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Dal carcere alle altre dimensioni, chiude la Biennale Musica 2026

Venezia, 25 ott. (askanews) – La Biennale Musica 2026 si è chiusa con un +4% di pubblico e per il 40% proveniente dall’estero. Questo 70esimo Festival Internazionale di Musica Contemporanea, diretto da Caterina Barbieri e intitolato “The Child of Sound”, ha immaginato questo figlio del suono come simbolo di rivoluzione e guarigione al contempo, attribuendo alla musica una forza di comunione e di elevazione spirituale. In questa prospettiva ha assunto un valore ancora più forte il progetto “Musica Libera”, che ha visto coinvolte le detenute della Casa circondariale della Giudecca, diventate protagoniste di due performance toccanti all’interno del carcere.

Come ogni anno, la Biennale Musica ha cercato di esplorare i territori di confine della ricerca e di battere i sentieri del confronto con molte culture diverse, alla ricerca delle possibili armonie. Che nella serata finale sono culminate nell’opera della stessa Barbieri “Non puoi contare l’infinito”, che ha unito l’orchestra, la musica elettronica e i sintetizzatori analogici in un racconto sonoro generativo che ha aperto squarci di nuove dimensioni e sensazioni.

A riprova del fatto che anche le Biennali delle arti performative sono un tassello decisivo e unico della grande istituzione veneziana e del suo racconto della contemporaneità.

"Musica Libera" nel carcere della Giudecca con la Biennale

Venezia, 25 ott. (askanews) – Non è la prima volta che la Biennale di Venezia entra nella Casa di reclusione femminile della Giudecca, ma come ogni volta, anche nel caso del progetto “Musica Libera” l’emozione è forte e la sensazione di camminare su terreni difficili, ma estremamente interessanti, si è rinnovata in tutta la sua forza. In quest’ultimo caso la Biennale Musica ha portato i musicisti protagonisti del College 2026 a lavorare con le detenute su workshop e laboratori che hanno riguardato la scrittura, gli ascolti collettivi, l’improvvisazione aperte. E come momento conclusivo del percorso in uno dei cortili del carcere veneziano si è tenuta una performance live con i compositori e le donne della Casa di reclusione.

Senza retorica, ma con molta umanità, le detenute hanno cantato, hanno recitato poesie, hanno proclamato la loro voglia di libertà, di affetto, ma anche la loro rabbia, usando la musica e le parole come liquido di contrasto rispetto alla condizione di recluse. Le tipologie musicali sono state diverse, molto è stato fatto sotto forma di spoken word, e ogni frase era anche quella di un canto di liberazione, che le loro compagne hanno ascoltato dal cortile oppure dai corridoi del carcere, affacciate alle finestre con le grate. In mezzo a loro c’era il pubblico, che ha partecipato, ha applaudito, si è anche commosso e ha ballato. Alla fine, dopo le performance più toccanti, è partita la musica neomelodica e questo è sembrato un modo di dare voce reale alle donne, alla vita dentro lo spazio del carcere, alla voglia di dire ancora sì a una vita che, inevitabilmente, tra quelle mura è monca.

La performance di “Musica Libera” si è insomma trasformata in una festa, ma il punto è forse quello di ragionare sull’eccezionalità di un evento di questo tipo: se si configura come qualcosa di alieno che atterra nella dimensione detentiva e poi se ne riparte verso lo spazio lontano rischia di non lasciare molto, se invece, come ci è sembrato in questo caso, si tratta di un progetto costruito nel carcere, usando le regole e le sintassi del luogo, dando un reale spazio di libertà alle detenute, almeno sul piano della musica e della parola, allora è un’esperienza che rimane viva e presente, che supera le barriere e apre uno spazio di esistenza nonostante il carcere.

Guardando la partecipazione e l’entusiasmo di Maurizia Campobasso, direttrice della Casa di reclusione della Giudecca, la sensazione è che un momento come quello della Biennale Musica sia inserito in un più ampio discorso di cambio delle prospettive, di riduzione delle distanze tra il dentro e il fuori, di valorizzazione dei talenti e di allargamento degli spazi di umanità. Poi è ovvio che la Biennale resta la Biennale e il carcere resta il carcere, che il pubblico esce, mentre le donne della Casa restano dentro. Ma “Musica Libera” ha mostrato che c’è una porosità, una permeabilità tra i due mondi, che può portare qualcosa a entrambe. (Leonardo Merlini)

La classifica di Serie A: Lazio a +3 sull’Inter

Roma, 25 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica del campionato di serie A dopo Lazio-Parma 2-0

Ottava giornata: Torino-Monza 3-2, Cagliari-Bologna 0-2, Como-Sassuolo 2-0; Napoli-Roma 3-3; Lazio-Parma 2-0; domenica 25 ottobre: ore 12.30 Inter-Fiorentina, ore 15 Atalanta-Frosinone, Genoa-Venezia, ore 18 Lecce-Juventus, ore 20.45 Udinese-Milan

Classifica: Lazio 22,Inter 19, Roma 18, Como 17, Milan 15, Frosinone, Cagliari, Torino 13, Juventus, Napoli 11, Atalanta, Lecce 9, Sassuolo, Bologna 8, Monza 7, Udinese, Parma, Fiorentina, Genoa 4, Venezia 3

Nona giornata: martedì 27 ottobre: ore 18.30 Sassuolo-Lazio, ore 20.45 Roma-Cagliari, Torino-Como, mercoledì 28 ottobre: ore 18.30: Milan-Bologna, Parma-Udinese, Venezia-Inter, Genoa-Juventus, Monza-Napoli, giovedì 29 ottobre ore 20.45 Frosinone-Lecce, Fiorentina-Atalanta.

Lula rimonta e riapre la partita: Bolsonaro non ha la vittoria in tasca

La rimonta che cambia la partita

Sembrava una strada in discesa per Flávio Bolsonaro. Il figlio dell’ex presidente Jair, vincitore del primo turno del 4 ottobre, appariva favorito nella corsa alla presidenza del Brasile. A tre settimane di distanza, lo scenario è cambiato. Luiz Inácio Lula da Silva ha recuperato terreno e il ballottaggio di oggi si annuncia incertissimo.

Gli ultimi sondaggi indicano una sostanziale parità tecnica. La rimonta è significativa, anche se non basta a garantire la vittoria del presidente uscente. La sfida resta aperta e saranno probabilmente gli indecisi e gli astenuti del primo turno a determinarne l’esito.

 

La marea rossa di Copacabana

A rendere visibile il nuovo clima è stata la grande manifestazione di Rio de Janeiro. Decine di migliaia di persone hanno invaso il lungomare di Copacabana, trasformando la penultima giornata elettorale di Lula in una dimostrazione di forza popolare.

Una folla festosa, con giovani, lavoratori e famiglie, ha accompagnato il presidente ottantenne. Lula ha invitato i sostenitori a convincere gli indecisi e a riportare alle urne quanti avevano disertato il primo turno. La campagna si è poi conclusa a San Paolo, sull’Avenida Paulista.

 

Due idee di Brasile

La posta in gioco supera la competizione tra due personalità. Lula rivendica le politiche sociali, la difesa dell’istruzione pubblica e il ruolo dello Stato nella riduzione delle disuguaglianze. Bolsonaro propone una linea più dura sulla criminalità, tagli alla spesa pubblica e la continuità con l’impostazione conservatrice del padre.

Il presidente uscente, tuttavia, deve fare i conti con le critiche per il costo della vita e la sicurezza. Non è soltanto una sfida ideologica: gli elettori chiedono risposte concrete a problemi quotidiani.

 

Il voto che può sorprendere

Bolsonaro ha scelto Belo Horizonte, nel decisivo Minas Gerais, per l’ultimo confronto con gli elettori. Lula ha puntato invece sull’entusiasmo ritrovato della sua base.

La rimonta del presidente uscente rappresenta già un risultato politico. Ma la partecipazione alle manifestazioni non coincide necessariamente con il consenso nelle urne.

Il Brasile resta profondamente diviso e la vittoria, chiunque la conquisti, non cancellerà questa frattura. La vera prova sarà governare un Paese che ha bisogno di ritrovare fiducia nelle istituzioni e una prospettiva condivisa.

Sciopero preventivo, la protesta che divide il sindacato

Uno sciopero prima della manovra

Sino ad oggi non avevamo ancora sentito parlare dello sciopero preventivo. Cioè dell’indizione di uno sciopero generale contro una manovra economica e finanziaria del Governo quando la suddetta manovra ancora non c’è. Almeno pubblicamente.

Ancora una volta la Cisl, attraverso la segretaria generale Daniela Fumarola, ha indicato la strada più responsabile e più corretta nell’affrontare la difficile fase economica e sociale che stiamo attraversando. E cioè, non è con l’approccio ideologico e puramente politico che si possono trovare le soluzioni più congeniali per il nostro Paese. A cominciare, appunto, dall’organizzare uno sciopero generale di natura preventiva.

Con questi metodi non si aiuta la crescita economica e produttiva da un lato e, dall’altro, non si favorisce neanche il rafforzamento della giustizia sociale.

 

Il richiamo di Mattarella alla dignità del lavoro

Ancora una volta, al riguardo, è stato il Presidente della Repubblica Mattarella a indicare la strada senza cadere nella propaganda e nella tifoseria. Lo ha fatto durante il suo intervento per la consegna delle Stelle al Merito del Lavoro.

Ha detto il Capo dello Stato che «L’Europa è chiamata a difendere i valori della propria civiltà e a sostenere il proprio modello sociale: può farlo soltanto mediante innovazioni, e governandole, avversando atteggiamenti secondo i quali una appropriata dinamica salariale, anziché rappresentare il corrispettivo della dignità del lavoratore, sia costo da ridurre per ottenere competitività».

Per poi aggiungere che «La ipotizzata fine del lavoro – proposta come superamento da chi lo considera erroneamente una forma di alienazione – è visione che può condurre a una compressione della stessa libertà e a una organizzazione sempre più duale dei diritti nella società. Una società divisa tra pochi ricchi Epulone e tanti, tanti Lazzaro».

 

Concertazione sociale contro propaganda

Insomma, attorno al tema del lavoro, della giustizia sociale, della rivendicazione dei diritti e della crescita del nostro sistema economico e produttivo non possiamo solo e sempre scivolare lungo i rivoli della propaganda spicciola.

Servono quelle categorie che un tempo le grandi forze politiche e democratiche, le grandi organizzazioni sindacali e governi responsabili sapevano mettere in campo: dalla concertazione sociale al dialogo e al confronto tra le parti sociali; da un approccio seriamente e credibilmente riformista alla difesa degli interessi concreti dei lavoratori; e in ultimo, ma non per ordine di importanza, proposte costruttive, ricette utili e realisticamente percorribili e praticabili e non solo polemiche violente da scagliare contro il “nemico” politico di turno.

 

Due modi diversi di intendere il sindacato

Ed è proprio lungo questo crinale che si misura la diversità, purtroppo profonda, tra un sindacato che declina un atteggiamento serio, responsabile e costruttivo e chi, invece e al contrario, un comportamento puramente politico se non addirittura di natura partitica.

È arrivato il momento, come ci ricorda anche e soprattutto il nostro Presidente della Repubblica, di avere una postura costruttiva nel contribuire a costruire un futuro dove il lavoro e il suo reddito ritornino al centro della riflessione politica. Rafforzando il tessuto della coesione sociale e perseguendo l’obiettivo di una nuova e migliore giustizia sociale.

Sotto questo versante, il contributo della Cisl in vista della prossima manovra economica e finanziaria sarà, ancora una volta, decisivo, importante, responsabile e costruttivo.

Castel Volturno, la politica alla prova della dignità umana

La responsabilità di decidere

La politica deve saper decidere, ma la qualità delle sue decisioni dipende anche dalla capacità di interrogarsi sulle ragioni che le orientano, sulle conseguenze che producono e sull’idea di persona che intendono promuovere. È in questo esercizio di responsabilità che il potere può diventare autentico servizio al bene comune.

La vicenda di Castel Volturno, dove il progetto di un Centro di permanenza per il rimpatrio ha suscitato la mobilitazione di cittadini, associazioni e vescovi campani, ci invita a riflettere su una questione che supera le appartenenze politiche: come può lo Stato esercitare la propria autorità senza smarrire il senso della dignità umana?

Sicurezza e legalità sono responsabilità irrinunciabili delle istituzioni, così come lo è il rispetto della persona. La sfida consiste nel trovare risposte capaci di custodire questi valori insieme, attraverso misure efficaci, proporzionate e rispettose dei diritti.

Governare non significa soltanto decidere, ma motivare le proprie scelte e rispondere delle loro conseguenze.

A Castel Volturno, il bisogno di sicurezza si intreccia con fragilità sociali, sfruttamento del lavoro, difficoltà dei servizi e necessità di percorsi d’integrazione seri. Sono questioni che richiedono uno Stato presente, capace di garantire la legalità, ascoltare le comunità e investire in condizioni di convivenza dignitosa. La complessità del territorio dovrebbe spingere a ricercare soluzioni concrete, anziché alimentare contrapposizioni.

 

Il richiamo dei vescovi campani

La partecipazione dei vescovi campani alla mobilitazione richiama l’attenzione sulla dignità delle persone più vulnerabili. La Chiesa non è chiamata a sostituirsi alle istituzioni, ma la sua testimonianza contribuisce a mantenere aperta una domanda essenziale: quali criteri devono guidare le decisioni pubbliche quando sono in gioco la sicurezza, la libertà e la dignità umana?

Ascoltare questo richiamo non significa condividere necessariamente ogni posizione, così come riconoscere le responsabilità delle istituzioni non significa rinunciare a interrogarsi sulle loro scelte. Una democrazia matura ha bisogno di confronto, argomentazioni solide e disponibilità a valutare le conseguenze delle proprie convinzioni.

 

Oltre la nebbia delle contrapposizioni

Ogni tempo conosce le proprie nebbie: si addensano quando le paure diventano confini, le differenze si trasformano in distanze e il desiderio di avere ragione oscura la ricerca di ciò che è giusto. Anche la politica può smarrire il proprio cammino quando si lascia imprigionare dalle contrapposizioni, anziché attraversare la complessità della realtà.

Eppure, oltre la nebbia, ci sono persone che chiedono sicurezza, famiglie che cercano speranza, comunità che desiderano futuro e fragilità che non possono essere lasciate ai margini. Nessuna parola può sostituire la responsabilità di trovare risposte, così come nessuna contrapposizione può dispensarci dalla fatica di comprendere.

Andare oltre significa accettare che il cammino verso il bene comune richieda ascolto, umiltà e coraggio, riconoscendo la possibilità di rivedere le proprie convinzioni quando la realtà lo impone. Significa cercare soluzioni senza pretendere che ogni risposta appartenga già al nostro schieramento, ricordando che dietro ogni questione pubblica ci sono persone la cui dignità merita di essere riconosciuta.

La politica non deve rinunciare alle differenze per costruire ponti, ma impedire che diventino muri. Il bene comune non è una terra da conquistare gli uni contro gli altri, bensì un orizzonte verso il quale una comunità può avanzare quando ritrova il senso della propria responsabilità.

La vera autorevolezza consiste nel saper attraversare la nebbia senza diventare parte dell’oscurità, custodendo una luce capace di orientare il cammino: la dignità inviolabile di ogni persona.

 

La Magnifica Humanitas come criterio della politica

È in questa prospettiva che ritrovo il significato del popolarismo di ispirazione sturziana e degasperiana: una tradizione che pone la persona al centro della convivenza civile e riconosce nel bene comune il criterio dell’azione pubblica.

Poiché la persona cresce nelle famiglie, nelle comunità, nelle associazioni, nel lavoro e nei corpi intermedi, solidarietà e sussidiarietà non sono formule astratte, ma principi capaci di promuovere responsabilità condivise e soluzioni radicate nei territori.

La Magnifica Humanitas diventa così una chiamata anche per la politica: la dignità umana non è un principio da invocare soltanto nei momenti solenni, ma un criterio con cui valutare ogni scelta, soprattutto quando le decisioni sono difficili e gli interessi sembrano inconciliabili.

Il dovere di restare profondamente umani

La qualità della politica dipende anche dalla capacità di andare oltre sé stessa, superando la convenienza immediata e la tentazione di considerare chi la pensa diversamente soltanto un avversario. Non significa rinunciare alle proprie idee, ma sottoporle alla prova della realtà e della dignità delle persone sulle quali le decisioni pubbliche producono i loro effetti.

Castel Volturno ci invita a riflettere non soltanto sulle decisioni da assumere, ma anche sulla società che intendiamo costruire attraverso di esse. La politica non è chiamata a scegliere tra autorità e umanità: deve dimostrare che la prima può esercitarsi senza tradire la seconda.

 

Emanuele Pascuzzi 

Base Popolare

Decretare l’ovvio, ignorare il Paese: la destra s’avvita sulla sicurezza

La destra al governo e il paradosso della sicurezza

In un’altra situazione storica e politica, con il Paese attraversato da proteste e contestazioni, qualcuno (certamente non chi scrive!) avrebbe detto che occorreva un governo di destra per rimettere “in ordine” le cose.

Oggi, con il governo più longevo e più a destra della nostra storia repubblicana, ovviamente non incontriamo questo tipo di commento. Ma purtroppo non incontriamo neanche l’attenzione che meriterebbero alcuni problemi delicati, a partire dalla condizione giovanile, che purtroppo abbiamo visto degenerare anche in manifestazioni violente da condannare “senza se e senza ma”.

È infatti abbastanza chiaro – come ha sottolineato il Presidente Mattarella – che la pur doverosa condanna degli episodi violenti non è risolutiva dei problemi che generano queste insane reazioni.

 

L’ottavo decreto e la politica degli annunci

Il vizio di negare la complessità, unito alla smania di semplificare, ha portato il governo a fare l’ennesimo e inutile “decreto sicurezza”, con il quale sono stati istituiti nuovi reati per gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica.

Preso dalla smania di mostrare una reazione e un interventismo fine a se stesso, il governo cede sempre alla tentazione della semplificazione e della banalizzazione.

Meloni annuncia con grandi squilli di tromba un provvedimento approvato con urgenza in Consiglio dei ministri per punire la partecipazione violenta alle manifestazioni, la devastazione delle vetrine e il ferimento di poliziotti e carabinieri; come se prima di questo nuovo “decretino sicurezza” (l’ottavo, per la precisione) tutte queste azioni fossero consentite!

E arrivati all’ottavo decreto sullo stesso tema è più che legittimo il dubbio sulla reale efficacia di questi provvedimenti, come altrettanto discutibile è anche la capacità di concepirli e di scriverli.

Ma in clima di campagna elettorale – pur annunciando di aver vietato ciò che era già vietato – un annuncio vale molto più di un’azione vera che abbia un riscontro reale e concreto per la vita delle persone.

 

Le proteste sociali oscurate dall’emergenza sicurezza

Chi legge non commetta però l’errore di pensare che sia stata un’azione inutile.

La decretazione dell’ovvio è stata infatti molto utile – ma solo al governo – per coprire o far scivolare in secondo piano le proteste pacifiche finalizzate alla richiesta di maggiori risorse per l’istruzione, interventi per l’emergenza abitativa e sostegno contro la povertà; per non parlare poi dell’agitazione di agricoltori e autotrasportatori che, a causa della crisi energetica, si stanno astenendo dal lavoro creando grandi difficoltà a una larga parte del Paese, con i distributori di carburante a secco e gli scaffali dei supermercati vuoti.

Ma per il “decretificio” di Palazzo Chigi l’altra urgenza (dopo la legge elettorale) era quella di stabilire che non si possono devastare le vetrine dei negozi o tirare pietre contro le forze dell’ordine.

 

Le leggi esistono già, manca la capacità di ascoltare

In questo caso l’arrogante attacco che Vespa ha rivolto a Sabrina Brizzola, studentessa ventiquattrenne sua ospite a Porta a Porta – “studiate prima di parlare” – calza a pennello per i nostri attuali governanti, perché quelle azioni sono già tutte previste dal codice penale, con tanto di pene e aggravanti per le diverse fattispecie.

Oggi, come si diceva all’inizio, quel che manca non è certo la destra al governo, ma piuttosto la capacità di ascoltare le crescenti difficoltà di larghe fasce della popolazione; manca la capacità di trattare i cittadini e la pubblica opinione con rispetto e da adulti, senza scommettere su una loro presunta ingenuità o impreparazione per poterli raggirare.

Una celebre frase attribuita ad Abraham Lincoln dice: «Puoi ingannare poche persone per molto tempo o molte persone per poco tempo, ma non puoi ingannare molte persone per molto tempo».

Le città diseguali, dai numeri alle responsabilità

La geografia nascosta delle disuguaglianze

L’Italia si racconta per grandi medie: reddito nazionale, disoccupazione regionale, distanza tra Nord e Sud. Ma basta attraversare poche strade per incontrare un’altra città, dove cambiano le opportunità di studio, il lavoro, la qualità dell’abitare. Una media favorevole può nascondere disuguaglianze molto profonde. La fragilità sociale ha anche una geografia precisa.

Il 21 ottobre 2026 l’ISTAT ha aggiornato al 2023 l’Indice di disagio socio-economico a livello sub-comunale (IDISE). I dati riguardano 161 Comuni e combinano nove indicatori riferiti alle risorse e alle opportunità economiche, sociali, lavorative ed educative. Non siamo davanti a una semplice cartografia: la possibilità di individuare concentrazioni di svantaggio all’interno delle città interpella direttamente le politiche pubbliche.

Ma occorre evitare un equivoco. L’IDISE descrive un disagio relativo: il valore medio di ciascun Comune è fissato a 100 e il confronto vale tra aree dello stesso Comune, per il medesimo anno. Non è una graduatoria nazionale dei quartieri, non fotografa il 2026 e non misura direttamente la qualità dei servizi.

Soprattutto, sapere dove si concentra il disagio non significa averne individuato automaticamente le cause. Redditi bassi, istruzione, condizioni abitative e opportunità di lavoro possono intrecciarsi in modi differenti. Una mappa segnala dove indagare; non dimostra perché le cose vadano così, né quali decisioni abbiano prodotto quei risultati.

 

Dai dati alle scelte di bilancio

Questa distinzione non indebolisce il significato politico dei dati: lo rende più esigente. Se conosciamo meglio la distribuzione dei bisogni, con quali criteri scegliamo dove investire? Che cosa cambia, concretamente, nel bilancio comunale?

Il bilancio non è un rito per addetti ai lavori: traduce priorità e rinunce in risorse. L’uguaglianza dei diritti non richiede di spendere cifre identiche ovunque; può richiedere interventi più intensi dove gli ostacoli sono maggiori, purché le scelte siano motivate e i servizi essenziali garantiti.

Il passaggio può cominciare dalla programmazione del 2027. I Comuni dispongono già del Documento unico di programmazione (DUP), del bilancio di previsione e del rendiconto. Il primo orienta le decisioni strategiche e operative, il secondo autorizza le risorse, il terzo rende conto della gestione.

La proposta è affiancare a questi strumenti, dove i dati lo consentono, una lettura pubblica per aree: quali bisogni risultano prioritari, quali interventi saranno finanziati, quali cittadini si intende raggiungere, con quali tempi. Non è un obbligo contabile già previsto per quartiere, né deve diventare un altro adempimento formale.

 

La responsabilità delle amministrazioni

Qui la responsabilità ha nomi e sedi precise: la Giunta propone e motiva le priorità, il Consiglio comunale le discute e le approva nell’esercizio delle proprie competenze, gli uffici attuano gli interventi e rendono disponibili informazioni verificabili.

Ai cittadini deve essere possibile capire non soltanto che cosa è stato annunciato, ma che cosa è stato deliberato e realizzato, e quali esigenze sono rimaste senza risposta.

Prendiamo un’area nella quale emergano fragilità educative. Annunciare nuovi posti negli asili non basta. Occorre chiarire quanti posti siano finanziati e realmente attivati, se esista il personale necessario, quali siano orari, rette, collegamenti e tempi di accesso, quante domande rimangano escluse.

Le somme stanziate, gli impegni di spesa, i pagamenti, l’apertura del servizio e il beneficio per le famiglie sono passaggi diversi: confonderli permette di presentare come risultato ciò che è soltanto una promessa contabile.

Non tutta la spesa può essere attribuita con precisione a una zona. Esistono servizi che coprono l’intera città, risorse vincolate, vincoli finanziari e competenze distribuite tra Comune, Regione, ASL e Stato.

Inoltre, gli enti non partono dalle stesse capacità fiscali: senza adeguata perequazione, la trasparenza da sola non colma i divari. Per questo una rendicontazione territoriale seria deve dichiarare i limiti dei dati, indicare chi è responsabile di che cosa e rendere visibili gli accordi necessari, senza scaricare colpe o promettere prestazioni fuori competenza.

 

Un patto pubblico per misurare i risultati

Servirebbe un patto pubblico di responsabilità: per ogni priorità territoriale un problema documentato, un obiettivo, risorse identificabili, un soggetto responsabile, tempi e pochi indicatori comprensibili.

Al rendiconto si tornerebbe sulle stesse promesse: quanti servizi sono stati attivati? Quante persone hanno potuto accedervi? Chi è rimasto escluso, e perché? Se i risultati non arrivano, quali correzioni sono state decise?

Questo è il passaggio dalla contabilità della spesa alla responsabilità degli effetti.

C’è una seconda cautela decisiva. Anche quando un indicatore migliora dopo un intervento, non possiamo attribuire automaticamente quel cambiamento alla politica adottata: possono aver inciso fattori economici, demografici o altre iniziative.

Servono osservazioni nel tempo, ascolto dei cittadini e, quando possibile, confronti e valutazioni capaci di distinguere le coincidenze dagli effetti plausibilmente prodotti. La responsabilità politica non nasce dalla pretesa di dimostrare tutto, ma dall’impegno a verificare, spiegare e correggere.

 

Il quartiere non è soltanto un indice

Infine, un quartiere non è il suo indice. Le mappe non raccontano fino in fondo le reti solidali, le scuole, le associazioni, i talenti e le energie civiche.

Perciò le priorità vanno discusse con chi abita e lavora nei territori, senza trasformare il disagio in un marchio e senza affidare al volontariato il compito di sostituire servizi pubblici insufficienti. La partecipazione deve migliorare le decisioni, non coprire le responsabilità.

La disuguaglianza ha un indirizzo. Conoscerlo non spiega ancora le cause, ma rende meno accettabile ignorare il problema. La politica locale si misurerà non dalla bellezza delle mappe, bensì dalla capacità di far corrispondere ai bisogni bilanci motivati, servizi accessibili e risultati sottoposti a verifica.

La domanda da porre a ogni amministrazione è semplice:

«Che cosa è cambiato, e per chi, grazie alle scelte che avete compiuto?».

Cortei, Meloni: grazie a Fdo che hanno garantito sicurezza cittadini

Roma, 24 ott. (askanews) – “Voglio ringraziare le donne e gli uomini delle Forze dell’Ordine che anche oggi, nelle piazze italiane, hanno lavorato per garantire la sicurezza dei cittadini e il diritto di manifestare pacificamente, nonostante i tentativi di alcuni violenti di provocare scontri e disordini”. Lo afferma con un messaggio su X il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“Un ringraziamento al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ai prefetti, ai questori e a tutti coloro che hanno coordinato e gestito le operazioni di ordine pubblico. Il diritto di manifestare va sempre garantito, così come il diritto dei cittadini di vivere le proprie città in sicurezza”, dice ancora Meloni.

“È in questa direzione che vanno anche le misure approvate nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri: dare allo Stato strumenti più efficaci per prevenire le violenze e impedire che delinquenti e facinorosi possano mettere a ferro e fuoco intere città. Perché la sicurezza va garantita a tutti. A chi vuole manifestare pacificamente, a chi lavora e a chi vuole vivere la propria città senza paura. Senza lasciare spazio – conclude la premier – a chi cerca soltanto lo scontro e la violenza”.

Il Congresso della Lega, Salvini ‘coopta’ Zaia nella nuova segreteria

Milano, 24 ott. (askanews) – Una segreteria politica e un coordinatore federale. Nominati dal segretario. Matteo Salvini prova a chiudere così la stagione di contrasti interni alla Lega. Offrendo a Luca Zaia di entrare nel nuovo organismo (lo dice dal palco il fedelissimo Claudio Durigon, “Matteo te lo cheiderà Luca, e dovrai metterci la faccia”). Una soluzione che aleggiava da tempo, anche se il diretto interessato per ora si schermisce: “Vedremo quello che accadrà, non ne so niente”, dice l’ex presidente del Veneto. Che però già indossa i panni del pacificatore: “Dal congresso si esca uniti, chi perde riconosca il segretario, chi vince rispetti le idee di tutti”.

La composizione della segreteria si saprà solo nei prossimi giorni: difficile immaginare che tra i 9 membri del nuovo organo statutario ci sarà spazio anche per il dissenso dei lombardi. Che oggi sono stati messi sul banco degli imputati, nella persona di Massimiliano Romeo, accusato da più oratori di aver espresso le sue posizioni nel modo sbagliato. Fino alle parole di Andrea Crippa: “Lo fate non per l’autonomia e il federalismo, ma per un posto in lista”. Un clima che fa dire allo stesso Romeo: “O non comprendono o sono in malafede. Abbiamo proposto idee per il bene della Lega, speriamo che il confronto porti a una nuova sintesi, che tenga conto delle sensibilità di tutti”. Anche perchè, aveva avvertito Romeo nel suo intervento dal palco, “il problema non è tra di noi, ma con la gente che non ci vota più. Rischiamo di fare la fine di Renzi, dal 40% al 2%”. Ma in ogni caso “io non ho mai pensato di lasciare la Lega, mai pensato a scissioni, mai pensato ad altri partiti. Anche se dovesse esserci una posizione minoritaria per me o ci dovessero essere dei provvedimenti nei miei confronti, io sono e resterò sempre leghista”.

In questo clima domani si andrà al voto tra Salvini e Garavaglia: la suspense è solo sulle percentuali della mozione ‘nordista’, visto che ormai l’esito ‘politico’ del congresso sembra definito, appunto con la nuova segreteria politica ‘allargata’ a Luca Zaia. Che avrà il compito di rappresentare la questione settentrionale, ma dentro la Lega nazionale che “nessuno mette in discussione”. E di provare a garantire “l’indentità” dei territori, “senza la quale non c’è consenso”. E magari una linea politica meno “inclinata sull’estrema destra”, come denuncia il lombardo Attilio Fontana. “Bossi ha sempre detto che non siamo nè di destra nè di sinistra”, ribadisce Zaia.

Intanto, le modifiche statutarie preparate da Roberto Calderoli vengono approvate senza voti contrari: la nuova Lega avrà appunto una segreteria politica allargata ma tutta a discrezione del segretario, e un coordinatore federale – sempre di nomina del segretario – che “vigilerà” sull’applicazione della linea politica nelle Leghe regionali. Insomma, nessun riconoscimento automatico della “minoranza” che domani – al di là delle percentuali – verrà comunque formalizzata.

(foto di archivio)

Napoli-Roma 3-3, sei gol e spettacolo al Maradona

Roma, 24 ott. (askanews) – Sei gol, una doppia rimonta e un finale incandescente. Napoli e Roma pareggiano 3-3 al Maradona nell’ottava giornata di Serie A, al termine di una partita ricca di emozioni. Gli azzurri vanno due volte in vantaggio, ma vengono raggiunti dai giallorossi, capaci di trovare il pareggio all’89’ dopo il nuovo sorpasso firmato da McTominay.

A sbloccare il risultato al 28′ è Anguissa, protagonista di una spettacolare rovesciata che porta avanti il Napoli. Gli azzurri costruiscono altre occasioni, mentre la Roma sfiora il pareggio con Cristante, che colpisce il palo di testa prima dell’intervallo. In avvio di ripresa arriva il raddoppio: al 48′ Politano crossa dalla destra e McTominay anticipa Wesley di testa, con il pallone che supera la linea di porta prima che lo scozzese lo ribadisca in rete anche con il piede.

Sul 2-0 la partita sembra indirizzata, ma la Roma reagisce con decisione. Al 69′ Soulé riapre il match con una conclusione a giro di sinistro dal limite dell’area, al termine di uno scambio con Malen. Passano appena cinque minuti e al 74′ arriva il pareggio: sugli sviluppi di un calcio d’angolo, la difesa del Napoli non riesce ad allontanare il pallone e Balerdi si avventa sulla sfera, scaricando in rete il 2-2.

Il Napoli non si arrende e all’83’ torna avanti. McTominay trova la doppietta personale con un gran tiro dalla distanza, indirizzato nell’angolino, che sembra decidere la sfida. La Roma, però, ha ancora energie per l’ultimo assalto e all’89’ firma il definitivo 3-3: Balerdi svetta di testa su un cross dalla sinistra e batte Meret, completando anche lui la doppietta.

Nel finale esplodono le proteste del Napoli per un contatto tra Beukema e Balerdi nell’azione del pareggio, rivisto anche al Var. L’allenatore azzurro Allegri protesta e viene espulso dall’arbitro Colombo al 90′. Finisce 3-3, con le due squadre che si dividono la posta al termine di una sfida dai continui capovolgimenti di fronte.

La classifica di Serie A: Roma a quota 18, Napoli a 11

Roma, 24 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica del campionato di serie A dopo Napoli-Roma 3-3

Ottava giornata: Torino-Monza 3-2, Cagliari-Bologna 0-2, Como-Sassuolo 2-0; Napoli-Roma 3-3; ore 20.45 Lazo-Parma; domenica 25 ottobre: ore 12.30 Inter-Fiorentina, ore 15 Atalanta-Frosinone, Genoa-Venezia, ore 18 Lecce-Juventus, ore 20.45 Udinese-Milan

Classifica: Inter, Lazio 19, Roma 18, Como 17, Milan 15, Frosinone, Cagliari, Torino 13, Juventus, Napoli 11, Atalanta, Lecce 9, Sassuolo, Bologna 8, Monza 7, Udinese, Parma, Fiorentina, Genoa 4, Venezia 3

Nona giornata: martedì 27 ottobre: ore 18.30 Sassuolo-Lazio, ore 20.45 Roma-Cagliari, Torino-Como, mercoledì 28 ottobre: ore 18.30: Milan-Bologna, Parma-Udinese, Venezia-Inter, Genoa-Juventus, Monza-Napoli, giovedì 29 ottobre ore 20.45 Frosinone-Lecce, Fiorentina-Atalanta.

Battuto Cobolli: Musetti in finale a Lione

Roma, 24 ott. (askanews) – Lorenzo Musetti raggiunge la finale all’Atp 250 di Lione dopo un derby emozionante con Flavio Cobolli, battuto 4-6, 6-2, 7-5 in poco più di due ore e mezza di gioco dopo quattro match point annullati. Il carrarino tornerà in campo domenica alle 14.30 contro Taylor Fritz.

“È difficile giocare contro un caro amico come Flavio – le parole di Musetti – So quanto fosse importante questa partita per lui, ma lo era anche per me per altri motivi. Avere la chance di giocare un’altra finale e tornare in forma significa tantissimo per me. Alla fine avremmo meritato di vincere entrambi, ma non si può. Fritz è un grande giocatore soprattutto in queste condizioni. Adesso, però, spero di recuperare fisicamente e di dormire un po’”

Scontri con la polizia al termine della manifestazione a Parigi

Roma, 24 ott. (askanews) – Al termine della manifestazione di Parigi, sono scoppiati scontri e “oltre 500 teppisti hanno attaccato le forze dell’ordine sul cours de Vincennes”, nel sud-est della capitale francese, dove sono scese in piazza 110mila persone. Lo ha riferito la prefettura di polizia.

“Le forze dell’ordine hanno effettuato manovre per arrestare i responsabili dei disordini e favorire lo scioglimento degli assembramenti”, ha aggiunto la prefettura.

Gli scontri sono iniziati intorno alle 18, poco dopo l’arrivo del corteo a porte de Vincennes. Alcuni manifestanti hanno lanciato oggetti contro le forze dell’ordine, che hanno risposto utilizzando un camion con idrante e gas lacrimogeni. Secondo quanto riferito sul posto dai media francesi, alcuni teppisti hanno divelto i pannelli di legno di un esercizio commerciale e hanno lanciato pietre contro le forze dell’ordine.

Il corteo contro il carovita e la difesa dei servizi pubblici si era svolto pacificamente, arrivando al termine del suo percorso a Porte de Vincennes, un itinerario imposto dalla prefettura e convalidato in mattinata dalla giustizia amministrativa, nonostante i ricorsi presentati dai sindacati, che chiedevano un percorso alternativo non situato ai margini della capitale francese.

La nuova giornata di mobilitazione indetta da ex “gilet gialli”, sindacati, liceali e studenti, si è svolta in un clima di forte tensione a una settimana dalle violenze e dai saccheggi del 17 ottobre, eventi che hanno scosso l’esecutivo francese a sei mesi dalle elezioni presidenziali del prossimo 18 aprile.

Lega, Zaia: da congresso si esca uniti, chi vince rispetti idee altrui

Milano, 24 ott. (askanews) – “Io penso che dal congresso si dovrà uscire uniti e in serenità. Chi perde dovrà dire ‘lui è il mio segretario’, chi vince dovrà considerare che comunque siamo una grande famiglia, con militanti che hanno diverse estrazioni sociali, culturali, politiche ed è giusto rispettare le idee di tutti”. Lo ha detto Luca Zaia, parlando con i giornalisti al congresso della Lega.

Alla domanda sulla possibilità che il ‘dissidente’ Romeo venga sostituito nel ruolo di capogruppo in Senato, Zaia ha risposto: “Penso che dobbiamo arrivare alle elezioni con la formazione che abbiamo”.

“Dissidente” Romeo: mai pensato a scissioni, resterò sempre nella Lega

Milano, 24 ott. (askanews) – “No, io non ho mai pensato di lasciare la Lega, mai pensato a scissioni, mai pensato ad altri partiti. Non faccio parte assolutamente di coloro che cercano a tutti i costi una posizione. Io sono della Lega, sono nato nella Lega, non ho mai cambiato partito, non ho mai cambiato casacca e resterò sempre nella Lega, anche se dovesse esserci una posizione minoritaria per me o ci dovessero essere dei provvedimenti nei miei confronti: io sono e resterò sempre leghista”. Lo ha detto Massimiliano Romeo, parlando con i giornalisti al congresso della Lega.

Lega, Zaia: “Io in segreteria? Vedremo, ho sempre fatto il militante”

Milano, 24 ott. (askanews) – “Non è questione di non volerci mettere la faccia. Cercheremo di capire anche cosa accadrà e quali saranno le modifiche statutarie. Io ho sempre fatto il militante, e penso di essere uno dei militanti storici, non mi sono mai tirato indietro e non ho mai cercato incarichi. Ognuno deve fare il mestiere che gli è stato affidato, poi vedremo. Ma non lo dico in maniera tattica”. Lo ha detto Luca Zaia, rispondendo ai giornalisti a margine del Congresso della Lega a Milano, dopo l’affermazione di Claudio Durigon secondo il quale Salvini chiederà all’ex Governatore del Veneto di entrare in segreteria e “Zaia dovvrà metterci la faccia”.

Secondo Zaia, “l’apertura sulla segreteria, che non è una novità, è un passo importante. Ma io non ne so niente, non ho mai rincorso le cariche di partito”.

Ginnastica Mondiali: Targhetta vince l’argento al cavallo con maniglie

Roma, 24 ott. (askanews) – Gabriele Targhetta conquista la medaglia d’argento al cavallo con maniglie ai Mondiali di ginnastica artistica di Rotterdam e riporta l’Italia sul podio iridato nella specialità dopo 113 anni. Il ventenne azzurro, già campione europeo ad agosto, totalizza 15.233 punti, con 5.900 per la difficoltà e 9.333 per l’esecuzione, chiudendo alle spalle dell’armeno Hamlet Manukyan, oro con 15.300 punti. Il bronzo va all’altro armeno Mamikon Khachatryan con 15.000 punti. Per la ginnastica italiana è un risultato storico: l’ultima medaglia mondiale nel cavallo con maniglie risaliva al 1913, quando a Parigi Giorgio Zampori e Osvaldo Palazzi conquistarono rispettivamente l’oro e l’argento. Targhetta, atleta delle Fiamme Oro cresciuto alla Spes Mestre e allenato da Gianmatteo Centazzo, si è distinto con un esercizio pulito e di alto livello, migliorando il proprio primato personale. Per l’Italia si tratta del primo podio ai Mondiali dal 2021. L’azzurro ha dedicato parte del risultato a Lorenzo Bonicelli, il ginnasta gravemente infortunatosi alle Universiadi del 2025, mostrando una maglietta con la scritta “Forza Bonny”.

Festa del cinema di Roma, vince il film di Clio Barnard. Premi a Smutniak e Pierobon

Roma, 24 ott. (askanews) – “I See Buildings Fall Like Lightning” di Clio Barnard, è il Miglior Film del Concorso Progressive Cinema della 21esima Festa del Cinema di Roma. “É un onore immenso – ha detto la regista ritirando il premio sul palco dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, durante la cerimonia di premiazione, condotta da Ema Stokholma all’insegna dell’attualità, tra proteste giovanili, Medio Oriente e migrazioni – il nostro film parla della precarietà e delle pressioni che avvertono i giovani anche per avere un minimo nella vita, come un tetto sulla testa; le proteste giovanili avvengono per delle ragioni, se resistiamo e ci opponiamo alle divisioni, unendoci, il cambiamento sarà possibile” ha affermato.

Per lo stesso film, Anthony Boyle ha vinto come Miglior attore, ex aequo con Paolo Pierobon per “Brianza”, uno dei tre film italiani in concorso in questa edizione. Kasia Smutniak con “Mustang” si è aggiudicata il Premio del Pubblico Terna a pari merito con il congolese Rafiki Fariala per “Congo Boy”, che ha conquistato anche il riconoscimento per la Miglior regia. “Questa storia è stata accolta in modo incredibile in questo festival, ho sentito tutto l’amore del pubblico – ha detto Smutniak, il cui film racconta il luogo dove ha fondato la scuola in memoria del suo ex compagno Pietro Taricone, mostrando anche le immagini del loro primo viaggio insieme -. In un momento come questo in cui tutto sembra senza senso, chi fa il cinema è fondamentale: dobbiamo far sognare le persone e abbiamo la grande responsabilità di portare le emozioni alle persone. Con questo film vorrei ricordare che nulla davvero finisce ma si trasforma”.

Gran Premio della Giuria a “The Life and Deaths of Wilson Shedd” dello statunitense Tim Blake Nelson. Miglior attrice Victoria Luengo per “Sants” di Mikel Gurrea. Premio alla Miglior sceneggiatura a “Ceniza en la boca” (Ashes) del messicano Diego Luna. “Lo dedico a chi considera il cinema come un rifugio necessario in un momento in cui crescono ovunque odio e violenza, lo condivido con chi pensa che il cinema sia ancora un luogo che dà spazio al rispetto e alla tolleranza” ha detto il regista ritirando il premio.

Premio speciale della Giuria alla famiglia Al Mawla per “Yesterday the Eye Didn’t Sleep” del palestinese Rakan Mayasi. “Mi sento privilegiato a essere qui mentre il mio popolo si trova ancora a combattere una guerra e un genocidio” ha affermato Mayasi. Infine, il premio Miglior Opera Prima Poste Italiane è andato a a “Clementine Orange”; Miglior Documentario “Dans la gueule de l’ogre” (Into the Jaws of the Ogre) di Mahsa Karampour.

Festa Roma, vince film di Clio Barnard: premi a Smutniak e Pierobon

Roma, 24 ott. (askanews) – “I See Buildings Fall Like Lightning” di Clio Barnard, è il Miglior Film del Concorso Progressive Cinema della 21esima Festa del Cinema di Roma. “É un onore immenso – ha detto la regista ritirando il premio sul palco dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, durante la cerimonia di premiazione, condotta da Ema Stokholma all’insegna dell’attualità, tra proteste giovanili, Medio Oriente e migrazioni – il nostro film parla della precarietà e delle pressioni che avvertono i giovani anche per avere un minimo nella vita, come un tetto sulla testa; le proteste giovanili avvengono per delle ragioni, se resistiamo e ci opponiamo alle divisioni, unendoci, il cambiamento sarà possibile” ha affermato.

Per lo stesso film, Anthony Boyle ha vinto come Miglior attore, ex aequo con Paolo Pierobon per “Brianza”, uno dei tre film italiani in concorso in questa edizione. Kasia Smutniak con “Mustang” si è aggiudicata il Premio del Pubblico Terna a pari merito con il congolese Rafiki Fariala per “Congo Boy”, che ha conquistato anche il riconoscimento per la Miglior regia. “Questa storia è stata accolta in modo incredibile in questo festival, ho sentito tutto l’amore del pubblico – ha detto Smutniak, il cui film racconta il luogo dove ha fondato la scuola in memoria del suo ex compagno Pietro Taricone, mostrando anche le immagini del loro primo viaggio insieme -. In un momento come questo in cui tutto sembra senza senso, chi fa il cinema è fondamentale: dobbiamo far sognare le persone e abbiamo la grande responsabilità di portare le emozioni alle persone. Con questo film vorrei ricordare che nulla davvero finisce ma si trasforma”.

Gran Premio della Giuria a “The Life and Deaths of Wilson Shedd” dello statunitense Tim Blake Nelson. Miglior attrice Victoria Luengo per “Sants” di Mikel Gurrea. Premio alla Miglior sceneggiatura a “Ceniza en la boca” (Ashes) del messicano Diego Luna. “Lo dedico a chi considera il cinema come un rifugio necessario in un momento in cui crescono ovunque odio e violenza, lo condivido con chi pensa che il cinema sia ancora un luogo che dà spazio al rispetto e alla tolleranza” ha detto il regista ritirando il premio.

Premio speciale della Giuria alla famiglia Al Mawla per “Yesterday the Eye Didn’t Sleep” del palestinese Rakan Mayasi. “Mi sento privilegiato a essere qui mentre il mio popolo si trova ancora a combattere una guerra e un genocidio” ha affermato Mayasi. Infine, il premio Miglior Opera Prima Poste Italiane è andato a a “Clementine Orange”; Miglior Documentario “Dans la gueule de l’ogre” (Into the Jaws of the Ogre) di Mahsa Karampour.

La classifica di Serie A, Como a -2 da Inter e Lazio

Roma, 24 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica del campionato di serie A Cagliari-Bologna 0-2, Como-Sassuolo 2-0

Ottava giornata: Torino-Monza 3-2, Cagliari-Bologna 0-2, Como-Sassuolo 2-0; ore 18 Napoli-Roma; ore 20.45 Lazo-Parma; domenica 25 ottobre: ore 12.30 Inter-Fiorentina, ore 15 Atalanta-Frosinone, Genoa-Venezia, ore 18 Lecce-Juventus, ore 20.45 Udinese-Milan

Classifica: Inter, Lazio 19, Roma, Como 17, Milan 15, Frosinone, Cagliari, Torino 13, Juventus 11, Napoli 10, Atalanta, Lecce 9, Sassuolo, Bologna 8, Monza 7, Udinese, Parma, Fiorentina, Genoa 4, Venezia 3

Nona giornata: martedì 27 ottobre: ore 18.30 Sassuolo-Lazio, ore 20.45 Roma-Cagliari, Torino-Como, mercoledì 28 ottobre: ore 18.30: Milan-Bologna, Parma-Udinese, Venezia-Inter, Genoa-Juventus, Monza-Napoli, giovedì 29 ottobre ore 20.45 Frosinone-Lecce, Fiorentina-Atalanta.

Bologna in trasferta 2-0 al Cagliari, decidono Casale e Bernardeschi

Roma, 24 ott. (askanews) – Il Bologna supera 2-0 il Cagliari in trasferta nell’ottava giornata di Serie A e ritrova una vittoria importante per rilanciarsi in classifica. Dopo un primo tempo avaro di emozioni, la squadra di Raffaele Palladino sblocca il risultato nella ripresa con un colpo di testa di Casale, a segno sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto da Miranda. Il raddoppio arriva con Bernardeschi, che trasforma un calcio di rigore assegnato per un evidente tocco di mano di Rodriguez. Il Bologna cambia passo dopo l’intervallo, aumentando pressione e intensità e sfruttando la maggiore qualità tecnica, mentre il Cagliari di Fabio Pisacane fatica a reagire e non riesce a trovare le soluzioni offensive necessarie per riaprire la partita. Per i rossoblù emiliani è un successo prezioso dopo un periodo complicato, che permette a Palladino di bissare la vittoria esterna ottenuta a Lecce. Il Cagliari incassa invece la seconda sconfitta consecutiva dopo il pesante 0-4 contro il Monza e conferma le difficoltà del momento.

Como-Sassuolo 2-0, Douvikas firma la terza vittoria di fila

Roma, 24 ott. (askanews) – Il Como batte 2-0 il Sassuolo nella gara dell’ottava giornata di Serie A e centra la terza vittoria consecutiva. Al Sinigaglia decide una doppietta di Anastasios Douvikas, che segna al 4′ e all’11’ della ripresa, andando in gol per la quarta partita consecutiva. Il centravanti greco sblocca il risultato su assist di Caqueret e firma il raddoppio dopo una bella azione di Kaiki. Dopo un primo tempo equilibrato, con diverse occasioni da entrambe le parti, la squadra di Cesc Fabregas cambia passo nella ripresa e sfiora anche il tris nel finale con Milla e Ramon. Il Como sale a quota 16 punti e si porta momentaneamente a due lunghezze da Inter e Lazio, in attesa dei risultati delle rivali. Fabregas può festeggiare un altro successo dopo il 4-1 sul Manchester United in Europa, arrivato meno di 72 ore prima. Per il Sassuolo di Alberto Aquilani è invece la quarta sconfitta stagionale, la terza nelle ultime quattro partite. I neroverdi torneranno in campo martedì contro la Lazio, prima della sfida alla Fiorentina nel prossimo fine settimana.

Nastasi: 120mila spettatori, Festa di Roma all’espansione massima

Roma, 24 ott. (askanews) – “Siamo arrivati all’espansione massima della Festa, 120mila spettatori, 527 proiezioni, quasi 200 film da 55 paesi diversi, numeri da record, numeri da grande festa metropolitana del mondo che potremmo superare con l’edizione del 2027 avendo la Sala Santa Cecilia”. Così Salvatore Nastasi, presidente della Fondazione Cinema per Roma, facendo il bilancio della 21esima edizione della Festa del Cinema di Roma che si chiude il 25 ottobre.

“La natura ormai è questa, la nostra natura di festa, di grande contrattore culturale, la natura di questa grande offerta culturale ormai è definita. Non ci rimproveriamo nulla, possiamo sempre migliorare, possiamo migliorare l’organizzazione e faremo in modo che anche i piccoli difetti che ci sono stati, come tutti gli anni, è normale, vengano risolti per la 22esima edizione: 19-31 ottobre 2027, vi aspettiamo”.

Danni per 14 milioni di euro al Commercio: la stima di Unimpresa

Roma, 24 ott. (askanews) – Le chiusure dei negozi, le interruzioni delle attività commerciali e le misure straordinarie adottate per proteggere vetrine e ingressi in occasione delle manifestazioni di oggi potrebbero determinare un impatto economico lordo di oltre 14 milioni di euro nelle principali città italiane. È quanto emerge da una simulazione preliminare del Centro studi di Unimpresa, che prende in esame 11 centri urbani e considera sia i mancati incassi sia le spese sostenute dagli esercenti per la messa in sicurezza dei locali.

L’impatto non riguarda soltanto il fatturato che non viene realizzato, avverte l’associaizone. I commercianti possono essere costretti ad affrontare spese aggiuntive per pannelli protettivi, montaggio e rimozione delle barriere, interventi tecnici urgenti e personale incaricato della messa in sicurezza. A questi oneri possono sommarsi le conseguenze indirette della minore frequentazione dei centri urbani, delle difficoltà di accesso, delle modifiche alla viabilità e delle eventuali rinunce agli acquisti da parte dei consumatori.

“Il diritto di manifestare è un principio fondamentale della nostra democrazia e non può essere messo in discussione. Ma una società equilibrata deve saper garantire, nello stesso tempo, il diritto di lavorare, di fare impresa e di svolgere serenamente la propria attività economica. Vedere le vetrine dei negozi protette da pannelli di legno e le serrande abbassate per precauzione è un’immagine che dovrebbe far riflettere tutti, al di là delle opinioni politiche e delle ragioni delle proteste”, commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.

Confesercenti: sette attività su dieci sono rimaste aperte

Roma, 24 ott. (askanews) – Sette attività commerciali su dieci resteranno regolarmente aperte nel pomeriggio di oggi, raccogliendo l’invito delle associazioni del commercio e garantendo il consueto servizio a cittadini e visitatori. È quanto emerge da un sondaggio condotto da Confesercenti tra le imprese associate nelle aree potenzialmente interessate dalle manifestazioni a Milano, Roma, Firenze, Torino, Bologna, Napoli e Bari.

Il timore di possibili disordini ha invece spinto circa il 30% delle attività intervistate a scegliere la chiusura preventiva. Un dato, rileva l’associazione con una nota, che restituisce un quadro di preoccupazione tra gli imprenditori: anche l’incertezza su come si svolgeranno le manifestazioni pesa sulle scelte delle imprese e su una giornata importante per le vendite.

“L’auspicio è che tutte le manifestazioni si svolgano pacificamente e che il pomeriggio possa trascorrere in un clima di serenità per tutti: chi scende in piazza, chi lavora e chi frequenta le nostre città”, sottolinea Confesercenti. “La prevenzione delle forze dell’ordine e la collaborazione responsabile di organizzatori e partecipanti sono fondamentali per garantire insieme il diritto di manifestare, la sicurezza delle persone e il regolare svolgimento delle attività economiche”.

Chi è Youssef Siher, ProPal e giornalista freelance, presunto autore della pagina Movimento 17 ottobre

Milano, 24 ott. (askanews) – Si chiama Youssef Siher il presunto autore della pagina social Movimento 17 ottobre, riconducibile agli scontri dello scorso fine settimana, portato in questura a Milano per essere interrogato. Si tratta di un trentenne italiano, di seconda generazione, formalmente residente a Brescia ma trovato a casa di un’amica a Milano, abitazione ora oggetto di perquisizione da parte delle forze dell’ordine, così come quella dei genitori. L’uomo è un attivista dei movimenti ProPal, esperto di Medio Oriente e giornalista freelance autore di articoli di analisi politica pubblicati da diverse testate nazionali, tra cui Il Fatto Quotidiano. È bilingue, essendo madrelingua arabo e italiano, e parla fluentemente inglese e spagnolo.

Ha conseguito una laurea in Comunicazione e un master in Scienze politiche presso l’Università degli Studi di Milano e risulta essere Research Trainee presso l’Osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa dell’Ispi. I suoi interessi di ricerca si concentrano sull’Islam politico, sui movimenti politici islamici e sul rapporto tra Islam e nazionalismo arabo. Durante i suoi studi ha analizzato i legami tra le ideologie politiche islamiche del XX secolo e le prime esperienze politiche dell’Islam e, nella sua tesi magistrale, ha svolto uno studio approfondito sui movimenti islamici in Marocco e i loro rapporti con il potere monarchico.

Serena Rossi: i ragazzi hanno perso la fiducia nel futuro, gravissimo

Roma, 24 ott. (askanews) – “É come se i ragazzi non avessero più fiducia nel futuro, ed è una cosa gravissima; è giusto che siano arrabbiati, poi ci sono tanti modi di manifestare questa rabbia ma sicuramente l’ascolto è meritato. Non lo dico da mamma, lo dico da donna. Quindi questa serie forse, rimanendo nell’energia dei Panini, può essere una finestra, uno spiraglio su una possibilità di credere nel futuro e di non aver paura di ‘andare a vedere’, come dicevano sempre i Panini”. Così Serena Rossi, presentando alla Festa del Cinema di Roma la serie “La famiglia Panini – L’avventura delle figurine” (in onda su Rai 1 e Rai Play dal 22 novembre e prossimamente su Disney+), rispondendo a una domanda su quanto una serie come quella in cui interpreta Olga Cuoghi Panini, donna visionaria che ha portato la famiglia a realizzare una delle storie imprenditoriali più significative del Paese, possa ispirare oggi i giovani a inseguire i propri sogni.

“Nella nostra storia è proprio detto chiaramente, c’è il personaggio del padre che dice che i figli devono superare i genitori. Quella generazione lì aveva chiara dentro di sé questa possibilità di crescere e di andare avanti, come in una maniera naturale dovrebbe accadere. Invece oggi è come se questo patto si fosse spezzato”, ha aggiunto l’attrice.

Sci, Moltzan vince a Soelden, seconda l’albanese Colturi

Roma, 24 ott. (askanews) – E’iniziata con una sorpresa la stagione dello sci: il gigante femminile di Soelden è stato vinto dalla 32enne Paula Moltzan, statunitense al primo successo in carriera, che ha beffato per un solo centesimo Lara Colturi, che gareggia per l’Albania. La tedesca Aicher completa il podio. Grande rimonta dell’azzurra Asja Zeneri, che ha chiuso al 5° posto (era 16^ dopo la prima manche). Delude Mikaela Shiffrin, che nella 2^ manche crolla al 7° posto dopo aver guidato la gara nella prima parte. 18esima Della Mea, 29esima Pazzaglia.

Manovra, Giorgetti: la coperta è corta, bisogna essere molto attenti

Roma, 24 ott. (askanews) – “Nella legge di bilancio che approveremo la settimana prossima, stiamo aspettando la finitura di quello che dovrebbe essere il margine concesso da parte dell’Unione Europea, abbiamo portato riflessioni di puro realismo in tutte le sedi internazionali ed in particolare nelle sedi europee”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo in videocollegamento all’assemblea della Compagnia delle Opere.

Anche se, ha aggiunto, “lì non ci hanno valutati come prudenti, addirittura magari qualcuno ci ha considerato oltremodo ed eccessivamente spendaccioni”.

Di fronte alla crisi energetica e all’aumento dei tassi “la coperta è corta e bisogna essere molto attenti a come ci si muove”, ha avvertito Giorgetti. “Un conto è fronteggiare il rincaro delle materie prime ed il rincaro delle materie prime energetiche in particolare. Un conto è affrontare sia questo sia l’aumento dei tassi di interesse” ha rilevato il Ministro.

“Quindi la responsabilità associata al ruolo di chi governa in questo momento consiglia di muoversi certamente senza dimenticare quelli che sono obiettivi anche politici, i problemi che riguardano l’equilibrio sociale, il benessere dei cittadini, ma anche tenendo conto che ahimè la coperta è corta e quindi in questo senso dobbiamo essere molto attenti a come ci si muove”, ha aggiunto.

Trovato il presunto autore della pagina 17 ottobre (aggiornamenti sulle proteste)

Roma, 24 ott. (askanews) – Di seguito gli aggiornamenti sulle proteste di oggi.

-15:45 Sette attività commerciali su dieci resteranno regolarmente aperte nel pomeriggio di oggi, raccogliendo l’invito delle associazioni del commercio e garantendo il consueto servizio a cittadini e visitatori. È quanto emerge da un sondaggio condotto da Confesercenti tra le imprese associate nelle aree potenzialmente interessate dalle manifestazioni a Milano, Roma, Firenze, Torino, Bologna, Napoli e Bari.

-14:50 A Roma identificati dalla polizia oltre 50 giovani nell’ambito dei controlli al Circo Massimo, in Piazza della Repubblica, in via Einaudi e via Cavour. Venti di loro, uno dei quali minorenne, stati trovati in possesso di passamontagna, scaldacollo, bombolette spray e maschere e sono stati accompagnati negli uffici della questura. Per loro si valuta il fermo preventivo.

-14:45 Piantedosi: fenomeni violenti? Ci sarà molta fermezza. Ai giovani dico: sempre meglio pensarci prima. Le parole del ministro dell’Interno a Napoli per un convegno.

-14:30 “La sicurezza non si misura in numero di sbarre”, lo hanno sottolineato la giunta dell’Unione delle Camere Penali italiane e gli Osservatori Carcere e Giustizia minorile, secondo le quali “di fronte al crescente sentimento di preoccupazione generale sui fatti di cronaca che vedono coinvolti minorenni, destano stupore le parole del ministro Nordio che propone, quale soluzione della complessa problematica in esame, l’ampliamento degli Istituti Penali per i Minorenni ed addirittura la realizzazione di nuove sezioni detentive per giovani all’interno delle carceri per adulti, rimarcando così che la risposta dell’attuale Governo è di nuovo il ricorso alla detenzione”.

-14:22 È stato individuato e portato in Questura a Milano il presunto autore della pagina social Movimento 17 ottobre, riconducibile agli scontri dello scorso fine settimana. Lo ha riferito il Tg1. Si tratta di un trentenne italiano, di seconda generazione, formalmente residente a Brescia ma trovato a casa di un’amica a Milano, abitazione ora oggetto di perquisizione da parte delle forze dell’ordine. L’uomo, che sarà interrogato, sarebbe un attivista dei movimenti ProPal e anche giornalista freelance collaboratore di un quotidiano.

-13:58 Proteste, Piantedosi: stiamo penetrando la dimensione digitale. Anche in questo momento perquisizioni, oggi 150.

When There is No More Music to Write a Fondazione ICA Milano

Milano, 24 ott. (askanews) – Da lunedì 26 ottobre a sabato 19 dicembre 2026, Fondazione ICA Milano presenta When There is No More Music to Write, prima mostra personale dedicata al lavoro di Eric Baudelaire in un’istituzione italiana, a cura di Chiara Nuzzi e Alberto Salvadori. Il progetto nasce dall’incontro tra la ricerca cinematografica dell’artista francese e il percorso artistico e personale del compositore statunitense Alvin Curran, figura centrale della sperimentazione musicale internazionale e protagonista di una stagione culturale che ha trovato a Roma, negli anni Sessanta e Settanta, uno dei suoi contesti più fertili.

Introdotto da Chiara Nuzzi, Eric Baudelaire ha raccontato ad askanews come ha incontrato Alvin Curran e la genesi del progetto. L’improvvisazione, il lavoro collettivo, l’utilizzo di oggetti e suoni quotidiani, l’amplificazione elettronica e il rapporto con lo spazio e il pubblico sono elementi centrali della pratica di Curran che emergono nella trilogia filmica When There Is No More Music to Write and Other Roman Stories (2022) presente con una prima opera al piano terra della fondazione e altre due in successione nella sala centrale al primo piano. Oltre ai racconti in prima persona del compositore, la trilogia procede attraverso episodi laterali, materiali frammentari e coincidenze apparentemente casuali, utilizzati da Baudelaire per approcciare la storia da prospettive non convenzionali utilizzando materiali girati in Super 8, filmati d’epoca, materiali d’archivio, registrazioni sonore.

Nella sala al primo piano Four Flat Tires (2022), conduce lo spettatore alla mattina in cui le Brigate Rosse rapirono Aldo Moro attraverso la storia di Antonio Spiriticchio, fioraio romano che era solito vendere i propri fiori all’incrocio in cui Moro venne rapito. A partire da questo episodio secondario, Baudelaire costruisce una narrazione nella quale un evento storico di portata nazionale viene osservato attraverso una vicenda individuale, fatta di casualità, assenze e possibilità. Segue In The Lost Score (2022) dove l’artista si concentra invece sul rapporto tra Alvin Curran e il cinema. Michelangelo Antonioni aveva commissionato a Curran la colonna sonora di Zabriskie Point (1970), ma nella versione finale americana lo studio impose la musica dei Pink Floyd per quasi tutta la durata del film. Un frammento di sette minuti proveniente dalla colonna sonora originale di Curran, a lungo ritenuta persa, fu riscoperto durante le ricerche per la trilogia. Nell’opera di Baudelaire il brano è giustapposto al footage del film di Antonioni, dando vita a una nuova relazione tra immagini e musica e riportando alla luce un episodio della storia della sperimentazione musicale e cinematografica italiana. Attorno alla trilogia cinematografica la mostra presenta una selezione di materiali d’archivio raccolti e organizzati dallo storico della musica Maxime Guitton, una serie di opere grafiche di Eric Baudelaire e la prima collaborazione fra il regista e il compositore, Walk the Way Home.

Per l’occasione, Fondazione ICA Milano rinnova un’importante collaborazione istituzionale con Fondazione Prada, che presenta al Cinema Godard tre film di Baudelaire, in programma da venerdì 23 a domenica 25 ottobre 2026. L’ultimo appuntamento prevede una conversazione in inglese tra l’artista e Alberto Salvadori, direttore di Fondazione ICA Milano, introdotta da Chiara Costa, Head of Programs di Fondazione Prada. in occasione dell’opening della mostra il 26 ottobre si terrà un concerto di improvvisazione musicale di Alvin Curran con Angelo Farro.

Intesa Sanpaolo è sponsor ufficiale di Fondazione ICA Milano, Valsoia ed Enel supportano la programmazione e le attività.

Calcio, Bayern: Kompany ancora in ospedale

Roma, 24 ott. (askanews) – Vincent Kompany resterà a riposo per diverse settimane dopo il collasso che lo ha colpito venerdì pomeriggio. L’allenatore belga del Bayern Monaco, 40 anni, è ancora ricoverato in ospedale e le sue condizioni sono stabili. A fare il punto è stato il direttore sportivo del club bavarese, Max Eberl, che ha escluso un rientro affrettato in panchina e ha sottolineato la necessità di chiarire le cause del malore.

“Gli daremo tutto il tempo di cui ha bisogno. Non affretteremo i tempi. Qua non si parla di giorni ma di settimane. E questo deve essere chiaro a tutti”, ha dichiarato Eberl. “Ho parlato con lui e con sua moglie. Non è stato un bel momento, è proprio collassato. Resterà in ospedale ancora qualche giorno. L’importante è che si capisca cosa è successo e che guarisca”.

L’episodio si è verificato venerdì pomeriggio, al termine dell’allenamento della squadra Under 23. I soccorsi sono intervenuti rapidamente e il tecnico è stato trasportato in ospedale per essere sottoposto ad accertamenti approfonditi. Al momento non sono state chiarite le cause del malore e il Bayern attende risposte prima di valutare i tempi del suo ritorno alla guida della squadra. A sostituirlo in panchina sarà l’assistente Aaron Danks.

Nei giorni precedenti erano già emersi segnali di malessere. Durante la partita contro il Lipsia, il tecnico si era sdraiato nello spogliatoio nell’intervallo e al termine dell’incontro, lamentando problemi fisici. Secondo quanto riportato dalla stampa tedesca, Kompany avrebbe inoltre attraversato un periodo caratterizzato da poco riposo, scarsa attività fisica, alimentazione poco equilibrata e un consumo elevato di caffè. Lo stesso allenatore avrebbe riconosciuto di non aver prestato sufficiente attenzione alla propria salute. A complicare la situazione ci sarebbe stato anche un virus che lo aveva debilitato negli ultimi giorni.

Il club bavarese mantiene la massima cautela e mette al primo posto il recupero dell’allenatore, senza indicare una data per il suo ritorno. Le priorità, in questa fase, sono individuare l’origine del collasso e consentire a Kompany di ristabilirsi completamente prima di riprendere il lavoro.

Proteste, Sophie Chiarello: “Violenza è tetto di immigrati in classe”

Roma, 24 ott. (askanews) – “Non è violenza quando abbiamo un tetto di tot italiani figli di stranieri nelle classi? Per me è violenza. Non è violenza associare sempre la parola immigrazione alla sicurezza? Io penso che lo sia. Non è violenza quello a cui assistiamo sui nostri schermi da anni della polizia di Trump, ai decreti sicurezza? Non è violenza questa? E quindi la risposta è violenza, secondo me. Non dico che è giusto, dico che fanno bene a protestare, purtroppo non dovrebbero esserci queste derive, poi la maggior parte delle volte mettiamo il fuoco sulle derive e non ci concentriamo sul resto”: lo ha affermato ad askanews la regista italo-francese Sophie Chiarello, che venerdì al cinema Adriano di Roma ha presentato ad Alice nella Città, fuori concorso nella sezione Panorama Italia, il suo nuovo documentario “Parla con Me”.

“Qual è la proposta che la società civile, la politica fa a questi ragazzi, che crescono ai margini, che non hanno le stesse opportunità di chi vive o appartiene a un contesto più favorevole. Qual è la proposta che noi facciamo? Questa è la proposta, ma non è sistemica”, ha aggiunto la regista vincitrice del David di Donatello per “Il Cerchio”, in riferimento al suo nuovo documentario “Parla con me” che racconta quindici adolescenti della periferia di Lecce.

“Ripeto: mi sembra giusto che esista la possibilità di impedire le derive violente ma a monte di tutto questo bisogna farsi altre domande”, ha concluso Chiarello.

“Parla con me” è scritto e diretto da Sophie Chiarello e prodotto da Matteo Chiarello per l’Istituto Comprensivo “P. Stomeo – G. Zimbalo” di Lecce, con Eutopia alla produzione esecutiva. Il documentario è stato realizzato nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola, con il finanziamento del Ministero della Cultura e del Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Piantedosi: è una giornata complicata per le manifestazioni, siamo pronti a fronteggiarla

Napoli, 24 ott. (askanews) – “Oggi è una giornata che si preannuncia un po’ complicata. Ci sono preavvisi di manifestazioni che possono riguardare diverse città, in prevalenza da Roma in su, ma noi siamo pronti a fronteggiare qualsiasi manifestazione che dovesse presentarsi ovunque”. Così, a Napoli, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, nel corso del suo intervento all’evento ‘Cultura e democrazia’. “Abbiamo messo in campo dispositivi delle forze dell’ordine di rinforzo, nelle città più sensibili”, ha aggiunto il titolare del Viminale.

Il capo della polizia Pisani: non siamo la controparte di chi manifesta

Roma, 24 ott. (askanews) – “Vogliamo far comprendere ai giovani che noi non siamo la loro controparte. Non siamo la controparte dei manifestanti. Non siamo la controparte dei cittadini, anzi siamo coloro che devono garantire l’esercizio della libertà e dei diritti fondamentali. Da questo punto di vista abbiamo posto in essere diverse iniziative: la prima riguarda una maggiore presenza all’interno delle scuole, con i percorsi di legalità in cui trasmettere ai giovani delle pillole di legalità sulla sicurezza stradale, la sicurezza cibernetica, il pericolo sull’utilizzo di sostanze stupefacente di alcol. Ed abbiamo anche incrementato la nostra presenza all’interno dell’università con dei master in pubblica sicurezza e dei laboratori formativi nelle scienze forensi. Questo ci consente di avvicinarsi ai giovani e di trasmettere loro i nostri valori”. Lo ha detto il capo della Polizia di Stato, direttore generale della pubblica sicurezza, prefetto Vittorio Pisani, nel corso del suo intervento al format di Skytg24 ‘Gli Invisibili’.

Il capo della Polizia ha poi aggiunto: “Ho scelto di fare il poliziotto perché penso che sia un grande onore difendere la nostra Repubblica e il nostro stato di diritto. Dobbiamo ricordarci che questo è un Paese per la cui sicurezza migliaia di cittadini hanno perso la vita. Ogni anno ricordiamo il 21 marzo le vittime della mafia, il 9 maggio le vittime del terrorismo. Penso che io all’epoca ero giovane e penso che questo spirito e il dovere di trasmetterlo alle nuove generazioni sia un onore essere servitori dello Stato, difendere la nostra Repubblica il nostro ordine democratico e lo Stato di diritto”.

Anm: è miope rispondere al disagio giovanile con pene più severe

Roma, 24 ott. (askanews) – “Fermo restando la condanna agli atti vandalici di violenza e di devastazione e la solidarietà agli agenti feriti, vale la pena interrogarsi sulle cause e sulle strategie di contrasto che per essere davvero efficaci non possono passare solo dalla repressione”. Così ha detto il presidente dell’Anm, Giuseppe Tango rispondendo ai cronisti a margine di una riunione del direttivo.

Insomma – ha aggiunto – “pretendere di rispondere al disagio giovanile e alla sua complessità con, semplicemente, inasprimento di pene, contrazione delle garanzie, illusione delle carceri è abbastanza miope e, soprattutto, non porta alla risoluzione del problema. Occorre un lavoro sinergico tra scuole, famiglie, terzo settore, istituzioni. Questa non e’ una partita che la magistratura e le forze dell’ordine da sole possono mai vincere”.

Calcio, Malagò: "Spero in candidatura unica, il buon senso trionfi"

Roma, 24 ott. (askanews) – “Sono ottimista per natura e penso che il buon senso alla fine trionfi, anche se non sempre è così”. Lo ha detto Giovanni Malagò, commissario straordinario della Figc, a margine degli Stati Generali di Progetto Civico Italia all’Eur, a Roma, parlando delle elezioni federali del 14 dicembre e dell’ipotesi di una candidatura di Adriano Galliani sostenuta da alcuni club di Serie A.

“Il mio auspicio ovviamente è di avere una candidatura unica in questo momento più che mai”, ha aggiunto Malagò, che ha spiegato di aver contattato i club prima che emergesse l’ipotesi di un’alternativa. “È curioso che la Lega Serie A abbia voglia di pensare che ci siano ipotesi alternative, ma questa è la vita e accetteremo la competizione con la consueta filosofia”.

Alla domanda se sia deluso, il commissario ha risposto: “Sono dispiaciuto, ma quello è un mondo che cambia. Ci sono alleanze che hanno grande facilità nel cambiare opinioni e rapporti”. Malagò ha poi sottolineato che un’eventuale divisione rischierebbe di riproporre una frattura nella Lega di Serie A. “Se non fosse una candidatura unitaria ci sarebbe comunque un dato di fatto, diciamo una frattura che per molti anni, forse addirittura decenni, ha caratterizzato una spaccatura della Lega di A e questo non mi sembra che abbia portato negli ultimi vent’anni a qualcosa di particolarmente positivo”.

Malagò ha inoltre annunciato un incontro con il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi: “L’ho chiamato e ci vediamo mercoledì per fare il punto della situazione”.

Infine, un passaggio sulla Nazionale italiana: “Se già continuasse a fare quello che abbiamo visto nelle ultime tre partite sarebbe importante”. Il commissario ha evidenziato la presenza di diversi esordienti e giovani che possono crescere, sottolineando anche il valore dei calciatori valorizzati in chiave campionato e il contributo del bacino dell’Under 21 per rafforzare la prima squadra.

Alice nella città, "Everytime" è il miglior film dell’edizione 2026

Roma, 24 ott. (askanews) – “Everytime” di Sandra Wollner è il miglior film dell’edizione 2026 di “Alice nella città”, il festival di cinema dedicato alle nuove generazioni che si svolge parallelamente alla Festa del Cinema di Roma. Il premio è stato assegnato da una giuria di 35 ragazzi di età compresa tra i 16 e 19 anni perché “Sandra Wollner ha realizzato un film significativo sulla metabolizzazione della perdita e l’eterna possibilità di rinascita”. Una Menzione Speciale è andata a “We are Aliens” di Kohei Kadowaki per “il notevole utilizzo della tecnica del rotoscopio per conferire un senso di estraneità che pervade tutto il film ed è magistralmente racchiuso nel titolo”.

Il premio Raffaella Fioretta per il miglior film del Panorama Italia è andato a “Senza chiedere permesso” di Giacomo Mazzariol, le menzioni speciali a Elena Funari, migliore attrice per “È un mondo difficile” di Federico Mottica, e a Pierluca Di Pasquale per la miglior regia, per “Le ragazzine stanno perdendo il controllo”.

Il Premio del pubblico al miglior film del Panorama Italia è stato assegnato a “Figli perduti” di Lorenzo Maria Chierici. Il premio RB Casting per il miglior giovane interprete è andato a Francesco Castellaneta per il film “E’ un mondo difficile” di Federico Mottica, con una menzione speciale a tutto il cast. Il premio U.N.I.T.A. under 35 è stato assegnato a Matteo Oscar Giuggioli per “Figli perduti” di Lorenzo Maria Chierici e la menzione speciale a Nicole Bellisario per “Senza chiedere permesso”.

Festa Roma, in anteprima "Riverrun" di Parreno con Charlotte Gainsbourg

Roma, 24 ott. (askanews) – Alla Festa del Cinema di Roma viene presentato “Riverrun”, il primo lungometraggio di finzione dell’acclamato artista contemporaneo e regista Philippe Parreno, in anteprima mondiale nella sezione Freestyle.

Con un cast internazionale guidato da Charlotte Gainsbourg, insieme a Zoe Saldana, Vicky Krieps e Ángela Molina, “Riverrun” è un viaggio intenso e visionario che esplora la fragilità del corpo e dell’identità, la trasformazione e la ricerca di sé. Il film uscirà in Italia nella primavera del 2027, distribuito da Filmclub Distribuzione e Minerva Pictures.”Riverrun” è un ritratto che si trasforma in paesaggio. Lucy H. è sopraffatta da ciò che sta vivendo; la sua psichiatra, la dottoressa Cruz, la invia in una clinica isolata in Spagna per un periodo di osservazione. Un incontro fortuito con Tony sconvolge la percezione che Lucy ha di sé, conducendola in un viaggio che va oltre il percorso terapeutico, verso dimensioni dell’esistenza a lei sconosciute.

Scritto e diretto da Philippe Parreno, il film vanta la fotografia di Maceo Bishop e le musiche originali dei suoi collaboratori di lunga data, gli Invisible Mountain (Nicolas Becker e Lexx).

La Farnesina: rimpatriate le 5 italiane fermate in Cisgiordania

Roma, 24 ott. (askanews) – Il rimpatrio delle cinque cittadine italiane fermate in Cisgiordania è avvenuto questa mattina. Lo riferisce la Farnesina in una nota. “Funzionari dell’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv hanno potuto effettuare ieri sera una visita consolare presso l’aeroporto, in cui le connazionali sono apparse in buone condizioni fisiche. Durante la permanenza del funzionario consolare nella struttura aeroportuale, alle connazionali è stato consentito l’utilizzo dei telefoni cellulari e tutte hanno potuto parlare telefonicamente almeno una volta con il proprio legale”, ha riferito il ministero.

E’ iniziata "l’operazione antiterrorismo" di Israele in Cisgiordania

Roma, 24 ott. (askanews) – Le Forze di difesa israeliane (Idf) e lo Shin Bet hanno annunciato “l’avvio un’operazione antiterrorismo nell’area di Hebron”, nel sud della Cisgiordania, in risposta all’attacco lanciato ieri da due palestinesi armati contro un checkpoint, che ha causato la morte di due soldati israeliani. “Le forze hanno avviato perquisizioni mirate, precise e approfondite in tutta la zona, per individuare e smantellare infrastrutture terroristiche e armi, procedendo all’interrogatorio di persone sospette – si afferma in un comunicato – l’operazione è circoscritta all’area in cui hanno operato i terroristi e si prevede che andrà avanti per diversi giorni”. “Per tutta la durata dell’operazione, i residenti della zona interessata potranno allontanarsi attraverso tre punti di uscita designati, dopo essere stati sottoposti a interrogatorio e controlli di sicurezza. Gli individui che dovessero destare sospetti durante i controlli saranno affidati alle forze di sicurezza per ulteriori accertamenti”, hanno precisato Idf e Shin Bet. Nella nota si aggiunge che sono stati anche avviati “interventi per migliorare le condizioni di sicurezza nell’area, demolendo strutture abusive che potrebbero rappresentare una minaccia nel luogo in cui è avvenuto lo scontro”. Idf e Shin Bet hanno poi fatto sapere che sono in corso “operazioni antiterrorismo in decine di località in tutta la Giudea e Samaria (Cisgiordania, ndr)”.

“Hebron è sotto assedio. Le famiglie stanno perdendo le loro case”: è quanto ha scritto su X l’attivista palestinese Issa Amro, fondatore del movimento Friends of Hebron e del gruppo Youth Against Settlements. “Da ieri, almeno 250 famiglie sono state sfollate a Hebron, tra cui mia sorella Hayat e i suoi sette figli. Case e negozi vengono demoliti dall’esercito israeliano – ha raccontato Amro – circa 250.000 persone sono intrappolate in città, mentre 1.000 famiglie nell’area H2 (zona orientale della città sotto controllo militare israeliano, ndr) restano chiuse nelle proprie abitazioni”.

“Stiamo subendo una punizione collettiva per qualcosa che non abbiamo né commesso né sostenuto”, ha aggiunto l’attivista da sempre impegnato in campagne di resistenza non violenta, facendo riferimento all’attacco armato lanciato ieri da due palestinesi di Hebron contro un posto di controllo israeliano. “La nostra sofferenza viene usata a fini politici in vista delle elezioni in Israele, mentre a pagarne il prezzo sono famiglie innocenti”, ha concluso.

Chi sono i ragazzi ribelli, intervista all’esperta Donatella Della Porta

Roma, 24 ott. (askanews) – “Salut! Bismillah, c’est les ténèbres”. Questa frase (Ciao! In nome di Allah, sono arrivate le tenebre) è diventato uno degli slogan della protesta dei ragazzi francesi e allo stesso tempo è un’eccezionale prova di come gli adulti non riescano a capire i giovani che – pacificamente o meno – scendono in piazza in queste settimane. E’ infatti il modo in cui i manifestanti sbeffeggiano le autorità: questa frase sarebbe stata usata da un poliziotto transalpino che tentava di infiltrarsi in una delle chat in cui venivano coordinate le manifestazioni. L’agente ha cercato di imitare lo slang dei ragazzi, con un misto di arabo e francese, ma senza successo: è stato scoperto, non inserito nei gruppi e, anzi, irriso per il maldestro tentativo.

Chi sono dunque questi ragazzi? Askanews ne ha parlato con la sociologa Donatella Della Porta, direttrice del Centro studi sui movimenti sociali della Scuola Normale Superiore. “Quello che è successo in Italia rispetto a quanto accaduto in Francia direi che è ancora molto limitato. Quelli di Milano sembrano episodi che potrebbero ricordare gli scontri dopo le partite di calcio. In Francia c’è una diffusione molto ampia di forme di violenza, spesso anche in risposta a interventi molto brutali da parte della polizia: bisogna ricordare che è il Paese in cui più di frequente si verifica la perdita dell’uso della vista da parte dei manifestanti per le granate in dotazione alle forze dell’ordine. In Italia quello che è successo a Milano ha un aspetto quasi più simbolico. Del resto in Italia c’è una minore tradizione di questo tipo di manifestazione: in Francia i casseurs sono da sempre un problema per la polizia, e in tempi più recenti i gilet gialli”.

In Italia, negli studi come nella cronaca, non c’è una parola realmente corrispondente a “riots” (celebri quelli di Watts a Los Angeles del 1965 o quelli di Londra del 2011), termine che indica nelle scienze sociali una manifestazione particolare di proteste. “Il termine riots – ricorda Della Porta – è utilizzato in genere per forme di violenza che coinvolgono un numero più alto di persone rispetto a quelle di Milano con danni più rilevanti e la partecipazione di gruppi diversi generazionalmente. Il tratto comune è che nascono da una insoddisfazione profonda. Gli studi sui riots dimostrano che dietro ci sono grandi povertà, grandi sofferenze sociali e la mancanza di un riconoscimento: si tratta di soggetti isolati e allontanati dalla società”. In questo però ci sono delle similitudini con le proteste di questi giorni. “C’è un problema di mancato riconoscimento. Lo stesso termine ‘maranza’ fa parte di una lunga serie di nomi stigmatizzanti: riders, teppisti, ultras”. I governi, sia in Francia che in Italia, hanno dato una risposta sostanzialmente securitaria e questo significa “negare un riconoscimento: se un ragazzo delle periferie arriva nel centro di Milano e vede tanti beni di lusso, con una disuguaglianza sempre più evidente e visibile, è facile che esploda la rabbia. Ecco questa radicalizzazione nasce anche da forme di riconoscimento richieste e non offerte”.

Ma vista questa risposta securitaria, qual è il quadro che si potrebbe sviluppare? Un’ulteriore radicalizzazione? “Non è facile dirlo. Nei cicli di proteste intervengono tanti attori in un contesto molto relazionale. Spesso in questi momenti c’è una tendenza alla radicalizzazione nell’immediato ma poi anche l’avvio di un negoziato, di canali di ascolto nel medio periodo. Lo abbiamo visto in passato come conseguenza dei riots: inizialmente c’è stata una repressione violenta ma poi sono anche arrivati investimenti nei quartieri periferici e nella scuola, quello che faceva parte di un vecchio patto sociale. Un patto che da molto tempo è stato rotto ma ora questo fatto è sempre più visibile, con diseguaglianze sempre maggiori. Ma forse oggi si sta sviluppando una percezione nuova: anche alcuni attori che si erano convinti delle sorti progressive del mercato si sono accorti che bisogna fare qualcosa, penso per esempio ai sindacati che oggi vivono un nuovo protagonismo”.

Per spiegare le manifestazioni e le violenze si è parlato anche di guerra ibrida, in Francia come in Italia. Qui è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto ad avanzare l’ipotesi, con grande convinzione, ma è stato smentito dai colleghi Matteo Piantedosi e Matteo Salvini, e anche i servizi di sicurezza hanno negato l’esistenza di prove a conferma di questa teoria. Che, peraltro, è stata fatta propria anche dall’Unione europea, che ha avviato accertamenti alla ricerca di “interferenze online” e “campagne di disinformazione”. Ma dunque di cosa si è trattato, di guerra ibrida o di eventi spontanei? “Non penso – dice Della Porta – che per spiegare quel che è successo si debba guardare alla Russia o agli Usa, anche se si sa che questi e altri Paesi, penso a Israele, intervengono per deviare alcuni discorsi e diffondere fake news. Ma nessuno può controllare questo tipo di proteste. Piuttosto, questo sì, si possono sfruttare come fa il governo per intervenire sull’ordine pubblico o individuare un nemico nei migranti ma non mi pare ci siano evidenze di interferenza a distanza. Ho però l’impressione, ma su questo non ho dati, che con il conflitto all’interno della destra tra Fdi e vannacciani l’utilizzazione distorta dei media sia aumentata”.

La Fiat 500 che guida da sola nel traffico e segue il navigatore

Milano, 24 ott. (askanews) – Una Fiat 500 che cambia corsia, affronta gli incroci e segue il navigatore senza interventi sul volante. Abbiamo provato a Wave by Vento, a Torino, il sistema di guida automatizzata sviluppato da Wayve insieme a Stellantis. Una tecnologia basata su telecamere e intelligenza artificiale, il cui debutto commerciale è previsto nel 2028 in Nord America.

“Il pulsante di ingaggio è questo qua. Quando è ingaggiato diventa lo schermo verde, facendo tutto lui”. “Adesso c’è il veicolo davanti, mette la freccia, si sposta”.

“Questo è il sistema Wayve in collaborazione con Stellantis”. “Esatto. Stellantis si occupa più della parte tutta di ingegnerizzazione e integrazione, Wayve mette la parte del cervello, per farla proprio semplice”.

“Questi invece sono proprio dei modelli puramente AI. Si prendono direttamente le informazioni che arrivano dalle camere, le danno in pasto a questo cervellone gigante con milioni e milioni di parametri e poi quello restituisce fuori il comportamento”.

“Chiaramente per farlo un OEM singolo oggigiorno tradizionale, quindi come Stellantis, piuttosto come anche altri europei, si affidano poi a queste società che ormai è da anni che sviluppano questi sistemi e queste tecnologie e che quindi ti consentono di poter andare sul mercato in modo molto più rapido rispetto a se dovessi essere tu in casa a doverti fare tutto da zero”.

Söder lancia l’allarme: la crisi dei partiti popolari scuote la Germania

Un uragano sulla politica tedesca

«Siamo nel pieno di un uragano». Markus Söder non ha cercato attenuanti, ieri a Monaco, aprendo il congresso della CSU (il partito che in Baviera sostituisce la CDU). In effetti, le sconfitte della CDU nell’Est, l’avanzata dell’AfD e l’affermazione della Linke a Berlino delineano, a suo giudizio, una crisi che investe l’intero sistema politico.

«È in gioco l’esistenza dei partiti popolari», ha ammonito il ministro-presidente bavarese. Una formula che merita attenzione, perché nella storia tedesca Volkspartei non indica semplicemente una formazione capace di conquistare molti voti.

Il significato di Volkspartei

La CDU è nata come partito interconfessionale e interclassista, capace di riunire cattolici e protestanti, lavoratori e imprenditori, sensibilità conservatrici, liberali e cristiano-sociali. Una sintesi costruita attorno all’economia sociale di mercato e alla responsabilità democratica.

È un’esperienza che presenta significative analogie, su un asse “ideologico” tuttavia diverso, con il solidarismo e l’interclassismo della Democrazia cristiana italiana. Il partito popolare è sostanzialmente una forza a ”vocazione  maggioritaria” – per dirla in…italiano –  tesa a comporre interessi differenti in una prospettiva politica di tipo nazional-popolare.

L’AfD può dunque raccogliere un vasto consenso popolare senza incarnare – anzi negando – questa funzione storica. Analogamente, il successo della Linke nella capitale non basta a farne una Volkspartei nel significato più vero.

La sfida a Merz

Söder ha riconosciuto il calo, talvolta drammatico, dei consensi del blocco cristiano democratico. Ha per questo escluso qualsiasi apertura all’AfD, accusandola di voler sostituire e distruggere politicamente CDU e CSU.

Al governo federale ha rivolto un messaggio altrettanto netto: basta controversie, occorrono risultati. Un nuovo fallimento della coalizione tra cristiano democratici e socialdemocratici alimenterebbe ulteriormente la sfiducia verso le forze di governo.

Anche contro la Linke, formazione politica di origine post comunista, Söder ha ribadito la linea di aperto contrasto, proponendo persino restrizioni ai trasferimenti finanziari verso i Länder eventualmente governati dalle forze radicali.

Una crisi di rappresentanza

La denuncia del leader bavarese va letta anche oltre le sue immediate proposte politiche. Il problema non è soltanto recuperare gli elettori perduti, ma ricostruire soprattutto quella capacità di mediazione sociale che ha caratterizzato i grandi partiti tedeschi del dopoguerra.

La crisi della CDU evoca pertanto una domanda sul futuro stesso del “partito popolare” (volkspartei). Può ancora tenere insieme ceti, generazioni e culture differenti, oppure la polarizzazione è destinata a dissolverne la funzione?

È questo l’interrogativo che, sulle ali dell’allarme lanciato a Monaco, investe oggi la tradizione cristiano democratica della Germania.

La scuola torni a educare, non soltanto a programmare

Dalla programmazione alla progettazione educativa

Di fronte all’attuale emergenza contestatrice a livello sociale e generazionale, una riflessione sull’educazione si rende necessaria con particolare riguardo alle cosiddette agenzie formative (ma meglio sarebbe dire comunità educanti) come la famiglia, la Chiesa, la scuola e l’extrascuola.

Questa esigenza, però, non va intesa in termini organizzativi o operativi, ma propriamente umanistici. Il che significa – con riferimento alla scuola, che qui interessa in quanto deputata all’istruzione e all’educazione – guardare non solo e non tanto alle questioni gestionali e burocratiche legate alla cosiddetta “programmazione” scolastica, che negli ultimi tempi ha assorbito tante energie di docenti e dirigenti.

Significa invece, a mio parere, volgere lo sguardo alla “progettazione” educativa, per la quale non servono manuali di didattica o di organizzazione aziendale (anche nella scuola si vuole scimmiottare l’azienda), ma servono opere di pedagogisti ed educatori, filosofi e intellettuali che aiutino ad avvicinare la questione educativa nel riconoscimento del primato della persona e con l’attenzione alla realtà contemporanea.

A tal fine si rende necessario riprendere a misurarsi con i “classici”: non solo di ieri ma anche di oggi, per dare respiro all’azione di docenza e formazione, che sono sempre più asfittiche.

Si badi: nei classici non dobbiamo cercare le risposte ai problemi del nostro tempo, bensì quell’impulso, quello stimolo che permette agli insegnanti di avere coscienza dei problemi e di cercarne le soluzioni adeguate, sempre provvisorie perché da adeguare continuamente.

Voglio dire che autori e classici pedagogici hanno la funzione di indurre gli insegnanti ad aprire finestre e porte, con la consapevolezza che poi a guardare fuori e ad andare fuori tocca ai singoli insegnanti.

Montessori e Morin: ritrovare il respiro dell’educazione

Quindi incontrarsi di nuovo o per la prima volta con autori come (un nome per tutti) Maria Montessori significa mettersi in condizione di respirare a pieni polmoni l’aria dell’educazione ad alta quota: penso in particolare ai temi dell’educazione alla pace e dell’educazione cosmica, trattati dalla grande educatrice marchigiana.

Di questo hanno bisogno gli insegnanti, se vogliono fuoriuscire da un ambiente scolastico nel quale manca il respiro. È una qualità dei classici la capacità di risvegliare in chi li legge il desiderio e il piacere di insegnare, di educare.

Al riguardo vorrei ricordare che un intellettuale del nostro tempo ha intitolato una delle sue ultime opere Svegliamoci! (Mimesis, 2022): è stata scritta quando Edgar Morin aveva superato la soglia dei 100 anni, ma solo anagraficamente, perché culturalmente era sempre giovane con la sua esigenza di aprirsi alle res novae e di leggerle con il nuovo paradigma della complessità.

Morin andrebbe letto non solo per questo stimolante libretto, ma anche per le opere che ha dedicato al rinnovamento dell’educazione e dell’insegnamento (non sono una riserva di caccia per pedagogisti accademici o professionali) e lo ha fatto superando gli schemi tradizionali per aprire nuovi orizzonti del pensiero.

Così nei volumi pubblicati da Raffaello Cortina: La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero (1999), I sette saperi necessari all’educazione del futuro (2001) e Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione (2015).

Don Milani, Dewey e Maritain: educazione e democrazia

Su un altro versante sarebbe opportuno incontrare di nuovo (o per la prima volta) un autore come don Lorenzo Milani: anche lui non era formalmente un pedagogista, ma aveva l’animo dell’educatore e quindi ha la capacità di risvegliare l’esigenza educativa.

Lettera a una professoressa della Scuola di Barbiana (pubblicata da LEF nel 1967 e riproposta da Mondadori nel 2023) sarà pur datata, ma riesce ancora a suscitare reazioni salutari, specialmente in tema (attualissimo!) di disuguaglianze sociali.

Ho volutamente fatto riferimento a due figure “extra-vaganti” rispetto alla pedagogia, ma se vogliamo rivolgerci a noti pensatori, i nomi di John Dewey e Jacques Maritain sono quelli di due classici di diverso orientamento (laico uno e cattolico l’altro), ma ugualmente in grado di richiamare l’attenzione su problemi fondamentali.

Come il rapporto tra scuola e società e tra educazione e democrazia: sono i titoli di due opere del pedagogista statunitense (La Nuova Italia). O il rapporto tra educazione e umanesimo e tra scuola e formazione: sono questioni tipiche del tomista francese trattate in Per una filosofia dell’educazione (La Scuola; in nuova edizione uscirà dalla Morcelliana).

Insegnanti intellettuali, non tecnici o burocrati

Ho voluto fare esplicito riferimento ad alcune opere, per invitare alla loro lettura: il che (lo riconosco) è in controtendenza, eppure (ne sono convinto) è indispensabile per modificare l’odierna situazione.

D’altra parte, ricordiamo che gli insegnanti non sono dei tecnici o dei burocrati, ma degli intellettuali e degli educatori, il cui compito quindi è – oggi più di sempre – muovere le acque stagnanti, suscitare interesse per la cultura, innamorare al sapere.

Ce lo ha ricordato, tra gli altri, un autore come Massimo Recalcati con volumi pubblicati da Einaudi: L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento (2014) e La luce e l’onda. Cosa significa insegnare? (2025).

Un autore che non solo gli insegnanti dovrebbero leggere, ma pure i genitori, in quanto il noto psicoanalista ha scritto alcuni libri che aggiornano sul loro compito.

Ricordiamo quelli pubblicati da Feltrinelli: Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre (2013), Le mani della madre. Desiderio, fantasmi ed eredità del materno (2015), Il segreto del figlio. Da Edipo al figlio ritrovato (2017).

In queste opere troviamo ciò di cui abbiamo bisogno oggi: una saggistica “segnaletica”, che cioè fornisce indicazioni e invoglia a camminare, lasciando poi che la strada sia percorsa da ciascuno in modo autonomo.

La scuola come luogo di libertà e di risveglio democratico

Allora ripartire da questi e altri autori vuole essere un esercizio di libertà che aiuta gli insegnanti a crescere e a far crescere, sul piano della criticità e creatività.

Sono queste (non dimentichiamolo) le doti principali dell’educatore che voglia fare dell’educazione (come diceva Maritain) un risveglio umano e un risvegliamento democratico.

Ciò comporta vivere con gli studenti relazioni educative all’insegna della pariteticità sul piano della dignità (come rispetto dell’essere persona di ciascuno) e dell’asimmetria sul piano della funzione (come rispetto della diversità di età e di compiti).

Il che è condizione per un fecondo rapporto interpersonale e dialogico, senza cui la scuola diventa una tana o un’azienda, in ogni caso tradisce la sua identità e compromette la sua missione.

Gli studenti ce lo ricordano in questi giorni con «un segnale di allarme più opportuno che intempestivo», diceva Maritain del movimento del 1968 e possiamo ripetere per quello del 2026.

Ordine pubblico, purtroppo mancano la Dc e il Pci

La violenza di piazza è sotto gli occhi di tutti. Chi la minimizza o chi, peggio ancora, finge che il tutto si possa giustificare o comprendere con un crescente “disagio sociale” avalla, di fatto, il ritorno di questo imbarbarimento nelle nostre comunità e nelle nostre città.

Un patto politico contro la violenza

Ora, a fronte di questa situazione concreta e oggettiva, se avessimo una politica adulta, matura ma soprattutto responsabile, si imporrebbe quasi per legge un “patto” tra la maggioranza e l’opposizione. Un patto politico che avrebbe come unico, se non esclusivo, obiettivo quello di cercare di arginare e, se possibile, battere insieme il ritorno e il consolidamento della violenza.

Una violenza che può avere effetti devastanti per la nostra società e per la stessa conservazione della nostra democrazia.

Ma per poter centrare questo obiettivo è indispensabile avere partiti e soggetti politici responsabili, animati dalla volontà di difendere la democrazia, di non soffiare sugli istinti violenti e, in ultimo, ma non per ordine di importanza, di non lavorare per l’antico ma sempre attuale slogan del “tanto peggio tanto meglio”.

La lezione degli anni Settanta

Del resto, è appena sufficiente rileggere la storia politica del nostro Paese per rendersi conto che nei momenti di maggiore difficoltà, di norma, emerge da un lato lo spessore della classe dirigente politica e, dall’altro, il senso delle istituzioni che posseggono gli stessi partiti.

Quando si dicono queste cose, il pensiero corre immediatamente agli anni Settanta e alla lotta dura e senza esclusione di colpi contro il terrorismo rosso e nero.

Ma un’iniziativa del genere richiede anche e soprattutto un forte senso delle istituzioni. Certo, se il confronto politico tra i partiti ha come principale, se non esclusivo, obiettivo quello di distruggere e annientare il nemico politico, è difficile, molto difficile, poi trovare seri punti di convergenza sul come affrontare le principali emergenze sul tappeto.

Dc e Pci, il senso dello Stato

Eppure, nel passato questo obiettivo è stato possibile centrarlo concretamente e credibilmente. E lo hanno centrato, nello specifico, le classi dirigenti dei principali partiti di governo e di opposizione.

Si pensa subito, in particolare, alle classi dirigenti della Dc e del Pci.

Insomma, e per farla breve, sarebbe indispensabile avere partiti popolari, di massa, democratici e con un alto senso dello Stato. Cioè partiti che, di fronte al rischio di mettere in discussione le fondamenta democratiche e costituzionali del nostro Stato, agiscono di comune accordo.

Il rischio della speculazione politica

Certo, e per tornare all’oggi, se il comportamento concreto resta quello di speculare sulle difficoltà – in questo caso si parla di una dura e spietata violenza di piazza – e di pensare di trarne vantaggi politici ed elettorali, il rischio è quello di mettere definitivamente in crisi i valori e i principi su cui regge la nostra democrazia e il nostro assetto istituzionale.

La responsabilità che manca

Ecco perché, infine, si tratta di sciogliere un nodo. Ovvero, o prevale la responsabilità politica dei principali attori politici oppure, di conseguenza, prepariamoci a una stagionPubblichiamo la parte finale della presentazione di Renato Balduzzi al Convegno nazionale dell’Associazione italiana dei costituzionalisti su «Attuazione e revisione della Costituzione» (Teramo, 23-24 ottobre 2026). Al centro, l’equilibrio tra i poteri e il ruolo dell’opinione pubblica.e ricca di avventure, di insidie e di sistematica e potenziale violenza distruttiva. Molto, anche se non tutto, dipende dalla politica.

Ieri c’erano la Dc e il Pci. Oggi chi abbiamo?

Costituzione e crisi della rappresentanza: nessun potere ha l’ultima parola

La crisi della rappresentanza e l’indebolimento dei corpi intermedi

La crisi della rappresentanza (verificabile in tutti i settori e che non poteva risparmiare l’esperienza politica e le sue forme parlamentari e partitiche), la compresenza di spinte verso forme di democrazia apparentemente più immediata e di tentazioni di delega totale al capo o alla capa del momento, unitamente al generalizzato indebolimento dei cosiddetti corpi intermedi e alla destrutturazione di legami familiari e di gruppo, concorrono a creare un paesaggio sociale sempre più frammentato, in cui le ragioni e i meriti dello Stato di democrazia costituzionale e dei suoi istituti fondanti sono assoggettati a un logoramento progressivo e a una caduta di fiducia che le fiammate di interesse verso questo o quel tema di attualità, invece di compensare, rendono ancora più acuti.

 

Il potere politico in affanno

Quanto al potere politico, esso è in affanno. Da un lato, cerca di riproporsi come il punto di riferimento obbligato della sovranità popolare, ma è indebolito dalla crisi della rappresentanza e dalla circostanza che, essendo venute storicamente a intrecciarsi sovranità popolare e sovranità statale, le difficoltà di quest’ultima, in un contesto sempre più globalizzato e che rende insufficienti le risposte al solo livello statale, si ripercuotono sulla prima, che invece dovrebbe “servire”.

Dall’altro, reagisce alle vere, o supposte tali, invasioni di campo da parte della giurisdizione riproponendo o il sempre più consumato spettro del cosiddetto governo dei giudici oppure, più spesso, la domanda su quale sia l’istituzione cui spetti, in caso di contrasto non componibile sull’interpretazione e sull’attuazione della Costituzione, l’ultima parola, oppure ancora quella su chi sia, oggi, il sovrano.

 

Il ruolo delle Corti costituzionali

In questo contesto, non stupisce che la magistratura nel suo insieme possa reputarsi investita di compiti ulteriori rispetto a quello tradizionalmente affidatole e che le Corti costituzionali, in particolare, si pongano come bastioni dello Stato democratico-costituzionale, finendo per occupare una posizione intermedia tra palazzo e società, diventando un canale di trasmissione delle buone (dal punto di vista della lettura costituzionale che le Corti danno) decisioni dei palazzi del potere alla base sociale e, per converso, cercando di filtrare le istanze sociali e di ritrasmetterle nel circuito istituzionale, depoliticizzando i conflitti e neutralizzandoli.

Il tutto avendo quale punto di riferimento la Costituzione, nei confronti della quale e delle cui interpretazioni, al fine di non cortocircuitare la corretta trasmissione del legame sociale e politico, le Corti sono tenute a professare una deferenza non formale e superficiale, incluso il rispetto per le regole che presiedono all’attività stessa di judicial review.

In questo quadro, la configurazione della Corte come supremo garante giurisdizionale della Costituzione va inquadrata all’interno di un equilibrio di poteri, di cui il giudice costituzionale è parte e che si impone alla Corte stessa, le cui competenze sono delimitate e definite dalla Costituzione e dalla legge.

 

A chi spetta l’ultima parola?

Anche da questa angolatura, si ripropone periodicamente, soprattutto sulle questioni eticamente sensibili e, più in generale, su quelle che implicano un bilanciamento tra principi e valori concorrenti, quella domanda su quale sia l’istituzione cui spetti l’ultima parola.

Una tale domanda appare quanto meno mal posta se riferita a uno Stato democratico-costituzionale, in quanto in esso non c’è un titolare del dernier mot, perché è dall’interazione tra i poteri costituzionali che si traggono le risposte istituzionali.

Ne consegue una necessaria circolarità: non è il giudice (neanche quello costituzionale) che ha l’ultima parola nel bilanciamento, e non è il legislatore, neppure quello costituzionale, e meno che mai l’esecutivo del momento, ma l’assetto delle questioni controverse è dato da un continuo gioco di azione e reazione.

In altre parole, una società civile e una società politica così frammentate e molecolari quali quelle che constatiamo oggi non richiedono (e forse neppure tollerano) un organo istituzionale di chiusura dato una volta per tutte, ma si sostengono attraverso l’equilibrio e il bilanciamento tra pesi e contrappesi, secondo un’immagine che risale al XVIII secolo, ma che non per questo appare superata.

Dalla sovranità alla leale collaborazione

Quanto quell’interazione si possa spiegare in termini di circolarità, mi sembra una questione non priva di qualche utilità.

Piuttosto che all’antico e pesante armamentario costituito dalla nozione di sovranità, l’organizzazione della società reticolare sembra più a suo agio attraverso l’impiego di nozioni quali autonomia, competenza, leale collaborazione, coordinamento.

 

Un’opinione pubblica consapevole a difesa della Costituzione

Il bilanciamento più efficace, la condizione di base che si impone su tutte le altre, sta tuttavia in un’opinione pubblica consapevole e attenta, capace di individuare con sicurezza le cause delle disfunzioni della vita costituzionale (evitando di imputare alla Costituzione ciò che è imputabile ai comportamenti politici) e di distinguere tra gli episodi, anche eclatanti, di scadimento della funzione e il significato complessivo dell’esercizio della medesima.

E dunque serve una dottrina che aiuti discorsivamente il formarsi di quell’opinione pubblica, ed è questo probabilmente il senso ultimo del nostro convenire.

Francesco Fabbri, la buona politica che lascia il segno

A cinquant’anni dalla nomina a ministro della Marina Mercantile, Francesco Fabbri torna al centro della memoria civile e politica della Marca Trevigiana. A raccontarne la vicenda è il volume Tributo a Francesco Fabbri, curato da Marco Zabotti e pubblicato da La Piave Editore: 143 pagine di testimonianze, documenti e fotografie dedicate a uno dei protagonisti del cattolicesimo democratico veneto.

Nato a Solighetto nel 1921 e scomparso prematuramente nel gennaio 1977, Fabbri fu sindaco di Pieve di Soligo, vicepresidente della Provincia di Treviso, parlamentare, sottosegretario e infine ministro nel terzo governo Andreotti.

La politica come servizio

Il tratto distintivo della sua esperienza fu la capacità di trasformare l’ispirazione cristiana in risultati concreti. Dalla metanizzazione del territorio, promossa attraverso il Consorzio BIM Piave, allo sviluppo della cooperazione agricola, Fabbri contribuì alla modernizzazione economica e sociale della sua terra.

È questo il profilo emerso durante la presentazione del volume a Pieve di Soligo, con gli interventi del sindaco Stefano Soldan, del sindaco di Valdobbiadene Luciano Fregonese e del presidente della Cantina Colli del Soligo, Gianpietro Tittonel, moderati dal giornalista Tiziano Graziottin.

Particolarmente significativo il richiamo alla cooperazione: Fabbri guidò per tredici anni la Cantina Colli del Soligo, contribuendo a consolidare un modello di sviluppo fondato sulla partecipazione e sulla solidarietà.

Una memoria rivolta al futuro

«Seppe guardare all’oggi e al domani con sguardo lungimirante», ha ricordato Zabotti, sottolineando come libertà e solidarietà convivessero nella sua azione pubblica.

Il libro raccoglie ricordi personali e testimonianze, recuperando anche gli interventi delle celebrazioni del centenario della nascita, nel 2021, e dell’intitolazione del PalaFabbri, nel 2023.

Non soltanto un omaggio commemorativo, dunque, ma il tentativo di restituire attualità a un modello di classe dirigente capace di tenere insieme radicamento territoriale, competenza amministrativa e visione politica.

Il tour nella Marca

Dopo Pieve di Soligo, il volume sarà presentato venerdì 13 novembre, alle ore 20, nella sala consiliare di Refrontolo. Seguiranno incontri alle Università degli Adulti di Mareno di Piave (17 novembre), Follina (26 novembre) e Carbonera (15 dicembre).

Un itinerario della memoria che propone, soprattutto alle nuove generazioni, una domanda quanto mai attuale: che cosa significa oggi fare politica per il bene comune?

I Fast Animals and Slow Kids annunciano il singolo "Inverno Nucleare"

Milano, 24 ott. (askanews) – I Fast Animals and Slow Kids sono tornati e lo hanno fatto dal palco dell’Arci Bellezza di Milano per annunciare l’uscita del nuovo singolo “Inverno Nucleare” (in radio e in digitale dal 30 ottobre) e il ritorno live nel 2027 con Inverno Nucleare Tour 2027 (7 appuntamenti nei principali club italiani ad aprile del prossimo anno).

Quella di ieri è stata una serata carica di attesa per la band perugina che mancava dai palchi da un anno (un tempo per loro lunghissimo come ha dimostrato l’emozione e la carica che la band ha regalato al pubblico) e per il pubblico che non vedeva l’ora di tornare a cantare con Aimone Romizi (voce, chitarra), Alessio Mingoli (batteria, seconda voce), Jacopo Gigliotti (basso) e Alessandro Guercini (chitarre) alcune delle canzoni che hanno segnato la carriera della band e la loro vita (“Vita sperduta”, “Come un animale”, “Festa”, “Cosa ci direbbe”, “Non potrei mai” e “Animali notturni”).

La scusa, due per la precisione, per raccogliere a Milano i fan della band erano semplici. Da una parte un nuovo atteso singolo (a distanza di due anni dall’ultimo album “Hotel Esistenza”) dal titolo “Inverno nucleare” che uscirà in tutti gli store digitali e sarà disponibile per la programmazione radiofonica da venerdì 30 ottobre e che segna la partenza della collaborazione tra Woodworm, etichetta e management che segue i FASK dal 2013, e Epic/Sony Music Italy, la major discografica con cui hanno firmato.

Dall’altra l’annuncio del ritorno sul palco, luogo d’elezione della band che da sempre trova nel rapporto con il pubblico e nella musica suonata dal vivo il luogo dove esprimere al massimo l’essenza del loro essere e della loro musica.

L’Inverno Nucleare Tour 2027 prenderà il via il 16 aprile 2027 da Bologna per poi fare tappa a Padova, Milano, Venaria Reale (TO), Napoli, Roma e Firenze portando nei principali club italiani la storia musicale dei Fask, 7 Album pubblicati in 16 di carriera.

I biglietti saranno disponibili da domani, venerdì 23 ottobre, alle ore 14:00 su TicketOne e da mercoledì 28 ottobre alle ore 11:00 nei punti vendita abituali.

Queste le date del tour prodotto e organizzato da VIVO CONCERTI Venerdì 16 aprile 2027 | Bologna, Estragon Club Sabato 17 aprile 2027 | Padova, Gran Teatro Geox Martedì 20 aprile 2027 | Milano, Alcatraz Sabato 24 aprile 2027 | Venaria Reale (TO), Teatro Concordia Martedì 27 aprile 2027 | Napoli, Casa Della Musica Mercoledì 28 aprile 2027 | Roma, Atlantico Venerdì 30 aprile 2027 | Firenze, Teatro Cartiere Carrara