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Calcio: Malagò, "Maldini la chiave, ai Mondiali 2030 ci saremo"

Roma, 22 lug. (askanews) – Paolo Maldini è stato scelto come direttore tecnico perché “non si tratta solo di azzeccare il commissario tecnico, ma di riorganizzare tutto il sistema”. Lo ha detto il presidente della Figc Giovanni Malagò, intervenuto a Chora Media e Cronache di Spogliatoio, spiegando di aver pensato all’ex capitano del Milan fin dalla campagna elettorale. “Ho impiegato due settimane per approfondire tutti gli aspetti e alla fine ci siamo stretti la mano insieme a Leonardo”, ha raccontato.

Malagò ha sottolineato che la scelta del nuovo ct sarà condivisa con Maldini e nascerà da una valutazione di profili più che di nomi. “Ci sono anche aspetti di budget, ma possono esserci eccezioni come Guardiola. Era giusto aprire un dialogo, senza mancare di rispetto agli altri candidati. Si può anche puntare su allenatori di una nuova generazione”.

Il presidente federale ha indicato tra le priorità anche il dossier per Euro 2032. “Entro il 31 luglio dobbiamo presentare il progetto sugli stadi. Oggi abbiamo la certezza di poter candidare cinque impianti pronti e altri otto-dieci in fase di sviluppo. Mi piacerebbe poi portare in Italia anche l’Europeo femminile del 2033”.

Sul fronte arbitrale, Malagò ha ribadito di voler rispettare l’autonomia dell’Aia, pur seguendone l’evoluzione. “La scuola arbitrale italiana resta di altissimo livello. Lo dimostrano Collina alla Fifa, il ruolo internazionale di Rizzoli e il curriculum di Orsato”.

Infine un passaggio sui giovani tecnici italiani, citando Alberto Aquilani e Fabio Grosso come esempi di una nuova generazione capace di valorizzare i talenti azzurri. Alla domanda sulla qualificazione ai Mondiali del 2030, Malagò ha risposto con una promessa: “Ci saremo”.

Musica, Big Fish annuncia il nuovo singolo "Pressing"

Roma, 22 lug. (askanews) – Big Fish, produttore simbolo della scena hip hop e urban italiana, annuncia oggi “Pressing”, il nuovo singolo – edito da Warner Records Italy/Warner Music Italy – in collaborazione con Macello & Enny P, fuori su tutte le piattaforme digitali venerdì 24 luglio.

Il brano è un ritratto crudo e senza filtri di una generazione sospesa tra ambizione e vulnerabilità, schiacciata da ansie, aspettative e sovraccarico mentale. Al centro del racconto c’è anche il denaro, al tempo stesso via di fuga e fonte di soffocamento, un dualismo che il ritornello martellante rende ancora più incisivo, trasmettendo tutta la tensione e l’inquietudine che attraversano il brano. A dare voce a questo immaginario sono il giovane rapper classe 2001 Macello insieme a Enny P, rapper italo-colombiana, tra le voci più disruptive della nuova scena urban: due voci che raccontano in modo diretto le contraddizioni della propria generazione, in una quotidianità dove denaro, eccessi e fragilità convivono costantemente.

Così Big Fish racconta il brano: “‘Pressing’ nasce da una session in studio con Macello. Dopo qualche giorno mi sono messo al lavoro e ho cambiato il mood del brano, trasformandolo in un brano tech house, raddoppiando i BPM. Ho poi coinvolto Enny P perché la sua attitudine e il suo immaginario completavano perfettamente il brano. Penso sia qualcosa di fresco per il rap e, soprattutto, una proposta nuova per il pubblico che ascolta prevalentemente trap”.

Con una carriera iniziata nel 1994 nel gruppo hip-hop Sottotono, Big Fish ha continuato a farsi conoscere nell’industria musicale come solista e come produttore, contribuendo alla realizzazione di alcune delle canzoni e degli album più importanti della scena rap. Tra le sue collaborazioni più note spiccano opere storiche all’interno del panorama hip-hop del nostro Paese, fra cui “Tradimento” di Fabri Fibra, “Supereroe” di Emis Killa e “Nesliving, Vol. 3 – Voglio di +” di Nesli. In seguito alla reunion dei Sottotono nel 2021, Big Fish è tornato sulla scena in veste di solista nell’estate del 2025 con il singolo “Lato B” e a febbraio 2026 con “Amore Disonesto” featuring Jake La Furia e Carl Brave, proseguendo ora con “PRESSING” insieme a Macello e Enny P, in attesa del suo prossimo progetto discografico.

Giffoni, arrivano le fatine: premiere di Winx Club: The Magic is Back

Roma, 22 lug. (askanews) – Alla 56esima edizione del Giffoni Film Festival sono arrivate anche le fatine per l’evento Winx Club. Le eroine della celebre saga tv, nate dall’estro di Iginio Straffi, sono state protagoniste al festival del cinema per ragazzi di una première dedicata ai giovanissimi fan.

I jurors della sezione Elements +6 hanno avuto l’opportunità di partecipare a un incontro con le fate e di assistere in anteprima alla proiezione di uno dei nuovi episodi della serie “Winx Club: The Magic is Back”, prodotta da Rainbow in collaborazione con Rai Kids. Bloom, Stella, Flora, Musa, Tecna e Aisha tornano infatti con nuove avventure dal 28 luglio su Netflix, in tutto il mondo con sei nuovi episodi, mentre la serie completa incluso il finale di stagione, sarà in programmazione in anteprima in Italia su Rai Gulp e Rai Play a partire da settembre.

Due gli incontri nella Sala Lumière della Cittadella, che hanno entusiasmato una platea di circa 1.200 bambini e bambine tra i 6 e i 9 anni, e durante i quali è stato presentato in anteprima uno dei nuovi episodi. La giornata è poi proseguita con momenti di spettacolo e intrattenimento insieme alle Winx, protagoniste di una performance sulle note delle nuove canzoni, culminata con la loro partecipazione al Blu Carpet del Giffoni Film Festival.

La prima parte della serie, uscita a settembre dello scorso anno, è stato un successo in tutto il mondo e i nuovi episodi sono attesi da milioni di fan. Realizzata in CGI con un’animazione di altissima qualità, effetti speciali e uno stile visivo rinnovato, “Winx Club: The Magic is Back” ha segnato l’inizio di un nuovo capitolo per Winx Club con una narrazione pensata per coinvolgere una nuova generazione di spettatori, mantenendo sempre al centro i valori che hanno reso il brand un punto di riferimento dell’animazione internazionale. La storia segue Bloom, una sedicenne terrestre che scopre di essere una fata e intraprende un viaggio nel mondo magico di Alfea. Insieme a Stella, Flora, Musa, Tecna e Aisha costruirà un legame fondato sulla fiducia, sul coraggio e sulla forza dell’amicizia, affrontando sfide che metteranno alla prova il loro destino.

OpenAI ammette: suoi modelli hanno "autonomamente" hackerato un’azienda

New York, 22 lug. (askanews) – OpenAI ha ammesso che due suoi modelli hanno autonomamente hackerato una startup amata dagli sviluppatori in quello che l’azienda dietro a ChatGPT ha definito un “cyber incidente senza precedenti”. E’ successo la settimana scorsa, quando OpenAI stava testando la combinazione dei due modelli, GPT-5.6 Sol e uno più potente non ancora diffuso, con l’intento di capire le loro capacità cyber. Anche se OpenAI aveva intenzionalmente allentato le misure di salvaguardia cyber, teoricamente i modelli erano pensati per restare nella cosiddetta “sandbox”, un contesto sicuro in cui effettuare test. Tuttavia, i modelli sono riusciti a fuggire e a collegarsi a internet. A quel punto hanno rubato le credenziali di accesso di Hugging Face, una libreria digitale di tecnologia AI, presupponendo che in essa potessero trovare indicazioni su come superare il test.A scoprire l’intrusione era stata il 16 luglio scorso la stessa Hugging Face. Pur sapendo che fosse stata provocata da un sistema autonomo, il gruppo non sapeva inizialmente che a esserne responsabile fosse OpenAI. In un post ieri su X, il CEO Clément Delangue ha spiegato che nelle precedenti 24 ore aveva lavorato a stretto contatto con OpenAI: “Crediamo fermamente che da parte loro non ci fosse alcuna intenzione maliziosa. È piuttosto incredibile che tutto questo sia successo in modo autonomo”.

Parmigiano Reggiano, Bertinelli: il futuro è nel mercato estero

Reggio Emilia, 22 lug. (askanews) – “L’Italia, come tanti paesi occidentali, sta affrontando un inverno demografico che da noi è molto incidente: nascono circa 322.000 bambini all’anno, vuol dire che in 80 anni saremo meno di 30 milioni di italiani. E’ un tema che va oltre il Parmigiano Reggiano, ma il Parmigiano Reggiano deve vedere nel mercato internazionale il luogo dove poter crescere per garantire alla filiera e anche al Paese una traiettoria di futuro”. Lo ha detto Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, a margine della conferenza stampa di presentazione della 60a Fiera del Parmigiano Reggiano di Casina.

Un trend già in atto: “Nel 2025 il Parmigiano Reggiano ha portato all’estero oltre il 53% della sua produzione, con una domanda che chiede sempre più prodotto. Oggi il mondo vuole mangiare italiano e vuole visitare l’Italia: nel turismo, che vale circa il 12% del Pil, un turista straniero su due decide il suo itinerario non per il mare, la montagna o le città d’arte, ma in funzione dell’enogastronomia”, ha aggiunto.

“Ecco perché con il progetto Vivi Parmigiano Reggiano ci candidiamo a diventare una destinazione turistica, un luogo da visitare. Questo porterà le persone ad acquistare, spendere, consumare e alloggiare nelle nostre terre. E le zone di montagna, le più belle dal punto di vista paesaggistico, saranno un’importante destinazione turistica”, ha concluso Bertinelli.

Formula1, Vasseur: "A Budapest con grande fiducia"

Roma, 22 lug. (askanews) – Il Mondiale di Formula 1 arriva all’ultimo appuntamento prima della pausa estiva. La undicesima prova stagionale si disputa all’Hungaroring, circuito che dal 1986 ospita senza interruzioni il Gran Premio d’Ungheria e che quest’anno accoglie la Formula 1 per la quarantunesima volta.

La Ferrari arriva a Budapest con fiducia dopo i segnali incoraggianti emersi nelle ultime due gare, nelle quali la squadra ha confermato i progressi mostrati nelle recenti uscite. Il tracciato ungherese, tecnico e selettivo, rappresenta però una nuova sfida, soprattutto per le condizioni climatiche: caldo e alte temperature dell’asfalto saranno ancora una volta elementi decisivi nella gestione della vettura e degli pneumatici.

L’Hungaroring, lungo 4,381 chilometri e situato a pochi chilometri da Budapest, è uno dei circuiti più impegnativi del calendario. Le curve si susseguono in rapida successione e il lungo rettilineo principale costituisce quasi l’unico punto di respiro per i piloti. Per caratteristiche viene spesso definito un “kartodromo in grande”, dove precisione, ritmo e continuità di guida sono fondamentali.

I sorpassi sono tradizionalmente difficili e si concentrano soprattutto alla prima curva e nel tratto successivo fino a curva 3. Per questo motivo la qualifica assume un ruolo particolarmente importante nell’economia del weekend.

La gestione delle gomme sarà uno dei temi centrali. Il caldo estivo mette infatti sotto pressione monoposto e pneumatici, obbligando i team a trovare il giusto equilibrio tra prestazione sul giro singolo e rendimento sulla distanza di gara.

Il programma prevede venerdì le prime due sessioni di prove libere, alle 13.30 e alle 17. Sabato alle 12.30 si terrà la terza sessione, mentre le qualifiche scatteranno alle 16. Il Gran Premio d’Ungheria prenderà il via domenica alle 15 e si correrà sulla distanza di 70 giri, pari a 306,63 chilometri.

“Arriviamo a Budapest dopo due weekend incoraggianti, nei quali siamo riusciti a massimizzare il risultato grazie a un grande lavoro di squadra – ha spiegato il team principal della Ferrari Fred Vasseur -. Questo ci dà fiducia, ma sappiamo che ogni Gran Premio rappresenta una storia a sé. Sulla carta l’Hungaroring potrebbe adattarsi un po’ meglio alle caratteristiche della nostra vettura, ma questo da solo non garantisce nulla”.

“Come sempre sarà l’esecuzione a fare la differenza: dovremo affrontare il weekend con la stessa concentrazione, disciplina e attenzione ai dettagli mostrate nelle ultime gare. Abbiamo una squadra affiatata, due piloti motivati e il sostegno dei nostri tifosi: l’obiettivo è continuare il nostro percorso lavorando bene fin dal venerdì per arrivare nelle migliori condizioni a qualifiche e gara”.

Intercettazioni, Tajani: no a modifica della legge, va bene così

Roma, 22 lug. (askanews) -“Non capiamo perché si debba cambiare la legge sulle intercettazioni che abbiamo cambiato noi”. Così il vicepremier e segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, conversando con i cronisti fuori da Montecitorio, a proposito della richiesta della presidente della commissione Antimafia, Chiara Colosimo (FdI), di allargare la possibilità di intercettazioni su una serie di reati.

Legge elettorale, Tajani: ci sono stati malumori in tutti i partiti

Roma, 22 lug. (askanews) – Sulle legge elettorale e sulle preferenze “i malumori ci sono stati in tutti i partiti. Vedremo se in Senato ci sarà un emendamento, esamineremo i contenuti. A noi la legge va bene così com’è”. Così il vicepremier e segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, conversando con i cronisti fuori da Montecitorio.

“Poi vedremo se ci saranno delle proposte degli alleati, le esamineremo come abbiamo fatto l’altra volta: vedremo quale sarà la proposta, se ci sarà un emendamento, chi lo presenterà, cosa dirà questo emendamento e lo si esaminerà con grande serenità e interesse. I gruppi decideranno autonomamente, ma non si può dare un giudizio prima che venga presentata una proposta”, ha aggiunto.

Venezia83, alle Notti Veneziane "Il mestiere", esordio di Tufarulo

Roma, 22 lug. (askanews) – Sarà presentato alle Notti Veneziane sezione delle Giornate degli Autori in accordo con l’Isola di Edipo, “Il mestiere”, film d’esordio di Beppe Tufarulo con Luigi Lo Cascio, Claudia Potenza, Riccardo Maiello, George Li Tournaire, Massimiliano Rossi.

Il film racconta di Sauro Cantafame, che di mestiere “aggiusta” i morti. Nei corpi degli anziani defunti monta dei cuori meccanici così che sembrino vivi. E con questo trucco le famiglie continuano a riscuotere la pensione. Con la sua Apecar attraversa un Sud di frontiera, violento, lunare, tra la realtà e l’inverosimile. Sarà l’incontro con Giocondo Infelice, un ragazzo murato in sé stesso ma con un misterioso dono, a riportarlo alla vita e ai sentimenti, tanto da affrontare il rischio di sfidare la deità criminale di Vito la Scimmia che, in quel territorio alla fine del mondo, tutto comanda e dispone…

“Sauro Cantafame, antieroe tragico fa un mestiere illegale per le regole scritte, sacro per necessità – ha raccontato Tufarulo. Nel suo mondo la morte non è la fine di qualcosa: è una risorsa. ‘Il Mestiere’ è un film su un Sud che non esiste sulle mappe. Un Sud tribale, periferico e senza certezze, una sorta di west senza leggi dove le regole sono saltate e con loro anche la distinzione tra ciò che è vero e ciò che è inventato”.

“Il mestiere”, da una sceneggiatura vincitrice del Premio Solinas di Massimo De Angelis, è una produzione Mad Entertainment, Dude Originals e Art of Panic in collaborazione con Rai Cinema, coprodotto da Umedia e Rosebud Entertainment Films in collaborazione con uFund, opera realizzata e distribuita con il contributo di Ministero della Cultura – Fondo per lo Sviluppo degli Investimenti nel cinema e nell’audiovisivo; con il contributo di Fondazione Calabria Film Commission, Lazio Cinema International, Regione Campania e Film Commission Regione Campania; vendite internazionali affidate a True Colours.

Beppe Tufarulo, regista e sceneggiatore, dopo gli esordi a Mtv ha costruito un percorso autoriale tra documentario e finzione, distinguendosi per una forte sensibilità visiva e per l’attenzione alle storie più intime e profondamente umane. Ha diretto documentari dedicati al mondo della musica, dello sport e della moda, tra cui “Ferro”, “All or Nothing: Juventus”, “Armani Privé – A View Beyond”, “Una favola siciliana” e “Puglia: Appunti di viaggio”. I cortometraggi “Baradar” (Brother) e “We’ll Let You Know” hanno ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali e sono stati selezionati tra i candidati ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento. Il “Mestiere”, coprodotto da Italia, Belgio e Francia, segna il suo esordio nel lungometraggio di finzione.

Venezia83, "Scarpe rotte" di Roberta Torre apre le Notti Veneziane

Roma, 22 lug. (askanews) – “Scarpe rotte”, di Roberta Torre, è il film d’apertura delle Notti Veneziane, sezione delle Giornate degli Autori in accordo con l’Isola di Edipo. Interpretato da Barbara Ronchi e Mersila Sokoli, racconta in che modo a volte il sogno ha la capacità di tenere a bada il caos del mondo.

Roma, durante la Seconda Guerra Mondiale. Clara e Vera trascorrono il tempo in casa: bevono il tè, mettono in ordine, parlano. Clara e Vera parlano di tutto. Di ciò che è accaduto all’una e all’altra, di chi non c’è, di chi manca. Al centro dei loro discorsi – come un leitmotiv musicale, e come un’occasione per parlare di ciò di cui non si può parlare – ci sono le scarpe. Che dovrebbero essere intere, se non addirittura eleganti almeno decenti, e invece sono rotte, piene di spaccature, con la suola che si stacca; ma ci sono solo quelle, bisogna arrangiarsi, esserne orgogliosi e persino – anche se in tempo di guerra sembra assurdo – un poco gioirne. Perché allora non organizzare un concorso di scarpe rotte, con tanto di giudice e concorrenti? Scarpe rotte racconta la storia di due donne e del loro legame. Racconta in che modo, a volte, il sogno ha la capacità di tenere a bada il caos del mondo.

“Scarpe rotte – racconta Roberta Torre – è un film sul tempo e sulla Storia che lascia le sue tracce negli oggetti e nei corpi, sulla memoria come presenza viva e sui fantasmi di chi abbiamo amato come abitatori complici delle nostre giornate”.

Insieme a Barbara Ronchi e Mersila Sokoli completano il cast Glen Blackhall, Diana Collepiccolo, Paola Giannetti, Tatiana Lepore, Alfonso Guadagnino, Michele Savoia, Rocco Castrocielo.

Scarpe rotte è una produzione Faber Produzioni, Stemal Entertainment, Draka Production con Rai Cinema, prodotto da Donatella Palermo e Corrado Azzollini. Da un soggetto di Roberta Torre, sceneggiatura di Roberta Torre e Giorgio Vasta, si avvale della fotografia di Daniele Ciprì (con cui la Torre ha già collaborato fin dal suo folgorante esordio “Tano da morire”), del montaggio di Simona Paggi, dei costumi di Erika Carretta, della scenografia di Luigi Bisceglia, del suono di Gianfranco Tortora.

Roberta Torre ha esordito con “Tano da morire” (1997), presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ha ottenuto il Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima, il Premio della Settimana Internazionale della Critica e una Menzione Speciale Fipresci. I suoi film, tra cui “Sud Side Stori”, “Angela”, “Mare Nero”, “I baci mai dati”, “Riccardo va all’inferno”, “Le Favolose” e “Mi fanno male i capelli”, sono stati presentati nei principali festival internazionali, tra Venezia, Cannes, Locarno, Roma, IDFA, Tokyo e Outfest Los Angeles, ottenendo numerosi riconoscimenti. Impegnata anche con l’attività teatrale, dedicata alla riscrittura contemporanea dei classici, dal 2025 è direttrice artistica del Teatro Luigi Pirandello di Agrigento.

Massimiliano Gallo: gli artisti devono esporsi e raccontare la realtà

Roma, 21 lug. (askanews) – E’ stata presentata in anteprima al festival di Giffoni “Minerva – La Scuola”, la serie teen drama in otto episodi diretta da Ivan Silvestrini che sarà su Netflix dal 22 settembre. E’ ambientata in un liceo militare di Napoli dove non sono consentiti i cellulari, gli abiti civili e le storie d’amore. I protagonisti sono due ragazzi e una ragazza, molto diversi fra loro, mentre Massimiliano Gallo interpreta Achille Giordano, il comandante, autorevole e tradizionalista.

L’attore, proprio a Giffoni, ha raccontato: “Parte da una scuola militare ma alla fine parla di formazione, parla soprattutto di un passaggio, quello dall’adolescenza al diventare adulti. Dell’aspetto morale del seguire le regole, a prescindere perché sono comandi, oppure interpretarli. In somma è una serie che secondo me può piacere tantissimo ai ragazzi e che può esplorare tanto sul mondo dei più giovani”.

Gallo è attualmente sul set della nuova stagione della serie “Vincenzo Malinconico, avvocato d’insuccesso”, tratta dai romanzi di Diego De Silva. L’attore recentemente aveva denunciato una certa mancanza di coraggio da parte della sua categoria, sottolineando l’importanza di esporsi, come artista. “L’artista è colui che riesce a vedere prima degli altri le brutture di una guerra, le brutture di un racconto, la bellezza di un racconto, della vita. – ha detto l’attore – Noi stiamo perdendo questa capacità, critica e di raccontarci. E quello fa male anche al nostro lavoro perché quando poi ci lamentiamo del nostro cinema, probabilmente non sappiamo denunciare, non sappiamo raccontare”.

Il ministro dell’Interno Piantedosi: per le forze dell’ordine c’è pregiudizio e si inverte onere prova

Roma, 22 lug. (askanews) – “Le forze dell’ordine sono le istituzione che tutte le indagini statistiche pongono al primo posto nel gradimento della maggioranza degli italiani. Poi esiste questo pregiudizio per cui si rovescia e si inverte l’onere della prova quando c’è qualche cosa che riguarda l’azione delle forze dell’ordine: da parte di alcuni se ne presume la non legittimità”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, intervenendo alla stazione Termini di Roma a margine della presentazione delle nuove bodycam di FS Security.

Piantedosi non è preoccupato dallo sviluppo delle indagini sulla morte del marocchino Fakir a Bologna: “Noi non abbiamo timore di nulla. Tutti gli episodi che sono ampiamente documentati: c’è una documentazione video e fotografica molto diffusa e ne siamo contenti”.

Pallavolo, l’italdonne in semifinale alla Nations League

Roma, 22 lug. (askanews) – L’Italia continua la sua corsa nella Nations League femminile. Le azzurre di Julio Velasco superano l’Olanda con un netto 3-0 (25-21, 25-16, 25-16) nei quarti di finale delle Finals di Macao e conquistano l’accesso alla semifinale, dove affronteranno la vincente della sfida tra Brasile e Giappone.

La nazionale campione olimpica e mondiale, numero uno del ranking Fivb, resta così in corsa per il terzo titolo consecutivo nella competizione. Un successo arrivato al termine di una gara dominata, chiusa in appena 82 minuti, nonostante Velasco avesse chiesto alle sue giocatrici di affrontare la sfida “come se avessero perso le ultime competizioni”, senza pensare ai trofei conquistati negli ultimi anni.

Confermata la formazione delle ultime uscite: Orro in regia, Antropova opposta, Danesi e Fahr al centro, Sylla e Nervini in banda, Fersino libero. L’avvio è tutto azzurro con il primo allungo sull’8-3, ma l’Olanda reagisce e trova la parità sul 12-12. Da quel momento l’Italia cambia ritmo: cresce Antropova, protagonista con 6 punti nel primo set, e le azzurre prendono il controllo chiudendo il parziale 25-21.

Nei due set successivi non c’è storia. La regia di Orro valorizza il gioco al centro con Danesi e Fahr, Sylla aumenta il proprio impatto offensivo e Antropova diventa il riferimento principale dell’attacco italiano. L’opposta chiude la gara da miglior realizzatrice con 16 punti, mentre Sylla ne mette a segno 11.

Velasco concede spazio anche alle giocatrici della panchina, inserendo Egonu nel doppio cambio. L’Olanda prova a reagire solo in apertura di terzo set, ma la risposta italiana è immediata: Omoruyi firma il punto del 24-16 e poco dopo arriva il definitivo 25-16.

L’Italia ora attende la semifinale di Macao con l’obiettivo di conquistare la terza Nations League consecutiva, un’impresa riuscita in passato soltanto agli Stati Uniti nella Vnl e al Brasile nell’epoca precedente del World Grand Prix.

Tennis, otto italiani nel main draw degli Us Open

Roma, 22 lug. (askanews) – Sono 10 i rappresentanti del tennis tricolore presenti nelle-entry list per i main draw dello Us Open, l’ultimo Slam dell’anno in programma sul cemento di Flushing Meadows dal 30 agosto al 13 settembre. Otto i tennisti italiani presenti in quella maschile: Jannik Sinner (nr. 1 del ranking), Flavio Cobolli (nr. 9), Lorenzo Musetti (nr. 15), Luciano Darderi (nr. 21), Matteo Arnaldi (nr. 33), Matteo Berrettini (nr. 42), Lorenzo Sonego (nr. 77), Mattia Bellucci (nr. 79).. Due le giocatrici italiane inserite in quella femminile: Jasmine Paolini (nr. 15) ed Elisabetta Cocciaretto (nr.69). Questa la top ten maschile: Jannik Sinner (ITA, nr. 1); Alexander Zverev (GER, nr. 2); Carlos Alcaraz (ESP, nr. 3); Felix Auger-Aliassime (CAN, nr. 4); Alex de Minaur (AUS, nr. 5); Ben Shelton (USA, nr. 6); Novak Djokovic (SRB, nr. 7); Daniil Medvedev (nr. 8); Flavio Cobolli (ITA, nr. 9); Taylor Fritz (USA, nr. 10).

Tra i protagonisti sul palcoscenico dell’USTA Billie Jean King Tennis Center di Flushing Meadows ci saranno i numeri uno al mondo Aryna Sabalenka e Jannik Sinner. La bielorussa punta a diventare la prima donna a vincere tre titoli consecutivi di singolare allo US Open dopo Serena Williams (2012-14): l’azzurro, trionfatore a Wimbledon, cerca il bis newyorkese dopo il successo del 2024. Seguono i numeri 2 del mondo Elena Rybakina, campionessa in carica dell’Australian Open, e Alexander Zverev, vincitore del Roland Garros 2026. Il campione in carica del singolare maschile è Carlos Alcaraz: lo spagnolo, fermo da fine aprile per l’infortunio al polso destro (dovrebbe rientrare nel “1000” di Cincinnati), punta a conquistare il suo terzo titolo a New York dopo quelli vinti nel 2022 e lo scorso anno. Il campo di partecipazione comprende 17 campioni di singolare Slam (11 donne, 6 uomini), tra cui 10 campioni dello US Open. L’ex numero uno del mondo Novak Djokovic, finalista agli Australian Open e semifinalista a Wimbledon in questa stagione, è in testa alla classifica dei vincitori con 24 trofei Slam in singolare, quattro dei quali conquistati a New York. Lo US Open 2026 si svolgerà da domenica 23 agosto a domenica 13 settembre: la settimana precedente si disputeranno le qualificazioni.

Pistoia Capitale Libro, arriva il gratta e vinci che premia lettori

Roma, 22 lug. (askanews) – Dopo il successo del primo appuntamento torna “Venerdì? Giorno fortunato!”, il format di Pistoia Capitale Italiana del Libro 2026 che trasforma un gesto semplice come prendere in prestito un libro in un’occasione di gioco, scoperta e partecipazione.

La Biblioteca San Giorgio ospiterà tre nuove giornate: venerdì 24 e venerdì 31 luglio più eccezionalmente lunedì 27, dalle 9 alle 18.30. In ciascun giorno tutti coloro che prenderanno in prestito almeno un volume riceveranno uno speciale “gratta e vinci” con il quale provare ad aggiudicarsi i gadget ufficiali della Capitale del Libro, fino a esaurimento delle scorte.

L’obiettivo è promuovere la lettura attraverso un’attività semplice e coinvolgente, capace di incentivare la frequentazione della biblioteca e di avvicinare un pubblico sempre più ampio ai libri. L’iniziativa ha riscosso interesse anche sui social: il post dedicato all’iniziativa pubblicato sul profilo Instagram della Capitale del Libro 2026 ha ottenuto più di 8mila visualizzazioni.

“Questo è il momento dell’anno in cui si legge di più: arrivano le vacanze e aumenta il tempo libero da dedicare alla lettura. Con questi piccoli doni vogliamo sottolineare il fatto che la lettura è sempre una piccola vittoria sulle esigenze della quotidianità: una vittoria che desideriamo festeggiare, appunto, con un ricordo di Pistoia Capitale”, dichiara Maria Stella Rasetti, Responsabile del progetto Pistoia Capitale del Libro. Con un piccolo gesto, quello del prestito, i lettori potranno così partecipare a un gioco pensato per rendere ancora più piacevole l’esperienza della biblioteca, luogo di cultura, incontro e condivisione. L’appuntamento rientra nel calendario di Pistoia Capitale Italiana del Libro 2026, che per tutto l’anno propone eventi e progetti dedicati alla diffusione della lettura e alla valorizzazione delle biblioteche come spazi aperti alla cittadinanza. In questo caso il premio, in fondo, è già quello di portare a casa una nuova storia.

Sanremo, Francesca Michielin: bene conduttore giovane come De Martino

Roma, 22 lug. (askanews) – Ospite al Giffoni Film Festival, Francesca Michielin ha dialogato con i ragazzi e ha presentato il suo nuovo album “Magia bianca”, per la prima volta in assoluto anche dal vivo.

Dal femminismo alla creatività, tanti i temi toccati dall’artista con i ragazzi, tra cui la riflessione sulla provincia, partendo proprio dall’esempio del Festival di Giffoni: “La provincia ti da tanto. Giffoni è un posto immerso nel verde dove avete creato in una provincia un luogo dove si fa e si genera cultura tramite l’incontro. La provincia può diventare a tutti gli effetti uno spazio culturale”

A proposito di Sanremo e della nuova direzione artistica di Stefano De Martino: “Al netto che noi non possiamo sapere che Festival sarà e come sarà destrutturato – magari verranno destrutturati anche dei ruoli – la cosa sicuramente positiva è che Stefano De Martino è un conduttore giovane ed è una cosa molto positiva, secondo me”.

Centrodestra, Tajani: Vannacci? Vota assieme a Schlein e a Conte

Roma, 22 lug. (askanews) – “Vannacci è uscito dal centrodestra, non è stato cacciato da nessuno: vota assieme alla Schlein e a Conte: Futuro Nazionale sembra un partito di sinistra, è schierato con l’opposizione”. Così il vicepremier e segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, conversando con i cronisti fuori da Montecitorio.

“Vannacci non è stato mandato certamente via da noi, è lui che se n’è andato liberamente. È stata una scelta sua e dei suoi”, ha aggiunto.

Meloni torna all’attacco: sindaco Bologna irresponsabile, perché sinistra mai in piazza quando muore un agente?

Roma, 22 lug. (askanews) – “Tolleranza zero nei confronti di chi pensa di poter sfasciare tutto, di terrorizzare le persone perbene, di trasformare i nostri quartieri in zone franche”. Cosí la premier Giorgia Meloni in un’intervista a Il Giornale, ritorna a commentare ciò che è successo a Bologna, con gli scontri con la polizia e la guerriglia urbana, dopo la manifestazione, pacifica, per Abderrahim Fakir, morto mentre veniva ammanettato dalla polizia. La premier attacca di nuovo il sindaco della città e il centrosinistra.

“Ho trovato irresponsabile – ha proseguito – l’idea del sindaco Lepore di chiamare la piazza all’indomani di quella tragedia, senza che ci fosse stato neanche modo di appurare le responsabilità. Era evidente che quella scelta sarebbe suonata come una condanna a priori delle forze dell’ordine e un ottimo pretesto per i soliti noti dei centri sociali e del mondo antagonista di mettere a ferro e fuoco Bologna, alimentare lo scontro sociale, aggredire la polizia e seminare violenza in città. Fa molto riflettere, poi, che la sinistra non sia mai scesa in piazza per esprimere solidarietà in occasione del decesso in servizio di un agente delle forze dell’ordine”, ha sottolineato.

Zelensky sceglie "il pompiere del fronte": chi è Drapatyi, nuovo Comandante in capo delle forze armate ucraine

Roma, 22 lug. (askanews) – Mikhail Drapatyi, 42 anni, è il nuovo Comandante in capo delle Forze armate ucraine. Nato a Kamianets-Podilskyi nel 1982, in Ucraina lo chiamano “il pompiere del fronte”, sottolineando la fama di militare inviato dove la situazione è più critica.

Drapatyi ha cominciato nel 2004 come tenente nella 72esima brigata meccanizzata. Nel 2014, da maggiore, è diventato famoso dopo l’ “assalto volante” con cui la sua BMD ha sfondato le barricate di Mariupol: già storica l’immagine del veicolo blindato da lui condotto che vola letteralmente attraverso l’ostacolo. Pochi mesi dopo, è stato lui a coordinare il recupero di 260 uomini e decine di veicoli da un accerchiamento sotto fuoco dell’artiglieria russa. Drapatyi è ricercato dalla Russia.

Dalla primavera 2022 in poi, una sequenza di incarichi su fronti sempre più instabili. Ha fermato l’avanzata russa verso Kryvyi Rih, ha partecipato alla liberazione di Kherson, è stato paracadutato su Kharkiv quando i russi hanno sfondato nel maggio 2024. Ogni volta, momenti di visibilità e gloria, poi di nuovo in prima linea. Nel novembre 2024 è stato promosso comandante delle forze Terrestri salvo poi essere di nuovo spostato agennaio 2025 per rafforzare il Raggruppamento Khortytsia, il settore più sanguinoso.

Di lui si dice che Syrksky, il precedente comandante supremo, silurato ieri sera, lo ha sistematicamente ostacolato con una serie di note di demerito: “Punizioni burocratiche” secondo Fedorov, l’ex ministro della Difesa che lo ha pubblicamente sostenuto dopo essere stato a sua volta licenziato, cosa che ha scatenato proteste a Kiev e in ultima istanza la decisione del presidente Zelensky di rimuovere Sirskyi, noto per l’approccio’ ‘sovietico’ al fronte.

La sua nomina è un segnale di discontinuità. Zelensky gli ha ordinato di aggiornare la strategia difensiva, di riformare il sistema dei corpi, di garantire approvvigionamenti d’armi e droni secondo le richieste dei comandanti di campo. Se Drapatyi ha il profilo di chi sa muoversi sul fronte, la sfida è se riuscirà a tradurre le vittorie tattiche in una visione strategica durevole e a crearsi una base solida istituzionale, cosa non necessaria da ‘pompiere’, ma cruciale da Comandante in capo.

Meloni: la nuova legge elettorale evita inciuci. Sulle preferenze non ho cambiato idea

Roma, 22 lug. (askanews) – “È sotto gli occhi di tutti quanto sia stato importante per l’Italia godere di questo periodo di stabilità, con un governo solido e i numeri per governare. Ecco perché penso sia utile per la Nazione avere una legge elettorale che assicuri governabilità e stabilità e permetta a chi vince le elezioni di governare senza inciuci o maggioranze arcobaleno. Questo è il cuore della riforma, ed è quello che fa impazzire la sinistra, che è abituata a governare anche quando perde le elezioni, proprio grazie ai giochi di palazzo. Ma questa Nazione merita di non tornare indietro. E sulle preferenze non ho cambiato idea”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, intervistata dal Giornale.

Il nuovo segretario generale dell’Onu? Trump punta su Infantino

Roma, 22 lug. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump punta a far diventare il presidente della Fifa, Gianni Infantino, il prossimo segretario generale delle Nazioni Unite. È quanto appreso dal New York Post, che pubblica un lungo articolo su questo possibile scenario.

Infantino, 56 anni, ha chiari origini italiane: padre calabrese, madre bresciana, la coppia viveva a Domodossola prima di emigrare per lavoro a Briga, in Svizzera. Si è avvicinato a Trump grazie all’organizzazione dei Mondiali di calcio di questa estate. Il dirigente svizzero della Fifa si è impegnato molto per conquistare la simpatia del presidente americano e coinvolgerlo, arrivando persino a consegnargli il primo ‘Premio per la Pace della Fifa’ lo scorso dicembre.

Trump ritiene che Infantino “sia rispettato da tutti nel mondo e riconosce che possiede una capacità speciale di unire le persone”, ha riferito al New York Post una fonte vicina al presidente.

Il prossimo segretario generale delle Nazioni Unite sarà eletto quest’anno per sostituire il portoghese Antonio Guterres, che lascerà l’incarico alla fine di dicembre. Per ottenere la nomina, Infantino dovrebbe ricevere il sostegno del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, composto da quindici membri, dove i cinque membri permanenti dispongono del diritto di veto, per poi essere confermato dall’Assemblea Generale.

Non è chiaro se Infantino sia interessato all’incarico né fino a che punto Trump abbia discusso con lui di questa possibilità. Tuttavia, Trump ritiene che ci sia un’opportunità concreta in un campo di candidati che, secondo una fonte interna, comprende sette candidati “deboli”.

Tra i nomi più noti figurano l’ex presidente socialista del Cile Michelle Bachelet, che potrebbe incontrare l’opposizione degli Stati Uniti, e l’argentino Rafael Grossi, attuale direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea), sul quale il Regno Unito potrebbe nutrire riserve a causa della disputa sulle Isole Falkland.

L’idea di Trump romperebbe la consuetudine che prevede la scelta di un candidato proveniente dall’America Latina o dai Caraibi, una regione che ha espresso per l’ultima volta un segretario generale con il peruviano Javier Perez de Cuellar, in carica dal 1982 al 1991.

Tuttavia, diverse fonti affermano che questa rotazione geografica informale non rappresenterebbe necessariamente un ostacolo per Infantino e che potrebbe ottenere più candidature oltre a quella sostenuta da Trump.

Paolo Zampolli, imprenditore e diplomatico italo-americano che ricopre il ruolo di inviato speciale di Trump per i partenariati globali, ha dichiarato al New York Post che “solo il presidente Trump poteva avere un’idea così geniale”.

Secondo Zampolli, Infantino “farebbe un ottimo lavoro” ed è “apprezzato da tutti”. Potrebbe portare nuova energia all’enorme macchina burocratica delle Nazioni Unite e utilizzare lo sport per costruire nuovi ponti tra i popoli e ispirare i giovani e le popolazioni più povere del mondo.

“C’è una certa somiglianza” tra il ruolo di presidente della Fifa e quello di segretario generale dell’Onu, ha affermato Zampolli, amico personale di Infantino ed ex ambasciatore presso le Nazioni Unite per il piccolo Stato insulare della Dominica. “Alle Nazioni Unite bisogna gestire 193 Stati membri. Nella Fifa ce ne sono oltre 200 e gli eccellenti risultati ottenuti da Gianni dimostrano che sa come amministrare un’organizzazione di queste dimensioni”.

Zampolli ha trascorso del tempo con Infantino durante la finale dei Mondiali disputata lo scorso fine settimana nel New Jersey, ma ha precisato che non hanno parlato di questa ipotesi e di essere rimasto sorpreso nell’apprenderla dal New York Post.

Trump ha più volte criticato quella che considera l’inerzia delle Nazioni Unite nella mediazione dei principali conflitti mondiali e, lo scorso anno, ha creato un nuovo Consiglio per la Pace guidato dagli Stati Uniti, alimentando speculazioni sulla possibile nascita di un’organizzazione alternativa. Trump ha però smentito questa interpretazione, affermando di sperare che l’Onu assuma un ruolo più attivo, mentre lui stesso favoriva accordi di pace, tra cui quello tra Israele e Hamas.

Da quando è tornato alla Casa Bianca lo scorso anno, Trump ha ridotto in modo significativo i contributi finanziari degli Stati Uniti alle Nazioni Unite e ha ritirato il Paese da diverse agenzie dell’Onu, tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), l’Unesco e il Consiglio per i Diritti Umani.

L’eventuale nomina di Infantino potrebbe migliorare i rapporti tra Trump e le Nazioni Unite. Tuttavia, se il presidente riuscisse nel suo intento, per Infantino questo comporterebbe un notevole ridimensionamento dello stipendio: alla Fifa percepisce infatti circa 6 milioni di dollari all’anno.

Il sindaco di New York si arrende: non abbiamo l’autorità per arrestare Netanyahu

Roma, 22 lug. (askanews) – Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha dichiarato che la sua amministrazione non dispone dell’autorità giuridica per arrestare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, come aveva preso in considerazione di fare, e ha invitato le autorità federali statunitensi ad agire.

L’esponente democratico aveva affermato di essere impegnato in discussioni sulla possibilità legale di eseguire il mandato d’arresto emesso dalla Corte penale internazionale (Cpi) nei confronti del premier dello stato ebraico, qualora questi si recasse all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a settembre.

“La mia amministrazione ha esaminato tutte le strade possibili” ed “è chiaro che non disponiamo dell’autorità giuridica indipendente necessaria per eseguire questo mandato”, ha dichiarato Mamdani in un breve videomessaggio pubblicato sui social media. “Il governo federale, invece, ne dispone, e lo invito a collaborare con la Cpi per dare esecuzione a questo mandato”, ha aggiunto.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha assicurato lunedì che il primo ministro israeliano, suo alleato nella guerra contro l’Iran, non sarà arrestato negli Stati Uniti, in risposta alle dichiarazioni di Mamdani, che il presidente repubblicano critica apertamente.

La Corte penale internazionale, con sede all’Aja, ha emesso nel 2024 mandati di arresto contro Benjamin Netanyahu per sospetti crimini di guerra e crimini contro l’umanità nella Striscia di Gaza, nell’ambito dell’offensiva israeliana condotta in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

“Chiunque abbia occhi, cuore e coscienza dovrebbe riconoscere la devastazione che lui (Benjamin Netanyahu, ndr) ha causato e comprendere che deve comparire di fronte a un tribunale”, ha aggiunto il primo cittadino della Grande Mela nel suo video, ribadendo quanto aveva scritto sabato sul New York Times, dichiarazioni che erano state condannate dall’ufficio del primo ministro israeliano.

“Condivido il parere della CPI secondo cui Benjamin Netanyahu dovrebbe essere arrestato e processato per i suoi crimini, così come riterrei opportuno per qualsiasi altra persona incriminata dalla Cpi”, ha concluso.

Un’altra notte di raid Usa, l’Iran lancia droni su Camp Doha. Rubio: Teheran non prende sul serio i negoziati

Roma, 22 lug. (askanews) – L’esercito americano ha annunciato di aver concluso l’undicesima notte consecutiva di attacchi in Iran. Stando a quanto precisato dal Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), sono stati presi di mira “centri operativi militari iraniani, capacità marittime, hangar per aerei, depositi per droni e infrastrutture logistiche militari” con l’obiettivo di “indebolire ulteriormente la capacità dell’Iran di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz”.

Secondo Centcom, “negli ultimi tre mesi, l’Iran ha attaccato più di 30 navi mercantili” nello Stretto di Hormuz che, “nonostante l’aggressione iraniana, rimane aperto al transito delle navi commerciali”. “Dall’inizio di maggio, le forze di Centcom hanno contribuito a facilitare il transito di circa 900 navi e 450 milioni di barili di petrolio”, ha concluso Centcom. L’esercito iraniano ha dichiarato di aver attaccato una base militare americani in Kuwait in risposta alla “ripetuta aggressione” degli Stati Uniti.

In risposta alla nuova serie di attacchi Usa, l’esercito di Teheran ha riferito di aver lanciato “un gran numero di droni” contro “depositi di munizioni e attrezzature logistiche” dell’esercito americano a Camp Doha, nella zona occidentale del Kuwait.

Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha dichiarato che l’Iran “non prende sul serio i negoziati” per mettere fine al conflitto. “Gli Stati Uniti sono sempre impegnati nella diplomazia. Siamo aperti al dialogo e sempre disposti a impegnarci, a negoziare e appianare le divergenze”, ha detto Rubio nel suo intervento alla riunione a Manila dei ministri degli Esteri dell’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico (Asean) riportato dalla Cnn. “Il problema che stiamo avendo ora – ha aggiunto – è che non prendono sul serio i negoziati. Se lo fanno, lo facciamo anche noi. Se non lo fanno, faremo quanto è necessario per proteggere i nostri interessi e anche quelli dei nostri alleati”.

Intanto, i prezzi del petrolio segnano un deciso rialzo oggi, con lo scenario del conflitto Usa-Iran ancora teso. In mattinata i future sul Brent con scadenza a settembre 2026 vengono scambiati a 92 dollari Usa al barile (+1,09%) e quelli sul Greggio Wti a 85,18 dollari al barile (+1%).

Sicurezza, etica e democrazia: la filiera che non si può spezzare

 

Il sonno della politica e la crisi del senso etico

Ricordando Goya (“Il sonno della ragione genera mostri”), quello della “Buona Politica” genera regressione della coscienza civile e domanda di populismo autoritario.
Succede quando la “Politica” abdica al suo ruolo anche educativo e di guida “saggia” della società.
Si sta scomponendo una filiera di valori che dovrebbe invece essere indissolubile: quella che lega Etica, Sicurezza e Democrazia.
Metà dello schieramento politico italiano si mobilita per la “Grazia subito” a favore del gioielliere “giustiziere” e qualche partito anche di governo lo vorrebbe candidato alle elezioni.
Naturalmente vanno capite le particolari condizioni psicologiche del signor Roggero al momento dei fatti. Ed è anche legittimo nutrire qualche sorpresa per una sentenza così pesante sia sul piano penale che su quello civile.
Resta però il fatto che egli ha rincorso tre rapinatori in fuga, sparando loro alle spalle sulla pubblica strada, uccidendone due e ferendo il terzo.
Una reazione di questo tipo non è concessa dallo Stato di Diritto neppure alle Forze dell’Ordine: sarebbe una pena di morte applicata per le vie brevi.
Una parte della politica e della stessa pubblica opinione pensa che il gioielliere ha fatto benissimo; che i tre meritavano quella fine; che si tratta di “legittima difesa”.
La Legge vigente – modificata peraltro nel 2019 durante il Governo Conte Uno (Ministro dell’Interno era Salvini) – dice chiaramente il contrario e su questo si basa la sentenza finale della Cassazione. Ciò non pare avere, per molti, nessun valore.
Ed ora la Lega ha proposto una nuova modifica dell’articolo 52 del Codice Penale per rendere del tutto legittime reazioni di questo genere, senza limite alcuno.
La deriva alla quale assistiamo è di una enorme gravità.
In primo luogo sul piano “etico”.
Una Comunità non è tale senza “senso etico condiviso”, uno dei collanti che la tengono assieme – al di là delle legittime divisioni di ogni natura – e che danno consistenza anche civile agli stessi valori spirituali che considerano inviolabile il valore della vita, della persona e dell’umano.
Molta parte della Destra, che sta trasformando la tragica vicenda di Roggero in una specie di romanzo eroico a fini di consenso, fa spesso spudorato sfoggio di richiami alla identità “cristiana”. Farebbe bene – ma forse è chiedere troppo – a rileggere e meditare il Magistero della Chiesa su questo come su altri temi.

La sicurezza come bene comune, non come vendetta privata

La deriva in atto è grave, in secondo luogo, sul piano della politica di Sicurezza.
La Sicurezza pubblica è un Bene Comune fondamentale.
Il “patto sociale” che regge ogni ordinamento democratico si fonda anche sul presupposto che le Pubbliche Istituzioni – in cambio del potere che i cittadini affidano loro – debbono garantire, tra gli altri Diritti, quello alla Sicurezza.
Ciò che la Destra sta propugnando è la violazione di questo patto.
Laddove – ed è evidente in Italia – non riesce, essendo al Governo, a garantire Sicurezza, legittima il “fai da te” da parte dei cittadini. Ma così – al di la dei casi di “legittima difesa” previsti come detto sopra dalla Legge – la Sicurezza intesa come Bene Comune e Diritto Pubblico viene meno e lascia campo libero alla vendetta privata.

La lezione di Gabrielli contro il populismo securitario

Vi è, al fondo, un deficit di comprensione di ciò che oggi significa “produrre Sicurezza” nelle nostre società sempre più plurali e complesse.
Assieme a Carlo Bonini, ne ha scritto bene recentemente Franco Gabrielli, già Capo della Polizia, nel libro Contro la paura: manifesto per una sicurezza democratica.
Gabrielli colloca il tema Sicurezza in una organica filiera di gestione dei fenomeni sociali: una filiera fatta certamente di efficienza degli apparati di Polizia e di credibilità della sanzione penale, ma composta anche da tante altre azioni di sistema che oggi colpevolmente mancano.
Questa mancanza viene coperta dal populismo securitario e penale. La cosa non può funzionare e infatti non funziona, né sul piano della riduzione del numero dei reati, anche commessi da giovanissimi, né su quello della “percezione” di Sicurezza dei cittadini.

La democrazia davanti al bivio

In terzo luogo, quello che sta accadendo è grave dal punto di vista del valore della Democrazia.
Esso non vive senza che i cittadini avvertano in maniera credibile la possibilità almeno di due speranze: quella del progressivo superamento delle disuguaglianze e quella di poter essere sicuri in tutti gli ambiti privati e pubblici.
Oggi queste speranze si sono largamente affievolite.
Cresce cosi la domanda di risposte sbrigative: quasi un baratto tra il valore della “Libertà” e quello della “Sicurezza”.
E cresce sullo sfondo la tendenza verso la “post democrazia”, affidata ad un potere autoritario e verticalizzato.
Le pulsioni che si notano da tempo in larga parte della Destra vanno decisamente in questa direzione, agevolate purtroppo da una parte della Sinistra, spesso disattenta e superficiale nella lettura di ciò che si muove nelle pieghe più intime della nostra società in radicale trasformazione.
C’è anche tutto questo nella pericolosa e sguaiata propaganda legata al caso Roggero. E deve farci riflettere sulla cruciale domanda: verso quale idea di società e di convivenza stiamo andando

Roggero, la politica d’estate e tutti in gita al Colosseo

Un disegno di legge con colori da stabilire

Purtroppo non poteva andare a finire se non per come sta andando. Il caldo dà alla testa e non abbassa la pressione del fervore di chi vuole una volta per tutte stendere una linea netta di confine tra ciò che si fa e ciò che non è ammesso. Sul caso Roggero la Lega ha scelto politicamente di tracciare una linea di confine netta tra ciò che si può fare e ciò che invece non è ammissibile.

Se si fosse adeguatamente compreso, si tratta di un disegno di legge che prevede come “in caso di aggressione a mano armata all’interno del proprio domicilio” o del luogo di lavoro “qualsiasi reazione posta in essere nell’immediatezza del fatto da chi subisce l’aggressione è non punibile, indipendentemente dalla sproporzionalità dei mezzi usati”.

Saremmo di fronte ad una modifica dell’art. 52 del codice penale che fa riflettere. Ora, senza la pretesa di essere giuristi, si gioca una partita a carte scoperte, al bando ogni sfumatura, e necessariamente si è dovuto ricorrere ad un sostantivo che segna un discrimine di posizioni.

C’è sempre un prima, durante e dopo?

Senza scomodare Heidegger ed il suo “Essere e tempo”, ragionando solo sulla prima parte della modifica normativa proposta, secondo la Treccani “l’immediatezza” si traduce in un subito, senza indugiare. Qui parte il roviglio delle interpretazioni dalla quale nessuna norma può sfuggire ed essere esente. Immediatezza e simultaneità sono perfettamente sinonimi o c’è invece un tempo pure minimo che differenzia i due termini? Che si sia dentro casa o per strada chiunque sia vittima di un’aggressione è legittimo muova una azione a propria difesa. E’ quindi una iniziativa contestuale all’evento criminoso, un “nel mentre” che giustifica il diritto dovere di proteggere se stessi. Non si è potuto meditare sul proprio agire perché il fatto ti ha portato direttamente al centro della scena.

Immedesimarsi nella immediatezza, un problema impossibile

Sembra di comprendere nel caso Roggero che invece la vicenda abbia avuto due momenti distinti, conseguenziali e non esattamente coincidenti. Ad una aggressione ha fatto poi seguito la rincorsa dei criminali con l’esito noto alle cronache. Questo parrebbe essere, a meno che non si intenda per immediatezza il complesso dell’evento senza distinguerne le fasi temporali. Solo in questa ultima ipotesi Roggero troverebbe un motivo di sorriso.

Cosa sarà?

“Cosa sarà… che ti porta a cercare il giusto, dove giustizia non c’è”, cantava l’impareggiabile Lucio Dalla. Immediata è stata nel bene o nel male il tentativo della politica di dire la propria sul tema, eppure si rischia per eccesso di slancio di trovarsi in un pantano dalla quale non si esce con la stessa tempestività con cui ci si è tuffati.

Siamo solo all’inizio di un dibattito che coinvolgerà anche la possibilità di essere sproporzionati, per cui si può sparare con un cannone ad una zanzara che potrebbe avere potenzialmente un pungiglione letale, oltre al tema del risarcimento che pure scatenerà polemiche all’infinito.

Il futuro, ferma la difficoltà di una regola che giustizi ogni confusione di pensiero in materia, stempererà le attuali tensioni e si resterà senza certezze, se non quella di augurarsi di non essere mai vittime della violenza altrui.

Per l’intanto ci pensa Vannacci a giocare al Colosseo trascurando che quello è tutt’oggi un luogo sacro e non un circo. Lì il sangue dei martiri non si cancella con l’AI. Non a caso Santa Teresina di Lisieux, entrandovi, non mancò di inginocchiarsi in silenziosa preghiera.

Pio XII, il “Defensor Civitatis” di Roma

Il 25 luglio e la Roma ferita

Sono trascorsi oltre 80 anni da quel 25 luglio 1943, quando l’annunciatore Titta Arista, dai microfoni dell’EIAR, alle 22.45 informava gli italiani ignari che il regime fascista si era dissolto e il suo Duce si era “dimesso”, come un qualunque presidente del Consiglio dell’Italietta prefascista.

Il lunedì precedente, 19 luglio, Roma era stata sottoposta a un violento bombardamento, il primo dall’inizio della guerra, che era costato al popolare quartiere di San Lorenzo oltre mille vittime, alcune delle quali ancora oggi neppure censite perché dissolte dalle bombe dei “Liberator”. Il Santo Padre Pio XII era uscito dal Vaticano accompagnato da mons. Montini e dal conte Galeazzi quando il bombardamento non era ancora terminato, arrivando tra gente disperata con la veste insanguinata, come poi lo stesso Montini, una volta diventato Papa, volle ricordare con la statua che si trova accanto alla basilica di San Lorenzo.

Il Santo Padre arrivò tra le vittime quasi da solo, con la vettura dello stesso conte Galeazzi. Tuttavia occorre fare una precisazione, perché sovente si eccepisce che ci fossero già le macchine da presa, non sapendo nessuno né della visita del Papa né, ovviamente, del bombardamento.

 

La visita a San Lorenzo e la fotografia simbolo

Alle 11.00 di quel lunedì i “Liberator” si diressero dal mare verso lo scalo ferroviario di San Lorenzo. La sera precedente gli Alleati, soprattutto gli Stati Uniti, avevano lanciato volantini per invitare la popolazione ad allontanarsi da quei luoghi, obiettivi di una possibile incursione aerea, ma i militi fascisti li avevano fatti quasi del tutto sparire e i pochi rimasti nelle mani degli abitanti del quartiere, tra i più antifascisti di Roma, non credettero che proprio l’Urbe, sede del Papa, venisse attaccata dal cielo.

In realtà di quella visita inaspettata del Santo Padre esiste una sola fotografia, con lui assieme a Montini vicino alle rovine della basilica distrutta, a braccia aperte, mentre la popolazione è inginocchiata per ricevere la benedizione. Di filmati di quel tragico lunedì non ne esistono, proprio per l’inaspettato arrivo del Pontefice e per la sterminata serie di rovine prodotte dall’immane bombardamento.

Le immagini filmate e le fotografie più dettagliate appartengono invece alla seconda visita di Pio XII, dopo il secondo grande bombardamento della capitale, il 13 agosto 1943.

Il secondo bombardamento e la vicinanza alla popolazione

Quel giorno l’uscita del Papa era prevista per una celebrazione liturgica in onore di padre Raffaele Melis, parroco della chiesa di Sant’Elena in via Casilina (la stessa dove poi Rossellini collocherà, non a caso, il personaggio di don Pietro, interpretato da Aldo Fabrizi nel film Roma, città aperta), morto durante il bombardamento del 19 luglio mentre portava soccorso alle vittime, come ricorda una lapide posta nelle vicinanze della chiesa.

Il 13 agosto Papa Pacelli era atteso nella chiesa dei Santi Fabiano e Venanzio a Villa Fiorelli, poco distante da Sant’Elena, per una commemorazione di padre Melis e una conseguente processione che si sarebbe snodata per le vie del quartiere San Giovanni fino alla Basilica Lateranense, cattedrale di Roma e sede del Vicario, all’interno della quale il Pontefice avrebbe impartito la Santa Benedizione.

Nei luoghi martoriati dal raid aereo 

Tuttavia il bombardamento, anch’esso inatteso, sconvolse i piani previsti, ma il Santo Padre anche questa volta volle uscire ugualmente e recarsi nei luoghi martoriati dalle incursioni. Avvolto da centinaia di persone lacere, sporche e ferite, venne accolto come vero successore di Cristo in terra.

La visita fu così intensa e partecipata che l’auto del Papa fu letteralmente presa d’assalto dai fedeli e resa inutilizzabile, tanto che dovette poi usare una piccola Topolino per tornare in Vaticano, senza rinunciare a percorrere buona parte delle vie devastate del quartiere di San Giovanni, arrivando, come illustrano alcuni video, fino alla zona di Porta Maggiore e distribuendo banconote per sollevare almeno materialmente quella povera e ignara popolazione, che era il popolo della sua diocesi come Vescovo di Roma.

A orientarlo in quelle vie polverose di macerie fu un altro grande sacerdote romano, il futuro cardinale Fiorenzo Angelini, allora eroico parroco della chiesa della Natività in via Gallia, dove durante l’occupazione nazista dei mesi successivi avrebbe nascosto e salvato decine di antifascisti ed ebrei, rischiando la vita e guidando di notte, durante il coprifuoco, il camion con vettovaglie e alimenti per i rifugiati nel Seminario Lateranense, da via Urbisaglia a piazza San Giovanni, con i nazisti ben presenti nel quartiere, a cominciare dalla vicina ambasciata di Villa Wolkonsky in via Umberto Biancamano.

Il “Defensor Civitatis” e la ricostruzione morale di Roma

Per il ruolo svolto da Pio XII in quei mesi terribili si attribuì al Pontefice il titolo di “Defensor Civitatis” e nel 1950, a ringraziamento per l’ulteriore incolumità della città, i fedeli parteciparono alla ricostruzione del Santuario del Divino Amore, avendo il Papa posto la città sotto la protezione della Vergine Santissima.

Ma vi sono altri due avvenimenti che pochi oggi ricordano, relativi al ruolo svolto da Pio XII per difendere Roma.

Monte Mario e la nascita della SIAE: due episodi poco ricordati

Sulla salita di Monte Mario esiste una bella statua della Madonna che ha una storia particolare. Nel 1939 Mussolini, all’apice del suo delirio di onnipotenza, aveva promosso la costruzione di una gigantesca statua dedicata a sé stesso, il “Colosso Littorio”, che ne avrebbe celebrato la gloria nel 1942, una volta ultimato il quartiere EUR per il ventennale della Rivoluzione fascista. Ma la guerra, che egli stesso aveva voluto, ne bloccò i lavori e nel 1945 Arrigo Minerbi, ebreo convertito al cristianesimo e nascosto presso gli orionini di via Appia Nuova durante l’occupazione nazista, propose allo stesso Pontefice di proseguirne la costruzione non per il Duce ormai caduto, ma per Maria Santissima.

Altro episodio collaterale al disastroso bombardamento fu la promozione, da parte di Pio XII, della SIAE, la celebre società che avrebbe accompagnato nei decenni successivi l’attività di generazioni di autori e compositori. Egli volle realizzarla chiedendo agli stessi americani l’elargizione di una somma di denaro in riparazione dei danni e dei lutti provocati dai bombardamenti, affidandone la guida al dott. Ennio Melis, non a caso parente di don Raffaele Melis, il mitico ed eroico parroco della chiesa di Sant’Elena nel quartiere Casilino, così duramente segnato dalle bombe dei liberatori.

Bettazzi-Berlinguer, l’inizio di un confronto nuovo

Un dialogo che segnò un’epoca

Il rapporto tra i cattolici e i comunisti è stato una costante storica della politica italiana. Certo, va preso atto dell’evoluzione della politica e delle culturale politiche nel nostro paese ma è indubbio che il dialogo/confronto tra i cattolici, seppur nella loro pluralità, e il mondo della sinistra italiana – ex o post comunista che sia fa poca differenza – continua ad essere un tassello importante del dibattito politico italiano.

E quando parlo dei cattolici e del pianeta della sinistra italiana il pensiero corre immediatamente allo storico carteggio, avvenuto proprio 50 anni fa, nel luglio del ‘76, tra il Vescovo di Ivrea, Luigi Bettazzi, e il segretario generale del Pci, Enrico Berlinguer. Una lettera, quella spedita dal vescovo canavesano al capo del Pci, del tutto inusuale e destinata, comunque sia, a suscitare un forte dibattito che in quella stagione fu ricco ma anche carico di polemiche. Certo, erano gli anni che precedevano la cosiddetta “solidarietà nazionale” al governo del paese ma sarebbe anche ingeneroso dimenticare che l’unità politica dei cattolici, anche se non è mai stata un dogma ma sempre e solo un fatto storico, era ancora un elemento oggettivo a vantaggio della Democrazia Cristiana. Anche se proprio nelle elezioni politiche del 1976 il Pci toccò il suo massimo storico, il 34% dei voti.

La lettera di Bettazzi e la risposta di Berlinguer

Comunque sia, la lettera di Bettazzi a Berlinguer fu una sorta di fulmine a ciel sereno. Alla lettera del Vescovo di Ivrea nel luglio del ‘76, Berlinguer, scusandosi, rispose l’anno successivo, nel 1977. Come ovvio, parliamo di un’altra Italia rispetto a quella contemporanea. Anche perchè gli steccati tra cattolici e comunisti erano sempre stati molto alti a livello religioso e dottrinario. Sul piano politico le dinamiche concrete sono sempre state, invece, un po’ diverse anche se non molto dissimili. Il Concilio Vaticano II aveva aperto nuovi orizzonti e lo stesso leader comunista Togliatti, saldamente legato alla dittatura comunista sovietica, si era già interrogato nel discorso di Bergamo del 1963 sul “destino comune” dinnanzi al pericolo atomico. Ma fu Bettazzi a prendere l’iniziativa. “Onorevole – scrive Bettazzi nel luglio ‘76 – Le sembrerà forse singolare, tanto più dopo le ripetute dichiarazioni dei vescovi italiani, che uno di loro scriva una lettera, sia pura aperta, al Segretario di un partito, come il Suo, che professa esplicitamente l’ideologia marxista, evidentemente inconciliabile con la fede cristiana. Eppure mi sembra che anche questa lettera non si discosti dalla comune preoccupazione per un avvenire dell’Italia più cristiano e più umano”.

E ancora, “Penso a quelli che hanno votato per voi e sono cristiani, e non intendono rinunciare alla loro fede religiosa, che anzi – forse nella sofferenza per la ‘disobbedienza’ alla gerarchia – pensano così di promuovere una società più giusta, più solidale, più partecipata, quindi più cristiana”. Bettazzi, cioè, cerca di capire le ragioni del successo del Pci anche tra i cattolici e ritene di intravederle nella aspirazione dei deboli a una società migliore e sulla scia dello stesso pensiero conciliare.

Un confronto tra fede, politica e laicità

Berlinguer, come noto, risponde dopo un anno forse anche in attesa di un possibile dialogo con la DC e con Aldo Moro nello specifico. Si tratta di una risposta lunga, articolata e anche un po’ contorta tesa a riaffermare con forza la laicità del suo partito da un lato e confermare, dall’altro, l’interesse verso le pulsioni più aperte del cattolicesimo così come emergevano dal Concilio: dalla Pacem in terris alla Gaudium et spes ma anche alla necessità, ideale e storica, di un incontro tra i cattolici e i comunisti. “Noi comunisti – scrive Berlinguer – vogliamo una società organizzata in maniera tale da essere sempre più aperta e accogliente anche verso i valori cristiani. Non vogliamo, però, una società ‘cristiana’ o uno Stato ‘cristiano’. E non già perchè siamo anticristiani, ma solo perchè sarebbero anch’essi una società e uno Stato ‘ideologici, integralisti”. Per poi concludere che è questo il Pci “nè teista, nè ateista, nè antiteista”. Cioè un partito laico e non laicista.

Ecco perchè quella lettera di Bettazzi, al di là che si condivida o meno, rappresenta un punto saliente della complicata, difficile, tortuosa e contraddittoria strada del dialogo e del confronto tra i cattolici e i comunisti. E il vescovo Bettazzi, comunque sia, rompe un tabù e contribuisce ad aprire una stagione nuova.

La corsa più importante di Nico Williams: una medaglia al collo di mamma María

Ci sono corse che strappano gli applausi dello stadio, frazioni di secondo in cui un calciatore brucia l’erba, salta l’uomo e scarica in rete il pallone che vale una Coppa del Mondo. E poi ci sono corse che non hanno telecamere a seguirle, che durano mesi, consumate sotto un sole che spacca le pietre, dove il traguardo non è una coppa dorata, ma la pura e semplice sopravvivenza.

Nico Williams, l’esterno fulmineo che ha appena trascinato la Spagna sul tetto del mondo, queste due velocità le conosce benissimo. Sa che la sua, per quanto devastante palla al piede, non sarà mai rapida come quella di sua madre. Per questo, non appena l’arbitro ha sancito il trionfo mondiale – replicando una scena già vista agli Europei del 2024 – Nico non ha cercato i flash dei fotografi. Ha cercato lei, María Comfort Arthuer. Le ha messo la medaglia d’oro al collo e ha pronunciato parole che pesano come macigni:

“Ho dato la mia medaglia a mia madre perché la merita più di chiunque altro. Correvo veloce in campo, ma lei ha corso molto più di me nella vita.”

L’odissea oltre il deserto

Per capire il senso di quel gesto, bisogna riavvolgere il nastro. Bisogna spogliarsi della retorica del calcio milionario e guardare dentro l’atlante del dolore e della speranza che definisce le rotte migratorie globali. Quello di María non è stato un viaggio, è stata un’odissea.

Ha lasciato le coste del Ghana con il cuore in gola e il vuoto nelle mani. Ha attraversato il Burkina Faso, il Mali, l’Algeria. Mappe concettuali che per chi si occupa di flussi migratori significano una cosa sola: la terra di nessuno. Ha camminato a piedi nudi e testa alta nel deserto del Sahara, dove la sabbia cancella i passi e spesso anche i destini di chi ci prova. Infine, l’impatto con la frontiera fisica dell’Europa: quella recinzione metallica tra il Marocco e la Spagna, a Melilla, che divide la disperazione dal futuro. L’ha scavalcata. Senza scarpe bullonate, senza preparatori atletici. Solo con la forza feroce di chi vuole dare un domani ai propri figli.

Arrivata in Spagna, la storia è quella comune a milioni di migranti: la burocrazia, i lavori umili, la fatica invisibile di chi deve ricominciare tutto daccapo, ricostruendo un’identità un mattone alla volta, in una terra che spesso ti guarda con diffidenza.

Le eroine senza nome che cambiano la storia

Possiamo studiare i dati dell’immigrazione, i decreti flussi, le statistiche di integrazione. Ma la verità è che i numeri non racconteranno mai l’umanità profonda che muove queste storie. Oggi il mondo celebra Nico Williams, il campione, l’idolo delle nuove generazioni, il simbolo di una Spagna multietnica che vince e convince.

Ma il vero trionfo non è sportivo, è umano. È il riscatto di María. Dietro ogni seconda generazione che ce la fa, dietro ogni ragazzo che brilla nello sport, nella scienza o nell’arte, c’è quasi sempre una madre che ha camminato nel deserto. Donne straordinarie, spesso relegate nell’ombra della cronaca o etichettate semplicemente come “clandestine” prima e “manodopera” poi.

Ieri sera, su quel podio ideale, Nico Williams ha ricordato a tutti noi che le storie più grandi della nostra epoca non le scrivono i vincitori dei trofei, ma chi, con dignità e coraggio silenzioso, ha sconfitto la geografia e la fame per regalare al mondo un campione.

Giustizia Tributaria, Lussana: “Tappa storica i 170 magistrati”

Roma, 21 lug. (askanews) – Si è svolto a Roma, presso la Biblioteca Nazionale, l’incontro di presentazione con i 170 magistrati tributari, vincitori del primo concorso pubblico per magistrato tributario. Un appuntamento che ha segnato una tappa storica nel percorso di piena attuazione della riforma della giustizia tributaria e dell’avvio della magistratura tributaria professionale. L’iniziativa, promossa dal Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria, ha rappresentato un momento di confronto tra l’organo di autogoverno e i neo magistrati, chiamati ad intraprendere il tirocinio formativo che precede l’esercizio delle funzioni giurisdizionali.

“Si apre una nuova era per la giustizia tributaria, che entra a pieno titolo a essere la quinta magistratura del Paese. Ovviamente questo è un primo passo importante, ma il percorso deve ancora essere completato, soprattutto sotto il profilo dell’ulteriore reclutamento dell’organico. Io vengo da una nostra seduta di Plenum, dove abbiamo dato avvio alle procedure di nomina della seconda commissione di concorso” ha dichiarato Carolina Lussana, Presidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria.

L’incontro, finalizzato a delineare il quadro normativo e organizzativo di riferimento, ha fornito ai magistrati di nuova nomina gli strumenti conoscitivi necessari per l’avvio delle attività previste dalle linee guida elaborate dal Consiglio, affrontando i nodi cruciali dell’indipendenza e

dell’imparzialità del magistrato tributario.

“Era un obiettivo che probabilmente andava raggiunto prima, senza nulla togliere al percorso professionale rappresentato dall’attività dei giudici tributari onorari. Hanno dato un contributo fondamentale alla crescita della giurisdizione tributaria, ma credo fosse arrivato il momento che anche la giustizia tributaria passasse a magistrati professionali. Ciò non toglie che l’apporto dei giudici tributari onorari potrà continuare a essere utile, ma la professionalizzazione significa armonizzazione tra tutte le magistrature” ha aggiunto Carlo Fucci, componente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria.

Un momento storico per la giustizia tributaria fondamentale nel rapporto tra fisco e cittadino

“È una svolta per la giustizia tributaria, in un sistema che deve andare e muoversi nella stessa direzione: magistrati, giudici tributari professionali e dipendenti del MEF che mandano avanti le Corti di giustizia tributaria. Bisogna continuare a migliorare il servizio della giustizia tributaria per favorire il rapporto tra fisco e cittadino, perché è nella giustizia che funziona che il cittadino può avere fiducia. Allo stesso tempo, si può garantire una politica fiscale giusta ed equa, capace di consentire al Paese di assicurare tutti i servizi ai cittadini” ha concluso Cosimo Maria Ferri, componente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria.

Con l’inizio di questo percorso formativo, la magistratura tributaria volta ufficialmente pagina. L’ingresso di queste nuove e qualificate risorse porterà linfa vitale all’interno delle Corti, contribuendo a rendere il rapporto tra fisco e contribuenti sempre più equo, trasparente e tempestivo, consolidando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni dello Stato.

Biennale Danza, la consegna del Leone d’argento a Mamela Nyamza

Venezia, 21 lug. (askanews) – La coreografa, danzatrice e attivista sudafricana Mamela Nyamza ha ricevuto il Leone d’argento della Biennale Danza 2026. Sul palco a premiarla il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco e il direttore del festival Sir Wayne McGregor. Dopo il discorso e i ringraziamenti il ballo di festa della sua compagnia di danzatori.

Meloni riunisce alleati, ok a flessibilità energia. E rilancia su preferenze

Roma, 21 lug. (askanews) – Una introduzione del ministro degli Esteri sulle crisi internazionali, che preoccupano molto il governo. Poi la decisione di accedere rapidamente alla maggiore flessibilità consentita dall’Ue con l’estensione della clausola nazionale di salvaguardia per l’energia, in totale circa 14 miliardi di maggiore capacità di spesa. A leggere il comunicato che segue la conclusione del vertice di maggioranza, sarebbe stato questo il punto focale dell’incontro voluto all’ora di pranzo a palazzo Chigi dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con i due vice premier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, e con il presidente di Noi moderati, Maurizio Lupi (con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti collegato). Si è deciso anche lo strumento parlamentare per autorizzare l’avvio della richiesta a Bruxelles: ci saranno comunicazioni del governo, con annesse risoluzioni, da far votare sia a Camera che Senato a inizio agosto.

Un incontro, durato un’ora e mezza, che viene descritto come “consueto confronto sulle principali questioni dell’azione di governo”. Di fatto, molto di più dal momento che segue quella “riflessione” annunciata dalla premier subito dopo la bocciatura, per un voto, dell’emendamento sulle preferenze. Ed è proprio la legge elettorale il tema caldo che continua ad agitare la maggioranza. L’ordine di scuderia è dire che non se n’è parlato, anche perché la presidente del Consiglio vuole mostrare di essere totalmente concentrata sul fronte interno: in questa fase, ormai di piena campagna elettorale, Meloni – come annunciato al termine del vertice Nato di Ankara – ha intenzione di concentrarsi sui dossier ‘di casa’. Lo dimostra la grande attenzione mostrata sul tema della sicurezza, fianco su cui la maggioranza è insidiata da Vannacci. Ma anche gli interventi via social dedicati oggi a difendere le forze dell’ordine intervenute a Bologna nel caso del decesso di Abderrahim Fakir, o a prendere le distanze dal video prodotto con l’IA dallo stesso generale, a cui è seguito un invito alla sinistra a fare altrettanto nei confronti di chi “alimenta odio e violenza”. Giovedì o venerdì, poi, la premier sarà con il Guardasigilli a inaugurare “nuovi padiglioni” di alcune carceri.

Di legge elettorale, dunque, ufficialmente bisogna dire che non se n’è parlato. Eppure, al termine del vertice, qualcosa filtra sui progetti della premier. E in primo luogo ci sarebbe l’intenzione di andare avanti con le preferenze. Meloni, viene raccontato, avrebbe ottenuto obtorto collo un via libera, soprattutto da Antonio Tajani, a riprovarci al Senato dove il provvedimento è stato incardinato proprio oggi. L’emendamento dovrebbe però essere presentato in un testo leggermente diverso da quello della Camera, introducendo quote di genere per i capilista bloccati.

Significa, nella sostanza, mettere in conto un terzo passaggio alla Camera con allegato rischio di voto segreto finale sul provvedimento. Alla riflessione di questi giorni della premier non ha contribuito solo la necessità di mostrare di tenere veramente alla battaglia per il diritto di scelta dei cittadini, ma anche il timore – sussurratole anche dal presidente del Senato, Ignazio La Russa – che così come uscita da Montecitorio la legge corra seriamente il rischio di essere dichiarata incostituzionale dalla Consulta. Resta comunque un percorso rischioso, ma il ragionamento che la presidente del Consiglio avrebbe fatto a Tajani e Salvini, sarebbe più o meno questo: se la legge elettorale viene bocciata è chiaro che non esiste più una maggioranza e quindi è inutile andare avanti. Ma al di là degli impegni che gli alleati possono prendere come capi dei loro partiti – e che magari possono reggere al Senato dove si voterebbe in maniera palese – il problema è che con scrutinio segreto nessuno può essere certo di tenere le sue truppe. A questo punto, nello schema che è stato abbozzato, la legge elettorale dovrebbe arrivare nell’aula di palazzo Madama a settembre, il presidente dei senatori di Fdi Lucio Malan ipotizza il 9, con esame della commissioni da concludere entro inizio settembre. E’ lo stesso La Russa, al termine della capigruppo convocata su richiesta delle opposizioni, a garantire che “è escluso che palazzo Madama la approvi “prima delle ferie”.

Ma il tema della legge elettorale si porta dietro anche quello dei rapporti con Roberto Vannacci. Se da una parte è vero che il Rosatellum non costringerebbe a decidere prima le alleanze, e quindi consentirebbe di tenersi mani libere fino all’esito del voto, dall’altro la premier continua a voler evitare il rischio che dalle urne esca un pareggio. Con la riforma, i voti di Futuro nazionale potrebbero essere preziosissimi per il centrodestra, ma Meloni è sempre più convinta che il generale vada tenuto fuori. L’idea è quella che possa essere penalizzato dal cosiddetto voto utile e che, al contrario, lasciandogli aperte le porte della coalizione, si finirebbe per farlo crescere ancora di più nei consensi. “Molti elettori del centrodestra, fosse anche solo per sfizio, potrebbero votarlo sapendo che comunque i consenti non andrebbero dispersi”, ragiona un alto esponente di via della Scrofa.

Pasta e varietà: quali sono le richieste degli italiani

Roma, 22 lug. (askanews) – Un mercato da 247 milioni di euro ed una quota di consumatori sempre più variegata ed esigente. La pasta, simbolo della cucina italiana e base fondamentale della dieta mediterranea, si evolve e cambia insieme alle nuove esigenze dei consumatori. Non solo pasta tradizionale: il consumo a retail di pasta di semola integrale, di farro, di kamut e di legumi ha raggiunto le 51.432 tonnellate per un valore di 122 milioni di euro, a riprova di un mercato sempre più dinamico.

L’intervista a Margherita Mastromauro, Presidente dei pastai di Unione Italiana Food: “Stiamo parlando di numeri decisamente più piccoli rispetto a quelli della pasta tradizionale, ma che sono comunque interessanti e importanti, anche perché testimoniano un altro elemento tipico del nostro settore. Genuinità, ma anche gusto, che fanno comunque capo alla nostra tradizione pastaria.”

Anche gli italiani, da sempre affezionati alla pasta, sviluppano nuovi gusti e preferenze. Da chi preferisce la pasta senza glutine ai più tradizionalisti: che senza glutine, con farina di kamut o ai legumi: la pasta resta un pilastro fondamentale nelle abitudini alimentari italiane.

Le cosiddette “altre paste” si ritagliano una fetta di mercato sempre più consistente: la pasta di semola di altri grani si attesta su 7.266 tonnellate per un valore di 27 milioni di euro, mentre la pasta di semola senza glutine è quella che registra una maggiore crescita con 18.041 tonnellate (+5,6% a consumo) ed un valore di 98 milioni di euro (+7,7% a valore), un percorso di crescita che appare ormai inarrestabile, consolidandosi come uno dei segmenti più dinamici del mondo healthy.

Bologna, Conte: accertare verità su Fakir, inammissabili attacchi agli agenti in piazza

Roma, 21 lug. (askanews) – Sulla vicenda di Fakir è necessario fare luce, la politica dovrebbe lasciare che la magistratura faccia il proprio lavoro, ma non sono giustificabili attacchi alle forze dell’ordine come quelli avvenuti ieri sera in piazza a Bologna. Lo ha detto il leader M5s Giuseppe Conte: “C’è un fatto: Fakir è morto, aveva una crisi psichiatrica. Quelle immagini ci addolorano. Bisogna andare fino in fondo, la politica dovrebbe lasciare che la magistratura faccia tutti gli accertamenti possibili. Evitiamo di fare dibattiti televisivi… Quella vicenda va accertata”.

“Nello stesso tempo – aggiunge – non possiamo permettere che le forze dell’ordine siano attaccate ingiustificatamente, lasciamo prima che si accertino i fatti e poi vediamo se ci sono responsabilità”. Quando gli viene chiesto se quindi sia d’accordo con la premier Giorgia Meloni Conte risponde: “Se la presidente del Consiglio parla di accertamento della verità mi trova assolutamente d’accordo”.

Calcio, Zaniolo verso rinnovo con l’Udinese fino al 2029

Roma, 21 lug. (askanews) – Nicolò Zaniolo e l’Udinese proseguono insieme. Dopo le tensioni delle ultime settimane, culminate con la mancata presentazione del giocatore a un allenamento e una lunga trattativa per definire i nuovi termini dell’accordo, è arrivata l’intesa definitiva tra le parti.

L’attaccante classe 1999 sta firmando il rinnovo del contratto che lo legherà al club friulano fino al 30 giugno 2029, con un’opzione a favore dell’Udinese per prolungare il rapporto di un’ulteriore stagione, fino al 2030. L’ufficialità è attesa nelle prossime ore.

Al momento del riscatto dal Galatasaray, la società bianconera aveva promesso al giocatore un adeguamento dell’ingaggio e un prolungamento del contratto. Le negoziazioni si sono protratte più del previsto, ma l’accordo è stato infine raggiunto.

Zaniolo, arrivato a Udine dopo le esperienze con Roma, Galatasaray e Atalanta, resterà così alla corte bianconera. Nella scorsa stagione ha disputato 34 partite complessive, mettendo a segno 6 reti e fornendo 6 assist, confermandosi uno degli elementi di maggiore qualità dell’organico.

Piano Mattei, 14 nuove assunzioni in Trenitalia dalla Tunisia

Roma, 21 lug. (askanews) – Quattordici lavoratori, provenienti dalla Tunisia, iniziano la propria esperienza lavorativa nelle attività di supporto ai servizi ferroviari di Trenitalia (Gruppo FS Italiane), dopo aver completato un percorso di formazione professionale svolto nel Paese nordafricano. L’iniziativa rappresenta uno dei primi risultati dei progetti sviluppati dal Gruppo FS nell’ambito del Piano Mattei ed è stata presentata a Roma, nella sede FS di Villa Patrizi, durante la cerimonia “Benvenuti in Italia – Piano Mattei Tunisia”.

“Ci aspettiamo di individuare competenze e risorse da formare, di portare a bordo nuove persone e, in questo modo, creare un ponte tra l’Italia e il Maghreb, o più in generale con l’Africa. Il Piano Mattei non è altro che un piano che tiene conto della necessità per il nostro Paese di essere porto e frontiera, un Paese capace di generare opportunità attraverso il lavoro. Ecco, rendere possibile il domani significa occuparsi del futuro; e occuparsi dei giovani significa occuparsi del futuro” ha dichiarato Gian Luca Orefice, Chief People, Culture & Transformation Officer del Gruppo FS.

Realizzato in collaborazione con ELIS, il progetto punta a favorire la formazione, l’inserimento lavorativo e lo scambio di competenze tra Italia e Tunisia. In parallelo, il Gruppo FS ha avviato in Egitto programmi di qualificazione tecnica e trasferimento di know-how rivolti a docenti e studenti degli istituti professionali del settore ferroviario.

“Abbiamo investito moltissimo innanzitutto sulla competenza linguistica, che rappresenta il primo strumento di integrazione. Abbiamo lavorato molto anche sulle competenze tecnico-professionali, necessarie per svolgere un ruolo, quello del controllo delle pulizie, che per noi è strategico all’interno dei nostri impianti e a bordo dei nostri treni. Abbiamo investito moltissimo anche sulla sicurezza, perché consideriamo fondamentale mettere tutti nelle condizioni di svolgere il proprio ruolo in piena sicurezza, in linea con le nostre attività” ha aggiunto Francesca Stacchiotti, Direttrice delle Risorse Umane e Organizzazione di Trenitalia.

L’iniziativa conferma quindi l’impegno del Gruppo FS nello sviluppo di percorsi di crescita professionale e cooperazione internazionale, attraverso la valorizzazione delle competenze e del capitale umano nel settore ferroviario.

Cinema, Insolia e Maggiora Vergano al Toronto Film Festival con "Idda"

Roma, 21 lug. (askanews) – Tecla Insolia e Romana Maggiora Vergano per la prima volta insieme sul grande schermo nel nuovo film di Irene Dionisio: “Idda”, unico lungometraggio italiano in concorso al Toronto International Film Festival – Platform 2026, sezione competitiva con giuria che valorizza una visione registica audace e una narrazione distintiva e che, da quest’anno, garantisce al film vincitore l’accesso diretto alla categoria “Miglior film internazionale” alla 99esima edizione degli Oscar.

Diretto da Irene Dionisio e scritto da Irene Dionisio e Marco Borromei, “Idda” è prodotto da Giovanni Pompili per Kino Produzioni con Rai Cinema, Filippo Montalto e Francesco Montalto per Andromeda Film, Francesco Grisi e Giorgia Priolo per EDI Effetti Digitali Italiani, in collaborazione Antonio Miyakawa per Wise Pictures.

Nel cast – oltre a Tecla Insolia (David di Donatello Migliore attrice protagonista per “L’arte della gioia”; “Primavera”) e Romana Maggiora Vergano (Nastro d’Argento Migliore attrice protagonista per “Il tempo che ci vuole”; “C’è ancora domani”) – anche Giuseppe De Domenico (“Vermiglio”, “Euforia”).

“Idda” – in dialetto siciliano “lei” – è il modo in cui i catanesi chiamano l’Etna, il vulcano-donna, capace di dare vita e morte allo stesso tempo, come il grembo di una madre. Le protagoniste del film, Adele e Sofia, salgono verso la cima dell’Etna in cerca di risposte – esistenziali, relazionali, generazionali – e la loro ascesa si trasforma in un pellegrinaggio sensoriale verso il soffio ancestrale di Idda, capace di liberare la memoria.

“Idda è stato un viaggio di co-creazione, sempre poroso di fronte alla vita che gli accadeva attorno. Il film è stato re-immaginato dalla sensibilità delle sue due magnifiche interpreti. Il lavoro che abbiamo fatto insieme non è stato solo di preparazione ma di riscrittura, adattamento e riscoperta del senso ultimo delle scene. Le riprese sull’Etna sono state impegnative sul piano fisico quanto stimolanti dal punto di vista creativo. L’Etna non è stato solo lo scenario, ma una forza che ha continuamente plasmato Idda. Sapere che questo film è in concorso al Toronto International Film Festival – Platform mi rende orgogliosa, felice e grata verso tutto il team di lavoro che lo ha permesso” ha detto la regista.

Irene Dionisio, anche artista visiva, ha ricevuto il Premio Solinas, il Premio SCAM in Francia e il Premio della Giuria al Cinema Verité di Teheran per il suo lungometraggio documentario “Sponde” (2015). Il suo primo film di finzione, “Le ultime cose” (2017), è stato presentato in anteprima alla Settimana della Critica di Venezia, è stato nominato ai David di Donatello e al Globo d’Oro e si è aggiudicato il Nastro d’Argento per la Migliore Sceneggiatura. Le sue installazioni video sono state esposte a livello internazionale, da Palazzo Grassi a Venezia all’OCAT di Shanghai, passando per il Magazzino Italian Art a NY e Onu a Ginevra. Dionisio è stata per tre anni direttrice artistica dello storico festival cinematografico LGBTQI di Torino, Lovers per il Museo Nazionale del Cinema.

L.elettorale, La Russa: se si fa presto possiamo occuparci di altri temi

Roma, 21 lug. (askanews) – “Ho sentito e ho protestato come presidente del Senato” perché le opposizioni dicono “si occupano solo della legge elettorale. Ricordo finora che il Senato non si è occupato un solo minuto di legge elettorale. Quindi è una bugia dire che siamo bloccati per la legge elettorale”. Lo ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, interpellato al Senato sulla legge elettorale.

“Adesso per non essere bloccati sulla legge elettorale più presto si fa più possiamo dedicarci ad altri temi”, ha aggiunto.

“Mi semba assurdo che ci sia la critica ‘si occupano solo di legge elettorale’ e poi invece vogliono allungare i tempi della legge elettorale. Dobbiamo fare né troppo presto né troppo tardi, servono i tempi giusti e comunque è una bugia dire che il Parlamento si occupi di legge elettorale. Il Senato finora se ne è occupato zero minuti”, ha sottolineato.

Quindi ha aggiunto ironico: “Andiamo avanti, a ferragosto facciamo la legge elettorale”.

Covid, Bignami audito attacca il governo Conte. Opposizioni: squallido teatrino

Milano, 21 lug. (askanews) – Parla per circa un’ora e mezza, Galeazzo Bignami, audito in Commissione Covid. Un “duetto” con la collega di partito Alice Buonguerrieri, che rivolge le domande che consentono al capogruppo di FdI di riproporre – stavolta da audito – le accuse nei confronti della gestione della pandemia da parte del governo Conte e del ministro della Salute Speranza. Nessuna “contro-domanda” da parte delle opposizioni, che scelgono di disertare l’aula in protesta con quello che viene definito uno “squallido teatrino”. Solo la Lega ‘partecipa’ all’audizione, con una domanda di Simona Loizzo. E poi il presidente della Commissione Marco Lisei, anch’egli di Fdi, che ‘chiude’ con un paio di domande a Bignami.

Le domande di Buonguerrieri insistono sui punti che da anni FdI mette sotto accusa: il piano pandemico “segreto”, i verbali delle riunioni della task force, l’acquisto delle mascherine. Bignami ripercorre le varie richieste di accesso agli atti presentate negli anni scorsi nei confronti del Ministero della Salute, denuncia la “mancanza di trasparenza” da parte del governo di allora, e “il fatto che l’Italia non avesse un piano pandemico aggiornato: significava che l’Italia aveva violato le prescrizioni del diritto europeo”. E poi le accuse per aver destinato alla Cina “tonnellate di dispositivi di protezione” quando in Italia scarseggiavano, quella di non aver tracciato i passeggeri provenienti da Wuhan, quella di non aver attuato il piano pandemico del 2006 che “seppur vetusto” avrebbe comunque aiutato.

Accuse cui le opposizioni non controbattono, in Commissione. Solo nel pomeriggio arriva una nota congiunta di tutti i gruppi in Commissione: PD, M5S, AVS e IV. L’audizione di Bignami viene liquidata come “uno dei punti più bassi” dell’attività della Commissione: “Vedere Fratelli d’Italia che pone le domande a Fratelli d’Italia per permettere che vengano ripetute le solite teorie care a Fratelli d’Italia è semplicemente desolante”. In questo modo la Commissione si trasforma “in organo di propaganda di partito” e “di conseguenza qualsiasi eventuale conclusione che dovesse essere votata dalla Commissione risulterà squalificata. Così come continua a risultare totalmente squalificato il Presidente Lisei, del quale continuiamo a chiedere le dimissioni”.

Del resto, già nelle ore precedenti l’audizione le opposizioni avevano chiarito il loro giudizio sull’audizione di Bignami: “Una bieca operazione di arroganza politica, una Commissione parlamentare d’inchiesta piegata fino al punto di diventare il luogo dell’auto-rappresentazione politica del partito di maggioranza”, aveva denunciato il presidente d ei senatori Pd Francesco Boccia, arrivando a ritenere “inevitabile” in futuro “una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla natura e sul funzionamento della stessa Commissione Covid. Sarà necessario ricostruire ogni passaggio, verificare il ruolo svolto dai diversi apparati amministrativi, accertare le modalità con cui sono stati conferiti incarichi e deleghe, comprendere se vi siano state interferenze esterne o sovrapposizioni tra funzioni diverse pubbliche e private e ristabilire fino in fondo la verità istituzionale”.

Ipotesi che FdI ovviamente respinge, con Buonguerrieri che denuncia “l’atteggiamento di chi dimostra solo una grandissima paura: lavorano per nascondere la verità, noi continueremo con ostinazione e coraggio a ricercarla”. E terminata l’audizione di Bignami tocca a Paolo Bellavite, già docente presso l’Università di Verona, che illustra uno studio sugli effetti avversi del vaccino.

Covid, Bignami audito attacca governo Conte. Opposizioni: squallido teatrino

Milano, 21 lug. (askanews) – Parla per circa un’ora e mezza, Galeazzo Bignami, audito in Commissione Covid. Un “duetto” con la collega di partito Alice Buonguerrieri, che rivolge le domande che consentono al capogruppo di FdI di riproporre – stavolta da audito – le accuse nei confronti della gestione della pandemia da parte del governo Conte e del ministro della Salute Speranza. Nessuna “contro-domanda” da parte delle opposizioni, che scelgono di disertare l’aula in protesta con quello che viene definito uno “squallido teatrino”. Solo la Lega ‘partecipa’ all’audizione, con una domanda di Simona Loizzo. E poi il presidente della Commissione Marco Lisei, anch’egli di Fdi, che ‘chiude’ con un paio di domande a Bignami.

Le domande di Buonguerrieri insistono sui punti che da anni FdI mette sotto accusa: il piano pandemico “segreto”, i verbali delle riunioni della task force, l’acquisto delle mascherine. Bignami ripercorre le varie richieste di accesso agli atti presentate negli anni scorsi nei confronti del Ministero della Salute, denuncia la “mancanza di trasparenza” da parte del governo di allora, e “il fatto che l’Italia non avesse un piano pandemico aggiornato: significava che l’Italia aveva violato le prescrizioni del diritto europeo”. E poi le accuse per aver destinato alla Cina “tonnellate di dispositivi di protezione” quando in Italia scarseggiavano, quella di non aver tracciato i passeggeri provenienti da Wuhan, quella di non aver attuato il piano pandemico del 2006 che “seppur vetusto” avrebbe comunque aiutato.

Accuse cui le opposizioni non controbattono, in Commissione. Solo nel pomeriggio arriva una nota congiunta di tutti i gruppi in Commissione: PD, M5S, AVS e IV. L’audizione di Bignami viene liquidata come “uno dei punti più bassi” dell’attività della Commissione: “Vedere Fratelli d’Italia che pone le domande a Fratelli d’Italia per permettere che vengano ripetute le solite teorie care a Fratelli d’Italia è semplicemente desolante”. In questo modo la Commissione si trasforma “in organo di propaganda di partito” e “di conseguenza qualsiasi eventuale conclusione che dovesse essere votata dalla Commissione risulterà squalificata. Così come continua a risultare totalmente squalificato il Presidente Lisei, del quale continuiamo a chiedere le dimissioni”.

Del resto, già nelle ore precedenti l’audizione le opposizioni avevano chiarito il loro giudizio sull’audizione di Bignami: “Una bieca operazione di arroganza politica, una Commissione parlamentare d’inchiesta piegata fino al punto di diventare il luogo dell’auto-rappresentazione politica del partito di maggioranza”, aveva denunciato il presidente d ei senatori Pd Francesco Boccia, arrivando a ritenere “inevitabile” in futuro “una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla natura e sul funzionamento della stessa Commissione Covid. Sarà necessario ricostruire ogni passaggio, verificare il ruolo svolto dai diversi apparati amministrativi, accertare le modalità con cui sono stati conferiti incarichi e deleghe, comprendere se vi siano state interferenze esterne o sovrapposizioni tra funzioni diverse pubbliche e private e ristabilire fino in fondo la verità istituzionale”.

Ipotesi che FdI ovviamente respinge, con Buonguerrieri che denuncia “l’atteggiamento di chi dimostra solo una grandissima paura: lavorano per nascondere la verità, noi continueremo con ostinazione e coraggio a ricercarla”. E terminata l’audizione di Bignami tocca a Paolo Bellavite, già docente presso l’Università di Verona, che illustra uno studio sugli effetti avversi del vaccino.

Ranucci, M5s: sospensione sarebbe banditismo Rai senza precedenti

Roma, 21 lug. (askanews) – “Se quello che scrive Dagospia fosse confermato, e cioè che la Rai avrebbe deciso di sospendere Sigfrido Ranucci e cancellarlo dalla guida di Report, saremmo di fronte a un atto di banditismo istituzionale senza precedenti. Nemmeno ai tempi dell’editto bulgaro di Berlusconi si era vista una violenza simile. Vediamo cosa accadrà, se la cosa sarà confermata o se si tratta dell’ennesimo modo di delegittimare Report, destabilizzandone la redazione e gettando discreto su Ranucci. Ma se davvero così fosse, saremmo davanti a una vergonosa esecuzione politica, la prova lampante di una Rai ridotta a serva muta e zerbino di Palazzo Chigi”. Lo denunciano gli esponenti M5S dimissionari dalla commissione di vigilanza Rai.

“Invece di fare scudo attorno a un giornalista che fino a prova contraria resta la vittima di un attentato che ha messo in pericolo la sua vita e quella della sua famiglia – attaccano i parlamentari pentastellati- l’azienda sceglierebbe di finire il lavoro di tutti questi mesi eliminandolo dalla TV. Se questa follia venisse confermata, la libertà di stampa in questo Paese sarebbe ufficialmente morta e sepolta. Non sarebbe piu tempo di indignarsi in silenzio: saremmo al regime puro e non assisteremmo in silenzio”.

Leonardo e Baykar: pienamente operativa la joint venture LBA Systems

Milano, 21 lug. (askanews) – Al Farnborough International Airshow, Leonardo e Baykar hanno annunciato il raggiungimento della piena operatività della loro joint venture LBA Systems, con l’ottenimento delle necessarie autorizzazioni e la nomina dei vertici della nuova società, portando così a compimento la costituzione di un nuovo protagonista nel settore tecnologico dei sistemi a pilotaggio remoto. Leonardo e Baykar detengono ciascuna una quota del 50% della jv, che ha sede legale e operativa in Italia.

La jv beneficia di competenze complementari nella progettazione, sviluppo, produzione e manutenzione di sistemi aerei senza equipaggio (Uncrewed Air System – UAS). LBA Systems combina i sistemi elettronici all’avanguardia di Leonardo, l’integrazione di suoi payload ed equipaggiamenti nonché le sue solide competenze nell’approvazione e certificazione Ue con la progettazione e lo sviluppo da parte di Baykar di piattaforme UAS avanzate, un ampio portafoglio che copre tutti i principali segmenti e processi e capacità produttive avanzate ed efficienti. La creazione di una business unit dedicata ai sistemi a pilotaggio remoto all’interno della Divisione Aeronautica di Leonardo consentirà un coordinamento e un’esecuzione efficaci delle attività commerciali e industriali.

“LBA Systems entra nel settore dei sistemi a pilotaggio remoto, in rapida crescita, con un’offerta completa e competitiva – ha commentato Lorenzo Mariani, amministratore delegato e direttore generale di Leonardo -. Fa leva su un’ampia gamma di sistemi proprietari di Leonardo, che possono essere integrati su diverse piattaforme di Baykar per soddisfare i requisiti di missione sempre più esigenti imposti dalle sfide operative odierne. L’avvio delle attività di LBA Systems rappresenta inoltre un esempio concreto dei pilastri della nostra strategia: accelerazione dell’esecuzione e della produzione, rafforzamento e ampliamento della base industriale, partnership per raggiungere la massa critica necessaria a rispondere all’evoluzione della domanda dei mercati europeo e globale, crescita e creazione di valore.”

“LBA Systems è un’iniziativa importante che combina architetture autonome ad alta tecnologia e collaudate insieme e alla forza produttiva di Baykar con le avanzate capacità di payload e avionica di Leonardo – ha dichiarato Haluk Bayraktar, Ceo di Baykar -. Il successo dei recenti test di volo cooperativo che ha coinvolto il nostro sistema a pilotaggio remoto Kizilelma con il velivolo M-346 di Leonardo ha dimostrato la maturità globale che la nostra tecnologia nel settore ha raggiunto, secondo gli standard Nato, ed è stata una risposta diretta alle esigenti richieste operative. Con LBA Systems, offriremo al mercato globale soluzioni pronte e affidabili — dall’Astore Levante a Kizilelma — andando oltre i concetti su carta. Questa partnership è un passo strategico che rafforzerà la base industriale della difesa sia in Europa che nei paesi alleati.”

Musica, "Che notte è questa!": due live di Claudio Baglioni a Roma

Roma, 21 lug. (askanews) – Con “Che notte è questa!” Claudio Baglioni inaugura e conclude a Roma il “GrandTour La vita è adesso”, il viaggio artistico che attraverserà l’Italia toccando posti, siti storici e paesistici. E non poteva che essere la Capitale – la città che ha visto nascere tante pagine della sua opera di musicista, interprete e compositore – il luogo scelto per aggiungere questi due capitoli.

Il 24 ottobre, l’avventura prenderà il via a Piazza di Siena, nel cuore di Villa Borghese, scenario dei leggendari concerti, del 1982 e del 2009, che richiamarono 350.000 spettatori. Il 23 ottobre 2027, il GrandTour terminerà poi a via dei Fori Imperiali, tornando nella sede degli eventi del 1996 e del 2010, che, allora, al Colosseo e al Vittoriano, videro la partecipazione di oltre 650.000 persone.

Due notti speciali per celebrare quei quattro appuntamenti che riunirono complessivamente un milione di spettatori, classificandosi tra gli eventi musicali dal vivo con il maggior numero di presenze registrato in Italia.

“Che notte è questa!” sarà l’apertura e la chiusura del giro: i due estremi di un percorso spettacolare composto da 50 concerti, un itinerario artistico, culturale, formativo e ricreativo che unirà paesaggio, incanto e arte in un racconto dedicato al patrimonio italiano.

Il “GrandTour La vita è adesso” si muoverà, tra giugno – prima data il 28 giugno in Piazza San Marco a Venezia – e settembre 2027, tra i più suggestivi contesti all’aperto. Accompagnato da 20 musicisti e da una squadra di professionisti di altissimo livello, Claudio Baglioni porterà in scena 50 canzoni, arrangiate e illustrate appositamente per questo giro, che racchiudono quasi sessant’anni di carriera artistica. Per la prima volta saranno eseguiti dal vivo tutti gli undici brani di “La vita è adesso”, il mitico album che ha raggiunto numerosi record di classifica e che, con 5 milioni di copie, è il disco più venduto di sempre nel nostro Paese. Il GrandTour rappresenta il culmine delle iniziative per il 40esimo anniversario di un fenomeno discografico.

I biglietti per “Che notte è questa! la partenza” del 24 ottobre 2026 saranno disponibili dalle ore 11.00 di mercoledì 22 luglio, per 24 ore in esclusiva in prevendita per gli iscritti al Fan Club e, dalle ore 11.00 di giovedì 23 luglio su TicketOne e nei punti vendita e nelle prevendite abituali. Per la data del 23 ottobre 2027 le informazioni verranno comunicate prossimamente.

“Da Piazza di Siena ai Fori Imperiali, la storia si ripete anni dopo con due speciali concerti evento di Claudio Baglioni a Roma. A casa sua, dove è cresciuto, dove ha scritto le canzoni che hanno accompagnato le nostre vite. È il giusto omaggio di Roma a un grande artista della musica italiana. Un cantautore che ha fatto la storia e con cui siamo orgogliosi di collaborare. Baglioni e le sue canzoni sono un patrimonio da custodire e valorizzare. Sarà poi un’occasione per ribadire quanto la musica sia cultura, divertimento, emozione e uno straordinario momento di socialità” ha detto Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale.

Roggero, Anm: vicini ai colleghi minacciati, c’è un clima pesante

Roma, 21 lug. (askanews) – “Dopo la sentenza sul caso Roggero ai magistrati sono arrivate minacce, insulti e messaggi d’odio in un clima in cui vengono attaccati per il solo fatto di aver applicato la legge dello Stato sull’omicidio e sulla legittima difesa. Siamo al fianco dei colleghi piemontesi che hanno emesso le sentenze di primo e secondo grado, così come di quelli della Corte di cassazione che le hanno confermate”. Lo afferma la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati dopo gli attacchi di questi giorni.

“Ribadiamo che, da parte di chi ricopre incarichi istituzionali, servirebbe maggiore responsabilità e cura nell’utilizzo delle parole. Il clima che si crea nei confronti di chi applica la legge dovrebbe essere differente. La critica è legittima, ma alimentare una narrazione che individui nei magistrati il bersaglio da colpire significa contribuire a un clima che può degenerare in odio e intimidazione. Un clima di pesante delegittimazione denunciato anche nel recente report della Commissione europea. Ci auguriamo per il futuro maggiore attenzione a tutela delle stesse fondamenta dallo Stato di diritto”, conclude l’Associazione.

Tennis, stop Paolini, rinuncia a Washington e a Toronto

Roma, 21 lug. (askanews) – “Ho deciso di rinunciare sia Washington che a Toronto in modo da poter dare al mio piede un po’ di tempo in più per guarire”. Con un breve messaggio sui social, Jasmine Paolini, numero 15 del mondo, ha annunciato il suo forfait per i prossimi due appuntamenti del circuito Wta. L’azzurra, reduce dal quarto di finale a Wimbledon dopo una stagione avara di soddisfazioni, ha quindi deciso di saltare sia il 500 di Washington che il 1000 di Toronto, in Canada, per poter dare tregua al piede che la sta tormentando da diverse settimane. Jasmine, che non aveva punti da difendere, punta a rientrare al 1000 di Cincinnati, dove lo scorso anno era arrivata in finale, battuta da Iga Swiatek.

Biennale, l’Ue revoca i finanziamenti: Mosca non rispetta i valori fondamentali

Roma, 21 lug. (askanews) – L’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura (Eacea), sulla base della valutazione giuridica e della raccomandazione della Commissione europea, ha deciso di revocare il contributo da 2 milioni di euro assegnato alla Fondazione La Biennale di Venezia. Lo ha reso noto l’esecutivo europeo, secondo cui gli eventi culturali finanziati con risorse dei contribuenti europei “devono salvaguardare i valori democratici, promuovere il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione”, principi che, aggiunge Bruxelles, “non sono rispettati nella Russia di oggi”.

Musica, "Turandot delle stelle" debutta a Pietrasanta poi in tour

Roma, 21 lug. (askanews) – In occasione del centenario della celebre opera di Giacomo Puccini, lo scorso 19 luglio in piazza Statuto a Pietrasanta (Lucca) è andata in scena la prima assoluta di “Turandot delle stelle”, l’innovativo progetto per videomapping e musica dal vivo firmato dallo studio artistico toscano Imaginarium (Francesca Pasquinucci e Davide Giannoni). Per la data inaugurale in Versilia, vicino ai luoghi cari al Maestro, Davide Giannoni al piano e strumenti elettronici ha condiviso per l’occasione il palco con la giovane musicista cinese Zhao Xiaoyu, suonatrice di guzheng, parte dell’Ensemble Dongxun, formazione dedita al dialogo tra la musica tradizionale cinese e quella occidentale. In questa prima tappa le proiezioni visive dello spettacolo si sono integrate con il marmo e con la scultura, dialogando direttamente con la celebre fontana di Girolamo Ciullia, “L’acqua di Afrodite”, situata nella piazza.

L’idea che muove l’intero impianto drammaturgico e musicale di “Turandot delle Stelle” è il racconto poetico di un Giacomo Puccini viaggiatore. Nella genesi storica della sua ultima opera, la Cina e le sue melodie orientali arrivarono al Maestro da lontano, filtrate da carillon, racconti e spartiti spediti a Torre del Lago. Il tour internazionale dello spettacolo tra l’autunno del 2026 e tutto il 2027 toccherà città come Tokyo, Seul e San Francisco. In ogni Paese, ci sarà un incontro tra Davide Giannoni e un ensemble di musica tradizionale locale, ogni volta diverso. Protagonisti assoluti di queste contaminazioni saranno giovani musicisti di terre lontane, talenti che per la prima volta accosteranno e incroceranno la propria tradizione con la musica di Puccini proprio sul palco di questo spettacolo.

Tutti i contenuti delle grandi proiezioni e del videomapping sono interamente realizzati con la tecnica del disegno a mano su carta e successivamente animati digitalmente. Questa scelta stilistica risponde a un preciso intento poetico: perseguire e valorizzare quell’idea di autentica artigianalità italiana e di teatralità antica di cui Imaginarium vuole farsi ambasciatore nel mondo. La tecnologia immersiva del videomapping si mette così al servizio della traccia umana, del tratto grafico d’autore e della tradizione scenografica classica, creando un cortocircuito visivo di straordinaria suggestione emotiva.

Co-fondato da Francesca Pasquinucci (illustratrice e storica del teatro) e Davide Giannoni (compositore e contrabbassista), Imaginarium è un collettivo creativo e multidisciplinare attivo a livello internazionale che fonde arte visiva, musica e scenografia digitale in esperienze immersive. Dal 2011 esplorano l’intersezione tra il disegno a mano e l’animazione 3D, collaborando attivamente con teatri e festival di opera lirica, ambasciate, istituti di cultura, università e istituti scientifici.

Otranto, volontari in campo per l’ambiente con Look Up Clean Up

Otranto, 21 lug. (askanews) – Otranto ha ospitato la nuova tappa di “Look Up Clean Up”, l’iniziativa itinerante promossa dall’ente no profit Save the Planet con il sostegno di Enegan e Neogreen, nata per sensibilizzare cittadini e turisti sui temi della sostenibilità attraverso attività di raccolta dei rifiuti in spiagge, centri urbani e aree di interesse naturalistico.

Guanti, pinze e bustoni alla mano: decine di volontari si sono messi all’opera per ripulire il porto, il lungomare e le spiagge della città salentina, premiata tra le località balneari più belle d’Italia secondo la classifica delle Cinque Vele di Legambiente e Touring Club Italiano.

“Questo progetto nasce con l’idea di coinvolgere tutto il territorio nazionale in un percorso di sensibilizzazione sul rispetto dell’ambiente. È un peccato vedere, ad esempio, un cassonetto per la raccolta dei rifiuti sul lungomare di Otranto e, a un metro di distanza, trovare ancora carte abbandonate per terra. È un segnale di mancanza di civiltà, purtroppo, da parte di noi adulti. Noi crediamo invece che i materiali debbano essere raccolti e possano essere riutilizzati” ha dichiarato Davide Torsello, Coordinatore dei Volontari di Save the Planet.

La giornata ha coinvolto anche altre aree del territorio: in mattinata un gruppo di canoisti dell’associazione Marina di San Cataldo è intervenuto nei Laghi Alimini per la raccolta dei rifiuti, mentre alla Baia dei Turchi volontari e bagnanti hanno partecipato alla pulizia dell’arenile. Nel pomeriggio il clean-up aperto alla cittadinanza è stato inaugurato dall’esibizione degli allievi del Gruppo dei Tamburellisti di Otranto e ha visto la partecipazione del sindaco Francesco Bruni.

“Oggi non parliamo nello specifico di cambiamenti climatici, ma più in generale della cura e dell’attenzione verso il nostro pianeta, con un focus particolare su questa città, per renderla ancora più bella. Che questo percorso venga portato avanti da un’associazione di volontariato, in modo così concreto e al di fuori dei circuiti tradizionali, è un valore aggiunto. La mia presenza qui vuole essere innanzitutto un ringraziamento per quello che si sta facendo e, allo stesso tempo, l’occasione per avviare un percorso virtuoso anche per il futuro” ha aggiunto Francesco Bruni, Sindaco di Otranto.

La tappa di Otranto rientra nel percorso nazionale dell’iniziativa, che proseguirà il 1° agosto a Bardonecchia e si concluderà il 19 settembre a Firenze. Un viaggio attraverso territori diversi per promuovere azioni concrete di tutela ambientale e coinvolgere sempre più persone nella cura degli spazi condivisi. Tutti i dettagli sull’iniziativa e sulle prossime tappe sono disponibili sul sito ufficiale di Save the Planet.

Roggero, Fdi rilancia la pdl ‘Mai più delinquenti risarciti da vittime’

Roma, 21 lug. (askanews) – “Mai più delinquenti risarciti dalle vittime”. Dopo il caso Roggero, Fdi rilancia con una conferenza stampa la proposta di legge, a prima firma Speranzon, che era stata comunicata alla presidenza del Senato nel giugno del 2025, un anno fa, e che punta a modificare l’articolo 2044 del codice civile e l’articolo 185 del codice penale in materia di responsabilità civile nei casi di eccesso di legittima difesa.

Una proposta che, ha ricordato il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, è stata “recepita la scorsa settimana dall’ultimo ddl Sicurezza varato dal governo” e che “esclude che se un criminale subisce dei danni per l’attività illecita possa poi invocare risarcimenti. Lo Stato deve stare dalla parte delle persone perbene e non dei criminali”, ha puntualizzato. “Con il nuovo decreto Sicurezza abbiamo reso questa proposta una battaglia di governo”, ha rivendicato il responsabile organizzazione del partito Giovanni Donzelli. Per Lucio Malan si tratta di una norma di “buonsenso: chi subisce una violenza grave con minaccia di armi, cosa che può spingere a reazioni molto forti dalla quale deriva un danno al delinquente, non può essere vittima ulteriore anche da parte di una richiesta di risarcimento”.

Bignami ha precisato che si tratta di introdurre un principio di “automatismo” attraverso cui si preveda che “il risarcimento non è dovuto se il danneggiato ha posto in essere la condotta, consapevole e volontaria, con violenza non lieve alla persona o al patrimonio o con minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica. Nè al terzo né alla sua famiglia”.

Secondo quanto ha spiegato il presidente dei senatori del partito, Lucio Malan, ci sarà in prima battuta il tentativo di inserire la novità come emendamento nel decreto legge su Giustizia e immigrazione, attualmente all’esame della commissione Affari costituzionali del Senato: se così fosse “diventerebbe efficace in poche settimane”, ha osservato.

“Ci proveremo – ha detto il relatore del decreto legge all’esame di Palazzo Madama Marco Lisei – ma non sappiamo ancora se il decreto andrà in aula con relatore, senza relatore, con la fiducia o no. E’ un tentativo che vogliamo provare a esperire perché rappresenta una priorità per noi. Qualora non si riuscisse comunque noi abbiamo presentato il disegno di legge, c’è il ddl governativo” che seguiranno il consueto iter parlamentare. “Quando arriverà il ddl del governo immagino verranno accorpati con trattazione congiunta”, ha aggiunto.

Ucraina, grano e idrocarburi: la ‘guerra parallela’ nel Mare Nero

Roma, 21 lug. (askanews) – Lo scontro navale nel Mar d’Azov e nel Mar Nero tra Kiev e Mosca alimenta lo spettro di una crisi alimentare che, unita alla ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran e la conseguente strozzatura dello Stretto di Hormuz, potrebbe incidere sull’approvvigionamento internazionale di cereali, mais e colza.

Il Mar Nero è uno dei corridoi più importanti al mondo per le esportazioni agricole e, ormai dal 2022, qui non è più garantito un passaggio sicuro per le navi mercantili. Negli ultimi mesi Mosca e Kiev hanno intensificato le operazioni militari in questo quadrante, snodo tra Eurasia e Mediterraneo orientale e di grande rilievo strategico per entrambi i Paesi. Attraverso questo bacino transita una quota significativa del commercio internazionale di grano, mais e olio di girasole, con i porti ucraini che rappresentano punti di accesso cruciali per l’approvvigionamento di cereali verso l’Africa, il Medio Oriente e l’Asia.

Le interruzioni non sono per ora della portata del 2022, quando l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia sospese di fatto le operazioni di carico nei porti ucraini, spingendo i prezzi dei cereali a livelli record, evidenzia Bloomberg. Tuttavia, la nuova escalation arriva in un momento particolarmente difficile per il settore agroalimentare. I rallentamenti del traffico nello Stretto di Hormuz, dovuti alla guerra con l’Iran, hanno messo a rischio i flussi di fertilizzanti e di altri fattori produttivi essenziali per l’agricoltura.

Nell’ultimo mese, sia Kiev che Mosca hanno incrementato le incursioni in questa zona, con l’esercito del presidente ucraino Volodymyr Zelensky che sta procedendo con sanzioni sempre più puntuali contro la “flotta ombra” russa, sia che si tratti di quella relativa al trasporto di petrolio, sia se si tratti del grano sottratto dai territori. Ieri, il leader ucraino ha annunciato una serie di attacchi contro tre petroliere della flotta ombra russa nel Mar Nero e quattro depositi di petrolio nel Territorio di Stavropol. Secondo quanto sostenuto dal comandante delle forze ucraine per i sistemi senza pilota, il maggiore Robert “Magyar” Brovdi, le forze ucraine hanno colpito 119 petroliere nel Mar d’Azov e 64 petroliere nel Mar Nero dal 1° al 20 luglio.

Nel quadro della campagna nel Mar Nero, i vertici militari e politici ucraini inseriscono anche il tentativo di isolare la Crimea dal territorio russo, con continui raid contro i terminali petroliferi ed elettrici della penisola. Attacchi che hanno compromesso la distribuzione di energia e carburante nella penisola, aggravando le condizioni della popolazione civile. Dall’altra parte del fronte, Mosca, da mesi, conduce attacchi aerei e missilistici contro le infrastrutture ucraine utilizzate per l’esportazione di cereali.

Nelle ultime settimane, la Russia ha intensificato questa campagna. Le forze russe hanno iniziato ad attaccare con maggiore frequenza le navi mercantili, nonché i principali terminal cerealicoli ucraini di Chornomorsk, Odessa e Yuzhne. Gli intensi attacchi hanno causato all’Ucraina una perdita di circa un terzo della sua capacità di esportare grano attraverso il Mar Nero. Come sostenuto da l’Institute for the Study of War (ISW) nel suo ultimo report, le forze russe stanno intensificando la loro campagna di attacchi contro navi mercantili civili battenti bandiera ucraina e straniera vicino ai porti dell’oblast di Odessa. La Marina ucraina e le autorità dell’oblast di Odessa hanno riferito il 19 luglio che le forze russe hanno colpito la nave mercantile Golden Leo, di proprietà turca e battente bandiera della Guinea-Bissau, con tre missili da crociera Kh-59/69, uccidendo almeno 10 marinai. Sempre secondo quanto riferito dall’ISW, un importante blogger militare russo specializzato in aviazione ha affermato il 20 luglio che le forze russe hanno iniziato a impiegare missili antinave pesanti contro navi ucraine e straniere nel Mar Nero per infliggere maggiori danni, segnando una significativa escalation dall’uso di droni o persino missili da crociera Kh-31A o Kh-35 per condurre attacchi marittimi.

In questo contesto, oggi il presidente romeno Nicos Dan ha riferito che la petroliera Gas Lisbon, battente bandiera liberiana, è stata colpita la scorsa notte a circa 20 miglia nautiche dalla costa rumena, non specificando chi fosse l’esecutore dell’attacco, ma osservando che esso “con ogni probabilità si inserisce nella guerra di aggressione illegale condotta dalla Federazione Russa contro l’Ucraina”.

La “battaglia del grano” e del trasporto energetico rappresentano oggi un cruciale fronte della guerra tra Russia e Ucraina. Le conseguenze, tuttavia, si estendono ben oltre il teatro del Mar Nero, incidendo sulla sicurezza alimentare globale, sulle catene logistiche e sulla stabilità dei mercati internazionali delle materie prime agricole. (di Lorenzo della Corte)

Standing ovation e tour 80 anni, magia Cocciante a Este Music Festival

Este (Padova), 21 lug. (askanews) – Oltre due ore e mezza di grande musica con ripetute standing ovation del pubblico – almeno 4mila persone – al Castello Carrarese di Este per Riccardo Cocciante, che lunedì 20 luglio ha fatto tappa all’Este Music Festival, in provincia di Padova, con il suo tour “Io… Riccardo Cocciante nel 2026”.

Nell’anno in cui celebra gli 80 anni, il Maestro nato il 20 febbraio 1946 in Vietnam (allora “Indocina”, a cui ha dedicato il brano omonimo del 1987 scritto con Enrico Ruggeri) ha offerto ai suoi fan una serata di emozioni intense con una scaletta che ha attraversato decenni del suo grande repertorio (oltre 40 album pubblicati in tre lingue) da “Margherita” (1976) a “Il Tempo delle Cattedrali” per il musical “Notre Dame de Paris” (2002), fino ai brani del nuovo album “Ho vent’anni con te”.

Il live si è aperto con “La Grande Avventura” (1987), “Ora che io sono luce” e “Uomo” (entrambi dal primo album in studio Mu del 1972). Pubblico calorosissimo fin dall’inizio, il Maestro vestito di bianco ha proseguito con “Ammassati e Distanti” (1993), “Il mio nome è Riccardo” (1987) “Uniti no, divisi no”, brano del 1982, scritto da Mogol, e ancora, tutti i presenti a cantare con “Cervo a Primavera” (1980) ed “Era già tutto previsto” (1975). Un inno alla natura (con l’invito a trattarla meglio) in “Vai Lupo, Corri!” (2026) dal nuovo album “Ho vent’anni con te”, e il brano dedicato al figlio David “Vivi la tua vita” (1991). E poi “Hai un amico in me” (Toy Story, 2019) e l’omaggio a Rino Gaetano con “A mano a mano” e il nuovo brano “Le Polaroid” (2026).

Gran finale ancora con canzoni che hanno fatto la storia della musica italiana: “Un nuovo amico” (1982), “Jimi Suona” , dedicata a Jimi Hendrix, “Sincerità” (1983), “Celeste Nostalgia” (1982), “Bella senz’anima” (1974), “Se stiamo insieme” (1981), “Margherità” e per il bis “Io canto” (1979), “Questione di feeling” (1985) e “In bicicletta” (1982).

Con Cocciante sul palco una super band: alle chitarre Ruggero Brunetti e Davide Gobello, tastiere e piano Luciano Zanoni e Lorenzo Nanni, alla batteria Alfredo Golino, alle percussioni Daniele Leucci, al basso Roberto Gallinelli. I cori: Stefania Martin, Claudia D’Ulisse e Marco Vito, che è anche direttore musicale. Il Maestro durante la serata ha più volte elogiato i suoi musicisti, definendoli “parte di me” e “famiglia” (perché il concerto non si fa da solo!), oltre a ringraziare il pubblico di Este per la partecipazione e il grande affetto.

La terza edizione di Este Music Festival – organizzata da DuePunti Eventi in collaborazione con il Comune di Este e con il patrocinio della Provincia di Padova – prosegue stasera 21 luglio con Giorgia, sempre per la scena italiana il 23 luglio con Marco Masini, il 25 con Il Volo, il 27 luglio con Sal Da Vinci, il 31 agosto con Gianni Morandi e, per la scena rap, con Shiva il 29 luglio; sul fronte del rock internazionale attesi il 28 luglio Savatage il 2 settembre Hollywood Vampires. Completano il programma lo spettacolo K-Pop is coming (22 luglio) e Din Don Down, con Paolo Ruffini e la Compagnia Mayor Von Frinzius (24 luglio).

(Credits photo: DuePunti Eventi – Marco Pettenuzzo)