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Netanyahu all’Assemblea Onu: non abbiamo altra scelta che vittoria

Roma, 24 set. (askanews) – Una battaglia per la sopravvivenza di Israele, che non avrebbe “altra scelta” se non continuare a combattere, contro l’Iran, Hamas e quelli che considera i loro sostenitori, ma anche contro una campagna internazionale che accusa di rovesciare la realtà presentando lo Stato ebraico come aggressore. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha usato il suo intervento all’Assemblea generale dell’Onu per difendere le operazioni militari israeliane, respingere con forza le accuse di genocidio a Gaza, ringraziare il presidente americano Donald Trump e lanciare furiosi attacchi contro Qatar, Turchia, diversi governi dell’Europa occidentale e il sindaco di New York Zohran Mamdani.

L’arrivo di Netanyahu al podio è stato accompagnato da una protesta vistosa nell’aula dell’Assemblea generale. Decine di diplomatici di numerose delegazioni si sono alzati e hanno lasciato la sala, rimasta semivuota, mentre si levavano cori pro-Palestina. Il presidente di turno ha dovuto richiamare l’aula all’ordine prima dell’inizio dell’intervento. Netanyahu ha reagito definendo “codardi morali” coloro che avevano abbandonato la sala e invitando eventuali altri contestatori ad andarsene immediatamente.

Netanyahu ha presentato la guerra combattuta da Israele negli ultimi anni come l’ultimo capitolo di una lunga lotta per l’esistenza stessa dello Stato ebraico. Israele, ha affermato, continuerà “a difendere il nostro Stato” e “a vincere, perché non abbiamo altra scelta”. Un concetto che ha legato anche alla vicenda di Neria Leiter, riservista israeliano gravemente ferito e figlio dell’ambasciatore israeliano negli Stati uniti Yechiel Leiter, ricordandone un messaggio: “Non abbiamo un altro Paese. È un privilegio difenderlo”.

Il premier ha ricondotto questa percezione di una minaccia esistenziale anche alla guerra del 1967, ricordando che prima del conflitto Israele non controllava Cisgiordania, Gaza o le Alture del Golan e sostenendo quindi che il nodo dello scontro non siano i territori occupati successivamente, ma “l’esistenza di uno Stato ebraico a qualsiasi confine”. Ha inoltre respinto l’accusa di colonialismo, sottolineando le ridotte dimensioni territoriali di Israele e attaccando in particolare le critiche provenienti da Francia e Regno unito. Netanyahu ha poi rivendicato la continuità storica del popolo ebraico nella terra d’Israele, richiamando David, Salomone, Isaia e Geremia e citando anche Mark Twain sulla capacità degli ebrei di sopravvivere alla scomparsa degli imperi dell’antichità.

Un’ampia parte del discorso è stata dedicata all’Iran. Netanyahu ha ricordato di avere tracciato 14 anni fa, proprio dal podio dell’Onu, una “linea rossa” contro la possibilità che Teheran arrivasse a dotarsi dell’arma atomica. Colpire gli impianti nucleari iraniani, ha detto, è stato “molto difficile” dal punto di vista operativo ma “una delle decisioni più facili” prese da primo ministro, perché, ha sostenuto, senza quell’intervento “saremmo tutti morti”. Secondo Netanyahu, Israele avrebbe in questo modo difeso anche Paesi che oggi lo criticano e i cui leader, ha affermato, avrebbero ringraziato in privato il governo israeliano.

In questa battaglia, Netanyahu ha indicato in Trump il maggiore alleato di Israele. “In questa battaglia contro i barbari non abbiamo avuto un partner più grande del presidente Trump”, ha affermato, ringraziandolo per la sua “leadership coraggiosa”. Israele e Stati uniti, ha sostenuto, hanno agito insieme non soltanto per proteggere se stessi ma “per salvare la civiltà”. Il premier ha reso omaggio anche ai piloti americani impegnati contro l’Iran.

Netanyahu ha quindi rivolto un messaggio direttamente alla popolazione iraniana, sostenendo che la vera paura dei “tiranni di Teheran” sia il loro stesso popolo. Ha contrapposto le proteste in Iran a quelle contro Israele nelle capitali occidentali e accusato una parte del movimento internazionale per i diritti umani di ignorare la repressione iraniana. “Il potere del popolo supererà il popolo al potere”, ha affermato, prevedendo la caduta del sistema iraniano a causa delle sue “menzogne”, della “corruzione” e della “crudeltà”.

Durissimo anche l’attacco ai governi europei. Netanyahu ha accusato in particolare leader dell’Europa occidentale di avere scelto di “cedere alle folle antisemite”, preferendo, a suo giudizio, “la debolezza” e “l’appeasement”. Il premier ha posto quindi la questione nei termini di una scelta tra “la fratellanza delle democrazie” e “i Fratelli musulmani”, sostenendo che Israele non intende aspettare che altri Paesi “si risveglino dal loro torpore morale”.

Sul fronte della guerra a Gaza, Netanyahu ha respinto categoricamente le accuse di genocidio. Citando il colonnello americano John Spencer e i suoi studi sui conflitti urbani, il premier ha sostenuto che Israele avrebbe adottato misure per limitare le vittime civili superiori a quelle di qualsiasi altro esercito impegnato in guerre urbane. “Questo è genocidio? Naturalmente no. È l’opposto del genocidio”, ha affermato, accusando quanti sostengono il contrario di “distorcere i fatti” e di invertire i ruoli tra vittima e aggressore.

Da qui l’attacco diretto a Mamdani. Il premier ha sostenuto che, dopo la sua elezione, molti ebrei non si sentano più sicuri a New York e lo ha accusato di avere elogiato persone condannate per sostegno a Hamas e di avere tra i propri amici figure come Hasan Piker. “Vergogna”, ha ripetuto Netanyahu rivolgendosi tanto al sindaco quanto a chi, a suo giudizio, diffonde accuse false contro Israele.

Netanyahu ha chiamato in causa anche il Qatar, accusandolo di spendere miliardi di dollari per diffondere “menzogne” contro Israele attraverso il finanziamento delle università americane e il sostegno a media come Al Jazeera. Secondo il premier, l’obiettivo sarebbe “fare il lavaggio del cervello ai giovani” inducendoli a odiare Israele, gli Stati uniti e l’Occidente.

Altrettanto pesante l’affondo contro la Turchia e il presidente Recep Tayyip Erdogan, accusato da Netanyahu di avere trasformato il Paese nell’ultimo rifugio di Hamas e in un centro di propaganda anti-israeliana. Il premier israeliano ha accusato Erdogan di avere ucciso migliaia di curdi, occupare illegalmente il nord di Cipro, minacciare la Grecia e incarcerare giornalisti. Ha poi sostenuto che il presidente turco invochi quotidianamente la distruzione di Israele e aspiri a controllare Gerusalemme. “No, signore, non lo farà. E’ la nostra capitale eterna”, ha affermato Netanyahu.

Il premier ha infine insistito sull’unità interna di Israele, descrivendolo come “una nazione che combatte per un futuro”, unita al di là delle differenze tra destra e sinistra, giovani e anziani, religiosi e laici. Ha ricordato il fratello Yoni Netanyahu, morto nel 1976 durante l’operazione israeliana di liberazione degli ostaggi a Entebbe, inserendo anche la sua vicenda personale nella lunga continuità della lotta per la sopravvivenza del Paese. E ha concluso tornando al messaggio che ha attraversato l’intero discorso: Israele continuerà a combattere e a cercare la vittoria “perché non abbiamo altra scelta”.

Il lato privato di Alberto Sordi nel docufilm ora su Prime Video

Milano, 24 set. (askanews) – “Alberto Sordi Secret”, il docufilm scritto e diretto da Igor Righetti sulla vita privata dell’attore romano, approda su Prime Video Italia dopo il passaggio nelle sale e un percorso di distribuzione all’estero. L’opera, della durata di circa 90 minuti, ricostruisce soprattutto l’infanzia, l’adolescenza e l’ambiente familiare di Sordi attraverso scene ricostruite, testimonianze, fotografie, registrazioni e materiali d’archivio. La produzione indica inoltre la presenza del film nei cataloghi Prime Video di Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda e Cina.

L’arrivo sulla piattaforma è stato presentato il 23 settembre nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati. L’iniziativa è stata promossa dal presidente della Commissione Cultura Federico Mollicone e aperta dal questore della Camera Paolo Trancassini. Alla proiezione hanno partecipato alcuni degli interpreti, tra cui Fioretta Mari, Maurizio Mattioli, Lorenzo Castelluccio ed Emily Shaqiri, insieme a persone che hanno contribuito al film con ricordi legati a Sordi.

Mollicone ha richiamato in particolare il rapporto tra l’attore e la società italiana. “Alberto Sordi ha saputo cogliere le trasformazioni della nostra società, facendosi sottile interprete del costume nazionale”, ha detto, indicando nel lavoro di Righetti un tentativo di ricostruire l’uomo dietro una vita privata difesa con grande riservatezza.

Righetti, giornalista e conduttore radiotelevisivo oltre che cugino e biografo dell’attore, ha costruito il film attingendo ai propri ricordi e a quelli tramandati dal padre Alessandro e dal nonno Primo, zio di Sordi. “Nel docufilm nulla è fiction, frutto di fantasia: attingo ai ricordi vissuti in prima persona e a quelli tramandati da mio padre Alessandro e da mio nonno Primo”, afferma. Il film utilizza però una parte recitata per mettere in scena episodi del passato: la precisazione di Righetti riguarda dunque, secondo il suo racconto, la derivazione delle vicende da memorie familiari e non l’assenza di ricostruzioni cinematografiche. Filmitalia descrive infatti l’opera come un’alternanza di scene ricostruite, testimonianze e materiale di repertorio.

La narrazione filmica si concentra sugli anni della formazione e arriva fino al ritorno a Roma di Sordi, diciassettenne, dopo il periodo trascorso a Milano. Le sequenze ambientate tra gli anni Venti e Trenta sono state girate in bianco e nero, in formato 4:3, con costumi e automobili d’epoca. Nel cast compaiono anche Emanuela Aureli, Daniela Giordano, Mirko Frezza, Enzo Salvi, Daniele Foresi e Vincenzo Bocciarelli.

Alle ricostruzioni si affiancano testimonianze di persone che hanno conosciuto Sordi o che appartengono al mondo del cinema e dello spettacolo. Tra queste Pupi Avati, Rosanna Vaudetti, Elena de Curtis, Patrizia e Giada de Blanck, Sabrina Sammarini, Rino Barillari e il direttore della fotografia Sergio D’Offizi. La voce narrante è di Dado Coletti. Il materiale documentario comprende filmati dell’Istituto Luce, audio originali e fotografie provenienti dagli album della famiglia Righetti e dagli archivi personali dei testimoni. Filmitalia conferma la presenza nell’opera di repertorio dell’Istituto Luce e di immagini provenienti da archivi familiari e fotografici.

Più che ripercorrere la filmografia di Sordi, il lavoro si concentra su aspetti della personalità e della vita familiare che Righetti considera utili a comprenderne la formazione. Il film affronta il rapporto conflittuale con il padre Pietro, che non voleva che il figlio diventasse attore, gli amori rimasti lontani dalla dimensione pubblica, la gelosia verso i propri beni, l’attrazione per la nobiltà, l’affetto per gli animali e la forte dedizione alla professione. Righetti racconta inoltre il rapporto di Sordi con il sesso, vissuto secondo la sua ricostruzione anche attraverso un senso di peccato, la scelta di avere pochi amici e una vera passione per le case.

Proprio le case e i luoghi frequentati dall’attore costituiscono una parte del racconto. Le riprese hanno raggiunto Castiglioncello, in Toscana, dove Sordi trascorreva periodi nella sua villa estiva, la tenuta del Marchese del Grillo nei pressi di Fabriano e Sgurgola, in provincia di Frosinone, paese legato alla famiglia della madre Maria Righetti. Altre scene sono state realizzate nel Parco archeologico di Ostia antica, a Narni e nella Repubblica di San Marino.

Il rapporto tra vita privata e personaggi cinematografici è uno degli assi scelti dal regista. Righetti sostiene che conoscere abitudini, relazioni familiari e contraddizioni personali possa aiutare a comprendere meglio il modo in cui Sordi osservava la società italiana e costruiva i propri personaggi. È un’impostazione che Mollicone ha ripreso durante la presentazione alla Camera, collegando la dimensione personale alla capacità dell’attore di interpretare trasformazioni e contraddizioni del costume nazionale.

“Alberto Sordi Secret” nasce dal libro “Alberto Sordi segreto. Amori nascosti, manie, rimpianti e maldicenze”, pubblicato da Rubbettino con prefazione di Gianni Canova. Il volume uscì nel 2020, nell’anno del centenario della nascita dell’attore; l’editore documentava già nel 2021 la decima ristampa, mentre fonti più recenti riferiscono che il libro è arrivato alla dodicesima.

Righetti lega la pubblicazione di quei ricordi anche a una richiesta che attribuisce allo stesso Sordi. L’attore, racconta, non voleva che episodi della sua vita privata venissero resi pubblici mentre era in vita, ma avrebbe autorizzato i familiari a parlarne dopo la sua morte. “Ci aveva chiesto di condividere ricordi e aneddoti soltanto quando lui fosse andato, come diceva con la sua proverbiale scaramanzia e ironia, ‘in orizzontale'”, ricorda il regista.

Il film è prodotto da Massimiliano Filippini e CameraWorks, con fotografia di Gianni Mammolotti, musiche di Maria Sicari e costumi di Stefano Giovani. Sono state realizzate anche versioni in inglese e spagnolo. “Per realizzare il docufilm non abbiamo chiesto alcun finanziamento pubblico”, afferma Filippini, secondo il quale la produzione si è avvalsa di sponsor privati.

Il percorso del documentario ha attraversato sale italiane, festival e circuiti internazionali. Filmitalia registra, tra gli altri, riconoscimenti come miglior documentario al Miami Cinematic International Fest, all’Eastern Europe Film Festival, all’American Golden Picture International Film Festival, all’Indian Independent Film Festival e ai Rome International Movie Awards. La produzione quantifica complessivamente in 36 i premi ottenuti in Italia e all’estero; il numero, più aggiornato rispetto agli elenchi disponibili nelle banche dati cinematografiche, resta un dato fornito dalla produzione.

Il film è passato anche dalla Festa del Cinema di Roma e dalla Repubblica di San Marino prima della distribuzione sulle piattaforme. Non tutti i riconoscimenti e gli appuntamenti indicati nel materiale promozionale sono documentati con lo stesso livello di dettaglio dalle banche dati indipendenti, ma il percorso festivaliero e diversi premi internazionali risultano registrati da Filmitalia.

“Raccontare l’uomo che si nascondeva dietro la maschera del grande attore significa anche comprendere meglio il suo cinema”, afferma Righetti. “Il senso più profondo del docufilm è impedire che il tempo cancelli la memoria di un artista che ha lasciato un segno irripetibile nella storia del cinema italiano, facendo conoscere anche alle nuove generazioni non soltanto i suoi film e i suoi personaggi, ma l’uomo, la sua storia e ciò che ha contribuito a renderlo unico”.

Festa Roma, ad Alice nella Città 10 registe e premio a Susan Sarandon

Roma, 24 set. (askanews) – Ci saranno molte presenze femminili e molte opere prime nella XXIV edizione del festival Alice nella città che si terrà dal 13 al 25 ottobre parallelamente alla Festa del Cinema di Roma. I direttori Fabia Bettini e Gianluca Giannelli hanno annunciato che al festival dedicato ai ragazzi arriverà Susan Sarandon, per ricevere il Womenlands Award 2026 e per presentare “The Accompanist”, e che Carmen Consoli e Giovanna Mezzogiorno riceveranno lo stesso riconoscimento. “Lei è la Womenlands per eccellenza, un simbolo di libertà, un simbolo di una donna che lotta fuori dagli stereotipi, che è una grande donna oltre che una grandissima attrice” ha detto Bettini.

Alice nella città renderà omaggio anche a Jeremy Render, che sarà protagonista di una masterclass sull’arte della recitazione e riceverà il Premio Speciale della Giuria Giovani. Quest’anno saranno dodici i film del concorso internazionale, fra cui l’italiano “Selfie – Lato B” di Agostino Ferrente e sei opere prime, mentre sette saranno le opere prime nel Concorso Panorama Italia. Dieci le registe donne che arriveranno a Roma a presentare i loro film, sei nel Concorso Internazionale e quattro nel Panorama Italia. “Loro cambiano lo schema per cui l’infanzia e l’adolescenza potrebbe essere un’età incompleta, imperfetta. – ha spiegato Giannelli – Ribaltano questa cosa, sono personalità forti. Quindi io credo che il cinema femminile sa esattamente intercettare questa porta”.

Fra i film più attesi ci sono sicuramente “Idda” di Irene Dionisio, con protagoniste Tecla Insolia e Romana Maggiora Vergano, che sarà il film di apertura della sezione Panorama Italia, e “Se domani non torno” di Paola Randi, il film su Giulia Cecchettin che verrà presentato in anteprima il 23 ottobre.

Anomalia del gallio, INFN: possibile soluzione dopo oltre 30 anni

Milano, 24 set. (askanews) – Potrebbe essere un’approssimazione nei calcoli teorici, e non necessariamente l’esistenza di una nuova particella, a spiegare l'”anomalia del gallio”, il deficit di neutrini osservato da oltre trent’anni in diversi esperimenti. È l’ipotesi avanzata da uno studio condotto da ricercatori delle sezioni INFN di Cagliari e Torino e pubblicato il 24 settembre su Physical Review Letters. Per alcune descrizioni nucleari considerate fisicamente plausibili, il nuovo trattamento può ridurre di circa il 20% la probabilità prevista di cattura dei neutrini, avvicinando il calcolo ai valori osservati.

L’anomalia risale agli anni Novanta. Gli esperimenti GALLEX, ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN, e SAGE, al Baksan Neutrino Observatory in Russia, utilizzavano grandi quantità di gallio per studiare la cattura dei neutrini elettronici. Quando un neutrino viene catturato da un nucleo di gallio-71, un neutrone si trasforma in un protone e si forma germanio-71, insieme a un elettrone. Contando gli atomi di germanio prodotti, i fisici possono risalire al numero di neutrini catturati.

Le misure hanno però restituito sistematicamente un valore inferiore alle previsioni teoriche, con un deficit dell’ordine del 20%. La discrepanza è stata confermata anche dall’esperimento BEST, sempre al Baksan Neutrino Observatory, e ha raggiunto una significatività statistica superiore a cinque deviazioni standard. Tra le spiegazioni proposte nel corso degli anni c’è l’esistenza di un ipotetico quarto neutrino, detto “sterile”. Una sua eventuale scoperta aprirebbe uno scenario di nuova fisica oltre il Modello Standard. Lo studio dell’INFN propone invece di riesaminare il modo in cui viene calcolata la cattura dei neutrini da parte del gallio.

“Il nostro lavoro indica una possibilità differente: l’anomalia potrebbe non derivare da una nuova particella, ma da un’approssimazione incorporata nel calcolo teorico della sezione d’urto di cattura del neutrino”, spiega Matteo Cadeddu, ricercatore INFN e coordinatore dello studio. La sezione d’urto esprime la probabilità che avvenga l’interazione. Nel trattamento convenzionale, le funzioni d’onda del neutrino e dell’elettrone vengono considerate separatamente dalla struttura del nucleo e si assume che rimangano sostanzialmente costanti nel volume nucleare. L’approssimazione semplifica i conti, ma trascura le variazioni spaziali delle funzioni d’onda all’interno del nucleo.

Il nuovo lavoro tratta invece congiuntamente la componente leptonica, relativa al neutrino e all’elettrone, e quella nucleare. Entrano così nel calcolo anche le variazioni spaziali delle funzioni d’onda e le interferenze tra contributi provenienti da zone diverse del nucleo. In alcuni casi questi contributi possono cancellarsi parzialmente e modificare la previsione della cattura. “Il punto importante è che, quando non si separano la parte leptonica e quella nucleare del processo, la struttura spaziale della transizione nucleare può avere un effetto diretto sulla probabilità di cattura del neutrino”, osserva Nicola Cargioli, ricercatore INFN e coautore dello studio. “Per alcune descrizioni nucleari fisicamente plausibili, questo effetto può diventare sufficientemente grande da modificare in modo significativo la previsione teorica”.

Il risultato non chiude però la questione. Gli autori indicano un meccanismo capace di rendere compatibili teoria e osservazioni, ma la sua effettiva capacità di spiegare l’anomalia dovrà essere verificata con calcoli più dettagliati della struttura dei nuclei coinvolti. “Il risultato non dimostra ancora definitivamente che l’anomalia del gallio sia dovuta a un’approssimazione”, sottolinea Luca Ferro, dottorando all’Università degli Studi di Cagliari e ricercatore INFN, coautore dello studio. “Il passo successivo sarà quello di verificare questa possibilità attraverso calcoli microscopici di struttura nucleare, che permettano di determinare con maggiore precisione come avviene la transizione di neutrini ed elettroni nei nuclei di gallio e germanio”.

“Se questa interpretazione fosse confermata, le conseguenze andrebbero ben oltre la spiegazione dell’anomalia del gallio”, conclude Cadeddu, rimarcando che “lo stesso tipo di effetto potrebbe infatti essere rilevante anche in altri processi nucleari deboli, dalla cattura elettronica al decadimento beta fino alle interazioni neutrino-nucleo, aprendo la possibilità di osservare effetti finora trascurati”.

Immagine: APS-Alan Stonebraker

Cristina Scabbia: pazza del Lucca Comics, il mio avatar in Luke e Clea

Milano, 24 set. (askanews) – Cristina Scabbia, cantante della band metal italiana Lacuna Coil e gamer, racconta ad askanews il suo rapporto col Lucca Comics&Games.

“Il mio rapporto con Lucca Comics dura ormai da tantissimi anni, credo che la prima volta che ci sono stata fosse il 94-95 e da allora me ne sono pazza mente innamorata – dice – Abbiamo avuto l’opportunità di lavorare insieme a Lucca Comics per moltissimi eventi, posso sicuramente ricordare il concerto dei Lacuna Coil, è stato un momento veramente emozionante, abbiamo presentato la copertina ufficiale di Batman per DC, l’abbiamo presentata proprio a Lucca Comics, abbiamo presentato il nostro primo gioco da tavolo che si chiama ‘Horns Up'”.

Quest’anno la cantante sarà all’evento, dal 28 ottobre al 1 novembre a Lucca, anche sotto forma di avatar.

“Quest’anno sono una degli avatar del nuovo gioco creato da Lucca Comics, ‘Luke&Clea’ e non vedo l’ora di provare lo gioco per vedere se incontro me stessa che racconterò degli aneddoti speciali”.

La cantante ha anche annunciato una collaborazione speciale con una delle ospiti dell’evento, Yoko Kanno, compositrice, arrangiatrice, performer e produttrice musicale celebre, conosciuta in tutto il mondo per le sue colonne sonore di anime, fra cui soprattutto Cowboy Bebop.

“È una creatrice di colonne sonore incredibili del mondo anime – ha detto Cristina Scabbia – lo dico qui praticamente per la prima volta pubblicamente, canterò anche io sul palco con lei il 3 di novembre al Teatro Nazionale di Milano e non vedo l’ora. Sarà un’avventura pazzesca”.

Auto, il governo proroga di 1 anno lo stop al blocco degli Euro 5

Roma, 24 set. (askanews) – Il governo ha prorogato per almeno un altro anno lo stop al blocco su auto e furgoni Euro 5 con motorizzazione diesel. Una misura che per l’immediato evita di lasciare senza mezzo privato centinaia di migliaia i lavoratori nelle regioni del bacino padano, in cui sarebbe scattato il fermo.

“Sono molto soddisfatto”, ha affermato il vicepremier e ministro di Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, nella conferenza stampa al termine del Cdm. “Perché per me la politica significa cambiare in meglio la vita dei cittadini. In base a un regolamento europeo di vent’anni fa, noi avremmo dovuto lasciare a piedi, a far data dal 1 ottobre, alcune centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori, che hanno il torto di muoversi con Euro 5 diesel auto e furgoni. Sono circa 4 milioni in Italia i proprietari di Euro 5 diesel – ha rilevato -. Nel bacino padano da subito, dal 1 ottobre, interessato da questa normativa che non ha niente di ‘Green’, ma semmai è ‘black’ sono quasi 1 milione e mezzo, che in caso di accumulo di polveri sottili avrebbero dovuto lasciare in garage il mezzo con cui vanno a lavorare”.

“Il Consiglio dei Ministri ha approvato, su mia richiesta, la proroga di almeno una anno per le regioni del bacino padano (dello stop al) blocco di questi veicoli. Anche perché – ha detto Salvini – in un momento di difficoltà economiche per tante imprese e tante famiglie, avere come risposte ‘nel nome del Green rimani a casa’ non sarebbe stata la soluzione. Io ritengo che se nel 2026 ci sono 4 milioni di italiani che hanno ancora un Euro 5 diesel non lo fanno perché fa chic, lo fanno probabilmente perché non hanno la possibilità economica di cambiare un mezzo che porta loro lo stipendio a fine mese”.

“In questo anno – ha concluso – le regioni interessate hanno il tempo per fare quegli interventi di mitigazione ambientale che dal nostro punto di vista non posso essere ‘lascia a casa il mezzo’, ma saranno di altro genere”.

Auto, Salvini: bene stop blocco Euro 5, miglioriamo la vita ai cittadini

Roma, 24 set. (askanews) – In una fase come quella attuale di difficoltà e economiche, lasciare a casa centinaia di migliaia di italiani che hanno auto o furgoni diesel Euro 5 “non sarebbe stata una soluzione”: per questo il governo ha approvato una proroga di almeno un anno dello stop al blocco su questi veicoli. Lo ha spiegato il vicepremier e ministro di Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri.

“Sono molto soddisfatto – ha detto – perché per me la politica significa cambiare in meglio la vita dei cittadini. In base a un regolamento europeo di vent’anni fa, noi avremmo dovuto lasciare a piedi, a far data dal 1 ottobre, alcune centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori, che hanno il torto di muoversi con Euro 5 diesel auto e furgoni. Sono circa 4 milioni in Italia i proprietari di Euro 5 diesel – ha rilevato -. Nel bacino padano da subito, dal 1 ottobre, interessato da questa normativa che non ha niente di ‘Green’, ma semmai è ‘black’ sono quasi 1 milione e mezzo, che in caso di accumulo di polveri sottili avrebbero dovuto lasciare in garage il mezzo con cui vanno a lavorare”.

“Il Consiglio dei Ministri ha approvato, su mia richiesta, la proroga di almeno una anno per le regioni del bacino padano (dello stop al) blocco di questi veicoli. Anche perché – ha detto Salvini – in un momento di difficoltà economiche per tante imprese e tante famiglie, avere come risposte ‘nel nome del Green rimani a casa’ non sarebbe stata la soluzione. Io ritengo che se nel 2026 ci sono 4 milioni di italiani che hanno ancora un Euro 5 diesel non lo fanno perché fa chic, lo fanno probabilmente perché non hanno la possibilità economica di cambiare un mezzo che porta loro lo stipendio a fine mese”.

“In questo anno – ha concluso – le regioni interessate hanno il tempo per fare quegli interventi di mitigazione ambientale che dal nostro punto di vista non posso essere ‘lascia a casa il mezzo’, ma saranno di altro genere”.

Scuola, Schlein: decreto vergognoso, cacciano bambini stranieri da classi

Roma, 24 set. (askanews) – “È un decreto vergognoso, che prova a nascondere dietro una nuova bandiera ideologica l’incapacità del governo di dare risposte ai problemi concreti della scuola pubblica”. Lo dice la segretaria Pd Elly Schlein. “La scuola è aperta a tutti, come dice la nostra Costituzione. Ciò che esce dal consiglio dei ministri di oggi conferma che il governo Meloni vive su un altro pianeta rispetto al Paese reale”.

“In questi giorni – sottolinea – le famiglie italiane sono preoccupate per le condizioni degli edifici scolastici – solo nell’ultimo anno 68 crolli e 80mila infortuni- , per gli oltre 500 euro da spendere per i libri di testo, mentre gli stipendi degli insegnanti italiani restano tra i più bassi d’Europa”.

Eppure “di fronte a tutto questo la risposta del governo è cacciare dalle classi i bambini stranieri. Ma chi pensano di prendere in giro? Dopo 4 anni di tagli e nessun investimento serio sull’edilizia scolastica, si inventano una nuova caccia alle streghe sulla pelle dei più piccoli, indicandoli come bersaglio”.

Scuola, Meloni: decreto di buonsenso, evita le classi ghetto

Roma, 24 set. (askanews) – “Oggi abbiamo approvato in Consiglio dei Ministri il decreto sulla scuola. Un limite del 30% nelle classi per gli studenti che non conoscono adeguatamente l’italiano, più strumenti per imparare la nostra lingua e stop a burqa e niqab a scuola. Strumenti di buonsenso che non dividono, ma aiutano a integrare davvero, evitando classi-ghetto e dando a tutti gli studenti le stesse opportunità”. Lo scrive la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un post sui social.

“È questa la direzione che vogliamo continuare a seguire: una scuola che integra senza rinunciare alle regole, che sostiene chi ha più difficoltà e che mette tutti nelle condizioni di partire dallo stesso punto”, aggiunge.

Paganini e Stradivari Gala 2026, per i 160 relazioni Italia-Giappone

Roma, 24 set. (askanews) – Mentre proseguono le iscrizioni all’edizione 2027 del Premio Paganini, con le preselezioni estere in programma a New York, Shanghai, Tokyo e Berlino, l’illustre Concorso genovese mostra ancora una volta la propria vocazione di polo culturale di eccellenza e motore di relazioni internazionali con un duplice appuntamento, il 2 e il 3 ottobre, a Palazzo Ducale e Palazzo Tursi. L’iniziativa è presentata dallo stesso Premio Paganini, in collaborazione con la Sasakawa Music Foundation, il sostegno di Comune di Genova e della Nippon Foundation, il patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italia e della Fondazione Italia Giappone. L’occasione, ricompresa nel programma “Paganini Abroad” recentemente promosso dal Comitato del Premio Paganini, è costituita dai 160 anni delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone e dalla formale sottoscrizione dell’accordo con la Sasakawa Music Foundation, proprietaria di un’eccezionale collezione di violini e altri strumenti ad arco realizzati da Stradivari e Guarneri del Gesù.

Il progetto apre la rassegna “Ottobre Paganini” del Comune di Genova. Un incontro tra interpreti internazionali e strumenti storici, con musicisti direttamente legati alla storia del Concorso genovese, che proseguirà a Cremona e Siena grazie ai concerti promossi dal Museo del Violino e dall’Accademia Chigiana.

Accanto ai musicisti del celebre “Goldmund Quartet”, composto da Pinchas Adt, Florian Schoetz, Christoph Vandory e Raphael Paratore, nonché ai grandi solisti Benjamin Beilman, Rino Yoshimoto, Timothy Chooi, Reiko Watanabe e Nikki Chooi, con Roberto Arosio al pianoforte, il pubblico, genovese e non, potrà apprezzare veri e propri gioielli della liuteria italiana, come gli Stradivari “Dolphin” del 1714, lo “Jupiter” del 1722, il “Muntz” del 1736 e il Guarneri del Gesù “Ysaye” del 1740, appartenuto al grande violinista belga Eugène Ysaye.

Il 2 ottobre, nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, si terrà un gala unico per repertorio, eccellenza dei solisti e rarità storica ed artistica degli strumenti suonati. L’appuntamento, ad ingresso gratuito su prenotazione, che vedrà la presenza dell’Ambasciatrice del Giappone in Italia, Hikariko Ono, del presidente della Fondazione Italia-Giappone, Umberto Vattani, e del Chairman della Sasakawa Music Foundation, Tamio Kano, che saranno accolti dall’assessore alla Cultura del Comune di Genova, Giacomo Montanari, e dal presidente del Premio Paganini, Giovanni Panebianco. Il programma musicale, elaborato dal Direttore del Premio Paganini, Nicola Bruzzo, per valorizzare tanto la varietà della compagine degli interpreti quanto la straordinaria qualità degli strumenti messi a loro disposizione dalla Sasakawa Music Foundation, accosta repertori e formazioni cameristiche di particolare interesse: dal rarissimo Quartetto per quattro violini di Grazyna Bacewicz al Rondo alla Zingarese di Brahms e dai Cinque pezzi di Shostakovich alla selezione dai 44 Duetti per due violini di Bartók, fino al Finale della Simple Symphony di Britten.

Il 3 ottobre, a Palazzo Tursi, alla presenza della sindaca Silvia Salis, del presidente del Premio Paganini Giovanni Panebianco e del Chairman della Sasakawa Music Foundation Tamio Kano, si terrà invece l’esibizione della violinista giapponese Reiko Watanabe, che avrà il privilegio di suonare, in un programma dedicato a Bach, Paganini e Miyagi, il celebre “Cannone”, realizzato da Bartolomeo Giuseppe Guarneri del Gesù nel 1743. Nell’occasione, oltre all’intervento introduttivo dedicato allo storico violino appartenuto a Paganini e da questi donato alla Città di Genova, avrà luogo la formale sottoscrizione dell’accordo stipulato tra il Premio Paganini e la Sasakawa Music Foundation. Anche in questo caso, l’evento sarà aperto gratuitamente al pubblico su prenotazione.

“La collaborazione tra il Premio Paganini e Sasakawa Music Foundation, in occasione del 160esimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone, testimonia l’incontro tra due Istituzioni che condividono la responsabilità di custodire una straordinaria tradizione musicale e di trasmetterla alle nuove generazioni attraverso l’esperienza viva dell’esecuzione e dell’ascolto”, dichiara il presidente del Premio Paganini, Giovanni Panebianco.

“Da oltre settant’anni, il nostro Premio promuove l’eccellenza del violino e il Giappone occupa un posto speciale in questo percorso: numerosi musicisti nipponici hanno contribuito, con talento, sensibilità artistica e dedizione, a scrivere pagine memorabili della storia del Concorso, conservando un legame che continua ancora oggi a rinnovarsi. L’incontro, a Genova, tra violini storici, veri e propri gioielli della liuteria italiana, e interpreti di straordinario livello internazionale costituisce un ponte ideale verso Tokyo, favorisce conoscenza, stimola dialogo interculturale e reciproco arricchimento. Un evento che si pregia dell’attenzione che, attraverso un personale messaggio, hanno voluto manifestare anche le premier di Italia e Giappone, Giorgia Meloni e Sanae Takaichi. Un caloroso ringraziamento, oltre che alla sindaca di Genova, Silvia Salis, desidero rivolgere alle Autorità Diplomatiche coinvolte, alle Fondazioni Sasakawa, Italia-Giappone e Palazzo Ducale, a Nippon Foundation e a tutti coloro che, specie negli Uffici del Comune di Genova e del Premio Paganini, hanno contribuito a realizzare questo nuovo e suggestivo capitolo dello speciale rapporto tra due popoli geograficamente lontani, ma vicini per cultura, creatività e senso della bellezza”, conclude Panebianco.

Trump riceve Xi in pompa magna, ma gestione rivalità è difficile

Roma, 24 set. (askanews) – Donald Trump ha accolto Xi Jinping alla Casa Bianca con una cerimonia di Stato di grande solennità, nel primo ritorno del presidente cinese alla residenza presidenziale americana da oltre un decennio. Ma dietro il dispiegamento di bandiere, bande militari e uomini delle Forze armate, il messaggio politico della giornata è stato soprattutto quello della ricerca di una stabilizzazione della rivalità tra le due maggiori potenze mondiali: una competizione destinata a continuare, ma che entrambi i leader hanno detto di voler evitare si trasformi in uno scontro.

“La trappola di Tucidide può essere evitata”, ha affermato Xi nel suo intervento alla Casa Bianca, riprendendo il concetto utilizzato per descrivere il rischio di guerra quando una potenza emergente sfida quella dominante. Per il presidente cinese, Cina e Stati Uniti devono “mantenere la linea di fondo del non conflitto e del non confronto”. “Non dobbiamo evitare di parlare di competizione, ma la nostra competizione dovrebbe essere sana e dovrebbe essere mantenuta entro certi limiti”, ha detto. “Dovrebbe essere una corsa in cui si cerca di raggiungersi a vicenda, non una lotta in cui uno vince e l’altro perde”. Pechino e Washington, ha aggiunto, possono “certamente trovare la strada giusta perché due grandi Paesi possano convivere su questo pianeta che entrambi chiamiamo casa”.

Xi ha collegato direttamente questa impostazione alla necessità di ridurre i rischi sul piano della sicurezza. “I nostri due eserciti dovrebbero mantenere un dialogo regolare e migliorare i meccanismi di comunicazione e prevenzione delle crisi”, ha affermato. Il riferimento arriva mentre restano aperti dossier potenzialmente esplosivi, a partire da Taiwan, dalle restrizioni tecnologiche americane e dal confronto strategico nell’Indo-Pacifico. La relazione che Xi e Trump hanno concordato di costruire viene definita da Pechino “costruttiva e caratterizzata da stabilità strategica”, con cooperazione come elemento principale, competizione contenuta e divergenze mantenute sotto controllo.

“Sono pronto a lavorare con lei per guidare la grande nave delle relazioni Cina-Usa lungo una rotta stabile verso il futuro”, ha detto Xi rivolgendosi a Trump. Il presidente cinese ha spiegato di essere arrivato negli Stati Uniti su invito del presidente americano “per portare avanti la nostra amicizia, ampliare la cooperazione e promuovere il benessere dei nostri due popoli”. Cina e Stati uniti, ha aggiunto, “come due grandi Paesi, hanno la responsabilità storica di promuovere lo sviluppo e il progresso dell’umanità”.

Xi ha insistito sulla necessità di “rafforzare la comunicazione”. Le differenti condizioni nazionali e i diversi sistemi politici dei due Paesi, ha osservato, non impediscono che attraverso “un dialogo franco, approfondito e continuo” sia possibile aumentare la comprensione reciproca, “cercare un terreno comune mettendo da parte le differenze” e costruire fiducia. Ha auspicato un’intensificazione dei contatti nei settori diplomatico, economico, finanziario e della sicurezza, oltre che degli scambi tra le rispettive società e tra gli organi legislativi. Ha ricordato anche il rapporto costruito direttamente con Trump: “Il presidente Trump e io ci rispettiamo reciprocamente. Abbiamo costruito un buon rapporto personale e siamo rimasti in contatto”.

Proprio sul rapporto personale ha insistito Trump. Il presidente americano ha parlato della “davvero grande amicizia” costruita con Xi e fondata, ha detto, sul rispetto reciproco e sugli interessi dei due Paesi. Ha ricordato l’accoglienza ricevuta durante la visita a Pechino dello scorso maggio e indicato commercio, sicurezza e tecnologia tra i grandi capitoli del confronto. “Durante questa visita discuteremo anche questioni urgenti riguardanti sicurezza, tecnologia e superintelligenza”, ha detto Trump riferendosi all’Ia. “Le decisioni che prendiamo oggi in questi settori possono promuovere pace e prosperità per decenni e decenni a venire”.

Sull’Intelligenza artificiale Xi ha aperto un altro possibile terreno di cooperazione. “Cina e Stati Uniti sono entrambi grandi Paesi nel campo dell’Ia”, ha detto. “Abbiamo entrambi la capacità e la responsabilità di sviluppare e gestire bene l’Ia, assicurando che il suo sviluppo rimanga sempre sotto il controllo umano e sia al servizio del benessere delle persone”. Nei giorni precedenti il vertice Washington aveva proposto a Pechino anche un meccanismo di notifica reciproca per incidenti legati all’Ia che possano comportare rischi per la sicurezza nazionale.

Xi ha chiesto parallelamente maggiore apertura sul terreno economico. “La porta della Cina resta sempre aperta e accogliamo le imprese americane che vogliono investire e fare affari in Cina”, ha affermato. “Ci auguriamo che le imprese cinesi siano trattate equamente qui negli Stati Uniti”. Gli interessi delle due economie, ha sottolineato, sono ormai “profondamente intrecciati” e lasciano “ampio spazio” per una collaborazione più estesa. Trump ha a sua volta parlato degli sforzi per costruire “una relazione commerciale più equilibrata”, citando il maggiore accesso al mercato cinese per agricoltori e allevatori americani.

Il terreno era stato preparato dai negoziati tra il segretario al Tesoro Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng. Dopo una prima tornata di circa 12 ore a New York, le parti hanno discusso la riduzione dei dazi su categorie di prodotti “non sensibili”, tra cui beni di consumo, prodotti agricoli, energia e dispositivi medici, oltre all’avvio del dialogo sull’Ia e alla messa in funzione del nuovo Board of Trade. Bessent e He hanno poi proseguito il confronto a Washington. Il risultato immediato è stata la proroga fino al 10 gennaio della tregua commerciale che sarebbe scaduta il 10 novembre. Bessent ha lasciato aperta la possibilità sia di un’intesa più ampia sia di un semplice prolungamento dell’accordo esistente.

L’apertura della visita aveva già offerto un segnale del valore attribuito da Trump al rapporto con Xi. Ieri sera il presidente americano si è recato personalmente alla Joint Base Andrews, in Maryland, per accogliere Xi e la moglie Peng Liyuan insieme a Melania Trump, invece di attendere il leader cinese alla Casa bianca. Secondo C-Span, era dal 2015, quando Barack Obama ricevette Papa Francesco, che un presidente americano non accoglieva un leader straniero ad Andrews. Sul tappeto rosso lungo circa 30 metri erano schierate le guardie d’onore, mentre la cerimonia è stata accompagnata dagli inni, dalle salve di cannone e dal sorvolo di due bombardieri B-1.

Questa mattina il cerimoniale si è trasferito alla Casa Bianca. Trump e Melania hanno accolto Xi e Peng sul South Lawn, prima degli interventi dei due presidenti e di una dimostrazione militare. Melania Trump ha scelto un abito nero dal taglio essenziale, mentre Peng Liyuan si è presentata in blu scuro. Le due first lady hanno poi lasciato i presidenti ai colloqui per un programma separato che comprende una visita allo Smithsonian National Museum of Asian Art.

La giornata proseguirà questa sera con la cena di Stato nell’East Room della Casa bianca, alla quale sono attesi anche alcuni dei maggiori protagonisti dell’industria tecnologica americana. Il brindisi sarà accompagnato dallo Schramsberg “Blanc de Noir”, lo stesso spumante californiano legato allo storico brindisi tra Richard Nixon e Zhou Enlai a Pechino nel 1972. Domani Xi e Peng torneranno alla Casa Bianca per un tè privato con Trump e Melania nella Red Room, prima di una visita congiunta ai National Archives, ultimo appuntamento della visita di Stato.

M.O., Abu Mazen: "Israele vuole cancellare presenza palestinese"

Roma, 24 set. (askanews) – Il presidente palestinese Mahnous Abbas (Abu Mazen) ha accusato Israele di volersi espandere attraverso “il suo progetto coloniale volto a creare il cosiddetto ‘Grande Israele’ e di voler cancellare la presenza palestinese”.

Nel suo intervento da remoto all’Assemblea generale dell’Onu, Abu Mazen ha affermato che “quanto sta accadendo a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est non sono eventi separati, ma parte di un piano coloniale, volto a rendere la vita sempre più difficile ai palestinesi nella loro terra e a costringerli ad abbandonarla”.

Fitwalking for AIL, a Roma presentata la nuova edizione

Roma, 24 set. (askanews) – Si è tenuta presso il Circolo del Tennis del Foro Italico la Conferenza stampa nazionale dell’AIL per presentare la decima edizione della Fitwalking for AIL, la camminata solidale non competitiva che domenica 27 settembre coinvolgerà 40 città italiane, da Nord a Sud. L’iniziativa, nata nel 2017, raccoglie fondi per sostenere la ricerca scientifica sui tumori del sangue, l’assistenza ai pazienti e il supporto alle loro famiglie.

“Questo evento è fondamentale, perché oggi l’attività fisica rientra a pieno titolo nella terapia. Promuovere il movimento significa ridurre i tumori: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, l’attività fisica ne abbatterebbe il numero del 30%. Ecco perché questa camminata solidale che unisce 40 città e migliaia di cittadini e volontari vuole lanciare un messaggio forte sia all’opinione pubblica che alle istituzioni” ha dichiarato Giuseppe Toro, Presidente Nazionale di AIL.

La Fitwalking for AIL promuove anche l’importanza dell’attività fisica per i pazienti ematologici, in un contesto in cui i progressi della ricerca hanno migliorato le possibilità di cura di leucemie, linfomi e mielomi.

“Domenica 27 arriva la decima edizione della Fitwalking, un appuntamento importantissimo per AIL Roma perché capace di riunire quasi duemila persone. Non si tratta solo di pazienti o dei loro familiari: sono i cittadini romani in prima persona a sentire il valore di questo appuntamento. Ricordo ancora l’emozione dello scorso anno nel vedere quella marea di magliette azzurre al Parco dei Daini… È la prova che, per fortuna, in un mondo attualmente non così meraviglioso, il valore del volontariato esiste ancora” ha aggiunto Maurizio Martelli, Direttore UOC Ematologia dell’Azienda Policlinico Umberto I.

“Questi eventi testimoniano l’immenso valore che il volontariato riveste nel sostenere l’attività scientifica e assistenziale dell’ematologia. Tutto ciò che è stato costruito in Italia negli ultimi 40 anni deve tantissimo al ruolo dei volontari e al supporto che hanno offerto alla vita dei nostri pazienti. Un aiuto fondamentale sotto molteplici aspetti: dall’accompagnamento nei percorsi di cura spesso affrontati in trasferta e lontano da casa fino al sostegno concreto allo sviluppo della ricerca ematologica nel nostro Paese” ha concluso Alessandro Rambaldi, Direttore Scientifico della Fondazione per la Ricerca-FROM dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Dal 28 settembre all’11 ottobre si terrà infine la Fitwalking for AIL Digitale, iniziativa che coinvolgerà i dipendenti di BeOne, Kyowa Kirin e TeleConsul Editore in una “sfida” solidale per sostenere i pazienti con tumore del sangue e le loro famiglie.

Auguri MediaWorld, celebrati a Milano i 35 anni italiani

Milano, 24 set. (askanews) – Trentacinque anni e non sentirli. MediaWorld celebra il traguardo italiano con un evento milanese dove ha ripercorso le tappe fondamentali dell’azienda, dando però anche la direttrice di innovazione e crescita per i prossimi anni. Con traguardo dichiarato al 2030.

“Negli ultimi anni l’azienda è cambiata moltissimo. È diversa rispetto a 35 anni fa, ma si è trasformata soprattutto negli ultimi cinque. È proprio in questo quinquennio che siamo tornati a crescere e a investire in modo significativo sull’online e sulla digitalizzazione, con l’obiettivo di offrire un’esperienza omnichannel avanzata. Ma sono stati anche gli anni in cui siamo tornati ad aprire nuovi punti vendita: dopo un lungo periodo di stabilità, negli ultimi cinque anni abbiamo cambiato passo e ripreso a espanderci sul territorio. L’obiettivo, per il futuro, è proseguire su questa strada, accelerando ulteriormente il ritmo” ha dichiarato Emanuele Cosimelli, CEO di MediaWorld.

Tra gli altri presenti anche la CFO Daria Dodonova, il Chief Commercial Officer Sven Degezelle, il Marketing Director Francesco Sodano e l’ospite d’eccezione Iva Zanicchi. rappresentante unica della musica e della cultura popolare italiana.

“Il nostro piano industriale al 2030 non parte dalle semplici promesse, ma dai nostri numeri e dai nostri risultati. Oggi l’ho raccontato: nei primi tre trimestri le nostre vendite sono cresciute del 5%. Sono davvero contenta, anche perché nei primi tre trimestri dell’anno fiscale ’26 abbiamo aumentato gli investimenti del 16%” ha aggiunto Daria Dodonova, CFO di MediaWorld.

Uno sguardo fugace all’indietro per proiettarsi però al futuro, dove l’obbiettivo di MediaWorld sarà quello di orientare le persone nel comprendere e individuare l’innovazione. Quel legame di fiducia con il cliente, unico e vero pilastro dell’azienda.

Xi: il rapporto Cina-Usa sia caratterizzato da stabilità strategica

Roma, 24 set. (askanews) – Il presidente cinese Xi Jinping ha indicato nel rafforzamento della cooperazione e del dialogo con gli Stati Uniti la strada per garantire stabilità alle relazioni tra le due maggiori potenze. Parlando alla Casa Bianca durante la visita di Stato negli Usa, Xi ha ricordato l’intesa raggiunta con il presidente Donald Trump per costruire una relazione sino-americana “costruttiva e caratterizzata da stabilità strategica”.

“Sono pronto a lavorare con lei per guidare la grande nave delle relazioni Cina-Usa lungo una rotta stabile verso il futuro”, ha affermato Xi rivolgendosi a Trump.

Il presidente cinese ha spiegato di essere arrivato negli Stati Uniti su invito del presidente americano “per portare avanti la nostra amicizia, ampliare la cooperazione e promuovere il benessere dei nostri due popoli”. Cina e Stati Uniti, ha aggiunto, “come due grandi Paesi, hanno la responsabilità storica di promuovere lo sviluppo e il progresso dell’umanità”.

Xi ha quindi sottolineato la necessità di “rafforzare la comunicazione”. Cina e Stati Uniti hanno condizioni nazionali differenti, ha osservato, ma attraverso “un dialogo franco, approfondito e continuo” possono aumentare la comprensione reciproca, “cercare un terreno comune mettendo da parte le differenze” e costruire fiducia.

Il leader cinese ha inoltre ricordato il rapporto personale costruito con Trump. “Il presidente Trump e io ci rispettiamo reciprocamente. Abbiamo costruito un buon rapporto personale e siamo rimasti in contatto”, ha detto.

Xi ha infine auspicato un’intensificazione dei contatti tra i due Paesi nei settori diplomatico, economico, finanziario, della sicurezza e degli scambi tra le rispettive società, sostenendo anche un aumento dei rapporti tra gli organi legislativi di Cina e Stati Uniti.

"Il barocco italiano a Dresda", dal 25 novembre al Museo Napoleonico

Roma, 24 set. (askanews) – Dal 25 settembre 2026 al 10 gennaio 2027, il Museo Napoleonico ospita “Il barocco italiano a Dresda”, un nucleo di disegni e bozzetti realizzati da artisti italiani e sassoni, presenti nella raccolta scientifica del Landesamt für Denkmalpflege Sachsen.

La mostra, curata dall’Landesamt fuer Denkmalpflege Sachsen, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata dal Landesamt fuer Denkmalpflege Sachsen con il sostegno del Ministero delle Infrastrutture e dello Sviluppo Territoriale della Sassonia. Servizi museali a cura di Zètema Progetto Cultura.

Alla metà del XVIII secolo Dresda – la capitale della Sassonia diventata famosa come la “Firenze sull’Elba” per la ricchezza dei suoi tesori artistici – divenne uno dei principali centri della cultura italiana a nord delle Alpi, sotto il regno del principe elettore Friedrich August II (re di Polonia con il nome di August III), e della consorte Maria Giuseppa. Appassionati dell’Italia e dell'”opera seria”, i reali non si limitarono a collezionare capolavori della pittura italiana, come quelli di Raffaello, Correggio, Giorgione o Tiziano, ma attrassero a Dresda numerosi maestri del Bel Paese, tra compositori, cantanti, strumentisti, poeti, scenografi e architetti teatrali.

L’intensa vita culturale alla corte cattolica, nella diaspora della Sassonia protestante, fu promossa in modo determinante anche dai gesuiti italiani. Simbolo di questa stagione della Controriforma è la cattedrale della Santissima Trinità, inaugurata nel 1751 su progetto dell’architetto italiano Gaetano Chiaveri e considerata “l’edificio più romano a nord delle Alpi”. Nonostante i danni subiti nel 1945, il monumento caratterizza ancora oggi il panorama urbano di Dresda, mentre molti degli artisti e degli artigiani italiani che hanno contribuito alla sua realizzazione hanno lasciato la loro impronta anche in altre località attorno a Dresda e in Sassonia.

La corte di August III attirò inoltre pittori, stuccatori, musicisti, ballerini e imprenditori teatrali provenienti dall’Italia, attirati dallo splendore dell'”Età Augustea”. Tra questi spicca il pittore di corte Bernardo Bellotto detto Canaletto, originario di Venezia, le cui magnifiche vedute tramandano in modo unico l’aspetto della città di quel tempo. Parallelamente, studiosi, pittori e architetti di Dresda intrapresero viaggi di studio nel Sud, anche di lunga durata, riportando in patria le loro impressioni.

Il percorso espositivo attinge alla raccolta scientifica del Landesamt fuer Denkmalpflege Sachsen, che conserva numerose testimonianze di questi scambi culturali, tra cui capolavori del disegno architettonico europeo del XVIII secolo. La mostra propone una selezione di disegni e bozzetti architettonici, offrendo uno spaccato di quell’epoca straordinariamente feconda sotto l’aspetto culturale, alla quale Dresda deve in primo luogo la sua fama, che perdura ancora oggi, di città dell’arte e della musica.

Mentre a Dresda è in corso un’ampia retrospettiva dedicata ai dipinti di Correggio provenienti dall’Italia, contemporaneamente a Roma vengono esposti disegni architettonici originali del XVIII secolo provenienti da Dresda. Tra questi figurano opere realizzate proprio a Roma trecento anni fa.

La mostra è articolata in quattro sale. Nella prima sala, intitolata “Roma come modello”, oltre a una presentazione della città di Dresda, sono esposti sei disegni di dettagli interni delle chiese romane di Sant’Ivo alla Sapienza, San Carlo alle Quattro Fontane e Ss. Trinità dei Monti, nonché della Villa Albani. Altri due fogli, particolarmente imponenti, sono opera del futuro capo architetto sassone Julius Heinrich Schwarze, che a Roma copiò il famoso progetto di una chiesa a cupola di Filippo Juvarra e lo traspose a Dresda in un proprio progetto di chiesa.

La seconda sala è dedicata alla costruzione della nuova chiesa cattolica di corte a Dresda, progettata e realizzata dall’architetto romano Gaetano Chiaveri. Oltre a otto fogli di Chiaveri e di altri architetti coinvolti nel progetto, l’opera principale della sala è il disegno a colori dell’altare dell’Annunciazione in Sant’Ignazio, realizzato dalla cerchia di Anton Raphael Mengs, che doveva fungere da modello per un altare a Dresda.

Anche la terza sala è dedicata a Gaetano Chiaveri. Un totale di dieci disegni, in parte di formati straordinariamente grandi, rappresentano progetti per un nuovo palazzo reale per il principe elettore di Sassonia a Dresda.

La quarta sala, infine, è intitolata “Gli italiani a Dresda”. Per la realizzazione degli edifici erano stati chiamati a Dresda numerosi artigiani e artisti italiani. I dodici disegni in totale mostrano i loro progetti per l’architettura e le decorazioni artistiche, ma anche le loro condizioni di vita in città. Particolarmente degni di nota sono i progetti di Giuseppe Galli Bibiena per la decorazione del soffitto della chiesa cattolica di corte e, come pezzo forte, un progetto di Giovanni Antonio Pellegrini per le sue decorazioni pittoriche nello Zwinger di Dresda, considerato il più grande disegno conosciuto del maestro.

Alcune delle opere esposte tornano così, per la prima volta dopo quasi trecento anni, nel luogo in cui furono realizzate.

Lucca Comics: "60 anni di comunità, inclusione e rispetto"

Milano, 24 set. (askanews) – Lucca Comics&Games compie 60 anni e li festeggia con una edizione che unisce la celebrazione di questi sei decenni al racconto del presente delle tante arti che animano la manifestazione, che si svolge dal 28 ottobre al 1 novembre: fumetti, cinema, serie, videogame, giochi, collezionabili.

Il direttore generale dell’evento Emanuele Vietina ha spiegato così ad askanews la forza, l’eredità – “legacy” è il tema di quest’anno – di Lucca Comics. Uno spazio costruito e difeso anno per anno.

“Tenere insieme Lucca Comics&Games è un esercizio molto complicato – ha detto a margine dell’evento di presentazione finale dell’evento che si è svolto a Milano nel giorno del compleanno di Lucca Comics, il 24 settembre del 1966 – Ci sono tanti mondi, tanti mondi editoriali che si rispettano ma che a volte non si parlano. C’è da gestire l’equilibrio delicato con una città rinascimentale e questi sono i nostri valori. ‘Inclusion e respect’ non sono valori generici, sono valori vissuti. Includere le comunità, includere le discipline, rispettare il luogo che è poi quello che eleva la manifestazione. Lucca è sempre riuscita a crescere per quell’approccio temerario e coraggioso che ha sempre avuto di fronte alle sfide”.

Tante le iniziative per celebrare i 60 anni, un’edizione con il patrocinio della Commissione europea e del Parlamento europeo: dalla mostra a Palazzo Guinigi “Lucca Legacy: a comics and games story” al videogioco “Luke & Clea” per vivere la città in modalità pixel game in 16 bit.

Sogin: appalto da 32 mln a tedesca Gns per 5 cask nucleari

Milano, 24 set. (askanews) – Sogin ha aggiudicato alla società tedesca Gns un appalto da circa 32 milioni di euro per la fornitura di cinque contenitori metallici schermanti ad alta resistenza destinati ai rifiuti radioattivi ad alta attività. La commessa riguarda cinque cask della serie Castor HAW28M.

Il contratto, sottoscritto il 31 agosto, rientra nel programma per il rientro in Italia dei residui derivanti dal ritrattamento del combustibile nucleare irraggiato italiano, inviato negli anni scorsi negli impianti di La Hague, in Francia, e Sellafield, nel Regno Unito.

I cinque cask sono alti circa cinque metri, hanno un diametro di 2,5 metri e pesano 115 tonnellate ciascuno. Secondo Sogin, sono conformi alle regolamentazioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) e ai criteri di accettazione degli impianti di La Hague e Sellafield. Contenitori dello stesso tipo sono già utilizzati per analoghe attività in Germania e Svizzera.

I contenitori saranno utilizzati nelle fasi di movimentazione, trasporto e stoccaggio dei rifiuti radioattivi vetrificati ad alta attività.

Ets, Urso: proposta Commissione in direzione giusta ma ancora insufficiente

Roma, 24 set. (askanews) – Come Italia sui meccanismi Ets della Ue “noi riteniamo che la proposta della Commissione si muova finalmente nella direzione giusta, di conciliare gli obiettivi climatici con la sostenibilità industriale, ma che sia ancora una proposta insufficiente a conseguire gli scopi voluti”. Lo ha affermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervendo al Consiglio competitività nella discussione sulla proposta di revisione dell’Emissions Trading System della Ue.

“L’Italia conferma il proprio sostegno al rinvio al 2038 del completamento della progressiva eliminazione delle assegnazioni gratuite. La piena attuazione di tale processo dovrà tuttavia essere sottoposta a valutazioni periodiche, alla luce dell’effettiva capacità del Cbam di prevenire il rischio di fuga di emissioni di carbonio e delle condizioni di competitività dei settori industriali interessati”, ha spiegato.

“Resta inoltre irrisolta, come sottolineava il collega austriaco, la questione della competitività delle produzioni europee destinate ai mercati internazionali. La proposta della Commissione non contempla ancora, infatti, un meccanismo strutturale permanente a sostegno delle esportazioni – ha rilevato Urso -. Meccanismo che noi riteniamo necessario per tutelare le imprese europee che competono sui mercati globali. E preservare quindi, effettivamente, la capacità produttiva industriale dell’Unione”.

“Infine, condividiamo anche le proposte inerenti ad una traiettoria dell’Ets credibile e affidabile fino al 2050, che assicuri una disponibilità sufficiente di quote per coprire le emissioni residue tecnologicamente inevitabili. Una riserva di stabilità del mercato – ha concluso Urso – orientata a prevenire un’eccessiva volatilità e, infine, l’impiego dei proventi degli Ets a sostegno degli investimenti produttivi industriali”.

Energia, Pichetto avverte: ci sono rischi di nuovi rincari

Milano, 24 set. (askanews) – I rischi di nuovi aumenti dei prezzi dell’energia “ci sono tutti”, in un quadro internazionale segnato dalla guerra nel Golfo e dalle difficoltà nel trasporto e nella raffinazione. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, a Tgcom24.

“Il quadro geopolitico ha ridiviso in blocchi, abbiamo le guerre”, ha osservato Pichetto, sottolineando la maggiore vulnerabilità dell’Europa sul fronte degli approvvigionamenti energetici.

L’Italia, ha ricordato il Ministro, ha chiuso 11 raffinerie e complessivamente in Europa ne sono state chiuse 35.

“Avendo chiuso le raffinerie e in questo momento avendo la guerra del Golfo ancora in corso e col blocco sia del trasporto sia della raffinazione, i rischi ci sono tutti”, ha affermato.

I cowboy delle bocce: in California rispetto e passione per il gioco

Sonoma (California), 24 set. (askanews) – Le bocce, sport simbolo della tradizione italiana, hanno trovato in California e più in generale negli Usa, una seconda casa inaspettata. A Santa Rosa, nel cuore della Sonoma County, il Sonoma County Bocce Club trasforma i campi pubblici di Juilliard Park in un punto di ritrovo per centinaia di appassionati, dimostrando come un gioco antico possa vivere una nuova giovinezza oltre oceano.

Mentre in Italia si accendevano polemiche durante Milano-Cortina sul curling, considerato da molti uno sport poco radicato nella cultura nazionale, in California – sede dei prossimi Giochi Olimpici estivi – le bocce prosperavano senza bisogno di discussioni. Il club, attivo da oltre un decennio, organizza campionati regolari e tornei, accogliendo giocatori di ogni livello. La lega, nata nel 2011, conta oggi circa 500 membri che ogni venerdì sera affollano i sei campi disponibili. Tra i volti storici della comunità spiccano Jeanette St. George con il marito Jerry, animatori instancabili di questa passione. “È iniziato con un italiano, molto tempo fa. Aveva il suo negozio di elettrodomestici qui a Santa Rosa. Questo parco è conosciuto come area per le bocce grazie a lui e ai suoi amici”, racconta Jeanette.

“I giocatori di bocce hanno davvero ripulito il parco. Le autorità hanno apprezzato molto la nostra presenza perché abbiamo davvero sistemato il parco”, sottolinea.

La struttura è gestita in collaborazione con il dipartimento Recreation & Parks della città di Santa Rosa, con attività concentrate principalmente da aprile a settembre. Il richiamo del club supera i confini di Santa Rosa, attirando appassionati da tutta la Sonoma County.

“Vengono da Sonoma, Oakmont, Petaluma, Healdsburg”, elenca Jeanette.

Tra i membri più attivi figura anche Lou Chambrone, noto ristoratore ed esempio di come questa passione unisca persone di diverse generazioni e background.

Mentre la California si prepara a ospitare i prossimi Giochi Olimpici, storie come quella del Sonoma County Bocce Club dimostrano come gli sport tradizionali possano trovare nuova vita in contesti inaspettati, creando comunità vibranti attorno a valori di condivisione, rispetto e passione per il gioco. Sonoma è destinazione consigliata da Brand Usa, Visit California e Visit Sonoma County.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio e immagini askanews

Teatro, "Astor – Un secolo di tango" arriva all’Olimpico di Roma

Roma, 24 set. (askanews) – La nuova stagione della danza dell’Accademia Filarmonica Romana si apre mercoledì 30 settembre al Teatro Olimpico, con l’allestimento rinnovato di “Astor – Un secolo di tango”, spettacolo del Balletto di Roma dedicato ad Astor Piazzolla, in scena fino a venerdì 2 ottobre.

Prossimo al traguardo delle 100 recite tra Italia e l’estero, lo spettacolo si presenta in una versione originale che attraversa la vita e l’universo artistico del maestro: la sua musica, gli incontri e le esperienze che ne hanno alimentato la creatività, contribuendo a trasformarlo in una leggenda e nel simbolo di una nuova idea di musica.

A guidare questo percorso, nato dal concept di Luciano Carratoni e con la regia dell’argentino Carlos Branca, sono la musica dal vivo di Mario Stefano Pietrodarchi, al bandoneón e alla fisarmonica, la voce narrante di Vincenzo Bocciarelli e la presenza di Leonardo e Cristina Elias, interpreti della tradizione più autentica del tango, insieme agli otto solisti del Balletto di Roma.

Nato nel 2021 in occasione del centenario della nascita di Piazzolla, “Astor” racconta un viaggio. Ambientato simbolicamente in un porto, un luogo sospeso tra partenze e approdi, tra onde e vento, dove chi parte porta con sé il desiderio di trovare una nuova terra e una nuova possibilità di rinascita. È il viaggio compiuto dai genitori di Piazzolla dall’Italia nei primi del Novecento, ma anche quello, universale, di tutti coloro che nel viaggio hanno cercato e continuano a cercare una nuova speranza.

Il vento e il mare diventanola musica invisibile che accompagna Piazzolla per tutta la vita, sospingendone la ricerca dall’Argentina agli Stati Uniti fino all’Europa, attraverso l’esplorazione e la contaminazione di linguaggi musicali differenti. Da questo incessante processo di ricerca nasce il Tango Nuevo, una rivoluzione capace di fondere tradizione e innovazione, memoria e libertà.

Figlio di migranti italiani, Piazzolla reinterpreta la tradizione trasformandola in ricerca, sperimentazione e modernità, lasciando alla storia un’idea di libertà di cui l’arte, da sempre, si nutre. Una creatività inizialmente ostacolata nella sua Argentina, ma destinata a essere riconosciuta e celebrata in ogni parte del mondo.

È da questa visione che nasce il nuovo allestimento del Balletto di Roma, da sempre impegnato nell’esplorazione e nella contaminazione dei linguaggi della danza. La coreografia di Valerio Longo mette in relazione la tradizione del tango con la danza contemporanea non attraverso la riproduzione delle sue forme iconiche, ma lasciandosi guidare dalla musica di Piazzolla e dagli arrangiamenti originali di Luca Salvadori. Il suo linguaggio coreografico diventa il punto d’incontro tra due mondi: il gesto della tradizione si apre alla libertà del movimento, mentre la contemporaneità ritrova nella tradizione una materia viva da trasformare.

I costumi di Silvia Califano e le luci di Carlo Cerri accompagnano il pubblico in una dimensione scenica senza tempo e senza confini, dove musica, danza e teatro si incontrano e gli abbracci del Tango Nuevo diventano il simbolo di nuovi incontri, nuove speranze e nuove visioni, verso un possibile Nuevo Mundo. Dopo il debutto a Roma, lo spettacolo sarà in scena il 30 ottobre al Teatro San Domenico di Crema e in tournée in altri teatri italiani. La produzione “Astor – Un secolo di Tango” gode del patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Argentina in Italia.

Papa, da domani in Francia: Unesco, Macron e il messaggio all’Europa

Città del Vaticano, 24 set. (askanews) – L’Europa, la pace, le radici cristiane, i giovani. Ed ancora: l’educazione, l’Intelligenza Artificiale, il progresso scientifico. Quindici discorsi, tre città: un viaggio nel cuore del Vecchio Continente. Papa Leone vola in Francia, da domani fino a lunedì 28 settembre per il suo quinto viaggio internazionale (il sesto se si conta quello nella Repubblica di San Marino).

Un viaggio – che si snoda tra Parigi, Lourdes e Metz – carico di significato e che si inserisce in un momento decisivo per il ruolo dell’Unione europea di fronte alle guerre in Ucraina e Medio Oriente, dell’emergenza energetica, e dove il Papa vuole dire una parola, non solo ai leader europei, ma al mondo intero.

Parigi prima di tutto, dove il suo predecessore Francesco non era stato in visita ufficiale, per l’abbraccio ai francesi e l’incontro più politico con il presidente Emmanuel Macron; poi Lourdes – la dimensione più spirituale del viaggio; infine Metz, città natale di Robert Schuman e luogo ‘iconico’ per l’Europa, per un messaggio all’Europa intera.

“Il tema di fondo – ha spiegato il direttore della sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, al briefing di presentazione del viaggio – è quello dell’incontro con la nazione francese, il suo popolo, la storia, la cultura e le radici profondamente cristiane che trovano espressione nella laicità del paese”. “Possiamo aspettarci anche riferimenti ai conflitti in corso in Medio Oriente – ha aggiunto Bruni – sempre particolarmente caro alla chiesa e alla società in Francia”.

PRIMO GIORNO: INCONTRO CON MACRON, VISITA UNESCO, VEGLIA CON GIOVANI

Leone parte domani, venerdì 25 settembre, e avrà subito una prima giornata ricca di appuntamenti. L’arrivo all’Aeroporto internazionale di Parigi/Orly è previsto alle 10. Dopo la la cerimonia di benvenuto, Leone si reca in visita ufficiale dal presidente Emmanuel Macron all’Eliseo. Qui è in programma l’incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico. Già qui è atteso un discorso ricco di contenuti. Nel primo pomeriggio, alle 15, la visita storica all’Unesco, dove ci si aspetta un altro messaggio importante. A seguire è prevista la celebrazione dei vespri con i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i consacrati, le consacrate e i seminaristi, alla Cattedrale di Notre-Dame, riaperta nel 2024 dopo 5 anni di restauri in seguito all’incendio che ha colpito lo splendido monumento in stile gotico. In serata, il Papa abbraccerà i giovani – sono attesi oltre 80mila pellegrini – durante una veglia di preghiera nello “Stade de France” di Saint-Denis.

SECONDO GIORNO: MESSA A PLACE DE LA CONCORDE, TAPPA A LOURDES

Il cuore della seconda giornata in Francia sarà la tappa a Lourdes. Prima del trasferimento, però, ci sarà l’ultimo appuntamento parigino: una messa a Place de la Concorde, dove sono attesi oltre 600mila fedeli, che potrebbero arrivare a un milione in tutta l’area circostante. Nel pomeriggio, alle 17.45, la partenza per Lourdes, con la preghiera – in serata – alla Grotta delle Apparizioni di Massabielle. “Luogo di consolazione per i malati, dove è presumibile che il Papa parlerà di speranza, sofferenza e dolore”, ha spiegato Matteo Bruni.

TERZO GIORNO: MESSA A LOURDES, PROCESSIONE AUX FLAMBEAUX

L’incontro con i vescovi francesi, quello con gli operatori e gli assistiti e la messa nel Santuario di Lourdes. Infine, la recita del rosario e la processione Aux Flambeaux: Leone, pellegrino tra pellegrini. La terza giornata in terra francese sarà per Papa Prevost all’insegna degli appuntamenti ‘consueti’ riservati ai fedeli che si recano in pellegrinaggio a Lourdes, alle pendici dei Pirenei.

QUARTO GIORNO: METZ, MESSAGGIO ALL’EUROPA. “POSSIBILI BILATERALI CON LEADER”

E’ la giornata conclusiva (e forse la più attesa) del viaggio apostolico. Leone vola a Metz. Qui è atteso un messaggio, anche politico, all’Europa intera. Ma c’è di più: il presidente francese, che non parteciperà a nessun appuntamento religioso del Pontefice, ha invitato i leader dei 27 paesi membri dell’Europa e i rappresentanti delle istituzioni europee. Non è escluso che potrebbe arrivare anche Volodymyr Zelenksy. “L’Europa è il cuore del discorso”, ha spiegato Bruni. “A Metz saranno presenti alcuni esponenti di istituzioni europee, ma al momento non abbiamo una lista precisa”, ha aggiunto il direttore della sala stampa della Santa Sede.

“La porta è aperta perché possano esserci eventuali bilaterali” con i leader dei paesi europei, ha aggiunto Bruni, non escludendo quindi la possibilità. “Metz è l’occasione per dire una parola all’Europa in tempi complessi – ha proseguito – è un posto di frontiera, che parla di passaggi, di unità europea, di dialogo fra nazioni diverse, di unità nella diversità e fra diversi. E questo è molto significativo per il tempo in cui viviamo”.

I PAPI IN FRANCIA

Papa Francesco era stato in Francia tre volte (Strasburgo, Marsiglia, Corsica) ma mai con una visita ufficiale al Paese, mentre Benedetto aveva effettuato una sola visita in Francia, in occasione del 150esimo anniversario delle apparizioni di Lourdes. Giovanni Paolo II si era recato sette volte in Francia, otto se si conta il passaggio nei territori d’oltremare. Storico rimase il discorso di Papa Wojtyla all’Unesco il 2 giugno 1980.

Dalì e la moda, una relazione profonda e un artista totale

Milano, 24 set. (askanews) – L’arte e la moda, intrecciate in maniera quasi indissolubile. Palazzo Reale a Milano ha scelto di aprire la Fashion Week con l’inaugurazione della mostra “Dalì e la moda”, un viaggio nel modo dell’artista surrealista spagnolo e della compagna Gala attraverso oltre 200 tra dipinti, disegni, fotografie, abiti, gioielli, accessori, oggetti e filmati.

“Io credo – ha detto ad askanews Laura Bartolomé della Fundaciò Gala-Salvador Dalì, co-curatrice dell’esposizione – che questa mostra sia un’opportunità per scoprire una immagine nuova di Dalì. Perché uno forse può pensare che Dalì è un personaggio, è un artista, è entrambe le cose. E il suo legame con la moda che è raccontato qui in mostra ci fa capire che ancora c’è un’altra parte della sua cosmogonia che non è così conosciuta. E forse in questa mostra vediamo un Dalì come mai lo abbiamo visto fino a oggi”.

In mostra alcune opere importanti di Dalì, che ripercorrono la sua visione onirica e profonda dell’immaginario, ma anche moltissimi vestiti di Gala, realizzati da Chanel, Dior, Cardin o Givenchy. E il guardaroba che si va a comporre si propone come un’immagine della modernità.

“Per quanto la mostra è concepita dalla parte di Dalì e cioè quello che impariamo di Dalì con i suoi rapporti con la moda – ha aggiunto Judith Clark della University of the Arts di Londra, co-curatrice della mostra – inevitabilmente si capisce che siamo di fronte a una collaborazione e così quando la moda anche capisce che prendendo un artista che in qualche modo incorpora il i suoi stessi valori, della rottura dell’uso del passato per il futuro, l’idea della visibilità, dello shock, eccetera, ecco: si capisce che l’artista e la moda sono compagni ideali”.

Prodotta da Palazzo Reale, Civita Mostre e Musei e MondoMostre in collaborazione con la Fundaciò Gala-Salvador Dalì, l’esposizione è promossa dal Comune di Milano che ha voluto coniugare due dei punti di forza della città: la cultura e il fashion. “Significa dare una grande centralità al tema del costume – ci ha spiegato Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura -. In questa settimana così centrale, così importante, significa soprattutto unire questi due linguaggi che per Milano rappresentano qualcosa che ha assottigliato i suoi confini e quindi c’è sempre di più una osmosi tra il mondo della moda e il mondo della cultura. Dalì è la figura che con questa mostra storica, insomma, che ripercorre il suo rapporto con il mondo del costume e della moda e ovviamente ci ruota intorno. Questa è la mostra giusta per aprire la settimana che stiamo vivendo”.

Un altro messaggio che l’esposizione di Palazzo Reale vuole trasmetterci è quello di Salvador Dalì come artista totale, costantemente teso a superare i confini delle varie discipline che ha fatto dalla sua stessa vita un continuo laboratorio creativo, e questo è forse l’aspetto più contemporaneo della sua lezione.

Clima, Mattarella: declino inarrestabile senza urgenti iniziative

Roma, 24 set. (askanews) – “Oggi tacciono molti di coloro che, sino a ieri, irridevano l’allarme per di cambiamenti in atto”, ma “il declino si presenta ugualmente inarrestabile in assenza di urgenti iniziative”. E’ l’allarme lanciato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella a Torino per l’inaugurazione dell’evento si Slow Food “Terra madre e salone del gusto”.

La sostenibilità, ha aggiunto il capo dello Stato è un “grande tema, fonte essenziale per chi abbia a cuore il futuro dei propri figli e nipoti”.

Dire Straits Legacy tornano in Italia, tappe a Milano, Bergamo e Roma

Roma, 24 set. (askanews) – Dopo gli appuntamenti internazionali e la partecipazione al programma televisivo su RAI 1 “Suzuki Jukebox – La Notte delle Hit” all’Inalpi Arena di Torino, i DSL, acronimo di Dire Straits Legacy, tornano in Italia a novembre per tre imperdibili concerti: lunedì 2 novembre a Milano al Teatro Nazionale Italiana Assicurazioni, mercoledì 4 novembre a Bergamo alla ChorusLife Arena e venerdì 6 novembre a Roma all’Auditorium del Roma Convention Center La Nuvola.

Money for Nothing, Sultans of Swing, Romeo and Juliet, Walk of Life, Brothers in Arms, Tunnel of Love sono solo alcuni dei tanti successi che verranno eseguiti dalla All Stars Band formata da Alan Clark alle tastiere e Hammond, inserito come membro dei Dire Straits nella Rock and Roll Hall of Fame insieme a John Illsley e Guy Fletcher; Phil Palmer alle chitarre, che partecipò all’album e al tour mondiale di On Every Street; Mel Collins ai sassofoni, con i Dire Straits nell’album e nel tour di Love Over Gold; Danny Cummings alle percussioni, anche lui presente in On Every Street e nel relativo tour e successivamente per diversi anni nella band di Knopfler.

Frontman del gruppo Marco Caviglia, voce e chitarra, considerato come uno dei migliori interpreti al mondo dello stile unico di Mark Knopfler.

Completano la formazione Steve Walters al basso, Nigel Hopkins alle tastiere, Alex Polifrone alla batteria.

I concerti italiani sono il frutto della collaborazione tra We4Show, società di management e produzione della band da oltre dieci anni, Menti Associate – nota società del live entertainment – per la data di Roma e AD Management per il concerto di Bergamo.

Biglietti: su TicketOne.it, nei botteghini dei teatri e presso i rivenditori autorizzati.

Ucraina, Crosetto sull’allarme droni in Italia ed Europa: "No a benzina sul fuoco"

Roma, 24 set. (askanews) – Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha dichiarato oggi che “non serve a nessuno ulteriore benzina sul fuoco” in merito all’allarme lanciato dal giornale spagnolo El Mundo sull’avvertimento della Cia su possibili manovre di escalation organizzate dalla Russia.

“Non serve a nessuno e non trova alcuna conferma, l’allarme lanciato questa mattina da un quotidiano spagnolo che ipotizza possibili attacchi ad Italia, Spagna e Francia da parte di navi e droni russi”, ha scritto Crosetto su X. “Già viviamo in tempi difficili e ‘nervosi’ e non serve a nessuno ulteriore benzina sul fuoco”, ha rassicurato il ministro della Difesa.

Sugar tax e conseguenze: l’appello di ASSOBIBE

Roma, 24 set. (askanews) – Un freno agli investimenti senza reali vantaggi per la salute e per l’economia. Potrebbero essere questi gli effetti della Sugar tax, introdotta per la prima volta nel 2020 e che, come una spada di Damocle, continua a minacciare l’intero settore delle bibite analcoliche. Nonostante il quasi certo slittamento dell’entrata in vigore, precedentemente previsto per l’1 Gennaio 2027, ASSOBIBE rimarca la preoccupazione che la Sugar tax desta per l’intera filiera.

L’intervista al Presidente ASSOBIBE, Giangiacomo Pierini: “La presenza di questa tassa è sicuramente un freno per le tantissime multinazionali che vogliono investire nel nostro Paese. La Sugar tax pesa moltissimo anche sulle piccole e medie imprese. Il 64% delle imprese aderenti ASSOBIBE sono piccole e medie imprese italiane. Tale percentuale viene giustificata dall’elevata produzione dei territori italiani: le spume o il caffè freddo frizzante calabrese, solo per citarne alcuni”.

Le parole del Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute, Marcello Gemmato: “Il tema è quello della riduzione del consumo consapevole degli zuccheri, che può essere raggiunto non tramite la tassazione bensì attraverso l’informazione. Vi è necessità di comunicare i corretti stili di vita alimentari e puntare sulla prevenzione basata non sulla tassazione, ma su una più diffusa consapevolezza dei pericoli legati all’assunzione, in maniera impropria, di determinate sostanze quali gli zuccheri”.

Nata con finalità sanitarie, la Sugar tax viene oggi definita come ingiusta e controproducente, vista la frenata degli investimenti, da parte delle multinazionali, che ne deriverebbe.

Il commento del Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Sandra Savino: “Per dare una certezza alle imprese è necessario che la proroga dell’entrata in vigore della Sugar tax non diventi perpetua nel tempo. L’impresa, per fare programmazione, ha necessità di certezze. È chiaro che, coerentemente con la linea adottata dal mio Partito nei confronti della Sugar tax, il nostro obbiettivo è l’annullamento della tassa”.

Dando uno sguardo ai numeri, l’impegno da parte delle aziende è evidente: negli ultimi anni lo zucchero immesso in consumo dai protagonisti del comparto è stato ridotto del 44%, con un aumento esponenziale delle bibite sugar free. Il messaggio lanciato dall’incontro è chiaro: continuare l’impegno da parte di tutte le componenti per ridurre i rischi per la salute, con la necessità di soluzioni alternative alla Sugar tax.

Il Papa: dall’IA nuovi pericoli per la sicurezza e la pace

Città del Vaticano, 24 set. (askanews) – “L’intelligenza artificiale può essere utilizzata per la sorveglianza, la manipolazione e la discriminazione. Sofisticate capacità informatiche e armi autonome possono, se sviluppate o impiegate senza adeguate misure di salvaguardia e senza il controllo umano, introdurre nuovi pericoli per la sicurezza e la pace internazionale”: è l’allarme di Papa Leone nel discorso rivolto ai membri della Pontificia Accademia delle Scienze, in occasione della Sessione Plenaria sul tema “The Future of Science in a Changing World”, ricevuti in udienza in Vaticano.

Generali, 18ma in classifica "World’s Best Companies" di Time e Statista

Milano, 24 set. (askanews) – Generali è stata inclusa nella classifica World’s Best Companies 2026, realizzata da Time e Statista, posizionandosi al 18mo posto a livello mondiale. Il risultato, sottolinea una nota della compagnia, colloca il Gruppo nella top 20 globale, “confermandolo come la realtà italiana meglio classificata e tra i principali operatori assicurativi presenti nella graduatoria”.

Il riconoscimento, commenta il Leone di Trieste, “testimonia la capacità di Generali di coniugare crescita, innovazione e creazione di valore nel lungo termine, facendo leva su un modello di business sostenibile e orientato alle esigenze di clienti, dipendenti, investitori e comunità”. Il Gruppo “continua, infatti, a perseguire i propri obiettivi strategici ponendo al centro persone, responsabilità e sostenibilità, elementi fondamentali per affrontare un contesto globale in continua evoluzione”.

La classifica World’s Best Companies 2026 prende in esame 1.000 aziende a livello globale e si basa su tre criteri di valutazione: soddisfazione dei dipendenti, crescita dei ricavi e trasparenza nelle pratiche di sostenibilità. Il ranking combina dati di mercato, valutazioni Esg e i risultati di un’ampia indagine internazionale che ha coinvolto circa 200.000 dipendenti in oltre 50 Paesi, insieme a dati finanziari ed Esg raccolti e valutati da Statista.

“L’inclusione di Generali nella Top 20 mondiale assume particolare rilievo in una graduatoria che valuta aziende appartenenti a diversi settori e aree geografiche. Il riconoscimento conferma la capacità del Gruppo di mantenere elevati standard di performance, investendo al tempo stesso nelle proprie persone, nell’innovazione e in un modello di sviluppo sostenibile. Un approccio che continua a guidare l’esecuzione della strategia ‘Lifetime Partner 27: Driving Excellence'”, conclude la nota della compagnia.

Libri: il 29/9 esce ‘La strada’, esordio di Augusto Rubei con Piemme

Milano, 24 set. (askanews) – Sarà presentato il 29 settembre a Roma, presso la Galleria Alberto Sordi, in un dialogo con la condirettrice del Corriere della Sera, Fiorenza Sarzanini

“Quando mi chiedono cosa mi abbia dato la borgata io rispondo sempre la stessa cosa: tutto. E quando mi chiedono cosa mi abbia tolto, rispondo ancora la stessa cosa: tutto”. Da queste parole prende forma La strada, l’esordio di Augusto Rubei, giornalista e manager della comunicazione, che in un racconto crudo ed empatico ripercorre la storia di Pietro, per tutti “Pietruccio”, un bambino goffo e impacciato che nasce a San Basilio, nella periferia più dura di Roma, dove l’infanzia finisce presto e nessuno ti spiega come si diventa grandi.

Intorno, una generazione di coetanei che sembra destinata a sparire nel nulla, inghiottita dalla paura, dal silenzio, dalla droga. Poi arriva un giorno che Pietro non dimenticherà più. Un giorno che gli mostra che la sua vita può prendere soltanto due direzioni: restare lì, dentro il destino che altri sembrano aver già scritto per lui, oppure cercare un varco, anche minuscolo, e passarci attraverso.

La strada diventa la sua prima scuola. Gli insegna a difendersi, a leggere il pericolo, a non fidarsi delle apparenze. Ma gli insegna anche qualcosa di più feroce e prezioso: che la salvezza, quando non te la consegna nessuno, devi imparare a prendertela.

Così Pietro comincia un percorso improbabile: attraversa mondi che sembravano vietati a uno come lui, fino a entrare nelle stanze più importanti e riservate del Paese. Ma più si allontana, più comprende che il vero riscatto non è dimenticare da dove sei venuto. È riuscire ad andare lontano portandoti dietro, senza vergogna, il punto esatto da cui sei partito.

A partire dal 29 settembre il libro sarà disponibile in libreria e, lo stesso giorno, alle ore 18.30, verrà presentato a Roma, presso la Galleria Alberto Sordi, con un dialogo tra l’autore e la condirettrice del Corriere della Sera, Fiorenza Sarzanini. L’appuntamento sarà anche l’occasione per un confronto sui temi sociali affrontati nel libro.

Augusto Rubei è un giornalista e dirigente d’azienda italiano, esperto di comunicazione e politica internazionale. È stato portavoce del Ministero della Difesa e del Ministero degli Affari Esteri e ha curato alcune tra le più rilevanti campagne elettorali della storia recente. La rivista L’Espresso lo ha definito uno degli spin doctor italiani più influenti degli ultimi anni. ‘La strada’ è il suo primo libro, liberamente ispirato alla sua vita.

Ex Ilva, la Corte di giustizia Ue: no aiuti per l’energia a imprese in difficoltà

Roma, 24 set. (askanews) – “Un’impresa in difficoltà non può beneficiare delle agevolazioni previste a favore delle imprese a forte consumo di energia elettrica o di gas”. Lo stabilisce una sentenza della la Corte di giustizia Ue in merito all’Ex Ilva, arrivata dopo la richiesta da parte del giudice amministrativo italiano alla stessa Corte di una indicazione sulla questione della compatibilità con il diritto dell’Unione dell’esclusione delle imprese sottoposte al regime di amministrazione straordinaria dall’accesso alle agevolazioni previste a favore delle imprese a forte consumo di energia elettrica o di gas.

La Corte precisa che a quale precisa che “gli aiuti per l’energia non devono essere concessi a imprese in difficoltà ai sensi degli orientamenti in materia di aiuti al salvataggio”.

Usa, giudice federale ordina a Trump ripristino accesso alla Casa Bianca ai giornalisti di Cnn, Ms Now e Politico

Roma, 24 set. (askanews) – Un giudice federale ha ordinato al presidente statunitense Donald Trump di ripristinare l’accesso alla Casa Bianca per i giornalisti di Cnn, Ms Now e Politico, stabilendo che il divieto imposto alle tre testate era probabilmente incostituzionale.

Si tratta di un duro colpo per Trump in una delle sue più importanti battaglie contro i media: il giudice distrettuale Tim Kelly ha emesso l’ordinanza nell’ambito della causa intentata dalle testate giornalistiche per contestare il divieto annunciato dal presidente il 18 settembre.

Trump aveva dichiarato sui social che le tre testate “non dovrebbero poter scrivere o riferire costantemente INVENZIONI e BUGIE”, mentre i legali del Dipartimento di Giustizia avevano tentato di giustificare il provvedimento invocando ragioni di sicurezza nazionale.

Musica, "Solo un gioco è?": il nuovo singolo (e video) di LeiKiè

Roma, 24 set. (askanews) – E’ fuori oggi, su tutte le piattaforme, il nuovo singolo e il video di LeiKiè, “Solo un gioco è?” con cui l’artista semina nuovi PAPindizi e annuncia che entro la fine del 2026 uscirà PAPgame, l’attesissimo videogioco ispirato al film d’animazione italiano PAPmusic – Animation for Fashion, scritto da LeiKiè, prodotto da Not Just Music S.r.l., distribuito in streaming da CG Entertainment.

Solo un gioco è? con un ritmo pop ironico e teatrale, invita ad entrare nell’universo surreale e giocoso di PAPgame, combinando una scrittura immediata e volutamente provocatoria, con immagini assurde, personaggi comici, fuori dagli schemi e un ritornello martellante, pensato per essere ricordato e cantato facilmente. Dopo oltre 44 milioni di visualizzazioni mondiali sui social media, più di 3.500 pubblicazioni su media internazionali e 120 contenuti realizzati da creator italiani su TikTok, il terzo videoclip musicale, dopo BREAKING PAPnews e Gioco a PAPmusic Game, aggiunge nuovi tasselli alimentando la curiosità con lo stile inconfondibile e spiazzante di LeiKiè, che è autrice, interprete, regista e anima del progetto che riesce a fondere musica, teatro, moda e ogni genere di forma artistica.

Un disordine creativo dove prende vita il colorato e inclusivo PAPworld con la musica che non si limita ad accompagnare una storia, ma continua a scriverla. Nel nuovo videoclip Lei e Lui, protagonisti del film d’animazione PAPmusic – Animation for Fashion, all’inizio sembrano interpretare una classica “favola” romantica, ma ben presto la storia prende una direzione inaspettata in un mood divertente, irriverente, surreale, energico e volutamente nonsense. Nel PAPword anche la seduzione viene PAPizzata, mentre musica, immagini e gameplay si contaminano continuamente.

Solo un gioco è? con la ripetizione del ritornello, alternando melodia, ritmo e componenti vocali più teatrali, rafforza il carattere immediato e riconoscibile di un progetto che ha trasformato il mistero di PAPgame in un racconto condiviso a livello internazionale. L’artista e regista italiana LeiKiè con la terza canzone e terzo videoclip prodotti da Not Just Music, traccia un percorso musicale non convenzionale che porta a PAPgame, il videogioco ora confermato per Android e iOS in uscita a fine anno .

Ucraina, nove morti in attacchi russi a Kiev e Kharkiv. Droni russi sconfinano in Romania e Moldavia

Roma, 24 set. (askanews) – Il primo ministro ucraino, Serhi Koretsky, ha annunciato che almeno nove persone sono rimaste uccise oggi in attacchi russi a Kiev e nell’oblast di Kharkiv. A Kiev, due persone sono morte e otto sono rimaste ferite. Nella regione di Kharkiv, in mattinata, un drone ha colpito un’azienda agricola a Stara Hnylytsia. Le autorità ucraine hanno riferito di sette morti e dieci feriti tra i dipendenti dell’azienda.

Si registrano inoltre almeno due sconfinamenti di droni rossi. Questa mattina, un drone è penetrato nello spazio aereo romeno prima di schiantarsi vicino a Solca, nel nord del Paese, senza causare vittime né danni, secondo quanto riferito dal ministero della Difesa romeno. Il velivolo ha volato per circa quattro minuti nello spazio aereo romeno prima di cadere in una foresta del distretto di Suceava, senza provocare incendi.

Rilevato dai radar mentre volava in Ucraina, vicino al confine, il drone è entrato in Romania attraverso la parte settentrionale del distretto di Botoani, durante l’attacco russo contro l’Ucraina che ha coinvolto, tra l’altro, 282 droni e diversi missili.

Due F-16 romeni sono decollati ed è stata diramata un’allerta alla popolazione. In precedenza, durante la notte, due F-18 spagnoli impegnati nella missione di polizia aerea della Nato erano decollati dopo il rilevamento di diversi bersagli sul versante ucraino.

“L’attacco massiccio della Russia contro l’Ucraina ha colpito nuovamente la Moldova questa mattina: quattro droni russi hanno violato il nostro spazio aereo e almeno uno è esploso nel nord del Paese”, ha affermato la presidente moldava Maia Sandu su X, mentre diversi droni russi penetravano questa mattina nello spazio aereo della Moldavia e almeno uno di essi esplodeva nella parte settentrionale del territorio. “La guerra della Russia mette in pericolo l’intera Europa. Condanniamo questa guerra e siamo al fianco dell’Ucraina”, ha aggiunto.

Queste incursioni sono avvenute durante un nuovo attacco russo su larga scala contro l’Ucraina nella notte nel corso del quale Mosca ha lanciato 282 droni e diversi missili, secondo l’aeronautica militare ucraina. Anche nella vicina Romania, giovedì mattina un drone è precipitato vicino a Solca, nel nord del Paese, dopo aver volato per circa quattro minuti nello spazio aereo rumeno, secondo quanto riferito dal ministero della Difesa.

Ucraina, la Cia avvisa Italia, Spagna e Francia: la Russia prepara attacchi con droni

Roma, 24 set. (askanews) – L’allerta nei servizi di intelligence della Nato è salita a un livello critico. Secondo quanto scrive El Mundo, la Cia ha formalmente avvertito diversi governi europei – tra i quali quelli di Italia, Spagna e Francia – che la Russia starebbe preparando una possibile escalation attraverso operazioni con droni kamikaze lanciati da navi in acque internazionali per colpire il Vecchio continente.

Secondo fonti vicine al Ministero della Difesa della Lituania e analisti militari consultati, l’operazione utilizzerebbe cargo o navi della cosiddetta ‘flotta fantasma’ russa, posizionate a una distanza compresa tra 200 e 300 chilometri dalla costa mediterranea. Da lì sarebbero catapultati velivoli senza pilota del modello Gerbera, occultati all’interno di container commerciali per evitare di essere individuati in anticipo.

Le intenzioni di Mosca non sarebbero quelle di distruggere massicciamente le infrastrutture, bensì di assestare un colpo a forte impatto economico e psicologico sui Paesi occidentali. Andrius Kubilius, commissario europeo alla Difesa, ha avvertito esplicitamente del rischio concreto che ciò comporta per la stabilità nazionale: “La Russia può lanciare facilmente droni sugli aeroporti spagnoli e danneggiare l’industria del turismo”.

I droni Gerbera – che hanno un’apertura alare di 2,5 metri e una capacità esplosiva compresa tra quattro e cinque chilogrammi, sottolinea il quotidiano spagnolo – sono in grado di sorvolare gli obiettivi a 160 chilometri orari, con un’autonomia fino a 600 chilometri. Un impatto mirato potrebbe provocare la chiusura di aeroporti strategici, seminare il caos nel traffico aereo, provocare incendi in strutture strategiche o violare aree militari.

Gli analisti internazionali hanno sottolineato che la scelta di Italia, Spagna o Francia risponderebbe a un calcolo politico meticoloso. Keir Giles, esperto dell’Accademia della Difesa del Regno Unito, ha avvertito che la distanza geografica dal fronte orientale non offre protezione alla penisola iberica: “L’obiettivo sarà il punto in cui si trova la maggiore vulnerabilità dell’Europa. Paesi come il Regno Unito o la Spagna non hanno investito in sistemi integrati di difesa aerea e antimissile adeguati alla minaccia russa”.

A ciò si aggiunge la vulnerabilità politica delle democrazie mediterranee, tutte con appuntamenti elettorali previsti per il 2027 e con settori politici disposti a strumentalizzare la stanchezza per il conflitto o ad attribuire alla stessa Nato la responsabilità dell’escalation delle tensioni con Mosca.

L’origine dell’allerta risiederebbe nelle informazioni ottenute dall’intelligence statunitense dopo il viaggio compiuto a fine agosto a Mosca dal direttore della Cia, John Ratcliffe. Le conclusioni di quel rapporto, di carattere altamente specifico, sarebbero state trasmesse alle cancellerie europee.

La gravità dell’avvertimento avrebbe provocato movimenti d’emergenza, come la convocazione straordinaria del Consiglio di Difesa in Francia da parte di Emmanuel Macron e il successivo incontro con i leader delle principali forze politiche all’Eliseo. Non si tratterebbe di una tattica puramente ipotetica. Le incursioni di droni russi nello spazio aereo della Nato – come il sorvolo di 19 unità sulla Polonia o i gravi incidenti registrati nell’aeroporto tedesco di Lipsia – dimostrerebbero la volontà del Cremlino di mettere alla prova i limiti difensivi dell’alleanza atlantica senza oltrepassare formalmente la soglia di una dichiarazione di guerra. Qualora il lancio marittimo sulla costa spagnola dovesse concretizzarsi, la Russia trasferirebbe definitivamente la pressione del conflitto ucraino nel cuore stesso del Mediterraneo.

Bce: l’inflazione resterà sensibilmente sopra l’obiettivo a lungo

Roma, 24 set. (askanews) – Nell’area euro l’inflazione “dovrebbe mantenersi su livelli sensibilmente superiori all’obiettivo per un periodo di tempo prolungato”. E a fronte di questo quadro, la Bce ricorda nel suo Bollettino economico come lo scorso 10 settembre il Consiglio direttivo ha deciso di innalzare di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento. “La decisione – si legge – riflette l’impegno a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine”.

In generale per l’area euro “le prospettive si confermano molto incerte, con rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica”. Con l’aumento dei tassi deciso la Bce reputa di mantenere “una posizione favorevole, che consente di affrontare l’incertezza causata dal conflitto”.

Per le future decisioni l’istituzione ribadisce il proposito di fare le sue valutazioni volta per volta, in base ai dati, senza vincolarsi a scelte predeterminate. “Le decisioni saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria. Il Consiglio direttivo non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”.

Onu, Tajani: "contro legge più forte, Italia sceglie forza legge"

Roma, 24 set. (askanews) – “Lo scorso anno, da questo podio, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ricordò che nel mondo erano in corso 56 conflitti armati: il numero più alto dalla Seconda guerra mondiale. Oggi, secondo le stesse fonti, sono 61. È la nuda verità dei numeri”. Ha esordito così, dal podio dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri e vice premier Antonio Tajani.

“Papa Leone XIV ci ha rivolto un monito che l’Italia fa proprio: non dobbiamo abituarci alla guerra. Perché ci si abitua prima alle parole, poi alle immagini, infine alle vittime. E quando la guerra diventa un’abitudine, la pace rischia di apparire un miraggio. Noi non ci rassegniamo”, ha aggiunto il capo della diplomazia italiana.

“Contro la legge del più forte, scegliamo la forza della legge. Contro la politica della forza, scegliamo la forza della politica. Questo è il messaggio che l’Italia porta oggi alle Nazioni Unite. Questa è la missione della diplomazia italiana: costruire ponti, aprire strade, tenere vivo il dialogo anche quando sembra impossibile. Lavorare per la pace, il benessere e la crescita, perché la crescita genera prosperità e la prosperità consolida la pace”, ha sottolineato il ministro degli Esteri e vice premier.

MidTerm, Talarico si consolida al centro. In Texas la sfida si gioca sui moderati

Il 55 per cento degli indipendenti

James Talarico continua a sorprendere. L’ultimo sondaggio Marist lo accredita del 50 per cento contro il 44 del repubblicano Ken Paxton. Ma il numero forse più interessante è un altro: tra gli indipendenti il candidato democratico arriva al 55 per cento.

È presto per trarne conclusioni elettorali. Il margine d’errore è ampio e il Texas rimane un terreno politicamente difficile per i democratici. Ma nella campagna di Talarico si consolida un dato politico ormai riconoscibile: la ricerca deliberata di un linguaggio meno ideologico, capace di conquistare il centro senza rinunciare alla propria 

identità democratica.

Sugli atleti transgender cambia il tono

Il caso più evidente riguarda gli atleti transgender. Nel 2021 Talarico aveva combattuto duramente la legge repubblicana che limitava la loro partecipazione alle competizioni femminili. Oggi la formulazione è più misurata: si dice contrario alla partecipazione quando questa comprometta sicurezza o correttezza della competizione.

Non è un passaggio irrilevante. E qualcosa di analogo avviene sulla transizione dei minori: pur continuando a difendere i diritti delle persone LGBTQ+, Talarico si dichiara favorevole al divieto nazionale degli interventi chirurgici di cambio di sesso sui minori.

Petrolio sì, insieme alle rinnovabili

Egualmente interessante è la posizione sulla politica energetica. Nel 2021 Talarico aveva presentato un Texas Climate Action Act con obiettivi molto ambiziosi di riduzione delle emissioni e nel 2022 aveva affermato che i combustibili fossili stavano «distruggendo il pianeta».

Oggi parla invece di una strategia energetica “all of the above”: petrolio e gas devono restare una componente essenziale dell’economia texana, insieme a eolico, solare, geotermico e nuove tecnologie. E arriva a criticare apertamente quei democratici che parlano di eliminare l’industria petrolifera.

Il centro come terreno di conquista

I repubblicani lo accusano di opportunismo elettorale. Talarico replica che i suoi valori non sono cambiati e rivendica una lunga attività bipartisan nella legislatura statale.

È qui che la sua candidatura diventa politicamente interessante. Talarico non proclama una (improvvisa) conversione di tipo centrista: in realtà, nello scontro elettorale, si consolida al centro, sottraendo alcune questioni alla “guerra culturale” e accettando distinzioni che una parte della sinistra americana aveva respinto.

E mentre, più o meno, cento milioni di dollari di pubblicità repubblicana tentano di dipingerlo come un radicale, quel 55 per cento tra gli indipendenti indica almeno una cosa: è proprio sul ripudio della logica radical-populistache si sta combattendo la battaglia politica texana. Con Talarico in testa.

Politica italiana, questione di gonne

Profumo di donna

Quando gli uomini si avventurano nel “femminile” spesso fanno disastri, perché si tratta di una terra che gli si sgrana sotto i piedi. È colpa di diversi pesi specifici che fanno fatica a misurarsi. Così accade anche per le donne quando credono di poter fare lo stesso viaggio nella certezza di esserne capaci. È la bellezza di un incontro che non sarà mai perfettamente compiuto, la molla che non rinuncia mai al fallimento.

Tajani, in un immaginario consiglio al figlio, suggerisce di scegliere un giorno, rispetto a un possibile scenario, una donna carina ma che debba anzitutto avere le doti della fedeltà al matrimonio e sappia dare stabilità alla famiglia messa in piedi. Fin qui nulla di male, tutt’altro.

Proseguendo nel suo consiglio, le donne più appariscenti sarebbero però più insidiose: come le comete, ti accendono i sogni di un futuro ma poi spengono la luce e non resta altro che il buio. Ecco che nella scelta ci si dovrebbe indirizzare magari verso una ragazza con la gonna eventualmente un po’ più lunga, ma di maggiore affidamento: una sorta di lotta tra avvenenza e credibilità.

Un’affascinante baiadera deve vedersela con la bellezza di una donna di casa, come se le due cose non potessero mai coincidere. Per Tajani, un partito con meno glamour rispetto ad altri ha in realtà requisiti assai più solidi di quelli che, a prima vista, producono maggiori suggestioni e attrazioni.

Tutto potrebbe riassumersi nella celebre battuta di Ferribotte nel film I soliti ignoti: «Femmina cuciniera pigghiala per mugliera, femmina piccante pigghiala per amante».

Il richiamo di Tajani fa un po’ sorridere, visto che il Berlusca sembrava proprio non disdegnare una femminilità ben visibile e non conchiusa a esprimersi in un casale domestico, con tutte le conseguenze note alla cronaca.

Vannacci e la mistica femminile

Su questo tema il prode Vannacci, afflitto dal bisogno di stare ogni giorno sui social media, ha pensato bene di trovare “la terza via”, che non è quella del compianto Berlinguer. Alle gonne più corte o più lunghe lui ci informa che preferisce quelle che non si indossano affatto, così facendo ruggire ogni macho italiano del suo elettorato.

Evidentemente non si perde nemmeno dietro qualche sottana: ci sono affari nei quali conta l’immediatezza e ogni indumento in più è del tutto superfluo. Forse non tiene conto che esistono anche le gonne-pantalone, e allora per questo potrebbe entrare in crisi.

In un film dal titolo Donne con le gonne il protagonista chiude in un casolare la moglie femminista, costringendola solo al cucito e alla cucina. L’attenderanno per questo tre anni di carcere e poi una laboriosa riconciliazione, ma intanto ha dovuto scontare una severa punizione.

Vannacci forse non apprezzerà neanche le donne ormai più vocate all’uso dei pantaloni, che gli ricorderanno la celebre maschera veneziana della commedia dell’arte. Poco a che vedere con san Pantaleone, il cui tratto principale era quello di essere “tutto misericordioso”, decisamente poco in linea con i risoluti apprezzamenti del leader di Futuro Nazionale.

Una possibile soluzione

Forse sarà possibile dare a quest’ultimo un suggerimento da seguire in pieno spirito militare. Posto ormai che “l’ibrido” va di moda, tenga conto che il kilt è quella divisa dei reparti scozzesi adottata nell’esercito britannico nel XVIII secolo.

Quest’abbigliamento prevede, secondo la tradizione, di non indossare sotto di esso alcun indumento intimo, a ragione di un’esibizione di virilità, forza e coraggio.

Ecco, stia attento Vannacci a non desiderare un’irruenta spogliazione delle vesti ogni qual volta avvista una gonna, perché poi potrebbe restarci assai male. A volte l’impeto riserva amare sorprese.

Potere, spettacolo e bene comune. Tre modi di servire o tradire i cittadini

Non di rado essa è fonte di problemi più che di soluzioni e, per quanto come cittadini si possa immaginare di fare per cambiarla, resta pur sempre il luogo della rappresentazione simbolica del gap che separa teoria e realtà, idee e azioni, pensieri e comportamenti.

Nell’immaginario collettivo si sono sedimentati da tempo tre modelli di percezione della politica, tre modi di essere che corrispondono ad altrettanti modi di fare.

La politica come esercizio del potere

C’è innanzitutto una radicata e deteriore idea della politica come mero e consapevole luogo di esercizio del potere, una consuetudine alla quale sembra impossibile sottrarsi.

Forse è l’archetipo più frequente al quale siamo tristemente abituati, peraltro con somma desolazione: un universo fatto di mene, intrighi, consorterie, congreghe, al servizio degli interessi di parte e delle convenienze, autoreferenziale e lontano anni luce dalla quotidianità del popolo e della sua antropologia – un mondo che peraltro si arroga il diritto e il privilegio di rappresentare – con regole esoteriche che lo rendono incomprensibile e impenetrabile ai più.

La politica intesa come strumento di potere allontana i cittadini dalla vita democratica perché si regge su una concezione oligarchica e privatistica della vita della società e dello Stato.

Sovente i partiti sono assoggettati a queste prassi, dove vige la regola della “cordata”: se vuoi entrare a far parte di quel mondo devi legarti all’ultimo anello della catena, far voto di appartenenza e fedeltà, accettare la logica della spartizione e le incognite di giochi coinvolgenti e spesso – a posteriori – poco puliti, che allettano con carriere prodigiose e veloci conversioni sulle molteplici vie di Damasco.

Poiché questo modo di far politica non vive di autosussistenza ma è un contenitore entro cui convergono e si avvicendano nuovi soggetti, mi vien da pensare che il lato negativo che emerge sia il risultato di una sua sovrapposizione con i modelli sociali esistenti: in questo senso la politica esprime in modo quasi speculare i vizi e i difetti della società che finisce per rappresentare.

Il peccato originale di questa spirale autogenerativa è la carenza – di più, la mancanza assoluta – di senso civico e di etica del bene comune: questo spiega perché la “questione morale” – anche se in modo recondito, se non occulto – sia posizionata sempre al primo posto nella hit-parade delle urgenze cui mettere mano.

Quando la politica diventa spettacolo

La seconda idea della politica è la declinazione mediatica della politica-potere, la sua più deteriore spettacolarizzazione: è il vestito che porta, la parte che recita in commedia, la sua ostentazione di narcisismo e visibilità. Una debolezza cui è difficile sottrarsi e che ritrovo anche nei fermenti e nei modi di essere e di porsi dei cosiddetti movimenti nuovi.

La “politica-spettacolo” è la conferma del fatto che parole, azioni, comportamenti di coloro che la rappresentano la rendono più simile a una fiction che alla viva realtà, all’ordine naturale delle cose vissute.

Il luogo tipico-ideale dell’apparire più che dell’essere, sia che ciò avvenga nelle sedi istituzionali o in quelle virtuali: perché – da un po’ di tempo – sta prendendo campo e si diffonde un modo nuovo di far politica, fatto di frasi ad effetto, di “cinguettii”, di blog, di effetti speciali, di pose studiate, di forzature volute che usano parole e immagini per convincere, sorprendere, simulare e dissimulare la realtà.

In ciò muovendo e spostando impressioni ed opinioni, radicando linguaggi settari, utilizzando la retorica delle evidenze svincolate dall’onere della prova e dall’uso del pensiero critico, autonomo, libero.

La politica-spettacolo è un prodotto commerciale, un marketing che dà fatturato, una conventio ad excludendum che proietta sullo schermo nuovi modelli di protagonismo istintivo e virtuale: sarebbe interessante approfondire le modalità di reclutamento della classe dirigente, spesso pescata da fatti di cronaca non sempre nobili, da comparsate televisive, senza un minimo retroterra culturale.

Un tempo i capilista erano attinti nel mondo accademico, gente che scriveva libri e si presentava ai congressi con un progetto politico, un’idea di Stato e un modello di società: cavalli di razza di fronte ai molti ronzini attuali.

Per la politica-spettacolo attuale c’è spazio nelle piazze e sul web, ma anche nei cenacoli televisivi: luoghi solitamente celebrativi e lapidari, fintamente dialogici, dove impressiona chi la spara più grossa.

La politica come servizio al bene comune

E c’è – infine – un modo tipico-ideale di vivere e rappresentare la politica che viene tuttavia spesso evocato come una condizione di “dover essere” quasi aprioristicamente teoretica e irrealizzabile, affascinante ma lontana dalle nostre prassi.

È l’idea della politica come strumento per realizzare il bene comune e gli interessi condivisi, dove si respira il senso dello Stato e della gratuità dell’agire, un modello che vive sulla dedizione e si sorregge su una concezione etica della vita, della società e della persona.

La politica dei buoni esempi, dell’integrità morale e dell’attenzione alla vita degli altri.

Per realizzarla servono competenze e responsabilità, senso civico e umiltà, sobrietà nei comportamenti e negli stili di vita, un forte rinnovamento della classe dirigente, la valorizzazione delle persone in grado di esprimere esperienze di coerenza e di testimoniarle.

Una concezione popolare della politica nella quale in molti si ritrovano, ma che necessita di essere ripensata, rimodulata, agita.

Una campagna elettorale senza un disegno?

La campagna elettorale è iniziata tra le reciproche accuse e le inevitabili promesse: si ha come l’impressione di una vistosa assenza di consapevolezza rispetto alla contingenza epocale – fatta di derive incombenti e pericolose – e ad un disegno di ricomposizione di una società disorientata e dai destini incerti che nessuno riesce ad interpretare.

L’italiano impoverito della politica

C’è un modo per misurare quanto sia cambiata la politica senza guardare ai programmi, ai partiti o ai volti: basta ascoltare come parla. Non è solo diventata più artificiale di un tempo. Ha cambiato casa: non nasce più nell’aula del Parlamento o in piazza, ma nello spazio breve e rancoroso degli schermi, e lì ha imparato modi nuovi di parlare.

La retorica del nemico e della vittima

È un linguaggio che pesca nella marginalità. Accarezza desideri inespressi o insoddisfatti – la precarietà del lavoro, l’appiattimento delle aspettative, un futuro che sembra essersi ristretto – ma invece di provare a rispondere a quei desideri li usa come materiale per lo scontro. Cerca la provocazione, la miccia polemica, la vittima da sacrificare pubblicamente per costruirci sopra una narrazione che sembri vincente.

Lo si vede in dibattiti che dovrebbero riguardare l’inclusione e finiscono per diventare terreno di scontro identitario: pensiamo alla proposta, tornata a galla più volte, di classi separate per alunni con disabilità, o al modo in cui il bambino straniero che non parla ancora bene l’italiano diventa, in certi discorsi, il simbolo di un declino da cui difendersi, invece che una risorsa da valorizzare.

Questi temi funzionano proprio perché semplificano un disagio vero – la scuola in affanno, le poche risorse – riducendolo a uno scontro tra “noi” e “loro”.

E il pubblico è sempre meno attrezzato a riconoscere la semplificazione. Leggiamo sempre meno e guardiamo sempre più uno schermo: un contatto veloce, fatto di immagini, che allena poco a seguire un ragionamento articolato.

Quando si parlava, e si ascoltava, di più

Il linguaggio politico di ieri non era per forza più onesto, ma era più ricco di contenuto. Raccontava, metteva a confronto visioni diverse dell’uomo e dei suoi desideri. La piazza non era un luogo di passaggio ma uno spazio vivo, anche se spesso in mano alla folla, alla pancia, alla violenza verbale.

Ci si ascoltava, ci si contestava, e dentro lo scontro restava comunque un pensiero lungo, capace di reggere un’argomentazione dall’inizio alla fine. Quel modo di imparare stando insieme in pubblico è proprio ciò che oggi sembra venuto meno.

Non è solo un’impressione

Chi si è occupato di media e di lingua lo aveva già raccontato. Marshall McLuhan diceva che il medium è il messaggio: la televisione, il giornale, i social non trasportano solo un contenuto, ma gli danno anche una forma, un ritmo. E il ritmo dello schermo è quello dello slogan, non quello del discorso disteso.

Umberto Eco, il 10 giugno 2015, ricevendo la laurea honoris causa a Torino, disse una cosa che fece discutere: i social avevano dato diritto di parola a chi prima si esprimeva solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza fare danni, e che ora aveva lo stesso megafono di un premio Nobel. Era una battuta cattiva, ma il punto restava: allargare la voce pubblica senza filtri critici rischia di appiattire il dibattito invece che arricchirlo.

Un’idea simile ritorna anche in Luca Serianni, che della lingua italiana si è occupato per tutta la vita: il linguaggio pubblico peggiora quando smette di curare la sintassi e l’argomentazione per rincorrere l’effetto immediato. Si vede anche da lì, in fondo, se una lingua sta bene: se chi parla, e chi ascolta, riesce ancora a seguire un ragionamento un po’ complesso senza perdersi.

Chi ci salverà?

Verrebbe da dire che tutto tace, che ogni discorso appassionato sulle grandi sfide del nostro tempo si è appiattito. Forse è così. Ma non è un destino: è l’effetto di scelte precise, su come ci informiamo, su cosa premiamo quando ascoltiamo un politico, su cosa insegniamo a leggere ai più giovani.

E finché sono scelte, resta un margine: quello di pretendere, da cittadini prima ancora che da elettori, un linguaggio che torni a misurarsi con la complessità invece di scioglierla in una misera battuta.

Alla scuola di Giorgio La Pira. La politica come arte di pensare e “essere città”

Pensare la città prima di amministrarla

A quasi 50 anni dalla morte di Giorgio La Pira (e ci si augura che nel 2027 ci siano adeguate iniziative per ricordare la ricorrenza), ritengo che, nell’attuale dibattito sociale e politico, fare memoria del “Sindaco santo” possa essere esercizio fecondo non solo per i cattolici, ma per quanti avvertono il bisogno di alimentare la politica con ispirazioni forti: ideali ed esistenziali.

Affermava La Pira: «Non si vince restando sul piano soltanto economico, sociale e tattico: si vince includendo questi valori nella scala integrale, teologale, dei valori», secondo la prospettiva dell’umanesimo integrale di Jacques Maritain, suggeriva La Pira.

Questa annotazione, al di là dell’autore citato, è importante per dire che la riflessione sulla polis va collocata in un contesto più ampio, che è antropologico e sociale, in quanto chiama in causa il bene della persona e il bene della società. È questa un’indicazione importante per coloro che hanno il compito di amministrare a livello locale o di legiferare e governare a livello nazionale: tutti sono chiamati non a fare filosofia, ma ad avere una filosofia cui ispirare l’azione pratica, in modo tale da dare un senso all’amministrazione della città o al governo del Paese.

In particolare, direi che l’impegno di La Pira è stato caratterizzato dall’esigenza non solo di “amministrare la città” – nel suo caso Firenze – ma anche e prima ancora di “pensare la città”, la civitas. In questo orizzonte si colloca e prende senso l’amministrare, che diversamente si riduce a un puro fatto tecnico senza respiro, per cui, quand’anche risolva problemi, non dà ossigeno alla città. Alla città è invece indispensabile disporre di una “visione”, nella quale i problemi non solo possano essere risolti, ma soprattutto possano essere compresi e colti nella loro complessità.

Non soltanto abitare, ma “essere città”

Proprio tale cultura della città ha portato La Pira a non limitarsi ad “abitare la città” ma, vorrei dire, a “essere città”. E questo significa non semplicemente “risiedere in una città” o “governare una città”, ma creare un tessuto di convivenza caratterizzato, per un verso, da condivisione valoriale, pur nelle differenti concezioni, e, per altro verso, da collaborazione operazionale, pur nelle differenti posizioni.

Più precisamente, “essere città” significa dare vita a un contesto unitario nel rispetto dei diversi orientamenti ideologici e metodologici, far crescere il senso di appartenenza a una comunità, pur senza campanilismi e provincialismi, e implementare la capacità di stare gli uni “accanto” agli altri e operare “insieme” con gli altri, fino a portare attenzione “verso” gli altri: in questi tre avverbi è da vedere il senso più vero dell’essere città.

Infine, aggiungerei che “essere città” comporta alcune convinzioni fondamentali: che la politica è propria della condizione umana (essere politici); che occorre tradurre questa vocazione tutta umana negli specifici contesti esistenziali e sociali (pensare e agire politicamente); e che, a tal fine, alcuni sono chiamati a dedicarsi temporaneamente all’attività politica, da intendere come ruolo da svolgere con competenza (fare politica).

La coltivazione dell’umano

Con questi significati, mi pare che “essere città” si possa ben applicare all’opera civica di La Pira, e si dovrebbe applicare ai politici convinti che la finalità principale della città sia la coltivazione dell’umano, cioè il rispetto della dignità di tutti e di ciascuno e, nel contempo, il perseguimento del bene comune come bene superiore al bene del singolo e pur sempre espressione del bene della persona.

Il bene comune non è infatti la somma di interessi individuali, bensì è il bene della società in quanto composta di persone, perché la socialità non si aggiunge all’individualità, ma con essa costituisce il tutto inscindibile della persona.

La città come organismo vivente

Ebbene, tale convinzione è alla base del personalismo che, per questo, si definisce comunitario e si caratterizza come pluralista, e porta a concepire la città – ecco la cifra di La Pira “politico” – come comunità squisitamente umana, cui attribuire un ruolo “umanistico”.

La Pira configurava infatti la città come “organismo” e, in quanto tale, destinata a crescere, a svilupparsi nella coerenza di una “identità”. Così Le città sono vive, come suona il titolo di una sua raccolta di saggi degli anni Cinquanta, conserva un grande significato anche oggi.

La Pira vi insiste sul senso della città non come agglomerato urbano, bensì come comunità di persone, radicate «negli elementi essenziali della città», per dire che «in una città un posto ci deve essere per tutti: un posto per pregare (la chiesa), un posto per amare (la casa), un posto per lavorare (l’azienda), un posto per pensare (la scuola), un posto per guarire (l’ospedale)».

E – quel che più conta – non si tratta di una somma di elementi, bensì di una realtà organica capace di offrire alle persone una dimora comune che affratella.

Auto: vendite Europa agosto +5,3%, boom Bev. Stellantis +3,5%

Milano, 23 set. (askanews) – Il mercato automobilistico europeo continua a crescere, sostenuto dall’accelerazione delle elettriche e dall’avanzata dei costruttori cinesi. Secondo Acea, l’associazione europea dei costruttori di auto, ad agosto nell’area Ue+Efta+Regno Unito le immatricolazioni sono aumentate del 5,3% a 832.637 unità. Nei primi otto mesi il mercato è salito del 5,8% a 9,19 milioni di vetture.

La spinta principale arriva dalle auto elettriche a batteria, cresciute del 52,2% ad agosto a 243.207 unità, con una quota del 29,2%. Le plug-in sono aumentate del 13,5%, mentre benzina e diesel hanno perso oltre il 23%. Nei primi otto mesi le Bev sono salite del 38,8% a 2,13 milioni. Nella sola UE la quota delle elettriche nel cumulato ha raggiunto il 21,7% dal 15,8% di un anno prima.

Tutti in crescita i cinque principali mercati europei: Regno Unito +13,7%, Spagna +11,8%, Francia +7,4%, Italia +3,2% e Germania +2,6%. Nei primi otto mesi il Regno Unito guida con +9,8%, seguito dall’Italia (+8,5%), dalla Spagna (+6,3%), dalla Germania (+4,8%) e dalla Francia (+3%).

Tra i gruppi, sempre secondo Acea, Volkswagen resta leader europeo nonostante un calo del 3,6% ad agosto. Stellantis ha registrato 109.823 immatricolazioni, +3,5%, con una quota del 13,2%, mentre Renault Group ha ceduto il 4,4%. Nei primi otto mesi Stellantis è cresciuta del 4,7% a 1,36 milioni di vetture, con una quota del 14,8%.

Tra i marchi Stellantis, ad agosto Fiat ha segnato l’incremento più forte, +24,8% a 18.351 auto, mentre Citroen è cresciuta dell’11,5%. In calo soprattutto Alfa Romeo (-23,7%) e Jeep (-14,5%), mentre Peugeot è rimasta sostanzialmente stabile. Nei primi otto mesi Fiat cresce del 28,1% a oltre 240mila unità, Citroen dell’11,1% e Opel/Vauxhall del 7,2%; sul fronte opposto Alfa Romeo perde il 22%, DS il 17,8% e Jeep il 6,5%.

Prosegue il recupero di Tesla che ha chiuso agosto in crescita del 4% a 15.430 immatricolazioni nell’area Ue+Efta+UK. Nei primi otto mesi il costruttore statunitense ha raggiunto 191.787 vetture, +43,3%, portando la quota al 2,1% dall’1,5%.

La crescita più marcata resta però quella dei marchi cinesi. Secondo dati Dataforce riportati da Automotive News, le vendite sono aumentate ad agosto del 111% a 97.639 unità, portando la quota a un record dell’11,7%. Byd è diventato il primo marchio cinese in Europa con 26.103 immatricolazioni, davanti a Chery e Saic. Nei primi otto mesi i brand cinesi hanno venduto 913.703 vetture e portato la quota al 9,9% dal 5,2% di un anno prima.

A sostenere l’avanzata cinese contribuiscono anche le ibride plug-in (Phev) che non sono soggette a dazi aggiuntivi. Le vendite sono triplicate ad agosto, raggiungendo una quota del 34% nel segmento.

Endometriosi: il confronto per il futuro delle terapie

Milano, 23 set. (askanews) – L’endometriosi riguarda in Italia circa 3 milioni di donne, una patologia cronica e infiammatoria che può avere un impatto importante sulla qualità di vita

È proprio partendo da questa complessità che si è sviluppata la conferenza stampa “Endometriosi: linzagolix personalizza la terapia e ridefinisce la cura”, organizzata da Theramex Italia.

Un momento di confronto dedicato all’evoluzione delle opzioni terapeutiche e ai nuovi modelli di gestione della malattia.

Intervista al Prof. Stefano Uccella, Professore ordinario di Ginecologia e ostetricia, Università degli Studi di Verona, Primario di Ostetricia e Ginecologia presso l’Ospedale di Verona e Direttore della Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia – Università di Verona: “Questo farmaco blocca l’attività dell’ovaio: in pratica fa smettere di produrre all’ovaio estrogeni e progesterone, gli ormoni femminili dell’età fertile. Questa cosa di fatto è un’induzione di menopausa, che non è accettabile in una donna giovane e infatti per questo motivo va aggiunta quella che, in termini tecnici, si chiama add-back therapy. Di fatto è una terapia ormonale fatta di estrogeni naturali e progesterone che permettono alla donna di non avere i sintomi della menopausa.”

Una novità che si inserisce in un percorso orientato a una maggiore personalizzazione delle cure, tenendo conto delle caratteristiche e delle esigenze delle singole pazienti.

Intervista a Fabrizio Savoldi, General Manager Theramex Italia: “Da sempre l’impegno di Theramex è quello di offrire soluzioni innovative per la cura della salute della donna a 360 gradi, dalla età giovane all’età adulta. Obiettivi raggiunti o obiettivi da raggiungere? L’obiettivo raggiunto è sicuramente quello di oggi, che è il lancio di linzagolix nell’indicazione in endometriosi, ma il nostro impegno non si ferma: gli obiettivi futuri saranno quelli di continuare a supportare clinici, istituzioni e pazienti per migliorare la cura della salute della donna.”

L’obiettivo è dunque quello di rendere la gestione dell’endometriosi sempre più personalizzata, intervenendo sui sintomi e puntando a un miglioramento concreto della qualità di vita delle donne.

Paradosso San Francisco: Faraoni e robotaxi sotto lo stesso cielo

San Francisco (California), 23 set. (askanews) – Dopo aver fatto registrare oltre 400.000 visitatori a Roma, la mostra “Treasures of the Pharaons” arriva a San Francisco, al de Young Museum di Golden Gate Park, fino al 31 gennaio 2027. Più di cento reperti – molti mai esposti prima in Nord America – raccontano tremila anni di civiltà egizia, inclusi oggetti importanti provenienti dalla “Città d’Oro” di Amenhotep III.

Il passaggio dalle Scuderie del Quirinale al de Young non è solo geografico: segna il transito da uno dei palazzi espositivi più prestigiosi d’Europa a un’istituzione americana di primo piano. Il de Young, nato come padiglione permanente dell’Esposizione Internazionale del 1894 e intitolato al magnate dei giornali M.H. de Young, è oggi un protagonista culturale della West Coast. La sua sede attuale, firmata dagli architetti svizzeri Herzog & de Meuron e inaugurata nel 2005, è una sorta di scultura di rame ossidato che sembra emergere dal verde di Golden Gate Park, con una torre-osservatorio da cui lo sguardo spazia sulla città e sull’oceano.

L’esperienza della visita si carica così di una doppia stratificazione temporale. Dentro, la luce calda delle sale accompagna il visitatore tra maschere funerarie, gioielli, stele e frammenti di vita quotidiana dell’antico Egitto, con un allestimento che valorizza la narrazione storica e il dettaglio archeologico. Fuori, il museo è immerso in un parco disegnato all’inizio del Novecento, dove viali intitolati a figure chiave del presente – da John F. Kennedy Drive a Martin Luther King Jr. Drive – disegnano una geografia simbolica della modernità. Attorno, San Francisco mostra il suo volto più contemporaneo: lungo le strade che costeggiano il parco, i robotaxi Waymo sfrecciano silenziosi, guidati da intelligenze artificiali che leggono il traffico in tempo reale. E prendere un Waymo per raggiungere il de Young sembra un modo per vivere in pieno il paradosso della città: un luogo dove i faraoni e i veicoli autonomi coesistono sotto lo stesso cielo. La città è destinazione consigliata da Brand Usa, Visit California e Visit San Francisco.

Da supply chain a ecosistema, le sfide del canale ICT italiano

Roma, 23 sett. (Askanews) – Cinquecentosessantuno milioni di euro contro seicento. È la fotografia che divide l’Italia dalla penisola iberica, dove le cose sono andate meglio, e racconta meglio di qualsiasi discorso lo stato di salute del mercato ICT nostrano. Fermo. I dati raccolti nell’ultimo trimestre parlano di un andamento sostanzialmente piatto dall’inizio del 2025, con variazioni comprese tra +0% e -2% a seconda degli indicatori considerati (Esprinet, Investor Call). E in un comparto hardware ormai maturo la partita vera si gioca da un’altra parte: nei segmenti a maggiore marginalità come Solutions & Services, quelli che mostrano crescita e peso strategico superiori rispetto ai settori più stagnanti. A dare la spinta ci pensano software e intelligenza artificiale gli acceleratori che stanno tenendo in piedi i distributori europei.

Proprio dentro questa trasformazione va letto il cambio di guida di TD SYNNEX Italy, realtà

che fa parte del gruppo global TD SYNNEX (NYSE:SNX), primo distributore di soluzioni IT al

mondo per fatturato e quota di mercato. Dal primo settembre Vincenzo Bocchi ha preso in mano la responsabilità della country italiana in qualità di VP, poco meno di diecimila clienti e circa 350 dipendenti. Dal primo settembre prendo la responsabilità di tutta la parte Country Italia, dopo dodici anni passati in distribuzione con il gruppo , dichiara Bocchi che con un percorso costruito in oltre trent’anni di information technology, ha iniziato in un’azienda che allora fatturava mezzo miliardo in Italia e che oggi ragiona su cifre ben più grandi.

Ma il punto vero è che è cambiato il mestiere stesso del distributore. Il vecchio schema lineare magazzino, credito al canale, logistica ha ceduto il passo a qualcosa di molto più complicato. Oggi quello che era il distributore tradizionale è divenuto l’aggregatore di soluzioni precisa Bocchi e continua siamo passati dall’intermediazione logistica all’orchestrazione dell’ecosistema, con ulteriore specializzazione tecnica e servizi a valore aggiunto .

Non è questione di etichette. Non si parla più tanto di supply chain ormai nel nostro settore quanto di ecosistema, perché è un concetto completamente diverso continua il manager.

E l’ecosistema, per come lo descrive lui, è un intreccio di attori vendor, integratori, startup, clienti finali che non camminano più su una catena a senso unico.

Tre le dinamiche che spingono il riposizionamento. La prima è il consolidamento dei rivenditori, che le stime collocano tra le quindici e le ventimila imprese in contrazione. Poi c’è l’esternalizzazione delle competenze da parte dei vendor. Infine la riduzione dei tier-one nei nuovi contratti. Bocchi tira fuori il caso Microsoft e il passaggio al modello CSP (Cloud Solution Provider): meno partner diretti e con la distribuzione che eroga prevendita, supporto tecnico di primo e secondo livello, formazione certificata. Quelle competenze che una volta i produttori si tenevano strette adesso le chiedono a chi sta in mezzo.

Sull’intelligenza artificiale, invece, il collo di bottiglia lo identifica senza giri di parole. Il problema vero per cui queste soluzioni iniziano a scalare è legato al fatto che oggi tutti fanno il proof of concept e pochissime di queste soluzioni vanno in produzione precisa Bocchi.

Piattaforme e software non mancano di certo. Mancano le persone capaci di calarli nei processi di business reali. Da qui il programma Destination AI, che nel corso di tutto lo scorso anno ha girato l’Italia partendo dalla formazione su tecnologia e mercato per arrivare a colmare il gap sul singolo progetto. Con risultati tangibili: fornitori italiani di soluzioni AI diventati vendor software europei, startup nate al Politecnico di Milano che lavorano in white label su progetti di architettura del dato per il canale.

Che la domanda sia selettiva ma tutt’altro che ferma lo confermano le stime: per l’IT business italiano si parla di un CAGR di circa 8% nel periodo 2022-2025 . Non crescono i volumi indistinti, però crescono le componenti a valore aggiunto, quelle dove la marginalità tiene e dove la competizione si sposta dal prezzo alla capacità di progettare. Sull’hardware puro, i pc e gli endpoint senza servizi attaccati, la guerra resta feroce e il cliente cambia distributore con un clic. Sulle progettualità complesse il legame invece si stringe.

Poi c’è il territorio, e le persone. TD SYNNEX Italy ha sedi a Milano, Roma, Firenze e Lecce, dove il radicamento genera occupazione qualificata. Trovare figure preparate resta un problema, soprattutto nella fascia tra i venticinque e i trent’anni. L’azienda ci prova con stage, un’Academy interna aperta anche a utenti esterni e un modello organizzativo flessibile ereditato dagli anni della pandemia.

Il payoff “Making IT Personal” e il significato del logo ispirato al Nautilus, alla sezione aurea e alla successione di Fibonacci come simbolo di crescita continua sono fonte di ispirazione per il solido nuovo gruppo di distribuzione che si affaccia alla nuova sfida del mercato.Nella struttura capitanata da Bocchi ci sono anche Antonella Baldassarre e Marella D’Avino che hanno dato un forte impulso alla strategia di comunicazione anche con l’apertura del canale TikTok italiano come pilot mondiale per l’employer branding.

Davanti c’è anche una razionalizzazione ancora più spinta dei portafogli vendor e un peso crescente di cloud, sicurezza e AI. Chi riuscirà a passare da fornitore di prodotti a orchestratore di soluzioni troverà spazio in un mercato che, sui numeri complessivi, cresce poco ma seleziona parecchio.

Suppletive, Vannacci "Ponzio Pilato" spinge Giannetta: volete Reggio o Barabba?

Roma, 23 set. (askanews) – Ci sono l’affondo, l’appello e il fuoriprogramma perchè, a un certo punto, nella piazza di Reggio Calabria, dove Futuro nazionale con Vannacci ha organizzato il comizio conclusivo della campagna elettorale per la corsa di Domenico “Mimmo” Giannetta, ex Forza Italia, alle suppletive alla Camera, va via la luce. Telefoni accesi e un coro: “Chi non salta comunista è”. “Ci provano, ma non ci riescono, abbiamo tutte le tv contro e cresciamo ancora” urla l’ex generale appena torna la luce e lo sguardo sulle prime file mette in risalto la giovane, giovanissima età, dei militanti.

“Dicono che io faccio paura ai giovani, ma sono loro ad avere paura” osserva Roberto Vannacci punzecchiando il centrodestra che ha candidato Fabio Roscioli, avvocato romano, tesoriere del partito e legale di fiducia ieri di Silvio Berlusconi, ora della figlia Marina. “Uno calato dall’alto, che non conosce Reggio” e non potrà rappresentarla a Montecitorio, dicono nel partito dell’europarlarmentare.

E proprio su questo punto Vannacci sfida la platea, usando un linguaggio che sarebbe sacrale, se i suoi stessi social non fossero infestati dai meme che hanno come protagonista “Vannaccius”. Eccolo, dunque, ricalcare alla bisogna la celebre domanda, riportata dai Vangeli, del governatore romano della Giudea Ponzio Pilato alla folla (“Volete Gesù o Barabba?”): “Vogliono convincervi che se siete stati cornuti in passato dovete continuare ad essere mazziati anche in futuro, scegliendo qualcuno che non vi rappresenta, dovete scegliere tra Reggio Calabria e Barabba. Giannetta è Reggio Calabria”, incalza.

L’ex generale spera che Giannetta “sia il decimo deputato” di FnV a Montecitorio ma comunque vada quello del 27 e 28 settembre, dopo tutti i sondaggi, è il primo test nazionale del partito.

Pd si divide su antisemitismo, minoranza: ma su Ucraina no cedimenti

Roma, 23 set. (askanews) – L’appello di Elly Schlein al centrodestra sull’antisemitismo cade nel vuoto, se la leader Pd ieri sera aveva dato disponibilità a votare il testo a condizione che venga cambiata la definizione di antisemitisimo, il centrodestra fa sapere che non toccherà una virgola del ddl e il ‘no’ dei democratici a questo punto è un dato acquisito. Un esito scontato, che però mette agli atti anche lo smarcamento dei riformisti che ancora non hanno ufficializzato come voteranno, ma che sicuramente non diranno ‘no’ come il resto del partito. Una rottura che la minoranza incassa con rammarico, Piero Fassino parla di “errore”, ma i commenti di altri esponenti riformisti, a microfoni spenti, vanno ben oltre: “E’ l’ennesimo scivolamento verso M5s. A questo punto rimane solo la posizione sull’Ucraina a distinguerci da loro. E su questo non accetteremo sorprese…”.

Il sostegno, anche militare, a Kiev sarà uno dei punti centrali della convention dei riformisti in programma nel fine settimana a Prato, anche perché la linea rossa tracciata da Conte sul no alle armi a Kiev preoccupa molto, proprio alla luce di ciò che è successo sull’antisemitismo. Il Pd al Senato si era astenuto sul ddl, mentre alla Camera la segretaria Schlein e praticamente tutto il resto del partito hanno optato per il no. Solo l’ala che fa riferimento a Stefano Bonaccini e gli ex lettiani, raccontano, sono rimasti prudenti durante il dibattito di ieri sera al gruppo Pd.

Per i riformisti la spiegazione è una sola: “Elly teme di essere scavalcata da Conte su questo, ha ascoltato le sue parole a Nova e non ha voluto lasciargli lo spazio su un terreno molto sentito dalla nostra base”. Una spiegazione di fatto confermata da alcuni parlamentari della sinistra del partito che in Transatlantico, ieri, ragionavano: “Dobbiamo dire no, il nostro mondo altrimenti non capirebbe”, spiegava uno. “Ma Elly lo sa bene”, era la chiosa dell’altro parlamentare.

In assemblea, ieri sera, sono stati Fassino e poi Lorenzo Guerini a proporre la mediazione: asteniamoci tutti, così il partito resta unito. Tesi che non è passata, appunto, la Schlein ha spiegato le ragioni del no e ha rilanciato con l’appello al centrodestra: se cambiano la definizione di antisemitismo, abbandonando quella Ihra e assumendo quella della Dichiarazione di Gerusalemme lo votiamo. La prima definizione, è il ragionamento, rischiava di mettere fuorilegge anche le legittime critiche allo Stato di Israele.

La destra però ha detto no e ora la spaccatura al momento del voto pare inevitabile. Resta solo da capire se i 5 deputati riformisti (Fassino, Guerini, Quartapelle, Merola e Carè) voteranno sì o si asterranno. I dubbi registrati anche tra i bonacciniani e i lettiani hanno spinto i riformisti a prendere tempo, in attesa di capire se si può creare una pattuglia più ampia di astenuti, anziché votare sì, per dare più forza al dissenso rispetto alla linea ufficiale.

Ma, appunto, il vero timore ora riguarda l’Ucraina. Conte dice di non essere disposto a trattare e tra i riformisti sono state notate le parole di Francesco Boccia, l’altro giorno in tv: “Kiev si sostiene in molti modi: sostenendo l’Ucraina in maniera economico finanziario, sostenendo l’Ucraina sul piano della ricostruzione e su questo c’è una discussione aperta molto franca”. Qualche altro esponente della sinistra Pd invece ipotizzava: “Potremmo dire che ribadiamo anche il sostegno militare, ma se entro una data precisa – magari tre o sei mesi – l’Europa non nomina un negoziatore e non parte un vero negoziato smettiamo di mandare armi”. Tutti scenari che la minoranza non è disposta ad accettare: “Questo non lo accettiamo, non possiamo diventare M5s. E a Prato lo diremo chiaramente”.

Il fascino dell’autunno in Val di Fiemme tra foliage e benessere

Cavalese (Tn), 23 set. (askanews) – In Val di Fiemme l’autunno non è una pausa tra due stagioni, ma una stagione a sé, tutta da vivere, tra sport, natura, benessere e sapori.

“La quarta stagione, in un mondo come quello delle Olimpiadi, è qualcosa di unico e di magico, perché la consapevolezza di un territorio finalmente emerge per la qualità di ciò che riesce ad esprimere e lo pone la stagione va per molti chiudendosi – racconta ad askanews Paolo Gilmozzi, presidente dell’Azienda per il Turismo Fiemme-Cembra -. Invece no: per noi la natura non si spegne. Anzi, è tinta di tanti colori che danno una forza e un’attività dove il benessere vero e proprio emerge e ti fa vivere dei periodi incredibilmente belli, rilassanti. E ti dà la carica per poi passare un inverno spettacolare”.

Ottobre e novembre sono i mesi del foliage: così questo magnifico territorio del Trentino, incastonato fra le Dolomiti del Latemar e la Catena del Lagorai, si trasforma in uno spettacolo di colori da assaporare attraverso un’esperienza unica come il Forest Bathing, vero e proprio “bagno di foresta” per rigenerarsi immersi tra i boschi di abete rosso di Cavalese.

Per chi ama lo sport l’appuntamento è a Cembra, patria del curling e terra di medaglie olimpiche, dove per tutto ottobre si può scoprire e provare questa disciplina sul ghiaccio. La Val di Cembra è protagonista anche per l’enogastronomia, con degustazioni, visite nelle cantine e appuntamenti come Dolo-Vini-Miti e il Wine Trekking Gourmet. In Val di Fiemme, invece, torna la Desmontegada delle Vache, le mucche che rientrano dagli alpeggi, ed è possibile anche visitare gli impianti olimpici di Predazzo e del Lago di Tesero. Mentre per i più sportivi c’è la Fiemme UltraSky, con il trail running d’alta quota.

Puntare sull’autunno fa parte di una precisa strategia, mirata a fare della Val di Fiemme una destinazione turistica tutto l’anno. “Ci siamo impegnati molto, assieme a tutto il sistema turistico trentino, per valorizzare l’inizio dell’estate e la fine dell’estate, cercando di non considerarli solo dei momenti di spalla della stagione estiva, ma dando identità e dignità a questi due splendidi momenti dell’anno. E abbiamo organizzato numerosi eventi, numerose attività per rendere il territorio ancora più attrattivo – ci spiega Giancarlo Cescatti, Direttore generale dell’Azienda per il Turismo Fiemme-Cembra – . Il lavoro fatto ci sta dando ragione siamo molto fiduciosi quindi di trasformare la Val di Fiemme in un posto dove fare turismo e venire a fare vacanza tutto l’anno”.

Tra chi ha scelto di vivere la Val di Fiemme anche dopo l’estate c’è la coppia di artisti Stefano Bollani e Valentina Cenni.

“È molto stimolante da tutti i punti di vista essere in Val di Fiemme in un posto così importante per la musica. Ci ritempra, ci permette di nutrirci di bellezza – assicurano -. Si respira musica ovunque. Il silenzio di questo bosco è musicale in realtà. Ci fa star bene, ci nutre, ci permette di aprire dei canali, per cui appunto l’ispirazione sgorga, arriva e la possiamo poi mettere nelle nostre cose”.