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Festa Roma, in anteprima la serie evento Rai "La famiglia Panini"

Roma, 25 set. (askanews) – Sarà presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, nella sezione Freestyle, “La famiglia Panini – L’avventura delle figurine”, in onda prossimamente in prima visione su Rai 1 e su Rai Play.

La serie evento Rai, ambientata tra gli anni Quaranta e il 1970 – anno degli storici Mondiali di Messico ’70 – racconta una delle storie imprenditoriali più significative del nostro Paese: la nascita delle celebri figurine Panini, seguendo il percorso umano e professionale di una famiglia unica e intrecciando la dimensione privata con quella storica di un Paese in piena trasformazione.

Diretta da Letizia Lamartire, scritta da Monica Zapelli (headwriter), Sofia Assirelli, Valentina Gaddi, Sebastiano Melloni e liberamente ispirata al romanzo di Luigi Garlando “L’album dei sogni”, edito da Mondadori Libri, la serie ha per protagonista Serena Rossi nel ruolo di Olga Cuoghi Panini; nel cast anche Simone Liberati, Federico Cesari, Benedetta Cimatti, Luca Di Sessa, Samuele Teneggi, Cecilia Bertozzi, Isabella Mottinelli, Elisa Nardini, Adalgisa Manfrida e con Edoardo Pesce e con la partecipazione di Barbora Bobulova.

“La famiglia Panini – L’avventura delle figurine” è prodotta da Indigo Film in collaborazione con Rai Fiction, con il supporto di Sanfelice 1893 Banca Popolare, in collaborazione con Disney+. Realizzata con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo del Ministero della Cultura, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, attraverso Emilia-Romagna Film Commission e con il supporto di Comune di Modena, Fondazione di Modena, Camera di Commercio di Modena.

I Panini – madre, padre e otto figli – lasciano la campagna per la città con pochi soldi in tasca e tante speranze nel cuore. Al centro della famiglia c’è Olga, la madre: una donna visionaria, capace di sognare senza mai perdere di vista ciò che conta davvero. “Andiamo a vedere!”, è il suo motto, un invito a guardare avanti anche quando il futuro è incerto. In una Modena che si rialza dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale, è Olga a spingere la famiglia verso una scommessa: comprare un’edicola, destinata a diventare una finestra sul mondo e sui desideri degli italiani. Lì, i Panini capiscono che i sogni diventano grandi quando sono alla portata di tutti e decidono di investire in qualcosa di umile ma democratico come le figurine. Dopo fallimenti e sacrifici, ma restando sempre uniti, trasformano un’idea semplice in un miracolo che varca i confini nazionali: il 1970 e i Mondiali di calcio in Messico segnano la consacrazione in tutto il mondo del mito delle figurine, dell’impresa straordinaria, costruita con coraggio, di una famiglia apparentemente ordinaria.

Trump e Tesla in fiamme, Laika a Roma con "The Collpase of Democracy"

Roma, 25 set. (askanews) – Trump, una Tesla in fiamme, Patti Smith, Bruce Springsteen, Rosa Parks e Martin Luther King sono alcuni dei protagonisti di The Collapse of Democracy – States of Injustice, Chapter 2, la nuova mostra di Laika, da sabato 10 ottobre (inaugurazione alle 18) al 14 novembre alla Galleria Rosso20sette (Via del Sudario, 39) di Roma.

Una ventina di opere tra tele, carte e installazioni nate dal secondo viaggio dell’artista negli Stati Uniti: Trump è raffigurato nudo in “The King is Naked”, una Tesla brucia in “Burn, Tesla, Burn”, Patti Smith rivendica “Free Palestine”, mentre Rosa Parks e Martin Luther King diventano simboli della lotta al razzismo. Un racconto pop e politico dell’America contemporanea, tra crisi della democrazia, disuguaglianze, immigrazione, armi e diritti umani. “Già allora criticavo le contraddizioni di un Paese che si autoproclama la prima democrazia al mondo, oggi quelle contraddizioni sono esplose”, racconta Laika.

Festa Roma, in anteprima "Tangles": film d’animazione sull’Alzheimer

Roma, 25 set. (askanews) – “Tangles”, film d’animazione della regista e sceneggiatrice canadese Leah Nelson, al suo esordio al lungometraggio, verrà presentato in anteprima nel corso della 21esima edizione della Festa del Cinema di Roma nella sezione Freestyle Film, dedicata alle nuove voci del panorama cinematografico internazionale.

Distribuito prossimamente al cinema con I Wonder Pictures, il film, che ha già conquistato i Festival di Cannes e Annecy, è la trasposizione della graphic memoir di Sarah Leavitt (“Tangles: A Story About Alzheimer’s, My Mother and Me”), disegnato in 2D e in bianco e nero. Racconta la storia di una giovane donna, Sarah, illustratrice attivista per i diritti LGBTQ+ nella San Francisco degli anni ’90. Proprio quando la vita professionale e sentimentale sembra per lei volgere al meglio, nella sua cittadina d’origine, provinciale e conservatrice, accade qualcosa che sconvolge la sua intera famiglia: alla madre viene diagnosticato il morbo di Alzheimer.

Lo stile visivo suggestivo e i ricordi che compongono il graphic novel autobiografico di Leavitt vengono adattati per il grande schermo dalla regista, insieme alla stessa Leavitt e allo sceneggiatore Trev Renney.

“Tangles” vede tra i produttori Vicky Patel, Seth Rogen e Lauren Miller Rogen, da sempre molto impegnati a sostenere organizzazioni e iniziative legate all’Alzheimer. Il voice cast include lo stesso Rogen, Julia Louis-Dreyfus, Sarah Silvermann e Bryan Cranston, capaci, con la loro voce, di creare il giusto equilibrio tra leggerezza e serietà e infondere umorismo e originalità ad una galleria di personaggi imperfetti e profondamente umani.

Quando l’Alzheimer inizia a intaccare la vivace personalità di sua madre, Sarah deve abbandonare la sua frenetica vita da attivista e artista nella San Francisco degli anni ’90, per fare ritorno nella piccola e conservatrice città natale da cui era fuggita anni prima. Costretta improvvisamente a diventare adulta, si ritrova alle prese con una nuova relazione, le ambizioni professionali che coltiva ormai da tempo e una famiglia eccentrica che segue letteralmente fino in Messico e ritorno, in un tentativo disperato di convincerli a prendere sul serio la situazione. Di fronte a una realtà disorientante che non può controllare, Sarah dovrà ritrovare l’equilibrio — imparando ad accettare il declino di sua madre e la bellezza imperfetta della propria famiglia — per diventare la figlia di cui hanno bisogno.

Festa Roma, "Je So’ Pazzo" su Pino Daniele nella sezione Grand Public

Roma, 25 set. (askanews) – “Je So’ Pazzo”, il film diretto da Nicola Prosatore, che fa rivivere al cinema la storia e l’anima di Pino Daniele, sarà presentato nella sezione Grand Public durante la 21esima Festa del Cinema di Roma, per poi arrivare nelle sale italiane dal 15 ottobre 2026 con 01 Distribution.

Un omaggio sentito a un artista che ha segnato la cultura musicale italiana, capace di partire dalle sue radici per parlare al mondo intero. Diretto da Nicola Prosatore, che ne firma la sceneggiatura insieme a Edoardo Puma e Carlo Salsa, il film vede Massimiliano Caiazzo nei panni del grande bluesman partenopeo. Il cast comprende Mariasole Pollio, Giovanni Ludeno, Giuseppe Brunetti, Leonardo Bianconi, Monica Nappo e con Antonia Truppo, e con Giampiero De Concilio e con la partecipazione di Massimiliano Rossi, Demi Licata, Mirko Della Vecchia, Riccardo Betteghella, Andrea Garofalo, Luca Chikovani, Yuri Pascale Langer, Ettore Mirabilia, Matteo Trapanese, Michele Gargiulo.

“Je so’ pazzo” è un ritratto intenso di Pino Daniele, un’anima ribelle nata nei vicoli di Napoli, che ha rivoluzionato la musica italiana fondendo blues, jazz e tradizione partenopea. Il film racconta la sua ascesa, dagli anni difficili dell’infanzia segnata dall’abbandono, fino al leggendario concerto del 1981 davanti a 200.000 persone. Tra conflitti familiari, fragilità personali e amori profondi, Pino trova nella musica un linguaggio per esprimere ciò che non riesce a dire. Ma il successo porta con sé nuove sfide: il rapporto irrisolto con il padre, il peso delle aspettative, e il rischio di ripetere gli stessi errori. Non è solo la storia di un musicista straordinario, ma quella di un uomo in lotta con se stesso, in cerca di riconciliazione con le sue radici e con l’amore di una città che non ha mai smesso di aspettarlo.

Carburanti, Assotir lancia 4 proposte al governo per sostenere autotrasporto

Roma, 25 set. (askanews) – Aggiornare i valori minimi di riferimento dei costi di esercizio per le imprese di autotrasporto; applicare la normativa a tutela dei trasportatori, a iniziare dalla clausola di adeguamento automatico del gasolio; dare vita immediatamente alla Consulta dell’Autotrasporto per spingere la committenza a sostenere il peso della crisi; tassare gli extra-profitti delle compagnie energetiche per sostenere il settore dell’Autotrasporto. Sono le richieste al governo che Assotir ha avanzato nel corso di una conferenza stampa indetta per fare il punto della situazione sul caro-gasolio, ora che il governo si appresta a eliminare lo sconto sulle accise.

Aprendo i lavori della conferenza, la presidente nazionale di Assotir, Anna Vita Manigrasso, ha esortato il governo ad “aprire subito un confronto, per non arrivare al 6 ottobre con un decreto già pronto”. Assotir ha quindi ricordato che il costo del gasolio è aumentato di oltre 60 centesimi da inizio marzo, e senza taglio delle accise l’aumento sarà ancora più consistente. A causa della crisi, i beni di consumo hanno subito rincari, spesso anche consistenti, con la “falsa” motivazione dell’aumento dei costi di trasporto. Effettivamente, le tariffe di trasporto sarebbero dovute aumentare di almeno il 15%, ma in realtà, ha sottolineato l’Associazione, nella quasi totalità dei casi le imprese non hanno beneficiato di nessun adeguamento. Insomma, “l’impatto dell’emergenza è stato scaricato in gran parte sull’Autotrasporto”, ha commentato ancora Manigrasso.

In parte la responsabilità è anche del governo: “Il ministero dei Trasporti dovrebbe aggiornare trimestralmente i valori minimi di riferimento dei costi di esercizio per le imprese di autotrasporto – ha aggiunto il segretario generale di Assotir, Claudio Donati. – Invece è fermo a marzo, ovvero a prima della crisi del caro gasolio. È un dato preistorico”. La prima richiesta dell’Associazione è quindi di aggiornare immediatamente i valori, “i vettori disporrebbero di un punto di riferimento oggettivo per chiedere l’adeguamento delle tariffe. Senza contare che prima dell’emergenza il gasolio incideva per il 27% sui costi aziendali, oggi vale tra il 35 e il 40%”. Donati ha chiesto inoltre di “dare applicazione a quelle pochissime norme che tutelano gli autotrasportatori, prima fra tutte la clausola di adeguamento automatico del costo del gasolio. Perché stiamo affrontando questa crisi quasi a mani nude”. E ancora, “il governo deve rispettare l’impegno di istituire la Consulta dell’Autotrasporto. È uno strumento indispensabile per spingere la committenza ad affrontare insieme ai vettori e con responsabilità il caro gasolio, e a farsi carico di una parte delle spese. Il provvedimento che dovrebbe dare vita alla Consulta è quasi pronto, ma se verrà sbloccato a Natale sarà inutile”. Indispensabile infine introdurre una tassa sugli extra-profitti, “lo scenario è talmente complicato che è impossibile credere che la risposta possa arrivare dal solo mercato” ha commentato Donati. “È evidente che delle aziende abbiano guadagnato risorse enormi grazie all’aumento del costo dei carburanti, adesso devono contribuire a sostenere chi invece è stato fortemente penalizzato dalla crisi. Anche in questo caso si tratta di un gesto di responsabilità, e crediamo che il governo debba fare una scelta e andare in una direzione precisa”.

Assotir ha escluso, almeno per il momento, l’ipotesi di uno sciopero: “Non credo che ci sia bisogno di proclamare nessuno sciopero, siamo convinti che il governo sia perfettamente consapevole della situazione” ha sottolineato Manigrasso. “Tuttavia se il governo rimarrà inerme, i trasportatori non si fermeranno per protesta, ma semplicemente perché senza gasolio i camion non si accendono. E inevitabilmente, tutto questo si ripercuoterà a macchia d’olio sull’intero sistema produttivo del Paese”, ha concluso la presidente nazionale di Assotir.

Meloni: con obiettivi comuni tra Europa e Paesi Golfo più difficile colpirci

Roma, 25 set. (askanews) – “La situazione che stiamo affrontando con lo stretto di Hormuz ancora bloccato e un nuovo fronte di instabilità a Bab el Mandeb rende chiaro che Europa e Golfo hanno più interessi in comune di quanto tradizionalmente si presupponeva. La nostra prosperità dipende da una pace duratura, da commerci aperti, da collegamenti sicuri e da rotte condivise. A partire dalla libertà di navigazione, senza pedaggi né restrizioni indiscriminate. È per questo che dobbiamo lavorare insieme ancora più strettamente”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un videomessaggio inviato in occasione del terzo incontro dell’Europe Gulf Forum.

“È arrivato il momento – ha proseguito – di orientare i nostri investimenti verso un obiettivo comune, rendendo più difficile colpirci e più costoso dividerci. Collegare i nostri mercati, creare rotte alternative, rafforzare le infrastrutture e sviluppare congiuntamente tecnologie e capacità di difesa servono esattamente a questo scopo. Dobbiamo iniziare subito a lavorare in questa direzione. Spero che questo incontro possa rappresentare un’ulteriore conferma del fatto che Europa e Paesi del Golfo sono pronti ad assumersi maggiori responsabilità per la sicurezza, lo sviluppo e il benessere dei nostri popoli”.

Festa Roma, "Cambiare l’acqua ai fiori" in anteprima in Grand Public

Roma, 25 set. (askanews) – “Cambiare l’acqua ai fiori”, il film tratto dall’omonimo romanzo bestseller di Valérie Perrin che ha conquistato milioni di lettori, sarà presentato in anteprima nazionale alla Festa del Cinema di Roma 2026 nella sezione Grand Public e arriverà al cinema dal 5 gennaio con Lucky Red.

Un adattamento cinematografico diretto dal regista de “Il favoloso mondo di Amélie” e “Una lunga domenica di passioni”: Jean-Pierre Jeunet. A interpretare la protagonista Violette Toussaint, l’attrice Leila Bekhti, vincitrice nel 2011 del Premio César come miglior promessa femminile. Al suo fianco: Matthias Schoenaerts, Melvil Poupaud e Sergio Castellitto.

Violette Toussaint è la custode di un piccolo cimitero della Borgogna. Nella sua casa, passanti e frequentatori abituali vengono a lasciare un segreto e portarsi via un po’ di calore. Insieme alla piccola squadra di addetti alle sepolture, forma una famiglia un po’ fuori dal comune. Ma quali eventi hanno portato Violette in questo mondo dove il tragico e il comico si intrecciano?

“Cambiare l’acqua ai fiori” (pubblicato in Italia da Edizioni e/o) è un successo letterario mondiale con oltre due milioni di copie vendute tra Francia e Italia, tradotto in ventotto lingue, vincitore del Prix Maison de la Presse e del Prix des Lecteurs du Livre de Poche. Il film è una una co-produzione italo francese Palomar and 24 25 Films (società Mediawan), StudioCanal, France 2 Cinéma con il sostegno di Canal+, con la partecipazione di Netflix, France Télévisions, in collaborazione con Panache Productions and La Compagnie Cinématographique, Ministero della Cultura.

Diciassette indagati tra cui 14 minorenni per propaganda neonazista

Milano, 25 set. (askanews) – Diciassette persone, di cui 14 minorenni e 3 maggiorenni, sono indagate per presunte attività di propaganda suprematista, neonazista e di istigazione all’odio razziale e religioso. I carabinieri del Ros e gli agenti della Digos hanno eseguito decreti di perquisizione personale, locale e informatica nei confronti degli indagati, residenti in diverse parti d’Italia, su delega delle Procure di Roma, ordinaria e per i minorenni, e di Venezia.

Le operazioni hanno interessato Roma, Como, Catanzaro, Bologna, Milano, Reggio Emilia, Benevento, Genova, Udine, Palermo, Trento e Verona, con il coinvolgimento dei comandi provinciali dei carabinieri e delle Digos territoriali, coordinati dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione.

Le indagini, avviate dal Ros e dalla Digos attraverso il monitoraggio online di ambienti accelerazionisti, suprematisti e neonazisti, hanno individuato gli indagati come partecipanti a due gruppi sui social network nei quali sarebbero stati diffusi contenuti di propaganda razzista, antisemita e neonazista, nonché messaggi di esaltazione di attentatori suprematisti e di incitamento alla violenza contro le minoranze.

In particolare, nel gruppo privato “Chat del Nuovo Ordine Europeo” sarebbero stati condivisi video, immagini e documenti riconducibili all’ideologia nazista e suprematista bianca, contenuti di incitamento all’odio contro gli ebrei, negazione dell’Olocausto, manifesti di attentatori suprematisti e manuali per la fabbricazione di ordigni esplosivi artigianali.

Nel gruppo “F.F.I. (Fronte Fascista Italiano)” sarebbero stati diffusi messaggi razzisti e di odio contro ebrei, persone di colore e omosessuali, video di esecuzioni sommarie e massacri di minoranze etniche, propaganda del gruppo suprematista “The Base” e manuali di autoaddestramento e tecniche per la realizzazione di azioni dirette. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, all’interno dei gruppi venivano inoltre riproposti documenti e manifesti di attentatori suprematisti, tra cui Brenton Tarrant, con esaltazione delle loro azioni, e fornite istruzioni per la fabbricazione e l’impiego di ordigni esplosivi, nonché per l’addestramento e il maneggio di armi bianche e da fuoco.

Le perquisizioni hanno consentito di rinvenire e sequestrare armi bianche, vessilli e oggetti con simbologia nazista, oltre a numerosi dispositivi informatici utilizzati per la diffusione dei messaggi di propaganda.

Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di istigazione a delinquere, propaganda e istigazione per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, addestramento ad attività con finalità di terrorismo e associazione con finalità di terrorismo, anche in relazione alle aggravanti contestate.

Calcio, Mancini: "Ferita Mondiale si sente, ma guardiamo avanti"

Roma, 25 set. (askanews) – Roberto Mancini torna sulla panchina dell’Italia e alla vigilia della sfida contro il Belgio all’Olimpico indica la strada per la nuova avventura azzurra: “Giocare bene e far divertire la gente, per vincere”. Il nuovo debutto del ct arriva a tre anni dalla sua precedente esperienza alla guida della Nazionale.

“Tanta nostalgia per quello che è stato: eravamo arrivati lavorando molto bene e abbiamo fatto qualcosa di straordinario”, ha detto Mancini, ricordando il percorso della sua prima Italia, capace di infilare 37 partite senza sconfitte. Un record poi superato dalla Spagna di Luis de la Fuente. “Se l’è meritato, ha vinto Europeo, Nations, Mondiale. Complimenti davvero. Non sarà semplice battere il record, ma si può fare altro”.

Il tecnico non nasconde però il peso dell’eliminazione mondiale ancora presente. “La ferita si sente ancora, ma dobbiamo guardare avanti”, il senso delle sue parole. Contro il Belgio, dunque, non sarà una prova definitiva, ma un primo test importante per una squadra chiamata a ritrovare identità e risultati.

“Giocare e divertire la gente, si vince così, è il pensiero di tutti gli allenatori. Ci siamo riusciti già una volta, penso possiamo ripeterci, forse servirà un po’ più di tempo ma cercheremo di essere veloci. Perché se arrivano i risultati lavori meglio”, ha spiegato Mancini.

L’allenatore ha anche ricordato le emozioni del nuovo debutto: “Sarà fortissima, ma non come nel 2018 a San Gallo contro l’Arabia Saudita. Quella era enorme, era la prima volta”. Ora l’obiettivo è aprire un nuovo ciclo, ripartendo dalle certezze del passato ma guardando alle sfide che attendono gli azzurri.

Calcio, Serie A e top leghe contro la Fifa: "Serve una riforma"

Roma, 25 set. (askanews) – Il fronte delle grandi leghe europee si compatta e chiede una riforma della governance della Fifa. Premier League, Bundesliga, Liga e Serie A hanno firmato una dichiarazione congiunta nella quale chiedono cambiamenti strutturali nella gestione del calcio mondiale e maggiore coinvolgimento di tutti gli stakeholder nelle decisioni dell’organizzazione guidata da Gianni Infantino.

“Il problema della governance della Fifa va ben oltre il ruolo di una singola persona”, scrivono le quattro leghe, contestando in particolare la concentrazione nelle mani della presidenza di poteri “regolamentari, commerciali e politici” senza sufficienti controlli e contrappesi.

Nel documento viene affrontato anche il tema del calendario internazionale. Le leghe contestano le decisioni della Fifa che hanno ricadute sui campionati nazionali e ricordano la denuncia presentata alla Commissione europea nell’ottobre 2024. “Quando la Fifa prende decisioni di grande portata che ci riguardano direttamente, le parti maggiormente interessate non vengono coinvolte in modo significativo nel processo decisionale”, si legge nella dichiarazione.

Premier League, Bundesliga, Liga e Serie A chiedono quindi la creazione di un organismo permanente che rappresenti federazioni, leghe, club e calciatori, sia uomini sia donne, con un ruolo effettivo nei processi decisionali. Il consenso degli stakeholder direttamente coinvolti, secondo la proposta, dovrebbe essere necessario per le questioni riguardanti calendario, lavoro, competizioni e principali asset del calcio.

Tre i pilastri indicati per la riforma: maggiore coinvolgimento degli stakeholder nelle decisioni, valutazioni indipendenti e basate sui dati prima delle scelte più importanti e una separazione più netta tra le funzioni regolamentari e commerciali della Fifa. Le leghe chiedono inoltre maggiore indipendenza degli organi di controllo, compresi quelli etici, finanziari ed elettorali.

Un messaggio viene rivolto anche ai candidati alla prossima presidenza della Fifa: entro i primi 100 giorni del nuovo mandato dovrebbe essere convocata una “Governance Convention” indipendente, con l’obiettivo di rendere pubbliche le conclusioni entro sei mesi. “È il momento di decidere non solo chi guiderà la Fifa, ma anche come la Fifa dovrà essere guidata”, concludono le quattro leghe. “Il calcio ha bisogno di una Fifa forte. Ma la forza deve essere accompagnata dalla responsabilità”.

Ue: infrazioni su 18 Paesi tra cui Italia su diritto riparazione prodotti

Roma, 25 set. (askanews) – La Commissione europea ha avviato procedure di infrazione su 18 paesi dell’Unione, tra cui l’Italia, per mancata comunicazione della completa trasposizione della direttiva sul “diritto di riparazione” di prodotti e dispositivi, tra cui beni come smartphone, lavatrici o frigoriferi anche dopo la scadenza del periodo di garanzia.

Con un comunicato, l’esecutivo comunitario riferisce che ora i paesi interessati hanno due mesi di tempo per rispondere in in assenza di una risposta soddisfacente si potrebbe procedere all’emanazione di un parere motivato, ulteriore passo formale sulla procedura.

Dall’Ostiamare al calcio oggi, su Sky docu-serie su De Rossi "Radici"

Roma, 25 set. (askanews) – Daniele De Rossi torna alle origini in una docuserie che, attraverso l’Ostiamare e il suo territorio, guarda alla semplicità del calcio di ieri per dare forma a quello di domani. Prima degli stadi pieni, della Nazionale e della Coppa del Mondo, c’era un campo a Ostia. Daniele De Rossi giocava lì. Molti anni dopo ha deciso di tornarci. Da questo ritorno nasce “Radici”, la docuserie prodotta da DDR Media e Damocle, che racconta la prima stagione del progetto dell’Ostiamare, la società nella quale De Rossi ha cominciato a giocare, e insieme una storia più grande: quella di un territorio che prova a rinascere e crescere attraverso il calcio.

Ostia non fa da sfondo. È parte della storia. Un luogo complesso, con un’identità forte, dove per generazioni il campo di calcio è stato anche l’unico posto dove andare, incontrarsi, stare insieme. Come in tanti altri quartieri e città italiane, spesso il calcio è stato semplicemente questo: qualcosa da fare e qualcuno con cui farlo.

“Radici” parte dall’Ostiamare per raccontare anche questo. Il valore che una società sportiva può avere per un territorio, per i ragazzi e per le famiglie. La possibilità che un club cresca e, crescendo, contribuisca a migliorare quello che gli sta intorno.

Ma la serie guarda anche a quello che il calcio è diventato. Un’industria globale, un prodotto, uno spettacolo, una macchina capace di generare immagini e contenuti senza fermarsi mai. È il calcio delle nuove generazioni e non avrebbe senso guardarlo soltanto con nostalgia. Ma mentre tutto cambia, “Radici” prova a chiedersi cosa valga la pena non perdere. Il campo sotto casa. Lo spogliatoio. Il rapporto tra una squadra e la sua gente. L’appartenenza a un posto. Il tempo passato insieme prima e dopo una partita. L’idea che il calcio non debba essere soltanto qualcosa da guardare, ma possa continuare a essere qualcosa da vivere.

È dentro questa trasformazione che si muove la storia dell’Ostiamare: un club che vuole diventare più grande senza diventare qualcos’altro. E quella di De Rossi, che da protagonista del calcio ai massimi livelli torna nel dilettantismo per provare a costruire qualcosa di importante. Non per riportare indietro il calcio. Per capire cosa del calcio di prima può ancora servire a quello che verrà.

“Radici”, prodotta da DDR Media e Damocle, è una docuserie in sette episodi con Daniele De Rossi. Regia di Nicola Ravera Rafele. Prossimamente su Sky e NOW.

L’Onu: a Gaza la crisi economica più grave mai registrata al mondo

Roma, 25 set. (askanews) – “Il collasso dell’economia di Gaza rappresenta la crisi economica più grave mai registrata al mondo, che ha cancellato decenni di sviluppo”: è quanto ha affermato l’agenzia dell’Onu per il commercio e lo sviluppo (Unctad).

“Oggi il Pil pro capite a Gaza è pari a 58 centesimi a persona al giorno (ovvero l’83% in meno rispetto al livello, già molto basso, registrato nel 2022), mentre il livello dei prezzi è superiore del 274% rispetto a quello del 2022”, ha dichiarato alla stampa a Ginevra Pedro Manuel Moreno, segretario generale ad interim dell’Unctad, in occasione della pubblicazione di un rapporto dell’organizzazione.

L’offensiva israeliana, scatenata in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, ha provocato lo sfollamento di quasi tutta la popolazione del territorio palestinese, danneggiato o distrutto la maggior parte degli edifici e causato oltre 73.000 morti, secondo il ministero della Sanità del territorio palestinese, i cui dati sono ritenuti attendibili dall’Onu. Nella Striscia di Gaza è in vigore un fragile cessate il fuoco, ma l’economia è al collasso.

Prima dell’ottobre 2023 “due abitanti di Gaza su tre vivevano in povertà. Oggi, l’intera popolazione di Gaza ne è colpita”, ha spiegato Mutasim Elagraa, responsabile del coordinamento dell’assistenza al popolo palestinese per l’Unctad, parlando di “una situazione già catastrofica che è notevolmente peggiorata”. “A Gaza, il settore abitativo ha subito i danni più ingenti, stimati in 19 miliardi di dollari per il 2025”; l’attività industriale e la produzione agricola sono crollate del 94%, con appena l’1,5% dei terreni coltivabili attualmente sfruttabili e accessibili, il che “comporta una totale dipendenza dagli aiuti alimentari umanitari”. Secondo il rapporto, che si basa in particolare sui dati della Banca mondiale e dell’Ufficio centrale palestinese di statistica, “il conflitto ha distrutto centinaia di migliaia di posti di lavoro”, causando una perdita complessiva di reddito da lavoro stimata in 2,8 miliardi di dollari dal 2023. Oggi “oltre il 90% della popolazione di Gaza in età lavorativa è disoccupata”, rileva l’organizzazione.

Le operazioni militari di Israele hanno distrutto il 92% delle attività economiche, precisa inoltre l’Unctad, ricordando che la cifra necessaria per la ripresa e la ricostruzione di Gaza, stimata in 71,5 miliardi di dollari “rischia di aumentare ulteriormente”.

Il rapporto descrive anche l’inasprimento dei vincoli che gravano sull’attività economica in Cisgiordania, dove l’organizzazione segnala “un accesso ridotto alle terre e alle risorse naturali legato all’espansione degli insediamenti”. Viene inoltre segnalato un aumento degli sfollamenti forzati.

Analogamente, le restrizioni alla circolazione di persone e merci si sono intensificate nel 2025, penalizzando l’attività economica nel territorio. “Occorreranno diversi anni per la Cisgiordania e ben più di un decennio per Gaza per recuperare il livello di Pil pro capite precedente alla crisi”, stima il rapporto.

L’Unctad sottolinea inoltre la crisi di bilancio che sta attraversando il governo palestinese e la situazione del settore bancario locale, minacciato dal “collasso”.

Secondo il rapporto, il grave deterioramento della situazione di bilancio è dovuto alla maggiore frequenza con cui Israele ha trattenuto quote delle entrate palestinesi, al calo delle entrate fiscali causato dalla contrazione del Pil e alla carenza di aiuti esteri. Per sostenere la popolazione e ricostruire le infrastrutture, il governo palestinese contrae ingenti prestiti presso le banche locali e attinge al fondo pensionistico palestinese, accumulando al contempo ritardi nei pagamenti ai fornitori privati, ha aggiunto.

Tuttavia, tali fornitori e le banche – già alle prese con il deterioramento della solvibilità dei singoli debitori – “non possono reggere questa situazione all’infinito”, esponendo i territori al rischio di “un collasso del sistema bancario” che, secondo il rapporto, “paralizzerebbe l’intera economia”.

L’Unctad precisa che, una volta ottenuto un “cessate il fuoco permanente”, la comunità internazionale dovrà mobilitare aiuti finanziari e tecnici “di ampia portata” per “invertire attivamente la dinamica di de-sviluppo in atto da decenni” in questi territori.

Tennis, Sinner salta Pechino: "Il ginocchio non è ancora pronto"

Roma, 25 set. (askanews) – Jannik Sinner non giocherà il China Open di Pechino. Il numero 1 del mondo ha annunciato sui social il forfait dal torneo ATP 500, al via mercoledì prossimo, spiegando che il ginocchio destro non è ancora nelle condizioni ideali per tornare a competere. “Sono dispiaciuto nell’annunciare che non potrò giocare a Pechino quest’anno. Il mio ginocchio non è ancora nelle condizioni ideali, non sono ancora pronto per competere, ma farò di tutto per rientrare il prima possibile in campo”, ha detto Sinner in un video.

L’azzurro, fermo dalla finale di Wimbledon vinta contro Zverev il 12 luglio, ha saltato tutta la trasferta americana a causa di un’infiammazione ai tendini del ginocchio destro. Sinner si è sottoposto a lunghe terapie al J Medical di Torino ed è tornato ad allenarsi a Montecarlo la scorsa settimana, disputando anche una seduta con Flavio Cobolli.

La rinuncia a Pechino, dove avrebbe dovuto difendere il titolo, era inattesa: gli organizzatori del China Open aspettavano infatti il suo arrivo per domenica. “Sono deluso per non poter difendere il titolo, ho vissuto grandi momenti lì in passato. Auguro a tutti un buon torneo”, ha aggiunto il numero 1 del mondo.

Ora è in dubbio anche la partecipazione al Masters 1000 di Shanghai. Tra le possibili date per il rientro resta Vienna, in programma tra circa un mese, ma i tempi del ritorno in campo dipenderanno dalle condizioni del ginocchio.

Simply Red in Piazza San Marco, già venduti oltre 3.000 biglietti

Roma, 25 set. (askanews) – È Simply Red mania a Venezia. Per il concerto della storica band inglese, annunciato in Piazza San Marco per il 25 giugno 2027, nelle prime ore di prevendita generale sono già stati venduti oltre 3.000 biglietti, più del 70% della capienza totale. Un risultato netto che, a nove mesi dall’evento, lascia già intravedere il successo di una notte memorabile.

Il concerto, realizzato nell’ambito della XIX edizione di Venezia Jazz Festival e organizzato da Veneto Jazz e Vigna PR in collaborazione con la Città di Venezia e Vela, fa parte del “Summer Funk ’27 Tour”, che celebra oltre 40 anni di carriera di uno dei gruppi più celebri del pop-soul mondiale.

Per la data veneziana, il 50% dei biglietti è stato venduto all’estero: in testa il Regno Unito, seguito da Germania, Austria e Francia, poi Penisola Iberica, Benelux, Scandinavia, Europa centro-orientale, Turchia e altri Paesi. Un evento di richiamo internazionale, con una ricaduta significativa per la città, che unisce la bellezza del luogo alla grande musica dal vivo, offrendo una esperienza unica.

I biglietti – da 86 euro più diritit di prevendita – sono disponibili sul circuito Ticketone. Radio Montecarlo è radio ufficiale del tour.

Il Papa: la guerra non è inevitabile, la Francia sia artefice della pace in Europa

Roma, 25 set. (askanews) – “Vi esorto a non rassegnarvi mai alla prospettiva di una guerra considerandola ‘inevitabile’, ma a promuovere senza sosta il dialogo e la diplomazia, al fine di preservare società pacifiche, rispettose della dignità e dei diritti della persona e dei popoli. Di fronte ai rumori di guerra e alle crisi multiformi che scuotono il nostro mondo, la Francia ha la vocazione di rimanere un instancabile artefice della pace e del multilateralismo, in particolare all’interno della nostra cara Europa”. Lo ha detto il Papa nel suo primo discorso in terra francese, durate l’incontro con le autorità politiche e religiose, imprenditori, rappresentanti della società civile, della cultura e del corpo diplomatico, all’Eliseo.

Educazione civica ai giovani, l’intervento di Fitto al Sant’Anna

Pisa, 25 set. (askanews) – Come portare i temi dell’educazione civica tra i giovani? Su questa domanda si è concentrato l’intervento del vicepresidente della commissione europea Roberto Fitto durante la nuova edizione della Scuola di Educazione Civica della Scuola Superiore Sant’Anna. L’iniziativa dell’ateneo d’eccellenza pisano, coinvolge 50 giovani per raccontare alle nuove generazioni la realtà che cambia e per promuovere la consapevolezza civica e la partecipazione attiva alla vita pubblica.

“Mi fa molto piacere aver ascoltato da ragazzi domande molto pertinenti. Questo serve anche a superare il luogo comune che i ragazzi non seguono e non conoscono. Invece stamattina ho sentito competenza, conoscenza e approfondimento, quindi c’è la volontà di sapere, di partecipare, di conoscere un po’ le scelte che vanno portate avanti. Penso sia un elemento molto importante, mi ha fatto molto piacere e bisogna proseguire su questa strada, perché soprattutto il tema della competenza, della formazione, della conoscenza rappresenta un elemento fondamentale. Il fatto che questa scuola di formazione vada in questa direzione, si ponga i temi principali delle sfide che abbiamo di fronte nei prossimi anni e lo faccia in un dialogo con i diversi livelli istituzionali è molto importane” ha dichiarato Roberto Fitto, Vicepresidente della Commissione Europea.

Il vicepresidente si è poi espresso sui temi di attualità, dall’auspicio di una più forte coesione tra gli Stati membri dell’Ue fino allo sviluppo delle aree interne dell’Europa.

“L’Europa sta lavorando in due direzioni: la prima è quella di portare a termine il piano nazionale di ripresa e resilienza degli stati membri, che ha rappresentato un’occasione molto importante. Il Governo ha comunicato il raggiungimento degli obiettivi della decima rata, che la Commissione valuterà nelle prossime settimane. Questo rappresenta un segnale molto importante. Anche l’Ocse ha comunicato un aumento delle previsioni di crescita, individuando nel piano nazionale di ripresa e resilienza un elemento importante in questo senso. Sono segnali positivi nel mezzo di una discussione sul bilancio europeo. Vedremo la decisione del Consiglio dal punto di vista dell’ammontare complessivo del bilancio, ma anche di quello delle scelte che devono essere compiute in questo senso” ha aggiunto Fitto.

Da anni, la Scuola di Educazione Civica della Sant’Anna è diventata inoltre un’occasione di formazione e orientamento che vuole avvicinare i giovani per renderli cittadini più consapevoli e liberi.

“Gli allievi della scuola hanno iniziato un percorso di riflessione su come approfondire e trasferire i contenuti e i temi di educazione civica. Dall’altro lato c’è la presenza della Scuola di Educazione Civica all’esterno, quindi come si riesce a parlare con i giovani della scuola superiore, che linguaggio ed esperienze utilizzare. Questo è un contesto ideale. Il programma in questi anni è notevolmente cresciuto. Quest’anno abbiamo avuto il Vicepresidente della Commissione Europea Raffaele Fitto e devo dire che la qualità del dialogo fra i ragazzi della Scuola di Educazione Civica e i nostri ospiti è molto cresciuta” ha concluso Luca Gori, Responsabile Scientifico della Scuola di Educazione Civica della Sant’Anna.

Parole che ha sottolineato anche il vicepresidente della Commissione Europea nel suo messaggio ai giovani: la loro voglia di partecipazione può costruire un’Europa più forte.

Il Papa: non perdere l’umanità in mezzo al ‘paradiso delle macchine’

Roma, 25 set. (askanews) – “Per non perdere la nostra umanità in mezzo al ‘paradiso delle macchine’ che invade e condiziona la nostra vita quotidiana, è urgente formare le menti a un discernimento etico, capace di riconoscere ciò che è moralmente buono. Questa esigenza è fondamentale per riconoscere il vero bene che fa crescere l’uomo secondo la sua vocazione primaria, nel rispetto incondizionato della sua libertà interiore e della sua sacra dignità”. Lo ha detto il Papa nel suo primo discorso in terra francese, durate l’incontro con le autorità politiche e religiose, imprenditori, rappresentanti della società civile, della cultura e del corpo diplomatico, all’Eliseo.

“A questo proposito, vorrei ricordare che ‘una società autenticamente libera non impone uniformità – ha sottolineato – ma protegge la diversità delle coscienze, prevenendo derive autoritarie e promuovendo un dialogo etico che arricchisce il tessuto sociale”.

Festa Roma, tre film italiani nel Concorso progressive Cinema

Roma, 25 set. (askanews) – Saranno tre i titoli italiani nel Concorso progressive Cinema alla 21esima edizione della Festa del Cinema di Roma, che prenderà il via il 13 ottobre.

Lo ha annunciato la direttrice artistica Paola Malanga, presentando il programma durante la conferenza stampa all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone. Tra i 18 film della sezione, sei di registe donne, ci sono “Brianza” di Simone Catania, ambientato nel 2009 in piena crisi economica in un’armeria, ispirato a un fatto realmente accaduto, con Paolo Pierobon, Fausto Russo Alesi. “Giorni felici” di Susanna Nicchiarelli, con Carlotta Gamba e Riccardo Scamarcio, tratto dall’omonima graphic novel di Zuzu, storia di una crescita, di una trasformazione e della costruzione di un’identità.

E il documentario “Mustang” di Kasia Smutniak, che partendo dal viaggio fatto con il compagno Pietro per la regione himalayana, con la promessa di tornarvi per proteggerne la cultura, racconta la promessa realizzata anni dopo dalla figlia Sophie, dopo aver riscoperto le immagini di quel viaggio.

Quale pace?

Dalla deterrenza alla benevolenza

Sul tema della pace si possono individuare due impostazioni principali: quella fondata sulla deterrenza e quella che invece si appella alla benevolenza. La prima si può sintetizzare nel principio «si vis pacem, para bellum», che è di memoria classica e, con diverse espressioni, è rintracciabile in Vegezio, Cornelio Nepote, Cicerone.

Si tratta dell’impostazione che, in nome del realismo, è stata predominante, secondo la logica che in tempo di pace si prepara la guerra per non aver paura o per mettere paura, e in tempo di guerra si ricerca la pace, ma solo come tregua, armistizio e trattato, prodromico per ulteriori conflitti.

La seconda concezione si può sintetizzare nel principio «si vis pacem, para pacem» e la sua formulazione si colloca nel ’900: è rintracciabile in Filippo Turati e Aldo Capitini, ma nella sua ispirazione risale ad autori come Nicola Cusano, Erasmo da Rotterdam, Immanuel Kant e, nel nostro tempo, ha trovato espressione nella teoria e nella pratica della nonviolenza.

La pace nella dottrina sociale cristiana

Nell’ambito della dottrina sociale cristiana questa impostazione è rintracciabile nel magistero da Benedetto XV a Leone XIV. In particolare è da segnalare il Concilio ecumenico Vaticano II, specialmente con la Gaudium et spes, e Paolo VI, soprattutto con la Populorum progressio, secondo cui «lo sviluppo è il nuovo nome della pace».

In tal modo il principio si vis pacem, para pacem acquista un’inedita valenza, che porterà Giovanni Paolo II a denunciare nella Sollicitudo rei socialis le «strutture di peccato», intese come ostacoli allo sviluppo umano.

Con gli ultimi due pontefici, Francesco e Leone, la pace trova collocazione nell’orizzonte ecologico, naturale e artificiale. Mi limito a segnalare il richiamo alla pace in Leone XIV, il quale ha aperto il suo pontificato invocando non solo una pace «disarmata», ma anche «disarmante», perché impegnata a disarmare le tecnologie, i comportamenti, le parole, come ha chiarito nella sua prima enciclica Magnifica humanitas (n. 110).

«Si vis pacem, para civitatem»

Ebbene, in questo contesto e in presenza di un ritorno e di una diffusione delle guerre, si assiste a un rinnovato pensiero e impegno per la pace. Sotto questo profilo appare di grande significato l’uso di un’inedita espressione: «si vis pacem, para civitatem», un modo per dare maggiore concretezza all’idea del preparare la pace e del promuovere lo sviluppo.

Ecco perché mi ha fatto piacere sapere dall’Istituto internazionale Jacques Maritain, di cui sono socio fondatore, della 13ª edizione del corso annuale “Educare alla pace”, cui in passato ho anche collaborato, che, dedicata a “Pace, guerra e sicurezza”, prevede una lezione di Stefano Zamagni dal titolo “Si vis pacem, para civitatem”.

Me ne rallegro per l’autorevolezza del relatore e per la formulazione del tema, che richiama alla necessità di «creare quelle istituzioni che servono a rendere possibile lo sviluppo».

Costruire istituzioni di pace

Si tratta di un’istanza che già nel 2012 l’Area internazionale di ricerca “Caritas in veritate” aveva tenuto presente nel suo Colloquio annuale alla Pontificia Università Lateranense, intitolato “Se vuoi la pace costruisci istituzioni di pace” e diretto dal politologo Flavio Felice.

Nel 2022 anche il Comune di Predazzo (Trento) aveva affrontato il tema con il convegno dedicato a “Si vis pacem para civitatem. Ricostruire la pace”, in cui sono stati relatori il teologo Mario Toso e l’economista Stefano Zamagni.

A quest’ultimo si deve lo sviluppo del nuovo principio. Nell’intervista rilasciata a Nicola Varcasia il 18 luglio 2025, Zamagni lo ha ribadito: «se vuoi la pace, prepara la città», la civitas più che la polis, e ha accennato alle condizioni per attuarlo.

Tra l’altro ha ipotizzato, accanto al Ministero della Difesa, un Ministero della Pace, impegnato a creare, incrementare e coordinare le istituzioni per la pace. Un’ipotesi avanzata dall’attivista Laila Simoncelli nel libro Ministero della pace: nella prima edizione del 2024, “una scelta di futuro”; nella seconda del 2026, “dalla visione alla governance”.

Da pacifici a pacificatori

Così si fa strada la convinzione che occorra passare dalla pace come “ideale” alla pace come “costruzione”. Per questo, sostiene Zamagni, si rende necessario «passare da pacifici a pacificatori per essere costruttori di pace».

Perché, come ha scritto Mario Toso, non basta sostenere un «pacifismo di testimonianza»: occorre invece «un nuovo pacifismo» capace di preparare «istituzioni di pace». In altri termini, «la guerra va sconfitta predisponendo a livello spirituale, sociale, economico, politico ed istituzionale tutto ciò che la previene o la rimuove».

È una concezione nella quale possono riconoscersi i cattolici non meno che i laici.

Giornate europee del patrimonio, aperture nella Marca Trevigiana

Milano, 25 set. (askanews) – Sabato 26 e domenica 27 settembre musei, palazzi, chiese, ville e siti archeologici della Marca Trevigiana saranno al centro delle Giornate europee del patrimonio, con aperture straordinarie, visite guidate, mostre, concerti, percorsi accessibili e attività per famiglie. L’edizione 2026, coordinata in Italia dal ministero della Cultura, è dedicata al tema “Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare”.

A Treviso il calendario coinvolge musei, edifici storici, luoghi di culto e istituzioni culturali. Le giornate si intrecciano inoltre con le celebrazioni per i 700 anni dalla nascita di Tomaso da Modena, avviate il 23 settembre e destinate a proseguire fino al 5 dicembre. Visite, musica, spettacoli e incontri accompagneranno la riscoperta delle opere lasciate dall’artista in città e del patrimonio della Treviso medievale.

Le dimore venete e le personalità legate al territorio segnano invece alcuni degli appuntamenti tra Maser e Asolo. A Maser sarà possibile visitare Villa Barbaro, progettata da Andrea Palladio e affrescata da Paolo Veronese; ad Asolo esposizioni e approfondimenti nella Torre Civica saranno dedicati alla viaggiatrice e scrittrice Freya Stark.

La memoria dei luoghi passa anche attraverso fotografie, edifici religiosi e testimonianze artistiche. Al Castello di Conegliano (Treviso) gli archivi fotografici documentano le trasformazioni del paesaggio e delle comunità. A Cappella Maggiore sarà aperta un’antica chiesa di origine longobarda che conserva una rara Ultima Cena della fine del Duecento.

Una parte del programma punta sul coinvolgimento dei più giovani e sull’accessibilità. A Istrana sono previsti laboratori per bambini dedicati ai meccanismi musicali dei carillon, ospitati in un museo concepito per essere inclusivo e accessibile. A Montebelluna saranno invece studenti delle scuole superiori ad accompagnare il pubblico alla scoperta delle collezioni museali, affiancati da strumenti digitali realizzati per l’occasione.

L’archeologia sarà protagonista a Oderzo, dove i visitatori potranno accedere agli spazi dell’antico Foro romano e della domus e visitare una chiesa templare del XII secolo. Il programma comprende anche percorsi nelle dimore storiche del territorio.

La Fondazione DMO Marca Treviso, che ha diffuso attraverso i propri canali le proposte dei Comuni aderenti, collega l’appuntamento al peso assunto dal patrimonio culturale nelle scelte dei visitatori. Secondo i dati indicati dalla Fondazione, nel 2025 quasi un turista su quattro, tra oltre 200 mila arrivi registrati, ha considerato l’offerta culturale un elemento determinante nella scelta della destinazione. Orari, modalità di partecipazione ed eventuali prenotazioni sono pubblicati sul portale VisitTreviso.it.

Nella notte le difese russe hanno abbattuto 592 droni ucraini

Roma, 25 set. (askanews) – I sistemi di difesa aerea russi hanno intercettato e distrutto 592 droni ucraini sopra le regioni del Paese nel corso della notte, ha reso noto oggi il ministero della Difesa russo.

“Nella notte appena trascorsa, tra le 20 del 24 settembre e le 8 del 25 settembre (ora di Mosca), le forze di difesa aerea in servizio hanno intercettato e distrutto 592 velivoli senza pilota ucraini sopra i territori delle regioni di Belgorod, Brjansk, Volgograd, Voronez, Kaluga, Kursk, Lipeck, Orël, Rostov, Tver’, Tula, Samara e Smolensk, la regione di Mosca, il territorio di Krasnodar, il territorio di Perm, la Repubblica di Udmurtia, la Repubblica del Tatarstan, la Repubblica di Crimea e sopra le acque del Mar Nero”, ha precisato il ministero in un comunicato.

Bill Gates: l’Ia è una sfida senza precedenti e i governi fanno poco

Roma, 25 set. (askanews) – L’intelligenza artificiale rappresenta una sfida senza precedenti e governi, industria e società non stanno facendo abbastanza per prepararsi a una tecnologia destinata a essere molto più dirompente del personal computer e di internet. Lo afferma Bill Gates in un’intervista ospitata oggi da Avvenire, mettendo in guardia dall’idea che l’Ia possa essere affrontata come le precedenti rivoluzioni tecnologiche, confidando che il sistema finisca per adattarsi da solo.

“E’ una grossa sfida, perché non abbiamo mai affrontato nulla come l’Ia”, afferma Gates. Molti, osserva, pensano che dopo qualche inevitabile “dolore di transizione” tutto finirà per aggiustarsi. “Ma non è così”. L’Ia, sostiene, è “assai più dirompente di qualsiasi tecnologia emersa finora”, comprese quelle alle quali lui stesso ha lavorato, e “per molti versi eguaglia o supera la cognizione umana”. Per questo “sarà un test inaudito per l’umanità”.

La risposta, però, non può essere bloccare lo sviluppo. Gates respinge l’idea di congelare la ricerca, perché significherebbe rinunciare alle potenzialità dell’Ia nella medicina, nella lotta al cambiamento climatico e in molti altri campi. Servono invece salvaguardie e regole, in particolare contro il rischio di attacchi informatici o biologici. E’ quindi necessario un intervento pubblico. L’industria, spiega Gates, può contribuire alla “diagnosi” dei rischi, ma le regole devono arrivare dai governi, che a suo giudizio non stanno ancora facendo abbastanza. Le stesse imprese tecnologiche rischiano di compromettere la propria credibilità se da una parte lanciano l’allarme sui pericoli dell’Ia e dall’altra sostengono che quanto viene fatto sia già sufficiente.

L’impatto più immediato sarà sul lavoro. Gates distingue una fase di transizione, già cominciata, da una successiva nella quale, forse nell’arco di vent’anni, sistemi di Ia e robot umanoidi potranno occuparsi di gran parte della produzione e distribuzione del cibo, delle costruzioni e dei servizi. La fase più delicata sarà però quella intermedia, perché molti posti di lavoro saranno persi: inizialmente quelli impiegatizi e successivamente, con lo sviluppo dei robot umanoidi, anche numerose attività manuali.

Per attenuare l’impatto sarà necessario, secondo Gates, modificare anche la struttura fiscale e allargare il dibattito oltre l’industria tecnologica. Università e cittadini dovranno essere coinvolti, perché le trasformazioni riguarderanno non soltanto l’economia ma il significato stesso del lavoro.

Non tutte le funzioni, tuttavia, dovrebbero essere affidate alle macchine anche qualora l’Ia diventasse tecnicamente capace di svolgerle. Gates cita ruoli nei quali la società ripone una particolare fiducia, come quelli di giudice o sacerdote, oltre alla cura dei bambini e ad alcune forme di assistenza medica. In altri settori, dall’insegnamento alla sanità, l’Ia potrà invece affiancare gli esseri umani, soprattutto dove le risorse sono insufficienti.

Particolarmente delicato è il rapporto tra bambini e Ia. Gates osserva che la questione non è semplicemente bianca o nera: un assistente potrebbe spingere un ragazzo a riallacciare un rapporto umano e quindi avere un effetto positivo, oppure al contrario incoraggiarlo a isolarsi e a rivolgersi esclusivamente alla macchina.

In questo quadro Gates attribuisce importanza anche all’intervento della Chiesa. Giudica positivo che Papa Leone XIV richiami “i valori duraturi della Chiesa”, non sostenendo che la tecnologia sia necessariamente negativa ma avvertendo che, se alcuni elementi essenziali della vita umana non vengono tutelati, “potrebbe diventarlo”.

L’Ia, secondo Gates, finirà inoltre per diventare un tema politico centrale. Entro il 2030, e “certamente entro il 2032”, la gestione dell’Ia sarà a suo giudizio una questione centrale nelle competizioni elettorali, accanto all’economia. Nel breve periodo la costruzione delle infrastrutture necessarie può creare occupazione; nel medio periodo, invece, la tecnologia distruggerà posti di lavoro. Quando gli effetti saranno visibili su larga scala, la politica non potrà più evitare di affrontarli.

Sci, Sofia Goggia debilitata da due infezioni virali

Roma, 25 set. (askanews) – Sofia Goggia ha concluso una serie di esami clinici approfonditi presso la Casa di Cura La Madonnina e l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, i quali hanno riscontrato due differenti infezioni virali che, sommate una con l’altra, hanno creato effetti ancor più amplificati a livello fisico, causando un forte stato di debilitazione all’atleta. Lo comunica la federazione italiana sport invernali. Goggia ha gia’ iniziato in questi giorni il percorso di recupero stilato in collaborazione con la commissione Medica FISI presieduta dal dottor Andrea Panzeri.

Il Papa è in Francia. Prima tappa da Macron

Roma, 25 set. (askanews) – L’aereo con a bordo Papa Leone (e il seguito) è atterrato all’aeroporto Orly di Parigi. Inizia così il quinto viaggio internazionale del Pontefice statunitense. Oggi l’intera giornata sarà a Parigi. Prima tappa è la visita all’Eliseo dal presidente francese, Emmanuel Macron. Il presidente francese, Emmanuel Macron, accompagnato dalla moglie Brigitte, si è intrattenuta con un gruppo di bambini e animatori all’Aeroporto di Parigi, prima di accogliere il Papa. “Merci, merci” (grazie, grazie, ndr), ha detto Macron rivolgendosi ai ragazzi che hanno intonato un canto rivolgendosi al presidente francese.

Tv, su Sky arriva "The Other Bennet Sister – Orgoglio e riscatto"

Roma, 25 set. (askanews) – Dal 26 settembre in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW, con due episodi ogni settimana, arriva “The Other Bennet Sister – Orgoglio e riscatto”, nuovo period drama in dieci episodi che porta al centro della scena uno dei personaggi più discreti e trascurati di “Orgoglio e pregiudizio”: Mary Bennet, interpretata da Ella Bruccoleri.

Creata da Sarah Quintrell e Maddie Dai, prodotta da Bad Wolf per BBC One e basata sul romanzo di successo di Janice Hadlow, dal 22 settembre in tutte le librerie edito da Piemme, “The Other Bennet Sister – Orgoglio e riscatto” offre una nuova prospettiva sull’universo di Jane Austen, scegliendo come protagonista la sorella Bennet rimasta fino a oggi ai margini della storia e seguendola nel suo percorso verso l’indipendenza, la consapevolezza e l’accettazione di sé.

La serie reinterpreta il mondo di “Orgoglio e pregiudizio” attraverso lo sguardo di Mary Bennet, la sorella di mezzo spesso relegata ai margini della storia, offrendo una nuova prospettiva sull’iconico universo di Jane Austen quando Mary esce dall’ombra degli altri personaggi per diventare la protagonista del proprio destino. “The Other Bennet Sister – Orgoglio e riscatto” prende il via a Longbourn, dove le cinque figlie non sposate della famiglia Bennet si confrontano con le rigide aspettative sociali dell’epoca Regency. Il viaggio di Mary la porterà oltre i confini della casa di famiglia, dalle soirées nei salotti dell’alta società della Londra della Reggenza alle colline e alle vallate del Lake District, alla ricerca dell’indipendenza, dell’accettazione di sé e della possibilità di reinventare la propria vita.

Fanno parte del cast anche Ruth Jones nel ruolo di Mrs Bennet, madre delle cinque sorelle Bennet, e Richard E. Grant in quello di Mr Bennet; Dónal Finn interpreta Mr Hayward, amico dei Gardiner che incontra Mary mentre lavora come governante, mentre Laurie Davidson è Mr Ryder, uno dei suoi pretendenti. Richard Coyle e Indira Varma interpretano, infine, Mr e Mrs Gardiner.

A Napoli arriva il locker più grande d’Italia

Napoli, 25 set. (askanews) – Un murale firmato dall’illustratrice Irene Ghillani veste i 14 metri del nuovo locker installato da InPost Italia presso il centro Azul Padel di Napoli. La struttura, che segna il traguardo del 6.000° locker operativo sul territorio nazionale, rappresenta ad oggi l’impianto automatizzato di questo genere più grande mai posizionato in Italia, trasformando un’infrastruttura di servizio in un intervento di arte urbana integrato nello spazio cittadino.

“InPost Italia è un’azienda di logistica specializzata nelle consegne “out of home”, differente rispetto a tutte le altre. Oggi contiamo più di 10.000 punti sul territorio e siamo qui all’Azul Padel per celebrare il nostro 6.000° locker. La nostra filosofia è proprio questa: installare locker e punti di ritiro nei luoghi di aggregazione, dove le persone trascorrono il proprio tempo. Vogliamo integrare queste infrastrutture nel tessuto urbano per ridare ai cittadini la comodità e la convenienza di ritirare e spedire i propri pacchi negli orari per loro più agevoli” ha dichiarato Nicola D’Elia, Managing Director di InPost Italia.

L’iniziativa si inserisce nel contesto di una rapida trasformazione delle abitudini di consumo, caratterizzata da una presenza sempre più diffusa dei servizi di consegna fuori casa.

“InPost non è vicina solo ai consumatori finali, ma anche alle aziende. Offriamo a realtà di qualsiasi dimensione la possibilità di accedere a una rete di oltre 10.000 punti in Italia e di aprirsi anche al mercato internazionale. Operiamo infatti in 9 Paesi con una rete complessiva di oltre 100.000 punti, prevalentemente locker” ha aggiunto D’Elia.

“Ci sono due settori particolarmente brillanti che stanno esplodendo nell’utilizzo delle consegne out-of-home: il mondo della pharma online e l’area campana è incredibilmente importante per questo settore, perché ci sono tante realtà locali che stanno facendo benissimo in Italia nel commercio elettronico per il farmaceutico e, in aggiunta, il mondo del fashion. Anche qui troviamo molte realtà locali che stanno sfruttando la leva del delivery out-of-home per far esplodere i propri fatturati e la soddisfazione dei clienti” ha concluso Leonardo Berlingeri, Commercial Director di InPost Italia.

L’infrastruttura è inoltre pensata per offrire un punto d’appoggio alle piccole e medie imprese della Campania integrate nel settore dell’e-commerce, agevolandone la gestione logistica e le spedizioni quotidiane sul territorio. Intercettando questa necessità di libertà individuale e rendendo la consegna fuori casa la prima scelta naturale, l’azienda spinge sull’innovazione tecnologica e sul supporto alle imprese locali.

Carburanti, operatori raffinerie convocati al Mimit l’8 ottobre

Roma, 25 set. (askanews) – Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso e il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto, hanno convocato per giovedì 8 ottobre, alle ore 16:30, le società operanti nel settore della raffinazione e della produzione di beni e prodotti derivati. Lo comunica il Mimit in una nota.

L’incontro, che si terrà presso Palazzo Piacentini, sarà dedicato all’analisi delle principali questioni per valutare come le raffinerie nazionali possano aumentare la produzione dei principali prodotti per mitigare gli effetti dell’attuale scenario internazionale sull’approvvigionamento del Paese.

Alla riunione sono stati invitati a partecipare, oltre all’Unem (Unione Energie per la Mobilità), i rappresentanti di Sonatrach, Socar-IP, Iplom, KPI, Alma Petroli, Ludoil/Isab, Eni, Saras e Innovhub.

Alla cena di Stato per Xi un menù essenziale (con influenze cinesi)

Roma, 25 set. (askanews) – La diplomazia tra Stati uniti e Cina è passata anche dalla tavola alla Casa Bianca, dove Donald Trump e Melania Trump hanno offerto a Xi Jinping e alla moglie Peng Liyuan una cena di Stato costruita intorno a ingredienti americani e, secondo la definizione della presidenza, a “sottili influenze cinesi”. Un menù di sole tre portate, relativamente essenziale rispetto ad alcuni banchetti del passato, ma carico di riferimenti alla storia dei rapporti tra Washington e Pechino.

L’apertura è stata affidata a un brindisi con lo spumante californiano Schramsberg Blanc de Noir. La prima portata era una vellutata di zucca gialla con fricassea di funghi di bosco, pancetta croccante e olio al cipollotto. A seguire, branzino in crosta di sesamo tostato, accompagnato da baby bok choy brasato, melanzana arrosto e salsa verde alle erbe. Per dessert, cremeux alla vaniglia con un cuore di confit di amarene su frangipane alle noci e gelato preparato con il miele prodotto negli alveari della Casa Bianca. La preparazione della serata è stata seguita direttamente dalla first lady.

Proprio il vino scelto per il brindisi contiene la prima curiosità. La Casa Bianca lo ha presentato come un omaggio al celebre “Toast to Peace” tra Richard Nixon e il premier Zhou Enlai durante la visita del presidente americano a Pechino del 1972. C’è però una piccola differenza storica: gli archivi della stessa Schramsberg indicano che Nixon portò in Cina un Blanc de Blancs 1969, prodotto con Chardonnay, e non un Blanc de Noirs. Fu comunque un passaggio storico anche per l’enologia americana: secondo la cantina, quella fu la prima volta che un vino statunitense venne servito in un evento di Stato di quel livello.

Le cene tra leader americani e cinesi hanno del resto accompagnato quasi mezzo secolo di rapporti bilaterali. Nel gennaio 1979 Jimmy Carter ricevette Deng Xiaoping pochi giorni dopo l’avvio delle relazioni diplomatiche tra Washington e Pechino. In tavola arrivarono lombo di vitello arrosto ripieno, timballo di frutti di mare, riso allo zafferano, broccoli e mousse di castagne con tartufi di cioccolato. Ma la vera curiosità fu tra gli invitati: Richard Nixon tornò ufficialmente alla Casa Bianca per la prima volta dopo le dimissioni del 1974. Dopo cena, al Kennedy Center, Deng, appassionato di basket, ricevette anche la sorpresa di un’esibizione degli Harlem Globetrotters.

Con Ronald Reagan il gusto restò molto più francese. Nel 1984, per il premier Zhao Ziyang, furono serviti manzo farcito in crosta, rombo in camicia e sorbetto al melograno. L’anno successivo, per il presidente Li Xiannian, comparvero aragosta, verdure estive, filetto di vitello e sabayon al lime. Quella del 23 luglio 1985 fu anche la prima cena di Stato alla Casa Bianca dedicata a un presidente della Repubblica popolare cinese e coincise con la prima uscita sociale di Reagan dopo l’operazione subita appena dieci giorni prima per l’asportazione di un polipo canceroso al colon.

Nel 1997 Bill Clinton accolse Jiang Zemin con un menù che cominciava già a mescolare ingredienti americani e richiami asiatici: aragosta con citronella e lime, manzo dell’Oregon al pepe, tortine al tè mandarino e, soprattutto, piccoli panda di marzapane accompagnati da sorbetto all’arancia. Dopo cena gli ospiti furono portati su una serie di trolley rossi fino a una grande tenda sul South Lawn per ascoltare la National Symphony Orchestra. Due anni dopo, per il premier Zhu Rongji, il piatto principale fu salmone arrosto su finocchi ed indivia caramellati, con sorbetto all’arancia, parfait al te, lamponi e tortine al kumquat; ad accompagnare la serata c’erano tra gli altri Yo-Yo Ma e Wu Man con la pi’pa cinese.

Con Barack Obama la simbologia gastronomica diventò ancora più esplicita. Nel 2011 la delegazione di Hu Jintao chiese una cena “quintessenzialmente americana”: insalata di pere con formaggio di capra, aragosta del Maine, costata di manzo stagionata con patate ripiene e spinaci alla panna e, per chiudere, la più americana delle scelte, apple pie con gelato alla vaniglia. Erano 225 gli invitati, distribuiti tra State Dining Room, Blue Room e Red Room; per chi non era nella sala principale furono installati schermi sui quali seguire i brindisi dei due presidenti.

Quattro anni dopo, alla prima cena di Stato di Xi alla Casa Bianca, Obama e Michelle scelsero invece una fusione molto più marcata: consommé di funghi con tartufo nero e vino Shaoxing, aragosta del Maine al burro con involtini di pasta di riso, shiitake e porri, quindi agnello del Colorado con “latte fritto all’aglio” e baby broccoli. Il dessert accostava crema al limone Meyer e sorbetto al litchi.

Mattarella: multilateralismo basato su regole argine irrinunciabile

Roma, 25 set. (askanews) – “Ancora oggi, il processo d’integrazione alimenta e sostiene l’ordine multilaterale basato sulle regole, argine irrinunciabile al predominio indiscriminato della forza, mentre si fa ogni giorno più pressante l’esigenza di un’equa condivisione delle risorse sul pianeta, di un loro impiego etico, salvaguardando l’equilibrio tra le genti e le generazioni”. E’ quanto scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio inviato a sua Santità Papa Leone XIV in occasione della missione apostolica in Francia e all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO).

“La nazione che si appresta a visitare, nella sua storia millenaria, ha apportato all’Europa e al mondo un contributo essenziale per l’affermazione dei diritti e delle libertà individuali, insieme a quegli ideali universali che sono a fondamento delle nostre democrazie”, sottolinea Mattarella.

Nel messaggio il Capo dello Stato ricorda “Robert Schuman, che la Santità Vostra ricorderà a Metz. La sua generazione, fu in grado di superare le tragedie della guerra e gli interessi di parte, dando avvio al grande progetto di un’Europa unita, riconciliata e giusta”.

Il vento nelle vele dei populisti

Stiamo affrontando, in ordine sparso, l’onda di piena che sta sommergendo le attuali leadership europee. Ognuno con le sue formule, ognuno con i suoi fantasmi.

C’è chi cerca di sdrammatizzare, contando sul fatto che prima o poi quell’onda possa rifluire. E c’è chi, invece, dà quasi per scontata – prima o poi, più prima che poi – la vittoria delle forze anti-sistema e si prepara, come può, a convivervi.

È chiaro che questa onda si fa forte, in primo luogo, di questa nostra confusione al riguardo. Dico “nostra” pensando a tutte quelle persone che si sentono ancora legate alle radici dell’europeismo, da un lato, e al valore delle tradizioni ideali più classiche, dall’altro. I cultori della democrazia rappresentativa, se vogliamo dirlo con una sola espressione.

Eppure, è proprio intorno a questa sfida, fattasi così urgente e drammatica, che le “vecchie” culture politiche dovrebbero essere capaci di maturare uno stato d’animo comune, dandosi una strategia che non si lasci chiudere né nel recinto angusto del nazionalismo, né in quello amplissimo della demagogia.

E, invece, a me pare che, nella gran parte dei casi, siano proprio questi errori i più facili a ripetersi.

Così, a Berlino, il cancelliere Merz mostra di voler tirare avanti come può, more solito, senza operare una significativa revisione di se stesso. E a Roma gli alfieri del campo largo si illudono di addomesticare la sfida di Conte, correndogli dietro con un misto di astuzia luciferina e di quasi angelica fiducia.

È nel bel mezzo di questa vaghezza che i populisti – quelli più felpati come pure quelli privi d’ogni riguardo – sentono crescere il vento nelle loro vele.

 

Fonte: La Voce del Popolo – 24 settembre 2026

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

La scuola al centro. Inclusione e qualità per governare il cambiamento

La Scuola diventa sempre di più il principale terreno sul quale costruire democrazia, superamento delle disuguaglianze, coesione sociale e sviluppo. Soprattutto in tempi di inverno demografico e di radicali e inediti cambiamenti.

Per questa ragione mi pare semplicemente scandaloso ciò che il Governo ha deciso in materia di Scuola e che la Premier Meloni aveva annunciato nel suo comizio sopra le righe ai giovani del suo partito qualche giorno fa.

Mi pare scandaloso non tanto e non solo per le ricadute immediate e operative: il Governo ha partorito un topolino, che non sarà comunque facile gestire, dopo aver annunciato un elefante. Ma per il disvalore del messaggio che trasmette e per la visione di società che lo anima.

È evidente la volontà di rincorrere la Destra Nazionalista e Xenofoba sul suo stesso terreno, anche accettando il rischio di assumerne in toto o quasi le sembianze.

Cosa hanno da dire al riguardo i cosiddetti “Popolari” che hanno scelto (e non pare proprio intendano ripensarci) di stare strutturalmente con questa Destra sempre più Destra, a parte discettare sulla lunghezza delle gonne femminili quale parametro della loro affidabilità come mogli?

La scuola davanti ai “segni dei tempi”

Se qualcuno avesse dei dubbi al riguardo di questo messaggio di fondo sulla Scuola, citofonare “Valditara”.

Il nostro Ministro dell’Istruzione (e “del Merito”…) ha dichiarato che teme la “fuga dei bianchi dalla scuola pubblica italiana” e ha paventato una situazione tipo “Alabama degli anni cinquanta”.

Mi pare un messaggio che tradisce un’assoluta incapacità di leggere i “segni dei tempi”. Ogni tempo nuovo comporta difficoltà e problemi. Ma la Politica esiste apposta per gestire con saggezza e visione i cambiamenti. Altrimenti a che serve? A galvanizzare le paure delle tifoserie?

Questione – per inciso – che riguarda non solo il Governo, purtroppo.

È drammatico che questa deriva coinvolga anche la Scuola e la sua delicata funzione sociale. Essa andrebbe invece messa in grado di gestire le diversità di vario genere che entrano nel suo circuito, in modo da essere all’altezza, sul piano organizzativo e didattico, di quanto prevede l’articolo 34 della nostra Costituzione, richiamato non a caso dal Presidente Mattarella.

La diversità come sfida educativa

Parliamo di “diversità di vario genere” perché – con buona pace del Ministro Valditara – non ci sono solo differenze tra “bianchi” e “neri” (sic!). Ce ne sono di moltissime altre specie e profili, al di là della provenienza geografica e linguistica.

La Scuola svolge la sua fondamentale funzione se le affronta tutte con spirito inclusivo e con proposte didattiche ed educative all’altezza delle sfide che esse pongono alla società e all’Istituzione.

È l’Istituzione che deve attrezzarsi per rispondere alla nuova domanda sociale, non viceversa.

Per questo la Scuola deve però essere messa in grado di farlo. Su ogni piano: organizzativo, finanziario, didattico e strumentale. Del resto, è la priorità delle priorità.

Integrare senza negare i problemi

In questo quadro, anche il tema dei cosiddetti bambini e ragazzi “stranieri” (“Stranieri”? Moltissimi sono nati in Italia; vivono e vivranno qui; saranno fondamentali per il nostro futuro) dovrebbe e potrebbe essere affrontato in modo originale e innovativo.

Senza negare i problemi, che pure ci sono, e senza ideologismi astratti, ma anche senza alcuna suggestione di soluzioni semplificatorie, come la “deportazione scolastica” dalle loro comunità di residenza.

Più che a queste sciocchezze di propaganda, sarebbe dunque meglio ispirarsi alla competenza dei nostri operatori scolastici, alle migliori esperienze in Europa e – in generale – allo spirito dei tanti pronunciamenti della Chiesa e delle organizzazioni più vitali della Società Civile, che chiedono da tempo, invano, alle Istituzioni una vera filiera di interventi e di politiche di gestione positiva del fenomeno migratorio e delle sue esigenze di integrazione nella nostra società.

E invece si continua a guardare a questo processo epocale con abborracciati approcci emergenziali, senza visione, coraggio e saggezza.

La sfida degli Houthi allarga lo scenario di guerra in Medio Oriente

Una guerra che poteva non restare confinata allo Yemen

Quando, oltre dieci anni fa, scoppiò la guerra civile yemenita, furono pochi gli analisti a prevederne un possibile sviluppo oltre i confini dello Stato diviso in due, collocato geograficamente all’estremo meridionale della penisola arabica.

Quei pochi avevano allargato lo sguardo oltre la facile rappresentazione del conflitto intestino come un aspetto, marginale, dello scontro intra-musulmano fra arabi sunniti e iraniani sciiti, catalogabile dunque fra le cosiddette “guerre per procura”. Avevano invece colto ed evidenziato la strategicità implicita nella geografia yemenita, ovvero la vicinanza allo Stretto di Hormuz, a est, ma soprattutto il controllo parziale di quello di Bab el-Mandeb, a ovest. Dall’altra parte, sul continente africano, lo Stretto è presidiato da Gibuti, piccolo Stato nel quale non per caso sono presenti basi militari di diversi Paesi, inclusa l’Italia.

Ora, con l’operazione che ha condotto i proxy iraniani su quelle terre, gli Houthi, a conquistare tutta l’area occidentale dello Yemen rivierasca del Mar Rosso, inclusa quella prospiciente lo Stretto dal suggestivo richiamo quasi mistico – la “Porta delle Lacrime” –, la preoccupazione espressa due lustri or sono si è fatta realtà. Se possibile, anche più inquietante e pericolosa di quanto a suo tempo immaginato.

Gli Houthi e il sostegno dell’Iran

Gli Houthi hanno obiettivi loro propri, nazionali yemeniti. E dal 2014 combattono contro il governo centrale, che peraltro ha perduto da diverso tempo il controllo della capitale Sana’a, sostenuto dall’Arabia Saudita e, inizialmente, anche dagli Emirati Arabi Uniti. Ma è difficile non vedere il sostegno iraniano ai miliziani, importante sia finanziariamente sia militarmente.

La situazione si era cristallizzata dopo il cessate il fuoco sottoscritto nel 2022 dalle parti in conflitto, ma non certo risolta. Non è casuale la sua rottura, ad opera dei ribelli yemeniti, proprio ora, nel pieno dello scontro fra Stati Uniti e Iran.

Non solo gli Houthi hanno preso possesso di una porzione ampia di territorio e dell’isolotto di Perim, posto all’imbocco dello Stretto, ma hanno altresì attaccato direttamente Riad con missili e droni, colpendo la zona prossima all’aeroporto internazionale della capitale saudita.

Il Patto della Mecca cambia lo scenario

L’attacco è intervenuto in un contesto nuovo, caratterizzato dal Patto di difesa reciproca siglato agli inizi di agosto da Arabia Saudita, Pakistan e Turchia, il Mecca Joint Defence Agreement. Riad per ora non lo ha attivato, preferendo rivolgersi al tradizionale alleato americano.

Ma, se a fronte del rifiuto all’intervento opposto da quest’ultimo dovesse richiedere aiuto ai nuovi soci, costoro si vedrebbero costretti a intervenire. Il conflitto mediorientale si espanderebbe ulteriormente.

Uno scenario preoccupante, al momento non prevedibile ma tutt’altro che impossibile allo stato dei fatti.

La Turchia mostra i muscoli, il Pakistan frena

Soprattutto il governo turco, ansioso di mostrarsi il più efficace difensore dell’islamismo sunnita nella regione, pare quasi desideroso di mostrare i muscoli, forte di una potenza militare importante.

Diversa è la posizione pakistana, assai più prudente. Islamabad vorrebbe mantenere il suo ruolo di possibile mediatore della guerra fra Iran e Stati Uniti, piuttosto che correre il rischio di venirvi coinvolta attraverso gli Houthi e l’Arabia Saudita. Anche in considerazione delle possibili criticità derivanti dai problemi con il confinante Afghanistan, buon amico di Teheran, e dalla presenza delle minoranze sciite, che ovviamente verrebbero stimolate alla rivolta.

Ma il Patto della Mecca è chiaro: se dovesse venire attivato, anche la potenza nucleare pakistana entrerebbe in guerra.

Dal Medio Oriente all’“Asia Occidentale”

È la conferma che questa crisi è complessiva. Non riguarda più soltanto lo Yemen, l’Arabia Saudita o il confronto tra Washington e Teheran: investe progressivamente l’intero Oriente Medio.

O, per dirla con la nuova definizione coniata dai BRICS, l’Asia Occidentale.

Torino, Lorusso garante della visione riformista

Governare con una visione

Ci sono molti modi, com’è ovvio e persino scontato, per valutare e commentare l’azione di un sindaco. Nello specifico, di un sindaco di una grande città come Torino. Ma c’è un elemento che, almeno a mio parere, si staglia su tutti gli altri. Ed è l’approccio con cui il sindaco governa e amministra la sua città.

Se, cioè, lo fa soltanto attraverso l’ordinaria amministrazione, cercando sempre e solo di non scontentare nessuno, o se invece cerca di agganciare qualsiasi scelta concreta e amministrativa a una visione di fondo.

Ed è proprio su questo versante che si misurano la capacità, l’efficacia e la modernità di un amministratore locale. Qualunque esso sia e qualsiasi ente locale governi in quel particolare momento storico.

Al riguardo, credo che l’amministrazione guidata da Stefano Lo Russo a Torino abbia cercato sempre di unire l’efficacia e l’efficienza dell’ordinaria amministrazione – che non va mai sottovalutata o ridimensionata – con la capacità di guardare oltre. Cioè di creare le condizioni affinché la città, guidata da un sindaco e dalla sua squadra, sappia guardare avanti e collocarsi in una dimensione di sviluppo e di crescita, in piena sintonia con le dinamiche che caratterizzano il futuro di un territorio.

La cifra del riformismo

Di norma questo atteggiamento si chiama “riformismo”. Ovvero, la capacità di saper legare sempre il governo concreto di un territorio con uno sguardo innovativo verso il futuro. E questo obiettivo è il dato di fondo che qualifica e nobilita un pubblico amministratore. Soprattutto in una grande città come Torino.

Del resto, è questo il versante decisivo per valutare la guida e l’impegno di un pubblico amministratore. Un elemento che supera la banale e ormai anche un po’ stantia differenza tra i partiti e la società civile.

Ovvero, se il candidato a sindaco debba provenire da una militanza nella politica dei partiti o se, al contrario, debba essere espressione della società civile. Se debba essere un “politico” o un “civico”.

Una distinzione francamente vecchia e del tutto fuori luogo, perché la vera novità di un pubblico amministratore non è la sua provenienza, cioè dall’impegno concreto nei partiti o nell’associazionismo della società civile, ma la sua capacità di dare una prospettiva politica e di sviluppo a una grande città come Torino.

Torino oltre l’isolamento

E questo obiettivo, almeno questa è la mia opinione, in questi ultimi cinque anni è stato centrato. Anche perché lo stato di salute di un territorio e di una città, seppure in mezzo a molte difficoltà, si misura attraverso un indicatore preciso: l’uscita dall’isolamento e dall’emarginazione, condizioni che non possono e non devono assolutamente investire e coinvolgere una grande città come Torino.

Soprattutto quando questa città ha dovuto, e deve ancora in parte, riconvertire la sua storica vocazione manifatturiera.

Una prospettiva per il futuro

Ecco perché, alla luce delle molte difficoltà in cui versano le amministrazioni comunali, si può tranquillamente dire che i cinque anni della gestione di Stefano Lo Russo alla guida della città di Torino hanno confermato un impianto riformista che non si può e non si deve mettere in discussione quando si cerca di dare una prospettiva concreta e realmente praticabile al futuro di un territorio.

Perché il riformismo era, e resta, la cifra essenziale per cercare di guidare una comunità. Locale o nazionale che sia, non fa differenza alcuna.

A mezzo secolo dalla fine del regime di Francisco Franco

Dalla vittoria del Fronte Popolare alla guerra civile

Il prossimo novembre 2026 ricorreranno i 51 anni dalla morte di Francisco Franco e dalla fine del suo regime, sorto in seguito alla sanguinosa guerra civile che afflisse la Spagna per ben tre anni (1936-1939), realizzando un regime falangista che ha rappresentato una versione particolare del pensiero politico europeo del XX secolo, spesso interpretato come variante locale del fascismo italiano.

Tuttavia, vanno analizzati i fondamenti politici e le condizioni storiche che hanno condotto al falangismo, confrontandolo con il fascismo, all’apice del suo potere e poi di fronte al colpo di Stato del 25 luglio 1943 che ne segnò la drammatica fine.

Nel 1936 il trionfo elettorale del Fronte Popolare in Spagna portò a una serie di gravissimi disordini che scossero profondamente la nazione: il 12 marzo un cattedratico di diritto e militante socialista, Jiménez de Asúa, subì un grave attentato da parte di un aderente alla Falange e ne seguì una condanna ai sicari falangisti dopo appena due giorni dall’assassinio del giudice del processo.

Da ciò derivarono la messa al bando del movimento falangista e la detenzione del suo capo, José Antonio Primo de Rivera. Il 17 luglio, a fronte delle intemperanze e delle violenze sugli avversari politici e sui religiosi, i militari di stanza nelle province dell’Africa si ribellarono ed ebbe inizio la guerra civil.

Primo de Rivera e la Falange nella rivolta

In carcere Primo de Rivera, forse intuendo il carattere conservatore dei rivoltosi, tentò di evitare un coinvolgimento diretto della Falange nel conflitto, vietando espressamente ogni sublevamiento armado. Nonostante ciò, venne ritenuto ugualmente uno dei responsabili della ribellione militare e per questo fu velocemente processato e fucilato ad Alicante il 20 novembre 1936.

La piega degli eventi stava decisamente portando la Spagna nell’orbita sovietica e ciò indusse molti falangisti a rompere gli indugi e ad aderire alle istanze dei nazionalisti; ma già nel 1937 il generale Francisco Franco unificò per decreto la Falange e altri movimenti di destra, tra cui il carlismo e il movimento cattolico oltranzista, sotto il nome di “Falange Española Tradicionalista y de las JONS”.

I dissidenti vennero incarcerati e, in alcuni casi, addirittura eliminati, come accadde al falangista Manuel Hedilla; altri si diedero alla clandestinità formando altri movimenti, come la “FE-JONS Auténtica” e la “Falange Española Independiente”, la cui attività si spense però dopo pochi anni.

Il Movimiento Nacional e l’assorbimento della Falange

Nel periodo del regime franchista entrarono nel Partito falangista ufficiale ed edulcorato, detto Movimiento Nacional, molti personaggi improbabili che utilizzarono le leve della politica ai fini di carriere personali e furono sarcasticamente ribattezzati Camisas Nuevas.

Dalla Falange Española Tradicionalista venne formata un’organizzazione politica giovanile, il Fronte della Gioventù, e venne organizzata una Sección Femenina, diretta dalla sorella di José Antonio, Pilar, che si incaricò di istruire le giovani a essere “buenas patriotas, buenas cristianas y buenas esposas”.

Un programma, insomma, che ricalcava quello del più reazionario fascismo italiano, con l’aggiunta di una pesante impronta cattolico-tradizionalista e con la rinuncia a ogni velleità nazional-rivoluzionaria.

Fascismo e falangismo: due esperienze differenti

Il fascismo italiano non sarà mai un movimento reazionario, né tantomeno di destra; l’equivoco sulla collocazione toponomastica deriva dal fatto che Mussolini, entrando per la prima volta in Parlamento con una pattuglia di soli 35 deputati dopo le elezioni del 1921, volle mettersi alla destra dell’emiciclo per “guardare in faccia i socialisti” che lo avevano espulso nel 1914.

Inoltre, nel fascismo erano presenti, e sempre lo saranno in tutti gli anni del regime, l’intento della lotta alla borghesia e l’ideale della rivoluzione, elementi assolutamente estranei al falangismo spagnolo e, in genere, al franchismo.

Il massimo in Spagna si raggiunse quando Franco, certamente non un progressista, venne eletto jefe, capo della Falange: l’ideale di alternativa al socialismo era durato assai poco. Il falangismo poggiava sul concetto del nazional-sindacalismo, basato su un’interpretazione del tutto peculiare del sindacalismo rivoluzionario associato a componenti cattoliche.

José Antonio propugnava una “unidad de destino en lo universal” come espressione di una comunità di interessi e di fratellanza con le nazioni ispano-americane.

L’ideale spirituale di patria sarebbe servito, a giudizio dei falangisti, a superare le disgregazioni sociali proprie della società europea inquinata dal liberalismo capitalista. In questo il falangismo si voleva distinguere dal fascismo italiano dei tardi anni Trenta, più propenso ad avventure coloniali e imperialiste, già rappresentato in Spagna da un’altra formazione, le Camisas Negras delle Juventudes de Acción Popular (JAP), integrate nella CEDA diretta dal jefe José María Gil-Robles.

Il programma nazional-sindacalista

Sul piano concettuale il falangismo si poteva condensare nei seguenti punti:

  • creazione di uno Stato sindacale nel quale la lotta di classe viene superata dalla creazione del “Sindacato Verticale”, che riunisce in un’unica organizzazione maestranze e padroni organizzati per rami produttivi;
  • proprietà dei mezzi di produzione sindacalizzata e autogestita;
  • nazionalizzazione delle banche e riforma agraria nel rispetto della proprietà privata, sottomessa però agli interessi della comunità, ovvero “Patria, Pan y Justicia”;
  • identificazione delle unità sociali fondamentali con quelle a cui si appartiene in modo naturale: famiglia, municipio e sindacato;
  • Stato laico, ma con il cattolicesimo riconosciuto come religione primaria;
  • orgoglio di appartenenza al popolo spagnolo, con particolare riferimento alla sua storia medievale e rinascimentale;
  • anticomunismo, anticapitalismo, antiliberismo e ricerca di una risposta moderna al caos sociale e spirituale prodotto dal confronto tra le due storiche tendenze;
  • critica al corporativismo fascista che, a giudizio del falangismo, non sarebbe stato capace di chiudere le relazioni con il mondo capitalista;
  • tendenza ad appoggiare un progetto di Stato repubblicano, considerato l’esaurimento della missione monarchica.

 

Simboli, rituali e identità falangista

Come simbolo i falangisti impiegarono il giogo e le frecce, evocanti rispettivamente i lavori agrari e la guerra, simbolo già utilizzato a suo tempo dai sovrani cattolici Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia. Utilizzarono una camicia azzurra, simbolo degli operai dell’industria, a cui più tardi si aggiunsero il basco rosso di derivazione carlista e una cravatta nera, segno di lutto per la morte di Primo de Rivera.

La bandiera era formata da tre bande verticali, rispettivamente rossa, nera e rosso scuro, colori che richiamavano quelli delle associazioni anarchiche della Spagna del Fronte Popolare. L’adozione di un vessillo a bande verticali era di derivazione giacobina e, in effetti, i falangisti si ispiravano ampiamente ai concetti della Rivoluzione francese, cioè fede nella ragione, nella patria e aderenza alla trilogia “Libertad, Igualdad, Fraternidad”.

Il saluto restava quello romano, utilizzato dai fascismi in opposizione al saluto marxista, e si salutava al grido di “¡Arriba España!”, quale espressione di appartenenza nazionale.

 

Giulio Alfano
Presidente Istituto “Emmanuel Mounier-Italia”

Vertice Trump-Xi: molto cerimoniale, ma nessuna svolta politica

Roma, 25 set. (askanews) – Una proroga di due mesi della tregua commerciale, il proseguimento del dialogo sull’Intelligenza artificiale e l’impegno a sostenersi reciprocamente nei grandi appuntamenti multilaterali del 2026. E’ questo, al termine della giornata principale della visita di Stato del presidente cinese Xi Jinping negli Usa, il bilancio concreto dell’incontro con Donald Trump: un passo verso la stabilizzazione dei rapporti, ma senza quella svolta su commercio, tecnologia e questioni strategiche che il forte investimento cerimoniale sul vertice voleva suggerire.

Il risultato più immediato riguarda il commercio. Washington e Pechino hanno prorogato fino al 10 gennaio 2027 la tregua che sarebbe scaduta il 10 novembre, evitando per il momento una nuova escalation tariffaria. L’intesa, tuttavia, era stata definita già alla vigilia del vertice nei colloqui tra il segretario al Tesoro Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng e serve soprattutto a concedere altri due mesi ai negoziatori per cercare un accordo più ampio.

Non è invece arrivato l’atteso pacchetto di riduzioni tariffarie sui beni considerati “non sensibili”. Stati uniti e Cina stanno lavorando attraverso il nuovo Board of Trade alla selezione di prodotti sui quali alleggerire reciprocamente i dazi, con un negoziato che nelle scorse settimane aveva riguardato riduzioni per circa 30 miliardi di dollari per parte. Ma dalla riunione Trump-Xi non è uscita né una lista definitiva dei prodotti né un nuovo calendario per l’entrata in vigore dei tagli.

Nessun nuovo annuncio neppure sul fronte agricolo, particolarmente importante per Trump in vista delle elezioni di metà mandato. Restano in vigore gli impegni già assunti da Pechino ad acquistare 25 milioni di tonnellate l’anno di soia americana fino al 2028 e almeno 17 miliardi di dollari l’anno di altri prodotti agricoli. Bessent ha detto che la Cina sta procedendo in modo sostanziale con gli acquisti di soia, mentre resta indietro rispetto agli altri obiettivi concordati.

Un secondo risultato riguarda l’Ia, ma anche qui si tratta soprattutto dell’apertura di un processo. Nei colloqui preparatori He e Bessent avevano tenuto il primo confronto specifico sull’Intelligenza artificiale nell’ambito del meccanismo economico bilaterale. Trump e Xi hanno concordato sulla necessità di proseguire il dialogo e, secondo il resoconto cinese, di discutere rischi e benefici della tecnologia e prevenire usi impropri. Non risulta invece formalmente adottato il meccanismo di notifica per gli incidenti legati all’Ia con implicazioni per la sicurezza nazionale, una sorta di “linea diretta” proposta da Bessent nei giorni precedenti.

Restano sostanzialmente irrisolti i dossier più sensibili. Su Taiwan, Xi ha nuovamente chiesto agli Usa di mantenere una posizione contraria all’indipendenza dell’isola e di affrontare la questione “con prudenza”, ma non è stato annunciato alcun nuovo accordo. Sul Medio Oriente, così come sull’Ucraina e sulla penisola coreana, i due presidenti hanno discusso le rispettive posizioni, ma il resoconto ufficiale cinese non registra intese operative. In particolare non è emersa pubblicamente una modifica della posizione di Pechino nei confronti dell’Iran.

Sul piano diplomatico, uno dei pochi altri impegni esplicitamente registrati è quello a sostenersi reciprocamente nell’organizzazione dei due grandi appuntamenti internazionali di quest’anno: il vertice Apec che la Cina ospiterà a Shenzhen il 18 e 19 novembre e il G20 che Trump ospiterà a Miami il 14 e 15 dicembre.

Il risultato politico della visita appare dunque soprattutto quello di aver allungato la fase di distensione aperta nei precedenti incontri e di aver istituzionalizzato nuovi canali di confronto. Lo stesso resoconto cinese parla di “nuovi risultati” raggiunti dai negoziatori economici, ma senza indicare un nuovo accordo complessivo. Per ora, Trump e Xi hanno comprato soprattutto tempo: fino al 10 gennaio per capire se la tregua commerciale potrà trasformarsi in qualcosa di più strutturale.

Netanyahu all’Assemblea Onu: non abbiamo altra scelta che vittoria

Roma, 24 set. (askanews) – Una battaglia per la sopravvivenza di Israele, che non avrebbe “altra scelta” se non continuare a combattere, contro l’Iran, Hamas e quelli che considera i loro sostenitori, ma anche contro una campagna internazionale che accusa di rovesciare la realtà presentando lo Stato ebraico come aggressore. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha usato il suo intervento all’Assemblea generale dell’Onu per difendere le operazioni militari israeliane, respingere con forza le accuse di genocidio a Gaza, ringraziare il presidente americano Donald Trump e lanciare furiosi attacchi contro Qatar, Turchia, diversi governi dell’Europa occidentale e il sindaco di New York Zohran Mamdani.

L’arrivo di Netanyahu al podio è stato accompagnato da una protesta vistosa nell’aula dell’Assemblea generale. Decine di diplomatici di numerose delegazioni si sono alzati e hanno lasciato la sala, rimasta semivuota, mentre si levavano cori pro-Palestina. Il presidente di turno ha dovuto richiamare l’aula all’ordine prima dell’inizio dell’intervento. Netanyahu ha reagito definendo “codardi morali” coloro che avevano abbandonato la sala e invitando eventuali altri contestatori ad andarsene immediatamente.

Netanyahu ha presentato la guerra combattuta da Israele negli ultimi anni come l’ultimo capitolo di una lunga lotta per l’esistenza stessa dello Stato ebraico. Israele, ha affermato, continuerà “a difendere il nostro Stato” e “a vincere, perché non abbiamo altra scelta”. Un concetto che ha legato anche alla vicenda di Neria Leiter, riservista israeliano gravemente ferito e figlio dell’ambasciatore israeliano negli Stati uniti Yechiel Leiter, ricordandone un messaggio: “Non abbiamo un altro Paese. È un privilegio difenderlo”.

Il premier ha ricondotto questa percezione di una minaccia esistenziale anche alla guerra del 1967, ricordando che prima del conflitto Israele non controllava Cisgiordania, Gaza o le Alture del Golan e sostenendo quindi che il nodo dello scontro non siano i territori occupati successivamente, ma “l’esistenza di uno Stato ebraico a qualsiasi confine”. Ha inoltre respinto l’accusa di colonialismo, sottolineando le ridotte dimensioni territoriali di Israele e attaccando in particolare le critiche provenienti da Francia e Regno unito. Netanyahu ha poi rivendicato la continuità storica del popolo ebraico nella terra d’Israele, richiamando David, Salomone, Isaia e Geremia e citando anche Mark Twain sulla capacità degli ebrei di sopravvivere alla scomparsa degli imperi dell’antichità.

Un’ampia parte del discorso è stata dedicata all’Iran. Netanyahu ha ricordato di avere tracciato 14 anni fa, proprio dal podio dell’Onu, una “linea rossa” contro la possibilità che Teheran arrivasse a dotarsi dell’arma atomica. Colpire gli impianti nucleari iraniani, ha detto, è stato “molto difficile” dal punto di vista operativo ma “una delle decisioni più facili” prese da primo ministro, perché, ha sostenuto, senza quell’intervento “saremmo tutti morti”. Secondo Netanyahu, Israele avrebbe in questo modo difeso anche Paesi che oggi lo criticano e i cui leader, ha affermato, avrebbero ringraziato in privato il governo israeliano.

In questa battaglia, Netanyahu ha indicato in Trump il maggiore alleato di Israele. “In questa battaglia contro i barbari non abbiamo avuto un partner più grande del presidente Trump”, ha affermato, ringraziandolo per la sua “leadership coraggiosa”. Israele e Stati uniti, ha sostenuto, hanno agito insieme non soltanto per proteggere se stessi ma “per salvare la civiltà”. Il premier ha reso omaggio anche ai piloti americani impegnati contro l’Iran.

Netanyahu ha quindi rivolto un messaggio direttamente alla popolazione iraniana, sostenendo che la vera paura dei “tiranni di Teheran” sia il loro stesso popolo. Ha contrapposto le proteste in Iran a quelle contro Israele nelle capitali occidentali e accusato una parte del movimento internazionale per i diritti umani di ignorare la repressione iraniana. “Il potere del popolo supererà il popolo al potere”, ha affermato, prevedendo la caduta del sistema iraniano a causa delle sue “menzogne”, della “corruzione” e della “crudeltà”.

Durissimo anche l’attacco ai governi europei. Netanyahu ha accusato in particolare leader dell’Europa occidentale di avere scelto di “cedere alle folle antisemite”, preferendo, a suo giudizio, “la debolezza” e “l’appeasement”. Il premier ha posto quindi la questione nei termini di una scelta tra “la fratellanza delle democrazie” e “i Fratelli musulmani”, sostenendo che Israele non intende aspettare che altri Paesi “si risveglino dal loro torpore morale”.

Sul fronte della guerra a Gaza, Netanyahu ha respinto categoricamente le accuse di genocidio. Citando il colonnello americano John Spencer e i suoi studi sui conflitti urbani, il premier ha sostenuto che Israele avrebbe adottato misure per limitare le vittime civili superiori a quelle di qualsiasi altro esercito impegnato in guerre urbane. “Questo è genocidio? Naturalmente no. È l’opposto del genocidio”, ha affermato, accusando quanti sostengono il contrario di “distorcere i fatti” e di invertire i ruoli tra vittima e aggressore.

Da qui l’attacco diretto a Mamdani. Il premier ha sostenuto che, dopo la sua elezione, molti ebrei non si sentano più sicuri a New York e lo ha accusato di avere elogiato persone condannate per sostegno a Hamas e di avere tra i propri amici figure come Hasan Piker. “Vergogna”, ha ripetuto Netanyahu rivolgendosi tanto al sindaco quanto a chi, a suo giudizio, diffonde accuse false contro Israele.

Netanyahu ha chiamato in causa anche il Qatar, accusandolo di spendere miliardi di dollari per diffondere “menzogne” contro Israele attraverso il finanziamento delle università americane e il sostegno a media come Al Jazeera. Secondo il premier, l’obiettivo sarebbe “fare il lavaggio del cervello ai giovani” inducendoli a odiare Israele, gli Stati uniti e l’Occidente.

Altrettanto pesante l’affondo contro la Turchia e il presidente Recep Tayyip Erdogan, accusato da Netanyahu di avere trasformato il Paese nell’ultimo rifugio di Hamas e in un centro di propaganda anti-israeliana. Il premier israeliano ha accusato Erdogan di avere ucciso migliaia di curdi, occupare illegalmente il nord di Cipro, minacciare la Grecia e incarcerare giornalisti. Ha poi sostenuto che il presidente turco invochi quotidianamente la distruzione di Israele e aspiri a controllare Gerusalemme. “No, signore, non lo farà. E’ la nostra capitale eterna”, ha affermato Netanyahu.

Il premier ha infine insistito sull’unità interna di Israele, descrivendolo come “una nazione che combatte per un futuro”, unita al di là delle differenze tra destra e sinistra, giovani e anziani, religiosi e laici. Ha ricordato il fratello Yoni Netanyahu, morto nel 1976 durante l’operazione israeliana di liberazione degli ostaggi a Entebbe, inserendo anche la sua vicenda personale nella lunga continuità della lotta per la sopravvivenza del Paese. E ha concluso tornando al messaggio che ha attraversato l’intero discorso: Israele continuerà a combattere e a cercare la vittoria “perché non abbiamo altra scelta”.

Il lato privato di Alberto Sordi nel docufilm ora su Prime Video

Milano, 24 set. (askanews) – “Alberto Sordi Secret”, il docufilm scritto e diretto da Igor Righetti sulla vita privata dell’attore romano, approda su Prime Video Italia dopo il passaggio nelle sale e un percorso di distribuzione all’estero. L’opera, della durata di circa 90 minuti, ricostruisce soprattutto l’infanzia, l’adolescenza e l’ambiente familiare di Sordi attraverso scene ricostruite, testimonianze, fotografie, registrazioni e materiali d’archivio. La produzione indica inoltre la presenza del film nei cataloghi Prime Video di Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda e Cina.

L’arrivo sulla piattaforma è stato presentato il 23 settembre nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati. L’iniziativa è stata promossa dal presidente della Commissione Cultura Federico Mollicone e aperta dal questore della Camera Paolo Trancassini. Alla proiezione hanno partecipato alcuni degli interpreti, tra cui Fioretta Mari, Maurizio Mattioli, Lorenzo Castelluccio ed Emily Shaqiri, insieme a persone che hanno contribuito al film con ricordi legati a Sordi.

Mollicone ha richiamato in particolare il rapporto tra l’attore e la società italiana. “Alberto Sordi ha saputo cogliere le trasformazioni della nostra società, facendosi sottile interprete del costume nazionale”, ha detto, indicando nel lavoro di Righetti un tentativo di ricostruire l’uomo dietro una vita privata difesa con grande riservatezza.

Righetti, giornalista e conduttore radiotelevisivo oltre che cugino e biografo dell’attore, ha costruito il film attingendo ai propri ricordi e a quelli tramandati dal padre Alessandro e dal nonno Primo, zio di Sordi. “Nel docufilm nulla è fiction, frutto di fantasia: attingo ai ricordi vissuti in prima persona e a quelli tramandati da mio padre Alessandro e da mio nonno Primo”, afferma. Il film utilizza però una parte recitata per mettere in scena episodi del passato: la precisazione di Righetti riguarda dunque, secondo il suo racconto, la derivazione delle vicende da memorie familiari e non l’assenza di ricostruzioni cinematografiche. Filmitalia descrive infatti l’opera come un’alternanza di scene ricostruite, testimonianze e materiale di repertorio.

La narrazione filmica si concentra sugli anni della formazione e arriva fino al ritorno a Roma di Sordi, diciassettenne, dopo il periodo trascorso a Milano. Le sequenze ambientate tra gli anni Venti e Trenta sono state girate in bianco e nero, in formato 4:3, con costumi e automobili d’epoca. Nel cast compaiono anche Emanuela Aureli, Daniela Giordano, Mirko Frezza, Enzo Salvi, Daniele Foresi e Vincenzo Bocciarelli.

Alle ricostruzioni si affiancano testimonianze di persone che hanno conosciuto Sordi o che appartengono al mondo del cinema e dello spettacolo. Tra queste Pupi Avati, Rosanna Vaudetti, Elena de Curtis, Patrizia e Giada de Blanck, Sabrina Sammarini, Rino Barillari e il direttore della fotografia Sergio D’Offizi. La voce narrante è di Dado Coletti. Il materiale documentario comprende filmati dell’Istituto Luce, audio originali e fotografie provenienti dagli album della famiglia Righetti e dagli archivi personali dei testimoni. Filmitalia conferma la presenza nell’opera di repertorio dell’Istituto Luce e di immagini provenienti da archivi familiari e fotografici.

Più che ripercorrere la filmografia di Sordi, il lavoro si concentra su aspetti della personalità e della vita familiare che Righetti considera utili a comprenderne la formazione. Il film affronta il rapporto conflittuale con il padre Pietro, che non voleva che il figlio diventasse attore, gli amori rimasti lontani dalla dimensione pubblica, la gelosia verso i propri beni, l’attrazione per la nobiltà, l’affetto per gli animali e la forte dedizione alla professione. Righetti racconta inoltre il rapporto di Sordi con il sesso, vissuto secondo la sua ricostruzione anche attraverso un senso di peccato, la scelta di avere pochi amici e una vera passione per le case.

Proprio le case e i luoghi frequentati dall’attore costituiscono una parte del racconto. Le riprese hanno raggiunto Castiglioncello, in Toscana, dove Sordi trascorreva periodi nella sua villa estiva, la tenuta del Marchese del Grillo nei pressi di Fabriano e Sgurgola, in provincia di Frosinone, paese legato alla famiglia della madre Maria Righetti. Altre scene sono state realizzate nel Parco archeologico di Ostia antica, a Narni e nella Repubblica di San Marino.

Il rapporto tra vita privata e personaggi cinematografici è uno degli assi scelti dal regista. Righetti sostiene che conoscere abitudini, relazioni familiari e contraddizioni personali possa aiutare a comprendere meglio il modo in cui Sordi osservava la società italiana e costruiva i propri personaggi. È un’impostazione che Mollicone ha ripreso durante la presentazione alla Camera, collegando la dimensione personale alla capacità dell’attore di interpretare trasformazioni e contraddizioni del costume nazionale.

“Alberto Sordi Secret” nasce dal libro “Alberto Sordi segreto. Amori nascosti, manie, rimpianti e maldicenze”, pubblicato da Rubbettino con prefazione di Gianni Canova. Il volume uscì nel 2020, nell’anno del centenario della nascita dell’attore; l’editore documentava già nel 2021 la decima ristampa, mentre fonti più recenti riferiscono che il libro è arrivato alla dodicesima.

Righetti lega la pubblicazione di quei ricordi anche a una richiesta che attribuisce allo stesso Sordi. L’attore, racconta, non voleva che episodi della sua vita privata venissero resi pubblici mentre era in vita, ma avrebbe autorizzato i familiari a parlarne dopo la sua morte. “Ci aveva chiesto di condividere ricordi e aneddoti soltanto quando lui fosse andato, come diceva con la sua proverbiale scaramanzia e ironia, ‘in orizzontale'”, ricorda il regista.

Il film è prodotto da Massimiliano Filippini e CameraWorks, con fotografia di Gianni Mammolotti, musiche di Maria Sicari e costumi di Stefano Giovani. Sono state realizzate anche versioni in inglese e spagnolo. “Per realizzare il docufilm non abbiamo chiesto alcun finanziamento pubblico”, afferma Filippini, secondo il quale la produzione si è avvalsa di sponsor privati.

Il percorso del documentario ha attraversato sale italiane, festival e circuiti internazionali. Filmitalia registra, tra gli altri, riconoscimenti come miglior documentario al Miami Cinematic International Fest, all’Eastern Europe Film Festival, all’American Golden Picture International Film Festival, all’Indian Independent Film Festival e ai Rome International Movie Awards. La produzione quantifica complessivamente in 36 i premi ottenuti in Italia e all’estero; il numero, più aggiornato rispetto agli elenchi disponibili nelle banche dati cinematografiche, resta un dato fornito dalla produzione.

Il film è passato anche dalla Festa del Cinema di Roma e dalla Repubblica di San Marino prima della distribuzione sulle piattaforme. Non tutti i riconoscimenti e gli appuntamenti indicati nel materiale promozionale sono documentati con lo stesso livello di dettaglio dalle banche dati indipendenti, ma il percorso festivaliero e diversi premi internazionali risultano registrati da Filmitalia.

“Raccontare l’uomo che si nascondeva dietro la maschera del grande attore significa anche comprendere meglio il suo cinema”, afferma Righetti. “Il senso più profondo del docufilm è impedire che il tempo cancelli la memoria di un artista che ha lasciato un segno irripetibile nella storia del cinema italiano, facendo conoscere anche alle nuove generazioni non soltanto i suoi film e i suoi personaggi, ma l’uomo, la sua storia e ciò che ha contribuito a renderlo unico”.

Festa Roma, ad Alice nella Città 10 registe e premio a Susan Sarandon

Roma, 24 set. (askanews) – Ci saranno molte presenze femminili e molte opere prime nella XXIV edizione del festival Alice nella città che si terrà dal 13 al 25 ottobre parallelamente alla Festa del Cinema di Roma. I direttori Fabia Bettini e Gianluca Giannelli hanno annunciato che al festival dedicato ai ragazzi arriverà Susan Sarandon, per ricevere il Womenlands Award 2026 e per presentare “The Accompanist”, e che Carmen Consoli e Giovanna Mezzogiorno riceveranno lo stesso riconoscimento. “Lei è la Womenlands per eccellenza, un simbolo di libertà, un simbolo di una donna che lotta fuori dagli stereotipi, che è una grande donna oltre che una grandissima attrice” ha detto Bettini.

Alice nella città renderà omaggio anche a Jeremy Render, che sarà protagonista di una masterclass sull’arte della recitazione e riceverà il Premio Speciale della Giuria Giovani. Quest’anno saranno dodici i film del concorso internazionale, fra cui l’italiano “Selfie – Lato B” di Agostino Ferrente e sei opere prime, mentre sette saranno le opere prime nel Concorso Panorama Italia. Dieci le registe donne che arriveranno a Roma a presentare i loro film, sei nel Concorso Internazionale e quattro nel Panorama Italia. “Loro cambiano lo schema per cui l’infanzia e l’adolescenza potrebbe essere un’età incompleta, imperfetta. – ha spiegato Giannelli – Ribaltano questa cosa, sono personalità forti. Quindi io credo che il cinema femminile sa esattamente intercettare questa porta”.

Fra i film più attesi ci sono sicuramente “Idda” di Irene Dionisio, con protagoniste Tecla Insolia e Romana Maggiora Vergano, che sarà il film di apertura della sezione Panorama Italia, e “Se domani non torno” di Paola Randi, il film su Giulia Cecchettin che verrà presentato in anteprima il 23 ottobre.

Anomalia del gallio, INFN: possibile soluzione dopo oltre 30 anni

Milano, 24 set. (askanews) – Potrebbe essere un’approssimazione nei calcoli teorici, e non necessariamente l’esistenza di una nuova particella, a spiegare l'”anomalia del gallio”, il deficit di neutrini osservato da oltre trent’anni in diversi esperimenti. È l’ipotesi avanzata da uno studio condotto da ricercatori delle sezioni INFN di Cagliari e Torino e pubblicato il 24 settembre su Physical Review Letters. Per alcune descrizioni nucleari considerate fisicamente plausibili, il nuovo trattamento può ridurre di circa il 20% la probabilità prevista di cattura dei neutrini, avvicinando il calcolo ai valori osservati.

L’anomalia risale agli anni Novanta. Gli esperimenti GALLEX, ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN, e SAGE, al Baksan Neutrino Observatory in Russia, utilizzavano grandi quantità di gallio per studiare la cattura dei neutrini elettronici. Quando un neutrino viene catturato da un nucleo di gallio-71, un neutrone si trasforma in un protone e si forma germanio-71, insieme a un elettrone. Contando gli atomi di germanio prodotti, i fisici possono risalire al numero di neutrini catturati.

Le misure hanno però restituito sistematicamente un valore inferiore alle previsioni teoriche, con un deficit dell’ordine del 20%. La discrepanza è stata confermata anche dall’esperimento BEST, sempre al Baksan Neutrino Observatory, e ha raggiunto una significatività statistica superiore a cinque deviazioni standard. Tra le spiegazioni proposte nel corso degli anni c’è l’esistenza di un ipotetico quarto neutrino, detto “sterile”. Una sua eventuale scoperta aprirebbe uno scenario di nuova fisica oltre il Modello Standard. Lo studio dell’INFN propone invece di riesaminare il modo in cui viene calcolata la cattura dei neutrini da parte del gallio.

“Il nostro lavoro indica una possibilità differente: l’anomalia potrebbe non derivare da una nuova particella, ma da un’approssimazione incorporata nel calcolo teorico della sezione d’urto di cattura del neutrino”, spiega Matteo Cadeddu, ricercatore INFN e coordinatore dello studio. La sezione d’urto esprime la probabilità che avvenga l’interazione. Nel trattamento convenzionale, le funzioni d’onda del neutrino e dell’elettrone vengono considerate separatamente dalla struttura del nucleo e si assume che rimangano sostanzialmente costanti nel volume nucleare. L’approssimazione semplifica i conti, ma trascura le variazioni spaziali delle funzioni d’onda all’interno del nucleo.

Il nuovo lavoro tratta invece congiuntamente la componente leptonica, relativa al neutrino e all’elettrone, e quella nucleare. Entrano così nel calcolo anche le variazioni spaziali delle funzioni d’onda e le interferenze tra contributi provenienti da zone diverse del nucleo. In alcuni casi questi contributi possono cancellarsi parzialmente e modificare la previsione della cattura. “Il punto importante è che, quando non si separano la parte leptonica e quella nucleare del processo, la struttura spaziale della transizione nucleare può avere un effetto diretto sulla probabilità di cattura del neutrino”, osserva Nicola Cargioli, ricercatore INFN e coautore dello studio. “Per alcune descrizioni nucleari fisicamente plausibili, questo effetto può diventare sufficientemente grande da modificare in modo significativo la previsione teorica”.

Il risultato non chiude però la questione. Gli autori indicano un meccanismo capace di rendere compatibili teoria e osservazioni, ma la sua effettiva capacità di spiegare l’anomalia dovrà essere verificata con calcoli più dettagliati della struttura dei nuclei coinvolti. “Il risultato non dimostra ancora definitivamente che l’anomalia del gallio sia dovuta a un’approssimazione”, sottolinea Luca Ferro, dottorando all’Università degli Studi di Cagliari e ricercatore INFN, coautore dello studio. “Il passo successivo sarà quello di verificare questa possibilità attraverso calcoli microscopici di struttura nucleare, che permettano di determinare con maggiore precisione come avviene la transizione di neutrini ed elettroni nei nuclei di gallio e germanio”.

“Se questa interpretazione fosse confermata, le conseguenze andrebbero ben oltre la spiegazione dell’anomalia del gallio”, conclude Cadeddu, rimarcando che “lo stesso tipo di effetto potrebbe infatti essere rilevante anche in altri processi nucleari deboli, dalla cattura elettronica al decadimento beta fino alle interazioni neutrino-nucleo, aprendo la possibilità di osservare effetti finora trascurati”.

Immagine: APS-Alan Stonebraker

Cristina Scabbia: pazza del Lucca Comics, il mio avatar in Luke e Clea

Milano, 24 set. (askanews) – Cristina Scabbia, cantante della band metal italiana Lacuna Coil e gamer, racconta ad askanews il suo rapporto col Lucca Comics&Games.

“Il mio rapporto con Lucca Comics dura ormai da tantissimi anni, credo che la prima volta che ci sono stata fosse il 94-95 e da allora me ne sono pazza mente innamorata – dice – Abbiamo avuto l’opportunità di lavorare insieme a Lucca Comics per moltissimi eventi, posso sicuramente ricordare il concerto dei Lacuna Coil, è stato un momento veramente emozionante, abbiamo presentato la copertina ufficiale di Batman per DC, l’abbiamo presentata proprio a Lucca Comics, abbiamo presentato il nostro primo gioco da tavolo che si chiama ‘Horns Up'”.

Quest’anno la cantante sarà all’evento, dal 28 ottobre al 1 novembre a Lucca, anche sotto forma di avatar.

“Quest’anno sono una degli avatar del nuovo gioco creato da Lucca Comics, ‘Luke&Clea’ e non vedo l’ora di provare lo gioco per vedere se incontro me stessa che racconterò degli aneddoti speciali”.

La cantante ha anche annunciato una collaborazione speciale con una delle ospiti dell’evento, Yoko Kanno, compositrice, arrangiatrice, performer e produttrice musicale celebre, conosciuta in tutto il mondo per le sue colonne sonore di anime, fra cui soprattutto Cowboy Bebop.

“È una creatrice di colonne sonore incredibili del mondo anime – ha detto Cristina Scabbia – lo dico qui praticamente per la prima volta pubblicamente, canterò anche io sul palco con lei il 3 di novembre al Teatro Nazionale di Milano e non vedo l’ora. Sarà un’avventura pazzesca”.

Auto, il governo proroga di 1 anno lo stop al blocco degli Euro 5

Roma, 24 set. (askanews) – Il governo ha prorogato per almeno un altro anno lo stop al blocco su auto e furgoni Euro 5 con motorizzazione diesel. Una misura che per l’immediato evita di lasciare senza mezzo privato centinaia di migliaia i lavoratori nelle regioni del bacino padano, in cui sarebbe scattato il fermo.

“Sono molto soddisfatto”, ha affermato il vicepremier e ministro di Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, nella conferenza stampa al termine del Cdm. “Perché per me la politica significa cambiare in meglio la vita dei cittadini. In base a un regolamento europeo di vent’anni fa, noi avremmo dovuto lasciare a piedi, a far data dal 1 ottobre, alcune centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori, che hanno il torto di muoversi con Euro 5 diesel auto e furgoni. Sono circa 4 milioni in Italia i proprietari di Euro 5 diesel – ha rilevato -. Nel bacino padano da subito, dal 1 ottobre, interessato da questa normativa che non ha niente di ‘Green’, ma semmai è ‘black’ sono quasi 1 milione e mezzo, che in caso di accumulo di polveri sottili avrebbero dovuto lasciare in garage il mezzo con cui vanno a lavorare”.

“Il Consiglio dei Ministri ha approvato, su mia richiesta, la proroga di almeno una anno per le regioni del bacino padano (dello stop al) blocco di questi veicoli. Anche perché – ha detto Salvini – in un momento di difficoltà economiche per tante imprese e tante famiglie, avere come risposte ‘nel nome del Green rimani a casa’ non sarebbe stata la soluzione. Io ritengo che se nel 2026 ci sono 4 milioni di italiani che hanno ancora un Euro 5 diesel non lo fanno perché fa chic, lo fanno probabilmente perché non hanno la possibilità economica di cambiare un mezzo che porta loro lo stipendio a fine mese”.

“In questo anno – ha concluso – le regioni interessate hanno il tempo per fare quegli interventi di mitigazione ambientale che dal nostro punto di vista non posso essere ‘lascia a casa il mezzo’, ma saranno di altro genere”.

Auto, Salvini: bene stop blocco Euro 5, miglioriamo la vita ai cittadini

Roma, 24 set. (askanews) – In una fase come quella attuale di difficoltà e economiche, lasciare a casa centinaia di migliaia di italiani che hanno auto o furgoni diesel Euro 5 “non sarebbe stata una soluzione”: per questo il governo ha approvato una proroga di almeno un anno dello stop al blocco su questi veicoli. Lo ha spiegato il vicepremier e ministro di Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri.

“Sono molto soddisfatto – ha detto – perché per me la politica significa cambiare in meglio la vita dei cittadini. In base a un regolamento europeo di vent’anni fa, noi avremmo dovuto lasciare a piedi, a far data dal 1 ottobre, alcune centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori, che hanno il torto di muoversi con Euro 5 diesel auto e furgoni. Sono circa 4 milioni in Italia i proprietari di Euro 5 diesel – ha rilevato -. Nel bacino padano da subito, dal 1 ottobre, interessato da questa normativa che non ha niente di ‘Green’, ma semmai è ‘black’ sono quasi 1 milione e mezzo, che in caso di accumulo di polveri sottili avrebbero dovuto lasciare in garage il mezzo con cui vanno a lavorare”.

“Il Consiglio dei Ministri ha approvato, su mia richiesta, la proroga di almeno una anno per le regioni del bacino padano (dello stop al) blocco di questi veicoli. Anche perché – ha detto Salvini – in un momento di difficoltà economiche per tante imprese e tante famiglie, avere come risposte ‘nel nome del Green rimani a casa’ non sarebbe stata la soluzione. Io ritengo che se nel 2026 ci sono 4 milioni di italiani che hanno ancora un Euro 5 diesel non lo fanno perché fa chic, lo fanno probabilmente perché non hanno la possibilità economica di cambiare un mezzo che porta loro lo stipendio a fine mese”.

“In questo anno – ha concluso – le regioni interessate hanno il tempo per fare quegli interventi di mitigazione ambientale che dal nostro punto di vista non posso essere ‘lascia a casa il mezzo’, ma saranno di altro genere”.

Scuola, Schlein: decreto vergognoso, cacciano bambini stranieri da classi

Roma, 24 set. (askanews) – “È un decreto vergognoso, che prova a nascondere dietro una nuova bandiera ideologica l’incapacità del governo di dare risposte ai problemi concreti della scuola pubblica”. Lo dice la segretaria Pd Elly Schlein. “La scuola è aperta a tutti, come dice la nostra Costituzione. Ciò che esce dal consiglio dei ministri di oggi conferma che il governo Meloni vive su un altro pianeta rispetto al Paese reale”.

“In questi giorni – sottolinea – le famiglie italiane sono preoccupate per le condizioni degli edifici scolastici – solo nell’ultimo anno 68 crolli e 80mila infortuni- , per gli oltre 500 euro da spendere per i libri di testo, mentre gli stipendi degli insegnanti italiani restano tra i più bassi d’Europa”.

Eppure “di fronte a tutto questo la risposta del governo è cacciare dalle classi i bambini stranieri. Ma chi pensano di prendere in giro? Dopo 4 anni di tagli e nessun investimento serio sull’edilizia scolastica, si inventano una nuova caccia alle streghe sulla pelle dei più piccoli, indicandoli come bersaglio”.

Scuola, Meloni: decreto di buonsenso, evita le classi ghetto

Roma, 24 set. (askanews) – “Oggi abbiamo approvato in Consiglio dei Ministri il decreto sulla scuola. Un limite del 30% nelle classi per gli studenti che non conoscono adeguatamente l’italiano, più strumenti per imparare la nostra lingua e stop a burqa e niqab a scuola. Strumenti di buonsenso che non dividono, ma aiutano a integrare davvero, evitando classi-ghetto e dando a tutti gli studenti le stesse opportunità”. Lo scrive la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un post sui social.

“È questa la direzione che vogliamo continuare a seguire: una scuola che integra senza rinunciare alle regole, che sostiene chi ha più difficoltà e che mette tutti nelle condizioni di partire dallo stesso punto”, aggiunge.

Paganini e Stradivari Gala 2026, per i 160 relazioni Italia-Giappone

Roma, 24 set. (askanews) – Mentre proseguono le iscrizioni all’edizione 2027 del Premio Paganini, con le preselezioni estere in programma a New York, Shanghai, Tokyo e Berlino, l’illustre Concorso genovese mostra ancora una volta la propria vocazione di polo culturale di eccellenza e motore di relazioni internazionali con un duplice appuntamento, il 2 e il 3 ottobre, a Palazzo Ducale e Palazzo Tursi. L’iniziativa è presentata dallo stesso Premio Paganini, in collaborazione con la Sasakawa Music Foundation, il sostegno di Comune di Genova e della Nippon Foundation, il patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italia e della Fondazione Italia Giappone. L’occasione, ricompresa nel programma “Paganini Abroad” recentemente promosso dal Comitato del Premio Paganini, è costituita dai 160 anni delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone e dalla formale sottoscrizione dell’accordo con la Sasakawa Music Foundation, proprietaria di un’eccezionale collezione di violini e altri strumenti ad arco realizzati da Stradivari e Guarneri del Gesù.

Il progetto apre la rassegna “Ottobre Paganini” del Comune di Genova. Un incontro tra interpreti internazionali e strumenti storici, con musicisti direttamente legati alla storia del Concorso genovese, che proseguirà a Cremona e Siena grazie ai concerti promossi dal Museo del Violino e dall’Accademia Chigiana.

Accanto ai musicisti del celebre “Goldmund Quartet”, composto da Pinchas Adt, Florian Schoetz, Christoph Vandory e Raphael Paratore, nonché ai grandi solisti Benjamin Beilman, Rino Yoshimoto, Timothy Chooi, Reiko Watanabe e Nikki Chooi, con Roberto Arosio al pianoforte, il pubblico, genovese e non, potrà apprezzare veri e propri gioielli della liuteria italiana, come gli Stradivari “Dolphin” del 1714, lo “Jupiter” del 1722, il “Muntz” del 1736 e il Guarneri del Gesù “Ysaye” del 1740, appartenuto al grande violinista belga Eugène Ysaye.

Il 2 ottobre, nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, si terrà un gala unico per repertorio, eccellenza dei solisti e rarità storica ed artistica degli strumenti suonati. L’appuntamento, ad ingresso gratuito su prenotazione, che vedrà la presenza dell’Ambasciatrice del Giappone in Italia, Hikariko Ono, del presidente della Fondazione Italia-Giappone, Umberto Vattani, e del Chairman della Sasakawa Music Foundation, Tamio Kano, che saranno accolti dall’assessore alla Cultura del Comune di Genova, Giacomo Montanari, e dal presidente del Premio Paganini, Giovanni Panebianco. Il programma musicale, elaborato dal Direttore del Premio Paganini, Nicola Bruzzo, per valorizzare tanto la varietà della compagine degli interpreti quanto la straordinaria qualità degli strumenti messi a loro disposizione dalla Sasakawa Music Foundation, accosta repertori e formazioni cameristiche di particolare interesse: dal rarissimo Quartetto per quattro violini di Grazyna Bacewicz al Rondo alla Zingarese di Brahms e dai Cinque pezzi di Shostakovich alla selezione dai 44 Duetti per due violini di Bartók, fino al Finale della Simple Symphony di Britten.

Il 3 ottobre, a Palazzo Tursi, alla presenza della sindaca Silvia Salis, del presidente del Premio Paganini Giovanni Panebianco e del Chairman della Sasakawa Music Foundation Tamio Kano, si terrà invece l’esibizione della violinista giapponese Reiko Watanabe, che avrà il privilegio di suonare, in un programma dedicato a Bach, Paganini e Miyagi, il celebre “Cannone”, realizzato da Bartolomeo Giuseppe Guarneri del Gesù nel 1743. Nell’occasione, oltre all’intervento introduttivo dedicato allo storico violino appartenuto a Paganini e da questi donato alla Città di Genova, avrà luogo la formale sottoscrizione dell’accordo stipulato tra il Premio Paganini e la Sasakawa Music Foundation. Anche in questo caso, l’evento sarà aperto gratuitamente al pubblico su prenotazione.

“La collaborazione tra il Premio Paganini e Sasakawa Music Foundation, in occasione del 160esimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone, testimonia l’incontro tra due Istituzioni che condividono la responsabilità di custodire una straordinaria tradizione musicale e di trasmetterla alle nuove generazioni attraverso l’esperienza viva dell’esecuzione e dell’ascolto”, dichiara il presidente del Premio Paganini, Giovanni Panebianco.

“Da oltre settant’anni, il nostro Premio promuove l’eccellenza del violino e il Giappone occupa un posto speciale in questo percorso: numerosi musicisti nipponici hanno contribuito, con talento, sensibilità artistica e dedizione, a scrivere pagine memorabili della storia del Concorso, conservando un legame che continua ancora oggi a rinnovarsi. L’incontro, a Genova, tra violini storici, veri e propri gioielli della liuteria italiana, e interpreti di straordinario livello internazionale costituisce un ponte ideale verso Tokyo, favorisce conoscenza, stimola dialogo interculturale e reciproco arricchimento. Un evento che si pregia dell’attenzione che, attraverso un personale messaggio, hanno voluto manifestare anche le premier di Italia e Giappone, Giorgia Meloni e Sanae Takaichi. Un caloroso ringraziamento, oltre che alla sindaca di Genova, Silvia Salis, desidero rivolgere alle Autorità Diplomatiche coinvolte, alle Fondazioni Sasakawa, Italia-Giappone e Palazzo Ducale, a Nippon Foundation e a tutti coloro che, specie negli Uffici del Comune di Genova e del Premio Paganini, hanno contribuito a realizzare questo nuovo e suggestivo capitolo dello speciale rapporto tra due popoli geograficamente lontani, ma vicini per cultura, creatività e senso della bellezza”, conclude Panebianco.

Trump riceve Xi in pompa magna, ma gestione rivalità è difficile

Roma, 24 set. (askanews) – Donald Trump ha accolto Xi Jinping alla Casa Bianca con una cerimonia di Stato di grande solennità, nel primo ritorno del presidente cinese alla residenza presidenziale americana da oltre un decennio. Ma dietro il dispiegamento di bandiere, bande militari e uomini delle Forze armate, il messaggio politico della giornata è stato soprattutto quello della ricerca di una stabilizzazione della rivalità tra le due maggiori potenze mondiali: una competizione destinata a continuare, ma che entrambi i leader hanno detto di voler evitare si trasformi in uno scontro.

“La trappola di Tucidide può essere evitata”, ha affermato Xi nel suo intervento alla Casa Bianca, riprendendo il concetto utilizzato per descrivere il rischio di guerra quando una potenza emergente sfida quella dominante. Per il presidente cinese, Cina e Stati Uniti devono “mantenere la linea di fondo del non conflitto e del non confronto”. “Non dobbiamo evitare di parlare di competizione, ma la nostra competizione dovrebbe essere sana e dovrebbe essere mantenuta entro certi limiti”, ha detto. “Dovrebbe essere una corsa in cui si cerca di raggiungersi a vicenda, non una lotta in cui uno vince e l’altro perde”. Pechino e Washington, ha aggiunto, possono “certamente trovare la strada giusta perché due grandi Paesi possano convivere su questo pianeta che entrambi chiamiamo casa”.

Xi ha collegato direttamente questa impostazione alla necessità di ridurre i rischi sul piano della sicurezza. “I nostri due eserciti dovrebbero mantenere un dialogo regolare e migliorare i meccanismi di comunicazione e prevenzione delle crisi”, ha affermato. Il riferimento arriva mentre restano aperti dossier potenzialmente esplosivi, a partire da Taiwan, dalle restrizioni tecnologiche americane e dal confronto strategico nell’Indo-Pacifico. La relazione che Xi e Trump hanno concordato di costruire viene definita da Pechino “costruttiva e caratterizzata da stabilità strategica”, con cooperazione come elemento principale, competizione contenuta e divergenze mantenute sotto controllo.

“Sono pronto a lavorare con lei per guidare la grande nave delle relazioni Cina-Usa lungo una rotta stabile verso il futuro”, ha detto Xi rivolgendosi a Trump. Il presidente cinese ha spiegato di essere arrivato negli Stati Uniti su invito del presidente americano “per portare avanti la nostra amicizia, ampliare la cooperazione e promuovere il benessere dei nostri due popoli”. Cina e Stati uniti, ha aggiunto, “come due grandi Paesi, hanno la responsabilità storica di promuovere lo sviluppo e il progresso dell’umanità”.

Xi ha insistito sulla necessità di “rafforzare la comunicazione”. Le differenti condizioni nazionali e i diversi sistemi politici dei due Paesi, ha osservato, non impediscono che attraverso “un dialogo franco, approfondito e continuo” sia possibile aumentare la comprensione reciproca, “cercare un terreno comune mettendo da parte le differenze” e costruire fiducia. Ha auspicato un’intensificazione dei contatti nei settori diplomatico, economico, finanziario e della sicurezza, oltre che degli scambi tra le rispettive società e tra gli organi legislativi. Ha ricordato anche il rapporto costruito direttamente con Trump: “Il presidente Trump e io ci rispettiamo reciprocamente. Abbiamo costruito un buon rapporto personale e siamo rimasti in contatto”.

Proprio sul rapporto personale ha insistito Trump. Il presidente americano ha parlato della “davvero grande amicizia” costruita con Xi e fondata, ha detto, sul rispetto reciproco e sugli interessi dei due Paesi. Ha ricordato l’accoglienza ricevuta durante la visita a Pechino dello scorso maggio e indicato commercio, sicurezza e tecnologia tra i grandi capitoli del confronto. “Durante questa visita discuteremo anche questioni urgenti riguardanti sicurezza, tecnologia e superintelligenza”, ha detto Trump riferendosi all’Ia. “Le decisioni che prendiamo oggi in questi settori possono promuovere pace e prosperità per decenni e decenni a venire”.

Sull’Intelligenza artificiale Xi ha aperto un altro possibile terreno di cooperazione. “Cina e Stati Uniti sono entrambi grandi Paesi nel campo dell’Ia”, ha detto. “Abbiamo entrambi la capacità e la responsabilità di sviluppare e gestire bene l’Ia, assicurando che il suo sviluppo rimanga sempre sotto il controllo umano e sia al servizio del benessere delle persone”. Nei giorni precedenti il vertice Washington aveva proposto a Pechino anche un meccanismo di notifica reciproca per incidenti legati all’Ia che possano comportare rischi per la sicurezza nazionale.

Xi ha chiesto parallelamente maggiore apertura sul terreno economico. “La porta della Cina resta sempre aperta e accogliamo le imprese americane che vogliono investire e fare affari in Cina”, ha affermato. “Ci auguriamo che le imprese cinesi siano trattate equamente qui negli Stati Uniti”. Gli interessi delle due economie, ha sottolineato, sono ormai “profondamente intrecciati” e lasciano “ampio spazio” per una collaborazione più estesa. Trump ha a sua volta parlato degli sforzi per costruire “una relazione commerciale più equilibrata”, citando il maggiore accesso al mercato cinese per agricoltori e allevatori americani.

Il terreno era stato preparato dai negoziati tra il segretario al Tesoro Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng. Dopo una prima tornata di circa 12 ore a New York, le parti hanno discusso la riduzione dei dazi su categorie di prodotti “non sensibili”, tra cui beni di consumo, prodotti agricoli, energia e dispositivi medici, oltre all’avvio del dialogo sull’Ia e alla messa in funzione del nuovo Board of Trade. Bessent e He hanno poi proseguito il confronto a Washington. Il risultato immediato è stata la proroga fino al 10 gennaio della tregua commerciale che sarebbe scaduta il 10 novembre. Bessent ha lasciato aperta la possibilità sia di un’intesa più ampia sia di un semplice prolungamento dell’accordo esistente.

L’apertura della visita aveva già offerto un segnale del valore attribuito da Trump al rapporto con Xi. Ieri sera il presidente americano si è recato personalmente alla Joint Base Andrews, in Maryland, per accogliere Xi e la moglie Peng Liyuan insieme a Melania Trump, invece di attendere il leader cinese alla Casa bianca. Secondo C-Span, era dal 2015, quando Barack Obama ricevette Papa Francesco, che un presidente americano non accoglieva un leader straniero ad Andrews. Sul tappeto rosso lungo circa 30 metri erano schierate le guardie d’onore, mentre la cerimonia è stata accompagnata dagli inni, dalle salve di cannone e dal sorvolo di due bombardieri B-1.

Questa mattina il cerimoniale si è trasferito alla Casa Bianca. Trump e Melania hanno accolto Xi e Peng sul South Lawn, prima degli interventi dei due presidenti e di una dimostrazione militare. Melania Trump ha scelto un abito nero dal taglio essenziale, mentre Peng Liyuan si è presentata in blu scuro. Le due first lady hanno poi lasciato i presidenti ai colloqui per un programma separato che comprende una visita allo Smithsonian National Museum of Asian Art.

La giornata proseguirà questa sera con la cena di Stato nell’East Room della Casa bianca, alla quale sono attesi anche alcuni dei maggiori protagonisti dell’industria tecnologica americana. Il brindisi sarà accompagnato dallo Schramsberg “Blanc de Noir”, lo stesso spumante californiano legato allo storico brindisi tra Richard Nixon e Zhou Enlai a Pechino nel 1972. Domani Xi e Peng torneranno alla Casa Bianca per un tè privato con Trump e Melania nella Red Room, prima di una visita congiunta ai National Archives, ultimo appuntamento della visita di Stato.

M.O., Abu Mazen: "Israele vuole cancellare presenza palestinese"

Roma, 24 set. (askanews) – Il presidente palestinese Mahnous Abbas (Abu Mazen) ha accusato Israele di volersi espandere attraverso “il suo progetto coloniale volto a creare il cosiddetto ‘Grande Israele’ e di voler cancellare la presenza palestinese”.

Nel suo intervento da remoto all’Assemblea generale dell’Onu, Abu Mazen ha affermato che “quanto sta accadendo a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est non sono eventi separati, ma parte di un piano coloniale, volto a rendere la vita sempre più difficile ai palestinesi nella loro terra e a costringerli ad abbandonarla”.

Fitwalking for AIL, a Roma presentata la nuova edizione

Roma, 24 set. (askanews) – Si è tenuta presso il Circolo del Tennis del Foro Italico la Conferenza stampa nazionale dell’AIL per presentare la decima edizione della Fitwalking for AIL, la camminata solidale non competitiva che domenica 27 settembre coinvolgerà 40 città italiane, da Nord a Sud. L’iniziativa, nata nel 2017, raccoglie fondi per sostenere la ricerca scientifica sui tumori del sangue, l’assistenza ai pazienti e il supporto alle loro famiglie.

“Questo evento è fondamentale, perché oggi l’attività fisica rientra a pieno titolo nella terapia. Promuovere il movimento significa ridurre i tumori: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, l’attività fisica ne abbatterebbe il numero del 30%. Ecco perché questa camminata solidale che unisce 40 città e migliaia di cittadini e volontari vuole lanciare un messaggio forte sia all’opinione pubblica che alle istituzioni” ha dichiarato Giuseppe Toro, Presidente Nazionale di AIL.

La Fitwalking for AIL promuove anche l’importanza dell’attività fisica per i pazienti ematologici, in un contesto in cui i progressi della ricerca hanno migliorato le possibilità di cura di leucemie, linfomi e mielomi.

“Domenica 27 arriva la decima edizione della Fitwalking, un appuntamento importantissimo per AIL Roma perché capace di riunire quasi duemila persone. Non si tratta solo di pazienti o dei loro familiari: sono i cittadini romani in prima persona a sentire il valore di questo appuntamento. Ricordo ancora l’emozione dello scorso anno nel vedere quella marea di magliette azzurre al Parco dei Daini… È la prova che, per fortuna, in un mondo attualmente non così meraviglioso, il valore del volontariato esiste ancora” ha aggiunto Maurizio Martelli, Direttore UOC Ematologia dell’Azienda Policlinico Umberto I.

“Questi eventi testimoniano l’immenso valore che il volontariato riveste nel sostenere l’attività scientifica e assistenziale dell’ematologia. Tutto ciò che è stato costruito in Italia negli ultimi 40 anni deve tantissimo al ruolo dei volontari e al supporto che hanno offerto alla vita dei nostri pazienti. Un aiuto fondamentale sotto molteplici aspetti: dall’accompagnamento nei percorsi di cura spesso affrontati in trasferta e lontano da casa fino al sostegno concreto allo sviluppo della ricerca ematologica nel nostro Paese” ha concluso Alessandro Rambaldi, Direttore Scientifico della Fondazione per la Ricerca-FROM dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Dal 28 settembre all’11 ottobre si terrà infine la Fitwalking for AIL Digitale, iniziativa che coinvolgerà i dipendenti di BeOne, Kyowa Kirin e TeleConsul Editore in una “sfida” solidale per sostenere i pazienti con tumore del sangue e le loro famiglie.

Auguri MediaWorld, celebrati a Milano i 35 anni italiani

Milano, 24 set. (askanews) – Trentacinque anni e non sentirli. MediaWorld celebra il traguardo italiano con un evento milanese dove ha ripercorso le tappe fondamentali dell’azienda, dando però anche la direttrice di innovazione e crescita per i prossimi anni. Con traguardo dichiarato al 2030.

“Negli ultimi anni l’azienda è cambiata moltissimo. È diversa rispetto a 35 anni fa, ma si è trasformata soprattutto negli ultimi cinque. È proprio in questo quinquennio che siamo tornati a crescere e a investire in modo significativo sull’online e sulla digitalizzazione, con l’obiettivo di offrire un’esperienza omnichannel avanzata. Ma sono stati anche gli anni in cui siamo tornati ad aprire nuovi punti vendita: dopo un lungo periodo di stabilità, negli ultimi cinque anni abbiamo cambiato passo e ripreso a espanderci sul territorio. L’obiettivo, per il futuro, è proseguire su questa strada, accelerando ulteriormente il ritmo” ha dichiarato Emanuele Cosimelli, CEO di MediaWorld.

Tra gli altri presenti anche la CFO Daria Dodonova, il Chief Commercial Officer Sven Degezelle, il Marketing Director Francesco Sodano e l’ospite d’eccezione Iva Zanicchi. rappresentante unica della musica e della cultura popolare italiana.

“Il nostro piano industriale al 2030 non parte dalle semplici promesse, ma dai nostri numeri e dai nostri risultati. Oggi l’ho raccontato: nei primi tre trimestri le nostre vendite sono cresciute del 5%. Sono davvero contenta, anche perché nei primi tre trimestri dell’anno fiscale ’26 abbiamo aumentato gli investimenti del 16%” ha aggiunto Daria Dodonova, CFO di MediaWorld.

Uno sguardo fugace all’indietro per proiettarsi però al futuro, dove l’obbiettivo di MediaWorld sarà quello di orientare le persone nel comprendere e individuare l’innovazione. Quel legame di fiducia con il cliente, unico e vero pilastro dell’azienda.