Un protagonismo che viene da lontano
Usciamo dagli equivoci, dai tatticismi e dalle furbizie. La tradizione, la cultura, il pensiero e il progetto politico del Centro riformista e di governo non sono mai stati gregari, marginali, periferici, irrilevanti ed ininfluenti all’interno delle coalizioni o delle alleanze di cui facevano parte. Mi riferisco, nello specifico, a ciò che è concretamente capitato dopo il tramonto della prima repubblica, cioè dal 1994 in poi. Tanto nel centro sinistra quanto nel centro destra. È inutile parlare della lunga stagione della prima repubblica perchè in quella fase la Democrazia Cristiana, con i suoi tradizionali alleati, garantiva il governo del paese attraverso la declinazione, autorevole e qualificata, di una strategia politica centrista e riformista. Ma dal 1994 in poi non si è mai assistito ad un ruolo del Centro come punto ornamento. Ma, per fermarsi all’oggi, non possiamo non sottolineare alcuni aspetti decisivi quando parliamo dei due schieramenti maggioritari.
Il centrosinistra cambia natura
Se nel centro destra la personalità, il ruolo, il peso e l’autorevolezza di Giorgia Meloni sono talmente evidenti ed oggettivi da oscurare, di fatto, qualsiasi altro apporto politico – anche se esistono, come ovvio – è nel campo del cosiddetto centro sinistra che la situazione è radicalmente cambiata anche solo rispetto ad un passato recente. Oggi, com’è evidente a tutti quelli che non vivono di ipocrisia o di sola propaganda, la coalizione di centro sinistra non esiste più perchè è stata sostituita da un’alleanza di sinistra e progressista. Del tutto legittimamente, sia chiaro, e anche in perfetta sintonia e coerenza con lo “zoccolo duro” – come lo chiamano i capi dell’attuale sinistra italiana – della coalizione stessa. Del resto, non è un caso che ormai i principali commentatori ed opinionisti la definiscono come una riedizione, seppur aggiornata e rivista, della “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria. E la certificazione è arrivata dallo storico stratega dei movimenti interni che aleggiano da sempre attorno al Pd, cioè l’ex comunista Goffredo Bettini. In tempi non sospetti, infatti, il grande suggeritore parlò della necessità di dar vita ad una “tenda” dove le varie frattaglie centriste potevano nascondersi od unirsi all’alleanza di sinistra e progressista. E così sta puntualmente capitando, seppur con mille difficoltà. Fuorchè qualcuno, simpaticamenete, sostenga che il Centro da quelle parti è rappresentato dai “cattolici indipendenti di sinistra” all’interno del Pd che attendono, comprensibilmente, qualche candidatura nei listini bloccati gentilmente elargite dalla segretaria nazionale del Pd Elly Schelin – esperienza che ricorda i cattolici indipendenti eletti nelle liste del Pci negli anni ‘70 e 80 – o dalle varie sigle personali e del tutto autoreferenziali che girovagano attorno al “partito principe” della coalizione, cioè lo stesso Pd.
L’autonomia come condizione politica
Ed è proprio all’interno di questo quadro, peraltro oggettivo e quasi fotografico, che si impone adesso un soprassalto d’orgoglio se si vuole ancora avere un Centro riformista e di governo. Un Centro, cioè, che non si rassegna a giocare un ruolo politicamente irrilevante, programmaticamente ininfluente e culturalmente aleatorio. Al riguardo, e per fare un esempio concreto e anche divertente, ma voi lo immaginate un Franco Marini – per citare uno dei leader centristi e riformisti più autorevoli e significativi del centro sinistra nella cosiddetta seconda repubblica – che accetta l’umiliazione di sedersi dietro al palco durante una manifestazione nazionale della coalizione di cui fa parte o che si adegua ad essere poi convocato per dare anche lui un suo contributo al programma della coalizione di cui è espressione attraverso il suo partito? Al riguardo, non vorrei infierire ulteriormente….
Ecco perchè il progetto di Pina Picierno, di Carlo Calenda e di tutto coloro – gruppi, movimenti, partiti e associazioni – che intendono rafforzare, oggi, una prospettiva politica e culturale centrista, riformista e di governo va incoraggiata e va sostenuta. Semprechè, e del tutto legittimamente, non si condivida il “lodo Bettini” che sostiene che per il Centro una ”tenda” è più che sufficiente. Ma quella tesi, e lo dico sottovoce e anche con rispetto, non appartiene alla tradizione italiana del centro sinistra ma, semmai, alla esperienza dei “partiti contadini” di sovietica memoria.