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sabato, 21 Febbraio, 2026
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Fondazione NEST,con 3 anni partenariati Miur-Pnrr guarda a futuro

Roma, 20 feb. (askanews) – Oltre 700 ricercatori coinvolti, 244 progetti attivi, 180 laboratori, 91 collaborazioni industriali e 74 prototipi sviluppati, con oltre 10 tecnologie già brevettate o brevettabili che hanno raggiunto livelli di maturità tecnologica. A tre anni dall’avvio dei Partenariati Estesi promossi dal ministero dell’Università e della ricerca, nell’ambito del Pnrr, Fondazione NEST – unico partenariato esteso in Italia dedicato alla ricerca e allo sviluppo di tecnologie energetiche sostenibili – presenta un primo bilancio.

Su un budget di circa 117 milioni di euro, ad oggi ne sono stati investiti poco meno di 16 in bandi a cascata per progetti di ricerca industriale realizzati in collaborazione con le imprese.

Ma la Fondazione guarda al futuro, a rendere strutturale quanto realizzato finora anche dopo il Pnrr. Gabriella Scapicchio, Direttrice generale di Fondazione NEST: “Il futuro della Fondazione si può riassumere in una parola continuità, con continuità vuol dire passare da progetto a infrastruttura. Questo pensiamo di farlo attraverso cinque direttrici la prima direttrice è che vogliamo integrare le aziende nella Fondazione e quindi allargarci alle aziende per connettere la ricerca con il mercato e con il mondo industriale. La seconda direttrice è l’innovazione, vogliamo lavorare con le start-up. Vogliamo conoscere dove vanno, dove va l’innovazione e quali sono i trend futuri, anche creando delle spin off all’interno della nostra ricerca. La terza sono le connessioni globali. La ricerca italiana, la ricerca di NEST non può restare nel nostro perimetro nazionale, dobbiamo espanderla dobbiamo andare nei paesi del piano Mattei, nei paesi del Medioriente nei paesi dell’Africa subsahariana e creare delle connessioni forti con questi università. La quarta direttrice l’autorevolezza nella comunicazione noi abbiamo tanta ricerca questa ricerca va comunicata. La quinta e ultima che forse è la chiusura di tutto questo sono le policy, quando quando vanno decise le policy nel mondo dell’energie rinnovabili noi vorremmo esserci”.

Fondazione NEST chiude quindi una prima fase del proprio percorso sostenuto dal Pnrr e inaugura una nuova stagione per l’ecosistema energetico nazionale.

Francesco Cupertino, Presidente di Fondazione NEST: “NEST connect 2026 è stato il momento in cui ricercatori ricercatrici si sono sono incontrati, sedute intorno a tavoli di lavoro, organizzate secondo gli spoke del progetto NEST quindi le verticalità tematiche, per redigere insieme un documento che da una parte traccia una sintesi di tutte le attività di ricerca che sono state svolte in questi anni, ma soprattutto prova a disegnare una direzione dove vorremmo andare per mettere a servizio del sistema paese tutte le infrastrutture di ricerca, ma soprattutto la capacità di fare innovazione, la cultura maturata, i ricercatori e le ricercatrici che devono aiutare a trasformarsi in valore aggiunto per le start-up innovative e per le imprese. Un documento che diventa un lascito del progetto Pnrr a imprese ma soprattutto a decisori politici con la certezza che in futuro continueremo a fare ricerca, ma continueremo soprattutto a lavorare per aiutare le start-up innovative a crescere e per aiutare i laboratori italiani a fornire servizi alle grandi imprese”.

Poste, la sfida della macchina logistica per Milano Cortina 2026

Roma, 20 feb. (askanews) – Oltre 30mila metri quadri di magazzini in due hub logistici, circa 1000 tecnici coinvolti e una flotta di 270 mezzi per la movimentazione di attrezzature, materiali e forniture in tutte le sedi olimpiche e paralimpiche. Una macchina organizzativa imponete che Poste Italiane, Premium Logistics Partner di Milano Cortina 2026, ha messo a disposizione dell’evento sportivo più importante dell’anno. Il servizio del TG Poste.

Schlein: dazi fuori da legalità, Meloni difende Trump o Italia?

Firenze, 20 feb. (askanews) – “La Corte Suprema applicando la Costituzione, ha dimostrato che ogni potere incontra un limite. Le politiche commerciali di Trump, dannose a livello globale e anche in Italia, sono state messe fuori dalla legalità pure negli Stati Uniti. A questo punto ci chiediamo se Giorgia Meloni, nella consueta pillola video serale da Palazzo Chigi, attaccherà i giudici americani per difendere il suo amico Trump oppure per una volta difenderà l’Italia, le imprese e i lavoratori colpiti da quei dazi. Questa subalternità del governo a Trump la paga a caro prezzo l’Italia”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein.

Maria Grazia Chiuri presenta la primavera del Teatro la Cometa

Roma, 20 feb. (askanews) -Il teatro è piccolo, interamente ristrutturato anzi ricostruito, un fulgore di bianco, legno e del rosso dei velluti, le finestre in fondo al palcoscenico lasciano intravvedere gli alberi di via del Teatro di Marcello. Sulla scena, Maria Grazia Chiuri e la direzione artistica che l’accompagna in questa avventura: il nuovo Teatro La Cometa, che la stilista – tornata da ottobre direttrice creativa della maison Fendi – ha riaperto nel nome della fondatrice Mimì Pecci Blunt, e che passata la stagione autunnale, ora annuncia quella di primavera.

Nel nome del gemellaggio fra Roma e Parigi, spiega il regista Lorenzo Salveti: dalla “Signora delle Camelie” di Giovanni Ortoleva liberamente tratto da Dumas, a “Più grande di me” con Sara Drago (uscita dai successi di “Call my agent”), un testo di Nathalie Fillion nato in residenza all’Istituto Italiano di Cultura a Parigi; all’eroina francese per eccellenza, “La storia è questa, il processo di Giovanna d’Arco”, un testo di Teresa Cremisi e Chiara Valerio.

La vocazione della Cometa però è il progetto globale: teatro, musica, arte. Così arriverà Chiara Civello, e si inaugura con un concerto di Beatrice Rana e Novo Quarte (già sold out), mentre il lanciatissimo giovane pianista Aristo Sham tiene un recital (17 maggio) col pensiero a quello leggendario (tutto Ravel e Debussy) che eseguì nel lontano 1959 Arturo Benedetti Michelangeli proprio nella stagione inaugurale del teatro La Cometa. Mahler e Brahms invece arrivano il 10 aprile con la mezzo soprano Sara Mingardo, il violista Georgy Kovalev e al piano Massimo Spada, anche responsabile della musica classica per il teatro.

L’inaugurazione si accoppia a una mostra ideata dall’artista Marinella Senatore, “militante e femminista” dice la curatrice Paola Ugolini, in “dialogo serrato con gli archivi del teatro per recuperare il lavoro di Mimì Pecci Blunt”. Si tratta di una installazione site specific che “attiverà il foyer” e sostituirà le tende di velluto con stoffe ispirate ai gonfaloni e ai motti italiani, artigianalmente create dalla Chanakya School of Craft, guidata da Karishma Swali, che ha dedicato la vita al recupero e alla reinterpretazione del patrimonio immateriale dell’India.

Protagonista su tutto resta proprio il teatro rinato, e la sua voce nella città e la voglia di creare comunicazione. Gestirlo “non è facile” dice Chiuri: è una passione, ma “uno spettacolo costa lo stesso che abbia duecento o duemila spettatori, e io tengo molto a retribuire il lavoro creativo. Il progetto è nato senza troppi business plan, è questo luogo che ci ha riattivato un pensiero. Non abbiamo obbiettivi a lungo termine, si vedr.à Deve essere un posto per le persone che vivono la città, un luogo di incontri, anche in questa nostra era digitale: uno spazio aperto di scambio continuo”. Per questo il cartellone dedica poche serate a ogni artista ed è – oltre che multidisciplinare – anche costruito con la massima flessibilità mentale: “in uno spazio così piccolo è necessario, sperando di essere sostenibili, innovativi pur nella qualità”.

Referendum, Schlein: lotta nel fango? Meloni guardi canali social Fdi

Milano, 20 feb. (askanews) – “C’è’ un sentimento crescente, una partecipazione crescente e contiamo che sempre più persone si interessino a questo voto e speriamo di convincerne il piu possibile a votare no al referendum costituzionale del 22-23 di marzo”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein parlando con i giornalisti a Firenze a margine dell’iniziativa al Teatro Niccolini “L’Italia

“Mi sembra di stare di fronte al ribaltamento della realtà. Ieri ho sentito le parole della presidente del Consiglio – ha attaccato Schlein – che come sempre senza assumersi la responsabilità di quello che dice, dice che qualcuno vuole la lotta nel fango. A proposito di fango basterebbe andare a vedere i canali social del partito che guida in cui c’è un costante attacco e delegittimazione dei giudizi e delle loro decisioni”.

“Il governo vuole cambiare la Costituzione in sette articoli per mettere il potere giudiziario sotto a quello politico, e noi siamo contrari”, ha aggiunto.

“Noi pensiamo che questa riforma nel merito non migliori la giustizia per i cittadini italiani, non la rende più efficiente, non accorcia i processi, non assume il personale che manca nei tribunali e quindi siamo convinti delle ragioni per votare no a questo referendum costituzionale, perché l’indipendenza dei giudici è un principio che tutela i cittadini, non i giudici stessi. Quindi su questo noi andremo avanti con grande determinazione”, ha concluso.

Referendum, Schlein: lotta nel fango? Meloni guardi canali social Fdi

Firenze , 20 feb. (askanews) – “C’è’ un sentimento crescente, una partecipazione crescente e contiamo che sempre più persone si interessino a questo e speriamo di convincerne il piu’ possibile a votare no al referendum costituzionale del 22-23 di marzo”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein parlando con i giornalisti a Firenze a margine dell’iniziativa al Teatro Niccolini “L’Italia

“Mi sembra di stare di fronte al ribaltamento della realtà. Ieri ho sentito le parole della presidente del Consiglio – ha attaccato Schlein – che come sempre senza assumersi la responsabilità di quello che dice, dice che qualcuno vuole la lotta nel fango. A proposito di fango basterebbe andare a vedere i canali social del partito che guida in cui c’è un costante attacco e delegittimazione dei giudizi e delle loro decisioni”.

Usa, Corte Suprema boccia i dazi commerciali di Trump

Roma, 20 feb. (askanews) – Verdetto negativo da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti sui dazi commerciali adottati dal presidente Usa Donald Trump, facendo ricorso a poteri di emergenza. Secondo quanto riporta il Financial Times, i giudici hanno ritenuto che la Casa Bianca sia andata oltre quanto stabilito dall’International Emergency Economic Powers Act. La bocciatura avviene nell’ambito di una procedura che era stata avviata su ricorso da parte di diverse imprese statunitensi.

Trump ha detto che la frenata del Pil Usa è colpa dei democratici

New York, 20 febb. (askanews) – Donald Trump ha puntato il dito contro l’opposizione democratica, secondo lui colpevole della paralisi del governo federale più lunga della storia (43 giorni) e terminata a metà dello scorso novembre, per spiegare il rallentamento dell’economia americana, comprovata dal dato deludente del Pil americano del quarto trimestre del 2025. In un post su Truth Social scritto ben prima della diffusione della prima lettura dell’indicatore economico, cresciuto a un tasso annualizzato dell’1,4% tra ottobre e dicembre dopo il 4,4% del terzo trimestre, il leader statunitense aveva scritto che “lo shutdown dei democratici è costato agli Stati Uniti almeno due punti di Pil. Ecco perché lo stanno facendo di nuovo, in forma ridotta”.

Quest’ultimo è un riferimento alla paralisi in cui si trova il dipartimento per la Sicurezza nazionale, rimasto senza fondi da ormai una settimana e ancora oggetto di scontro sulle riforme che i democratici vogliono dopo le violenze degli agenti federali in Minnesota sono costate la vita a due americani.

Non è chiaro se Trump si stesse semplicemente lamentando di questo o se abbia deciso di commentare il dato del Pil prima della sua diffusione. Ancora una volta Trump è tornato a chiedere “TASSI DI INTERESSE PIÙ BASSI”: e a criticare il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell. “E’ il peggiore”, ha aggiunto incolpandolo per l’ennesima volta di essere troppo in ritardo nel tagliare il costo del denaro.

Le condizioni del bimbo a Napoli sono in rapido peggioramento

Napoli, 20 feb. (askanews) – “Nelle ultime 12 ore, le condizioni cliniche del paziente hanno registrato un ulteriore, progressivo e rapido peggioramento”. A renderlo noto è l’ospedale Monaldi nel bollettino sulle condizioni del bimbo cui è stato trapiantato un cuore danneggiato. L’azienda ospedaliera spiega che si è “conclusa la prima riunione che ha visto l’équipe dell’Azienda Ospedaliera dei Colli interfacciarsi con il dottor Luca Scognamiglio, medico legale delegato dalla famiglia, e con la madre del piccolo paziente, nell’ambito del percorso di Pianificazione Condivisa delle Cure (PCC)” e che l’Azienda “ha proposto una serie di interventi volti a evitare la somministrazione di terapie non più utili alla condizione clinica del piccolo paziente, sottoposto a trapianto il 23 dicembre scorso. Un percorso, dunque, finalizzato a scongiurare il rischio di accanimento terapeutico”. “In accordo con la famiglia e con il medico legale da essa nominato, al paziente saranno somministrate esclusivamente terapie strettamente salvavita, nell’ambito di un percorso orientato a una progressiva de-escalation degli altri interventi terapeutici” conclude la nota.

Usa, Trump su frenata Pil: colpa dei democratici che hanno causato shutdown

New York, 20 febb. (askanews) – Donald Trump ha puntato il dito contro l’opposizione democratica, secondo lui colpevole della paralisi del governo federale più lunga della storia (43 giorni) e terminata a metà dello scorso novembre, per spiegare il rallentamento dell’economia americana, comprovata dal dato deludente del Pil americano del quarto trimestre del 2025. In un post su Truth Social scritto ben prima della diffusione della prima lettura dell’indicatore economico, cresciuto a un tasso annualizzato dell’1,4% tra ottobre e dicembre dopo il 4,4% del terzo trimestre, il leader statunitense aveva scritto che “lo shutdown dei democratici è costato agli Stati Uniti almeno due punti di Pil. Ecco perché lo stanno facendo di nuovo, in forma ridotta”.

Quest’ultimo è un riferimento alla paralisi in cui si trova il dipartimento per la Sicurezza nazionale, rimasto senza fondi da ormai una settimana e ancora oggetto di scontro sulle riforme che i democratici vogliono dopo le violenze degli agenti federali in Minnesota sono costate la vita a due americani.

Non è chiaro se Trump si stesse semplicemente lamentando di questo o se abbia deciso di commentare il dato del Pil prima della sua diffusione. Ancora una volta Trump è tornato a chiedere “TASSI DI INTERESSE PIÙ BASSI”: e a criticare il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell. “E’ il peggiore”, ha aggiunto incolpandolo per l’ennesima volta di essere troppo in ritardo nel tagliare il costo del denaro.

Rallenta la crescita del Pil negli Stati Uniti

Roma, 20 feb. (askanews) – Gli Stati Uniti hanno chiuso il 2025 con una crescita economica del 2,2%, in rallentamento rispetto al più 2,8% registrato nel 2024. Lo riporta il Bureau of Economic Analysis, che oggi ha fornito una nuova lettura dei dati del quarto trimestre in cui il Pil Usa ha registrato una crescita su base annua dell’1,4%, in netto rallentamento dopo il più 4,4% del terzo trimestre. Il dato è inferiore alle attese medie, che pronosticavano una crescita su base annua praticamente doppia sugli ultimi tre mesi dell’anno.

Tv, il docufilm "L’Uomo che sapeva tutto" su Sky il 23 febbraio

Roma, 20 feb. (askanews) – Andrà in onda lunedì 23 febbraio alle 22:00 su Sky Crime e in streaming su NOW “L’Uomo che sapeva tutto”, con archivi inediti, testimonianze esclusive e ricordi di chi ha conosciuto Federico Umberto D’Amato, per tracciare il ritratto di un uomo ambiguo e sfuggente.

Il documentario esplora cinquant’anni di storia della Repubblica Italiana, rivelando come D’Amato attraversasse istituzioni e sale da pranzo con la stessa maestria. Un viaggio tra potere occulto e alta gastronomia, che rivela il ritratto di un personaggio complesso e uno spaccato della storia più nascosta del nostro Paese.

Per trent’anni è stato il più informato e temuto d’Italia: capo dell’Ufficio Affari Riservati del ministero dell’Interno, ha plasmato la storia del Paese manovrando segreti, dossier e silenzi. Un potere invisibile, sullo sfondo di stragi, trame oscure e destini politici insabbiati. Ma dietro il burocrate ombroso si nasconde un volto inaspettato: quello del gastronomo raffinato che ha lanciato la Guida dei Ristoranti d’Italia de L’Espresso, firmava ricette gourmet e allestiva cene tanto eleganti quanto segrete.

Onnipresente ma mai visibile, D’Amato aveva accesso illimitato ai segreti di chiunque: dai terroristi ai magistrati, dai cardinali ai capi di governo. Tra alta sorveglianza e alta cucina, emerge la storia di chi trasformò il controllo in potere assoluto.

“L’Uomo che sapeva tutto”, è prodotto da Ballandi e diretto da Francesco Di Giorgio per Hearst Networks Italia.

Trump ordinerà la pubblicazione di tutti i documenti segreti sugli Ufo

Roma, 20 feb. (askanews) – Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha annunciato che ordinerà al Pentagono e ad altre agenzie federali di avviare la pubblicazione dei documenti governativi relativi a fenomeni aerei non identificati – gli Ufo – e a presunti casi di vita extraterrestre. Lo ha dichiarato lo stesso Trump in un messaggio diffuso sulla sua piattaforma Truth Social.

“Alla luce del tremendo interesse dimostrato, ordinerò al segretario alla Guerra e ad altri dipartimenti e agenzie competenti di iniziare il processo di identificazione e divulgazione degli archivi governativi relativi a vita aliena ed extraterrestre, fenomeni aerei non identificati e oggetti volanti non identificati, nonché a ogni altra informazione collegata a questi temi estremamente complessi, ma estremamente interessanti e importanti”, ha scritto il presidente statunitense.

Nel 2022 l’agenzia spaziale statunitense Nasa aveva incaricato un gruppo di esperti di condurre uno studio scientifico sui fenomeni aerei non identificati. La ricerca, i cui risultati sono stati resi pubblici nel settembre 2023, non ha trovato prove conclusive di un legame tra gli eventi inspiegabili osservati e forme di vita extraterrestre intelligente.

Gli esperti avevano tuttavia raccomandato alla Nasa di utilizzare satelliti e altri strumenti, inclusi sistemi di intelligenza artificiale e apprendimento automatico, per raccogliere ulteriori dati sui fenomeni, dopo di che l’agenzia ha nominato il primo direttore per la ricerca sugli Ufo.

Lavoro, Scarpetta (Ocse): in Italia miglioramenti significativi

Roma, 20 feb. (askanews) – I dati del mercato del lavoro “ci indicano miglioramenti significativi”, con “due terzi delle persone in età lavorativa che hanno un’occupazione in Italia. In particolare, è aumentata quella femminile. Detto questo esistono sfide strutturali. C’è ancora da fare. I neet sono scesi, ma rimangono a percentuali significative. Al 2060 avremo il 34% in meno di persone in età lavorativa. Questo significa che ciascun lavoratore dovrà provvedere al suo reddito e per il 70% al reddito di chi è in pensione”. Lo ha sottolineato il direttore del direttorato per l’occupazione e gli affari sociali e prossimo capo economista dell’Ocse, Stefano Scarpetta, recentemente nominato capo economista dello stesso ente parigino, intervenendo alla presentazione di un progetto di Sviluppo Lavoro Italia e Ocse.

Scarpetta ha ricordato l’importanza della “sfida del digitale” e “l’opportunità dell’IA. Non c’è evidenza che le imprese sostituiscano lavoratori con l’IA. Il mercato è in fortissima evoluzione” e oggi c’è un “forte disallineamento” tra domanda e offerta di lavoro, che è “un disallineamento di competenze”.

Calenda: Trump pericoloso delinquente, cadrà per Epstein. Board of Peace baracconata

Roma, 20 feb. (askanews) – L’Italia e l’Europa dovrebbero “rispondere a brutto muso” al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, “che secondo me è un pericoloso delinquente”. Lo ha detto il leader di Azione, Carlo Calenda, ospite a L’aria che tira su La7, commentando l’iniziativa del Board for Peace.

“Io – ha affermato – ho trovato assolutamente inappropriato il fatto che noi abbiamo mandato il ministro degli Esteri a questa baracconata e guardate, lo ripeto: Trump cadrà perché il caso Epstein e tutto quello che sta intorno non è più copribile. E noi ci dovremmo vergognare. Cioè non noi, si dovrà vergognare chi ha baciato la pantofola. Meloni dovrebbe fare quello che una grande leader europea avrebbe fatto, cioè tenere la linea della associazione con il cancelliere (tedesco, ndr) Merz, che è l’unico, diciamo, Paese veramente stabile in Europa oggi e dire che noi come europei dobbiamo essere coinvolti secondo le regole della delibera del Consiglio dell’Onu nel lavoro a Gaza, che non è – ha concluso Calenda – questa baracconata”.

Migranti, Piantedosi: impugneremo le sentenze sulla Sea-Watch

Roma, 20 feb. (askanews) – “Noi fino adesso, e continueremo a farlo, abbiamo praticato il confronto con questo tipo di sentenze impugnandole, quindi valorizzando il sistema giudiziario che prevede tre gradi di giudizio e quindi quando è stato possibile l’abbiamo impugnato, quindi anche in questo caso faremo così”. Lo ha detto Matteo Piantedosi a margine dell’inaugurazione del nuovo ufficio territoriale della Questura di Roma alla Stazione Termini a commento delle recenti sentenze sul caso Sea-Watch.

Il ministro ha poi aggiunto: “Quello che voi chiamate blocco navale è un’ipotesi normativa che adesso farà il suo giro nelle aule parlamentari e quindi è una cosa completamente diversa. Io segnalo solo che con le politiche di questo governo c’è una progressiva riduzione degli arrivi irregolari. Guardate i numeri che riguardano anche quest’anno il calo degli sbarchi, quindi vuol dire che il complesso delle iniziative che stiamo mettendo in campo, anche a prescindere dalle iniziative giudiziarie, sta dando ragione alle politiche del governo”, ha aggiunto.

Sanremo, Dargen D’Amico: ti rendi conto di cosa succede quando finisce

Milano, 20 feb. (askanews) – Dargen D’Amico è in gara alla 76 edizione del Festival di Sanremo con il brano “AI AI”. Rapper, cantautore e produttore partecipa per la terza volta portando sul palco la sagacia e l’ironia che contraddistinguono da sempre la sua musica e la sua scrittura.

“Sanremo vuol dire moltissime cose, perché chiaramente genera dei ricordi legati alla vita infantile da spettatore. Questo programma ti sembrava così grosso in questo teatro, che poi è piccolissimo. Il teatro in realtà è tutto un gioco di prospettive televisive, un po’ come con questa camera qui… tu pensi che io sia qui ma in realtà io non ci sono e tu mi vedi vicino. Allo stesso modo, Sanremo è un modo per gli artisti di sentirsi vicini al paese e per il paese di sentire vicine quelle che sono le rappresentazioni musicali del momento. Non ho mai aspettative soprattutto legate a Sanremo, perché non sai mai quello che può succedere come mi aveva detto giustamente Gianni Morandi la prima volta che ho fatto questa kermesse. Perché effettivamente le cose cambiano molto rapidamente anche tu ti rendi conto di quello che è successo solo quando Sanremo è finito”.

Dargen conferma la sua capacità di utilizzare il linguaggio pop come spazio di riflessione, mescolando leggerezza formale e contenuti profondi. “La mia canzone racconta i dubbi di un essere umano oggi nei confronti del futuro prossimo, di quando la macchina prenderà il controllo sull’uomo. Quell’uomo poi sono io, cioè racconto io personalmente e questo a livello di nascita del brano, di germe che ha fatto nascere il brano, musicalmente. Musicalmente il brano è un tardo anni ’70 che metaforicamente è un momento come quello che stiamo vivendo oggi perché era gli albori della musica elettronica, della macchina che prendeva piede nella musica e in qualche modo racconta il tempo che siamo per vivere”.

Nella serata delle cover, prevista per venerdì 27 febbraio, Dargen D’Amico sarà inoltre protagonista di un’esibizione speciale insieme a Pupo e Fabrizio Bosso. Tre mondi e sensibilità artistiche diverse si incontreranno nella reinterpretazione del brano “Su di noi”, dando vita a una contaminazione musicale inedita e sorprendente.

Dopo il festival uscirà il venerdì 27 marzo il suo nuovo album “Doppia mozzarella”. Un titolo ironico e immediato che, come spesso accade nel suo percorso, nasconde un sottotesto critico.

L’album uscirà in formato CD e vinile. Disponibile anche il vinile autografato in esclusiva per lo Shop Universal.

Italia-Germania, colloquio Tajani-Merkel a congresso Cdu

Stoccarda, 20 feb. (askanews) – Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che partecipa come invitato al 38º congresso della Cdu da poco apertosi a Stoccarda, è stato salutato in apertura dal palco dal cancelliere Friedrich Merz. “Caro Antonio, benvenuto”, ha detto Merz.

Tajani si è quindi alzato dal suo posto in platea per ringraziare tutti i delegati della Cdu, che lo hanno a lungo applaudito.

Il ministro si è poi alzato di nuovo per andare a salutare l’ex cancelliera Angela Merkel, anche lei seduta in platea, con la quale ha avuto un breve ma cordiale colloquio.

Luigi Di Maio professore onorario al King’s College di Londra

Roma, 20 feb. (askanews) – Luigi Di Maio, Rappresentante speciale dell’UE per la regione del Golfo ed ex leader del Movimento 5 Stelle, è stato nominato Professore onorario al Dipartimento di studi sulla difesa del King’s College di Londra. “Sono stato nominato Professore Onorario presso il Dipartimento di Defence Studies del King’s College London. Assumerò questo nuovo incarico con l’obiettivo di contribuire al dialogo sulla sicurezza internazionale, sulle relazioni Europa-Golfo e sulle dinamiche geopolitiche”, ha scritto Di Maio sul proprio profilo Linkedin.

Usa contro "Buy European" per il riarmo in Ue: possibili conseguenze anche per Italia

Roma, 20 feb. (askanews) – I Dipartimenti di Stato e della Guerra degli Stati Uniti si oppongono “fermamente” a qualsiasi iniziativa di Bruxelles che favorisca la preferenza europea a discapito dell’industria bellica statunitense e prospettano conseguenze per gli Stati europei qualora questa preferenza dovesse divenire realtà, “contravvenendo dal punto di visto legale” agli accordi bilaterali preesistenti. Tra questi, figurano anche quello tra Italia e Stati Uniti.

Pur sostenendo “pienamente il riarmo europeo e il rilancio della base industriale della difesa europea”, l’amministrazione Trump ha rappresentato all’Unione europea, attraverso un documento pubblicato dall’istituzione e reso noto dal giornale Politico, che “tali sforzi non devono indebolire la base industriale transatlantica della difesa, compromettere la nostra capacità collettiva di fornire equipaggiamenti ai nostri militari, né mettere a rischio benefici economici condivisi”.

Dalla lettura del documento pubblicato dalla Commissione europea emerge che gli “Stati Uniti si oppongono fermamente a qualsiasi modifica della Direttiva sulla Difesa e Sicurezza europea che limiti la capacità dell’industria statunitense di sostenere o partecipare agli appalti nazionali per la difesa degli Stati membri dell’UE”.

Gli Stati Uniti ritengono inoltre che “politiche protezionistiche ed escludenti che estromettano con la forza le aziende americane dal mercato, mentre le maggiori imprese europee della difesa continuano a beneficiare ampiamente dell’accesso al mercato statunitense, rappresentano una scelta sbagliata”. L’amministrazione prosegue sottolineando che “una preferenza europea nella Direttiva comprometterebbe il riarmo europeo e indebolirebbe l’interoperabilità e la prontezza della NATO”, mettendo a rischio anche la deterrenza collettiva dell’Alleanza Atlantica.

Sebbene gli Stati Uniti sostengano l’adozione di misure per bloccare la partecipazione di “attori maligni e fornitori non affidabili” nelle catene di approvvigionamento europee della difesa, ritengono che applicare le medesime regole anche agli USA “ridurrebbe l’efficacia dell’Alleanza”.

Come osserva Politico, il Pentagono ha avvertito che qualsiasi mossa volta a introdurre una “forte clausola” Buy European nella futura legislazione sugli appalti “avrebbe innescato ritorsioni da parte degli Stati Uniti”. Nel documento si fa riferimento al Reciprocal Defense Procurement Agreement (RDPA), accordo sottoscritto, tra gli altri, anche dall’Italia.

Nell’ambito dell’accordo con l’Italia è prevista una clausola che garantisce “alle imprese industriali dell’altro Paese un trattamento non meno favorevole di quello accordato alle imprese industriali nazionali”, potenzialmente in conflitto con le nuove indicazioni di Bruxelles. L’amministrazione Trump ha quindi chiarito che “se le misure di preferenza europea venissero implementate nelle leggi nazionali sugli appalti degli Stati membri, gli Stati Uniti esaminerebbero probabilmente tutte le esenzioni e deroghe generali esistenti alle leggi ‘Buy American’ fornite nell’ambito o in associazione a questi RDPAs”.

Una reazione americana potrebbe quindi riguardare anche le principali aziende della difesa italiane attive nel mercato statunitense.

Infine, secondo Washington, la spinta della Commissione verso una preferenza europea nella Direttiva contraddirebbe altresì gli impegni dell’Unione europea previsti al paragrafo 7 della Dichiarazione congiunta USA-UE sul commercio, che prevedono l’impegno dell’UE ad “aumentare sostanzialmente gli acquisti di equipaggiamenti militari e per la difesa dagli Stati Uniti” e ad “approfondire la cooperazione industriale transatlantica nel settore della difesa”. (di Lorenzo Della Corte)

Sei Paesi Nato hanno comprato armi Usa per l’Ucraina per 2 miliardi di dollari

Roma, 20 feb. (askanews) – Sei Paesi della Nato hanno contribuito con circa 2 miliardi di dollari all’acquisto di equipaggiamenti militari e servizi per l’Ucraina dall’agosto 2025 al primo trimestre dell’anno fiscale 2026. Lo riferisce un rapporto dello Special Inspector General statunitense trasmesso al Congresso e citato giovedì da media internazionali.

“Dall’agosto 2025 fino al primo trimestre dell’anno fiscale 2026, il dipartimento della Difesa ha ricevuto 2,06 miliardi di dollari di contributi da sei paesi della Nato”, si legge nel rapporto, che precisa come i fondi siano destinati all’acquisto di equipaggiamenti e servizi militari per Kiev.

Il documento evidenzia inoltre una riduzione degli aiuti diretti degli Stati uniti all’Ucraina, passati da diversi miliardi a poche centinaia di milioni di dollari. “Sono stati resi disponibili solo 3,92 miliardi di dollari negli stanziamenti dell’anno fiscale 2025 e circa 220 milioni nell’anno fiscale 2026”, afferma il rapporto.

Dall’inizio dell’offensiva russa su larga scala contro l’Ucraina nel febbraio 2022, il Congresso statunitense ha approvato complessivamente 187,8 miliardi di dollari di aiuti a Kiev, dei quali 64,5 miliardi non risultano ancora erogati, secondo la stessa fonte.

Epstein Files, ieri l’arresto di Andrea. Oggi ancora perquisizioni al Royal Lodge

Roma, 20 feb. (askanews) – La polizia britannica prosegue le perquisizioni nella residenza reale di Royal Lodge, nel Berkshire, nell’ambito delle indagini che hanno portato ieri all’arresto dell’ex principe Andrea nell’ambito dello scandalo legato agli Epstein Files.

Secondo quanto riferisce la BBC, nelle ultime ore diversi veicoli senza contrassegni, alcuni guidati da agenti in uniforme, sono entrati nella proprietà.

A quanto dice la rete pubblica britannica, la Thames Valley Police sta continuando le operazioni all’interno della residenza, mentre varie auto civili hanno fatto ingresso e uscita dai cancelli della tenuta. Le attività includono la catalogazione e l’archiviazione delle prove sequestrate, l’assegnazione di numeri identificativi e la creazione di un inventario del materiale, operazioni che potrebbero richiedere ore o giorni.

Sanremo, Eddie Brock: punto di arrivo e di partenza, dualismo bellissimo

Milano, 20 feb. (askanews) – Eddie Brock sarà in gara alla 76 edizione del Festival di Sanremo con il brano “Avvoltoi”, con cui debutta sul palco dell’Ariston. “Allora per me Sanremo innanzitutto significa un grandissimo punto di arrivo e un grandissimo punto di partenza, questo dualismo è bellissimo. Nella mia mente mi mette tanta ansia perché sono voglioso di fare bene, sono anche veramente emozionato del fatto che possa portare la mia musica davanti a molte più persone rispetto a prima. Paure: sì ovviamente perché non sarei umano se non avessi paura di cose nuove. I cambiamenti sono la cosa che mi fanno più paura. Il mio primo ricordo con Sanremo è stato nel 2017, quando sentii “Portami via” di Fabrizio Moro, oltretutto ora ho l’occasione di cantare con lui a Sanremo quindi sono onoratissimo. Mi ricordo quando se non sbaglio sei anni fa ero con mio papà e gli dissi che prima o poi anche io sarei stato su quel palco anche se un po’ scettico. Lo dicevo un po’ a mezza bocca così se non fosse successo, non avrei sbagliato più di tanto e invece eccoci qui, sono molto emozionato”.

“Avvoltoi” sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 25 febbraio per Warner Music Italy/Atlantic Records e Sangita Records.

“Il brano parla di questo amore struggente e della fatica di riconoscere questo amore. Io ho attinto alla storia di una mia amica che non riusciva mai a inttraprendere una relazione seria proprio per paura di manere scottata e di soffrire. E quindi ho cercato di immedesimarmi in questa storia e l’ho raccontata dal mio punto di vista, perché sono una persona molto empatica. Mi piace parlare in prima persona anche delle storie degli altri perché magari lei non riuscirebbe mai a raccontarlo e ora forse si arrabbierà quando scoprirà che l’ho raccontato io, però mi piace molto raccontare le storie di chi non ha voce”.

Durante la Serata delle Cover di venerdì 27 febbraio duetterà con Fabrizio Moro sulle note di “Portami via”: un incontro generazionale che mette al centro le parole, le emozioni e la forza della musica dal vivo.

Dopo il successo virale di “Non è mica te” – certificato Disco D’Oro da FIMI – la partecipazione a Sanremo rappresenta un passaggio importante nel percorso di Eddie Brock, oggi tra le voci più interessanti della nuova scena cantautorale italiana. Dal 26 marzo da Milano prenderà il via l’Amarsi tour 2026, che porterà Eddie Brock sui palchi dei principali club, festival e piazze italiane, confermando la dimensione live come parte centrale del progetto artistico e come spazio privilegiato di incontro con il pubblico. Il tour poi proseguirà il 29 marzo Roma (Largo Venue), il 3 aprile Napoli (Duel Club) e il 4 aprile Catania (ECS Dogana), il 25 giugno Firenze (Anfiteatro delle Cascine), il 5 luglio Brescia (Summer Music), il 7 luglio Caserta (Belvedere San Lucio), il 30 luglio Gallipoli (Parco Gondar), il 2 agosto Ancona (Piazza Cavour), il 4 agosto Pescara (Zoo Music Fest), il 18 agosto Bagheria (Piccolo Parco Urbano), il 22 agosto Cattolica (Arena della Regina).

Bachelet, Mattarella: fu contro terrorismo ma non per misure straordinarie

Roma, 20 feb. (askanews) – Vittorio Bachelet operò per la sconfitta del terrorismo facendo leva sui principi costituzionali dell’ordinamento democratico, senza cedere alla spinta per misure straordinarie. Lo ricorda in una dichiarazione il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del centenario della nascita del giurista assassinato dalle Br il 12 febbraio del 1980.

“Nel centesimo anniversario della nascita di Vittorio Bachelet, la Repubblica – afferma il capo dello Stato – rende omaggio alla sua memoria e al lascito del suo impegno civico e del suo apporto culturale. Vittorio Bachelet, giurista di alto valore, ha saputo coniugare la dedizione per la conoscenza e la ricerca con un’attiva partecipazione sociale e con esperienze di grande impegno dapprima nella Federazione Universitaria Cattolica Italiana e in seguito nell’Azione Cattolica”.

“Quello di Vittorio Bachelet – sottolinea Mattarella – è stato un metodo improntato sul confronto e sulla conciliazione, non facile da attuare negli anni in cui ha operato, contrassegnati da conflittualità e violenze. Ha interpretato i ruoli ricoperti nelle istituzioni e nell’associazionismo in linea con gli ideali di democrazia e pluralismo che lo hanno accompagnato nella sua vita. Nel dialogo Bachelet ha sempre visto una preziosa fonte di arricchimento collettivo, nonché uno strumento essenziale per la tutela del bene comune”.

“Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ha fortemente operato – osserva Mattarella – perché fosse l’ordinamento democratico a sconfiggere la minaccia recata dal terrorismo alla convivenza civile del Paese, senza cedimenti a misure straordinarie, facendo leva sui principi costituzionali che reggono la funzione giurisdizionale”.

“Presidente dell’Azione Cattolica, Bachelet – ricorda ancora il presidente della Repubblica – si adoperò per far emergere l’importanza dell’apporto dei laici alle attività della Chiesa, in conformità agli orientamenti del Concilio Vaticano II. Fu vilmente assassinato il 12 febbraio del 1980 all’Università di Roma ‘La Sapienza’, al termine di una lezione, nella preziosa attività di docente con cui aveva formato generazioni di studenti che hanno avuto il privilegio di essere depositari dei suoi insegnamenti, nella convinzione che la cultura fosse mezzo efficace per sconfiggere ogni forma di sopraffazione e protervia. La Repubblica è grata a Vittorio Bachelet per la sua opera e il suo esempio”, conclude la nota.

Cultura, NABA e Accademia di Francia insieme per la sostenibilità

Roma, 20 feb. (askanews) – Nel campus romano di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, la sostenibilità è sviluppata come ambito operativo trasversale alla didattica e ai servizi accademici, attraverso attività che coinvolgono corsi di studio, laboratori e biblioteca. Per l’edizione 2026 del Festival des Cabanes dell’Accademia di Francia – Villa Medici, NABA Roma e la stessa Villa Medici avviano una collaborazione fondata sul riuso e sulla ricerca progettuale.

Il progetto nasce dall’osservazione, da parte degli studenti del Triennio in Design di NABA Roma, della precedente edizione del festival e in particolare dello smontaggio della Cabane 7L di MBL Architects. Da qui, la scelta condivisa con l’Accademia di Francia di non smaltire la struttura ma reinterpretarne gli elementi modulari, trasformando un momento di dismissione in opportunità progettuale.

Il giardino rinascimentale di Villa Medici, il modello ibrido del festival e i materiali recuperati diventano così oggetto di studio e sperimentazione per la progettazione di nuove folies contemporanee dedicate a meditazione, riposo e socialità. Le strutture ideate per il 2026 amplificano punti di vista e modalità di fruizione dei giardini, proponendo dispositivi spaziali che attivano relazioni tra corpo, paesaggio e comunità.

Il progetto è realizzato da Miruna Georgiana Batîr, Riccardo Luciani, Alberto Lucchetti, Maria Teresa Menale, Flaminia Clhoé Petrini, Francesco Rinaldi, Alice Zavarise, Chezcka Mae Villalba, studenti e studentesse del Triennio in Design del Campus di Roma di NABA, con la direzione artistica di Emiliano Auriemma, architetto e docente NABA, e il supporto tecnico di Fabrizio De Paolis, Design Laboratory Specialist per il campus di Roma.

In coerenza con l’approccio adottato dal campus romano, Reassembled Views interpreta la sostenibilità non come tema astratto ma come criterio operativo continuo: il riuso di componenti esistenti riduce lo spreco di materiali, prolunga il ciclo di vita delle strutture e introduce una riflessione progettuale sulla trasformazione e sulla reversibilità.

Referendum, Franceschini (Pd): Meloni cerca i pieni poteri

Roma, 20 feb. (askanews) – “Se la destra vincesse, andrebbero avanti. Con il premierato puntano a superare l’attuale assetto funzionale. L’ho detto, le destre, pur dentro le regole democratiche e non con colpi di stato, pensano di dover comandare. Meloni cerca i pieni poteri, come Salvini, solo che è più abile e lo nega”. Lo ha detto Dario Franceschini, senatore ed ex segretario del Partito democratico, parlando del referendum sulla giustizia in una intervista al quotidiano Domani.

Passo successivo il premierato: “Non lo dichiarano, ma è chiaro – ha osservato – che l’obiettivo è che la maggioranza, anche attraverso una nuova legge elettorale, possa eleggere da sola il presidente della Repubblica. E se nel nostro paese chi vince le elezioni elegge da solo il presidente della Repubblica, se al Quirinale ci mandi non più un garante, ma un capo politico, cambia la natura del paese”.

Le ombre sul futuro della politica estera

Il motore europeo che non si accende

È durato poche ore il motore italo-tedesco guidato da Merz e Meloni in vista di un nuovo traguardo europeo. Giusto il tempo di scoprire che l’uno pensa a un’Europa anti-Maga — se così si può dire — e l’altra pensa l’esatto opposto. Eppure quel nodo è cruciale se ci si vuole intendere su quale sia l’Europa che si coltiva.

Atlantismo sì, trumpismo no

È ovvio che la politica atlantica resta un punto fermo per chiunque abbia a cuore la sicurezza comune. Ma è altrettanto evidente che la politica trumpiana, riassunta nella sigla Maga, non tiene in alcun conto il nostro insieme di paesi, regole, tradizioni e costumi politici. Lo hanno confermato, con toni diversi, le intemerate del presidente Usa, del suo vice JD Vance e del segretario di Stato Mark Rubio, sia pure con qualche prudenza diplomatica in più.

Il rischio di una deriva anti-europea

Tutto questo avrà conseguenze anche sulla nostra politica interna. L’ansia meloniana di non dispiacere la Casa Bianca spinge infatti il centrodestra verso una deriva sottilmente anti-europea, o almeno assai lontana dal sentire dei padri fondatori e di quanti se ne proclamano — qualche volta indegnamente — eredi.

Si poteva pensare che la responsabilità di abitare a Palazzo Chigi potesse orientare la premier verso gli esiti di una prudente e accorta forma di conservatorismo europeo. Ma sembra invece che le cose stiano prendendo la direzione opposta. E perfino la troppa carineria diplomatica verso quel vero e proprio inganno che è il Board of Peace inventato da Trump getta un’ombra sul futuro della politica estera del nostro Paese.

 

Fonte: La Voce del Popolo –  Giovedì 19 febbraio 2026

[Testo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

Il ritorno garbato e fragoroso di Angela Merkel

Un gesto che parla più di mille discorsi

La partecipazione di Angela Merkel al congresso federale della Cdu non è un atto protocollare né un ritorno nostalgico. È un gesto politico, misurato e consapevole. Dopo anni di riserbo, la cancelliera che ha segnato un’epoca sceglie di farsi vedere nel momento in cui il partito è chiamato a definire identità e strategia in un contesto europeo inquieto.

Non pronuncia parole, ma la sua partecipazione è un messaggio: la Cdu non è una forza qualsiasi della destra europea, bensì il pilastro storico di un equilibrio politico che ha garantito stabilità alla Germania e all’Unione.

Il centro come responsabilità, non come tattica

Negli ultimi anni il dibattito interno al partito ha oscillato tra esigenze di competizione elettorale, in particolare sulla destra per effetto della minaccia rappresentata dall’Afd. Non è mancata la tentazione di un diverso orientamento identitario con la paura di perdere terreno sulla destra. La storia della Cdu insegna invece che il centro non è un compromesso al ribasso, ma un luogo di responsabilità.

Merkel ha incarnato questa funzione: tenere insieme economia sociale di mercato, integrazione europea e coesione civile. Il semplice riaffacciarsi sulla scena richiama il partito a questa vocazione: un sistema politico frammentato, il centro non è debolezza, bensì l’unico spazio capace di governare la complessità.

Un monito europeo in tempi di incertezza

Il gesto dell’ex cancelliera parla evidentemente alla coscienza del paese. Nello scenario più inquietante dalla fine della seconda guerra mondiale, la Cdu resta un attore decisivo dell’architettura politica tedesca ed europea.

Certo, Merkel rappresenta la memoria vivente di un europeismo pragmatico, fondato su cooperazione, responsabilità fiscale e solidarietà politica. La storica funzione del partito di Adenauer – il leader che volle l’ancoraggio della Germania al progetto dell’Europa unita – non può essere sacrificata sull’altare della 

Se la Cdu smarrisse questa bussola, non perderebbe solo se stessa: di fatto indebolirebbe l’intero equilibrio europeo. Ecco, a Stoccarda si apre un congresso che ha poco di ordinario: l’occidente dissestato dal trumpismo va ripensato alla radice. L’ex cancelliera, solo entrando in sala, ricorda che la posta in gioco è molto alta. La Germania resta il perno dell’Europa. E la Cdu-, per storia e responsabilità, non può permettersi di dimenticarlo.

Liste d’attesa: il Paese a due velocità

Numeri che bruciano

Per una colonscopia con priorità programmabile (soglia teorica: 120 giorni) si arriva a 702 giorni nell’ASL BT (Barletta-Andria-Trani) e a 411 al Policlinico di Bari, con quote di “grave ritardo” che toccano l’85%. L’ecocolordoppler dei tronchi sovra-aortici – esame chiave nella prevenzione vascolare – segna 861 giorni all’ASL di Teramo. Slittano anche le visite di primo accesso: la prima cardiologica arriva a 222 giorni in Puglia, l’oculistica a 226. All’opposto, Veneto e Umbria compaiono tra i migliori: colonscopia in 45 giorni in Veneto, prima cardiologica in 60 e dermatologica in 61; prima ortopedica in 18 giorni in Umbria. E mentre l’attesa nel servizio pubblico si dilata, la stessa tabella mostra che in libera professione si scende spesso sotto le due settimane.

Roma e Lazio sotto pressione

Nella mappa dei ritardi compare anche il Lazio: per una Tac del torace all’ASL Roma 4 il tempo medio indicato supera i dieci mesi (326 giorni), con un peso rilevante di sforamento (“grave ritardo”). È un dato che parla a Roma e all’hinterland: bacini d’utenza enormi, mobilità sanitaria, domanda crescente (invecchiamento, cronicità, follow-up) e un’offerta che non sempre si traduce in slot prenotabili.

Il Ministro Schillaci rivendica piattaforma, norme e controlli. Ma il punto non è il cruscotto: è renderlo operativo e vincolante. Se i dati restano parziali, la responsabilità pubblica si diluisce; se la tutela dipende dalla segnalazione del singolo, l’attesa continua a selezionare. La domanda vera è politica: soglie che attivano interventi, sanzioni reali e tempi verificabili — soprattutto nelle aree metropolitane, dove il ritardo peggiora le prognosi.

Il nodo sociologico: quando il tempo seleziona

Le liste d’attesa non sono solo un problema di gestione: sono un ingranaggio di stratificazione. Se la cura dipende dalla capacità di “reggere” mesi, il diritto si restringe: chi ha risorse compra tempo, chi non le ha rinuncia o arriva tardi. In mezzo si incrina la fiducia e cresce un’economia dell’ansia fatta di telefonate, caccia alle disdette, spostamenti tra strutture e – per chi può – intramoenia o privato. Il monitoraggio serve, ma non basta: servono agende uniche, orari estesi, pieno utilizzo di sale e macchine, integrazione governata con l’accreditato e un territorio più forte.

Perché quando l’attesa si cronicizza non è più un problema d’agenda: è una frattura sociale. Ritarda diagnosi, peggiora malattie e – nei casi più gravi – può fare la differenza tra cura possibile ed esito irreversibile.

Pompeo e l’America della decisione

Un memoir che è anche chiave geopolitica

Quello di Mike Pompeo – già capo della CIA e Segretario di Stato durante la prima presidenza di Donald Trump – non è solo il resoconto di un’esperienza personale intensa, straordinaria e apicale ai vertici dell’Amministrazione USA, ma è anche la cronaca di avvenimenti di politica interna ed estera, in quell’arco temporale in cui l’America ha vissuto un avvicendamento di indirizzo alla guida del Paese e una nuova strategia di posizionamento internazionale.

Molto di ciò che sta accadendo in questo secondo mandato presidenziale alla Casa Bianca è la deriva di un radicamento identitario rispolverato ed accentuato in quegli anni; ne è il conseguente sviluppo anche nella lettura delle scelte che si vanno configurando come sua naturale evoluzione. Inforcando quegli occhiali si può capire e spiegare come gli Stati Uniti stiano imprimendo una svolta nella politica interna, rispetto a temi come l’immigrazione e l’ordine pubblico, le spese militari e l’economia, oltre al rafforzamento della leadership americana nel concerto di un nuovo ordine mondiale come va posizionandosi: dall’interventismo nelle zone calde del pianeta ai rapporti commerciali e all’imposizione dei dazi, per finire con la messa in discussione delle alleanze storicamente consolidatesi nel secondo dopoguerra e nel tentativo di conferire un nuovo imprinting agli organismi internazionali, cominciando paradossalmente dalla messa in discussione dell’ONU e della NATO.

Europa sospesa tra memoria e progettualità

A partire dal progressivo disimpegno dalla guerra in Ucraina, si legge oggi un fermo immagine diverso dell’Europa che sta cercando margini di interlocuzione, vivendo più di memoria che di progettualità: questo – per quanto ci riguarda – è il fatto nuovo che emerge oggi e che segna un cambio di strategia di Washington rispetto alle relazioni internazionali descritte da Mark Pompeo nel suo lungo saggio.

Senza se e senza ma viene da chiedersi in che modo oggi – rispetto al nuovo establishment dei Rubio e dei Vance – l’ex capo della CIA e soprattutto l’ex Segretario di Stato avrebbe condiviso un cambio di rotta così marcato. Per quanto ci riguarda, va attentamente considerato quanto lucidamente argomentato da Mario Draghi nella lectio magistralis tenuta all’Università Cattolica di Ku Leuven (Lovanio), in Belgio, in occasione del conferimento della laurea honoris causa: «L’ordine globale è defunto», sferzando una volta in più l’Europa: «Rischia di venire sottomessa, divisa e deindustrializzata: serve un federalismo pragmatico».

Stato e Nazione: la mentalità americana

Ma il libro di Mark Pompeo è un lungo e lucido riassunto che va contestualizzato agli anni a cui si riferisce, soprattutto perché diventa l’elegia di uno stile operoso e radicato nello svolgimento del duplice ruolo a cui era stato chiamato. Ne emerge una forza narrativa straordinaria, un carattere forte e volitivo, l’assolvimento di un dovere istituzionale che si traduce nell’interesse primario dello Stato e della Nazione: due concetti che spesso si confondono ma che Pompeo ha ben presenti e che esprimono una mentalità sui generis, alla quale noi europei non siamo forse coerenti e coesi.

“Mai un passo indietro” diventa una missione, un imperativo categorico a cui la politica che conosciamo non ci ha abituati, nel linguaggio, negli stilemi narrativi e nella coerenza dei comportamenti che ne derivano.

Il codice morale della diplomazia “made in USA”

Di umili origini, una lunga e impegnativa ‘gavetta’, il sapersi distinguere per doti che evocano non solo la passione ma anche un talento innato, la volizione e la tenacia di una motivazione che non viene mai meno, la capacità di misurarsi con i potenti della Terra senza deflettere in accomodanti genuflessioni, stringendo molte mani (non tutte odoravano d’incenso) e incontrando leader di latitudini geografiche e politiche diverse, ciò che Pompeo desidera si legga, si conosca e si comprenda è un codice morale e diplomatico che diventa lo specifico “made in USA” nelle relazioni internazionali.

Un amarcord politico tra valori e identità

Un amarcord condensato in una lunga e dettagliata narrazione nella quale l’autore di questo suo primo ed unico libro – nell’edizione italiana curata da Liberilibri – racconta fatti ed esprime sentimenti: una rievocazione appassionata e ispirata a valori di impegno, motivazione, tenacia, senso di appartenenza, amor di Patria, fede religiosa, attaccamento alla famiglia, determinazione nell’espletamento dei compiti istituzionali che gli erano stati assegnati, radicamento e immedesimazione nei ruoli ricoperti senza mai deflettere o compiere un passo indietro verso un ripensamento, una possibile soccombenza.

Preceduto da un brillante saggio introduttivo di Maurizio Molinari che coglie il senso più profondo di questa rievocazione fortemente caratterizzata in prima persona dall’autore – ciò che fa con una grande capacità di sintesi, da vero maestro del giornalismo, restando fedele alla connotazione del libro, anticipandone il filo conduttore e cogliendo nelle quasi 600 pagine gli spunti più caratterizzanti che anticipano la cronaca e la sua appassionata narrazione – il libro di Mike Pompeo offre al lettore l’opportunità di una rivisitazione di un periodo storico prodromico – nei fatti e nei personaggi – all’attualità dei temi e delle scelte più recenti dell’America a guida Trump nel suo secondo quadriennio di Presidenza.

Reduce dalla recente lettura di Occidente contro Occidente di Luigi Marco Bassani, presentato al pubblico dalla stessa casa editrice, colgo intuitivamente il senso di una continuità interpretativa nella sua lettura in fieri, considerando le dinamiche evolutive (o involutive, dipende dal punto di osservazione) che stanno caratterizzando il presente.

Da questa forte ed esplicita caratterizzazione americana a proporsi come riferimento di valori propri del mondo occidentale e, nello stesso tempo, come guida e guardiano regolatore di un ordine mondiale che va comunque composto e continuamente adattato all’evolversi degli eventi, emerge una distonia strategica rispetto all’Occidente che sta dall’altra sponda dell’Atlantico: la nostra, quella del cosiddetto “vecchio continente”. La prima ispirata a un solido e incalzante pragmatismo; la seconda più colta e ragionata, diplomatica e formale, incerta e attendista (mi ricorda una calzante metafora di Thomas Bernhard: «nella vita siamo spesso più impegnati a preparare che a fare»).

Così come la narrazione esposta da Pompeo mi fa venire in mente che c’è un tempo delle decisioni che non può essere rinviato, pena il languire della Storia nello scegliere di rinviare ciò che dignità e necessità invece impongono.

La “guerra dei cent’anni” diventa l’iconografia di un ritardo cronico rispetto alle decisioni da assumere: è stata nostra, europea, ed oggi diventa evocativa e negativamente dirimente.

Tutto orgoglio e amor di patria

Viene il tempo delle scelte e del coraggio anche per le democrazie, senza che ciò le trasformi in simulacri di tirannia. E leggendo questo libro – tutto orgoglio e amor di Patria – ricordo una frase di Winston Churchill passata alla Storia: «Potevano scegliere tra il disonore e la guerra; hanno scelto il disonore e avranno la guerra». Pronunciata alla Conferenza di Monaco del 1938, il leader britannico intendeva esprimersi con dura chiarezza contro le politiche di appeasement che immaginava avrebbero favorito e incoraggiato Hitler.

Sappiamo come andò a finire, con l’invasione tedesca della Polonia nel 1939. Se i corsi e ricorsi storici di vichiana memoria valgono ancora, si tratta di eventi che – mutatis mutandis – potrebbero ripetersi.

Non c’è più speranza per il bambino a cui hanno trapiantato un cuore danneggiato, al via le terapie del dolore

Roma, 19 feb. (askanews) – Non c’è più speranza per il bambino a cui è stato trapiantato un cuore danneggiato, bruciato dal ghiaccio secco, per il piccolo ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli sono finite le indicazioni terapeutiche e iniziano le procedure del dolore. Lo ha annunciato in tv, a Dritto e Rovescio su Retequattro, Francesco Petruzzi, avvocato della famiglia Mercolino, accanto a lui la madre del bambino, Patrizia, visibilmente provata. “Non si parla di eutanasia ma è per evitare l’accanimento terapeutico”, ha sottolineato l’avvocato”.

“Una volta tolta la sedazione Domenico non si è svegliato. C’è una prognosi certamente infausta. E per questo ho mandato una Pec all’ospedale per una pianificazione condivisa delle cure, istituto introdotto nel 2017. Ci tengo a precisare che non è l’eutanasia. E’ per evitare l’accanimento terapeutico, è volto a passare dalla terapia clinica all’alleviamento delle sofferenze”, ha spiegato l’avvocato della famiglia, aggiungendo che l’ospedale dopo un’ora ha risposto dando l’assenso e domani ci sarà il primo acceso a cui parteciperanno i genitori e il medico di parte per pianificare il percorso per la terapia antidolore.

“Mi dispiace che tutto quello che ho fatto non sia servito a niente, forse era troppo tardi, avrei voluto scoprire prima cosa era successo”, ha detto la madre, e “vorrei che la storia di mio figlio fosse di esempio per tutti”. “Ringrazio tutte le persone che mi hanno dimostrato affetto e vicinanza, ringrazio di cuore tutti coloro che mi hanno offerto aiuti ma vorrei dire che non accetto soldi, vorrei invece che fossero donati all’associazione per i trapianti Aido”, ha aggiunto la donna, rivolgendo con commozione il suo invito.

Lagarde: "Riformare l’ordine mondiale per salvarlo", e cita Il Gattopardo

Roma, 20 feb. (askanews) – Sul nuovo ordine mondiale “non c’è nulla di inevitabile”. Il sistema che si è venuto a creare nel corso dei secoli ha guadagnato legittimità perché è stato costruito “assieme da paesi grandi e piccoli”. E il consenso attorno ad esso “non è franato perché le idee alla sua base fossero sbagliate, ma perché le regole non si sono evolute al passo di un mondo che cambiava. Questo è qualcosa che possiamo correggere. Gli interessi che hanno reso possibile la cooperazione non sono venuti meno. E sotto pressioni estreme, i paesi continuano a rivolgersi alle regole, piuttosto che abbandonarle”. Lo ha affermato la presidente della Bce, Christine Lagarde, durante la cerimonia in cui le è stata conferita l’onorificenza in memoria di Wolfgang Friedmann Memorial, presso la Columbia Law School di New York.

“Dobbiamo fare una scelta. Possiamo accettare questa deriva verso un equilibrio tra poteri rivali, un modello che la storia ci insegna è stabile solo finché smette di esserlo. Oppure possiamo scegliere la strada più difficile: riforme, in modo che l’ordine internazionale ritrovi la fiducia da parte di coloro che l’hanno persa”.

Lagarde ha citato la celebre frase del Gattopardo: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.

Forse non è l’analogia più fortunata. Il concetto di gattopardismo espresso nel romanzo di Tomasi di Lampedusa (non per forza positivo) è quello di accettare cambiamenti di facciata, trasformismo, dietro cui le persone di potere mantengono le loro posizioni anche durante profondi cambiamenti.

Ad ogni modo, secondo Lagarde “lo stesso vale per l’ordine internazionale. Preservarlo significa riformarlo con onestà, ambizione e con tutti coloro che hanno contribuito a costruirlo”, ha detto. “L’ordine internazionale è stato forgiato assieme. Riformiamolo assieme”, ha concluso.

Scontro Macron-Meloni sul caso dell’attivista francese di destra ucciso. Cosa hanno detto (anche sulle Br)

Roma, 19 feb. (askanews) – C’è lo scontro, l’ultimo di una serie di 40 mesi di difficile convivenza come leader dei rispettivi Paesi. E poi ci sono i toni. E quelli che il presidente francese Emmanuel Macron usa verso Giorgia Meloni sono eloquenti. A margine della sua visita ufficiale in India, i giornalisti lo incalzano sul caso dell’uccisione dell’attivista di estrema destra Quentin Deranque, ma non devono fare certo molta fatica perché l’inquilino dell’Eliseo tiri in ballo la presidente del Consiglio che ieri, in un post sui social, aveva definito la vicenda una “ferita per l’intera Europa”. L’invito, netto e brusco, è a “smettere di commentare quello che accade a casa degli altri”. Di più: “i nazionalisti, che non vogliono essere disturbati nel proprio Paese, sono sempre i primi a commentare quello che avviene altrove”, rincara la dose Macron.

La replica della premier viene prima affidata a una nota non ufficiale di palazzo Chigi in cui si parla di “stupore” per la reazione del presidente francese di fronte a quella che voleva essere soltanto una espressione di “profondo cordoglio” e di “solidarietà”. Poi è Meloni in persona, in un’intervista a Sky Tg24, a tornare sulla vicenda. Una replica dai toni apparentemente pacati ma nella quale la presidente del Consiglio non risparmia stoccate al leader dell’Eliseo. Da una parte, infatti, nega di aver fatto ingerenze e spiega che, se mai ci sono state, a metterle in pratica è stato lo stesso Macron quando commentò la sua elezione a palazzo Chigi con un ‘vigileremo sull’applicazione dello Stato di diritto’. Ma Meloni si dice anche preoccupata del clima d’odio, che a suo giudizio interessa tutte le democrazie, e spiega di augurarsi che non si ripetano anni bui come quelli di piombo. Ed è qui che parte la seconda frecciata: “Una storia – dice – che l’Italia ha vissuto molto bene e che tra l’altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiori di brigatisti rossi per qualche decennio”.

Un rapporto da sempre complicato, fatto decisamente più di bassi che di alti, quello tra Macron e Meloni. A palazzo Chigi, però, la convinzione è che questa ultima uscita del presidente francese abbia una doppia spiegazione, una di politica interna, l’altra legata a dinamiche internazionali. Da una parte ci sarebbe la necessità dell’inquilino dell’Eliseo di mandare un messaggio contro la destra ‘di casa’. Dall’altra, la bordata viene letta come un ‘fallo di reazione’ per l’avvicinamento tra la presidente del Consiglio e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Dal governo citano il recente “sgambetto” del rilancio francese sugli eurobond, a cui la Germania è contraria a differenza dell’Italia, così come i dubbi espressi da Berlino sul progetto Fcsa (Future Combat Air System) per un super caccia franco-tedesco a favore del Gcap (Global Combat Air Programme) guidato da Italia, Regno Unito e Giappone.

Ma nel corso di questi anni sono stati moltissimi i fronti su cui Meloni e Macron hanno mostrato scarsa affinità: i migranti, i diritti, la reazione ai dazi americani e in generale il rapporto con Donald Trump. Persino su dossier come quello del Mercosur, su cui i due Paesi partivano da una battaglia convergente a difesa dei propri agricoltori, alla fine i due leader si sono ritrovati su posizioni diverse visto che l’Italia, dopo l’intervento di una serie di correzioni, ha votato a favore mentre la Francia è rimasta sul no. Ci sono però dei rapporti storici tra i due Paesi, come quelli sanciti dal Trattato del Quirinale, e che già vedono in agenda un vertice intergovernativo a Tolosa per il 9-10 aprile. Domenica, comunque, la presidente del Consiglio sarà a Verona per la cerimonia di chiusura dei Giochi, a rappresentare la Francia però sarà il premier, Sébastien Lecornu.

Rai, Petrecca, le dimissioni e l’Ultima cena: contro di me linciaggio mediatico

Roma, 19 feb. (askanews) – Finisce con il Vangelo di Matteo e l’irresistibile tentazione di sentirsi, nel giorno della caduta, un po’ figura Christi. Il giusto ingiustamente colpito, l’agnello sacrificale, “l’unto del Signore”, avrebbe detto, con innegabile efficacia comunicativa, Silvio Berlusconi. Finisce che Paolo Petrecca rassegna le dimissioni da direttore di Rai Sport e cita, in una storia Instagram, il Vangelo. Non un brano qualunque ma proprio quello, il capitolo 26 di Matteo (versetti 20-29), in cui l’evangelista racconta l’Ultima cena di Gesù. Perchè, spiegano fonti a lui vicine, nei suoi confronti c’è stato un “linciaggio mediatico” che l’ormai ex direttore ha dovuto “sopportare” fino alla decisione di fare “un passo indietro personale, per responsabilità nei confronti dell’azienda”. Le dimissioni, insomma, spiegano le stesse fonti, sono nate dalla volontà di “togliere dall’imbarazzo” e dal clamore la Rai.

E quindi nel giorno in cui lascia Petrecca cita il passo del Vangelo. Scende la sera, i Dodici discepoli si trovano intorno alla mensa e Cristo pronuncia la frase shock, quella che tutti ricordano, lascito del catechismo: “In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà”. Chi è, in questo caso, il ‘Giuda’? Le stesse fonti, vicine al giornalista, fanno capire che si tratterebbe di qualcuno in alto, forse nello stesso Consiglio di amministrazione della Rai.

O forse, forse la suggestione della storia Instagram, rappresenta, a tutto tondo, gli undici mesi trascorsi da Petrecca nella redazione di Rai Sport che l’ha sfiduciato due volte nel giro di un anno? O quanto accaduto dopo la sua telecronaca, piena di gaffe, della cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali? Questo non si sa. Uno spunto lo offre l’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando: “Abbiamo costretto una persona che si paragona a Gesù a fare la telecronaca sportiva delle Olimpiadi”. Ma chi è vicino al giornalista osserva che dopo l’uscita di scena di Auro Bulbarelli, Petrecca avrebbe avuto pochi giorni per prepararsi a quella telecronaca. Pronta replica anche sulle spese: “Sono assolutamente in linea con quelle del passato e anzi ridotte di due terzi”.

Comunque sia è stata la telecronaca piena di gaffe del direttore a fare da detonatore al malumore che covava da tempo tra i giornalisti. Dopo quel giorno la redazione di Rai Sport, infatti, ha proclamato uno sciopero bianco, togliendo tutte le firme dai servizi e dai collegamenti dai Giochi di Milano-Cortina. Finiti i quali sono stati annunciati tre giorni di sciopero per protestare per “il danno che il direttore di Raisport – spiegava qualche giorno fa un comunicato del Cdr – ha recato ai telespettarori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione”.

Sui social i meme che prendono di mira le numerose defaillance della telecronaca di Petrecca sono ormai un genere letterario a sè. Dal “benvenuti allo stadio Olimpico” quando l’evento si teneva ovviamente a San Siro, a Milano, a Matilda De Angelis scambiata per Mariah Carey, a Kirsty Coventry, presidente del Cio, che sedeva accanto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, confusa con la figlia Laura. Il sorriso imbarazzato della vera Laura Mattarella, il giorno dopo, quando un cronista, in un video divenuto virale le ha chiesto se fosse la presidente del Cio vale come editoriale sul tema.

Torniamo al Vangelo. L’ultimo versetto del brano citato recita: “Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò di nuovo con voi nel Regno del Padre mio”. E’ la fine, ma, per chi ci crede – ed è a quanto pare il caso di Petrecca – è anche l’inizio. Del resto la storia mica è finita: Paolo Petrecca è in attesa di un ricollocamento in Rai, a disposizione dell’amministratore delegato Giampaolo Rossi.

Board of Peace, Tajani: da Usa volontà di applicare risoluzione Onu

Washington, 19 feb. (askanews) – “L’Italia è un grande paese mediterraneo e il fatto che oggi ci fosse la maggioranza dei paesi dell’Unione Europea più la Commissione Europea più paesi europei che non fanno parte del mondo europeo, come la Gran Bretagna, significa che c’è un’attenzione da parte europea, che non è un capriccio italiano quello di voler seguire” il Board of Peace. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa all’ambasciata italiana a Washington dopo la riunione inaugurale del Board of Peace.

Oggi, ha proseguito Tajani, “non c’è stato nessun attacco alle Nazioni Unite, anzi, direi che sia delle parole di Trump sia delle parole di Rubio, c’è voglia di applicare la risoluzione delle Nazioni Unite sulla pace in Palestina. Quindi si va nella giusta direzione”.

Scontro Meloni-Macron su attivista ucciso. Stupore premier (e stoccata su Br)

Roma, 19 feb. (askanews) – C’è lo scontro, l’ultimo di una serie di 40 mesi di difficile convivenza come leader dei rispettivi Paesi. E poi ci sono i toni. E quelli che il presidente francese Emmanuel Macron usa verso Giorgia Meloni sono eloquenti. A margine della sua visita ufficiale in India, i giornalisti lo incalzano sul caso dell’uccisione dell’attivista di estrema destra Quentin Deranque, ma non devono fare certo molta fatica perché l’inquilino dell’Eliseo tiri in ballo la presidente del Consiglio che ieri, in un post sui social, aveva definito la vicenda una “ferita per l’intera Europa”. L’invito, netto e brusco, è a “smettere di commentare quello che accade a casa degli altri”. Di più: “i nazionalisti, che non vogliono essere disturbati nel proprio Paese, sono sempre i primi a commentare quello che avviene altrove”, rincara la dose Macron.

La replica della premier viene prima affidata a una nota non ufficiale di palazzo Chigi in cui si parla di “stupore” per la reazione del presidente francese di fronte a quella che voleva essere soltanto una espressione di “profondo cordoglio” e di “solidarietà”. Poi è Meloni in persona, in un’intervista a Sky Tg24, a tornare sulla vicenda. Una replica dai toni apparentemente pacati ma nella quale la presidente del Consiglio non risparmia stoccate al leader dell’Eliseo. Da una parte, infatti, nega di aver fatto ingerenze e spiega che, se mai ci sono state, a metterle in pratica è stato lo stesso Macron quando commentò la sua elezione a palazzo Chigi con un ‘vigileremo sull’applicazione dello Stato di diritto’. Ma Meloni si dice anche preoccupata del clima d’odio, che a suo giudizio interessa tutte le democrazie, e spiega di augurarsi che non si ripetano anni bui come quelli di piombo. Ed è qui che parte la seconda frecciata: “Una storia – dice – che l’Italia ha vissuto molto bene e che tra l’altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiori di brigatisti rossi per qualche decennio”.

Un rapporto da sempre complicato, fatto decisamente più di bassi che di alti, quello tra Macron e Meloni. A palazzo Chigi, però, la convinzione è che questa ultima uscita del presidente francese abbia una doppia spiegazione, una di politica interna, l’altra legata a dinamiche internazionali. Da una parte ci sarebbe la necessità dell’inquilino dell’Eliseo di mandare un messaggio contro la destra ‘di casa’. Dall’altra, la bordata viene letta come un ‘fallo di reazione’ per l’avvicinamento tra la presidente del Consiglio e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Dal governo citano il recente “sgambetto” del rilancio francese sugli eurobond, a cui la Germania è contraria a differenza dell’Italia, così come i dubbi espressi da Berlino sul progetto Fcsa (Future Combat Air System) per un super caccia franco-tedesco a favore del Gcap (Global Combat Air Programme) guidato da Italia, Regno Unito e Giappone.

Ma nel corso di questi anni sono stati moltissimi i fronti su cui Meloni e Macron hanno mostrato scarsa affinità: i migranti, i diritti, la reazione ai dazi americani e in generale il rapporto con Donald Trump. Persino su dossier come quello del Mercosur, su cui i due Paesi partivano da una battaglia convergente a difesa dei propri agricoltori, alla fine i due leader si sono ritrovati su posizioni diverse visto che l’Italia, dopo l’intervento di una serie di correzioni, ha votato a favore mentre la Francia è rimasta sul no. Ci sono però dei rapporti storici tra i due Paesi, come quelli sanciti dal Trattato del Quirinale, e che già vedono in agenda un vertice intergovernativo a Tolosa per il 9-10 aprile. Domenica, comunque, la presidente del Consiglio sarà a Verona per la cerimonia di chiusura dei Giochi, a rappresentare la Francia però sarà il premier, Sébastien Lecornu.

Gb, caso Epstein: rilasciato l’ex principe Andrea

Roma, 19 feb. (askanews) – Andrew Mountbatten-Windsor, l’ex principe Andrea, è stato rilasciato dalla custodia della polizia. Lo riferisce l’emittente britannica Bbc.

Andrea, il fratello di Re Carlo III, è stato rilasciato dalla custodia della polizia dopo quasi 12 ore di interrogatorio da parte della polizia di Norfolk, riferisce il quotidiano britannico Guardian.

È stato fotografato sul sedile posteriore di un’auto mentre lasciava la stazione di polizia di Aylsham questa sera.

Board of Peace, Tajani: Italia valuterà proposte, anche in sede Ue

Washington, 19 feb. (askanews) – “Quello che ci è stato presentato” oggi al Board of Peace, “mi pare interessante, lo valuteremo attentamente, ma non è certamente un’organizzazione per fare business, almeno per come apparsa oggi la cosa, per quello che è stato detto da tutti, a cominciare dal presidente degli Stati Uniti. Mi pare che sia una proposta interessante da seguire, da valutare insieme agli altri paesi europei”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa all’ambasciata italiana a Washington dopo la riunione inaugurale del Board of Peace.

“Se sarà il caso, ne parleremo anche al prossimo Consiglio Affari Esteri a Bruxelles. Io dirò quello che pensiamo, quello che pensa l’Italia”, ha aggiunto Tajani.

Milano-Cortina, gli azzurri in gara domani

Roma, 19 feb. (askanews) – Questi gli azzurri in gara domani alle Olimpiadi di Milano-Cortina

10:00 – 11:00 – Livigno Snow Park Freestyle – Ski Cross D – Qualificazioni Andrea Chesi, Jole Galli

12:00 – 12:30 – Livigno Snow Park Freestyle – Ski Cross D – Ottavi di finale

12:35 – 12:50 – Livigno Snow Park Freestyle – Ski Cross D – Quarti di finale

12:54 – 13:05 – Livigno Snow Park Freestyle – Ski Cross D – Semifinali

13:10 – 13:35 – Livigno Snow Park Freestyle – Ski Cross D – Finali

14:15 – 15:15 – Anterselva Biathlon Arena Biathlon – Mass Start U Tommaso Giacomel, Lukas Hofer, Nicola Romanin

16:30 – 18:05 – Milano Ice Park Pattinaggio di velocità – 1500 m D Francesca Lollobrigida

18:00 – 19:00 – Cortina Sliding Centre Bob – Bob a 2 D – Heat 1 Giada Andreutti, Anna Costella, Simona De Silvestro, Alessia Gatti

19:50 – 20:50 – Cortina Sliding Centre Bob – Bob a 2 D – Heat 2 Giada Andreutti, Anna Costella, Simona De Silvestro, Alessia Gatti

20:15 – 21:00 – Milano Ice Skating Arena Short track – 1500 m D – Quarti di finale Elisa Confortola, Arianna Fontana, Arianna Sighel

21:02 – 21:15 – Milano Ice Skating Arena Short track – 1500 m D – Semifinali

21:30 – 21:40 – Milano Ice Skating Arena Short track – Staffetta U – Finale A Andrea Cassinelli, Thomas Nadalini, Pietro Sighel, Luca Spechenhauser

22:00 – 22:05 – Milano Ice Skating Arena Short track – 1500 m D – Finale B

22:07 – 22:15 – Milano Ice Skating Arena Short track – 1500 m D – Finale A

Board of Peace, Tajani: emerse proposte concrete, no business board

Washington, 19 feb. (askanews) – “Noi partecipiamo” al Board of Peace “come osservatori e mi pare che oggi siano emerse una serie di proposte concrete. Non è certamente un business board, ci sono delle proposte politiche per costruire la pace in Medio Oriente. Noi vogliamo essere protagonisti della costruzione della pace perché è stato sempre il nostro obiettivo in questi anni”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa all’ambasciata italiana a Washington dopo la riunione inaugurale del Board of Peace.

Quella Usa “è l’unica reale proposta che c’è sul tavolo per costruire la pace in Medio Oriente. Se ci fossero altre non le valuterebbe, ma adesso c’è soltanto questa proposta concreta. Mi pare che tutte le grandi protagoniste della situazione in Medio Oriente” cioè “Arabia Saudita, Qatar, Emirati, Egitto, Giordania, sono tutte lì a partecipare, quindi mi pare che sia giusto che anche l’Italia sia presente”.

M.O., Meloni: Tajani dice che riunione del Board è stata molto concreta

Roma, 19 feb. (askanews) – Quello per la pace in Medio Oriente “è sicuramente un lavoro molto lungo. Io ho parlato con il ministro Tajani, che rappresentava l’Italia oggi come paese osservatore in questa riunione” del board of peace e “mi riferiva che è stata una riunione molto concreta, che non erano affermazione di principi, ma era costruita su come implementare i vari punti del piano di pace”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un’intervista a Sky Tg24.

“Chiaramente – ha aggiunto – noi sappiamo che la tregua è fragile e che il lavoro che serve per stabilizzare il cessate il fuoco, la pace e costruire la prospettiva dei due Stati, e quindi una stabilizzazione definitiva per il Medio Oriente, è particolarmente complesso”.

“Oggi a Washington c’erano la maggioranza dei Paesi europei, tutti gli attori coinvolti nella regione, interessati ovviamente alla pace in Medio Oriente, anche diversi altri attori mondiali. Io credo che sia molto importante un contributo coeso della comunità internazionale su questa questione, che è particolarmente delicata e importante per i Paesi mediterranei e quindi anche ovviamente per l’Italia. È la ragione per la quale io ho ritenuto che fosse fondamentale per l’Italia esserci. Ma il lavoro è ancora lungo”.

Meloni: le parole di Mattarella giuste e doverose, il Csm fuori da diatriba politica

Roma, 19 feb. (askanews) – “Non ho sentito il presidente della Repubblica in queste ore. Ci eravamo visti la sera prima nel tradizionale incontro di anniversario dei Patti lateranensi. Ho trovato le parole del presidente giuste, direi anche doverose. Penso che sia giusto il richiamo al rispetto tra istituzioni. Penso che sia stato anche giusto il passaggio nel quale il presidente della Repubblica dice anche che è importante che un’istituzione come il Csm si mantenga estranea dalle diatribe di natura politica”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un’intervista a Sky Tg24.

“Io penso che sia molto importante che questa campagna elettorale referendaria rimanga sul merito di quello di cui noi stiamo parlando. Vedo un tentativo di trascinarla in una sorta di lotta nel fango. Mi pare che sia un tentativo che interessa più quelli che hanno una difficoltà ad attaccare una riforma che in passato hanno per varie parti sostenuto e proposto. Credo che sicuramente non convenga a chi come noi ritiene di aver fatto banalmente una riforma di buon senso” ha detto la presidente del Consiglio nell’intervista.

Meloni ha anche affrontato il tema della polemica con il presidente francese Macron, nata riguardo all’omicidio a Lione del giovane attivista di destra Quentin Deranque. “Francamente mi ha molto colpito questa dichiarazione di Macron, non me l’aspettavo. Punto primo, perché la mia riflessione non è nello specifico della Francia, io ho fatto una riflessione nella quale credo, su come si sta polarizzando nelle grandi democrazie occidentali particolarmente lo scontro politico. Io vedo un clima che non mi piace, lo vedo in Italia, lo vedo in Francia, lo vedo negli Stati Uniti”, ha detto la presidente del Consiglio.

“Mi dispiace che Macron la viva come un’ingerenza. Penso che l’ingerenza sia un’altra cosa. Penso che l’ingerenza sia, ad esempio, quando un leader viene eletto a capo del governo dai propri cittadini, sentire uno Stato straniero che dice ‘vigileremo sull’applicazione dello Stato di diritto’, quella è ingerenza: intervenire tra l’altro esprimendo solidarietà al popolo francese su una materia che chiaramente riguarda tutti quanti non è ingerenza. Quindi mi dispiace che Macron non l’abbia capito”, ha aggiunto.

Tajania lla riunione del Board of Peace: emerse proposte concrete, non è un business board

Washington, 19 feb. (askanews) – “Noi partecipiamo” al Board of Peace “come osservatori e mi pare che oggi siano emerse una serie di proposte concrete. Non è certamente un business board, ci sono delle proposte politiche per costruire la pace in Medio Oriente. Noi vogliamo essere protagonisti della costruzione della pace perché è stato sempre il nostro obiettivo in questi anni”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa all’ambasciata italiana a Washington dopo la riunione inaugurale del Board of Peace.

Quella Usa “è l’unica reale proposta che c’è sul tavolo per costruire la pace in Medio Oriente. Se ci fossero altre non le valuterebbe, ma adesso c’è soltanto questa proposta concreta. Mi pare che tutte le grandi protagoniste della situazione in Medio Oriente” cioè “Arabia Saudita, Qatar, Emirati, Egitto, Giordania, sono tutte lì a partecipare, quindi mi pare che sia giusto che anche l’Italia sia presente”. “L’Italia è un grande paese mediterraneo e il fatto che oggi ci fosse la maggioranza dei paesi dell’Unione Europea più la Commissione Europea più paesi europei che non fanno parte del mondo europeo, come la Gran Bretagna, significa che c’è un’attenzione da parte europea, che non è un capriccio italiano quello di voler seguire” il Board of Peace ha ribadito il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Oggi, ha proseguito Tajani, “non c’è stato nessun attacco alle Nazioni Unite, anzi, direi che sia delle parole di Trump sia delle parole di Rubio, c’è voglia di applicare la risoluzione delle Nazioni Unite sulla pace in Palestina. Quindi si va nella giusta direzione”.

Meloni: parole Mattarella giuste e doverose, Csm fuori da diatriba politica

Roma, 19 feb. (askanews) – “Non ho sentito il presidente della Repubblica in queste ore. Ci eravamo visti la sera prima nel tradizionale incontro di anniversario dei Patti lateranensi. Ho trovato le parole del presidente giuste, direi anche doverose. Penso che sia giusto il richiamo al rispetto tra istituzioni. Penso che sia stato anche giusto il passaggio nel quale il presidente della Repubblica dice anche che è importante che un’istituzione come il Csm si mantenga estranea dalle diatribe di natura politica”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un’intervista a Sky Tg24.

Cosa è successo alla prima riunione del Board of peace, tra promesse e realtà (e minacce di Trump all’Iran)

New York, 19 feb. (askanews) – Lo scontro tra realtà e piani grandiosi promossi con l’uso dell’intelligenza artificiale è emerso dalla riunione inaugurale del Board of Peace, l’istituzione voluta e guidata da Donald Trump per la ricostruzione di Gaza, dalla missione e composizione controverse. Nella capitale americana il leader americano ha difeso l’istituzione “prestigiosa”, bacchettato i paesi scettici che fanno “i furbi”, anticipato il coinvolgimento di Cina e Russia e ha promesso il versamento di 10 miliardi di dollari a favore del Board, senza dire da dove arriveranno i fondi (che vanno approvati dal Congresso). Gli attuali nove membri del Board hanno concordato di impegnarsi a stanziare 7 miliardi. Quindi ci sarebbero già 17 miliardi in arrivo, a fronte di stime per la ricostruzione che si elevano a 70 miliardi di dollari. L’Italia oggi era presente come Paese osservatore, rappresentata dal viceministro e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

L’inquilino della Casa Bianca ha usato il bastone e la carota con le Nazioni Unite, sulla scia dei timori che la neo istituzione voglia sostituirne il ruolo. Secondo Trump il Board “rafforzerà” il palazzo di Vetro e “quasi” lo “controllerà e si accerterà che sia gestito propriamente”. Indipendentemente dal fatto che lo Stato delle Nazioni Unite del 1945 non preveda nessun ente di supervisione. Trump ha anche annunciato che intende presto incontrare il segretario generale uscente Antonio Guterres. Dal podio dell’evento il Commander in Chief è poi tornato a minacciare l’Iran di “cose brutte” se non siglerà un accordo sul nucleare di cui si saprà qualcosa “probabilmente nei prossimi 10 giorni”. Intanto l’esercito americano dispiega forze militari in Medio Oriente che gli osservatori internazionali paragonano al 2003, quando gli Usa invasero l’Iraq con il pretesto che a Baghdad ci fossero armi di distruzione di massa. Proprio uno di protagonisti cruciali di quella guerra, che la sostenne sottoscrivendo la teoria del pericolo chimico, poi smentito, era presente al primo appuntamento del Board of Peace: l’ex premier britannico Tony Blair, che ha parlato della devastata Striscia di Gaza come un’occasione economica, sottolineandone le peculiarità che la rendono un luogo candidato a futura prosperità: “Venticinque miglia di costa mediterranea, la vicinanza a grandi mercati regionali e globali, e una popolazione giovane e dinamica con un’età mediana di 19 anni”. Toni simili sono stati usati in un video promozionale che dopo la guerra promette “un nuovo futuro” sicuro e prospero fatto di grattacieli e auto che sfrecciano su strade che ricordano le periferie americane. I video sono stati creati con l’aiuto dell’AI.

Mark Rowan, amministratore delegato di Apollo Global Management e membro del consiglio esecutivo del Board of Peace, ha evidenziato “l’enorme potenziale” della Striscia di Gaza, illustrando un piano che prevede 100.000 case per 500.000 residenti, oltre a 5 miliardi di dollari in infrastrutture”. Nel tempo, ha aggiunto, il Board prevede di costruire “400.000 case per tutta la popolazione di Gaza, con oltre 30 miliardi di infrastrutture”.

Sicurezza e la prosperità sono state promesse anche da Trump nel suo intervento conclusivo in stile comizio elettorale, prima che scattassero le note del brano YMCA dei Village People. D’altra parte le elezioni di metà mandato con cui si gioca il controllo del Congresso sono a novembre e quella canzone è la colonna sonora elettorale del presidente. Così il vice JD Vance dal podio dell’evento si e’ rivolto al popolo americano per convincerlo della bonta’ dell’iniziativa: “Siamo qui sì per salvare vite, si’ per promuovere la pace ma (l’iniziativa) crea prosperità per gli americani. I paesi rappresentati qui rappresentando migliaia di miliardi di investimenti in America che non sarebbero stati possibili senza questo presidente”. Peccato che gli alleati principali della Nato non fossero in sala.

Turismo, Club del Sole si espande sul Garda con Le Palme Lazise

Forlì, 19 feb. (askanews) – Ventinove Villaggi in otto regioni e un modello che in Italia non ha precedenti nel turismo all’aria aperta: la gestione industriale di strutture che restano di proprietà delle famiglie. Club del Sole lo porta adesso sul Lago di Garda, a Lazise.

“Con l’operazione di Lazise, continuiamo a consolidare un modello di business che sempre più vorremo riproporre e rafforzare nei prossimi anni, ovvero l’affitto d’azienda o del management di strutture di proprietà di terze persone – spiega l’Amministratore Delegato, Francesco Giondi -. E’ una tipologia di accordo che abbiamo avviato già qualche anno fa e che pensiamo possa essere una grande opportunità sia per noi sia per quelle famiglie che oggi ritengono di non avere più la volontà o il desiderio di gestire l’asset. Cercano quindi un interlocutore serio e credibile come Club del Sole in grado di riqualificare la struttura e tenerla attiva negli anni”.

La famiglia resta dunque proprietaria e Club del Sole entra, investe e gestisce. Il modello è già stato testato in diverse località fra cui Desenzano, Viareggio, Jesolo, arrivando adesso sul versante veneto del Lago di Garda. “Già da qualche anno avevamo infatti l’ambizione di riuscire a consolidare il nostro posizionamento sul lago di Garda, essendo già presenti sulla sponda lombarda, precisamente a Desenzano del Garda – prosegue Giondi -. Siamo molto contenti di aver concluso questa acquisizione a Lazise, che è adiacente al parco divertimenti di Gardaland”.

Cosa cambia, in concreto, per chi prenota? “Cerchiamo di dare al cliente un nuovo modo di prenotare, più facile, più veloce, più agile, che permette di scegliere fra un ampio ventaglio di opportunità che il territorio circostante propone – continua l’a.d. -. Allo stesso tempo cerchiamo di mettere a disposizione del cliente, durante il periodo della vacanza, il know-how di Club del Sole, soprattutto nella parte food and beverage e nell’entertainment, per offrire una vacanza Full Life Holidays a 360 gradi”.

Il Gruppo guarda già oltre Lazise: “Con questo modello – conclude Giondi – vogliamo sicuramente puntare a nuove acquisizioni nel Centro-Sud Italia e consolidare sempre più l’area del Centro-Nord. Sul fronte interno, invece, stiamo promuovendo grandi investimenti, soprattutto in Trentino-Alto Adige, dove abbiamo aggiunto in portfolio tre strutture tra il 2024 e il 2025. Inoltre, a Tenuta Primero a Grado inaugureremo quest’anno seimila metri quadri di parco acquatico, il Primero Waterland, che sarà probabilmente uno dei più grandi parchi acquatici all’interno del gruppo, con il quale ci auguriamo di offrire un’esperienza davvero eccellente, soprattutto per le famiglie”.

Dieci milioni di investimenti previsti sul Garda, una nuova acquisizione in Toscana, seimila metri quadri di parco acquatico in arrivo a Grado. Club del Sole alza il ritmo e punta a ridisegnare il turismo Open Air in Italia.

Referendum, nasce Comitato ‘La voce degli Innocenti’ per il Sì

Roma, 19 feb. (askanews) – “Invitiamo il dottor Gratteri a prendersi un caffè insieme, amichevolmente gli spiegheremo che cosa vuol dire finire in carcere da innocente”. E’ l’appello lanciato al procuratore capo di Napoli dal Comitato ‘La voce degli Innocenti’, costituito da vittime di errori giudiziari e ingiuste detenzioni, presentato oggi alla Camera, assieme a Enrico Costa, deputato di Forza Italia e vicepresidente della Commissione Giustizia e a Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora e presidente del Comitato Cittadini per il Sì.

Tra i componenti de ‘La voce degli Innocenti’ ci sono Antonio Lattanzii, Mario Tirozzi, Giuseppe Idà, Marco Sorbara, Angelo Massaro, Bruno Lago, che appoggiano la riforma della magistratura e invitano a votare ‘Sì’.

“Oggi vogliamo dare una testimonianza concreta di quello che significa l’esigenza di fare una riforma della giustizia che incide sulle persone in carne e ossa: oggi noi sentiamo polemiche, parliamo di numeri, di posizioni, di tesi, però ci dimentichiamo che dietro ogni criticità del sistema della giustizia ci sono delle persone, ci sono delle famiglie, ci sono delle storie, ci sono delle vite distrutte”, ha spiegato Costa. “C’è chi fa una distinzione e mette da una parte le persone per bene e dall’altra parte gli indagati e gli imputati. Ma nella stragrande maggioranza dei casi, gli indagati e gli imputati vengono riconosciuti innocenti e sono persone perbene. Dal 1992 al 2026, sono state risarcite per ingiuste detenzioni 32.500 persone”, ha aggiunto il deputato FI.

Da parte sua Scopelliti ha ricordato come “il referendum non è la panacea di tutti i mali, non è vero che non avremo più errori giudiziari ma è un punto di partenza per correggere i comportamenti di giudici e magistrati, quelli che sono alla base di un errore giudiziario. Enzo Tortora è morto di malagiustizia ma a volte non c’è solo la morte fisica, c’è anche quella psicologica. Ecco perchè io sostengo che la magistratura italiana ha bisogno di una riforma”.

Nel corso della conferenza stampa sono intervenute anche le vittime di errore giudiziario. Massaro, operaio, ha ricordato di aver “trascorso 21 anni in carcere per un presunto omicidio, solo perché un’intercettazione è stata interpretata male e trascritta peggio”. Sorbara, consigliere regionale, arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa, è stato 909 giorni dietro le sbarre per un’ingiusta detenzione. “La sentenza di primo grado era coppia incolla della memoria del Pm con gli stessi errori grammaticali e secondo voi io che cosa dovrei votare al referendum? Voto Sì, perché voglio la separazione delle carriere”. Lattanzii, ex assessore, 83 giorni di detenzione, arrestato 4 volte in due mesi sempre per lo stesso reato, ha sottolineato come “il dolore che si prova ad entrare in carcere da innocente non si può capire, è talmente immenso che ti resta dentro”. Tirozzi, commerciante di fiori, è stato recluso 792 giorni per un errore. “Mi hanno arrestato nel 2015 e dopo undici anni, malgrado sia stato assolto con formula piena, fatico ancora a riprendermi dal punto di vista lavorativo a causa del sequestro della mia attività imprenditoriale”.

E’ intervenuto ancora Costa che si è rivolto alla stampa presente. “Vorrei che qualche giornalista qui presente chiedesse a queste persone perché sono qui oggi; se ricordano il nome del Pm che li ha fatti arrestare o il nome del Gip; e che tipo di carriera hanno fatto quei magistrati. Credo che tutti facciano parte di quel 99% che ha ottenuto una valutazione di professionalità positiva dal Csm, per il quale noi portiamo assoluto rispetto. Ed è proprio perché noi portiamo assoluto rispetto per il Csm che vogliamo liberarlo dalla presenza delle correnti che lo condizionano”.

AmbrogioProfessional, tecnologia e vision per il verde del futuro

Milano, 19 feb. (askanews) – Ambrogio Robot accelera sul mercato professionale e presenta a MyPlant una nuova gamma di robot rasaerba per la gestione intelligente delle grandi aree verdi. Zucchetti Centro Sistemi, azienda italiana leader nell’innovazione tecnologica e della robotica da giardinaggio oggi anche specializzata per campi sportivi, golf club, parchi pubblici, strutture ricettive e grandi spazi aziendali. Nasce così la linea Ambrogio Professional, una gamma evoluta che integra intelligenza artificiale, navigazione satellitare RTK Cloud, sensoristica avanzata e sistemi di controllo remoto. Un prodotto che unisce prestazioni elevate, design Made in Italy – oggi riconoscibile anche dal nuovo colore nero – e un’infrastruttura digitale interamente europea, a garanzia della sicurezza dei dati.

La strategia segna un passaggio importante: Ambrogio non è solo un robot rasaerba, ma un vero partner tecnologico per i professionisti del verde, con un’offerta che punta su salute e qualità del manto erboso, sostenibilità ambientale e sicurezza degli operatori. Ne ha parlato Antonio Fattorusso, neo Direttore Generale della Divisione Robotica di Zucchetti Centro Sistemi, illustra la strategia aziendale: “L’azienda è in direzione, anche per causa di nuove innovazioni che sta facendo adesso. Ha fatto anche il pressato, è stata sempre sul posto, sul campo dei professionisti alta gamma. Anche guardando il canale con i venditori, di servizio sul posto, sicuramente andiamo ancora più forte sulla gamma professionale”.

Spazio anche a Michele Balò, Technical Sales Manager della Divisione Robotica, che ha approfondito i punti di forza tecnologici della gamma – dalla piattaforma Cloud al sistema Robot Park – e ha presentato le novità come Synt Pro, il robot dedicato alla manutenzione dei prati sintetici, già segnalato nella sezione MyInnovation. Centrale anche il tema della formazione, con l’organizzazione una Academy dedicata e di una rete di Professionisti Certificati Ambrogio Professional: “Abbiamo introdotto la gamma Professional in questo segmento di mercato perchè crediamo che i nostri punti di forza, come la lama di taglio, la vera lama di taglio a quattro punte, la durata delle batterie nei cicli di lavoro e anche il nostro cloud proprietario, con sede in Europa, possano essere dei punti unici di vendita per il mercato professionale. I nostri prodotti della gamma Professional coprono varie superfici, si va dai mille metri quadrati fino agli 80mila metri quadrati. Il nostro punto di forza, volevo ripeterlo un’altra volta, è quello proprio del cloud. E’ un cloud proprietario che riguarda la correzione della posizione dei nostri robot RTK e in più il cloud è la mente del nostro robot”.

Ambrogio Robot conferma così una visione chiara: innovazione tecnologica e competenza umana devono procedere insieme per generare efficienza, sostenibilità e valore nel mercato della manutenzione professionale del verde.

Carabinieri, Luongo: mancano 10.200 effettivi, grave carenza

Roma, 19 feb. (askanews) – L’Arma dei carabinieri ha una “grave carenza” di organico. Oltre diecimila effettivi: un deficit che “condiziona le unità operative di tutte le organizzazioni funzionali”. Il comandante generale dei carabinieri, Salvatore Luongo, ha segnalato la situazione in occasione dell’inaugurazione a Roma dell’anno accademico della Scuola ufficiali, ricordando che oggi per i militari il “carico di lavoro è già molto rilevante e in tendenziale crescita”.

“L’Arma attualmente registra una carenza di quasi 10.200 unità, corrispondente a circa l’8,5 per cento della forza prevista dalla legge. Questo deficit condiziona le unità operative di tutte le organizzazioni funzionali, chiamate oggi a sostenere un carico di lavoro che è già molto rilevante e in tendenziale crescita”, ha detto Luongo. “Per conseguire il pieno organico – ha spiegato il comandante generale – risulta auspicabile prevedere un programma pluriennale di assunzioni straordinarie: i nuovi arruolamenti, peraltro, andrebbero a mitigare un diverso ma parimenti significativo fattore condizionante, ovvero il progressivo innalzamento dell’età media del personale, che oggi è di circa 43 anni”.

Secondo Luongo, “alla luce di questa grave carenza sul piano effettivo registrata dall’Arma, si valuta anche una soluzione diversa e integrativa: l’istituzione della figura del ‘Carabiniere ausiliario della riserva volontaria’, così da disporre di personale aggiuntivo, con costi più contenuti, con un reclutamento areale e in costante rigenerazione. L’innovativa formula non intaccherebbe le facoltà assunzionali da turn over e potrebbe essere affiancata dalla previsione di ‘richiami in servizio’ in caso di emergenze specifiche. Stiamo studiando anche le soluzioni già attive in altri Paesi nelle consorelle Gendarmerie”. Il ‘buco di personale’ – è stato sottolineato – “nasce negli anni passati a seguito del blocco del turnover disposto in tempo di spending review”.

Nuovi inserimenti per l’Arma del futuro della sicurezza del Paese, dove intanto – come spiega Luongo – si registra “l’attivismo di un variegato fronte eversivo”. Davanti ad oltre 2,3 milioni di denunce l’anno (quasi l’85 oer cento del totale nazionale), nella logica di prossimità digitale e semplificazione dei servizi al cittadino, si sta sviluppando, con il contributo di Pago Pa, un nuovo sistema che permetterà di presentare denunce di smarrimento direttamente dallo smartphone sulla app Io.

"Your Favorite Toy" è il nuovo singolo dei Foo Fighters

Milano, 19 feb. (askanews) – È uscito oggi e sarà in radio dal 20 febbraio “Your Favorite Toy”, il nuovo singolo dei FOO FIGHTERS, estratto dall’omonimo nuovo album, in uscita il 24 aprile (Roswell Records/RCA Records) e disponibile da oggi in pre-order. “Your Favorite Toy” è un brano che si insinua nella mente e non la lascia più: chitarre taglienti e sinistri affondi di tastiera si intrecciano su un ritmo incalzante, mentre Dave Grohl nel ritornello dà sfogo a un nuovo timbro vocale, più graffiante e sarcastico.

Dave Grohl ha commentato: «”Your Favorite Toy” è stata davvero la chiave per definire il suono del nuovo album. È nata quasi per caso, dopo oltre un anno passato a sperimentare con sonorità diverse, e il giorno in cui ha preso forma ho capito che dovevamo seguire quella direzione. È stata la scintilla che ha dato vita all’insieme di canzoni che abbiamo registrato per questo disco. Ha un’energia nuova».

Il brano offre un primo assaggio del nuovo album della band, che oltre ad avere lo stesso nome del singolo, ne riflette appieno lo spirito, portando “Your Favorite Toy” a essere immediatamente e inequivocabilmente nello stile dei FOO FIGHTERS.

Anticipato dai singoli “Asking For A Friend” e “Your Favorite Toy”, l’album “Your favorite toy” è stato registrato interamente in casa. L’album è co-prodotto dai Foo Fighters insieme a Oliver Roman, con l’ingegneria del suono curata da Oliver Roman e il mixaggio affidato a Mark “Spike” Stent.

L’uscita di “Your Favorite Toy” segna l’inizio del gigantesco “Take Cover World Tour” dei Foo Fighters, che prenderà il via il 10 giugno all’Unity Arena di Oslo, dopo due date da headliner nei festival statunitensi Welcome to Rockville e Bottlerock.

I Foo Fighters porteranno il loro “Take Cover World Tour” in Italia per un’unica imperdibile tappa agli I-DAYS MILANO Coca-Cola, domenica 5 luglio 2026, all’Ippodromo SNAI LA MAURA.

Ad aprire la data due band molto amate dal pubblico e dalla critica: gli IDLES e i FAT DOG.