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Alla Fondazione Terzo Pilastro il Premio Margutta 2026

Roma, 7 lug. (askanews) – Nell’iconica via Margutta a Roma ha avuto luogo la venticinquesima edizione del Premio Margutta, da sempre simbolo di creatività e fecondità intellettiva, ideato da Giovanni Morabito e il cui presidente onorario è il regista Gabriele Salvatores. La manifestazione ModArt e Premio Margutta 2026, organizzata dalla Galleria Monogramma Arte Contemporanea, è stata realizzata con il contributo della Fondazione Cultura e Arte.

In occasione di questo importante quarto di secolo della rassegna, il premio, rappresentato da una scultura realizzata dall’artista Angela Pellicanò, è stato per la prima volta dedicato alla memoria del professor avvocato Emmanuele Emanuele, illustre e indimenticato, mecenate recentemente scomparso. La novità più significativa ed emozionante di questa venticinquesima edizione è stata l’introduzione della sezione “Solidarietà”, nell’ambito della quale è stata premiata la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, presieduta dalla professoressa Alessandra Taccone. La Fondazione, come si legge nella motivazione del conferimento, ha saputo trasformare la solidarietà in un’opera d’arte sociale, traducendo la filantropia in un concreto modello di welfare comunitario, capace di generare un impatto duraturo sul territorio.

“Sotto l’appassionata presidenza della professoressa Alessandra Taccone, la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale ha raccolto con profonda responsabilità l’immenso patrimonio di idee e la visione lungimirante dello storico fondatore: il professore avvocato Emmanuele Emanuele. Attraverso interventi di alto valore umano e civile, la Fondazione Terzo Pilastro si conferma oggi un’eccellenza globale nel campo della filantropia, della giustizia sociale e del sostegno alle categorie più vulnerabili. Con profonda gratitudine, il premio Margutta, nella sua 25esima edizione, introduce la sezione “Solidarietà”, conferendo il primo storico riconoscimento a una fondazione, la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, che ogni giorno opera per costruire un futuro più giusto e inclusivo per tutti” ha dichiarato Valeria Oppenheimer, presentatrice, autrice e fashion reporter.

Tanti i personaggi di spicco e i volti noti tra gli altri premiati per il 2026. Per la sezione cinema Ricky Memphis, per la sezione musica Tosca e Piotta, per la sezione moda Adriana Dama, per la sezione arte Emanuela Bruni, presidente del Maxxi, per la sezione comicità Gabriele Cirilli.

Congresso Uil, l’unità sindacale può ripartire dalla linea dell’autonomia

Lautonomia come condizione dellunità

Congresso Uil, forse può ripartire l’unità sindacale grazie alla Cisl. Ciò che è capitato al recente congresso nazionale della Uil non può e non deve passare sotto silenzio. Il concreto svolgimento congressuale dello storico sindacato laico/socialista ha impresso forse una accelerazione del processo dell’unità sindacale. Un’unità sindacale che era, è e sarà sempre necessaria ed indispensabile per il nostro Paese, per la vita dei lavoratori, per il futuro dei ceti popolari, per la solidità delle nostre istituzioni democratiche e anche e soprattutto per la qualità della nostra democrazia.

Però, al contempo, se non vogliamo essere ipocriti o disonesti intellettualmente, questo obiettivo utile ma ancora del tutto virtuale dell’unità sindacale avviene per caso o per un colpo di sole? No, e anche su questo versante occorre essere chiari.

 

Il nodo del rapporto tra sindacato e politica

Questo processo può ripartire – e l’esito del congresso della Uil è stato una tappa importante al riguardo – solo se viene respinta ed emarginata la concezione di un sindacato che si è fatto partito e tassello di uno schieramento politico e che ragiona secondo logiche riconducibili alle pregiudiziali ideologiche e politiche.

Per dirla in breve e per essere ancora più chiari, si tratta della linea politica e del progetto sindacale che la Cgil, appunto il tradizionale ed antico “sindacato rosso”, ha declinato in tutti questi mesi – e che declina tuttora, seppur con meno virulenza ed estremismo – che, di fatto, ha impedito di centrare l’obiettivo e il risultato di una vera ed autentica unità sindacale nel nostro Paese.

Ma, con altrettanta chiarezza, questo processo può fare oggi passi avanti concreti – e, ripeto, il congresso della Uil è stato un passaggio importante al riguardo – grazie soprattutto alla linea mantenuta e praticata dalla Cisl. Cioè di una organizzazione sindacale che ha salvaguardato la sua storica ed irriducibile autonomia senza trasformarsi in un partito, in un soggetto politico e men che meno in un semplice addendo all’interno di uno schieramento o di una coalizione.

 

La sfida per il sindacalismo confederale

Del resto, è abbastanza noto che da alcuni anni non si sa bene se è la Cgil che detta l’agenda politica e programmatica al “campo largo” o se è l’alleanza di sinistra e progressista a condizionare il cammino sindacale e politico della Cgil. Comunque sia, da quelle parti è venuta meno quella autonomia e quella capacità di confronto e di dialogo con le altre parti sociali e con il Governo che non fosse segnato da un giudizio politico fazioso e settario.

Ora, però, e al di là delle polemiche e delle contrapposizioni che si sono verificate in questi ultimi anni, un dato è inequivocabile. E cioè, aver tenuto la barra ferma sull’autonomia, sulla responsabilità e sulla non adesione preconcetta e pregiudiziale ad un partito o ad uno schieramento politico, è stata la carta decisiva e vincente per riprendere faticosamente la strada dell’unità tra le principali forze del sindacalismo italiano. Ed è altrettanto certo che la strategia faziosa, settaria e politicamente schierata della Cgil di Landini è stata, con altrettanta chiarezza e trasparenza, la strada che poteva far deragliare definitivamente ed irreversibilmente l’obiettivo dell’unità sindacale.

Il carcere che nessuno vuole guardare

C’è una domanda che continuiamo a rimandare: cosa significa, oggi, “rieducazione della pena”? Me la sono posta guardando i numeri, e i numeri fanno male.

I dati di un’emergenza permanente

Al 30 aprile 2026 nelle carceri italiane erano recluse 64.436 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti che scende a 46.318 posti realmente disponibili: un tasso di sovraffollamento del 139,1%. In otto istituti si supera il 200%. Su 190 istituti penitenziari, solo 22 non risultano sovraffollati.

Ma è il conto dei morti a raccontare la verità più cruda. In meno di un anno e mezzo si sono tolte la vita 106 persone detenute. Nel solo 2025 sono morte in carcere 254 persone: non da anni, non da un decennio, mai negli ultimi decenni se n’erano contate così tante. E c’è un altro numero che mi si è fermato in testa: un detenuto su cinque, in questo momento, si sta facendo del male da solo. Non uno su cento, uno su cinque.

 

Una colpa senza colore politico

Non è la colpa di un governo. È la colpa di trent’anni di governi. Destra e sinistra, tecnici e populisti: nessun esecutivo ha mai fatto del sovraffollamento una priorità reale, perché il carcere non porta voti. Si sono susseguiti indulti spot, piani carceri mai completati, promesse di edilizia penitenziaria rimaste sulla carta. Il risultato è un sistema che, invece di riabilitare, tritura: solo il 40,8% dei detenuti è alla prima carcerazione, segno di un reinserimento che semplicemente non accade.

 

Una ferita antica, non un’emergenza improvvisa

Il carcere italiano non è mai stato all’altezza dell’articolo 27 della Costituzione. Dalla sentenza Torreggiani del 2013, che condannò l’Italia per trattamenti disumani, a oggi poco è cambiato nella sostanza: cambia solo il numero delle persone recluse in celle pensate per meno della metà. È una questione storica, perché la politica l’ha sempre trattata come un’emergenza da tamponare, mai come un problema strutturale da risolvere.

 

Che posizione prendere?

Credo che continuare a ignorare questi numeri sia una scelta, non una svista. Servono misure alternative alla detenzione per le pene brevi, investimenti reali in edilizia e personale — dove finora si è fatto ancora troppo poco — e soprattutto la volontà politica di dire che la sicurezza non si costruisce riempiendo le celle, ma svuotandole con dignità. Chi grida “certezza della pena” dimentica che una pena disumana non rieduca nessuno: produce solo altra recidiva, altro dolore, altre bare.

Climatizzazione, progettazione decisiva

Roma, 7 lug. – Per Cardascio Group, la climatizzazione non può limitarsi all’installazione di una macchina, ma deve partire dall’analisi degli ambienti, proseguire con una progettazione su misura e continuare con una corretta manutenzione.

La climatizzazione di un edificio non può essere ridotta alla semplice scelta di una macchina o della sua potenza. Negli ambienti commerciali, nei ristoranti, negli uffici e più in generale negli spazi destinati ad accogliere persone, la qualità del comfort dipende soprattutto dalla progettazione dell’impianto, dalla distribuzione dell’aria e dalla capacità di adattare il sistema alle caratteristiche dell’ambiente e al suo utilizzo.

Secondo diverse ricerche, un ambiente commerciale ben climatizzato può favorire una maggiore permanenza dei clienti, mentre nei luoghi di lavoro condizioni climatiche non adeguate possono incidere negativamente sulla produttività, con riduzioni che, in alcuni studi, arrivano fino al 10-15%.

“Climatizzare significa studiare la reale esigenza e non limitarsi a raffrescare un ambiente”, osserva Maurizio Cardascio, amministratore di Cardascio Group. “Ogni impianto dovrebbe essere progettato in funzione dell’utilizzo degli spazi e delle persone che li vivono.”

Il principio trova particolare applicazione nella grande distribuzione organizzata, dove uno stesso punto vendita presenta esigenze molto differenti tra i vari reparti. L’affluenza del pubblico cambia durante la giornata e aree come ortofrutta, gastronomia, libero servizio e spazi commerciali richiedono condizioni climatiche differenti. Situazioni analoghe si riscontrano anche nella ristorazione, dove sale, laboratori e locali di servizio presentano necessità diverse.

Secondo Cardascio, una progettazione non adeguata può determinare una distribuzione non uniforme dell’aria, con aree interessate da getti diretti e altre in cui il comfort risulta insufficiente. Per questo motivo la fase preliminare di sopralluogo e progettazione assume un ruolo determinante nella definizione delle soluzioni più idonee, anche attraverso sistemi di distribuzione dell’aria progettati per garantire una maggiore uniformità.

Un altro aspetto riguarda la valutazione economica degli impianti. Limitare la scelta al solo costo iniziale, osserva l’imprenditore, può rivelarsi poco conveniente nel tempo se non vengono considerati i consumi energetici, i costi di gestione e gli effetti che un ambiente poco confortevole può avere sull’esperienza della clientela. Infine, particolare attenzione viene riservata alla manutenzione, spesso percepita come un costo aggiuntivo ma considerata dagli operatori del settore una componente essenziale per garantire continuità di funzionamento, efficienza energetica, durata degli impianti e tutela della salute degli utenti. Una manutenzione eseguita da personale qualificato e certificato, infatti, rappresenta uno degli elementi fondamentali per mantenere nel tempo le prestazioni previste in fase di progettazione.

(Servizio Pubbliredazionale)

Cinema, dal 9 luglio "Cannes a Roma Mon Amour" XXXI edizione

Roma, 7 lug. (askanews) – Dal 9 al 15 luglio il Cinema 4 Fontane di Roma ospita la XXXI edizione di “Cannes a Roma Mon Amour”, la rassegna che porta nella Capitale, in anteprima e in versione originale con sottotitoli in italiano, una selezione di film provenienti direttamente dall’ultima edizione del Festival di Cannes.

Realizzata da ANEC Lazio, la manifestazione rinnova anche quest’anno il suo ruolo di appuntamento imprescindibile per il pubblico romano e per gli appassionati di cinema d’autore internazionale. Per una settimana, la sala 5 del 4 Fontane diventa idealmente una prosecuzione della Croisette, offrendo agli spettatori la possibilità di scoprire opere presentate nelle principali sezioni del festival: Concorso, Un Certain Regard, Midnight Screenings, Fuori Concorso e Special Screenings.

Il programma dell’edizione 2026 propone un percorso attraverso generi, linguaggi e immaginari molto diversi: dal melodramma intimo alla fantascienza, dall’horror politico al racconto di formazione, dal cinema storico alla riflessione sul corpo, sull’identità e sulla famiglia. La rassegna prenderà il via giovedì 9 luglio con una serata dedicata alle Midnight Screenings. Ad aprire il programma sarà “Gun-che” (Colony) di Yeon Sang-ho, action horror ambientato in un edificio posto in quarantena dopo un misterioso attacco bioterroristico, dove un gruppo di sopravvissuti è costretto a confrontarsi con un’infezione in continua evoluzione. A seguire “Roma Elastica” di Bertrand Mandico, visionaria coproduzione franco-italiana con Marion Cotillard e Noémie Merlant, ambientata nella Roma del 1982, che accompagna un’attrice francese sull’orlo del collasso durante le riprese di quello che potrebbe essere il suo ultimo film.

Venerdì 10 luglio entrerà nel vivo la selezione del Festival con “Subete Mayonaka no Koibitotachi” (All the Lovers in the Night) di Yukiko Sode, delicato adattamento del romanzo di Mieko Kawakami che racconta l’incontro tra una giovane correttrice di bozze e un riservato insegnante di fisica, destinato a cambiare il corso delle loro vite. Seguirà “Sheep in the Box” di Hirokazu Koreeda, intenso dramma di fantascienza ambientato in un Giappone del futuro prossimo, dove una coppia decide di adottare un androide dalle sembianze di bambino dopo la perdita del figlio. Chiuderà la giornata “L’Inconnue” (The Unknown) di Arthur Harari, originale racconto tra thriller e fantastico nel quale un fotografo si risveglia improvvisamente nel corpo di una donna sconosciuta, dando vita a una riflessione sull’identità e sul desiderio.

Sabato 11 luglio sarà la volta di “Histoires de la nuit” (The Birthday Party) di Léa Mysius, tratto dal romanzo di Laurent Mauvignier, un thriller psicologico in cui l’apparente serenità di una famiglia isolata viene sconvolta dall’arrivo di tre misteriosi visitatori. Seguirà “Gentle Monster” di Marie Kreutzer, intenso dramma che intreccia le vicende di una pianista e di un’investigatrice alle prese con una dolorosa verità destinata a cambiare le loro esistenze. La giornata si concluderà con “Ulysse” di Laetitia Masson, ispirato a un’esperienza personale della regista, che affronta con sensibilità il tema della disabilità e il percorso di due genitori chiamati a immaginare il futuro del proprio figlio.

Domenica 12 luglio si aprirà con “Mémoire de fille” (A Girl’s Story) di Judith Godrèche, adattamento del libro autobiografico di Annie Ernaux che ripercorre il primo amore e il passaggio all’età adulta attraverso il filtro della memoria. Al centro della giornata troverà spazio “Minotaur” di Andrei Zviaguintsev, vincitore del Gran Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes, un’opera di straordinaria intensità che, sullo sfondo della Russia contemporanea e della guerra in Ucraina, racconta una crisi coniugale trasformandola in una riflessione sul potere, sulla colpa e sulle contraddizioni della società. La serata si concluderà con una seconda proiezione di “Sheep in the Box”.

Lunedì 13 luglio il pubblico potrà ritrovare “Gun-che” (Colony), prima di assistere a “Her Private Hell” di Nicolas Winding Refn, presentato Fuori Concorso, thriller fantascientifico che conferma l’inconfondibile immaginario visionario del regista danese. Chiuderà la giornata “Teenage Sex and Death at Camp Miasma” di Jane Schoenbrun, vincitore della Queer Palm, rilettura queer dello slasher americano che riflette sul rapporto tra identità, desiderio e immaginario cinematografico.

La giornata conclusiva di martedì 14 luglio si aprirà con “Les Matins merveilleux” di Avril Besson, delicata commedia romantica presentata nelle Special Screenings, che segue una giovane donna in viaggio verso la Costa Azzurra dopo il funerale della nonna, trasformando il lutto in un percorso di rinascita. Seguirà una nuova proiezione di “L’Inconnue” (The Unknown) e, in chiusura, “Coward” di Lukas Dhont, Premio per la Migliore Interpretazione Maschile al Festival di Cannes, intenso racconto ambientato nelle trincee della Prima guerra mondiale, dove una storia d’amore proibita diventa una profonda riflessione sull’identità, sul coraggio e sulla libertà di essere sé stessi.

La rassegna si concluderà mercoledì 15 luglio con una seconda occasione per vedere “Teenage Sex and Death at Camp Miasma”, seguita da “Histoires de la nuit” (The Birthday Party) e da “Her Private Hell”, tre opere molto diverse tra loro ma accomunate dalla capacità di raccontare, attraverso linguaggi originali e visioni autoriali, alcune delle tensioni e delle trasformazioni del mondo contemporaneo.

Caldo, giovedì "bollino rosso" per Firenze. In "arancione" altre 3 città

Roma, 7 lug. (askanews) – La nuova ondata di calore che sta per arrivare sull’Italia si farà sentire nei prossimi giorni soprattutto al Centro Italia.

Secondo l’aggiornamento di oggi del Bollettino sulle ondate di calore del Ministero della Salute, giovedì 9 luglio Firenze sarà in “bollino rosso”, Perugia, Pescara e Torino in “bollino arancione” e altre 18 in “bollino giallo” (Ancora, Bologna, Bolzano, Brescia, Campobasso, Civitavecchia, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Milano, Reggio Calabria, Rieti, Roma, Trieste, Venezia, Verona e Viterbo).

Oggi, 7 luglio, “bollino giallo” per 15 città (Ancona, Bologna, Bolzano, Brescia, Civitavecchia, Latina, Messina, Milano, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Roma, Torino, Venezia, Verona) e “bollino arancione” solo per Firenze.

Domani, mercoledì 8 luglio, saranno 10 le città in “bollino arancione”: Ancona, Bologna, Brescia, Firenze, Milano, Perugia, Pescara, Torino, Venezia e Verona. Sempre mercoledì, altre 10 città saranno in “bollino giallo”: Bari, Bolzano, Campobasso, Civitavecchia, Frosinone, Latina, Messina, Reggio Calabria, Roma e Trieste.

Secondo la tabella dei livelli di rischio del Ministero della Salute, il “bollino giallo” (livello 1 di pre-allerta) indica condizioni meteorologiche che possono precedere il verificarsi di un’ondata di calore: questo livello non richiede azioni immediate, ma indica che nei giorni successivi è probabile che possano verificarsi condizioni a rischio per la salute; il “bollino arancione” (livello 2) indica condizioni meteorologiche che possono rappresentare un rischio per la salute, in particolare nei sottogruppi di popolazione più suscettibili; il “bollino rosso” (livello 3) indica condizioni di emergenza (ondata di calore) con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche.

Perrella (UOC Cotugno): Campania regione apripista per l’AI

Roma, 7 lug. (askanews) – “L’intelligenza artificiale non può non essere considerata uno strumento indispensabile in sanità, portando nel management sanitario anni di ricerca scientifica oggi spesso confinati in ambito accademico o sperimentale. L’Italia è stato il primo paese in Europa nel 2025 ad avere un decreto-legge che regolamenta l’intelligenza artificiale e dal 2 agosto sarà pienamente attuativo. Dalla Campania sono arrivati molti input negli ultimi anni in merito all’innovazione tecnologica, una fra tutte la piattaforma Sinfonia che ha fatto da apripista a livello internazionale. La Campania ha prodotto molti dati scientifici e molte obbligazioni sull’innovazione tecnologica e ancora una volta si conferma leader nella proposta innovativa per trainare il settore”. Lo ha dichiarato Alessandro Perrella, direttore dell’Unità Operativa Complessa Malattie infettive emergenti all’ospedale Cotugno di Napoli durante la giornata di apertura di ‘AI- Leader, Executive Masterclass Sanitaria, Adozione Strategica dell’Intelligenza Artificiale per il Middle Management Sanitario’ in corso all’Hotel Royal Continental di Napoli in collaborazione con Google DXC. “Con le giuste regole d’ingaggio e una giusta cultura per il suo utilizzo – ha precisato Perrella – l’AI è sempre più uno strumento di grande supporto per la pratica clinica ma anche per la gestione manageriale in sanità. Occorre cambiare paradigma, non dobbiamo pensare solo che si tratti di uno strumento d’uso esclusivo della ricerca scientifica, l’intelligenza artificiale è una tecnologia con la quale dobbiamo imparare a dialogare, è una nuova lingua con la quale è indispensabile imparare a interagire. E’ un sistema che sa cosa fare e come farlo ma ha bisogno di essere istradato e dunque è necessario imparare a interfacciarsi con esso. Ecco che l’intelligenza artificiale ha bisogno di formazione e la finalità del Corso è proprio quella fornire gli strumenti di dialogo che servono a comprendere quali istruzioni occorre dare per contestualizzare l’intelligenza artificiale alle proprie esigenze”. Secondo Ugo Trama, reggente della DG Tutela Salute e Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale della Campania e direttore scientifico del Corso insieme ad Alessandro Perrella: “L’Intelligenza Artificiale rappresenta una leva strategica per l’evoluzione del Servizio sanitario, ma la sua introduzione deve avvenire secondo criteri di responsabilità, sicurezza e appropriatezza. Le nuove tecnologie possono contribuire a migliorare la capacità di programmazione, rendere più efficiente l’impiego delle risorse e favorire modelli assistenziali maggiormente predittivi e orientati ai bisogni dei cittadini. La Regione Campania intende accompagnare questo percorso attraverso una governance rigorosa, multidisciplinare e trasparente, nel pieno rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali, sulla sicurezza informatica e sull’equità di accesso ai servizi. L’obiettivo non è introdurre tecnologia fine a sé stessa, ma utilizzare l’innovazione per produrre benefici concreti, misurabili e sostenibili per i cittadini e per l’intero sistema sanitario regionale”. Sulla necessità di utilizzare l’intelligenza artificiale in maniera consapevole non ha dubbi Andrea Montagnani, presidente nazionale FADOI “Bisogna formarsi, studiare e mettersi in gioco. La consapevolezza migliora le performance di questo strumento”.

Esplosioni vicino all’hotel che ospitava Macron a Damasco. Il presidente francese: la mia visita continua

Roma, 7 lug. (askanews) – Diverse esplosioni oggi nel centro di Damasco. Una serie di ordigni esplosivi è detonata vicino all’hotel Four Seasons, dove aveva trascorso la notte il presidente francese Emmanuel Macron. Il presidente francese Emmanuel Macron è “sano e salvo” e sta proseguendo la sua visita in Siria, ha fatto sapere l’Eliseo. Macron aveva già lasciato l’albergo per raggiungere il palazzo presidenziale, fuori città, per un incontro con il presidente siriano Ahmed al Sharaa, seguito da una riunione con rappresentanti del mondo industriale. “Nulla potrà soffocare l’aspirazione delle siriane e dei siriani a vivere in una Siria pienamente sovrana, sicura, pluralista e unita”, ha sottolineato Emmanuel Macron su X. E “la mia visita continua”, ha assicurato.

Secondo una fonte della sicurezza citata dall’agenzia di stampa France Presse, uno degli ordigni era stato collocato in un cassonetto dei rifiuti e l’altro in un veicolo parcheggiato nei pressi dell’hotel.

Testimoni hanno visto una colonna di fumo alzarsi dalla zona, mentre diverse ambulanze si sono dirette sul posto. Le forze di sicurezza si sono dispiegate in massa, bloccando gli accessi al settore e impedendo ai giornalisti di avvicinarsi.

Macron è arrivato ieri sera nella capitale siriana, nel primo viaggio di un capo di Stato dell’Unione europea nel Paese da quando i ribelli guidati dal presidente Ahmed Sharaa hanno rovesciato Bashar al Assad nel 2024. La visita si svolge pochi giorni dopo un altro attentato avvenuto contro un caffè nel centro di Damasco, che giovedì scorso ha provocato dieci morti.

Ieri sera Macron aveva cenato con al-Sharaa in un ristorante del centro della capitale, prima di recarsi insieme al presidente siriano alla moschea degli Omayyadi.

Sarebbero tre i morti provocati dalle esplosioni avvenute stamane a Damasco. Diversi i feriti, tra cui alcuni membri delle forze di sicurezza del presidente al-Sharaa. Lo riporta il sito d’informazione Ynet. Un’altra fonte afferma che è stato imposto il coprifuoco e che le strade della zona sono state chiuse.

Tv, l’Italian Global Series celebra Lino Banfi alla vigilia dei 90

Roma, 7 lug. (askanews) – Alla vigilia dei suoi primi 90 anni, Lino Banfi è stato protagonista all’Italian Global Series di una conversazione nella Corte degli Agostiniani di Rimini e al termine dell’incontro ha ricevuto il Maximo Excellence Award del Festival.

“Avete notato che mi sono tagliato i baffi dopo 40 anni?” ha esordito l’attore sul palco durante la conversazione con Carlo Gentile in cui ha parlato di vari momenti della sua carriera, spesso sottolineati da aneddoti e battute, per la gioia del pubblico presente.

Gentile gli ha chiesto subito del personaggio del gay interpretato in “Dio li fa poi li accoppia” con Johnny Dorelli: “Oggi mi arresterebbero per quella interpretazione, ma comunque io ho fatto di tutto. Vedo che oggi da una parte c’è più libertà nel linguaggio e dall’altra ci sono dei freni. Pare, ad esempio, che non si usi più la parola ‘amore’. Io lo dicevo sempre a mia moglie e ora che sto per compiere 90 anni vi chiedo: reimparate ad usarla!” ha detto Banfi.

Sui ruoli in tante commedie sexy ha affermato: “Non ho mai fatto battute grevi, ho dosato il linguaggio in tutta la mia vita, non ho mai esagerato, mai abusato. A proposito di quei film, un giorno un dottore mi volle stringere la mano solo perché era la mano che aveva toccato una parte anatomica di Nadia Cassini!”.

Commentando alcune sequenze di film da lui interpretati: “La mia chiave era che subivo per un po’ e poi sbottavo. ‘Lino ha bisogno del tubo di scarico’ dicevano i registi. La ‘chiave banfiota’, la chiamavano”.

“Ora cerco di adattarmi alla modernità, anche se la prima volta che ho sentito la parola ‘hashtag’ ho pensato che fosse una malattia dell’occhio. Con mio figlio sto per fare un podcast, solo perché a me suona come ‘un po’ di casa tua’ detto alla pugliese. Si intitolerà ‘Parlando con le stelle’, ho depositato il titolo dopo che in Rai mi hanno dato il permesso, sto già pensando anche alla sigla” ha dichiarato.

“Se farei mai il regista? No, troppo faticoso, prima le riprese, poi anche la postproduzione, io sono pigro. Però l’esperienza ce l’avrei”. E sul suo ruolo di Nonno Libero nella serie “Un medico in famiglia”: “Era una serie per tutte le età, l’ho molto amata, è stata una delle esperienze più belle della mia vita, se mi proponessero di tornare in un seguito mi piacerebbe”.

Un pensiero anche per l’amatissima moglie Lucia, scomparsa nel 2023: “Mi manca tantissimo. La mattina, dopo colazione, saluto tutti i giorni le foto di Totò e la sua. Però, chissà perché, non riesco mai a sognarla. Ma forse è meglio così: non sai mai chi ti troveresti davanti”.

Lino Banfi festeggia 90 anni il 9 luglio. Nell’occasione, la sera dell’8 andrà in onda su RaiUno il documentario “Lino d’Italia – Storia di un itALIENO” diretto da Marco Spagnoli.

L’Italian Global Serial 2026 ha voluto onorare una carriera di oltre sessant’anni di spettacolo durante i quali ha conquistato più generazioni di pubblico, con il Maximo Excellence Award che gli è stato consegnato dalla sottosegretaria al Ministero della Cultura Lucia Bergonzoni e dalla produttrice Verdiana Bixio.

Cinema, SalinaDocFest al via: ospiti Farsi, Manara, Golino, Martone

Roma, 7 lug. (askanews) – Vent’anni di cinema, di storie e di sguardi sul presente. Dall’8 al 12 luglio il SalinaDocFest, il Festival Internazionale del Documentario Narrativo fondato e diretto da Giovanna Taviani, celebra la sua XX edizione, trasformando l’isola di Salina in un luogo di incontro tra autori, artisti, scrittori, musicisti e spettatori.

“Quest’anno — ha spiegato Giovanna Taviani — il SalinaDocFest ha deciso focalizzare il proprio sguardo sulle ‘odissee contemporanee’, sul Mediterraneo, culla della nostra civiltà e sul Medio Oriente, sulle tante, troppo guerre nel mondo che scuotono le coscienze, da Gaza, all’Iran all’Ucraina, portando dolorosamente in primo piano la crudeltà dello sradicamento, le carcerazioni, il diritto alla sepoltura negata e il desiderio di tornare nella propria terra, da parte di intere popolazioni in fuga dalla barbarie della guerra. La cultura non può essere neutrale dinanzi a tutto questo, il cinema, l’arte e il pensiero devono opporsi alla disumanizzazione. Il festival lo fa con Sepideh Farsi, e Raha Shirazi e con gli autori e le autrici presenti quest’anno e ricordando in passato la presenza di Golshifteh Farahani”.

“Raccontare storie è un atto di responsabilità e di cittadinanza attiva – ha aggiunto – le Isole Eolie, e in particolare, l’isola di Lipari, che sono state per molto tempo luogo di confino, diventano così luogo di coscienza e antidoto contro la guerra in cui chiamiamo a raccolta il mondo della cultura per resistere alla barbarie e alla paura”.

La ventesima edizione invita a riflettere sui grandi viaggi del nostro tempo: quelli di chi fugge dalla guerra, di chi attraversa il Mediterraneo, di chi cerca una casa, di chi ritorna alle proprie radici, di chi continua a ricercare il significato della libertà e dell’appartenenza.

Tra gli ospiti della ventesima edizione ci saranno Sepideh Farsi, Milo Manara, Valeria Golino, Mario Martone, Ippolita Di Majo, Uberto Pasolini, Isabella Ragonese, Niccolò Ammaniti, Etta Scollo, Mario Incudine, protagonisti di incontri, proiezioni, concerti e conversazioni con il pubblico. Con loro, la giuria del XX Concorso Nazionale, composta da Daria Bignardi, Marco Müller e Cristina Piccino.

A inaugurare il festival sarà Uberto Pasolini, regista e produttore internazionale, protagonista con una personale riflessione dedicata all’Odissea e al suo ultimo film “Itaca – Il ritorno”. Al regista sarà conferito il Premio SDF – Odissee.

Ad aprire gli incontri sarà Daria Bignardi a cui andrà il Premio Ravesi “Dal testo allo schermo” per il suo libro testimonianza “Ogni prigione è un’isola”. A Niccolò Ammaniti andrà il Premio Lady Wilmar e sarà protagonista di un incontro con Daria Bignardi, dedicato al suo ultimo romanzo “Il Custode”.

Marco Muller sarà protagonista di Le isole del cinema. Isolani sì, isolati no: festival internazionali e cinema indipendente nell’epoca delle piattaforme, focus dedicato al cinema come spazio di libertà e confronto.

Tra gli appuntamenti più significativi della ventesima edizione, nell’ambito della sezione SDF contro la guerra, l’incontro con Sepideh Farsi e la presentazione di “Put Your Soul on Your Hand and Walk”. A Sepideh Farsi sarà conferito il Premio Irritec 2026. A Mario Incudine con “Canzoni scordate” andrà il Premio SDF.

Valeria Golino sarà protagonista dell’incontro Abitare le storie: dall’attrice alla regista, moderato da Arianna Finos. Tra gli appuntamenti attesi quello dedicato a Goliarda Sapienza, con Ippolita Di Majo, Valeria Golino e Mario Martone a partire da Fuori, di Mario Martone. A Valeria Golino, Mario Martone e Ippolita Di Majo andrà il Premio Gruppo Arena.

Milo Manara presenterà la sua “Odissea”, edita nel 2025 da Feltrinelli Comics. In omaggio all’artista la proiezione di “Manara” di Valentina Zanella, alla presenza della regista e di Milo Manara che riceverà il Premio Howden. Isabella Ragonese, voce narrante del documentario La quinta stagione di “Giuseppe Carrieri”, riceverà il Premio Cinema ed Enogastronomia mentre il Premio SDF Clara Rametta “Impresa Cultura Italia – Confcommercio” andrà a Martina Caruso, chef stellata del Signum Salina.

Il Premio Nazionale CONFAPID “Donna è Cultura”, andrà a Giovanna Taviani e Giulia Giuffrè.

La serata conclusiva, alla presenza della giuria ufficiale celebrerà i vincitori del XX Concorso Nazionale con l’assegnazione del Premio Palumbo Editore al Miglior Documentario del Concorso, del Premio Signum del Pubblico e del Premio 9 Dots Film per il Miglior Montaggio.

Rai, opposizioni non indicheranno nomi per Vigilanza

Roma, 7 lug. (askanews) – Non cambia l’atteggiamento delle opposizioni sulla Vigilanza Rai. Pd, M5s, Avs e Iv non indicheranno alcun parlamentare per comporre la commissione bicamerale dopo le dimissioni in massa. Neanche dopo la richiesta arrivata dai presidenti delle Camere, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, che hanno fissato a domani la scadenza.

“La maggioranza – affermano i capigruppo M5S al Senato e alla Camera Luca Pirondini e Riccardo Ricciardi – ha bloccato la vigilanza Rai per quasi due anni. Ora qualsiasi accelerazione sarebbe strumentale. Le dimissioni degli esponenti di opposizione restano un atto di denuncia su quella che Barbara Floridia ha definito giustamente una violenza istituzionale mai registrata nella storia della Repubblica. Ovviamente non daremo alcun nome ma appare evidente la strategia della destra basata su quanto hanno fatto in commissione covid, con l’obiettivo di occupare anche la vigilanza Rai a un anno dalle elezioni. Se lo facessero si assumerebbero una responsabilità enorme. Saremmo di fronte a un golpe parlamentare”.

Dal Pd invece nessuna dichiarazione ufficiale ma trapela “stupore per la gestione burocratica” di tutta la vicenda da parte di Fontana e La Russa.

Mondiali, Belgio ai quarti: Usa travolti 4-1 (nonostante l’intervento di Trump pro Balogun). De Ketelaere show

Roma, 7 lug. (askanews) – Il Belgio vola ai quarti di finale del Mondiale travolgendo gli Stati Uniti 4-1 a Seattle e raggiunge la Spagna, che affronterà venerdì alle 21. La squadra di Rudi Garcia offre la migliore prestazione del torneo e archivia con autorità la pratica americana, superando così l’anomalia della revoca della squalifica di Folarin Balogun, dopo l’intervento del presidente Usa Donald Trump.

Garcia sorprende lasciando inizialmente in panchina Kevin De Bruyne e Romelu Lukaku, ma la scelta si rivela vincente. I belgi prendono subito il controllo della gara grazie alla qualità sugli esterni di Lukebakio e Trossard e al dinamismo del centrocampo. Il vantaggio arriva già al 9′: cross dalla sinistra di Trossard e inserimento vincente di Charles De Ketelaere, che approfitta di una marcatura troppo morbida della difesa statunitense.

Gli Stati Uniti trovano il pareggio al 30′ con una punizione di Malik Tillman, deviata dalla barriera e resa imparabile per Courtois. L’1-1, però, dura appena due minuti. Al 33′ è ancora Trossard a servire un pallone perfetto in area e De Ketelaere, questa volta di testa, firma la doppietta personale riportando avanti il Belgio.

Nella ripresa gli americani provano ad alzare il baricentro senza riuscire a creare reali pericoli. A complicare ulteriormente la situazione arriva il clamoroso errore del portiere Freese, che sbaglia completamente l’uscita su un pallone lungo: De Ketelaere recupera il possesso e serve Hans Vanaken, che deposita nella porta ormai sguarnita per il 3-1.

Nel finale Garcia inserisce anche Lukaku e Doku, gestendo le energie dei suoi uomini migliori. Gli Stati Uniti perdono inoltre Christian Pulisic, costretto a uscire dopo un colpo al piede, mentre Balogun, protagonista delle polemiche della vigilia, con la sospensione del suo cartellino rosso, viene ben controllato dalla retroguardia belga e non riesce a incidere.

Nel recupero arriva anche il poker: Lukaku sfrutta una ripartenza e firma il definitivo 4-1, suggellando una vittoria netta che rilancia le ambizioni dei Diavoli Rossi. Il Belgio conquista così il pass per i quarti di finale, dove troverà una Spagna fin qui impeccabile in quello che si annuncia come uno dei confronti più attesi del torneo.

Il “caso Balogun” è stato uno dei temi più discussi dei Mondiali 2026. L’attaccante degli Stati Uniti, espulso contro la Bosnia-Erzegovina, è stato infatti riammesso dopo che la FIFA ha congelato la squalifica, una decisione arrivata all’indomani della telefonata tra il presidente americano Donald Trump e il numero uno della FIFA, Gianni Infantino. La scelta ha provocato dure proteste da parte della UEFA e della federazione belga, che hanno denunciato un pericoloso precedente e possibili interferenze politiche.

Il campo, però, ha raccontato una storia diversa. Schierato negli ottavi contro il Belgio, Balogun non è riuscito a incidere e gli Stati Uniti sono stati travolti 4-1, salutando il torneo. Sui social sono così esplosi gli sfottò: in molti hanno ironizzato sul fatto che “non è bastata una telefonata alla Casa Bianca per segnare un gol”, mentre altri hanno preso di mira Infantino con battute sul “VAR presidenziale” e sulla “wild card di Trump”. Meme e commenti sarcastici hanno accompagnato l’eliminazione americana, trasformando una vicenda nata nelle stanze della politica in uno dei casi più discussi del Mondiale.

Attentato a Ranucci, Valter Lavitola è indagato per reato di strage

Roma, 7 lug. (askanews) – E’ contestato il reato di strage all’imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola, indagato nel procedimento sull’attentato a Sigfrido Ranucci avvenuto nell’ottobre scorso a Roma. Lavitola nei giorni scorsi è stato oggetto di una perquisizione da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e Frascati su disposizione degli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia della Capitale. La notizia dell’attività di polizia giudiziaria nei confronti di Lavitola si è diffusa ieri a tarda sera.

Secondo gli elementi raccolti, Lavitola – già in passato coinvolto in diverse vicende giudiziarie – sarebbe il mandante dell’attentato. L’indagine coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e avviata dal pm Carlo Villani, passato a dirigere la procura di Velletri, è seguita adesso dal sostituto procuratore Edoardo De Santis. A Lavitola sono stati sequestrati telefoni e pc che ora verranno analizzati.

Martedì della scorsa settimane sono state eseguite quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna ritenuti esecutori materiali dell’attentato e accusati a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Reati contestati ora in concorso anche a Lavitola.

Insieme con Lavitola è stato indagato anche un camerunense di 47 anni, Gomes Clesio Tavares. Avrebbe svolto funzioni di intermediario tra Lavitola e il gruppo di soggetti che poi ha materialmente posto in essere l’attentato a Ranucci. Questi ultimi sono stati fermati – si ricorda – tra Napoli e Avellino: si tratta di una giovane coppia residente ad Avella, Pellegrino D’Avino e sua moglie, Marika De Filippis, finita ai domiciliari; e di Saverio Mutone, residente a Sperone, a pochi chilometri da Avella e di Antonio Passariello, 53 anni, originario di Cicciano, ritenuto uno dei capi del gruppo.

Il reato di strage aggravata in concorso è contestata sia a Lavitola che a Passariello, D’Avino, Mutone, De Filippis e Clesio Tavares. L’ordigno posizionato davanti casa di Ranucci era “gelatina da cava”.

Secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti della Capitale, Lavitola ha dato mandato a Clesio Tavares di individuare dei soggetti in grado i reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all’abitazione di Ranucci, arrivando a partecipare anche ad un sopralluogo nella casa che è in una zona residenziale tra Pomezia e Torvajanica.

Nel 2023 il quotidiano Il Riformista pubblicò una foto che ritraeva Lavitola e Ranucci insieme al ristorante romano dell’imprenditore. Clesio Tavares dal 2017 lavora nel ristorante di Lavitola in via Quattro Venti, a Roma. Lavitola – secondo chi indaga – avrebbe consigliato all’uomo di andare in Camerun e si sarebbe anche preoccupato della sua assistenza legale.

Carburanti, Urso: riforma nel Ddl Concorrenza, approvazione entro anno

Roma, 7 lug. (askanews) – “Siamo in condizioni finalmente di portare la riforma dei carburanti all’attenzione del Consiglio dei Ministri, cosa che faremo, verosimilmente, all’interno del quarto disegno di legge sulla concorrenza che vorremmo approvare entro la fine di quest’anno”. Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, a margine dell’evento Italian Waste Economy 2026 de Il Sole 24 Ore in corso a Roma.

“Avevamo già fatto – ha spiegato il ministro – quasi due anni fa, poi le stesse associazioni dei gestori ci hanno chiesto di sospendere il provvedimento. Abbiamo realizzato decine di incontri tecnici con le associazioni dei gestori, c’è stato un lavoro, un lavorio molto difficile, per mettere d’accordo le diverse associazioni tra loro, e ci siamo riusciti dopo mesi di lavoro, poche settimane fa. E quindi, a questo punto, mi dispiace che chi è causa di questi ritardi oggi accusi noi dei ritardi che loro hanno causato chiedendo, appunto, un riesame del provvedimento”.

Calcio, De Laurentiis a Bari: dagli entusiasmi alle indagini per bancarotta

Roma, 7 lug. (askanews) – Doveva essere la storia della rinascita del calcio barese dopo il fallimento del 2018. Otto anni dopo, il rapporto tra la famiglia De Laurentiis e la piazza biancorossa si ritrova invece al punto più basso, tra una retrocessione, la contestazione della tifoseria e l’inchiesta della Procura di Bari che vede indagati Aurelio e Luigi De Laurentiis per false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta nell’ambito della richiesta di liquidazione giudiziale del club.

L’avventura della Filmauro alla guida del Bari inizia il 31 luglio 2018, quando il sindaco Antonio Decaro assegna il titolo sportivo alla società di Aurelio De Laurentiis dopo il fallimento del Bari 1908. Alla presidenza viene nominato il figlio Luigi, mentre l’obiettivo dichiarato è riportare rapidamente il club ai vertici del calcio italiano. La prima stagione si chiude con la vittoria del campionato di Serie D e l’immediato ritorno tra i professionisti.

Negli anni successivi il Bari sfiora più volte la promozione in Serie B, mancando l’obiettivo attraverso i playoff di Serie C. Il salto di categoria arriva nel 2022 e, appena un anno dopo, i biancorossi arrivano a un passo dalla Serie A, sfumata soltanto nei minuti di recupero della finale playoff contro il Cagliari, una delle delusioni sportive più cocenti della storia recente del club.

Proprio da quel momento il rapporto tra proprietà e tifoseria inizia a deteriorarsi rapidamente. Al centro delle polemiche finisce soprattutto la multiproprietà: la famiglia De Laurentiis controlla infatti anche il Napoli e le norme federali impongono la cessione del Bari nel caso di contemporanea permanenza delle due società nelle categorie incompatibili. Una situazione che molti tifosi interpretano come un limite strutturale alle ambizioni del club, alimentando il sospetto che il Bari non possa mai diventare una reale priorità rispetto alla società partenopea.

Le contestazioni crescono stagione dopo stagione. Le scelte tecniche e societarie vengono sempre più criticate e il malcontento esplode definitivamente dopo la retrocessione in Serie C al termine della stagione 2025-2026. In città compaiono striscioni e manifesti contro la proprietà, mentre anche le istituzioni chiedono maggiore chiarezza sul futuro del club e sul piano industriale, alla luce della questione multiproprietà.

L’ultimo capitolo arriva con l’indagine della Procura di Bari. Secondo gli inquirenti, il club avrebbe accumulato perdite per circa 30 milioni di euro tra il 2019 e il 2025, con una situazione patrimoniale e finanziaria ritenuta critica. Tra gli episodi finiti sotto la lente degli investigatori figura anche l’operazione che ha portato al trasferimento del portiere Elia Caprile dal Bari al Napoli nell’estate del 2023. Le perquisizioni eseguite dalla Guardia di Finanza hanno interessato le sedi del Bari, del Napoli e della Filmauro.

Quella tra Bari e la famiglia De Laurentiis è così diventata una delle vicende più discusse del calcio italiano degli ultimi anni: iniziata con la ricostruzione di un club ripartito dalla Serie D, è progressivamente scivolata tra polemiche sulla multiproprietà, risultati inferiori alle aspettative, una frattura sempre più profonda con la tifoseria e, oggi, un’inchiesta giudiziaria destinata ad aprire un nuovo capitolo nella storia della società biancorossa.

Trovata morta a Kiev la sospetta autrice dell’attentato contro l’oligarca ucraino Ermolaev

Roma, 7 lug. (askanews) – La donna ucraina di 34 anni sospettata di essere l’autrice dell’attentato dinamitardo della scorsa settimana contro l’oligarca Vadim Ermolaev e la sua famiglia a Monte Carlo, è stata trovata morta ieri intorno alle 23 nei pressi di Kiev. Lo riportano i media ucraini. In particolare, Ukrainska Pravda ipotizza che la donna sia stata uccisa a colpi d’arma da fuoco.

Le fonti sentite da Ukrainska Pravda hanno anche affermato che la donna è stata fuori dall’Ucraina dal
22 marzo 2025 al 1° luglio 2026. Un’altra fonte delle forze dell’ordine citata dal quotidiano ha dichiarato che due sospetti sono stati arrestati in relazione al caso. Uno è un ufficiale in servizio attivo dell’intelligence della difesa ucraina, mentre l’altro è un ex agente delle forze dell’ordine.

Libano, la pace passa per Roma: nuovi colloqui il 15 e 16 luglio. Israele: c’è speranza

Gerusalemme, 7 lug. (askanews) – “Quello che abbiamo nei confronti del Libano è una grande speranza. La speranza che qualcosa stia cambiando, che qualcosa si stia muovendo”. È questo il messaggio che arriva da Gerusalemme in merito ai negoziati con Beirut, alla vigilia del nuovo ciclo di colloqui tra le due delegazioni, previsto a Roma il 15 e 16 luglio, secondo quanto annunciato dall’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter.

George Deek, Direttore del Dipartimento per l’Europa meridionale e Inviato speciale di Israele presso il mondo cristiano, nel corso di un briefing con una delegazione di giornalisti italiani presenti a Gerusalemme, ha osservato che “per la prima volta” il Libano, e il suo presidente Joseph Aoun, stanno prendendo le distanze pubblicamente dall’Iran. “Sono cose che non avevamo mai sentito prima”, ha sottolineato Deek. “Ciò che nutriamo nei confronti del Libano non è fiducia, ma speranza”, ha tenuto a specificare il direttore israeliano, “la speranza che esista un’entità in Libano che, con l’aiuto della comunità internazionale, sia in grado di rafforzarsi e di respingere le potenze straniere che cercano di interferire nelle sue politiche, principalmente l’Iran attraverso Hezbollah, e che riesca a restituire la sovranità del Libano al popolo libanese e al governo democraticamente eletto del Paese”. “Sappiamo se questo accadrà? No”, ha precisato Deek, ribadendo tuttavia la necessità di dare una possibilità a Beirut. “Questa è la migliore speranza per il Libano”, ha aggiunto l’alto funzionario israeliano, evidenziando che, pur senza alcuna certezza sul risultato, vale “assolutamente la pena tentare”.

Una vera pace con il Libano è un auspicio diffuso a Gerusalemme. “Vorrei poter andare con il mio amico libanese a Beirut, bere una birra e poi tornare a Tel Aviv per il Pride. Vorrei che questa fosse la nostra realtà. E vorrei che questi fossero i titoli dei media internazionali”, ha affermato, in un briefing con alcuni giornalisti italiani, un’alta funzionaria del ministero degli Esteri israeliano. “Spero che quel giorno non sia così lontano”, ha aggiunto la funzionaria, spiegando come Gerusalemme stia “lavorando a un accordo di pace con il Libano, o quantomeno a una qualche forma di intesa”.

“Se c’è un Paese che vuole che il Libano sia sovrano, quel Paese è Israele”, ha sostenuto il deputato del Likud, Boaz Bismuth, Presidente della Commissione Affari Esteri e Difesa della Knesset israeliana. “Se c’è un Paese che vuole che il Libano sia sovrano, è Israele. Se c’è un Paese che vuole che l’esercito libanese sia forte, è Israele”, ha ribadito il deputato israeliano, sottolineando come per Gerusalemme sia fondamentale poter contare sulla stabilità di Beirut.

Tuttavia, ha evidenziato Bismuth, finché non ci sarà la garanzia di un Libano sovrano, capace di disarmare Hezbollah, l’esercito israeliano non si ritirerà dall’area meridionale del Paese. “Il primo ministro Netanyahu lo dirà anche al presidente Trump quando lo incontrerà di nuovo”, ha rappresentato il deputato israeliano, spiegando che “non c’è alcuna possibilità che Israele si ritiri dal Libano finché Hezbollah non sarà disarmato” e finché Gerusalemme non sarà certa che il movimento sciita “non rappresenti più una minaccia per la popolazione che vive nel nord del nostro Paese”.

In ogni caso, il Libano non è Gaza, ha sostenuto Bismuth, spiegando come Israele sia pronto a correre dei rischi in questo territorio. “Posso dirvi oggi una cosa che sarete i primi a sapere”, ha affermato il deputato ai giornalisti italiani presenti alla Knesset di Gerusalemme. Le “zone pilota” saranno un’iniziativa “su piccola scala: porzioni limitate di territorio, alcune zone in cui l’esercito libanese assumerà il controllo. E vedremo, vedremo come si comporteranno, perché qui ci stiamo assumendo un rischio. Stiamo parlando della sicurezza e della vita della nostra popolazione”, ha rappresentato Bismuth.

Il governatore Bankitalia Panetta: la Bce non si vincoli a un percorso predeterminato sui tassi

Roma, 7 lug. (askanews) – Le trattative tra Stati Uniti e Iran “potrebbero portare a prezzi del petrolio più bassi di quelli indicati nello scenario di base delle previsioni economiche a giugno” della Bce. “Ma le prospettive restano fragili, per l’inflazione i rischi al rialzo continuano a coesistere con rischi al ribasso per la crescita”. E questo “richiede un costante monitoraggio degli sviluppi geopolitici, dei mercati dell’energia, delle catene degli approvvigionamenti, dei salari e delle aspettative di inflazione. Richiede anche che la politica monetaria eviti di vincolarsi a un percorso predeterminato”. È il messaggio lanciato dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nel suo intervento oggi alla conferenza conclusiva del Network ChaMP (Challenges for Monetary Policy Transmission in a Changing World), ospitata da Bankitalia a Roma, presso il Centro Convegni Carlo Azeglio Ciampi.

Secondo Panetta “la Bce deve navigare” evitando “due estremi”: quello di ignorare shock dell’energia e quello, opposto, di ritenere di trovarsi nella stessa situazione del 2022, che rendeva necessaria un’energica stretta monetaria. “Oggi l’istituzione non deve né liquidare lo shock come temporaneo, né rispondere come se l’economia fosse nelle stesse condizioni di quattro anni fa”, ha detto.

Secondo Panetta, nella situazione attuale entrambi “gli estremi”, quello di ignorare l’impennata dei prezzi dell’energia, e quello di lanciarsi in una aggressiva stretta monetaria, porterebbero a un approccio fuorviante. “Il primo è che la Banca centrale dovrebbe semplicemente guardare oltre gli shock sull’offerta. Questa visione – ha detto – sottovaluta la portata e la possibile persistenza dello shock attuale. Le ricadute sulle forniture di energia globali sono state ampie. I danni alla produzione e alle infrastrutture di trasporto potrebbero influenzare i prezzi, anche se il conflitto si smorzasse”.

“La governance dello stretto di Hormuz, uno snodo chiave non solo per il petrolio e il gas, ma anche per fertilizzanti, alluminio e altri beni industriali resta incerta”, ha sottolineato il governatore della Banca d’Italia, che come tutti i suoi pari nell’area euro siede nel Consiglio direttivo della Bce, l’organo che assume le decisioni di politica monetaria e sui tassi ufficiali.

“La politica non monetaria non può evitare che i prezzi dell’energia più alti si trasferiscano nell’economia. Ma deve evitare che questo processo vada a pesare su aspettative e decisioni di imprese e lavoratori. Una volta che uno shock si trasforma in un’ampia spirale inflazionistica – ha avvertito – il costo per ripristinare la stabilità dei prezzi diventa consistentemente più elevato”.

D’altra parte “il secondo approccio fuorviante è che l’attuale episodio sia una ripetizione del drammatico aumento dei prezzi dell’energia del 2022. E che quindi la Bce dovrebbe reagire energicamente, come fece allora, per evitare che l’inflazione prenda piede”, ha proseguito.

“Questa non è una ripetizione del 2022 – ha detto Panetta -. La domanda è più debole. I tassi di interesse sono più alti. Lo shock ha colpito i prezzi del petrolio più di quelli del gas e questo conta: perché i prezzi del petrolio tendono a generare effetti inflazionistici più deboli e meno persistenti rispetto a quelli del gas”.

Inoltre, “l’economia dell’area euro è cambiata: la sua capacità di importare gas naturale liquefatto è aumentata, consentendo maggiore diversificazione dei fornitori. La quota di energie rinnovabili nella generazione di elettricità è aumentata. Questi sviluppi hanno ridotto, anche se non hanno eliminato, la vulnerabilità dell’area agli shock sull’energia”.

Panetta: se debiti continuano a salire scelte Banche centrali più difficili

Roma, 7 lug. (askanews) – Nell’area euro “se la situazione dei conti pubblici continuasse a deteriorarsi, cosa che non necessariamente prevedo, penso che le preoccupazioni sul peggioramento dei debiti in diverse economie chiave aumenteranno nel dibattito pubblico. A quel punto la situazione per le banche centrali diventerebbe più difficile, ci troveremmo a dover fronteggiare scelte sempre più complicate”. Lo ha affermato il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta rispondendo a una domanda al termine del suo intervento alla conferenza conclusiva del Network ChaMP (Challenges for Monetary Policy Transmission in a Changing World), ospitata dall’istituzione di Via Nazionale.

“Vedremo cosa accadrà in futruo a livello politico – ha aggiunto – perché alla fine la questione del mandato delle banche centrali è una scelta dei Parlamenti”.

Trump chiede al Congresso 350 miliardi di dollari per la Difesa: le forze armate Usa mai così potenti

Roma, 7 lug. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto al Congresso di approvare al suo rientro il pacchetto “Reconciliation 3.0”, con 350 miliardi di dollari destinati alla difesa, insieme al Save America Act.

“Le forze armate degli Stati Uniti non sono mai state così forti o potenti. Nessun’altra nazione può fare quello che facciamo noi, non c’è neppure paragone”, ha scritto Trump su Truth Social, sostenendo che quest’anno siano stati raggiunti nuovi record nel reclutamento e che il morale dei militari “non sia mai stato così alto”.

Secondo Trump, la potenza militare statunitense è stata mostrata durante le celebrazioni per i 250 anni dell’indipendenza americana e il “Dipartimento della Guerra non è mai stato così in forma”.

“Quando il Congresso tornerà in sessione, dobbiamo approvare Reconciliation 3.0, con 350 miliardi di dollari per la difesa, oltre al Save America Act”, ha affermato il presidente, chiedendo ai leader della Camera e del Senato di considerare il provvedimento la loro “priorità numero uno”.

Trump ha sollecitato l’uscita del pacchetto dalla commissione Bilancio nel più breve tempo possibile, sostenendo che il Save America Act e il finanziamento completo del Dipartimento della Guerra possano essere approvati rapidamente per garantire che gli Stati Uniti “restino liberi per le generazioni future”.

M.O., Idf: mai così tanti aiuti a Gaza

Sederot, 7 lug. (askanews) – Israele sta rispettando il proprio accordo, porta ogni giorno aiuti umanitari dentro Gaza, mai così tanti, ma una volta dentro non sa cosa succede: lo ha dichiarato Ariella Mazor, una portavoce dell’esercito israeliano, ad una delegazione di giornalisti italiani presenti a Givat Kobi, a 2 km dal confine con Gaza.

“Per quanto riguarda ciò che sta succedendo oggi, in sostanza abbiamo un accordo. Dal lato israeliano posso dire che stiamo facendo tutto ciò che ci viene richiesto da quell’accordo. Uno dei punti principali è consentire l’ingresso di aiuti umanitari e rifornimenti a Gaza” ha osservato Mazor, aggiungendo che “Ogni giorno entrano a Gaza circa 500-600 camion con diversi tipi di forniture”.

“Si va dall’acqua al pollo, alla carne, ai medicinali, alle coperte. Mi ha persino sorpreso vedere prodotti come patatine e bevande analcoliche”, ha spiegato la portavoce dell’Idf, aggiungendo che “stanno entrando davvero tonnellate di rifornimenti”.

“Credo che si tratti di circa 1,8 milioni di tonnellate dall’inizio di queste operazioni. Sono numeri e quantità di aiuti che non avevamo mai visto prima entrare a Gaza”, ha specificato la portavoce dell’Idf.

“Questo avviene quotidianamente. Esiste un intero meccanismo di controllo. Dal momento in cui quei camion entrano a Gaza, ciò che accade dopo, ad esempio se arrivano a un magazzino, non è più sotto il nostro controllo”, ha precisato Mazor, spiegando che “abbiamo sentito molte storie di aiuti sequestrati, rivenduti a prezzi maggiorati, distribuiti in modi diversi oppure sottratti, senza essere consegnati alle persone che ne hanno realmente bisogno”.

“Perciò posso garantire che, per quanto riguarda la nostra parte, abbiamo adempiuto ai nostri obblighi ogni singolo giorno”, ha concluso Mazor.

Bce, Panetta: non si vincoli a un percorso predeterminato sui tassi

Roma, 7 lug. (askanews) – Le trattative tra Stati Uniti e Iran “potrebbero portare a prezzi del petrolio più bassi di quelli indicati nello scenario di base delle previsioni economiche a giugno” della Bce. “Ma le prospettive restano fragili, per l’inflazione i rischi al rialzo continuano a coesistere con rischi al ribasso per la crescita”. E questo “richiede un costante monitoraggio degli sviluppi geopolitici, dei mercati dell’energia, delle catene degli approvvigionamenti, dei salari e delle aspettative di inflazione. Richiede anche che la politica monetaria eviti di vincolarsi a un percorso predeterminato”. È il messaggio lanciato dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nel suo intervento oggi alla conferenza conclusiva del Network ChaMP (Challenges for Monetary Policy Transmission in a Changing World), ospitata da Bankitalia a Roma, presso il Centro Convegni Carlo Azeglio Ciampi.

Secondo Panetta “la Bce deve navigare” evitando “due estremi”: quello di ignorare shock dell’energia e quello, opposto, di ritenere di trovarsi nella stessa situazione del 2022, che rendeva necessaria un’energica stretta monetaria. “Oggi l’istituzione non deve né liquidare lo shock come temporaneo, né rispondere come se l’economia fosse nelle stesse condizioni di quattro anni fa”, ha detto.

Cassese, il Quirinale e il nodo della cultura costituzionale

Le tesi di Cassese e il nodo costituzionale

Sabino Cassese è da qualche tempo assai attivo sul tema della destra al Quirinale. Qualche giorno fa ha rilasciato un intervista televisiva. Ieri ad un importante quotidiano.
Gli argomenti sono in apparenza innocui, proposti con quel tono soave che spesso distingue il nostro professore.
In realtà siamo di fronte ad affermazioni di un certo rilievo che non possono essere lasciate cadere nel nulla.
La sostanza del ragionamento è che non vi sarebbe alcun impedimento costituzionale per l’elezione di Giorgia Meloni al Colle.
Per sostenere convintamente questa tesi Cassese dice che è pur vero che la Costituzione enfatizza la libertà e la democrazia; però, a suo parere, vi sarebbero anche elementi di continuità con il Fascismo. Ad esempio nell’articolo sulla tutela dei beni culturali che, a suo parere, deriverebbe dalle leggi di Bottai in materia.
Inoltre la Costituzione, a parere del nostro esperto, non prevede esplicitamente un passato antifascista per il candidato Presidente, ma solo alcuni requisiti civili, come l’età, la cittadinanza, e poco altro.

 

Il giudizio sullazione del governo Meloni

Ora esaminiamo gli argomenti nel merito politico.
Dopo 4 anni di governo Meloni in Italia certamente c’è meno libertà: è stato messo il bavaglio a dibattiti e confronti nelle suole e all’università; gli emigrati hanno meno diritti e minori aiuti nell’integrazione. Tutte le riforme della destra poi sono nel senso della riduzione degli spazi di democrazia, con la concentrazione di potere prevista con premierato, con il tentativo di guinzaglio alla magistratura. Basterebbero questi concreti precedenti per considerare la Meloni al Colle come ampiamente incompatibile con i principi e le norme della Costituzione repubblicana.
Certo, se fosse eletta da un parlamento ad ampia maggioranza di destra, come quello che si cerca di ottenere con la nuova legge elettorale maggioritaria, sarebbe difficile proporre e vincere un ricorso in tribunale e poi alla Corte costituzionale. Sarebbe una prova troppo ardua, anche per gli attuali giudici costituzionali.

 

Le possibili strategie

Vediamo ora il personaggio Cassese, classe 1935, 91 anni. Da molti anni si considera talmente bravo da aver abbandonato i suoi maestri, per affermare di non averne in sostanza avuti. Si legga suo “Varcare le frontiere”, Mondadori, 2024.
È stato allievo di Massimo Severo Giannini, uno dei più importanti amministrativisti del nostro Paese; socialista, già partigiano delle brigate Matteotti. Poi Cassese è davvero debitore di Enrico Mattei che, su segnalazione di Giannini, lo accolse all’Eni per costituire un centro studi indispensabile per il gruppo industriale.
Cassese, un irpino orgogliosissimo e parecchio vanitoso, da tempo si propone come garante e mediatore della destra al vertice delle maggiori istituzioni repubblicane.
Non sappiamo se dietro queste prese di posizione vi siano i più sagaci consiglieri politici della Meloni, ovvero Fazzolari e Mantovano. È possibile.
Ma è anche possibile che Cassese, ambizioso come pochi, si esponga di suo.
In effetti se Giorgia, pur disponendo di una maggioranza del Parlamento non volesse forzare la mano dopo aver proposto prima Larussa e poi se stessa, potrebbe anche giocare la carta Cassese con l’intento di strappare un po di voti nel centrosinistra, e affermare di aver così eletto un presidente rappresentativo di una maggioranza più ampia.

 

Un giudizio conclusivo

Il film potrebbe sembrare digeribile, se non fosse che Cassese è uno di quegli esperti che pensa di sapere tutto. In realtà a molti è sempre apparso solo come un “ingegnere” del diritto. Ora, come recita quel noto detto circa gli ingegneri, questi “pensano di capire tutto, ma in realtà non capiscono il resto”.
Nel caso di Cassese siamo di fronte ad un personaggio che di politica capisce assai poco, essendosi sempre guardato dallo “sporcarsi le mani” con i problemi reali della gente e della società, ed avendo sempre considerato la politica stessa con somma alterigia.
Ci sono bottiglie di vino che, invecchiando, divengono sublimi (poche), altre che, una volta aperte, sono ormai imbevibili.

Trump, il calcio e le cose che non ti ho detto

Quis custodiet custodem?

Ci risiamo, c’è un ordine restrittivo che dovrebbe riguardare il buon Trump che parla anche di cose di cui non sa. Per sua ammissione ha detto di non conoscere cosa sia la punizione del “cartellino rosso” nel gioco del calcio. Ha comunque deciso che quella “red card” non gli andava bene dandosi della white card, carta bianca per poter dire e fare quello che gli salta per la testa. Così ha chiamato l’eroe e Presidente della Fifa, Infantino, per dirgli di revocare la squalifica comminata giorni fa al cannoniere della squadra Usa, Folarin Belogun.

Ha deciso che è una sanzione ingiusta e così il Presidente della FIFA, per non essere disarcionato dal cavallo, ha obbedito senza colpo ferire. Infantino ha deciso che lui ha scelto la monta americana molto più casareccia di quella inglese. La questione ha suscitato scandalo nel mondo del calcio con commenti vari compreso quello della Uefa che fa sapere come si sia passata la linea rossa ed in sostanza si sia di fronte ad un fatto inaccettabile che ferisce lo sport.

Un podi fumo negli occhi

Del resto Trump è uno abituato a giocare al rosso e nero fregandosene di quello che pensano i benpensanti. Con arte e malizia ha fatto intendere che l’arbitro che ha squalificato il giocatore si presta a non pochi sospetti. Siamo di fronte ad una tecnica magistrale di detto e non detto, qualcosa di simile ad un “conosco cose di lui che voi non immaginate” è il senso della provocazione che The Donald ha proposto come riflessione ai suoi critici. Se davvero sapesse qualcosa circa una compromessa imparzialità allora, per coerenza, farebbe bene a dirlo al mondo per evitare che quell’arbitro possa combinare altri guai. Come la giri e la metti non è Trump ad averla fatta grossa. Infantino, altro che linea rossa, ha superato ben oltre il 38° parallelo che divise in due la Corea in Sud e Nord. Ha ucciso il calcio e il campionato del mondo in corso.

Proteste senza testa

La ridda delle lamentele che si sono sollevate suona però di piena ipocrisia. DI fronte a tanto non serve urlare e protestare. Il Belgio, la prossima squadra che incontrerà gli USA e tutte le altre squadre dovrebbero semplicemente ritirarsi dalla competizione e lasciare Trump, Infantino e gli sponsor molesti, in corso di partita in mezzo al campo, a prendersi reciprocamente a pallonate per aver alzato troppo il gomito dell’arroganza e preteso troppo dalla pazienza degli appassionati di questo sport.

Tre amici al bar dello sport e le conseguenze di un amore

Si ritroverebbero in uno spazio alienato simile al deserto rosso di Antognoni o forse per salvezza potrebbero guardare, grazie all’amico Musk, al pianeta rosso di Marte per una partitella senza censori e senza censure. “Sole rosso” è un film dove i protagonisti lottano per recuperare da un furto una preziosa spada cerimoniale giapponese, c’è una istituzione da difendere e non ci si tira indietro.

Trump e compagni lottano invece per far fuori tutto ciò che istituzione e tradizione all’un tempo. Eppure suona strano perché il Presidente Usa ha appena dichiarato di non amare i comunisti e di conseguenza avversare anche il libretto rosso di Mao Zedong. Come fiuta aria di comunisti in giro, intanto in terra americana, sembra che veda rosso. E’ proprio un colore che non gli piace, salva la sua cravatta scintillante di quella tinta che racconta dei suoi pensieri in contraddizione.

Da domani chi continuerà a giocare questo Mundial sarà complice di una bravata che con il calcio non ha nulla a che fare. Così, sarà bene che non fingano di piangere solo per salvare una faccia che sarà irrimediabilmente imbrattata di rosso.

Iran e Israele di fronte alla prova del Libano

Un accordo che rompe un tabù storico

Come è noto, uno dei nodi della complessa trattativa fra Iran e Stati Uniti riguardi il Libano. E una settimana fa è stato raggiunto un accordo – anch’esso in 14 punti,  curiosamente, come quell’altro – fra il Paese dei Cedri e quello della Stella di David che per la prima volta riconosce reciprocamente le due nazioni e le impegna a porre definitivamente fine a “qualsiasi stato di guerra tra di loro”.

Non è poco, ove si consideri che è dal 1948 che una disponibilità reciproca alla pace non è mai stata definita. Con le conseguenti fasi cicliche di conflitti nei quali Tel Aviv ha sistematicamente distrutto aree vaste delle città libanesi.

Ma non è sufficiente e quindi non è certo che possa produrre gli effetti desiderati. La sua positività risiede però – oltre che nella dichiarazione citata – nell’assunzione di responsabilità che esso impone a Israele e Iran, chiamati a svelare con chiarezza le proprie carte.

 

Il nodo irrisolto di Hezbollah

Spieghiamo meglio. Hezbollah non condivide e non accetta l’accordo sottoscritto dal governo di Beirut. Come si sa, il Partito di Dio, sciita e strettamente legato agli ayatollah e ai pasdaran iraniani, è parte rilevante del potere libanese, occupa e domina i quartieri meridionali della capitale, tutta la fascia meridionale del paese confinante con Israele e in essa la città di Tiro, la valle della Beqaa a oriente. Inoltre è armato molto meglio e molto più abbondantemente dell’esercito regolare statale. È dunque nelle condizioni di poter avviare una guerra civile, qualora lo decidesse.

 

La responsabilità che ricade su Teheran

Ora, l’accordo siglato a Washington con la regia americana sostiene la volontà e l’impegno del governo di Beirut a “esercitare la piena sovranità su tutto il suo territorio” e a garantire “il monopolio statale sull’uso della forza” addivenendo al “disarmo completo di tutti i gruppi armati”. Ma ciò non avverrà se Hezbollah verrà ancora alimentato, economicamente e militarmente, dall’Iran.

Il quale, con ragione, pretende di inserire nel futuro trattato di pace con Washington la conclusione definitiva degli attacchi israeliani in Libano. Che a sua volta Israele motiva a causa della permanente minaccia per la propria sicurezza rappresentata da Hezbollah.

È ora responsabilità di Teheran convincere la milizia sciita libanese a rinunciare alle sue attività militari. E a disarmarsi, per tramutarsi in un partito politico, cessando d’essere un movimento armato. Una prospettiva che però a Hezbollah non piace. E che dunque rifiuta. Si impegnerà davvero la Repubblica Islamica a esercitare tutta la sua influenza nei confronti del suo proxy libanese?

 

Limpegno richiesto a Israele

Parallelamente e contemporaneamente c’è la responsabilità israeliana. L’accordo testualmente recita un impegno importante: il completo ritiro dell’IDF dai territori occupati in Libano, oggi in tale situazione “solo” a causa del pericolo incarnato da Hezbollah. “Il governo di Israele dichiara di non avere ambizioni territoriali in Libano”. Si tratta di vedere se queste parole avranno consequenzialità operative. Perché sino a ieri quelle pronunciate col solito criminale fanatismo da alcuni ministri erano di tutt’altro tenore e avviso. E le stesse operazioni militari poste in essere negli ultimi mesi offrivano l’idea di un ben diverso obiettivo: creare una larga fascia di territorio libanese formalmente tale ma in realtà non solo occupato dall’esercito israeliano bensì destinato ad essere inglobato, in una sorta di occupazione a tempo indefinito, indeterminato. Di fatto, lo spostamento della frontiera più a nord, verso il fiume Litani e oltre.

 

La verifica sarà nei fatti

Ora l’accordo prevede un graduale ritiro degli israeliani da queste zone a nord del fiume, al momento evacuate dai libanesi ivi residenti, che potranno farvi ritorno solo dopo che Hezbollah verrà disarmato e l’esercito libanese vi avrà assunto il “controllo sovrano”.

Una responsabilità, quella di Tel Aviv, come si vede, molto circonstanziata e prorogata temporalmente: ma comunque una responsabilità precisa. Vedremo se vi terrà fede.

La speranza? Aspettare e affrettare

La speranza al centro del messaggio cristiano

Papa Leone, rispetto alle schiavitù umane e alle guerre, esorta alla speranza. E la speranza dovrebbe nutrire tutte e tutti, in particolare i cristiani e coloro che al messaggio cristiano non sono indifferenti.

Già, la speranza percorre l’intero messaggio cristiano e i testi biblici nel loro insieme. Celeberrimo, poi, è “l’inno” contenuto nella Prima lettera ai Corinzi, di Paolo (Capitolo 13, versetto 13): «Ora dunque queste tre cose durano: fede, speranza, amore; ma la più grande di esse è l’amore».

 

Unattesa che diventa impegno

Come vivere, in concreto, la speranza? Come tradurla in atteggiamento, approccio, pratica quotidiana? Qui i politici, accanto agli altri e alle altre, che si ispirano al cristianesimo avrebbero di che meditare. E, prima di abbozzare una risposta, non riesco a non esprimere la mia gratitudine al compianto pastore metodista Sergio Aquilante, che mi ha donato spunti di valore inestimabile.

Allora, come dar corpo alla speranza? Aspettando e affrettando. Poniamoci in ascolto di un breve passaggio della Seconda lettera di Pietro: «[…], mentre attendete e affrettate la venuta del giorno di Dio, […]» (Capitolo 3, versetti 11-12). Non un’attesa passiva, quindi, bensì operosa. Provando, con l’impegno, con dei gesti, con l’azione volta alla giustizia, alla pace, alla libertà, ad anticipare ciò che caratterizzerà, per l’uomo e la donna di fede, il Regno di Dio. Provando ad accelerarne i tempi.

 

La speranza come responsabilità quotidiana

La speranza, insomma, non è un’attesa remissiva; piuttosto un’attesa fattiva. E il fare, unito al pensare, non andrebbero delegati ai pochi, alle élite, ma vissuti giornalmente da ciascuna/o.

Cleopatra, Cesare e il sogno della Repubblica

La scoperta della res publica

Cesare da settimane ha lasciato l’afa di Roma e si è trasferito sulle verdi colline dei Sabini, dove l’aria è più respirabile. In città è rimasta la regina Cleopatra/Meloni a faticare sotto la canicola implacabile per cercare di governare la res publica. Ed è proprio questa parolina magica – res publica – che ha cominciato ad affascinarla nelle notti insonni trascorse a passeggiare nei giardini degli Horti di Cesare, per cercare un po’ di fresco sollievo dalla calura.

Notte dopo notte, Cleopatra rifletteva che quando era giunta a Roma si parlava dell’Impero di Cesare, quindi di un regno più grande del suo, esteso almeno il doppio e ricco anche il doppio. Ma da qualche tempo non si parla più di “impero”, bensì di res publica. Ed è una nozione che, nell’educazione di una regina, si fugge come un male pericoloso: se c’è la res publica, in genere non c’è il regno.

Poi, un mattino, la regina Cleopatra si decide. Chiama il suo esperto di norme dell’Impero e si fa spiegare che cosa sia questa “Repubblica” di cui Cesare non le ha mai parlato.

 

Lidea del Quirinale

E quello che comprende è l’essenziale: il popolo governa la cosa pubblica – ovvero lo Stato – e sceglie in che modo e da chi debba essere governato. Il punto uno lo conosce; il punto due (in che modo) meno, perché questa storia del metodo democratico è troppo complessa per la sua cultura da regina di un regno millenario; ma il punto tre (da chi) è facile: un presidente di rappresentanza.

E che cos’è una regina per il suo popolo? La sua rappresentante, per l’appunto.

Felice della semplice ed efficace deduzione, la regina Cleopatra/Meloni la esterna pubblicamente al Senato e all’Impero tutto: «La prossima volta che dovete scegliere il vostro rappresentante, io ci sarò».

Sgomento! Che intendeva la regina? Vuole essere lei il nostro prossimo presidente?

Cleopatra/Meloni è regina d’Egitto e non dimentica che nel deserto della terra natia abitano i più scaltri tra gli animali. Così assume il tono mellifluo degli aspidi e aggiunge: «Non io! Io sono troppo giovane, suvvia, vedete pure voi del Senato la mia giovinezza e la mia beltà; piuttosto penso ad uno dei miei, più in là con gli anni… Ma è presto, è presto – ripete con tono mesto – era solo un’idea che mi era venuta così. Il caldo questi scherzi li fa».

Il Senato si ammutolisce. Esce silenzioso dalla Curia e subito si getta nelle mille voci del futuro immaginato dalla regina Cleopatra/Meloni.

 

Il dardo oltre il mare

Ma ecco che un dardo velenoso si appresta a colpire il cuore della regina e a rovinarle le giornate estive.

L’alleato che governa al di là del grande mare, e per i cui favori ha lasciato il cuore di Cesare e affrontato il lungo viaggio per conoscerlo, ebbene costui, non pago di averla brutalmente scaricata apostrofandola come “cercatrice di favori”, adesso scaglia un altro dardo.

Lui si sente minacciato dalle avance di lei, dagli occhi e dalle labbra suadenti, ne teme la malia da regina e, vade retro, chiede che non ci siano più occasioni di incontro con lei. Almeno questo è quello che pensava di scrivere. Solo che costui, anche nella lingua sua, non brilla per conoscenza e incespica nelle parole. Quello che ne viene fuori è tutt’altro.

È la regina Cleopatra/Meloni che ha bisogno di essere chiusa da qualche parte! Così la legge l’Impero tutto e la regina stessa.

 

Il ritorno di Cesare

Tanta onta a una regina non era mai capitata. E meno che mai alla regina Cleopatra, che certo è orgogliosa, ma non la si vede proprio nelle vesti della seduttrice che non si rassegna e sta fuori dalla porta come il cane abbandonato dai padroni.

E l’ira si scatena. Prende il sopravvento il cuore ferito della donna cacciata via, il quale – si sa – porta veloce alla furia e all’odio. Così sarà anche per il cuore di Cleopatra, che in questo agone trascinerà, o proverà a farlo, anche il popolo romano, il Senato, l’Impero, i federati e gli egizi.

Nel frattempo svanisce dalle cronache, come una novella di mezza estate, la res publica e il suo prossimo presidente. Il Senato si trova a ringraziare lo strano capo del popolo al di là del mare per la sua goffaggine e Cesare, tra i Sabini, guarda alla città sotto la cappa della canicola e sorride: vede i favori di Afrodite e di Marte sulla città e sull’Impero, e la sua ex amata regina sballottata tra le pene d’amore e i desideri repubblicani.

Zucchero: "I giovani che fanno gli stadi sono macchine da guerra"

Milano, 7 lug. (askanews) – E’ sempre un fiume in piena, la musica per lui non dovrebbe mai smettere e quando incontra la stampa non è mai scontato quello che dirà. Zucchero, con una carriera mastodontica alle spalle, continua a fare numeri da record ma soprattutto conferma la qualità della sua musica. Con il tour negli stadi sta celebrando ‘Baila (Sexy Thing)’a 25 anni dall’uscita del singolo, una delle hit più amate del repertorio di Zucchero ‘Sugar’ Fornaciari, e in occasione della seconda data a Bologna ha annunciato i prossimi passi dal vivo. Nel 2027 ci sarà un grande evento a chiudere i festeggiamenti per il quarto di secolo di questa intramontabile hit: Baila 25th San Siro – Under the moonlight Il gran finale, in programma il 10 giugno 2027 allo Stadio San Siro di Milano. “Le cose stanno andando bene, ma talmente bene che l’idea che vadano meglio mi spaventa. Faremo di tutto per dare il massimo” ha detto da Bologna parlando ai giornalisti. Zucchero nella sua carriera ha ottenuto moltissimi record, è stato il primo artista occidentale a essersi esibito al Cremlino dopo la caduta del muro di Berlino e l’unico artista italiano ad aver partecipato al Festival di Woodstock nel 1994, ha suonato praticamente ovunque nel mondo e ha fatto duetti e collaborazioni con i più grandi della musica. Di fronte al gigantismo dei concerti di giovani che, in poco tempio riempiono stadi e grandi location, dice: ‘Adesso è più facile, c’è stato un incremento dei live, anche a livello mondiale, soprattutto dopo il covid. I giovani sono dei grandi comunicatori, sono delle macchine da guerra, i social hanno fatto la differenza con una comunicazione più veloce. Poi non lo so, hanno i balletti, corrono avanti e indietro, sculettano e cantano…poco. Se la cavano e fanno gli stadi, non c’è una spiegazione, ma sono delle macchine da guerra”. Poi non poteva mancare un accenno alla polemica nata dalle parole di Francesco De Gregori sugli artisti che usano i concerti per lanciare slogan politici e prendere posizioni nette su questioni internazionali complesse: “Conosco Francesco, ho lavorato con lui e non oserei contraddirlo in pubblico”. Sempre acuto e ironico, sul festival di Sanremo ma soprattutto su Eurovision Song Contest, ha dichiarato: “Non è un campionato, è una partita a Ping pong. Non è un campionato mondiale. Con tutto rispetto, io sono passato di lì, anche se sono arrivato penultimo”. Poi plaude la scelta del direttore artistico Stefano De Martino di separare il vincitore di Sanremo dall’artista che andrà a Eurovision a rappresentare l’Italia: “Se fossi un direttore artistico, opterei per questa roba qua. Ci deve andare qualcuno che ha i cog..oni, chi va all’Eurovision deve essere competitivo. A me l’Eurovision fa cagare in ogni modo. Tutti quelli che vanno, a parte i Maneskin, hanno fatto cagare. Chi ha vinto l’Eurovision è solo un ricordo”. Poi in modo colorito, come il suo solito, ha rincarato la dose: Ti ricordi il barbuto con le “tette” da donna? Che fine ha fatto? Quindi, che si pensasse a cantare e a portare delle belle canzoni: Fine delle trasmissioni”. Nel futuro di Adelmo ‘Sugar’ Fornaciari c’è ancora tanta, tanta musica, capace di fare un live di tre ore senza neanche accorgersene, di cambiare la scaletta all’ultimo minuto e addirittura di farlo mentre è in scena. Una vera macchina da concerti anche grazie alla sua eccezionale band, che si prepara a nuove sfide: Ferdinando Salzano presidente di Friends & Partners ha annunciato un nuovo anniversario di Zucchero che nel 2027-2028 festeggerà i 40 anni di Blues, per questo sono state chieste 10 date all’Arena di Verona a settembre 2027 e altre 10 nel 2028. Non c’è però in arrivo un nuovo album di inediti. “Per fare i dischi, dopo che hai scritto più di 350 canzoni che hanno avuto successo, fare un album è molto difficile: non è mantenere il successo ma lo devi giustificare, come diceva il grande Pavarotti, se esci con un album devi fare un album con i coglioni, ci vogliono i cog…ni per fare un album”.

Per chiudere in bellezza alla domanda se sia giusta la petizione per dare il nobel per la pace ai cittadini di Lampedusa, ha detto lapidario: “Va benissimo, è giusto; basta che non lo diano a Trump”.

Di Alessandra Velluto

Mondiali, Spagna ai quarti, Portogallo ko al 91′. Decide Merino

Roma, 6 lug. (askanews) – È la Spagna a conquistare l’accesso ai quarti di finale del Mondiale grazie a un successo di misura sul Portogallo. A Dallas la sfida resta bloccata per novanta minuti, poi è un gol di Mikel Merino al 91′ a regalare alla nazionale di Luis de la Fuente l’1-0 che vale il passaggio del turno. Gli spagnoli affronteranno nei quarti la vincente della sfida tra Belgio e Stati Uniti, mentre si chiude l’avventura mondiale del Portogallo e di Cristiano Ronaldo.

Avvio vivace della Spagna, subito pericolosa dopo tre minuti con Oyarzabal e vicinissima al vantaggio all’8′, quando lo stesso attaccante, lanciato da Olmo, spreca a tu per tu con Diogo Costa calciando di poco a lato. Il Portogallo risponde con Cancelo e soprattutto con Cristiano Ronaldo, che al 12′ impegna Unai Simon con un destro potente.

Al 17′ sale in cattedra Diogo Costa, autore di una doppia parata decisiva: prima respinge il tiro a giro di Yamal, poi si supera sul destro di Baena. La Spagna continua a spingere e crea un’altra opportunità con Olmo, mentre nel finale del primo tempo cresce il Portogallo. Ronaldo sfiora il vantaggio in acrobazia su assist di Joao Felix e al 41′ Nuno Mendes colpisce la traversa con un sinistro deviato da Porro. Si va all’intervallo sullo 0-0 dopo un primo tempo ricco di occasioni.

Nella ripresa i ritmi calano e le due squadre faticano a costruire nitide palle gol. Il Portogallo perde Nuno Mendes per infortunio, sostituito da Semedo, mentre De la Fuente prova a cambiare volto alla gara inserendo Ferran Torres e, nel finale, Merino e Fabian Ruiz.

La svolta arriva al primo minuto di recupero. Ferran Torres trova un filtrante perfetto per Merino, che si inserisce sulla sinistra dell’area e batte Diogo Costa con un rasoterra sul primo palo. È il gol che decide la partita e premia le mosse dalla panchina del commissario tecnico spagnolo.

Nel lungo recupero il Portogallo tenta l’assalto finale. Bernardo Silva sfiora il pareggio di testa al 97′, poi João Neves prolunga un pallone in area che termina di poco a lato. L’ultima punizione conquistata da Conceição non cambia il risultato.

Bce, Lane: "Durante adozione IA probabili pressioni inflazionistiche"

Roma, 6 lug. (askanews) – Le conseguenze che la diffusione di strumenti di intelligenza artificiale avranno per inflazione e politiche monetarie delle banche centrali sono circondate da “molte incertezze, su portata e tempistica” dei meccanismi con cui potrebbero farsi sentire. Quindi “il miglior approccio per valutare l’impatto complessivo dell’IA rispetto all’appropriata linea monetaria è quello basato sui dati. Sarà una grande sfida per gli economisti monetari e per i decisori delle banche centrali negli anni a venire”. Lo ha affermato il capo economista della Bce, Philip Lane, nel suo intervento alla cena di gala, in occasione della conferenza conclusiva, ospitata dalla Banca d’Italia dell’ESCB Research Network on Challenges for Monetary Policy Transmission in a Changing World (ChaMP).

Nel suo intervento, l’economista irlandese ha spiegato come gli effetti inflazionistici dell’IA “dipenderanno da una serie di fattori”. Ma generalmente è sembrato propenso a ritenere che almeno inizialmente potrebbero essere tendenzialmente rialzisti: in particolare a causa dell’enorme utilizzo di energia di questi sistemi, che potrebbe aggiungere pressioni al rialzo sui prezzi.

Per capire uno di questi fattori bisognerà “determinare se la spinta tecnologica sarà quella di rafforzare il lavoro o di rafforzare il capitale. Spesso la tecnologia è considerata come un fattore che migliora il lavoro: si può produrre di più con lo stesso numero di lavoratori. Questo effetto rafforzerebbe i redditi per i lavoratori, in una misura che dipenderebbe dalla loro forza negoziale e da fattori istituzionali. Invece se l’IA avesse un effetto di rafforzamento sul capitale, gli aumenti di reddito beneficerebbero i detentori di capitali piuttosto che i lavoratori, in questo modo aumentando l’ineguaglianza tra redditi da lavoro e redditi da capitale”, ha osservato.

Un altro possibile fattore “è nella portata degli investimenti necessari per integrare l’intelligenza artificiale nelle catene di produzione. Qui – ha spiegato – l’elemento è rappresentato dalle capacità informatiche che richiedono un consistente aumento iniziale nelle spese”.

“Un terzo fattore – ha osservato Lane – riguarda il consistente aumento della domanda di energia. E fino a quando l’offerta non riesce a pareggiare questo aumento, si creano pressioni al rialzo sui prezzi dell’energia. È probabile – ha avvertito il capo economista della Bce – che questa dinamica aggiunga pressioni inflazionistiche durante la fase di adozione dell’IA”. (fonte immagine: ECB 2026).

Israele, Deek: Gerusalemme deve essere sicura per i cristiani

Gerusalemme, 6 lug. (askanews) – Israele punta a rafforzare il dialogo con il mondo cristiano e a riaffermare il proprio impegno nel garantire la sicurezza delle comunità cristiane presenti nel Paese. In questa prospettiva si inserisce la nomina del primo Inviato speciale per il mondo cristiano, una figura incaricata di consolidare i rapporti con le comunità cristiane non solo in Medio Oriente, ma anche a livello internazionale. È questa la missione illustrata da George Deek, inviato speciale di Israele presso il mondo cristiano, nel corso di un briefing con una delegazione di giornalisti italiani al ministero degli Esteri israeliano.

Commentando gli attacchi al clero e ai simboli religiosi cristiani avvenuti negli ultimi tempi, l’inviato israeliano Deek ha affermato che questi episodi sono “inaccettabili”, specificando inoltre che, in questo contesto, “è importante dire che un Paese non si giudica dal fatto che episodi come questi accadano”, ma “da come reagisce a questi episodi”.

George Deek, già ambasciatore di Israele in Azerbaigian fino a pochi mesi fa, è stato nominato lo scorso aprile dal ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar. Primo ambasciatore cristiano nella storia dello Stato di Israele, Deek appartiene alla comunità arabo-cristiana di Giaffa.

“Io sono cristiano. Sono un arabo cristiano israeliano”, ha spiegato Deek ai giornalisti presenti al ministero degli Esteri a Gerusalemme, specificando che quanto accaduto nel passato è qualcosa di “ripugnante”, “un insulto e un attacco” non solo nei confronti dei cristiani in Italia o al Vaticano, “ma anche dei cristiani che vivono all’interno di Israele”.

Ricordando l’aggressione subita da una suora a Gerusalemme lo scorso aprile, Deek ha affermato di aver chiamato tempestivamente il Patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa per esprimergli il proprio “profondo rammarico per quanto accaduto”, la sua condanna dell’aggressione e la sua solidarietà alla Chiesa e ai suoi fedeli. Alle parole, ha osservato l’inviato israeliano, sono seguiti i fatti. “Le condanne sono state nette e inequivocabili, e anche le sanzioni sono state applicate senza esitazioni”, ha affermato Deek, aggiungendo che “i soldati coinvolti nella profanazione della croce e della statua della Vergine Maria in Libano sono stati incarcerati” e che “anche la persona che aveva filmato o fotografato quei fatti è stata condannata da un tribunale militare”.

Per quanto concerne, invece, l’aggressore della suora lungo le strade di Gerusalemme, “è stato arrestato e si trova in carcere in attesa di processo con l’accusa di aggressione, in circostanze considerate molto gravi”, ha sottolineato Deek, precisando che in Israele “qualsiasi aggressione motivata da odio razziale comporta un raddoppio della pena prevista”.

Deek, riconoscendo l’esistenza del fenomeno degli sputi rivolti contro i cristiani nella Città Vecchia di Gerusalemme, ha affermato che rappresenta “una sfida per Israele”. Per questo motivo ha annunciato l’istituzione, da parte del governo israeliano, di un gruppo di lavoro interministeriale del quale fa parte, insieme a rappresentanti dell’Ufficio del Procuratore Generale, della polizia, del ministero della Giustizia, del ministero degli Esteri, del ministero dell’Interno, del ministero dell’Istruzione e di altri organismi competenti. Il gruppo ha il compito di individuare una soluzione a quello che Deek ha definito un “fenomeno ripugnante”.

“Una parte della risposta passerà attraverso l’educazione, ma un’altra riguarderà il rafforzamento dell’applicazione della legge e l’individuazione di strumenti per garantire che chiunque sia coinvolto in episodi di questo genere venga punito”, ha spiegato l’inviato israeliano, specificando che tale questione è presa molto seriamente da Gerusalemme e che Israele non vuole diventare un luogo ostile per i cristiani.

Un’ostilità che, tuttavia, è percepita crescente dalla comunità cristiana di Gerusalemme e in Cisgiordania, come affermato al Washington Post da Francesco Ielpo, custode di Terra Santa e alto funzionario vaticano a Gerusalemme. “L’atmosfera generale è questa: molte persone hanno paura”, ha detto Ielpo al giornale americano, sostenendo che contro la volontà dei cristiani di lasciare il Paese egli può far poco, oltre a “offrire opere di bene e assistenza sanitaria” e “buone scuole”. “Ma tutto questo non basta”, ha affermato il custode Ielpo, specificando che “ci vuole speranza per restare”.

Tra cinema, viaggio e territori: il racconto dell’Andaras Film Festival

Milano, 6 lug. (askanews) – Il cortometraggio turco Almost Certainly False della regista Cansu Baydar è il vincitore del Premio Speciale Andaras, il riconoscimento più prestigioso dell’ottava edizione dell’Andaras Traveling Film Festival, il festival itinerante sardo dedicato al cinema breve di viaggio che quest’anno ha attraversato Fluminimaggiore, Buggerru, Portixeddu e Iglesias.

Tra gli altri riconoscimenti principali, il Premio Speciale della Giuria è stato assegnato a Dog and Wolf della regista ceca Terézia Halamovà, mentre i premi di categoria sono andati a cortometraggi provenienti da Danimarca, Francia, Ucraina, Singapore, Lussemburgo e Italia.

Al centro dell’edizione 2026 il tema “Frontiere”, declinato attraverso storie di guerre, migrazioni, identità e trasformazione, ha spiegato Joe Juanne Piras, direttore artistico del festival: “Tutte le opere proiettate in qualche modo avevano una connessione con la tematica delle frontiere. Spesso erano dei viaggi negati, altre volte erano dei veri e propri viaggi fisici o in qualche modo degli spostamenti interiori ed emotivi. In questo modo abbiamo cercato di regalare al pubblico un’esperienza di viaggio diversa, molto più legata al concetto di attraversamento degli spazi, del mettersi in gioco, del voler riflettere su ciò che è un pochino più complesso nella vita, senza dare delle risposte semplici.”

Accanto alle proiezioni, il festival ha ospitato incontri con protagonisti del cinema e della cultura. Adriano Giannini si è raccontato tra cinema, regia e doppiaggio, Valeria Solarino ha presentato il documentario “La solidarietà non è un reato” insieme ad Amnesty International Italia, mentre Paolo Rossi e Caterina Gabanella hanno guidato la Summer School dedicata alla recitazione. Spazio anche alla viaggiatrice e scrittrice Linda Campostrini, che ha condiviso il racconto dei suoi tredici anni in viaggio per il mondo raccolto nel libro autobiografico “Sorridi, e vai”.

Tra il mare, le miniere e i borghi della Costa delle Miniere, Andaras ha confermato anche quest’anno la sua vocazione di festival diffuso, trasformando il Sulcis Iglesiente in un luogo di incontro tra cinema, territorio e comunità.

Mondiali, Infantino su Balogun: "Non ho deciso io"

Roma, 6 lug. (askanews) – Gianni Infantino respinge le accuse di un suo coinvolgimento nella decisione di sospendere la squalifica di Folarin Balogun e ribadisce l’autonomia degli organi giudiziari della Fifa, intervenendo pubblicamente dopo le polemiche seguite al caso dell’attaccante degli Stati Uniti.

In una dichiarazione diffusa sui canali ufficiali della Fifa, il presidente ricorda che il Comitato disciplinare opera in piena indipendenza. “Gli organi giudiziari della Fifa sono indipendenti. Operano in autonomia, applicano il Codice disciplinare della Fifa e decidono i casi in base alle normative applicabili e ai fatti specifici. La loro indipendenza è essenziale per la credibilità e l’integrità del calcio”.

Infantino conferma inoltre di aver ricevuto una telefonata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dopo che quest’ultimo aveva dichiarato pubblicamente di aver discusso con lui del caso Balogun. “Sì, discuto regolarmente di questioni relative alla Coppa del Mondo con il presidente degli Stati Uniti e ho ricevuto una sua telefonata, così come ricevo chiamate da capi di Stato, rappresentanti dei governi, dirigenti del calcio e del mondo imprenditoriale su molte questioni diverse”.

Il numero uno della Fifa precisa di aver spiegato a Trump che sulla vicenda era in corso un procedimento davanti agli organi giudiziari indipendenti della federazione internazionale e che la decisione sarebbe stata assunta esclusivamente dagli organismi competenti.

“A volte le decisioni del Comitato disciplinare mi sorprendono. A volte sono d’accordo e altre volte no, ma le rispetto sempre”, afferma Infantino, senza entrare nel merito del provvedimento che ha consentito a Balogun di essere disponibile per gli ottavi di finale del Mondiale.

Le dichiarazioni arrivano mentre la revoca della squalifica continua ad alimentare forti polemiche. La Uefa ha definito la decisione “incomprensibile e ingiustificabile”, mentre la Federcalcio belga ha contestato formalmente l’idoneità del giocatore, denunciando presunte irregolarità procedurali nella gestione del caso.

Dopo il trionfo a Tor Vergata, Ultimo annuncia gli stadi

Milano, 6 lug. (askanews) – Dopo il trionfo a Tor Vergata, Ultimo annuncia gli stadi. Dopo il live dei record Ultimo 2026 – La favola per sempre che ha radunato 250.000 persone a Roma Tor Vergata, sarà Ultimo ad andare “a casa del suo popolo” con Ultimo stadi 2027 – La favola continua…, il nuovo tour che lo porterà ovunque, da nord a sud, nei più grandi stadi italiani, per la prima volta anche in Sardegna e in Calabria.

È davvero una favola per sempre quella di Ultimo, una favola che tende all’infinito e che non conosce soluzione di continuità. È un filo teso sulla linea del tempo che tiene unita la Generazione Ultimo, traghettandola da una stagione a un’altra, regalandole la certezza di avere sempre un approdo, un punto di arrivo e un’attesa da assaporare fino al prossimo palcoscenico che si accenderà per tutti loro.

E quelle luci si accenderanno il prossimo 10 giugno 2027, illuminando lo Stadio Teghil di Lignano Sabbiadoro, prima data del nuovo tour Ultimo stadi 2027 – La favola continua… che arriverà ovunque, negli stadi delle più grandi città italiane: Bologna (Stadio Dall’Ara) il 13 giugno 2027, Padova (17 giugno 2027 | Stadio Euganeo), Milano (20 giugno 2027 | Stadio San Siro), Napoli (24 giugno 2027 | Stadio Diego Armando Maradona), Messina (28 giugno 2027 | Stadio Franco Scoglio), Reggio Calabria (3 luglio 2027 | Stadio Granillo), Bari (6 luglio 2027 | Stadio San Nicola), Firenze (10 luglio 2027 | Visarno Arena), Torino (16 luglio 2027 | Allianz Stadium), Olbia (24 luglio 2027 | Olbia Arena).

Summer Jamboree 26, Senigallia fa rivivere l’America anni ’40 e ’50

Roma, 6 lug. (askanews) – Dal 31 luglio al 9 agosto 2026 Senigallia ospita la 26esima edizione del Summer Jamboree, festival internazionale dedicato alla musica e alla cultura dell’America degli anni ’40 e ’50, che ogni anno richiama migliaia di appassionati e visitatori da tutto il mondo.

E così si ripeterà la Hottest rockin’ holiday on Earth, e non sarà solo il caldo a far alzare la temperatura, ma balli sfrenati che dalla mattina fino a tarda notte faranno scatenare il popolo del Jamboree che si dà appuntamento sulla spiaggia per celebrare il Rock’n’Roll.

Tra una lezione di ballo, qualche acquisto al vintage market, tra un record hop, un live concert e un dopo festival alla Rotonda a Mare, Senigallia accoglie curiosi, turisti e appassionati, famiglie e gruppi di amici, che arrivino dall’altra parte del mondo, dall’Europa o semplicemente dalla città accanto.

E quest’anno c’è un motivo in più per celebrare il Rock’n’Roll: festeggiare un compleanno speciale, quello di Chuck Berry che nel 2026 avrebbe compiuto 100 anni. A rendergli omaggio Geno and His Rockin’ Dudes (ITA), formazione aperta guidata da Carmelo “Geno” Genovese, musicista e scrittore, che ha avuto l’occasione di incontrare Chuck Berry molte volte e di condividere con lui preziosissimi momenti, sia nel backstage che sul palco, avendo avuto anche il privilegio di cantare Johnny B. Goode nella sua ultima esibizione in Italia. Alla batteria invece Pierpaolo De Salsi che ha suonato con la leggenda di Saint Louis proprio nello storico concerto al Summer Jamboree.

Al Summer Jamboree #26 si esibiranno le nuove leve della scena Rock’n’Roll contemporanea a fianco di vere e proprie leggende del genere. Due esempi su tutti: Albert Lee (UK/USA), classe 1943, nato in Inghilterra ma da sempre vissuto negli Stati Uniti, chitarrista leggendario vincitore di vari Grammy che ha condiviso il palco con Crickets, Everly Brothers, Jerry Lee, Clapton lasciando un segno indelebile nella scena Country Rock, e Little Risolo & The Northside Boys (ITA/CH), una nuova e giovanissima formazione il cui frontman Little Risolo è un vero e proprio figlio del Summer Jamboree: lo frequenta da quando è nato, 18 anni fa, e quest’anno si esibirà per la prima volta con la sua band.

Ma l’artistico del Summer Jamboree riserva esclusive per l’Italia e anteprime assolute. Tra gli special guests dell’edizione #26 c’è per l’unica data italiana Gina Haley (USA), artista esperta, con uno stile vocale potente radicato nell’R’n’B, Jazz e nel primo R’n’R, che porta in vita un’eredità musicale unica, quella del padre Bill Haley, ma forgiando la propria identità artistica. E ancora The Extraordinaires (UK), che tornano in anteprima europea con una formazione rinnovata che ha debuttato recentemente a Las Vegas: un quintetto vocale che combina armonie Acapella a passi di danza mozzafiato mixando Doo-Wop, R’n’R, con influenze Gospel, Ska, Motown, R&B e Jazz. E poi ancora un’esclusiva italiana con Sean ‘Mack’ McDonald (USA) un chitarrista dalla presenza scenica imponente, che suona e canta con una facilità disarmante, proprio come i suoi illustri predecessori, aggiungendo quel tocco di soul che lo rende unico. Jad Tariq (USA), direttamente da Memphis Tennessee, ha una voce senza tempo che fa rivivere i classici di ieri con un’energia moderna, fondendo lo swing contagioso con la passione viscerale del blues. E poi torna in esclusiva per l’Italia Les Greene (USA), la voce di Little Richard nel recente film “Elvis”, nominato come miglior colonna sonora al Grammy.

Non manca l’Italia ovviamente con Paolo Fioretti, cantante e chitarrista dalla voce graffiante e uno stile chitarristico diretto ed essenziale, e la sua Hot Combo (ITA) composta dai migliori musicisti italiani del genere, che presentano in anteprima assoluta e in contemporanea con l’uscita del primo disco un progetto che attraversa jump blues, swing e Rock’n’Roll, per uno spettacolo unico nella sua specificità.

E il giro del mondo prosegue con la Svezia e i The Capulets (SE), quintetto che propone un mix tra swing, rhythm and blues e Rock’n’Roll, portando sul palco il vibrafono, strumento poco conosciuto e raro; l’Australia con Jessie Gordon (AUS) una performer dalla voce intensa e sensuale che al suo classico repertorio swing aggiungerà sonorità Rock’n’Roll e jazz; e la Spagna, in particolare Barcellona, con il trio femminile The Sparkles (E) che rievoca le icone femminili degli anni ’50 e ’60 e Augie Burr (E) in versione solista; passando per la Repubblica Ceca con Gone Hepsville (CZ) e The 6 Fireballs (CZ), due sestetti ideali per ballare e divertirsi e la Finlandia con la storica band The Barnshakers (FIN) che dal 1992 è diventata un’icona del country, rockabilly e hillbilly europeo e mondiale; fino al gemellaggio pluriennale del festival con il Messico, quest’anno rappresentato da Eddy y Los Grasosos (MEX), ambasciatori della cultura greaser latinoamericana, a Senigallia in esclusiva per l’Italia.

E quest’anno sul palco si esibiranno due formazioni nostrane e molto pop (nel senso di popolari): Greg, Max Paiella & The Jolly Rockers (ITA), conosciuti come attori, cantanti, scrittori e performer, proporranno il loro tributo alla musica del passato insieme alla formazione di fiati The Jolly Rockers, che si ricompone ogni anno solo per il festival e Little Taver & His Crazy Alligators (ITA), mitico rocker emiliano, che ha interpretato se stesso nel film “Radiofreccia” di Ligabue, che dagli anni ’90, porta il suo rock demenziale in giro per l’Italia.

Il festival non sarebbe lo stesso senza le mitiche band che accompagnano gli artisti sul palco. The Good Fellas (ITA), meglio conosciuti come i Gangster dello Swing, sono la storica house band del Summer Jamboree a cui in questa edizione arriveranno a dare manforte come backing band i Di Maggio Connection (ITA), ossia Marco Di Maggio e il suo storico trio, che accompagneranno Les Greene e Gina Haley e Don Diego Trio (ITA), uno dei più versatili combo italiani, che saliranno sul palco con Jessie Gordon e Augie Burr.

Last but not least la big band per eccellenza l’Abbey Town Jazz Orchestra (ITA) composta da venti elementi, che da più di vent’anni chiude il sabato sera con la Rock and Roll Review.

Trenitalia è Main Sponsor del Summer Jamboree #26.

Connact, Nestoras (EPIC): considerare tutta filiera agricola

Roma, 6 lug. (askanews) – “C’è molta enfasi sul cibo, ma a volte ci dimentichiamo che l’agricoltura è un sistema inteconnesso di vari prodotti in equilibrio fra loro” ha detto Antonios Nestoras, founder and director di EPIC, intervenuto all’evento Connact – Summer Workshop, “Autonomia e competitività dell’UE: l’agroalimentare, la salute e il digitale”. E ha aggiunto “Se pensiamo alla sicurezza alimentare dobbiamo considerare tutta la filiera agricola”. L’evento si è tenuto nei giorni scorsi al Parlamento europeo e che ha visto un confronto fra rappresentanti delle istituzioni con associazioni, stakeholder e aziende italiane. L’evento è stato promosso da: A2A, Barilla, CIA, Confcooperative, Fastweb+Vodafone, Federalimentare, FiberCoop, Legacoop, Gruppo Chiesi, Gruppo Ferrero, Gruppo Menarini, MFE-MediaForEurope, Open Fiber, TIM.

Si è chiuso con successo a Torino il Kappa FuturFestival

Milano, 6 lug. (askanews) – 6 palchi, oltre 130 artisti, 36 ore di musica per un pubblico di 125.000 presenze provenienti da tutto il mondo (152 le nazioni rappresentate): Torino si conferma capitale mondiale della musica elettronica. Si chiude con un incredibile successo la XIII edizione di Kappa FuturFestival, che dal 3 al 5 luglio ha trasformato ancora una volta il Parco Dora nel cuore pulsante della scena elettronica internazionale. Il Festival ha offerto un’esperienza immersiva che ha celebrato le molteplici anime della musica elettronica contemporanea, consolidando il ruolo di Kappa FuturFestival tra gli appuntamenti più prestigiosi del panorama mondiale. L’edizione 2026 ha proposto una programmazione tra le più ricche e ambiziose di sempre, capace di riunire alcune delle figure più influenti della scena internazionale insieme ai talenti emergenti che stanno ridefinendo il linguaggio del clubbing contemporaneo. Dai grandi protagonisti come Charlotte de Witte, Peggy Gou, Four Tet, Skrillex, Solomun, Amelie Lens, Sebastian Ingrosso, Disclosure, Armin van Buuren, Diplo, Enrico Sangiuliano, Jamie Jones, Joseph Capriati, Seth Troxler, Richie Hawtin, Sven Väth e Maceo Plex, fino ai live, ai back-to-back esclusivi e alle nuove generazioni di artisti, la line up ha confermato la capacità del Festival di raccontare l’evoluzione della cultura elettronica attraverso una proposta musicale autorevole, innovativa e trasversale.

Il Futur guarda al mondo: prossimo appuntamento in Messico per la prima edizione oltreoceano. L’edizione 2026 ha rappresentato anche un momento storico per il percorso di crescita del Festival. È atteso questo autunno il debutto di FuturFestival, la prima edizione internazionale del progetto, che si terrà il 13 e 14 novembre 2026 al Fundidora Park di Monterrey, in Messico. Un passo significativo che porta il format nato a Torino oltre i confini nazionali, esportando in America Latina una visione culturale costruita in oltre dieci anni di storia e confermando la dimensione sempre più globale del brand.

Torino sempre più protagonista Kappa FuturFestival si conferma uno dei principali motori culturali, turistici ed economici della città di Torino. La manifestazione genera un impatto concreto sul territorio, con una ricaduta economica stimata in circa 50 milioni di euro, grazie alle migliaia di visitatori che ogni anno scelgono il capoluogo piemontese per vivere il Festival.

Alberghi, strutture ricettive, ristorazione, commercio e servizi hanno beneficiato dell’arrivo di un pubblico internazionale che, ancora una volta, ha contribuito a promuovere Torino come destinazione culturale e turistica di rilievo mondiale. Il legame con la città rappresenta uno degli elementi distintivi del Festival, che negli anni ha saputo valorizzare un luogo simbolo della rigenerazione urbana come il Parco Dora, trasformandolo in un palcoscenico riconosciuto a livello globale.

Con la chiusura della XIII edizione si conclude un’altra pagina di successo per Kappa FuturFestival, che continua a crescere anno dopo anno rafforzando il proprio ruolo di ambasciatore internazionale della cultura elettronica e della città di Torino

A Forte dei Marmi Marriott punta su esperienze legate al territorio

Forte dei Marmi, 6 lug. (askanews) – Mondanità e ospitalità contemporanea. Forte dei Marmi torna a proporsi come simbolo di un’estate italiana che sa guardare al futuro mantenendo il fascino del passato. Al centro di questa rinascita c’è il Principessa Forte dei Marmi, Autograph Collection, hotel del gruppo Marriott International, inaugurato da pochi mesi e collocato proprio di fronte alla celebre Capannina: il locale storico che ha lanciato talenti musicali e che, dopo l’acquisto da parte di Armani, riaprirà nel 2027, segnando una nuova stagione per la Versilia.

La scelta di Marriott di puntare sulla località non è casuale: interpreta la filosofia della lentezza della costa toscana, fondendo l’intimità di una villa privata con un design contemporaneo e scultoreo, ispirato alla silhouette di uno yacht. E ancora materiali naturali, linee pulite e una sensazione di raccoglimento elegante che invita a rallentare, come sottolinea Laura Zanoli, general manager dell’hotel, tornata in Italia dopo quattordici anni all’estero proprio per il Principessa e con alle spalle una lunga esperienza con Marriott: “Noi offriamo l’opportunità ai nostri ospiti di fare esperienze che combaciano con la loro visione di vacanza: noi riconosciamo che la forza di una piccola realtà come Principessa Forte dei Marmi è di essere capaci di personalizzare il soggiorno in base a quello che è l’ospite. Abbiamo una clientela molto affine a quello che è la villeggiatura o che si affaccia a questa villeggiatura, tipicamente italiana con molta curiosità. Altra clientela invece ha proprio questa voglia di conoscere tutto quello che rende Forte dei Marmi unico visitando anche territori limitroti”.

Zanoli non omette di riconoscere come le esperienze sono legate alle stagioni: la visita alle cave di marmo o l’emozione di una vendemmia. Ma la ricchezza di tante esperienze possibili rende “il Forte una meta destagionalizzata”, dove ogni mese ha un suo appuntamento con il territorio. Oltre alla benedizione di trovarsi vicino a tanti gioielli: Firenze, Pisa, Lucca, ma anche le Cinque Terre. “Marriott ha captato proprio questa nuova clientela sempre in movimento e sempre con l’esigenza di qualcosa di nuovo in qualsiasi momento dell’anno e qui nasciamo noi con anche il nostro ristorante Marias”, dice Zanoli.

Una cucina conviviale, molto italiana, legata alla Versilia e pensata per creare memorie, dimentichi di pressioni e stress. Ma se questo assaggio della Dolce Vita è già riuscito a far parlare di sé sulle rive toscane è grazie a una squadra guidata dallo chef stellato di fama internazionale Jason Atherton e dall’executive chef Giorgio Cicero, che vediamo in queste immagini con Zanoli.

“Chef Jason è stellato, britannico, ama il Forte e quando vi è stata l’opportunità di fare questo progetto lui ha sposato la causa e noi siamo molto felici di averlo come sostegno. Lui, amante del territorio ha spinto il nostro chef Italiano, chef Giorgio Cicero a una ricerca sul territorio. Il concetto di Marias si propone ai nostri ospiti come un luogo conviviale dove l’ospite si sente a casa, tutto in base al concetto della condivisione dei piatti; proprio un momento per rallentare. Il classico pranzo o cena all’italiana dove non si guarda l’orologio, ma si sta veramente insieme per la gioia di condividere degli attimi e creare delle memorie senza stress”.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio Linda Verzani

Immagini askanews

Wsj: ecco come l’Europa lavora alla "de-americanizzazione"

Roma, 6 lug. (askanews) – I leader europei hanno iniziato a discutere in modo sempre più esplicito come ridurre la dipendenza dagli Stati uniti, dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa bianca e una serie di crisi che hanno incrinato il rapporto transatlantico. Lo scrive il Wall Street Journal, ricostruendo riunioni riservate tra capi di governo, ministri e alti funzionari europei.

Secondo il quotidiano, uno dei momenti chiave è stata una riunione d’emergenza del Consiglio europeo a Bruxelles, convocata a gennaio dopo le minacce di Trump sulla Groenlandia. L’incontro, durato ore e descritto da alcuni partecipanti come una “therapy night”, aveva un tema di fondo: come gestire un possibile distacco dall’America.

“Stiamo tirando qui la linea”, avrebbe detto il presidente francese Emmanuel Macron, sostenendo che l’eccessiva dipendenza europea dagli Stati uniti fosse ormai un rischio per la sicurezza. Secondo il Wsj, in quel momento soldati francesi erano in Groenlandia accanto alle forze speciali danesi, in un contesto di tensione con Washington.

Nel confronto, diversi leader avrebbero accusato l’amministrazione Trump di essere più interessata ad accordi su miniere ed energia che al ruolo tradizionale degli Stati uniti nella sicurezza occidentale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbe inizialmente dissentito, sostenendo che Trump, pur non piacendo a molti leader europei, potesse ancora essere convinto con il dialogo. Ma dopo gli attacchi americani contro l’Iran e il conseguente rialzo dei prezzi energetici, anche Meloni avrebbe rivisto il suo giudizio, affermando che Trump “non è ragionevole”.

Il Wsj scrive che le discussioni riservate indicano l’avvio di un esperimento senza precedenti di “de-americanizzazione”. Autorità di Paesi come Francia e Paesi bassi starebbero rimuovendo in modo discreto tecnologie statunitensi dai propri sistemi, adottando software open source europei e invitando i funzionari pubblici a non usare più Microsoft Teams o Office.

Parallelamente, i governi europei starebbero studiando dove conservare i dati, come processare i pagamenti in caso di nuove tensioni con Washington e quanto le armi prodotte negli Stati uniti possano funzionare senza autorizzazione americana. L’obiettivo è ridurre la dipendenza da tecnologia, infrastrutture digitali e potenza militare statunitensi senza provocare una rottura aperta con Washington.Un ruolo centrale, secondo il giornale, è stato assunto dal primo ministro canadese Mark Carney, che avrebbe avvertito diversi leader europei che “la vecchia America non tornerà”. Carney avrebbe spinto gli alleati a considerare la dipendenza dagli Stati uniti non come un problema temporaneo legato a Trump, ma come una vulnerabilità strutturale.

La linea di Carney si contrappone a quella del segretario generale della Nato Mark Rutte, impegnato a preservare l’Alleanza mantenendo Trump coinvolto attraverso una strategia di elogi pubblici e concessioni politiche. Il Wsj parla di “flattery diplomacy”, una diplomazia dell’adulazione usata per dare a Trump una vittoria visibile, in particolare sull’aumento della spesa militare europea.

Rutte avrebbe insistito con i leader Nato sulla necessità di accettare il nuovo obiettivo del 5% del Pil per la difesa entro il 2035, spiegando che il numero era la vittoria di cui Trump aveva bisogno. Dopo resistenze di vari Paesi, tra cui Belgio, Slovacchia e soprattutto Spagna, il vertice dell’Aja aveva consentito a Trump di rivendicare un risultato politico: l’Alleanza, aveva detto il presidente, non era più una fregatura per gli Stati uniti.

Ma secondo il Wsj, la strategia degli elogi ha mostrato limiti crescenti. Dopo il vertice tra Trump e Vladimir Putin in Alaska, ad agosto, i leader europei si sono allarmati per l’apertura del presidente americano a un piano russo per l’Ucraina più vicino alle posizioni di Mosca che a quelle europee. Macron avrebbe quindi spinto, in una chat criptata con altri leader, per una missione comune a Washington a sostegno di Volodymyr Zelensky.

Sei tra presidenti e primi ministri europei, insieme a Rutte e alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, si sono recati alla Casa bianca per cercare di influenzare Trump. Ma, scrive il quotidiano, l’intervento avrebbe prodotto solo una tregua temporanea. Nel giro di poche settimane, Trump sarebbe tornato a esprimere dubbi sulle possibilità ucraine e a considerare un piano russo che includeva opportunità per imprese statunitensi.

Per alcuni partecipanti, l’esperienza avrebbe mostrato quanto poco peso abbiano ormai gli alleati più stretti degli Stati uniti sull’amministrazione americana, anche quando si presentano insieme. Secondo una valutazione dell’MI6 citata dal Wsj, la diplomazia dell’adulazione sarebbe ormai soggetta alla “legge dei rendimenti decrescenti” dell’economista David Ricardo, secondo la quale in un sistema produttivo generico, a ogni apporto di un fattore qualsiasi – l’adulazione, in questo caso – non corrisponde un incremento di produzione proporzionalmente crescente.

Siria, Bismuth: preoccupante che Occidente dia credito ad al Sharaa

Roma, 6 lug. (askanews) – “È preoccupante che alcuni leader occidentali, anche tra i nostri amici più stretti, concedano credibilità a un terrorista”, ha dichiarato oggi Boaz Bismuth, Presidente della Commissione Affari Esteri e Difesa della Knesset israeliana, parlando del presidente siriano Ahmad al Sharaa durante un briefing con una delegazione di giornalisti italiani a Gerusalemme.

“Finché Al-Jolani (nome di guerra di al Sharaa, ndr) sarà lì, devo dirvi che io, personalmente, sono preoccupato” ha affermato il parlamentare israeliano, aggiungendo la propria sorpresa rispetto al fatto che l’Occidente gli stia dando credito.

“È preoccupante, è preoccupante, che alcuni leader dell’Occidente, persino tra i nostri buoni amici, diano credito a un terrorista. E io non aggiungerò il prefisso ex alla parola terrorista, nel senso di ‘terrorista ieri ma non oggi'” ha osservato Bismuth, specificando che “un terrorista è un terrorista, oggi come domani”.

“Questo è qualcosa di molto chiaro, ed è per questo che i miei soldati sono lì: per proteggerci”, ha concluso il parlamentare israeliano.

Poste Italiane svetta anche in tempo di saldi

Roma, 6 lug. (askanews) – Estate tempo di saldi, offerte e sconti. Poste Italiane si contraddistingue come punto di riferimento nello shopping, soprattutto digitale, con oltre 29 milioni di carte emesse e quasi 15 milioni di wallet. Nel 2025 sono state registrate circa 3,4 miliardi di transazioni con carte Postepay, e ben 795 milioni per operazioni e-commerce. Un fenomeno, quello degli acquisti online, che aumenta sempre di più e favorisce lo sviluppo della logistica: solo nei primi tre mesi del 2026, Poste Italiane ha consegnato 89 milioni di pacchi (+14,6% a/a). Il servizio del TG Poste.

Mondiali, Trump: "Non ho nulla a che fare" con decisione su Balogun

New York, 06 lug. (askanews) – Il presidente americano, Donald Trump, prende le distanze dalla decisione della Fifa di annullare la squalifica dell’attaccante statunitense Folarin Balogun. Parlando dalla Casa Bianca in riferimento al cartellino rosso comminato e poi rimosso, il leader Usa ha detto: “Posso solo dire questo: non ho avuto nulla a che fare con la decisione. Ho solo detto che ci sarebbe dovuta essere una revisione perché ho visto la partita. Non ha fatto nulla di sbagliato. Se lo avesse fatto, la penserei diversamente probabilmente. Se avesse dato un pugno in faccia, se avesse fatto qualcosa di sbagliato…”. Trump è tornato a lodare il presidente della Fifa, Gianni Infantino, dicendo che “è brillante in quel che fa”.

Ciclismo, Pogacar prende tappa e maglia gialla

Roma, 6 lug. (askanews) – Stavolta Tadej Pogacar non fa regali. Lo sloveno mette a lavorare la sua squadra per tutta la tappa, sfrutta il lavoro di Del Toro negli ultimi km in salita, lo stacca nel finale e vince sul traguardo di Les Angles, la terza tapa del Tour de France, primo arrivo in terra francese della Grande Boucle 2026. Lo sloveno conquista anche la maglia gialla, strappandola a Vingegaard: i due però hanno lo stesso tempo nella classifica generale, ma la somma dei piazzamenti nelle prime tre tappe premia lo sloveno.

Tennis, Jasmine Paolini ai quarti a Wimbledon

Roma, 6 lug. (askanews) – Jasmine Paolini torna ai quarti di finale di Wimbledon. L’azzurra ha battuto Alexandra Eala con il punteggio di 6-4, 4-6, 6-3. Una partita divisa in più parti: Jasmine ha conquistato il primo set per 6-4 grazie al break decisivo nel decimo gioco. Con questo successo, Jasmine raggiunge i quarti di finale di uno Slam per la terza volta in carriera (la seconda ai Championships). Sfiderà l’ucraina Marta Kostyuk per un posto in semifinale.

“Tornare a giocare i quarti a Wimbledon è una grande sensazione – afferma – Entrare su questo campo è qualcosa di speciale. Non c’è nulla di meglio che giocare a tennis in questa atmosfera fantastica. Mi sono sentita fortunata di poter giocare sul Centrale. Grazie al mio idolo Federer di essere qua, mi sono detta di stare concentrata e di non pensare che lui fosse qui a vedere la mia partita. Voglio ringraziare il pubblico, questo torneo è così speciale anche per voi”. Sull’inizio del torneo, in cui ha perso il primo set per 6-0 contro Montgomery: “Dopo il primo set del primo turno ho detto: ‘Peggio di così non può andare’. Dunque sono rimasta lì, game dopo game. L’erba è una superficie un po’ strana: magari la puoi odiare, ma quando la conosci bene vuoi continuare a giocarci”. Sul suo 2026: “Per me è stato un anno duro. Ci sono stati momenti difficili, ma abbiamo lavorato con il team che mi ha aiutato tanto. Match dopo match mi sento meglio, penso di essere sulla strada giusta. Ora devo pensare positivo, divertirmi e amare il mio tennis”.

Calcio, De Laurentiis: "Non serve mercato, tanti in uscita"

Roma, 6 lug. (askanews) – Il Napoli non dovrebbe intervenire sul mercato in entrata, ma prepararsi a diverse cessioni. È la linea tracciata dal presidente Aurelio De Laurentiis durante la presentazione delle maglie della stagione 2026/27, evento organizzato a bordo della nave MSC World Europa.

“Il mercato? Non dovremmo comprare nessuno. E tanti andranno via”, afferma il presidente, rispondendo alle domande dei giornalisti nel corso della conferenza stampa.

De Laurentiis ribadisce la necessità di un confronto con il nuovo allenatore prima di eventuali operazioni. “Abbiamo 47 calciatori e dobbiamo sistemarne almeno 25 prima di parlare di acquisti. Se in ogni ruolo abbiamo due o tre alternative, è giusto capire cosa intende fare l’allenatore con i giocatori che già abbiamo. Il signor Allegri è anche un aziendalista, andremo molto d’accordo”.

Il numero uno azzurro sottolinea inoltre l’obiettivo di mantenere sostenibilità e competitività. “Il mio orgoglio più grande è aver reso questo club competitivo ma sostenibile”, dice, evidenziando il percorso del Napoli dalle categorie inferiori fino ai successi recenti.

Ampio spazio anche al futuro delle infrastrutture. “Stadio e centro sportivo sono fondamentali. Ci lavorerò giorno e notte come ho sempre fatto”, afferma De Laurentiis, lamentando il divario economico con i principali club italiani.

Nel suo intervento, il presidente cita anche l’esperienza negli Stati Uniti e alcune riflessioni sul sistema calcistico internazionale, soffermandosi sugli stadi e sui modelli organizzativi.

Durante l’evento è intervenuta anche Valentina De Laurentiis, che ha illustrato il concept della nuova maglia del centenario, ispirata alle divise storiche degli anni Ottanta e al primo scudetto, con elementi simbolici come il “Corsiero del Sole”, il numero 100 e il simbolo dell’infinito.

La presentazione si inserisce nel programma delle celebrazioni per il centenario del club, che prevede iniziative durante tutta la stagione, eventi pubblici e un progetto cinematografico dedicato alla storia della società.

Tennis, Cobolli show: "Non ho una casa, qualcuno può prestarmela?

Roma, 6 lug. (askanews) – “Mi sentivo stanco, sono contento di aver vinto in 3 perché è caldo ed è meglio risparmiare le energie. Grazie al pubblico per essere qui sotto il sole. Sono orgoglioso di me stesso e felice per la vittoria”. Così Flavio Cobolli nelle interviste a caldo a Wimbledon dopo la vittoria che gli è valsa i quarti di finale. “Rispetto Alex come persona e come giocatore, è molto complicato giocarci contro – continua – Nella pausa abbiamo chiacchierato un po’ e del caldo. Guarderò la partita come al solito con un bel gelato, stasera cucina papà pasta pomodoro e cipolla. Magari guardiamo qui i Mondiali, c’è Spagna-Portogallo. Dobbiamo trovare una casa perché al momento non ce l’abbiamo ancora, i bagagli sono fatti nell’altra: qualcuno ha una casa da prestare?”.

Calcio, Amorim a Milano: "È un onore, sono qui per vincere"

Roma, 6 lug. (askanews) – Comincia ufficialmente l’avventura di Ruben Amorim sulla panchina del Milan. Il tecnico portoghese è arrivato a Milano, atterrando nel primo pomeriggio all’aeroporto di Linate, dove ha rilasciato le sue prime dichiarazioni da allenatore rossonero, esprimendo entusiasmo e determinazione per la nuova esperienza.

“Sono davvero molto felice di essere qui. È un onore essere l’allenatore del Milan”, ha detto Amorim, ricordando come il club rossonero abbia sempre rappresentato qualcosa di speciale. “Se vedete una mia vecchia intervista, dicevo che questo è un club speciale per me”.

Il tecnico ha definito quella al Milan una sfida ancora più impegnativa rispetto alla precedente esperienza al Manchester United. “Dopo l’ultima volta mi sono detto di scegliere sfide meno impegnative, eppure eccomi qui: è una sfida ancora più grande. Ma sono orgoglioso di essere qua. Ora voglio lavorare con il mio staff e i miei giocatori”.

Alla domanda sugli obiettivi, Amorim non si è nascosto. “Non puoi venire al Milan senza questa mentalità. Abbiamo tanto da fare, ma se sei l’allenatore del Milan devi giocare per vincere”.

Il nuovo allenatore è già al lavoro da settimane insieme alla dirigenza sulla costruzione della squadra, mantenendo contatti costanti con il club e con alcuni giocatori della rosa. L’arrivo in Italia segna ora l’inizio della fase operativa del progetto tecnico, con i primi incontri a Milanello e la preparazione della nuova stagione.

Cinema, torna il Puntasacra Film Fest: apre Renato Zero il 9 luglio

Roma, 6 lug. (askanews) – Torna il Puntasacra Film Fest; la manifestazione, giunta quest’anno alla sua quinta edizione, prenderà il via giovedì 9 luglio all’Idroscalo di Ostia alla presenza dell’assessore alla Cultura di Roma Capitale Massimiliano Smeriglio e proseguirà fino a sabato 18 luglio con l’aggiunta di una serata speciale domenica 19 luglio dedicata a Ettore Scola, nel decimo anniversario della scomparsa: undici serate a ingresso gratuito tra cinema, letteratura e racconti del nostro tempo.

A inaugurare il festival sarà Renato Zero che presenterà al pubblico il film “Ciao Nì” diretto da Paolo Poeti e da lui interpretato nel 1979 in un ruolo sorprendente. Tanti gli ospiti attesi all’Idroscalo, tra gli altri Carlo Verdone, Benedetta Porcaroli, Riccardo Milani, Pippo Mezzapesa, Paolo Strippoli, Anna Ferzetti, Umberto Carteni, Gaja Cenciarelli, Romana Maggiora Vergano, Silvia Scola e, grazie alla rinnovata collaborazione con Letterature Festival e Fondazione Bellonci, il vincitore del Premio Strega 2026. Un appuntamento quest’ultimo che si inserisce nel percorso promosso da Roma Capitale per rendere il Premio Strega un’esperienza sempre più condivisa e accessibile, capace di raggiungere il maggior numero possibile di cittadine e cittadini.

A cinque anni dalla sua nascita, il festival estivo ideato da Alice nella Città e nato dal dialogo dei due direttori Fabia Bettini e Gianluca Giannelli con Francesca Mazzoleni, è diventato molto più di un’arena estiva: è un luogo dove il cinema incontra una comunità e dove ogni estate l’Idroscalo di Ostia si trasforma in uno spazio di dialogo tra artisti, abitanti e pubblico.

Fondamentale, in questo percorso, è il sostegno dell’Assesorato alla Cultura di Roma Capitale e del Municipio Roma X, che fin dalla sua nascita hanno scelto di accompagnare il Puntasacra Film Fest facendosi testimoni e partner di un progetto profondamente legato al territorio. Un impegno che, grazie al lavoro dell’Assessore alla Cultura e al coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria Massimiliano Smeriglio e del presidente del Municipio Roma X Mario Falconi, si sta traducendo nella capacità di coinvolgere e mettere in relazione un numero sempre maggiore di realtà culturali nazionali e del territorio, allargando l’eco del progetto e aprendo la strada a nuove collaborazioni. È proprio in questa dimensione collettiva che Puntasacra continua a crescere: nella convinzione che la cultura possa diventare uno strumento concreto di connessione, capace di far dialogare esperienze, energie e competenze diverse e di costruire, insieme, nuove opportunità per il territorio e per chi lo abita.

Dopo l’apertura con Renato Zero, venerdì 10 luglio sarà la volta di Benedetta Porcaroli. L’attrice presenterà “Il rapimento di Arabella” di Carolina Cavalli, un racconto delicato sull’identità e sul senso di inadeguatezza, in cui l’incontro inatteso con una bambina diventa l’occasione per interrogarsi sulla propria vita e su ciò che la protagonista avrebbe voluto essere.

Sabato 11 luglio il Puntasacra Film Fest celebra uno dei capolavori dell’animazione mondiale nel suo 45esimo anniversario, “Conan, il ragazzo del futuro” del maestro Hayao Miyazaki, una storia di rinascita, solidarietà e futuro, temi profondamente vicini allo spirito del festival e al luogo che lo ospita. Domenica 12 luglio il regista Riccardo Milani presenterà il restauro in 4k di “Il posto dell’anima”, intenso racconto corale sulla dignità del lavoro, la solidarietà operaia e la battaglia di una comunità contro la chiusura della propria fabbrica.

Lunedì 13 luglio sarà la volta del film rivelazione “Gioia mia”, opera prima di Margherita Spampinato che lo presenterà al pubblico. Al centro, l’incontro tra il piccolo Nico, cresciuto in un mondo moderno e iperconnesso, e l’anziana zia Gela, custode di un universo antico e lontano: due mondi e due generazioni agli antipodi che, nello spazio di un’estate, scopriranno un legame profondo e inatteso. Martedì 14 luglio l’attrice Anna Ferzetti, il regista Umberto Carteni e la scrittrice Gaja Cenciarelli presenteranno “Domani interrogo”. Attraverso il rapporto tra un’insegnante e una classe difficile di una periferia romana, il film riflette con sensibilità sul valore dell’educazione, della fiducia e sull’importanza delle seconde occasioni.

Il Puntasacra Film Fest ospiterà, mercoledì 15 luglio, il vincitore o la vincitrice dell’80esima edizione del Premio Strega 2026, alla presenza dell’assessore Massimiliano Smeriglio. Giovedì 16 luglio arriverà all’Idroscalo Carlo Verdone che incontrerà il pubblico prima della proiezione di “Gallo Cedrone”, film girato in parte anche a Ostia. Attraverso il personaggio di Armando Feroci, imprenditore coatto romano, il film alterna comicità e malinconia, raccontando con ironia il desiderio di riscatto e le contraddizioni dell’Italia degli anni Novanta.

Il regista Paolo Strippoli e l’attrice Romana Maggiora Vergano presenteranno, venerdì 17 luglio, “La valle dei sorrisi”, film in cui l’horror viene usato come strumento per esplorare il dolore, il bisogno di appartenenza e le fragilità umane. Sabato 18 luglio Pippo Mezzapesa presenterà il docufilm “King Marracash”, un ritratto intimo del cantante Marracash che ripercorre il suo viaggio umano e artistico, mostrando le fragilità e le contraddizioni dietro il successo. La manifestazione dedica una serata speciale domenica 19 luglio a Ettore Scola, nel decimo anniversario della scomparsa, con la proiezione di “Brutti, sporchi e cattivi”, film profondamente legato all’Idroscalo di Ostia, dove furono girate alcune delle sue scene più celebri. Il film sarà introdotto dalla figlia del regista Silvia Scola.

Caldo, Calderone: aperti a sindacati per altre tutele lavoratori

Milano, 6 lug. (askanews) – “C’è la nostra massima disponibilità a individuare altre forme di tutela, di concerto con le parti sociali, perchè è una stagione di confronto che sta portando dei risultati importanti”. Lo ha detto la ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, a margine di un evento di Noi Moderati a Milano, a proposito dei provvedimenti a sostegno dei lavoratori più esposti ai rischi del caldo.

“Siamo intervenuti già nel corso dello scorso anno quando con le parti sociali si è siglato il protocollo caldo, che è stato recepito anche nell’ambito di un decreto ministeriale a mia firma – ha ricordato la ministra – Poi, per quanto riguarda il 2026 abbiamo confermato l’impegno e soprattutto la strategia per il sostegno al reddito per i lavoratori e le lavoratrici che lavorano in condizioni di esposizione al caldo”.

“Confermiamo la cassa integrazione, in aggiunta a quelli che sono gli interventi previsti per legge quando si tratta di eventi oggettivamente non evitabili e ovviamente la confermiamo anche per gli operai a tempo determinato dell’agricoltura che, così come ci avevano chiesto i sindacati, abbiamo già fatto lo scorso anno, diamo continuità ai nostri interventi”, ha concluso Calderone.

Mondiali, il Belgio presenta reclamo sul caso Balogun

Roma, 6 lug. (askanews) – La Federcalcio belga (RBFA) alza ulteriormente il livello dello scontro con la Fifa sul caso Folarin Balogun e annuncia di contestare formalmente l’idoneità dell’attaccante degli Stati Uniti a disputare la prossima partita del Mondiale, denunciando presunte irregolarità nella gestione della vicenda disciplinare.

In una nota ufficiale, la federazione belga spiega di aver chiesto alla Fifa una copia della decisione che ha sospeso la squalifica automatica del giocatore, insieme a una spiegazione della procedura seguita e dei regolamenti applicati, dopo aver appreso la notizia attraverso gli organi di informazione.

Secondo la RBFA, la risposta della Fifa si è limitata a comunicare che la richiesta sarebbe stata considerata come un ricorso, con la nomina di un giudice e la concessione di poche ore di tempo per completare la procedura, senza però fornire alcuna motivazione della decisione.

La federazione belga sostiene che, in base agli stessi regolamenti Fifa, un ricorso è ammissibile soltanto dopo la comunicazione delle motivazioni della decisione contestata. “Mentre la RBFA si limitava a chiedere spiegazioni legittime, la Fifa stessa ha creato un ricorso, garantendone immediatamente l’inammissibilità”, si legge nel comunicato.

La nota denuncia inoltre un’altra presunta anomalia organizzativa. Durante la riunione di coordinamento della partita, la Fifa avrebbe omesso la consueta sezione dedicata alla sospensione automatica dei calciatori espulsi, presente invece in tutte le precedenti riunioni tecniche del torneo. Anche su questo punto, riferisce la RBFA, le richieste di chiarimento formulate sia verbalmente sia per iscritto sarebbero rimaste senza risposta.

La federazione precisa di non aver ancora ricevuto alcuna decisione ufficiale né spiegazioni dalla Fifa sulla vicenda e, proprio per questo motivo, ritiene di non avere altra alternativa se non quella di contestare l’idoneità di Balogun a prendere parte alla prossima gara.

Pur sottolineando che il reclamo prescinde dall’esito sportivo dell’incontro, la RBFA esprime “profonda preoccupazione” per la gestione dell’intera vicenda e assicura che continuerà a difendere “i principi fondamentali di etica, della concorrenza leale e gli interessi del calcio nel suo complesso”.