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Medicina 2026, primo semestre aperto divide studenti e famiglie

Roma, 26 mar. (askanews) – “Si è diffusa l’idea che il test di ingresso a Medicina sia stato eliminato, ma in realtà con il ‘semestre aperto’ la selezione non scompare: viene semplicemente spostata in avanti. Il numero chiuso resta e, di conseguenza, resta anche la pressione sugli studenti”. È quanto afferma Sergio Arcuri, presidente del Centro Studi MedCampus, commentando i risultati del sondaggio realizzato tra studenti e famiglie a un mese dalla pubblicazione delle graduatorie del primo “semestre aperto” di Medicina. Secondo l’indagine, il nuovo sistema di accesso continua a generare livelli molto elevati di stress. Il 78% degli studenti ammessi a Medicina dichiara di aver sperimentato un livello di pressione psicologica molto alto, pari o superiore a 7 su una scala da 1 a 10. Tra coloro che non sono riusciti ad accedere al corso di laurea, invece, la principale preoccupazione riguarda il rischio di perdere un anno accademico, timore indicato dal 58% degli intervistati. “Il dibattito sul nuovo modello di selezione – aggiunge Arcuri – resta quindi aperto. Se da un lato il ‘semestre aperto’ consente agli studenti di confrontarsi direttamente con le materie universitarie prima della graduatoria finale, dall’altro non elimina la competizione determinata dal numero limitato di posti disponibili”. Tre esami nello stesso giorno Uno degli elementi che ha inciso maggiormente sul livello di stress riguarda l’organizzazione delle prove finali. Gli studenti hanno dovuto affrontare tre esami nello stesso giorno, dopo appena due mesi di preparazione. Molti partecipanti al sondaggio hanno dichiarato di aver percepito fin dall’inizio la difficoltà di affrontare un programma così ampio in un tempo così ridotto. Un altro fattore critico è stato il fatto che molti candidati si sono preparati in autonomia, senza avere un confronto diretto con il livello richiesto dalle prove universitarie. Questo ha portato numerosi studenti a capire se la propria preparazione fosse realmente adeguata solo nel momento dell’esame conclusivo. Il timore di perdere un anno Per chi non ha superato la selezione, la preoccupazione più forte resta quella di dover rimandare di dodici mesi il proprio percorso accademico. Il timore di perdere un anno rappresenta infatti il principale elemento di incertezza per oltre la metà degli studenti esclusi. Secondo Arcuri, questa situazione dimostra come il nuovo sistema non abbia ridotto la pressione sugli aspiranti medici, ma abbia semplicemente cambiato la fase in cui la selezione avviene. Prepararsi con largo anticipo Alla luce dei risultati del sondaggio, il Centro Studi MedCampus suggerisce agli studenti interessati al corso di laurea in Medicina di iniziare la preparazione con largo anticipo, idealmente già all’inizio del quarto anno di scuola superiore. Superare la selezione richiede infatti una preparazione specifica sugli esami universitari a risposta multipla nelle discipline chiave: chimica, fisica e biologia. “Non si può pensare – spiegano il numero uno del Centro Studi – che l’università riesca a colmare in pochi mesi eventuali lacune accumulate negli anni precedenti. Le lezioni del semestre aperto vedono infatti la partecipazione di migliaia di studenti, rendendo difficile un recupero individuale delle basi scolastiche. Proprio queste lacune finiscono spesso per trasformarsi nell’ostacolo principale negli esami che determinano l’accesso definitivo al corso di laurea”. Un sistema ancora in fase di assestamento Il primo anno di sperimentazione del semestre aperto evidenzia quindi un sistema ancora in fase di assestamento. La possibilità di confrontarsi con lo studio universitario prima della selezione rappresenta una novità importante, ma la competizione per entrare a Medicina rimane molto elevata. Per studenti e famiglie, la strategia più efficace resta quella di programmare la preparazione con largo anticipo, costruendo solide basi nelle materie scientifiche e familiarizzando con il formato delle prove universitarie. Solo così, secondo gli esperti, sarà possibile affrontare con maggiore serenità una selezione che continua a essere tra le più impegnative del sistema universitario italiano.

Migranti, Meloni: Europa segue la linea sostenuta dall’Italia

Roma, 26 mar. (askanews) – “Via libera del Parlamento europeo alle nuove regole sui rimpatri: l’Europa va finalmente nella direzione giusta, su una linea che l’Italia ha sostenuto con forza”. Lo afferma la premier Giorgia Meloni su facebook.

“Con i return hubs – prosegue – si amplia la possibilità di individuare una Nazione di rimpatrio per gli immigrati irregolari, includendo non solo i Paesi di origine ma anche i Paesi terzi. È un passaggio importante per rendere i rimpatri più efficaci, rafforzare il controllo dei confini e dare all’Europa una politica migratoria finalmente più credibile”.

Cio: cambiano le regole, test genetico per le donne alle Olimpiadi

Roma, 26 mar. (askanews) – Una decisione destinata a generare polemiche a livello globale. Il Comitato Olimpico Internazionale (Cio) ha stabilito che la partecipazione alle gare femminili delle Olimpiadi di Los Angeles 2028 sarà subordinata all’esecuzione di un test cromosomico, seguendo una linea già adottata da federazioni internazionali di atletica, pugilato e sci.

Si tratta di un ritorno al passato: una condizione simile era già in vigore nel mondo olimpico tra il 1968 e il 1996. La nuova politica di ammissibilità si allinea anche all’ordine esecutivo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sullo sport femminile in vista dell’Olimpiade americana.

L’ammissibilità alle competizioni femminili sarà dunque riservata “alle persone di sesso biologico femminile che non hanno il gene SRY”. Una decisione che, di fatto, esclude le atlete transgender e una parte significativa delle atlete intersex, senza però riguardare le attività di base e ricreative.

La presidente del Cio Kirsty Coventry ha precisato che la norma sarà applicata a partire dai Giochi del 2028 e non avrà effetto retroattivo. Non sarà quindi revocata, ad esempio, la medaglia d’oro conquistata a Parigi nel pugilato da Imane Khelif, il cui caso aveva suscitato ampio dibattito internazionale.

Calcio, Gattuso: "Paura? Mai, se ne parli la trasmetti"

Roma, 26 mar. (askanews) – A poche ore dalla sfida contro l’Irlanda del Nord nei playoff per il Mondiale, il commissario tecnico Gennaro Gattuso predica attenzione ma anche fiducia. “Paura? Non ne abbiamo mai parlato. Se ne parli la trasmetti, e non è una cosa positiva”, ha spiegato ai microfoni Rai, invitando i suoi a dare “il 100%, anzi il 150%” dopo le recenti delusioni negli spareggi.

Il ct azzurro sottolinea la necessità di conquistare il pubblico: “Dobbiamo essere bravi a portare la gente dalla nostra parte. Ci sarà grande atmosfera, ma dovremo dimostrare di essere vivi, ribattendo colpo su colpo”.

Sul piano tecnico, Gattuso riconosce un vantaggio degli azzurri: “Sulle dinamiche di gioco abbiamo qualcosa in più, ma sui calci piazzati si azzera tutto. Loro credono molto in quello che fanno e dobbiamo rispettarli”. Parole di stima per l’Irlanda del Nord, definita “una squadra tosta, vera, che non ti riempie gli occhi ma è compatta”.

In attacco spazio a Moise Kean e Mateo Retegui, con alternative come Raspadori e Pio Esposito. “Gli attaccanti devono partecipare alla manovra: è fondamentale per arrivare bene negli ultimi sedici metri”, ha aggiunto il ct.

Infine, un messaggio agli italiani: “Siamo un po’ pessimisti prima delle partite, ma sono convinto che la gente ci sosterrà con grande passione. Sta a noi dare una gioia”.

Igiene orale e salute sistemica: “Possibili risparmi da 25 mln per il SSN”

Roma, 26 mar. (askanews) – La salute orale è un fattore chiave per modificare i comportamenti per mitigare il rischio di sviluppo di potenziali patologie sistemiche e tutelare in particolare le fasce vulnerabili e i pazienti con patologie croniche già in essere. Informazione, sensibilizzazione e rafforzamento delle buone pratiche, attraverso percorsi e raccomandazioni, sono le leve da attivare, puntando su una igiene orale domiciliare quotidiana e su una gestione precoce delle condizioni infiammatorie del cavo orale. Su queste premesse, sta proseguendo il lavoro del Comitato Scientifico Multidisciplinare per la Salute Orale e Sistemica con il progetto “In bocca alla salute – Scegli la salute, inizia dalla bocca”: dopo aver portato a conoscenza del Ministero della Salute le proprie attività, suscitando vivo interesse, il Comitato sta continuando a riscuotere consenso istituzionale.

Enrico Gherlone, membro Consiglio Superiore di Sanità, Major Advisor del Comitato Scientifico: “E’ un problema che è importante, poco sentito, poco conosciuto. La bocca è la sentinella dell’organismo e dipendono tantissime malattie sistemiche, veramente tante, da malattie del cavo orale. Si scoprono appunto con una buona visita dell’apparato orale e quindi danno delle prime indicazioni sullo stato generale dell’organismo. Gli odontoiatri sono tantissimi e sfruttare la loro capillarizzazione nel territorio come sentinella della salute è una cosa che per la tutela della salute del cittadino è fondamentale”.

Le malattie della bocca rappresentano un problema sanitario ed economico rilevante, con impatti seri e di lungo periodo sulla vita delle persone e per la spesa pubblica nazionale. Secondo alcune stime, ipotizzando un grado di coesistenza del 20% tra patologie connesse alla scarsa igiene orale ed eventi analizzati, si potrebbe arrivare ad un risparmio annuo per il Servizio Sanitario Nazionale di 25,7 milioni di euro, 25 volte il valore previsto dalla Legge di Bilancio 2026 per le attività di sensibilizzazione volte alla prevenzione.

Antonio Gasbarrini, prof. ordinario Medicina Interna Università Cattolica del Sacro Cuore: “La bocca è l’inizio dell’apparato digerente. Si è aperto un mondo nella medicina. Si è capito che attraverso la bocca si possono diagnosticare malattie del cavo orale, ma soprattutto malattie che possono venire alla persona, si è capito che conoscendo la composizione del microbiota orale, del microbiota che vive sulle nostre gengive, sulla superficie dei denti, si possono anche curare alcune malattie, quindi una rivoluzione vera e propria. Un mondo che si è aperto, che ha a che fare con l’ecosistema in cui viviamo, col cibo che mangiamo e con la igiene della mucosa orale”.

I problemi gengivali possono aumentare il rischio di problemi gravi per la salute generale. E’ dunque di centrale importanza rispettare le linee guida ministeriali per la promozione dell’igiene orale: lavarsi i denti almeno 2 volte al giorno, meglio se con uno spazzolino elettrico; utilizzare dentifricio fluorato e strumenti per detersione interdentale ogni giorno; effettuare visite di controllo specialistiche con periodicità.

Maria Teresa Agneta, presidente Comitato Scientifico, Associazione Igienisti Dentali Italiani: “Diffondere la cultura e la consapevolezza dell’importanza dell’igiene orale nella popolazione è fondamentale, perché forse non arriva al cittadino quanto sia importante dedicare quei due minuti, almeno due minuti, allo spazzolamento dei denti e quanto questo gesto semplice in realtà possa influire sulla salute orale e generale”.

Il Ministero della Salute, ha sottolineato il deputato Francesco Maria Salvatore Ciancitto, si è sentito pienamente investito del valore e della responsabilità dell’iniziativa del Comitato Scientifico, confermandone l’importanza strategica per una visione integrata della salute dei cittadini.

Perquisizioni Gdf, Difesa: pieno supporto all’attività della magistratura

Roma, 26 mar. (askanews) – In merito alle perquisizioni condotte dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’indagine della Procura della Repubblica di Roma, il Ministero della Difesa ha assicurato pieno supporto e massima collaborazione sin dall’avvio delle attività investigative iniziate negli anni precedenti. Eventuali responsabilità accertate saranno perseguite con la massima severità, dichiara la Difesa, nel rispetto della legge e delle prerogative dell’Autorità giudiziaria.

Ultimo, bruciati 250mila biglietti mega evento "La Favola per sempre"

Roma, 26 mar. (askanews) – Mancano 100 giorni a “Ultimo 2026 – La Favola per sempre” (4 luglio 2026), che con 250.000 biglietti esauriti in tre ore si appresta ad essere uno degli eventi musicali più grandi della Capitale. La macchina operativa e produttiva – fanno sapere gli organizzatori – è al lavoro da oltre un anno grazie a una cooperazione istituzionale unica che coinvolge tutte le istituzioni di Roma e non solo.

Prodotto e organizzato da Vivo Concerti, il progetto nasce grazie a una collaborazione strutturata e multidisciplinare con Roma Capitale, grazie al supporto del sindaco Roberto Gualtieri e dell’Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda Alessandro Onorato, che hanno sostenuto fin dall’inizio la costruzione di un evento che nasce con un carattere di unicità per complessità, dimensioni e ricadute sul territorio.

Indispensabile la collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata, che metterà a disposizione l’area, configurandosi come uno degli attori principali per la riuscita del progetto. Fondamentale anche il supporto della Prefettura e della Questura di Roma.

Il Concerto di Ultimo sarà l’occasione per Roma di dimostrare come i grandi eventi concertistici di questa portata non solo siano sostenibili per la Città, ma che creino enormi vantaggi sociali ed economici sul territorio. Questo lavoro congiunto ha anche l’obiettivo di garantire massima efficienza operativa e mostrare un modello che possa essere replicabile per i grandi eventi del futuro, per l’intero settore live italiano e per la Capitale.

L’avvio della fase operativa prevede ora il lavoro congiunto pubblico e privato di un sistema integrato di competenze che unisce produzione, venue management, progettazione scenografica, safety & security, mobilità, logistica, relazioni istituzionali e comunicazione e che coinvolgerà oltre 3mila professionisti.

La governance del progetto sarà affidata a figure di riferimento di Vivo Concerti e a team tecnici di profilo internazionale.

Dalla progettazione degli spazi alla gestione del pubblico, dalla sicurezza ai trasporti, ogni area sarà presidiata da professionisti con esperienza maturata in Olimpiadi, Expo, Ryder Cup, Giubilei, grandi eventi sportivi e live show globali.

Grazie al pubblico, inoltre, emerge il dato di adesione al completamento del check-in richiesto da Vivo Concerti: un breve questionario volto a raccogliere le informazioni logistiche necessarie per gestire al meglio l’organizzazione e offrire a tutti la migliore esperienza possibile il giorno dell’evento, tenendo conto della provenienza e dei mezzi di trasporto che si intende utilizzare.

Grazie a questi dati l’organizzatore lavorerà per proporre un piano di percorsi, mobilità e parcheggi per provare a garantire a ognuno l’esperienza migliore possibile con un occhio attento alla città e all’impatto dell’evento sulla stessa. E questo sarà possibile grazie al supporto della mobilità, afflusso, deflusso, accoglienza e permanenza nell’area evento, con Roma Capitale, Roma Mobilità, Roma Servizi, ATAC, Trenitalia e BusForFun oltre a partner privati di Mobilità, anche dolce.

“‘Ultimo – La Favola per sempre’ è un esempio unico di collaborazione multidisciplinare – ha dichiarato Clemente Zard, managing director di Vivo Concerti – Progetti di questa portata nascono solo quando visione artistica, istituzioni e competenze tecniche convergono. È un maxi-evento che mette in dialogo produzione, territorio e innovazione, con l’obiettivo di definire nuovi standard per l’industria live italiana”.

“Da oltre un anno – ha dichiarato Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale – siamo al lavoro per il concerto di Ultimo, un evento unico che richiede uno sforzo enorme da parte di tutti. Ringrazio gli enti coinvolti per l’importante lavoro che stanno facendo, è una grande sfida organizzativa che vogliamo vincere. Il concerto a Tor Vergata di Ultimo sarà fondamentale per Roma. Non solo perché è un grande artista, nostro concittadino, che ha battuto ogni record con 250 mila spettatori, ma anche perché lascerà a Roma una legacy concreta e straordinaria: l’area di Tor Vergata diventerà la location per la musica live più grande in Europa, tra le più importanti al mondo”.

Formula1, Leclerc: "La Mercedes è avanti, ma possiamo batterla"

Roma, 26 mar. (askanews) – Charles Leclerc lancia la sfida alla vigilia del GP del Giappone, pur riconoscendo la superiorità attuale della Mercedes-AMG Petronas Formula One Team. Il pilota della Scuderia Ferrari non si nasconde: “La Mercedes è avanti, ma possiamo batterla. Non siamo qui per il secondo o terzo posto”.

Dopo le prime due gare del Mondiale 2026, il Cavallino si presenta come seconda forza, ma con un gap evidente soprattutto sulla power unit. “L’ottimizzazione e la potenza pura sono la principale differenza rispetto a Mercedes – ha spiegato – mentre sul telaio la nostra vettura è forte ed è questo il nostro punto di partenza”.

Leclerc sottolinea come la stagione sarà decisa dagli sviluppi: “Stiamo lavorando duramente a Maranello, arriveranno aggiornamenti importanti. Non so se basteranno, perché anche gli altri non staranno fermi, ma l’obiettivo è tornare al vertice il prima possibile”.

Sulle prospettive a Suzuka, il monegasco resta prudente: “Non vedo caratteristiche che possano cambiare drasticamente i valori visti finora. La nostra chance è restare vicini nei primi giri e provare a metterli sotto pressione, ma quando hanno aria libera mostrano un passo superiore di quattro-cinque decimi”.

Il pilota ha poi commentato le nuove monoposto 2026: più complesse in qualifica, dove “è difficile spingere al massimo come in passato”, ma più spettacolari in gara. “Sono rimasto positivamente sorpreso: ci sono sorpassi più artificiali, ma anche tanti duelli veri, al limite, che rendono le corse divertenti”.

Direttiva anticorruzione dell’Europarlamento, Libera: smacco per Nordio

Milano, 26 mar. (askanews) – “La nuova direttiva sulla lotta alla corruzione approvata presso il Parlamento Europeo rappresenta un nuovo, ulteriore smacco per il ministro della giustizia Nordio. L’altra riforma simbolo della sua esperienza ministeriale, l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, viene infatti anch’essa vanificata da una specifica disposizione della direttiva europea, alla quale l’Italia dovrà adeguarsi entro due anni, pena l’avvio di una procedura di infrazione”. Così in una nota l’associazione antimafia Libera sull’approvazione della nuova direttiva sulla lotta alla corruzione presso il Parlamento Europeo.

“Stavolta non è il voto popolare, ma quello dell’assemblea di Bruxelles ad affossare la legge che quasi due anni fa ha cancellato tale fattispecie, di fatto garantendo piena impunità agli amministratori pubblici che realizzano abusi di potere, prendono decisioni arbitrarie in flagrante conflitto di interesse, elaborano forme più sofisticate di corruzione. Una misura pienamente coerente con quella che sembra essere una priorità nascosta dell’agenda governativa, ossia la progressiva cancellazione dei crimini dei potenti. Anche se la direttiva europea imporrà la reintroduzione in Italia di una fattispecie di reato analoga all’abuso d’ufficio, i danni prodotti dalla legge Nordio si sono già realizzati” ha aggiunto l’associazione.

“Equivalente a un’amnistia nascosta dei potenti, la sua approvazione ha reso infatti nuovamente immacolata la fedina penale dei condannati, ha impedito di perseguire condotte eticamente disdicevoli e socialmente nocive, e soprattutto ha contribuito ad alimentare la sfiducia dei cittadini verso l’integrità di chi gestisce la cosa pubblica” ha conlcuso Libera.

Calcio, Lukaku resta in Belgio: Napoli irritato

Roma, 26 mar. (askanews) – Napoli in fibrillazione. Romelu Lukaku ha comunicato al club che non prenderà parte alle ultime due sedute di allenamento settimanali a Castel Volturno, scegliendo di restare in Belgio per proseguire il lavoro di recupero fisico e programmare il finale di stagione.

Una decisione che, secondo quanto filtra, non sarebbe in linea con le indicazioni concordate con la società, che aveva chiesto al centravanti di rientrare per coordinare lo staff medico e monitorare da vicino il problema fisico accusato nelle scorse settimane durante la riabilitazione. Una divergenza che avrebbe generato irritazione negli ambienti azzurri.

Dal canto suo, il giocatore avrebbe già iniziato a pianificare anche in ottica Mondiale con il Belgio, concordando un programma personalizzato che esclude le amichevoli negli Stati Uniti e privilegiando una gestione più prudente dei carichi di lavoro.

A spiegare la posizione della nazionale è stato il direttore tecnico dei Diavoli Rossi: “Lukaku ha valutato attentamente cosa fosse meglio per il resto della sua stagione. Visti i voli e i trasporti necessari, ha logicamente concluso che non sarebbe stato ideale per lui continuare ad allenarsi con ritmo sostenuto. La buona notizia è che non ci sono problemi di salute. Si tratta piuttosto di capire come prepararsi al meglio negli ultimi mesi: sia per il finale di stagione con il Napoli che per i Mondiali”.

Cinema, si gira "La città dei vivi" ispirato al libro di Lagioia

Roma, 26 mar. (askanews) – Sono in corso a Roma le riprese de “La città dei vivi”, diretto da Edoardo Gabbriellini. Nel cast Valerio Mastandrea insieme al protagonista Emanuele Maria Di Stefano, Gaia Merlonghi, Simona Senzacqua e Roberta Mattei.

Il film, che sarà distribuito nelle sale da Eagle Pictures nell’autunno 2026, è liberamente ispirato all’omonimo romanzo dello scrittore Premio Strega Nicola Lagioia, edito da Giulio Einaudi editore, e ripercorre la tragica vicenda di Luca Varani, il ventitreenne ucciso a Roma la notte tra il 4 e il 5 marzo 2016. Partendo dal romanzo e dal fatto di cronaca che lo ha ispirato, la sceneggiatura assume l’accaduto come origine narrativa per esplorare il ritratto di una generazione in bilico, interrogandosi sulle dinamiche sociali, culturali ed emotive che possono aver condotto due giovani verso un gesto di inaudita violenza, spostando lo sguardo dall’evento alle sue radici.

Luca ha ventitré anni. Vive in una famiglia che lo ha adottato e che lo ama. Si muove con i suoi amici tra la periferia e il centro e ha una fidanzata con cui vive un amore giovane ma importante per entrambi. Luca sta cercando la sua strada, in un’età in cui tutto sembra ancora possibile e al tempo stesso già perduto, e in questa ricerca vive una doppia vita. Una notte, dopo un incontro apparentemente casuale, la traiettoria della vita di Luca si spezza, infrangendosi contro una violenza cieca e insensata.

La sceneggiatura è firmata da Damiano e Fabio D’Innocenzo, che partecipano al progetto anche in qualità di executive producers. Le riprese si svolgono a Roma e hanno una durata di sei settimane.

“Questo film – ha dichiarato il regista Edoardo Gabbriellini – tenta di osservare con tenerezza un ragazzo non ancora uomo, attraverso le crepe e le derive delle sue fragilità e dei suoi sogni fuori fuoco”.

“È per me emozionante sapere che sono iniziate le riprese de ‘La città dei vivi’ ha aggiunto Nicola Lagioia – la storia che ruota intorno all’omicidio di Luca Varani è delicata e rivela molte cose del tempo difficile in cui viviamo. Edoardo Gabbriellini possiede la giusta sensibilità e la visione necessaria a raccontarla per immagini nel migliore dei modi. Auguro buon lavoro a lui e a tutti quelli che si sono messi in gioco perché questo film si faccia”.

“Abbiamo scelto di partire da una vicenda di cronaca che ha segnato profondamente la coscienza collettiva del nostro Paese, provando ad affrontarla con lo sguardo del cinema sociale e con la necessaria delicatezza e responsabilità, andando oltre la cronaca stessa per capire se rivela qualcosa del nostro presente. Il film prova a indagare come il male possa nascere non necessariamente dall’eccezionalità o dalla mostruosità, ma anche dal vuoto, dall’isolamento e dall’incapacità di riconoscere il valore della vita. Come per Il ragazzo dai pantaloni rosa e 40 secondi, l’uscita del film sarà accompagnata da un percorso di proiezioni e incontri nelle scuole e nelle università, con l’obiettivo di aprire uno spazio di confronto con i ragazzi sui delicati temi che il film solleva”, hanno spiegato i produttori Roberto Proia per Eagle Pictures, Olivia Musini per Cinemaundici e Maurizio Piazza e Andrea Calbucci di Lungta Film.

Gasparri si dimette da capogruppo Fi al Senato

Roma, 26 mar. (askanews) – Maurizio Gasparri si dimette dalla presidenza del gruppo parlamentare di Forza Italia al Senato. Al suo posto Stefania Craxi. La lettera di convocazione dell’assemblea dei senatori azzurri, giunta dopo l’avvio di una raccolta di firme per le sue dimissioni che secondo fonti parlamentari avrebbe superato la maggioranza, indica all’ordine del giorno le sue dimissioni e il voto per l’elezione del nuovo capogruppo. “Ho deciso autonomamente di lasciare il mio incarico da capogruppo di Forza Italia al Senato. Chi ha un lungo percorso basato sulla solidità e il senso del dovere e non solo sull’incarico che svolge, sa come gestire tempi e modalità in momenti complessi. Avanti con coerenza e guardando al futuro”. Così Maurizio Gasparri.

“Ringrazio Maurizio Gasparri per l’impegno profuso in questi anni alla guida dei senatori di Forza Italia. La sua dedizione e lealtà verso la nostra bandiera è un esempio che tutti dovrebbero seguire e apprezzare. A Stefania Craxi, neo Presidente del Gruppo di Forza Italia al Senato, rivolgo i migliori auguri di buon lavoro”. Così su X il leader di Forza Italia Antonio Tajani.

Giustizia, Conte: abuso d’ufficio, dall’Ue batosta per Meloni-Nordio

Roma, 26 mar. (askanews) – “È arrivata un’altra batosta per Meloni e Nordio sulla giustizia. Il Governo italiano sarà costretto a fare retromarcia sulla cancellazione dell’abuso di ufficio. È stata appena approvata dal Parlamento europeo la direttiva anticorruzione che impone agli Stati membri di punire la condotta dei pubblici ufficiali che commettono abuso d’ufficio. In pratica, Meloni e Nordio che avevano cancellato questo reato per privilegiare politici e colletti bianchi che abusavano del proprio potere nei concorsi e nelle gare pubbliche, adesso dovranno reintrodurlo”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte.

“Il governo italiano ha provato sino all’ultimo – ha aggiunto – a contrastare l’iter di questa direttiva, ma si è trovato isolato in Europa. Sono orgoglioso che il Movimento 5 stelle, al contrario del Governo, abbia combattuto questa battaglia dalla parte giusta in Europa con il nostro europarlamentare Giuseppe Antoci, unico relatore italiano della direttiva, che ha lottato durante i negoziati europei contro l’ostruzionismo di Meloni e soci. È una vittoria delle persone perbene e di chi vuole equità e giustizia”.

“Dopo i 15 milioni di voti che hanno cancellato la riforma salva-casta e mandato a casa Santanchè, Delmastro e Bartolozzi un altro fallimento, un’altra figuraccia. Nordio dovrebbe prenderne atto e trarne le conseguenze, visto che è una riforma che ha voluto lui. E Meloni anziché continuare a fare leggi per salvare politici e potenti dopo 4 anni dovrebbe battere un colpo per le vere emergenze del Paese, per le difficoltà delle famiglie e delle imprese. Il tempo è scaduto!”, ha concluso Conte.

Amoroso (Corte costituzionale): no spirito di contrapposizione sulla Giustizia

Roma, 26 mar. (askanews) – “Oggi si deve fare qualcosa di simile” a quanto è avvenuto nel 1946 con l’assemblea costituente, “i problemi ci sono, c’è il problema della rapidità della giustizia”, “separazione delle carriere e Csm sono due tracce che possono essere al centro di una riflessione, i problemi ci sono e vanno affrontati con spirito di confronto e di dialogo e non di contrapposizione”. Lo ha detto il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso rispondendo a una domanda durante una conferenza stampa alla Consulta.

Migranti, il Parlamento europeo ha approvato il nuovo regolamento sui rimpatri

Bruxelles, 26 mar. (askanews) – Il Parlamento europeo ha approvato oggi, in sessione plenaria a Bruxelles, l’avvio dei negoziati con il Consiglio Ue per passare alla fase successiva del processo legislativo sul nuovo regolamento per il rimpatrio dei cittadini di paesi terzi presenti irregolarmente nell’Unione, e che non hanno il diritto di soggiornarvi.

Il testo è stato approvato con 389 voti a favore (una maggioranza composta da Ppe, Conservatori ed estrema destra), 206 contrari e 32 astensioni La votazione in plenaria si è svolta a seguito di tre richieste separate presentate dai gruppi politici S&D, Verdi e Sinistra, che avevano contestato una precedente approvazione del testo del regolamento, il 9 marzo 2026, da parte della commissione per le Libertà civili (in mancanza di contestazioni, il voto della commissione europarlamentare competente è sufficiente per adottare il mandato negoziale, senza dover ricorrere a un successivo passaggio in plenaria).

Il testo approvato dal Parlamento europeo prevede, in sostanza: l’obbligo per i cittadini di paesi terzi destinatari di una decisione di rimpatrio di cooperare con le autorità competenti per lasciare il territorio dell’Ue; la possibilità di detenzione fino a 24 mesi per i migranti da rimpatriare che non rispettano quest’obbligo di cooperazione; la possibilità di deportare le persone da rimpatriare verso un paese terzo, nei cosiddetti centri di rimpatrio (“return hubs”) sulla base di un accordo tra questo paese e gli Stati membri, o la stessa Ue.

Inoltre, il regolamento prevede norme più rigorose riguardo alle persone presenti illegalmente nell’Ue che rappresentano un rischio per la sicurezza, e un sostegno finanziario e operativo da parte dell’Unione e delle sue agenzie agli Stati membri nella gestione dei rimpatri.

Meloni: sui fondi coesione Ue ottenuto un risultato molto significativo

Milano, 26 mar. (askanews) – “L’Italia ha chiesto e ottenuto in Europa, nell’ambito della revisione di medio termine della politica di coesione, un risultato molto significativo: la riprogrammazione di oltre 7 miliardi di euro, che saranno destinati alla competitività delle imprese italiane, alle misure per realizzare alloggi a prezzi calmierati e agli interventi sul fronte idrico ed energetico”. Lo dichiara la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“L’Italia ha sempre sostenuto l’esigenza di maggiore flessibilità e semplificazione per garantire un utilizzo più efficace e concreto delle risorse europee. Obiettivo portato avanti dalla riforma delle politiche di coesione promossa dal Vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto. Questo Governo continuerà a lavorare, come ha fatto fin dall’inizio, per mettere a terra le risorse europee e utilizzarle al meglio – conclude Meloni – per sostenere lo sviluppo e la crescita della Nazione”.

Ue, Meloni: su fondi coesione ottenuto risultato molto significativo

Milano, 26 mar. (askanews) – “L’Italia ha chiesto e ottenuto in Europa, nell’ambito della revisione di medio termine della politica di coesione, un risultato molto significativo: la riprogrammazione di oltre 7 miliardi di euro, che saranno destinati alla competitività delle imprese italiane, alle misure per realizzare alloggi a prezzi calmierati e agli interventi sul fronte idrico ed energetico”. Lo dichiara la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“L’Italia ha sempre sostenuto l’esigenza di maggiore flessibilità e semplificazione per garantire un utilizzo più efficace e concreto delle risorse europee. Obiettivo portato avanti dalla riforma delle politiche di coesione promossa dal Vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto. Questo Governo continuerà a lavorare, come ha fatto fin dall’inizio, per mettere a terra le risorse europee e utilizzarle al meglio – conclude Meloni – per sostenere lo sviluppo e la crescita della Nazione”.

Su Rai 1 "Qualcosa di lilla", una 15enne e i disturbi alimentari

Roma, 26 mar. (askanews) – È stato presentato nella sede Rai di via Alessandro Severo il film tv “Qualcosa di lilla”, prodotto da Rai Fiction e Master Five Cinematografica in associazione con Ambrosia Italia, che andrà in onda giovedì 2 aprile in prima serata su Rai 1.

Il film è ispirato al libro omonimo (edito da Solferino e in uscita il 27 marzo) scritto da Maruska Albertazzi, che è autrice del soggetto con Christian Bisceglia e Fabrizio Bettelli, e affronta il delicato tema dei disturbi alimentari attraverso la storia di Nicole.

Nicole ha 15 anni, i genitori separati, la passione per la matematica e il peso di un’adolescenza che la fa sentire “non abbastanza”. La bulimia diventerà la stampella su cui reggersi mentre tutto fuori sembra crollare.

Alla conferenza stampa di mercoledì 25 marzo hanno partecipato la regista Isabella Leoni, Maruska Albertazzi. Con loro, gli interpreti Federica Pala, Alessandro Tersigni, Raffaella Rea, Margherita Buoncristiani e Miguel Bonini.

Presenti anche i produttori Davide Tovi di Master Five Cinematografica e Francesco Romeres ed Emanuele Cadeddu di Ambrosia Italia. Per Rai Fiction: Ivan Carlei, Laura Massacra e Amelia Pollicino.

Scuola, "L’Inferno Dentro", teen-drama ispirato alla Divina Commedia

Roma, 26 mar. (askanews) – Virgilio Scuola, il verticale di Italiaonline dedicato al mondo della Scuola, e SkillShake Originals, casa di produzione di contenuti audiovisivi, annunciano il lancio de L’Inferno Dentro, nuova serie educational disponibile dal 25 marzo su Virgilio Scuola, sui canali social ufficiali (Instagram, TikTok e YouTube) e sul canale tematico TV Trailers, prodotto da Love TV Channels e distribuito gratuitamente in streaming sulle Smart TV di alcuni tra i più importanti brand internazionali.

Per il debutto è stato scelto il Dantedì, la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri e al giorno in cui la tradizione colloca l’inizio del viaggio della Divina Commedia. L’Inferno Dentro si compone di 11 episodi da dieci minuti ciascuno, ambientati in una villa isolata dove sei adolescenti si ritrovano per un progetto scolastico. Quando la polizia irrompe nel cuore della notte, la verità comincia a emergere a frammenti: testimonianze contraddittorie, flashback rivelatori e lettere anonime che citano terzine della Divina Commedia. In breve tempo, la villa si trasforma in un moderno girone infernale, dove ciascuno dei protagonisti — che incarna un peccato dantesco tra invidia, accidia e lussuria — è costretto a fare i conti con la propria colpa.

La serie affronta, attraverso una rilettura della Divina Commedia in chiave contemporanea e con un linguaggio lontano da ogni approccio didascalico, temi quanto mai urgenti: bullismo, ossessione per l’immagine, crudeltà silenziosa dei gruppi, identità digitale e bisogno di ascolto. Un racconto che si rivolge a studenti delle scuole secondarie (13-18 anni) ma che ha molto da dire anche a insegnanti e genitori, offrendo uno strumento narrativo per aprire conversazioni difficili.

I dati confermano quanto il tema sia centrale nella vita dei ragazzi: secondo l’Istat (2023), circa un adolescente su 5 tra gli 11 e i 17 anni dichiara di aver subito episodi di bullismo. Save the Children segnala una crescita del cyberbullismo soprattutto nella fascia 14-17 anni.

La serie non si limita a fotografare il fenomeno, ma ne esplora le responsabilità diffuse: le complicità silenziose, i giudizi di gruppo, le reputazioni distrutte in pochi clic. Nessun personaggio è un colpevole assoluto, nessuno è del tutto innocente — e questa è la sua forza narrativa più autentica. L’Inferno Dentro segue il successo di Sei un mito – la precedente produzione Virgilio Scuola-SkillShake Originals dedicata alla riscoperta dell’epica attraverso una narrazione moderna e coinvolgente – ma rappresenta una netta evoluzione di formato: se il primo progetto aveva un taglio divulgativo e leggero, la nuova serie introduce una dimensione narrativa più cinematografica e seriale, con un impianto thriller psicologico capace di tenere alta la tensione episodio dopo episodio. La regia, firmata da Fabio Stabile, punta su camere a spalla, luce naturale, riprese con smartphone e microcamere di sorveglianza per restituire autenticità e immediatezza.

La collaborazione con la Scuola Mohole di Milano ha coinvolto studenti-attori e filmmaker in formazione, trasformando il progetto in una vera partnership educativa attiva. Nel cast figurano anche content creator con ampio seguito social — tra cui Edoardo Nicoletti (442mila follower) e Lada Zagudaeva (92mila) — che garantiranno una promozione organica e mirata tra il pubblico giovanile.

“L’Inferno Dentro è una sfida, inedita e affascinante: prendere in prestito uno dei classici più rilevanti della letteratura italiana utilizzandolo come specchio per raccontare l’adolescenza di oggi. Siamo convinti che il bullismo si possa affrontare e combattere anche attraverso le emozioni, l’empatia, il riconoscersi in una storia”, ha commentato Barbara del Pio, Responsabile Editoriale Italiaonline.

L’Ocse taglia le previsioni di crescita dell’Italia

Roma, 26 mar. (askanews) – L’Ocse ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita economica sull’Italia, nell’ambito di un taglio generalizzato delle attese di espansione per tutta l’area euro e una parziale riduzione di quelle sulla crescita globale. In un aggiornamento di interim del suo Economic Outlook, ora l’ente parigino prevede un più 0,4% di crescita quest’anno e un più 0,6% il prossimo, rispettivamente 0,2 e 0,1 punti percentuali in meno rispetto alle stime che aveva diffuso lo scorso dicembre.

Per l’area euro l’Ocse prevede 0,8% di crescita quest’anno e 1,2% il prossimo, rispettivamente 0,4 e 0,2 punti percentuali in meno. Per la Germania 0,8% quest’anno e 1,5% il prossimo, un taglio di 0,2 punti su quest’anno. Per la Francia 0,8% di crescita quest’anno e 1% il prossimo, anche in questo caso un taglio di 0,2% sul dato 2026.

L’Ocse ha invece confermato al più 2,9% la previsione di crescita economica globale di quest’anno mentre ha tagliato di 0,1 punti percentuali l’attesa sul 2027, al più 3%. Per l’ gli Stati Uniti, ha rivisto al rialzo di 0,3 punti l’espansione attesa quest’anno, al più 2%, e ha tagliato di 0,2 punti la crescita 2027 al più 1,7%.

Ocse taglia previsioni di crescita Italia, Pil 2026 +0,4%, 2027 +0,6%

Roma, 26 mar. (askanews) – L’Ocse ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita economica sull’Italia, nell’ambito di un taglio generalizzato delle attese di espansione per tutta l’area euro e una parziale riduzione di quelle sulla crescita globale. In un aggiornamento di interim del suo Economic Outlook, ora l’ente parigino prevede un più 0,4% di crescita quest’anno e un più 0,6% il prossimo, rispettivamente 0,2 e 0,1 punti percentuali in meno rispetto alle stime che aveva diffuso lo scorso dicembre.

Per l’area euro l’Ocse prevede 0,8% di crescita quest’anno e 1,2% il prossimo, rispettivamente 0,4 e 0,2 punti percentuali in meno. Per la Germania 0,8% quest’anno e 1,5% il prossimo, un taglio di 0,2 punti su quest’anno. Per la Francia 0,8% di crescita quest’anno e 1% il prossimo, anche in questo caso un taglio di 0,2% sul dato 2026.

L’Ocse ha invece confermato al più 2,9% la previsione di crescita economica globale di quest’anno mentre ha tagliato di 0,1 punti percentuali l’attesa sul 2027, al più 3%. Per l’ gli Stati Uniti, ha rivisto al rialzo di 0,3 punti l’espansione attesa quest’anno, al più 2%, e ha tagliato di 0,2 punti la crescita 2027 al più 1,7%.

Tedros (Oms): a Cuba la situazione è "profondamente preoccupante"

Roma, 26 mar. (askanews) – Il Direttore Generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato che la situazione sanitaria a Cuba è “profondamente preoccupante”, poiché il blocco petrolifero statunitense aggrava la crisi energetica dell’isola. “La salute deve essere protetta a tutti i costi e non deve mai essere alla mercé della geopolitica, dei blocchi energetici e dei blackout”, ha sottolineato Tedros Adhanom Ghebreyesus su X. “La situazione a Cuba è profondamente preoccupante, poiché il Paese lotta per garantire l’erogazione dei servizi sanitari in un momento di immensa turbolenza, che porta a carenze energetiche con ripercussioni sulla salute”, ha aggiunto.

Colpo di coda invernale: temperature giù di 10°C, vento e neve

Milano, 26 mar. (askanews) – Pochissimi giorni dopo l’Equinozio di Primavera, la configurazione barica europea impone un drastico e violento ritorno a condizioni invernali per almeno 3-4 giorni. Il fronte artico norvegese ha rispettato le tempistiche previste dai modelli, scendendo di latitudine con notevole intensità.

Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma che, nelle prossime ore, questa massa d’aria fredda scivolerà dal Nord Italia verso le regioni centrali e meridionali. A guidare questa traiettoria sarà una figura meteorologica tanto rara quanto straordinaria: la “ciclogenesi esplosiva”.

Pur essendo consapevoli che, nell’attuale e delicato contesto internazionale, l’uso di termini bellici possa risultare stridente, in meteorologia l’espressione “Ciclone Bomba” (o Bomb Cyclone) identifica un fenomeno preciso e rigoroso. Esso si verifica quando la pressione atmosferica al livello del mare subisce un crollo medio di almeno 1 millibar all’ora per 24 ore (più di 24 millibar in 24 ore).

È esattamente ciò che sta accadendo sull’Alto Adriatico: all’alba di mercoledì la pressione registrata era di 1015 millibar, mentre il minimo si assesterà a breve su un profondissimo valore di 985 millibar. Parliamo di un tracollo di ben 30 punti in appena 24 ore.

Questo violento e rapido tracollo della pressione innescherà una ventilazione estrema su quasi tutta la Penisola, un brusco calo delle temperature massime stimato intorno ai 10°C con la sensazione di freddo ulteriormente acuita dal wind-chill (l’indice di raffreddamento corporeo legato all’esposizione al vento).

Vediamo nel dettaglio la cronologia degli eventi attesi: giovedì avremo venti di burrasca e raffiche di tempesta, Foehn al Nord-Ovest, Bora inizialmente sull’Alto Adriatico, Maestrale altrove; sulla Sardegna il Maestrale solleverà onde imponenti, classificate come mare “Grosso”, con altezze comprese tra i 7 e i 10 metri (Scala Douglas). La neve cadrà fino a quote collinari specie sul versante adriatico, le temperature massime crolleranno anche di 10°C. Venerdì vivremo condizioni ancora più spiccatamente invernali: sono attese gelate notturne al Nord-Ovest fin sulle pianure, con minime sui -2°C. Abbondanti nevicate interesseranno l’Appennino centro-meridionale a quote di bassa collina. Persisteranno venti di burrasca e mareggiate sulle coste del Medio Adriatico, del Basso Tirreno e della Sardegna occidentale.

Durante il weekend delle Palme si assisterà, invece, ad un graduale miglioramento seppur in un contesto termico freddo. Il vento e il maltempo, ancora vivaci sabato specie su adriatiche e Sud, tenderanno a cessare domenica. L’Appennino si presenterà diffusamente innevato, richiamando scenari tipici di almeno due mesi fa.

La Domenica delle Palme risulterà, dunque, nel complesso asciutta richiamando il noto proverbio contadino “Sole sulle palme, acqua sulle uova”: la saggezza popolare suggerirebbe, quindi, pioggia per la Santa Pasqua. Dal punto di vista dell’analisi modellistica (il cosiddetto fantameteo, data la distanza temporale), si profila effettivamente una complessa lotta sinottica tra l’espansione dell’Anticiclone delle Azzorre da ovest e le correnti fredde balcaniche da est.

Al momento, lo scenario per la Pasqua rimane incerto, con maggiore instabilità sui settori orientali e meridionali. Tuttavia, le proiezioni attuali indicano una Pasquetta prevalentemente soleggiata. Trattandosi di una tendenza a quasi 10 giorni, saranno necessari ulteriori aggiornamenti per confermare o smentire i dati attuali (e il proverbio).

Terremoto a nord di Pistoia, scossa di magnitudo 4.1

Milano, 26 mar. (askanews) – Una scossa di terremoto di magnitudo 4.1 è stata registrata questa mattina nell’area a nord di Pistoia. Secondo i dati forniti dalla Sala Sismica dell’INGV, il sisma si è verificato alle 08:40 del mattino con epicentro una profondità di 52 chilometri.

“A seguito dell’evento sismico registrato alle 9.40 dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in provincia di Pistoia di magnitudo ML 4.1, la Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile si è messa in contatto con le strutture locali del Servizio nazionale della protezione civile. Dalle prime verifiche effettuate, in seguito all’evento non risulterebbero danni a persone o cose”. Lo riferisce il Dipartimento della Protezione Civile.

L’Istat: a marzo brusco calo per la fiducia dei consumatori

Roma, 26 mar. (askanews) – A marzo l’indicatore di fiducia dei consumatori cala da 97,4 a 92,6 mentre l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese subisce una riduzione marginale (da 97,4 a 97,3). Lo ha reso noto l’Istat, Tra i consumatori, si evidenzia un diffuso peggioramento delle opinioni, soprattutto di quelle sulla situazione economica del Paese: il clima economico cade da 99,1 a 88,1, il clima futuro scende da 93,1 a 85,3, quello personale cala da 96,8 a 94,2 e il clima corrente diminuisce da 100,7 a 98,0.

Quanto alle imprese, l’indice di fiducia aumenta in tutti i comparti indagati ad eccezione del commercio al dettaglio: nella manifattura e nelle costruzioni il clima sale, rispettivamente, da 88,5 a 88,8 e da 103,1 a 103,6, nei servizi di mercato aumenta da 102,1 a 102,7 e nel commercio al dettaglio cala da 104,9 a 100,6.

Guardando alle componenti degli indici di fiducia, nell’industria manifatturiera gli imprenditori giudicano in miglioramento l’andamento del livello degli ordini ma si attendono una diminuzione del livello della produzione; le scorte di prodotti finiti sono giudicate in diminuzione. Nelle costruzioni tutte le componenti sono in miglioramento.

Nei servizi di mercato emerge una dinamica positiva dei giudizi sugli ordini mentre le relative attese sono in calo; le valutazioni sull’andamento degli affari sono improntate all’ottimismo. Nel commercio al dettaglio tutte le componenti peggiorano.

In base alle valutazioni fornite dagli imprenditori del comparto manifatturiero sulla variazione degli investimenti rispetto all’anno precedente, nel 2026 emerge un minore ottimismo rispetto all’analoga variazione rilevata per il 2025, rispetto al 2024.

Bce, De Guindos: monitoriamo i dati, decisioni tassi volta per volta

Roma, 26 mar. (askanews) – Alla Bce “stiamo monitorando attentamente le informazioni che pervengono per valutare l’evolversi degli effetti della guerra sulle prospettive di crescita economiche e di inflazione. Manterremo un approccio basato sui dati e in cui le decisioni vengono prese volta per volta, per determinare l’appropriata linea monetaria e ci atterremo in maniera indefessa al nostro impegno di assicurare che l’inflazione si stabilizzi al nostro obiettivo del 2% nel medio termine”. Così il vicepresidente della Bce, lo spagnolo Luis de Guindos intervenuto questa mattina a Tallinn, ad una conferenza organizzata dalla Banca centrale lettone.

Mons. Savino: “Gli italiani hanno chiesto riforme serie, non scorciatoie”. Intervista

Dietro il risultato del referendum non c’è soltanto una somma di percentuali, ma un’indicazione politica e civile che chiede di essere ascoltata. Mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio e vicepresidente della CEI, interpreta il voto come un richiamo alla prudenza istituzionale, alla chiarezza delle riforme e alla necessità di non leggere il Paese con categorie troppo rigide, come mostrano anche il ruolo dei giovani, il nodo dei fuori sede e il comportamento dell’elettorato meridionale.

Al di là del dato, comunque alto, della partecipazione, quale messaggio politico e civile arriva da questo voto?

A mio avviso, gli italiani hanno espresso un orientamento molto chiaro: quando entrano in gioco gli equilibri delicati della Costituzione, chiedono prudenza, trasparenza e un’ampia condivisione. Il dato del No, fermo al 53,74%, insieme a un’affluenza del 58,93%, restituisce l’immagine di un elettorato tutt’altro che passivo.
Non leggo, in questo risultato, una chiusura pregiudiziale verso qualsiasi ipotesi di riforma. Colgo piuttosto la richiesta di interventi più ponderati, meglio spiegati e costruiti entro un perimetro più ampio di consenso. In passaggi così sensibili della vita democratica, il metodo conta quasi quanto il merito: i cittadini sembrano averlo ricordato con chiarezza.

Quanto hanno inciso le nuove generazioni in questo esito? E che cosa rivela, invece, la questione dei fuori sede?
Le prime analisi del voto indicano che i giovani hanno inciso in modo significativo, con una presenza non marginale e, soprattutto, con un orientamento piuttosto marcato verso il No, in particolare nella fascia compresa tra i 18 e i 34 anni. È un dato da non sottovalutare, perché smentisce l’idea di una generazione soltanto distante o disillusa: quando percepisce la posta in gioco, il mondo giovanile sa esserci e sa prendere posizione.
Quanto ai fuori sede, questo referendum ha riportato in primo piano una questione che non può essere derubricata a un semplice dettaglio organizzativo. Molti studenti e lavoratori che vivono lontano dal comune di residenza hanno incontrato ostacoli concreti nell’esercizio del voto, dovendo rientrare nel luogo di iscrizione elettorale. È un punto che interpella direttamente la qualità della nostra democrazia. Partecipare non deve trasformarsi in un percorso a ostacoli: rendere il voto più accessibile significa rafforzare la cittadinanza, non banalizzarla.

Nel Mezzogiorno si è parlato di una scarsa mobilitazione dell’elettorato di centrodestra. È una lettura che condivide?
Preferirei adottare un linguaggio cauto e analitico. Parlare di diserzione in termini generalizzati rischia di essere una semplificazione eccessiva. Mi pare più corretto dire che si è registrata una mobilitazione meno lineare e meno compatta di quanto qualcuno avesse previsto.
Le analisi dei flussi richiamate in queste ore suggeriscono due elementi: da una parte, una quota significativa di astensione nell’elettorato di centrodestra; dall’altra, soprattutto in alcune realtà urbane del Sud, una parte di consenso orientata verso il No. È un dato interessante, perché mostra che, su questioni come la giustizia e gli equilibri costituzionali, gli elettori non rispondono sempre in modo meccanico alle appartenenze politiche. Talvolta prevale una valutazione più libera, più personale, persino più esigente. È un segnale che tutte le forze politiche dovrebbero leggere con umiltà, senza forzature propagandistiche.

USA, verso l’appuntamento elettorale di midterm. Un voto a rischio intimidazioni?

Un possibile ribaltamento politico

Il terremoto distruttivo che Trump ha provocato nelle relazioni internazionali potrebbe travolgerlo all’interno del suo Paese. Tutti i sondaggi sono concordi nel ritenere, allo stato, largamente vincente il Partito Democratico nelle prossime elezioni di midterm, a novembre. Dopo le quali il Presidente perderebbe il controllo del Congresso e – a fronte di una iniziativa parlamentare democratica che sarebbe senz’altro assai battagliera – si avvierebbe così a un biennio da “anatra zoppa” nel quale non potrebbe più (come ha fatto sinora) evadere sistematicamente il confronto con il Parlamento attraverso l’uso sistematico degli executive orders e gestire l’istituto presidenziale con il piglio autocratico che lo contraddistingue.

“Ci siamo liberati dagli inglesi due secoli e mezzo fa perché non volevamo un re che ci comandasse, e non lo vogliamo neppure oggi”: NO KINGS è il motto che campeggia le manifestazioni anti-trumpiane che si svolgono sistematicamente nei diversi Stati dell’Unione.

Segnali dal territorio e fattori economici

Le elezioni locali che si sono svolte nei mesi scorsi, a cominciare da quelle tenutesi a New York, in Virginia e nel New Jersey hanno indicato una tendenza che successivamente i sondaggi hanno confermato. E che si sta rafforzando in queste settimane, confermata clamorosamente l’altro ieri dalla vittoria della candidata democratica per il seggio alla Camera nel distretto, nientemeno, di Mar-a-Lago.

Trump comincia a pagare la crescita dei prezzi della benzina alla pompa, e non solo di quella, innescata dall’improvvida azione militare in Iran, da lui decisa su input del primo ministro israeliano senza aver valutato a fondo tutte le incognite e i rischi che una simile decisione avrebbe comportato.

Pericoli e perplessità che senz’altro la CIA e le altre fonti di intelligence USA avranno evidenziato nei loro dossier. Che però, probabilmente, Trump non avrà letto in quanto, sostiene, lui si fida solo del proprio istinto. Affermazione ridicola, se non fosse tragica, visto che proviene dalla persona a capo delle Forze Armate più potenti al mondo.

Il precedente del 2020 e l’ombra dell’insurrezione

E però, a questo punto, è prudente frenare l’ottimismo che genera entusiasmi eccessivi perché bisogna pur sempre ricordarsi che stiamo parlando di un Presidente che non ha mai riconosciuto la sconfitta subita ad opera di Joe Biden nel 2020 e che, assai ambiguamente, ha sostenuto un tentativo insurrezionale il 6 gennaio 2021.

Tanto è vero che, tornato alla Casa Bianca, ha quasi subito amnistiato tutti i protagonisti del gravissimo assalto al Congresso in quella disgraziata giornata. Per di più minacciando di punizioni i funzionari amministrativi che avevano correttamente presieduto alle operazioni di voto del novembre 2020.

I timori di intimidazioni elettorali

E infatti una serie di segnali hanno acceso l’allarme rosso presso i democratici e fra i più attenti osservatori (quelli che possono consentirsi ancora il lusso della libertà d’espressione: ad esempio, non più i giornalisti, ormai pochi, rimasti in forza al Washington Post).

Il più eclatante, poi ridimensionato dopo gli eccessi che hanno causato la morte a Minneapolis di due persone, è stato il lasciar intendere che i seggi elettorali verranno presidiati dagli uomini dell’ICE: una chiara intimidazione volta a impaurire e tener lontani dal voto le persone delle comunità più invise al mondo MAGA (anche se una di esse, quella dei latinos ha votato in prevalenza Trump, l’ultima volta).

In gennaio il Presidente ha detto in una intervista concessa a Dan Bongino, ex vicedirettore dell’FBI, che i repubblicani dovrebbero “prendere il controllo del voto in almeno 15 aree”: un invito a nazionalizzare il sistema di voto laddove il Partito Democratico è in maggioranza, superando così la Costituzione federale che attribuisce ai singoli Stati la competenza sulle modalità di svolgimento delle elezioni. Non si sa bene cosa abbia esattamente in testa, ma già solo queste affermazioni hanno preoccupato e non poco.

Il rischio sistemico e la tenuta democratica

Il timore – un incubo, da un punto di vista democratico – di taluno è che un qualche organismo federale si arroghi il diritto di sequestrare le schede elettorali in alcune contee decisive prima che i voti siano conteggiati procedendo poi alla convalida del risultato successivamente emerso (con un rischio-broglio assoluto, evidentemente).

Altri temono che la minaccia di una inquietante presenza dell’ICE vicino ai seggi, al momento rientrata, torni a manifestarsi per poi concretizzarsi davvero nel giorno elettorale. Gli uomini dell’ICE potrebbero ad esempio provocare ingorghi stradali in zone predefinite delle città così da impedire di fatto a molti elettori di raggiungere i seggi.

Sotto tiro, per diretta ammissione di Trump, è anche il voto per corrispondenza e in contemporanea ha chiuso l’agenzia che garantiva la corretta operatività e la protezione dagli attacchi informatici dell’infrastruttura elettorale ad esso adibita.

Insomma, qualche preoccupazione c’è, e non completamente campata in aria. Giusto che vi sia, sostengono molti osservatori, ma il sistema democratico americano è in grado di garantire in ogni caso la regolarità del voto. Speriamo.

Torna la gioiosa macchina da guerra

Il ritorno di un modello politico noto

Carlo Calenda l’ha detto con la consueta chiarezza e trasparenza. E cioè, dopo il voto sul referendum costituzionale, dopo il risultato emerso e, soprattutto, dopo i noti festeggiamenti di piazza, possiamo dire tranquillamente che nel nostro paese è ritornata in grandi stile la “gioiosa macchina guerra” di occhettiana memoria. Una osservazione semplice, ma vera e realistica. Seppur al netto della diversità dei rispettivi contesti politici e storici.

Al riguardo, è appena sufficiente osservare il palco festante dei protagonisti e dei veri detentori del nuovo cartello politico delle sinistre di piazza Barberini a Roma per rendersene conto. Sono i leader, ovviamente legittimi, della sinistra radicale, populista, estremista, sindacale e giudiziaria che adesso dettano l’agenda politica, culturale e programmatica alla intera coalizione di sinistra e progressista.

Il profilo della nuova alleanza

Un progetto che si è manifestato in tutta la sua ampiezza e naturalezza appena le urne hanno confermato la vittoria del NO. E, ieri come oggi, il profilo e la natura politica e culturale dell’alleanza è quella. Cambiano i protagonisti, come ovvio, ma la cifra decisiva della coalizione è sempre la stessa.

Il filo rosso che unisce e compatta l’alleanza resta il massimalismo, l’estremismo e il giustizialismo. L’unico elemento che varia leggermente rispetto alla stagione di Occhetto e della “gioiosa macchina da guerra” è che adesso la coalizione è politicamente e fortemente condizionata anche e soprattutto dai magistrati.

E l’immagine dei festeggiamenti “militanti” al Tribunale di Napoli – fatto anomalo ed unico nella storia democratica del nostro paese – lo ha confermato in modo persin troppo plastico che non richiede neanche ulteriori commenti ed approfondimenti.

La radicalizzazione del conflitto

Ora, è di tutta evidenza che in un quadro del genere la radicalizzazione del conflitto politico, anche violenta e senza esclusione di colpi, diventa la regola e non l’eccezione. Una radicalizzazione che contempla, come del resto è capitato concretamente in quella stagione del nostro paese, la criminalizzazione politica dell’avversario che è solo e sempre un nemico da distruggere e da annientare e, al contempo, un ostacolo da delegittimare anche sotto il versante etico e morale.

Un quadro che, seppur mutatis mutandis, ripropone i vari tasselli di un mosaico già sufficientemente noti e conosciuti dalla politica italiana. È persin inutile ricordare che non si tratta più di una coalizione di centro sinistra ma, com’è evidente credo a quasi tutti, si tratta di una coalizione di sinistra e progressista dove le componenti centriste sono del tutto assenti e se esistono sono drasticamente e strutturalmente irrilevanti e politicamente ininfluenti.

La necessità di un nuovo centro

Ecco perchè il progetto di rilanciare uno spazio politico centrista, riformista, democratico, costituzionale e autenticamente di governo oggi, e più di ieri attraverso quel famoso “Patto per l’Italia” del 1994 di Marini, Martinazzoli e Segni, può giocare un ruolo importante se non addirittura decisivo per l’intera politica italiana.

E, senza alcuna forzatura e senza piegare la storia alla situazione contemporanea, possiamo tranquillamente arrivare alla conclusione che si ripropone quella medesima situazione. Ovvero, di fronte ad un centro destra non sempre unito al proprio interno e con forti accenti radicali e massimalisti, si contrappone un’alleanza di sinistra e progressista fortemente estremista, massimalista e radicale. Appunto, una “gioiosa macchina da guerra”.

Ed è per queste ragioni che il progetto politico, culturale e programmatico di Carlo Calenda va adesso rafforzato e consolidato. Perchè è un progetto politico che non è solo centrista, moderato o riformista ma, semmai, contribuisce a rafforzare l’obiettivo di una vera e propria cultura di governo.

La pedata di Giorgia e la posa garibaldina della Santanchè

Una regola semplice (e definitiva)

Su una cosa non si può discutere: quando a Giorgia non vai più a genio, qualunque sia il ruolo che svolgi, affrettati a fare le valigie prima che lei ti cacci a suon di pedate. Non esistono scusanti, non esistono perdoni. Fai le valigie e basta.

Negli ultimi tre giorni – da domenica, per intenderci – la premier Giorgia e la capo del partito Giorgia si sono ricongiunte in un “altolà” definitivo per due componenti del governo e per un alto funzionario. Una convergenza plastica: la doppia natura si ricompone sempre quando c’è da decidere chi resta e chi no.

Le due Giorgie

Per mesi la Giorgia di governo aveva tenuto a bada le intemperanze della Giorgia di partito, che premeva per liberarsi in fretta di chi costituiva un problema politico. Problema che, essendo il governo popolato da dirigenti dello stesso partito, equivaleva a convocare un Consiglio dei ministri e distribuire una “bella strigliata” generale, alleati compresi.

Ma la Giorgia premier era presa dalla consueta girandola istituzionale: voli di qua, presenze di là, agende fitte e tempi sempre più stretti. Le settimane scorrevano senza lasciare spazio alla riflessione. E senza riflessione, si sa, le crepe si allargano.

Se avesse dato ascolto alla sua controparte politica, la premier si sarebbe accorta che la situazione si incancreniva giorno dopo giorno, che la sua leadership di capo politico rischiava di farsi evanescente – “la premier è all’estero, in Italia ci pensiamo noi” – e che sarebbe servito un intervento rapido, persino spiccio: “te ne devi andà”. Metodi ruvidi, ma risolutivi.

Il risveglio tardivo

La vocina della Giorgia politica, nel frattempo, si era fatta sempre più flebile. Fino a quando, una quindicina di giorni fa, i sondaggi sul referendum sulla giustizia hanno segnalato una rimonta della sinistra. A quel punto, la voce è tornata squillante: non si può perdere, la riforma è nel programma di governo, bisogna scendere in campo.

Peccato che quindici giorni di campagna elettorale siano una coperta troppo corta per coprire mesi di inerzia. Le due Giorgie, riunite per l’occasione, si sono messe di buona lena: tour televisivi, interviste radiofoniche, incursioni sui social. Determinate, presenti, combattive.

Inutile. La sconfitta arriva puntuale nel primo pomeriggio di domenica.

La decisione: fuori tutti

Ed è qui che la scena cambia tono. La Giorgia politica alza la voce, urla contro se stessa e contro i suoi, si fa passare i fogli dalla Giorgia premier e detta la linea: questi tre vanno fuori dal governo. Subito. Con una pedata.

“Scrivi il comunicato. Svelta, scrivi!”

La premier, non esattamente ferrata nelle sottigliezze della prassi istituzionale, esegue: comunicato ufficiale in cui si chiede a un ministro di dimettersi, mentre gli altri due hanno già annunciato l’uscita. Un piccolo primato nella storia politica italiana.

Resistenze e “obbedisco”

Il ministro designato, però, resiste. Non molto: ventiquattr’ore. Poi capitola. E dire che era considerata una figura forte, di carattere, con un certo peso politico. La chiamavano “la pitonessa”: per la capacità – si diceva – di stringere gli avversari e per presunte doti profetiche, tutte ancora da verificare.

La vicenda si chiude con una lettera alla premier che suona come un “obbedisco” di garibaldina memoria. Ma sotto la superficie epica si intravede un più ordinario compromesso di partito, negoziato con la Giorgia politica.

Calcoli e salvataggi

Del resto, la politica ha sempre una via di fuga. Il ministro è stato eletto in un collegio blindato, una sorta di assicurazione sulla vita in caso di tempesta. Le elezioni sono tra un anno: il tempo necessario per rientrare in gioco, magari a scapito di qualcun altro che resterà fuori.

Calcolo elettorale, distribuzione dei seggi, equilibri interni: la matematica del potere non perdona.

Per gli altri due, invece, la sorte è già segnata. E le due Giorgie, una volta chiuso il capitolo, difficilmente se ne occuperanno ancora.

Morale provvisoria

Resta il metodo. Rapido, diretto, inequivocabile. Una pedagogia politica basata sulla semplificazione estrema: quando qualcosa non funziona, si elimina il problema. Letteralmente.

È la politica ridotta a gesto. O, se si preferisce, a movimento del piede.

La resa dei conti nel governo Meloni

Un esito che pesa più del previsto

Il nervosismo che sta animando la vita del governo nel post-referendum è dovuto a diverse motivazioni. Tra queste, di non secondaria importanza, vi è il fatto che il risultato della consultazione ha ricordato in modo brusco alla presidente del Consiglio di trovarsi alla guida di un esecutivo che non rappresenta la maggioranza degli italiani.

E questo fin dal settembre 2022, quando il centrodestra vinse le elezioni politiche non perché avesse ottenuto la maggioranza dei voti espressi, ma per la divisione del centrosinistra al nastro di partenza. Il referendum, dunque, ha avuto anche la funzione di riportare alla luce una verità politica che era rimasta sullo sfondo.

Una “pulizia” tardiva e poco convincente

L’operazione di parziale pulizia che la premier tenta di mettere in campo in queste ore rischia di apparire quantomeno tardiva. La tempistica – peraltro successiva all’ulteriore tentativo di difesa portato avanti dal ministro Nordio ad urne chiuse – conferma che l’abborracciata difesa d’ufficio sostenuta fino al giorno prima del voto non era altro che una goffa arrampicata sugli specchi.

Ne deriva il legittimo dubbio che dimissioni e defenestramenti siano stati dettati da ragioni di opportunità politica, suggerite dal risultato referendario, più che da una valutazione autonoma e tempestiva della gravità delle vicende che hanno coinvolto Delmastro e la Bartolozzi.

Si dirà: “meglio tardi che mai”. Ma non è così. Decisioni di questo tipo, per essere credibili, avrebbero dovuto maturare in tempi non sospetti, indipendentemente dal voto e dal suo esito.

Scaricare le responsabilità non basta

Va inoltre osservato che il tentativo della presidente del Consiglio di scaricare su altri la responsabilità della sconfitta non è destinato a produrre grandi risultati. Gli esponenti oggi messi sotto accusa sono infatti il frutto diretto delle sue scelte politiche o di rapporti fiduciari consolidati.

È il caso di Delmastro, da anni legato anche professionalmente alla famiglia Meloni. Questo rende poco convincente ogni tentativo di rappresentare tali figure come corpi estranei rispetto alla linea e alla responsabilità della leadership.

Il caso Santanchè e le dimissioni inevitabili

A segnare simbolicamente questo passaggio è la vicenda della ministra del Turismo, Daniela Santanchè. Dopo settimane di resistenza e di difesa “senza se e senza ma”, la pressione politica e giudiziaria – aggravata dal contesto post-referendario – ha infine condotto alle sue dimissioni.

Un epilogo che tutti i giornali registrano come inevitabile, ma che arriva al termine di una gestione esitante e contraddittoria. La premier è passata dalla piena copertura politica alla richiesta di un passo indietro, fino all’uscita di scena della ministra: una sequenza che rafforza l’impressione di una leadership più reattiva che proattiva.

Il caso Santanchè diventa così emblematico: non solo per il merito delle contestazioni – dal rinvio a giudizio per truffa ai danni dell’INPS – ma per il modo in cui la vicenda è stata affrontata, cioè sotto la pressione degli eventi e non per autonoma scelta politica.

Una lezione che va oltre la riforma

Il referendum è servito a bocciare una riforma percepita come insufficiente e pasticciata, ma il suo significato politico va oltre. Ha inciso sugli equilibri interni al governo, ha messo in discussione la tenuta della leadership e ha imposto scelte che si è cercato di rinviare il più possibile.

In questo senso, più che chiudere una fase, il voto sembra averne aperta un’altra: più incerta, più esposta e segnata da una crescente difficoltà nel tenere insieme consenso politico e credibilità istituzionale.

Salis: primarie divisive, parliamo di programmi e obiettivi

Milano, 26 mar. (askanews) – “Quei 14 milioni e mezzo che hanno votato No, non chiedono come scegliamo il leader, ma una proposta su lavoro, sanità, sicurezza, pressione fiscale”. Lo afferma, in un’intervista a La Stampa, la sindaca di Genova Silvia Salis.

“Le primarie in sé sono uno strumento di partecipazione popolare – prosegue Salis – ma in questo caso le ritengo divisive. Darebbero alla destra argomenti per attaccarci sulle nostre differenze. Ci può essere un percorso interno di scelta del leader, o ognuno va alle elezioni col proprio leader e poi si decide chi meglio può rappresentare l’alleanza. Ma le primarie credo abbiano senso quando servono a celebrare un percorso politico”. Ribadisce quindi che lei non sarà della partita? “Sono la sindaca di Genova e non parteciperò a una gara per andare via dalla mia città. Né farò campagna per le primarie”. Non sosterrà nessuno? “No, per lealtà alla coalizione che mi sostiene, che va da Azione fino ad Avs. Non sarebbe opportuno né elegante da parte mia schierarmi. Ma io penso davvero che, davanti alla confusione del governo, dovremmo parlare di progetti e obiettivi. Esiste un campo ampio che deve trovare un programma unificante. E va scritto sui disastri del governo, dal costo della vita al sistema di welfare”. E poi “bisogna trovare una linea di principio sui conflitti internazionali. Trovata quella, al governo cambia il modo in cui si guardano le cose”.

Londra autorizza sequestri della flotta fantasma russa in acque britanniche

Roma, 26 mar. (askanews) – Le forze armate britanniche potranno ora abbordare e sequestrare le navi sanzionate appartenenti alla “flotta fantasma” russa qualora entrino nelle acque territoriali del Regno Unito, ha annunciato Downing Street in un comunicato.

“Le forze armate e le forze dell’ordine britanniche potranno ora intercettare le navi sanzionate dal Regno Unito che transitano nelle acque britanniche”, incluso il Canale della Manica, secondo quanto dichiarato dall’ufficio del primo ministro Keir Starmer.

Blanco annuncia il nuovo singolo "Ricordi" con Elisa

Milano, 26 mar. (askanews) – A pochi giorni dalla release del suo attesissimo nuovo album MA’, in uscita venerdì 3 aprile 2026 e già disponibile in preorder, Blanco svela la tracklist completa del progetto e le due importanti collaborazioni che lo arricchiscono: dopo “Peggio del diavolo” con Gianluca Grignani – anticipata pochi giorni fa con un video spoiler sui suoi canali social – annuncia oggi il nuovo singolo estratto “Ricordi” con Elisa, disponibile da venerdì 27 marzo su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica per EMI Records Italy (Universal Music Italy) con la direzione artistica di Stefano Clessi (Eclectic Music Group).

Il brano aggiunge – dopo i già editi “Piangere a 90”, “Maledetta Rabbia” e “Anche a vent’anni si muore” – un nuovo capitolo a un racconto musicale che si preannuncia intenso, dando vita all’incontro tra due delle voci più riconoscibili della musica italiana contemporanea, BLANCO ed Elisa, capaci di attraversare generazioni e linguaggi diversi. Scritto anni fa da BLANCO tra Londra e Parigi, “Ricordi” ha conservato intatta la sua urgenza espressiva, trovando la sua forma definitiva proprio nell’incontro in studio con Elisa, che ne amplifica profondità e risonanza emotiva.

Blanco svela anche la tracklist completa dell’album MA’, disponibile in sei diversi formati: LP bianco autografato e numerato (Esclusiva Shop Universal), CD autografato e numerato (Esclusiva Shop Universal), LP alternative cover autografato e numerato (Esclusiva Shop Universal), CD alternative cover autografato e numerato (Esclusiva Shop Universal), LP bianco e CD.

Ti voglio bene, uomo Ma’ Peggio del diavolo (con Gianluca Grignani) Tanto non rinasco Ricordi (con Elisa) Los Angeles Anche a vent’anni si muore 15 dicembre (prima) 27 luglio (dopo) Woo Fuochi per aria (la fortuna) Fuori dai denti Piangere a 90 Maledetta Rabbia Un posto migliore Il nuovo disco sarà presentato dal vivo tra aprile e maggio 2026 durante “Il primo tour nei palazzetti” di Blanco, prodotto e organizzato da Friends & Partners e Vivo Concerti. I biglietti sono disponibili su Ticketone e nei punti vendita abituali. A questi appuntamenti si affianca anche il “Tour Estate 2026”.

Iran, le notizie più importanti del 26 marzo sulla guerra

Roma, 26 mar. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di giovedì 26 marzo sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge ormai tutti i Paesi del Golfo e il Libano, con forti ripercussioni sull’economia globale.

-07:09 L’aeronautica militare israeliana ha recentemente completato una “vasta” ondata di attacchi aerei in diverse aree dell’Iran, secondo quanto dichiarato dalle Forze di difesa israeliane (Idf). L’esercito ha aggiunto che gli attacchi hanno preso di mira siti infrastrutturali del regime iraniano, aggiungendo che ulteriori dettagli saranno forniti in seguito

-07:04 Cinque persone sono rimaste leggermente ferite a seguito dell’impatto di una bomba a grappolo iraniana a Kafr Qasim, nel centro di Israele, secondo quanto riferito dai soccorritori.

SpaceX rilancia a 75 mld obiettivo di raccolta da sbarco in Borsa (FT)

Roma, 26 mar. (askanews) – SpaceX rilancia le sue ambizioni già da record sulla raccolta dallo sbarco in Borsa. Secondo quanto riporta il Financial Times, il gruppo di Elon Musk ha riferito agli investitori che conta di raccogliere circa 75 miliardi di dollari al suo collocamento.

Precedentemente, ricorda il quotidiano, la società texana aveva ipotizzato una raccolta iniziale da 50 miliardi, che sarebbe stata ampiamente sufficiente per stabilire un nuovo massimo storico per uno sbarco in Borsa, superando i 29 miliardi ottenuti dal gigante petrolifero saudita Aramco nel 2019.

Il nuovo obiettivo è stato riferito dai dirigenti del gruppo di vettori spaziali e attività satellitari durante un incontro con gli investitori nella giornata di oggi, riferisce il quotidiano citando fonti vicine alla questione. Musk ora punterebbe a una valorizzazione complessiva della società di circa 1.750 miliardi di dollari.

Lo sbarco in Borsa è attesa per giugno e SpaceX dovrebbe sottoporre il suo prospetto per l’Ipo (l’acronimo inglese di Opv) alle autorità Usa nei prossimi giorni. L’operazione coinciderebbe sia con il compleanno di Musk (che cade il 28 giugno) sia con un allineamento planetario tra Giove e Venere.

Rebus leader nel campo largo, Schlein dice no al ‘papa straniero’

Roma, 25 mar. (askanews) – Niente ‘federatori’ o ‘papi stranieri’, Elly Schlein manda un messaggio chiaro a tutti, nel suo partito e al resto della coalizione. La scelta del leader della coalizione, per la segretaria Pd, è questione che non può essere decisa da ‘tavolini’ o ‘caminetti’, magari provando a lanciare appunto un terzo nome tra i ‘due litiganti’, cioè lei e il leader M5s Giuseppe Conte. La sortita del presidente 5 stelle sulle primarie ha imposto un dibattito che in ogni caso sarebbe stato difficile rimandare dopo la vittoria del ‘no’ al referendum, tanto più mentre si torna a parlare della possibilità di un voto anticipato. La sfida per la leadership è ufficialmente aperta, la Schlein e Conte sono in campo e adesso diventa fondamentale non commettere errori per evitare lotte fratricide che sprechino il vantaggio accumulato con il voto sulla riforma Nordio.

La leader Pd continua a mostrarsi cauta sul metodo da usare, e del resto l’accelerazione di Conte non è piaciuta in casa democratica. “Poteva aspettare un paio di giorni”, commentava un parlamentare Pd lunedì sera, quando a spoglio delle schede ancora in corso il leader M5s aveva già lanciato le primarie. La leader Pd ripete il suo mantra, lasciando di fatto aperte due soluzioni: “Ci metteremo d’accordo su una modalità e sono fiduciosa che troveremo l’accordo anche su questo. Si può fare l’accordo come fa la destra e scegliere che guida chi prende un voto in più alle elezioni. Oppure ci sono altre modalità, come le primarie a cui sono disponibile”.

L’ipotesi del ‘voto in più’, va da sé, significa di fatto che la leader sarà lei, a meno di imprevedibili e improbabili sorpassi del Movimento 5 stelle sul Pd alle elezioni. Ma in casa democratica, di fatto, si ragiona già sui gazebo, si parla di ottobre-novembre – voto anticipato permettendo – e i ‘tecnici’ sono già al lavoro per gestire una corsa con più candidati ‘veri’ che finora non c’è mai stata. Perché è chiaro che un conto sono primarie per incoronare un leader che è già stato scelto e accettato da tutti i partner della coalizione, altra cosa è una sfida vera, con l’incognita di milioni di elettori ai gazebo.

“Le primarie le abbiamo portate noi in Italia, sappiamo come farle”, chiosa un parlamentare dem. Innanzitutto, questa volta dovrebbe essere previsto un ballottaggio, perché ragionevolmente i candidati saranno più di due e non è affatto scontato che qualcuno superi il 50%. Oltre a Schlein e Conte si sono già fatti avanti Ernesto Ruffini e Alessandro Onorato e anche Matteo Renzi aveva assicurato che ci sarebbe stato un candidato della ‘Casa riformista’. Con il ballottaggio si potranno costruire accordi a tavolino tra i candidati, con patti di convergenza a favore di chi dovesse arrivare all’eventuale secondo turno. Un meccanismo che dovrebbe, almeno sulla carta, evitare sorprese.

Silvia Salis si è tirata fuori dalle primarie, per ora, e Dario Franceschini è andato personalmente a sincerarsi delle intenzioni della sindaca di Genova. Ma l’ex ministro dei Beni culturali non si è limitato a questo, raccontano che da settimane sta sondando tutti i potenziali ‘sfidanti’ per la leadership, come Giuseppe Sala e il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, così come si starebbe dando da fare per capire le intenzioni dei riformisti più insofferenti come Graziano Delrio, per assicurarsi che non ci siano uscite dal Pd. Ci sono poi i rumors incontrollati su possibili ‘papi stranieri’, come quelli su Franco Gabrielli, o ipotesi di ‘ federatori’ come Pier Luigi Bersani e la stessa Salis che, a quanto pare, avrebbe spiegato proprio all’ex ministro di essere contraria alle primarie, ma senza escludere una sua disponibilità per il ruolo di ‘federatrice’.

Un tourbillon che rischia di sfuggire di mano, se non gestito con accortezza. Anche per questo padri nobili come Romano Prodi e Walter Veltroni hanno suggerito di non cominciare dalle primarie, ma dalla costruzione della coalizione e del programma. Un percorso che dovrebbe aiutare a incanalare nella direzione giusta spinte che altrimenti rischiano di diventare centrifughe. La Schlein, appunto, fissa intanto un paletto chiaro: no ai ‘federatori’, dice cercando di restringere il campo a due sole ipotesi. La partita è appena iniziata, ma molto dipenderà anche da quello che deciderà di fare Giorgia Meloni sulla legge elettorale e sulla prosecuzione della legislatura.

Via Santanché, Meloni chiude il cerchio. "Dimostrato che non ci sono sacche di impunità"

Algeri, 25 mar. (askanews) – Il fardello se lo scrolla di dosso mentre è sul volo di rientro da Algeri, al termine di una giornata che, vista dalle sponde del Paese nordafricano, sembra quasi surreale. Giorgia Meloni aveva deciso appena venerdì scorso di venire a incontrare il presidente Abdelmadjid Tebboune per giocare d’anticipo nella partita energetica e portare a casa quel “rafforzamento dei rapporti” che, in una fase di difficili approvigionamenti globali, significa assicurarsi maggiori forniture di gas. Perché quella sembrava essere la priorità del governo, almeno fino a pochi giorni fa. Almeno fino a quando la valanga di no che ha travolto il referendum sulla giustizia non ha avuto quelle conseguenze devastanti che lei stessa per mesi si era affannata a dire non ci sarebbero state. La premier ha preteso di dare un segnale, di dimostrare che nel suo governo “non ci sono sacche di impunità” con un repulisti che ha portato prima alle dimissioni del capo di gabinetto di via Arenula, Giusi Bartolozzi, e del sottosegretario Andrea Delmastro, e poi alla richiesta a Daniela Santanché di mostrare “analoga sensibilità”.

Quello che ne è seguito è stato un braccio di ferro tra la presidente del Consiglio e la ormai ex ministra del Turismo che, dopo aver tentato di resistere per 24 ore, ha alla fine rassegnato le dimissioni non solo auspicate ma addirittura richieste pubblicamente dalla premier, con una inedita decisione di lavare i panni sporchi in piazza che rappresenta anche una vistosa crepa nel monolite che fu Fratelli d’Italia.

Dopo la richiesta di ieri, viene riferito, Giorgia Meloni avrebbe chiuso i contatti con la ministra lasciando che altri provassero a condurla a più miti consigli. Uno su tutti, l’amico Ignazio La Russa. “Così – le avrebbe detto il presidente del Senato – stai danneggiando te stessa, Giorgia e tutto il partito”.

Ad Algeri la premier rimane per circa cinque ore, qualcuna in più del previsto, ma le uniche dichiarazioni che rilascia in pubblico sono quelle congiunte con il padrone di casa. Nessun punto stampa prima di ripartire anche perchè la conclusione della vicenda non era ancora arrivata a maturazione.

Per tutto il giorno, d’altra parte, si rincorrono voci che non fanno altro che alimentare lo scontro, per molti versi diventato ormai umano ancora più che politico, tra la premier e Santanché. Da una parte ci sono le opposizioni che annunciano e depositano una mozione di sfiducia nei confronti della ministra, con la maggioranza che non solo lascia fare e favorisce una calendarizzazione per la prossima settimana, ma ragiona anche di scenari portati alle estreme conseguenze attraverso la presentazione di un proprio documento contro di lei. Si prepara la trincea perché gira voce che Santanché sia pronta a resistere, fino a presentarsi in Parlamento per vedere i suoi stessi compagni di partito fare il pollice verso in pubblica piazza.

Toni provocatori che, viene raccontato, la diretta interessata avrebbe mescolato ad altri volti più che altro per muovere un po’ di compassione nei suoi confronti. Questa – avrebbe più o meno ragionato – è la mia vita politica, sociale ed economica, non potete togliermela. Senza successo, anche perchè da tempo la ministra – anche per quella scelta di mostrarsi spesso sopra le righe tra Cortina e Milano marittina – era avvertita dai meloniani come un corpo estraneo.

Alla fine ad aver fatto presa spingendola ob torto collo a dimettersi sarebbe stato il rischio di vedersi fare terra bruciata tutto intorno, con poco da reclamare, compresa quella ricandidatura che le potrebbe garantire alla fine della legislatura di avere ancora una protezione dai processi. D’altra parte questa volta, a differenza di un anno fa quando si era trovata in analoga posizione, la ‘Santa’ non ha incassato nemmeno la solidarietà degli alleati di governo. Il resto, è in quella sorta di arringa in cui Santanché trasforma la nota con cui si dimette, piena di così tante recriminazioni e sassolini tolti dalle scarpe da aver fatto storcere il naso a molti suoi compagni di partito e, in tanti se ne dicono convinti, anche alla stessa premier. Il capogruppo al Senato di Fdi, Lucio Malan, prova a chiudere la vicenda, parlando di “gesto di responsabilità che apprezziamo”.

Adesso Giorgia Meloni ragiona di un possibile sostituto che dovrebbe arrivare dopo qualche giorno di interim. Quello del Turismo è un ministero considerato strategico per Fdi e per questo la scelta più semplice, oltre che in continuità, sarebbe quella di Gianluca Caramanna, responsabile del partito per il settore e già consulente dello stesso ministero, che in questo momento si trova negli Usa per il Cpac. Altri nomi sempre delle fila dei meloniani potrebbero essere quelli dello stesso Malan o del senatore siciliano, Salvo Sallemi. Se si dovesse guardare fuori i nomi potrebbero essere quelli di Giovanni Malagò ma anche dell’ex governatore del Veneto, Luca Zaia.

Rebus leader nel campo largo, Schlein dice no al ‘papa straniero’

Roma, 25 mar. (askanews) – Niente ‘federatori’ o ‘papi stranieri’, Elly Schlein manda un messaggio chiaro a tutti, nel suo partito e al resto della coalizione. La scelta del leader della coalizione, per la segretaria Pd, è questione che non può essere decisa da ‘tavolini’ o ‘caminetti’, magari provando a lanciare appunto un terzo nome tra i ‘due litiganti’, cioè lei e il leader M5s Giuseppe Conte. La sortita del presidente 5 stelle sulle primarie ha imposto un dibattito che in ogni caso sarebbe stato difficile rimandare dopo la vittoria del ‘no’ al referendum, tanto più mentre si torna a parlare della possibilità di un voto anticipato. La sfida per la leadership è ufficialmente aperta, la Schlein e Conte sono in campo e adesso diventa fondamentale non commettere errori per evitare lotte fratricide che sprechino il vantaggio accumulato con il voto sulla riforma Nordio.

La leader Pd continua a mostrarsi cauta sul metodo da usare, e del resto l’accelerazione di Conte non è piaciuta in casa democratica. “Poteva aspettare un paio di giorni”, commentava un parlamentare Pd lunedì sera, quando a spoglio delle schede ancora in corso il leader M5s aveva già lanciato le primarie. La leader Pd ripete il suo mantra, lasciando di fatto aperte due soluzioni: “Ci metteremo d’accordo su una modalità e sono fiduciosa che troveremo l’accordo anche su questo. Si può fare l’accordo come fa la destra e scegliere che guida chi prende un voto in più alle elezioni. Oppure ci sono altre modalità, come le primarie a cui sono disponibile”.

L’ipotesi del ‘voto in più’, va da sé, significa di fatto che la leader sarà lei, a meno di imprevedibili e improbabili sorpassi del Movimento 5 stelle sul Pd alle elezioni. Ma in casa democratica, di fatto, si ragiona già sui gazebo, si parla di ottobre-novembre – voto anticipato permettendo – e i ‘tecnici’ sono già al lavoro per gestire una corsa con più candidati ‘veri’ che finora non c’è mai stata. Perché è chiaro che un conto sono primarie per incoronare un leader che è già stato scelto e accettato da tutti i partner della coalizione, altra cosa è una sfida vera, con l’incognita di milioni di elettori ai gazebo.

“Le primarie le abbiamo portate noi in Italia, sappiamo come farle”, chiosa un parlamentare dem. Innanzitutto, questa volta dovrebbe essere previsto un ballottaggio, perché ragionevolmente i candidati saranno più di due e non è affatto scontato che qualcuno superi il 50%. Oltre a Schlein e Conte si sono già fatti avanti Ernesto Ruffini e Alessandro Onorato e anche Matteo Renzi aveva assicurato che ci sarebbe stato un candidato della ‘Casa riformista’. Con il ballottaggio si potranno costruire accordi a tavolino tra i candidati, con patti di convergenza a favore di chi dovesse arrivare all’eventuale secondo turno. Un meccanismo che dovrebbe, almeno sulla carta, evitare sorprese.

Silvia Salis si è tirata fuori dalle primarie, per ora, e Dario Franceschini è andato personalmente a sincerarsi delle intenzioni della sindaca di Genova. Ma l’ex ministro dei Beni culturali non si è limitato a questo, raccontano che da settimane sta sondando tutti i potenziali ‘sfidanti’ per la leadership, come Giuseppe Sala e il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, così come si starebbe dando da fare per capire le intenzioni dei riformisti più insofferenti come Graziano Delrio, per assicurarsi che non ci siano uscite dal Pd. Ci sono poi i rumors incontrollati su possibili ‘papi stranieri’, come quelli su Franco Gabrielli, o ipotesi di ‘ federatori’ come Pier Luigi Bersani e la stessa Salis che, a quanto pare, avrebbe spiegato proprio all’ex ministro di essere contraria alle primarie, ma senza escludere una sua disponibilità per il ruolo di ‘federatrice’.

Un tourbillon che rischia di sfuggire di mano, se non gestito con accortezza. Anche per questo padri nobili come Romano Prodi e Walter Veltroni hanno suggerito di non cominciare dalle primarie, ma dalla costruzione della coalizione e del programma. Un percorso che dovrebbe aiutare a incanalare nella direzione giusta spinte che altrimenti rischiano di diventare centrifughe. La Schlein, appunto, fissa intanto un paletto chiaro: no ai ‘federatori’, dice cercando di restringere il campo a due sole ipotesi. La partita è appena iniziata, ma molto dipenderà anche da quello che deciderà di fare Giorgia Meloni sulla legge elettorale e sulla prosecuzione della legislatura.

Mps, Cda revoca le deleghe a Lovaglio, sospeso dalle mansioni di DG

Roma, 25 mar. (askanews) – Dopo tre lunghi giorni di riunioni, il Consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena ha rotto gli indugi e comunicato la revoca delle deleghe a Luigi Lovaglio, dopo che lo stesso è stato ricandidato alla carica di amministratore delegato nella lista della Plt Holding, concorrente con la lista dello stesso Cda. Inoltre “con decorrenza immediata” ne ha anche deliberato “la sospensione dalle mansioni coperte in qualità di Direttore Generale”.

Secondo quanto riporta un comunicato diffuso in serata, il Cda, riunitosi sotto la presidenza di Nicola Maione, si è mosso dopo aver effettuato “i necessari approfondimenti anche con l’ausilio di autorevoli consulenti esterni”.

Il Cda ha avocato “a sè tutti i relativi poteri” delle deleghe. Infine, “ai sensi delle vigenti disposizioni statutarie, la gestione delle attività ordinarie, nel periodo intercorrente tra la data odierna e la prossima Assemblea dei Soci (convocata per il 15 aprile-ndrt) chiamata, tra l’altro, alla nomina del nuovo Consiglio di Amministazione, viene assegnata al Vice Direttore Generale Vicario Maurizio Bai, così garantendo la piena continuità delle attività della Banca”, conclude la nota.

Nuova riunione Fi, malumori su decisione Tajani su congressi regionali

Roma, 25 mar. (askanews) – Nuova riunione oggi alla sede di Forza Italia in via in Lucina con il vicepremier e leader Antonio Tajani, i coordinatori regionali e responsabili di settore, e i ministri azzurri. Si tratta del secondo incontro nel giro di 24 ore per analizzare la sconfitta al referendum sulla riforma costituzionale della giustizia e programmare le prossime iniziative.

Mentre tra Montecitorio e Palazzo Madama si attendevano le dimissioni di Daniela Santanchè da ministra del Turismo, Tajani ha dovuto convocare una nuova riunione perché, secondo quanto riferito da fonti parlamentari, l’incontro di ieri con i capigruppo, la presidente della consulta, i vicesegretari e i responsabili della campagna referendaria ha suscitato diversi malumori. Soprattutto perché sugellato da una nota in cui si annunciava l’avvio dei congressi regionali immediatamente tra aprile e maggio e il congresso nazionale tra un anno a Milano. Insomma una cavalcata verso la riconferma degli attuali vertici come se nulla fosse successo, come se il sogno di Berlusconi di separare le carriere non si fosse infranto sotto il peso di milioni di voti.

Una linea che stride, ha fatto notare qualcuno, con l’attivismo della premier Giorgia Meloni che ha reagito alla sconfitta pretendendo un repulisti che ha portato da Delmastro a Santanchè passando per Bartolozzi. Tajani, viene riferito da chi era presente alla riunione, ha fatto una breve analisi del voto e ha sottolineato come nelle città particolarmente popolose Fi non vada bene e sia necessario un rilancio. Quindi ha ribadito quella che in molti definiscono una vera e propria “fissazione” per i congressi regionali. “Sta trasformando un partito berlusconiano leggero – è la critica di un esponente forzista – nel partito dei tesserati, un partito stile prima repubblica”. Quindi padroni delle tessere, correnti interne, tutte cose per cui il Cavaliere provava orticaria.

Con i congressi regionali alle porte, il tema politico del rilancio di Fi passerà in secondo piano, è stata la critica di chi invece spinge per una riflessione su quel rinnovamento chiesto a più riprese da Marina Berlusconi. “Per due mesi parleremo solo di congressi che sono laceranti, lasciano vincitori e sconfitti, e questo non aiuta”. Di fronte alle critiche Tajani ha ribadito che il partito è contendibile, che è giusto fare tutti i percorsi che portano al congresso nazionale del prossimo anno dove lui ha intenzione di ricandidarsi a segretario nazionale.

Resta aperta l’analisi del voto al Sud dove bisogna capire, sollecitano in diversi, come mai in Basilicata, in Calabria e in Sicilia, tre regioni guidate da governatori di Fi, si è perduto malamente. Domani intanto Tajani ha convocato la segreteria nazionale del partito.

Calcio, Coppa d’Africa, Senegal al Tas per vittoria del Marocco

Roma, 25 mar. (askanews) – Il Tribunale Arbitrale dello Sport ha confermato di aver ricevuto il ricorso del Senegal contro la decisione della Confederazione Africana di Calcio che, a due mesi dalla finale, ha ribaltato il risultato assegnando la vittoria a tavolino al Marocco nella Coppa d’Africa.

Nel comunicato ufficiale il Tas spiega che verrà nominato un collegio arbitrale che dovrà pronunciarsi sul caso e che successivamente sarà fissato un calendario procedurale. Al momento non è ancora stata stabilita una data per l’udienza e non è possibile indicare le tempistiche della decisione.

Secondo quanto reso noto dallo stesso Tribunale, la federazione senegalese ha chiesto la sospensione dei termini per la presentazione dell’atto di appello fino alla pubblicazione delle motivazioni complete della decisione della Caf. Il ricorrente avrà comunque venti giorni per depositare le proprie argomentazioni giuridiche, mentre la controparte disporrà di altri venti giorni per presentare la replica.

La vicenda nasce dalla finale disputata lo scorso 18 gennaio, vinta sul campo dal Senegal dopo una gara segnata da proteste e tensioni nel finale. Due mesi dopo la Confederazione africana ha però deciso di ribaltare il risultato assegnando il titolo al Marocco, una scelta che ha portato ora la federazione senegalese a rivolgersi al Tas.

Il tentativo di resistere poi la nota ‘risentita’, l’addio di Santanchè

Roma, 25 mar. (askanews) – La vicenda di Daniela Santanchè si chiude alle 18.11, con una nota del ministero del Turismo che annuncia le dimissioni della ministra. Il comunicato chiude quindi la questione, dopo quasi 24 ore di ‘resistenza’ alla richiesta di passo indietro che era stata pubblicamente fatta ieri sera dalla premier Giorgia Meloni. Ma i toni della nota, molto ‘risentiti’, mostrano quanto il braccio di ferro tra le due – dietro le quinte – sia stato duro.

“Cara Giorgia – si legge – ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione”. Santanchè spiega a chiare lettere di aver voluto “che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo” e che per “la mia onorabilità”, “faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio”.

Ieri Meloni e Santanchè avevano avuto un colloquio telefonico – definito come ‘acceso’ – in cui, privatamente, la presidente del Consiglio le aveva chiesto di farsi da parte. E la ministra, nel comunicato, ammette che “bruscamente” le aveva detto no a “una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata dai commenti sul referendum perché non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio”. Inoltre le sue dimissioni vuole che siano “separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’onorevole Delmastro che pure paga un prezzo alto”. “Chiarito questo non ho difficoltà a dire ‘obbedisco’ e a fare quello che mi chiedi” senza però nascondere “un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento”.

Il comunicato arriva al termine di una giornata in cui si sono susseguite polemiche, ricostruzioni, voci. Santanchè è arrivata questa mattina al ministero, dove aveva in programma una serie di incontri. Poi, intorno alle 15, ha lasciato l’ufficio in auto e da quel momento se ne sono perse le tracce. Una zona d”ombra’ che lascia spazio a ricostruzioni più o meno fantasiose: “Si dimette oggi”, “No, vuole resistere fino all’ultimo”, i commenti che si registravano nei capannelli in Transatlantico, oggi particolarmente affollato per il Question Time con i ministri Nordio, Piantedosi e Tajani. Da Fratelli d’Italia, però, si ostentava, fin dal mattino, la sicurezza che il passo indietro sarebbe arrivato in giornata: le dimissioni sono “scontate”, diceva Giovanni Donzelli.

Anche perchè, nel frattempo, la novità è che tutte le opposizioni unite avevano presentato prima alla Camera e poi al Senato una mozione di sfiducia (la quarta) nei confronti della ministra. E a Montecitorio, nella conferenza dei capigruppo, avevano ottenuto – senza trovare alcuna resistenza da parte della maggioranza – una calendarizzazione rapida: discussione da lunedì con probabile voto mercoledì. “Abbiamo facilitato il lavoro della premier”, ironizzava la dem Chiara Braga. “Proviamo a fare quello che Meloni non riesce a fare, convincere la sua ministra, fedelissima del presidente del Senato, a dimettersi”, ha rincarato sullo stesso tasto Riccardo Ricciardi (M5S). Certo il passaggio in Aula, dopo la richiesta di dimissioni di Meloni, sarebbe stato imbarazzante. “Credo che non sarà necessario”, auspicava nel pomeriggio il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. Alla fine così è stato.

Il tentativo di resistere poi la nota ‘risentita’, l’addio di Santanchè

Roma, 25 mar. (askanews) – La vicenda di Daniela Santanchè si chiude alle 18.11, con una nota del ministero del Turismo che annuncia le dimissioni della ministra. Il comunicato chiude quindi la questione, dopo quasi 24 ore di ‘resistenza’ alla richiesta di passo indietro che era stata pubblicamente fatta ieri sera dalla premier Giorgia Meloni. Ma i toni della nota, molto ‘risentiti’, mostrano quanto il braccio di ferro tra le due – dietro le quinte – sia stato duro.

“Cara Giorgia – si legge – ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione”. Santanchè spiega a chiare lettere di aver voluto “che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo” e che per “la mia onorabilità”, “faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio”.

Ieri Meloni e Santanchè avevano avuto un colloquio telefonico – definito come ‘acceso’ – in cui, privatamente, la presidente del Consiglio le aveva chiesto di farsi da parte. E la ministra, nel comunicato, ammette che “bruscamente” le aveva detto no a “una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata dai commenti sul referendum perché non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio”. Inoltre le sue dimissioni vuole che siano “separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’onorevole Delmastro che pure paga un prezzo alto”. “Chiarito questo non ho difficoltà a dire ‘obbedisco’ e a fare quello che mi chiedi” senza però nascondere “un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento”.

Il comunicato arriva al termine di una giornata in cui si sono susseguite polemiche, ricostruzioni, voci. Santanchè è arrivata questa mattina al ministero, dove aveva in programma una serie di incontri. Poi, intorno alle 15, ha lasciato l’ufficio in auto e da quel momento se ne sono perse le tracce. Una zona d”ombra’ che lascia spazio a ricostruzioni più o meno fantasiose: “Si dimette oggi”, “No, vuole resistere fino all’ultimo”, i commenti che si registravano nei capannelli in Transatlantico, oggi particolarmente affollato per il Question Time con i ministri Nordio, Piantedosi e Tajani. Da Fratelli d’Italia, però, si ostentava, fin dal mattino, la sicurezza che il passo indietro sarebbe arrivato in giornata: le dimissioni sono “scontate”, diceva Giovanni Donzelli.

Anche perchè, nel frattempo, la novità è che tutte le opposizioni unite avevano presentato prima alla Camera e poi al Senato una mozione di sfiducia (la quarta) nei confronti della ministra. E a Montecitorio, nella conferenza dei capigruppo, avevano ottenuto – senza trovare alcuna resistenza da parte della maggioranza – una calendarizzazione rapida: discussione da lunedì con probabile voto mercoledì. “Abbiamo facilitato il lavoro della premier”, ironizzava la dem Chiara Braga. “Proviamo a fare quello che Meloni non riesce a fare, convincere la sua ministra, fedelissima del presidente del Senato, a dimettersi”, ha rincarato sullo stesso tasto Riccardo Ricciardi (M5S). Certo il passaggio in Aula, dopo la richiesta di dimissioni di Meloni, sarebbe stato imbarazzante. “Credo che non sarà necessario”, auspicava nel pomeriggio il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. Alla fine così è stato.

Cartoons On The Bay 2026: torna la Portfolio Review

Roma, 25 mar. (askanews) – Torna a Cartoons On The Bay 2026 la Portfolio Review, rinnovata e potenziata per offrire ancora più opportunità di incontro e crescita: più postazioni disponibili, un giorno in più e un’estensione degli orari per favorire un confronto ancora più ricco tra artisti e professionisti del settore.

L’appuntamento è all’AURUM di Pescara nelle giornate di giovedì 28, venerdì 29 e sabato 30 maggio, in uno spazio pensato per mettere in connessione giovani creativi e aziende dell’animazione, sempre più alla ricerca di nuovi talenti da inserire nei propri team.

La Portfolio Review rappresenta un’occasione concreta per mostrare il proprio lavoro, ricevere feedback qualificati e avviare nuove collaborazioni all’interno dell’industria.

Aziende e artisti interessati possono candidarsi compilando i moduli disponibili ai link sottostanti entro e non oltre il 30 aprile 2026:

Form artisti: https://forms.gle/6AtSLtF2RHGzt4eBA Form aziende: https://forms.gle/DdZ1caKoMy3mwBKw7

Mef: balzo energia alza incertezza e rischi al ribasso sulla crescita

Roma, 25 mar. (askanews) – “Il recente forte rialzo dei prezzi internazionali delle materie prime energetiche, riconducibile alla crisi in Medio Oriente, accresce l’incertezza sulle prospettive di crescita, con rischi al ribasso più pronunciati nell’eventualità di una continuazione e aggravamento del conflitto”. Lo afferma il ministero dell’Economia nell’ultimo documento sul programma di emissione dei titoli di Stato per il secondo trimestre del 2026.

“Le previsioni macroeconomiche del Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) dei primi di ottobre saranno aggiornate nel Documento di Finanza Pubblica, che sarà pubblicato in aprile – si legge – incorporando l’impatto degli shock più recenti”.

Beretta pronta a salire al 30% di Ruger ma chiede esenzione da poison pill

Roma, 25 mar. (askanews) – Beretta è pronta a lanciare un’offerta sul 20% del capitale della statunitense Sturm Ruger Co, per salire fino al 30%. Ma con un comunicato, chiede alla società, di cui è già primo azionista con una quota di quasi il 10%, la rimozione della cosiddetta “Poison Pill”.

A conferma di precedenti indiscrezioni di Stampa, la holding che controlla la storica casa armaiola italiana, che detiene un 9,95% del capitale di Sturm Ruger & Co Inc riferisce di aver inviato una lettera al Cda dell’emittente riguardo a una possibile offerta per il 20,05% delle azioni che ancora non detiene a un prezzo unitario di 44,80 dollari.

L’offerta è interamente in contanti e rappresenta un premio di circa il 20% rispetto alla media dei passati due mesi. “Beretta è stata chiara sul suo proposito di fare un investimento più rilevante”, tuttavia “si attende una esenzione dalla poison pill”. Negli scambi pomeridiani sul Nasdaq il titolo Sturm Ruger & Co balza del 6,82% a 43,52 dollari.

Il gruppo italiano precisa che “contrariamente a quanto asserito in alcune rappresentazioni, Beretta Holding non può essere considerato un concorrente diretto della Ruger nel mercato statunitense”, data la diversa tipologia di prodotti su cui è maggiormente attiva. (fonte immagine: Beretta)

13enne accoltella prof, Novara: uso coltelli rivela carenza educativa

Roma, 25 mar. (askanews) – “L’episodio di violenza perpetrato da un alunno di 13 anni ai danni di una professoressa a Trescore Balneario non ha alcuna legittimità né giustificazione e proprio per questo è necessario cercare di capire seriamente che cosa sta succedendo. Per prima cosa, è evidente che le misure repressive, punitive e restrittive messe in campo negli ultimi anni non solo non stanno funzionando, ma in alcuni casi stanno addirittura peggiorando la situazione. Lo vediamo anche da fenomeni nuovi e inquietanti, come la presenza dei coltelli nella vita dei ragazzi e delle ragazze, qualcosa che fino a poco tempo fa non era nemmeno pensabile”: è il commento dell’autorevole pedagogista e fondatore del CPP, Daniele Novara, che interviene così sull’episodio di violenza avvenuto all’istituto comprensivo “Leonardo Da Vinci” di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, dove una docente è stata accoltellata da uno studente di terza media.

“Resto dell’idea che la scuola debba essere pensata come un ambiente di apprendimento nel quale l’insegnare a vivere sia l’obiettivo primario. Invece, incredibilmente, stiamo assistendo a un ritorno al puro insegnamento delle materie con zaini sempre più pesanti di nozionismo e una pressione valutativa e classificatoria che finisce per svalutare la scuola come comunità educante. Il compito fondamentale dovrebbe essere ben diverso: insegnare a stare con gli altri, sviluppare relazioni sociali, saper gestire conflitti e contrarietà”, ha proseguito il pedagogista. “Altrimenti rimane sono la militarizzazione delle scuole. È questo che vogliamo? Io mi auguro di no, perché significherebbe tornare a periodi della nostra storia che non possiamo e non dobbiamo ripetere”.

“Il gravissimo fenomeno dei ragazzi che girano con il coltello, che pur essendo una minoranza non può essere sottovalutato, segnala una preoccupante carenza educativa: da un lato sul versante paterno, la cui figura sembra sempre meno educativa, dall’altro su quello che definisco competenza conflittuale, cioè la capacità di stare nelle divergenze senza trasformarle in minacce o violenza. Ed è proprio questa competenza che la scuola può e deve fornire attraverso adeguati percorsi educativi. Pensare invece alla scuola come a un luogo di rieducazione carceraria, arrivando magari a introdurre metal detector all’ingresso, è un vicolo cieco. Non solo non risolve il problema, ma rischia di aggravarlo”, ha concluso Novara.

“Women e Direttive Europee”: opportunità di cambiamento per le imprese

Roma, 25 mar. (askanews) – Le nuove Direttive Europee su Trasparenza Retributiva di Genere, Organismi di Parità e Governance Societaria sono state al centro del Forum “Impresa, Trasparenza e Autorità per la parità: Women e Direttive Europee” che nello spazio Europe Experience – David Sassoli a Roma ha riunito rappresentanti delle istituzioni europee, del mondo associativo e delle imprese, per un confronto sulle principali evoluzioni del quadro normativo con l’entrata in vigore della direttiva 2023/970 il prossimo 7 giugno.

“Sarà importante capire adesso, e questo è il vulnus, come le fonti di diritto europee saranno recepite dal legislatore italiano – ha spiegato Florinda Scicolone, responsabile Pari Opportunità AIGI e vice-presidente vicaria AITRA – Come giuristi sappiamo che le normative sono importanti, però nel tema pari opportunità sono strumenti per accendere il cambiamento”.

L’iniziativa – che si è svolta nel giorno dell’anniversario del Trattato istitutivo della Comunità Economica Europea (25 marzo 1957) ed è stata inaugurata da un video della vice-presidente del parlamento europeo Antonella Sberna – è stata promossa da Associazione Italiana Giuristi d’Impresa (AIGI) e Associazione Italiana Trasparenza e Anticorruzione (AITRA) – in collaborazione con l’Ufficio del Parlamento Europeo in Italia e il patrocinio della Commissione Europea.

“La parola d’ordine sarà la trasparenza. Cioè le donne avranno il diritto di sapere quanto guadagnano i loro colleghi maschi, nel caso di differenze superiori o pari al 5%, potranno chiedere al loro datore di lavoro di giustificare questa differenza ed eventualmente di correggerla, in caso di violazione di questo principio l’azienda potrà essere sanzionata, lo prevede la direttiva”, ha spiegato Carlo Corazza Direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia.

Il divario retributivo di genere in Europa si attesta ancora attorno al 12%. Questa direttiva rappresenta una sfida importante, mentre i giuristi dovranno accompagnare le imprese nell’interpretazione e nell’attuazione delle nuove regole europee:

“La cosa che ci preme sottolineare anche come giuristi d’impresa – ha spiegato Giorgio Martellino, presidente AIGI – Noi abbiamo già degli aspetti regolamentati, pensiamo al tema della pay transparency, abbiamo comunque ad esempio i contratti collettivi, che magari in Europa, in alcune nazioni, non vengono considerati. In realtà nel nostro caso potrebbero confliggere con la nostra contrattualistica collettiva nazionale”.

“Per quanto riguarda il Women on Boards, noi abbiamo già da diversi anni la legge Golfo-Mosca, che prevede la quota di genere nei cda, anche lì dobbiamo capire come la direttiva impatterà”, ha aggiunto Martellino.

“Si deve capire che questo contribuirà alla competitività dell’impresa, perché se le pari opportunità si vedono sempre e solo come un favore alle donne non si arriva mai da nessuna parte”, ha concluso Scicolone.

Alla giornata hanno partecipato autorevoli esponenti del mondo associativo, professionale, accademico, imprenditoriale, tra cui Massimo Salza (Unindustria), Cinthia Pinotti( Presidente Aggiunto Onorario Corte dei Conti) Marcello Bianchi (Assonime), Giuseppe Catalano (Segretario del CdA di Assicurazioni Generali e Presidente emerito AIGI), Marco Giorgino (Politecnico di Milano e Presidente di Nedcommunity), Domenica Lista (Segretario del CdA di Leonardo S.p.A.) Wanya Carraro ( Vice Presidente Vicaria Aigi), insieme a posizioni apicali delle funzioni legali, HR e compliance di primarie realtà aziendali.

L’evento si è svolto con il patrocinio della Commissione europea, di Unindustria e di Nedcommunity.

Iran, mons. Martinelli (Sud Arabia): raid continui, difesa molto forte

Roma, 25 mar. (askanews) – “Negli Emirati Arabi Uniti gli attacchi sono ancora numerosi” e “più volte, sia durante il giorno sia di notte riceviamo gli allarmi sul telefonino che invitano a metterci al riparo. Tuttavia, finora la difesa è stata molto forte, ha respinto praticamente tutti gli attacchi”: a parlare ad askanews è monsignor Paolo Martinelli, vicario apostolico dell’Arabia meridionale.

“La situazione dipende molto dalle diverse zone – racconta -. Negli Emirati Arabi Uniti gli attacchi sono ancora numerosi. Più volte, sia durante il giorno sia di notte riceviamo gli allarmi sul telefonino che invitano a metterci al riparo. Tuttavia, finora la difesa è stata molto forte, ha respinto praticamente tutti gli attacchi. Per questo, sebbene ci sia timore, c’è anche molta fiducia nella protezione da parte delle autorità locali. Non abbiamo particolari indicazioni se non quella di evitare incontri troppo affollati. Le nostre chiese sono sempre rimaste aperte e dopo i primi giorni, la gente è tornata a frequentare le celebrazioni come sempre, anzi, in certi casi anche più numerosa. Il catechismo è stato spostato online per evitare l’assembramento di bambini e genitori nei locali delle parrocchie”.

“In Oman, invece – prosegue il vicario apostolico – gli attacchi sono stati sporadici e non ci sono altre indicazioni. Lo Yemen al momento non sembra essere coinvolto, ma si deve tenere conto che il paese si trova in uno stato di grave povertà a causa della guerra civile iniziata oltre dieci anni fa. Spero vivamente che rimanga totalmente fuori da questo nuovo conflitto”.

“Questa guerra all’inizio ha lasciato tutti molto turbati – ribadisce mons. Martinelli – perché è stata chiara fin da subito la gravità della situazione e la possibilità di un allargamento del conflitto, senza poter individuare rapide via di uscita. Il fatto che praticamente tutti i paesi del Golfo e del Medio Oriente siano coinvolti rappresenta una situazione inedita ed estremamente pericolosa”.

“Ovviamente questa guerra ha delle radici antiche e differenziate. Tuttavia, è del tutto chiaro che un nuovo equilibrio non potrà mai nascere dalla guerra. Come ha sottolineato molto bene il Santo Padre – prosegue nella sua analisi il vicario apostolico – dalle vicendevoli minacce non nasce una pace duratura. Solo la via del dialogo e della diplomazia può portare a soluzioni significative. Niente può sostituire la pazienza dell’incontro, del dialogo e il lavoro della diplomazia per trovare nuovi equilibri tra le diverse componenti del conflitto”.

“Penso che per arrivare alla pace occorra che tutti tornino a guardare al bene dei popoli, alla vita della gente che deve affrontare il peso della vita quotidiana. Le ideologie che guidano le guerre – ribadisce – non tengono conto della realtà quotidiana della gente comune. Se ripartiamo dalla realtà dalla vita quotidiana, troveremo anche una strada per nuovi equilibri tra i Paesi”.

Mons. Martinelli rivela di essere “in contatto con i responsabili dei diversi dicasteri della Santa Sede a cui i nostri vicariati apostolici fanno riferimento. Abbiamo ricevuto messaggi e lettere molto confortanti – dice – che ci sostengono in questi momenti. Sappiamo che il Papa prega per noi, come lui stesso ha assicurato nella preghiera dell’Angelus e nelle diverse occasioni. Papa Leone XIV nelle sue prime parole dopo la sua elezione ha invitato alla pace e ha affermato: ‘Il male non prevarrà’. Lo crediamo fermamente. Anche in questo momento drammatico”.

Preghiera e vicinanza della chiesa ai suoi fedeli. “Subito, la sera del 28 febbraio, ho inviato un messaggio a tutti i nostri fedeli, invitandoli alla calma e alla solidarietà. Soprattutto – risponde mons. Martinelli – li ho invitati a essere uniti nella preghiera, specialmente il Rosario per la pace. Mi ha sorpreso che molti abbiano risposto in modo generoso e creativo. Diverse parrocchie e gruppi hanno organizzato la preghiera del rosario online, con una forte partecipazione delle famiglie. Vedo inoltre con gioia che le persone sono vicino le une alle altre, si aiutano nelle difficoltà. Abbiamo promosso anche alcuni incontri di preghiera a livello del Vicariato. Soprattutto mi ha commosso l’incontro online che abbiamo fatto per i ragazzi – i più spaventati dal conflitto. Oltre mille ragazzi tra 14 e 18 anni si sono collegati per fare le loro domande al vescovo su come vivere questi giorni difficili. Abbiamo parlato, pregato, cantato, è stato un momento di profonda connessione spirituale e umana”.

Una Pasqua diversa quella di quest’anno, per via del conflitto. “Le parrocchie stanno riorganizzando gli orari delle messe. Non sarà possibile in molti casi utilizzare gli spazi esterni, per motivi di sicurezza in caso di allarmi, e lo spazio all’interno è limitato. Anche per questo – spiega il vicario – sarà aumentato il numero di Messe e celebrazioni, per evitare assemblee troppo affollate e permettere la partecipazione di tutti. Infatti, le nostre chiese si riempiono oltre misura durante le grandi festività del Natale e della Pasqua”.

“Da un punto di vista spirituale, la vita delle parrocchie continua normalmente con le iniziative quaresimali – sottolinea – momenti di ritiro spirituale, confessioni e colloqui personali con i sacerdoti. La nostra comunità è composta esclusivamente di migranti e tutti sentiamo l’insicurezza del momento presente. La fede ci aiuta a non fuggire dalla realtà, ma a trovare un fondamento più profondo per continuare il cammino, per affrontare i problemi con coraggio nella solidarietà, aiutandoci a vicenda. Celebrare la morte e risurrezione di Cristo vuol dire celebrare una speranza più forte del male e della morte; vuol dire che l’ultima parola sulla storia dell’umanità non sarà mai la violenza ma la misericordia e la pace. Nella Settimana Santa vogliamo celebrare questa speranza”.

Di Serena Sartini