Roma, 12 set. (askanews) – Delusione per Charles Leclerc che domani partirà quinto nel Gp di Madrid. Ai microfoni di Sky Sport, Leclerc, in pista a Madrid con Aduo 1, ha così parlato della sua qualifica: “Le sensazioni erano buone. Abbiamo pagato un po’ la power unit. Penso di aver massimizzato tutto. C’era sicuramente ancora un po’ di performance su un circuito così. Domani proveremo a massimizzare”. Chiudendo sui dubbi sulle gomme per domani: “Il degrado penso che sia molto alto per tutti. Su questi circuiti cittadini c’è una evoluzione molto alta, bisogna vedere se migliora o se peggiora. Credo comunque che sarà una gara difficile per la gestione gomma”.
Formula1, Norris: "Sorpreso di essere in pole"
Roma, 12 set. (askanews) – “Sono scioccato, sorpreso di essere in pole. È stato uno dei miei migliori giri in carriera. Ho messo insieme tutto, è stato perfetto. È uno di quei giri in cui ti dici: cavolo”. Così Lando Norris al termine della sessione che lo ha lanciato in pole position per il Gp di MAdrid in programma domani. La chiave, secondo il pilota della McLaren, è stata soprattutto mentale. Nel momento in cui contava davvero, il pilota della McLaren è riuscito a guidare con maggiore naturalezza, senza lasciarsi condizionare dalla pressione del risultato. “Mi sentivo bene, avevo fiducia, mi sono rilassato nell’ultimo giro e tutto mi è venuto bene. Tutto quello che volevo l’ho fatto”, ha spiegato.
“Mi sono dato la possibilità di vincere, visto che qui è difficile superare. Vediamo domani cosa riusciremo a fare, ma partiamo da una posizione di vantaggio. Poi, in una gara così lunga, può succedere di tutto”, ha concluso.
Parigi, rapina a Donnarumma e botte alla compagna: 9 anni carcere
Roma, 12 set. (askanews) – Nove anni di reclusione e 80mila euro di multa. È la condanna inflitta dal tribunale di Parigi a Ilyas Kherbouch, 21 anni, ritenuto il mandante della rapina subita da Gianluigi Donnarumma e dalla compagna Alessia Elefante, oggi sua moglie, nell’appartamento parigino della coppia il 21 luglio 2023. Assolto invece Khyan M., 22 anni, accusato di aver organizzato il colpo dal carcere fornendo indicazioni telefoniche agli esecutori. Cinque anni di carcere sono stati inflitti a Moktar D., indicato come il basista.
Quella notte, Donnarumma, all’epoca portiere del Psg, e Elefante si trovavano nella loro abitazione nella zona residenziale di Avenue Montaigne. I rapinatori sarebbero entrati da una finestra dopo aver raggiunto il tetto con una scala. Donnarumma venne colpito al volto con un tirapugni e minacciato con un coltello, mentre la compagna fu costretta ad accompagnare i malviventi davanti alla cassaforte.
La violenza proseguì anche dopo che Elefante aveva riferito di essere incinta. La donna raccontò di essere stata picchiata e minacciata, oltre a essere stata stretta alla gola con il cavo di ricarica di un telefono. Pochi giorni dopo l’aggressione ebbe un aborto spontaneo. Secondo quanto emerso in sede giudiziaria, i giudici hanno ritenuto possibile che lo shock provocato dalla rapina possa aver avuto un ruolo nell’aborto, senza stabilire un nesso causale certo. Il valore dei beni sottratti alla coppia è stato stimato in circa mezzo milione di euro.
Formula1, Lando Norris in pole a Madrid
Roma, 12 set. (askanews) – Lando Norris conquista la prima pole position della storia del Gran Premio di Spagna sul nuovo circuito del MadRing di Madrid. Il campione del mondo della McLaren chiude una qualifica combattutissima con il tempo di 1’31″824 e precede di appena 11 millesimi Kimi Antonelli, autore di un ultimo tentativo da 1’31″835 con la Mercedes. Terzo Max Verstappen con la Red Bull, staccato di 140 millesimi, mentre le Ferrari di Lewis Hamilton e Charles Leclerc completano la top five.
La qualifica si è decisa negli ultimi minuti di un Q3 vissuto sul filo dei millesimi. Antonelli sembrava aver trovato il giro della pole quando, al termine del primo tentativo, aveva portato la Mercedes davanti a tutti con 1’31″835. Il giovane italiano era riuscito a sfruttare al meglio la vettura, dopo aver anche rischiato nel Q2 con una scivolata alla Monumental, quando aveva perso il posteriore. Ma la risposta di Norris è arrivata proprio nel momento decisivo.
Il britannico ha chiuso il suo ultimo giro in 1’31″824, migliorando il riferimento di Antonelli di soli 11 millesimi e conquistando così la prima pole sul nuovo tracciato madrileno. Verstappen ha provato a inserirsi nella sfida fino all’ultimo, ma il suo 1’31″964 gli è valso la terza posizione.
Alle loro spalle una Ferrari competitiva soprattutto nella fase centrale della qualifica. Hamilton aveva inizialmente conquistato la pole provvisoria in 1’32″079 nel Q2, mentre Leclerc aveva chiuso la sessione al terzo posto. Nel Q3 il britannico ha fermato il cronometro a 1’32″013, sufficiente per il quarto posto, mentre il monegasco ha ottenuto 1’32″019, appena sei millesimi più lento del compagno di squadra. Sesta posizione per George Russell con l’altra Mercedes, davanti a Oscar Piastri con la seconda McLaren.
La sessione era stata particolarmente delicata già nel Q2, con Verstappen capace di chiudere davanti a tutti in 1’32″333, seguito da Antonelli e Hamilton. Eliminati invece Nico Hulkenberg, Gabriel Bortoleto, Esteban Ocon, Pierre Gasly, Yuki Tsunoda e Alexander Albon. Buona prestazione per Franco Colapinto, entrato nel Q3 dopo aver chiuso ottavo nel Q2, anche se il suo giro era stato inizialmente messo sotto esame per i track limits.
Per Norris si tratta dunque di un successo significativo su un circuito completamente nuovo per il Mondiale, arrivato al termine di una qualifica nella quale la McLaren ha confermato il proprio potenziale. Per Antonelli resta la soddisfazione di una seconda posizione conquistata per un margine minimo e la conferma di un fine settimana fin qui da protagonista.
La sfida è ora rimandata alla gara. Norris partirà davanti a tutti, con Antonelli al suo fianco in prima fila e Verstappen immediatamente alle loro spalle. Le Ferrari scatteranno invece dalla seconda fila, con Hamilton quarto e Leclerc quinto. Il Gran Premio di Spagna scatterà domenica alle 16.
MotoGp, Marc Marquez conquista la Sprint a Misano
Roma, 12 set. (askanews) – Marc Marquez conquista la Sprint Race del Gran Premio di San Marino a Misano. Il pilota spagnolo, scattato dalla seconda posizione, prende il comando già alla prima curva, superando Marco Bezzecchi, e non lo lascia più fino al traguardo. Marquez, con gomma media contro la soft dell’Aprilia, impone subito un ritmo elevatissimo, aumentando il vantaggio nei primi giri fino a portarlo a un secondo.
Bezzecchi prova a rientrare e arriva a mezzo secondo, ma nel finale Marquez risponde ancora con il giro più veloce della gara e chiude davanti alle due Aprilia. Secondo posto dunque per Bezzecchi, seguito dal compagno di squadra Jorge Martin, autore di una gara in rimonta dalla quinta posizione.
Martin supera subito Aldeguer e poi ingaggia il duello con Fabio Di Giannantonio, riuscendo a passarlo al settimo giro. Quarto chiude proprio Di Giannantonio, davanti ad Alex Marquez e Pedro Acosta. Solo 13° Francesco Bagnaia.
“Sono molto soddisfatto”, ha commentato Marquez dopo la gara. “Era importante mettermi subito davanti con la gomma media, mentre il Bez aveva la morbida. Gli ultimi giri sono stati un po’ pericolosi, ho gestito e tutto è andato bene”.
Soddisfatto anche Bezzecchi: “È il mio risultato migliore nelle Sprint quest’anno. Abbiamo fatto un ottimo lavoro con tutta la squadra: siamo pronti per domani”.
Per Martin, invece, una gara difficile: “È stata dura anche trovare il ritmo giusto per superare Fabio senza rischiare troppo, ma ce l’ho fatta”.
Con il successo nella Sprint, Marquez rafforza la sua posizione nella lotta al vertice del campionato.
Milano, all’iKonica Art Gallery in mostra il Blue
Roma, 12 set. (askanews) – In mostra il Blue: fino al 17 settembre, iKonica Art Gallery, a Milano, ospita la quarta mostra organizzata dal giovane curatore Giacomo Gentilcore. La scelta è stata quella di dar vita ad un ciclo che chiedesse agli artisti aderenti di lavorare su un determinato colore. In questa occasione, il colore “blu”. Per la prossima mostra che si terrà dall’11 al 21 gennaio 2027, sarà richiesto agli artisti di sviluppare dei lavori che abbiano il verde quale elemento centrale.
L’esposizione in corso presenta 22 artisti, che hanno lavorato mettendo al centro delle loro opere il colore “blu”, cifra e immaginario comune. La scelta ha creato un dialogo visivo immediato tra le opere esposte pur essendo i linguaggi e gli stili anche distanti tra loro. La mostra accoglie un nutrito gruppo di giovani artisti emrgenti, accompagnati da alcune figure più mature che interpretano e si integrano perfettamente con i linguaggi contemporanei proposti. Gli artisti presenti sono Aria Querques, Asia Montanari, Carla Grossi, Cesare Zibella, Claudio Ciabatti, Elena Scrascia, Francesco Zanghieri, Gaia Lazzari, Gianluigi Serravalli, Giorgia Capolongo, Giuseppe Pavia, Kay Sorai, Leyla, Mariapace Gritti Morlacchi, Marina Cotugno, Matteo Le Donne, Medea Bakradze, Nicolas Realegeño, Olga Yuzhik, Rogue Waves, Vaan Goth.
La mostra resta aperta all’iKonica Art Gallery, in via Nicola Antonio Porpora 16/A Milano, fino al 17 settembre.
Ucraina, Zelensky: sono disposto a incontrare Putin al G20 di dicembre a Miami
Roma, 12 set. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è detto disposto a incontrare il presidente russo Vladimir Putin durante il vertice del G20 previsto per dicembre.
Interpellato in un’intervista dall’emittente tedesca Deutsche Welle sulla disponibilità a incontrare Putin al vertice di dicembre, qualora entrambi i leader venissero invitati, Zelensky ha risposto: “Sì, certamente”.
“Dobbiamo partecipare. Dobbiamo incontrarci, parlare e prendere decisioni”, ha affermato. “Non è una questione di parole. Ciò che dirò a lui o ciò che lui vorrà dire a me non conta. Non importa. Conta solo il risultato. Il risultato è ciò che conta. Tutto qui”, ha concluso.
Gli Stati Uniti detengono quest’anno la presidenza del G20 – il gruppo delle principali economie mondiali composto da 19 Paesi più l’Unione Europea e l’Unione Africana – che culminerà in un vertice dei leader a Miami nel mese di dicembre.
Il ministro delle Finanze russo ha già preso parte a una riunione del G20, suscitando il malcontento di alcuni alleati dell’Ucraina; inoltre, un diplomatico russo ha dichiarato sabato che Mosca invierà dei funzionari anche alla riunione del G20 dedicata all’energia, in programma a Houston la prossima settimana.
Milano, Tajani lancia Perego candidato sindaco: è l’uomo giusto
Roma, 12 set. (askanews) – Matteo Perego di Cremnago è “l’uomo giusto al momento giusto per permettere a Milano di fare un salto di qualità”. Così il leader di Fi Antonio Tajani, a Montesilvano dove è in corso la festa Azzurra libertà, lancia la candidatura dell’attuale sottosegretario alla Difesa a sindaco di Milano. “Lo offriamo ai nostri alleati, non vogliamo fare nessuna imposizione, puntiamo sulla qualità”.
“Non essendoci stata – ha spiegato Tajani – la possibilità di trovare un civico in grado di guidare la coalizione e dovendo scegliere un candidato politico, Matteo Perego risponde all’esigenza di aprire anche al centro: è moderato ma è un uomo forte in grado di raccogliere consensi in quella Milano che cerca moderazione e un sindaco rassicurante”.
“Matteo – ha sottolineato il vicepremier – è innanzitutto giovane, quindi può rappresentare il futuro non soltanto del nostro partito ma di una città, della nostra capitale economica che ha bisogno di guardare avanti, è un milanese da quindici generazioni quindi è espressione della città di Milano; è impegnato fortemente sul tema della sicurezza per il ruolo che svolge come sottosegretario alla difesa perché il tema della sicurezza in una città come Milano è sempre più importante e va risolto. L’amministrazione comnunale non ha fatto ciò che doveva fare, Matteo potrà dare un contributo importante. È impegnato nella tutela del verde, noi siamo ambientalisti pragmatici, non ideologici, siamo fortemente a favore di una città a misura d’uomo”.
“Matteo – ha concluso Tajani – è stato un grande manager, conosce la città a menadito e per la sua conoscenza della città, per il suo essere fortemente milanese, è fortemente impegnato. Nei prossimi giorni sarà anche con le forze dell’ordine a verificare come far sì che le periferie di questa grande città non siano invase da maranza e cresca il degrado. Vogliamo che tutti siano messi nella condizione di poter circolare a Milano di giorno e di notte senza timore di essere aggrediti”.
Perego: cantiere aperto, partire prima possibile “Restituiremo luce ai milanesi. Ora ci sarà scelta leader centrodestra” Roma, 12 set. (askanews) – “Grazie a Tajani, grazie alla fiducia di Fi, adesso poi ci sarà la scelta dei leader del centrodestra ma per prima cosa restituiremo la luce ai milanesi, a partire dalla sicurezza”. Lo ha detto il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago, candidato di Fi a sindaco di Milano, parlando al fianco di Antonio Tajani a margine della festa dei giovani Azzurra Libertà a Montesilvano.
“Va fatto un piano per la sicurezza serio, me ne occupo da nove anni con la presenza delle forze dell’ordine, delle armate e anche delle nuove tecnologie con un presidio forte della città. Va colmato il divario tra centro e periferie che sono state completamente abbandonate da questa amministrazione. Dobbiamo dare alla capitale economica l’immagine e la forza giusta per uno slancio in avanti verso il futuro”, ha aggiunto.
“Dobbiamo partire il prima possibile, raccontare una Milano diversa, dive il cittadino del centro e quello della periferia abbiano tutti gli stessi diritti. Non dobbiamo lasciare nessuno indietro. Il cantiere è aperto, dobbiamo iniziare a lavorare da subito”, ha concluso.
Trump: "La guerra in Iran finirà dopo le elezioni di midterm"
Roma, 12 set. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato di ritenere che la guerra con l’Iran terminerà dopo le elezioni di metà mandato statunitensi di novembre e che, una volta conclusa, i prezzi del petrolio crolleranno, come riportato da Reuters.
“Credo molto presto. Penso che avverrà probabilmente subito dopo le elezioni di metà mandato. Stanno cercando di resistere il più a lungo possibile per complicare la situazione elettorale. Ma credo che la gente abbia capito il gioco”, ha detto rispondendo ad una domanda dei giornalisti a Dublino dove è in visita per due giorni sulla fine della guerra.
“Quando accadrà, i prezzi del petrolio crolleranno”, ha aggiunto affiancato dal taoiseach (il capo del governo della Repubblica d’Irlanda) Michael Martin.
Commentando l’attacco all’oleodotto saudita, il presidente Usa Donald Trump ha affermato di ritenere che l’Iran possa essere il responsabile dell’incursione con i droni. “Credo di sì, probabilmente sono stati loro”, ha detto ai giornalisti presso la tenuta di Farmleigh, a Dublino, durante la sua visita al taoiseach (primo ministro) irlandese, Micheal Martin.
Le autorità saudite hanno dichiarato che alcuni droni lanciati dall’Iraq hanno costretto alla chiusura temporanea dell’oleodotto Est-Ovest, una rotta fondamentale per l’esportazione di petrolio, divenuta sempre più importante come alternativa allo Stretto di Hormuz.
Il presidente Usa Donald Trump è intervenuto anche sulla questione dell’unità irlandese, affermando che gli “piacerebbe vederla unita” e prevedendo che un’Irlanda unita “prima o poi si realizzerà” e ha indicato il primo ministro Micheal Martin come la persona giusta per contribuire a concretizzare questo obiettivo.
“Beh, non voglio creare problemi, ma vi dico che mi piacerebbe vederla unita. Ho amici da entrambe le parti, persone fantastiche. Sono irlandesi. Come potrebbero essere cattive persone, giusto? Mi piacerebbe vederla unita. Credo che sarebbe un grande successo per tutti se ciò accadesse. Prima o poi succederà. Sapete una cosa? Secondo me, prima o poi accadrà. Tanto vale che succeda adesso”, ha dichiarato Trump rispondendo ai giornalisti insieme al taoiseach Micheal Martin che lo ha ricevuto presso la sua residenza di Dublino.
“Ne stiamo parlando e qui c’è l’uomo giusto per far avanzare il processo. Ma sì, penso che sarebbe una cosa fantastica. Ovviamente il Regno Unito avrà qualcosa da dire al riguardo. Ma credo che sarebbe una cosa grandiosa. Insomma, come potrebbe essere un male?”, ha concluso il presidente statunitense.
Milano, Tajani lancia Perego candidato sindaco: è l’uomo giusto
Roma, 12 set. (askanews) – Matteo Perego di Cremnago è “l’uomo giusto al momento giusto per permettere a Milano di fare un salto di qualità”. Così il leader di Fi Antonio Tajani, a Montesilvano dove è in corso la festa Azzurra libertà, lancia la candidatura dell’attuale sottosegretario alla Difesa a sindaco di Milano. “Lo offriamo ai nostri alleati, non vogliamo fare nessuna imposizione, puntiamo sulla qualità”.
“Non essendoci stata – ha spiegato Tajani – la possibilità di trovare un civico in grado di guidare la coalizione e dovendo scegliere un candidato politico, Matteo Perego risponde all’esigenza di aprire anche al centro: è moderato ma è un uomo forte in grado di raccogliere consensi in quella Milano che cerca moderazione e un sindaco rassicurante”.
“Matteo – ha sottolineato il vicepremier – è innanzitutto giovane, quindi può rappresentare il futuro non soltanto del nostro partito ma di una città, della nostra capitale economica che ha bisogno di guardare avanti, è un milanese da quindici generazioni quindi è espressione della città di Milano; è impegnato fortemente sul tema della sicurezza per il ruolo che svolge come sottosegretario alla difesa perché il tema della sicurezza in una città come Milano è sempre più importante e va risolto. L’amministrazione comnunale non ha fatto ciò che doveva fare, Matteo potrà dare un contributo importante. È impegnato nella tutela del verde, noi siamo ambientalisti pragmatici, non ideologici, siamo fortemente a favore di una città a misura d’uomo”.
“Matteo – ha concluso Tajani – è stato un grande manager, conosce la città a menadito e per la sua conoscenza della città, per il suo essere fortemente milanese, è fortemente impegnato. Nei prossimi giorni sarà anche con le forze dell’ordine a verificare come far sì che le periferie di questa grande città non siano invase da maranza e cresca il degrado. Vogliamo che tutti siano messi nella condizione di poter circolare a Milano di giorno e di notte senza timore di essere aggrediti”.
Governo, Meloni: italiani devono sapere che non scappiamo,noi lavoriamo
Roma, 12 set. (askanews) – “La nostra bussola è e rimarrà sempre il programma che i cittadini hanno sottoscritto nelle urne e che stiamo attuando punto per punto senza esitazioni”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un video messaggio alla festa nazionale dell’Udc in corso a Roma.
“Sono convinta che l’altra grande innovazione che stiamo regalando a questa nazione accanto a quella della stabilità della quale si è ampiamente discusso negli ultimi 10 giorni sia proprio il ritorno alla coerenza. Noi sappiamo perfettamente quale sia la strada da seguire ogni giorno e quella strada è rispettare gli impegni che sono sanciti nel programma”, ha sottolineato la premier.
“Gli italiani ci hanno detto cosa dobbiamo fare, noi lo stiamo facendo passo dopo passo, con costanza, con determinazione. Ed è quello che abbiamo fatto fin dal primo giorno ed esattamente quello che continueremo a fare fino all’ultimo, perché la missione che ci lega è chiara: costruire un’Italia più consapevole di se stessa, della propria forza, delle proprie potenzialità”, ha aggiunto.
“Abbiamo ancora moltissimo da fare e chiaramente le sfide che questo tempo ci sta mettendo di fronte sono particolarmente complesse, però gli italiani devono sapere che c’è un governo che rimane ogni giorno al lavoro per dare risposte, che c’è un governo che tiene la barra dritta, che c’è un governo che non ha paura, un governo che non scappa. Devono sapere anche che lo stiamo facendo insieme a tutte le forze da oltre 30 anni e che sono i pilastri del centrodestra”, ha concluso.
Massicci attacchi della Russia in tutta l’Ucraina: a Zaporizhzhia, Odessa, Dnipro, Kryvyi Rih, Sloviansk
Roma, 12 set. (askanews) – La Russia ha sferrato, durante la notte, “un attacco massiccio contro aziende dell’industria metallurgica ucraina che producono equipaggiamenti a uso militare, nelle città di Zaporizhzhia, Dnipro e Kryvyi Rih”, ha affermato il ministero della Difesa russo. Le forze russe hanno preso di mira anche “infrastrutture portuali” nell’oblast di Odessa, secondo quanto riferito da Mosca.
Nel dettaglio, il ministero della Difesa russo afferma di aver colpito il complesso metallurgico Zaporizhstal a Zaporizhzhia, che è, secondo Mosca, “uno dei principali fornitori di prodotti laminati per la fabbricazione di strutture di protezione e blindatura per equipaggiamenti militari, nonché di piastre per giubbotti antiproiettile”.
La polizia ucraina ha reso noto che la città di Zaporizhzhia è stata colpita due volte, provocando due morti e otto feriti. In un primo attacco, avvenuto dopo la mezzanotte, droni russi “hanno colpito edifici abitati da civili”, uccidendo un uomo e una donna, ha riferito la polizia su Telegram. Altre quattro persone sono rimaste ferite. “Poco dopo, i russi hanno attaccato nuovamente la città con missili, prendendo di mira delle infrastrutture”, ha affermato la stessa, aggiungendo che questo secondo attacco ha causato il ferimento di quattro civili.
A Kryvyi Rih, dove una persona è rimasta uccisa in un attacco contro un'”azienda industriale”, secondo Kiev, la Russia afferma di aver colpito un complesso metallurgico che “produce prodotti metallurgici per la fabbricazione di armi ed equipaggiamenti militari”.
Dnipro, anch’essa situata nell’oblast di Dnipropetrovsk, le truppe di Mosca hanno colpito l’innovativo complesso elettrometallurgico dello stabilimento Interpipe Steel, accusato dal ministero russo di essere “il più grande produttore e fornitore di acciaio laminato in Ucraina per la fabbricazione di prodotti a uso militare”. In questo oblast dell’Ucraina centrale, l’esercito russo ha preso di mira anche complessi minerari che – sempre secondo Mosca – “estraggono, arricchiscono e aggregano minerale di ferro per la produzione di prodotti metallurgici impiegati in ambito militare”.
I bombardamenti russi hanno causato almeno quattro morti e cinque feriti nell’oblast di Donetsk, nell’Ucraina orientale: lo ha reso noto la polizia ucraina. In un messaggio su Telegram, la polizia ha riferito di cinque attacchi contro la città di Sloviansk, “tre dei quali effettuati con bombe KAB-250”, nonché di un colpo sferrato da un drone Lancet che ha colpito un’ambulanza a Yasnogorka. “Un membro del personale sanitario è rimasto ucciso”, ha sottolineato.
Infine, nell’oblast di Odessa, la Russia ha colpito “infrastrutture portuali utilizzate per lo scarico e lo stoccaggio di beni a uso militare, due navi che avevano trasportato armi ed equipaggiamenti militari per le forze armate ucraine e un rimorchiatore”. L’attacco russo sferrato nella notte contro l’oblast di Odessa, regione dell’Ucraina meridionale, ha causato almeno 35 feriti, secondo l’ultimo bilancio fornito dalle autorità regionali. “Due persone risultano ancora disperse e le operazioni di ricerca e soccorso sono in corso”, ha aggiunto il capo dell’amministrazione militare regionale, Oleh Kiper.
Roberto Bolle: “Nel mio futuro c’è la danza, anche dietro le quinte”
Milano, 12 set. (askanews) – Nella tre giorni che celebra il potere e la bellezza della danza a Milano, Roberto Bolle, ideatore e anima di On Dance, è riuscito a coinvolgere migliaia di persone fancendole ballare. Vero ambasciatore della danza nel mondo Roberto Bolle a 51 anni, ma ne dimostra la metà, guarda al futuro.
“Nel futuro di Roberto c’è sicuramente ancora la danza, non direi altri sport, non mi cimenterò per adesso in altro. La danza per me è sufficiente, riempie ampiamente la mia vita con tantissime iniziative appunto come On Dance, o come la fondazione. Anche quando in un domani in cui non sarò più sul palcoscenico, credo che da dietro le quinte riuscirò a organizzare e a creare qualcosa di molto belle per la danza”.
La danza per Roberto Bolle è passione e dedizione, negli ultimi anni però si è appassionato anche ad altri sport, come Tennis, calcio e Automobilismo, rigorosamente però da spettatore.
“Sicuramente un Roberto Bolle oltre la danza. Domenica è stato un insieme di eventi che si sono veramente sommati l’uno all’altro, quindi può aver fatto più effetto: dal Gran Premio di Monza, allo Juventus Stadium a Torino, ma anche il tennis sono già stato più volte a vederlo, sono stato anche al Roland Garros, agli ATP a Torino, ecco mi emoziona e diciamo apprezzo tantissimo non solo l’atletismo ma anche la mentalità dei tennisti, così come al Gran Premio, anche un paio di anni fa ero stato. Lo sport in generale è qualcosa che sento molto vicino per l’agonismo, ma soprattutto per l’approccio mentale degli atleti che hanno verso una sfida e soprattutto a questi livelli quanta pressione devono sopportare, subire e contrastare per essere i numeri uno. Questo è molto affascinante da ogni punto di vista ma da chi questa pressione, prova anche in palcoscenico ogni volta è ancora più stimolante”.
Sicurezza, Lega: subito 10mila militari in strada, si voti nostra risoluzione
Roma, 12 set. (askanews) – La Lega ha depositato una risoluzione, in votazione nei prossimi giorni, per impegnare il governo a rafforzare ed estendere l’operazione “Strade Sicure”, portando a 10mila i militari impegnati nel presidio delle strade, delle piazze e delle stazioni italiane.
“Attualmente, infatti, sono ancora scoperti ben 61 capoluoghi di provincia dal presidio armato di ragazze e ragazzi in divisa e, con una spesa contenuta di 109 milioni all’anno, si garantirebbe maggior sicurezza in tante città. Sarebbe inspiegabile da parte della maggioranza rinviare ancora una scelta che può essere operativa fin dai prossimi giorni. La spesa potrebbe essere coperta dai profitti di soli tre giorni di una grande banca italiana”, si legge in una nota della Lega.
Malan lo ha detto: alla destra sarebbe più utile il Rosatellum
Più si avvicina il traguardo e più il Melonellum presenta il conto delle sue contraddizioni. Le critiche che hanno accompagnato la riforma non sono state assorbite e, semmai, acquistano maggiore consistenza proprio mentre la maggioranza cerca di condurre in porto il nuovo sistema elettorale.
Rimane anzitutto il problema costituzionale. Un meccanismo costruito per indicare attraverso il voto una maggioranza e, di fatto, il suo capo, rischia di produrre una sovrapposizione con le prerogative del Presidente della Repubblica, cui l’articolo 92 della Costituzione attribuisce la nomina del Presidente del Consiglio. Il Melonellum finisce così per anticipare surrettiziamente alcuni effetti politici del premierato, prima ancora che la revisione costituzionale sia compiuta.
C’è poi il premio di maggioranza: portare una coalizione dal 42 al 55 per cento dei seggi significa alterare in misura assai consistente la rappresentanza parlamentare. È il punto sul quale continuerà inevitabilmente a concentrarsi la discussione circa la ragionevolezza e la proporzionalità del premio.
Neppure la reintroduzione delle preferenze modifica sostanzialmente il quadro. Può correggere il potere delle segreterie nella scelta degli eletti e restituire qualche spazio agli elettori, ma incide solo marginalmente sull’architettura complessiva della legge.
Ora, però, è comparsa la contraddizione politicamente più insidiosa: Vannacci. La riforma immaginata per mettere in sicurezza il centrodestra potrebbe rendere più redditizia proprio la corsa autonoma di Futuro Nazionale. Una forza collocata alla destra della coalizione può sottrarre voti decisivi al raggiungimento della soglia prevista per il premio e, nello stesso tempo, conquistare una rappresentanza proporzionale significativa.
Ecco perché acquistano un significato particolare le parole di Lucio Malan. Il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, respingendo l’accusa di voler costruire una legge contro Vannacci, ha osservato che, se la maggioranza volesse pensare soltanto alla propria convenienza, «faremmo prima a tenerci il Rosatellum».
Una battuta casuale? Forse. Ma fotografa perfettamente il paradosso. Con i collegi uninominali del Rosatellum, una formazione autonoma di destra potrebbe sottrarre voti alla coalizione senza trasformarli con altrettanta facilità in seggi. Il vecchio sistema che Meloni voleva archiviare potrebbe dunque rivelarsi più efficace contro Vannacci della nuova legge costruita dalla sua maggioranza.
Soffia per questo un venticello di ripensamento. Ma ormai potrebbe essere troppo tardi per cambiare rotta. Meloni ha investito troppo politicamente sulla riforma per fermarsi a pochi metri dal traguardo. Resta così prigioniera di un grande pasticcio: il Melonellum, concepito per consolidare il potere della destra, rischia alla fine di affossarne le furbizie.
Meloni: Vannacci ricorda il Mago di Oz, uomo che proietta immagine gigante
Roma, 12 set. (askanews) – Intervistata dal Foglio, la premier Giorgia Meloni consiglia un libro, un film o una serie tv ai supi avversari e ai suoi alleati. “A Conte e Schlein – risponde la presidente del Consiglio – consiglio ‘Una poltrona per due’, e non credo che serva spiegare il perché. A Renzi ‘Ritorno al futuro’, per la nostalgia degli anni che furono. A Calenda ‘L’ultimo dei Mohicani’, per la tenacia con cui si oppone agli estremismi della sinistra. A Vannacci consiglierei ‘Il Mago di OZ’, perché l’uomo che proietta la sua immagine gigantesca, alla fine del film, è un po’ quello che mi capita di pensare quando vedo quei video fatti con la IA di lui muscoloso condottiero e poi lo ritrovo a fare le gare di nuoto con Renzi. A Tajani e Salvini consiglio ‘Stranger Things’, serie meravigliosa, perché guardare quella comitiva all’apparenza improbabile che combatteva una battaglia più grande di lei mi ha fatto spesso sorridere, pensando a questi anni”.
Tutte esaurite le date del tour di Kid Yugi nei palazzetti
Milano, 10 set. (askanews) – Continua il grande successo di Kid Yugi! Sono sold out tutte le date dell'”Anche Gli Eroi Muoiono Tour”, la sua prima tournée nei principali palasport italiani, prodotta da Vivo Concerti.
A poche settimane dalla partenza, il tour registra il tutto esaurito: la prima tappa sarà domenica 27 settembre 2026 al Palaflorio di Bari, per poi proseguire mercoledì 30 settembre 2026 alla Fiera di Padova, martedì 6 ottobre 2026 al Palazzo dello Sport di Roma. Arriverà poi a Milano con un triplo appuntamento, giovedì 8 ottobre, venerdì 9 ottobre e sabato 10 ottobre 2026 all’Unipol Forum, per poi continuare martedì 13 ottobre 2026 al Palapartenope di Napoli, giovedì 15 ottobre 2026 al Mandela Forum di Firenze, fino a concludersi venerdì 23 ottobre 2026 con una seconda tappa al Palazzo dello Sport di Roma.
Kid Yugi porterà finalmente live sul palco tutte le sue più grandi hit e i brani contenuti nel nuovo album “Anche gli eroi muoiono”, uscito a gennaio 2026 e certificato triplo disco di platino. Con il nuovo progetto l’artista ha conquistato il record di album più venduto di sempre nella settimana di debutto nell’epoca dello streaming, posizionandosi alla #1 della classifica FIMI/NIQ sia per gli album sia per CD, vinili e musicassette più venduti, con tutte le tracce in Top20 della classifica dei singoli.
“Anche gli eroi muoiono” approfondisce i temi centrali della scrittura di Kid Yugi: il confine sottile tra bene e male, l’analisi della società contemporanea, la perdita dei valori assoluti e il concetto di eroe nell’epoca moderna. Il progetto nasce da una riflessione profonda sulla figura dell’idolo e sul valore attribuito alle persone oggi, spesso misurato in termini di successo e denaro. L’artista, tra i più ascoltati in assoluto in Italia, ha aperto in modo strabiliante il 2026, reduce dal successo straordinario di “I nomi del Diavolo”, album certificato sei volte disco di platino. Con 26 dischi di platino, 20 dischi d’oro, più di 2,5 miliardi di stream complessivi e milioni di ascoltatori mensili su Spotify, Kid Yugi si conferma una delle figure centrali del rap italiano contemporaneo.
I Turchi di Pasolini, a Udine il teatro-specchio di Alessandro Serra
Udine, 12 set. (askanews) – La lingua friulana, la poesia di Pier Paolo Pasolini che si fa storia e teatro contemporaneo nella visione del drammaturgo e regista Alessandro Serra, le luci che definiscono un mondo scenico e una tragedia senza fine e senza tempo, che passa dalla lezione greca al 1500 e arriva fino a oggi, nel nostro mondo di eterni spettatori del tragico quotidiano. Al Teatro Nuovo Giovanni da Udine è andata in scena la prima nazionale di “I Turcs tal Friul” di Serra, opera pasoliniana del 1944 che fu rappresentata per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1976, poco dopo il terremoto che sconvolse la regione.
“Il mio – ha spiegato Serra ad askaanews – è sempre lo stesso approccio che sia Pasolini, che sia Eschilo, che sia Sofocle o Shakespeare, l’approccio è sempre lo stesso, cioè la scrittura di scena. Quindi si parte da un grande amore, un grande rispetto per il testo, e quindi da un lungo periodo di lavoro a casa tra me e il testo, per cercare di spiantare delle linee drammaturgiche forti e spiantarne le luci, i suoni, i costumi, le parole, le relazioni, la logica delle conseguenze e cercare delle porte d’accesso a una dimensione, usiamo un parolone, metafisica, non lineare”.
Ambientata nel 1499, all’epoca dell’invasione turca del Friuli, la tragedia è un grande coro classico e dialettale, un’esplorazione profonda del modo in cui la paura ci offende, ci travolge, del modo in cui la storia è violenza e perdita, ma anche di come il teatro riesca ancora oggi, nonostante tutto, a essere luogo di un rito, sacro seppur profano, che, quantomeno, ristabilisce uno spazio di dignità. “Quando si crede di aver capito come si fa qualcosa – ha aggiunto il regista e drammaturgo – quella cosa diventa ideologica. Io non so mai come si fa quella cosa lì. Tutta la mia vita artistica è una ricerca sul linguaggio, in questo caso il motivo per cui ho accettato questa proposta è perché mi interessava proprio questo linguaggio. Credo di aver colto questo linguaggio inaspettato per me, che è la sacra rappresentazione. In realtà quello che abbiamo fatto è una sacra rappresentazione”.
La lingua è ovviamente fondamentale, così come fondamentale per capire Pasolini è la rabbia devota dei suoi personaggi, che trovano nella bestemmia – salvifica infine – quella forma di poesia ruvida e reale che ha accompagnato lo scrittore per tutta la vita. E il teatro di Serra dimostra con i fatti sul palco le proprie premesse teoriche. “L’intento – ha aggiunto l’artista – è porgere lo specchio. L’intento è mostrare non l’imitazione della vita, diciamo così. Non si tratta di copiare la vita, rifare la vita come si fa nel cinema o nelle fiction, ma di scolpire l’ideale, distillare la vita come diceva Anton Cechov. Quindi tu davanti a te devi vedere qualcosa che non vedi tutti i giorni ma che ti riguarda nel profondo”.
“I Turcs tal Friùl” fa proprio questo, ci restituisce, pur nell’innominabile tragedia, un’immagine profondamente vera della vita, con tutte le sue contraddizioni. “Alla fine – ha concluso Alessandro Serra – i turchi siamo anche un po’ noi e se è vero che non lo siamo comunque ne siamo complici”.
Lo spettacolo è parte di un progetto di Cinemazero che collega l’opera di Pasolini al terremoto del 1976, in un percorso che intreccia le arti con la comunità e l’idea di ricostruzione. (Leonardo Merlini)
Auguri Mattarella per capodanno ebraico: coltivare riconciliazione e dialogo
Roma, 12 set. (askanews) – “Rivolgo a tutti i concittadini delle comunità ebraiche italiane e agli ospiti o residenti di fede ebraica presenti nel nostro Paese i migliori auguri in occasione delle festività di Rosh haShanà. L’inizio del nuovo anno nel calendario ebraico sollecita sentimenti di speranza e di rinascita, interpellando tutti e ognuno a coltivare le ragioni della riconciliazione, del dialogo e del rispetto reciproco. Queste benevole aspirazioni sono largamente condivise dall’umanità, senza distinzioni di credo religioso, concezione filosofica o convinzione politica”. Lo dichiara il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del Capodanno ebraico.
“La lieta ricorrenza di Rosh haShanà – sottolinea il capo dello Stato – ci esorta a darne concreta realizzazione nelle opere della quotidianità. Occorre accogliere questa esortazione in senso ancor più cogente nell’attuale momento storico, esposto a incertezze, conflitti, al rischio che nuovi muri si frappongano permanentemente tra le persone. È dovere di tutti, indistintamente, concorrere a scongiurare tali derive nefaste, impedendo che i valori della giustizia, della solidarietà e della pace siano sviliti, ridotti a idealismi astratti, subordinati a logiche di pura prevaricazione. Sono, al contrario, i capisaldi della Repubblica Italiana e della vita della nostra comunità nazionale, antidoti a ogni forma di intolleranza e discriminazione”.
“Che questi giorni di festa possano indurre tutti a riflettere su quanto essi siano presupposti irrinunciabili per una civile e proficua convivenza, per la costruzione di società più coese nel rispetto del pluralismo, per la salvaguardia di un ordine internazionale pacifico, prospero, equo e regolato dal diritto”, conclude Mattarella.
Cristiano e popolare, Gargani sapeva guardare avanti
Di Giuseppe Gargani restano molte immagini: il parlamentare, il giurista, l’uomo delle istituzioni, il dirigente democristiano, l’europeista. A me piace ricordarlo anzitutto per una qualità che teneva insieme tutte le altre: l’integrità morale e intellettuale con cui ha attraversato stagioni diversissime della nostra vita politica.
Peppino apparteneva a una generazione per la quale la politica non poteva essere separata dalla cultura. Aveva alle spalle studi, letture, una raffinata preparazione giuridica, ma soprattutto possedeva una concezione alta della responsabilità pubblica. Il Parlamento, i partiti, le istituzioni non erano per lui strumenti da piegare alla convenienza del momento: erano luoghi nei quali la democrazia prendeva forma attraverso la partecipazione, la rappresentanza, il confronto.
Per questo la dissoluzione della Democrazia Cristiana, e poi la lunga frantumazione dell’esperienza politica dei cattolici democratici, non riuscirono mai a recidere il filo che lo legava al nucleo più profondo di quella cultura. Gargani attraversò sigle, schieramenti e passaggi politici, ma non cambiò la propria bussola. Rimase un popolare, un democratico cristiano, convinto che la persona, la comunità, la solidarietà, la libertà e la giustizia sociale dovessero continuare a costituire il fondamento dell’azione politica.
Questa fedeltà, tuttavia, non aveva nulla di nostalgico. Non coltivava l’illusione che fosse possibile ricostruire ciò che la storia aveva ormai consegnato al passato. Conosceva troppo bene la politica per cedere all’incanto del “buon tempo antico”. La sua domanda era un’altra: che cosa può ancora dire quella cultura all’Italia di oggi?
Negli ultimi anni tornava continuamente su questo punto. Spendeva parole fervide per l’unità dei Popolari, non per restaurare una sigla, ma per ricostruire una presenza. Avvertiva il vuoto lasciato dalla dispersione cattolico-democratica e vedeva con preoccupazione una politica sempre più affidata alla personalizzazione, alla radicalizzazione degli schieramenti e all’impoverimento dei partiti.
La sua era dunque una fedeltà rivolta al futuro. Pensava che ci fosse ancora bisogno di una forza capace di ricomporre, mediare, rappresentare; di riportare nella vita pubblica una cultura politica nutrita dal popolarismo sturziano, dalla tradizione democratico-cristiana e dal costituzionalismo repubblicano.
E questo orizzonte non si fermava ai confini nazionali. Gargani era profondamente europeista. L’Europa rappresentava per lui una scelta di civiltà, prima ancora che un’architettura istituzionale: la grande intuizione di De Gasperi, Schuman e Adenauer da custodire e rinnovare davanti alle nuove tentazioni nazionalistiche e alle spinte autocratiche.
Credo che qui si trovi la parte più viva della sua eredità. Non ci chiedeva di tornare indietro. Ci chiedeva di ripartire. Di recuperare le ragioni di una storia per misurarle con il tempo nuovo.
Giuseppe Gargani ha continuato fino all’ultimo a credere che una posizione cattolico democratica potesse rinascere e tornare a incidere nella vita pubblica italiana ed europea. È una convinzione che oggi, mentre lo ricordiamo, suona anche come una consegna.
Giuseppe Gargani, l’Irpinia e una grande stagione democristiana
Il partito e il territorio, il Parlamento e la provincia, Roma e le aree interne. Quando a maggio scorso ho appreso della scomparsa di Giuseppe Gargani, oltre alla naturale commozione, queste diadi, queste duplici direttrici sono balenate nella mia mente come impronte, orme lasciate su un lungo e glorioso percorso politico.
Insieme, con amici di elevato rango politico, culturale e umano come Ciriaco De Mita, Salverino De Vito, Nicola Mancino e Gerardo Bianco, abbiamo pensato, costruito e realizzato un’ipotesi politica – che da potenza si è poi tramutata aristotelicamente in atto, a prezzo di capacità e sacrificio – che desse forza e visibilità a queste realtà. Abbiamo messo in campo, consentitemi, un miracolo politico-istituzionale: perché, partiti dalle aree interne, osteggiati da molti, abbiamo modificato i criteri di rilevanza nel partito, nelle istituzioni, nel Paese e nei media. Le aree interne non più brutto anatroccolo, ma fucina di classe dirigente.
La raffinatissima cultura giuridica di Gargani oggi sarebbe più che mai necessaria, in tempi di sermoni populistici e securitarismi beceri. Il suo garantismo non era un feticcio, ma aveva le sue radici nell’umanesimo cristiano popolare, nella tradizione del cattolicesimo politico italiano, declinata per molti anni nella corrente di Base, la cosiddetta “sinistra politica” della Democrazia Cristiana. E aveva un sostrato culturale solido, perché era “sradicamento del conflitto e tutela della dignità umana”, sulla scorta della lezione di La Pira.
Quando fui nominato Ministro della Giustizia mi disse: «Clemente, sono felice per te e sono sicuro che farai bene. Ricordati che sei dove ho sempre sognato di essere e non sono mai stato», riferendosi alla poltrona più importante di via Arenula, naturalmente la massima aspirazione per un giurista del suo calibro. Io gli risposi affettuosamente: «Io sono, caro Peppino, invece, dove mai avrei sognato di stare».
La sua intelligenza, comunque, nel corso di un curriculum politico lungo e prestigioso – in Parlamento prima, dal 1972 al 1994, e all’Eurocamera successivamente, per quindici anni fino al 2014 – ha rappresentato lo stile di un “democristiano autentico”, che ha creduto davvero nella cultura del dialogo e nel rapporto con le comunità locali, non come strumento elettorale ma come missione, come senso del fare politico.
Su questo abbiamo camminato sugli stessi sentieri culturali, non sempre a braccetto, certo, ma alimentati da comuni radici e sempre da una stima reciproca intangibile.
Resterà con me il ricordo personale dell’ultimo incontro alla buvette della Camera. Ci salutammo con affetto, tra amarcord e quella lucida capacità di prevedere gli eventi che gli è appartenuta sempre. Con lui si è chiusa una stagione di centralità dei partiti, di appartenenza e di amore per le proprie comunità, una stagione che è nella storia politica della Campania interna.
Il filosofo contemporaneo Maurizio Ferraris dice che «una presenza conta solo se lascia tracce». Quelle di Giuseppe Gargani sono ben impresse nella cultura politica di stampo cattolico del Mezzogiorno e del Paese.
I nipoti: «Quello che sappiamo d’importante l’abbiamo imparato osservandolo»
di Marco, Paolo, Giuseppe e Giorgio
C’è un modo di ricordare Peppino Gargani che passa per la sua storia politica, per il contributo che – spesso dietro le quinte – ha dato a questioni fondamentali della Prima e della Seconda Repubblica. Ma poi ce n’è un altro – di cui soltanto noi, i suoi amati nipoti, possiamo dare testimonianza – che passa per gli scherzi, per una piccola deriva a vela, per un mazzo di carte, per gli insegnamenti dati senza mai chiamarli così. E qualche volta, sì, anche per una cucina.
Nonno Peppino era innamorato di quel magico mare di Sardegna, a Stintino, in un modo che non ammetteva mezze misure. Come tutti gli innamorati, aveva bisogno di contagiare gli altri. Ci è riuscito: ci portava sul suo barchino a vela, uno a uno, e in quelle ore imparavamo qualcosa che non aveva niente a che fare con la vela. Imparavamo che qualcuno aveva tempo per noi, che si poteva stare in silenzio insieme.
Ci spiegava il vento con la pazienza di chi non ha fretta di essere capito subito e ci lasciava sbagliare la manovra senza mai alzare la voce. Ci ha insegnato a leggere il mare prima di uscire e a capire quando era il caso di rientrare: due cose che, ci accorgiamo adesso, non riguardavano soltanto la vela. Oggi nessuno di noi riesce a guardare quel mare senza vederlo lì, con la mano sul timone.
Ed è lo stesso nonno che a Natale teneva banco al sette e mezzo, che bluffava dicendo «Sto benissimo!» con un misero quattro, e rilanciava, e si divertiva più di noi, in partite lunghe ore che avevano la solennità di un rito. Non ci lasciava mai vincere, e quello era il suo modo di rispettarci.
Quel nonno che, nelle interminabili ore a tavola nelle “feste comandate”, ci prendeva in giro con una faccia serissima; che aspettava che ci cascassimo tutti prima di scoppiare a ridere per primo.
Amava cucinare i suoi bucatini all’amatriciana, che difendeva e lodava come una questione di principio: era un piatto unico e chiunque avesse osato suggerire una variante riceveva uno sguardo di paziente compatimento. Li preparava con la stessa cura e dedizione per chiunque sedesse alla sua tavola, perché lì sedeva tutta la sua vita insieme: dai politici con cui tesseva le tele democristiane e post-democristiane agli amici di una vita, fino ai nostri amici, che accoglieva con gioia, senza compartimenti.
Sono dettagli piccoli, lo sappiamo. Una barca, un mazzo di carte, uno scherzo, un piatto di pasta. Ma è di dettagli piccoli che è fatta l’eredità vera di una persona, quella che non finisce negli archivi.
Le cose più importanti che nostro nonno ci ha lasciato non sono state dette a parole. Ce le ha mostrate.
Ci ha mostrato cosa significa amare una donna per una vita intera, con una dedizione che a noi nipoti sembrava semplicemente il modo in cui il mondo funzionava e che solo crescendo abbiamo capito essere una cosa unica, ancor più che rara.
Ci ha mostrato cosa significa mettere la famiglia al centro non a parole, ma nell’uso concreto del proprio tempo, che è la sola valuta che davvero possediamo. Ci ha mostrato cosa vuol dire essere un uomo: presenza, responsabilità, tenerezza senza vergogna.
Non ci ha mai fatto una lezione su questo. Ci ha semplicemente vissuto davanti, ogni giorno, e ha lasciato che guardassimo. E ha fatto in modo che ognuno di noi, per quanto diverso dagli altri, si sentisse guardato a sua volta.
Adesso che non c’è più, scopriamo che tutto quello che sappiamo di importante l’abbiamo imparato osservandolo.
Ne custodiremo il ricordo, noi quattro nipoti, come le decine di migliaia di elettori che lo hanno sostenuto e che lui ha seguito per tutta la vita, proprio come noi.
La lezione di Gargani: rappresentare, educare, costruire
di Amerigo Festa e Giuseppe Vecchione
Uno dei tratti distintivi della classe dirigente democristiana della Prima Repubblica è stato l’esercizio di un vero e proprio magistero, con la grande capacità di tenere insieme esempio vissuto, pensiero consegnato ai libri, confronti serrati a tu per tu, dibattiti pubblici e articoli di giornale.
L’on. Giuseppe Gargani è stato testimone autentico di questa vera e propria impostazione pedagogica. Le direttrici che hanno incrociato i nostri percorsi, il mio e quello dell’avv. Amerigo Festa con quello dell’onorevole, sono un estratto del suo metodo: così Gargani tesseva rapporti che potevano evolvere in relazioni e, alla fine, in magistero.
Io lo conobbi dopo un classico percorso nel movimento giovanile dell’UDC, dove lui transitò in uscita da Forza Italia. Amerigo Festa lo incrociò coinvolgendolo più volte in conferenze di natura sociale e culturale, prima della nascita del nostro sodalizio politico: un uomo poliedrico che, attraverso la cultura, l’esercizio del pensiero e dell’oratoria, trovava la strada per tessere relazioni nuove. Questo approccio è parte del suo magistero.
Quando denunciavamo come oggi i parlamentari spesso non esercitino la rappresentanza politica nel territorio, complice il censurabile sistema delle liste bloccate, la sua presenza costante, la ricerca continua di un confronto attivo e serio con le migliori energie delle comunità locali, incarnavano un valore: la rappresentanza intesa come presenza reale, contatto umano, scambio di esperienze e pensieri, sviluppo di strategie per il territorio, con lo sguardo sempre rivolto a ciò che accadeva a Roma e in Europa.
Per lui la rappresentanza politica vissuta così era un principio non negoziabile, con la vita divisa tra Roma, Avellino e Morra De Sanctis, e si traduceva in un rispetto quasi sacrale delle istituzioni democratiche.
Negli ultimi quindici anni abbiamo visto il suo attivismo, consapevole del declino, a difesa del Parlamento, che ha esercitato fino alla fine nel ruolo di presidente dell’Associazione degli ex Parlamentari. Non come stanco sindacalismo autoreferenziale, ma come forma viva della “riserva d’esperienza” della Repubblica: promuovendo convegni, coltivando relazioni istituzionali, alimentando riflessioni e proposte.
Basti ricordare l’audizione in Commissione Affari Costituzionali del 21 maggio 2026, con il presidente on. Nazario Pagano, e il documento dell’Associazione per l’occasione: «Tutto questo è derivato dalla crisi dei partiti che ha determinato movimenti “personali” senza identità, per cui i cittadini non “concorrono con metodi democratici a determinare la politica nazionale”, come stabilisce la Costituzione, e si è offuscata la libertà del Parlamento di indirizzare la politica del Paese: l’essenza del regime parlamentare». In quelle parole c’è il cuore del “Gargani pensiero”.
Questo solco si è intrecciato con un cammino comune. Nel primo decennio del Duemila, Amerigo Festa ha organizzato e animato, insieme a Gargani, vari convegni dedicati alla promozione dell’armonia e del dialogo interreligioso, intesi come vero strumento civile di disinnesco dei conflitti planetari: la dignità della persona, l’ascolto tra fedi e culture, il linguaggio della pace come prassi concreta delle comunità. Nel secondo decennio, alcune tappe di riflessione si sono rivolte anche ai territori della ricerca filosofica e spirituale e ai suoi riflessi sul vivere civile.
Dal 2020 in avanti, questo dialogo culturale è sfociato in un impegno politico condiviso: la costruzione di una “identità popolare” e di un soggetto politico di centro ispirato ai valori del popolarismo sturziano.
Aspetto essenziale di questo impegno è stato anche un lavoro di verità storica e di riforma civile. Insieme abbiamo promosso studi, anche storici, per un’esatta ricostruzione della vicenda di Tangentopoli, convinti che senza memoria ordinata non ci sia giustizia.
E, sul piano delle riforme, abbiamo condiviso una posizione netta di contrasto alle norme e alle prassi che consegnano un potere sproporzionato al Pubblico Ministero nel processo, riducendo garanzie e diritti della difesa, fino a deformare l’equilibrio tra le funzioni e a dilatare la sfera della pretesa punitiva oltre i confini della giurisdizione. Non si tratta di polemica di parte, ma di equilibrio costituzionale.
Come non ricordare, inoltre, la sua grande preoccupazione per l’avanzare delle autocrazie a scapito delle democrazie. Gargani era un europeista convinto, di quell’europeismo che difende valori e integra popoli, facendo dell’Europa uno spazio reale di libertà e diritti. Un figlio degnissimo della lezione di De Gasperi, Adenauer e Schuman, che ha cercato di trasmetterci con tutte le sue energie.
Grande assertore del primato della cultura, ha sempre visto il partito come comunità educante: anche per questo aborriva i nomi privi di significato dei partiti odierni, convinto che senza una fisionomia ideale non possa esserci rappresentanza autentica.
Se oggi parliamo di “Gargani Maestro” non è per retorica, ma perché abbiamo sperimentato un metodo: presenza, studio, parola responsabile, relazione che diventa comunità. È un’eredità che impegna. Sta a noi farla vivere, nella cultura e nella politica, come servizio al bene comune.
L’uomo del dialogo e delle istituzioni: ritratto di Gargani, carissimo amico
di Vincenzo Lucido e Aniello Lucido
Il rischio della retorica e il dovere della verità
Ricordare un carissimo amico, per giunta politico autorevole, comporta un rischio grosso: incorrere nella facile retorica, se non addirittura nell’apologia, con il timore di non rendere il giusto onore alla complessa e ricca personalità di un parlamentare nazionale ed europeo, protagonista degli eventi di oltre cinquant’anni della nostra Repubblica.
Noi, ispirandoci al suo celebre conterraneo che ne ha segnato la vita anche per legami familiari — «Io credo nella storia… preparatevi a scrivere con verità e naturalezza» —, siamo convinti di poter evitare entrambi i rischi. Freniamo ogni comprensibile moto dell’animo dettato da una lunga e sincera frequentazione e ci limitiamo a riportare la verità di quanto abbiamo vissuto.
Abbiamo avuto il privilegio del suo affetto e di una significativa esperienza amministrativa come sindaci della città di Salerno e di un importante centro dell’Irpinia, Sant’Angelo dei Lombardi, potendo contare sulla puntuale e continua assistenza dell’onorevole Gargani.
L’omaggio delle istituzioni e della sua gente
Siamo confortati, in verità, dalle unanimi e straordinarie attestazioni di stima e dai riconoscimenti giunti in occasione dei funerali: a Roma, con la presenza del Presidente della Repubblica; con la camera ardente alla Camera e presso la Provincia, di cui è stato indimenticabile storico presidente negli anni Settanta, alla presenza degli esponenti di tutte le forze politiche e istituzionali, regionali e nazionali; con la commossa e magistrale orazione funebre del senatore Ortensio Zecchino; infine nella sua Morra, circondato dalla partecipazione della sua gente.
Tutti, amici e avversari politici, gli hanno riconosciuto competenza, onestà, capacità di ascolto e di mediazione, tributandogli quegli onori che avrebbe meritato già in vita.
Da Morra De Sanctis alla scelta della politica
L’onorevole Gargani, per tutti Peppino, era nato a Morra De Sanctis. Dopo gli studi liceali a Sant’Angelo dei Lombardi — dove instaurò solidi e profondi legami, alimentati nel tempo — e la laurea in Giurisprudenza, sarebbe stato destinato, secondo la volontà paterna, poi realizzata dal fratello Angelo, giunto ai vertici della magistratura, a una brillante carriera in magistratura o in un qualificato e prestigioso studio legale.
Ma, da uomo tenacemente legato alla propria terra, nel ricordo delle brutture del fascismo e dell’incontrollabile reazione popolare guidata dalla sinistra, che portò, tra l’altro, all’occupazione e all’incendio del Comune di Morra, con conseguenze anche familiari, tornò in Irpinia.
Accettò l’invito di De Mita a tuffarsi in politica, convinto di poter contribuire allo sviluppo delle nostre misere e abbandonate realtà, e lo fece insieme a quel manipolo di uomini che ha segnato la storia del Mezzogiorno e dell’Italia.
La lezione di Francesco De Sanctis
Peppino Gargani ha testimoniato e incarnato lo spirito e l’insegnamento del grande Francesco De Sanctis, il quale riteneva che la crescita culturale della popolazione, la formazione di una classe dirigente preparata e la creazione di adeguate infrastrutture e servizi fossero il presupposto per un concreto sviluppo del Mezzogiorno e della vera unità d’Italia: «Studiate, educatevi, siate intelligenti e buoni e l’Italia sarà quel che siete voi» e «Venga la ferrovia ed in picciol numero d’anni si farà il lavoro di secoli».
Consapevole delle condizioni di arretratezza dei nostri territori, si è dedicato alla politica con passione e cura maniacale, indirizzando e consigliando gli amministratori locali e regionali per dare risposte concrete alle legittime attese della nostra gente.
Non a caso ha tenuto operative fino alla fine le segreterie di Avellino e Salerno, dove, con la solita disponibilità, accoglieva elettori, amministratori e amici per confronti e per l’individuazione di soluzioni e strategie.
Gli elettori, per Peppino, non sono mai stati considerati numeri o questuanti, ma persone da rispettare, ascoltare e, possibilmente, non deludere nelle loro aspettative.
L’amicizia come metodo della politica
Del resto, erano valori e comportamenti connaturati alla sua indole di uomo buono e mite, caratterizzato da un culto sacrale dell’amicizia.
Questo sentimento ha guidato tutta la sua vita, sin dal suo ingresso in politica a metà degli anni Cinquanta con il gruppo della sinistra di Base dei “Magnifici Sette”, nel quale, come ha ricordato il senatore Zecchino nella sua magistrale orazione, Peppino rappresentava il vero collante: un metodo di fare politica e un valore profondo, unificante e vivificante che ha sempre cercato di trasferire agli altri.
Mai, anche in occasione di qualche torto subito o quando le tensioni e il nervosismo nel gruppo erano forti, ha usato toni aspri o offensivi. Men che meno ha imposto scelte e decisioni non condivise, cercando, al contrario, sempre il confronto, il ragionamento e accettando con umiltà suggerimenti e rilievi.
Era, in fondo, l’uomo mite: il politico che credeva nei grandi valori della solidarietà e dell’amicizia, ostinatamente impegnato in una mediazione mai intesa come prosaica transazione di interessi, bensì come alta capacità di sintesi fra diverse e talora opposte posizioni nell’interesse generale.
La sua disponibilità era totale nei confronti di tutti, al di là dell’appartenenza politica, e mai finalizzata alla ricerca ossessiva del consenso elettorale.
Un politico di razza, un costruttore di armonie
Per questo, e non solo, lui — da tutti considerato «un politico di razza», di cui era unanimemente riconosciuta la competenza giuridico-istituzionale e, da fine intenditore di musica classica, instancabile costruttore di «armonie» tra le persone — mancherà profondamente a tutti noi.
Mancherà alla famiglia, che perde un insostituibile punto di riferimento; alla politica odierna, spesso incapace di elaborare proposte credibili e ormai priva di pensiero; a noi amici, rimasti orfani di una guida, di consigli e di confronti serrati e arricchenti; alle nostre comunità, che non potranno più contare su uno strenuo difensore che le ha degnamente rappresentate e tutelate a tutti i livelli.
Conti pubblici, Fitch conferma su Italia rating BBB+ con Outlook stabile
Roma, 11 set. (askanews) – A un anno dalla revisione al rialzo operata sulla valutazione creditizia dell’Italia, Fitch ha confermato il rating BBB+ con prospettive stabili sulla Penisola. Con un comunicato, l’Agenzia ribadisce che la valutazione è sostenuta da un’economia ampia e sempre più diversificata, con alto valore aggiunto, così come dal quadro istituzionale e finanziario del paese, anche per la sua appartenenza a Unione europea e area euro.
Nel settembre del 2025 Fitch aveva rivisto al rialzo il rating sull’Italia, dal precedente BBB.
Fitch Ratings – Frankfurt am Main – 11 Sep 2026: Fitch Ratings has affirmed Italy’s Long-Term Issuer Default Ratings (IDR) at ‘BBB+’ with a Stable Outlook. A full list of rating actions is at the end of this rating action commentary. A controbilanciare i punti di forza del Paese, sono l’elevato debito pubblico e le prospettive di crescita limitare, con margini di manovra ridotti per il Bilancio, dice Fitch.
In Arabia Saudita chiuso un importante oleodotto: "Attacco con droni dall’Iraq"
Roma, 11 set. (askanews) – L’oleodotto Est-Ovest dell’Arabia Saudita è stato temporaneamente chiuso in seguito a diversi attacchi subiti ieri nelle regioni di Riad e Medina. Lo ha reso noto il Ministero dell’Energia, aggiungendo che alcune persone sono rimaste ferite e hanno ricevuto assistenza medica.
Il Ministero degli Esteri saudita ha fatto sapere che l’attacco agli oleodotti è stato condotto con droni provenienti dall’Iraq: “Il Ministero degli Esteri esprime la più ferma condanna del Regno dell’Arabia Saudita per l’attacco all’oleodotto Est-Ovest, nelle regioni di Riad e Medina, compiuto da diversi droni provenienti dall’Iraq, l’episodio ha causato feriti e danni, per i quali si sta intervenendo”, ha dichiarato il ministero su X.
L’Arabia Saudita ha accolto le richieste dell’Iraq di condurre una propria indagine e non ha lanciato attacchi di rappresaglia contro il Paese, ha aggiunto il ministero.
Il primo ministro iracheno Ali al-Zaidi ha ordinato un’indagine immediata sull’attacco per accertare chi abbia lanciato i droni dall’Iraq, come reso noto l’ufficio del primo ministro: “Il primo ministro iracheno ha ordinato un’indagine immediata sulle circostanze degli attacchi e per individuare i responsabili, adottando le misure necessarie nei confronti di tutti i soggetti coinvolti nell’incidente”.
SuperEnalotto, centrato in Brianza il ‘6’ da oltre 223 mln di euro
Milano, 11 set. (askanews) – Il SuperEnalotto ha finalmente assegnato l’attesissimo ‘6’. Nel concorso di oggi, venerdì 11 settembre 2026, una schedina giocata a La Valletta Brianza, in provincia di Lecco, ha centrato la sestina vincente aggiudicandosi un super jackpot del valore di oltre 223 milioni di euro. Il colpo – segnala Agimeg – è arrivato con una schedina da 5 pannelli e rappresenta la seconda vincita più alta nella storia del SuperEnalotto.
Il “6” mancava ormai da oltre un anno. L’ultima sestina vincente risaliva infatti al maggio 2025, quando a Desenzano del Garda, in provincia di Brescia, vennero vinti 35,4 milioni di euro. Da allora il montepremi è cresciuto concorso dopo concorso, alimentando un’attesa che ha coinvolto l’intera penisola.
La somma di 223,2 milioni di euro si inserisce tra i montepremi più ricchi mai distribuiti nella storia del concorso, conquistando il secondo posto. Il gradino più alto resta saldamente occupato dai 371,1 milioni di euro della Bacheca dei Sistemi, centrati il 16 febbraio 2023 e suddivisi in 90 quote.
Milano, La Russa: “In lizza Lupi, Perego e Sardone, ottimi candidati”
Milano, 11 set. (askanews) – Nella partita per il candidato del centrodestra a sindaco di Milano “non avevo preferenze, politico o civico, purché sia una persona. Mi pare, se ho capito bene, che fino a ieri c’era un solo candidato politico, Maurizio Lupi, un ottimo candidato, ma sono ottimi candidati politici anche gli altri, dico mi pare, perché in questi giorni sto pensando alla legge elettorale, non a Milano. Se ho capito bene, sono in lizza almeno tre, oltre a Lupi, Matteo Perego, ottima persona, e Silvia Sardone, che conosco da tempo, ottima persona. Centrodestra è in ottime mani, ma faccio appello alle disponibilità delle candidature civiche, non vanno disperse, sono grandi risorse e le invito sin d’ora a un incontro: lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa, parlando con i giornalisti a margine de Il tempo delle donne a Milano.
L.elettorale, La Russa: Meloni irritata? No, ho solo rispettato regole
Milano, 11 set. (askanews) – “Ma perché Meloni sarebbe dovuta essere irritata con me? I giornali dicono che potevo bocciare i sub emenedamenti… Ma avrei fatto una violazione del regolamento che avrebbe comportato un blocco del percorso. Al contrario, fare rispettare il regolamento anche a favore delle opposizioni è il modo migliore perchè i lavori proseguano e proseguano bene”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa, rispondendo ad una domanda dei giornalisti sui retroscena che riferivano di una irritazione della premier per la messa in votazione dei sub emendamenti sulle preferenze.
“Io ho un compito che mi sono posto: portare a compimento il percorso della legge elettorale, come stabilito con tutte le forze politiche, entro martedì. E uno dei modi per arrivarci è quello di non forzare mai nè i tempi nè le regole”, ha aggiunto La Russa.
Centrosinistra, Renzi: sindaco o sindaca a tavolo programma per riformisti
Roma, 11 set. (askanews) – In vista del programma del centrosinistra “io individuerei un sindaco o una sindaca per stare al tavolo che rappresenti il mondo riformista e poi si va alle elezioni e chi c’ha i voti si vedrà”. Così il leader di Iv Matteo Renzi, alla festa dell’Unità, il quale ha affermato: “devi prendere un sindaco o una sindaca di centrosinistra che non sia iscritto a nessun partito e rappresenti il centrosinistra. Abbiamo già due nomi, Salis e Manfredi”.
“C’è gente che dice ‘non voglio vedere Renzi nella foto con Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni. Vi dò una notizia: io in quella foto non ci devo essere e non voglio esserci. Non sono qui per uno strapuntino, ci sono perché porto idee. Dario dice che è imprescindibile la presenza di Iv e questo è un riconoscimento importante perché Iv serve, come servono Cinque Stelle. Comunque – ha sottolineato – è ‘quanto basta’ perché la partita te la giochi sul filo”.
Venezia, Giovanni Veronesi: ridere di Dio significa avvicinarsi a lui
Venezia, 11 set. (askanews) – Chiude l’83esima Mostra del Cinema di Venezia, “Dio Ride”, film Fuori Concorso, scritto e diretto da Giovanni Veronesi, poi nelle sale dal 29 ottobre. Ambientato nel ‘600 e liberamente ispirato a fatti realmente accaduti, racconta di Fra Leopoldo da Casamacchia-Pierfrancesco Favino, un frate che conquista le folle predicando un Vangelo con parole semplici, raccontando un Dio vicino agli uomini, fino a far allarmare il Papa (Carlo Cecchi), che decide di affidare il caso all’autorevole cardinale Maculani-Silvio Orlando, dando il via a un confronto che finirà per incrinare le certezze di entrambi. Completano il cast Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi e Paolo Rossi.
Libertà individuali, rapporto tra verità e potere, attraverso una figura che dialoga con le contraddizioni del presente. Giovanni Veronesi ha detto di aver riflettuto sulle parole pronunciate da Papa Francesco che disse durante un incontro: “Si può ridere anche di Dio”.
“Mi fece capire proprio che l’argomento che volevo trattare aveva dei confini molto più larghi rispetto a quelli che pensavo io, cioè detto da Papa ha un significato profondo, è quasi una frase di lancio per il nostro film, perché è incredibile, io l’ho messa in fondo, ma l’avrei messa in testa, ridere di Dio significa avvicinarsi a lui e questa è una parola detta alle persone più semplici che la possono capire; il verbo dei Vangeli è un verbo abbastanza complicato, se lo leggi, certi Vangeli sono molto complicati da capire, invece il nostro protagonista sposta l’ottica e racconta le sue parabole da un punto di vista completamente suo, e questa è la cosa che mi piace di quel personaggio lì, perché è vero fino in fondo, non ha barriere, contraddizioni, è una persona così, e quando il potere incontra una persona pura lo scontro è veramente forte”.
E Pierfrancesco Favino sul suo personaggio ha detto: “Il termine fede che noi usiamo qui secondo me si può ampliare a tantissime cose, non ultimo al fatto di essere fedeli a se stessi ma anche a saper credere a ciò che non vedi; ora questa cosa qui può essere usata per il bene o può essere manipolata, credo che Leopoldo la usi per il bene ma molto spesso ci siamo detti: ma chi avrà ragione tra il personaggio di Leopoldo e quello del cardinale Maculani – ha detto l’attore – Giovanni non pretende di dare una risposta, dicendo chi è l’eroe e chi è l’anti-eroe, ma ci mette di fronte alle complessità di questa cosa qui con grandissima semplicità, anche con divertimento, ed è un film che ti rimane dentro da questo punto di vista”.
Venezia83, incontro Arma e cast corto cyberbullismo "É più difficile"
Roma, 11 set. (askanews) – A Venezia 83 si è svolto, presso l’hotel Excelsior, l’incontro “Cyberbullismo e inclusione”, a cui ha partecipato il cast del corto “É più difficile” – i giovani attori Alessandro Bedetti, Giacomo Covi e il regista Aldo Iuliano – e rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri, tra cui Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Gen. C.A. Salvatore Luongo. L’evento è stato organizzato in collaborazione con Cortinametraggio e presieduto dalla sua presidente Maddalena Mayneri, dall’Arma dei Carabinieri e con il Patrocinio del Ministero dell’Istruzione e del Merito. Presente inoltre il campione olimpico di karate Luigi Busà.
Il cyberbullismo è una delle forme più insidiose della violenza contemporanea: una violenza psicologica che attraversa gli strumenti digitali, le chat e i social network, insinuandosi nella quotidianità di tanti adolescenti e consumandosi spesso nel silenzio, nell’isolamento e nell’indifferenza di chi assiste senza intervenire.
L’incontro ha voluto richiamare l’attenzione non soltanto sulle conseguenze del cyberbullismo, ma anche sulla responsabilità individuale e collettiva di fronte alle nuove forme di violenza che si sviluppano nello spazio digitale. Un fenomeno che riguarda direttamente le giovani generazioni e che impone alle istituzioni, alla scuola, alle famiglie e alla società nel suo insieme un impegno sempre più forte nella prevenzione, nell’ascolto e nella costruzione di una cultura dell’inclusione.
A seguire è stato proiettato “È più difficile”, il cortometraggio diretto da Aldo Iuliano e tratto da un soggetto di Francesca Romana Massaro e Roberto Ciufoli, che vede come produttrice creativa Maddalena Mayneri, come produttrice esecutiva Chiara Budano e come organizzatrice generale Flavia Enchelli.
Nato nell’ambito di Cortinametraggio, prodotto da Andromeda Film di Filippo Montalto e Francesco Montalto e realizzato in collaborazione con l’Arma dei Carabinieri, il film affronta il tema del cyberbullismo e della fragilità emotiva delle nuove generazioni, raccontando una realtà sempre più segnata dal rapporto tra vita reale e dimensione virtuale.
Ambientato in un surreale liceo fatto di pareti di vetro e superfici riflettenti, il cortometraggio mette al centro Andrea, un ragazzo silenzioso e appartato vittima della violenza online. Attraverso un inaspettato esperimento sociale condotto da tre Carabinieri, un’intera classe viene posta di fronte alle conseguenze della cyber-violenza e al peso dell’indifferenza di chi guarda senza intervenire.
Nel cast, accanto a Giacomo Covi e Alessandro Bedetti, anche Carolina Sala, Roberto Ciufoli, Maria Rosaria Russo, Manuel Ricco, Mathilde Serre e Alexia Cozzi.
Con “Cyberbullismo e inclusione”, l’Arma dei Carabinieri e Cortinametraggio scelgono dunque di utilizzare anche il linguaggio del cinema come strumento di sensibilizzazione e di dialogo, per portare all’attenzione del pubblico un fenomeno che troppo spesso rimane nascosto dietro lo schermo di un telefono.
Renzi a festa Unità: oggi consapevolezza che unità o film horror
Roma, 11 set. (askanews) – “Sono particolarmente felice” di essere oggi alla festa dell’Unità perché “siamo tra amici” e l’accoglienza del pubblico è “meno fredda perché qualsiasi partito votiate, c’è una consapevolezza: che o il centrosinistra si presenterà “unito” alle elezioni o ci sarà un “film horror” perché “Meloni ha detto che lei va al Quirinale e chi arriva secondo, metti Vannacci, diventa premier”. Così il leader di Iv Matteo Renzi alla Festa nazionale dell’Unità a Reggio Emilia.
L.elettorale, Schlein: faremo muro, no a norme che limitano accesso
Roma, 11 set. (askanews) – Il centrosinistra dovrà “fare muro” contro la riforma elettorale del centrodestra, non solo perché “è incostituzionale” ma anche per evitare che venga limitato “l’accesso” alla competizione alle liste che si presentano per la prima volta. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando alla festa di ‘Avanti Psi’.
“Questa pessima legge elettorale – ha affermato – è diventata l’unica priorità di Giorgia Meloni, perché ha paura di perdere. Sa che se stiamo uniti noi siamo competitivi e sapremo vincere insieme le prossime elezioni”. Si tratta appunto di “una pessima legge elettorale, non solo incostituzionale per un premio abnorme che consentirebbe a chi vince di raggiungere quasi da solo il quorum di garanzia, ma è un mezzo che fa da antipasto del premierato, perché prevede un’indicazione obbligatoria del premier. Loro hanno avuto paura di fare un altro referendum costituzionale”.
Ma, ha aggiunto, “dopo quella sconfitta hanno abbandonato il premierato e stanno cercando di realizzarlo con questa pessima legge elettorale”.
Ora, ha concluso, “noi ci stiamo battendo duramente contro le norme che vogliono limitare l’accesso alle prossime elezioni, per questo abbiamo ripresentato due emendamenti che aveva presentato Più Europa alla Camera. Dovremmo continuare a batterci perché prevede per le liste che si presentano per la prima volta una raccolta di firme con un numero di firme esorbitante, che limita l’accesso democratico alle prossime elezioni. Insieme faremo questa battaglia, è una ragione di più per fare muro con tutte le opposizioni contro questa pessima legge elettorale”.
Tv, domenica 13 settembre riparte su Rete 4 "Dalla parte degli animali"
Roma, 11 set. (askanews) – Con un bagaglio crescente di ascolti e all’attivo migliaia e migliaia di adozioni, tornano su Rete 4, domenica 13 settembre, le nuove puntate di “Dalla parte degli animali”, la trasmissione più animalista della tv italiana, ideata e condotta dall’on. Michela Vittoria Brambilla, che sarà in onda ogni domenica alle 10.05 su Rete4.
L’affiancheranno, come di consueto, i figli Stella (12 anni) e Leo (8), sullo sfondo del CRAS (Centro di Recupero Animali Selvatici) della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente che collabora alla realizzazione. Il programma, è andato in onda per tutta l’estate riproponendo le storie più belle, ma dal 13 settembre, si aprirà la decima edizione con le puntate inedite. Questa nuova stagione del programma – che trova casa a cani, gatti e non solo – avrà un taglio ancor più “di servizio” e manterrà un costante riferimento all’attualità, con reportage su tutto ciò che riguarda il mondo degli animali. Tante le sorprese: già nella prima puntata ci sarà un lungo e importante servizio in esclusiva sui cani salvati dal “terrazzo della morte” di Sciacca (Agrigento): i cinque cani (due cuccioli, la loro madre e due altri adulti) sopravvissuti sono stati affidati in appena sei giorni alla Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente che ne ha ottenuto l’affido definitivo grazie alla Legge Brambilla, donando loro una nuova vita.
“La mia missione – spiega l’on. Brambilla – è da sempre difendere gli animali e i loro diritti, promuovendo un grande cambiamento nella società italiana che oggi, rispetto al passato, ama e considera molto di più gli animali. Orgogliosa di avere dato un importante contributo a questo grande cambiamento con la nostra bella trasmissione ma anche in Parlamento con l’approvazione della mia Legge Brambilla, che ha regalato a tutti gli animali lo status di esseri senzienti, tutelati in via diretta da una legge che rende loro giustizia, avendo anche inasprito le pene per chi commette reati a loro danno”. E proprio della Legge Brambilla si parlerà ogni domenica, insieme alle tante altre rubriche “di servizio”. Repliche sono previste la domenica su La 5 e il martedì, in seconda serata, sempre su Rete 4.
Aumenterà dunque lo spazio dedicato ai proprietari di cani e gatti, con tantissimi consigli di esperti per migliorare la convivenza con l’amico a quattro zampe e accrescere il suo benessere. Ci sarà un capitolo dedicato alla comprensione del linguaggio del cane e particolare attenzione sarà riservata ai gatti (ce ne sono quasi 12 milioni nelle case degli italiani). E poi Don Cosimo insieme a tanti bambini racconterà le storie degli animali presenti nelle sacre scritture, mentre il veterinario degli uccelli, Lorenzo Crosta, insegnerà loro tutti i segreti di ogni specie “con le ali”.
Gli esperti risponderanno alle domande dei telespettatori, dei bambini ma anche degli adulti (per esempio su problemi di carattere legale). Sono confermate le rubriche di Stella (“Stella’s world”) e Leo (“Nel bosco con Leo”), ma in chiave decisamente ambientalista: Stella darà suggerimenti su come difendere gli animali e gli ecosistemi, Leo sarà letteralmente “sulle tracce” degli animali nel bosco. Una rubrica sarà dedicata ai cavalli, splendidi compagni amatissimi dagli italiani, e una alla cucina vegana e vegetariana, sempre più amata dagli italiani. Uno spazio particolare sarà riservato alla partecipazione straordinaria dell’Arma dei Carabinieri, che con le sue articolazioni e specializzazioni (Forestali, Cites, Nas) dà un contribuito determinante alla tutela dell’ambiente, degli ecosistemi, della biodiversità e degli animali.
Trovare casa ai tanti piccoli amici che non ce l’hanno, facendo appello alla generosità degli spettatori e dando il massimo rilievo alle storie più commoventi o più divertenti, è e resta il principale obiettivo, il vero e proprio “cuore” di un format che, dal 2017 promuove tra gli italiani una cultura di amore e di rispetto per gli animali. Anche quest’anno sarà lunga e varia la rassegna di cani, gatti ma anche caprette, agnellini, cavalli, asinelli, papere e tanti altri animali in cerca di una famiglia.
“Ancora una volta – afferma l’on. Brambilla – voglio ringraziare di cuore il nostro editore, Pier Silvio Berlusconi, per la sua grande sensibilità e l’attenzione che ha sempre riservato agli animali, soprattutto a quelli più sfortunati, con la nostra trasmissione. Continuiamo ad accompagnare e promuovere un grande mutamento culturale della società italiana, che oggi manifesta nei confronti degli animali un atteggiamento ben diverso da quello del passato. Se molte cose sono cambiate in meglio, lo si deve anche all’apporto di Dalla Parte degli Animali”.
Continente Arte di Adji Dieye alla Fondazione Sandretto
Torino, 11 set. (askanews) – Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, in collaborazione con Associazione Genesi, presenta Continente Arte, una mostra personale di Adji Dieye, a cura di Ilaria Bernardi. Il progetto prosegue la collaborazione tra le due istituzioni, avviata nel 2023, a sostegno delle nuove generazioni di artisti italiani attivi sulla scena internazionale. Banca Ifis, attraverso Ifis art, ha sostenuto il progetto Continente Arte nel percorso di collaborazione tra la Fondazione e l’Associazione Genesi.
La curatrice Ilaria Bernardi in occasione dell’inaugurazione ha spiegato ad askanews: “La mostra Continente Arte di Adji Dieye è coprodotta da Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e Associazione Genesi. Presenta un tema molto attuale che è quello della multiculturalità, ma soprattutto come una cultura diversa dalla nostra può essere interpretata sulla base di canoni di chi la sta interpretando. Nella mostra infatti l’artista che è nata in Italia ma ha origini senegalesi inscena una televendita delle sue opere interpretata da due diversi televenditori. In ogni versione della televendita i televenditori, che sono da un lato Valer Bruni Tedeschi che impersona Tiziana Bianchi una collezionista televenditrice e dall’altro il vero televenditore Alessandro Orlando, parlano delle opere dell’artista senza però esplicitarne mai il vero senso. In entrambi i casi sono proiezioni della loro cultura, del loro occhio, sulle opere, ma senza assolutamente tener conto della voce dell’artista. Questo viene esplicitato soprattutto nel video di Tiziana Bianchi dove è presente anche l’artista che viene intervistata ma al momento in cui l’artista sta parlando per spiegare le sue opere, avviene un brusio che ammutolisce l’artista stesso. I video sono accompagnati poi da cinque sculture che fanno parte di una nuova serie che evocano il mercato di Dakar che ha delle costruzioni architettoniche in stile neo sudanese, uno stile completamente inventato per fare le esposizioni internazionali delle colonie francesi in Francia. Questo mercato di Dakar ha delle strutture che sono state importate direttamente dalla esposizione internazionale di Marsiglia del 1922, sostituendo una sorta di heritage per la popolazione locale. Sono architetture che sono più finte del finto o più vere del vero, perché appunto non sono in stile locale, ma sono una visione occidentale dello stile sudanese”. Il progetto invita così a interrogarsi su chi costruisca il significato delle opere, quali narrazioni vengano privilegiate e quali invece restino inascoltate. L’attenzione si concentra sulla provenienza geografica dell’artista, sugli stereotipi associati agli artisti afrodiscendenti, sulle aspettative del pubblico rispetto a determinati temi identitari e sociali, fino a trasformare l’opera in una sorta di pretesto per la conferma di narrazioni già note. La televendita diventa una metafora dei processi di mediazione culturale che accompagnano l’arte contemporanea, mettendo in discussione il ruolo di critici, curatori, istituzioni, media e mercato nella costruzione del significato e del valore delle opere.
In occasione dell’inaugurazione della mostra si è tenuta anche RE-VEIL: the sound of images di Luc Ndikubwimana: una performance afro-futurista di sound art che dialoga con una composizione di videoarte, entrambe focalizzate sul percorso dell’arte nera, delle culture afrodiscendenti e delle voci nere che hanno attraversato e rivoluzionato la storia contemporanea per riappropriarsi della narrazione delle storie nere e delle connessioni tra musica, danze e tradizioni afrodiscendenti nere globali, diasporiche e non. La performance rappresenta un momento di restituzione dell’Agitu Ideo Gudeta Fellowship, affirmative action nata per contrastare l’assenza di diversità nel panorama artistico, sviluppata da Centrale Fies, in collaborazione con Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e Palazzo Grassi – Punta della Dogana.
Teatro Garybaldi, oltre trenta appuntamenti a Settimo Torinese
Milano, 11 set. (askanews) – Dal 10 ottobre 2026 al 15 maggio 2027 torna al Teatro Garybaldi di Settimo Torinese Otherwise We Are Lost, la seconda edizione della stagione multidisciplinare del Centro Nazionale di Produzione blucinQue Nice, con la direzione artistica di Caterina Mochi Sismondi e Paolo Stratta.
Oltre 30 appuntamenti costruiscono un cartellone che intreccia teatro, musica, narrazione civile, teatrodanza, circo contemporaneo, comicità, nuova drammaturgia ed eventi speciali, coinvolgendo il Teatro Garybaldi, la Suoneria e lo Spazio Combo in un unico progetto culturale aperto alla città e al territorio.
La stagione porta a Settimo alcune delle voci più autorevoli della scena italiana: Mario Tozzi, Lella Costa, Laura Curino, Tindaro Granata, Sigfrido Ranucci, Vladimir Luxuria, Laura Morante, Maria Amelia Monti e Gigio Alberti, Alessandro Benvenuti, insieme ad artisti e compagnie di ricerca e del territorio. La musica attraversa l’intera programmazione con Lou Dalfin, Filippo Graziani, Alberto Bertoli, Carletto e gli Impossibili, Orchestra Magister Harmoniae e Banda Osiris.
Otherwise We Are Lost nasce dall’idea del teatro come luogo capace di mettere in relazione persone, generazioni e linguaggi differenti e di attraversare la complessità del presente. Gli ostacoli diventano così occasioni di trasformazione: l’arte può fare della fragilità una possibilità, del conflitto un’occasione di dialogo e della differenza una ricchezza.
Ad aprire la stagione, il 10 ottobre, sarà Mario Tozzi con 50 Sfumature di Sapiens, realizzato in collaborazione con Fondazione Esperienze Cultura Metropolitana nell’ambito del Festival dell’Innovazione e della Scienza. Seguono, tra gli altri, Palestinesi sono i tuoi occhi del Progetto REC. Palestina, Laura Morante ed Eugenia Costantini con Il ballo, Alberto Bertoli con Due voci attorno al fuoco, Filippo Graziani con Casa Graziani e Vladimir Luxuria con Princesa.
Il nuovo anno propone Maria Amelia Monti e Gigio Alberti in Lungs, Tindaro Granata con Vorrei una voce, i Lou Dalfin, Alessandro Benvenuti in Bartali all’inferno e Lella Costa con Intelletto d’amore – Dante e le donne. A marzo lo Spazio Combo ospita inoltre Banda Osiris con Allegro Bestiale, mentre il 3 aprile arriva Sigfrido Ranucci con Diario di un trapezista, viaggio personale e professionale dietro le quinte del giornalismo d’inchiesta.
Il 10 aprile blucinQue presenta Vertigine di Giulietta, creazione diretta da Caterina Mochi Sismondi che fonde teatrodanza, musica dal vivo, testo e discipline circensi in una rilettura della vertigine amorosa shakespeariana. Seguono Enrica Tesio e Andrea Miro con Ama, prega, Xanax e Laura Curino con Margherita Hack.
Una parte importante del progetto e dedicata inoltre a scuole, famiglie e giovanissimi, con repliche scolastiche e appuntamenti domenicali pensati per avvicinare le nuove generazioni allo spettacolo dal vivo. Tra le proposte figurano Accademia Perduta, Accademia Cirko Vertigo, Drogheria Rebelot, Centrale dell’Arte, Circo Pacco e Giallo Mare Minimal Teatro.
La stagione si concluderà il 15 maggio 2027, confermando Teatro Garybaldi, Suoneria e Spazio Combo come un polo culturale nel quale spettacolo, musica, ricerca, partecipazione e attenzione ai grandi temi della contemporaneità dialogano con la comunità.
Il progetto e realizzato dal Centro Nazionale di Produzione blucinQue Nice, con il sostegno della Città di Settimo Torinese e Fondazione ECM, il supporto di Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Camera di Commercio di Torino e Fondazione CRT, in collaborazione con Fondazione Cirko Vertigo e compagnia blucinQue.
Schlein: con Meloni 4 anni di disastri, dobbiamo proporre alternativa
Roma, 11 set. (askanews) – “Tutti sentiamo responsabilità di esprimere un’alternativa a partire dai temi”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein intervenendo festa di ‘Avanti Psi’. “Dopo 4 anni di governo meloni abbiamo un’Italia più fragile, che fa più fatica. Basta guardare i dati economici, la crescita, il calo della produzione industriali, gli stipendi tra i più bassi in Europa mentre il costo dell’energia è tra i più alti d’Europa. Dobbiamo costruire alternativa a questa destra dopo 4 anni di disastri di Giorgia Meloni e non lo dobbiamo fare contro ma per un progetto”.
Ha aggiunto la leader Pd: “Penso che per noi non ci sia miglior programma che attuare fino in fondo la nostra costituzione antifascista, a partire dall’articolo 1: fondata sul lavoro”. Del resto, ha sottolineato, “Già in tante regioni e in tanti comuni stiamo governando insieme e stiamo governando bene”
Chiara Galiazzo da “Nuova Luce” alle sue canzoni tra archi ed elettronica
Milano, 11 set. (askanews) – Dare nuova veste e nuova vita alle sue canzoni reinventandole, Chiara Galiazzo esce con l’Ep “Nuova Luce”, un affascinante e rivoluzionario capitolo nella sua storia musicale.
“Abbiamo scelto tra quelle più famose che non potevano fare, altre che secondo me non erano state abbastanza valorizzate e che comunque sono delle canzoni stupende e poi c’è anche la sorpresa che insomma in una traccia dell’album abbiamo inciso straordinario insieme ad Ermal Meta che nel 2015 mi regalò la canzone per portarla a Sanremo”.
Il suo repertorio prende una via sonora completamente diversa che nasce da un incontro con un quartetto d’archi ed con l’elettronica.
“Sono anni che io sogno di cantare con questa formazione, quindi in realtà ho realizzato un sogno che per tanti anni ho desiderato e non avevo ancora avuto l’opportunità, il coraggio, anche trovare le persone che mi dessero l’opportunità di farlo, quindi è proprio una un finale che volevo, che mi aspettavo e che sono contenta di avere”.
Nata da X Factor, ha partecipato tre volte al festival di Sanremo, ma è anche capace di allontanarsi dal mainstream, tanto che qualcuno si chiede: Ma Chiara canta ancora?
“Quello che noto è che appunto se non ci sei, le persone pensano che tu stai facendo la commercialista, ma non è così, non è così per me, non è così per tanti altri artisti. Secondo me, se vuoi stare bene dentro a questo lavoro lo fai a prescindere se il mainstream c’è o non c’è, poi se viene sei contento ma non sei dipendente dal mainstream, non lo fai solo per quello, altrimenti secondo me è modo sbagliato che comunque si rivolta anche contro a livello psicologico”.
Chiara Galiazzo porterà il progetto “Nuova Luce” nello speciale tour nei teatri di cui ha regalato un’anteprima a Milano al Museo Bagatti Valsecchi.
Alla Rufa le neuroscienze svelano come immaginano i creativi
Milano, 11 set. (askanews) – Non esiste un solo modo di essere creativi e non esiste un’unica forma di immaginazione artistica. È quanto emerge da una ricerca internazionale guidata da Maria Kozhevnikov, docente presso la National University of Singapore e la Harvard Medical School, e realizzata in collaborazione con René Angeramo, psicologo-psicoterapeuta e responsabile orientamento e counseling psicologico della Rufa, la Rome University of Fine Arts, che ha indagato la struttura dell’immaginazione visiva degli studenti dell’accademia di arte e design.
“È bellissimo vedere – ha osservato René Angeramo, psicologo psicoterapeuta, Responsabile Orientamento e Counseling Psicologico di Rufa – come, a seconda delle varie discipline creative, i percorsi di studio, gli studenti abbiano delle abilità diverse rispetto ad altri. Si parla di abilità di riconoscimento dell’oggetto, come colore, forma, texture, e abilità spaziali. Tutto questo è connesso fortemente alla comprensione dei meccanismi neurali della creatività”.
La ricerca parte infatti dal presupposto che l’immaginazione visiva non è una capacità generale e indistinta, ma un insieme di abilità specializzate, e i futuri registi, fumettisti, designer, artisti e creativi digitali dell’accademia hanno in effetti dimostrato di utilizzare già profili cognitivi differenti, strutture nascoste dell’immaginazione visiva.
“È la conclusione di un percorso, un viaggio, durato tre anni, dove abbiamo raccolto più di cinquecento studenti qui in Rufa, in un grande lavoro di coordinamento, partecipazione e contributo alla ricerca scientifica e il nostro lavoro è teso a valutare, sviluppare una nuova consapevolezza nella comprensione dei processi creativi a livello neuroscientifico” ha aggiunto Angeramo.
Una combinazione di neuroscienze cognitive, psicologia e arti visive che analizza come studenti e professionisti delle discipline creative costruiscono mentalmente immagini, forme, colori e relazioni spaziali.
“Riteniamo che questa contaminazione tra saperi scientifici e artistici sia ormai non solo importante, ma indispensabile. Non solo per dare delle risposte, per esempio alle domande di orientamento che tranquillamente potrebbero arrivare e arrivano tuttora” ha concluso.
Lo studio apre inoltre una riflessione sul sistema educativo e culturale contemporaneo, che tende spesso a privilegiare l’immaginazione spaziale, tipica delle materie scientifiche e ingegneristiche, lasciando in secondo piano forme di intelligenza visiva oggettuale che risultano invece cruciali per l’arte, i media, l’architettura e il design.
Elezioni, La Russa: voto a settembre anomalia, non escludo anticipo
Milano, 11 set. (askanews) – “Cose da fare ce n’è. La possibilità di andare a fine legislatura c’è. Ma a settembre non si è mai votato, nel ’22 è stata un’anomalia. Se non si vuole votare a settembre e non puoi votare dopo, non escludo che si possa votare qualche giorno o mese prima ma solo per un fatto settembrino”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa, intervistato dal direttore del Corriere della Sera sul palco de “Il tempo delle donne” alla Triennale di Milano.
Yemen, il traffico marittimo rischia un nuovo shock: gli Houthi conquistano Bab al Mandeb
Roma, 11 set. (askanews) – Il traffico marittimo commerciale rischia di subire un nuovo, pesante shock. L’avanzata degli Houthi lungo la costa occidentale dello Yemen e la loro rivendicazione del controllo dello stretto di Bab el-Mandeb, il cruciale passaggio che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden, aprono infatti un nuovo fronte di instabilità in una delle principali arterie del commercio globale. Le forze governative con sede a Sana’a assicurano che le conquiste dei ribelli siano soltanto “temporanee” e stanno cercando di arrestarne l’avanzata con raid aerei lungo la costa occidentale della Penisola Arabica.
L’escalation si inserisce in un confronto regionale sempre più ampio, nel quale la competizione tra Iran e Stati Uniti torna a intrecciarsi con la guerra in Yemen. Teheran guarda con favore ai successi dei propri alleati Houthi, mentre Washington, almeno per il momento, sembrerebbe intenzionata a evitare un coinvolgimento diretto a sostegno dell’Arabia Saudita. Riad avrebbe infatti chiesto assistenza militare agli Stati Uniti, secondo quanto riferito da Axios, ma il presidente americano Donald Trump avrebbe declinato la richiesta.
Dopo la conquista della città portuale di Al-Mokha, nelle ultime ventiquattro ore il movimento yemenita ha proseguito la propria avanzata rivendicando la conquista di oltre 5.400 chilometri e 6 distretti, sostenendo di aver preso il controllo dell’intera costa yemenita del Mar Rosso.
Secondo quanto riferito all’AFP da un funzionario militare del governo yemenita, gli Houthi hanno preso possesso, inoltre, di Hanish Maggiore e Hanish Minore, le ultime due isole che non erano sotto il loro controllo nello stretto di Bab al-Mandab. “Tutto ciò che era sotto il nostro controllo sulla costa occidentale è caduto”, ha rappresentato il funzionario yemenita. Farea Al-Muslimi, ricercatrice del programma per il Medio Oriente e il Nord Africa di Chatham House, ha evidenziato come la rapida conquista da parte degli Houthi dell’intera costa yemenita sul Mar Rosso, fino all’isola di Perim, nel cuore dello stretto di Bab al-Mandeb, non è stata una sorpresa. La ricercatrice, a tal proposito, ha sottolineato la scarsa coordinazione e la debolezza degli armamenti delle forze governative sostenute dall’Arabia Saudita, elementi che ne hanno ostacolato il consolidamento in una forza combattente realmente efficace.
Parlando ad Al Jazeera, Al-Muslimi ha aggiunto che gli Houthi hanno “rafforzato notevolmente la loro potenza militare” negli ultimi cinque anni, mentre le forze anti-ribelli hanno mostrato elementi di grande frammentarietà.
Collegando i due Stretti, secondo la ricercatrice l’Iran potrà trarre “molti vantaggi dal controllo indiretto su Bab al-Mandeb”, oltre alla sua attuale influenza nello Stretto di Hormuz, aggiungendo che il coordinamento probabilmente è servito “sia alle ragioni interne degli Houthi” sia alla posizione negoziale dell’Iran con gli Stati Uniti. In proposito, Teheran ha accolto con giubilo le notizie provenienti dal Mar Rosso.
Nonostante il diniego della Casa Bianca ad effettuare attacchi contro gli Houthi, il Pentagono non ha lasciato solo il proprio alleato saudita. Infatti, come riportato da Axios, il comandante del Comando militare centrale degli Stati Uniti (Centcom), l’ammiraglio Brad Cooper, è volato in Arabia Saudita per incontri urgenti di coordinamento di fronte all’avanzata dei ribelli filo-iraniani. Anche la Cnn ha riportato che gli Stati Uniti stanno supportando l’Arabia Saudita nei suoi attacchi contro gli Houthi.
Secondo le fonti dell’emittente statunitense oltre 100 consiglieri militari statunitensi in Arabia Saudita fornirebbero “supporto di intelligence e per l’individuazione degli obiettivi” in relazione alle operazioni contro gli Houthi. Una fonte statunitense ha dichiarato che il personale militare americano opera nell’ambito di un comando congiunto delle forze, istituito di recente, e che il numero complessivo dei militari coinvolti sarebbe di circa 200. Tuttavia, la Cnn ha specificato che gli Stati Uniti starebbero condividendo informazioni di intelligence con l’Arabia Saudita, ma non parteciperebbero direttamente agli attacchi.
Oltre all’alleanza con gli Stati Uniti, anche il nuovo accordo della Mecca è messo sotto esame. Gli scontri in atto rappresentano il primo grande banco di prova per l’alleanza di difesa reciproca firmata il mese scorso tra Pakistan, Arabia Saudita e Turchia. In base a tale accordo, difatti, un attacco armato contro uno qualsiasi dei tre Paesi deve essere considerato un attacco contro tutti e tre. In questo contesto, le autorità pachistane hanno provato a dialogare nei giorni scorsi con Teheran affinché mediasse con gli Houthi, ma senza fortuna.
Malgrado le rassicurazioni degli Houthi, che hanno sostenuto che la navigazione lungo lo Stretto sarebbe rimasta libera, fatta eccezione per le navi saudite, le analisi dei flussi di questa importante rotta commerciale evidenziano un forte calo del traffico marittimo nelle ultime ore. Una difficoltà che, secondo fonti israeliane, potrebbe aggravarsi ulteriormente: per gli Houthi, infatti, la conformazione geografica dello Stretto renderebbe più agevole il blocco di Bab al-Mandeb rispetto a quello di Hormuz.
Centrosinistra, Conte: M5s mai conventio ad escludendum. Serve allargare
Roma, 11 set. (askanews) – Il “M5s non accetterà mai una conventio ad escludendum e questa norma della legge elettorale (sulla raccolta delle firme per presentare le liste, n.d.r.) purtroppo impone una seria riflessione al nostro interno. Dobbiamo fermarci un attimo, guardarci negli occhi tra alleati. Qual è il nostro obiettivo? Vogliamo dare la possibilità di arricchire il nostro progetto politico con l’apporto di tradizione come la vostra di antico lignaggio politico? Vogliamo allargare il progetto anche con formazioni del tutto nuove, come progetto civico di Alessandro Onorato? Se questo è l’obiettivo dobbiamo allargare a tutti e non solo a chi già c’è”. Così, alla festa del’Avanti a Campobasso, il presidente M5S Giuseppe Conte il quale ha offerto ai partiti come l’Avanti Psi la disponibilità del Movimento “per la raccolta delle firme” e ha chiesto a “tutti” gli alleati di coalizione di “dimostrare piena lealtà e correttezza” partecipando alla raccolta delle firme.
La norma voluta dalla “maggioranza”, ha proseguito, dice “che il Psi e che la nuova formazione Progetto Civico di Alessandro Onorato con cui state dialogando non potrebbero entrare in Parlamento”. E “oggi se si vuole perimetrare, anziché allargare lo spazio del campo progressista il M5S non ci sta. Se invece vogliamo allargare a formazioni di antico lignaggio, nuove, che possano dare un contributo a offrire soluzioni, anche pescando nell’astensionismo, allora dobbiamo fare assolutamente in modo che il Psi ci sia”.
L.elettorale. La Russa: tranello sinistra su preferenze è finito nel nulla
Milano, 11 set. (askanews) – “È di tutta evidenza che quello di ieri fosse un tentativo in politica legittimo ma scoperto di mettere in difficoltà la coalizione di centrodestra. Non era un tentativo di introdurre le preferenze, sennò potevano votare alla Camera o potevano introdurle negli anni precedenti. Lo hanno fatto non perchè passasse ma per mettere in difficoltà il centrodestra. Quale era il ragionamento? Se Meloni cade nel tranello gli alleati si ribellano e si va a votare subito e niente preferenze; se invece Meloni tiene fede al patto di coalizione, allora la attaccano perchè avrebbe cambiato idea. Un tentativo di tranello finito nel nulla”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa, intervistato dal direttore del Corriere della Sera alla manifestazione Il tempo delle donne.
Venezia 83, Chernobyl ed emigrazione tra i premiati Bookciak, Azione!
Roma, 11 set. (askanews) – È nel segno dello “Scambio tra Generazioni” il palmarès della XV edizione di Bookciak, Azione!, il premio cine-letterario ideato e diretto da Gabriella Gallozzi. Con Luciana Castellina in veste di presidente onoraria e la giuria tutta al femminile presieduta dalla regista Costanza Quatriglio, con Aurora Palandrani ed Elisabetta Giannini, la più giovane regista al festival, il premio torna alle Giornate degli Autori con la proiezione dei bookciak vincitori e la premiazione al Lido di Venezia.
L’edizione 2026 di Bookciak, Azione!, in collaborazione con le Giornate degli Autori e con SNGCI, annuncia i vincitori del concorso cine-letterario che mette in dialogo cinema e letteratura attraverso i bookciak: corti sperimentali di massimo tre minuti ispirati ai libri e realizzati, da quest’anno, da filmmaker under 40. Al centro della XV edizione, due storie capaci di attraversare il tempo e rimettere in circolo la memoria: quella dell’emigrazione italiana raccontata da “Il sapore di armellina” di Oriano Campini (LiberEtà, 2025) e quella di Chernobyl restituita dal reportage fotografico “Chernobyl” di Pierpaolo Mittica (Gost Books, 2024).
Tra i vincitori c’è Andrea Defronzo, giovane regista e sceneggiatore nato a Terlizzi (BA) nel 1999, con il corto “Gli altri nomi del nostro addio”, liberamente ispirato a “Il sapore di armellina” di Oriano Campini (LiberEtà, 2025), storia dell’emigrazione italiana della fine degli anni Cinquanta raccontata attraverso gli occhi degli scolari del Ferrarese.
L’altro riconoscimento va a Nicolò Grasso, regista indipendente nato a Verona nel 1997 e fondatore della casa di produzione Enjoy The Movies, con “The Sadness of the World”, liberamente ispirato a “Chernobyl” di Pierpaolo Mittica, il reportage fotografico che, a quarant’anni dal disastro nucleare, racconta le comunità e le vite nella zona di esclusione.
Una menzione speciale è andata a “Parzialmente abitabile per ciò che resta”, firmato da Bernadette Vespaziani Reginato e Francesco Di Fiore, anch’esso liberamente ispirato a “Chernobyl” di Pierpaolo Mittica. Entrambi classe 1998 e formatisi nel cinema documentario, i due giovani autori firmano insieme il corto scelto dalla giuria per la menzione della XV edizione.
Novità dell’edizione 2026 è “L’istante Bookciak”, sezione nata da un’idea di Giorgio Gosetti e dedicata a corti di massimo due minuti capaci di cogliere “l’attimo fuggente” di una storia e trasformarlo in cinema. Il primo esperimento, realizzato in collaborazione con il Polo di formazione San Servolo – CSC Immersive & Performing Arts, ha portato sullo schermo tre opere letterarie attraverso altrettanti corti diretti da Simone Marino: “Venezia 1945”, da Il segreto del naso di Riobadi Vichi De Marchi (Emons Libri 2025); “Malefica”, dall’omonimo libro di Nicole Trevisan (Fandango Libri, 2026); e “Via Carlo Alberto, 26”, da Armadio di famigliadi Gianni Denaro (minimum fax, 2026).
Anche la storica sezione dedicata alle ragazze detenute di Rebibbia si è ampliata quest’anno attraverso il progetto “Bookciak.Visioni Fuori Luogo: il corto Quando meno te lo aspetti”, ispirato al graphic novel “Ma siamo ancora qui a parlarne?” di Cleo Bissong (Coconino Press 2025), è nato dal percorso realizzato con le ragazze detenute della Casa Circondariale femminile di Roma e con il Liceo Artistico “Enzo Rossi” capofila del progetto.
I bookciak vincitori sono stati proiettati in Sala Laguna, in occasione dell’incontro Il tempo passa parola – riflessioni a più voci su donne, cinema, diritti e intelligenza (speriamo non artificiale), con Luciana Castellina, presidente onoraria del premio, le giurate e, tra le altre, Gaia Furrer, direttrice artistica delle Giornate degli Autori, Laura Delli Colli, presidente SNGCI, e Gabriella Gallozzi, direttrice di Bookciak.
Sabato 12 settembre a La Villa, al Lido di Venezia, invece la tradizionale premiazione-picnic, con i vincitori, le giurate e gli scrittori dei libri che hanno ispirato i corti.
Nella stessa occasione è assegnata anche la seconda edizione del Premio Collaterale Bookciak al miglior film da opera letteraria della 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, dalla giuria composta da Steve Della Casa, Camillo De Marco, Teresa Marchesi, Flavio Natalia e Barbara Sorrentini.
MotoGp, pre-qualifiche a Misano: guida Bezzecchi
Roma, 11 set. (askanews) – Marco Bezzecchi firma il miglior tempo nelle pre-qualifiche del Gran Premio di San Marino e si prende il primo posto davanti ai fratelli Marc e Alex Marquez. Il pilota Aprilia ha chiuso in 1’30″144, a un soffio dal record della pista, precedendo di poco la Ducati di Marc Marquez e l’altra Ducati di Alex.
Quarto tempo per Fabio Di Giannantonio, quinto Franco Morbidelli, sesto Pedro Acosta. Accedono direttamente al Q2 anche Luca Marini, Johann Zarco, Pol Espargaro e il leader del Mondiale Jorge Martin, decimo.
Giornata invece ancora difficile per Francesco Bagnaia. Il pilota Ducati ha chiuso al 19° posto e sarà costretto a passare dal Q1 per conquistare l’accesso alla fase decisiva delle qualifiche. Bagnaia ha incontrato difficoltà per tutta la sessione, compreso un errore alla curva 6.
Bezzecchi, già protagonista di un ottimo ritmo anche sul passo gara, ha progressivamente migliorato i propri riferimenti fino a scendere sotto l’1’31. Nel finale ha firmato il tempo che gli è valso la vetta, dopo che un precedente giro gli era stato cancellato per track limits.
Sabato la MotoGP torna in pista alle 10.10 per le FP2, quindi alle 10.50 sono in programma le qualifiche e alle 15 la Sprint Race.
Formula1, George Russell il più veloce nelle libere di Madrid
Roma, 11 set. (askanews) – George Russell è stato il più veloce nella prima sessione di prove libere del Gran Premio di Spagna, sul nuovo circuito del MadRing di Madrid. Il pilota della Mercedes ha chiuso in 1’34″077, precedendo il compagno di squadra Kimi Antonelli. Terzo tempo per Charles Leclerc con la Ferrari, quarto per l’altra Rossa di Lewis Hamilton. Quinto Max Verstappen con la Red Bull.
Russell ha preso il comando nella parte finale della sessione, confermando il buon passo della Mercedes, mentre Antonelli è riuscito a portarsi alle sue spalle. Leclerc, dopo aver inizialmente guidato la classifica, ha chiuso al terzo posto. Hamilton era stato a lungo al comando nelle fasi centrali delle prove.
La sessione si è svolta su un asfalto che ha progressivamente aumentato il proprio livello di grip, dopo il trattamento con idrolavaggio ad alta pressione effettuato per rimuovere i residui oleosi e la polvere del bitume fresco. Da segnalare un lungo senza conseguenze per Leclerc e un problema allo sterzo per Yuki Tsunoda, richiamato ai box.
Alle 17 è in programma la seconda sessione di prove libere
Trump: non dimenticheremo mai l’11 settembre, ecco perché oggi combattiamo
New York, 11 set. (askanews) – “Non dimenticheremo mai, ecco perché oggi combattiamo”. Lo ha detto il presidente statunitense, Donald Trump, intervenendo al Pentagono per il 25esimo anniversario degli attacchi terroristici. L’11 settembre del 2001 “il nostro Paese si trovò faccia a faccia con il Male”, ha detto.
“In giorni come l’11 settembre, capiamo di che pasta è davvero fatto un Paese. In questo momento, stiamo scoprendo di che pasta siamo fatti”, ha affermato il presidente statunitense.
“Continuiamo a mandare i terroristi dove meritano di stare: all’inferno”, ha detto. “Stiamo facendo in modo che l’Iran non abbia mai un’arma nucleare. La pressione economica si fa ogni giorno più forte. Controlliamo lo Stretto. Porteremo a termine questa battaglia”, ha insistito.
“Proteggeremo questo Paese e le sue libertà per ogni generazione futura, lo proteggeremo come mai prima d’ora. Per chiunque l’abbia vissuto, nessuna parola potrebbe rendere giustizia all’angoscia di quel giorno”, ha dichiarato.
Banche, Lagarde: "Ci servono dei campioni europei, è evidente"
Roma, 11 set. (askanews) – In Europa sulle banche “ci servono dei campioni: è evidente. Certamente significa avere un’attività trans frontaliera, significa avere una presa di mercato molto più ampia e combinare le economie di scala con operazione trans frontaliere, che consentano di aumentare la mole dei gruppi”. Lo ha affermato la presidente della Bce, Christine Lagarde, intervistata al Banque Populaire Caisse d’Epargne Group Executive Summer University, a Parigi.
“Ho sentito dire così tante volte da parte delle banche che se vogliono essere in grado di competere con i 3-4 grandi campioni americani e cinesi serve assolutamente una mole sufficiente”, ha aggiunto.
Lagarde: c’è uno shock di offerta, eravamo obbligati ad alzare i tassi
Roma, 11 set. (askanews) – In Europa “siamo di fronte a uno shock di offerta rilevante che arriva, ma non solo, dalla situazione in Medioriente, e che viene aggravato perché riguarda anche la questione del raffinazione. Quando si guarda tutto questo e si guarda all’impatto della crisi dell’energia sui prezzi, ma anche all’impatto della crisi dell’energia sulle prospettive di crescita, siamo obbligati ad operare un rialzo dei tassi. Era un evidenza totale, al punto che dentro il Consiglio direttivo della Bce, che racchiude 27 persone, è stata una decisione unanime che non è stata messa in discussione da nessuno”. Lo ha affermato la presidente della Bce, Christine La Gardin, intervistata al Banque Populaire Caisse d’Epargne Group Executive Summer University, a Parigi.
Lagarde ha nuovamente evitato di dare qualsivoglia indicazione che pregiudichi le decisioni future. “Continueremo a operare in questo modo nelle prossime riunioni monetarie, esaminando il maggior numero possibile di dati. Ci servono sufficientemente elementi fattuali di previsioni, di dati su inflazione, crescita, occupazione e risultati delle indagini. Sulla base di tutto questo – ha detto – alle nostre prossime riunioni, prenderemo le nostre decisioni”.


















































