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Herzog chiama Pizzaballa: profondo dolore per quanto successo

Roma, 29 mar. (askanews) – Il presidente israeliano Isaac Herzog ha telefonato al Patriarca latino di Gerusalemme, Cardinale Pierbattista Pizzaballa, per esprimere il suo “profondo dolore” per la decisione degli agenti di polizia israeliani di impedire al cardinale e al Custode di Terra Santa, Padre Francesco Ielpo, di raggiungere la Chiesa del Santo Sepolcro per la Messa della Domenica delle Palme.

“Ho chiarito che l’incidente è scaturito da preoccupazioni per la sicurezza, dovute alla continua minaccia di attacchi missilistici da parte del regime terroristico iraniano contro la popolazione civile in Israele, a seguito di precedenti episodi in cui missili iraniani sono caduti nella zona della Città Vecchia di Gerusalemme nei giorni scorsi”, ha affermato Herzog, così come riporta il Times of Israel. “Ho ribadito l’incrollabile impegno dello Stato di Israele a favore della libertà di religione per tutte le fedi e a tutela dello status quo nei luoghi santi di Gerusalemme”, ha sottolineato il presidente israeliano.

Macron: pieno sostegno a Pizzaballa e ai cristiani in Terra Santa

Roma, 29 mar. (askanews) – “Esprimo il mio pieno sostegno al Patriarca latino di Gerusalemme e ai cristiani della Terra Santa, ai quali è stato impedito di celebrare la Messa della Domenica delle Palme al Santo Sepolcro”. Lo scrive su X il presidente francese Emmanuel Macron dopo che stamane la polizia israeliana aveva impedito al Patriarca latino di Gerusalemme, il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Capo della Chiesa cattolica in Terra Santa, insieme al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme e di celebrare la Messa della Domenica delle Palme.

“Condanno questa decisione della polizia israeliana, che si aggiunge alla preoccupante serie di violazioni dello statuto dei Luoghi Santi di Gerusalemme. Il libero esercizio del culto a Gerusalemme deve essere garantito per tutte le religioni”, sottolinea il presidente francese.

Schlein: il governo prenda distanze una volta per tutte dal criminale Netanyahu

Roma, 29 mar. (askanews) – “Il governo italiano esprima forte la sua condanna e prenda una volta per tutte le distanze dal criminale governo Netanyahu, promuovendo azioni concrete per fermare e sanzionare le sue sistematiche violazioni dei diritti umani e delle libertà”. Lo dichiara la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, in una nota di solidarietà al Cardinale Pizzaballa, a Padre Ielpo e a tutti i fedeli a cui le autorità israeliane hanno impedito oggi di celebrare la Messa delle Palme al Santo Sepolcro.

A Disneyland Paris ha aperto World of Frozen

Parigi, 29 mar. (askanews) – Disneyland Paris ha celebrato oggi la trasformazione del suo secondo Parco in Disney Adventure World, con un esclusivo evento inaugurale presentato dal partner Visa. La cerimonia inaugurale , al di là dei discorsi ufficiali, ha visto l’alternarsi di performance artistiche che hanno reso omaggio alle storie Disney più amate fondendo musica e danza davanti ai principali media internazionali.

Durante l’evento Natacha Rafalski Presidente di Disneyland Paris ha dichiarato: “Con Disney Adventure World, non stiamo solo svelando un secondo Parco reinventato a Disneyland Paris ma stiamo aprendo la porta a una nuova era. Un’era in cui i nostri ospiti camminano direttamente nel cuore delle storie che amano”.

A queste parole si sono aggiunte quelle di Thomas Mazloum, Chairman di Disney Experiences: “Continuiamo a espandere Disneyland Paris con ambizione e determinazione. La trasformazione del nostro secondo Parco riflette il meglio di ciò che Disney rappresenta: un’immaginazione senza confini che unisce le persone”.

Anche Josh D’Amaro, Chief Executive Officer di The Walt Disney Company, ha voluto sottolineare l’importanza del progetto: “Poche storie hanno avuto una risonanza mondiale tra i fan come Frozen. Dal grande schermo ai nostri Parchi, alle crociere e oltre, il suo impatto continua a crescere, e con World of Frozen e Disney Adventure World, stiamo offrendo agli ospiti di Disneyland Paris l’opportunità di vivere quella storia in modi del tutto nuovi.

Il momento inaugurale ha visto la partecipazione di Rapunzel e Flynn, che hanno reso omaggio alla nuova attrazione Raiponce Tangled Spin situata lungo Adventure Way, seguita dalla performance della cantante Santa, tra le pop star più amate in Francia. L’artista ha eseguito “Into the Unknown” al pianoforte di ghiaccio prima di essere raggiunta sul palco dalla piccola Lou, 11 anni.

Questo duetto sulle note di “Do You Want to Build a Snowman?”, realizzato in collaborazione con Make-A-Wish France e arricchito dalla presenza dell’animatronics di Olaf, ha segnato lo storico traguardo dei 25.000 desideri esauditi a Disneyland Paris dal 1992.

La serata si è chiusa sulle note di ‘Let It Go’, con il villaggio di Arendelle, nell’attesissima area World of Frozen da oggi aperta al pubblico e Adventure Boy illuminati da uno spettacolare gioco di fuochi d’artificio. Un parterre eccezionale di personalità ha preso parte alle celebrazioni e alle anteprime esclusive, riunendo icone del cinema, della moda, dello sport e del mondo digitale. Tra gli ospiti illustri figuravano Isabelle Huppert, Penélope Cruz, il designer Christian Louboutin, Sébastien Meyer e Aranaud Vaillant di Coperni, gli attori Lucas Bravo e Camille Razat. Presenti anche Teyana Taylor, premiata ai Golden Globe 2026, l’ex Spice Girl Emma Bunton e leggende dello sport come Andrés Iniesta, Wayne Rooney e Olivier Giroud. Per l’Italia, hanno partecipato all’evento Costanza Caracciolo e Christian Vieri, insieme ai più influenti content creator e ai principali media nazionali, testimoniando in prima persona l’inizio di questo nuovo capitolo per Disneyland Paris.

All’evento erano presenti anche le menti creative di Frozen 3, riunite per rappresentare il prossimo capitolo della franchise. La squadra pluripremiata include Jared Bush, Chief Creative Officer dei Walt Disney Animation Studios, Jennifer Lee, sceneggiatrice e regista dei precedenti film della saga, Trent Correy, che affiancherà Lee alla regia di Frozen 3, e i compositori Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez, già autori dei successi musicali originali. Il week end inaugurale si era aperto venerdì 27 marzo con Disneyland Paris che ha riunito personalità illustri, funzionari pubblici e la leadership di The Walt Disney Company per un evento volto a sottolineare il suo ruolo chiave nel turismo francese ed europeo. L’evento ha confermato il primato di Disneyland Paris come prima destinazione turistica d’Europa. Dalla sua apertura nel 1992, il Resort ha accolto oltre 445 milioni di visite, arrivando a generare da solo il 6,1% delle entrate turistiche totali della Francia.

L’investimento di 2 miliardi di euro annunciato nel 2018 per Disney Adventure World ha portato all’ingresso di oltre 1.000 Cast Members (Dipendenti Disney) nell’avventura con quasi 400 fornitori che hanno contribuito al progetto.

Il cardinale Pizzaballa: viviamo una situazione complicata

Roma, 29 mar. (askanews) – “Ci troviamo qui davanti alla città di Gerusalemme e viviamo una situazione complicata”. Con queste parole il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, ha dato inizio a una preghiera per la pace dal Santuario del Dominus Flevit sul Monte degli Ulivi.

Il porporato – a cui proprio questa mattina è stato impedito di celebrare privatamente la messa della Domenica delle Palme al Santo Sepolcro – ha invitato a essere “strumenti di pace e riconciliazione”, e a vivere “nell’amicizia, nella fraternità e nella comunione”.

Dopo Sanremo, Raf torna live con Infinito – Estate 2026

Milano, 29 mar. (askanews) – Dopo aver partecipato alla 76° edizione del Festival di Sanremo con il brano Ora e per sempre e in attesa dell’uscita del suo nuovo disco prevista per il prossimo autunno, Raf torna alla dimensione live per festeggiare i 25 anni del successo Infinito con ” Infinito – Estate 2026″, organizzato da Friends & Partners, prodotto da Girotondo srl in collaborazione Momy records.

Vero e proprio evergreen che continua a emozionarci, Infinito è uno dei brani “manifesto” della carriera di Raf, lunga oltre 40 anni e fatta di migliaia di live, 14 album pubblicati in studio, più di 20 milioni di dischi venduti in tutto il mondo. L’artista, padre del pop in Italia, tra le voci e firme più belle e rappresentative della canzone italiana, dedicherà al suo pubblico un viaggio musicale che scandisce le tappe significative del suo percorso artistico fino al capitolo più recente, quello sanremese.

“Infinito – Estate 2026” sarà: il 16 luglio a Capurso (BA) per Multiculturita Summer Festival; il 18 luglio a Carovigno (BR) per Arena 30/40; il 1 agosto al Forte di Bard a Bard (AO); il 3 agosto al Castello San Giusto di Trieste, per Trieste Estate 2026; il 6 agosto al Castello Pasquini di Castiglioncello (LI); l’8 agosto al Parco della Repubblica di Sirolo (AN); l’11 agosto al Teatro di Verdura di Palermo per Dream Pop Festival; il 12 agosto all’Anfiteatro Falcone e Borsellino di Zafferana Etnea (CT) per Etna in Scena il 14 agosto al Teatro di Acri ad Acri (CS) per l’Estate Acrese; il 18 agosto a Presicce-Acquarica (LE) per il Festival “I colori dell’olio”; il 22 agosto a Marina di Pietrasanta (Lu) per La Versiliana Festival; il 30 agosto al Teatro Romano di Verona; il 1 settembre in Piazza dei Signori a Vicenza per Vicenza Festival; il 13 settembre a Poggio Arena Live di Poggio Renatico (FE); il 19 settembre al Palaterni di Terni per Tributo d’autore; il 20 settembre al Barrocci Festival di Sant’Angelo di Gatteo (FC).

Il prossimo autunno invece Raf sarà nei palazzetti con “Infinito – Palasport 2026”: il 9 ottobre al Palapartenope di Napoli, il 12 ottobre all’Unipol Forum di Milano e il 17 ottobre al Palazzo dello Sport di Roma.

Un nuovo capitolo live per Raf, che fa seguito alla straordinaria esperienza sanremese in cui l’artista ha emozionato con una ballad romantica e autobiografica – scritta insieme al figlio Samuele Riefoli, che ha anche firmato la regia del videoclip – e che anticipa l’uscita del suo nuovo disco di inediti. Ora e per sempre (Warner Records / Warner Music Italy) è una confessione sincera trasformata in musica: racconta la storia d’amore di due persone che si sono conosciute verso la fine degli anni ’80 e che continuano a vivere insieme, confrontandosi con un mondo che è completamente cambiato e che loro non avrebbero mai potuto immaginare così; non è dunque solo una canzone, ma anche un insieme di fotogrammi di vita che prendono forma attraverso parole cariche di verità.

Meloni: il divieto a Pizzaballa offende la libertà religiosa

Roma, 29 mar. (askanews) – “Il Governo italiano esprime vicinanza al Cardinale Pizzaballa, a Padre Ielpo e ai religiosi ai quali le autorità israeliane hanno impedito oggi di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nel Santo Sepolcro. Il Santo Sepolcro di Gerusalemme è luogo sacro della cristianità, e in quanto tale da preservare e tutelare per la celebrazione dei riti sacri. Impedirne l’ingresso al Patriarca di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa, peraltro in una solennità centrale per la fede qual è la Domenica delle Palme, costituisce un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa”. Lo dichiara in una nota la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Calcio, playoff Mondiali: Turpin arbitrerà Italia-Bosnia

Roma, 29 mar. (askanews) – Sarà il francese Clément Turpin a dirigere la finale dei playoff Mondiali tra Italia e Bosnia Erzegovina, in programma martedì prossimo a Zenica.

L’UEFA ha annunciato la designazione dell’esperto arbitro, affiancato da una squadra quasi interamente francese: assistenti Nicolas Danos e Benjamin Pages, Var Jérôme Brisard e assistente Var Willy Delajod. Quarto ufficiale sarà lo spagnolo José Maria Sanchez.

Per Turpin si tratta del sesto incontro con l’Italia: nei precedenti cinque, il bilancio è di tre vittorie e due sconfitte azzurre. Il ricordo più significativo risale al 24 marzo 2022, quando l’arbitro francese diresse la semifinale playoff persa 1-0 contro la Macedonia del Nord a Palermo, costata agli Azzurri l’esclusione dal Mondiale.

Tajani: inaccettabile vietare l’ingressso al Santo Sepolcro a Pizzaballa

Roma, 29 mar. (askanews) – “Voglio esprimere la mia più sentita solidarietà al Patriarca di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, capo della Chiesa Cattolica in Terra Santa, e al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, Custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro. È inaccettabile aver loro impedito di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme”. Lo scrive su X il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

“Per la prima volta – prosegue Tajani – ai vertici della Chiesa la polizia israeliana ha negato la possibilità di celebrare la Messa delle Palme in uno dei luoghi più sacri per milioni di fedeli nel mondo”.

“Ho dato immediate istruzioni al nostro Ambasciatore in Israele di esprimere alle autorità di Tel Aviv il nostro sdegno e confermare la posizione italiana a tutela, sempre ed in ogni circostanza, della libertà di religione”, conclude Tajani.

Calcio, Romania: paura per Lucescu, ricoverato in ospedale

Roma, 29 mar. (askanews) – Paura per Mircea Lucescu, ottantenne ct della Romania e storico ex allenatore di Brescia, Inter e Shakhtar Donetsk. Durante una riunione tecnica prima dell’allenamento in vista dell’amichevole contro la Slovacchia, il commissario tecnico si è sentito male ed è svenuto davanti ai giocatori.

Il suo assistente, Florin Constantinovici, ha prestato i primi soccorsi e chiamato l’ambulanza. I medici hanno stabilizzato Lucescu e lo hanno trasportato in ospedale, dove al momento si trova in condizioni stabili. Secondo quanto riferito dai sanitari, si è trattato di una sincope dovuta a stanchezza e stress, e non di un preinfarto. I medici gli hanno raccomandato di evitare ulteriori fonti di stress e di non partecipare all’amichevole in Slovacchia, che avrebbe dovuto essere la sua ultima partita in panchina.

Manifestazione degli anarchici vietata a Roma: 91 fermi preventivi

Milano, 29 mar. (askanews) – Dalle prime ore del mattino, alcune decine di aderenti a movimenti anarchici, provenienti anche da altre province del Paese, hanno raggiunto il Parco degli Acquedotti con l’intento di tenere la manifestazione di commemorazione dei due militanti anarchici morti nell’esplosione del 19 marzo. L’iniziativa era stata vietata con provvedimento del Questore di Roma.

I gruppi sono stati bloccati su vari ingressi dal contingente del Reparto a cavallo della Polizia di Stato e dai reparti inquadrati delle Forze dell’Ordine, riferisce la Questura della Capitale, che precisa: 91 persone ritenute pericolose e sospette, valutati i presupposti per il fermo preventivo condivisi dal PM di turno, stante il rifiuto all’identificazione di molti di loro – alcuni dei quali travisati- sono state accompagnate negli uffici della Questura per il fotosegnalamento e l’adozione, ricorrendone i presupposti, dei fogli di via obbligatori. Le operazioni si sono svolte senza turbative per l’ordine pubblico.

Iran, le notizie più importanti del 29 marzo sulla guerra

Roma, 29 mar. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di domenica 29 marzo sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale. (A cura di Gianpiero Casagni)

-12:03 Iran, Israele colpisce a Teheran sede tv qatariota Al Araby.

-11:42 Iran, aereo sentinella Awacs distrutto in base Usa in Arabia Saudita.

-11:08 Iran, Ghalibaf: Usa fingono dialogo ma preparano attacco di terra.

-09:39 Un raid missilistico USA-Israele ha colpito il porto di Bandar Khamir, causando 5 morti e 4 feriti, vicino allo stretto di Hormuz. Lo riporta l’agenzia ufficiale iraniana Irna sottolineando l'”attacco criminale del nemico americano-sionista” ha interessato il molo della città portuale e che ci sono state esplosioni anche a Teheran.

Il Papa: Dio rifiuta la guerra, nessuno lo usi per giustificarla

Città del Vaticano, 29 mar. (askanews) – “Fratelli, sorelle, questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: ‘Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue'”: è il grido di pace elevato da Papa Leone, durante la messa della Domenica delle Palme, presieduta in piazza San Pietro.

Poi un nuovo, ennesimo, appello di Papa Leone per la pace, accompagnato dall’invito a deporre le armi. “Cristo, Re della pace, grida ancora dalla sua croce: Dio è amore! Abbiate pietà! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli!”, è il grido del Pontefice nell’omelia della messa
della Domenica delle Palme, celebrata in piazza San Pietro.

Leone cita il vescovo Tonino Bello. “Con le parole del Servo di Dio, il vescovo Tonino Bello, vorrei affidare questo grido a Maria Santissima, che sta sotto la croce del Figlio, e piange anche ai piedi dei crocifissi di oggi: ‘Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che, nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi. Che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. E che, finalmente, le lacrime di tutte le
vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate, come la brina dal sole della primavera’”.

Morto il cantautore e attore David Riondino: aveva 73 anni

Milano, 29 mar. (askanews) – E’ morto a 73 anni David Riondino, celebre cantautore, attore, regista e scrittore italiano. Ad annunciare la sua scomparsa è Chiara Rapaccini, artista, illustratrice e designer, che in un post su Facebook ricorda gli anni giovanili trascorsi a Firenze: “Eravamo tutti ‘compagni’, allora , di vita e politica. Cantavamo e suonavamo nelle case del popolo, alle feste dell’Unità. David era il nostro capo visionario”.

I funerali sono in programma martedì alle 11.00 alla Chiesa degli Artisti di Roma.

Israele blocca l’ingresso al cardinale Pizzaballa al Santo Sepolcro

Roma, 29 mar. (askanews) – “Questa mattina, la polizia israeliana ha impedito al Patriarca latino di Gerusalemme, Sua Beatitudine il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Capo della Chiesa cattolica in Terra Santa, insieme al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, OFM, Custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro, di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, mentre si recavano a celebrare la Messa della Domenica delle Palme”. Lo riferisce una nota del Patriarcato Latino di Gerusalemme.

“Per la prima volta da secoli” è stato “impedito di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nella Chiesa del Santo Sepolcro” al cardinale Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme e al custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo.  “I due sono stati fermati lungo il percorso, mentre procedevano in forma privata e senza alcuna caratteristica di processione o atto cerimoniale – si legge nella nota – e sono stati costretti a tornare indietro. Di conseguenza, e per la prima volta da secoli,
ai capi della Chiesa è stato impedito di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nella Chiesa del Santo Sepolcro. Questo incidente – prosegue il Patriarcato Latino di Gerusaleme – costituisce un grave precedente e ignora la sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, durante questa settimana, guardano a Gerusalemme”. “I capi delle Chiese – prosegue la nota del Patriarcato – hanno agito con piena
responsabilità e, sin dall’inizio della guerra, hanno ottemperato a tutte le restrizioni imposte: gli assembramenti pubblici sono stati annullati, l’accesso è stato vietato e sono state prese disposizioni per trasmettere le celebrazioni a centinaia di milioni di fedeli in tutto il mondo, i quali, in questi giorni di Pasqua, rivolgono lo sguardo a Gerusalemme e alla Chiesa del Santo Sepolcro”.

Cinema, dal 27 aprile su Prime Video "La Sobrietà" di Carlo Fenizi

Roma, 29 mar. (askanews) – Dal 27 aprile arriva in anteprima assoluta su Prime Video “La Sobrietà”, un film di Carlo Fenizi (Effetto Paradosso, Istmo) che, in una chiave tra mockumentary e commedia nera, accompagna lo spettatore dietro le quinte degli ambienti cinematografici, tra manie e debolezze dei suoi protagonisti.

Al centro della storia una nota actor coach e un fantasioso regista che decide di realizzare un documentario proprio per smascherarne il metodo d’insegnamento, molto famoso quanto manipolatorio. Nel cast, che si muove tra scenografie vivaci e atmosfere oniriche, in situazioni sopra le righe, Michele Venitucci, Eva Basteiro-Bertolí, Antonia San Juan (iconica Agrado di Tutto su mia madre), un’inedita Carmen Russo e un grande ritorno al cinema italiano, Amanda Lear.

“Il titolo del film contraddice in toto ciò che si vede. D’altra parte, noi animali sociali molto spesso parliamo e operiamo in modo diametralmente opposto alle direzioni dei nostri pensieri. C’è pugliesità e tropicalismo, più effetto che causa. Un manifesto libero e personale”, ha detto il regista e autore Carlo Fenizi.

Dopo una delusione professionale, Rodrigo, regista dalla fantasia iperbolica, incontra Kimba, figura enigmatica del cinema. Preparatrice di attori, direttrice di casting e ideatrice di un metodo controverso che tiene in pugno un gruppo di attrici disposte a tutto pur di raggiungere il talento e il successo, con pratiche ridicole e manipolatorie. Con l’aiuto di Cornelio, sceneggiatore anche lui caduto nella trappola, Rodrigo decide di realizzare un documentario per scoprire la verità sulla vita della donna e smascherare tutte le contraddizioni del “Metodo Kimba”. Ma più le riprese avanzano, più i confini tra osservatore e soggetto e tra realtà e finzione si confondono. Chi sta osservando davvero chi?

Formula1, il calendario del Mondiale

Roma, 29 mar. (askanews) – Ecco il calendario della stagione di Formula 1 2026 con i vincitori delle gare finora disputate:

GP Australia (Melbourne, Australia, 8 marzo) vincitore: George Russell (Mercedes) GP Cina (Shanghai, Cina, 15 marzo) vincitore: Kimi Antonelli (Mercedes) GP Giappone (Suzuka, Giappone, 29 marzo) vincitore: Kimi Antonelli (Mercedes)

GP Miami (Miami, Stati Uniti, 3 maggio) GP Canada (Montreal, Canada, 24 maggio) GP Monaco (Montecarlo, Principato di Monaco, 7 giugno) GP Barcellona-Catalunya (Montmelò, Spagna, 14 giugno) GP Austria (Spielberg, Austria, 28 giugno) GP Gran Bretagna (Silverstone, Regno Unito, 5 luglio) GP Belgio (Spa-Francorchamps, Belgio, 19 luglio) GP Ungheria (Hungaroring, Ungheria, 26 luglio) GP Paesi Bassi (Zandvoort, Paesi Bassi, 23 agosto) GP Italia (Monza, Italia, 6 settembre) GP Spagna (Madrid, Spagna, 13 settembre) GP Azerbaigian (Baku, Azerbaigian, 26 settembre) GP Singapore (Marina Bay, Singapore, 11 ottobre) GP Stati Uniti (Austin, Stati Uniti, 23 ottobre) GP Messico (Città del Messico, Messico, 30 ottobre) GP Brasile (San Paolo, Brasile, 6 novembre) GP Las Vegas GP (Las Vegas, Stati Uniti, 19 novembre) GP Qatar (Lusail, Qatar, 27 novembre) GP Abu Dhabi (Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti, 4 dicembre)

Non basta contarli. La politica alla prova della povertà

Una piaga che non si può derubricare

I numeri, quando sono seri, impongono di pensare. La prima rilevazione nazionale sulle persone senza dimora consegna al Paese un quadro che non può essere relegato ai margini del disagio urbano: nelle 14 città osservate sono state censite 10.037 persone, di cui 5.563 accolte nelle strutture notturne e 4.474 in strada o in sistemazioni di fortuna. Questo basta a comprendere che non siamo di fronte a una marginalità episodica, ma a una forma strutturale di esclusione. Anche la distribuzione territoriale è eloquente: Roma, Milano, Torino e Napoli concentrano la quota più alta del fenomeno, con la sola Capitale che raccoglie oltre un quarto del totale. E se i posti letto disponibili si fermano a 6.678, con un tasso di occupazione già altissimo, significa che il sistema di risposta è sotto pressione e che le città ospitano ormai una povertà stabilmente inscritta nel proprio paesaggio sociale.

Una fotografia seria, ma ancora parziale

Occorre però mantenere il rigore dell’analisi: siamo di fronte a una rilevazione parziale, non a una restituzione esaustiva della povertà abitativa estrema. La stima, per ragioni metodologiche, esclude chi vive in insediamenti organizzati o in stabili occupati, chi è accolto in modo precario presso amici o parenti, oltre ai minori. È dunque plausibile che il fenomeno reale sia più ampio di quanto fin qui emerso.

Il punto è decisivo. I dati non vanno né minimizzati né piegati a letture ideologiche. Vanno assunti per ciò che sono: non un quadro definitivo, ma una base solida da cui partire. E già questa base mostra che la condizione di senza dimora non coincide soltanto con la povertà economica, ma rinvia a una crisi più profonda di legami, diritti, accesso ai servizi e continuità abitativa.

Una povertà plurale

Colpisce che circa il 70% delle persone censite sia costituito da stranieri. Nelle strutture di accoglienza notturna essi sono 3.838, a fronte di 1.725 italiani. Anche tra quanti vivono in strada, la componente straniera risulta prevalente.

Ma questo dato non autorizza letture semplificatrici. Dire che gli stranieri sono la maggioranza non significa che il fenomeno riguardi esclusivamente loro. Al contrario, impone di riconoscere anche una presenza italiana significativa, che non può essere rimossa né ridotta a dettaglio. Migliaia di nostri connazionali vivono infatti in una condizione di vulnerabilità profonda.

La povertà radicale assume oggi una configurazione plurale: intreccia vulnerabilità migratorie, traiettorie biografiche segnate dalla deprivazione, fratture familiari, espulsione dal lavoro, fragilità sanitarie, marginalità amministrativa e impoverimento relazionale. È dentro questa trama che la politica è chiamata a tornare a leggere il fenomeno.

Le radici socioeconomiche

Nessuno finisce per strada per una sola causa. La condizione di senza dimora è quasi sempre l’esito di vulnerabilità che si cumulano: lavoro precario, costo dell’abitare, rarefazione dei legami, dipendenze, fragilità psichiche, marginalità amministrative. Quando questi fattori si addensano, la strada non è una scelta, ma l’approdo di una lenta erosione sociale.

Anche il profilo del fenomeno è eloquente: soprattutto uomini adulti, concentrati nella fascia tra i 31 e i 60 anni, spesso costretti a ripararsi in giacigli di fortuna, sotto i portici, nei sottopassi o sotto i ponti. Non si tratta di un dettaglio descrittivo, ma del segno di una marginalità ormai inscritta nello spazio urbano.

Dalla gestione del disagio alla politica della dignità

È qui che si misura il punto decisivo: non basta riconoscere la gravità del fenomeno, né limitarsi al governo dell’emergenza.

Mensa, doccia e dormitorio sono interventi necessari, ma da soli non bastano. La strada si svuota solo costruendo percorsi credibili di uscita.

Per questo servono politiche serie di housing sociale: alloggi accessibili, soluzioni temporanee accompagnate, recupero di immobili inutilizzati, fondi di garanzia per gli affitti, mediazione con i proprietari, sostegno educativo e sociale. Anche in presenza di bilanci pubblici ristretti, l’housing non va pensato come spesa isolata, ma come composizione intelligente delle risorse: fondi nazionali, programmi europei, rigenerazione urbana, patrimonio da recuperare, alleanze territoriali. Non una promessa facile, ma una priorità da organizzare.

In questo quadro i Comuni hanno un compito decisivo: mappare il disagio, coordinare i servizi e attivare reti territoriali. Ma soprattutto scegliere se limitarsi a contenere il problema oppure assumerlo come misura concreta della qualità civile della città.

Il compito dei cattolici

È qui che il compito dei cattolici impegnati in politica torna a farsi decisivo. Non per rivendicare una superiorità morale, ma perché il Vangelo, se assunto fino in fondo, resta una bussola esigente. “Ero forestiero e mi avete accolto”, dice il Cristo di Matteo 25: parole che non consentono di voltare lo sguardo, né di ridurre il povero a figura decorativa della retorica pubblica, né di ripiegare la fede nel privato, rendendola devota ma socialmente irrilevante.

La questione dei senza dimora mette a nudo il grado di verità della nostra presenza civile. Se davvero affermiamo che ogni persona possiede una dignità indisponibile, allora questa convinzione deve tradursi in scelte di bilancio, priorità amministrative, cultura istituzionale, progetti di medio periodo. La carità, se resta confinata al gesto individuale, rischia di ridursi a sollievo senza giustizia. Ha bisogno, invece, di farsi visione pubblica, intelligenza sociale e iniziativa politica.

Perché serve un campo degasperiano

Ed è precisamente qui che la questione dei senza dimora si lega, in modo tutt’altro che estrinseco, alla necessità di un campo degasperiano. Il dramma della povertà più radicale mostra infatti, forse meglio di ogni altro, quanto sia sterile una politica ridotta a propaganda, polarizzazione permanente e contrapposizione ideologica. Quando una persona dorme sotto un portico o in una stazione, non serve una battaglia identitaria; serve una politica capace di tenere insieme realismo e dignità, istituzioni e corpi intermedi, responsabilità personale e dovere pubblico.

Se parlo di campo degasperiano è perché De Gasperi, alla guida del governo, interpretò la politica non come bandiera identitaria, ma come responsabilità di ricostruzione: consolidare la democrazia, rafforzare le istituzioni, promuovere lo sviluppo, correggere gli squilibri sociali e territoriali, collocare l’Italia entro una visione europea. Degasperiano, allora, significa proprio questo: guardare la persona concreta e affrontare i problemi senza ideologie, con realismo, mediazione e responsabilità pubblica.

La condizione dei senza dimora ci dice, oggi, che abbiamo bisogno esattamente di questo: di uno spazio culturale e progettuale in cui cattolici impegnati in modi diversi possano tornare a confrontarsi, studiare, ordinare le priorità, leggere i bisogni profondi del Paese e costruire risposte sul terreno sociale, educativo e istituzionale. Non un nuovo partito confessionale. Non il ritorno al partito unico dei cattolici, verso il quale non nutro alcuna nostalgia organizzativa. Ma neppure l’idea che ai cattolici si debba chiedere di ritrarsi, di vivere la propria coscienza come un impaccio, di limitarsi a una testimonianza privata priva di responsabilità pubblica.

Più che un nuovo soggetto politico, serve dunque un campo degasperiano: non la riproposizione tardiva di una sigla, né la nostalgia organizzata di una forma conclusa, ma uno spazio esigente di discernimento e di costruzione civile. Non una conta elettorale, ma una trama di responsabilità.

Una grande occasione civile

La questione dei senza dimora è una prova decisiva. Misura la capacità della politica di affrontare la realtà, non di eluderla, e di costruire convergenze autentiche attorno ai bisogni più radicali.

Qui sta il senso di un campo degasperiano: sottrarre problemi come questo alla propaganda e alla contrapposizione sterile, per ricondurli sul terreno della persona, della responsabilità pubblica e delle risposte concrete. Perché chi non ha casa non può diventare un argomento: deve tornare a essere una priorità.

IA e responsabilità umana: chi decide, chi risponde, cosa resta

di Maria Squarcione

Un ambiente che ci avvolge

Oggi molti di noi usano l’intelligenza artificiale senza accorgersene. Quando scriviamo una mail e il sistema completa automaticamente la frase. Quando cerchiamo informazioni e il motore di ricerca non ci restituisce più solo una lista di siti, ma una risposta già sintetizzata. Quando una piattaforma bancaria blocca una transazione sospetta prima ancora che ce ne accorgiamo. Quando un medico utilizza sistemi di supporto diagnostico che analizzano migliaia di immagini cliniche in pochi secondi.

Non è fantascienza. È già la nostra quotidianità. E spesso è inconsapevole. Siamo entrati, quasi senza accorgercene, in un ambiente informativo del tutto nuovo. Internet, che pure è stata una grande rivoluzione, rimane ancora uno strumento: potente, ma governabile dall’uomo dalla A alla Z. Ci permette di cercare informazioni prodotte da altri esseri umani. L’IA, invece, cambia questo equilibrio. Non è più solo uno strumento: è un ambiente, una tecnologia pervasiva che ci colloca in un mondo ibrido, in cui l’informazione non è soltanto cercata e valutata, ma sempre più spesso generata da un sistema intelligente, non umano.

Delega cognitiva e fiducia vigilata

Quando facciamo una domanda a un sistema di IA non stiamo più soltanto cercando qualcosa che esiste già: stiamo dialogando con una macchina che costruisce una risposta. In questo passaggio deleghiamo alla macchina funzioni proprie dell’essere umano. Possiamo fidarci? Non completamente. Non perché queste tecnologie siano pericolose in sé, ma perché funzionano in modo molto diverso da noi. La risposta dell’IA va considerata come un’ipotesi, un risultato da verificare.

E tuttavia la usiamo. Perché il suo flusso è suadente, convincente, altamente persuasivo. È stato definito “sicofantico”, perché tende a confermare le nostre aspettative. La usiamo anche per una ragione strutturale: la tecnologia nasce dallo “scarico cognitivo”, dalla necessità di delegare alcune funzioni per liberare risorse mentali. Inoltre, l’IA è capace di gestire quantità di dati e individuare schemi che sfuggono alle nostre possibilità. Così, mentre deleghiamo una parte delle nostre capacità, ne amplifichiamo altre.

Siamo noi, dunque, a decidere il livello di delega. E siamo noi a restarne responsabili.

La macchina probabilistica

Dal punto di vista giuridico, la responsabilità resta saldamente in capo all’umano. L’AI Act europeo e la legge italiana 132/2025 stabiliscono che l’output non può essere attribuito alla macchina. Il principio è chiaro: human oversight. L’uomo deve vigilare.

Ma chi risponde alle nostre domande è una macchina che funziona in modo probabilistico. Non comprende, non verifica, non distingue il vero dal falso. Genera sequenze linguistiche sulla base della probabilità. Non pensa: calcola.

I modelli linguistici non accedono alla verità dei fatti, non controllano la correttezza, non possiedono intenzionalità. Per questo possono “allucinare”: l’errore non è un incidente, ma una possibilità intrinseca del loro funzionamento. Sono addestrati su testi prodotti da esseri umani e ne riflettono inevitabilmente limiti e bias.

Consapevolezza e responsabilità

Che cosa ci resta, allora? L’uso consapevole, critico e responsabile di uno strumento straordinario. Un sistema inconsapevole, ma utile se ben governato.

Questo implica una responsabilità epistemica: dobbiamo formarci, comprendere il funzionamento di questi sistemi, usarli senza timori ma senza ingenuità. I grandi modelli linguistici non cercano la verità: cercano la sequenza più probabile. Simulano il linguaggio umano con grande efficacia, ma non possiedono un modello del mondo.

Eppure ampliano enormemente le nostre capacità cognitive. La questione decisiva non è se le macchine siano intelligenti. È se noi saremo abbastanza maturi da usarle bene.

Il primato del giudizio umano

L’intelligenza artificiale non sostituisce il giudizio umano: lo rende più necessario. Non elimina la responsabilità: la rende più esigente.

In un mondo in cui le risposte sono immediate, la differenza non la farà chi ottiene una risposta, ma chi sa porre la domanda giusta, chi sa verificare, chi sa assumersi la responsabilità di ciò che decide di credere, usare e condividere.

Un sistema di IA può produrre una risposta, ma non può rispondere delle sue conseguenze. Questo resta compito nostro.

Più cresce la potenza delle macchine, più cresce il peso delle nostre decisioni. Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, la risorsa più scarsa non sarà la tecnologia, ma la consapevolezza umana.

La generazione che non ti aspetti

Tra le molte cose che questa tornata referendaria ha restituito al dibattito pubblico, ce n’è una che quasi nessun commentatore ha saputo vedere in anticipo e che pochi, nelle analisi ex post, stanno davvero mettendo a fuoco. In particolare nell’ottica delle prossime elezioni politiche.

La generazione Z è andata a votare in massa. A sorpresa e in numeri inattesi. Per chi scrive, questa è forse la più bella notizia dell’intera tornata: dimostra qualcosa che molti di noi (politici, intellettuali, osservatori) avevano smesso di credere possibile. Che i giovani, quella fascia di società che sarà protagonista nei prossimi decenni, non siano affatto indifferenti alla cosa pubblica. Sono indifferenti a noi. È diverso. Ed è molto più scomodo da ammettere.

Una sfida da raccogliere 

C’è una sfida generazionale insita in questi risultati che dovrebbe interrogarci profondamente. Non in modo retorico (come si fa ogni volta che si scopre che “i giovani esistono” e poi si torna ai propri schemi tipici del secolo scorso) ma con quell’umiltà nell’analisi che in realtà, nei fatti, non abbiamo mai praticato. Mai.

È un punto che merita di essere detto senza giri di parole: non abbiamo mai davvero ascoltato le nuove generazioni. Le abbiamo osservate, studiate, misurate, a volte perfino celebrate. Ma ascoltarle, nel senso autentico del termine, cioè lasciarsi cambiare dall’ascolto, quello no. Questo referendum ci dice che il conto di questa “inadeguatezza” è arrivato. E sarà più salato di quanto possiamo immaginare, se non si provvederà realmente ad assimilarne l’insegnamento.

Una generazione che chiede il possibile

Il paradosso è che questa generazione, quella di cui diciamo di non riuscire a capire le priorità, ha già indicato (con i propri metodi: le piazze, le reti, il voto referendario) su quali punti chiede un radicale cambio di direzione. Lo ha fatto ripetutamente e in modo inequivocabile: rifiuto della complicità dell’Italia con i crimini internazionali perpetrati da alleati, rifiuto del riarmo e, fatto ancora più significativo, rispetto dei principi fondamentali di quella Costituzione scritta dai loro bisnonni. Non da loro. Dai bisnonni. Eppure la conoscono, la citano, la rivendicano con un attaccamento e rispetto che molti dei loro nonni, attualmente seduti in Parlamento, farebbero fatica a eguagliare.

Siamo di fronte a una generazione che non chiede l’impossibile. Chiede il possibile già scritto. Chiede (e la semplicità, in questo caso, è una categoria politica estremamente potente) l’applicazione completa ed effettiva  della Costituzione vigente. Altro che modifiche, riforme, aggiornamenti. La risposta che chiedono è già lì, su Carta, dal 1948. Il problema è che non l’abbiamo mai applicata davvero completamente come meritava.

Il problema vero non è il cosa ma il come

La sfida vera allora è un’altra: come si coinvolgono questi giovani? Come si trasforma una mobilitazione referendaria, o le piazze contro la guerra e i crimini internazionali, in partecipazione politica strutturata?

La risposta onesta è che non lo sappiamo. E dovremmo avere l’onestà intellettuale di dirlo.

La “forma partito”, così come è stata praticata fino ad oggi, non sembra affatto compatibile con le loro corde. Non è (solo) una questione di linguaggio, di comunicazione, di presenza sui social. È qualcosa di più profondo: struttura, gerarchia, rapporto con l’esercizio del potere. I partiti chiedono fedeltà più ancora che partecipazione. E questa generazione, che ha imparato a fidarsi delle reti orizzontali (social e realtà associative “fisiche”), diffida visceralmente delle catene di comando verticali.

Servono modalità nuove, per l’individuazione delle quali non si può che mettersi autenticamente in ascolto. Sul programma politico, invece, non c’è nulla da inventare: loro hanno già parlato. Nelle piazze e nelle urne, in modo a dir poco cristallino.

La sicurezza nei luoghi di lavoro: l’esigenza di una cultura della prevenzione

Una criticità che non può più essere ignorata

Leggendo i dati dell’Inail sugli incidenti nei luoghi di lavoro emerge una criticità che non può più essere ignorata. Siamo nel 2026 e, nonostante il nostro Paese disponga di un corpus normativo tra i più articolati d’Europa, di tecnologie avanzate e di modelli organizzativi evoluti, gli incidenti sul lavoro non diminuiscono: le cifre più recenti indicano che non è più accettabile considerare questa strage come una prassi alla quale rassegnarsi. La domanda, allora, si impone: dove stiamo sbagliando?

La risposta più immediata richiama la necessità di inasprire le sanzioni. Tuttavia, tale lettura appare riduttiva. Le sanzioni esistono e svolgono una funzione deterrente, ma non incidono sulla radice del problema. Il nodo reale è l’assenza di un’autentica cultura della prevenzione, che non si impone per decreto e non può essere ridotta a mero adempimento burocratico. Essa è, prima ancora che norma, un sistema dinamico di valori, percezioni e consuetudini che si radica nei comportamenti quotidiani. Senza una coscienza collettiva del valore della vita e della sicurezza, nessuna disposizione, per quanto tecnica, potrà dirsi pienamente efficace.

Educare alla sicurezza: dai contesti originari alla vita d’impresa

Per questo è necessario tornare ai luoghi originari dell’educazione: la famiglia, la scuola, l’associazionismo, la parrocchia, l’università. È in questi contesti che si costruiscono l’attitudine alla cura e la percezione del rischio. Come spesso evidenziamo nel nostro Centro Studi della Co.N.A.P.I. Nazionale, la sicurezza non nasce in azienda, ma si porta in azienda: all’impresa spetta poi il compito di strutturare questa attitudine attraverso competenze, modelli organizzativi e formazione continua.

Il lavoro, essendo a fondamento della Repubblica, così come sancito dalla nostra amata Carta costituzionale, deve essere anche luogo di sviluppo integrale della persona. In questa prospettiva, richiamando il pensiero di Giorgio La Pira, a me molto caro, esso rappresenta lo spazio in cui l’essere umano si realizza, si eleva e si perfeziona. Ma tale sviluppo presuppone una condizione essenziale: la sicurezza. Senza di essa, la dignità stessa del lavoro risulta compromessa. Oggi questa cultura della prevenzione deve necessariamente includere anche il benessere psicofisico, affrontando i rischi emergenti legati a stress, burnout e isolamento relazionale, nella consapevolezza che la tutela del lavoratore riguarda la sua dimensione integrale.

La sicurezza come bene comune

Nel mondo anglosassone esiste una categoria che mi sta particolarmente a cuore, quella dei Commons, ossia dei beni comuni la cui qualità dipende dalla cura condivisa dei cittadini. In questa prospettiva, la sicurezza nei luoghi di lavoro può essere letta come un bene comune di cui prendersi cura ogni giorno. Come un parco pubblico, essa prospera solo se ciascuno si sente parte responsabile del suo mantenimento. Non è un insieme di norme da trasferire su altri in caso di incidente, ma una responsabilità diffusa che appartiene all’intera comunità lavorativa.

Dalle regole alle “super-abitudini” della prevenzione

Affinché questa responsabilità diventi prassi quotidiana però, la prevenzione deve trasformarsi in un comportamento interiorizzato. In tal senso, il riferimento alle “super-abitudini”, elaborate da Andrew Abela – di cui ho curato, insieme al professor Flavio Felice, l’edizione italiana (Super-habits. Il sistema universale per una società libera e felice, Rubbettino, 2026) – consente di comprendere come determinati comportamenti, se coltivati nel tempo, diventino parte stabile dell’identità personale e organizzativa. Non si agisce in sicurezza per evitare una sanzione, ma perché la tutela della vita diventa criterio naturale dell’agire. Di qui la necessità di educarsi a una vera e propria “super-abitudine” alla cura della vita umana.

Una questione umana prima che tecnica 

Le imprese virtuose, secondo tale prospettiva, non si limitano al rispetto degli obblighi, ma integrano la sicurezza nella propria identità organizzativa, valorizzando anche l’analisi dei “quasi incidenti” come strumento di apprendimento. La sfida dunque non è soltanto rafforzare i controlli, ma costruire una vera civiltà della prevenzione, fondata su una cultura condivisa della cura.

La sicurezza sul lavoro non è, in ultima analisi, una questione meramente tecnica, ma una realtà umana, oltre che una misura concreta del rispetto che una società riconosce alla persona e alla sua irripetibile dignità. 

Sede FnV a Firenze, presidio fiume antifa. Vannacci: in Carta no art. su antifascismo

Firenze, 28 mar. (askanews) – Ci sono fischi, cori contro, chitarre e canzoni sulle note di “Firenze antifascista è”, un presidio di piazza Tanucci che inizia dalla mattina, ore prima che arrivi il generale Roberto Vannacci, ma a Firenze non ci sono scontri tra i ‘futuristi’ che con il loro leader aprono la prima sede provinciale e circa duecento persone – famiglie del quartiere, anziani dell’Anpi, militanti di sinistra ed esponenti dei centri sociali (ma i volti più noti sono a Roma per la manifestazione No Kings) – che li contestano. “Vannacci Firenze un ti vole” recita lo striscione più grande e scritte dello stesso tenore appaiono anche nelle case vicine e nello stesso palazzo dove, a piano terra, è stata aperta la sede di FnV: “Firenze città antifascista” recita il lenzuolo che due residenti appendono alla finestra.

Tra chi anima il presidio, spiegano che il generale “non rappresenta i principi democratici elencati nella Costituzione italiana”, “peraltro – aggiunge Lorenzo – questo è un quartiere operaio, popolare, stiamo alle regole dei padri costituenti: robe che si richiamano a idee fasciste sono inaccettabili”. Per tutta risposta Vannacci quando i giornalisti gli chiedono cosa risponda a chi, oltre il cordone di polizia in tenuta antisommossa che ha chiuso la strada, gli grida “Firenze è antifascista”, osserva che “in 139 articoli della Costituzione italiana non ce ne è uno che citi fascismo e antifascismo”. Quelli dei contestatori sono “slogan beceri” mentre “i futuristi mi hanno accolto cantando l’inno nazionale di cui siamo orgogliosi”. A proposito di canzoni deputati e consiglieri regionali Cinquestelle denunciano che in un video che sta circolando in rete il consigliere del Quartiere 1 di Firenze, Salvatore Sibilla” “si mostra mentre, alla guida della propria auto, ascolta ‘Giovinezza’, tristemente nota come inno del partito fascista. Si tratta di un episodio grave e inaccettabile, che offende la memoria storica del nostro Paese e i valori fondanti della nostra Repubblica”.

Vannacci annuncia la prossima apertura della sede nazionale a Roma, ricorda che il simbolo di FnV ad elezioni amministrative e politiche sarà in campo solo dal 2027 e allora “si apriranno le danze”. Intanto il partito prosegue “interlocuzioni” con altri soggetti politici. Ma, spiega il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, “noi non facciamo alleanze: se si ritrovano nella nostra piattaforma di valori…”. Più annessioni, insomma. Vale anche per il Movimento Indipendenza “per un sovranismo sociale” di Gianni Alemanno, attualmente detenuto, con il quale c’è un dialogo, ma, assicura sempre Simoni, l’ingresso dentro FnV “non è ancora avvenuto”. Stesso copione per il Popolo della Famiglia di Adinolfi con il quale i contatti sono aperti da oltre un anno.

Dl fiscale, Orsini: urgente tavolo con Governo su esodati 5.0

Roma, 28 mar. (askanews) – “Il Consiglio dei Ministri di ieri sera ha lasciato irrisolto un nodo grave per il sistema produttivo: l’assenza di risorse per gli esodati legati al piano Transizione 5.0 è un segnale che non può essere ignorato”. Lo dichiara il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini.

“Apprendiamo con forte preoccupazione la mancanza di risorse destinate agli esodati legati al piano Transizione 5.0. Si tratta di un tema cruciale che non può essere rinviato né ridimensionato – aggiunge -. Per questo chiediamo con urgenza l’apertura, già dalla prossima settimana, di un tavolo di confronto con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti”.

“È indispensabile che venga confermato quanto condiviso lo scorso 27 novembre: le risorse per gli esodati 5.0 devono essere integralmente mantenute. La credibilità degli impegni assunti è un elemento fondamentale – conclude -. La fiducia tra istituzioni e sistema produttivo non può venire meno. Su questo punto serve una risposta chiara, rapida e coerente con gli impegni presi”.

MotoGP, Di Giannantonio: "Il giro più adrenalinico della vita"

Roma, 28 mar. (askanews) – “Sono veramente contento, è stato il giro più adrenalinico della mia vita. Ho spinto, mi sentivo molto bene sulla moto”. Così Fabio Di Giannantonio a Sky dopo la pole position del Gp di Austin di domani. “Il team – continua – ha fatto un grande lavoro, questa mattina abbiamo fatto una modifica ed è servita. La Sprint sarà una battaglia, non sarà facile prendere un gap sufficiente come in Brasile. Ci sono tanti piloti molto veloci, saremo tutti lì. La pole la dedico a tutta la mia squadra”.

Formula1, Antonelli: "Con Russell niente errori, conta il team"

Roma, 28 mar. (askanews) – Testa sulle spalle e sorriso da ragazzo. Andrea Kimi Antonelli vive un momento magico della sua giovane carriera, ma resta lucido alla vigilia del GP del Giappone sul circuito di Suzuka Circuit. Dopo la seconda pole consecutiva, il 19enne della Mercedes guarda già alla gara e soprattutto al confronto interno con George Russell.

“È il mio primo rivale, perché abbiamo la stessa macchina – spiega Antonelli – ma c’è grande rispetto. Il team ci ha già detto chiaramente di stare tranquilli e non fare casino: l’importante è portare a casa punti importanti”. Un messaggio chiaro in casa Mercedes, dove la priorità resta il risultato di squadra più che la rivalità interna.

Nonostante la pole, Antonelli riconosce i margini di miglioramento: “Mi sono sentito molto bene, ho gestito il grip e la batteria, ma nelle curve veloci Russell ha ancora qualcosa in più”. Una consapevolezza che non frena l’entusiasmo di un pilota già vincente nel 2026 e sempre più protagonista del Mondiale.

Lo sguardo resta comunque aperto sugli avversari: “La McLaren è da tenere d’occhio, quando porteranno aggiornamenti faranno un passo avanti importante. La stagione è lunga e bisogna restare concentrati”.

Fuori dalla pista, spazio anche alla leggerezza e agli affetti. Antonelli ha parlato del rapporto con Jannik Sinner, impegnato in finale a Miami: “Mi ha emozionato la sua dedica dopo la mia vittoria in Cina. Gli scriverò per augurargli il meglio, poi ci sentiremo dopo le gare”.

E mentre in pista punta al bis, in Giappone Antonelli ha già conquistato un piccolo successo: “Siamo andati a giocare a bowling con il team e sono stato tra i migliori. Solo un meccanico ha fatto meglio di me… anche se non so come ci sia riuscito”. Un segnale, tra ironia e talento, di un campione che cresce senza perdere leggerezza.

Motogp, GP Usa: Di Giannantonio in pole ad Austin

Roma, 28 mar. (askanews) – Sorpresa nelle qualifiche del GP degli Stati Uniti: è Fabio Di Giannantonio a conquistare la pole position sul circuito di Circuit of the Americas, fermando il cronometro in 2’00″136. L’italiano precede Marco Bezzecchi, staccato di 193 millesimi, e lo spagnolo Pedro Acosta.

Seconda fila per Francesco Bagnaia e Marc Marquez, protagonisti di una sessione complicata: il piemontese ha visto sfumare un possibile giro da pole per traffico, mentre lo spagnolo non è riuscito a esprimere la superiorità attesa su una pista storicamente favorevole.

La Q2 è stata combattuta e incerta fino all’ultimo, con diversi cambi al vertice e tempi molto ravvicinati. In evidenza anche le Aprilia, competitive per tutto il weekend, e le Honda con Joan Mir capace di inserirsi nelle posizioni di vertice nelle fasi iniziali.

In precedenza, la Q1 aveva promosso Fermin Aldeguer e Mir, mentre restano fuori nomi importanti come Franco Morbidelli e Fabio Quartararo, entrambi in difficoltà.

Alle 21:00 italiane è in programma la Sprint Race, che assegnerà i primi punti del weekend sul tracciato texano.

No Kings a Roma, Blasi: dopo le urne servono le piazze

Roma, 28 mar. (askanews) – Una piazza che prova a saldare protesta sociale, opposizione al governo e mobilitazione contro la guerra e il riarmo, tappa nazionale della mobilitazione “Together. Contro i Re e le loro guerre”. Luca Blasi, del movimento No Kings, descrive così la manifestazione di oggi in corso a Roma: un passaggio che, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole unire realtà diverse in un nuovo percorso comune.

“Dobbiamo confermare il no che abbiamo dato nelle urne con il referendum – afferma Luca Blasi, movimento No Kings – un voto di popolo contro questo governo che ha incrinato finalmente la scia di consenso del governo Meloni, ma dopo le urne servono le piazze, servono le strade. Questa guerra va sabotata. Noi dobbiamo fermare i carichi con le armi. Dobbiamo essere di nuovo la marea che si è contrapposta al genocidio per Gaza che ha seguito la flottiglia fino alle sponde della Palestina e che ora va anche a Cuba nel nuovo scenario di guerra che vogliono aprire”.

“Siamo qui – prosegue Blasi – perché noi non ci stiamo a questo mondo in fiamme di distruzione, guerra, uomini che uccidono altri uomini; insomma, vogliamo un altro domani e quindi oggi abbiamo deciso di incominciare un nuovo percorso. La convergenza che c’è qui oggi, che mette insieme centri sociali, sindacati, movimenti per i diritti umani, umanitari e partiti di opposizione, è qualcosa di molto molto molto molto importante”, conclude Blasi.

Roma, No Kings in piazza contro guerre e riarmo

Roma, 28 mar. (askanews) – È partito a Roma il corteo nazionale promosso da No Kings Italia, tappa italiana della mobilitazione globale del weekend “Together. Contro i Re e le loro guerre”. Apre il corteo un grande striscione con la scritta: “Per un mondo libero dalle guerre”.

In piazza sono scese centinaia di realtà sociali, sindacali e associative, dalla Cgil all’Arci fino ad Askatasuna, insieme a movimenti studenteschi, realtà pro Palestina, giovani per il clima, collettivi transfemministi e gruppi per i diritti umani. Secondo gli organizzatori hanno aderito oltre 700 sigle, con pullman e treni arrivati da diverse città italiane. La manifestazione è contro le guerre, il riarmo e le politiche del governo. Gli organizzatori puntano a superare i 15mila partecipanti inizialmente previsti. Imponente il dispositivo di sicurezza predisposto lungo il percorso. Le immagini mostrano l’avvio del corteo e i primi momenti della mobilitazione nella capitale.

Tennis, wild card a Montecarlo a Stan Wawrinka e Matteo Berrettini

Roma, 28 mar. (askanews) – Il tabellone principale del Masters 1000 di Monte Carlo Masters (5-12 aprile) prende forma anche attraverso le wild card, con la direzione del torneo che ha scelto di costruire un mix tra esperienza e futuro. Gli inviti sono andati a Stan Wawrinka, Matteo Berrettini, Gaël Monfils e al giovane Moise Kouamé, delineando un equilibrio tra nomi affermati e nuove promesse.

Più che semplici assegnazioni, le wild card rispondono a una logica precisa: da un lato tre protagonisti che hanno segnato il circuito negli ultimi anni, dall’altro una scommessa sul futuro rappresentata da Kouamé, classe 2008, già sotto osservazione nel panorama internazionale.

Per Wawrinka e Monfils, il ritorno nel Principato assume un valore simbolico: il torneo ha accompagnato diverse fasi delle loro carriere e la loro presenza nel main draw aggiunge un elemento emotivo, con il pubblico pronto ad accoglierli come volti familiari.

Berrettini si presenta invece con obiettivi diversi: per l’azzurro è un ritorno competitivo, alla ricerca di ritmo e fiducia all’inizio della stagione sulla terra battuta, con Montecarlo che diventa un banco di prova importante.

Attenzione infine su Kouamé: a soli 17 anni, il francese continua la sua crescita e la wild card rappresenta un segnale di fiducia da parte del circuito. Dopo i primi segnali nei grandi tornei, l’ingresso nel main draw del Masters monegasco può rappresentare un’ulteriore accelerazione nel suo percorso.

Corteo No Kings, i manifestanti a Roma: "Contro il governo della repressione"

Roma, 28 mar. (askanews) – E’ cominciato il raduno dei partecipanti alla manifestazione “No kings” che si tiene oggi a Roma. Il corteo si estende da Piazza della Repubblica alla stazione Termini. Molte le bandiere presenti, dalla Flc Cgi a Rifondazione comunista, da ARCI, ANPI, Agedo, Amnesty international. Presenti bandiere della Palestina e di Cuba. I manifestanti hanno già iniziato a scandire slogan come “libertà di espressione contro il governo della repressione”.

È poi partito a Roma il corteo al grido di “Palestina Libera!”, da piazza della Repubblica, in direzione Via Cavour. Presenti le bandiere di Cobas, Anarchici, Mediterranea, rifondazione comunista. Diverse migliaia i manifestanti che stanno prendendo parte, in un lungo serpentone.

La Consulta: il trattenimento dei richiedenti asilo sia conforme al diritto Ue

Roma, 28 mar. (askanews) – Con la sentenza numero 40, depositata ieri, la Corte costituzionale ha ritenuto inammissibile una questione sollevata dalla Corte di cassazione relativa alla disciplina del trattenimento in un centro per il rimpatrio dello straniero che abbia richiesto la protezione internazionale, ma ha invitato il legislatore a modificare l’attuale disciplina, per renderla pienamente conforme agli standard costituzionali oltre che agli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione europea. Lo rende noto l’ufficio stampa.

La disciplina vigente in materia di asilo, ricorda la Consulta, consente allo straniero che sia già trattenuto in un centro per l’esecuzione di un provvedimento di espulsione di presentare domanda di protezione internazionale. In questo caso, però, il questore può disporne l’ulteriore trattenimento, in particolare quando vi siano fondati motivi per ritenere che la domanda sia pretestuosa, e cioè “presentata al solo scopo di ritardare o impedire l’esecuzione dell’espulsione”. Questo nuovo provvedimento di trattenimento deve essere convalidato dalla corte d’appello territorialmente competente in conformità all’articolo 13 della Costituzione, che prevede la necessaria convalida di ogni provvedimento restrittivo della libertà personale da parte dell’autorità giudiziaria. Nell’ipotesi poi in cui la corte d’appello non convalidi il provvedimento, il questore ha la possibilità di adottare, entro le quarantotto ore successive, un ulteriore provvedimento di trattenimento, soggetto anch’esso a convalida da parte della corte d’appello, quando vi sia rischio di fuga o lo straniero sia ritenuto pericoloso per l’ordine o la sicurezza pubblica. In queste quarantotto ore, lo straniero continua a restare trattenuto nel centro.

La Corte di cassazione dubitava della legittimità costituzionale di questa disciplina, che stabilisce un trattenimento automatico dello straniero per quarantotto ore, nonostante la mancata convalida del precedente provvedimento del questore da parte della corte d’appello. Secondo la Cassazione, questa previsione sarebbe incompatibile con l’articolo 13 della Costituzione, che stabilisce che un provvedimento restrittivo adottato dall’autorità di pubblica sicurezza non convalidato dal giudice si intende revocato e resta privo di ogni effetto.

La Consulta ha ritenuto che la questione posta dalla Corte di cassazione non fosse rilevante per la decisione del procedimento principale. Quest’ultimo aveva infatti unicamente a oggetto la sussistenza dei presupposti dell’ultimo provvedimento di trattenimento (motivato sulla base del rischio di fuga e di pericolo per la sicurezza pubblica), e non invece la legittimità del trattenimento nel lasso di tempo intercorrente tra la mancata convalida del provvedimento precedente e l’adozione del nuovo provvedimento. Di qui l’inammissibilità della questione.

La Corte ha peraltro colto l’occasione per sottolineare la legittimità dell'”obiettivo del legislatore di evitare che la mera presentazione di una domanda di protezione internazionale da parte di uno straniero comporti automaticamente il venir meno del suo trattenimento in vista dell’esecuzione dell’espulsione (…), e ciò specialmente quando lo straniero abbia commesso gravi reati e possa sottrarsi all’espulsione ove lasciato in libertà”. È necessario, in effetti, scoraggiare “abusi del procedimento di asilo, onde evitare che tale strumento – che è ancor oggi di vitale importanza per assicurare la protezione dello straniero contro persecuzioni o altri gravi pericoli nel suo paese d’origine – venga strumentalmente utilizzato al solo scopo di evitare o ritardare l’esecuzione di legittimi provvedimenti di espulsione”.

Tuttavia, ha proseguito la Corte, questo obiettivo “deve essere perseguito attraverso modalità pienamente conformi non solo al diritto dell’Unione, ma anche alle esigenze di tutela della libertà personale desumibili, nel nostro ordinamento, dall’art. 13 Cost. Norma, quest’ultima, che condiziona a stringenti regole procedurali le sue possibili limitazioni nei confronti di cittadini e stranieri, a garanzia contro possibili arbitri dell’autorità di pubblica sicurezza, dell’autorità giudiziaria e dello stesso legislatore”.

Cosmetica, da Cosmoprof segnali di cambiamento

Bologna, 28 mar. (askanews) – Pettenon Cosmetics: “Mercato sempre più globale, serve rafforzare la presenza nei singoli Paesi”. Torna a Bologna Cosmoprof, appuntamento di riferimento per l’industria cosmetica, che nella sua 57esima edizione mette in evidenza le principali direttrici di evoluzione del settore haircare: innovazione, sostenibilità e crescente personalizzazione dell’offerta.

Un’evoluzione che riflette un cambiamento più profondo nei bisogni dei consumatori, sempre più orientati al benessere e alla cura della persona. “Anche in fatto di haircare, i segnali più interessanti riguardano la crescente attenzione al well-being del consumatore, insieme al tema della longevità e a una iperpersonalizzazione che risponde a esigenze sempre più specifiche”, spiega Elena Colombo, Head of Marketing di Pettenon Cosmetics.

È proprio a partire da queste trasformazioni che si ridefiniscono anche le strategie industriali del settore. In questo scenario si inserisce il percorso di Pettenon Cosmetics, gruppo italiano attivo nell’haircare professionale, con oltre 80 anni di storia e una presenza in più di 100 Paesi, per il quale la crescita internazionale rappresenta oggi una leva imprescindibile. “Non esiste più un business legato a un solo territorio: le aziende devono confrontarsi con mercati sempre più interconnessi”, sottolinea Colombo.

L’internazionalizzazione, per il gruppo, non è solo espansione ma consolidamento: “Stiamo lavorando per costruire veri e propri presidii nei Paesi in cui operiamo, rafforzando la nostra presenza e la capacità di rispondere in modo efficace alle diverse esigenze locali”, aggiunge.

In questo quadro, la diversificazione del portafoglio brand diventa uno strumento strategico per interpretare un mercato sempre più segmentato. “È fondamentale per rispondere ai diversi target e alle varie geografie, garantendo al tempo stesso la sostenibilità del modello di business e una forte rilevanza nei mercati”, evidenzia Colombo.

Le novità presentate a Cosmoprof si inseriscono coerentemente in questa traiettoria. In primo piano le proposte dei brand del gruppo come Alama Professional, Alter Ego Italy e Fanola, orientate a coniugare performance e personalizzazione. In particolare, Fanola ha introdotto un balsamo pigmentato pensato per tonalizzare in modo rapido e valorizzare luminosità e riflessi, espressione del crescente interesse verso soluzioni ibride tra colore e trattamento.

Schlein: governo Meloni non riesce a scegliere fino in fondo l’Europa

Roma, 28 mar. (askanews) – “Questo governo non riesce a scegliere fino in fondo l’Europa. È questo che dobbiamo stigmatizzare. Meloni si dice contraria al superamento dell’unanimità, contraria alla difesa comune che è necessaria”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, intervenendo alla convention per gli Stati Uniti d’Europa organizzata da +Europa dal titolo “Tutta l’Europa che manca”, in corso a Roma.

“Meloni – ha proseguito – non solo è contraria alla difesa comune ma in aula, io sono rimasta colpita, ha rivendicato la contrarietà al buy european. Se accetti la richiesta di portare la spesa militare al 5% del Pil e al contempo contesti la clausola di preferenza europea vuol dire comprare più armi da Trump, essere più dipendenti non più autonomi”.

Schlein ha ricordato un’altra “battaglia dove per tre anni il governo non ha fatto nulla: sulle bollette più care d’Europa. Meloni non è riuscita a far nulla e oggi vuole sospendere gli Ets, il principale strumento per ridurre la nostra dipendenza da fonti fossili. Questo vuol dire portarci dalla dipendenza dal gas di Putin alla dipendenza dal gas naturale liquido di Trump. Non è una strategia brillante per l’autonomia energetica dell’Italia e dell’Europa”.

Sciopero giornalisti per rinnovo contratto, i sit-in a Roma e Milano

Milano, 28 mar. (askanews) – Nelle immagini i sit-in che l’Associazione stampa romana e l’Associazione lombarda giornalisti (Alg) hanno organizzato a Roma e Milano in occasione dello sciopero di categoria promosso dall’Fnsi (Federazione nazionale, stampa italiana) il 27 marzo. I giornalisti e le giornaliste chiedono il rinnovo del contratto scaduto da ormai 10 anni, al centro di una vertenza che si protrae da 2 anni.

“Il sindacato rifiuta le risposte della Fieg sul rinnovo contrattuale – ha spiegato in una nota il sindacato – La Fnsi lotta per mantenere le tutele per i giornalisti e per il futuro dell’informazione e non si può accontentare di risposte algebriche e miopi che stanno riducendo l’informazione stessa ad un terreno incolto per l’intelligenza artificiale e lo sfruttamento di manodopera intellettuale. Gli editori continuano a prendere finanziamenti, eppure senza riuscire a immaginare un futuro per l’informazione e i suoi lavoratori, che siano dipendenti o collaboratori coordinati e continuativi e lavoratori autonomi. Viviamo il grande paradosso di una società che consuma informazione e di editori che bruciano chi fa informazione”.

FnV a Firenze, piazza blindata e presidio antifa. Vannacci: chissà quante fave

Firenze, 28 mar. (askanews) – A quattro ore dall’inaugurazione della sede provinciale di Futuro nazionale a Firenze con l’arrivo in città dell’europarlamentare Roberto Vannaci piazza Tanucci è già presidiata dalle forze dell’ordine, dopo le proteste giunte nei giorni scorsi da vari esponenti politici, di sinistra e del Pd, tra cui il segretario regionale Emiliano Fossi (“qui le parole d’ordine dell’estrema destra non attecchiscono, Vannacci può aprire tutte le sedi che vuole ma non si illuda” aveva detto), da residenti e dall’Associazione nazionale partigiani. Intanto, con un video sui social impegnato a sbucciare alcuni baccelli, il generale sceglie i toni della provocazione: “Bella giornata. Oggi fave, chissà quante ne troveremo a Firenze a contestare…”. In toscano con la parola “fava” viene definito anche l’organo sessuale maschile e, per estensione, una persona “sciocca”.

Nel quartiere, intanto, i residenti sono mobilitati. In una nota firmata da “Cittadine e cittadini di Tanucci piazza aperta” si esprime “la profonda amarezza e preoccupazione” per la notizia dell’apertura “proprio qui” della prima sede provinciale di Futuro nazionale perchè, scrivono questi residenti, “non accettiamo che i nostri figli debbano essere immersi in una cultura improntata all’odio”. Vicino alla nuova sede di FnV è stata organizzata da alcune famiglie del quartiere una festa di “non benvenuto” con attività per bambini, un “pranzo sociale” e alle 15 un presidio di protesta nella vicina piazza Leopoldo, in attesa dell’arrivo di Vannacci previsto intorno alle 17.

Mattarella: tensioni e aggressioni hanno travolto la stabilità globale

Roma, 28 mar. (askanews) – “Il contesto globale, caratterizzato da continue tensioni e aggressioni che hanno travolto stabilità, sicurezza, con gravi attacchi ai diritti più elementari delle popolazioni coinvolte, richiama severamente alle proprie responsabilità l’intera comunità nazionale e quella internazionale”. E’ quanto scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, generale di Squadra Aerea Antonio Conserva.

Dl fiscale, Confindustria: lesa la fiducia delle imprese

Roma, 28 mar. (askanews) – Il decreto fiscale “introduce disposizioni molto penalizzanti per le imprese che hanno effettuato la prenotazione del credito d’imposta 5.0 tra il 7 e il 27 novembre 2025”. Ad affermarlo è il vicepresidente di Confindustria con delega alle Politiche industriali e il Made in Italy, Marco Nocivelli.

“Il testo – ha spiegato – prevede un taglio del 65% del credito d’imposta richiesto. La misura inoltre esclude gli investimenti in fonti di energia rinnovabile, in particolare gli impianti fotovoltaici a più elevata efficienza iscritti nel registro dell’Enea, che le imprese sono state indotte ad acquistare. una simile decisione, che ricordiamo ha effetti retroattivi e lede il principio del legittimo affidamento, penalizza pesantemente le imprese che hanno completato ingenti investimenti nel 2025 e che si troveranno ad affrontare ulteriori problemi di liquidità in un momento già particolarmente complesso”.

Il vicepresidente di Confindustria ha poi aggiunto: “a novembre avevamo avuto rassicurazioni dai ministri Giorgetti, Foti e Urso sul fatto che le cosiddette imprese “esodate” del 5.0 con progetti congrui avrebbero avuto accesso all’agevolazione secondo le condizioni previste nel piano, la cui conclusione era fissata al 31 dicembre 2025. Il fatto di non poter fare affidamento sulle norme e sulle dichiarazioni del governo mina profondamente la fiducia delle imprese nei confronti delle istituzioni e delle misure di incentivo e scoraggia chi vorrebbe continuare a fare impresa in Italia. Apprendiamo infine, dalle dichiarazioni del Mimit di questa mattina, che si sarebbero trovate altre risorse per l’iperammortamento: la nostra risposta è prima si paghi i debito con le imprese esodate del 5.0. Chiediamo quindi al governo di ripristinare gli impegni presi col tessuto produttivo ed industriale italiano al più presto, e comunque, non oltre il passaggio parlamentare che deve avvenire in tempi rapidissimi”.

Mattarella: tensioni e aggressioni hanno travolto stabilità globale

Roma, 28 mar. (askanews) – “Il contesto globale, caratterizzato da continue tensioni e aggressioni che hanno travolto stabilità, sicurezza, con gravi attacchi ai diritti più elementari delle popolazioni coinvolte, richiama severamente alle proprie responsabilità l’intera comunità nazionale e quella internazionale”. E’ quanto scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Generale di Squadra Aerea Antonio Conserva.

Al via da aprile il nuovo tour "AURAL" di Roberto Cacciapaglia

Milano, 2 mar. (askanews) – Dopo aver composto e diretto “Olympia” (distribuito da Believe), poema sinfonico per il Gran Finale della Cerimonia di Apertura dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026, il compositore e pianista Roberto Cacciapaglia torna dal vivo con “AURAL”, il nuovo tour prodotto e organizzato da Baobab Music, in partenza da aprile 2026 (https://www.ticketone.it/artist/roberto-cacciapaglia/).

Il debutto sarà l’11 aprile a Crema (Teatro San Domenico). Si prosegue il 12 aprile a Torino (Conservatorio G. Verdi), il 14 aprile a Bologna (Teatro delle Celebrazioni), il 23 aprile a Firenze (Teatro Niccolini), il 29 aprile a Milano (Conservatorio G. Verdi) e il 9 maggio all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma.

Ogni concerto di “AURAL” è concepito come un’esperienza immersiva di ascolto e presenza: un viaggio nel suono in cui pianoforte, violoncello ed elettronica si fondono in uno spazio musicale contemplativo. Il pubblico non è soltanto spettatore, ma verrà attraversato da un’aura di suono e di luce, in cui la musica nasce dall’incontro tra suono, spazio e persone presenti.

Durante il tour il M° Cacciapaglia presenterà in anteprima una versione inedita di “No more violence”, brano scritto diversi anni fa e oggi tornato drammaticamente attuale: un’invocazione musicale che diventa un momento di raccoglimento, di sospensione all’interno del concerto.

«Ho scritto “No more violence” una ventina di anni fa, ed era dormiente in uno dei miei CD – racconta Roberto Cacciapaglia – Ho pensato di risvegliarlo, in questo momento in cui è diventato drammaticamente attuale. Lo suonerò durante i concerti, perché non siamo soli, siamo tanti, tantissimi, a non volere più violenza, guerre, e tutto questo orrore. No more violence».

L’EP “OLYMPIA – Symphonic Cycle in 4 Movements” (distribuito da Believe, https://bfan.link/olympia) include la versione definitiva di “The Future”. Questo poema sinfonico in quattro movimenti racconta arrivo, viaggio e ascesa della fiamma olimpica in cui la musica è il filo conduttore e culmine del viaggio olimpico ed è stato presentato in anteprima il 6 febbraio in occasione del Gran Finale della Cerimonia di Apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Il M° Cacciapaglia, oltre ad aver composto e diretto le musiche della Cerimonia, ha firmato la colonna sonora dello show quotidiano del braciere olimpico all’Arco della Pace di Milano a cui migliaia di cittadini e i turisti hanno assistito dal 7 al 22 febbraio.

OLYMPIA racchiude in un’unica partitura scrittura sinfonica, pianoforte, voce ed elettronica nella visione musicale di Roberto Cacciapaglia, da sempre oltre i confini dei generi musicali. Eseguito dalla Royal Philharmonic Orchestra e registrato agli Abbey Road Studios di Londra, OLYMPIA unisce scrittura sinfonica, tecnologia e visione contemplativa, in dialogo con i valori originari dei Giochi Olimpici. La tracklist dell’EP è composta da quattro tracce e include la nuova versione definitiva di “The Future”: 01 -The Future (Olympia) – Nuova Versione. Il tema principale di Olympia è il cammino stesso della fiamma. Progressivamente il movimento si fa più ampio, entra l’orchestra e compare la voce: il soprano Nuria Rial. Una voce da musica sacra, luminosa, pura, quasi sospesa. È il momento di massima espansione, con la grande forma sinfonica che sostiene l’energia del gran finale dei bracieri. 02 – Fiamme (Olympia). Per l’arrivo della fiamma, il pianoforte, essenziale, microcosmico, si muove lentamente, come un gesto primordiale. Da lì la musica si apre al macrocosmo dell’orchestra sinfonica, circondata da una costellazione di suoni elettronici che la proiettano nello spazio cosmico. 03 -Times (Olympia). Pyros, esplosione dei fuochi. Il tempo accelera, diventa ritmo incalzante, movimento, esplosione. I fuochi, i pyros, sono accompagnati da una scrittura più veloce, in cui orchestra e fuochi si intrecciano fino a un’apoteosi luminosa. Un’esplosione di gioia, bellezza e unione collettiva. 04 – Final Celebration. La celebrazione del gran finale è terminata. Nell’orbita minimale, nel ciclo armonico e negli intervalli perfetti che ritornano, la scrittura musicale lascia spazio ad un futuro che ci auguriamo possa essere di pace e di bellezza per tutti. Per Tutti.

Il Papa ai giovani: l’amore e non i like dà pace all’inquietudine

Roma, 28 mar. (askanews) – “L’epoca moderna e quella post-moderna ci hanno arricchiti di tante cose buone, che ci offrono stimoli e possibilità prima sconosciute, a tanti livelli: da quello culturale a quello medico e della salute, da quello tecnico a quello della comunicazione. Esse ci mettono di fronte, però, anche a sfide importanti, che non possiamo ignorare e che dobbiamo affrontare con lucidità e consapevolezza. Viviamo in un mondo che sembra andare sempre di fretta, smanioso di novità, cultore di una fluidità senza legami, segnato da un bisogno quasi compulsivo di continui cambiamenti: nelle mode, nell’aspetto, nelle relazioni, nelle idee e perfino in dimensioni della persona costitutive per la sua stessa identità”. Così Papa Leone XIV nel discorso nella Chiesa di Santa Devota a Monaco, dove ha incontrato i giovani e i catecumeni.

“Ma ciò che dà solidità alla vita – ha rimarcato Prevost – è l’amore: l’esperienza fondamentale dell’amore di Dio, prima di tutto, e poi, di riflesso, quella illuminante e sacra dell’amore vicendevole. E amarsi, se da una parte richiede apertura a crescere e dunque a cambiare, dall’altra esige fedeltà, costanza, disponibilità al sacrificio nella quotidianità. Solo così l’inquietudine trova pace e si riempie il vuoto interiore, non con cose materiali e passeggere, nemmeno con i consensi virtuali di migliaia di like, o con appartenenze condizionanti, artificiali, a volte persino violente. Da queste cose bisogna sgomberare la porta del cuore, perché l’aria sana e ossigenante della grazia possa tornare a rinfrescarne e vitalizzarne le stanze, e perché il vento forte dello Spirito Santo possa riprendere a gonfiare le vele della nostra esistenza, spingendola verso la felicità vera”, ha concluso il Papa.

Ilaria Salis, la questura di Roma: no perquisizione e non c’entra con il corteo

Roma, 28 mar. (askanews) – In merito al controllo che nelle prime ore della mattina odierna ha interessato l’eurodeputata Ilaria Salis presso una struttura ricettiva di Roma, il Questore di Roma Roberto Massucci precisa che in una nota che “l’attività origina, quale atto dovuto, da una segnalazione proveniente da un paese europeo, che non consente margine di discrezionalità negli adempimenti richiesti alle autorità italiane. Il personale intervenuto si è limitato a richiedere i documenti a lei e alla persona in sua compagnia. Nel momento in cui il personale si è reso conto che si trattava dell’europarlamentare ogni verifica è stata interrotta, senza fare accesso alla stanza d’albergo; pertanto nessuna perquisizione e nessuno atto è stato compiuto”.

“In nessun caso e in nessun modo – aggiunge la Questura – l’identificazione può essere messa in correlazione con le recenti normative approvate sull’ordine pubblico. L’intervento della Volante infatti è avvenuto su richiesta di un paese estero e sulla base di un sistema di collaborazione internazionale tra forze di polizia che è immutato da anni”.

“Si esclude pertanto categoricamente che possa essere stato un controllo preventivo effettuato in relazione alla manifestazione di oggi, bensì di un atto dovuto in base agli obblighi internazionali”, conclude la Questura.

Iran, le notizie più importanti del 28 marzo sulla guerra

Roma, 28 mar. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di sabato 28 marzo sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale. (A cura di Fabio Santolini).

-11:35 Libano, 5 paramedici uccisi nel sud da attacchi israeliani.

-11:15 Iran: colpita nave di supporto Usa al largo dell’Oman

-Gli Houthi confermano il lancio di missili contro Israele.

-11:10 Iran, in Pakistan colloqui a 4 con Arabia saudita, Egitto e Turchia.

-11:05 Domani a Gerusalemme preghiera del cardinale Pizzaballa per la pace.

-11:00 Trump: il prossimo obiettivo è Cuba.

-10:00 Merz a Trump: se volete l’aiuto degli europei avvertite prima degli attacchi.

-09:30 Trump afferma che gli Usa potrebbero ritirare il sostegno alla Nato.

-09:00 Gli Usa: distrutto solo un terzo dell’arsenale di missili iraniano

-08:00 Hormuz, la Thailandia firma un accordo con Teheran per il passaggio delle petroliere.

-07:15 Trump: ancora 3.554 obiettivi da colpire in Iran.

-07:09 L’ Iran colpisce una base in Arabia saudita, Rubio: non servono truppe; 12 militari Usa feriti, glisraeliani colpiscono 2 siti nucleari iraniani.

Corteo no Kings, controllo preventivo Polizia in stanza hotel Ilaria Salis

Roma, 28 mar. (askanews) – “L’Italia è ormai un regime? Questa mattina la Polizia si è presentata all’alba nella mia stanza d’albergo a Roma per un controllo preventivo durato oltre un’ora in vista della manifestazione di oggi. A quanto pare, effetto del Decreto Sicurezza”. Lo comunica su X l’eurodeputata Avs Ilaria Salis. “Rendiamoci conto – aggiunge – a che punto siamo arrivati con il Governo Meloni al potere…viviamo in uno Stato di polizia. Ma non dobbiamo lasciarci intimidire. Manifestare è un diritto e lo dobbiamo difendere con tutte le nostre forze. Ci vediamo alle 14 in Piazza della Repubblica!”.

I leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (Avs) chiedono “parole di chiarezza da parte di Piantedosi”. “Questa mattina Ilaria Salis, nostra eurodeputata – sottolineano in una nota – ha denunciato di essere stata svegliata da due agenti di polizia che si sono presentati nella sua camera d’albergo a Roma per effettuare un ‘controllo preventivo’. Nonostante lei si sia qualificata subito gli agenti hanno atteso quasi un’ora prima di andare via. Si tratta di una vicenda di una gravità inaudita, ancora peggiore perché avvenuta a poche ora dalla grande manifestazione di oggi pomeriggio”.

“E’ inaccettabile che in Italia – proseguono i leader rossoverdi – una parlamentare sia sottoposta a controlli preventivi. Il governo Meloni ha deciso di sottoporre a controlli i parlamentari di opposizione ? Non siamo ancora diventati l’Ungheria di Orban e non intendiamo diventarlo. Su questa vicenda pretendiamo parole di chiarezza dal Ministro Piantedosi”.

Papa, Mattarella: ovunque c’è esigenza di parole speranza e concordia

Roma, 28 mar. (askanews) – “Ovunque” è “avvertita” “l’esigenza” “di udire parole capaci di suscitare speranza e ispirare concordia tra i popoli”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio a Papa Leone XIV in occasione del viaggio apostolico nel Principato di Monaco.

Il capo dello Stato ringrazia il Santo Padre “per il messaggio che ha voluto cortesemente indirizzarmi, desidero formulare, a nome mio e del popolo italiano, i migliori auguri per il Viaggio Apostolico che si accinge a compiere nel Principato di Monaco”. Quindi aggiunge: “La grande attesa, già da molte settimane resa manifesta dalle autorità, dai giovani monegaschi e dalla locale comunità ecclesiastica mentre si apprestano ad accogliere la Santità Vostra, testimonia del saldo legame che unisce il Principato alla Santa Sede e della profonda radice cristiana di quella terra”.

“Il motto ‘Io sono la via, la verità e la vita’ che Ella ha scelto per questa prima missione del 2026 risponde pienamente all’esigenza, ovunque avvertita, di udire parole capaci di suscitare speranza e ispirare concordia tra i popoli. Voglia accogliere, Santo Padre, il mio affettuoso pensiero, unitamente ai sensi della mia massima considerazione”.

Formula1, il calendario del Mondiale

Roma, 28 mar. (askanews) – Ecco il calendario della stagione di Formula 1 2026 con i vincitori delle gare finora disputate:

GP Australia (Melbourne, Australia, 8 marzo) vincitore: George Russell (Mercedes) vincitore: GP Cina (Shanghai, Cina, 15 marzo) Kimi Antonelli (Mercedes)

GP Giappone (Suzuka, Giappone, 29 marzo) GP Miami (Miami, Stati Uniti, 3 maggio) GP Canada (Montreal, Canada, 24 maggio) GP Monaco (Montecarlo, Principato di Monaco, 7 giugno) GP Barcellona-Catalunya (Montmelò, Spagna, 14 giugno) GP Austria (Spielberg, Austria, 28 giugno) GP Gran Bretagna (Silverstone, Regno Unito, 5 luglio) GP Belgio (Spa-Francorchamps, Belgio, 19 luglio) GP Ungheria (Hungaroring, Ungheria, 26 luglio) GP Paesi Bassi (Zandvoort, Paesi Bassi, 23 agosto) GP Italia (Monza, Italia, 6 settembre) GP Spagna (Madrid, Spagna, 13 settembre) GP Azerbaigian (Baku, Azerbaigian, 26 settembre) GP Singapore (Marina Bay, Singapore, 11 ottobre) GP Stati Uniti (Austin, Stati Uniti, 23 ottobre) GP Messico (Città del Messico, Messico, 30 ottobre) GP Brasile (San Paolo, Brasile, 6 novembre) GP Las Vegas GP (Las Vegas, Stati Uniti, 19 novembre) GP Qatar (Lusail, Qatar, 27 novembre) GP Abu Dhabi (Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti, 4 dicembre)

Formula 1, il calendario del Mondiale

Roma, 28 mar. (askanews) – Ecco il calendario della stagione di Formula 1 2026 con i vincitori delle gare finora disputate:

GP Australia (Melbourne, Australia, 8 marzo) vincitore: George Russell (Mercedes) vincitore: GP Cina (Shanghai, Cina, 15 marzo) Kimi Antonelli (Mercedes)

GP Giappone (Suzuka, Giappone, 29 marzo) GP Miami (Miami, Stati Uniti, 3 maggio) GP Canada (Montreal, Canada, 24 maggio) GP Monaco (Montecarlo, Principato di Monaco, 7 giugno) GP Barcellona-Catalunya (Montmelò, Spagna, 14 giugno) GP Austria (Spielberg, Austria, 28 giugno) GP Gran Bretagna (Silverstone, Regno Unito, 5 luglio) GP Belgio (Spa-Francorchamps, Belgio, 19 luglio) GP Ungheria (Hungaroring, Ungheria, 26 luglio) GP Paesi Bassi (Zandvoort, Paesi Bassi, 23 agosto) GP Italia (Monza, Italia, 6 settembre) GP Spagna (Madrid, Spagna, 13 settembre) GP Azerbaigian (Baku, Azerbaigian, 26 settembre) GP Singapore (Marina Bay, Singapore, 11 ottobre) GP Stati Uniti (Austin, Stati Uniti, 23 ottobre) GP Messico (Città del Messico, Messico, 30 ottobre) GP Brasile (San Paolo, Brasile, 6 novembre) GP Las Vegas GP (Las Vegas, Stati Uniti, 19 novembre) GP Qatar (Lusail, Qatar, 27 novembre) GP Abu Dhabi (Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti, 4 dicembre)

De Gasperi negli anni della prova: la Biblioteca Vaticana come rifugio e preparazione

La Biblioteca Vaticana non è stata per De Gasperi un luogo di esilio. Storiografia e pubblicistica hanno parlato per lui di “esilio interno” e cioè della condizione di chi – pur restando nel proprio Paese – è escluso dalla vita politica, non può partecipare al dibattito pubblico (De Gasperi scrisse molto ma sotto pseudonimo) e vive una complessiva emarginazione sociale. Dunque, l’“esilio interno” cui fu costretto deve riferirsi all’Italia dominata dal fascismo. Al contrario, tra “le mura del Vaticano” trovò “protezione”, grazie all’insistenza presso il Papa del suo vescovo, mons. Celestino Endrici, del prefetto, mons. Giovanni Mercati e di altri amici: la Biblioteca costituì per lui uno spazio di libertà e di contatti che mitigò l’”esilio interno”. Lo definì egli stesso “l’unico rifugio europeo rimasto a Roma”: libri, riviste, dibattiti che tenevano aperto uno spiraglio sul mondo e gli permisero di ricominciare a fare progetti.

La svolta interiore: la condanna del 1927

Il momento decisivo nella formazione del De Gasperi degli anni Trenta non fu l’ingresso in Vaticano, ma la condanna a quattro anni di prigione pronunciata nel maggio 1927. La sentenza lo colse di sorpresa: si era già rassegnato all’irrilevanza politica, convinto che i fascisti non avessero motivo di colpire chi aveva già deposto le armi. La notte seguente al verdetto — raccontata in una lettera straziante alla moglie Francesca — la trascorse senza sonno, senza lacrime, senza preghiera, solo invocando il nome di Dio. Solo all’alba, alla luce che filtrava sul cortile del carcere, cominciarono a scendere le lacrime e con esse un pensiero che avrebbe segnato tutto il resto della sua vita: “Iddio non può essere ingiusto né crudele. Egli ci ama e fa di noi qualcosa che oggi non comprendiamo”. Quella condanna lo fece sentire come un essere “ributtato nel vortice del mondo” per volontà di una Provvidenza imperscrutabile. Paradossalmente, furono i fascisti stessi a restituire a De Gasperi un senso di missione.

Nelle sessanta lettere scritte durante la detenzione, alimentate dalla lettura dei Salmi, dei Vangeli, delle Confessioni di Agostino e dell’Imitatio Christi, si compì non tanto una conversione alla tradizione cattolico-liberale, come pure è stato scritto, quanto una conversione in senso propriamente religioso: un approfondimento della fede che si tradusse in uno sguardo nuovo sulla realtà storica, più pacificato e al tempo stesso più acuto.

Il problema della Chiesa e della libertà

Da quella svolta interiore discese anche una riflessione originale e coraggiosa sul rapporto tra Chiesa cattolica e democrazia. Per gli ex popolari, e non solo per loro, era difficile non vedere nella Chiesa un ostacolo: il Partito popolare era stato abbandonato al suo destino, Sturzo era stato indotto ad andare in esilio su intervento diretto del Papa, e i Patti Lateranensi del 1929 sembravano consacrare la collaborazione tra fascismo e Santa Sede. La tesi dominante — sostenuta con forza da Benedetto Croce nella sua Storia d’Europa nel XIX secolo del 1932 — era che la religione trascendente e le istituzioni ecclesiastiche fossero strutturalmente incompatibili con la libertà moderna.

De Gasperi attaccò questa tesi su un terreno che gli altri cattolici avevano abbandonato, pubblicando sotto pseudonimo su “Studium” una recensione critica del libro. Riconosceva i meriti culturali di Croce, ma ne contestava il riduzionismo storico: chiudendo la libertà in una sorta di “tempio filosofico”, egli aveva ignorato il contributo profondo che la Chiesa aveva dato, attraverso secoli di silenziosa penetrazione delle anime, alla formazione della coscienza di libertà e uguaglianza che è alle radici della democrazia moderna. A suffragio della tesi, De Gasperi citava fonti non sospette di simpatie cattoliche, come lo storico protestante James Bryce, e si appoggiava alla riflessione dell’oratoriano francese Alphonse Gratry, che aveva proposto una rilettura cattolica della Rivoluzione francese come esito di un lungo progresso morale al quale la Chiesa aveva concorso.

La stessa Rerum Novarum — la “famigerata enciclica” secondo Croce — veniva riletta da De Gasperi non come un documento di nostalgica reazione antiliberale, ma come la prova che, al di là delle scelte diplomatiche contingenti, la spinta profonda della Chiesa andava nella direzione della libertà della persona, dell’uguaglianza, dell’autonomia delle comunità locali e delle associazioni rispetto allo Stato: tutte premesse della democrazia di massa.

Il disegno politico e la scommessa sul futuro

Questa riflessione non era meramente apologetica, bensì costituiva la base di un disegno storico-politico preciso. De Gasperi era convinto che, per potere tornare a fare politica democratica dopo il fascismo, i cattolici avessero bisogno di una Chiesa che accettasse la democrazia; e che a questa accettazione la Chiesa fosse spinta non da calcolo tattico, ma dalla sua natura più profonda. La condanna dell’Action Française nel 1926 — che aveva mostrato la presenza di anticorpi cattolici contro la simbiosi con le destre — era per lui un segnale incoraggiante. Il Concordato del 1929 fu giudicato un “matrimonio di interesse”, anacronistico nei metodi e miope nella sostanza, ma il Trattato che chiudeva la questione romana era invece un fatto positivo, perché rimuoveva un ostacolo storico alla futura presenza autonoma dei cattolici.

Diversamente da Sturzo e da molti altri ex popolari, De Gasperi non commise l’errore di valutare la Conciliazione solo sul piano politico immediato, ma neppure cedette alle illusioni di chi pensava di poter “cattolicizzare dall’alto” l’Italia attraverso un accordo di vertice tra potere religioso e potere statale. Nella società di massa, argomentava, nessun accordo tra poteri regge senza il coinvolgimento dal basso dei fedeli, il che esigeva una presenza politica organizzata dei cattolici capace di confrontarsi alla pari con le altre tradizioni ideologiche — quella liberale e quella socialista — senza subalternità a nessuna delle due.

Una lezione di metodo

Il contributo più originale di De Gasperi non fu la difesa di questa o quella formula politica, ma la capacità di interpretare il momento storico con una visione di lungo periodo. La durezza della prova rappresentata dal carcere forgiò la speranza nella fede, oltre il dolore. Dal buio del carcere smise di pensare come l’ex segretario di un partito sconfitto e cominciò a ragionare quasi da futuro leader della politica italiana e persino, sotto certi aspetti, anche da Papa: capace cioè di vedere quali fossero i veri interessi della Chiesa meglio di chi in quel momento la guidava. Fu questa visione, più che qualsiasi calcolo tattico, la premessa remota e decisiva della Democrazia Cristiana del dopoguerra.

La strage silenziosa: i morti sul lavoro in Italia

Un’emergenza strutturale

Nel biennio 2025-2026, il tema dei morti sul lavoro in Italia, oltre a rappresentare una ferita aperta, si configura come una vera e propria emergenza nazionale. Nonostante gli annunci e gli impegni istituzionali, il fenomeno continua a manifestarsi con una regolarità tale da assumere un carattere strutturale.

Il bilancio del 2025, secondo i dati INAIL e quelli degli osservatori indipendenti, è drammatico: circa 1.093 vittime, che diventano oltre 1.450 se si includono i decessi “in itinere”, ovvero quelli avvenuti nel tragitto tra casa e lavoro. Per quanto riguarda il 2026, i dati di gennaio mostrano un segnale incoraggiante, con una riduzione del 43% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Tuttavia, gli esperti invitano alla prudenza, sottolineando come sia prematuro parlare di una reale inversione di tendenza.

I settori più colpiti e il fattore anagrafico

I settori più colpiti restano l’agricoltura, l’edilizia e la logistica. In agricoltura, una delle principali cause di morte è rappresentata dal ribaltamento dei trattori; nell’edilizia, dalle cadute dall’alto; nella logistica, da incidenti legati alla movimentazione delle merci e ai ritmi di lavoro intensi.

A questo quadro si aggiunge un elemento particolarmente preoccupante: l’aumento delle vittime tra gli over 60. Circa una vittima su tre appartiene a questa fascia d’età, segnale evidente di come molte persone siano costrette, per necessità economiche, a rimanere in attività anche in contesti ad alto rischio.

Le risposte normative e i nuovi strumenti

Negli ultimi anni sono stati introdotti diversi strumenti normativi per contrastare il fenomeno. Tra questi, la cosiddetta “Patente a crediti”, che entrerà a pieno regime nel 2026 e prevede la decurtazione di punti in caso di violazioni in materia di sicurezza sul lavoro.

Un altro intervento riguarda la digitalizzazione dei controlli, basata sull’interscambio di dati tra INAIL e ASL, con l’obiettivo di rendere le ispezioni più mirate ed efficaci attraverso sistemi di gestione del rischio. Importanti novità sono state introdotte anche in tema di responsabilità nei subappalti, con il Decreto Legge 159/2025, che rafforza il ruolo del committente nella vigilanza sulla sicurezza.

Infine, si segnala l’introduzione dell’obbligo di registrazione dei “near miss”, ovvero dei mancati infortuni: eventi che non hanno causato danni, ma che rappresentano segnali di potenziali pericoli.

Le criticità ancora aperte

Nonostante questi progressi, persistono numerose criticità. In primo luogo, non è stato ancora introdotto il reato di omicidio sul lavoro nei casi di omissione dolosa, sul modello dell’omicidio stradale.

Inoltre, il numero degli ispettori resta insufficiente, con la conseguenza che i controlli risultano ancora troppo limitati rispetto al numero di imprese attive. La formazione sulla sicurezza, spesso, si riduce a un adempimento formale, privo di reale efficacia.

Particolarmente vulnerabili risultano i lavoratori stranieri, che presentano un rischio di infortunio doppio rispetto agli italiani, a causa delle barriere linguistiche e della maggiore esposizione a lavori gravosi e pericolosi.

Informazione e percezione del rischio

Un ruolo non secondario è svolto dai mezzi di informazione. Nella maggior parte dei casi, l’attenzione mediatica si concentra sulle grandi tragedie, come quelle che avvengono nei cantieri più importanti, mentre il singolo decesso quotidiano viene relegato a breve notizia di cronaca.

Questo fenomeno, definito “normalizzazione del rischio”, contribuisce a far percepire tali morti come eventi inevitabili, anziché come gravi violazioni di diritti fondamentali.

Non si può inoltre ignorare il tema dell’influenza economica: alcune grandi aziende, spesso coinvolte in sistemi complessi di subappalti, sono anche importanti inserzionisti pubblicitari, il che può incidere, almeno in parte, sulla copertura mediatica.

Il nodo dei subappalti

Il nodo dei subappalti resta centrale. Il meccanismo del subappalto “a cascata”, in cui un appaltatore subappalta ulteriormente i lavori, è stato incentivato anche da direttive europee volte a favorire la concorrenza. Tuttavia, questo sistema presenta evidenti criticità in termini di sicurezza e controllo.

Secondo molti esperti, sarebbero necessarie alcune misure correttive urgenti:

  • vietare il subappalto nei lavori ad alto rischio;
  • imporre l’internalizzazione delle attività principali, obbligando le aziende a svolgere con personale proprio almeno il 70% delle lavorazioni;
  • escludere dalle gare le imprese che frammentano artificialmente gli appalti in una molteplicità di contratti per eludere i controlli.

Una responsabilità collettiva

In un Paese avanzato, ogni morte sul lavoro rappresenta una sconfitta collettiva. Si tratta di tragedie che ledono diritti fondamentali e generano lutti profondi, spesso evitabili.

Con adeguate politiche di prevenzione, controlli efficaci e una reale volontà politica, questo fenomeno potrebbe essere drasticamente ridotto.

La povertà non è destino

La rimozione collettiva

La povertà è la grande rimossa del nostro tempo. Non entra davvero nelle agende pubbliche, anche se affiora in ogni crocicchio, nei volti scavati, nei vagiti di dolore che non trovano pietas, attenzione collettiva né sbocco nelle scelte comuni. E invece bisognerebbe dirlo senza esitazioni: non è una predestinazione. Non è una colpa. Non è una tara. Non è il destino naturale di chi resta indietro.

Per favore, non disturbateci con le vostre tentazioni da energumeni su nozioni geometriche, “campo largo” o altro. La questione è un’altra, ed è persino più semplice di quanto la si complichi ad arte: quali strumenti vogliamo mettere in campo? Quale idea di giustizia sociale siamo ancora disposti a difendere? La macchina massmediale, dal canto suo, troppo spesso non illumina: stritola, semplifica, obnubila. Trasforma la disuguaglianza in brusio di fondo, l’ingiustizia in materiale da talk, mentre ogni proposta strutturale viene sospettata, delegittimata, svuotata prima ancora di arrivare a un confronto serio.

Scendere dove il dolore abita

Allora mettete gli stivali e scendete negli anfratti della storia, nei quartieri dimenticati, nelle case in cui il lavoro non basta più a risalire la china, con il carrello della spesa diventato una contabilità dell’umiliazione e la precarietà che non è più una formula sociologica, ma una ferita che si rinnova ogni mattina.

È lì che le istituzioni dovrebbero tornare a indossare il grembiule del servizio. È lì che servirebbe un sussulto di democrazia vera, sostanziale: un tavolo interparlamentare capace di misurarsi non con l’impulso dietrologico, non con il tatticismo, non con le convenienze di parte, ma con idee di cambiamento e misure concrete di giustizia sociale.

Le risposte possibili, il dovere della politica

Può il salario minimo essere una risposta sensata a un’inflazione che erode il potere d’acquisto e piega milioni di precari? Può esserlo un reddito di sostegno per chi arranca, liberato finalmente dalla caricatura che lo riduce a strumento pavloviano, a merce di scambio, a dispositivo clientelare?

Sono domande serie. E chiedono rigore, visione, coraggio. Ora basta davvero. Il referendum è già storia, al di là dei vincitori e dei vinti. Restano le disuguaglianze. Restano i corpi sfiniti di chi non entra in nessuna narrazione vincente. Resta questa ferita sociale che continuiamo a nominare troppo poco e a guardare ancora meno.

E allora il punto è semplice e brutale: una classe dirigente che non assume tutto questo come emergenza democratica non è soltanto miope. È complice. E un Paese che si abitua ai suoi poveri, prima di perdere giustizia, perde la sua anima.

Torna la via giudiziaria al potere?

Il ritorno di uno schema già visto

È un po’ come l’arrivo della primavera e del conseguente cambio dell’ora solare. Prima fa breccia la vecchia tentazione “frontista” – l’ultima fu la decadente e triste “gioiosa macchina da guerra” del sempreverde Achille Occhetto nel 1994 – e poi, come da copione, decolla anche la “via giudiziaria al potere”. Che, come ovvio, non viene declinata dai partiti ma viene platealmente sostenuta e anche incoraggiata dagli stessi partiti. Prevalentemente dai partiti della sinistra radicale, estremista, massimalista e, a maggior ragione, da quella populista e manettara. Anche se nel passato queste tesi erano platealmente sostenute ed incoraggiate anche da partiti di destra.

L’incognita dell’offensiva giudiziaria

Ora, dopo il violento e spietato confronto referendario a colpi di insulti, attacchi personali, minacce ed intimidazioni, è partita puntuale l’offensiva giudiziaria. Nessuno sa, ad oggi, quali effetti concreti avrà e dove e come colpirà. Una nuova, e diversa come ovvio e scontato, tangentopoli? Un attacco più mirato ad una sola parte politica, come può essere più facilmente prevedibile? Oppure una iniziativa ancora più raffinata e circoscritta che colpisce al cuore l’avversario o nemico politico che è stato ben individuato in questa furiosa e, appunto, violenta campagna elettorale referendaria? Nessuno lo sa, oggi. Lo sapremo solo nelle prossime settimane a seconda delle pieghe che assumerà l’iniziativa giudiziaria.

Il nodo politico e culturale

Ma quello su cui vale la pena soffermarsi oggi è un’altra questione. Un tema che attiene al versante squisitamente politico. E anche culturale. Detto con parole semplici e immediatamente comprensibili, c’è qualche partito, o addirittura una coalizione politica, che si assumerebbe la responsabilità di teorizzare o di individuare nella “via giudiziaria al potere” lo strumento decisivo per vincere le elezioni e abbattere il nemico? Ci sono, cioè, partiti o coalizioni politiche che salutano positivamente ed incoraggiano l’abbattimento del nemico attraverso lo strumento giudiziario?

Noi sappiamo, è la storia che lo dice, che ampi settori della sinistra italiana sono molto sensibili a questo storico richiamo. Lo dice la storia democratica del nostro Paese e non supposizioni astratte o virtuali. Lo dicevano già molti democristiani nel secolo scorso – tra tutti Carlo Donat-Cattin e Francesco Cossiga – quando esisteva già una magistratura politicizzata legata al vecchio Pci, ma non lo era ancora come oggi in modo così plateale e pubblico. Per chi avesse dei dubbi al riguardo, è appena sufficiente rivedere le immagini di gioia e di tifo al Tribunale di Napoli dopo la vittoria del No per averne la persino plateale conferma.

Democrazia, giustizia e responsabilità

Sono domande, queste, che non possono essere banalmente o qualunquisticamente eluse o, peggio ancora, aggirate. Anche perché il nuovo scenario politico che si è aperto dopo il voto referendario richiede risposte precise, puntuali e pertinenti da parte dei vari partiti e dei rispettivi schieramenti.

E, soprattutto, per la semplice ragione che proprio dal rapporto concreto tra la politica e la giustizia, al di là della propaganda e dell’ipocrisia che hanno caratterizzato l’intero confronto referendario, passa uno degli snodi decisivi per misurare la qualità della nostra democrazia e la credibilità delle nostre istituzioni democratiche. E, soprattutto, questa volta sì, del rigoroso e quasi dogmatico rispetto dei valori e dei principi scolpiti nella nostra Costituzione.