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"L’Uomo sbagliato", le tappe estive dello spettacolo di Pablo Trincia

Roma, 22 mag. (askanews) – “L’Uomo Sbagliato – Un’inchiesta dal vivo”, il debutto teatrale di Pablo Trincia, continua a registrare sold out in molte città italiane e nuove repliche che si aggiungono di settimana in settimana. Da Latina ad Aosta, da Genova a Bologna, da Milano a Torino, passando per Firenze, Bergamo, Padova e Cagliari, il pubblico sta premiando con il tutto esaurito questo progetto di teatro civile che unisce inchiesta giornalistica e racconto dal vivo. Tra le novità più attese del calendario, le tappe estive dello spettacolo: il 22 giugno a Zero Branco (Treviso), il 24 luglio a L’Aquila, il 25 luglio a Marina di Pietrasanta, il 02 settembre a Carmagnola (Torino), il 14 settembre a Roma all’Auditorium Parco della Musica e il 19 settembre a Verona.

La tournée, partita a dicembre 2025, sta attraversando la Penisola, accompagnando il pubblico dentro una storia oscura e una verità scomoda. Al centro dello spettacolo, firmato allo stesso Trincia con Debora Campanella, la storia agghiacciante di Ezzeddine Sebai, serial killer tunisino che, nel 2006, confessa dal carcere ben 14 omicidi di donne anziane commessi nel sud Italia a metà anni ’90. Una rivelazione che mette in crisi decine di processi già conclusi e sentenze passate in giudicato: per alcuni di quei delitti, infatti, sono state condannate persone innocenti, che da anni si battono per dimostrare la propria estraneità ai fatti.

“Porterò a teatro un terribile caso di cronaca giudiziaria – spiega Trincia – una vicenda piena di errori investigativi che hanno avuto conseguenze pesantissime su intere famiglie già indebolite dalla povertà e dall’indigenza. L’idea è quella di trascinare il pubblico dentro alla storia, di fargli vivere un viaggio attraverso le ombre della malagiustizia italiana, per uscire dal teatro con la testa piena di domande e il cuore colmo di indignazione”.

Attraverso video, testimonianze originali, documenti processuali e immagini d’archivio, “L’Uomo Sbagliato” racconta una vicenda vera e disturbante, un’inchiesta giornalistica che diventa spettacolo dal vivo e si trasforma in un’esperienza immersiva, capace di scuotere coscienze e riportare sotto i riflettori una verità scomoda. Questo progetto rappresenta un punto di svolta nel modo di raccontare l’attualità e la cronaca: un modo nuovo, coraggioso e profondamente umano. “Era da tempo che sognavo di raccontare una storia nei teatri del nostro Paese – conclude Trincia – ora finalmente ho l’opportunità di farlo. Adoro il palco, l’attesa, l’energia, l’idea di stare in mezzo alle persone, sentirle respirare mentre ascoltano una storia che brucia. Il teatro segna per me l’inizio di un nuovo percorso professionale e di una nuova fase della mia vita”.

“L’Uomo sbagliato – Un’inchiesta dal vivo” è scritto da Debora Campanella e Pablo Trincia, con il contributo di Martina Cataldo. Prodotto e distribuito da: Gianluca Bonanno e Vincenzo Berti per Ventidieci e Stefano Francioni produzioni. Management: Isa Arrigoni.

Meloni: solidarietà a Schlein, dall’esponente della Lega parole inaccettabili

Roma, 22 mag. (askanews) – “Esprimo la mia solidarietà a Elly Schlein per il gravissimo commento con cui un’esponente locale della Lega a Lecco ha evocato la strage di Modena riferendosi al comizio a Lecco della segretaria Pd. Sono parole inaccettabili, che superano ogni limite e che non possono trovare alcuna giustificazione nel confronto politico”. Lo afferma in una nota la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“La Lega – aggiunge – ha fatto bene a intervenire immediatamente, sospendendo la responsabile dai suoi incarichi. È stata una decisione giusta, netta e senza ambiguità. La violenza, anche solo evocata, non può mai diventare linguaggio politico. Su questo non devono esistere esitazioni”.

Indignazione dunque a Lecco per un commento sui social della segretaria e consigliera comunale di Barzanò, la leghista Debora Piazza, che auspica per il comizio di Elly, Schlein a Lecco un “depresso che ci fa un favore”. Piazza è stata sospesa dal partito con effetto immediato, con Lega Lombarda e Lega lecchese che prendono le distanze in maniera “netta e inequivocabile” dalle “inaccettabili e assurde frasi”.

“Non abbiamo qualcuno che guida con problemi di depressione disoccupato che offende i cristiani che passa di lì e ci fa un favore”, ha scritto Piazza in un commento sotto la diretta Facebook del comizio di Schlein a sostegno del candidato sindaco del centrosinistra, con un evidente riferimento ai fatti di Modena.

“Come Lega Lombarda e Lega lecchese prendiamo totalmente le distanze, in maniera netta e inequivocabile, dalle inaccettabili e assurde frasi scritte in un commento sui social da Debora Piazza, che abbiamo già provveduto immediatamente a sospendere da ogni nostra carica interna e per cui valutiamo ulteriori provvedimenti disciplinari, da assumere nelle sedi competenti. Naturalmente esprimiamo la nostra solidarietà a Elly Schlein per quanto accaduto”, hanno fatto sapere il segretario regionale della Lega Lombarda, Massimiliano Romeo, e il segretario provinciale leghista di Lecco, Daniele Butti.

Lecco, Pd: parole consigliera Lega vs Schlein inaccettabili, Meloni prenda distanze

Milano, 22 mag. (askanews) – “Le parole di Debora Piazza, consigliera comunale della Lega in provincia di Lecco, sono inaccettabili e inqualificabili nel loro significato letterale. Non c’entra nulla la polemica politica, men che meno il confronto tra forze in competizione elettorale. Non si tratta delle parole di una qualsiasi militante della Lega, ma di una persona che ricopre anche incarichi istituzionali”. Lo affermano in una nota Chiara Braga e Francesco Boccia, capigruppo Pd alla Camera e al Senato, e Nicola Zingaretti, capo delegazione Pd al Parlamento europeo, commentando le frasi publicate sui social da Debora Piazza (“Non abbiamo qualcuno che guida con problemi di depressione disoccupato che offende i cristiani che passa di lì e ci fa un favore”, ha scritto nei commenti alla diretta Facebook del comizio di Schlein)

“Per questo – proseguono Braga, Boccia e Zingaretti – chiediamo a Giorgia Meloni di prendere immediatamente le distanze e al vicepremier Matteo Salvini di scusarsi con la Segretaria del Partito Democratico. Scuse che dovrebbero essere rivolte anche ai feriti di Modena, che non avrebbero mai dovuto essere trascinati in un simile sproloquio. Per noi il confronto politico – concludono – si fonda sempre sulla civiltà, sul rispetto delle istituzioni e dell’avversario politico”.

Lecco, Meloni: solidarietà a Schlein, da esponente Lega parole inaccettabili

Roma, 22 mag. (askanews) – “Esprimo la mia solidarietà a Elly Schlein per il gravissimo commento con cui un’esponente locale della Lega a Lecco ha evocato la strage di Modena riferendosi al comizio a Lecco della segretaria Pd. Sono parole inaccettabili, che superano ogni limite e che non possono trovare alcuna giustificazione nel confronto politico”. Lo afferma in una nota la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“La Lega – aggiunge – ha fatto bene a intervenire immediatamente, sospendendo la responsabile dai suoi incarichi. È stata una decisione giusta, netta e senza ambiguità. La violenza, anche solo evocata, non può mai diventare linguaggio politico. Su questo non devono esistere esitazioni”.

Ambiente, Meloni (Comset): bene premio Obiettivo Terra su biodiversità

Roma, 22 mag. (askanews) – “In occasione della Giornata Internazionale della biodiversità siamo molto contenti di sponsorizzare questo premio che valorizza i parchi nazionali e la natura. Come azienda abbiamo un imprinting molto importante sulla parte di sostenibilità, abbiamo un comitato di sostenibilità di cui fa parte anche l’ex ministro Pecoraro Scanio che è stato sponsor di questo evento. Valorizzare la natura, nel nostro caso un’isola di Burano che con i suoi pescatori vive in modo sostenibile, per noi era una cosa importante e abbiamo sponsorizzato questo evento per portare attenzione sull’importanza della biodiversità, molto spesso trascurata”. Lo ha detto Adriano Meloni, consigliere delegato Comset, a margine della cerimonia di premiazione della XVII edizione di Obiettivo Terra, a Roma, a Palazzo Valentini.

“Noi come azienda, con investimenti in sostenibilità come fotovoltaico, energia rinnovabile, materiali riciclati o bioplastiche – ha aggiunto – abbiamo i bilanci di sostenibilità e seguiamo tutta la parte ambientale, anche la parte sociale e della parte di governance. Siamo molto felici di fare parte di questa iniziativa”.

Ambiente, Priante (Enit): Obiettivo Terra, la bellezza della natura

Roma, 22 mag. (askanews) – “Queste non sono delle fotografie, sono delle opere d’arte, ma le fotografie esattamente come tutti i prodotti creativi vengono dal cuore, vengono dall’anima. Ciò che è importante in questo premio è questo spazio incredibilmente emozionale che si dà al modo in cui i singoli artisti vogliono trasmettere un messaggio, il messaggio, ad esempio, di preservare una certa fauna piuttosto che riconoscere l’assoluta originalità e autenticità di un particolare luogo”. Lo ha sottolineato Alessandra Priante, presidente di Enit Spa, a margine della cerimonia di premiazione della XVII edizione di Obiettivo Terra, a Roma, a Palazzo Valentini.

“Evidentemente – ha aggiunto – sono delle modalità che servono proprio in un momento in cui si parla tanto di Intelligenza artificiale e si parla di elaborazioni sintetiche, serve veramente la natura, serve mettere le mani su ciò che veramente ci dato la vita”.

Nato, Tajani: l’Europa deve chiudere la stagione dell’assistenzialismo Usa

Helsingborg (Svezia), 22 mag. (askanews) – L’Europa deve chiudere “la stagione dell’assistenzialismo” americano e diventare protagonista della propria sicurezza, restando alleata degli Stati uniti ma come pilastro forte della Nato. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani al termine della riunione dei ministri degli Esteri dell’Alleanza a Helsingborg, in Svezia.

“Credo che sia giusto anche concludere la stagione dell’assistenzialismo da parte americana nei confronti dell’Europa”, ha affermato Tajani.

Secondo il vicepremier, l’Europa deve dotarsi di una propria difesa e di una propria politica estera, in modo da assumere un ruolo pienamente attivo nella relazione transatlantica. “L’Europa deve essere, con una sua difesa e con una sua politica estera, protagonista, alleata degli americani, pilastro forte di un’alleanza strategica”, ha detto.

Tajani ha sottolineato che alla ministeriale è emersa la volontà di rafforzare le relazioni transatlantiche. Nel sentimento americano c’è “sempre stata” l’idea che gli europei debbano fare di più. “Se questo deve servire da stimolo, è giusto”, ha osservato il capo della diplomazia italiana. Il ministro ha ricordato che gli Stati uniti hanno deciso di inviare altri militari in Polonia e ha escluso che Washington non sia pronta a intervenire in caso di necessità. “Non credo affatto che gli americani non siano pronti a intervenire”, ha detto.

Allo stesso tempo, ha aggiunto, gli europei devono fare di più per la propria sicurezza. Per questo, ha spiegato Tajani, si è deciso di puntare al 5 per cento del Pil, con l’obiettivo di rafforzare il pilastro europeo della Nato.

“Noi siamo veramente impegnati in questo, nonostante i problemi che ci sono”, ha affermato il ministro. “Dobbiamo fare in modo di essere sempre più credibili, di essere parte protagonista di un’alleanza che è innanzitutto politica e poi è anche militare”.

Per Tajani, la Nato resta “il simbolo” e “la bandiera delle relazioni transatlantiche”, un ruolo che dovrà essere confermato anche al vertice di Ankara.

Biodiversità, Barbaro (Min. Ambiente): a giugno ddl su aree protette

Roma, 22 mag. (askanews) – “La biodiversità è un patrimonio ecologico fondamentale per la difesa dell’ambiente e questo passa attraverso le aree protette, che in Italia rappresentano circa il 23 % del territorio nazionale, con un sistema molto delicato, per alcuni versi complesso perché rappresentato da più soggetti giuridici. Stiamo mettendo a punto la riforma della legge 394 che governa la vita delle aree protette. Siamo in dirittura di arrivo e contiamo di presentare il disegno di legge governativo entro il mese di giugno”. Lo annuncia il sottosegretario di Stato del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Claudio Barbaro, intervenendo alla cerimonia di premiazione della XVII edizione di Obiettivo Terra, a Palazzo Valentini, a Roma.

Ambiente, Belluso: educare studenti a protezione aree protette

Roma, 22 mag. (askanews) – “Questo premio è fondamentale perché il tema della sostenibilità, della protezione dell’ambiente, delle aree marine protette, dei parchi, oramai è diventato una conditio sine qua non per un’educazione fondamentale per gli studenti, per la cittadinanza, per i bambini in particolare. L’inclusività di questi parchi e delle aree protette è fondamentale perché all’interno di questi santuari, di questi scrigni di biodiversità devono poter accedere tutti”. Così Rosella Belluso, segretario generale della Società Geografica Italiana, a margine della cerimonia di premiazione della XVII edizione di Obiettivo Terra, a Roma, a Palazzo Valentini.

“La società geografica – ha aggiunto – è un ente ambientalista riconosciuto ormai da tanti anni dal ministero che si batte continuamente su questi temi. Il concorso Obiettivo Terra che abbiamo fondato insieme alla Fondazione UniVerde – ha sottolineato – è un momento importantissimo dell’anno per sensibilizzare soprattutto i giovani alla protezione dell’ambiente e la fotografia rientra in quella che chiamiamo geografia visuale è fondamentale, perché tramite la fotografia si possono andare a riprendere situazioni di criticità o buone pratiche, e mostrarle”. In tal senso, “dalle cattive pratiche puoi andare a migliorare l’ambiente, dalle buone pratiche puoi dire ho lavorato bene, sono andato nella giusta direzione”.

Ambiente, Pecoraro: Obiettivo Terra per valorizzare aree protette

Roma, 22 mag. (askanews) – “La giornata mondiale della biodiversità è un’occasione per rilanciare l’amore verso le aree protette italiane, i parchi nazionali, le aree marine protette, le tante altre aree che riguardano anche Rete Natura 2000 e le migliaia e migliaia di foto che sono pervenute e che pervengono in questi anni per valorizzare la bellezza naturale sono uno strumento per ricordarci l’impegno verso il 2030 del 30% di aree terrestre, di aree marine, che noi dobbiamo proteggere”. Lo ha sottolineato Alfonso Pecoraro Scanio, presidente Fondazione UniVerde, a margine della cerimonia di premiazione della XVII edizione di Obiettivo Terra.

“Questo è un grande valore – ha sottolineato – l’Italia è il paese europeo che ha il record della biodiversità naturale, lo dobbiamo alla nostra geografia. L’Italia è un paese di montagne, di mari, di laghi, di fiumi, quindi molto ricco di biodiversità, in cui la tutela della natura significa anche uno stimolo al turismo naturalistico che fa tanto bene, soprattutto alle aree interne e alle piccole aree che rischiano lo spopolamento e l’estinzione. Questi nostri piccoli centri – ha ribadito Pecoraro Scanio – possono essere valorizzati grazie anche alla ricchezza di questa biodiversità. Ringrazio tutti coloro che sostengono questo concorso che è arrivato alla 17esima edizione e anche questo è importante perché la durata è merito in un paese come il nostro, dove spesso le cose vengono annunciate e poi si fanno una volta e scompaiono”.

Il Papa: tecnologia sfrenata a scapito della dignità umana

Città del Vaticano, 22 mag. (askanews) – L’umanità si trova spesso “tristemente” di fronte ad una “promozione e implementazione sfrenata della tecnologia a scapito della dignità umana” che causa danni quando i chatbot e altre tecnologie sfruttano il nostro bisogno di relazioni umane”. Questa la denuncia giunta oggi da Papa Leone, alla vigilia della sua prima enciclica che tratterà proprio di questi temi, nel corso dell’udienza concessa stamane in Vaticano ai partecipanti al Convegno internazionale “Custodire voci e volti umani”. Convegno, promosso dal Dicastero per la Comunicazione, in collaborazione con il Dicastero per la Cultura e l’Educazione, in occasione della 60.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Nel suo discorso il pontefice ha poi detto che “stiamo davvero vivendo un’eclissi del senso di ciò che significa essere umani”.

Compito della Chiesa, ha poi detto Papa Prevost è perseguire il desiderio cristiano “che tutti ‘siano salvati e giungano alla conoscenza della verità'” e che deve, quindi, “guidare non solo le nostre decisioni e azioni, ma anche l’uso e l’orientamento da dare ai media, alle tecnologie digitali e all’intelligenza artificiale, al fine di garantire che questi strumenti siano posti al vero servizio dell’umanità”.

Tedros (Oms): l’epidemia di Ebola nella Rd Congo è molto preoccupante

Roma, 22 mag. (askanews) – La situazione dell’epidemia di Ebola nella Repubblica democratica del Congo “è molto preoccupante”. Lo ha detto oggi il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, precisando che “finora sono stati confermati 82 casi, con sette decessi accertati, ma appiamo che l’epidemia è molto più estesa”. Al momento, ha aggiunto, “ci sono quasi 750 casi sospetti e 177 decessi sospetti”. In Uganda “la situazione al momento è stabile”, ha proseguito Tedros in un aggiornamento pubblicato su X, “con due casi confermati e un decesso, e nessun nuovo caso o decesso segnalato”.

“Un cittadino americano che lavorava nella Repubblica democratica del Congo è risultato positivo al virus ed è stato trasferito in Germania per le cure. Siamo al corrente delle notizie su un altro cittadino americano, contatto ad alto rischio, che è stato trasferito nella Repubblica Ceca”, ha ricordato il direttore dell’Oms, sottolineando che “i numeri sono in continua evoluzione grazie al miglioramento delle attività di sorveglianza e dei test di laboratorio” anche se “la violenza e l’insicurezza ostacolano la risposta”. Nel frattempo, ha concluso, l’Oms ha dispiegato altro personale nella provincia orientale dell’Ituri, epicentro dell’epidemia nella Repubblica democratica del Congo, a sostegno delle comunità colpite.

Transizione energetica: Berchidda risalta a livello europeo

Pavia, 22 mag.. (askanews) – Si è svolta al Polo Tecnologico di Pavia, l’assemblea generale dei partner del progetto europeo Masterpiece finanziato nell’ambito del programma Horizon Europe dell’Unione Europea.

Il progetto è nato per sviluppare una piattaforma digitale modulare per la creazione e gestione di Comunità Energetiche Rinnovabili. Per l’Italia è stato selezionato il comune sardo di Berchidda, che negli ultimi anni ha partecipato a grandi programmi europei di ricerca.

Al suo fianco, in questo percorso, c’è R2M Solution, partner esperto nell’acquisizione di fondi europei e nella gestione di progetti di ricerca e innovazione per enti pubblici e aziende private. Ha parlato così Thomas Messervey, CEO e Founder di R2M Solution: “In questo progetto c’è Berchidda che può parlare con la Turchia, con la Francia, con la Spagna e con la Svezia per fare un exchange di consapevolezza, di come si fa. In Italia possiamo essere molto orgogliosi di questo, perché l’Italia ha un ruolo abbastanza importante per essere un leader nella comunità energetica”.

L’elemento peculiare che ha reso Berchidda così interessante sta nel fatto che, possedendo le reti elettriche, è diventato un laboratorio a cielo aperto dove poter testare nuove tecnologie e implementarle, al pari di altre più grandi municipalità europee. Ha parlato così Andrea Nieddu, Sindaco di Berchidda: “Il campo della sperimentazione e della ricerca nella dimensione europea dimostra una cittadinanza europea della comunità di Berchidda, con la partecipazione a numerosissime progettualità. Sono ben 7 i progetti avviati e in parte anche completati, di cui alcuni hanno rilasciato una ricaduta importante per il beneficio dei cittadini”.

Oltre a MASTERPIECE, che si concluderà a settembre, Berchidda è parte attiva in altri quattro progetti, di cui alcuni già conclusi e altri in corso, sempre in partnership con R2M Solution.

Una scultura che respira: a Peccioli Emiliano Ponzi e Dario Spinelli

Peccioli, 22 mag. (askanews) – Una scultura cinetica alta 10 metri che “respira” con il paesaggio, aprendosi e chiudendosi seguendo il ritmo del giorno: a Peccioli il museo a cielo aperto MACCA si arricchisce di una nuova opera di Emiliano Ponzi e Dario Spinelli, con la curatela di Cristiano Seganfreddo: “Breath”, un grande fiore che trasporta in tre dimensioni il lavoro visuale, noto a livello internazionale, di Ponzi. “Questa scultura – ha spiegato ad askanews – nasce con l’intento e con la conoscenza di un luogo come Peccioli, che è un posto incredibile dove terra e cielo sono un tutt’uno, dove il borgo è proprio installato nella natura. Quindi ‘Breath’ in qualche modo vuole essere un collegamento, un artefatto, un collegamento fatto dall’uomo per l’uomo ma anche per la natura”.

L’opera più che rappresentare la natura, vuole sincronizzarsi con essa, aggiungendo all’elemento plastico il senso del tempo, della luce e del paesaggio. “Si voleva rappresentare non un fiore – ha aggiunto l’artista – ma un’idea di fiore, quindi un’idea minimale con degli innesti concettuali che fossero anche ad esempio i petali che girano attorno a questa struttura centrale, al nucleo dell’opera, che proteggono in qualche modo come mossi dal vento invece il core centrale”.

Il lavoro è frutto anche di tecnologia, di traslazione del linguaggio dell’illustrazione in una struttura reale, in uno spazio vivo, innestato nel panorama – naturale e culturale – di Peccioli, luogo simbolo dell’arte contemporanea in Italia. “Siamo partiti dal concetto ha aggiunto Dario Spinelli, artista e designer esperienziale – lavorando direttamente in 3D e ragionando in tre dimensioni su quello che poteva essere strutturalmente sostenibile e poi siamo andati a rifinire con quella che è la parte più estetica e la cifra stilistica di Emiliano. Per me ha rappresentato un’occasione bellissima per avere soprattutto un’opera che è permanente, che rimane”.

E quello che rimane è, oltre alle nuove potenzialità del lavoro di Ponzi, è anche un’idea di luogo e di spazio e di respiro dentro di esso. “Questa è un’opera site specific – ha concluso Emiliano – pensata per una collina per essere una grande struttura fitomorfica che rappresenta quello che c’è già ma lo rende solo più visibile”.

Ispirato a un verso di Emily Dickinson, “Breath” in fondo è una forma di poesia, un invito a fermarsi e a osservare. Il paesaggio, certo, ma anche noi stessi. (Leonardo Merlini)

Flotilla, Schlein a Meloni: non bastano comunicati, tolga il veto pro-Israele in Ue

Roma, 22 mag. (askanews) – Di fronte al trattamento riservato da Israele agli attivisti della Flotilla “non bastano i comunicati, servono fatti concreti. Il governo tolga il veto che impedisce all’Ue di sospendere l’accordo Ue-Israele”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando al Festival dell’economia. “Siamo tutti sconvolti da immagini di inaudita violenza”, ha aggiunto. “Il ministro Tajani – ha sottolineato la Schlein – ieri ha detto che servono sanzioni per Ben Gvir… Ma lui non è l’eccezione del governo israeliano, purtroppo è la regola”.

La Flotilla denuncia almeno 15 casi di violenza sessuale

Roma, 22 mag. (askanews) – La Global Sumud Flotilla ha denunciato oggi “almeno 15 casi di violenza sessuale, inclusi stupri”, tra gli oltre 400 attivisti trattenuti dalle forze israeliane, oltre a persone “colpite da proiettili di gomma a distanza ravvicinata” e a “decine di casi di persone con ossa rotte”.

“Mentre l’attenzione del mondo è puntata sulla sofferenza dei nostri partecipanti, non possiamo sottolineare abbastanza che questo è solo un piccolo esempio della brutalità che Israele infligge quotidianamente agli ostaggi palestinesi”, ha scritto la Flotilla sui propri account social, invitando a rafforzare “le pressioni necessarie a porre fine a questa violenza coloniale” perchè “le dichiarazioni di condanna non bastano”.

Calcio, Premier League: Guardiola lascia il Manchester City

Roma, 22 mag. (askanews) – Finisce un’epoca al Manchester City. Il club inglese conferma che Pep Guardiola lascerà la panchina al termine della stagione 2025/26, chiudendo con un anno di anticipo rispetto alla naturale scadenza del contratto fissata al 2027. Si conclude così una delle avventure più vincenti e influenti della storia recente del calcio europeo.

Arrivato all’Etihad Stadium nell’estate del 2016, Guardiola trasforma il Manchester City in una macchina quasi perfetta, capace di dominare in Inghilterra e imporsi anche sul palcoscenico continentale. In dieci stagioni conquista 20 trofei, tra cui sei Premier League, la storica stagione dei “Centurions” da 100 punti, un quadruple domestico e soprattutto il Treble del 2022/23 con Champions League, Premier e FA Cup. Sotto la sua guida il City diventa inoltre la prima squadra inglese a vincere quattro titoli consecutivi.

L’eredità del tecnico catalano va oltre i numeri. Il suo calcio di possesso, l’utilizzo rivoluzionario dei terzini invertiti, dei portieri costruttori e dei falsi nove cambia profondamente il modo di interpretare il gioco in Premier League e in Europa. Un’identità tecnica e culturale che il club considera ormai parte integrante del proprio futuro.

Nel lungo messaggio d’addio diffuso dal club, Guardiola sceglie toni personali ed emotivi. “Non chiedetemi perché vado via. Non c’è una ragione precisa, ma dentro di me sento che è il momento giusto. Nulla è eterno”, spiega il tecnico, ricordando il legame costruito con la città di Manchester, con i tifosi e con il club.

Guardiola cita momenti simbolici vissuti durante il suo decennio inglese: dalle trasferte difficili alle notti europee, fino alla reazione della città dopo l’attentato alla Manchester Arena. “Questa città mi ha insegnato il valore del lavoro, della comunità e dell’unione”, racconta il tecnico, ricordando anche il sostegno ricevuto durante la pandemia e dopo la scomparsa della madre.

Nel finale del messaggio, spazio anche a un riferimento musicale e identitario: “Oasis are back again”, dice Guardiola rivolgendosi ai tifosi, ricordando il primo incontro con Noel Gallagher al suo arrivo in città. “Pensai subito: sarà divertente. E lo è stato davvero”.

L’ultima partita casalinga dell’era Guardiola sarà contro l’Aston Villa, appuntamento destinato a trasformarsi in una lunga celebrazione per uno degli allenatori più influenti della storia moderna del calcio.

Flotilla, Schlein a Meloni: non bastano comunicati, tolga veto pro Israele in Ue

Roma, 22 mag. (askanews) – Di fronte al trattamento riservato da Israele agli attivisti della Flotilla “non bastano i comunicati, servono fatti concreti. Il governo tolga il veto che impedisce all’Ue di sospendere l’accordo Ue-Israele”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando al Festival dell’economia. “Siamo tutti sconvolti da immagini di inaudita violenza”, ha aggiunto.

“Il ministro Tajani – ha sottolineato la Schlein – ieri ha detto che servono sanzioni per Ben Gvir… Ma lui non è l’eccezione del governo israeliano, purtroppo è la regola”.

Ambiente, Schlein: c’è troppo cemento, serve legge che contrasti consumo suolo

Roma, 22 mag. (askanews) – “Bisogna fare una bella legge che contrasti il consumo di suolo, in questo paese abbiamo cementificato troppo”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando al Festival dell’economia. “Questo paese spende sul dissesto idrogeologico quattro volte quello che non ha speso per la prevenzione. E’ il momento di dire basta”.

Ha aggiunto la Schlein: “La politica in modo trasversale si assuma la responsabilità di dire che un piano di prevenzione del dissesto è una priorità. Vuol dire anche risparmiare. Questo è un impegno che ci sentiamo di prendere, prevenire è meglio che curare. Vuol dire anche dare lavoro”.

Ue, Schlein: Meloni deve capire che bisogna superare l’unanimità

Roma, 22 mag. (askanews) – “Il governo Meloni si deve rendere conto che l’unione fa la forza, invece stanno contrastando il superamento dei veti. Io penso che superare l’unanimità è fondamentale in Europa perché altrimenti rimaniamo indietro”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando al Festival dell’economia.

“Se non si possono cambiare i trattati – ha aggiunto – almeno si vada avanti con le cooperazioni rafforzate con i paesi che sono già pronti a partire. E accanto a questo: difesa comune, a cui il governo si dichiara contrario. E anche investimenti comuni europei. Questa è la strada”.

Lagarde: prezzi energia probabilmente più alti anche dopo fine crisi Iran

Roma, 22 mag. (askanews) – Quando la crisi del Golfo Persico sarà finita i prezzi dell’energia risulteranno probabilmente più alti rispetto a quelli precedenti a questa vicenda. E tra i fattori chiave maggiormente sotto i riflettori della Banca centrale europea, per valutare l’impatto dello shock energetico sull’inflazione, sono “gli effetti di secondo livello” e le generali aspettative di inflazione del pubblico. Lo ha spiegato la presidente, Christine Lagarde nella conferenza stampa al termine dell’Eurogruppo informale a Cipro.

“Come abbiamo detto ripetutamente, l’impatto dipenderà dalla durata (delo shock) e stiamo attenti a effetti diretti e indiretti e di secondo livello”, ha proseguito.

“Ma anche se la crisi dovesse risolversi adesso – ha aggiunto – ci saranno effetti di trascinamento che continueranno semplicemente per la necessità di ripristinare la situazione ex ante. Ed è probabile che i livelli dei prezzi saranno più alti quando vedremo la fine di questa crisi”.

“La nostra ammissione, il nostro compito è assicurare che abbiamo stabilità dei prezzi al 2%. Ma staremo molto attenti a tutti possibili indicatori per far combaciare due cose: effetti secondari e le aspettative di inflazione. Sono i due fattori chiave – ha detto – non sono gli unici che osserviamo ma due a cui stiamo particolarmente attenti”. (fonte immagine: European Union).

Quando Petrini diceva: politica non metta contadini contro ambientalisti

Milano, 22 maggio. (askanews) – “Occorre il superamento di questa visione che mette il cambio climatico del New green deal in seconda istanza quasi che fosse contro le istanze dei contadini. Questo non è vero”. Era il 2024 e Carlo Petrini rileggeva così, con una nota di amarezza, le proteste che avevano portato in piazza gli agricoltori di tutta Europa quell’anno. “Purtroppo la scelta di scendere in piazza – ha detto – è stata interpretata dalla politica in maniera sbagliata. Mentre i contadini rivendicano il diritto di fare i propri prezzi, la politica ha pensato che il vulnus, la situazione che andava cambiata fosse la politica ambientale. E quindi questo ha ottenuto il risultato di mettere i contadini contro gli ambientalisti, in un momento in cui la situazione delle scelte ambientali è di primaria importanza” ha avvertito.

“Occorre superare questa situazione e andare alla radice del problema – ha analizzato – abbiamo una distribuzione praticamente concentrata nelle mani di pochi. Oggi è la grande distribuzione, non tutta fortunatamente, un domani sarà anche la distribuzione online. Ebbene, i benefici di queste distribuzioni si chiudono nelle mani di pochi e la moltitudine dei produttori non ha neanche la dignità di fare i prezzi. Questa è una delle grandi battaglie che abbiamo davanti”.

Energia, Dombroskis: "Giorgetti chiede flessibilità, valutiamo le opzioni"

Roma, 22 mag. (askanews) – All’Eurogruppo informale a Cipro il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti “ha sollevato la questione della flessibilità” di bilancio per rispondere ai rincari dell’energia “anche in un contesto della lettera ricevuta dalla commissione dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Attualmente stiamo guardando alle opzioni di policy, anche quelle di bilancio, per intervenire al meglio sulla crisi usando l’esistente flessibilità nel nostro quadro di regole”. Lo ha ribadito il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis, rispondendo a una domanda durante la conferenza stampa al termine dell’Eurogruppo.

“Ma dobbiamo anche ricordare che quando disegniamo questa risposta, (dobbiamo attenerci ai) principi che ho già citato, ossia che le misure devono essere temporanee e mirate e che bisogna preservare la sostenibilità di bilancio”, ha aggiunto.

“L’Italia – ha notato Dombrovskis – è il paese che chiede in maniera più consistente flessibilità supplementare”. Più in generale “sembra esserci un consenso tra i Paesi su una risposta mirata, che non faccia aumentare la richiesta di carburanti fossili e tenendo conto gli spazi di bilancio limitati”, ha concluso. (fonte immagine: European Union).

Lagarde: shock energia rilevante, ma non dà indicazioni su tassi giugno

Roma, 22 mag. (askanews) – All’Eurogruppo di oggi a Cipro “ho espresso ai ministri delle Finanze il nostro risoluto impegno alla stabilità dei prezzi in un quadro di accresciuta incertezza per lo shock dell’energia, che è certamente molto rilevante e con effetti diretti e indiretti sulla nostra economia. Ho fornito un aggiornamento ai ministri così, come sulle decisioni monetarie prese ad aprile”. Lo ha affermato la presidente della Bce, Christine Lagarde nella conferenza stampa al termine dell’Eurogruppo informale.

“Mentre la crisi dei prezzi dell’energia spinge al rialzo l’inflazione, le aspettative di lungo termine dell’inflazione restano saldamente ancorate, quelle di lungo termine”, ha ripetuto. Secondo Lagarde “le implicazioni per le prospettive di medio termine dipenderanno da durata e intensità dello shock energetico e dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo livello, a cui siamo particolarmente attenti”.

“A fine aprile abbiamo deciso di lasciare i tassi fermi e siamo impegnati a fissare la politica monetaria per assicurare che l’inflazione si stabilizzi al 2% nel medio termine. E per coloro di voi che vorrebbero indicazioni su quello che faremo a giugno, mi dispiace dire che non avrete granché da me – ha aggiunto – perché continueremo a seguire un approccio basato sui dati, in cui le decisioni vengono prese volta per volta” dal Consiglio direttivo.

Rubio: Trump deluso dall’Europa ma la ridislocazione delle forze Usa non è punitiva

Helsingborg (Svezia, 22 mag. (askanews) – La revisione della presenza militare statunitense in Europa “non è una misura punitiva”, ma fa parte di una valutazione continua degli impegni globali degli Stati uniti. Lo ha affermato il segretario di Stato Usa Marco Rubio, arrivando alla riunione dei ministri degli Esteri Nato a Helsingborg, in Svezia, in dichiarazioni congiunte con il segretario generale dell’Alleanza Mark Rutte.

Rubio ha riconosciuto che la delusione del presidente Usa Donald Trump per la risposta di alcuni alleati Nato alle operazioni americane in Medio Oriente è “ben documentata” e dovrà essere affrontata. “Questo dovrà essere discusso. Non sarà risolto o affrontato oggi. E’ qualcosa di cui dovranno parlare i leader”, ha affermato il capo della diplomazia americana.

Il segretario di Stato ha però sottolineato che, nel frattempo, la cooperazione all’interno dell’Alleanza prosegue in altri ambiti. Rubio ha richiamato anche l’annuncio fatto da Trump sulla Polonia e sui dispiegamenti militari.

“Gli Stati uniti continuano ad avere impegni globali che devono rispettare in termini di dispiegamento delle forze, e questo ci obbliga costantemente a riesaminare dove collochiamo le truppe”, ha detto il capo della diplomazia americana. “Questa non è una cosa punitiva”, ha precisato.

Il segretario di Stato ha aggiunto che si tratta di un processo già in corso prima delle recenti tensioni e dei rapporti sulle possibili riduzioni della presenza Usa in Europa.

Secondo Rubio, il riesame continuerà e potrà portare a decisioni prese “in modo molto positivo e produttivo” in collaborazione con gli alleati. In ogni alleanza, ha osservato, vi sono questioni da discutere e responsabilità da riequilibrare, ma la cooperazione tra Stati uniti e partner Nato resta aperta su diversi dossier.

Tajani: favorevole alla piena adesione dell’Ucraina alla Ue

Helsingborg (Svezia), 22 mag. (askanews) – L’Italia è favorevole alla “piena adesione” dell’Ucraina all’Unione europea, ma Kiev deve rispettare tempi e regole del percorso di ingresso. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, arrivando alla riunione dei ministri degli Esteri Nato a Helsingborg, in Svezia, rispondendo a una domanda sulla proposta tedesca di adesione differenziata per l’Ucraina.

“Noi siamo favorevoli alla piena adesione dell’Ucraina, servono i tempi, bisogna rispettare determinate regole”, ha affermato Tajani.

Il ministro ha sottolineato che l’Italia è pronta a offrire un contributo concreto, in particolare sul fronte della lotta alla corruzione, uno dei dossier centrali nel percorso europeo di Kiev.

“Noi siamo pronti a fare la nostra parte, l’ho anche detto per quanto riguarda la corruzione a (Volodymyr) Zelensky”, ha spiegato Tajani.

Il vicepremier ha indicato la Guardia di Finanza come possibile strumento di supporto all’Ucraina. “Siamo pronti anche a utilizzare la Guardia di Finanza, che ha una grande esperienza in questo settore”, ha detto.

Tajani ha aggiunto che sono già in corso contatti tra l’Ucraina, il ministero dell’Economia e delle Finanze e la Guardia di Finanza “per vedere come possiamo favorire la lotta alla corruzione e quindi aiutare l’Ucraina a rispettare tutte le regole per l’adesione all’Unione europea”.

Il ministro ha definito questa disponibilità “un contributo fattivo, non dichiarazioni”, per accompagnare Kiev nel percorso di avvicinamento all’Ue.

“Ne ho parlato a lungo con Zelensky durante l’ultima missione a Kiev, lui era molto contento di questo”, ha concluso Tajani.

Flotilla, il Servizio penitenziario israeliano: agito secondo procedure

Roma, 22 mag. (askanews) – Il Servizio penitenziario israeliano ha dichiarato che il proprio personale ha agito “secondo le procedure” con gli attivisti della Global Sumud Flotilla. Lo riporta Haaretz. Il video diffuso mercoledì scorso dal ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, in cui si vedono gli attivisti della Flotilla con le mani legate, in ginocchio, faccia a terra, scherniti dall’esponente dell’estrema destra israeliana, ha suscitato un’ampia condanna internazionale, tanto che lo stesso premier Benjamin Netanyahu che ha preso le distanze. Ma il Servizio penitenziario israeliano ha difeso il proprio operato: “Al momento dell’arrivo dei detenuti, le guardie carcerarie erano tenute ad agire per mantenere l’ordine e la sicurezza del sito. Tutte le azioni sono state eseguite nel rispetto delle procedure e delle considerazioni professionali”.

Mattarella: sfide sono globali, senza cooperazione non si può avere pace

Milano, 22 mag. (askanews) – “Le grandi sfide sono oggi comuni, si manifestano, pur se in modi diversi sull’intero pianeta e vanno necessariamente affrontate in una logica multilaterale, unendo le forze, che divise, si rivelano inadeguate. Senza valori e obiettivi condivisi, senza cooperazione, senza assunzione di responsabilità da parte di tutti non posso esservi pace, salvaguardia dell’ambiente, benessere”. Lo ha sottolineato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un video messaggio inviato al convegno “Costruire il futuro: strategia per un’Italia sostenibile”, promosso dall’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile, che si svolge a Montecitorio.

Playoff Nba, New York vince ancora: 2-0 su Cleveland

Roma, 22 mag. (askanews) – New York non sbaglia e dopo la rimonta che li ha portati dal -22 a 7 minuti dalla fine alla vittoria al supplementare in gara-1 delle finali della Eastern Conference, i Knicks si aggiudicano anche gara-2 109-93 cambiando passo nel 3° quarto, dove un parziale di 18-0 indirizza la partita verso i padroni di casa. Josh Hart fa segnare il massimo in carriera ai playoff con 26 punti, mentre a Cleveland non bastano i 26 di Donovan Mitchell.

Finale Eastern Conference (3) New York Knicks vs (4) Cleveland Cavaliers 2-0

Gara 1: New York Knicks-Cleveland Cavaliers 115-104 Gara 2: New York Knicks-Cleveland Cavaliers 109-93 Gara 3: Cleveland Cavaliers-New York Knicks 24/5 ore 2.00 Gara 4: Cleveland Cavaliers-New York Knicks 26/5 ore 2.00 Gara 5: New York Knicks-Cleveland Cavaliers* 28/5 ore 2.00 Gara 6: Cleveland Cavaliers-New York Knicks* 30/5 ore 2.00 Gara 7: New York Knicks-Cleveland Cavaliers* 1/6 ore 2.00

Finale Western Conference (1) Oklahoma City Thunder vs. (2)San Antonio Spurs 1-1

Gara 1: Oklahoma City Thunder-San Antonio Spurs 115-122 Gara 2: Oklahoma City Thunder-San Antonio Spurs 122-113 Gara 3: San Antonio Spurs-Oklahoma City Thunder 23/05 ore 2.30 Gara 4: San Antonio Spurs-Oklahoma City Thunder 25/05 ore 2.00 Gara 5: Oklahoma City Thunder-San Antonio Spurs 27/05 ore 2.30 Gara 6: San Antonio Spurs-Oklahoma City Thunder* 29/05 ore 2.30 Gara 7: Oklahoma City Thunder-San Antonio Spurs* 31/05 ore 2.00

*se necessario

Politica popolare e ispirazione religiosa: l’America da Bryan a Talarico

La tradizione dimenticata del populismo morale

C’è un filo poco esplorato che attraversa la storia politica americana e che oggi sembra riemergere, sia pure in forme nuove, nella figura del giovane democratico texano James Talarico. È il filo di una politica popolare, a sfondo morale e religioso, ostile all’oligarchia economica ma distante anche dal secolarismo elitario ed estremista che negli ultimi decenni ha segnato larga parte del progressismo occidentale (fino alla posizione del wokismo).

Per comprendere questa tradizione bisogna tornare alla fine dell’Ottocento e alla figura di William Jennings Bryan, tre volte candidato democratico alla Casa Bianca, tribuno del Midwest agricolo e protagonista nel 1896 del celebre discorso della “Cross of Gold”. In quelle parole — “Non crocifiggerete l’umanità su una croce d’oro” — era già contenuta una visione politica precisa: il conflitto fondamentale non era tra classi irrigidite nell’idelogismo, ma tra il popolo produttivo, in senso lato, e la concentrazione del potere finanziario.

Bryan parlava ai contadini, ai lavoratori, ai piccoli commercianti dell’America profonda. Ma lo faceva usando il linguaggio biblico e non quello del socialismo europeo. La sua era una critica moralesteggiante dell’oligarchia. Non immaginava la politica come guerra ideologica permanente, bensì come difesa della dignità umana contro la disumanizzazione del denaro e della speculazione.

Dal Social Gospel a Jimmy Carter

Per decenni quella tradizione ha continuato a riapparire nella storia americana sotto forme diverse: nel Social Gospel protestante, nel New Deal rooseveltiano, nella predicazione civile di Martin Luther King, fino all’anomala figura di Jimmy Carter, ultimo presidente democratico apertamente evangelico.

Poi qualcosa si è spezzato. La destra americana ha via via conquistato il linguaggio religioso, mentre il Partito democratico si è spostato verso un progressismo sempre più radicale e tecnocratico, forte soprattutto negli strati medio-alti dei grandi centri urbani. La religione è diventata quasi monopolio conservatore; il lessico sociale e comunitario ha ceduto il passo a quello delle appartenenze culturali e delle rivendicazioni simboliche.

L’esperimento politico di James Talarico

È in questo vuoto che si inserisce oggi James Talarico. Giovane deputato texano, seminarista presbiteriano, candidato democratico al Senato federale, Talarico prova a ricostruire una sintesi che sembrava scomparsa: progressismo economico, linguaggio religioso, critica delle oligarchie e ricerca di una necessaria riconciliazione civile.

Il suo schema è semplice ma politicamente significativo: la vera frattura non riguarda più la destra contro la sinistra, bensì “l’alto contro il basso”. Non identità contro identità, ma concentrazione della ricchezza contro dignità delle persone e delle comunità. Non guerra culturale permanente, ma recupero di un comune terreno morale e culturale.

Per questo Talarico parla continuamente di “neighborhood”, di comunità, con l’accento su compassione e giustizia sociale. E per questo attacca tanto il trumpismo quanto il cinismo di una parte del liberalismo progressista. La sua operazione consiste nel tentativo di parlare all’America profonda, ancora sensibile all’eco della fede, evitando di consegnarla alla destra nazionalista.

Una lezione anche per l’Europa e quindi per l’Italia

Naturalmente il contesto è molto diverso da quello di Bryan. L’America contemporanea è multiculturale, secolarizzata, attraversata dai conflitti identitari e dalle piattaforme digitali. Ma proprio qui emerge il dato interessante: Talarico non cerca di restaurare il passato. Cerca piuttosto di recuperare una grammatica politica comunitaria e popolare che negli Stati Uniti appare oggi quasi rivoluzionaria.

Per l’Europa, e in particolare per la tradizione cattolico sociale italiana, questa esperienza merita attenzione. Non perché possa essere importata meccanicamente, ma perché mostra come, anche dentro la modernità avanzata, continui a esistere uno spazio politico per una cultura della dignità umana, del limite del potere economico e della responsabilità morale della democrazia.

Con Vannacci non cambia solo la politica, sta cambiando l’elettore italiano

Un segnale che va oltre i numeri

Fa riflettere che il generale Roberto Vannacci, con una proposta politica ancora recente e in consolidamento, venga già accreditato nei sondaggi oltre il 4%, mentre Matteo Renzi non va oltre il 3% e Carlo Calenda si ferma poco sopra il 2%.

Non è un semplice dato elettorale. È un segnale politico più profondo. Vuol dire che stanno cambiando le priorità dell’elettore italiano. Ma soprattutto sta cambiando la sua stessa antropologia politica.

L’elettore oggi sembra cercare meno la mediazione, meno la competenza tecnica, meno il linguaggio della politica tradizionale. Cerca piuttosto identità, riconoscibilità, appartenenza. Cerca una posizione netta, un profilo chiaro, una risposta immediata a un mondo percepito come instabile e contraddittorio.

La radicalizzazione reciproca

E questo produce un effetto sistemico: quando cambia l’umore dell’elettorato di una parte, cambia anche quello dell’altra. Le radicalità non si neutralizzano. Si alimentano a vicenda. Crescono insieme, si sospingono reciprocamente, restringendo progressivamente lo spazio della mediazione politica.

In questo quadro, il rischio riguarda anche la forma della democrazia che si sta delineando.

Se si consolidasse un sistema elettorale basato su un premio di maggioranza molto forte e su liste bloccate, l’attenzione si sposterebbe sempre meno sui singoli rappresentanti alla Camera e al Senato. Il Parlamento diventerebbe sempre meno leggibile, sempre meno scelto, sempre più distante.

I parlamentari finirebbero per essere figure opache, dipendenti dalle decisioni dei vertici di partito, mentre il consenso si concentrerebbe ancora di più sulle figure simboliche, sui capi, su chi incarna il messaggio politico più che la sua traduzione concreta.

Il ritorno della politica identitaria

Il paradosso è evidente. Per anni si è criticata la stagione dei partiti personalizzati, considerandola una distorsione della democrazia rappresentativa. 

Eppure si rischia di arrivare a un sistema in cui proprio quella logica diventa dominante, quasi inevitabile: la politica ridotta a competizione tra identità forti e leader carismatici. Meno rappresentanza. Meno mediazione. Meno visibilità del Parlamento. Più polarizzazione. Più semplificazione. Più centralità dei simboli. E alla fine, meno spazio per la politica come costruzione comune.

Un passaggio d’epoca

La verità è che non siamo davanti a un semplice spostamento di voti, ma a un passaggio d’epoca.

Se l’elettore non sceglie più una proposta ma un’identità; se non cerca più una mediazione ma una contrapposizione; se non premia più la complessità ma la semplificazione netta del mondo… allora non cambia solo la politica: cambia la qualità stessa della democrazia.

E quando la democrazia si semplifica troppo, non diventa più forte. Diventa solo più fragile, più emotiva, più instabile.

Per questo la vera domanda non è chi salirà nei sondaggi domani. La vera domanda è se avremo ancora una politica capace di tenere insieme ciò che oggi tende a dividersi.

Perché una democrazia non vive di soli vincitori e vinti. Vive di equilibrio, di mediazione, di rappresentanza reale. E se questo spazio si restringe troppo, non resteranno idee in competizione. Resteranno soltanto appartenenze che si scontrano. E in quello spazio, la politica smette di essere costruzione del futuro. E diventa soltanto il riflesso delle nostre paure presenti.

Netanyahu e la crisi dell’amicizia occidentale

Israele sta riuscendo in un obiettivo più arduo di quello di vincere la guerra contro la platea storica dei suoi nemici. Sta facendo in modo che i sentimenti di amicizia e vicinanza che il mondo ha per essa si stiano mutando in incomprensione, stizza e censura. 

Ci vorrà una geniale e forse impossibile campagna di comunicazione per riabilitarne l’immagine dopo la devastazione di Gaza, l’occupazione dei coloni di nuove terre ed in ultimo il sequestro di persone in acque internazionali che navigavano all’altezza di Cipro, una Flotilla trattata a dir poco in modo avvilente.

Una inammissibile barbarie

Per i media passano video con persone ammanettate costrette ad essere inginocchiate, quasi a fare la riverenza al bifolco Ministro della Sicurezza israeliano che passava in rassegna i prigionieri. Si parla di violenze e di abusi sessuali sui mal capitati e si vedrà un giorno, semmai esistesse ancora una giustizia internazionale, se ciò corrisponde al vero.

Il Governo Netanyahu sta rendendo pan per focaccia ha chi il 7 ottobre del 2023 ha massacrato 1400 innocenti ma si ha adesso la sensazione che quella sia stata una occasione per dare la stura ha propositi che ha stento si riuscivano a contenere. Impossibile dire quando una risposta militare sia adeguata o proporzionata al torto ricevuto, in ogni conflitto non si può mai andare troppo per il sottile o con il bilancino ma l’impressione è che si stia andando contro ogni codice di guerra. Non un eccesso di reazione ma un modo disonorevole di procedere. 

Trattare da bestie gli equipaggi della Flotilla violandone la dignità umana è un assai oltre che rendere un pan per focaccia. Ed anche qui ci sarebbe da intendersi perché la focaccia è peraltro un alimento assai più pregiato del semplice pane.

Cuor di Flotilla, la solita storia

Quanto alla Flotilla è da dire della assoluta inutilità di una impresa che ha valore semmai solo di singolare comunicazione, essendo nella sostanza di nessun vantaggio al popolo di Gaza. Prima o poi si sa che si verrà arrestati e rispediti in patria. Insomma tanto rumor per nulla e Israele è caduta nella trappola dando il peggio di sé.

Un po’ di fumo negli occhi e nel cuore 

Gli impavidi, che salpando da coste sicure si avventurano verso il mare di Levante, ricordano il logo delle sigarette di gran voga nei ceti popolari nell’Italia del dopoguerra. Si tratta della confezione delle “Nazionali Esportazioni”, rigorosamente senza “filtro” come di moda un tempo. Sul pacchetto è ritratta una barca a due alberi con 4 vele, forse un galeone o un brigantino od ancora una caravella. Il tutto su uno sfondo di color verde che dovrebbe richiamare il tema di una speranza ma non di morte.

Sarà forse questo che ha particolarmente allarmato l’esercito israeliano. Un mezzo colmo di briganti che brigava contro la sua sicurezza, un legno zeppo di pirati o corsari o ancora un galeone che agile come un gabbiano poteva attraversare il confine del suo mare compromettendone l’incolumità.  Non c’è alcun ingegno su quella caravella che piaccia a Nietanyhau e compagni di avventura.

Nella occasione l’Italia ha esportato un po’ della sua gente che andava da quelle parti per protestare contro la guerra, sembra di comprendere tutta riconducibile ad un movimento “pro-Pal” con tanto di parlamentare a bordo in cerca di notorietà e di provocazioni, attivisti che non possono portare a casa alcun risultato se non quello di farsi propaganda, senza alcun doveroso “filtro” di positiva consistenza prodotta.

Bastasse così poco per fermare ogni forma di violenza ne saremmo tutti felici. Netanyahu vorrebbe proporre a questi arditi di ispirarsi piuttosto ad altre marche di sigarette del tempo, ad esempio le “Stop” o le “Granfiltro” suggerendo magari di mirare verso altri lidi con le “Rose d’Oriente” ammonendo che, di rimando, le sue truppe potrebbero fumare le “Serraglio”, una fortificazione a difesa delle sue terre, chiedere a Verona ed a Mantova per saperne di più.

Israele e… la noche oscura de su alma

Israele ha perso la rotta e questo addolora perché mina terribilmente l’amicizia che si è avuto per essa. Netanyahu ha prima elogiato la sua Marina per aver sventato un piano malvagio. Quindi si è dissociato dal suo Ministro della Sicurezza ma non lo ho fatto subito fuori dal Governo. Si è limitato solo ad un asciutto commento di parole: “Tuttavia, il modo in cui il ministro Ben Gvir ha gestito gli attivisti della flottiglia non è in linea con i valori e le norme di Israele. Ho dato istruzioni alle autorità competenti di espellere i provocatori il prima possibile”. Ha dimenticato che quando non si è conformi a qualcosa come valori e norme ( non proprio un dettaglio) non c’è spazio per chi diverge ed ha evitato di espellere il suo Ministro dalla maggioranza politica che sostiene, costi quel che costi.   

Gli andrebbe ricordato che siamo drammaticamente di fronte ad una questione di civiltà che non è roba da poco. Ne godono solo i topi che a Gaza vivono come in Paradiso, un Eldorado che pregano duri il più a lungo possibile.

Per un welfare che rimetta al centro le persone

Una questione che riguarda la qualità della democrazia

La protezione sociale torna oggi al centro del discorso pubblico non come tema residuale, confinato alle politiche di contrasto alla povertà, ma come questione strutturale della democrazia. Ogni società rivela la propria idea di giustizia nel modo in cui guarda le persone più esposte: chi perde il lavoro, chi vive una fragilità familiare, chi attraversa una malattia, chi invecchia in solitudine, chi nasce in un contesto già segnato dalla deprivazione sociale, chi abita territori nei quali i diritti esistono sulla carta ma faticano a diventare esperienza concreta.

Per molto tempo il welfare ha funzionato soprattutto come dispositivo di riparazione: interveniva dopo la frattura, dopo la caduta, dopo l’emergenza. Ha protetto milioni di persone e sarebbe ingiusto liquidarne la storia con superficialità. Ma oggi quella forma non basta più. Non basta perché i bisogni sociali sono cambiati. Non basta perché la vulnerabilità non coincide più soltanto con la mancanza di reddito. Il disagio sociale, oggi, intreccia lavoro povero, precarietà abitativa, fragilità educative, carichi di cura, solitudine e diseguaglianze nell’accesso alla salute.

Gli ultimi dati nazionali confermano una realtà ormai evidente: milioni di persone si trovano in condizione di povertà assoluta e una quota significativa della popolazione resta esposta al rischio di impoverimento.

A preoccupare non è solo il dato complessivo, ma la composizione sociale del fenomeno. Ci sono famiglie con minori, lavoratori poveri, anziani soli, persone che, pur non essendo formalmente escluse dal mercato del lavoro, non riescono a costruire una vita dignitosa. È qui che il modello tradizionale mostra il suo limite più evidente: essere stato pensato per percorsi di vita relativamente stabili, mentre oggi deve misurarsi con biografie intermittenti, impieghi discontinui, legami familiari più fragili, territori diseguali.

Dall’assistenza alla capacitazione

La domanda, allora, non è semplicemente come aumentare le prestazioni, ma quale idea di tutela sociale vogliamo costruire. Se la risposta resta soltanto amministrativa, il rischio è moltiplicare misure senza produrre cambiamento. Se invece il sistema dei servizi viene pensato come infrastruttura di capacitazione, allora la protezione non si limita a tamponare il bisogno, ma crea le premesse perché ciascuno possa tornare a scegliere, agire, partecipare, ritrovare una direzione.

È in questa prospettiva che l’approccio delle capacità conserva una straordinaria attualità. Parlare di capacità significa riconoscere che la giustizia sociale non si misura solo sulla quantità di risorse distribuite, ma sulle reali possibilità che le persone hanno di trasformare quelle risorse in libertà concrete.

Non basta erogare un contributo se attorno a chi riceve l’aiuto restano solitudine, assenza di servizi, debolezza educativa, esclusione dal lavoro, sfiducia, debole aggancio ai dispositivi istituzionali di prossimità.

Qui si apre il passaggio decisivo: da un impianto prestazionale a una prospettiva generativa. Generativa non perché chieda ai poveri di “meritarsi” l’aiuto ricevuto, né perché trasformi la fragilità in colpa individuale. Sarebbe una deriva pericolosa e ingiusta. Generativa, piuttosto, perché mette chi è in difficoltà nelle condizioni di non restare ostaggio del bisogno. Non si limita a classificare utenti, ma riconosce storie; non distribuisce soltanto risposte, ma costruisce percorsi.

La responsabilità, in questo quadro, non può essere intesa in senso moralistico. Non è il rimprovero rivolto a chi è caduto. È la costruzione paziente delle condizioni che consentono a ciascuno di rientrare in una trama di diritti e doveri. Una persona può essere chiamata alla responsabilità solo se prima viene riconosciuta nella sua dignità, sostenuta nelle sue fatiche, accompagnata dentro opportunità reali. Senza questa premessa, ogni appello alla responsabilizzazione rischia di diventare una formula elegante per scaricare sui più fragili il peso delle diseguaglianze.

Diritti essenziali e territori diseguali

La sfida attuale è politica, prima ancora che tecnica. Occorre ridisegnare la protezione sociale come sistema integrato, capace di tenere insieme sociale, sanitario, educativo, abitativo e lavoro. Le grandi fragilità contemporanee non rispettano i confini amministrativi: entrano nelle case, nelle scuole, nei servizi sanitari territoriali, nei centri per l’impiego, nelle parrocchie, nelle cooperative sociali, nei Comuni, nei quartieri. Per questo le risposte settoriali, pur necessarie, diventano insufficienti se non sono ricomposte in una regia comune.

In questa direzione va letto anche il tema dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali. I LEPS non sono una formula burocratica: rappresentano la possibilità di affermare che alcuni diritti sociali devono essere garantiti ovunque, indipendentemente dal codice di avviamento postale, dalla capacità fiscale di un Comune, dalla tenuta organizzativa di un territorio. In un Paese segnato da profonde diseguaglianze territoriali, soprattutto tra Nord e Sud, parlare di livelli essenziali significa interrogare la sostanza stessa della cittadinanza. Un diritto che cambia troppo a seconda del luogo in cui si nasce o si vive non è ancora pienamente un diritto: è una promessa intermittente.

Ma i livelli essenziali, da soli, non bastano. Devono essere sostenuti da istituzioni capaci di programmare, leggere i bisogni, valutare gli esiti, costruire alleanze territoriali. Il welfare del presente non può essere solo una somma di fondi, bandi e progetti. Deve diventare una politica pubblica stabile, dotata di visione, metodo e responsabilità istituzionale. Da questo punto di vista, Ambiti territoriali sociali, Comuni, Regioni, Aziende sanitarie, Terzo Settore e reti civiche sono chiamati a un salto di qualità: passare dalla gestione dell’emergenza alla costruzione di ecosistemi di cura.

Il ruolo del Terzo Settore e delle comunità

È qui che il principio di sussidiarietà circolare acquista un significato concreto. Stato, mercato, privato sociale e cittadini non possono essere pensati come mondi separati, chiamati a intervenire in successione quando l’uno fallisce. Devono essere messi nelle condizioni di concorrere alla produzione di benessere collettivo. La tutela sociale non nasce più soltanto dall’alto, né può essere abbandonata alla spontaneità del basso. Ha bisogno di istituzioni forti e tessuti comunitari vivi; di regole pubbliche e intelligenza sociale; di risorse economiche e capitale relazionale.

L’amministrazione condivisa, la co-programmazione e la co-progettazione non sono semplici tecnicalità introdotte nel linguaggio amministrativo. Possono diventare, se praticate con serietà, una diversa forma del rapporto tra pubblico e privato sociale. Non appalto mascherato, non delega al ribasso, non esternalizzazione della fatica pubblica, ma costruzione condivisa delle politiche.

C’è una questione che riguarda anche la politica locale. Per troppo tempo molte amministrazioni hanno interpretato l’intervento sociale come distribuzione di prestazioni o come gestione minuta della domanda sociale.

Ma le comunità non si governano solo rispondendo a chi arriva allo sportello. Si governano sapendo vedere chi non arriva, chi non chiede, chi si vergogna, chi rinuncia, chi scompare dalle statistiche prima ancora che dai servizi.

La tutela sociale dei prossimi anni dovrà fondarsi su una prossimità intelligente: capacità di intercettare precocemente il disagio, di leggere i segnali deboli e di integrare servizi oggi troppo frammentati.

Per questo occorre un assetto capace di integrare accompagnamento e organizzazione. Da un lato bisogna costruire percorsi personalizzati, fondati sull’ascolto, sulla relazione, sulla valutazione multidimensionale del bisogno. Dall’altro occorre cambiare le strutture organizzative, superando sovrapposizioni, logiche difensive e autoreferenziali di servizio. Non si può scaricare sul singolo individuo il compito di ricomporre, sul piano biografico, una frammentazione prodotta da assetti strutturali e organizzativi.

Proteggere, accompagnare, generare

La centralità della persona, spesso evocata come formula retorica, diventa allora criterio concreto di riforma. Assumerla davvero significa riorganizzare i servizi intorno alle traiettorie di vita e non alle rigidità degli apparati. Significa considerare casa, lavoro, salute, educazione, cura e partecipazione non come capitoli separati, ma come dimensioni intrecciate della stessa dignità.

In questa prospettiva, il secondo welfare può ancora avere una funzione importante, a condizione che non venga inteso come sostituto povero del welfare pubblico. Il rischio, altrimenti, è evidente: ciò che nasce per innovare finisce per compensare tagli, ritardi e diseguaglianze. Ha senso se amplia le capacità del sistema, se attiva risorse ulteriori, se sperimenta modelli, se costruisce alleanze. Non ne ha se diventa il nome elegante di una ritirata dello Stato.

La sfida è costruire uno scambio sociale sostenibile e contributivo. Una comunità regge quando ciascuno, nelle proprie condizioni e possibilità, può concorrere alla produzione di valore comune. Ma questo scambio non può essere pensato come equivalenza contabile tra ciò che si riceve e ciò che si restituisce. Il welfare non si fonda su una contabilità morale tra dare e ricevere, ma sul riconoscimento istituzionale della reciproca dipendenza che attraversa le diverse fasi della vita.

Per questo occorre superare tanto il paternalismo assistenziale quanto il cinismo selettivo. Il primo riduce la persona a destinataria passiva di aiuto; il secondo la giudica secondo criteri sempre più rigidi di merito, utilità e adeguatezza sociale.

Il sistema di protezione collettiva, in definitiva, non può essere considerato un costo improduttivo. È investimento democratico. Dove i servizi funzionano, le persone non restano sole. Dove le reti territoriali sono solide, le crisi non diventano immediatamente fratture irreparabili. Dove il Terzo Settore è riconosciuto e non semplicemente utilizzato, la comunità produce fiducia. Dove i diritti sono realmente esigibili, la cittadinanza smette di essere una parola astratta.

Ridisegnare il welfare significa allora ridisegnare il patto sociale. Non si tratta di aggiungere qualche misura a un impianto stanco, ma di cambiare lo sguardo. La vulnerabilità non è un incidente ai margini delle comunità: è una condizione possibile dell’umano. Riguarda tutti, anche quando non tutti ne portano lo stesso peso.

Indietro non si può tornare. Non perché il passato sia da liquidare, ma perché le fragilità del presente chiedono istituzioni più intelligenti, comunità più responsabili, servizi più integrati, politiche più capaci di futuro.

L’intervento pubblico resta necessario, ma non è più sufficiente. Occorre generare possibilità, riaprire traiettorie, ricostruire fiducia, restituire alle persone non solo un aiuto, ma un posto riconosciuto dentro la vita comune.

Preferenze, la scorciatoia che non risolve la crisi politica

Non c’è alcun dubbio che la scelta degli eletti alla Camera e al Senato non è una variabile indipendente ai fini della credibilità e della serietà di una legge elettorale. Al riguardo, tutti conosciamo – o almeno coloro che sono attenti alle dinamiche delle leggi elettorali che, purtroppo, nel nostro paese sono una ristrettissima minoranza di persone – le vicende che hanno concretamente caratterizzato il dibattito politico italiano in merito al capitolo delle leggi elettorali.

Ora, e per non farla lunga ripetendo sempre e solo le stesse riflessioni, credo che non possiamo aggirare un tema che, periodicamente, fa capolino. Parlo, cioè, del ricorso alle preferenze per eleggere i futuri parlamentari. Certo, è sicuramente vero e non si può negare. Con le preferenze si restituisce lo scettro della scelta degli eletti agli elettori. Ma non possiamo, anche per onestà intellettuale, fermarci a questo ritornello. E per svariate ragioni. Proviamo ad elencarne alcune.

Il sistema dei partiti della Prima Repubblica

Nella Prima Repubblica, cioè per 50 anni, c’erano le quattro preferenze per circoscrizione per la Camera dei Deputati e il cosiddetto “provincellum” al Senato. Cioè un proporzionale di partito disciplinato, però, dai collegi uninominali. Ovvero, un sistema come quello utilizzato per eleggere i consiglieri provinciali.

Ma, per restare alle preferenze, si trattava di un sistema che permetteva ai partiti – perché in quella lunga fase storica esistevano i partiti popolari, di massa e radicati sul territorio – di organizzare la selezione delle rispettive classi dirigenti rispettando il voto popolare.

Per fare un esempio concreto, la sinistra sociale di Forze Nuove della Dc – che è quasi sempre stata minoranza in quel partito – attraverso le quattro preferenze aveva la possibilità concreta di eleggere dei suoi rappresentanti in Parlamento. E così valeva per tutti i partiti democratici e popolari.

La preferenza unica e il peso del denaro

Ma con la preferenza unica quel sistema è saltato. E, seconda considerazione, proprio con la preferenza unica l’unico elemento che svetta è il massiccio investimento finanziario ed economico per le campagne elettorali.

Perché con le preferenze multiple c’era la possibilità che “i ceti popolari diventassero classe dirigente”, per dirla con Carlo Donat-Cattin. Con la preferenza unica, invece, hai la possibilità di farcela solo se disponi di ingenti mezzi finanziari e straordinarie risorse.

Cosa vietata, come ovvio e persino scontato, per i ceti popolari se non ricorrendo ad operazioni oscure e poco raccomandabili.

Astensionismo e voto di preferenza

In terzo luogo non è affatto vero che con le preferenze si incrementa la partecipazione al voto. Siamo reduci da una massiccia consultazione elettorale per il rinnovo di molte ed importanti amministrazioni regionali. Soprattutto al Sud.

Ebbene, proprio in quei territori dove il legame tra l’eletto e l’elettore è più forte anche per motivazioni culturali e storiche, nonché per ragioni clientelari, abbiamo registrato un massiccio e quasi storico astensionismo dal voto malgrado il sistema elettorale prevedesse le preferenze.

È sufficiente ricordare questo dato per arrivare alla conclusione che non sempre il ricorso alle preferenze coincide con il ritorno dei cittadini alle urne. Anzi, proprio il recente voto al Sud ha confermato il contrario.

Collegi uninominali e alternative possibili

In ultimo, ma non per ordine di importanza, ci sono altre modalità concrete per fare tornare il cittadino protagonista nella scelta dei futuri eletti. A cominciare, per fare un solo esempio, dai collegi uninominali.

O ritornando ad una sorta di “mattarellum” oppure ripristinando il cosiddetto “provincellum” del vecchio Senato.

Insomma, e per concludere, le preferenze – o meglio, la preferenza unica – non vanno santificate a prescindere. Non sono, come ovvio, lo strumento migliore per garantire più partecipazione, più trasparenza – soprattutto sui costi delle campagne elettorali – e, in ultima istanza, più credibilità per la scelta della futura rappresentanza parlamentare.

È bene pensarci bene prima di lanciarsi in sentenze definitive ed inappellabili.

Morto il fondatore di Slow Food Carlo Petrini: "Credeva in sogni e visioni giusti"

Roma, 22 mag. (askanews) – Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, è morto nella tarda serata di ieri, giovedì 21 maggio, presso la sua abitazione a Bra (Cuneo). Aveva 76 anni.

Lo rende noto Slow Food, ricordando che “dalla sua grande capacità di visione e dall’amore per il bene comune, per le relazioni tra gli esseri umani, per la natura e la biodiversità sono nati Slow Food (1986), la rete internazionale di Terra Madre e l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (2004). È stato, inoltre, co-fondatore delle Comunità Laudato si’ (2017), ispirate all’enciclica di Papa Francesco”.

“‘Chi semina utopia, raccoglie realtà’, amava dire Carlo Petrini che sintetizzava così la sua vita, convinto che sogni e visioni, quando sono belli, giusti, capaci di coinvolgere e vissuti con convinzione e passione, possono essere realizzabili. Sapeva sognare e divertirsi, costruire e ispirare, verso un concreto riscatto sociale, lavorando con le persone, i giovani in particolare, auspicando fraternità, intelligenza affettiva e austera anarchia. La sua energia, la sua straordinaria empatia, la sua voglia di fare, il suo esempio di vita saranno la forza che guiderà tutti noi”, conclude Slow Food.

Stellantis, Filosa: Piano Italia rafforzato, nuova Alfa Romeo anche in Usa

Milano, 21 mag. (askanews) – Il Piano Italia di Stellantis viene rafforzato con nuovi progetti industriali, dalle E-Car a Pomigliano ai Large Van ad Atessa fino a un nuovo modello C-suv Alfa Romeo su piattaforma Stla One che partirà dall’Europa con produzione a Melfi e sarà portato anche negli Stati Uniti. Lo ha detto il ceo Antonio Filosa durante la conferenza stampa all’Investor Day del gruppo a Detroit.

Filosa ha ribadito che la riduzione di oltre 800mila unità di capacità in Europa avverrà “senza chiudere alcuno stabilimento, né in Italia né negli altri Paesi europei”, grazie anche alla condivisione di capacità con i partner. Per l’Italia ha citato il rilancio di Mirafiori con la Fiat 500 ibrida, l’aumento delle produzioni a Melfi con Jeep Compass, la prossima Lancia Gamma e un modello DS, oltre all’investimento ad Atessa sui Large Van. Proprio sui veicoli commerciali leggeri, Filosa ha indicato un dialogo “costruttivo e costante” con la Commissione Ue sulle regole CO2, con possibile allineamento dei target alla domanda reale del mercato “nei prossimi 12 mesi”.

Su Pomigliano, ha aggiunto, Stellantis sarà “più veloce di quanto crediate”: il programma E-Car, con più modelli, partirà dallo stabilimento campano tra fine 2027 e 2028. Per Cassino, invece, il nodo resta legato a Maserati: il gruppo presenterà a dicembre a Modena un piano industriale dedicato al marchio e, “di conseguenza”, allo stabilimento laziale.

Filosa ha indicato anche una possibile espansione delle partnership con i gruppi cinesi fuori dagli Stati Uniti: “Con Leapmotor forse partnership in Messico e Canada, non negli Usa”, principio che vale anche per altri partner cinesi. In Europa, Leapmotor sarà al centro dei progetti in Spagna, con due D-Suv a Madrid e un modello in prototipazione a Saragozza, su cui arriverà anche un Suv Opel; con Dongfeng l’obiettivo è condividere capacità a Rennes e portare in Europa Voyah.

Il quadro finanziario del piano è stato illustrato dal cfo Joao Laranjo: ricavi da 154 miliardi nel 2025 a 190 miliardi nel 2030, margine Aoi al 7%, dopo il 5% atteso nel 2028, ritorno a un flusso di cassa industriale positivo nel 2027, 3 miliardi nel 2028 e 6 miliardi nel 2030. Il Nord America rappresenterà il 60% dell’incremento dei profitti del piano, con ricavi +25% e margine Aoi dell’8-10%; l’Europa punta a ricavi +15% e margine 3-5%.

Laranjo ha confermato 6 miliardi di riduzioni annue dei costi entro il 2028, con risparmi bilanciati tra Nord America ed Europa allargata. Gli investimenti resteranno intorno al 7% dei ricavi annui, per oltre 60 miliardi complessivi nel periodo: il 60% a marchi e prodotti, il 40% a piattaforme globali e tecnologie.

Jon Nelson, ceo di Stellantis Financial Services, ha indicato per i servizi finanziari un contributo atteso di oltre 1,5 miliardi di Aoi nel 2030. Il business, che gestisce oltre 85 miliardi di crediti netti, diventerà positivo in termini di cassa per la capogruppo dal 2028, con dividendi netti a Stellantis in crescita fino a 500 milioni nel 2030. Il motore principale resta il mercato Usa, dove il portafoglio è salito da circa 1 miliardo nel 2021 a oltre 21 miliardi.

L’industria Life Science come motore trainante del Paese

Roma, 21 mag. (askanews) – Si è tenuta a Villa Spalletti Trivelli la II edizione de “Il Valore Strategico dell’Industria Life Science”, l’evento organizzato da Healthcare Policy e Formiche per promuovere il settore delle Life Sciences, non più indirizzate solo al pubblico, ma anche decisive per economia e competitività dell’Italia. Con un tasso di crescita superiore alla media nazionale, il nostro Paese è tra i protagonisti del mercato farmaceutico Europeo.

L’intervista a Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria: “L’industria farmaceutica italiana vuole continuare a restare leader in Europa e nel mondo. Per fare questo dobbiamo saper leggere gli eventi e agire con grande velocità e con una strategia. Ciò significa da una parte agire sul mercato interno e quindi migliorare le condizioni che danno accesso a farmaci e cittadini, un meccanismo early access per favorire l’innovazione, ridurre i tempi di approvazione dei farmaci a livello nazionale che attualmente sono 439 giorni di media, e quindi ridurre quelle discrepanze a livello regionale nell’accesso da 0 a 16 mesi”.

Necessario, nel breve-medio periodo, rafforzare la competitività industriale del nostro Paese. Anche in quest’ottica, l’industria delle Life Science si candida come motore trainante dell’Italia

Le parole di Francesco Zaffini, Presidente Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato della Repubblica: “La nostra industria del farmaco produce un export rilevantissimo e copre un mercato interno altrettanto rilevante ma soprattutto opera nel sistema salute che è un po’ il primo dei diritti universali, quindi è un primato che noi dobbiamo difendere, tutelare e salvaguardare, ovviamente tutelando anche l’interesse nazionale.”

Il commento di Marina Sereni, Responsabile Salute e Sanità della Segreteria Nazionale del Partito Democratico: “Stiamo parlando di un’industria che ha a che fare con la salute dei cittadini e quindi un’industria che fornisce, sia dal punto di vista dei farmaci, sia dal punto di vista dei dispositivi medici, molte delle innovazioni che oggi consentono di curare delle malattie che prima erano considerate inguaribili ma anche incurabili. Questo però significa che abbiamo bisogno di una politica e di una visione strategica perché c’è una concorrenza molto forte degli Stati Uniti e della Cina, perché l’Europa rischia di rimanere indietro e perché l’Italia, che è uno dei primi paesi per la manifattura di queste produzioni, rischia di pagare un prezzo molto alto”.

All’evento erano presenti anche rappresentanti dell’ecosistema industriale. Paolo Saccò, Vice President Global Public Affairs di Chiesi Group, ha richiamato il tema della crescente competizione internazionale: “Il settore farmaceutico europeo sta perdendo terreno: il divario non è più solo con gli USA, ma cresce rapidamente anche con la Cina. Ritardi regolatori e accesso lento frenano le cure e gli investimenti. Serve una scelta politica netta: i farmaci sono un investimento strategico”. “Investire in ricerca, produzione e tecnologie diagnostiche avanzate non significa solo crescita economica, ma anche rafforzare innovazione, sovranità sanitaria, resilienza industriale e capacità di risposta alle emergenze”, ha aggiunto Giorgio Ghignoni, Corporate Vice President Scientific Affairs & Public Affairs di Diasorin. Riccardo Samele, Director Market Access Italy di Regeneron, ha invece posto l’attenzione sul tema dell’attrattività del sistema Paese: “L’Italia ha tutte le carte per rafforzare il proprio ruolo nelle Life Sciences: qualità della ricerca, competenze cliniche ed eccellenze industriali sono asset riconosciuti a livello internazionale. Per trasformare questo potenziale in attrattività reale servono però segnali chiari sul piano regolatorio e industriale: maggiore prevedibilità delle regole, tempi più competitivi nei processi autorizzativi e un quadro stabile di valorizzazione dell’innovazione”. Da Gilead Sciences è stato portato il messaggio di Frederico Da Silva, Vice President & General Manager, incentrato sull’accesso: “Per dare piena centralità al settore salute è necessario partire dall’innovazione. Ma l’innovazione esprime pienamente il proprio potenziale solo quando è effettivamente accessibile ai pazienti”.

Competitività, sviluppo e innovazione. L’industria delle Life Sciences, in Italia, gode di un elevato prestigio internazionale, ma non basta. Mantenere il vantaggio e conservare il patrimonio costruito fin qui diventa, di fatto, fondamentale per continuare a crescere e al contempo conservare il ruolo di leader

Formula1, Hamilton: "Voglio restare in Ferrari a lungo"

Roma, 21 mag. (askanews) – Lewis Hamilton guarda al futuro con la Ferrari e respinge le voci su un possibile addio alla Formula 1. Nella conferenza piloti del Gran Premio del Canada, il sette volte campione del mondo ribadisce la volontà di proseguire a lungo con la scuderia di Maranello. “Ho ancora un anno e sono motivato. Ci provano in tanti a farmi ritirare, ma sto già pensando a ciò che mi aspetta e sto programmando i prossimi cinque anni e spero di restare in Ferrari per tanto tempo”, dice il britannico.

Hamilton si sofferma anche sul lavoro svolto in questi mesi con il team. “Penso che si possa estrarre ancora molto dalla macchina, e qui può succedere di tutto. Con l’aggiornamento portato a Miami penso che più o meno saremo al livello di McLaren e Red Bull che sono cresciute. Mercedes, però, porterà un grande aggiornamento”. Il pilota Ferrari elogia inoltre il simulatore di Maranello: “Quello della Ferrari è il migliore mai visto, così come il gruppo, il più ampio con cui ho lavorato. Ho dato indicazioni sulle simulazioni e stiamo crescendo”.

Il britannico racconta anche il legame speciale con Montreal: “Adoro venire qui, ci sarà anche mia madre per godersi un’atmosfera unica. La pista è una delle migliori al mondo e qui ho vissuto grandi momenti”. Hamilton dedica poi un passaggio alla recente vittoria dell’Arsenal in Europa League: “Mia sorella mi spinse a tifare Arsenal quando ero bambino. La vittoria di ieri è stata emozionante e mi ha reso orgoglioso”.

Tra gli altri protagonisti della conferenza anche Lance Stroll, felice di correre in casa con l’Aston Martin: “Tornare qui è grandioso, adoro la pista, i fan e tutta la città”. Il canadese conferma i progressi del team dopo Miami, dove sono stati risolti i problemi di vibrazioni, e annuncia ulteriori aggiornamenti tra Spa e Zandvoort.

Valtteri Bottas, ora alla Cadillac, parla invece della crescita della squadra americana: “L’aggiornamento ha portato tanto a livello aerodinamico, stiamo facendo progressi dietro le quinte e anche a Montreal porteremo novità”. Il finlandese spende poi parole d’elogio per Andrea Kimi Antonelli: “È cresciuto in poco tempo, ora lo vedo molto più a suo agio”.

Stellantis: piano Fastlane da 60 mld, focus su partnership e nuovi modelli

Milano, 21 mag. (askanews) – Il piano Fastlane 2030 di Stellantis prova a segnare la svolta della gestione Antonio Filosa, ma la prima reazione del mercato resta prudente. Il gruppo ha presentato ad Auburn Hills una strategia da 60 miliardi di euro al 2030, con oltre 60 nuovi modelli, alleanze industriali e tecnologiche, focus sui marchi globali e uso più efficiente della capacità produttiva. Il titolo ha però perso in Borsa chiudendo in calo del 2% a 6,3 euro, ma tagliando le perdite dopo aver ceduto oltre il 6%, a fronte di un Ftse-Mib e indice europeo di settore piatti.

“Un piano ambizioso ma realistico, basato sulla responsabilità e su una profonda conoscenza dei mercati in cui operiamo”, ha detto il presidente John Elkann aprendo l’Investor Day. Il ceo Antonio Filosa ha indicato per Fastlane 2030 l’obiettivo di “guidare una crescita redditizia a lungo termine, con focus sulle partnership per essere più veloci”.

Jefferies ha definito i target “lontani ma costruttivi” e ha confermato la raccomandazione buy su Stellantis, con target price a 10 euro. Per la banca il piano segna una rottura rispetto alla stagione Tavares, con più partnership e meno autosufficienza industriale, ma l’attenzione si sposterà sulle tappe intermedie e sull’esecuzione.

Il piano destina 36 miliardi a marchi e prodotti e 24 miliardi a piattaforme globali, powertrain e tecnologie. Jeep, Ram, Peugeot e Fiat sono i quattro marchi globali e riceveranno, insieme a Pro One, il 70% degli investimenti in brand e prodotti. Chrysler, Dodge, Citroën, Opel e Alfa Romeo saranno marchi regionali; DS e Lancia saranno gestiti rispettivamente da Citroën e Fiat. Maserati resterà nel lusso puro, con due nuovi modelli di segmento E e un piano industriale dedicato che sarà presentato a dicembre a Modena.

Stellantis punta a portare i ricavi da 154 miliardi nel 2025 a 190 miliardi nel 2030, con margine Aoi al 7%, ritorno a un flusso di cassa industriale positivo nel 2027 e Fcf a 6 miliardi a fine piano. Il gruppo prevede oltre 6 miliardi di riduzioni annue dei costi entro il 2028, circa metà in Nord America. La piattaforma Stla One sarà lanciata nel 2027, coprirà i segmenti B, C e D e integrerà cinque piattaforme in un’unica architettura scalabile, con target oltre 2 milioni di unità entro il 2035 e costi ridotti del 20%.

Il Nord America resta il centro del rilancio. La regione punta a ricavi +25% e margine Aoi dell’8-10%, con 11 nuovi modelli, copertura di mercato +50% e nove veicoli sotto i 40mila dollari, di cui due sotto i 30mila. Chrysler avrà tre nuovi crossover, Dodge un nuovo modello entry performance, Ram allargherà la gamma con pickup compatto, Dakota midsize e Ram Charger, mentre Jeep sarà in offensiva con Recon, Cherokee, Grand Cherokee, Grand Wagoneer, Compass e nuovi Wrangler e Gladiator.

In Europa Stellantis punta a ricavi +15% e margine Aoi del 3-5%, con oltre 25 nuovi prodotti e più di 25 aggiornamenti. La regione dovrà ridurre la capacità installata di oltre 800mila unità, ma “senza alcuna chiusura di impianti”, ha detto Filosa. Le leve saranno riconversioni, come Poissy, partnership e condivisione di capacità a Saragozza, Madrid e Rennes, con l’obiettivo di portare l’utilizzo degli impianti dal 60% all’80%.

Dai sindacati giudizi differenziati, mentre per ora non si registrano commenti significativi dal mondo politico. Per il leader Fim, Ferdinando Uliano, il piano è “un passo avanti”, ma servono risposte su siti italiani e volumi. Più critica la Fiom: il piano “non brilla in Italia” e non dà risposte su Cassino e Termoli, ha dichiarato Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom. La Uilm vede nel taglio di capacità “il punto potenzialmente più pericoloso”, mentre per l’Uglm resta una riserva su Cassino.

Il capitolo E-Car è uno dei più rilevanti per l’Europa. Dal 2028 Stellantis lancerà elettriche accessibili, prodotte a Pomigliano d’Arco e con prezzo di partenza di circa 15mila euro. Secondo Emanuele Cappellano, la piattaforma consentirà di raggiungere “la parità di costo con il termico”. Fiat avrà una propria E-Car, insieme a nuova 500, Grizzly e nuovi progetti di mobilità urbana. Citroën userà la stessa piattaforma per riportare la 2CV, che sarà presentata al Salone di Parigi a ottobre. Le alleanze diventano un pilastro della strategia. Con Leapmotor, Stellantis punta a condividere capacità in Spagna e a raddoppiare le vendite europee nel 2026 rispetto alle 34mila unità del 2025. Con Dongfeng nascerà una joint venture europea controllata al 51% da Stellantis, con primo progetto a Rennes, mentre in Cina la jv DPCA svilupperà due Peugeot e due Jeep per Cina ed export. Sul piano tech, il gruppo rafforza le partnership con diversi gruppi, fra cui Qualcomm, Nvidia e Catl per le batterie.

L’Asia assume un ruolo crescente anche come base di esportazione. Grégoire Olivier, Coo China & Asia Pacific, ha indicato l’obiettivo di portare Leapmotor International a 180mila Bev vendute nel 2027 e di esportare auto competitive da Cina e India in oltre 50 Paesi. Con Tata Motors, partner da oltre 20 anni, Stellantis svilupperà una nuova Jeep in India, assemblata nella joint venture locale e destinata ai mercati globali.

La Germania "è pronta ad assumere ruolo di leadership nella Nato"

Roma, 21 mag. (askanews) – Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha sottolineato oggi la disponibilità della Germania ad assumere una maggiore responsabilità di leadership nella Nato, alla luce della decisione statunitense di ritirare migliaia di soldati dall’Europa. “Il nostro obiettivo è un nuovo accordo di condivisione degli oneri che corrisponda al potenziale economico e militare della Germania e dell’Europa”, ha affermato il capo della diplomazia di Berlino prima della riunione dei ministri degli Esteri della Nato nella città portuale svedese di Helsingborg.

“La Germania è impegnata ad assumersi la propria responsabilità di leadership in questa materia”, ha aggiunto, secondo quanto riporta la Dpa. “È chiaro che, con l’aumento delle capacità europee, anche i compiti all’interno dell’alleanza devono cambiare”, ha affermato Wadephul. La Germania vuole raggiungere il più rapidamente possibile l’obiettivo del 5% del Pil per la Difesa, fissato dalla Nato, e il conseguente rafforzamento delle proprie capacità di difesa.

Al vertice Nato del 2025, l’Alleanza, sotto la pressione del presidente statunitense Donald Trump, ha concordato di investire almeno il 3,5% del prodotto interno lordo nazionale nella difesa. Un ulteriore 1,5% sarà destinato alle spese connesse a Difesa e sicurezza, come le infrastrutture. L’obiettivo generale è raggiungere un obiettivo annuo del 5% entro il 2035 al più tardi.

Wadephul ha affermato che le priorità all’interno del pilastro europeo della Nato devono essere definite in modo da servire al meglio la sicurezza europea. Il ministro intende presentare in Svezia proposte concrete su come sostenere ulteriormente l’Ucraina nella difesa della sua libertà e su come, a sua volta, l’Europa possa beneficiare dei risultati ottenuti dall’industria della difesa ucraina.

Nel contesto delle tensioni tra Iran, Stati Uniti e Israele, il ministro ha sottolineato che la Germania, insieme ad altri 30 Paesi, è pronta a partecipare attivamente agli sforzi internazionali per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz.

Vela, America’s Cup: Napoli pronta a regata preliminare del 2026

Roma, 21 mag. (askanews) – Napoli inizierà a vivere il clima dell’America’s Cup già dal 24 al 27 settembre 2026 con una regata preliminare nel Golfo partenopeo, anticipo della storica edizione 2027, la prima in Italia.

L’annuncio – si legge in una nota – è stato dato oggi a Cagliari, sede della prima regata preliminare in programma dal 22 al 24 maggio, alla presenza delle istituzioni e dei vertici di Sport e Salute.

“Siamo particolarmente felici di annunciare che già da settembre 2026 la grande vela dell’America’s Cup approderà a Napoli, grazie a un autentico lavoro di squadra tra le istituzioni coordinato dal Governo”, ha dichiarato il presidente di Sport e Salute Marco Mezzaroma. I team saranno inizialmente ospitati presso il Comando Logistico della Marina Militare di Nisida, per poi trasferirsi nell’area di Bagnoli in vista del 2027. Il campo di regata – conclude il comunicato – sarà il Golfo di Napoli.

Kiev colpisce quartier generale dei servizi russi a Kherson. Zelensky: un centinaio di vittime

Roma, 21 mag. (askanews) – Un centinaio di morti e feriti fra i militari e un sistema missilistico distrutto: questo il bilancio delle perdite russe di un attacco condotto dalle forze ucraine nell’oblast occupato di Kherson – incursione che fonti di Mosca non hanno peraltro ancora confermato ufficialmente.

L’operazione è stata resa nota dallo stesso presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, sul suo profilo di X: “È stato colpito un quartier generale del Servizio Federale di Sicurezza (Fsb) della Federazione Russa ed è stato distrutto un sistema missilistico terra-aria Pantsir-S1 nei nostri territori temporaneamente occupati”.

“Grazie a questa sola operazione, le perdite russe ammontano a circa cento occupanti tra morti e feriti. I russi devono capire che devono porre fine a questa loro guerra. Le sanzioni ucraine a medio e lungo raggio continueranno a funzionare”, ha concluso il presidente ucraino utilizzando la terminologia con cui Kiev definisce le proprie operazioni militari contro le forze russe. Nel corso dell’ultimo periodo, gli attacchi ucraini condotti con droni e altri missili hanno ottenuto numerosi successi, il che secondo la leadership ucraina potrebbe portare a un progressivo ridimensionamento degli obbiettivi bellici da parte di Mosca – sempre nel quadro della necessità interna di dichiarare una “vittoria” nella cosiddetta “operazione militare speciale”.

“Circa una settimana fa è emersa una nuova narrativa: ‘L’Ucraina dovrebbe essere uno Stato denuclearizzato e non aderire ad alcuna alleanza militare. Si tratta di un nuovo obiettivo, ovvero l’asticella si sta abbassando un po’. È normale, perché il tempo passa e ovviamente l’obiettivo non è stato raggiunto”, ha spiegato il capo dell’ufficio presidenziale ucraino, Kyrylo Budanov.

Secondo Budanov il governo russo starebbe preparando l’opinione pubblica del Paese a percepire il non allineamento dell’Ucraina come parte integrante del successo bellico: “Ecco perché iniziano a dire: li renderemo non allineati, per esempio. Anche questa è una vittoria”, ha concluso.

Pedro dice addio alla Lazio: "Sempre nel mio cuore"

Roma, 21 mag. (askanews) – Un addio carico di emozione, “perché dico addio a questo bel percorso”, ma con la promessa di portare la Lazio “sempre nel mio cuore”. È il saluto di Pedro Eliezer Rodríguez Ledesma, per tutti semplicemente Pedro, destinato a lasciare il club biancoceleste al termine della stagione.

L’attaccante spagnolo, protagonista di una carriera ricchissima tra Barcellona, Chelsea e nazionale spagnola con 25 trofei vinti, è arrivato alla Lazio nel 2021 e ha collezionato oltre 150 presenze e una trentina di gol. Un percorso iniziato dopo un trasferimento dalla Roma che aveva fatto molto discutere e che ha segnato uno dei passaggi più particolari della sua carriera italiana.

Pedro detiene anche un primato singolare: è uno dei pochissimi giocatori, insieme ad Arne Selmosson e Aleksandar Kolarov, ad aver segnato nel derby di Roma con entrambe le maglie.

L’ultima gara di campionato contro il Pisa all’Olimpico sarà dunque il suo ultimo atto in biancoceleste, un momento “molto triste per me”, ha scritto sui canali social della Lazio, parlando di un addio a “questa splendida famiglia laziale”.

Nel suo messaggio non mancano i ringraziamenti: “Grazie a tutti i tifosi, ai calciatori, agli allenatori e a tutta la società, dipendenti e collaboratori compresi, per avermi permesso di far parte della storia di questo club”. Pedro sottolinea di non aver conquistato trofei con la Lazio, ma rivendica comunque l’impegno: “Ho sempre difeso questa maglia con coraggio, umiltà, ambizione e passione”.

L’attaccante si dice però convinto che “presto si festeggerà qualcosa di importante con questi grandi uomini e calciatori”, ricordando le emozioni vissute all’Olimpico: “Ogni volta che entravo in campo alzavo lo sguardo, ammirando il nostro popolo. Ogni gol, ogni emozione, ogni canzone resteranno con me per sempre”.

Infine, un appello ai tifosi: “Contro il Pisa sarà la mia ultima partita con questa maglia, vi aspetto allo stadio e spero di sentirvi vicini. So che è stato un anno difficile e rispetto la vostra decisione”.

“È stato un onore vestire questa maglia”, conclude Pedro, “porterò la Lazio sempre nel mio cuore. Uno di voi, sempre forza Lazio”.

Roland Garros, Cinà e Pellegrino nel tabellone a Parigi

Roma, 21 mag. (askanews) – Federico Cinà entra per la prima volta nel tabellone principale di un torneo del Grande Slam. Il 19enne siciliano, numero 216 del mondo, supera le qualificazioni del Roland Garros, seconda prova stagionale del Slam, al via domenica a Parigi. Cinà sconfigge nel terzo e decisivo turno il 27enne canadese Alexis Galarneau, numero 194 del ranking Atp, con il punteggio di 5-7, 6-2, 7-5 in due ore e 37 minuti. Entra in tabellone anche Andrea Pellegrino che batte con il punteggio di 7-6(5) 6-2 Marco Cecchinato, e disputerà così per la prima volta nella propria carriera un torneo del Grande Slam.

Flotilla, i pm di Roma acquisiranno il video con il ministro israeliano Ben-Gvir. Espulsi tutti gli attivisti

Roma, 21 mag. (askanews) – Gli inquirenti della Procura di Roma acquisiranno il video diffuso ieri sui propri canali social dal ministro della sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir in merito alla missione della Flotilla. Secondo quanto si è appreso chi indaga ha anche delegato la Squadra mobile della Capitale ad ascoltare gli attivisti coinvolti nella vicenda. Nelle immagini si documenta, oltre all’atteggiamento di Ben-Gvir, anche il fatto che gli stessi partecipanti alla missione – tra i quali il parlamentare del M5S Dario Carotenuto – siano inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena.

Al vaglio dei pubblici ministeri è poi arrivato l’esposto da parte del team legale della Global Sumud Flottilla, in cui si ipotizza il reato di sequestro di persona. Sulla base di quanto avvenuto e degli accertamenti che saranno svolti le contestazioni potrebbero comprendere anche le fattispecie di tentato omicidio e violenza sessuale. Nell’ambito della missione dell’autunno scorso i pubblici ministeri hanno chiesto di inoltrare una rogatoria internazionale da trasmettere alle autorità d’Israele.

Intanto, il ministero degli Esteri israeliano ha annunciato su X che “tutti gli attivisti stranieri della Flotilla sono stati espulsi da Israele”, aggiungendo che “Israele non permetterà alcuna violazione del blocco navale legale di Gaza”.

AVEVA World 2026 debutta a Milano

Milano, 21 mag. (askanews) – Per la prima volta nella sua storia, AVEVA sceglie l’Italia per il suo evento globale dedicato all’Industrial Intelligence. Dal 19 al 21 maggio, Milano ospita AVEVA World 2026: oltre 900 aziende presenti, più di 250 sessioni e 260 speaker internazionali per raccontare come intelligenza artificiale, cloud e digital twin stanno trasformando l’industria globale. Un appuntamento che arriva in un momento cruciale per il manifatturiero europeo, tra nuove sfide energetiche, geopolitiche e digitali.

L’intervista a Jesus Hernandez, Senior Vice President e Head of EMEA Business di AVEVA: “Penso che la resilienza sia la componente fondamentale in questi tempi, ma allo stesso tempo avere la giusta strategia per la trasformazione digitale è la pietra angolare del futuro. Noi di AVEVA aiutiamo le aziende industriali a digitalizzare quello che chiamiamo l’intero ciclo di vita delle operazioni. Con questo intendiamo dire che collegheremo le informazioni, le contestualizzeremo e le renderemo disponibili a persone e applicazioni, incluse le applicazioni di AI, così da poter generare beneficio e valore economico per le aziende”.

Al centro del confronto, il tema della digitalizzazione industriale in Europa: dalla sostenibilità alla resilienza delle filiere produttive, fino all’impatto di energia, dazi e reshoring sui modelli di business delle aziende.

Il commento di Luca Branca, Country Director Italy di AVEVA: “Innanzitutto è importante chiarire che la media impresa italiana ha una fortissima competenza industriale e un fortissimo pragmatismo nell’adottare nuove tecnologie. Quello che diventa più difficile è come scalare queste tecnologie in un contesto più ampio, però abbiamo dimostrazioni di molte realtà che una volta che dimostrano che lo use case iniziale è di successo riescono poi facilmente a scalare su diversi use case e anche su diversi impianti o a scale superiori”. Grande attenzione anche al mercato italiano, caratterizzato da una rete di piccole e medie imprese che oggi vedono nella trasformazione digitale una leva strategica per crescere e competere sui mercati internazionali.

Le parole di Maurizio Galardo, Fellow ed Emerging Technology Investigation Chief Technologist di AVEVA: “In AVEVA stiamo facendo un

assessment ormai già da tantissimo tempo e stiamo portando in produzione quelli che sono i layer che possono avere un ROI specifico per i nostri clienti e possono essere adattabili a quelli che sono gli use case che ci sono stati sottoposti”.

Dall’intelligenza artificiale ai dati industriali, fino alle nuove frontiere della ricerca e sviluppo: il futuro passa dall’integrazione tra tecnologie digitali e processi produttivi. Un’evoluzione su cui AVEVA sta investendo insieme ai grandi player globali del settore tecnologico. Nel corso dell’evento è stato presentato anche l’Industrial Intelligence Report realizzato da AVEVA insieme a AIMD Business School, dedicato all’evoluzione dell’intelligenza industriale nelle imprese. Tra le collaborazioni strategiche annunciate: quella con Snowflake per accelerare

l’intelligenza artificiale industriale e unificare i dati IT e OT; la partnership pluriennale con Amazon Web Services per sviluppare l’industrial intelligence nel cloud; e l’accordo con IFS per potenziare l’Asset Decision Intelligence continua basata sull’AI. Milano, per tre giorni,

diventa così il centro internazionale dell’industria digitale.

Usa-Cuba, la portaerei Nimitz arrivata nei Caraibi

Roma, 21 mag. (askanews) – La portaerei statunitense Uss “Nimitz” è entrata nel Mar dei Caraibi: lo ha annunciato il comando meridionale statunitense, Southcom.

La “Nimitz” – che imbarca uno stormo di cacciabombardieri ed elicotteri da combattimento – è accompagnata da una task force composta da altre due unità da guerra: l’incrociatore lanciamissili Uss “Gridley” e la nave riformimento Uss “Patuxent”.

L’annuncio è arrivato dopo l’incriminazione di Raul Castro da parte del Dipartimento di Giustizia statunitense. Il Dipartimento ieri ha formalizzato l’atto d’accusa federale contro l’ex presidente cubano Raul Castro e altre cinque persone per l’abbattimento dei due velivoli civili avvenuto nel 1996 nello Stretto della Florida, in cui morirono quattro persone, tra cui tre cittadini statunitensi. L’accusa, presentata a Miami, conferma la linea già anticipata dalle autorità federali e si inserisce nel procedimento legato al caso dei voli del gruppo “Brothers to the Rescue”, già al centro di tensioni diplomatiche tra Washington e L’Avana.

Secondo i documenti giudiziari, oltre alle imputazioni principali legate alla cospirazione e all’omicidio, l’atto d’accusa ricostruisce la responsabilità della catena di comando cubana nell’operazione militare che portò all’abbattimento dei due aerei. Tra gli altri imputati figura un ufficiale dell’aeronautica militare cubana già indicato nelle precedenti indagini sul caso, rimasto per anni al centro delle richieste statunitensi di cooperazione giudiziaria mai andate a buon fine. La nuova iniziativa giudiziaria rappresenta un ulteriore sviluppo in una vicenda rimasta irrisolta sul piano penale per quasi tre decenni e riapre l’attenzione su uno dei casi più controversi nei rapporti tra Stati Uniti e Cuba dagli anni Novanta.

“Ci aspettiamo che Raul Castro si presenti qui di sua spontanea volontà o in qualche altro modo, e finisca in prigione”, ha dichiarato l’Attorney general statunitense, Todd Blanche, dopo la formalizzazione delle accuse contro l’ex leader cubano e altri cinque funzionari del governo dell’isola.

“No… Non ci sarà un’escalation. Non credo che ce ne sia bisogno. Guardate, il Paese sta andando a rotoli. È un disastro, e hanno perso il controllo. Hanno davvero perso il controllo di Cuba”, aveva chiosato ieri il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Ue, Conte: Italia torna fanalino di coda, mandiamo Meloni a casa

Roma, 21 mag. (askanews) – “Oggi l’Unione europea ci dice che stiamo rivedendo le stime di crescita e saremo il fanalino di coda in Europa. Grazie a questo governo siamo tornati a essere il fanalino di coda in Europa. Non c’è nessun piano industriale, nessun piano sanitario, nessuna misura di crescita, solo spese militari. Ma la ricetta è molto chiara, serve coraggio, occorre mandarli a casa”. Così il presidente di M5s, Giuseppe Conte, parlando con i cronisti fuori dalla Camera.

“Dobbiamo rivedere le spese militari perché lì sono buttati miliardi, dobbiamo recuperare 13,5 miliardi buttati sul Ponte sullo Stretto. Occorre intervenire per una tassa sugli extra profitti perché solo le banche e le aziende energetiche in tre anni hanno accumulato quasi 200 miliardi di profitti che sono assolutamente irragionevoli rispetto all’andamento di mercato e all’impoverimento di famiglie e imprese. Questo deve fare il nuovo governo, e questo dovremo fare al più presto”, ha aggiunto Conte.

Roland Garros, sorteggio favorevole per Sinner

Roma, 21 mag. (askanews) – Sorteggio favorevole per Jannik Sinner al Roland Garros. Il numero uno del mondo debutterà contro la wild card francese Clément Tabur e vede tutti i principali avversari della parte alta del ranking dall’altra parte del tabellone, con un eventuale incrocio contro Novak Djokovic possibile soltanto in finale.

Il cammino del campione azzurro a Parigi appare sulla carta abbordabile almeno nelle prime fasi. Al secondo turno potrebbe trovare Juan Manuel Cerundolo oppure Fearnley, mentre al terzo turno è possibile una sfida contro il giovane spagnolo Martin Landaluce, classe 2006 e protagonista di buone prestazioni agli Internazionali di Roma.

Negli ottavi potrebbe arrivare un derby italiano con Matteo Berrettini o Luciano Darderi, mentre ai quarti si profila un possibile confronto con Ben Shelton, Alexander Bublik oppure Flavio Cobolli. In semifinale, almeno secondo il ranking, i nomi più accreditati nella parte di Sinner sono quelli di Felix Auger-Aliassime e Daniil Medvedev.

Nella parte bassa del tabellone finiscono invece molti degli avversari considerati più pericolosi sulla terra rossa, tra cui Alexander Zverev, testa di serie numero 2, oltre a Mensik, Fils, Ruud e Fonseca. Djokovic debutterà contro Giovanni Mpetshi Perricard, mentre Zverev inizierà il torneo contro Benjamin Bonzi.

Tra gli altri italiani, Cobolli esordirà contro un qualificato o un lucky loser, mentre Darderi affronterà l’austriaco Sebastian Ofner. Qualificato o lucky loser anche per Lorenzo Sonego, mentre Mattia Bellucci sfiderà Quentin Halys. Esordio complicato per Matteo Arnaldi contro Tallon Griekspoor. Berrettini troverà invece l’ungherese Márton Fucsovics.

Nel tabellone femminile, Jasmine Paolini inizierà il suo percorso affrontando Dayana Yastremska.

Angelini Pharma presenta i risultati del progetto LIFE-GREENAPI

Roma, 21 mag. (askanews) – La produzione di principi attivi farmaceutici figura tra i processi industriali più sfidanti nel perseguimento degli obiettivi di sostenibilità: cicli produttivi intensivi, vincoli normativi stringenti, largo impiego di energia. In questo senso vanno evidenziati i risultati del progetto LIFE-GREENAPI, avviato nel giugno 2023 proprio presso lo stabilimento Angelini Pharma di Aprilia e dedicato allo sviluppo e produzione di piccole molecole e nei servizi a contratto per multinazionali farmaceutiche e aziende biotecnologiche. Risultati presentati nel corso dell’evento “LIFE-GREENAPI: Innovating for the Future” che si è tenuto nel sito produttivo di Via Guardapasso ad Aprilia alla presenza di personalità del mondo associativo, accademico ed istituzionale.

Di fatto un modello per l’intero settore farmaceutico: l’uso di reagenti chimici e solventi viene ridotto del 37%, le emissioni di gas serra del 19%, i consumi elettrici del 23%, il consumo di gas metano del 59%, il fabbisogno di acqua del 48% e la generazione di rifiuti del 60% con una riduzione complessiva dei costi produttivi del 10%. LIFE-GREENAPI ha puntato sull’integrazione di due approcci produttivi: la tecnologia batch, metodo tradizionale del settore farmaceutico in cui la reazione avviene in modo discontinuo all’interno di un reattore, e la flow chemistry, o chimica a flusso, che consente invece un processo ininterrotto, un controllo più preciso delle condizioni di reazione, maggiore sicurezza e un minor consumo di risorse.

Il progetto combina in modo innovativo i due metodi in un modello ibrido, chiamato Flow-Batch, che ottiene risultati migliori, sia ambientali che economici, rispetto a ciascuna tecnologia usata da sola. L’approccio è stato testato su un principio attivo prodotto in grandi volumi e replicato in laboratorio su un secondo processo. L’Università di Leiden ha monitorato l’impatto ambientale e climatico, attraverso la metodologia del Life Cycle Assessment (LCA). Per il CEO di Angelini Pharma Sergio Marullo di Condojanni è sempre più necessario intervenire ripensando i processi produttivi affinché abbiano il minor impatto possibile sul nostro pianeta, laddove per un’azienda farmaceutica sostenibilità e competitività non sono obiettivi in contraddizione ma due facce della stessa strategia industriale.