Roma, 23 mar. (askanews) – I socialisti e i loro alleati hanno mantenuto il potere nelle quattro principali città francesi – Parigi, Marsiglia, Lione e Lille – in una tornata elettorale locale che offre speranze ai partiti tradizionali in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno. Nella capitale, rispettando i pronostici, l’ha spuntata il candidato socialista Emmanuel Gregoire con il 50% dei voti e senza il testa a testa previsto alla vigilia.
La vittoria di Gregoire a Parigi conferma la reputazione della capitale come città prevalentemente di sinistra. Il suo predecessore, Anne Hidalgo, aveva lasciato il segno con politiche fortemente anti-auto, generalmente apprezzate dagli elettori. La candidata di destra Rachida Dati – ex ministra dal carattere combattivo sotto i presidenti Nicolas Sarkozy ed Emmanuel Macron – si è rivelata una figura divisiva e il suo imminente processo per corruzione potrebbe aver allontanato parte dell’elettorato. A incidere è stato anche il sostegno ricevuto tra i due turni da Sarah Knafo, esponente dell’estrema destra, dopo il suo ritiro dalla corsa.
Anche i nuovi protagonisti dell’estrema sinistra e dell’estrema destra hanno registrato progressi – in particolare a Nizza si impone un alleato di Marine Le Pen, e a Roubaix, nel nord il partito della sinistra radicale La France Insoumise (Lfi).
A Nizza ha vinto Eric Ciotti, leader del partito Udr, una netta vittoria sull’uscente Christian Estrosi, ex esponente LR passato al centro macroniano. Il risultato è stato salutato dal RN come il segnale di una nuova destra emergente, non più frenata da tabù nella collaborazione con Marine Le Pen. Il RN ha inoltre confermato la sua forza nei piccoli centri di provincia, con vittorie a Montargis, Carcassonne e La Seyne-sur-Mer, pur perdendo la guida di Villers-Cotterets, a nord di Parigi.
Ma la principale lezione della serata è stata, secondo degli analisti, il fallimento delle alleanze tra la sinistra tradizionale e LFI, con gli elettori che si sono orientati verso il centro e la destra in storiche roccaforti del Partito Socialista (PS) come Clermont-Ferrand e Brest.
Al contrario, in città come Parigi, Marsiglia e Lille – dove i sindaci socialisti uscenti hanno evitato accordi con l’estrema sinistra, anche a causa delle accuse di ‘ntisemitismo settario’ ivolte a quest’ultima – le amministrazioni di sinistra sono state riconfermate con ampio margine.
Lione – dove il sindaco ambientalista Gregory Doucet ha invece stretto un’alleanza con Lfi riuscendo comunque a vincere – è stata considerata un caso a sé, anche per via della debole campagna del candidato di destra, l’imprenditore Jean-Michel Aulas.
“La mia conclusione da questa serata è che Lfi non vince nulla – e, peggio ancora, è Lfi a determinare le sconfitte”, ha dichiarato Pierre Jouvet, segretario generale del PS.
Erano state avanzate richieste di boicottaggio nei confronti di Lfi dopo che uno dei suoi assistenti parlamentari era stato incriminato per istigazione all’omicidio di uno studente di estrema destra a Lione. Il leader del partito, Jean-Luc Melenchon, aveva inoltre scatenato polemiche quando, in un discorso, era sembrato ironizzare sul fatto che il defunto finanziere Jeffrey Epstein fosse ebreo.
Tuttavia, dopo il primo turno di voto della settimana precedente, molti candidati socialisti ed ecologisti hanno deciso di accantonare le riserve e stringere accordi con Lfi, in quelle che la destra ha definito “alleanze della vergogna”, nella speranza di assicurarsi la vittoria.
Queste alleanze tra sinistra e estrema sinistra non hanno però dato i risultati sperati nemmeno a Tolosa, Strasburgo, Poitiers, Limoges e Tulle. Quest’ultima è il feudo elettorale dell’ex presidente socialista Francois Hollande, i cui appelli al boicottaggio di Lfi sono rimasti inascoltati.
Reagendo ai risultati di domenica sera, Manuel Bompard di Lfi ha tuttavia sottolineato la vittoria al primo turno nella periferia parigina di Saint-Denis e il successo a Roubaix. “Questa sera abbiamo dimostrato che nulla può fermare un popolo in movimento. L’anno prossimo la nuova Francia spazzerà via il mondo di Macron e le sue politiche nefaste”, ha affermato.
Il Rassemblement National (RN) – di gran lunga il partito più popolare nei sondaggi pre-presidenziali – non è riuscito a conquistare i suoi obiettivi a Marsiglia e Tolone, dove i suoi avversari si sono compattati. A Marsiglia, il candidato dei Repubblicani (Lr) è rimasto in corsa spaccando il voto di destra.
I veri vincitori della serata restano comunque i partiti tradizionali di sinistra, destra e centro. Il partito pro-Macron Renaissance ha ottenuto un risultato incoraggiante a Bordeaux, dove l’ex ministro Thomas Cazenave – sostenuto da centro e destra – dovrebbe scalzare il sindaco ambientalista uscente. Momento significativo anche a Le Havre, in Normandia, dove l’ex primo ministro di Macron, Édouard Philippe, è stato dichiarato vincitore. Philippe è considerato un forte candidato centrista per le presidenziali del 2027, ma aveva promesso di candidarsi solo in caso di vittoria nella sua città.
Nel complesso, le elezioni confermano la crescente forza dell’estrema sinistra nelle periferie delle grandi città, dove si concentrano la classe lavoratrice immigrata e il cosiddetto “proletariato intellettuale”. Allo stesso tempo, RN consolida la propria presenza nella Francia provinciale, al di fuori dei grandi centri urbani.
Alla fine, però, sono stati i partiti tradizionali a ottenere il maggior numero di vittorie, alimentando la speranza che, in un eventuale ballottaggio presidenziale contro candidati estremisti, possano prevalere. Resta però una grande incognita: cosa accadrebbe se, al secondo turno delle presidenziali, si affrontassero due candidati polarizzati all’opposto?