Il fluire degli eventi della Storia, nella sua ininterrotta continuità, finisce per caratterizzare l’evoluzione del pensiero e le sue declinazioni esistenziali. Da tempo questa epoca pare dominata dal tema dei rapporti tra uomo e tecnica, fino ai più recenti sviluppi dell’IA, della digitalizzazione (che secondo Gordon E. Moore, fondatore di Intel, è il motore del mondo) come processo irreversibile e del metaverso, rappresentazione simbolica della declinazione del reale nel virtuale.
Si tratta di una deriva del Novecento che già Martin Heidegger aveva anticipato intuendone sviluppi e conseguenze, seguito da Walter Benjamin, Ernst Cassirer e che molti illustri filosofi hanno poi ripreso, basti considerare i saggi di Emanuele Severino, Giulio Giorello, Umberto Galimberti, per rimanere dalle nostre parti. Capitalismo dominante e globalizzazione dilagante hanno favorito questa emergenza tematica che non riguarda solo la dimensione antropologica in senso stretto, ma suscita e richiama riflessioni ontologiche e assiologiche, fino ad interrogarsi sui destini dell’umanità, in un contesto caratterizzato dall’accelerazione vorticosa impressa dall’innovazione e dal conseguente spaesamento di senso e di orientamento.
Quel rifugiarsi nel presente per viverlo e dominarlo segnala una carenza di memoria del passato, travolto dai cascami che la tecnica produce attraverso la tecnologia, e un’incapacità di progettare modelli di vita pur circoscritti ad un futuro di medio o breve termine: non sembra una scelta, ma una sorta di soccombenza individuale e sociale messa in risalto dallo stesso 59° Rapporto Censis.
La consapevolezza della posta in gioco
Vittorio Emanuele Falsitta – autore de Il crepuscolo dell’umano edito da Cantagalli – dimostra di avere profonda consapevolezza della posta in gioco, senza tuttavia cadere nell’errore di una retorica pedagogia della moralizzazione dei processi tecnologici. L’etica sta al centro, ma il pragmatismo non è espunto.
L’uomo calcolato
Il suo saggio si apre con un’immagine inquietante, quella dell’uomo calcolato: un uomo, cioè, che crede di pensare e agire liberamente, ma in realtà è determinato da algoritmi e piattaforme che plasmano non solo il pensato, ma anche il pensabile. Aggiungerei anche i condizionamenti subìti dallo stesso pensiero pensante: nell’immediatezza di ogni scelta necessitata hic et nunc, viene infatti da chiedersi quanto l’atto del pensiero sia ingabbiato da schemi predeterminati, dall’omologazione culturale e dalle soluzioni preconfezionate che circolano alla stregua di prodotti commerciali, in una sorta di compra-vendita nel surrettizio libero mercato delle idee. Si tratta di una sorta di congiunzione astrale tra tecnica e capitalismo che domina uomo e pensiero.
Efficienza, calcolo e neutralizzazione del male
La logica dell’efficienza e del calcolo, alla base del pensiero tecnico, arriva a modificare anche la percezione del male, che viene razionalizzato e quindi neutralizzato in nome dell’utile e del bene, svuotato della dimensione della gratuità in nome dell’efficienza.
“La tecnica, intesa come pensiero, e il capitalismo (ormai ridotto all’ideologia del profitto e dell’accumulazione), tendono infatti a costituire un unico pensiero che condiziona l’agire dell’uomo. Il pensiero umano rischia di essere sostituito da un nuovo pensiero frutto della fusione del capitalismo e del pensiero tecnico. Il nuovo pensiero interviene sulla volontà umana, o per meglio dire sui processi che la formano, introducendo in via esclusiva i parametri della razionalità, efficienza, calcolo, tipicLa regia del capitaleDi questa stretta interrelazione che lega tecnica e capitalismo l’immaginario collettivo tende ad enfatizzare aspetti positivi o negativi, con i relativi condizionamenti, della prima: in realtà si comprende come Falsitta imputi al secondo una sorta di regia occulta che si avvale della tecnica e dei suoi prodotti tecnologici per snaturare umanità e pensiero critico come mezzi di espressione liberi e razionali”.
“Non la tecnologia, ma il capitalismo è ciò che va colpito.”
Falsitta propone l’introduzione di Distretti Economici Digitali fondati su White Paper, micro-costituzioni che ne definiscono le regole e i principi, il cui rispetto è garantito dalla tecnologia Blockchain. In questo scenario, l’IA svolgerebbe un ruolo di vigilanza imparziale. L’obiettivo dei Distretti è la costruzione di un’economia civile digitale: mercati che non servano il profitto fine a sé stesso, ma la dignità del lavoro e la redistribuzione della ricchezza. “Vaste programme”, direbbe De Gaulle, ma certamente nobilitato nelle intenzioni.
Scuola, educazione e pensiero critico
Leggendo queste interessanti deduzioni viene da pensare che occorra cominciare dalla scuola: educare al rispetto della dignità umana e formare il pensiero critico come finalità di ogni seria formazione. Ma si tratta di una personale opinione che non inficia il valore delle argomentazioni dell’autore del saggio. Sarebbe forse utile ottimizzare i compiti delle istituzioni esistenti, responsabilizzando politica e singoli cittadini, piuttosto che creare organismi suppletivi di controllo, che finirebbero per implementare l’esistente con nuove sovrastrutture di vigilanza i cui compiti sarebbero da definire e spiegare in modo comprensibile ai cittadini senza produrre nuova burocrazia.
Purtroppo si osserva come proprio nella scuola tecnica algoritmi e produzione tecnologica degenerino spesso da mezzi a fini, rendendo più complicata la comunicazione didattica che sta alla base di ogni utile apprendimento. L’educazione sentimentale dovrebbe essere invece valorizzata come mezzo efficace di discernimento e stimolo alla creatività: ChatGPT, ad esempio, può tornare utile se non sostituisce il ragionamento; formule e acronimi servono se non offuscano il significato delle parole.
L’addestramento serve fino a quando riesce a dominare il pensiero tecnico anziché esserne soggiogato. Esiste una dimensione spirituale, contemplativa, meditativa alla quale non si può rinunciare, a scuola e nella vita.
Vittorio Emanuele Falsitta (Milano, 1966), giurista e filosofo, è una voce originale nel dibattito contemporaneo su diritto, economia, tecnologia e difesa delle libertà dell’uomo. Direttore scientifico del Centro di Ricerca sulla Fiscalità Etica nell’Università Europea di Roma ove già Professore Straordinario di Diritto Tributario, è stato deputato alla Camera e relatore della riforma fiscale durante il secondo Governo Berlusconi.


















































