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Mps, Nicoletta Fabio (sindaca Siena): il nostro mantra è l’integrità

Siena, 29 ott. (askanews) – “Il mantra delle istituzioni senesi, a partire dall’amministrazione comunale, è sempre stato quello dell’integrità” e “il timore è di perdere un patrimonio che questa città ha creato e costruito negli anni”. Lo ha dichiarato la sindaca di Siena, Nicoletta Fabio, presente al sit-in dei lavoratori di Mps indetto dai sindacati davanti alla sede della banca di viale Mazzini dove si tiene l’assemblea dei soci, cruciale per il futuro del gruppo.

“L’integrità della banca – ha spiegato -, l’integrità dei livelli occupazionali, l’integrità di quel rapporto di prossimità con il territorio che è tipico di Banca Monte dei Paschi nei confronti delle famiglie, delle imprese, soprattutto delle piccole e medie imprese tipiche del nostro territorio. Quindi, la presenza delle funzioni direzionali nella città di Siena, che questa banca ha fondato 500 anni fa. L’auspicio è che tutto ciò possa essere garantito nel futuro della nostra città”.

“E’ ovvio che con chiunque sarà – ha proseguito, riferendosi alla strada ormai spianata dell’Opas di Intesa Sanpaolo – dovremo metterci a un tavolo, questo è logico. A oggi le rassicurazioni rimangono tali, quindi parole sicuramente apprezzabili. Io auspico, se quella sarà poi la fine di questa vicenda, che queste promesse, queste ipotesi verranno rispettate, ma è tutto da vedere, da verificare”.

A chi le chiedeva dell’atteggiamento del Governo, con il Mef azionista che ha deciso di non partecipare all’assemblea per mantenere la neutralità nel risiko bancario in atto, la sindaca di Siena ha risposto: “Segni di attenzione ce ne sono stati a suo tempo, sappiamo qual è la posizione del governo, il governo oggi non ci sarà, quindi ha fatto la sua non-scelta, legittima”.

Biometano, Pecoraro Scanio: è soluzione ecologica

Roma, 29 ott. (askanews) – In occasione dell’incontro “Biometano: innovazione, sostenibilità e sicurezza dei nuovi sistemi di rifornimento in campo”, che si è svolto presso il Centro Congressi Palazzo Rospigliosi, sede nazionale di Coldiretti. Promossa da Fondazione UniVerde, Coldiretti, CIB – Consorzio Italiano Biogas ed EBA – European Biogas Association, Alfonso Pecoraro Scanio (Presidente Fondazione UniVerde) ha fatto il punto: “Il biometano può rafforzare la cultura dell’economia circolare e la sicurezza energetica dell’Italia, ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas e creare nuove opportunità di reddito per le imprese agricole. Il PNIEC punta a circa 5,7 miliardi di metri cubi annui entro il 2030. L’agricoltura e l’allevamento possono dare un contributo decisivo valorizzando risorse e trasformando un’esigenza di gestione aziendale in un’opportunità energetica ed economica. Per tradurre questo potenziale in benefici concreti, occorre anche sbloccare la diffusione dei sistemi innovativi come quello presentato per il rifornimento in campo. Occorrono norme chiare, procedure autorizzative proporzionate e tempi certi, nel rispetto dei requisiti di sicurezza. Consentire ai mezzi agricoli di rifornirsi direttamente dove lavorano può ridurre gli spostamenti verso distributori lontani, i tempi di fermo e i consumi associati. Significa anche dedicare più tempo alle lavorazioni, contenere i costi e favorire una maggiore produttività e redditività agricola, con un uso più efficiente e sostenibile delle risorse”.

Biometano, Prandini: grande opportunità per imprese agricole

Roma, 29 ott. (askanews) – In occasione del convegno “Biometano: innovazione, sostenibilità e sicurezza dei nuovi sistemi di rifornimento in campo”, che si è svolto ieri presso il Centro Congressi Palazzo Rospigliosi, sede nazionale di Coldiretti. Promossa da Fondazione UniVerde, Coldiretti, CIB – Consorzio Italiano Biogas ed EBA – European Biogas Association, Ettore Prandini (Presidente Coldiretti) è così intervenuto: “Il biogas e il biometano rappresentano una grandissima opportunità per le imprese agricole. Oggi l’Italia è il quarto produttore a livello globale e ha ancora ampi margini di crescita. È però fondamentale continuare a lavorare affinché gli impianti siano realizzati effettivamente dai nostri imprenditori agricoli, evitando il rischio di favorire l’ingresso di fondi speculativi, che innescherebbero una competizione per il controllo dei terreni. Occorre inoltre proseguire il lavoro a livello europeo per ottenere il riconoscimento del digestato. È una battaglia che portiamo avanti da dieci anni per convincere le istituzioni europee a promuovere l’utilizzo di fertilizzanti di origine organica in alternativa a quelli chimici. Nonostante i numerosi ostacoli burocratici, siamo forse oggi alle battute finali di questo percorso. Il riconoscimento del digestato consentirebbe infatti ai nostri imprenditori di ridurre i costi di gestione, sostituendo i concimi chimici con fertilizzanti di origine organica”.

Biometano, Scarazzini (CNH): ruolo centrale agricoltura

Roma, 29 ott. (askanews) – Antonio Scarazzini (Responsabile Relazioni Istituzionali Italia di CNH), commenta il momento del biometano in occasione del convegno “Biometano: innovazione, sostenibilità e sicurezza dei nuovi sistemi di rifornimento in campo”, che si è svolto ieri presso il Centro Congressi Palazzo Rospigliosi, sede nazionale di Coldiretti. Promossa da Fondazione UniVerde, Coldiretti, CIB – Consorzio Italiano Biogas ed EBA – European Biogas Association.

LATAM Champion Program: le opportunità dell’accordo UE-Mercosur

Roma, 29 ott. (askanews) – I temi della crescita sui mercati esteri e del rafforzamento della presenza italiana in Sud America sono stati al centro dell’evento di lancio del Latin America Champion Program, che ha visto la partecipazione di oltre 100 delegati e di un ampio panel istituzionale. Promossa da SACE, con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e la collaborazione di CDP, SIMEST, Confindustria e Unioncamere, la nuova iniziativa punta a supportare le aziende nelle strategie di espansione globale e nella creazione di alleanze strategiche nei Paesi sudamericani. Di concerto con l’accordo commerciale UE-Mercosur, il fine ultimo è dare un nuovo impulso alle esportazioni italiane nella regione.

L’evento ha visto l’intervento dell’AD di SACE Michele Pignotti, di Mauro Battocchi (Direttore Generale per la Crescita e la Promozione delle Esportazioni del MAECI), di Giorgio Silli (Direttore Generale dell’IILA), di Barbara Cimmino (Vicepresidente di Confindustria) e di Lorenzo Galanti (Direttore Generale dell’Agenzia ICE), insieme ai principali rappresentanti del Sistema Paese.

Le parole di Mariangela Siciliano, Head of Commercial Strategy, Initiatives & Services di SACE: “”La nostra missione è mettere in sinergia tre esigenze delle imprese italiane: la conoscenza dei mercati, l’individuazione di opportunità commerciali e l’identificazione degli strumenti più adatti per coglierle. L’obiettivo di questa iniziativa, ma più in generale dell’attività di SACE, è mettere a sistema queste esigenze, integrandole con le competenze e gli strumenti assicurativo-finanziari che mettiamo a disposizione delle imprese. Vogliamo, quindi, far incontrare la domanda delle nostre imprese con un’offerta di servizi disegnati su misura per loro”.

L’intervista a Alessandro Terzulli, Chief Economist di SACE: “”Chiaramente, ci sono due mercati che richiedono particolare attenzione: il Messico e il Brasile. Stiamo parlando, tuttavia, di una realtà diversificata, con numerosi mercati e opportunità. Ogni impresa, in base al proprio settore e al proprio prodotto, deve elaborare un piano strategico specifico. Non è detto, quindi, che anche nei Paesi meno rilevanti per queste imprese non possano esserci opportunità. Il nostro export verso quest’area ammonta a circa 20 miliardi di euro, sulla base degli ultimi dati definitivi disponibili, relativi al 2025, a fronte di un import di circa 14 miliardi”.

A rendere possibile questo pacchetto di misure è la forte cooperazione tra le istituzioni e gli organismi del sistema Paese a sostegno della proiezione internazionale delle nostre imprese.

Mauro Battocchi, Direttore Generale per la Crescita e la Promozione delle Esportazioni del MAECI: “Oggi esportiamo circa 30 miliardi di euro, pari al 3% del nostro export totale, ma le potenzialità sono immense. Stanno diminuendo le barriere tariffarie nell’area Mercosur e questo rappresenta un grandissimo vantaggio, destinato a crescere nel corso dei prossimi anni. Altri Paesi hanno già liberalizzato gli scambi e stiamo lavorando per abbattere anche le barriere non tariffarie. Inoltre, si stanno ridefinendo le catene globali del valore. Quella del Mercosur è un’area relativamente tranquilla rispetto ad altre zone del mondo, caratterizzate da una maggiore turbolenza”,

Sono sei i mercati prioritari selezionati per le elevate potenzialità di sviluppo offerte al tessuto produttivo italiano: Brasile, Messico, Cile, Colombia, Argentina e Perù. Il programma, articolato in due fasi formazione specialistica e business matching , verrà avviato nel 2027 e rappresenterà un’occasione concreta di crescita per l’intera filiera italiana dell’export.

Fondazione Cariplo fa dialogare giovani e teatro

Milano, 29 ott. (Askanews) – Come rendere lo spettacolo dal vivo un’esperienza più accessibile, partecipata e significativa per ragazze e ragazzi under 30? come passare dall’ascolto alla costruzione condivisa di nuove modalità di relazione? Queste sono state alcune delle domande al centro di “PRENDIAMO POSTO”, l’appuntamento svoltosi lunedì 26 ottobre a BASE Milano, promosso da Fondazione Cariplo e Stratagemmi Prospettive Teatrali nell’ambito di “THE YOUTH CLUB”, progetto di sistema e modello innovativo di collaborazione tra istituzioni culturali (10 tra Lombardia e VCO) nato con l’obiettivo di trasformare l’esperienza teatrale in uno spazio vivo e coinvolgente per i giovani under 30.

Un pomeriggio pensato come un vero e proprio laboratorio di confronto e co-progettazione nel quale giovani, operatori e operatrici culturali, artisti e artiste, insegnanti, rappresentanti delle istituzioni e realtà impegnate nel settore dello spettacolo dal vivo sono stati chiamati a interrogarsi insieme sul futuro del rapporto tra giovani e teatro.

L’obiettivo è stato ascoltare le esigenze degli under 30 per trasformarle in proposte concrete. Giovanni Azzone, Presidente di Fondazione Cariplo, sottolinea l’importanza di investire sul rapporto tra giovani e cultura: “I giovani sono il nostro futuro e la cultura è l’elemento forte del nostro Paese. Avere ragazze e ragazzi attenti e interessati al tema culturale è dunque la prospettiva più positiva per il futuro della nostra comunità”.

La collaborazione tra istituzioni culturali è l’elemento centrale di The Youth Club, l’alleanza sostenuta da Fondazione Cariplo con un investimento di 7,5 milioni di euro. Azzone evidenzia anche il valore del lavoro di rete per avvicinare le nuove generazioni alla cultura: “I problemi che abbiamo di fronte sono tali che nessuno è in grado di affrontarli da solo. Per questo, mettere in rete le diverse competenze e le diverse conoscenze diventa un modo per creare valore per tutti.

Tre i temi emersi dai workshop preliminari che hanno preparato l’incontro: comunità, spazi e linguaggi. Maddalena Giovannelli, fondatrice di Stratagemmi Prospettive Teatrali, ha dichiarato: “Il senso di un’iniziativa come questa, oggi più che mai, è quello di mettersi davvero in ascolto delle nuove generazioni. Spesso si parla dei giovani senza i giovani; noi, invece, partiremo dalle loro domande e dalle loro richieste, mettendoci innanzitutto in ascolto. È molto importante che istituzioni e fondazioni di grande rilievo, come Cariplo, scelgano di ascoltare le nuove generazioni: un traguardo che non è affatto scontato.

L’obiettivo è superare le barriere che possono far percepire il teatro come uno spazio distante. Lorenza Gazzerro, Vice Direttrice dell’Area Arte e Cultura di Fondazione Cariplo, ha commentato: “The Youth Club è un progetto di sistema che, nell’arco di tre anni, investirà risorse a favore dei giovani under 30, mettendo in rete dieci tra le principali istituzioni teatrali lombarde e del VCO per ideare e sviluppare attività sinergiche e innovative rivolte a questa fascia di pubblico. La cultura può essere una leva fondamentale per promuovere il senso di cittadinanza nelle nuove generazioni e i teatri possono offrire un contributo importante a questo percorso di crescita”.

Le proposte raccolte nel pomeriggio – un vero e proprio laboratorio di confronto e co-progettazione – contribuiranno a orientare le prossime attività di The Youth Club per rendere i teatri luoghi sempre più coinvolgenti per i giovani.

“Commercialista AI”, nuova frontiera tecnologica professionisti

Roma, 29 ott. (askanews) – Inviare gli F24, recuperare le fatture mancanti, incrociare estratti conto e movimenti bancari. Rispondere alle email e ricordare le scadenze. Negli studi dei commercialisti, le attività ripetitive sottraggono ogni settimana ore alla consulenza e al rapporto con i clienti. È su queste incombenze che interviene Commercialista AI, il nuovo applicativo sviluppato da DC Academy, la società fondata dall’imprenditore Davide Caiazzo.

Alla base c’è un’esigenza che emerge anche dalle ricerche di settore: trasformare l’adozione dell’intelligenza artificiale in un alleggerimento concreto del lavoro. Oltre il 70% dei commercialisti utilizza già l’AI, ma per più di sei professionisti su dieci le attività manuali e ripetitive assorbono ancora l’equivalente di una giornata lavorativa su cinque. La sfida è quindi passare dalla sperimentazione a un utilizzo capace di incidere sulle operazioni quotidiane dello studio. Il funzionamento di Commercialista AI è semplice e parte dagli strumenti e dai documenti dello studio: il professionista accede via web, senza installazioni, collega la casella email, inserisce le anagrafiche dei clienti e carica i documenti da gestire. Il programma prepara le proposte, il professionista le verifica e le approva. Tra le principali funzioni ci sono l’invio degli F24 ai clienti, l’abbinamento tra movimenti bancari e fatture, la conversione delle fatture estere in XML, le bozze di risposta alle email e i promemoria per avvisi bonari e rate. Solleciti e promemoria automatici seguono le regole autorizzate dallo studio. Per accompagnare i professionisti nell’adozione, Caiazzo ne illustra il funzionamento in una serie di workshop pratici gratuiti. L’obiettivo è contenere il tempo e i costi delle attività ripetitive, mantenendo al professionista la supervisione. Secondo le stime di DC Academy, uno studio con cento clienti potrebbe recuperare circa 44 ore di lavoro al mese. “Ai commercialisti non manca la competenza, manca il tempo”, spiega Caiazzo. “Per questo non si parte dalla tecnologia, ma da un problema concreto: quelle attività ripetitive che ogni settimana portano via ore senza aggiungere valore. Abbiamo costruito Commercialista AI insieme agli studi, sui loro documenti reali: lavora accanto al gestionale senza sostituirlo e ogni comunicazione parte dalla casella dello studio, con la sua firma. La regola resta una: l’AI propone, il professionista approva. Gli studi che la introducono così non sostituiscono le persone, restituiscono loro ore da dedicare a ciò che richiede giudizio, relazione e responsabilità verso il cliente”. Un principio che trova riscontro anche nella normativa: l’articolo 13 della legge 132/2025 limita l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle professioni intellettuali alle attività strumentali e di supporto, con prevalenza del lavoro intellettuale del professionista. Prevede inoltre che il cliente riceva informazioni chiare, semplici ed esaustive sui sistemi utilizzati. Per questo Commercialista AI mette a disposizione degli studi anche un modello di informativa per i clienti.

Podologi in campo contro le fragilità

Roma, 29 ott. (askanews) – “La salute del piede significa benessere della persona. Camminare senza dolore vuol dire mantenere autonomia, qualità della vita ed equilibrio psicofisico”. È il messaggio di Gianluca Giorgi, presidente della Commissione d’Albo nazionale dei podologi, che sintetizza il filo conduttore del terzo congresso nazionale “Podologia 360°: Il cerchio dell’evidenza”, in corso di svolgimento a Sorrento (Napoli). “Rivolgersi a un podologo significa affidarsi a un professionista sanitario laureato, competente e preparato ad affrontare problemi che spesso vengono sottovalutati ma che incidono sulla vita quotidiana” sottolinea Giorgi. Dal congresso – al quale partecipano 800 podologi provenienti da tutta Italia – la richiesta forte della categoria di un pieno riconoscimento delle ‘professioni sanitarie’ in un contesto che tenga conto delle diverse competenze e con una presenza più strutturata della podologia nell’offerta del Servizio sanitario, con percorsi multidisciplinari e maggiore attenzione alla prevenzione. I podologi sollecitano anche la riforma dei ‘profili professionali’ e un’adeguata formazione. Una particolare attenzione è stata riservata al piede diabetico, attraverso il confronto sulla gestione multidisciplinare e sulle più recenti linee guida internazionali. Un tema che mette in evidenza l’importanza di integrare le competenze podologiche nei percorsi assistenziali mantenendo un raccordo tra valutazione clinica, prevenzione e continuità delle cure. “Nel cammino di ogni paziente – osserva Vincenzo Di Salvatore, vicepresidente della Commissione d’Albo nazionale e organizzatore del congresso – riconosciamo un equilibrio ritrovato o un’indipendenza preservata. Dietro questi risultati c’è il lavoro quotidiano dei podologi, fondato su una preparazione accurata, sull’attenzione alla persona e su un continuo aggiornamento scientifico. Il progresso tecnologico, l’approfondimento scientifico e l’aggiornamento professionale sono strumenti concreti per tutelare la dignità dei pazienti. Curare il piede in ogni fase della vita, vuol dire aiutare le persone a ritrovare indipendenza e libertà di movimento”, conclude Di Salvatore. Il congresso ha collegato l’approfondimento delle patologie alle opportunità offerte dall’innovazione (dall’intelligenza artificiale alla digitalizzazione), dedicando spazio all’ecografia podologica interventistica, alla ricerca clinica e alle nuove tecnologie. L’aumento delle patologie croniche e l’invecchiamento della popolazione rendono, inoltre, centrale il tema dell’organizzazione e dell’assistenza. Alla qualità delle cure si lega anche il contrasto all’abusivismo.

Lagarde: "Lascio una Bce pronta per il futuro, con un lavoro ben fatto"

Roma, 29 ott. (askanews) – “Ho appena informato i miei colleghi che lascerò la carica da presidente della Bce il 7 febbraio. E’ stato motivo di grande orgoglio servire questa istituzione. Ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuto in questo percorso negli ultimi sette anni”. Lo afferma la presidente della Bce, Christine Lagarde con un videmessaggio su X sulle sue dimissioni, in cui appare con dei cerotti sul viso.

“Voglio ringraziare tutti quelli che hanno contribuito, sostenuto e aiutato nella missione che abbiamo in Europa: essere una solida roccia che assicura stabilità dei prezzi e finanziaria. E penso che lascio questa istituzione con un senso di lavoro ben fatto – conclude – e di una Bce pronta per il futuro”.

Italia-Usa, Meloni: non mi penso di essere stata vicina a Trump

Roma, 29 ott. (askanews) – “Non mi pento di essere stata molto vicina al presidente Trump all’inizio del suo secondo mandato. Perché farlo significava difendere l’interesse nazionale”. Così Giorgia Meloni nel libro di Bruno Vespa ‘Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein’, in uscita lunedì 2 novembre da Mondadori-RAI libri.

“Ho avuto un buon rapporto anche con Joe Biden e sono stata criticata anche per questo. A maggior ragione era naturale lavorare per costruire una relazione ancora più stretta con gli Stati Uniti una volta eletto Donald Trump. Gli Stati Uniti – prosegue – sono il nostro più importante alleato geopolitico e militare, il principale mercato extra europeo per i nostri prodotti, ospitano una comunità di italiani numerosissima ed operosa, e molto altro ancora. Aggiungo che quella vicinanza è stata davvero utile e anche molto apprezzata da tanti governi europei perché ha aiutato a tenere aperto il dialogo, Euro-Atlantico anche nei momenti di maggiore incomprensione e anche a ricondurre nel giusto ambito, quello della Nato, problemi complessi come la Groenlandia e la sicurezza dell’Artico. Tutte cose utili all’Italia, all’Europa e all’Occidente. Tutte cose che rivendico e che rifarei”.

Zelensky: attacco russo alla stazione di Dnipro, almeno 13 morti

Roma, 29 ott. (askanews) – Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha riferito su X di un “attacco russo contro la stazione ferroviaria di Dnipro”, che ha causato finora almeno 13 morti.

“I russi hanno lanciato un attacco con droni contro un binario dove si trovavano un treno per pendolari e un treno passeggeri. Purtroppo, al momento si contano 13 persone rimaste uccise”, ha scritto Zelensky pubblicando immagini e video della stazione e dei soccorsi.

(Foto dal profilo social del presidente ucraino Zelensky)

Christine Lagarde lascerà la presidenza della Banca centrale europea il 7 febbraio 2027

Roma, 29 ott. (askanews) – Christine Lagarde lascerà la presidenza della Banca centrale europea il 7 febbraio 2027, in anticipo rispetto alla scadenza naturale del suo mandato, che sarebbe stata a ottobre 2027. Lo annuncia la Bce in un comunicato, precisando che Lagarde ha informato oggi il Consiglio direttivo e il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, della propria decisione.

Il successore sarà nominato dal Consiglio europeo secondo la procedura prevista dall’articolo 283 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Il Consiglio direttivo ha ringraziato calorosamente Lagarde, tributandole una lunga standing ovation.

“Ho appena informato i miei colleghi che lascerò la carica da presidente della Bce il 7 febbraio. E’ stato motivo di grande orgoglio servire questa istituzione. Ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuto in questo percorso negli ultimi sette anni”. Lo afferma la presidente della Bce, Christine Lagarde con un videomessaggio su X sulle sue dimissioni, in cui appare con dei cerotti sul viso. “Voglio ringraziare tutti quelli che hanno contribuito, sostenuto e aiutato nella missione che abbiamo in Europa: essere una solida roccia che assicura stabilità dei prezzi e finanziaria. E penso che lascio questa istituzione con un senso di lavoro ben fatto – conclude – e di una Bce pronta per il futuro”.

Nominata il 18 ottobre 2019, Lagarde si era insediata il primo novembre successivo, succedendo a Mario Draghi dopo aver guidato il Fondo monetario internazionale. Il mandato, non rinnovabile, dura otto anni. La sua presidenza ha attraversato la pandemia, la guerra in Ucraina e l’impennata dell’inflazione. È il secondo presidente della Bce a lasciare in anticipo, dopo Wim Duisenberg.

A febbraio, intervistata da Bloomberg Television, Lagarde aveva raccontato: “Ero sempre stata convinta che il mandato durasse cinque anni e non avevo controllato. Così, dopo aver detto sì a Macron e Merkel, ho detto: ‘Bene, starò a Francoforte per cinque anni’. A quel punto Macron ha detto: ‘No, per otto anni’. Ed era troppo tardi”. L’uscita anticipata, oggetto da mesi di indiscrezioni, apre la partita per la successione. Il governo olandese sostiene l’ex governatore della banca centrale dei Paesi Bassi Klaas Knot, mentre la Spagna appoggia Pablo Hernßndez de Cos, direttore generale della Banca dei regolamenti internazionali ed ex governatore del Banco de España. Il ricambio coinvolge anche Isabel Schnabel, in uscita a gennaio con un anno di anticipo per un incarico al Fondo monetario internazionale, mentre il mandato del capo economista Philip Lane scadrà a maggio. Dopo l’annuncio di questa mattina, la presidente Lagarde terrà oggi alle 14:45 la consueta conferenza stampa a seguito della riunione del Consiglio direttivo della Bce.

La Manovra da 26 miliardi, tutte le misure dal taglio Irpef per il ceto medio al bonus nuovi nati

Roma, 29 ott. (askanews) – Una Manovra da 26 miliardi, con misure per il ceto medio, i giovani, la Scuola e la Sanità, con un bonus per i nuovi nati. Quella approvata ieri da Consiglio dei ministri contiene anche novità per gli automobilisti, come la possibilità di avere delle targhe personalizzate con lettere e numeri e il taglio al bollo auto che diviene strutturale.

Per il ceto medio, la Manovra dispone l’innalzamento al secondo scaglione Irpef (33%), per i redditi fino a 55 mila euro, prima era fino a 50 mila. Con i tagli già fatti con le manovre precedenti, il risparmio totale arriva a 1.200 euro l’anno.

Per i giovani lavoratori under 30, arriva la flat tax all’1%, entro specifici limiti di reddito e di importo. Inoltre, la cedolare secca per chi affitta a canone concordato viene ridotta dal 10% al 5% e scende all’1% per gli under 35. Per la prima volta viene introdotta la cedolare secca sugli immobili commerciali, ridotta al 21%.

Per le scuole, con una parte delle risorse della flessibilità per l’energia, viene finanziata l’installazione di climatizzatori e pompe di calore in tutte le scuole italiane.

Sulla Sanità, il Fondo Sanitario Nazionale cresce di 3,4 miliardi in più (di cui un miliardo già previsto dalla scorsa manovra) rispetto al 2026. Una quota di questo ulteriore aumento viene vincolata al rafforzamento degli stipendi dei medici di pronto soccorso. Arriva, inoltre, un voucher di 300 euro per gli over 75 con reddito da pensione fino a 28 mila euro da utilizzare per spese non coperte dal Servizio Sanitario Nazionale. La platea interessata è di circa 5,5 milioni di persone.

Altra novità introdotta, per ogni nuovo nato lo Stato metterà 100 euro su un “salvadanaio” aperto dall’Inps. Il salvadanaio potrà essere alimentato dai famigliari e potrà essere utilizzato al compimento dei 18 anni per determinate voci, come le spese scolastiche o universitarie. In alternativa, potrà essere utilizzato come strumento di previdenza complementare.

Aumentano ancora i congedi parentali. Si aggiunge un mese in più di congedo parentale pagato all’80% dello stipendio, arrivando così a 4 mesi per tutti. Non solo: i mesi diventano 5 mesi per il secondo figlio e 6 mesi dal terzo figlio in poi. Per tenere conto delle esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici autonomi, si introduce, per i genitori lavoratori autonomi, un voucher fino a 500 euro mensili, per un massimo di tre mesi, finalizzato alla fruizione di servizi di baby-sitting e educazione dell’infanzia.

Per il lavoratori autonomi, sale da 85 mila a 100 mila euro la soglia per accedere al regime forfettario per gli autonomi.

Per le imprese, confermata la Zes Unica per il Sud. Lo stanziamento cresce ancora e sale a 2,4 miliardi per il 2027 e 1,25 miliardi nel 2028. Previsti inoltre finanziamenti per il cloud computing, misure dedicate ai settori dell’agricoltura, della pesca e del turismo e la proroga al primo luglio 2027 della sospensione della plastic tax e della sugar tax.

Per la casa, per il 2027 sono confermate le detrazioni per le ristrutturazioni edilizie.

Sulle pensioni, viene attivato un fondo da 850 milioni di euro per la flessibilità in uscita dal mondo del lavoro. È introdotto un buono di 300 euro per le persone con più di 75 anni e una pensione fino a 28.000 euro annui, da utilizzare per le spese sanitarie non coperte dal Servizio sanitario nazionale.

Per gli investimenti pubblici, la Manovra prevede risorse, anche ma non solo attraverso la clausola energia a sostegno degli investimenti infrastrutturali, con particolare attenzione al sistema ferroviario e alla rete stradale nazionale, con interventi orientati al potenziamento e alla manutenzione delle infrastrutture, nonché al miglioramento della sicurezza e dell’efficienza dei collegamenti.

Inoltre vengono confermati tutti i provvedimenti della precedente manovra in scadenza a fine anno, un pacchetto da oltre 9 miliardi, tra questi: credito d’imposta per gli investimenti nella Zes Unica del Mezzogiorno, tassazione all’1% dei premi di produttività, bonus per le mamme lavoratrici e super deduzione del costo del lavoro al 120% “più assumi meno paghi”. Confermata anche la tassazione agevolata al 5% sugli aumenti dei rinnovi contrattuali, che ha incentivato il rinnovo dei contratti di oltre 4 milioni e 250mila lavoratori.

Per quanto riguarda le copertura, circa 12 miliardi di euro arrivano dalla maggiore flessibilità concessa dalle due National Escape Clause e dalla trattativa con l’Unione Europea; 5,5 miliardi di euro dal settore finanziario e dall’innalzamento della Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie; circa 700 milioni dal settore energetico; 700 milioni dal settore dei giochi e 1 miliardo di tagli alle spese dei Ministeri e della Presidenza del Consiglio.

Ucraina, Cremlino: ai negoziati trilaterali non parteciperà l’Ue, alimenta il conflitto

Roma, 29 ott. (askanews) – I negoziati trilaterali sull’Ucraina non prevedono la partecipazione dell’Unione Europea, dal momento che Bruxelles mantiene una posizione volta ad alimentare il conflitto. Lo ha detto oggi il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, alla testata Vesti.

“I negoziati trilaterali non contemplano la partecipazione dell’Unione Europea. Inoltre, non ci risulta che l’Unione Europea abbia assunto una qualche posizione favorevole alla pace. L’Unione Europea mantiene una posizione provocatoria, volta ad alimentare e prolungare la guerra. Non abbiamo bisogno di questo tipo di partecipanti”, ha detto Peskov, citato dalle agenzie di stampa russe.

Sanità digitale: l’asse tra Italia e Francia

Roma, 29 ott. (askanews) – L’incontro “AI e Salute”, svoltosi a Palazzo Farnese, sede dell’Ambasciata di Francia in Italia, ha riunito istituzioni, centri di ricerca e aziende tecnologiche come la francese Lifen e l’italiana Aindo. Al centro del dibattito, il ruolo che Italia e Francia possono svolgere per definire la strategia europea sui dati sanitari, trasformando l’EHDS da norma a infrastruttura per cura e ricerca. A fronte dei modelli di gestione dati statunitensi e cinesi, l’Europa punta a coniugare innovazione tecnologica e tutela dei diritti dei cittadini.

“Il tema dell’evento di oggi è lo European Health Data Space, ovvero lo spazio europeo dei dati sanitari. Nello specifico, l’obiettivo di questo incontro è mettere attorno allo stesso tavolo i principali attori che contribuiranno a dare forma alla cornice regolatoria implementata dall’Europa, la quale diventerà effettivamente operativa a partire dal 2029. L’idea centrale è proprio quella di avviare un dialogo tra i diversi key player del settore per definire un’iniziativa che consenta, entro il 2029, la condivisione dei dati sanitari su scala europea per finalità di ricerca, sviluppo e innovazione” ha dichiarato Daniele Panfilo, co-founder e CEO di Aindo.

Un tema centrale riguarda l’impiego sicuro delle informazioni cliniche, dove la necessità di progredire nella ricerca scientifica deve integrarsi con la massima protezione dei dati dei pazienti.

“La tutela della privacy non può e non deve limitare la ricerca scientifica necessaria a curare le persone. È fondamentale trovare soluzioni abilitanti che rendano la ricerca pienamente conforme alla normativa sul GDPR e sulla riservatezza dei dati: solo così l’Europa potrà rimanere competitiva, nell’ambito dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie, rispetto a grandi potenze come Stati Uniti e Cina. L’Europa ha definito un quadro normativo molto solido che spesso viene percepito come un limite; in realtà rappresenta la vera chiave di svolta, un settore e un mercato regolamentato in cui il nostro continente può davvero fare la differenza e dire la sua” ha aggiunto Panfilo.

Guardando all’orizzonte europeo e alle stime della Commissione, che prevede ben 11 miliardi di euro di risparmi in dieci anni e una crescita stimata tra il 20% e il 30% per la sanità digitale, il successo di questa grande infrastruttura dipenderà, quindi, proprio dalla capacità di coniugare standard metodologici condivisi e soluzioni tecnologiche avanzate, indispensabili per rendere l’Europa un punto di riferimento globale nella medicina del futuro.

Giorno di lutto in Spagna dopo la strage ferroviaria. Rintracciata una delle tre italiane disperse

Roma, 29 ott. (askanews) – Una delle tre connazionali che risultava dispersa ieri sera ha comunicato al nostro Consolato a Madrid di stare bene. Lo riferisce la Farnesina. La connazionale viaggiava sul treno Renfe. Al momento quindi sono scesi a due i dispersi su cui sono in corso attività di verifica da parte delle autorità diplomatiche italiane con la polizia e i servizi sanitari spagnoli.

Oggi in Spagna è il primo dei tre giorni di lutto decretati dal premier Pedro Sanchez a seguito del gravissimo incidente ferroviario avvenuto ieri nei pressi di Toledo in cui sono morte almeno 68 persone e oltre 100 sono rimaste ferite. Di queste 53 sono ancora negli ospedali. Al momento risultano due italiani dispersi. Altri cinque italiani sono stati recuperati in condizioni stabili dai 2 treni coinvolti e un sesto è ricoverato in un ospedale di Toledo.

Oggi Sanchez si recherà a Toledo per partecipare ad una riunine di monitoraggio e coordinamento dell’emergenza.

Al Besta il primo intervento craniale al mondo guidato da IA

Milano, 29 ott. (askanews) – È stata eseguita presso la Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, la prima procedura craniale al mondo per l’asportazione di un tumore cerebrale, tramite il sistema chirurgico Medtronic Stealth AXiS integrato con l’ecografia intraoperatoria. L’intervento è stato portato a termine dall’équipe guidata dal professor Francesco Di Meco, direttore del Dipartimento di Neurochirurgia.

La nuova piattaforma neurochirurgica, unisce in modo semplice e immediato le immagini della risonanza magnetica pre-operatoria con i dati dell’ecografia acquisiti direttamente in sala operatoria. Questa integrazione in tempo reale, fornisce informazioni di estrema precisione, consentendo di ottimizzare la rimozione della massa tumorale e riducendo significativamente il rischio di compromettere le funzioni neurologiche del paziente.

Nelle applicazioni craniali, Stealth AXiS sfrutta l’intelligenza artificiale per sviluppare una trattografia automatica. Il sistema crea mappe cerebrali personalizzate in grado di visualizzare chiaramente le vie neurali “critiche” collegate alle funzioni cerebrali essenziali da preservare, offrendo funzionalità di pianificazione e visualizzazione in tutte le fasi dell’operazione.

L’operazione effettuata al Besta, segna un’importante tappa nel percorso dell’istituto milanese verso la progressiva adozione di soluzioni ad alta tecnologia nella neurochirurgia di precisione.

Lo Shin Bet indagherà su sospette interferenze estere sulle elezioni in Israele

Roma, 29 ott. (askanews) – Il presidente della Commissione elettorale centrale israeliana, il giudice Noam Sohlberg, ha chiesto al capo dello Shin Bet, David Zini, di indagare su presunte interferenze straniere nelle elezioni di martedì.

“Sono stato informato di gravi sospetti riguardanti un’influenza impropria sulle elezioni, esercitata attraverso finanziamenti provenienti da entità straniere che agiscono contro gli interessi di Israele”, ha scritto Sohlberg, secondo il Times of Israel. “Alla luce di questo, vi incarico di fare tutto quanto in vostro potere per indagare su tali sospetti, avvalendovi dei poteri dello Shin Bet per reperire prove che possano confermarli o smentirli”, ha scritto ancora Sohlberg, chiedendo che gli vengano presentati gli eventuali esiti dell’indagine entro una settimana.

Il partito Likud del primo ministro Benjamin Netanyahu ritiene che Qatar e Turchia siano le fonti dei fondi presumibilmente inviati a gruppi che si occupano di incentivare la partecipazione al voto dei cittadini arabi, su cui sta indagando lo Shin Bet, secondo quanto riportato dai media in lingua ebraica.

L’indagine si basa su informazioni di intelligence giunte allo Shin Bet e presentate al presidente della Commissione Elettorale Centrale, il giudice della Corte Suprema Noam Solberg, come riportato da Canale 12.

Secondo le fonti, i canali utilizzati per inviare fondi a queste organizzazioni sono molto simili a quelli impiegati in passato per finanziare il terrorismo.

Così, questa mattina, Solberg ha incaricato il capo dello Shin Bet, David Zini, di avviare un’indagine su “sospetti di finanziamenti esteri e sospetti di corruzione elettorale da parte di entità straniere”.

La commissione elettorale israeliana ha reso noto di aver avviato lo scrutinio delle schede pervenute per corrispondenza (definite in doppia busta) all’una di notte ora locale. Si prevede che le operazioni di conteggio proseguiranno fino a questa sera e riguarderanno circa 500.000 schede, provenienti da militari in servizio, personale diplomatico, detenuti e altre categorie impossibilitate a recarsi ai seggi. Si ritiene tuttavia che tali voti non possano modificare i risultati in modo tale da assegnare a uno dei due blocchi la maggioranza.

Con oltre il 90% delle schede scrutinate, i risultati attuali vedono il blocco del primo ministro Benjamin Netanyahu attestarsi su 53 seggi, mentre lo schieramento del suo avversario Gadi Eisenkot ne otterrebbe 48; i partiti arabi si avviano a raggiungere il numero record di 19 seggi.

Poiché nessuno schieramento dovrebbe raggiungere i 61 seggi necessari per ottenere la maggioranza alla Knesset, Israele potrebbe andare incontro a settimane di incertezza, mentre entrambi i blocchi cercheranno di raccogliere un sostegno sufficiente a formare un governo

Mps, sit-in sindacati fuori da assemblea: Siena patrimonio del Paese

Siena, 29 ott. (askanews) – Sit-in organizzato da Cgil, Cisl e Uil davanti alla sede di Mps di viale Mazzini a Siena, nel giorno dell’assemblea dei soci che segnerà il destino della banca senese. Difesa dell’integrità del gruppo, valorizzazione della città di Siena e tutela dell’occupazione le richieste dei sindacati e dei lavoratori.

“Oggi noi siamo qui a rappresentare che Monte dei Paschi è un’infrastruttura fondamentale non solo per questo territorio ma per il Paese”, ha dichiarato Alice d’Ercole, segretaria generale Cgil Siena. “E’ il terzo polo bancario e un suo smembramento rischierebbe di produrre da una parte sovrapposizioni che generano di per sé esuberi, con il rischio di mobilità importanti per il personale dipendente, con effetti che ancora non possiamo sapere quali possono essere per i diretti”. “Quel che è certo – ha proseguito – è che di fronte a sovrapposizioni sull’indotto il rischio reale è che si arrivi a dei licenziamenti”.

“In più c’è un tessuto produttivo del territorio che per larga parte dipende dal credito di Mps – ha sottolineato -. È chiaro che il venire meno di un sistema di credito, di un modello di credito orientato all’economia reale, orientato al territorio, rischia di lacerarlo ulteriormente”. “Noi siamo qui – ha concluso – per dire che il tessuto socio-economico dei territori, il lavoro dei dipendenti, i lavoratori dell’indotto non possono essere effetti collaterali dei dividendi della finanza, ma sono la spina dorsale del Paese e sono la priorità dell’interesse interesse generale del Paese”.

“Mps per Siena è un’istituzione – ha dichiarato Massimo Martini, segretario Uil Siena -. Noi vogliamo sostenere sempre e comunque la possibilità che Montepaschi resti a Siena, che abbia il suo ruolo come l’ha avuto in questi anni. Portarci via questa ricchezza che ha 500 anni di storia sicuramente è una rapina che non possiamo accettare. Noi siamo qui a manifestare il nostro dissenso e vogliamo sostenere i lavoratori, ma soprattutto vogliamo sostenere la comunità di Siena perché ha diritto di avere possibilità che la storia continui e scrivere che la Banca Montepaschi resti a Siena”. “Mai dire mai – ha concluso -, speriamo che prevalga il buon senso, che sicuramente non è nella testa di molti azionisti, però noi fino in fondo vogliamo sperare e credere che la banca possa restare assieme”.

Renault rallenta nel III trimestre, conferma obiettivi ma pesano i costi

Milano, 29 ott. (askanews) – Il gruppo Renault conferma gli obiettivi finanziari per il 2026 nonostante il rallentamento del terzo trimestre e l’aumento dei costi industriali. Il gruppo francese ha chiuso il trimestre con ricavi in crescita dell’1,5% a 11,6 miliardi di euro e vendite di veicoli in calo del 6%. Il direttore finanziario Duncan Minto ha precisato che il margine operativo dovrebbe collocarsi nella metà inferiore dell’intervallo tra il 5,3% e il 5,7%, rispetto all’obiettivo ufficiale di circa il 5,5%.

Nel corso della conference call, Minto ha confermato che Renault prevede per il 2026 un impatto di circa 600 milioni di euro dall’aumento dei costi delle materie prime e degli altri fattori produttivi, di cui 400 milioni nel secondo semestre. Tra le pressioni sui costi ha citato anche le memorie Ram e i componenti elettronici. Per compensare i rincari e il calo dei volumi, Renault punta a ridurre mediamente i costi variabili di oltre 400 euro per veicolo all’anno.

Nei primi nove mesi il fatturato del gruppo è aumentato del 7,1% a 41,8 miliardi, mentre nel terzo trimestre i ricavi automotive sono rimasti sostanzialmente stabili a 9,8 miliardi, sostenuti dalle vendite ai partner e dal mix prodotti. Renault ha confermato anche l’obiettivo di un free cash flow automotive di circa un miliardo di euro.

Sul fronte commerciale, il gruppo ha venduto 1,66 milioni di veicoli nei nove mesi, in calo del 2,2%. Il marchio Renault è cresciuto dell’1,1%, mentre Dacia ha perso il 9,7%, penalizzata dalla transizione della gamma e dalla crescente concorrenza, anche dei costruttori cinesi. Alpine ha invece aumentato le vendite del 65,6%, superando le 12mila unità.

In controtendenza le auto elettriche, le cui vendite sono aumentate dell’84,7% nel terzo trimestre, raggiungendo il 25,8% delle autovetture vendute dal gruppo. Per rispondere alla domanda, Renault ha introdotto un terzo turno nello stabilimento francese di Douai. “Stiamo già utilizzando intensamente la nostra capacità produttiva, ma abbiamo aggiunto un terzo turno a Douai. Stiamo soddisfacendo la domanda e non prevediamo problemi fino alla fine dell’anno”, ha dichiarato Minto.

Il direttore finanziario ha spiegato che il portafoglio ordini delle elettriche supera i due mesi di vendite e che i tempi di consegna stanno aumentando. Ha inoltre precisato che le auto elettriche sono già redditizie, pur avendo un effetto diluitivo sui margini del gruppo.

Minto è intervenuto anche sul confronto europeo sulle emissioni, giudicando positivamente l’intesa tra Francia e Germania sul futuro dell’automotive, ma avvertendo che le flessibilità introdotte dall’Ue non risolvono ancora il problema degli obiettivi di CO2 per il 2030. “Nonostante le flessibilità introdotte, il rischio principale, rappresentato dall’obiettivo CO2 del 2030, resta probabilmente affrontato in modo insufficiente”, ha affermato, auspicando maggiore chiarezza nelle prossime settimane.

“La resilienza del fatturato nel terzo trimestre dimostra ancora una volta la solidità e l’agilità del business model del gruppo Renault”, ha sottolineato Minto, indicando nella flessibilità industriale, nel rinnovo della gamma e nella riduzione dei costi gli elementi centrali del piano futuREady. A fine settembre gli stock complessivi erano pari a 532mila veicoli, con un portafoglio ordini europeo equivalente a circa due mesi di vendite. Quella di oggi è stata l’ultima conference call sui risultati di Renault per Duncan Minto, che lascerà il gruppo per intraprendere nuove opportunità professionali.

Volkswagen: si aggrava perdita operativa, Antlitz chiede svolta

Milano, 29 ott. (askanews) – Si aggrava la perdita operativa del gruppo Volkswagen, che chiude il terzo trimestre 2026 con un rosso di 5,9 miliardi di euro, contro 1,3 miliardi un anno prima, appesantito dalle svalutazioni legate a Porsche e dagli oneri di ristrutturazione. Il gruppo tedesco conferma le previsioni per l’intero esercizio, già tagliate a settembre, ma i risultati evidenziano la necessità di accelerare la riduzione dei costi per recuperare redditività in un contesto segnato dalla crisi del mercato cinese, dai dazi statunitensi e dalla crescente concorrenza in Europa.

“I risultati dei primi nove mesi rendono chiara una cosa: non possiamo permetterci di perdere tempo. Dobbiamo agire rapidamente e con decisione”, ha dichiarato il direttore finanziario e operativo Arno Antlitz. Anche al netto degli oneri straordinari, ha sottolineato, il margine operativo del gruppo nei nove mesi si ferma al 3,8%, un livello “insufficiente” per sostenere nel lungo periodo gli investimenti necessari alla trasformazione industriale.

Nei primi nove mesi i ricavi sono diminuiti del 2,2% a 233 miliardi di euro, mentre il risultato operativo si è quasi azzerato, scendendo a 71 milioni dai 5,4 miliardi di un anno prima. Volkswagen ha registrato una perdita netta di 2,7 miliardi, contro un utile di 3,4 miliardi nel 2025. Sui conti pesano oneri straordinari per complessivi 8,7 miliardi, di cui 7,8 miliardi concentrati nel terzo trimestre. Tra questi figurano 6,4 miliardi di svalutazione dell’avviamento Porsche, circa un miliardo di svalutazioni delle attività in Cina e oneri legati alla prevista cessione dello stabilimento di Osnabrück.

Il peggioramento dei risultati arriva in una fase di forte contrazione delle vendite. Nei primi nove mesi Volkswagen ha consegnato 6 milioni di veicoli, il 9% in meno rispetto al 2025, con una flessione accelerata al 14,3% nel terzo trimestre. A pesare è soprattutto la Cina, dove le consegne sono diminuite del 30% nei nove mesi e di quasi il 39% tra luglio e settembre. La crescita in Europa e Sudamerica non è bastata a compensare la caduta sul mercato cinese.

Anche il successo delle auto elettriche, particolarmente evidente in Europa, sta mettendo sotto pressione i margini. “Il successo sul mercato dei nostri veicoli elettrici sta esercitando un’ulteriore pressione sui nostri risultati, perché attualmente guadagniamo meno dalle auto elettriche rispetto a quelle con motore a combustione”, ha spiegato Antlitz.

In Europa gli ordini di elettriche sono aumentati del 39% nei nove mesi e rappresentano ormai circa il 40% del portafoglio complessivo. La nuova famiglia di modelli urbani, che comprende Volkswagen ID. Polo e ID. Cross, Skoda Epiq e Cupra Raval, ha già raccolto circa 150mila ordini. Secondo Antlitz, la minore redditività pesa soprattutto sui modelli elettrici prodotti negli stabilimenti tedeschi, rendendo urgente una riduzione dei costi industriali.

Volkswagen punta quindi ad accelerare il Future Plan, che prevede un programma di riduzione dei costi di circa 31 miliardi di euro entro il 2030, attraverso la semplificazione della gamma, strutture organizzative più snelle e una maggiore efficienza produttiva. “Non abbiamo tempo illimitato”, ha avvertito Antlitz.

Sul fronte finanziario, il gruppo ha comunque migliorato il flusso di cassa netto della divisione automotive, salito a 4,4 miliardi da 1,8 miliardi, grazie soprattutto alla riduzione degli investimenti e a operazioni sul portafoglio. La liquidità netta si è attestata a 33 miliardi.

Volkswagen ha infine confermato le previsioni per il 2026, con ricavi intorno a 315 miliardi di euro, margine operativo fino all’1% e net cash flow automotive compreso tra 3 e 6 miliardi.

Da Craxi a Bolsonaro: quando la fuga è una tentazione irresistibile

Viva il Re

Questo scatto immortale si adatta bene ai politici di tutto il mondo che – quando la sorte diventa, per una ragione o l’altra, avversa – non possono resistere alla tentazione della fuga. Un termine che – a seconda delle circostanze o dell’ottica personale – può essere declinato con altri sostantivi come esilio, abbandono o espatrio forzato.

Sono rimasti nella (breve) memoria degli italiani la fuga del Re Vittorio Emanuele III, del maresciallo Pietro Badoglio e dei vertici militari all’alba del 9 settembre 1943, subito dopo l’annuncio dell’armistizio con gli alleati. L’armistizio cambiava il futuro politico della nazione e allora, meglio cambiare aria.

Craxi ad Hammamet

La pur breve memoria dei connazionali – sempre pronti a dimenticare la verità giudiziaria, che piaccia o meno – ricorderà forse meglio le modalità “irrequiete” con le quali l’ex segretario del Psi ed ex Presidente del Consiglio Bettino Craxi nel maggio 1994 prese la via di Hammamet (Tunisia), dove morì il 19 gennaio 2000 e dove è sepolto.

«Nel Transatlantico di Montecitorio, una mattina dell’aprile 1994 tre noti uomini politici parlano tra di loro fitto fitto: “Per adesso vado a Hammamet, tanto non saprei chi votare. Poi vediamo che succede.” “Bettino non farlo.” “Che cosa?” “Non mollare, non andartene.” “Marco, io le mani addosso non me le faccio mettere”». Se ne andò e non tornò più.

Il racconto non è di un passante ma del suo più stretto collaboratore, Claudio Martelli, che lo riporta nel libro “L’antipatico” (editore La Nave di Teseo, gennaio 2002). 

Martelli e Borrelli

Martelli tiene alla larga le parole “fuga” e “latitanza” ma sta di fatto che, coinvolto nella vicenda giudiziaria legata all’inchiesta milanese “Mani pulite”, Craxi fu condannato in via definitiva per corruzione e finanziamento illecito dei partiti. Con il cumulo delle pene gli vennero «inflitti 23 anni e 9 mesi reclusione e 20 miliardi e 210 milioni di lire di multa» (Il Foglio, 13 dicembre 2013). 

Francesco Saverio Borrelli, a capo del pool “Mani pulite”, di fronte alla concreta possibilità che si intitolasse uno spazio pubblico a Craxi, in un’intervista al Fatto Quotidiano del 30 dicembre 2009 riportò i fatti alla ragion giuridica: «Sono amareggiato di questa proposta e anche sconcertato perché Bettino Craxi, se vogliamo restare ai fatti, è stato un imputato condannato con sentenza definitiva per reati notevolmente gravi e che si è sottratto all’esecuzione della pena. E’ andato all’estero da latitante e da latitante è morto».

Si può non essere d’accordo e magari avere ragione (ad esempio Nicolò Amato nel libro del 2013 “Bettino Craxi Dunque colpevole”, Rubbettino editore) ma tant’è.

Matacena & c.

Anche l’ex parlamentare di Forza Italia Amadeo Matacena è morto da latitante, a Dubai – dove viveva da una decina di anni – il 16 settembre 2022. Anche a lui – come a tanti altri politici italiani usciti sconfitti dalle aule di Tribunale – non piaceva la Giustizia.

Nel 2012 Matacena era stato condannatoin via definitiva per concorso esternocon la ‘ndrangheta. Era stato coinvolto nel maxi-processo “Olimpia”, nato da un’inchiesta della Dda di Reggio Calabria che aveva fatto luce sui suoi rapporti con le cosche reggine.

Meglio fuggire – sparando a zero contro giustizia e presunti complotti – piuttosto che riconoscere sempre e non a seconda della convenienza, ciò per il quale, da uomo delle Istituzioni, si giura. Vale a dire la Costituzione, che prevede l’indipendenza della stessa magistratura.

Bolsanaro l’americano

Mica è un vizio solo dei politici italiani quello di fuggire quando si ritiene che la sorte giudiziaria e di conseguenza politica è avversa. Tutto il mondo è paese e i Paesi latinoamericani lo sono ancora di più. Lì quando il vento cambia, la fuga è quasi una regola obbligata e c’è sempre uno Stato amico pronto ad accogliere chi ha vissuto una vita più di qua che al di là del confine legale.

Ma i confini a volte sono sconfinati e – per rimanere alla strettissima attualità – ne sa qualcosa la famiglia Bolsonaro che in Brasile ha fatto per molto tempo il bello e cattivo tempo. E continua a farlo con la ricca truppa di parlamentari e senatori eletti nell’ultima tornata politica nazionale del 4 ottobre. Senza contare i vari amministratori locali.

Flavio Bolsonaro – sconfitto domenica 25 ottobre da Luiz Inácio Lula da Silvanel ballottaggio per la presidenza della Repubblica – ha pensato bene poche ore fa di cercare e trovare riparo negli Usa con moglie e due figlie. Non si sa mai, visto che la magistratura brasiliana ha aperto da tempo diversi fascicoli su di lui.

Flavio Bolsonaro avrebbe – verosimilmente – trovato rifugio anche in altri Paesi sudamericani come l’Argentina ma negli Stati Uniti già vive il fratello Eduardo, parlamentare da febbraio 2015 a dicembre 2025, quando è stato dichiarato decaduto.

C’è spazio negli Usa

Proprio nel 2025, Eduardo Bolsonaro trovò gli Usa pronti ad accoglierlo, nonostante la Corte Suprema brasiliana gli avesse tolto il passaporto, verosimilmente in seguito all’accusa di aver agevolato il padre Jair (ex presidente dal 2019 al 2023, ora in carcere dopo aver ricevuto l’11 settembre 2025 una condanna a 27 anni e 3 mesi) nel tentativo di colpo di Stato nel 2022.

Il 16 giugno 2026 Eduardo Bolsonaro è stato condannato in primo grado all’unanimità dalla prima sezione della Corte Suprema Federale per coercizione nel corso di un procedimento giudiziario: gli sono state inflitte una pena di quattro anni e due mesi di reclusione e l’interdizione dai pubblici uffici per otto anni a decorrere dal termine della pena. Lui si dichiara innocente e dichiara di essere costretto a vivere in esilio. Un esilio – va detto – dorato, visto il tenore di vita familiare.

Due domande

Chi sarà il prossimo politico che resisterà a tutto tranne che all’irresistibile fascino della fuga quando la sorte diventa avversa? Senza dimenticare di porsi un’altra domanda: ma non sarà che la capacità di resistere o meno alle fughe politiche è un indice dello stato di salute di una democrazia?

Israele, nuove elezioni inevitabili?

Il trauma del 7 ottobre e la radicalizzazione della società israeliana

È già partita la litania sui social contro Israele e gli israeliani: dopo questo voto, si denuncia, la si smetta di dire che il governo Netanyahu è una cosa e il popolo israeliano un’altra. In realtà sono uniti nell’odio contro i palestinesi e pertanto meritevoli di pubblico ludibrio. Al contrario, invece, occorre cercare di comprendere e interpretare quello che comunque è il risultato di un voto libero, evento che nell’area mediorientale si registra solo in Israele (e questo non andrebbe mai dimenticato).

La mattanza del 7 ottobre 2023 ha radicalizzato l’opinione pubblica israeliana perché troppo grave è stato il trauma provocato fra le persone di ogni età in quel Paese. Forse ancora di più fra i giovani, essendo stato il massacro al raduno musicale l’emblema della tragedia di quella maledetta mattina. Ne è derivata una sensazione di apprensione e angoscia che gli israeliani non avvertivano da molto tempo.

Certo, a loro per lo più non interessa la paura che le loro bombe provocano da anni ai palestinesi a Gaza e le loro violenze causano ai palestinesi in Cisgiordania. E questo è un aspetto senz’altro ignobile che non va sottaciuto. Ma la valutazione morale non spiega la scelta politica: che si traduce in un diffuso scetticismo, per non dire altro, nella possibilità di una convivenza civile e pacifica.

Due popoli e due Stati è una prospettiva oggi assolutamente minoritaria in Israele. Se questo era l’obiettivo di Yahya Sinwar, l’ideatore del massacro del 7 ottobre, è stato pienamente raggiunto.

 

Netanyahu vince, ma perde la maggioranza

È in questo contesto (oggettivo, e non certo ideale: su questo non v’è dubbio) che deve essere valutato il voto del 27 ottobre. Il cui esito con molta probabilità condurrà a nuove elezioni, fra tre mesi. Certo non una buona condizione, per uno Stato sostanzialmente in guerra su diversi fronti, ben sette secondo una contabilità aggiornata.

A destra ha vinto il Likud, dunque Netanyahu. Con sedici anni di governo quasi ininterrotto alle spalle e con diverse indagini della magistratura pendenti, questo nuovo successo ha quasi del prodigioso. Ma è un risultato facilmente spiegabile: la paura conduce a ricercare una protezione, e l’anziano ma assai attivo premier è un’ancora di protezione alla quale aggrapparsi. Assai di più dei suoi ministri radicali, portatori di un messaggio estremista eccessivo e ignobile che convince solo individui di pari lignaggio incivile.

Al tempo stesso Netanyahu ha perduto, poiché non ha più quella maggioranza numerica alla Knesset che gli ha consentito di governare in questi anni.

 

I partiti arabi, veri vincitori delle elezioni

Il blocco del cambiamento – eterogeneo ma unito dalla volontà di innovazione e mutamento politico – che gli si è opposto ha conseguito un buon risultato, ma insufficiente: sia perché leggermente inferiore in termini di seggi parlamentari alla coalizione di destra, sia perché, conseguentemente, non ha i numeri per ottenere la fiducia in Parlamento.

A meno che riesca a superare le proprie divisioni interne raggiungendo un accordo di governo con i veri vincitori di queste elezioni: i partiti della comunità araba, per la prima volta così forti perché i loro elettori hanno per la prima volta voluto incidere, indignati e offesi dalla criminale politica del governo di Tel Aviv, a Gaza e pure in Cisgiordania a supporto dei violenti coloni.

Israele è dunque diviso a metà, e nessuno ha una maggioranza. Ecco perché un nuovo ricorso alle urne è assai probabile. Più, allo stato, di quel governo di unità nazionale senza gli estremisti di destra e senza i partiti arabi cui sembra puntare il capo dello Stato, Yitzhak Herzog.

 

La sfida dell’opposizione e la difficile strada della pace

Alle forze di opposizione e al loro leader Gadi Eisenkot l’onere di trovare un filo comune che possa unirle per evitare quel possibile ritorno al voto che potrebbe rivelarsi molto pericoloso per loro.

Il filo comune può essere costituito dalla condivisione di un cambiamento netto rispetto alla situazione attuale su due punti decisivi: il rifiuto dell’idea di una guerra infinita (che Netanyahu vorrebbe proseguire anche contro l’Iran) e il contrasto alle indegne azioni violente dei coloni in Cisgiordania.

Avviando così un percorso di rinascita del proprio Paese agli occhi di una comunità internazionale che lo ha isolato, dopo quanto ha distrutto in questi tre anni a Gaza. Sino a rimettere in carreggiata la possibilità di trovare un’intesa con i palestinesi, la grande maggioranza dei quali non è certo parte dei terroristi di Hamas.

Un’impresa improba, dopo tutto l’odio generato dal 7 ottobre e dal dopo 7 ottobre. Ma l’unica che può ridare un futuro di pace a queste terre e ai loro abitanti.

Oggi, però, questo è solo un wishful thinking. Occorre mestamente riconoscerlo.

Una bellezza che non si trasformò in potenza

Nella trasmissione In mezz’ora di domenica 25 ottobre, condotta da Monica Maggioni, Aldo Cazzullo ha presentato il suo libro natalizio, Quando l’Italia rinacque. Presentazione condita dal solito aneddoto del lancio del martello di Michelangelo (questi geniacci!), che Cazzullo dice essere stato scagliato contro il Cristo della Pietà, mentre la leggenda lo vuole rivolto al Mosè di San Pietro in Vincoli («Perché non parli?»). Milioni di bambini italiani lo imparavano alle elementari.

Il Rinascimento tra mito e realtà

Si tratta della ricorrente infatuazione un po’ fumettistica per il Rinascimento italiano. Il solito giro di nomi: Leonardo, Galileo Galilei, Michelangelo, Firenze, Venezia, Botticelli, eccetera.

Uno dice: strano, non mi risultano presenti grandi rinascite.

Quelle che ci sono state, limitate, hanno avuto i loro leader, ma spesso con un seguito ingrato.

Difatti, neanche Firenze né le altre città-Stato ci credettero; a parte le arti, la ripresa economica fu effimera e il miracolismo e il familismo italiani – si veda La società di corte di Norbert Elias (1969) – ripresero la loro nefasta dominanza.

Venezia, ad esempio, non credette a Caboto e al futuro a Ovest, al Nuovo Mondo. Lasciò che la sua spedizione a Terranova venisse finanziata da un banchiere del Galles e dai Bardi, banchieri fiorentini.

Caboto, navigando costa costa ma senza mai sbarcare (da cui, secondo una diffusa interpretazione, la terminologia «cabotaggio»), prese possesso di Terranova in nome del re d’Inghilterra Enrico VII.

Incurante della nuova cartografia del mondo, Venezia continuò a investire nei suoi possedimenti nell’Egeo e a credere nelle vie di terra verso l’Asia. Rimase al favoloso Cipango di Marco Polo.

Quando i carichi di spezie cominciarono ad arrivare via mare, con un’altra marineria e con ben diverse competenze nautiche e astronomico-matematiche, Venezia entrò in un declino irreversibile, finché non arrivò Napoleone, mettendo fine alla Repubblica nel 1797.

Sicché, con il XVI secolo e con la scelta politica della Chiesa della Controriforma, era già finito tutto. Solo il Barocco rimase, e mai stile contrassegnò di più un Paese.

La ricchezza italiana e la nuova geografia del mondo

Cazzullo mette Colombo nel gotha delle genialità italiane, ma sbaglia: Colombo appartiene all’Italia solo per nascita. Per il resto – come Caboto, Vespucci, Giovanni da Verrazzano, Matteo Ricci e altri – appartiene al primo mondo globalizzato delle traversate oceaniche e transoceaniche, da Magellano in poi (1520).

Peraltro, dei tre anni della spedizione di Magellano, tornarono a casa, a Siviglia, nel settembre 1522, soltanto diciotto uomini, grazie anche alla testimonianza del vicentino Antonio Pigafetta (ma chi se lo ricorda?).

Il Mediterraneo e l’Italia, dopo il 1492, gradatamente decadono e non si riprenderanno. Primeggerà l’Europa del Nord, anglicana e protestante.

Per rivedere un lume industriale bisognerà attendere l’Ottocento e soprattutto il Novecento: Meucci, Marconi, Bialetti con la moka del 1933, Giulio Natta con il polipropilene negli anni Cinquanta, fino a Olivetti.

Insomma, dopo Lorenzo il Magnifico (che, guarda caso, muore a 43 anni nel 1492) e quel Rinascimento, la «ripartenza» si affievolisce fino a spegnersi.

Ruffolo lo dice bene nella sua opera Quando l’Italia era una superpotenza. Il ferro di Roma e l’oro dei mercanti (Einaudi, 2008).

Mentre gli artigiani, gli artisti e lo stile italiano (cioè di alcune parti dell’Italia, per la verità) colonizzavano l’Europa, le Signorie italiane facevano a gara a chiamare nella penisola regnanti stranieri e a muoversi incessantemente in guerre tra guelfi e ghibellini.

Com’è andata a finire lo sappiamo, ma la sintesi migliore la offre Ruffolo:

«L’essenza del miracolo italiano fu questa: di aver creato una ricchezza che non si trasformò in potenza, ma si trasfigurò in bellezza».

Ruffolo, in chiusura del suo libro, cita Braudel:

«Quando sull’Italia cadde la notte, tutta l’Europa ne fu illuminata».

La finanziarizzazione e il tramonto della potenza italiana

Eppure la borghesia italiana era ricca: cosa le accadde?

In realtà investiva, ma non da classe dirigente: «Il denaro venne portato fuori dai circuiti nazionali per essere investito in qualsiasi prestito ai governi stranieri che fosse apparso promettente».

Alla pari dei patrizi veneziani, che smisero di navigare e si sistemarono sulle rendite delle terreferme, gli italiani ricchi divennero possidenti agricoli, redditieri, gentiluomini, non più mercanti e industriali.

Come ha scritto lo storico olandese Bas van Bavel (The Invisible Hand?, 2016), sostenendo le conclusioni di Braudel, la finanziarizzazione dell’economia segnò il destino avverso dell’Italia.

Essa era ricca, ma produceva sempre di meno. Le sue flotte si riducevano, la sua produzione industriale diminuiva, le nuove competenze latitavano.

L’Italia rinascimentale ebbe nei suoi punti di forza il rovescio del suo tramonto.

Sicurezza e libertà, restituire la parola ai cittadini

Il dovere della cultura giuridica e il bilanciamento tra autorità e libertà

Nel mio precedente intervento, “Il pane e l’idea. Disagio sociale, chi tutela i diritti deve prendere posizione”, avevo richiamato l’attenzione sulla responsabilità che oggi grava su Università, Avvocatura e Magistratura di fronte alle profonde trasformazioni sociali e istituzionali che attraversano il nostro Paese. Non basta registrare il diffuso disagio dei cittadini, né ci si può limitare a difendere, sul piano delle pure dichiarazioni di principio, i valori della Costituzione. Occorre interrogarsi con pragmatismo sugli strumenti giuridici attraverso i quali quei medesimi principi possano continuare a trovare concreta attuazione.

Oggi vorrei sottoporre alla riflessione pubblica un’idea concreta: verificare la possibilità di promuovere uno o più referendum abrogativi su quelle specifiche disposizioni della recente legislazione in materia di sicurezza che incidono più direttamente sulle libertà costituzionali, sulle garanzie del diritto penale e sul giusto processo.

Non si tratta, sia chiaro, di proporre l’abrogazione indiscriminata dei provvedimenti adottati dal Governo, né di negare il dovere dello Stato di assicurare l’ordine pubblico e proteggere la comunità dalla criminalità. La sicurezza costituisce un’esigenza fondamentale della convivenza democratica, che le istituzioni hanno il dovere di garantire. Essa, tuttavia, non è un valore estraneo o sovraordinato alla Costituzione e non può essere perseguita prescindendo dai limiti invalicabili che la Carta impone all’esercizio del potere pubblico.

Il problema si pone quando la risposta legislativa ai complessi fenomeni di insicurezza tende a identificarsi quasi esclusivamente con l’introduzione di nuove fattispecie incriminatrici, l’inasprimento generalizzato delle pene e l’ampliamento dei poteri preventivi delle autorità di pubblica sicurezza. È una scelta politica e antropologica che merita di essere discussa non solo per la sua effettiva capacità di prevenire e contrastare la criminalità, ma anche e soprattutto per le conseguenze che produce sul delicato equilibrio tra autorità e libertà.

L’impatto delle nuove norme e lo strumento del referendum

La recente e frenetica successione dei provvedimenti normativi in materia rende questa riflessione non più rinviabile. Le nuove norme intervengono sulla disciplina delle manifestazioni pubbliche, sui poteri di accompagnamento e trattenimento preventivo, sull’imputabilità dei minorenni e su alcuni istituti del procedimento penale, anche minorile. Si tratta di materie diverse, ma accomunate dalla necessità di misurare l’intervento del legislatore con i principi cardine di legalità, offensività, proporzionalità e responsabilità personale, oltre che con le garanzie costituzionali della libertà individuale e del diritto di difesa.

Non intendo sostenere che ogni singola disposizione introdotta sia costituzionalmente illegittima. Un’affermazione del genere richiederebbe un esame puntuale dei testi e spetterebbe, comunque, alla Corte costituzionale valutarla nelle forme previste dall’ordinamento.

La questione che intendo porre è di natura diversa, squisitamente democratica: è possibile restituire ai cittadini la parola su scelte legislative che incidono in modo così diretto sull’esercizio delle loro libertà fondamentali?

L’articolo 75 della Costituzione offre uno strumento preciso, riconoscendo al corpo elettorale il potere di deliberare l’abrogazione totale o parziale di una legge o di un atto avente valore di legge, nei limiti stabiliti dalla stessa disposizione costituzionale e dalla giurisprudenza della Corte. Il referendum abrogativo non è un’arma eccezionale di opposizione politica, né un giudizio popolare complessivo sull’operato di un Governo. È, al contrario, una forma codificata di esercizio diretto della sovranità popolare, che l’ordinamento affianca agli istituti della democrazia rappresentativa per permettere al corpo elettorale di valutare se determinate norme debbano continuare a far parte del sistema giuridico.

I limiti del referendum e la responsabilità della cultura giuridica

Per farlo, occorre verificare se sia possibile isolare quesiti autonomi, omogenei e giuridicamente ammissibili. La Corte costituzionale, a partire dalla sentenza n. 16 del 1978, ha chiarito che il quesito referendario deve rispettare requisiti di omogeneità, chiarezza e univocità, affinché l’elettore possa esprimere una scelta libera e consapevole.

Questo limite giurisprudenziale non rappresenta un ostacolo, bensì un severo monito metodologico: impone che qualsiasi proposta nasca da un serio e rigoroso lavoro preliminare di ricognizione normativa, capace di scindere le disposizioni suscettibili di abrogazione da quelle che, per il loro contenuto o per gli effetti della loro eliminazione, non potrebbero essere sottoposte al voto popolare.

Ricordando, peraltro, che non serve dimostrare preventivamente l’incostituzionalità di una norma per proporne l’abrogazione: il giudizio di legittimità della Consulta e il voto referendario rispondono a funzioni profondamente diverse.

Un’iniziativa di tale portata non può essere improvvisata sull’onda dell’emotività. Richiede alte competenze tecniche, confronto scientifico e piena consapevolezza degli effetti normativi di risulta.

Per questa ragione torno a rivolgermi all’Università, all’Avvocatura e alla Magistratura.

La progressiva espansione della legislazione penale, l’introduzione di nuove fattispecie incriminatrici, l’inasprimento delle sanzioni e l’ampliamento dei poteri preventivi dell’autorità di pubblica sicurezza investono direttamente il rapporto tra cittadino e Stato, la funzione del diritto penale in una società democratica e i limiti costituzionali dell’esercizio del potere punitivo.

Di fronte a questa metamorfosi, la cultura giuridica ha una responsabilità pubblica che non può esaurirsi nelle aule dei tribunali o nelle monografie accademiche. L’Università non può limitarsi a descrivere asetticamente le riforme; l’Avvocatura non può esaurire la propria funzione nella pur nobile difesa del singolo nel processo, ignorando la dimensione collettiva delle garanzie; la Magistratura, nel pieno rispetto della propria indipendenza e imparzialità, può e deve contribuire alla riflessione scientifica sugli effetti concreti della legislazione.

La competenza giuridica deve tradursi anche nella capacità di rendere comprensibili ai cittadini gli strumenti costituzionali attraverso i quali possono partecipare alle decisioni collettive.

Una proposta di metodo per la coscienza costituzionale del Paese

Non propongo, oggi, la costituzione di un comitato promotore, né l’avvio di una raccolta di firme. Propongo un passo metodologico antecedente: una ricognizione scientificamente fondata delle recenti norme sulla sicurezza, per verificare quali di esse possano essere sottoposte a referendum abrogativo nel rispetto dell’articolo 75 della Costituzione e della giurisprudenza della Consulta.

È un lavoro aperto, che non richiede appartenenze di partito, né adesioni ideologiche preventive. Richiede solo il coraggio di riconoscere che la sicurezza dei cittadini e la tutela delle loro libertà non sono esigenze reciprocamente esclusive. Uno Stato democratico deve garantire entrambe e deve saper discutere pubblicamente dei limiti entro i quali esercita il proprio potere punitivo.

Il diritto penale non può diventare l’unico linguaggio attraverso il quale le istituzioni rispondono alle complessità e alle frizioni delle trasformazioni sociali. La pena conserva la propria legittimazione costituzionale soltanto all’interno di un sistema che riconosca la centralità della persona, la responsabilità individuale e la necessaria proporzione tra fatto e sanzione. Non è sufficiente richiamare questi principi nelle occasioni solenni se poi si rinuncia a discuterne quando vengono introdotte disposizioni destinate a incidere concretamente sulla vita dei cittadini.

È proprio qui che il dovere di prendere posizione acquista il suo significato più autentico: non significa aderire a uno schieramento, ma assumersi la responsabilità di porre una questione, di sottoporla alla verifica del diritto e di offrirla al confronto democratico.

Nel mio precedente articolo avevo scritto del “pane e dell’idea”, richiamando la necessità di non separare mai i bisogni materiali dei cittadini dai principi cardine della convivenza democratica. Oggi quell’idea si fa proposta concreta di metodo e di studio.

Non chiedo di condividere preventivamente questo percorso. Chiedo che si apra una discussione seria nella coscienza costituzionale del Paese. Perché l’indice di salute di una democrazia non si misura soltanto dalla capacità delle istituzioni di assumere decisioni e imporre precetti, ma anche dalla reale possibilità dei cittadini di valutarle, discuterle e, laddove la Costituzione lo consenta, determinarne l’abrogazione.

Se l’IA non è umana, che cos’è?

Le premesse nascoste sul nostro rapporto con l’intelligenza artificiale non si trovano soltanto nelle domande che le rivolgiamo durante attività ormai quotidiane. Possono trovarsi anche nei discorsi con cui cerchiamo di definirla.

Lo spunto di riflessione mi è stato dato dal report Magnifica Humanitas: la custodia della persona nel tempo dell’IA e le sfide della governance globale, redatto da Mario Di Massa per l’Associazione «Io Parlo Europeo» e ampiamente diffuso sui social.

Il documento svolge un lavoro vasto: ricompone l’Enciclica di Leone XIV in una sintesi destinata ai decisori, la collega ai quadri normativi internazionali e ne ricava indicazioni operative. Proprio questa ricomposizione rende però visibile uno scarto. Una distinzione necessaria tra intelligenza umana e artificiale diventa, nel report, una conclusione sulla natura della macchina.

Il punto non riguarda la fedeltà delle singole citazioni. Riguarda il passaggio da ciò che osserviamo a ciò che riteniamo di poter affermare sulla natura dell’IA. È un passaggio delicato, perché l’Enciclica stessa comincia dichiarando il limite delle conoscenze disponibili.

La frase che cambia il ragionamento

Al paragrafo 98 Magnifica Humanitas ricorda due fatti: qualsiasi affermazione sull’IA può diventare rapidamente obsoleta e «tutti noi, compresi coloro che li progettano, conosciamo poco» dell’effettivo funzionamento di questi sistemi. Il paragrafo successivo si apre con una frase altrettanto prudente: «Non è possibile dare una definizione univoca e completa dell’IA».

L’Enciclica prosegue tracciando un confine. I sistemi artificiali imitano alcune funzioni dell’intelligenza umana, ma non possiedono un corpo, non attraversano gioia e dolore, non maturano nelle relazioni, non assumono il peso morale delle conseguenze. Il loro apprendimento non coincide con la crescita interiore di una persona. La distinzione serve a impedire che la somiglianza di alcune prestazioni venga scambiata per identità.

Quando il report arriva allo stesso passaggio, la cautela iniziale non compare. La sezione 2.3 esordisce invece così: «Il n. 99 distingue con nettezza». Dopo aver riassunto le differenze indicate dall’Enciclica, conclude: «È il vuoto ontologico delle macchine: manca ciò attraverso cui l’essere umano matura in sapienza».

La formula «vuoto ontologico» non appartiene all’Enciclica. È una conclusione interpretativa del report: ciò che non possiede le forme dell’esperienza umana viene definito attraverso un vuoto dell’essere.

Detto semplicemente, un criterio ontologico riguarda ciò che riteniamo una realtà sia, non soltanto quello che fa. Definire l’IA attraverso un «vuoto ontologico» significa quindi trasformare l’assenza di caratteristiche umane in un’affermazione sulla sua stessa natura.

La differenza tra l’uomo e la macchina non è una definizione

Dire che l’intelligenza artificiale non è umana è necessario. Ma non equivale ancora a dire che cosa sia. Una realtà può non possedere le caratteristiche dell’esperienza umana senza essere, per questo, ontologicamente vuota. Il termine «vuoto» trasforma la differenza in mancanza e assume l’essere umano come unica misura esaustiva di ciò che può avere una consistenza.

Non occorre attribuire alla macchina coscienza, emozioni o soggettività per riconoscere il salto logico. Non abbiamo prove che i sistemi attuali vivano forme umane di esperienza; sappiamo che operano attraverso processi diversi dai nostri. Da queste due affermazioni non segue che la loro natura sia interamente esaurita da ciò che manca rispetto all’essere umano.

Le IA, inoltre, non sorgono fuori dal mondo umano. Sono progettate attraverso dati, linguaggi, categorie, obiettivi e formalizzazioni umane. Nell’interazione ci restituiscono materiali provenienti da noi attraverso processi e capacità di elaborazione differenti.

È un effetto specchio: possiamo scambiare la somiglianza del risultato per identità e attribuire alla macchina qualità umane non dimostrate; possiamo anche giudicare lo specchio soltanto attraverso ciò che dell’umano non riesce a restituire.

La difesa della dignità personale non richiede questa seconda operazione. Nell’Enciclica la dignità appartiene alla persona per il fatto stesso di esistere, non per la superiorità delle sue prestazioni né per il confronto con una macchina. Proprio questa fondazione dovrebbe consentire di custodire l’unicità umana senza trasformarla nel criterio ontologico con cui misurare e definire ogni altra realtà.

Si può condividere la scelta antropologica dell’Enciclica, che rappresenta l’IA attraverso le differenze evidenti rispetto all’intelligenza umana, e continuare a domandarsi se il successivo passaggio al «vuoto ontologico» sia pienamente giustificato.

Il report come caso di studio

Il report dichiara fin dalla copertina di essere stato redatto «con l’assistenza della IA Claude». È un’informazione rilevante e correttamente resa visibile. Non viene però specificato in quali parti sia intervenuto il sistema, per quali operazioni, con quali istruzioni e attraverso quali verifiche.

La nota di metodo descrive il perimetro delle fonti e la lente valutativa adottata, ma non permette di ricostruire il contributo dell’IA alla selezione, alla sintesi e alla formulazione delle categorie interpretative.

L’uso di un sistema artificiale non delegittima il documento. Trasforma però il report in un caso concreto del problema che esso stesso affronta. La responsabilità delle conclusioni rimane umana. Tuttavia, per valutarle, il lettore dovrebbe poter distinguere il testo originario, la sua rielaborazione e le premesse introdotte nel processo di redazione.

Non si tratta di stabilire se la formula «vuoto ontologico» sia stata proposta da una persona o da Claude IA. Si tratta di capire come sia diventata la chiave di lettura del paragrafo 99 dell’Enciclica, che cominciava dichiarando impossibile una definizione completa.

Dichiarare lo strumento impiegato è un primo atto di trasparenza; non rende però automaticamente trasparente il percorso attraverso il quale una sintesi diventa interpretazione.

La dignità umana non ha bisogno del “vuoto ontologico” della macchina. Si fonda su ciò che la persona è, non sulla necessità di dichiarare privo di consistenza l’altro termine del confronto.

Il gesto più fedele alla prudenza di Magnifica Humanitas consiste forse nel tornare alla sua premessa: non sappiamo ancora abbastanza per chiudere la definizione dell’IA. Possiamo tracciare differenze, attribuire responsabilità e stabilire limiti senza trasformare ciò che non conosciamo in una certezza su ciò che non può essere.

 

Testi esaminati

Leone XIV, Magnifica Humanitas. Lettera enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, 15 maggio 2026.

Mario Di Massa, Magnifica Humanitas: la custodia della persona nel tempo dell’IA e le sfide della governance globale, report strategico, versione 1, aggiornato al 26 ottobre 2026, Associazione Io Parlo Europeo.

Calcio, classifica serie A, il Napoli aggancia la Juve a 14

Roma, 29 ott. (askanews) – Questo il programma e le classifiche di serie A dopo Genoa-Juventus 2-0, Monza-Napoli 1-4.

Nona giornata: Sassuolo-Lazio 2-6, Roma-Cagliari 4-2, Torino-Como 1-3, Milan-Bologna 2-4, Parma-Udinese 0-0, Venezia-Inter 0-2 Genoa-Juventus 2-0, Monza-Napoli 1-4, oggi ore 20.45 Frosinone-Lecce, Fiorentina-Atalanta.

Classifica: Lazio, Inter 25, Roma 21, Como 20, Milan 18, Frosinone, Juventus, Napoli 14, Cagliari, Torino 13, Bologna 11, Atalanta, Genoa 10, Lecce 9, Sassuolo 8, Monza 7, Udinese, Parma 5, Fiorentina 4, Venezia 3.

Decima giornata: sabato 31 ottobre: ore 15: Bologna-Monza, ore 18: Udinese-Roma, ore 20.45: Milan-Inter; domenica 1 novembre: ore 12.30: Como-Venezia, ore 15: Frosinone-Torino, Lazio-Cagliari, ore 18: Lecce-Genoa, ore 20.45: Juventus-Napoli; lunedì 2 novembre: ore 18.30: Sassuolo-Fiorentina, ore 20.45: Atalanta-Parma.

Dallo spazio al collezionismo, Flashback ragiona sul senso del tempo

Torino, 28 ott. (askanews) – Gallerie italiane e internazionali, opere d’arte che vanno dall’antico all’ipercontemporaneo e una voglia di riflettere sull’idea del tempo. A Torino si tiene la 14esima edizione di Flashback Art Fair, con il sottotitolo programmatico di sempre: “L’arte è tutta contemporanea”. E questa fiera del 2026 si intitola, appunto, “In Time”.

“In time – ha detto ad askanews Ginevra Pucci, che dirige la fiera insieme a Stefania Poddighe – vuol dire essere in tempo, ma anche essere nel proprio tempo. Noi trattando opere di tutti i tempi abbiamo sentito la necessità di ricontestualizzarle, è un po’ il lavoro che facciamo dalla prima edizione, cioè quello di capire quanto ancora attuali possono essere le opere storicizzate. Quindi per noi è un modo di parlare del presente sia con progetti di arte contemporanea e di artisti contemporanei, ma anche ricontestualizzando quelle che sono le opere storicizzate di arte antica”.

Nella fiera trova spazio, è proprio il caso di usare questa parola, la dimensione dello spazio, quello vero sopra di noi, grazie alle fotografie dell’astronauta Paolo Nespoli, a sua volta tra i protagonisti dell’edizione 2026. “Abbiamo conosciuto quest’estate Paolo Nespoli – ha aggiunto la direttrice – che ci ha detto una cosa che è stata bellissima perché lui dice: da lontano io vedo la Terra senza confini e il tempo è relativo perché vedo le quattro stagioni in un’ora e mezzo e comunque non vedo i confini e convivo all’interno di pochi metri quadri con persone che vengono da tutte le parti del mondo. Quindi in questa maniera si è creato questa relazione concettuale sul fatto molto legato a quello che facciamo noi e quindi l’abbiamo deciso di coinvolgerlo per questa edizione”.

Tra le novità di quest’anno a Flashback anche un progetto dedicato al collezionismo, con opere dai prezzi più accessibili, per ricordare la relazione profonda che c’è anche alla base di certi acquisti. “Collezionare – ha concluso Ginevra Pucci – vuol dire portare un’opera nella propria quotidianità e viverla tutti i giorni. L’opera vissuta tutti i giorni è un’opera con la quale tu condividi veramente una relazione, quindi l’idea è quella di regalare o comunque dare alle persone questo piccolo spunto a dire cosa vuol dire collezionare, perché poi si pensa sempre che le cose siano molto più complesse di quanto effettivamente non sono”.

Nello spazio di Flashback Habitat si può quindi fare un’esperienza d’arte che volutamente toglie i confini e le definizioni troppo rigide, per provare a fermare il senso del nostro tempo, ben sapendo che il tempo resta inarrestabile. Ma nel flusso si trovano tante storie.

Allianz brand assicurativo di maggior valore al mondo: 30,7 mld Usd

Milano, 28 ott. (askanews) – Per l’ottavo anno consecutivo, Allianz è il brand assicurativo di maggior valore al mondo e ha raggiunto il valore record di 30,7 miliardi di dollari, guadagnando una posizione e salendo al 26esimo posto nella classifica Interbrand Best Global Brands 2026.

L’incremento del 9% rispetto al 2025 riduce ulteriormente il divario rispetto ai brand tecnologici e dei beni di consumo di maggior valore al mondo, tra cui Apple, Microsoft e Coca-Cola. Il percorso di crescita è sostenuto dal forte sviluppo del business e dalla solida performance finanziaria, oltre che da una strategia globale di brand fondata sulla fiducia e contraddistinta dalla centralità dei clienti e dall’attenzione alle loro esigenze.

“In un contesto sempre più competitivo – ha dichiarato Oliver Bäte, Chief Executive Officer di Allianz SE – continuiamo a rafforzare il nostro brand concentrandoci su ciò che conta davvero per i nostri clienti: la loro salute e la loro sicurezza finanziaria. La solidità del nostro business e i continui investimenti per rispondere ai bisogni di protezione più rilevanti delle persone sono alla base del riconoscimento di Interbrand di quest’anno. Parallelamente, attraverso le nostre iniziative rivolte alle comunità e le partnership sportive globali, contribuiamo a creare occasioni di incontro e condivisione, avvicinando le persone”.

Allianz investe per portare la dimensione umana nei prodotti e nei servizi che aiutano le persone a realizzarsi in un mondo sempre più complesso e frammentato:

L’Allianz 3am Report individua le preoccupazioni che condizionano la vita quotidiana delle persone. Salute e situazione finanziaria sono le principali fonti di preoccupazione.

L’Allianz School for Life fornisce alle persone conoscenze pratiche in ambito finanziario e sui rischi, per rafforzarne la resilienza.

Le iniziative Power of Unity e Sense of Community favoriscono legami sociali più solidi e il dialogo in un mondo sempre più polarizzato, nel quale le persone si sentono spesso distanti le une dalle altre.

Lo sport crea concretamente un senso di appartenenza. In qualità di Partner Assicurativo Mondiale dei Movimenti Olimpico e Paralimpico Internazionali, Allianz ha contribuito allo svolgimento in sicurezza dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. I Giochi hanno coinvolto oltre 5,4 milioni di spettatori e circa 2,6 miliardi di telespettatori in tutto il mondo. L’Allianz Safety Sled ha contribuito a innalzare gli standard di sicurezza nel bob. I Giochi hanno inoltre segnato i 20 anni della partnership tra Allianz e il Movimento Paralimpico Internazionale. Nel 2026 Allianz ha anche avviato una partnership globale pluriennale con il grande campione di tennis Jannik Sinner.Questi traguardi del 2026 si inseriscono in decenni di impegno nello sport, che comprendono oltre 25 anni al fianco dell’FC Bayern Monaco e il sostegno a centinaia di club e associazioni sportive locali nei diversi mercati nazionali. La famiglia degli otto stadi Allianz – alla quale si è aggiunta da ultimo l’Allianz Beach Arena per LA28, i Giochi Olimpici e Paralimpici di Los Angeles 2028 – accoglie ogni anno milioni di tifosi.

Mentre l’intelligenza artificiale trasforma il modo in cui le persone cercano informazioni, confrontano le opzioni e prendono decisioni, cambiano anche le regole per i brand. “In un mondo sempre più guidato dall’intelligenza artificiale, la fiducia è ciò che trasforma la forza di un brand in relazioni significative e durature con i clienti. Conquistiamo questa fiducia non solo attraverso informazioni affidabili, ma anche offrendo esperienze su cui le persone possono contare: essendo presenti nei momenti in cui prendono le loro decisioni e garantendo un’esperienza semplice e senza soluzione di continuità, sia digitale sia di persona. Con l’intelligenza artificiale che sta cambiando il modo in cui le persone cercano e trovano le informazioni, stiamo evolvendo la nostra strategia di brand e di distribuzione affinché Allianz continui a essere visibile, rilevante e affidabile, offrendo al contempo ai clienti la migliore esperienza umana possibile ovunque la preferiscano”, ha dichiarato Bernd Heinemann, Group Head of Strategy, Brand and Customer Experience di Allianz SE.

Calcio, Classifica serie A, Inter aggancia la Lazio

Roma, 28 ott. (askanews) – Questo il programma e le classifiche di serie A dopo Milan-Bologna 2-4, Parma-Udinese 0-0, Venezia-Inter 0-2:

Nona giornata: Sassuolo-Lazio 2-6, Roma-Cagliari 4-2, Torino-Como 1-3, Milan-Bologna 2-4, Parma-Udinese 0-0, Venezia-Inter 0-2 ore 20.45: Genoa-Juventus, Monza-Napoli, giovedì 29 ottobre ore 20.45 Frosinone-Lecce, Fiorentina-Atalanta.

Classifica: Lazio, Inter 25, Roma 24, Milan 18, Como 17, Frosinone, Juventus 14, Cagliari, Torino 13, Napoli, Bologna 11, Atalanta 10, Lecce 9, Sassuolo 8, Monza, Genoa 7, Udinese, Parma 5, Fiorentina 4, Venezia 3.

Decima giornata: sabato 31 ottobre: ore 15: Bologna-Monza, ore 18: Udinese-Roma, ore 20.45: Milan-Inter; domenica 1 novembre: ore 12.30: Como-Venezia, ore 15: Frosinone-Torino, Lazio-Cagliari, ore 18: Lecce-Genoa, ore 20.45: Juventus-Napoli; lunedì 2 novembre: ore 18.30: Sassuolo-Fiorentina, ore 20.45: Atalanta-Parma.

Turismo Open Air, nel 2026 superate 4 milioni di presenze

Rimini, 28 ott. (askanews) – Oltre quattro milioni di presenze turistiche, fatturato in crescita dell’8% e una quota di ospiti internazionali che raggiunge la metà del totale. Sono i numeri con cui Club del Sole archivia il 2026, consolidando la propria posizione di riferimento nel turismo Open Air italiano e che ha presentato in occasione del TTG di Rimini, fiera di riferimento del mondo turistico.

Un risultato che conferma l’evoluzione del settore verso un modello di vacanza capace di unire natura, libertà e comfort, attraverso l’offerta delle Full Life Holidays. Crescono i mercati esteri, aumenta il valore dei soggiorni e si amplia il network di strutture del Gruppo, che oggi conta 29 Villaggi in otto regioni italiane.

Le parole di Angelo E. Cartelli, Direttore Generale Club Del Sole: “Club del Sole chiude in modo positivo la stagione 2026 con un aumento del fatturato dell’8% e un aumento di presenze dell’11%. I dati positivi riguardano la crescita dei mercati esteri, la cui quota sul totale di Club del Sole passa dal 45% al 50%, e l’aumento del 10% della durata media del soggiorno. Cresce anche il valore della vacanza, con un incremento dell’11%, trainato soprattutto dai mercati esteri, che hanno dimostrato una maggiore capacità di spesa.

Sostanzialmente sono due gli elementi che hanno portato a questa stagione positiva, il primo sicuramente le presenze dall’estero, il secondo il nostro format Full Life Holidays, un format molto flessibile che oggi va incontro alle esigenze del viaggiatore moderno, post covid, che cerca flessibilità, rapporto con la natura, grandi spazi e soprattutto un prodotto che si può comporre ogni giorno come si vuole”.

Alla crescita dei risultati si accompagna un’evoluzione dell’offerta, con nuove destinazioni e soluzioni pensate per rispondere a esigenze di vacanza sempre più diversificate.

Nuovamente Angelo E. Cartelli, Direttore Generale Club Del Sole: “Club del Sole proseguirà il proprio percorso di crescita: già dalla stagione 2027, il portfolio raggiungerà i 30 Villaggi grazie all’ampliamento della presenza a Riccione, dove è previsto un importante investimento che sarà presentato ufficialmente nel corso di una conferenza stampa dedicata a Milano.

Continueremo a presentare tre habitat principali mare, montagna e laghi e a sviluppare il format Full Life Holidays, potenziandolo attraverso l’innovazione tecnologica. L’obiettivo è migliorare sempre più la relazione con i clienti e la qualità della loro esperienza. In questa direzione si inserisce il forte investimento in tecnologia, avviato già nella stagione 2026 con il lancio del primo programma loyalty del Gruppo, Club del Sole Rewards.

Punteremo inoltre a rafforzare ulteriormente il rapporto con i nostri ospiti attraverso una nuova piattaforma CRM, che renderà il rapporto con il cliente sempre più diretto e tecnologico, grazie anche all’integrazione dell’intelligenza artificiale in tutti i touchpoint di Club del Sole. Desideriamo seguire l’evoluzione del mercato e intercettare le nuove esigenze dei nostri clienti, anticipandone le aspettative per offrire esperienze sempre più personalizzate e capaci di sorprenderli all’interno dei nostri Villaggi”.

I risultati del 2026 aprono così una nuova fase per Club del Sole, tra consolidamento della leadership italiana e ambizioni sempre più europee. L’obiettivo è ampliare mercati, destinazioni ed esperienze, continuando a investire nell’innovazione e nella qualità dell’accoglienza. Un percorso che punta a far evolvere il turismo Open Air, coniugando la dimensione della natura con servizi, comfort e un’offerta capace di adattarsi ai nuovi modi di vivere la vacanza.

ANIMP, punta su una nuova strategia per l’impiantistica

Milano, 28 ott. (askanews) – Ampliare la presenza internazionale delle imprese italiane e portare tecnologie e capacità manifatturiere in nuovi comparti industriali emergenti: è la strategia di duplice diversificazione che la Sezione Componentistica d’Impianto di ANIMP (Associazione Nazionale di Impiantistica Industriale) ha lanciato in occasione del suo appuntamento annuale “Scenari e trend per la filiera dell’impiantistica industriale italiana”, tenutosi a Milano. Un’occasione di riflessione preziosa, che impone uno sguardo su uno scenario globale e macroeconomico già complesso.

“Le mid-term ce le aspettiamo tutti quanti, perché lì si misurerà da un lato la reale presa sull’elettorato da parte del presidente Trump, se ce n’è ancora, e dall’altro le sue eventuali reazioni, che possono essere di qualsiasi tipo. Ormai siamo abituati a qualsiasi sorpresa” le parole del Generale Vincenzo Camporini, Consigliere Scientifico dell’Istituto Affari Internazionali. La situazione geopolitica richiede una strategia che passi da innovazione e diversificazione. In quest’ottica, la ricetta di ANIMP è molto chiara.

“La strategia è quella di diversificare in termini di regioni geografiche e di settori di mercato. Come lo faremo? Andremo a cercare le regioni con situazioni geopolitiche più tranquille, ammesso che riusciremo a trovarle, e contemporaneamente ci concentreremo su settori legati alla transizione energetica, quali la carbon capture piuttosto che la geotermia, un settore che sta nascendo e che credo abbia componenti molto interessanti per i nostri associati, nonché il nucleare, che è sicuramente una delle fonti del futuro per cercare di rendere il mercato energetico più accessibile” ha aggiunto Edoardo Garibotti, Delegato della Sezione Componentistica d’Impianto ANIMP.

Per ANIMP, il confronto tra i diversi attori della filiera è lo strumento per accompagnare le imprese nella diversificazione e trasformare le prospettive di mercato in occasioni concrete di collaborazione. Gli imprenditori si sono dati appuntamento a Firenze, dove il 26 novembre si terrà il convegno nazionale ANIMP, giunto alla 51esima edizione, dedicato quest’anno al tema “Re-energy Europe” in cui industria, accademia e professionisti dell’impiantistica si confronteranno con tutte le forze politiche sui rispettivi programmi nel campo energetico e di sviluppo.

Manovra, via libera Cdm a Legge di Bilancio. Meloni: vale circa 26 miliardi

Roma, 28 ott. (askanews) – Il Consiglio dei ministri ha dato nel pomeriggio il via alla Legge di Bilancio 2027. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso della conferenza stampa post Cdm, ha riferito che la manovra “vale complessivamente circa 26 miliardi di euro”.

La premier si è detta “molto soddisfatta” per la coerenza e la coesione mostrate dalla maggioranza e per un’approvazione della legge di Bilancio “estremamente serena”, puntualizzando al contempo che “non abbiamo distribuito risorse a pioggia e non abbiamo fatto promesse che non potevamo mantenere”.

“Confermiamo tutti gli interventi inseriti nella precedente manovra, che sarebbero terminati alla fine di quest’anno”, ovvero un pacchetto di misure del valore di circa 9 miliardi di euro, ha aggiunto.

Tra le principali misure approvate: innalzamento della soglia del secondo scaglione di Irpef, quella al 33%, fino a 55 mila euro; esenzione del bollo auto strutturale sulle auto fino a 80 KW e sulle moto; la soglia per accedere al regime flat tax per i lavoratori autonomi sale da 85 a 100mila euro; estensione della cedolare secca anche agli immobili commerciali; salvadanaio previdenziale da 100 euro per ogni neonato.

In Israele è stallo politico. Verso un governo di transizione

Tel Aviv, 28 ott. (askanews) – È stallo politico in Israele: il Paese sta uscendo dalle urne e lascia al potere un governo di transizione.

Poiché né il blocco di Netanyahu né la fazione rivale guidata da Eisenkot hanno ottenuto la maggioranza parlamentare di 61 seggi, Israele potrebbe dunque rimanere sotto un governo di transizione, mentre proseguono i negoziati per la formazione di una coalizione.

Secondo la legge israeliana, un governo provvisorio conserva gli stessi poteri formali di un governo regolare, compresa l’autorità di autorizzare azioni militari. Tuttavia, ci si aspetta che eserciti moderazione, soprattutto quando prende decisioni importanti con conseguenze potenzialmente irreversibili.

Qualsiasi decisione di entrare in guerra deve essere approvata dal governo o dal gabinetto di sicurezza, e non dal solo primo ministro.

Le operazioni Guardian of the Walls e Breaking Dawn fungono da precedenti per azioni militari sotto governi di transizione.

Nonostante le restrizioni legate allo status di governo provvisorio e le preoccupazioni relative all’irreversibilità delle decisioni, si ritiene che un’eventuale azione militare, se necessaria, riceverebbe l’approvazione unanime.

Israele, stallo politico. Verso governo di transizione

Tel Aviv, 28 ott. (askanews) – È stallo politico in Israele: il Paese sta uscendo dalle urne e lascia al potere un governo di transizione.

Poiché né il blocco di Netanyahu né la fazione rivale guidata da Eisenkot hanno ottenuto la maggioranza parlamentare di 61 seggi, Israele potrebbe dunque rimanere sotto un governo di transizione, mentre proseguono i negoziati per la formazione di una coalizione.

Secondo la legge israeliana, un governo provvisorio conserva gli stessi poteri formali di un governo regolare, compresa l’autorità di autorizzare azioni militari. Tuttavia, ci si aspetta che eserciti moderazione, soprattutto quando prende decisioni importanti con conseguenze potenzialmente irreversibili.

Qualsiasi decisione di entrare in guerra deve essere approvata dal governo o dal gabinetto di sicurezza, e non dal solo primo ministro.

Le operazioni Guardian of the Walls e Breaking Dawn fungono da precedenti per azioni militari sotto governi di transizione.

Nonostante le restrizioni legate allo status di governo provvisorio e le preoccupazioni relative all’irreversibilità delle decisioni, si ritiene che un’eventuale azione militare, se necessaria, riceverebbe l’approvazione unanime.

Incidente Toledo, il bilancio si aggrava ancora: 64 morti

Milano, 28 ott. (askanews) – Il governo della Castiglia-La Mancia ha reso noto che il bilancio delle vittime dell’incidente ferroviario a Urda, nei pressi di Toledo, è salito a 64.

Fonti del governo regionale hanno confermato tale cifra, aggiungendo che “almeno 55 persone sono state ricoverate in vari ospedali della regione”. Secondo le stesse fonti, il numero delle vittime è aumentato una volta che i soccorritori, giunti sul posto, sono riusciti ad accedere alle carrozze del treno Iryo.

Emiliano García-Page, presidente della Castiglia-La Mancia, ha dichiarato ai media presenti sul luogo dell’incidente che “sono in azione unità cinofile” alla ricerca di ulteriori vittime. Ha precisato che, in precedenza, erano stati accertati 24 decessi sul treno AVE della Renfe e 6 sul treno Iryo. “Si tratta di un numero enorme”, ha affermato Page. “Sono profondamente vicino alle famiglie; sono davvero addolorato per tutti”, ha aggiunto.

Il leader socialista ha indicato che “sono ancora in corso le operazioni per liberare l’area e rimuovere i rottami contorti delle carrozze”. I vigili del fuoco prevedono che verranno rinvenuti altri corpi. “Una tragedia immane”, ha sottolineato.

Page ha inoltre spiegato che i soccorsi si stanno concentrando su entrambi i treni: da un lato, l’impiego di unità cinofile e squadre specializzate per cercare ulteriori vittime sul treno AVE; dall’altro, le operazioni per rimuovere le “lamiere contorte” del treno Iryo, dove non è ancora stato possibile recuperare tutte le salme.

Fonte: Servimedia

56° Congresso SIN: quattro giorni di confronto a Firenze

Firenze, 28 ott. (askanews) – E’ andato in scena, alla Fortezza da Basso di Firenze, il 56° Congresso della Società Italiana di Neurologia (SIN), che ha riunito oltre 2.700 esperti per quattro giorni di confronto su clinica, ricerca e innovazione. Un appuntamento cruciale in un panorama in cui le patologie neurologiche rappresentano la prima causa di disabilità e la seconda di morte nel mondo, arrivando a colpire circa un italiano su tre.

“Il 56° Congresso della Società Italiana di Neurologia che si tiene in questi giorni a Firenze rappresenta un momento importante di confronto tra neurologi, scienziati e ricercatori che si occupano di patologie neurologiche. Abbiamo circa 2.700 persone presenti, oltre 1.280 contributi scientifici, molti espositori delle aziende farmaceutiche e quasi 90 appuntamenti tra sessioni e simposi” ha dichiarato il Professor Mario Zappia, Presidente di SIN.

Per la prima volta, la dimensione scientifica si unisce a quella sociale con lo svolgimento degli Stati Generali delle Associazioni dei Pazienti, pensati per portare l’esperienza diretta dei malati al centro del dibattito e presentare alle istituzioni un piano di interventi condiviso.

“Oggi un settore molto importante della ricerca scientifica riguarda l’esposoma. L’esposoma è un insieme di fattori ambientali che riguardano la vita dell’individuo, praticamente dalla nascita fino all’invecchiamento: l’esposizione a determinati fattori ambientali, sia di tipo chimico e biologico, sia di tipo culturale e sociale, può influenzare la risposta dell’esposoma interno, o neuronale in questo caso. L’individuo, in base al proprio profilo genetico, risponde a determinati stimoli e inquinanti ambientali, e questa interazione può portare allo sviluppo di malattie neurologiche” ha aggiunto il Professor Leonardo Lopiano, Consigliere di SIN.

Al centro del dibattito ci sono inoltre i grandi progressi della ricerca clinica, orientati a valorizzare le nuove frontiere della diagnosi precoce e lo sviluppo di trattamenti sempre più mirati e avanzati.

“Le terapie geniche avanzate in neurologia sono state recentemente utilizzate in diverse patologie. Di alcune abbiamo già i dati: parliamo per esempio di una terapia genica fatta su una forma di sclerosi laterale amiotrofica, la forma familiare SOD1, oppure per esempio nei bimbi con atrofia muscolare spinale” ha concluso il Professor Nicola De Stefano, Presidente Eletto di SIN.

A completare questa trasformazione è l’ingresso dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali nella pratica clinica, supportato da percorsi di formazione specifici come il progetto Digital NeuroHub. L’obiettivo dell’evento è delinearne una neurologia moderna, capace di integrare l’eccellenza della ricerca con la centralità e i bisogni quotidiani della persona.

Una nuova era per Las Vegas, l’hotel Fontainebleau va oltre il casinò

Las Vegas, 28 ott. (askanews) – La Strip di Las Vegas, la strada centrale della “Sin City” (Città del peccato) simbolo del divertimento senza limiti, da qualche tempo offre qualcosa di diverso. Fontainebleau Las Vegas si distingue nell’ospitalità della città per aver costruito la propria identità non solo sul casinò, ma su un’esperienza integrata di design, benessere, gastronomia e intrattenimento. Aperto nel dicembre 2023, il resort offre 3.644 camere e suite, un casinò di circa 13.900 mq e 51.000 mq di spazi per meeting e convention.

La sua peculiarità è l’equilibrio tra energia e rallentamento. Accanto al gaming e alla vita notturna, la Lapis Spa propone saune, vasche fredde, sale a infrarossi e aree di relax: un’offerta wellness che a Las Vegas, spesso dominata da spettacolo e adrenalina, rappresenta una pausa insolitamente raffinata. L’offerta culinaria è altrettanto centrale, con oltre 20 ristoranti e 12 bar, che vanno dallo steakhouse Don’s Prime al ricercato La Fontaine, fino a locali informali e rooftop.

Infine, il BleauLive Theater, con circa 3.800 posti, integra concerti e spettacoli direttamente nel resort. Il Fontainebleau Las Vegas è in sé una novità dopo un lungo percorso di costruzione. Sorge all’estremità nord della Strip, vicino al Las Vegas Convention Center, e si presenta come un resort verticale di 67 piani. È un progetto da 3,7 miliardi di dollari, nato come prima proprietà gemella del Fontainebleau Miami Beach, storico resort aperto nel 1954.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio e immagini askanews

Pistoletto e i bambini della Tanzania, una mostra alla Biennale

Milano, 28 ott. (askanews) – Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto è arrivato per la prima volta nell’Africa subsahariana, in una scuola elementare della Tanzania. Ora le fotografie di quell’esperienza sono esposte alla Biennale di Venezia. La mostra si intitola Mimi. Wewe. Noi., cioè “Io. Tu. Noi” in swahili e in italiano. È aperta dal 6 al 15 novembre 2026 al Padiglione Nazionale della Repubblica Unita di Tanzania. L’inaugurazione è fissata per giovedì 5 novembre alle 18.30. Comincia con una visita guidata al Padiglione insieme alla curatrice, poi apre la mostra.

Il Terzo Paradiso è un’opera collettiva e partecipata che Pistoletto ha avviato nel 2003. Parla di equilibrio tra natura e artificio. In Tanzania ha preso la forma di un murale alla Rosemary Primary School di Tosamaganga, una scuola sostenuta dall’associazione Bella Esperanza ODV. Il murale è stato dipinto dagli artisti Happy Roberts e Frank Chillo insieme ai bambini del posto, che hanno aggiunto ai disegni le impronte delle proprie mani. Il progetto ha avuto il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia in Tanzania. La fotografa Mariana Arrieta Ibarra ha seguito il lavoro dall’inizio alla fine. Le sue immagini mostrano sia il processo creativo sia il murale finito. Accanto alle fotografie è esposta Hope Ubuntu, un’opera dell’artista Avvassena. È nata nel settembre del 2024 dai disegni che l’artista ha realizzato insieme ai bambini e alle bambine della stessa scuola. È fatta di forme in cotone naturale legate da un filo rosso. Ogni pezzo resta diverso dagli altri, ma fa parte di un insieme. Il titolo richiama l’Ubuntu, una filosofia dell’Africa subsahariana. Secondo questa filosofia l’identità di una persona nasce dalle relazioni con gli altri.

La mostra è il tredicesimo appuntamento degli Eventi Speciali – Diary. Si tratta di una serie di incontri, conferenze, workshop e laboratori su opere e artisti, organizzati anche con Accademie di Belle Arti e altre istituzioni. La direzione scientifica è di Martina Cavallarin. Gli eventi accompagnano la mostra principale del Padiglione, Minor Frequencies: The Inner Life Of A Nation, che fa parte della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte. La mostra principale è curata da Lorna Benedict Mashiba e Martina Cavallarin, con Leah Elias Kihimbi come commissaria. La promuove il Ministero dell’Informazione, della Cultura, delle Arti e degli Sport della Tanzania.

Il progetto Mimi. Wewe. Noi. è prodotto da Bella Esperanza ODV, Hexisart e Cittadellarte. I curatori sono Tommaso Venco, Saverio Teruzzi e Alexandra Pfeifer, che nel 2023 ha fondato Bella Esperanza ODV. L’associazione aiuta bambini e bambine ad accedere a istruzione, arte, musica e sport. La mostra è sostenuta da Morning Star, azienda italiana di allestimenti e comunicazione visiva attiva dal 1992. Tra i sostenitori ci sono anche la Fondazione Pistoletto Cittadellarte di Biella, dove è nato il Terzo Paradiso, e Hexisart, che produce e cura mostre d’arte moderna e contemporanea in diversi Paesi. L’organizzazione è di Techne Art Service.

Dermatite atopica: in Italia 400 mila adolescenti ne soffrono

Roma, 28 ott. (askanews) – La dermatite atopica è una patologia infiammatoria cronica della pelle, che oltre ad avere un impatto fisico, può condizionare la qualità della vita, soprattutto nella fase adolescenziale. Solo in Italia, si stima che siano ben 400.000 gli adolescenti che ne soffrono.

Le parole del Prof. Luca Bianchi, Responsabile U.O.S.D. Dermatologia del Policlinico di Tor Vergata: “Considerando un range di età che va dai 12 ai 17 anni, è un momento di vita fondamentale per la definizione della persona. Si definisce il ruolo che l’adolescente ha rispetto a se stesso e rispetto alla società e all’ambiente. Naturalmente per quell’età sono tre i contesti principali: la famiglia, la scuola e il sociale, quindi i momenti condivisi amici e con i compagni. La dermatite atopica può essere un qualcosa che mina profondamente la capacità e la qualità di interazione che il ragazzo o la ragazza avrà in questi tre contesti. Diciamo che è una fase della vita, seppur breve, minata da queste fasi di acuzie, di flair. Il prurito, la mancanza di concentrazioni, notti insonni e alterazioni di quello che è l’aspetto della persona, del ragazzo e della ragazza, sono sicuramente tre punti centrali che incentiva l’intera classe medica a cercare più alternative possibili di trattamento”.

Una novità riguarda la recente approvazione, da parte dell’AIFA della rimborsabilità di un nuovo trattamento. Gli adolescenti dai 12 anni in su potranno candidarsi alla somministrazione dell’upadacitinib.

L’intervista alla Prof.ssa Ketty Peris, Direttore dell’Unita Operativa Complessa (U.O.C.) di Dermatologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS: “La rimborsabilità dell’upadacitinib è una grande novità, perché l’indicazione europea per gli adolescenti era già stata autorizzata in precedenza. Questo è un farmaco che viene somministrato per vie orali e abbiamo la possibilità di prescriverlo ai ragazzi dai 12 anni con una dermatite atopica moderata / severa che sono candidati alla terapia sistemica. Noi abbiamo due classi di farmaci, uno sono i farmaci biologici e poi abbiamo gli inibitori di JAK a cui appartiene l’upadacitinib”.

Il Policlinico di Tor Vergata e il Gemelli sono fra i più importanti centri di riferimento per la cura della dermatite atopica nel Lazio, dove si stimano circa 38.000 teenager con dermatite atopica. Intervenire è essenziale per restituire qualità del sonno e, più in generale, della vita di migliaia di ragazzi nel nostro Paese.

Wawrinka saluta il tennis, addio nel torneo di casa a Basilea

Roma, 28 ott. (askanews) – Stan Wawrinka ha scelto il torneo di casa, a Basilea, per chiudere una carriera lunga 25 anni, impreziosita da tre titoli del Grande Slam, 590 vittorie in 985 incontri disputati e numerosi successi contro i più grandi campioni della sua generazione. Il tennista svizzero ha salutato il pubblico tra gli applausi e le lacrime, al termine della partita persa contro il ceco Jiri Lehecka, accompagnato dalla famiglia e dal suo team.

“Non ho mai pensato di poter vincere uno Slam, perché credevo di non essere abbastanza forte per battere quei giocatori”, aveva dichiarato dopo il trionfo agli Australian Open. Le vittorie successive hanno dimostrato come Wawrinka fosse invece in grado di competere ai massimi livelli e di battere i migliori nei momenti decisivi.

Nel congedarsi dal tennis, lo svizzero ha ribadito la filosofia che ha guidato la sua carriera: “Volevo dare tutto, non avere rimpianti e lottare sempre, al 100%, per rispetto di me stesso, dell’avversario, del torneo e dei tifosi”. Un principio riassunto nella frase scelta per accompagnare il suo addio: “L’unico modo in cui puoi lasciare questo sport è senza alcun rimpianto”. Quanto al futuro, Wawrinka ha risposto con la consueta semplicità e ironia: “Cosa farò dopo? Andrò a sciare, poi solo fondue, raclette e vino”. Il momento più alto della carriera è arrivato nel 2014, con la vittoria agli Australian Open. Dopo aver superato Djokovic in semifinale, Wawrinka ha battuto Nadal nell’ultimo atto, conquistando il primo titolo Slam. Nel 2015 è arrivato il successo al Roland Garros, ottenuto superando Federer nei quarti di finale e Djokovic in finale. Il terzo Major è arrivato nel 2016 agli US Open, ancora una volta contro Djokovic, sconfitto nell’ultimo atto. Risultati che hanno assunto un valore particolare alla luce della concorrenza affrontata.

Incidente treni a Toledo, governo Castiglia: almeno 30 morti

Milano, 28 ott. (askanews) – Il governo della Castiglia-La Mancia ha dichiarato che almeno 30 persone siano morte nell’incidente ferroviario avvenuto a Toledo, secondo quanto riferito questo mercoledì da fonti dell’amministrazione regionale.

Le stesse fonti hanno indicato che i vigili del fuoco stanno ultimando il recupero delle salme; il bilancio delle vittime, pertanto, non è ancora definitivo.

L’amministrazione regionale parla dunque di almeno 30 decessi, in attesa che si concludano le operazioni di recupero dei corpi e che venga confermato il bilancio finale delle vittime dello scontro tra i treni AVE e Iryo.

Fonte: Servimedia

Serie A, questa sera cinque partite con Milan e Inter

Roma, 28 ott. (askanews) – Si giocano oggi cinque partite della nona giornata di serie A. Questo il programma e le classifiche:

Nona giornata: Sassuolo-Lazio 2-6, Roma-Cagliari 4-2, Torino-Como 1-3, mercoledì 28 ottobre: ore 18.30: Milan-Bologna, Parma-Udinese, Venezia-Inter ore 20.45: Genoa-Juventus, Monza-Napoli, giovedì 29 ottobre ore 20.45 Frosinone-Lecce, Fiorentina-Atalanta.

Classifica: Lazio 25, Roma 24, Inter 22, Milan 18, Como 17, Frosinone, Juventus 14, Cagliari, Torino 13, Napoli 11, Atalanta 10, Lecce 9, Sassuolo, Bologna 8, Monza, Genoa 7, Udinese, Parma, Fiorentina 4, Venezia 3.

Decima giornata: sabato 31 ottobre: ore 15: Bologna-Monza, ore 18: Udinese-Roma, ore 20.45: Milan-Inter; domenica 1 novembre: ore 12.30: Como-Venezia, ore 15: Frosinone-Torino, Lazio-Cagliari, ore 18: Lecce-Genoa, ore 20.45: Juventus-Napoli; lunedì 2 novembre: ore 18.30: Sassuolo-Fiorentina, ore 20.45: Atalanta-Parma.

Scontro tra treni in Spagna, vicino a Toledo: ci sono morti e feriti

Roma, 28 ott. (askanews) – Gravissimo incidente ferroviario in Spagna, due treni ad alta velocità, uno della Renfe e uno della Iryo, si sono scontrati tra Los Yébenes y Urda, nella regione di Toledo e, secondo le prime ricostruzioni, alcuni vagoni sarebbero anche precipitati. Almeno 10 i morti, ma si teme che il bilancio delle vittime possa salire.

Il presidente del governo Pedro Sanchez si è detto “costernato” per la tragedia e al momento la circolazione ferroviaria è sospesa tra Madrid, Ciudad Real e la Andalusia.

(Fonte: Servimedia)

Schillaci: a fronte di gravi inadempienze userò i poteri sostitutivi per gestire le liste d’attesa

Roma, 28 ott. (askanews) – “E’ nei nostri poteri” poter eventualmente esercitare poteri sostitutivi sulla gestione delle liste d’attesa in sanità da parte delle Regioni: “Laddove riscontrassimo situazioni di grave inadempienza non esiterò a farlo”. Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenendo al “Forum Salute e Innovazione” a Roma.

“Però sulle liste d’attesa ci vuole un gioco di squadra, che deve essere fatto dal Ministero, dalle Regioni e dai cittadini. Ognuno ha le sue responsabilità: la salute dovrebbe essere un punto di incontro e non di scontro politico”, ha concluso.

Papa Leone XIV: l’innovazione tecnologica sia al servizio della dignità umana e della cura del creato

Roma, 28 ott. (askanews) – “Vi incoraggio a continuare a mettere l’innovazione tecnologica al servizio della dignità umana, della cura del creato e del bene comune”. Così Papa Leone XIV, ricevendo oggi in udienza i dirigenti di Mercedes-Benz, in occasione della mostra “Un secolo di Papamobile”, che celebra i quasi cento anni di collaborazione tra l’azienda e la Santa Sede.

“Questo rapporto di lunga data – ha ricordato il Papa – è iniziato nel 1930, quando Papa Pio XI ricevette la prima automobile Mercedes-Benz, e si è protratto attraverso i successivi pontificati. Sono quindi lieto di esprimere la mia gratitudine a voi e alle numerose generazioni di progettisti, ingegneri e operai, la cui dedizione e competenza hanno reso possibile questa partnership di lunga data. La mostra offre l’occasione per riflettere sui notevoli progressi della tecnologia automobilistica, nonché sul significato più profondo dei viaggi intrapresi dai Successori di Pietro”.

“Nel corso dei decenni, la Papamobile si è evoluta da semplice mezzo di trasporto a strumento di incontro, consentendo al Pontefice di avvicinarsi ai fedeli durante le visite pastorali e le celebrazioni pubbliche. In questo modo, il vostro lavoro ha contribuito a facilitare la missione della Chiesa di raggiungere le persone e portare al mondo un messaggio di fede, di speranza e di carità”, ha concluso Prevost.

Trump commenta le elezioni in Israele: il mio appoggio è stato di grande aiuto per Netanyahu

Roma, 28 ott. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dalla base di Andrews nel Maryland, ha parlato delle elezioni in Israele: “Netanyahu sta andando molto bene. Quando è arrivato l’appoggio, gli è stato di grande aiuto. In realtà, mi risulta che stia andando piuttosto bene. Potrebbe essere in vantaggio, o in parità”, ha detto.

Il presidente Usa ha anche espresso ottimismo per la situazione in Ucraina: “Non dimentichiamoci della Russia. credo che, per quanto riguarda la Russia e l’Ucraina, si stanno facendo notevoli progressi. A breve verrà organizzato un incontro e penso che si compiranno molti passi avanti. Un incontro tra il presidente Putin e il presidente Zelensky”.

Zuppi: segnali incoraggianti, la pace in Ucraina è possibile, va costruita

Roma, 28 ott. (askanews) – Riguardo il conflitto tra Russia e Ucraina “la volontà di pace deve diventare intelligenza e visione di pace. Dobbiamo credere comunque che ci sia uno spiraglio: anche nel buio dobbiamo credere sempre che ci sia luce. Vedo segnali incoraggianti. C’è più consapevolezza della collaborazione fra Russia e Ucraina per risolvere situazioni di terribile sofferenza. E maggiore partecipazione della comunità internazionale. Segni evidenti come i colloqui di Leone XIV vanno fatti crescere: dimostrano infatti che la pace è possibile”. Così in una intervista a La Stampa il presidente della CEI, cardinale Matteo Maria Zuppi, inviato del Papa per la situazione umanitaria in Ucraina.

“La tregua a Oleshky – dice – è frutto di tanti incontri e di una volontà che speriamo cresca fino a risolvere le contrapposizioni. Ora occorre lavorare per renderla una regola permanente nel più ampio sforzo di costruire l’architettura della pace. Ciò riguarda tutti noi e in particolare l’Europa”.

“Auguriamoci che la tregua umanitaria a Oleshky possa essere realmente di sprone per tutti (in particolare per le parti coinvolte nelal guerra affinché scelgano la via della pace) e per la comunità internazionale a garantire la pace”, conclude Zuppi.

Israele, IDF: 79,9% personale militare ha votato

Tel Aviv, 28 ott. (askanews) – Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno riferito che il 79,9% del personale militare ha esercitato il proprio diritto di voto, con un aumento del 6,2% rispetto alle precedenti elezioni della Knesset. Più di 890 seggi elettorali militari sono stati allestiti in tutto Israele, comprese le postazioni mobili dislocate presso basi militari, unità e zone di combattimento.

Molte schede elettorali dei militari vengono conteggiate secondo il sistema israeliano della doppia busta, che richiede un’ulteriore verifica per evitare voti duplicati.

Elad Naveh, responsabile del centro di controllo della Commissione elettorale centrale, ha dichiarato che si prevedeva il conteggio di oltre mezzo milione di schede con doppia busta, con l’inizio dello spoglio previsto intorno alla mezzanotte di mercoledì e la conclusione giovedì sera.

Naveh ha avvertito che è troppo presto per stimare il loro impatto sulla distribuzione dei seggi parlamentari. Anche dopo il conteggio dei voti aggiuntivi, i risultati rimarranno pressoché definitivi, non completamente certificati, con ulteriori verifiche previste per la prossima settimana.

Ridimensionato Netanyahu, sono i partiti arabi la novità di Israele

Un Paese spaccato

Israele esce dalle urne profondamente diviso. Le urne non indicano un vincitore netto, bensì segnalano su tutto l’indebolimento (meno grave del previsto) di Benjamin Netanyahu. Il blocco di destra mantiene il primato, ma con 56 seggi è costretto a cercare alleanze che al momento sembrano impraticabili. In qualche modo, il vessillo della guerra permanente si affloscia.

Il fronte delle opposizioni, guidato dall’ex generale Gadi Eisenkot, arriva a 48 seggi. Meno di quanto nella notte indicavano gli exit poll. La Knesset si presenta dunque frammentata, con una maggioranza ancora tutta da costruire.

È il primo voto dopo il 7 ottobre 2023 e tre anni di guerra. La società israeliana appare attraversata da fratture profonde, tra sicurezza e democrazia, identità nazionale e convivenza civile. Un vento di destra ha soffiato forte sul dibattito elettorale e ha prodotto la tenuta dei partiti di governo.

La sorpresa delle liste arabe

La novità più significativa viene dall’elettorato arabo-israeliano. Le due formazioni arabe, la Lista Comune e Ra’am, conquistano complessivamente 19 seggi, contro i dieci della precedente legislatura.

Un risultato che cambia gli equilibri parlamentari e conferisce maggiore peso politico a una componente della popolazione tenuta ai margini della vita politica.

«Non possiamo più essere ignorati», ha dichiarato Youssef Jabareen, leader della Lista Comune, rivendicando attenzione ai problemi della criminalità, delle discriminazioni, della casa e dei diritti civili.

Non è soltanto una questione numerica. Il voto arabo introduce una variabile nuova nella formazione del governo e pone una domanda alla democrazia israeliana: può continuare a escludere una parte così rilevante dei suoi cittadini?

La difficile ricerca di una maggioranza

Certo, Eisenkot potrebbe cercare una soluzione parlamentare sostenuta dall’esterno dalle formazioni arabe. Ma l’operazione incontra resistenze politiche e culturali anche tra gli oppositori di Netanyahu.

Resta aperta l’ipotesi di accordi trasversali, così come quella di un nuovo stallo istituzionale. Una conclusione, tuttavia, emerge da questi risultati. La politica spregiudicata e aggressiva di Netanyahu, fondata sull’alleanza con la destra fondamentalista, incontra un limite elettorale evidente.

Il premier uscente non è liquidato, ma la sua politica radical-bellicista esce ridimensionata. Il voto insomma non fornisce gli strumenti per ribaltare le scelte di Netanyahu. Segnala però che una parte significativa di Israele chiede di cambiare strada. E che nessuna maggioranza potrà ignorare facilmente il nuovo peso della rappresentanza araba, pena l’ulteriore radicalizzazione della dialettica civile e democratica.