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Cartone ondulato, settore solido e sostenibile

Milano, 20 apr. (askanews) – Il cartone ondulato si conferma una delle eccellenze del sistema produttivo italiano, capace di coniugare sostenibilità, innovazione e radicamento territoriale. È il quadro emerso dall’Assemblea Nazionale dell’Associazione Italiana Scatolifici, che ha riunito a Milano Marittima imprese e stakeholder del settore. Circa 300 aziende, in larga parte PMI, che continuano a dimostrare resilienza nonostante uno scenario economico globale fortemente incerto.

L’intervista a Andrea Mecarozzi, Presidente Associazione Italiana Scatolifiici: “Quando si parla di economia circolare, i riflettori si accendono solitamente sulle smart city, sulle energie rinnovabili e poco spesso su di noi. E invece noi aziende, noi PMI italiane, siamo l’economia circolare. Il nostro tessuto produttivo italiano, infatti, è caratterizzato da una molteplicità di PMI, molte volte a capitale strettamente italiano. Le stesse sono inserite profondamente nel tessuto sociale dove vanno ad operare e tante volte operano proprio braccio a braccio con i settori produttivi e acquisiscono specificità adatte a questi settori”.

Dal punto di vista ambientale, i numeri confermano la centralità del cartone ondulato nella transizione ecologica: il tasso di riciclo ha già raggiunto il 92,5%, superando gli obiettivi europei fissati al 2030. L’Italia si posiziona inoltre come secondo produttore europeo, con un utilizzo di materia prima riciclata pari all’85%.

Le parole di Francesco Bettoli, Senior researcher Ipsos Doxa: “Per l’imballaggio in cartone ondulato emerge un quadro sicuramente positivo. Innanzitutto lato consumatori, la familiarità con questo prodotto è sicuramente sempre più diffusa, anche grazie alla forte spinta che viene data dall’e-commerce che porta i prodotti all’interno delle famiglie italiane sempre con maggior frequenza. La soddisfazione è molto elevata per il prodotto, in generale e soprattutto rispetto a una serie di aspetti come ad esempio la sostenibilità, largamente riconosciuta al cartone”.

Sul fronte normativo, però, restano alcune incognite. I nuovi regolamenti europei su imballaggi e deforestazione rappresentano un’opportunità, ma anche una sfida per le PMI, chiamate ad affrontare costi e complessità di adeguamento. La richiesta del settore è chiara: accompagnare la transizione con strumenti concreti. Nel frattempo, il cartone ondulato cambia ruolo: da semplice imballaggio a infrastruttura strategica per produzione, distribuzione e sostenibilità. Un’evoluzione che potrebbe rafforzarne il peso nel dialogo con istituzioni e mercato.

Banca Generali: arte è vero asset, Art Advisory sempre più diffuso

Milano, 20 apr. (askanews) – L’arte sempre più al centro dell’attenzione finanziaria e per Banca Generali diventa una vera asset class, non solo un servizio accessorio al private banking. Se ne è parlato anche a Milano in un convegno dedicato al sistema dell’arte contemporanea e al confronto tra tempo del mercato e della cultura.

“Per Banca Generali – ha detto ad askanews Vincenzo Filogamo, Head of Corporate Real Estate and Art Advisor di Banca Generali – il sostegno all’arte significa non un evento singolo, ma un percorso, è per questo che per l’ottavo anno consecutivo sponsorizziamo la Milano Art Week. Questo per ribadire un messaggio, ossia che vogliamo promuovere questo dialogo tra la dimensione culturale che ha l’arte e quella della visione patrimoniale. Questo perché se da un lato l’arte crea quel senso di appartenenza, di identità all’interno delle famiglie, al contempo secondo noi può essere gestita in modo strutturata proprio come si fa per altre componenti patrimoniali”.

Al centro del confronto una delle tensioni più attuali nel mondo dell’arte: da un lato la corsa accelerata del mercato, dall’altro i tempi dilatati e necessari della produzione artistica. Da questa apparente contrapposizione, comunque, scaturiscono possibilità. “Io – ha aggiunto Vincenzo de Bellis, Chief Artistic Officer, Global Director of Art Basel Fairs – sono convinto sostenitore del fatto che il mercato abbia una grande influenza positiva sulla produzione artistica. Il mercato è quello che rende la produzione artistica libera da ogni altro tipo di influenza, perché attraverso la vendita delle opere gli artisti si autosostengono e pertanto possono indipendentemente produrre le loro opere. Il progetto BG Art Talent si inserisce proprio in questa logica, la logica che il mercato, il sostegno agli artisti sia necessario attraverso le acquisizioni”.

E oggi in Italia l’Art Advisory è in grande sviluppo, e Banca Generali è protagonista del settore. “Oggi – ha concluso Filogamo – il tema non è tanto legato a quelli che sono i team di Art Advisory, ma alle modalità con cui questi interagiscono con il consulente finanziario in modo da portare al cliente semplicità e una consulenza che è in grado di spaziare sui diversi ambiti portando là dove è necessario al tavolo competenze anche diverse, immaginiamoci ad esempio la consulenza legale fiscale o in senso tecnico restando sul mondo dell’arte specialisti in ambito Art Advisory”.

Nel corso della settimana milanese dell’arte Banca Generali ha aperto al pubblico la BG Art Gallery, con le opere via via acquisite: nei sette giorni oltre mille persone l’hanno visitata.

Dl sicurezza, Magi (+Eu) porta e cede cannabis alla Camera

Roma, 20 apr. (askanews) – Nella giornata mondiale della cannabis, celebrata a livello internazionale il 20 aprile, il deputato di + Europa, Riccardo Magi, ha portato e ceduto della cannabis nella sala stampa della Camera dei deputati. “Tra le tante norme che colpiscono la libertà dei cittadini, nel decreto sicurezza ce n’è anche una che peggiora la già oscena legge italiana sugli stupefacenti. Noi siamo qui per ricordare invece che è necessario legalizzare e regolamentare il consumo di cannabis per avere benefici sulla salute dei cittadini, nel contrasto alla criminalità organizzata e in un rapporto più sano tra la libertà dei cittadini e uno Stato che non deve essere etico come piace a questo governo”, ha detto Magi dopo la cessione di ‘lieve entità’ di cannabis ad Antonella Soldo, dell’Associazione Luca Coscioni, e Marco Perduca, ex senatore, ed esponente radicale.

Il Papa in Angola: la ricchezza è un inganno. Violenti e prepotenti sfruttano la gente

Roma, 20 apr. (askanews) – “Oggi vediamo che molti desideri della gente sono frustrati dai violenti, sfruttati dai prepotenti e ingannati dalla ricchezza. Quando l’ingiustizia corrompe i cuori, il pane di tutti diventa possesso di pochi”. Lo ha detto il Papa nella messa celebrata nella spianata di Saurimo, nel nord dell’Angola.

“Davanti a questi mali – ha aggiunto Leone – Cristo ascolta il grido dei popoli e rinnova la nostra storia: da ogni caduta ci rialza, in ogni sofferenza ci conforta, nella missione ci incoraggia. Come il pane vivo che sempre ci dà, l’Eucaristia – ha ribadito il Papa – così la sua storia non conosce fine, e perciò toglie la fine, cioè la morte, dalla nostra storia, che il Risorto apre con la forza del suo Spirito. Cristo vive! Egli è il nostro Redentore. Questo è il Vangelo che condividiamo, rendendo fratelli tutti i popoli della terra. Questo è l’annuncio che trasforma il peccato in perdono. Questa è la fede che salva la vita!”, ha concluso il Pontefice.

“Noi non siamo venuti al mondo per morire. Noi non siamo nati per diventare schiavi né della corruzione della carne, né di quella dell’anima: ogni forma di oppressione, violenza, sfruttamento e menzogna nega la risurrezione di Cristo, dono supremo della nostra libertà”, ha sottolineato il Papa.

“Questa liberazione dal male e dalla morte, infatti – aggiunge il Pontefice – non accade soltanto alla fine dei giorni, ma nella storia di tutti i giorni”.

Dossieraggio, inchiesta sulla "squadra Fiore", perquisizioni in tutta Italia. Indagato l’ex vice capo Dis

Roma, 20 apr. (askanews) – Associazione per delinquere finalizzata alla interferenze illecite nella vita privata, accesso abusivo a sistema informatico o telematico, nonché intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche. Per queste accuse i carabinieri del Ros, su incarico della Procura di Roma e della Dnaa, hanno eseguito nella prima parte della mattinata di oggi, una serie di perquisizioni su tutto il territorio nazionale. I militari del Raggruppamento operativo speciale dell’Arma, in particolare, hanno dato esecuzione ad una serie di decreti di perquisizioni locali, personali e su sistemi informatici ed al conseguente sequestro di dispositivi e corrispondenza informatica.

Oggetto dell’inchiesta è la cosiddetta ‘Squadra Fiore’, un gruppo clandestino – di cui facevano parte ex appartenenti alle forze dell’ordine – che avrebbe compiuto attività di dossieraggio. L’ex numero due del Dis, Giuseppe Del Deo, è indagato per peculato nell’indagine della Procura di Roma, coordinata da Stefano Pesci. Gli inquirenti contestano nello specifico a Del Deo un reato di peculato relativo alla cifra di 5 milioni di euro. Gli accertamenti – si aggiunge – sono frutto anche degli elementi acquisiti dall’autorità giudiziaria romana dal procedimento penale relativo al fascicolo “Equalize” che è stata portata avanti dalla Procura di Milano con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (i cui esiti più recenti hanno portato lo scorso 9 aprile alla notifica di 81 avvisi all’indagato della conclusione delle indagini preliminari).

La Procura di Roma si è poi concentrata sull’operatività di una struttura, fiduciariamente denominata “Squadra Fiore”, dedita all’attività di “dossieraggio” su importanti persone fisiche ed imprese italiane attraverso l’accesso abusivo a banche dati istituzionali. Le indagini dirette dalla Procura della Capitale – si spiega in una nota dei carabinieri del Ros – hanno permesso, in primo luogo, di riscontrare l’effettiva operatività della “Squadra Fiore”, attiva dal novembre 2024, i cui componenti (in parte ex appartenenti alle forze di polizia ed all’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna – Aisi). In particolare ed in estrema sintesi, gli interessati avrebbero acquisito e commercializzato in cambio di remunerazione mensile e/o per singoli contratti – anche su commissione di imprenditori, professionisti ed intermediari finanziari – informazioni riservate illecitamente estrapolate dalle banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza, realizzando dossier con la profilazione di persone fisiche e giuridiche.

Gli indagati, inoltre, avrebbero inoltre eseguito, dietro compenso corrisposto per ogni singolo intervento, attività di fraudolenta interruzione di intercettazioni telefoniche/telematiche e di installazione di dispositivi per la captazione fraudolenta di conversazioni private. Della “squadra”, si sarebbe avvalso Del Deo, che dall’aprile dello scorso anno non è più dirigente del Sistema di informazioni per la sicurezza della Repubblica, ma presidente esecutivo di Cerved Group S.p.A.

Secondo chi indaga gli approfondimenti hanno permesso di acquisire nuovi elementi idonei a delineare ulteriori fattispecie delittuose per le quali risultano coinvolti imprenditori ed ex appartenenti all’intelligence nazionale. Nel dettaglio, gli interessati risultano indagati a vario titolo dei reati: di peculato in concorso (sarebbero implicati imprenditori e il già citato Del Deo) poiché, nel 2023, si sarebbero appropriati di fondi dell’Aisi, per alcuni milioni di euro destinati a saldare un contratto di fornitura, di fatto mai eseguito, stipulato tra la citata Agenzia e una società operante nel settore della produzione di sistemi software e hardware.

I magistrati procedono anche per il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico e telematico. Poiché Del Deo – si aggiunge – avrebbe utilizzato, per fini non istituzionali, gli schedari informativi istituiti per il trattamento di notizie e informazioni necessarie al perseguimento degli scopi istituzionali del predetto comparto.

Ipotizzato anche la fattispecie di truffa aggravata, poiché – nell’ambito di una operazione di acquisizione di società operanti nel settore della consulenza e progettazione di reti digitali infrastrutturali e soluzioni di intelligence per l’innovazione – l’imprenditore titolare della acquisenda società, al fine di aumentarne il prezzo di vendita attraverso una clausola di earn-out (che lega una componente aggiuntiva del prezzo di vendita al raggiungimento di specifici obiettivi finanziari o commerciali), con artifizi e raggiri, nel conto economico del 2023, avrebbe esposto valori fittizi di fatturato tali da incrementare, falsamente e per oltre 40 milioni di euro, il margine operativo lordo (Ebitda) della società, usato quale parametro per la maturazione della componente di prezzo integrativa.

Tale operazione, avrebbe procurato all’imprenditore un profitto di circa 8 milioni di euro non dovuti, con correlativo danno anche a Cassa depositi e prestiti, di cui è azionista di maggioranza il ministero dell’economia e delle finanze, in quanto, attraverso Cdp Equity S.p.A, deteneva una parte del capitale della società acquirente.

Da ultimo, le indagini hanno permesso di acquisire elementi, da un lato, circa presunti progetti finalizzati a raccogliere nelle mani di una sola holding l’intera galassia delle aziende attive nel campo delle intercettazioni di conversazioni telefoniche, tra presenti e telematiche, e, dall’altro, circa rivelazioni dell’esistenza di specifici atti d’indagine nell’ambito degli accertamenti disposti nel procedimento in corso.

Radio Italia Live – Il Concerto torna in Piazza Duomo a Milano

Milano, 20 apr. (askanews) – Radio Italia Live – Il Concerto torna in Piazza Duomo a Milano venerdì 15 maggio alle ore 20.40. Il più grande evento gratuito di musica live in Italia, che si svolgerà quest’anno anche al Foro Italico di Palermo il 28 giugno, organizzato da Radio Italia e realizzato grazie alla collaborazione con il Comune di Milano, vede protagonisti sul palco, accompagnati dalla Radio Italia Live Orchestra diretta dal M° Bruno Santori: Alfa, Annalisa, Arisa, Bresh, Gigi d’Alessio, Elisa, Emma, Giorgia, J-Ax, Noemi, Tommaso Paradiso, The Kolors. A Radio Italia Trend x Spotify: Sayf.

Alla conduzione le voci di Radio Italia Giuditta Arecco, Daniela Cappelletti, Marco Falivelli, Francesca Leto, Mauro Marino, Enzo Miccio, Paoletta, Emiliano Picardi. L’anteprima dell’evento sarà condotta da Luca Ward che, inoltre, leggerà live le schede di presentazione degli artisti. In collegamento dal backstage Ilaria Cappelluti e Francesco Cataldo. Conduttori del pre-show Laura Giane ed Edoardo Prelle. La sigla dell’evento sarà eseguita live da Saturnino.

Presenting Partner dei due concerti è Notino, il principale e-commerce di prodotti di bellezza in Europa, per il secondo anno al fianco di Radio Italia. Una collaborazione che consolida il brand come promotore della grande musica italiana.

Radio Italia Live – Il Concerto è trasmesso in diretta su Radio Italia solomusicaitaliana e Radio Italia Tv (canale 70 e 570 DTT, canale 725 di Sky, canale 35 di TivùSat, via satellite su “Hot Bird” 13° Est, solo in Svizzera su Video Italia HD), in streaming audio/video su radioitalia.it, in diretta streaming sul canale Youtube di Radio Italia, sulle app ufficiali Radio Italia per iOS, Android, Huawei e su tutti i dispositivi Echo, lo smart speaker di Amazon. L’esibizione speciale Radio Italia Trend x Spotify di Sayf sarà disponibile in video su Spotify, Official Streaming Partner.

Radio Italia Live – Il Concerto è trasmesso in diretta, dalle 20:40, in contemporanea su Sky Uno, in streaming su NOW e in chiaro su TV8 (al tasto 8 del telecomando).

Radio Italia Live – Il Concerto vive sulle pagine social di Radio Italia: Instagram, TikTok, Facebook e Youtube con contenuti esclusivi e con l’hashtag ufficiale #rilive.

In collaborazione con l’agenzia One Shot, la creator Cecilia Cantarano sarà host ufficiale del format social originale di Radio Italia “Scelte impossibili”, per l’occasione, con il supporto di Spotify. La talent farà anche un collegamento dal backstage durante l’evento.

Accessi a Radio Italia Live – Il Concerto, Piazza Duomo: per assistere allo spettacolo sarà necessario accreditarsi sul sito ticketone.it (massimo 2 accrediti) a partire dalle ore 12 del 27 aprile fino ad esaurimento posti. Si specifica che l’accesso all’evento rimane assolutamente gratuito e si diffida dalla duplicazione e vendita degli accrediti.

Radio Italia ringrazia per la collaborazione l’Arciprete del Duomo di Milano, Monsignor Gianantonio Borgonovo, con il Capitolo Metropolitano e la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano.

“Milano è pronta a regalare, insieme a Radio Italia, una nuova edizione del Concerto in piazza del Duomo – commenta il Sindaco di Milano Giuseppe Sala -. Radio Italia Live – Il Concerto è un momento di festa per l’intera città: per tanti ragazzi e ragazze e per gli appassionati di musica di ogni età, è un’occasione imperdibile per assistere di persona alle esibizioni di cantanti e artisti che fanno buona musica italiana. Ringrazio Mario Volanti per continuare a credere in questo progetto e nella capacità di Milano di valorizzarlo, ogni anno di più”.

Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano: “Radio Italia Live – Il Concerto è uno degli appuntamenti più belli e attesi per la città: un momento in cui Milano si ritrova insieme, in piazza, grazie alla musica italiana. È sempre emozionante vedere Piazza Duomo piena di persone di tutte le età. Un grande grazie a Radio Italia, agli organizzatori, agli artisti e a chi lavora dietro le quinte, rendendo possibile con professionalità e passione un’esperienza unica per la città e per il pubblico”.

Iran, le notizie più importanti del 20 aprile sulla guerra

Roma, 20 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di lunedì 20 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale.

-12:10 La Russia ritiene che la situazione nello Stretto di Hormuz sia fragile e imprevedibile, ha dichiarato oggi il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.

-12:00 “Il blocco di Internet in Iran è giunto al 52esimo giorno, ovvero oltre 1.200 ore. I dati mostrano che la popolazione rimane isolata dalle reti internazionali, mentre le autorità continuano a impegnarsi per isolare gli utenti e offrire un accesso selettivo a determinati gruppi privilegiati”, lo scrive l’organizzazione di monitoraggio NetBlocks su BlueSky.

-11:35 Libano, l’Idf distrugge abitazioni per stabilire una “zona cuscinetto” nei distretti di Bint Jbeil, Tiro e altri.

-10:30 Iran, il portavoce del ministero degli esteri Baghaei: non vogliamo trasferire nostro uranio arricchito, questa opzione non è all’ordine del giorno della Repubblica islamica.

-10:17 Confindustria: +21 miliardi costo energia imprese con guerra per tutto 2026. Livelli non sostenibili per le imprese.

-10:00 Iran, Islamabad rafforza la sicurezza, anche se i colloqui sono incerti. Evacuati i due principali hotel, Serena e Marriott.

-10:00 Pechino ha espresso oggi la propria preoccupazione per il sequestro di una nave mercantile iraniana da parte della Marina statunitense nel Golfo dell’Oman e ha invitato Iran e Stati Uniti a “mantenere lo slancio del cessate il fuoco e dei negoziati”, ribadendo al contempo la propria disponibilità a contribuire a tali negoziati.

-09:46 Teheran considera il sequestro della nave mercantile iraniana da parte degli Stati Uniti un attacco e una violazione del cessate il fuoco, ha dichiarato oggi il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei.

-09:38 L’Iran non ha attualmente in programma un secondo round di colloqui con gli Stati Uniti, ha dichiarato oggi in conferenza stampa il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ismail Baghaei. “Non abbiamo un programma per lo svolgimento del prossimo round di negoziati”, ha dichiarato Baghaei, secondo l’emittente qatarina Al Jazeera.

-09:20 Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che “la guerra non è nell’interesse di nessuno e, pur resistendo alle minacce, ogni via razionale e diplomatica dovrebbe essere percorsa per ridurre le tensioni”.

-09:12 Borse europee in calo in avvio con stop tregua Iran-Usa e rialzo greggio. Francoforte perde l’1,30%, Londra lo 0,40%, Parigi l’1,13%.

-09:10 Iran: giustiziati due uomini accusati di spionaggio per Israele.

-09:10 L’Iran invierà una squadra negoziale a Islamabad per un nuovo ciclo di colloqui prima della scadenza del cessate il fuoco con gli Stati Uniti, a condizione che riceva un segnale positivo da Washington, ha dichiarato oggi Ebrahim Azizi, capo della Commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del Parlamento iraniano, all’emittente qatarina Al Jazeera.

-09:00 Borsa, Milano apre in netto calo con stop tregua Iran-Usa:Ftse Mib -1,41%, a 48.179 punti.

-08:57 Gas, prezzo in rialzo al Ttf: a 41 euro a Mwh (+5,6%), con stop a tregua Iran-Usa.

-08:20 Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha definito “grave e vergognoso” il danneggiamento di un simbolo cristiano da parte di un soldato delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) nel sud del Libano.

-07:57 L’esercito israeliano ha diramato un avviso “urgente” agli abitanti del Libano meridionale, intimando loro di non spostarsi a sud di una serie di villaggi e di non avvicinarsi al fiume Litani, a causa dei rischi per la sicurezza.

-07:52 Petrolio, il greggio torna a correre con stop a tregua Iran-Usa. Brent +5,57% a 95,41 dollari, Wti a 87,72 dollari (+6,21%).

-07:09 L’esercito israeliano ha confermato questa mattina che la foto diventata virale, che mostra un soldato mentre abbatte con una mazza una statua di Gesù crocifisso, ritrae un soldato israeliano “in missione nel Libano meridionale”.

-07:05 L’equipaggio della nave mercantile Touska, battente bandiera iraniana e intercettata domenica dalla Marina statunitense mentre tentava di rompere il blocco navale statunitense dei porti iraniani, ha ricevuto l’ordine di evacuare la sala macchine prima che il suo sistema di propulsione venisse danneggiato da diversi colpi di artiglieria, ha annunciato il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) su X. Dall’inizio del blocco dei porti iraniani imposto dagli Stati Uniti il 13 aprile, “le forze statunitensi hanno respinto 25 navi mercantili o le hanno rimandate in un porto iraniano”, ha dichiarato il Centcom.

-07:00 L’Iran promette una “rapida rappresaglia” per il sequestro da parte della Marina statunitense di una delle sue navi mercantili, che stava tentando di forzare il blocco navale statunitense dei porti iraniani.

Swatch al Fuorisalone: “Ognuno progetta e crea il suo orologio”

Milano, 20 apr. (askanews) – Una ricca collezione sulla storia di Swatch, sugli artisti che hanno lavorato nella residenza di Shanghai e sulla costante presenza del design e dell’arte nella creazione degli orologi, ma anche l’occasione per lanciare un nuovo progetto basato sulla AI. La maison svizzera partecipa al Fuorisalone di Milano con un grande spazio in via Tortona.

“Il momento del Salone a Milano – ha detto ad askanews Carlo Giordanetti, CEO dello Shanghai Art Peace Hotel di Shanghai – è sempre un momento di grande energia e quindi per Swatch, che si nutre di energia, diciamo che ci sembrava giusto e ci sembrava divertente anche prenderla come sfida per presentare un progetto diverso, nuovo e soprattutto che in parte racconta anche il rapporto di Swatch con la storia del design”.

La grande novità del 2026 è la presentazione di AI-DADA Lab, uno strumento che permette a chiunque di creare il proprio Swatch sfruttando quella che qui chiamano “Intelligenza artistica” più che artificiale. “L’intelligenza artistica, proprio legata volontariamente al mondo del Dada e quindi a un movimento artistico che ha lavorato di libertà, ha lavorato sconvolgendo le regole, provocando – ha aggiunto il manager – è proprio il modo per Swatch di regalare la possibilità di entrare come singola persona nel suo mondo attraverso una porta che è la porta della creatività. Quindi io mi collego con AI-DADA, gli do un input, cosiddetto prompt, e AI-DADA basato sulla storia creativa di Swatch, mi propone il disegno di un orologio. La cosa meravigliosa e che io posso naturalmente interagire, cambiare, aggiustare, eccetera, ma soprattutto quello che è meraviglioso è che quell’orologio è e rimarrà garantito pezzo unico”.

In qualche modo è come se l’idea di democratizzare la creatività, che è da sempre alla base della filosofia di Swatch, arrivasse ora a una sorta di sublimazione. “Sì, design per tutti – ha concluso Carlo Giordanetti – ma per ognuno diverso da un altro”.

E il punto della sfida rappresentata dal progetto AI-DADA è quello di unire la massima apertura alla più specifica personalizzazione: operazione che, se ci si presta attenzione, appare corrispondere profondamente al sentimento dell’epoca che stiamo vivendo.

In Commissioni Camera il Dl sicurezza, opposizioni contro Fontana

Roma, 20 apr. (askanews) – Le commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia della Camera hanno avviato l’esame del decreto sicurezza approvato venerdì dal Senato. Al provvedimento sono stati presentati 1.200 emendamenti da parte delle opposizioni ma il testo è blindato e in scadenza il prossimo 24 aprile dunque entro mezzanotte dovrà arrivare l’ok al mandato ai 4 relatori – Colucci di Nm, Urzì di Fdi, Bisa della Lega e Pittalis di Fi – secondo quanto stabilito dal calendario. Domani il decreto è atteso in aula dove il governo porrà la questione di fiducia.

Le opposizioni stanno intervenendo per contestare la tempistica del decreto: “Un insulto”, ha detto Valentina D’Orso (M5s). E l’esponente di Italia Viva Roberto Giachetti ha annunciato che il suo gruppo non parteciperà ai lavori: “Non riteniamo di poter essere complici di questo schifo. Non parteciperemo perché è la definitiva distruzione delle prerogative del parlamentare ma l’alibi di salvare la forma accettando le forzature fino alle 2 di notte sapendo che poi tagliate tutto e date il mandato al relatore non ve lo diamo”.

Nel mirino anche il presidente della Camera Lorenzo Fontana. Riccardo Magi (Più Europa) ha spiegato di non aver ricevuto risposta alla lettera inviata a Fontana in cui sottolineava che il suo gruppo è impossibilitato a intervenire visto che al Senato non è rappresentato e alla Camera il testo è chiuso. “Ci troviamo a celebrare l’uccisione del Parlamento”, ha commentato.

Ancora più duro Matteo Mauri (Pd) secondo cui c’è “una responsabilità di Fontana perché quando ci si fa calpestare così ci si assume una responsabilità. Il Governo sta calpestando con stivali sempre più chiodati il parlamento”. La dem Laura Boldrini si chiede: “Come si fa a consentire un umiliazione tale della camera che si presiede?”.

Anche Filiberto Zaratti (Avs) ha rivolto un appello al presidente della Camera: “La gestione non è adeguata. Non è garantita la possibilità di esercitare le nostre prerogative. Fontana doveva intervenire in modo deciso”.

Libano, soldato dell’Idf prende a martellate una statua di Gesù. Tajani: "Inaccettabile"

Roma, 20 apr. (askanews) – “Bene il ministro degli Esteri israeliano Saar che ha condannato con grande fermezza, annunciando provvedimenti disciplinari, il grave atto compiuto da un soldato dell’Idf che distrugge a martellate una statua di Gesù in un villaggio cristiano nel Sud del Libano”, ha scritto oggi su X il ministro degli Esteri Antonio Tajani, sottolineando come tale azione è “un episodio inaccettabile”.

“Un violento accanimento contro i cristiani che in Medioriente rappresentano uno strumento di pace”, ha sottolineato il ministro, aggiungendo che si tratta di “un episodio inaccettabile che auspichiamo non si ripeta mai più”. “Profanare i simboli del cristianesimo, dell’ebraismo e dell’Islam non è una manifestazione di forza ma solo di debolezza, contraria a tutti i principi in favore della libertà e del dialogo interreligioso”, ha concluso Tajani.

Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha definito “grave e vergognoso” il danneggiamento di un simbolo cristiano da parte di un soldato delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) nel sud del Libano, in un post pubblicato questa mattina su X.

Le dichiarazioni di Sa’ar giungono dopo che l’Idf ha annunciato di aver avviato un’indagine su una foto diffusa sui social media che mostra un soldato israeliano apparentemente intento a colpire la testa di una statua di Gesù Cristo con un martello o un’ascia nel villaggio a maggioranza cristiana di Debel.

“Questo gesto vergognoso è totalmente contrario ai nostri valori”, ha affermato Sa’ar.

“Israele è un Paese che rispetta le diverse religioni e i loro simboli sacri, e promuove la tolleranza e il rispetto reciproco tra le fedi. Ci scusiamo per questo incidente e con tutti i cristiani che si sono sentiti feriti”, ha concluso Sa’ar.

"Scenario peggiorato", si fanno sentire i primi impatti della guerra in Iran sull’economia italiana

Roma, 20 apr. (askanews) – I primi impatti della guerra in Iran si fanno sentire con rincari dell’energia, calo di fiducia e aspettative, rialzo dei tassi sovrani. A lanciare l’allarme è il Centro Studi di Confindustria che nella Congiuntura flash di aprile parla di uno “scenario peggiorato”.

Il prezzo del petrolio è alto, nonostante la fragile tregua nella guerra in Medio Oriente. L’impatto dello shock energetico già si legge in molti dati sull’economia italiana: cade la fiducia delle famiglie, anticipando una frenata dei consumi; risalgono i tassi sovrani; si abbassano le attese sull’industria, che stava provando a risalire; frenano anche i servizi. Reggono gli investimenti che nei primi tre mesi del 2026 sono ancora sostenuti dalle risorse del Pnrr.

Il prezzo del petrolio è tenuto alto dal conflitto in Medio Oriente, che ne minaccia scarsità: 102 dollari al barile in media in aprile (da 99 a marzo), +40 dollari sulla media di dicembre (62). Il prezzo del gas, invece, si è moderato un po’ in aprile (48 euro/mwh), dopo essere salito a marzo (53) quasi al doppio di dicembre (28). Il dollaro si è fermato a 1,16 sull’euro in aprile, dopo il rafforzamento a marzo: non sta aiutando ad attenuare i rincari dell’energia per l’Eurozona.

La guerra sta ampliando gli spread e invertendo la rotta dei tassi sovrani in Europa, dai minimi del 27 febbraio ai massimi del 27 marzo: in Italia a 4,02% da 3,36%, in Francia 3,79% da 3,17%, in Germania 3,07% da 2,61%; in aprile, lieve moderazione. Il tasso per le imprese italiane è a 3,33% a febbraio ma salirà, frenando il credito. Infatti la Bce è attesa rialzare i tassi a breve (dal 2,00%), per il già avviato balzo dell’inflazione: in Europa +2,5% a marzo, da +1,9%; negli Usa +3,3% da +2,4%; in Italia è salita meno (+1,7% da +1,5%) perché i prezzi di alcuni servizi sono scesi mentre saliva l’energia.

Giappone, terremoto di magnitudo 7.4, rischio tsunami

Roma, 20 apr. (askanews) – Un terremoto di magnitudo 7.4 si è verificato nella parte settentrionale dell’isola giapponese di Honshu, nell’Oceano Pacifico, nella zona delle prefetture di Aomori e Iwate, ha dichiarato oggi l’Agenzia meteorologica giapponese.

L’intensità massima delle scosse è stata di oltre 5 punti su una scala di sette punti adottata in Giappone.

È stato dichiarato il rischio tsunami lungo la costa del Pacifico, dall’isola più settentrionale di Hokkaido fino alla parte settentrionale dell’isola di Honshu. L’allerta si estende fino alla costa orientale del Giappone settentrionale.

(foto di archivio)

Incerto il secondo round di negoziati Usa-Iran ma Islamabad si prepara

Roma, 20 apr. (askanews) – Islamabad, capitale del Pakistan, attende con il fiato sospeso la conferma dello svolgimento di un secondo round di colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran, dopo che gli Stati Uniti hanno sequestrato una nave battente bandiera iraniana, provocando una reazione furiosa da parte di Teheran.

Gli Stati Uniti hanno intercettato, usando anche colpi di artiglieria, e sequestrato una nave mercantile iraniana Touska domenica, mentre tentava di rompere il blocco dei porti statunitense, secondo quanto riferito dalle autorità Usa. L’Iran ha reagito annunciando una rappresaglia in risposta.

Nella “Zona Rossa” della città – che ospita il Parlamento, la Corte Suprema, le principali sedi governative e le ambasciate straniere – i due principali hotel sono stati evacuati in previsione dell’arrivo delle delegazioni.

Il Serena Hotel, dove si è tenuto un primo round di colloqui all’inizio del mese, conclusosi senza successo, e il Marriott – dove ha alloggiato la delegazione iraniana durante tali colloqui – sono stati svuotati.

Il traffico è paralizzato sul viale principale che conduce alla Zona Rossa, dopo che la polizia cittadina ha annunciato un piano di circolazione alternativo “a causa dell’arrivo delle delegazioni straniere a Islamabad”. Ai residenti della città è stato consigliato di utilizzare percorsi alternativi.

A tutti i funzionari governativi che operano nella Zona Rossa è stato chiesto di lavorare da casa a partire dal 20 aprile.

Sicilia, Giancarlo Giannini a Salina per i 15 anni del Premio Troisi

Roma, 20 apr. (askanews) – Ha girato oltre 150 film in 60 anni di carriera, candidato al Premio Oscar e vincitore di sei David di Donatello, sei Nastri d’Argento, cinque Globi d’Oro, il Prix d’interprétation masculine a Cannes e numerosi altri riconoscimenti, stella sulla Walk of Fame di Hollywood, interprete di indimenticabili film internazionali tra cui due 007, eccelsa voce di Al Pacino e Jack Nicholson: Giancarlo Giannini, uno dei più grandi attori italiani, sarà ospite a Salina per la XV edizione del Marefestival Premio Troisi, da venerdì 12 a domenica 14 giugno.

“Siamo onorati di accogliere sull’isola eoliana un’icona del Cinema – spiega il giornalista Massimiliano Cavaleri, direttore artistico e ideatore della manifestazione insieme ai colleghi Patrizia Casale e Francesco Cappello – Non esiste un italiano che non abbia impresso nella memoria almeno uno tra i mille personaggi che ha impersonato nel corso di sei decenni, grazie ad una straordinaria versatilità artistica: dall’operaio proletario delle pellicole firmate da Lina Wertmüller al boss mafioso, dai ruoli drammatici alle commedie in cui ha fatto suoi accenti settentrionali e meridionali. Un maestro del grande e del piccolo schermo e uno dei più autorevoli doppiatori, che ha dato cuore ed anima ad illustri colleghi americani”.

Anche quest’anno Maria Grazia Cucinotta sarà madrina della kermesse, che si svolge nei Comuni di Santa Marina Salina e Malfa ed è preceduta dalla conferenza stampa di presentazione a Palazzo dei Normanni (mercoledì 27 maggio), sede dell’ARS, e da un evento d’apertura nel porticciolo turistico Marina di Salina, (venerdì 12 giugno). L’attrice messinese è stata al fianco di Massimo Troisi sul set de Il Postino, film girato tra Salina e Procida, candidato a cinque Premi Oscar e vincitore di una statuetta per la colonna sonora: considerato il testamento cinematografico dell’artista napoletano, scomparso prematuramente poco dopo la fine delle riprese e ancora oggi punto di riferimento per chi si approccia ad un linguaggio in grado di dire cose profonde in modo semplice, come riusciva Troisi con sua poetica e l’inconfondibile stile. La Cucinotta è stata presente fin dal primo anno del Premio, quando, su iniziativa degli organizzatori, il molo dove attraccano gli aliscafi è stato intitolato “Passeggiata Massimo Troisi”, la prima strada di Salina che commemora l’attore. Da allora una scultura con la bicicletta del Postino, donata al Comune dal Festival, dà il benvenuto a Santa Marina ed è fotografata dai numerosi turisti incuriositi dai luoghi resi celebri dalla pellicola del 1994.

Marefestival apre l’estate eoliana trasformando l’isola in una piccola capitale del cinema: il programma si articolerà nell’arco di tre giornate con numerosi appuntamenti ad ingresso libero: proiezioni di corti, lungometraggi e documentari, presentazioni di libri, talk show su temi d’attualità alla presenza di diversi enti, autorità e rappresentanti istituzionali, premiazioni, retrospettive cinematografiche, interviste a tu per tu con il parterre di ospiti per conoscere da vicino le loro carriere, momenti di spettacolo e intrattenimento musicale, mostre e spazio ai giovani emergenti.

L’evento, già patrocinato dal Ministero della Cultura e da una serie di istituzioni regionali tra cui l’Assessorato regionale Turismo Sport e Spettacolo – Sicilia Film Commission, è presentato dalla giornalista Nadia La Malfa; autore delle interviste sul palco Giovanni Pontillo, che coadiuva la direzione artistica.

Nelle passate 14 edizioni sono stati consegnati più di 100 Premi Troisi a big del Cinema italiano: i registi Pupi Avati, Cristina Comencini, Sergio Castellitto, Giovanni Veronesi, Roberto Andò, Neri Parenti, Fausto Brizzi, Luca Barbareschi, Massimiliano Bruno; gli attori Matt Dillon, Edoardo Leo, Giorgio Pasotti, Francesco Pannofino, Alessandro Haber, Pif, Giorgio Tirabassi, Claudio Gioè, Alessandro Preziosi, Ezio Greggio, Enzo Iacchetti, Massimo Boldi, Enzo Decaro; le attrici Miriam Leone, Sabrina Impacciatore, Valeria Solarino, Lunetta Savino, Anna Galiena, Serena Autieri, Carla Signoris, solo per citare alcuni dei personaggi venuti a Salina per commemorare Troisi negli ultimi luoghi della sua vita.

A Pirelli HangarBicocca Benni Bosetto ha riattivato Rebecca

Milano, 20 apr. (askanews) – A Pirelli HangarBicocca nell’ambito del Public Program sabato 18 aprile 2026 durante tutta la giornata in diversi spazi della mostra Rebecca, Benni Bosetto ha rimesso in scena momenti tratti dai suoi lavori performativi Il Portico del 2020, Stultifera del 2022 e Tango! del 2024: sono emersi come apparizioni inaspettate, immagini e voci poetiche, riattivando le opere in luoghi e tempi differenti. Frammenti di danza, canto, musica hanno abitato i luoghi della mostra intrecciandosi, sovrapponendosi e generando nuove possibilità.

La Dc e le barzellette del populista Conte

Il populismo come metodo e come maschera

Forse è vero, come dice quel vecchio proverbio, che “al peggio non c’è mai fine”. Soprattutto in politica da quando il trasformismo, l’opportunismo, il qualunquismo sintetizzati dal verbo populista hanno preso un sopravvento quasi dogmatico.

Per uscire dalla metafora, però, parlo della straordinaria, nonchè divertentissima, intervista rilasciata al Corriere della Sera dal principe del populismo nonchè alfiere indiscusso del trasformismo nell’attuale stagione politica italiana. Cioè del capo dei 5 stelle Giuseppe Conte.

Le giravolte e il richiamo alla Dc

Tra le mille giravolte scandite nella lunga e copiosa intervista, non può sfuggire un particolare che, del resto, è stato richiamato anche nel titolo della suddetta intervista. Ovvero, ma teniamoci tutti molto stretti, apprendiamo con ansia che nel passato l’ineffabile Conte ha votato anche Ciriaco De Mita, apprezzato la sinistra Dc e le candidature di alcuni intellettuali “esterni” nelle liste democratico cristiane. Facendo, al riguardo, anche un po’ di confusione tra i vari intellettuali richiamati. Ma tant’è.

Fortunatamente, e lo dico come esponente della sinistra sociale della Dc, non ha citato nè Donat-Cattin e nè la storica componente di Forze Nuove. Almeno questo ce lo siamo risparmiati.

La doppia narrazione contro la Democrazia Cristiana

Ora, e al di là di questa simpaticissima intervista in perfetta coerenza e lungimiranza con la consolidata natura populista e trasformistica del personaggio in questione, mi sia permessa una sola considerazione al riguardo. Che è molto semplice nonchè trasparente.

Ovvero, tutti noi sappiamo che da svariati lustri c’è una narrazione ideologica che continua a dipingere la Dc come una sorta di “associazione a delinquere”, un partito “legato alla mafia”, un “luogo di clientele e di malaffare” e, dulcis in fundo, un partito che si è esclusivamente votato a “gestire il potere” rinunciando a qualsiasi strategia politica e progettuale di medio/lungo termine.

Parliamo, cioè, degli storici detrattori che non si sono ancora stancati di criminalizzare la Democrazia Cristiana, di ridicolizzare i suoi leader e statisti e, in ultimo, di ridurre questo partito ad un inesorabile “inciampo della storia”. Storici detrattori che continuano tuttora a pontificare nei talk televisivi, negli editoriali della grande stampa e, come ovvio e scontato, nelle case editrici storicamente avverse all’impegno pubblico dei cattolici. Vabbè, riflessioni che sappiamo, appunto, da svariati lustri.

Il rischio dell’appropriazione indebita

Ma, accanto a questa corrente, peraltro pubblica, antica e ben consolidata nella cultura italiana anti democristiana e anti cattolica che non ha mai avuto alcun minimo dubbio in merito alle loro deliranti e strampalate teorie e paradigmi interpretativi, ne esista un’altra che forse è ancora più insidiosa.

Ed è quella che, pur sostenendo tesi politiche e teoremi culturali radicalmente distinti, distanti se non quasi antropologicamente alternativi rispetto alla storia concreta della Dc, sostiene candidamente di rifarsi al pensiero, alla storia, alla tradizione e alla cultura del cattolicesimo politico italiano.

E qui rientra, appunto e a pieno titolo, il populismo e, soprattutto, il trasformismo del capo dei 5 stelle Giuseppe Conte.

Lasciate la Dc alla sua storia

Ecco la morale della favola. Io non credo che la Dc, la storica esperienza politica, culturale, sociale, istituzionale e forse anche etica di questo partito, meriti questo continuo e reiterato doppio oltraggio.

Non lo merita per un motivo molto semplice. Perchè queste semplificazioni volgari, pretestuose, dogmatiche e alimentate da pregiudizi ideologici e moralistici, rispondono a teoremi che non hanno alcuna attinenza con la realtà che ha visto protagonista la Dc per quasi mezzo secolo nella società italiana.

Ed è anche per questi motivi che, con umiltà ed educazione, diciamo una cosa sola ai Conte, ai detrattori storici e ai demolitori scientifici di questa cultura politica e dei rispettivi leader e statisti: lasciate la Dc alla Dc.

Cioè ai democristiani – che sono ancora tanti, tantissimi –, ai cattolici popolari, democratici e sociali e a tutti coloro che non hanno mai tradito quel pensiero, quella cultura, quella tradizione e quel metodo di fare politica.

Nonchè ai milioni di italiani che continuano ad individuare nella prima repubblica, e nello specifico nel ruolo e nell’azione della Dc, una stagione che ha permesso all’Italia di crescere nella libertà, nella democrazia, nella giustizia sociale e nel profondo e quasi religioso rispetto della Costituzione e dei suoi valori e principi. Il resto, piaccia o non piaccia, è solo perdita di tempo.

EuropaForum, costruire il futuro della democrazia. Dialogo con Prodi

Un percorso nato dal dialogo

Tre anni fa io e altre persone abbiamo dato vita ad EuropaForum.
A tutti voi, così numerosi, il mio benvenuto a EuropaForum, una piattaforma contemporanea e inclusiva, nata per prendersi cura della democrazia.

In questi tre anni abbiamo dialogato con molti. Tra questi: Bruno Tabacci, Paolo Gentiloni, Dario Franceschini, Enrico Letta, Pier Ferdinando Casini, e oggi diamo il benvenuto al Presidente Romano Prodi.

Il futuro non si aspetta: si costruisce.

Il nodo del centrosinistra

Oggi siamo qui proprio per questo: per cercare una strada, consapevoli di dover attraversare i tormenti del centrosinistra, chiamato a realizzare un’alternativa credibile in un quadro di grandi incertezze geopolitiche — e non è più un eufemismo.

La crisi ormai sistemica del panorama politico italiano rende evidente che, a fronte di una maggioranza sostanzialmente compatta, seppur competitiva al suo interno, le opposizioni faticano ancora a trovare un programma condiviso, restando nell’ombra del governo.

La ridotta dialettica tra le parti — sempre preziosa — è stata sostituita dalla retorica, e questo ha finora avvantaggiato il centrodestra, che potrebbe essere ancor più favorito dal possibile cambio delle regole del gioco se la Premier vorrà introdurre una nuova legge elettorale.

Il richiamo della storia: il 1948

Il 18 aprile del 1948 ci furono le prime elezioni politiche dopo l’approvazione della Costituzione e votò il 92% degli aventi diritto. Per il Paese iniziò a scrivere una nuova pagina.

Riportare alle urne la massa dei delusi farebbe bene alla democrazia di questo Paese e rappresenterebbe l’occasione per costruire un nuovo progetto politico forte, capace di avvicinarsi davvero ai problemi delle persone.

Questione sociale e limiti strutturali

Lo sa bene la destra, che evita il terreno del confronto dove è più in difficoltà: la riduzione delle disuguaglianze, un fisco più equo e i grandi temi della questione sociale.

Temi irrinunciabili per noi — fortemente identitari — che rischiano però di trasformarsi in promesse difficili da mantenere, perché richiedono investimenti enormi nel welfare che, da soli — con un debito pubblico tra i più elevati d’Europa — non potremmo sostenere.

E allora come trasformare queste parole in capitoli concreti di un programma di governo?

Lo sguardo oltre i confini nazionali

La soluzione ai problemi di politica interna la troviamo solo allargando lo sguardo verso un orizzonte più ampio. Solo così le insufficienze e le insidie appariranno più nitide.

E allora: verso quale prospettiva dobbiamo guardare, Presidente Prodi?

La congiuntura politica internazionale, resa ancora più complessa dal conflitto con l’Iran — che si aggiunge a quello palestinese e alla tensione con il Libano — ci consegna una realtà difficile da interpretare. Di fronte a noi, lo spettro della recessione economica rende ancora più fragile il futuro delle nostre economie e dei nostri giovani.

Abbiamo una sola certezza: il mondo di prima non c’è più e non tornerà.

Nel ridisegnarlo dobbiamo evitare le scorciatoie dell’antisemitismo e dell’antiamericanismo, di cui conosciamo bene gli esiti drammatici.

Leadership e voce morale

Viviamo inoltre un tempo povero di grandi visionari, capaci di guidare strategie globali.

In questi giorni difficili, a difesa di un’umanità ferita, si è levata la voce di Papa Leone XIV, a cui va il nostro sostegno e la nostra vicinanza.

L’Europa al centro della storia

Il cuore dell’Europa oggi batte a Est. La resistenza degli ucraini all’aggressione di Vladimir Putin e i cambiamenti politici in Paesi come l’Ungheria aprono una nuova fase per il nostro continente.

Nel 2027, Italia e Francia torneranno al voto, mentre l’Europa è chiamata a contrastare l’avanzata di una destra estrema dai tratti inquietanti.

La Sua esperienza, Presidente, ci aiuta a costruire il mondo che verrà. Lei resta l’unico leader del centrosinistra ad aver vinto due volte le elezioni negli ultimi trent’anni. Era il 21 aprile 1996 quando l’Ulivo vinse la prima volta.

A Lei dobbiamo l’aver contribuito a costruire l’Europa puntando sul suo allargamento; Lei conosce gli Stati Uniti, il loro sistema economico e anche la forza e le insidie di una Cina silenziosa ma operativa.

Europa come destino politico

Per noi, la costruzione della casa europea è nel nostro genoma e rappresenta l’unica prospettiva possibile. L’europeismo è parte della nostra identità.

Siamo patrioti italiani perché siamo anche patrioti europei e poniamo il nostro interesse nazionale nel riscatto dell’Europa.

Senza esitazioni, riteniamo che questo sia il cammino e il compito di un grande Paese come il nostro. Il resto appartiene ai mini-nazionalismi nostalgici.

Un’Europa federale non come sogno astratto, ma come necessità politica, civile e democratica. Una federazione fatta non solo di economie, ma anche di politiche sociali, di politica estera comune e di difesa condivisa.

Solo così potremo continuare a essere uno spazio in cui i diritti siano tutelati, gli standard garantiti e la voce dei cittadini ascoltata, non solo quella dei governi.

Sognare con realismo

E se sognare significa immaginare un’Europa più giusta, solidale e partecipata, allora sì: sogniamo. Ma lo facciamo con gli occhi aperti, con la voce chiara e con le mani al lavoro.

Grazie Presidente per aver accolto il nostro invito ed essere qui oggi.

 

N.B. Il convegno organizzato a Roma da EuropaForum – presidente Rita Padovano – il 18 aprile scorso presso il Centro congressi “Gli Archi” in Largo Santa Lucia Filippini 20, aveva per titolo: “L’Italia e l’Europa di cui il mondo ha bisogno”.

L’io senza orizzonte

Il nostro tempo appare segnato da un’inquietudine diffusa: cresce la paura del futuro e, insieme, si rafforza la pretesa egoistica di bastare a sé stessi. Sfiducia e autosufficienza, invece di proteggerci, finiscono così per sospingerci in un baratro sempre più oscuro. Remo Bodei ha parlato di un “io mongolfiera”, gonfio di sé, assetato di felicità, ripiegato su sé stesso, intento ad allentare i legami con gli altri, incapace di affrontare e governare le proprie crisi di identità, fino a scivolare nell’apatia, nell’indifferenza e nella cura di un sé dispotico, pronto ad assumere un atteggiamento camaleontico nei rapporti con gli altri.

Un io non più imperniato su un’identificazione stabile oscilla, si moltiplica, trema, può smarrirsi. La perdita di fiducia rappresenta forse meglio di ogni altra cosa l’hic et nunc di un presente ripiegato su paure e frustrazioni, in netto contrasto con il clima fiducioso del passato — per molti versi anch’esso illusorio — di una società ritenuta capace di condotte coerenti, investimenti, produttività, performance educative più solide e indici di natalità sostenuti. Oggi quel capitale di fiducia sembra essersi dissolto: viviamo nell’insicurezza, rassegnati a subirla o travolti da forze che non riusciamo più a controllare.

La deriva dell’io narcisistico

Non abbiamo una strategia condivisa. Forse l’unica che sembriamo conoscere è quella, minimalista e difensiva, di proteggerci dai rischi di una globalizzazione malata e contraddittoria, invece di affrontarli con progetti chiari. La risposta più immediata, ma anche più sterile, ricade allora sul senso di autosufficienza, che restituisce l’immagine, per quanto sfocata, di una società euforica, persuasa di trovare nel processo di individualizzazione delle scelte e dei percorsi di vita una via di liberazione dalla paura, come hanno osservato Vincenzo Cesareo e Italo Vaccarini.

Dentro questa mimesi euforica siamo sempre più spinti a esercitare una libertà di scelta in ogni ambito dell’esperienza: dalla sessualità alla selezione genetica dei figli, fino all’eutanasia. I nostri giovanissimi hanno eletto a proprio spazio privilegiato un mondo virtuale sfrangiato da ogni legame possibile. Si è imposta una rappresentazione, rispetto alla quale il sottosistema comunicativo ha precise responsabilità, secondo cui la società del passato sarebbe stata segnata da obblighi oppressivi e da vincoli alienanti, tali da reprimere la realizzazione personale. Così, al posto di un io da costruire in relazione a un tu, si afferma una soggettività priva di confini identificativi.

Il problema di fondo del nostro tempo è allora individuare una nuova base di attaccamento e di orientamento che, pur nel rispetto delle tendenze pluralistiche e senza cedere al rischio del fondamentalismo, possa offrire un nuovo orizzonte su cui edificare la solidarietà sociale.

Il virus del narcisismo

Ci troviamo oggi di fronte a un nuovo e terribile flagello, un virus rispetto al quale nessuno può dirsi del tutto immune e che tutti siamo chiamati a combattere anzitutto dentro di noi: il narcisismo. Un narcisismo che nasce dalla legittima e umanissima aspirazione a ricevere riconoscimento e attenzione, ma che si è trasformato in una patologia socialmente distruttiva, capace di annullare le relazioni e di far naufragare il lavoro comune.

Si finisce così per sperimentare una crisi del simbolico, che un tempo orientava l’agire attraverso contenuti di senso e che oggi si incrina anche per effetto di innovazioni repentine, non sempre accompagnate da un’adeguata regolamentazione. La sindrome narcisistica si traduce nel rifiuto di porsi domande sull’esistenza e di attribuire alla realtà umana una qualificazione simbolica, una profondità interiore, una tensione verso il futuro. Le possibilità dell’individuo si sono certamente moltiplicate; tuttavia, se da un lato questo fenomeno crea opportunità, dall’altro può disorientare e far smarrire il proprio progetto esistenziale.

Tutto sembra allora tradursi in un io delirante, che vaga lungo traiettorie incerte, incapace di infuturarsi, proiettato in progetti di vita narcisisticamente ripiegati su sé stessi e privi di scopi intellegibili. Si tratta di identità narcisistiche, esito di una struttura sociale e culturale profondamente mutata. Tratti che, come ha evidenziato la psicoanalisi, prendono forma in una soggettività sospesa tra paura e senso di impotenza di fronte alla realtà e, al tempo stesso, nell’ebbrezza di una libertà percepita come illimitata.

Ricostruire il “noi”

Abbiamo bisogno di ricomporre il nostro sistema sociale e di lavorare alla creazione di comunità forti e solidali, di “minoranze d’urto”, per usare un’espressione di Jacques Maritain ne L’uomo e lo Stato, capaci di respingere insieme le seduzioni dell’arroccamento fondamentalista e quelle dell’autodissolvimento relativista. Occorre ripartire insieme per generare un futuro nuovo. Si tratta di abbandonare la misura angusta dell’autoreferenzialità per sbilanciarsi verso il mondo e verso gli altri.

Investire sull’io l’intero peso della felicità è un’operazione fallace e, in fondo, mortifera. Vale la pena ricordarlo: la felicità non è mai una vicenda privata. La concentrazione ossessiva sull’io, che la società evanescente tende a promuovere, avvelena il nostro cammino verso di essa. Per dirla con Adriano Pessina, questo processo sociale genera l’insoddisfazione di un io stretto tra “Prometeo e Dio”. Zygmunt Bauman, in un suo celebre intervento ad Assisi, ha tracciato una breve ed efficace storia dell’umanità incentrata sul pronome “noi”: è l’espansione di questo pronome che può salvarci.

È questa una sfida che tocca in profondità la ragione stessa della nostra esistenza, perché siamo tutti dipendenti gli uni dagli altri. Di qui l’urgenza di una cultura del dialogo che sappia tessere la ricostruzione di una società disposta all’inclusione dello straniero, del migrante, di chi è relegato nelle periferie. Certo, non è una via facile. Ma è una via necessaria, persino salvifica, che esige coerenza. E la coerenza, si sa, è l’immagine di un’unione stretta e solida: assenza di contraddizioni, qualità di un’unità indivisa, movimento concorde di tutte le sue parti nella medesima direzione.

Sulla virtù del discernimento

L’equivoco di Manzoni: avere ragioni non è avere ragione

Nell’ormai lontano 2005 mi sono occupato del prezioso volumetto del compianto Giovanni Jervis “Contro il relativismo”. Poniamoci in ascolto di un passaggio: «Secondo un aneddoto, Alessandro Manzoni fu chiamato un bel giorno a dirimere una lite fra due uomini che si accapigliavano per una questione di interessi. Decise di interrogarli separatamente e, sentiti gli argomenti del primo, disse: “Lei ha ragione”. Sentito il secondo, però, prima rimase pensoso poi concluse: “Anche lei ha ragione”. A questo punto si interpose una terza persona: “Ma come è possibile che abbiano ragione tutti e due?”. E Manzoni: “Ha ragione anche lei”. Un Manzoni relativista, dunque? Può darsi. Ed è giusto avere un po’ di simpatia nei suoi confronti, soprattutto se immaginiamo che non avrebbe voluto essere trascinato in quella situazione» (p. 41).

Poi l’autore continua a sviscerare il tema del relativismo. Io, tuttavia, proporrei lo stesso aneddoto per un altro discorso: quello sulla virtù del discernimento.

La vera Babele non è nella confusione degli idiomi, bensì nell’incapacità o nell’impossibilità di distinguere. Avere delle “ragioni” non vuol dire aver ragione: qui è l’equivoco di Manzoni.

Discernere nel concreto: tra intuizione e buon senso

Al cospetto, ad esempio, di conflitti familiari e di versioni differenti dei fatti, con la professione di psichiatra e psicoterapeuta vivo quasi ogni giorno dilemmi del genere. Occorre, perciò, distinguere, soppesare, contestualizzare. Rispettando “il particolare”, ma senza farsene travolgere fino a perdere di vista l’insieme. Ed è necessario molto buon senso: spirito di apertura, certo, però coniugato con il buon senso. Intuizione e riflessione, ecco gli ingredienti essenziali per discernere.

Una virtù decisiva per la politica e la convivenza

Una virtù, quella del discernimento, vitale in politica: altrimenti tutti paiono aver ragione e, dunque, nessuno. Basta considerare il quadro politico interno o lo scenario internazionale per rendersene conto. L’in-differenza è figlia proprio dell’incapacità a cogliere le differenze e il diverso peso o valore di questo o quell’argomento, di questa o quella “ragione”. Sempre consapevoli della complessità degli eventi e dell’animo umano, e tuttavia non per questo inetti, inermi, impotenti.

La parola “discernimento” può evocare un’atmosfera di “sacrestia” e, in effetti, un po’ tutti i grandi maestri del pensiero cristiano, in varie forme e con una varietà di sfumature e di accenti, si sono su di essa soffermati. In realtà si tratta di uno dei fondamenti della con-vivenza umana. Non è questione di bizantinismi o di lana caprina, tutt’altro: senza l’esercizio costante e appassionato di tale virtù e appellandosi solo ai principi generali, pur decisivi ma necessariamente (più o meno) astratti, il mondo rischierebbe costantemente di “andare alla rovescia”. Quante volte i peggiori tiranni – da Stalin a Pinochet – hanno giustificato i propri crimini appellandosi alla libertà o all’uguaglianza! Ed è così ancor oggi, oggi più che mai. Quante guerre si combattono in nome della pace!

Ed è proprio qui che si rende necessario discernere, in quanto “A” vale “A” e non vale “B”.

Calcio, risultati Serie A: questa sera Lecce-Fiorentina

Roma, 20 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 33esima giornata di serie A dopo Juventus-Bologna 2-0

33ª giornata Sassuolo-Como 2-1; Inter-Cagliari 3-0, Udinese-Parma 0-1; Napoli-Lazio 0-2; Roma-Atalanta 1-1, Cremonese-Torino 0-0; Verona-Milan 0-1; Pisa-Genoa 1-2; Juventus-Bologna 2-0. Lunedì 20 aprile, ore 20.45 Lecce-Fiorentina.

Classifica: Inter 78, Napoli, Milan 66, Juventus 63, Roma 59, Como 58, Atalanta 54, Bologna 48, Lazio 47, Sassuolo 45, Udinese 43, Torino 40, Parma, Genoa 39, Fiorentina 35, Cagliari 33, Cremonese 28, Lecce 27, Verona, Pisa 18.

34.a giornata Venerdì 24 aprile, ore 20.45 Napoli-Cremonese. Sabato 25 aprile, ore 15 Parma-Pisa; ore 18 Bologna-Roma; ore 20.45 Verona-Lecce. Domenica 26 aprile, ore 12.30 Fiorentina-Sassuolo; ore 15 Genoa-Como; ore 18 Torino-Inter; ore 20.45 Milan-Juventus. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

35ª giornata – Venerdì 1 maggio, ore 20.45 Pisa-Lecce. Sabato 2 maggio, ore 15 Udinese-Torino; ore 18 Como-Napoli; ore 20.45 Atalanta-Genoa. Domenica 3 maggio, ore 12.30 Bologna-Cagliari; ore 15 Sassuolo-Milan; ore 18 Juventus-Verona; ore 20.45 Inter-Parma. Lunedì 4 maggio, ore 18.30 Cremonese-Lazio; ore 20.45 Roma-Fiorentina.

Centrosinistra, Conte: M5s non può accettare criterio partito egemone

Roma, 19 apr. (askanews) – “M5s è entrato in politica anche per contrastare un Pd che allora era al governo, per cercare di contrastare apparati di potere quindi oggi non potete chiedere a M5s ‘allora accettate il partito egemone, consolidatelo'”. Lo ha detto il leader M5s, Giuseppe Conte, a Che tempo che fa in onda sul Nove, spiegando la sua contrarietà a individuare il candidato premier del campo largo attraverso il criterio del partito maggiore.

“Questa cosa è simpatica – ha aggiunto – tutti a dirmi ‘primarie, primarie, perché non le accetti’, le ho accettate e alla fine diventa ‘Conte vuole dividere’. Dobbiamo andare al governo per 5 anni. Non bisogna pensare più che da questo lato ci sciogliamo come neve al sole dopo una anno o due con governi tecnici eccetera. Fateci lavorare sul progetto e sul programma poi vedremo quale sarà il modo migliore per trovare un soggetto che si riconosca nel programma e lo realizzi”.

“Se scegliessimo” il criterio del partito egemone “significherebbe che oggi, prima del programma, ci affidiamo al leader del partito maggiore, secondo me non fa bene neppure al Pd esprimere questa vocazione egemonica, perché noi abbiamo una funzione anche di stimolo, permetteteci di portare un contributo”, ha aggiunto.

Calcio, risultati Serie A, Genoa vittoria salvezza, Pisa B vicina

Roma, 19 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 33esima giornata di serie A dopo Pisa-Genoa 1-2

33ª giornata Sassuolo-Como 2-1; Inter-Cagliari 3-0, Udinese-Parma 0-1; Napoli-Lazio 0-2; Roma-Atalanta 1-1, Cremonese-Torino 0-0; Verona-Milan 0-1; Pisa-Genoa 1-2; ore 20.45 Juventus-Bologna. Lunedì 20 aprile, ore 20.45 Lecce-Fiorentina.

Classifica: Inter 78, Napoli, Milan 66, Juventus 60, Roma 59, Como 58, Atalanta 54, Bologna 48, Lazio 47, Sassuolo 45, Udinese 43, Torino 40, Parma, Genoa 39, Fiorentina 35, Cagliari 33, Cremonese 28, Lecce 27, Verona, Pisa 18.

34.a giornata Venerdì 24 aprile, ore 20.45 Napoli-Cremonese. Sabato 25 aprile, ore 15 Parma-Pisa; ore 18 Bologna-Roma; ore 20.45 Verona-Lecce. Domenica 26 aprile, ore 12.30 Fiorentina-Sassuolo; ore 15 Genoa-Como; ore 18 Torino-Inter; ore 20.45 Milan-Juventus. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

35ª giornata – Venerdì 1 maggio, ore 20.45 Pisa-Lecce. Sabato 2 maggio, ore 15 Udinese-Torino; ore 18 Como-Napoli; ore 20.45 Atalanta-Genoa. Domenica 3 maggio, ore 12.30 Bologna-Cagliari; ore 15 Sassuolo-Milan; ore 18 Juventus-Verona; ore 20.45 Inter-Parma. Lunedì 4 maggio, ore 18.30 Cremonese-Lazio; ore 20.45 Roma-Fiorentina.

Papa Leone: "E’ l’amore che deve trionfare, non la guerra"

Roma, 19 apr. (askanews) – “È l’amore che deve trionfare, non la guerra! Questo ci insegna il cuore di Maria, il cuore della Mamma di tutti. Partiamo, allora, da questo Santuario come ‘angeli-messaggeri’ di vita, per portare a tutti la carezza di Maria e la benedizione di Dio”. Così Papa Leone, nel suo discorso oggi pomeriggio al santuario di Muxima, in Angola.

Il Pontefice è intervenuto dopo la recita del rosario. Un momento di “devozione antica e semplice – ha detto – nata nella Chiesa come preghiera per tutti. San Giovanni Paolo II lo ha definito la preghiera di un cristianesimo che ha conservato la ‘freschezza delle origini e si sente spinto dallo Spirito di Dio a “prendere il largo” […] per ridire, anzi “gridare” Cristo al mondo come Signore e Salvatore'”.

“Guardando tutti voi – ha proseguito Papa Leone – Chiesa viva e giovane di Angola, e condividendo questo momento intenso e ricco di fervore, mi sembra che le parole del mio Santo Predecessore si adattino in modo del tutto speciale a questa grande comunità, in cui certamente si sentono la freschezza della fede e la forza dello Spirito. Ci troviamo in un Santuario dove, per secoli, tanti uomini e donne hanno pregato, in momenti gioiosi e anche in circostanze tristi e molto dolorose della storia di questo Paese. Qui da tanto tempo Mama Muxima si adopera nascostamente a tenere vivo e pulsante il cuore della Chiesa, un cuore fatto di cuori: i vostri, e quelli di tante persone che amano, pregano, festeggiano, piangono e a volte addirittura, nell’impossibilità di venire materialmente, affidano a lettere e messaggi postali le proprie richieste e i propri voti, come ha ricordato Sua Eccellenza”.

“Mama Muxima accoglie tutti, ascolta tutti e prega per tutti – ha detto Papa Prevost -. Abbiamo meditato i Misteri gloriosi della vita di Gesù, contemplando nella sua glorificazione il nostro destino e nel suo amore la nostra missione. Cristo, nella Pasqua, ha vinto la morte, mostrandoci la via per tornare al Padre. E perché anche noi possiamo percorrere questa via luminosa e impegnativa, rendendo il mondo intero partecipe della sua bellezza, ci ha donato il suo Spirito, che ci anima e ci sostiene nel cammino e nella missione”.

“Come Maria, anche noi siamo fatti per il Cielo, e verso il Cielo camminiamo con gioia, guardando a Lei, Madre buona e modello di santità, per portare la luce del Risorto ai fratelli e alle sorelle che incontriamo, come abbiamo fatto simbolicamente all’inizio di ciascuna ‘decina’, attraverso rappresentanti di ogni vocazione e ogni età. Come ha ricordato Monsignor Sumbelelo, questo Santuario, dedicato all’Immacolata Concezione, è stato spontaneamente ‘ribattezzato’ dai fedeli Santuario della “Madre del cuore”. È un titolo bellissimo, che ci fa pensare al Cuore di Maria: un cuore limpido e sapiente, capace di conservare e meditare gli eventi straordinari della vita del Figlio di Dio (cfr Lc 2,19.51). Pregando assieme, anche noi abbiamo fatto così, lasciandoci accompagnare da Maria nel ricordo di Gesù”.

“Abbiamo ripercorso con Lei vari momenti della vita del suo Figlio, per alimentare in noi un amore universale come il suo (cfr Rosarium Virginis Mariae, 11). Recitare il Rosario, allora, ci impegna ad amare ogni persona con cuore materno, in modo concreto e generoso, e a spenderci per il bene gli uni degli altri, specialmente dei più poveri. Una mamma ama i suoi figli, pur diversi uno dall’altro, tutti allo stesso modo e con tutto il cuore. Anche noi, davanti alla Madre del cuore, vogliamo promettere di fare lo stesso, adoperandoci senza misura affinché a nessuno manchi l’amore, e con esso il necessario per vivere in modo dignitoso ed essere felice: perché chi ha fame abbia di che sfamarsi, perché tutti i malati possano ricevere le cure necessarie, perché ai bambini – ha detto il Pontefice – sia garantita un’adeguata istruzione, perché gli anziani vivano serenamente gli anni della loro maturità. A tutte queste cose pensa una mamma: a tutte queste cose pensa Maria, e invita anche noi a condividere la sua sollecitudine”.

“Cari giovani, cari membri della Legione di Maria, cari fratelli e sorelle, la Madonna ci chiede di lasciarci coinvolgere dai sentimenti del suo cuore, per essere come Lei operatori di giustizia e portatori di pace. Qui c’è un grande progetto in corso: la costruzione di un nuovo Santuario, che possa ospitare tutti quelli che vengono in pellegrinaggio. Specialmente voi, giovani, prendetelo come un segno. Anche a voi, infatti, la Madre del Cielo affida un grande progetto: quello di costruire un mondo migliore, accogliente, dove non ci siano più guerre, né ingiustizie, né miseria, né disonestà, e dove i principi del Vangelo ispirino e plasmino sempre più i cuori, le strutture e i programmi, per il bene di tutti”.

“È l’amore che deve trionfare – è il richiamo del Papa – non la guerra! Questo ci insegna il cuore di Maria, il cuore della Mamma di tutti. Partiamo, allora, da questo Santuario come “angeli-messaggeri” di vita, per portare a tutti la carezza di Maria e la benedizione di Dio. Mama Muxima, tueza kokué, Mama Muxima, tutambululé: ‘Mamma del cuore, veniamo a te, per offrirti tutto’. Così dice l’Inno a Mama Muxima, e continua: ‘Veniamo per chiedere la tua benedizione’. Carissimi, offriamo tutto a Maria, donandoci tutti ai fratelli, e accogliamo con gioia, per sua intercessione, la benedizione del Signore, per portarla a chiunque incontriamo. Amen”.

Dl sicurezza, Noi Moderati: correggere norma su premi ad avvocati

Roma, 19 apr. (askanews) – Noi Moderati ritiene “necessario correggere” la norma del decreto sicurezza che prevede incentivi per gli avvocati che ottengono il rimpatrio volontario del proprio assistito e si impegna affinché “venga rivista ed eliminata” in un provvedimento successivo al decreto sicurezza che, essendo in scadenza, ha urgenza di essere convertito in legge. Lo afferma il responsabile Giustizia di Noi Moderati Gaetano Scalise.

“Come responsabile Giustizia di Noi Moderati – afferma – ritengo doveroso prendere una chiara distanza dall’emendamento in materia di rimpatri volontari assistiti. Si tratta di una forzatura normativa che rischia di incidere in modo improprio sull’assetto e sulla funzione costituzionale della difesa tecnica. Coinvolgere l’avvocatura – e addirittura il Consiglio Nazionale Forense – in un meccanismo che prevede un compenso subordinato all’esito della procedura (ossia all’effettivo rimpatrio) introduce una logica premiale incompatibile con i principi di autonomia, indipendenza e libertà della difesa. L’avvocato non può essere trasformato in un soggetto funzionale al raggiungimento di un obiettivo amministrativo dello Stato, né può vedere la propria attività condizionata da un incentivo economico legato al risultato. Un simile impianto rischia di alterare il rapporto fiduciario con il cliente e di compromettere il ruolo dell’avvocatura quale presidio di garanzia dei diritti”.

“Per queste ragioni, considerata l’urgenza della conversione del decreto, riteniamo necessario correggere questa previsione con un successivo intervento e, previo confronto con l’avvocatura istituzionale, ci impegneremo affinché tale previsione venga rivista ed eliminata così da salvaguardare i principi fondamentali dell’ordinamento e la dignità della funzione difensiva”, conclude.

Energia, Ue propone più smart work e meno voli per dipendenti PA e aziende

Roma, 19 apr. (askanews) – Obbligo di lavoro da remoto almeno un giorno a settimana (nei settori in cui è possibile), taglio dell’Iva al 6% su pompe di calore, pannelli fotovoltaici e scaldabagni solari. Meccanismi di noleggio a lungo termine o altre agevolazioni per facilitare l’accesso ai veicoli elettrici alle famiglie a basso e medio reddito; sussidi al 50% e prestiti a interesse zero fino a 50.000 euro per il rinnovo e l’isolamento degli edifici. Campagne di sensibilizzazione pubblica per la riduzione di un grado della temperatura del riscaldamento e l’aumento di un grado per gli impianti di raffreddamento. Sono alcune delle proposte la Commissione europea si appresta a mettere nero su bianco, con una Comunicazione attesa mercoledì.

Includerà misure per ridurre sull’immediato i consumi di carburanti e fonti di energia fossili, in risposta alla crisi energetica innescata dalla guerra in Iran. Secondo una bozza della Comunicazione, un’altra misura che viene prospettata è la limitazione dei viaggi aerei, quando possibile, per il personale delle aziende e per gli impiegati pubblici. E si raccomanda anche al settore marittimo di ridurre significativamente la velocità di navigazione delle navi cargo, per diminuire il consumo di carburante.

Come era stato già anticipato dalla stessa Commissione, le raccomandazioni si basano soluzioni analoghe a quelle che erano state elaborate all’inizio della crisi innescata dall’invasione russa in Ucraina. Prevedono interventi sull’immediato ma anche una strategia di medio e lungo termine, che spinge nuovamente su rinnovabili e fonti non fossili, tra cui il nucleare.

Sul problema che appare più immediato, quello del kerosene, secondo il Financial Times le proposte Ue sono ancora oggetto di “sviluppo”. Ieri l’altro, il commissario Ue all’Energia, Dan Joergensen aveva ipotizzato allo stesso quotidiano la possibilità di prevedere condivisione delle riserve di carburanti per l’aviazione tra paesi, con l’Ue che assumerebbe il ruolo di re distributore.

Fonti di Bruxelles, aggiunge al quotidiano, ribadiscono che quelle che verranno presentate mercoledì sono proposte, non provvedimenti vincolanti.

Assemblea Più Europa si spacca, passa mozione Hallisey che chiede congresso

Roma, 19 apr. (askanews) – L’assemblea di Più Europa, riunitasi oggi, ha approvato con 52 voti su 100 la mozione presentata dal presidente del partito Matteo Hallisey in cui si “sostiene la necessità di convocare un nuovo congresso”.

La presidente dell’Assemblea, Agnese Balducci, ha valutato la mozione “non legittima”. “Allo stato attuale – spiega Riccardo Magi, eletto segretario nel congresso del 2024 e dunque in carica, da statuto, per tre anni – non sussistono le condizioni per la convocazione di un congresso straordinario, che lo statuto prevede solo in caso di morte, dimissioni o sfiducia del segretario: circostanze che non si sono verificate”. Per la sfiducia infatti occorrono almeno i 2/3 dell’assemblea.

“Ciononostante – aggiunge Magi – ritengo comunque importante raccogliere l’invito che oggi arriva dall’assemblea circa l’esigenza di dotarsi di strumenti che valorizzino il confronto interno e arrivino a una sintesi chiara su alleanze politiche, agenda e regole in vista delle sfide dei prossimi mesi, elettorali e non. Al contempo avvieremo subito una fase di revisione delle regole congressuali che sono ritenute da più parti inadeguate”.

“Come accade in tutti i partiti, in particolare in quelli autenticamente democratici, e ancor più con l’avvicinarsi delle elezioni – sottolinea – anche +Europa è attraversata da un confronto interno vivace e articolato. È mia precisa volontà valorizzare questo dibattito, ascoltando tutte le posizioni e trasformandole in un elemento di rafforzamento politico, per mettere il partito nelle condizioni migliori di portare avanti, con ancora maggiore determinazione, il nostro impegno amper un’Europa federale e a difesa dello Stato di diritto”, assicura Magi.

Calcio, Allegri: "Milan, avanti insieme"

Roma, 19 apr. (askanews) – Il Milan ritrova il successo battendo 1-0 il Verona al Bentegodi e rilancia la propria corsa Champions. Decide il gol di Adrien Rabiot nel primo tempo, al termine di una gara non brillante ma concreta, che consente ai rossoneri di agganciare il Napoli al secondo posto e allungare sul quinto.

Nel post partita l’analisi di Massimiliano Allegri è lucida e pragmatica: “Oggi era complicata, venivamo da due sconfitte pesanti. A sei giornate dalla fine i punti pesano di più e cresce la pressione. Giocare a Verona è sempre difficile, conta portare a casa il risultato, anche oltre le belle giocate”. Il tecnico sottolinea l’importanza della solidità difensiva e della partecipazione collettiva: “Non abbiamo rischiato molto, la squadra voleva vincere e lo ha dimostrato”.

Spazio anche ai singoli, a partire da Matteo Gabbia: “Ha fatto una buona partita, ma tutti si sono applicati”. Un passaggio anche su Rafael Leao, autore dell’assist decisivo: “Ha giocato bene, poi avevo bisogno di caratteristiche diverse”.

Infine, inevitabile il riferimento al futuro dopo le parole della dirigenza: “In questo momento non c’è nessuna telefonata e penso solo al Milan. Abbiamo iniziato un percorso insieme e lo proseguiremo insieme”. Parole che “allontanano” l’ipotesi Nazionale per Allegri e rafforzano il legame tra Allegri e il club, mentre i rossoneri si preparano al decisivo scontro diretto con la Juventus.

Calcio, risultati Serie A, il Milan aggancia il Napoli: secondo

Roma, 19 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 33esima giornata di serie A dopo Verona-Milan 0-1

33ª giornata Sassuolo-Como 2-1; Inter-Cagliari 3-0, Udinese-Parma 0-1; Napoli-Lazio 0-2; Roma-Atalanta 1-1, Cremonese-Torino 0-0; Verona-Milan 0-1; ore 18 Pisa-Genoa; ore 20.45 Juventus-Bologna. Lunedì 20 aprile, ore 20.45 Lecce-Fiorentina.

Classifica: Inter 78, Napoli, Milan 66, Juventus 60, Roma 59, Como 58, Atalanta 54, Bologna 48, Lazio 47, Sassuolo 45, Udinese 43, Torino 40, Parma 39, Genoa 36, Fiorentina 35, Cagliari 33, Cremonese 28, Lecce 27, Verona, Pisa 18.

34.a giornata Venerdì 24 aprile, ore 20.45 Napoli-Cremonese. Sabato 25 aprile, ore 15 Parma-Pisa; ore 18 Bologna-Roma; ore 20.45 Verona-Lecce. Domenica 26 aprile, ore 12.30 Fiorentina-Sassuolo; ore 15 Genoa-Como; ore 18 Torino-Inter; ore 20.45 Milan-Juventus. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

35ª giornata – Venerdì 1 maggio, ore 20.45 Pisa-Lecce. Sabato 2 maggio, ore 15 Udinese-Torino; ore 18 Como-Napoli; ore 20.45 Atalanta-Genoa. Domenica 3 maggio, ore 12.30 Bologna-Cagliari; ore 15 Sassuolo-Milan; ore 18 Juventus-Verona; ore 20.45 Inter-Parma. Lunedì 4 maggio, ore 18.30 Cremonese-Lazio; ore 20.45 Roma-Fiorentina.

Calcio, Milan passa a Verona, decide Rabiot 1-0

Roma, 19 apr. (askanews) – Il Milan ritrova la vittoria e lo fa di misura al Bentegodi battendo 1-0 il Verona grazie a un gol di Adrien Rabiot. La squadra di Massimiliano Allegri interrompe la serie negativa dopo i ko con Napoli e Udinese, aggancia proprio il Napoli e resta a distanza dall’Inter capolista, mentre per l’Hellas arriva la quinta sconfitta consecutiva che vale l’ultimo posto in classifica.

Partita dai ritmi bassi fin dalle prime battute, con poche occasioni e squadre attente più a non scoprirsi che a costruire gioco. Il Verona gestisce il possesso, mentre il Milan prova a pungere in ripartenza. Lorenzo Montipò è attento sulle conclusioni di Luka Modric e dello stesso Rabiot, mentre i gialloblù si rendono pericolosi dalla distanza senza trovare precisione.

Il match si sblocca al 41′: inserimento perfetto di Rabiot che dialoga con Rafael Leao, riceve in profondità e batte Montipò con freddezza per lo 0-1. Nel finale di primo tempo è però decisivo Mike Maignan, che salva il risultato su Belghali mantenendo il vantaggio rossonero all’intervallo.

Nella ripresa il copione non cambia: ritmi contenuti e poche occasioni nitide. Il Verona cresce e sfiora il pari ancora con Belghali e con il giovane Vermesan, ma Maignan risponde presente. Il Milan prova a chiudere i conti e trova anche il raddoppio con Matteo Gabbia, annullato però dal Var per fuorigioco. Nel finale clamorosa occasione per Alexis Saelemaekers, ma Valentini salva sulla linea evitando lo 0-2.

Gli ultimi minuti sono di sofferenza per il Milan, che resiste agli assalti dell’Hellas e porta a casa tre punti preziosi. Successo fondamentale per Allegri, che rilancia le ambizioni europee in vista del prossimo turno, quando andrà in scena uno scontro diretto in chiave Champions contro la Juventus. Per il Verona, invece, continua il momento nero con una classifica sempre più preoccupante.

Chiude 30esima edizione di miart: "Forte attenzione internazionale"

Milano, 19 apr. (askanews) – Si conclude oggi la trentesima edizione di miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea organizzata da Fiera Milano e diretta, per l’ultimo anno del suo mandato, da Nicola Ricciardi. Con il titolo “New Directions” – omaggio a John Coltrane (1926-1967) in occasione del centenario dalla sua nascita – miart ha voluto puntare sul potere trasformativo del jazz, dando vita a un’edizione che ha voluto coniugare la celebrazione della propria storia con uno slancio verso il futuro.

Nella nuova sede della South Wing di Allianz Mico, 160 gallerie da 24 Paesi suddivise in 3 sezioni – Emergent, Established, Established Anthology – hanno raccontato più di cento anni di storia dell’arte attraverso oltre 1200 opere, dando vita a un dialogo continuo tra epoche, generazioni e linguaggi. In via del tutto inedita, il progetto speciale Movements ha arricchito la piattaforma portando, per la prima volta in fiera, il linguaggio sperimentale del video e del film d’artista.

Fin dalle prime ore di apertura e per tutta la sua durata, la fiera ha vibrato di una forte energia, confermandosi capace di attrarre un pubblico selezionato e altamente qualificato. Forte di una rete di circa 16.700 contatti VIP- tra collezionisti, art advisor, direttori e curatori di museo, professionisti del mondo dell’arte – la manifestazione ha registrato una crescita del 20% nella loro presenza in fiera. A confermare ulteriormente l’internazionalità di miart hanno contribuito anche i VIP ospitati, di cui il 70% proviene da 27 Paesi esteri. Significativa, inoltre, la partecipazione di 28 tra delegazioni culturali e sostenitori istituzionali da tutto il mondo: un insieme di presenze che ha trasformato la fiera in un crocevia internazionale di sguardi, relazioni e visioni condivise. Intorno agli spazi espositivi, un flusso costante di pubblico ha accompagnato l’evento, restituendo l’immagine di una manifestazione viva e profondamente condivisa.

Un ulteriore impulso alla dimensione internazionale è stato fornito dalla collaborazione con ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Questa sinergia ha inoltre favorito la partecipazione di una nutrita delegazione di collezionisti e giornalisti internazionali, contribuendo in modo significativo allo sviluppo della manifestazione, ampliandone la visibilità e rafforzandone il posizionamento nel panorama artistico globale.

Grazie al contributo di partner e sponsor, insieme al coinvolgimento di autorevoli giurie composte da curatori e direttori di musei internazionali, sono stati assegnati nove riconoscimenti – tra premi, commissioni e acquisizioni – a sostegno del lavoro di artisti e gallerie: Fondo di Acquisizione di Fondazione Fiera Milano ha selezionato opere di Vivian Suter (kaufmann repetto, Milano – New York), Sergio Fermariello (Galleria Tonelli, Milano – Porto Cervo), Claudia Comte (VISTAMARE, Milano – Pescara), Nika Kutateladze (Bukia Vakhania, Tbilisi – Berlino), Tobias Just (Barbati Gallery, Venezia), Sung Tieu (Trautwein Herleth, Berlino), Giosetta Fioroni (Galleria d’Arte Maggiore g.a.m., Bologna – Parigi – Venezia), Concorde (Ilenia, Londra), Theresa Buchner (MATTA, Milano), Marco Scarpi (Amanita, New York – Roma); Premio Herno per il miglior allestimento assegnato a Mai 36 Galerie (Zurigo) nella sezione Established Anthology; Premio LCA Studio Legale per Emergent a Lovay Fine Arts (Ginevra); Premio Orbital Cultura – Nexi Group ad Armin Linke, rappresentato da VISTAMARE (Milano, Pescara) nella sezione Established; SZ CAM Sugar miart commission ha selezionato il progetto di Marco Pio Mucci, presentato da MATTA (Milano) nella sezione Emergent; Archivorum Publication Award assegnato a Dr. Frank Wasser (Dublino) con COMMUNE (Vienna) nella sezione Emergent; Premio Matteo Visconti di Modrone conferito a Diambe (Rio de Janeiro, 1993) con kaufmann repetto (Milano, New York) nella sezione Established, e Menzione Speciale a Sofía Salazar Rosales (Quito, 1999) con ChertLüdde (Berlino) nella sezione Established Anthology; Premio Massimo Giorgetti sostiene Theresa Buchner (Aachen, 1993) con MATTA (Milano) nella sezione Emergent; Premio Rotary Club Milano Brera per l’Arte Contemporanea e Giovani Artisti a Emilio Gola (Milano, 1994) con l’opera Untitled (2025), esposta da Monica De Cardenas (Milano, Zuoz) nella sezione Established.

Tennis, Cobolli: "Settimana incredibile, amo questo torneo"

Roma, 19 apr. (askanews) – “È stata una settimana incredibile. L’abbiamo trascorsa insieme anche vedendo l’impresa del Bayern Monaco in Champions League (ride, ndr). Shelton, congratulazioni a te e a tutto il tuo team: sei un grande amico”. Così Flavio Cobolli dopo la finale persa a Monaco contro Ben Shelton. “Ti auguro il meglio per questa stagione e spero di incontrarti di nuovo – continua – Ho amato molto questo torneo e sicuramente ci tornerò. Grazie al pubblico, mi piace giocare qui con voi. Grazie di tutto anche al mio team. Ieri ho chiamato la mia ragazza, che è qui, ma avendo perso forse era meglio se fosse rimasta a casa (ride, ndr)”.

Tennis, Cobolli ko, Shelton vince a Monaco

Roma, 19 apr. (askanews) – Ben Shelton batte Flavio Cobolli con il punteggio di 6-2, 7-5 e conquista l’Atp 500 di Monaco di Baviera. Una partita divisa in due parti: nel primo set, Cobolli ha perso la battuta in apertura e ha sprecato ben sei palle del controbreak nel secondo game. Da quel momento, totale controllo da parte dell’americano, che ha chiuso 6-2 in 42 minuti. Molto più equilibrio invece nel secondo parziale, in cui il numero due del seeding ha conquistato il break (unico del secondo set) nell’undicesimo game, che gli ha permesso di andare a servire per chiudere il match. Per Shelton arriva così il quinto titolo a livello Atp, il secondo del 2026. Con questa finale, Cobolli da lunedì sarà numero 13 al mondo (eguagliato il suo best ranking).

Calcio, risultati Serie A, Cremonese a quota 28

Roma, 19 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 33esima giornata di serie A dopo Cremonese-Torino 0-0

33ª giornata Sassuolo-Como 2-1; Inter-Cagliari 3-0, Udinese-Parma 0-1; Napoli-Lazio 0-2; Roma-Atalanta 1-1, Cremonese-Torino 0-0; ore 15 Verona-Milan; ore 18 Pisa-Genoa; ore 20.45 Juventus-Bologna. Lunedì 20 aprile, ore 20.45 Lecce-Fiorentina.

Classifica: Inter 78, Napoli 66, Milan 63, Juventus 60, Roma 59, Como 58, Atalanta 54, Bologna 48, Lazio 47, Sassuolo 45, Udinese 43, Torino 40, Parma 39, Genoa 36, Fiorentina 35, Cagliari 33, Cremonese 28, Lecce 27, Verona, Pisa 18.

34.a giornata Venerdì 24 aprile, ore 20.45 Napoli-Cremonese. Sabato 25 aprile, ore 15 Parma-Pisa; ore 18 Bologna-Roma; ore 20.45 Verona-Lecce. Domenica 26 aprile, ore 12.30 Fiorentina-Sassuolo; ore 15 Genoa-Como; ore 18 Torino-Inter; ore 20.45 Milan-Juventus. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

35ª giornata – Venerdì 1 maggio, ore 20.45 Pisa-Lecce. Sabato 2 maggio, ore 15 Udinese-Torino; ore 18 Como-Napoli; ore 20.45 Atalanta-Genoa. Domenica 3 maggio, ore 12.30 Bologna-Cagliari; ore 15 Sassuolo-Milan; ore 18 Juventus-Verona; ore 20.45 Inter-Parma. Lunedì 4 maggio, ore 18.30 Cremonese-Lazio; ore 20.45 Roma-Fiorentina.

Carburanti, Mimit: benzina cala a 1,760 euro al litro, diesel cala a 2,106

Roma, 19 apr. (askanews) – Prezzi dei carburanti alle stazioni di servizio in calo per il decimo giorno consecutivo, secondo i dati dell’Osservatorio del ministero di Imprese e Made in Italy. Lungo la rete stradale nazionale, il prezzo medio in modalità “self service” è pari a 1,760 euro al litro per la benzina e 2,106 euro al litro per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,792 euro per la benzina e 2,142 euro per il gasolio, riporta il Mimit con una nota.

Formula1, Imola acclama Antonelli: "Kimi, Kimi"

Roma, 19 apr. (askanews) – Giornata speciale a Autodromo Enzo e Dino Ferrari, dove il pubblico vive un’autentica festa per Kimi Antonelli, protagonista inatteso ma assoluto alla 6 Ore di Imola, gara inaugurale del Mondiale Endurance 2026. Il giovane pilota bolognese, leader del campionato di Formula 1 con due successi stagionali, è accolto da cori da stadio e da un entusiasmo travolgente.

Arrivato fin dal mattino nel paddock come ospite vip della World Endurance Championship, Antonelli catalizza immediatamente l’attenzione di tifosi e addetti ai lavori. Dalle tribune si alza un coro continuo, “Kimi, Kimi, Kimi”, che accompagna ogni suo movimento e testimonia il crescente legame tra il pilota e il pubblico italiano.

Il 19enne della Mercedes si concede ai tifosi con grande disponibilità: saluta sotto la tribuna centrale, lancia cappellini autografati e ricambia l’affetto con sorrisi visibilmente emozionati. Un bagno di folla che non lo lascia indifferente e che conferma il suo status di nuovo idolo del motorsport nazionale.

Momento clou della giornata l’inno di Mameli, cantato insieme al pubblico, prima del ruolo di starter d’eccezione: alle ore 13 Antonelli sventola il tricolore dando ufficialmente il via alla gara, con le Ferrari in pole position nella categoria Hypercar.

Per il giovane leader del Mondiale F1 si tratta di una parentesi di entusiasmo e carica in vista della ripresa della stagione, che tornerà nel weekend del 3 maggio a Miami. A Imola, intanto, è già nato un nuovo beniamino.

Un anno senza Francesco, mons. Lahzi Gaid: fu il Papa della pace

Roma, 19 apr. (askanews) – “Papa Francesco fu davvero il Papa della pace. E oggi, forse più di ieri, ne abbiamo bisogno”. Così lo ricorda mons. Yoannis Lahzi Gaid, ex segretario del Pontefice argentino, a un anno dalla morte di Bergoglio, il 21 aprile 2025.

“Il Medio Oriente appare più lacerato di un anno fa: conflitti persistenti, tensioni irrisolte, un integralismo religioso che si nasconde dietro apparenze di pietà, e crisi economiche che spingono milioni di persone verso la migrazione, la povertà o la disperazione. In questo scenario – scrive mons. Lahzi Gaid – il nome di Francesco torna con forza a porre una domanda essenziale: e se il mondo avesse davvero ascoltato la sua voce?” “Papa Francesco non è stato soltanto il capo della Chiesa cattolica. Divenne rapidamente una coscienza del mondo – prosegue – un riferimento morale per chiunque cercasse una pace autentica, non fondata sulla forza delle armi, ma sulla dignità della persona. Nel nostro Medio Oriente non fu mai un ospite di passaggio, fu un fratello, un amico che portava nel cuore le ferite di queste terre e difendeva le sue popolazioni nei momenti più difficili. Scrivo oggi da figlio di questo Oriente e da testimone diretto, avendo accompagnato il Santo Padre nella maggior parte delle sue visite storiche nella regione. Tappe che non si sono limitate a trasformare l’immagine della Chiesa, ma hanno ridefinito il concetto stesso di dialogo interreligioso, abbattendo muri costruiti nel corso di decenni”.

L’ex segretario di Bergoglio ricorda la visita in Giordania e Terra Santa, che “non fu un viaggio di protocollo, ma un pellegrinaggio spirituale sulle orme dei profeti” quando “alzò la voce per una soluzione giusta alla questione palestinese, fondata sul rispetto dei diritti e della dignità umana, rifiutando ogni logica di esclusione e di violenza”. E poi il viaggio in Egitto, nell’aprile 2017. “Giunse dopo attentati terroristici sanguinosi, in un clima di sicurezza straordinariamente delicato. Nonostante le preoccupazioni – ricorda – il Papa insistette nel volerci essere: riteneva che l’assenza, in simili momenti, costituisse un tradimento della missione. Al Cairo incontrò il Presidente Abd el-Fattah el-Sisi, Sua Santità Papa Tawadros II e partecipò alla Conferenza mondiale sulla pace organizzata dall’Università Al-Azhar, su invito del Grande Imam, il Dr. Ahmad Al-Tayyeb”.

“Nel corso degli anni trascorsi al fianco del Santo Padre, come primo segretario personale proveniente dal Medio Oriente – ribadisce – ho potuto osservare da vicino la sua determinazione a rendere giustizia all’uomo di questa regione e a mostrarne il vero volto culturale, così distante dalle immagini distorte alimentate da guerre ed estremismi. Credeva con convinzione che il dialogo con l’islam non fosse una scelta diplomatica, ma un dovere di fede e di umanità: la pace non si costruisce con i discorsi, ma con l’incontro, con il riconoscimento reciproco, con la difesa dei poveri, dei profughi, delle vittime dei conflitti”.

“A un anno dalla sua morte – sottolinea ancora – l’eredità di Francesco appare più urgente che mai. In un Oriente dilaniato da conflitti e appesantito dall’integralismo e dalle crisi economiche, egli offre il modello di una guida religiosa che ha scelto l’umiltà al posto del potere, la misericordia al posto della condanna, la pace al posto dello schieramento. Papa Francesco è andato via nel corpo, ma il suo lascito è vivo in ogni scuola, in ogni università, in ogni centro di dialogo che studia il Documento sulla fratellanza umana. È vivo nella sua immagine mentre piange con i rifugiati, ascolta le sofferenze dei popoli, ride con i bambini d’Oriente senza barriere di sorta. In questo anniversario non ricordiamo un uomo, un Papa, ma evochiamo un messaggio profetico. Un messaggio che dice: la pace è possibile, la religione può essere un ponte e non un’arma, e il Medio Oriente, nonostante tutto ciò che attraversa, è ancora capace di essere terra d’incontro, e non campo di battaglia”.

Il Papa: tregua in Libano è speranza, incoraggio a proseguire il dialogo per la pace

Roma, 19 apr. (askanews) – La “tregua in Libano è motivo di speranza”: il Papa incoraggia, durante il Regina Caeli pronunciato in Angola, la “soluzione diplomatica a proseguire” nel “dialogo di pace” perché “termino le ostilità in tutto il Medio Oriente”. Poi un nuovo appello alla pace di Papa Leone per l’Ucraina. “Esprimo la mia vicinanza a tutti coloro che soffrono e vi assicuro le mie preghiere per tutto il popolo ucraino. Ribadisco l’appello al silenzio delle armi e al proseguimento del dialogo”, ha detto Leone al termine del Regina Caeli dopo la messa presieduta alla spianata di Kilamna, in Angola.

Iran, Wsj: da Trump decisioni improvvisate sulla guerra, senza consultarsi

Roma, 19 apr. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe preso decisioni chiave sulla guerra in Iran in modo improvvisato, senza il contributo dei suoi consiglieri, ed era desideroso di un cessate-il-fuoco per far fronte all’aumento dei prezzi del carburante. Lo indica una ricostruzione del Wall Street Journal.

Durante tutto il conflitto, Trump si è concentrato su indicatori tattici, come il numero di obiettivi iraniani distrutti, e avrebbe apprezzato la visione di filmati di spettacolari esplosioni in Iran, hanno sottolineato – secondo il quotidiano – funzionari statunitensi.

Quando ha appreso che due piloti statunitensi erano stati abbattuti sopra i cieli dell’Iran, Trump avrebbe urlato contro i collaboratori “per ore”, ha scritto il Wall Street Journal. Il suo team lo avrebbe tenuto lontano dalla Situation Room perché “ritenevano che la sua impazienza non sarebbe stata utile”, ha aggiunto un altro alto funzionario dell’amministrazione americana. Dopo che il secondo pilota è stato salvato in una drammatica operazione statunitense, Trump ha pubblicato una serie di minacce sul suo social Truth. La mattina della domenica di Pasqua, ha scritto: “Aprite il fottuto stretto, bastardi pazzi, o vivrete all’inferno”, concludendo con un “Sia lodato Allah”.

Secondo la ricostruzione, senatori repubblicani e leader cristiani hanno contattato la Casa Bianca quel giorno, preoccupati per l’uso di un linguaggio volgare da parte del presidente degli Stati Uniti e per il ricorso a un’espressione musulmana nel giorno di Pasqua.

Trump avrebbe detto a un consigliere di aver ideato personalmente la frase su Allah per spaventare gli iraniani e portarli al tavolo dei negoziati, dando l’impressione di essere imprevedibile. Anche la sua minaccia, pochi giorni dopo, che “un’intera civiltà morirà stanotte” sarebbe stata improvvisata e non coordinata con i consiglieri, secondo funzionari dell’amministrazione, e rappresenterebbe un ulteriore tentativo di intimidire la repubblica islamica per spingerla ad accettare un accordo.

Una delle principali ragioni della sua urgenza nel raggiungere un’intesa con l’Iran sarebbe la pressione economica provocata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, si legge nella ricostruzione, con alcuni funzionari della Casa Bianca sorpresi dalla rapidità e facilità con cui gli iraniani sarebbero riusciti a bloccare la via d’acqua. Secondo il Wall Street Journal, Trump si sarebbe anche stupito di quanto facilmente “uno con un drone” possa chiudere Hormuz.

Amministratori delegati di aziende energetiche hanno espresso le loro preoccupazioni al segretario all’Energia Chris Wright e al segretario al Tesoro Scott Bessent riguardo all’impatto della chiusura sul mercato energetico, un fattore che a volte sembrava pesare molto sulle valutazioni di Trump. In altre occasioni, invece, il presidente degli Stati Uniti ha mostrato di essere disposto a continuare a combattere.

Iran, le notizie più importanti del 19 aprile sulla guerra

Roma, 19 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di domenica 19 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale.

-11:51 Gb, Londra: nella notte nuovo attacco incendiario a sinagoga.

-11:16 Iran, pasdaran: Ogni nave che si avvicina a Hormuz “presa di mira”.

-11:04 Idf: uccisi oltre 150 militanti Hezbollah giorno precedente tregua.

-10:37 Yemen, Houthi: massima allerta, pronti contro aggressione popolo.

-10:01 Iran, Cnn: il traffico sullo Stretto di Hormuz nuovamente bloccato.

-09:51 Iran, Pezeshkian: Trump non può privarci del nucleare, chi è lui?

– 09:24 Il leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei ha avvertito Stati Uniti e Israele: subiranno “nuove amare sconfitte”. In un messaggio letto dalla televisione di Stato iraniana, il leader supremo ha annunciato che la marina è pronta a infliggere “nuove amare sconfitte” agli Stati Uniti e a Israele, mentre le tensioni si intensificano nello Stretto di Hormuz, dove almeno due navi mercantili hanno riferito di essere state bersagliate da colpi d’arma da fuoco.

-08:41 Israele “ha dimostrato di essere un grande alleato” degli Usa. Il presidente americano, Donald Trump ha elogiato Israele, in un post su Truth, nella sua guerra contro l’Iran. “Hanno dimostrato di essere grandi alleati degli Stati Uniti – scrive Trump nel post – sono coraggiosi, audaci, leali e intelligenti e, a differenza di altri che hanno mostrato la loro vera natura nei momenti di conflitto e stress, Israele combatte duramente e sa come vincere”.

Libri, esce "Eva e Maria-Un corpo solo, due anime opposte" di Martinelli

Roma, 19 apr. (askanews) – È disponibile “Eva e Maria – Un corpo solo, due anime opposte”, il nuovo romanzo di Tommaso Martinelli, pubblicato da De Nigris Editore. Al centro della narrazione, la storia di due gemelle siamesi, Eva e Maria, costrette a condividere lo stesso corpo ma profondamente diverse per natura e visione del mondo. Eva è impulso, desiderio, esperienza; Maria è riflessione, equilibrio, protezione. Due anime opposte che non possono separarsi né ignorarsi: ogni scelta diventa una trattativa, ogni emozione una battaglia silenziosa.

Tra adolescenza, amore, paura e desiderio, il romanzo accompagna il lettore in un viaggio intimo e universale, dove la dualità diventa metafora dell’identità umana. In un mondo che osserva Eva e Maria come un’anomalia, le due protagoniste si trasformano nello specchio di una verità condivisa: nessuno è mai una cosa sola.

“L’idea del libro nasce del tutto casualmente, grazie all’incoraggiamento di Armando De Nigris e di Maria Antonietta Mormile della De Nigris Editore, ai quali, mesi fa, avevo raccontato che in quel periodo ero concentrato sulla stesura di un nuovo soggetto destinato al mercato dell’audiovisivo, incentrato su due gemelle siamesi – racconta Tommaso Martinelli -. Le storie dei siamesi, infatti, mi avevano sempre incuriosito e allo stesso tempo affascinato. Ma tutte quelle che mi erano state raccontate o che semplicemente avevo appreso attraverso interviste o documentari, fino ad allora, erano perennemente incentrate su siamesi sempre in simbiosi e totale sintonia tra di loro. A quel punto mi sono chiesto: e se tentassi di raccontare la storia di due gemelle siamesi che siano tra loro così diverse, a livello interiore, da non trovare mai un punto d’incontro, pur costrette a condividere quotidianamente e da sempre un unico corpo? Da lì sono nate Eva e Maria, che per il momento racconto in questo libro e che in futuro potrebbero trasformarsi anche in altro”.

Con una scrittura intensa e profondamente umana, Martinelli affronta temi universali come l’identità, il conflitto interiore e il coraggio di accettare tutte le sfumature di sé, anche quelle più scomode.

Il Papa: Angola segnata da guerra e povertà, ha fame e sete di pace

Roma, 19 apr. (askanews) – L’Angola, “Paese bellissimo e ferito” ha “fame e sete di speranza, di pace e di fraternità”. Lo ha detto il Papa alla messa a Kilamba, a 30 km di Luanda, nel suo secondo giorno in Angola. Leone ricorda “il dolore da cui questo vostro Paese è stato segnato: una lunga guerra civile con il suo strascico di inimicizie e divisioni, di risorse sperperate e di povertà”.

“Quando per lungo tempo si è immersi in una storia così marchiata dal dolore – sottolinea il Papa – si corre il rischio dei due discepoli di Emmaus: perdere la speranza e rimanere paralizzati dallo scoraggiamento”. E proprio prendendo spunto dal Vangelo che ricorda i discepoli di Emmaus, il Pontefice si sofferma sulla difficoltà nell’avere speranza di “una via di uscita”. I discepoli di Emmaus, “parlano ancora di quello che è accaduto, con la fatica di chi non sa come ricominciare, né se sia possibile farlo”. Ma “il Signore, anche oggi per noi” è “risorto e cammina al nostro fianco mentre percorriamo la strada della sofferenza e dell’amarezza, aprendo i nostri occhi perché possiamo riconoscere la sua opera e donandoci la grazia di ripartire e di ricostruire il futuro”, prosegue il Pontefice.

“Ecco tracciata anche per noi, per voi, cari fratelli e sorelle angolani, la strada per ricominciare: da una parte la certezza che il Signore ci accompagna e ha compassione di noi, dall’altra l’impegno che Egli ci chiede”, conclude il Papa.

Cnn: il traffico sullo Stretto di Hormuz è nuovamente bloccato

Roma, 19 apr. (askanews) – Il traffico nello Stretto di Hormuz si è nuovamente bloccato dopo che sabato due navi sono state oggetto di attacchi. Lo scrive la Cnn, citando i dati di Marine Traffic, secondo cui la maggior parte delle navi presenti nell’area si è spostata più all’interno del Golfo Persico o verso il Golfo di Oman, dove la situazione è relativamente più sicura.

Sabato alcune motovedette iraniane hanno aperto il fuoco contro una petroliera in transito nello stretto e, secondo quanto riferito dall’Organizzazione britannica per il traffico marittimo, una seconda nave sarebbe stata colpita da un “proiettile non identificato”. Nuova Delhi ha dichiarato che due navi battenti bandiera indiana sono state coinvolte in incidenti nello stretto e ha convocato il proprio ambasciatore iraniano per discutere della questione.

Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha affermato che bloccherà lo stretto e che “avvicinarsi allo Stretto di Hormuz sarà considerato come una forma di cooperazione con il nemico, e qualsiasi nave che violi tale divieto sarà presa di mira”.

Pezeshkian: Trump non può privarci del nucleare, chi è lui?

Roma, 19 apr. (askanews) – “Trump sostiene che l’Iran non possa avvalersi dei propri diritti in materia nucleare, ma non specifica per quale reato. Chi è lui per privare una nazione dei propri diritti?”: lo ha detto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, affermando che Trump non ha alcuna giustificazione per privare l’Iran dei suoi diritti in materia nucleare.

Secondo quanto riportato da Reuters, domenica l’agenzia di stampa studentesca iraniana ha citato il presidente iraniano in merito a Donald Trump e ai tentativi di smantellare le capacità nucleari dell’Iran.

L’instabilità attacca l’anticiclone, tornano i rovesci

Roma, 19 apr. (askanews) – La giornata di domenica sarà una giornata all’insegna della stabilità atmosferica e, soprattutto, del caldo, con valori termici che si spingeranno ben oltre le medie climatiche del periodo. Sembrerà già di essere a giugno in molte città; anche questo è uno dei tanti segnali di un cambiamento climatico ormai in atto che stravolge tutte le stagioni dell’anno.

Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma la stabilità atmosferica grazie alla protezione dell’alta pressione; oltre al sole, a far notizia saranno le temperature che si manterranno su valori più tipici dell’avvio di ciugno e che regaleranno un clima ideale per chi deciderà di trascorrere del tempo all’aria aperta. In città come Roma e Firenze raggiungeremo picchi massimi fin verso i 25-26°C durante le ore più calde.

Tuttavia, questa atmosfera tranquilla e soleggiata non è destinata a durare ovunque. Già a partire dalle ore pomeridiane e serali, lo scenario meteorologico è destinato a subire un cambiamento, in particolare sulle nostre regioni settentrionali. La causa di questo ribaltone è l’avvicinamento di un insidioso fronte instabile in discesa dal Nord Europa, che comincerà a scalfire lo scudo anticiclonico. I primi segnali dell’imminente peggioramento si manifesteranno sull’arco alpino e prealpino. Proprio qui, l’aria più fresca e instabile in quota inizierà a scontrarsi con il calore accumulato nei bassi strati, innescando lo sviluppo di nubi e i primi rovesci. Con il passare delle ore, tra la tarda serata e la notte, i temporali non si limiteranno a interessare i rilievi, ma tenderanno a sconfinare con decisione andando a colpire anche le vicine aree di pianura del Nord.

Le conseguenze di questo passaggio instabile si faranno sentire anche all’avvio della prossima settimana, che manterrà un’impronta piuttosto dinamica. Le regioni del Nord e parte di quelle del Centro faranno ancora i conti con un’atmosfera irrequieta: i rovesci si concentreranno specialmente a ridosso delle zone montuose, ma non mancheranno locali e improvvisi sconfinamenti fin verso le pianure limitrofe. Le notizie, però, volgono decisamente al bello in vista del 25 Aprile, Festa della Liberazione, l’alta pressione dovrebbe tornare a essere la grande protagonista assoluta sul bacino del Mediterraneo. Questa nuova e decisa espansione anticiclonica spazzerà via le nubi, regalando ampi spazi soleggiati e un clima nuovamente mite da Nord a Sud, offrendo così la cornice meteorologica perfetta per trascorrere la festività all’aperto.

NEL DETTAGLIO Domenica 19. Al Nord: nuvoloso, qualche rovescio dal pomeriggio. Al Centro: soleggiato e caldo. Al Sud: sole prevalente. Lunedì 20. Al Nord: nuvoloso, qualche pioggia irregolare. Al Centro: variabile con qualche rovescio sulle Adriatiche. Al Sud: sole prevalente.

Martedì 21. Al Nord: tra nubi e qualche pioggia irregolare. Al Centro: sole e caldo; instabile sulla fascia Adriatica. Al Sud: peggiora in Puglia.

Tendenza: alta pressione in rinforzo verso il 25 Aprile.

Mostro torna con un nuovo singolo dal titolo "No vabbè amo"

Milano, 19 apr. (askanews) – Mostro torna con un nuovo singolo dal titolo “No vabbè amo”, disponibile su tutte le piattaforme digitali per Epic Records / Sony Music Italy.

Prodotto da Nick Sick, “No vabbè amo” è un brano ironico e pungente in pieno stile Mostro: una traccia puramente rap, diretta e affilata. Tra punchline e immagini taglienti, Mostro alterna barre caustiche e feroci a un flow ipnotico, mantenendo quella leggerezza e quel sarcasmo che da sempre contraddistinguono la sua cifra stilistica. Il risultato è un pezzo che colpisce per immediatezza e personalità, confermando ancora una volta la sua capacità di muoversi con autenticità all’interno della scena.

“No vabbè amo” arriva dopo “Boojack freestyle”, “È crazy” feat. Madman e “Metallo e Carne”. Pubblicato il 2 maggio 2025, “Metallo e Carne” è il suo ultimo album: un progetto in 13 tracce interamente prodotto da Yoshimitsu e Nick Sick (con la partecipazione di Mixer T in “Nodo in gola”), che rappresenta uno dei lavori più intimi e immaginifici della sua carriera. Un disco che non cerca risposte ma attraversa domande profonde, costruito come un viaggio nell’inconscio dove corpo e coscienza si incontrano, tra dimensione fisica e spazio mentale. Un racconto personale e viscerale che mette al centro vulnerabilità, trasformazione e consapevolezza, confermando la profondità della sua scrittura.

Mostro è un artista che grazie al suo stile e alla sua penna ha conquistato numerosi traguardi, tra cui la certificazione Oro per l’album “THE ILLEST VOL. 2” (che ad oggi conta oltre 110 milioni di stream solo su Spotify), la certificazione Oro per il disco “Sinceramente Mostro” (che ad oggi conta oltre 89 milioni di streaming su Spotify), e il disco di Platino per “Ogni maledetto giorno”, progetto che in una sola settimana dall’esordio è riuscito a scalare ben 87 posizioni nella classifica ufficiale FIMI/Gfk dei dischi più venduti.

Podcast "Italiane della scienza": Gioia Rau, la Nasa verso la Luna

Roma, 18 apr. (askanews) – “Per come la vedo io, la scienza è di sé super partes. Ovviamente la scienza è fatta da persone. Queste persone, più variegate sono, più diversità di prospettive portano, più la scienza si arricchisce”. A parlare è Gioia Rau, astrofisica italiana da molti anni negli Stati Uniti, prima alla Nasa, oggi direttrice di programma alla National Science Foundation, l’agenzia federale Usa che finanzia progetti in tutti i campi della scienza. Gioia Rau è protagonista del nuovo episodio di “Italiane della Scienza”, una serie podcast della rubrica SGUARDI prodotta da Askanews e ideata da Alessandra Quattrocchi.

A 37 anni, Rau da Washington gestisce progetti a livello mondiale da milioni di dollari. Le abbiamo parlato nei saloni del Centro Studi Americano di Roma dove partecipava al convegno ‘The American Dream’ per parlare di spazio e di leadership. Obbiettivo numero uno tornare sulla Luna, ma i progetti dell’esplorazione spaziale sono numerosi, fino a Marte.

“Per me è una passione da quando ero piccola, tutto ciò che era spazio mi affascinava” racconta Rau. “Quando avevo più o meno otto anni ho scritto alla NASA, e loro invece di ignorarmi mi risposero… questo mi ha insegnato l’importanza dell’offrire supporto ai giovani. Mi risposero “studia, impegnati, un giorno arriverai qui”. Laureata alla Sapienza, vincitrice di una borsa alla Caltech, l’università di Big Bang Theory, poi un dottorato a Vienna, un postdoc in Germania, un progetto di ricerca che la fece diventare ‘fellow’ al NASA Goddard Space Light Center, poi ‘research scientist’. Oggi Gioia Rau mette insieme le risorse statali americane e internazionali, il mondo accademico e le grandi industrie private, sempre più rivolte allo spazio; dirige portafogli multimilionari in astrofisica e intelligenza artificiale applicata allo spazio, e guida il coordinamento strategico con il quartier generale della Nasa, l’industria e la filantropia, tutto nel quadro della National Science Foundation, “la fondazione pubblica in America più prestigiosa che finanzia la ricerca across the board”. La ricerca pura? “la continuo sia nel 20% di tempo che ho sia nelle mie notti e weekend… Tante persone decidono di rimanere ricercatori per tutta la loro carriera, è una scelta; io ho scelto diciamo di passare a un ruolo più strategico se vuoi, quindi non guardo più il singolo albero, guardo l’intera foresta, vedo dove gli alberi sono più secchi o più rigogliosi, in che modo possiamo gestirli”.

Al Centro Studi Americano ha parlato dei vari telescopi che la NASA sta costruendo. E poi Habitable Worlds Observatory, che sarà la nuova big flagship mission della NASA: “un impegno di tanti anni, stiamo parlando almeno di 15-20 anni da oggi. E HWO, Habitable Worlds Observatory, vuole scoprire biosignature, biosignatures nelle atmosfere di esopianeti, quindi non solo trovarli, ma anche osservare le loro atmosfere”.

“Siamo in un momento di fortissimo interesse per lo spazio; da un paio di anni è cambiato completamente l’approccio ad andare nello spazio. I governi da soli era, diciamo, “the old way to do space”. Adesso” dice Rau, “bisogna collaborare sempre di più: governi che collaborano con il privato, public-private partnership che collaborano con l’accademia, che collaborano con fondazioni private. Solo in questo modo, insieme, riusciamo a raggiungere vette sempre più alte” E per cosa sarebbe disponibile a tornare in Italia? “Beh, se mi offrissero una posizione almeno al pari di quella che ho negli Stati Uniti, a livello di responsabilità e di direzione, magari valuterei”.

I podcast di SGUARDI sono disponibili sul sito di Askanews, sul canale YouTube https://www.youtube.com/@SGUARDI_askanews e su tutte le piattaforme di streaming.

Calcio, risultati Serie A, Oggi in campo Milan e Juve

Roma, 19 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 33esima giornata di serie A dopo Roma-Atalanta 1-1

33ª giornata Sassuolo-Como 2-1; Inter-Cagliari 3-0, Udinese-Parma 0-1; Napoli-Lazio 0-2; Roma-Atalanta 1-1. Domenica 19 aprile, ore 12.30 Cremonese-Torino; ore 15 Verona-Milan; ore 18 Pisa-Genoa; ore 20.45 Juventus-Bologna. Lunedì 20 aprile, ore 20.45 Lecce-Fiorentina.

Classifica: Inter 78, Napoli 66, Milan 63, Juventus 60, Roma 59, Como 58, Atalanta 54, Bologna 48, Lazio 47, Sassuolo 45, Udinese 43, Torino, Parma 39, Genoa 36, Fiorentina 35, Cagliari 33, Cremonese, Lecce 27, Verona, Pisa 18.

34.a giornata Venerdì 24 aprile, ore 20.45 Napoli-Cremonese. Sabato 25 aprile, ore 15 Parma-Pisa; ore 18 Bologna-Roma; ore 20.45 Verona-Lecce. Domenica 26 aprile, ore 12.30 Fiorentina-Sassuolo; ore 15 Genoa-Como; ore 18 Torino-Inter; ore 20.45 Milan-Juventus. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

35ª giornata – Venerdì 1 maggio, ore 20.45 Pisa-Lecce. Sabato 2 maggio, ore 15 Udinese-Torino; ore 18 Como-Napoli; ore 20.45 Atalanta-Genoa. Domenica 3 maggio, ore 12.30 Bologna-Cagliari; ore 15 Sassuolo-Milan; ore 18 Juventus-Verona; ore 20.45 Inter-Parma. Lunedì 4 maggio, ore 18.30 Cremonese-Lazio; ore 20.45 Roma-Fiorentina.

Keynes, l’economista della pace e della piena occupazione

Nell’estate del 1922 un giovane economista viene invitato a pranzo al numero 46 di Gordon Square, nel cuore di Bloomsbury a Londra. Entriamo, dunque, e saliamo con lui al primo piano: «La stanza mi fece una forte impressione. Appariva vuota, spoglia dei soliti ornamenti e pendagli, in uno stile che sarebbe presto diventato di moda, ma che allora mi era nuovo. Alle pareti due soli quadri, moderni, forse di Matisse o di Picasso. Le poltrone erano straordinariamente comode. Null’altro, se non la piccola tavola alla quale avremmo mangiato (…) La conversazione era vivace e animata (…) Mi resi conto che ero in presenza di qualcosa di assolutamente straordinario, una commistione di profonda esperienza delle teorie più recenti e conoscenza diretta degli eventi di ogni giorno».

Il padrone di casa, John Maynard Keynes, non ha ancora quarant’anni ed è già un economista famoso. È nato a Cambridge nel 1883. È il primo dei tre figli del filosofo e logico John Neville Keynes e di Ada Florence Brown, prima donna nel consiglio comunale di Cambridge (e prima donna sindaco nel 1931). Maynard, come lo chiamano tutti, ha una laurea in matematica; ha studiato l’economia con Alfred Marshall; è entrato per concorso nel Civil Service (secondo su quattrocento candidati); è fellow del King’s College; è con Virginia Woolf tra gli artisti e gli intellettuali del gruppo di Bloomsbury; durante la Grande guerra ha diretto una delle sezioni del Tesoro e ha fatto parte della delegazione britannica alla Conferenza di pace di Parigi, che ha abbandonato in polemica con il suo governo intorno alle clausole del Trattato di Versailles, che egli considera una «pace cartaginese».

Soprattutto è l’autore di un libro, The Economic Consequences of the Peace (1919), che ha fatto il giro del mondo ed è stato tradotto in una dozzina di lingue, incluso l’arabo e il cinese. Ha sostenuto la necessità di favorire, e non di impedire, la ripresa dell’economia tedesca. «Se puntiamo a impoverire l’Europa centrale — ha scritto — la vendetta, oso predire, non si farà attendere. Niente potrà allora ritardare a lungo quella finale guerra civile tra le forze della reazione e le convulsioni disperate della rivoluzione, rispetto alla quale gli orrori della passata guerra tedesca svaniranno nel nulla e che distruggerà, chiunque sia il vincitore, la civiltà e il progresso della nostra generazione».

La sua proposta per il dopoguerra è diversa. Cooperare, e non punire. Le economie europee sono legate come da una «unità organica», in cui il bene del tutto è superiore a quello della parti. Occorre cancellare il debito interalleato (che costringe i francesi e gli inglesi, fortemente indebitati con gli americani, a rivalersi economicamente sui tedeschi); limitare di conseguenza la richiesta di riparazioni alla Germania; emettere un prestito internazionale per stabilizzare i cambi ed evitare il caos delle monete. C’è di più: occorre un’area di libero scambio nell’Europa continentale e la messa a fattor comune di carbone, ferro, trasporti. Su questa falsariga agiranno Jean Monnet e Robert Schuman.

A proposito di quel libro l’economista Joseph Schumpeter — suo ammiratore ma anche suo rivale — ha scritto che Keynes avrebbe avuto un posto nella storia anche se, dopo il 1919, non avesse scritto più nulla. L’influenza del libro è enorme. Una eco si ritrova secondo alcuni anche in The Waste Land (1922) dell’amico e poeta T.S. Eliot, con i suoi riferimenti a Cartagine e alla City di Londra.

Si impone come intellettuale pubblico immerso nella società. Critica il governo, parla alla radio, scrive sui giornali. È capace di fissare in pochi punti un piano di riforma. Trascorre a Londra i giorni centrali della settimana e a Cambridge i restanti. Legge l’antropologia di Frazer, la psicanalisi di Freud, il teatro di Ibsen. Sposa la ballerina russa Lydia Lopokova, grande étoile del tempo.

Alla metà degli anni Venti è tra i primi economisti a riportare in Occidente un’immagine dell’Unione Sovietica (A Short View of Russia, 1925). Il capitalismo dovrà essere reso più umano, oltre che più efficiente, per evitare che la gente subisca la fascinazione ideologica del comunismo.

Non si tratta di abbattere il capitalismo ma di riformarlo, per difendere il sistema sociale fondato sulle libertà: «Penso che il capitalismo, se ben gestito, possa probabilmente essere reso più efficiente di qualsiasi sistema alternativo sinora concepito nel perseguimento di obiettivi economici, ma penso anche che, in sé per sé esso sia per molti versi estremamente criticabile. Il nostro problema è quello di mettere in piedi una organizzazione sociale che sia in sommo grado efficiente senza pregiudicare la nostra idea di uno stile di vita soddisfacente» (The End of Laissez-faire, 1926).

L’economia è mezzo, e non fine. Si spinge con l’immaginazione fino a quel giorno in cui «saremo finalmente in grado di buttare alle ortiche molti pseudoprincìpi che ci affliggono (…) L’amore per il denaro, il possesso del denaro — da non confondersi con l’amore per il denaro che serve a vivere meglio, a gustare la vita — sarà, agli occhi di tutti, un’attitudine morbosa e repellente, una di quelle inclinazioni a metà criminali e a metà patologiche da affidare con un brivido agli specialisti di malattie mentali» (Economic Possibilities for Our Grandchildren, 1930). Ma, soggiunge, non è ancora il tempo.

La crisi del 1929 segna uno spartiacque. Comunismo, fascismo e di lì a poco nazismo propongono modelli alternativi. Lo scontro è frontale. In una lettera aperta al presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt, pubblicata sul «New York Times» alla fine del 1933, Keynes scrive: «Caro signor presidente (…) se lei dovesse fallire, in tutto il mondo sarà gravemente pregiudicato il cambiamento su basi razionali, e in campo rimarranno a scontrarsi solo l’ortodossia e la rivoluzione. Ma se lei avrà successo, ovunque metodi nuovi e più coraggiosi verranno sperimentati». Il problema è politico: l’elevata disoccupazione e le eccessive disuguaglianze indeboliscono le democrazie. Ed esse hanno bisogno, per sopravvivere, di creare condizioni di benessere e di piena occupazione.

All’inizio degli anni Trenta il mondo è a una svolta. Keynes si è lasciato alle spalle l’ortodossia, che predica il laissez-faire quando c’è il bel tempo e il «liquidazionismo» quando piove. Con coraggio si è imbarcato nella composizione di un’opera che lo impegnerà per più di un lustro. Esce nel febbraio del 1936 con un titolo innovativo e problematico: The General Theory of Employment, Interest and Money, forse con un riferimento non troppo nascosto alla “teoria generale” di Albert Einstein, che Keynes ha conosciuto a Berlino, quasi come a voler suggerire un’analoga rivoluzione di pensiero.

L’idea di fondo è che non esistono meccanismi automatici e spontanei capaci di condurre il sistema all’equilibrio. La disoccupazione esiste e non è una eccezione. Il fatto è che le decisioni di investimento presenti dipendono dallo stato delle aspettative sul futuro (in particolare sullo stato della domanda), futuro avvolto dall’incertezza. Il calcolo ci guida fino a un certo punto: «La maggior parte delle nostre decisioni di compiere un’azione le cui conseguenze non si potranno valutare pienamente che a distanza di molto tempo può essere presa solo come effetto di animal spirits, di un bisogno spontaneo di agire piuttosto che di non agire, e non come il risultato di una media ponderata di benefici quantitativi moltiplicati per le rispettive probabilità quantitative» (General Theory, 1936).

Non c’è nulla di animalesco o bestiale negli animal spirits. L’espressione ha origini nella letteratura medica e nella filosofia classica: spiritus animalis significa, alla lettera, soffio o spirito dell’anima (cfr. il Meridiano Mondadori su Keynes curato da Giorgio La Malfa, con note di commento ai testi di La Malfa e di chi scrive, 2019). Il futuro non è nel calcolo, ma in questa misteriosa spinta.

Quando gli animal spirits si affievoliscono facendo crollare gli investimenti, si può ricorrere all’intervento dello Stato: attraverso la politica fiscale, la politica monetaria e, se ciò non basta, i lavori pubblici. Keynes non ha mai proposto di «scavare buche» per favorire la ripresa. Ha solo detto con un paradosso che non resterebbe che questo, se la nostra intelligenza non fosse in grado di escogitare rimedi più utili per uscire dalla depressione. Keynes non è l’economista della spesa pubblica fine a se stessa. Al contrario, predica il pareggio di bilancio per la spesa corrente e il deficit di bilancio per gli investimenti produttivi. C’è sempre una ragione per spendere: ma il ministro del Tesoro, secondo lui, si riconosce anzitutto per i suoi “no”. Il coraggio intellettuale fa il paio con la prudenza politica.

Nel 1937 è colpito da infarto. Da quel momento la morte è in agguato. L’anno dopo in una lettera a Roy Harrod (il giovane economista che abbiamo citato all’inizio e che ne sarebbe stato primo biografo), Keynes scrive che «l’economia è essenzialmente una scienza morale e non una scienza naturale: essa si fonda, in altre parole, sull’introspezione e sul giudizio». Ma essa deve essere anche una scienza pratica, che vede la realtà delle cose. Aveva scritto: «I difetti economici più evidenti della società in cui viviamo sono l’incapacità di assicurare la piena occupazione e la sua arbitraria e iniqua distribuzione della ricchezza e dei redditi» (General Theory, 1936). Sono i problemi di oggi.

Durante la guerra è consulente del Tesoro. Prepara la conferenza di Bretton Woods (luglio 1944), che segnerà la nuova stagione della cooperazione postbellica, e vi partecipa da protagonista. Della conferenza è il vincitore morale, anche se alcune delle sue idee più innovative cedono il passo di fronte alla dominanza del dollaro e degli Stati Uniti. Non vede la luce il suo bancor, una moneta internazionale pensata per non soggiogare la creazione monetaria agli scopi di un Paese solo.

È lui a evocare, a Bretton Woods, quel «mantello di Giuseppe» che la leggenda vuole che Ismaele accettò da Giuseppe come pegno di un debito recando innumeri benefici al creditore. Il messaggio è chiaro: che non sia avaro e miope il creditore; ma buono, lungimirante e sagace. Le istituzioni nate a Bretton Woods, la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (oggi Banca mondiale) e il Fondo monetario internazionale, devono secondo lui appartenere al mondo intero. Il problema, di nuovo, non è solo economico, ma anche politico: le tensioni economiche non devono sfociare come negli anni Trenta nella guerra. Il nuovo sistema, il suo, dovrà promuovere la pace.

Del negoziatore di Bretton Woods Lionel Robbins ha lasciato una vivida descrizione, tanto più significativa perché vergata da un economista “ortodosso”: «In quei momenti mi trovo a pensare che Keynes sia probabilmente uno degli uomini più notevoli che siano mai esistiti: la logica pronta, il balzo alato dell’intuizione, la vivida fantasia, l’ampia visione delle cose, soprattutto il senso incomparabile della parola giusta, tutto concorre a farne qualcosa di superiore al normale livello umano».

Colpito a Bretton Woods da un altro infarto, Keynes sopravvive ancora una volta. Riesce, nel marzo 1946, a tenere un ultimo discorso alla Royal Economic Society, in cui sostiene che gli economisti «non sono i depositari della civiltà ma della possibilità della civiltà». Quella civiltà che, parafrasando Freud, aveva definito una crosta fragile. Crosta sempre fragile, perché umana. Muore a Tilton nella casa di campagna il 21 aprile 1946, all’alba del giorno di Pasqua. Alla fine della monumentale biografia di Keynes in tre volumi (Macmillan 1983, 1992, e 2000), Robert Skidelsky scrive che non fu inappropriato il fatto che il servizio funebre si svolse nell’abbazia di Westminster con rito anglicano. Non era solo la ragion di Stato a suggerirlo. E neppure solo il riconoscimento di aver fatto parte della cerchia di uomini che avevano illustrato la patria. Vi era, forse più sottilmente, il fatto che «Keynes era ben radicato nella cultura della cristianità»; egli era giunto a comprendere che «il nemico non era la cristianità ma (…) il materialismo mondano».

L’homo oeconomicus era una finzione: utile, ma pur sempre finzione. L’utilitarismo era secondo Keynes «il verme che ha allignato nelle viscere della civiltà moderna ed è responsabile della sua attuale decadenza morale» (My Early Beliefs, 1938). Si era da giovane abbeverato all’etica di George Edward Moore e ne era rimasto segnato: il buono, il bello, il giusto consistono nella coltivazione e godimento dell’arte, delle creazioni dello spirito, delle relazioni umane. L’economia è solo un mezzo. È stato autorevolmente scritto che «in linea con Aristotele, Keynes ritiene che una buona vita abbia delle condizioni materiali e istituzionali necessarie» e che, per l’economista di Cambridge, «il compito dell’economia politica come scienza morale e della politica economica è proprio quello di fornire queste condizioni materiali per una vita buona e felice (…). La piena occupazione è una di queste» (Anna Maria Carabelli, John Maynard Keynes: il ragionamento economico, Carocci, 2024).

Nel 1919 — quando nessuno sapeva quanto a lungo sarebbe stato possibile scongiurare un’altra guerra — Keynes aveva scritto: «Gli sviluppi dell’anno venturo non saranno foggiati dagli atti deliberati degli statisti, ma dalle correnti nascoste che incessantemente influiscono sotto la superficie della storia politica, e il cui sbocco nessuno può prevedere. In un modo soltanto possiamo agire su queste correnti nascoste: mettendo in moto quelle forze dell’istruzione e dell’immaginazione che cambiano l’opinione. Affermare la verità, svelare le illusioni, dissipare l’odio, allargare e educare il cuore e la mente degli uomini: questi i mezzi necessari». Il nostro dovere, oggi, non è diverso.

Un’altra economia e un’altra politica sono possibili nella nuova epoca

Ripensare capitalismo e politica

Il capitalismo e la politica sono da ripensare radicalmente nella nuova epoca, alla fine della Modernità. Occorre ridisegnare il nostro modello economico e politico mettendo al centro l’uguaglianza, la fraternità universale nella libertà, la solidarietà, la giustizia sociale, la sostenibilità.

La politica, sostenuta dall’etica, deve guidare l’economia e la tecnologia dopo la deriva neoliberista degli ultimi cinquant’anni. Questi enormi poteri, che minacciano la pace, il genere umano ed il pianeta, devono essere posti al servizio di un ideale di benessere e di “vita buona”.

Così potranno affermarsi diritti umani allargati, cioè diritti civili, sociali, politici e ambientali insieme. L’obiettivo è la felicità umana. Pertanto dobbiamo sconfiggere il prima possibile i regimi autocratici e dittatoriali alleati con il potere tecnologico, digitale in particolare. Va smascherata l’ideologia dominante che considera l’economia al vertice della piramide.

La storia, il pensiero critico e complesso possono aiutarci in questo compito attuale ed urgente.

La crisi del modello neoliberista

Dietro il mito del neoliberismo c’è una realtà amara di povertà, diseguaglianze, guerre. Non esiste un solo modo di fare economia. Il sistema economico attuale sta fallendo sotto gli occhi di tutti a seguito di una globalizzazione sfrenata.

Le disuguaglianze sono cresciute oltre ogni limite. Ciò ha contribuito alla crisi della democrazia in Occidente, favorendo, peraltro, i regimi autoritari nel resto del mondo ed una catastrofe ambientale imminente.

Ricomporre il sogno dell’umanità

Come ricomporre il sogno dell’umanità? Che fare? Occorre investire in istruzione ed innovazione, ridurre le disuguaglianze che ostacolano la crescita, salvare l’ambiente insieme alla democrazia.

Accanto alla concorrenza dobbiamo favorire la cooperazione e la biodiversità delle imprese, private, pubbliche ed il non profit.

Le risorse della trasformazione

Con quali risorse possiamo vincere questa battaglia politica e culturale?

Con la forza della società civile organizzata, con il potere dei cittadini unendo tutte le lotte, con un ideale di giustizia sociale, con partiti riformati e trasparenti mediante il finanziamento pubblico, con uno Stato democratico ed efficiente dentro un’Europa unita e federale.

Il primato della politica nella nuova epoca

Saremo quello che decidiamo oggi. Nulla è predeterminato. In sintesi, la politica dovrà guidare l’economia e la tecnologia.

Possiamo dare vita ad un nuovo sistema economico che metta conoscenza ed innovazione, uguaglianza, libertà e sostenibilità al centro. Fondamentale per questo è che la politica riformi sé stessa e torni ad appassionare milioni di cittadini, giovani in particolare.

Possiamo fare la storia e creare un mondo plurale, in pace, in un’unica comunità di destino.

Sudan. Da guerra civile a pedina di un più vasto conflitto regionale

Una tragedia dimenticata

Sono trascorsi già tre anni dall’inizio della guerra civile sudanese. L’anniversario di un conflitto devastante che ha provocato la più grande tragedia umanitaria in atto nel mondo (oltre 200.000 morti, ma probabilmente sono molti di più, decine di migliaia di feriti, 13 milioni di profughi e 25 milioni di persone ridotte alla fame) senza che la comunità internazionale e gli organi di comunicazione di massa ne avvertissero, se non sporadicamente, l’enormità, ha offerto l’occasione alla grande stampa internazionale per denunciare l’orrore che vivono quelle povere popolazioni con toccanti reportages sul campo. Ad esempio, qui in Italia, molto intensi sono stati gli articoli di Fabio Tonacci su Repubblica.

Ora però, trascorsi pochi giorni dal 15 aprile, tutto è già tornato alla normalità, ovvero al silenzio, soverchiato dalle notizie compulsive che informano sulla guerra principale, di enorme impatto mondiale e tale da confinare in periferia – sia nelle televisioni sia nella carta stampata – addirittura quella russo-ucraina.

Eppure quanto sta avvenendo in Sudan riveste un’elevata importanza geopolitica per tutta l’area del Corno d’Africa e del Mar Rosso, affatto secondaria nell’attuale scenario mondiale.

 

Origini del conflitto: il fallimento della transizione

La guerra è iniziata quando è esplosa la rivalità fra i due generali che avevano, appena due anni prima, attuato un colpo di stato che aveva vanificato il tentativo democratico avviato con la costituzione di un governo civile di transizione verso libere elezioni all’indomani della rivolta popolare che nel 2019 aveva abbattuto la pluridecennale dittatura islamica di Omar al-Bashir.

Sin dal suo inizio il conflitto ha assunto caratteristiche di estrema violenza, facendo precipitare il paese in un girone infernale del quale le maggiori vittime sono i civili, come sempre accade in questi casi.

Il generale Abdel Fattah al-Burhan comanda l’esercito nazionale, denominato Sudanese Armed Forces (SAF); l’altro generale, Mohammed Hamdan Dagalo detto Hemedti comanda un gruppo paramilitare, Rapid Support Forces (RSF), le cui radici risalgono alle milizie arabe Janjaweed che durante il regime dittatoriale di al-Bashir agli inizi del nuovo secolo effettuarono una sorta di “pulizia etnica” nei confronti delle popolazioni non-arabe residenti nel Darfur.

 

Un paese diviso e sull’orlo del collasso

Ed è proprio in questa regione che le RSF hanno concentrato i propri sforzi, distinguendosi per la ferocia con la quale terrorizzano la popolazione, e giungendo a conquistarla, instaurando un governo parallelo a quello di Khartoum e da qui spingendosi nel confinante Kordofan, ragion per cui si può sommariamente sostenere che, al momento attuale, il Sudan è diviso in due: il nord e l’est controllato dalle SAF, il sud e l’ovest dalle RSF.

Una situazione che molti analisti stanno cominciando ad assimilare a quella libica: contesti diversi ma simile divisione di uno Stato che pare prossimo al fallimento e forse fatalmente destinato a spaccarsi.

 

La regionalizzazione del conflitto

Questa guerra civile non è però solo lo scontro fra due gruppi sanguinari in lotta fra loro per accaparrarsi le ricchezze di una nazione che stanno distruggendo. Essa sta facendo venire alla luce rivalità regionali di una qualche importanza e finanche insospettabili fino a non molti anni fa. Come quella fra Arabia e Emirati Arabi Uniti, venuta alla luce con il conflitto yemenita e ora in dispiegamento proprio in Sudan.

Il fronte dei paesi interessati e coinvolti nella guerra sudanese è peraltro ancora più ampio. Ed il rischio di una sua esondazione oltre i confini di quella estesa nazione si sta facendo sempre più concreto, congiungendosi alla deflagrazione mediorientale.

Il Sudan, al di là di una agricoltura che può garantire generosi raccolti lungo tutto il corso del grande fiume, il Nilo, riveste infatti un’importanza strategica per tutti gli attori operanti nell’area: sia per la sua collocazione geografica alla giuntura del mondo arabo con quello africano sia soprattutto per le centinaia di km di costa sul Mar Rosso, uno dei canali principali del commercio mondiale.

 

Le alleanze in campo

Così, sin dall’inizio l’Egitto ha provveduto a sostenere l’esercito regolare sudanese e ad esso nel tempo si sono aggiunti il Qatar, l’Algeria e pure l’Iran. Al riconoscimento di al-Burhan quale legittimo capo del governo sudanese si è unita l’Eritrea, e con essa anche il Corno d’Africa è stato coinvolto nella vicenda. E non è mancata pure la Turchia, alla ricerca di un punto d’appoggio sul Mar Rosso nel quadro del suo ambizioso progetto di espansione geopolitica neo-ottomana.

A supporto delle RSF vi sarebbero gli Emirati Arabi Uniti, che però continuano a negare ogni loro coinvolgimento nel conflitto. Più recentemente si sarebbe associata anche l’Etiopia, sia pure non formalmente.

L’Arabia Saudita dal suo canto ufficialmente è rimasta neutrale e ha assunto un ruolo di mediatrice fra le parti ma in realtà supporterebbe economicamente le SAF, interessata alla stabilità di un paese che occupa le sponde occidentali del Mar Rosso, a pochi km in linea d’aria dalla città santa de La Mecca e dagli importanti insediamenti costieri aventi anche finalità turistiche in corso di realizzazione nell’ambito del piano di sviluppo “Vision 2030” voluto dal principe ereditario Mohammed bin Salman per diversificare l’economia saudita, ancora troppo legata ai soli introiti petroliferi.

 

Il rischio sistemico e lo scenario futuro

Oltre a ciò il timore di Riad – come pure dell’Egitto, soprattutto – è l’instabilità che potrebbe derivare in tutta la regione da un possibile collasso del Sudan negli sviluppi del quale potrebbero inserirsi gruppi islamisti radicali dalla vocazione terroristica e dunque sommamente pericolosi per la dinastia saudita, e non solo.

Anche Abu Dhabi, peraltro, è interessata ad un posizionamento strategico lungo le coste del Mar Rosso, ed evidentemente questo non può che essere ricercato nelle sue rive occidentali, quindi sudanesi. Ma non solo. Il Sudan è altresì di fatto il granaio emiratino, elemento questo essenziale per un paese che a causa della sua conformazione territoriale è costretto a importare la quasi totalità delle derrate alimentari e a tal fine ha sviluppato una rete di terre coltivate connessa attraverso porti e centri di ramificazione logistica la cui gran parte è allocata proprio nel Sudan.

La competizione crescente fra il Regno e gli Emirati, un tempo alleati e uniti in funzione anti-iraniana dalla comune appartenenza sunnita, sta pertanto estendendosi dopo l’iniziale avvio determinato dallo scoppio, oltre dieci anni fa, di un’altra guerra civile, quella nello Yemen.

Ora però entrambi gli stati sono sotto attacco iraniano e dunque con la comune necessità di rispondere ad esso senza però scendere direttamente in campo. Il comune pericolo e la comune appartenenza sunnita potrebbe ora riavvicinarli. E magari condurre ad un compromesso, ovvero a una spartizione del territorio fra i due generali inflessibilmente contendenti, nel disgraziato Sudan.