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Manovra, Tajani: valuteremo miglioramenti su pensioni e scuola

Roma, 4 nov. (askanews) – “Abbiamo avuto un lungo e proficuo incontro con il sindacato autonomo Confsal: sul tavolo le loro proposte in merito alla scuola, alle pensioni e alla sicurezza sul lavoro. Sulle pensioni ho ribadito la disponibilità di Fi ad esaminare la possibilità di migliorare la proposta contenuta nel ddl bilancio approvato dal Cdm durante l’iter parlamentare per cercare di effettuare dei cambiamenti che possano andare incontro al mondo dei pensionati. Anche per quanto riguarda la scuola, abbiamo dato la disponibilità a cercare di migliorare in Parlamento i contenuti della manovra andando nella direzione richiesta dal sindacato, quindi per cercare di vedere se si può, in prospettiva, incrementare il numero delle assunzioni nei prossimi anni”. Lo ha detto il vicepremier e leader di Fi Antonio Tajani nella sede del partito al termine dell’incontro con Confsal.

“Sulla sicurezza sul lavoro – ha aggiunto – Fi è favorevole a dar vita a un piano straordinario per assumere ispettori che vadano nei luoghi di lavoro per verificare se vengono rispettate le regole sulla sicurezza”.

“Vedremo nel corso del dibattito parlamentare cosa si potrà fare. Oggi abbiamo una riunione di Fi con chi segue il bilancio e valuteremo come le disponibilità che abbiamo dato ai sindacati incontrati su pensioni e scuola si possano trasfomare in scelte concrete anche quantificando gli interventi che possono essere fatti. C’è massima disponibilità a confrontarci su questo”, ha concluso.

Topo Nero Rock-Tommaso Ottomano annuncia il suo primo singolo

Milano, 4 nov. (askanews) – Topo Nero Rock – Tommaso Ottomano annuncia l’uscita di Cerco una ragazza, disperatamente, il suo primo singolo disponibile da venerdì 6 novembre, anche in rotazione radiofonica, per Sugar Music, da ora in pre-save.

Con Cerco una ragazza, disperatamente, Tommaso inaugura un nuovo capitolo del suo percorso artistico: un brano dall’anima rock attraversato da uno spirito di ribellione e libertà. Un pezzo leggero solo in apparenza, che nasconde un cuore profondo. Scritto e prodotto dallo stesso Ottomano, Cerco una ragazza, disperatamente è stato anticipato da un trailer, di cui Tommaso ha curato anche la direzione creativa, e da una lettera pubblicata sui social, attraverso cui presenta per la prima volta al pubblico il suo alter ego, Topo Nero Rock: non è una maschera ma una dichiarazione, questa è l’intenzione con cui nasce un progetto che Tommaso immagina e firma in ogni dettaglio, dalle note della canzone alle immagini.

Cerco una ragazza, disperatamente nasce nel momento di maggiore solitudine, quando la mancanza si fa così rumorosa da volerle dare un volto. Da qui la fantasia di una ragazza perfetta, cucita su misura affinché lo faccia soffrire, una che non crede nell’amore, che arriva e fugge, che prende e lascia. Un desiderio talmente assurdo che non resta che riderne, a cominciare da sé stessi. Tommaso si guarda allo specchio e sceglie l’ironia come forma di tenerezza, trasformando l’insicurezza in una piccola commedia dell’assurdo.

Tommaso presenta per la prima volta Topo Nero Rock, un topo cartoon disegnato interamente a mano da Simone Pratola e doppiato da Francis Delacroix. Ispirato a “Volere Volare” di Maurizio Nichetti, il personaggio rende omaggio all’estetica dei “Looney Tunes” e a “Chi ha incastrato Roger Rabbit”, allo stesso tempo diventa coscienza e voce di ciò che di solito si nasconde: insicurezze, inadeguatezza e tutti i sentimenti scomodi che si preferisce lasciar scorrere nella propria “fogna interiore”. Tommaso osserva il mondo attraverso lo sguardo di un topo, animale sporco e repellente ma anche tenero e divertente, in un contrasto che unisce il suono scarno e ruvido del rock anni ’90 all’animo leggero e pop della canzone italiana degli anni ’60.

Tommaso Ottomano è un cantautore, regista, compositore, produttore discografico, direttore artistico e sound designer, con una ricerca che si sviluppa all’intersezione tra musica e cinema. Topo Nero Rock è il suo progetto solista da cantautore, nato da un alter ego che porta con sé dal 2007, quando a diciassette anni si sentì chiamare per la prima volta con quel nome. Come regista realizza campagne per top brand di moda, dirige cortometraggi sperimentali e firma i videoclip dei Måneskin, Jovanotti, Baustelle, Roshelle, Lucio Corsi e Chiello. Per due volte ottiene il riconoscimento di “Regista dell’anno” ai Videoclip Music Awards e vince gli MTV Music Awards nella categoria “Best Rock Video” con il video di “The Loneliest” dei Måneskin.

Cinema, Favino nei panni di Marchionne in "Falcon" di Bellocchio

Roma, 4 nov. (askanews) – Ecco la prima immagine di Pierfrancesco Favino nei panni di Sergio Marchionne, mentre proseguono in Italia le riprese del film “Falcon”, diretto da Marco Bellocchio. La foto è stata scattata presso lo storico stabilimento Mirafiori di Torino, nella palazzina attualmente in ristrutturazione, dove è in corso la produzione del film, grazie alla collaborazione con STLA Europe.

La Fiat nel 2004 era sull’orlo del collasso quando Sergio Marchionne (Favino) entra in scena per salvare un impero moribondo. Spietato e visionario, licenzia i vertici aziendali, insegna a John Elkann (Garrel), il giovane erede improvvisamente gravato dall’eredità di famiglia, l’arte del comando e conquista il mercato americano sfidando General Motors e Chrysler, salvando l’azienda dal fallimento. Marchionne diventa molto importante e famoso all’estero, ma il miracolo ha un prezzo devastante. Unendo la tensione di un thriller finanziario a una profonda intuizione psicologica, “Falcon” esplora le vette del capitalismo e il fatale, profondo isolamento di un tragico vincitore inghiottito proprio dalla macchina che aveva salvato.

Nel cast, oltre a Pierfrancesco Favino, ci sono Louis Garrel, Benedetta Cimatti, Barbara Ronchi e la partecipazione di Valeria Bruni Tedeschi. Scritto da Marco Bellocchio, con Ludovica Rampoldi, Andrea Di Stefano, Stefano Rulli e con la partecipazione di Oliviero Del Papa, il film sarà distribuito in Italia da 01 Distribution. Le vendite internazionali sono di Rai Cinema International Distribution. Tra i principali collaboratori già annunciati figurano lo scenografo Andrea Castorina, la costumista Daria Calvelli e la montatrice Francesca Calvelli, che con Bellocchio hanno già lavorato in vari progetti quali “Il traditore”, “Esterno notte” e “Rapito”. Accanto ai collaboratori di sempre, Bellocchio è affiancato per la prima volta dal direttore della fotografia Matteo Cocco (The Weight, Volevo nascondermi).

Midterm, Tajani: rispettiamo la volontà del popolo americano

Roma, 4 nov. (askanews) – “Rispettiamo sempre e comunque la volontà del popolo americano. Gli Stati Uniti sono la più importante e grande democrazia del mondo. Ogni scelta che viene fatta, anche quando ci sono cambiamenti, deve essere rispettata. Per noi non cambia il rapporto con gli Usa”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani commentando il voto di midterm a margine di un incontro sulla manovra presso la sede del partito.

“L’Italia è un partner strategico degli Usa e con la stessa lealtà e la stessa correttezza con la quale abbiamo lavorato con governi e presidenti repubblicani continueremo a farlo qualunque sia il governo, qualunque sia la situazione parlamentare in quale paese. Siamo alleati, alleati che parlano sempre a testa alta: quando siamo d’accordo diciamo di sì, quando non lo siamo, com’è successo con la Groenlandia, con la guerra con l’Iran, con la Cpi lo diciamo”, ha aggiunto.

Siamo alleati strategici – ha insistito Tajani – continueremo ad esserlo qualunque sia il governo o la maggioranza parlamentare: per noi il rapporto non è con questo o quel partito, con questo o quel presidente, il rapporto è strategico, rinforzato anche da una straordinaria presenza non solo numerica ma anche qualitativa degli Italo-americani. Il rapporto transatlantico sarà sempre una delle due grandi stelle polari della politica italiana. L’altra è ovviamente l’Europa”.

Midterm, Tajani: non cambia niente per noi, non si è votato in Italia

Roma, 4 nov. (askanews) – “Per noi non cambia niente. Io ho lavorato con lo stesso entusiasmo e impegno sia con Rubio che con Blinken. Ho avuto buoni rapporti con entrambi. Le questioni interne americane sono questioni interne americane. Siamo alleati, alleati significa essere amici che guardano negli occhi l’interlocutore, vanno sempre a schiena dritta e a testa alta”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani commentando il voto di midterm a margine di un incontro sulla manovra presso la sede del partito.

“Non succede niente per l’Italia, mica abbiamo votato in Italia”, ha aggiunto. A chi gli chiede se alla luce del voto negli Stati Uniti potrebbe finire la guerra in Iran, Tajani ha risposto: “Questo dovete chiederlo a chi la fa la guerra in Iran”. “Ho sempre auspicato una soluzione diplomatica. ho partecipato qualche giorno fa un vertice di quattro paesi europei (Italia, Gb, Francia e Germania) con quattro paesi musulmani (Pakistan, Arabia Saudita, Turchia ed Egitto) proprio per parlare della pace e della libertà di navigazione. Speriamo prevalgano sempre il dialogo e la diplomazia sulla forza delle armi”.

Sangha è il nuovo album del producer italiano Mace

Milano, 4 nov. (askanews) – Sangha è il nuovo album di Mace, disponibile su tutte le piattaforme digitali e in formato CD e vinile (anche autografati) da venerdì 27 novembre per Atlantic Records Italy / Warner Music Italy.

Sarà inoltre disponibile una versione del vinile di Sangha autografato in tiratura limitata che darà accesso alla listening session dell’album in anteprima che si svolgerà il 25 novembre a Milano.

Il termine Sangha in sanscrito significa “comunità” ed è il concetto attorno a cui si sviluppa il nuovo album di Mace. Per l’artista, Sangha rappresenta la comunità di persone di cui ci si circonda, una rete di sostegno reciproco, senza un perimetro troppo netto: somiglia più a un campo magnetico, perché nasce da una inclinazione naturale ad avvicinarsi agli altri per creare qualcosa di più grande e significativo. È l’esatto contrario del fare tutto da soli. Soprattutto, è un cerchio con nessuno al centro, che è forse l’idea più difficile da praticare per chiunque.

Dopo Maya, Mace ha portato all’estremo il metodo di lavoro adottato per il precedente album: musicisti, poeti, cantanti, rapper, artisti visivi e amici, oltre 60 persone si sono alternate in una intensa residenza in Toscana. Per 3 settimane la scrittura si è mescolata alla vita in session senza orari e privi di schemi predefiniti. Lavorare così insegna ciò che da soli non si impara, fidarsi dell’intuito degli altri, ascoltare, condividere uno spazio, chiedere aiuto.

“Mi sono circondato di persone magiche ma molto diverse tra loro, che ho selezionato con cura per il loro talento ma anche per la loro energia. Volevo ricreare un piccolo caos autoregolamentato, dare vita a degli intrecci che potessero durare nel tempo e generare nuovi pensieri. Se Maya suggeriva la grande illusione umana di essere entità separate, Sangha è un invito più concreto alla risonanza e all’unione tra le persone, un grido per la sopravvivenza dello spirito collettivo.”

Per Mace, uno dei ruoli fondamentali dell’arte è creare e presentare mondi alternativi, per porre una domanda semplice e radicale: cosa ne pensi di questo mondo? È questo il mondo che vuoi? Sangha risponde con un invito all’unione in tempi disconnessi e individualisti.

Addio a Tinto Brass, il maestro della trasgressione

Roma, 4 nov. (askanews) – Il cinema italiano perde uno dei suoi autori più anticonformisti e provocatori. È morto Tinto Brass, regista che ha attraversato oltre mezzo secolo di storia dello spettacolo trasformando l’eros in una cifra stilistica e in uno strumento di provocazione culturale. Aveva 93 anni ed era malato da tempo. A comunicarne la scomparsa la moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice Brass. La famiglia ha fatto sapere che le esequie si svolgeranno in forma strettamente privata.

Una carriera, quella di Brass, segnata dalla costante ricerca della libertà espressiva, dalla sperimentazione visiva e dal confronto, spesso conflittuale, con le convenzioni morali e sociali. Autore di film destinati a lasciare un’impronta nell’immaginario collettivo, da Salon Kitty a Caligola, da La chiave a Paprika, ha fatto della provocazione una forma di linguaggio, rivendicando il diritto di raccontare il desiderio e la sessualità senza rinunciare all’ironia e allo spirito dissacrante.

Dalle origini veneziane all’incontro con la Nouvelle Vague Nato a Milano il 26 marzo 1933 con il nome di Giovanni Brass, cresce in un contesto culturale profondamente legato a Venezia, città nella quale si trasferisce subito dopo la nascita. È il nonno, il celebre pittore e scenografo Italico Brass, ad attribuirgli il soprannome di Tintoretto, destinato a diventare il suo nome d’arte, poi abbreviato in Tinto.

La sua formazione personale è attraversata da due influenze apparentemente opposte: da una parte l’educazione rigida imposta dal padre, dall’altra lo spirito anarchico del nonno, orgoglioso delle proprie origini russe. Da questo intreccio nasce quell’atteggiamento irriverente nei confronti delle istituzioni e delle regole che caratterizzerà tutta la sua produzione artistica.

Dopo aver conseguito nel 1957 la laurea in giurisprudenza all’Università di Padova, Brass si trasferisce a Parigi. Qui lavora come archivista presso la prestigiosa Cinémathèque Française, entrando in contatto con il fermento culturale della nascente Nouvelle Vague. Un’esperienza decisiva per la sua formazione cinematografica.

Rientrato in Italia, comincia a lavorare nel cinema come aiuto regista, collaborando con Alberto Cavalcanti, Joris Ivens e Roberto Rossellini.

Nel 1957 sposa Carla Cipriani, che diventerà una figura fondamentale anche sul piano professionale, collaborando con lui come co-sceneggiatrice e segretaria di edizione in gran parte dei suoi film. Dal matrimonio nascono due figli. Il loro legame durerà oltre quarant’anni, fino alla morte di Carla, nel 2006.

Il debutto dietro la macchina da presa arriva nel 1963 con Chi lavora è perduto. Ambientato a Venezia, il film racconta il disagio di un giovane incapace di trovare il proprio posto nella società, attraverso uno stile anarchico e sperimentale che richiama la Nouvelle Vague, movimento che in Italia non era riuscito a svilupparsi pienamente.

La pellicola incontra immediatamente le resistenze della censura, che ne impone la revisione a causa dei temi affrontati. Brass risponde con una soluzione coerente con il proprio carattere: anziché modificare il contenuto, cambia soltanto il titolo originale, In capo al mondo. Nel 1964 firma inoltre due episodi di La mia signora, con Silvana Mangano e Alberto Sordi.

Verso la fine degli anni Sessanta il regista si allontana progressivamente dalla commedia e dal dramma tradizionale. Il suo interesse si concentra sempre più sui personaggi ai margini della società, sulle contraddizioni del presente e sulla possibilità di mettere in discussione i codici dominanti. La provocazione sessuale diventa progressivamente uno degli elementi centrali della sua poetica.

Un percorso che lo porta a confrontarsi ripetutamente con la censura e con la magistratura, spesso intervenute per bloccare o limitare la circolazione delle sue opere.

Nel 1967 realizza Col cuore in gola, thriller pop caratterizzato da un montaggio e da una costruzione visiva fortemente personali. Interpretato da Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin, è il primo capitolo di una trilogia di film ambientati a Londra, realizzato con la consulenza grafica di Guido Crepax.

Liberamente ispirato al romanzo Il sepolcro di carta di Sergio Donati, il film è sceneggiato dallo stesso Brass insieme a Francesco Longo e Piere Lévy-Corti, con musiche di Armando Trovajoli. Al centro della vicenda, l’incontro breve e fatale tra un attore francese e una giovane donna in stato di choc, scoperta davanti al cadavere di un uomo.

Nel 1969 dirige L’urlo, opera di ispirazione surrealista che assume i contorni di una contestazione radicale della società e del proprio tempo. Osteggiato a lungo dalla censura, il film ottiene comunque riconoscimenti critici, fino alla candidatura all’Orso d’oro del Festival di Berlino nel 1970.

Il successo di Salon Kitty, nel 1975, rappresenta un passaggio decisivo nella carriera di Brass. Il film attira l’attenzione del produttore Bob Guccione, fondatore di Penthouse, che gli affida la regia dell’adattamento cinematografico di Caligola.

Realizzato nel 1976, il film diventerà uno dei titoli più celebri e controversi della sua filmografia. Un’opera che il regista finirà tuttavia per rinnegare, contestando i pesanti interventi e i rimaneggiamenti imposti dalla produzione durante il montaggio.

Negli anni Ottanta Brass consolida la propria identità autoriale e diventa uno dei principali protagonisti del cinema erotico italiano. Con La chiave (1983), tratto da un romanzo giapponese di Tanizaki Jun’ichiro, offre a Stefania Sandrelli un’importante occasione di rilancio cinematografico.

Parallelamente, contribuisce a lanciare e affermare alcune delle interpreti più riconoscibili del suo cinema: Serena Grandi con Miranda (1985), Francesca Dellera con Capriccio (1986), Debora Caprioglio con Paprika (1990), Claudia Koll con Così fan tutte (1991) e Anna Ammirati con Monella (1997).

Un universo femminile e cinematografico che diventa parte integrante del suo immaginario, insieme a un’estetica riconoscibile, fatta di ironia, sensualità e continua sfida alle convenzioni.

Con Senso 45 (2001), ispirato alla novella Senso, e con il film a episodi Fallo! (2003), Brass ribadisce la propria idea di cinema erotico, concepito non come semplice provocazione, ma come rappresentazione di una dimensione naturale e quotidiana dell’esistenza umana.

Il riconoscimento della Cinémathèque e il rapporto con il teatro La sua influenza supera i confini italiani. Nel gennaio 2002 la Cinémathèque Française di Parigi gli dedica una retrospettiva dal titolo Eloge de la chair (Elogio della carne), riconoscendone il contributo alla storia del linguaggio cinematografico.

Accanto al cinema, Brass coltiva anche un rapporto significativo con il teatro. Nel corso della carriera dirige diversi spettacoli: Pranzo di famiglia (1973), di Roberto Lerici; L’uomo di sabbia (1976), di Riccardo Rehim; e Lulu (1990), di Wedekind.

Nel 2009 torna a confrontarsi con il mito di Don Giovanni, proponendone una rilettura ambientata nella Venezia del 1930 a Villa Pamphili, a Roma. Nello stesso anno presenta alla 66ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia Hotel Courbet, cortometraggio della durata di 18 minuti dedicato al pittore Gustave Courbet, nell’ambito della retrospettiva a lui riservata.

Il legame con la Mostra del Cinema di Venezia si rinnova anche negli ultimi anni, con il conferimento del Premio Pietro Bianchi da parte del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani.

Un riconoscimento motivato dalla sua capacità di essere «maestro di un cinema radicalmente libero, visionario e anticipatore, capace di attraversare i generi e le epoche con la forza di uno sguardo sempre irriverente, anticonformista e profondamente vitale».

Nella motivazione viene ricordato anche il suo contributo alla reinvenzione del linguaggio cinematografico, attraverso l’incontro tra cinema d’autore e sperimentazione, e la capacità di costruire un immaginario che ha inciso profondamente sulla storia del costume e dello spettacolo italiano.

Con la scomparsa di Tinto Brass si chiude una delle esperienze più singolari del cinema italiano. Un autore che ha fatto della libertà di guardare, raccontare e provocare il principio fondante del proprio lavoro, attraversando generi e generazioni senza mai cercare il consenso e lasciando un segno inconfondibile nella cultura visiva del Novecento e dei primi anni Duemila.

Ottimo debutto del tour nei Palazzetti per Marco Masini

Milano, 4 nov. (askanews) – Ieri, martedì 3 novembre, Marco Masini, sul palco dell’Unipol Forum di Milano durante la prima data nei palasport, ha annunciato il nuovo tour che lo porterà nei teatri più importanti d’Italia tra aprile e maggio 2027.

Un ritorno nei teatri molto atteso dal pubblico per emozionarsi e ripercorrere insieme a Marco, in una dimensione più intima, oltre 35 anni di carriera attraverso le canzoni che hanno segnato la storia della musica italiana.

La prima data sarà il 6 aprile al Teatro Team Bari, proseguirà il 7 aprile all’Auditorium “10 Settembre 1943” di Isernia, il 10 Aprile al Teatro Clerici di Brescia, il 21 Aprile al Teatro Galleria di Legnano (Milano), il 22 Aprile al Teatro Colosseo di Torino, il 27 Aprile al Teatro EuropAuditorium di Bologna, il 3 Maggio al Teatro Regio di Parma, il 5 Maggio al Teatro Metropolitan di Catania, l’11 Maggio al Teatro Lyrick di Assisi (Perugia), il 14 Maggio al Teatro Ariston di Sanremo (Imperia), il 17 Maggio al Teatro Arcimboldi di Milano e il 18 Maggio al ChorusLife Arena di Bergamo.

I biglietti del tour nei teatri saranno disponibili da oggi, mercoledì 4 novembre, per gli scritti al fan club a partire alle ore 16.00 e per tutti alle ore 18.00 su TicketOne.it e nelle prevendite abituali (per info www.friendsandpartners.it).

Dopo il concerto di ieri, martedì 3 novembre, all’Unipol Forum di Milano, l’artista sarà protagonista nei palasport oggi, mercoledì 4 novembre, al Nelson Mandela Forum di Firenze, il 7 novembre al Kioene Arena di Padova, il 13 novembre al Palazzo dello Sport di Roma e il 14 novembre al Pala Partenope di Napoli.

Queste le date nei teatri del tour “MARCO MASINI – TEATRI 2027”, prodotte e organizzate da Friends & Partners, Momy Records e Concerto Music:

TEATRI 2027

6 aprile – BARI, TEATRO TEAM

7 aprile – ISERNIA, AUDITORIUM “10 SETTEMBRE 1943”

10 aprile – BRESCIA, TEATRO CLERICI

21 aprile – LEGNANO (Milano), TEATRO GALLERIA

22 aprile – TORINO, TEATRO COLOSSEO

27 aprile – BOLOGNA, TEATRO EUROPAUDITORIUM

3 maggio – PARMA, TEATRO REGIO

5 maggio – CATANIA, TEATRO METROPOLITAN

11 maggio – ASSISI (Perugia), TEATRO LYRICK

14 maggio – SANREMO (Imperia), TEATRO ARISTON

17 maggio – MILANO, TEATRO ARCIMBOLDI

18 maggio – BERGAMO, CHORUSLIFE ARENA

Birindelli Auto è automotive partner del tour.

Marco Masini. Nato a Firenze il 18 settembre 1964, eredita la passione per la musica dalla famiglia della madre, dimostrando già da piccolo un certo talento nel suonare e comporre a orecchio. Nel 1986, grazie a Roberto Rosati, conosce prima Beppe Dati e poi Giancarlo Bigazzi e con questi comincia a lavorare ad alcune colonne sonore, esegue la voce guida di “Si può dare di più” (del trio Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi), è concertista dal vivo nella tournée di Umberto Tozzi e in quella di Raf.

Nel 1990, 36 anni fa, la svolta: Bigazzi decide di produrlo facendolo partecipare al Festival di Sanremo con “Disperato”, brano scritto dall’artista insieme a Giancarlo Bigazzi e Beppe Dati che vince la 40ª edizione del Festival nella sezione Novità e il Premio della Critica Mia Martini, sempre nella sezione dedicata agli esordienti. Il singolo ottiene un ottimo riscontro di pubblico e alla quale segue la pubblicazione dell’album di debutto “Marco Masini” che vende più di 800.000 copie e include, oltre a “Disperato”, “Ci vorrebbe il mare”, romantica poesia in musica con cui calca il palco del Festivalbar 1990.

In questi oltre 35 anni di carriera sono tanti i brani il cui successo è andato di pari passo con il rafforzarsi del legame instaurato con il suo pubblico, canzoni indimenticabili come “Perché lo fai” (3° posto al Festival di Sanremo nel 1991), “Cenerentola Innamorata”, “Vaffanculo”, “T’innamorerai”, “Bella Stronza”, “L’uomo volante” (1° posto al Festival di Sanremo nel 2004) e tante altre.

Nel tour “Ci Vorrebbe Ancora il Mare” – che nel 2025 ha celebrato, oltre ai suoi 35 anni di carriera, i 35 anni dall’album di debutto “Marco Masini” e i 30 anni dall’album “Il Cielo della Vergine” – il cantautore e cantastorie ha portato sul palcoscenico i brani che sono diventati amatissimi classici della musica italiana e quelli estratti dall’album “10 Amori” (Momy Records, Concerto Music/ BMG, prodotto da Gianluca Tozzi e Milo Fantini), pubblicato nel 2024.

Tra il 24 e il 28 marzo 2006 partecipa insieme a Fedez alla 76edima edizione del Festival di Sanremo con “Male Necessario” (Fedez, Marco Masini), brano che si aggiudica il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo.

A marzo è uscito il nuovo progetto discografico “Perfetto Imperfetto” (Momy Records, Concerto Music / BMG, disponibile nei formati CD e vinile e sulle piattaforme digitali https://marcomasini.lnk.to/perfettoimperfetto), prodotto da Gianluca Tozzi e Milo Fantini.

Midterm, De Felice (Intesa Sp): ora "ingorghi" legislativi su IA e cripto

Roma, 4 nov. (askanews) – Niente “ribaltone dell’agenda Trump” ma ingorghi legislativi negli Usa su intelligenza artificiale, data center e criptoasset, con il Bitcoin già calato, mentre per azionario e Treasuries l’esito del voto delle midterm negli Usa potrebbe risultare positivo. Questa la fotografia scattata a caldo dal capo economista di Banca Intesa Sanpaolo, Gregorio De Felice, interpellato sul tema durante la conferenza di presentazione del patto del gruppo con Confindustria, Sace, Simest (Gruppo CDP) e Ice, per il sostegno dello sviluppo Pmi italiane all’estero.

“Credo che il voto abbia più che copnfermato il tasso di diapprovazione che il presidente Usa aveva prevoto – ha esordito -: 65% degli americani lo disapprovava e appena il 30% lo approvava.

“Cosa succede adesso? Innanzitutto il nuovo congresso si insedia il primo gennaio, quindi andiamoci piano con le valutazioni. Non sarà un ribaltone ddell’agenda Trump – ha detto De Felice – semmai avremo qualche infgorgo legislativo, con i terreni di maggiore scontro che sono, primo, il tetto al debito, dove Trump con i repubblicani sarebbe voluto andare molto in là. E poi un freno sulle attività legislative che riguardano intelligenza artificiale, data center e criptovalute”.

“Il bitcoin è subito sceso”, ha notato, all’esito del voto. “Normalmente un governo Usa diviso è positivo per il mercato azionario e anche per quello obbligazionario, ma stavolta qualcosa può essere diverso. Credo che l’esito possa favorire una cauta discesa dei rendimenti, perché ora il rischio che la politica espansiva possa diventare ancora piò espansiva è ridotto. Vedremo – ha concluso l’economista – cosa deciderà dal punto di vista militare”.

Midterm, analisti: meno incertezza, Borse su ma rotta non cambia

Milano, 4 nov. (askanews) – La vittoria dei Democratici in entrambe le Camere del Congresso riduce alcune incertezze che pesavano sui mercati, ma non ne cambia i driver di fondo: crescita, inflazione, tassi e deficit continueranno a contare più dell’esito elettorale. È il filo comune dei primi commenti degli analisti alle midterm, mentre le Borse europee festeggiano con rialzi fra l’1% e il 2%, con Milano (+2,2%) e Madrid (+2,9%) in evidenza, e i futures di Wall Street sono positivi (Dow Jones +1,6%, Nasdaq +1%). In rialzo l’euro sul dollaro a 1,125, e i rendimenti obbligazionari in Europa (Btp al 4,42% con spread a 110 punti). Trend analogo per i futures dei Treasury Usa con il decennale al 4,91%. In calo il petrolio con il Brent a 102,1 dollari (-1,4%), corrono oro a 4.047 dollari (+2,7%) e argento a 51,8 dollari (+4,2%).

Per Equita il voto è un “cleaner event”: volatilità nel breve, ma view positiva confermata. Il controllo democratico del Congresso dovrebbe limitare nuove misure espansive, riducendo il deficit atteso e il premio a termine sui Treasury, mentre aumenta la tutela dell’indipendenza della Fed e cala il rischio di escalation sui dazi. Per Allianz Global Investors la conquista democratica “porterà più scontro politico che cambiamenti di sostanza”: i Democratici restano sotto le soglie per superare l’ostruzionismo al Senato e aggirare il veto di Donald Trump, ma potranno frenare l’amministrazione tramite audizioni, nomine e finanziamenti. Per T. Rowe Price i listini avevano già scontato il governo diviso: implicazioni “più politiche che di mercato”.

Senza sostegno bipartisan, osserva Vontobel, un’ulteriore espansione fiscale è meno probabile, ma la Casa Bianca potrebbe ricorrere di più ai poteri esecutivi su dazi, sanzioni e politica estera, e una linea più dura verso l’Iran è un rischio concreto per petrolio e inflazione. Primo banco di prova la scadenza dei finanziamenti federali dell’11 dicembre: per AllianzGI il rischio di shutdown resta alto, perché i Democratici potrebbero rinviare i negoziati di bilancio al nuovo Congresso, in carica dal 3 gennaio.

Il tema più sensibile per Wall Street è l’intelligenza artificiale. I data center sono stati centrali in campagna, ricorda Ing, con i Democratici su una linea più rigorosa: dato che una parte significativa della crescita Usa dipende dal boom dell’IA, politiche più restrittive potrebbero diventare un freno. Per Mirabaud Asset Management gli investimenti legati all’IA “sono diventati più vulnerabili”, mentre Equita ritiene che la rilevanza strategica del settore resti bipartisan.

Sui Treasury gli effetti sono contrapposti: i vincoli alla spesa possono ridurre i rendimenti, ma “bloccare nuova spesa non equivale a ridurre il deficit esistente”, nota Vontobel, e per T. Rowe Price il disavanzo resterà intorno al 5,7% del Pil nel 2027, con una Fed che continuerà ad alzare i tassi. A livello settoriale, difesa e finanziari potrebbero sottoperformare, mentre sanità e beni di consumo di base beneficiano di un’agenda attenta al costo della vita. Il dollaro appare più debole nel breve, con sostegno all’oro, e se gli investitori cercheranno diversificazione fuori dagli Usa, conclude AllianzGI, Europa e parte dell’Asia potrebbero beneficiarne: più probabile una rotazione fra regioni che un cambio di direzione dei mercati.

Midterm, Orsini: per export Italia poco cambia, continuerà, non ho dubbi

Roma, 4 nov. (askanews) – Con gli esiti delle Midetern negli Usa “credo che a livello di export italiano verso gli Usa poco cambia. Visti i dati, continueremo a fare il nostro mestiere, di produrre buoni propotti, e penso che l’interscambio tra i due paesi continuerà, non ho dubbi”. Lo ha affermato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, sul tema delle elezioni Usa, durante la conferenza di presentazione del patto con Intesa Sanpaolo sulle sviluppo delle Pmi all’estero.

Più in generale “sicuramente Trump si concentrerà sulla politica estera, si deve confrontare col suo Congresso. Parliamo di Cina e Usa, ma in mezzo ci sta una Europa che non gioca nessuna partita”.

Crosetto a Mattarella: tiene unito il Paese anche quando cerca di non esserlo

Firenze, 4 nov. (askanews) – “La ringrazio signor presidente per il sostegno, per la forza, per la determinazione”, “per le sue parole, che non sono molte, ma che nei momenti giusti servono per guidare un paese, per cercare di tenere unito il Paese anche quando questo cerca di non esserlo” perché “lei ha capito più di altri che in questo cambio epocale si risponde solo con valori saldi, con una visione salda”. Con queste parole il ministro della Difesa Guido Crosetto si è rivolto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a Firenze, durante la cerimonia a Piazzale Michelangelo per la Festa delle forze armate.

Crans-Montana, Tajani: la Svizzera pagherà le spese mediche

Roma, 4 nov. (askanews) – La Svizzera si farà carico delle spese per le cure mediche dei giovani italiani coinvolti nella tragedia di Capodanno a Crans-Montana, dove un gigantesco incendio divampato la notte di San Silvestro al bar Le Constellation ha provocato la morte di 41 persone, sei delle quali di nazionalità italiana. Lo ha annunciato in un post sui social il ministro degli Esteri e vice presidente del Consiglio, Antonio Tajani.

“Il ministro degli Esteri Ignazio Cassis mi ha comunicato che la Svizzera si farà carico delle spese per le cure sanitarie dei giovani italiani coinvolti nella tragedia di Crans-Montana”, ha affermato il capo della diplomazia italiana.

“È un gesto di grande solidarietà e vicinanza, che apprezziamo profondamente, come Governo e come popolo italiano”, ha aggiunto, “Di fronte a una tragedia che ha spezzato vite e segnato il futuro di tanti ragazzi innocenti, la solidarietà concreta e la collaborazione tra Paesi assumono un valore ancora più importante”.

“Alla Svizzera e all’amico Cassis”, ha concluso Tajani, “va il mio sincero ringraziamento”.

Cinema, fine riprese per "É il pensiero che conta" di Neri Marcorè

Roma, 4 nov. (askanews) – Si sono concluse a Trento le riprese di “È il pensiero che conta”, film diretto da Neri Marcorè, che ne è anche protagonista nel ruolo di Franco Morandi. Soggetto e sceneggiatura sono firmati da Marcorè con Paola Mammini, Maurizio Careddu e Alessandro Rossi, su un’idea dello stesso Marcorè.

Nel cast figurano anche Ksenia Rappoport, Euridice Axen, Fausto Maria Sciarappa, Giampiero Iudica, Alex Cendron, Beatrice De Mei, Alvise Marascalchi, Gianluca De Angelis, Tommaso Cassissa, Marco Todisco, Claudio Castrogiovanni, Alberto Paradossi, Roberto Citran e Maurizio Micheli. Il film è una produzione Pepito Produzioni con Rai Cinema.

Girato a Trento e dintorni, è la storia di Franco Morandi (Marcorè) che ha fatto dell’immobilismo la sua zona di conforto. Evitando sistematicamente i conflitti, vive di rassicuranti abitudini: le partite a tennis, le amate canzoni di Drupi e l’ospitalità del caustico padre ottantenne, da cui si è rifugiato dopo la separazione dalla moglie Lucrezia (alla quale, per pura inerzia, nega ancora il divorzio).

Tutto procede in una placida bolla finché un guasto a un condizionatore non lo catapulta nel bel mezzo di una lezione universitaria di filosofia. Ascoltando per caso la magnetica professoressa Teresa Nowak parlare di felicità e consapevolezza, Franco ne resta folgorato. Inizia così a infiltrarsi di nascosto ai corsi e a divorare libri, risvegliandosi da un lungo torpore interiore. Questa improvvisa metamorfosi, però, sgretola rapidamente il suo vecchio mondo: il lavoro entra in crisi, gli amici si allontanano e si acuisce la frattura con la figlia Martina, giovane attivista finita a processo per una protesta. A quel punto, Franco dovrà decidere se tornare sui suoi passi o continuare ad avventurarsi nella scoperta di un nuovo sé, affrontando con coraggio e spirito libero le nuove sfide che la vita gli propone.

Intesa Sp con Confindustria, Sace, Simest e Ice per sviluppo Pmi all’estero

Roma, 4 nov. (askanews) – Il gruppo Intesa Sanpaolo inaugura un nuovo percorso sinergico e integrato insieme a Confindustria, Sace, Simest (Gruppo CDP) e Ice, consolidando il modello di accompagnamento all’estero delle Pmi italiane. È stata siglata oggi a Roma la nuova proposta per l’internazionalizzazione e per il sostegno all’export delle imprese italiane, un impegno concreto che vede affiancati operatori pubblici e settore privato per attivare sinergie di lungo periodo.

Promosso dalla Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese, l’intervento, riporta un comunicato, è finalizzato a individuare nuovi fattori di crescita e traiettorie per la competitività italiana alla luce del contesto geopolitico e del relativo impatto sul commercio con l’estero, rafforzato dalla disponibilità di 30 miliardi di euro di credito messi a disposizione dalla Banca nel prossimo triennio e dalla sottoscrizione di nuovi accordi con primari istituti bancari in Francia, India e Brasile destinati a garantire alle imprese italiane assistenza operativa e finanziaria nei principali mercati di sviluppo.

Un modello integrato di partnership attivate da Intesa Sanpaolo per rafforzare ulteriormente la propria strategia di supporto alle imprese attraverso risorse a sostegno degli investimenti, ampliamento delle collaborazioni bancarie internazionali e potenziamento delle soluzioni finanziarie e dei servizi dedicati all’export.

La nuova iniziativa, presentata durante una conferenza oggi a Roma, risponde ai bisogni delle PMI di semplificare e incentivare soluzioni alle crescenti complessità dei mercati globali, puntando alla ridefinizione degli equilibri commerciali attraverso investimenti e nuovi finanziamenti, riduzione di tempi e costi, competenze specialistiche inserite in un sistema integrato di soluzioni finanziarie, assicurative, consulenziali e promozionali al servizio delle imprese, in coerente allineamento con i programmi dell’agenda economica e diplomatica del Paese.

L’obiettivo del Gruppo guidato dall’amministratore delegato, Carlo Messina, è sostenere le aziende nella diversificazione dei mercati, nella gestione dei rischi e nella costruzione di una presenza sempre più solida e competitiva nelle catene globali del valore.

Il patto si articola lungo cinque direttrici, si legge, valorizzando le sinergie con Confindustria, SACE, Simest e ICE, per offrire alle PMI un sostegno dinamico e integrato sui mercati internazionali: Nuovo credito per 30 miliardi di euro per il prossimo triennio messo a disposizione da Intesa Sanpaolo per finanziamenti destinati ad incentivare le esportazioni, gli investimenti diretti all’estero e i progetti produttivi realizzati in Italia funzionali alla crescita internazionale. Partnership con primari istituti bancari locali, già avviate da Intesa Sanpaolo in Francia, India e Brasile – e in estensione ad altre geografie emergenti entro il primo semestre 2027 – per fornire assistenza operativa nei Paesi di destinazione, dalla gestione di pagamenti e incassi al cash management e ai rapporti bancari delle imprese italiane presenti con controllate, unità produttive, filiali commerciali nelle geografie internazionali.

Ricerca di nuovi clienti e partner internazionali grazie alla collaborazione con ICE e l’utilizzo della nuova piattaforma Connecting Markets sviluppata dalla Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo che consente alle PMI di individuare nuovi clienti, fornitori e partner industriali in oltre 170 Paesi. Questa direttrice: Supporto agli Investimenti Diretti all’Estero (IDE) attraverso l’integrazione delle soluzioni finanziarie della Banca con i prestiti partecipativi e i finanziamenti subordinati di Simest per la creazione e il potenziamento di impianti produttivi, filiali commerciali e hub logistici all’estero.

Infine, sostegno all’export di macchinari e beni strumentali, comparto che rappresenta il 18% dell’export totale italiano. Nuova soluzione di Intesa Sanpaolo che consente alle aziende esportatrici di anticipare la liquidità relativa a forniture con pagamento dilazionato grazie alle sinergie con SACE – attraverso la Polizza Credito Fornitore a copertura dei rischi commerciali e politici – e con Simest, attraverso il contributo in conto interessi per permettere alle imprese italiane di offrire condizioni di pagamento più competitive agli acquirenti esteri.

L’offerta è completata dai servizi di Trading Company, che seguono l’intero processo di fornitura internazionale, dall’acquisto dei beni dell’esportatore italiano alla successiva rivendita al cliente estero, inclusi gli aspetti logistici, finanziari e doganali. Grazie alla partnership con Grenke, sono disponibili, inoltre, soluzioni di noleggio operativo dei beni destinate ai buyer internazionali.

L’evento di presentazione del nuovo accordo, che si è svolto stamattina a Roma, è stato aperto da Anna Roscio, Executive Director Sales & Marketing Imprese della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo che ha presentato i capisaldi dell’accordo per il sostegno alle PMI sui mercati globali, a cui è seguito l’intervento di Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo, che ha illustrato le prospettive dell’economia italiana e il ruolo delle PMI nella crescita del Paese.

Alla conferenza di oggi sono intervenuti: Barbara Cimmino, Vicepresidente di Confindustria per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti, Regina Corradini D’Arienzo, Amministratore Delegato e Direttore Generale di SIMEST, Michele Pignotti, Amministratore Delegato di SACE, e Matteo Zoppas, Presidente di ICE, che hanno approfondito le opportunità, gli strumenti e le strategie per rafforzare la presenza delle PMI italiane sui mercati internazionali.

L’evento si è concluso con il dialogo tra Stefano Barrese, Responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, e Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria, che hanno ribadito l’importanza della sempre più stretta collaborazione tra istituzioni finanziarie, sistema industriale e attori pubblici per sostenere la competitività e la crescita internazionale del Made in Italy.

Midterm, Tajani: rispettiamo volontà popolo USA, non cambia rapporto con Italia

Roma, 4 nov. (askanews) – “Rispettiamo sempre e comunque la volontà del popolo americano. Gli Stati Uniti sono la più importante e grande democrazia del mondo. Ogni scelta che viene fatta, anche quando ci sono cambiamenti, deve essere rispettata. Per noi non cambia il rapporto con gli USA”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani commentando il voto di midterm a margine di un incontro sulla manovra presso la sede del partito.

“L’Italia è un partner strategico degli Usa e con la stessa lealtà e la stessa correttezza con la quale abbiamo lavorato con governi e presidenti repubblicani continueremo a farlo qualunque sia il governo, qualunque sia la situazione parlamentare in quale paese. Siamo alleati, alleati che parlano sempre a testa alta: quando siamo d’accordo diciamo di sì, quando non lo siamo, com’è successo con la Groenlandia, con la guerra con l’Iran, con la Cpi lo diciamo”, ha aggiunto.

Trump e i Dem dopo le midterm: prove tecniche di dialogo o sarà Mr Veto?

Roma, 4 nov. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha mostrato un atteggiamento sorprendentemente conciliante dopo la clamorosa sconfitta del suo partito alle elezioni di midterm, affermando che i democratici “hanno fatto un buon lavoro” e dichiarandosi disposto a collaborare con loro.

Non è tuttavia affatto chiaro – riflettono gli analisti politici americani – se intenda farlo davvero. È alquanto improbabile infatti che Trump sia disposto a collaborare su qualsiasi proposta di legge sostenuta dai democratici e il presidente ha già manifestato l’intenzione di trasformarsi in “Mr. Veto”, rifiutandosi di firmare qualsiasi provvedimento che arrivi sulla sua scrivania.

Inoltre, il presidente americano intende sfruttare gli “enormi poteri” che il suo incarico gli conferisce per aggirare il Congresso ogni volta che sarà possibile, facendo ricorso agli ordini esecutivi e a una sentenza della Corte Suprema emessa all’inizio di quest’anno, che gli consente di esercitare ampi poteri sulle agenzie federali, indipendentemente da chi controlli il Congresso.

In definitiva, Trump ha affermato che potrebbe arrivare a utilizzare il proprio potere di veto e i poteri esecutivi nel tentativo di costringere i democratici a negoziare su posizioni per lui più accettabili.

Sebbene mantenga un enorme potere in materia di politica estera e attraverso gli ordini esecutivi, il suo margine d’azione sarà però limitato. Infatti, non potrà più approvare nuovi tagli alle tasse né smantellare le misure di spesa destinate alla protezione sociale senza l’approvazione dei democratici.

Inoltre, il presidente americano non potrà sottrarsi al controllo parlamentare. Trump non sarà infatti in grado di impedire ai democratici di avviare una nuova ondata di inchieste nei suoi confronti e nei confronti di esponenti di alto livello della sua amministrazione: un’iniziativa che il partito democratico ha già lasciato intendere di voler intraprendere.

Il commento di Elly Schlein sul risultato delle midterm Usa

Roma, 4 nov. (askanews) – “I democratici stravincono contro Trump e gli oligarchi. La voglia di cambiamento ottiene la maggioranza alla Camera e al Senato. La speranza delle persone è più forte dell’arroganza di queste destre al potere. E l’unità è più forte di chi ci vuole dividere”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein commenta le elezioni di midterm in Usa.

“Batteremo queste destre che portano soltanto guerre, divisioni, recessione e carovita. Per difendere la dignità delle persone e del lavoro, per l’eguaglianza e il diritto a un futuro migliore. Dentro questa storica vittoria a valanga ci sono alcuni risultati che raccontano tanto di quello che si sta muovendo nella società americana – osserva Schlein -. James Talarico è stato eletto senatore in Texas e Gina Hinojosa ne diventa governatrice, sconfiggendo i repubblicani dopo quasi 40 anni. Abdul El Sayed vince una durissima sfida in Michigan, Kehisa Lance Bottoms con la sua vittoria in Georgia è la prima donna nera a diventare governatrice e Deb Halaand in New Mexico la prima governatrice nativa americana. E poi Annie Andrews in South Carolina batte i repubblicani dopo trent’anni, Sarah Mc Bride rieletta, Chris Pappas nel New Hampshire, Melat Kiros in Kansas, Xavier Becerra governatore in California, Amy Acton prima governatrice donna dell’Ohio”.

“C’è un grande protagonismo delle donne in questa clamorosa sconfitta di Trump e dei miliardi spesi dagli oligarchi contro i democratici”, conclude.

Midterm, centrosinistra italiano festeggia: batteremo destre

Roma, 4 nov. (askanews) – Tutto il centro sinistra italiano festeggia per il risultato delle elezioni di midterm negli Stati Uniti, traendone “ispirazione” anche per le prossime Politiche.

“I democratici stravincono contro Trump e gli oligarchi. La voglia di cambiamento ottiene la maggioranza alla Camera e al Senato. La speranza delle persone è più forte dell’arroganza di queste destre al potere. E l’unità è più forte di chi ci vuole dividere”, commenta la segretaria del Pd Elly Schlein. “Batteremo queste destre che portano soltanto guerre, divisioni, recessione e carovita. Per difendere la dignità delle persone e del lavoro, per l’eguaglianza e il diritto a un futuro migliore”, aggiunge, sottolineando che “c’è un grande protagonismo delle donne in questa clamorosa sconfitta di Trump e dei miliardi spesi dagli oligarchi contro i democratici”.

Tra i Dem, il presidente Stefano Bonaccini evidenzia la “pesantissima sconfitta per Donald Trump e le sue politiche scellerate. Per i Repubblicani la peggiore sconfitta degli ultimi 50 anni. Dopo la tempesta, il sole”. Per Paolo Gentiloni, ex premier e commissario Ue, “la destra sovranista ha esaurito la sua spinta propulsiva”.

“Dalle piazze italiane alle urne americane che hanno bocciato Trump – commenta il leader M5s Giuseppe Conte – i cittadini dimostrano di non poterne più di guerre illegittime, corsa al riarmo e alle spese militari, rincari, carovita, tagli e diritti che valgono fino a un certo punto. Il segnale giunto stanotte dagli Stati Uniti è un monito che parla a tutti: la partecipazione di chi esprime l’urgenza di voltare immediatamente pagina è fondamentale. Possiamo davvero cambiare le cose”.

“Un’onda popolare ha travolto Trump e i repubblicani. Ha travolto le guerre, i dazi, le esecuzioni sommarie nelle strade americane, le promesse di prosperità per la classe dei lavoratori, che si sono rivelate bugie, perché a diventare sempre più ricchi sono stati i miliardari”, scrive su Facebook Nicola Fratoianni (Avs). “I democratici – aggiunge – hanno un mandato chiaro, restituire ai lavoratori e alle classi popolari i diritti fondamentali che la destra ha progressivamente tolto. Il lavoro dignitoso, la sanità pubblica, l’istruzione di qualità. E in tutto questo c’è anche e soprattutto una traccia per noi, per l’Italia. O combatti per ridurre ingiustizie e disuguaglianze, o sei come Trump e Meloni”.

Sulla stessa linea il verde Angelo Bonelli, secondo cui “questa straordinaria vittoria dei democratici fa tirare al mondo un sospiro di sollievo”. Adesso, aggiunge, “spero che si fermino anche gli amici di Trump che, in Europa e nel resto del mondo, sono stati subordinati a questa follia, a partire dall’Italia”.

“Gli Stati Uniti – commenta su X il leader di Iv Matteo Renzi – dimostrano oggi che la speranza può sconfiggere la paura. Dal Texas al Kansas, dal Michigan alla Georgia la democrazia ci regala una pagina di sorprese e di bellezza. Il sogno americano torna a rappresentare una luce per tutto il mondo. È solo l’inizio, sarà lunga, ma questa è la strada giusta. Come ha detto il senatore Talarico, stanotte Davide ha sconfitto Golia. Buongiorno, oggi è proprio un buon giorno!”

Per Ernesto Maria Ruffini, fondatore di Più Uno, il risultato delle midterm è “una lezione che vale anche per noi”: “Le persone chiedono una politica che unisca invece di dividere, e leader capaci di offrire soluzioni concrete. Non slogan, ma responsabilità”, aggiunge riprendendo le parole di Barack Obama.

Il Texas rompe l’incantesimo: Trump perde terreno, gli sfavoriti alzano la testa

Gli ispanici voltano le spalle a Trump! Ironia della sorte, gli elettori ispanici hanno contribuito alla sconfitta di metà mandato dei repubblicani, dopo anni in cui il Presidente americano ha fatto della lotta all’immigrazione un cavallo di battaglia. In Texas, James Talarico; in Ohio, Sherrod Brown; in North Carolina, Roy Cooper; in South Carolina, Annie Andrews; in Iowa, Josh Turek; in Kansas, Adam Hamilton. Ecco i nomi di coloro che hanno conquistato i seggi per i democratici.

Il colpo più simbolico arriva dal Texas. La vittoria di James Talarico al Senato apre una crepa in uno dei territori sui quali i repubblicani avevano costruito le proprie certezze. Trump resta alla Casa Bianca, ma il voto di metà mandato ridimensiona la sua forza politica.

Il costo della vita e le preoccupazioni per la corruzione emergono fra le principali ragioni del malcontento. Le promesse di benessere si sono scontrate con le difficoltà quotidiane degli elettori: è su questo terreno che il consenso repubblicano ha ceduto.

Anche il voto ispanico merita attenzione. Le prime analisi sul Texas suggeriscono un riavvicinamento ai democratici dopo lo spostamento verso Trump del 2024. Sarebbe però riduttivo attribuire l’intero risultato a una sola componente dell’elettorato: hanno contato anche le trasformazioni dello Stato, le periferie urbane e la qualità dei candidati.

Talarico aveva scelto un’immagine efficace per raccontare la propria sfida: Davide contro Golia. I cittadini come fionda contro il potere dei grandi finanziatori. Una metafora utilizzata durante la campagna, che il risultato elettorale carica oggi di un significato ulteriore.

Qui sta uno degli interrogativi politici di questa elezione: quanto può durare un consenso alimentato dalla contrapposizione permanente, quando le famiglie chiedono risposte concrete? La vittoria democratica suggerisce che la polarizzazione incontra un limite quando non riesce più a dare una spiegazione credibile alle difficoltà della vita quotidiana.

Trump, tuttavia, non abbandonerà il campo. Già prima del voto aveva evocato il ricorso al veto davanti a un Congresso democratico, lasciando aperta anche la possibilità di accordi successivi.

Si apre dunque una fase che potrebbe alternare scontri istituzionali e negoziati. Per i democratici, la prova sarà trasformare la protesta raccolta nelle urne in una proposta riconoscibile. Per Trump, governare con un Senato passato all’opposizione significherà affrontare un limite politico nuovo.

Il trumpismo ha subito una battuta d’arresto. Stabilire se sia l’inizio del suo declino richiederà molto più di una notte elettorale. Il pensiero di Talarico, nelle dichiarazioni rese subito dopo la sua elezione, è un richiamo alla vittoria degli underdog, gli sfavoriti. Talarico sostiene di aver vinto perché la gente ha capito che c’è bisogno di cambiamento, di fronte a quella che descrive come la crisi economica più importante della nostra era e al potere dei miliardari che dominano la scena attuale. Si è vinto nonostante gli algoritmi dei social media che appartengono a miliardari sempre più ricchi. È una rinascita, in salsa evangelica. C’è aria di cambiamento e necessità di evoluzione. E come dice Talarico c’è bisogno di cambiamento, c’è bisogno di amore!

Ancor più, ora che hanno rafforzato il proprio potere istituzionale, i democratici dovranno dimostrare di saper dare risposte concrete alle insicurezze che hanno alimentato il voto. È su questa capacità che si giocherà la possibilità di aprire la strada alla conquista della Casa Bianca nel 2028.

Fondazione Sandretto, la coreografia immaginata di Aziza Kadyri

Torino, 4 nov. (askanews) – Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta a Torino la prima mostra personale in un’istituzione italiana di Aziza Kadyri, artista uzbeka che vive e lavora a Londra. Nella sua ricerca, Kadyri costruisce un dialogo costante tra storia e finzione, tradizione e innovazione. L’artista ricorre a linguaggi legati all’artigianato, come la tessitura e il ricamo, affiancandoli a sistemi tecnologici avanzati quali l’intelligenza artificiale e il machine learning, per esplorare i temi della migrazione, dello sradicamento e della costruzione dell’identità, con particolare attenzione alle esperienze delle donne dell’Asia centrale e della diaspora. Bernardo Follini curatore di Choreography of the Latent ha raccontato ad askanews l’esibizione, dedicata alla figura della nonna dell’artista e al suo desiderio, da giovane, di diventare una danzatrice di danze popolari tradizionali uzbeke. Il sogno è ostacolato dall’ordine sociale dell’epoca, plasmato dalle strutture patriarcali e socialiste degli anni Cinquanta, che confina la donna alla sfera domestica e la porta a dedicarsi all’industria tessile. L’artista ricorre al machine learning, all’intelligenza artificiale e al motion tracking per sintetizzare una coreografia che riunisce i gesti privati della nonna e i movimenti della danza tradizionale. Il risultato è una coreografia immaginaria e immaginata, latente e possibile, che rappresenta le aspirazioni e i vincoli vissuti dalla familiare dell’artista nel corso della sua vita. La mostra presenta un ciclo di nuove sculture tessili ispirate agli abiti tradizionali in movimento, evocando una performance della nonna dell’artista attraverso una serie di soglie domestiche, anch’esse realizzate in tessuto ricamato. L’installazione è completata da un video a due canali e da una grande parete specchiante che proietta l’installazione in una sua dimensione virtuale. Per l’artista, il dialogo tra le tradizioni artigianali e gli strumenti tecnologici avanzati costituisce una metodologia per orientarsi e contribuire criticamente ai dibattiti sulle pratiche decoloniali e femministe, a partire dalle tracce persistenti dell’Uzbekistan sovietico e post-sovietico.

Choreography of the Latent è visibile al pubblico fino al 28 marzo 2027 insieme alle altre tre mostre: La Ragnatela di Andrea Bowers, Point of Return di Joseph Yaeger e dalla Collezione Sandretto Re Rebaudengo le fotografie di Nan Goldin del ciclo The Ballad of Sexual Dependency. Nello spazio espositivo fino all’11 gennaio 2027 anche la mostra personale …Pop.!Crash/(LOON) di Louis Morlaa, vincitore dell’illy Present Future 2025 Prize Exhibition, cura di Leonardo Pietropaolo.

TFF, apre il film "Novembre 1963-L’assassinio di J. F. Kennedy"

Roma, 4 nov. (askanews) – “Novembre 1963 – L’assassinio di J. F. Kennedy” (November 1963) di Roland Joffé è il film d’apertura del 44esimo Torino Film Festival; sarà proiettato in anteprima internazionale al Teatro Regio, dando ufficialmente il via alla nuova edizione, il 24 novembre. Ad accompagnare il film ci saranno il due volte candidato all’Oscar, vincitore del Golden Globe e dell’Emmy Award e insignito della Palma d’Oro onoraria al Festival di Cannes, John Travolta e il regista due volte candidato agli Oscar e ai Golden Globe Roland Joffé (autore, tra gli altri, degli acclamati e pluripremiati “Mission” e “Urla del silenzio”).

Il film torna sull’assassinio del presidente John F. Kennedy scegliendo una prospettiva inedita: quella della criminalità organizzata americana. Un’apertura di richiamo internazionale, che porta al festival la firma di un maestro dalla forte potenza visiva e profonda sensibilità umana, e un tema che, a oltre sessant’anni di distanza, continua a interrogarci.

“L’anteprima internazionale di ‘Novembre 1963 – L’assassinio di J. F. Kennedy’ è un’apertura da sogno per qualunque festival – ha commentato il direttore artistico Giulio Base – un’opera di dirompente forza narrativa, nella quale un maestro assoluto come Roland Joffé getta nuova luce sull’assassinio di Kennedy, dipanando i misteri di quella frattura nella storia. Ad accompagnare il film, in sala con noi al Teatro Regio, saranno lo stesso Joffé e John Travolta, figura leggendaria del cinema, qui nei panni del mafioso Johnny Roselli, l’uomo nell’ombra che tiene nelle proprie mani il destino di Kennedy. Condividere questa inaugurazione con due giganti del cinema e con il nostro pubblico è un privilegio per il Torino Film Festival. Ci attende una serata di cinema memorabile”.

Il film arriverà poi nelle sale italiane il 3 dicembre 2026 distribuito da Eagle Pictures. Nella serata inaugurale Travolta riceverà anche il Premio Stella della Mole e nel corso del festival presenterà in anteprima italiana il primo film da lui diretto, “Propeller One-Way Night Coach”.

Meloni: pensiero a caduti, mai scontato coraggio di chi serve Italia

Roma, 4 nov. (askanews) – “Il 4 novembre è il giorno in cui l’Italia rende onore alla sua storia, alla sua Unità e a tutti coloro che hanno scelto di servire la Patria, anche a costo della propria vita. Dietro ogni divisa ci sono donne e uomini che hanno fatto una scelta precisa: mettere il bene della Nazione davanti al proprio, assumendosi responsabilità, affrontando sacrifici e, quando necessario, rischiando la vita. In questi giorni, il dolore per la perdita dei nostri quattro militari in Bosnia ci ha ricordato, ancora una volta, quanto possa essere alto il prezzo di questa scelta. E quanto sia importante non considerare mai scontato il coraggio di chi serve l’Italia. Oggi il nostro pensiero va a loro, a tutti i nostri caduti e alle famiglie che portano nel cuore il peso di un’assenza che nessuna parola potrà colmare”. Così su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“Perché una Nazione – aggiunge – è davvero tale quando sa riconoscere il valore di chi l’ha difesa, custodirne la memoria e trasmettere alle nuove generazioni l’orgoglio di appartenervi. A tutte le donne e gli uomini delle Forze Armate, che ogni giorno servono l’Italia con dedizione e coraggio, va la nostra gratitudine. Onore ai nostri caduti. Viva le Forze Armate. Viva l’Italia”.

Mattarella: preoccupante espansione disinformazione e uso pervasivo IA

Roma, 4 nov. (askanews) – “Ai conflitti tradizionali, che continuano ad insanguinare ampie aree del mondo, inclusa l’Europa, si aggiungono la disinformazione diffusa, la competizione nello spazio, la dimensione cibernetica, l’uso pervasivo dell’intelligenza artificiale e dei sistemi autonomi, domini in cui atti di aggressione risultano oggi in preoccupante e progressiva espansione”. E’ quanto scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al ministro della Difesa Guido Crosetto.

Midterm, Obama: "Il popolo americano ha lanciato un messaggio chiaro"

Roma, 4 nov. (askanews) – “Questa sera, il popolo americano ha lanciato un messaggio chiaro: vuole una politica capace di unire le persone anziché dividerle e leader che propongano soluzioni concrete alle sfide che deve affrontare” ha scritto su X l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, commentando la vittoria elettorale ottenuta dai Democratici alle midterm.

Secondo Obama, “questi risultati sono stati possibili solo grazie a candidati eccezionali che hanno deciso di mettersi in gioco in ogni regione del Paese, anche in quelle aree che un tempo erano considerate difficili da conquistare. Provenivano da contesti diversi e rappresentavano un ampio ventaglio di orientamenti politici, ma erano uniti da valori condivisi, dalla convinzione nell’importanza del servizio pubblico e dall’impegno a mettere al primo posto gli interessi dei cittadini dei distretti e degli Stati che rappresentano”.”Dobbiamo inoltre esprimere la nostra profonda gratitudine alle migliaia di funzionari elettorali e volontari di entrambi i partiti, che hanno contribuito a garantire il regolare svolgimento delle elezioni e hanno portato a termine una delle funzioni più essenziali della nostra democrazia” ha riconosciuto il leader democratico.

“Sebbene questa amministrazione abbia ancora due anni di mandato, il nostro compito ora è rimboccarci le maniche, apportare cambiamenti ovunque ne abbiamo la possibilità, impedire che vengano arrecati ulteriori danni e gettare le basi per il futuro” ha concluso Obama.

La democrazia dell’alternanza sacrificata sull’altare dell’odio politico

Il disegno moroteo e il valore dell’alternanza

Dobbiamo prenderne atto, con tristezza e anche con un po’ di rassegnazione. Uno degli aspetti centrali della migliore cultura democratica e costituzionale, ovvero la democrazia dell’alternanza, in Italia si è pericolosamente, se non definitivamente, eclissato.

Parlo, nello specifico, anche dell’antico ma sapienziale disegno politico moroteo che, già a metà degli anni Settanta, e quindi in un contesto politico e storico profondamente diverso rispetto a quello contemporaneo, aveva previsto la necessità e l’indispensabilità di costruire una vera democrazia dell’alternanza.

Certo, in quella stagione c’era ancora la Dc, che garantiva la libertà e la democrazia nel nostro Paese in alternativa al Pci, ancora profondamente legato al sistema dispotico, dittatoriale e illiberale dell’Unione Sovietica. Ma già si profilava, almeno nelle menti di quella straordinaria classe dirigente democristiana, la convinzione che proprio la democrazia dell’alternanza fosse la regola aurea destinata, in un secondo momento, a disciplinare le dinamiche concrete dell’assetto politico italiano. Anche dopo la fine e il tramonto della Democrazia Cristiana.

 

Dall’avversario politico al nemico da annientare

Ora, senza rivangare ciò che è concretamente accaduto nel corso della Seconda Repubblica, e per arrivare alle vicende che caratterizzano oggi la lotta politica nel nostro Paese, non possiamo non sottolineare che la democrazia dell’alternanza è stata sacrificata sull’altare della radicalizzazione del conflitto politico. Una radicalizzazione che ha come unico ed esclusivo obiettivo quello di distruggere l’odiato nemico politico.

Non è un caso, del resto, che il comune denominatore delle attuali alleanze, nello specifico quello dell’attuale coalizione di sinistra e progressista, sia annientare lo schieramento nemico e, in particolare, chi lo guida, cioè la premier Giorgia Meloni.

E non a caso questo è il filo rosso che lega il tutto e il contrario di tutto di questa alleanza. Ovvero, l’odio implacabile nei confronti della premier e dello schieramento di cui è leader ed espressione. Non è, la mia, una semplice opinione, ma un fatto oggettivo, perché lo dicono gli stessi leader e capi di questo cartello elettorale.

Una deriva, purtroppo, che ha contagiato anche alcuni settori del centrodestra, seppur in minor misura. Per due ragioni di fondo. Perché la criminalizzazione politica dell’avversario-nemico appartiene storicamente alla cultura della sinistra comunista ed ex comunista, da un lato, e perché, dall’altro, il moralismo di matrice populista ha fatto irruzione in questi ultimi anni nei settori che hanno cavalcato l’antipolitica di marca qualunquista e demagogica.

 

Quando scompare il confronto democratico

Da qui deriva l’emarginazione, speriamo non definitiva e irreversibile ma a oggi abbastanza evidente, della democrazia dell’alternanza. Perché quando l’obiettivo è solo ed esclusivamente quello di distruggere e annientare l’avversario-nemico, prima moralmente e poi politicamente, è di tutta evidenza che la democrazia dell’alternanza viene, di fatto, azzerata.

Viene meno, cioè, un civile, democratico e fisiologico confronto tra programmi alternativi, che si misurano altrettanto democraticamente per la conquista del potere e il governo del Paese.

È abbastanza chiaro, inoltre, che quando prevale la logica del nemico da abbattere e da distruggere, lo stesso imbarbarimento dello scontro politico diventa la regola e non più un’eccezione. Ciò che avviene nelle piazze sempre più violente, e il giustificazionismo che ne segue, ne costituiscono una conferma evidente e persino plateale.

 

La qualità della democrazia è in gioco

Una deriva che si può correggere, ma purtroppo non cancellare, solo se i principali protagonisti politici rinunciano alla logica perversa della demolizione, della distruzione e dell’annientamento del nemico.

Perché, fin quando l’interlocutore sarà considerato un esponente politico da distruggere e non un avversario con cui confrontarsi, sarà la stessa qualità della democrazia a entrare in crisi, uscendone sconfitta e umiliata.

La guerra moderna tra web e privacy. Chi vincerà?

Posso sedermi a questo tavolo?

Nell’uomo d’oggi è forte il desiderio di rappresentarsi, di lasciare un segno, anche minimo, del proprio passaggio sulla terra, fosse pure soltanto quello quotidiano. Ora ha a disposizione molti più strumenti. Gli inventori di Facebook, Instagram e delle altre piattaforme hanno reso un gran servigio, permettendo forme di comunicazione veloci e in quantità pressoché infinita. Non sempre, però, questo si traduce in un effettivo senso di comunità, sconfinando spesso e volentieri nell’incapacità di ascoltare l’altro. Ci si ferma alla prima, poco generosa fase dell’«ho detto la mia»!

Venute meno le ideologie, constatata la fiacchezza dei partiti, dei sindacati e degli altri tradizionali luoghi di rappresentanza, non è rimasto che il web per avvertire il mondo che ci sei anche tu ad abitarlo. Ci si espone al giudizio del prossimo, smentendo il Tasso quando scriveva: «Non coprì le sue bellezze e non l’espose».

Al contrario, si accetta il rischio di mettere in piazza un pensiero che andrà incontro a un mare indistinto di approvazioni e censure, provenienti da persone il più delle volte estranee alla propria vita. Siamo così di fronte a un’esplosione di commenti, di scintille del pensiero che viaggiano come in un continuo autoscontro, indifferenti alle conseguenze di un urto che, anzi, sembra dare maggiore carica per il prosieguo.

 

Dal tempo delle mele all’ora del web

Il conflitto è la benzina che dà fuoco ad altre polveri. Esplodere viene da plaudere, dal battere, nell’antichità, le mani verso il palcoscenico per cacciare via l’attore non meritevole di apprezzamento: il contrario del riconoscimento che oggi, invece, singolarmente gli si tributa.

Si esporta l’Io che ci appartiene con tutta naturalezza, perché ci sta stretto lo spazio ad intra che la natura ci ha confezionato addosso. Si mettono in conto conferme e disappunti che, nel marasma delle reazioni, perdono inevitabilmente il loro autentico valore.

 

Verso un’eccitante avventura, fermi da casa

In tutto questo c’è anche un coraggio più o meno consapevole. Si esplora l’universo della rete impavidamente, senza preoccuparsi dell’ignoto e di un destino che potrebbe anche non sorridere a chi si avventuri per agguantarlo.

Eppure all’esploratore è richiesta anche una certa prudenza: procedere sì, ma con cautela; indagare l’ambiente per metterlo a fuoco; comporre i pezzi uno dopo l’altro per decifrarlo. Il web ribalta questo approccio e sprona a lanciarsi senza paracadute, perché l’eventuale schianto è forse il brivido più atteso, anche se non lo si ammette.

 

Non aprite quella porta

Ciò malgrado, mai come in questo tempo siamo di fronte a un nuovo culto, quello della privacy che, tra leggi e regolamenti, ha posto garanzie a tutela di ciascuno, insieme a un mare di difficoltà per adempimenti che un tempo erano facilmente alla portata di mano.

PIN, password e chiavi di accesso sono ormai l’armamentario di cui è necessario dotarsi. Siamo di fronte a una contraddizione, a un braccio di ferro tra l’ansia di mostrarsi e quella di proteggersi a ogni costo dallo sguardo degli estranei. Non si sa più se dare retta a nomi e codici oppure al codice d’onore e al diritto-dovere della propria intimità.

Si fa fatica ad accordare queste due posizioni, che raccontano, da un lato, impeti indomabili a offrire il proprio collo al mondo e, dall’altro, un bisogno estremo di riservatezza, che restituisce consistenza e spessore a ciò che di sé va custodito nel migliore dei modi.

Non è possibile prevedere chi la spunterà. Per adesso siamo di fronte a un ulteriore, non trascurabile conflitto in corso.

Ci mancava anche questo!

Umberto Tupini, il personalismo cristiano alle radici della Costituzione

Un protagonista della storia repubblicana

A ripercorrere le tappe della vita politica di Umberto Tupini (Roma, 1889-1973), ci si rende conto dell’importanza che ha rivestito nella vicenda politica del Novecento italiano: fu cofondatore del Partito Popolare prima e della Democrazia Cristiana poi; deputato del Regno d’Italia prima e deputato e senatore della Repubblica italiana poi; titolare di alcuni ministeri e sindaco di Roma. Qui lo voglio ricordare per due aspetti collocati prima e durante i lavori dell’Assemblea Costituente.

Anzitutto è da dire che l’antifascista Tupini elaborò un progetto costituzionale, come prima bozza di riflessione per i lavori dell’Assemblea Costituente. Il testo, intitolato La nuova Costituzione, fu elaborato nel 1945 per delineare Presupposti, Lineamenti, Garanzie di una Carta costituzionale ed è stato integralmente riprodotto nel volume Cinquant’anni di vita pubblica di Umberto Tupini (Roma, 1958).

Come lui stesso ebbe a precisare, presentando lo scritto, esso era «nato per la necessità pratica di iniziare su una base concreta le discussioni della Commissione di studi per la Costituzione», commissione presieduta dallo stesso Tupini, il quale chiarisce che il documento ha un valore «soltanto indicativo del modo in cui un democratico cristiano può concepire la nuova Costituzione del paese, il nuovo assetto di casa, in modo unitario e alla luce del pensiero cristiano».

Si tratta di un documento di grande interesse, perché testimonia come si fosse giunti, almeno nei protagonisti più significativi, a un intreccio di laicità e sacralità. Appare di tutta evidenza che la “cristianità” costituisce ancora il referente ineliminabile nella costruzione della “casa comune” e che la persona umana ne costituisce il fondamento, tanto da affermare che il testo «è ispirato dalla idea fondamentale che più di tutto interessa la persona umana e la sua libertà: che tutti gli istituti (compreso quello che è all’apice della Costituzione, il Capo dello Stato) dovranno essere creati in funzione della persona umana e a tutela di quelle libertà» (art. 33) che le appartengono ontologicamente. Si tratta di una dichiarazione programmatica di chiara ispirazione personalista.

 

La persona prima dello Stato

Fin dall’art. 1 si afferma che «i presupposti morali dello Stato secondo il pensiero e la tradizione cristiana si identificano in due postulati fondamentali: anzitutto che lo Stato non è di per se stesso creatore e fonte di norme morali (Stato etico) ma che, viceversa, deve sottostare come l’individuo a una morale superiore, che per noi è la morale cristiana; e che, conseguentemente, lo Stato deve porsi a servizio della persona umana per il raggiungimento dei suoi fini naturali, economici, sociali, culturali, religiosi e per l’adempimento del suo destino terreno», per cui «si respinge ogni totalitarismo: di caste, di classi, di gruppi, di razza, di sangue, di nazione, ecc.» (art. 2).

Ecco, allora, il punto fondamentale: «la persona preesiste allo Stato. Lo Stato deve garantirne i diritti inalienabili alla libertà» (art. 3), che Tupini concreta in quattordici punti.

Interessante è sottolineare che i pilastri naturali dello Stato sono identificati nella persona, nella famiglia, nel comune e nella regione (artt. 3-8), per cui lo Stato «non ha funzioni sostitutive, ma integrative degli organi naturali e fondamentali della società moderna democratica e coordinatrici dove e quando è necessario – delle loro varie iniziative» (art. 9).

«Lo Stato, così concepito non sorge per creare e concedere diritti ai suoi amministrati, ma per riconoscerli e adeguatamente tutelarli. Ne deriva che anche lo Stato ha dei doveri» (art. 10), precisati successivamente, insieme con i poteri dello Stato – legislativo, esecutivo, giudiziario – e gli organi di garanzia: il Capo dello Stato e la Corte di garanzia (artt. 11-38).

 

Religione, scuola, economia: le idee della nuova Carta

Il testo si chiude affrontando alcune questioni fondamentali (artt. 39-49).

Riguardo alla religione, esprime la necessità di concordare fra i due poteri dello Stato e della Chiesa la regolamentazione della cosiddetta materia mista, ma, «tenuto presente che la maggioranza assoluta degli italiani è cattolica, è evidente che sarebbe antidemocratico ed impopolare non rinnovare, almeno nel nostro programma, l’affermazione che fu già dello Statuto e poi del Trattato Lateranense, che la religione cattolica è la religione dello Stato», pur riconoscendo libertà di coscienza e di culto a ogni singolo cittadino o straniero.

Riguardo alla scuola, afferma l’obbligo dello Stato di intervenire «per assicurare quel minimo di istruzione generale, senza la quale non è possibile società moderna civile» e sostiene che tutte le scuole pubbliche e private «avranno gli stessi poteri e gli stessi doveri». Inoltre, «lo Stato non potrà sottrarsi a concorrere al mantenimento delle scuole private, in quanto anche esse provvedono ad un servizio pubblico».

Riguardo all’economia, ritiene che occorra «dosare questa libertà economica nei confronti di quelle politiche per impedire che l’arricchimento ideale non si operi a danno delle libertà politiche».

Riguardo ai rapporti internazionali, sostiene che le regole generali del diritto internazionale debbano far «parte integrante» della Costituzione.

Da questi brevi cenni dovrebbe risultare che non poche idee di questo testo elaborato da Tupini, anche con la collaborazione di Antonio Carcaterra, sono rifluite nella Costituzione della Repubblica, che ha accentuato la connotazione laica e conservato l’impostazione personalistica e comunitaria di ispirazione cattolica.

 

Alla Costituente, l’arte della mediazione

Con tale retroterra, Tupini operò all’Assemblea Costituente, dove fu eletto vicepresidente della Commissione dei 75 e presidente della I Sottocommissione, competente per le libertà civili e politiche e per i diritti e i doveri dei cittadini.

Tupini assolse il suo compito con grande serenità, tatto e diplomazia, mediando fra posizioni talvolta divergenti, altre volte opposte. In particolare svolse, come ha evidenziato Leopoldo Elia, «un compito di cerniera» tra i deputati che avevano vissuto l’esperienza del Partito Popolare e i giovani democratico-cristiani usciti dall’Azione Cattolica o dalla Resistenza. Il ruolo era reso ancora più difficile perché si trattava di armonizzare le proposte presentate da personalità di alto rilievo politico e culturale.

Ad ogni modo, dal settembre 1946 al settembre 1947, nel corso di 49 sedute, la Sottocommissione lavorò alla formulazione dei primi 60 articoli della Costituzione. Tupini curò personalmente la stesura definitiva del testo, mostrando indubbie qualità giuridiche e politiche, che meriterebbero di essere meglio conosciute e più apprezzate.

Da via Caetani al Thompson Rome: la memoria politica diventa arredo

Da via Caetani al Bottegone: una storia intrecciata

Il 9 maggio 1978, nel primo pomeriggio, il corpo di Aldo Moro viene ritrovato nel bagagliaio di una Renault 4 rossa, in via Caetani, a Roma. Il presidente della Democrazia cristiana era stato sequestrato dalle Brigate rosse 55 giorni prima. Una telefonata, intorno alle 12.30, aveva avvertito Franco Tritto, assistente universitario dello statista.

Il luogo non era casuale. Via Caetani si trova simbolicamente tra piazza del Gesù, sede nazionale della Dc, e via delle Botteghe Oscure, quartier generale del Pci. Una ricostruzione allegata agli atti della Commissione Moro interpreta quella scelta come una provocazione evidente, destinata a colpire il significato politico della strategia morotea.

Moro non aveva lavorato per consegnare il governo ai comunisti, né per assecondare semplicemente il disegno politico di Enrico Berlinguer. La sua prospettiva era più complessa e, soprattutto, nasceva da una visione autonoma della Democrazia cristiana e delle responsabilità che essa doveva assumersi nella guida del Paese.

Di fronte alla crisi del sistema politico, alle tensioni sociali e alla minaccia terroristica, Moro riteneva necessario ampliare le basi democratiche dello Stato, coinvolgendo progressivamente il Pci nell’assunzione di responsabilità nazionali, senza per questo cancellare le differenze ideali e politiche tra i due partiti. Non si trattava di un’adesione al compromesso storico nella formulazione berlingueriana, ma di una strategia di consolidamento della democrazia, nella quale la Dc avrebbe dovuto conservare la propria identità e la propria funzione di guida.

Il 16 marzo 1978, giorno del rapimento, era previsto il voto di fiducia al quarto governo Andreotti, destinato a ottenere anche il sostegno parlamentare del Pci. Era un passaggio delicatissimo della strategia di solidarietà nazionale, non l’approdo a una comune maggioranza politica destinata a durare indefinitamente.

 

Il balcone di Berlinguer e la stagione delle grandi intese

Il palazzo di via delle Botteghe Oscure custodisce una storia politica intensa, fatta di congressi, riunioni, comizi, funerali e crisi di governo. Nel 1975, dopo le elezioni amministrative che avevano avvicinato sensibilmente il Pci alla Dc, Enrico Berlinguer parlò dal balcone della sede nazionale a una folla festante. Fu una delle immagini simboliche di quella stagione.

Il segretario comunista ribadì allora la necessità di procedere verso le più ampie intese tra le forze popolari e democratiche. Era la traduzione politica di un’ambizione che avrebbe segnato gli anni successivi: superare la tradizionale esclusione dei comunisti dall’area delle responsabilità di governo.

Quasi mezzo secolo dopo, quello stesso balcone cambia funzione. Il 27 ottobre 2026 Hyatt ha annunciato l’apertura del Thompson Rome, albergo di lusso ricavato nell’ex sede nazionale del Pci. Con una spesa nell’ordine dei 600 euro si può soggiornare negli ambienti che ospitavano gli uffici della dirigenza comunista, affacciandosi sui luoghi di una stagione decisiva della storia repubblicana.

 

Quando la memoria diventa arredamento

Qualcosa, naturalmente, è stato salvato. La Soprintendenza ha imposto vincoli di tutela: nell’androne rimangono l’opera di Giò Pomodoro e la stella dorata a cinque punte incassata nel pavimento. Sono stati preservati anche altri elementi di valore storico e artistico, tra cui la scultura Parete di misure, la teca con la bandiera della Comune di Parigi e il calco di Gramsci.

Il vincolo ha dunque funzionato. Ma proteggere gli oggetti non significa necessariamente custodirne il significato. Un busto di Gramsci nella hall rimane un busto di Gramsci; cambia, però, il contesto nel quale viene collocato e, con esso, la relazione con chi lo osserva.

Quello che era il simbolo di una grande organizzazione politica di massa diventa parte dell’arredamento di una struttura ricettiva esclusiva. La storia non viene cancellata: viene incorporata in un’esperienza commerciale. Il palazzo non racconta più soltanto il passato, ma contribuisce a vendere il prestigio di quel passato.

Non è una questione di nostalgia comunista. È un problema che riguarda la memoria civile della Repubblica, indipendentemente dal giudizio che ciascuno può esprimere sul Pci e sulla sua storia.

 

Le occasioni perdute della tutela pubblica

La discussione arriva, purtroppo, quando le decisioni fondamentali sono già state prese. Il valore simbolico del Bottegone era noto da decenni, eppure né lo Stato, né il Comune di Roma, né gli eredi politici di quella tradizione sono riusciti a trasformarlo in un progetto pubblico stabile.

Un segnale era arrivato nel dicembre 2021, quando la Fondazione Gramsci e Ugo Sposetti riaprirono per un giorno il palazzo per presentare un album fotografico dedicato alla storia dei comunisti italiani. Quell’iniziativa dimostrò che esisteva ancora un interesse pubblico per quei luoghi. Ma l’edificio aveva ormai imboccato un’altra strada.

Si sarebbero potute immaginare soluzioni intermedie, senza necessariamente mettere in discussione la proprietà privata o la legittimità dell’investimento. Per esempio, garantire l’accesso pubblico periodico agli ambienti di maggiore valore storico, prevedere un percorso permanente di documentazione oppure affidare a una fondazione culturale la cura di un allestimento capace di restituire ai visitatori il significato politico dell’edificio.

Sono ipotesi che comportano oneri e richiedono accordi con il proprietario. Ma hanno un merito: spostano la discussione dalla contrapposizione ideologica alla responsabilità concreta delle istituzioni.

 

Roma, una città che consuma il proprio passato

Il Thompson Rome non è, di per sé, uno scandalo. Un investimento privato può recuperare un edificio, valorizzarne gli spazi e contribuire all’economia cittadina. Il problema nasce quando l’interesse pubblico si limita a conservare qualche testimonianza materiale, rinunciando a governare il destino culturale dei luoghi.

Roma conosce bene questa contraddizione. Il suo centro storico perde residenti, vede crescere il peso delle strutture ricettive di fascia alta e trasforma progressivamente edifici, piazze e palazzi in risorse destinate al consumo turistico.

La vicenda di Botteghe Oscure è particolarmente significativa perché riguarda uno dei luoghi nei quali si è costruita, nel confronto e nel conflitto tra culture politiche diverse, una parte essenziale della democrazia italiana.

La memoria non appartiene soltanto a chi ne eredita i simboli. Appartiene alla comunità nazionale. E una città che non sa distinguere tra la valorizzazione economica del proprio patrimonio e la responsabilità di trasmetterne il significato rischia di diventare sempre più ricca di alberghi e sempre più povera di storia.

FIGC, la Juventus aspetta. Il calcio italiano anche

Una partita ancora tutta da giocare

Il grande potentato del calcio italiano, la Juventus, si schiera nel non schierarsi. Nella bagarre per la presidenza della FIGC, infatti, la Vecchia Signora sceglie l’attesa: prima ascoltare i candidati, poi valutare i programmi, infine decidere. Una posizione formalmente ineccepibile, ma che sul piano politico racconta quanto sia ancora incerta la partita tra Giovanni Malagò e Adriano Galliani.

Domani, 4 novembre, scadono i termini per presentare le candidature. Si chiude dunque il tempo degli adempimenti e si apre quello della campagna elettorale vera e propria. Il voto è fissato per il 14 dicembre, ma il mancato posizionamento della Juventus suggerisce che la ricerca di una maggioranza sia appena cominciata. E che le prossime settimane possano riservare più di un cambio di direzione.

La crisi che accompagna da anni la Federcalcio e lo sport più amato dagli italiani rischia così di infilarsi nell’ennesimo vicolo cieco. Si avverte il bisogno di una guida, ma si fatica a riconoscere una direzione condivisa. Tutti chiedono un calcio più forte, più moderno e più competitivo. Quando però bisogna scegliere come arrivarci, il quadro si scompone nelle esigenze delle singole componenti.

 

Il peso delle Leghe e il mercato dei consensi

Anche Serie B, Lega Pro e Lega Nazionale Dilettanti si sono messe alla finestra. Insieme rappresentano il 52% del peso elettorale e possono determinare l’esito della sfida. La motivazione dichiarata è quella di attendere i programmi e confrontarsi con i candidati. Sarebbe una buona notizia se questa attesa producesse una discussione pubblica sulle priorità del movimento, sui problemi da affrontare e sugli impegni da assumere.

Il sospetto, però, è che nel frattempo siano già partiti i giochi di riposizionamento. Che la domanda decisiva riguardi soprattutto che cosa ciascuno possa portare a casa e chi sia in grado di garantire l’incasso. Il sostegno elettorale diventerebbe così una moneta da spendere al momento più conveniente, quando il proprio voto può valere di più.

È una lettura severa, ma il sistema potrebbe smentirla con facilità: rendendo esplicite le richieste, confrontando le proposte e spiegando le ragioni delle scelte. Perché rappresentare gli interessi dei professionisti, dei dilettanti, dei calciatori o degli allenatori è legittimo e necessario. Il problema nasce quando quegli interessi diventano recinti dai quali nessuno è disposto a uscire, neppure per costruire qualcosa di utile a tutti.

Le maggioranze fin qui immaginate appaiono dunque friabili. Assurdo se si pensa all’unanimità con cui è stato eletto quest’estate Malagò. Un appoggio alla candidatura non equivale a una garanzia di voto; una convergenza tra vertici non assicura che i delegati seguiranno la stessa strada. Ogni giorno può aggiungere una precisazione, una distanza, una disponibilità accompagnata da condizioni. Una competizione elettorale è anche questo. Ma da un movimento in difficoltà ci si aspetterebbe almeno la chiarezza sugli obiettivi. Invece c’è la chiarezza degli interessi. Quelli dei signori del calcio.

 

Euro 2032, il tempo delle decisioni

Intanto gli Europei del 2032, che l’Italia organizzerà insieme alla Turchia, si avvicinano. Sei anni possono sembrare un orizzonte comodo; lo diventano molto meno quando bisogna intervenire sugli stadi, trovare le risorse, definire le responsabilità e portare a termine i lavori. Il calendario delle opere non aspetta che si esaurisca quello delle trattative federali.

La questione degli impianti mostra quanto serva un governo del calcio capace di dialogare con istituzioni, territori e società, fissando priorità e tempi verificabili. È difficile chiedere fiducia sul futuro se il presente continua a offrire soprattutto attese e incertezze. Ed è difficile parlare di rinnovamento quando il confronto pubblico resta concentrato sugli schieramenti più che sulle decisioni da prendere.

La Juventus aspetta. Le altre Leghe aspettano. I candidati cercano consensi. Nel frattempo, aspetta anche il calcio italiano, con i suoi problemi che non possono essere rinviati a dopo l’ennesima conta.

Neppure un film di Totò riuscirebbe forse a spiegare tutti gli incastri di questo quadro. Il rischio è di assistere a una commedia nella quale tutti conoscono perfettamente la propria parte, ma nessuno sa indicare il finale. E dopo tanti anni di crisi, il pubblico avrebbe diritto almeno a un cambio di copione.

Midterm, Trump: Dem "hanno fatto un buon lavoro"

Roma, 4 nov. (askanews) – Il presidente Donald Trump è intervenuto su Fox News per commentare i risultati delle elezioni di metà mandato, che hanno visto una netta sconfitta per i Repubblicani, ammettendo che i Democratici “hanno fatto un buon lavoro”.

Parlando con il conduttore Bret Baier, Trump ha fatto riferimento a un particolare “clima nell’aria”, esprimendo sorpresa per l’esito del voto: “Abbiamo tenuto comizi straordinari. Sono rimasto un po’ sorpreso”.

Assumendo un tono conciliante, ha affermato che ci sono “moltissime questioni” su cui potrebbe collaborare con i Democratici al Congresso, escludendo però qualsiasi modifica al suo governo.

Midterm, Trump pubblica foto di cappellino rosso con scritta "Veto"

Roma, 4 nov. (askanews) – Mentre i Democratici stanno ottenendo il controllo del Congresso alle elezioni di midterm, Donald Trump ha condiviso sul social media Truth la foto di un cappellino rosso in stile “MAGA”, in cui la scritta “MAGA” è stata sostituita con quella “VETO”.

In una serie di post, Trump ha scritto: “Diventerò un commentatore politico – capace sia di analisi positive che negative – sulle ragioni per cui questi candidati hanno vinto o perso!”.

Ha inoltre aggiunto che il governatore repubblicano del Texas, Greg Abbott, non avrebbe perso la sua corsa alla rielezione se, “negli ultimi sei mesi della sua vita politica, non fosse diventato un ‘RINO'” (acronimo che sta per “Republican In Name Only”, ovvero “repubblicano solo di nome”).

Midterm, i Democratici verso la maggioranza alle Camere

Roma, 4 nov. (askanews) – Missione (quasi) compiuta: conquistando cinque flip-states, i Democratici sono vicinissimi ad assicurarsi la maggioranza al Senato, dopo quella alla Camera che appare ormai garantita con largo margine.

La notte elettorale del midterm ha sancito alcune vittorie storiche, fra cui spicca quella doppia in Texas: James Talarico ha strappato al Gop un seggio al Senato decisivo per la maggioranza mentre Gina Hinojosa, eletta governatrice, ha posto fine al lungo regno di Greg Abbott.Per i Repubblicani si profila quindi una debacle storica, che Donald Trump non ha perso tempo a scaricare sul partito: “Se fossi stato sulla scheda avrei vinto a valanga”, ha scritto su Truth; meno prevedibile invece la sua dichiarazione di voler accettare l’esito del voto e di voler cooperare con i Democratici.

Un sentimento che non appare troppo ricambiato: i Dem, che alla Camera avranno in Hakeem Jeffries il primo speaker aframericano della storia – uno dei tanti primatisti elettorali della tornata – hanno già avvertito l’Ammnistrazione che farà meglio a “cercarsi un avvocato”, come ha dichiarato il responsabile della Commissione di vigilanza della Camera (House Oversight Committee).

Con alle spalle una solida maggioranza, Garcia potrebbe ora avviare una serie di indagini sul presidente Donald Trump, sulla sua famiglia e sulla gestione, da parte dell’Amministrazione, dei documenti relativi al caso di Jeffrey Epstein.

Midterm, Trump al Nyt: accetterò i risultati delle elezioni

Roma, 4 nov. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato al New York Times che accetterà l’esito delle elezioni di metà mandato, dicendosi pronto a collaborare con i Democratici. “Sono assolutamente disposto ad accettare questi risultati”, ha detto al quotidiano, aggiungendo: “Collaboreremo con i Democratici e non vediamo l’ora di lavorare con loro. Probabilmente troveremo un accordo”.

Trump ha attribuito le sconfitte del Partito repubblicano al fatto di non essersi candidato, affermando di non avere rimpianti per aver appoggiato candidati come la senatrice Darline Graham, nella Carolina del Sud, e Ken Paxton, in Texas. “Sto guardando questi risultati mentre sto parlando – ha detto – vedo che Darline ha perso. Wow, è incredibile. Come pensate che se la sarebbe cavata Lindsey se si fosse candidato?”. Secondo Trump, il defunto senatore Lindsey Graham avrebbe probabilmente vinto le elezioni.

Midterm, Democratici in vantaggio alle due Camere

Roma, 4 nov. (askanews) – Undici a quattro al Senato, un netto vantaggio anche nelle proiezioni alla Camera: per i Democratici le elezioni di Midterm hanno assunto un tono decisamente positivo, anche se mancano ancora le vittorie necessarie per garantirsi la maggioranza al Senato.

Dei quattro flip-states necessari per la rimonta, al momento se ne è materializzato solo uno, la Carolina del Nord: ma i Democratici guardano speranzosi al Kansas, all’Ohio e soprattutto al Texas, dove una loro vittoria costituirebbe un terremoto politico – e dove i primi risultati danno in candidati Dem in vantaggio sia per il Senato che per le elezioni a governatore. Di non secondaria importanza è anche la vittoria in Georgia di Jon Ossof, che oltre ad aver difeso il seggio al Senato nell’unico stato Democratico che alle presidenziali aveva invece premiato Trump si conferma uno degli astri nascenti del partito e un possibile candidato per la corsa alla Casa Bianca del 2028 – in attesa dei risultati di alcuni candidati dell’ala progressista.

A questo proposito, secondo le proiezioni sei democratici progressisti, tra cui cinque candidati sostenuti dai Democratic Socialists of America, conquisteranno un seggio alla Camera dei Rappresentanti.

Alla Camera i Democatici hanno peraltro già strappato un buon numero di seggi al Gop e le proiezioni interne al partito danno un possibile risultato superiore ai 230 seggi, ben oltre i 218 necessari per la maggioranza.

Midterm, repubblicano Donalds primo governatore nero della Florida

Roma, 4 nov. (askanews) – Il repubblicano Byron Donalds è stato eletto governatore della Florida, battendo il democratico David Jolly, stando alla proiezione dell’Associated Press. Sarà il primo governatore nero dello Stato e succederà al collega di partito Ron DeSantis, giunto al termine del suo mandato.

La carica di governatore della Florida è in mano al Gop dal 1999. Grazie alle sue apparizioni su Fox News, Donalds si è fatto conoscere come un forte sostenitore del presidente Donald Trump, che lo ha appoggiato per subentrare a DeSantis.

Midtern, la dem Kathy Hochul rieletta governatrice NY

New York, 04 nov. (askanews) – La governatrice democratica di New York, Kathy Hochul, è stata rieletta sconfiggendo lo sfidante repubblicano Bruce Blakeman, amministratore della Contea di Nassau. Così facendo Hochul eserciterà un secondo mandato completo di quattro anni.

La vittoria di Hochul è stata annunciata poco dopo la chiusura dei seggi alle 3 italiane, dall’Associated Press, mentre il sindaco Zohran Mamdani elogiava l’incumbent alla festa elettorale dei democratici di New York presso l’hotel Hilton a Midtown.

Midterm, Senato: i primi dati premiano i Democratici

Roma, 4 nov. (askanews) – I primi dati della notte elettorale portano buone notizie solo ai Democratici, che incassano la rielezione di otto senatori e, soprattutto, strappano il seggio senatoriale della Carolina del Nord ai Repubblicani che si devono accontentare della riconferma del seggio della Florida.

Quest’ultima successo dell’ex governatore dello stato, Roy Cooper, è il primo flip degli almeno quattro di cui hanno bisogno i Democratici se vogliono riconquistare il Senato. A tenere banco è anche la vittoria in Georgia di Jon Ossof, che oltre ad aver difeso il seggio in Senato nell’unico stato Democratico che alle presidenziali aveva invece premiato Trump si conferma uno degli astri nascenti del partito e un possibile candidato per la corsa alla Casa Bianca del 2028.

Per i Repubblcani l’unica soddisfazione al momento è la riconferma del seggio della Florida con Ashley Moody, oggetto di una rielezione speciale perché lasciato vacante da Marco Rubio, promosso Segretario di Stato.

Midterm, Florida: al Senato confermata la repubblicana Moody

Roma, 4 nov. (askanews) – La repubblicana Ashley Moody ha vinto le elezioni speciali per il Senato degli Stati Uniti in Florida, battendo la candidata progressista Angie Nixon.

Moody era stata nominata dal governatore Ron DeSantis per sostituire Marco Rubio, in seguito alla nomina di quest’ultimo a Segretario di Stato nel 2025 e porterà ora a termine il mandato di Rubio, che scadrà nel 2028.

Nixon, membro della Camera dei Rappresentanti statale, aveva ottenuto una vittoria a sorpresa contro l’ex ufficiale dell’intelligence dell’esercito Alexander Vindman nelle primarie democratiche tenutesi all’inizio di quest’anno.

Midterm, senatore dem Reed rieletto per il Rhode Island

New York, 04 nov. (askanews) – Il senatore democratio Jack Reed vincerà la rielezione in Rhode Island, secondo le proiezioni del Decision Desk della CNN, assicurandosi un sesto mandato nella roccaforte democratica.

Il veterano senatore democratico e ex presidente della commissione Servizi Armati del Senato ha sconfitto il repubblicano Raymond McKay.

Ex senatore statale ed ex membro della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Reed è una figura della politica del Rhode Island dal 1985.

Midterm, senatore dem Markey rieletto in Massachusetts (CNN)

New York, 04 nov. (askanews) – Il senatore democratico Ed Markey è stato rieletto in Massachusetts, secondo le proiezioni del Decision Desk della CNN, assicurandosi un terzo mandato al Senato degli Stati Uniti.

Markey ha sconfitto il repubblicano John Deaton, che in precedenza aveva perso contro la senatrice democratica Elizabeth Warren durante le elezioni del Senato del 2024.

A 80 anni, il politico progressista ha trascorso 50 anni al Congresso rappresentando il Massachusetts.Nys

Anna Guaita: da domani in campagna presidenziale, Ossoff in pole

Roma, 4 nov. (askanews) – “La vittoria di Jon Ossoff in Georgia è importante perché da domani saremo in piena campagna elettorale presidenziale, e il democratico appena rieletto senatore nello Stato del Sud, 39 anni, è uno dei papabili: abbiamo già un primo possibile candidato per la Casa Bianca nel 2028”. Lo dice la vicedirettrice della Voce di New York, Anna Guaita, nella diretta elettorale social della Voce e di Askanews. Jon Ossoff, è stato riconfermato contro il repubblicano Mike Collins, sostenuto da Trump.

È un seggio importante: Ossoff era l’unico senatore democratico in carica a difendere il proprio posto in uno Stato vinto da Trump nel 2024. La sua riconferma mantiene il seggio democratico in Georgia.

Midterm: dem Ossoff rieletto senatore in Georgia (DdHQ)

New York, 04 nov. (askanews) – Il senatore democratico Jon Ossoff si aggiudica un altro mandato per la Georgia. La proiezione è di Decision Desk HQ, un fornitore indipendente di risultati elettorali Usa. La sua rielezione, per cui ha sfidato il candidato repubblicano Mike Collins, non era mai stata veramente in dubbio.

Il 39enne eletto per la prima volta al Senato alle elezioni del 2020, ha condotto una campagna centrata su attacchi alla presunta corruzione all’interno dell’amministrazione Trump, un messaggio che alcuni democratici sperano possa anticipare una possibile candidatura presidenziale di Ossoff nel 2028. Lui tuttavia ha promesso di completare il mandato di sei anni se rieletto. Lo disse anche Barack Obama nel 2006 salvo poi candidarsi e vincere le presidenziali nel 2008.

Midterm, Casa Bianca: Trump si è impegnato come nessun altro

New York, 04 nov. (askanews) – Preparandosi ad attribuire eventuali sconfitte repubblicane ai singoli candidati, la Casa Bianca rivendica gli sforzi del presidente Donald Trump in una campagna elettorale estenuante. Per queste elezioni di metà mandato, ha spiegato la Casa Bianca agli alleati, “non c’è nessuno che abbia lavorato più duramente del presidente Trump”.

Senza prevedere un risultato finale, i funzionari della Casa Bianca hanno aggiunto: “I repubblicani sono in una posizione migliore adesso rispetto a quattro settimane fa”.

Midterm, Trump: pronto a usare veto con Congresso in mano a Dem

Roma, 4 nov. (askanews) – “Ho il potere supremo: si chiama veto”: così ha risposto il presidente americano Donald Trump rispondendo a una domanda sull’eventualità che il Congresso passi sotto il controllo dei Democratici, in un’intervista telefonica rilasciata alla Cbs prima della chiusura dei seggi negli Stati Uniti per le elezioni di metà mandato.

Trump si è detto pronto a porre il veto sulla leggi proposte dai Democratici, se necessario, affermando di gradire l’appellativo di “Mr. Veto” per descrivere il suo approccio nei confronti dei Democratici, qualora dovessero ottenere la maggioranza alla Camera o al Senato.

Il presidente si è comunque detto fiducioso di poter portare avanti il proprio programma negli ultimi due anni del suo mandato, a prescindere dai risultati delle elezioni di metà mandato, affermando che le recenti decisioni della Corte Suprema hanno conferito alla sua amministrazione la facoltà di esercitare ampi poteri esecutivi all’interno del governo federale, anche qualora il Congresso tentasse di ostacolarlo.

Nell’intervista rilasciata prima della chiusura dei seggi, Trump ha citato il caso “Trump contro Slaughter”, la sentenza della Corte Suprema emessa all’inizio dell’anno che gli ha consentito di rimuovere dall’incarico Rebecca Slaughter, membro della Federal Trade Commission, sostenendo che quella decisione, adottata con sei voti a favore e tre contrari, gli conferisce un ampio controllo su molte agenzie, enti e commissioni federali, indipendentemente da chi detenga la maggioranza alla Camera o al Senato. “Abbiamo vinto il caso Slaughter, che conferisce al presidente poteri enormi, mai avuti in precedenza”, ha affermato Trump.

“La presidenza, la nostra presidenza, è considerata una presidenza forte. Si possono fare molte cose”, ha aggiunto Trump. Il presidente ha poi sottolineato che il suo potere di veto potrebbe costringere i Democratici a raggiungere accordi bipartisan: “Storicamente, eserciti il veto per un paio di mesi e poi loro arrivano e dicono: ‘Dobbiamo trovare un accordo'”.

Due persone vicine a Trump hanno riferito alla Cbs che nelle ultime settimane alla Casa Bianca si è discusso di possibili ordini esecutivi, in particolare per questioni che riguardano immigrazione e commercio. Alle discussioni avrebbero partecipato il vice capo di gabinetto, Stephen Miller, e il direttore dell’Ufficio per la gestione e il bilancio (Omb), Russell Vought. Una fonte vicina al presidente ha affermato che, “anche se i Democratici dovessero vincere”, il prossimo anno Trump “manterrà il potere di fare quasi tutto quello che vuole” in settori quali commercio, gestione delle frontiere, amministrazione del governo federale, politica estera e sicurezza nazionale.

Il presidente non si è sbilanciato in previsioni sull’esito del voto: “Staremo a vedere”, ha detto, ricordando che spesso le elezioni riservano sorprese e imprevisti: “Vinceremo? Abbiamo buone possibilità. In ogni caso, non faremo brutte figure”.

Midterm, CNN: dem Mark Warner rieletto senatore in Virginia

New York, 4 nov. (askanews) – Il senatore democratico Mark Warner si aggiudica un quarto mandato per la Virginia battendo il repubblicano Bert Mizusawa. Questa la previsione del Decision Desk di CNN.

Come vicepresidente della commissione per l’Intelligence del Senato, Warner è stato uno degli otto parlamentari informati sull’inizio della guerra in Iran, che ha criticato definendola la “guerra di scelta” del presidente Donald Trump.

Warner è stato il 69esimo governatore della Virginia prima di vincere il suo seggio al Senato nel 2008.

Midterm, voto anticipato record in Alaska

New York, 04 nov. (askanews) – In Alaska, uno stato stato altamente conteso per il controllo del Senato, il voto anticipato ha raggiunto un livello record superiore a quello messo a segno alle elezioni di metà mandato del 2022. Stando alla Division of Elections dello stato, tra voto in persona prima dell’Election Day e voto in assenza si è raggiunta quota 105.423 alle 23.45 italiane.

Nelle precedenti Midterms di quattro anni fa erano stati 100.877 voti espressi in anticipo. Questo è lo stato dove la candidata democratica Mary Peltola sfida il senatore repubblicano Dan S. Sullivan e un terzo candidato, Daniel J. Sullivan Jr.

Midterm, Trump: dal 1 al 7 novembre "Settimana anticomunista"

Roma, 4 nov. (askanews) – A poche ore dall’arrivo dei primi risultati delle cruciali elezioni di metà mandato, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un proclama in cui dichiara quella in corso “Settimana anticomunista”.

“Proclamo la settimana dal 1° al 7 novembre come Settimana anticomunista. Invito tutti gli americani a rimanere saldi nella difesa contro qualsiasi minaccia allo stile di vita americano e a proteggere la nostra fiamma ardente della libertà dall’oscurità del comunismo”, si legge nel documento.

La Casa Bianca ha pubblicato il proclama sul proprio sito web prima delle 18 (la mezzanotte italiana), mentre il Presidente scriveva sui social media di stare seguendo i risultati “pre-elettorali” su Fox News.

Da tempo Trump descrive i suoi avversari politici come socialisti e comunisti; questo stesso messaggio lo ha aiutato, nelle elezioni passate, a guadagnare consensi tra gli elettori di origine latinoamericana – in particolare tra i cubano-americani della Florida.

Midterm, "watch party" alla Casa Bianca con Trump

New York, 4 nov. (askanews) – Il presidente americano, Donald Trump, è pronto a ospitare una festa per seguire i risultati delle elezioni di metà mandato, un watch party, nella East Room della Casa Bianca.

Stando a un suo post su Truth Social, il leader Usa sta guardando Fox News, dicendo di non sopportare la voce di Jessica Tarlov, una strategist del partito democratico e l’unica presentatrice liberal su Fox News nel programma The Five. Per Trump è “stupida” e quindi lui ha detto: “Devo andare da qualche altra” emittente fino a quando lei ha finito di parlare.

Midterm, economia la preoccupazione principale degli elettori

Roma, 3 nov. (askanews) – Gli elettori statunitensi hanno indicato l’economia come la loro preoccupazione principale nel recarsi alle urne per le elezioni di metà mandato: è quanto risulta dal sondaggio “Voter Poll”, che si basa su un campione rappresentativo di elettori nel periodo che precede le elezioni e include rilevazioni effettuate sia tra chi ha votato in anticipo, sia tra chi si è recato alle urne nel giorno stesso del voto.

Circa il 39% degli oltre 79.000 intervistati ha definito l’economia come il problema più importante che il Paese deve affrontare, seguita dallo stato della democrazia, indicato come priorità dal 32%.

L’immigrazione è stata citata dal 14% degli intervistati come la preoccupazione principale, mentre sanità, politica estera e criminalità sono state indicate da una percentuale minore.