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Calcio, serie A: Roma aggancia il Milan al quarto posto

Roma, 10 mag. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Parma-Roma 2-3:

36esima giornata Torino-Sassuolo 2-1, Cagliari-Udinese 0-2; Lazio-Inter 0-3; ore Lecce-Juventus 0-1, Verona-Como 0-1; Cremonese-Pisa 3-0; Fiorentina-Genoa 0-0; Parma-Roma 2-3; ore 20.45 Milan-Atalanta. Lunedì 11 maggio ore 20.45 Napoli-Bologna.

Classifica: Inter 85, Napoli 70, Juventus 68, Milan, Roma 67, Como 65, Atalanta 55, Lazio 51, Udinese 50, Bologna, Sassuolo 49, Torino 44, Parma 42, Genoa 41, Fiorentina 38, Cagliari 37, Lecce 32, Cremonese 31, Verona 20, Pisa 18 (Inter campione d’Italia. Retrocesse in B Pisa e Verona).

37ª giornata (17.05.2026)da definire anticipi e posticipi Atalanta-Bologna, Cagliari-Torino, Como-Parma, Genoa-Milan, Inter-Verona, Juventus-Fiorentina, Pisa-Napoli, Roma-Lazio, Sassuolo-Lecce, Udinese-Cremonese.

38ª giornata (24.05.2026)da definire anticipi e posticipi Bologna-Inter, Cremonese-Como, Fiorentina-Atalanta, Lazio-Pisa, Lecce-Genoa, Milan-Cagliari, Napoli-Udinese, Parma-Sassuolo, Torino-Juventus, Verona-Roma.

Calcio, serie A: Fiorentina salva, Cremonese a -1 dal Lecce

Roma, 10 mag. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Cremonese-Pisa 3-0; Fiorentina-Genoa 0-0:

36esima giornata Torino-Sassuolo 2-1, Cagliari-Udinese 0-2; Lazio-Inter 0-3; ore Lecce-Juventus 0-1. Verona-Como 0-1; Cremonese-Pisa 3-0; Fiorentina-Genoa 0-0; ore 18 Parma-Roma; ore 20.45 Milan-Atalanta. Lunedì 11 maggio ore 20.45 Napoli-Bologna.

Classifica: Inter 85, Napoli 70, Juventus 68, Milan 67, Como 65, Roma 64, Atalanta 55, Lazio 51, Udinese 50, Bologna, Sassuolo 49, Torino 44, Parma 42, Genoa 41, Fiorentina 38, Cagliari 37, Lecce 32, Cremonese 31, Verona 20, Pisa 18 (Inter campione d’Italia. Retrocesse in B Pisa e Verona).

37ª giornata (17.05.2026)da definire anticipi e posticipi Atalanta-Bologna, Cagliari-Torino, Como-Parma, Genoa-Milan, Inter-Verona, Juventus-Fiorentina, Pisa-Napoli, Roma-Lazio, Sassuolo-Lecce, Udinese-Cremonese.

38ª giornata (24.05.2026)da definire anticipi e posticipi Bologna-Inter, Cremonese-Como, Fiorentina-Atalanta, Lazio-Pisa, Lecce-Genoa, Milan-Cagliari, Napoli-Udinese, Parma-Sassuolo, Torino-Juventus, Verona-Roma.

Internazionali, Musetti batte Cerundolo e va agli ottavi a Roma

Roma, 10 mag. (askanews) – Vittoria nel segno della resilienza per Lorenzo Musetti. Il carrarino conquista gli ottavi di finale degli Internazionali d’Italia per la quarta volta in carriera grazie al successo su Francisco Cerundolo con il punteggio di 7-6, 6-4 dopo 2 ore e 12 minuti di gioco.

“Ho sofferto sin dall’inizio, mi aspettavo una partita difficile e così è stata – le parole di Lorenzo Musetti – Il pubblico era dalla mia parte ed è stato un vantaggio. Credo di aver gestito bene la situazione. Non ho finito al 100%, ma sto già pensando a riposare in vista della prossima partita. Avevo anche un po’ di crampi alla fine, non è stato facile trovare una via d’uscita. Sono riuscito a restare lì e lottare”.

Alla prima vittoria stagionale contro un top 30 sulla terra rossa, Musetti tornerà in campo martedì negli ottavi di finale contro Casper Ruud, n. 25 al mondo. Il bilancio nei precedenti è 1-1, ma l’ultimo confronto risale all’estate 2023, nella semifinale dell’Atp 250 di Bastad vinta dal norvegese in due set. La vittoria di Lorenzo su Ruud, invece, risale al Masters 1000 di Parigi Bercy 2022.

MotoGp Francia, Martin: "So come essere veloce in sella all’Aprilia"

Roma, 10 mag. (askanews) – Un altro capolavoro firmato da Jorge Martin a Le Mans, quinto appuntamento del Mondiale 2026 di MotoGP. E’ stata una gara non facile. Mi aspettavo di essere più avanti, poi piano piano sono riuscito a risalire. Non pensavo però di vincere, neanche avevo in mente di salire sul podio. Quando però ho visto che è caduto Pecco e sono stato in grado di superare Pedro, allora ci ho creduto maggiormente. Il sorpasso su su Bezzecchi è stato al limite”, le sue considerazioni ai microfoni di Sky Sport.

Un ammissione c’è stata sulla gestione delle gomme: “Mi sono gestito per il consumo delle mescole e anche per questo avevo più margini rispetto a Marco”. E in conclusione: “Al test abbiamo fatto un bello step. Poi qui abbiamo toccato il set-up ed è andata bene, siamo vicini alla base e ora so che ho e so come essere veloce. Inizio a capire il limite”.

Motogp, tripletta Aprilia: Martin trionfa, poi Bezzecchi e Ogura

Roma, 10 mag. (askanews) – Giornata storica per Aprilia nel Gran Premio di Francia della MotoGP a Circuit Bugatti. Jorge Martin domina anche la gara lunga dopo il successo nella Sprint e guida una clamorosa tripletta della casa di Noale davanti a Marco Bezzecchi e al sorprendente Ai Ogura. Un risultato senza precedenti per Aprilia, che monopolizza per la prima volta nella sua storia il podio della classe regina.

Per Jorge Martin è la nona vittoria in top class, la seconda a Le Mans e soprattutto il ritorno al successo dopo 588 giorni dall’ultimo trionfo ottenuto a Mandalika nel 2024. Lo spagnolo costruisce la sua rimonta nella seconda metà di gara, aumentando progressivamente il ritmo fino ad agganciare e superare Bezzecchi a tre giri dalla conclusione. Negli ultimi passaggi Martin allunga con decisione e taglia il traguardo in solitaria, rilanciandosi anche nella corsa iridata: ora è a un solo punto dal compagno di marca.

Grande protagonista anche Marco Bezzecchi, autore di una gara in testa sin dalla partenza. L’italiano scatta perfettamente allo spegnimento dei semafori e prende subito il comando, riuscendo a contenere per gran parte della corsa la pressione di Pedro Acosta e Francesco Bagnaia. Il pilota Ducati sembrava in grado di giocarsi la vittoria dopo aver superato Acosta e consolidato il secondo posto, ma al sedicesimo giro arriva la svolta della gara: Bagnaia perde l’anteriore e finisce nella ghiaia, dicendo addio al podio e alla possibilità di conquistare punti pesanti.

La caduta di Pecco apre definitivamente la strada alla festa Aprilia. Martin accelera, supera prima Acosta e poi va a prendere Bezzecchi, mentre alle loro spalle sale il rookie giapponese Ai Ogura, autore di una prova straordinaria culminata con il terzo posto. Ai piedi del podio chiude Fabio Di Giannantonio davanti ad Acosta e al beniamino di casa Fabio Quartararo.

Gara complicata e ricca di ritiri a Le Mans: oltre a Bagnaia finiscono a terra Alex Marquez, Joan Mir, Brad Binder e Diogo Moreira. Intanto dal paddock arriva anche la notizia dell’operazione sostenuta a Madrid da Marc Marquez: intervento riuscito alla spalla e al piede dopo l’infortunio che lo ha costretto a saltare il weekend francese.

Calcio, serie A: il Como sicuro dell’Europa

Roma, 10 mag. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Verona-Como 0-1:

36esima giornata Torino-Sassuolo 2-1, Cagliari-Udinese 0-2; Lazio-Inter 0-3; ore Lecce-Juventus 0-1. Verona-Como 0-1; ore 15 Cremonese-Pisa; ore 15 Fiorentina-Genoa; ore 18 Parma-Roma; ore 20.45 Milan-Atalanta. Lunedì 11 maggio ore 20.45 Napoli-Bologna.

Classifica: Inter 85, Napoli 70, Juventus 68, Milan 67, Como 65, Roma 64, Atalanta 55, Lazio 51, Udinese 50, Bologna, Sassuolo 49, Torino 44, Parma 42, Genoa 40, Fiorentina, Cagliari 37, Lecce 32, Cremonese 28, Verona 20, Pisa 18 (Inter campione d’Italia. Retrocesse in B Pisa e Verona).

37ª giornata (17.05.2026)da definire anticipi e posticipi Atalanta-Bologna, Cagliari-Torino, Como-Parma, Genoa-Milan, Inter-Verona, Juventus-Fiorentina, Pisa-Napoli, Roma-Lazio, Sassuolo-Lecce, Udinese-Cremonese.

38ª giornata (24.05.2026)da definire anticipi e posticipi Bologna-Inter, Cremonese-Como, Fiorentina-Atalanta, Lazio-Pisa, Lecce-Genoa, Milan-Cagliari, Napoli-Udinese, Parma-Sassuolo, Torino-Juventus, Verona-Roma.

Calcio, Verona-Como 0-1: lariani in Europa

Roma, 10 mag. (askanews) – Partita storica per il Como: la squadra di Fabregas vince a Verona 1-0 e si è garantita la partecipazione a una coppa europea nella prossima stagione per la prima volta nella sua storia. Decisivo un gran gol al 71′ di Douvikas, bravo a vincere il duello fisico con Edmundsson e a fulminare Montipò col destro. L’Hellas reagisce, ma al 75′ il pareggio di Bowie viene annullato per un fuorigioco di Valentini influente sull’azione. Ancora viva la speranza Champions.

Iran, Teheran ha presentato la sua risposta alle proposte statunitensi per porre fine al conflitto

Roma, 10 mag. (askanews) – L’Iran ha presentato la propria risposta alla proposta statunitense per porre fine al conflitto: è quanto riporta l’agenzia di stampa iraniano Irna.

“La risposta della Repubblica Islamica dell’Iran all’ultimo testo proposto dagli Stati Uniti per porre fine alla guerra è stata inviata oggi al mediatore pachistano”, ha concluso l’agenzia.

Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano aveva precedentemente affermato in diverse occasioni che le “osservazioni e considerazioni” di Teheran sarebbero state comunicate dopo un’attenta analisi e una sintesi finale delle proposte statunitensi.

Nel frattempo, però, il portavoce della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, Ebrahim Rezaei, sul suo profilo di X, aveva avvertito: “Da oggi in poi, la nostra moderazione è finita; qualsiasi aggressione contro le nostre navi incontrerà una risposta forte e decisa da parte dell’Iran contro le navi e le basi statunitensi. Il tempo stringe, ed è contro gli americani; è nel loro interesse non commettere errori e non sprofondare ulteriormente nel pantano in cui sono caduti. La via migliore è arrendersi e fare concessioni. Dovete adattarvi al nuovo ordine regionale”.

"Notte poetica" è il nuovo singolo di Welo e Anna Tatangelo

Milano, 10 mag. (askanews) – In “Notte poetica”, il nuovo singolo di Welo e Anna Tatangelo, disponibile ovunque, le cose accadono senza spiegazioni, soltanto perché devono accadere. E questa non è una notte qualsiasi, è una notte destinata a restare, a ripetersi, a diventare la colonna sonora di un’intera estate. Al fianco di Welo, in questo brano, una delle voci femminili più importanti e riconoscibili del panorama musicale italiano: Anna Tatangelo. Non solo un featuring, ma un punto di svolta emotivo. Il contrasto tra il rap diretto di Welo e la potenza melodica di Anna Tatangelo costruisce infatti un equilibrio sorprendente, in cui due linguaggi diversi si incontrano senza forzarsi, trovando una stessa direzione. Il risultato è un ritornello immediato, incisivo, impossibile da dimenticare. “NOTTE POETICA” è un viaggio notturno fatto di finestrini abbassati, musica ad alto volume e una luna così grande da dividere in due la strada. È il racconto di due persone che non sono state capaci di tenersi davvero, ma che continuano a cercarsi nello spazio fragile di una notte. Il brano si muove su una produzione calda, curata da ROOM9, Nathys e Luca Mattioni, che accompagna una dimensione quasi cinematografica. In questo scenario, la notte non è mai davvero ferma: cambia forma, si dilata, si ripete. Come se non potesse mai finire davvero. “Notte poetica” arriva dopo un momento significativo del percorso artistico di Welo: con “Emigrato (italiano)” è stato infatti scelto per firmare il jingle ufficiale della 76ª edizione del Festival di Sanremo, diretto da Carlo Conti. La rielaborazione del suo brano “Emigrato” ha accompagnato ogni serata della kermesse, trasformando una storia personale in una voce condivisa, capace di rappresentare un’intera generazione.

Putin apre uno spiraglio per la fine della guerra in Ucraina. Il Cremlino: Witkoff e Kushner presto in Russia

Roma, 10 mag. (askanews) – Gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner potrebbero recarsi in Russia nel prossimo futuro: lo ha dichiarato domenica Yury Ushakov, uno dei principali consiglieri del Cremlino.

“Prima o poi, credo a breve, i nostri colleghi permanenti Steve Witkoff e Kushner verranno a Mosca e continueremo il dialogo con loro” ha proseguito Ushakov, sottolineando come la soluzione al conflitto non farà progressi nemmeno dopo decine di round di negoziati se Kiev non ritirerà le sue forze armate dalla regione del Donbass. “Finché (l’Ucraina) non farà questo passo, si possono tenere altri round, decine di round, ma noi rimarremo fermi, capite? È questo il punto”: Kiev tuttavia si rende conto di dover ritirare le sue truppe dal Donbass e che “prima o poi” lo farà comunque, ha spiegato Ushakov.

“Finora, con il sostegno degli europei, (la leadership ucraina) si rifiuta di compiere questo passo ragionevole. O perlomeno si rifiuta persino di iniziare a discuterne”, ha concluso. Il presidente russo Vladimir Putin aveva annunciato ieri la disponibilità ad un’apertura negoziale, dicendosi fiducioso sulla prossima fine del conflitto e indicando il Cancelliere tedesco Gerhard Schroeder come possibile mediatore con l’Europa.

Pregliasco: in Italia il rischio per infezione da hantavirus è molto contenuto

Roma, 10 mag. (askanews) – “L’episodio legato alla nave da crociera MV Hondius e alla turista deceduta in Sudafrica per infezione da Hantavirus dimostra come oggi il sistema di sorveglianza internazionale sia molto più attento e reattivo rispetto al passato. È importante però chiarire subito un punto fondamentale: non siamo di fronte, allo stato attuale delle conoscenze, a una nuova pandemia imminente o a un’emergenza sanitaria globale paragonabile a quella vissuta con il Covid-19”. Lo afferma in una nota Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, past president di ANPAS e vice presidente di Samaritan International.

“Gli Hantavirus sono virus conosciuti da decenni, presenti in varie aree del mondo e associati soprattutto ai roditori selvatici. Il contagio avviene generalmente attraverso l’inalazione di particelle contaminate da urine, saliva o feci di animali infetti. Nella maggior parte dei casi non si osserva una trasmissione significativa da persona a persona. Solo alcuni ceppi particolari, come l’Andes virus sudamericano, hanno mostrato in determinate circostanze una limitata trasmissibilità interumana, ma sempre in contesti di contatto stretto e prolungato”.

“La decisione del ministero della Salute italiano di attivare la sorveglianza attiva e la quarantena precauzionale per i quattro passeggeri transitati sul volo KLM va letta proprio nel principio di massima cautela che oggi guida la sanità pubblica. È un segnale positivo, non allarmante: significa che i protocolli funzionano, che la rete internazionale di monitoraggio è operativa e che si interviene tempestivamente anche quando il rischio appare basso”.

“Dobbiamo evitare due errori opposti: da un lato minimizzare qualsiasi segnale epidemiologico, dall’altro amplificare mediaticamente situazioni che al momento non presentano caratteristiche di elevata diffusività. È chiaro che il mondo moderno, con i grandi flussi turistici, i cambiamenti climatici, l’urbanizzazione e la crescente interazione tra uomo e ambiente naturale, favorisce l’emergere di zoonosi, cioè malattie trasmesse dagli animali all’uomo. Questo richiede una vigilanza continua e investimenti nella prevenzione. In Italia il rischio attuale resta molto contenuto. Non esiste una circolazione diffusa del ceppo coinvolto nel caso sudafricano e il nostro sistema sanitario dispone oggi di competenze, laboratori e strumenti di risposta ben più avanzati rispetto al passato. La vera sfida, semmai, è mantenere alta l’attenzione scientifica senza trasformare ogni episodio isolato in motivo di allarme collettivo”, continua Pregliasco.

“C’è poi un ulteriore elemento che non deve essere sottovalutato e che riguarda il progressivo indebolimento della cooperazione sanitaria internazionale. Le posizioni assunte da leader come Donald Trump negli Stati Uniti e Javier Milei in Argentina nei confronti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità rischiano infatti di avere conseguenze importanti sul piano della governance globale della salute”.

“L’OMS rappresenta, pur con tutti i suoi limiti e le criticità emerse anche durante la pandemia da Covid-19, uno strumento essenziale di coordinamento internazionale. Quando emergono nuove infezioni, focolai o possibili minacce epidemiche, il punto centrale non è soltanto la capacità del singolo Paese di curare i casi, ma soprattutto la rapidità con cui vengono condivisi dati epidemiologici, sequenze virali, informazioni cliniche e strategie di contenimento”.

“La pandemia ci ha insegnato che i virus viaggiano molto più velocemente delle decisioni politiche e che nessun Paese può pensare di affrontare da solo minacce sanitarie globali. Indebolire organismi multilaterali come l’OMS significa rischiare una frammentazione dei sistemi di allerta e sorveglianza, proprio mentre il mondo è esposto a nuovi rischi legati ai cambiamenti climatici, alle zoonosi, alla globalizzazione dei trasporti e alle tensioni geopolitiche”.

“Il pericolo maggiore non è soltanto sanitario ma anche culturale e politico: se prevale una logica nazionalista e di chiusura, si riduce la fiducia nella cooperazione scientifica internazionale e diventa più difficile costruire risposte coordinate. Pensiamo alla condivisione tempestiva delle informazioni, alle reti di laboratori, alla distribuzione dei vaccini, ai protocolli comuni di prevenzione. Tutto questo richiede organismi internazionali autorevoli e sostenuti dai governi. In un contesto di crescente instabilità globale, dalle guerre alle crisi energetiche fino alle emergenze infettive, la salute pubblica deve tornare a essere considerata un bene comune internazionale. L’OMS va certamente riformata e resa più efficiente e trasparente, ma indebolirla o delegittimarla rischia di lasciare il mondo più vulnerabile proprio nel momento in cui servirebbero più coordinamento, più ricerca condivisa e più cooperazione”, spiega ancora Pregliasco.

Israele espelle gli attivisti della Flotilla ha espulso Abukeshek Saif e Thiago Avila

Roma, 10 mag. (askanews) – Le autorità israeliane hanno espulso due attivisti, spagnolo e brasiliano, che avevano arrestato a bordo della Global Sumud Flotilla per Gaza. Il fatto è stato annunciato dal ministero degli esteri di Tel Aviv. “Dopo la conclusione delle indagini, i due provocatori professionisti, Saif Abukeshek e Thiago Ávila, membri della flottiglia di provocazione, sono stati espulsi oggi da Israele”, ha scritto il dicastero israeliano su X, senza specificare in quale paese i due uomini sono stati espulsi.

Lo spagnolo Saif Abukeshek e il brasiliano Thiago Avila erano stati portati in Israele per essere interrogati dopo che la loro barca è stata intercettata dalla marina israeliana nelle acque internazionali al largo della Grecia il 30 aprile.

Altri 175 attivisti di molte nazionalità della Global Sumud Flotilla sono stati tutti rapidamente rilasciati in Grecia. La Spagna così come il Brasile e l’Onu avevano chiesto il rapido rilascio dei due attivisti.

Hantavirus, la MV Hondius nel porto spagnolo di Granadilla. Al via i rimpatri dei passeggeri

Roma, 10 mag. (askanews) – La nave da crociera MV Hondius, a bordo della quale è stato rilevato un focolaio di hantavirus, è arrivata stamattina al porto di Granadilla de Abona, nel sud dell’isola spagnola di Tenerife, nelle Canarie. Secondo quanto riferito dalle autorità la nave dovrà restare sul posto al fine di consentire l’evacuazione dei passeggeri e di parte dell’equipaggio prima di proseguire la sua rotta verso i Paesi Bassi.

La procedura di rimpatrio per i passeggeri della nave “Hondius” si concluderà nella giornata di domani con un volo diretto in Australia: lo ha reso noto il Ministro della Sanità spagnolo, Monica Garcia. A lasciare per primi le Canarie saranno i 14 cittadini spagnoli, seguiti da un volo organizzato dall’Olanda che riporterà a casa non solo gli olandesi ma anche tedeschi, greci, bulgari e una parte dell’equipaggio. Altri voli per i cittadini canadesi, turchi, francesi, britannici, irlandesi e statunitensi sono in programma sempre nella giornata di lunedì, ha concluso il ministro.

L’hantavirus viene in genere trasmesso da roditori infetti, il più delle volte attraverso le loro urine, feci e saliva. Ma gli esperti hanno confermato che la variante del virus rilevata a bordo della nave, l’hantavirus andino, era un ceppo raro che può essere trasmesso da uomo a uomo con un periodo di incubazione fino a sei settimane.

Gli Skunk Anansie in Italia questa estate per 5 live

Milano, 10 mag. (askanews) – Gli Skunk Anansie tornano in Italia con una serie di concerti previsti nell’estate 2026, confermando cinque appuntamenti distribuiti lungo la penisola. Il tour farà tappa il 22 luglio a Sogliano al Rubicone, in Piazza Matteotti, per poi proseguire il 24 luglio a Bari, alla Fiera del Levante. La band sarà quindi il 26 luglio a Pisa, in Piazza dei Cavalieri, il 27 luglio a Pordenone, al Parco San Valentino, e chiuderà il 28 luglio a Sesto San Giovanni, al Kozel Carroponte. La tournée italiana si inserisce nel più ampio calendario europeo del gruppo guidato da Skin, confermando un rapporto consolidato con il pubblico italiano, da sempre tra i più ricettivi per la formazione londinese. Le date attraversano contesti differenti, dalle piazze storiche ai festival estivi, mantenendo una dimensione live che resta centrale nella proposta della band. Gli Skunk Anansie si sono affermati fin dagli anni Novanta come una delle realtà più riconoscibili del rock britannico, grazie a un linguaggio musicale che intreccia alternative rock, metal e influenze soul. La voce di Skin, intensa e immediatamente distinguibile, ha contribuito a definire un’identità sonora capace di attraversare le stagioni musicali senza perdere incisività. Dopo lo scioglimento nei primi anni Duemila e la successiva reunion, la band ha continuato a pubblicare nuovi lavori e a mantenere una forte presenza dal vivo. I biglietti sono disponibili in prevendita sui circuiti online e nei punti vendita autorizzati, tra cui Vivaticket e TicketOne.

Pace, paura e “sindrome dell’inerme”

Non viviamo tempi tranquilli. Oltre alla crisi climatica, all’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro e alle tensioni legate ai flussi migratori, abbiamo sotto gli occhi guerre sanguinose che occupano ogni giorno le cronache del mondo. Guerre che sembrano avvicinarsi sempre di più all’Europa, mentre si fa strada il timore di un progressivo disimpegno degli Stati Uniti dalla Nato.

In questo scenario, molti ritengono che l’Europa debba armarsi rapidamente, acquistando sistemi militari e rafforzando le proprie capacità difensive, quasi preparandosi a una futura guerra considerata inevitabile. Di fronte a tale clima, le parole di Papa Leone XIV sulla necessità di una pace “disarmata e disarmante” appaiono a molti scandalose, ingenue, perfino inutili. Parole che sembrano scivolare via dal dibattito pubblico, ignorate da gran parte dell’informazione quotidiana e dai suoi editorialisti.

Eppure, la domanda resta inevitabile: sarà davvero in grado l’Europa di difendersi da sola? E noi italiani saremo pronti a partecipare a un eventuale conflitto tecnologico, fatto di droni, missili guidati e minacce capaci di colpire direttamente le nostre città?

Le paure europee e lo spettro della guerra

Le guerre contemporanee alimentano inquietudini profonde. Dall’invasione russa dell’Ucraina alle tensioni mediorientali, passando per il confronto tra Iran, Israele e Stati Uniti, il quadro internazionale appare segnato da una crescente instabilità.

La guerra in Ucraina, distante geograficamente ma percepita come vicina, ha riaperto nel continente europeo paure che sembravano appartenere al Novecento. Allo stesso modo, le tensioni nel Mediterraneo e nel Golfo Persico vengono vissute come elementi di una possibile escalation globale.

Non sorprende dunque che l’Europa viva una stagione di ansia collettiva. Ansie che ricordano le “paure liquide” descritte dal sociologo Zygmunt Bauman: paure diffuse, individualizzate, spesso prive di contorni certi ma capaci di influenzare profondamente il comportamento delle società contemporanee.

Tuttavia, queste paure nascono spesso da supposizioni più che da evidenze concrete. Pensare che la Russia voglia conquistare l’intera Europa occidentale o che gli Stati Uniti intendano esercitare un controllo diretto sul Mediterraneo può apparire, almeno oggi, più frutto di suggestioni geopolitiche che di realistiche prospettive militari.

 

La pace rimossa dal discorso pubblico

Se è legittimo essere preoccupati, non dovrebbe però diventare legittimo trasformare l’angoscia in una pedagogia permanente della guerra. Ed è qui che emerge un problema culturale e mediatico.

Parole come “pace” e “pacifismo” sembrano ormai pronunciate con imbarazzo, quasi fossero residui di un linguaggio superato. Chi richiama la necessità del dialogo viene spesso accusato di ingenuità, quando non direttamente di irresponsabilità.

Ha colpito, in questo senso, l’editoriale di Ernesto Galli della Loggia pubblicato di recente sul Corriere della Sera ( “Le radici del pacifismo italiano” – 3 maggio) con il titolo “La perdita di fiducia”. Un testo severamente critico verso il pacifismo italiano e verso quella che l’autore definisce una persistente riluttanza nazionale nei confronti della guerra, persino di una guerra difensiva.

Secondo questa impostazione, essere “contro la guerra” non avrebbe più un significato concreto. Il pacifismo verrebbe così interpretato come un’eredità culturale delle élite cattoliche e comuniste del Novecento, incapaci di comprendere la durezza del nuovo ordine mondiale.

 

La sindrome dellinerme

L’espressione più controversa utilizzata da Galli della Loggia è probabilmente quella della “sindrome dell’inerme”: una sorta di inclinazione patologica degli italiani a rimanere disarmati, non belligeranti, diffidenti verso l’uso della forza.

Ma davvero il rifiuto della guerra può essere considerato una malattia civile? Oppure rappresenta, al contrario, il risultato storico di una memoria collettiva segnata dalle tragedie del Novecento?

Nel giudicare queste posizioni, occorre evitare caricature. Nessuno nega il diritto degli Stati alla difesa. Tuttavia, ridurre il pacifismo a debolezza morale rischia di cancellare un patrimonio etico e culturale che appartiene profondamente alla tradizione europea.

La pace non nasce infatti soltanto dall’equilibrio militare. Nasce anche dalla convinzione che la convivenza umana non possa essere fondata permanentemente sulla contrapposizione tra amici e nemici. Una visione che richiama, inevitabilmente, tanto la lezione evangelica quanto la cultura democratica maturata dopo le grandi guerre europee.

 

La sfida culturale del nostro tempo

Il vero nodo forse non riguarda soltanto le armi o gli eserciti, ma il linguaggio con cui interpretiamo il presente.

In una stagione dominata dalla paura, parlare di pace non dovrebbe essere considerato scandaloso. E neppure ingenuo. Al contrario, potrebbe rappresentare il tentativo più realistico di impedire che la logica della guerra diventi l’unico orizzonte possibile della politica internazionale.

Per questo le parole di Papa Leone XIV — sulla pace “disarmata e disarmante” — non dovrebbero essere archiviate come utopia irrilevante. Possono invece costituire una provocazione morale rivolta a un’Europa che rischia di smarrire, insieme alla fiducia, anche il senso profondo della propria civiltà.

La grazia sotto processo. Quando la procedura divora il merito

La concessione della grazia a Nicole Minetti ha riaperto un dibattito antico e delicatissimo: quello sul rapporto tra clemenza, uguaglianza e percezione pubblica della giustizia. Tra polemiche procedurali, sospetti mediatici e interrogativi sulla disparità di trattamento, il rischio è che venga smarrito il significato costituzionale dell’istituto della grazia.

Un caso che va oltre la persona

La vicenda della grazia concessa a Nicole Minetti ha rapidamente oltrepassato i confini del caso individuale, trasformandosi in uno specchio delle tensioni profonde che attraversano oggi il rapporto tra giustizia, politica e opinione pubblica. Non è la prima volta che accade. Ogni qualvolta un atto di clemenza riguarda una figura pubblicamente divisiva o simbolicamente ingombrante, il dibattito tende immediatamente a spostarsi dal merito costituzionale dell’istituto alla sua legittimazione morale e politica.

Così è stato anche in questo caso.  Nel giro di pochi giorni, il confronto pubblico si è concentrato quasi esclusivamente su alcuni aspetti: le verifiche preventive svolte dal Ministero della Giustizia e dal Quirinale; la completezza delle informazioni poste a fondamento della domanda; la possibile revocabilità della grazia; le eventuali omissioni informative; le responsabilità istituzionali. Questioni certamente legittime. Ma non sufficienti, da sole, a esaurire il problema.

Il significato costituzionale della grazia

Perché il rischio è che la procedura finisca per divorare il merito. E il merito, in questa vicenda, riguarda anzitutto il significato costituzionale della grazia. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 200 del 2006, ha chiarito che la grazia non costituisce una revisione della sentenza né una forma di correzione del giudicato. Si tratta, piuttosto, di un atto individuale di clemenza, fondato su ragioni umanitarie ed equitative, rimesso alla prerogativa del Capo dello Stato.

In altri termini, la grazia non interviene sul giudizio di colpevolezza. Interviene sul rapporto tra la pena e la persona. È una distinzione decisiva, che tuttavia sembra oggi sempre più difficile da accettare nello spazio pubblico contemporaneo.

Opinione pubblica e percezione di privilegio

Viviamo infatti in una stagione segnata da una crescente giurisdizione mediatica permanente, nella quale ogni decisione pubblica viene immediatamente sottoposta a una verifica di consenso emotivo e reputazionale.

La clemenza, in questo contesto, appare quasi sospetta per definizione. Non appena viene concessa, la domanda collettiva non è più: “esistevano ragioni umanitarie meritevoli di considerazione?” Ma: “chi è stato favorito?” Ed è esattamente qui che il caso Minetti assume una dimensione più ampia e più problematica.  Nicole Minetti, infatti, non è stata percepita dall’opinione pubblica come una semplice destinataria di un provvedimento di clemenza. Per una parte significativa del Paese, ella continua a rappresentare il simbolo di una stagione politica e mediatica associata al privilegio, alla prossimità al potere e a una certa idea di impunità delle élite.

Da qui nasce il sospetto diffuso: che esista una giustizia capace di mostrare maggiore attenzione e maggiore umanità verso chi dispone di capitale sociale, relazionale e mediatico. Un sospetto che non può essere liquidato con superficialità. Anche perché la percezione di una diseguaglianza concreta nell’accesso alla giustizia costituisce oggi uno dei fattori più corrosivi della fiducia democratica.

Il nodo della diseguaglianza e delle procedure

Il problema, tuttavia, merita di essere affrontato con equilibrio. Confondere il tema della diseguaglianza sociale con la legittimità costituzionale dell’istituto della grazia rischia infatti di produrre un ulteriore slittamento culturale. La grazia non nasce per premiare i “meritevoli” né per certificare pubblicamente la simpatia morale del destinatario. Storicamente, essa è sempre stata destinata proprio ai condannati, talvolta anche ai più controversi e impopolari.

Se la clemenza diventa ammissibile soltanto nei confronti di soggetti capaci di suscitare empatia collettiva, allora l’istituto smette lentamente di essere una prerogativa costituzionale e si trasforma in un referendum emotivo permanente.

Resta però aperta una questione seria, che il caso Minetti ha inevitabilmente riportato alla luce. Secondo i dati recentemente richiamati nel dibattito pubblico, le grazie concesse negli ultimi anni rappresentano una percentuale minima rispetto alle migliaia di domande presentate. Ma è altrettanto vero che solo una parte estremamente ridotta delle richieste giunge al Quirinale accompagnata da pareri favorevoli delle autorità competenti. È dunque inevitabile che una parte dell’opinione pubblica continui a domandarsi se gli “ultimi sociali”, i detenuti privi di relazioni influenti, i soggetti marginali o invisibili dispongano realmente delle stesse possibilità di accesso agli strumenti di clemenza e attenzione istituzionale.

Sanzione e clemenza

È una domanda scomoda. Ma legittima. E riguarda non soltanto il diritto, bensì la qualità democratica dello Stato. Proprio per questo sarebbe opportuno evitare semplificazioni opposte e ugualmente dannose: da un lato, il giustizialismo riflesso che trasforma ogni atto di clemenza in scandalo.

Dall’altro, una concezione aristocratica della discrezionalità istituzionale impermeabile a ogni scrutinio pubblico. Uno Stato costituzionale maturo deve saper tenere insieme entrambe le esigenze: la trasparenza delle procedure e la sopravvivenza di uno spazio autentico di umanità pubblica. Perché una democrazia incapace di esercitare la clemenza rischia di diventare soltanto una macchina sanzionatoria. Ma una democrazia nella quale la clemenza venga percepita come privilegio di pochi rischia, non meno gravemente, di smarrire il senso stesso dell’eguaglianza.

Mauro Ceruti: “La Civiltà della Terra è l’unica alternativa possibile”. Intervista

Professore Ceruti, il suo ultimo libro, Per una civiltà della Terra, scritto con F. Bellusci per Aboca, contiene un appello e indica unalternativa alla policrisi attuale.

«Questo è senz’altro un libro di filosofia: un modo per reimparare a vedere il mondo. E perciò molto concreto, molto politico. E d’altra parte, domandiamoci: la filosofia varrebbe un’ora di fatica se non aprisse alla speranza di un nuovo futuro, di un nuovo umanesimo, se non aprisse alla speranza di una nuova umanità che non assassini una parte di sé stessa, e alla fine interamente sé stessa, come continua a fare in queste ore?

Questo libro è anche il controcanto al motto del neoliberismo imperante negli ultimi decenni e che oggi suona più inquietante, perché, in quella parte dell’Occidente democratico ritenuta la più avanzata e la più solida, quel neoliberismo si è alleato con la reazione populista e autoritaria e con la logica predatoria del più forte. Questo motto recita: “There is no alternative!”. Io dico: un’alternativa c’è e si chiama “Civiltà della Terra”».

 

In che senso si tratta della proposta di un nuovo umanesimo al tempo della complessità?

«La nuova Civiltà della Terra è la sfida della coesistenza pacifica, solidale, di molteplici nazionalità, culture, popoli, nell’habitat terrestre comune, in un mondo sempre più interconnesso e interdipendente.

Oggi il genere umano ha un destino unico di vita e di morte, dovuto alle interdipendenze che stringono tutti i Paesi del mondo e alla natura globale, non delimitata territorialmente, delle crisi che le investono.

Attraverso le sue interconnessioni commerciali, economiche, politiche, culturali, la specie umana sta dando forma, su scala planetaria, a una straordinaria e inedita organizzazione vivente.

Paradossalmente, la coscienza di questo nuovo “Grande-Essere”, di questa nuova organizzazione vivente che è diventata l’umanità intera, è suscitata dal rischio mortale e autodistruttivo che essa produce in più campi: ecologico, climatico, sanitario, economico, geopolitico, bellico.

In questo cortocircuito, la vittima principale è proprio la “realtà”, che viene oscurata o distorta, e anche le verità che essa contiene e ci comunica.

Se la politica vuole recuperarle deve innalzarsi obbligatoriamente a una visione “cosmopolitica”, che investa l’umanità come tale e non solo una sua parte, e affronti la sfida della policrisi planetaria che stiamo vivendo».

 

Qual è allora il nuovo ruolo della politica in una visione planetaria?

«La politica non può più limitarsi alla strategia “arcaica” della deterrenza militare o della persuasione in rapporto alla forza terribilmente distruttiva delle armi moderne.

Nella ricerca creativa e dialogica di nuove soluzioni, deve contribuire a mobilitare le “forze vive” della complessità: fraternità, solidarietà, fiducia, intelligenza cosciente.

Quelle forze vitali e costruttive che possono consentire all’umanità, nella sua embrionale forma vivente planetaria, di superare una soglia più profonda di complessità (complexus è appunto ciò che è “intessuto insieme”), di affrontare le vulnerabilità generate dai suoi stessi progressi, senza soccombere alla dispersione, alle divergenze, alle competizioni, agli antagonismi.

La guerra riesplode, ma in un momento in cui la pace rivendica un posto nuovo, non solo etico e sentimentale, ma come soluzione massimale necessaria ad attraversare ed abitare la soglia di complessità a cui ci ha condotto l’avventura planetaria e globale degli ultimi cinque secoli.

Viviamo un tempo eccezionale che rende la pace necessaria quale esito della cooperazione, di fronte a un orizzonte minaccioso, globale e universale.

Non più come una tregua, dunque, come un interludio tra una guerra e l’altra, non più come soluzione locale, minima o temporanea, di fronte alla costanza del Male inestricabile, ma come una soluzione globale, massimale. Il sogno degli utopisti diventa oggi il monito dei veri “realisti”.

Occorre promuovere una nuova presa di coscienza. Solo oggi, nell’epoca atomica e dell’Antropocene, l’utopia della pace e la necessità della pace arrivano a coincidere, richiedendo una ricca gamma di prospettive morali e politiche, che indicano la via di una Civiltà della Terra.

Agire in direzione di questa civiltà vuol dire assumere per la politica la bussola della responsabilità per l’umanità intera e per il suo correlato: la Terra, patrimonio comune indivisibile, su cui si radica l’esistenza umana universale».

 

Nellultimo libro indica un percorso: dalle nazioni alla cosmopoli. In che senso la democrazia è uninvenzione permanente?

«Occorre rigenerare la democrazia, ridefinire i compiti stessi della politica, costruire una democrazia complessa ed intelligente, fondata su partecipazione, deliberazione, cooperazione, capace di visione strategica con modalità rapide di apprendimento.

Nella tempesta attuale del mondo, la devitalizzazione interna alle democrazie e le correnti esplicitamente antidemocratiche rischiano di proiettare Occidente e Oriente in una nuova guerra fredda, non più bipolare ma multipolare, combattuta da democrazie liberiste in corso di trasformazione in postdemocrazie neo autoritarie, da una parte, e “democrature” o autocrazie dall’altra.

Da qui la necessità di trovare vie per rivivificare e ridefinire questo senso civico della libertà, essenziale alla salute e alla fioritura della democrazia, e tanto più urgente nella misura in cui la democrazia ha bisogno di una visione strategica delle crisi future: crisi relative ai cambiamenti climatici, alla finanziarizzazione dell’economia, ai movimenti migratori, all’approvvigionamento dell’energia, all’invecchiamento della popolazione, allo strapotere delle big company e delle nuove tecnologie come l’AI, alle guerre, ai conflitti, alla sostenibilità dei sistemi di protezione sociale.

La complessità dell’ordine sociale, l’interdipendenza planetaria, la multidimensionalità delle crisi, l’urgenza dei problemi di vita e di morte che investono sia le collettività nazionali sia la stessa specie umana, invocano una estensione degli ambiti politici — biopolitici, geopolitici, sociopolitici — fino a includere problemi come i destini della civiltà e dell’umanità, un tempo problemi solamente filosofici.

E suscitano inoltre una domanda imperiosa di decisioni attraverso una partecipazione alla deliberazione sul bene comune e al dibattito sulla società giusta: partecipazione che comporta una conoscenza degli affari pubblici, una sollecitudine verso l’interesse generale e un senso di appartenenza alla comunità il cui destino è in gioco».

Mauro Ceruti, filosofo, teorico del pensiero complesso, è professore emerito e Direttore del Centro di Ricerca sui Sistemi Complessi (CRiSiCO) presso lUniversità Iulm di Milano. È stato riconosciuto Maestro del nostro tempo” con il Premio Nonino. Tra gli ultimi libri pubblicati ricordiamo Il tempo della complessità (Raffaello Cortina, 2018), Umanizzare lumanità. Un nuovo modo di pensare il futuro (con F. Bellusci, Raffaello Cortina, 2023), La nostra Europa (con Edgar Morin, Raffaello Cortina, 2025).

Il tesoro oltre confine: l’Italia trasloca 225 miliardi all’estero

C’è un’Italia che non si fida, o che semplicemente guarda lontano. È l’Italia dei capitali, quella che preferisce l’estero alle rassicuranti mura domestiche. Secondo le ultime rilevazioni dell’Agenzia delle Entrate sui modelli RW (è una sezione della dichiarazione dei redditi), il patrimonio degli italiani detenuto all’estero ha raggiunto la cifra record di 225 miliardi di euro. Una montagna di soldi che ha ripreso a correre, segnando un balzo del 15% rispetto all’anno precedente.

La fuga dai mattoni verso i mercati

La vera novità non è quanto stiamo esportando, ma come lo stiamo facendo. Se un tempo il sogno era la villa in Costa Azzurra o l’appartamento a Londra, oggi la geografia del risparmio è cambiata. Il mattone “estero” segna il passo, mentre esplodono le attività finanziarie: azioni, obbligazioni e prodotti complessi che pesano ormai per 162 miliardi di euro, oltre il 70% del totale.

È il segno di una metamorfosi: il risparmiatore italiano si è trasformato in un investitore globale. Cerca diversificazione, vuole fuggire dal rischio-paese e punta su piazze dove la gestione patrimoniale è più dinamica.

La mappa dei capitali: il podio dei “paradisi”

Dove finiscono questi miliardi? La mappa disegnata dal fisco è chiarissima. In cima alla lista dei desideri resta il Lussemburgo, vero hub della finanza europea, seguito a ruota dalla Svizzera, che nonostante la fine del segreto bancario mantiene intatto il suo fascino per la stabilità del franco e la solidità del sistema. Al terzo posto la Francia, che attira investimenti più tradizionali e immobiliari.

Ma non è solo una questione di grandi patrimoni. L’aumento delle comunicazioni al fisco racconta anche di una maggiore trasparenza: dopo anni di “scudi” e voluntary disclosure, molti italiani hanno capito che detenere capitali all’estero è legale, a patto di dichiararli.

Perché l’Italia ci fa paura?

Dietro questi numeri non c’è solo la ricerca di rendimento. Gli analisti leggono tra le righe un segnale di sfiducia persistente. L’incertezza politica, la pressione fiscale sempre sul punto di esplodere e la paura di patrimoniali “notturne” spingono anche il ceto medio-alto a mettere in sicurezza una fetta dei propri risparmi fuori dai confini nazionali.

“Non è un tradimento, è una polizza assicurativa”, spiegano dai desk delle banche d’affari. Ma per il sistema-Italia, quel tesoro da 225 miliardi resta un rimpianto: sono risorse sottratte agli investimenti interni, alle nostre imprese, al nostro debito pubblico.

Il monitoraggio del Fisco

L’Agenzia delle Entrate, dal canto suo, non molla la presa. Grazie allo scambio automatico di informazioni tra paesi (il sistema CRS), nascondersi è diventato quasi impossibile. I 225 miliardi oggi sono, per la gran parte, alla luce del sole. Il problema, dunque, non è più scovarli, ma convincerli a tornare. Una sfida che, al momento, la politica non sembra ancora in grado di vincere.

Ucraina, Putin: credo conflitto si stia avvicinando alla conclusione

Roma, 9 mag. (askanews) – Il conflitto in Ucraina si sta avvicinando alla sua fine. Lo ha dichiarato il presidente della Russia, Vladimir Putin.

“Credo che la questione si stia avvicinando alla sua conclusione”, ha detto Vladimir Putin ai giornalisti riferendosi al conflitto russo-ucraino. Il leader russo ha inoltre accusato i politici occidentali di aver ingannato la Russia nel tentativo di utilizzare l’Ucraina come strumento per raggiungere i propri obiettivi geopolitici.

In questo contesto, ha precisato che tutto ciò sarebbe iniziato con l’espansione verso est della Nato all’inizio degli anni Novanta.

Italia-Usa, Schlein a summit Progressisti: le relazioni non vanno interrotte ma devono cambiare

Roma, 9 mag. (askanews) – “Nonostante le tensioni con l’amministrazione USA, le relazioni con Stati Uniti e Canada non verranno abbandonate. Non vogliamo e non rinunceremo al rapporto e all’amicizia con il Canada o gli Stati Uniti solo perché c’è un presidente che sta ostacolando ogni giorno questo rapporto. È troppo importante per noi. Ma quello che dobbiamo fare, come probabilmente avete ascoltato anche dal Presidente Obama è ricostruire un ordine internazionale: non dovremmo puntare a ricostruire quello precedente perché non è riuscito a soddisfare le esigenze di tutti”.

Lo ha affermato, fra l’altro, la segretaria del Pd Elly Schlein, nel suo intervento alla convention internazionale dei Progressiti a Toronto, in Canada. “Credo sia nostro dovere – ha sottolineato- essere molto chiari sul fatto che noi, in quanto persone democratiche e progressiste, non accetteremo che il diritto internazionale venga sostituito dalla legge del più forte e del più ricco”. E allora “quello che dobbiamo fare ora è rafforzare la nostra cooperazione ed essere l’alternativa che ricostruisce l’ordine internazionale sulla pace, la solidarietà, la cooperazione e il commercio.Tuttavia, l’obiettivo non deve essere ripristinare l’ordine precedente, che già falliva, ma costruirne uno nuovo, fondato su pace, solidarietà, cooperazione e giustizia sociale. Ora abbiamo un’opportunità”.

“Credo anche – ha concluso la leader Pd -che nelle nostre società negli ultimi decenni abbiamo probabilmente commesso l’errore di dare per scontate la democrazia e la pace. Ma ora che i nazionalisti di destra le stanno mettendo a rischio reale abbiamo l’opportunità di dimostrare che la pace, la democrazia e la cooperazione funzionano meglio per tutti i cittadini perché possono offrire risultati migliori per tutti”

Nave Vespucci, parte da Genova il nuovo tour Mondiale in Nord America

Genova, 9 mag. (askanews) – Ha mollato gli ormeggi e ha preso il mare. Nave Amerigo Vespucci, “la nave più bella del mondo”, dopo la lunga e importante sosta lavori svolti presso l’Arsenale Marittimo di La Spezia, continua il suo Tour Mondiale con la Campagna in Nord America 2026. Una missione per portare nel mondo la bellezza, l’identità, il dialogo tra i popoli, la cultura e il fascino dell’Italia e degli italiani.

Dopo la cerimonia al Porto Antico di Genova si avvia ad attraversare l’Oceano Atlantico e raggiungere le coste tra Stati Uniti e Canada, toccando i principali porti dei due Paesi in un viaggio che durerà 156 giorni. Appuntamento per il ritorno l’8 ottobre a Trieste per la Barcolana.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ricordato che il “Tour Mondiale Amerigo Vespucci – Campagna in Nord America 2026” si inserisce nelle celebrazioni per il 250esimo anniversario dell’Indipendenza degli Stati Uniti e che per questo ha una grande importanza.

“Significa tante cose: la storia, la tradizione e l’Italia di oggi, quella delle eccellenze, e significa la difesa dei valori che sono le fondamenta della Repubblica e della democrazia”.

La sindaca di Genova Silvia Salis, che sarà a New York per l’arrivo del veliero, ha celebrato il connubio tra mare e montagna come pilastri dell’Italia:

“È l’ambasciata galleggiante dell’Italia, è l’orgoglio nazionale ma è anche una scuola di formazione. Ci tenevamo molto come comune ad averla qui nei giorni dell’adunata Nazionale degli Alpini. Valori comuni sono il rispetto dell’elemento naturale, per la storia e per il sacrificio del nostro paese per la libertà”.

Madrina di nave Vespucci è l’attrice e cantante Serena Autieri, che ha accompagnato il disormeggio della nave cantando il brano creato appositamente per il Vespucci e introdotto la cerimonia con l’inno d’Italia.

“È stato emozionante, bisogna essere fieri di essere italiani, soprattutto quando siamo rappresentati da una nave che è un’eccellenza”, ha commentato.

Calcio, Cagliari-Udinese 0-2: decidono Buksa e Gueye

Roma, 9 mag. (askanews) – Salvezza aritmetica rimandata per il Cagliari che perde in casa 2-0 dall’Udinese, e resta a +9 sulla Cremonese terzultima impegnata domani col Pisa. In avvio pericolosi Palestra ed Esposito, Ehizibue rischia l’autogol. Okoye salva su Gaetano, rigore revocato dal Var al Cagliari per il tocco col braccio di Karlstrom. Nella ripresa Mlacic nega l’1-0 a Esposito, palo di Zaniolo. La sblocca Buksa su assist di Kamara, Karlstrom salva su Dossena. Al 96′ la chiude Gueye, nervosismo nel finale.

Le Penne nere “invadono” Genova per l’Adunata Nazionale degli Alpini

Genova, 9 mag. (askanews) – Un connubio tra mare e monti. Genova è letteralmente invasa dalle Penne nere per l’Adunata Nazionale degli Alpini che si svolge nel capoluogo ligure dall’8 al 10 maggio 2026. In tutta la città oltre alle cerimonie ufficiali e alle numerose iniziative, si vedono alpini di tutte le età con i loro berretti verdi sormontati da una lunga piuma, provengono da tutte le regioni, anche se tra i capannelli, soprattutto con quelli più anziani si sentono dialetti del nord, dal Piemonte al Veneto, ma davvero ci sono associazioni da ogni parte d’Italia. Canti e balli, goliardia, grandi mangiate e bevute per una festa che dopo le polemiche della vigilia si sta svolgendo senza problemi, complice una bellissima giornata di sole.

Il Comune ha predisposto modifiche temporanee a viabilità e mobilità, ma al momento non si registrano particolari problemi, anche se qualche disagio in più c’è stato per i residenti.

La Russia sta inviando all’Iran componenti per i droni attraverso Mar Caspio

Roma, 9 mag. (askanews) – La Russia sta inviando componenti per droni all’Iran tramite spedizioni attraverso il Mar Caspio, trasformando il più grande lago del mondo in un importante canale per scambi sia coperti sia scoperti. Lo hanno indicato funzionari statunitensi citati dal New York Times.

Secondo le fonti, che hanno parlato con il quotidiano americano a condizione di anonimato, questo corridoio commerciale a lungo trascurato sta aiutando l’Iran a ricostruire le proprie capacità militari dopo la campagna di bombardamenti congiunta di Stati Uniti e Israele, che si è conclusa il mese scorso.

Se le spedizioni dalla Russia continueranno a questo ritmo, la repubblica islamica potrebbe rapidamente ricostituire il proprio arsenale di droni, hanno avvertito i funzionari statunitensi, circa il 60 per cento del quale sarebbe stato perso durante la recente guerra.

Il Mar Caspio funge da ponte tra i due Paesi che non condividono un confine terrestre ma possiedono entrambi lunghe coste su questo vasto mare interno. Ciò consente a Russia e Iran di commerciare apertamente, senza il timore di intercettazioni da parte degli Stati Uniti o di altri Paesi per violazione delle sanzioni, si legge nell’articolo. Secondo l’inchiesta, la Russia sta inviando merci che normalmente transiterebbero attraverso lo Stretto di Hormuz, bloccato da settimane sia dagli Stati Uniti sia dall’Iran. Tra le merci che transitano nel Mar Caspio figurano cereali, mangimi per animali, olio di girasole e altri prodotti di base.

“Se si pensa al luogo ideale per l’elusione delle sanzioni e i trasferimenti militari, è il Mar Caspio”, ha sottolineato l’esperta Nicole Grajewski della Sciences Po.

“Per i responsabili politici americani, il Mar Caspio è un vuoto geopolitico; è come se non esistesse”, ha affermato Luke Coffey del centro studi Hudson Institute.

Biennale Arte 2026, il Living Together del Padiglione Svizzera

Venezia, 9 mag. (askanews) – Il Padiglione svizzero alla Biennale d’Arte a Venezia presenta The Unfinished Business of Living Together, una mostra ideata dai curatori Gianmaria Andreetta e Luca Beeler insieme all’artista Nina Wakeford e realizzata in collaborazione con gli artisti Miriam Laura Leonardi, Lithic Alliance e Yul Tomatala.

Il curatore Gianmaria Andreetta ha descritto ad askanews cosa troverà il visitatore: “Nel Padiglione svizzero quest’anno c’è una mostra collettiva. A partire dagli archivi della televisione svizzera abbiamo concepito questo padiglione come una specie di montaggio nello spazio dove l’architettura e lo spazio del video si incontrano. Noi abbiamo giocato un po’ con l’architettura originale di Bruno Giacometti creando nuove mura e un nuovo modo di orientarsi: questo spazio è stato concepito storicamente per avere delle sculture in uno spazio semi-aperto, lavori grafici nello spazio vetrato e poi dipinti nello spazio più grande. Ci è apparso naturale riconfigurare gli spazi per poter creare degli spazi video adeguati anche da un punto di vista acustico. Abbiamo lavorato a partire da questo archivio svizzero, due momenti molto specifici 1978 e 1984, quando per la prima volta persone queer in Svizzera sono state invitati in televisione, in diretta a esprimersi sulla loro vita. Questo momento di visibilità è molto importante ed è anche abbastanza sconosciuto. Nello spazio principale, nella sala di pittura, si vede un montaggio di un’ora fatto di archivi della televisione e dei nuovi lavori degli artisti che abbiamo aiutato a lavorare su questo soggetto, su questo momento della storia svizzera e su questo archivio. Noi abbiamo voluto lavorare con il tempo come materiale artistico e la distanza che crea il tempo su come si possono capire certi eventi storici, anche romanticizzarli. Questo è stato un po’ il nostro approccio di usare la distanza come processo e materiale artistico: la scelta del bianco e nero, il muro a colori, la copia in bianco e nero dei mattoni e poi questi glitch tra il colore bianco e nero riappaiono su tutto il padiglione”.

Il progetto impiega l’arte per rivitalizzare l’archivio come spazio di intervento e di dibattito attivo. La mostra prende avvio dalle voci tratte da una puntata del programma televisivo Telearena, andata in onda dal vivo nell’aprile del 1978, durante la quale il cosiddetto “problema dell’omosessualità” venne discusso pubblicamente e in forma contradditoria. Questa trasmissione segnò una delle prime occasioni in cui individui che si identificavano come omosessuali acquisirono una voce pubblica mainstream al di là dei gruppi subculturali. Questo tema fu ripreso nel 1984 dal talk show francofono Agora, che mise in contatto via satellite il pubblico svizzero, francese e canadese. Entrambi i programmi utilizzarono brevi scenette scritte dagli sceneggiatori delle rispettive emittenti televisive per stimolare il dibattito in studio e incoraggiare il pubblico a esprimersi sull’argomento sulla base delle proprie esperienze. Il dibattito attorno a questo tema rivela schemi ricorrenti di portata più generale come la sicurezza dello Stato che richiede pratiche di sorveglianza o il panico morale

riguardo la famiglia nucleare, che ci mostrano come varie forme di differenza finiscano per essere percepite come minacce all’ordine sociale.

L’esposizione è il frutto di un lavoro artistico e curatoriale collaborativo. Ogni membro del gruppo ha apportato le proprie competenze al progetto. The Unfinished Business of Living Together sperimenta come voci, spazi e prospettive possano essere condivisi e necessitino di essere costantemente riconfigurati.

MotoGp, Martin domina la Sprint di Le Mans, Bagnaia sul podio

Roma, 9 mag. (askanews) – Jorge Martin domina la Sprint Race del GP di Francia sul circuito Bugatti di Le Mans. Lo spagnolo firma una gara perfetta, costruita già al via con una partenza straordinaria che lo porta dall’ottava posizione alla testa della corsa nel giro di poche curve. Da quel momento il campione del mondo impone un ritmo insostenibile per tutti e taglia il traguardo in solitaria dopo 13 giri impeccabili.

Alle sue spalle chiude secondo Francesco Bagnaia, bravo a risalire rapidamente fino alla piazza d’onore dopo aver superato Marco Bezzecchi nelle prime fasi della Sprint. Il pilota romagnolo completa comunque una prova positiva centrando il terzo gradino del podio dopo aver provato a resistere al ritorno del campione della Ducati ufficiale.

Quarta posizione per Pedro Acosta, autore di una gara aggressiva e in continua crescita nella seconda metà della corsa. Lo spagnolo riesce a precedere il gruppo guidato da Fabio Quartararo e Joan Mir.

Finale amaro invece per Marc Marquez. Lo spagnolo della Ducati cade a pochi giri dalla conclusione quando occupava la settima posizione. Highside violento per l’otto volte iridato, che si rialza comunque sulle proprie gambe, seppur dolorante, facendo tirare un sospiro di sollievo al suo box.

Sprint complicatissima anche per gli italiani. Cadono infatti Fabio Di Giannantonio, protagonista di una partenza difficile e poi finito a terra nelle prime fasi, Enea Bastianini e Franco Morbidelli. Out anche Luca Marini e Raul Fernandez in una Sprint caratterizzata da numerose cadute.

Per Martin arriva così un successo di grande autorità che conferma il suo eccellente stato di forma dopo una qualifica complicata. Bagnaia, partito dalla pole position conquistata in mattinata, raccoglie punti importanti in ottica mondiale, mentre Bezzecchi ritrova sensazioni positive su una pista storicamente favorevole alla Ducati.

Internazionali, Paolini eliminata a Roma

Roma, 9 mag. (askanews) – Jasmine Paolini saluta gli Internazionali d’Italia. La campionessa in carica ha perso contro Elise Mertens con il punteggio di 4-6, 7-6, 6-3 in due ore e 41 minuti di gioco. Una partita divisa in più parti. Nel primo set Paolini è stata brava a recuperare il break di svantaggio e a conquistare 4 degli ultimi 5 giochi per il 6-4. Tanto equilibrio anche nel secondo parziale, in cui Paolini ha sprecato tre match point in risposta sul 6-5. Inevitabile il tiebreak, portato a casa dalla belga. Nel terzo set, a esser decisivo è stato il break strappato da Mertens nel sesto gioco. Con questa sconfitta, Paolini uscirà dalla top ten.

Boom di vendite della statuina di Papa Leone a San Gregorio Armeno

Napoli, 9 mag. (askanews) – “Con Papa Leone siamo al quarto Papa. È stato per me motivo di orgoglio essere in Piazza del Plebiscito insieme al prefetto, abbiamo donato questa mia opera e Papa Leone mi ha fatto molti complimenti, a me, alla mia famiglia e alla mia arte. Mi sono molto emozionato, mi guardava come un padre guarda i propri figli. Per le vendite qui a San Gregorio Armeno la statuina di Papa Leone è molto richiesta, ma anche Papa Francesco vende ancora”: lo ha raccontato ad askanews Genny Di Virgilio, noto maestro dell’arte del presepe, la cui famiglia ha la bottega su Via San Gregorio Armeno a Napoli dal 1830, sottolineando che in occasione della visita del pontefice nella città partenopea è stato un vero e proprio “boom di vendite”.

Crosetto: “Non penso che alpini molestino, magari c’è qualche stupido”

Genova, 9 mag. (askanews) – “Non penso che gli alpini molestino, penso che gli alpini siano qui per festeggiare, per essere quello che sono. Poi magari c’è qualche stupido, se c’è qualche stupido è giusto che venga ripreso, i primi a riprenderlo saranno gli alpini, non c’è bisogno di qualcuno che si erga a giudice di uomini che hanno dimostrato di essere sempre e in ogni momento al servizio degli altri”: lo ha affermato il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenuto alla cerimonia di saluto per la nave scuola Amerigo Vespucci che lascia il porto Antico di Genova per la Campagna Nord America 2026.

“Abbiamo ricordato l’altro giorno i 50 anni dal terremoto del Friuli, i primi ad arrivare furono gli alpini dell’Associazione nazionale e abbiamo da poco finito le Olimpiadi, chiedete del contributo che hanno dato perché tutto funzionasse bene”, ha aggiunto.

Roma, Gasperini: contro il Parma partita decisiva per la Champions

Roma, 9 mag. (askanews) – Alla vigilia della sfida contro il Parma, il tecnico della Roma Gian Piero Gasperini mantiene alta la concentrazione sulla corsa Champions, evitando di sbilanciarsi sul futuro societario e sul mercato. “Per noi la partita di domani è decisiva”, ribadisce più volte durante la conferenza stampa, sottolineando come la squadra sia ancora pienamente in lotta per un posto nell’Europa che conta.

L’allenatore difende il percorso della Roma nel corso della stagione: “È stata sempre lì a battagliare con tutte le altre squadre. È una stagione molto soddisfacente”. Un eventuale approdo in Champions League darebbe “molta soddisfazione”, ma soprattutto garantirebbe maggiori risorse economiche per rinforzare la rosa. “Oggi il quarto posto è diventato importantissimo proprio per questo”, spiega, ricordando però che esistono club capaci di operare bene sul mercato anche senza gli introiti europei.

Sul fronte societario, il tecnico dribbla le domande relative al futuro direttore sportivo e al possibile coinvolgimento della proprietà Dan Friedkin nelle scelte tecniche: “In questo momento siamo totalmente concentrati sul campionato”. Nessun commento quindi sul valzer di dirigenti che coinvolge diverse società italiane.

Importanti anche le indicazioni sul mercato e sui singoli. Parlando di Manu Koné, il tecnico ammette che nel calcio moderno “gli incedibili non esistono più”, pur augurandosi che il centrocampista possa restare ancora a lungo in giallorosso. Sul numero di rinforzi necessari, invece, il messaggio è chiaro: “Questa è già una rosa valida”, anche se ogni squadra deve sempre cercare di migliorarsi.

Spazio poi alle condizioni di Paulo Dybala e Angeliño. L’argentino sta recuperando gradualmente dopo i problemi fisici: “Si allena regolarmente, deve ritrovare forza e potenza di tiro”. Per Angeliño, invece, il tecnico parla di una stagione complicata ma vede segnali incoraggianti nelle ultime settimane: “Si sta riavvicinando al giocatore dell’anno scorso”.

Infine una riflessione sul ruolo dell’allenatore e sul modello manageriale all’inglese. Per il tecnico romanista, allenatore e direttore sportivo devono lavorare in piena sintonia: “Devono parlarsi con sincerità e avere un unico obiettivo: migliorare la squadra”. Un concetto ribadito con forza insieme a una critica al dibattito calcistico attuale: “Parliamo troppo poco di calcio”.

Milan, Allegri: "Conta solo tornare in Champions"

Roma, 9 mag. (askanews) – Sottolinea la necessità di restare uniti, evita polemiche sul futuro e rilancia la corsa Champions. È questo il messaggio principale di Massimiliano Allegri nella conferenza stampa alla vigilia di Milan-Atalanta.

Il tecnico rossonero prova a ricompattare ambiente e squadra dopo il recente calo di rendimento, ribadendo come il destino europeo sia ancora nelle mani del Milan: “Abbiamo un vantaggio di tre punti e inizia un minicampionato di tre partite”. Allegri invita tutti a concentrarsi esclusivamente sul campo, senza disperdere energie nella ricerca di spiegazioni per le ultime difficoltà: “Le valutazioni le faremo a fine campionato”.

Sul piano mentale l’allenatore insiste molto: “In questo momento conta l’aspetto psicologico. Non bisogna perdere entusiasmo, convinzione e coraggio”. Per Allegri la sfida contro l’Atalanta sarà decisiva soprattutto sotto il profilo caratteriale, contro una squadra “forte e non scarica”.

Ampio spazio anche al rapporto con i tifosi, chiamati a sostenere la squadra in uno dei momenti più delicati della stagione: “Possiamo solo ringraziarli, lo stadio è sempre stato pieno. Abbiamo bisogno di loro”. Allegri chiede compattezza anche a livello societario, minimizzando le tensioni interne e le contestazioni: “Non mi sono mai sentito solo. Tutti devono lavorare per il club Milan”.

Il tecnico difende inoltre il lavoro svolto durante la stagione, spiegando che è stata costruita “una buona base per l’anno prossimo”, pur ammettendo che i risultati recenti siano mancati. L’obiettivo prioritario resta però il ritorno in Champions League: “Gli obiettivi personali vanno messi da parte”.

Sul fronte formazione, Allegri lascia aperte varie opzioni offensive, compreso un possibile attacco a tre. Parlando dei singoli, definisce affidabili sia Samuele Ricci sia Ardon Jashari come alternative in mezzo al campo, mentre conferma che il recupero di Luka Modric per l’ultima giornata appare “quasi impossibile”.

Infine una battuta sul possibile futuro in Nazionale: Allegri evita ogni discorso sull’argomento e ribadisce la propria volontà di restare a lungo al Milan: “Non mi sono posto il problema. Il mio obiettivo è rimanere qui il più a lungo possibile”.

Crosetto: Mi auguro pace e nostre navi a Hormuz, dopo voto Parlamento

Genova, 9 mag. (askanews) – Se ci sarà cessate il fuoco nello Stretto, dopo la Vespucci “mi auguro che altre navi italiane partiranno, perché vorrebbe dire che c’è la pace a Hormuz, che può riprendere la navigazione e che c’è bisogno di una coalizione internazionale che lo consenta nei tempi più rapidi possibili”: così il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenuto alla cerimonia di saluto per la nave scuola Amerigo Vespucci che lascia il porto Antico di Genova per la Campagna Nord America 2026.

“Quello vorrebbe dire che avremo anche meno problemi sulle nostre tavole visto l’aumento che c’è stato di tutto, alle pompe di benzina, vorrebbe dire che almeno una parte dei problemi che ci stanno massacrando da troppi anni sarebbe risolta, mi auguro che sia possibile dopo il voto parlamentare e che quindi ci sia una tregua e la pace”, ha aggiunto.

Il Papa: il mondo ha bisogno di diplomazia e dialogo fondati sulla pace

Roma, 9 mag. (askanews) – “Oggi il mondo ha bisogno di una diplomazia e di un dialogo religioso fondati sulla pace, la giustizia e la verità. Come cristiani e musulmani, crediamo insieme che ogni essere umano sia stato plasmato dalle mani di Dio e sia quindi rivestito di una dignità che nessuna legge né alcun potere umano ha il diritto di negare”. Così Papa Leone XIV in un passaggio del suo discorso durante l’udienza oggi in Vaticano a una delegazione dei Capi e dei Rappresentanti della Comunità Musulmana del Senegal.

“Prego affinché Dio, l’Onnipotente, faccia rinascere in noi il desiderio di capirci meglio a vicenda, di ascoltarci l’un l’altro e di vivere insieme nel rispetto e nella fratellanza. Che Egli ci conceda – ha continuato – il coraggio di intraprendere la via del dialogo, di rispondere ai conflitti con gesti di fratellanza e di aprire i nostri cuori agli altri, senza temere le differenze. Prego infine affinché il vostro impegno a favore della pace, della giustizia e della fratellanza porti molti frutti, conducendo a una collaborazione sempre più profonda tra le diverse parti per il bene dell’umanità”, ha detto ancora Prevost.

“‘Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti’. È su questo fondamento di
fratellanza, nelle origini dell’umanità e nella fede, che assumiamo insieme la nostra responsabilità comune: condannare ogni forma di discriminazione e persecuzione basata sulla razza, la religione o l’origine; rifiutare ogni strumentalizzazione in nome di Dio a fini militari, economici o politici; alzare la nostra voce a favore di ogni minoranza che soffre. Come ho detto a Bamenda, in Camerun: ‘Guai a coloro che distorcono le religioni e il nome stesso di Dio per i propri fini, trascinando ciò
che è santo nel più sordido e oscuro'”. ha ribadito il Papa.

Terrorismo, Meloni: non dimenticare è un dovere a difesa della democrazia

Roma, 9 mag. (askanews) – “Oggi il nostro pensiero va a loro e a tutte le vittime di ogni forma di terrorismo. Non dimenticare è un dovere: per onorare chi ha sacrificato la vita per la libertà, per rispetto della nostra storia e per difendere ogni giorno la democrazia”. Lo scrive la presidente del consiglio, Giorgia Meloni, in un post su X.

“Il 9 maggio – ricorda – si celebra il Giorno della Memoria dedicato alle vittime del terrorismo. In questa data, nel 1978, veniva ritrovato il corpo di Aldo Moro, assassinato dalle Brigate Rosse. Lo stesso giorno in cui perdeva la vita per mano mafiosa Peppino Impastato, dopo le sue denunce contro Cosa nostra. E nel 2021 Rosario Livatino, magistrato ucciso dalla Stidda, veniva proclamato beato”.

Roma, Campus Bio-Medico apre l’Agri Research and Teaching Center

Roma, 9 mag. (askanews) – In un contesto sempre più complesso e interconnesso, è necessario adottare modelli capaci di affrontare in modo simultaneo i problemi, mettendo in relazione ambiente, uomo e sistemi produttivi. E’ la proposta del Campus Bio-Medico, a Roma.

Domenico Mastrolitto, direttore generale Campus Bio-Medico, spiega: “Oggi apriamo l’Agri Research and Teaching Center, un incubatore di innovazione e sostenibilità. Un hub aperto alla collaborazione con imprese private, enti di ricerca, università, che guarda proprio alle sfide del domani e vuole risolverle già nel presente, nell’oggi”.

Questa la sfida nata a Trigoria. Dentro uno spazio dove si incontrano ricerca, applicazione e impatto reale. Una serra dove c’è la coltivazione acquaponica, pesci che con la loro vita danno linfa alle piante. Natura del riciclo, del recupero. Acqua che disseta e fa crescere.

Giancarlo Righini, assessore Regione Lazio al bilancio, agricoltura e sovranità alimentare, parchi e foreste, aggiunge: “E’ la sfida del futuro garantire l’approvvigionamento alimentare a tutta la popolazione mondiale che è destinata a superare i 9 miliardi di qui a qualche anno. Questo dato rappresenta una sfida epocale, quindi bisognerà ricorrere all’utilizzo delle nuove tecnologie, alla ricerca, all’innovazione. Questo è un punto di partenza importante ed a cui lavoreremo insieme, gomito a gomito”.

Tutto è aperto, per biotecnologi, agronomi, medici, farmacologi, informatici, studenti, ricercatori e start-up.

Maria Siclari, direttore generale Ispra, spiega: “L’Agri Research and Teaching Center sono un chiaro esempio di come i principi di economia circolare possono essere applicati. Dobbiamo lanciare un nuovo modello che non è fatto solo di produzione, di consumo e di scarto. Ma un modello in cui invece, anche uno scarto agricolo, può divenire una nuova risorsa. Dobbiamo imparare a riutilizzare l’acqua, rigenerare i nostri suoli”.

La riposta è anche in questa serra dove università, centri di ricerca e imprese si incontrano e costruiscono sinergie concrete.

Il direttore Mastrolitto continua: “Tutte queste grandi sfide globali impongono un modello integrato, una risposta che sia univoca, che tenga insieme, tutti questi elementi per dare una risposta alla società e mettendo sempre al centro l’uomo, la persona, la salute della persona in ottica One Health e naturalmente dell’ecologia umana, integrale”.

Il caso Hantavirus, passate da Roma quattro persone che erano sul volo KLM con una donna poi morta

Roma, 9 mag. (askanews) – A seguito delle segnalazioni ricevute attraverso i circuiti internazionali relative al focolaio di Andes Hantavirus collegato alla nave MV Hondius, il Ministero della Salute “ha attivato le procedure previste di valutazione del rischio, sorveglianza e coordinamento sanitario, in linea con i protocolli nazionali e internazionali”.

Lo fa sapere il Ministero in una nota, spiegando che “le valutazioni condivise a livello internazionale dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e dall’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) indicano attualmente un rischio basso per la popolazione generale a livello mondiale e molto basso in Europa. In Italia sono giunte quattro persone con il volo KLM in coincidenza per Roma sul quale era salita per pochi minuti la donna ricoverata a Johannesburg e lì deceduta. I recapiti dei quattro passeggeri sono stati acquisiti. Il Ministero della Salute ha quindi trasmesso le informazioni alle Regioni di competenza (Calabria, Campania, Toscana, Veneto) per l’attivazione delle procedure di sorveglianza attiva, nel principio di massima cautela”.

“La compagnia Oceanwide Expeditions, inoltre, ha aggiornato, con una propria comunicazione, il quadro relativo ai passeggeri della nave MV Hondius. Sulla nave, dal 6 maggio, è presente anche un medico italiano dello staff sanitario ECDC, salito a bordo a supporto delle attività assistenziali legate all’emergenza”.

“Il Ministero della Salute, insieme alle altre Amministrazioni e autorità sanitarie coinvolte, continua a garantire il pieno coordinamento e l’applicazione delle misure di sorveglianza previste”, conclude la nota.

MotoGp, Bagnaia torna in pole: "Sento meglio il mio limite"

Roma, 9 mag. (askanews) – Francesco Bagnaia conquista la pole position del Gran Premio di Francia, quinto appuntamento del Mondiale MotoGP 2026, e riporta la Ducati ufficiale davanti a tutti sul tracciato di Le Mans. “Sento meglio il limite della moto ed è una sensazione che dà grande soddisfazione”, ha spiegato Bagnaia ai microfoni di Sky Sport dopo la pole. “Dai test abbiamo provato qualcosa di diverso che mi sta aiutando. Ho cercato di replicare il tempo di Marc in Q1, ma non ci sono riuscito subito. Sul passo gara siamo messi piuttosto bene e dobbiamo mantenere questo livello”.

Il pilota Ducati ha poi sottolineato l’importanza delle novità tecniche introdotte sulla Desmosedici: “La nuova carena mi sta aiutando a portare più velocità in curva. La moto trasferisce meglio il carico e questo si adatta al mio stile di guida. Con la prima gomma l’anteriore tendeva ad alleggerirsi in frenata, poi abbiamo fatto una piccola modifica che mi ha aiutato molto nel secondo tentativo”.

L’appuntamento ora è per la Sprint Race in programma alle 15:00, con Bagnaia e Marc Marquez pronti a dare vita a un nuovo duello Ducati sul circuito di Le Mans.

Ue, Mattarella: i popoli hanno di fronte sfide temibili, illusorio rispondere senza strumenti condivisi

Roma, 9 mag. (askanews) – “In questa fase storica, i popoli si trovano dinanzi a prove temibili e di straordinaria importanza. L’aggressione russa ai danni dell’Ucraina ha riportato il conflitto armato nel cuore del continente, chiamando a una risposta unitaria a tutela del diritto internazionale e dei principi di libertà e sovranità. La perdurante crisi in Medio Oriente richiama con altrettanta urgenza la necessità di un impegno sempre più incisivo a sostegno della pace, del dialogo e della stabilità internazionale. A queste e molte altre sfide del nostro tempo è illusorio pensare di rispondere in assenza di strumenti e politiche condivise”. Lo dichiara il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella in occasione della Giornata dell’Europa che si celebra oggi.

“È nell’azione comune dell’Europa che i singoli Paesi possono trovare l’espressione della propria sovranità per esercitare al massimo grado la propria forza e la propria influenza”, aggiunge.

“Alle giovani generazioni degli europei è affidato il compito decisivo di proseguire questo cammino con rinnovato slancio, affinché l’Europa continui a essere uno spazio autentico ed esemplare di pace, libertà e opportunità, protagonista nella costruzione di un ordine internazionale equo e solidale. Gli ideali del progetto europeo avanzano nell’impegno dei giovani”, sottolinea Mattarella. E “nel rinnovare il più fervido augurio per questa festa comune dell’intera Europa, richiamo a farne momento di riflessione e responsabilità per la costruzione di un destino autenticamente condiviso”.

“I popoli europei costituiscono una comunità e, per queste ragioni, celebrare il 9 maggio significa riaffermare un impegno collettivo che chiama in causa ciascuno di noi”, ha aggiunto Mattarella, concludendo: “L’Italia, che dalla sua partecipazione al progetto comunitario trae stabilità, crescita, coesione sociale e fiducia nel futuro, ha contribuito con passione e determinazione al suo successo e continua a sostenerne lo sviluppo, consapevole di come una condizione di pace, la solidità delle istituzioni democratiche e l’avvenire delle nuove generazioni siano intimamente connessi al destino comune del popolo europeo”.

M5s, Conte: ho subito un intervento delicato ma adesso sto bene, torno alla vita di prima

Roma, 9 mag. (askanews) – “Ho temuto il peggio, ma grazie a Dio ora sto bene: ho subìto l’asportazione d’urgenza di una neoplasia. L’intervento è stato delicato, ma è andato molto bene ed è stato risolutivo”. Lo afferma il leader M5s Giuseppe Conte in una intervista al Corriere della Sera confessando come gli siano arrivate le voci preoccupanti che giravano in Parlamento: “Sono arrivate anche a me. Ma proprio poche ore fa l’esame istologico ha confermato che si trattava di una formazione benigna, il che mi consente di tornare alla vita di prima senza nessuna conseguenza. Sono stati giorni duri, con la vita che in un secondo non è più la stessa. Voglio ringraziare Olivia, mio figlio e i miei familiari, che mi sono stati sempre accanto, ringrazio l’équipe medica che mi ha seguito e la mia comunità politica. Tutti si sono stretti attorno a me, mi hanno riempito d’affetto”.

Conte ha apprezzato la solidarietà bipartisan nei suoi confronti: “Da tantissimi colleghi dei partiti di opposizione, ma anche del governo e dal mondo dell’informazione. Ho apprezzato molto, mi creda. Ho sempre pensato che la lotta politica non deve mai oscurare la sensibilità umana, che viene prima. È quel che ho cercato di fare in questi anni di impegno e in questa prova mi è stato restituito”.

Il giudizio sul governo Meloni non cambia. “Trump si sta indebolendo, sul fronte esterno e interno. Gli attacchi insensati e inaccettabili contro il Papa lo allontanano dal mondo cattolico e non solo. Il nostro governo si sveglia tardi da questo incantesimo verso Washington e credo che questo tentativo di riposizionamento sia anche il frutto dei 15 milioni di No al referendum. Una batosta”.

“Siamo agli sgoccioli della legislatura. Tutte le scelte più importanti del governo sono state prese e gli accordi più rilevanti sono stati firmati, come l’aumento del 5% delle spese Nato. Accordi incompatibili, insostenibili per gli interessi nazionali. E tanti nodi restano lì, insieme ai danni fatti: gli attacchi illegittimi di Netanyahu e Trump in Iran e in Libano, che hanno messo in ginocchio la nostra economia, Meloni di fatto non li ha ancora condannati. L’Italia non ha chiesto di strappare gli accordi tra Ue e Israele, nonostante il genocidio a Gaza. E giorni fa, addirittura, alcuni nostri connazionali sono stati sequestrati in acque internazionali su una barca battente la nostra bandiera”, ricorda Conte, in riferimento alla vicenda della Flotilla. “Resta una politica anti italiana, contro i nostri interessi e i nostri valori”.

Per l’ex premier quella di Meloni post referendum non è una fase due: “Mi sembra che la fase sia sempre la stessa, la fase zero. Zero virgola del Pil, zero riforme in quattro anni, zero aiuti sulla benzina che è tornata a salire, zero misure per gli sti- pendi, zero tagli delle tasse e pressione fiscale record, zero sostegni alle imprese nonostante il tracollo della produzione industriale”. Il leader M5s boccia anche il Pian Casa presentato dal governo: “È un annuncio di piano, da realizzare in dieci anni. I prossimi due governi dovranno trovare i soldi e riempirlo di contenuti”.

A Mosca la parata della Vittoria. Putin: in Ucraina affrontiamo una forza armata supportata dal blocco Nato

Roma, 9 mag. (askanews) – Il presidente russo Vladimir Putin è arrivato sulla Piazza Rossa di Mosca dando il via alla tradizionale parata per celebrare l’81 anniversario della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale. Putin, che ha parlato con alcuni veterani di quella che in Russia viene chiamata la Grande Guerra patriottica, era accompagnato dai dignitari stranieri che partecipano alla cerimonia.

La resa delle forze tedesche fu firmata nella tarda sera dell’8 maggio 1945 (già il 9 maggio a Mosca), in seguito alla resa concordata in precedenza con le forze alleate sul fronte occidentale, che infatti festeggiano il V-Day in questa data; il governo sovietico annunciò la vittoria la mattina del 9 maggio, dopo la cerimonia avvenuta a Berlino.

Putin, nel discorso tenuto in occasione delle celebrazioni del Giorno della Vittoria nella Seconda guerra mondiale, ha sottolineato che i militari russi impegnati nel conflitto ucraino stanno affrontando una forza armata e supportata dall’intero blocco della Nato. “La grande impresa della generazione vittoriosa ispira i soldati che oggi svolgono i compiti dell’operazione militare speciale. Essi si oppongono a una forza aggressiva, armata e supportata dall’intero blocco Nato. E nonostante ciò, i nostri eroi continuano ad avanzare”, ha detto Putin.

La Russia sta inoltre sviluppando armi moderne basandosi sull’esperienza di combattimento: “Accanto ai soldati russi ci sono operai e progettisti, ingegneri, scienziati, inventori. Essi continuano la tradizione dei loro predecessori, basandosi sulla moderna esperienza di combattimento per creare armi avanzate e uniche e avviarne la produzione di massa”, ha concluso Putin.

"Bel venerdì" è il nuovo singolo di Eddie Brock

Milano, 9 mag. (askanews) – È uscito, su tutte le piattaforme digitali “Bel venerdì”, il nuovo singolo di Eddie Brock, per Sangita Records / Atlantic Records / Warner Music Italy. Il brano arriva dopo l’anteprima a sorpresa del 3 maggio al Pincio, nel cuore di Roma, dove l’artista aveva riunito i fan per un flash mob carico di partecipazione e affetto, annunciando anche due nuove date live nei club previste per il prossimo autunno: il 21 ottobre a Roma all’Hacienda e il 25 ottobre a Milano alla Santeria Toscana.

“Bel venerdì” racconta la fine di un amore attraverso il caos che si lascia dietro: la rabbia, le cose fuori posto, le ferite ancora aperte. È la lucidità dolorosa che arriva quando si capisce che lasciar andare è l’unica possibilità. Con immagini quotidiane che si caricano subito di emozione, il brano restituisce il disordine del “dopo”, quando tutto è ancora troppo vicino per essere davvero superato. Ne nasce una canzone intima e istintiva, in cui la fragilità prende forma e arriva senza filtri.

Per Eddie Brock, la musica non è mai stata soltanto un linguaggio artistico, ma un bisogno reale, nato quasi dieci anni fa dall’urgenza di mettere in ordine pensieri, vissuto ed emozioni. È da quella spinta intima e personale che ha preso forma un percorso diventato negli anni sempre più riconoscibile, capace di tenere insieme scrittura diretta, sensibilità pop e un forte legame con la realtà emotiva delle cose.

“Bel venerdì” arriva dopo la partecipazione a Sanremo 2026 con il brano “Avvolti”, seguita dalla pubblicazione della deluxe version dell’album “Amarsi è la rivoluzione”, e dopo “Non è mica te”, successo certificato disco d’Oro forte di oltre 31 milioni di streaming, con cui Eddie Brock aveva già tracciato una direzione chiara, segnando l’incontro profondo tra artista e pubblico. Un legame cresciuto lontano dai percorsi più canonici, e diventato nel tempo sempre più riconoscibile e necessario.

Anche per questo il rapporto con la sua fanbase è diventato uno degli aspetti più distintivi del suo percorso. Attorno a lui si è raccolto nel tempo un pubblico molto partecipe e affezionato, che ne riconosce non solo la scrittura, ma anche il modo di stare nella relazione con chi lo segue. Non a caso viene spesso definito “il cantante gentile”: una vicinanza che si è vista con particolare evidenza anche durante le date nei club in primavera a Milano, Roma, Napoli e Catania.

Nelle scorse settimane, proprio attraverso i suoi social, Eddie Brock ha iniziato a chiamare a raccolta il pubblico dando appuntamento al 3 maggio al Pincio, un luogo che rappresenta simbolicamente la sua Roma e che negli anni ha incarnato bene anche quella dimensione di prossimità che ha sempre caratterizzato il suo rapporto con i fan. È stato lì, durante il flash mob, che ha annunciato a sorpresa l’arrivo di “Bel venerdì” e le due nuove date autunnali nei club.

Classe 1997, romano, Eddie Brock – nome d’arte di Edoardo Iaschi – ha costruito negli anni un’identità precisa, in equilibrio tra autenticità, scrittura emotiva e linguaggio contemporaneo. Dopo il debutto al Festival di Sanremo 2026 con “Avvoltoi” e l’uscita di Amarsi è la rivoluzione (Deluxe), torna ora con un nuovo brano e due nuovi appuntamenti live che confermano la solidità del legame costruito con il suo pubblico.

Gli Europe in Itala per 5 date per celebrare "The Final Countdown"

Milano, 9 mag. (askanews) – Gli Europe annunciano il ritorno in Italia con una serie di appuntamenti distribuiti tra estate e autunno 2026, nell’ambito del tour celebrativo dedicato ai quarant’anni della loro celebre hit “The Final Countdown”. La tournée toccherà diverse città italiane, con un calendario che parte il 5 luglio a Marostica, in Piazza Castello, per poi proseguire il 7 luglio a Roma nella Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, l’8 luglio a Brescia all’Arena Campo Marte e il 9 luglio a Forte dei Marmi a Villa Bertelli. Il tour farà quindi ritorno in Italia il 14 ottobre a Milano, all’Alcatraz. Il progetto live ruota attorno all’esecuzione integrale dell’album “The Final Countdown”, pubblicato nel 1986 e diventato un riferimento del rock europeo. Accanto alla title track, la band porterà sul palco altri brani simbolo dello stesso disco, affiancati da una selezione del proprio repertorio. La tournée accompagna anche una nuova fase discografica, con un album di inediti atteso nei prossimi mesi. Gli Europe, guidati dalla voce di Joey Tempest, rappresentano una delle formazioni più riconoscibili della scena hard rock degli anni Ottanta. Nati in Svezia, hanno attraversato diverse fasi stilistiche mantenendo una forte identità sonora, tra melodie immediate e chitarre incisive. Dopo lo scioglimento negli anni Novanta, il gruppo è tornato in attività nel 2003, consolidando negli anni successivi una produzione più matura e orientata a sonorità contemporanee, senza rinunciare ai classici che ne hanno definito il successo internazionale. I biglietti per le date italiane sono disponibili attraverso i principali circuiti di prevendita online e sui siti ufficiali degli organizzatori.

La memoria di Moro non si usa

Siamo vicini all’anniversario dell’uccisione di Aldo Moro, avvenuta il 9 maggio 1978, e torna con essa la memoria degli uomini della sua scorta, barbaramente assassinati in via Fani il 16 marzo di quello stesso anno. Sono giorni che dovrebbero imporre misura, pudore, silenzio pensoso. Giorni nei quali la politica dovrebbe abbassare la voce, non alzarla per appropriarsi di ciò che non le appartiene.

C’è qualcosa di profondamente stonato, quasi indecoroso, nel vedere Aldo Moro convocato come nume tutelare di disegni che con la sua visione hanno poco o nulla da spartire. Moro non fu l’uomo delle posture decorative, delle commemorazioni utilitaristiche, delle liturgie buone per ripulire l’immagine di una classe dirigente in cerca di genealogie nobili. Fu, al contrario, un gigante tragico della politica pensata, sofferta, mediata, attraversata da cultura istituzionale, senso dello Stato e responsabilità storica.

Per questo appare francamente desolante che il suo nome venga oggi maneggiato come una reliquia da esposizione, utile a costruire ponti retorici, equilibri interni, ammiccamenti elettorali e piccole strategie di legittimazione. Tutti a dire che Moro “univa e non divideva”. Formula comoda, levigata, persino innocua. Ma Moro non “univa” per cercare applausi trasversali né per piacere a tutti. Univa perché aveva compreso la complessità del Paese, perché sapeva che la democrazia non vive di tifoserie permanenti, ma di fatica, pensiero, istituzioni, mediazione alta.

Ridurlo a una figurina ecumenica buona per la stagione delle alleanze significa tradirlo due volte: prima nella memoria, poi nella vita pubblica. Perché Moro non era un dispositivo commemorativo. Non era un marchio da apporre su operazioni di centrosinistra, né un padre nobile da evocare quando serve una patina di profondità su strategie assai più contingenti.

Il punto non è ricordarlo. Il punto è non usarlo. E oggi, troppo spesso, la memoria pubblica diventa una lavanderia simbolica: si prende un grande morto, lo si spoglia della sua inquietudine, lo si rende innocuo, lo si accomoda al tavolo del presente e gli si fa dire ciò che serve alla giornata.

Aldo Moro merita silenzio, studio, rispetto. Non l’ennesima passerella di chi cerca nel suo nome un supplemento d’anima che questa politica, da sola, non riesce più a generare.

Aldo Moro, il lascito che parla ancora all’Italia

Il trauma che colpì il cuore dello Stato

9 maggio 1978. Una delle date più tragiche della storia democratica del nostro Paese. Il ritrovamento del corpo di Aldo Moro in via Caetani, a Roma, ucciso dai terroristi delle Brigate Rosse, segnò uno spartiacque politico, morale e istituzionale nella vicenda repubblicana italiana.

Furono anni durissimi, attraversati dalla violenza terroristica, dalle stragi e da un clima di odio ideologico che mise a rischio la stessa tenuta democratica dello Stato. E se è vero che nessuna delle vittime del terrorismo può essere considerata minore o secondaria, è altrettanto vero che il delitto Moro rappresentò il più grave attacco al cuore delle istituzioni democratiche italiane.

L’assassinio del presidente della Dc scosse profondamente il Paese perché apparve subito evidente il tentativo di colpire non soltanto un uomo politico, ma l’equilibrio stesso della democrazia parlamentare italiana. In quella stagione, il rischio di una spirale incontrollabile era reale e drammaticamente percepito.

 

Il valore democratico del dialogo

A quasi cinquant’anni da quella tragedia, la lezione politica e culturale di Moro conserva ancora oggi una sorprendente attualità. Pur in un sistema politico profondamente mutato rispetto agli anni Settanta, alcuni elementi del suo magistero restano centrali.

Il primo riguarda la cultura del dialogo e del confronto. Per Moro non si trattava semplicemente di una tecnica politica o di un metodo tattico, ma dell’essenza stessa della democrazia costituzionale.

Fu questa impostazione a rendere possibile la stagione della solidarietà nazionale, con i governi Andreotti sostenuti dalla “non sfiducia” del Partito comunista italiano. Una fase segnata dalla centralità dei contenuti e dalla ricerca di un equilibrio democratico fondato sul confronto, non sulle demonizzazioni reciproche o sulle pregiudiziali ideologiche.

In una stagione politica spesso dominata dalla contrapposizione permanente e dalla semplificazione propagandistica, la lezione morotea richiama ancora oggi il valore della mediazione alta e della responsabilità istituzionale.

 

La Costituzione come stella polare

Un secondo tratto decisivo del pensiero di Moro riguarda il rapporto con la Costituzione repubblicana. La sua fu una fedeltà profonda, ma mai statica o notarile. Una fedeltà creativa, capace di leggere i mutamenti della società senza smarrire i principi fondamentali dell’ordinamento democratico.

Moro partecipò da protagonista ai lavori della Costituente e considerò sempre la Carta costituzionale il punto di riferimento essenziale della vita politica italiana. In essa individuava non soltanto un assetto giuridico, ma una visione della convivenza civile fondata sulla dignità della persona, sul pluralismo e sull’equilibrio tra libertà e solidarietà.

Anche per questo la sua eredità continua a rappresentare un argine culturale contro ogni deriva plebiscitaria o antipolitica.

 

Il ruolo dei cattolici nella vita pubblica

Infine, il magistero di Moro conserva un significato particolare sul terreno della presenza politica dei cattolici italiani.

Naturalmente il contesto storico è radicalmente cambiato. Non esiste più il partito popolare, interclassista e di governo rappresentato dalla Democrazia cristiana. Ma questo non cancella l’esigenza di una presenza culturale e politica ispirata ai valori del cattolicesimo democratico e sociale.

Per Moro, il contributo dei cattolici alla vita pubblica non coincideva con una prospettiva confessionale o clericale, ma con la responsabilità di alimentare la qualità democratica del Paese attraverso una cultura politica fondata sulla persona, sulla solidarietà, sulla libertà e sulla giustizia sociale.

Ed è proprio questo uno dei punti che mantengono attuale il suo insegnamento: la convinzione che senza una presenza qualificata del pensiero cattolico-democratico, la democrazia italiana rischi di impoverirsi culturalmente e moralmente.

Ricordare oggi Aldo Moro, dunque, non significa indulgere nella retorica commemorativa. Significa tornare a interrogarsi sui fondamenti della nostra convivenza democratica e sui valori costituzionali, liberali e cristiani che continuano a rappresentare una risorsa decisiva per il futuro della Repubblica.

Diplomazia dei gesti: ciò che i leader dimenticano nei vertici mondiali

Nella Antropologia delle emozioni il grande studioso David Le Breton ci dice, se ben si fosse compreso, che i sentimenti e le emozioni non sono degli stati assoluti, processi fisiologici di cui il corpo detiene i segreti. Sono invece “relazioni” con in campo un inevitabile corredo di sentimenti. Così si dovrebbe aver sempre presente quanto scriveva Vincent van Gogh per cui le piccole emozioni sono i grandi condottieri delle nostre vite e che a queste noi obbediamo senza saperlo.

A tutta riprova, l’uomo che grava in una situazione estrema può affidarsi sempre alle sue difese psicologiche. Alain Bombard ricorda ad esempio che i naufraghi trovati morti nelle loro canoe in condizioni peggiori non morirono di patimenti, per mancanza di acqua e di cibo ma per il senso di disperazione che patirono. La storia di tanti bambini selvaggi cresciuti nelle foreste mostra positivamente il potere di adattamento che l’uomo ha in circostanze al limite della sopravvivenza. In ogni caso per l’uomo “un mondo senza altri è un mondo senza legami, destinato alla dispersione e alla solitudine”. Robinson Crusoe, nella sua solitudine, era padrone di tutto e sovrano di nulla.

 

Laltro come misura del desiderio

I leader del mondo dovrebbero essere avvertiti di tutto questo e farne bottino prezioso. L’importanza “dell’altro” non è qualcosa da trascurare. Gilles Deleuze insegna che non desidero nulla che non sia visto, pensato, posseduto da un possibile altro. Questo è il fondamento del desiderio. È sempre l’altro che riduce il mio desiderio a oggetto. Sarà per questo che scoppiano i conflitti e nessuno si rassegna a stare nel suo.

Negli incontri e nelle trattative per fermare le guerre oggi in corso con l’intento di trovare un’ombra di pace, i potenti della terra dovrebbero tener conto che “il volto di un uomo con cui ha avuto una conversazione vivace conserva per qualche tempo una vivacità residua che si spegne solo poco a poco e la cui fiamma si riaccenderà con l’arrivo di un altro interlocutore”. Varrà anche per la tristezza. Dovrebbe farsi pertanto tesoro delle parole di Antonin Artaud quando dice che il nostro corpo è un crocevia abitato da tutti.

 

Quando il corpo parla più delle parole

Oltre le parole, ai sentimenti si accompagnano anche i gesti che sono una parte dell’azione e non solo un elemento decorativo della parola. Non a caso un proverbio Tuareg recita che “i gesti sono i bidoni dell’acqua della parola”, ciò pur con tutta l’ambiguità e l’incoerenza che questi possono comportare. Sembra di comprendere che tutto dipende anche dal contesto culturale in cui ci si muove. Fiorello La Guardia parlava abilmente l’italiano, l’yiddish e l’americano e cambiava espressione e gesti a seconda della lingua usata, tanto che l’appropriazione di una lingua, secondo Hayes, pretende anche di entrare nei modi fisici di esprimerla o sentirla.

Se la scienza insegna tutto questo, si ha qualche perplessità che nei summit internazionali, oggi di continua frequenza, si abbiano queste capacità e queste consapevolezze per giungere ad una intesa. Lì dove la lingua non è sufficiente, il gesto potrebbe soccorrere o compromettere i risultati.

 

Il linguaggio invisibile della diplomazia

Nella prima ipotesi David Le Breton ricorda l’appello di Zorba il greco al suo compagno, indicando la danza in grado di andare oltre il limite delle parole: “Se avessi visto come mi ascoltava, il russo, e capiva tutto! Gli ho descritto, ballando, le mie disgrazie, i miei viaggi, quante volte mi sono sposato, i mestieri che ho imparato: cavatore, minatore, venditore ambulante, vasaio… mercante di passa-tempo… Tutto lui capiva anche se era incomprensibile. I miei piedi, le mie mani parlavano, i miei capelli anche i miei vestiti…”.

Diverso esempio è la confusione registrata tra i soldati russi e bulgari in guerra contro la Turchia dove la mimica del sì o del no era esattamente opposta, creando pericolosi equivoci tra le truppe alleate durante le azioni di guerra. Ancora, è noto l’episodio per cui Madame de Staël visitò la Germania facendo visita a Friedrich Schiller. Dopo l’incontro riferì che dopo cinque minuti lo scrittore dichiarò il suo amore stringendole appassionatamente le mani. Schiller, a sua volta, raccontò ad un amico che, infastidito dalla donna che parlava senza sosta impedendogli di interagire, le prese le mani per calmarla, riuscendo finalmente a terminare quello che stava dicendo.

 

Dallimpassibilità asiatica alla teatralità americana

Appare evidente la differenza che corre tra l’impassibilità di Xi Jinping e la ferma postura di Vladimir Putin e lo sbracciare comunicativo di Donald Trump, che appare molto più colorito rispetto agli altri. Forse gli occorrerebbe più prudenza o forse è esattamente figlio della sua cultura.

A noi resta sperare che almeno questi tre leader si dotino, invece che di armi, di nuovi gesti e di più attenti ascolti.

Vincere la pace, come scriveva Jacques Maritain durante la seconda guerra mondiale

Se vincere una guerra comporta immani sforzi, impiego di risorse economiche, investimento di risorse umane, strategie, alleanze, motivazioni e mobilitazioni, molto di più richiede “vincere la pace”, secondo la incisiva espressione usata da Maritain durante la Seconda guerra mondiale, i cui orrori hanno reso evidente come non mai l’insensatezza di chi pretende di risolvere le tensioni con le armi.

Vincere la pace è assai più difficile. E non solo perché sulle macerie materiali, morali, psicologiche, che la guerra produce è ardua impresa ricostruire; ma perché la pace non si improvvisa e non è mai il frutto della paura, di una esibizione di forza che immobilizza gli equilibri impedendo che le tensioni esplodano.

Vincere la pace richiede che ci si educhi al dialogo, alla mediazione; che si prenda atto della diversità dei soggetti nello scenario mondiale e ad essi si riconosca uguale dignità; esige che si accantonino gli schemi del pensiero unico della colonizzazione culturale e politica; che ci si avverta parte di un unico destino, ma nella diversità dei percorsi; che si imparino a vedere le interconnessioni che ci fanno dipendere irriducibilmente gli uni dagli altri nella soluzione dei problemi.

Vincere la pace vuol dire rendersi conto che le sfide dinanzi alle quali siamo, e dalle quali dipende la sopravvivenza dell’umanità, ci toccano tutti allo stesso modo, qualunque sia la posizione di forza che si ha e che non possiamo che affrontarle insieme, ritrovando il senso autentico della progettazione politica; vuol dire ritrovare il senso di una concretezza effettiva che si nutre della capacità di lungimiranza. Vincere la pace è ritrovare quella condizione di autentica libertà alla quale spesso abdichiamo in nome di un falso realismo, che ci fa abbassare la testa dinanzi ai giochi di potere e assecondare dinamiche distruttive nell’idea che nulla si possa per impedirne il dilagare.

Trump annuncia tregua Ucraina-Russia dal 9 all’11 maggio

Roma, 9 mag. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha annunciato su Truth Social un cessate il fuoco di tre giorni, che entrerà in vigore oggi e durerà fino all’11 maggio, nella guerra tra Russia e Ucraina, con la sospensione di “tutte le attività cinetiche” e uno scambio di mille prigionieri per ciascun paese.

“Sono lieto di annunciare che ci sarà un cessate il fuoco di tre giorni, il 9, 10 e 11 maggio, nella guerra tra Russia e Ucraina”, ha scritto Trump. “La celebrazione in Russia è per il Giorno della Vittoria ma, allo stesso modo, in Ucraina, perché anche loro sono stati una grande parte e un fattore della Seconda guerra mondiale”.

Trump ha rivendicato il ruolo diretto della Casa bianca nell’iniziativa. “Questa richiesta è stata fatta direttamente da me, e apprezzo molto il suo accordo da parte del presidente Vladimir Putin e del presidente Volodymyr Zelensky”, ha scritto.

“Si spera che sia l’inizio della fine di una guerra molto lunga, mortale e duramente combattuta”, ha aggiunto il presidente Usa.”I colloqui continuano per mettere fine a questo grande conflitto, il più grande dalla Seconda guerra mondiale, e ci stiamo avvicinando sempre di più ogni giorno”.

Sia il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sia il Cremlino hanno confermato la tregua e lo scambio di prigionieri.

Venezia, Banca Ifis conclude il restauro del Migrant Child di Banksy

Venezia, 8 mag. (askanews) – All’Arsenale di Venezia, Banca Ifis ha presentato l’esito del restauro dell’opera di Banksy, “The Migrant Child”, recuperata dalla deteriorata facciata di Palazzo San Pantalon e ora pronta per essere condivisa con la città. Il dipinto murale restaurato è stato mostrato dal presidente di Banca Ifis Ernesto Furstenberg Fassio alla presenza del premio Nobel per la pace Kailash Satyarthi, dell’ex presidente del Veneto Luca Zaia e di Vittorio Sgarbi. E l’operazione è parte dell’impegno della banca per i diritti dei bambini, oltre che per il sostegno e la promozione dell’arte.

“Lo facciamo in questo caso con The Migrant Child – ha detto Fassio ai cronisti – con questo restauro conservativo che vuole tutelare l’opera a Venezia, vuole tutelare il messaggio, è quella appunto di dare più protezione di un capitalismo moderno che contenga la parola filantropia all’interno, quindi un restituire. Credo che tutti coloro, come per esempio noi banchieri privati, dovremmo dare questo tipo di messaggio”.

Nelle giornate di venerdì 8 e sabato 9 maggio, l’opera attraversa su un’imbarcazione i canali della città per consentire ai cittadini di poterla rivedere. In seguito, una volta completato anche il restauro di Palazzo San Pantalon, la cui conclusione è prevista nel 2027, “The Migrant Child” sarà ricollocata nella sua posizione originaria e riconsegnata in modo permanente alla cittadinanza.

“È un’operazione importante da un punto di vista economico – ha aggiunto Fassio – un’operazione che costerà più di 15 milioni di euro complessivamente tra acquisto del palazzo, restauro conservativo del palazzo e dell’opera, struttura media per portare l’opera nelle sedi in cui chiediamo una maggiore tutela dei diritti dei bambini e quindi il progetto è un progetto molto molto importante”.

In occasione dello svelamento del restauro dell’opera di Banksy, Banca Ifis ha presentato al pubblico anche un nuovo progetto educativo nazionale per portare l’arte e i diritti umani nelle scuole. L’iniziativa, sviluppata in collaborazione con Treccani, prende il nome di Migrant Child – Diritti all’opera e coinvolgerà le scuole secondarie di primo grado di tutta Italia nell’anno scolastico 2026-2027.

Il cliente fattore di successo per l’industria assicurativa

Roma, 8 mag. (askanews) – È stata presentata, presso l’Auditorium Deloitte di Roma, la ricerca “Value for Money: il valore del cliente come fattore di successo per l’industria assicurativa”, realizzata da Deloitte con la sponsorship con Generali.

Una ricerca condotta su un campione di 2.000 consumatori, secondo la quale, 7 italiani su 10 considerano le soluzioni assicurative di investimento più adeguate a salvaguardare il capitale, a dispetto dei prodotti finanziari tradizionali.

“Dall’emanazione della lettera, al mercato di IVAS di due anni fa, la percezione del cliente nell’acquisto dei prodotti assicurativi sta cambiando veramente radicalmente. C’è un rapporto di maggiore fiducia nei confronti dei clienti, che esprimono anche nell’acquisto dei prodotti di investimento assicurativo, a discapito anche dei prodotti finanziari puri. In qualche modo, quindi, del mercato finanziario puro” ha dichiarato Ilenia Robusto, Partner Deloitte

“Stiamo osservando sempre una maggiore crescente nell’apprezzamento dei prodotti di investimento assicurativo rispetto ad altre forme di investimento, perché sono ritenuti prodotti che possono garantire più protezione, sicurezza, salvaguarda del capitale investito e anche una stabilità nel rendimento. Va dato atto all’Istituto di Vigilanza che, con la sua pressione normativa, ha trasformato e migliorato la qualità dell’offerta e ha trasformato quella che è la relazione tra cliente e compagnia, dove il valore percepito del prodotto è anche fortemente influenzato da una maggiore fairness del rendimento che viene retrocesso e dal servizio di consulenza” ha aggiunto Alessandro Vidussi, Partner Deloitte.

I primi tre driver di scelta sono: il rendimento atteso, la sicurezza della polizza rispetto a un prodotto finanziario e la qualità della consulenza in una fase in cui, la complessità geopolitica internazionale, seguita dall’incertezza dei mercati, rendono i clienti più attenti ai propri risparmi.

“Come leader in Italia, riteniamo che essere protagonisti del cambiamento sia assolutamente necessario. Abbiamo sostenuto la ricerca, perché abbiamo voluto essere nelle prime posizioni nell’applicare queste nuove regole, questa regolamentazione, e la stiamo portando assolutamente avanti con estremo orgoglio perché riteniamo che sia assolutamente di valore” ha dichiarato Giancarlo Fancel, Country Manager & Ceo Generali Italia.

Alla giornata di lavori hanno partecipato figure di spicco di Deloitte e del mondo politico: tra cui il CEO di Deloitte Central Mediterranean, Fabio Pompei; il Viceministro delle Imprese e del Made in Italy, Valentino Valentini con un videomessaggio; il Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Claudio Durigon; il Presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato, Massimo Garavaglia; oltre ai Partner Deloitte Ilenia Robusto e Alessandro Vidussi.

Salvini in Biennale: “Padiglione Italia bellissimo”, poi a Israele

Milano, 8 mag. (askanews) – Il vicepremier Matteo Salvini ha visitato la Biennale d’arte di Venezia. Dopo la tappa ai Giardini, compreso il Padiglione Russia, è arrivato in Arsenale, dove si è fermato al Padiglione Itaolia per una visita guidata. Uscendo lo ha definito “Bellissimo”. Poi le altre tappe lo hanno portato nei padiglioni di Cina e Israele, in quest’ultimo e controverso padiglione si è trattenuto a lungo con artista e curatori.