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sabato, 14 Febbraio, 2026
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Milano-Cortina, il medagliere dei Giochi invernali

Roma, 13 feb. (askanews) – Questo il medagliere delle Olimpiadi di Milano-Cortina.

1 Norvegia oro 8 argento 3 bronzo 7 totale 18 2 Italia oro 6 argento 3 bronzo 9 totale 18 3 Stati Uniti oro 4 argento 7 bronzo 3 totale 14 4 Francia oro 4 argento 5 bronzo 1 totale 10 5 Germania oro 4 argento 4 bronzo 3 totale 11 6 Svezia oro 4 argento 3 bronzo 1 totale 8 7 Svizzera oro 4 argento 1 bronzo 2 totale 7 8 Austria oro 3 argento 6 bronzo 3 totale 12 9 Giappone oro 3 argento 3 bronzo 8 totale 14 10 Paesi Bassi oro 3 argento 3 bronzo 1 totale 7

Calcio, risultati di serie A, il Milan a -5 dall’Inter

Roma, 13 feb. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Pisa-Milan 1-2

Venticinquesima giornata (13-16 febbraio): Pisa-Milan 1-2, sabato 14 febbraio ore 15 Como-Fiorentina, ore 18 Lazio-Atalanta, ore 20.45 Inter-Juventus, domenica 15 febbraio ore 12.30 Udinese-Sassuolo, ore 15 Cremonese-Genoa, Parma-Verona,ore 18 Torino-Bologna, ore 20.45 Napoli-Roma, lunedì 16 febbraio ore 20.45 Cagliari-Lecce.

Classifica: Inter 58, Milan 53, Napoli 49, Juventus, Roma 46, Como 41, Atalanta 39, Lazio 33, Udinese 32, Bologna 30, Sassuolo 29, Cagliari 28, Torino 27, Parma 26, Cremonese e Genoa 23, Lecce 21, Fiorentina 18, Pisa e Verona 15.

26^ GIORNATA venerdì 20 febbraio ore 20.45 Sassuolo-Verona, sabato 21 febbraio ore 15 Juventus-Como, ore 18 Lecce-Inter, ore 20.45 Cagliari-Lazio, domenica 22 febbraio ore 12.30 Genoa-Torino, ore 15 Atalanta-Napoli, ore 18 Milan-Parma, domenica 22 febbraio ore 20.45 Roma-Cremonese, lunedì 23 febbraio ore 18.30 Fiorentina-Pisa, Bologna-Udinese

Salvini ‘riposiziona’ la Lega: territorio e Autonomia, non inseguo Vannacci

Milano, 13 feb. (askanews) – Difesa del territorio, identità europea, e soprattutto autonomia. A fianco dell'”impegno quotidiano della Lega sul tema sicurezza e contrasto alla criminalità e immigrazione clandestina” che “c’è da anni e ci sarà per anni. Non inseguiamo nessuno”. Uscito di scena Roberto Vannacci, Matteo Salvini prova a caratterizzare l’azione su altre parole d’ordine. Ecco allora che al Consiglio Federale il segretario ha insistito a lungo sui risultati ottenuti dal Carroccio dando indicazioni precise ai suoi: cavalcare le Olimpiadi di Milano-Cortina, e insistere sull’autonomia. A “marcare” i Giochi ci pensera lo stesso segretario, con una presenza che continuerà ad essere assidua, mentre per l’Autonomia il compito sarà affidato a tutti: Roberto Calderoli ha spiegato al Federale lo stato di avanzamento, e poi Riccardo Molinari è stato inviato davanti alle telecamere a dettare la nuova linea.

Il cui obiettivo è quello di “superare” la fase Vannacci, evitando di dare spazio all’ex generale ma anche di inseguirlo sui temi. Una scelta che appare chiara già in vista della manfiestazione dei Patrioti del 18 aprile a Milano: “È sempre stata un’iniziativa del gruppo dei patrioti per la difesa dell’Europa, per l’orgoglio europeo e per l’identità”, Non sulla remigrazione: “Noi non ne abbiamo mai parlato”, dice Molinari, ‘dimenticando’ il modo con cui a Pontida è stata scandita la parola d’ordine della estrema destra europea. Ma appunto, adesso si vorrà dare spazio anche alla ‘vecchia’ Lega: “Non abbiamo mai smesso di lavorare sui temi identitari, su cui stiamo ottenendo grandi risultati grazie anche alla spinta del segretario Salvini”, dice sempre Molinari al termine del Federale. Risultati “che venivano oscurati da certe dichiarazioni di altri”. Appunto, Vannacci. E l’esempio è appunto l’Autonomia: “Questa settimana probabilmente mercoledì in consiglio dei Ministri verranno approvate le preintese delle quattro regioni Liguria, Piemonte e Lombardia e Veneto che hanno avviato il percorso per l’autonomia e questo è un ulteriore passaggio fondamentale perché dopo questo passaggio ci sarà l’approvazione in conferenza delle regioni e poi i primi atti parlamentari di indirizzo, quindi stiamo andando a passo veloce verso la realizzazione dell’autonomia che è da sempre il pilastro della nostra azione politica”.

Insomma, l’addio di Vanancci sembra per ora aver ricompattato il gruppo dirigente leghista. Operazione che si chiuderà probabilmente con la scelta del quarto vice segretario, in sostituzione proprio dell’ex generale. “Oggi non se ne è parlato”, ha riferito Molinari. E lo stesso Salvini aveva detto che “c’è tempo”. Se ne parlerà dopo le Olimpiadi, è l’indicazione. Sarà Luca Zaia? “È un grandissimo, ma ogni cosa a suo tempo”, risponde Salvini.

VDOMilano-Cortina, Moioli: dopo caduta in allenamento bronzo sudato

Livigno (So), 13 feb. (askanews) – “È una medaglia che sogno da tanti anni, qui in Italia, qui a casa, poi a Livigno, comunque sono stati tanti anni che aspettavamo queste Olimpiadi. C’era tanta attesa, tanta pressione, sapevo che potevo far bene, non ho mai trovato un ritmo eccezionale su questa pista, però dentro di me sapevo che il giorno sarebbe arrivato. Nonostante la caduta ieri pomeriggio ho fatto click e ho detto ‘ok ci sono e adesso devo soltanto portare tutta me stessa al cancelletto’. L’ho sudata e ve l’ho fatta sudare anche a voi, però però sono veramente veramente tanto contenta”. Lo ha detto Michela Moioli, bronzo nello snowboard cross ai Giochi olimpici di Milano Cortina, durante una visita a Casa Italia a Livigno.

“Due giorni fa ero in ospedale a quest’ora o ero stata da poco dimessa quindi è stato un percorso come sempre dal fondo in risalita però sicuramente ho avuto a fianco una squadra eccezionale che non ha mai smesso di crederci anche quando io non ci credevo: la mia famiglia e i miei amici che sono stati tutti qua venerdì 13, ha portato bene, e sono sono tanto contenta di condividere questo momento con tutti quelli che sono riusciti a venire qua, anche quelli che mi hanno tifato da casa e ci ho creduto fino all’ultimo. Non pensavo alla medaglia, ma pensavo solo a portare tutta me stessa al meglio che potevo e sono veramente contenta di questo” ha aggiunto.

“Adesso godiamoci un attimo questo, poi ci pensiamo a domenica. I nostri skimen fanno veramente un lavoro pazzesco e oggi volavamo. Un grandissimo grazie va a loro perché non salgono sul podio, non si vedono in televisione, ma dietro le quinte fanno un lavoro eccezionale, così come gli allenatori, la federazione e l’Esercito che ci sostengono veramente in una maniera incredibile. Sono dietro le quinte, al cancelletto andiamo noi, però portiamo un pezzo di tutti loro con noi” ha concluso riferendosi alla prossima sfida olimpica che affronterà il 15 febbraio.

Scioperi, Lega a Landini: Cgil ha memoria corta come su contratti da 5 euro

Roma, 13 feb. (askanews) – “Maurizio Landini, riferendosi al Ministro Matteo Salvini, sostiene che “non c’è sciopero che non voglia precettare”. Il leader della Cgil conferma di avere la memoria corta, come quando siglava accordi per 5 euro all’ora nel settore della vigilanza per poi invocare il salario minimo: Salvini non ha voluto precettare, per esempio, in occasione dello sciopero della Cgil sulla Flottilla a ottobre. L’obiettivo era offrire una prova di dialogo per non infiammare gli animi. Purtroppo, in quella occasione come per queste straordinarie Olimpiadi Milano-Cortina 2026, la Cgil soffia sul fuoco e tifa contro l’Italia. Per fortuna, al governo c’è la Lega che ha voluto i Giochi grazie al lavoro di ministri e governatori, e all’opposizione c’è la Cgil che firma contratti da 5 euro e non sa gestire nemmeno i suoi bilanci siciliani che lamentano buchi milionari”. Così una nota della Lega.

Italia-Africa, Meloni: sospensione debito per nazioni colpite calamità climatiche

Addis Abeba, 13 feb. (askanews) – “Anche oggi ci siamo concentrati su una questione che è centrale per l’Africa che è quella del debito. Abbiamo lanciato un’ampia iniziativa, come sapete, di conversione del debito per progetti congiunti di sviluppo. A questo aggiungiamo oggi l’inserimento di clausole di sospensione del debito per quelle nazioni che sono colpite da eventi climatici estremi”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante le dichiarazioni al termine del vertice Italia-Africa di Addis Abeba.

Formula1, Antonelli il più veloce in Bahrain

Roma, 13 feb. (askanews) – La prima parte dei test in Bahrain si chiude nel segno della Mercedes. Dopo la prima posizione agguantata da George Russell al mattino, è Kimi Antonelli a registrare la migliore prestazione, un 1:33.669 che rappresenta il tempo in assoluto più veloce dei primi tre giorni di prove. Per il bolognese, finalmente, anche un chilometraggio significativo dopo i problemi tecnici dei giorni scorsi: 61 i giri incamerati nel pomeriggio, più del day-1 e del day-2 messi insieme. Terza posizione per Lewis Hamilton, che ottiene il suo miglior tempo al mattino, mentre al pomeriggio simula un GP (programma eseguito peraltro in maniera simile da Charles Leclerc ieri): il britannico resta a piedi a dieci minuti dal termine, ma non c’è nessun problema tecnico rilevante sulla struttura della SF-26. Come ammesso da Frederic Vasseur si tratta di una criticità legata alla benzina, forse al sistema di pescaggio. Tanti, anche oggi, i dati raccolti dalla Scuderia, con Sir Lewis che completa 54 giri di simulazione gara (tre in meno del GP effettivo) e mette a referto ben 150 tornate.

M5S, Conte verso le nomine. Maretta al Senato sul nuovo capogruppo

Roma, 13 feb. (askanews) – Non è sempre calma piatta nel Movimento 5 stelle. Ogni tanto i mareografi registrano qualche onda più alta delle altre. Accade in queste settimane, anche se l’era di Giuseppe Conte, consolidata dal “percorso costituente” conclusosi nel 2024 e dalla sua rielezione plebiscitaria dell’ottobre scorso (riconfermato presidente con l’89,3% di sì, nessun candidato alternativo aveva i requisiti statutari) non assomiglia per niente alla burrascosa stagione delle origini. Sono lontani i tempi delle espulsioni a mezzo blog di Beppe Grillo ma anche quelli delle scissioni generate dalle vicende del governo Draghi. L’ultima mareggiata interna, secondo alcune voci abbastanza forte, è stata avvertita nel procedimento per la scelta del futuro capogruppo parlamentare del Senato.

Con il secondo mandato del leader va rinnovato a norma di statuto il vertice, e secondo le voci interne l’ex presidente del Consiglio si appresterebbe a varare le nomine dei cinque vicepresidenti, che andranno poi ratificate dal voto on line degli iscritti. “Ma se mi avessero chiesto due mesi fa se le nomine stavano per arrivare avrei risposto sì, e lo stesso avrei detto un mese fa”, ironizza un veterano che conosce molto bene i meccanismi del Movimento. Nulla è mai del tutto prevedibile nelle vicende del M5S ma al momento nei corridoi delle due Camere più di un parlamentare stellato, rigorosamente anonimo, dà per “blindata” la riconferma della vicaria Paola Taverna, che ha gestito alcuni degli accordi più delicati per le alleanze locali e regionali ma ha anche la supervisione sui gruppi territoriali; sicura quella di Michele Gubitosa, sherpa discreto dei rapporti con le altre forze politiche ma anche di Mario Turco, coordinatore del comitato Economia dei 5 stelle, già sottosegretario a palazzo Chigi nel Conte 2.

Se non si passasse da cinque a sette vicepresidenti (è una delle ipotesi a cui sta lavorando Conte) sarebbero comunque almeno due i posti da assegnare ex novo: quello di Riccardo Ricciardi, da oltre un anno capogruppo alla Camera, e quello dell’ex sindaca di Torino, Chiara Appendino, dimessasi a ottobre in polemica con quella che ha definito l’eccessiva attenzione del Movimento contiano alle “alleanze di palazzo”. Le fonti più disparate nel M5S danno per scontata l’ascesa di Stefano Patuanelli alla vicepresidenza, ma c’è anche un tema di equilibri di genere: fra le donne in corsa ci sono l’ex vicepresidente del gruppo a Montecitorio Vittoria Baldino (che però “vorrebbe una delega vera”, raccontano a Montecitorio) e la presidente della Vigilanza Rai Barbara Floridia, che un po di tempo libero ce l’ha, visto che da oltre un anno il centrodestra boicotta la sua commissione dopo il rifiuto delle opposizioni di votare Simona Agnes come presidente della radiotv pubblica. Candidato alla “promozione” anche Ettore Licheri, ex presidente dei senatori, che potrebbe rientrare in un eventuale organico a sette.

Il pomo della discordia è rappresentato dalla successione a palazzo Madama, dove per il dopo Patuanelli si fronteggiano due sottogruppi di senatori, legati ai due candidati: la vicepresidente in carica del gruppo, Alessandra Maiorino e il genovese Luca Pirondini. Qui le versioni divergono: c’è chi parla di “animi accesi” e di tensioni, mentre un parlamentare autorevole e di lungo corso giura: “Clima sereno in cui si sta costruendo una bella squadra”. Per costruire una squadra sola da due liste di candidati al direttivo del gruppo la soluzione che sembra delinearsi è quella di un possibile passo indietro “per spirito unitario” di Maiorino, nonostante il suo doppio “giro” da vicepresidente ne legittimasse le ambizioni da capogruppo. Pirondini probabile capogruppo, ma una parte della squadra di Maiorino assorbita nel nuovo direttivo: ci sono da assegnare le cariche di vicecapogruppo e dei due segretari. Uno dei fattori di tensione potrebbe essere la tesoriera Elisa Pirro, in odore di riconferma e gradita al vertice del Movimento, ma la condizione per la ricomposizione unitaria è una intesa che raccolga l’unanimità o quasi dei 26 votanti, quindi, dicono a palazzo Madama, il pacchetto va concordato in toto.

E se non c’è accordo? “Conte – spiega una fonte parlamentare qualificata – tende ad essere neutrale, qui sono più o meno tutti contiani autoproclamati: lui ascolta pochi veri fedelissimi, come il notaio-deputato Alfonso Colucci, in parte la squadra della comunicazione, ma alla fine ‘abbraccia’ sempre il vincitore nelle contese interne. Quindi se il nodo non si scioglie potrebbe ancora prendere tempo”.

Milano-Cortina, il medagliere alle 18

Roma, 13 feb. (askanews) – Questo il medagliere delle Olimpiadi di Milano-Cortina.

1 Norvegia oro 8 argento 3 bronzo 7 totale 18 2 Italia oro 6 argento 3 bronzo 9 totale 18 3 Stati Uniti oro 4 argento 7 bronzo 3 totale 14 4 Francia oro 4 argento 5 bronzo 1 totale 10 5 Germania oro 4 argento 3 bronzo 2 totale 9 6 Svezia oro 4 argento 3 bronzo 1 totale 8 7 Svizzera oro 4 argento 1 bronzo 2 totale 7 8 Austria oro 3 argento 6 bronzo 3 totale 12 9 Paesi Bassi oro 3 argento 3 bronzo 1 totale 7 10 Giappone oro 2 argento 2 bronzo 6 totale 10

Cinema, una stella per Franco Nero sulla Walk of Fame di Hollywood

Roma, 13 feb. (askanews) – Franco Nero è stato appena premiato a Los Angeles dalla Camera di Commercio di Hollywood con la stella sulla Hollywood Walk of Fame nella categoria Motion Pictures. Il conferimento della stella si è tenuto in occasione della undicesima edizione del Filming Italy – Los Angeles, fondato e diretto da Tiziana Rocca.

Un traguardo particolarmente importante per il Filming Italy, che è riuscito così ad ottenere la terza stella dedicata a un artista italiano, dopo il conferimento della stessa a Gina Lollobrigida nel 2018, in occasione del suo novantesimo compleanno, e a Giancarlo Giannini nel 2023.

Tiziana Rocca, direttrice artistica di Filming Italy – Los Angeles, ha affermato: “È stata una grande soddisfazione essere la promotrice con il mio festival, Filming Italy – Los Angeles, di questa terza stella italiana dedicata al grandissimo Franco Nero sulla Walk of Fame di Hollywood. È una onorificenza davvero meritata. Da anni il Filming Italy collabora con la Hollywood Chamber of Commerce che dal 1953 promuove e sostiene la Walk of Fame, la famosa strada dedicata al cinema, nata per mantenerne la gloria. Già nel 2018, infatti, il Filming Italy era riuscito ad ottenere questo riconoscimento per la straordinaria Gina Lollobrigida e nel 2023 per Giancarlo Giannini. L’assegnazione di questa stella a Franco Nero è un traguardo per l’intera Cultura Cinematografica Italiana”.

La senatrice Lucia Borgonzoni, Sottosegretaria di Stato al Ministero della Cultura, ha commentato: “Dedicare oggi una stella a Franco Nero sulla Hollywood Walk of Fame è un tributo a una carriera lunga oltre sessant’anni, che ha lasciato un segno indelebile nel cinema internazionale. La sua esperienza e la sua professionalità hanno saputo portare il cinema italiano sugli schermi di tutto il mondo: dagli esordi con Django, diventato una vera e propria icona, a ruoli di grande intensità in Il giorno della civetta, fino alle interpretazioni in Querelle de Brest e in produzioni internazionali come Die Hard 2, Franco Nero ha attraversato generazioni e stili diversi portando con sé uno stile italiano unico, che tuttavia il suo Paese per troppo tempo non gli ha riconosciuto. Proprio per questo, come Ministero della Cultura abbiamo fortemente sostenuto questo percorso di candidatura e il suo doveroso riconoscimento. Questa stella è un traguardo che valorizza non solo una carriera straordinaria, ma la capacità tutta italiana di perseguire un sogno, se vi si crede veramente”.

“Ricevere la stella sulla Walk of Fame è un onore immenso che accolgo con profonda gratitudine ed emozione. Questo riconoscimento è un traguardo personale, ma è anche un tributo a tutti i registi, attori, tecnici e collaboratori con cui ho avuto il privilegio di lavorare nel corso della mia carriera. Ho sempre creduto nella forza universale del cinema, capace di unire culture e generazioni diverse. Sapere che il mio percorso artistico abbia lasciato un segno così importante mi riempie di orgoglio e mi spinge a guardare al futuro con la stessa passione e determinazione di sempre – ha detto Franco Nero – ringrazio l’Italia, il Ministero della Cultura e la Senatrice Lucia Borgonzoni per il supporto che mi hanno riservato, e naturalmente Tiziana Rocca direttrice del Filming Italy Los Angeles che si è fatta promotrice di questa onorificenza. Dedico questa stella alla mia famiglia, che mi è sempre stata accanto, e al pubblico di tutto il mondo che ha seguito e sostenuto il mio lavoro con affetto e fedeltà. Senza di loro, nulla di tutto questo sarebbe stato possibile”.

Franco Nero vanta una carriera che attraversa oltre sei decenni di storia cinematografica. Attore carismatico, intenso e versatile, ha interpretato più di 200 film, lavorando con i più grandi registi del panorama mondiale, da Sergio Corbucci a Luis Bunuel, da Rainer Werner Fassbinder a Quentin Tarantino. Indimenticabile nel ruolo di Django, che lo ha consacrato come leggenda del western all’italiana, Franco Nero ha saputo reinventarsi costantemente, passando con eleganza dal cinema d’autore ai grandi successi popolari, dal teatro alla televisione. Dotato di una presenza scenica magnetica e di un rigore artistico raro, è figura di riferimento per generazioni di interpreti e incarna la grandezza del cinema italiano nel mondo.

L’undicesima edizione di Filming Italy – Los Angeles creato e diretto da Tiziana Rocca, Agnus Dei, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles diretto da Emanuele Amendola, si tiene dal 10 al 14 febbraio 2026 a Los Angeles, sotto gli auspici del Consolato Generale d’Italia a Los Angeles.

Olimpiadi, a Milano pioggia di campioni: Moser, Cassina, Rodini, Cova

Milano, 13 feb. (askanews) – Cerimonia di apertura di “Sport Movies & Tv 2026 – Together for the Games” presso Casa Lombardia, con il saluto del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana: si è tenuta questa settimana con un significativo parterre di medaglie d’oro e campioni di tutti i tempi. Intervenuti il sottosegretario Sport e Giovani Federica Picchi, il presidente CONI Lombardia e Membro Giunta Nazionale CONI Marco Riva, il vice presidente Carola Mangiarotti, la Console Generale della Repubblica di Polonia Agnieszka Gloria Kaminska e la Console della Repubblica di Slovenia Katja Cimpershek.

Premiati due grandi nomi della storia dello sport italiano, Francesco Moser, leggenda del ciclismo italiano con 273 vittorie su strada e a Fefè De Giorgi, 5 volte Campione del Mondo con la Nazionale pallavolo italiana (1990, 1994, 1998, 2022 e 2025).

Il presidente della FICTS – Federation Internationale Cinema Television Sportifs, riconosciuta dal CIO, Franco Ascani, membro della Commissione Cultura e Patrimonio Olimpico del CIO ha conferito prestigiosi riconoscimenti a numerosi nomi autorevoli: la “Guirlande d’Honneur”, il massimo riconoscimento FICTS è andato a Spyros Capralos (Grecia), Membro dell’Esecutivo, Presidente dell’European Olympic Committees (50 Comitati Olimpici), dirigente sportivo di livello internazionale.

I Campioni Olimpici lombardi che hanno firmato l’Olympic Wall sono stati insigniti del “Medallion d’Honneur”: Alberto Cova, atletica oro a Los Angeles 1984, Igor Cassina, ginnastica artistica oro ad Atene 2004, Valentina Rodini canottaggio oro a Tokyo 2020.

“La Chiave del Successo 1925-2025” – simbolo che racchiude cento anni di visione, determinazione e traguardi conquistati ed il successo come percorso continuo, fatto di impegno, coraggio e capacità di trasformare i sogni in realtà – è andata a Khunying Patama Leeswadtrakul (Thailandia), membro CIO e presidente Commissione Cultura e Patrimonio Olimpico CIO, imprenditrice e qualificata dirigente sportiva, presidente della Badminton World Federation (BWF).

Cinema, Mnemonica lancia appello per preservare archivi digitali

Roma, 13 feb. (askanews) – Mnemonica, content hub per la produzione cinematografica e la conservazione del patrimonio audiovisivo digitale, in collaborazione con l’European Film Market / DocSalon and Archive Market della Berlinale, presenta il panel “Future Heritage. Garantire il futuro degli archivi cinematografici digitali” che si terrà il 16 febbraio (dalle ore 17:30 alle 18:30) presso il Documentation Center a Berlino.

Con la transizione della produzione cinematografica al digitale, la conservazione a lungo termine delle opere audiovisive è diventata problematica: ha cominciato ad affidarsi a infrastrutture fragili e disperse, in maniera spesso casuale, con politiche e pratiche ancora ampiamente concepite per l’era analogica. Così un crescente patrimonio di dati, enorme valore culturale per la memoria europea e valore economico per i produttori e per l’industria, si trova ora a rischio.

Da questa consapevolezza nasce il “Manifesto per la memoria del cinema digitale”, un documento programmatico ideato da Mnemonica – innovativa azienda italiana che della memoria dei contenuti digitali ha fatto la propria mission – per richiamare istituzioni, produttori e operatori del settore alla responsabilità della tutela del patrimonio audiovisivo nell’era post-pellicola. Il Manifesto esplora come i quadri normativi nazionali e dell’Ue possano migliorare la protezione dei master digitali e dei relativi asset nel tempo, identificando best practice, opzioni politiche concrete e percorsi di cooperazione.

“Il cinema digitale non è al sicuro – ha detto Piero Costantini, ceo e founder di Mnemonica. “È un patrimonio che col passare degli anni si fa sempre più ipotetico, abbandonato qua e là su supporti precari nell’illusione che il digitale sia per sempre. È ora di agire a livello di comunità europea, dobbiamo trovare tecniche e regole comuni per preservarne il valore e per continuare a sfruttarlo nel tempo, combinando l’interesse pubblico con quello privato”.

Il Manifesto sarà lanciato per la prima volta a Berlino in occasione del panel “Future Heritage. Garantire il futuro degli archivi cinematografici digitali”.

Un dibattito con esperti di conservazione e valorizzazione del patrimonio audio-visivo che affronterà nelle dimensioni culturale ed economica la necessità di impedire che il cinema digitale perda la sua memoria. Parteciperanno al panel accanto a Piero Costantini: Thomas C. Christensen (direttore Archivi del Danish Film Institute), Cecilia Pezzini (Festivals and Classics Acquisition Manager di Coproduction Office Germany), e in collegamento dalla Francia Simone Appleby (direttrice del laboratorio di restauro digitale del Centre national du cinéma et de l’image animée – CNC). Il panel sarà moderato da Julie-Jeanne Régnault (Managing Director dell’European Producers Club – EPC).

Tra i temi chiave figurano il ruolo dei titolari dei diritti e dei partner tecnici, i modelli di finanziamento e sostenibilità, la sovranità europea dei dati, e l’urgente necessità di allineare i flussi di lavoro di produzione con i requisiti di conservazione a lungo termine, affinché il patrimonio audiovisivo europeo nativo digitale rimanga accessibile alle generazioni future.

Il Manifesto è un appello a un’azione collettiva rivolto sia alle istituzioni, affinché aggiornino la normativa nazionale per garantire la tutela digitale del cinema, sia ai produttori, perché riconoscano che la conservazione professionale non è un costo, ma la migliore assicurazione sul valore delle proprie opere.

Fondata a Roma nel 2015 da un team di professionisti con esperienza diretta nel settore creativo, Mnemonica ha costruito in pochi anni una solida reputazione tra i professionisti dell’audiovisivo, grazie alla sua piattaforma cloud B2B per la gestione, condivisione e archiviazione di contenuti, dedicata all’industria cinematografica. Ha supportato oltre 1.000 produzioni dei più grandi registi e produttori internazionali, incluse quelle per piattaforme come Netflix, Prime Video, HBO, Sky e Paramount+. Dal 2022 è anche la piattaforma ufficiale della Mostra del Cinema di Venezia.

Vicenza Jazz 2026 è dedicato a Miles Davis

Roma, 13 feb. (askanews) – Trent’anni di grande jazz internazionale in una delle più belle città d’arte in Italia. Un traguardo importante che si lega al centenario della nascita di uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi, Miles Davis. Con lo sguardo già proiettato verso un’ulteriore fondamentale ricorrenza, il centesimo compleanno di un altro artista che ha cambiato la storia della musica del XX secolo, John Coltrane. In questo triplice orizzonte si muove la XXX edizione di New Conversations – Vicenza Jazz, con la direzione artistica di Riccardo Brazzale, che si svolgerà dal 15 alla notte fra il 25 e il 26 maggio fra il Teatro Olimpico – capolavoro del Palladio e patrimonio UNESCO – il Teatro Comunale, l’Abbazia di Sant’Agostino e il Cimitero Maggiore, la Basilica Palladiana e una serie di altri luoghi che ospiteranno performance e progetti nella consolidata formula del festival diffuso in tutta la città. Arrivando, per la prima volta, nei dintorni segnati dall’archeologia industriale dell’ex CotoRossi. Makaya McCraven, Barbara Hannigan con Bertrand Chamayou, Mary Halvorson, Uri Caine, Billy Cobham, Joshua Redman, Israel Galvan e Michael Leonhart, Paolo Fresu, Isaiah Collier, Lakecia Benjamin, Savina Yannatou, Roberto Ottaviano con Robert Luft, Pietro Tonolo, Dimitri Espinoza, Neapolis Mantra, Enrico Rava e Fabrizio Bosso sono i protagonisti e i progetti che animano oltre 10 giorni di programmazione con 4 prime italiane, una produzione speciale del festival, 3 progetti multidisciplinari, un’apertura di altissimo profilo al Teatro Olimpico nel segno della musica contemporanea e un concerto di chiusura che sarà una vera e propria festa per celebrare il genio della tromba jazz. E poi ancora performance nei musei e l’Olimpico Jazz Contest, senza dimenticare, come ormai da tradizione del festival, il concerto all’alba e quello di mezzanotte al Cimitero Maggiore. Respiro internazionale, dunque, con un forte radicamento nel territorio. Nomi altisonanti del panorama internazionale, ma anche una precisa attenzione ai più giovani. Con il titolo Dalle trombe di Gerico al divino Miles, la XXX edizione del festival è dedicata a Miles Davis, “un artista che, forse più di ogni altro, ha saputo continuamente innovare e portare il jazz – e la musica tutta – dentro la contemporaneità. Miles ha cambiato le sorti del genere più o meno cinque volte: dalla rivoluzione del Bebop al relaxing del Cool Jazz, dalla classicità dell’Hard Bop all’innovazione del ‘modal playing’, sino all’eresia della fusion music” afferma il direttore artistico Riccardo Brazzale che aggiunge: “Non potrà dunque che trattarsi di un’edizione speciale, con una grande attenzione allo strumento di Miles, la tromba”. Fiato alle trombe, è il caso di dire, a partire dalla presenza centrale dei tre trombettisti italiani internazionalmente più noti: Fresu, Rava e Bosso. Prodotto dal Comune di Vicenza in collaborazione con la Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, il festival è realizzato in coproduzione con Trivellato Mercedes Benz, ha come sponsor tecnici Brutal Agency, Acqua Recoaro e Cantine Vitevis. Sono media partner dell’evento Il Giornale di Vicenza e TVA Vicenza. Nel visual dell’edizione 2026, la fotografia che ritrae Hannibal Lokumbe Peterson e la figlia Eternal Lokumbe (Milano, 1995) è di Guido Harari. La mostra delle sue immagini fotografiche, con felici incursioni nel mondo della musica non solo jazz, dal titolo Guido Harari. Incontri. 50 anni di fotografie e racconti, sarà ospitata a Vicenza, in Basilica Palladiana dal 27 marzo al 26 luglio. L’ANTEPRIMA E L’APERTURA L’anteprima di Vicenza Jazz 2026 il 15 maggio al Teatro Comunale è affidata alle bacchette del “beat scientist” Makaya McCraven, batterista e producer di Chicago fra gli artisti più innovativi e influenti della scena contemporanea, in grado di miscelare con sapienza jazz, hip-hop, soul, elettronica e world music, tenendo insieme passato, presente e futuro. Creando così una “organic beat music”, stratificata e ricca di energia, proiettata verso le nuove frontiere e attenta ai temi dell’identità, delle migrazioni e della resistenza culturale. Il 16 maggio il festival approda al Teatro Olimpico per una vera apertura in grande stile: il concerto del soprano e direttrice d’orchestra canadese Barbara Hannigan, con il pianista francese Bertrand Chamayou. Artista celebrata dai maggiori festival e istituzioni culturali di tutto il mondo, Barbara Hannigan è una vera e propria forza della natura: grazie alla sua unica e indiscutibile gamma espressiva è in grado di affrontare brani ritenuti tecnicamente al limite della possibilità umana. Al festival porta un programma che parte dalle complesse sonorità di Jumalattaret – ciclo di canzoni composto dal genio di John Zorn per le straordinarie capacità vocali della cantante canadese e ispirato al poema epico finlandese Kalevala – per passare poi a composizioni, fra gli altri, di Olivier Messiaen e Alexander Scrjabin. Il giorno seguente, 17 maggio, al Teatro Olimpico il festival propone un doppio concerto, iniziando la serata con il live del quartetto della chitarrista statunitense Mary Halvorson – talento emergente ma già consacrato dalla stampa di settore – e accogliendo in seguito un altro nome altisonante della scena contemporanea: il compositore e pianista americano Uri Caine, in concerto per piano solo. Hanningan e Caine sono soltanto i primi highlights del Festival. Un altro headliner è sicuramente un gigante come il percussionista americano di origini panamensi Billy Cobham, storicamente considerato il più importante batterista di jazz-fusion, che il 18 maggio sarà in concerto al Teatro Comunale per ripercorrere i momenti migliori di oltre 50 anni di carriera, insieme a una band composta dall’altrettanto celebre Gary Husband alle tastiere, Bjorn Arko ai fiati, Rocco Zifarelli alle chitarre e Victor Cisternas Soto al basso. CELEBRATING MILES Nella programmazione principale di Vicenza Jazz 2026, il focus su Miles Davis si articola in alcuni imperdibili appuntamenti, a partire dalla produzione speciale del festival che incrocia il jazz con il linguaggio cinematografico, attraverso la proiezione di un film cult e la colonna sonora eseguita dal vivo: il 21 maggio al Teatro Comunale Paolo Fresu, con il suo storico quintetto italiano, suonerà Ascensore per il Patibolo, soundtrack del capolavoro noir di Louis Malle, firmata nel 1958 dal Principe delle Tenebre. “Quando ascoltai per la prima volta la colonna sonora di Ascensore per il Patibolo rimasi letteralmente folgorato” sottolinea Fresu. “Ascensore per il Patibolo e Kind of Blue sono due lavori perfettamente collegati da un pensiero creativo gravido di spazio, silenzio e interplay. A Vicenza, con il Quintetto Italiano che oggi compie 42 anni, cercheremo di mettere in musica tutto ciò con rispetto e passione. Così da abitare in musica, a cento anni dalla nascita di Miles, un inarrivabile capolavoro”. Il 25 maggio invece, sempre al Teatro Comunale, una grande soirée insieme agli altri due signori assoluti dello strumento, che non hanno bisogno di presentazioni: Enrico Rava e Fabrizio Bosso. Rava salirà sul palco con il suo progetto più recente Fearless Five (disco dell’anno e formazione dell’anno nel 2024 per Top Jazz), un quintetto “senza paura” composto da una nuova generazione di musicisti – Evita Polidoro, Matteo Paggi, Francesco Ponticelli e Francesco Diodati – che mette insieme energie giovani e creative all’enorme esperienza del band leader. “Con questo gruppo – racconta Rava – mi sento come su un’isola ideale, dove ognuno dà e ognuno ricevere quello di cui ha bisogno. C’è grandissima libertà ma rispetto reciproco, ognuno è in ascolto dell’altro, come in una democrazia perfetta che solo il jazz può rappresentare.” Subito dopo sarà la volta di Fabrizio Bosso con il suo quartetto, composto da Julian Oliver Mazzariello al piano, Jacopo Ferrazza al basso e Nicola Angelucci alla batteria, che per l’occasione presenteranno le composizioni del nuovo album. Una lunga ed entusiasmante festa jazz che toccherà la mezzanotte, giusto in tempo per soffiare le candeline per Miles, nato ad Alton, nell’Illinois, il 26 maggio 1926. DA MILES A COLTRANE “Non ci dimenticheremo che quest’anno cade anche il centenario della nascita di John Coltrane e ne saranno protagonisti anche molti importanti sassofonisti, sia fra gli artisti principali che fra i più giovani” commenta Riccardo Brazzale a proposito di un’edizione che, pur chiudendosi qualche mese prima, guarda già all’orizzonte della ricorrenza del prossimo 23 settembre. Largo spazio quindi anche ai grandi sassofonisti. A cominciare dall’immenso Joshua Redman, in concerto il 19 maggio al Teatro Comunale. Classe 1969, californiano di Berkley, figlio del leggendario Dewey Redman, è considerato uno degli artisti jazz più carismatici degli ultimi decenni. Al festival presenterà Words Fall Short, il suo secondo album per Blue Note, uscito nel 2025: una raccolta di composizioni originali che segna il debutto discografico del suo nuovo quartetto, con Paul Cornish al pianoforte, Philip Norris al contrabbasso e Nazir Ebo alla batteria. Il 22 maggio il Ridotto del Teatro Comunale ospita un doppio imperdibile concerto di due artisti che in modo diverso hanno guardato alla figura di Coltrane. Il primo a salire sul palco sarà Isaiah Collier, compositore, polistrumentista, docente e attivista proveniente dalla vivace scena di Chicago ed esponente di spicco del cosiddetto “spiritual jazz”. Il suo album del 2021 Cosmic Transitions fu registrato nel leggendario studio di Rudy Van Gelder in occasione del compleanno di Coltrane, utilizzando alcune delle stesse apparecchiature analogiche utilizzate per la sessione di registrazione originale di A Love Supreme. Subito dopo, il palco vibrerà grazie all’esplosiva fusione di jazz, R’N’B e funk dell’americana Lakecia Benjamin che nel 2020 pubblicò un album dal titolo Pursuance: The Coltranes, in cui reinterpretava brani iconici di John e Alice Coltrane. Il suo ultimo album, Phoenix è invece un grande omaggio alla sua New York risorta dalla pandemia come una Fenice ma anche alla propria “resurrezione”, dopo essere miracolosamente scampata a un incidente stradale. Una doppia metafora che vuol essere anche un auspicio rispetto ai disastri che continuano ad abbattersi sul mondo attuale. Doppio concerto di sax anche il giorno seguente 23 maggio, sempre al Ridotto del Teatro Comunale. La serata si apre con l’esibizione del sassofonista Roberto Ottaviano – figura cardine del jazz italiano che ha scritto pagine importanti della scena europea – in duo con il chitarrista Rob Luft, giovane talento britannico dalla carriera già internazionale, capace di coniugare tecnica e creatività con uno stile moderno ed elegante. A seguire, il live di Pietro Tonolo, sassofonista e compositore veneziano, tra le figure di maggior rilievo del jazz europeo, grazie a una lunga carriera costellata di collaborazioni con artisti internazionali del calibro di Lee Konitz, Dave Holland, Gil Evans, Paul Motian, Joe Chambers per citarne soltanto alcuni. Tonolo si esibirà con il nuovo quartetto comprendente Giancarlo Bianchetti alla chitarra, Gabriele Evangelista al basso e Bernardo Guerra alla batteria. L’ALBA E LA NOTTE L’ispirazione di A Love Supreme ritorna in occasione del tradizionale concerto all’alba del Festival. Al sorgere del sole del 24 maggio all’Abbazia di Sant’Agostino il sassofonista Dimitri Grechi Espinoza, renderà omaggio con sax tenore, banda registrata ed effetti elettronici al capolavoro di Coltrane ripercorrendo i movimenti Acknowledgement, Resolution, Pursuance, Psalm, conservandone l’essenza più profonda ma esplorando allo stesso tempo paesaggi sonori radicalmente nuovi, tra improvvisazione modale, misticismo orientale e spiritualità contemporanea. Un progetto che, nella prospettiva di apertura e condivisione proprio del festival vicentino, segna un dialogo fra Vicenza Jazz e l’edizione 2026 del Festival Biblico. Il concerto verrà introdotto dal sociologo don Simone Zonato. Nel buio della notte del 22 maggio invece, la cantante Savina Yannatou sarà la protagonista dell’ormai storico concerto al Cimitero Maggiore di Vicenza. Con la sua band Primavera en Salonicco, la Yannatou presenta al festival le canzoni del suo ultimo album Waters Songs, il quinto per la prestigiosa ECM. Un disco che ruota intorno al tema dell’acqua e delle sue molteplici manifestazioni, viaggiando attraverso le geografie e le epoche storiche, facendo incontrare il dialetto beduino con le lingue europee, con i canti natalizi greci che sfumano nei lamenti dell’Italia meridionale. Nel segno della contaminazione e della multiculturalità. I PROGETTI MULTIDISCIPLINARI Al Festival, apertura e condivisione sono due parole d’ordine che riguardano anche l’aspetto espressivo e linguistico. Così Vicenza Jazz 2026 si apre alla contaminazione della musica eseguita dal vivo con un linguaggio come la danza contemporanea attraverso due progetti. Il 20 maggio al Teatro Comunale il coreografo spagnolo di fama mondiale Israel Galvan, artista che ha compiuto una radicale innovazione nel flamenco trasportandolo sui territori del contemporaneo, incontra il talentuoso trombettista newyorkese Michael Leonhart con il suo settetto – ben noto per le collaborazioni con artisti come Bill Frisell, Donny McCaslin ed Elvis Costello – nel progetto New Sketches of Spain, liberamente ispirato all’album di Miles Davis e Gil Evans del 1960 Sketches of Spain. Questo progetto speciale è prodotto con le Settimane musicali al Teatro Olimpico. La sera del 24 maggio, infine, il Teatro Comunale accoglie nell’ambito di Danza in Rete Festival Neapolis Mantra, un’opera multidisciplinare ideata dal regista e coreografo italo-africano Mvula Sungani, che vede insieme sulla scena l’étoile Emanuela Bianchini, con la forza della sua physical dance e la potente voce black di Enzo Gragnaniello. (Segue)

Il Festival di Sanremo "sale" al Colle, Mattarella: musica pop è cultura

Roma, 13 feb. (askanews) – Il Festival di Sanremo “sale” al Colle. Oggi per la prima volta il cast del 76esimo festival della canzone italiana è stato ricevuto dal Presidente della Repubblica. E Sergio Mattarella non poteva scegliere parole più gradite di quelle che ha pronunciato davanti a Carlo Conti, Laura Pausini e ai cantanti in gara: “la musica leggera, la musica pop fa parte del patrimonio culturale italiano” e “dà un contributo alla società così come lo sport”.

“Credo che essere ricevuti al Quirinale sia un riconoscimento importante per questa discografia che sta andando sempre più forte, la musica italiana sta andando sempre più forte”, ha detto questa mattina il direttore artistico prima di entrare a Palazzo riconoscendo che: “Mattarella ha una forza incredibile e deve essere un grande esempio per tutti noi”.

L’incontro è avvenuto nella sala di rappresentanza, il capo dello Stato era seduto, così come i suoi ospiti, per una conversazione piuttosto “informale”. I cantanti hanno scelto tutti un abbigliamento sobrio e consono alla circostanza tanto che il conduttore scherzando ha detto che stentava a riconoscerli. Conti ha esordito annunciando che il Festival di Sanremo celebrerà gli 80 anni della Repubblica: “parleremo di questa importante ricorrenza ospitando una signora che ha 106 anni e che proprio quel 2 giugno del 1946 per la prima volta ebbe l’onore di votare – ha detto -, è il nostro modo dal Festival di Sanremo per celebrare questa Repubblica e questa libertà che tutti noi abbiamo da quel giorno”.

Quella di Sanremo “è una storia importante che ha sempre visto una quantità di ascolti e di coinvolgimento elevatissimi – ha sottolineato il capo dello Stato -. Oltre 20 milioni di italiani seguono il festival sera per sera. È interessante, quindi, non soltanto per la popolarità che riguarda i cantanti, che riguarda l’iniziativa, il festival, il suo complesso, ma perché sottolinea come la musica pop faccia parte del patrimonio culturale italiano”. Quindi ha riconosciuto il merito della Rai (era presente anche l’ad Giampaolo Rossi) di averlo sempre portato “nelle case degli italiani” per tutti questi anni. E rilevato quanto l’industria discografica tragga giovamento da questo appuntamento, quindi un contributo anche “concreto” per l’economia del paese.

Conti ha omaggiato il Presidente dello spartito della prima canzone vincitrice del Festival, “Grazie dei fiori” di Nilla Pizzi. A consegnare il presente Laura Pausini: “Volevo ringraziarla a nome di tutti noi cantanti: lei ha detto che la musica anche popolare, pop, italiana, rappresenta una parte importante della cultura del nostro paese. Non sempre veniamo riconosciuti come tali. Grazie per averci ricevuto. Noi facciamo musica, non facciamo guerra”. “Non sempre l’opinione corrente è quella corretta – ha risposto il Presidente citando Manzoni – ‘il buon senso esisteva ma stava nascosto per il timore del senso comune'”. Poi ha rivolto un “in bocca al lupo collettivo e imparziale” a tutti i cantanti in gara.

Il direttore artistico si è detto emozionato ma sembrava a suo agio nel “condurre” l’incontro, ha allora invitato i cantanti a dedicare a Mattarella una delle canzoni più iconiche della discografia italiana “Azzurro” scritta da Paolo Conte e cantata da Adriano Celentano. Al termine dell’esibizione Mattarella si è concesso anche di scherzare: “Ricordavo le parole, ma non mi sono associato perché dall’asilo mi hanno insegnato a cantare senza emettere suoni, per non turbare il coro degli altri”.

“Gli italiani sono orgogliosi di Mattarella – ha detto Laura Pausini una volta uscita dal palazzo -. Oggi ha detto che la musica pop fa parte della cultura italiana, questo le istituzioni non lo dicono mai, è stato molto commovente”.

Italia-Africa, Meloni: scritta pagina nuova, cooperazione da pari a pari

Addis Abeba, 13 feb. (askanews) – “Due anni fa, quando ho avuto l’onore di ospitarvi a Roma abbiamo assunto un impegno molto ambizioso, ossia scrivere una pagina nuova nella storia delle nostre relazioni, costruire un modello di cooperazione fondato su fiducia e rispetto reciproco, una cooperazione da pari a pari lontana da qualsiasi tentazione predatoria e dall’approccio paternalistico che per lungo tempo ha distorto i rapporti fra Africa, Europa, Occidente, e ha spesso impedito alle nostre nazioni di comprendere le straordinarie qualità e potenzialità dei popoli africani”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel suo intervento di apertura del secondo vertice Italia-Africa che si tiene ad Addis Abeba.

Esce in Usa libro Meloni "Giorgia’s vision" con prefazione di Vance

Roma, 13 feb. (askanews) – Esce negli Stati Uniti il libro-intervista “Giorgia’s Vision”, in cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervistata da Alessandro Sallusti. E per l’edizione americana la prefazione è stata scritta dal vice presidente Usa JD Vance.

A rivelarlo su X è Sophia Cai, giornalista di “Politico”, che pubblica anche l’immagine della copertina. Il libro – precisa – uscirà ad aprile.

Sulla copertina, a fianco della foto della premier, una frase di Donald Trump: Meloni è “una delle vere leader del mondo”.

Olimpiadi Milano-Cortina, Mit: Salvini ha deciso di precettare gli scioperi

Roma, 13 feb. (askanews) – Il Ministro Matteo Salvini, si legge in una nota del Mit, preso atto delle indicazioni della Commissione di Garanzia Sciopero e della determinazione dei sindacati rispetto alle agitazioni del settore aereo proclamati durante le Olimpiadi e le Paralimpiadi, ha deciso di precettare.

“Pur comprendendo le rivendicazioni dei lavoratori – prosegue la nota -, Salvini condivide la necessità di garantire il diritto alla mobilità anche nei giorni 16 febbraio e 7 marzo, soprattutto perché Milano-Cortina 2026 è un evento straordinario di rilevanza planetaria. L’auspicio del Ministro è che non vengano interrotte le trattative tra aziende e lavoratori, augurandosi una soddisfacente intesa tra le parti”.

I big di Sanremo al Quirinale: “Da Mattarella parole meravigliose”

Roma, 13 feb. (askanews) – “E’ andata benissimo, emozionante, il Presidente straordinario come sempre, ci ha detto delle parole meravigliose”.

Così Carlo Conti, uscendo dal Quirinale, dopo essere stato ricevuto dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, insieme a Laura Pausini, che lo affiancherà sul palco del Festival di Sanremo, e ai big in gara tra pochi giorni.

Una prima volta per i protagonisti della kermesse canora al Quirinale, molti emozionanti per il prestigioso invito, tanti toccati dalle parole del presidente della Repubblica, che nel suo discorso ha parlato della musica pop come parte del nostro patrimonio culturale.

Laura Pausini: “Sinceramente sono commossa, raramente in questi 33 anni di carriera ho visto esporsi così le autorità e in questo caso la massima autorità del Paese”.

Tommaso Paradiso: “Ha fatto un bel discorso sulla cultura italiana, a cui noi contribuiamo, ci ha coccolati, è stato dolcissimo”.

Elettra Lamborghini: “A parte che è simpaticissimo…. sono ancora emozionata, è stato un onore, veramente stupendo”.

Fulminacci e Ditonellapiaga: “Il Presidente è stato stupendo”, “anche molto simpatico, ironico, gentile, ci è piaciuto come persona”… “e ci ha tenuto a ribadire la sua imparzialità”.

Bambole di Pezza: “Bello essere ricevute in un’occasione così istituzionale e aver proprio colto la chiave del messaggio di Mattarella rivolto alla musica che è cultura e fa parte del patrimonio italiano e noi da musiciste vogliamo proteggerlo e ci auguriamo che anche il nostro pezzo pop-rock diventi cultura”.

Appello atleti palestinesi: da Fifa e Cio cartellino rosso a Israele

Roma, 13 feb. (askanews) – “Dall’ottobre del 2023 ad oggi gli sportivi uccisi in Palestina sono stati 1.100”. Molti di questi erano giovani atleti tra i 6 e i 20 anni. Distrutte le infrastrutture tra Gaza e Cisgiordania: stadi, campi da calcio, palestre e sedi di club. Agli atleti e alle atlete palestinesi è negato il diritto di allenarsi e gareggiare a casa e all’estero come invece possono fare tutti gli atleti degli altri paesi, a causa di una “politica sistematica di oppressione” e di “apartheid”.

Nei giorni delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, a denunciarlo e a lanciare un appello per chiedere di tutelare lo sport palestinese sono il presidente del Comitato olimpico palestinese e della Federcalcio palestinese Jibril Rayoub, due atlete come l’ex calciatrice e portavoce della Federcalcio palestinese Dima Said e la nuotatrice olimpica palestinese e membro dell’Olympic council of Asia Valerie Tarazi insieme all’ambasciatrice di Palestina in Italia Mona Abuamara. L’occasione è stata una conferenza stampa alla Camera per la presentazione del ‘Report sulla condizione dello sport in Palestina’, ospitata dal dem Mauro Berruto, il quale – ricordando l’esclusione dell’atleta ucraino di Skeleton per aver mostrato sul suo casco i volti delle vittime della guerra – ha affermato: “Non basterebbero 30 caschi per poter ricordare i volti e le storie degli atleti palestinesi uccisi”. Un appello, ha sottolineato Rayoub, che “mi auguro arrivi al mondo intero: la Fifa e il Comitato olimpico la finiscano con la politica del doppio standard e mostrino il cartellino rosso a Israele”.

Il presidente del Comitato olimpico palestinese ha elencato le “violazioni della Carta olimpica”: la distruzione delle infrastrutture sportive, gli atleti palestinesi “presi di mira” perché rappresentano dei “simboli”: “fino ad oggi sono stati 1.100 gli sportivi uccisi – ha detto Rayoub attualizzando il dato del Report che si fermava ad agosto e ne contava 684 – centinaia sono ancora dispersi e ci sono migliaia di disabili: avremo la più grande delegazione alle prossime Paraolimpiadi. Israele – ha proseguito – ci ha paralizzato con un decreto e con le politiche attuate sul terreno”, comunità “isolate le une dalle altre”, “città chiuse da cancelli”. “E’ tutto fermo: le manifestazioni sportive e anche il campionato di calcio in Cisgiordania”. “Teniamo accese le luci su Gaza. Facciamo sì che la fiamma olimpica sia davvero un simbolo di pace e umanità”, ha esordito l’ambasciatrice.

“So cosa vuol dire allenarsi mentre il tuo popolo è sottoposto a genocidio – sono state le parole di Dima Said, ex calciatrice e portavoce della Federcalcio palestinese – un mio caro amico, un atleta, è morto dissanguato a poca distanza da casa mia perché gli sono state negate le cure per 9 ore. Pochi giorni fa l’esercito israeliano ha intimato che sarebbe intervenuto con i gas lacrimogeni se si fosse tenuta una partita, prevista, tra due squadre femminili vicino a un campo profughi. Due giorni fa è arrivata la minaccia di distruzione di un piccolo campo di calcio. Noi – ha concluso – continuiamo a competere ma non bisogna confondere la resilienza con la resa. Noi non chiediamo una solidarietà vuota ma che i palestinesi possano giocare con le stesse regole e la stessa protezione di tutte le persone”.

“Vengo da una delle più antiche famiglie cristiane di Gaza – ha raccontato Valerie Tarazi, nuotatrice olimpica palestinese e membro dell’Olympic Council of Asia – praticare lo sport è un diritto umano basilare che non esiste più in Palestina, e a Gaza non è più neanche un sogno. Il silenzio non è piu neutrale ma complicità con il genocidio e vorrei appellarmi al Comitato olimpico nazionale e alla Fifa affinché rispettino le loro stesse regole. E’ una cosa semplice, ma non avviene”, la denuncia di Tarazi.

Al termine della conferenza, c’è stata la consegna della Panchina d’oro speciale Aiac 2025 al ct della Nazionale di calcio palestinese, Ehab Abu Jazar, da parte di Renzo Ulivieri, presidente della Associazione italiana allenatori calcio, 18mila iscritti tra allenatori dilettanti e professionisti. Il suo intervento ha un tono amaro: “Tutti parlano dei valori dello sport, io sono anziano. E a questi valori non ci credo. Perché nello sport i valori ci sono se ce li mettiamo”. “La palestina ha una nazionale di calcio ma non ha uno Stato e io credo che il merito dell’allenatore sia questo”, ha spiegato consegnando il premio a Jazar il quale l’ha dedicato a sua madre “che vive in una tenda nella striscia di Gaza”.

Formula1, per Ferrari test incoraggianti in Bahrain

Roma, 13 feb. (askanews) – La Ferrari archivia le prime giornate di test in Bahrain con un segnale chiaro: la SF-26 è affidabile. Charles Leclerc ha completato 139 giri nella seconda giornata, firmando anche il miglior tempo in 1’34″273, ma invita alla prudenza sulle gerarchie. Sulla stessa linea il team principal Fred Vasseur: priorità ai chilometri e ai dati, le prestazioni si valuteranno solo a Melbourne.

A Sakhir il primo obiettivo era uno soltanto: far girare senza intoppi la nuova monoposto nata dalla rivoluzione regolamentare 2026. E sotto questo profilo il bilancio è positivo. “È stato un inizio positivo nel senso che non abbiamo avuto problemi in sé”, ha spiegato Charles Leclerc, sottolineando come con regole così diverse eventuali guasti iniziali avrebbero comportato ritardi difficili da recuperare.

La SF-26, completamente ripensata tra telaio, power unit e aerodinamica, ha risposto bene. “Abbiamo fatto tutto il programma delle sessioni, tutti i test che volevamo fare li abbiamo fatti”, ha aggiunto il monegasco. Un segnale importante soprattutto in una fase in cui raccogliere dati è più decisivo dei tempi sul giro.

Sulle prestazioni, però, è ancora nebbia fitta. Leclerc frena facili entusiasmi: con le nuove variabili introdotte dal regolamento – dall’aerodinamica attiva alla gestione ibrida, fino ai pneumatici – è quasi impossibile capire i reali valori in pista. Le possibilità di “nascondere” la performance sono aumentate e le comparazioni restano premature.

Pragmatico anche Fred Vasseur. Il team principal del Cavallino ha messo l’accento sul chilometraggio completato e sulla quantità di informazioni raccolte: nessun problema serio, tanto lavoro portato a termine e ora qualche giorno a Maranello per analizzare i dati prima della prossima sessione. L’affidabilità, ha ribadito, era la priorità assoluta.

Le aree di sviluppo restano numerose e la macchina è ancora tutta da comprendere nei dettagli operativi, soprattutto sul fronte motore. Solo a ridosso del debutto stagionale di Melbourne si inizierà a spingere davvero sulla prestazione pura.

In chiusura, Vasseur ha lanciato un messaggio chiaro sulla necessità di chiarezza regolamentare, in particolare sulle power unit, dopo le prime polemiche tra team. Nessuna richiesta specifica, ma un auspicio: evitare sospetti e zone grigie prima che il Mondiale prenda il via. Per la Ferrari, intanto, la base c’è. E non è poco.

Mostre, a Roma "Giuseppe Matera. Chetogenesi"

Roma, 13 feb. (askanews) – Pane e pasta, esaltati in dipinti e sculture, si trasformano in forme organiche aliene, ipersessualizzate e deformi. È surreale, ironica e spiazzante la selezione delle opere che compongono la prima personale di Giuseppe Matera, intitolata Chetogenesi e ospitata dal 14 febbraio al 12 aprile 2026 a Casa Vuota in via Maia 12 a Roma, a cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo. La mostra si inaugura sabato 14 febbraio alle ore 18 e, dopo l’inaugurazione, si può visitare su appuntamento fino al 29 marzo 2026, prenotando ai numeri 3928918793 o 3284615638 oppure all’email vuotacasa@gmail.com.

L’artista prende spunto dal recente riconoscimento, da parte dell’Unesco, della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità e mette in scena, nel percorso della mostra, le ossessioni contemporanee per l’alimentazione e per il corpo, in una duplice declinazione parossistica: l’eccesso di cibo da una parte e l’uso smodato di diete dall’altra. Da qui il titolo del progetto espositivo, Chetogenesi, che indica il processo biochimico, attivato da un digiuno prolungato o da un insufficiente apporto alimentare di carboidrati, capace di convertire i grassi in fonte energetica alternativa per il funzionamento di cervello e tessuti. Antifrasticamente, la Chetogenesi di Matera è un tripudio di carboidrati.

“L’immaginario pittorico e scultoreo di Giuseppe Matera – spiegano i curatori Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo – mette al centro il cibo e in particolare la pasta e i prodotti di panificazione, considerati tra gli alimenti più rappresentativi della dieta italiana nel mondo, rielaborandoli dentro un panorama di mutazioni e deformazioni. Come in uno straniante “Sottosopra” fantascientifico, elementi del quotidiano vengono decontestualizzati, perdono la loro familiarità e si fanno alieni e misteriosi. Osservate nei dettagli, aumentate nelle dimensioni, astratte in componenti matematiche, geometriche, grafiche e compositive e modificate nella loro volumetria, le forme di maccheroni, cornetti, pagnotte e friselle si animano di una nuova vita e danno corpo a inedite tassonomie organiche, postumane e perturbanti. Nelle atmosfere inquietanti e livide dei dipinti, dove l’osservatore si sente osservato dalle cose pittoriche che osserva, le tumide visioni di Matera ostentano orifizi e turgori, caricandosi di una carnalità sessualizzata e di una tattilità sensibilissima, esasperate da un virtuosismo pittorico che unisce olio e fusaggine e dal silicone delle sculture. Food porn per cuori intrepidi, per chi si arrende a piaceri inediti e irresistibili.

Molliche di pane e croste vedono fiorire sulla loro superficie irregolare colture di batteri e stratificazioni di muffe, mostruosamente estetizzate: ed è lì che sosta l’occhio del pittore, come per la carezza di un amante che si sofferma su una qualche epidermide marziana. Giuseppe Matera proclama il trionfo dei carboidrati insorti e insurrezionali, apparecchiando per il suo pubblico barocche “nature quasi-morte”, caratterizzate dall’agglutinazione di presenze fito-antropo-zoomorfe, giocate sul contrasto tra verosimiglianza e straniamento, in forza di una maliziosa pareidolia”.

Nelle intenzioni dell’artista, è “una riflessione esistenziale sulla vita, sulla sua fugacità, sulla contemplazione della sua bellezza e della bellezza delle piccole cose, ma anche un’ironica critica alla perdizione nei piaceri sensuali”. “Questa mostra – dichiara Giuseppe Matera – è un’opportunità di indagine sulla percezione e sulla memoria, restituita in opere ambigue e sfuggenti. In alcuni dipinti la composizione presenta un rimando diretto con il genere della natura morta, sulla quale ho riflettuto sia a proposito dei valori formali sia sulla perizia tecnica degli autori antichi – una perizia che è necessaria al fine di rendere riconoscibile il soggetto raffigurato. È nato un corto circuito dove le nature morte dalla natura aliena si impongono come tali per via della familiarità della composizione -suggerendo quindi un senso possibile di riconoscibilità dei soggetti – pur rimanendo in fondo ignote, misteriose. Una delle conseguenze di queste operazioni è l’annullamento – e contemporaneamente un maggiore vigore – dei pattern e delle forme all’interno dell’intera composizione, quasi a simulare il processo di interazione sensibile con la struttura della realtà, laddove un rapporto reiterato e compulsivo con alcuni aspetti di essa guida la nostra mente a non porre più attivamente l’attenzione su di essi. La specificità dei soggetti da cui traggono ispirazione le opere, unita ai temi e agli interessi maturati durante gli anni, sono anche, a mio avviso, un’occasione di riflessione – o decostruzione – ironica del concetto di identità, in particolar modo gastronomica, ma anche puramente formale”.

J-Ax: “Mattarella ha riconosciuto importanza musica pop per il Pil”

Roma, 13 feb. (askanews) – “Il Presidente Mattarella ha riconosciuto che la musica pop è parte importante del pil quindi è stato bello sentirselo dire in un paese dove molte volte il mestiere che facciamo anche non viene riconosciuto. Ma invece richiede disciplina e fatica ed è bello che il Presidente lo abbia riconoscuto”. Così J-Ax al termine dell’incontro al Quirinale, dove il Capo dello Stato ha incontrato gli artisti e i conduttori del prossimo Festival di Sanremo. “Davanti a lui ho tolto il cappello, non lo avrei fatto per nessun altro” ha aggiunto.

Sanremo, Pausini: da Mattarella messaggio importante su musica pop

Milano, 13 feb. (askanews) – “Io ho avuto il piacere di incontrare altre volte il nostro Presidente Mattarella e nonostante questo quando entra nella sala un attimo di batticuore ce l’hai. La cosa più bella ed emozionante che abbiamo vissuto tutti noi cantanti è stato quando il nostro Presidente ci ha detto che la musica pop, la musica popolare italiana è una parte molto importante della cultura del nostro Paese.

“Raramente in questi 33 anni di carriera io ho visto esporsi le istituzioni in questo modo, specialmente la più grande autorità del nostro Paese. Quindi, sinceramente, sono commossa perché spesso veniamo definiti come quasi giullari, praticamente per far divertire le persone. Certo, la musica è anche questo, è anche divertimento, ma ognuno la fa alla propria maniera, con la propria voce e lo facciamo veramente sinceramente e cercando di dare qualità, senza dimenticarci mai che veniamo dall’Italia e rappresentiamo una parte del nostro Paese con la nostra musica. Grazie Presidente Mattarella!”

Così Laura Pausini al termine dell’incontro col Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che l’ha ricevuta al Quirinale insieme a Carlo Conti e ai cantanti della prossima edizione di Sanremo.

“Il Presidente conosce tante cose e ci ha raccontato che si ricorda del primo vero Sanremo, lui aveva dieci anni e si ricorda esattamente di alcuni cantanti, della voce narrante perché allora andava nella radio. È stato emozionante sentire tanti aneddoti che ci ha raccontato della sua vita con la musica” ha continuato la Pausini che sarà co-conduttrice al Festival per tutte e cinque le serate.

Milano-Cortina, Salvini: lavoriamo a precettazione per evitare sciopero

Roma, 13 feb. (askanews) – “Stiamo scrivendo il testo per la precettazione, mi sono impegnato con i sindacati per invitarli a un tavolo sul rinnovo dei contratti e sul Piano nazionale degli aeroporti”. Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture e trasporti, Matteo Salvini, a margine di un evento a Milano. “Stiamo lavorando alla precettazione per evitare lo sciopero aereo durante i Giochi Olimpici e per non danneggiare l’immagine di efficienza che l’Italia sta dando”, ha aggiunto.

Conferenza di Monaco, Merz: l’Europa deve riconoscere la nuova era delle grandi potenze, la nostra libertà è minacciata

Monaco di Baviera, 13 feb. (askanews) – “Da alcuni anni, in questa sala si respira un’atmosfera caratterizzata dalle crescenti tensioni e conflitti nel mondo. E al più tardi, con la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina di quattro anni fa, siamo entrati in una nuova fase di conflitti scoppiati apertamente che ci tengono in ansia e stanno cambiando il nostro mondo più profondamente di quanto noi, anche qui in questa sala, avessimo ritenuto possibile per molti anni. In questo contesto, è particolarmente importante per me aprire la conferenza oggi. Perché dobbiamo parlare, urgentemente”. Lo ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz nel suo intervento alla 62esima Conferenza sulla Sicurezza di Monaco.

“La politica delle grandi potenze opera secondo le proprie regol e. È rapida, dura e imprevedibile. Teme le proprie dipendenze. Ma sfrutta le dipendenze altrui se necessario. La lotta per sfere di influenza, dipendenze e fedeltà passa in primo piano. Materie prime, tecnologie e catene di approvvigionamento diventano strumenti di potere nel gioco a somma zero delle grandi potenze”, ha detto il cancelliere tedesco.

“Questo è un gioco pericoloso, prima per le piccole, ma anche per le grandi potenze stesse. Gli Stati Uniti si stanno adattando a questo a un ritmo rapido”, ha proseguito Merz, ma “anche noi europei ci stiamo preparando per la nuova era. Nel farlo, giungiamo a conclusioni diverse da quelle, ad esempio, dell’amministrazione di Washington. Il nostro primo compito, il nostro compito come europei e, naturalmente, anche come tedeschi, è oggi riconoscere la nuova realtà. Questo non significa che la accettiamo semplicemente come un destino immutabile. Non siamo alla mercé di questo mondo. Possiamo plasmarlo. Non ho dubbi: preserveremo i nostri interessi e i nostri valori in questo mondo, almeno se faremo affidamento con decisione, insieme e con fiducia sulle nostre forze. È così che sfideremo i venti impetuosi e preserveremo la nostra libertà”, ha sottolineato Merz.

La Conferenza sulla Sicurezza di Monaco “ha scelto un motto cupo: ‘Sotto distruzione””, “significa” che “l’ordine internazionale, che si basava su diritti e regole, sta per essere distrutto. Temo che dobbiamo dirlo ancora più schiettamente: questo ordine, per quanto imperfetto fosse anche al suo meglio, non esiste più” ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz nel suo intervento alla 62esima Conferenza sulla Sicurezza di Monaco.

“L’Europa, come ha scritto recentemente Peter Sloterdijk, ha concluso una lunga ‘vacanza dalla storia mondiale’. Abbiamo varcato la soglia di un’era che è di nuovo apertamente caratterizzata dal potere e dalla politica delle grandi potenze”, ha sottolineato Merz. erminazione e forza di volontà per difenderla” “Ci siamo resi conto che nell’era delle grandi potenze, la nostra libertà non è più scontata. È minacciata. Ci vorranno determinazione e forza di volontà per difendere questa libertà. Ciò richiederà da parte nostra la volontà di intraprendere un nuovo percorso, di abbracciare il cambiamento e, sì, di fare sacrifici. Non un giorno, ma ora” ha concluso il cancelliere tedesco Merz.

Bollywood a Roma: omaggio al regista visionario Sanjay Leela Bhansali

Roma, 13 feb. (askanews) – Al via a Roma dal 27 febbraio al27 marzo 2026 la retrospettiva dedicata al talento visionario di Sanjay Leela Bhansali, tra i registi più acclamati del cinema indiano contemporaneo. Regista e compositore Sanjay Leela Bhansali è uno degli autori di maggior spicco di Bollywood. Famoso per lo sfarzo e la grandiosità dei suoi musical, espressione di una cinematografia visivamente sontuosa. Alcuni dei suoi film sono stati presentati nei maggiori festival internazionali tra cui Cannes e Locarno.

La retrospettiva, organizzata e promosso dall’Ambasciata Indiana a Roma, si terrà al cinema The Space Cinema Moderno in piazza della Repubblica.

Al via venerdì 27 febbraio con il pluripremiato Bajirao Mastani (2015), che inaugura l’omaggio dedicato a Sanjay Leela Bhansali. Il film, tratto dal romanzo Rau di Nagnath S. Inamdar (1972), racconta la storia di Bajirao I, ed è un sontuoso kolossal storico ambientato nei primi anni del 18° secolo alla corte del Maratha Chatrapati. Protagonista è l’amore impossibile tra il guerriero maratha Bajirao e la principessa Mastani che sfida le convenzioni dell’epoca. Nel cast Priyanka Chopra, Deepika Padukone, Ranveer Singh.

Tra i film più attesi Devdas che sarà presentato giovedì 26 marzo. Film del 2002 che ebbe la sua premiere quell’anno al festival di Cannes, è un adattamento cinematografico dal romanzo omonimo di Sarat Chandra Chattopadhyay, che celebra appieno il talento di Shah Rukh Khan. Ambientato nei primi del Novecento, racconta la vicenda di Devdas (Khan), ritornato in India dopo 10 anni a Londra. Quando la famiglia gli impedisce di sposare l’amica d’infanzia cerca conforto tra le braccia di una cortigiana. Un film che mette in scena una straordinaria bellezza visiva e musicale con due vere star di Bollywood: Shah Rukh Khan nella parte del protagonista e Aishwarya Rai in quella di Paro. Nel 2024 al Festival di Locarno a Shah Rukh Khan è stato conferito il Pardo alla Carriera, ed è stato proiettato Devdas, in omaggio alla sua straordinaria attività con oltre cento film interpretati.

Goliyon Ki Raasleela Ram-Leela sarà presentato venerdì 27 marzo. Film del 2013, è una rivisitazione moderna e vibrante del Romeo e Giulietta shakespeariano, ambientato in una terra di sparatorie e vendette, con un magnifico scenario musicale. Ram e Leela dovranno combattere contro le loro famiglie per avverare i propri sogni. Nel cast Ranveer Singh, Deepika Padukone, Supriya Pathak.

Tutte le proiezioni avranno inizio alle 18.30 e saranno presentate in lingua originale con sottotitoli in italiano. L’evento è promosso dall’Ambasciata Indiana a Roma, con il supporto del Ministry of Information and Broadcasting, Government of India. L’ingresso alle proiezioni è gratuito fino ad esaurimento posti.

Sanremo, gli artisti in gara al Festival arrivano al Quirinale

Roma, 13 feb. (askanews) – Uno dopo l’altro arrivano al Quirinale i cantanti in gara al Festival di Sanremo, per essere ricevuti da Sergio Mattarella, che dopo essere stato il primo presidente della Repubblica a partecipare al Festival di Sanremo nel 2023, ha deciso di incontrare al Colle cantanti e conduttori.

Per Carlo Conti, Laura Pausini e i Big in gara è dunque un incontro storico, e per questo hanno tutti scelto un look sobrio, preferendo generalmente tinte scure, mentre alcune tra cui la stessa Pausini ed Elettra Lamborghini hanno scelto di vestire con toni chiari.

“È una gioia immensa, un grande onore e una grande emozione”, ha aveva detto Carlo Conti con un video su Instagram annunciando l’evento.

L’arrivo è stato salutato da numerosi fan che invocavano i loro beniamini.

Mattarella: la musica pop parte del patrimonio culturale italiano. Sanremo è una storia importante

Roma, 13 feb. (askanews) – “La musica leggera, la musica pop fa parte del patrimonio culturale italiano”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale Carlo Conti e i cantanti della prossima edizione di Sanremo.

“È una storia importante che ha sempre visto una quantità di ascolti e di coinvolgimento elevatissimi – ha sottolineato il capo dello Stato -. Per quello che so mediamente pare sia così. Vi sono oltre 20 milioni di italiani che seguono il festival sera per sera. È interessante, quindi, non soltanto per la popolarità che riguarda i cantanti, che riguarda l’iniziativa, il festival, il suo complesso, ma perché sottolinea come la musica pop faccia parte del patrimonio culturale italiano”.

“L’attività discografica italiana è fiorente, si tratta di un ambito significativo, di rilievo dell’economia del nostro paese e quindi il festival è un appuntamento importante nella vita del nostro paese”, ha detto Mattarella, sottolineando che il festival di Sanremo dà “un contributo alla vita culturale del nostro paese, alla società, alla vita del nostro paese. E sarà per milioni e milioni di persone un appuntamento di grande importanza”, “sono passati 76 anni dalla prima edizione, molto è cambiato rispetto ad allora” ma il “coinvolgimento è rimasto costante grazie alla Rai che ha accompagnato anno per anno il festival conducendolo nelle case degli italiani”. “Spero – ha poi concluso Mattarella, rivolgendosi ai cantanti – di non aver creato un intralcio alle prove venendo qui a Roma, ma è stata un’occasione per me interessante, piacevole e importante per potervi fare in un in bocca al lupo collettivo in maniera di assoluta imparzialità, vi assicuro”.

Sanremo, Mattarella: festival importante per milioni di persone

Roma, 13 feb. (askanews) – Il festival di Sanremo dà “un contributo alla vita culturale del nostro paese, alla società, alla vita del nostro paese. E sarà per milioni e milioni di persone un appuntamento di grande importanza”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale Carlo Conti e i cantanti del prossimo festival di Sanremo.

“Il messaggio che viene dato è ogni anno una scoperta straordinaria che tutti facciamo quando il festival va in onda – ha sottolineato il capo dello Stato ricordando quanto adesso conti anche l’immagine – e quindi quello che fate è l’espressione della vostra capacità artistica, del vostro protagonismo di artisti”.

Sanremo, Ermal Meta: “Stella stellina è un brano umano non politico”

Milano, 13 feb. (askanews) – Ermal Meta torna in gara al Festival di Sanremo tra i Big della 76esima edizione con il brano “Stella stellina”, una canzone importante, di resistenza e speranza, nonostante tutto.

“Stella stellina” racconta, attraverso un testo poetico, mai retorico e immagini fortemente evocative, la storia di una bambina palestinese che non ha volutamente un nome, diventando così rappresentazione di tutti i bambini innocenti colpiti dalla violenza.

“Stella Stellina parla di una bambina di Gaza vista dagli occhi di un suo connazionale. È nata in un momento come tanti in cui stavo suonando, cantando, inventando canzoni e melodie per la mia figlia piccola e poi mi erano rimaste in mente delle immagini che avevo visto qualche ora prima davvero sconvolgenti, le immagini che provenivano da Gaza. Ho preso quella melodia, quella che mi ero inventato qualche ora prima per giocare con mia figlia, e ne ho fatto una canzone” racconta Ermal che pero chiarisce che non è una canzone politica. “È una canzone umana. E’ una canzone che prende come riferimento non la politica, ma la brutalità dell’essere umano. E racconta di un essere estremamente fragile, come può essere una bambina, va oltre la politica. La politica è il servizio dell’uomo. Non è l’uomo il servizio della politica. Quindi definire una canzone politica è come farle un torto, è ridurla. Invece va ampliata”.

Le sonorità mediorientali che caratterizzano la produzione curata da Ermal e Dardust, ci trasportano immediatamente in quella parte di mondo, anche grazie all’utilizzo sapiente di strumenti come l’oud che contribuiscono a definire un impianto sonoro coerente con il racconto, rafforzandone l’impatto emotivo.

Per il cantuatore, Sanremo è “Tutto insieme, tranne le aspettative, perché non sono uno che vi vede aspettative, però ricordi sì, ansia tantissima, momenti anche divertenti, grandi, grandi e inaspettate soddisfazioni”. Per te è un palco che va rispettato? “Per me è un palco sacro, sì, va assolutamente rispettato”.

Sanremo, Mattarella: musica pop parte patrimonio culturale italiano

Roma, 13 feb. (askanews) – “La musica leggera, la musica pop fa parte del patrimonio culturale italiano”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale Carlo Conti e i cantanti della prossima edizione di Sanremo.

“È una storia importante che ha sempre visto una quantità di ascolti e di coinvolgimento elevatissimi – ha sottolineato il capo dello Stato -. Per quello che so mediamente pare sia così. Vi sono oltre 20 milioni di italiani che seguono il festival sera per sera. È interessante, quindi, non soltanto per la popolarità che riguarda i cantanti, che riguarda l’iniziativa, il festival, il suo complesso, ma perché sottolinea come la musica pop faccia parte del patrimonio culturale italiano”.

Milano-Cortina, la presidente del Cio Kirsty Coventry: i Giochi stanno andando davvero bene

Roma, 13 feb. (askanews) – “Sono rimasta rimasta molto commossa e sono anche lieta di aver avuto l’opportunità di parlare con Vladyslav. In nessun momento abbiamo voluto impedire all’atleta di diffondere il suo messaggio. Volevamo solo che lo facesse durante i momenti in cui questo è permesso, non durante la gara, e purtroppo, anche se volevamo dargli l’opportunità di gareggiare, lui non si è attenuto alle regole”. Lo ha detto la presidente del Cio, Kirsty Coventry, durante il punto stampa quotidiano sull’andamento dei Giochi, parlando dell’incontro di ieri mattina a Cortina con lo skeletonista ucraino Vladylsav Heraskevych che è stato squalificato per essersi rifiutato di aderire alle linee guida del Cio.

“Io credo nelle regole e credo anche nel fatto che le regole” siano il modo migliore per “garantire uno spazio sicuro per gli atleti. Hanno condiviso con noi le loro opinioni e hanno detto che non vogliono essere costretti a diffondere un’opinione nella quale loro non credono, ecco perché abbiamo queste regole, per trovare il giusto equilibrio” ha aggiunto Coventry.

Con le regole “abbiamo cercato di creare uno spazio sicuro e di identificare aree all’interno delle quali” gli atleti possano “gareggiare e basta, fare ciò per cui si sono allenati e hanno sacrificato così tanto, quindi siamo riusciti a creare degli spazi all’interno dei quali gli atleti possono essere ambasciatori del proprio sport. Ecco perché abbiamo le linee guida e le varie regole che conoscete” ha continuato.

“Le regole devono essere molto chiare. Ci sono anche spazi in cui gli atleti possono esprimersi liberamente e condividere un messaggio con il mondo e anche questo è avvenuto. Durante il mio incontro con Vladyslav e suo padre abbiamo parlato di tutto ciò in modo molto rispettoso. È stato un momento per noi, per me, in cui parlarci come atleti ed è stato importantissimo sia per me che per lui” ha concluso.

La presidente del Cio ha sottolineato che in generale “i Giochi stanno andando davvero bene, io ho già visto alcuni atleti che stanno andando incredibilmente bene”. “È sorprendente che da tutti i siti che ho visitato, ieri eravamo in montagna, ci giungono notizie positive con gli spettatori e le famiglie che si godono gli sport invernali nella neve e vediamo che c’è anche moltissima interazione. Le prestazioni degli atleti sono al top, purtroppo ci sono anche degli atleti che si sono infortunati come Lindsey Vonn, che è in ospedale, alla quale mandiamo pensieri positivi” ha aggiunto. “Speriamo che i Giochi continuino così, le prestazioni sono al top in tutti gli impianti” ha osservato.”Il modello diffuso è un processo che stiamo imparando ad apprezzare e a capire, certo consta di numerose criticità, complessità, ma devo dire che i feedback sono stati finora molto positivi nell’esperienza di tutti quanti partecipano ai Giochi”. Lo ha detto la presidente del Cio, Kirsty Coventry, durante il punto stampa quotidiano a Milano sull’andamento dei Giochi.

“Ieri a Cortina ero molto contenta di vedere che gli atleti davvero apprezzano moltissimo le sedi di gara, che sono iconiche, i campi di gioco sono eccellenti, su cui hanno già avuto modo di mettersi alla prova in competizioni precedenti, e il comitato organizzatore ha cercato di fare in modo che l’esperienza per gli atleti sia la stessa ovunque nell’albergo, nel villaggio, tutti gli atleti hanno lo stesso programma, la stessa possibilità di partecipare da tutte le parti dei Giochi, l’avete visto anche nella cerimonia d’apertura” ha aggiunto.

“Gli spettatori erano contentissimi anche di essere a Cortina, ieri li ho visti, c’erano tante famiglie con bambini piccoli che scivolavano sulla neve coi genitori che correvano loro appresso e davvero si può apprezzare, toccare con mano, lo spirito dei Giochi. Anche noi abbiamo fatto il giro tra gli spettatori e tutti sorridevano, c’era un’energia positiva che emanava da tutti loro e per me davvero questi Giochi sono magici. In ogni sede di gara in cui andiamo vediamo che i volontari stanno facendo un lavoro straordinario, le persone riescono a comunicare tra di loro, non ci sono lamentele” ha continuato Coventry.

Sullo stesso tema è intervenuto anche il direttore esecutivo del Cio per i Giochi olimpici, Christophe Dubi, secondo il quale “se gli atleti diranno che questi Giochi diffusi sono una buona formula” perché non replicarla? “Ecco io sono svizzero e io seguo la squadra svizzera e la stampa svizzera e un giornalista ha detto che a Bormio se si vuole cercare di stare con gli atleti che partecipano alle gare di Livigno devono attraversare un passo di montagna e quindi non è proprio agevole, però i riscontri che abbiamo avuto finora da parte degli atleti sono davvero ottimi e penso che siamo sulla giusta carreggiata” ha aggiunto.

La presidente del Cio, Kirsty Coventry, durante il punto stampa quotidiano a Milano sull’andamento dei Giochi, si è anche soffermata sulle prestazioni delle atlete italiane. Francesca Lollobrigida “che ha preso in braccio il suo bambinbo subito dopo aver vinto la medaglia mi ha davvero fatto venire la pelle d’oca. Queste sono storie davvero pazzesche, incredibili, commoventi. Per me sono gli atleti che si spingono oltre ogni limite, per esempio Brignone: 10 mesi fa era confinata in un letto d’ospedale e tutti le dicevano che non ce l’avrebbe fatta a partecipare alle Olimpiadi eppure lei ce l’ha messa tutta con coraggio, determinazione, tenacia e anche il messaggio”.

“Gli italiani – ha ricordato – hanno conquistato 17 medaglie, di cui sei d’oro. Sono riuscita a vedere Federica” Brignone e “Arianna” Fontana e “sono moto lieta di avere avuto l’opportunità di sentire le loro storie di resilienza. Qui vediamo il meglio dell’umanità. Arianna penso sia adesso l’atleta italiana più insignita di medaglie ai Giochi, questo è bellissimo. Ieri nello stadio si sentiva la passione e il rispetto che lei prova per lo sport e per i suoi concorrenti. È stato un momento fantastico” ha continuato.

(Nella foto la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi)

Strage di Crans-Montana, denunciato anche il sindaco della città del Vallese

Roma, 13 feb. (askanews) – Nell’ambito della vicenda legata alla tragedia del bar “Constellation”, anche il sindaco di Crans-Montana Nicolas Féraud è ora oggetto di una denuncia penale. L’informazione di “Le Temps” è stata confermata a Keystone-ATS da una fonte vicina all’inchiesta.

La denuncia è stata inoltrata lo scorso 26 gennaio da due avvocati vallesani, Alain e Anne-Sophie Viscolo, che rappresentano una vittima gravemente ustionata e i suoi genitori. La denuncia penale non prende di mira soltanto Nicolas Féraud ma pure i coniugi Jacques e Jessica Moretti, proprietari del “Constellation”. Il sindaco di Crans-Montana è accusato di lesioni personali colpose, di messa in pericolo della vita altrui con dolo diretto, di incendio colposo nonché di una serie di violazioni delle responsabilità e dei doveri imposti dalla legge sui comuni, in particolare da quella sulla protezione contro gli incendi e gli elementi naturali.

Dal canto suo, Nicolas Féraud afferma di non essere a conoscenza di questa denuncia e non la commenta.

(Fonte ATS)

The Zen Circus, al via 12 giugno da Padova "Il Male Summer Tour 2026″

Roma, 13 feb. (askanews) – The Zen Circus hanno annunciato le prime date de “Il Male Summer Tour 2026” che attraverserà l’estate, portando nei principali festival italiani tutta la potenza espressiva e l’energia trascinante della band. Al via il 12 giugno dallo Sherwood Festival di Padova, poi il 21 giugno tappa al Testaccio Estate a Roma, il 26 giugno Milano (Kozel Carroponte), il 28 giugno Bologna (BOnsai), il 7 luglio Collegno (To) al Flower Festival, l’11 luglio a Sarroch (CA) per il Sa*Rock Festival, il 22 luglio Genova (Balena Festival) e il 12 agosto al Color Fes di Lamezia Terme (CZ).

L’annuncio delle date estive segue quello della tournée europea dedicata ai 10 anni dalla pubblicazione de “La Terza Guerra Mondiale” che vedrà impegnati gli Zen il prossimo aprile in alcune delle più importanti città europee: il 17 e 18 aprile la band si esibirà a Lugano (Ch), il 19 a Monaco di Baviera, il 20 a Berlino, il 22 a Parigi, il 24 Bruxelles, il 25 aprile Londra e il 27 aprile Barcellona.

Pubblicato il 26 settembre 2025 Il Male (Carosello Records) è il loro nuovo album di inediti, il cui tour di presentazione, conclusosi a dicembre, ha registrato il tutto esaurito, un risultato che testimonia l’entusiasmo del pubblico per un disco che nella settimana di uscita ha debuttato al Secondo posto della classifica FIMI/GfK degli album fisici più venduti in Italia e al Quarto posto della classifica generale.

Undici tracce per uno dei loro lavori più crudi e diretti in cui il tema del dolore viene affrontato nelle sue molteplici forme.

La band mette al centro il Male: lo interrogano, lo ascoltano, lo combattono. Perché ignorarlo non lo cancella, ma lo alimenta. Difendono l’imperfezione e l’incoerenza come parte dell’essere umani, riconoscendo nella fragilità e nella fallibilità un tratto comune.

(Credit Photo: Daniele L.Bianchi)

Formula1, Verstappen critica i regolamenti, Norris lo attacca

Roma, 13 feb. (askanews) – Max Verstappen non le manda a dire sui nuovi regolamenti della Formula 1. Non è la prima volta e non sarà l’ultima, ma stavolta il campione della Red Bull dice che che i nuovi regolamenti della Formula 1 potrebbero accelerare il suo addio perché queste nuove “non sono divertenti da guidare”, sono anzi proprio “anti-racing”, “una specie di Formula E sotto steroidi”.

Le nuove monoposto, alimentate al 50% da motore a combustione interna e al 50% da batteria, richiedono ai piloti di gestire costantemente l’erogazione di potenza, rallentando e ricaricando le batterie per poter sfruttare la “modalità boost”. “Come pilota, la sensazione non è molto ‘da Formula Uno’. Sembra più una Formula E sotto steroidi. Per me, semplicemente, non è Formula Uno. Forse è meglio guidare in Formula E. Perché è tutta una questione di efficienza energetica e gestione. Certo, quando sono in macchina do il massimo, lo sanno tutti. Ma il livello di entusiasmo non è così alto. Non mi interessa se vado a 350 o 300 km/h. Voglio solo una guida normale. Come dovrebbe essere. Senza dover dire ‘Oh, se freno un po’ più a lungo… o meno o di più… o una marcia in più o in meno…’, sapete, che influisce pesantemente sulle prestazioni sui rettilinei e cose del genere.”

Verstappen ha aggiunto: “Vincere, per me… non importa. Deve essere anche divertente guidare, credo, a questo punto della mia carriera. Ovviamente sto anche esplorando altre cose al di fuori della Formula 1 per divertirmi. Sì, voglio dire, so che saremo bloccati con questo regolamento per un bel po’. Quindi, sì. Vediamo”.

Dal fronte opposto, Lando Norris ha replicato al campione olandese sottolineando il lato positivo della sfida: “La guida delle nuove monoposto è molto divertente. Mi è piaciuta molto, quindi sì, se vuole ritirarsi, può farlo. La Formula 1 cambia continuamente, a volte è un po’ meglio guidare, a volte non altrettanto. Ma sì, veniamo pagati una cifra spropositata per guidare, quindi non ci si può lamentare alla fine. E qualsiasi pilota può trovare qualcos’altro da fare, no? Non è che lui debba essere qui o che qualsiasi pilota debba essere qui. È una sfida, ma è una bella sfida, divertente per gli ingegneri, per i piloti. È diverso, devi guidare in modo diverso, capire le cose in modo diverso e gestirle in modo diverso. Ma puoi comunque guidare auto, viaggiare per il mondo e divertirti un sacco. Quindi, niente di cui lamentarsi”.

Sanremo, Leo Gassman: Il festival è gioia, opportunità e ricordi

Milano, 13 feb. (askanews) – Leo Gassmann sarà in gara alla 76esima edizione del Festival di Sanremo che si terrà dal 24 al 28 febbraio 2026 con il nuovo singolo “Naturale”. Il singolo è scritto da Leo con Francesco Savini, Mattia Davì e Alessandro Casali.

“Naturale è una canzone che parla di una arrivederci che è una tematica alla quale sono molto legato perché l’arrivederci nasconde sempre un velo di enigmaticità. Non è come l’addio che è un punto definitivo ma è un qualcosa viva in bilico che ti fa vivere in bilico nell’attesa di una risposta. Personalmente è una tematica che mi fa molto emozionare ed è una canzone che è nata da tre ragazzi molto giovani che mentre scrivono questo brano hanno pensato a me, me l’hanno mandato, io l’ho provinato perché mi piaceva moltissimo e poi l’abbiamo riadattato e perfezionato in studio insieme ed è uscito insomma questo brano”.

Leo torna a Sanremo per la terza volta, la prima è stato tra i giovani, per lui il Festival è “gioia, opportunità e ricordi perché comunque io sono cresciuto col festival di Sanremo, sono il primo fan di Sanremo. Quando non partecipo me lo guardo sempre dall’inizio alla fine, è un momento anche per riunirsi con gli amici, con la famiglia, per guardare, commentare. Quindi è sicuramente un sogno che si realizza e tornare è qualcosa che mi riempie il cuore di gioia”.

Dopo la partecipazione al festival di Sanremo con il singolo “Naturale”, Leo Gassmann pubblicherà il suo terzo album in studio intitolato “Vita Vera Paradiso” il 10 aprile via EMI RECORDS ITALY / Universal Music Italia. Il cantautore romano arriverà in una veste completamente nuova: un cambio di sonorità per il nuovo progetto che vira verso la musica folk. “Vita Vera Paradiso” è un disco più maturo, che segna una vera e propria crescita artistica, sia dal punto di vista estetico, che sonoro. Il nuovo disco è ispirato alla musica di Bob Dylan fino a cantautori contemporanei come Mumford & Sons, Noah Kahan e Medium Build.

Conferenza di Monaco, Rubio: il vecchio mondo è scomparso, è una nuova era geopolitica

Roma, 13 feb. (askanews) – Il Segretario di Stato americano Marco Rubio, prima di salire a bordo dell’aereo che lo porterà alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ha dichiarato ai giornalisti che “l’Europa è importante per gli USA”, ma viviamo in una “nuova era geopolitica”, “il vecchio mondo è scomparso” e questo “richiederà a tutti noi di riesaminare come si presenta e quale sarà il nostro ruolo”.

“Francamente, il vecchio mondo è scomparso, il mondo in cui sono cresciuto, e viviamo in una nuova era geopolitica, e questo richiederà a tutti noi di riesaminare come si presenta e quale sarà il nostro ruolo”, ha dichiarato Rubio ai giornalisti, ribadendo che “siamo profondamente legati all’Europa e il nostro futuro è sempre stato legato a questo e continuerà a esserlo”.

In merito alla Conferenza di Monaco, il Segretario statunitense ritiene che il suo discorso possa essere “ben accolto”, c’è molta attesa sulle sue parole. Inoltre, per quanto concerne la guerra in Ucraina, ha criticato i continui attacchi russi e ha detto che probabilmente potrà esserci l’opportunità di incontrarsi con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Infine, rispetto alla Groenlandia, ritiene che il tema potrà essere sollevato durante la Conferenza.

Milano-Cortina, revocata la sospensione per doping: la biathleta Passler riammessa alle gare

Roma, 13 feb. (askanews) – Rebecca Passler riammessa ai Giochi di Milano-Cortina. L’azzurra del biathlon, positiva al Letrozolo dopo un controllo dello scorso 26 gennaio, potrà dunque partecipare alle Olimpiadi invernali. La Corte Nazionale d’Appello di Nado Italia (Nadab) ha accolto il ricorso della 24enne biathleta, riconoscendo – si legge nel comunicato della Fisi – “il fumus boni iuris, ovvero l’apparente fondatezza dell’assunzione involontaria o della contaminazione inconsapevole della sostanza in oggetto”.

Passler si aggregherà alle sue compagne di squadra da lunedì 16 febbraio: non farà la Sprint di sabato 14 né l’inseguimento di domenica 15, ma prenderà parte alla staffetta di mercoledì 18, quando le azzurre andranno a caccia di una medaglia.

“La Federazione accoglie con piacere l’esito del ricorso che consente a Rebecca di tornare a disposizione della squadra”. Le parole del presidente della Fisi Flavio Roda. “Sono stati giorni molto difficili – le parole di Passler ai canali della Federazione -. Ho sempre creduto nella mia buona fede. Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato, dagli avvocati che hanno seguito la mia situazione, alla Fisi, ai miei familiari e amici. Adesso posso finalmente tornare a concentrarmi al 100% sul biathlon”.

Lo spazio morbido che non c’era: un museo che diventa corpo

Milano, 13 feb. (askanews) – Trasformare un museo, peraltro estremamente particolare come Pirelli HangarBicocca, in uno spazio domestico, accogliente e umano. È l’idea da cui è partita la mostra “Rebecca” di Benni Bosetto, che fin dall’ingresso lavora per portare il visitatore in uno spazio che ha l’accoglienza come primo elemento.

“L’idea – ha detto l’artista ad askanews -era proprio quella di riuscire a costruire uno spazio morbido, uno spazio che, appunto, si potesse prendere cura dello spazio stesso, dello Shed, umanizzandolo, e che possa prendersi cura delle persone che sono e che saranno accolte all’interno”.

Il fatto è che l’operazione riesce: ci si sente effettivamente all’interno di qualcosa che possiamo riconoscere, di una dimensione che corrisponde alla nostra esperienza, pur con elementi che somigliano più ai sogni che alla realtà, ma “Rebecca” è anche un luogo nel quale non è difficile credere che i sogni siano solo un’altra delle forme che può assumere la realtà.

“Benni Bosetto – ci ha detto la curatrice Fiammetta Griccioli – ci ha da subito colpito per questa sua caratteristica unica di sapere coniugare il disegno espanso nello spazio con la scultura e con la performance. La mostra in Pirelli HangarBicocca dal titolo Rebecca è una mostra site specific con la quale l’artista ha trasformato lo spazio in una casa, in uno spazio domestico abitabile, un corpo femminile architettonico che da un lato è un unico corpo che ci immerge in questo immaginario legato a Rebecca del romanzo di Daphne du Maurier, ma dall’altra parte lo possiamo anche considerare come un antologica dell’artista che raccoglie tutte le sue opere degli ultimi dieci anni”.

Il tema del corpo è affascinante ed è centrale nella ricerca di Benni Bosetto: inteso come strumento attivo di relazione con il mondo, il corpo esprime desiderio, sessualità, presenza e vulnerabilità, che poi emergono come ambiti di ricerca, coltivando quella che l’artista definisce una “forma di resistenza” a come il corpo viene abitualmente concepito. Anche se si tratta del corpo di una mostra.

Olimpiadi, gli sciatori di Cesare Rimini sono andati al MUDEC

Milano, 13 feb. (askanews) – In occasione dell’Olimpiade Culturale Milano-Cortina 2026, il MUDEC e 24 Ore Cultura presentano l’esposizione Sono andati tutti a sciare fino al 15 marzo 2026 un approfondimento dedicato alla rappresentazione dello sciatore nell’arte europea del Novecento attraverso una selezione di opere dalla collezione di Cesare Rimini. Grazie alla vitalità della moglie Liliana, sostenuta dalla collaborazione dei figli e dei nipoti, nelle vetrine dell’Agorà sono esposti cinquanta pezzi provenienti da una raccolta che ne conta oltre duecento frutto di più di cinquant’anni di ricerca e passione di Cesare Rimini. L’allestimento presenta gruppi tematici e cromatici che guidano lo sguardo attraverso una narrazione ricca di dettagli. Nelle vetrine ogni pezzo restituisce un’idea diversa di montagna: sportiva, mondana, intima, teatrale, futurista, quotidiana. L’insieme compone un racconto corale in cui la neve diventa spazio vissuto, luogo di relazione, gesto atletico, ma soprattutto orizzonte culturale.

Le tre generazioni della famiglia Rimini hanno raccontato ad askanews la collezione e l’esposizione. “Sono Alessandra Rimini, sono la figlia di Cesare Rimini, mio papà che purtroppo non c’è più. Ha collezionato questi sciatori tutta la vita: il collezionare è nato per gioco. Mio padre, oltre a fare l’avvocato, era un amante del bello. Ha iniziato con una statua coi pois che è qui esposta. Penso anche che non avesse in mente di fare una collezione. Poi lui diceva che in realtà che quando tu inizi una collezione, la collezione ti cerca. Il Mudec ha scelto i pezzi secondo loro più rappresentativi, la collezione in realtà è molto più grande e vive in Engadina. Immediatamente prima del Covid a Natale, come regalo di Natale, gli avevo fatto la sorpresa di portare tutti gli sciatori che avevano sui ripiani di casa a sciare. Lo spunto del titolo me l’ha dato il papà perché scriveva filastroche e c’è questa meravigliosa poesia che s’intitola Sono andati tutti a sciare, perché lui racconta ai nipotini che di notte tutti gli sciatori stanchi e stufi, annoiati di stare sui suoi scaffali hanno deciso di andare a sciare e di prendere la funivia. Quindi il titolo Sono Andati Tutti a Sciare viene proprio dalla poesia di mio padre. Li ho portati tutti in un piccolo spazio in Engadina, fatto costruire una pista da sci e veramente li abbiamo messi tutti a sciare. Già si sapeva delle Olimpiadi, avevo promesso al papà, dico adesso aspetta che la mostra dobbiamo portare anche le Olimpiadi”.

scaffali hanno deciso di andare a sciare e di prendere la funivia. Quindi il titolo Sono Andati Tutti a Sciare viene proprio dalla poesia di mio padre. Li ho portati tutti in un piccolo spazio in Engadina, fatto costruire una pista da sci e veramente li abbiamo messi tutti a sciare. Già si sapeva delle Olimpiadi, avevo promesso al papà, dico adesso aspetta che la mostra dobbiamo portare anche le Olimpiadi”.

Ha continuato Francesca Foglia, una delle nove nipoti di Cesare Rimini: “Sono la nipote più grande di Cesare Rimini e ho iniziato a lavorare per invece la famiglia del mio papà e quindi l’idea che con il gruppo della famiglia del papà insieme alla famiglia della mamma siamo riusciti a portare gli sciatore del nonno a Milano e dare così un contributo culturale alle Olimpiadi è fonte di grande soddisfazione e questo non sarebbe possibile senza la vitalità della nostra nonna capostipite e roccia di tutta la famiglia”.

La moglie Liliana Rimini ha concluso: “Comunque l’idea è venuta da quest’artista giapponese che ha fatto questi bigliettini dove c’era scritto una persona da ricordare. E da lì mi venuta l’idea, ma noi possiamo ricordarlo, non col bigliettino, possiamo ricordarlo con una cosa molto più importante”.

Mentre il museo con la mostra Il senso della neve indaga la neve come fenomeno naturale, simbolico, artistico e antropologico, la raccolta di Cesare Rimini introduce nel percorso del MUDEC la dimensione del corpo, dell’azione, dell’emozione: lo sciatore come soggetto culturale, non solo sportivo. La presenza della collezione Rimini al MUDEC è resa possibile grazie anche al sostegno di Ceresio Investors, sponsor insieme alla famiglia del progetto espositivo.

Mastella: “Voto No. Questa riforma non serve ai cittadini”. Intervista

Ministro Mastella, lei ha annunciato che voterà No al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Una posizione che ha sorpreso molti, vista la sua vicenda giudiziaria.

Capisco la sorpresa. Ma proprio la mia esperienza personale mi porta a questa scelta. Se fosse dipeso solo dall’azione di alcuni pubblici ministeri, probabilmente la mia vicenda avrebbe avuto un esito ben diverso. Invece il sistema, così com’è, ha funzionato. C’è già una distinzione tra chi accusa e chi giudica. Nel mio caso, la funzione giudicante ha ristabilito equilibrio. Questo dimostra che la separazione delle funzioni esiste già nella pratica.

Quindi non vede la necessità di formalizzare la separazione delle carriere?

No, perché il problema della giustizia italiana non è questo. Il vero nodo è la durata dei processi. Io ho impiegato undici anni per uscire completamente dalla mia vicenda giudiziaria. È questo che interessa ai cittadini: entrare in un processo e non restare intrappolati in un labirinto infinito. La riforma non mette mano a questo aspetto fondamentale.

Chi sostiene il Sì dice che la separazione delle carriere era già presente in vecchi programmi del centrosinistra, dalla Margherita all’Ulivo. È così?

Per quanto mi riguarda, no. Ho fatto parte del governo Prodi e posso dire che non è mai stata una priorità né un punto della nostra azione di governo. Storicamente è una battaglia del centrodestra.

Secondo lei questa riforma ha un intento politico?

Io vedo una continuità. Antonio Tajani ha parlato del “sogno di Berlusconi”. E in effetti la separazione delle carriere è stata per anni una bandiera del centrodestra, soprattutto di Silvio Berlusconi. Non è un mistero. È una scelta politica legittima, ma è giusto dirlo con chiarezza.

Il problema è che quando una riforma della giustizia nasce dentro uno scontro storico tra politica e magistratura, il rischio è che venga percepita come una rivincita, non come una riforma nell’interesse generale.

Il centrodestra respinge questa accusa e sostiene che l’autonomia della magistratura non verrebbe toccata.

Formalmente forse no, ma nei fatti il rischio c’è. Con due Csm distinti, ciascuno difenderebbe la propria categoria. Inoltre i membri laici, scelti dal Parlamento, avrebbero un peso decisivo. È inevitabile che, aumentando il peso dei laici, cresca l’influenza del potere politico. E io non voglio una magistratura sotto il governo, né direttamente né indirettamente.

Lei ha evocato anche il modello americano.

Sì, perché quando la giustizia è più direttamente collegata al potere politico, il confine si fa sottile. Io non voglio una giustizia sotto il governo. Non voglio che il pubblico ministero o gli organi di autogoverno possano essere percepiti come condizionati dall’esecutivo di turno. La nostra Costituzione, dopo un ampio dibattito in Assemblea Costituente, scelse un equilibrio che garantisse autonomia e indipendenza. Non fu una decisione casuale.

C’è chi sostiene che la separazione delle carriere indebolirebbe il pubblico ministero. Lei sembra pensare il contrario.

Paradossalmente sì. Potrebbe rafforzarlo in senso corporativo. Fioeto, ognuno avrebbe il proprio Csm e difenderebbe la propria categoria. Non vedo un beneficio reale per il cittadino. Vedo piuttosto il rischio di accentuare divisioni interne e conflitti istituzionali.

In conclusione, perché votare No?

Perché non risolve i problemi veri della giustizia italiana. Perché non riduce la durata dei processi. Perché può alterare gli equilibri tra poteri dello Stato. E perché la priorità non deve essere lo scontro tra politica e magistratura, ma il diritto dei cittadini ad avere una giustizia rapida, equa e indipendente.

Il drammatico bisogno di ricucire le ferite

Capita spesso che Meloni parli dai banchi del governo come se fosse ancora all’opposizione. Così, nei giorni scorsi, ha lanciato le sue accuse alla sinistra, colpevole a suo giudizio di uno spirito poco patriottico.

Imperversa la demonizzazione

In questo modo, la reciproca demonizzazione ha fatto un altro passo avanti, trovando quasi subito corrispondenza in una sinistra altrettanto votata allo scontro verbale.

Ora, non si vorrebbe qui fare l’elogio del centrismo di una volta ormai largamente passato di moda, ma almeno segnalare che questo modo di randellarsi a vicenda non pare di così grande costrutto e porta un nocumento peculiare a chi governa che dovrebbe avere il maggiore interesse alla tessitura.

Basterebbe anche solo soffermarsi sulle serie televisive americane che vanno per la maggiore di questi tempi. C’è quasi sempre un attimo in cui il presidente appare sullo schermo e rivolge ai telespettatori un accorato appello in nome dell’unità del popolo. Appello che, d’un tratto, fa salire i numeri della sua popolarità.

Serve una condivisione più ampia

Come mai in Italia, invece, il confronto politico si fa quasi sempre col randello e quasi mai con un sorriso? Come mai non si riesce a capire che, di questi tempi, il paese ha un drammatico bisogno di ricucire le sue ferite e di celebrare un rito di unità?

Non per fare grandi coalizioni, per carità, e neppure per mescolare le carte dei partiti, ormai collocati stabilmente a quanto pare nei due poli opposti. Ma è proprio la democrazia dell’alternanza che ha bisogno di una condivisione più larga, cosa che non viene capita dai banchi dell’opposizione e tanto meno da quelli del governo, il che è ancora più grave.

Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 12 febbraio 2026

[Testo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

Referendum sulla giustizia: il Sì che sfida il potere delle correnti

Un Sì diverso dagli altri

Giustizia, c’è un Sì più convinto degli altri. Al di là delle rispettive curve sud – sempre più infuocate ed aggressive – c’è uno specifico Sì che non può passare sotto silenzio in vista del prossimo referendum sulla giustizia. Ed è forse il Sì più popolare, più comprensibile e più immediatamente percepibile dal cittadino/elettore.

E riguarda il tema di come spezzare una “casta” che in questi anni si è semplicemente rafforzata, irrobustita e consolidata. Una “casta” che, attraverso il sistema rigorosamente e quasi dogmaticamente correntizio, ha governato – e governa tuttora – la magistratura.

Un potere che incide sulla vita delle persone

Ora, visto che non parliamo di una banale assemblea istituzionale ma, al contrario, di un potere che con le correnti politiche organizzate ha in mano la vita e il futuro delle persone, che può decidere – con la sua concreta azione penale – di capovolgere le sorti della politica nazionale e locale e che può, infine, decretare o meno la dignità stessa delle persone con il suo comportamento, è del tutto ovvio che questa “casta” non può restare impunita ed inattaccabile.

E questo perché promozioni, trasferimenti, sanzioni, avanzamento di carriere e via discorrendo vengono decise e vagliate da ormai molto tempo solo e soltanto dalle singole correnti.

Un potere, squisitamente politico, che esula radicalmente da qualsiasi altro criterio che non sia quello dello strapotere, appunto, incontrollato ed incontrollabile delle correnti politiche organizzate.

È inutile ribadire che questo è l’unico vero nodo per il cittadino elettore. E cioè, confermare questo potere incrollabile ed inviolabile oppure, al contrario, metterlo in discussione.

Il sorteggio e la posta in gioco reale

Certo, si può discutere se il cosiddetto “sorteggio”, in vista della formazione dei due prossimi CSM – sempreché vinca il Sì – sia lo strumento più opportuno e più calzante per centrare l’obiettivo.

È indubbio, però, che questa è la vera posta in gioco, al di là degli altri aspetti tecnici che sono certamente importanti ma che risultano drasticamente irrilevanti rispetto a questo tassello.

E non è un caso, del resto, che è proprio questo il tema che vede impegnata con rara violenza verbale l’ANM. Cioè l’associazione privata che governa – o sgoverna – l’intera magistratura italiana attraverso l’autorevole CSM.

ANM che, è persino inutile negarlo, si è trasformata progressivamente, e ormai definitivamente, in un soggetto politico organizzato. E questo non è solo il frutto delle singole opinioni: lo dicono i fatti concreti.

Comunicati, prese di posizione, agenda politica

Del resto, si tratta di una associazione che ogni giorno interviene con i propri vertici attraverso comunicati stampa. Affronta qualsiasi tema in cima all’agenda politica.

Dalla riforma della giustizia al cosiddetto premierato; dalla gestione dell’immigrazione e dei flussi migratori alla garanzia della sicurezza nel nostro Paese; dalle singole riforme che persegue questo Governo a qualsiasi tematica faccia breccia nella pubblica opinione.

Insomma, come è evidente a tutti quelli che non vivono di ipocrisia o di pregiudizi, si tratta di un soggetto politico/partito a tutti gli effetti. Schierato, come ovvio, a sinistra.

Ecco perché, al di là delle litanie e delle fandonie sullo stato totalitario, sulla democrazia autoritaria, sulla compressione delle libertà democratiche, sulla violazione della Costituzione dei nostri padri e sulla trasformazione del nostro Paese in una nazione simile alle dittature sudamericane, la vera posta in gioco in vista del voto referendario è una sola.

E cioè: con questo referendum o si mette in discussione la “casta”, questa “casta”, oppure, al contrario, si consolida definitivamente questo potere.

Tutto il resto, verrebbe da dire, è solo noia.

Corollario Donroe: c’è Cuba nel mirino

Il “personaggio” Donald Trump – ovvero il suo esagerato modo di porsi – con tutto quello che ne consegue quanto a prepotenza, arroganza, cialtronaggine, rischia di fuorviare le analisi relative ai reali e non improvvisati obiettivi che, almeno sul piano geopolitico, la sua Amministrazione si propone di conseguire.

Oltre Trump, la strategia

A differenza che nel primo mandato, ora alle spalle del tycoon – che poi la interpreta alla sua maniera, inclusi i repentini stop & go cui ormai ci ha abituati – v’è una strategia elaborata nel tempo dai think tank del neo radicalismo conservatore americano e questa consiste – detta in termini essenziali – nel rendere predominante il potere politico ed economico degli USA nel mondo, ritenuto in calo a causa del multilateralismo predicato ed esercitato durante gli anni di Obama (e ripreso poi da Biden).

Cerchiamo dunque di ragionare a prescindere dal “personaggio” Trump e guardiamo alla sostanza.

Dalla Cina alle sfere di influenza

E quale è la principale differenza di natura geopolitica rispetto al “Pivot to Asia” del carismatico presidente democratico? Anche Trump ritiene quello con la Cina il confronto decisivo ai fini della supremazia mondiale – militare, economica, tecnologica – ma pensa di poterlo vincere in una logica “spartitoria”, quella delle “sfere di influenza” territoriali/geografiche. Se ciò, per qualsiasi ragione, non fosse possibile è comunque essenziale che gli Stati Uniti si garantiscano – rafforzandosi per affrontare al meglio il possibile scontro con Pechino – un totale controllo della loro porzione di mondo, che è l’America: da nord a sud, dalle rotte artiche alla Terra del Fuoco antartica.

La Dottrina Monroe aggiornata

La Dottrina Monroe, così tanto citata in queste ultime settimane, del resto non era che la dichiarazione esplicita di cosa intendessero gli USA per proprio “interesse nazionale”: la protezione del continente americano da qualsiasi possibile invasore. Al tempo l’avviso era indirizzato agli europei. Oggi, al mondo intero. Ma, in particolare, a russi e, soprattutto, cinesi.

Osservato sotto questo punto di vista il “Corollario Donroe” riprende la Dottrina Monroe e la adatta al tempo presente. L’intero continente americano viene posto sotto la tutela di Washington, protetto dai due oceani e ora nella necessità di proteggersi anche da possibili incursioni provenienti dallo spazio aereo (un problema che non si poneva, al tempo di Monroe). Come nel 1823, nessuna nazione latinoamericana viene consultata in merito a questa idea, e neppure il diritto internazionale può opporvisi, secondo la logica neo-imperiale del trumpismo.

Le capitali che la accettano sono apprezzate, le altre dovranno acconciarsi ad accettarla: con le mitigazioni e i compromessi del caso, se necessario. Ma la sostanza deve essere quella. È in questa logica, ferrea – evidentemente discutibile, ma razionale – che bisogna analizzare le parole e le azioni di Trump. Non per caso guidate da un Segretario di Stato di origini cubane e dunque coinvolto anche emotivamente nell’attuazione di questa politica.

Caraibi, Panama e sicurezza americana

Ora, si guardi su un mappamondo il Mar dei Caraibi. Il Venezuela a sud, Cuba e poi la Florida a nord, il centro-America con Panama a ovest. Il Mar dei Caraibi è cruciale per la sicurezza statunitense. Circa il 50% di import ed export USA approda nei porti della Louisiana e del Texas nel Golfo del Messico provenendo dall’Atlantico e transitando per lo Stretto di Florida, che separa lo stato più meridionale degli USA dalla grande isola caraibica. Golfo del Messico per parte sua collegato al Mar dei Caraibi dallo Stretto di Yucatan, fra Messico e Cuba. Facile comprendere la strategicità di tutta l’area, per Washington.

Il Canale di Panama venne realizzato a partire dal 1904 attraverso un lembo di terra già appartenuto alla Colombia e controllato dagli Stati Uniti tramite un contratto d’affitto a lungo termine. I lavori vennero realizzati con finanziamenti statunitensi e sotto la supervisione ingegneristica parimente statunitense.

Oltre e al di là dei clamorosi vantaggi economici nel trasporto navale che esso avrebbe garantito, un’altra valutazione aveva spinto il Presidente Theodore Roosevelt a finanziare l’opera. Il controllo del Canale avrebbe impedito a qualunque forza navale che non fosse quella a stelle e strisce di operare liberamente in quell’area marittima. E così è stato.

Ma da quando nel 1977 il Presidente Carter (con una decisione di alto contenuto morale, come nelle caratteristiche della sua personalità) ha ceduto allo Stato di Panama la sovranità del Canale a far data dal 1° gennaio 2000, superando così la concessione perpetua al tempo in vigore, la situazione è andata progressivamente evolvendosi in una direzione meno vantaggiosa per gli USA. Divenendo addirittura pericolosa, ai loro occhi, in questo nuovo secolo, in coincidenza con l’imperioso sviluppo cinese.

Venezuela, Cuba e la partita finale

Non è dunque un caso se Trump ha subito denunciato gli eccessivi costi per il transito nel Canale imposti a suo dire alle navi statunitensi nonché l’eccessiva presenza cinese, che controllerebbe così il traffico navale del Canale; e quindi se ha minacciato – è il suo stile – il governo panamense di riprendersi il Canale se questa pervasiva presenza cinese non dovesse diminuire drasticamente.

Dopo Panama, il Venezuela. Indubbio l’interesse economico, petrolifero nel caso. Indubbia altresì la pretestuosità – ancorché non campata per aria: un problema di narcotraffico esiste realmente – accampata per l’intervento che ha detronizzato Maduro conducendolo in un carcere di New York. Ma qui è l’aspetto geopolitico che ci interessa.

Il Venezuela è infiltrato dai russi e vende(va) petrolio ai cinesi. E questo il “Corollario Donroe” non lo può consentire. Ma Caracas è decisiva soprattutto in relazione a Cuba. Perché è Cuba, soprattutto, che questa presidenza ha posto nel mirino. E la guida delle operazioni è di Marco Rubio, che si giocherà molte delle sue future ambizioni presidenziali in questa partita.

Anche Rubio…

Quell’area marina intorno a Cuba non può essere controllata che dagli Stati Uniti perché, come detto, essa è decisiva per i commerci americani. Cuba dista solo 90 miglia dalla Florida. È evidente l’interesse che per tutto il XX secolo, da Roosevelt a Kennedy, gli USA hanno mostrato per la più grande delle isole caraibiche.

Ora, è dal suo punto di vista comprensibile che America First voglia perseguire un cambio di regime a L’Avana. Non lo si dice apertamente, ma si opera per favorirlo. Possibilmente con la partecipazione della popolazione cubana.

Ecco perché, dopo Panama e dopo il Venezuela, arriverà Cuba. Con prudenza, ma arriverà. Il come è un tema aperto. Il quando è prevedibile: entro la conclusione del mandato di Trump. Soprattutto se Rubio vorrà puntare a divenirne il successore.

Lebret e lo sviluppo: una biografia italiana

È appena apparsa, per i tipi di Castelvecchi (nella collana Teologia dalle periferie), una bella biografia scritta da Michele Dau, Louis-Joseph Lebret. Leconomia umana: il progresso sociale come ascesa, che già nel titolo suggerisce assonanze e consonanze rimaste a lungo riposte. La prefazione è di Giuseppe De Rita, che conobbe il padre domenicano e che di lui scrive: «Gli ho voluto molto bene; ho ammirato e invidiato i suoi tanti significativi rapporti internazionali; ho letto e riletto i suoi scritti».

Fondatore del movimento Économie et Humanisme

Lebret nasce a Minihic-sur-Rance, in Bretagna, nel 1897, da una famiglia di falegnami e marinai. Dopo la Grande guerra, cui prende parte come ufficiale su un cacciatorpediniere, diventa istruttore all’Accademia Navale e, nel 1923, entra nell’Ordine dei domenicani ad Angers. Nel 1929 torna in Bretagna, a Saint-Malò, dove inizia le inchieste sulle condizioni di vita dei pescatori, guadagnandosi l’appellativo di «pastore dei pescatori e sindacalista degli ultimi».

Sono gli anni della Quadragesimo Anno di Pio XI (1931), che rilancia il messaggio sociale di Leone XIII. Allo scoppio della guerra presta servizio al Ministero della Marina. Nel 1941 fonda a Marsiglia (dal 1943 la sede sarà nei pressi di Lione, prima a Écully poi a La Tourette) il movimento Économie et Humanisme. Nel 1942 nasce la rivista omonima, destinata ad avere vasta eco. Nel 1946 apre a Parigi, in rue Saint-Honoré, una libreria di Économie et Humanisme.

Lo sviluppo come questione mondiale

Dopo la guerra Lebret scopre il mondo. Compie viaggi di ricerca e studio in Brasile, Colombia, India, Italia, Libano, Senegal, inseguendo le prospettive dello sviluppo, locale e globale, i cui problemi vengono da lui posti in modo originale, secondo la formula dell’«economia al servizio dell’uomo», e non viceversa – come dirà poi anche il suo amico e sodale, l’economista francese François Perroux.

Il mondo, a sua volta, scopre padre Lebret. Nascono così collaborazioni con la CEE, la FAO, l’ONU. Nel 1957 fonda a Parigi l’IRFED, per la ricerca su formazione, educazione e sviluppo. Nel 1964 prende parte come esperto ai lavori del Concilio Vaticano II. In quegli anni scrive opere che segnano la coscienza e la cultura del Novecento, come Montée humaine (1951), Suicide ou survie de l’Occident (1958), Dynamique concrète du développement (1961). Muore a Parigi il 19 luglio 1966.

LItalia come laboratorio decisivo

Ben due degli otto capitoli che compongono il libro hanno come fuoco l’Italia: il quinto (Alla scoperta dell’Italia) e l’ottavo (Tra Roma e il mondo). Viene in luce il rapporto di Lebret con Felice Balbo, con il giovane Giuseppe De Rita e, soprattutto, con Giorgio Sebregondi, che dirigeva la Sezione sociologica della Svimez.

Le pagine sull’amicizia con De Rita sono di particolare valore, specie quelle relative al viaggio di studio compiuto insieme in Basilicata, nella Settimana Santa del 1957, a bordo della Peugeot di Lebret. Vanno a Matera, dove risuonano ancora le parole di denuncia di De Gasperi; a Tricarico, dove Lebret si intrattiene a lungo con Rocco Mazzarone; ad Aliano, sulle tracce di Carlo Levi, dove il padre ripensa alle corrispondenze di vita con la Bretagna, pur in paesaggi esteriori diversi.

Sullo sfondo Chenu e Teilhard de Chardin

La traccia italiana resterà viva in Lebret. Nei suoi scritti citerà – direttamente e indirettamente – le amicizie e le idee acquisite in Italia. E, a sua volta, sarà capace di trasferire a papa Montini idee e pensieri-chiave. «Lo sviluppo autentico è una crescita integrale dell’uomo e di ogni suo aspetto», scrive Lebret nel 1963; «lo sviluppo (…) per essere autentico sviluppo deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo», scriverà Montini nel 1967 nella Populorum Progressio.

Di queste assonanze e consonanze – su cui De Rita fornisce precisi riscontri – Dau è pienamente consapevole e ne dà conto al lettore. Sullo sfondo si stagliano le figure di Marie-Dominique Chenu e di Pierre Teilhard de Chardin, tra i più citati nel volume. Ed è così che si ricompongono gli elementi del titolo: da una parte l’economia umana, dall’altra il progresso sociale come ascesa.

Ue, Green Deal, non solo retromarcia, von der Leyen difende l’Ets

Alden Biesen, 12 feb. (askanews) – Ci sono dei limiti e delle “linee rosse” anche nella retromarcia generalizzata sulla legislazione sul Green Deal, che gran parte degli Stati membri, dell’industria, del settore agricolo e di varie altre lobby sono riuscite a imporre nell’agenda politica dell’Ue, spesso con il consenso della Commissione europea.

Lo si è visto oggi al ritiro informale dei capi di Stato e di governo dell’Ue nel castello belga di Alden Biesen, dove non è passata la richiesta da parte di diversi paesi, tra cui l’Italia, di smantellare, sostanzialmente, il sistema europeo Ets per la compravendita dei permessi di emissione, visto solo come un costo aggiuntivo per i settori dell’industria e dell’energia.

La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha difeso in modo chiaro ed efficace il sistema Ets, le ragioni per cui è stato creato e i risultati che ha portato, durante la conferenza stampa di stasera, al terminne del vertice informale di Alden Biesen.

A una giornalista che notava come alcuni leader avessero chiesto non solo una revisione, ma addirittura la sospensione dell’Ets, von der Leyen ha risposto: “Il sistema di scambio delle quote di emissione presenta chiari vantaggi. È sempre importante valutarne gli effetti. È un sistema basato sul mercato, ed è completamente neutrale dal punto di vista tecnologico. In pratica, dice: se vuoi inquinare, paghi. Se non vuoi pagare, innova. Ed è proprio quello che è successo. È stato introdotto nel 2005 e da allora le emissioni sono diminuite del 39%”, mentre i settori coperti dall’Ets1 sono cresciuti del 71%. Quindi decarbonizzazione e crescita possono andare di pari passo”, ha affermato la presidente della Commissione.

Inoltre, ha agggiunto, con il pagamento dei permessi di emissione “sono stati generati ricavi per 260 miliardi di euro”, che sono stati utilizzati “in parte a livello europeo, ma per una quota minore, e per più del 78% da parte degli stessi Stati membri”. E, ha precisato, “la componente europea viene reinvestita nell’innovazione, ed è stata uno dei fattori che hanno reso le nostre industrie leader mondiali in settori come l’industria pulita e l’innovazione”. Von der Leyen non lo ha detto, ma è noto che invece gli Stati membri non hanno utilizzato i loro ricavi nello stesso modo virtuoso.

Comunque, ha spiegato la Presidente della Commissione, il sistema Ets “contiene poi anche elementi che, se per qualsiasi motivo il prezzo” dei permessi di emission “aumenta troppo o le circostanze economiche sono difficili, consentono di modulare il prezzo con una riserva di stabilità del mercato. Quindi, certamente, ci sono argomenti che approfondiremo quando avremo la revisione, e dobbiamo considerare altri elementi che potrebbero essere importanti”.

“Il prezzo dell’energia in sé – ha proseguito – è molto importante. Il primo aspetto è, ovviamente, la fonte energetica stessa. Ad esempio, il prezzo del gas. Ma poi ci sono le tariffe di rete, i corrispettivi di rete, che sono piuttosto consistenti. Poi ci sono le tasse, le imposte nazionali. E poi c’è il sistema di scambio delle quote di emissione. La composizione di questi quattro elementi varia da Stato membro a Stato membro. Quindi alcuni Stati membri hanno tasse più alte, altri molto basse. In alcuni Stati membri, i costi dell’Ets sono più alti, in altri più bassi, eccetera. Quindi, come potete vedere, è una questione complessa. Ma – ha ribadito – l’Ets ha i suoi vantaggi”.

“Il sistema di scambio delle emissioni ha creato un intero settore delle tecnologie pulite. E questo settore, il settore energetico, ad esempio ieri al summit dell’industria europea svoltosi ad Anversa – ha riferito la Presidente della Commissione, che era presente all’evento – si è espresso molto chiaramente, affermando di aver investito nella decarbonizzazione, di avere fiducia nel fatto di poter raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, e quindi, ci hanno detto, ‘abbiamo bisogno anche della vostra affidabilità e credibilità, affinché i nostri investimenti diano i loro frutti'”, ha concluso von der Leyen.

“Per essere onesti – ha aggiunto a questo punto il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa -, è vero che ci sono alcuni leader a cui non piace l’Ets, ma ce ne sono diversi altri a cui invece piace, e che hanno preso la parola per difendere il sistema. Ecco perché dobbiamo continuare la nostra discussione, su questo”, ha concluso.

Asse Meloni-Merz fa infuriare Sanchez, e Macron tenta di ricucire col tedesco

Alden Biesen, 12 feb. (askanews) – Le alleanze a Bruxelles sono “variabili”, lo riconosce la stessa Giorgia Meloni, ma stavolta l’iniziativa italo-tedesca arriva a sollevare la dura protesta dello spagnolo Pedro Sanchez: il prevertice convocato prima del Consiglio informale di Alden Biesen è un metodo “divisivo”, fanno sapere fonti del governo spagnolo. La premier aveva precisato che simili iniziative “non sono contro qualcuno” ma alla Moncloa il ruolo svolto dal governo italiano non è piaciuto.

Alla riunione alla fine hanno partecipato 19 Paesi e la Commissione europea, Meloni ha spiegato che intende renderlo un formato strutturato, replicando il modello applicato sull’immigrazione: “Se Paesi si organizzano per cercare di fornire al Consiglio, che è quello che poi decide, elementi più precisi e una convergenza già definita, questo può aiutare il Consiglio e può aiutare la Commissione”. Parole distensive Meloni le aveva rivolte in particolare alla Francia, che pure ha deciso di partecipare al prevertice: “C’è sicuramente un motore italotedesco, una convergenza con Merz, ma è qualcosa che non si fa contro o escludendo qualcun altro: la Francia partecipa al tavolo sulla competitività ed è un bene perchè è un paese importante”. Anche Merz e Macron hanno voluto smussare le distanza, almeno sul piano dell’immagine: dopo il pre vertice si sono presentati insieme al doorstep del Consiglio informale, assicurando “concordia” sugli obiettivi.

Insomma, l’iniziativa sembrava “assorbita”. Ma a far risalire la tensione è stato Pedro Sanchez, affidando ai media spagnoli un messaggio chiaro: “I negoziati – ricostruisce ad esempio El Pais – si sono svolti a livello di sherpa, secondo fonti governative, e quando l’incontro ha iniziato a prendere forma, la Spagna ha dichiarato di non ritenere opportuno tenere riunioni preliminari che escludessero alcuni paesi. In seguito, l’Italia ha deciso di non invitare la Spagna, che si era opposta all’incontro”. Dunque, spiegano le fonti spagnole, “abbiamo comunicato al governo italiano che questo tipo di iniziativa mina i principi fondamentali dell’Ue e, invece di avvicinare le soluzioni, le allontana ulteriormente”.

Da palazzo Chigi arriva però una versione diversa: dopo il prevertice, Meloni e Sanchez hanno avuto modo di confrontarsi a margine del Consiglio informale, e “nel corso del colloquio, il Presidente Sanchez non ha sollevato alcuna questione in merito al mancato invito alla riunione di coordinamento svoltosi nella mattinata prima dell’avvio dei lavori al Castello di Alden Biesen”. Insomma, nessun pentimento sull’iniziativa, che anzi Meloni vuole “strutturare” e che ha già un prossimo incontro fissato: “I leader hanno concordato di rivedersi già a margine del Consiglio europeo di marzo per mantenere alta l’attenzione sui temi della competitività e contribuire alle definizione di obiettivi concreti e scadenze precise”.

Si vedrà dunque presto, tra poco più di un mese, che piega prenderà l’iniziativa dei Paesi “like-minded” che in questo caso sono i tre quarti dei membri dell’Unione. Sapendo appunto che le maggioranze sono variabili, e che ci si può ritrovare su fronti diversi a seconda del dossier esaminato. Sulla coesione Meloni è stata chiara: “Non è alternativa alla competitività, perchè senza coesione tu lasci indietro interi territori, non ci sono le infrastrutture adeguate e dunque mini la competitività, e su questo ci troveremo d’accordo con i Paesi del Sud piuttosto che con i Paesi del Nord”.

Altrettanto chiaro Merz in serata: ha ribadito la contrarietà netta agli Eurobond, e ha scaricato sul bilancio comunitario l’onere di trovare risorse per finanziare la competitività: “Dobbiamo fare con i soldi che abbiamo, sul quadro finanziario la discussione sarà difficile”. E ad alleanze variabili.

Ue, completamento mercato unico, risultati attesi entro giugno

Alden Biesen, 12 feb. (askanews) – Il ritiro informale dei capi di Stato e di governo dell’Ue nel castello belga di Alden Biesen, concepito inizialmente come un “brain storming” senza decisioni o conclusioni attese, ha prodotto comunque diversi impegni a proseguire il lavoro per la competitività europa e per il completamento del mercato unico, con varie proposte che la Commissione ha annunciato che presenterà già entro marzo, e soprattutto con la fissazione di una scadenza importante: il passaggio alle “cooperazioni rafforzate” tra i soli paesi membri interessati, se entro il prossimo giugno non saranno stati possibili a ventisette i passi avanti considerati necessari per quanto riguarda l’Unione dei mercati dei capitali (ribattezzata “Unione dei risparmi e degli investimenti”) e il cosiddetto “28esimo regime” di diritto societario (che consentirà alle nuove società di registrarsi entro 48 ore online, per operare in tutta l’Ue).

La scadenza di giugno è stata confermata, nelle conferenze stampa stampa al termine del vertice informale, dal presidente francese Emmanuel Macron e poi dalla stessa presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “L’Unione dei mercati dei capitali sembra creare convergenza, ma quello che abbiamo deciso oggi è che di qui a giugno dovremo finalizzarne l’agenda. Se a giugno non avremo progetti concreti, prospettive e progressi concreti, decideremo attraverso una cooperazione rafforzata”, ha detto Macron.

“Abbiamo concordato di costruire un mercato unico, che deve esistere – ha riferito von der Leyen – non solo con il 28esimo regime, ma anche con l’Unione del risparmio e degli investimenti, in modo da avere un mercato dei capitali profondo e liquido. E qui abbiamo concordato di voler concludere entro giugno la prima fase dell’Unione dei risparmi e degli investimenti, che includa – ha precisato – l’integrazione del mercato, la vigilanza” unica europea sui mercati dei capitali “e le cartolarizzazioni. Se non ci saranno progressi sufficienti entro quella data, prenderemo in considerazione l’introduzione di una cooperazione rafforzata” per andare avanti.

Questo significa, ha ricordato la presidente della Commissione che “almeno nove Stati membri, se lo desiderano, potranno accelerare i tempi e decidere di essere più ambiziosi”. Questa possibilità, ha precisato von der Leyen, “in teoria, è molto interessante anche per il 28esimo regime, perché può renderlo più ambizioso. Se non tutti i Ventisette vogliono passare immediatamente al 28esimo regime, potremmo attivare la cooperazione rafforzata”.

“Certo, sarebbe preferibile avanzare a Ventisette, ma questi due elementi costitutivi estremamente importanti” del completamento del mercato unico “devono davvero progredire ora; e quindi una potenziale cooperazione rafforzata esiste come opzione di riserva”, ha concluso von der Leyen.

La proposta sul 28esimo regime sarà presentata entro marzo dalla Commissione, e, hanno precisato fonti diplomatiche a margine del vertice informale, riguarderà solo il diritto societario, con l’esclusione del diritto del lavoro, del diritto fallimentare e degli aspetti fiscali.

Federica Brignone: ho usato testa, tecnica, ho usato tutto

Cortina, 12 feb. (askanews) – “Io ovviamente sono venuta qui, ed era talmente speciale essere qua. Non sapevo neanche se sarei tornata a fare l’atleta dopo l’anno scorso e quindi dopo l’incidente essere qui alle Olimpiadi è stato qualcosa di speciale davvero. È stato un percorso veramente difficile. Penso di non aver fatto un giorno o pochi giorni comunque totalmente positivi, per cui da una parte ero pronta dall’altra sapevo che avrei dovuto continuare a soffrire e sono qua grazie a tutto questo, è stato qualcosa di speciale”. Lo ha detto Federica Brignone a Casa Italia a Cortina, subito dopo la celebrazione del CONI per la medaglia d’oro storica vinta nel SuperG a 10 mesi dal gravissimo incidente che aveva messo a rischio la sua carriera.

“Mi sento orgogliosa – ha aggiunto Brignone – mi sento una privilegiata mi sento veramente fortunata a poter essere qua davvero non era scontato la mia presenza e il fatto ancora di poter essere qui con una medaglia era qualcosa di impensabile, però dall’altra parte ogni giorno prendevo confidenza. Ho usato tutto, ho usato la mia testa, ho usato la mia tecnica, tutta la mia esperienza per provare a dare il massimo. Poi in una gara di un giorno tutto può succedere, però non penso di essere una persona cambiata”.

Milano-Cortina, Franzoni: “Brignone leggendaria, sembra una fiaba”

Livigno (So), 12 feb. (askanews) – “Le ho scritto prima, è stata leggendaria nel senso che so cosa vuol dire tornare da un infortunio grave, mi è successo tre anni fa ormai, e già tornare è una una gran cosa, però tornare e vincere le Olimpiadi… le ho detto ‘sembra una fiaba e se c’è una persona che se lo merita sei sicuramente tu’. Ha dato una grande dimostrazione di coraggio e di forza e di quanto comunque un’atleta, una persona con tanta volontà, riesca a raggiungere risultati incredibili”. Lo ha detto Giovanni Franzoni, parlando a Casa Italia a Livigno della medaglia d’oro conquistata da Federica Brignone nel SuperG di Cortina a dieci mesi da un grave infortunio.