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mercoledì, 4 Febbraio, 2026
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Centro, un’offerta simile al “Patto per l’Italia”

Il bipolarismo come vincolo dogmatico

Il bipolarismo selvaggio, lo sappiamo da tempo, non è la risposta più congeniale, più funzionale e più coerente per la salute del nostro sistema politico. E, men che meno, per la stessa efficacia dell’azione di governo. Gli esempi sono molteplici per confermare questa valutazione. È sufficiente osservare il comportamento concreto di alcune forze politiche per rendersene conto.

Al riguardo, l’esempio del partito personale di Matteo Renzi è forse quello più plateale. In aperta ostilità a Giorgia Meloni per le note questioni legate alle consulenze dei parlamentari in carica con paesi esteri, è improvvisamente diventato il nemico più implacabile del Governo e, al contempo, il sostenitore più agguerrito dell’unità delle sinistre. Una coalizione che, oggettivamente e persino plasticamente, è del tutto alternativa rispetto alle storiche posizioni che l’ex premier fiorentino ha sostenuto lungo tutto il suo percorso politico. Al di là del trasformismo, del tatticismo esasperato e delle convenienze momentanee, resta il rispetto dogmatico dell’attuale bipolarismo.

Contraddizioni politiche e incoerenze di governo

In un contesto in cui, tanto a destra quanto soprattutto a sinistra, si moltiplicano contraddizioni, zone d’ombra e incoerenze politiche persino macroscopiche, diventa evidente la necessità di mettere in campo un’iniziativa politica, culturale e programmatica capace di mettere in discussione questo singolare e inedito impianto bipolare.

Soprattutto, occorre rilanciare quella coerenza politica e di governo che si è progressivamente dissolta negli ultimi anni. Non è più tollerabile, ad esempio, che attorno a un capitolo decisivo dell’azione di governo come la politica estera vi siano coalizioni radicalmente frantumate al loro interno. Nell’attuale alleanza di sinistra e progressista convivono stabilmente ben cinque posizioni diverse, che si riflettono nei documenti parlamentari, negli ordini del giorno e nelle risoluzioni presentate nelle Camere.

La vera sfida: lelettorato che non vota

La vera sfida, dunque, non è quella di incrinare il consenso delle opposte “curve sud”, ma, al contrario, saper intercettare un segmento consistente del Paese che non si sente più rappresentato dagli attuali schieramenti maggioritari e che, di conseguenza, si astiene dal voto.

È su questo terreno che si gioca la possibilità di una nuova iniziativa politica capace di ricomporre una domanda di rappresentanza oggi dispersa e silenziosa.

Riscoprire il Patto per lItalia”

Ecco perché riscoprire e rilanciare oggi un “Patto per l’Italia”, sulle orme di quello promosso nel lontano 1994 dal PPI delle origini di Franco Marini, Mino Martinazzoli e Gerardo Bianco, può rappresentare un progetto politicamente coerente, lungimirante, coraggioso e fortemente innovativo.

È il “Patto per l’Italia” a cui sta lavorando Carlo Calenda, insieme al suo partito e ad altre realtà politiche, culturali e associative che guardano in quella direzione.

Un centro riformista e di governo

Naturalmente, è necessario mettere in campo un’iniziativa politica larga, plurale, inclusiva e realmente riformista e di governo, capace di intercettare domande, istanze e richieste che provengono da molti settori della società italiana.

Un’operazione centrista autentica, schiettamente di governo, che vada oltre il recinto di un singolo partito e sia in grado di incidere realmente nella cittadella politica italiana. Questa può essere la vera carta politica da giocare per mettere in discussione le pesanti contraddizioni e le incongruenze di un bipolarismo sempre più malsano, opportunistico e bislacco.

 

Cultura di governo e partecipazione democratica

Un progetto di questo tipo potrebbe non solo reintrodurre quella “cultura di governo” che ha rappresentato uno degli aspetti costitutivi ed essenziali della lunga stagione democratico-cristiana, ma anche – e soprattutto – riportare alle urne persone e settori della società che si sono progressivamente allontanati dalla politica perché non riuscivano più a intravedere una concreta ed efficace offerta politica e programmatica.

Dibattito Referendum – Revisione costituzionale e giustizia: le domande che contano

[…] Dare linfa al dibattito pubblico, conservando il metodo scientifico proprio della nostra disciplina, è il senso profondo della nostra Giornata. Un metodo che non rinuncia al rigore analitico neppure quando il contesto politico è attraversato da tensioni forti e da semplificazioni contrapposte.

Origini della revisione e scelta del legislatore

Nel corso della Giornata indagheremo anzitutto le origini della revisione costituzionale: il suo essere frutto di un’iniziativa governativa e l’essere stata approvata senza variazioni rispetto al testo del disegno di legge iniziale.

Un dato che consente ai fautori della riforma di sottolinearne la portata limitata rispetto all’impianto complessivo del modello di magistratura delineato nel Titolo IV della Costituzione, ma che induce anche a interrogarsi sulla bontà di un simile approccio quando l’oggetto dell’iniziativa riguarda disposizioni costituzionali e istituti delicati come la magistratura, nel quadro dell’equilibrio dei poteri.

Oggetto e senso unitario della riforma

Vi è poi la necessità di comprendere meglio l’oggetto e il senso unitario della revisione. Il titolo della legge costituzionale pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale non consente infatti una decodifica precisa, anche in ragione delle diverse accentuazioni che, nel tempo e ancora in questi giorni, vengono proposte: separazione delle carriere (ma il testo parla di “distinte carriere dei magistrati giudicanti e requirenti”), “riequilibrio” tra politica e magistratura, riconduzione del CSM a una prospettiva meramente amministrativa, e così via.

Eterogenesi o autogenesi dei fini

Un ulteriore interrogativo riguarda il rischio di una eterogenesi dei fini – rilevata da più parti soprattutto con riferimento al pubblico ministero – oppure, al contrario, di una loro autogenesi, nel senso che la matrice razionalmente unitaria della revisione possa essere ricondotta alla volontà di considerare i magistrati esclusivamente uti singuli e non uti socii.

Sorteggio e autogoverno

Sul tema del sorteggio, diversamente modulato per la componente togata e per quella cosiddetta laica all’interno del CSM e dell’Alta Corte, emerge una domanda di fondo, almeno per quanto riguarda la componente togata: come possono convivere il sorteggio e il principio dell’autogoverno, richiamato peraltro più volte nella relazione illustrativa?

Equilibrio o squilibrio dei poteri

Aleggia sull’intera riflessione una questione decisiva, emersa anche in un recente convegno di studio svoltosi a Roma presso l’Istituto Sturzo: la revisione costituzionale comporta un riequilibrio tra i poteri dello Stato o introduce, invece, uno squilibrio tra di essi?

Il referendum costituzionale: natura e problemi aperti

Infine, anche sui caratteri del referendum costituzionale sarà probabilmente necessario tornare con un ulteriore approfondimento.

Esso va qualificato come confermativo – come fa il decreto di indizione – oppure come oppositivo, o più semplicemente come “costituzionale”, cioè attinente alla garanzia della Costituzione secondo la sistematica del Titolo VI?

E quanto rileva, in presenza di richieste referendarie plurime, evenienza non disciplinata dalla legge n. 352 del 1970, l’eventuale diversità di formulazione dei quesiti? Quale può essere, su questo punto, l’estensione dei poteri dell’Ufficio centrale per il referendum?

Una riflessione dentro una tensione politica crescente

Le domande della nostra Giornata si collocano in un contesto di forte tensione politica che, anche negli ultimi giorni e nelle ultime ore, investe il funzionamento ordinario della giustizia e i rapporti tra governo e magistratura.

Mi fermo naturalmente qui. Andare oltre significherebbe invadere il territorio affidato all’introduzione e alle relazioni. Confido tuttavia che questo saluto introduttivo abbia restituito, almeno in parte, l’attenzione e la passione con cui io personalmente, il Consiglio direttivo e l’Associazione tutta guardiamo a questo Seminario di studi.

[…]

Prof. Renato Balduzzi, Presidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti

Dibattito Referendum – Un nodo irrisolto della giustizia italiana

Un dibattito aspro e una posizione politica sorprendente

Si è aperto nel Paese un dibattito dai toni aspri in vista del referendum costituzionale sulla divisione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

A ben vedere, la situazione appare paradossale: colpisce infatti la presa di posizione del Partito Democratico che, pur avendo sostenuto in un suo precedente programma la necessità della divisione delle carriere, oggi la combatte con argomenti speciosi, finendo di fatto per difendere il Codice di procedura penale di impianto fascista, nel quale giudice e accusatore sono accomunati nel processo inquisitorio.

La riforma del 1989 e i suoi limiti strutturali

Nel 1989 la riforma voluta dal ministro socialista Giuliano Vassalli avviò il percorso di trasformazione del processo penale. Tuttavia si trattò di una riforma rimasta incompiuta: se da un lato si è proceduto a una più netta divisione delle funzioni, dall’altro l’unicità delle carriere tra giudici e pubblici ministeri ha fatto sì che la riforma producesse effetti più formali che sostanziali.

Il giusto processo in Costituzione

Nel 1999, durante il governo Massimo D’Alema, il Parlamento votò all’unanimità la modifica dell’articolo 111 della Costituzione, fissando il principio del giusto processo e stabilendo che «ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale».

La riforma oggi in discussione tende precisamente a rafforzare l’imparzialità del giudice e a porre accusa e difesa su un piano di effettiva parità, come parti che si rivolgono a un giudice realmente terzo.

Tre giudici costituzionali per il Sì

Tre giudici emeriti della Corte Costituzionale – il presidente Augusto Barbera, di provenienza comunista e poi PD, il vicepresidente Nicolò Zanon, indipendente di area conservatrice, e il sottoscritto Giulio Prosperetti, già vicepresidente della Corte, con un passato nella DC e nel Partito Popolare – senza alcun coordinamento tra loro si sono espressi a favore del Sì al referendum sulla divisione delle carriere.

Assoluzioni e mancate archiviazioni

Secondo alcuni magistrati, l’alto numero di assoluzioni dimostrerebbe l’indipendenza del giudice rispetto al pubblico ministero. In realtà questo dato prova il contrario: vi sono molte assoluzioni perché vi sono poche archiviazioni preventive.

Il giudice, prima di rinviare a processo un imputato, dovrebbe operare un giudizio prognostico sull’esito del procedimento, poiché un’assoluzione che arriva dopo oltre dieci anni ha già compromesso irrimediabilmente l’immagine e la vita della persona coinvolta.

 

La colleganza tra giudice e PM

Solo un giudice realmente terzo può opporsi con autorevolezza alla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero. Se ciò non avviene, è proprio a causa dell’attuale stretta colleganza tra giudice e PM, favorita dall’unicità delle carriere.

Il CSM e la crisi delle correnti

Oggi il Consiglio Superiore della Magistratura è governato dalle correnti interne alla magistratura, come dimostrato dal recente scandalo Palamara. Si è trasformato il CSM in un organo rappresentativo, quando invece il disegno costituzionale lo prevede come organo di garanzia dell’indipendenza dei singoli giudici, incaricato di regolarne le carriere e la disciplina.

Attualmente anche rappresentanti dei pubblici ministeri siedono nel CSM e valutano la carriera dei magistrati giudicanti: come si può sostenere, allora, che i giudici siano indipendenti dai PM?

Un solo CSM: una scelta storicamente condizionata

Ci si chiede perché la Costituzione abbia previsto un solo CSM per magistrati giudicanti e requirenti e perché oggi se ne propongano due distinti. All’epoca dell’Assemblea costituente era in vigore il Codice Rocco, che non distingueva tra magistrati dell’accusa e giudicanti. I costituenti presero dunque atto di una legislazione che non prevedeva la divisione delle carriere.

Eppure il problema è sempre stato presente, ed è significativo che proprio la sinistra abbia storicamente sostenuto il principio del giusto processo oggi al centro del referendum.

 

Due CSM come organi di garanzia

Il CSM non deve essere un “parlamentino” dei magistrati, ma un organo di garanzia. La creazione di due CSM, coerente con la divisione delle carriere, risponde a una logica evidente.

Viene criticato il criterio del sorteggio per la nomina dei componenti, ma esso rappresenta invece una garanzia di reale indipendenza. La stessa Costituzione prevede il sorteggio all’articolo 135 per l’integrazione della Corte costituzionale nei giudizi contro il Presidente della Repubblica, così come per i giudici popolari in Corte d’Assise e per il Tribunale dei ministri.

LAlta Corte di Giustizia e la disciplina

L’ostracismo di una parte della magistratura si concentra sulla previsione dell’Alta Corte di Giustizia, cui verrebbe attribuita la competenza disciplinare oggi affidata al CSM. Attualmente troppe incolpazioni si concludono con assoluzioni o sanzioni irrisorie.

Anche qui l’indipendenza è garantita dal sorteggio, su una lista di soggetti con i requisiti richiesti per la nomina a giudice costituzionale, e da una composizione che prevede una significativa presenza di magistrati, anch’essi sorteggiati secondo criteri fissati dalla legge.

 

Una riforma da giudicare nel merito

Questa riforma va valutata per la sua capacità di rispondere ai problemi descritti. Va infine respinta l’affermazione secondo cui la magistratura perderebbe le proprie garanzie di indipendenza: si tratta di un argomento propagandistico, basato su una evidente falsità, poiché restano immutati l’articolo 104 della Costituzione sull’indipendenza della magistratura e l’articolo 107, che tutela l’autonomia del pubblico ministero.

Giulio Prosperetti, Vicepresidente emerito della Corte Costituzionale

Le famiglie affidatarie, una risorsa nascosta della società

Quando la famiglia viene meno

La cronaca racconta storie di minori a cui la vita sottrae la presenza e l’accudimento dei genitori naturali. Può trattarsi di accertata incapacità ad esercitare la responsabilità genitoriale, di veri e propri abbandoni, di comportamenti valutati inadeguati dall’autorità giudiziaria, di pene detentive con l’allontanamento del padre o della madre (o di entrambi) dal nucleo familiare, a volte di cause di forza maggiore (ad esempio malattie) che impediscono ai genitori naturali di adempiere ai loro doveri.

Cosa succederebbe a questi bambini – taluni in tenera età – o adolescenti, che vivono una delle fasi più delicate dell’esistenza, se non subentrassero istituti giuridici di tutela in grado di farsi carico di questa assenza, attraverso la presa in carico dei minori e dei loro vissuti, così gravidi di sofferenza e di ferite nascoste?

La comunità come soluzione provvisoria

In assenza di parenti adeguati, la necessità di un’accoglienza sollecita e protettiva suggerisce un’opzione comunitaria: quelle strutture che un tempo si chiamavano “collegi”. Qualche volta si tratta di una scelta voluta dai ragazzi stessi, pronti a tutto pur di sottrarsi a situazioni esistenziali insostenibili.

Altre volte, più spesso, si tratta di una soluzione vissuta con angoscia e desolazione, una sconfitta rispetto ai coetanei che hanno la fortuna di vivere in famiglia. Sovente la comunità è un provvidenziale luogo di transito, in attesa di una sistemazione più stabile.

 

Laffido: una casa, non un ripiego

Quella sistemazione più stabile è rappresentata dalla famiglia affidataria, dove pazientemente si può ricostruire un contesto di accoglienza e di affetti, di intimità domestica, di regole condivise, di buon esempio.

Ci sono famiglie che con pazienza e generosità si rendono disponibili ad accogliere nella propria casa bambini e adolescenti: li curano, li accudiscono, si occupano di loro con l’affetto e la dedizione di cui la vita, per un motivo o per l’altro, li ha privati. Molto spesso si tratta di genitori affidatari che hanno già una propria prole, e ciò rappresenta per i bambini affidati un valore aggiunto, perché possono vivere con coetanei l’esperienza di una nuova vita familiare.

Genitori per vocazione

Sommessamente vorrei ricordare queste persone che fanno del bene: padri e madri che non fanno distinzione di amore tra i propri figli e quelli altrui. Pur sapendo che un giorno, forse, dovranno restituirli alle famiglie naturali, e che non sarà un sollievo ma una rinuncia.

Non sono genitori “supplenti”, ma genitori per vocazione. Operano spesso in silenzio, gratuitamente, senza farsi pubblicità. In un mondo che ci sta abituando al male e al peggio, il bene non fa mai notizia.

Affido e adozione: una differenza di orizzonte

L’istituto giuridico dell’affido non è una diminutio rispetto alla vera e propria adozione. Differisce solo per la durata, prevedibilmente a termine, in vista di una restituzione ai genitori naturali, ovvero di un successivo provvedimento di adozione che può riguardare gli stessi affidatari o altri.

Responsabilità, garanzie, impegno

Sul piano delle cautele richieste per procedere a un affido, è necessario verificare tutte le garanzie di adeguatezza, serietà, disponibilità oggettiva, condizioni economiche per il mantenimento, continuità e requisiti morali dell’impegno che ci si assume.

I genitori affidatari sono consapevoli dei limiti temporali del mandato, ma sono persone che accettano questa responsabilità per sottrarre i minori a una fase di incertezza e precarietà della loro vita. Come detto, lo fanno per vocazione.

Essere genitori non è un mestiere

Essere genitori non è un mestiere, ma l’espletamento di una relazione affettiva primaria che valorizza e amplia il ruolo naturale e sociale della famiglia.

Don Alberto lascia. Dietro la decisione lacrime, domande, stanchezza, solitudine.

Caro Alberto,

scriverti questa lettera mi costa più di quanto riesca a dire.

Ci sono parole che sembrano pesare come pietre, e questa è una di quelle volte in cui il cuore arriva molto prima della penna.

Quando ho saputo dai media che stai lasciando il ministero, ho sentito dentro un silenzio strano, come quando una campana smette di suonare all’improvviso.

Non è stato solo sorpresa. È dolore. Un dolore vero, profondo, quasi fisico. Perché non stai semplicemente cambiando lavoro, non stai voltando una pagina qualunque: stai chiudendo una stagione sacra della tua vita.

Ti ho conosciuto come sacerdote nel pieno della tua manifestazione come influencer da oltre mezzo milione di follower. Non sempre ho condiviso il tuo stile, le tue proposte. Le ho rispettate.

Ho visto i tuoi occhi pieni di fuoco. Ho visto quanta verità c’era nel tuo dire. Non era entusiasmo ingenuo. Era dedizione. Era dono.

Per questo oggi fa male.

Fa male perché so quanto hai amato.

Fa male perché so quanto hai dato.

Fa male perché so che non te ne vai per leggerezza, ma forse dopo lotte che nessuno ha visto davvero.

E forse è proprio questo che stringe il cuore: sapere che dietro questa decisione ci sono lacrime, domande, stanchezza, solitudine. Una battaglia combattuta in silenzio.

Vorrei dirti mille frasi spirituali, citarti risposte facili, parlarti di piani misteriosi e di provvidenze nascoste. Ma sarebbero parole vuote. E tu meriti verità, non consolazioni di cartone.

La verità è che mi dispiace. Tanto.

Mi dispiace che il tuo cammino abbia preso questa piega.

Mi dispiace che il peso sia diventato troppo grande.

Mi dispiace che la gioia dei primi giorni si sia trasformata in fatica.

Mi dispiace perché probabilmente ha ceduto la tua fede.

Mi dispiace perché probabilmente è vento meno il tuo amore per Gesù Cristo.

Ho ascoltato con attenzione  e vivo interesse la tua ultima intervista. Scusa la franchezza: non ho condiviso nulla su che hai detto della Chiesa e del ministero del sacerdote quasi a giustificare  la tua scelta. Vorrò leggere il libro di cui hai anticipato l’uscita. Ma la Chiesa, caro Alberto, non è quella che dici tu. Troppo orizzontalismo nelle tue parole; hai sottolineato la burocrazia, i limiti, l’aspetto umano. Vero anche questo! Ma la Chiesa è soprattutto Gesù Cristo  che ha voluto trovare uno spazio tra le case degli uomini.

Ma non voglio farti delle prediche, anche perché tu le sai fare meglio di me. Desidero solo aggiungere che, insieme al dolore, c’è una certezza che non vacilla: il bene che hai fatto non si cancella. Mai. Spero solo che il bene grande che hai fatto soprattutto ai giovani, non venga meno perché si sentono delusi dal tuo abbandono.  A loro vorrei dire che prima di Alberto c’è Gesù Cisto!

Nessuna scelta futura può cancellare una sola confessione ascoltata con pazienza, una sola benedizione data con amore, una sola persona che hai rialzato quando non ce la faceva più. Tu hai seminato vita. E ciò che è stato seminato resta. Sempre.

Il sacerdozio non è solo una funzione. E quella, credimi, non te la toglie nessuno.

Anche se cambierai strada, anche se ti vestirai diversamente, anche se il mondo ti chiamerà in un altro modo… io continuerò a vederti così: un uomo che ha imparato a spezzarsi per gli altri.

E questa cosa non si “disimpara”.

Sei stato sacerdote nel gesto, nello sguardo, nel modo di ascoltare. E questo rimarrà nella tua carne, nel tuo modo di amare, nel modo in cui ti prenderai cura delle persone. Forse fuori dal ministero. Ma non fuori dalla tua verità.

 E poi lasciami dirti una cosa, con tutta la forza che ho: non sei il successo o il fallimento di un percorso. Non sei una tonaca indossata o tolta. Tu sei infinitamente di più. Sei stato mio confratello. E questo viene prima di tutto. Non ti giudico. Non potrei mai. Ti sto accanto. Con la tristezza di chi perde qualcosa di grande.

Ma anche con la fedeltà di chi non perde te.

Non smettere di cercare Dio solo perché hai cambiato strada. A volte Lui si nasconde proprio dove non pensavamo di trovarlo.

E qualunque cosa accada, ricordati questo: io ti voglio bene adesso esattamente come ieri. Forse di più. Perché oggi ti vedo più umano, più fragile, più vero. E l’amicizia nasce proprio lì.

Grazie per tutto quello che sei stato.

Grazie per quello che continui a essere.

Stai solo cambiando modo di camminare.

E io, se vorrai, camminerò al tuo fianco.

Con affetto, rispetto e dolore.

Don Tommaso

Lega, Salvini "spinge" fuori Vannacci "il disertore": è come Fini

Milano, 3 feb. (askanews) – Roberto Vannacci rivendica di essere “l’unica destra”, Matteo Salvini lo bolla con il marchio più infame per un militare: “Disertore”. Arriva così all’epilogo la liason politica tra “il generale” e “il capitano”: dopo neanche un anno – 10 mesi per l’esattezza – Vannacci lascia la Lega e lancia il suo “Futuro Nazionale” guardando alle politiche del 2027; Salvini risponde chiudendo la porta del centrodestra, cacciandolo dal gruppo dei Patrioti e liquidandolo così: “Fa il gioco della sinistra, ricordatevi la parabola di Fini”.

L’incontro tra i due, avvenuto lunedì a Roma, dunque non scioglie i nodi sul tappeto, la richiesta di una maggiore “agibilità politica” di Vannacci all’interno della Lega e la possibilità di “pesare” di più all’interno del partito con l’ingresso degli iscritti al “Mondo al Contrario”. Ma nulla trapela. La notizia esce solo nella mattinata di martedì. Vannacci non ha ancora annunciato nulla, ma dalla Lega fanno sapere: “Nè urla nè scenate, ma ormai ha deciso di uscire”. Bruciato dunque l’annuncio dell’eurodeputato, che se pure avesse ancora avuto qualche dubbio su tempi e modi, nel primo pomeriggio non può che ufficializzare: “Proseguo la mia strada da solo e vado lontano. Il mio impegno – da sempre – è quello di cambiare l’Italia. Farla tornare un Paese sovrano, sicuro, libero, sviluppato, prospero ed esclusivo. Amo la mia Patria e voglio continuare a combattere per lei stando lontano da impicci, compromessi di convenienza e inciuci”. Riferimento in particolare al sì della Lega sul decreto Ucraina, contro il quale Vannacci ha operato il primo strappo grazie al “no” di due deputati leghisti a lui vicini, Sasso e Ziello. “La mia destra non è un menu à la carte, non è una sinistra sbiadita e un po’ meno alla moda – accusa ancora Vanancci – non è a geometria variabile come la famiglia queer e soprattutto non è moderata. Nessun pugile vince un incontro tirando ganci moderati. La mia destra è vera, coerente, identitaria, forte, orgogliosa, convinta, entusiasta, pura e contagiosa. È l’unica destra che io conosca. Chi mi ama mi segua. Io inseguo un sogno e vado lontano”.

Passano poche decine di minuti, e Salvini ribatte ancora via social, mentre è in corso il Consiglio Federale del partito, con un post insolitamente lungo per il suo stile comunicativo. La scelte è “picchiare” sui temi della “lealtà” e dell'”onore”, cari all’immaginario della destra ma anche a quello del mondo militare: i verbi scelti per descrivere l’operazione Vanancci sono “disertare” e “tradire”. E poi la richiesta di lasciare il seggio a Bruxelles, “per coerenza”: “Ma la risposta – dirà in serata Salvini – ve la lascio immaginare… Per qualcuno conta più la poltrona della parola”.

In tv e in radio Salvini si dice convinto che “Vannacci non porterà nessuno nel suo partito”, ma certo i numeri dei sondaggi (sopra il 3% oggi per un sondaggio Yourtrend per SkyTg24) qualche preoccupazione la destano: tra i leghisti ci si fa forza pensando che “da qui alle politiche la strada è ancora lunga”, ma al tempo stesso c’è la consapevolezza che la competizione da destra di un soggetto non gravato da responsabilità di governo può essere pesante, sopratutto sui temi che la Lega di Salvini ha sempre cavalcato, a partire da immigrazione e sicurezza.

Ecco allora che l’uscita di Vannacci ridà fiato a chi non ha mai gradito la svolta a destra della Lega nazionale. Luca Zaia è il primo a parlare: “Vannacci era un corpo estraneo”, dice secco. Ma al Federale anche altri dirigenti di primo piano del partito – da Fedriga a Molinari – esultano per quella che viene vista come una “opportunità” per la Lega di tornare ad essere “il partito dei territori”.

Progetto “Le Vette”: hotel, residenze e rigenerazione urbana

Bolzano, 3 feb. (askanews) – Rubner Haus è stata incaricata della realizzazione del Boutique Hotel 4 stelle superior “Heritage Alps Hotel” e di quattro edifici residenziali all’interno del progetto “Le Vette” Cortina Exclusive Mountain Resort e City Hub, intervento di rigenerazione urbana in corso a Cortina d’Ampezzo. Il progetto, sviluppato da Renco per conto del Comune, interessa l’area dell’ex stazione ferroviaria e il suo contesto urbano. Abbiamo parlato con Martin Oberhofer ceo di Rubner Haus:

“La rigenerazione urbana è uno dei segmenti più rilevanti del mercato immobiliare italiano, secondo Confindustria Asso Immobiliare e Scenari Immobiliari potrà mobilitare oltre 660 miliardi di euro di investimenti nei prossimi 25 anni, generando oltre 100.000 posti di lavoro per un indotto complessivo di circa 1.900 miliardi di euro. Entro il 2050 allora saranno disponibili oltre 850 chilometri quadrati di aree rigenerative”.

L’obiettivo dell’intervento è la trasformazione di una zona strategica della città in un polo multifunzionale, capace di integrare servizi pubblici, residenze, ospitalità e spazi commerciali. Un’operazione pensata per rispondere alla carenza di infrastrutture e servizi, migliorando la fruibilità del centro cittadino sia per i residenti sia per i visitatori. È poi intervenuto Luigi Martinelli, Interior Designer Leader di RENCO:

“Il progetto di riqualificazione urbana a Cortina è un progetto molto importante per Renco perché è un progetto che genera valore, un valore sociale, è importante perché riqualifichiamo un’area che è stata dismessa per tantissimo tempo. All’interno di questo disegno urbano prendono vita quattro nuovi edifici residenziali per un totale di 27 appartamenti di alto profilo insieme ad un hotel quattro stelle superior. Il risultato sono edifici pensati per durare nel tempo, dove la sostenibilità è il punto di partenza, capaci di dialogare con il paesaggio alpino e di offrire un’elevata qualità dell’abitare e dell’ospitalità. Un progetto che genera valore per la città e che propone un modo contemporaneo e consapevole di vivere la montagna”.

All’interno di questo quadro, Rubner Haus curerà la costruzione delle componenti private del progetto, occupandosi del complesso alberghiero e degli edifici residenziali. Gli interventi prevedono l’impiego di strutture in legno e soluzioni orientate all’efficienza energetica, in dialogo con il paesaggio alpino e con l’assetto urbano esistente. Ha così concluso Martin Oberhofer ceo di Rubner Haus:

“In un progetto come le vette, il legno dà la possibilità di affrontare diverse sfide tecniche economiche, riduce il tempo in cantiere, limita il costo finanziario, aumenta la precisione in esecuzione e aumenta anche l’efficienza energetica.

In un contesto complessivo come quello urbano e turistico di Cortina, porta una maggior sostenibilità economica e minori rischi operativi”.

L’intero progetto segue i criteri delle certificazioni LEED e CasaClima, con attenzione alla gestione del cantiere, all’utilizzo di materiali compatibili e alla riduzione dell’impatto ambientale. “Le Vette” Cortina City Hub si inserisce così tra gli interventi che puntano a una riqualificazione strutturale del tessuto urbano, con un approccio integrato tra sviluppo, sostenibilità e servizi alla comunità.

Caso Epstein, Salvini: non so nulla, è un mondo lontano anni luce da me

Milano, 3 feb. (askanews) – “Le opposizioni mi chiedono di andare a spiegare qualunque cosa, anche se piove a Milano. Non ho mai conosciuto Esptein, Bannon l’ho incontrato una volta nella vita e non gli ho mai chiesto neanche un caffè. E’ un mondo che mi incuriosisce tra virgolette ma è lontano anni luce da me non ho idea di cosa facessero su quei computer su quell’isola. Se dovessi andare in Parlamento direi che ne so quanto voi, non ne ho la più pallida idea”. Lo ha detto il segretario della Lega e vice premier Matteo Salvini, a Zapping su Radiouno, circa i riferimenti alla sua persona negli Epstein Files e la richiesta delle opposizioni che venga a spiegare in Parlamento.

Tumore alla vescica in fase avanzata, nuova terapia anche in Italia

Milano, 3 feb. (askanews) – Dopo le agenzie regolatorie di Stati Uniti, Unione europea e di numerosi Paesi dell’Asia anche l’Aifa in Italia ha riconosciuto la rimborsabilità di una nuova opzione terapeutica per il trattamento del tumore della vescica in fase avanzata, il quarto tipo di tumore più diffuso nel Paese. Lo ha annunciato Astellas Pharma, produttore del medicinale enfortumab vedotin, che in associazione con un altro anticorpo monoclonale, pembrolizumab, ha aperto grandi prospettive di miglioramento dei risultati rispetto alla tradizionale chemioterapia a base di platino.

“Significa – ha detto Roberto Iacovelli, prof. di Oncologia Medica all’Università Cattolica – aumentare la sopravvivenza dei pazienti con tumore della vescica o tumore uroteliale metastatico e questo grazie all’associazione di due farmaci che agiscono in maniera diversa tra di loro: uno stimola il nostro sistema immunitario a riconoscere le cellule tumorale, l’altro veicola in maniera specifica il chemioterapico all’interno delle cellule tumorali. Dall’associazione di questi due farmaci si ha una terapia molto più potente che controlla meglio la malattia e permette ai pazienti di vivere decisamente di più”.

Un salto di qualità che ha colpito anche la comunità scientifica coinvolta negli studi che hanno portato all’approvazione del trattamento.

“C’è stata – ha sottolineato Patrizia Giannatempo, oncologa medica all’Istituto Nazionale Tumori – una commazione generale da parte dei clinici, da parte dei pazienti e delle associazioni dei pazienti perché questo trattamento finalmente è disponibile in tutta Italia e in tutti i centri italiani dove c’è un’oncologia e questo cambia completamente le possibilità di cura dei nostri pazienti. Tutti possono tornare a casa il giorno stesso della terapia e non sprecare giorni di viaggio nella ricerca di un centro di riferimento”.

La prospettiva è dunque quella di ridurre i cosiddetti ‘viaggi della speranza’ per questo tipo di patologia e l’ambizione è quella di estendere i passi avanti in altre aree.

“La tappa di oggi – ha osservato Fulvio Berardo, general manager di Astellas Pharma Italia – è un momento importante di un percorso che è stato lungo e che sarà ancora più soddisfacente in futuro. Ovviamente Astellas non è soltanto portatrice di innovazione, ma vuole essere anche un partner autorevole per tutti gli attori che gravitano intorno ai pazienti e i propri caregiver”.

I nuovi casi di carcinoma uroteliale in fase avanzata diagnosticati ogni anno in Italia sono più di 31.000 e i tassi di sopravvivenza a 5 anni sono oggi dell’80% negli uomini e del 78% nelle donne.

Fdi ‘silenzia’ caso Vannacci. Meloni: avanti su nostri temi identitari

Roma, 3 feb. (askanews) – Roma, 3 feb. (askanews) – La linea ufficiale, teoricamente inattaccabile, è che non ci si intromette nelle faccende degli altri partiti, figurarsi quando si tratta di un alleato. Ma dentro Fratelli d’Italia è da giorni che si ragiona sull’affaire Vannacci e sul suo addio a Salvini che, pur formalizzato oggi, era dato per scontato da tempo. L’unico a parlarne a microfoni accessi è il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che nella sostanza dice esattamente che si tratta di “una vicenda che riguarderà gli organi della Lega”.

Ma in un anno come quello appena iniziato, che di fatto è un’unica lunghissima volata verso le elezioni Politiche, è inevitabile che dentro il partito della premier ci si interroghi su che effetto questa separazione possa avere sull’alleato oltre che sull’intera coalizione. Per Fratelli d’Italia, come dichiarato anche dalla stessa Lega, la decisione del generale ha come prima conseguenza pratica l’automatica esclusione dal centrodestra. Per cui la prima domanda, a cui al momento è difficile dare una risposta anche per i sondaggisti, è quale peso possa avere in termini di consensi e, dunque, quanti voti possa sottrarre all’alleanza, anche in vista di una riforma della legge elettorale. Nel partito della premier si ostenta una certa sicurezza e si ragiona sui precedenti. “Finora – spiega un big meloniano – in Parlamento non c’è stato mai nulla a destra del centrodestra. Figurarsi un generale senza esercito”.

Eppure non sfugge a via della Scrofa che quel simbolo scelto da Vannacci sia decisamente più simile a quelli di area Fdi, a cominciare dalla Fondazione ‘Nazione futura’ di Francesco Giubilei, che non a quello del partito di cui pure fino a oggi è stato vice segretario. Già dall’inizio di questo 2026, e proprio in vista delle elezioni Politiche, Giorgia Meloni ha impostato l’azione del governo su temi identitari come quello della sicurezza. Per questo la linea data al partito è sostanzialmente questa: non dare visibilità a Vannacci, parlarne il meno possibile, isolarlo rispetto al resto della coalizione, e andare avanti sulle proprie battaglie.

Anche perché, è la convinzione, sicuramente la sinistra proverà ad approfittarne. Si cita non a caso Matteo Renzi secondo cui l’addio dell’ex generale alla Lega, rappresentando la prima divisione a destra da anni, è un’occasione che andrebbe colta al volo: c’è “una fetta di Paese – dice il leader di Iv – che ha votato Meloni e oggi è delusa perché Giorgia non garantisce la sicurezza e non abbassa le tasse” e “se questo popolo di destra trova una rappresentanza autonoma, la Meloni e Salvini perdono le Politiche. A condizione che la sinistra stavolta si faccia trovare unita e non litighi come al solito. In UK Starmer ha vinto grazie a Farage, non dimentichiamolo”.

La consegna del silenzio, nella logica meloniana, servirebbe anche a fare da controaltare alla visibilità che, ne sono certi, gli sarà data proprio in chiave anti-premier. “Lo pomperanno mediaticamente i salotti televisivi dell’intellighenzia di sinistra. Siamo pronti a scommettere in grandi ospitate su La7”, ironizzano da via della Scrofa. Ma al di là delle strategie degli avversari, dentro il partito della premier il timore è anche che adesso aumentino ulteriormente le fibrillazioni nella Lega e che, proprio per non rimanere con il fianco scoperto, Salvini cominci una rincorsa a destra che potrebbe rendere ancora più complicati i prossimi mesi del governo.

21Shares guida l’accesso agli asset digitali

Milano, 3 feb. (askanews) – Negli ultimi anni il mondo degli investimenti ha visto crescere sempre di più l’interesse verso le criptovalute. Tra i protagonisti indiscussi in questo settore c’è 21Shares, oggi leader mondiale negli ETP su asset digitali. La società gestisce 58 ETP sulle criptovalute, più di qualsiasi altro operatore al mondo, ed ha i propri prodotti quotati sulle principali borse europee: da Londra a Zurigo, fino a Francoforte e Parigi con la novità del 2026 che prevederà a breve la quotazione di questa tipologia di prodotti anche su Milano. Bitcoin resta oggi l’asset con le migliori performance dell’ultimo decennio, grazie soprattutto a una caratteristica chiave: la scarsità.

La quantità massima di Bitcoin è fissata a 21 milioni e l’emissione diminuisce ogni 4 anni. Ne ha parlato Massimo Siano, Head of Southern Europe di 21shares: “Ricorda moltissimo quando abbiamo iniziato il business, dove il dibattito era se comprare a 4000/4500/3500 il bitcoin. Adesso ci mettiamo a ridere. Io penso che, nei prossimi cinque anni, ci metteremo a ridere su questo periodo, se il dibattito è comprare a 80/81/79 eccetera eccetera. E’ un momento secondo me, per chi fa un bel piano di accumulo, interessante”.

In un contesto globale ancora incerto, strumenti come gli ETP permettono agli investitori istituzionali e privati di accedere a questo mercato in modo regolamentato e trasparente.

“Per quanto riguarda prospettive di lungo periodo, se nel lungo periodo le banche centrali trascurano l’inflazione come sembra, perché il trend sembra quello di abbassare i tassi nonostante i tassi di inflazione alti, quindi vuol dire quantità di moneta alta, più elevata delle monete tradizionali e questo è un vantaggio importante per i bitcoin, perché la quantità di moneta dei bitcoin è certa. La quantità di moneta delle banche centrali è invece incerta” ha proseguito Siano.

Un mercato in evoluzione, in cui 21Shares resta un attore chiave nell’integrazione degli asset digitali nella finanza tradizionale.

Napoli, ragazza di 22 anni uccisa con una coltellata alla schiena. Il sindaco Manfredi: addolorato

Napoli, 3 feb. (askanews) – Una ragazza di 22 anni è morta poco dopo essere giunta all’ospedale Villa Betania, nel quartiere Ponticelli a Napoli, nell’area orientale della città. La giovane donna, originaria del rione Conocal, aveva una ferita da arma da taglio alla schiena.

Secondo le prime indagini degli agenti della Squadra mobile, del Commissariato Ponticelli e dell’Upgsp della Questura, la 22enne sarebbe stata accompagnata al pronto soccorso, in gravissime condizioni, da un’auto che si è poi allontanata. I poliziotti stanno ascoltando amici e parenti della 22enne in cerca del movente e della dinamica di quanto accaduto anche visionando le immagini di alcune telecamere di videosorveglianza posizionate in zona.

“Addolorato per la morte di questa giovane ragazza di Ponticelli. Le forze dell’ordine e la magistratura sapranno ricostruire i fatti. Ancora più forte sarà il nostro impegno per ridurre le sacche di disagio in quartieri su cui stiamo investendo per la rigenerazione del territorio”. A scriverlo su X, il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi.

Sicurezza, il Consiglio dei ministri slitta a giovedì. Il Quirinale sta esaminando i testi

Roma, 3 feb. (askanews) – Un giorno in più per lasciare spazio al voto nell’aula del Senato sulle comunicazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sui fatti di Torino ma soprattutto per consentire al Quirinale di esaminare un corposo testo – due provvedimenti, un decreto legge e un disegno di legge, circa 80 pagine in tutto – che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto questa mattina: è la ragione per cui Palazzo Chigi ha deciso di far slittare a giovedì il consiglio dei ministri che già domani avrebbe dovuto varare il pacchetto sicurezza.

Nel decreto legge che il Colle sta leggendo ci sono tre norme che inizialmente erano state previste nel disegno di legge ma che i fatti di cronaca di queste settimane – dall’accoltellamento in una scuola di La Spezia al poliziotto che ha sparato e ucciso un pusher a Rogoredo fino ai fatti di sabato al corteo pro Askatasuna – hanno portato il governo a voler accelerare: si tratta della stretta sui coltelli, della non iscrizione nel registro delle notizie di reato in presenza di cause di giustificazione (norma che riguarda sia i cittadini che le Forze dell’ordine) e del fermo di prevenzione di 12 ore delle persone sospettate di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione.

Su quest’ultimo punto, dopo il vertice di ieri a Palazzo Chigi, Forza Italia con Antonio Tajani e Maurizio Gasparri aveva espresso più di una perplessità sottolineando come si potessero utilizzare norme già esistenti come l’obbligo di firma o il daspo. Oggi tuttavia il presidente dei senatori Fi si dice convinto che “il fermo preventivo di cui si parla sia pienamente compatibile con i principi costituzionali, in particolare con il secondo comma dell’articolo 13, che prevede che in casi codificati dalla legge si possa procedere al fermo per poi informare la magistratura entro quarantotto ore. Quindi si può fare nelle forme previste dalla Costituzione”.

La premier Giorgia Meloni, ricevendo a Palazzo Chigi il giornalista Salvo Sottile e Bianca Leonardi, l’inviata del suo programma Far West (Raitre) che sabato è stata aggredita al corteo pro Askatasuna a Torino, ha ribadito: “Penso non si possa arretrare, stiamo lavorando su questo, dobbiamo garantire con norme ancora più efficaci che queste cose non accadano ma penso sia un problema di humus culturale”. L’appello alle opposizioni “a un impegno comune” e a un voto su una risoluzione unitaria domani a Palazzo Madama non centra l’obiettivo nonostante il tentativo di mediazione del presidente del Senato Ignazio La Russa.

Quanto alla “cauzione” per gli organizzatori delle manifestazioni chiesta ripetutamente dalla Lega di Matteo Salvini per garantire la copertura di eventuali danni, non entrerà nel decreto né nel ddl. Ieri Fi aveva segnalato come fosse una misura di non facile applicazione e anche al Viminale ritengono non sia di così semplice redazione. Si vedrà dunque nel corso dell’esame parlamentare dei due provvedimenti, quando il partito di via Bellerio proporrà sicuramente emendamenti in questo senso.

Libri, al Centro Studi Americani "Hard Power. Perchè la guerra cambia la storia"

Roma, 3 feb. (askanews) – Presentato al Centro Studi Americani il libro “Hard power. Perchè la guerra cambia la storia” di Roberto Arditti.

A fare da sfondo il fatto che non c’è illusione più drammatica e pericolosa di quella che si è fatta strada in Occidente da un certo tempo a questa parte: la politica e la diplomazia sono sufficienti per intervenire nei momenti di crisi, meglio lasciare la forza come estrema ratio.

Purtroppo, spiega Arditti, le cose non stanno così e solo chi non vuole vederlo non lo vede. Il libro passa in rassegna fatti e personaggi della storia recente e dell’epoca contemporanea: le dinamiche sono chiarissime e le conseguenze assai esplicite. Si comincia dalle due bombe atomiche e lo sbarco in Normandia, due prove di forza all’ennesima potenza, fino all’analisi dei due protagonisti del nostro tempo, Putin e Xi Jinping. E, ancora, l’attuale situazione del Medio Oriente e “la vergognosa fuga americana dall’Afghanistan”, il peggior servizio possibile alla credibilità mondiale dell’Occidente del Ventunesimo secolo.

Dopo i saluti di Roberto Sgalla, Direttore del Centro Studi Americani sono intervenuti nel dibattito con l’autore il Gen. Salvatore Cuoci, Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito, l’editore Francesco Giubilei, l’On. Lorenzo Guerini, Presidente COPASIR, l’On. Federico Mollicone, Presidente Commissione Cultura della Camera dei Deputati e membro UIP Italia-Usa, la Sen. Isabella Rauti, Sottosegretario di Stato alla Difesa, in videocollegamento. Ha moderato il giornalista Salvatore Santangelo.

Sicurezza, Cdm slitta a giovedì, spazio per esame Colle e voto Senato

Roma, 3 feb. (askanews) – Un giorno in più per lasciare spazio al voto nell’aula del Senato sulle comunicazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sui fatti di Torino ma soprattutto per consentire al Quirinale di esaminare un corposo testo – due provvedimenti, un decreto legge e un disegno di legge, circa 80 pagine in tutto – che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto questa mattina: è la ragione per cui Palazzo Chigi ha deciso di far slittare a giovedì il consiglio dei ministri che già domani avrebbe dovuto varare il pacchetto sicurezza.

Nel decreto legge che il Colle sta leggendo ci sono tre norme che inizialmente erano state previste nel disegno di legge ma che i fatti di cronaca di queste settimane – dall’accoltellamento in una scuola di La Spezia al poliziotto che ha sparato e ucciso un pusher a Rogoredo fino ai fatti di sabato al corteo pro Askatasuna – hanno portato il governo a voler accelerare: si tratta della stretta sui coltelli, della non iscrizione nel registro delle notizie di reato in presenza di cause di giustificazione (norma che riguarda sia i cittadini che le Forze dell’ordine) e del fermo di prevenzione di 12 ore delle persone sospettate di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione.

Su quest’ultimo punto, dopo il vertice di ieri a Palazzo Chigi, Forza Italia con Antonio Tajani e Maurizio Gasparri aveva espresso più di una perplessità sottolineando come si potessero utilizzare norme già esistenti come l’obbligo di firma o il daspo. Oggi tuttavia il presidente dei senatori Fi si dice convinto che “il fermo preventivo di cui si parla sia pienamente compatibile con i principi costituzionali, in particolare con il secondo comma dell’articolo 13, che prevede che in casi codificati dalla legge si possa procedere al fermo per poi informare la magistratura entro quarantotto ore. Quindi si può fare nelle forme previste dalla Costituzione”.

La premier Giorgia Meloni, ricevendo a Palazzo Chigi il giornalista Salvo Sottile e Bianca Leonardi, l’inviata del suo programma Far West (Raitre) che sabato è stata aggredita al corteo pro Askatasuna a Torino, ha ribadito: “Penso non si possa arretrare, stiamo lavorando su questo, dobbiamo garantire con norme ancora più efficaci che queste cose non accadano ma penso sia un problema di humus culturale”. L’appello alle opposizioni “a un impegno comune” e a un voto su una risoluzione unitaria domani a Palazzo Madama non centra l’obiettivo nonostante il tentativo di mediazione del presidente del Senato Ignazio La Russa.

Quanto alla “cauzione” per gli organizzatori delle manifestazioni chiesta ripetutamente dalla Lega di Matteo Salvini per garantire la copertura di eventuali danni, non entrerà nel decreto né nel ddl. Ieri Fi aveva segnalato come fosse una misura di non facile applicazione e anche al Viminale ritengono non sia di così semplice redazione. Si vedrà dunque nel corso dell’esame parlamentare dei due provvedimenti, quando il partito di via Bellerio proporrà sicuramente emendamenti in questo senso.

Askatasuna, Governo sfida opposizioni: su Piantedosi Senato voterà

Roma, 3 feb. (askanews) – Si arena definitivamente a palazzo Madama l’appello lanciato dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a “una stretta collaborazione istituzionale” sui temi della sicurezza dopo gli scontri di Torino e in attesa che il Consiglio dei ministri, rinviato a giovedì, vari gli attesi provvedimenti sul tema. In conferenza dei capigruppo la maggioranza e il Governo trasformano in “comunicazioni” (quindi con voto) l’informativa del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi attesa per domani in aula, sulla falsariga di quella resa oggi alla Camera. Ma la decisione non era stata ancora deliberata dall’assise dei presidenti dei gruppi di palazzo Madama e la scelta delle comunicazioni consente alla maggioranza di sfidare le opposizioni sul tema della violenza di piazza. Tema sul quale le parole di oggi a Montecitorio del titolare del Viminale (“chi sfila a fianco di questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità”) indica la strada di un nuovo scontro politico frontale con le minoranze parlamentari.

Il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, spiega ai cronisti le ragioni della presa di posizione del Governo: “I fatti di Torino sono troppo gravi, troppo seri per una semplice informativa: ci sono stati 108 poliziotti feriti”, dice, “quindi è necessario (…) che ci sia un documento votato dal Parlamento” che condanni i fatti e “dica che non c’è spazio per chi minimizzi neghi o in qualche modo giustifichi questo tipo di violenza”. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, si dice “deluso” dalla conferenza dei capigruppo e rivendica il suo tentativo di mediazione, avviato peraltro già nei contatti precedenti alla riunione formale: “È stata mia premura – spiega – cercare di rendere il documento assolutamente condivisibile, cioè fondato esclusivamente su principi generali. Purtroppo non c’è stata la possibilità neanche su questo documento di trovare i presupposti per dire sì quantomeno alla comunicazione di tutto”.

Le opposizioni accusano di fatto il Governo di cercare di metterle in trappola sul caso Torino e non lesinano termini durissimi: per Raffaelle Paita, capogruppo di Italia viva al Senato, l’appello all’unità nazionale della premier era “un bluff”, per Francesco Boccia del Pd “c’è il tentativo di usare la sicurezza come clava politica contro le opposizioni”. Secondo Stefano Patuanelli del M5S la volontà di Governo e maggioranza “è semplicemente quella di speculare su questo fatto per presentare misure che per noi sono inaccettabili, per arrivare a uno Stato di polizia”. Tino Magni di AVS rincara la dose: “Noi non abbiamo timori a discutere di sicurezza e di garanzia democratica”, rivendica, mentre “loro hanno invece dei cadaveri da nascondere”, aggiunge, tirando in ballo la tragica manifestazione di destra del 12 aprile 1973 nella quale venne ucciso un agente di polizia e alla quale prese parte, secondo le cronache dell’epoca, l’attuale presidente del Senato.

Nel tardo pomeriggio i capigruppo delle opposizioni di palazzo Madama partoriscono una nota unitaria tornando su uno dei passaggi della conferenza dei capigruppo: il rifiuto della maggioranza di trasformare in “comunicazioni”, quindi con un voto su risoluzioni, anche l’informativa del ministro della Protezione civile, Nello Musumeci sulle conseguenze della recente ondata di maltempo nel Sud Italia. “La verità è che questa destra – accusano – strumentalizza quanto avvenuto a Torino per avallare scorciatoie autoritarie sulla sicurezza, ma salva dalle loro responsabilità Musumeci e Schifani”.

Uscite unite dalla capigruppo e con questa nota congiunta, le opposizioni potrebbero però trovarsi nuovamente divise sui testi da votare domani. Nel pomeriggio non c’è ancora nessuna conferma sull’ipotesi di una risoluzione unitaria, “tenteremo di farla”, era il refrain comune all’uscita dalla riunione dei capigruppo, ma nessuno finora, a microfoni spenti, se la sente di confermare che si possa fare. Una traccia sui contenuti possibili del documento viene dalle dichiarazioni di Patuanelli. Il M5S, lascia intendere ai cronisti, vuole premere l’acceleratore sui “veri” problemi della sicurezza: “Voglio vedere come Governo e maggioranza faranno a votare no” alle richieste di assumere 23mila agenti delle forze dell’ordine, a risorse certe per presidi di polizia nelle grandi aree metropolitane, “a rivedere le misure di Nordio che prevede di avvisare 5 giorni prima gli arrestandi o quando chiederemo di rivedere le norme del decreto Cartabia che prevede l’improcedibilità d’ufficio per alcuni reati che sono sempre più presenti e diffusi”.

Sicurezza, Conte: governo propone norme folli e anticostituzionali

Roma, 3 feb. (askanews) – Le norme che il governo sta elaborando per affrontare il tema ‘sicurezza’ sono “una follia, sono anticostituzionali” e l’unico obiettivo è quello di imprimere una “stretta securitaria”. Lo ha detto il leader M5s Giuseppe in una diretta sui social network. “Stanno parlando soprattutto di tre misure: una è la cauzione” per chi organizza una manifestazione. In questo modo “doltanto i miliardari potranno organizzare una manifestazione. Chi può garantire aprioristicamente che non verranno facinorosi. Una follia, una norma anticostituzionale”. Peraltro, produrrà un “effetto perverso: prolifereranno le manifestazioni non autorizzate”.

E poi, si parla di uno “scudo” penale per le forze dell’ordine. “Sono esecrabili i fatti di Torino” ma “la reazione ‘offriamo uno scudo’ è uno slogan! Non facciamo propaganda sulla pelle delle forze di polizia. Chi può garantire che un poliziotto o un carabiniere di fronte a un episodio dubbio non venga iscritto nel registro degli indagati? Solo il Pm può giudicarlo. Quando parlate di scudo state prendendo in giro le forze di polizia, sarebbe incostituzionale”.

Inoltre, “si parla di fermo preventivo. Ci riporta alla legge Reale del 1975, una legge così repressiva che dopo un po’ fu abbandonata perché conteneva questa misura spropositata”. In questo caso la norma varrebbe anche “rispetto ai sospetti… Peggio della legge Reale”.

Per Conte “alla fine qui stanno creando solo un meccanismo per una stretta ulteriore. L’hanno già introdotta con il decreto sicurezza approvato. Dove volete arrivare? Noi vi contrasteremo, non vi permetteremo di prendere in giro la polizia e i cittadini. Noi siamo per la sicurezza, cosa avete fatto per offrire soluzioni vere alle esigenze dei cittadini?”.

Un caccia Usa ha abbattuto un drone iraniano che volava vicino alla portaerei Lincoln nel Mar Arabico

Roma, 3 feb. (askanews) – Un F-35C statunitense ha abbattuto oggi un drone iraniano Shahed che volava “in modo aggressivo” e con “intenzioni poco chiare” verso la portaerei USS Abraham Lincoln nel Mar Arabico. Lo ha detto alla Cbs un portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), confermando la notizia riportata inizialmente dalla Reuters.

Il drone è stato abbattuto quando “la USS Abraham Lincoln stava attraversando il Mar Arabico a circa 800 chilometri dalla costa meridionale dell’Iran”, ha precisato il portavoce del Centcom, capitano Tim Hawkins, sottolineando che “il drone iraniano ha continuato a volare verso la nave nonostante le misure di de-escalation adottate dal Comando Centrale degli Stati Uniti attivo in acque internazionali”. Un caccia F-35C della Lincoln ha abbattuto il drone per proteggere la portaerei e il suo personale e “nessun militare americano è rimasto ferito e nessun equipaggiamento americano è stato danneggiato”, ha precisato. Poche ore dopo, ha riferito ancora il portavoce del Centcom,
motovedette iraniane si sono avvicinate alla petroliera battente bandiera americana Stena Imperative, mentre transitava in acque internazionali nello Stretto di Hormuz, e un drone iraniano Mohajer la sorvolava. Secondo Hawkins, gli iraniani avrebbero minacciato via radio di salire a bordo della petroliera per sequestrarla. La petroliera è stata quindi scortata dal cacciatorpediniere USS McFaul, con un supporto aereo difensivo dell’aeronautica militare.

Bce, giovedì attesa nuova conferma ai tassi di interesse

Roma, 3 feb. (askanews) – Fari dei mercati puntati sulla Banca centrale europea giovedì, al termine dei due giorni di riunioni del Consiglio direttivo. Alle 14 e 15 verranno annunciate le decisioni di politica monetaria.

Con l’inflazione sempre vicina all’obiettivo del 2%, l’attesa dominante è che vengano nuovamente confermati i livelli dei tassi di interesse per l’area euro. Il principale riferimento, il tasso sui depositi, resterebbe così a sua volta al 2%. La Bce mantiene i livelli attuali dei tassi dallo scorso giugno.

Domani una aggiunta rilevante al quadro complessivo sarà la stima preliminare sull’inflazione dell’area euro a gennaio, che verrà diffusa da Eurostat.

Altro elemento sotto i riflettori, in particolare per la conferenza stampa della presidente Christine Lagarde, alle 14 e 45, sarà quello dei cambi euro-dollaro, dopo il recente picco sopra 1,20 ai massimi da oltre quattro anni.

La forza dell’euro si aggiunge infatti ai dazi commerciali e rischia di frenare ulteriormente le esportazioni dei paesi che utilizzano la valuta condivisa. Tanto più che molti giganti delle esportazioni dell’Asia sembrano invece aver adottato una strategia che ha portato a svalutazioni delle loro rispettive divise.

Roma diventa polo della danza europea contemporanea

Roma, 3 feb. (askanews) – Fermare l’esodo dei giovani danzatori verso l’estero portando a Roma maestri internazionali e formazione di altissimo livello, a costo zero. È l’obiettivo di Danza Oltre il Confine 4.0, il progetto di World Dance Alliance Europe che dal 9 febbraio al 26 aprile 2026 offrirà a professionisti e appassionati un percorso intensivo di danza contemporanea normalmente accessibile solo nelle accademie straniere.

Il progetto, selezionato nell’ambito dell’Avviso Pubblico di Roma Capitale e approvato da parte del Dipartimento Attività Culturali, nasce come risposta italiana a un fenomeno ben documentato: molti giovani talenti della danza lasciano ogni anno il Paese per formarsi a Londra, Berlino, Vienna o in altre capitali europee, spesso con investimenti che possono superare i 10.000 euro annui tra formazione e costi di vita.

Danza Oltre il Confine 4.0 inverte questa tendenza, portando a Roma coreografi e maestri di caratura internazionale e rendendo la formazione completamente gratuita e aperta a tutti, senza requisiti di accesso se non la passione per la danza. Sotto la direzione artistica di Joseph Fontano, il progetto intreccia danza contemporanea, movimento, teatro, musica e arti visive, in 77 giorni di creazione collettiva che culmineranno in due performance pubbliche il 25 e il 26 aprile 2026, in occasione della Giornata Internazionale della Danza: vere produzioni artistiche co-create dai partecipanti insieme ai maestri. Il percorso si articola in tre fasi tematiche condotte da coreografi e docenti di fama internazionale: Jacqueline Bulnes, Mariella Celia, Luca Di Paolo, Roberta Fontana e Joseph Fontano, affiancati dai maestri ospiti Valeria Freiberg, Mimi Grassi, Tommaso Petrolo, Paola Sorressa, Gabriella Stazio e Valerio Perla.

“Rigore e libertà: il coraggio della creazione” (9-27 febbraio 2026) esplora il confine tra disciplina tecnica e libertà espressiva, fondamento della danza contemporanea. “Le parole della danza non dette” (9-27 marzo 2026) indaga la comunicazione oltre il verbale, trasformando il corpo in strumento narrativo. “Comunicare con il corpo” (8-24 aprile 2026) prepara i partecipanti alla scena, lavorando sulla relazione con lo spazio e il pubblico.

Danza come strumento di inclusione e decostruzione degli stereotipi

Oltre alla tecnica, il progetto utilizza la danza come dispositivo di trasformazione sociale. Attraverso pratiche inclusive e partecipative, i laboratori affrontano temi urgenti come gli stereotipi di genere, la costruzione dell’identità e la memoria personale come materia creativa. Un approccio ispirato al pensiero pirandelliano sulla “maschera sociale”, dove l’arte diventa strumento di liberazione e consapevolezza. “In Italia l’accesso a percorsi formativi di alto livello nella danza contemporanea è ancora molto limitato”, sottolinea Joseph Fontano. “Molti giovani artisti si trovano davanti a una scelta difficile: rinunciare alla propria crescita professionale oppure affrontare costi elevati per formarsi all’estero. Con questo progetto vogliamo dimostrare che è possibile offrire eccellenza, apertura e qualità anche nel nostro Paese, rendendo la formazione un diritto e non un privilegio”.

Il progetto si rivolge sia a danzatori professionisti in cerca di perfezionamento sia a non professionisti, creando un ambiente multigenerazionale e multiculturale dove la diversità diventa valore aggiunto. Gli spazi di World Dance Alliance Europe, in via della Magliana 63/E, nel XI Municipio di Roma, diventeranno per quasi tre mesi un laboratorio aperto di creazione artistica e coesione sociale, radicato nel territorio e aperto alla cittadinanza.

Le performance finali del 25 e 26 aprile 2026, aperte gratuitamente al pubblico, rappresenteranno il risultato tangibile di un percorso che unisce eccellenza artistica e impatto sociale, contribuendo a rafforzare il ruolo di Roma come nuovo hub della danza contemporanea europea.

Iscrizioni e modalità di partecipazione

La partecipazione ai laboratori è gratuita. Sarà possibile iscriversi all’intero percorso formativo oppure ai singoli moduli, scegliendo di volta in volta le attività di interesse. Le iscrizioni avverranno esclusivamente via e-mail, scrivendo a: aedanza@icloud.com – Oggetto: DOC 4.0

Askatasuna, Meloni rilancia: serve un impegno comune per la sicurezza, anche delle opposizioni

Roma, 3 feb. (askanews) – “Serve chiarezza da parte di tutti e serve un impegno comune che è quello che ho proposto, quando ci sarà un dibattito in Parlamento con il ministro Piantedosi, a tutti i partiti anche dell’opposizione. Ho ascoltato la segretaria del Pd” Elly Schlein “che diceva che le istituzioni devono essere unite. Speriamo”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni al programma Farwest in onda questa sera alle 21:20 su Rai3, commentando le iniziative del governo sul fronte sicurezza, dopo i disordini di Torino.

La premier questa mattina ha ricevuto a Palazzo Chigi Bianca Leonardi, l’inviata del programma di Salvo Sottile aggredita insieme alla troupe da un gruppo di antagonisti durante il corteo per Askatasuna di sabato scorso a Torino.

Askatasuna, Meloni: serve impegno comune anche delle opposizioni

Roma, 3 feb. (askanews) – “Serve chiarezza da parte di tutti e serve un impegno comune che è quello che ho proposto, quando ci sarà un dibattito in Parlamento con il ministro Piantedosi, a tutti i partiti anche dell’opposizione. Ho ascoltato la segretaria del Pd” Elly Schlein “che diceva che le istituzioni devono essere unite. Speriamo”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni al programma Farwest in onda questa sera alle 21:20 su Rai3.

La premier questa mattina ha ricevuto a Palazzo Chigi Bianca Leonardi, l’inviata del programma di Salvo Sottile aggredita insieme alla troupe da un gruppo di antagonisti durante il corteo per Askatasuna di sabato scorso a Torino.

Ex Ilva, chiesta la proroga della cassa integrazione per 4.450 lavoratori

Roma, 3 feb. (askanews) – Acciaierie d’Italia (AdI) ha presentato un’istanza di autorizzazione alla proroga della Cigs per un massimo di 4.450 lavoratori, di cui 3.803 a Taranto. E’ quanto riferiscono fonti sindacali. La richiesta di proroga Cigs “decorrerà dalla data del 1 marzo 2026 per i successivi 12 mesi e comunque nell’ambito della gestione commissariale”, si legge nell’istanza presentata dall’azienda. I dipendenti di AdI in As sono 9.702.

“I concorrenti fattori avversi al regolare e proficuo svolgersi dell’attività produttiva e commerciale – scrive l’azienda nella richiesta di proroga della Cigs – hanno provocato e via via aggravato lo squilibrio dei fattori produttivi”. La cassa integrazione e il relativo piano di risanamento, sottolinea AdI, sono funzionali al superamento delle criticità e “risultano essenziali per la stessa sopravvivenza della compagine sociale”.

“Lo stato di fatto venutosi a creare quale risultante di più fattori concorrenti – si legge nella richiesta – impone un deciso e pronto intervento per riequilibrare i fattori produttivi mediante l’adozione di un piano di risanamento finanziario e di riassetto industriale, oggi imposto anche dagli obblighi connessi all’ammissione alla amministrazione straordinaria”. L’azienda procederà alla sospensione dei contratti di lavoro del personale addetto agli impianti ed amministrativo in relazione ai livelli produttivi consentiti dallo stato di fatto e dalle disponibilità finanziarie.

“I siti produttivi del gruppo a valle dello stabilimento di Taranto – aggiunge – subiranno le ricadute produttive del livello di produzione di acciaio, con conseguenti ripercussioni sul livello di saturazione degli assetti di marcia degli impianti e, quindi, sulla possibilità di impiego, in modo continuativo, di tutto il personale addetto in ambito produttivo e dei vari enti di staff e servizi. Conseguentemente, l’individuazione del personale da sospendere dal lavoro sarà effettuata con prioritario riferimento alle esigenze tecnico produttive”.

Sanremo, presentato il Villaggio del Festival 2026 a Villa Ormond

Sanremo, 3 feb. (askanews) – A tre settimane dell’inizio del Festival della Canzone italiana, a Sanremo è stato presentato ‘Il Villaggio del Festival 2026’ che torna a Villa Ormond con un progetto rinnovato, forte di partnership editoriali di respiro nazionale e di un calendario fitto di appuntamenti all’insegna di musica, calcio, giovani, con tanti appuntamenti e novità che accompagneranno la settimana della più popolare rassegna canora.

“Il Villaggio del Festival non è solo un contenitore di eventi ma un ecosistema culturale e mediatico che cresce anno dopo anno. Il nostro obiettivo è quello di mettere in relazione le istituzioni, i partner, il mondo della scuola, la musica, l’arte, la cultura affinché possa emergere un racconto sincero di quello che accade al Villaggio durante la settimana del Festival e nella città di Sanremo” spiega Giuseppe Grande, direttore de Il Villaggio del Festival.

Le stime parlano di oltre 40mila presenze attese, distribuite tra eventi, incontri, attività live e momenti di intrattenimento per un festival diffuso nella città.

“Per noi è un evento collaterale al Festival, un evento molto importante. Per noi è il Festival perché gli eventi collaterali del festival, e sono pochi quelli riconosciuti, sono gli eventi del festival. Hanno già saputo in questi anni valorizzare il messaggio che si vuole dare di Sanremo. È un messaggio rivolto ai più giovani ma non solo, un messaggio innovativo che piace molto a noi dalla Giunta e dall’amministrazione. Lo vogliamo riproporre come ogni anno non solo col patricinio ma da due anni l’abbiamo inserito tra gli eventi collaterali del festival” spiega Alessandro Sindoni assessore al Turismo del Comune di Sanremo.

Centrale la partership con l’agenzia di stampa askanews e con Netweek per amplificare questo racconto su scala nazionale.

“Come gruppo Netweek siamo molto felici di questa partnership che rappresenta per noi un momento strategico nel mondo della comunicazione anche di quello che è il nostro brand e il nostro mondo. Siamo anche felici di poter aiutare questo progetto a crescere dando visibilità sui nostri 51 testate cartacee, 64 siti web, 14 televisioni locali e una televisione nazionale. Siamo certi che questo sia soltanto l’inizio di una collaborazione che durerà anche nei prossimi anni”

aggiunge Riccardo Galione direttore commerciale Netweek.

Il Focus su giovani e scuole caratterizza questa edizione.

“Come sappiamo, il Villaggio del Festival è anche cultura e formazione, quindi i giovani sono i grandi protagonisti, ci saranno tutta una serie di seminari, di eventi e c’è l’apertura alle scuole proprio per dare un ruolo centrale a questo tema che è chiaramente molto importante” conclude Maria Arreghini,giornalista e conduttrice.

Il Villaggio si conferma così come uno degli hub centrali della settimana sanremese, pensato non solo come spazio fisico, ma come luogo di produzione di contenuti, relazioni e racconto del territorio con eventi che animeranno quotidianamente le strutture all’interno del parco di Villa Ormond.

Inail: nel 2025 infortuni sul lavoro +1,4% e 1.093 casi mortali

Roma, 3 feb. (askanews) – Le denunce di infortunio presentate nel 2025 all’Inail, comprese quelle relative a studenti, sono state 597.710, in aumento dell’1,4% rispetto alle 589.571 dell’anno precedente. I casi mortali denunciati sono stati 1.093 contro i 1.090 del periodo gennaio-dicembre 2024 (+0,3%). Le denunce di malattia professionale lo scorso anno sono state 98.463, circa 10mila in più rispetto allo stesso periodo del 2024 (+11,3%).

L’Inail sottolinea che in occasione della presentazione della relazione annuale saranno disponibili dati più consolidati rispetto a quelli diffusi con le rilevazioni mensili, corredati anche dall’informazione sugli esiti della definizione amministrativa (riconosciuti, negativi e in istruttoria).

Lo scorso anno le denunce di infortunio in occasione di lavoro, al netto degli studenti, sono state 416.900, in aumento dello 0,5% rispetto alle 414.853 del 2024 e in riduzione dell’1,4% rispetto al 2023; del 23,8% sul 2022; del 4,1% sul 2021; dell’11% sul 2020; del 9,7% sul 2019, anno che precede la crisi pandemica.

Tenuto conto dei dati sul mercato del lavoro rilevati mensilmente dall’Istat nei vari anni, con ultimo aggiornamento dicembre 2025, e rapportato il numero degli infortuni denunciati in occasione di lavoro (al netto degli studenti) a quello degli occupati (dati provvisori), l’Inail evidenzia un’incidenza infortunistica che passa dalle 2.005 denunce in occasione di lavoro ogni 100mila occupati Istat di dicembre 2019 alle 1.727 del 2025, con un calo del 13,9%. Rispetto a dicembre 2024 si ha un aumento dello 0,2% (da 1.723 a 1.727). L’incidenza delle denunce di infortunio in occasione di lavoro sul totale delle denunce presentate (al netto degli studenti) è passata dall’82,4% del 2019 all’80,7% del 2025 (è stata dell’81,1% nel 2024).

Le denunce di infortunio in occasione di lavoro con esito mortale (al netto degli studenti) presentate entro il mese di dicembre 2025, pur nella provvisorietà dei numeri, sono state 792, cinque in meno rispetto alle 797 registrate nel 2024, due in più sul 2023, cinque in più sul 2022 e 13 in più sul 2019, 181 in meno sul 2021 e 261 in meno rispetto al 2020.

Gli infortuni in itinere, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro (al netto degli studenti), denunciati all’Inail entro il mese di dicembre 2025 sono stati 99.939, in aumento del 3,2% rispetto ai 96.835 del 2024; dell’8,3% rispetto al 2023; del 13,5% sul 2022; del 26,6% sul 2021; del 62,6% sul 2020; dell’1,5% rispetto al 2019. Le denunce di infortuni in itinere con esito mortale (al netto degli studenti) presentate nel 2025, pur nella provvisorietà dei numeri, sono state 293, tredici in più rispetto alle 280 del 2024.

Le denunce di infortunio degli studenti di ogni ordine e grado presentate all’Inail entro il mese di dicembre 2025 sono state 80.871, in aumento del 3,8% rispetto alle 77.883 del 2024. Delle circa 81mila denunce di infortunio, 1.889 hanno riguardato studenti coinvolti nei percorsi formazione scuola-lavoro, in riduzione dell’8,2% rispetto al 2024. L’incidenza degli infortuni occorsi a studenti rappresenta il 13,5% del totale delle denunce registrate nel 2025. Il 42% interessa le studentesse (+4,2% l’incremento tra il 2024 e il 2025), il 58% gli studenti (+3,6%). Tre infortuni su quattro riguardano studenti under 15 anni, un quarto quelli dai 15 anni in poi. La Lombardia è la regione che presenta più denunce (23% del totale nazionale; +5,9% sul 2024), seguita da Veneto (12%; +8,7%), Emilia Romagna (12%; +5,0%) e Piemonte (10%; +6,7%).

Il 95% delle denunce riguarda gli studenti delle scuole statali, il restante 5% gli studenti delle scuole non statali e private. Il 97% dei casi denunciati si registra in occasione delle attività scolastiche, il 3% in itinere. I casi mortali denunciati all’Inail entro il mese di dicembre 2025 risultano essere otto contro i 13 del 2024.

Caso Epstein, le opposizioni: Salvini venga in aula, necessari chiarimenti

Roma, 3 feb. (askanews) – Le opposizioni, nell’aula della Camera oggi hanno chiesto un’informativa del viceministro Matteo Salvini, dopo la diffusione dei file Epstein. A chiederla Avs, M5S, Pd.

“I nomi del ministro Salvini e della Lega compaiono fra le comunicazioni del noto finanziere pedofilo Jeffrey Epstein e uno dei consiglieri politici di Trump, Steve Bannon. I messaggi dicono in maniera chiara che Bannon nel 2019 era occupato a cercare finanziamenti per la Lega di Salvini e per il partito di Marine Le Pen. Ricordo che quelle elezioni europee videro la Lega superare il 30%. Si avvantaggiarono forse di soldi o servizi di una rete internazionale di estremisti, alcuni dei quali facevano traffico internazionale di minorenni per i propri piaceri sessuali?”, ha scritto su Facebook Nicola Fratoianni di Avs. “Chiediamo oggi un’informativa urgente al Ministro dei Trasporti, Matteo Salvini. Non per i ritardi dei treni né per le procedure opache sul Ponte sullo Stretto, ma per un fatto che lo riguarda come segretario di un importante partito di maggioranza. Il nome di Matteo Salvini ricorre per ben 96 volte negli Epstein files. Questi messaggi si concentrano nel periodo in cui la Lega, non a caso, raggiunge il suo massimo storico di consenso elettorale anche grazie alla cosiddetta ‘Bestia’, un sistema pervasivo e altamente efficace di comunicazione sui social network”, ha rilanciato Elisabetta Piccolotti di Avs intervenendo nell’Aula di Montecitorio.

Ieri la Lega ha diffuso un comunicato molto netto sulla vicenda: “A proposito dei messaggi tra Jeffrey Epstein e Steve Bannon in cui – secondo i media – è stato citato Matteo Salvini, si precisa che la Lega non ha mai chiesto né ricevuto finanziamenti. Siamo di fronte a gravi millanterie, un’operazione che ricorda tristemente la campagna di fango sui presunti sostegni economici russi (anche in quel caso mai chiesti e mai ricevuti, con assalti mediatici e vicende giudiziarie finite nel nulla)”. “Ovviamente la Lega e Matteo Salvini si difenderanno in ogni sede in caso di insinuazioni o accostamenti con personaggi disgustosi. È molto grave che parole totalmente destituite di ogni fondamento possano essere strumentalizzate per colpire la Lega”, concludeva la nota.

Mafia, Schlein: per contrastarla garantire indipendenza magistratura

Roma, 3 feb. (askanews) – Per combattere la mafia non basta “rafforzare gli strumenti di contrasto”, “bisogna anche capire bene quello che indebolisce il contrasto alle mafie, nelle loro diverse articolazioni” ed è fondamentale “garantire in pieno l’indipendenza e l’autonomia della magistratura”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando all’iniziativa che celebra i 50 della presentazione della relazione di minoranza in Antimafia.

“Noi – ha ricordato la leader Pd – abbiamo contestato alcune scelte fatte recentemente: l’abbassamento del tetto del contante, inserire nel codice degli appalti il subappalto a cascata, che rende più difficile i controlli. Allora è chiaro che anche su questo terreno continueremo invece a chiedere di tornare indietro su alcune di queste scelte”.

E poi, ha sottolineato, “avete letto in questi giorni autorevoli voci che hanno sollevato l’importanza – nel contrasto alle mafie – di salvaguardare, di garantire in pieno l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. E al contempo non dimenticare che il contrasto alle mafie passa anche da un grande lavoro sociale e culturale”.

Crans-Montana, i Moretti cercano di oscurare il sito che raccoglie testimonianze. La procura: resterà attivo

Roma, 3 feb. (askanews) – Il ministero pubblico vallesano non intraprenderà alcuna azione contro il sito internet che raccoglie testimonianze e documenti sul tragico incendio di Capodanno di Crans-Montana. È quanto riporta la televisione ginevrina Leman Bleu, notizia confermata a Keystone-ATS dall’avvocato promotore dell’iniziativa.

Romain Jordan, rappresentante legale di numerose famiglie delle vittime, ha aperto la pagina web crans.merkt.ch lo scorso 13 gennaio per ottenere tutti i documenti digitali legati al rogo. I difensori dei proprietari del bar “Le Constellation” avevano però immediatamente presentato un’opposizione alla sfruttabilità di questi materiali.

Le procuratrici incaricate del caso hanno rinunciato a qualsiasi azione, aggiungendo però di osservare attentamente l’evolversi della situazione. Il sito – disponibile in quattro lingue, tra cui l’italiano – rimane quindi attivo. Il ministero pubblico ritiene che gli avvocati possano raccogliere mezzi di prova da sottoporre al suo esame e che non sussista il rischio di influenzare potenziali testimoni utilizzando questa modalità di raccolta dati.

Jordan sembra inoltre “essere cosciente di questo limite, in quanto non incita potenziali testimoni a confrontarsi direttamente con lui, ma mette loro a disposizione una piattaforma per la trasmissione di informazioni, priva di interazioni”.

Lo stesso Jordan, nel confermare l’informazione a Keystone-ATS, ha definito tale decisione “una buona notizia per le vittime e l’inchiesta”. (fonte Ats)

Safilo a MIDO: risultati 2025 e visione sui brand del futuro

Milano, la feb. (askanews) – Safilo ha preso parte a MIDO, la più importante fiera internazionale dell’occhialeria, confermando il proprio ruolo di protagonista globale nel design, nella produzione e nella distribuzione di eyewear. Dal 31 gennaio al 2 febbraio 2026, negli spazi di Fiera Milano Rho-Pero, il Gruppo ha presentato una presenza forte e distintiva, capace di raccontare identità, strategia e visione. La presenza in Fiera è stata l’occasione per commentare i dati del 2025, con un andamento che si attesta positivamente sia in Nord America sia in Europa. Ne ha parlato Angelo Trocchia, Amministratore Delegato Safilo Group: “Risultati del 2025 decisamente positivi in un anno complicato, caratterizzato dalle tariffe, caratterizzato da una grande discontinuità nel mondo. Siamo cresciuti, abbiamo migliorato i margini, abbiamo migliorato la cassa. Direi un grande anno”.

Diverse sono anche le conferme e le novità del portafoglio del gruppo con un importante ingresso.

“Carrera quest’anno fa 70 anni, è un traguardo importantissimo. E’ un brand che sta crescendo, sono quattro anni di seguito che cresce, ma è un brand che è solo all’inizio, quindi festeggiamo i 70 anni con due special Edition in titanio. Sono veramente pezzi d’arte bellissimi e quindi Carrera è sicuramente lì. Con Polaroid continuiamo sulla piattaforma dello sport, con questa collaborazione con Atp e con Cobolli. Con David Beckham consolidiamo ancora di più questa grande storia di successo, questa relazione incredibile tra noi e Sir David. E in ultimo Victoria Beckham che abbiamo appena lanciato, grande feedback, aspettiamo fiduciosi perchè può essere una grande grande storia” ha aggiunto Trocchia.

All’interno della lounge, Safilo ha dedicato uno spazio specifico al Percorso di Sostenibilità del Gruppo che ha illustrato le principali iniziative sviluppate sui tre pilastri fondamentali – Persone, Prodotto e Pianeta – tra cui il raggiungimento del 100% di energia elettrica da fonti rinnovabili per tutte le strutture del Gruppo.

Safilo ha poi ricevuto il premio “CSE Corporate Award – Certified Sustainable Eyewear”, un importante riconoscimento dell’impegno verso la sostenibilità dei prodotti e le pratiche commerciali responsabili, che riflette l’integrazione dei principi ESG nella strategia aziendale, oltre all’impegno del team nel promuovere trasparenza e creazione di valore a lungo termine.

Lega, Salvini: deluso e amareggiato da Vannacci

Milano, 3 feb. (askanews) – “Arrabbiato? No. Deluso e amareggiato”. Matteo Salvini commenta così l’uscita di Roberto Vannacci.

“La Lega aveva accolto nella propria grande famiglia Vannacci quando aveva tutti contro ed era rimasto da solo: grandi giornali, opinionisti, politici, sinistra e benpensanti. Abbiamo spalancato le porte di tutte le nostre sedi e di Pontida, tanto a lui quanto ai suoi collaboratori più stretti. Gli abbiamo offerto l’opportunità di essere candidato con noi in ogni collegio alle elezioni europee, io come tanti altri leghisti l’ho votato e fatto votare, lo abbiamo proposto come vicepresidente del gruppo dei Patrioti in Europa, lo abbiamo nominato vicesegretario del nostro partito”, ricorda Salvini.

Vannacci lascia la Lega: proseguo la mia strada da solo, Futuro Nazionale è realtà

Roma, 3 feb. (askanews) – “Proseguo la mia strada da solo e vado lontano. Futuro nazionale. Il mio impegno – da sempre – è quello di cambiare l’Italia. Farla tornare un Paese sovrano, sicuro, libero, sviluppato, prospero ed esclusivo. Amo la mia Patria e voglio continuare a combattere per lei stando lontano da impicci, compromessi di convenienza e inciuci. Proseguo per la mia strada da solo, con tutti quelli che inseguono il sogno di lasciare ai propri figli un Paese migliore di quello che loro stessi hanno ricevuto dai propri genitori. Da oggi Futuro Nazionale è una realtà”. Lo scrive Roberto Vannacci su Instagram ufficializzando l’addio alla Lega.

(foto di archivio)

Lega, Vannacci: proseguo mia strada da solo, Futuro Nazionale è realtà

Roma, 3 feb. (askanews) – “Proseguo la mia strada da solo e vado lontano. Futuro nazionale. Il mio impegno – da sempre – è quello di cambiare l’Italia. Farla tornare un Paese sovrano, sicuro, libero, sviluppato, prospero ed esclusivo. Amo la mia Patria e voglio continuare a combattere per lei stando lontano da impicci, compromessi di convenienza e inciuci. Proseguo per la mia strada da solo, con tutti quelli che inseguono il sogno di lasciare ai propri figli un Paese migliore di quello che loro stessi hanno ricevuto dai propri genitori. Da oggi Futuro Nazionale è una realtà”. Lo scrive Roberto Vannacci su Instagram ufficializzando l’addio alla Lega.

Embolia polmonare, un impegno comune per diagnosi e trattamenti uniformi

Roma, 3 feb. (askanews) – Creare una maggiore consapevolezza istituzionale, clinica e sociale sull’embolia polmonare, patologia cardiovascolare grave, ma ancora sottodiagnosticata, e caratterizzata da percorsi di diagnosi e trattamento non uniformi sul territorio nazionale: se ne è parlato in Senato al convegno “Dalla diagnosi alle politiche sanitarie: un impegno comune contro l’embolia polmonare”. In Italia si stimano circa 68mila casi di embolia polmonare l’anno, a fronte di sole 38mila ospedalizzazioni. Uno scarto che indica un ampio sommerso diagnostico: molti casi non vengono intercettati o correttamente codificati dal Sistema sanitario. Francesco Saverio Mennini, Capo Dipartimento Programmazione del Ministero della Salute, ha perciò annunciato che il dicastero “è disponibile da subito ad intavolare un colloquio diretto con le società scientifiche, gli specialisti e le associazioni di pazienti” e che uno dei prossimi step da raggiungere è, come già avvenuto per altre patologie, “ridurre l’eterogeneità territoriale attraverso un approccio multidisciplinare che comprende anche la formazione”.

Elena Murelli, 10ma Commissione Sanità del Senato: “L’embolia polmonare è la terza causa di morte delle malattie cardiovascolari dopo infarto e ictus. E’ una malattia che purtroppo colpisce 68mila persone in Italia, 15.000 pazienti sono gli ospedalizzati, 15% di mortalità: quindi dobbiamo intervenire, non c’è tempo da aspettare”.

L’embolia polmonare è una patologia dinamica per la quale il paziente può peggiorare in poche ore: per questo, secondo le linee guida della European Society of Cardiology, ogni ora guadagnata dal triage al trattamento potrebbe ridurre la mortalità del 5%. Una situazione in cui si inscrive un paradosso tutto italiano: a fronte di 14.000 pazienti all’anno potenzialmente candidabili a trattamenti percutanei, quindi mini-invasivi, solo 500 sono state le procedure interventistiche eseguite nel 2024.

Chiara Fraccaro, UOC Cardiologia Azienda Ospedale Università di Padova: “Oggi giorno abbiamo numerose opzioni terapeutiche e in particolare dei dispositivi transcatetere di diversa forma e funzione che vanno ad affiancarsi e ad implementare le opzioni farmacologiche. E’ importante creare delle reti integrate, dei cosiddetti Pert Team, che possono tenere in considerazione tutte queste opzioni per poter dare la miglior terapia per ogni singolo paziente”.

L’embolia polmonare deve diventare così una priorità dell’agenda politico-istituzionale, da affrontare garantendo una integrazione della patologia nel Piano Cardiovascolare.

Elena Murelli, 10ma Commissione Sanità del Senato: “Dobbiamo riconoscere l’embolia polmonare all’interno delle Reti Tempo-Dipendenti insieme all’ictus e insieme alle altre malattie e fare in modo che ci sia una programmazione, una collaborazione multidisciplinare tra tutti gli attori e che non ci siano più disomogeneità territoriali, che non solo colpiscono le Regioni, ma purtroppo anche da ospedale ad ospedale”.

L’obiettivo è favorire il dialogo tra decisori politici, clinici e associazioni di pazienti.

Sirene antiaeree a Kiev durante la visita di Rutte. Zelensky: importante che sia qui

Roma, 3 feb. (askanews) – Durante la visita del segretario generale della Nato, Mark Rutte, a Kiev è scattato l’allarme antiaereo. “Minaccia di utilizzo di missili balistici. Rimanete nei rifugi fino alla fine dell’allerta”, ha annunciato il Comune mentre le sirene risuonavano per le strade della capitale. L’allerta è stata diramata alle 15,07 ora locale (le 14,07 a Roma), secondo l’emittente ufficiale responsabile dell’annuncio.

È importante che il segretario generale della Nato sia con noi in Ucraina in un momento così difficile di questa guerra, quando i russi hanno di nuovo ignorato gli sforzi della parte americana”. Lo ha scritto sui social il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

“Oggi c’è stato un attacco russo record con l’uso di missili balistici. Ci sono stati 28 missili da crociera e altri 43 missili di vari tipi che seguono traiettorie balistiche e possono essere abbattuti solo dai sistemi Patriot. Questo significa che servono missili per questi sistemi e che le consegne siano rapide. Oggi abbiamo parlato di questo in particolare con Mark, e spero che riusciremo a realizzare tutto ciò su cui ci siamo accordati”, ha osservato Zelensky, parlando del suo incontro con il segretario generale della Nato Mark Rutte.

Piantedosi: fermo di polizia per i "pericolosi" e scudo per gli agenti

Milano, 3 feb. (askanews) – “Stiamo lavorando all’introduzione di specifiche misure finalizzate a rendere ancora più efficace l’azione di filtro e prevenzione, come il fermo di polizia per soggetti potenzialmente pericolosi di cui siano già conoscibili intenzioni e attitudini”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, illustrando alla Camera l’informativa del Viminale sui fatti avvenuti a Torino il 31 gennaio.

“Strumenti del genere, del resto, sono presenti in alcuni ordinamenti europei senza che nessuno gridi all’attentato alla democrazia – ha proseguito -. E pensare che queste misure oggi vengono criticate da chi attribuisce gli incidenti esclusivamente ad asseriti deficit di prevenzione e non, come avvenuto, ad una precisa determinazione criminale di chi ha posto in essere le violenze. Ed ancora, pensiamo a norme in grado di salvaguardare non solo gli agenti vittime di aggressioni, ma anche tutti i cittadini, senza per questo creare scudi di tipo immunitari”o.

Per Piantedosi, “uno Stato che non si predisponesse a proteggere la sicurezza dei suoi cittadini e che non si facesse carico di tutelare adeguatamente le Forze di polizia preposte a garantirla, verrebbe meno alla sua funzione più importante. In uno Stato costituzionale di diritto come l’Italia, le Forze di polizia sono un baluardo della democrazia e della libertà. Esse non chiedono immunità, ma non devono essere bersagli mobili della delinquenza e devono anche poter operare senza essere gravate da una costante e sistematica presunzione di colpevolezza”.

Social vietati ai minori di 16 anni in Spagna

Roma, 3 feb. (askanews) – Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato oggi al World Government Summit di Dubai un pacchetto di cinque misure legislative e regolamentari che attuerà in Spagna per garantire “un ambiente digitale sicuro, democratico e rispettoso dei diritti fondamentali”.

“La Spagna vieterà l’accesso ai social media ai minori di 16 anni. Le piattaforme saranno tenute a implementare sistemi efficaci di verifica dell’età, non semplici caselle di controllo, ma barriere reali e funzionanti”, ha affermato Sßnchez, secondo quanto riferiscono i media spagnoli.

“I social media sono diventati uno stato fallito, un luogo in cui le leggi vengono ignorate, dove i crimini sono tollerati, dove la disinformazione è più preziosa della verità e dove metà degli utenti subisce attacchi d’odio”, ha avvertito Sanchez, secondo quanto riferisce il quotidiano spagnolo La Vanguardia.

Per far rispettare il divieto, il governo spagnolo cercherà di ordinare alle piattaforme di implementare rigorosi metodi di verifica dell’età.

“Se vogliamo proteggerci, dobbiamo riprendere il controllo”, ha sostenuto Sßnchez, per garantire che queste piattaforme digitali “rispettano le regole come tutti gli altri”. “Sappiamo che non sarà facile, ma la nostra determinazione è superiore alla loro ricchezza. La Spagna interverrà”, ha specificato il primo ministro. La prossima settimana, riferisce La Vanguardia, è prevista l’approvazione di questo nuovo pacchetto di misure da parte del Consiglio dei Ministri.

Calcio, Petardo a Cremona: stop trasferte ai tifosi dell’Inter

Roma, 3 feb. (askanews) – “A seguito dei gravi disordini verificatisi” a Cremona nel corso della partita Cremonese-Inter di domenica scorsa, quando è stato lanciato un petardo in campo che ha stordito il portiere grigiorosso Emil Audero, il ministro dell’Interno “ha disposto il divieto di trasferta per i tifosi dell’Inter fino al 23 marzo 2026, nonché il divieto di vendita, per gli stessi incontri, dei biglietti ai residenti in Lombardia”. Il provvedimento, informa il Viminale, “è finalizzato a garantire la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica e a prevenire il ripetersi di episodi che possano compromettere il regolare svolgimento delle manifestazioni sportive”. Resta escluso dalle misure l’incontro Milan-Inter dell’8 marzo 2026, in considerazione del fatto che non ci saranno movimenti di tifoserie.

Motogp, Marquez è tornato. Il più veloce nei test a Sepang

Roma, 3 feb. (askanews) – Marc Marquez è tornato: a 4 mesi dall’infortunio il campione del mondo risale su una MotoGP e chiude subito davanti a tutti la 1^ giornata di test. Doppietta Ducati con Di Giannantonio 2°, poi la Ktm di Vinales. 5° Bezzecchi, davanti alle Honda di Marini e Mir e a Bagnaia (che ha provato la nuova carena come Marquez). Caduta per Quartararo con frattura al dito: i suoi test sono già finiti. “Il dito è rotto, abbiamo deciso di fermarci e saltare le ultime due giornate di test – le parole di Quartararo – Se fosse stato un weekend di gara avremmo continuato, ma così non ha senso. Sono ovviamente molto triste perché avrei voluto proseguire, ma soprattutto per il mio dito è la cosa migliore da fare. La caduta? Non so davvero cosa sia successo, ma andavo forte quando sono finito nella ghiaia… Non è stato un giorno fortunato, ma poteva andare peggio”.

Il ministero della Sanità di Gaza: 529 morti dall’inizio del cessate-il-fuoco

Roma, 3 feb. (askanews) – Il fuoco israeliano ha ucciso almeno tre persone e ne ha ferite altre 15 nella Striscia di Gaza, ha dichiarato il ministero della Sanità di Gaza in una nota. Secondo il ministero, altre vittime rimangono intrappolate sotto le macerie e sono inaccessibili ai soccorritori e ai medici. Dall’inizio del cessate-il-fuoco, lo stato ebraico ha ucciso 529 persone a Gaza, ferendone altre 1.462, secondo il ministero. I soccorritori hanno recuperato 717 corpi intrappolati sotto le macerie nella Striscia di Gaza durante la tregua. Secondo la stessa fonte, Israele ha ucciso 71.803 palestinesi a Gaza e ne ha feriti altri 171.570 dal 7 ottobre.

Tajani negli Usa per iniziativa multilaterale sui minerali critici

Washington, 3 feb. (askanews) – Domani, 4 febbraio, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ospiterà “la prima Conferenza ministeriale per promuovere sforzi collettivi volti a rafforzare e diversificare le catene di approvvigionamento di minerali critici e terre rare”. L’obiettivo è quello di delineare un’alleanza strategica su questi minerali, essenziali per la produzione di veicoli elettrici, semiconduttori e componenti altamente sensibili per i settori della ricerca e della difesa, la cui estrazione e commercializzazione è oggi in buona parte nelle mani della Cina: “Questo incontro storico – ha scritto il Dipartimento di Stato iWashington, 3 feb. (askanews) – n una nota – creerà slancio per una collaborazione volta a garantire la sicurezza di questi componenti, essenziali per l’innovazione tecnologica, la solidità economica e la sicurezza nazionale”.

A Washington sono attesi i rappresentanti di numerosi Paesi europei ed extraeuropei, tra cui quelli del G7. Oltre 50 le nazioni presenti, secondo il Dipartimento di Stato. Per l’Italia arriverà nella serata di oggi il ministro degli Esteri e del Commercio Internazionale Antonio Tajani.

Per gli Usa parteciperanno il vicepresidente J.D. Vance, il Segretario di Stato Marco Rubio, l’assistente speciale del presidente e direttore senior per le catene di approvvigionamento globali David Copley e il sottosegretario di stato per gli Affari Economici Jacob Helberg. convocata dal Segretario di Stato Usa Marco Rubio, che aprirà i lavori insieme al vice presidente Usa J.D. Vance.

L’incontro – spiega la Farnesina – costituirà l’occasione per gli Stati Uniti di presentare la riconfigurazione della Mineral Security Partnership, che sarà trasformata in un’iniziativa multilaterale volta a promuovere la cooperazione in materia di estrazione, lavorazione, riciclo e resilienza delle catene di approvvigionamento dei minerali critici e per avviare un dialogo su prospettive di investimento e possibili progetti comuni.

Il ministro Tajani interverrà nella prima sessione e prenderà parte ai lavori per rappresentare la posizione dell’Italia che, come seconda manifattura d’Europa e quarto esportatore mondiale, da tempo sostiene la necessità di rafforzare la sicurezza e l’affidabilità delle catene del valore. Il titolare della Farnesina confermerà l’importanza strategica di collaborare a livello transatlantico e con uno stretto coordinamento con i Partner europei – a partire dalla Germania, come concordato dal ministro Tajani con l’omologo Wadephul durante il Vertice Italia-Germania del 23 gennaio scorso – per nuove politiche industriali a sostegno delle filiere delle materie prime critiche.

Proprio ieri il presidente Usa Donald Trump ha annunciato il lancio di un progetto per creazione di una “riserva” nazionale strategica di minerali critici ad uso industriale e commerciale. “Il ‘Progetto Vault’ (‘Cassaforte’, Ndr) garantirà che le imprese e i lavoratori americani non siano mai danneggiati da alcuna carenza”, ha spiegato il presidente. Il piano si baserà su 10 miliardi di dollari di finanziamenti concessi dalla Export-Import Bank (Exim) e su 2 miliardi di dollari provenienti da diversi big del settore privato, da Google a Stellantis. Gli Stati Uniti in realtà, già dispongono di una riserva strategica di minerali critici ma solo per l’industria della Difesa. Secondo il segretario alle risorse naturali Doug Burgum al Progetto Vault aderiranno altri 11 Paesi che, con tutta probabilità, saranno annunciati nel corso della Conferenza ministeriale di domani.

La scorsa settimana, ricorda il Guardian, era stata l’Australia ad annunciare l’intenzione di creare una riserva strategica di minerali critici da 1,2 miliardi di dollari australiani (713 milioni di euro), ritenendoli troppo vulnerabili a possibili interruzioni dell’approvvigionamento da parte della Cina, che infatti lo scorso aprile ne aveva limitato le esportazioni in rappresaglia ai dazi imposti da Trump. Tutti i Paesi, in realtà, guardano al Giappone da anni accumula attivamente riserve nel settore per rafforzare la propria resilienza contro le possibili restrizioni che la Cina potrebbe imporre.

Proprio citando l’esempio giapponese, lo scorso ottobre il nostro ministro degli Esteri, dopo un incontro con il commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic a Villa Madama, aveva auspicato “un accordo tra Unione Europea, Stati Uniti e Giappone per far sì che la competitività a livello globale sia garantita. Le restrizioni cinesi all’esportazione delle terre rare e di altre materie prime critiche ci preoccupano”, aveva sottolineato Tajani. “Dobbiamo imparare dal Giappone: loro hanno dei siti di stoccaggio per queste materie critiche così non si ritrovano alla mercè della volatilità che colpisce il settore, perché hanno sempre hanno delle scorte. E le imprese giapponesi lavorano in sinergia con il governo, tant’è che c’è un’agenzia specializzata che ha la responsabilità di garantire un approvvigionamento strategico. Questo è un modello che dobbiamo emulare in Europa”, aveva sottolineato Sefcovic proponendo di utilizzare lo stesso schema usato in passato per l’acquisto comune di gas.

Nel corso della sua missione a Washington il ministro Tajani incontrerà anche la comunità italo-americana per il lancio di un’iniziativa benefica a favore delle regioni del Mezzogiorno colpite dal ciclone Harry, oltre a un qualificato gruppo di imprenditori italiani che operano negli Usa.

Energia, Pichetto: Italia rafforza sicurezza con la diversificazione

Roma, 3 feb. (askanews) – “Il settore energetico è in una fase di rapida trasformazione che porta con sé importanti criticità da risolvere, in un contesto segnato da forti modificazioni nei mercati e nelle politiche energetiche, aggravate da tensioni geopolitiche”. Lo ha affermato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, secondo quanto riporta un comunicato questa mattina a Roma all’Evento di presentazione del World Energy Outlook (Weo) 2025 dell’Agenzia internazionale per l’energia (Aie), organizzato da Enel in collaborazione con l’agenzia e il patrocinio del Mase.

“Il lavoro analitico dell’Agenzia Internazionale dell’Energia – ha ricordato Pichetto – è di grande supporto per orientarsi nell’incertezza, individuare priorità strategiche e assumere decisioni informate”.

“Nel contesto internazionale – ha sottolineato – l’Italia si distingue per gli impegni assunti in materia di sicurezza energetica e per gli sforzi compiuti nel rafforzare il proprio ruolo strategico come hub energetico del Mediterraneo, attraverso progetti infrastrutturali strategici come ELMED, l’interconnessione elettrica basata su rinnovabili tra Italia e Tunisia, contribuendo così attivamente alla stabilità e all’integrazione dei mercati regionali”.

“La sicurezza energetica – ha ricordato il ministro italiano dell’Ambiente e dell’Energia – si è evoluta in un concetto complesso, che comprende sia la disponibilità dei combustibili sia la resilienza delle catene di fornitura e la competitività tecnologica. Basti pensare – ha aggiunto – alle catene di approvvigionamento complesse per i minerali critici, i componenti specializzati e le capacità manifatturiere altamente qualificate.

“Nessun Paese – ha evidenziato Pichetto – può garantire da solo l’intera catena del valore delle tecnologie energetiche. Per questo – ha ricordato – le partnership internazionali sono essenziali per gestire i rischi globali e cogliere le opportunità”.

“L’Italia – ha rimarcato il ministro – continua a rafforzare la propria sicurezza energetica con la diversificazione, nel rispetto del principio di neutralità tecnologica, ricorrendo a tutte le fonti utili”

“La transizione energetica – ha aggiunto – non è in contrasto con la sicurezza energetica, al contrario, ne è un fattore abilitante, restando fondamentale la ricerca di soluzioni concrete e innovative per un futuro energetico sostenibile, e nell’attuale contesto globale, sicurezza energetica e sostenibilità (economica, sociale, ambientale) devono procedere insieme”.

Il ministro ha sottolineato che “in questo contesto trasformativo, l’Intelligenza artificiale emerge come fattore chiave, accelerando la domanda di elettricità, confermando e rafforzando la consapevolezza di una nuova Era dell’elettricità”.

In conclusione il ministro ha ricordato il ruolo fondamentale delle imprese private nel settore energetico: “le aziende energetiche italiane – ha affermato – sono ambasciatrici dell’eccellenza italiana nel mondo e svolgeranno un ruolo cruciale nel promuovere un sistema energetico sostenibile ed efficiente nel lungo periodo”.

Gli sport invernali sbarcano su Topolino con Pippo campione freestyle

Milano, 3 feb. (askanews) – Sul numero 3663 del settimanale Topolino – in edicola, fumetteria e su Panini.it da mercoledì 4 febbraio – spazio agli sport invernali con la storia “Pippo campione… freestyle”, scritta da Rudy Salvagnini e disegnata da Carlo Limido, e con una cover realizzata da Corrado Mastantuono, protagonisti Topolino e Minni in seggiovia. Il tema degli sport invernali proseguirà anche sul numero successivo del settimanale con “Paperino e la disfida ghiacciata” e “Paperino campione intermittente”, firmate da Alessandro Ferrari ai testi e Mario Ferracina ai disegni, per un doppio appuntamento sportivo che accompagnerà i lettori a febbraio.

Panini Comics presenta inoltre la Winter Sport Collection, la nuova collezione di statuine 3D dedicata ai personaggi Disney alle prese con gli sport invernali più amati. La prima uscita, in abbinamento a Topolino 3663, propone Topolino snowboarder e Minni sciatrice. La collezione proseguirà nelle settimane successive con altri protagonisti del mondo Disney impegnati tra bob, pattinaggio, curling e hockey su ghiaccio.

Alleanza contro Povertà: nel 2024 in Italia povertà assoluta al 10,9%

Milano, 3 feb. (askanews) – Nel 2024 in Italia la povertà assoluta ha riguardato il 10,9% delle famiglie e, accanto a questa quota, resta stabile un’area ampia di vulnerabilità che gravita attorno alla soglia: l’8,2% si colloca appena sopra la povertà relativa e circa il 6% appena sotto, per un totale vicino al 20% di famiglie esposte al rischio di cadute improvvise legate a eventi ordinari della vita. Una percentuale sostanzialmente stabile da quindici anni. E’ quanto emerge dal Rapporto “L’Italia delle povertà. Dinamiche sociali, risposte pubbliche e racconto dei media”, promosso dall’Alleanza contro la Povertà in Italia e realizzato da un gruppo di studiosi ed esperti di politiche sociali. Il report sarà presentato giovedì 5 febbraio 2026 a Roma, dalle 9.30 alle 13, al Chiostro San Salvatore in Lauro, in via dei Marchegiani 8-13.

Il rapporto descrive un processo di normalizzazione: una parte delle persone a basso reddito lavora, partecipa alla vita sociale e mantiene reti relazionali, ma su basi fragili e instabili, con una riduzione della riconoscibilità pubblica delle nuove povertà. In questo quadro viene segnalato uno scollamento tra inserimento lavorativo e inclusione sociale: nel 2024 oltre il 10% degli occupati è a rischio di povertà, pari a circa 2,3-2,4 milioni di persone, con un valore superiore alla media europea. Il quadro viene collegato al calo dei salari reali, quantificato in -7,5% tra il 2021 e il 2025 e indicato come il dato più marcato tra le principali economie Ocse. L’incidenza viene indicata come particolarmente elevata tra le famiglie con persona di riferimento operaio, al 15,6%, e tra i lavoratori indipendenti più deboli; viene anche segnalato un cambiamento nel profilo di chi chiede aiuto, con una crescita dei lavoratori poveri e una riduzione, in proporzione, dei soggetti completamente esclusi dal mercato del lavoro.

Un altro passaggio riguarda famiglie e minori. Nel 2024 oltre 1,29 milioni di bambini e ragazzi vivono in povertà assoluta, il livello più alto dal 2014, e la nascita di un figlio viene indicata come fattore che aumenta il rischio di impoverimento in misura più elevata rispetto alla media europea. La lettura proposta segnala che compressione delle spese alimentari e peso dei costi della casa e dell’energia emergono solo parzialmente nelle statistiche, ma incidono sulla qualità della vita e sulle traiettorie future dei minori.

La parte sulle risposte pubbliche si concentra su Adi e Sfl e segnala criticità che ne indeboliscono l’efficacia, dalla discrepanza tra impianto formale e condizioni reali delle persone allo scarto tra disegno normativo e attuazione nei territori, descritta come fortemente differenziata. Il rapporto richiama la necessità di un ripensamento che metta al centro qualità dei servizi, coerenza tra strumenti e obiettivi, presa in carico personalizzata e governance multilivello, osservando che politiche e indicatori tendono a riconoscere solo una parte del bisogno e lasciano scoperte aree di vulnerabilità diffusa. In questo quadro viene indicato un ruolo sempre più centrale del terzo settore nel sostegno alle persone in difficoltà, letto anche come segnale di esternalizzazione della gestione delle povertà, soprattutto nei casi più complessi e persistenti.

Accanto all’analisi, l’Alleanza rilancia proposte che puntano a riconoscere la povertà come fenomeno strutturale, relazionale e multidimensionale, a rafforzare i sistemi di misurazione per intercettare anche forme invisibili e di lunga durata, a rivedere Adi e Sfl migliorando servizi, presa in carico e governance, a investire su lavoro dignitoso, salari adeguati e politiche familiari capaci di ridurre la povertà minorile, e a promuovere un racconto pubblico più responsabile, in grado di restituire complessità e esperienze.

La mattinata del 5 febbraio è prevista una prima sessione sulle dinamiche sociali e sulle risposte pubbliche con interventi di Remo Siza, Gianfranco Zucca, Chiara Agostini, Rosangela Lodigiani e Franca Maino, seguita da una tavola rotonda con rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali. La seconda sessione è dedicata al discorso pubblico e al ruolo dei media, con direttori e giornalisti di testate nazionali.

La ricerca è articolata in quattro capitoli: il primo è dedicato alle povertà che le famiglie possono nascondere; il secondo affronta cosa significa essere poveri, collegando condizioni economiche e traiettorie di vita; il terzo propone una prima valutazione dell’implementazione di Adi e Sfl a due anni dall’introduzione; il quarto analizza come i quotidiani italiani raccontano la povertà, tra quantificazione e cornici del discorso pubblico.

Lega, Vannacci verso l’addio: incontro con Salvini non risolve nodi

Milano, 3 feb. (askanews) – L’ufficialità ancora non c’è, ma nella Lega i dubbi sono pochi: Roberto Vannacci lascerà il partito. L’incontro con Salvini – che sarebbe avvenuto ieri, seguito a contatti continui negli ultimi giorni – non avrebbe infatti sciolto i nodi all’origine delle tensioni tra il vice segretario e il partito.

Un colloquio che – assicurano dal Carroccio – non avrebbe avuto toni tesi: “Niente urla o scenate. Tutto è avvenuto con grande calma e serenità, evidentemente Vannacci ha deciso che vuole uscire”, dicono fonti del partito.

Vela oceanica, Maccaferri Futura punta alla Route du Rhum

Milano, 3 feb. (askanews) – La sfida è consolidare l’esperienza maturata nel 2025, anno del debutto, per aumentare il livello delle performance e puntare sempre più in alto. Parte sotto il segno dell’ambizione la stagione 2026 di Maccaferri Futura, il progetto di vela oceanica Class 40 lanciato ad aprile scorso da Officine Maccaferri.

“Quest’anno è un anno molto impegnativo: il 2025 è stato l’anno di lancio del progetto – racconta ad askanews Sergio Iasi, Presidente di Officine Maccaferri -. Noi siamo nuovi come società nel mondo della vela oceanica, abbiamo avuto ottimi risultati e quindi abbiamo deciso di rilanciare perché siamo un gruppo ambizioso”.

Così, accanto allo skipper di punta Luca Rosetti, nel team di Maccaferri Futura arrivano due figure di spicco del panorama velistico internazionale del calibro di “Checco” Bruni e Alberto Bona. Gli obiettivi chiave della stagione – che prenderà il via ad aprile con la Spi-Ouest – sono il Campionato Class 40 e soprattutto la Route du Rhum, una delle maggiori regate transatlantiche mondiali in solitario che si svolge ogni 4 anni sulla cosiddetta “Rotta del Rhum”, oltre 3.500 miglia nautiche tra Saint-Malo, sulla costa nordoccidentale francese, a Pointe-à-Pitre, in Guadalupa.

“Siamo fiduciosi perché la stagione 25 è stata comunque un bel lancio, un bell’inizio. Quindi abbiamo anche scelto di fare un bel upgrade nel team, inserendo dei personaggi di esperienze molto forti come Alberto Bona e Checco Bruni: questo ci permette di iniziare veramente con uno slancio pazzesco – sottolinea Luca Rosetti, skipper di Futura -. Io non vedo l’ora che cominci la stagione: abbiamo un anno veramente ricco di appuntamenti e che culminerà con la Route du Rhum, una delle regate più importanti. Viene chiamata definita l’Olimpiade per la vela oceanica e infatti si svolge anche ogni quattro anni. Quindi sicuramente questo è il nostro obiettivo di quest’anno insieme al campionato della nostra categoria class 40”.

Un importante risultato, Maccaferri Futura l’ha già raggiunto: coniugare regate d’altura, sostenibilità e ricerca scientifica in un monoscafo da 12 metri che, oltre a contraddistinguersi per l’utilizzo di materiali avanzati come fibra di lino e resine termoplastiche, è in grado di raccogliere e analizzare dati scientifici per misurare lo ‘stato di salute’ degli oceani.

“Maccaferri ha fatto partire questo progetto un po’ per passione, un po’ perché Luca l’abbiamo già sostenuto quando ha vinto la mini transat e noi siamo stati gli sponsor principali della sua avventura abbiamo deciso che poteva essere un buon connubio fra un’azienda che punta molto sulla sostenibilità ed uno sport che sicuramente è ecologico – ci spiega Iasi -. Abbiamo deciso di costruire la barca in Italia con un cantiere italiano, abbiamo iniziato ad utilizzare dei materiali riciclabili e sostenibili, cosa che altri cantieri o altre imbarcazioni della nostra classe non hanno fatto. E poi soprattutto stiamo utilizzando la barca come una piattaforma di supporto per l’acquisizione di dati per una serie di ricerche sul monitoraggio delle acque oceaniche. Diciamo che è un’imbarcazione da regata, ma al tempo stesso è anche una piattaforma di ricerca navigante”.

Per i protagonisti del progetto Maccaferri Futura, sarà una stagione ricca di successi e soddisfazioni. “I presupposti ci sono tutti e quindi ora sta a noi andare a prenderci ciò che ci appartiene, perché stiamo lavorando veramente bene: il team è affiatato, Maccaferri è un’azienda che ci sostiene veramente a 360 gradi – puntualizza lo skipper Rosetti -. Quindi è nostro dovere e nostra responsabilità concretizzare”.

Abi, Rottigni: demografia sfida strutturale, richiede approccio integrato

Roma, 3 feb. (askanews) – La demografia è un settore in cui l’Italia si trova di fronte a “una sfida strutturale” che richiede “un approccio integrato, che affianchi alle ‘leve’ della forza lavoro e del capitale umano anche misure rivolte alle famiglie, agli anziani e al tessuto produttivo, dove il ricambio generazionale è sempre più importante”. Lo ha affermato il direttore generale dell’Associazione bancaria italiana, Marco Elio Rottigni, durante una audizione alla Camera presso la Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali della transizione demografica in atto.

“Il settore bancario è parte attiva di questo percorso e contribuisce, nel proprio ambito, a sostenere l’adattamento dell’economia e della società italiana alla nuova realtà demografica – ha detto – in linea con le buone pratiche già in essere”.

Secondo Rottigni, “la transizione demografica rappresenta una sfida strutturale per il Paese, con potenziali effetti rilevanti sul sistema economico, sul welfare e sul tessuto produttivo. La dinamica demografica negativa prevista in Italia nei prossimi decenni può determinare un significativo rallentamento economico anche rispetto ai tassi di crescita attuali”.

“Tuttavia, l’Italia può attingere da almeno quattro ‘riserve’ in cui presenta un significativo gap rispetto alla media europea che, se ben governate, potrebbero concorrere a contenere gli effetti dell’evoluzione della struttura demografica: i giovani, le donne, i saldi migratori e gli occupati laureati. Nostre analisi – ha proseguito – mostrano come annullando tali gap si riuscirebbe a ridurre significativamente gli effetti di minor crescita economica legati alla negativa dinamica demografica attesa nei prossimi anni, potenzialmente arrivando anche ad azzerarli”.

“Accanto alle ‘leve’ analizzate, vi sono tuttavia anche altri segmenti della popolazione e del sistema produttivo che richiedono misure dedicate e possono contribuire in modo significativo alla crescita economica. Si pensi ad esempio ai nuovi nati, alla popolazione più anziana, cosiddetti silver ages, e ai nuovi imprenditori. Politiche demografiche efficaci – ha quindi concluso il direttore generale dell’Abi – richiedono quindi un approccio integrato, che affianchi alle ‘leve’ della forza lavoro e del capitale umano anche misure rivolte alle famiglie, agli anziani e al tessuto produttivo, dove il ricambio generazionale è sempre più importante”.

Eni con Q8 per la realizzazione della bioraffineria di Priolo

Milano, 3 feb. (askanews) – Eni e Q8 Italia annunciano un importante investimento strategico nel progetto per la costruzione di una nuova bioraffineria a Priolo, in Sicilia. Il piano di trasformazione del sito Versalis di Priolo ha ottenuto l’approvazione del cda di Eni e di Kuwait Petroleum Corporation, a seguito dell’offerta vincolante presentata da Q8. Il progetto congiunto tra Eni e Q8 Italia per la costruzione e la successiva gestione dell’impianto industriale rafforza ulteriormente la partnership trentennale tra le due società, iniziata con la raffineria di Milazzo nel 1996.

La bioraffineria di Priolo avrà una capacità di 500mila tonnellate/anno e avrà un’ampia flessibilità operativa per la produzione HVO-diesel o di SAF-biojet. Le nuove produzioni di biocarburanti per il trasporto su strada, marino e aereo contribuiranno, in linea con gli obiettivi Ue, a ridurre le emissioni di gas effetto serra di almeno il 65% rispetto al mix fossile di riferimento.

Il progetto ha completato la progettazione, sono state avviate le attività propedeutiche all’assegnazione dei contratti di approvvigionamento e costruzione, sono in procinto di partire le attività di demolizione propedeutiche alla realizzazione delle nuove infrastrutture ed è stato avviato l’iter autorizzativo. La conclusione dell’iter autorizzativo, la definizione degli accordi di dettaglio e dei lavori di costruzione è prevista entro la fine del 2028.

Il piano di trasformazione del sito industriale di Priolo, annunciato da Eni nell’ottobre 2024 e confermato dall’accordo firmato a marzo 2025 presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, consente di riconvertire l’attuale sito in un progetto più sostenibile e di lungo termine, supportando al contempo gli obiettivi di Eni e di Enilive, che prevedono una capacità di bioraffinazione di 5 milioni di tonnellate/anno entro il 2030.

Auto, Cina mette al bando le maniglie elettroniche a scomparsa (FT)

Roma, 3 feb. (askanews) – La Cina ha annunciato la futura messa al bando delle maniglie a scomparsa con meccanismi elettronici delle auto, prevalentemente utilizzate sui veicoli elettrici. Lo riporta il Financial Times, secondo cui ieri sera il ministero di industria e telecomunicazioni cinesi ha diramato una ordinanza in cui dispone che verrà richiesto, per motivi di sicurezza, che ogni portiera sulle auto sia equipaggiata con maniglie chiaramente visibili e con meccanismi di apertura manuali.

Le maniglie elettroniche a scomparsa sono state introdotte in massa dalla statunitense Tesla, ma le case cinesi si sono prodigate nel creare versioni del tutto simili sulle loro produzioni. In Cina questi sistemi sono finiti al centro di polemiche dopo un tragico incidente nel 2004 in cui persero la vita tre persone, tra cui un bimbo piccolo, in una situazione in cui i soccorritori non riuscivano ad aprire le portiere, appunto dotati di maniglie scomparsa. Secondo il quotidiano, il provvedimento entrerà in vigore a inizio 2027.

Piantedosi oggi in aula alla Camera per l’informativa su Askatasuna

Roma, 3 feb. (askanews) – Sarà un’informativa quella che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi terrà oggi, alle 14, nell’aula della Camera sui fatti di Torino.

Ieri era spuntata l’ipotesi, appoggiata dalla maggioranza, che l’informativa si potesse trasformare in comunicazioni – dove sono previste votazioni su mozioni o atti di indirizzo – ma alla fine si tratterà, a quanto si apprende, di un’informativa semplice.

Le cose potrebbero, invece, andare diversamente al Senato dove il titolare del Viminale potrebbe rendere comunicazioni, andando dunque incontro a un voto dell’aula su un documento. Proprio ieri la maggioranza ha lanciato all’opposizione un appello all’unità nel condannare le violenze che si sono verificate a Torino durante il corteo per Askatasuna. A decidere i tempi e il tipo di presenza del ministro a Palazzo Madama sarà la conferenza dei capigruppo che si riunisce oggi alle 15.

Fiocchi di neve a quote basse al Nord e 20 gradi al Sud, poi le piogge

Milano, 3 feb. (askanews) – Lo Scirocco “fa il suo mestiere”: porta 20 gradi al Sud ma anche la neve in pianura in Piemonte. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma una fase caratterizzata dal vento umido e mite proveniente da Sud-Est che favorisce temperature simil-primaverili al meridione ma anche nevicate abbondanti al Nord.

La neve sul settentrione cadrà mediamente oltre i 500-800 metri sulle Alpi e sulle Prealpi (con quota in aumento nel corso della giornata) ma, in corrispondenza di aria fredda più pesante intrappolata al suolo (cuscinetto di aria fredda in gergo meteorologico), imbiancherà gran parte della pianura piemontese.

Dalla tarda mattinata di martedì le temperature inizieranno a salire con un rialzo della quota neve e piogge diffuse in Pianura Padana centro-orientale, in Sardegna e sul versante tirrenico, dalla Toscana al Lazio; attenzione ai rovesci anche intensi specie sulle regioni tirreniche e in Friuli Venezia Giulia.

Mercoledì il maltempo colpirà nuovamente il Nord-Est, le regioni centrali tirreniche e la Sardegna con fenomeni che potrebbero risultare persistenti e forti: si rischiano situazioni potenzialmente critiche a causa dei terreni saturi, dopo un gennaio molto piovoso.

Dopo una breve tregua attesa per giovedì, i modelli meteorologici prevedono, con elevata attendibilità, una nuova perturbazione sull’Italia per venerdì 6 febbraio: le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 inizieranno con un po’ di pioggia a Milano e un po’ di neve a Cortina. Il maltempo colpirà soprattutto il Basso Tirreno, dalla Campania alla Calabria, confermando un inizio di febbraio molto simile alla fine di gennaio, piovoso o molto piovoso. Infatti, anche il weekend vedrà un fronte atlantico dispensare piogge, “tanto per cambiare” sempre sulle stesse zone cioè lungo il versante tirrenico e sulle Isole Maggiori: anche a Niscemi la situazione meteorologica non aiuterà la gestione del dissesto idrogeologico.

Per trovare una fase più asciutta e in compagnia dell’alta pressione avremo due possibilità: o aspettare fino a metà mese in Italia o migrare in Scandinavia dove il tempo è rigido ma asciutto.