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Gaza, Israele respinge il piano in 15 punti del Board of Peace

Roma, 9 ago. (askanews) – Israele respinge il documento in 15 punti elaborato dal “Board of Peace” voluto dal presidente Usa Donald Trump. e non ritirerà le proprie forze dalla Striscia di Gaza senza un effettivo disarmo di Hamas. Lo ha annunciato oggi il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

“Non ci sarà alcun ritiro da Gaza senza il reale disarmo di Hamas”, ha affermato Netanyahu, secondo quanto riferito dall’emittente pubblica israeliana Kan.

“Finché sarò primo ministro, non sorgerà uno Stato palestinese. Né a Gaza né in Giudea e Samaria (Cisgiordania). Né un ‘Fatahstan’ né un ‘Hamastan'”, ha affermato Netanyahu in una riunione di gabinetto.

“E riguardo ad alcune questioni specifiche di cui si parla sui media negli ultimi giorni, voglio essere molto chiaro. Israele respinge il documento dei quindici punti. Ho sentito dire: ‘Non l’avete detto’, ‘L’abbiamo detto’. Ebbene, lo ripeto ancora una volta: Israele respinge il documento dei quindici punti. Le Forze di difesa israeliane (Idf) non effettueranno alcun ritiro finché Hamas non sarà disarmata e privata delle sue armi”.

Si è spento a Roma Massimiliano Cencelli, diede il nome al famoso Manuale

Roma, 9 ago. (askanews) – Massimiliano Cencelli, esponente storico della Dc degli anni 60, è morto ieri a Roma. Aveva 92 anni. Il suo nome è storicamente associato al cosiddetto ‘Manuale Cencelli’, un’espressione diventata poi di uso comune in ambito politico e giornalistico per indicare il modus operandi nell’assegnazione di cariche e ruoli a livello politico e non solo, basandosi sulla ‘forza’ che il partito o la corrente aveva in seno a una data organizzazione o ente. Negli anni questa espressione ha assunto un’accezione negativa per riferirsi a nomine effettuate con una mera logica di spartizione senza prendere in considerazione criteri meritocratici.

Cencelli si iscrisse alla Democrazia Cristiana nel 1954 e ne diventò funzionario negli anni seguenti lavorando al fianco del democristiano Adolfo Sarti dopo esser stato eletto nel 1958 per la prima volta deputato nelle liste della DC. Negli anni ’70 fu più volte ministro della Repubblica e sottosegretario. Collaborò successivamente anche con Nicola Mancino, e nel 2001 fu candidato nella lista della Margherita per il Consiglio comunale di Roma. (Fonte: Radio Radicale – fermo immagine dal video “Il Manuale Cencelli” – CC BY-NC-SA 4.0 – immagine ritagliata.)

Canottaggio, Alizee Ribolzi campione del mondo U19 nel singolo

Roma, 9 ago. (askanews) – Secondo titolo mondiale Under 19 per l’Italia a Plovdiv. Dopo il due senza femminile di Carolina Cassani e Letizia Martorana, tocca alla singolista Alizee Ribolzi festeggiare dopo una finale dominata per tutti i duemila metri. L’azzurra della Canottieri Corgeno, già campionessa europea lo scorso 24 maggio a Brandeburgo, ferma il cronometro a 7.34.16 con sei secondi e mezzo di vantaggio sulla svizzera Leunig e otto secondi e tre decimi sulla greca Mouratidou. L’Italia torna così a vincere l’oro nel singolo femminile Under 19 a dieci anni di distanza dall’ultima volta, quando a imporsi sul bacino di Rotterdam fu Clara Guerra.

“Sin dalla partenza sapevo di poter disputare una bellissima gara. Ero molto tesa, posso anche dire nervosa, per le tante energie in questa settimana di gare, ma ero convinta di avere nelle gambe e nella testa la possibilità di vincere questo Mondiale – afferma Alizee Ribolzi -. Dopo l’oro agli Europei, puntavo a ripetermi e sono felice di aver regalato una gioia all’Italia remiera che mancava da 10 anni in questa specialità. Dedico questa vittoria a me stessa, per aver sostenuto tutti gli allenamenti di questi mesi insieme alla pressione del raduno e delle gare, oltre che ai miei genitori e alla mia allenatrice societaria Paola Grizzetti perché è sempre con me ed è venuta qui a Plovdiv per sostenermi in maniera speciale”. (ph Julia Kowacic / Canottaggio.org)

Papa: Presenza di Dio nelle nostre vite in grado di cambiare tutto

Roma, 9 ago. (askanews) – La presenza di Dio nelle nostre vite e nella società è in grado di cambiare tutto. Questo il messaggio che Papa Leone XIV ha rivolto ai fedeli in piazza San Pietro nel corso dell’Angelus domenicale.

“Oggi il Vangelo ci parla di Gesù che, sul lago di Galilea, raggiunge i discepoli nel mezzo di una tempesta, camminando sulle acque” ha affermato Leone XIV, “sul finire della notte, Gesù va loro incontro sulle acque agitate, e impauriti lo scambiano per un fantasma. Ma Egli dice loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». La presenza del Signore cambia tutto: Pietro addirittura riesce a fare alcuni passi sopra le onde verso di Lui; Poi si spaventa, affonda e Gesù lo salva. Quando poi il Maestro sale sulla barca, la tempesta si calma e allora sgorga spontanea dal cuore dei discepoli la professione di fede: «Davvero tu sei Figlio di Dio!» Per giungere a questo, non è bastato loro aver assistito a un miracolo, né aver avuto successo davanti alla gente: hanno dovuto passare attraverso l’esperienza della loro debolezza e, in essa, riconoscere la presenza di Dio. Solo così hanno potuto aprire veramente gli occhi e il cuore alla sua vicinanza, ritrovando pace anche in mezzo alla tempesta”.

“Questo miracolo, allora – ha aggiunto il Sommo Pontefice – ci insegna una cosa importante: prima di tutto a non esaltarci davanti al successo e a non presumere mai di noi stessi; e al tempo stesso a non disperare, neanche nei momenti di buio, quando ci sentiamo impotenti davanti ai problemi e, nonostante i nostri sforzi, ci sembra di andare più indietro che avanti. In qualsiasi circostanza, Gesù non ci abbandona e, se lo accogliamo umilmente nella barca della nostra vita – con la preghiera, con i Sacramenti, con l’ascolto della sua Parola -, in Lui troveremo la pace, troveremo luce e forza per il nostro cammino”.

Nagasaki, 81 anni dopo l’atomica: "Il nucleare è male assoluto"

Roma, 9 ago. (askanews) – Alle 11.02 Nagasaki si è fermata ancora una volta. Ottantuno anni dopo l’esplosione di “Fat Man”, la bomba al plutonio sganciata dagli Stati uniti il 9 agosto 1945, la città giapponese ha ricordato le vittime dell’ultimo attacco nucleare della storia trasformando la commemorazione in un avvertimento rivolto soprattutto al presente: in un mondo nel quale tornano a crescere gli arsenali e le potenze nucleari sono direttamente coinvolte nelle principali crisi internazionali, la deterrenza non è una garanzia assoluta contro la guerra atomica.

“Le armi nucleari non sono un ‘male necessario’, ma sono il ‘male assoluto'”, ha dichiarato il sindaco Shiro Suzuki nella Dichiarazione di pace letta durante la cerimonia al Parco della Pace della città martire. “L’umanità e le armi nucleari non possono mai coesistere”, ha aggiunto, definendo la teoria della deterrenza nucleare “estremamente pericolosa e fragile”.

Il ragionamento di Suzuki parte da una domanda semplice quanto inquietante: se una potenza nucleare si trovasse, nel mezzo di una guerra, davanti a quella che considera una minaccia alla propria sopravvivenza, chi potrebbe garantire che il suo leader non prema il “bottone nucleare”? Più gli Stati affidano la propria sicurezza alla deterrenza, ha sostenuto il sindaco, più aumenta anche il rischio che prima o poi quel meccanismo fallisca.

Il riferimento all’attualità è esplicito. Suzuki ha citato la guerra in Ucraina e i conflitti in Medio Oriente, nei quali sono coinvolti Stati dotati di armi nucleari, mentre il processo internazionale di disarmo attraversa una fase di crescente difficoltà. Nel mondo esistono ancora oltre 12mila testate e la tendenza pluridecennale alla riduzione degli arsenali mostra segnali di inversione, mentre diversi Paesi stanno modernizzando e potenziando le proprie capacità.

A maggio, inoltre, la conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) si è conclusa per la terza volta consecutiva senza riuscire ad approvare un documento finale. Per Suzuki è il sintomo di un circolo vizioso nel quale il rafforzamento degli arsenali alimenta “sfiducia reciproca, confronto e divisione”, spingendo a sua volta gli Stati a cercare maggiore sicurezza proprio nelle armi nucleari.

Anche il segretario generale delle Nazioni unite Antonio Guterres, in un messaggio letto durante la cerimonia, ha denunciato una situazione nella quale “anno dopo anno” aumenta il rischio di errori di calcolo, escalation e conflitto. La sicurezza degli Stati, ha ricordato, è interdipendente e le armi nucleari, invece di eliminare l’incertezza, finiscono per alimentarla.

Alla cerimonia hanno partecipato circa 2.600 persone, tra sopravvissuti, familiari delle vittime, la premier Sanae Takaichi e rappresentanti di 98 Paesi, comprese potenze nucleari come Stati uniti e Russia. Nell’elenco delle vittime sono stati aggiunti quest’anno i nomi di altre 2.773 persone morte nell’ultimo anno, portando a 204.708 il numero complessivo delle persone registrate.

Alle 11.02, l’ora esatta dell’esplosione, la città ha osservato un minuto di silenzio. Il 9 agosto 1945 il B-29 “Bockscar”, pilotato dal maggiore Charles Sweeney, aveva raggiunto Nagasaki dopo aver rinunciato al bersaglio principale, Kokura, coperto da nuvole e fumo. La bomba “Fat Man” esplose circa 500 metri sopra la zona di Urakami con una potenza stimata di circa 21 kilotoni. Secondo le cifre della città, entro la fine del 1945 morirono 73.884 persone e altre 74.909 rimasero ferite.

Tre giorni prima Hiroshima era stata colpita dalla prima bomba atomica impiegata in guerra. Sei giorni dopo Nagasaki, il 15 agosto, l’imperatore Hirohito annunciò via radio l’accettazione della resa giapponese. Da allora Nagasaki ha legato gran parte della propria identità pubblica a un impegno: restare per sempre l’ultima città della storia colpita da un’arma nucleare.

Un impegno che oggi si intreccia anche con il dibattito interno giapponese. Nel suo intervento Takaichi ha ribadito che il governo “mantiene” i tre principi non nucleari, secondo i quali il Giappone non deve produrre, possedere né consentire l’introduzione sul proprio territorio di armi atomiche. Una precisazione significativa mentre nel Paese cresce il confronto sull’opportunità di rivedere una politica elaborata durante la Guerra fredda alla luce del deterioramento dell’ambiente strategico asiatico e internazionale.

“Con l’impegno a fare di Nagasaki l’ultimo luogo colpito da una bomba atomica”, ha detto la premier, il Giappone continuerà a promuovere iniziative “realistiche e pratiche” verso un mondo senza armi nucleari. Takaichi ha anche sottolineato che diventa sempre più importante diffondere nel mondo “una comprensione accurata della realtà dei bombardamenti atomici”, invitando leader politici e future generazioni di dirigenti a visitare Hiroshima e Nagasaki.

Suzuki ha però chiesto al governo di andare oltre, salvaguardando lo spirito pacifista della Costituzione e i tre principi non nucleari e partecipando alla conferenza di revisione del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari prevista a novembre. Tokyo non ha aderito al trattato, una scelta che riflette la contraddizione fondamentale della politica nucleare giapponese: il Paese è l’unico ad avere subito bombardamenti atomici in guerra, ma affida allo stesso tempo una parte essenziale della propria sicurezza all’ombrello nucleare statunitense.

La commemorazione assume un significato ancora più urgente perché la generazione degli hibakusha sta scomparendo. L’età media dei sopravvissuti riconosciuti ufficialmente di Hiroshima e Nagasaki si avvicina ormai agli 87 anni. “Siamo in un momento cruciale nel quale possiamo ancora ascoltare direttamente le loro voci”, ha detto Suzuki.

A rappresentare gli hibakusha è stata quest’anno Chiyoko Motomura, 87 anni, che aveva sei anni quando l’esplosione investì la sua casa, circa 4,5 chilometri dall’ipocentro. Ha ricordato il momento in cui la casa crollò, il proprio corpo venne scaraventato in giardino e la nonna, che la protesse riportando una grave ferita alla schiena, morì pochi mesi dopo senza aver ricevuto cure adeguate.

Motomura ha raccontato anche il viaggio compiuto lo scorso anno negli Stati uniti e gli incontri con cittadini americani. “Sono riuscita soltanto a dire: per favore, non usate le armi nucleari”, ha ricordato. Da quell’esperienza, ha aggiunto, ha tratto una convinzione: “Perché le persone possano comprendersi non esiste altra strada che il dialogo”.

E’ lo stesso messaggio che Suzuki ha affidato alla memoria di un altro hibakusha, Shoji Yoshida, morto nel 2010 dopo aver trascorso parte della vita raccontando le conseguenze dell’esplosione sul proprio corpo e sulla propria esistenza. “Il punto di partenza della pace è avere un cuore capace di comprendere il dolore degli altri”, diceva Yoshida.

Ottantuno anni dopo, mentre scompare la generazione che vide direttamente quell’orrore, Nagasaki prova così a trasformare la memoria in una domanda politica rivolta al mondo contemporaneo: quanto può durare un sistema di sicurezza costruito sulla certezza che armi capaci di distruggere intere città esistano, vengano continuamente perfezionate, ma non siano mai utilizzate? “Fare di Nagasaki l’ultimo luogo colpito da una bomba atomica”: è la promessa che la città ha rinnovato anche quest’anno. E che, nella fase internazionale più difficile per il disarmo nucleare da molti anni, appare sempre meno come una formula rituale e sempre più come un avvertimento.

Prima il progetto, poi il leader: la lezione politica di Guido Bodrato

Il primato del progetto politico

Tra i tanti insegnamenti che Guido Bodrato ci ha dispensato negli ultimi anni della sua vita ce n’è uno che mi impressiona ancora molto per la sua lucidità e, soprattutto, per la sua attualità. Diceva Bodrato, in molte occasioni e parlando nello specifico del ruolo dei cattolici nella vita politica italiana, che “quando un progetto politico è chiaro e comprensibile, un leader lo si trova per strada”. Apparentemente una riflessione semplice se non addirittura banale. Eppure proprio in quelle parole si racchiudevano alcuni concetti basilari che conservano una bruciante attualità. Anche e soprattutto nell’attuale contesto politico, così caratterizzato dalla superficialità da un lato e dal pressappochismo dall’altro. E questo per tre ragioni di fondo.

Innanzitutto dalle parole di Bodrato emergeva che è necessario definire sempre un progetto politico. Altrochè, per fare un esempio attuale, fare prima le primarie per individuare il capo della coalizione e poi costruire il programma, come dice il populista Conte….Certo, l’impianto culturale e politico di uomini e di leader come Guido Bodrato erano radicalmente esterni, estranei e alternativi a tutto ciò che è anche solo lontanamente riconducibile al populismo anti politico, demagogico e qualunquista. Quindi, su questo primo aspetto, centralità del progetto politico. Questo il compito prioritario che tocca sempre ai partiti politici.

 

Il leader come espressione di una comunità

In secondo luogo la personalizzazione della politica non può essere il rimedio esclusivo e la ricetta miracolistica per affrontare e sciogliere i nodi della politica contemporanea. Certo che i leader politici sono importanti e decisivi. Basti pensare, per fare un solo esempio concreto, ai tanti leader e statisti della Democrazia Cristiana. Persone che sono state punti di riferimento politico, culturale, sociale e anche umano nella galassia della Democrazia Cristiana perchè sapevano interpretare, con la loro concreta azione politica, gli interessi e le istanze di pezzi della società italiana. Per fermarsi a Bodrato e al suo riferimento politico per molti anni, cioè Carlo Donat-Cattin, la sinistra sociale di ispirazione cristiana nella Dc era il rifermento principale se non esclusivo dei lavoratori e dei ceti popolari che si riconoscevano nel progetto di quel partito. Ma i leader, comunque sia, erano credibili nella misura in cui erano l’espressione concreta di un progetto politico e non di una astratta e virtuale investitura.

 

Pensiero e azione contro la politica-spettacolo

In ultimo, ma non per ordine di importanza, dalle parole di Bodrato emergeva in modo plastico che la politica non si può e non si deve ridurre a sola immagine, a solo spettacolo, a sola improvvisazione. Certo, quella del leader piemontese della sinistra Dc era una riflessione che risentiva delle costanti che hanno caratterizzato la lunga stagione della prima repubblica. Ma è altrettanto indubbio che, al di là dello scorrere del tempo, le parole d’ordine del populismo grillino e non solo grillino – e cioè, la casualità, L’improvvisazione, il pressappochismo e la superficialità – non possono rappresentare, ieri come oggi il quadro non cambia affatto, un elemento di speranza, di futuro o di credibilità della politica nel suo complesso. E questo per la semplice ragione che la politica era, e resta, la capacità di saper legare il pensiero con l’azione.

Ecco perchè quella “lezione” di Guido Bodrato va recuperata e, soprattutto, va riattualizzata e tradotta nella società contemporanea. Credo che sia l’unico modo concreto per restituire dignità alla politica, credibilità alla sua classe dirigente e, forse, anche autorevolezza alle nostre istituzioni democratiche nonché efficacia all’azione di governo.

Tempi di guerra, meteo impazzito e disgusto fuori calendario

Lo sciabordio delle armi

Qualcosa non gira, la barca non va lasciata più andare oltre, verso una triste deriva, ma modificarne la rotta di navigazione prima che sia troppo tardi. Non occorre drammatizzare per dire di essere già in un pantano che può a breve mutarsi in sabbia mobile con le conseguenze del caso. Mentre i cuori sono muti, le bombe parlano per ogni dove. Sono oggi le esclusive depositarie di un movimento goffo, il solo che gli uomini siano capaci di ballare. Abituarsi a dimorare nel fango non è segno di una capacità di sopravvivenza da elogiare, meglio sarebbe tirarsene fuori ma manca l’idea e ancor peggio la voglia di un guizzo da mettere in pratica.

 

In attesa di uno scatto di reni

E’ questa confidenza con il disastro ciò che deve allarmare, saper convivere con il male non elimina il giudizio su ciò che va denunciato. Si dirà che guerre, sopraffazioni e oltraggi al diritto ci sono sempre stati, eppure oggi si ha l’impressione che culturalmente il menar le mani sia il modo irrinunciabile e privo di alternative su cui fondare i tempi prossimi venturi. I conflitti ci sono entrati nel sangue, appartengono ormai alla nostra privilegiata comunicazione, siamo amorfi di un desiderio di libertà, lo slancio rivolto solo a chi mostra i muscoli sotto i quali trovare riparo.

 

La Storia alle prese di interpreti da strapazzo

Il buon Dante, oltre a dirci che la diritta via era smarrita. mise a dimorare nel fango gli iracondi e gli accidiosi. I primi colpevoli di compiacersi di essersi abbandonati alla rabbia come una Musa da ossequiare, dirimendo ogni questione con la forza da mettere in campo. I secondi sono quelli che per inerzia si sono a loro volta abbandonati al corso delle cose senza muovere un dito per cambiarle in un eventuale meglio. Entrambe le condizioni sono quelle da condannare.

 

I profeti ed un inaudito disgusto

I Papi passano ma le parole restano. In un magistrale quanto terribile discorso del dicembre 2002 San Giovanni Paolo II ci ammonì ad essere consapevoli della situazione ed a ravvederci. “Oltre alla spada e alla fame, c’è una tragedia maggiore, quella del silenzio di Dio, che non si rivela più e sembra essersi rinchiuso nel suo cielo, quasi disgustato dell’agire dell’umanità”.

Queste dunque le sue sferzanti parole che richiamavano il profeta Geremia dove si legge di campi segnati di corpi uccisi con spada e di città marchiata di languenti per fame. Dio al contatto con l’uomo ne avrebbe ormai un cattivo sapore, una sensazione di schifo guardandosi bene dal riaccostarsi.

L’uomo ha messo in campo l’arte del disgusto da provocare, una maestria da esibire e per cui compiacersi. Non c’è all’orizzonte un segno minimo di pace, un solo striminzito esempio di concordia o almeno di equilibrio. L’umanità sembra invasa da un contagioso formicolio che dal suo corpo si trasferisce alla terra addormentandone ogni principio di salvezza e stimolando invece le zolle da contendersi.

 

Lammonimento della Chiesa

Papa Prevost nella introduzione al suo prossimo libro “Disarmata e disarmante. La pace è un dono” scrive:“A chi rischia di cadere nella tentazione della disperazione di fronte alle tante guerre in corso nel mondo, rivolgo l’invito che già Papa Pio XI estese a tutta la Chiesa: «Ringraziamo Dio perché ci fa vivere in tempi difficili. Ora, a nessuno è permesso essere mediocre». Dio ci guidi sulle strade della non violenza. I credenti e le persone di buona volontà non smettano mai di operare come costruttori di pacificazione. Ciascuno faccia della pace la causa della propria vita”.

 

Summertime

“Summertime and the livin’ is easy. Tempo d’estate e la vita é facile” così cantava la immensa Ella Fitzgerald. In questi giorni, nella illusione, si va al mare, semmai ci si lamenta del caldo ma è tutto un adeguarsi alla situazione, manca un acuto che stracci le onde che hanno corrente da provocare, scosse da tramortire quel poco che resta.

Ne “E la nave va” di felliniana memoria un gruppo di artisti ignari, sostanzialmente strafottenti di ogni resto del mondo, intraprende un viaggio per spargere nel mare le ceneri di una loro amica. A bordo, poi, salgono anche profughi serbi fuggiti dopo l’attentato a Sarajevo. A causa di una bomba lanciata contro da un serbo, una nave da guerra austro ungarica per ritorsione cannoneggerà la nave degli artisti affondandola, colando poi anch’essa a picco. Insomma un tutti giù per terra che fa sorte uguale nella morte. Si salveranno soltanto su una scialuppa un giornalista che registra il fatto ed un rinoceronte indifferente a quanto accaduto.

Troppo poco per dire di averla scampata. Lo sappiano quelli che brandiscono armi, i rassegnati, i mediocri e quelli che se ne fregano. Il Sommo Poeta è sempre in agguato.  Usava dire il buon Sant’Agostino:”Relicta sunt duo, misera et misericordia”, rimasero solo loro due, la misera e la misericordia. L’una e l’altra vedove di questo mondo.

L’umano come misura nell’età degli algoritmi: l’enciclica di Leone XIV

La Dottrina Sociale come chiave per abitare il nostro tempo

La pubblicazione della Lettera Enciclica Magnifica Humanitas, lo scorso maggio, ha segnato una pietra miliare nel dibattito contemporaneo. Per chi, come me, studia la Dottrina Sociale della Chiesa, non è stata soltanto una lettura, ma una sfida intellettuale. Papa Leone XIV si colloca in continuità con i suoi predecessori e, in particolar modo, con il magistero di Leone XIII che, con la Rerum Novarum, lo ha dato forma a una riflessione divenuta, nel tempo, il pilastro della Dottrina Sociale della Chiesa. Oggi quella medesima sapienza evangelica torna a leggere i segni dei tempi per affrontare le nuove povertà, le sfide sull’intelligenza artificiale e un concetto di bene comune chiamato a confrontarsi con algoritmi, ma anche con solidarietà, sussidiarietà e giustizia sociale.

Confesso che, dopo una prima lettura serale, fatta tutta d’un fiato, sono rimasto per settimane sui capitoli che vanno dal terzo in poi. Mi ha subito attratto la tecnica e il valore del lavoro umano, insieme alle sfide poste dall’intelligenza artificiale, alla centralità della persona, alle nuove forme di disuguaglianza, oltre che al ruolo della politica nel promuovere il bene comune. In un primo momento, l’urgenza dei capitoli dedicati all’IA e il suo impatto sul lavoro mi aveva spinto a considerare le prime pagine come una necessaria premessa storica.

Un cammino di discernimento comunitario

È stata invece una rilettura analitica, nel silenzio di una calda sera d’agosto, a rivelarmi che quei capitoli non offrono semplicemente una sintesi della Dottrina Sociale della Chiesa, ma delineano il fondamento con cui abitare il nostro tempo. Quello che ho scoperto rileggendo i primi due capitoli della Magnifica Humanitas mi ha sorpreso, perché, contro ogni preconcetto, non c’era nulla di manualistico in quelle pagine, ma la capacità di leggere il nostro tempo con la sola chiave del Vangelo e alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa che, proprio nella Parola di Dio, nel sapere dei Padri e nella tradizione millenaria, ha accompagnato e accompagna tuttora l’umanità.

Leone XIV scrive che oggi «per custodire la persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, dobbiamo tornare a riflettere sul concetto di bene comune, sulla destinazione universale dei beni, sulla sussidiarietà, sulla solidarietà e sulla giustizia sociale» (n. 46). Non sono voci isolate raccolte in un catalogo, ma un unico organismo che respira solo se ogni sua parte si muove insieme alle altre.

Il Pontefice ricorda infatti che la Dottrina Sociale della Chiesa «non è un prontuario di principi e norme da applicare», ma «un cammino di discernimento comunitario» che «nasce dall’incontro tra la verità eterna del Vangelo e le domande della storia» (n. 27). Non un codice da consultare al bisogno, ma una vocazione capace di leggere le virtù e i carismi di ogni comunità, per sostenere la politica e le istituzioni nella tutela della persona creata a immagine di Dio, senza mai sovrapporsi al ruolo che compete loro.

 

Dai beni della terra ai dati, algoritmi e piattaforme

Profetico è il modo con cui Leone XIV rilegge i principi della Dottrina Sociale della Chiesa, senza tradirne la radice. Parlando della destinazione universale dei beni, ad esempio, non si limita più al suolo, all’acqua, all’aria e alle risorse naturali donate da Dio all’umanità, ma aggiunge nuove forme di proprietà, quali «brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture tecnologiche, dati» (n. 67). Nel contesto attuale, in cui la ricchezza – e di riflesso la povertà – dipende sempre più dalla conoscenza e delle disponibilità della tecnologia, la concentrazione di questi beni in poche mani diventa essa stessa causa di esclusione e depauperamento. Ne sono prova quei percorsi di potenziamento tecnologico che, abbonamento su abbonamento, livello su livello, crediti su crediti, illudono di elevare alcuni, lasciando indietro molti altri.

 

Sussidiarietà e solidarietà davanti ai nuovi poteri tecnologici

C’è poi un principio che mi accompagna sin dagli anni di ricerca in Storia delle Dottrine Politiche: la sussidiarietà, secondo cui ciò che possono fare persone, famiglie, comunità locali, artigiani, imprese e, più in generale, i corpi intermedi, non deve essere assorbito da un’autorità superiore. È la definizione che tutti conosciamo. Ma Leone XIV compie un passo ulteriore, nell’individuare l’autorità superiore non più soltanto nello Stato, come eravamo abituati a pensare sino a qualche tempo fa, bensì in «ogni grande attore economico e tecnologico che esercita un potere di fatto sulle condizioni della vita comune» (n. 71). Si tratta di aziende e piattaforme che definiscono unilateralmente costi, condizioni contrattuali, accesso ai dati sensibili e perfino le opportunità economiche e occupazionali. Per questo «la sussidiarietà chiede che tali processi non si impongano dall’alto in modo opaco e unilaterale, ma siano orientati al bene comune mediante trasparenza, responsabilità e forme reali di partecipazione (verifiche indipendenti, trasparenza sugli algoritmi, accesso equo ai dati, strumenti di ricorso)» (n. 71).

La sussidiarietà è strettamente correlata con la solidarietà, e senza l’una l’altra si spegne. Lo scrive il Pontefice con parole che vale la pena riportare integralmente: «quando la sussidiarietà non è accompagnata dalla solidarietà, finisce per trasformarsi in semplice tutela di interessi particolari; quando la solidarietà non è sostenuta dalla sussidiarietà, degenera in assistenzialismo che non promuove la responsabilità» (n. 73). Viviamo in un tempo in cui ci sentiamo tutti connessi, eppure sono sempre meno quelli disposti a farsi carico dell’altro con amore caritatevole. Ecco perché anche le scelte su dati, algoritmi, piattaforme di intelligenza artificiale devono tenere conto «non solo del vantaggio immediato di alcuni, ma dell’impatto sull’insieme dei popoli e sulle generazioni che verranno» (n. 76).

 

La dignità delluomo come fine, la tecnologia come mezzo

Da questo intreccio scaturisce infine la giustizia sociale, che il Papa collega in modo diretto alla protezione dei più piccoli e dei più fragili. Nel digitale essa «esige che si impedisca la nascita di nuove forme di esclusione e privazione di libertà», perché il criterio che regola tecnologia e lavoro non sia il profitto di pochi, ma «la dignità di ogni persona e il bene dei popoli» (n. 80). È l’immagine più vera che l’Enciclica ci lascia in eredità: una comunità che pone la persona umana, nella sua dignità, come fine di ogni cosa, mai come mezzo di processi che rischiano di travolgerla. In un mondo tentato da un profitto guidato dagli algoritmi, la Magnifica Humanitas ci restituisce una certezza: la tecnologia resta un mezzo, mentre il fine – l’unico accettabile – è la dignità dell’uomo, nella sua unicità, irripetibilità e straordinarietà.

Antonio Zizza,

Direttore Scientifico Centro Studi e Ricerche Co.N.A.P.I. Nazionale

Maritain, la persona come misura della politica democratica

Il cristiano nella storia

Jacques Maritain non è un filosofo politico in senso stretto, ma ha offerto alla politica una base speculativa che resta fondamentale. È il filosofo cristiano della democrazia, convinto che esista una politica cristianamente ispirata, distinta tanto dal liberalismo individualista quanto da ogni concezione totalitaria dello Stato. Il cristianesimo, tuttavia, non diventa ideologia né coinvolge la Chiesa nelle contese partitiche: è piuttosto fermento evangelico della storia.

Su questo terreno Maritain incontra idealmente Sturzo e la sua concezione laica dell’impegno politico del cattolico. Le democrazie del primo dopoguerra avevano fallito perché incapaci di trasformare realmente la vita dei cittadini e di dare sostanza alla cittadinanza partecipativa. La democrazia, infatti, non deve cancellare le differenze, ma superare le diseguaglianze salvaguardando identità e pluralismo.

 

La libertà della persona

Pluralismo, autonomia del temporale e libertà della persona sono i cardini della nuova cristianità immaginata da Maritain. Lo Stato possiede una propria autonomia rispetto alla Chiesa, ma incontra un limite invalicabile nella coscienza dell’uomo. È quella che Maritain definisce «extraterritorialità della persona»: l’uomo appartiene alla società politica, ma non vi si esaurisce.

Da qui nasce anche la sua «dialettica della libertà». L’uomo non nasce semplicemente libero: è «libero di liberarsi». Alla libertà intesa come arbitrio si contrappone una libertà morale, che cresce nella conoscenza della verità e nella responsabilità. La persona, dunque, trascende lo Stato senza negare la comunità: proprio aprendosi agli altri realizza pienamente sé stessa.

 

Democrazia, partecipazione e…Camaldoli

In Cristianesimo e democrazia, scritto nel pieno della tragedia della guerra, Maritain individua nella dignità della persona, nell’uguaglianza, nella giustizia, nella libertà e nell’amore fraterno le condizioni morali della democrazia. Essa non è un possesso definitivamente acquisito, ma una vocazione alla quale occorre continuamente educarsi. Quando questa tensione si indebolisce, il corpo politico si disgrega e la mistica del capo può sostituire quella democratica.

Queste idee alimentarono anche la riflessione dei cattolici italiani e l’esperienza del Codice di Camaldoli del 1943. Famiglia, associazioni, sindacati, Chiese e corpi intermedi diventano i luoghi nei quali si esprime la personalità sociale dell’uomo. Lo Stato non crea i diritti: li riconosce perché preesistono ad esso. È il principio che troverà una delle sue più alte formulazioni negli articoli 2 e 3 della Costituzione repubblicana e, sul terreno economico, nell’articolo 41.

 

Una lezione ancora aperta

Lo Stato personalista non coincide né con lo Stato etico né con il neutralismo liberale. Deve garantire i diritti, armonizzare le forze sociali, perseguire il bene comune e intervenire, quando necessario, perché libertà economica e giustizia sociale non entrino in contraddizione.

Dal popolarismo sturziano a Maritain, dall’opera formativa di Montini a Camaldoli, prende così corpo una concezione della democrazia che non è soltanto procedura, ma riconoscimento della persona nella sua irriducibile dignità.

È precisamente qui che Maritain continua a interrogare il nostro tempo. Di fronte all’esasperazione dell’io, alla solitudine e alle nuove forme di spersonalizzazione prodotte dal potere e dalla società contemporanea, il personalismo restituisce alla politica la sua misura fondamentale: l’uomo come persona, essere irripetibile, aperto agli altri e mai interamente assorbibile nella massa, nello Stato o nel mercato.

 

Prof. Giulio Alfano
Cattedra Istituzioni Filosofia politica – Pontificia Università Lateranense (P.U.L.)
Presidente Istituto Emmanuel Mounier – Italia

Il testo è una sintesi della conferenza tenuta dal prof. Alfano. Per leggere la versione integrale clicca qui

Zelensky: Stiamo lavorando su nostra balistica anche con Leonardo

Milano, 8 ago. (askanews) – “Stiamo lavorando con tutti questi paesi, con l’Italia, con l’azienda Leonardo, per creare il nostro sistema europeo. Questo è ciò su cui stiamo lavorando”. Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky durante un briefing con il presidente serbo Aleksandar Vucic a Belgrado, sottolineando che in Ucraina si sta lavorando allo sviluppo di un proprio sistema balistico. “Stiamo collaborando con Germania, Paesi Bassi, partner norvegesi, Danimarca, Italia – con l’azienda Leonardo – per creare un nostro sistema europeo. In questo ambito, la leadership è affidata all’azienda ucraina Fire Point”, ha affermato.

Oltre al settore privato, rappresentato dalla società Fire Point, anche un’azienda statale è impegnata nel campo della balistica e della difesa balistica, ha osservato Zelensky.

Zelensky ha anche annunciato di star lavorando a “un altro progetto” con aziende americane, in particolare Raytheon e Lockheed Martin. “È troppo presto per dire qualcosa. Se la cooperazione avrà successo , allora chiuderemo i nostri cieli”, ha affermato. Un altro obiettivo, secondo lui, è la distruzione dei sistemi che lanciano missili sull’Ucraina. “Naturalmente, ci stiamo lavorando”, ha aggiunto Zelensky.

Nintendo, utili +53,5% nel I trimestre dell’anno fiscale

Roma, 8 ago. (askanews) – Nintendo chiude in utile il primo trimestre dell’esercizio 2026-2027 (aprile-giugno 2026, secondo il calendario fiscale giapponese che parte dal 1 aprile), nonostante il calo dei ricavi. L’utile operativo è balzato del 150,5% su base annua, a 142,5 miliardi di yen, e quello netto attribuibile alla capogruppo è salito del 53,5% a 147,4 miliardi di yen, mentre i ricavi netti sono scesi del 9,5% a 517,8 miliardi di yen. Il margine operativo è passato dal 9,9% al 27,5%.

Le vendite del comparto hardware e software dedicato ai videogiochi sono calate del 13,1% a 483,0 miliardi di yen, principalmente per il calo delle vendite unitarie di hardware. Le vendite di console Nintendo Switch 2 sono scese del 34,4% a 3,82 milioni di unità, mentre quelle di Nintendo Switch sono diminuite del 31,8% a 0,66 milioni di unità. Sul fronte software, le vendite di titoli per Switch 2 sono aumentate del 9,2% a 9,46 milioni di unità e quelle per Switch del 38,6% a 33,81 milioni di unità, sostenute anche dai risultati di “Tomodachi Life: Living the Dream” (7,94 milioni di unità) e “Pokémon Pokopia” (1,27 milioni di unità).

Il numero di utenti attivi annuali ha superato i 100 milioni, mantenendo il livello dell’esercizio precedente, mentre le entrate legate ai diritti di proprietà intellettuale sono più che raddoppiate (+107,4%) a 34,8 miliardi di yen, grazie anche al contributo del film “The Super Mario Galaxy Movie”, che ha superato il miliardo di dollari di incassi al botteghino globale.

Nintendo ha confermato le previsioni per l’intero esercizio 2026-2027 annunciate l’8 maggio scorso: ricavi netti a 2.050 miliardi di yen (-11,4%), utile operativo a 370 miliardi di yen (+2,7%) e utile netto a 310 miliardi di yen (-26,9%). Il dividendo annuale previsto è di 162 yen per azione, contro i 219 yen dell’esercizio precedente.

La Spagna ripristina i controlli, la Farnesina rafforza l’assistenza

Roma, 8 ago. (askanews) – La Farnesina ha rafforzato l’assistenza consolare ai cittadini italiani presenti in Spagna o in viaggio nel Paese dopo la decisione del governo Sanchez di ripristinare, come misura di ritorsione, i controlli alle frontiere interne nei porti e negli aeroporti per i viaggiatori provenienti dall’Italia.

Il ministero degli Esteri ha aggiornato la pagina dedicata alla Spagna sul portale Viaggiare Sicuri e invita tutti i cittadini italiani presenti nel Paese o in partenza a consultarla per gli ultimi aggiornamenti e a seguire le indicazioni delle autorità locali.

Restano invariati i normali requisiti di ingresso: passaporto o carta d’identità validi per l’espatrio per l’intera durata del soggiorno.

L’Unità di crisi ha inoltre creato un canale WhatsApp dedicato, “Unità di crisi – Spagna”, e ha rafforzato la propria sala operativa, attiva 24 ore su 24 e sette giorni su sette al numero +39 0636225. Negli stessi orari è disponibile anche il numero dell’Aci +39 06491115.

Per l’assistenza consolare sono inoltre attivi il Consolato generale d’Italia a Madrid al numero +34 629842287, il Consolato generale d’Italia a Barcellona al +34 659790266 e il Vice Consolato d’Italia ad Arona, a Tenerife, al +34 630051176.

Calcio, Milan-Chelsea 0-3, prima sconfitta estiva per i rossoneri

Roma, 8 ago. (askanews) – Prima sconfitta estiva per il Milan di Amorim, battuto 3-0 dal Chelsea nell’amichevole disputata a Giacarta. I Blues decidono la partita in appena dieci minuti, tra la fine del primo tempo e l’inizio della ripresa.

A sbloccare il risultato è Joao Pedro, che al 45’+1′ sfrutta di testa un preciso cross di Caicedo e supera Torriani. Passano appena 37 secondi dall’inizio del secondo tempo e il brasiliano concede il bis, ancora di testa, questa volta su assist di Pedro Neto.

Il Chelsea non si ferma e al 50′ trova anche il terzo gol: schema da calcio d’angolo, Lavia serve Caicedo al limite dell’area e l’ecuadoriano batte Torriani con una conclusione precisa di esterno destro.

Il Milan, schierato inizialmente con il 3-4-2-1, aveva avuto qualche buona occasione nel primo tempo, soprattutto con Modric e Comotto, ma aveva anche rischiato in più circostanze. Torriani era stato decisivo all’11’ su Joao Pedro, mentre al 16′ Welbeck aveva colpito il palo esterno.

Nella ripresa Ruben Amorim ha cambiato volto alla squadra, effettuando otto sostituzioni all’intervallo. I rossoneri hanno provato a reagire, sfiorando il gol con Palestra al 63′, ma il Chelsea è rimasto pericoloso in contropiede: Jackson ha colpito un palo all’83’, mentre Quenda ha centrato un altro legno al 74′.

Per il Milan è la prima battuta d’arresto del precampionato. Protagonista assoluto dell’amichevole Joao Pedro, autore della doppietta che ha spaccato la partita.

Presentato a Locarno film Totorici "Ketticé", Bellucci ospite speciale

Roma, 8 ago. (askanews) – Presentato oggi in anteprima al 79esimo Locarno Film Festival in Concorso Internazionale, “Ketticé” il nuovo film di Giovanni Tortorici, con Salvatore Gallina, Rachele Testagrossa e con la partecipazione speciale di Monica Bellucci. Il film uscirà nelle sale il 3 settembre e dal 27 agosto in anteprima nei cinema della Sicilia distribuito da PiperFilm .

Il film è ambientato a Palermo nel 2012. Giulio ha sedici anni e la sua vita si divide tra scuola, motorini, i primi amori, Facebook e le serate con gli amici. Con i genitori la comunicazione è quasi inesistente: sembra che parlino due lingue completamente diverse. Tutto cambia quando incontra Ketty, una ragazza imprevedibile che vive senza condizionamenti. Insieme a lei, Giulio si ritrova a vivere un intero anno scolastico intenso e fuori dal tempo. Intorno a loro, il mondo degli adulti continua a parlare, ma sembra aver perso del tutto la capacità di ascoltare davvero. È tra i coetanei che Giulio cerca il proprio posto, e in particolare nel legame esclusivo con Ketty, che diventa un rifugio sicuro, lontano dagli sguardi e dai giudizi dei grandi.

“Ketticè” restituisce un ritratto intimo e senza filtri degli adolescenti, raccontando la complessa ricerca della propria identità e quel momento della vita in cui le amicizie diventano il primo spazio reale in cui imparare a definirsi.

Dopo l’esordio con “Diciannove”, il regista e sceneggiatore Giovanni Tortorici prosegue l’esplorazione del mondo giovanile e a questo proposito dichiara: “Con ‘Ketticè’ voglio proseguire l’esplorazione del mondo giovanile iniziata con ‘Diciannove’, offrendo un ritratto maturo e complesso di due adolescenti, Giulio e Ketty, sullo sfondo di una Palermo inedita segnata dalla decadenza dell’aristocrazia e dell’alta borghesia e dal fascino per i modelli popolari. Ho deciso di ambientare la storia nel 2012: un’epoca di immobilismo politico, anestesia culturale e primi impatti pervasivi dei social network. La storia vuole mettere in luce un abisso generazionale insanabile, causato da famiglie incapaci di comunicare e da una scuola che mortifica gli studenti. In questo contesto, i giovani cercano una via di fuga nella trasgressione, come l’uso di droghe leggere e il rifiuto della cultura, finendo però per cadere in una nuova forma di omologazione e conformismo. Nonostante i protagonisti abbiano 16 anni, il film ha l’ambizione di rivolgersi anche a un pubblico più adulto, offrendo una finestra da cui osservare, cercare di capire ed empatizzare con le nuove generazioni. Inoltre, affrontando temi universali e contemporanei come l’identità sociale, il fascino per la violenza e l’impatto dei media, ‘Ketticè’ supera i confini geografici e anagrafici, proponendosi come un’opera dal forte potenziale internazionale capace di parlare a pubblici di ogni estrazione”.

Ketticè è diretto da Giovanni Tortorici, anche autore della sceneggiatura, ed è prodotto da Luca Guadagnino, Annamaria Morelli, Agustina Costa Varsi, Francesco Melzi D’Eril, Gabriele Moratti, Marco Morabito, Massimiliano Orfei, Luisa Borella, Davide Novelli, David Zerat, Ilan Amouyal, Adrien Dassault. Una produzione Frenesy Film Company, The Apartment, società del gruppo Fremantle, PiperFilm, Memo Films in collaborazione con Rai Cinema e in collaborazione con First Pictures.

Il film sarà distribuito nelle sale italiane da PiperFilm. Le vendite estere sono a cura di PiperPlay.

Tuffi Europei, Elisa Cosetti argento nel ‘volo’ dalla piattaforma

Roma, 8 ago. (askanews) – Quattro anni dopo il bronzo agli Europei di Roma 2022, conquistato praticamente al debutto internazionale, Elisa Cosetti riscrive la propria storia e conquista l’argento agli Europei di Parigi nei tuffi dalle grandi altezze. L’azzurra, tesserata per la Triestina Nuoto, chiude con 297,20 punti, alle spalle dell’imprendibile ucraina Nelli Chukanivska, oro con 324,70, unica atleta a superare quota 300. Bronzo alla tedesca Maike Helena Halbisch con 292,15.

Cosetti era già seconda dopo i primi due salti di giovedì, con 141,80 punti, grazie al salto mortale rovesciato in tre posizioni e al doppio salto mortale indietro con un avvitamento. Alle sue spalle c’erano la svizzera Morgane Herculano e la tedesca Iris Schmidbauer, campionessa europea uscente.

L’azzurra ha difeso la posizione con un ottimo triplo barani avanti carpiato, da 68,90 punti, e soprattutto con un quadruplo barani ritornato raggruppato da 87,40, eseguito con eleganza, fluidità e potenza. Herculano, terza prima dell’ultimo tuffo, è scivolata al quarto posto con 281,50, mentre Schmidbauer ha chiuso quinta con 271,05. Decisivo per il bronzo il finale di Halbisch, capace di recuperare tre posizioni grazie a una verticale con triplo salto mortale e mezzo indietro, tuffo dal coefficiente 5.0.

“Rispetto a Roma 2022 questa medaglia ha un altro sapore. Innanzitutto perché questa gara l’ho attesa per quattro anni, proprio per vedere quanto fossi cresciuta”, racconta Cosetti, ottava ai Mondiali di Singapore 2025 e di Doha 2024. “A Roma sentii un po’ la tensione e sbagliai l’ultimo tuffo. Oggi sono rimasta calma, concentrata ed è andato tutto bene. Ho visto la classifica solo prima della routine conclusiva: sapevo che non dovevo sbagliare ed eseguire tutto alla perfezione”.

A sostenere l’azzurra sulle sponde della Senna c’erano il padre Enrico, la sorella Alessia, Veronica Papa, che aveva disputato gli Europei del 2022, e il fidanzato Andrea Barnaba. “Sentire il loro sostegno mi ha tranquillizzato tantissimo. Avevo chiesto alla mia famiglia di venire a Parigi perché era vicina all’Italia e perché avevo delle sensazioni positive. A loro e alla mia allenatrice dedico questa medaglia; e ovviamente a me stessa perché ci ho creduto e in questi quattro anni sono cresciuta veramente tanto”. (Foto Giorgio Scala / DBM)

Calco, l’Inter chiude la tournee battendo 2-1 la Juve

Roma, 8 ago. (askanews) – L’Inter chiude con una vittoria la tournée australiana, battendo 2-1 la Juventus nell’amichevole disputata a Perth. I nerazzurri, allenati da Cristian Chivu, si impongono grazie alle reti di Federico Dimarco e del francese Andy Diouf. Ai bianconeri non basta il gol di Francisco Conceicao, arrivato a cinque minuti dalla fine.

L’Inter parte meglio e al 20′ sblocca il risultato. Bonny si libera sulla sinistra e serve Dimarco, che raccoglie il pallone in area e con il mancino batte Di Gregorio. La Juventus prova a reagire e al 37′ va vicina al pareggio con Yildiz, che calcia di destro sfiorando il palo.

I nerazzurri, però, continuano a creare occasioni. Calhanoglu impegna Di Gregorio su punizione, mentre Mkhitaryan, dopo aver saltato Cambiaso, trova la risposta del portiere bianconero.

Nella ripresa i due allenatori modificano progressivamente le formazioni. Chivu inserisce anche Diouf e il francese al 62′ firma il raddoppio: Esposito lo serve in profondità, l’esterno si inserisce bene e supera Di Gregorio, non impeccabile nell’intervento.

L’Inter ha anche l’occasione per il tris al 70′, quando Lavelli, lanciato in contropiede da Iddrissou, si presenta a pochi passi dalla porta ma calcia alto.

La Juventus prova a riaprire la partita e all’85’ trova il gol con Conceicao. Il portoghese riceve da Miretti e con il sinistro infila Martinez sotto le gambe. Nel finale i bianconeri cercano il pareggio: all’87’ Alajbegovic calcia con il destro, ma Martinez blocca e salva il risultato.

Finisce 2-1 per l’Inter, che saluta l’Australia con un successo e prosegue la preparazione in vista dell’esordio ufficiale in campionato. Per la Juventus di Luciano Spalletti, invece, un’altra verifica nel percorso di avvicinamento alla nuova stagione.

Oggi Giornata mondiale del gatto: l’animale che ci ha addomesticati

Roma, 8 ago. (askanews) – C’è probabilmente un equivoco all’origine del rapporto fra l’uomo e il gatto: siamo convinti di averlo addomesticato. Il gatto, con ogni evidenza, non è mai stato informato. Da millenni entra nelle nostre case, dorme sui nostri letti, pretende l’apertura immediata delle porte per poi decidere di non attraversarle, mangia a nostre spese e conserva tuttavia l’atteggiamento di un aristocratico decaduto costretto dalle circostanze a dividere l’appartamento con la servitù.

L’8 agosto, Giornata internazionale del gatto istituita nel 2002, è quindi soprattutto l’occasione per celebrare uno dei più riusciti casi di conquista silenziosa della storia.

La storia comincia migliaia di anni prima della colonizzazione felina d Instagram. Con la nascita dell’agricoltura, nel Vicino Oriente, gli uomini iniziarono ad accumulare cereali. Dove ci sono cereali arrivano i topi e dove ci sono topi, inevitabilmente, qualcuno prima o poi manda un gatto. Solo che, in questo caso, il gatto arrivò praticamente da solo. I progenitori del gatto domestico, appartenenti alla linea del gatto selvatico africano Felis silvestris lybica, trovarono nei primi insediamenti umani un ristorante aperto ventiquattr’ore su ventiquattro. Gli uomini si accorsero che quei piccoli predatori tenevano lontani i roditori e decisero saggiamente di non cacciarli. I gatti, da parte loro, scoprirono che gli esseri umani erano una specie tutto sommato sopportabile, purché producessero abbastanza topi. Era nato un patto che dura ancora oggi. Le evidenze archeologiche e genetiche fanno risalire questa lunga frequentazione a circa 9.000-10.000 anni fa, con una delle testimonianze più antiche a Cipro.

Poi venne l’Egitto, e il gatto comprese finalmente quale fosse il trattamento che gli spettava.

Nella civiltà egizia i felini furono associati a Bastet, divinità protettrice della casa e della fertilità femminile, rappresentata anche in forma di gatto o come donna dalla testa felina. Vennero raffigurati nelle tombe, tenuti nelle case e mummificati; a Bubastis e Saqqara sono state trovate enormi quantità di mummie e statuette votive. Attenzione, però, alla solita semplificazione secondo cui ‘gli egizi adoravano i gatti’: il British Museum precisa che i gatti erano considerati manifestazioni associate alla dea, non divinità individuali da venerare in quanto tali. Rimane comunque difficile immaginare un’altra epoca nella quale un animale domestico sia riuscito a ottenere contemporaneamente vitto, alloggio, gioielli, statue di bronzo e sepoltura rituale. Per il gatto dev’essere stato il periodo d’oro.

Da lì i gatti seguirono le rotte degli uomini. Viaggiarono nel Mediterraneo, raggiunsero l’Europa, salirono sulle navi e fecero quello che sapevano fare meglio: cacciare i roditori senza accettare ordini da nessuno. Le analisi del Dna antico mostrano una prima espansione legata alle popolazioni del Vicino Oriente e una successiva importante diffusione di gatti provenienti dall’Egitto. Secoli dopo li troviamo anche lungo le vie commerciali e sulle imbarcazioni che solcavano mari sempre più lontani. L’impero del gatto, a differenza di molti imperi umani, non aveva bisogno di eserciti: gli bastavano le stive piene di sorci.

Naturalmente, una volta sistematosi nelle nostre case, il gatto si è dedicato alla seconda fase del progetto: conquistare le celbrities.

Abraham Lincoln era un appassionato di gatti. Il segretario di Stato William Seward gli regalò Tabby e Dixie, considerati i primi gatti presidenziali della Casa bianca. Mary Todd Lincoln, interrogata su quale fosse l’hobby del marito, avrebbe risposto semplicemente: ‘i gatti’. Non la politica, non il teatro, non la lettura: i gatti. Una risposta che potrebbe forse spiegare meglio di molte biografie la pazienza necessaria per governare gli Stati uniti durante una guerra civile. Un famoso aneddoto racconta che durante una cena formale alla Casa Bianca, Lincoln nutrì Tabby usando una forchetta d’oro. Alle lamentele della moglie, rispose che se la forchetta era andata bene per il precedente presidente Buchanan, andava bene anche per il gatto.

Winston Churchill ebbe invece un debole per un gatto rosso chiamato Jock. La tradizione è sopravvissuta al primo ministro: a Chartwell, la sua residenza nel Kent, continua a vivere per volontà della famiglia un gatto color marmellata con pettorina e zampe bianche chiamato Jock. Quello attuale è Jock VII. Pochissimi statisti sono riusciti a fondare una dinastia così longeva; Churchill ci è riuscito con un gatto.

Ernest Hemingway fece ancora meglio. Nella sua casa di Key West vive tuttora una colonia di una sessantina di gatti, molti dei quali polidattili, cioè provvisti di dita supplementari. La tradizione li lega a Snow White, la gatta a sei dita ricevuta dallo scrittore. Oggi la Hemingway Home and Museum è probabilmente l’unico museo letterario nel quale metà dei visitatori entra per vedere dove lavorava un premio Nobel e l’altra metà per contare le dita delle zampe dei suoi gatti.

C’è stato perfino un gatto astronauta. Il 18 ottobre 1963 la Francia lanciò nello spazio Félicette, una gatta bianca e nera che compì un volo suborbitale e tornò viva sulla Terra. Per decenni la sua storia è rimasta molto meno famosa di quella della cagnetta sovietica Laika, finché Félicette non ha ricevuto anche una statua commemorativa. E’ difficile sapere cosa pensasse dell’esplorazione spaziale, ma conoscendo i gatti è ragionevole immaginare che, una volta recuperata la capsula, abbia preteso immediatamente di uscire e poi abbia esitato sulla soglia.

E poi c’è il gatto più celebre che non è mai esistito: quello di Erwin Schroedinger. Nel 1935 il fisico austriaco inventò il celebre esperimento mentale nel quale un gatto chiuso in una scatola, secondo una certa interpretazione della meccanica quantistica, dovrebbe essere considerato contemporaneamente vivo e morto finché qualcuno non apre il contenitore. Da allora generazioni di studenti hanno cercato di capire la fisica quantistica preoccupandosi soprattutto per la sorte del gatto. Forse è questo il vero successo dell’esperimento.

La letteratura, invece, si è arresa molto prima.

Edgar Allan Poe trasformò un gatto nero in un’incarnazione del rimorso e dell’orrore. Lewis Carroll regalò ad Alice il Gatto del Cheshire, capace di scomparire lasciando nell’aria soltanto il sorriso: comportamento che chiunque viva con un felino giudicherà perfettamente realistico. T.S. Eliot dedicò ai gatti un intero libro di poesie, ‘Old Possum’s Book of Practical Cats’, dal quale molti anni più tardi sarebbe nato il musical ‘Cats’.

Ma forse nessuno ha compreso meglio la superiorità intellettuale del gatto quanto Natsume Soseki. Nel suo ‘Io sono un gatto’ (‘Wagahai wa neko de aru’), pubblicato a partire dal 1905, a raccontare la storia è un gatto senza nome che osserva gli esseri umani del Giappone dell’epoca Meiji e ne registra ambizioni, debolezze, vanità e assurdità. Persino il giapponese scelto per dire ‘io’, wagahai, è pomposo e altezzoso, quasi da gran signore. E’ un espediente perfetto per descrivere quanto siano ridicoli gli umani: Soseki sceglie l’unico essere vivente che li osserva ogni giorno dalla distanza necessaria. Cioè, dal divano.

Anche i pittori hanno avuto poche possibilità di resistere. I gatti attraversano secoli di arte sacra e profana, ritratti domestici, stampe, disegni e manifesti. Manet piazzò un gatto nero ai piedi della protagonista della sua ‘Olympia’: schiena arcuata e coda sollevata, diventò uno degli elementi più provocatori di un quadro che al Salon del 1865 provocò già scandalo in abbondanza. Il Musée d’Orsay lo definisce probabilmente il gatto più famoso della storia della pittura. Théophile-Alexandre Steinlen fece invece del grande gatto nero del ‘Chat Noir’ uno dei simboli grafici più riconoscibili della Parigi fin de siècle. Turner, Gwen John e innumerevoli altri artisti hanno poi provato a ritrarli mentre dormono, giocano o fissano il pittore con quell’espressione che sembra significare: ‘Hai davvero intenzione di vendere questa cosa?’.

La musica non poteva essere da meno. In Italia basta dire ‘La gatta’ di Gino Paoli perché appaia immediatamente un tetto, una soffitta e una certa malinconia. Generazioni di bambini hanno invece scoperto le difficoltà della diplomazia internazionale grazie a ‘Volevo un gatto nero’, storia di una transazione commerciale fallita perché la controparte consegna un gatto bianco. I Cure fecero ballare i gatti con ‘The Lovecats’. E Freddie Mercury, che di gatti ne ebbe parecchi, dedicò addirittura ‘Delilah’, nell’album ‘Innuendo’ dei Queen del 1991, alla sua amatissima gatta. Nella registrazione Brian May arrivò a far miagolare la chitarra. Quando un gruppo capace di incidere ‘Bohemian Rhapsody’ finisce per imitare un gatto in studio, si può ragionevolmente considerare completata la conquista del rock.

Nel frattempo il gatto ha conquistato anche l’ultimo territorio che gli mancava: Internet. Qui ha trovato il proprio habitat naturale. Fotografie, video, meme, gatti che cadono, gatti che saltano, gatti che suonano il pianoforte, gatti arrabbiati, gatti perplessi e gatti che fissano il vuoto apparentemente perché vedono entità alle quali noi non abbiamo accesso. Qualunque fosse il progetto iniziato diecimila anni fa davanti a un granaio del Vicino Oriente, bisogna riconoscere che ha funzionato.

Il cane ha accettato di diventare il migliore amico dell’uomo. Il cavallo ha trasportato eserciti, mercanti e imperatori. Il bue ha lavorato nei campi. Il gatto ha scelto una strategia differente: non fare quasi nulla di quanto gli viene chiesto, rendersi indispensabile lo stesso e convincerci che ogni minimo gesto di affetto sia un privilegio. E forse è proprio questo il suo capolavoro. Da divinità egizia ad animale da compagnia, da cacciatore di topi a personaggio letterario, da compagno di presidenti e scrittori a protagonista assoluto dei social network, il gatto ha attraversato la storia senza perdere la sua caratteristica fondamentale: l’impressione di trovarsi sempre nel posto giusto e che, semmai, siamo noi a esserci seduti troppo vicino.

Regista Carboni regala l’ingresso al cinema a 500 occupanti Spin Time

Roma, 8 ago. (askanews) – Il regista Berardo Carboni ha deciso di regalare un biglietto del cinema per il suo film “Greta e le favole nere” – con Raoul Bova, Donatella Finocchiaro, Sabrina Impacciatore, uscito in sala il 6 agosto – a ogni occupante di Spin Time, lo stabile in Via Santa Croce in Gerusalemme a Roma sfollato a fine luglio, le cui famiglie – attualmente circa 150-200 persone – vivono da 10 giorni in presidio in strada; tra di loro ci sono anche molti anziani e bambini. In totale saranno distribuiti 500 biglietti, spalmati tra oggi e domani: chiunque abbia vissuto o viva a Spin Time – fa sapere il regista – potrà presentarsi al Cinema Giulio Cesare negli orari degli spettacoli e ritirare il proprio biglietto dichiarando in cassa di essere “occupante di Spin Time”.

“Regalare un po’ di fresco, e spero un po’ di incanto, a queste famiglie è un atto che considero dovuto e necessario”, spiega il regista. “A Spin Time mi sono formato: lo spazio ha ospitato gratuitamente le prove del mio spettacolo Constitutional Circus e numerose attività sociali realizzate con l’associazione Natura Comune, di cui sono tra i fondatori. È un luogo di grande ispirazione, oltre che di fondamentale importanza per affrontare i temi dell’accoglienza e dell’abitare”, ricorda Carboni, il quale si dice fiducioso che l’amministrazione comunale possa risolvere presto l’emergenza abitativa che riguarda lo stabile, ma è convinto che questo dono possa comunque regalare un pizzico di felicità alle famiglie coinvolte.

L’idea è nata dopo che, ieri, anche il Cinema Astoria di Ravenna ha realizzato un’iniziativa simile: un gesto che ha colpito profondamente il regista, al punto da diventare argomento di confronto con gli sceneggiatori del film, “come fosse una scena di un film”.

“Sono giorni molto belli”, racconta Carboni, “e mi è tornata in mente una frase che pronuncia Riccardo Cuccciolla nel mitico Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo: ‘Ricordati, figlio: la felicità dei giochi non tenerla tutta per te'”.

MotoGp, Martin in pole a Silverstone, 5° Bezzecchi

Roma, 8 ago. (askanews) – Jorge Martin conquista la pole position del Gran Premio di Gran Bretagna della MotoGP a Silverstone e firma anche il nuovo record della pista in 1’56″160. Lo spagnolo dell’Aprilia precede i compagni di marca Raul Fernandez e Ai Ogura, per una prima fila tutta Aprilia. Quarto Fabio Di Giannantonio, poi Marco Bezzecchi, quinto, e Marc Marquez, sesto. Settimo Alex Marquez, ottavo Franco Morbidelli, nono Pedro Acosta e decimo Fermín Aldeguer.

Per Martin è la 22/a pole position nella classe regina, la seconda della stagione, e la prima a Silverstone, dove non era mai riuscito a partire dalla prima fila. L’Aprilia monopolizza così per la prima volta la prima fila sul circuito britannico. Per la casa di Noale si tratta della 19/a pole nella classe regina, la quinta del 2026.

Bezzecchi, grande protagonista nelle prove del mattino, ha accarezzato la pole dopo essere salito provvisoriamente al comando con il tempo di 1’56″456, prima di essere scavalcato dai rivali nel finale. Ancora più difficile la giornata di Francesco Bagnaia: il pilota Ducati è stato eliminato in Q1 e scatterà dalla 16/a posizione. Il piemontese aveva già evidenziato problemi in frenata nelle FP2, chiudendo poi 12/o, ed è alle prese anche con il dolore alla mano dopo la caduta nelle pre-qualifiche.

La Sprint Race è in programma oggi alle 17 e assegnerà i primi punti del weekend. Domenica alle 14 è invece prevista la gara lunga del Gran Premio di Gran Bretagna.

Trattativa acquisto per Spin Time resta aperta, Gualtieri al presidio

Roma, 8 ago. (askanews) – Va avanti il presidio di Spin Time, con quasi 200 persone tra cui anziani e bambini, che dormono in strada da circa 10 giorni in un agosto torrido. Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha partecipato all’assemblea pubblica il giorno dopo il fallimento della trattativa d’acquisto con la proprietà Investire Sgr.

“É dolorosissimo vedere delle persone in strada, vedere delle persone sradicate dal luogo che era diventato non solo una casa ma un luogo che ha saputo costruire un percorso di integrazione”, ha detto il sindaco alla folla di sfollati e attivisti.

Di fronte all’ingresso dello stabile occupato da 13 anni in via Santa Croce in Gerusalemme – sfollato e posto sotto sequestro giudiziario dopo un principio d’incendio nella notte tra il 29 e 30 luglio lasciando 400 persone senza casa (tra cui 90 bambini) – ci sono tende, gazebo per l’assistenza, enormi condizionatori e gente che si abbraccia, discute, balla, sta semplicemente insieme.

L’attivista Cecilia Pellizzari: “Sicuramente la trattativa di accordo ponte sul mantenimento dell’esperienza di Spin Time, il continuo della parte residenziale, culturale e degli attivisti dentro Spin Time, è sicuramente a una battuta d’arresto, quella è effettivamente finita. La trattativa sull’acquisto invece rimane aperta”.

Sait, cittadino curdo che si occupa dei laboratori dei giocattoli:

“Le trattative non sono chiuse del tutto, perché si pensa prima a mettere in sicurezza lo spazio”. “Qui ci sono dei bambini che sono nati, che vanno nelle scuole del quartiere, che sono stati sbattuti fuori, per me è un reato”, aggiunge.

Ai due ingressi la strada è bloccata dalla polizia. Dentro tantissimi giovani, per molti la meglio gioventù, tra concerti, incontri, attività per bambini: uno spazio di aggregazione a cielo aperto.

“Si vede per strada quello che c’era dentro, effettivamente alla luce del sole, su una strada, è molto più impattante. Per conoscere effettivamente le realtà che collaborano, che lavorano insieme, tra l’abitativo, il sociale e il culturale, dentro a Spin Time dovevi entrare. Oggi le stesse cose che facevamo dentro le vedi fuori”.

Intanto le famiglie che vivevano nel palazzo, avendone i requisiti, riceveranno una casa popolare. Walter, tra i primi ad occupare con Action: “Non ho la palla di vetro. Non penso che rientrerò, del futuro non v’è certezza. Ho i requisiti per la casa popolare, ma c’è gente prima di me”.

Infine l’appello degli attivisti: “Abbiamo ricevuto un’enorme solidarietà dalla società civile rispetto a oggetti, fondi, una risposta incredibile. Ora e dal primo giorno ripetiamo sempre, che il nostro corpo in questo spazio è fondamentale, venire a occuparlo, venire a far vedere che siamo in tanti, venire a far vedere che un pezzo di città è veramente qua fisicamente e ci vuole rimanere finché non riotterremo lo spazio e le persone non avranno un tetto degno sotto sui stare”, conclude Pellizzari.

Servizio di Stefania Cuccato

Montaggio Linda Verzani

Immagini askanews

In 25.000 ballano alla Olbia Arena, al via il Jova Summer Party 2026

Roma, 8 ago. (askanews) – In 25.000 hanno ballato e cantato al Jova Summer Party 2026 il 7 agosto alla Olbia Arena, da dove è partito il capitolo italiano de L’Arca di Loré, viaggio musicale e simbolico che ha preso il via nel marzo 2026 dall’Australia, proseguito attraverso festival e palcoscenici internazionali e ora finalmente approdato in Italia.

Una vera e propria festa in perfetto stile Jova, iniziata già nel pomeriggio con l’apertura delle porte alle 16.30 e con Lorenzo protagonista sul palco fin dalle prime ore. La prima tappa è stata subito ricca di ospiti e sorprese. Tra gli altri, Gabry Ponte, con cui Jovanotti ha recentemente pubblicato il brano “DNA”, e Alfa, arrivato a sorpresa per duettare con Lorenzo sulle note di “Buon Vento”.

Con una band eccezionale e un’energia straordinaria, il “Jova Summer Party” proseguirà il 12 agosto a Montesilvano, il 17 a Barletta, il 22 a Catanzaro, per poi approdare a Palermo il 29 e 30 agosto. Il 5 settembre sarà la volta di Napoli, prima del gran finale a Roma, il 12 e 13 settembre, con Jova al Circo Massimo, dove sono attese 100.000 persone. Jovanotti compirà sessant’anni il 27 settembre, pochi giorni dopo il doppio appuntamento conclusivo a Roma. Lorenzo ha deciso di mettersi in sella e raggiungere in bicicletta ciascuna delle tappe del tour, partendo proprio dal Circo Massimo. Un viaggio nel viaggio, tra musica, strada, incontri e chilometri: perché per Jova, questa volta, il modo più bello di arrivare alla festa sarà pedalare fino alla prossima tappa.

La produzione e l’organizzazione dei Jova Summer Party sono a cura di Trident Concerts che accompagna i tour di Jovanotti da oltre trent’anni.

Sudcorea, la Federcalcio si scusa per "servizi sessuali" agli arbitri

Roma, 8 ago. (askanews) – La Federcalcio sudcoreana (Kfa) si è scusata per aver pagato servizi di intrattenimento sessuale ad arbitri stranieri prima e dopo alcune partite internazionali disputate nel Paese tra il 2011 e il 2012. Lo riferisce oggi l’agenzia di stampa Yonhap.

La vicenda era emersa da un’ispezione governativa del 2016, secondo la quale la Kfa aveva utilizzato carte di credito aziendali per pagare agli arbitri ospiti servizi in centri massaggi e altri locali per adulti a Seoul e in altre città che avevano ospitato incontri internazionali tra marzo 2011 e marzo 2012.

“Siamo profondamente dispiaciuti per la delusione e la preoccupazione provocate dai diversi problemi e dalle controversie che hanno riguardato la federazione dopo i Mondiali Fifa 2026”, ha dichiarato la Kfa.

Canottaggio, Due senza femminile campione mondiale U19

Roma, 8 ago. (askanews) – Dopo dieci anni, l’Italia torna a vincere il titolo mondiale nel due senza femminile Under 19. A Plovdiv, in Bulgaria, Carolina Cassani e Letizia Martorana conquistano il successo al termine della loro finale con oltre due secondi di vantaggio sull’Uzbekistan e quasi sette sull’Australia. Dopo il titolo europeo conquistato lo scorso 24 maggio, le vogatrici della Canottieri Lario festeggiano nuovamente e questa volta è determinante l’ultimo quarto di gara in cui surclassano le avversarie grazie a un provvidenziale attacco a 39 colpi. Il loro 7.10.77 è anche il nuovo record dei Campionati mondiali per la categoria. L’ultimo successo azzurro in questa specialità risaliva, appunto, al 2016, quando a Rotterdam furono ancora due vogatrici della SC Lario, Caterina Di Fonzo e Aisha Rocek, a vincere l’oro.

“È stata una gara fantastica, abbiamo pensato di adottare la nostra consueta strategia e di rimanere attaccate al gruppo nella prima parte – afferma Carolina Cassani – Al secondo 1000, abbiamo rinforzato e poi in chiusura siamo riuscite a fare la differenza rispetto a Uzbekistan e Australia. Per questo risultato, il nostro legame è stato determinante così come la testa fredda e tutta la nostra stagione passata ad allenare il due senza alla Canottieri Lario, prima di iniziare il raduno a Piediluco, con grande audacia e costanza”.

“La finale è stata molto difficile ma noi siamo riuscite a tenere la testa lucida per tutti i 2000 metri e alla fine siamo riuscite a fare quanto prefissato – sono parole di Letizia Martorana – Io e Carolina siamo molto unite: io sono precisa e attenta al dialogo, lei con la sua tranquillità e leggerezza è di grande aiuto nei momenti più difficili. Questa nostra sinergia ha fatto la differenza e siamo contente di aver riportato l’Italia sul più alto gradino del podio del due senza Under 19 dieci anni dopo altre due atlete della Canottieri Lario”. (ph Julia Kowacic / Canottaggio.org)

Individuato relitto di epoca romana al largo di Mazara del Vallo

Milano, 8 ago. (askanews) – Un relitto di epoca romana, presumibilmente databile tra il II e il I secolo a.C., è stato individuato a circa tre miglia dalla costa di Mazara del Vallo, a una profondità di 46 metri. Sul fondale sono presenti centinaia di anfore, prevalentemente del tipo Dressel 1A, due ceppi d’ancora in piombo e un’altra struttura dello stesso materiale.

“È una delle più importanti scoperte archeologiche subacquee degli ultimi anni – dichiara il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Mi congratulo con l’Arma dei Carabinieri, con i suoi reparti specializzati, e con la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana per la competenza e la dedizione che hanno reso possibile questo risultato. Il mare continua a restituirci frammenti preziosi della nostra storia e il relitto di Mazara del Vallo ci parla degli uomini, delle rotte e degli scambi che fecero del Mediterraneo un crocevia di civiltà. La ricerca proseguirà per svelarne la storia e consegnarla alla collettività”.

La scoperta è avvenuta nel corso di un sopralluogo congiunto condotto dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Palermo, dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana e dal Nucleo Carabinieri Subacquei di Messina, con il supporto della Motovedetta dei Carabinieri di Trapani, a seguito della segnalazione di privati cittadini.

Il sito sarà ora oggetto di ulteriori attività di documentazione e approfondimento da parte della Soprintendenza del Mare, dirette a ricostruire il contesto archeologico e ad adottare le necessarie misure di Tutela.

Calcio, Uefa, risarcimento alla presunta amante di Infantino

Roma, 8 ago. (askanews) – La Uefa avrebbe versato una somma a sei cifre a una donna che avrebbe avuto una presunta relazione con Gianni Infantino quando l’attuale presidente della Fifa ricopriva l’incarico di segretario generale dell’organizzazione europea. Lo scrive il quotidiano britannico Daily Telegraph, rilanciato da Sky News.

Secondo il giornale, la donna avrebbe ricevuto un pagamento al termine del rapporto di lavoro con la Uefa e l’organizzazione avrebbe inoltre finanziato un master in amministrazione aziendale (Mba) da lei frequentato dopo aver lasciato l’ente.

La Uefa, interpellata da Sky News, ha confermato di aver effettuato un “pagamento di fine rapporto” alla donna e di aver sostenuto anche “il pagamento delle tasse per un corso Mba presso una business school locale”. Secondo un portavoce, il pagamento sarebbe stato effettuato “in conformità con le normative vigenti all’epoca per il personale in uscita”. Le regole relative al personale, ha aggiunto, “sono state inasprite a partire dal 2016” e quelle attuali si applicano a tutti i dipendenti dell’organizzazione.

La Fifa ha invece respinto con fermezza le accuse. Un portavoce ha dichiarato a Sky News che Infantino “nega fermamente queste accuse, che sono categoricamente false”, definendo “diffamatoria” qualsiasi insinuazione relativa a una condotta inappropriata o alla violazione di leggi o regolamenti.

Infantino ha lavorato per la Uefa dal 2000 al 2016, anno in cui è stato eletto presidente della Fifa. La vicenda arriva mentre il numero uno del calcio mondiale è al centro di nuove polemiche per il progetto di cedere una quota dei diritti dei Mondiali a investitori privati, iniziativa che ha alimentato anche richieste di dimissioni.

La Fifa ha inoltre negato che vi siano mai state segnalazioni interne sul comportamento di Infantino. “Nessun dipendente della Uefa e della Fifa ha mai sollevato una lamentela riguardo al comportamento del signor Infantino perché non si è mai verificato alcun incidente in cui sia stato coinvolto”, ha affermato il portavoce. Secondo la federazione mondiale, tutte le decisioni relative ai dipendenti, compresi eventuali pacchetti di cessazione del rapporto e buonuscite, sono state approvate dai dirigenti competenti nel rispetto delle normative applicabili.

Europei Nuoto, l’Italia è argento con la staffetta 4×1500

Roma, 8 ago. (askanews) – L’Italia chiude con un argento da brividi gli Europei di nuoto in acque libere. Nell’ultima gara del programma sulla Senna, la staffetta 4×1500 dà vita ad una battaglia spettacolare fino all’ultima bracciata. Si impone la Germania in 1h03’39″2 con l’Italia dietro in 1h03’41″3. Completa il podio l’Ungheria in 1h03’42″4. Un’altra medaglia per il quartetto azzurro composto da Barbara Pozzobon, Ginevra Taddeucci, Marcello Guidi e Gregorio Paltrinieri, vicecampione mondiale in carica.

Una squadra rodata, capace protagonista fino all’ultimo metro e di contendersi l’oro in un finale da pelle d’oca. Pozzobon tiene l’Italia nel gruppo delle migliori, Taddeucci firma una seconda frazione monumentale, Guidi lotta e Paltrinieri prova a completare una rimonta che a tratti pareva impossibile. L”Italia del nuoto in acque libere vince la classifica a squadre con 192 punti (77 con uomini, 83 con donne e 32 con la staffetta) davanti a Ungheria e Germania, rispettivamente a quota 142 e 122. (Foto di Andrea Masini e Andrea Staccioli / DBM)

Consulenti Lavoro: "Bussola" per orientarsi tra i sistemi retributivi Ue

Roma, 8 ago. (askanews) – Una bussola per navigare tra le retribuzioni dei diversi Paesi Europei e avere punti di riferimento che vadano oltre la sola paga mensile. È il risultato dell’analisi contenuta nel nuovo approfondimento della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, dal titolo “Analisi retributiva: disciplina italiana a confronto con altri Stati comunitari”, dedicata quest’anno a Grecia, Irlanda e Olanda, dopo la panoramica su Francia, Germania, Spagna, Romania e Svezia, contenuta nell’edizione 2025.

Dall’approfondimento emerge che guardare al solo cedolino mensile possa far sottostimare molti elementi presenti nel sistema italiano, che possono influenzare sensibilmente il risultato finale: le mensilità aggiuntive o il Trattamento di fine rapporto ma anche tutele come quelle per malattia o maternità. Considerazioni, recita un comunicato, che appaiono quanto mai attuali, anche guardando agli ultimi dati Istat relativi a quanti lasciano il Paese per trasferirsi all’estero e quanti, invece, decidono di rientrare.

I numeri parlano comunque di un trend in decrescita sul fronte degli espatri, passati dagli oltre 140 mila del 2024 ai 109 mila del 2025. Parallelamente si evidenzia una tenuta dei rientri, sempre sopra quota 50 mila l’anno nel biennio.

In questo quadro, dall’approfondimento dei Consulenti del lavoro emerge la solidità del modello italiano, dove la contrattazione collettiva è centrale, in grado di garantire un sistema di protezione e tutele quasi sempre più articolato di altri ordinamenti basati prevalentemente sul salario minimo legale. Si ricorda che di recente – con il Decreto 1° maggio – l’Italia ha introdotto il Trattamento Economico Complessivo (Tec), come elemento fondante del sistema, una previsione che supera per legge il concetto di paga oraria. Il Tec si innesta in un sistema nel quale elementi come la tredicesima mensilità e il Tfr sono diritti generalizzati, mentre la contrattazione collettiva arricchisce il trattamento economico con ulteriori mensilità, indennità e strumenti di welfare.

Una sintesi della comparazione tra Italia, Francia, Germania, Spagna, Romania, Svezia, Grecia, Irlanda e Olanda si trova nella tabella a seguire. Focus Germania e Spagna. Un’analisi condotta nel 2025 sempre dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro (“Giovani all’estero: tra opportunità di lavoro e voglia di crescita”) evidenzia che le mete più gettonate dai giovani che decidono di trasferirsi all’estero sono la Germania e la Spagna.

Per completare l’analisi è stato realizzato quindi un confronto a partire da uno dei contratti più diffusi in Europa, quello dei metalmeccanici. Dalla comparazione emerge che per un livello C3 in Italia la retribuzione è di oltre 31 mila euro, in Spagna di quasi 22 mila euro e in Germania di 46 mila euro. Naturalmente a fare poi, concretamente, la differenza è il costo della vita. Sempre la ricerca sui giovani con esperienza all’estero evidenzia che questo elemento è considerato dal 65% del campione degli intervistati come un aspetto negativo dell’esperienza fuori dai confini nazionali.

In questo quadro, dice la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, l’analisi sottolinea anche come tra le principali criticità riscontrate all’estero si annoveri l’insoddisfazione per benefit, previdenza e polizze assicurative.

Meloni: voltare spalle alla commemorazione di Marcinelle grave e vergognoso

Roma, 8 ago. (askanews) – “Voltare le spalle durante la commemorazione di Marcinelle è un gesto grave e vergognoso. Oggi, durante la cerimonia per i 262 lavoratori morti nella miniera, alcuni rappresentanti della CGIL hanno scelto di voltare le spalle mentre il Presidente del Senato Ignazio La Russa interveniva e leggeva il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella”. Lo scrive sui social la premier Giorgia Meloni.

“Una contestazione politica trasformata in un gesto di disprezzo verso le Istituzioni dello Stato, proprio nel momento in cui l’Italia rende omaggio a 262 vittime e al sacrificio di tanti nostri connazionali – osserva -. Ed è ancora più grave se a farlo sono rappresentanti di un’organizzazione che ha tra le proprie ragioni d’essere la rappresentanza e la tutela dei lavoratori. Marcinelle non è il luogo per le divisioni politiche. È il luogo della memoria, del rispetto e della dignità del lavoro. Chi oggi ha scelto di voltare le spalle ha mancato di rispetto a tutto questo”.

Roma, Card. Reina su Spin Time: sbagliato archiviare tutto con sgombero

Milano, 8 ago. (askanews) – “Sarebbe sbagliato archiviare la vicenda Spin Time con il solo sgombero del palazzo”. Il cardinale Baldo Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma, interviene sulla situazione dell’edificio a pochi passi dalla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme e sulle condizioni delle circa 400 persone che vi abitavano da 13 anni e che, dopo l’incendio scoppiato all’interno del palazzo, “si è vista costretta a stare in mezzo alla strada”.

“Negli ultimi giorni la città di Roma si è lasciata interpellare e interrogare dalla vicenda Spin Time. A seguito dell’incendio scoppiato all’interno del palazzo a pochi passi dalla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, la comunità di circa 400 persone che da 13 anni abitava quel luogo si è vista costretta a stare in mezzo alla strada” ha dichiarato Reina, aggiungendo che “ancora una volta si è resa visibile la parabola del buon Samaritano: c’è qualcuno che viene lasciato a terra, e ci sono tanti che passano oltre facendo le proprie valutazioni”.

“Il laboratorio di convivenza tra giovani, migranti, anziani e persone di diverse culture e religioni che animava quel palazzo ha goduto di un interesse trasversale. È stato oggetto di studi e di critiche, di attenzione mediatica e di controversie politiche. La bilancia oscillava costantemente tra il tema dell’occupazione abusiva e quello della convivenza sociale, con esiti e polarizzazioni sempre dietro l’angolo” ha continuato il porporato, spiegando che “in tanti si sono chiesti se vi sia stata un’attenzione della Chiesa e, in caso, in quale direzione. Come se la promozione della fraternità e dell’amicizia sociale dovesse avere per forza di cose un colore politico o un’appartenenza ideologica”.

“Troppo spesso, davanti al dolore, rischiamo di essere come il sacerdote e il levita della parabola: uomini delle istituzioni e del sacro che guardano, giudicano e passano oltre, girandosi dall’altra parte per non contaminarsi con la complessità della realtà. Vedere quelle persone in mezzo alla strada, così come vedere tanti fratelli e sorelle in questa città privati di un tetto e di una sistemazione dignitosa, ci ha interrogati profondamente” ha rimarcato l’alto prelato, ricordando che “l’uomo, ogni uomo, rimane sempre la via privilegiata della Chiesa, un principio cardine che Papa Leone XIV ha rimesso al centro della sua recente lettera enciclica Magnifica Humanitas, esortandoci a custodire la persona e la sua dignità infinita”.

“L’uomo lasciato a terra rimanda all’impegno a essere, come Gesù, il buon Samaritano che si china sulle ferite di un’umanità malata, se ne fa carico e cerca di alleviarne le sofferenze”. Nel richiamo al Vangelo di Luca, Reina aggiunge: “Egli non chiede da dove venga quell’uomo o quale sia la sua colpa, ma dice semplicemente”. “Va’ e anche tu fa’ lo stesso” (Lc 10,37)” ha evidenziato Reina, che ha poi ha richiamato anche il passo del giudizio finale: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). “Cristo non abita nei palazzi del potere, ma si identifica con chi è affamato, forestiero o rimasto senza tetto”.

“In un tempo di profonde solitudini e di complessivo sfaldamento dei legami sociali, avere luoghi ed esperienze in cui si prova a stare insieme, ad abbattere le barriere e a creare una convivenza pacifica è una sfida da accogliere e da promuovere” ha insistito, sottolineando che “mettere insieme interessi privati, bene comune, impegno civico e ricerca della legalità e della sicurezza non è stato facile. L’esito finale potrebbe far pensare a un complessivo fallimento, soprattutto dopo l’irrigidimento delle trattative. Ma non si è trattato di un braccio di ferro e sarebbe ingiusto parlare di ‘vincitori’ e ‘vinti'”.

“Quello che è accaduto e, ancor di più, quello che accadrà rimane una domanda aperta: siamo in grado di creare occasioni concrete di fraternità e di amicizia sociale?”. Reina richiama quindi l’enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco: “L’inclusione o l’esclusione di chi soffre lungo la strada definisce tutti i progetti economici, politici, sociali e religiosi” (FT, 69).

“Questa città affronta un problema serio: il rischio di perdere l’anima che da sempre costituisce la sua vera identità. Tuttavia, vedere la rete di solidarietà attorno alle persone rimaste in mezzo alla strada ci fa ben sperare. Toccare con mano la gratuità di tanti che si sono dati da fare per procurare cibo, tende, giochi per bambini e ripari di fortuna per gli anziani è un segno di luce” ha detto Reina, citando anche l’apostolo Paolo: “Non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio” (Ef 2,19). “Questa è la vocazione più profonda di Roma: trasformare l’estraneità in familiarità”.

“Non si tratta di difendere a tutti i costi un ‘centro’ fisico, ma di non perdere di vista la fraternità, vero ‘centro’ di questa nostra città. È la voglia di costruire una comunità in cui non prevalga l’interesse del più forte; una comunità in cui, oltre a costruire case (che servono), impariamo a edificare legami (che rimangono)” ha proseguito, concludendo che “la Chiesa di Roma, chiamata a presiedere nella carità, c’è. E sarà sempre dalla parte delle persone che alzano il loro grido di sofferenza, che cercano una mano tesa, e una comunità da chiamare casa”.

Mattarella: gestione flussi migratori rispetti la dignità delle persone

Roma, 8 ago. (askanews) – “Commemorando Marcinelle e rendendo un tributo a coloro che vi perirono – come in altri luttuosi episodi nella storia dell’emigrazione italiana – siamo invitati a riflettere sul prezzo umano che venne pagato e ad agire, affinché simili sciagure non abbiano a ripetersi e la gestione dei flussi migratori obbedisca a criteri di rispetto della dignità delle persone”. Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 70° anniversario della tragedia di Marcinelle e della 25 Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo.

Marcinelle, Meloni: rinnovato impegno a difesa di lavoro, libertà, dignità

Roma, 8 ago. (askanews) – “Oggi l’Italia ricorda le 262 vittime della tragedia di Marcinelle. 136 gli italiani, emigrati in Belgio in cerca di un futuro migliore e che trovarono, purtroppo, la morte nel buio di una miniera. Marcinelle è una vicenda che appartiene alla nostra memoria collettiva. Ma è anche il simbolo dello straordinario contributo che decine di milioni di italiani hanno dato al benessere di intere Nazioni e continenti, mantenendo sempre un legame profondo con la madrepatria. Ogni 8 agosto onoriamo tutto questo e rendiamo omaggio alla grande storia dell’emigrazione italiana: una storia fatta di lavoro, sacrificio, rispetto delle regole, integrazione e dignità. E lo fa grazie alla lungimiranza di un patriota come Mirko Tremaglia, che da Ministro per gli italiani nel mondo propose e fece istituire 25 anni fa la ‘Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano del mondo’. Siamo orgogliosi che le Istituzioni europee abbiano deciso di istituire l’8 agosto come “Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro e per la tutela della dignità dei lavoratori”. Lo afferma la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“Una iniziativa italiana, che il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza e che il Governo ha fatto propria e sostenuto con convinzione, per riaffermare che il lavoro deve sempre essere sinonimo di dignità, diritti e sicurezza e che in Europa non può esserci spazio per chi sfrutta le persone e calpesta i diritti dei lavoratori. Ricordare Marcinelle significa onorare chi ha costruito, con il proprio sacrificio, un tassello fondamentale della storia d’Italia, d’Europa e del mondo. E vuol dire rinnovare il nostro impegno a difendere quei valori di lavoro, libertà e dignità che continuano a guidare la nostra azione”, conclude.

Guccini o della dignità di continuare a combattere mulini a vento

Se n’è andato in questi giorni un uomo che per mezzo secolo ci ha tenuto compagnia, e che ha sempre rifiutato di scendere a patti con il proprio tempo. Lo chiameranno anarchico, e non sbaglieranno: ma è una definizione comoda, buona per le antologie, che ripetuta troppo spesso rischia di appiattire in una parola sola una tensione morale molto più complessa, e più umana. Dietro l’irriverenza raccontata dall’immaginario collettivo, c’era un uomo in lotta perenne, e non sempre vincente: contro l’ingiustizia, contro la retorica del potere, contro ogni forma che tradisse l’umanità dei più deboli.

Ho avuto la fortuna di incontrarlo una volta, per una circostanza legata al mio percorso in politica: un incrocio breve, di cui ricordo più la sensazione che i dettagli, ma che mi ha lasciato addosso la stessa coerenza ruvida che si respira nelle sue canzoni.

Il sociale e lantisociale: lipocrisia smascherata

In una delle sue primissime canzoni, scritta già nel 1960 e poi incisa nel 1967 in Folk beat n. 1, la distanza è tracciata con precisione chirurgica — e non risparmia nessuno, nemmeno il proprio campo. Da una parte c’è il “sociale”, quello che indossa l’impegno come una divisa buona per ogni occasione, pronto a dirsi comunista quando conviene, giusto per fare bella figura; dall’altra l’“antisociale”, che non si concede sconti nemmeno quando l’ipocrisia da smascherare veste i panni della sua stessa parte politica, quella sinistra a cui pure guardava con simpatia. Non è la posa dell’outsider per gusto della provocazione: è la scelta di chi non si è mai messo comodo in nessuna casacca, nemmeno nella propria.

Dio è morto: lo spiraglio dentro la crisi

Quando uscì, a metà degli anni Sessanta, bastò il titolo a scatenare lo scandalo: la Rai la bandì, bollandola come un atto d’accusa nichilista, un manifesto contro ogni fede residua. Il debito con Nietzsche era dichiarato fin dal titolo, e nell’urgenza dei versi si sentiva la stessa rabbia lucida che pochi anni prima aveva attraversato l’America di Ginsberg. Ma chi si fermava allo scandalo perdeva il punto: a rileggerla oggi, non è un canto di resa. È la fotografia di una generazione che ha visto vacillare le proprie certezze e che, proprio in quel vuoto, trova la spinta per cercarne di nuove. Dichiarare morto un idolo, per Guccini, non è un punto d’arrivo ma un abbrivio: lo spazio che si apre quando le vecchie risposte non bastano più è anche quello in cui può nascere, finalmente, una domanda vera. Anche nella canzone più cupa del suo repertorio, in definitiva, si nasconde un margine di speranza.

Don Chisciotte: lelogio del non arrendersi

È nel 2000, nell’album Stagioni, che Guccini mette in scena il dialogo tra Don Chisciotte e Sancho Panza: lo interpreta lui stesso nei panni del cavaliere, mentre a dare voce allo scudiero è Juan Carlos Biondini. Non è l’elogio dell’ingenuità, come una lettura superficiale vorrebbe: è il rifiuto netto del cinismo. Sancho incarna la prudenza di chi si adatta; Don Chisciotte ricorda che il buon senso, da solo, non ha mai cambiato la storia. Guccini sembra dirci che chi rinuncia a combattere le battaglie perse in partenza ha già perso qualcosa di più prezioso: il diritto di indignarsi. In quel dialogo c’è tutta la sua biografia interiore: la consapevolezza della sconfitta possibile, e la scelta di combattere comunque.

Luomo oltre la vulgata

Sarebbe riduttivo consegnarlo alla memoria come il cantore dell’anarchia bonaria, il ribelle romantico da citare nelle occasioni giuste. La sua è stata una lotta più sottile, e più faticosa: una ricerca ostinata di verità in un paese che preferisce le narrazioni comode, un’attenzione costante per chi resta ai margini, un’idea di libertà che si misurava ogni giorno nella coerenza, non nello slogan. Era, prima di tutto, un uomo che non si è mai risparmiato.

Uneredità che interroga

Ci sono artisti che lasciano successi. Guccini lascia domande, e le domande hanno vita più lunga degli applausi. Restano le canzoni, certo, e resteranno a lungo. Ma soprattutto rimane la sensazione, per chi lo ha anche solo incrociato di sfuggita, che dietro la voce roca e il fare burbero ci fosse qualcuno che si è preso sul serio fino in fondo, senza mai concedersi l’espediente del disincanto. Un po’ più orfani, tocca ora a chi rimane il compito di non spegnere quell’inquietudine.

Schengen, un autogol che rischia di indebolire l’Italia in Europa

Il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere tra Italia e Spagna deciso dal Governo Meloni rappresenta una delle scelte più controverse degli ultimi mesi in materia di politica europea e migratoria. Presentato come una misura necessaria per prevenire possibili movimenti secondari di migranti dopo la crisi di Ceuta, il provvedimento rischia tuttavia di produrre effetti politici ed economici ben più rilevanti dei benefici concreti che si propone di ottenere.

La stessa Commissione europea ha ricordato che il Codice Frontiere Schengen consente la reintroduzione dei controlli solo in presenza di minacce gravi, reali e adeguatamente motivate, sottolineando la necessità che ogni decisione sia proporzionata e debitamente notificata. In assenza di evidenze su consistenti flussi migratori dalla Spagna verso l’Italia, la misura appare a molti osservatori prevalentemente simbolica.

 

Una scelta che rischia di isolare lItalia

Dal punto di vista politico, l’iniziativa rischia di isolare l’Italia proprio mentre il nostro Paese continua a chiedere maggiore solidarietà europea nella gestione dei flussi migratori provenienti dal Mediterraneo. La credibilità di questa richiesta si fonda infatti sul principio della cooperazione tra Stati membri e non sulla moltiplicazione di iniziative unilaterali.

Non meno importanti sono le possibili ricadute economiche. Italia e Spagna rappresentano due tra le principali economie dell’Unione europea, con un interscambio commerciale di decine di miliardi di euro ogni anno e relazioni consolidate nei settori industriale, energetico, agroalimentare, farmaceutico, logistico ed in particolare turistico. Qualsiasi irrigidimento dei rapporti istituzionali può tradursi in maggiori costi organizzativi, rallentamenti nei collegamenti e minore competitività per le imprese.

Il tema della sicurezza merita naturalmente la massima attenzione e ogni Governo ha il diritto di adottare misure eccezionali quando esistano presupposti concreti. Tuttavia, la loro efficacia dipende dalla proporzionalità, dalla condivisione con le istituzioni europee e dalla capacità di preservare la fiducia reciproca tra gli Stati membri.

 

Cooperazione e dialogo, la strada europea

Se l’obiettivo dell’Italia è rafforzare il proprio ruolo nella definizione delle future politiche europee sull’immigrazione, la strada più efficace rimane quella della cooperazione e del dialogo con i partner dell’Unione. Il rischio, altrimenti, è trasformare una scelta di forte impatto mediatico in un autogol politico e diplomatico, con effetti che potrebbero estendersi ben oltre il tema della gestione delle frontiere.

La vicenda dimostra, ancora una volta, come le grandi sfide del nostro tempo – dalla gestione dei fenomeni migratori alla sicurezza, dalla stabilità economica alla tenuta del progetto europeo – non possano essere affrontate attraverso decisioni unilaterali o prevalentemente simboliche. La politica è chiamata a misurarsi con la complessità, non a semplificarla.

La migliore tradizione del cattolicesimo democratico italiano, da Alcide De Gasperi fino ai protagonisti dell’europeismo repubblicano, ha sempre insegnato che la sicurezza non è in contraddizione con la solidarietà, così come la tutela degli interessi nazionali trova la sua massima efficacia quando si esercita all’interno di un sistema di alleanze, di regole condivise e di istituzioni credibili. È questa la lezione che ha contribuito alla costruzione dell’Europa unita: non la rinuncia alla sovranità, ma la capacità di esercitarla insieme agli altri, trasformando interessi spesso divergenti in un bene comune più ampio.

 

La lezione degasperiana per una leadership italiana

L’Italia, per la sua collocazione geografica e per il suo peso politico, ha tutte le condizioni per svolgere un ruolo di guida nel Mediterraneo e nell’Unione europea. Ma questa leadership non può fondarsi sull’isolamento o sulla contrapposizione con i partner europei. Al contrario, deve alimentarsi della capacità di tenere insieme sicurezza e umanità, interesse nazionale e responsabilità europea, fermezza e dialogo.

In un tempo segnato da conflitti, instabilità e crescenti tensioni internazionali, la vera forza di uno Stato democratico non consiste nell’alzare nuove barriere, ma nel rafforzare le istituzioni comuni, ricostruire la fiducia tra gli Stati e promuovere quella cultura della cooperazione che rappresenta il più importante lascito dei padri fondatori dell’Europa. È una scelta più impegnativa, certamente meno appariscente, ma è anche quella che meglio interpreta la tradizione riformista e cattolico-democratica del nostro Paese e che può restituire all’Italia l’autorevolezza necessaria per essere protagonista, e non semplice spettatrice, delle grandi trasformazioni del XXI secolo.

«Non credevo mi volessi bene davvero»

C’è una frase che vale più di mille circolari sulla dispersione scolastica, ed è quella pronunciata da un ragazzo di Taranto davanti al panino promesso, dopo aver superato l’esame che non voleva sostenere: «Non credevo mi volessi bene davvero». Sei parole. Bastano per capire tutto quello che la scuola, a volte, dimentica di insegnare.

 

Il vangelo laico del casco in prestito

Non c’è teologia in un giro in moto. Eppure c’è tutto. Un professore prende un ragazzo che aveva già firmato la propria resa — «non mi serve la licenza media per spacciare» — e invece di rispondere con un’altra nota disciplinare, gli offre un casco e uno spicchio di città vista da un motorino. Venti minuti hanno sciolto quello che due settimane di sanzioni avevano solo indurito. Perché il rimprovero educa la paura, ma è l’abbraccio — anche il più goffo, anche quello su due ruote — a educare la fiducia.

 

La sociologia del pasto condiviso

Chi studia l’abbandono scolastico parla di «fattori di rischio», di contesti fragili, di capitale sociale mancante. Tutto vero, tutto misurabile. Ma nessuna tabella statistica spiega perché un panino al fast food, mangiato insieme, valga più di un sussidio. Il punto non è il cibo: è la commensalità, il tempo speso senza fretta accanto a chi di solito viene solo giudicato, pesato, archiviato come «caso difficile». La povertà educativa non è mancanza di regole — di quelle i ragazzi dei quartieri complicati ne ricevono fin troppe. È vuoto di sguardi che si fermano.

 

Che cosa rende buona una vita?

È la domanda che la pedagogia dovrebbe porsi ogni mattina, spogliata di ogni afflato confessionale eppure identica a quella che attraversa ogni tradizione sapienziale da millenni: non «che cosa devi fare» ma «chi ti vuole bene abbastanza da restare». Il ragazzo di Taranto non è tornato a scuola per la licenza media. È tornato perché qualcuno, per la prima volta, lo ha trattato come un volto e non come un fascicolo da chiudere in fretta. La maturità — quella vera, non quella dei diplomi — comincia lì: nello stupore di scoprirsi amati senza motivo apparente, e di trovarlo, proprio per questo, credibile.

De Gasperi oltre le sbarre, l’uomo dietro lo statista

di Martina Bacigalupi

Di De Gasperi conosciamo bene lo statista: l’uomo che ricostruì un Paese in macerie, che credette nella democrazia quando tutto sembrava perduto, che sognò un’Europa unita prima ancora che questo sogno avesse un nome. Ma pochi hanno avuto l’opportunità di conoscere il suo lato più intimo: quello di un uomo che, nei momenti più bui, scriveva alla moglie parole di struggente tenerezza, che richiamava dal carcere gli amici alla coerenza, e che riusciva attraverso la lettura a volare oltre le sbarre della propria cella.

La ripubblicazione di “Lettere dalla prigione”, fortemente voluta dalla Fondazione e realizzata con la collaborazione della casa editrice Marietti 1820, apre una finestra su questo mondo privato. Il volume raccoglie la corrispondenza di De Gasperi tra il marzo 1927 e l’estate 1928, mentre era rinchiuso prima nel carcere romano di Regina Coeli e poi nella clinica Ciancarelli. Sono pagine che non parlano di politica come siamo abituati ad intenderla oggi, o meglio: ne parlano attraverso il filtro di un cuore che soffre la lontananza da chi ama.

Le sessanta lettere raccolte nel volume sono indirizzate soprattutto a Francesca, la moglie, e alla piccola Maria Romana, la primogenita. Tra quelle righe si respira la nostalgia di un marito lontano dai suoi affetti, la preoccupazione di un padre per una figlia che cresce senza di lui, la paura di chi non sa quando – e se – potrà tornare a casa. Eppure, tra le lettere, ci sono anche una fiducia nella provvidenza, una speranza che non si arrende mai, un amore che sostiene quando tutto il resto vacilla.

È proprio in queste lettere, scritte sotto lo sguardo vigile della censura fascista, che scopriamo quanto Francesca sia stata per Alcide molto più di una compagna di vita: è stata il porto sicuro a cui tornare col pensiero ogni giorno, la persona a cui confidare paure che non avrebbe mai mostrato in pubblico, la ragione più profonda per continuare a sperare. Quel legame, fatto di parole semplici e sentite, gli diede la forza per sopportare l’isolamento.

Marcinelle, il Cnel si illumina con il Tricolore nel ricordo del sacrificio italiano

Il Tricolore sulla facciata di Villa Lubin

In occasione della Giornata nazionale del Sacrificio del lavoro italiano nel mondo, che ricorre l’8 agosto, la facciata di Villa Lubin, sede del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, si illumina con i colori del Tricolore.

Un gesto simbolico che unisce memoria e riconoscenza e che quest’anno assume un significato particolare, ricorrendo il settantesimo anniversario della tragedia di Marcinelle, avvenuta l’8 agosto 1956 nella miniera di carbone del Bois du Cazier, in Belgio.

Quel giorno persero la vita 262 minatori di dodici diverse nazionalità. Tra loro vi erano 136 italiani, uomini partiti da tante regioni del nostro Paese alla ricerca di un lavoro e di un futuro migliore per sé e per le proprie famiglie. La loro morte trasformò Marcinelle in uno dei simboli più dolorosi della storia dell’emigrazione italiana e, insieme, della lunga battaglia per la sicurezza e la dignità nei luoghi di lavoro.

 

Marcinelle, una ferita nella storia dellemigrazione

La tragedia del Bois du Cazier appartiene alla memoria nazionale perché racconta una pagina decisiva dell’Italia del dopoguerra: quella di milioni di uomini e donne costretti a lasciare le proprie comunità per lavorare nelle miniere, nelle fabbriche, nei cantieri e nelle campagne di altri Paesi.

Dietro la grande stagione della ricostruzione europea vi furono anche il sacrificio, la fatica e spesso le condizioni durissime affrontate dagli emigranti. Marcinelle resta per questo non soltanto il nome di una tragedia, ma un monito: il lavoro non può mai essere separato dalla tutela della persona, dalla sicurezza e dal rispetto della sua dignità.

Ricordare quei minatori significa dunque rendere omaggio a tutti gli italiani che, attraverso il proprio lavoro all’estero, hanno contribuito allo sviluppo economico e sociale dei Paesi che li accolsero e, nello stesso tempo, alla crescita dell’Italia.

 

Una memoria che parla ancora al presente

La Giornata nazionale del Sacrificio del lavoro italiano nel mondo è stata istituita con Direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° dicembre 2001 e ricorre ogni anno l’8 agosto.

La sua finalità è quella di celebrare il sacrificio dei lavoratori italiani nel mondo e di favorire la conoscenza e la valorizzazione del contributo sociale, culturale ed economico offerto dagli italiani attraverso il loro lavoro all’estero.

L’illuminazione tricolore di Villa Lubin assume così un significato che va oltre la commemorazione. A settant’anni da Marcinelle, ricordare quelle vite significa riaffermare un principio che non appartiene soltanto al passato: nessun progresso economico può essere costruito sacrificando la sicurezza, i diritti e la dignità di chi lavora.

Spagna: da oggi controlli sui viaggiatori dall’Italia

Roma, 8 ago. (askanews) – Il governo spagnolo ha introdotto dalla mezzanotte controlli alle frontiere per i viaggiatori provenienti dall’Italia, dopo il rifiuto di Roma di revocare le misure applicate ai cittadini spagnoli in seguito alla crisi migratoria di Ceuta. I controlli resteranno in vigore, “in linea di principio”, fino al 7 settembre, sottolinea oggi la stampa spagnola riportando l’avvio delle misure.

I controlli consistono, secondo fonti governative, nella verifica di identità, passaporto e nazionalità dei viaggiatori tramite passaporto. Per i cittadini di paesi terzi, nel controllo del visto o permesso di soggiorno. Le verifiche saranno praticate in modo casuale e resteranno in vigore fino alle 00.00 del prossimo 7 settembre, salvo modifiche legate a un “cambiamento delle circostanze”.

La misura spagnola arriva dopo l’ultimatum con cui Madrid ha chiesto a Roma di revocare la sospensione di Schengen decisa dall’Italia il 1° agosto in seguito alla crisi migratoria di Ceuta. Ieri il governo italiano ha risposto respingendo la richiesta e ha confermato che manterrà la sospensione “almeno fino al 15 agosto, e in nessun caso finché non saranno completamente eliminati i rischi per la sicurezza e il terrorismo in Italia”.

Usa, contrazione occupazione allontana rischio rialzo immediato tassi Fed

New York, 7 ago. (askanews) – A Wall Street, le cattive notizie tornano a essere buone notizie. L’inattesa contrazione dell’occupazione americana a luglio, quando sono stati persi 23.000 posti di lavoro, porta i trader a credere che non ci sia bisogno di un rialzo immediato dei tassi di interesse. Questo spiega perché il dollaro sia in calo, l’S&P 500 tocchi nuovi record, il Dow Jones Industrial Average tenti di riagguantare i 54.000 punti conquistati per la prima volta in settimana e i Treasury vengono acquistati con un conseguente calo dei loro rendimenti. Tuttavia, tra gli strategist l’impressione è che un singolo rapporto non cambia l’approccio della Federal Reserve, che al massimo si prende tempo per monitorare l’andamento dell’inflazione.

In una nota ai clienti Don Rissmiller di Strategas fa notare che una perdita di occupazione “significa che a settembre la Fed si prenderà probabilmente una pausa”. Tuttavia, aggiunge, “i falchi dell’FOMC probabilmente continueranno a enfatizzare i dati sull’inflazione”, da oltre cinque anni oltre il target del 2%.

Secondo Marco Casiraghi, economista di Evercore ISI, “la Fed rimane concentrata sul ripristino della stabilità dei prezzi, come sottolineato da [Kevin] Warsh dopo la riunione dell’FOMC di luglio e da altri membri dell’FOMC da allora. Una Fed che dà priorità all’inflazione significa che dati deboli sul mercato del lavoro da soli non porterebbero l’FOMC a mantenere i tassi invariati, ma alzerebbero l’asticella per un aumento in termini di letture future dell’inflazione”.

E’ d’accordo Ellen Zentner di Morgan Stanley Wealth Management, secondo cui i dati della settimana prossima sull’inflazione sono ancora più importanti. In vista dell’indice dei prezzi al consumo di luglio in arrivo mercoledì prossimo e quello dei prezzi alla produzione del giorno successivo, lei sostiene che “se quei dati dovessero risultare più alti del previsto, un mercato del lavoro più freddo potrebbe non bastare a zittire le richieste di aumenti [dei tassi] all’interno della Fed, o ad abbassare le aspettative al fuori di essa”.

Stando a CME, le probabilità di tassi fermi al 3,5-3,75% nella riunione che finirà il 16 settembre sono salite al 58,1% dal 45% di ieri.

Usa, con l’IA creati per la prima volta 16 nuovi virus

New York, 07 ago. (askanews) – Per la prima volta degli scienziati hanno usato l’intelligenza artificiale per creare 16 nuovi virus non presenti in natura, alimentando speranze per nuovi progressi medici ma anche timori per la biosicurezza: il rischio è che si inventino patogeni letali da usare come nuove armi biologiche. Come emerso da uno studio pubblicato sulla rivista Science, gli scienziati della Standford University e dell’Arc Institute, un’organizzazione di ricerca di Palo Alto (California), hanno insegnato all’AI a riconoscere i modelli della struttura del DNA in natura, e poi a usare quei dati per generare migliaia di combinazioni di genomi.

Del totale, gli scienziati ne hanno costruiti e testati circa 300 in laboratorio e hanno scoperto che 16 erano virus vivi. Quei virus infettano i batteri ma non possono colpire gli esseri umani. Stando allo studio, l’AI è arrivata a generare ciò che l’evoluzione naturale avrebbe potuto impiegare milioni di anni.Il modello AI usato si chiama Evo, una sorta di ChatGPT. Come la chatbot di OpenAI risponde a domande grazie a un apprendimento basato su una vasta gamma di testi, Evo ha fatto training usando le sequenze genetiche di milioni di animali, piante, microbi e virus. In totale, Evo ha attinto a 9.000 nucleotidi, blocchi molecolari che compongono il DNA.Consapevoli dei potenziali pericoli, mentre addestravano Evo i ricercatori non hanno fornito al modello dati sui virus che infettano gli esseri umani. La settimana scorsa il National Institutes of Health ha introdotto una nuova politica per fermare la ricerca scientifica che mette a rischio la vita vietando agli scienziati di fare esperimenti che rendono gli agenti biologici più pericolosi. Non c’è tuttavia consenso nel giudicare il pericolo associato a un virus creato dall’AI.

Roggero, Salvini lo visita in carcere: no pressioni su grazia, profilo basso

Roma, 7 ago. (askanews) – Mario Roggero nel carcere di Bollate “lavora tutto il giorno giorno e abbiamo tutta la determinazione per essere vicino a lui alla famiglia, anche quando magari i riflettori si spengono, anche quando la gente va in vacanza. Sta affrontando decine di migliaia di euro di spese legali, quindi cercheremo anche nel concreto di essergli vicino e di chiedere agli italiani di dare una mano”. Così il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, a margine della sua visita al carcere di Bollate, nel milanese, dove da tre settimane è detenuto il gioielliere di Grinzane Cavour Mario Roggero.

“Poi ci ha chiesto di andare avanti sulla norma che eviterà in futuro risarcimenti danni ai parenti dei rapinatori e dei ladri – continua Salvini -, perché risarcire le famiglie di qualcuno che va a rapinare un onesto lavoratore è qualcosa di impensabile”. “Quindi mi auguro che il Parlamento alla ripresa si unisca tutto, maggioranze e opposizioni, in una norma di civiltà, risarcire i danni di rapinatori a mano armata non è non è morale non è giusto”, sottolinea. “Con la moglie ci scambiamo reciproche riflessioni, cerco di esserci”, “sulla grazia non ho detto nulla nè io nè lui, profilo assolutamente basso, riconoscimento della condanna che c’è, poi chiunque farà le sue valutazioni nei modi e nei tempi che riterrà, non c’è nessuna pressione”, ha concluso Salvini.

Arabia Saudita-Pakistan-Turchia serrano i ranghi con un patto di difesa

Roma, 7 ago. (askanews) – Tre potenze sunnite che serrano i ranghi, preoccupate dalla crescente aggressività di Israele e dell’Iran sciita e dalla sempre maggiore difficoltà del loro storico alleato, gli Stati Uniti, di contenere i disordini regionali. E’ questo, in estrema sintesi, il quadro che ha spinto oggi Pakistan, Arabia Saudita e Turchia a firmare alla Mecca l'”Accordo di Difesa Congiunta”, che stabilisce che “qualsiasi attacco armato contro uno qualsiasi degli Stati sarà considerato un attacco contro tutti”.

L’accordo, siglato nella città santa dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan e dal premier pachistano Shehbaz Sharif, ha dunque lo scopo di rafforzare la deterrenza collettiva contro qualsiasi atto di aggressione esterna ma al di là di questo, almeno stando alle dichiarazioni diffuse oggi, non fornisce dettagli sugli impegni assunti da ogni Paese. Non è chiaro, insomma, fino a che punto l’accordo vincoli le tre potenze regionali a una specifica azione militare di difesa reciproca.

Innegabile, però, la portata simbolica di un segnale del genere. “Tre degli Stati più influenti del mondo musulmano si riuniscono in un momento di forte incertezza, a dimostrazione di una crescente volontà tra le potenze regionali e di medio livello di coordinarsi più strettamente in materia di sicurezza”, ha commentato a Reuters Abdulaziz Sager, presidente del Gulf Research Center, un think tank con sede in Arabia Saudita. Va ricordato che la Turchia possiede il secondo esercito più grande della Nato, che l’Arabia Saudita, oltre a ospitare i luoghi più sacri dell’Islam, è uno dei maggiori esportatori di petrolio al mondo, e che il Pakistan è l’unico Paese musulmano dotato di armi nucleari. In quest’ottica l’accordo trilaterale “potrebbe rafforzare il peso diplomatico e di difesa collettivo dei tre Paesi, contribuendo al contempo all’emergere di un’architettura di sicurezza maggiormente orientata a livello regionale”, ha aggiunto Sager.

Sebbene Turchia e Pakistan, ai margini del Medio Oriente, abbiano evitato attacchi ritorsivi diretti e significativi da parte dell’Iran, entrambi sono ansiosi di fermare i conflitti che minacciano la loro sicurezza e le loro economie. Per l’Arabia Saudita poi, tre anni di conflitti in Medio Oriente hanno messo a dura prova le sue esportazioni di petrolio e i suoi ambiziosi piani di sviluppo, sollevando seri interrogativi sull’affidabilità della sua storica scelta di affidarsi, per la propria sicurezza, alla protezione “dell’ombrello” statunitnese.

Proprio su questo “nervo scoperto” si sono concentrate le critiche arrivate dall’Iran. “I sauditi dovrebbero sapere che un accordo di carta con la Turchia e il Pakistan non garantirà loro la sicurezza, così come anni di sfruttamento unilaterale degli americani non l’hanno garantita. Riformate le vostre politiche in modo da non dover implorare la sicurezza dagli altri”, ha scritto su X Ebrahim Rezaei, parlamentare e membro della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera dell’Iran.

Da Israele invece, almeno finora, non sono arrivati commenti. L’accordo, fanno notare diversi analisti, non è comunque un “fulmine a ciel sereno”, piuttosto consolida legami militari e strategici di lunga data. Il Pakistan – ricorda Reuters – fornisce addestramento e assistenza tecnica alle forze saudite da decenni, mentre Turchia e Pakistan si sono scambiati navi da guerra e aerei da addestramento. L’Arabia Saudita è un importante acquirente di droni dalla Turchia. Il Pakistan ha schierato circa 8.000 soldati, aerei da combattimento, droni e un sistema di difesa aerea nel regno saudita e ha avviato negoziati con il Kuwait per fornire sicurezza in cambio di cooperazione energetica e investimenti.

Tennis, Jasmine Paolini salta Cincinnati

Roma, 7 ago. (askanews) – Jasmine Paolini non giocherà il Wta 1000 di Cincinnati, in programma in Ohio dal 13 al 23 agosto. L’azzurra, ferma da Wimbledon per un problema al piede sinistro (che non le ha permesso di giocare neanche i tornei di Washington e di Toronto), lo ha annunciato con una storia su Instagram: “Abbiamo deciso di non partecipare nemmeno al torneo di Cincinnati. Dopo la finale dello scorso anno, non vedevo l’ora di tornare, ma il mio obiettivo è essere pronta al 100% per lo US Open e per il resto della stagione. Grazie per il sostegno”.

Arabia Saudita-Pakistan-Turchia serrano i ranghi con patto difesa

Roma, 7 ago. (askanews) – Tre potenze sunnite che serrano i ranghi, preoccupate dalla crescente aggressività di Israele e dell’Iran sciita e dalla sempre maggiore difficoltà del loro storico alleato, gli Stati Uniti, di contenere i disordini regionali. E’ questo, in estrema sintesi, il quadro che ha spinto oggi Pakistan, Arabia Saudita e Turchia a firmare alla Mecca l'”Accordo di Difesa Congiunta”, che stabilisce che “qualsiasi attacco armato contro uno qualsiasi degli Stati sarà considerato un attacco contro tutti”.

L’accordo, siglato nella città santa dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan e dal premier pachistano Shehbaz Sharif, ha dunque lo scopo di rafforzare la deterrenza collettiva contro qualsiasi atto di aggressione esterna ma al di là di questo, almeno stando alle dichiarazioni diffuse oggi, non fornisce dettagli sugli impegni assunti da ogni Paese. Non è chiaro, insomma, fino a che punto l’accordo vincoli le tre potenze regionali a una specifica azione militare di difesa reciproca.

Innegabile, però, la portata simbolica di un segnale del genere. “Tre degli Stati più influenti del mondo musulmano si riuniscono in un momento di forte incertezza, a dimostrazione di una crescente volontà tra le potenze regionali e di medio livello di coordinarsi più strettamente in materia di sicurezza”, ha commentato a Reuters Abdulaziz Sager, presidente del Gulf Research Center, un think tank con sede in Arabia Saudita. Va ricordato che la Turchia possiede il secondo esercito più grande della Nato, che l’Arabia Saudita, oltre a ospitare i luoghi più sacri dell’Islam, è uno dei maggiori esportatori di petrolio al mondo, e che il Pakistan è l’unico Paese musulmano dotato di armi nucleari. In quest’ottica l’accordo trilaterale “potrebbe rafforzare il peso diplomatico e di difesa collettivo dei tre Paesi, contribuendo al contempo all’emergere di un’architettura di sicurezza maggiormente orientata a livello regionale”, ha aggiunto Sager.

Sebbene Turchia e Pakistan, ai margini del Medio Oriente, abbiano evitato attacchi ritorsivi diretti e significativi da parte dell’Iran, entrambi sono ansiosi di fermare i conflitti che minacciano la loro sicurezza e le loro economie. Per l’Arabia Saudita poi, tre anni di conflitti in Medio Oriente hanno messo a dura prova le sue esportazioni di petrolio e i suoi ambiziosi piani di sviluppo, sollevando seri interrogativi sull’affidabilità della sua storica scelta di affidarsi, per la propria sicurezza, alla protezione “dell’ombrello” statunitnese.

Proprio su questo “nervo scoperto” si sono concentrate le critiche arrivate dall’Iran. “I sauditi dovrebbero sapere che un accordo di carta con la Turchia e il Pakistan non garantirà loro la sicurezza, così come anni di sfruttamento unilaterale degli americani non l’hanno garantita. Riformate le vostre politiche in modo da non dover implorare la sicurezza dagli altri”, ha scritto su X Ebrahim Rezaei, parlamentare e membro della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera dell’Iran.

Da Israele invece, almeno finora, non sono arrivati commenti.

L’accordo, fanno notare diversi analisti, non è comunque un “fulmine a ciel sereno”, piuttosto consolida legami militari e strategici di lunga data. Il Pakistan – ricorda Reuters – fornisce addestramento e assistenza tecnica alle forze saudite da decenni, mentre Turchia e Pakistan si sono scambiati navi da guerra e aerei da addestramento. L’Arabia Saudita è un importante acquirente di droni dalla Turchia. Il Pakistan ha schierato circa 8.000 soldati, aerei da combattimento, droni e un sistema di difesa aerea nel regno saudita e ha avviato negoziati con il Kuwait per fornire sicurezza in cambio di cooperazione energetica e investimenti.

Intesa Sanpaolo: a Ferragosto Gallerie d’Italia aperte gratuitamente

Milano, 7 ago. (askanews) – Le quattro sedi di Milano, Napoli, Torino e Vicenza delle Gallerie d’Italia, polo museale di Intesa Sanpaolo, saranno aperte gratuitamente al pubblico sabato 15 agosto in occasione di Ferragosto.

“Rinnoviamo l’apertura straordinaria e gratuita a Ferragosto – ha detto Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo e direttore Generale delle Gallerie d’Italia – per sottolineare il valore sociale dell’impegno in arte e cultura di Intesa Sanpaolo. I progetti espositivi temporanei, la bellezza dei dipinti, delle sculture e delle fotografie in mostra, l’originalità e l’ampiezza dei temi affrontati sono motivazioni per scegliere le Gallerie d’Italia o per tornare a visitarle. I palazzi storici, le collezioni d’arte, le esposizioni e le partnership con i principali musei del mondo rendono Progetto Cultura uno dei più significativi programmi culturali conosciuti in Europa”.

Alle Gallerie d’Italia di Milano è aperta la mostra Bellezza e Bruttezza. Ideale, reale, caricaturale nel Rinascimento, curata da Chiara Rabbi Bernard in collaborazione con Bozar – Centre for Fine Arts Brussels. Il percorso espositivo, costruito con rigore scientifico e attraverso opere prestigiose di grandi maestri come Botticelli, Michelangelo, Tiziano, Dürer, Cranach e altri importanti artisti, propone un confronto tra i protagonisti del Rinascimento italiano e nord-europeo, in particolare fiammingo, per indagare costanti e varianti del gusto e dello stile. È inoltre visitabile la mostra Arnaldo Pomodoro. Una vita. Le grandi opere delle Collezioni Intesa Sanpaolo e Fondazione Arnaldo Pomodoro, curata da Luca Massimo Barbero e Federico Giani e dedicata a uno dei più importanti protagonisti dell’arte contemporanea italiana e internazionale del secondo Novecento, in occasione del centenario della sua nascita.

Alle Gallerie d’Italia di Napoli è visitabile la mostra OBEY: Power to the peaceful, curata da Giuseppe Pizzuto e dedicata all’artista statunitense Shepard Fairey, in arte OBEY, uno degli artisti più influenti della scena urbana contemporanea. Realizzata in collaborazione con Wunderkammern, la mostra esplora uno dei temi più cruciali del nostro tempo: la pace come scelta attiva e responsabilità collettiva.

Alle Gallerie d’Italia di Torino è possibile ammirare la mostra fotografica Nick Brandt. The Day May Break. La luce alla fine del giorno, curata da Arianna Rinaldo. Il progetto The Day May Break è una serie di circa sessanta opere articolata in quattro capitoli, che ritrae persone e animali colpiti dal cambiamento climatico, dal degrado e dalla devastazione ambientale. Per la prima volta alle Gallerie d’Italia di Torino sono presentati insieme tutti e quattro i capitoli della serie, compreso l’ultimo, commissionato da Intesa Sanpaolo. Prosegue inoltre la mostra Diana Markosian. Replaced, curata da Brandei Estes. Realizzata su committenza originale di Intesa Sanpaolo, presenta in anteprima assoluta il nuovo progetto di una delle più interessanti protagoniste della fotografia contemporanea internazionale.

Alle Gallerie d’Italia di Vicenza è visitabile la raccolta di pittura veneta del Settecento, che offre un affascinante itinerario nell’ultima splendida stagione della Serenissima attraverso le ironiche scene di vita quotidiana di Pietro Longhi e le luminose vedute dei grandi vedutisti. La collezione di icone russe, tra le più importanti d’Occidente e presentata secondo rinnovati criteri museografici, accompagna il visitatore in un suggestivo viaggio alla scoperta della spiritualità ortodossa.

Time in Jazz al via: Amii Stewart, Diodato e i 100 anni di Miles Davis

Roma, 7 ago. (askanews) – Time in Jazz al via: dopo il prologo di tre giornate a giugno, il festival ideato e diretto da Paolo Fresu vivrà da questo sabato 8 agosto e fino a domenica 16, il clou della sua trentanovesima edizione, con Berchidda (Ss) come sempre al centro di un percorso che coinvolgerà altri quindici comuni del Nord Sardegna: Alà dei Sardi, Arzachena, Banari, Bortigiadas, Budoni, Loiri Porto San Paolo, Luras, Oschiri, Olbia, Porto Rotondo, Puntaldia, San Teodoro, Sant’Antonio di Gallura, Tempio Pausania (l’Agnata), Viddalba.

L’edizione 2026 sotto il titolo ‘Kind of blue’, preso in prestito dal suo storico album del 1959, rende omaggio a Miles Davis nel centenario della nascita del grande trombettista afroamericano. Un tributo che attraversa l’intero cartellone e che si traduce non solo in una serie di concerti dedicati alla sua musica, ma anche in un percorso capace di mettere in dialogo linguaggi, discipline e territori, nel segno della curiosità e della ricerca che da sempre caratterizzano Time in Jazz.

Il cartellone riunisce alcune delle personalità più autorevoli e innovative del jazz, e non solo. In questa edizione assumono un ruolo centrale i trombettisti e i numerosi omaggi, espliciti o ispirati, a Miles Davis. Tra questi spiccano Paolo Fresu con il suo collaudato spettacolo tra musica e teatro ‘Kind of Miles’; l’americano Nicholas Payton affiancato dal sassofonista Rick Margitza, il chitarrista Charlie Hunter e il batterista Greg Hutchinson in ‘The Music of Miles / Coltrane’, un progetto dedicato sia al centenario della nascita di Davis sia a quello di John Coltrane; Giovanni Falzone, che insieme alla Libera Band presenterà ‘Suite for Miles’, una produzione realizzata su commissione di Time in Jazz; e Flavio Boltro, alla guida del Miles Smiles Quartet, formazione nata proprio per celebrare il centenario del grande trombettista americano, al quale il festival intitola anche il Premio Miles Ahead che verrà consegnato al rapper e cantautore italo-tunisino Sayf.

Il lascito artistico di Miles Davis è imprescindibile anche per il percorso musicale del trombettista norvegese Nils Petter Molvær, di scena a Berchidda con la riproposizione dal vivo di ‘Khmer’, il suo album diventato un punto di riferimento fin dalla prima uscita, trent’anni fa, per la capacità di fondere jazz, elettronica e ricerca sonora. Dalla Norvegia arriverà anche Bugge Wesseltoft, pianista, compositore e produttore, tra i principali interpreti del nu-jazz contemporaneo, che presenterà una versione interamente solistica di ‘Am Are’, progetto che prosegue il percorso delle sue pubblicazioni per pianoforte solo, iniziato nel 2007.

La tromba è lo strumento di elezione anche di Markus Stockhausen, atteso in duo con l’iraniano Alireza Mortazavi, compositore e virtuoso del santur, l’antenato persiano del pianoforte; di Fabrizio Bosso, in arrivo con il suo quartetto e il repertorio del nuovo album ‘Routes’; di Luca Aquino, affiancato dal fisarmonicista Natalino Marchetti; e di Giorgio Li Calzi, artefice insieme a Valerio Corzani nel ruolo di narratore del progetto ‘Nica’s Dream. I musicisti di jazz e i loro tre desideri’. Completano la schiera di trombettisti la catalana Andrea Motis con il suo Guitar Trio, e la giovane Matilde Gori (classe 2001), anche lei in trio, alla quale sarà assegnato a Berchidda il Premio Biorepack, il riconoscimento promosso dal consorzio nazionale per il riciclo delle bioplastiche compostabili, partner del festival, destinato all’artista più visionario presente in cartellone.

Gli strumenti a fiato hanno un ruolo di primo piano anche nella Bandakadabra, protagonista della tradizionale traversata musicale da Livorno a Golfo Aranci a bordo di una nave Sardinia Ferries; nella Koro Almost Brass, nel gruppo Satoyama e nella storica Banda Musicale ‘Bernardo De Muro’, dove Paolo Fresu ha mosso i suoi primi passi tra le note prima di intraprendere la carriera che l’ha reso uno dei musicisti italiani più apprezzati a livello internazionale.

Tra tanti ottoni spicca il basso tuba di Theon Cross, una delle figure chiave della nuova scena londinese, la stessa da cui arriveranno a Berchidda anche i Kokoroko con la loro miscela di fiati, ritmi afro, synth e groove coinvolgenti per animare la tradizionale festa di Ferragosto che chiuderà la serie di concerti in programma sul palco centrale del festival in Piazza del Popolo. E l’indomani, domenica 16 agosto, spetteranno infine al ‘padrone di casa’, Paolo Fresu, gli ultimi squilli di tromba nel collaudato e affiatatissimo duo col bandoneonista Daniele di Bonaventura, a suggellare il trentanovesimo Time in Jazz nell’ormai consueto ultimo atto in scena alla Peschiera di San Teodoro.

Nel frattempo altri omaggi in musica saranno stati offerti nell’arco delle nove giornate: Dado Moroni proporrà una sua personale visione ‘pianistica’ del mondo di Miles Davis, mentre il contrabbassista Attilio Zanchi renderà tributo a un altro gigante del jazz, Charles Mingus. Jazz ma non solo anche in questa edizione del festival: ecco quindi Apparat, da oltre vent’anni una delle figure più influenti della musica elettronica tedesca; ecco poi Amii Stewart, un’artista che ha affascinato generazioni di fan con la sua voce potente e la sua carismatica presenza; ed ecco Diodato, uno dei cantautori più intensi ed eleganti della scena italiana, che domenica 9 sarà il protagonista del tradizionale concerto tributo a Fabrizio De André a L’Agnata, uno degli eventi più attesi di ogni edizione di Time in Jazz, come testimonia, anche quest’anno, l’immancabile tutto esaurito.

Il festival sarà anche l’occasione per esporre in vetrina alcune delle produzioni varate dai ‘cantieri’ di Insulae Lab, il centro di produzione musicale di Time in Jazz: ‘Atlantide. Il soffio, il suono, il mare’ dell’Atlantis Quartet guidato da un altro trombettista, Francesco Lento; ‘Universal Chords’ del sassofonista Raffaele Casarano e il chitarrista ungherese Ferenc Snétberger; ‘Elektro Dixie’, un progetto che si muove tra passato e futuro mettendo insieme due batteristi, Stefano Bagnoli e Christian Meyer, Giuseppe Vitale al pianoforte e alle tastiere, e Federico Malaman al basso elettrico; e poi ‘La storia siamo noi’, dove lo scrittore Flavio Soriga racconta vicende e personaggi della storia sarda accompagnato dalle atmosfere musicali di Gianluca Pischedda al violoncello e all’elettronica.

Si riconosce sotto l’insegna di Insulae Lab anche Time After Time, la serie di appuntamenti con la musica dal vivo in programma dopo i concerti serali nella piazzetta antistante il palco di Piazza del Popolo a Berchidda. Anche quest’anno, il compito di guidare le danze è affidato al talento dell’organetto diatonico Pierpaolo Vacca, chiamato a suonare con un artista ogni sera diverso: lo si vedrà quindi duettare con Francesco Piu, tra i protagonisti della chitarra blues in Italia, con la cantante e producer Suz e il chitarrista Davide Angelica, con il trombonista Filippo Vignato, e con WhiteFang, ovvero il chitarrista e cantante Luca Cadeddu Palmas affiancato da Fabio Bruno al basso e Alessandro Di Felice alla batteria. Poi, ancora musica nelle notti berchiddesi: spente le luci sul palco di Time After Time, sale alla consolle Renton con i suoi dj set tra techno, house e minimal, reminiscenze funky, disco e bass music.

A completare il ricco e multiforme palinsesto musicale, torna anche quest’anno il FestivalBar, la vetrina di solisti e gruppi in scena ogni sera in un diverso bar di Berchidda: ospiti in questa edizione la musicista elettronica Gold Mass, il duo indie folk Pick n’ Bow di Samuele Rampani e Virginia Sutera, il trio rock’n’roll/rockabilly The Dangerous 3, e il duo di musica elettronica TAAL di Luigi Mastandrea e Fabio Arcifa.

Insieme alla musica, Time in Jazz ribadisce la sua vocazione di festival capace di intrecciare linguaggi, esperienze e generazioni. Torna così Time to Read, la rassegna dedicata ai libri e ai loro autori, che accompagnerà il pubblico con incontri e dialoghi a ‘Sa colte ‘e su ‘oltiju’, il giardino di Sa Casara, l’ex caseificio ora sede dell’associazione Time in Jazz a Berchidda. Ospiti quest’anno il critico e storico del jazz Ashley Kahn, autore di uno dei saggi di riferimento sul capolavoro discografico di Miles Davis ‘Kind of Blue’, Salvatore Niffoi con ‘La rosa e lo spiedo’ (La nave di Teseo, 2026), Alessandro Bergonzoni con ‘Aprimi cielo. Dieci anni di raccoglimento, articolato’ (Garzanti, 2020), Paola Caridi con il suo ultimo libro ‘La voce di Gaza’.

Reno Brandoni presenterà invece il suo ‘L’urlo di Miles’ (casa editrice Le Ruzzole, 2026) nel tradizionale evento di Ferragosto nella campagna intorno a Berchidda, dove il festival trascorre la giornata con tutta una serie di appuntamenti in programma nelle chiesette campestri di San Michele e di Santa Caterina. Qui, oltre al sempre affollatissimo pranzo a base dei piatti tipici della cucina locale, il pubblico ritroverà Alessandro Bergonzoni protagonista di uno speech nel suo inconfondibile stile affabulatorio, ironico e dissacrante, fatto di giochi di parole, calembour e battute surreali.

La trentanovesima edizione di Time in Jazz salpa dunque gli ormeggi sabato 8 di buon mattino e inizia il suo viaggio alle 7.45 con un evento ormai immancabile di Time in Jazz: la traversata marittima in musica dal porto di Livorno a quello sardo di Golfo Aranci (arrivo alle 16.45) a bordo di una motonave della Sardinia Ferries; un appuntamento che si rinnova per la ventunesima estate consecutiva grazie alla partnership del festival con la compagnia delle navi gialle. A bordo quest’anno, la Bandakadabra, potente marching band capace di affrontare qualsiasi linguaggio musicale con una travolgente carica di energia. Giulio Piola e Daniele Raimondi alle trombe, Kim Gianesini al sax tenore, Simone Capitaneo al trombone, Luca Bellodi al sousafono, Alessandro Orefice al rullante e Gipo Di Napoli alla cassa trasformeranno il viaggio in un prologo festoso: fiati in movimento, ritmi coinvolgenti, improvvisazioni che si mescolano al rumore del mare e al passo lento della nave. Sarà un modo diverso di entrare nel festival, quasi un rito di passaggio: la musica che accompagna il tragitto verso l’isola, come un primo respiro collettivo.

Poi, sbarcata in Sardegna, la Bandakadabra porterà le sue note e i suoi ritmi nei giorni successivi per le vie di Berchidda, scorrazzando in parata musicale tutte le sere verso il tramonto, e la mattina di martedì 11 in un’esibizione all’Aeroporto Olbia Costa Smeralda – S.A. Principe Karim Aga Khan IV. Sulla terra ferma, la giornata inaugurale vive il suo primo evento nel tardo pomeriggio, alle 18, al Golf Club di Puntaldia (con ingresso libero e gratuito) con un’artista che ha affascinato più generazioni di fan con la sua voce potente e la sua carismatica presenza scenica: Amii Stewart. La cantante statunitense presenta ‘Back to my Roots’, lo show in cui propone i suoi grandi hit e classici del R&B in nuove versioni. La scaletta annuncia brani come ‘Knock on Wood’, che nel 1979 decretò il suo successo planetario, ‘Friends’, ‘Try Love’, ‘Grazie perché’, ‘Love Ain’t No Toy’, insieme a reinterpretazioni di pezzi iconici come ‘Ain’t Nobody’ di Chaka Khan e ‘Use Me’ di Bill Withers, ma anche nuovi titoli, come ‘Mama’ e il recente singolo ‘Funk’. Ad accompagnare Amii Stewart sul green di Puntaldia, una formazione che schiera Paolo Paracchini al basso, Dario Tanghetti alle percussioni, Riccardo del Togno alle tastiere, Giuseppe Tringali alla batteria, Jeanne Hadley alla chitarra e cori, per la direzione artistica di Simone Cohen.

In serata si resta ancora sulla costa nordorientale, a Porto Rotondo, dove il Teatro all’aperto ‘Mario Ceroli’ accoglierà alle 21.30 (anche qui con ingresso libero e gratuito) la trombettista, cantante e compositrice Andrea Motis con il suo Guitar Trio in cui è affiancata dai chitarristi Josep Traver e Jurandir dã Silva. Classe 1995, con il suo stile fatto di misura, delicatezza e una naturalezza che incanta, la musicista catalana è una delle voci più sorprendenti del jazz europeo degli ultimi anni. Oltre a un’importante collaborazione con Quincy Jones, Andrea Motis ha condiviso il palco con altre leggende come Milton Nascimento, Omara Portuondo e il Buena Vista Social Club, Esperanza Spalding e Yo-Yo Ma. Al suo attivo una dozzina di album che abbracciano l’intero spettro dei suoi interessi, dal jazz classico al funk passando per la musica brasiliana. Con Josep Traver e Jurandir dã Silva alle chitarre e con Jaques Morelenbaum special guest al violoncello, Andrea Motis ha firmato lo scorso febbraio il suo nuovo album: ‘Intimate’, come promette il titolo, è una conversazione musicale intima e confidenziale, caratterizzata da delicatezza, calore e sincerità emotiva. In questo album, la musicista catalana rivela il suo lato più raffinato, mettendo la sua voce al centro e intrecciando linee di tromba sobrie in un contesto acustico essenziale.

Sempre in serata, ma a Berchidda, la giornata inaugurale propone primo appuntamento con il FestivalBar, la vetrina di solisti e gruppi ospitata ogni sera da un diverso bar del paese. Apre la serie, alle 21.30 al Muretto Café, il duo indie folk Pick n’ Bow di Samuele Rampani e Virginia Sutera con un repertorio di canzoni inedite in inglese, arrangiate con chitarra, voce, violino e stompbox.

Anche il primo appuntamento in agenda domenica (9 agosto) è a Berchidda: a mezzogiorno si inaugurano le mostre allestite negli spazi de Sa Casara, la sede di Time in Jazz; in esposizione le fotografie scattate l’anno scorso durante il festival da Francesca Sara Cauli e David Morresi: ‘What a Wonderful World’, come dichiara il titolo, è il racconto per immagini della passata edizione di Time in Jazz, con i suoi volti, le sue emozioni e le sue suggestioni. CasArt è invece l’esposizione permanente della Collezione di Arte contemporanea nata nel 1997 in seno al progetto PAV (Progetto Arti Visive), grazie al contributo degli artisti che hanno partecipato alle iniziative del festival nel corso del tempo. Ad accompagnare l’inaugurazione delle mostre, che resteranno aperte per tutta la durata del festival, un brindisi in collaborazione con la Cantina Sociale Giogantinu.

Nel tardo pomeriggio, alle 18, il festival raggiunge L’Agnata, nei pressi di Tempio Pausania, luogo simbolico e carico di memoria, per vivere uno dei momenti clou di ogni edizione, come prova anche in questa occasione il tutto esaurito: il Concerto per Fabrizio De André con cui Time in Jazz, in collaborazione con la Fondazione a lui intitolata, rende omaggio al grande cantautore genovese nei luoghi che elesse a suo buen retiro. Il protagonista quest’anno è Diodato, uno dei cantautori più intensi ed eleganti della scena nazionale, molto amato dal pubblico e tra i più premiati.

Palazzo Chigi: l’Italia non accetta imposizioni sulle frontiere

Roma, 7 ago. (askanews) – “L’Italia non accetta ultimatum o imposizioni dall’estero per ciò che riguarda la sicurezza nazionale ed il controllo delle frontiere”. E’ quanto si legge in una nota di palazzo Chigi.

“Non intendiamo in nessun caso – viene precisato – rivedere la decisione di sospendere l’applicazione dell’accordo di Schengen per i cittadini di paesi terzi provenienti dalla Spagna, almeno fino al 15 agosto e comunque sino a quando non saranno completamente esclusi rischi di sicurezza e di terrorismo per l’Italia”.

“In quella data – aggiunge la nota del governo – come annunciato dalle stesse autorità spagnole, è infatti attesa a Ceuta una nuova ondata migratoria.

Dunque, “solo quando si avrà la certezza che non vi saranno rischi di sicurezza e di terrorismo per l’Italia, che non vi sia una nuova ondata, che non ci siano migranti irregolari diretti verso il territorio europeo, si potrà rivedere quanto già deciso”. Palazzo Chigi aggiunge che la linea sul controllo delle frontiere viene ribadita “senza pregiudizio nei confronti di un Paese amico come la Spagna, analogamente a decisioni simili adottate in passato al governo italiano, ad esempio nei confronti della Slovenia, e da governi europei nei confronti dell’Italia e della stessa Spagna”.

“Nel momento in cui tutte queste condizioni dovessero venire meno – prosegue la nota della presidenza del Consiglio – l’Italia è pronta a continuare un confronto costruttivo con il Governo di Madrid”.

Conclude palazzo Chigi: “Nel frattempo le autorità di frontiera italiane faranno di tutto per garantire la massima agibilità ai cittadini spagnoli ed europei che, é importante sottolinearlo, non sono interessati dal ripristino dei controlli ai confini aerei e marittimi”.

"We are italians": Saturnino e Ray Gelato ospiti The Italian Society

Roma, 7 ago. (askanews) – Nasce per sorprendere una nuova orchestra di swing italiana “The Italian Society”, spinta da un’esigenza semplice e profonda al di là delle logiche di mercato: fare musica per il puro gusto di farla. Questa visione speciale debutta oggi, venerdì 7 agosto, su tutte le piattaforme digitali con il primo singolo inedito “We Are Italians”.Per questo esordio, l’orchestra accoglie due ospiti d’eccezione: Saturnino, tra i bassisti più noti e riconoscibili della scena italiana, e Ray Gelato, sassofonista e cantante britannico considerato un punto di riferimento dello swing internazionale.

Il brano introduce l’universo sonoro ideato dal produttore e compositore Diego Buongiorno: un ensemble di circa 25 musicisti e tre grandi voci, scelte appositamente per la loro forte personalità artistica: Coky Ricciolino, Frankie Micheli e Gabrio Gentilini.

Tre interpreti dai percorsi differenti, chiamati a essere il cuore pulsante della formazione. Tre cantanti schierati contemporaneamente in prima linea che, in perfetto stile Rat Pack, fondono la tradizione e l’eleganza tecnica del bel canto con la freschezza interpretativa di oggi, giocando su un’intesa magnetica e di grande respiro.

La presenza di Saturnino e Ray Gelato arricchisce “We Are Italians”, unendo la grande tradizione orchestrale italiana a una dimensiona globale. Una scelta mossa dall’entusiasmo e dal significato più autentico del verbo inglese to play: suonare, ma anche giocare, sperimentare e farsi sorprendere, dove la cura degli arrangiamenti sposa la massima libertà dell’interpretazione.

La formazione guarda all’immaginario d’oro dello swing senza alcuna nostalgia. Il passato è il punto di partenza per un repertorio originale, costruito su partiture raffinate, grandi performance e un’energia collettiva travolgente.

“C’è un proverbio che dice: male non fare, paura non avere – commenta Saturnino – Io invece dico: musica fare, paura non avere. Oggi tutti sono spaventati e si chiedono come affrontare il mercato musicale. Ma il mercato non si affronta: si fa musica. E quando la musica è vera, trova la sua strada”.

“È stato un grande piacere registrare con The Italian Society – aggiunge Ray Gelato – Ci siamo incontrati per la prima volta durante le sessioni in uno studio di Londra e l’intesa è stata immediata. Sono un gruppo di musicisti straordinari, pieni di talento, e ci siamo divertiti molto a registrare le mie parti vocali per il brano originale We Are Italians. Sono davvero felice di aver preso parte a questo progetto.”

Registrato tra Londra e gli storici Forum Studios di Roma, “We Are Italians” si avvale degli arrangiamenti orchestrali di Tiziano Liburdi e del mix di Fabio Patrignani, unendo dinamica orchestrale e respiro internazionale. L’identità visiva del lancio è invece affidata agli scatti del fotografo Fabrizio Cestari.

Il singolo apre la strada a un percorso ricco di imminenti pubblicazioni e collaborazioni importanti, che culminerà con l’uscita dell’album di debutto prevista per l’autunno 2026. Un racconto in musica firmato The Italian Society, prodotto da Diego Buongiorno, dove l’autenticità e la libertà di dare forma alle idee tornano al centro della scena discografica.

MotoGp, Alex Marquez il più veloce nelle Libere 1 a Silverstone

Roma, 7 ago. (askanews) – Alex Marquez firma il miglior tempo nella prima sessione di prove libere del Gran Premio di Gran Bretagna della MotoGp, sul circuito di Silverstone. Lo spagnolo del Team Gresini ha fermato il cronometro in 1’58″692, precedendo di 173 millesimi l’Aprilia di Marco Bezzecchi e di 282 la Ktm di Pedro Acosta.

Quarto tempo per Raul Fernandez con l’Aprilia Trackhouse, mentre Fabio Di Giannantonio ha chiuso quinto con la Ducati VR46. Il campione del mondo Marc Marquez, sulla Ducati ufficiale, ha ottenuto il sesto crono, a meno di mezzo secondo dal fratello Alex.

Settimo il giapponese Ai Ogura, secondo nella classifica iridata, davanti al leader del Mondiale Jorge Martin, ottavo. Completano la top ten Franco Morbidelli, nono, e Francesco Bagnaia, decimo con l’altra Ducati ufficiale.

La sessione si è disputata su una pista ancora poco gommata, condizione che ha spinto i piloti ad affrontare il tracciato con prudenza. Pedro Acosta è stato protagonista anche di una scivolata senza conseguenze alla curva 15 nelle fasi iniziali delle prove. Più indietro gli altri italiani: Luca Marini ha chiuso tredicesimo, seguito da Enea Bastianini quattordicesimo.

Calcio, Juve, Spalletti: "Mercato ok", domani l’Inter

Roma, 7 ago. (askanews) – Abbiamo lavorato bene sul mercato e siamo tranquilli”. Luciano Spalletti promuove le mosse della Juventus alla vigilia dell’amichevole contro l’Inter a Perth, soffermandosi soprattutto sulla gestione della rosa in vista della nuova stagione. “Il campionato sarà caratterizzato dal fatto che si giocherà il giovedì e la domenica. L’Europa League ti impegna più della Champions e sarà difficile far giocare sempre gli stessi”, ha spiegato il tecnico bianconero, sottolineando la necessità di un maggiore turnover.

Sul reparto offensivo, dopo la partenza di Dusan Vlahovic, Spalletti si è detto fiducioso: “Abbiamo acquistato calciatori che, nella loro somma, riusciranno a superare quei numeri. Non è importante avere un solo attaccante da 20 gol. Kolo Muani riempie bene l’area, Alajbegovic può fare gol e con il lavoro di tutti riusciremo a sopperire”.

L’allenatore guarda all’amichevole contro i nerazzurri come a un test significativo: “Sono partite che ti fanno capire se stai lavorando nella direzione giusta. L’Inter è una squadra tostissima, tra le più forti del campionato, e dovremo essere compatti per tutta la gara”.

Spalletti ha anche chiuso definitivamente il capitolo delle polemiche nate nell’ultimo confronto tra Juventus e Inter: “Non abbiamo creato grossi strascichi e non abbiamo più riparlato di quei comportamenti in campo. Vogliamo soltanto fare una bella partita e imparare qualcosa per arrivare al loro livello”.

Sul mercato, il tecnico ha escluso un interesse concreto per il difensore del Parma Alessandro Circati: “È un giocatore promettente, ma in questo momento abbiamo altri obiettivi e una rosa molto ampia”. Parole di apprezzamento, infine, per il nuovo Director of Performance Darren Burgess, definito “un punto di forza della Juventus”.

In conferenza è intervenuto anche Andrea Cambiaso, che ha spento le voci di mercato: “Ogni estate escono tante notizie, ma io sono molto contento e orgoglioso di rappresentare la Juventus”. Il difensore ha aggiunto che la squadra sta assimilando sempre meglio le idee di Spalletti: “Lavorare con lui fin dall’inizio della preparazione è un vantaggio. Siamo entusiasti e vogliamo crescere”.

Europei nuoto, Paltrinieri quarto nella 3 km

Roma, 7 ago. (askanews) – Gregorio Paltrinieri chiude ai piedi del podio nella tre chilometri knockout sprint agli europei di Nuoto di Parigi. Il 31enne carpigiano – tesserato per Fiamme Oro e Coopernuoto e allenato al Centro Federale di Ostia da Fabrizio Antonelli – risale fino alle prime posizioni dopo essere scivolato indietro, ma non riesce a completare la rimonta e termina quarto in 6’17″0. A conquistare il titolo europeo è l’ungherese David Betlehem, autore di una gara tatticamente perfetta. Il magiaro evita la bagarre nelle fasi più caotiche dello stretto campo gara dell’Île aux Cygnes. Poi piazza l’allungo e tocca in 6’12″9. Argento e bronzo alla Francia con Marc-Antoine Olivier (6’16″2) e Logan Fontaine (6’16″4) con Paltrinieri preceduto soltanto al photofinish. Dopo il bronzo conquistato nella cinque chilometri sulla Senna, l’azzurro rincorreva il podio europeo nella knockout sprint, distanza nella quale aveva già raccolto il quarto posto ai Mondiali di Singapore 2025 e il quinto agli Europei di Stari Grad 2025. Tra i dieci finalisti anche Andrea Filadelli. Il 25enne ligure – tesserato per Marina Militare e Superba Nuoto – chiude decimo in 6’29″6. Si ferma in semifinale Domenico Acerenza.

“Sentivo che ne avevo di più – commenta Gregorio Paltrinieri – Ho ricevuto tante botte, come sempre, negli ultimi 500 metri. Stavo risalendo, ma non c’è spazio: il campo gara della Senna è strettissimo. Non ho una partenza forte come gli altri e quindi mi ritrovo un attimo indietro nei primi giri di boa. Nell’imbuto finale sono stato anche sfortunato e imbottigliato. Sono sempre salito sul podio in Coppa del Mondo nella knockout sprint e oggi era come in una Coppa del Mondo perché ci sono tutti. Il livello è allucinante. Siamo tutti medagliati olimpici”. “Non è stata brutta la gara, è stato brutto il risultato – spiega il 31enne carpigiano campione di tutto – Mi sto sentendo sempre meglio giorno dopo giorno. Purtroppo poi le medaglie non arrivano. Si vive anche di emozioni, non solo di risultati. È stato bello comunque disputare questa gara e mi sono divertito anch’io. Ora testa alla prova a squadre: siamo una grande staffetta e dobbiamo prenderci la rivincita. Ripartirò fiducioso, però sì, c’è da lavorare”. Infine una battuta sul ritiro di Gabriele Detti: “Definirlo compagno di squadra è riduttivo, è un compagno di vita, di tutto. È stato il mio più grande avversario e uno dei miei più grandi amici. Ci siamo divisi ad un certo punto, ma abbiamo continuato a sentirici e stare vicini. Mi fa strano perché è una parte anche di me. Sono contento di tutto quello che abbiamo realizzato insieme e gli auguro un grande futuro”.