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Fujifilm Healthcare a ECR 2026: risonanza senza elio, ecografia e IA

Vienna, 12 mar. (askanews) – In occasione del congresso ECR 2026, uno dei principali appuntamenti scientifici internazionali dedicati alla comunità radiologica che si tiene a Vienna, Fujifilm Healthcare ha presentato un pacchetto di novità tecnologiche per la diagnostica per immagini, con un focus su risonanza magnetica senza l’utilizzo di elio liquido, ultrasuoni potenziati da AI e soluzioni digitali cloud per workflow e gestione evoluta dei dati. Inoltre, ha proposto la House of Fujifilm uno spazio esperienziale e formativo sviluppato in collaborazione con la European Society of Radiology.

Sul fronte Risonanza Magnetica, Fujifilm ha messo in evidenza ECHELON ZeroHelium, tecnologia progettata per operare con zero elio liquido e insignita del premio Good Design Award. Con questa soluzione l’azienda si pone l’obiettivo di offrire un’opzione più flessibile ed efficiente per attività di assistenza tecnica e manutenzione, portando la dipendenza da elio da volumi tipici dell’ordine di migliaia di litri a zero. Sviluppata con tecnologie di Deep Learning, l’impostazione ZeroHelium mira a offrire dettaglio d’immagine avanzato e a ridurre i tempi di scansione rispetto a modelli precedenti.

Nel contesto della House of Fujifilm, sono state poi presentate in anteprima le nuove tecnologie ecografiche ARIETTA DeepInsight X, sviluppate utilizzando tecnologie di intelligenza artificiale anche in questo caso basate sul Deep Learning. Si tratta di una nuova generazione di sistemi progettati per migliorare la nitidezza e l’uniformità dell’immagine, favorendo un’analisi approfondita delle strutture anatomiche. ARIETTA DeepInsight X affronta una delle principali sfide dell’ecografia: il riconoscimento della struttura tridimensionale degli organi.

“La partecipazione di Fujifilm al congresso viennese – ha dichiarato Davide Campari, Managing Director di Fujifilm Healthcare Italia – si inserisce in una visione che vede tecnologia, dati e intelligenza artificiale come strumenti a supporto del sapere clinico”.

E’ morta Enrica Bonaccorti, volto storico della tv italiana

Milano, 12 mar. (askanews) – È morta la giornalista e conduttrice televisiva Enrica Bonaccorti, tra i volti storici della televisione italiana. Aveva 76 anni. A darne notizia è stato il direttore del TG5, Clemente Mimun, con un post pubblicato su X.

Bonaccorti, nata a Savona il 18 novembre 1949, è stata per decenni protagonista del piccolo schermo, lavorando tra Rai e Mediaset e firmando programmi di grande popolarità.

Nel corso della sua lunga carriera ha attraversato diverse stagioni della televisione italiana, conducendo programmi di grande successo che l’hanno resa un volto conosciuto per generazioni di spettatori.

Iran, Schlein: appello di Meloni all’unità è durato poco. Meloni: io insultata

Roma, 12 mar. (askanews) – Governo e opposizioni unite o meno di fronte alla guerra in Iran e alla crisi mediorientale: dall’appello all’unità si è passati rapidamente al botta e risposta Meloni-Schlein.

“L’appello all’unità di Meloni è durato un paio d’ore, nelle repliche alla Camera ho dovuto chiederle di posare la clava perchè ha passato più tempo ad attaccare le opposizioni che a parlare delle conseguenze della crisi”, ha detto di buon mattino la segretaria del Pd Elly Schlein a Rtl102.5, aggiungendo: “Noi siamo in costante contatto con il governo, io ho sentito già il ministro Crosetto e Tajani. Noi ci siamo in qualsiasi momento, il nostro numero ce l’ha ma l’appello è arrivato in ritardo e poi ha cambiato orientamento attaccando duramente le opposizioni”.

A questo punto interviene la premier.

“Mi corre l’obbligo, per ristabilire quanto accaduto, di rispondere alle dichiarazioni della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, relativamente all’appello all’unità che ho rivolto ieri, in aula, alle opposizioni. Il mio – recita la dichiarazione di Meloni – è stato un appello al dialogo sincero e pubblico, a fronte del quale l’opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali. ‘Serva’, ‘ridicola’, ‘imbarazzante’, ‘pericolo per l’umanità’, ‘persona che striscia per non inciampare’ e molti altri. Questi sono stati i toni utilizzati da esponenti dell’opposizione, che mi sembrano ben lontani da un clima di confronto costruttivo. Altri, invece, sempre nell’opposizione, hanno cominciato ad accampare condizioni surreali per sedersi al tavolo, chiarendo come non vi fosse alcuna disponibilità ad avviare questo confronto”.

“I toni che io ho utilizzato nella replica, invece – chiarisce la premier – sono rimasti rispettosi. Mi sono limitata a chiedere all’opposizione conto della differenza tra le posizioni che chiedono di assumere a noi, oggi, e quelle che assumevano quando erano all’opposizione. Nessuna clava, nessuna mancanza di rispetto, nessun insulto. Questa è la realtà – assicura – che chiunque può verificare riguardando il dibattito parlamentare. Se non vi è disponibilità da parte dell’opposizione a un coordinamento sulla crisi lo rispetto, ma non se ne dia la responsabilità a me. A dimostrazione di quello che dico – conclude Meloni – confermo che il mio invito resta valido. Se l’opposizione ha cambiato idea e intende davvero collaborare nell’interesse dell’Italia, lo dica chiaramente invece di accampare pretesti o condizioni. In questo caso, il governo è pronto ad aprire un tavolo di confronto”.

E Schlein risponde: “La presidente del Consiglio fa tutto da sola, Boccia lo ha spiegato ieri, noi ci siamo, deve posare la clava perchè agli italiani non interessa e non meritano questo spettacolo. La premier faccia il suo dovere invece che attaccare le opposizioni. Noi ci siamo, lo abbiamo detto ieri, il mio numero ce l’ha, l’ho chiamata diverse volte”.

Commercio, l’allarme di Confcommercio: 156mila negozi scomparsi dal 2012

Roma, 12 mar. (askanews) – Sempre meno edicole, negozi di abbigliamento, librerie e ferramenta. Sempre più serrande abbassate nelle città italiane: tra il 2012 e il 2025 sono scomparsi 156mila punti vendita del commercio al dettaglio e ambulante, oltre un quarto del totale. Crescono solo le imprese del comparto alloggio e ristorazione (+19mila) e aumenta il numero di locali commerciali sfitti. Il fenomeno della desertificazione commerciale, dunque, accelera, a un tasso medio annuo del 3,1% nel 2025 contro il 2,2% osservato nelle precedenti analisi. Il rischio è che da qui al 2035 avremo città meno illuminate, alcuni quartieri-dormitorio, popolazione anziana con difficoltà a fare la spesa e anche un maggior degrado delle città. I comuni del Nord evidenziano le maggiori perdite di negozi al dettaglio – tra i primi dieci, Belluno, Vercelli, Trieste, Alessandria, Savona, Gorizia con perdite di oltre il 33% – mentre al Sud si registra una maggiore tenuta. Sono questi i principali risultati che emergono dall’analisi “Città e demografia d’impresa” realizzata dall’Ufficio Studi Confcommercio.

L’analisi ha preso in considerazione 122 città italiane, 107 capoluoghi di provincia e 15 comuni non capoluogo più popolosi, e ha esaminato l’andamento di 18 categorie di attività economiche, distinguendo tra centri storici e resto del territorio urbano.

Numerose le cause della progressiva desertificazione commerciale: vendite al palo per le piccole superfici, boom incontrollato degli affitti brevi, quadruplicati al Sud, crescita esponenziale dell’online e mancanza di provvedimenti di rigenerazione urbana.

Per il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, “la desertificazione commerciale è diventata un’emergenza che penalizza le aree urbane, con meno servizi e meno sicurezza. Va avviato il nostro progetto Cities con i sindaci su tre priorità: disciplinare l’offerta commerciale nei centri storici, riutilizzo immediato dei locali sfitti, coniugare sviluppo economico e urbanistica”.

Il cambiamento dei modelli di consumo continua a incidere profondamente – rileva Confcommercio – sulla struttura commerciale delle città. Nel 2025 le vendite online rappresentano l’11,3% dei consumi totali di beni acquistabili online e il 18,4% dei servizi, contribuendo a ridurre il numero di negozi fisici e modificando l’organizzazione dell’offerta commerciale. Ma soprattutto, a fronte di una variazione dell’indice di vendite al dettaglio totale, tra il 2015 e il 2025, pari a +14,4%, le piccole superfici sono completamente ferme (0,0%) mentre l’online risulta quasi triplicato (+187%).

Nel 2019 il valore delle vendite online era pari a 31,4 miliardi, nel 2025 è arrivato a 62,3 miliardi. Questo processo, insieme alle trasformazioni socio-economiche e demografiche, tende a innescare un circolo vizioso: la riduzione del numero di negozi riduce l’attrattività commerciale delle aree urbane e alimenta ulteriormente la contrazione dell’offerta.

Iran, Schlein a Meloni: noi ci siamo, ma deve posare la clava

Roma, 12 mar. (askanews) – “La presidente del Consiglio fa tutto da sola, Boccia lo ha spiegato ieri, noi ci siamo, deve posare la clava perchè agli italiani non interessa e non meritano questo spettacolo. La premier faccia il suo dovere invece che attaccare le opposizioni. Noi ci siamo, lo abbiamo detto ieri, il mio numero ce l’ha, l’ho chiamata diverse volte”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein, a Start su Sky risponde a Giorgia Meloni che in una dichiarazione questa mattina rinnova l’appello alle opposizioni anche se si reputa “insultata”.

“Ieri la maggioranza ha offerto unità su un testo che abbiamo visto durante la discussione e in cui non si chiede a Trump e Nethanyauh di fermarsi e in cui manca una chiara posizione sul no all’uso della basi oltre gli accordi”, ha aggiunto.

Iran, Meloni: ieri insultata ma ancora disponibile ad aprire tavolo confronto

Roma, 12 mar. (askanews) – Ieri “il mio è stato un appello al dialogo sincero e pubblico, a fronte del quale l’opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali. “Serva”, “ridicola”, “imbarazzante”, “pericolo per l’umanità”, “persona che striscia per non inciampare” e molti altri”. In ogni caso “confermo che il mio invito resta valido. Se l’opposizione ha cambiato idea e intende davvero collaborare nell’interesse dell’Italia, lo dica chiaramente invece di accampare pretesti o condizioni. In questo caso, il governo è pronto ad aprire un tavolo di confronto”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in una dichiarazione.

Et voilà…come nuovo ricompare il Terzo Polo

Sulla crisi iraniana il cosiddetto Terzo Polo ha ritrovato, almeno per un momento, una voce comune. Azione, Italia Viva e +Europa hanno presentato in Parlamento una mozione unitaria che raccoglie anche il consenso di Casini. Il dato politico non è secondario. In una stagione segnata da ambizioni e fragilità dell’area di centro, la convergenza su una precisa piattaforma di politica estera indica quale sia la strada giusta per rompere l’incantesimo del bipolarismo forzoso.

La mozione muove da una constatazione precisa: la Repubblica islamica iraniana rappresenta da anni un fattore di instabilità regionale, mentre al suo interno continuano a registrarsi gravi violazioni dei diritti fondamentali. La formula parlamentare degli “impegna il Governo” individua pertanto alcune linee di azione: promuovere iniziative multilaterali per la tutela dei diritti umani in Iran; sostenere le organizzazioni internazionali e gli osservatori impegnati nella difesa delle libertà fondamentali; coordinare le iniziative italiane con quelle dell’Unione europea e degli alleati occidentali.

Accanto alla questione iraniana, il documento inserisce anche un riferimento esplicito alla solidarietà con l’Ucraina, richiamata come elemento essenziale della difesa dell’ordine internazionale e del diritto dei popoli all’autodeterminazione. È un passaggio che riflette la lettura geopolitica proposta dai promotori della mozione: le crisi internazionali non sono episodi isolati, ma tasselli di un quadro più ampio di competizione tra modelli politici e sistemi di potere.

Proprio su questo punto riemerge la frattura nel campo progressista. Il Pd resta fermo nella linea di piena solidarietà a Kiev, mentre il Movimento 5 Stelle non ha accettato di includere tale riferimento nella proposta di testo comune. In sostanza, la Schlein continua a registrare le ambiguità del suo principale interlocutore. Su quali basi solide poggia dunque l’alleanza progressista se in politica estera la distanza è siderale?

Insomma, mentre a sinistra si pattina sul ghiaccio, dividendosi su questioni decisive, il Terzo Polo riesce a presentarsi unito. Non è una resurrezione politica, ma un segnale. E in tempi di incertezza strategica, anche la capacità di parlare con una sola voce può tornare a pesare.

Europa senza scatto

Il mondo sta esplodendo e l’Europa sta ancora cercando di capire quale posto occupare nel nuovo scenario internazionale, posto che la follia guerresca che si è impadronita del pianeta (ah, quanto preveggente e ammonitore era stato Papa Francesco già 12 anni fa…) approdi a qualcosa di simile a un rinnovato assetto geopolitico planetario.

Un continente in cerca di ruolo

 

Al momento, secondo copione, gli europei formalmente agiscono in comune dietro la sigla della Commissione ma concretamente si muovono in ordine sparso. Anche con buone intenzioni, per carità. Ma come ognuno sa è difficile esprimere forza (tanto meno potenza) senza unità operativa, ammesso che vi sia quella di intenti.

Ovviamente tutto ciò appare chiaro agli occhi dei competitor, dagli USA che tendono a rinnegare un’alleanza ultradecennale, alla Russia che vorrebbe riconquistare territorio già sovietico ma oggi europeo, alla Cina che vuole imporre la sua legge commerciale e utilizza dumping industriale anche nel Vecchio Continente. Per non parlare di un intero continente, quello africano, o per lo meno della sua parte centro-settentrionale, che dell’Europa avrebbe enorme bisogno ma che invece, a fronte di iniziative frammentate e comunque prive della forza finanziaria realmente necessaria, oscilla tra parziale fiducia in queste ultime e sospettose perplessità generate dalla eco di non lontane prepotenze coloniali, magari senza avvertire il rischio di subire nuove sottomissioni operate da Mosca o da Pechino.

Le divisioni tra i leader europei

Del resto, che pensare dinnanzi all’impeto nucleare di Macron e a quello pacifista di Sanchez? Del sempre più imbarazzato filo-trumpismo di Meloni? Dell’indeciso atteggiamento di Merz, durissimo a Monaco e poi accomandante a Washington? Dell’orgogliosa reazione di Starmer agli eccessi dell’arrogante inquilino della Casa Bianca col quale vorrebbe però mantenere la special relationship? (Londra è fuori dalla UE ma dentro, oggi più che mai, all’Europa).

In questo quadro emerge in piena evidenza la grave debolezza attuale della Commissione Europea, e in particolare della sua Presidente. Non è una questione di profilo personale. Certo, anche quello conta. Ad esempio, l’Alto Rappresentante per la Politica Estera, Kaja Kallas, sconta la sua provenienza nazionale (la piccola Estonia) ma ancor più un proprio livello politico non particolarmente elevato né tantomeno carismatico. Ursula Von der Leyen, già accentratrice di suo, l’ha così quasi sostanzialmente esautorata, assumendosi in prima persona le redini delle relazioni internazionali dell’Unione ma, così facendo, indebolendo la seconda o terza funzione più importante della Commissione.

La debolezza della Commissione

Ma a sua volta la Presidente non ha dimostrato di possedere né carisma né particolari abilità politiche. Schiacciata da un lato sul tentativo di non irritare il bullo di Washington e dall’altro sul proprio partito nazionale, la CDU, che in questa fase deve cercare di coprire quanto più possibile l’area conservatrice tedesca per impedire quello sfondamento a destra da parte di Alternative fur Deutschland che oggettivamente sarebbe disastroso sia per la Germania sia per l’Unione.

Von der Leyen paga il proprio tatticismo, col quale è riuscita a imporsi per un secondo mandato a Palazzo Berlaymont che però fin dall’inizio, frutto di compromessi e tatticismi, si è dimostrato privo di spinta e votato al ribasso. E così non ha potuto – né peraltro forse avrebbe saputo – imbastire un confronto con Trump all’insegna della dignità europea: subendo i dazi imposti dal resort di un campo da golf scozzese; subendo una specie di “fatwa” ad personam contro l’ex commissario Thierry Breton, reo di aver regolamentato in Europa il “far west digitale” dei big tech statunitensi; rinunciando alla risoluta condanna dell’avventuroso attacco israelo-americano all’Iran, che all’Europa rischia di costare molto caro (e anzi in un qualche modo sostenendolo: “l’Europa non può essere la guardiana del vecchio ordine mondiale, un mondo che non c’è più e che non tornerà”, ha detto).

Il vero spartiacque politico

Eppure, sappiamo che non c’è alternativa – se non la decadenza di ogni singola nazione europea – all’unità fra i nostri popoli. Forse non c’è bisogno di divenire – come ci chiede Walter Veltroni – “estremisti dell’integrazione europea”, ma determinati suoi sostenitori, quello sì. All’insegna almeno di quel “federalismo pragmatico” di cui ha parlato Mario Draghi.

Sempre più, in questi tempi così gravi, diviene questo il vero spartiacque della politica. Anche della politica interna. Oltre le tifoserie.

Referendum sulla giustizia: lo spirito costituente e il rischio di una riforma impropria

Mentre si avvicina il responso delle urne referendarie, qualche ulteriore considerazione può essere utile per collocare la proposta governativa nella cornice appropriata. Intendo dal punto di vista costituzionale.

 

Una metodologia che indebolisce lo spirito costituente

Per prima cosa va ulteriormente segnalata la lesione di un vero spirito costituente che risulta evidente nella metodologia adottata. Quella di partire da una proposta governativa – il che è lecito – che viene però subito blindata rendendola impermeabile a qualunque suggerimento, anche soltanto migliorativo, di un testo che, francamente, cade sovente nella sciatteria di linguaggio.

Si è proprio voluto fare così, forse come prova generale per l’altra riforma, che è più vicina al cuore e agli istinti di Meloni: il premierato assoluto elettivo, che si trascina dietro la sua maggioranza parlamentare scodinzolante.

 

Il precedente della Bicamerale del 1997

Quando venne fatto il tentativo della Commissione bicamerale guidata da D’Alema – pur tra gravissime anomalie che riguardavano altri punti, primo fra tutti il presidenzialismo, scelto a dispetto e con l’aiuto determinante della Lega Nord per l’indipendenza della Padania (qualcuno si ricorda che si chiamava così?) – nel settore della magistratura, che comprendeva l’intero Titolo quarto, si era stati più sobri.

Nel quadro di reciproche concessioni e compromessi tra le posizioni delle forze politiche, per quello che adesso ci interessa ci si era fermati a prospettare la divisione dell’unico Csm in due sezioni e non ci si sognava di inventarsi un’apposita Alta Corte disciplinare, e nemmeno il sorteggio bruto per i magistrati, come segno e sigillo della loro umiliazione.

In tale circostanza, peraltro, contro la separazione delle carriere che era stata prospettata in un emendamento leghista, si alzò la voce consapevolmente controcorrente di Leopoldo Elia, anche contro opinioni del suo partito.

Egli, che era vicepresidente della Bicamerale insieme a Tatarella, volle respingere la proposta della separazione dopo attenta meditazione, perché la vedeva come una “fuga in avanti”, non potendo affatto garantire quegli effetti positivi che i suoi sostenitori auspicavano.

 

La cultura unitaria della giurisdizione

Eppure, anche in quella temperie che risentiva di un clima peggiorato dell’opinione pubblica e soprattutto della classe politica nei confronti della magistratura, se stiamo al tema e al nome battesimale che i sostenitori del Sì pretendono di assegnare alla loro riforma, cioè alla separazione delle carriere, nel testo finale della Commissione, approvato agli inizi di novembre 1997 e che poi Berlusconi fece saltare per sue convenienze, era stato scritto così.

Articolo 124, secondo comma: Tutti i magistrati esercitano inizialmente funzioni giudicanti per un periodo di tre anni, al termine del quale il Csm li assegna allesercizio di funzioni giudicanti ovvero inquirenti, previa valutazione di idoneità”.

Dunque, una formazione non solo unitaria, ma un percorso che iniziava obbligatoriamente dalla funzione giudicante. Resisteva allora, anche in un clima di revisione, la cultura della giurisdizione vista come un tutt’uno. Altro che i pubblici ministeri come super poliziotti fin dall’inizio.

Rispetto alla quale, più avanti, nel 2022 saranno ritenute ragionevoli e idonee le fortissime limitazioni introdotte con la legge Cartabia.

Il rischio per le garanzie democratiche

Certo è però che, se al contrario dello spirito costituente – sia quello genuino del 1946-47, sia quello più compromissorio di trent’anni dopo – si vuol fare della separazione delle carriere stabilmente fissata in un testo di Costituzione rigida la leva per scardinare poco alla volta, ma inesorabilmente, l’autonomia e l’indipendenza della magistratura come ordine/potere costituzionale, allora questa occasione cade a proposito.

Ma il rischio di un abbassamento delle garanzie democratiche è così elevato da prendere sul serio l’ammonimento di Elia. E anche quello di Onida, altro presidente emerito della Corte costituzionale, che nel 2010, nell’ambito di una raccolta di opinioni su eventuali riforme costituzionali da studiare, pubblicate in via ufficiale dal Pd di allora, scrisse:

C’è poi il tema della giustizia che richiede idee, misure normative organizzative, sforzi di efficienza molto più che cambiamenti costituzionali, i quali rischierebbero di incidere negativamente su requisiti irriducibili come lindipendenza della magistratura e lobbligatorietà dellazione penale”.

Con il referendum i novatori vorrebbero portarsi avanti col lavoro. Confido che si riesca a fermarli.

Grande disagio degli elettori, immagine sfocata dell’alternativa

Guerra e pace non sono due sostantivi che abbiano facili sinonimi. Nella loro alternativa radicale si comprendono subito, senza bisogno di girarci attorno.

Lo stiamo verificando ai nostri giorni, con le paure sopraggiunte su un futuro che ignoriamo. Non rappresentano soltanto il titolo di un libro o di un film. E non sono neppure assimilabili a una scelta referendaria binaria, da risolvere con un secco Sì o con un secco No.

Guerra e pace: unalternativa radicale

Si tratta piuttosto di un binomio che tocca le fondamenta del nostro vivere civile: da una parte una scelta religiosa e democratica di convivenza etica e fraterna; dall’altra una scelta pagana, laica e autoritaria di distruzione generale, di morti e genocidi.

È una divaricazione tra bene e male, tra amico e nemico, tanto propagandata e cara al nazismo. Due valori di fondo che sostengono la nostra convivenza umana e democratica e che non hanno nulla da spartire con accordi, mediazioni, negoziati o diplomazia.

Perché fanno storia a sé, non potendosi confondere né mescolare. In quanto l’una — la pace — è sempre prioritaria rispetto alla guerra.

Le contraddizioni di un appunto personale

Mi devo allora scusare se in questo appunto si noteranno apparenti — ma volute — contraddizioni. Esse esprimono, tra le altre cose, soltanto opinioni e pareri personali.

Quanto segue non intende minimamente interferire con le scelte di chi si recherà alle urne per votare al prossimo referendum sulla giustizia.

Devo però anticipare che, nell’ottica del superamento post-ideologico della destra e della sinistra — quelle che abbiamo conosciuto nella storia e che molti studiosi considerano ormai superate — i due termini sono oggi stati traslati verso un altro terreno: quello dell’uso e del ricorso alla guerra.

Da una parte una autocrazia psicotica di dominio nazionale e di espansione capitalistica palazzinara e illiberale; dall’altra una paranoica espansione territoriale che rimpiange il vecchio impero zarista.

Delle due posizioni storiche rimangono ormai soltanto minoranze settarie e nostalgiche, quasi da curva sud. Minoranza recentemente “paracadutata” dentro un partito nazionalista e antieuropeo nelle mani di un ex generale, folgorato dall’ambizione di progettare un futuro nazionale solitario e isolato dall’Europa.

Bipolarismo, tripolarismo e la fine della Dc

Devo dire che ho maturato da tempo l’idea dell’efficacia — nonché dell’utilità — di un sano e democratico bipolarismo politico. Due sole scelte alternative, pur plurali al loro interno: partito A oppure partito B.

Questo convincimento è maturato dopo la caduta del muro di Berlino, dopo la scomparsa o la rifondazione di partiti storici italiani come il PCI e il MSI e dopo il ritiro dalla scena politica della Democrazia Cristiana, decisiva forza centrista della democrazia italiana nel lungo dopoguerra.

Nonostante questa convinzione, non ho mai disdegnato l’idea di una terza area politica di centro: un altrettanto sano tripolarismo, con una struttura di valori ben distinti.

Un centro che però allontanasse lo spezzettamento frammentato e confusionario di un falso pluralismo — centrista e non solo centrista — oggi spesso personalizzato e depositato sulla faccia e sul nome del leader di turno, più che su idee, principi e programmi. Oppure sui corpi intermedi, sugli spazi civici e locali, nell’ottica di una autentica sussidiarietà.

Il disagio davanti al referendum

Detto questo, proprio per tali ragioni non mi era mai successo, prima d’ora, di trovarmi in imbarazzo davanti a una scelta bipolare come quella referendaria, che impone un Sì o un No netti.

Nel prossimo referendum sulla giustizia mi accade invece qualcosa di inatteso: mi ritrovo d’accordo sia con chi voterà Sì sia con chi voterà No. Il disagio è rafforzato dal fatto che molti miei amici, stimati e competenti, di onesta formazione democratica e sociale, si sono divisi tra le due posizioni.

Eppure, nonostante la mia preferenza per il bipolarismo — o eventualmente per un chiaro tripolarismo — non vedo tra il Sì e il No alternative radicali che si autoescludano. Vedo piuttosto buone ragioni da entrambe le parti.

Il voto ridotto a un bit

Poiché votiamo con un semplice e banale bit — 0 o 1 — la struttura fondamentale del sistema digitale che domina ormai il nostro mondo, algoritmi e intelligenza artificiale compresi, mi sono trovato a riflettere su quanto questo meccanismo sia lontano dal mio antico rispetto per i sistemi analogici.

Quelli del ragionamento e della complessità. Quelli del non detto, delle sfumature, delle particolarità. Il sistema digitale riduce e semplifica i problemi, i dubbi, le variabili nascoste. Ti dà l’impressione di sapere e di poter scegliere con un semplice bit.

Ma spesso si ignorano perfino gli articoli della Costituzione che il referendum richiama nella scheda elettorale del Sì e del No.

La tentazione dellastensione

Per queste ragioni mi trovo quasi a giustificare il non voto. Accanto a quei pochi che voteranno non tanto sul merito della riforma quanto per ragioni politiche: a favore o contro la Meloni, oppure a favore o contro la magistratura.

Il voto su questo complesso referendum — che riguarda la revisione di ben sette articoli della Costituzione (87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110) — si riduce infatti alla semplice domanda se si approva o non si approva la legge di revisione costituzionale.

Un Sì o un No.

Il rischio è che diventi soltanto un voto politico.

Baseball, l’Italia batte il Messico ed è ai quarti

Roma, 12 mar. (askanews) – L’Italia si qualifica ai quarti di finale del World Baseball Classic, chiudendo il girone a punteggio pieno. Dopo la vittoria contro gli Stati Uniti, gli azzurri hanno battuto 9-1 il Messico e ora affronteranno Porto Rico nella fase a eliminazione diretta. È stata la partita della tensione, perché una eventuale sconfitta con 5 subiti avrebbe fatto avanzate Messico e Stati Uniti. 3 sono stati i fuoricampo di Pasquantino, che ha stabilito un record personale del torneo: nessuno nella storia del World Baseball Classic aveva mai battuto 3 fuoricampo. Meravigliosa anche la prestazione del lanciatore partente e vincente, Aron Nola, che ha stoppato ogni velleità iniziale dei messicani, consentendo poi ai battitori di prendere il largo. Quarto di finale Italia-Porto Rico, sabato sera ore 20.00 in diretta su Sky.

Tennis, Alcaraz ai quarti a Indian Wells, fuori Djokovic

Roma, 12 mar. (askanews) – Carlos Alcaraz batte anche Casper Ruud ed è ai quarti di finale del Masters 1000 di Indian Wells per il quinto anno consecutivo. Una grande prova da parte del numero 1 al mondo (nessuna chance di break concessa e 88% di punti vinti con la prima di servizio), che conquista così la 33^ vittoria consecutiva su cemento indoor e resta imbattuto in questo 2026. Ai quarti di finale, Carlos Alcaraz sfiderà Cameron Norrie. Già campione nel 2021 a Indian Wells, il britannico ha superato il qualificato australiano Rinky Hijikata in due set per 6-4, 6-2. Ai quarti anche Daniil Medvedev. Il russo, testa di serie numero 11, ha battuto l’americano Alex Michelsen con il punteggio di 6-2, 6-4 in un’ora e 27 minuti di gioco. Si è chiusa invece con la rimonta di Jack Draper la straordinaria sfida contro Novak Djokovic. Il match è finito con il punteggio di 6-4, 4-6, 6-7 in due ore e 37 minuti di gioco in favore del britannico che, alla sesta partita dopo l’infortunio, continua così la difesa del titolo in quel di Indian Wells

La guerra in Iran, tutti gli aggiornamenti – 12 marzo

Roma, 12 mar. (askanews) – Tredicesimo giorno della guerra in Iran, che infiamma tutta la regione mediorientale, la base italiana ad Erbil, nel Kurdistan iracheno, è stata colpita da un missile nella notte, i militari, rifugiati nel bunker, stanno tutti bene. Teheran continua a rispondere agli attacchi israelo-americani colpendo obiettivi in tutti i Paesi del Golfo e tenendo sotto stacco il traffico navale nello Stretto di Hormuz. Israele continua a colpire Hezbollah Libano e la risposta sono ondate di missili. Il petrolio vola e si smobilitano le riserve. Mentre il presidente Trump resta ottimista: l’Iran è vicino alla sconfitta.

Di seguito le notizie che arrivano nella redazione di askanews.

08:25 Schlein: Meloni chieda a Trump fermarsi. Nessuno vuole rinunciare alla relazione con gli Usa ma non in modo subalterno e a testa alta.

08:22  La segretaria del Pd Elly Schlein a Rtl102.5 : “Noi siamo in costante contatto con il governo, io ho sentito già il ministro Crosetto e Tajani. Noi ci siamo in qualsiasi momento, Meloni il nostro numero ce l’ha ma il suo appello è arrivato in ritardo e poi ha cambiato orientamento attaccando duramente le opposizioni”

o8:12 Libano: 8 morti e 31 feriti nel raid notturno  delle forze isareliane a Beirut. Colpito il lungomare di Ramlet El Baida.

08:00 Il ministero della Difesa saudita: intercettato un drone diretto al giacimento petrolifero di Shaybah. E’ il terzo in un giorno.

07:44 Chiusura in calo per la Borsa di Tokyo. Il Nikkei ha perso l’1,04% a 54.452,96 punti.

07:40 Trump: l’Iran è “vicino alla sconfitta. Questo non significa che ci fermeremo immediatamente, ma loro lo sono”, ha dichiaratoil presidente Usa, atterrando nella notte vicino a Washington, di ritorno da un viaggio in Ohio e Kentucky.

07:40 Il New York Times: la prima settimana di guerra contro l’Iran è costata agli Stati Uniti oltre 11,3 miliardi di dollari (circa 9,8 miliardi di euro), secondo un briefing del Pentagono per i membri del Congresso.

07:38 Non accenna a rallentare la crescita dei prezzi del greggio nonostante il rilascio record di riserve strategiche di emergenza per 400 milioni di barili deciso ieri dai 32 paesi aderenti all’Aie. Il Brent è oltre i 98 dollari al barile negli scambi sui mercati asiatici, a 98,12 dollari al barile (+6,75%), mentre il Wti viaggia a quota 92,91 dollari (+6,49%).

07:20 L’agenzia di stampa iraniana Tasnim ha pubblicato un elenco di potenziali obiettivi per l’Iran, tra cui le sedi di giganti tecnologici come Amazon, Google, Microsoft e Nvidia nei Paesi del Golfo e in Israele.

07:16 “Un drone nemico è stato abbattuto mentre tentava di avvicinarsi al quartiere delle ambasciate” a Ryad, ha annunciato un portavoce del ministero della Difesa saudita su X, dopo aver confermato che l’Arabia Saudita aveva intercettato un drone anche nella parte orientale del Paese. Il ministero della Difesa kuwaitiano ha anche riferito che le sue difese aeree hanno intercettato diversi droni.

07:11 Il prezzo del greggio Brent del Mare del Nord, il benchmark globale per il petrolio, è salito sopra i 100 dollari al barile, nonostante la messa in vendita di ingenti scorte per scongiurare una carenza globale.

07:07 Le Guardie Rivoluzionarie Iraniane(Irgc): l’Iran ha condotto un’operazione di attacco con il suo alleato Hezbollah contro Israele. L’operazione congiunta è consistita in un bombardamento di cinque ore, missili e droni contro oltre 50 obiettivi in territorio israeliano. Gli attacchi coordinati hanno preso di mira le basi militari israeliane di Haifa (a nord), Tel Aviv (al centro) e Beersheba (a sud). L’Irgc ha anche riferito di aver preso di mira le basi statunitensi di Al-Kharj in Arabia Saudita e Al-Azraq in Giordania. Sono risuonati gli allarmi in Arabia Saudita, mentre la Giordania non ha segnalato attacchi sul proprio territorio.

07:03 Israele: lanciati da Hezbollah 150 razzi e droni nella notte, un attacco coordinato contro lo Stato ebraico. I missili iraniani sono stati intercettati dalle difese aeree, ma sono stati segnalati diversi impatti, che hanno causato incendi, e due persone sono rimaste leggermente ferite.

00:48 Gli Usa sbloccheranno 172 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche. L’operazione americana partirà la prossima settimana.

00:18 Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani su X: ferma condanna per l’attacco alla base italiana ad Erbil. ho appena parlato con l’Ambasciatore d’Italia in Iraq. Per fortuna i nostri militari stanno tutti bene e sono al sicuro nel bunker.

00:06 Il ministro della Difesa Guido Crosetto: un missile ha colpito la nostra base di Erbil. Non ci sono vittime né feriti tra il personale italiano. Stanno tutti bene.

00:00 Almeno otto persone sono morte in un attacco israeliano nella valle della Bekaa, nel sud del Libano. Lo ha riferito il Ministero della Sanità libanese.

Basket, Italia femminile esordio ok nelle qualificazioni mondiali

Roma, 12 mar. (askanews) – Splendido esordio per la nazionale di basket femminile nel torneo pre-mondiale di San Juan, dove le azzurre hanno battuto le padrone di casa di Porto Rico per 78-41, cominciando alla grande il torneo di qualificazione. Costanza Verona è stata la miglior realizzatrice pareggiando il suo massimo in maglia azzurra con 16 punti, seguita dai 13 punti di Sara Madera, gli 11 di Laura Spreafico e i 10 di Cecilia Zandalasini, tenendo le avversarie al 27.6% dal campo e nessuna sopra quota 8 punti. L’ItalBasket tornerà in campo già stasera alle 22 contro la Nuova Zelanda e con un successo potrebbe già assicurarsi mezzo piede sull’aereo verso Berlino per poi godersi al meglio le due sfide nel weekend contro USA (sabato alle 22) e Spagna (domenica alle 22) prima della chiusura col Senegal (martedì alle 17).

Missile contro la base italiana a Erbil, i militari nel bunker. Crosetto: stanno bene

Roma, 11 mar. (askanews) – Tredicesimo giorno della guerra in Iran, che infiamma tutta la regione mediorientale, la base italiana ad Erbil, nel Kurdistan iracheno, è stata colpita da un missile nella notte, i militari, rifugiati nel bunker, stanno tutti bene. “Un missile ha colpito la nostra base di Erbil. Non ci sono vittime né feriti tra il personale italiano. Stanno tutti bene. Sono costantemente aggiornato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa e dal Comandante dei COVI”, ha scritto su X il ministro della Difesa Guido Crosetto in un messaggio diffuso sul profilo del ministero.

“Ferma condanna per l’attacco che ha subito la base italiana di Erbil. Ho appena parlato con l’Ambasciatore d’Italia in Iraq. Per fortuna i nostri militari stanno tutti bene e sono al sicuro nel bunker. A loro esprimo solidarietà e gratitudine per il quotidiano servizio alla Patria”. Lo ha scritto il ministro degli Esteri, Antonio tajani su X. Tajani successivamente, in collegamento telefonico con la trasmissione Realpolitik su Rete4, ha sottolineato che ancora devono essere accertate le responsabilità dell’attacco: “Dobbiamo valutare bene quanto accaduto. Certamente è un attacco inaccettabile, però prima di dire chi è il responsabile dobbiamo fare un accertamento molto chiaro. Bisogna lavorare sempre per la de-escalation e dobbiamo proteggere i nostri militari”.

Iran, via libera da Parlamento a risoluzione maggioranza su comunicazioni Meloni

Roma, 11 mar. (askanews) – L’aula del Senato la mattina e l’aula della Camera la sera hanno approvato la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni rese dalla premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, allargate al Medio Oriente. Al Senato i sì sono stati 102, 66 i no e un astenuto. Alla Camera si sono registrati 196 sì, 122 no e 3 astenuti.

A Montecitorio, con parere positivo del governo, sono state approvate alcune parti della risoluzione presentata da Azione mentre Pd, M5s e Avs hanno rifiutato il voto per parti separate, il governo ha espresso parere negativo, e le tre risoluzioni sono state bocciate.

Calcio Italiano: "Bologna-Roma occasione per crescere"

Roma, 11 mar. (askanews) – “Domani affrontiamo una Roma pericolosissima per quello che sta dimostrando”. Così Vincenzo Italiano, tecnico del Bologna, presenta la sfida contro la AS Roma nell’andata degli ottavi di finale di Europa League.

“È passato tantissimo tempo dalla prima giornata – ha spiegato – e loro stanno confermando il grande valore che hanno: ritmi altissimi, qualità e solidità. Per noi sarà un test difficile”.

Il tecnico rossoblù ha parlato anche del momento della squadra dopo la sconfitta in campionato contro il Hellas Verona FC. “Ci è dispiaciuto non dare continuità alle cinque vittorie precedenti. In questa stagione però siamo abituati a giocare ogni pochi giorni: si archivia la partita e si pensa subito alla successiva. Ci siamo concentrati sulla Roma e domani cercheremo di disputare una gara quasi perfetta”.

Per Italiano la sfida europea rappresenta anche un’opportunità: “È un cammino affascinante e importante. Peccato per il sorteggio: entrambe le squadre potevano arrivare lontano”.

Tra i singoli il tecnico ha elogiato Jens Odgaard, definito “un esempio per tutti per la disponibilità che mette in campo”, e ha spiegato la gestione dell’attacco tra Santiago Castro e Thijs Dallinga, quest’ultimo alle prese con una tendinite ma tornato ad allenarsi con il gruppo negli ultimi giorni.

Infine un passaggio sulla competitività del calcio italiano nelle coppe europee. “Arrivare in finale è già un grande merito – ha sottolineato Italiano -. Contro squadre di altissimo livello non è semplice. In alcuni campionati, come la Premier, c’è forse più intensità e la possibilità di schierare giocatori di grandissimo livello”.

Ciclismo, Tirreno-Adriatico, tappa ad Andresen

Roma, 11 mar. (askanews) – Il danese Tobias Lund Andresen (Decathlon Cma Cgm Team) ha vinto in volata la terza tappa della Tirreno Adriatico, la Cortona-Magliano de’ Marsi di 221 km. Arnaud De Lie (Lotto Intermarché) e Jasper Philipsen (Alpecin-Premier Tech) si sono classificati rispettivamente al secondo e al terzo posto. Settimo posto per l’azzurro Jonathan Milan che ha anticipato forse troppo la volata venendo superato nel finale. Isaac Del Toro (UAE Team Emirates XRG) rimane in Maglia Azzurra di leader della classifica generale con quattro secondi di vantaggio su Giulio Pellizzari, mentre Antonio Tiberi resta sesto a 21 secondi. Giovedì 12 marzo quarta tappa da Tagliacozzo a Martinsicuro, 213 km con 2500 metri di dislivello.

Atletica, 26 azzurri per i Mondiali indoor di Torun

Roma, 11 mar. (askanews) – Il direttore tecnico Antonio La Torre ha comunicato l’elenco dei convocati per i Campionati Mondiali indoor di Torun (Kujawy Pomorze, Polonia) in programma da venerdì 20 a domenica 22 marzo. Saranno 26 gli azzurri in gara, equamente divisi tra uomini e donne (13-13): è il record di presenze individuali nei Mondiali al coperto, stesso numero dell’edizione di Parigi 1997 (in quel caso con una staffetta). Nel team sono presenti i medagliati azzurri dei Giochi Olimpici 2024 e dei Mondiali 2025 nelle specialità di pista e pedana. Il campione del mondo del salto in lungo Mattia Furlani torna in azione dopo il doppio oro della scorsa stagione (indoor a Nanchino, outdoor a Tokyo). Per Nadia Battocletti, argento olimpico e mondiale dei 10.000, bronzo iridato dei 5000 e pluricampionessa europea, è la prima volta in un Mondiale indoor, al via dei 3000 metri. Andy Diaz si presenta da campione del mondo indoor del triplo a dodici mesi dal trionfo di Nanchino. Sempre nel triplo, in squadra l’argento mondiale di Tokyo Andrea Dallavalle, mentre nel peso c’è il bronzo mondiale e attuale leader stagionale Leonardo Fabbri (22,50) e nei 60 metri la vicecampionessa iridata Zaynab Dosso, in testa alle liste dell’anno insieme a Julien Alfred con 6.99. Tra i selezionati anche la campionessa europea indoor del lungo Larissa Iapichino e, negli ostacoli, l’argento dell’edizione mondiale di due anni fa a Glasgow Lorenzo Simonelli. Prima convocazione in Nazionale assoluta per Kelly Doualla (60 metri) che diventa la più giovane italiana di sempre in un Mondiale: nel giorno della sua gara, sabato 21 marzo, avrà 16 anni e 121 giorni. (Foto Grana/Fidal)

Carburanti, Meloni: non abbiamo aumentato accise, disponibile su mobili

Roma, 11 mar. (askanews) – “Non abbiamo aumentato le accise ma allineato le accise tra diesel e benzina rispettando un impegno assunto dal governo precedente, per farlo avevamo tre strade” e “abbiamo scelto di allinearle a metà strada, di aumentare le accise sul diesel che è più inquinante e di diminuirle su quella meno inquinante”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni intervenendo in aula nella replica alle sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo.

“Quali sono i sussidi ambientalmente dannosi che volete tagliare per miliardi? Visto che viene proposta come copertura” ha detto Meloni rivolgendosi al Pd e alla segretaria Schlein “che so interverrà”. “Confermo di essere disponibile ad attivare il meccanismo delle accise mobili, anzi, quando il Pd l’ha proposto l’avevamo già messo allo studio”, ha osservato Meloni.

Energia, Meloni: non cerchiamo capro espiatorio in Ue, abbiamo agito

Roma, 11 mar. (askanews) – “Non stiamo cercando un capro espiatorio nell’Ue, siamo intervenuti con coraggio con un decreto anche recente, che ha investito 5 miliardi di euro per calmierare il prezzo delle bollette”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni intervenendo in aula nella replica alle sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo con in aggiunta comunicazioni sulla crisi in Medio Oriente.

“Stiamo proponendo di sospendere il meccanismo Ets” finchè non sarà ridemensionata la crisi energetica ed economica e “non abbiamo nè bloccato nè demonizzato le rinnovabili ma siamo intervenuti sulle enormi speculazioni che si annidavano dietro le rinnovabili, in particolare quelle rendite eterne che i consumatori pagano, il governo dice sì alle rinnovabili, non alle speculazioni sulle rinnovaili” ha osservato Meloni.

Iran, stretto coordinamento G7. Meloni: evitare effetti economici strutturali

Roma, 11 mar. (askanews) – Garantire la libertà di navigazione, favorire un ritorno alla diplomazia, evitare che “l’attuale volatilità economica si traduca in effetti strutturali sulla crescita economica”. Sono i punti sottolineati dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel corso della videoconferenza dei leader del G7, Donald Trump compreso, che si è svolta oggi per discutere “gli sviluppi della crisi nel Golfo e alle relative implicazioni economiche ed energetiche”. Nel corso dell’incontro la premier ha proposto “che sia organizzato un confronto tra il G7 e il GCC (Consiglio di Cooperazione del Golfo)”.

“I capi di stato e di governo del G7 – si legge in una nota di Palazzo Chigi – hanno riaffermato l’importanza di garantire libertà di navigazione. La presidente del Consiglio ha anche riaffermato l’impegno per favorire un ritorno alla diplomazia che conduca a soluzioni per la stabilità della regione e l’importanza della solidarietà del G7 verso le Nazioni del Golfo colpite dagli attacchi iraniani. A quest’ultimo proposito, Meloni ha proposto che sia organizzato un confronto tra il G7 e il GCC (Consiglio di Cooperazione del Golfo)”.

Nel corso della riunione, la premier ha quindi “sottolineato l’importanza che l’attuale volatilità non si traduca in effetti strutturali sulla crescita economica. A questo riguardo il Presidente del Consiglio, come gli altri leader G7, ha richiamato l’importante decisione assunta nell’ambito dell’Agenzia Internazionale dell’Energia di rilasciare fino a 400 milioni di barili di greggio per stabilizzare i mercati”.

I leader G7, ha informato Palazzo Chigi, “hanno concordato di mantenere uno stretto coordinamento nelle prossime settimane per contribuire alla soluzione della crisi, alla stabilità dei mercati e garantire la sicurezza delle forniture energetiche”.

Milano imbrattata ovunque, startup lancia guerra al degrado

Roma, 11 mar. (askanews) – Milano affronta una vera e propria emergenza degrado urbano che tocca ormai ogni zona della città, con un palazzo su cinque risultato imbrattato da graffiti vandalici. I danni economici sono impressionanti: ogni anno i graffiti causano danni per circa 100 milioni di euro solo nel capoluogo lombardo, mentre a livello nazionale la cifra raggiunge i 790 milioni di euro annui secondo un’indagine del 2009. Per ripulire completamente Milano dalle scritte vandaliche servirebbero almeno 100 milioni di euro, a fronte del milione stanziato dal comune per la rimozione.

In questo scenario di apparente rassegnazione, emerge però una storia diversa: quella di giovani imprenditori milanesi che hanno deciso di trasformare la loro passione per il decoro urbano in un’attività imprenditoriale innovativa. Francesca Berti, 36 anni, ex manager della logistica, ha fondato una startup specializzata nella rimozione di graffiti utilizzando tecnologie all’avanguardia.

‘Milano sta andando verso un degrado che oggettivamente non si era mai visto prima, mentre prima era confinata alle periferie oggi come oggi, non c’è limite di zona che non sia imbrattato’, spiega Berti. La sua azienda, nata da meno di un anno e già composta da quattro persone, rappresenta una forma di ‘ribellione al contrario’ rispetto alla cultura del vandalismo che imperversa tra i giovani.

La tecnologia che distingue questa realtà milanese è l’utilizzo del laser per la rimozione dei graffiti, una metodologia che funziona come la rimozione dei tatuaggi. ‘Andiamo a rimuovere su alcune superfici dove è possibile con la tecnologia laser che abbiamo importato, senza usare agenti chimici o pressioni meccaniche, scomponendo le molecole di imbrattante’, precisa Berti. Questo approccio innovativo si affianca alle metodologie tradizionali come ritinteggiatura, sabbiatura e idrosabbiatura.

L’impatto sociale dell’iniziativa va oltre il semplice business. L’azienda offre anche interventi gratuiti, come quelli proposti ad alcuni enti milanesi proprietari di palazzi storici. ‘Siamo una società e quindi abbiamo uno scopo di lucro, ma la nostra passione è talmente sconfinata che facciamo anche tante rimozioni pro bono’, dichiara l’imprenditrice.

Il modello di business prevede sia interventi singoli che abbonamenti annuali, una sorta di ‘assicurazione’ per i palazzi che garantisce interventi immediati in caso di nuovi imbrattamenti. ‘Se ogni palazzo si tutelasse in questo modo, sono sicura che piano piano la città cambierebbe’, sostiene Berti, evidenziando come la costante manutenzione possa fungere da deterrente.

La questione generazionale emerge chiaramente dall’analisi del fenomeno. ‘Quello che mi stupisce di più è che nella fascia della Generazione Z la risposta più comune è ‘non ce ne accorgiamo, non li guardiamo, non ci danno fastidio’, mentre dal millennial fino al boomer li guardiamo, ci danno fastidio, ci urtano’, osserva Berti. Questa differenza di percezione riflette un problema culturale più ampio che tocca l’educazione civica.

Anche gli osservatori internazionali hanno notato il problema milanese. Durante le recenti Olimpiadi, diversi atleti stranieri hanno commentato negativamente l’elevata presenza di graffiti nella città, evidenziando come il degrado urbano danneggi l’immagine internazionale di Milano. La contraddizione è evidente: mentre si investono milioni per creare nuove piazze e strutture moderne, il patrimonio edilizio esistente viene lasciato in balia del vandalismo.

L’amministrazione comunale sembra concentrata su altri aspetti dell’arredo urbano, come la creazione di piazze aperte e la cura del verde, ma ‘le pareti si è completamente dimenticata, la lotta al vandalismo non la fa’, critica Berti. Questa mancanza di coordinamento tra pubblico e privato rallenta anche gli interventi volontari.

Le prospettive future dipendono dalla capacità di sensibilizzare cittadini e amministratori sull’importanza del decoro urbano. ‘Speriamo che sempre più persone capiscano che la casa è un bene prezioso che va tutelato e che come si investe nelle pulizie interne uno investa anche nella pulizia esterna’, conclude Berti. Il successo di questa startup dimostra che esiste un mercato per il decoro urbano e che i giovani possono essere protagonisti del cambiamento positivo, ribaltando lo stereotipo che li vede solo come distruttori.

Iran, Meloni a leader G7: impegno per favorire ritorno a diplomazia

Roma, 11 mar. (askanews) – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso della videoconferenza coi leader del G7, ha riaffermato “l’impegno per favorire un ritorno alla diplomazia che conduca a soluzioni per la stabilità della regione e l’importanza della solidarietà del G7 verso le Nazioni del Golfo colpite dagli attacchi iraniani”. A quest’ultimo proposito, la presidente Meloni ha proposto che sia “organizzato un confronto tra il G7 e il GCC (Consiglio di Cooperazione del Golfo)”. Lo rende noto Palazzo Chigi.

UE, Deputati FnV: no a risoluzione maggioranza. Prima gli italiani

Roma, 11 mar. (askanews) – I deputati di Futuro nazionale Vannacci voteranno contro le risoluzioni sulle comunicazioni della premier sull’Iran e sul consiglio europeo. Lo hanno annunciato, alla Camera, i tre vannacciani Edoardo Ziello, Rossano Sasso ed Emanuele Pozzolo, i quali contestano i contenuti del testo della maggioranza perché prima di parlare di Iran e ancor più di Ucraina ci sono “gli italiani”.

I tre deputati hanno invitato invece ad aprire alle offerte del presidente russo Putin sul gas e il petrolio russo.

“Con particolare riferimento alla risoluzione del centrodestra voteremo no. Non condividiamo che in un periodo come quello che stiamo vivendo, con una crisi economica che si sta abbattendo sul popolo italiano, il governo e i partiti che sostengono la maggioranza di centrodestra pensino di rinnovare l’uso di risorse, attraverso contributi diretti e indiretti degli italiani per Zelensky. Si parla di sostegno multidimensionale, ci saremmo aspettati un sostegno multidimensionale agli italiani. E per l’ennesima guerra che non è la nostra e che ha voluto l’America, il conflitto con l’Iran, i cittadini italiani sono già chiamati a pagare gli effetti negativi e disastrosi”, ha detto Sasso.

Invece di inseguire “i diktat della Von der Leyen, preferiamo Orban”, ha aggiunto.

“Provate a chiedere in giro, volete che il governo sia coerente e continui a inviare soldi a Zelensky oppure trovi i soldi per finanziare gli emendamenti al dl bollette che abbiamo presentato noi di Futuro nazionale Vannacci? Come mai i contributi per Zelensky sì e per italiani no?”, concludono i deputati di FnV.

Bibbiano, dopo le assoluzioni restano i danni del processo mediatico

Modena, 11 mar. (askanews) – Bambini strappati alle famiglie, assistenti sociali dipinti come orchi, una comunità intera messa alla gogna. Il caso Bibbiano – l’inchiesta “Angeli e Demoni” del 2019 che accusava operatori e psicologi di affidi illeciti – si è chiuso con undici assoluzioni e condanne marginali. Ma i conti con i danni restano aperti. Se ne è parlato a Modena in occasione di un seminario promosso dal Centro culturale Ferrari e dedicato a Vittorio Reggiani, consigliere comunale scomparso un anno fa. Un fallimento dell’iter giudiziario sin dalle indagini, come ricorda Luca Bauccio, avvocato di Claudio Foti, lo psicoterapeuta finito al centro dell’inchiesta sugli affidi in Val d’Enza.

“Bibbiano ha dimostrato come tutti questi capisaldi del processo penale, ma anche della nostra Costituzione, si siano liquefatti, si siano frantumati di fronte alla furia impetuosa dei media e quella a seguire del popolo aizzato, il popolo istruito a odiare, il popolo istruito a credere alla chimera, alla leggenda, alla superstizione”.

Una strumentalizzazione politica con effetti concreti e duraturi: famiglie affidatarie ritiratesi, servizi sociali paralizzati dalla paura di denunce. E la lezione non sembra ancora appresa. Come racconta la giornalista del Dubbio, Simona Musco, che descrive l’inchiesta nel libro e nel podcast “Demoni & Angeli”. “Vorrei poter dire che si impara dagli errori, però purtroppo le cronache del momento ci insegnano che non è così. Possiamo vederlo con la casa nel bosco, per rimanere su un tema affine a quello di Bibbiano. La gogna è un’abitudine che non ci siamo tolti”.

A tenere banco anche la storia silenziosa di Bibbiano stessa: il sociologo Gino Mazzoli descrive come i suoi abitanti abbiano portato per anni il peso di uno stigma immeritato, senza cedere alla tentazione della rivincita.

“La sentenza mediatica è un’alluvione, un’orda che ha travolto l’immaginario, e l’immaginario non lo rimetti a posto con un libro, con una sentenza, con un intervento in TV. Ci vogliono anni, anni e anni di contro-comportamenti di tenuta. È giusto mettersi in un’ottica di un lavoro meno chiassoso, dove ci si persuade con pazienza anche tra posizioni diverse”.

Greggio in rialzo: la minaccia su Hormuz pesa più del rilascio di riserve strategiche

Roma, 11 mar. (askanews) – Il più grande rilascio di riserve strategiche da parte dei 32 paesi coordinati dall’Agenzia internazionale per l’energia non ha fatto scendere il prezzo del greggio. Secondo gli analisti il mercato aveva già scontato questa decisione. E il blocco dello stretto di Hormuz continua a far paura e tiene alte le quotazioni di Brent e Wti, il primo vicino ai 92 dollari e il secondo su gli 88 dollari al barile. Le minacce di mine lungo la striscia di mare più bollente del mondo hanno prevalso anche sull’azione congiunta dell’Aie. ‘La politica degli attacchi reciproci è terminata: da ora in poi la nostra politica sarà un attacco dopo l’altro’, ha detto oggi il colonnello Ali Razmjou, portavoce delle forze armate iraniane, in un messaggio in cui ha poi ribadito che ‘qualsiasi nave il cui carico di petrolio o la nave stessa appartenga agli Stati Uniti, al regime sionista o ai loro alleati ostili sarà considerata un obiettivo legittimo’.

‘Non passerà un solo litro di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz se questo andrà a vantaggio degli Stati Uniti, di Israele o dei loro alleati’, ha proseguito, ammonendo: ‘Preparatevi ad avere il petrolio a 200 dollari al barili’. L’agenzia che monitora la sicurezza marittima, United Kingdom Maritime Trade Operations ha detto poi che tre navi cargo sono state colpite da proiettili nei pressi della principale via d’acqua.

Del resto il numero uno dell’Aie, Fatih Birol, ha sottolineato come la ‘cosa più importante’ per una ripresa dei flussi sia la riattivazione del transito di gas e petrolio via Hormuz da cui passava, perchè ormai è tutto bloccato, il 25% circa delle forniture di petrolio e gas mondiali, la maggior parte dirette verso Est. I paesi produttori del golfo per questo hanno dovuto interropmere o ridimensionare decisamente la produzione. ‘Le sfide che stiamo affrontando sul mercato petrolifero sono di portata senza precedenti’, ha detto il numero uno dell’Aie.

Per questo oggi è stato deciso all’unanimità da 32 paesi il rilascio delle scorte di emergenza per 400 milioni di barili per far fronte alle perturbazioni dei mercati petroliferi derivanti dalla guerra in Medio Oriente. ‘Le scorte di emergenza saranno rese disponibili al mercato in un arco di tempo adeguato alle circostanze nazionali di ciascun Paese membro e saranno integrate da ulteriori misure di emergenza da parte di alcuni Paesi’. I membri dell’Aie detengono scorte di emergenza per oltre 1,2 miliardi di barili, a cui si aggiungono altri 600 milioni di barili di scorte industriali detenute sotto obbligo governativo.

‘Il rilascio coordinato di scorte è il sesto nella storia dell’Aie, creata nel 1974. Precedenti azioni collettive erano state intraprese nel 1991 durante la prima guerra del Golfo, nel 2005 a seguito dell’uragano Katrina negli Stati Uniti, nel 2011 durante la guerra in Libia e due volte nel 2022 a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina’, ha spiegato il numero uno dell’Aie, Fatih Birol, nella dichiarazione live rilasciata dopo la decisione.

‘La guerra in corso, iniziata il 28 febbraio, ha ostacolato i flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, con volumi di esportazione di greggio e prodotti raffinati attualmente inferiori al 10% rispetto ai livelli pre-conflitto. Ciò sta costringendo gli operatori della regione a chiudere o ridurre una parte sostanziale della produzione. L’area più colpita finora è l’Asia’.

Come funziona il rilascio delle scorte?

Fin dalla sua fondazione nel 1974, un aspetto fondamentale del suo lavoro è stato quello di contribuire a coordinare una risposta collettiva alle principali interruzioni dell’approvvigionamento petrolifero. Il sistema di risposta collettiva è progettato per mitigare gli effetti economici negativi di un’improvvisa crisi dell’approvvigionamento petrolifero, fornendo petrolio aggiuntivo al mercato globale a breve termine. Il sistema di risposta alle emergenze dell’Aie, spuega la stessa agenzia, ‘non è uno strumento per intervenire sui prezzi o per gestire l’approvvigionamento a lungo termine, entrambi problemi che possono essere affrontati più efficacemente attraverso altre misure’.

In caso di grave interruzione dell’approvvigionamento di petrolio, i membri dell’Aie possono decidere di immettere sul mercato scorte petrolifere di emergenza nell’ambito di un’azione collettiva. Una volta concordata la necessità di un’azione collettiva da parte dell’Aie, il contributo di ciascun paese membro è proporzionale alla sua quota di consumo totale di petrolio tra i paesi membri dell’Aie.

I paesi membri dell’Aie utilizzano tre approcci per garantire il rispetto dei propri obblighi di stoccaggio.

L’Aie spiega che ‘le scorte governative sono di proprietà diretta dello Stato, solitamente finanziate attraverso il bilancio del governo centrale e detenute esclusivamente per scopi di emergenza. Le scorte obbligatorie sono detenute da un’agenzia separata, per conto del governo o dall’industria nazionale. Diversi paesi hanno istituito un’agenzia separata, definita per legge e dotata della responsabilità di detenere tutte o parte delle scorte di emergenza del paese. La struttura e gli accordi dell’agenzia variano da paese a paese e possono spaziare da programmi sponsorizzati dal governo a iniziative create dall’industria. Ma in tutti i casi, le scorte obbligatorie possono essere rilasciate solo con l’autorizzazione del governo’.

Le scorte obbligatorie per l’industria sono detenute dall’industria per soddisfare i requisiti minimi di stoccaggio stabiliti dai governi. In genere, si tratta di requisiti imposti a determinate aziende (ad esempio importatori, raffinerie, grossisti) per detenere un livello minimo di scorte in base alla loro quota di importazioni o vendite sul mercato interno.

I regimi di stoccaggio variano tra i paesi membri dell’Aie, riflettendo le differenze nella struttura del mercato petrolifero, nella geografia e nelle scelte politiche nazionali relative alla risposta alle emergenze. Alcuni paesi utilizzano una sola categoria di scorte, mentre la maggior parte utilizza una combinazione di categorie per soddisfare l’obbligo minimo.

Scorte dei governi: Repubblica Ceca, Nuova Zelanda, Stati Uniti.

Scorte delle agenzie: Belgio, Estonia, Germania, Ungheria, Irlanda, Lettonia, Repubblica Slovacca.

Combinazione di scorte governative e di scorte obbligatorie dell’indusuria: Giappone, Corea, Polonia.

Scorte obbligatorie dell’industria: Australia, Grecia, Lussemburgo, Messico, Norvegia, Svezia, Svizzera, Turchia, Regno Unito.

Combinazione di scorte di agenzie e di industrie: Austria, Danimarca, Finlandia, Francia, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna.

In quanto esportatori netti di petrolio, Canada, Messico e Norvegia non hanno alcun obbligo di stoccaggio ai sensi del Programma energetico internazionale.

L’obbligo di detenere scorte imposto dall’Aie non specifica se le scorte debbano essere detenute sotto forma di petrolio greggio o raffinato. La scelta più appropriata dipenderà da fattori specifici di ciascun Paese. I Paesi con un’importante industria di raffinazione probabilmente deterranno più petrolio greggio, il che garantisce maggiore flessibilità in tempi di crisi. Nei Paesi che hanno una capacità di raffinazione interna limitata o dipendono dalle importazioni di prodotti per soddisfare una quota significativa della domanda interna, vi è una maggiore tendenza a detenere riserve di prodotti raffinati. I paesi membri dell’Aie che sono anche membri dell’Ue sono tenuti a garantire che almeno un terzo delle scorte di petrolio sia detenuto sotto forma di prodotti raffinati specifici.

I paesi membri possono immagazzinare scorte petrolifere di emergenza al di fuori dei propri confini nazionali e possono conteggiare tali scorte come parte del loro fabbisogno di 90 giorni, a condizione che vi sia un accordo bilaterale tra i governi che garantisca l’accesso a tali scorte durante una crisi.

Detenere scorte petrolifere di emergenza consente inoltre ai paesi membri di rispondere alle crisi interne. Nel caso in cui un paese membro attinga alle proprie scorte petrolifere di emergenza, ne informa il Segretariato dell’Aie in merito ai dettagli e alle circostanze. Molti paesi membri mantengono livelli di scorte ben al di sopra degli obblighi dell’Aie, quindi attingere alle scorte di emergenza non significa necessariamente che scendano al di sotto della soglia dei 90 giorni. In caso di una grave interruzione dell’approvvigionamento di petrolio, l’Aie si consulta con l’Oper e i suoi paesi membri più grandi per determinare la capacità e la volontà dei suoi membri di utilizzare qualsiasi capacità produttiva inutilizzata disponibile per immettere ulteriore petrolio sul mercato.

Al nuovo concorso Ue sono italiane quasi la metà delle domande presentate

Roma, 11 mar. (askanews) – Gli italiani rappresentano quasi la metà dei circa 175 mila candidati che hanno fatto domanda per il nuovo concorso generalista dell’Unione europea per entrare nella funzione pubblica comunitaria. Lo scrive Euractiv, citando dati interni visionati.

L’ufficio europeo per le carriere EPSO ha confermato che 174.922 candidati si sono iscritti all’esame, ben oltre i 60 mila inizialmente previsti quando la procedura di candidatura è stata aperta a febbraio.

I candidati sono in lizza per l’inserimento in una riserva con 1.490 posti, quindi solo uno su 117 supererà la selezione. Di questi, circa 750 dovrebbero ottenere in seguito un posto permanente nelle istituzioni europee.

Secondo la ripartizione per nazionalità visionata da Euractiv, quasi 80mila candidati sono italiani, pari a circa il 45% del totale.

Euractiv fa notare che il dato contrasta con gli obiettivi di equilibrio nazionale della Commissione europea, secondo cui gli italiani dovrebbero rappresentare circa l’11,2% del personale dell’istituzione.

La nazionalità, tuttavia, non influisce sui risultati dell’esame, poiché i candidati sono valutati esclusivamente sulla base delle prestazioni nei test. Considerazioni sull’equilibrio geografico possono entrare in gioco solo in una fase successiva, quando le istituzioni selezionano il personale dalla lista di riserva.

Il concorso, noto come AD5, non veniva bandito dal 2019 a causa di persistenti difficoltà tecniche, dopo che l’ufficio carriere dell’UE ha deciso di abbandonare le prove in presenza a favore di un sistema online.

Tumore al colon retto: AI e MedTech per rafforzare la prevenzione

Milano, 11 mar. (askanews) – Prevenzione, diagnosi precoce e innovazione tecnologica sono tre leve fondamentali per ridurre l’impatto del tumore al colon retto, neoplasia che in Italia costituisce la seconda causa di morte oncologica dopo il cancro ai polmoni. E’ inequivocabile il messaggio che arriva da “Game On – Uniti per la Prevenzione, Every Adenoma Counts”, iniziativa promossa a Milano da Olympus Corporation, multinazionale del MedTech specializzata in soluzioni mini-invasive per l’endoscopia: aderire agli screening e adottare corretti stili di vita può fare davvero la differenza.

“Prevenire significa trovare una malattia quando questa ancora non ha determinato un’invasione, non ha determinato un’ avanzamento di malattia tale da poter essere ancora curata – spiega ad askanews Andrea Anderloni, Direttore della Struttura Complessa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva al Policlinico San Matteo di Pavia -. Significa trovare la patologia quando essa è ancora benigna, e quindi quando è possibile con un intervento specifico annullare la sua potenzialità maligna”.

Cruciale il ruolo ricoperto dalle nuove tecnologie e in particolare dall’intelligenza artificiale che apre nuove frontiere nella diagnosi precoce e nella colonscopia.

“L’intelligenza artificiale è uno strumento che è in grado di enfatizzare, ampliare, amplificare la nostra capacità diagnostica – sottolinea ancora Anderloni -. Considerate, anche all’interno del colon, la possibilità di avere uno strumento di questo tipo che ci consente di vedere le lesioni quando queste sono ancora talmente piccole che magari possono sfuggire all’occhio umano. Ecco, in questo modo siamo in grado di identificare, trovare e trattare quelle minime lesioni che in cinque 10 o 15 anni possono poi crescere e diventare maligne”.

“L’utilizzo dell’intelligenza artificiale a supporto del medico durante una colonoscopia va ad aumentare del 26% la Adenoma Detection Rate. In modo semplice cosa va a fare? Va ad aumentare il numero di adenomi, quindi di tumori trovati, all’interno del colon, andando quindi a poterli far trattare in modo tempestivo e immediato durante l’esame stesso – precisa Margot Mazziotti, Endoscopic Solution Sales Specialist di Olympus Italia -. Per di più Olympus ha introdotto un sistema di artificiale basato su cloud. Questo infatti permetterà una continua evoluzione, un continuo miglioramento con lo scopo ultimo, ovviamente, di andare a migliorare la prevenzione ed essere sempre a supporto dei pazienti”.

La collaborazione tra aziende del MedTech come Olympus Corporation e specialisti oncologici diventa così fondamentale per mettere in rete ricerca, tecnologia e pratica clinica, rafforzare la cultura della prevenzione e aumentare l’adesione a programmi di screening sempre più accessibili e affidabili per i pazienti.

“Unire le persone con i clinici, specialmente i clinici che riescono a parlare un linguaggio molto semplice ma anche molto preparato, fa sì che magari hai meno paura di quando vai a fare esami che in teoria potresti anche non fare perché stai bene – racconta Vittorio Martinelli, Amministratore Delegato di Olympus Italia -. Quindi andare a fare esami quando stai bene è qualcosa di oggi non così facile di avvicinare un po’ questa sponda”.

Accordo dei Paesi Aie sul rilascio di 400 milioni di barili di riserve di petrolio

Roma, 11 mar. (askanews) – “I 32 paesi membri dell’Agenzia Internazionale per l’Energia hanno concordato oggi all’unanimità di mettere a disposizione del mercato 400 milioni di barili di petrolio provenienti dalle loro riserve di emergenza per far fronte alle perturbazioni dei mercati petroliferi derivanti dalla guerra in Medio Oriente. La decisione di intraprendere un’azione collettiva di emergenza è stata presa a seguito di una riunione straordinaria dei governi membri dell’Iea tenutasi ieri”. É quanto si legge in una nota ufficiale dell’Aie.

“Le scorte di emergenza saranno rese disponibili al mercato in un arco di tempo adeguato alle circostanze nazionali di ciascun Paese membro e saranno integrate da ulteriori misure di emergenza da parte di alcuni Paesi. I membri dell’Aie detengono scorte di emergenza per oltre 1,2 miliardi di barili, a cui si aggiungono altri 600 milioni di barili di scorte industriali detenute sotto obbligo governativo.
Il rilascio coordinato delle scorte è il sesto nella storia dell’Aie, creata nel 1974”.

Il segretariato dell’Aie “fornirà a tempo debito ulteriori dettagli sulle modalità di attuazione di questa azione collettiva. Continuerà inoltre a monitorare attentamente i mercati globali del petrolio e del gas e a fornire raccomandazioni ai governi membri, se necessario”.

Nyt: gli Usa responsabili dell’attacco alla scuola di Minab

New York, 11 mar. (askanews) – Sono gli Stati Uniti i responsabili dell’ attacco letale contro una scuola elementare iraniana avvenuto all’inizio della guerra. Lo ha determinato in un’inchiesta militare in corso secondo il New York Times, che cita varie fonti tra cui funzionari Usa per comunicare i risultati preliminari dell’indagine.

L’attacco con missile Tomahawk e’ avvenuto il 28 febbraio scorso contro l’edificio della scuola Shajarah Tayyebeh a Minab ed e’ stato il risultato di un errore dell’esercito americano, che l’ha presa di mira per sbaglio. Nel mirino c’era infattu una base iraniana adiacente di cui la scuola era stata parte. Le coordinate dell’attacco, spiega il giornale, sono state create dal Comando centrale americano utilizzando dati obsoleti forniti dalla Defense Intelligence Agency.

I funzionari citati dal New York Times sottolineano che il risultato dell’indagine e’ preliminare e che ci sono ancora domande senza risposta in merito al perche’ dati obsoleti non siano stati verificati prima del loro uso.

Che i responsabili siano gli Stati Uniti era atteso visto che si tratta dell’unico paese coinvolto nel conflitto a usare missili Tomahawk nonostante quanto detto dal presidente Donald Trump, che a un certo punto aveva puntato il dito contro l’Iran. Almeno 175 persone sono rimaste uccise, in gran parte bambine.

“Come riconosce il New York Times nel proprio reportage, l’indagine e’ ancora in corso”, ha commentato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt.

Iran annuncia raid continui: tramite Hormuz neanche un litro di petrolio

Roma, 11 mar. (askanews) – Per l’Iran la fine delle ostilità ci sarà “solo quando l’ombra della guerra sarà stata allontanata dal paese”. Lo hanno detto oggi i pasdaran nell’ultima rivendicazione degli attacchi contro obiettivi americani nella regione, sostenendo che la guerra continuerà fino alla “resa del nemico”. Intanto, al 12esimo giorno di conflitto, il portavoce della Forze armate iraniane, ha annunciato la fine della politica degli attacchi reciproci e l’inizio di raid “uno dopo l’altro”. Cambia anche la lista degli obiettivi ritenuti “legittimi”, con l’inserimento dei colossi tecnologici Usa che hanno sede nella regione e banche e centri finanziari americani e israeliane. Mentre viene ribadito che “nemmeno un litro di petrolio” passerà lo Stretto di Hormuz a beneficio degli Stati uniti e dei loro alleati, corridoio dove il traffico marittimo è praticamente fermo dall’avvio dell’offensiva militare israelo-americana, il 28 febbraio scorso, e dove oggi sono state attaccate tre navi cargo.

ATTACCHI CONTINUI E NIENTE PETROLIO PER USA E ALLEATI “La politica degli attacchi reciproci è terminata: da ora in poi la nostra politica sarà un attacco dopo l’altro”, ha detto oggi il colonnello Ali Razmjou, in un messaggio in cui ha poi ribadito che “qualsiasi nave il cui carico di petrolio o la nave stessa appartenga agli Stati Uniti, al regime sionista o ai loro alleati ostili sarà considerata un obiettivo legittimo”.

“Non passerà un solo litro di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz se questo andrà a vantaggio degli Stati Uniti, di Israele o dei loro alleati”, ha proseguito, ammonendo: “Preparatrevi ad avere il petrolio a 200 dollari al barili”.

NEL MIRINO COLOSSI TECH E BANCHE USA E ISRAELIANE

Dopo l’attacco della scorsa notte a una filiale a della banna Sepah a Teheran, il portavoce ha dichiarato che Teheran “colpirà i centri economici e le banche americane e israeliane nella regione”, invitando “la popolazione a tenersi ad almeno un chilometro di distanza dalle banche della zona”.

Nel mirino delle forze iraniane sono finiti anche uffici e asset nella regione di colossi tecnologici americani, come Google, Microsoft, Palantir, Ibm, Nvidia, Oracle e Amazon, dopo che già nei giorni scorsi erano stati colpiti tre data center di Amazon negli Emirati arabi uniti e in Bahrein.

TRE NAVI CARGO COLPITE VICINO HORMUZ Una nave è stata colpita da un “proiettile sconosciuto” a 50 miglia nautiche a nord-ovest di Dubai; un incendio è divampato dopo un attacco a una seconda a circa 11 miglia nautiche a nord dell’Oman,; infine una terza nave è stata raggiunta a 25 miglia nautiche a nord-ovest dell’Emirato di Ras Al Khaimah.

Teheran ha rivendicato due attacchi, nave deridendo “le rassicurazioni” offerte dagli Stati Uniti alle navi in transito sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz. “Le navi Express Rome e Mayuree Naree, fidandosi di promesse vane, hanno ignorato i nostri avvertimenti e hanno cercato di attraversare lo stretto, solo per essere colpite. Qualsiasi nave intenzionata a passare deve ottenere il permesso dall’Iran”. (di Simona Salvi)

Blanco annuncia il nuovo album MA’ in uscita venerdì 3 aprile

Milano, 11 mar. (askanews) – Dopo averlo anticipato con un video spoiler apparso sui suoi canali social, Blanco annuncia il nuovo album MA’ in uscita venerdì 3 aprile 2026 per EMI Records Italy (Universal Music Italy), con la direzione artistica di Stefano Clessi (Eclectic Music Group), già disponibile in preorder. L’attesissimo ritorno di Blanco, ufficializzato nei mesi scorsi dall’uscita dei primi tre singoli estratti “Piangere a 90”, “Maledetta rabbia” e “Anche a vent’anni si muore” – tutti ai vertici delle classifiche streaming e radio – si prepara ora a trovare piena consacrazione in questo nuovo e importante capitolo discografico, destinato a segnare una fondamentale tappa nel suo percorso artistico. MA’ sarà disponibile in quattro diversi formati: LP bianco autografato e numerato (Esclusiva Shop Universal), CD autografato e numerato (Esclusiva Shop Universal), LP bianco e CD.

Il nuovo disco sarà presentato dal vivo tra aprile e maggio 2026 durante “Il primo tour nei palazzetti” di BLANCO, prodotto e organizzato da Friends & Partners e Vivo Concerti. I biglietti sono disponibili su Ticketone e nei punti vendita abituali.

“Il primo tour nei palazzetti” 17.04.2026 Jesolo (VE) – Palazzo del Turismo 20.04.2026 Firenze – Nelson Mandela Forum 23.04.2026 Padova – Kioene Arena 25.04.2026 Torino – Inalpi Arena 29.04.2026 Roma – Palazzo dello Sport SOLD OUT 30.04.2026 Roma – Palazzo dello Sport 02.05.2026 Bari – Palaflorio SOLD OUT 03.05.2026 Bari – Palaflorio 05.05.2026 Eboli (SA) – Palasele 06.05.2026 Napoli – Palapartenope 08.05.2026 Bologna – Unipol Arena 11.05.2026 Milano – Unipol Forum SOLD OUT 13.05.2026 Milano – Unipol Forum 16.05.2026 Pesaro – Vitrifrigo Arena

Libera: in Piemonte ‘ndrangheta presente in almeno 24 comuni

Milano, 11 mar. (askanews) – Dal 2011 a oggi in Piemonte si contano più di 25 inchieste giudiziarie sulle mafie, con oltre 450 indagati, mentre la presenza della ‘ndrangheta è stata accertata in almeno 24 comuni attraverso 16 Locali e 30 ‘ndrine. È il quadro tracciato da Libera nel dossier “Non è altrove. Mafie, corruzione e responsabilità civica in Piemonte”, diffuso in vista della XXXI Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, in programma il 21 marzo a Torino.

Il report raccoglie i principali dati emersi da fonti investigative e istituzionali: reati spia, interdittive antimafia, segnalazioni sospette della Uif della Banca d’Italia e numeri delle principali inchieste della magistratura. Accanto al dossier, Libera lancia anche un podcast in quattro episodi, disponibile sulle principali piattaforme audio dall’11 marzo. Entrambe le iniziative accompagnano il percorso verso la manifestazione nazionale del 21 marzo, che partirà da piazza Solferino e arriverà in piazza Vittorio, dove saranno letti gli oltre 1.100 nomi delle vittime innocenti delle mafie.

Per l’associazione il punto di svolta resta l’8 giugno 2011, giorno dell’operazione “Minotauro”, che portò all’arresto di 142 presunti ‘ndranghetisti e loro complici e cambiò la percezione della presenza mafiosa nella regione. Da allora, osserva Libera, si è prodotto un “effetto valanga”: i procedimenti aperti in Piemonte hanno mostrato come il radicamento criminale non sia episodico ma in costante evoluzione. Quei processi hanno fatto emergere la continuità dei legami con altre regioni italiane e la funzione del Nord come crocevia strategico per traffici illeciti, reinvestimento di capitali, copertura di latitanze, infiltrazione negli appalti, investimenti nell’economia legale e costruzione di relazioni politiche e sociali.

Nel dossier trova spazio anche il ruolo dell’area grigia che rende più permeabili i contesti locali. Libera descrive un sistema in cui operatori economici cercano i servizi della mafia per restare sul mercato, mentre faccendieri e corrotti fanno da ponte con le organizzazioni criminali. È in questa zona di contatto, secondo l’associazione, che le mafie trovano adattamento, relazioni utili e possibilità di radicamento senza bisogno di esporsi apertamente. Sulla base dei dati contenuti nella relazione 2024 della Direzione investigativa antimafia, Libera segnala che in Piemonte la presenza della ‘ndrangheta è stata accertata in almeno 24 comuni, con 16 locali e 30 ‘ndrine. Considerando che per costituire una locale servono almeno 49 affiliati, il dossier stima per difetto la presenza di almeno 900 affiliati riconducibili alla sola ‘ndrangheta.

Il capitolo dedicato ai reati spia indica che nel 2024 in Piemonte sono stati registrati complessivamente 29.515 episodi tra usura, estorsione, riciclaggio di denaro, delitti informatici, truffe e frodi informatiche. Il dato segna una diminuzione del 6% rispetto al 2023, quando i reati spia erano 31.458, ma la regione resta la seconda in Italia per numerosità complessiva. Nello stesso periodo risultano in aumento le estorsioni, cresciute del 16%, e il riciclaggio di denaro, salito del 54%, mentre calano i reati finanziari, le truffe, le frodi e i delitti informatici. La provincia con il numero più alto di reati spia è Torino, con 17.648 episodi, pari al 60% del totale regionale. Seguono Cuneo con 2.988 reati e Novara con 2.657. Un altro indicatore richiamato nel report riguarda le interdittive antimafia. Nel 2025 la prefettura di Torino ha adottato 22 provvedimenti antimafia, di cui 8 informazioni interdittive, 9 dinieghi di iscrizione in white list, una comunicazione interdittiva, 2 prevenzioni collaborative e 2 codecisioni sfavorevoli. A crescere sono anche le segnalazioni sospette. Secondo l’ultimo rapporto della Banca d’Italia, nel 2025 hanno raggiunto quota 8.871, con un incremento del 10% rispetto alle 8.041 del 2024. Il numero più alto si registra nella provincia di Torino con 4.855 segnalazioni, seguita da Cuneo con 968 e Alessandria con 841. In termini percentuali l’aumento maggiore riguarda Vercelli, con un più 22%, seguita dal Verbano-Cusio-Ossola.

“Le inchieste giudiziarie e l’azione preventiva svolta dalla Dia e dalle altre forze di polizia hanno mostrato l’infiltrazione delle mafie, in particolare della ‘ndrangheta, nell’economia regionale, soprattutto in quei settori economici in cui sono più ampie le opportunità di profitto” ha commentato Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera, spiegando che “come è ormai evidente, le mafie riescono a radicarsi perché i contesti locali sono permeabili e offrono spazi di accoglienza. Non si tratta solo di infiltrazione, ma di adattamento reciproco tra organizzazioni criminali e territori. Per questo leggere le mafie senza tenere conto di tutti gli attori coinvolti, istituzioni, imprese, economie legali e illegali, rischia di restituire un quadro parziale e persino fuorviante”.

Nel report trova spazio anche il mercato della droga. Secondo l’ultima relazione della Direzione centrale per i servizi antidroga, nel 2024 in Piemonte le forze di polizia hanno condotto 1.447 operazioni antidroga, con un incremento del 22,42% rispetto al 2023. Le attività hanno portato alla denuncia all’autorità giudiziaria di 1.748 persone, in aumento dell’8,84%, tra cui 114 minori, mentre i sequestri complessivi di sostanze stupefacenti hanno raggiunto 4.445,93 chilogrammi, in calo del 37,71% rispetto all’anno precedente.

Libera richiama in particolare la crescita della presenza e del consumo di cocaina crack, fenomeno che in Piemonte assume un rilievo marcato nel contesto del Nord Italia. La provincia di Torino, con 5.614,28 grammi sequestrati, è la terza in Italia per quantitativi di crack dopo Napoli e Roma. Quanto alla cocaina, nel 2024 in Piemonte sono stati sequestrati 286,47 chilogrammi, con un incremento del 177,13% rispetto all’anno precedente. Crescono anche i sequestri di eroina, arrivati a 46,16 chilogrammi, il 77% in più rispetto al 2023. La maggior parte delle operazioni antidroga si è concentrata nella Città metropolitana di Torino, con 955 interventi, in aumento del 36,6%, seguita da Cuneo con 129 e Alessandria con 103. Nella stessa area metropolitana sono stati sequestrati 174,80 chilogrammi di cocaina, con un aumento del 137%.

Per l’associazione antimafia, il quadro piemontese non racconta però una terra immobile. “Sbaglia chi pensa che il Piemonte sia una terra che assiste inerme al diffondersi del sistema mafioso” ha concluso il Coordinamento di Libera Piemonte, sottolineando che “la storia passata e presente è piena di esempi concreti di donne e uomini che, anche a costo della loro vita, hanno lottato e continuano a lottare per renderla un posto migliore”.

Dopo Sanremo Tredici Pietro si prepara al tour: al via da maggio

Milano, 11 mar. (askanews) – Reduce dalla sua prima partecipazione al Festival di Sanremo con il brano Uomo che cade, Tredici Pietro si esibirà dal vivo a maggio con il Non guardare + giù tour – prodotto e organizzato da Trident Music – una tournée che lo vedrà protagonista di 8 date nei principali club d’Italia. Il tour partirà il 5 maggio con la prima data al Vox Club di Nonantola (MO), per poi proseguire il 6 maggio all’Alcatraz a Milano, il 9 maggio al Teatro Concordia a Venaria Reale (TO), l’11 maggio alla Casa della Musica a Napoli, il 12 maggio all’Atlantico Live a Roma, il 17 maggio al Teatro Clerici a Brescia, il 18 maggio al Gran Teatro Geox a Padova e, infine, il 20 maggio al Teatro Cartiere Carrara a Firenze.

Durante il tour Tredici Pietro riabbraccerà il suo pubblico, portando sul palco i brani più rappresentativi del suo repertorio insieme alle tracce contenute in NON GUARDARE + GIÙ (Sony / Epic), l’edizione speciale del suo ultimo album uscita lo scorso 27 febbraio. L’album ha svelato un lato più consapevole e maturo della sua identità musicale, lasciando ampio spazio alla sperimentazione.

La nuova versione deluxe include, oltre alle tracce originali, il brano LA FRETTA e l’inedito UOMO CHE CADE, con cui Tredici Pietro è stato per la prima volta in gara alla 76ª edizione del Festival di Sanremo. NON GUARDARE + GIÙ ha debuttato al decimo posto nella classifica FIMI/NIQ.

UOMO CHE CADE, è stato scritto da Tredici Pietro insieme ad Antonio Di Martino, la musica è di Antonio Di Martino e Marco Spaggiari ed è prodotto da Vanegas; la produzione aggiuntiva è di Giovanni Pallotti, Fudasca, Sedd e Montesacro. Il brano racconta il percorso della vita come un movimento continuo, fatto di ricerca, cadute e ripartenze. UOMO CHE CADE esplora la naturale ricerca dell’essere umano, cadendo e ricominciando in un ciclo che è parte integrante dell’esistenza. Il singolo fonde influenze hip hop, R’n’B e cantautorali, dando vita a un arrangiamento dal groove raffinato. Per l’artista, che abbraccia il genere crossover tra rap e cantautorato, la partecipazione al Festival di Sanremo ha segnato un passaggio importante che arriva dopo un album e il tour sold out di dicembre 2025 che lo ha portato ad esibirsi nei club di Bologna, Roma e Milano. Durante il suo ultimo tour la sua identità musicale si è definita con forza e autenticità, e ha contribuito significativamente a consolidare il legame live sempre più profondo con il suo pubblico.

I Pinguini Tattici Nucleari di nuovo alla conquista degli stadi

Milano, 11 mar. (askanews) – Dopo il video spoiler circolato sui social nelle scorse ore in cui la band ha giocato ironicamente sull’attesa dei fan per un nuovo ritorno live – i Pinguini Tattici Nucleari annunciano oggi il Tour Stadi 2027, con cui la band tornerà a calcare i palchi dei principali stadi italiani la prossima estate per la terza volta.

I biglietti sono già disponibili su Ticketone.it e nei punti vendita abituali.

Queste le date del tour, prodotto e organizzato da Magellano Concerti, che lascerà il segno nell’estate 2027. Per quanto riguarda la data e la venue di Napoli verranno comunicate informazioni a breve. Altre sorprese verranno ancora annunciate nei prossimi mesi.

04 giugno 2027 – Bibione 08 giugno 2027 – Bologna 12 giugno 2027 – Torino 17 giugno 2027 – Milano 21 giugno 2027 – Padova 24 giugno 2027 – Bari

TBC – Napoli 03 luglio 2027 – Messina 08 luglio 2027 – Roma

Questo annuncio arriva dopo un successo grandioso della band che, non solo ha registrato con HELLO WORLD – TOUR STADI 2025, 9 date sold out e oltre 420 mila biglietti venduti, ottenendo una definitiva consacrazione firmando uno spettacolo capace di ridefinire i confini delle produzioni nazionali per concept, impatto visivo e dimensione internazionale, ma ha anche dominato il panorama musicale italiano avendo all’attivo 86 Platini e 11 ori e confermando i Pinguini Tattici Nucleari come unica band nella TOP10 delle classifiche annuali del 2025 con l’album “Hello World” e con 4 singoli in top 100.

Nel 2025 i Pinguini sono stati fra gli artisti con più album contemporaneamente in classifica settimanale, con fino a 5 album presenti nella Top 100 nella stessa settimana (record condiviso con Marracash, Sfera Ebbasta e Tony Boy).

Anche nelle radio italiane i Pinguini Tattici Nucleari si sono affermati come uno dei gruppi più ascoltati, con tutti i singoli tratti dall’album “Hello Word” arrivati al primo posto nelle classifiche di airplay e i tre brani “Bottiglie Vuote”, “Amaro” e “Islanda” presenti nella top100 nella classifica annuale radiofonica dei brani più trasmessi (fonte EarOne).

Madame annuncia l’uscita del terzo album Disincanto

Milano, 11 mar. (askanews) – Madame annuncia l’uscita di Disincanto, il terzo album della cantautrice, fuori ovunque da venerdì 17 aprile (Sugar Music). Il disincanto è il punto di rottura che ognuno di noi si trova a dover affrontare almeno una volta nella vita, se si vuole arrivare ad una vera consapevolezza. Questo disco ne racconta le varie sfaccettature, i vari percorsi, dalla fase incantata, a quella della frattura fino alla rinascita.

Disincanto è disponibile da ora in preorder su tutte le piattaforme digitali e nei formati CD e vinile nero con poster, CD nero in esclusiva per Amazon e vinile trasparente autografato con poster e CD autografato in esclusiva per Sugar Music.

Madame ha da poco annunciato il Madame Tour Estate 2026, che vedrà la cantautrice protagonista sui palchi dei principali festival italiani. I biglietti sono disponibili su ticketone.it e nei punti vendita abituali. Prodotto e organizzato da Friends & Partners e Vivo Concerti in collaborazione con Big Picture Management e Sugar Music, il tour toccherà alcuni dei più importanti festival italiani. Madame inizierà il 3 luglio al Rugby Sound Festival di Legnano (MI), proseguirà il 6 luglio al Flowers Festival a Collegno (TO), il 9 luglio al Live in Genova Festival a Genova, il 12 luglio all’Anima Festival a Cervere (CN), il 27 luglio al Villafranca Festival 2026 a Villafranca (VR), il 29 luglio all’Udine Vola 2026 a Udine, il 3 agosto allo Zoo Music Fest a Pescara, il 9 agosto all’Arena della Regina a Cattolica (RN), l’11 agosto al Villa Bertelli Live a Forte dei Marmi (LU), il 12 agosto al Castiglioncello Festival a Castiglioncello (LI), il 23 agosto all’Arena Bianca a Ostuni (BR), il 25 agosto al Fossato del Castello a Barletta (BT), il 2 settembre al Vicenza in Festival a Vicenza, il 4 settembre al Trento Live Fest di Trento, l’11 settembre al Dream Pop Fest di Palermo e, infine, il 13 settembre al Festival Taormina Arte di Taormina (ME).

"Canzone estiva" è il titolo del nuovo brano inedito di Annalisa

Milano, 11 mar. (askanews) – “Canzone estiva” è il titolo del brano inedito di Annalisa, che esce il 13 marzo (Atlantic/Warner Music Italy) dopo il successo degli ultimi progetti che l’hanno consacrata ancora una volta tra le artiste più influenti del pop italiano contemporaneo.

Il nuovo singolo si inserisce nel percorso aperto dall’album “Ma io sono fuoco”, riprendendone il tema e tornando sul simbolo del fuoco inteso come scintilla creativa e, soprattutto, come capacità di reazione e trasformazione.

È una canzone d’amore a strati che si muove in due diverse direzioni: l’amore verso una persona, ma anche l’amore verso il pubblico.

Ed è un amore viscerale, esplosivo, non di facile comprensione, ma di certo profondo, legato a filo doppio persino con l’amore per se stessi e con l’autostima. Perché affrontare l’opinione di chi ami, così come l’opinione pubblica, non è sempre qualcosa di leggero, anzi.

Siamo ciò che ci sentiamo di essere, ma anche ciò che vedono gli altri, con tante, tantissime paia di occhi; qualunque versione può essere giudicata nel modo opposto e viceversa, anche se tutti stanno osservando la stessa persona.

Da qui l’idea della provocazione “Mi vuoi più suora o pornodiva?”, ironizzando ed estremizzando con lo stesso linguaggio del giudizio, ma conoscendo però già la risposta: l’unica via è sempre il darsi per come si è, essendo entrambe e nessuna, collocata in un personalissimo e disordinato equilibrio precario che si trova nel mezzo.

Ricordando anche che la scelta di quale versione vedere racconta una piccola parte di chi è osservato, mentre racconta moltissimo di chi osserva.

E se anche il titolo gioca e confonde le aspettative, il brano si muove su un’intensità ritmica che passa da vuoti intensi a pieni dagli ampi spazi, pensati immaginando l’interazione dal palco tra pubblico e artista, rimanendo volutamente personale, indecifrabile.

Decide chi ascolta, come sempre.

Ad aprile Annalisa sarà sui palchi dei principali palasport d’Italia con il Capitolo II del tour Ma noi siamo fuoco che vede già alcune date sold out che raddoppiano. E’ la seconda parte del viaggio live di Annalisa dopo che, tra Novembre e Dicembre 2025, ha registrato un successo straordinario di pubblico e critica conquistando sold out in quasi tutte le 13 date. Sommando queste alle prossime di primavera, il tour dell’album “Ma io sono fuoco” vanta ad oggi 24 live nei palasport di tutta Italia.

Iran, Conte a Meloni: tavolo è in Parlamento, no a sfilate a Chigi

Roma, 11 mar. (askanews) – “Il tavolo c’è già, in Parlamento. Se poi dobbiamo fare le sfilate a palazzo Chigi ed essere presi in giro come sul salario minimo, faremo… Diremo…”. Giuseppe Conte, presidente del M5S, conversando con i giornalisti in Senato risponde così alla proposta di Giorgia Meloni.

“Bene gli scambi di informazioni, però oggi ci aspettiamo un posizionamento chiaro dal governo. Vogliamo un’Italia protagonista ma non fittiziamente con la retorica di ‘ritorno di centralità’ di cui il governo ci ha riempito la testa. Un’Italia protagonista dei percorsi per ritrovare il bandolo della matassa. Questo è il tema, il posizionamento”, ha aggiunto.

Ha insistito Conte: “Il tavolo già c’è e noi portiamo proposte concrete. C’è la disponibilità a rivedere il Patto di Stabilità che ci strozza? Il Cdm di ieri si è concluso senza alcuna decisione, le accise le vogliamo tagliare, il governo vuole fare retromarcia? Una tassa sugli extraprofitti dei colossi energetici la vogliamo fare? Queste sono le urgenze del Paese”. Ancora: “Non è che ci chiamate a Chigi perchè adesso c’è la guerra…”. Dunque “valuteremo. Andiamo a far cosa? Ci chiamate a Chigi per che cosa? Qual è il posizionamento dell’Italia sulla guerra? Ditecelo adesso, non è che veniamo a Chigi e ci facciamo due chiacchiere o ci date informazioni che se leggiamo il New York Times le sappiamo prima… Se un ministro va in ferie quando l’attacco Usa è imminente che informazioni ci può dare? Andiamo a far cosa?”.

Iran, protesta M5s in Senato: berretti stile Maga ma con ‘No alla guerra’

Roma, 11 mar. (askanews) – Protesta dei senatori M5s in aula al Senato nel corso delle dichiarazioni di voto sulle risoluzioni presentate nell’ambito delle comunicazioni della premier Meloni in vista del consiglio europeo allargate alla crisi in Medio Oriente. I senatori pentastellati hanno mostrato dei berretti rossi come quelli utilizzati da Trump ma con la scritta ‘No alla guerra’ in luogo della scritta ‘Make America Great Again’.

“Ogni volta che ha incontrato il presidente Trump – ha detto il capogruppo M5s Luca Pirondini – idealmente si è messa il cappellino Maga e ha fatto sempre gli interessi degli Usa. Oggi le facciamo un regalo, un bel cappello Maga ma con scritto ‘No alla Guerra’. Dica a Trump che gli italiani non sono più disponibili a essere complici di Trump e Netanyahu, hanno la schiena dritta, che l’articolo 11 della Costituzione italiana dice che l’Italia ripudia la guerra”.

“Non mettiamo in discussione l’alleanza con gli Usa ma la postura: lei dovrebbe dire ogni tanto qualche no a Trump. Ha detto sì quando ha chiesto di acquistare le armi americane, il gas americano. E non sarà in grado di dire no a Trump quando le chiederà le basi militari. È vero ci sono accordi con gli Usa ma valgono solo nel rispetto del diritto internazionale, diversamente deve dire che le basi in Italia non le concede”, ha sottolineato.

“Di solito ci accusa per il superbonus oggi per le mascherine. Lei stava dall’altra parte, all’opposizione a fare sciacallaggio politico durante tutto il periodo della pandemia”, ha concluso il presidente dei senatori M5s.

L’Iran non parteciperà ai Mondiali di calcio in Usa

Roma, 11 mar. (askanews) – La nazionale iraniana non parteciperà ai Mondiali di calcio del 2026 in programma tra Stati Uniti, Messico e Canada. La decisione è stata confermata dal ministro dello Sport dell’Iran, Ahmad Donyamali, che in un’intervista televisiva ha annunciato il ritiro della selezione iraniana dal torneo.

“Dal momento che questo governo corrotto ha assassinato il nostro leader, non abbiamo alcuna intenzione di partecipare ai Mondiali”, ha dichiarato il ministro, riferendosi alla morte della guida suprema Ali Khamenei. Donyamali ha inoltre denunciato le “misure malvagie intraprese contro l’Iran” da parte degli Stati Uniti, ricordando che “ci sono state imposte due guerre in otto o nove mesi e diverse migliaia dei nostri cittadini sono stati uccisi. Non abbiamo assolutamente alcuna possibilità di partecipare”.

Nelle ore precedenti all’annuncio, il presidente della Fifa Gianni Infantino aveva riferito che il presidente statunitense Donald Trump auspicava la partecipazione dell’Iran alla competizione, sottolineando come “un evento come la Coppa del Mondo serve più che mai a unire le persone”. Infantino aveva aggiunto che durante i colloqui Trump aveva ribadito che la nazionale iraniana “è naturalmente la benvenuta a prendere parte al torneo negli Stati Uniti”.

L’Iran era stato inserito nel gruppo G e avrebbe dovuto disputare le proprie partite negli Stati Uniti: il 15 giugno contro la Nuova Zelanda e il 21 giugno contro il Belgio al SoFi Stadium di Inglewood, a Los Angeles, mentre il 26 giugno era previsto il match contro l’Egitto al Lumen Field di Seattle.

Resta ora da capire quale squadra prenderà il posto della nazionale iraniana. Il regolamento Fifa non prevede indicazioni precise: secondo l’articolo 6.7 sarà la stessa federazione internazionale a decidere “a propria esclusiva discrezione” eventuali misure, compresa la sostituzione della federazione rinunciataria con un’altra associazione.

Tra le ipotesi circolate c’è quella dell’Iraq, possibile prima esclusa della confederazione asiatica. Il 31 marzo è infatti in programma lo spareggio tra Iraq e la vincente della sfida Bolivia-Suriname, partita che dovrebbe disputarsi a Monterrey, in Messico, ma al momento resta in dubbio a causa della chiusura dello spazio aereo iracheno legata al conflitto in Medio Orien

Archiviate le indagini su Marco Cappato: non fu aiuto al suicidio

Milano, 11 mar. (askanews) – Finiscono in archivio i due fascicolo di indagine che vedevano Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Cosconi, sotto accusa per aiuto al suicidio. Lo ha stabilito la gip del Tribunale di Milano, Sara Cipolla, accogliendo la richiesta della procura e richiamandosi ai principi sanciti dalla Corte Costituzionale in una recente sentenza in materia di fine vita.

Cappato si era autodenunciato ai carabinieri di Milano per aver accompagnato due malati terminali in Svizzera a morire attraverso la procedura del suicidio assistito. I due, sottolinea la giudice milanese in un passaggio del decreto di archiviazione, erano “tenuti in vita a mezzi di trattamenti di sostegno vitale” che però fu da entrambi rifiutato “in quanto inutile espressivo di un accanimento terapeutico”.

Caso Epstein: un hacker non Usa è entrato nei file dell’Fbi nel 2023

Roma, 11 mar. (askanews) – Un hacker straniero ha compromesso files relativi all’indagine dell’FBI sul finanziere pedofilo morto in carcere Jeffrey Epstein: l’incursione informatica è avvenuta tre anni fa presso l’ufficio di New York del Federal Bureaul, secondo una fonte informata e documenti del Dipartimento di Giustizia recentemente pubblicati e visionati da Reuters. In una dichiarazione, l’FBI ha affermato che quello che ha definito un “cyber incident” è stato “un episodio isolato”. “L’FBI ha limitato l’accesso all’attore malevolo e ha ripristinato la rete. L’indagine rimane in corso, quindi al momento non abbiamo ulteriori commenti da fornire”. Secondo la fonte, l’intrusione sembrerebbe essere stata opera di un cybercriminale piuttosto che di un governo straniero. “Chi non cercherebbe di mettere le mani sui file Epstein se fossi i russi o qualcuno interessato al kompromat?” Ha detto Jon Lindsay, ricercatore sulle tecnologie emergenti e la sicurezza globale al Georgia Institute of Technology. “Sarei sorpreso se i servizi di intelligence stranieri non stessero prendendo seriamente in considerazione i file Epstein.” L’hackeraggio sarebbe avvenuto dopo che un server del Child Exploitation Forensic Lab dell’ufficio FBI di New York è stato involontariamente lasciato vulnerabile dall’agente speciale Aaron Spivack, mentre cercava di orientarsi nelle procedure dell’agenzia per la gestione delle prove digitali, secondo la fonte e i documenti. Una cronologia redatta dallo stesso Spivack, inclusa nel vasto archivio di documenti su Epstein pubblicati quest’anno, indica che l’intrusione è avvenuta il 12 febbraio 2023. La violazione sarebbe stata scoperta il giorno successivo, quando l’agente ha acceso il computer e ha trovato un file testuale che avvertiva che la rete era stata compromessa. Ulteriori verifiche hanno poi rilevato tracce di attività anomale sul server, che includono – secondo il documento – la consultazione di alcuni file relativi all’indagine su Epstein.

Libano, Meloni: per proroga Unifil rivedere ingaggio, ma complesso

Milano, 11 mar. (askanews) – “Sulla missione Unifil molte volte ho espresso le nostre perplessità. Da una parte riteniamo che particolarmente nell’attuale contesto la missione rimanga importante, dall’altra parte le regole di ingaggio che la missione ha avuto in questi anni non erano e non sarebbero sufficienti ad affrontare la crisi attuale. Il dibattito deve essere di questo genere. Sono più che favorevole, ho segnalato quello che non condivido nell’iniziativa particolarmente degli Usa in rapporto a Unifil, ma sappiamo che se volessimo prorogare la missione dovremmo rivedere le regole di ingaggio. Tema sul quale però non solo con gli americani ma anche con altri Paesi coinvolti non abbiamo trovato grande convergenza quando abbiamo posto il problema”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in replica al Senato.

Non solo web, la travolgente ironia di Casa Surace torna a teatro

Milano, 11 mar. (askanews) – Dopo il grande successo del format “Festival al Bar” live da Sanremo la travolgente ironia di Casa Surace, fenomeno comico della rete da milioni di followers, tra i più amati ed apprezzati dal pubblico, torna finalmente a teatro con “La riunione di Condominio – tutti sotto lo stesso tetto”, un imperdibile spettacolo tutto da ridere che dal 1 aprile li vedrà protagonisti nei teatri delle principali città italiane per una primavera di fuoco all’insegna del buon umore per celebrare oltre 10 anni di carriera.

Scritto da Simone Petrella, Alessio Strazzullo e Daniele Pugliese, founder e autori storici di Casa Surace, insieme a Paolo Ruffini che ne cura anche la regia, lo spettacolo è un vero e proprio spaccato di vita quotidiana, l’assemblea più epica e caotica che abbiate mai visto, dove un regolamento da votare, vicini “particolari” e un pubblico coinvolto in prima persona, danno vita a una commedia che è satira ma anche tenero affresco di un’Italia che si ritrova “tutta sotto lo stesso tetto”. Uno show esplosivo e intriso di quella comicità sana che affonda le radici nei paradossi più emblematici della vita quotidiana di ognuno di noi.

“Tornare a teatro ed emozionarci insieme al nostro grande pubblico è per noi motivo di grande soddisfazione – dichiara il collettivo Casa surace – l’energia dal vivo del teatro è qualcosa di unico e il calore del pubblico ti ripaga di tutti i sacrifici fatti. Regalare sorrisi è una missione che ci riempie il cuore, speriamo di donare solo good vibes a tutte le persone che verranno a trovarci per vivere con loro momenti di estrema allegria in un clima estremamente scanzonato e festoso come è nel nostro dna sin dal giorno zero”

Una commedia travolgente che racconta vizi, virtù e contraddizioni di un Paese che, proprio come un condominio, sembra diviso su tutto ma che alla fine trova sempre il modo di “stare insieme”. In un intreccio continuo di situazioni, momenti di pura improvvisazione, la scena si allarga fino a confondersi con la realtà: il teatro si fonde con la vita vera, e il pubblico si ritrova senza volerlo a partecipare alla riunione di una grande e divertentissima “famiglia allargata”, tipica del sud!

La community di Casa Surace porta in scena una riunione di Condominio metaforica ma non troppo, in cui i personaggi del cast interpretati da Antonella Morea, Daniele pugliese, Riccardo betteghella e Alessandro freschi interagiscono con il pubblico con l’intenzione di trovare l’accordo sui punti all’ordine del giorno della riunione. Tra racconti, monologhi, sketch e comicità, la riunione diventa metafora di tutta l’Italia vista come un grande condominio in cui è possibile trovare punti di contatto, se ci si ascolta e si agisce con solidarietà. E ovviamente poi si mangia tutti insieme.

La riunione di condominio è così a tutti gli effetti lo specchio della nostra società una grande festa collettiva in cui si ride e si riflette e in cui ci sente parte di una comunità l’energia di Casa surace saprà sorprendervi trasportandovi nel loro clima appassionato e inimitabile con quel sapore unico che è pienamente nel loro stile

Casa Surace sono un collettivo di comici che si distinguono per un approccio verace, fresco e diretto, mirato ad alleggerire con un sorriso la vita quotidiana di ognuno di noi. I temi trattati spaziano dalla quotidianità alle sfide contemporanee, con uno sguardo particolare alle situazioni comuni che intrecciano ironia e realtà sociale. Fra i principali temi trattati dal collettivo troviamo infatti le differenze generazionali, i paradossi dell’ambito famigliare, temi sociali e approfondimenti riflessivi e umoristici che vengono sempre trattati con una lente generazionale ad hoc

Casa surace attraverso la sua ironia e leggerezza è in grado di abbracciare differenti pubblici, dalla generazione zeta ai millenials fino agli over 60. La loro è una bella storia di rivalsa che mescola sapientemente differenti generi, dalla commedia dell’arte sino ad abbracciare i nuovi linguaggi della comicità.

Tra le date già in calendario “La riunione di condomio” approderà il 1 aprile a Firenze ( Teatro Puccini), il 7 aprile a Bologna ( Teatro Dehon), 8 Aprile a Milano ( Teatro Manzoni), 16 Aprile Roma ( Teatro Orione), 17, 18 e 19 Aprile a Napoli ( Teatro Acacia), 8 Maggio a Gallarate ( Teatro Condominio), 30 Maggio Varese ( Teatro di Varese).

MO, Siciliotti (commercialisti): Accise misura regressiva

Roma, 11 mar. (askanews) – “In un contesto internazionale segnato da forti tensioni e da un’economia sempre più orientata verso logiche di guerra, anche il ruolo dei commercialisti può diventare significativo. La nostra categoria rappresenta un corpo professionale che riflette, analizza e può offrire alla politica idee e proposte concrete. Stiamo vivendo una fase estremamente complessa e, in una situazione così incerta, credo sia difficile per chiunque formulare previsioni attendibili.

Basta osservare la realtà quotidiana per comprendere le difficoltà: il prezzo dei carburanti continua ad aumentare in modo rilevante e sappiamo bene che una parte consistente di quel costo è legata alle accise, cioè a imposte che gravano direttamente sui cittadini. Si tratta di una questione che nel tempo è stata criticata da tutte le opposizioni, ma che raramente è stata modificata quando si è passati al governo. Oggi il tema torna al centro del dibattito e merita una riflessione attenta. Ridurre queste imposte può certamente rappresentare una scelta condivisibile, ma bisogna anche considerare che si tratta di una misura con effetti regressivi: incide allo stesso modo su tutti, ma rischia di pesare in misura maggiore sulle fasce economicamente più fragili della popolazione”. Lo ha affermato Claudio Siciliotti, past president del Cndcec e candidato alla presidenza del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili per la lista ‘Unione dei territori’ nel corso del forum promosso dall’Associazione Nazionale Commercialisti.

“In un contesto internazionale segnato da una grave crisi economica e geopolitica – ha evidenziato Marco Cuchel, numero uno dell’Anc -, il ruolo dei commercialisti diventa sempre più centrale nel supporto alle imprese, chiamate a operare in quella che molti definiscono ormai una vera e propria ‘economia di guerra’. La nostra professione è chiamata a intercettare per tempo le criticità attraverso strumenti adeguati: dagli assetti organizzativi ai controlli di gestione, fino ai nuovi meccanismi di prevenzione della crisi d’impresa”.

“Il contributo dei commercialisti – ha aggiunto – non si limita però alla sola assistenza fiscale. C’è molto di più, a partire dalla disponibilità a dialogare con il governo per offrire analisi, proposte e suggerimenti in un momento particolarmente delicato per il Paese”. “Poi, alla vigilia delle elezioni per il rinnovo del Consiglio nazionale di categoria, previste per il prossimo 15 aprile, la nostra associazione ha elaborato un ‘manifesto programmatico’ con gli obiettivi che riteniamo fondamentali per rafforzare il ruolo dell’istituzione e ristabilire i necessari equilibri sia all’interno sia all’esterno della categoria. Tra le priorità – ha evidenziato Cuchel – indichiamo l’etica e la trasparenza, un maggiore protagonismo degli ordini territoriali, la centralità delle associazioni sindacali di categoria e una revisione dell’equo compenso”. Anc ha sempre sostenuto l’importanza del confronto pubblico sui temi più rilevanti per la professione, proprio per garantire ai colleghi un’informazione chiara e completa. Per questo riteniamo un’occasione mancata – ha stigmatizzato – il fatto che, per la prima volta dal 2012, uno dei candidati ha deciso di non partecipare al confronto”.

“Questioni cruciali come le esclusive professionali, l’accesso agli uffici dell’Agenzia delle Entrate, dell’Inps e dell’Inail, così come il progressivo indebolimento delle tutele dei commercialisti sia sul piano sociale sia su quello istituzionale, meriterebbero invece un dibattito aperto e costruttivo nell’interesse dell’intera categoria. Siamo convinti che la professione debba tornare a essere davvero centrale, non soltanto nelle dichiarazioni di principio, ma nei fatti. In questo percorso – ha concluso Cuchel – il ruolo delle associazioni sindacali di categoria è fondamentale, perché rappresentano un punto di riferimento concreto per tutti gli iscritti e contribuiscono in modo determinante alla tutela e alla valorizzazione della professione”. Il manifesto dell’Associazione è stato consegnato al rappresentante della lista ‘Unione dei territori. “Vogliamo rappresentare un’alternativa credibile e siamo convinti di poterlo fare. Proponiamo una visione del dottore commercialista non solo come tecnico, ma come figura sociale che contribuisce alla tutela di valori fondamentali della nostra Costituzione, come la libertà d’impresa, la tutela del risparmio e il corretto adempimento degli obblighi tributari”, ha sottolineato Siciliotti. “Il commercialista deve essere riconosciuto per il ruolo centrale che svolge. Per questo proponiamo un metodo di lavoro fondato su ascolto e confronto, senza demonizzare il dissenso, perché la critica è uno strumento indispensabile per migliorare”. “Tra i nostri principi – ha ribadito – vi è l’impegno a non accettare incarichi professionali provenienti dalla politica nazionale durante il mandato, a garantire un quadriennio pieno di attività e a sottoporre il bilancio del Consiglio nazionale all’approvazione degli Ordini territoriali, che contribuiscono alle risorse e devono poter controllarne l’utilizzo”. “Il commercialista è una sentinella della legalità: la nostra è una professione unica perché presidia insieme economia, finanza, fisco e contabilità. Proprio per questo – ha chiarito Siciliotti – dobbiamo valorizzare questa unicità con percorsi formativi rigorosi e con la massima trasparenza nelle scelte e nella gestione delle risorse”.

Meloni: per l’unità dell’Occidente non abbandonare Trump ma cercare una sintesi

Roma, 11 mar. (askanews) – “Si deve lavorare nel senso di ricomporre e non aiutare a disgregare: non faremmo gli interessi né dell’Italia né dell’Europa. Calenda diceva che per essere utili all’occidente, per avere l’unità dell’occidente dobbiamo abbandonare Orban e Trump. Noi non siamo così, non siamo noi che decidiamo cosa sia l’occidente o chi sia, non siamo noi che decidiamo chi fa parte dell’Europa. Questa è l’idea di un club che non è geopolitica, purtroppo la geopolitica è un’altra cosa. Quello che dobbiamo fare anche se non siamo d’accordo è cercare sintesi”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni replicando al dibattito sulle comunicazioni rese in vista del consiglio europeo del 19 e 20 marzo allargate alla crisi in Medio Oriente. “Il nostro compito e interesse è anche contromanovrare rispetto a certe spinte, non condivido le posizioni che mi si chiede di assumere che vanno verso la disgregazione, dobbiamo tentare di contromanovrare rispetto a quella spinta. È chiaro che ci sono difficoltà”, ha aggiunto. Meloni ha ringraziato Calenda per “l’approccio costruttivo sulla materia dei prezzi dell’energia”.

Cosa è l’Ets, che l’Italia chiede di sospendere e l’Ue vuole rivedere

Roma, 11 mar. (askanews) – Cosa sono i famigerati permessi “Ets”, di cui l’Italia, anche oggi, con la premier Giorgia Meloni, chiede una sospensione in vista della attesa “modernizzazione” che la Commissione europea ritiene necessaria. Il problema è tornato alla ribalta con la nuova fiammata dei prezzi dell’energia innescata dal conflitto in Iran.

Acronimo di European Union Emissions Trading System, l’Ets è fondamentalmente un meccanismo di scambio delle quote di CO2 che ha come obiettivo quello di ridurre le emissioni, imponendo maggiori costi alle industrie che ne producono di più.

Funziona fissando un tetto massimo alla CO2 consentita che si riduce ogni anno, costringendo le imprese a inquinare meno o a comprare permessi da chi è più efficiente.

Al sistema partecipano tutti i paesi Ue insieme a Islanda, Liechtenstein e Norvegia, coprendo settori chiave come la produzione di energia elettrica, le grandi fabbriche, i voli aerei e, dal 2024, anche le grandi navi. I soldi incassati dalle aste di queste quote, che dal 2013 hanno superato i 175 miliardi di dollari, vengono usati dai governi per finanziare pannelli solari, risparmio energetico e nuove tecnologie pulite.

Il problema è che il meccanismo Ets è stato concepito ben prima della crisi energetica esplosa con la guerra in Ucraina e non considerava questo tipo di situazione, che ha cambiato radicalmente il quadro complessivo. Il sistema di penalizzazione e sovracosti che serviva a far sviluppare le rinnovabili ha mostrato una sorta di spirale che ora rischia di ripetersi con la crisi sull’Iran.

Per questo oggi sugli Ets il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni ha lanciato un forte richiamo: il meccanismo deve essere riformato e nel frattempo l’Italia chiede di sospenderlo. Meloni ha toccato il tema nel suo intervento alla Camera in vista del Consiglio dei capi di Stato e di governo della Ue, che si svolgerà la prossima settimana, il 19 e il 20 marzo.

“Il cosiddetto Ets – ha rilevato – è un sistema che necessita di una revisione per correggere una serie di meccanismi che oggi, in un significativo numero di Stati membri, Italia inclusa, gonfiano artificialmente il prezzo dell’elettricità, con punte che, per la nostra Nazione, toccano i 30 euro per MwH, un quarto dell’intero costo dell’elettricità”.

Un problema che diventa stridente ora con questa nuova impennata dei prezzi innescata dal conflitto in Iran. Quindi, “in attesa proprio di questa necessaria revisione annunciata per la seconda metà di quest’anno”, l’Italia chiede “di sospendere urgentemente l’applicazione dell’Ets alla produzione di elettricità da fonti termiche – ha detto ancora Meloni -. Si tratta di un provvedimento che serve subito, e almeno fino a quando i prezzi globali delle fonti energetiche fossili non torneranno sui livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente”. 

Quasi contemporaneamente, sul tema interveniva anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Nell’Unione europea “gli Ets ci servono, ma dobbiamo modernizzarli”, ha affermato al Parlamento europeo, a sua volta nel suo discorso in vista del Consiglio Ue della prossima settimana. “Senza gli Ets – ha sostenuto – oggi consumeremmo 100 miliardi di metri cubici di gas in più”. Von der Leyen ha quindi auspicato che prosegua il dibattito sul questo tema anche a livello di Parlamento Ue.

Anche usando gli Ets, entro il 2030 l’obiettivo della Ue è tagliare le emissioni del 62% rispetto al 2005, e dal 2027 il sistema si allargherà includendo anche il riscaldamento degli edifici e i carburanti stradali. Per aiutare le famiglie più in difficoltà con i nuovi costi energetici, l’Europa ha creato un apposito Fondo sociale per il clima che mobiliterà oltre 86 miliardi di euro tra il 2026 e il 2032.

Secondo il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Frantin, in un Paese come l’Italia l’Ets in situazioni come quella attuale rischia di diventare “un boomerang”, perché finisce per rendere più convenienti sistemi come il riscaldamento a legna o a pellet rispetto all’elettricità, con emissioni ben più elevate di altre fonti.

Libri, arriva Il Potere di LinkedIn di Davide Caiazzo

Roma, 11 mar. (askanews) – Se LinkedIn viene ancora liquidato come un “cimitero” di curricula, “Il Potere di LinkedIn. La guida definitiva per sfruttare il social network professionale più importante al mondo” ribalta la prospettiva: la piattaforma è oggi un’infrastruttura strategica dove si costruiscono reputazione, si aprono mercati professionali e nascono relazioni qualificate. Firmato da Davide Caiazzo, imprenditore e formatore, TOP 20 Most Influential Voices in “LinkedIn Growth” secondo la classifica Favikon 2025, il volume propone un metodo operativo per trasformare presenza, contenuti e networking in un asset misurabile.

LinkedIn si definisce oggi “il più grande network professionale al mondo”, con oltre un miliardo di membri in più di 200 Paesi e territori. In Italia, la piattaforma ha raggiunto una scala ormai sistemica. Secondo gli ultimi rilievi, LinkedIn conta oltre 23 milioni di “membri” nel nostro Paese. Le stesse stime indicano che l’audience italiana equivale a circa il 38,8% della popolazione e a circa il 43,2% della base di utenti internet; un ordine di grandezza che rafforza la centralità della piattaforma nei percorsi di reputazione, networking e posizionamento professionale.

Pubblicato da Gribaudo (Gruppo Feltrinelli), l’opera propone una metodologia strutturata orientata a trasformare la presenza online in un asset funzionale agli obiettivi individuali o aziendali. Il manuale analizza in modo progressivo le leve decisive del posizionamento su LinkedIn: ottimizzazione del profilo come touchpoint reputazionale, progettazione di contenuti capaci di rispondere alle logiche dell’algoritmo, gestione delle interazioni come strumento di visibilità organica e consolidamento della fiducia. Ampio spazio è dedicato anche alla creazione di reti ad alto valore aggiunto, all’utilizzo consapevole delle funzioni premium, alla misurazione delle performance e all’impiego della piattaforma nelle strategie di social selling.

“Non basta esserci: serve farlo per bene, con una presenza curata e coerente, capace di raccontare chi siamo e cosa sappiamo fare”, spiega Davide Caiazzo. “LinkedIn non è un palcoscenico da osservare a distanza, ma un ambiente professionale in cui ci si mette in gioco, si dialoga, si costruiscono credibilità e opportunità. Ho scritto questo libro per accompagnare chiunque voglia fare un passo in avanti: trasformare il profilo in uno strumento di reputazione, i contenuti in leve strategiche, le relazioni digitali in contatti concreti”.

Con esempi applicativi, analisi di casi, indicatori di performance e linee guida operative, il volume si configura come una guida tecnica e strategica per professionisti, manager e imprenditori che intendono presidiare LinkedIn con una presenza coerente, autorevole e orientata ai risultati.

Il volume è stato insignito del Premio IusArteLibri – “Il Ponte della Legalità”, edizione 2026, nella sezione “I Saggi”, in Senato.

Vittorio Pettinato torna a teatro con "Centro di vanità permanente"

Roma, 11 mar. (askanews) – C’è un luogo reale e invisibile allo stesso tempo, un centro sempre aperto, frequentato da pellegrini dell’immagine, asceti del benessere e “professionisti” dell’autenticità. È il “Centro di vanità permanente”, il nuovo spettacolo di Vittorio Pettinato – comico e content creator da oltre mezzo milione di follower tra Instagram e TikTok – che porta sul palco un ritratto lucido e irresistibilmente comico della nostra epoca. Lo show – prodotto da Chimera Agency (To Be All Group) e Talia Media – debutta sabato 14 marzo all’Ecoteatro di Milano, proseguendo poi a Brescia (Teatro Santa Giulia), Verona (Teatro Stimate), Torino (Teatro Juvarra) e Perugia (Teatro Brecht).

Con uno sguardo ironico, intelligente e affettuosamente spietato, Pettinato accompagna il pubblico in un viaggio dentro le contraddizioni della società contemporanea, dove la vanità non è più un vizio segreto ma un’abitudine quotidiana. Oggi tutto diventa racconto, esperienza da condividere, prova di autenticità: anche il silenzio, anche la pausa, persino la fuga dal mondo. C’è chi documenta ogni tappa di un viaggio spirituale, chi annuncia il proprio detox digitale con l’ultimo post, chi lascia tutto per “ritrovarsi”, ma solo dopo averlo raccontato.

“Centro di vanità permanente” costruisce una narrazione capace di alternare leggerezza e riflessione. L’umorismo di Pettinato nasce dall’osservazione del reale: spontaneo ma preciso, surreale ma profondamente riconoscibile, sempre in equilibrio tra sorriso e consapevolezza.

Uno spettacolo che completa il ritratto ironico di una società che si specchia, si filtra, si racconta e, nel farlo, continua a cercarsi. “Non vedo l’ora di tornare sul palco e riabbracciare le persone senza la presenza di uno schermo che faccia da ostacolo”, racconta il comico.

Dopo il debutto a Milano, lo spettacolo farà tappa il 20 marzo a Brescia (Teatro Santa Giulia), l’11 aprile a Verona (Teatro Stimate), il 18 aprile a Torino (Teatro Juvarra) e il 24 aprile a Perugia (Teatro Brecht).