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Focus Museo del Novecento: Agnetti, Castellani e Studio Marconi

Milano, 5 ott. (askanews) – Il Museo del Novecento inaugura tre nuovi appuntamenti di Focus900, il programma di approfondimento dedicato ai protagonisti e alle esperienze più significative dell’arte italiana della seconda metà del Novecento. Il Direttore Gianfranco Maranello li ha presentati ad askanews: “Il Museo del Novecento è un museo che racconta la storia della grande arte italiana nel corso del secolo breve e ha bisogno periodicamente di mostrare molte delle opere che ci sono nei propri depositi – è impossibile mostrare tutto – e di farlo anche rendendo il pubblico consapevole delle ricerche dei singoli artisti che non possono mostrare solo attraverso un quadro o una scultura il processo di una ricerca. Ecco questi sono quelli che noi chiamiamo i focus, una concentrazione sull’attività, le ragioni, le ricerche di alcuni maestri dell’arte del Novecento. Presentiamo tre sale nuove: una legata a un protagonista della cosiddetta arte concettuale, la possibilità di costruire opere con le idee, con le parole, ecco Vincenzo Agnetti che ci porta a un’arte fatta necessariamente a braccetto con la poesia. Una seconda sala è dedicata invece a Enrico Castellani, un grande protagonista di quella storia che porta le possibilità dell’opera oltre la forma rappresentativa e significativa e fa anche della tela stessa dell’opera la possibilità che questa autonomamente produca importanti riflessi sulle condizioni di apparizione di quella che si è potuta chiamare Arte nel Secondo Dopoguerra. E poi un’attenzione a una generazione, a quella che attorno alla Galleria Marconi negli anni Sessanta e Settanta ha dato vita a una versione del tutto peculiare di quelle trame che si sono mosse tra Pop Art, nuova ricerca sui oggetti e sulla comunicazione visiva: ecco Valerio Adami, Emilio Tadini, Lucio Del Pezzo e Bobo Piccoli insieme a Mario Schifano, i protagonisti assoluti di questa scena. In più il Museo del Novecento offre un grande mostra omaggio, una mostra realizzata con archivio di Tommaso Trini, un protagonista della storia critica e dell’attività curatoriale della seconda metà del Novecento. Il Novecento è il secolo in cui l’arte si plasma anche attraverso le idee e i progetti, è il secolo che vede per la prima volta il critico d’arte diventare curatore, cioè qualcuno che collabora e costruisce il processo stesso dell’arte, il cosiddetto sistema dell’arte. L’arte non è soltanto nell’autonomia dei singoli oggetti, ma nel riconoscimento sociale, nella capacità di dare senso a delle operazioni e di poterle comunicare.e quindi i focus del Museo del Novecento dedicati ai grandi maestri della critica si rivolgono in quest’occasione a Tommaso Trini, un grandissimo”.

Dopo gli approfondimenti dedicati a Grazia Varisco, Paolo Scirpa, Alberto Garutti e Bruno Munari, dal 6 ottobre 2026 il percorso prosegue nella Galleria Gesti e Processi, al quarto piano del Museo, con due focus monografici dedicati a Vincenzo Agnetti e a Enrico Castellani, e una sala con opere di Valerio Adami, Alik Cavaliere, Lucio Del Pezzo, Bobo Piccoli e Emilio Tadini. La sala monografica Vincenzo Agnetti e la poesia, realizzata in collaborazione con l’Archivio Vincenzo Agnetti e curata da Federica Boragina, è dedicata al ruolo assunto dalla poesia negli ultimi anni dell’attività dell’artista. Enrico Castellani e le superfici a rilievo è il progetto realizzato in collaborazione con la Fondazione Enrico Castellani che indaga uno dei nuclei fondamentali della ricerca dell’artista, concentrandosi sulle opere con cui, a partire dalla fine degli anni Cinquanta, Castellani supera la tradizionale concezione del quadro come superficie destinata alla rappresentazione e trasforma la tela in un luogo capace di dialogare con la luce e con lo spazio. Il focus Adami, Cavaliere, Del Pezzo, Piccoli e Tadini indaga il ruolo di Milano come laboratorio della contemporaneità negli anni Sessanta e Settanta. Punto di partenza del percorso è la storica mostra che, nel novembre del 1965, inaugurò lo Studio Marconi. Valerio Adami, Emilio Tadini, Lucio Del Pezzo e Mario Schifano, riuniti in quell’occasione, danno vita a ricerche profondamente differenti, accomunate dalla necessità di misurarsi con il presente e con l’impatto crescente delle immagini prodotte e diffuse dalla società dei consumi.

Tommaso Trini. La terra vista dalla luna, mostra dedicata a Tommaso Trini (Sanremo, 1937), critico, giornalista, curatore e docente, tra le voci più originali e indipendenti della critica d’arte italiana della seconda metà del Novecento. Curata da Daniela Domina e Iolanda Ratti con Lodovica Cesaretti, la mostra costituisce il secondo appuntamento di Voci del Novecento, il ciclo espositivo dedicato a critici, curatori e storici dell’arte che hanno contribuito a orientare la comprensione dei linguaggi e delle correnti dell’arte contemporanea.

Marco Mengoni pubblica il nuovo singolo "Giornate perse"

Milano, 5 ott. (askanews) – Esce venerdì 9 ottobre Giornate perse (Epic Records Italy / Sony Music Italy), il primo singolo del nuovo progetto discografico di Marco Mengoni che sarà disponibile su tutte le piattaforme di streaming e download e in rotazione radiofonica. Un brano che nasce tra attese, silenzi e pensieri che si affollano, momenti in cui il tempo sembra fermarsi mentre tutto intorno continua a correre.

Giornate perse racconta del silenzio che lascia spazio a pensieri che si accavallano, ricordi e domande. È l’attesa del cambiamento, dopo un periodo complesso. Un brano che nasce anche dalla consapevolezza che la propria voce deve essere usata con onestà e come mezzo di comunicazione senza subire influenze o costrizioni dal mondo esterno, senza farsi dettare cosa sia giusto e cosa sbagliato. Fragilità e consapevolezza convivono così in un brano dal pop sofisticato, caratterizzato da una scrittura intima che fa dialogare Marco con sé stesso e attraversato dalla sensibilità della tradizione cantautorale italiana, con particolare riferimento a Lucio Dalla, da sempre un punto di riferimento per Mengoni; un omaggio al cantautore bolognese, alla sua scrittura e al suo mondo. Giornate perse è scritta da Marco Mengoni e Jacopo Ettorre, con la composizione di Giovanni Pallotti, Vanegas ed Edwyn Roberts, prodotta da Giovanni Pallotti e Marco Mengoni e co-prodotta da Vanegas.

Sul piano sonoro, il brano nasce dall’incontro di una dimensione acustica, costruita con strumenti suonati dal vivo, e una produzione che restituisce un suono contemporaneo. Una scelta che anticipa anche la direzione musicale delle 26 serate di Marco Mengoni Allo Sbagliato, dove l’artista porterà in scena uno show unico, che affonda le radici nel soul e nel blues, interamente suonato dal vivo, senza sequenze, click o altre componenti digitali. Spariscono anche gli in-ear, tutto per annullare qualsiasi barriera con il pubblico, posizionato attorno all’area di esibizione, senza palchi, transenne o altro a dividerlo da Mengoni e gli 11 elementi che lo accompagnano; senza una scaletta precisa, ma tanta improvvisazione e tanto “vivere il momento”, comunicando attraverso la musica stati d’animo e sensazioni nell’istante in cui vengono vissute.

Il brano arriva a pochi giorni dall’annuncio di Allo Sbagliato, il nuovo spazio milanese con Marco Mengoni alla direzione creativa. Per sette settimane, dal 5 novembre al 19 dicembre, l’off line club ospiterà una lunga residency di Mengoni da 26 show e, a completare il cartellone, quando il cantautore non sarà sul palco, serate di comedy con la coppia Nuzzo e Di Biase, ospiti internazionali come Benjamin Clementine in versione voce e piano, e ancora la new wave italiana con Faccianuvola, Angelica Bove, Settembre, prima stanza a destra, Gioia Lucia, Il Maestrale, Mazzariello, Anna and Vulkan, Primogenito, Matsby, e incursioni jazz di Sayf, la stand up raffinata di Luca Ravenna, Stefano Rapone, Sandro Canori, Fill Pill, Pietro Sparacino e alcuni nomi della scena femminile Carlotta Spallino, Chiara Pagliaccia, Cecilia Forastieri, Giulia Cerruti. Una dj night con MACE, Clap! Clap! e un reading con Federico Buffa dedicato proprio a Lucio Dalla “Il futuro è tra mezz’ora”

Serate uniche, una diversa dall’altra, da vivere off-line: all’ingresso il telefono verrà, infatti, riposto in una custodia richiudibile, perché qui conta il momento, da vivere fino in fondo. Al pubblico è richiesto solo di essere presente e portarsi a casa il ricordo di un’esperienza “felicemente sbagliata”.

I biglietti sono disponibili su livenation.it/allosbagliato.

Max Pezzali e Mauro Repetto si raccontano con La Tavernetta Radio Show

Milano, 5 ott. (askanews) – Max Pezzali: in attesa dell’uscita di Max Dorever vol.2, fuori il 30 ottobre, tornano due dischi cult che hanno fatto la storia della musica, Nord Sud Ovest Est e Hanno Ucciso L’Uomo Ragno disponibili in due speciali box da collezione.

Nord Sud Ovest Est e Hanno Ucciso L’Uomo Ragno hanno segnato l’inizio della storia di Max Pezzali e degli 883 e raccontato un mondo, un linguaggio e una generazione. A più di trent’anni dalla loro uscita, continuano a essere ascoltati da chi c’era allora e da chi li ha scoperti dopo.

Da questi due album nascono le due box da collezione, disponibili in tutti gli store fisici dal 6 novembre: due edizioni che, accanto alle canzoni, raccolgono immagini, oggetti, materiali e soprattutto ricordi e storie mai raccontate da Max Pezzali e Mauro Repetto.

Prima dei successi, dei palchi e di tutto quello che sarebbe arrivato dopo, c’era una tavernetta nel cuore di Pavia. È lì che hanno preso forma le prime canzoni e la storia di Max Pezzali e Mauro Repetto. Ed è simbolicamente lì che tornano oggi con La Tavernetta Radio Show, il contenuto inedito al centro dei due box.

Pubblicate per la prima volta su vinile, le conversazioni tra Max e Mauro ripercorrono la nascita di Nord Sud Ovest Est e Hanno Ucciso L’Uomo Ragno attraverso ricordi, incontri, personaggi e retroscena legati a quelle canzoni e agli anni in cui tutto cominciava. Un racconto in prima persona di due album che hanno segnato l’inizio della storia degli 883.

“Dentro i box celebrativi dei primi due album c’è un po’ di tutto, un vinile, una cassetta con dei demo, una maglia, un po’ di gadget, ma per me c’è qualcosa che vale più di tutto – racconta Max Pezzali.

Ho chiamato Mauro e gli ho chiesto se gli andasse di fare una chiacchierata sui due dischi, abbiamo ripercorso tutta la gestazione di quelle canzoni, traccia dopo traccia, ma soprattutto i personaggi che le avevano ispirate. Siamo morti dal ridere. Era talmente figa che abbiamo deciso di inciderla su vinile, un po’ come si faceva una volta quando su vinile o su cassetta si incidevano le interviste da mandare alle radio. Lo abbiamo chiamato ‘La tavernetta radio show’, sì, è molto simile ad un programma radio, ma inciso su vinile. È una cosa un po’ nuova, un po’ matta, ma è una bella chicca”.

Il box Nord Sud Ovest Est riprende colori, simboli e suggestioni dell’iconico artwork del disco e comprende il vinile in edizione speciale, nella variante arancione e con copertina apribile gatefold, e il vinile La Tavernetta Radio Show, con l’inedita conversazione tra Max e Mauro.

Nel box anche una musicassetta con “Nord Sud Ovest Est” nella speciale versione demo Reborn 2026 e la demo originale dell’epoca di “Nella notte”, un cartonato pop-up da collezione sagomato come lo storico cartello stradale protagonista della copertina e una T-shirt ufficiale con l’artwork originale dell’album.

Anche Hanno Ucciso L’Uomo Ragno torna in una speciale edizione da collezione: il box comprende il vinile nella variante rossa, con copertina gatefold, e il vinile La Tavernetta Radio Show dedicato all’album.

La musicassetta contenuta nel box raccoglie “Con Un Deca” nella speciale versione demo Reborn 2026 e la demo originale dell’epoca di “Non Me La Menare”. Completano l’edizione un puzzle da collezione con la grafica della storica copertina e una T-shirt ufficiale personalizzata con l’artwork del disco.

A più di trent’anni dalla loro pubblicazione, Nord Sud Ovest Est e Hanno Ucciso L’Uomo Ragno tornano anche al centro del racconto della seconda stagione di Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883, la serie Sky Original firmata da Sydney Sibilia, in arrivo il 9 ottobre su Sky e NOW.

Colonna sonora della serie il nuovo singolo Le_Ali, brano inedito di Max Pezzali pubblicato il 2 ottobre e contenuto in Max Forever vol.2, in uscita il 30 ottobre in digitale e negli store fisici per Atlantic Records Italy / Warner Music Italy. L’album sarà disponibile nei formati doppio vinile colorato e autografato in edizione limitata, doppio vinile nero standard e CD ed è già disponibile in preorder.

I brani presenti nell’album saranno parte integrante della nuova avventura live dell’artista che, da dicembre, tornerà a riabbracciare il suo pubblico nei palasport italiani con Max Forever – Stessa storia stesso posto stesso bar, uno show nuovo di zecca che riporterà nella dimensione indoor l’energia, le emozioni e le canzoni di un artista con una carriera senza eguali. Si parte il 15 dicembre da Pesaro ma le date già annunciate sono tantissime tra Milano, Roma, Bologna, Firenze e Torino.

Meloni chiama Ad Ericsson, azienda ritira licenziamenti

Roma, 5 ott. (askanews) – A seguito delle interlocuzioni avviate personalmente dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con i vertici di Ericsson, la società ha deciso di ritirare la procedura di licenziamento collettivo che interessava 131 lavoratrici e lavoratori della sede di Genova. E’ quanto riferiscono fonti di palazzo Chigi.

La vertenza – si sottolinea – era nata dalla decisione di Ericsson di avviare una procedura di licenziamento collettivo nell’ambito di un processo di riorganizzazione aziendale, suscitando preoccupazione per le ricadute occupazionali e per le prospettive del presidio tecnologico e di ricerca presente a Genova.

Le stesse fonti sottolineano che “di fronte alla strumentalizzazione politica che si è sviluppata attorno alla vicenda, con il rischio di alimentare tensioni sulla pelle dei lavoratori, la presidente del Consiglio è intervenuta personalmente, telefonando all’amministratore delegato di Ericsson, Andrea Missori” e “all’interlocuzione è scaturita la decisione dell’azienda di ritirare la procedura, dando vita a una soluzione responsabile che consente di aprire una nuova fase di dialogo sulle prospettive industriali e occupazionali di Ericsson in Italia”.

La decisione del Gruppo, confermata dallo stesso Amministratore delegato nel corso del confronto tra azienda e Governo, sottolineano da palazzo Chigi, “rappresenta un passo importante per superare l’attuale fase di difficoltà e guardare alle prospettive del sito di Genova e del gruppo in Italia”. “Il Governo continuerà a seguire l’evoluzione della situazione, con l’obiettivo di tutelare l’occupazione qualificata e valorizzare le competenze e il patrimonio tecnologico presenti sul territorio nazionale”, si rimarca.

Tennis, Alcaraz batte Munar, è in finale a Tokyo

Roma, 5 ott. (askanews) – Carlos Alcaraz torna in finale all’Atp 500 di Tokyo. Il campione in carica ha battuto Jaume Munar nel derby spagnolo per 5-7, 6-3, 6-1 in 2 ore e 31 minuti di gioco. Una partita complicata per la testa di serie numero 1, che nel primo set ha perso 14 punti consecutivi subendo la rimonta del suo avversario. Per Carlitos, molto bravo a reagire e a dominare il terzo e decisivo parziale, si tratta della 20^ vittoria consecutiva a livello ‘500’. Il classe 2003 conquista la 36^ finale a livello Atp, la 4^ del 2026 e la prima dal Masters 1000 di Monte-Carlo dello scorso aprile (quando perse contro Jannik Sinner).

Rai, nuova sanzione a Ranucci: 10 giorni di sospensione

Milano, 5 ott. (askanews) – “Proprio mentre il Tribunale del Lavoro di Roma sta decidendo sul ricorso cautelare di Sigfrido Ranucci nei confronti del provvedimento di rimozione da Report, la Rai gli comunica una nuova sanzione: dieci giorni di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione”. Lo riferisce l’avvocato Roberto De Vita, legale dell’ex conduttore di Report, che commenta: “Una decisione che interviene a pochi giorni dalla presentazione di articolate difese, con le quali sono state contestate nel merito e nel metodo le accuse formulate dalla Rai. In attesa della decisione del Giudice non commentiamo la coincidenza temporale. Il provvedimento sarà impugnato”.

Meloni registra il suo marchio vocale, è una mossa contro i deepfake

Roma, 5 ott. (askanews) – Una mossa contro i deepfake. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha presentato all’ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo) una domanda per la registrazione della propria voce come marchio sonoro. La notizia, anticipata da Repubblica, viene confermata da fonti di palazzo Chigi.

La richiesta, presentata oggi, secondo quanto risulta dalla documentazione depositata è attualmente all’esame dell’ufficio europeo.

Al centro della domanda c’è una breve registrazione, della durata di circa quattro secondi, nella quale la premier pronuncia due volte la frase ‘Io sono Giorgia Meloni’. L’oggetto della richiesta è la tutela nell’ambito di categorie di prodotti e servizi ben precise indicate nel deposito: contenuti multimediali scaricabili, attività culturali e organizzazione di manifestazioni politiche.

La premier era già stata coinvolta in vicende legate alla diffusione di contenuti deepfake. In particolare, nel 2024 ha avviato un’azione civile per immagini pornografiche deepfake che utilizzavano il suo volto.

Tennis, pallina contro un tifoso: Medvedev squalificato a Pechino

Roma, 5 ott. (askanews) – Finale rocambolesco all’Atp 500 di Pechino: Daniil Medvedev è stato squalificato per aver colpito con una pallata un tifoso in prima fila. Siamo nel nono gioco del secondo set, con Djokovic avanti 7-5, 5-3. Al termine di uno scambio vinto dal serbo, Medvedev ha scaraventato via la palla che stava tornando in campo dopo essere andata a sbattere contro il tabellone pubblicitario. Nel farlo, il russo ha centrato uno spettatore in prima fila. Il tifoso è stato subito soccorso e, successivamente, ha lasciato l’arena con le mani sul viso. Inevitabile la squalifica per Medvedev: Djokovic avanza così in finale (sarà la numero 146 della sua carriera) contro De Minaur.

Ex Ilva, la Corte d’Appello di Milano conferma lo stop agli altiforni

Milano, 5 ott. (askanews) – Gli altiforni dell’ex Ilva di Taranto dovranno fermarsi dal 26 ottobre. La Corte d’Appello Civile di Milano ha rigettato la seconda richiesta di sospensiva presentata dai commissari dell’ex Ilva e da Acciaierie d’Italia contro il provvedimento che impone lo spegnimento dell’area a caldo. Una decisione che conferma lo stop agli impianti, mentre si avvicina il verdetto definitivo delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, atteso il 20 ottobre.

La richiesta di sospensiva puntava a mantenere in funzione l’area a caldo almeno fino alla decisione della Suprema Corte, evitando così l’avvio delle lunghe e complicate procedure di spegnimento prima del verdetto della Cassazione. Una prima istanza era già stata respinta dalla Corte d’Appello di Milano l’11 settembre scorso.

“Sono soddisfatto perché è il quinto verdetto favorevole che abbiamo ottenuto – commenta ad askanews l’avvocato Ascanio Amenduni, legale dell’associazione Genitori Tarantini e del gruppo di cittadini che ha promosso la causa civile a Milano per la tutela della salute e dell’ambiente contro l’ex Ilva -. Ci chiediamo a questo punto fino a quando la politica ignorerà questi verdetti, perché da queste cinque pronunce – tra cui quello fondamentale della Corte di giustizia dell’Unione Europea – arriva un messaggio chiaro: la salute ha un primato ormai assoluto sulla produzione industriale inquinante”.

“Resta un po’ di stupore, perché la politica ancora sembra non recepire questi messaggi e continua a incaponirsi sulla prosecuzione di un modello di produzione industriale che ha rivelato di essere pericoloso per la salute e la salubrità ambientali – sottolinea ancora il legale dell’associazione Genitori Tarantini – . Non è soltanto un fatto che riguarda l’Ilva, è un fatto che riguarda tutti gli impianti industriali inquinanti: la cura preventiva per la salute e la salubrità ambientale deve essere ben superiore a quella finora osservata, come dimostrano questi cinque verdetti favorevoli”.

L’ultima parola sul destino degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto spetta alle Sezioni Unite della Cassazione che si riuniranno in udienza il 20 ottobre prossimo. “Finora ci siamo trovati di fronte cinque montagne, le abbiamo scalate tutte e siamo arrivati sulla vetta. Non ci illudiamo di niente, però continuiamo con la stessa convinzione”, assicura l’avvocato Amenduni che puntualizza: “Qualunque cosa deciderà la Cassazione, questa battaglia non sarà dimenticata, anzi deve essere un caposaldo per il futuro. Non dovevano essere dieci coraggiosi cittadini di Taranto nè la magistratura a determinare questa svolta che, prima di loro, doveva essere concepita e attuata da una seria politica industriale”.

Calcio, Conte: "In Premier il bazooka, altrove le pistole"

Roma, 5 ott. (askanews) – Antonio Conte non chiude la porta a un ritorno in panchina durante la stagione e, parlando con The Athletic, lancia messaggi che sembrano rivolti ai grandi club oggi lontani dai vertici. L’ex allenatore del Napoli racconta la propria idea di calcio, il rapporto con la vittoria e indica anche il tipo di progetto che potrebbe convincerlo a tornare al lavoro.

“Vincente seriale”, lo definisce l’intervistatore James Horncastle. Conte ricorda però anche le sconfitte che hanno segnato la sua carriera, dalle due finali perse con la Nazionale, Usa ’94 ed Euro 2000, alle tre finali di Champions League perse con la Juventus. “Ho vinto molto, ma ho anche perso molto. Tanto. Se perdi una finale di Coppa del Mondo o di Champions League e poi vai in vacanza, potresti pensare che ci sarà un’altra occasione. Ma non sempre c’è un’altra occasione. È quella l’occasione”, spiega.

Un principio che, secondo Conte, ha pesato anche sull’esperienza al Tottenham, conclusa nel 2023 senza trofei. Il tecnico racconta un messaggio ricevuto dall’allora presidente Daniel Levy dopo una partita: “Non preoccuparti, vinceremo la prossima”. Una risposta che non aveva convinto Conte, contrario all’idea di accettare la sconfitta come qualcosa di normale. “La cosa che mi faceva impazzire era sentire chi mi stava intorno dire: ‘Il Tottenham non vincerà mai nulla’. Che sono dei perdenti”, ricorda.

Conte cita anche il titolo conquistato con il Chelsea nel 2016-17, l’ultimo vinto dai Blues, per ribadire la sua filosofia: “Vincere non è facile, richiede fatica. C’è chi pensa che il successo piova dal cielo e ti cada in grembo. Ma devi andartelo a prendere”.

Sul calcio di oggi il tecnico mette a confronto le risorse economiche della Premier League con quelle degli altri campionati: “In Inghilterra oggi usano i bazooka, mentre altrove si usano ancora le pistole. Ma bisogna anche fare attenzione a come vengono spesi i soldi”. Una differenza che, secondo Conte, incide inevitabilmente sulla possibilità di costruire squadre competitive.

L’ultima parte dell’intervista è dedicata al futuro. Conte definisce “fantastica” la sua esperienza di due anni al Napoli, sottolineando però le energie spese nel percorso. Poi traccia il profilo della società nella quale potrebbe avere ancora stimoli: “Se arrivi in un club la cui storia parla da sé – una storia fatta di trofei, scudetti e vittorie – puoi onorarla in un solo modo: avendo l’ambizione di riportare quel club a lottare per quegli obiettivi, qualora non ci riesca già oggi”.

Quindi il messaggio più esplicito: “Ci sono molti club che hanno un po’ perso di vista la propria storia. Mi piacerebbe andare in una di queste società per rispolverare quel passato e farlo tornare a splendere. Club dove si respira pressione, dove sai perfettamente di non andarci solo per partecipare, ma per competere”.

Un identikit che, osserva The Athletic, può riportare alla mente società come Juventus, Milan, Chelsea e Manchester United. Conte, intanto, lascia aperta anche la possibilità di tornare al lavoro a stagione in corso, ma a una condizione: che il progetto e la situazione siano tali da “valerne la pena”.

Capovilla contro Tony Effe e Sfera Ebbasta: fatevi esame di coscienza

Roma, 5 ott. (askanews) – “Che si facciano un esame di coscienza questi trapper, ma non soltanto loro, soprattutto i loro discografici”: lo ha dichiarato ad askanews il musicista e attore protagonista del pluripremiato “Le città di pianura” Pierpaolo Capovilla, a margine di un incontro con la stampa a Roma assieme a Vinicio Capossela, con il quale ha debuttato nel fine settimana in “E la morte non avrà dominio” al Teatro Olimpico, una produzione IMARTS, Fondazione Teatro Due Parma e La Cupa in anteprima al Romaeuropa Festival 2026.

“Facciamo un esempio: i rapporti di genere, le relazioni uomo-donna, ne parlavo con uno psichiatra romano e intellettuale Piero Cipriano – ha spiegato Capovilla, denunciando – Tu puoi mettere in moto tutti gli sforzi possibili per educare i tuoi figli, i tuoi adolescenti, a una riflessione sui rapporti di genere che porti all’amore e non alla guerra tra un uomo e una donna. Puoi fare tutti gli sforzi che vuoi in famiglia, a scuola naturalmente, poi ci sono gli psicologi e gli psicoterapeuti, tanto poi arriva Tony Effe e i ragazzi ascoltano quella roba lì, e si sentono in qualche modo rappresentati, la ascoltano tutti quanti e la ascolto anche. Che si facciano un esame di coscienza questi trapper, ma non soltanto loro, soprattutto i loro discografici”, ha dichiarato Capovilla, sottolineando che hanno “delle responsabilità nei confronti del Paese e delle nuove generazioni”.

“Ma ve lo ricordate Sfera Ebbasta quando ci fu quella strage in quella discoteca, non è stata colpa sua, per carità di Dio… Lui non ha avuto responsabilità dirette, ma sono morte un sacco di persone, qualche settimana dopo era a fare il giudice a X Factor, ma neanche il lutto conosci? Se succedesse qualcosa del genere a me, io cambierei mestiere, d’accordo?”, ha aggiunto il frontman della rockband “Il teatro degli orrori”, ricordando la strage in un locale di Corinaldo (Ancona) nel 2018, quando 6 persone (5 adolescenti) morirono nella calca provocata da uno spray urticante.

“La trapper non è tutta uguale, c’è anche una trap militante, che però non emerge nel mainstream, impossibile, impossibile”, ha concluso.

Cultura, in Lombardia il futuro passa da nuove idee

Milano, 5 ott. (askanews) – Solo un luogo iconico e maestoso come il Teatro alla Scala poteva fare da cornice a un tema tanto importante: il ruolo della cultura nella costruzione del futuro. I riflerroei sono tutti per Futura 2026 – Nuovi sguardi per la cultura un appuntamento fortemente voluto da Francesca Caruso, Assessore alla Cultura della Regione Lombardia, che ha riuniti all’ombra della Madonnina rappresentanti delle istituzioni, artisti, curatori, intellettuali e imprenditori protagonisti del mondo della cultura e della creatività.

Le parole di Francesca Caruso, Assessore alla Cultura della Regione Lombardia: “La cultura è già una leva economica e sociale importante per i territori. Bisogna solo avere più consapevolezza, ed è proprio questo il messaggio che vogliamo lanciare anche oggi a Futura con un palinsesto ricco, trasversale e con discipline differenti, ma anche con generazioni differenti: il Maestro Sgro insieme al giovane street artist Greg Goya creano una contrapposizione utile ad avvicinare un bacino maggiore di pubblico”.

FUTURA, alla sua seconda edizione, è un contenitore di idee, esperienze e visioni sulle trasformazioni del nostro tempo. L’edizione 2026 pone al centro il valore delle domande come motore della conoscenza e dell’innovazione: non la ricerca di risposte definitive, ma la capacità di aprire nuovi orizzonti di pensiero, stimolare il confronto e immaginare il futuro attraverso il dialogo tra discipline, generazioni e linguaggi diversi.

Nuovamente, Francesca Caruso, Assessore alla Cultura della Regione Lombardia: “Centrale è la trasversalità della cultura, con linguaggi e arti differenti. È giusto coinvolgere tutti a 360°, e i dialoghi potranno essere fonte di grande ispirazione per tutti noi. Stiamo assolutamente cercando di portare una politica culturale che esca dai grandi luoghi tradizionali e vada anche incontro alle persone dei piccoli borghi, alle comunità interne, alle comunità montane. Ciò lo si fa per cercare di arrivare a tutti e di lanciare questo messaggio di come la cultura sia veramente strategica”.

Il lavoro in regioni come la Lombardia è intenso. Il futuro, tutto da scrivere.

Euro sotto 1,12 dollari per la prima volta da maggio 2025

Roma, 5 ott. (askanews) – Anche in un quadro di stabilizzazione dei tassi di mercato sull’area euro, stamattina la valuta condivisa ha continuato a cedere sul dollaro, portandosi sotto la soglia psicologica di 1,12 per la prima volta dall’inizio del maggio dello scorso anno. Dopo un minimo di sessione a 1,1166, successivamente l’euro rintraccia leggermente e a metà mattina si scambia 1,1207 dollari.

Intervenendo alla conferenza annuale sulla politica monetaria della Bce, il capo economista Philip Lane oggi ha affermato che serve una risposta “misurata” alla nuova ondata di shock sull’energia, perché contestualmente ci sono altre forze in campo, tra cui fattori che potrebbero frenare la crescita economica. Una lina prudente quindi, laddove la scorsa settimana un’altra esponente del Comitato esecutivi, la tedesca Isabel Schabel aveva sostenuto un approccio più restrittivo, chiedendo interventio preventivi contro l’inflaizone.

Stamattina i tassi sui titoli di Stato dell’eurozona risultano stabili, i rendimenti dei Btp decennali si limano di 1 punto base al 4,62% sulla scadenza decennale, con il differenziale rispetto ai tassi dei Bund tedeschi equivalenti che segna 119 punti base.

A Firenze bombola di gas sotto la statua del David, area in sicurezza

Roma, 5 ott. (askanews) – Una bombola di gas è stata ritrovata sotto la statua di bronzo di David in piazzale Michelangelo, a Firenze: non è noto se sia piena o esaurita, ma l’area è stata subito messa in sicurezza.

Lo riferisce La Nazione, spiegando che a fare la scoperta, intorno alle 7,30, è stata un’addetta di Alia Servizi Ambientali, la società di gestione del servizio dei rifiuti.

L’operatrice ha dato l’allarme al numero unico di emergenza 112. Sul posto pattuglie dei carabinieri e artificieri dell’Arma. Al vaglio degli investigatori i video delle telecamere. Accertamenti sono in corso.

"Maledetto Settembre", nuovo singolo di Orietta Berti con Nina Zilli

Roma, 5 ott. (askanews) – “Maledetto Settembre” è il nuovo singolo e videoclip di Orietta Berti con Nina Zilli e Danti. Un brano accattivante che cattura “l’estate” e ne distilla l’energia trascinandoci allegramente verso la stagione che ci riporta al lavoro, agli impegni con una carica positiva che è diventata la cifra distintiva dell’iconica Orietta Berti.

“Quando si ha la fortuna di lavorare con persone con cui si ha molto di più che un rapporto professionale, è davvero bello – dice Berti -. Sono grata al mio manager Pasquale Mammaro a Daniele (Danti) e Nina, con i quali la confidenza, l’intesa che ci lega è il valore aggiunto che rende questo progetto speciale. Ho scelto di festeggiare il mio sessantesimo anno di carriera in modo festoso e con gli amici più cari, perché credo che sia davvero un momento importante da condividere con il mio amato pubblico”.

Grazie all’intuizione dell’amico e manager Pasquale Mammaro che da sempre accompagna Orietta è nato un gruppo di lavoro con Daniele Lazzarin (Danti) che dopo l’ultimo successo di QCPF, torna con un’ennesima sorpresa musicale. “Lavorare con Orietta è sempre un piacere e sono convinto che le relazioni interpersonali, possano fare la differenza. Mi piace coltivare rapporti che – sottolinea Pasquale Mammaro – come in questo caso, sono diventati molto più che professionali. Partecipare al matrimonio del figlio Otis con Lia, con la mia famiglia è stato irrinunciabile e denso di emozione. Festeggiare con lei questa lunga brillante carriera, altrettanto”.

Maledetto settembre è nata in studio dove, ormai da tempo, Orietta incontra e lavora con Danti ed è l’espressione di questa spontanea complicità. “Per me e Chiara (Nina), insieme, è la prima volta con Orietta e siamo molto contenti per tante ragioni. Sono un po’ di anni che con Orietta ci frequentiamo e non solo professionalmente. Ormai è diventata una bella amicizia, che coinvolge anche le nostre famiglie. Maledetto settembre, racconta come sia difficile, terminata l’estate, tornare alla quotidianità. E’ un pezzo leggero, ma che ci dà la carica per ripartire. La soddisfazione più grande – dice Danti – è di essere riuscito a far dire ad Orietta, ‘Chumbawamba’. Abbiamo tirato fuori dal nostro cilindro un pezzo invernale, ma con l’allure dell’estate. Con un ritmo reggaeton, andiamo avanti, in realtà tornando indietro per conservare il sole, la leggerezza dell’estate. Il segreto del nostro lavorare così bene insieme, è dato dal fatto che ormai ci conosciamo bene e al di là della parte professionale, c’ è una bella relazione che coinvolge le nostre famiglie e infatti, per questo pezzo anche Chiara (Nina Zilli n.d.r.) ha voluto esserci!”

“Lavorare al fianco di una grande Artista come Orietta – conclude la Zilli – dove la A maiuscola non è casuale, è davvero un privilegio raro. Maledetto Settembre è stata un’occasione incredibile per divertirci e surfare sull’ultima onda estiva, Orietta alla guida, Danti in vedetta: si parte….ma insieme ci si sente sempre a casa!”.

Il brano è registrato ed editato da Daniele Lazzarin (Danti) e Paolo Saraceni (Biggie Paul) presso One Fingerz Studio, Milano, Edizioni Two Fingerz S.r.l., Starpoint International S.r.l. Produzione esecutiva Starpoint Corporation S.r.l. + Gapp Music S.a.s, distribuzione ADA/Warner Music Italy.

Bce, Lane: nuovo shock energia richiede risposta monetaria misurata

Roma, 5 ott. (askanews) – La politica monetaria appropriata per fare fronte a questa seconda ondata di shock sull’energia, che avviene assieme a una serie di altri fattori rilevanti, deve essere “una risposta misurata per mantenere l’inflazione sotto controllo. È stato prudente alzare i tassi dal 2% al 2,50% a giugno e settembre, dato lo shock di offerta sull’energie e altri sviluppi. Tuttavia non siamo su un percorso predeterminato dei tassi”. Lo ha affermato il capo economista della Bce, Philip Lane, intervenendo alla conferenza annuale sulla politica monetaria in corso a Francoforte.

Nel suo intervento Lane ha illustrato la valutazione che la recente ripresa dei prezzi dell’energia “può essere interpretata come una seconda ondata di shock sull’offerta, dopo il balzo iniziale all’inizio della conflitto in Medioriente e il temporaneo calo durante l’estate. Inoltre – ha proseguito – per monitorare la trasmissione della prima ondata, è essenziale valutare se la seconda ondata opererà in maniera più energica rispetto alla prima, sia sui livelli di attività, sia sulle dinamiche di inflazione”.

Tuttavia, “una serie di altre forze, dalle politiche di bilancio, all’intelligenza artificiale, alle condizioni finanziarie stanno anche definendo il prodotto e le dinamiche di inflazione nell’area euro, sia in maniera diretta, sia tramite le loro interazioni con lo shock dell’energia. Questo – ha detto l’economista irlandese – significa che la politica monetaria appropriata non dovrebbe essere interpretata unicamente come guidata dallo shock sull’energia, ma piuttosto richiede una diagnosi ad ampio spettro”..

Sulla crescita economica nello specifico, se finora ha mostrato una tenuta nel corso di quest’anno, “bisogna rilevare che l’intonazione di bilancio è prevista virare dal positivo del 2026 al negativo nel 2007 e 2028. E che i recenti aumenti cospicui sui tassi di interesse sul lungo termine rallenteranno la crescita”. Nel frattempo l’IA “continua a rappresentare un rischio a due facce: il contributo positivo agli investimenti, i servizi e alle esportazioni è stato un sostegno benvenuto, ma il boom sta anche mettendo pressioni di lungo termine sui tassi di interesse”.

“Mettendo tutto assieme, questo significa che restiamo sul percorso mediano per la politica monetaria, in cui una risposta misurata è appropriata per tenere l’inflazione sotto controllo. Prenderemo le nostre future di decisioni sui tassi volta per volta – ha ribadito l’esponente della Bce – sulla base dei dati, usando un quadro di analisi ampio e rigoroso su una vasta gamma di informazioni, per tenere conto delle evidenze in relazione allo shock che spinge le deviazioni dell’inflazione, la portata delle quali è un segno che i prezzi relativi si stanno trasformando in dinamiche inflazionistiche più ampie”.

Eravamo comunisti. Ora il divano è nell’agorà

L’intimità diventa racconto pubblico

«A Bari la raggiunse la sua donna, Giusi Del Mugnaio. Lei scrive che il terremoto del 1980 vi sorprese in una condizione imbarazzante…». A questa domanda posta da Aldo Cazzullo, nella recente intervista apparsa sul Corriere della Sera, Massimo D’Alema risponde così: «Eravamo a casa del compagno Miccoli, all’ultimo piano di un palazzone della Bari popolare. Stavamo facendo l’amore sul divano di Miccoli quando tutto cominciò a tremare, al di là del movimento da noi generato».

La risposta del Leader Maximo, che riprende quanto contenuto nel suo racconto autobiografico dal titolo Eravamo comunisti, conferma che ormai il privato ha invaso l’agorà: l’oikos della polis si riversa nello spazio pubblico del web e delle testate giornalistiche.

 

La svolta descritta da Bauman

Sotto questo profilo, Zygmunt Bauman, conversando con Ezio Mauro in Il silenzio dell’opinione pubblica, si sofferma sulla trasformazione dell’agorà e afferma testualmente: «La sociologa francese Dominique Mehl ha identificato il punto di rottura in una sera d’autunno del 1983: di fronte alle telecamere, davanti a milioni di francesi, una certa Viviane ha dichiarato senza arrossire e con un tono di voce sicuro che suo marito Michel soffriva di eiaculazione precoce e che pertanto lei non aveva mai conosciuto l’orgasmo. Quello è stato il momento della svolta: al contrario delle aspettative era stato il privato ad invadere l’agorà e non viceversa».

 

La riservatezza della militanza

Il divano nell’agorà, se da una parte umanizza il politico, dall’altra capovolge i canoni etici del comunismo novecentesco.

Nel PCI degli anni Settanta, l’esibizione di dettagli intimi, di sentimenti e di rivelazioni personali avrebbe svilito la militanza e sarebbe apparsa come una sorta di deviazione ideologica. Ai dirigenti era imposta una condotta riservata.

Resta l’ironia del titolo: Eravamo comunisti.

La sinistra di fronte alle primarie: una diatriba senza fine

Schlein e il peso del consenso

«Augh», la Schlein ha parlato e ha detto finalmente la sua con una certa fermezza. «Uno non vale uno»: non si è tutti uguali tra i compagni di avventura del campo largo, vale chi ha più consenso elettorale. Una logica troppo semplice e lineare per essere condivisa dagli altri partiti, tutti insieme con lei pronti alla vittoria delle future elezioni nazionali.

Quando da bambini ci si dà il turno per la conta a nascondino o ad acchiapparella, c’è sempre il più pronto che urla: «Primo!». Ecco che la discussione sulle primarie sta diventando sfiancante e chi dovrebbe esserti di fianco per sostenerti nella gara e far fuori la Meloni è invece quello che ti sgomita ai fianchi fino a svuotarti di energie.

 

Conte: botta e risposta

La reazione di Conte è stata immediata: «A questo punto non resta che l’alternativa delle primarie», ha dichiarato nelle interviste che tanto sembrano per lui motivo di gongolamento, proprio mentre suona il gong di un match che, così continuando, non avrà più spettatori.

Proprio non gli viene di canticchiare le parole di un’orecchiabile canzone della Vanoni: «A questo punto stiamo tanto bene io e te, che non ha senso tirar fuori i “come” ed i “perché”, cerchiamo insieme tutto il bello della vita, in un momento che non scappi tra le dita». E poi ancora: «A questo punto, buonanotte all’incertezza, ai problemi, all’amarezza, sento il carnevale entrare in me…».

 

Il credo di Bonelli

Se le cose stanno così, una lanterna magica ha dato luce a un’alternativa: chiamare al responso il popolo che simpatizza per quel fronte. Non c’è da alterarsi, ma da riconoscere i fatti per come sono.

Fa sentire la sua anche Bonelli, che commenta come, in sostanza, in politica la logica dovrebbe essere quella del peso delle idee e non dei numeri. Appare un richiamo nobile alle alte ragioni della politica, ma ne dimentica la brutalità e la legittima rivendicazione di chi ha in tasca più voti, perché questo, in democrazia, hanno espresso gli elettori. Ci sarebbe poi tutto da stabilire il criterio di pesatura di un’idea e di un’altra.

 

Non sarà un’avventura

«Con te partirò»: Conte ora potrebbe rimpiangere di aver progettato a suo tempo un percorso con il PD, ma ormai è troppo tardi per tirarsi indietro. «Primum vivere, deinde philosophari» è la massima che da quelle parti sembrano aver smarrito per strada, consunti da un logorio che fa impallidire quello della vita moderna.

Andando avanti tra ipotesi e ripensamenti, si finirà per spianare ancor più la strada alla Giorgia nazionale per un suo nuovo successo.

Nel film di Fellini La strada, il cattivo saltimbanco sfrutta la dolce Gelsomina, che l’aiuta nel mestiere ricevendone solo cattiverie e sfruttamento. Gelsomina, malgrado tutto, non riesce a separare il suo destino da quello del suo orco: un’ineluttabilità che la porterà alla morte.

Sgomitare non serve

Ci sono anche in politica tante strade da seguire, ad esempio quella auspicata per la vittoria, ma incombe sempre il pericolo di un sorpasso o quello di un viaggio dopo l’apocalisse, così ben descritto da Cormac McCarthy nel suo lavoro La strada.

Non ci si dovrebbe, insomma, perdere per strada a furia di beccarsi sterilmente l’un l’altro.

A proposito di primarie, della smania di primeggiare e della resa al più forte, potrebbero essere di utile soccorso le parole del sommo poeta: «Come le pecorelle escon del chiuso / a una, a due, a tre […] / e ciò che fa la prima, e l’altre fanno, / addossandosi a lei, s’ella s’arresta, / semplici e quete, e lo ’mperché non sanno».

Sgomitare non serve a nulla: si dà solo la pessima impressione di aver alzato tutti già troppo il gomito.

No, non è Francesco

Sottrarre Francesco alla caricatura

Povero san Francesco, strumentalizzato e usato come se non ci fosse un domani. Lo hanno rapito, chiuso in una stanzetta buia, per sostituirlo con una sua tragicomica caricatura. Urge salvarlo da questa depredazione. E c’è un solo modo per farlo: riportarlo a Cristo, il centro della sua vita, quella vera. Perché se parli di lui senza parlare di Cristo, tutto quello che puoi fare è ridurlo a feticcio di propaganda per le tue idee. Magari pure nobili e giuste, ma non stai parlando di san Francesco, men che meno stai celebrando l’ottavo centenario del suo transito.

Perché celebrare san Francesco significa celebrare Cristo che ha vinto in lui il peccato e la morte, conformandolo a sé in un amore incorruttibile. San Francesco era innamorato di Cristo. E tutto ha fatto e detto, cantato e scritto in Lui e per Lui.

 

Un amore che prende tutto

No, dispiace per chi la pensa così, ma san Francesco non parla a noi di pace del mondo, non è un guru della nuova religione ecologista, non un campione del dialogo ipocrita di chi, per interesse umano, svende se stesso. No, non è un testimonial di tutta la mercanzia ideologica che ha sostituito Dio nella mente e nel cuore di tantissimi. Non è un santino laico da affiancare a Gandhi ed Emma Bonino.

Perché san Francesco ci parla di Cristo, del suo amore totalizzante, che ha preso possesso di lui al punto di farne un suo dardo incandescente gettato in tutto, sempre e ovunque. Perché Francesco di Bernardone aveva capito, per esperienza, che senza Cristo tutto è vano.

 

La modernità del Vangelo

Per questo, dopo ottocento anni, è ancora un testimone vivo e credibile. Non certo per essere stato una macchietta pacifista, buonista, ecologista e animalista. È modernissimo perché è sempre moderno Cristo, mentre è vecchio e corrotto tutto ciò che issa l’uomo al di sopra di Dio e lo mette al centro dell’universo. E questo Francesco non l’ha mai fatto.

E no, non ha fatto nessuna rivoluzione, non ha inventato nulla: ha vissuto, per grazia, il Vangelo, che è l’unica forma per vivere da uomini veri, persone libere e compiute, perché incarnano finalmente l’immagine e la somiglianza con Dio. Che è l’amore. Come san Francesco, uomo nel tempo e oltre il tempo, perché già cittadino del Cielo.

 

Tornare alle Fonti

Basta leggere le Fonti, e non le vuote parole che si sono sprecate in questo tempo. In esse Francesco appare testimone di Cristo, l’unico che ha vinto il peccato, che è il solo responsabile della sofferenza, della violenza, della guerra, dell’ingiustizia.

Ma, siccome nessuno, o quasi, parla più di demonio e peccato, anche san Francesco è decaduto a eroe mondano, esempio che additerebbe valori mondani che mai hanno salvato alcuno. Un santo svuotato di Dio è solo un pupazzo da esibire alla bisogna. Esattamente come il suo amatissimo Gesù, che oggi è, per la stragrande maggioranza, tutto fuorché Dio.

 

La speranza offerta a ciascuno

E invece oggi celebriamo l’amore di Dio che, nella carne del suo Figlio, ha vinto ciò che incatena davvero l’uomo alla paura e lo fa soffrire. E, nella carne stigmatizzata di san Francesco, celebriamo la certezza che questo amore e la sua vittoria sono offerti a ciascun uomo, unica speranza di salvezza.

La perturbante inattualità di Valdo di Lione e Francesco d’Assisi

Il fascino di una presenza spiazzante

Sul piano quasi atmosferico, non è difficilissimo comprendere cosa la vita e la predicazione di Valdo di Lione (morto all’incirca nel 1206/1207) e di Francesco d’Assisi (nato probabilmente nel 1182 e morto il 3 ottobre del 1226) suscitassero fra i coevi. Un effetto, tendo a ipotizzare, non troppo dissimile da quello che suscitano in noi; un effetto spiazzante. E qui è più che mai opportuno evocare l’idea freudiana di perturbante. Dalle donne e dagli uomini del XII e XIII secolo quelle parole e quei gesti venivano vissuti come estranei rispetto a tutto ciò che avevano fino ad allora visto e udito; al tempo stesso, però, risuonavano con un angolino nascosto della loro coscienza, quasi ridestandolo e provocando così sgomento, incertezza, turbamento.

In altre parole, è proprio la loro “inattualità”, sia rispetto agli anni nei quali vissero sia rispetto ai nostri, la chiave per comprendere il fascino esercitato.

Un abisso, invece, divide quelle persone da noi, sul piano psicologico, antropologico e sociologico: allora la religione era il fattore decisivo dell’organizzazione della vita, di quella individuale come di quella collettiva. Adesso, e da decenni, è tutt’al più uno dei fattori, spesso – in particolare nell’Europa secolarizzata – fra i più marginali.

 

La forza sovversiva del messaggio cristiano

Eppure tuttora quella dissonanza rispetto allo “spirito del tempo”, da tanti osservatori rilevata, conserva una certa forza. Insomma: Valdo e Francesco, come altre e altri prima e dopo di loro, vanno a risvegliare la consapevolezza dell’aspetto “sovversivo” insito nel messaggio cristiano. Sovversivo innanzitutto a livello dei cuori.

E trovo particolarmente suggestivo che di uno dei testi più completi e rigorosi su Valdo – Valdo. L’eretico di Lione – sia autore lo storico Grado Giovanni Merlo, insigne studioso di Francesco, a lungo presidente della Società internazionale di studi francescani.

I seguaci di entrambi – di Valdo e di Francesco – conobbero ben presto vivaci contrasti interni (riguardo ai primi segnalo un testo prezioso come Maggio 1218: Il Colloquio di Bergamo. Un dibattito agli inizi della storia valdese, a cura di Francesca Tasca) e, talora, profonde lacerazioni. Non solo: a livello soprattutto teologico, prima i francescani, con Bonaventura da Bagnoregio (nato probabilmente intorno al 1217 e morto nel 1274), assai dopo i valdesi, con il “Consilium generale” di Chanforan (generalmente indicato come Sinodo di Chanforan) del 1532 e l’approdo alla Riforma di Calvino, conobbero una sorta di vera e propria “rifondazione”.

 

Francesco e la voce del Cantico

Insomma, sono tanti i motivi che rafforzano e lluminano l’evento televisivo di Roberto Benigni, dedicato ieri sera a Francesco e mirabilmente volto a restituirci la formidabile inattualità della sua vita e del suo messaggio. Mi piace concludere con due strofe centrali del Cantico delle creature, fra i capolavori della letteratura di tutti i tempi:

«Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte,
et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.»

Webuild sale al 18,91% di Trevi, alza prezzo Opa a 5,165 euro

Milano, 5 ott. (askanews) – Webuild sale al 18,91% del capitale di Trevi-Finanziaria Industriale dopo aver raggiunto un accordo per acquistare il 13,916% del capitale, al prezzo di 5,165 euro per azione, per un controvalore complessivo di 47,13 milioni di euro. Lo comunica il gruppo nell’ambito dell’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria promossa su Trevi.

Le azioni saranno acquistate da Praude Asset Management, in qualità di investment manager e per conto di alcuni fondi, e da Veniero Holdings. Il regolamento dell’operazione è previsto per il 7 ottobre. A seguito dell’acquisto, Webuild arriverà a detenere complessivamente circa il 18,91% del capitale e dei diritti di voto.

L’operazione ha anche un effetto sul prezzo dell’Opa. Poiché l’acquisto è stato effettuato a un prezzo superiore al corrispettivo dell’offerta, Webuild riconoscerà infatti a tutti gli azionisti che aderiranno all’Opa, compresi quelli che hanno già aderito, un prezzo di 5,165 euro per azione.

Sulla base del nuovo corrispettivo, l’esborso massimo dell’Opa sale a circa 274,65 milioni di euro. Webuild ha ottenuto dai finanziatori la disponibilità necessaria alla copertura dell’importo.

Orte, la casa dove si ricomincia insieme

C’è un corridoio, in via Principe Umberto, lungo pochi metri, che unisce due mondi. Da una parte i ragazzi della «Casa di Nina», dall’altra gli anziani della residenza «Il Senso della Vita». Percorrerlo ogni giorno è forse la lezione più semplice, e al tempo stesso più profonda, che Orte abbia da offrire: le età della vita non sono compartimenti stagni, e chi ha bisogno di aiuto può scoprire, all’improvviso, di saperne dare.

Una casa, non una struttura

Sulla carta, la Casa di Nina è un gruppo appartamento per minorenni. Ma chi ci vive e chi ci lavora preferisce la parola più semplice: casa. Non struttura, non servizio. E la differenza non è soltanto lessicale: si avverte nel profumo del caffè al mattino, nelle felpe dimenticate sul divano, nelle voci che si rincorrono da una stanza all’altra. Quelle mura, del resto, hanno una lunga storia di accoglienza: vi abitavano le Suore del Preziosissimo Sangue, che per generazioni si sono prese cura di orfani e bambini in difficoltà. Dopo la ristrutturazione, la casa famiglia è stata intitolata a don Delfo Gioacchini, il sacerdote che con tenacia ne aveva voluto la nascita. È scomparso molti anni fa, senza poter vedere compiuto il suo sogno; eppure, varcando la soglia, è difficile non sentirne la presenza.

Dal fascicolo al nome

I ragazzi che arrivano sulla rupe portano con sé storie difficili: in alcuni casi la dipendenza, in altri l’esperienza, ancora più dura, del circuito penale. Prima di giungere qui erano spesso soprattutto fascicoli, sigle, provvedimenti. In via Principe Umberto tornano a essere persone, con un nome, uno sguardo e perfino i propri silenzi, che nessuno ha fretta di riempire. Lo psichiatra inglese John Bowlby, padre della teoria dell’attaccamento, parlava di «base sicura»: il porto affettivo da cui salpare per esplorare il mondo, con la certezza di poter rientrare quando servono conforto e forza per rimettersi in piedi. È proprio ciò che questo luogo cerca di essere, giorno dopo giorno.

Fermezza e tenerezza

Il segreto, se ce n’è uno, sta nelle persone. Annalisa e Paolo guidano la comunità insieme a un’équipe di educatori che non ha smarrito la capacità di meravigliarsi. Il loro stile coniuga rigore e affetto: regole chiare ma mai rigide, confini che contengono senza soffocare. Lo psicoanalista Donald Winnicott lo avrebbe chiamato holding: quel «sostenere», fisico ed emotivo, che permette a chi si sente in frantumi di ritrovarsi intero. Chi arriva carico di rabbia, per gli abbandoni subiti o per gli errori commessi, non trova un tribunale, ma un adulto pronto ad ascoltarlo senza giudicare e ad aspettarlo, con pazienza, anche nei giorni in cui non ha voglia di parlare. È una professionalità che si è fatta vocazione, e si vede.

La cura nei dettagli

Si vede soprattutto nelle piccole cose. In cucina, tra mani infarinate e qualche pasticcio che strappa una risata, preparare una torta insieme insegna la pazienza dei tempi giusti e il gusto di un risultato condiviso. Nel laboratorio di bricolage, rimettere in sesto un oggetto rotto diventa un modo per dire che nulla, e nessuno, va gettato via. Da pochi giorni, poi, si è aggiunta una novità: un percorso di pet therapy affidato a professionisti e psicoterapeuti. Gli animali non fanno domande, non pretendono spiegazioni, non giudicano. Ed è proprio per questo che riescono ad aprire varchi là dove mesi di colloqui si erano arenati.

Un ponte tra due età

Poi c’è quel corridoio. Ogni volta che i ragazzi lo attraversano per raggiungere i loro vicini più anziani, si compie un piccolo scambio tra generazioni. Leggono ad alta voce il giornale a chi non ci vede più bene, aiutano a sparecchiare, ascoltano racconti che arrivano da lontano e, qualche volta, ricevono in cambio un consiglio o una carezza. In una società che tende a separare giovani e vecchi, qui si è scelto di metterli l’uno accanto all’altro. E il risultato sorprende soprattutto i ragazzi: scoprono che prendersi cura di

qualcuno è anche un modo per essere curati, e che la fragilità, propria e altrui, può diventare un punto d’incontro anziché un motivo di vergogna.

Un paese che chiama per nome

Ma la scommessa più importante si gioca fuori dal portone, lungo le vie del paese. Orte non li guarda come «i ragazzi della comunità» o «i minori a rischio». Li chiama per nome (Marco, Amir, Luca), si ferma a chiedere come stanno, li accoglie nelle botteghe. Il fornaio che aggiunge una pagnotta, la vicina che saluta dalla finestra: gesti minimi, che valgono più di tanti progetti di inclusione. In tempi in cui l’indifferenza sembra la regola, è un’intera cittadina a farsi comunità educante, restituendo a questi giovani dignità e radici.

La distanza più breve

Sul grande terrazzo, tra i compiti del pomeriggio e una risata che rimbalza da un angolo all’altro, tutto questo prende forma concreta. Il senso della vita, verrebbe da dire prendendo in prestito il nome della residenza accanto, non si trova nei trattati di filosofia: sta in una cena consumata attorno allo stesso tavolo, nella mano di un’educatrice che asciuga una lacrima senza bisogno di parole, nella certezza che nessuna solitudine è definitiva se qualcuno sceglie di condividerla.

E allora si torna lì, a quel corridoio di via Principe Umberto. Chi lo misura con il metro dirà che sono pochi passi. Chi lo percorre ogni giorno sa che è molto di più: è la distanza, finalmente breve, tra la solitudine e un «noi». A Orte qualcuno ha deciso di accorciarla. E, a giudicare dai sorrisi che lo attraversano, ci sta riuscendo.

Padel, Fip Gold di Perugia: finale show, trionfano Jofre ed Esbri

Roma, 4 ott. (askanews) – Juanlu Esbri e Inigo Jofre nel maschile, Veronica Virseda e Martina Fassio nel femminile: sono loro – si legge in una nota – i vincitori del Fip Gold Padel Cup, torneo della Federazione Internazionale Padel disputato a Perugia, che ha riunito oltre 100 giocatori e giocatrici provenienti da 10 Paesi, di cui quasi la metà presenti nella top 100 mondiale e 20 nell’elite dei ‘magnifici 30’ del pianeta.

Esbri e Jofre, teste di serie numero 4 e rispettivamente numero 21 e 30 del ranking mondiale, hanno conquistato il titolo superando Javi Barahona e Maxi Sanchez Blasco, anche loro nella top 40 mondiale, al termine di una sfida durata oltre due ore e mezza. Tutti e tre i set si sono conclusi al tie-break: 7-6, 6-7, 7-6 il punteggio finale. Per la coppia spagnola si tratta del primo titolo insieme dopo il ritorno in campo in coppia, seguito alla semifinale raggiunta la scorsa settimana al FIP Platinum di Lione.

Nel femminile, Veronica Virseda e Martina Fassio hanno rispettato il pronostico, battendo in 68 minuti Raquel Eugenio e Jimena Velasco, tra i talenti più promettenti della nuova generazione, con un doppio 6-3. La spagnola, numero 16 del ranking FIP, e l’argentina, numero 24, hanno conquistato così il primo titolo in coppia, al termine di una settimana senza sconfitte. “Giocare in Italia è sempre fantastico”, ha detto Virseda, già vincitrice di due tornei Fip Platinum nel 2026. Per Fassio, 22 anni, è invece il ritorno al successo in un FIP Gold dopo il titolo conquistato in Portogallo nel 2025.

Si sono fermate in semifinale le azzurre Giulia Dal Pozzo, in coppia con la spagnola Nuria Rodriguez, e Carolina Orsi, insieme a Patty Llaguno. Dal Pozzo e Rodriguez sono state le uniche a strappare un set alle vincitrici durante il torneo, prima di cedere in rimonta in tre set (4-6, 6-3, 6-3). Orsi e Llaguno – conclude la nota – sono state invece sconfitte 7-6, 6-4 da Eugenio e Velasco.

Il copilota del volo Flydubai che ha cercato di far precipitare l’aereo ha agito da solo

Roma, 4 ott. (askanews) – Hamam al-Hammami, il copilota che ha tentato di far precipitare un volo della Flydubai diretto in Israele rischia la pena di morte: è quanto riporta il sito israeliano Ynet, citando fonti governative emiratine. Funzionari dell’intelligence israeliana si trovano attualmente negli Emirati Arabi Uniti per partecipare alle indagini su Hammami; secondo le prime risultanze preliminari sembrerebbe che l’uomo abbia agito da solo, stando a quanto riferisce la Cbs.

La scorsa settimana il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva affernato che il pilota “aveva subito un indottrinamento radicale islamista”, e i funzionari israeliani hanno affermato di stare verificando eventuali collegamenti con organizzazioni terroristiche e Stati ostili.

Formula1, così la Fia spiega il caos di Sepang

Roma, 4 ott. (askanews) – La Fia fa chiarezza sui problemi che hanno caratterizzato il giro di formazione del Gran Premio del Bahrain disputato a Sepang. Diverse monoposto hanno perso improvvisamente potenza, con Max Verstappen e Lewis Hamilton tra i piloti costretti a intervenire sulla vettura prima della partenza.

Secondo la Federazione, all’origine dell’episodio c’è stata “una combinazione senza precedenti di basso regime del motore, condizioni di scarsa aderenza, impostazioni di gestione dell’energia per pista bagnata e configurazione dei settori del circuito di Sepang”, che ha provocato “una perdita di potenza non prevista per diverse vetture”.

Durante il giro di formazione Verstappen aveva segnalato via radio il blocco della monoposto, mentre Hamilton era stato costretto ad accostare. Al pilota Mercedes era stato comunicato che il problema era legato al software.

La Fia spiega che, durante il ritardo della gara causato dalla forte pioggia, il Dipartimento Tecnico ha rimosso il limite di energia nei settori interessati attraverso un aggiornamento software distribuito a tutti i concorrenti. La modifica ha consentito alle squadre di effettuare gli interventi necessari sulle power unit prima della partenza.

La Federazione precisa inoltre che nessun team aveva individuato il problema prima del giro di formazione e annuncia un’analisi approfondita insieme alle squadre e ai costruttori delle power unit.

La questione riguarda anche la sicurezza. Prima della partenza, Charles Leclerc aveva espresso preoccupazione per la possibilità che un blocco simile potesse verificarsi in condizioni di scarsa visibilità: “Mamma mia, con queste condizioni se succede una cosa del genere sul rettilineo con la poca visibilità che abbiamo siamo dei semplici passeggeri”.

Djokovic ferma Zverev e va in semifinale a Pechino

Roma, 4 ott. (askanews) – L’ennesimo capolavoro di Novak Djokovic. Il serbo è in semifinale all’Atp 500 di Pechino grazie al successo contro il numero 2 del mondo Alexander Zverev per 4-6, 6-4, 6-4 in 2 ore e 34 minuti di gioco. Una partita pazzesca, tra le più belle dell’anno, e un trionfo che permette a Djokovic di restare imbattuto nei match giocati a Pechino con 32 vittorie su altrettante partite. Per un posto in finale, il 39enne – alla sua 202^ semifinale in carriera, la 3^ del 2026 – affronterà Daniil Medvedev. Zverev, invece, con questa sconfitta riprenderà la corsa al numero 1 del ranking Atp al Masters 1000 di Shanghai.

"La città verticale…ma non ci siamo già visti?", il film girato a Genova

Roma, 4 ott. (askanews) – E’ un viaggio nel cuore della “Superba” e le sue strutture verticali, dalla Funicolare del Righi a quella di Sant’Anna, dall’Ascensore di Montegalletto a quello di Castelletto, senza tralasciare la Lanterna che si innalza fiera come simbolo dell’identità della città. Si intitola ‘La città verticale…ma non ci siamo già visti?’, il nuovo docufilm del regista Alessandro Bazzana, prodotto dalla società di produzione e distribuzione televisiva e cinematografica genovese Calima Entertainment, con il contributo al suo sviluppo dalla FILSE Liguria attraverso il bando PR FESR 2021/27 ed è stato girato a Genova con la collaborazione della Genova Liguria Film Commission. Capita spesso di sentir parlare di Genova come della “Città Verticale”: un nome che potrebbe suonare strano alle orecchie di chi non è avvezzo, ma che descrive perfettamente la conformazione della città costruita su un territorio impervio e affacciata sul Mar Ligure.

Una città in cui epoche storiche diverse si sovrappongono e si stratificano e in cui si inseriscono le strutture che le hanno fatto conquistare questo nome, testimoni dei grandi cambiamenti della città, simboli di progresso architettonico e ingegneristico e capaci di consentire una viabilità che sembrava impossibile, sostituendo le infinite “creuze” con un nuovo modo di muoversi. Sono la funicolare Zecca-Righi, che raggiunge le colline, e quella di Sant’Anna, la più antica d’Italia; l’ascensore di Montegalletto, unico al mondo che combina un percorso orizzontale e verticale, e quello di Castelletto, splendido esemplare di art-decò; la Cremagliera di Granarolo, mezzo storico, e l’antichissima Lanterna, che si innalza fiera come simbolo dell’identità della città.

Sono proprio questi luoghi iconici al centro di ‘La città verticale…ma non ci siamo già visti?’, il nuovo docufilm del regista Alessandro Bazzana, prodotto dalla società di produzione e distribuzione televisiva e cinematografica genovese Calima Entertainment, con il contributo al suo sviluppo dalla FILSE Liguria attraverso il bando PR FESR 2021/27 ed è stato girato a Genova con la collaborazione della Genova Liguria Film Commission.

Il film è stato proiettato per la prima volta presso la storica sala del Circuito Sivori, oggi la sala cinematografica più antica d’Italia ancora in attività. È stato preceduto da un breve momento di presentazione – moderato dal giornalista e scrittore Dino Frambati, a cui hanno preso parte il regista, la produttrice, la sceneggiatrice e i protagonisti del film – e seguito da un momento conviviale possibile grazie al contributo di Panarello, storica pasticceria cittadina nata a Genova nel 1885 e presente oggi anche a Milano, Chiavari e Rapallo. Anna, interpretata da Laura Repetto, appassionata di architettura e cultura locale, guida i turisti tra i vicoli della città e sogna di realizzare un documentario. L’incontro casuale con Marco, giovane aspirante documentarista interpretato da Matteo Traverso, sarà la scintilla che li condurrà a riscoprire Genova tra sopralluoghi e riprese, aiutati dai loro migliori amici Andrea (Samuele Maragliano) e Giulia (Giulia Bernabò Di Negro).

Tra i protagonisti Giorgio Primicerio, che veste i panni di Ottavio, importante guida attraverso i simboli della città. Il film è una storia coinvolgente, guidata dal metalinguaggio cinematografico, in cui si intrecciano contenuti documentaristici, immagini d’epoca e fiction, alternando riprese in piano sequenza e interviste in cui anche gli storici e i tecnici che intervengono diventano “attori” in scena. Uno dei primi progetti sviluppato in questo senso, in cui le scene girate a Genova nei mesi scorsi e il resto del materiale video si fondono in un racconto unico, senza soluzione di continuità tra le parti.

Un viaggio alla riscoperta della città e della sua memoria storica, attraversata e raccontata proprio grazie a questi impianti verticali: funicolari, cremagliere e ascensori non sono solo mezzi di trasporto, ma simboli di una città che nei secoli si è elevata dal mare verso il cielo e “guide inconsapevoli” di un percorso che condurrà Marco e Anna alla scoperta di sé stessi…e di un finale a sorpresa, in cui l’ascensore sul belvedere di Castelletto si trasformerà in un vero e proprio portale nel tempo. Un colpo di scena che aggiungerà un tocco di magia alla “favola metropolitana”.

La storia di Anna e Marco diventa così metafora di una necessità più grande: “vivere è azione, vivere è salire”, superare il piano uniforme della comunicazione virtuale per ritrovare emozioni autentiche e relazioni reali, molto distanti dall’incomunicabilità generata dai social media. Sarà presto disponibile su tutte le piattaforme streaming la colonna sonora del docufilm. Diciotto brani originali, tra cui: Vapore d’acciaio (La Title Track), interpretato dalla protagonista femminile Laura Repetto e ispirato al mood di tutto il docufilm; un movimento continuo, un valzer che segue il crescendo narrativo parlando della città di Genova da una prospettiva particolare, con le sue luci, i suoi rumori, la nostalgia e il profumo del mare che fanno da sfondo alla storia d’amore dei suoi protagonisti; Genova città composto dal musicista genovese Alessandro Larosa e interpretato da Giorgio Primicerio; Mille giorni fa, ballata romantica con un sapore d’altri tempi, scritta, composta e interpretata da Diego Mancino, presente nel film nella sua versione strumentale.

Sono presenti nel film anche due brani dello storico gruppo rock genovese La Rosa Tatuata: Insegnami a ballare e Il verso delle cose, presenti entrambi nel loro ultimo disco, uscito a giugno di quest’anno. “È un progetto che avevo in testa da qualche anno, dal momento in cui sono arrivato a Genova, quando a colpirmi sono state proprio le sue strutture di trasporto verso l’alto, indispensabili e particolarissime per una città che, stretta davanti al mare, si è sviluppata sulle alture retrostanti – racconta Alessandro Bazzana, regista di La Città Verticale – Viviamo in un epoca di grandi cambiamenti, dove tutto si consuma a una velocità impressionante, le amicizie, gli amori, le abitudini di vita… riscoprire una dimensione che, lenta ma fondamentale, ancora oggi è il fulcro di un sistema che permette a una città di vivere e di splendere ci è sembrata una metafora di cui abbiamo necessariamente bisogno ora più che mai. Recuperare valori e tempi a cui le nuove generazioni non sembrano fare neppure più caso è la spinta per trovare la propria identità. Questa è una piccola favola metropolitana che racconta noi stessi, i nostri dubbi e le nostre fragilità e, nello stesso tempo, fornisce gli strumenti per tornare a incuriosirsi e a trovare il proprio posto nel mondo. Intrecciare il documentario, che viene raccontato da specialisti, tecnici, storici e profondi conoscitori della città di Genova, con la fiction e la recitazione di giovani bravissimi attori del Teatro Nazionale di Genova, della Quinta Praticabile e del CFA, è la sfida più difficile che vuole portare lo spettatore “dentro” la storia, in tutti i sensi, quella raccontata e quella recitata. Così lo storico che racconta uno dei fari più antichi d’Europa ed ancora in funzione che è il simbolo della città diventa attore lui stesso all’interno del racconto e troveremo i responsabili dell’impiantistica locale raccontarci le strutture proprio all’interno delle scene”.

“Un sogno che inizia a prendere forma realizzare un documentario sulla mia città, un luogo pieno di scorci scenografici, tesori nascosti e tanta storia da raccontare, una città straordinariamente ricca di potenziale ma condizionata dalla sua morfologia, protesa verso il mare e costretta a monte. Osservare l’orizzonte sviluppa la capacità di guardare oltre, cercare soluzioni, ampliare il modo di pensare – prosegue la produttrice Manuela Bianchi – Questa è una città che ha avuto le intuizioni ma non sempre è riuscita ad emergere anche a causa della sua logistica. Raccontarla per me è un onore e una grande sfida che mi appassiona e mi stimola a portarla lontano. Ogni scelta è stata fatta con grande cura, dalla scrittura agli attori, dagli argomenti, dai tecnici, che si concretizza giorno dopo giorno in un grande coinvolgimento collettivo. E questo per me è già un grandissimo risultato. L’obiettivo è raccontare bellezza: quella della città, quella del sapere, quella dei ragazzi di una nuova generazione che va capita ed ascoltata. Per farlo bisogna elevarsi, bisogna ampliare la propria visione, ‘aprire le porte’ della diffidenza e della autodifesa che Genova e Genovesi hanno sviluppato nei secoli come ‘facciata’ per scoprirne il grande cuore e i grandi valori che li contraddistinguono”.

“Per me che non sono genovese scrivere questo film mi ha dato la possibilità di entrare dentro la città lentamente, passo dopo passo, e di scoprire una città molto più complessa e sorprendente di quella che avevo immaginato. Mi sono addentrata nella sua anima attraverso i suoi dislivelli e le sue salite e ho capito che la verticalità di Genova non è soltanto una caratteristica urbanistica ma è un modo di essere. È una città che sembra chiederti continuamente di cambiare prospettiva, di alzare lo sguardo, di andare oltre quello che appare a prima vista – conclude la sceneggiatrice Antonella Doria – Forse è proprio questo che ho cercato di portare nella scrittura, l’idea che per conoscere davvero una città, così come una persona, bisogna superare la superficie. Genova non è soltanto il luogo in cui si svolge questa storia, è un personaggio con un suo carattere e le sue contraddizioni. Durante la scrittura mi sono accorta che, in fondo, il viaggio dei nostri protagonisti era anche un po’ il viaggio che ho fatto io dentro la città, sono entrata nei loro cuori per interrogarmi sul modo giusto di guardare il mondo. E allora ‘vivere è salire’ è diventato per me qualcosa di più di quella frase che ho scritto subito e che è legata al film come uno slogan. È diventata una chiave per raccontare Genova, una città che ti costringe a raggiungere un punto più alto, ma che proprio per questo, quando finalmente ci arrivi, ti regala una prospettiva che da sotto non avresti mai potuto vedere”.

Tajani a Renzi: il centro è uno solo ed è Forza Italia

Milano, 4 ott. (askanews) – “Il centro è uno solo: Forza Italia. Siamo la casa dei moderati, il Partito Popolare Europeo in Italia, alternativi alla sinistra e pilastro del centrodestra fondato da Silvio Berlusconi. Le elezioni europee lo hanno dimostrato: Forza Italia è l’unica forza moderata italiana rappresentativa del centro nell’Europarlamento”. Così Antonio Tajani, segretario nazionale di Forza Italia, dopo l’appello di Matteo Renzi, nel suo discorso di chiusura della Leopolda 14.

“Abbiamo coinvolto Noi Moderati e la Südtiroler Volkspartei e vogliamo continuare su questa strada. Il nostro obiettivo è allargare ancora di più questo spazio a tutte le forze politiche, sindacali e sociali che si riconoscono idealmente nel popolarismo europeo – ha affermato Tajani – anche attraverso la collaborazione con movimenti liberali come il Partito Radicale con cui abbiamo condotto un’importante campagna sulla drammatica situazione nelle carceri”.

“A chi ha creduto in buona fede che a sinistra esistessero ancora una vera cultura socialdemocratica e una tradizione laburista diciamo che oggi quello spazio politico non c’è più – ha sottolineato – Se credete nel riformismo, nella libertà, nel garantismo, nell’Europa e nell’Occidente, la vostra casa non può che essere Forza Italia”.

“I cittadini ci hanno premiato, elezione dopo elezione, perché vedono in noi una classe dirigente seria, credibile, dinamica, affidabile e radicata su tutto il territorio. Forza Italia è cristiana, liberale, riformista, garantista, europeista e atlantista – prosegue il segretario di Forza Italia – Noi non inseguiamo il centro: noi siamo il centro. Le nostre porte sono aperte a tutti coloro che vogliono aderire e incrementare con noi il grande progetto popolare e moderato. Un progetto capace di rendere sempre più forte il centrodestra alternativo alla sinistra massimalista, che punta soltanto a infilare le mani nelle tasche dei cittadini con patrimoniali e nuove tasse, e a imporre vincoli statalisti e una politica estera anti-occidentale”. “Per dirla con Battiato, siamo noi il centro di gravità permanente della politica italiana” conclude Tajani.

Formula1, Leclerc: "Abbiamo giudicato male le condizioni"

Roma, 4 ott. (askanews) – “Penso che abbiamo giudicato male le condizioni, sicuramente però ci sono dei team che costantemente fanno scelte più azzeccate in quelle situazioni”. Charles Leclerc analizza così la scelta strategica della Ferrari nel Gran Premio del Bahrain disputato a Sepang, recupero dell’evento non disputato a Sakhir. Il monegasco ha chiuso al quarto posto, ai piedi del podio per la terza gara consecutiva, dopo aver montato le gomme slick al via su una pista ancora bagnata.

“In quelle situazioni sicuramente c’è uno dei due piloti che è destinato ad una gara bruttissima e l’altro beneficia di una scelta buonissima, perché non c’è una via di mezzo. In realtà pensavo di aver fatto la scelta giusta perché la maggior parte della griglia, credo 13 macchine, avevano le slick”, ha spiegato Leclerc ai microfoni di Sky Sport.

Il pilota della Ferrari riconosce però la necessità di migliorare nella lettura delle condizioni: “Penso particolarmente alla Red Bull, e su questo aspetto noi dobbiamo fare un passo avanti. Dopo tutto quello che poteva andare male nella prima parte di gara è andato storto, ma tutto quello che poteva andare al meglio nella seconda parte è andato bene”.

Per Leclerc, comunque, il quarto posto rappresentava il massimo risultato possibile per la Ferrari: “In ogni caso credo che non si potesse fare più di un terzo o un quarto posto oggi, e non sarebbe stato possibile neanche in una gara normale. Dopo il bagnato la gara è stata un po’ più sudata di quello che avrei voluto, però il risultato finale è quello che ci siamo meritati”.

Il monegasco ha poi commentato la prima vera gara ufficiale della nuova generazione di monoposto in condizioni di pista bagnata: “Sicuramente ci sono dei rischi, ma sì, queste monoposto possono essere guidate sul bagnato. Quello che non ci piace, e penso che sia un parere condiviso da tutti i piloti, è che ci sono delle situazioni in cui noi non abbiamo il controllo della macchina e della potenza che riceviamo dalla power unit”.

Leopolda, Renzi chiede tre "garanzie" a Conte. E a riformisti FI: venite con noi

Firenze, 4 ott. (askanews) – La parola chiave è “garanzia”. E si trascina da un paio di giorni, da quando Giuseppe Conte ha chiesto ad Elly Schlein di farsi, in qualche modo, “garante”, della presenza di Matteo Renzi nella coalizione del campo largo. E lui, Renzi, dalla tre giorni della Leopolda 14, ha risposto citando Clint Eastwood: “Se vuoi una garanzia comprati un tostapane”. Una battuta, la volontà di non entrare subito in rotta di collisione con il leader Cinquestelle perchè “uniti si vince” e perchè la partita, stavolta, non si gioca “sugli ego dei leader del centrosinistra” ma è un “bivio” più grande: “O Meloni va a casa o va al Quirinale”, va ripetendo l’ex premier.

Allora aspetta un giorno, Matteo Renzi, e su quella parola “garanzia” ci costruisce un ragionamento politico, una risposta a Conte, certo, ma anche un paletto per tutta la coalizione, perchè, dice, l’unica garanzia che si può invocare è quella di “un contratto alla tedesca”, nel quale tutti i partiti dell’alleanza progressita si impegnino a rispettare determinati punti fermi. Lui, intanto, elenca i suoi e, in controluce, c’è l’affondo, il ricordo del primo governo Conte, quello in cui, tra il 2018 e il 2019, il presidente M5s ha governato con Matteo Salvini al Viminale e Giancarlo Giorgetti sottosegretario.

Quindi, primo paletto: “Vorrei lanciare un ramoscello di pace a chi chiede garanzie su di me, comprendo Giuseppe Conte” ma “anche io chiedo una garanzia al presidente Conte, vogliamo la garanzia che Matteo Salvini non vada mai più al Viminale”. Secondo paletto, “chiediamo a Conte la garanzia che, oltre a Salvini, non ci sia più nemmeno Giorgetti in Consiglio dei ministri”, “Giorgetti – osserva Renzi – è quello considerato bravo ma poi sbaglia i conti”.

Infine, un’ultima linea rossa, “la garanzia che noi non staremo mai dalla parte di Donald Trump, un uomo che ha distrutto il sogno americano a 250 anni dalla dichiarazione di indipendenza” perchè “noi che siamo cresciuti con Obama e con i valori progressisti americani, sappiamo benissimo da che parte stare”. Va da sè che al Quirinale, quando si voterà, nel 2029, non può andare “nè un sovranista nè un populista” nè qualcuno “che abbia lavorato fino a poco prima al Dis”. E il riferimento è ad Elisabetta Belloni, ex direttrice generale del Dis, nella rosa dei ‘quirinabili’ nel 2022, nome sostenuto ai tempi dal Pd e dal Movimento Cinquestelle.

Poi c’è la questione centro. E agli altri centri del campo largo, oltre a Casa riformista, Renzi dice, sostanzialmente, che non devono chiedere “garanzie”, soprattutto per i posti in lista. Chi vuole, chi ci crede, è il filo del suo ragionamento, si butti, “si metta in discussione” ma “senza veti”, senza personalismi, senza chiedere “il posto sicuro”. Lui stesso, ribadisce, non si candiderà nel maggioritario, questa è la condizione di “parità”, la conquista del consenso. Basta, ribadisce, con i “maestrini che dicono io non sto con Caio perchè ha detto questo, non sto con Tizio perchè ha detto quest’altro”.

E poi c’è l’appello, l’urlo quasi, verso “i riformisti di Forza Italia”. “Il mio è un grande appello ai riformisti di Forza Italia, lasciatela e venite con noi, non è casa vostra, non potete stare con chi nega l’Europa e con i sovranisti, non può farlo chi ha creduto al sogno europeo di Berlusconi. Le porte sono aperte, venite a darci una mano” dice Renzi che si mostra “certo” che “nelle prossime ore qualche segnale arriverà”. Intanto la Leopolda 14, dedicata al ritorno a Itaca ovvero al governo del Paese, chiude, con una partecipazione stimata in 10mila persone in tre giorni. E Renzi scherza: “Devono essere tutti qui quelli che ci votano”.

Occhiuto a Renzi: riformisti mai con coalizione tasse, venite voi da noi

Roma, 4 ott. (askanews) – “Ho stima per Matteo Renzi, ma sbaglia completamente l’analisi dell’attuale scenario politico. Il centrodestra di governo di questi anni, guidato da Giorgia Meloni, non ha nulla a che vedere con il sovranismo. È una coalizione moderna, che ha una chiara collocazione europeista e atlantica, che ha tenuto i conti pubblici in ordine e che ha saputo ritagliare per l’Italia un ruolo internazionale di primissimo piano. Per questo, ascoltando l’appello del leader di Italia Viva ai riformisti di Forza Italia, mi verrebbe da ribaltare la domanda: che mai dovrebbero farci riformisti e liberali in una coalizione a guida Schlein e Conte?”. Lo afferma Roberto Occhiuto, governatore della Calabria e vice segretario di Forza Italia.

“Perché guardando alla realtà del cosiddetto campo largo, vedo una sinistra radicale che mette in discussione il sostegno all’Ucraina, che parla di nuove tasse e patrimoniali, che promuove assistenzialismo e statalismo, che assume posizioni quanto meno ambigue su Israele e che troppo spesso sembra avere come principale bersaglio politico gli Stati Uniti. Non mi pare esattamente il terreno naturale per chi si definisce liberale, riformista ed europeista”, sottolinea.

“E allora, caro Renzi, forse dovresti essere tu a chiederti che cosa ci fai lì dentro. Se sei ancora il Renzi che anni fa provò a cambiare profondamente il Partito democratico, quello della rottamazione, del riformismo e della vocazione maggioritaria, dovresti spiegare ai tuoi interlocutori che in quel campo rischiate di essere minoranza tra le minoranze, non certo protagonisti di una stagione riformista – sottolinea -. Io, al contrario, esponenti come Renzi, come la Boschi, come Calenda, come Marattin, li vorrei nel centrodestra, dentro la nostra coalizione, perché è qui che possono trovare spazio e forza le idee in cui hanno creduto: meno tasse, più libertà, più diritti civili, più attenzione alle imprese, ai giovani e a chi vuole costruire e intraprendere”.

“Il nostro compito è rendere il centrodestra sempre più moderno, liberale, riformista ed europeista, facendo in modo che questi temi possano trovare sempre più spazio. Non abbiamo bisogno di tornare indietro, ma di avere il coraggio di guardare avanti: meno sussidi a pioggia e più opportunità; meno Stato che distribuisce risorse e più Stato che crea le condizioni perché persone e imprese possano crescere. Questa è la sfida che abbiamo davanti. E credo che molti riformisti, anche quelli che oggi militano dall’altra parte, sappiano perfettamente da quale parte sia più naturale affrontarla”, conclude Occhiuto.

Premio Mattia Torre a "Lucio" di Fabrizio Sani

Roma, 4 ott. (askanews) – È Fabrizio Sani, con il brano “Lucio”, il vincitore del Premio della Giuria e del Premio del Pubblico della seconda edizione del Premio “Mattia Torre”. I riconoscimenti sono stati assegnati ieri sera, sabato 3 ottobre, al Teatro dell’Unione di Viterbo, a conclusione delle due giornate dedicate alla scrittura e al ricordo dell’autore. Interpretato da Luca Amorosino, “Lucio” è un monologo comico che prende di mira le dinamiche delle chat scolastiche: il protagonista vi si ritrova per caso e decide di spacciarsi per il padre di un ragazzino turbolento, Lucio, dando vita a una serie di equivoci esilaranti.

“Lucio” di Fabrizio Sani è stato scelto tra i sette brani finalisti dalla giuria composta da Valerio Aprea, Giacomo Ciarrapico, Geppi Cucciari, Pietro Sermonti e Luca Vendruscolo. La giuria ha inoltre assegnato una menzione speciale a “Cronache ospedaliere” di Stefano Rinaudo. A consegnare a Fabrizio Sani il Premio della Giuria e il Premio del Pubblico è stato Andrea Salerno, direttore di La7 e ospite della serata, che ha ricordato Mattia Torre in un’intervista con Geppi Cucciari.

A condurre la serata conclusiva è stata Geppi Cucciari, che ha accompagnato il pubblico tra premiazioni e ricordi con ironia e sensibilità, dando all’incontro un tono affettuoso e partecipe. Nel corso della serata sono stati letti anche alcuni testi di Mattia Torre: Betti Pedrazzi ha interpretato “I traditori”, Valerio Aprea “Round Numero Zero”, Sabina Guzzanti “La rabbia” e Geppi Cucciari “La verità” e “La stazione”. Le letture hanno riportato sul palco la voce dell’autore, attraverso il suo sguardo ironico e lucido sulla realtà.

A fare da colonna sonora al Premio sono state le musiche della serie TV “Boris”, eseguite dal vivo per la prima volta: fiati e batteria hanno interpretato al Teatro dell’Unione le composizioni di Giuliano Taviani e Carmelo Travia. Gaetano Rizzo, Laura Sorrentino, Marco Ignazio Nero, Lorenzo Esposito, Rosario Tramontano e Leonardo Arena sono stati anche i protagonisti della Boris Parade, una delle novità di questa edizione. Partita nel tardo pomeriggio di sabato 3 ottobre da Piazza delle Erbe, storica location della scena iniziale de “I vitelloni” di Federico Fellini, la parata ha raggiunto il Teatro dell’Unione facendo risuonare nel cuore di Viterbo le musiche della serie ormai di culto. Un appuntamento allegro e coinvolgente, che ha animato la città con il ritmo e l’ironia dell’universo di “Boris”, portando lo spirito del Premio nelle strade e trasformando il percorso verso il teatro in un momento di festa condivisa, prima della cerimonia di premiazione.

Una serata che ha intrecciato il ricordo di Mattia Torre con il riconoscimento di nuove voci, premiando storie capaci di osservare la quotidianità, le sue contraddizioni e le sue fragilità attraverso la scrittura e l’ironia.

Festival "Collega-Menti": bilancio record, oltre 5.000 presenze e 72 eventi

Roma, 4 ott. (askanews) – Si conclude con un bilancio di pubblico e partecipazione che supera ogni aspettativa la quarta edizione di “Collega-Menti”, il festival della divulgazione scientifica e culturale organizzato dall’Università di Udine per condividere con la cittadinanza il valore, l’impatto e le scoperte della ricerca accademica. In tre giorni di programmazione intensa, che si aggiungono ad alcune fortunate antreprime, le iniziative diffuse sul territorio hanno registrato oltre 5.000 presenze complessive, confermando la manifestazione come un momento importante per condividere con le persone di tutte le età il valore, l’impatto e le scoperte della ricerca accademica.

I numeri dell’edizione 2026 – si legge in un comunicato – testimoniano l’imponente macchina organizzativa e la capillarità del progetto targato Ateneo friulano. Il festival ha visto la partecipazione di oltre 90 ospiti tra docenti, ricercatori, esperti, giornalisti e rappresentanti delle istituzioni, che hanno dato vita a un palinsesto di ben 72 appuntamenti complessivi. Tra questi si sono distinti 23 laboratori interattivi per famiglie e studenti e 19 “Vetrine della Ricerca” allestite all’ex Chiesa di San Francesco a Udine, trasformata per un intero fine settimana in un percorso esperienziale.

A caratterizzare fortemente questa edizione è stata la scelta di estendere la rassegna a tutte le città sedi dell’Ateneo – Udine, Pordenone, Gorizia e Gemona del Friuli – articolando le attività in ben 20 luoghi. Una dimensione policentrica che ha valorizzato le specificità di ciascun territorio e che ha visto la presenza di eventi di grandissimo richiamo: dalle serate speciali al Teatro San Giorgio di Udine, con artisti come Moni Ovadia e Barbara Errico e scrittrici come Elisabetta Dami e Lucia Tancredi, allo spettacolo dei Papu a Pordenone scritto appositamente per il festival, fino all’evento inaugurale al Teatro Nuovo Giovanni da Udine con il fisico Marco Testa alla presenza di oltre mille studentesse e studenti delle scuole secondarie di secondo grado, alla lezione del divulgatore scientifico Massimo Polidoro a Pordenone con circa 200 studenti e a quella del matematico Medaglia Fields Alessio Figalli con oltre 300 giovani a Udine.

A trainare l’entusiasmo dei visitatori è stato anche il cartellone dei laboratori interattivi ed esperienziali, che ha registrato un vero e proprio boom di adesioni con la stragrande maggioranza degli appuntamenti andati sold out in pre-iscrizione. Grande partecipazione per le attività dedicate al mondo delle scuole e per i percorsi volti al benessere psicofisico, tra cui le apprezzatissime “passeggiate benessere”, le sessioni e lezioni di yoga e gli incontri dedicati alle strategie operative per la gestione dello stress e delle ansie quotidiane. Tra le iniziative che hanno fatto segnare il tutto esaurito si evidenziano il laboratorio di scrittura con l’intelligenza artificiale, la caccia al tesoro fotografico per le vie cittadine, la riscoperta degli spazi verdi urbani con “l’architettura della calma” e il laboratorio con le scrittrici Elisabetta Dami e Lucia Tancredi, dedicato all’esplorazione della parola come cura dell’anima.

“Il successo di questa quarta edizione e il sold out registrato da tanti laboratori per le famiglie dimostrano quanta sete vi sia di una divulgazione pratica, coinvolgente e rigorosa. Collega-Menti è un progetto realizzato interamente da docenti, ricercatori e personale tecnico e amministrativo del nostro Ateneo – sottolinea il rettore dell’Università di Udine, Angelo Montanari -. L’interdisciplinarietà è la cifra identitaria del festival fin dalla sua nascita, nella convinzione che le sfide contemporanee vadano affrontate integrando cultura scientifica e cultura umanistica. La scelta di espandere capillarmente la rassegna in tutte le sedi universitarie si è rivelata vincente – continua il rettore Montanari – Il Friuli è il nostro territorio di riferimento e la risposta ricevuta a Udine, Pordenone, Gorizia e Gemona ci spinge a confermare con convinzione questa formula diffusa anche per il prossimo anno. In una società che spinge verso facili semplificazioni, l’Università rivendica il compito di raccontare la complessità e offrire strumenti critici alla comunità. Il nostro sentito grazie va a tutti coloro che hanno lavorato all’organizzazione e alle migliaia di cittadini e studenti che hanno vissuto con noi questa straordinaria festa del sapere, oltre che alla curatrice scientifica Barbara Gallavotti”.

Un’impostazione corale e un approccio rigoroso che trovano perfetto riscontro nelle parole della direzione scientifica della rassegna. “Scegliere il tema degli Equilibri per questa edizione è stata una sfida affascinante e al tempo stesso quanto mai necessaria – sottolinea la curatrice scientifica del festival, Barbara Gallavotti -. Oggi abbiamo sempre più l’impressione di aver perso l’equilibrio, di essere sul punto di cadere, e questo ci mette molto a disagio. Con questo festival abbiamo voluto proporre un punto di vista diverso: in un mondo in rapida evoluzione l’equilibrio non può che essere dinamico, e quanto più abbiamo l’impressione di perderlo tanto più è il momento di trovarne uno nuovo: adatto ai tempi che viviamo e al futuro che desideriamo costruire. Tutti insieme, ricercatori e cittadini, ognuno condividendo, anzi mettendo in collegamento, le proprie competenze e conoscenze, ma anche i propri valori, le proprie priorità e i propri desideri”.

Centrosinistra, appello Renzi a riformisti Forza Italia: venite con noi

Firenze, 4 ott. (askanews) – “Lanciamo un appello a tutti i centristi, il mio è un grande appello ai riformisti di Forza Italia, lasciatela e venite con noi, non è casa vostra, non potete stare con chi nega l’Europa, non può farlo chi ha creduto al sogno europeo di Berlusconi. Le porte sono aperte, venite a darci una mano e sono certo che nelle prossime ore qualche segnale arriverà”. Lo ha detto Matteo Renzi chiudendo i lavori della Leopolda 14 a Firenze.

Renzi lancia anche un appello ai centristi del centrosinistra: “Chi vuole venire noi siamo pronti a metterci in discussione, la condizione di parità è rinunciare al maggioritario, mettiamoci in lista senza il posto sicuro, io sono il primo che dice a se stesso se vuoi una garanzia comprati un tostapane, misuratevi con i voti, con il consenso”, ha concluso.

Mosca: intensificheremo gli attacchi contro le infrastrutture ucraine

Roma, 4 ott. (askanews) – La Russia ha annunciato che intensificherà gli attacchi contro le infrastrutture ucraine, in risposta alle dichiarazioni del presidente Volodymyr Zelensky, che aveva promesso di aumentare gli attacchi di Kiev contro le raffinerie russe. “A seguito delle dichiarazioni di Zelensky, – ha scritto il ministero della Difesa russo in un comunicato – gli attacchi delle forze armate russe contro siti militari e industriali, nonché contro le relative infrastrutture, a Kiev e in altre regioni dell’Ucraina, saranno intensificati”.

Formula1, Antonelli: "Abbiamo sofferto, felice del secondo posto"

Roma, 4 ott. (askanews) – “Prima di tutto volevo fare le mie congratulazioni a Max e a tutta la Red Bull per questa vittoria”. Kimi Antonelli commenta così il secondo posto conquistato nel Gran Premio del Bahrain a Sepang, alle spalle di Max Verstappen. Un risultato importante per il pilota Mercedes, che al termine di una gara ricca di colpi di scena ha consolidato la sua leadership nel Mondiale.

“Questo weekend abbiamo sofferto più del solito, ma sono molto contento di aver portato a casa questo secondo posto”, ha aggiunto Antonelli al parco chiuso. Il pilota italiano ha gestito la gara dopo essere partito davanti a Verstappen, prima di cedere il comando al pilota Red Bull.

Per Antonelli era la prima gara in Malesia: “Era la prima volta per me in Malesia, la pista mi è piaciuta, i fan ci hanno dato un supporto incredibile, speriamo di poter tornare qui in futuro”.

L’appello di Merz a Putin: Fermi guerra insensata, pronti al dialogo

Roma, 4 ott. (askanews) – Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, durante la visita a sorpresa a Kiev ha rivolto un appello al presidente russo Vladimir Putin affinchè ponga fine “a questa guerra insensata”. “Siamo pronti ai negoziati, siamo pronti a discutere la fine di questa guerra. Ma questi attacchi barbari contro la popolazione civile ucraina devono cessare”, ha dichiarato Merz.

“L’Ucraina ha bisogno di tutto il nostro sostegno nelle prossime settimane” ha detto al suo arrivo il Cancelliere al suo arrivo, affermando poi che “Se la Russia non verrà fermata, prima o poi la sua macchina da guerra si rivolgerà contro di noi”.

È la seconda volta che Merz si reca in Ucraina in qualità di cancelliere federale. Questa volta in una situazione decisamente tesa. Poco dopo il suo arrivo, a Kiev è suonato l’allarme aereo. Su X Merz ha ribadito che “La Germania è al vostro fianco come partner affidabile anche nei momenti difficili”, allegando una foto col presidente Volodimir Zelensky.

Formula1, Verstappen: "Una vittoria significativa"

Roma, 4 ott. (askanews) – “E’ una vittoria molto bella dopo l’anno vissuto. Sono fiero di tutti”. Max Verstappen festeggia così il successo nel Gran Premio del Bahrain, disputato sul circuito di Sepang, in Malesia. Per il pilota della Red Bull è il 72° successo in carriera, al termine di una gara condizionata dalla pioggia, dal rinvio della partenza e da una lunga serie di imprevisti.

Verstappen ha preceduto Kimi Antonelli e Lewis Hamilton, tornando sul gradino più alto del podio dopo un periodo complicato. La Red Bull ha inoltre gestito le difficoltà nelle fasi iniziali e la successiva Safety Car, mantenendo la leadership fino alla bandiera a scacchi.

“Sono successe tante cose, all’inizio mancava potenza, la scelta delle gomme intermedie è stata corretta, cercando di fare il nostro passo fino alla fine, anche se c’è stata la Safety Car”, ha spiegato l’olandese.

Un successo che Verstappen considera particolarmente importante anche per la squadra: “Incredibile questo risultato, visto che vinciamo il nostro primo GP da costruttore ed è molto significativo per il lavoro che c’è dietro”.

Il cardinale Zuppi (Cei): chi fa credere che la pace si trova con le armi è un imbroglione

Roma, 4 ott. (askanews) – Frate Francesco “ci ricorda che la guerra non è un destino e la pace inizia da noi ed è l’unico futuro possibile. Scrive ai reggitori delle nazioni perché scelgano la pace. Non c’è tempo da perdere, perché la sofferenza è enorme, il divisore complica le soluzioni, imbroglia le menti, fa credere – è imbroglione! – che la pace la troviamo con le armi e non con il dialogo e il diritto”. Sono le parole pronunciate dall’arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, ad Assisi, durante l’omelia della celebrazione eucaristica nella Basilica di San Francesco di Assisi.

“Il suo e il nostro – ha aggiunto Zuppi – è un mondo segnato da guerre, terribili, follia che rende folli, dove l’unica ragione da cercare è la pace e la giustizia, perché solo queste fanno trovare e difendere tutte le ragioni”.

“In questa stagione – ha ricordatoil cardinale – siamo tentati e sedotti dalla cultura della potenza, la versione digitale è ancora più complicata ma c’è anche quella pratica, che è volgare e invadente, ingannevole, frutto anche di enfasi mal riposte e di sfacciati ed enormi interessi economici, di nazionalismi che rovinano le nazioni, di campagne che creano il nemico invece di cercare quello che unisce”. “Laudato si’ perché proprio lui, l’umile, sgonfia, sempre con tanta cortesia e senza nessuna supponenza, l’arroganza dei forti – e ci si impiega poco a diventarlo – parla con tutti perché la sua fede non è contro qualcuno ma amore per tutti, perché vede tutto con gli occhi di Dio, quelli che fanno cantare la vita”, ha sottolineato il cardinal Zuppi.

Iran, Teheran: Hormuz rimarrà chiuso finché gli Usa non soddisfano le nostre richieste

Roma, 4 ott. (askanews) – Il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf afferma che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso finché gli Stati Uniti non soddisferanno le condizioni poste.

Mohammad Bagher Ghalibaf, che è anche presidente del parlamento iraniano, ha dichiarato che Washington ha avanzato “alcune proposte tramite un mediatore” dopo che Teheran ha presentato una tabella di marcia di sette giorni per la riapertura dello Stretto di Hormuz, lo riporta Al Jazeera.

Tuttavia, ha sottolineato che gli Stati Uniti devono sapere “che l’epoca in cui si perdeva tempo e si imponevano richieste unilaterali è finita” e che la posizione dell’Iran rimane “chiara e definita”. “Lo Stretto di Hormuz non riaprirà finché non saranno soddisfatte le nostre sette condizioni basate sul Memorandum di Islamabad”, ha aggiunto.

Mentre il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato, secondo quanto riporta sempre Al Jazeera: “Se i nostri nemici sceglieranno nuovamente la via dello scontro militare, la nostra risposta sarà più forte di prima e ci difenderemo con ancora maggiore vigore”. “Non esiste una soluzione militare, né alcuna soluzione basata su nuove sanzioni”, ha aggiunto.

Formula1, Verstappen vince a Sepang. Antonelli secondo e allunga in classifica

Roma, 4 ott. (askanews) – Max Verstappen torna alla vittoria e lo fa al termine di un Gran Premio di Malesia caotico, condizionato dalla pioggia, dai problemi software alla partenza e dal ritiro di George Russell nel finale. Il pilota della Red Bull conquista il 72esimo successo della carriera, il primo della stagione, precedendo Kimi Antonelli e Lewis Hamilton. Quarto Charles Leclerc, protagonista di una gara in rimonta dopo una partenza complicata dalla scelta delle gomme.

Antonelli porta così a casa un secondo posto pesantissimo in chiave Mondiale. Il ritiro di Russell, fermato dal motore a quattro giri dalla fine quando era terzo, permette al giovane pilota Mercedes di consolidare la leadership iridata: il vantaggio sul compagno di squadra sale a 81 punti.

La gara era cominciata con un ritardo di circa un’ora e mezza. Prima il diluvio che aveva reso impraticabile il tracciato di Sepang, poi il caos elettronico che aveva coinvolto diverse monoposto, soprattutto quelle motorizzate Ferrari. Durante i giri di formazione Hamilton, Leclerc, alcune Haas e Cadillac avevano segnalato problemi e spento e riacceso le vetture. Anche Verstappen aveva avuto un problema all’acceleratore. La procedura di partenza era stata quindi sospesa.

Quando finalmente si è partiti, Antonelli ha sfruttato perfettamente la situazione. Il pilota Mercedes ha bruciato Verstappen allo scatto e ha preso il comando, mentre le Ferrari hanno pagato la scelta delle gomme slick su una pista ancora insidiosa. Leclerc è stato anche coinvolto in un contatto con un’Audi ed è dovuto rientrare ai box per montare le intermedie.

Verstappen ha però progressivamente recuperato terreno. Al tredicesimo giro ha superato Antonelli e Russell è passato a sua volta davanti al compagno di squadra. Da quel momento la Red Bull ha costruito il successo, con Verstappen capace di aumentare il ritmo e di gestire anche i momenti più delicati della gara.

Nel finale la Safety Car ha riaperto la corsa. Verstappen e Antonelli erano ancora in lotta per la vittoria, mentre Hamilton ha sfruttato la ripartenza per risalire fino al podio. Russell, invece, ha dovuto fermare la Mercedes per un problema al motore, trasformando definitivamente la classifica iridata.

Per Verstappen è una vittoria dal peso particolare: il successo interrompe un digiuno di 15 Gran Premi, il secondo più lungo della sua carriera. L’ultimo trionfo risaliva al 7 dicembre 2025 ad Abu Dhabi. Con questo successo raggiunge inoltre le 72 vittorie con Red Bull, lo stesso numero dei successi ottenuti da Michael Schumacher con la Ferrari.

Quarto Leclerc, dunque, davanti a Isack Hadjar. La rimonta di Hamilton si ferma invece sul podio, mentre Fernando Alonso, a 45 anni, riesce a chiudere in zona punti. Una gara che consegna alla Formula 1 un nuovo equilibrio in testa al Mondiale e rilancia Verstappen nella corsa al titolo.

Il campionato torna in pista dal 9 all’11 ottobre a Singapore.

Incendio all’alba in un camping di Peschiera del Garda, diversi feriti

Roma, 4 ott. (askanews) – Vasto incendio all’alba al Camping Bella Italia di Peschiera del Garda, in provincia di Verona. Sono 24 le persone rimaste ferite e prese in cura dal 118. I vigili del fuoco sono al lavoro con cinque squadre dalle 6 del mattino e le fiamme sono sotto controllo: coinvolti 20 bungalow, alcune auto e parte della vegetazione vicina.

Secondo quanto riferisce il presidente del consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, su facebook, sono in corso gli accertamenti per chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto e il bilancio dei feriti.

“Grazie a tutti i vigili del fuoco intervenuti immediatamente sul posto e ai quattro vigili del fuoco di Dietzenbach, in Germania, che si trovavano da ieri in vacanza all’interno del campeggio che, di fronte all’emergenza, hanno deciso di intervenire subito, contribuendo a domare le fiamme in attesa dell’arrivo dei Vigili del Fuoco”, scrive Zaia.

MotoGP, Marquez trionfa in Giappone: battuti Martin e Bezzecchi

Roma, 4 ott. (askanews) – Marc Marquez non si ferma. Lo spagnolo della Ducati vince anche il Gran Premio del Giappone a Motegi, bissa il successo nella Sprint e riapre definitivamente la corsa al titolo. Alle sue spalle Jorge Martin, secondo con l’Aprilia, mentre Marco Bezzecchi completa il podio. Grande gara di Enea Bastianini, quarto a soli 78 millesimi dal connazionale.

Marquez ha costruito il successo con un sorpasso decisivo all’11° giro, quando ha infilato Martin nel cambio di direzione della curva 9. Una manovra spettacolare e pulita che gli ha permesso di prendere il comando e imporre il proprio ritmo fino al traguardo. Per il pilota Ducati è la sesta vittoria stagionale, la quinta doppietta Sprint-GP negli ultimi nove appuntamenti.

“Era molto importante fare questi punti – ha detto Marquez – e l’ho fatto. È stata una gara lunga, ma sapevo che se fossi stato capace di passare poi avrei avuto un buon passo”.

Martin ha provato a resistere, ma alla fine ha dovuto arrendersi. “Sono contento del feeling con la moto, non del risultato. Ma oggi era difficile battere Marc, anche se io ho guidato bene. Marc è stato bravo”, ha commentato il leader del Mondiale.

Con il secondo posto, Martin resta in testa con 333 punti, ma Marquez sale a 331: appena due lunghezze di distanza. Più staccato Bezzecchi, terzo con 284 punti, a 49 dalla vetta. Il pilota Aprilia ha difeso il podio dall’attacco di Bastianini, protagonista di una rimonta nella seconda parte della gara.

“È stato un fine settimana duro”, ha raccontato Bezzecchi. “In gara Enea era on fire, ma io volevo il podio. Ho perso una persona per me importante, l’ho saputo arrivando in Giappone e ci tenevo molto al podio, volevo dedicarglielo”.

Bastianini ha chiuso quarto a 2″330 da Marquez, davanti a Raul Fernandez, Ai Ogura e Pedro Acosta. Ottavo Francesco Bagnaia con l’altra Ducati.

Per Gigi Dall’Igna, direttore generale di Ducati Corse, quella di Motegi è stata anche la centesima vittoria personale in MotoGP. “Tutte le vittorie sono importanti – ha detto – questa lo è molto. Il circuito era buono per noi, anche se circuiti buoni e circuiti cattivi nel finale di campionato contano poco. Marc ha fatto la gara che voleva”.

Meloni: centrodestra unito da visione, onoreremo mandato fino all’ultimo

Roma, 4 ott. (askanews) – “Oggi l’Italia è molto diversa da quella che ha visto il primo convegno di Saint Vincent ma ci sono domande profonde che attraversano le generazioni e a cui anche noi siamo chiamati a rispondere. Oggi come ieri gli italiani chiedono a chi li rappresenta di difendere l’interesse nazionale in Europa e nel mondo, chiedono di costruire uno stato amico della famiglia, alleato di chi lavora e produce, intransigente con chi non rispetta le regole, attento ai più fragili, meritocratico. Questa è la visione che tiene unito il centrodestra e il mandato che gli italiani ci hanno affidato quattro anni fa e che onoreremo fino all’ultimo. Lo faremo anche grazie al contributo prezioso di chi come voi è erede di una storia antica che sa ancora guardare al futuro”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un videomessaggio in occasione del tradizionale convegno democristiano di Saint Vincent organizzato da Gianfranco Rotondi, deputato di Fdi.

Mattarella: guerre insensate, San Francesco possa indicare via della pace

Roma, 4 ott. (askanews) – “Nell’undicesimo canto del paradiso Dante parla di Francesco come di un sole sorto per il mondo intero, tanto che Assisi andrebbe denominata come ascesi, come Oriente. In questi tempi segnati da guerre insensate e crudeli, da tanta violenza, manipolazione, arroganza, come ha detto giorni fa Leone XIV, l’auspicio è che il sole di Francesco possa illuminare il mondo, convertire le menti indurite dall’odio, indicare la via della pace, della speranza, della serena fraterna convivenza”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ad Assisi intervenendo alla cerimonia in occasione della Festa nazionale di San Francesco, nell’ottavo centenario della morte.

Il Cantico tra le macerie: Francesco oggi

La pace come sguardo sull’abisso

Oggi il calendario ci riporta a Francesco. Ma in un’epoca in cui i tamburi di guerra tornano a coprire le voci, l’incontro con il Sultano non è una fiaba: è un atto di resistenza. Francesco non predicava la pace al sicuro; la costruiva guardando negli occhi chi aveva di fronte, anche il nemico. Tra trincee e muri, ci insegna che la pace non è il silenzio delle armi, ma il coraggio ostinato di riconoscere l’umano dove altri vedono solo un bersaglio.

La dignità degli invisibili

Francesco si spoglia non per romanticismo, ma per restituire un volto a chi l’ha perso. Oggi la povertà ha mille forme: non è solo mancanza di pane, ma la solitudine delle periferie esistenziali, lo scarto degli anziani, la disperazione di chi migra. Stare dalla parte degli ultimi significa non accontentarsi dell’elemosina, ma lottare per la loro dignità: sedersi a terra accanto a loro, senza paura di sporcarsi le mani.

Patrono d’Italia, custode della salute

Francesco scrisse il Cantico malato e quasi cieco: lodava la vita dentro la fragilità. E aveva abbracciato il lebbroso che lo ripugnava. Il patrono d’Italia ci consegna un’idea di salute che non è privilegio, ma cura reciproca. Un Paese che lo onora non può lasciare che curarsi diventi un lusso.

Un’Europa forte perché fraterna

Il suo respiro è europeo: i suoi frati portarono il Vangelo dalle Fiandre alla Spagna, dall’Inghilterra all’Ungheria. Un’Europa forte non alza muri per paura, ma ha il coraggio della propria anima: la difesa della persona, la cura del creato, l’accoglienza come misura di civiltà. L’unità non nasce solo dai trattati, ma da popoli capaci di sentirsi fratelli.

Perché proprio oggi

Celebrarlo non è un rito, è una scelta di campo. Francesco ci chiede di scendere dal piedistallo delle nostre certezze per abbracciare le fragilità del mondo.

"La tavola dell’umore" è il primo album ufficiale di Chris Nolan

Milano, 4 ott. (askanews) – Si intitola “La tavola dell’umore” il primo album ufficiale di Chris Nolan, producer che ha contribuito a plasmare il suono di un’intera generazione.

Il disco sarà disponibile da venerdì 23 ottobre 2026 su tutte le piattaforme digitali e in fisico in formato CD e LP. Per anni Chris Nolan è stato uno dei nomi più riconoscibili dietro le quinte della nuova musica italiana: ha dato vita a beat, atmosfere e mondi sonori per alcuni degli artisti che hanno ridisegnato il rap e l’urban italiani dell’ultimo decennio.

“La tavola dell’umore” è stato annunciato attraverso un trailer pubblicato sui canali social di Chris Nolan, ma il primo annuncio dell’album era arrivato a sorpresa già a giugno, durante il live di Tedua a San Siro, quando sul ledwall è comparso il titolo del progetto: “La tavola dell’umore”. Una frase che suggerisce fin da subito la direzione del lavoro, restituendo l’idea della sua cifra stilistica: un suono capace di lavorare sugli stati d’animo prima ancora che sulle strofe.

Il percorso di Chris Nolan, pseudonimo di Christian Mazzocchi, è un produttore discografico e artista italiano classe 1995 originario di Milano, parte dalle collaborazioni con una generazione di artisti che, dalla metà degli anni Dieci del Duemila, ha cambiato il linguaggio della musica italiana.

Nel 2017 Nolan era già al lavoro con Ghali, Izi, Tedua e Sfera Ebbasta. Ma è soprattutto il sodalizio con Tedua a diventare uno dei capitoli fondamentali della sua carriera. Nolan contribuisce alla costruzione di Orange County California, progetto che contiene diverse sue produzioni, tra cui “Circonvalley” feat. Izi, “Lingerie” feat. Sfera Ebbasta, “Wasabi Freestyle”, “Step By Step” feat. Bresh, “OC (California)”, “Telefonate” feat. Izi e “Pegaso”. Nel 2018 arriva Mowgli, il secondo album ufficiale di Tedua – prodotto quasi interamente da Chris Nolan – che ben presto conquista il doppio disco di platino e consolida il ruolo di Nolan come uno dei pochi producer italiani davvero capaci di costruire veri e propri universi sonori. A questi segue anche la produzione e direzione artistica della prima parte di La Divina Commedia di Tedua, che ha debuttato al primo posto della classifica FIMI, a cui si affiancano le collaborazioni con Ketama126 e Tony Boy.

Nel 2020 arriva “Euforia”, il primo singolo ufficiale a suo nome, featuring Tedua, Madame, Aiello e Birthh. Con “La tavola dell’umore”, Chris Nolan compie il passo più importante del suo percorso, continuando al tempo stesso a creare il contesto ideale nel quale artisti diversi possono incontrarsi. L’album, infatti, nasce da anni di studio, collaborazioni e sperimentazione e promette di riunire attorno allo stesso tavolo un ampio ed eterogeneo gruppo di artisti e sensibilità.

Se Francesco bussasse oggi. La società davanti alla radicalità del suo messaggio

Due libri, lo stesso interrogativo

Due libri, a distanza di quarantacinque anni, si pongono una questione di fantasia eppure di grande impatto realistico:

Se tornasse San Francesco è un saggio del 1981 di Carlo Bo; E se tornasse Francesco? è un libro del 2025 di padre Enzo Fortunato, che fa suo l’interrogativo del grande critico letterario e lo sviluppa in modo autonomo, dimostrando la fecondità dell’ipotesi ermeneutica; questo libro è prefato da Erri De Luca.

Proprio sui due testi di Bo e De Luca vorrei richiamare l’attenzione per la pregnanza dei due interventi, brevi quanto intensi, scritti da due personalità letterarie, immerse (ma non sommerse) nel sociale e convinte che anche la società dovrebbe misurarsi con san Francesco per diventare migliore.

 

Carlo Bo: se tornasse san Francesco

Immaginando che Francesco bussi alla nostra porta, Carlo Bo si pone una triplice domanda: possiamo dire di conoscerlo? Sapremmo riconoscerlo? Gli apriremmo la porta?

E non si nasconde che il nostro tempo è poco o nulla francescano, tanto da ritenere che al massimo apriremmo alla «leggenda» del Santo, non al suo «messaggio». Su questa distinzione si muove il testo di Bo, il quale svolge una riflessione molto penetrante sulla povertà e sull’obbedienza francescane, di fronte alle quali misuriamo tutta la nostra distanza, che fa nascere una grande nostalgia.

Ecco il risultato della pagina di Bo, ed è il motivo per cui ritengo che la sua lettura sarebbe significativa dal punto di vista esistenziale e sociale.

 

Una nostalgia che apre al futuro

Occorre aggiungere che si tratta di una nostalgia prospettica, nel senso che è generativa. Infatti, proprio la presa di coscienza della nostra distanza da Francesco apre alla possibilità di non farne solo un «racconto», bensì di coglierlo nella sua «verità», la quale è la “follia” paradossale del cristianesimo che ha trovato in Francesco un’espressione paradigmatica.

Essa porta alla radice della povertà e dell’obbedienza, intese – ecco il punto cruciale – non come privazione e sottomissione, bensì come liberazione, cioè autentica libertà: sta qui la novità della radicalità evangelica di Francesco, e Bo vi dedica pagine molto belle e illuminanti.

Dopodiché, Bo ribadisce che, «quando Francesco batte alle nostre porte e questo avviene molto più spesso di quanto non crediamo, noi ci limitiamo al metro dello spiraglio, facciamo entrare nelle nostre case la sua leggenda e lasciamo fuori le sue verità che sono la pazienza, il perdono, l’amore. In fondo soltanto l’amore che le raccoglie e le riassume tutte».

Perché lasciamo fuori di casa la sua verità d’amore? Perché ne siamo incapaci.

 

Non Francesco, ma noi siamo sconfitti

La nostra visione è del tutto opposta alla sua, per cui non c’è possibilità d’intesa e si arriva al «rifiuto» e all’«irrisione», tanto che, pure in presenza di «un san Francesco di oggi», noi «non vediamo, non c’interessa vedere»: siamo incapaci.

Eppure, Bo ritiene di poter dire che «la memoria di Francesco non si è perduta e tocca la nostra intelligenza, perché non si è chiusa quella strada che è temporaneamente cancellata dai nostri itinerari».

Da qui la conclusione: non Francesco è stato sconfitto, ma «siamo noi a essere sconfitti», perché «lasciamo fuori della nostra porta ciò che invece dovrebbe starci più a cuore: la verità del cuore».

Questo esame di coscienza di Bo fa avvertire l’esigenza di incontrare san Francesco non nella sua “immagine” edulcorata, ma nella sua “verità” paradossale, che – è importante sottolinearlo – ha una valenza individuale e pure sociale, se la politica è consapevole che, oltre a vivere “accanto” e “insieme”, è necessario vivere “per”, cioè esistere per gli altri.

 

Erri De Luca: un messaggio spirituale e civile

Con stile diverso Erri De Luca – nella prefazione al libro di padre Enzo Fortunato (Edizioni San Paolo), riprodotta sul Corriere della Sera con il titolo Francesco, voce che chiama anche nel nostro deserto – riflette sul Santo, ricordando che l’Assisiate scrisse la formula di una «vita rinnovata», una regola da abbracciare più che da seguire, e che fu capace di esercitare un’ammirazione profonda e trasformativa sugli altri, in quanto invita a essere all’altezza del suo gesto radicale.

Secondo De Luca, «Francesco forza i limiti del tempo e del solo ambito spirituale. Non può scacciare i mercanti dal tempio, ma li può alla lunga convertire».

Una precisazione conclusiva: lo scrittore napoletano rileva la presenza di san Francesco in papa Francesco, a partire dal gesto simbolico del pellegrinaggio di Bergoglio a Lampedusa.

 

Da una società “maramaldesca” a una società “samaritana”

Un gesto che va oltre la dimensione religiosa, aprendosi al senso di un’umanità che non consiste solo nell’appartenenza alla stessa specie, ma soprattutto nella valenza di scelte umanizzanti.

Con altro linguaggio si potrebbe parlare della necessità di una politica impegnata per una società non “maramaldesca” bensì “samaritana”, nel senso che – oltre la carità individuale, cioè la misericordia del soccorso immediato – c’è bisogno della carità sociale.

E tale è la politica, quando non tradisce la sua missione di cura della casa comune.

Merkel scuote la CDU: «Chi è oggi questo popolo?»

La domanda di Merkel

«Dobbiamo tornare a riflettere più intensamente: chi è questo popolo?». Angela Merkel torna a parlare della CDU e lo fa andando al cuore della crisi che le sconfitte elettorali di settembre hanno reso evidente. Premiandola a Kiel con l’Hermann-Ehlers-Preis, la fondazione vicina alla CDU le offre l’occasione per richiamare il partito alle sue radici di Volkspartei (Partito di popolo).

Il punto non è soltanto elettorale. Merkel ammonisce: «Non dobbiamo permettere che si spezzi il ponte tra coloro che hanno responsabilità e coloro che votano». Il rischio, insomma, è che la CDU dimentichi «su che cosa costruiamo»: la capacità di mettere in relazione società e politica, gruppi e interessi differenti.

 

Radtke e la crisi della Volkspartei

Sono parole che arrivano pochi giorni dopo la denuncia di Dennis Radtke, europarlamentare e presidente federale della CDA, la Christlich-Demokratische Arbeitnehmerschaft, cioè l’organizzazione dei lavoratori e l’ala cristiano-sociale della CDU. È la componente che, dentro il partito, insiste maggiormente su lavoro, coesione sociale ed economia sociale di mercato.

Radtke è stato netto: «Non siamo più all’altezza della nostra pretesa di essere un partito popolare». E ha aggiunto: «La CDU non è né una FDP-light né un partito esclusivamente conservatore». Il documento approvato dalla CDA, Riforma di un partito popolare, denuncia infatti il progressivo restringimento sociale dell’Unione: troppi gruppi non vi sono più adeguatamente rappresentati e troppi cittadini non la considerano più la propria casa politica.

 

Günther e il modello Merkel

Non è secondario che la laudatio di Kiel sia stata pronunciata da Daniel Günther, presidente del governo dello Schleswig-Holstein dal 2017 ed esponente dell’area moderata della CDU, tradizionalmente vicino alla linea centrista e pragmatica di Merkel. Günther ha ricordato l’ex cancelliera come una grande statista ed europeista, capace di dare alla Germania «peso e stabilità» in un’Europa stabile.

Il suo non è stato un attacco a Friedrich Merz. Ma la scelta di rivendicare oggi il metodo e l’eredità politica di Merkel assume inevitabilmente un significato nel dibattito interno.

Il problema viene prima di Merz

Radtke, Merkel e Günther parlano da posizioni diverse. Eppure le loro parole finiscono per convergere su una questione: la CDU può continuare a essere Volkspartei (Partito di popolo) se perde la capacità di tenere insieme lavoratori e imprese, città e periferie, conservatori e cristiano-sociali, generazioni e ceti differenti?

È una domanda che precede perfino quella sulla leadership di Merz. Perché riguarda non tanto chi debba guidare la CDU, quanto quale CDU debba essere guidata.

Cattolici, il vizio dell’autoinvestitura esclusiva

Dai “sepolcri imbiancati” ai “cattolici professionisti”

Carlo Donat-Cattin nella Prima Repubblica li bollava come “sepolcri imbiancati”. Mino Martinazzoli, con raro sarcasmo, nella Seconda Repubblica li chiamava semplicemente “cattolici professionisti”.

Al di là dell’efficacia della terminologia, entrambi gli appellativi appartengono alla stessa categoria. E cioè, si tratta di cattolici che, impegnati nella politica, pensano di avere l’esclusiva della rappresentanza dei cattolici stessi. O meglio, per essere più corretti e più precisi, si tratta di coloro che pensano – del tutto consapevolmente – di essere i migliori, i più coerenti e i più fedeli interpreti della tradizione del cattolicesimo politico, seppur nelle sue diverse e plurali sfumature e declinazioni, nella società italiana del momento.

Gli esempi si potrebbero moltiplicare perché sono sotto gli occhi di tutti. Sia nel passato sia nel presente. Parlo di persone, com’è ovvio, e non solo di tendenze generiche.

 

Un vizio antico dell’area cattolica

Ora, e senza alcuna polemica pretestuosa o pregiudiziale, è indubbio che questa deriva sia sempre stata presente nell’area cattolica italiana. Come ho ricordato poc’anzi, esisteva addirittura all’interno della Democrazia Cristiana, il principale “partito di cattolici” della storia democratica del nostro Paese.

Basti pensare, per citare un solo esponente autorevole e molto rappresentativo, al ruolo che ebbe concretamente in quel partito Oscar Luigi Scalfaro. O, per citare un’altra esperienza altrettanto concreta, ai cosiddetti “cattolici adulti” di prodiana memoria.

Parliamo, cioè, di una modalità d’essere in politica che, al di là dei numeri che rappresenta o della reale consistenza politica ed elettorale, si autoattribuisce un ruolo esclusivo e quasi totalizzante nella galassia cattolica. Ovvero, molto semplicemente, costoro si ritengono i più coerenti e, di conseguenza, i più titolati nel rappresentare i cattolici nella dialettica politica italiana.

 

I “cattolici del Pd” e l’investitura mediatica

Del resto, è appena sufficiente registrare il commento della stampa progressista, e non solo, quando intervengono alcuni “cattolici” che militano nell’attuale Pd. Un partito che, come tutti sanno e del tutto legittimamente, è diventato con la guida Schlein non solo il principale partito della sinistra italiana – cosa, del resto, nota da molto tempo – ma esprime una linea politica riconducibile a una sinistra radicale, massimalista e libertaria.

Eppure, quando intervengono i cosiddetti “cattolici del Pd”, larghi settori della stampa italiana, prevalentemente di sinistra e progressista, attribuiscono a queste dichiarazioni la voce più autorevole, più titolata e forse, grottescamente, anche più coerente dei cattolici impegnati in politica nella società contemporanea.

E questo in virtù di un’investitura che, francamente e oggettivamente, resta misteriosa e del tutto singolare, se non addirittura anacronistica. Ma così è. Ecco perché, al di là di ogni polemica ideologica e, men che meno, di natura personale, si tratta di un elemento che incuriosisce ma che persiste, purtroppo, da molti decenni.

 

Nessuno ha l’esclusiva della rappresentanza

Forse, e lo dico sommessamente, è anche arrivato il momento per un’osservazione talmente banale che non meriterebbe neanche di essere ricordata. Ma le circostanze quasi lo impongono.

E cioè, nessuno, ma proprio nessuno, può rivendicare – ieri come oggi, la riflessione non cambia affatto – di rappresentare in esclusiva i cattolici in politica. E, men che meno, può ritenersi più coerente o più titolato di altri nel rappresentare concretamente i valori contenuti nella dottrina sociale della Chiesa.

E questo lo dico per un solo motivo. A volte il clericalismo e il confessionalismo trovano cittadinanza proprio nei settori che maggiormente li rinnegano e li denunciano. È una sorta di eterogenesi dei fini che non aiuta i cattolici e, soprattutto, non contribuisce a qualificare la politica partendo da un’angolatura cattolica.

Per questi motivi i “sepolcri imbiancati” e i “cattolici professionisti” erano, e restano, una realtà singolare e, soprattutto, del tutto anacronistica.