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Crisi dei negozi di moda, non solo per crisi consumi

Roma, 3 set – In Italia chiudono diciotto negozi di moda e abbigliamento ogni giorno: oltre 23mila attività e 35mila posti di lavoro perduti negli ultimi cinque anni, secondo Federazione Moda Italia -Confcommercio. Numeri dietro cui, per Abbigliamento Vincente Agenzia di marketing fondata da Michele Carozza e specializzata esclusivamente nel settore moda non c’è soltanto la crisi dei consumi.

“Il punto non è che gli italiani spendono meno – spiega Michele Carozza – è che hanno smesso di comprare come compravano dieci anni fa. La passeggiata in centro, la vetrina che intercetta chi passa, l’acquisto d’impulso davanti al negozio era il modello su cui i punti vendita si reggevano. Oggi quell’impulso si è spostato online: una persona vede un prodotto, due tocchi con Apple Pay e l’ordine arriva a casa. È comodo, immediato, senza attrito, e contro quella comodità il negozio fisico, da solo, non può competere”.

Eppure, sottolinea l’agenzia, il punto vendita ha un vantaggio che l’online non potrà mai avere.

“Un negoziante con dieci anni di attività, quando parla con un cliente in negozio, è un vero esperto di abbigliamento: sa consigliare, sa leggere la persona che ha davanti. Il problema è che quella competenza la conoscono solo i clienti che entrano; tutti gli altri non la vedono. Il digitale serve esattamente a questo: con un tocco di editing, mostrare a tutti l’esperto che quel negozio ha già dentro. Non costruiamo un personaggio finto, raccontiamo una competenza che esiste davvero. E oggi le persone si fidano molto di più di un brand con un volto riconoscibile che di un marchio anonimo. Noi lavoriamo solo sulla moda, esclusivamente con negozi di abbigliamento, accessori e calzature. Un’agenzia che dice di fare tutto, in realtà non fa bene niente: il marketing cambia da settore a settore. Lavorare solo nel fashion ci permette tre cose concrete: conoscere la stagionalità, sapere come ruota la merce, capire chi entra in negozio e perché compra. Parliamo la stessa lingua dei nostri clienti, ed è la sola lingua con cui oggi un negozio di abbigliamento può tornare a crescere”.

(Comunicato stampa)

Report, Mollicone: giornalisti senza tesserino si regolino

Venezia, 3 set. (askanews) – “Bisogna che qualcuno dica alla redazione di Report che non è né un Soviet, ma è una redazione in cui giornalisti professionisti sono a contratto.Sono dipendenti Rai. Quelli che non hanno contratto e che non sono nemmeno giornalisti, come Giulia Innocenzi, forse dovrebbero darsi una regolata.

Lo ha detto il presidente della Commissione Cultura e editoria della Camera Federico Mollicone, intercettato al Lido di Venezia davanti all’hotel Excelsior commentando le voci sullo scambio acceso avvenuto nei corridoi di via Teulada tra Salvo Sottile e alcuni giornalisti della redazione di Report.

“Dovrebbero capire che non si dialoga così con un’azienda, l’azienda pubblica italiana. Non ci sono regolamenti, regole, leggi e che chi non ha ruolo per farlo è bene che non si comporti come in un’assemblea studentesca”.

Venezia, Marco Santi: “Il Grande Giaffa” metafora dell’attualità

Venezia, 3 set. (askanews) – Il non sentirsi abbastanza, il desiderio di visibilità e di apparire a tutti i costi. C’è molta attualità ne “Il Grande Giaffa”, opera prima di Marco Santi che apre la 41esima Settimana Internazionale della Critica alla Mostra del Cinema di Venezia.

Racconta la storia di Giacomo Falta, interpretato da Edoardo Pesce, un uomo dall’esistenza anonima che resta ammaliato dal successo del carismatico Grande Giason (Roberto Zibetti), che senza un particolare talento riesce a catturare le folle, come un guru.

Una popolarità immotivata che lo ossessiona quella di Giason, al punto da voler assumerne l’identità in una notte assurda, in cui il confine tra illusione e realtà diventa sempre più labile. Il regista l’ha definita una favola nera sull’invisibilità sociale:

“È sicuramente una metafora dell’attualità, senza giudizio, non giudica ma è una metafora di quello che ci circonda e un’esasperazione di quello che io vedo attorno a me”.

Per Edoardo Pesce il film è una fotografia del momento che viviamo: “C’è questa fame di fama, l’occasione per avere riscontro di un pubblico, e questo personaggio rappresenta questo, si trova ad essere riconosciuto e diventa quasi una specie di droga e di avvelenamento da questa cosa qui”.

Lega, Fontana: Giorgetti? Non si fa arruolare, decide lui cosa fare

Milano, 3 set. (askanews) – “Ci mancherebbe che Giorgetti si faccia arruolare. Giorgetti è una persona di uno spessore tale che decide lui cosa fare”. Così il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, a margine dell’accensione del Countdown Clock del Cev Enel Eurovolley, presso la Galleria Vittorio Emanuele II a Milano, in occasione dei Campionati Europei maschili di pallavolo, ha commentato un articolo di giornale che inseriva il ministro dell’Economia ed esponente leghista Giancarlo Giorgetti tra i “ribelli” leghisti del Nord che contestano la linea di Matteo Salvini. Quanto all’incontro in programma proprio tra i governatori del Nord e il segretario della Lega, Fontana ha risposto sulla possibilità che si tenga la prossima settimana: “Probabile, vediamo”.

Arriva a Roma il 19 e 20 settembre "Esercito 1659 Drone Challenge"

Roma, 3 set. (askanews) – Arriva a Roma il 19 e 20 settembre all’Ippodromo Militare Pietro Giannattasio di Tor di Quinto l’ “Esercito 1659 Drone Challenge, la precisione incontra la velocità”, la prima spettacolare competizione sportiva che unisce i migliori piloti civili e militari di droni First Person View (FPV), aeromobili radiocomandati con visore in cui i piloti potranno confrontarsi su percorsi sfidanti e impegnativi per testare abilità, concentrazione e precisione in volo.

Esercito 1659 Drone Challenge è un’iniziativa del ministero della Difesa, organizzata da Difesa Servizi S.p.A. ed Esercito Italiano, con la partnership istituzionale della Regione Lazio e il patrocinio del Coni.

La manifestazione – si legge in una nota – rappresenta un’importante occasione per raccontare e trasmettere i valori dell’Esercito Italiano e delle Forze Armate, proiettandoli nell’ecosistema dell’innovazione tecnologica. Il cuore pulsante della manifestazione è la Challenge FPV (First Person View), una disciplina in cui i piloti guidano i droni indossando visori speciali che trasmettono le immagini della telecamera di bordo in tempo reale, garantendo un’esperienza immersiva ad altissima velocità. L’evento si articola in due gare distinte: la competizione PRO, la quarta tappa del Campionato italiano droni 2026, organizzata dall’Aero Club d’Italia, federato CONI e membro della FAI – Federazione Aeronautica Internazionale, sarà affiancata dalla competizione OPEN accessibile a tutti senza restrizioni di età, sesso e livello di abilità. All’Esercito 1659 Drone Challenge parteciperanno 10 piloti d’élite FPV della categoria PRO e 32 della categoria OPEN (16 civili e 16 militari).

La manifestazione, aperta al pubblico e a ingresso gratuito, offrirà ai visitatori l’opportunità di assistere alle evoluzioni di droni altamente tecnologici e velocissimi e di immergersi nei panni dei piloti, grazie ai visori per la realtà virtuale, vivendo in prima persona l’adrenalina e le emozioni del volo. Durante la due giorni di manifestazione, l’atteso lancio dei Paracadutisti della sezione paracadutismo del Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito e le esibizioni della Banda dell’Esercito Italiano.

Oltre alle spettacolari gare su un circuito tecnico, presso l’Ippodromo Militare Pietro Giannattasio sarà allestito l’EI 1659 Drone Village, concepito come uno spazio interattivo dove i visitatori e gli appassionati di tutte le età potranno interagire direttamente con le tecnologie di ultima generazione, provare simulatori di volo, la military fitness con parete d’arrampicata e scoprire più da vicino il mondo dei droni e le sue molteplici applicazioni. Le tecnologie più avanzate e innovative saranno inoltre presentate attraverso le persone, le competenze e i mezzi che rappresentano l’eccellenza dell’Esercito Italiano, offrendo al pubblico un’esperienza diretta e coinvolgente nel mondo dell’innovazione tecnologica.

America’s Cup, team Usa a Nisida. Nepi: A Bagnoli qualcosa incredibile

Roma, 3 set. (askanews) – “Questa mattina il team americano, American Racing Challenger, è arrivato a Napoli, a Nisida, in vista della prima Regata preliminare verso l’America’s Cup, in programma dal 24 al 27 settembre. È un momento importante, storico. Grazie al Governo italiano, a Sport e Salute e a tutti i soggetti istituzionali coinvolti, stiamo raggiungendo gli obiettivi prefissati. I lavori di riqualificazione a Bagnoli procedono spediti e si sta realizzando qualcosa di incredibile. Ma Bagnoli significa anche dare una seconda chance: una seconda possibilità ai territori e soprattutto ai ragazzi dell’isola che non c’è dell’IPM di Nisida, perché lo sport può essere uno strumento concreto di riscatto, crescita e futuro”. Lo ha annunciato Diego Nepi Molineris, amministratore delegato di Sport e Salute, a Napoli dopo una riunione in Prefettura in vista della Regata preliminare dell’America’s Cup.

Fine vita, Fontana: in Lombardia già linee guida, serve legge nazionale

Milano, 3 set. (askanews) – “Al di là del fatto che è necessaria una legge nazionale, noi in Lombardia abbiamo già realizzato un percorso che sostanzialmente ripercorre gli stessi principi che sono stati approvati dalla legge in Veneto”. Lo ha detto il presidente lombardo Attilio Fontana rispondendo ai cronisti che gli hanno chiesto se anche la Lombardia potrebbe dotarsi di una legge sul fine vita sul modello di quanto fatto in Veneto.

Quella della Lombardia “non è una legge, ma sono delle indicazioni che si sono già, oltretutto recentemente, dimostrate funzionali, efficienti ed efficaci”, ha aggiunto a margine della presentazione della finale di Euro Volley. Alla domanda se il Consiglio regionale potrebbe approvare la legge di iniziativa popolare della Associazione Coscioni se arriverà in aula, Fontana ha spiegato che “bisogna chiederlo al Consiglio, non sono io che posso dare delle indicazioni al Consiglio regionale”.

L. elettorale, maggioranza avanti su riforma, primo sì alle preferenze

Roma, 3 set. (askanews) – Primo voto in commissione al Senato sulla riforma elettorale. La maggioranza ha approvato oggi l’emendamento che introduce le preferenze. L’esame è iniziato questa mattina con l’annuncio di inammissibilità di 115 emendamenti sui 697 presentati. Il clima si è surriscaldato quando le opposizioni hanno protestato per la decisione di precludere la votazione su ben 67 delle loro proposte di modifica. Il presidente della Affari Costituzionali, Andrea De Priamo, che è anche relatore del provvedimento, non ha accolto le richieste di sospensione dei lavori, nè di riconsiderare il voto su parte delle proposte del centrosinistra che puntavano a eliminare l’indicazione del premier o modificavano la soglia per il premio di maggioranza. “Sulla legge elettorale la maggioranza compie una forzatura dopo l’altra, truccando le carte in maniera plateale – affermano i senatori di Pd-M5s-Avs e Iv in commissione -. La maggioranza ha paura di far risaltare quel che tutti hanno sempre più chiaro: il fatto che il centrodestra vuole azzerare il potere di scelta dei cittadini e dar vita a un Parlamento composto per la stragrande maggioranza da nominati”.

I lavori sono poi proseguiti ma senza ulteriori accelerazioni. L’ufficio di presidenza ha deciso di sconvocare la seduta notturna prevista oggi e di concludere alle 18.30. Sono attesi per domani mattina i pareri su tutti gli altri emendamenti in una seduta che si annuncia particolarmente breve, i parlamentari di Fdi saranno infatti impegnati a Bari per la celebrazione del record di longevità del governo. Le votazioni riprenderanno invece lunedì mattina e proseguiranno martedì. I lavori della commissione sono comunque condizionati dalla decisione politica del centrodestra di andare in aula senza il relatore mercoledì prossimo. Fdi rivendica il risultato ottenuto oggi “in modo compatto dalla maggioranza. Finalmente introduciamo nel testo le preferenze, così come avremmo voluto fare già alla Camera con l’emendamento Bignami, e restituiamo agli italiani la possibilità di scegliere. La sinistra ha votato contro”.

Quanto al discusso emendamento sul ballottaggio (presentato solo per l’aula) è stato messo ieri in stand by e potrebbe essere ritirato come lascia intendere oggi il proponente, Marcello Pera: “Deciderò avendo sentito la maggioranza. Ma non metterò in testa lo scolapasta per fare l’eroe” dice l’ex presidente del Senato: “se facessero riflessioni diverse dalle mie, me ne farei una ragione”.

Le opposizioni contro Meloni: lei festeggia, gli italiani no

Roma, 3 set. (askanews) – Alla vigilia della festa per la longevità del governo, domani a Bari, il centrosinistra torna all’attacco della presidente del Consiglio, contestando i dati diffusi in questi giorni da Fratelli d’Italia sui risultati ottenuti dall’esecutivo.

“Meloni – dice la segretaria del Pd Elly Schlein – si è chiusa nel palazzo, non ascolta il Paese. Ma mentre lei festeggia l’Italia no, l’economia è ferma, abbiamo la crescita a zero. Abbiamo avuto tre anni di calo di produzione industriale quasi consecutivi – sottolinea – e abbiamo salari tra i più bassi d’Europa, col costo dell’energia più alto. L’unica priorità di Meloni è cambiare la legge elettorale per provare a garantirsi la rielezione”. Insomma, conclude, “quattro anni buttati”.

Non fa sconti neppure il Movimento 5 stelle. “Domani a Bari – afferma il capogruppo in Senato Luca Pirondini – Giorgia Meloni farà la sua festicciola celebrando il record di longevità del suo governo. Mentre loro festeggiano, l’Italia registra la più bassa crescita economica dal 2019 e la più alta pressione fiscale dal 2015. La produzione industriale crollata del 5% dal 2022. L’Italia è ultima nel G7 per spesa sanitaria. Il gasolio sfiora i 3 euro, le bollette sono insostenibili e per il ritorno a scuola le famiglie possono arrivare a spendere fino a 1300 euro a studente. Questi sono i record che verranno festeggiati da Giorgia Meloni sulla pelle degli italiani. In quattro anni zero riforme: l’unico obiettivo che sono riusciti a raggiungere è stato quello di fare fuori Sigfrido Ranucci e di distruggere Report. Questa non è longevità. Questo è accanimento”.

“Giorgia Meloni festeggia la longevità del suo governo, ma gli italiani hanno ben poco da festeggiare”, accusano Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni che domani alle 15 in piazza Colonna davanti a Palazzo Chigi, presenteranno “i numeri di quattro anni di governo e il conto che stanno pagando famiglie e lavoratori. Inflazione al 3,3%, energia al +17%, 5,7 milioni di persone in povertà assoluta, 5,8 milioni di italiani che hanno rinunciato a visite o esami, energia tra le più care d’Europa. E mentre la crisi climatica colpisce sempre più duramente il Paese, il Piano nazionale di adattamento ha 361 misure e zero euro di fondi operativi stanziati. Il governo più longevo, i problemi più duraturi. Domani metteremo davanti a Palazzo Chigi i numeri del fallimento delle politiche di Giorgia Meloni”.

“E’ record, ma di tasse, debito e carrello della spesa”, per Italia viva, che elenca sui social i ‘risultati’ dell’esecutivo: “la pressione fiscale al 43%, i prezzi della spesa più alti del 30%, benzina e diesel oltre i 2,5 euro al litro, stipendi reali al -7,8% rispetto al 2021 e inflazione al +3,3%, 1 miliardo buttato nei centri in Albania, il debito pubblico più alto d’Europa, la crescita industriale negativa”.

Migranti, Ue, referendum: dalla A alla Z i 1413 giorni del governo più longevo della storia repubblicana

Roma, 3 set. (askanews) – E’ un obiettivo che ha perseguito fin dal suo insediamento. Giorgia Meloni, la prima presidente del Consiglio donna, domani tocca quota 1.413 giorni e conquista il record di governo più longevo della storia repubblicana, superando il secondo esecutivo di Silvio Berlusconi (11 giugno 2001-23 aprile 2005). Un traguardo che la premier ha voluto tagliare a tutti i costi non soltanto per una questione di soddisfazione politica e personale ma anche per poter piantare accanto al suo nome quella bandiera della stabilità su cui ha fondato buona parte della narrazione di questi quasi quattro anni.

Eppure i momenti in cui tutto è sembrato vacillare non sono mancati, per esempio dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia. Questo, inoltre, è un esecutivo che si trova a fronteggiare le conseguenze di tre conflitti: a quello in Ucraina si sono infatti affiancate la nuova escalation tra Israele e Palestina e la guerra di Trump e Netanyahu contro l’Iran. Né il governo arriva alla meta nella stessa formazione con cui è partito. Se al posto di Raffaele Fitto, nominato commissario europeo, alle Politiche Ue è arrivato Tommaso Foti, più travagliati sono stati gli avvicendamenti alla Cultura, tra Gennaro Sangiuliano e Alessandro Giuli, e quello tra Daniela Santanché e Gianmarco Mazzi al Turismo (a cui si aggiungono le dimissioni ‘spintanee’ di due sottosegretari di Fdi, Augusta Montaruli e Andrea Delmastro).

Ecco, dunque, (quasi) tutto quello che è successo in questi 1.413 giorni, dalla A alla Z.

ALBANIA – L’accordo firmato nel novembre del 2023 per creare sul territorio albanese Centri di permanenza per il rimpatrio gestiti dall’Italia è uno dei provvedimenti simbolo di questo governo, anche perché intreccia tra loro tre fronti che hanno caratterizzato questi anni: il tema dell’immigrazione, quello dei rapporti con l’Europa, ma anche con la magistratura. Quando i primi migranti furono trasferiti, infatti, alcuni tribunali italiani sono intervenuti bloccando i trattenimenti e rendendo, di fatto, per mesi quelle strutture vuote e inutili. Da quel momento è cominciata una tensione con parte della magistratura, accusata di voler ostacolare il lavoro del governo.

BENZINA-BOLLETTE – Quello del caro energia è stato un cruccio perenne per questo governo, prima a causa della guerra tra Russia e Ucraina, poi per il conflitto di Usa e Israele contro l’Iran che bloccato la navigazione delle petroliere nello Stretto di Hormuz. L’esecutivo è dovuto intervenire con diversi decreti per mitigare l’impatto delle bollette. Il governo ha tuttavia recentemente ottenuto dall’Unione europea dei margini di flessibilità sul bilancio per investimenti nel settore energetico. Misure tampone sono state invece messe in atto per frenare l’impennata del costo dei carburanti, con una costante difficoltà a trovare le risorse per finanziare il taglio delle accise e con discussioni tra i partiti della maggioranza sulla opportunità di cercare soldi tassando gli extraprofitti delle compagnie energetiche, come chiesto dalla Lega, ipotesi che trova però l’opposizione di Forza Italia.

CONTI PUBBLICI – Giorgia Meloni rivendica di aver tenuto i conti in equilibrio. In questi quasi quattro anni lo spread è sceso da 220 a circa 80 punti e il rapporto deficit/Pil è passato dall’8% a poco più del 3%, ma l’esecutivo punta entro fine settembre a scendere al di sotto di quella asticella, circostanza che consentirebbe di rientrare nei criteri europei per avere maggiore flessibilità e dunque fare una manovra più espansiva proprio alla vigilia delle prossime elezioni politiche. La presidente del Consiglio ha spesso dato la colpa della difficoltà di mettere i conti in ordine a due misure molto costose varate dai governi Conte che l’esecutivo attuale ha smantellato: il reddito di cittadinanza e il superbonus per le ristrutturazioni.

DIFESA – Per il governo Meloni è un tema caldo sia sul fronte internazionale che su quello nazionale. Sul primo c’è da rispettare l’impegno preso dagli alleati al vertice Nato dell’Aja del 2025, e particolarmente caro agli Stati Uniti, di portare le spese militari al 5% del Pil. Al summit di luglio ad Ankara, la premier ha portato in dote un aumento dello 0,71%, ovvero il 2,8% del Pil, garantito però soprattutto dalle spese legate alla sicurezza interna. D’altra parte, l’argomento armi agita molto il centrodestra. Basta vedere il dibattito legato all’accesso ai prestiti europei del meccanismo Safe (alla fine si è deciso di chiedere 8,9 miliardi sui 14,9 prenotati) o i paletti, posti soprattutto dalla Lega, quando si tratta di discutere dell’invio di aiuti all’Ucraina.

ELEZIONI – Dall’insediamento del governo Meloni ci sono state 4 tornate amministrative, una ogni anno, e sono andate al voto 17 regioni (più Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta), tra cui Lazio, Lombardia e Veneto. Di queste, il centrodestra ne ha conquistate 11. Ma nel 2024 si sono tenute anche le elezioni europee, primo vero test di mid term per la la presidente del Consiglio, dal momento che si svolgono su tutto il territorio nazionale. E la premier ha deciso di giocarla in prima persona, invitando i suoi elettori a scrivere sulla scheda semplicemente Giorgia. Alla fine Fratelli d’Italia ha ottenuto il 28,8% e Meloni circa 2,4 milioni.

FRATELLI D’ITALIA – E’ descritto da tutti come un monolite e se chiedi a chiunque se esistono correnti ti sentirai sempre rispondere ‘siamo tutti meloniani’. Impegnata a palazzo Chigi, la presidente del Consiglio ha deciso di affidare le cure di via della Scrofa a sua sorella, Arianna Meloni, mentre l’organizzazione è saldamente nelle mani di Giovanni Donzelli. Ma se è vero che nelle elezioni, così come nei sondaggi, il partito fondato dalla premier nel 2012 ha sempre retto, qualche scossone sul territorio pur sottotraccia non è mancato. E’ successo in Lombardia, in Veneto, si registrano frizioni anche in Puglia, ma il caso più clamoroso è quello della Sicilia, dove esponenti di Fdi sono toccati da casi giudiziari e dove c’è stato il ‘rumoroso’ addio di Manlio Messina, tanto che alla fine si è deciso di inviare un commissario da Roma, Luca Sbardella.

GIAMBRUNO E GINEVRA – Qualche fuori onda di troppo. Dopo nove anni, Giorgia Meloni ha chiuso la sua relazione con Andrea Giambruno, giornalista di Mediaset. E lo ha fatto con un post in cui spiegava che le strade si erano divise da tempo e che era arrivato il momento di prenderne atto. Dal loro rapporto è nata una figlia, Ginevra, che è diventata presenza costante nei viaggi che la premier svolge all’estero per partecipare a incontri e vertici internazionali.

HOUSTON, ABBIAMO UN PROBLEMA – Ovvero Donald Trump. Quella dei rapporti tra la presidente del Consiglio e quello americano è una storia fatta di alti (all’inizio) e bassi (negli ultimi mesi). Meloni è stata l’unica leader di un governo europeo presente alla cerimonia di insediamento, di lei il numero uno americano ha detto che è ‘una persona eccezionale’ e una ‘dei veri leader del mondo’. A sua volta, la premier è arrivata anche ad auspicare che lui potesse essere candidato al Nobel per la pace. Poi, sono cominciati i distinguo. Ben consapevole che l’opinione pubblica italiana giudica non positivamente alcune scelte del presidente Usa, come l’attacco all’Iran, la premier ha cominciato a dire in pubblico di non trovarsi d’accordo con Trump: è successo sulla Groelandia, sui nostri militari in Afghanistan, ma soprattutto dopo gli attacchi del tycoon sul Papa. Fino al G7 di Evian dove, dopo mesi di freddo, Trump e Meloni sono tornati a dialogare tanto che fonti italiane hanno parlato di ‘disgelo’. Peccato che l’inquilino della Casa Bianca la vedesse in un altro modo. Prima ha pubblicato un post in cui sosteneva che la premier lo aveva implorato per una foto, poi addirittura un meme alla vigilia del vertice di Ankara in cui invocava per lei un ordine restrittivo. Se alla prima provocazione Meloni ha deciso di rispondere (‘Io e l’Italia non imploriamo mai’), successivamente la linea è stata quella di non replicare più, limitandosi a difendere i rapporti tra i due Paesi.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE – Il governo Meloni ha dato all’intelligenza artificiale un’importanza piuttosto alta, sia come tema economico-industriale sia come tema di regolamentazione, tanto da averlo voluto tra i punti principali del G7 a presidenza italiana che si è tenuto a Borgo Ignazia in Puglia nel 2024. Il provvedimento principale del governo in materia è la legge entrata in vigore nell’ottobre 2025 che disciplina ricerca, sviluppo e utilizzo dell’IA in Italia.

LEGGE ELETTORALE – Rischia di essere l’unica riforma davvero portata a termine nella legislatura. In principio, infatti, Meloni aveva puntato tutto su una riforma costituzionale per l’elezione diretta del premier (dopo aver rinunciato al presidenzialismo, storica battaglia) che, però, dopo il primo via libera al Senato, si è mestamente arenata alla Camera. A un certo punto infatti a via della Scrofa si sono resi conto che si poteva ottenere un risultato molto simile semplicemente per via ordinaria, dunque cambiando la legge elettorale. Nasce così la riforma che in queste ore è al Senato, che prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza e nel quale ora, salvo sorprese, verrà inserito anche un sistema di preferenze pur con capolista bloccato. Meloni ne ha fatto una battaglia personale e ha deciso di andare avanti, nonostante la sonora bocciatura a voto segreto dell’emendamento presentato da Fdi alla Camera. Ed è esattamente a Montecitorio che il testo dovrà tornare dopo il via libera del Senato, atteso per il 15 settembre. Con un nuovo brivido, il voto finale.

MIGRANTI – La lotta all’immigrazione clandestina è uno dei cavalli di battaglia di questo governo che la premier ha deciso di giocarsi anche in Europa: aver dettato la linea Bruxelles, imponendo concetti come difesa esterna dei confini, lotta ai trafficanti di esseri umani, apertura sui centri di rimpatrio in Paesi terzi, come quelli italiani in Albania, sono concetti su cui la narrativa governativa insiste molto. Tanto che è stata coniata l’espressione ‘Modello Meloni’. In questo quadro nasce anche il Piano Mattei per rafforzare i rapporti con il continente africano in un approccio ‘alla pari’ attraverso forme di cooperazione e sviluppo. Accanto a questo, e tra l’altro spesso accostato in maniera imprudente dalla destra, c’è poi il tema della sicurezza, su cui la premier – incalzata da Roberto Vannacci – sa di giocarsi buona parte del consenso del suo elettorato di riferimento. Sono molti gli interventi effettuati in tal senso da questo governo che, nello specifico, hanno puntato ad aumentare le pene o a creare nuove fattispecie di reato. Il primo decreto di questo esecutivo, d’altra parte, è stato quello contro i rave party. Più recentemente si è invece intervenuti per arginare il fenomeno delle baby gang, ma anche con norme che hanno introdotto nuove tutele penali per le forze dell’ordine. A questo si aggiunge un incremento sia delle assunzioni nel comparto che aumenti di stipendio.

NORD – Non è un cruccio solo per la Lega di Matteo Salvini. Da tempo Giorgia Meloni ha fatto capire che non è possibile che nessuna regione del Nord sia guidata dal partito di maggioranza relativa. Sembrava potesse essere fattibile in Veneto una volta che, arrivato al terzo mandato (anzi quarto), Luca Zaia non era più ricandidabile. Alla fine, anche per quieto vivere in maggioranza e per non accrescere le difficoltà interne di Matteo Salvini, Meloni ha accettato che il candidato fosse ancora un leghista, Alberto Stefani. Ma la partita è solo rimandata, perché la presidente del Consiglio adesso punta dritto sulla Lombardia.

OPPOSIZIONI – In principio, ma è un grande classico, c’erano le aperture e le dimostrazioni di buona volontà verso le opposizioni. Nel suo discorso di insediamento, Giorgia Meloni, aveva ipotizzato una collaborazione sulle riforme. Lei stessa aveva tenuto delle ‘consultazioni’ che avevano poi portato alla proposta del premierato. In realtà, la cronaca di questi anni racconta di un sostanziale muro contro muro tra maggioranza e opposizioni. Non solo con Elly Schlein, diventata segretaria del Partito democratico pochi mesi dopo l’inizio del governo Meloni, ma anche con Giuseppe Conte, messo nel mirino non soltanto per il Superbonus e il reddito di cittadinanza, ma anche per le politiche assunte da premier durante il Covid. Celebri sono poi i battibecchi della premier in Senato con Matteo Renzi, mentre più dialoganti sono i rapporti con il leader di Azione, Carlo Calenda, che recentemente è stato anche ricevuto a palazzo Chigi.

POLITICA ESTERA – E’ una partita su cui Giorgia Meloni ha puntato moltissimo nei primi anni del suo governo. Si è collocata in una posizione molto più atlantista ed europeista di quanto molti osservatori non si aspettassero all’esordio del suo esecutivo e, almeno fino al deteriorarsi del suo rapporto personale con Trump, ha cercato di assumere un ruolo di ponte tra Bruxelles e Washington. Molto attiva è stata anche sul fronte dei rapporti con i paesi africani, attraverso il Piano Mattei, e con i Paesi del Golfo puntando sul ruolo strategico dell’Italia nel Mediterraneo. Non sono mancati ovviamente motivi di attrito con altri leader europei. Particolarmente complesso il rapporto con il premier spagnolo, Pedro Sanchez, culminato con la crisi di Ceuta e la decisione di chiudere i confini, ma da registrare ci sono anche gli alti e bassi con il presidente francese, Emmanuel Macron.

QUIRINALE – In teoria il rapporto tra questo governo e il Quirinale è sempre stato improntato al massimo rispetto istituzionale e delle rispettive prerogative. E, tuttavia, non sono mancati i momenti di tensione con Sergio Mattarella. E’ successo in occasione della scrittura di alcuni decreti, su cui il capo dello Stato ha fatto pesare una forte moral suasion. Ma il caso più clamoroso è quello nato dopo alcune considerazioni fatte a una cena dal suo consigliere Francesco Garofani in merito a movimenti politici per ostacolare il governo. Parole per cui il centrodestra è insorto, aprendo un caso che si è formalmente chiuso solo dopo un colloquio chiarificatore tra la stessa premier e Mattarella. Ma quello del Quirinale, per Giorgia Meloni, è un tema anche di prospettiva. La premier si è pubblicamente augurata che quando si tornerà a votare per l’inquilino del Colle nel 2029 possa essere eletto un esponente del centrodestra. Lei stessa ha però negato di ambire a quel ruolo per se stessa.

REFERENDUM – E’ da molti considerato lo spartiacque della legislatura. La sconfitta al referendum sulla giustizia è stata la prima vera batosta elettorale ricevuta da Giorgia Meloni in quattro anni tanto da averle fatto accarezzare l’idea di chiudere anticipatamente la legislatura, facendola rinunciare a tagliare il traguardo del governo più longevo. Considerata una riforma cara soprattutto a Forza Italia, alla fine era stata sposata in pieno dalla premier, anche perché – pur se siamo lontanissimi da quanto accadeva con Silvio Berlusconi – il rapporto tra l’esecutivo e la magistratura (o parte della magistratura ‘politicizzata’, come dicono nel centrodestra) non è stato affatto semplice negli ultimi anni.

SALVINI – Il calo di consensi, l’errore dell’operazione Vannacci, fatto eleggere eurodeputato, promosso a suo vice e poi diventato spina nel fianco, e ora le richieste del fronte del Nord, capeggiato dai governatori, per un cambio di gestione del partito. E’ un momento difficile quello del vice premier leghista che non può non preoccupare anche Giorgia Meloni. Per uscire dall’impasse, e risalire nel gradimento, Salvini ha anche avanzato la richiesta di poter tornare a guidare il ministero dell’Interno, lo stesso da cui ai tempi del governo gialloverde aveva portato la Lega al suo massimo storico. Una ipotesi alla quale però la premier ha al momento chiuso.

TAJANI – E’ riuscito nel miracolo di tenere in vita Forza Italia dopo la morte di Silvio Berlusconi, mantenendosi su percentuali di tutto rispetto. I sondaggi non sono nemmeno sfavorevoli, ma nel suo caso a pesare è l’influenza che i figli dell’ex premier – pur rimanendo dietro le quinte – vogliono avere sulla linea del partito, Marina in particolare. Sono sempre loro, d’altra parte, a continuare a garantire le fideiussioni sui debiti di Forza Italia, coprendone l’esposizione finanziaria. Negli ultimi mesi sono riusciti a imporre un cambio ai vertici dei gruppi parlamentari ma anche a bloccare la strada del congresso nazionale che Antonio Tajani avrebbe voluto celebrare prima delle Politiche, anche per rafforzare la sua leadership.

UNIONE EUROPEA -Secondo molti sarebbe dovuto essere un tallone di Achille del governo, tanto che nella prima missione a Bruxelles in cui tra gli altri incontrò Ursula von der Leyen – era il 3 novembre 2022, due settimane dopo l’insediamento – Meloni si presentò a favore di telecamere e disse ‘non siamo marziani, ma persone in carne e ossa’. La premier, in effetti, è riuscita a costruire nel tempo con von der Leyen un rapporto solido, nonostante i possibili pregiudizi ideologici nei confronti del primo inquilino di Palazzo Chigi con una storia che ha le sue radici nel Msi. Allo stesso modo i Conservatori di Ecr sono riusciti a muoversi in stretto contatto con il Ppe su alcuni dossier chiave come immigrazione e green, dando vita a quella che è stata giornalisticamente definita la ‘maggioranza Venezuela’.

VANNACCI – E’ lo spauracchio degli ultimi mesi. L’ex generale ha creato una pattuglia di agguerriti parlamentari sottraendoli agli altri partiti del centrodestra e, stando ai sondaggi, può ambire a percentuali persino a doppia cifra alle Politiche. Di certo, quanto basta per mettersi di traverso tra la maggioranza e l’obiettivo del 42% che, in base alla legge elettorale in esame, consentirebbe di ottenere il premio di governabilità. Ed è per questo che il grande tema è quello dell’eventuale alleanza con Futuro nazionale. E’ fumo negli occhi, per ovvie ragioni, per la Lega ma anche Forza Italia è decisamente contraria. La premier finora lo ha escluso nettamente – c’è per esempio incompatibilità di posizioni sull’Ucraina – e anzi ha cominciato a martellare sul concetto di ‘vera destra’ che in Italia è rappresentata da Fdi e a collocare Futuro nazionale all’opposizione alla stregua di Pd e M5s. Eppure, di fronte al rischio di una sconfitta, c’è chi un ragionamnto lo sta facendo, come ha dimostrato una recente uscita di Edmondo Cirielli che il partito si è affrettato a definire ‘a titolo personale’.

ZELENSKY E ZAR VLAD – Da quando la guerra in Ucraina è cominciata, ormai più di 1600 giorni fa, la posizione di Giorgia Meloni sul conflitto non è mai cambiata, nemmeno nel passaggio da opposizione a palazzo Chigi. Il sostegno a Kiev è stato ripetutamente confermato e la premier ne ha sempre fatto una questione anche di principio, di difesa dell’aggredito rispetto all’aggressore e ha anche più volte esaltato la stoica resistenza del popolo ucraino che ha vanificato sul campo le speranze di Vladimir Putin di una rapida conquista dei territori. Ma su quel conflitto, come è noto, la Lega ha una sensibilità diversa e se è vero che ogni volta che si è trattato di votare il centrodestra è sempre stato compatto, lo è anche il fatto che la ricerca di un testo di compromesso è diventata ogni volta più complessa. Ora si sta preparando il tredicesimo pacchetto di aiuti già deliberato dal Parlamento, e non è un caso se, in occasione dell’ultima riunione dei Volenterosi, Giorgia Meloni ha annunciato che l’Italia manderà a Kiev generatori elettrici.

Report, Rai: Claudia Di Pasquale co-conduttrice con Piervincenzi

Roma, 3 set. (askanews) – Il direttore dell’Approfondimento Rai Paolo Corsini ha indicato Claudia Di Pasquale per affiancare Daniele Piervincenzi alla conduzione del programma “Report”.

La decisione, precisa la Rai, è stata assunta a seguito della rinuncia di Giulia Presutti all’incarico di co-conduttrice.

“Ho preso atto della scelta di Giulia Presutti, che comprendo umanamente. Una giovane e valida giornalista alla quale è andata la fiducia dell’azienda che rinnovo convintamente”, dichiara Paolo Corsini: “Claudia Di Pasquale è una collega interna alla redazione del programma Report, di grande esperienza. Un grosso in bocca al lupo a lei e Daniele Piervincenzi e a tutta la squadra di Report per la sfida che ci attende”.

Torna Affari Tuoi, Stefano De Martino: tante novità, arriva Tommasino

Milano, 3 set. (askanews) – Torna Affari Tuoi da domenica 6 settembre nell’access prime time di Rai 1 e Stefano De Martino annuncia le novità in uno studiocompletamente rinnovato da quet’anno in onda d Milano.

“Le novità della stagione sono meno treni, perché io abitando a Milano non ho, diciamo, questo esodo continuo. Le vere novità sono un nuovo studio che si presta sicuramente all’ampliamento del programma, che è quello che vorremmo portare avanti nel corso della stagione, rispetto anche al varietà, rispetto anche alle ospitate musicali e non. Insomma, è un nuovo inizio per noi, siamo molto contenti di ricominciare”.

Accanto a lui nel celebre gioco dei pacchi, (prodotto da Direzione Intrattenimento Prime Time in collaborazione con Endemol Shine Italy (parte di Banijay Entertainment), Herbert Ballerina, Martina Miliddi e una new entry.

“Allora non c’è più Gennarino ma c’è Tommasino che è il nipote di Gennarino. Gennarino è andato in pensione dopo 13 anni di onorata carriera, Tommasino ha solo un anno, quindi lo vedrete, è molto tenero, è molto bello, ci somiglia molto, però sta facendo praticamente i primi passi nel mondo dello spettacolo e quindi è un battesimo anche per lui. Poi c’è il contropacco di Herbert che è una delle cose nuove, cominciamo sempre con dei piccoli innesti nuovi poi si sviluppano nel corso dell’anno. Insomma per inserire una piccola nota di intrattenimento Herbert si è inventato questo contropacco che ha un valore specifico ma poi di base è un momento di intrattenimento fatto apposta per alleggerire un attimo la tensione della partita del concorrente quindi detto tra noi prima si trova questo contropacco meglio è meglio non tornare a casa col contropacco”.

Nel corso della stagione ci saranno anche appuntamenti speciali. Tra questi, una puntata di prime time il 4 dicembre e l’ormai tradizionale appuntamento con la Lotteria Italia del 6 gennaio.

Esce il nono album in studio dei Kasabian, Act III

Milano, 3 set. (askanews) – Esce il nono album in studio dei Kasabian, Act III. L’album è stato anticipato dai singoli “Superpowers”, “Hippie Sunshine”, primo brano che ha anticipato le sonorità del nuovo album, “Great pretender”, un inno euforico e irresistibile, e il più recente “Nothing better than this”, perfetto per far ballare il pubblico.

Act III, nono album della band, è stato registrato al The Sergery e al Club Ralph e prodotto da Serge e Mark Ralph. Caratterizzato dalla voce velata e immediatamente riconoscibile di Serge, l’album è composto da 10 brani dal sound pop unito a chitarre con influenze psichedeliche e tre interludi. Caratterizzato da ritornelli accattivanti e di grande impatto, l’album conferma i Kasabian come una delle band britanniche più importanti del XXI secolo

Culmine non solo degli ultimi sei anni che hanno visto Serge al timone della band, ma dell’intera carriera dei Kasabian, l’album guarda al futuro senza però dimenticare gli elementi caratteristici degli esordi della band, con la loro energia viscerale e potente.

A dicembre la band sarà impegnata in un tour nei palasport del Regno Unito. Special Guest delle date saranno i The Vaccines.

Cesare Cremonini bene su Rai 1 in attesa dell’album Amateur

Milano, 3 set. (askanews) – Su Rai 1 “Roma, baby. Cremonini live Circo Massimo”, il grande concerto evento registrato lo scorso 6 giugno, ha totalizzato 1.561.000 spettatori (13.2%) anche sull’onda dell’annuncio dell’uscita il 23 ottobre esce Amateur, il decimo album di inediti di Cesare Cremonini. Un’uscita a sorpresa che arriva a tre mesi dalla conclusione del tour più importante della sua carriera. Registrato allo Studio 13 di Londra, Amateur segna un nuovo, netto capitolo nel percorso artistico di Cremonini. Amateur è stato scritto, suonato e registrato senza intelligenza artificiale. Dal 27 novembre Cesare Cremonini torna nei palasport con “Amatour”. Queste le prime date annunciate. 27-28-30 Novembre Bologna Unipol arena

9-10 dicembre Torino Inalpi arena

15-16-18 dicembre Milano Unipol forum Le prevendite partiranno da lunedì 7 settembre.

Sanremo, De Martino: I Maneskin? Invitati al Festival ma non confermati

Milano, 3 set. (askanews) – Stefano De Martino presentando la nuova edizione di Affari Tuoi non si è sottratto alle domande su Sanremo e a proposito della notizia della reunion dei Maneskin al Festival ha detto: “Per quanto riguarda i M neskin è uscito un piccolo spoiler. Qualcuno diceva che la reunion fosse confermata, ma una conferma non c’è, perché io non so se effettivamente i Maneskin si riuniranno di nuovo. È una cosa su cui stanno lavorando e, laddove dovessero effettivamente riunirsi, hanno già il mio invito all’Ariston. Credo che sia un palco per loro molto importante, dal quale forse è giusto anche ripartire, proprio per il rispetto della storia del gruppo.

Appena ne avremo la certezza sarò io a comunicarvelo” ha detto il direttore artistico e conduttore del Festival e poi ha aggiunto sull’ipotesi Vasco: “La porta è aperta a tutti, abbiamo le porte spalancate, idee e desiderata come ospiti ce ne sono tante, ma si devono conciliare con le esigenze degli ospiti e del Festival, non c’è nulla di fatto al maomento”.

De Martino poi ha spiegato che come per tutte le altre cose che si sentono, dagli ospiti internazionali agli altri nomi, non c’è ancora niente di certo proprio perché è il 3 settembre. “Però stiamo lavorando su più fronti. Ogni tanto esce fuori qualche nome: alcuni sono veri, alcuni no. È un po’ il gioco di Sanremo. Tutti provano a dire una cosa su Sanremo e a volte dagli scoop nascono anche delle idee. Siamo anche noi, come voi, molto attenti a tutto quello che esce, perché non sempre è farina del nostro sacco”.

Futuro nazionale, la Procura militare avvia accertamenti sui membri delle forze armate nel partito di Vannacci

Roma, 3 set. (askanews) – “In riferimento all’esposto presentato dal Sindacato dei militari in ordine alla posizione di appartenenti alle Forze Armate all’interno della struttura organizzativa in ‘Futuro Nazionale'” la Procura Militare della Capitale ha avviato una inchiesta. In particolare, in una nota firmata dal procuratore militare Marco De Paolis, si spiega che “anche alla luce di notizie estratte da autorevoli organi di stampa estera ha disposto l’apertura di accertamenti preliminari volti alla verifica della eventuale sussistenza di fatti di propria stretta competenza in relazione a persone soggette alla giurisdizione militare”.

Il segretario generale del Sindacato dei Militari, Luca Marco Comellini, ha spiegato: “Non tollereremo zone d’ombra né ambiguità istituzionali. Abbiamo denunciato fatti precisi, documentati e gravi, che mettono a rischio il prestigio, la neutralità e la credibilità delle Forze Armate della Repubblica Italiana. La nostra non è una critica sindacale di circostanza: è una richiesta formale e irrevocabile di giustizia. Spetta ora alla Magistratura Militare accertare le responsabilità penali di chi ha scelto di confondere il proprio ruolo istituzionale con la militanza politica attiva, strumentalizzando l’uniforme e il grado per finalità di parte. Chi indossa l’uniforme della Repubblica deve rispondere alle sue leggi, non ai programmi di movimenti politici che riteniamo essere incompatibili con i valori costituzionali. Continueremo a vigilare e a tutelare la legalità con ogni strumento a nostra disposizione”.

Roma, 3 set. (askanews) – L’esposto-denuncia del Sindacato dei Militari all’attenzione della Procura Militare della Repubblica presso il Tribunale Militare di Roma, riguardo i militari in Futuro Nazionale, è stato depositato il 1 settembre. In un comunicato si spiega che “l’atto è finalizzato a sollecitare l’Autorità Giudiziaria Militare affinché accerti la sussistenza di fattispecie incriminatrici a carico di militari in servizio attivo che avrebbero assunto ruoli di vertice e di propaganda all’interno di un movimento politico, in aperta violazione dei doveri fondamentali di fedeltà, neutralità e imparzialità imposti dall’ordinamento militare”
Il Sindacato dei Militari, insomma, “intende chiarire con fermezza la portata giuridica dell’azione intrapresa. L’atto depositato non è una semplice segnalazione di carattere amministrativo né una critica sindacale di natura disciplinare: è un esposto-denuncia a tutti gli effetti, nel quale si richiede espressamente alla Procura Militare di valutare, ai sensi dell’articolo 335 codice di procedura penale, l’iscrizione della notizia di reato a carico dei soggetti individuati nell’atto e di ogni altro militare che risulterà coinvolto all’esito degli accertamenti istruttori”.

Quindi si sottolinea: “La valutazione delle fattispecie incriminatrici è rimessa integralmente all’Autorità Giudiziaria competente, cui spetta verificare la sussistenza degli elementi oggettivi e soggettivi dei reati ipotizzati e l’eventuale rilevanza penale militare delle condotte segnalate. Il Sindacato, assistito da proprio difensore, intende partecipare attivamente al procedimento nella qualità di persona offesa dal reato”.

Palla o Campo: dalla Serie A al collezionismo

Roma, 3 set. (askanews) – Dal gesto che dà il via alla partita di calcio a un nuovo oggetto da collezione. Da questa prospettiva unica nasce “Palla o Campo”, la moneta ufficiale della Serie A Enilive – Stagione 2026/2027, disponibile da oggi per l’acquisto da parte di appassionati e collezionisti. La particolarità di questa emissione della Collezione Numismatica 2026 della Repubblica Italiana risiede proprio nella sua origine: per la prima volta una moneta in argento da collezione è stata concepita in funzione di una tradizione sportiva. Con l’avvio della stagione calcistica 2026/2027, Palla o Campo è protagonista del sorteggio iniziale di ogni gara. Un gesto che accompagna la storia del calcio, affidato quest’anno alla 5 euro realizzata dalla Zecca dello Stato.

In argento 925‰, in versione Fior di Conio, Palla o Campo interpreta il calcio attraverso un linguaggio grafico contemporaneo richiamando i valori del talento e dello spirito di squadra. Sul dritto campeggia il pallone, simbolo del calcio e strumento attraverso cui gli atleti esprimono il proprio talento. La composizione è arricchita da una trama grafica di fischietti. Lungo il bordo, la parola “talento” è declinata nelle diverse espressioni dialettali italiane, a sottolineare la diffusione capillare della passione per il calcio nel Paese.

Il rovescio porta al centro della composizione il campo, rappresentato attraverso elementi lineari che accentuano la profondità e dimensione architettonica. Ventidue punti rappresentano i calciatori delle due squadre al momento del calcio d’inizio, mentre al centro è posto il pittogramma della Lega Calcio Serie A. Lungo il bordo, la parola “squadra” compare nelle diverse declinazioni dialettali italiane, evocando il senso di appartenenza, identità e condivisione che il calcio costruisce in ogni territorio.

La 5 euro “Palla o Campo”, la moneta ufficiale della Serie A Enilive – Stagione 2026/2027, emessa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, è stata modellata dagli artisti dello Studio d’Incisione della Zecca dello Stato e realizzata con la collaborazione di Lega Calcio Serie A.

Elezioni in Sassonia-Anhalt, l’estrema destra di AfD punta a conquistare il Land e segnare una svolta storica

Roma, 3 set. (askanews) – Gli elettori dello Stato orientale tedesco della Sassonia-Anhalt si recheranno alle urne domenica per un’elezione in cui il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD) spera di conquistare il potere per la prima volta e segnare una svolta storica nella politica tedesca. Il presidente del Land, Sven Schulze, del partito conservatore cristiano-democratico (CDU) del cancelliere Friedrich Merz, ha affermato che le elezioni in Sassonia-Anhalt rappresentano “una scelta che determinerà il futuro della Germania”.

I sondaggi d’opinione nello Stato attribuiscono all’AfD, che vuole limitare l’immigrazione, ripristinare i legami con la Russia e uscire dall’euro, un sostegno superiore al 40%, con un vantaggio di 15-20 punti percentuali sulla CDU, che governa in coalizione con i socialdemocratici di centrosinistra (SPD) e i liberali del partito democratico (FDP). Ma la capacità del partito di estrema destra di andare al governo di un Land dipenderà anche, e soprattutto, dai voti raccolti dalla maggior parte degli altri partiti in lizza, che si è rifiutata di collaborare con l’AfD: il rischio, per Alternativa per la Germania, è che una coalizione ampia guidata dalla CDU possa ancora impedirle di salire al potere in Sassonia-Anhalt.

Ma la profondità del suo consenso, alimentato dalla disillusione nei confronti dell’impopolare governo del cancelliere Friedrich Merz a Berlino, ha messo a nudo quanto la politica tedesca si sia evoluta nel decennio trascorso dalla fondazione del partito nel 2013. Ulrich Siegmund, il trentacinquenne che aspira a diventare il primo presidente regionale dell’AfD, ha condotto la sua campagna elettorale per mesi, attirando folle a comizi tenuti nelle sale comunali e nelle piazze di tutto il Land. “Rivoglio la mia bella, vecchia e sicura Germania”, ha detto ai suoi sostenitori durante i comizi, secondo quanto riporta l’agenzia Reuters.

Nata nella Germania occidentale al culmine della crisi del debito dell’eurozona, l’AfD ha tratto sempre più consensi dagli ex stati comunisti dell’est, dove i sondaggi mostrano un persistente senso di insoddisfazione per i risultati della riunificazione del 1990. Siegmund, che rifiuta l’etichetta di estrema destra, afferma di parlare “la lingua del popolo” con un approccio sorridente che evita la retorica di colleghi di partito come Björn Höcke, del vicino stato della Turingia, condannato due volte per aver usato slogan nazisti.

Il leader di Afd in Sassonia-Anhalt ha minimizzato le critiche secondo cui le sue politiche aggraverebbero i problemi di uno Stato con una popolazione in calo, che secondo gli economisti dipenderà dall’immigrazione per colmare la carenza di lavoratori in settori che vanno dalla sanità al turismo e alla grande industria chimica dello stato. La regione ha sofferto, insieme al resto della Germania, durante la recente crisi economica, con un tasso di disoccupazione intorno all’8%. Ma gli economisti affermano che la Sassonia-Anhalt, uno Stato prevalentemente rurale, ha registrato risultati relativamente positivi negli ultimi anni, con la creazione di nuovi settori industriali, tra cui la logistica e le energie rinnovabili.

Temi che, in qualche modo, sono stati trascurati da Siegmund, che invece si è concentrato su questioni che spaziano dagli immigrati e richiedenti asilo “culturalmente estranei” agli insegnanti di sinistra, all’ideologia di genere o al costo per l’industria tedesca della perdita dell’accesso al petrolio e al gas russi a basso costo a causa del sostegno all’Ucraina.

La rivista d’informazione più influente della Germania, “Der Spiegel”, ha definito Siegmund “l’uomo più pericoloso della Germania” in un articolo di copertina il mese scorso. Siegmund non si è offeso. Anzi. Utente esperto dei social media, ha visto il titolo come “un’ottima pubblicità” e ha pubblicato sul suo account Instagram un video in cui firmava la copertina per i suoi sostenitori.

Il voto di domenica sarà un banco di prova per la capacità dell’estrema destra di formare un governo nella più grande economia del continente. L’AfD considera le elezioni in Sassonia-Anhalt, a cui seguiranno altre due elezioni regionali nel nord-est del Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino questo mese, come un trampolino di lancio per la vittoria alle elezioni nazionali previste per il 2029.

Sebbene il suo sostegno sia più forte nell’est, il partito ha ottenuto circa il 20% dei voti nelle elezioni degli Stati occidentali del Baden-Württemberg e della Renania-Palatinato all’inizio di quest’anno, a testimonianza del suo crescente appeal a livello nazionale. Un dato non indifferente. I governi regionali in Germania costituiscono la camera alta del parlamento, il Bundesrat, e hanno ampi poteri in materia di istruzione, cultura e sicurezza interna; un governo regionale guidato dall’AfD complicherebbe la politica quotidiana per Merz.

Questa settimana, il ministro degli Interni della Turingia, appartenente al partito SPD, ha avvertito che un ministro degli Interni dell’AfD rappresenterebbe un “evidente rischio per la sicurezza della Repubblica Federale” a causa della possibilità che informazioni riservate finiscano nelle mani di gruppi estremisti. “Il modello basato sul consenso a cui ci siamo abituati in Germania negli ultimi decenni è ora minacciato”, ha affermato Janos Richter, analista del Verfassungsblog, un forum di diritto pubblico e costituzionale.

Intanto, Siegmund ha promesso di reclutare funzionari politicamente affini provenienti da altri Laender per aiutare un governo AfD a portare avanti riforme in materia di scuole, forze dell’ordine e centri di accoglienza per richiedenti asilo, preannunciando probabili scontri con il governo federale e con gli altri Stati federali.

Torna Affari Tuoi, Stefano De Martino: arriva Tommasino, nuovo studio

Milano, 3 set. (askanews) – Dopo un’altra stagione di grande successo, Affari Tuoi e Stefano De Martino tornano tutti i giorni, a partire da domenica 6 settembre, nell’access prime time di Rai 1. In uno studio completamente rinnovato, negli studi Rai di Milano, il celebre gioco dei pacchi, prodotto da Direzione Intrattenimento Prime Time in collaborazione con Endemol Shine Italy (parte di Banijay Entertainment), vedrà ancora protagonisti i 20 rappresentanti delle regioni italiane, impegnati a destreggiarsi tra l’apertura dei pacchi, le “offerte” e i “cambi” proposti dal Dottore. Un meccanismo ormai iconico capace di conquistare, sera dopo sera, milioni di telespettatori.

“Le novità della stagione sono meno treni, perché io abitando a Milano non ho, diciamo, questo esodo continuo. Le vere novità sono un nuovo studio che si presta sicuramente all’ampliamento del programma, che è quello che vorremmo portare avanti nel corso della stagione, rispetto anche al varietà, rispetto anche alle ospitate musicali e non. Insomma, è un nuovo inizio per noi, siamo molto contenti di ricominciare” ha spiegato il popolare conduttore.

Accanto a lui nel celebre gioco dei pacchi, (prodotto da Direzione Intrattenimento Prime Time in collaborazione con Endemol Shine Italy (parte di Banijay Entertainment), Herbert Ballerina e Martina Miliddi e una new entry. “Allora non c’è più Gennarino ma c’è Tommasino che è il nipote di Gennarino. Gennarino è andato in pensione dopo 13 anni di onorata carriera, Tommasino ha solo un anno, quindi lo vedrete, è molto tenero, è molto bello, ci somiglia molto, però sta facendo praticamente i primi passi nel mondo dello spettacolo e quindi è un battesimo anche per lui. Poi c’è il contropacco di Herbert che è una delle cose nuove, cominciamo sempre con dei piccoli innesti nuovi poi si sviluppano nel corso dell’anno. Insomma per inserire una piccola nota di intrattenimento Herbert si è inventato questo contropacco che ha un valore specifico ma poi di base è un momento di intrattenimento fatto apposta per alleggerire un attimo la tensione della partita del concorrente quindi detto tra noi prima si trova questo contropacco meglio è meglio non tornare a casa col contropacco” ha aggiunto De Martino.

Nel corso della stagione ci saranno, inoltre, tante sorprese, anche con appuntamenti speciali. Tra questi, una puntata di prime time il 4 dicembre e l’ormai tradizionale appuntamento con la Lotteria Italia del 6 gennaio.

Sulle strategie della Rai e sul nuovo studio milanese di Affari Tuoi è interventuto Williams Di Liberatore, direttore dell’Intrattenimento Prime Time della Rai: “È uno studio molto più grande e sicuramente performante, perché la tendenza degli ultimi anni è quella di estendere l’access prime time verso la prima serata. Stiamo cercando di investire sull’access su tre obiettivi fondamentali: Uno è quello del fatturato editoriale, che ha a che fare con gli ascolti; l’altro è quello del fatturato commerciale, che ha a che fare con la raccolta pubblicitaria; non ultimo, quello del fatturato comunicativo, cioè come la Rai, attraverso determinati programmi di punta, in questo caso Affari tuoi, possa cambiare anche il percepito. E questo poi è funzionale anche agli altri due fattori che dicevo prima. Su questo abbiamo investito. Abbiamo cercato di trovare uno studio adeguato che possa accompagnarci per tutta la stagione. Crediamo tantissimo che l’intrattenimento nell’access possa essere uno show a tutti gli effetti e di punta, non soltanto rispetto alle prime serate”.

Tragedia familiare a Finale Ligure: morti padre, madre e figlio

Genova, 3 set. (askanews) – Tragedia familiare a Finale Ligure, in provincia di Savona. Questa mattina in un’abitazione diávia dei Forti di Legnino sono stati trovati i corpi senza di un uomo di 59 anni, della compagna di 60 anni e del figlio di 15 anni. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della compagnia di Albenga, che indagano sulla vicenda, si tratterebbe con ogni probabilità di un omicidio-suicidio.

Il 59enne, infatti, per cause ancora da accertare, avrebbe ucciso nelle notte con dei colpi di arma da fuoco la compagna e il figlio minorenne, per poi rivolgere la pistola contro se stesso e togliersi la vita. Oltre ai carabinieri, che hanno ritrovato l’arma utilizzata dall’uomo, sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso di padre, madre e figlio.

Venezia, Rooney e Kate Mara gemelle per Herzog: esperienza unificante

Venezia, 3 set. (askanews) – Due sorelle unite in tutto, al punto da parlare e muoversi all’unisono, condividere i sogni e l’amore per lo stesso uomo, Orlando Bloom, che poi otterrà un ordine restrittivo nei loro confronti, aprendo una vicenda giudiziaria tra tribunali e stampa, fino a portarle a intraprendere un percorso surreale alla ricerca del vero amore.

Il regista tedesco Werner Herzog dopo il Leone alla carriera è tornato a Venezia con “Bucking Fastard” in Concorso, con le due sorelle Rooney e Kate Mara. Un ritorno al cinema di finzione per il maestro, prendendo spunto dalla vicenda delle gemelle britanniche Freda e Greta Chaplin degli anni ’80, ma è stata solo un’ispirazione precisa Herzog.

“Il film è tutto inventato, parla di fantasia, sogni, le due sorelle fanno lo stesso sogno nella stessa notte… Sono alla ricerca di un luogo, che è interiore…

È un film unico nella storia del cinema”. Le sorelle Mara sono per la prima volta sul grande schermo insieme.

“Ci siamo ritrovate a giocare insieme come non facevano da quando eravamo bambine, è stata un’esperienza così divertente” ha detto Rooney. E Kate ha aggiunto: “È stato magico, indossavamo gli stessi vestiti, mangiavamo nello stesso momento, lo stesso cibo, pronunciavamo le stesse parole, è stata un’esperienza davvero unificante, qualcosa di diverso da qualsiasi altra abbiamo mai sperimentato”.

“I film normalmente presentano ostacoli – ha aggiunto Herzog – questo è stato uno dei due o tre film tra tutti quelli che ho fatto in cui posso dire che non poteva andare meglio”.

Sanremo, De Martino: I Maneskin al Festival? Invitati ma non confermati

Milano, 3 set. (askanews) – Stefano De Martino presentando la nuova edizione di Affari tuoi non si è sottratto alle domande su Sanremo e a proposito della notizia della reunion dei Måneskin al Festival ha detto: “Per quanto riguarda i Måneskin è uscito un piccolo spoiler. Qualcuno diceva che la reunion fosse confermata, ma una conferma non c’è, perché io non so se effettivamente i Måneskin si riuniranno di nuovo. È una cosa su cui stanno lavorando e, laddove dovessero effettivamente riunirsi, hanno già il mio invito all’Ariston. Credo che sia un palco per loro molto importante, dal quale forse è giusto anche ripartire, proprio per il rispetto della storia del gruppo. Appena ne avremo la certezza sarò io a comunicarvelo” ha detto il direttore artistico e conduttore del Festival e poi ha aggiunto: “Sono felicissimo di vedere questo fermento perché, essendo la mia prima direzione artistica, non mi aspettavo a luglio o durante le vacanze di agosto di avere questo flusso di notizie. Ringrazio tutti per l’entusiasmo: vedo che c’è una grande attesa e spero che si tramuti anche in presenza”.

De Martino poi ha spiegato che come per tutte le altre cose che si sentono, dagli ospiti internazionali agli altri nomi, non c’è ancora niente di certo proprio perché è il 3 settembre. “Però stiamo lavorando su più fronti. Ogni tanto esce fuori qualche nome: alcuni sono veri, alcuni no. È un po’ il gioco di Sanremo. Tutti provano a dire una cosa su Sanremo e a volte dagli scoop nascono anche delle idee. Siamo anche noi, come voi, molto attenti a tutto quello che esce, perché non sempre è farina del nostro sacco”.

Tennis, Alcaraz: "Giochiamo troppo, bisogna intervenire"

Roma, 3 set. (askanews) – “Stiamo vedendo tanti giocatori infortunarsi e molti altri arrivare stanchi. Se non verrà fatto qualcosa, in futuro ne vedremo ancora di più”. Carlos Alcaraz lancia l’allarme sul calendario Atp dopo la vittoria al secondo turno degli US Open contro Jaime Faria. Il numero due del mondo, campione in carica a New York, chiede un intervento sul programma sempre più fitto del circuito.

Lo spagnolo, che nei mesi scorsi è stato costretto a uno stop di quattro mesi, ha spiegato di essere pronto in futuro a fermarsi nuovamente: “Prenderò delle pause, anche piuttosto lunghe. Magari non quattro mesi, ma un mese o due, saltando alcuni tornei, perché è impossibile giocarli tutti”.

Alcaraz contesta in particolare l’aumento degli appuntamenti di vertice: “Stanno aggiungendo sempre più tornei importanti e, in un certo senso, ci spingono a giocare. Certo, puoi dire di no, puoi saltarne uno o due e decidere il tuo calendario, ma ci sono i Masters 1000, gli Slam e finiamo per giocare per quaranta settimane se dobbiamo disputare tutti i tornei obbligatori richiesti dall’Atp. È impossibile”.

L’assenza di Jannik Sinner, costretto a saltare gli US Open, rende ancora più evidente secondo Alcaraz il problema della gestione delle energie e degli infortuni. “Bisogna intervenire”, ha ribadito lo spagnolo, sottolineando il rischio che un calendario sempre più impegnativo possa portare a un numero ancora maggiore di giocatori costretti a fermarsi.

Leonardo, Atr: maxi ordine di 1 mld dlr per 40 velivoli da FLY91

Roma, 3 set. (askanews) – Atr (joint venture paritetica tra Leonardo e Airbus) e FLY91, compagnia aerea regionale indiana, annunciano l’acquisto di 40 velivoli Atr 72-600 per un valore di circa 1 miliardo di dollari. Per Atr si tratta del più grande contratto dell’ultimo decennio e l’ordine è il più importante mai siglato da una compagnia aerea regionale.

Le consegne sono previste tra il 2027 e il 2032. L’accordo porta oggi gli ordini del 2026 di Atr a 54 velivoli, superando già il totale degli ordini netti che la compagnia ha totalizzato per l’intero 2025, pari a 50 velivoli.

Venezia, Giuli: Scorsese ai David riconoscimento al nostro cinema

Venezia, 3 set. (askanews) – “La disponibilità di Scorsese costituisce un riconoscimento straordinario per il prestigio del nostro cinema, per la nostra tradizione”. Lo ha detto il Ministro della Cultura Alessandro Giuli all’inaugurazione dell’Italian Pavilion alla Mostra d’Arte cinematografica di Venezia, ricordando la designazione del regista Usa Martin Scorsese alla presidenza onoraria dell’Accademia del Cinema Italiano Premi David di Donatello.

“È oggettivamente un segno tangibile che qualcosa di nuovo sta avvenendo anche nella nostra proiezione”, ha aggiunto, un ritorno “alla vocazione originaria della nostra grande tradizione cinematografica, cioè quella di non essere introflessi, di non parlarci tra di noi”.

Formula1, Antonelli: "Parto ultimo, ma sarà full attack"

Roma, 3 set. (askanews) – “Parto ultimo, è vero. Però… sarà full attack”. Andrea Kimi Antonelli non rinuncia all’idea di una grande gara nel Gran Premio d’Italia, nonostante la penalità che lo costringerà a scattare dal fondo dello schieramento per la sostituzione della power unit. “Credo che la top 5 sia molto fattibile, però ovviamente bisognerà vedere come andrà tutto il weekend”, ha detto il pilota della Mercedes alla vigilia delle prime prove libere.

La penalità cambia anche il modo di affrontare il fine settimana. “Avremo la possibilità di lavorare in modo un po’ diverso rispetto ai soliti weekend e potremo focalizzarci maggiormente sul setup. Farò le qualifiche, ma anche se dovessi mettere la macchina in pole partirei comunque ultimo, quindi potremo lavorare di più sull’assetto in funzione della gara”.

La scelta di cambiare la power unit proprio a Monza non è stata semplice. “Non è il massimo prendere una penalità nel GP di casa, soprattutto una penalità così importante. Però come team guardiamo al campionato e questa è una delle piste migliori dove farlo. È meglio cambiare tutto adesso per poi non avere problemi in futuro. Credo che prenderemo un’altra penalità con il motore, però in quel caso saranno solo cinque posizioni. Almeno adesso cambiamo tutto e cerchiamo di evitare problemi più avanti”.

Antonelli vede anche un lato positivo nella situazione: “Sarà un weekend un po’ strano, perché è il GP di casa ma sai già che partirai ultimo. Credo però che questo mi consentirà di divertirmi ancora di più, di guidare più spensierato. È una cosa positiva e sicuramente toglie un po’ della pressione. Ovviamente non è che volessi partire ultimo, preferirei di gran lunga partire in pole, però sicuramente mi aiuterà ad affrontare il weekend con più leggerezza”.

L’obiettivo resta comunque chiaro: “Soprattutto in questo fine settimana, visto che parto ultimo, sarà full attack. A volte magari mi tiro delle gufate da solo, però questo è il piano. Parto ultimo, quindi non ho nulla da perdere. Ovviamente voglio recuperare il più possibile usando la testa, ma l’approccio sarà quello di andare all’attacco e cercare di guadagnare più posizioni possibile, ottenendo il miglior risultato”.

Sul tifo di Monza, Antonelli riconosce la particolarità della situazione: “È difficile da spiegare. Credo che il tifo sia gigantesco, ovviamente ancora di più per la Ferrari. C’è la Ferrari e poi ci sono io con una Mercedes, quindi sicuramente per i tifosi non è facile”.

Quanto agli avversari, il bolognese indica soprattutto McLaren e Ferrari: “La McLaren ha fatto un grandissimo step dall’Ungheria, a Zandvoort ha introdotto un ulteriore aggiornamento e credo che quello sia il loro ultimo pacchetto importante dell’anno. È evidente che abbiano fatto un grande passo avanti. Noi invece siamo fermi da un po’, dal Canada non portiamo aggiornamenti. Ci aspettavamo che prima o poi gli altri diventassero più forti, però in Malesia sarà il nostro turno di portare aggiornamenti”.

“Il team sembra molto fiducioso nel pacchetto e dovrebbe aiutarci a riguadagnare un po’ di prestazione. Sicuramente nelle ultime due gare la McLaren è stata la macchina e il team da battere. Credo però che questo weekend anche la Ferrari sarà molto forte con il nuovo motore, quindi sarà una lotta serrata. Proprio per questo, nelle gare in cui non portiamo aggiornamenti sarà importante massimizzare il risultato e fare il meglio possibile. Poi, quando sarà il nostro turno di introdurre le novità, speriamo che ci permettano di guadagnare prestazione”.

Infine una battuta sul particolare trofeo di Monza, dalla forma ispirata a tazze e coppette: “Quando l’ho visto inizialmente pensavo fosse fake. Invece penso che sia molto particolare e molto bello. Ho letto che rappresenta la fragilità della vittoria, il fatto che sia sempre qualcosa da costruire. L’idea mi piace e la forma è particolare. Spero di poter prendere quel trofeo domenica e portarmelo a casa”.

Venezia, inaugurato l’Italian Pavilion, la “Casa Italia” del cinema

Venezia, 3 set. (askanews) – Alla 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è stato inaugurato l’Italian Pavilion, la “Casa Italia” del cinema, organizzata da Cinecittà per la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura, presso gli spazi dell’Hotel Excelsior, al Lido di Venezia.

All’opening erano presenti tra gli altri il ministro della Cultura Alessandro Giuli, Lucia Borgonzoni, sottosegretaria alla Cultura, il presidente di Cinecittà Antonio Saccone e l’ad di Cinecittà Manuela Cacciamani, oltre al presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco e al direttore artistico della Mostra Alberto Barbera.

Giuli: mondo in guerra, da disfatta culturale non ci si riprende

Venezia, 3 set. (askanews) – Dal ministro della Cultura Alessandro Giuli un appello alla responsabilità del comparto culturale. “È fondamentale far prevalere la capacità del dialogo sullo spirito di parte, perché non bisogna dimenticare il contesto, è un mondo attraversato da guerre, da nuove cortine di ferro, da terribili nuovi fabbisogni, di vita, per chi la sta perdendo, di libertà, fabbisogno culturale. Bisogna ricordarsi che noi facciamo parte del mondo libero ed è per questo che la critica, l’autocritica, il confronto anche aspro tra persone che si stimano, si vogliono bene, tra persone che hanno visioni del mondo a volte anche irriducibili le une con le altre, può avvenire soltanto nel mondo libero” ha detto il ministro all’inaugurazione dell’Italian Pavilion, la “Casa Italia” del cinema alla 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, organizzata da Cinecittà per la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura.

“Da una disfatta militare ci si può riprendere – ha aggiunto Giuli – da una disfatta culturale non ci si riprenderà mai e noi dobbiamo continuare con le nostre mille benedette contraddizioni a rappresentare la libertà”.

Formula1, Hamilton: "Possiamo vincere, abbiamo tutto per farlo"

Roma, 3 set. (askanews) – “Speriamo che l’aggiornamento possa aiutare, sono fiero del lavoro fatto in fabbrica. C’è una concentrazione diversa rispetto allo scorso anno, è un nuovo inizio. C’è ancora strada da fare, ma abbiamo tutto per vincere”. Così Lewis Hamilton, pilota della Ferrari, alla vigilia del Gran Premio d’Italia.

Il britannico ha parlato anche di Kimi Antonelli e della possibilità di un futuro in Ferrari: “Antonelli merita quello che sta facendo e ha un grande team al suo fianco. Bono è una persona ostinata, capace e che sa indicargli la strada. Antonelli in Ferrari? È una possibilità, ma ci sono tanti bravi piloti che potrebbero avere una chance qui in futuro e non credo che Wolff lo lascerà andare via tanto presto”.

Hamilton ha poi raccontato il suo arrivo a Monza a bordo di una F40: “È favolosa, un sogno. Mi sono imbattuto in questa vettura, guidata per 69 chilometri e poi lasciata in un garage, aveva ancora la polvere. È una delle macchine più belle e non credo che nessun pilota Ferrari abbia fatto un arrivo a Monza così. Il motore aveva il numero 44. Non ci credevo, era davvero una questione di destino”.

Infine il ricordo di Michael Schumacher: “Non c’ero ai tempi di Schumi in Ferrari per capire come andava allora il team, ma credo che un input debba arrivare anche dal pilota. Ho spinto per avere tanti cambi che lo scorso anno non era stato possibile avere, c’è voluta anche tanta azione persuasiva da parte mia. Ho lavorato tanto al simulatore, con l’obiettivo, venendo da una prospettiva esterna, di crescere. Sono fiero di aver visto tutti i progressi”.

“Essere un pilota Ferrari e arrivare qui nel team più iconico nel suo Gran Premio di casa è la sensazione più bella. È il secondo anno, ma mi ci devo ancora abituare. Non ho ancora visto la livrea dedicata a Schumi, ma quelle sette stelle che avremo, come le mie, mi danno una bella sensazione. Ricordo le domeniche con le partenze di F1, la sigla che dava l’inizio all’evento. Era bellissimo vedere Michael sulla Rossa. Anche ai videogiochi sceglievo solo lui. Ora ho la possibilità di vivere quell’esperienza come lui. Un personaggio enorme”.

Venezia83, Barbera: venduti 14% biglietti in più, tanti giovani

Venezia, 3 set. (askanews) – “Abbiamo venduto a ieri il 14% di biglietti in più rispetto al passato che non era scontato per due motivi: uno per la situazione di difficoltà economica che stiamo attraversando e due perché tutti dicevano non ci sono i film americani, manca l’attrattiva delle star, dei divi”. Lo ha detto a margine dell’apertura dell’Italian Pavillion, Alberto Barbera, direttore artistico della 83esima Mostra d’Arte cinematografica di Venezia.

“Evidentemente la gente viene al Festival non soltanto per i divi, ma viene per l’evento, per i film, per condividere questa esperienza e scoprire le proposte che ogni anno facciamo che quest’anno sono meno scontate”, ha spiegato.

“La cosa straordinaria è che c’è un pubblico giovanissimo che ha la stessa curiosità, la stessa passione che avevamo noi quando giovanissimi venivamo alla Mostra del Cinema di Venezia per la prima volta e sono ancora più giovani di noi, sono ragazzi che hanno dai 16 ai 25 anni”, ha continuato.

“Con una passione e una curiosità, un interesse per il cinema che sbagliamo continuare a dire che non esiste – ha spiegato – esiste e le statistiche ci dicono che negli ultimi mesi anche il pubblico delle sale è composto in prevalenza da ragazzi, magari adesso vanno a vedere Christopher Nolan, Spider-Man e Oceania, va benissimo, però io sono sicuro che una volta scoperta la bellezza dell’esperienza di vedere un film in sala poi questi sono curiosi e tornano e magari andranno anche a vedere film un po’ più difficili, un po’ più impegnativi”.

Venezia, Barbera: bandiera Palestina? Si chieda a Governo di riconoscerla

Venezia, 3 set. (askanews) – “La Biennale può esporre soltanto le bandiere degli Stati riconosciuti dal governo italiano, allora se vogliamo bisognerebbe che la petizione fosse rivolta al governo italiano che finalmente si decida, è uno dei pochi governi che non ha ancora riconosciuto la Palestina”. Lo ha detto a margine dell’apertura dell’Italian Pavillion a Venezia, Alberto Barbera, direttore artistico della 83esima Mostra d’Arte cinematografica, ribadendo il suo no alla richiesta del collettivo Venice4Palestine di esporre la bandiera palestinese durante la Mostra.

“La Biennale non fa dichiarazioni politiche, non prende partito direttamente – ha aggiunto – lo fa attraverso il lavoro che svolge, attraverso i film che propone, attraverso la difesa assoluta e rigorosa della libertà di espressione, della creazione di uno spazio aperto a tutti di discussione, di confronto, questo non credo che possa essere messo in discussione e quindi è anche chiarissimo quale è la nostra posizione”.

Corsini: Report va in onda l’8 novembre

Roma, 3 set. (askanews) – “Report va in onda l’8 novembre, l’abbiamo ribadito in tutte le salse. Ieri abbiamo incontrato la redazione. E’ accaduto un nuovo fatto (la rinuncia di Giulia Presutti alla conduzione ndr) e faremo tutte le considerazioni del caso”. Lo ha detto il direttore del genere Approfondimenti della Rai, Paolo Corsini nel corso della conferenza stampa di presentazione del programma Ore 14 condotto da Salvo Sottile in onda su Rai 2 da lunedì 7 settembre.”Io incontro i giornalisti di Report tutti i giorni. Ho colloqui quotidiani con i giornalisti Rai. L’attenzione al genere è stata la mia prima preoccupazione, stiamo affinando un format, mantenendo quello che è solido è buono. Devo incontrare anche il regista. I conduttori li sceglie il direttore” ha detto Corsini che aveva confermato che Daniele Piervincenzi rimane alla conduzione.

Sanchez: il re a Ceuta e Melilla "nelle prossime settimane"

Roma, 3 set. (askanews) – Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha confermato oggi che il Re Felipe VI visiterà Ceuta e Melilla “nelle prossime settimane” per mostrare il suo sostegno ai cittadini in seguito al massiccio afflusso di migranti dello scorso luglio. Sanchez lo ha confermato durante il suo primo intervento al Congresso dei Deputati, dove è intervenuto per fare il punto sulla gestione della crisi.

Il primo ministro ha ripetutamente sottolineato che sia lui che i membri del governo si sono “assunti le proprie responsabilità” e hanno visitato Ceuta in diverse occasioni dall’inizio dell’ondata migratoria. “Nel corso di questo mese, numerosi membri del governo spagnolo hanno visitato Ceuta, tra cui sottosegretari, ministri, vicepresidenti e io stesso”, ha affermato. A questo proposito, Sanchez ha sottolineato che queste visite sono state effettuate “per acquisire una conoscenza diretta della situazione” e “per parlare francamente e direttamente con le autorità di Ceuta e con l’intera comunità di Ceuta”, nonché per “dimostrare il nostro sostegno e la nostra empatia” nei confronti dei suoi cittadini, poiché Ceuta “ha bisogno del sostegno dello Stato ora più che mai”.

Per questo motivo, ha indicato che il Governo “condivide la necessità” che Re Felipe VI visiti Ceuta e Melilla “nelle prossime settimane” per trasmettere “l’assoluto impegno dello Stato” nei loro confronti.

(fonte Servimedia)

Elezioni, Tajani: il pericolo di influenze esterne è consistente

Il Cairo, 3 set. (askanews) – “La guerra ibrida c’è, è in corso, lo ripeto, il pericolo che si cerchi di influenzare il voto nei paesi europei è consistente. Questo non significa che poi i cittadini europei seguano i desiderata di paesi non alleati che vogliono influenzare il voto cercando di disgregare l’Europa, cercando di disgregare i governi e cercando di creare problemi alle differenti istituzioni, però l’attacco c’è, tant’è che anche nel mio ministero, con la riforma che è in vigore dal 1 gennaio di quest’anno, c’è una direzione generale della sicurezza con una sala operativa che controlla tutti gli attacchi cyber e respinge tutti gli attacchi cyber che ci sono e sono centinaia e centinaia ogni giorno”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani rispondendo, in un punto stampa all’aeroporto del Cairo, dov’è giunto per una missione di rafforzamento del partenariato strategico tra Italia ed Egitto, a una domanda sul tema degli attacchi ibridi russi.

Zaia vince sul fine vita, il Patriarca di Venezia esprime amarezza

Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la legge che disciplina procedure e tempi dell’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito. Luca Zaia, che della norma è stato uno dei principali sostenitori, ha parlato di una «legge di civiltà», rivendicando la necessità di dare certezza a pazienti, famiglie e medici entro il perimetro indicato dalla Corte costituzionale. Il Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, legge invece nel voto un passaggio preoccupante: non soltanto per ciò che la legge dispone oggi, ma per il modello culturale che rischia di affermare e per il possibile progressivo allargamento delle condizioni nelle quali il suicidio assistito viene considerato una risposta alla sofferenza.

È un’obiezione che merita di essere presa sul serio, soprattutto perché non nasce dalla volontà di imporre ad ogni costo il prolungamento biologico della vita. La posizione della Chiesa è diversa e più articolata: difendere la vita non significa praticare laccanimento terapeutico. Quando le cure diventano sproporzionate o inutilmente gravose, è moralmente legittimo rinunciarvi; altra cosa è trasformare la morte procurata in una prestazione organizzata dal sistema sanitario.

È qui che si colloca l’alternativa indicata dal Patriarca: accompagnare, non abbandonare; alleviare il dolore, non provocare la morte. Le cure palliative, oggi capaci di ridurre efficacemente molte forme di sofferenza, insieme alla prossimità familiare, sociale e sanitaria, rappresentano una risposta che tutela la dignità della persona fino alla fine. Tanto più quando si tratta di anziani, malati, persone sole o fragili, per le quali la libertà di scegliere rischia di essere condizionata proprio dalla percezione di essere diventate un peso.

Per questo l’amarezza espressa da Moraglia va oltre la contrapposizione tra vincitori e vinti. Interroga la società su quale idea di cura voglia costruire: una sanità che accompagna la fragilità fino al suo limite naturale o una sanità che, a determinate condizioni, assume anche il compito di rendere possibile la morte?

Di seguito il link per accedere alla lettura della dichiarazione del Patriarca di Venezia.

 

https://www.chiesacattolica.it/legge-sul-fine-vita-in-veneto-dichiarazione-del-patriarca-di-venezia/

Putin: ci sono possibilità per una soluzione del conflitto in Ucraina

Roma, 3 set. (askanews) – Esistono possibilità di arrivare a una soluzione del conflitto in Ucraina. Lo ha affermato il presidente russo Vladimir Putin intervenendo alla sessione plenaria dell’Eastern Economic Forum a Vladivostok.

“Ci sono possibilità per una soluzione del conflitto ucraino? A mio avviso sì, ci sono”, ha dichiarato Putin.

Secondo il presidente russo, in primo luogo sono Russia e Ucraina a dover raggiungere un accordo.Mosca, ha aggiunto Putin, è comunque grata a tutti coloro che stanno cercando di contribuire alla soluzione del conflitto.

Il presidente russo ha inoltre sottolineato come la Cina mantenga costantemente l’attenzione sulla necessità di risolvere la crisi e ritiene che il problema debba essere affrontato con mezzi pacifici. Il presidente degli Stati uniti Donald Trump è orientato verso un lavoro positivo e costruttivo nei rapporti con la Russia ha poi affermato Putin.

“Per quanto posso capire, il presidente Trump sente questa esigenza e, per quello che vedo, è orientato verso un lavoro positivo e costruttivo”, ha dichiarato Putin. Il presidente russo ha aggiunto che proseguono i contatti con i rappresentanti dell’amministrazione Usa nominati da Trump per il dialogo con Mosca.

La Russia, ha inoltre affermato Putin, vorrebbe il pieno ripristino delle relazioni con gli Stati uniti, ma questo dipende anche da Washington. “Siamo favorevoli a ripristinare pienamente le relazioni con gli Stati uniti. Ma questo non dipende soltanto da noi, dipende anche dalla parte americana”, ha detto Putin. “Abbiamo molti amici negli Stati uniti”, ha concluso il presidente russo.

Tennis, Us Open, Alcaraz vince in rimonta ed è al terzo turno

Roma, 3 set. (askanews) – Carlos Alcaraz si è qualificato al 3° turno degli US Open battendo in quattro set (4-6, 6-0, 6-3, 6-2) il portoghese Jaime Faria. Un’altra buona prova della testa di serie numero 2, che ha giocato la sua seconda partita in singolare dal ritorno in campo dopo quattro mesi di stop per l’infortunio al polso destro. Con questo risultato, Carlitos sale a 9 vittorie consecutive agli US Open (16 negli Slam) e continua il suo record di 14-0 contro i giocatori più giovani di lui. Al prossimo turno, Alcaraz se la vedrà contro il cinese Wu.

Lavrov: la Russia chiuderà i Goethe-Institut tedeschi

Roma, 3 set. (askanews) – La Russia chiuderà i centri del Goethe-Institut presenti sul proprio territorio in seguito alla sospensione delle attività della “Casa della Russia” a Berlino: lo ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, a margine dell’Eastern Economic Forum (Eef).

“I tedeschi hanno sedi del Goethe-Institut qui: a Mosca, San Pietroburgo ed Ekaterinburg. Naturalmente, verranno chiuse dopo che il nostro centro culturale è stato cacciato da lì. Altrimenti, non avremmo rispetto per noi stessi”, ha affermato il ministro degli Esteri.

Lavrov ha osservato che “la Germania sta tentando ancora una volta di intimidire tutti gli altri e di soffocare qualsiasi barlume di normali relazioni con la Russia che alcuni Paesi dell’Ue – per quanto pochi – ancora mantengono”, ha aggiunto.

Dalla Chiesa, Mattarella: la Repubblica gli è riconoscente, lottare mafie senza sosta

Roma, 3 set. (askanews) – “Nell’anno in cui celebriamo gli ottant’anni della Repubblica, la figura e l’azione del Prefetto di Palermo richiamano la riconoscenza della comunità nazionale. Il suo prezioso lascito e l’esempio di tante donne e uomini delle istituzioni che non hanno ceduto a sopraffazioni, complicità, connivenze con gli interessi criminali, affermano i valori costituzionali di libertà e democrazia. La lotta contro le mafie – impegno della Repubblica – è compito che non consente sosta ed è condizione fondamentale di libertà e sviluppo.Ogni cittadino, nell’esercizio della sua libertà, nella vita quotidiana e negli ambienti di lavoro, è chiamato a essere parte del rafforzamento della cultura della legalità, prima pietra della solidarietà e coesione sociale, per promuovere le prospettive di progresso dei territori”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una dichiarazione nel 44esimo anniversario dell’assassinio da parte della mafia dl generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e di sua moglie.

“La mafia, 44 anni fa – ricorda Mattarella- uccideva a Palermo il Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa e la moglie Emanuela Setti Carraro, ferendo gravemente l’agente Domenico Russo, che moriva alcuni giorni dopo.Carlo Alberto Dalla Chiesa si dedicò, con lucidità e tenacia, nel corso della sua lunga carriera, alla difesa dei principi di giustizia e legalità, a tutela dei cittadini, operando instancabilmente per contrastare il violento attacco alle istituzioni democratiche condotto dalle formazioni terroristiche e dalla criminalità organizzata, pagando con il sacrificio della vita la sua coraggiosa battaglia.In questa giornata, il commosso pensiero della Repubblica va alle famiglie Dalla Chiesa, Setti Carraro e Russo, con sentimenti di vicinanza dell’intera Italia”.

Elezioni, Vannacci: accusa sulla Russia senza prove, sono terrorizzati

Roma, 3 set. (askanews) – Il fondatore di Futuro nazionale, Roberto Vannacci, torna, in una intervista al Foglio, sulla definizione di “cavallo di Troia della Russia in Italia” che gli è stata affibbiata dal Financial Times. “Che dire? Sono terrorizzati. È questa la più evidente risposta”, commenta.

“Dovevamo essere irrilevanti, condannati allo zero virgola. Ora che cresciamo nei sondaggi, superiamo partiti storici e rischiamo di modificare gli equilibri politici, ecco arrivare – sottolinea l’ex generale – il Financial Times con l’accusa del ‘cavallo di Troia’. Naturalmente senza uno straccio di prova. E mi lasci aggiungere un dettaglio. La definizione non nasce da un’inchiesta del Financial Times, ma da un’analisi dell’European Council on Foreign Relations che il quotidiano britannico riprende e amplifica”.

“Non vengono documentati finanziamenti russi o rapporti occulti. Si prendono le mie posizioni pubbliche contro l’invio interminabile di armi e le si trasformano nella prova di una presunta influenza del Cremlino. Un processo politico costruito senza prove. Ma sta accadendo anche in Germania dove Merz spinge il paese verso un clima da stato di guerra contro la Russia. Proprio mentre l’AfD si prepara a vincere. Considerando anche il passato di Merz ai vertici di BlackRock, qualcuno potrebbe domandarsi: golpe in salsa BlackRock?”.

Lei non è però estraneo al milieu moscovita. “E allora? Io ho servito per decenni la Repubblica italiana. Anche l’incarico di addetto militare a Mosca mi è stato affidato dallo stato italiano. Trasformare quell’incarico in un elemento sospetto significa offendere non soltanto me, ma le istituzioni che me lo hanno conferito”.

L. elettorale, Vannacci: ballottaggio? Nostri voti alla destra non automatici

Roma, 3 set. (askanews) – “Per mesi Fn doveva essere irrilevante. Appena i sondaggi lo hanno portato davanti a Lega e FI, sono comparse nuove formule elettorali. E’ la mossa della paura”. Lo dice Roberto Vannacci, fondatore di Futuro nazionale, in una intervista al Foglio.

Alla domanda su quali indicazioni darebbe in caso di ballottaggio alle elezioni politiche, l’ex generale replica: “Chi immagina di poter escludere Fn al primo turno e poi incassarne automaticamente i voti al secondo commette un errore grave. I nostri elettori non sono un pacco postale da trasferire da una coalizione all’altra e non sono proprietà né mia né, tantomeno, dei partiti che oggi vorrebbero neutralizzarne il consenso. La destra è certamente la nostra collocazione naturale, ma ‘naturale’ non significa automatica, subalterna o incondizionata”.

Quindi, aggiunge il leader di FnV, “nell’eventualità di un ballottaggio valuteremo la legge approvata, le coalizioni in campo e soprattutto gli impegni programmatici. Se esisterà una convergenza seria, Fn farà la propria parte. Non annuncio oggi l’astensione e non la agito come minaccia, ma nessuno può considerare già acquisita la nostra indicazione di voto. Chi vuole i nostri voti dovrà meritarseli”.

Fine vita, Zaia: col voto segreto avremmo già una legge nazionale

Roma, 3 set. (askanews) – L’approvazione della legge regionale veneta sul suicidio medicalmente assistito “ha un doppio valore. Il rispetto per i malati terminali in attesa, e un bel segnale a livello nazionale, perché il Parlamento legiferi”. Lo dice Luca Zaia, presidente leghista del Consiglio regionale del Veneto, intervistato da Repubblica. Sta accusando qualche partito? “No. Ma è dal 2009 – replica l’esponente della Lega – che si parla di questi temi. Dal caso di Eluana Englaro. È un tema che seguo da anni, e penso che sia l’occasione per dire che la politica su temi come questo deve avvalersi della libertà di coscienza, sennò non se ne viene fuori. E sarebbe sbagliato dire che questo è tema di sinistra o di destra. Se fai un sondaggio, trovi favorevoli e contrari a destra e sinistra. Prova ne è che non è passata mai una legge”.

“Un ulteriore segnale, che succeda in questa regione, che è marcatamente di centrodestra. Ma prima o poi – sottolinea – se ne aggiungeranno altre, perché il tema è cogente, e la Corte costituzionale ha dato la stura, ha aperto. Poi ha sollecitato tre volte i diversi Parlamenti affinché facessero una legge. Ma prima o poi questo Paese dovrà trovare una quadra, e farla”.

Zaia non si scompone sulla domanda a proposito del voto contrario di qualche consigliere leghista: “In un Paese democratico – commenta – c’è libertà di coscienza. Anzi, se si adottasse questa modalità a livello nazionale, la legge passerebbe subito, e se si facesse con voto segreto, ancora più velocemente. E guardi che non metto nessuno sul banco degli imputati, la Meloni, la destra, la sinistra… Con libertà di coscienza e voto segreto avremmo delle sorprese”.

Leggere per non perdersi nel presente

Il presentismo e il dominio della tecnica

Dai potenti della Terra, ai luoghi di lavoro, al condominio, alla vita domestica: ogni giorno è una sarabanda di sorprese, smentite, polemiche, beghe senza fine, prevale l’immagine di una umanità accanita nell’accapigliarsi senza un barlume di idee, senza certezze, senza progetti.

Se questa è la globalizzazione vuol dire che siamo proprio messi male. Vittime del tempo, della fretta, della smania di protagonismo, del dire anche quando sarebbe bene tacere: non bastano le guerre, il riscaldamento globale, gli inganni della porta accanto, il rancore sottotraccia istigato dai social, gli episodi di violenza di ogni tipo, le nefandezze impensate, il catechismo laico del dio denaro che tutto travalica e sale sul podio di ciò che ci ispira per prevalere a tutti i costi, che ci insegna la dottrina della soccombenza altrui.

Ricordo le parole di Umberto Galimberti: “Se il denaro diventa la condizione universale per soddisfare qualsiasi bisogno e per produrre qualunque bene, allora il denaro non è più un mezzo ma diventa il primo scopo rispetto al quale si vedrà in che misura soddisfare bisogni e produrre beni. Se questo discorso lo applichiamo alla tecnica – come condizione universale per realizzare qualsiasi scopo – allora gli scopi vengono subordinati al raggiungimento del massimo potenziale tecnico e allora la tecnica – e non l’uomo- diventa il massimo soggetto della storia. Ma la cosa ancora più inquietante è che non disponiamo più di un pensiero alternativo al pensiero della tecnica.

Questo ha dei risvolti e dei cascami ancora più miserabili perché la gente – non avendo un’alternativa al ’pensiero che calcola’ – per percepire il mondo si affida ai luoghi comuni, diffusi in primis dai media e dalla televisione, facendosi suggestionare da idee ipnotiche e linee guida non-pensate della propria vita”. Sembra proprio che la tecnica domini la vita dell’uomo e riduca i suoi orizzonti ad un presentismo asfissiante.

C’è l’intelligenza artificiale e ci sono le sue potenzialità, ci sono dotazioni e strumentalità tecnologiche straordinarie ma il non poterne più fare a meno (bisogna – è obbligatorio – parlarne tutti i giorni) ci porta alla bramosia degli artefatti, alla ricerca di algoritmi e formule che riducono la riflessione e il raziocinio: storia, memoria, tradizioni ricevute subiscono l’oblio dell’hic et nunc, dell’ora e adesso, che induce persino a commettere gesti inconsulti e di follia perché oltre ad aver perso il discrimine tra il bene e il male, non siamo minimamente preoccupati dalle conseguenze dei nostri comportamenti.

Si parla allora di vita effimera perché legata ad una precarietà esistenziale svuotata di valori: quel “non me ne importa più di niente” la dice lunga su un’umanità protesa allo sbaraglio.

 

Linvito di Feltri: tornare ai libri

Raccolgo dunque l’invito del Direttore Vittorio Feltri e del suo libro “Chi non legge è perduto”- Mondadori, 2025) per inserire il tema della lettura e dei classici nell’agenda delle nostre scelte.

Ricordando le parole di Marguerite Yourcenar: ““Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che, da molti indizi, mio malgrado, vedo venire. Ho ricostruito molto, e ricostruire significa collaborare con il tempo, nel suo aspetto di “passato”, coglierne lo spirito o modificarlo, protenderlo quasi verso un più lungo avvenire; significa scoprire sotto le pietre il segreto delle sorgenti”. (“Memorie di Adriano” – Einaudi, 2022).

Non è solo un problema generazionale (anche gli adulti dimenticano i libri come fonte di apprendimenti) ma lo sta diventando, specie se libri e letture saranno a poco a poco espunti dalla stessa scuola, per far posto alla sintesi di formule, sigle ed acronimi che molto lasciano sottinteso senza nulla spiegare.

 

I classici come antidoto alla perdita della memoria

Stiamo perdendo l’uso della parola: non come incapacità di parlare ma come abuso e distorsione dei significati che gettano un fascio di luce sulle domande della vita. Eppure Tolstoj e Dostoevskij avevano a lungo dibattuto sulla ricerca della “parola nuova”, Gustave Flaubert impiegava giorni a trovare “le mot juste”: abbiamo dimenticato queste pagine sul senso dell’esistenza.

Ma nei grandi autori e nei capolavori letterari del 900 troviamo temi fondamentali per capire il presente: identità, coscienza, colpa, espiazione, attesa, destino, perdono.

Il presente non basta se lo si svincola dalla cultura ricevuta: si finisce solo per brancolare nel limbo dell’inspiegabile, nell’oblio di una Storia senza continuità. E’ l’errore che stanno commettendo i ‘padroni del mondo’ che propugnano di edificare nuovi imperi. Ma è anche l’errore di ciascuno di noi se si getta alle ortiche il passato e l’eredità culturale dei grandi maestri del pensiero. Ha ragione Feltri: chi non legge è perduto.

La Dc non torna, ma la sua cultura di governo deve invece tornare

Uneredità che non può essere archiviata

La Dc, come tutti sanno, non tornerà mai più nella cittadella politica italiana. Ma, ed è persin scontato ricordarlo, la concreta eredità politica, culturale e forse anche programmatica della Dc non può andare radicalmente dispersa.

Lo dicono gli stessi detrattori storici della Dc, ovvero tutti coloro che da sinistra continuano a ritenere quel partito o un semplice e banale “inciampo della storia” o, nella peggiore delle ipotesi, una sorta di “associazione a delinquere”, oppure una semplice e disinvolta macchina “clientelare”.

 

La lezione della cultura di governo

Ora, c’è un aspetto, peraltro decisivo se non addirittura costitutivo, che non può andare disperso e nè, tantomeno, può essere allegramente archiviato. Mi riferisco, nello specifico, a quello che comunemente viene definita come “cultura di governo”. Ovvero un modo d’essere in politica che si caratterizza prevalentemente per la sua capacità di dispiegare concretamente una cultura di governo. Perché questa è stata una delle costanti costitutive e strutturali della cinquantennale esperienza della Democrazia Cristiana.

E proprio nella “cultura di governo” si sintetizzano le migliori virtù, o qualità, che possono caratterizzare il profilo di un partito. E cioè, in sintesi,. esterni ed estranei alla radicalizzazione della lotta politica e ad ogni forma di polarizzazione ideologica; rifiuto pregiudiziale della deriva degli “opposti estremismi” o degli “opposti populismi”; esaltazione della cultura della mediazione e predisposizione alla composizione degli interessi contrapposti; privilegiare la cultura del dialogo e del confronto politico ed istituzionale; valorizzazione dei corpi intermedi e del pluralismo”; rigoroso approccio riformista e democratico nell’affrontare i temi che sono in cima all’agenda politica e programmatica; rispetto dell’avversario che non è mai un nemico da delegittimare moralmente prima e da annientare e distruggere politicamente poi; rigoroso rispetto delle istituzioni democratiche e dei principi e dei valori democratici e liberali scolpiti nella Costituzione repubblicana; e infine, ma non per ordine di importanza, individuare nella cultura di governo lo strumento decisivo e principale per risolvere i problemi di una società complessa ed articolata come quella italiana.

 

Lalternativa alle derive della politica

È del tutto evidente che l’eredità politica e culturale di un partito come quello democratico e cristiano, soprattutto quando si parla della cosiddetta “cultura di governo”, è incompatibile con le derive populista, qualunquista, demagogica, pauperista, massimalista ed estremista che purtroppo caratterizzano il comportamento concreto di molti partiti.

Sul versante del centro destra e, soprattutto, su quello della sinistra contemporanea. Derive che indeboliscono la qualità della nostra democrazia, la credibilità delle nostre istituzioni democratiche e, soprattutto, l’efficacia e l’efficienza della stessa azione di governo.

 

Reinverare una tradizione nella politica di oggi

Sotto questo versante l’eredità politica e culturale della Dc resta di una straordinaria attualità e modernità.

A prescindere dal tramonto di quel partito avvenuto oltre 30 anni fa. E questo per la semplice ragione che quella cultura politica, che non può essere consegnata agli archivi storici, conserva anche uno “stile” – appunto, la “cultura di governo” – che non ha più avuto eguali nelle dinamiche concrete della vita politica italiana.

Ed è anche per questa ragione che tocca oggi ai democratici, a tutti i democratici, e nello specifico a tutti coloro che provengono da quella tradizione politica e da quel pensiero culturale, saper recuperare e reinverare quella “cultura di governo” nella vita pubblica italiana contemporanea.

Ranucci e Report, quando il quarto potere perde la misura

Il quarto potere, lun contro laltro armati

L’ultima notizia, nella serata di ieri, è quella delle dimissioni della neo-conduttrice Giulia Presutti. In genersle, volano gli stracci tra i giornalisti, quelli che criticano da posizione di dignità, stanno mostrando il peggio possibile compromettendo la reputazione di cui si fanno forti. Si sono scoperti gli altarini e siamo caduti nel ridicolo, altro che cronache familiari. Per dirla alla Vairo, siamo in presenza di un “monopolio e dell’interscambio da uno show all’altro dei portatori di opinioni, già di loro mediocri, degli schieramenti politici. Ranucci, per quanto mi riguarda, potrebbe condurre Report come Grande Fratello”.

 

Mamma RAI e i suoi figli degeneri

In ogni azienda c’è l’esigenza di una organizzazione gerarchica, la RAI ha preso una decisione, giusta o sbagliata che sia, e il dipendente invece di ammutolirsi e obbedire o licenziarsi, in caso di contrarietà, scatena invece un ammutinamento. Ne è protagonista la innocente Simona Innocenzi che non risulta sia peraltro nell’organigramma della azienda ma una freelance con tanto di professionalità da mettere in campo. Si è affacciata al balcone con i suoi colleghi di redazione per urlare la sua protesta al pari del 5 Stelle su un altro balcone, un po’ di tempo fa, per festeggiare la loro presa del potere. Il balcone suscita sempre una sua innegabile suggestione. Forse la Innocenzi è dimentica del fatto che “morto un Papa, se ne fa un altro”.

 

Una violata innocenza

Sembra si sia fuori da ogni regola tradizionale, chi sbandiera la mancanza del rispetto delle regole le scavalca a propria difesa. Sulla vicenda siamo, ad ogni sol desto, di fronte ad una giornataccia particolare. Vien fuori che ciascuno è inevitabilmente portatore di interessi, un lobbysta, e l’indipendenza è solo una bandiera che si fa lenzuolo sotto al quale coprire la verità che fa comodo a seconda delle circostanze. Di per sé non è un peccato. Non a caso si dice che tutti siamo dipendenti l’uno dall’altro, è una condizione che riguarda anche i più potenti del mondo.

 

Porte aperte per chi porta…

“Report” si regge grazie al lavoro dei giornalisti che non solo nel diurno ma anche nel notturno lavorano per confezionare un buon lavoro. Portare si traduce in uno spostare un peso da un luogo all’altro ma non muoverlo per alterare la bilancia secondo convenienza. Vuol dire riportare al pubblico ciò che si è appreso da una inchiesta senza andare fuori ruolo.

Il cacciatore spara alla preda e il cane la riporta al padrone, non è il cane che usa il fucile, non è quello il suo compito. Tra i migliori quattro zampe del genere è noto che la razza dei “golden retriver” fa assai bene il suo lavoro. Anche Enzo Biagi era un grande giornalista, dallo stile un po’ retrivo ma inappuntabile. Poneva la domanda all’interlocutore che poteva rispondere in modo esaustivo o elusivo. L’ascoltatore giudicava senza bisogno che Biagi incalzasse screanzatamente l’intervistato.

 

Le nuove comiche

Siamo passati dal giornalista alla figura del mattatore e non sembra sia un bene. Ogni giornalista della vicenda squalifica l’altro in uno scadimento avvilente che non fa onore neanche a quelli che se ne stanno zitti in attesa che passi la buriana. Qualcuno direbbe che siamo alle comiche. Giorni fa è morto il geniale ideatore di Gulp e Super Gulp, Guido De Maria. Al termine di ogni puntata era il ritornello: “ed ecco finiti i fumetti in TV”. Prima della sigla di fine, il goffo Ten, l’assistente del detective Nick Carter, diceva “e l’ultimo chiuda la porta!”. Ecco, sarebbe il caso di chiudere per sempre la porta ad una vicenda che non fa più ridere neanche gli appassionati del genere detective story.

Giuseppe Toniolo e i suoi «compagni di strada» imprevisti

di Angelo Palmieri e Marco Zabotti

Partire da una domanda scomoda

Quando si parla di «ruolo del cristiano oggi», capita spesso di sentire due reazioni opposte e ugualmente sterili. Da una parte c’è chi tira fuori un elenco di valori astratti, la dignità, la solidarietà, il bene comune, e li ripete come un mantra, senza che tocchino terra. Dall’altra c’è chi si chiude in un pessimismo apocalittico, come se il mondo fosse irredimibile e l’unica cosa da fare fosse custodire la propria ortodossia in attesa della fine.

Nessuna delle due posizioni convince. E quando cerchiamo una terza via, ci ritroviamo a ripensare a Giuseppe Toniolo, un professore di economia politica nato a Treviso nel 1845, vissuto a Pisa e qui morto nel 1918, sepolto per sua espressa volontà a Pieve di Soligo (Treviso, diocesi di Vittorio Veneto), città natale della moglie Maria Schiratti, beatificato nel 2012 in virtù della guarigione miracolosa per sua intercessione di un giovane imprenditore, Francesco Bortolini, proprio di Pieve di Soligo.

Un cristiano laico in pienezza, sposo e padre, che sin da giovane voleva “farsi santo”, proprio lui, il primo economista nella storia della Chiesa a salire agli onori degli altari. che non ha scritto romanzi, non è morto martire, non ha fondato comunità monastiche.

Ha insegnato, ha scritto saggi, ha organizzato convegni, ha promosso la cooperazione, ha fondato l’Unione Cattolica per gli Studi Sociali, ha presieduto l’Unione popolare dopo lo scioglimento dell’Opera dei Congressi, ha ispirato la nascita dell’Università Cattolica, ha proposto la nascita di un Istituto cattolico di diritto internazionale per la pace, negli anni della Grande Guerra, è stato artefice dell’idea di “democrazia cristiana” nella logica del bene di tutti e di ciascuno, “a prevalente vantaggio delle classi più deboli”. Sembra poco, eppure il suo pensiero è di una attualità straordinaria, effettiva, che quasi imbarazza.

 

Cosa dice davvero Toniolo

Toniolo parte da una constatazione semplice: l’economia non è una scienza neutra. Quando i liberali del suo tempo dicevano che il mercato si regola da solo, lui rispondeva che dietro ogni transazione commerciale ci sono persone in carne e ossa, con famiglie, bisogni, fragilità. E quando i socialisti proponevano la statalizzazione totale, lui obiettava che lo Stato non può sostituirsi alla libertà delle persone e delle comunità locali.

La sua proposta, che oggi chiameremmo «economia civile» o «economia di comunione», si regge su tre pilastri che vale la pena ricordare senza orpelli:

Il primato dell’etica sull’utile. Non è vero che «il fine giustifica i mezzi» in economia. Se un’impresa produce ricchezza ma distrugge le famiglie dei lavoratori o avvelena il territorio, quella ricchezza è falsa. Toniolo lo diceva nel 1890, quando sembrava un’eresia. Oggi, dopo le crisi finanziarie del 2008 e la crisi climatica, sembra quasi un’ovvietà, eppure continuiamo a non applicarla.

La sussidiarietà e i corpi intermedi. Lo Stato non deve fare tutto, ma neppure deve lasciare tutto al mercato. In mezzo ci sono le famiglie, le cooperative, i sindacati, le associazioni di volontariato, le parrocchie. Toniolo chiamava queste realtà «forze sociali» e le considerava il vero tessuto della democrazia. Senza di esse, l’individuo è solo davanti al potere e al denaro.

La politica come servizio, non come carriera. La frase « la politica è la forma più alta della carità » viene spesso attribuita a Paolo VI o a La Pira, ma il concetto è profondamente tonioliano. La politica, per Toniolo, è il luogo dove si costruiscono le condizioni strutturali perché la carità non sia più necessaria, o almeno, perché non debba essere l’unica risposta all’ingiustizia.

Fin qui, il quadro è chiaro. Ma la domanda che ci poniamo è: questo pensiero basta? E soprattutto, può dialogare con figure molto diverse tra loro, alcune delle quali apparentemente lontanissime dal mondo cattolico dell’Ottocento italiano?

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Venezia, l’arrivo di Clooney e Amal in barca prima del red carpet

Venezia, 2 set. (askanews) – Folla e fan per George Clooney e la moglie Amal arrivati alla darsena dell’Hotel Excelsior prima del red carpet inaugurale dell’83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia dove sono tra i protagonisti. Completo scuro lui, in nero lei con abito lungo con spalline e spacco dietro, hanno salutato calorosamente arrivando in barca prima di salire in auto per andare verso il Palazzo del Casinò dove l’attore riceverà il Leone d’oro alla carriera.

L.elettorale, Salvini chiude sul ballottaggio, si ragiona su ritiro emendamento

Roma, 2 set. (askanews) – Domani la commissione Affari costituzionali del Senato comincerà a votare gli emendamenti alla legge elettorale. Ma il destino del provvedimento, come è noto, si giocherà direttamente in aula a partire dal 9 settembre, dove approderà senza relatore. La maggioranza ha dunque ancora qualche giorno per chiudere il cerchio delle modifiche. Ma con il passare delle ore è sempre più evidente che la possibilità che venga inserito last minute anche il ballottaggio si sono decisamente assottigliate. Anche perché oggi è stato Matteo Salvini a rendere pubblica quella contrarietà che già la Lega aveva manifestato nei vari conciliaboli tra sherpa che hanno preceduto la ripresa dei lavori parlamentari, ma anche nel vertice dei leader di lunedì scorso. “Siamo contrari. Abbiamo firmato un accordo sulla legge elettorale che prevede le liste, prevede le preferenze, basta”, dice. Un no netto, che si spinge fino ad annunciare che chiederà anche agli alleati di votare contro l’emendamento Pera.

Quella dell’ex presidente del Senato, ora eletto con Fratelli d’Italia, è l’unica proposta di modifica presentata (solo per l’aula) che ne prevede l’introduzione. In teoria, dunque, lo strumento che – in base al regolamento – può ancora consentire alla maggioranza di pensarci fino all’ultimo minuto, e – nel caso – anche procedere a una riformulazione. E tuttavia, sembra prendere sempre più piede la possibilità che alla fine dai vertici di via della Scrofa possa arrivare un invito al ritiro, in modo da togliere definitivamente il problema dal tavolo e anche evitare eventuali spaccature in aula. A sponsorizzare il ballottaggio resta ancora la seconda carica dello Stato: Ignazio La Russa, che pure in un’intervista al Corriere della Sera ammette che l’introduzione del doppio turno è “improbabile ma non impossibile”, punta il dito verso la sinistra definendo “incomprensibile” il loro no.

D’altra parte anche dentro Fratelli d’Italia ci sono due scuole di pensiero. Salvini, che ha già dovuto far digerire ai suoi le preferenze tanto care a Giorgia Meloni, con molta fatica potrebbe avallare un meccanismo nei confronti del quale la Lega è storicamente contraria. E poi c’è la questione Vannacci. Se, infatti, l’idea del ballottaggio è stata presa in considerazione proprio per provare a ottenere una maggioranza di centrodestra che non lo comprendesse, il rischio è che finisca per favorire le percentuali di Futuro nazionale al primo giro erodendo al Carroccio in particolare, ma anche ai meloniani, una parte del consenso. Un ragionamento che è ben chiaro anche alla presidente del Consiglio che pure nei giorni scorsi, soppesando pro e contro, aveva consentito un approfondimento sul tema. Ed è proprio l’ex generale a ironizzare su questi continui cambi di linea. “Prima – dice – il ballottaggio doveva essere la trappola perfetta: lasciare che Futuro nazionale corresse al primo turno e poi pretendere i voti dei nostri elettori al secondo. Senza parlare con noi, senza riconoscere il nostro consenso e senza accettare le nostre idee. Poi hanno fatto due conti. Hanno capito che, liberati dal ricatto del cosiddetto ‘voto utile’, ancora più italiani sceglierebbero Futuro nazionale. E hanno scoperto un’altra cosa: i voti degli italiani appartengono agli italiani. Non ai partiti che pensano di poterli incassare automaticamente”.

Sul piede di guerra resta sempre l’opposizione. Anche oggi la segretaria del Pd Elly Schlein, è tornata ad attaccare Giorgia Meloni perché dedica più energie alla riforma del sistema di voto che ai problemi degli italiani. “La sua unica preoccupazione – dichiara – è cambiare la legge elettorale per paura di perdere, mentre 6 milioni di italiani, più di un italiano su dieci, rinunciano alle cure per le liste d’attesa troppo lunghe o perché non possono permettersele.

Fine vita, dopo ok Veneto Fi rilancia su legge nazionale. Opposizioni: "Basta alibi"

Roma, 2 set. (askanews) – Dopo l’ok del Consiglio regionale del Veneto alla legge sul fine vita, Forza Italia rilancia il tema a livello nazionale, mentre le opposizioni accusano il centrodestra di non voler regolamentare la materia.

Con il voto di oggi, il Veneto è la prima Regione guidata dal centrodestra ad approvare una legge sulla materia, dopo le iniziative di Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. Il testo è stato approvato con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti. A favore hanno votato gran parte della Lega, Forza Italia, centrosinistra, Azione; contrari Fratelli d’Italia, Futuro nazionale e Resistere Veneto. “Un risultato importante e un atto di responsabilità del Consiglio regionale del Veneto. È stata una discussione complessa e profonda, che ha coinvolto le coscienze prima ancora delle appartenenze politiche. Oggi il Parlamento dei Veneti ha scelto di non voltarsi dall’altra parte e di dare una risposta concreta a persone che vivono condizioni di sofferenza estrema. Personalmente sono orgoglioso di una politica regionale che, su un tema così delicato, ha saputo mostrare il volto migliore delle istituzioni: ascoltare, approfondire, confrontarsi con serietà e, infine, assumersi fino in fondo la responsabilità di decidere e di indicare una strada”, ha commentato il presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia.

Il voto di oggi ripropone il tema a livello nazionale. Fratelli d’Italia critica l’iniziativa del Consiglio regionale. “Una materia delicata come il fine vita non può essere disciplinata in maniera differente da Regione a Regione. Per questo riteniamo che la legge regionale approvata in Veneto non avrebbe dovuto essere presentata e abbiamo espresso la nostra contrarietà”, dichiara il senatore veronese di Fratelli d’Italia Matteo Gelmetti, secondo cui “su temi di questa portata deve essere lo Stato, attraverso il Parlamento, ad assumersi la responsabilità di stabilire una cornice normativa valida per tutti gli italiani”.

Nel centrodestra, però, sin qui, è Forza Italia che si è maggiormente impegnata per una legge nazionale. E oggi gli azzurri rilanciano: “La decisione del Veneto, terra di profonda tradizione cattolico-popolare, e il dibattito che l’ha accompagnata dimostrano con chiarezza che è possibile ampliare i diritti individuali senza togliere nulla a nessuno. I diritti non sono una sfida ideologica, ma un gesto di rispetto per la dignità delle persone nei momenti più complessi della vita. Il centrodestra ha il dovere di guidare questa evoluzione della società con visione liberale e garantista”, afferma in una nota Paolo Emilio Russo, capogruppo di Forza Italia in commissione Affari Costituzionali alla Camera, per il quale “l’esempio del Veneto, prima Regione guidata dal centrodestra ad approvare una legge sul fine vita e la recente decisione della Lombardia su cittadini malati incurabili, dimostrano che il Parlamento può e dovrebbe approvare una legge nazionale organica che risponda alle nuove esigenze e sensibilità degli italiani, aiuti le famiglie ad affrontare impreparati situazioni difficili, ed eviti allo stesso la frammentazione regionale per garantire a tutti i cittadini italiani, da Nord a Sud, le medesime tutele”.

Sul fine vita il centrosinistra è compatto e attacca la maggioranza. “Le Regioni intervengono perché lo Stato non fa il suo lavoro. E mentre la politica rinvia, ci sono malati e famiglie che aspettano”, accusa il leader di Azione Carlo Calenda. “Meloni ora non ha più alibi: è il momento di una legge nazionale sul fine vita, è il momento di prendere atto che l’Italia è pronta da tempo per una legge di questo tipo”, afferma il segretario di Più Europa Riccardo Magi. Concetto ribadito anche da Ivan Scalfarotto (Iv): “Lo Stato deve fare la sua parte e approvare al più presto una legge nazionale sul fine vita, come ha più volte richiesto alle Camere la Corte Costituzionale. Ma temo che da parte di questa destra non ci sia nessuna intenzione di farlo”.

“Bene che il Veneto abbia approvato la legge sul fine vita. Nell’inerzia del Parlamento – dice il senatore Alfredo Bazoli, vicepresidente del gruppo del Pd – è importante che tutte le regioni si muovano, nei limiti imposti dalla Corte costituzionale, per dare regole a medici, infermieri, asl, ospedali, che ad oggi si muovono con difficoltà e in ordine sparso di fronte alle richieste di suicidio assistito. È apprezzabile anche l’appello di Zaia affinché si faccia finalmente una legge nazionale che dia una cornice normativa uniforme ed eviti la frammentazione. Ma è un appello che andrebbe rivolto al suo partito e ai suoi alleati, che in questa legislatura si sono messi di traverso in ogni modo, da ultimo rinviando in commissione il nostro testo che faticosamente era arrivato in aula. Una grave responsabilità che ricade interamente sulla destra e sul governo Meloni”.

Venezia, Boyle presenta “Ink”: l’ascesa di Murdoch e i media oggi

Venezia, 2 set. (askanews) – Racconta la nascita dell’impero mediatico di Rupert Murdoch ma fa riflettere anche sulla nascita dei meccanismi che ancora oggi dominano media e i social network, “Ink”, film d’apertura dell’83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia.

Il regista britannico è arrivato a presentarlo con lo sceneggiatore James Graham, autore dell’opera teatrale da cui è tratto il film e gli interpreti Guy Pearce che fa Rupert Murdoch, Jack O’Connell, nei panni del direttore Larry Lamb, che il magnate australiano assume dopo aver acquistato il quotidiano The Sun con l’obiettivo di trasformarlo in un giornale popolare di massa sfidando il Daily Mirror e Claire Foy, la giornalista Jules che si fa strada in un mondo prettamente al maschile.

“Non volevo fare solo un film sul giornalismo nel 1969 ma un film che avesse un collegamento con il mondo di oggi”, ha dichiarato Danny Boyle, dicendosi “onorato” di aprire Venezia.

“Non volevamo rendere Rupert Murdoch un mostro come molti pensavano, credo che all’epoca abbia rappresentato come una ventata di aria fresca in una società molto ricca e c’erano molti pregiudizi contro di lui come australiano, c’era un certo atteggiamento dell’establishment britannica nei suoi confronti e questo mi interessava analizzare”, ha dichiarato il regista premio Oscar. “Lui offriva un tipo di libertà con una voce diversa e pensiamo che il film sia molto divertente all’inizio anche se alla fine c’è una discesa, porta verso l’oscurità”.