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In Italia nati appena 355mila bimbi: nuovo minimo storico dal Dopoguerra

Roma, 28 lug. (askanews) – Il crollo delle nascite in Italia non è il risultato di un minore desiderio di diventare genitori, ma delle difficoltà che impediscono a milioni di persone di realizzare il proprio progetto di vita. È questo il messaggio che emerge dal “Dossier Natalità 2026: Volere o Potere”, realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con ISTAT e presentato oggi a Palazzo Wedekind, nel corso di un evento patrocinato dall’Inps, alla presenza di Gigi De Palo, Presidente Fondazione per la Natalità, Francesco Maria Chelli, Presidente dell’ISTAT e Valeria Vittimberga, Direttore Generale dell’INPS. Il rapporto fotografa un Paese in cui nel 2025 sono nati appena 355mila bambini, minimo storico dal secondo dopoguerra, con un tasso di fecondità sceso a 1,14 figli per donna, ma dove la rinuncia alla genitorialità è determinata soprattutto da ostacoli economici, lavorativi e sociali.

Il dossier evidenzia come la denatalità non sia il frutto di un cambiamento culturale o della mancanza di desiderio di avere figli. Al contrario, il problema è rappresentato dalla crescente distanza tra ciò che le persone vorrebbero realizzare e ciò che riescono concretamente a fare. Tra gli italiani in età feconda che non avranno altri figli, il 62,2%afferma infatti di aver rinunciato a causa delle difficoltà incontrate, mentre soltanto il 5,5% dichiara che la genitorialità non rientra nel proprio progetto di vita. Ancora più significativo è il divario tra intenzioni e realtà. Se le intenzioni di fecondità dichiarate dalle donne italiane si fossero concretizzate, nel 2025 sarebbero nati circa 760 mila bambini, più del doppio di quelli effettivamente venuti alla luce.

Le cause della rinuncia sono principalmente economiche e strutturali. Oltre 2,8 milioni di italiani indicano le difficoltà economiche e lavorative come principale ostacolo alla scelta di avere figli. Quasi una donna su due (49,9%) teme conseguenze negative sulla propria carriera in caso di maternità, contro il 24% degli uomini. A questo si aggiunge il peso del welfare con oltre 3 milioni di donne risultate inattive per motivi familiari, contro 151 mila uomini, mentre 763 mila persone rinunciano ai figli anche per la necessità di assistere i genitori anziani.

Calcio, Serie A: "Mancini non nostro candidato ma lo sosteniamo"

Roma, 28 lug. (askanews) – La Serie A si schiera, con Malagò, suo candidato alla presidenza federale, non senza aver manifestato precedentemente le proprie perplessità in consiglio federale. E con un comunicato appoggia la scelta di Roberto Mancini che pur non è mai stato il suo candidato ideale. “A nome della Lega Calcio Serie A e mio personale rivolgo a Roberto Mancini e Claudio Ranieri i migliori auguri di buon lavoro per i nuovi prestigiosi incarichi in Figc. Dopo ore intense e certamente non semplici, non possiamo che appoggiare la bontà della scelta effettuata dal Presidente Malagò. È importante adesso guardare avanti con senso di responsabilità, unità e spirito di collaborazione. Sono certo che entrambi sapranno mettere le proprie competenze al servizio del calcio italiano, lavorando insieme a tutte le componenti per favorirne la ripartenza e riportarlo ai livelli che la sua storia e la sua tradizione meritano”.

Scherma, doppietta Italia ai mondiali, oro nella spada donne

Roma, 28 lug. (askanews) – Straripante Italia, dopo l’oro nel fioretto maschile a squadre ai mondiali di Hong Kong, arriva quello della spada femminile. L’Italia della spada femminile sale sul gradino più alto del podio con Alberta Santuccio, Giulia Rizzi, Rossella Fiamingo e Gaia Caforio. All’esordio, le azzurre hanno superato l’Australia per 40-14. Negli ottavi di finale è stata battaglia contro la Svizzera, battuta con il punteggio di 29-27. Con una grande prestazione, poi, le spadiste italiane hanno messo le mani anche sulla sfida dei quarti contro Hong Kong, squadra padrona di casa e costretta a cedere con un netto 45-24. In semifinale contro la Corea le ragazze del CT Dario Chiadò, affiancato in panchina dal maestro Daniele Pantoni, hanno disputato un match strepitoso, recuperando uno svantaggio di -5 frazione dopo frazione, e andando a chiudere sul 45-44. Il punto esclamativo sul trionfo è arrivato in finale contro l’Estonia. Un oro al cardiopalmo per l’Italia delle spadiste che ha fatto risuonare le note dell’inno di Mameli che, nella serata di Hong Kong, è diventato hit dell’Asia World Expo. Una vittoria cucita stoccata dopo stoccata contro un’avversaria coriacea e fortissima. Le azzurre hanno condotto in vantaggio sin dalle prime battute. Non si è lasciata attendere però la reazione della formazione estone guidata da Katrina Lehis. Ma con grinta e coraggio Alberta Santuccio, la regina dell’ultima stoccata, ha arginato e annullato alla perfezione il tentativo di rimonta del team estone. Lo score finale di 31-30 ha regalato alle spadiste italiane il successo mondiale. È il secondo oro nella storia per la spada femminile italiana nei Campionati del Mondo a squadre e arriva 17 anni dopo l’ultimo e unico (fino a oggi) titolo vinto ad Antalya 2009 dal quartetto composto da Nathalie Moellhausen, Bianca Del Carretto, Cristiana Cascioli e Francesca Quondamcarlo. Ora le campionesse olimpiche Santuccio, Fiamingo e Rizzi, con la giovane Caforio (al posto di Mara Navarria rispetto a Parigi 2024), sono campionesse “di tutto”.

L’Italia, con sette medaglie conquistate in quattro giorni (di cui tre ori e quattro argenti), ha già superato il bottino di un anno fa a Tbilisi (dove furono sei, di cui due ori e quattro bronzi). E domani ai Campionati del Mondo Assoluti di Hong Kong 2026, nella penultima giornata, sono in programma le gare a squadre di spada maschile e sciabola femminile. (Foto Federscherma.it)

Patrizia Mercolino: “Giustizia per Domenico, fermiamo chi insabbia”

Roma, 28 lug. (askanews) – Raccontare la storia di Domenico per “fermare chi sbaglia e vuole insabbiare tutto”. Per questo Patrizia Mercolino ha deciso di raccontare nel libro “Un cuore bruciato” la storia di suo figlio Domenico Caliendo, morto a due anni a causa di un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli con un organo espiantato al San Maurizio di Bolzano e, secondo le ricostruzioni su cui è in corso un indagine, mal conservato.

“Noi, anche se non ci facciamo vedere, ci siamo, noi continuiamo la nostra battaglia, non molliamo fino alla fine vogliamo ottenere giustizia e questo libro è anche un motivo per conoscere Domenico, per non essere dimenticato: l’ho promesso a mio figlio che non verrà mai dimenticato non solo per quello che gli è successo, ma anche per quello che era per noi, per la nostra famiglia, per quello che è ancora”, ha detto la donna a margine della presentazione del libro, scritto con Francesco Petruzzi, nella sala stampa della Camera dei deputati a Roma

“Anche se siamo persone umili questo non vuol dire che dobbiamo farci mettere i piedi in testa, quindi è arrivato il momento di fermarli”, ha dichiarato Patrizia Mercolino, fermare “chi sbaglia e vuole insabbiare tutto”, “è stato fatto fino adesso, come falsificare le cartelle cliniche”, ha accusato.

“Sbagliare è umano, l’abbiamo sempre detto che sbagliare è umano però nascondere no, si poteva salvare mio figlio. Questo non lo accettiamo perché abbiamo tanta buona sanità in Italia e non è giusto che per quello che è accaduto a mio figlio bisogna rovinare tutta la sanità italiana, non è assolutamente giusto”, ha aggiunto.

“Quando si parla di Domenico viene sempre il sorriso – ha concluso, raccontando come è stato scrivere il libro – le lacrime vengono per quello che non c’è più”.

Musumeci: spero legge nazionale su consumo suolo entro 2027

Firenze, 28 lug. (askanews) – “C’è un consumo eccessivo di suolo in parecchie regioni d’Italia. Io mi sto preoccupando, prima che si concluda la legislatura, di creare una normativa nazionale per disciplinare l’uso del suolo”. Lo ha detto il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, in conferenza stampa a Firenze nella sede dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Settentrionale.

“C’è troppo uso di cemento e non c’è l’uso del costruito che invece va a malora. Se il costruito venisse riqualificato, noi non avremmo bisogno di occupare il nuovo terreno agricolo che invece deve essere destinato, appunto, alla sua naturale vocazione”, ha aggiunto Musumeci.

“La Toscana -ha continuato il ministro- è fra le prime cinque-sei regioni in Italia per consumo di suolo, purtroppo, e finora hanno legiferato soltanto le regioni. Manca un modello nazionale. Manca un modello omogeneo, unico, dal nord al sud. Ci sto lavorando e trovo difficoltà in qualche direttore generale, anche se non del mio ministero. I veri padroni delle strutture sono i vertici burocratici, diciamo la verità. Alcune volte sono responsabili, sono partecipi, lavorano con grande spirito etico, altre volte invece si chiudono nel loro recinto e diventano un ostacolo”.

“Quindi ci stiamo lavorando per fare in modo che entro la legislatura il nostro progetto presentato 3 anni fa possa essere finalmente definito con una cabina presso Palazzo Chigi e con la possibilità di raccogliere tutte le risorse che oggi in maniera polverizzata e frammentata arrivano da Roma agli enti locali destinati anche alle emergenze idriche, al dissesto e -ha concluso Musumeci- alle frane”.

Sanità, oltre 3,8 milioni per Civitavecchia

Roma, 28 lug. (askanews) – Civitavecchia compie un passo decisivo nel rafforzamento della propria rete sanitaria. La nuova Casa di Comunità e il nuovo Pronto Soccorso dell’Ospedale San Paolo, inaugurati questa mattina, avvicinano i servizi ai cittadini e potenziano la capacità di risposta della ASL Roma 4, dalla presa in carico quotidiana fino all’emergenza-urgenza.

Alla cerimonia ha preso parte il Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, accolto dalla Direttrice Generale della ASL Roma 4, Rosaria Marino, insieme alla Direzione Strategica dell’Azienda, alle autorità civili e militari Per la realizzazione delle due opere sono stati investiti complessivamente oltre 3,8 milioni di euro: circa 1,16 milioni di fondi PNRR destinati alla Casa di Comunità e più di 2,63 milioni, nell’ambito degli interventi per il Giubileo 2025, per la riqualificazione del Pronto Soccorso, inclusi impianti, arredi e nuove dotazioni tecnologiche.

La doppia inaugurazione porta a compimento un percorso articolato, sviluppato attraverso diverse fasi della vita aziendale. I lavori, avviati durante la direzione del dott. Giuseppe Quintavalle e proseguiti sotto la guida della dott.ssa Cristina Matranga, hanno trovato nella Direzione Generale di Rosaria Marino la fase decisiva di sblocco e completamento. In particolare, il cantiere del Pronto Soccorso aveva attraversato una prolungata fase di stallo. Sotto la guida di Marino, l’Azienda ha impresso una forte accelerazione alle attività, coordinando le strutture e i soggetti coinvolti fino all’entrata in funzione dei nuovi spazi.

L’ultimazione dell’opera ha reso possibile anche la riapertura dell’ingresso principale dell’Ospedale San Paolo, completamente riqualificato. Durante il cantiere, cittadini e utenti hanno dovuto utilizzare l’accesso posteriore, raggiungibile attraverso un percorso di circa 700 metri. La restituzione dell’ingresso centrale alla comunità migliora sensibilmente la fruibilità dell’intero presidio, garantendo un accesso più moderno, funzionale e accogliente.

Questa nuova struttura rappresenta il percorso di riorganizzazione che stiamo portando avanti anche grazie alle risorse del PNRR. Abbiamo accorpato le attività per superare il frazionamento dei servizi e garantire una risposta più efficace ai cittadini. Un ruolo centrale sarà svolto dal PUA, il Punto unico di accesso, che rappresenta uno snodo strategico tra i cittadini e i servizi. La sfida più importante, però, inizia adesso: dobbiamo passare da un sistema di assistenza orientato alla prestazione a uno orientato ai bisogni, attraverso una vera trasformazione culturale. Sono fiduciosa che questo percorso ci permetterà di dare risposte sempre più efficaci ai cittadini . Ha dichiarato la direttrice Marino.

Ricavata dalla riqualificazione di un immobile ATER di circa 900 metri quadrati, la Casa di Comunità ospita ambulatori specialistici, un punto CUP, un punto prelievi e spazi amministrativi, oltre alla Centrale Operativa Territoriale, attiva dal giugno 2024. Il presidio assicura un accesso integrato ai servizi sanitari, sociosanitari e sociali, con particolare attenzione alla prevenzione, alle cronicità, alle fragilità e alla continuità delle cure.

Il Pronto Soccorso del San Paolo è stato invece completamente riorganizzato sotto il profilo funzionale e tecnologico. La struttura dispone ora di un triage ampliato, aree di attesa dedicate, percorsi assistenziali più razionali, locali per l’isolamento, una stanza protetta per le donne vittime di violenza e le persone con bisogni di assistenza psichiatrica, un’area medica dotata di sistemi di monitoraggio, una sala emergenze e una camera calda con doccia di decontaminazione. Nel loro insieme, i due presidi traducono una strategia unitaria, avvicinare i servizi ai cittadini, intercettare precocemente i bisogni di salute e assicurare, quando necessario, una risposta ospedaliera più tempestiva, efficiente e adeguata alla complessità dei casi.

Quirinale, Fontana: presidente di destra? Tanti entrano papa e poi…

Roma, 28 lug. (askanews) – “Siccome ci sono elezioni di mezzo è molto complicato dire adesso cosa sarà quando si voterà per il presidente della Repubblica. Dopo le elezioni avremo un quadro un po’ più chiaro. Sapete che tanti cardinali che sono entrati in conclave come papa poi sono usciti ancora cardinali”. Lo ha detto il presidente della Camera Lorenzo Fontana durante la cerimonia del Ventaglio, rispondendo a chi gli chiedeva di commentare l’ipotesi di un presidente della Repubblica di destra.

“La persona che va a fare il presidente – ha sottolineato – non deve essere di destra o di sinistra, deve rappresentare tutti gli italiani. Può avere un’estrazione, ma… Credo che questo debba essere l’obiettivo di chi farà il presidente della Repubblica. In una società che si radicalizza verso gli estremi penso che figure istituzionali che rappresentino tutti siano ancora più importanti che nel passato”.

Calcio, Claudio Ranieri, il garante del nuovo corso azzurro

Roma, 28 lug. (askanews) – Sarà Claudio Ranieri il nuovo presidente del Club Italia, la figura chiamata a fare da raccordo tra la Nazionale maggiore, le selezioni giovanili e il progetto tecnico della Federazione. Una scelta nel segno dell’esperienza e dell’equilibrio, voluta dal presidente federale Giovanni Malagò per accompagnare Roberto Mancini nel nuovo ciclo azzurro.

Ranieri, 74 anni, torna così protagonista nel calcio italiano dopo una carriera costruita tra panchine prestigiose, salvezze impossibili e imprese entrate nella storia. Il suo nome è stato individuato da Malagò come la figura ideale per affiancare il commissario tecnico, garantendo quella condivisione sulle scelte tecniche che era alla base del nuovo modello federale.

“Mi serviva una persona con cui condividere la decisione del commissario tecnico”, ha spiegato Malagò. La scelta è caduta su Ranieri, che ha accettato l’incarico e sarà presentato domani insieme a Mancini. Un ruolo istituzionale ma con un peso tecnico importante: coordinare le varie squadre nazionali, seguire la crescita dei giovani e contribuire alla costruzione del percorso verso Euro 2032.

La carriera di Ranieri rappresenta un patrimonio di conoscenza unico. Romano, classe 1951, ha allenato in Italia e all’estero, guidando club come AS Roma, Inter, Juventus e Napoli, oltre a importanti realtà internazionali come Chelsea FC e Leicester City FC.

Proprio con il Leicester ha firmato una delle pagine più sorprendenti della storia del calcio moderno, conquistando nel 2016 una Premier League impensabile alla vigilia. Un successo costruito su organizzazione, gestione del gruppo e capacità di valorizzare giocatori spesso considerati non protagonisti.

La sua forza è sempre stata la gestione degli uomini. Ranieri è un allenatore capace di creare consenso, unire gli ambienti e leggere le situazioni difficili. Qualità che la Figc considera fondamentali in una fase delicata per il calcio italiano, reduce da due mancate qualificazioni consecutive ai Mondiali e alla ricerca di una nuova identità.

Nel nuovo incarico Ranieri non sarà soltanto un consigliere tecnico. La sua missione sarà contribuire alla ricostruzione della filiera azzurra, lavorando insieme a Maurizio Viscidi sul settore giovanile e accompagnando la crescita dei talenti che dovranno rappresentare il futuro della Nazionale.

“Bisogna arare completamente un campo per seminare e andare a fare un raccolto nel minor tempo possibile”, ha spiegato Malagò, indicando la necessità di un progetto che parta dai giovani. In questo percorso Ranieri rappresenta la memoria del calcio italiano, ma anche una figura capace di parlare alle nuove generazioni.

Dopo una vita trascorsa in panchina, Ranieri cambia prospettiva ma resta dentro il cuore della Nazionale. Non sarà il tecnico delle scelte in campo, ma il garante di un metodo: esperienza, equilibrio e senso di appartenenza. Le qualità che la Federazione cerca per aprire un nuovo capitolo della storia azzurra.

Scherma, Italia d’oro nel fioretto maschile ai Mondiali

Roma, 28 lug. (askanews) – L’Italia del fioretto maschile si conferma campione del mondo. Ai Mondiali di Hong Kong il quartetto composto da Guillaume Bianchi, Filippo Macchi, Tommaso Marini e Tommaso Martini ha conquistato la medaglia d’oro battendo in finale i padroni di casa di Hong Kong per 45-44 al termine di una straordinaria rimonta.

Gli azzurri erano finiti sotto anche di otto stoccate (23-15), ma hanno saputo ricucire il divario fino al successo decisivo firmato da Bianchi nell’ultimo assalto.

“È un’emozione straordinaria – ha dichiarato Bianchi – contro un palazzetto pieno e con tutto il tifo contro. Ho chiuso io l’ultimo assalto, ma i ragazzi sono stati straordinari”. Il quartetto azzurro ha sottolineato come il gruppo abbia saputo reagire dopo le delusioni delle gare individuali: “Ci siamo riconfermati campioni del mondo e non era affatto facile. Abbiamo azzerato tutto e ci siamo ricompattati: questa è la nostra forza”. (Foto Bizzi/Federscherma)

Entusiasta anche il commissario tecnico Simone Vanni, che ha scherzato sulla tensione del finale: “L’ultimo minuto e mezzo? In totale serenità. Non abbiamo tirato benissimo, ma in queste gare servono soprattutto testa e cuore. Sono tutti campioni veri e hanno battuto in casa loro una grande squadra sostenuta da cinquemila spettatori. È un oro che ricorderemo per sempre”.

Con il successo del fioretto maschile prosegue il grande Mondiale dell’Italia, già protagonista nelle prove individuali con l’oro di Martina Favaretto e l’argento di Arianna Errigo nel fioretto femminile. Il bottino azzurro sale così a tre medaglie d’oro e quattro d’argento, mentre la squadra di spada femminile è attesa dalla finale contro l’Estonia per un’altra possibilità di titolo iridato.

Trasporto ferroviario italiano affronta i mesi più caldi

Roma, 28 lug. (askanews) – “La puntualità resta un indicatore essenziale della qualità del servizio e il nostro obiettivo è continuare a migliorarla. Tuttavia, i dati vanno letti nel contesto di un piano di investimenti senza precedenti. Il contratto di programma tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Rete Ferroviaria Italiana vale circa 124 miliardi di euro, una cifra mai raggiunta prima, recentemente incrementata di ulteriori 4,3 miliardi destinati all’ammodernamento, allo sviluppo tecnologico e al potenziamento della rete. Questi numeri raccontano soprattutto una rete ferroviaria che sta attraversando la più grande trasformazione della sua storia. È la dimostrazione concreta di quanto il Governo consideri il trasporto ferroviario un’infrastruttura strategica per la crescita del Paese. A queste risorse si aggiungono i 26 miliardi di euro del PNRR destinati anch’essi al settore ferroviario: solo per apprezzarne la portata, parliamo di numeri che, se considerassimo per assurdo RFI uno Stato membro dell’Unione europea, ne farebbero il nono maggiore percettore di fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza”. Lo ha dichiarato Tullio Ferrante (Fi), sottosegretario di stato al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nel corso del Cnpr forum “Treni e vacanze: il trasporto ferroviario italiano affronta i mesi più caldi dell’anno’, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. “Occorre andare oltre la semplice lettura delle statistiche”, ha evidenziato Fabrizio Benzoni, deputato di Azione in Commissione Attività produttive e turismo a Montecitorio. “Un indice di puntualità del 63%, oltre a rappresentare un dato insoddisfacente, non restituisce pienamente i disagi quotidiani vissuti dai pendolari e da chi utilizza il treno per lavoro, studio o esigenze personali. La puntualità – ha aggiunto – è un elemento essenziale del trasporto ferroviario: chi sceglie il treno lo fa per poter contare su orari certi e affidabili. Quando questo viene meno, si compromette la fiducia degli utenti e si scoraggia l’utilizzo del servizio. Gli investimenti in corso sono indispensabili per recuperare ritardi infrastrutturali accumulati negli anni, in particolare nei nodi di Bologna e Firenze e nei grandi hub ferroviari, come Milano Centrale e Roma Termini, ormai congestionati. Tuttavia, resta ancora molto da fare per rendere la rete più efficiente e sicura. Molti ritardi, infatti, dipendono da una gestione della rete che richiede ulteriori interventi di ammodernamento. I numerosi cantieri aperti sono necessari: innovazione, sviluppo tecnologico e sicurezza devono procedere riducendo al minimo i disagi per i viaggiatori”. Andrea Dara, parlamentare della Lega in Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni alla Camera, sottolinea le ingenti risorse investite i: “Quando si realizzano investimenti di grande portata, come quelli previsti nel 2025 con oltre 11,7 miliardi di euro stanziati, è inevitabile che l’apertura di numerosi cantieri possa generare disagi. I cittadini hanno pieno diritto di lamentarsi, perché i lavori incidono sulla qualità del servizio. È una situazione paragonabile alla ristrutturazione di una casa continuando ad abitarla o di una scuola durante le lezioni: qualche difficoltà è inevitabile. Il Ministero sta destinando risorse senza precedenti per affrontare criticità che il Paese si trascina da decenni, come ritardi infrastrutturali e colli di bottiglia della rete ferroviaria. Ai disagi causati dai cantieri e dagli scioperi si aggiungono anche gli episodi di sabotaggio, troppo spesso sottovalutati. La gestione della rete, dalla manutenzione alla logistica, spetta a RFI, mentre alle imprese ferroviarie compete garantire l’efficienza dei servizi. Il Ministero ha il compito di coordinare e sollecitare tutti i soggetti coinvolti affinché gli investimenti si traducano rapidamente in opere concrete e in un servizio più efficiente per i cittadini”. Denuncia la totale incapacità del governo Andrea Casu, esponente del Partito Democratico in Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni a Montecitorio: “Il problema dei ritardi che penalizzano milioni di italiani non è rappresentato dai cantieri, necessari per ammodernare la rete ferroviaria, ma dall’incapacità del Governo di gestirne gli effetti sulla vita di pendolari e viaggiatori. La rete è interessata da una profonda trasformazione che deve procedere senza perdere di vista le esigenze di chi la utilizza ogni giorno. I guasti possono verificarsi, ma è inaccettabile il caos informativo che accompagna ogni interruzione del servizio. La responsabilità politica ricade sull’esecutivo, che non affronta la crisi dei trasporti: i dati Eurostat dimostrano che il 68% degli italiani non utilizza mai il trasporto pubblico locale e che meno del 10% degli spostamenti avviene con i mezzi pubblici. Le inefficienze del sistema spingono i cittadini verso l’auto privata, con un tasso di motorizzazione superiore a 70 auto ogni 100 abitanti, allontanando il Paese dagli obiettivi europei di mobilità sostenibile. In questo contesto, è sconcertante che il ministro Salvini continui a parlare di record di puntualità, mentre cittadini e pendolari vivono una realtà ben diversa”. Nel corso del dibattito moderato da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Elisabetta Polentini, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Roma: “La puntualità del trasporto ferroviario è il risultato di una rete moderna, dove la separazione tra linee ad Alta Velocità e convenzionali si affianca a sistemi avanzati di gestione del traffico. Da quasi vent’anni l’Italia investe nel potenziamento dell’infrastruttura, un percorso tuttora portato avanti dal Ministero e da RFI. Tuttavia, mentre il Governo segnala miglioramenti, consumatori e monitoraggi indipendenti evidenziano disagi ancora significativi. Il Giappone dimostra che la puntualità è anche una cultura del rispetto del tempo e dei cittadini”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “”Sul piano economico, i ritardi incidono negativamente sulla logistica e sulla competitività del sistema produttivo; su quello sociale, significano tempo sottratto ai cittadini e minore qualità della vita. Un servizio ferroviario puntuale dimostra rispetto per i passeggeri, consentendo loro di organizzare con certezza gli impegni quotidiani. Dal punto di vista organizzativo, la puntualità è uno dei principali indicatori dell’efficienza di un’azienda ferroviaria: quanto più il servizio è affidabile, tanto maggiore è la propensione delle persone a scegliere il treno come alternativa all’auto privata. Nel settore ferroviario, la puntualità è il risultato concreto del buon funzionamento di un sistema complesso, in cui infrastrutture, tecnologia, organizzazione e gestione devono operare in perfetta sinergia”.

Cinema, finite le riprese di "Bentornati al Sud": in sala a Natale

Roma, 28 lug. (askanews) – Si sono concluse, dopo sette settimane di lavorazione tra Castellabate, Roma e Milano, le riprese di “Bentornati al Sud”, nuova commedia diretta da Luca Miniero, che riporta sul grande schermo una delle coppie più amate del cinema italiano: Claudio Bisio e Alessandro Siani. Uscirà nei cinema il 25 dicembre, distribuito da Medusa Film.

Gran parte delle riprese si sono svolte a Castellabate, il borgo cilentano che aveva già fatto da sfondo nel 2010 a “Benvenuti al Sud” e che è tornato a trasformarsi in un grande set a cielo aperto. Le sue strade, i vicoli, le piazze e gli scorci che il pubblico ha imparato ad amare con il primo film sono stati ancora una volta il cuore del racconto, accogliendo cast e troupe. La lavorazione è poi proseguita tra Roma e Milano, fino alla conclusione del set.

Accanto a Claudio Bisio e Alessandro Siani, tornano anche molti dei volti storici che hanno contribuito al successo dei due film precedenti: Angela Finocchiaro, Nunzia Schiano, Nando Paone, Salvatore Misticone e Giacomo Rizzo, con la partecipazione straordinaria di Valentina Lodovini.

Il soggetto è firmato da Alessandro Siani che ha scritto anche la sceneggiatura con Claudio Bisio e Luca Miniero. Dietro la macchina da presa, insieme a Luca Miniero, hanno lavorato il direttore della fotografia Francesco Di Pierro, la scenografa Giada Esposito, la costumista Eleonora Rella, il montaggio sarà a cura di Ian Degrassi e le musiche saranno del compositore Umberto Scipione.

“Bentornati al Sud” è una produzione Bartlebyfilm, Italian International Film (una società Lucisano Media Group) e Medusa Film, prodotta da Massimo Di Rocco e Luigi Napoleone per Bartlebyfilm e da Fulvio e Federica Lucisano per Italian International Film, con il sostegno della Film Commission Regione Campania.

(Credit foto: Gianni Fiorito)

Claudio Baglioni fa poker di live a Roma, aggiunte due date

Milano, 28 lug. (askanews) – Claudio Baglioni fa poker di live a Roma. In seguito al doppio istantaneo sold out, ecco l’annuncio dell’apertura delle date 27 e 28 ottobre 2026 per “Che notte è questa!” la speciale adunata live che ha scatenato centomila richieste di presenze e che anticipa la partenza del progetto grandtour.

I biglietti per il 24 e 25 ottobre erano andati esauriti in pochi minuti, per questo sono state previste due nuove date a Villa Borghese, dove, 44 anni fa, il 24 ottobre 1982, si tenne il leggendario concerto Alé-Oó il primo gigantesco raduno della storia della musica dal vivo in Italia, con 250 mila spettatori presenti.

I biglietti per il 27 e 28 ottobre 2026 di “Che notte è questa! La partenza” saranno disponibili da oggi, martedì 28 luglio, dalle ore 18.00 in esclusiva in prevendita per gli iscritti al Fan Club e domani, mercoledì 29 luglio, dalle ore 10.00 su TicketOne.it e nei punti vendita e nelle prevendite abituali (per info www.friendsandpartners.it).

Con gli eventi di “Che notte è questa!”, Claudio Baglioni inaugura e conclude il GrandTour LaVitaÈAdesso, il viaggio artistico che attraverserà l’Italia più bella, toccando i luoghi e i siti storici, monumentali, architettonici e paesaggistici di maggior fascino e valore.

Il percorso del GrandTour terminerà, dopo un anno, il 23 ottobre 2027 con “Che notte è questa! il ritorno”, ai Fori Imperiali, Roma.

“Che notte è questa! ” è prodotto e organizzato da Friends & Partners e Come s.r.l. in collaborazione con Roma Capitale, Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda.

Calcio, Malagò sceglie Mancini, Ranieri presidente Club Italia

Roma, 28 lug. (askanews) – Roberto Mancini è il nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana, mentre Claudio Ranieri sarà il nuovo presidente del Club Italia. Lo ha annunciato il presidente della Figc, Giovanni Malagò, al termine del Consiglio federale, spiegando che la scelta segna l’avvio del nuovo corso dopo il mancato approdo di Andrea Pirlo e le dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo.

Malagò ha confermato che Pirlo era il candidato individuato e condiviso da Maldini e Leonardo, ma di aver deciso di bloccarne la nomina dopo aver appreso di una collaborazione della quale, ha sottolineato, né lui né il direttore tecnico erano a conoscenza. “Per una serie di motivi e di opportunità non me la sono sentita di approvare quella candidatura. Mi assumo totalmente la responsabilità della decisione”, ha dichiarato.

Il presidente federale ha escluso tensioni con Maldini e Leonardo, parlando di una separazione consensuale. “Non c’è stato alcun conflitto o polemica, solo dispiacere. Abbiamo condiviso serenamente la decisione di separare le nostre strade. Li ringrazio perché sono stati dei signori”.

La scelta di Mancini, ha spiegato, nasce dalla volontà di mantenere il modello organizzativo che prevede una stretta collaborazione tra commissario tecnico e presidente del Club Italia. “Mi serviva una persona con cui condividere la scelta del ct. Se fosse stata individuata un’altra figura sarebbe venuto meno il progetto”. Quel ruolo sarà ricoperto da Claudio Ranieri, che ha accettato l’incarico e sarà presentato domani alle 18 insieme a Mancini. “I due si sono già sentiti. Ranieri sta rientrando dalla Calabria, Mancini dalla Francia”

Malagò ha inoltre annunciato che entro la fine della settimana sarà individuata una terza figura dirigenziale, destinata a ricoprire un ruolo simile a quello svolto in passato da Gigi Riva e Gianluigi Buffon, con il coordinamento delle nazionali e un lavoro a stretto contatto con Maurizio Viscidi, confermato responsabile del settore tecnico giovanile.

Rispondendo alle domande, il presidente Figc ha ribadito di non essersi pentito della gestione della vicenda. “Se tornassi indietro non cambierei nulla. Ho condiviso ogni passaggio con Maldini e Leonardo, poi il destino ha preso un’altra strada”.

Quanto alle alternative, Malagò ha confermato di avere grande stima per Antonio Conte, ma ha precisato che “l’idea è sempre stata Mancini e Ranieri”. Ha escluso inoltre di aver preso in considerazione dirigenti o tecnici attualmente sotto contratto con club di Serie A, citando anche Giorgio Chiellini e il rapporto con la Juventus.

Sul fronte sportivo, il presidente ha indicato un doppio obiettivo: affrontare nell’immediato il difficile percorso di qualificazione ai prossimi grandi tornei e, parallelamente, costruire una filiera tecnica che guardi a Euro 2032. “Bisogna lavorare su due velocità: ottenere risultati subito e ricostruire il futuro partendo dal settore giovanile. Chi oggi ha 13 o 14 anni potrebbe essere protagonista tra sei anni”.

Nel corso della conferenza Malagò ha anche comunicato alcune decisioni del Consiglio federale: la riammissione del Foggia in Lega Pro, l’ingresso di Marani, Abete, Bedin e Calcagno nel Comitato di Presidenza e la conferma di Vito Tisci alla guida del Settore Giovanile e Scolastico. Ha infine annunciato un incontro con il ministro Andrea Abodi sulla legge di bilancio e l’imminente consegna del dossier italiano per Euro 2032 alla UEFA.

Giappone, dopo il sisma crolla un centro commerciale. Persone intrappolate

Roma, 28 lug. (askanews) – A seguito del fortissimo terremoto che ha colpito oggi il Giappone sud-occidentale, con epicentro nella prefettura di Kumamoto, sull’isola di Kyushu, la catena di negozi nipponica Aeon ha comunicato di aver ricevuto informazioni su un’esplosione avvenuta presso il centro commerciale “Aeon Mall Kumamoto” nella città di Kashima.

L’azienda – riporta la tv giapponese Nhk – ha dichiarato che i clienti sono stati evacuati e che sta verificando la situazione.

I vigili del fuoco, intrervenuti sul posto, affermano che parte del secondo piano dell’edificio è crollata in seguito all’esplosione, intrappolando numerose persone all’interno.

Le immagini riprese da un elicottero della Nhk mostrano parti delle pareti esterne del centro commerciale divelte, lasciando in vista quella che sembra essere la struttura portante dell’edificio.

Calcio, Mancini, da ragazzo prodigio a possibile ct del ritorno

Roma, 28 lug. (askanews) – Roberto Mancini potrebbe ripartire dalla panchina della Nazionale italiana, la stessa che aveva lasciato nell’agosto del 2023 tra polemiche e incomprensioni. Un ritorno che chiude un cerchio per uno degli allenatori più vincenti e influenti del calcio italiano degli ultimi quarant’anni, protagonista prima da calciatore, poi da tecnico capace di riportare gli azzurri sul tetto d’Europa e oggi chiamato a rilanciare una nazionale in cerca di identità.

Nato a Jesi il 27 novembre 1964, Mancini si afferma giovanissimo nel Bologna prima di diventare la bandiera della Sampdoria. Con i blucerchiati forma insieme a Gianluca Vialli una delle coppie d’attacco più iconiche della Serie A, i “Gemelli del Gol”. In quindici stagioni conquista lo storico scudetto del 1991, quattro Coppe Italia, una Coppa delle Coppe e raggiunge la finale di Coppa dei Campioni del 1992, persa contro il Barcellona. Chiude la carriera con la Lazio, vincendo un altro scudetto nel 2000, e una breve esperienza al Leicester. In azzurro colleziona 36 presenze e quattro reti, senza però riuscire a lasciare un segno paragonabile a quello nei club.

La seconda carriera inizia quasi senza soluzione di continuità. Dopo gli esordi tra Fiorentina e Lazio, arriva la consacrazione all’Inter, dove conquista tre scudetti consecutivi, due Coppe Italia e due Supercoppe italiane. L’esperienza al Manchester City lo proietta nella dimensione internazionale: nel 2012 riporta il titolo inglese ai Citizens dopo 44 anni, grazie al leggendario gol di Sergio Agüero all’ultima giornata. Seguono le parentesi con Galatasaray, il ritorno all’Inter e lo Zenit San Pietroburgo.

Nel maggio 2018 la Figc gli affida la ricostruzione della Nazionale dopo il fallimento della mancata qualificazione ai Mondiali di Russia. Mancini cambia volto agli azzurri, punta su giovani come Barella, Bastoni e Chiesa, restituisce entusiasmo e costruisce una squadra dal gioco propositivo. Il capolavoro arriva nell’estate del 2021 con la vittoria dell’Europeo a Wembley contro l’Inghilterra, primo titolo continentale dopo 53 anni. Sotto la sua gestione l’Italia stabilisce anche il record di 37 partite consecutive senza sconfitte.

Il ciclo, però, si incrina con la clamorosa eliminazione contro la Macedonia del Nord nei playoff per il Mondiale 2022. Pur restando in panchina, Mancini non riesce a ricostruire lo stesso slancio e nell’agosto 2023 rassegna improvvisamente le dimissioni da commissario tecnico, una decisione che sorprende il calcio italiano e apre una lunga scia di polemiche. Pochi giorni dopo accetta la ricchissima offerta dell’Arabia Saudita, alimentando le accuse di aver lasciato la Nazionale per motivi economici.

L’esperienza saudita dura poco più di un anno. I risultati non sono all’altezza delle aspettative, con l’eliminazione agli ottavi della Coppa d’Asia e un cammino complicato nelle qualificazioni mondiali. Nell’ottobre 2024 il rapporto con la federazione si conclude consensualmente. Il resto è storia di oggi

Vandalizzata la statua della Madonna a Medjugorje

Roma, 28 lug. (askanews) – Il santuario di Medjugorje in Bosnia-Erzegovina è stato oggetto di un incendio doloso e di atti vandalici che hanno danneggiato l’altare esterno della chiesa di San Giacomo e una statua della Madonna. Lo riferiscono il sito bosniaco Nezavisne e l’Ufficio parrocchiale di Medjugorje. Quest’ultimo ha assicurato la regolare prosecuzione delle celebrazioni e ha invitato i fedeli a rispondere “con la preghiera, il digiuno e il perdono”, evitando di “ricambiare il male con altro male”.

In una nota, la parrocchia esprime “profondo dolore” per il gesto e rende noto che sono già in corso le operazioni di pulizia e ripristino delle aree danneggiate affinché il santuario continui a essere “luogo di incontro con Dio e di pace”. Secondo la ricostruzione di Nezavisne, un uomo avrebbe cosparso di benzina l’altare esterno della chiesa per poi appiccare il fuoco. Sono stati danneggiati anche altri simboli religiosi, tra cui una statua della Madonna imbrattata con vernice scura e ulla quale è stata scritta in inglese la frase “Devil in a skirt” (“Diavolo in gonna”). Vicino alla statua è stato inoltre lasciato uno striscione con i nomi dei veggenti di Medjugorje e una scritta in polacco li definisce “impostori”.

Difesa, Tajani: sul Safe prenotati 14,9 miliardi ma ne useremo meno

Roma, 28 lug. (askanews) – “Sul Safe noi abbiamo prenotato 14,9 miliardi, quanti ne useremo lo decideremo a fine anno, probabilmente saranno di meno, come ha detto Crosetto, forse sei-sette-otto o nove, non è che noi abbiamo detto che ne useremo 14,9, abbiamo detto ‘quello è il massimo di cui potremmo aver bisogno, poi quanti ne useremo lo decideremo, probabilmente saranno meno”. Lo ha affermato a margine il ministro degli Esteri Antonio Tajani, spiegando quanto affermato poco prima in audizione alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, riguardo al nuovo strumento finanziario dell’Ue di sostegno agli Stati per investimenti nel settore della Difesa.

Riforma Rai, relatori: ad sarà nominato da Cda, membri in carica 4 anni

Roma, 28 lug. (askanews) – Aumento da tre a quattro anni della durata del mandato del Cda, amministratore delegato nominato dal Cda, nessuna riduzione del canone del 5% ogni anno in casi eccezionali come previsto inizialmente. È quanto prevedono gli emendamenti presentati oggi dai relatori della riforma Rai Roberto Rosso e Claudio Fazzone (Fi) in commissione al Senato.

La riforma è necessaria per adeguarsi al regolamento Ue Freedom Media Act (Emfa) entrato in vigore ormai un anno fa.

“Portiamo il mandato dei componenti del Cda a 4 anni perché l’Emfa chiede maggiore tempo per applicare i piani industriali”, spiega Rosso. “Trovata la quadra” anche sui componenti che spetta al Ministero dell’Economia nominare. “Il Mef – sottolinea Rosso – continuerà a nominare due componenti del Cda ma non l’amministratore delegato che viene nominato dal Cda, così come il presidente. Che poi deve avere la ratifica della commissione di Vigilanza. Qui le prime due votazioni necessitano del quorum dei 2/3 dei componenti, dalla terza scatta la maggioranza assoluta”. Insomma “i temi grossi li abbiamo risolti”. Quanto alla norma voluta da Giorgetti che gli avrebbe consentito di tagliare il 5% del canone in casi straordinari (ad esempio se la Rai guadagna più del previsto, o spende meno) un emendamento dei relatori la elimina. “Qualcuno ha fatto notare che se questa cosa capita per 5 anni hai ridotto di un quarto il canone”, osserva Rosso. E l’Emfa impone risorse certe per la tv pubblica.

“Se va tutto bene votiamo martedì 4 agosto gli emendamenti e il mandato ai relatori”, aggiunge. “La maggioranza è pronta, attendiamo il parere del governo e soprattutto il parere del Mef che deve verificare non ci sia ricaduta finanziaria”.

In Francia nuova ondata di caldo estremo mentre si lotta con gli incendi

Roma, 28 lug. (askanews) – La Francia si prepara a una nuova ondata di caldo nel suo sud-ovest mentre prosegue l’emergenza incendi. Météo-France ha posto i dipartimenti della Gironda, in totale emergenza roghi, e delle Landes in allerta gialla per canicola a partire da oggi a mezzogiorno, prevedendo temperature fino a 40 gradi domani, accompagnate da venti meno intensi ma più secchi, condizioni che potrebbero favorire nuovi focolai.

In Gironda, dove l’incendio non ha registrato ulteriori avanzamenti nelle ultime 24 ore, la prefettura ha avvertito che la situazione resta “molto imprevedibile” e che i soccorsi rimangono pienamente mobilitati. Il rogo non è ancora sotto controllo, rendendo impossibile per il momento il rientro degli evacuati; sono inoltre sospese le attività dei campi estivi nel dipartimento.Nelle Landes invece le autorità hanno comunicato che l’incendio è stato domato dopo che le fiamme hanno devastato 3.600 ettari e distrutto o danneggiato 198 edifici. Ieri il presidente Emmanuel Macron ha invitato a mantenere alta la vigilanza, sottolineando che “le prossime settimane saranno dure” e che la lotta contro gli incendi deve proseguire “ovunque”.

Mimit: al via Ecobonus veicoli commerciali basse emissioni e retrofit

Roma, 28 lug. (askanews) – Al via la piattaforma Ecobonus in attuazione del dpcm che ha rifinanziato il fondo a sostegno del settore automotive. A partire da mercoledì 29 luglio, dalle ore 12.00, sarà possibile prenotare gli incentivi destinati all’acquisto di veicoli commerciali a basse emissioni appartenenti alle categorie N1 e N2. Lo riporta il ministero delle Imprese e del made in Italy, aggiungendo con un comunicato che saranno anche disponibili i contributi per il retrofit a GPL e metano, destinati all’acquisto e all’installazione di impianti di alimentazione su autoveicoli di categoria M1 con classe ambientale non inferiore a Euro 3. Per il 2026, le due misure dispongono di una dotazione finanziaria pari rispettivamente a 40 milioni di euro e 4 milioni di euro.

Possono accedere alle agevolazioni per l’acquisto dei veicoli commerciali le piccole e medie imprese che esercitano attività di trasporto di merci in conto proprio o in conto terzi. I contributi, si legge, sono riconosciuti anche alle società di noleggio che acquistano un veicolo commerciale per concederlo in locazione a una PMI operante nel settore del trasporto di merci, mediante un contratto di durata non inferiore a tre anni.

Per quanto riguarda il contributo destinato al retrofit GPL/Metano, possono accedere all’agevolazione le persone fisiche e giuridiche che installano nuovi impianti di alimentazione a GPL o metano su autoveicoli M1 omologati in una classe ambientale non inferiore a Euro 3. La piattaforma (ecobonus.mimit.gov.it) è gestita da Invitalia per conto del MIMIT.

Calcio, Zidane: "Allenare la Francia un sogno"

Roma, 28 lug. (askanews) – Calcio offensivo, entusiasmo e un obiettivo chiaro: proseguire il ciclo vincente della Francia. Si è presentato così Zinedine Zidane nella sua prima conferenza stampa da commissario tecnico dei Bleus, parlando di emozioni, identità di gioco e della sfida che lo attende.

Per il nuovo CT della Francia, questa nomina rappresenta molto più di un semplice incarico professionale: “Oggi per me è una continuità, un sogno. Negli ultimi quattro o cinque anni ho ricevuto proposte per tornare ad allenare un club, ma le ho rifiutate tutte pensando alla nazionale francese. Era l’unica cosa che volevo fare”. Un legame nato fin da bambino e cresciuto attraverso tutte le categorie: “Ho conosciuto questa squadra quando ero ragazzino, ho iniziato dai minimi e ho percorso tutte le tappe fino ad arrivare alla nazionale maggiore. Darò tutto me stesso affinché questa squadra continui a vincere, è l’unica cosa che mi motiva”.

Zidane ha poi voluto dedicare un pensiero a Didier Deschamps, suo ex compagno nella Francia campione del mondo del 1998 e oggi predecessore sulla panchina dei Bleus: “Voglio rendere omaggio a DD per tutto il lavoro che ha fatto e dirgli ‘Bravo!’. Si apre qualcosa di nuovo, ma con lo stesso obiettivo: continuare a vincere. Presidente, metterò tutta la mia energia al servizio di questa squadra. Non vedo l’ora di iniziare. È una gioia immensa, sono felice per quello che mi sta succedendo. Non ho altre parole, ho tante emozioni dentro di me. Sono pronto per questa sfida”.

“Lo stile di gioco lo vedrete presto, ne parleremo a settembre. Sono stato un numero 10 e quello che mi ha sempre guidato è la voglia di segnare e creare calcio. Ho vissuto 25 anni in Spagna e sapete cosa significa. In campo ero un leader tecnico, oggi divento un leader attraverso la mia esperienza”, ha detto l’ex tecnico del Real Madrid.

Zidane ha raccontato l’emozione di tornare in nazionale in una veste diversa: “Vincere il Mondiale del 1998 è stata la cosa più bella della mia vita, soprattutto perché l’ho fatto insieme ai miei compagni. Ho aspettato questo momento per quattro o cinque anni. Sono emozionato, magari non si vede, ma dentro sono pieno di entusiasmo”.

Sul rapporto con Kylian Mbappé e sulla scelta del capitano, il nuovo ct ha rinviato ogni decisione: “Non abbiamo ancora parlato con Kylian. La cosa più importante per lui ora è riposarsi. Avremo modo di confrontarci con lui e con tutti gli altri giocatori a settembre”.

Zidane ha spiegato di voler prima conoscere a fondo il gruppo: “Non posso spiegare in due parole come faremo a vincere. Ho a disposizione una squadra straordinaria. Prima devo ambientarmi, conoscere i giocatori e spiegare loro il progetto. Poi toccherà a me continuare a far vincere questa squadra”.

L’ex fuoriclasse ha ribadito che la panchina della Francia è sempre stata il suo obiettivo: “Dopo il Real Madrid l’unica cosa che volevo fare era allenare la Francia. Non ho accettato un club proprio per questo motivo. Quando Deschamps ha annunciato la sua decisione, ho capito subito che volevo essere il suo successore”.

Infine, lo sguardo è già rivolto ai primi impegni ufficiali, con un’attenzione particolare alla sfida contro l’Italia: “Le prossime quattro partite sono già segnate sul calendario. L’Italia è una sfida speciale perché ci ho giocato, conosco molte persone e parlo italiano. Mi preparo da tempo a queste gare”.

Dal neo ct anche un omaggio ai vigili del fuoco francesi: “Volevo iniziare con un messaggio di sostegno a tutti i vigili del fuoco, perché molte famiglie stanno vivendo un momento difficile. Voglio ringraziarvi per la fiducia, ringraziare il Comitato esecutivo con cui abbiamo avuto modo di confrontarci questa mattina e tutti i dipendenti della FFF per il lavoro quotidiano che svolgono”, ha dichiarato Zidane.

Calcio, l’Inter vicina a John Stones

Roma, 28 lug. (askanews) – L’Inter è vicina a John Stones. Il difensore inglese ha dato il proprio ok verbale al trasferimento in nerazzurro ed è pronto a diventare un rinforzo per la squadra di Cristian Chivu che cercava un innesto in difesa in vista della prossima stagione. Le parti devono ancora formalizzare gli ultimi dettagli dell’intesa, ma la volontà del giocatore è chiara e l’operazione è ormai ben avviata.

Stones arriverebbe a parametro zero dopo la conclusione della sua esperienza con il Manchester City. Il centrale inglese si è svincolato lo scorso 30 giugno, chiudendo dopo dieci stagioni con i Citizens. L’accordo prevede un contratto di due anni con un ingaggio da 4 milioni di euro a stagione. Le visite mediche non sono ancora state programmate, in attesa di formalizzare gli ultimi passaggi burocratici.

Calcio, Zidane nuovo ct della Francia

Roma, 28 lug. (askanews) – Zinédine Zidane sarà il nuovo commissario tecnico della Francia a partire dal 1° settembre. L’annuncio è stato dato dal presidente della Federcalcio francese, Philippe Diallo, che ha ufficializzato il passaggio di consegne con Didier Deschamps, alla guida dei Bleus dal 2012.

Deschamps lascia la panchina dopo quattordici anni e 187 partite, chiudendo il proprio ciclo con l’eliminazione in semifinale ai Mondiali 2026 per mano della Spagna. Da settimane Zidane era indicato come il naturale successore dell’ex compagno di squadra, con il quale ha condiviso alcuni dei momenti più gloriosi della storia del calcio francese, tra cui la vittoria del Mondiale 1998 e dell’Europeo 2000.

Per Zidane, 54 anni, si tratta del ritorno in panchina dopo quattro anni di inattività. L’ex fuoriclasse ha allenato finora soltanto il Real Madrid Castilla e la prima squadra del Real Madrid, con cui ha scritto una delle pagine più vincenti del calcio europeo conquistando tre Champions League consecutive tra il 2016 e il 2018, oltre a due campionati spagnoli e altri trofei internazionali. Nella sua esperienza madrilena ha guidato campioni come Cristiano Ronaldo, Karim Benzema, Luka Modric e Gareth Bale.

La nomina di Zidane apre una nuova era per la nazionale francese, con l’obiettivo di rilanciare le ambizioni dei Bleus in vista delle prossime competizioni internazionali.

Ucraina, Wsj: Trump cambia idea su Zelensky, lo vede "un vincente"

Roma, 28 lug. (askanews) – Nelle ultime settimane il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, avrebbe mostrato un rinnovato ottimismo nei confronti dell’Ucraina e del presidente Volodymyr Zelensky. Lo riferiscono fonti citate dal Wall Street Journal, secondo cui Trump sarebbe rimasto colpito dalla determinazione del leader ucraino nel portare la guerra in profondità nel territorio russo.

Un alto funzionario dell’amministrazione statunitense ha spiegato al quotidiano che Trump “apprezza i vincenti” e che, ai suoi occhi, Zelensky sta assumendo sempre più quel profilo. A rafforzare questa percezione avrebbe contribuito anche l’efficacia dell’industria ucraina dei droni. Secondo le fonti del Wall Street Journal, il presidente americano ammira la capacità di Kiev di sviluppare tecnologie in grado di contrastare gli stessi tipi di droni con cui anche gli Stati Uniti si sono confrontati durante il conflitto con l’Iran.

Questo cambio di atteggiamento, tuttavia, non modifica l’obiettivo dichiarato della Casa Bianca sul fronte diplomatico. Un funzionario dell’amministrazione ha infatti affermato al Wall Street Journal che Trump e il suo team continuano a lavorare per favorire una soluzione negoziata al conflitto tra Russia e Ucraina, mantenendo il dialogo con entrambe le parti. Lo stesso Trump, secondo il funzionario, resta fiducioso sulla possibilità di arrivare a un accordo di pace.Il quotidiano statunitense aggiunge che le convinzioni di Trump sulla guerra si sarebbero formate anche attraverso esperienze meno convenzionali. Il mese scorso, durante un incontro nello Studio Ovale prima dell’evento di Ultimate Fighting Championship organizzato alla Casa Bianca, il presidente sarebbe rimasto colpito dal pugile ucraino dei pesi massimi Oleksandr Usyk. Secondo persone informate sui fatti, Usyk avrebbe detto a Trump che “gli ucraini sono combattenti e vincenti”. Nel corso della conversazione, Trump avrebbe chiesto quale fosse la differenza tra russi e ucraini. Il pugile avrebbe indicato la testa e il cuore, rispondendo che la differenza risiede proprio lì, riferiscono le fonti citate dal Wall Street Journal.

Mafia, de Lucia: indagini in corso su enorme quantità denaro

Roma, 28 lug. (askanews) – “Abbiamo indagini in corso molto importanti, su una quantità di denaro e di beni che è oggettivamente enorme. Una di queste indagini si è conclusa all’incirca due mesi fa con l’individuazione di beni per circa 200 milioni, secondo una stima che non è la nostra ma è quella della Guardia di Finanza”. Lo ha detto il procuratore capo di Palermo, Maurizio de Lucia, riferendo in commissione parlamentare antimafia.

“Abbiamo individuato beni riciclati da parte di un pezzo della famiglia mafiosa trapanese, nella quale era coinvolto anche Matteo Messina Denaro, che percepiva il 10 per cento degli affari di questa famiglia, con investimenti in tutta Europa e in Libano. Devo dire qui è stato molto positivo la collaborazione internazionale che abbiamo avuto che ha coinvolto sette diversi Stati e sette quindi autorità giudiziarie che sono riuscite contestualmente, nello stesso giorno, ad operare ad arrestare le persone che noi abbiamo imputato dei diritti di riciclaggio pertinenti a questo tipo di investigazioni”, ha spiegato ancora il procuratore de Lucia.

Ma “soprattutto sono stati fatti dei sequestri dei beni di cui appunto dicevo che sono sia beni immobiliari che notevolissime quantità di denaro, presso conti correnti presenti i conti correnti in Libano, Montecarlo e nel Lichtenstein. Ora naturalmente viene la parte forse più difficile di questa attività, cioè questi beni che sono stati individuati e sequestrati all’estero, almeno in una parte riuscire a riportarli in Italia, cosa che è molto complicata, ma non impossibile e sul quale una parte importante del mio ufficio sta lavorando”, ha detto ancora de Lucia.

Difesa, Tajani: noi sempre stati per valorizzare il ruolo dell’Europa

Roma, 28 lug. (askanews) – Sul tema della Difesa “noi siamo sempre stati per valorizzare il ruolo dell’Europa. Abbiamo sempre detto che le spese che verranno effettuate in questa fase da oggi ai prossimi 10 anni saranno spese finalizzate a rinforzare il pilastro europeo ma non si può chiedere all’Europa di dire ‘non spendiamo per la difesa e contemporaneamente però sganciamoci dagli americani'” perchè “cioè se vogliamo garantire la nostra sicurezza la nostra difesa dobbiamo investire di più, perché altrimenti saremo sempre costretti a sottostare alle richieste degli americani, perché è ovvio che l’indipendenza ha un prezzo e la nostra sicurezza deve essere sempre più garantita da noi, fermo restando che sarà sempre indispensabile un impegno americano”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani riferendo, in sede di replica, alle Commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera e alla Commissione Esteri e Difesa del Senato per il seguito dell’audizione sul vertice Nato di Ankara del 7 e 8 luglio, la cui prima ‘sessione’ si era tenuta lo scorso 22 luglio.

Calcio, oggi Consiglio Figc, rebus ct dopo il caos Pirlo

Roma, 28 lug. (askanews) – È il giorno del Consiglio federale della Figc, convocato alle 12, chiamato a chiudere una delle crisi più turbolente degli ultimi anni attorno alla panchina della Nazionale. Il presidente Giovanni Malagò punta ad arrivare alla riunione con il nome del nuovo commissario tecnico: in pole position c’è Roberto Mancini, mentre Antonio Conte resta sullo sfondo come alternativa.

La giornata arriva dopo il terremoto di ieri, culminato con le dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo dai rispettivi incarichi nel Club Italia. La rottura è maturata dopo il definitivo stop alla candidatura di Andrea Pirlo, che sui social ha espresso “amarezza” per essere stato coinvolto in una polemica politica. Al centro della vicenda il contratto di sponsorizzazione dell’ex centrocampista con la società di scommesse russa Fonbet, considerato incompatibile da parte del mondo politico. Secondo la ricostruzione emersa nelle ultime ore, la Figc era però già a conoscenza dell’accordo e della clausola che avrebbe consentito a Pirlo di risolverlo immediatamente in caso di rientro lavorativo in Italia.

Il caso ha provocato anche un duro botta e risposta tra Malagò e il ministro per lo Sport Andrea Abodi. “Non so se la questione dello sponsor russo sia all’origine del no, ma ora va posto rimedio a una brutta figura”, ha detto il ministro. Secca la replica del presidente federale: “Dipende chi l’ha fatta”.

Nel tentativo di evitare lo strappo, Malagò aveva anche sondato la disponibilità di Thiago Motta come possibile candidato di compromesso, ipotesi che non ha però trovato il consenso di Maldini e Leonardo, portando alla definitiva separazione.

Con l’uscita di scena dei due dirigenti, il presidente federale è tornato a concentrarsi sul nome di Roberto Mancini, già individuato nei mesi scorsi come possibile successore sulla panchina azzurra. Resta sul tavolo anche Antonio Conte, mentre per il ruolo di direttore tecnico prende quota la candidatura di Giorgio Chiellini.

Oltre alla questione della Nazionale, il Consiglio federale affronterà anche la ratifica degli organici della Serie C 2026-2027, alcune nomine interne e l’approvazione di modifiche regolamentari.

Ucraina, Crosetto: aiutare Kiev non allunga il conflitto

Roma, 28 lug. (askanews) – “Io da tempo sento che aiutare l’Ucraina significa aumentare i tempi del conflitto. Io non ho mai sentito in ospedale qualcuno dire che fare una trasfusione o dare una medicina significa aumentare i tempi della malattia. Certo, se non li curiamo muoiono e liberiamo il letto prima”, ha sostenuto oggi il ministro della Difesa Guido Crosetto riferendo, in sede di replica, alle Commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera e alla Commissione Esteri e Difesa del Senato per il seguito dell’audizione sul vertice Nato di Ankara del 7 e 8 luglio, la cui prima ‘sessione’ si era tenuta lo scorso 22 luglio.

“Se non aiutiamo l’Ucraina scompare e ci togliamo un problema, ecco, io non considero, non affronto così i problemi di politica internazionale, me ne scuso”, ha osservato Crosetto, sostenendo che “l’aiuto all’Ucraina è come la medicina ad un malato, è quello che l’ha aiutato a sopravvivere finora. Non è un modo che ha continuato la guerra, così come la medicina non fa continuare la malattia, ma semmai la combatte”.”Su questo il Governo è stato chiaro fin dall’inizio e continua a essere chiaro. Mi pare che lo sia e continuiamo a farlo. Abbiamo fatto 13 pacchetti di aiuti, e non sono un modo di dire, e abbiamo sostenuto a livello internazionale il ministro Tajani, io, il Presidente del Consiglio, ognuno di noi: sempre la stessa posizione. Ci trovate sempre allo stesso punto di vista, sempre nello stesso posto”, ha specificato Crosetto.

Russia, attacco ucraino nella regione di Mosca e sulla Crimea

Roma, 28 lug. (askanews) – Le autorità russe hanno riferito che un attacco di droni ucraini ha preso di mira un impianto siderurgico nella regione di Mosca, mentre in Crimea i raid notturni avrebbero provocato un blackout.

Secondo il quotidiano ucraino Kyiv Independent, i droni avrebbero colpito lo stabilimento siderurgico Hydrostalkonstruktsiya di Cechov, nell’oblast’ di Mosca, approfittando del fatto che le difese aeree russe erano già impegnate a contrastare altri velivoli senza pilota.Il governatore dell’oblast’ di Mosca, Andrey Vorobyov, ha confermato che Cechov è stata bersaglio di un attacco con droni ucraini, aggiungendo che un edificio residenziale è stato danneggiato.

Nel corso della notte, inoltre, una sottostazione elettrica a Feodosia, nella Crimea sud-orientale, sarebbe stata colpita da un altro attacco di droni ucraini, causando un’interruzione dell’energia elettrica che ha lasciato senza corrente gran parte della città.

Vittoria di Pirro? La Russia avanza sul campo e arretra su tutto il resto

Doveva durare tre giorni. Oggi, nell’estate del 2026, l’”operazione speciale” di Vladimir Putin è entrata nel suo quinto anno, con oltre 1.600 giorni di guerra sulle spalle. Nessuna delle promesse iniziali si è realizzata: non la resa lampo di Kyev non la disgregazione della Nato, non il ritorno della Russia al ruolo di superpotenza rispettata.

Chi guarda solo la mappa del fronte rischia di farsi un’idea sbagliata. Sì, l’esercito russo continua ad avanzare, pochi chilometri quadrati al mese, quasi sempre a un prezzo altissimo in vite umane. Ma la guerra non si vince solo con la mappa. Si vince, o si perde, anche con l’economia, con la flotta, con il cielo, con le alleanze, con la fiducia della propria gente.

Guardiamo i numeri, quelli verificabili, quelli che arrivano da fonti indipendenti e non dalla propaganda di nessuna delle due parti. Perché la vera domanda non è “chi controlla quale villaggio del Donbas”, ma “chi sta uscendo da questa guerra più forte, e chi più debole”. La risposta, con tutta l’onestà intellettuale che i fatti impongono, non è lusinghiera per Mosca.

Il fronte che non si muove (quasi)

Partiamo dal dato più scomodo per la narrazione del Cremlino: dopo quattro anni di guerra su vasta scala, l’esercito russo controlla oggi porzioni di territorio che, sommate, restano una frazione modesta dell’Ucraina, concentrate perlopiù in aree del Donbas già parzialmente sotto controllo separatista prima del 2022, più le zone meridionali di Kherson e Zaporizhzhia e la città-martire di Mariupol.

I tracker indipendenti che seguono il conflitto giorno per giorno, come l’Institute for the Study of War e il gruppo ucraino open source DeepState, concordano su un dato: negli ultimi mesi Mosca guadagna in media tra le cinque e le trenta miglia quadrate di territorio ogni quattro settimane, a seconda della fonte e del periodo. Per avere un metro di paragone concreto: si tratta di superfici paragonabili a una frazione di Manhattan. Non un’invasione, un logoramento millimetrico.

I combattimenti restano concentrati attorno a poche direttrici, in particolare i settori di Pokrovsk e Sloviansk, dove l’esercito russo insiste da mesi senza sfondare in modo decisivo. Ogni giorno si contano centinaia di scontri lungo la linea del fronte, decine di attacchi aerei e migliaia di droni kamikaze lanciati contro postazioni ucraine e centri abitati.

Il prezzo di questi metri quadrati è spaventoso. Le stime più accreditate, condivise da fonti occidentali di alto livello a inizio 2026, parlano di circa un milione di soldati russi tra morti e feriti dall’inizio dell’invasione, a fronte di una stima ucraina compresa tra i 250 e i 300 mila. Un rapporto di quattro a uno che nessun manuale di strategia militare definirebbe un successo.

A questo si aggiungono le vittime civili: migliaia di ucraini uccisi nei bombardamenti indiscriminati su città lontane dal fronte, in un conflitto che ha smesso da tempo di distinguere obiettivi militari da quartieri residenziali, ospedali, scuole.

Chi ha vissuto la propaganda del “tre giorni per prendere Kyev” oggi si ritrova davanti a una macchina da guerra che, dopo aver consumato centinaia di migliaia di uomini, riesce a malapena a guadagnare l’equivalente di un quartiere al mese. Non è la definizione di vittoria che Putin aveva promesso ai suoi cittadini.

Un’economia tenuta in piedi con lo scotch

Se il fronte è la vetrina della guerra, l’economia ne è lo scheletro. Ed è qui che la crepa si vede meglio.

Per tre anni il Cremlino ha retto l’urto delle sanzioni occidentali meglio del previsto, grazie ai proventi degli idrocarburi e a una spesa militare che ha drogato artificialmente la crescita. Quella fase, però, sembra ormai esaurita. Le previsioni per il 2026 parlano di una crescita del prodotto interno lordo compresa tra lo 0,4% e l’1%, ben lontana dal 3,5% che gli stessi economisti russi indicano come soglia minima per uno sviluppo sostenibile.

Per contenere un’inflazione che veleggia tra il 6 e il 7%, la Banca centrale russa ha dovuto mantenere per lungo tempo tassi di interesse record, arrivati fino al 21%, poi lentamente ridotti verso il 15-16% attraverso una serie di tagli prudenti. Tassi così alti soffocano gli investimenti e il credito alle imprese civili, mentre il settore militare continua a surriscaldarsi, drogato dalla spesa pubblica.

Il Fondo Nazionale di Welfare, la riserva che Mosca aveva costruito negli anni buoni per attutire gli shock, si è ridotto drasticamente: dal 6,5% del Pil prima dell’invasione a meno del 2% nella primavera del 2026. È il classico paracadute che si sta consumando proprio mentre servirebbe di più.

Le entrate fiscali, per la prima volta dal periodo pandemico, sono arrivate sotto le previsioni di bilancio: contro i 40,3 mila miliardi di rubli attesi per il 2025, gli incassi reali si sono fermati attorno ai 36,6 mila miliardi. Un buco che lo Stato ha iniziato a colmare alzando le tasse, un’operazione impopolare in qualunque Paese, tanto più in uno che chiede ai suoi cittadini di sacrificarsi per una guerra sempre più costosa e sempre meno comprensibile nei suoi obiettivi.

Poi c’è la crisi più visibile di tutte, quella che i russi vivono ogni giorno con i propri occhi: la benzina.

Code ai distributori: la guerra torna a casa

Da mesi, decine di raffinerie russe sono nel mirino dei droni a lungo raggio ucraini. Non colpi isolati: un bombardamento sistematico, ripetuto, che ha messo fuori uso impianti in oltre quaranta regioni del Paese, dalla Crimea alla Siberia.

Il risultato è una crisi di carburante che il governo russo stesso ha dovuto ammettere pubblicamente. Lo stesso Putin, parlando davanti alle telecamere, ha riconosciuto che “restano problemi per automobilisti e imprese” e che “ci sono ancora code ai distributori”, pur derubricando il fenomeno a “non critico” e “temporaneo”.

Sul terreno, la realtà racconta altro: code di ore, a volte di giorni, per fare rifornimento; razionamento imposto in oltre la metà delle regioni russe; bagarinaggio di taniche vendute a prezzi maggiorati; sospensione delle esportazioni di benzina e cherosene per dare priorità al mercato interno. In Crimea le autorità di occupazione hanno limitato la vendita a 20 litri a persona.

Il prezzo del carburante sul mercato all’ingrosso ha toccato picchi record, circa il 50% sopra i livelli di gennaio. Riparare le raffinerie danneggiate richiede mesi, perché molte componenti tecniche specializzate sono di importazione e le sanzioni internazionali ne complicano l’approvvigionamento.

Non è più solo un problema energetico: è un problema di trasporti, di agricoltura, di logistica militare. Taxi, camion, trattori, consegne a domicilio: tutto rallenta quando manca il carburante. E in un Paese che si estende su undici fusi orari, “rallentare la logistica” significa avvicinarsi pericolosamente a un collasso funzionale di interi settori economici.

La flotta che non c’è più e il cielo che non è più suo

Poche immagini raccontano il declino militare russo quanto quella della Flotta del Mar Nero.

Un Paese senza una vera marina militare, l’Ucraina, ha costretto una delle potenze navali storiche del pianeta a ritirarsi dalle proprie basi. Dopo la perdita dell’incrociatore ammiraglia Moskva nel 2022 e una lunga serie di attacchi con droni navali e missili a corto raggio, la Russia ha dovuto spostare gran parte della flotta da Sebastopoli a Novorossijsk, centinaia di chilometri più a est, per sottrarla al raggio d’azione ucraino.

Secondo stime ucraine di inizio 2026, circa il 30% della capacità di combattimento della flotta russa nel Mar Nero risulta distrutta o gravemente danneggiata. Anche il quartier generale storico della flotta a Sebastopoli, colpito da un missile da crociera già nel 2023, non esiste più come lo si conosceva. Persino l’ammissione ufficiale russo dell’affondamento della Moskva è arrivata solo a inizio 2026, quasi quattro anni dopo i fatti: un segnale, più che di forza, di imbarazzo.

Sul fronte aereo il quadro non è più confortante. L’aviazione russa, che dei venti pre-bellici avrebbe dovuto garantire superiorità totale nei cieli ucraini, non l’ha mai davvero ottenuta, pagando perdite di velivoli ed elicotteri che nessun analista militare occidentale avrebbe previsto in un conflitto contro un Paese privo di una forza aerea paragonabile.

Se una potenza nucleare, dotata di uno dei bilanci della difesa più ingenti al mondo, non riesce a garantirsi né il controllo dei cieli né quello del proprio “mare interno” storico, la domanda sulla reale forza militare russa non è più retorica: è già stata risposta dai fatti

Un isolamento che nessun gasdotto può riparare

Veniamo alla partita geopolitica, quella che forse pesa di più sul lungo periodo.

Putin ha giustificato l’invasione anche come reazione all’espansione della Nato verso est. Il risultato pratico è stato l’esatto opposto: Finlandia e Svezia, due Paesi che per decenni avevano scelto la neutralità, hanno aderito all’Alleanza atlantica proprio a causa della guerra, allungando di centinaia di chilometri il confine diretto tra la Nato e la Russia.

L’Unione Europea, che fino al 2021 era il principale cliente di gas e petrolio russi, ha tagliato in modo drastico quella dipendenza, accelerando una diversificazione energetica che altrimenti avrebbe richiesto decenni. I gasdotti Nord Stream, un tempo simbolo dell’interdipendenza tra Mosca e Berlino, sono oggi relitti sul fondo del Baltico.

Gli asset russi congelati all’estero, centinaia di miliardi di euro e dollari, restano bloccati nei sistemi finanziari occidentali, con un dibattito politico ancora aperto sul loro possibile utilizzo per finanziare la ricostruzione ucraina. Le sanzioni si sono moltiplicate e, pur con applicazione non sempre uniforme, hanno colpito in modo strutturale l’accesso russo a tecnologie e capitali occidentali.

La Russia è stata esclusa dal G8, dai grandi eventi sportivi internazionali, da circuiti diplomatici che per decenni ne avevano legittimato il ruolo di grande potenza. Sul piano regionale, con la caduta del regime di Assad in Siria, Mosca ha perso una delle sue proiezioni strategiche più importanti nel Mediterraneo orientale, un tassello che si aggiunge a una rete di alleanze sempre più dipendente, e non più paritaria, da Cina, Corea del Nord e Iran.

È un paradosso amaro per chi aveva promesso di restaurare la grandezza imperiale russa: la guerra pensata per allargare l’influenza di Mosca ne ha invece ristretto lo spazio, l’ha resa più dipendente da partner terzi e ha compattato contro di essa proprio quel blocco occidentale che si voleva indebolire.

Conclusione: i fatti, non gli slogan

Nessuno di questi elementi, preso da solo, significa che la Russia stia per collassare domani. Le grandi potenze, anche quando sanguinano, possono reggere a lungo, soprattutto se dispongono di risorse naturali, di un apparato repressivo interno solido e di alleati disposti a comprare ciò che l’Occidente rifiuta.

Ma la somma di questi elementi, letta senza le lenti deformanti della propaganda, racconta una storia difficile da negare: territori quasi fermi, pagati con perdite umane enormi; un’economia tenuta in piedi da tassi record e riserve in esaurimento; una flotta ritirata nei propri porti; code per la benzina in oltre quaranta regioni; un isolamento diplomatico che si è ampliato invece di ridursi.

Chi continua a leggere questa guerra come un successo strategico dovrebbe confrontarsi con questi dati, non con gli slogan. Non serve prendere per buona la versione di nessuna delle due parti in conflitto: bastano le fonti indipendenti, i tracker internazionali, i numeri della Banca centrale russa stessa, per farsi un’idea più solida di quella offerta dai titoli urlati sui social.

Vi invitiamo a fare esattamente questo: verificare, confrontare le fonti, resistere alla tentazione della conclusione facile. In una guerra che si nutre di disinformazione da entrambi i lati del fronte, l’atto più utile che un lettore possa compiere non è schierarsi, ma informarsi bene. Il resto, le conclusioni politiche e morali, spettano a ciascuno di noi, in piena coscienza.

 

 

Nota metodologica: i dati militari, economici e territoriali citati in questo articolo provengono da fonti indipendenti (Institute for the Study of War, DeepStateOSINT, Banca centrale russa, Moscow Times, Reuters, Associated Press, Ministero della Difesa ucraino) aggiornate a luglio 2026. Le cifre relative a perdite umane e territoriali, in un conflitto attivo, restano per natura stime soggette a revisione e a interpretazioni divergenti tra le parti.

Tav, gli equivoci politici che non si sciolgono

Un copione che si ripete da vent’anni

C’è poco da fare. Gli equivoci attorno alla violenza dei No Tv continuano ad imperversare senza alcun significativo cambiamento rispetto al passato. O anche solo rispetto ad un passato recente. Del resto, il copione è sempre lo stesso, anche se negli ultimi anni la violenza si è ulteriormente perfezionata nelle sue dinamiche di organizzazione militare e terroristica sino alla manifestazione di sabato scorso dove sembrava di assistere, al di là di ogni ipocrisia subdola e compiacente, ad uno scontro di guerra simile a quelli che assistiamo tutti i giorni nei servizi televisivi nei vari teatri di guerra in giro per il mondo.

E il copione, appunto, è sempre lo stesso. Prima sfilano pacificamente i contestatori storici dell’opera infrastrutturale. Poi, puntualmente, inizia la guerriglia degli antagonisti e dei terroristi dell’estrema sinistra – torinesi, piemontesi, italiani e con l’incursione di qualche paese limitrofo europeo -. Dopodichè si contano i gravissimi danni alle persone – cioè sempre e solo i lavoratori delle forze dell’ordine, oltre 120 questa volta – e ai cantieri distrutti e, in ultimo, c’è sempre da registrare la pubblica soddisfazione del movimento No Tav per la riuscita della manifestazione e per la capacità di avere ancora una volta opposto un secco No all’opera.

Infine, decolla il teatrino delle reazioni politiche. Ed è proprio su questo versante che ci si deve soffermare. Perchè sin quando la politica italiana, cioè i partiti, danno una risposta diversa, se non addirittura alternativa, a questi gravissimi episodi di guerra sarà molto difficile sciogliere il nodo politico per eccellenza. E cioè coloro che, al di là dell’ipocrisia appunto, tutto sommato non ritengono così gravi questi episodi di permanente guerriglia terroristica.

O meglio, anche su questo versante si ripete un copione che ormai conosciamo da circa 20 anni e che si snoda in tre passaggi.

Parte immediatamente la reazione e la ferma ed inequivoca denuncia politica dei partiti di centro destra e delle varie istituzioni sulla strutturale pericolosità di queste manifestazioni violente e terroristiche.

In secondo luogo, e dopo molte ore dall’accaduto, si registra la blanda, protocollare e burocratica presa di distanza della sinistra nelle sue varie accezioni – di norma non attraverso i capi partito ma con le seconde o le terze file dei rispettivi partiti – dagli episodi di violenza che si sono manifestati qua e là.

I distinguo della sinistra dopo la condanna della violenza

Infine, ed è l’aspetto politico più rilevante, non appena è finita la protocollare presa di distanza dalla violenza dei gruppi antagonisti e terroristici, partono gli ormai celebri “distinguo”. Ed è proprio su questo versante che emergono, puntuali come le stagioni meteorologiche, le persin plateali contraddizioni politiche di moltissimi esponenti della sinistra italiana, a livello locale come, e soprattutto, sul versante nazionale.

Che sono sempre le stesse e che si ripetono puntualmente appena si sono contati il numero dei feriti e valutate le cifre delle distruzioni materiali dei cantieri. Le riassumo brevemente perchè sono ormai conosciutissime. E cioè, la libertà di espressione e di manifestare il dissenso è sacra ed inviolabile; i partiti di centro destra non strumentalizzino questi fatti violenti a fini politici; il Governo non può rispondere a questi fatti con leggi repressive e antidemocratiche; le vere priorità nazionali sono altre e parlare della Tav serve solo a distogliere l’attenzione dai veri problemi degli italiani; per concludere, altrettanto puntualmente, che in fondo adesso serve fare un attento esame e valutazione sull’opportunità di quest’opera, cioè la realizzazione della direttrice Torino-Lione.

La necessità di una chiara cultura di governo

Ora, e al netto della legittimità di qualsiasi opinione sulla bontà e sulla utilità di questo progetto – tra l’altro approvato più volte nel corso degli anni dal Parlamento italiano e dai vari organismi tecnici e politici europei – emerge sempre un dato di fondo.

E cioè, perchè la sinistra italiana – nella sua pluralità interna – non riesce di fronte a questi concreti accadimenti a dare una risposta politica netta, chiara, trasparente, credibile, forte, inequivoca, seria e non funzionale a mille interpretazioni? Perchè di fronte a fatti come la violenza in Val Susa, o a Torino, o a Bologna o in mille altre manifestazioni che si sono svolte in Italia nei mesi scorsi e dove si registrano concreti atti di violenza non si prendono seccamente e definitivamente le distanze?

E infine, ma perchè la sinistra italiana – e storicamente, purtroppo – su questi temi non riesce ad esprimere una vera e propria cultura di governo?

È inutile continuare le prediche nei talk serali de La 7 con i soliti noti dispensando pagelle di democrazia e di fedeltà costituzionale a destra e a manca. Adesso la sinistra italiana, seppur nella sua pluralità, deve dare una risposta chiara e netta. Sarebbe anche l’unico modo per smascherare la strumentalizzazione della destra e di tutti coloro che vogliono dare solo una risposta repressiva ai fatti seppur gravi, inumani e drammatici, di una nuova ed inedita violenza terroristica.

Mastella: “Cara Elly, intervieni: non mi lascio gabbare dal Pd sul mio territorio”

A Benevento la vittoria di Nino Lombardi alla guida della Provincia si è trasformata nell’ennesimo terreno di scontro tra il centrosinistra locale e Noi di Centro. Nella conferenza stampa successiva al voto, Clemente Mastella ha accusato i consiglieri comunali del Partito Democratico di Benevento di aver sostenuto il candidato del centrodestra, Cataudo.  Un episodio che, secondo il fronte mastelliano, avrebbe di fatto tradito l’alleanza di campo largo attiva in Regione Campania, dove Pd e Noi di Centro governano insieme.

L’affondo di Mastella, che incalza Schlein

Il sindaco-segretario non si è limitato alla polemica locale: è seguito uno scambio a distanza con la segretaria nazionale del Pd Elly Schlein, destinataria di una lettera aperta  firmata dallo stesso Mastella. Nel testo, Mastella contesta che i consiglieri di Benevento, insieme ai vertici delle segreterie cittadina e provinciale e a un ex deputato, abbiano votato per il candidato della destra, disattendendo persino il documento della Direzione provinciale.  Il leader di Noi di Centro arriva a sostenere che, su quel territorio, il partito guidato da Schlein a livello nazionale si sia di fatto trasformato in una sigla vicina alla destra, avendo scaricato un alleato di campo largo per favorire i propri futuri avversari elettorali. Non (ancora) una rottura, dunque, ma una pressione diretta e insistita: a Schlein, scrive Mastella, spettano ora “le decisioni”.

Niente auguri “da questo Pd”

La tensione si consuma anche sul piano simbolico. Dopo che la segreteria cittadina del Pd aveva diffuso una nota di auguri al presidente rieletto Lombardi, è arrivata una replica congiunta di Mastella e dello stesso Lombardi, che hanno definito inaccettabile il rituale dei complimenti da parte di chi, sul territorio, ha scelto di votare a destra pur di danneggiare Noi di Centro. Nel mirino anche il segretario regionale dem, Piero De Luca. Sullo sfondo resta la linea tracciata dalla Direzione provinciale del Pd, che a metà luglio aveva già escluso un’alleanza organica con Mastella, confermando la mozione congressuale contraria al suo ingresso nel campo largo. “Nell’anno delle Politiche – puntualizza il sindaco di Benevento – questi folli comportamenti sui territori rischiano di compromettere tutti gli sforzi unitari e le possibilità di una vittoria che si gioca sul filo del rasoio. Di sicuro non posso tollerare che tentino di gabbarmi in casa mia”.

Lilius dell’Umbria e il calendario Gregoriano: quando la ricerca rivoluziona la storia

Una storia da riscrivere alla luce delle fonti

Con un revisionismo storico, riesame critico basato su fonti primarie legate alla promulgazione del Calendario Gregoriano, si riscrive la storia che segna il tempo, e che rivoluziona la storiografia sulla figura di Aloysius Lilius/Luigi Lilio. Emergono nitidi, il luogo di origine di Lilio, e cioè l’Umbria ‒ surclassando la tradizione che lo voleva calabrese di Cirò (KR) ‒ e, al contempo, del contesto ecclesiale e di Luigi Lilio, contenuti mai abbastanza considerati.

Da Nicea a Trento, il lungo cammino della riforma

Circa il processo di riforma del Calendario, lo studio comprende le disamine che avevano anticipato contenuti/calcoli di quello che sarà poi il Calendario Gregoriano. In sintesi ‒ per completezza rimando al testo* ‒ il processo di studio legato alla riforma del calendario si è rivelato corale contributo ad Paschae celebratione. Dal Concilio di Nicea (325), procede con l’ingegno profuso da Dionigi il Piccolo (sec. VI). Vi lavorò successivamente il Venerabile Beda (730). Già nel 1200 il Magister Cunradus de Marburch propose un anticipo di 10 giorni nel calendario, divenendo un precursore della riforma, primo antesignano della riforma Gregoriana del Calendario. Assai rilevanti furono gli studi di fr. Giovanni Maria de’ Tolosani, O.P. cui, verosimilmente spetta il merito per la migliore disposizione delle epatte. E ancora i notevoli studi svolti durante il quinto Concilio Lateranense (1512-1517), in cui spicca l’importante figura di Paolo di Middelburg, dei cui studi si avvalse grandemente la Commissione per il Calendario Gregoriano. Fr. Giovanni Maria de’ Tolosani compose il Compendio di Sphera et machina del mondo, i cui versi rappresentano un intero sistema di riforma. Compose successivamente la Brevis Annotatio Emendatoria che inviò al Concilio di Trento per la riforma del Calendario. Ecco che compare fr. Giovanni Lucido Samoteo che produsse un opuscolo, Epitome emendationis Calendarii, in cui prese quasi tutto del Tolosani. Si comprese poi che erano la stessa persona. Per il gesuita, astronomo Leonardo Ximenes, nell’Epitome emendationis Calendarii si trovano le epatte come furono poi collocate nel Calendario Gregoriano. Ximenes asserisce, inoltre, che al Lilio non spetta, come da molti si crede, merito alcuno circa l’invenzione dell’epatta. Non era cosa nuova, giacché, in sostanza, ne aveva parlato a lungo anche Paolo di Middelburg.

I fratelli Lilio e gli interrogativi sulla loro biografia

Circa i fratelli Lilius/Lilio, Luigi e Antonio, in sintesi, non si hanno dati certi su anno di nascita, anno di morte, parimenti non ci sono notizie riferite a vicende delle loro vite. A un certo punto spariscono, entrambi. Sulle date attribuite a Luigi Lilio: lo si fa nascere nell’anno 1510 – anche se Luigi Accattatis scrive che L. Lilio nacque nel secondo decennio del secolo XVI –  e lo si fa morire nel 1574/76 senza appurarne dato. Tuttavia, e per una maggiore comprensione della vita di L. Lilio, occorre considerare un elemento per niente trascurabile: papa Gregorio XIII nel 1580 affidò al card. Sirleto l’incarico di preparare un’edizione del Martirologio Romano, della cui Commissione fece parte L. Lilio. Pertanto, è quanto meno opportuno rivedere le supposte date di nascita e di morte di Lilius. Inoltre, il francescano Giovanni Salón, nel suo Tractatus de romani calendarii, nel fare riferimento a Lilius scrive – curiosamente ‒ Reverendiss. P. Lilij. Sorge, di conseguenza, domanda: per “Reverendiss. P. Lilij”, si indica un religioso o un laico?

Dell’enigmatico L. Lilio, la stessa analisi storica sollecita interrogativi: Lilio è un anagramma, uno pseudonimo? Alla luce del Martirologio Romano, qual è l’anno di nascita/morte di Luigi Lilio?, e di Antonio? Luigi Lilio è laico o religioso? Clavio riconosce L. Lilio come primo autore del calendario, tuttavia la strenua difesa del calendario è frutto esclusivo di P. Clavio, al punto che papa Clemente VIII, nella bolla del 17 marzo 1603, lo designa come principale autore della riforma.

L’Umbria, Frascati e la data della promulgazione

Il testo approfondisce, dunque, diversi aspetti del processo di riforma del calendario e della figura di Lilio, inducendo a porsi domande. Al contempo perviene a delle risposte riguardo il luogo di origine di Lilio, e cioè l’Umbria, che lo stesso Papa Gregorio XIII scrive, e non quindi la Calabria, palesandone i motivi dell’errata attribuzione; riguardo il documentato impegno professionale per il Martirologio Romano; il luogo della promulgazione del Calendario Gregoriano, che è Frascati e non Monte Porzio Catone; la data di promulgazione e ‘modo fiorentino’ adottato da Gregorio XIII: 24 febbraio 1581; il fatto che diversi studiosi avessero anticipato contenuti/calcoli di quello che sarà il Calendario Gregoriano, che si dedusse dal ciclo delle epatte e da un intervento sul sistema degli anni bisestili.

Epatte, anni bisestili e i dieci giorni cancellati

L’epatta prevista da Lilio, che usò le tavole Alfonsine, prevedeva l’aggiunta di un giorno all’epatta ogni 310,58 giorni. La correzione è stata modificata da Clavio in base alle tavole Pruteniche che aumenta l’epatta di un giorno ogni 312,5 anni. Nel vecchio sistema, poi, ogni anno divisibile per 4 era bisestile. Lilio propose di escludere gli anni centenari tranne quelli divisibili per 400. Per recuperare i giorni perduti e ricondurre l’equinozio di primavera alla data del 21 marzo, Clavio decide di eliminare dal calendario 10 giorni: al 4 ottobre 1582 fece seguito il 15 ottobre 1582. Il nuovo calendario restituiva armonia alla cronologia religioso-civile, introducendo una più precisa equazione lunare, ciclo delle epatte.

Il dubbio e la ricerca come strumenti di conoscenza

Lo studio riconsegna Aloysius Lilius ‒ supponendolo realmente esistito ‒ alla verità storica. Se ne appura puntualità con dati che, con determinazione epocale, la storiografia moderna non può eludere, e che costituiscono sviluppo dell’approccio critico con cui è necessario avvicinare questioni così importanti per la storia non solo della Chiesa, ma dell’umanità. Certo affascina l’ambivalenza della parola skèpsis che significa al contempo ‘dubbio e ricerca’. Ecco che nel dubbio si alimenta la conoscenza; nella ricerca si intercettano elementi di ragionevolezza atti alla comprensione autentica del sapere che libera da preconcetti e forme di deistruzione. Il rigore scientifico distende le ali allo scibile e apre, con autorevolezza, orizzonti di conoscenza inattesi. È sapiente il sapere solo quando è consapevole dei propri limiti, e si pone scientemente a chiedere, “chiedere cose grandi”. Et magna petis, semper!

 

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Uefa, presidente Ceferin: Europeo femminile continua a lasciare segno

Roma, 27 lug. (askanews) – Women’s Euro 2025 ha segnato una svolta storica per il calcio femminile, battendo ogni record in termini di affluenza, audience televisiva e coinvolgimento digitale, attirando sponsorizzazioni senza precedenti e organizzando eventi di grande impatto sia dentro che fuori dal campo, che hanno accelerato l’ascesa di questo sport in tutta Europa. Lo annuncia l’Uefa nel rapporto sull’impatto dell’Europeo femminile, in cui spiega come il torneo stia promuovendo un cambiamento a lungo termine, mettendo insieme i dati relativi al contributo economico, alla crescita del pubblico, alla partecipazione nel calcio di base, allo sviluppo professionistico e all’eredità sociale e ambientale.

“L’eredità di Women’s Euro 2025 non è un episodio singolo congelato nel tempo”, ha affermato il presidente della Uefa, Aleksander Ceferin, “È qualcosa di vivo e tangibile in ogni ragazza che entra a far parte di una squadra, in ogni allenatore che apre nuove porte, in ogni arbitro che scende in campo e in ogni tifoso che torna a seguire le partite. Anche molto tempo dopo il fischio finale, il torneo continua a lasciare il segno: nelle comunità, nelle società sportive e nel futuro del calcio femminile”.

Sebbene il rapporto metta in luce l’impatto duraturo in tutta Europa, mostra anche come il successo di Women’s Euro 2025 abbia dato slancio all’iniziativa ‘Unstoppable’, la strategia sessennale volta a costruire un futuro dinamico e sostenibile per il calcio femminile.

“Women’s Euro è la nostra stella polare. È stato il trampolino di lancio della nostra strategia ‘Unstoppable’ e del nostro impegno da 1 miliardo di euro per lasciare un segno duraturo”, ha spiegato Nadine Kessler, direttrice del calcio femminile della Uefa, “Fin dall’inizio, la nostra ambizione è stata chiara: organizzare un Women’s EURO da record, inclusivo e che fa il tutto esaurito negli stadi. E se questo torneo ha dimostrato una cosa, è che ovunque creiamo un palcoscenico per il calcio femminile, il pubblico accorrerà. L’atmosfera negli stadi, il legame tra le giocatrici e i tifosi è stato incredibile. Questo è un Europeo femminile che ci accompagnerà a lungo. L’asticella è stata alzata ancora una volta”.

Per la nazione ospitante – la Svizzera – l’evento ha rappresentato una pietra miliare, coniugando il successo sportivo con risultati sociali e ambientali. “Women’s EURO 2025 è stata una dimostrazione convincente della forza, dello slancio e del fascino del calcio femminile”, ha dichiarato il presidente della Federazione calcistica svizzera, Peter Knabel, “Il nostro obiettivo è migliorare ulteriormente l’accesso al calcio per le ragazze e le donne in tutta la Svizzera e creare le condizioni necessarie affinché possano realizzarsi”.

Calcio, Maldini e Leonardo lasciano la Nazionale

Roma, 27 lug. (askanews) – Saltato l’accordo con Andrea Pirlo, è finita anche la breve avventura azzurra di Paolo Maldini e Leonardo: il direttore tecnico e il suo consigliere hanno dato le dimissioni dopo un colloquio con il presidente Malagò.

La Federcalcio prende atto e ora vuole trovare il nuovo ct in tempi brevi: domani c’è il Consiglio federale, ma oggi pomeriggio a Roma Malagò ha incontrato le componenti del calcio italiano (Serie A, Serie B, Serie C, Dilettanti, tecnici e calciatori) per fare il punto della situazione e trovare una soluzione dopo il terremoto scatenato dal caso Fonbet.

“Abbiamo appreso dalla tv delle dimissioni di Maldini e Leonardo, ne abbiamo preso atto. Sorpreso? Direi di no, era nell’aria. Maldini aveva scelto Pirlo, che però non sarà il ct. Mi spiace perché secondo me era una grande scelta Maldini, una persona di valore e avrei gradito, per tutto il movimento calcio, che fosse ancora a bordo”, ha commentato Ezio Maria Simonelli, presidente della Lega Serie A, uscendo dalla Figc. Poi sul possibile ct ha aggiunto: “Non abbiamo fatto nomi”.

“Non siamo abituati a certe situazioni, Malagò tra l’altro non ci ha fatto nomi”: ha detto il presidente della Lega nazionale dilettanti, Giancarlo Abete. “Lo abbiamo saputo nel finale della riunione delle componenti, da notizie dei media”, ha proseguito Abete, sottolineando che “fino a 45 minuti fa pensavamo alle alternative volute dal dt e dall’advisor. Ora dobbiamo ripartire da un progetto serio”.

Con il passo indietro di Pirlo e di Maldini, ora c’è Roberto Mancini in pole per tornare sulla panchina della Nazionale dopo l’Europeo vinto 5 anni fa e la fuga verso i petroldollari arabi nell’estate 2023.

Ex Ilva, allarme dopo ordine Corte Milano, Giorgetti: stravolge cessione

Roma, 27 lug. (askanews) – Alla vigilia dell’incontro tra governo e sindacati è di nuovo allarme rosso sulla ex Ilva di Taranto. Ancora una volta dopo una decisione della Magistratura. La Corte di appello di Milano ha infatti accolto una richiesta di inibitoria e ordinato la sospensione dell’attività produttiva dell’area Caldo dello stabilimento, imponendo un termine di 90 giorni per “la rimozione integrale dell’amianto ancora presente negli impianti” e per operare “le misure necessarie per ridurre le emissioni di polveri sottili nei limiti di sicurezza”. Lo si legge nel provvedimento emanato da Marianna Galioto, Rossella Milone e Cristina Ravera, sulla richiesta presentata da 11 cittadini dell’associazione “Genitori Tarantini”.

Dure e allarmistiche reazioni delle imprese del settore: secondo Federmeccanica la decisione rischia di decretare la condanna a morte dell’impianto. “Ci permettiamo di rinnovare il nostro appello al Governo per impedire questa potenziale catastrofe economica – afferma Federmeccanica -. Riteniamo che in un’economia industriale, la seconda manifattura d’Europa, non ci si possa rassegnare al declino e perdere un asset come quello dell’ex-Ilva. È in gioco l’autonomia strategica delle numerose filiere legate all’acciaio”.

Per Antonio Gozzi, presidente di Federacciai ci si trova di fronte alla “apoteosi di un di un approccio giudiziario che ignora la realtà industriale”. Le prescrizioni dei giudici sono “incompatibili con la tecnologia stessa dell’impianto: è come pretendere che un’automobile possa funzionare senza motore”, afferma.

“È una clamorosa ingiustizia che colpisce solo l’industria italiana, con un’interpretazione delle norme che, nei fatti, rende possibile impossibile produrre acciaio da altoforno. La tutela della salute è un valore irrinunciabile – aggiunge Gozzi – ma non può tradursi in prescrizioni tecnicamente irrealizzabile che mettono a rischio un settore strategico per il paese”.

Intanto la decisione rischia di “stravolgere” il processo di cessione a un investitore privato, che dopo una lunghissima fase di difficili trattative e ostacoli sembrava proprio ora vicino alla conclusione. “Le sentenze sono sentenze e valgono per tutti. E la sentenza mi sembra assolutamente chiara, con l’ordine della chiusura dell’area a caldo. Questo è un fatto che stravolge, se vogliamo dirla tutta, una fase di cessione che era abbastanza avanzata, direi prossima alla definizione, con la controparte. Cambia completamente le condizioni della vicenda”, ha commentato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti durante una conferenza stampa al termine di un Consiglio dei ministri.

Intanto il governo ha stanziato altri 100 milioni di euro all’ex Ilva Amministrazione straordinaria: “Per completare il processo di cessione delle attività”, ha spiegato Giorgetti. La decisione della Corte di appello “è un fatto su cui ovviamente stiamo ragionando”. E “domani c’è un incontro con i sindacati”, ha ricordato.

L’appuntamento è alle 11 presso la Sala Verde della Presidenza del consiglio. Secondo la convocazione la riunione sarà presa seduta dal sottosegretario Alfredo Mantovano e per il governo parteciperanno i ministri competenti: Adolfo Urso per le Imprese e il Made in Italy, Marina Elvira Calderone per Lavoro e Politiche sociali e Gilberto Picchetto Fratin per Ambiente e Sicurezza energetica.

Saranno presenti commissari straordinari di Acciaierie d’Italia, i commissari straordinari delle società del gruppo Ilva e l’amministratore delegato di Invitalia. Al tavolo Fiom-Cgil, Film-Cisl, Uilm-Uil, Ugl Metalmeccanici, Usb e Federmanager.

Giorgetti ha messo le mani avanti sull’ipotesi che, a fronte di questo ultimo sviluppo, venga rilanciata da parte sindacale di una presenza pubblica sull’ex Ilva: “Non è che se ci sono problemi di salute, cambia la questione se il soggetto che produce e inquina è privato o pubblico”, ha detto. Ad ogni modo “direi che bisogna leggere la sentenza”.

Meloni: taglio gasolio non risolve ma è risposta tempestiva e responsabile

Roma, 27 lug. (askanews) – “Le tensioni internazionali stanno facendo salire di nuovo il prezzo dei carburanti e, con esso, il costo di tutto quello che viaggia su strada. Di fronte a questo rincaro, che non abbiamo determinato ma dobbiamo gestire, abbiamo deciso di intervenire subito: oggi il CdM ha approvato, con decreto, un taglio immediato sul gasolio, il carburante che pesa di più su trasporti, agricoltura e sui prezzi che ogni famiglia paga”. Lo scrive la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, su X.

“Sappiamo – ammette – che non risolve il problema. Ma è una risposta tempestiva e responsabile, tenendo in considerazione le poche risorse che abbiamo e un quadro internazionale in continua evoluzione. Seguiamo giorno per giorno l’evolversi della situazione, anche sul fronte del conflitto, e torneremo a riunirci prima della scadenza per decidere i passi successivi. Faremo tutto quello che possiamo per non lasciare soli i cittadini e chi manda avanti la Nazione”.

La fibra Open Fiber arriva all’Istituto La Salle di Milano

Milano, 27 lug. (askanews) – La fibra ottica è sempre più presente anche nelle scuole, dove rappresenta un supporto per la didattica digitale e per i servizi destinati a studenti, famiglie e personale. È il caso dell’Istituto San Giuseppe La Salle di Milano, nel quartiere di Crescenzago, che ha recentemente adottato una connessione FTTH realizzata sulla rete di Open Fiber.

Un intervento pensato per rispondere alle esigenze di una realtà che ogni giorno accoglie bambini e ragazzi, ma che ospita anche una foresteria. A spiegare le caratteristiche della nuova infrastruttura è Giulia Spampinato, Field Manager di Open Fiber: “La fibra ottica rappresenta sicuramente un cambiamento importante per il nostro Paese. Abbiamo già cablato oltre 17 milioni di unità immobiliari, con una presenza capillare anche nelle grandi città, come Milano, ma senza dimenticare i piccoli borghi e le periferie. La rete in fibra ottica di Open Fiber è un vero moltiplicatore di opportunità, come dimostra anche l’esperienza di questo istituto”.

La scelta di dotarsi della fibra nasce dall’esigenza di superare i limiti della precedente connessione e garantire una maggiore stabilità ai servizi digitali utilizzati quotidianamente dall’istituto. Ne parla il Direttore dell’Istituto San Giuseppe La Salle, Fratel Gianluigi Osnato: “Abbiamo scelto di investire nella fibra dopo l’esperienza del Covid e l’utilizzo della didattica a distanza. Ci siamo resi conto che la connettività che avevamo a disposizione in precedenza rappresentava un grande limite, creando un importante svantaggio di partenza. Per questo, appena è stato possibile e le risorse economiche lo hanno consentito, abbiamo deciso di puntare sulla fibra e di cogliere questa opportunità di innovazione”.

La nuova connessione supporta le attività didattiche attraverso registri elettronici, piattaforme per l’apprendimento, contenuti multimediali e strumenti di comunicazione con le famiglie. A raccontare l’esperienza della scuola è Paola Trombini, coordinatrice della scuola primaria: “L’utilizzo della fibra in questi momenti, in cui tutti i bambini utilizzano contemporaneamente i propri tablet, ha migliorato davvero molto la qualità del lavoro didattico. In passato, per svolgere le stesse attività, eravamo spesso costretti a ricorrere anche agli hotspot dei nostri telefoni cellulari, con evidenti difficoltà nella gestione della connessione”.

I benefici della connessione riguardano anche la foresteria dell’istituto. Gianguido Bellino, ex residente della foresteria, racconta come una rete più stabile abbia facilitato il lavoro da remoto, le videochiamate e l’accesso ai servizi online: “Da quando è arrivata la fibra la situazione è migliorata notevolmente: la gestione dei documenti è diventata immediata, le chiamate sono più fluide e ho potuto lavorare da casa”.

Quello dell’Istituto San Giuseppe La Salle è uno degli esempi di come la diffusione della rete in fibra ottica, realizzata da Open Fiber, possa trovare applicazione anche in contesti educativi e comunitari, supportando le attività quotidiane della scuola e dei suoi utenti.

Ex Ilva, governo conferma stanziamento per continuità azienda

Roma, 27 lug. (askanews) – “Il Consiglio dei ministri, convocato per questo pomeriggio, confermerà lo stanziamento di un’ulteriore tranche del prestito necessaria ad assicurare la continuità operativa dell’azienda in attesa del perfezionamento della cessione con riferimento all’area a freddo”. È quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, informa il comunicato, “ha convocato d’urgenza una riunione a Palazzo Chigi a seguito del decreto della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la sospensione dell’attività produttiva nell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, che comporterà di fatto la chiusura entro 90 giorni. Si tratta degli impianti essenziali alla capacità produttiva dello stabilimento, nei quali è impiegata la maggior parte dei lavoratori di Acciaierie d’Italia”.

“Il decreto – viene sottolineato nella nota – interviene proprio nel momento in cui si era prossimi alla formalizzazione dell’accordo per la cessione dell’intero complesso industriale a un primario operatore siderurgico. Alla riunione hanno partecipato i Ministri Marina Calderone, Tommaso Foti, Giancarlo Giorgetti, Gilberto Pichetto Fratin, Adolfo Urso e i Sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari”.

“Il Governo prende atto del provvedimento della Corte di Appello di Milano, che interviene alla vigilia del tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali previsto per domani e che, alla luce di tale decisione, rende tale confronto ancora più necessario. Nonostante i nuovi sviluppi, il Consiglio dei ministri, convocato per questo pomeriggio, confermerà lo stanziamento di un’ulteriore tranche del prestito necessaria ad assicurare la continuità operativa dell’azienda in attesa del perfezionamento della cessione con riferimento all’area a freddo”, si legge nella nota.

Iran, Trump: stop a bombardamenti per dare speranza ai negoziati

Roma, 27 lug. (askanews) – Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato al canale israeliano News 12 che Washington sta “avendo colloqui approfonditi con l’Iran. Se non avranno successo, torneremo ad un’azione militare decisa”.

Il presidente Trump ha dichiarato in un’intervista a News 12 di aver deciso di sospendere gli attacchi americani contro l’Iran per dare un’altra possibilità ai negoziati, ma ha sottolineato che potrebbe ordinare un ritorno a un’azione militare più incisiva se gli sforzi diplomatici fallissero.

No Tav, la Procura di Torino valuta l’aggravante terrorismo

Roma, 27 lug. (askanews) – Devastazione e saccheggio. Per questa accusa è stato emesso il decreto nei confronti delle quattro persone fermate in relazione ai disordini avvenuti sabati nei cantieri dell’Alta Velocità in Val di Susa. I provvedimenti, eseguiti dagli investigatori della Polizia di Stato, riguardano soggetti ritenuti facenti parte dei cosiddetti ‘Black Bloc’. Al vaglio degli inquirenti c’è la possibile contestazione dell’aggravante della finalità di terrorismo. Il procuratore capo di Torino, Giovanni Bombardieri, sta coordinando gli accertamenti sull’intera vicenda.

Francia, attacco con coltello a Parigi: tre donne ferite, due gravi

Roma, 27 lug. (askanews) – Tre donne sono rimaste ferite in un attacco con coltello avvenuto oggi intorno alle 11,30 vicino a Porte de Clichy, nella zona nord di Parigi, secondo quanto appreso da fonti di polizia a Le Figaro. L’aggressione è avvenuta tra la brasserie Les Deux Coupoles e la fermata del tram di Porte de Clichy. Due delle vittime sono attualmente in condizioni critiche, mentre la terza ha riportato ferite meno gravi, secondo il giornale. “Sono state soccorse dai servizi di emergenza e trasportate in ospedale”, ha dichiarato il quartier generale della polizia di Parigi.

Secondo le nostre informazioni, un agente di polizia fuori servizio ha notato un uomo con due coltelli che aggrediva i passanti in strada. L’agente ha richiesto rinforzi e ha inseguito l’aggressore, arrestandolo infine con l’aiuto di una squadra. Due delle vittime, che hanno riportato ferite alla parte bassa della schiena e all’addome, sono attualmente in condizioni critiche. La terza è in condizioni stabili, ma nessuna di loro è in pericolo di vita, secondo le stesse fonti. Una di loro è incinta, secondo un testimone.

In un video pubblicato sui social, l’uomo sospettato di aver accoltellato questa mattina a Parigi tre persone appare immobilizzato da diverse persone mentre dice: “Allah me l’ha ordinato”. La procura nazionale antiterrorismo ha dichiarato di “osservare la procedura condotta dalla procura di Parigi”. L’uomo che, sempre secondo il video, è apparso disorientato, è stato arrestato.

AmCham Italy: Milano sia capitale mondiale della governance etica dell’IA

Milano, 27 lug. (askanews) – Candidare Milano a ospitare il futuro hub delle Nazioni Unite per la governance etica dell’intelligenza artificiale, posizionando l’Italia tra gli attori che parteciperanno alla definizione della futura architettura della governance globale della quarta rivoluzione industriale. E’ l’obiettivo della proposta lanciata dalla Camera di Commercio americana in Italia (AmCham Italy).

“Se la governance globale dell’intelligenza artificiale rappresenta una delle grandi sfide istituzionali del XXI secolo, l’Italia può svolgere un ruolo propositivo, offrendo non soltanto idee e competenze, ma anche un luogo nel quale la cooperazione internazionale possa trovare una dimensione stabile, autorevole e orientata al bene comune”, ha spiegato Simone Crolla, Managing Director AmCham Italy.

Non solo quindi definizione delle regole, ma anche realizzazione delle istituzioni che saranno chiamate ad applicarle. E in questa prospettiva il capoluogo lombardo può proporsi come sede di una futura piattaforma o organismo a mandato Onu dedicato alla governance etica dell’IA. Milano possiede, infatti, una delle maggiori concentrazioni in Europa di imprese innovative, università e centri di ricerca e un’ecosistema industriale fortemente integrato con mercati internazionali. La città vanta, inoltre, una consolidata vocazione transatlantica, nonchè un patrimonio etico e culturale che può contribuire a rafforzare la legittimità di una governance centrata sulla persona. Tutti punti di forza su cui, secondo la Camera di Commercio Usa in Italia, il nostro Paese deve puntare.

La road map del policy paper di AmCham Italy è articolata in quattro priorità operative: costruire una coalizione istituzionale nazionale a sostegno della candidatura; predisporre un dossier tecnico internazionale che definisca il possibile mandato della futura struttura e il valore aggiunto di Milano; avviare un interlocuzione diplomatica con l’Onu e con i principali partner internazionali; sviluppare una strategia di comunicazione e public diplomacy capace di presentare Milano non come una candidatura nazionale, ma come un contributo italiano, rafforzamento della governance globale dell’IA.

La proposta non presuppone l’imminente istituzione di una nuova agenzia specializzata, nè intende anticipare le decisioni della comunità internazionale, ma si inserisce comunque nel percorso già avviato dalle Nazioni Unite che conferma come il processo di istituzionalizzazione della governance IA sia già iniziato. Negli ultimi due anni l’Onu ha, infatti, compiuto passi significativi in questa direzione con l’istituzione dell’High-Level Advisory Body on Artificial Intelligence, il rapporto Governing AI for Humanity, l’avvio del Global Dialogue on AI Governance e la costituzione dell’Independent International Scientific Panel .

“In questa relazione non c’è scritto che deve nascere un’agenzia, un hub, un ufficio, ma è un po’ sottinteso – ha spiegato Crolla -. Una vera e propria timeline non c’è, dipende da quando il governo avvia una sorta di informale candidatura. La timeline istituzionale dipende da quando un governo, noi speriamo l’Italia, andranno all’Onu, o in altro consesso internazionale, a dire che l’Italia candida Milano a ospitare quella che inevitabilmente si dovrà costituire come agenzia, o come si chiamerà, per la governance etica”.

Calcio, Malagò: "Ct? Parlerò con tutti il prima possibile"

Roma, 27 lug. (askanews) – “Il nuovo ct? Da questa mattina sto ricevendo tantissimi messaggi. Parlerò con tutti il prima possibile, come è giusto che sia”. Sono le parole del presidente della Figc Giovanni Malagò, ospite de Il Sole24Ore, sulla scelta del nuovo c.t. dopo il caso Pirlo, commentando la classifica della 20ª edizione dell’Indice di Sportività, realizzato da PTS Sport e pubblicato dal Sole 24 Ore. “Per il nostro recupero in termini di credibilità agonistica a livello di vertice, dove nulla è scontato, devi lavorare su ragazzi che oggi hanno dai 13 ai 16 anni. Per questo devi modificare tutta la filiera sotto il profilo della formazione, della cultura e questo implica anche l’allenatore. E’ una questione di semina, le idee sono molto chiare”, ha aggiunto Malagò che sul rapporto Baggio dice: “È bellissimo”.

Fedez sui social: "I medici mi hanno detto di fermarmi"

Milano, 27 lug. (askanews) – Una riflessione sul futuro e una presa di coscienza che porta a una pausa. Federico Lucia, in arte Fedez, dopo il nuovo ricovero d’urgenza in ospedale per una ulcera sanguinante ha scritto un post sui suoi social per confermare le dimissioni e il suo rientro a casa. “Tornato a casa, il cielo è sempre lo stesso. Orizzonti diversi ma tutti sotto lo stesso cielo. A volte non ci pensiamo, ma l’unico bene prezioso che veramente abbiamo è il tempo, spesso puntuale nel farci capire molte cose in ritardo. Tutti felici, tutti scontenti, tutti vivi.- Ha scritto il rapper.- Quando sei in ospedale aspettando l’ultima trasfusione di sangue ti senti vacillare, pensi che il tuo tempo stia per finire o giù di lì. Proprio mentre sta iniziando un’altra vita, quella di tuo figlio piccolo”. Il cantante è da poche settimane diventato papà per la terza volta dalla nuova compagna dopo la fine del matrimonio con Chiara Ferragni. “In questi giorni, la paura di non poter riabbracciare le persone a me più care, i miei figli, mi ha fatto vedere il cielo in un altro modo. Un’altra volta ancora. Non è cosa guardi, ma quello che vedi. Il mio corpo ha alzato la mano per l’ennesima volta e mi ha detto “fermati”. Ora a dirmelo ci sono anche i medici, ed è quello che farò. Ma senza sconforto, anzi. Mi sento ancora una volta fortunato ad esser sotto questo cielo. Rifaremo insieme tutto ciò che sarò costretto a sospendere. Grazie al cielo” ha scritto annunciando una pausa dagli impegni lavorativi per i prossimi mesi” ha concluso con queste parole il suo lungo post. Poi è arrivata anche l’ufficializzazione della cancellazione degli impegni dal vivo di agosto e settembre. “A seguito delle condizioni di salute di Fedez, che richiedono un periodo di cure e recupero, l’artista ha sospeso tutta l’attività live prevista tra agosto e settembre”, ha comunicato il promoter Vivo Concerti sul sito. La decisione comporta l’annullamento dei dj set estivi e del concerto “Casa 360°”, in programma il 25 settembre 2026 all’Unipol Forum di Assago.

Al Foro Italico l’incontro per il futuro dell’Ortopedia

Roma, 27 lug. (askanews) – Ricerca e sviluppo, formazione e sperimentazione. Sono questi gli obiettivi di SIAGASCOT, esposti al Foro Italico in occasione della presentazione del piano strategico 2026-2030. Società figlia della SIOT, SIAGASCOT nasce nel 2019 e riunisce gli specialisti dedicati alla chirurgia artroscopica, alle patologie del ginocchio e dell’arto superiore, alla traumatologia dello sport e alle nuove tecnologie ortopediche.

Le parole del Presidente SIAGASCOT, Rocco Papalia: “Abbiamo dei format molto importanti, che si concentrano sull’internazionalizzazione e sulla creazione di una piattaforma di learning che potrà essere utilizzata durante l’anno dai nostri soci. Al contempo, verrà data la possibilità ai giovani di imparare dai chirurghi più esperti e di aumentare il posizionamento e il livello scientifico di tutti gli addetti ai lavori già altamente competitivi a livello internazionale”.

Da società scientifica nazionale a piattaforma italiana di riferimento internazionale: SIAGASCOT si pone come obbiettivo quello di diventare benchmark internazionale nel campo ortopedico.

L’intervista al Presidente SIOT, Pietro Simone Randelli: “SIAGASCOT è una grande società scientifica e fa parte delle società scientifiche più importanti del panorama nazionale che sono sotto l’ombrello di SIOT, che è la società madre di ortopedia e traumatologia che ho il pregio di presentare questa sera. SIAGASCOT è estremamente dinamica e per SIOT è un partner fondamentale. Pensate che oggi i più importanti chirurghi, quelli che tutti i giorni operano calciatori, sportivi professionisti, fanno parte di SIAGASCOT. Quindi è un motore a cui SIOT non può fare a meno ed è un motore pieno di iniziative ed è anche una fucina di giovani talenti”.

Un impegno non solo per la comunità scientifica ma per l’intera collettività. SIAGASCOT, con il Piano Strategico 2026-2030 rilancia la propria candidatura a centro scientifico internazionale nel campo ortopedico.

Scherma, SuperItalia ai Mondiali Favaretto oro, Errigo argento

Roma, 27 lug. (askanews) – Luccica d’oro e d’argento l’Italia del fioretto femminile ai Mondiali Assoluti di Hong Kong 2026: Martina Favaretto è campionessa del mondo, Arianna Errigo sale sul secondo gradino del podio dopo una finale tutta azzurra. La 24enne veneta vince il derby italiano per 15-7 e porta a casa il primo titolo mondiale della carriera tra lacrime di gioia e un meraviglioso abbraccio con la leggendaria capitana che a 38 anni (ben 17 di distanza dalla prima volta ad Antalya 2009) sale per la 24^ volta sul podio iridato (11^ individuale). Medaglia sfiorata per le altre due azzurre: 5^ Martina Batini e 6^ Anna Cristino. Per la prima volta in questa kermesse iridata, che vede la spedizione azzurra svettare in testa al Medagliere al termine del programma delle gare individuali con il bottino di cinque medaglie (un oro e quattro argenti), una giornata trionfale conclusa sulle note dell’Inno di Mameli e che riaggiorna la grande storia italiana ai Campionati del Mondo. Quella della fiorettista Martina Favaretto, infatti, è la 125^ medaglia d’oro nella storia dei Mondiali a un secolo esatto di distanza dalla prima vittoria che fu di Giorgio Chiavacci (fioretto maschile) a Budapest nel 1926. Nel complesso, con questi due podi, il fioretto femminile azzurro sale a quota 98 medaglie iridate. Numeri da record, che vede l’arma guidata dal CT Simone Vanni riaggiornare la storia con un’impresa memorabile.

Devastante il percorso di gara di Martina Favaretto fino alla “zona podio”: nel primo turno vittoria per 15-5 sulla britannica Tsang, poi un ancor più netto 15-4 sulla russa Mamedova. Stessa musica negli ottavi, vinti ancora con il punteggio di 15-4 sulla canadese Guo. Nel match che valeva la medaglia, la 24enne delle Fiamme Oro non ha fatto sconti a Nadia Hayes, altra portacolori del Canada, superata 15-11. La splendida cavalcata dell’allieva del maestro Mauro Numa, seguita a fondo pedana dal CT Simone Vanni, è proseguita con il successo per 14-11 in una combattuta semifinale contro la giapponese Yuka Ueno, che è valso il pass per l’ultimo atto. La finalissima ha incoronato Martina Favaretto: la campionessa di Noale classe 2001 ha concretizzato la missione in una sola: 15-7 contro Arianna Errigo, la sua mitica capitana, e poi incredulità e commozione per una storica impresa tutta italiana. A proposita della “leggendaria” medaglia d’argento, il cammino di Arianna Errigo è iniziato con un 15-9 su Ku, portacolori di Macao, ed è proseguita con il successo per 15-10 contro la cinese Fu. Sempre più in fiducia, la campionessa dei Carabinieri ha battuto 15-6 la coreana Park, prima d’affrontare nel derby azzurro dei quarti di finale Anna Cristino. Dopo un iniziale vantaggio della 24enne toscana, Arianna ha preso il comando del match e ha chiuso sul 15-7 tra lacrime d’emozione e l’abbraccio dei due gemelli che erano sugli spalti. In semifinale Arianna, seguita a fondo pedana per la prima volta in un Mondiale dal maestro e marito Luca Simoncelli, ha dominato anche la sfida contro l’ucraina Alina Poloziuk, superata 15-7. Infine, l’argento e l’abbraccio da brividi con la sua giovane compagna Martina Favaretto, prima di festeggiare con il Presidente federale Luigi Mazzone, il Capo delegazione Daniele Garozzo e tutto il team italiano.(Foto federscherma.it)

Ucraina-Iran, il Mar Caspio anello di congiunzione tra due guerre

Roma, 27 lug. (askanews) – Il Mar Caspio, bacino marittimo che pone in contatto l’Asia minore con l’Eurasia, sta rischiando di divenire l’anello di congiunzione tra i due conflitti che stanno dominando l’agenda politica internazionale, ossia la guerra tra Stati Uniti, e Israele, contro l’Iran ed il conflitto, ormai pluriennale, tra Russia e Mosca. Un’escalation che ha visto la forte anche presa di posizione del Turkmenistan, che attraverso il proprio ministro degli Esteri Rasit Meredow, ha definito “inaccettabile” l’attacco alla nave iraniana nel Mar Caspio. “Il Turkmenistan, in quanto Stato rivierasco del Mar Caspio e Paese con neutralità permanente riconosciuta dalle Nazioni Unite, sottolinea che il Mar Caspio è un mare di pace, armonia e buon vicinato”, ha specificato Ashgabat.

L’iniziativa promossa da Kiev nei confronti di una nave mercantile iraniana nel Mar Caspio, che ha provocato la morte di un marinaio, ha rappresentato un’escalation nelle relazioni tra Ucraina e Iran. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha giustificato l’intervento nel Mar Caspio sostenendo che gli attacchi erano rivolti contro “navi utilizzate per il trasporto di merci militari che coinvolgono l’Iran”.

Dall’inizio della guerra contro Mosca, Kiev non ha mai negato il fatto di ritenere Teheran una parte in causa nel conflitto nell’est europeo. Condannando lo stato persiano per il sostengo militare offerto al suo alleato moscovita.

Dopo il raid avvenuto nel fine settimana, le reazioni di Teheran non si sono fatte attendere, con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi che ha sostenuto che quanto effettuato dall’esercito ucraino “non può rimanere impunito”, definendo l’attacco nel Mar Caspio una violazione della Carta delle Nazioni Unite. In un quadro internazionale strettamente collegato, il diplomatico iraniano ha accusato Zelensky di agire “per conto di Israele nel tentativo di trascinare l’Europa nella sua guerra”.

A tal proposito, questa mattina, un alto funzionario del parlamento iraniano ha avvertito che l’Ucraina potrebbe subire ritorsioni per l’attacco. In un post pubblicato su X, Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del parlamento, ha dichiarato: “qualsiasi attacco all’Iran ha sempre un costo, e questo vale ancora oggi; gli Stati Uniti e Israele ne sono ben consapevoli”. “Anche l’Ucraina potrebbe presto capire che l’Iran non lascia impunite le proprie azioni”, ha aggiunto Azizi, definendo l’attacco ucraino “un errore di valutazione”.

Nel processo di militarizzazione dei mari che toccano la Russia meridionale, ieri il comandante in capo della Marina russa, l’ammiraglio Alexander Moiseyev, ha dichiarato che la Marina ha costituito il suo primo reggimento di sistemi senza pilota all’interno della Flotta del Nord il 1° luglio 2026 e prevede di crearne altri nella stessa flotta nel corso del 2026, oltre a introdurre una struttura analoga nella Flotta del Pacifico nel 2027. L’obiettivo è quello di proteggere le proprie unità navali dall’intensificarsi degli attacchi ucraini contro le risorse navali russe nel Mar Nero e nel Mar d’Azov, come evidenziato dal think tank Institute for the Study of War.

In questo nuovo contesto bellico marittimo,il presidente russo Vladimir Putin, ieri nella giornata della Marina russa, ha riaffermato il ruolo della flotta russa nell’odierno scacchiere geopolitico che va dall’Asia minore, fino all’Artico, rimarcando la volontà di tutelare gli interessi russi lungo la Rotta del Mare del Nord.

(di Lorenzo Della Corte).

Calcio, Abodi: "Pirlo? Da recuperare a una brutta figura"

Roma, 27 lug. (askanews) – “La rinuncia di Pirlo alla panchina azzurra? È una notizia che si commenta da sola, è una situazione che avremmo voluto differente con una tempestività e anche con una comunione di intenti che non si è manifestata”. È intervenuto così il ministro per lo sport e i giovani Andrea Abodi sull’ipotesi tramontata di Pirlo ct della Nazionale. Il ministro, a margine della presentazione dell’Hub Rete di Piacenza, ha poi aggiunto: “Adesso c’è da recuperare una brutta figura”.

Nba, LeBron James a Philadelphia 76ers, biennale da 8 milioni

Roma, 27 lug. (askanews) – LeBron James è ufficialmente un nuovo giocatore dei Philadelphia 76ers. La conferma è arrivata dal sito ufficiale della NBA, che ha registrato il trasferimento nella sezione dedicata agli accordi conclusi, anche se la franchigia non ha ancora annunciato l’operazione sui propri canali social.

I Sixers hanno liberato uno spazio nel roster tagliando Dalen Terry per fare posto al nuovo contratto del “Re”, i cui dettagli erano già emersi nei giorni scorsi. James firmerà un accordo di due anni per un totale di 8 milioni di dollari: 3,87 milioni nella prima stagione e 4,07 milioni nella seconda, con una player option sul secondo anno che gli permetterà di decidere se restare sotto contratto o tornare sul mercato dei free agent.

Nel nuovo accordo è stato inserito anche un particolare bonus: un “trade kicker” del 15% in caso di eventuale cessione attraverso uno scambio. Un’ipotesi considerata comunque molto improbabile, visto che in 23 anni di carriera LeBron non è mai stato trasferito volontariamente dalla squadra di appartenenza.

James non ha potuto inserire una clausola “No Trade”, che impedisce alla franchigia di cederlo senza consenso, perché per ottenerla sono necessari almeno quattro anni di permanenza nella stessa squadra. Il bonus rappresenta quindi una forma di tutela contrattuale, anche se il valore economico è marginale rispetto ai guadagni accumulati in carriera: solo dagli stipendi NBA LeBron ha sfiorato quota 600 milioni di dollari.

Con il passaggio ai 76ers, il quattro volte campione NBA si prepara alla ventiquattresima stagione nella lega, entrando in una nuova fase della sua straordinaria carriera al fianco di un roster costruito per puntare ai vertici della Eastern Conference.