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venerdì, 9 Gennaio, 2026
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Trump al New York Times: "Non ho bisogno del diritto internazionale"

Milano, 8 gen. (askanews) – Donald Trump ha affermato in un’intervista pubblicata in queste ore che solo la sua “moralità” potrebbe costituire un limite alla sua gestione della politica estera degli Stati Uniti, aggiungendo che il presidente americano “non ha bisogno” del diritto internazionale.

Le osservazioni, tratte da una lunga intervista al New York Times, arrivano meno di una settimana dopo la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte delle forze statunitensi e mentre gli europei temono un’eventuale conquista della Groenlandia da parte degli Stati Uniti.

Quando mercoledì sera gli è stato chiesto se vedesse dei limiti alle sue azioni all’estero, Donald Trump ha risposto: “Sì, c’è una cosa. La mia moralità. Il mio spirito. Questa è l’unica cosa che può fermarmi”.

“Non ho bisogno del diritto internazionale”, ha dichiarato al New York Times. “Non voglio fare del male a nessuno”.

E a chi gli chiede se pensa che gli Stati Uniti debbano rispettare il diritto internazionale, risponde: “Sì”, ma “dipende da quale sia la sua definizione di diritto internazionale”, ha risposto il miliardario repubblicano.

Risultati serie A, Cremonese a quota 22, Cagliari 19

Roma, 7 gen. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Cremonese-Cagliari 2-2

Diciannovesima giornata: Pisa-Como 0-3, Lecce-Roma 0-2, Sassuolo-Juventus 0-3, Bologna-Atalanta 0-2, Napoli-Verona 2-2, Lazio-Fiorentina 2-2, Parma-Inter 0-2, Torino-Udinese 1-2, Cremonese-Cagliari 2-2, ore 20.45 Milan-Genoa.

Classifica: Inter 42, Milan, Napoli 38, Roma, Juventus 36, Como 33, Atalanta 28, Bologna 26, Lazio, Udinese 25, Sassuolo, Torino 23, Cremonese 22, Cagliari 19, Parma 18, Lecce 17, Genoa 15, Fiorentina, Verona 13, Pisa 12.

Ventesima giornata: sabato 10 gennaio ore 15 Como-Bologna, Udinese-Pisa, ore 18 Roma-Sassuolo, ore 20.45 Atalanta-Torino, domenica 11 gennaio ore 12.30 Lecce-Parma, ore 15 Fiorentina-Milan, ore 18 Verona-Lazio, ore 20.45 Inter-Napoli, lunedì 12 gennaio ore 18.30 Genoa-Cagliari, ore 20.45 Juventus-Cremonese.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Venezuela, attesa per Trentini dopo notizia liberazione detenuti

Roma, 8 gen. (askanews) – Massima discrezione e un prudente “silenzio”. Dopo l’ufficializzazione da parte del presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana della liberazione di alcuni detenuti, tra cui anche stranieri, a palazzo Chigi si continua a seguire la vicenda del cooperante italiano Alberto Trentini, in carcere da oltre un anno.

Il lavorio diplomatico per il suo ritorno a casa continua, mentre arriva la notizia della liberazione di cinque detenuti spagnoli.

A un anno esatto dal suo rilascio è poi Cecilia Sala, la giornalista italiana arrestata a Teheran il 19 dicembre del 2024, ad augurarsi che questo possa essere un giorno positivo per il cooperante italiano. “Oggi è l’anniversario del giorno più bello della mia vita. E il Venezuela gestito dall’Amministrazione Trump ha annunciato la liberazione di tanti prigionieri locali e stranieri. Spero che l’8 gennaio possa diventare il giorno più bello della vita anche per Alberto Trentini”, ha scritto su X.

Il Venezuela annuncia la liberazione di un "numero importante" di prigionieri

Roma, 8 gen. (askanews) – Il presidente dell’Assemblea Nazionale del Venezuela, Jorge Rodríguez, ha annunciato il rilascio di un “numero importante” di cittadini venezuelani e stranieri nelle prossime ore, senza precisare il numero dei prigionieri né quando avverrà il loro rilascio. Lo riporta El Pais.

“Si tratta di un gesto di pace unilaterale e non è stato concordato con nessun’altra parte”, ha dichiarato Rodríguez, ringraziando José Luis Rodríguez Zapatero, Lula e le autorità del Qatar per la mediazione.

Deepfake, Commissione Ue: Grok sta generando contenuti inaccettabili

Roma, 8 gen. (askanews) – “Abbiamo visto Grok (l’app di Intelligenza artificiale del social media X, Ndr) generare contenuti antisemiti e, più recentemente, immagini sessuali di bambini. Questo è illegale ed è inaccettabile. Va contro i valori dell’Europa e i nostri diritti fondamentali. E prendiamo la cosa molto seriamente. Per questo posso confermare che la Commissione ha ordinato a X di conservare tutti i documenti e i dati interni relativi a Grok fino alla fine del 2026”. Lo ha affermato nel consueto briefing con la stampa Thomas Regnier, portavoce della Commissione Ue.

“Si tratta di fatto – ha spiegato il portavoce – di un’estensione dell’ordine di conservazione che abbiamo già inviato a X l’anno scorso in merito ad algoritmi e sistemi di raccomandazione sulla diffusione di contenuti illegali. Quindi si tratta di una prosecuzione delle misure che abbiamo già adottato e che ho già annunciato lunedì scorso, inclusa la richiesta di informazioni per la quale abbiamo ricevuto una risposta da X e che stiamo attualmente analizzando. E lasciatemi concludere dicendo che il DSA (Digital Services Act, Ndr) è molto chiaro: in Europa, tutte le piattaforme devono mettere ordine in casa propria. Perché ciò che stanno generando qui è inaccettabile e il rispetto del diritto dell’Ue non è un’opzione, ma un obbligo”.

Max Giusti torna al Teatro Sistina con "Bollicine – updatE"

Roma, 8 gen. (askanews) – Dopo una tournée trionfale che ha attraversato l’Italia, Max Giusti torna sul palcoscenico che ne ha consacrato il talento più autentico: il Teatro Sistina di Roma, dal 14 gennaio, dove due anni fa debuttava Bollicine. Con “BOLLICINE – updatE”, l’artista presenta una versione rinnovata e arricchita dello spettacolo, un nuovo capitolo che unisce la forza della comicità alla profondità dell’esperienza.

In questa edizione, Giusti si offre al pubblico con la maturità dell’artista completo, capace di fondere ironia, introspezione e una verve irresistibile. Tra i momenti più attesi, tornano le sue parodie iconiche – da Alessandro Borghese ad Aurelio De Laurentiis, fino a Pierluigi Pardo – reinterpretate con l’inconfondibile maestria trasformista che lo contraddistingue.

A impreziosire lo spettacolo, una sorprendente incursione scenica: quella dello chef Antonino Cannavacciuolo, protagonista di un MasterChef del tutto particolare, dove la ricetta principale è l’umorismo e il gusto per l’imprevisto.

Accompagnato dalla SuperMaxBand – Fabio Di Cocco al pianoforte, Pino Soffredini alle chitarre, Fabrizio Fasella al basso e Daniele Natrella alla batteria – Giusti costruisce uno spettacolo che è, al tempo stesso, concerto, confessione e festa.

Tra musica, aneddoti e riflessioni, Bollicine – updatE si trasforma in un racconto vivo, in cui l’artista si spoglia delle convenzioni per condividere con il pubblico le proprie verità più intime e scomode, sempre con quella leggerezza intelligente che da anni ne definisce la cifra stilistica.

Firmato da Max Giusti, Giuliano Rinaldi e Marco Terenzi, con la regia dello stesso Max Giusti, Bollicine – updatE è una produzione LEA Production.

Un ritorno atteso e festoso: un brindisi alla vita e al teatro, dove ogni risata è una scintilla e ogni parola, una piccola rivelazione.

Agcom: sanzione da 14 milioni a Cloudflare, violate norme antipirateria

Roma, 8 gen. (askanews) – Il consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha irrogato, con il voto contrario della commissaria Elisa Giomi, una sanzione di oltre 14 milioni di euro nei confronti della società Cloudflare.

L’Autorità aveva ordinato a Cloudflare di disabilitare l’accesso ad una serie di contenuti pirata in attuazione di quanto previsto dalla Legge antipirateria 93/2023. “In particolare, era stato chiesto alla società, in quanto fornitore di servizi della società dell’informazione coinvolto nell’accessibilità di contenuti diffusi illecitamente – spiega l’Authority – di provvedere alla disabilitazione della risoluzione Dns dei nomi di dominio e dell’instradamento del traffico di rete verso gli indirizzi IP segnalati dai titolari dei diritti attraverso la piattaforma Piracy Shield, o comunque di adottare le misure tecnologiche e organizzative necessarie per rendere non fruibili da parte degli utilizzatori finali i contenuti diffusi abusivamente”. In particolare, l’Autorità ha accertato “la perdurante violazione della legge antipirateria e delle relative disposizioni attuative Agcom da parte di Cloudflare la quale, anche dopo la notifica dell’ordine, ha continuato a non adottare alcuna misura per contrastare l’utilizzo dei propri servizi per la diffusione di contenuti illeciti”.

La normativa di riferimento prevede l’irrogazione di una sanzione fino al 2% del fatturato realizzato nell’ultimo esercizio chiuso anteriormente alla notifica della contestazione laddove l’inottemperanza riguarda ordini impartiti dall’Autorità nell’esercizio delle sue funzioni di tutela del diritto d’autore: conseguentemente, è stata applicata una sanzione pari all’1% del fatturato globale della società.

Il provvedimento, spiega l’Autorità, “oltre a costituire una delle prime sanzioni pecuniarie in materia di diritto d’autore, assume particolare rilevanza alla luce del ruolo svolto da Cloudflare; infatti, una larghissima percentuale dei siti oggetto di blocco da parte dell’Autorità in applicazione del regolamento sulla tutela del diritto d’autore online utilizza i servizi offerti da questa Società per diffondere illecitamente opere tutelate”.

Agnès Varda "Qui e là, tra Parigi e Roma", la mostra a Villa Medici

Roma, 8 gen. (askanews) – Dal 25 febbraio al 25 maggio 2026, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici rende omaggio all’opera fotografica dell’artista e regista Agnès Varda (1928-2019) attraverso la prima grande retrospettiva a lei dedicata in Italia, e in occasione del settantesimo anniversario del gemellaggio tra Parigi e Roma.

La mostra invita a un’immersione nella Parigi del dopoguerra e, in particolare, nel cortile-atelier di rue Daguerre, luogo di vita, creazione e sperimentazione di Agnès Varda per quasi sette decenni, inscindibile dalla sua opera. Agli anni parigini fanno eco le fotografie realizzate dall’artista durante i suoi viaggi in Italia, da Venezia a Roma, nelle ville e nei giardini rinascimentali o sui set cinematografici. Attraverso i luoghi e le figure che l’hanno ispirata, la mostra traccia il percorso di un’artista prolifica e singolare.

Il suo lavoro sarà inoltre protagonista di “Viva Varda” (6 marzo 2026 – 7 febbraio 2027), un’esposizione alla Galleria Modernissimo della Cineteca di Bologna realizzata in collaborazione con la Cinémathèque française. La mostra ripercorrerà l’intera opera della prima cineasta ad aver ricevuto l’Oscar onorario per l’intero arco della sua carriera.

La mostra a Villa Medici mette in dialogo l’opera della fotografa con quella della cineasta attraverso un insieme di 130 stampe originali, estratti di film, pubblicazioni, documenti, manifesti, fotografie di scena e oggetti appartenuti all’artista. “La Parigi di Agnès Varda”, ideata dal musée Carnavalet – Histoire de Paris e a cura di Anne de Mondenard e di Paris Musées, è stata presentata a Parigi dal 9 aprile al 24 agosto 2025. L’esposizione è il frutto di un lavoro di ricerca durato oltre due anni e si basa sul fondo fotografico di Agnès Varda, nonché sugli archivi di Ciné-Tamaris, la società di produzione da lei fondata, oggi diretta dai figli Rosalie Varda e Mathieu Demy.

Il percorso traccia gli esordi di Agnès Varda come fotografa e il suo insediamento all’inizio degli anni cinquanta nel cortile-atelier di rue Daguerre, trasformato in studio di posa, laboratorio fotografico e sede della sua prima mostra nel 1954. Quel cortile, condiviso più tardi con il suo compagno, il regista Jacques Demy, diventa il cuore pulsante del suo universo. Fotografie ed estratti di film mettono in risalto lo sguardo anticonvenzionale, venato di umorismo e di singolarità, che l’artista rivolge alle strade della capitale e ai suoi abitanti. Attraverso opere come Cléo de 5 à 7 (1962) o Daguerréotypes (1975), la mostra evidenzia in particolare la sua attenzione costante per le donne e per le vite marginali.

La mostra riunisce le opere di diversi artisti presentate in dialogo con le fotografie e i film di Agnès Varda: Giancarlo Botti, Michaële Buisson, Alexander Calder, Martine Franck, Dominique Genty, JR, Liliane de Kermadec, Michèle Laurent, Claude Nori, Laurent Sully-Jaulmes, Robert Picard, Valentine Schlegel, Collier Schorr.

In continuità con la mostra, “L’Italia di Agnès Varda” – curata da Carole Sandrin – illumina i legami profondi che unirono l’artista all’Italia attraverso una selezione di fotografie inedite realizzate durante due soggiorni, nel 1959 e nel 1963. All’epoca Agnès Varda era conosciuta come fotografa teatrale e lavorava su numerose commissioni di reportage per la stampa in Francia e in Europa.

Nel 1959 esplora Venezia e la sua regione alla ricerca di luoghi di ripresa per La Mélangite (ou Les Amours de Valentin), un film che non vedrà mai la luce. Le sue fotografie testimoniano la scoperta dell’Italia e il suo gusto per il pittoresco. Le vedute di Venezia e dei suoi abitanti rispecchiano pienamente il suo spirito. Alla pratica spontanea della fotografia si affianca l’attrazione per scene grafiche che giocano con ombre e contrasti. Alla Villa della Torre, nei pressi di Verona, e nei Giardini di Bomarzo nel Latio, i materiali e la singolarità delle sculture la affascinano.

Nel maggio 1963, la rivista francese Réalités le commissiona un ritratto di Luchino Visconti, appena insignito della Palma d’oro per Il Gattopardo. Parte per Roma con tre macchine fotografiche. Provini a contatto e fotografie a colori documentano la sessione con quello che la stampa definiva il “principe taciturno del cinema italiano”. Nello stesso periodo Jean-Luc Godard gira Il disprezzo negli studi Titanus: Varda si reca sul set e fotografa il suo amico mentre dirige Brigitte Bardot, Jack Palance e Michel Piccoli.

Una cinquantina di stampe originali della collezione di Rosalie Varda, nonché documenti provenienti dai suoi archivi e dal fondo depositato presso l’Institut pour la photographie des Hauts-de-France raccontano per la prima volta il rapporto di Agnès Varda con l’Italia.

Nelle sue fotografie e, in seguito, nei suoi film, Agnès Varda interroga il modo in cui le donne vengono guardate e rappresentate, in particolare in L’une chante, l’autre pas, dove prende posizione a favore dei diritti femminili e della contraccezione. Il suo femminismo si inscrive in un’attenzione più ampia rivolta all’umano: già negli anni cinquanta porta alla luce la popolazione impoverita che anima il mercato di rue Mouffetard (L’Opéra-Mouffe, 1958). Più tardi, in Daguerréotypes (1975), si concentra sui commercianti di rue Daguerre, da lei definiti la “maggioranza silenziosa”. Ne registra gesti, volti e narrazioni della vita quotidiana con una poetica sincerità, in bilico tra documentario sociale e omaggio surrealista.

Trump: la donna uccisa a Minneapolis si è comportata orribilmente

New York, 8 gen. (askanews) – Il presidente americano Doanld Trump in un intervista al New York Times, pubblicata oggi, ha dichiarato che Renee Nicole Macklin Good, la donna di 37 anni uccisa ieri da un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) durante un’operazione federale a Minneapolis “si è comportata in modo orribile”. A proposito dell’agente dell’ICE che aveva fermato la donna, madre di tre figli, il presidente ha detto che Renee “lo ha investito. Non ha solo tentato di investirlo”.

Trump ha aggiunto: “Non voglio che nessuno venga ucciso. Non voglio nemmeno vedere nessuno che urla e cerca di investire gli agenti di polizia”. Il presidente che ha mostrato il video ai giornalisti presenti ha detto che si è trattato di una “scena terribile” e “orribile da vedere”.

Mercosur, l’Ue: con le nuove misure tutti Paesi possono sostenerlo

Roma, 8 gen. (askanews) – “Crediamo che” la proposta di accordo commerciale tra Ue e Mercosur “sia un accordo essenziale dal punto di vista economico, politico, strategico e diplomatico per l’Unione europea. E crediamo che, grazie alle ulteriori misure di salvaguardia e protezione che abbiamo messo in atto negli ultimi 12 mesi, in particolare per rassicurare i nostri settori dell’agricoltura e dell’agroalimentare, ora abbiamo un accordo sul tavolo che può essere sostenuto con piena fiducia da tutti i nostri Stati membri e da tutti i nostri settori economici”. Lo ha detto il portavoce della Commissione Ue Olof Gill rispondendo, nel corso del consueto briefineg con la stampa, a una domanda sulla annunciata contrarietà di alcuni Stati membri all’accordo.”Spetta agli Stati membri decidere in merito e ci aspettiamo che lo facciano nel momento che riterranno opportuno – ha spiegato il portavoce su questo punto -. Ma pensiamo al processo per gli accordi commerciali dell’Ue: in ogni accordo commerciale dell’Ue, gli Stati membri conferiscono alla Commissione il mandato di negoziare a nome dei cittadini, per conto degli Stati membri. Successivamente, quando la Commissione conclude i negoziati politici per un accordo commerciale, questo viene votato dagli Stati membri, votato dal Parlamento, secondo procedure democratiche decise dagli stessi Stati membri e dagli eurodeputati. Quindi mi sta chiedendo: cosa significa se uno o più Stati membri si oppongono a un accordo commerciale? Significa che uno o più Stati membri si oppongono a un accordo commerciale. Ma la procedura democratica per approvare o meno un accordo commerciale è stata decisa dai nostri Stati membri, dal nostro Parlamento europeo. Quindi, è democrazia in azione, è la risposta breve alla sua domanda”, ha concluso il portavoce della Commissione.

Calcio, Raspadori torna in Italia, andrà alla Roma

Roma, 8 gen. (askanews) – La Roma ha quasi raggiunto l’accordo economico con Giacomo Raspadori: già da qualche giorno c’è quello con l’Atletico Madrid sulla base di un prestito con diritto di riscatto. Ora ci sono passi avanti anche con il calciatore. C’è stato uno sforzo del club giallorosso, che ha alzato la proposta di ingaggio all’ex Sassuolo e Napoli rispetto a quanto percepito ora in Spagna (poco meno di 6 milioni di euro lordi). Manca solo il via libera definitivo dell’attaccante dell’Italia, che potrebbe arrivare dopo la semifinale di Supercoppa di Spagna in programma oggi alle 20. Se la Roma dovesse concretizzare l’arrivo di Raspadori, non mollerebbe comunque la presa su Joshua Zirkzee del Manchester United. L’obiettivo della dirigenza è affiancare un nuovo centravanti a un altro giocatore offensivo.

Piantedosi: il caso Hannoun ha squarciato il velo sui Pro Pal

Roma, 8 gen. (askanews) – L’indagine su Mohamed Hannoun “ha fatto emergere elementi di particolare gravità che saranno oggetto di accurata verifica da parte dell’Autorità giudiziaria”. Lo ha detto il ministro dell’interno Matteo Piantedosi rispondendo al question time del Senato. “Nel caso in questione pur con la doverosa presunzione di innocenza, è stato squarciato il velo su attività che, dietro il paravento di iniziative in favore della popolazione palestinese, venivano sistematicamente dirottate verso strutture di Gaza riconducibili all’egida di Hamas per finalità di terrorismo”.

Quest’ultimo – ha spiegato il ministro – “è un dato su cui richiamo l’attenzione soprattutto di chi in alcune occasioni ha manifestato acritica vicinanza a personaggi coinvolti nell’indagine, sottovalutando, pur in buona fede, la delicatezza e la complessità di contesti che si muovono in un’area non sempre netta tra intenti apprezzabili e propositi meno limpidi. L’operazione dimostra anche che il nostro apparato investigativo e di intelligence è solido, competente e di grande professionalità”.

Macron: gli Usa si stanno "liberando dalle regole internazionali"

Roma, 8 gen. (askanews) – Gli Stati Uniti si stanno “progressivamente allontanando” da alcuni alleati e “liberandosi dalle regole internazionali”, ha affermato il presidente francese Emmanuel Macron durante il suo intervento odierno davanti agli ambasciatori e alle ambasciatrici di Francia.

Secondo quanto riferisce il quotidiano francese Le Figarò, Macron ha altresì sottolineato che “le istituzioni del multilateralismo funzionano sempre meno bene”.

“Ci stiamo evolvendo in un mondo di grandi potenze con una reale tentazione di dividere il mondo tra loro”, ha sostenuto il presidente francese, evidenziando anche “un’aggressività neocoloniale” sempre più diffusa nelle relazioni diplomatiche.

Crans Montana, la Procura di Roma apre l’inchiesta: omicidio colposo e incendio

Roma, 8 gen. (askanews) – Incendio e omicidio colposo. Per queste ipotesi di reato la Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine relativo all’incendio del pub-discoteca ‘Le Constellation’ a Crans-Montana. Nella tragedia hanno perso la vita 40 persone, molte giovani, e tra queste 6 ragazzi italiani. All’attenzione degli inquirenti della
Procura di Roma, rispetto al caso della strage di Crans Montana,
è stata posta dalla Farnesina una relazione informativa rispetto
a quanto avvenuto nel locale ‘Le Constellation’ la notte
dell’ultimo dell’anno.
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Piantedosi: nel 2025 reati -3,5%, sbarchi drasticamente ridotti

Roma, 8 gen. (askanews) – “Le statistiche sulla delittuosità nel 2025 fanno registrare una generalizzata riduzione dei reati del 3,5%” e, in particolare, “le violenze sessuali calano del 7,5%, i maltrattamenti in famiglia dell’8%, le lesioni del 4%, i furti del 6%, le rapine del 4,5%, le estorsioni del 5%, lo sfruttamento della prostituzione del 9%”. Così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, al question time al Senato.

“Se volessi utilizzare la stessa logica seguita dagli interroganti, dovrei dire che questo calo è frutto proprio delle politiche sulla sicurezza messe in campo dal Governo: 39mila assunzioni tra le Forze di polizia – il triplo di quanto fatto in anni passati – e altri 30mila operatori entreranno in servizio entro il 2027 – oltre 1 milione di soggetti identificati nel corso delle operazioni ad alto impatto, con più di 2000 arrestati e 12 mila denunciati; 9mila i soggetti allontanati grazie alle zone rosse su oltre 1 milione e mezzo di persone controllate”.

Per Piantedosi “l’opposizione al Governo scopre solo ora il tema della sicurezza e il suo legame con l’immigrazione irregolare: gli stranieri sono responsabili del 35% dei reati, con picchi ancora più alti in alcune città, e soprattutto per quegli stessi delitti citati dagli interroganti. Nella XVII legislatura, quando la sinistra vinse le elezioni e governò il Paese per cinque anni, furono organizzate varie operazioni navali, Mare nostrum, Triton, Sofia, che favorirono l’arrivo in Italia di oltre 650mila clandestini. In quegli anni, rispetto a oggi – ha continuato – i reati commessi erano superiori del 18%; gli omicidi addirittura più alti del 33%; i migranti sbarcati erano il triplo, come tre volte superiori erano i morti in mare; veniva rimpatriato appena il 2,5% degli sbarcati in Italia, rispetto al 10% che riusciamo a fare oggi grazie alle nostre politiche di rafforzamento dei centri per i rimpatri, che oggi contano più del doppio dei posti; oltre il 30% dei poliziotti andava in pensione all’epoca senza essere sostituito. Insomma, tutti i dati sulla sicurezza erano decisamente peggiori rispetto a oggi”.

“Questo Governo non solo sta ottenendo credo incoraggianti risultati sul fronte della sicurezza, ma ha drasticamente ridotto gli sbarchi e aumentato del 12% ogni anno i rimpatri, che oggi sfiorano i 7000 complessivi. Ritengo che sicuramente ci sia ancora tanto da fare. Anche un singolo episodio delittuoso tocca le nostre coscienze e ci impegna a fare ancora di più e meglio”, ha concluso Piantedosi, per il quale “le politiche di questo Esecutivo manifestano segnali di efficacia e mi ritengo motivato a proseguire con ulteriori prossime iniziative, su cui confido che ci sia il sostegno anche degli interroganti”.

Merz: per una forza multinazionale in Ucraina serve l’assenso russo

Roma, 8 gen. (askanews) – La formazione e il dispiegamento di una forza multinazionale come garanzia di sicurezza per l’Ucraina sono impossibili senza l’assenso della Russia: lo ha dichiarato il Cancelliere tedesco, Friedrich Merz.

“L’ordine delle azioni (nella formazione e nello spiegamento delle forze multinazionali) deve essere il seguente: prima un cessate il fuoco, poi garanzie di sicurezza per l’Ucraina, poi un accordo (di pace) a lungo termine con la Russia. E tutto questo è impossibile senza il consenso della Russia, dal quale, a quanto pare, siamo ancora piuttosto lontani”, ha concluso.

Ucraina, l’inviato russo Dmitriev avvistato a Parigi

Roma, 8 gen. (askanews) – L’inviato speciale del presidente russo Vladimir Putin, Kirill Dmitriev, sarebbe a Parigi, secondo quanto riferisce il quotidiano francese Le Monde.

Dmitriev, uomo del Cremlino nelle negoziazioni sull’Ucraina con Washington, è stato visto ieri in rue du Faubourg-Saint-Honoré, ha riferito a Le Monde una fonte ben informata.

Le Monde fa sapere che l’Eliseo ha smentito che Dmitriev si sia recato al palazzo presidenziale. Secondo il quotidiano francese, Dmitriev sarebbe stato ricevuto all’ambasciata americana, situata proprio accanto all’Eliseo.

Usa, a ottobre deficit il commerciale crolla del 39% a 29,4 mld

New York, 08 gen. (askanews) – Il deficit della bilancia commerciale negli Stati Uniti cala marcatamente, più del previsto, mentre si fa sentire l’effetto dei dazi decisi dall’amministrazione Trump. A ottobre il disavanzo negli scambi è sceso del 39% rispetto al mese precedente, a 29,4 miliardi di dollari, secondo quanto reso noto dal dipartimento del Commercio, contro attese per un dato a 63,1 miliardi. Rivisto il dato di settembre da 52,8 miliardi di dollari a 48,1 miliardi.

Le esportazioni sono salite del 2,6% a 302 miliardi di dollari, le importazioni sono scese del 3,2% a 331,4 miliardi di dollari. Rispetto allo stesso periodo dello scorso il deficit è cresciuto del 7,7%; mentre le esportazioni sono aumentate del 6,3% e le importazioni del 6,6%. (fonte immagine: The White House).

Tennis, Sinner-Alcaraz: la sfida riparte da Seoul (ma è un’esibizione)

Roma, 8 gen. (askanews) – Ci sono partite che segnano l’inizio di una stagione più di qualsiasi calendario. Sono quelle in cui il tennis si riconosce. La stagione ha già mosso i primi passi, ma ci sono match che valgono più di un semplice risultato. In questo senso, poche sfide raccontano il presente e anticipano il futuro del tennis meglio di Jannik Sinner contro Carlos Alcaraz.

Sabato 10 gennaio, alle ore 8.00 italiane, SuperTennis (canale 64 del digitale terrestre), trasmetterà gratuitamente e in diretta da Seoul l’esibizione che rappresenta uno dei primi snodi narrativi del 2026 tennistico. Un confronto fuori dal calendario ufficiale, ma tutt’altro che marginale, alla vigilia degli Australian Open.

Sinner e Alcaraz non sono più soltanto due campioni straordinari: sono due linguaggi diversi dello stesso gioco, due interpretazioni opposte e complementari di velocità, potenza e creatività. Ogni loro incontro aggiunge un capitolo a una rivalità che è già centrale nel tennis mondiale.

A rendere l’evento ancora più significativo è la possibilità di seguirlo in chiaro e gratis, un’occasione rara per il pubblico italiano di assistere a un confronto di altissimo livello internazionale fin dai primi giorni della stagione.

Il match arriva dopo un 2025 chiuso da SuperTennis, il canale televisivo della Federazione, con numeri da record, crescita costante degli ascolti e una centralità sempre più riconosciuta nel racconto del tennis italiano e mondiale.

SuperTennis accompagna gli appassionati dentro questo racconto, offrendo al pubblico italiano la possibilità di vivere gratuitamente e in diretta un evento di grande prestigio internazionale. Il grande tennis è già tornato e una delle sue storie più forti passa, ancora una volta, da Sinner contro Alcaraz.

Ces 2026, la tecnologia Usa cresce nonostante le incertezze economiche

Las Vegas, 8 gen. (askanews) – Nonostante l’incertezza economica e le pressioni tariffarie, l’industria tecnologica americana resta solida. Secondo un report della Consumer Technology Association (Cta), il settore raggiungerà 565 miliardi di dollari di ricavi nel 2026, con una crescita del 3,7% rispetto all’anno precedente.

Il report è stato presentato durante Tech Trends to Watch, evento organizzato nei Media Days del CES 2026 a Las Vegas, dove i leader del settore hanno analizzato le tendenze e le sfide del prossimo anno.

Hardware, software e servizi continuano a espandersi: i ricavi dei dispositivi cresceranno del 3,4%, mentre la spesa dei consumatori in software e servizi salirà del 4,2%, sfiorando i 194 miliardi di dollari. Cresce inoltre l’interesse per le esperienze AI e le soluzioni premium, così come per abbonamenti e finanziamenti flessibili.

“Ci sono tre trend chiave da seguire allo show di quest’anno – ha spiegato Brian Comiskey, direttore delle ricerche di Cta – Trasformazione Intelligente, la rivoluzione dell’intelligenza artificiale che sta cambiando la vita dei consumatori e il lavoro nelle aziende; Tecnologie per la Longevità, che uniscono salute digitale, smart home e strumenti per il benessere offrendo vite più sane e più lunghe; e infine Ingegneria del Futuro, le innovazioni che plasmano il futuro in mobilità, energia e infrastrutture”.

Il CES 2026 mette così in evidenza le principali forze che guideranno il settore, confermando che, nonostante le pressioni economiche, il mercato si sta rapidamente adattando, puntando su software, servizi e innovazione premium come motori principali della crescita nel 2026.

L’Italia al Ces 2026: AI ed esoscheletri guidano l’innovazione

Las Vegas, 8 gen. (askanews) – Las Vegas, 7 gen. (askanews) – L’Italia è protagonista al CES di Las Vegas con una missione che porta alla fiera tech il meglio dell’innovazione nazionale.

Nel Padiglione Italia, all’interno dell’Eureka Park, sono presenti 51 startup provenienti da 13 regioni, riunite in un’unica vetrina dedicata alle tecnologie più promettenti del Paese.

La startup Agade ha portato a Las Vegas i suoi esoscheletri intelligenti basati su algoritmi AI, come ha spiegato Daniele Ramirez, uno dei fondatori dell’azienda.

“In Agade ci occupiamo di esoscheletri industriali che sono dei robot indossabili per diminuire lo sforzo fisico in attività gravose. Abbiamo uno esoscheletro per gli arti superiori e un altro, nuovo, che lanciamo quest’anno a Las Vegas, che alleggerisce il carico per attività di piegamento a terra”, ha spiegato.

La startup vicentina Airlab ha invece portato al Ces i suoi airbag indossabili, come ha spiegato Alessandro Guzzon:

“Il nostro core business è il wearable airbag. Abbiamo sviluppato delle tecnologie da integrare nell’abbigliamento per diversi contesti: operatori che lavorano in altezza, anziani che rischiano di rompersi il femore, caduta da cavallo, moto e mobilità urbana”.

Suncubes, start up di Milano nata al Politecnico, ha sviluppato uno strumento per trasferire energia senza fili attraverso il laser a infrarossi per dare accesso all’elettricità anche a sistemi in movimento, come ad esempio i droni, come ha spiegato Alberto Chiozzi, di Suncubes:

“Per il drone ci sono due elementi principali: un trasmettitore a terra, che ha due gradi di libertà per seguire il drone nelle operazioni, e un ricevitore. Diamo energia al drone in movimento nel raggio di tre chilometri”

La missione è guidata dall’ICE – Agenzia per la promozione all’estero come ha ricordato il presidente Matteo Zoppas: “Qui abbiamo portato 60 aziende, quindi siamo la seconda, diciamo, secondo padiglione più grande dopo la Corea, quindi insomma abbiamo un numero sicuramente importante. Ricordiamo che oggi l’export, soprattutto qua, stiamo parlando dall’America, dagli Stati Uniti, sta vivendo un momento di incertezza, però vediamo che con i numeri fino a ottobre, anche i primi di novembre, con l’extra UE, non stanno dando una percezione di disastro, però dobbiamo stare molto attenti”, ha detto.

Dalla salute digitale all’intelligenza artificiale, dalla transizione energetica alla cybersecurity, fino alle soluzioni per le smart city, l’agritech e la mobilità del futuro, le imprese italiane mostrano come ricerca, creatività e design possano tradursi in applicazioni concrete per il mercato globale.

Lavoro, Meloni: sistema solido e competitivo anche in contesto complesso

Roma, 8 gen. (askanews) – “Gli ultimi dati Istat confermano un segnale importante: la disoccupazione scende ai livelli più bassi mai registrati dall’inizio delle rilevazioni e, su base annua, l’occupazione continua a crescere”. Lo scrive la premier Giorgia Meloni su X.

“Sono risultati che parlano del lavoro quotidiano di imprese, lavoratori e professionisti, e dello sforzo comune per rendere il sistema produttivo italiano più solido e competitivo, anche in un contesto complesso”, aggiunge.

“Il Governo continuerà a fare la propria parte per sostenere chi crea lavoro, investe e produce valore, rafforzando le politiche per l’occupazione e guardando con determinazione al futuro. Avanti su questa strada”, conclude.

Calcio, Fiorentina, fatta per Brescianini in viola

Roma, 8 gen. (askanews) – La Fiorentina ha chiuso il suo secondo acquisto invernale, dopo l’arrivo in prestito con diritto di riscatto di Manor Solomon. In queste ore infatti, dopo il pareggio di ieri contro la Lazio, il club viola ha chiuso con l’Atalanta la trattativa per il centrocampista Marco Brescianini. Per la Fiorentina si tratta di un’operazione in prestito con diritto di riscatto che può diventare obbligo con la salvezza per circa 12 milioni di euro bonus compresi. In attesa di poter ufficializzare l’arrivo di Fabio Paratici come nuovo responsabile dell’area tecnica, così, la Fiorentina continua nel proprio lavoro di rimodellamento della rosa seguendo anche le indicazioni date da Paolo Vanoli.

Biathlon, Giacomel vince la Sprint maschile Oberhof 2026

Roma, 8 gen. (askanews) – Tommaso Giacomel apre il 2026 esattamente come aveva chiuso il 2025, ovvero sul gradino più alto del podio. Il venticinquenne trentino si è imposto nella sprint che ha aperto la tappa di Coppa del Mondo di Oberhof, in Germania, trionfando per la terza volta in stagione – la quarta in carriera nel giro di dodici mesi – dopo la sprint di Hochfilzen e la mass start di Annecy, ultimo appuntamento dell’anno solare passato. Due successi consecutivi che permettono al finanziere di Imer di scrivere una nuova pagina nella storia del biathlon azzurro: Giacomel completa la gara con un solo errore a terra (1-0), legittimando il successo con una solida prestazione sugli sci e con un’ottima sessione di tiro in piedi che gli permette di prendere il largo: 25’01″7 il suo tempo con un margine di 13″2 sul tedesco Philipp Nawrath (0-1) e 25″2 sul norvegese Johannes Dale Skjevdal (1-0) che completa il podio. Un ordine d’arrivo che si rispecchierà sabato nella partenza dell’inseguimento, interessante trampolino di lancio per Giacomel.

"The Romantic", in arrivo il quarto album da solista di Bruno Mars

Roma, 8 gen. (askanews) – A distanza di un decennio dal suo ultimo progetto solista, Bruno Mars torna ufficialmente con il suo attesissimo quarto album da solista, “The Romantic”, in arrivo il 27 febbraio su Atlantic Records. È possibile preordinare il vinile numerato esclusivo http://brunomars.lnk.to/TheRomantic fino ad esaurimento scorte. L’annuncio precede l’arrivo di un nuovo singolo tratto dal progetto, che sarà disponibile questo venerdì, 9 gennaio.

Il nuovo progetto arriva sulla scia del continuo successo in classifica di Bruno, con singoli recenti tra cui la pluripremiata ai Grammy “Die With A Smile” con Lady Gaga, che è diventata la canzone che più rapidamente nella storia di Spotify ha raggiunto un miliardo di stream e ha dominato la Billboard Global 200 Chart per un record di 18 settimane, e la pervasiva “APT.” con Rosé, quest’ultima è stata appena incoronata da Apple Music come la canzone più riprodotta a livello globale del 2025, e ha conquistato 19 settimane al primo posto nella Billboard Global Excl. U.S. Chart e 12 settimane al numero uno nella Billboard Global 200 Chart.

Oltre ai suoi massicci successi nelle classifiche globali, “APT.” ha anche vinto il premio “Canzone dell’Anno” agli MTV Video Music Awards 2025 e ha ottenuto tre nomination ai 68esimo Annual Grammy Awards di quest’anno per “Canzone dell’Anno”, “Registrazione dell’Anno” e “Miglior Performance Pop di un Duo/Gruppo”.

Bruno continua a dimostrarsi una delle forze più influenti nell’industria musicale. Nel gennaio 2025, è diventato il primo artista nella storia di Spotify a superare i 150 milioni di ascoltatori mensili, classificandosi tra i migliori artisti globali della piattaforma. Nell’ottobre 2022, è diventato il primo artista nella storia della RIAA a guadagnare sei singoli certificati Diamante. A partire dal 2026, ha raggiunto almeno sette certificazioni RIAA Diamante per canzoni tra cui “Just the Way You Are”, che ora è la canzone più certificata nella storia con 21x RIAA Platino, “Uptown Funk” (con Mark Ronson), “Grenade”, “That’s What I Like”, “When I Was Your Man”, “Locked Out of Heaven” e “The Lazy Song”. Il suo album di debutto, Doo-Wops & Hooligans, è l’album in studio di un artista solista maschile con la più lunga permanenza nella Billboard 200, con oltre 345 settimane in classifica. Ha ottenuto nove singoli al primo posto nella Billboard Hot 100 e ha trascorso un totale di 30 settimane in cima alla Global 200 con i suoi successi del 2024-2025.

(Credit Photo: John Esparza, IG: johnvesparza)

Crans Montana, a Genova l’ultimo saluto a Emanuele Galeppini

Genova, 8 gen. (askanews) – Dopo i funerali a Milano, Bologna, Roma e Lugano di cinque dei sei ragazzi italiani morti a Crans Montana, in Svizzera, a Genova commozione e silenzio all’esterno della chiesa di Sant’Antonio di Boccadasse all’arrivo del feretro di Emanuele Galeppini, 16enne genovese, anche lui tra i 40 ragazzi deceduti nella strage di Capodanno. Una bara in legno con delle rose bianche sopra.

Una cerimonia in forma privata, officiata dall’arcivescovo di Genova, Marco Tasca, in una chiesa gremita.

Oltre ai familiari, i genitori Edoardo e Beatrice e il fratellino, tanti gli amici del ragazzo arrivati per dargli l’ultimo saluto. Presenti tra gli altri, il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e la sindaca di Genova Silvia Salis.

’Giulio Regeni: Tutto il male del mondo’, film a 10 anni da scomparsa

Roma, 8 gen. (askanews) – “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, diretto da Simone Manetti, arriverà nelle sale cinematografiche come film evento il 2, 3 e 4 febbraio 2026, distribuito da Fandango, dopo l’anteprima nazionale del 25 gennaio a Fiumicello Villa Vicentina, organizzata in occasione del decimo anniversario della scomparsa di Giulio Regeni.

Scritto con Emanuele Cava e Matteo Billi, il film è prodotto da Agnese Ricchi e Mario Mazzarotto per Ganesh Produzioni e da Domenico Procacci e Laura Paolucci per Fandango, e si propone come un contributo alla ricostruzione della verità dei fatti legati alla drammatica vicenda del giovane ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso in Egitto tra il 25 gennaio e il 3 febbraio 2016.

Una storia che ha avuto risonanza internazionale e ha coinvolto l’opinione pubblica nazionale e mondiale.

Il documentario ricostruisce, grazie al contributo della famiglia Regeni e dell’avvocata Ballerini, le tappe del sequestro, delle torture e dell’uccisione del ricercatore italiano, il cui corpo viene ritrovato senza vita nei pressi del Cairo il 3 febbraio 2016. La narrazione si sviluppa attraverso il processo e le deposizioni dei testimoni a giudizio, dando voce ai protagonisti della vicenda e facendo emergere responsabilità, omissioni e verità negate.

Per la prima volta sono i genitori di Giulio, Claudio Regeni e Paola Deffendi, insieme all’avvocata Alessandra Ballerini, a raccontare in prima persona questa vicenda: un padre e una madre che, nella loro ricerca di verità, hanno sfidato il governo egiziano.

“Confidiamo – dichiara la famiglia Regeni – che la diffusione di questo documentario possa fare conoscere la nostra lunga battaglia per ottenere verità e giustizia e possa fare comprendere tutto il male che abbiamo dovuto affrontare e gli ideali che ci hanno animati. Ci auguriamo che la consapevolezza di ‘tutto il male del mondo’ che si è abbattuto su Giulio e su di noi, possa renderne più difficile la sua reiterazione, che pure sappiamo compiersi, spesso nell’impunità, ai danni dei molti Giuli e Giulie del mondo”.

Accanto a loro, il film raccoglie anche la testimonianza esclusiva di Alessandra Ballerini, l’avvocata che li ha affiancati nel lungo percorso giudiziario che nel 2023, a otto anni dalla scomparsa di Giulio, ha portato a processo quattro agenti della National Security egiziana. La sentenza è attesa entro la fine del 2026.

Il regista Simone Manetti ha seguito il processo sin dal suo inizio, nel marzo 2024, filmando tutte le udienze e accompagnando in aula i genitori di Giulio e l’avvocata Alessandra Ballerini. Dopo dieci anni di un faticoso percorso di giustizia fatto di depistaggi, colpi di scena e segreti, il processo entrerà, si spera a breve, nella sua fase conclusiva.

“Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, in collaborazione con Sky e con 5/6, Percettiva, Hop Film e Wider Studio, è distribuito da Fandango. All’anteprima nazionale il 25 di gennaio a Fiumicello Villa Vicentina, seguiranno alcune proiezioni speciali: il 26 gennaio all’Anteo Palazzo del Cinema di Milano, preceduta da un incontro alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Il 28 gennaio a Roma al Cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti e il 29 gennaio al Cinema Modernissimo – Cineteca di Bologna.

Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è stato selezionato tra i progetti del Bio to B – Industry Days 2025 e ha vinto il MIA Market Bio to B – Doc Award 2025 e il Visioni Incontra Bio to B – Doc Award 2025.

Mosca: le forze multinazionali in Ucraina saranno considerate obiettivi legittimi

Roma, 8 gen. (askanews) – Il piano dell’Occidente di militarizzare ulteriormente l’Ucraina non rappresenta una soluzione pacifica e intende piuttosto allargare il conflitto: lo ha dichiarato la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. “Il progetto si è rivelato estremamente lontano da una soluzione pacifica. Non mira a raggiungere una pace e una sicurezza durature, ma a proseguire la militarizzazione, l’escalation e l’estensione del conflitto. Il suo elemento centrale è il dispiegamento di una sorta di ‘forze multinazionali’ sul territorio ucraino, che i membri della ‘coalizione’ dovranno formare per facilitare il ‘ripristino’ delle forze armate ucraine e garantire il ‘contenimento’ della Russia dopo la cessazione delle ostilità”, ha proseguito.

“Tutte queste unità e strutture saranno considerate obiettivi di combattimento legittimi delle forze armate russe. Questi avvertimenti sono stati ripetutamente espressi ai massimi livelli e rimangono pertinenti” ha concluso Zakharova, sottolineando come una soluzione pacifica sia possibile solo eliminando le cause alla radice del conflitto.

A novembre la disoccupazione cala al 5,7%, mai così bassa

Roma, 8 gen. (askanews) – Disoccupazione mai così bassa in Italia. A novembre 2025, secondo le stime dell’Istat, il tasso di disoccupazione è sceso al 5,7% (-0,1 punti), quello giovanile al 18,8% (-0,8 punti).

La diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-2%, pari a -30mila unità) ha riguardato gli uomini, le donne e tutte le classi d’età tranne i 25-34enni per i quali il numero dei disoccupati è in leggero aumento.

La crescita degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,6%, pari a +72mila unità) ha interessato entrambi i generi e tutte le classi d’età, ad eccezione dei 25-34enni, tra i quali il numero di inattivi è in calo. Il tasso di inattività è cresciuto al 33,5% (+0,2 punti).

Sul fronte dell’occupazione, sempre a novembre dello scorso anno, il numero di occupati, pari a 24 milioni 188mila, è risultato in calo rispetto al mese precedente. Secondo le stime dell’Istat, la diminuzione degli occupati (-0,1%, pari a -34mila unità) ha coinvolto le donne, i dipendenti a termine e gli autonomi, i 15-24enni e i 35-49enni; il numero di occupati è cresciuto per i 25-34enni e rimasto sostanzialmente stabile tra gli uomini, i dipendenti permanenti e tra chi ha almeno 50 anni d’età. Il tasso di occupazione è sceso al 62,6% (-0,1 punti).

Il numero di occupati ha superato quello di novembre 2024 dello 0,7% (+179mila unità); l’aumento ha riguardato gli uomini, le donne, i 25-34enni e chi ha almeno 50 anni, a fronte della diminuzione nelle altre classi d’età. Il tasso di occupazione, in un anno, è cresciuto di 0,3 punti percentuali.

Una 37enne è stata uccisa da un agente Ice, rabbia e dolore a Minneapolis

Roma, 8 gen. (askanews) – Rabbia e dolore hanno pervaso la comunità di Minneapolis dopo che Renee Nicole Good, 37 anni, è stata uccisa a colpi d’arma da fuoco da un agente dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement), l’agenzia federale statunitense responsabile dell’applicazione delle leggi su immigrazione e sicurezza delle frontiere.

La sparatoria è arrivato dopo che il governo federale ha intensificato i controlli sull’immigrazione a seguito di uno scandalo sul welfare che aveva portato il governatore a ritirarsi dalla campagna per la rielezione.

Good era una cittadina statunitense e aveva una figlia di 6 anni. Prima di trasferirsi nelle Twin Cities, aveva vissuto con i genitori per breve tempo a Valley Falls, Kansas, dopo la morte del marito. Veterano militare, l’uomo è deceduto tre anni fa, ha scritto Washington Post. Aveva comunque trascorso la maggior parte della sua vita in Colorado, hanno ricordato i genitori. Lo zio ha dichiarato che la sua morte è stata particolarmente difficile da accettare per la famiglia, visto che ieri era anche il compleanno della sorella maggiore.

Good si trovava nella sua auto quando un agente federale le si è avvicinato. Quando ha cercato di allontanarsi, un agente dell’Ice le ha sparato alla testa. Tre filmati della sparatoria visionati dalla Cnn mostrano alcuni dettagli, ma resta ancora da chiarire con certezza che cosa sia avvenuto prima dello sparo.

Kristi Noem, del Dipartimento per la Sicurezza Interna (Dhs), ha dichiarato che l’agente federale “ha fatto ricorso alla sua formazione per salvare la propria vita e quella dei colleghi”. Secondo lei, Good “ha perseguitato e ostacolato” il lavoro degli agenti durante tutta la giornata e ha cercato di “utilizzare il veicolo come arma” per investirli. Il presidente Donald Trump ha invece puntato il dito contro la “sinistra radicale” colpevole di “minacciare, aggredire e prendere di mira i nostri agenti di polizia e dell’Ice”.

La Cnn ha parlato con testimoni della sparatoria. Alcuni vicini, che hanno assistito alla scena dalla loro casa per rendersi conto del trambusto avvertito, hanno visto un guidatore fischiare e urlare dal finestrino, uno sparo a distanza ravvicinata e una donna insanguinata dire: “Avete appena ucciso mia moglie!”.

I politici del Minnesota hanno accusato l’amministrazione Trump, sostenendo che le sue tattiche repressive sull’immigrazione hanno portato alla fatale sparatoria. Il governatore Tim Walz ha avvertito di essere pronto a dispiegare la Guardia Nazionale dello stato. Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha contestato la versione del Dhs e ha ordinato agli agenti di “andarsene da Minneapolis”. Ha inoltre dichiarato che quanto accaduto a Minneapolis sta mettendo alla prova “la resistenza della nostra repubblica”.

Persone da tutta Minneapolis si stanno radunando da ieri sul luogo della sparatoria, prima per protestare contro la polizia e poi per rendere omaggio alla vita di Renee Nicole Good con una veglia che ha occupato un intero isolato.

Amianto sulle navi, Ona: condannato il ministero della Difesa

Roma, 8 gen. (askanews) – Il tribunale civile della Capitale ha condannato il ministero della Difesa al risarcimento dei danni in favore della moglie del luogotenente Leonardantonio Mastrovito, militare della Marina Militare riconosciuto vittima del dovere e invalido al 100 per cento per patologie contratte a causa dell’esposizione ad amianto e ad altre sostanze altamente nocive durante oltre trent’anni di servizio, comprese missioni all’estero e nei Balcani.

A dare notizia della decisione della magistratura è l’Osservatorio nazionale amianto. “Il giudice ha riconosciuto che l’esposizione professionale del militare a amianto, uranio impoverito e altri agenti tossico-nocivi ha determinato una contaminazione domestica indiretta della moglie, avvenuta attraverso la manipolazione degli indumenti da lavoro e delle divise, riconoscendo un chiaro nesso causale con le gravi patologie della donna”.

Il tribunale civile “ha ritenuto provata la responsabilità del ministero della difesa per non aver adottato tutte le misure necessarie a tutelare la salute dei militari e, indirettamente, dei loro familiari. Nella motivazione, continua la nota, il giudice richiama in modo esplicito il principio della ‘contaminazione domestica’, evidenziando come la letteratura scientifica riconosca da tempo casi di asbestosi proprio nelle mogli dei lavoratori esposti all’amianto, contaminate tramite il contatto con gli abiti da lavoro”.

La consulenza tecnica d’ufficio – continua l’Osservatorio nazionale amianto – ha accertato per la moglie del militare della Marina le seguenti patologie: “asbestosi con compromissione della funzionalità respiratoria, disturbo dell’adattamento con umore ansioso, concausato, un danno biologico permanente”. Il giudice, sempre secondo la nota dell’Ona, ha inoltre respinto tutte le eccezioni preliminari sollevate dal ministero, comprese quelle relative alla competenza territoriale e alla prescrizione, ribadendo che il termine decorre dalla prima consapevolezza scientificamente attendibile della contaminazione, individuata nel dicembre 2019. Il tribunale ha liquidato un risarcimento complessivo di 65.387 euro, comprensivo di danno biologico permanente, personalizzazione del danno e danno morale.

“Questa sentenza segna un punto di svolta di portata nazional- dice l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto e legale della signora – Il tribunale ha accertato in modo netto che l’amianto e gli altri cancerogeni presenti negli ambienti e nelle unità navali non colpiscono solo i militari, ma entrano nelle loro case, contaminando mogli e familiari attraverso le divise, la pelle e i capelli. È un riconoscimento giudiziario di enorme valore civile e sociale”.

Bce, De Guindos: a Eurogruppo gennaio candidature vicepresidenza

Roma, 8 gen. (askanews) – Tra poco più di una settimana inizieranno le discussioni formali sulla nomina del nuovo vicepresidente della Banca centrale europea, carica attualmente ricorperta dallo spagnolo Luis de Guindos, secondo cui è invece “prematuro” parlare del sostituto della presidente Christine Lagarde, il cui mandato scade tra poco meno di due anni.

Sulla partita delle nomine al direttorio della Bce “la prima sostituzione è la mia”, ha detto il banchiere centrale intervenendo alla conferenza “Nextspain” a Madrid. “Penso che se ne discuterà la settimana prossima all’Eurogruppo, in cui verranno presentate le candidature”.

L’Eurogruppo dei ministri delle Finanze si terrà lunedì 19 gennaio e il giorno successivo le riunioni proseguiranno allargate a tutto l’Ecofin.

“Per quanto riguarda parlare della sostituzione della presidenza mi sembra un po’ prematuro. Scade tra due anni, è un periodo di tempo molto lungo”. Intanto però circolano i nomi di diversi possibili candidati. Secondo De Guindos quando venne sostituito Mario Draghi, inizialmente Lagarde non compariva tra i papabili. “E’ un tema che coinvolge vari fattori” in cui “l’equilibrio è importante”. “Mi sembra molto prematuro parlarne adesso” e comunque sono sempre possibili “le sorprese”, ha detto. (fonte immagine: Euopean Central Bank 2025).

Groenlandia, la Ue sollecita preparativi per un confronto diretto con Trump

Roma, 8 gen. (askanews) – L’Unione Europea ha chiesto di prepararsi a un confronto diretto con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in seguito alle sue rivendicazioni sulla Groenlandia. Lo ha riportato il quotidiano Politico, citando un diplomatico sotto anonimato dell’Ue.

Politico aveva riferito ieri che l’Europa aveva già iniziato a elaborare un piano, che potrebbe includere misure di deterrenza europea qualora gli Stati Uniti tentassero di attaccare o occupare la Groenlandia, oltre a un aumento della presenza Nato nelle immediate vicinanze dell’isola.

“Dobbiamo essere pronti a un confronto diretto con Trump…È in modalità aggressiva e dobbiamo essere preparati”, ha dichiarato il diplomatico al giornale. Domenica, Trump aveva detto alla rivista The Atlantic che gli Stati Uniti hanno “assolutamente” bisogno della Groenlandia, affermando che l’isola è “circondata da navi russe e cinesi”. La premier danese Mette Frederiksen ha esortato Trump a smettere di minacciare la Groenlandia, parte autonoma della Danimarca, con un’eventuale annessione.

Trump ha ripetutamente sostenuto che la Groenlandia dovrebbe entrare a far parte degli Stati Uniti, citandone l’importanza strategica per la sicurezza nazionale e la difesa del “mondo libero”, anche nei confronti di Cina e Russia. L’ex premier della Groenlandia, Mute Egede, ha chiarito che l’isola non è in vendita.

L’isola è stata una colonia danese fino al 1953 e, dopo aver ottenuto l’autonomia nel 2009, è rimasta parte della Danimarca, con facoltà di autogovernarsi e determinare la propria politica interna.

Autonomia, Fontana: si superino difficoltà e si arrivi a risultato

Roma, 8 gen. (askanews) – “Confido che si possano superare quanto prima le difficoltà e, in un quadro armonico, arrivare al risultato. La previsione dell’autonomia differenziata è contenuta nella Carta, si tratta di darne attuazione nel quadro delineato dalla Corte Costituzionale”. Lo afferma in una intervista all’Arena il presidente della Camera Lorenzo Fontana.

“Il principio di sussidiarietà è un principio di buon governo, fondamentale per i cittadini perchè permette che le decisioni vengano prese dal livello amministrativo più vicino consentendo anche di esercitare il giusto controllo”, conclude il presidente della Camera.

Quali sono i 10 pericoli globali per il 2026 secondo Eurasia Group

Roma, 8 gen. (askanews) – Nel 2026 il principale fattore di instabilità globale potrebbe non essere uno scontro diretto tra grandi potenze, ma la trasformazione interna degli Stati uniti e il conseguente indebolimento dell’ordine internazionale costruito attorno a Washington. E’ quanto emerge dal rapporto “Top Risks 2026” di Eurasia Group, che individua nell’evoluzione della politica americana il rischio sistemico numero uno per l’economia e la sicurezza globale.

“Il 2026 è un anno di svolta”, afferma il presidente di Eurasia Group Ian Bremmer. “La più grande fonte di instabilità globale non sarà la Cina, la Russia, l’Iran o i circa 60 conflitti che bruciano in tutto il pianeta, il numero più alto dalla Seconda guerra mondiale. Saranno gli Stati Uniti”.

Secondo Bremmer, il filo conduttore del rapporto è il fatto che “il paese più potente del mondo, lo stesso che ha costruito e guidato l’ordine globale del dopoguerra, sta ora attivamente smantellando quell’ordine”, sotto la guida di “un presidente più determinato e più capace di rimodellare il ruolo dell’America nel mondo di chiunque altro nella storia moderna”.

Il rapporto indica che gli sviluppi più recenti offrono già un’anticipazione concreta di questo nuovo corso. “Lo scorso fine settimana ha offerto un’anteprima”, osserva Bremmer, ricordando che dopo mesi di pressione crescente, fatta di sanzioni, di un massiccio dispiegamento navale e di un blocco totale del petrolio, “le forze speciali statunitensi hanno catturato il leader venezuelano Nicolas Maduro a Caracas e lo hanno trasferito a New York per affrontare accuse penali”.

Secondo il think tank guidato, il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca sta innescando una vera e propria rivoluzione politica interna, con effetti destinati a riverberarsi ben oltre i confini statunitensi. Gli Stati Uniti vengono descritti come sempre più imprevedibili e meno affidabili per alleati e partner, in un contesto internazionale già segnato da un numero record di conflitti attivi, da una crescente competizione tecnologica e dall’assenza di meccanismi efficaci di governance globale.

Il rapporto sottolinea come il mondo stia entrando in una fase di forte instabilità, in cui molti Paesi saranno costretti a difendersi, a cercare nuovi equilibri o semplicemente a “galleggiare”, mentre altri rischiano un progressivo declino geopolitico. In parallelo, l’accelerazione dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie emergenti viene vista come una fonte simultanea di enormi opportunità e di rischi senza precedenti.

Nel dettaglio, Eurasia Group individua questi dieci principali rischi globali per il 2026:

1) Rivoluzione politica negli Stati Uniti

La trasformazione del sistema politico americano, con l’erosione dei contrappesi istituzionali e una crescente politicizzazione dello Stato, rappresenta il rischio cardine da cui derivano molti altri fattori di instabilità.

2) Divario tecnologico

Il divario crescente nelle tecnologie chiave dell’economia del XXI secolo, in particolare l'”electric stack”, con la Cina in netto vantaggio e gli Stati uniti in ritardo strutturale.

3) La “Dottrina Donroe”

Una politica estera statunitense più assertiva e unilaterale, soprattutto nell’emisfero occidentale, che privilegia la coercizione e il controllo diretto rispetto al multilateralismo.

4) Europa sotto assedio

L’indebolimento del centro politico in Francia, Germania e Regno Unito, che rischia di paralizzare l’Unione europea proprio mentre cresce la pressione esterna e interna.

5) Il secondo fronte della Russia

Lo spostamento del confronto tra Mosca e Nato dal campo di battaglia ucraino alla guerra ibrida, con sabotaggi, cyberattacchi e interferenze politiche in Europa.

6) Capitalismo di Stato “con caratteristiche americane”

Un interventismo economico sempre più spinto negli Stati uniti, con un rapporto stretto e selettivo tra potere politico e grandi imprese, a scapito della concorrenza e dell’efficienza.

7) La trappola deflazionistica cinese

Il rischio che la Cina entri in una spirale di sovrapproduzione, debito e domanda debole, con conseguenze globali su commercio, prezzi e stabilità sociale.

8) L’intelligenza artificiale che si ritorce contro i suoi utenti

L’espansione rapida dell’IA senza adeguate regole, con rischi legati a sicurezza, disinformazione, automazione militare e instabilità economica.

9) Uno Usmca “zombie”

La crescente fragilità dell’accordo commerciale nordamericano, in un contesto di pressioni tariffarie e asimmetrie economiche tra Stati Uniti, Canada e Messico.

10) L’arma dell’acqua

L’acqua come nuova fonte di conflitto geopolitico e strumento di pressione, soprattutto in regioni fragili, in un contesto di cambiamento climatico e assenza di governance globale.

Il quadro delineato da Eurasia Group è quello di un mondo sempre più frammentato, con una leadership globale debole e una competizione crescente su risorse, tecnologia e sicurezza”Qualunque sia l’esito della rivoluzione politica americana”, conclude Bremmer, “non ci sarà un ritorno allo status quo”, e il 2026 rischia di segnare un punto di non ritorno per l’ordine globale.

Bce: attese inflazione consumatori eurozona stabili, calo su economia

Roma, 8 gen. (askanews) – Sono rimaste stabili lo scorso novembre le aspettative di inflazione dei consumatori nell’area euro, mentre sono leggermente peggiorate quelle riguardanti l’economia. E secondo la rilevazione effettuata dalla Bce, che coinvolge mensilmente un campione di 19.000 adulti di 11 paesi dell’area valutaria, tra cui l’Italia, l’inflazione percepita dai consumatori sull’insieme degli ultimi 12 mesi è rimasta invariata al 3,1% per il decimo mese consecutivo.

Di fatto l’inflazione che la media dei consumatori nell’area valutaria ritiene di subire è di circa un punto percentuale superiore a quella rilevata da Eurostat.

Tutte le misure sulle aspettative di inflazione sono rimaste invariate: al 2,8% per i prossimi 12 mesi, al 2,5% per i prossimi 3 anni e al 2,2% per i prossimi 5 anni.

Per la crescita economica, le attese dei consumatori per i prossimi 12 mesi sono leggermente peggiorate al meno 1,3%, a fronte del meno 1,1% della rilevazione precedente (in pratica i cittadini pensano che l’economia sia in contrazione, laddove le previsioni ufficiali delle varie istituzioni Ue stimano crescita, per quanto moderata). Le aspettative sulla disoccupazione sono invece leggermente migliorate al 10,9% a novembre, dall’11% di ottobre.

Per quanto riguarda le attese sui redditi nominali, sono rimaste invariate ad un più 1,2%, sempre sui prossimi 12 mesi, mentre la percezione della crescita delle spese è leggermente aumentata al 5%, dal 4,9% di ottobre. Le aspettative sulla crescita della spesa nominale per i prossimi 12 mesi si sono limate al 3,4%, dal 3,5% di ottobre.

Ucraina, adesso Zelensky rischia di più

Un anniversario che si avvicina senza pace

È cominciato il nuovo anno e ci si avvicina al quarto anniversario dall’inizio della cosiddetta “operazione militare speciale” russa in Ucraina. E niente lascia prevedere che un vero accordo di pace sia prossimo. Siamo fermi a quel 90% di intesa – Volodymyr Zelensky dixit – raggiunto a Mar-a-Lago nei giorni successivi a Natale e subito dopo messo in dubbio dall’accusa russa agli ucraini di aver attentato alla residenza privata di Vladimir Putin (un pretesto, in realtà, non essendo assolutamente stato provato).

Il 10% che può far saltare tutto

La verità è che quel 10% che manca è decisivo e può far saltare il restante 90%. Per dirla tutta anche quel 90% è stimato con una buona dose di ottimismo o forse, più probabilmente, è stato indicato dal presidente ucraino per non irritare quello americano, che si era lanciato in uno dei suoi frequenti annunci ottimistici e che quindi era meglio non smentire.

Ormai Zelenskyi ha preso le misure a Donald Trump e cerca di non contraddirlo, salvo ovviamente segnare le linee rosse non oltrepassabili: che poi rappresentino il 10% o più non è il punto principale.

I nodi irrisolti del negoziato

Che invece consiste nei capitoli da affrontare e risolvere: questione territoriale, garanzie assolute di sicurezza futura per l’Ucraina, centrale nucleare di Zaporizhzhia.

Esclusa l’appartenenza alla NATO, resta in sospeso quella alla UE.

Concluso l’anno in questa posizione di stallo, senza alcun nodo decisivo risolto, i primi giorni dal 2026 hanno portato una preoccupante novità per Kyiv: il blitz americano a Caracas con la associata rivendicazione di presunti diritti yankees sulle produzioni petrolifere venezuelane potrebbe essere facilmente associato dai russi alle loro rivendicazioni in Ucraina.

E la ormai accertata capacità di Putin di influire su Trump (qualunque ne sia la ragione di fondo, se psicologica o politica o che altro) potrebbe ora avvalersi di una motivazione supplementare. In effetti la condanna espressa da Mosca dell’operazione americana a Caracas è stata certo ferma ma non così dura come ci si sarebbe potuti attendere, in considerazione degli interessi economici e geopolitici che la Russia ha in Venezuela.

Il timore dell’abbandono americano

Queste sono novità preoccupanti per Kyiv, in vista della prosecuzione del negoziato, se ci sarà. E nel mentre proseguono gli attacchi dal cielo alle città ucraine.

Se poi nella capitale dovessero prendere per buone le analisi dei molti esperti geopolitici che sulle principali testate internazionali ipotizzano un tentativo esperito da Stati Uniti, Cina e Russia di spartizione del mondo in sfere di influenza, il terrore d’essere abbandonati definitivamente dagli USA guidati da Trump potrebbe prendere il sopravvento.

Zelenskyi deve però fare di necessità virtù: ha assoluto bisogno di tenere almeno un po’ dalla sua parte il volubile presidente americano, ben sapendo che in realtà Trump è più simpatetico con Putin che con lui.

Deve cercare di ottenere qualcosa di più all’interno di quel supposto 90%, ad esempio allungando a 30 anni, dai 15 al momento ipotizzati, l’impegno americano nella difesa attiva dell’Ucraina da eventuali attacchi esterni.

I “Volenterosi” e una fragile speranza

Una buona notizia, almeno una, al presidente ucraino è arrivata dal vertice dei cosiddetti “Volenterosi”, questa volta in formato extra-large, con gli inviati speciali di Trump, i soliti Witkoff e Kushner.

Dal quale è arrivato l’impegno a presidiare con una forza multinazionale e con un sistema di monitoraggio garantito dagli USA il “dopo accordo di pace” o quanto meno il “dopo cessate-il-fuoco”.

Ma aperture dalla Russia al momento non se ne vedono, anzi quello che si sente dai suoi vertici è esattamente il contrario: una chiusura su tutto il fronte.

Lo stallo quindi prosegue. E intanto la guerra continua: difficile immaginare un quarto anniversario celebrato nel silenzio delle armi.

Groenlandia, il patto del 1951 e l’ombrello militare americano

La Groenlandia torna ciclicamente al centro del dibattito geopolitico, evocata come territorio strategico conteso tra grandi potenze. Ma dietro le suggestioni mediatiche sull’ipotesi di un’acquisizione statunitense dell’isola si cela una realtà giuridica e politica già ben definita: gli Stati Uniti dispongono da oltre settant’anni di un ampio margine operativo militare in Groenlandia, sancito da un accordo formale con la Danimarca.

A ricordarlo è il New York Times, che ha richiamato l’attenzione su un’intesa risalente alla Guerra fredda ma ancora oggi pienamente operativa, capace di spiegare perché Washington non abbia alcun reale bisogno di modificare lo status sovrano dell’isola per rafforzare la propria presenza strategica nell’Artico.

Il patto di difesa del 1951

Nel 1951 Copenaghen e Washington firmarono un accordo di difesa che attribuiva agli Stati Uniti ampia libertà di azione militare in Groenlandia. L’intesa consente agli Usa di costruire, mantenere e gestire basi militari, oltre a controllare le operazioni di navi e aerei legate alla difesa dell’isola. Un quadro che, come sottolinea il quotidiano statunitense, garantisce già oggi a Washington ciò che le sarebbe necessario dal punto di vista strategico.

Pittufik e la proiezione strategica

Attualmente la principale infrastruttura americana è la base di Pittufik, nel nord-ovest della Groenlandia, utilizzata per il monitoraggio missilistico, le operazioni spaziali e la sorveglianza dell’area artica. In un contesto segnato dal confronto tra Stati Uniti, Russia e Cina, e dallo scioglimento dei ghiacci che apre nuove rotte, la posizione dell’isola assume un valore crescente.

Pur facendo parte del Regno di Danimarca, la Groenlandia gode di un’ampia autonomia e la popolazione locale ha espresso più volte contrarietà a qualsiasi ipotesi di annessione o cessione. Inoltre, un emendamento del 2004 all’accordo del 1951 stabilisce che eventuali cambiamenti rilevanti nelle attività militari debbano essere concordati con le autorità danesi e groenlandesi.

Una sovranità formale, una realtà già definita

Alla luce di questi elementi, l’idea di “comprare” la Groenlandia appare soprattutto come una provocazione politica. Gli Stati Uniti hanno già accesso, presenza e capacità operativa. Il vero nodo resta l’equilibrio tra sicurezza, sovranità e consenso delle popolazioni locali, in una regione destinata a diventare sempre più centrale negli assetti globali.

 

Fonte: askanews

Pacificazione, non rimozione: gli anni di piombo culminano nel dramma di Moro

Giorgia Meloni ha parlato, giustamente, della possibilità che sia arrivato il momento di favorire e promuovere una vera e propria “pacificazione” nel nostro Paese. Una pacificazione che, come ovvio, deve essere il frutto e la conseguenza di una precisa volontà politica, culturale e forse anche etica.

Lo ha fatto oggi la Presidente del Consiglio commentando un’aggressione a un gruppo di esponenti di Gioventù nazionale, alla vigilia dell’anniversario della strage di Acca Larentia, avvenuta nel gennaio 1978.

La pacificazione non è un artificio retorico

Per dirla con altri termini, la pacificazione è possibile solo se la deriva degli “opposti estremismi” viene definitivamente archiviata e storicizzata, e non riproposta sotto altre vesti. Ma questo può avvenire soltanto se la radicalizzazione della lotta politica, la polarizzazione ideologica quasi dogmatica delle rispettive posizioni e la voglia di annientamento e criminalizzazione politica del nemico non fanno più breccia.

Se questi continuano a essere i criteri che orientano il comportamento politico quotidiano di alcune forze politiche — tanto a destra quanto, soprattutto, a sinistra — è evidente che la stessa pacificazione si riduce a un richiamo ornamentale, del tutto ininfluente sulle dinamiche concrete che regolano la cittadella politica italiana.

Il prezzo più alto pagato dal centro politico: la Dc

C’è però un aspetto che merita di essere ulteriormente ricordato quando si parla, e giustamente, di pacificazione. Ed è quello di non dimenticare chi ha pagato storicamente il prezzo più alto di quella violenta contrapposizione ideologica.

Se vogliamo essere intellettualmente onesti, quel prezzo non lo hanno pagato né la sinistra comunista né la destra ex o post fascista. Lo ha pagato il Centro politico, il partito della Democrazia Cristiana e la classe dirigente cattolico-popolare del nostro Paese. È persino superfluo richiamare il dramma di Aldo Moro per averne la conferma storica, politica, culturale e umana.

Una strada ancora tutta in salita

Purtroppo, spiace registrare che ancora oggi questa pacificazione appare una strada tutta in salita. Non sono certo Fratoianni, Bonelli, Conte, Landini, Salvini o Vannacci le figure più adeguate per centrare un obiettivo che resta la precondizione essenziale di una vera e credibile democrazia dell’alternanza nel nostro Paese.

Ma se questa pacificazione non viene perseguita — o peggio, viene ostacolata — dalle solite e ormai antistoriche pregiudiziali politiche, ideologiche e personali, non dovremmo stupirci se il passato presenta il suo conto. Un conto salato e imprevedibile.

Il passato non scompare, in qualche modo si ripropone

Un passato che, come ovvio, non ritorna mai meccanicamente uguale a se stesso, ma è destinato a riproporsi sotto altre sembianze, con esiti che non sono minimamente programmabili.

Ed è per questa ragione che, quando si parla di pacificazione, abbiamo il dovere morale e politico — tutti — di non dimenticare il passato, evitando ogni rimozione qualunquistica, e al tempo stesso di mettere in campo un’iniziativa e un comportamento politico coerenti e lungimiranti rispetto a quell’enunciazione.

Altrimenti, purtroppo, si tratta soltanto di parole vuote e insignificanti.

World Food Programme, Marco Cavalcante nominato Direttore

C’è un modo sobrio e concreto di arrivare ai ruoli di vertice nelle grandi organizzazioni internazionali: non attraverso la retorica, ma mediante la continuità del lavoro, la qualità delle decisioni e la capacità di reggere la pressione quando i contesti sono ostili. La nomina di Marco Cavalcante a Direttore dei Programmi del World Food Programme (WFP) si colloca pienamente in questa traiettoria: un incarico operativo di primo livello, nel cuore della principale macchina umanitaria delle Nazioni Unite impegnata nella lotta contro la fame.

Una carriera costruita nel tempo

Dietro la sintesi di un titolo, c’è una storia personale e professionale costruita nel tempo. Sposato e padre di tre figlie, Marco Cavalcante lavora per il WFP dal 2005. In oltre vent’anni di carriera ha ricoperto responsabilità strategiche in alcuni dei contesti più fragili del pianeta, dove la complessità non è un’eccezione ma la regola: conflitti armati, crisi umanitarie, instabilità politica, disastri naturali.

Le sue missioni parlano con la lingua dei fatti: Afghanistan, Etiopia, Malawi, Nepal, Sudan, Sud Sudan, Uganda. Luoghi diversi, ma accomunati da un’esigenza costante: far funzionare l’aiuto quando tutto intorno spinge verso il disordine, la scarsità e l’urgenza.

Programmare l’emergenza, costruire resilienza

Il WFP è un sistema che vive di precisione. Programmare, in un’organizzazione di questo tipo, significa scegliere priorità, standard e strumenti, tenendo insieme emergenza e resilienza: salvare vite oggi senza smarrire la capacità di ridurre i bisogni domani.

In questa prospettiva, la Direzione dei Programmi non è un ruolo di rappresentanza, ma una vera e propria cabina di regia: orienta gli approcci, la qualità degli interventi e la coerenza operativa, con una responsabilità diretta verso le comunità assistite e verso i donatori che finanziano le operazioni.

La responsabilità dei dettagli

È un lavoro in cui contano i dettagli: accesso ai territori, catene logistiche, sicurezza del personale, tempi di consegna, trasparenza nella spesa. E dove l’errore non è mai neutro, perché può tradursi in ritardi, inefficienze o vulnerabilità aggiuntive.

Proprio per questo la scelta di Marco Cavalcante appare, in modo netto, una nomina per merito. Non un riconoscimento di facciata, ma l’investimento su una credibilità costruita sul campo: metodo, disciplina e risultati, giorno dopo giorno, in contesti dove la reputazione non si conquista con le parole.

Una nomina che guarda al presente globale

In un momento storico in cui la sicurezza alimentare è tornata a incidere sugli equilibri internazionali, guidare i programmi del WFP significa tenere la barra dritta tra bisogni crescenti e risorse spesso limitate. Richiede lucidità, responsabilità e capacità di scelta.

Per l’Italia è un segnale di sostanza: nelle grandi organizzazioni globali si cresce quando si dimostra di saper trasformare una missione in impatto. Ed è oggi questa capacità — concreta, misurabile, non spettacolare — a fare la differenza.

VIDEO – Acca Larenzia, si ripete il rito del “presente” e il saluto romano

 

 

Roma, 8 gen. (askanews) – Sono arrivati in corteo da via Genzano, a Roma, nel quartiere Appio Latino, diretti in via Acca Larenzia, per ritrovarsi davanti alla sede del Movimento sociale italiano nel 48esimo anniversario dell’uccisione di Franco Bigonzetti, 19 anni, Francesco Ciavatta, 18 anni, Stefano Recchioni, 20 anni.

Tanti i militanti neofascisti per ricordarli, circa un migliaio. Presenti tra gli altri il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore e quello di Casapound, Gianluca Iannone. Una tradizione che si ripete ogni anno. Un corteo silenzioso, scuro; alcuni hanno portato mazzi di fiori e quasi tutti con cappelli di lana e cappucci in testa. Occupata tutta via Evandro, quasi 100 metri di strada. Alle 18 in punto i nomi dei tre ragazzi, hanno risuonato tra i palazzi, poi le braccia alzate. È la cerimonia del presente che si ripete, davanti alla vecchia sezione Msi.

Alla fine della commemorazione si è sentita la voce di una donna che ha gridato: “Viva l’Italia antifascista”.

 

Groenlandia, Von der Leyen: cooperazione, non scontro

Roma, 7 gen. (askanews) – L’Unione europea nasce dal conflitto e dalla volontà di superarlo attraverso la cooperazione e il diritto, principi che valgono non solo per l’Europa ma anche per la questione sulla Groenlandia. Lo ha affermato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, intervenendo alla cerimonia di apertura della presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione europea, in un momento in cui la pressione Usa per l’annessione dell’isola artica, sotto sovranità danese, cresce.

Nel suo discorso, von der Leyen ha ricordato le origini dell’integrazione europea, sottolineando il significato politico e simbolico del progetto comunitario. “L’Unione europea stessa è nata dal conflitto. La nostra Unione non è perfetta, ma è una promessa: che la cooperazione è più forte dello scontro, che il diritto è più forte della forza”, ha dichiarato. “Principi – ha continuato – che si applicano non solo alla nostra Unione europea, ma allo stesso modo anche alla Groenlandia”.

La Casa bianca anche oggi non ha escluso l’ipotesi di un’azione militare per annettere la Groenlandia, pur precisando che il presidente Usa Donald Trump ha una preferenza per una soluzione pacifica.

Risultati serie A, il Napoli frena e aggancia il Milan

Roma, 7 gen. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo dopo Atalanta-Bologna 0-2, Napoli-Verona 2-2:

Diciannovesima giornata: Pisa-Como 0-3, Lecce-Roma 0-2, Sassuolo-Juventus 0-3, Bologna-Atalanta 0-2, Napoli-Verona 2-2, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Parma-Inter, Torino-Udinese, giovedì 8 gennaio ore 18.30 Cremonese-Cagliari, ore 20.45 Milan-Genoa.

Classifica: Inter 39, Milan, Napoli 38, Roma, Juventus 36, Como 33, Atalanta 28, Bologna 26, Lazio 24, Sassuolo, Torino 23, Udinese 22, Cremonese 21, Cagliari, Parma 18, Lecce 17, Genoa 15, Verona, Pisa, Fiorentina 12.

Ventesima giornata: sabato 10 gennaio ore 15 Como-Bologna, Udinese-Pisa, ore 18 Roma-Sassuolo, ore 20.45 Atalanta-Torino, domenica 11 gennaio ore 12.30 Lecce-Parma, ore 15 Fiorentina-Milan, ore 18 Verona-Lazio, ore 20.45 Inter-Napoli, lunedì 12 gennaio ore 18.30 Genoa-Cagliari, ore 20.45 Juventus-Cremonese.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Calcio, Napoli-Verona 2-2, gli azzurri frenano al Maradona

Roma, 7 gen. (askanews) – Finisce 2-2 al Maradona tra il Napoli ed il Verona. Partita sempre in salita per gli azzurri sotto 2-0 alla fine del primo tempo e poi autori di quattro gol (due annullati) per riprendere il match.

Primo tempo difficile per gli azzurri, chiuso sotto di due gol per le reti di Frese e Orban (su rigore), la squadra azzurra cambia passo nella ripresa. Al 54′ McTominay riapre la gara di testa sugli sviluppi di un calcio d’angolo, poi aumenta la pressione offensiva con gli ingressi di Spinazzola, Marianucci e Lucca. Il Verona resiste e trova anche il pari con Hojlund, annullato per tocco di mano, così come viene cancellato un gol di McTominay per fuorigioco. All’82’ arriva però il 2-2: cross di Marianucci e destro secco di Di Lorenzo sul primo palo. Nel finale, con diversi cambi da entrambe le parti, le due squadre restano in equilibrio mentre il Napoli continua a spingere alla ricerca del sorpasso. Nel finale il Verona ha il pallone della vittoria con Giovane che ci prova con una sorta di pallonetto ma calcia a lato

Calcio, Bologna-Atalanta 0-2, doppietta di Krstovic

Roma, 7 gen. (askanews) – L’Atalanta passa al Dall’Ara con una prova autoritaria, controllando la gara dall’inizio alla fine e colpendo due volte con Krstovic. La squadra di Palladino prende in mano il possesso fin dai primi minuti, pressa alto e chiude il Bologna nella propria metà campo, sfiorando il vantaggio con Ederson e Ahanor prima di trovarlo al 38′: De Ketelaere accelera e serve Krstovic, che con un tocco preciso batte Ravaglia. I rossoblù faticano a reagire e chiudono il primo tempo senza tiri in porta.

Nella ripresa il Bologna prova a cambiare volto con i cambi e una partenza più intraprendente, ma è ancora l’Atalanta a rendersi pericolosa, con De Ketelaere e Samardzic. Al 60′ arriva il raddoppio: Krstovic vince il duello con Heggem e firma la doppietta personale. Italiano inserisce Immobile e passa al doppio centravanti, ma le occasioni migliori restano nerazzurre. Nel finale la Dea gestisce senza affanni, nonostante qualche episodio nervoso in panchina, e chiude la partita mantenendo il controllo fino al fischio finale.

Groenlandia, una storia delle rivendicazioni Usa sull’isola

Roma, 7 gen. (askanews) – Le ambizioni statunitensi sulla Groenlandia attraversano più di un secolo e mezzo e si intrecciano con due costanti: il valore strategico dell’isola per la difesa del Nord America e dell’Atlantico settentrionale, e, più recentemente, l’interesse per rotte artiche e risorse. Ecco di seguito una cronologia degli eventi 1867-1868 Dopo l’acquisto dell’Alaska, negli ambienti di Washington matura l’idea di estendere l’attenzione americana all’Artico. Viene prodotto un rapporto governativo che valuta Groenlandia e Islanda come possibili tasselli dell’espansione strategica e commerciale nel Nord Atlantico.

1910-1916 Nei canali diplomatici emergono proposte e schemi di “scambio” che includono la Groenlandia, senza esiti concreti ma indicativi di un interesse ricorrente per l’isola nella pianificazione strategica statunitense.

1941 Nel pieno della seconda guerra mondiale, gli Stati uniti e la Danimarca firmano un accordo relativo alla difesa della Groenlandia. Washington ottiene la possibilità di realizzare aree e installazioni difensive, in funzione della sicurezza delle rotte e della tenuta del quadrante atlantico.

1946 Nel dopoguerra l’amministrazione Truman valuta formalmente l’acquisto della Groenlandia: l’idea viene discussa con Copenaghen e si accompagna a documenti che inquadrano l’isola come nodo chiave per la difesa e l’allerta precoce nel Nord.

1951 Con un nuovo accordo di difesa (in cornice Nato) viene consolidata la presenza americana e la cooperazione con la Danimarca. La postura militare Usa in Groenlandia diventa parte integrante dell’architettura di sicurezza del Nord Atlantico.

1968 L’incidente del bombardiere B-52 nei pressi di Thule (con armamento nucleare a bordo) provoca uno shock politico e riapre il dibattito sulle implicazioni della presenza militare americana sull’isola.

2019 Durante il primo mandato Trump, la proposta di “comprare” la Groenlandia torna nel dibattito pubblico. Danimarca e Groenlandia replicano che l’isola non è in vendita. Lo scontro politico-diplomatico porta anche all’annullamento di una visita di Trump a Copenaghen.

2020 Washington rafforza il profilo civile e diplomatico, con iniziative economiche e un’accelerazione dei canali diretti con Nuuk.

2021 Riapertura del consolato statunitense a Nuuk, segnale di una presenza politica più strutturata e di un rapporto da coltivare direttamente con la leadership groenlandese.

2023 La base di Thule viene rinominata Pituffik Space Base, sottolineando la crescente rilevanza del dominio spaziale e della sorveglianza nel dispositivo artico degli Stati uniti.(Segue) 2024 Da presidente eletto, Trump rilancia il tema in termini di “controllo” e “necessità” per la sicurezza nazionale. La leadership groenlandese ribadisce che l’isola non è in vendita, ma segnala disponibilità a cooperare con Washington su difesa e sviluppo economico.

2025 Gennaio: nei primi giorni del secondo mandato, la questione entra stabilmente nella dialettica politica tra Washington e Copenaghen: gli Stati uniti insistono sulla centralità strategica della Groenlandia, mentre Danimarca e Groenlandia ribadiscono che qualsiasi scelta sul futuro dell’isola deve dipendere dal consenso groenlandese. In questo contesto, il 7 gennaio 2025 Donald Trump Jr., figlio maggiore di Trump, compie una visita privata a Nuuk, arrivando con l’aereo del padre. Il viaggio, privo di incarico formale, diventa un ulteriore segnale politico e mediatico del rinnovato interesse statunitense per l’isola.

Marzo: viene annunciata una visita di alto profilo statunitense in Groenlandia che suscita reazioni dure da parte danese, definita come una pressione politica non gradita. Il programma viene poi ridimensionato, con un focus sulla base Usa di Pituffik, letto come tentativo di abbassare la tensione.

Marzo (fine mese): il vicepresidente J.D. Vance, in visita a Pituffik, accusa la Danimarca di non garantire adeguatamente la sicurezza dell’isola rispetto alle dinamiche con Russia e Cina e rivendica che gli Stati uniti sarebbero in grado di fare “meglio”, prospettando anche investimenti per rafforzare la postura artica (rompighiaccio e capacità navali).

Aprile: il Pentagono rimuove il comandante della base di Pituffik in un contesto di forte politicizzazione del dossier, con richiamo pubblico alla necessità che le strutture militari non entrino in rotta di collisione con la linea dell’amministrazione.

Maggio: emergono valutazioni su opzioni “intermedie” rispetto all’annessione o all’acquisto: tra le ipotesi circolate, anche formule di associazione che rafforzerebbero l’influenza americana senza un’integrazione formale dell’isola.

2025 (fine anno) Trump nomina un inviato speciale per la Groenlandia, il governatore della Louisiana Jeff Landry, mossa interpretata come istituzionalizzazione del dossier e ulteriore segnale di pressione politica sul regno di Danimarca e sulle autorità groenlandesi.

2026 Gennaio: il segretario di Stato Marco Rubio annuncia contatti con Copenaghen e la Casa bianca ribadisce che il tema resta “in discussione”, privilegiando la via diplomatica ma senza escludere, sul piano politico, altri strumenti di pressione. In parallelo, Danimarca e Groenlandia continuano a sostenere che il destino dell’isola non può essere oggetto di compravendita e che ogni percorso deve passare da una decisione groenlandese.

Papa, incontra artisti di "Evolution-Il Circo del Futuro": date felicità

Roma, 7 gen. (askanews) – Papa Leone XIV ha ricevuto e salutato gli artisti del Cirque Zoppis al termine dell’udienza di questa mattina, in Aula Paolo VI. Il pontefice li ha ringraziati per il loro impegno nel portare gioia e speranza attraverso lo spettacolo.

Papa Prevost si è intrattenuto con la compagnia internazionale di 40 artisti protagonisti di “Evolution – Il Circo del Futuro”, in scena in questi giorni a Roma Eur, area Ex Velodromo, rivolgendosi a loro con parole di profonda stima: “Voi date felicità in tutto il mondo”.

Durante l’incontro, Papa Leone XIV ha esortato gli artisti a continuare nel loro cammino artistico, sottolineando l’importanza della bellezza, del sorriso e della condivisione in un momento storico segnato da difficoltà e incertezze. Un messaggio che ha profondamente emozionato la compagnia, composta da performer provenienti da diversi Paesi, uniti dalla passione per l’arte circense e dall’obiettivo comune di trasmettere emozioni autentiche al pubblico di tutte le età.

Per il Cirque Zoppis, da sempre impegnato in una visione del circo come linguaggio universale di gioia, inclusione e meraviglia, l’incontro con il Santo Padre rappresenta un riconoscimento di altissimo valore umano e simbolico. “Evolution – Il Circo del Futuro”, spettacolo che fonde acrobazia, tecnologia e narrazione visiva, continua così il suo percorso romano portando sotto il tendone un messaggio di speranza, energia e positività.

Un momento di grande intensità e significato che rimarrà impresso nel cuore degli artisti e di tutta la produzione, rafforzando la missione del Cirque Zoppis: donare felicità, oggi più che mai, in ogni parte del mondo.

Venezuela, gli Usa concentrati sul greggio: sequestrate 2 petroliere

Roma, 7 gen. (askanews) – Le forze statunitensi hanno sequestrato oggi due petroliere nel quadro delle operazioni volte a ridurre drasticamente le esportazioni di greggio venezuelano, intensificando al tempo stesso il confronto con la Russia dopo la destituzione del presidente venezuelano Nicolas Maduro.

In una nota, il Comando europeo delle forze Usa ha riferito il “sequestro” di una nave battente bandiera russa nell’Atlantico del Nord, tra Scozia e Islanda, per violazione delle sanzioni statunitensi. L’imbarcazione, che non trasportava petrolio, era diretta in Venezuela per caricare greggio.

Il ministero degli Esteri russo ha protestato per il sequestro e ha chiesto agli Stati uniti di garantire un trattamento “umano e dignitoso” ai cittadini russi presenti a bordo della petroliera. In una dichiarazione diffusa dall’agenzia statale Tass, la diplomazia di Mosca ha affermato che Washington non dovrebbe ostacolare “un rapido rientro” dei cittadini russi dalla nave verso il loro Paese.

Il ministero dei Trasporti russo ha confermato che forze statunitensi hanno abbordato la nave in acque internazionali. La nave, nota in precedenza come Bella 1 e ora denominata Marinera, risultava registrata come battente bandiera russa. Secondo funzionari Usa, Mosca aveva inviato almeno un’unità navale per incontrarla e scortarla, ma al momento dell’abbordaggio non vi erano navi russe nelle vicinanze, evitando così un possibile confronto diretto tra forze statunitensi e russe.

Il ministero dei Trasporti russo ha affermato che, in base alla Convenzione Onu sul diritto del mare del 1982, “nessuno Stato ha il diritto di usare la forza contro navi regolarmente registrate sotto la giurisdizione di altri Stati”.

Secondo un funzionario statunitense informato sull’operazione, la Guardia costiera Usa ha abbordato la petroliera russa dopo un inseguimento durato circa due settimane, senza incontrare resistenza da parte dell’equipaggio.

In una seconda comunicazione, le forze Usa hanno reso noto di aver “fermato una petroliera della cosiddetta flotta fantasma, priva di bandiera e sottoposta a sanzioni”, la M/T Sophia, in acque internazionali nei Caraibi, dove stava “conducendo attività illecite”. La nave viene ora scortata verso gli Stati uniti.

A Washington, il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha illustrato ai giornalisti un piano in tre fasi per il Venezuela, assicurando che l’amministrazione “non sta improvvisando”.

Il primo passaggio prevede la stabilizzazione del paese attraverso il sequestro e la vendita di circa 30-50 milioni di barili di petrolio, con Washington, e non le autorità venezuelane ad interim, a controllare la gestione dei proventi.

La seconda fase, ha spiegato Rubio, punta a garantire che “aziende americane, occidentali e di altri paesi abbiano accesso al mercato venezuelano in modo equo” e a reintegrare le forze di opposizione. La terza fase, su cui non ha fornito dettagli, riguarda la transizione politica. “Riteniamo di stare andando avanti in modo molto positivo”, ha aggiunto.

Sempre a Washington, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato che l’amministrazione Trump è in “stretto coordinamento” con le autorità venezuelane ad interim e che “le loro decisioni saranno dettate dagli Stati Uniti”.

Secondo le stime citate da fonti Usa, il sequestro di 30-50 milioni di barili, pari a circa due mesi di produzione, comporterebbe per il Venezuela la cessione di petrolio per un valore compreso tra 1,8 e 3 miliardi di dollari, in un contesto in cui un blocco parziale imposto da Washington ha già fortemente limitato le esportazioni energetiche del paese.

Il segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, ha chiarito che Washington intende canalizzare la vendita della produzione petrolifera venezuelana a tempo indeterminato. “D’ora in avanti venderemo sul mercato la produzione che esce dal Venezuela”, ha detto Wright intervenendo a una conferenza energetica di Goldman Sachs vicino a Miami. Il segretario ha spiegato che Washington ritiene necessario esercitare “leva e controllo sulle vendite di petrolio per guidare i cambiamenti che devono semplicemente avvenire in Venezuela”, aggiungendo che i proventi delle esportazioni “possono tornare in Venezuela a beneficio del popolo venezuelano”.

Wright ha riferito che l’amministrazione Trump è in “dialogo attivo” sia con la leadership venezuelana sia con le grandi compagnie petrolifere statunitensi che in passato hanno operato nel Paese sudamericano. Secondo fonti citate dal Wall Street Journal, i vertici di alcuni dei principali gruppi energetici occidentali sono attesi alla Casa Bianca venerdì per colloqui diretti con il presidente.

La compagnia petrolifera di stato venezuelana PDVSA ha confermato oggi l’avvio di negoziati con Washington.

A Caracas, secondo il New York Times, milizie governative armate, note come colectivos, sono presenti in forze nelle strade della capitale e avrebbero fermato cittadini e controllato telefoni cellulari alla ricerca di segni di sostegno alle azioni statunitensi.

Trump studia l’acquisto della Groenlandia ma resta la minaccia della forza

Roma, 7 gen. (askanews) – L’amministrazione Trump sta studiando una proposta di acquisto della Groenlandia, proposta che la prossima settimana sarà sottoposta ai rappresentanti della Danimarca dal segretario di Stato Usa Marco Rubio. Un’ipotesi che privilegerebbe la soluzione diplomatica alle tensioni che stanno montando tra le due sponde dell’Atlantico ma che di per sé non esclude, se le trattative non dovessero andare a buon fine, l’uso della forza. “Vorrei sottolineare che l’acquisizione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti non è un’idea nuova – ha premesso oggi in conferenza stampa la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt -. È qualcosa che i presidenti fin dal 1800 hanno definito vantaggioso per la sicurezza nazionale americana. Il presidente è stato molto aperto e chiaro con tutti voi e con il mondo nel ritenere che sia nel migliore interesse degli Stati Uniti scoraggiare l’aggressività russa e cinese nella regione artica. Ed è per questo che con il suo team per la sicurezza nazionale sta attualmente discutendo di come potrebbe essere un potenziale acquisto”.

“So – ha aggiunto Leavitt – che i presidenti del passato hanno spesso escluso” la possibilità di usare la forza per queste cose, “e sono stati molto trasparenti nel trasmettere la loro strategia di politica estera al resto del mondo ma questo non è qualcosa che fa questo presidente. Tutte le opzioni sono sempre sul tavolo per il presidente Trump mentre valuta ciò che è nel migliore interesse degli Stati Uniti. Dirò solo che la prima opzione del presidente è sempre stata la diplomazia”.

E tuttavia, come ha ricordato oggi il New York Times, un vecchio accordo, siglato nel 1951 da Danimarca e Stati Uniti, permetterebbe già agli Usa di aumentare la presenza militare americana sull’isola, rendendo inutile sia la necessità di acquistare la Groenlandia dalla Danimarca sia di conquistarla con la forza. Secondo il patto, infatti, gli Usa potrebbero “costruire, installare, mantenere e gestire” basi militari in tutta la Groenlandia, “ospitare personale” e “controllare atterraggi, decolli, ancoraggi, ormeggi, movimenti e operazioni di navi, aerei e imbarcazioni”, scrive il quotidiano. “Gli Stati Uniti hanno mano libera in Groenlandia, possono praticamente fare ciò che vogliono”, ha affermato Mikkel Runge Olesen, ricercatore presso il Danish Institute for International Studies di Copenaghen. Anzi, la strada dell’acquisto sarebbe addirittura più complicata: la Groenlandia non vuole essere comprata da nessuno, soprattutto dagli Stati Uniti. E la Danimarca non ha l’autorità per venderla, ha spiegato Olesen. Attualmente i groenlandesi possono indire un referendum sull’indipendenza e un sondaggio dell’anno scorso ha rilevato che l’85% dei residenti si oppone all’idea di un’acquisizione americana. A scanso di equivoci, il primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, ha ripetutamente deriso l’idea di essere comprati, affermando la scorsa settimana che “Il nostro paese non è in vendita”.

Anche il sospetto che in realtà Trump sia più interessato alle materie prime critiche dell’isola che alla sicurezza strategica non regge: secondo tutti gli analisti gli Stati Uniti non avrebbero bisogno di impossessarsi dell’isola per ottenerli: i groenlandesi si sono detti disponibili a fare affari praticamente con chiunque.

Persino la ragione addotta da Trump circa l’aggressività cinese e russa nell’area nell’artico appare infondata. E’ vero che la Groenlandia occupa una posizione geografica rilevante nell’Artico ed è spesso citata nei documenti strategici cinesi come potenziale snodo della “Via della seta polare”, tuttavia, sul piano concreto, il ruolo dell’isola resta del tutto marginale, almeno per Pechino: i dati disponibili non indicano una presenza marittima cinese significativa intorno all’isola, né un utilizzo sistematico delle sue acque come corridoio commerciale. La Russia invece, non sembra poter impensierire più di tanto una superpotenza come gli Stati Uniti, come si è visto oggi nel caso della petroliera ‘Marinera’, abbordata a sequestrata dalla Guardia costiera a stelle e strisce per violazioni in merito all’embargo sul petrolio venezuelano.

Restano dunque insondabili le ragioni di tanta protervia da parte del presidente Usa che sta mettendo sul “chi va là” le cancellerie europee. Gli Stati membri dell’Unione Europea, ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, sono pronti a “reagire” contro qualsiasi intimidazione da parte degli Stati Uniti nei confronti della Groenlandia. “Qualunque sia la forma dell’intimidazione e qualunque sia la sua origine, abbiamo iniziato a lavorare al Quai d’Orsay per prepararci a reagire, a rispondere e a non rispondere da soli. Questo lavoro culminerà nei prossimi giorni” in un piano che sarà condiviso con i principali partner della Francia, ha aggiunto il diplomatico transalpino. “Di fronte a questi segnali di intimidazione, vogliamo agire, ma dobbiamo agire insieme ai nostri partner europei”, ha proseguito Barrot, che oggi ha tenuto un incontro con i suoi omologhi tedesco e polacco. E persino un esponente di estrema destra come Nigel Farage, leader del partito britannico Reform UK, ha affermato che usare la forza per strappare la Groenlandia alla Danimarca sarebbe “oltraggioso”.

Cgil Primavalle, Schlein: intimidazione di gravità inaudita

Roma, 7 gen. (askanews) – Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile. Esplodere colpi di arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita: voglio esprimere solidarietà al segretario nazionale CGIL Maurizio Landini e al segretario romano Natale Di Cola. Ma di fronte a gesti simili è urgente anche alzare la guardia: i sindacati sono uno dei presìdi della democrazia a difesa dei diritti e della legalità, nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein.