondo la tabella dei livelli di rischio del Ministero della Salute, il “bollino giallo” (livello 1 di pre-allerta) indica condizioni meteorologiche che possono precedere il verificarsi di un’ondata di calore: questo livello non richiede azioni immediate, ma indica che nei giorni successivi è probabile che possano verificarsi condizioni a rischio per la salute; il “bollino arancione” (livello 2) indica condizioni meteorologiche che possono rappresentare un rischio per la salute, in particolare nei sottogruppi di popolazione più suscettibili; il “bollino rosso” (livello 3) indica condizioni di emergenza (ondata di calore) con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche.

Londra, Burnham è stato eletto leader del Partito Laburista: tornerà il vero Labour, restituiremo speranza

Roma, 17 lug. (askanews) – La ministro dell’Interno britannico Shabana Mahmood ha dichiarato che Andy Burnham è stato eletto leader del Partito Laburista.

“Risponderemo alla chiamata”, ha dichiarato il nuovo leader del Partito laburista britannico Andy Burnham, riferendosi alla richiesta di ritornare al “Labour che un tempo si conosceva”. “Tutti loro (i deputati laburisti che lo hanno sostenuto, ndr) hanno ascoltato la richiesta arrivata dalla popolazione di Makerfield, a nome di tutti quei luoghi dimenticati in ogni parte del Paese, da nord a sud, per un ritorno al Labour che un tempo conoscevano”, ha sostenuto Burnham, aggiungendo che “ora rispondiamo a quella richiesta”.

“Torneremo a essere quella versione del Labour”, ha spiegato il nuovo leader della sinistra britannica.

“Siamo uniti e mettiamo la forza che deriva da questa unità al servizio delle persone e dei territori che hanno aspettato troppo a lungo che la politica permettesse loro di tornare ad avere speranza”, ha aggiunto Burnham, sostenendo che “è proprio questo che faremo, tutti insieme. Restituiremo loro la speranza”.

Terrorismo, propaganda jihadista sui social: arrestata 17enne italiana "pronta al martirio per Allah"

Roma, 17 lug. (askanews) – Avrebbe partecipato a gruppi jihadisti riconducibili allo Stato islamico, condividendo materiale di propaganda dell’Isis e manuali per la fabbricazione di ordigni artigianali, oltre a manifestare in chat “la propria volontà di martirio in nome di Allah”. Ruota attorno a questo impianto accusatorio l’indagine che ha portato all’arresto di una diciassettenne italiana, residente in provincia di Pavia. La giovane, indagata per partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale, è stata arrestata dalla polizia di Stato in esecuzione di un’ordinanza di collocamento in comunità emessa dal gip del Tribunale per i minorenni di Milano.

L’indagine, coordinata dalla Procura per i minorenni di Milano e condotta dal Centro operativo per la sicurezza cibernetica Umbria e dalle Digos di Perugia e Milano, è nata dall’attività di monitoraggio degli ambienti virtuali di matrice jihadista. Gli investigatori hanno individuato un profilo, associato a una numerazione virtuale, attivo in quattro gruppi chiusi di ispirazione jihadista e di sostegno allo Stato islamico, nei quali venivano condivisi contenuti di propaganda, istigazione al martirio e manuali per l’addestramento e la costruzione di armi ed esplosivi artigianali. Gli accertamenti hanno consentito di identificare l’utilizzatrice del profilo nella diciassettenne.

Cilento, la scommessa green per riprendere il turismo estero

Roma, 16 lug. (askanews) – Il Cilento ha un problema: possiede uno dei tratti costieri più belli del Mediterraneo, è patrimonio UNESCO, vanta la bandiera blu da anni, eppure fatica a trattenere i turisti stranieri. Nel 2014 il territorio registrava circa 600 mila presenze internazionali, un numero poi calato in modo significativo, segno di una difficoltà strutturale nell’attrarre visitatori dall’estero. Un dato che stride con il boom del 2023, quando gli arrivi complessivi sono aumentati del 19% rispetto all’anno precedente, trainati però soprattutto dal turismo domestico. Il 37% dei visitatori sceglie il Cilento per il mare, ma il 61% arriva attratto da altro: enogastronomia, borghi, natura, esperienze autentiche.

È su questa domanda di autenticità che si innestano le risposte più innovative. Nel maggio 2024 il New York Times ha dedicato un ampio reportage al territorio, titolato “Cinematic, Undiscovered Cilento”, descrivendo un luogo che offre rovine greche, natura incontaminata e santuari medievali. L’autrice Nina Burleigh lo ha definito “un segreto ben mantenuto”, paragonandolo a Capri e Positano ma sottolineandone l’autenticità a prezzi accessibili.

Il territorio possiede un patrimonio senza rivali in Italia per densità di riconoscimenti. Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni è il secondo parco protetto più grande d’Italia e vanta quattro riconoscimenti UNESCO: Patrimonio dell’Umanità dal 1998 per Paestum, Elea-Velia e la Certosa di Padula, Riserva della Biosfera MAB dal 1997, Geoparco dal 2010 e, con la Dieta Mediterranea, Patrimonio Immateriale. È l’unica area protetta italiana a concentrare tutti questi titoli.

In questo scenario contraddittorio opera dal 2017 a Pisciotta Discover Cilento Viaggi, agenzia di incoming fondata da Simonetta Chirichiello, imprenditrice con oltre vent’anni di esperienza. Il nostro obiettivo è diventare il punto di riferimento per chiunque visiti il Cilento. Possiamo offrire tutto: dal biglietto del treno al soggiorno, dalle escursioni ai trasferimenti. Il cliente non deve preoccuparsi di niente , spiega Chirichiello.

La svolta green è arrivata due anni fa, con una flotta orientata alla mobilità elettrica: bici a pedalata assistita, scooter elettrici e una navetta per tour e trasferimenti. Una scelta in linea con una tendenza globale: secondo l’UN Tourism World Tourism Barometer, l’estate 2025 dovrebbe registrare un incremento del turismo tra il 3% e il 5%, con la sostenibilità criterio di scelta sempre più determinante. Abbiamo dato una svolta green per consentire agli ospiti di scoprire il Cilento in modo eco-friendly. La navetta elettrica è stata molto apprezzata , racconta Chirichiello.

Il modello si distingue anche per l’assenza di overtourism. Mentre in Costiera Amalfitana, Cinque Terre e alcune località pugliesi soffrono di sovraffollamento cronico, il Cilento offre un’esperienza diversa. Qui non abbiamo overtourism. I clienti sono coccolati, si mangia benissimo, non c’è traffico , afferma Chirichiello. Un vantaggio competitivo che diventa però anche sfida comunicativa: far conoscere un territorio ancora poco noto rispetto alle mete campane più celebri.

La formula prevede pacchetti con soggiorni in strutture quattro e cinque stelle, escursioni nei borghi, tour in barca, lezioni di cucina locale e visite nell’entroterra, per far diventare l’ospite cilentano per la durata della vacanza. Il target principale è il turista straniero, ma cresce anche la clientela italiana fidelizzata. Molti clienti sono diventati amici. Mi occupo delle loro vacanze anche altrove, perché si è creato un rapporto di fiducia , racconta Chirichiello.

Il percorso di Chirichiello è una storia di imprenditoria femminile nel Mezzogiorno: diplomata al liceo linguistico, ha iniziato a 19 anni in un villaggio turistico, per poi passare da reception, hotel quattro stelle, agenzia in Costiera Amalfitana e catena Best Western, fino a mettersi in proprio. Madre di tre figlie, ha costruito l’azienda conciliando famiglia e ambizione. La primogenita studia Scienze del turismo e già lavora in azienda d’estate, segnando una continuità generazionale.

Tra i riconoscimenti: un premio Intesa Sanpaolo, la partecipazione all’ITB di Berlino, la presenza alla BMT di Napoli e alla fiera di Milano, oltre al ruolo di vicepresidente della Travel, l’unione delle agenzie di viaggio del Cilento.

Al via questo weekend il 51esimo Cantiere Internazionale d’Arte

Roma, 17 lug. (askanews) – Nel centenario del fondatore Hans Werner Henze, parte questo weekend del 17, 18 e 19 luglio il 51esimo Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano. Una manifestazione “corale” fuori dagli schemi classici del Festival, per la quale hanno lavorato e lavoreranno in stretta collaborazione una decina tra Conservatori, Università e Accademie di alta formazione, sei orchestre, artisti di fama internazionale, scrittori, intellettuali, ma anche bambini, adolescenti, famiglie poliziane e poi coreografi, danzatori, creativi multimediali, insomma un vero “cantiere culturale”, come dice il nome, vivo e proiettato nel futuro.

Si parte dunque oggi 17 luglio sin dal mattino con le tre sessioni del convegno “Mi attende forse qualche impresa?” organizzato in collaborazione con le cinque Accademie d’arte e di musica di Nordreno – Westfalia, raccolte nel Kolleg der Kuenste e con l’Accademia Europea delle Arti Palazzo Ricci. Curati da Elena Minetti, Erdmuthe Brand, Judy Diodato, i lavori, aperti al pubblico, si concluderanno il 18 luglio nel Palazzo Comunale, per indagare l’attualità dell’eredità henziana a Montepulciano e nel mondo.

Quindi, sempre oggi alle 18.30 il centro storico poliziano verrà invaso dall’eredità più viva di Henze, grazie alla storica Banda Poliziana in versione marching band, espressione tangibile di una cittadina che proprio grazie a Henze e alla sua scuola ha un’elevata concentrazione di musicisti dilettanti attivi. Poi alle 21.30 nel Tempio di San Biagio, capolavoro del Cinquecento toscano, il Concerto sinfonico di Apertura prevede una pagina di Henze trascritta da Detlev Glanert e la popolare “Eroica” di Beethoven, con l’Orchestra Sinfonica delle Alpi e il giovane ma già affermato soprano Marily Santoro diretti da Markus Stenz; l’appuntamento sarà poi replicato al MusicaRiva Festival.

Domani sabato 18 luglio sarà invece dedicato alla figura di Don Chisciotte, dapprima con le marionette nel filone detto “Cantierino”, in quanto dedicato ai più piccoli e alle famiglie, grazie allo spettacolo Don Chisciotte e la Luna, liberamente ispirato a Cervantes, e poi con Don Chisciotte della Mancia, opera comica di Giovanni Battista Lorenzi e Giovanni Paisiello, musica di Hans Werner Henze e libretto di Giuseppe Di Leva, drammaturgo, scrittore e librettista centrale nella cultura italiana dagli anni ’70. Proprio con questo titolo Henze inaugurò il primo Cantiere della storia, concependolo per grandi spazi aperti, mentre dopo 51 anni verrà riproposto nello spazio più intimo del Teatro Poliziano.

Per la prima volta poi l’allestimento poliziano partirà per una tournée tedesca grazie alla coproduzione con Palazzo Ricci Accademie delle Arti e Kolleg der Kuenste/Ateneo renano (Hochschule für Musik Detmold, Hochschule fuer Musik und Tanz Koeln, Robert Schumann Hochschule Duesseldorf, Folkwang Universitaet der Kuenste Essen e Kunstakademie Duesseldorf). Il Don Chisciotte vede la regia dell’affermato Michael Dissmeier, mentre la direzione musicale è di Marco Angius, bacchetta di riferimento in Europa per il repertorio contemporaneo, alla testa dell’Ensemble Strumentale dell’Ateneo Renano insieme alla Banda Poliziana, e sul palco un’ampia pletora di voci, quali il soprano Sungji Kim, specializzata in repertorio barocco e contemporaneo, Emelina Medina Martínez molto attiva in territorio di lingua tedesca, Stefanie Fischer, Yewon Lee, giovane talento pluripremiato in Europa, e fra i tanti artisti di provenienza internazionale gli italiani Nicola Di Filippo, già sui palchi di Opera di Roma e San Carlo, e il tenore Paolo Mascari.

L’opera, che vede anche la collaborazione con Guido Levi Lighting Lab e AltreVoci Ensemble, chiuderà anche la giornata di domenica 19 luglio, per lo più dedicata dalle 12.15 all’apertura dei segmenti cameristici della manifestazione poliziana, a partire da Momenti d’Organo con il Duo Galanti in Santa Maria delle Grazie impegnati in un impaginato che annovera Telemann, Haendel e la prima assoluta di Sara Galanti su commissione del Cantiere Kypßrissos per viola solista. Quindi alle ore 18.00 nel Salone di Palazzo Ricci il progetto Direttrici in Trio con la virtuosa Ariadne Daskalakis al violino, Direttrice Artistica dell’Accademia Europea di Palazzo Ricci, Mariangela Vacatello, Direttrice Artistica del Cantiere al pianoforte, e il primo clarinetto dell’Orchestra di Granade José-Luis Estellés al clarinetto: il programma si muove tra Schubert, Henze e Khachaturian.

"Dio ride" di Giovanni Veronesi è il film di chiusura di Venezia83

Roma, 17 lug. (askanews) – “Dio ride”, film scritto e diretto da Giovanni Veronesi, sarà presentato in prima mondiale nella serata di chiusura della 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Nel film Pierfrancesco Favino nei panni di frate Leopoldo e Silvio Orlando in quelli del Cardinale Maculani, nel cast anche Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e Carlo Cecchi nel ruolo di Papa Innocenzo X.

Ambientato nel cuore del Seicento e liberamente ispirato a fatti realmente accaduti, il racconto mette al centro la libertà e il rapporto tra l’uomo e il potere attraverso la storia di un frate che, con la forza della sua umanità, cambia la vita delle persone che incontra.

Il film è scritto da Giovanni Veronesi, Nicola Baldoni, Gianluca Bernardini, Nicola Deorsola con la collaborazione di Paolo Portone e Jean Jacques Ilunga.

“Dio ride” è una produzione Indiana Production – una società VUELTA, Piperfilm e Ogi Film in collaborazione con Netflix ed è prodotto da Fabrizio Donvito, Benedetto Habib, Marco Cohen e Daniel Campos Pavoncelli per Indiana Production; prodotto da Massimiliano Orfei, Luisa Borella e Davide Novelli per PiperFilm.

Il film uscirà nelle sale il 29 ottobre distribuito da PiperFilm. Le vendite internazionali sono a cura di Piperplay.

La fotografia è a cura di Maurizio Calvesi, la scenografia di Carmine Guarino, i costumi sono di Carlo Poggioli, il trucco di Alessandra Vita, le acconciature di Rodolfo Sifari, le musiche sono firmate da Paolo Buonvino e il casting da Nicola Deorsola.

“Venire invitati al Festival di Venezia col tuo film, è una gioia simile a quando ritiri le analisi e non c’è nemmeno un asterisco. È tutto perfetto”, ha commentato Giovanni Veronesi.

Morta una bambina risucchiata da un bocchettone in una piscina a Sestri Levante

Roma, 17 lug. (askanews) – E’ morta all’ospedale pediatrico Gaslini di Genova la bambina di 11 anni che mercoledì pomeriggio era stata risucchiata e trattenuta sott’acqua dal bocchettone di aspirazione di una piscina a Sestri Levante, in provincia di Genova. Lo comunica la direzione sanitaria dell’ospedale pediatrico genovese, sottolineando che la bimba era arrivata al Gaslini in condizioni disperate. Il decesso è stato dichiarato nella notte, al termine del periodo di osservazione e degli accertamenti clinici previsti dal protocollo.

“I genitori – spiega in una nota la direzione sanitaria del Gaslini – con grande generosità hanno acconsentito alla donazione degli organi della figlia. L’intero ospedale – conclude la nota – si stringe intorno alla famiglia in questo momento di inimmaginabile dolore, esprimendo profonda gratitudine per una scelta capace di trasformare un vuoto incolmabile in speranza concreta per altre famiglie”.

Meloni: mi aggredisci e mi difendo. Devo risarcirti? Non è giusto

Roma, 17 lug. (askanews) – “Mi aggredisci. Mi difendo. E dovrei risarcirti io? Non è giusto. Con l’ultimo DDL Sicurezza introduciamo una regola di puro buon senso: chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato non può chiedere alcun risarcimento, né possono farlo i suoi familiari. Chi viola la legge non può pretendere di essere risarcito da chi si è difeso. Lo Stato sta dalla parte delle persone perbene. Non dei criminali”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un post su X.

Calcio, addio a Osvaldo Bagnoli, allenatore dello scudetto del Verona

Roma, 17 lug. (askanews) – Addio a Osvaldo Bagnoli, aveva 91 anni, e ha lasciato in eredità una delle pagine più belle e irripetibili della storia del calcio italiano. Il suo nome resterà per sempre legato allo scudetto conquistato dall’Hellas Verona nella stagione 1984-85, un’impresa che ancora oggi rappresenta il simbolo di come organizzazione, idee e spirito di squadra possano prevalere sul potere economico delle grandi del calcio. La notizia della sua scomparsa, avvenuta all’ospedale di Borgo Roma, ha colpito il mondo dello sport e soprattutto una città che in lui aveva trovato il condottiero della più grande impresa calcistica della propria storia. Milanese della Bovisa, nato il 3 luglio 1935, Bagnoli aveva conosciuto il calcio prima da giocatore, vestendo anche la maglia del Milan con cui conquistò uno scudetto e una Coppa Latina, per poi intraprendere una lunga gavetta in panchina. Solbiatese, Como, Rimini, Fano e Cesena furono le tappe di un percorso costruito lontano dai riflettori, fino all’approdo a Verona nel 1981. Qui diede vita al capolavoro della sua carriera. Il Verona di Bagnoli non era soltanto una squadra vincente: era una formazione moderna, organizzata, capace di alternare pressing, ripartenze e qualità tecnica. Sapeva valorizzare ogni calciatore e trasformare un gruppo di giocatori spesso sottovalutati in una macchina perfetta. Con campioni come Preben Elkjaer Larsen, Antonio Di Gennaro, Roberto Tricella e Giuseppe Galderisi riuscì a vincere il campionato più difficile dell’epoca, quello in cui militavano Diego Maradona, Michel Platini, Zico, Karl-Heinz Rummenigge, Paulo Roberto Falcao e tanti altri fuoriclasse. Quello scudetto, unico nella storia dell’Hellas Verona, resta ancora oggi una delle più grandi sorprese mai viste in Serie A. Schivo, riservato e lontanissimo dalla figura dell’allenatore-personaggio, Bagnoli preferiva il lavoro quotidiano alle dichiarazioni ad effetto. Parlava poco, osservava molto e costruiva rapporti profondi con i propri giocatori, che lo hanno sempre ricordato come un tecnico capace di trasmettere fiducia e responsabilità. Non inseguiva il protagonismo: lasciava che fosse il campo a parlare per lui. Dopo il ciclo veronese guidò il Genoa, portandolo fino a una storica qualificazione europea, e successivamente l’Inter, senza riuscire però a ripetere le imprese costruite in Veneto. Il suo prestigio, tuttavia, non venne mai intaccato. Nel 2017 entrò nella Hall of Fame del calcio italiano e l’anno successivo fu nominato presidente onorario dell’Hellas Verona, il riconoscimento più naturale per un uomo che aveva cambiato per sempre la storia del club. Con la scomparsa di Osvaldo Bagnoli il calcio italiano perde uno dei suoi ultimi maestri. Un allenatore che ha dimostrato come la competenza, la semplicità e il valore del gruppo possano trasformare un sogno in realtà. Il suo Verona continua ancora oggi a rappresentare un modello irripetibile e una lezione destinata a rimanere nella memoria di tutti gli appassionati di calcio.

Fondazione Brescia Musei: i 200 anni della Vittoria Alata

Brescia, 17 lug. (askanews) – In occasione dell’inaugurazione della mostra La Vittoria di Brescia. 40 fotografi e un’eterna bellezza la Presidente di Fondazione Brescia Musei Francesca Bazoli ha commentato le iniziative per l’anniversario: “Stiamo iniziando i festeggiamenti per i duecento anni del ritrovamento della Vittoria Alata, questa straordinaria statua romana del primo secolo d.C., che costituisce forse del patrimonio bresciano l’elemento più noto e visibile al mondo. Attorno a quella scoperta inizia la storia dei musei bresciani, una storia che continua tutt’oggi, per cui celebrare questo anniversario in realtà significa celebrare la centralità del patrimonio artistico per la vita di una città, una città che si proietta sul futuro fortissima di questo straordinario lascito che viene dal passato di cui la Vittoria Alata è l’emblema. La Fondazione Brescia Musei si prende cura di questo patrimonio, lo fa ponendolo al centro della vita dei bresciani raccogliendo attorno alla cura del patrimonio le forze più vive e capaci di guardare al futuro della comunità bresciana. Quindi per noi è una grandissima festa dove celebremo il nostro simbolo, ma insieme a tutto questo straordinario patrimonio”. L’esposizione inaugura il palinsesto di eventi che, dal 16 al 20 luglio 2026, celebra il bicentenario del ritrovamento della Vittoria Alata, ideato e promosso da Comune di Brescia e da Fondazione Brescia Musei, da Ateneo di Brescia – Accademia di Scienze Lettere e Arti, insieme a Cavallerizza – Centro Italiano della Fotografia e MO.CA – Centro per le Nuove Culture, con la collaborazione tecnica di CTB – Centro Teatrale Bresciano e con la partnership di Visit Brescia.

Fondazione Brescia Musei è una fondazione di partecipazione pubblico-privata presieduta da Francesca Bazoli e diretta da Stefano Karadjov. Fanno parte di Fondazione Brescia Musei Brixia. Parco archeologico di Brescia romana, Museo di Santa Giulia, Pinacoteca Tosio Martinengo, Museo delle Armi Luigi Marzoli, Museo del Risorgimento “Leonessa d’Italia”, Castello di Brescia “Falco d’Italia” e Cinema Nuovo Eden.

Weekend tra super caldo e qualche temporale al Nord, poi calo termico

Roma, 17 lug. (askanews) – Siamo ormai immersi a pieno regime nel nuovo, estremo clima del XXI secolo. Un quadro dove gli eccessi sono diventati la norma e in cui i numeri parlano da soli: prossime ore con 42°C a Cagliari, 41°C a Foggia, 40°C a Terni, 39°C a Matera e Ascoli Piceno, 38°C a Firenze, 37°C Roma e 36°C Milano.

Il tutto condito da vertiginosi picchi di 46°C nelle zone interne della Sardegna e 45°C in quelle della Sicilia. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, tra l’altro ci mette in guardia: questa è solo una media statistica di ciò che stiamo vivendo. Sappiamo bene che, in alcune giornate di picco degli ultimi anni, l’asticella si è alzata ulteriormente, con Milano che ha spesso raggiunto i 38°C, Roma i 40°C e Firenze i 41°C.

Il fine settimana alle porte non farà eccezione e rispetterà questo copione critico. Nelle prossime ore raggiungeremo il picco assoluto del caldo: il Sud continuerà a bruciare “sfiorando” la drammatica soglia dei 50 gradi (con i 46°C sardi), mentre al Nord si accenderanno nuovi focolai temporaleschi, a tratti molto forti.

Tuttavia, all’orizzonte si intravede una temporanea via d’uscita. Grazie a un provvidenziale e benvenuto spostamento dell’anticiclone africano verso ovest, la morsa inizierà ad allentarsi: – da lunedì: arriverà una leggera rinfrescata al Nord, con le massime che torneranno su più tollerabili valori di 32-33°C; – da martedì: Il calo termico darà respiro anche alle regioni del Centro, riallineando i termometri sui 32-34°C; – al Sud e Isole: la fase africana proseguirà, seppur in forma leggermente attenuata. Registreremo ancora punte di 38°C in Sicilia e 36°C in Sardegna, ma l’aria risulterà complessivamente meno opprimente.

Ci aspetta dunque l’ultimo, severo sforzo del weekend tra il Solleone al Centro-Sud e i temporali al Nord. Dalla prossima settimana potremo finalmente goderci una fase meno soffocante.

Savona, un 15enne muore folgorato al luna park di Spotorno

Roma, 17 lug. (askanews) – Tragedia la sera scorsa al luna park di Spotorno, in provincia di Savona. Un ragazzino di 15 anni è morto dopo essere rimasto folgorato da una scarica elettrica mentre stava giocando al “tira pugni”. Il giovane, originario di Saronno, era in vacanza con un amico e la famiglia dell’amico nella cittadina ligure.

Sul posto sono accorsi i sanitari del 118, che hanno trasportato il 15enne in codice rosso all’ospedale San Paolo di Savona, dove i medici hanno tentato inutilmente di rianimarlo per circa tre ore. Indagini sono in corso per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente.

A Brescia 40 fotografi per i 200 anni della Vittoria Alata

Brescia, 17 lug. (askanews) – Dal 17 luglio al 1° novembre 2026, il Museo di Santa Giulia a Brescia ospita la mostra La Vittoria di Brescia. 40 fotografi e un’eterna bellezza. L’iniziativa inaugura il palinsesto di eventi che, dal 16 al 20 luglio 2026, celebra il bicentenario del ritrovamento della Vittoria Alata, ideato e promosso da Comune di Brescia e da Fondazione Brescia Musei, da Ateneo di Brescia – Accademia di Scienze Lettere e Arti, insieme a Cavallerizza – Centro Italiano della Fotografia e MO.CA – Centro per le Nuove Culture, con la collaborazione tecnica di CTB – Centro Teatrale Bresciano e con la partnership di Visit Brescia.

La Presidente di Fondazione Brescia Musei Francesca Bazoli ha introdotto l’esposizione: “Questa mostra è un grande omaggio alla nostra Vittoria Alata: quaranta fotografi che ne omaggiano la grandissima bellezza, la grandissima capacità di ispirazione, ma nel contempo è una sfida alla creatività, lo stesso soggetto per quaranta interpretazioni diverse”.

L’esposizione, curata da Giovanna Calvenzi, realizzata in collaborazione con Cavallerizza – Centro della Fotografia Italiana e con la partnership di Olimpia Splendid ed EWMD, presenta le opere di 4 quaranta fotografi, tra i più conosciuti del panorama creativo internazionale, quali Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Marcella Campagnano, Silvia Camporesi, Giovanni Chiaramonte, Francesco Cito, Giovanni Gastel, Franco Fontana, Carlo Mari, Paolo Ventura. Ognuno di questi autori si è confrontato, ciascuno con la propria visione, con uno dei pochi bronzi romani giunti fino a noi integri nella sua bellezza. La curatrice della mostra Giovanna Calvenzi: “La Vittoria Alata è un simbolo, un segno, un reperto, ma è soprattutto in quest’occasione un pretesto. È un pretesto che ci regala la possibilità di fare degli esercizi fotografici straordinariamente creativi. In questa mostra ci sono oltre quaranta autori, ognuno dei quali ha interpretato questo capolavoro romano in modi completamente diversi e in modi impensabili, inimmaginabili prima di vedere i risultati. Questo è merito certamente degli autori, ma merito anche di questa scultura straordinaria e della sua storia. È stata ritrovata nel luglio del 1826, è rimasta sottoterra, protetta e ha potuto essere restaurata e essere restituita alla sua bellezza iniziale. È un caso rarissimo e meraviglioso che i fotografi hanno capito e che quindi hanno raccontato con grande poesia”.

Il progetto espositivo ha origine nel 2021, quando Renato Corsini, fotografo bresciano e curatore artistico del Brescia Photo Festival, pubblicò il volume Vittoria Alata. Viaggio di andata e ritorno, nel quale ripercorreva la genesi e l’evoluzione del restauro al quale venne sottoposta la scultura. Questo portfolio è stato lo spunto per lam ricerca e la realizzazione di testimonianze fotografiche da allora a oggi dell’emozione dell’incontro con la Vittoria Alata el nuovo allestimento firmato dall’architetto spagnolo Navarro Baldeweg. Una campagna fotografica aperta, non ancora conclusa, che in futuro potrà dare ulteriori esiti, ma che merita oggi, nella ricorrenza del Bicentenario, di essere illustrata ai visitatori per comprendere la ricchezza della narrazione del patrimonio delle Collezioni bresciane. Ai quaranta fotografi invitati è stato aggiunto anche Gabriele Basilico in apertura della mostra, che aveva fotografato il bronzo prima del restauro, quando era ospitato nella sezione dell’Età Romana La Città del Museo di Santa Giulia.

Mattarella: Arrigo Levi testimone di valori civili

Roma, 17 lug. (askanews) – “Arrigo Levi oggi avrebbe compiuto cento anni. Narratore curioso, colto e appassionato, maestro di giornalismo, è stato testimone di valori civili che ha messo a servizio della Repubblica quando è stato chiamato a ruoli di rilievo”. Lo dichiara il capo dello Stato Sergio Mattarella.

“Da ragazzo, membro di una famiglia della comunità ebraica modenese, a causa delle leggi razziali, fu costretto con la famiglia alla fuga in Argentina. Tornò nel nostro Paese per completare gli studi e vivere, in ambienti laici e antifascisti, il tempo della costruzione democratica”.

“Il giornalismo – ricorda Mattarella – divenne presto la sua professione, che non interruppe neppure quando si recò in Israele a difesa della nascita del nuovo Stato. La passione di scoprire e di raccontare lo ha portato a Londra e poi a Mosca, consentendogli di conoscere come pochi il mondo che stava cambiando. Entrato in Rai, fu il primo giornalista a condurre il telegiornale. Divenuto direttore de ‘La Stampa’, fu in seguito collaboratore di prestigiose testate estere, professionista sobrio e misurato tra i più stimati da ascoltatori e lettori”.

La sua autobiografia ‘Un paese non basta’ è espressione di questo percorso di formazione e vita, ritratto del Novecento. Il presidente Carlo Azeglio Ciampi lo volle al suo fianco al Quirinale come Consigliere. Incarico che poi continuò a svolgere con il presidente Giorgio Napolitano. In questa veste, forte della cultura e dell’esperienza maturate, portò la coerenza di un’esistenza vissuta ispirandosi ai valori della Costituzione. Una figura, la sua, che merita di essere ricordata dalla nostra comunità”.

Melonellum, un attacco alla democrazia

Un attacco al sistema democratico

La nuova legge elettorale proposta dal governo di centro destra è stata approvata alla Camera e passerà al vaglio del Senato, dove il presidente La Russa, ha già garantito la strada sicura dell’assenza del voto segreto in quell’aula. Sta passando così uno dei più pericolosi attacchi al sistema democratico, il tentativo di demolire alcuni capisaldi costituzionali, favorendo l’avvio di un premierato e il controllo sistematico di una minoranza elettorale di tutte le più importanti leve di comando politico istituzionali e amministrative del nostro Paese.

Senza il ricorso ai metodi dei loro antenati, gli eredi di Almiranteì (alla fine, proprio in virtù di questa legge, destinati a collegarsi all’ex generale Vannacci, entusiasta sostenitore della X MAS), con l’approvazione di una sorta di Legge Acerbo 2.0, puntano a conquistare per “ via democratica” tutto il potere. Non sarà più necessario votare sulla Costituzione repubblicana, perché la stessa sarà già stata irrimediabilmente violata.

Il paragone con la legge del 1953

Spiace che amici “neo cavazzoniani” ciechi e/o irresponsabili, preoccupati di non dispiacere ad alcuni dei partiti di maggioranza, in attesa di una candidatura sicura al prossimo giro, siano rimasti sin qui e restino, tuttora, silenti, sino a confermare quella falsa lettura che vorrebbe attribuire al “ melonellum” lo stesso valore politico della “legge truffa degasperiana”. Niente di più falso e inverosimile, se si ricorda che la legge voluta da De Gasperi, nel 1953, in pieno conflitto col PCI terzo-internazionalista di Togliatti, assegnava un premio di maggioranza alla lista che avesse ottenuto il 51% dei voti, dunque, alla maggioranza assoluta dei voti, mentre la legge “melonellum” propone un premio di maggioranza alla lista che ottenga il 42% ( dunque, una lista di maggioranza relativa, in ogni caso espressione della minoranza del corpo elettorale).

Come ha ben ricordato l’On Tabacci ieri nel suo intervento alla Camera, trattasi di “una legge scellerata” che intende garantire, un super premio, alla minoranza. Tabacci ha sottolineato che nel 1953, i non votanti erano 1.300.000, oggi sono 16 milioni seicento mila e ha denunciato come questa legge introduca “ un premierato nascosto”, attraverso una legge ordinaria, anziché costituzionale.

Una “legge super truffa”

Se con la legge definita truffa dal PCI, nel 1953: ogni 100 voti la lista ne avrebbe ottenuto 25 in regalo, ora, con questa legge, ogni 100 voti se ne otterrebbero 42 in regalo. Un autentico “ furto, un randello” come l’ha definito Tabacci alla Camera.

Ecco perché da tempo abbiamo connotato questa legge come la “legge super truffa”, strumento di una minoranza attualmente al potere, che intende perpetuare il suo dominio e a modificare i caratteri essenziali della nostra democrazia repubblicana.

Dovremo avere tutti consapevolezza di essere di fronte al più serio e pericoloso attacco alla nostra democrazia. Ora, a legge definitivamente approvata, servirà il ricorso alla Corte costituzionale e, in ogni caso, mobilitare l’elettorato democratico, popolare, liberale, repubblicano e antifascista

Il centro che (ancora) non c’è

Una sinistra ferma allo spartito di sempre

C’è una sinistra italiana che canta ancora Bella Ciaocome fosse un programma di governo. Il problema non è la canzone, che resta bellissima e va difesa come patrimonio; il problema è che a furia di intonarla ci si dimentica di scrivere il resto dello spartito. Nel frattempo il ceto medio, quello vero, non quello raccontato nei convegni, si sta consumando sotto gli occhi di tutti: la letteratura sociologica degli ultimi vent’anni — dai rapporti Censis di De Rita ai lavori di Luca Ricolfi sulla “società signorile di massa” fino alle analisi di Aldo Bonomi sul disagio dei ceti intermedi — dice la stessa cosa da posizioni diversissime: il potere d’acquisto si erode, il ceto medio si polarizza tra chi tiene e chi scivola, e nessuno, a sinistra, sembra aver messo questo tema al centro di un progetto. Si preferisce la rendita simbolica dell’indignazione morale a quella, più faticosa, dell’analisi sociale.

Il perimetro della ZTL scambiato per l’Italia

E poi c’è il piccolo, enorme dettaglio geografico: questa sinistra non è mai uscita, davvero, dalla ZTL. Non nel senso urbanistico, ma nel senso che pensa il Paese a partire dai quartieri dove abita, parla, insegna, scrive. È una sinistra da centro storico che scambia il proprio perimetro per l’Italia intera e, quando prova a parlare alle periferie, lo fa con lo stesso tono con cui un antropologo descrive una tribù: con simpatia, ma da fuori.

Immigrazione: un valore senza un progetto

Sull’immigrazione, poi, la confusione è quasi ammirevole nella sua costanza. Nessuno può mettere in discussione il valore dell’accoglienza e dell’inclusione — chi scrive è un cattolico democratico e su questo non transige — ma un valore non è un piano politico. E il piano, quello autentico, in Italia non lo ha scritto quasi nessuno da tempo: si naviga ancora tra l’eredità della legge Turco-Napolitano del 1998 e i correttivi securitari della Bossi-Fini del 2002, due impianti pensati per un Paese e un contesto migratorio che non esistono più, senza che nessuno abbia avuto il coraggio di dire: ripartiamo da zero, con una legge pensata per il 2026 e non per il secolo scorso.

Il disagio giovanile e il megafono di Vannacci

E il disagio giovanile? Il vuoto esistenziale, la dispersione scolastica, i NEET, la salute mentale degli adolescenti: sono la vera grande questione strutturale del Paese, e semplicemente non esistono nell’agenda. Nulla. Silenzio. Mentre a destra c’è un generale in pensione, Roberto Vannacci, che ha capito prima di tutti una cosa semplicissima: in un Paese senza narrazione, vince chi urla più forte una qualsiasi narrazione. Non un’idea, un umore. Non un progetto, un ringhio. I suoi libri non spiegano niente e non devono spiegare niente: sono un megafono puntato dritto sulla pancia di una nazione che la sinistra ha smesso di ascoltare da almeno vent’anni, e lui lo sa benissimo. Non è un fenomeno culturale, è un sintomo diagnostico: quando l’unica offerta “identitaria” sul mercato è la caserma travestita da saggistica, vuol dire che a monte manca tutto il resto — e chi gli lascia campo libero ne è complice quanto lui.

Il leader eternamente spiaggiato

Ma attenzione: non è che a destra vada meglio, è solo diverso. Lì il problema non è l’assenza di progetto, ma il fatto che la guida di questioni enormi — immigrazione, sicurezza, politica estera — viene affidata a personaggi la cui fibra morale ed etica è, diciamo così, opinabile. E qui il riferimento non ha bisogno di veli: Matteo Salvini, eternamente spiaggiato sotto il sole a 42 gradi, tra un Papeete e l’altro, mentre il Paese dovrebbe discutere di temi che meriterebbero un’altra serietà, un altro passo, un’altra postura. Non è cattiveria, è cronaca fotografica: le immagini sono agli atti, le ha postate lui.

Un centro credibile, non una somma di vecchie volpi

Allora cosa resta? Resta la necessità, non più rinviabile, di costruire un centro credibile. Non la somma algebrica di vecchie volpi in cerca dell’ennesima poltrona sotto il sole — quello lo abbiamo già visto, e sappiamo come finisce. Occorre un centro fatto di cattolici democratici seriamente impegnati, non nostalgici della Democrazia Cristiana ma capaci di tradurre la dottrina sociale della Chiesa — dalla Rerum Novarum alla Centesimus Annus fino alla Caritas in Veritate — in politiche concrete su lavoro, famiglia, immigrazione, giovani. Non servono padri costituenti: quelli la storia ce li ha già dati, e sarebbe presuntuoso pensare di rifarli. Manca, piuttosto, gente disposta a occuparsi di ciò che conta davvero.

La querelle sulla legge elettorale, e il resto che manca

E invece cosa troviamo a spiegare ai nostri figli? Una querelle tutta interna, polarizzata, ossessiva sulla legge elettorale. Come se il destino della nazione si giocasse nella proporzione tra collegi uninominali e listini bloccati, e non nella capacità di dare un futuro a chi oggi non ce l’ha. Forse è il caso di ripartire da lì — dalla dottrina sociale, appunto — prima che qualcuno ci accusi di essere gli unici rimasti a crederci.

Nuova legge elettorale: il patto silenzioso contro le preferenze

Preferisco che non si preferisca, ”diciamocelo”!

L’emendamento che proponeva la possibilità di affidare al popolo la scelta dei propri parlamentari attraverso la possibilità di indicare le “preferenze” nella nuova legge elettorale è stato respinto. Sembra che su iniziativa della opposizione si è scelto il voto segreto e non palese ed ora si dovrà vedere al Senato se l’emendamento verrà semmai riproposto con tutti i rischi del caso. 

Il merito è stato dei franchi tiratori, quelli che una volta nella guerra franco prussiana aveva non la libertà di agire a piacimento pur di fronteggiare il nemico. “Franco” sta per libertà, il riconoscimento di una autonomia di pensiero e di azioni che rifugge da ordini e comandi dall’alto a cui dover ottemperare. I deputati hanno detto con franchezza che vogliono evitare il rischio di non essere rieletti non avendo in mano un’oncia di preferenza su cui sperare, affidandosi tutti all’amicizia con il segretario politico del proprio partito di appartenenza per essere riconfermati nel ruolo nella prossima tornata elettorale.

Parola d’ordine: bloccare le liste bloccate, nessun cambiamento all’orizzonte

Di buono c’è stata finalmente la franchezza di una maschera abbassata della politica mostrando il meglio delle sue ambizioni, agli elettori si è detto che possono tutto ma non scegliere chi gli pare. Il loro inno potrebbe facilmente essere “Siamo solo noi” del talentuoso Vasco Rossi che forse non immaginava di prestarsi ai bisogni della classe politica. L’astensionismo non troverà pane per i suoi denti. 

L’aria che tira

La Meloni ha commentato dicendo che ha vinto la palude, un acquitrino nel quale è facile prendere la malaria e dove già adesso in Parlamento si respiro una malaria. Qualcosa di assai più torbido e privo di innocenza della marana in cui nuotava Albertone, il protagonista di un “America a Roma”. 

“Corsi al palude, e le cannucce e ’l braco M’impigliar sì ch’i’ caddi” raccontava Jacopo del Cassero nel Purgatorio per dire del tentativo di fuga dai suoi assassini. Nel fango e nella melma inevitabilmente si cade, anche la maggioranza politica inciampa fino ad imbrattarsi indecentemente. Montale spese spietate preveggenti parole sul tema quando scrisse “perdette poco a poco contatto col mondo esterno, affondando per conto proprio in una palude nera ma non spiacevole”. E’ l’immagine puntuale del nostro Parlamento. 

In cuor loro i cecchini dei partiti di maggioranza avranno esultato intimamente senza darlo a vedere, ciò non ha sottratto loro un decimo di entusiasmo per una poltrona su cui almeno sperare di rialloggiare. Per loro il pantano è una panta rei, tutto scorre e gli Italiani ingoieranno anche questo rospo

Maggioranza e minoranza, gli uni e gli altri pari sono

Lascia ancor più sgomenti il tripudio della “minoranza” con urla e salti di gioia per registrare la sconfitta della Meloni. Piuttosto che giocare al braccio di ferro per vedere chi l’avrebbe spuntata, Schlein e compagni di ventura avrebbero, per primi, dovuto votare a favore delle “preferenze” sostenendo un principio che dovrebbe essere caro a tutto il paese. Ne discende che non è stata certo la sconfitta impartita agli avversari a scatenare in loro l’esultanza quanto, anche loro, l’auspicio di garantirsi un’altra tornata seduti sugli scanni di Montecitorio.

Siamo al delirio, continuano a credere che gli Italiani siano fessi del tutto. Il rischio che incombe è che abbiano ragione.

 

La democrazia sequestrata dai partiti personali

La legge elettorale come misura della democrazia

Il triste, squallido e decadente spettacolo offerto dal Parlamento nei giorni scorsi sul capitolo delle preferenze, al di là dell’ipocrisia e delle meschinità, ci ha consegnato un dato politico inequivocabile ed oggettivo, persin scontato nella sua purezza. E cioè, la tenace, convinta e coerente volontà della stragrande maggioranza delle forze politiche del nostro paese – quasi tutta la sinistra e molti settori del centro destra – di consolidare la concezione e la presenza dei partiti personali o del capo o di proprietà. Perché, per citare ancora una volta una felice espressione di Carlo Donat-Cattin in tempi non sospetti, «la legge elettorale è sempre la madre di tutte le riforme». E questo perché dal profilo delle leggi elettorali si capiscono molte cose, peraltro essenziali per la qualità della nostra democrazia. E cioè, e su tutto, la rappresentanza democratica, la garanzia della governabilità e, auspicabilmente, la centralità del cittadino-elettore nella competizione elettorale.

Il voto sulle preferenze e il primato delle segreterie

Ora, e per tornare all’oggi, abbiamo assistito nei giorni scorsi, e del tutto basiti, al tifo da stadio dopo l’azione dei franchi tiratori del centro destra che hanno bocciato il ritorno – dopo ben 34 anni dall’ultima volta, nel lontano 1992 – delle preferenze per la scelta dei futuri deputati e senatori. Preferenze che non valevano, come noto, per i capilista che rimanevano bloccati. Alla luce, quindi, di questo triste e decadente spettacolo, emerge un dato politico persin inequivocabile e scontato talmente è oggettivo. Un dato che è stato persin platealmente confermato dopo le scelte concrete di larghi settori del Parlamento italiano che sono state accompagnate da grida e, appunto, schiamazzi da stadio. Ovvero gli unici indiscussi protagonisti, dopo questo voto che consegna definitivamente ed irreversibilmente ai segretari dei partiti la composizione del futuro Parlamento come fosse una sorta di Cda attraverso la designazione dall’alto, sono i partiti personali, i partiti del capo e i partiti di proprietà.

Una convergenza che cambia il volto della politica

Con tanti saluti alla democrazia dei partiti e nei partiti, alla selezione democratica e popolare della classe dirigente, alla centralità del cittadino nella scelta dei parlamentari e, in ultimo ma non per ordine di importanza, alla qualità complessiva della nostra democrazia. E se è vero, com’è vero, quello che diceva Sandro Fontana ai tempi della prima Repubblica, che «quando vuoi capire qual è la concezione che un partito ha delle istituzioni è appena sufficiente verificare come quel partito pratica la democrazia al suo interno», dopo la scelta del Parlamento di qualche giorno fa, al di là delle chiacchiere, della propaganda, delle meschinità e delle relative falsità, possiamo tranquillamente dire che hanno vinto i partiti personali o del capo o di proprietà. Che era, per inciso, la vera e grande preoccupazione della classe dirigente dei partiti della prima Repubblica, da quelli popolari e di massa ai partiti di dimensione più circoscritta.

Ecco perché non si può e non si deve banalizzare il recente voto della Camera. Rinnegare le preferenze da un lato e cancellare i collegi uninominali dall’altro sono le facce della stessa medaglia. Perché si tratta di una scelta che vede la perfetta convergenza politica, culturale ed istituzionale di tutta la sinistra italiana con larghi settori del centro destra. Una convergenza, appunto, che ha un’unica e grande finalità: istituzionalizzare la presenza e il protagonismo dei partiti personali. Tutto il resto è solo folklore.

Dal 22 al 30 luglio la XXX edizione di Ferrara Sotto le Stelle

Roma, 16 lug. (askanews) – Torna per la trentesima edizione Ferrara Sotto le Stelle, confermandosi la rassegna più longeva dell’Emilia-Romagna e tra le più durature in tutta Italia, che nel 2026 continua a crescere ed espandersi, coinvolgendo nuovi spazi, nuovi tempi e nuovi suoni.

Dopo due preziose anteprime – l’intimo concerto di Tom Smith al Teatro Comunale di Ferrara e quello dei Tortoise al Link 2.0 a Bologna – il festival è pronto ora a brillare nel pieno dell’estate, dal 22 al 30 luglio, per sei giorni di concerti equamente divisi tra la storica location del Cortile del Castello Estense a Ferrara, da sempre cuore pulsante del festival, e la suggestiva Delizia Estense di Benvignante immersa nel verde ad Argenta (FE).

Kings of Convenience, The Notwist, Les Négresses Vertes, Marlene Kuntz, Ministri, Emma Nolde, Banadisa, Lostatobrado e Marta sono i protagonisti della line up del 2026, che conferma Ferrara Sotto le Stelle come un festival all’insegna della qualità artistica, capace di coltivare una precisa vocazione internazionale e al tempo stesso raccogliere il meglio della scena musicale italiana.

Una rassegna dai valori e dai principi forti e saldi ma dallo spirito curioso, cangiante e intraprendente, che all’alba del suo trentennale continua a evolversi e diramarsi, facendo vivere la sua proposta musicale varia e mai banale in nuovi periodi dell’anno, dando vita a eventi accessibili, inclusivi e sostenibili dove il pubblico è sempre al centro, contribuendo a valorizzare il territorio che abita e rafforzando l’idea di collaborazione con le realtà vicine.

La trentesima edizione si apre mercoledì 22 luglio nel suggestivo Cortile del Castello Estense cittadino con il live dei Ministri. Un concerto rock, denso e sudato, in cui il gruppo milanese porta sul palco l’ultimo album Aurora Popolare: un grido di rabbia e di attesa, di promesse e di fallimenti.

In apertura LOSTATOBRADO, collettivo bolognese di musica elettronica sperimentale “post- agricola”, con Ahimé, il suo nuovo disco intenso, instabile e immaginifico.

Giovedì 23 luglio arriva invece una band seminale e poliedrica come The Notwist. Il gruppo tedesco, la cui lunga storia musicale è fatta di costante mutamento ed evoluzione, presenta l’ultimo album News from Planet Zombie. Un ritorno a cinque anni dal precedente lavoro, un ulteriore passo in un universo sonoro originale e oltre ogni classificazione. Prima di loro Banadisa, al secolo Diego Franchini, presenta il suo secondo disco Inumana Canicola Padana in cui incrocia elettronica e percussioni, folklore e cantautorato.

Sabato 25 luglio protagonista sul palco è Emma Nolde, una delle voci e delle penne più preziose della musica italiana contemporanea, fresca vincitrice della Targa Tenco come Miglior Canzone Singola con il brano Quello che deve essere sarà. Il suo concerto è un vero e proprio rito collettivo che si muove tra attimi di delicata emotività e impeti di travolgente energia, in cui lasciarsi avvolgere dal sound magnetico e intenso dell’artista toscana. Ad anticiparla, la giovane artista ferrarese Marta con il suo mondo sonoro intimo e sospeso, lieve e introspettivo.

Si prosegue poi spostandosi nel grande prato abbracciato dalla Delizia Estense di Benvignante ad Argenta (FE): un luogo storico, all’aperto, dove la musica si fa rito collettivo e attraversamento, non semplice consumo. Uno spazio che, dopo la felice esperienza del 2024, torna a essere una vera e propria seconda venue del festival, e che quest’anno ospita tre appuntamenti imperdibili.

Martedì 28 luglio arrivano i Kings Of Convenience, tra le formazioni più riconoscibili e amate dell’indie pop europeo, capace di dare vita a un equilibrio raro tra essenzialità e precisione, tra intimità e gesto collettivo, tra leggerezza e profondità. Il duo norvegese formato da Erlend Oye ed Eirik Glambek Bo sarà accompagnato sul palco da un trio d’archi, per un set che amplia la loro grammatica senza tradirne mai la natura.

Mercoledì 29 luglio è la volta invece della storia del rock alternativo italiano: sul palco saliranno i Marlene Kuntz per un live che celebra i trent’anni dall’uscita de Il Vile. Un disco che ha saputo parlare a un’intera generazione e marcato un’epoca e che, a distanza di tre decenni, continua a dialogare con potenza con il presente.

Giovedì 30 luglio il festival si chiude con una band icona della world music francese, Les Négresses Vertes. Una serata festosa ad alto tasso di energia, animata dal mix unico di rock acustico, chanson francese e riti mediterranei del gruppo, nato nei quartieri operai parigini negli Anni Ottanta e ancora oggi considerato tra i più originali e carismatici in circolazione.

Attenta alla contemporaneità e alle sue esigenze sociali e culturali in continuo mutamento, anche in questa edizione Ferrara Sotto le Stelle mantiene uno sguardo lucido e orgogliosamente indipendente, mai sottomesso ai trend o ai dettami del mercato musicale, confermandosi un festival in cui la musica è arte, mai merce, e il pubblico sono persone, mai numeri.

I biglietti sono disponibili su ferrarasottolestelle.it

Stefano Bollani in due serate d’eccezione con Daniel Harding

Roma, 16 lug. (askanews) – Stefano Bollani sarà protagonista di un doppio appuntamento insieme a Daniel Harding e all’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia: domani 17 luglio a Roma alla Basilica di Massenzio (ore 21.00) e il 18 luglio in Piazza del Campo a Siena per il Concerto per l’Italia (ore 21.30).

In programma, in entrambe le serate, Alborada del gracioso di Maurice Ravel, la Rhapsody in Blue di George Gershwin nella versione per jazz band e i Quadri di un’esposizione di Modest Musorgskij nell’orchestrazione di Ravel.

L’appuntamento romano del 17 luglio si inserisce nel cartellone di Massenzio – Estate 2026, la rassegna con cui l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia torna, dopo 47 anni, alla Basilica di Massenzio per un mese di concerti sotto le stelle. Ad accogliere il pubblico sarà il nuovo allestimento temporaneo firmato dallo Studio Internazionale Alvisi Kirimoto, concepito come naturale evoluzione del recente intervento di riqualificazione del sito e pensato per dialogare con il contesto storico monumentale attraverso un linguaggio contemporaneo ma misurato.

Il 18 luglio Bollani, Harding e l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia saranno in Piazza del Campo per il Concerto per l’Italia, inserito, come da tradizione, nel quadro del Chigiana International Festival & Summer Academy 2026. Realizzato con il sostegno della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, dell’Accademia Chigiana e in collaborazione con il Comune di Siena e la RAI, il concerto si annuncia come uno degli appuntamenti di punta dell’estate, vero e proprio rito collettivo capace di unire grande musica, spazio iconico e partecipazione del pubblico.

La collaborazione tra Stefano Bollani, Daniel Harding e l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia si inserisce in un percorso artistico consolidato. Nel corso della sua carriera, Bollani si è esibito più volte con l’Orchestra di Santa Cecilia ed è tra i pianisti che hanno collaborato con Daniel Harding nell’ambito del repertorio sinfonico, affiancando la sua attività jazzistica a un’intensa presenza nelle principali istituzioni musicali internazionali.

Stefano Bollani in due serate d’eccezione con Daniel Harding

Roma, 16 lug. (askanews) – Stefano Bollani sarà protagonista di un doppio appuntamento insieme a Daniel Harding e all’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia: domani 17 luglio a Roma alla Basilica di Massenzio (ore 21.00) e il 18 luglio in Piazza del Campo a Siena per il Concerto per l’Italia (ore 21.30).

In programma, in entrambe le serate, Alborada del gracioso di Maurice Ravel, la Rhapsody in Blue di George Gershwin nella versione per jazz band e i Quadri di un’esposizione di Modest Musorgskij nell’orchestrazione di Ravel.

L’appuntamento romano del 17 luglio si inserisce nel cartellone di Massenzio – Estate 2026, la rassegna con cui l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia torna, dopo 47 anni, alla Basilica di Massenzio per un mese di concerti sotto le stelle. Ad accogliere il pubblico sarà il nuovo allestimento temporaneo firmato dallo Studio Internazionale Alvisi Kirimoto, concepito come naturale evoluzione del recente intervento di riqualificazione del sito e pensato per dialogare con il contesto storico monumentale attraverso un linguaggio contemporaneo ma misurato.

Il 18 luglio Bollani, Harding e l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia saranno in Piazza del Campo per il Concerto per l’Italia, inserito, come da tradizione, nel quadro del Chigiana International Festival & Summer Academy 2026. Realizzato con il sostegno della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, dell’Accademia Chigiana e in collaborazione con il Comune di Siena e la RAI, il concerto si annuncia come uno degli appuntamenti di punta dell’estate, vero e proprio rito collettivo capace di unire grande musica, spazio iconico e partecipazione del pubblico.

La collaborazione tra Stefano Bollani, Daniel Harding e l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia si inserisce in un percorso artistico consolidato. Nel corso della sua carriera, Bollani si è esibito più volte con l’Orchestra di Santa Cecilia ed è tra i pianisti che hanno collaborato con Daniel Harding nell’ambito del repertorio sinfonico, affiancando la sua attività jazzistica a un’intensa presenza nelle principali istituzioni musicali internazionali.

Mps, da cda prima risposta (critica) a Opas Intesa, porta aperta a Bpm

Milano, 16 lug. (askanews) – Arriva la prima risposta di Mps all’Opas di Intesa Sanpaolo annunciata lo scorso 8 giugno. Il cda del Monte, riunitosi oggi, ha formulato alcune osservazioni preliminari sulla base di una prima analisi dell’offerta e le valutazioni, espresse in otto pagine di comunicato, non sono per nulla favorevoli. Anzi, l’operazione, secondo Siena, presenta “elementi di incertezza rilevanti”, coi profili Antitrust tutt’altro che certi, compreso il nodo della quota in Generali. Critiche sul premio offerto, inferiore al livello medio osservato in offerte comparabili nel settore in Italia, e sulle sinergie prospettate, troppo elevate e da verificare. Bocciata poi la disaggregazione del gruppo: l’Opas “oltre a sollevare interrogativi circa i benefici per la competitività del sistema bancario, pone preoccupazioni per la continuità di un radicato sostegno all’economia reale come, invece, garantito oggi dall’attuale assetto del network della banca”.

Il board del Monte – che si esprimerà sull’offerta con le tempistiche e modalità previste dalla legge – proseguirà, comunque, a valutare l’Opas nell’interesse di tutti gli stakeholder, ma allo stesso tempo, mentre va avanti col proprio piano di integrazione di Mediobanca, analizzerà le opzioni strategiche disponibili, inclusa la proposta di aggregazione avanzata da Banco Bpm. Una proposta, spiega Mps, che “merita un approfondimento completo e rigoroso, anche perché prospetta una possibile operazione industriale fondata sulla valorizzazione dell’intero perimetro e non presuppone la disaggregazione delle attività, della rete distributiva e del marchio della banca”. A stretto giro il commento positivo dell’istituto guidato da Giuseppe Costagna: “Prendiamo atto con soddisfazione di quanto comunicato dal cda di Mps in relazione alla nostra proposta, a conferma della sua valenza industriale e concretezza – ha dichiarato un portavoce di Banco Bpm -. Essa, infatti, è finalizzata a creare valore per gli azionisti di entrambe le banche e a consentire di preservare Mps nella sua interezza, a beneficio dei clienti, dei dipendenti e del territorio”.

Tornando alle considerazioni preliminari sull’Opas di Intesa Sanpaolo, il cda di Mps ha sottolineato come, sulla base dei prezzi ufficiali al 15 luglio, il corrispettivo esprime uno sconto del 3,3%, che si amplia al 6,2% se si considerasse il prezzo di Intesa aggiustato per il dividendo interim che ha in programma di distribuire a novembre. Una valorizzazione che non sembra riflettere, tra l’altro, il cambio di controllo e il successivo break-up di Mps. Il corrispettivo dell’Opas, sottolinea il cda, è poi rappresentato prevalentemente da azioni Intesa e “di conseguenza, il premio o sconto implicito per gli azionisti Mps potrà variare nel tempo, trasferendo sugli stessi il rischio di mercato legato all’evoluzione del prezzo delle azioni”. Inoltre, il total shareholder return registrato da Intesa dal 2023 ad oggi è risultato inferiore a quello del settore bancario nel suo complesso. Tutte da verificare poi le sinergie prospettate, che richiedono approfondimenti in merito alla loro effettiva conseguibilità e sostenibilità nel tempo: “la loro dimensione appare elevata rispetto alla dimensione economica del perimetro Mps oggetto della combinazione con Intesa”.

L’accordo con Unipol per spartirsi gli sportelli del gruppo Mps non elimina l’incertezza Antitrust, sottolinea il cda del Monte. Il completamento dell’offerta rimarrebbe comunque subordinato alle valutazioni delle competenti autorità e gli azionisti di Mps “sono chiamati a valutare un’offerta di cui il perimetro definitivo, il contenuto delle eventuali misure correttive e, più in generale, la configurazione finale risultano caratterizzati da rilevanti elementi di incertezza”. Elementi di incertezza anche per le valutazioni che le Authority potranno effettuare per l’acquisizione da parte di Intesa della partecipazione detenuta da Mps tramite Mediobanca in Generali, visto il “ruolo di rilievo” ricoperto da entrambe le società nel mercato italiano dell’assicurazione vita.