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Söder lancia l’allarme: la crisi dei partiti popolari scuote la Germania

Un uragano sulla politica tedesca

«Siamo nel pieno di un uragano». Markus Söder non ha cercato attenuanti, ieri a Monaco, aprendo il congresso della CSU (il partito che in Baviera sostituisce la CDU). In effetti, le sconfitte della CDU nell’Est, l’avanzata dell’AfD e l’affermazione della Linke a Berlino delineano, a suo giudizio, una crisi che investe l’intero sistema politico.

«È in gioco l’esistenza dei partiti popolari», ha ammonito il ministro-presidente bavarese. Una formula che merita attenzione, perché nella storia tedesca Volkspartei non indica semplicemente una formazione capace di conquistare molti voti.

Il significato di Volkspartei

La CDU è nata come partito interconfessionale e interclassista, capace di riunire cattolici e protestanti, lavoratori e imprenditori, sensibilità conservatrici, liberali e cristiano-sociali. Una sintesi costruita attorno all’economia sociale di mercato e alla responsabilità democratica.

È un’esperienza che presenta significative analogie, su un asse “ideologico” tuttavia diverso, con il solidarismo e l’interclassismo della Democrazia cristiana italiana. Il partito popolare è sostanzialmente una forza a ”vocazione  maggioritaria” – per dirla in…italiano –  tesa a comporre interessi differenti in una prospettiva politica di tipo nazional-popolare.

L’AfD può dunque raccogliere un vasto consenso popolare senza incarnare – anzi negando – questa funzione storica. Analogamente, il successo della Linke nella capitale non basta a farne una Volkspartei nel significato più vero.

La sfida a Merz

Söder ha riconosciuto il calo, talvolta drammatico, dei consensi del blocco cristiano democratico. Ha per questo escluso qualsiasi apertura all’AfD, accusandola di voler sostituire e distruggere politicamente CDU e CSU.

Al governo federale ha rivolto un messaggio altrettanto netto: basta controversie, occorrono risultati. Un nuovo fallimento della coalizione tra cristiano democratici e socialdemocratici alimenterebbe ulteriormente la sfiducia verso le forze di governo.

Anche contro la Linke, formazione politica di origine post comunista, Söder ha ribadito la linea di aperto contrasto, proponendo persino restrizioni ai trasferimenti finanziari verso i Länder eventualmente governati dalle forze radicali.

Una crisi di rappresentanza

La denuncia del leader bavarese va letta anche oltre le sue immediate proposte politiche. Il problema non è soltanto recuperare gli elettori perduti, ma ricostruire soprattutto quella capacità di mediazione sociale che ha caratterizzato i grandi partiti tedeschi del dopoguerra.

La crisi della CDU evoca pertanto una domanda sul futuro stesso del “partito popolare” (volkspartei). Può ancora tenere insieme ceti, generazioni e culture differenti, oppure la polarizzazione è destinata a dissolverne la funzione?

È questo l’interrogativo che, sulle ali dell’allarme lanciato a Monaco, investe oggi la tradizione cristiano democratica della Germania.

La scuola torni a educare, non soltanto a programmare

Dalla programmazione alla progettazione educativa

Di fronte all’attuale emergenza contestatrice a livello sociale e generazionale, una riflessione sull’educazione si rende necessaria con particolare riguardo alle cosiddette agenzie formative (ma meglio sarebbe dire comunità educanti) come la famiglia, la Chiesa, la scuola e l’extrascuola.

Questa esigenza, però, non va intesa in termini organizzativi o operativi, ma propriamente umanistici. Il che significa – con riferimento alla scuola, che qui interessa in quanto deputata all’istruzione e all’educazione – guardare non solo e non tanto alle questioni gestionali e burocratiche legate alla cosiddetta “programmazione” scolastica, che negli ultimi tempi ha assorbito tante energie di docenti e dirigenti.

Significa invece, a mio parere, volgere lo sguardo alla “progettazione” educativa, per la quale non servono manuali di didattica o di organizzazione aziendale (anche nella scuola si vuole scimmiottare l’azienda), ma servono opere di pedagogisti ed educatori, filosofi e intellettuali che aiutino ad avvicinare la questione educativa nel riconoscimento del primato della persona e con l’attenzione alla realtà contemporanea.

A tal fine si rende necessario riprendere a misurarsi con i “classici”: non solo di ieri ma anche di oggi, per dare respiro all’azione di docenza e formazione, che sono sempre più asfittiche.

Si badi: nei classici non dobbiamo cercare le risposte ai problemi del nostro tempo, bensì quell’impulso, quello stimolo che permette agli insegnanti di avere coscienza dei problemi e di cercarne le soluzioni adeguate, sempre provvisorie perché da adeguare continuamente.

Voglio dire che autori e classici pedagogici hanno la funzione di indurre gli insegnanti ad aprire finestre e porte, con la consapevolezza che poi a guardare fuori e ad andare fuori tocca ai singoli insegnanti.

Montessori e Morin: ritrovare il respiro dell’educazione

Quindi incontrarsi di nuovo o per la prima volta con autori come (un nome per tutti) Maria Montessori significa mettersi in condizione di respirare a pieni polmoni l’aria dell’educazione ad alta quota: penso in particolare ai temi dell’educazione alla pace e dell’educazione cosmica, trattati dalla grande educatrice marchigiana.

Di questo hanno bisogno gli insegnanti, se vogliono fuoriuscire da un ambiente scolastico nel quale manca il respiro. È una qualità dei classici la capacità di risvegliare in chi li legge il desiderio e il piacere di insegnare, di educare.

Al riguardo vorrei ricordare che un intellettuale del nostro tempo ha intitolato una delle sue ultime opere Svegliamoci! (Mimesis, 2022): è stata scritta quando Edgar Morin aveva superato la soglia dei 100 anni, ma solo anagraficamente, perché culturalmente era sempre giovane con la sua esigenza di aprirsi alle res novae e di leggerle con il nuovo paradigma della complessità.

Morin andrebbe letto non solo per questo stimolante libretto, ma anche per le opere che ha dedicato al rinnovamento dell’educazione e dell’insegnamento (non sono una riserva di caccia per pedagogisti accademici o professionali) e lo ha fatto superando gli schemi tradizionali per aprire nuovi orizzonti del pensiero.

Così nei volumi pubblicati da Raffaello Cortina: La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero (1999), I sette saperi necessari all’educazione del futuro (2001) e Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione (2015).

Don Milani, Dewey e Maritain: educazione e democrazia

Su un altro versante sarebbe opportuno incontrare di nuovo (o per la prima volta) un autore come don Lorenzo Milani: anche lui non era formalmente un pedagogista, ma aveva l’animo dell’educatore e quindi ha la capacità di risvegliare l’esigenza educativa.

Lettera a una professoressa della Scuola di Barbiana (pubblicata da LEF nel 1967 e riproposta da Mondadori nel 2023) sarà pur datata, ma riesce ancora a suscitare reazioni salutari, specialmente in tema (attualissimo!) di disuguaglianze sociali.

Ho volutamente fatto riferimento a due figure “extra-vaganti” rispetto alla pedagogia, ma se vogliamo rivolgerci a noti pensatori, i nomi di John Dewey e Jacques Maritain sono quelli di due classici di diverso orientamento (laico uno e cattolico l’altro), ma ugualmente in grado di richiamare l’attenzione su problemi fondamentali.

Come il rapporto tra scuola e società e tra educazione e democrazia: sono i titoli di due opere del pedagogista statunitense (La Nuova Italia). O il rapporto tra educazione e umanesimo e tra scuola e formazione: sono questioni tipiche del tomista francese trattate in Per una filosofia dell’educazione (La Scuola; in nuova edizione uscirà dalla Morcelliana).

Insegnanti intellettuali, non tecnici o burocrati

Ho voluto fare esplicito riferimento ad alcune opere, per invitare alla loro lettura: il che (lo riconosco) è in controtendenza, eppure (ne sono convinto) è indispensabile per modificare l’odierna situazione.

D’altra parte, ricordiamo che gli insegnanti non sono dei tecnici o dei burocrati, ma degli intellettuali e degli educatori, il cui compito quindi è – oggi più di sempre – muovere le acque stagnanti, suscitare interesse per la cultura, innamorare al sapere.

Ce lo ha ricordato, tra gli altri, un autore come Massimo Recalcati con volumi pubblicati da Einaudi: L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento (2014) e La luce e l’onda. Cosa significa insegnare? (2025).

Un autore che non solo gli insegnanti dovrebbero leggere, ma pure i genitori, in quanto il noto psicoanalista ha scritto alcuni libri che aggiornano sul loro compito.

Ricordiamo quelli pubblicati da Feltrinelli: Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre (2013), Le mani della madre. Desiderio, fantasmi ed eredità del materno (2015), Il segreto del figlio. Da Edipo al figlio ritrovato (2017).

In queste opere troviamo ciò di cui abbiamo bisogno oggi: una saggistica “segnaletica”, che cioè fornisce indicazioni e invoglia a camminare, lasciando poi che la strada sia percorsa da ciascuno in modo autonomo.

La scuola come luogo di libertà e di risveglio democratico

Allora ripartire da questi e altri autori vuole essere un esercizio di libertà che aiuta gli insegnanti a crescere e a far crescere, sul piano della criticità e creatività.

Sono queste (non dimentichiamolo) le doti principali dell’educatore che voglia fare dell’educazione (come diceva Maritain) un risveglio umano e un risvegliamento democratico.

Ciò comporta vivere con gli studenti relazioni educative all’insegna della pariteticità sul piano della dignità (come rispetto dell’essere persona di ciascuno) e dell’asimmetria sul piano della funzione (come rispetto della diversità di età e di compiti).

Il che è condizione per un fecondo rapporto interpersonale e dialogico, senza cui la scuola diventa una tana o un’azienda, in ogni caso tradisce la sua identità e compromette la sua missione.

Gli studenti ce lo ricordano in questi giorni con «un segnale di allarme più opportuno che intempestivo», diceva Maritain del movimento del 1968 e possiamo ripetere per quello del 2026.

Ordine pubblico, purtroppo mancano la Dc e il Pci

La violenza di piazza è sotto gli occhi di tutti. Chi la minimizza o chi, peggio ancora, finge che il tutto si possa giustificare o comprendere con un crescente “disagio sociale” avalla, di fatto, il ritorno di questo imbarbarimento nelle nostre comunità e nelle nostre città.

Un patto politico contro la violenza

Ora, a fronte di questa situazione concreta e oggettiva, se avessimo una politica adulta, matura ma soprattutto responsabile, si imporrebbe quasi per legge un “patto” tra la maggioranza e l’opposizione. Un patto politico che avrebbe come unico, se non esclusivo, obiettivo quello di cercare di arginare e, se possibile, battere insieme il ritorno e il consolidamento della violenza.

Una violenza che può avere effetti devastanti per la nostra società e per la stessa conservazione della nostra democrazia.

Ma per poter centrare questo obiettivo è indispensabile avere partiti e soggetti politici responsabili, animati dalla volontà di difendere la democrazia, di non soffiare sugli istinti violenti e, in ultimo, ma non per ordine di importanza, di non lavorare per l’antico ma sempre attuale slogan del “tanto peggio tanto meglio”.

La lezione degli anni Settanta

Del resto, è appena sufficiente rileggere la storia politica del nostro Paese per rendersi conto che nei momenti di maggiore difficoltà, di norma, emerge da un lato lo spessore della classe dirigente politica e, dall’altro, il senso delle istituzioni che posseggono gli stessi partiti.

Quando si dicono queste cose, il pensiero corre immediatamente agli anni Settanta e alla lotta dura e senza esclusione di colpi contro il terrorismo rosso e nero.

Ma un’iniziativa del genere richiede anche e soprattutto un forte senso delle istituzioni. Certo, se il confronto politico tra i partiti ha come principale, se non esclusivo, obiettivo quello di distruggere e annientare il nemico politico, è difficile, molto difficile, poi trovare seri punti di convergenza sul come affrontare le principali emergenze sul tappeto.

Dc e Pci, il senso dello Stato

Eppure, nel passato questo obiettivo è stato possibile centrarlo concretamente e credibilmente. E lo hanno centrato, nello specifico, le classi dirigenti dei principali partiti di governo e di opposizione.

Si pensa subito, in particolare, alle classi dirigenti della Dc e del Pci.

Insomma, e per farla breve, sarebbe indispensabile avere partiti popolari, di massa, democratici e con un alto senso dello Stato. Cioè partiti che, di fronte al rischio di mettere in discussione le fondamenta democratiche e costituzionali del nostro Stato, agiscono di comune accordo.

Il rischio della speculazione politica

Certo, e per tornare all’oggi, se il comportamento concreto resta quello di speculare sulle difficoltà – in questo caso si parla di una dura e spietata violenza di piazza – e di pensare di trarne vantaggi politici ed elettorali, il rischio è quello di mettere definitivamente in crisi i valori e i principi su cui regge la nostra democrazia e il nostro assetto istituzionale.

La responsabilità che manca

Ecco perché, infine, si tratta di sciogliere un nodo. Ovvero, o prevale la responsabilità politica dei principali attori politici oppure, di conseguenza, prepariamoci a una stagionPubblichiamo la parte finale della presentazione di Renato Balduzzi al Convegno nazionale dell’Associazione italiana dei costituzionalisti su «Attuazione e revisione della Costituzione» (Teramo, 23-24 ottobre 2026). Al centro, l’equilibrio tra i poteri e il ruolo dell’opinione pubblica.e ricca di avventure, di insidie e di sistematica e potenziale violenza distruttiva. Molto, anche se non tutto, dipende dalla politica.

Ieri c’erano la Dc e il Pci. Oggi chi abbiamo?

Costituzione e crisi della rappresentanza: nessun potere ha l’ultima parola

La crisi della rappresentanza e l’indebolimento dei corpi intermedi

La crisi della rappresentanza (verificabile in tutti i settori e che non poteva risparmiare l’esperienza politica e le sue forme parlamentari e partitiche), la compresenza di spinte verso forme di democrazia apparentemente più immediata e di tentazioni di delega totale al capo o alla capa del momento, unitamente al generalizzato indebolimento dei cosiddetti corpi intermedi e alla destrutturazione di legami familiari e di gruppo, concorrono a creare un paesaggio sociale sempre più frammentato, in cui le ragioni e i meriti dello Stato di democrazia costituzionale e dei suoi istituti fondanti sono assoggettati a un logoramento progressivo e a una caduta di fiducia che le fiammate di interesse verso questo o quel tema di attualità, invece di compensare, rendono ancora più acuti.

 

Il potere politico in affanno

Quanto al potere politico, esso è in affanno. Da un lato, cerca di riproporsi come il punto di riferimento obbligato della sovranità popolare, ma è indebolito dalla crisi della rappresentanza e dalla circostanza che, essendo venute storicamente a intrecciarsi sovranità popolare e sovranità statale, le difficoltà di quest’ultima, in un contesto sempre più globalizzato e che rende insufficienti le risposte al solo livello statale, si ripercuotono sulla prima, che invece dovrebbe “servire”.

Dall’altro, reagisce alle vere, o supposte tali, invasioni di campo da parte della giurisdizione riproponendo o il sempre più consumato spettro del cosiddetto governo dei giudici oppure, più spesso, la domanda su quale sia l’istituzione cui spetti, in caso di contrasto non componibile sull’interpretazione e sull’attuazione della Costituzione, l’ultima parola, oppure ancora quella su chi sia, oggi, il sovrano.

 

Il ruolo delle Corti costituzionali

In questo contesto, non stupisce che la magistratura nel suo insieme possa reputarsi investita di compiti ulteriori rispetto a quello tradizionalmente affidatole e che le Corti costituzionali, in particolare, si pongano come bastioni dello Stato democratico-costituzionale, finendo per occupare una posizione intermedia tra palazzo e società, diventando un canale di trasmissione delle buone (dal punto di vista della lettura costituzionale che le Corti danno) decisioni dei palazzi del potere alla base sociale e, per converso, cercando di filtrare le istanze sociali e di ritrasmetterle nel circuito istituzionale, depoliticizzando i conflitti e neutralizzandoli.

Il tutto avendo quale punto di riferimento la Costituzione, nei confronti della quale e delle cui interpretazioni, al fine di non cortocircuitare la corretta trasmissione del legame sociale e politico, le Corti sono tenute a professare una deferenza non formale e superficiale, incluso il rispetto per le regole che presiedono all’attività stessa di judicial review.

In questo quadro, la configurazione della Corte come supremo garante giurisdizionale della Costituzione va inquadrata all’interno di un equilibrio di poteri, di cui il giudice costituzionale è parte e che si impone alla Corte stessa, le cui competenze sono delimitate e definite dalla Costituzione e dalla legge.

 

A chi spetta l’ultima parola?

Anche da questa angolatura, si ripropone periodicamente, soprattutto sulle questioni eticamente sensibili e, più in generale, su quelle che implicano un bilanciamento tra principi e valori concorrenti, quella domanda su quale sia l’istituzione cui spetti l’ultima parola.

Una tale domanda appare quanto meno mal posta se riferita a uno Stato democratico-costituzionale, in quanto in esso non c’è un titolare del dernier mot, perché è dall’interazione tra i poteri costituzionali che si traggono le risposte istituzionali.

Ne consegue una necessaria circolarità: non è il giudice (neanche quello costituzionale) che ha l’ultima parola nel bilanciamento, e non è il legislatore, neppure quello costituzionale, e meno che mai l’esecutivo del momento, ma l’assetto delle questioni controverse è dato da un continuo gioco di azione e reazione.

In altre parole, una società civile e una società politica così frammentate e molecolari quali quelle che constatiamo oggi non richiedono (e forse neppure tollerano) un organo istituzionale di chiusura dato una volta per tutte, ma si sostengono attraverso l’equilibrio e il bilanciamento tra pesi e contrappesi, secondo un’immagine che risale al XVIII secolo, ma che non per questo appare superata.

Dalla sovranità alla leale collaborazione

Quanto quell’interazione si possa spiegare in termini di circolarità, mi sembra una questione non priva di qualche utilità.

Piuttosto che all’antico e pesante armamentario costituito dalla nozione di sovranità, l’organizzazione della società reticolare sembra più a suo agio attraverso l’impiego di nozioni quali autonomia, competenza, leale collaborazione, coordinamento.

 

Un’opinione pubblica consapevole a difesa della Costituzione

Il bilanciamento più efficace, la condizione di base che si impone su tutte le altre, sta tuttavia in un’opinione pubblica consapevole e attenta, capace di individuare con sicurezza le cause delle disfunzioni della vita costituzionale (evitando di imputare alla Costituzione ciò che è imputabile ai comportamenti politici) e di distinguere tra gli episodi, anche eclatanti, di scadimento della funzione e il significato complessivo dell’esercizio della medesima.

E dunque serve una dottrina che aiuti discorsivamente il formarsi di quell’opinione pubblica, ed è questo probabilmente il senso ultimo del nostro convenire.

Francesco Fabbri, la buona politica che lascia il segno

A cinquant’anni dalla nomina a ministro della Marina Mercantile, Francesco Fabbri torna al centro della memoria civile e politica della Marca Trevigiana. A raccontarne la vicenda è il volume Tributo a Francesco Fabbri, curato da Marco Zabotti e pubblicato da La Piave Editore: 143 pagine di testimonianze, documenti e fotografie dedicate a uno dei protagonisti del cattolicesimo democratico veneto.

Nato a Solighetto nel 1921 e scomparso prematuramente nel gennaio 1977, Fabbri fu sindaco di Pieve di Soligo, vicepresidente della Provincia di Treviso, parlamentare, sottosegretario e infine ministro nel terzo governo Andreotti.

La politica come servizio

Il tratto distintivo della sua esperienza fu la capacità di trasformare l’ispirazione cristiana in risultati concreti. Dalla metanizzazione del territorio, promossa attraverso il Consorzio BIM Piave, allo sviluppo della cooperazione agricola, Fabbri contribuì alla modernizzazione economica e sociale della sua terra.

È questo il profilo emerso durante la presentazione del volume a Pieve di Soligo, con gli interventi del sindaco Stefano Soldan, del sindaco di Valdobbiadene Luciano Fregonese e del presidente della Cantina Colli del Soligo, Gianpietro Tittonel, moderati dal giornalista Tiziano Graziottin.

Particolarmente significativo il richiamo alla cooperazione: Fabbri guidò per tredici anni la Cantina Colli del Soligo, contribuendo a consolidare un modello di sviluppo fondato sulla partecipazione e sulla solidarietà.

Una memoria rivolta al futuro

«Seppe guardare all’oggi e al domani con sguardo lungimirante», ha ricordato Zabotti, sottolineando come libertà e solidarietà convivessero nella sua azione pubblica.

Il libro raccoglie ricordi personali e testimonianze, recuperando anche gli interventi delle celebrazioni del centenario della nascita, nel 2021, e dell’intitolazione del PalaFabbri, nel 2023.

Non soltanto un omaggio commemorativo, dunque, ma il tentativo di restituire attualità a un modello di classe dirigente capace di tenere insieme radicamento territoriale, competenza amministrativa e visione politica.

Il tour nella Marca

Dopo Pieve di Soligo, il volume sarà presentato venerdì 13 novembre, alle ore 20, nella sala consiliare di Refrontolo. Seguiranno incontri alle Università degli Adulti di Mareno di Piave (17 novembre), Follina (26 novembre) e Carbonera (15 dicembre).

Un itinerario della memoria che propone, soprattutto alle nuove generazioni, una domanda quanto mai attuale: che cosa significa oggi fare politica per il bene comune?

Serie A, classifica, il Torino sale a quota 13

Roma, 23 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica del campionato di serie A dopo Torino-Monza 3-2

Ottava giornata: Torino-Monza 3-2, sabato 24 ottobre: ore 15 Cagliari-Bologna, Como-Sassulo; ore 18 Napoli-Roma; ore 20.45 Lazo-Parma; domenica 25 ottobre: ore 12.30 Inter-Fiorentina, ore 15 Atalanta-Frosinone, Genoa-Venezia, ore 18 Lecce-Juventus, ore 20.45 Udinese-Milan

Classifica: Inter, Lazio 19, Roma 17, Milan 15, Como 14, Frosinone, Cagliari, Torino 13, Juventus 11, Napoli 10, Atalanta, Lecce 9, Sassuolo 8, Monza 7, Bologna 5, Udinese, Parma, Fiorentina, Genoa 4, Venezia 3

Nona giornata: martedì 27 ottobre: ore 18.30 Sassuolo-Lazio, ore 20.45 Roma-Cagliari, Torino-Como, mercoledì 28 ottobre: ore 18.30: Milan-Bologna, Parma-Udinese, Venezia-Inter, Genoa-Juventus, Monza-Napoli, giovedì 29 ottobre ore 20.45 Frosinone-Lecce, Fiorentina-Atalanta.

Un nuovo quartiere verde a Tbilisi per Stefano Boeri Architetti

Tbilisi, 23 ott. (askanews) – Un nuovo quartiere verde a Tbilisi, dove la memoria industriale si intreccia con nuove opportunità di incontro e aggregazione per la vita pubblica: è la visione di Loco Park, il masterplan con cui Stefano Boeri Architetti si aggiudica il concorso indetto da LOCO Alliance. Il progetto ridisegna un’area di 73.600 mq nella capitale della Georgia, trasformando il sito di una grande fabbrica di locomotive di epoca sovietica in un nuovo spazio di vita urbana, nel segno del verde e della valorizzazione dell’identità del luogo.

“Siamo felici di poter contribuire a progettare il futuro di una città straordinaria come Tbilisi. Il nuovo quartiere di Loco Park combinerà la memoria della grande fabbrica di locomotive del periodo sovietico con la visione di uno spazio contemporaneo e vibrante, verde e aperto a tutti. Le architetture di Loco Park saranno isole di un arcipelago urbano, distinte ma unite da una rete di spazi pubblici alberati e pedonali, a disposizione di tutta la città” dichiara l’architetto Stefano Boeri, che ha presentato il progetto a Tbilisi insieme a Pietro Chiodi, partner di Stefano Boeri Architetti.

“Abbiamo voluto interpretare l’identità di Loco Park attraverso una soluzione semplice, equilibrata e contemporanea, ispirata alla straordinaria ricchezza cromatica di Tbilisi, ai materiali del luogo e alle tracce della storia industriale dell’area. I colori e il mattone diventano così elementi capaci di dare a ciascun edificio una propria identità e, allo stesso tempo, di costruire un insieme coerente” aggiunge l’architetto Pietro Chiodi.

La memoria industriale del sito diventa parte dell’identità futura del quartiere. Il progetto recupera alcuni elementi caratteristici dell’ex fabbrica, reinterpretandoli attraverso un linguaggio contemporaneo. L’impiego del mattone, materiale legato anche alla tradizione costruttiva locale, stabilisce una continuità tra il passato produttivo dell’area e la sua nuova destinazione urbana.

Il progetto intreccia residenze e spazi per la collettività attraverso un paesaggio continuo, capace di riconnettere il sito alla città e restituirlo alla vita quotidiana. Nove edifici si inseriscono in una sequenza di spazi aperti – dalla foresta sportiva al parco diffuso, dal boulevard lineare ai giardini condivisi – che offre luoghi per il movimento, la sosta e l’incontro. La continuità di questi spazi favorisce l’accessibilità e la fruibilità pedonale, estendendo le connessioni verso i quartieri circostanti. È in questa dimensione aperta e collettiva che Loco Park costruisce il proprio ruolo di nuovo spazio pubblico per Tbilisi.

Gli edifici sono concepiti come architetture distinte, ciascuna con una propria identità, ma integrate nel contesto. Al piano terra, ingressi, negozi di vicinato, caffè, laboratori e servizi condivisi diventano un’estensione della vita pubblica e del paesaggio, favorendo la relazione tra interno ed esterno. Ai piani superiori, residenze di diverse metrature rispondono a differenti esigenze abitative.

Le coperture reinterpretano le sagome delle fabbriche e delle officine storicamente presenti nell’area. I diversi profili degli edifici compongono il nuovo skyline, nel quale la memoria industriale si traduce in una varietà di forme residenziali contemporanee, che contribuiscono alla riconoscibilità del quartiere. Integrando serre, terrazze, impianti fotovoltaici, alloggi a loft e spazi comuni per i residenti, le coperture ospitano funzioni ambientali, abitative e collettive. Le differenti geometrie contribuiscono inoltre a ottimizzare l’illuminazione naturale, la ventilazione e l’esposizione solare, migliorando la qualità degli spazi abitativi.

Accanto al verde pubblico e agli spazi pedonali, anche i materiali e i colori contribuiscono a legare il nuovo quartiere alla città, reinterpretando la memoria industriale del sito e la ricchezza cromatica del patrimonio di Tbilisi.

Un ulteriore elemento distintivo del progetto è il legame con l’identità cromatica di Tbilisi. Attraverso una mappatura fotografica dei colori del paesaggio urbano, Stefano Boeri Architetti ha individuato le famiglie cromatiche dominanti: il grigio-azzurro, la terracotta, il verde, il tortora e i bianchi minerali. Queste tonalità sono state tradotte in una palette di mattoni che caratterizza le facciate dei nuovi edifici attraverso differenti combinazioni di colore, texture e modalità di posa. Ne deriva un insieme architettonico coerente ma non uniforme, in cui ciascun edificio esprime una propria identità, mantenendo un legame diretto con la ricchezza materica e cromatica della città.

Con Loco Park, Stefano Boeri Architetti propone un modello di rigenerazione urbana in cui memoria industriale, architettura contemporanea e paesaggio convivono all’interno di un nuovo sistema di spazi pubblici. Un quartiere pensato per aprirsi alla città e diventare parte della geografia quotidiana di Tbilisi, trasformando un luogo un tempo dedicato alla produzione industriale in uno spazio di vita, incontro e condivisione.

M.O., Istanbul mette in moto la sintonia dei Paesi europei-islamici

Istanbul, 23 ott. (askanews) – La riunione inaugurale del formato “4+4”, che oggi a Istanbul ha visto sedersi attorno a un tavolo i ministri degli Esteri degli ‘E4’ (Italia, Francia, Germania, Regno Unito) e i ministri degli Esteri degli ‘R4’ (Turchia, Arabia Saudita, Pakistan ed Egitto), ha registrato una profonda “sintonia tra paesi europei e paesi musulmani”. Come ha spiegato il titolare della Farnesina, Antonio Tajani, “di fatto si è costituito un gruppo di lavoro tra questi paesi per cercare di raggiungere risultati positivi”, “attraverso la diplomazia”, sulle principali crisi mediorientali, ovvero i conflitti tra Usa-Israele e Iran e tra Israele e milizie armate palestinesi. “Ci riuniremo a Berlino, al Cairo e poi a Roma per continuare a lavorare a favore della pace”, ha annunciato il ministro, spiegando che “lavoriamo a una soluzione diplomatica per risolvere le principali crisi in Medio Oriente e nel Golfo. Crediamo nell’importanza strategica di questo gruppo di lavoro, un formato in grado di affrontare in maniera efficace i problemi derivanti dai prezzi del petrolio e del gas, di mitigare la crisi economica e sociale che stiamo affrontando”.

Un modo, evidentemente, anche di approfondire un dialogo tra Paesi europei e Paesi islamici per poter far fronte insieme a iniziative unilaterali di Usa e Israele ritenute dannose, come – stando a quanto paventano numerosi analisti – una ripresa del conflitto con l’Iran subito dopo le elezioni americane di Midterm. Per non parlare delle azioni di Israele a Gaza e in Cisgiordania, che rischiano di compromettere irrimediabilmente la strada per la soluzione “Due popoli – Due Stati”.

“La prima risposta” di questa riunione “è che insieme vogliamo lavorare per una de-escalation e per garantire la libertà di navigazione, perché sappiamo bene che le economie mondiali sono in difficoltà a causa dell’incremento del prezzo del gas e del petrolio”, ha aggiunto Tajani. “Siamo assolutamente favorevoli alla politica del dialogo. Non credo – ha proseguito Tajani – che si possa risolvere da un punto di vista militare il problema della riapertura di Hormuz, che è fondamentale per le nostre economie”. “Noi – ha insistito – abbiamo detto oggi tutti quanti che siamo a favore di una soluzione diplomatica della questione, facendo anche pressioni sull’Iran, ma credo che la liberazione” degli Stretti di “Hormuz e di Bab el-Mandeb, cioè la garanzia della libertà di navigazione, debba dipendere da accordi diplomatici”.

Sempre sul fronte del conflitto Iran-Usa il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot ha affermato che un’ulteriore escalation tra Iran e Stati Uniti non porterebbe alcun vincitore e provocherebbe un aumento dei prezzi del petrolio. “Un’ulteriore escalation tra Iran e Stati Uniti non lascerebbe alcun vincitore e avrebbe probabilmente conseguenze molto gravi sui prezzi degli idrocarburi”, ha dichiarato ai giornalisti a Istanbul. “L’incontro lancia un segnale chiaro – ha sostenuto il ministro degli Esteri tedesco Joann Wadephul -: la libera navigazione e la sicurezza delle rotte commerciali sono responsabilità di portata internazionale. Esse richiedono una cooperazione che vada oltre i consueti formati di dialogo”. Decisamente più diretto il commento del ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, al termine dell’incontro: “Nessuno al momento sostiene un nuovo attacco contro l’Iran. Concordiamo sul fatto che un nuovo attacco contro l’Iran estenderebbe la guerra e i conflitti nella regione”, ha sottolineato.

Sul fronte del conflitto israelo-palestinese, che oggi ha visto una recrudescenza a seguito di un attacco in cui sono morti due soldati delle Idf a Hebron, a cui Israele ha reagito promettendo un blocco totale della Cisgiordania, Tajani ha sottolineato che i “4+4” “non sono d’accordo” con tale decisione. “Noi siamo perché il popolo palestinese possa finalmente realizzare il proprio sogno vivendo in pace con Israele, che deve avere garantita la propria sicurezza, ma non è colpendo la popolazione palestinese, soprattutto i pacifici o i villaggi cristiani, che si risolve il problema della sicurezza di Israele”.

“Bisogna disarmare Hamas, bisogna che ci sia stabilità a Gaza, bisogna che i terroristi vengano messi fuori gioco, disarmandoli totalmente, e questo è un aspetto importante. Ma noi – ha sottolineato Tajani – non possiamo non riconoscere l’importanza di dar vita a uno Stato palestinese perché l’abbiamo sempre detto: bisogna riunificare Cisgiordania e Gaza e poi far nascere attraverso un rafforzamento dell’Autorità nazionale palestinese uno Stato indipendente che riconosca Israele e sia riconosciuto da Israele”.

“L’intensificarsi delle violenze dei coloni e la continua espansione degli insediamenti – ha ribadito il vicepremier – mettono a rischio la stabilità della regione e la possibilità di attuare la soluzione dei due Stati. Il governo italiano ha condannato più volte e in modo esplicito queste azioni, anche attraverso le dichiarazioni congiunte pubblicate insieme ai nostri partner. Seguiamo l’andamento della campagna elettorale in Israele senza interferire nel dibattito interno del Paese. Tuttavia, l’esito delle elezioni mostrerà fino a che punto Israele sarà disposto a tornare con determinazione al tavolo del dialogo politico e diplomatico. Ci auguriamo che, dopo le elezioni in Israele, si possano registrare ulteriori progressi nell’attuazione del piano in 20 punti per una pace globale”.

Nato da una proposta del ministro degli Esteri tedesco Joann Wadephul e del suo omologo turco Hakan Fidan, il vertice era originariamente pensato come gruppo E3 (Francia-Germania-Regno Unito, che ha avuto un ruolo di rilievo nei passati negoziati per il nucleare iraniano) + gruppo R4. Su iniziativa di Wadephul, l’incontro di Istanbul è stato esteso anche all’Italia, “partner di stretta collaborazione”, lo ha definito il ministero degli Esteri tedesco.

(di Massimo Santucci)

Eni, innovazione e competitività al centro della filiera

Roma, 23 ott. (Askanews) – Rafforzare la competitività delle imprese, accompagnare i processi di trasformazione industriale e valorizzare le eccellenze della filiera energetica. Sono questi gli obiettivi al centro dell’impegno di Eni per lo sviluppo della propria catena del valore, raccontati a Roma nel corso dell’evento “Eccellenza e innovazione nella filiera dell’energia”. Un percorso che trova espressione nel programma Energia di Filiera, attraverso il quale Eni ha coinvolto circa 100 fornitori interessati dai processi di trasformazione industriale, sostenendoli nella definizione di strategie di crescita e sviluppo calibrate sulle esigenze delle singole realtà imprenditoriali.

Claudia Almadori, Responsabile Procurement di Eni, ha dichiarato: “Il bilancio del progetto ‘Energia di Filiera’ è molto positivo, non soltanto per i risultati che ha raggiunto ma per la sua prospettiva impostata al confronto e all’ascolto confermando quanto la collaborazione tra Eni e la propria filiera possa generare valore e accompagnare la trasformazione industriale. Attraverso gli Eni Supply Chain Awards 2026 inoltre valorizziamo le eccellenze che emergono dalla nostra filiera, perché premiarle significa creare un esempio capace di stimolare anche altre imprese. Oggi a quell’eccellenza abbiamo dato una declinazione concreta: sicurezza nei luoghi di lavoro, innovazione e attitudine a cogliere le sfide giocando d’anticipo”.

L’evento Eni tenutosi a Roma “Eccellenza e innovazione nella filiera dell’energia” ha sancito la conclusione del percorso del Programma Energia di Filiera, ospitando la cerimonia di premiazione degli Eni Supply Chain Awards 2026, un riconoscimento che ha incensato le aziende appaltatrici di Eni più virtuose sui temi di sicurezza, innovazione e capacità di affrontare il cambiamento.

Marica Calabrese, Responsabile Health, Safety, Environment & Quality di Eni, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: “Per noi di Eni l’evento “Eccellenza e innovazione nella filiera dell’energia” è fondamentale perché premia l’impegno dei nostri fornitori. L’eccellenza si misura anche nel contributo che ciascuno di questi fornitori mette nella sicurezza dei loro lavoratori, dei colleghi di Eni e dell’ambiente”.

Una giornata di approfondimenti tematici che ha suggellato il valore strategico della collaborazione tra un’azienda leader nel comparto energetico come Eni e la sua supply chain nel promuovere, all’intero comparto, innovazione, crescita delle competenze e sviluppo di soluzioni capaci di rispondere con efficacia alle sfide di un contesto in continua evoluzione.

Carburanti, Schlein: grandi gruppi soffocano concorrenza pompe bianche

Roma, 23 ott. (askanews) – “Non si può chiedere ai distributori indipendenti di soffocare, mentre i grandi gruppi continuano a macinare enormi profitti che andrebbero tassati. Eni oggi dichiara che da inizio anno ha aumentato gli utili del 70 per cento rispetto all’anno scorso, guadagnando 6,4 miliardi di euro in più. E ha annunciato in queste ore la proroga fino a fine anno del tetto ai suoi prezzi che ha introdotto qualche settimana fa con il plauso di Giorgia Meloni. Solo che quel tetto volontario crea problemi di concorrenza coi distributori indipendenti e rafforza posizioni già dominanti”. Lo dichiara in una nota Elly Schlein, segretaria del Partito democratico.

“Proprio oggi – spiega – sono andata a San Severo a incontrare Michele Finizio che gestisce una pompa bianca e che era in sciopero della fame a causa delle conseguenze che quel tetto, deciso dalle grandi società petrolifere, sta avendo su migliaia di distributori indipendenti e sui loro lavoratori. Perché loro comprano il carburante dalle stesse grandi società ma a prezzo pieno di mercato, e poi non riescono a competere con esse. C’è chi ha dovuto chiudere, e chissà a chi si ritroverà a vendere la pompa… Serve ristabilire equità, serve un intervento pubblico che introduca per legge un tetto al prezzo dei carburanti che sia uguale per tutti, temporaneo per 90 giorni e attuabile solo in circostanze eccezionali verificate dal Garante dei prezzi, come chiedono i gestori dei benzinai di Faib Confesercenti e Fegica. Michele dopo il nostro incontro ha sospeso lo sciopero della fame, ma gli ho promesso – conclude Schlein – che porteremo avanti questa giusta battaglia”.

Il paradosso della norma anti-cespugli: moltiplicate le sigle in Parlamento

Roma, 23 ott. (askanews) – Fatta la legge, trovato l’inganno. La norma pensata per evitare il proliferare delle liste civetta alle prossime elezioni politiche finora ha prodotto l’effetto contrario: la moltiplicazione delle sigle presenti in Parlamento. È il paradosso della legge elettorale voluta dal centrodestra. Nelle due settimane intercorse tra l’approvazione definitiva della riforma e la sua entrata in vigore, sabato 24 ottobre, sono quattro le componenti nate in seno ai gruppi misti di Camera e Senato con il dichiarato intento di evitare l’impegnativa raccolta di firme – 6000 a collegio, circa 450 mila in tutto – necessarie ai partiti non presenti in Parlamento per presentare le liste alle prossime elezioni politiche: si tratta di “Avanti Psi-Progetto Civico”, “Rifondazione comunista” e “Civici Marche” al Senato, e di “Sud Chiama Nord” alla Camera.

Per chi ha una componente in Parlamento le firme da raccogliere scendono a 1500 a collegio, cioè poco più di 110mila, poi dimezzate in caso di elezioni anticipate. Perché la norma inserita nel testo durante la seconda lettura al Senato, contiene anche un garbuglio di eccezioni che presto con ogni probabilità finiranno sotto la lente della Corte Costituzionale in seguito ai ricorsi che partiranno lunedì 26 ottobre.

Vale la pena ricordare la genesi della nuova regola frutto dell’approvazione di un emendamento di Fdi a Palazzo Madama. La proposta di modifica doveva servire a sopprimere un’altra disposizione anti-frammentazione, inserita alla Camera, per cui i voti di tutte le liste che non avessero superato la soglia del 3% – ad eccezione della miglior perdente – sarebbero andati persi, non avrebbero concorso al raggiungimento del 42% necessario a una coalizione per ottenere il premio di maggioranza. La disposizione, su cui anche il Quirinale aveva acceso un faro, sembrava un cavillo ma in realtà rischiava di ribaltare l’esito del voto tanto che la maggioranza stessa in seconda lettura è corsa ai ripari. Dopo un braccio di ferro interno alla coalizione sulla soglia sotto la quale rendere inservibili i voti – con il Rosatellum era l’1% – si è deciso di eliminare totalmente qualsiasi percentuale: per raggiungere il 42% e ottenere il premio vale tutto, anche i voti della lista che ottiene lo 0,1%. Per sbarrare comunque la strada a liste civetta modello ‘Forza Roma’ e ‘Forza Lazio’, tuttavia, gli sherpa hanno scelto la strada di quadruplicare le firme necessarie a presentarle.

Date le eccezioni, e complici i regolamenti di Camera e Senato, sono iniziate subito le manovre per aiutare vecchie e nuove liste non presenti in Parlamento a raccogliere meno firme. Per aiutare il neonato Progetto civico di Alessandro Onorato, a Palazzo Madama, dove per la nascita della componente è necessario un senatore e un simbolo sulla scheda elettorale alle ultime elezioni, M5s ha fatto transitare il senatore Luigi Nave nel Misto dando vita, grazie al prestito del simbolo del partito di Enzo Maraio, alla componente Avanti Psi-Progetto Civico. Ad aiutare il partito di Rifondazione comunista di Maurizio Acerbo ci ha pensato invece il senatore eletto all’estero Andrea Crisanti passato proprio alla vigilia dell’entrata in vigore della legge elettorale dal Pd al Misto: “Mi ha chiesto Elly Schlein di aiutare e lo faccio, ma avrei aiutato anche altri partiti e sigle, ma solo di centrosinistra”. Ma i movimenti e i prestiti si sono registrati anche nel centrodestra con la componente “Civici Marche” nata dal passaggio del senatore di Civici d’Italia-Noi Moderati Antonio Guidi al Misto. Alla Camera è stata Fdi a prestare il deputato Luca Sbardella al partito di Cateno De Luca che con il suo unico eletto a Montecitorio Francesco Gallo e l’ex meloniano Manlio Messina ha dato vita alla componente Sud Chiama Nord.

Ancora più lungimirante la manovra del leader di Più Europa Riccardo Magi che ha presentato la richiesta di autorizzazione alla costituzione di un nuovo gruppo in deroga (da regolamento servono almeno 20 deputati) con la denominazione +Europa-centrodemocratico-Stati Uniti d’Europa con lo stesso Magi, Benedetto della Vedova, Luca Pastorino, Bruno Tabacci e Aboubakar Soumahoro. La scommessa è che la Consulta bocci un’altra eccezione contenuta nella riforma, quella che esenta dalla raccolta firme chi ha un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere costituito al 31 dicembre 2025: vedi Azione, Avs, Noi Moderati. L’auspicio di Magi è che la Corte tolga quella data, determinando dunque l’esenzione per chiunque abbia almeno un gruppo. Gruppo che nel frattempo, grazie all’inedito sodalizio con Tabacci e Soumahoro, lui spera di aver costituito col via libera dell’ufficio di presidenza che deciderà la prossima settimana.

Insomma, se non ci saranno aggregazioni, come auspicato da alcuni – è di ieri l’appello all’unità delle liste centriste fuori dal campo largo di Ruffini e Gabrielli di Più Uno – la scheda elettorale rischia di essere affollatissima e la battaglia più avvincente a quel punto potrebbe risultare quella per il posto di miglior perdente.

Il paradosso della norma anti-cespugli: moltiplicate le sigle in Parlamento

Roma, 23 ott. (askanews) – Fatta la legge, trovato l’inganno. La norma pensata per evitare il proliferare delle liste civetta alle prossime elezioni politiche finora ha prodotto l’effetto contrario: la moltiplicazione delle sigle presenti in Parlamento. È il paradosso della legge elettorale voluta dal centrodestra. Nelle due settimane intercorse tra l’approvazione definitiva della riforma e la sua entrata in vigore, sabato 24 ottobre, sono quattro le componenti nate in seno ai gruppi misti di Camera e Senato con il dichiarato intento di evitare l’impegnativa raccolta di firme – 6000 a collegio, circa 450 mila in tutto – necessarie ai partiti non presenti in Parlamento per presentare le liste alle prossime elezioni politiche: si tratta di “Avanti Psi-Progetto Civico”, “Rifondazione comunista” e “Civici Marche” al Senato, e di “Sud Chiama Nord” alla Camera.

Per chi ha una componente in Parlamento le firme da raccogliere scendono a 1500 a collegio, cioè poco più di 110mila, poi dimezzate in caso di elezioni anticipate. Perché la norma inserita nel testo durante la seconda lettura al Senato, contiene anche un garbuglio di eccezioni che presto con ogni probabilità finiranno sotto la lente della Corte Costituzionale in seguito ai ricorsi che partiranno lunedì 26 ottobre.

Vale la pena ricordare la genesi della nuova regola frutto dell’approvazione di un emendamento di Fdi a Palazzo Madama. La proposta di modifica doveva servire a sopprimere un’altra disposizione anti-frammentazione, inserita alla Camera, per cui i voti di tutte le liste che non avessero superato la soglia del 3% – ad eccezione della miglior perdente – sarebbero andati persi, non avrebbero concorso al raggiungimento del 42% necessario a una coalizione per ottenere il premio di maggioranza. La disposizione, su cui anche il Quirinale aveva acceso un faro, sembrava un cavillo ma in realtà rischiava di ribaltare l’esito del voto tanto che la maggioranza stessa in seconda lettura è corsa ai ripari. Dopo un braccio di ferro interno alla coalizione sulla soglia sotto la quale rendere inservibili i voti – con il Rosatellum era l’1% – si è deciso di eliminare totalmente qualsiasi percentuale: per raggiungere il 42% e ottenere il premio vale tutto, anche i voti della lista che ottiene lo 0,1%. Per sbarrare comunque la strada a liste civetta modello ‘Forza Roma’ e ‘Forza Lazio’, tuttavia, gli sherpa hanno scelto la strada di quadruplicare le firme necessarie a presentarle.

Date le eccezioni, e complici i regolamenti di Camera e Senato, sono iniziate subito le manovre per aiutare vecchie e nuove liste non presenti in Parlamento a raccogliere meno firme. Per aiutare il neonato Progetto civico di Alessandro Onorato, a Palazzo Madama, dove per la nascita della componente è necessario un senatore e un simbolo sulla scheda elettorale alle ultime elezioni, M5s ha fatto transitare il senatore Luigi Nave nel Misto dando vita, grazie al prestito del simbolo del partito di Enzo Maraio, alla componente Avanti Psi-Progetto Civico. Ad aiutare il partito di Rifondazione comunista di Maurizio Acerbo ci ha pensato invece il senatore eletto all’estero Andrea Crisanti passato proprio alla vigilia dell’entrata in vigore della legge elettorale dal Pd al Misto: “Mi ha chiesto Elly Schlein di aiutare e lo faccio, ma avrei aiutato anche altri partiti e sigle, ma solo di centrosinistra”. Ma i movimenti e i prestiti si sono registrati anche nel centrodestra con la componente “Civici Marche” nata dal passaggio del senatore di Civici d’Italia-Noi Moderati Antonio Guidi al Misto. Alla Camera è stata Fdi a prestare il deputato Luca Sbardella al partito di Cateno De Luca che con il suo unico eletto a Montecitorio Francesco Gallo e l’ex meloniano Manlio Messina ha dato vita alla componente Sud Chiama Nord.

Ancora più lungimirante la manovra del leader di Più Europa Riccardo Magi che ha presentato la richiesta di autorizzazione alla costituzione di un nuovo gruppo in deroga (da regolamento servono almeno 20 deputati) con la denominazione +Europa-centrodemocratico-Stati Uniti d’Europa con lo stesso Magi, Benedetto della Vedova, Luca Pastorino, Bruno Tabacci e Aboubakar Soumahoro. La scommessa è che la Consulta bocci un’altra eccezione contenuta nella riforma, quella che esenta dalla raccolta firme chi ha un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere costituito al 31 dicembre 2025: vedi Azione, Avs, Noi Moderati. L’auspicio di Magi è che la Corte tolga quella data, determinando dunque l’esenzione per chiunque abbia almeno un gruppo. Gruppo che nel frattempo, grazie all’inedito sodalizio con Tabacci e Soumahoro, lui spera di aver costituito col via libera dell’ufficio di presidenza che deciderà la prossima settimana.

Insomma, se non ci saranno aggregazioni, come auspicato da alcuni – è di ieri l’appello all’unità delle liste centriste fuori dal campo largo di Ruffini e Gabrielli di Più Uno – la scheda elettorale rischia di essere affollatissima e la battaglia più avvincente a quel punto potrebbe risultare quella per il posto di miglior perdente.

Bayern Monaco, l’allenatore belga Kompany in ospedale dopo un malore

Roma, 23 ott. (askanews) – Momenti di preoccupazione in casa Bayern Monaco per le condizioni di Vincent Kompany. L’allenatore belga sarebbe stato trasportato in ospedale a Monaco dopo un malore accusato durante l’attività al centro sportivo del club. Secondo quanto riportato dalla stampa, un elicottero è atterrato nella struttura per velocizzare le operazioni di soccorso. Il tecnico sarebbe stato accompagnato da un medico del servizio di emergenza.

Kompany aveva già accusato problemi di salute nei giorni scorsi, dopo aver contratto un’infezione virale che lo aveva debilitato. I primi sintomi sarebbero comparsi in occasione della vittoria per 6-1 contro il Lipsia, partita dopo la quale l’allenatore non aveva partecipato alle interviste. Successivamente aveva saltato anche gli allenamenti di lunedì e martedì per sottoporsi ad accertamenti.

Al momento, sulla base delle informazioni disponibili, non sono stati forniti ulteriori dettagli ufficiali sulle condizioni dell’allenatore né sulla natura del malore. La situazione resta quindi da chiarire, mentre cresce l’apprensione nell’ambiente del Bayern per la salute del tecnico belga.

Gattuso: "Ascolto i giocatori, sulla serietà non transigo"

Roma, 23 ott. (askanews) – La Lazio vuole difendere il primato in classifica e dare continuità al momento positivo dopo il successo sul campo della Juventus. Alla vigilia della sfida con il Parma, in programma sabato sera, Gennaro Gattuso invita la squadra a non abbassare la guardia e indica nell’intensità e nella gestione del gruppo le chiavi del rendimento biancoceleste.

“Dobbiamo giocare con la stessa voglia, veemenza e intensità delle scorse partite. Questo è il nostro segreto. Se abbassiamo il ritmo faremo molta fatica con il Parma”, avverte l’allenatore, che mette in guardia dai rischi di una partita solo apparentemente agevole. “Se giocheremo con una marcia in meno andremo incontro a una legnata sui denti che ce la ricorderemo a lungo”.

Il gruppo, assicura Gattuso, ha risposto bene al lavoro svolto in settimana, con una riduzione dei carichi rispetto ai giorni precedenti. Sul fronte della formazione, Cancellieri è recuperato e partirà dalla panchina, mentre resta da valutare Taylor, fermato da una contusione nella gara contro la Juventus. “È rimasto fermo fino a mercoledì, poi da ieri ha ripreso, vedremo come starà domani”, spiega il tecnico.

Gattuso si sofferma anche sui principi che regolano il rapporto con i giocatori. Il primo riguarda la puntualità, il secondo la serietà durante gli allenamenti. “Una cosa sulla quale non voglio sentire scuse è la puntualità, un’altra la serietà nel fare l’allenamento”, afferma. E racconta come preferisca la sincerità a comportamenti che possano compromettere il lavoro collettivo: “Se uno la sera prima ha bevuto un bicchiere in più, anche a me è capitato qualche volta da giocatore, è sufficiente che me lo dica. Si allenerà un’altra volta”.

L’obiettivo è evitare che la mancanza di concentrazione di pochi elementi condizioni l’intero gruppo. “Bastano 2-3 elementi che non hanno la concentrazione giusta per rovinare una seduta”, sottolinea Gattuso, ribadendo che sulla puntualità non sono ammesse deroghe. A conferma della propria disponibilità al dialogo, aggiunge: “A me piace ascoltare i giocatori, li lascio fare anche su aspetti che per me da giocatore erano sacri, ma poi non voglio sentire storie su queste poche cose”.

Nel racconto del tecnico trova spazio anche un episodio personale: qualche settimana fa, arrivato a Formello e trovato il cancello bloccato, ha deciso di scavalcarlo per non arrivare in ritardo. Un aneddoto che accompagna il messaggio rivolto alla squadra: il confronto è possibile, ma disciplina e impegno restano condizioni imprescindibili.

Quanto agli infortunati, oltre al recupero di Cancellieri, restano indisponibili Marusic, Rovella e Gudmundsson. Per i primi due il rientro è previsto nel giro di quattro o cinque giorni, mentre per Gudmundsson la speranza è di riaverlo a disposizione per la partita di Napoli, l’ultimo impegno prima della sosta.

La Lazio si prepara così ad affrontare il Parma con l’obiettivo di conservare il primato e confermare la continuità mostrata nelle ultime uscite. Per Gattuso, la condizione per riuscirci è chiara: mantenere intensità, concentrazione e disciplina senza lasciarsi condizionare dai risultati già ottenuti.

Audivisivo, Straffi: Rainbow guarda ai media, USA strategici

Roma, 23 ott. (askanews) – Iginio Straffi, dal MIA Market di Roma, fa il punto della situazione sulle strategie di Rainbow, da lui fondata in Italia nel 1995 come studio di animazione con una forte vocazione internazionale, affermandosi nel tempo come una realtà di riferimento nella creazione di proprietà intellettuali capaci di raggiungere pubblici in tutto il mondo.

In oltre trent’anni di storia, il Gruppo ha attraversato una profonda evoluzione, trasformandosi da una realtà focalizzata sulla creazione e produzione di contenuti originali a una vera e propria media company.

Oggi Rainbow opera nell’animazione e nel live action, continuando a investire nella creazione di nuove IP, ma anche nell’acquisizione di proprietà intellettuali esistenti, per valorizzarle, reinterpretarle e svilupparne il potenziale attraverso nuovi contenuti, linguaggi e formati. Una strategia di crescita che guarda anche a possibili nuove acquisizioni.

Questa evoluzione si traduce anche in un presidio sempre più ampio della filiera dei media, che dalla creazione e distribuzione dei contenuti si estende allo sviluppo di canali digitali e nuove modalità di fruizione, attraverso piattaforme come YouTube, canali FAST e Connected TV, con l’obiettivo di costruire una relazione sempre più diretta con il pubblico.

In questa direzione si inserisce anche il recente ingresso nel mercato globale dell’advertising, con una nuova business unit dedicata alla valorizzazione pubblicitaria dell’inventory Rainbow e di quella di publisher, creator e content owner indipendenti. L’obiettivo è aggregare contenuti e audience in un’offerta premium e brand-safe, rivolta a brand e centri media internazionali, ampliando ulteriormente il modello di business del Gruppo.

La dimensione internazionale è da sempre parte del DNA di Rainbow. Fin dalle origini, il Gruppo ha concepito storie e personaggi capaci di superare i confini geografici e culturali. In questo percorso, gli Stati Uniti rappresentano un mercato strategico, sia per la diffusione delle IP sia per le opportunità di sviluppo, distribuzione e collaborazione con l’industria globale dell’entertainment.

Lega al redde rationem: da domani il congresso, "poi basta polemiche"

Milano, 23 ott. (askanews) – Tra le polemiche sulle telefonate, i sospetti di schede fotografate nelle cabine e la prospettiva di un ricorso per le firme in eccesso raccolte a sostegno del segretario, la Lega arriva al Congresso straordinario in un clima da redde rationem. Con Matteo Salvini che avverte: “Una volta che il congresso decide, quella è la strada. Basta polemiche pubbliche”. Ovviamente con la certezza di essere confermato alla guida del movimento. Anche se lo sfidante Massimo Garavaglia è fiducioso per una buona percentuale.

Di sicuro, l’aria resta molto tesa, anche a livello di rapporti umani. Garavaglia si è lamentato di non aver ricevuto risposta alle sue telefonate, Salvini ribatte “stupito: ci siamo parlati martedì per più di un quarto d’ora”. Ma soprattutto, aleggia un clima di sospetto: dopo le denunce di pressioni per ostacolare la raccolta firme di Garavaglia, ora dai nordisti si paventa il rischio che ad alcuni delegati si possa chiedere la “prova” del voto a favore di Salvini, con la scheda da fotografare nella cabina. Ecco allora che lo stesso Garavaglia chiede “trasparenza nel voto” perchè “è interesse di tutti evitare dubbi o polemiche”. Dunque voto segreto, ma “le cabine saranno aperte così da non avere dei retroscena imbarazzanti”. Una prospettiva che i salviniani accolgono con fastidio: “Va bene, faremo le cabine aperte ma stanno montando un clima inesistente: tensioni, minacce, telefonate negate… Ma quando mai, ed è sconfortante che facciano polemiche di questo livello: tirano in ballo addirittura l’esposto di Pini sul 2 per mille per la Lega Nord…”. Anche l’ipotesi di pressioni viene smentita così: le nomine nelle partecipate e negli enti “le fanno i presidenti di regione e il Mef: i nominati sono 3000, i parlamentari sono 20…”. Insomma, “alla fine ci conteremo, ma se manca la fiducia e avveleni tutti i pozzi diventa difficile ragionare sui temi. Nessuno vuole sbattere fuori nessuno, ma alla fine si fissa la linea e tutti la devono seguire, soprattutto alla vigilia di una campagna elettorale”, dicono i salviniani.

In questo clima, i ‘nordisti’ vedono però la possibilità di qualche “sorpresa” nel segreto dell’urna: “C’è scompiglio, c’è agitazione”, dicono dalla Lombardia. E non solo al Nord “ma anche da Roma, a partire dai parlamentari che sanno che non saranno rieletti. Gli eletti saranno sicuramente di meno, e Salvini può garantire il suo giro, ma c’è una platea di potenziali scontenti”. Percentuali non ne fanno, ma a quello ci pensa qualche salviniano che si lancia in un pronostico generoso: “Possono fare anche il 30%, io scommetterei sul 25%”. Il punto è cosa ne sarà, di questa percentuale. Perchè Salvini da giorni ripete che la Lega “non ha mai avuto correnti e mai ne avrà”. Tradotto, spiegano i suoi, “nessuna ‘quota’ per le candidature o negli organismi”. I nordisti invece rivendicano che “non si potrà ignorare il punto politico” di una ‘minoranza’ con una consistenza rilevante.

Ma sul quell’aspetto, i fedelissimi del segretario sono tetragoni: “Matteo terrà insieme tutte le sensibilità in Lega, ma come già fa del resto. Ma soprattutto non capiamo cosa chiedano: Zes e Autonomia le stiamo ottenendo, in che cosa non sarebbero state ascoltate le istanze del Nord?”. E allora, accusano, “il punto sono le poltrone ma nella Lega non ci sono mai state le correnti e Matteo continuerà a scegliere i migliori. Del resto è contestato da 3 presidenti di Regione e un capogruppo al Senato: servono le quote quando il principale contestatore è il capogruppo dei senatori? Matteo continuerà a fare così”.

Professionisti, welfare e crescita

Roma, 23 ott. (askanews) – I liberi professionisti continuano a essere una risorsa strategica per il Paese: mettono in campo competenze, generano innovazione, offrono servizi e contribuiscono alla crescita economica e sociale”. Marco Natali, presidente di Confprofessioni, ha aperto così a Roma il congresso nazionale “Professionisti. Sessant’anni di visione 1966-2026”, trasformando l’anniversario della Confederazione in un confronto sulle condizioni necessarie per rafforzare il lavoro autonomo e il suo contributo allo sviluppo. Disuguaglianze, inverno demografico e transizione energetica sono stati i tre assi dei lavori, introdotti da un videomessaggio del presidente del Senato Ignazio La Russa. Nel corso della prima sessione è stata inaugurata anche la mostra “Le donne della Repubblica”, realizzata con l’agenzia ANSA e dedicata al contributo femminile alle trasformazioni del lavoro e della società. Per Natali, le distanze tra generi, generazioni e territori richiedono una risposta che unisca crescita e protezione sociale. “Non si tratta soltanto di redistribuire la ricchezza, ma anche di far tornare a crescere la torta”, ha osservato, richiamando un reddito delle famiglie ancora al 90% rispetto al 2006. La proposta è costruire un welfare preventivo, capace di intercettare le fragilità prima che compromettano la continuità professionale. Una prospettiva confluita nel Manifesto di Confprofessioni, rivolto a oltre un milione e mezzo di professionisti. “È un impegno programmatico per avanzare proposte e misurarne i progressi”, ha spiegato il presidente, aprendo il confronto con i leader politici. Elly Schlein, segretaria del PD, ha indicato la necessità di “un welfare che segua la persona e non il tipo di contratto, garantendo risposte su malattia, previdenza e genitorialità”. L’obiettivo è evitare che le donne siano costrette a scegliere tra carriera e famiglia, rendendo le tutele compatibili con le caratteristiche del lavoro autonomo. “L’equo compenso non deve essere un punto di arrivo, ma di partenza”, ha aggiunto Schlein, proponendo di ampliare la platea, assicurarne l’applicazione alla Pubblica amministrazione e rimuovere le sanzioni che colpiscono la parte contrattuale debole. Sull’intelligenza artificiale ha richiamato la supervisione umana, mentre per contenere le bollette ha indicato meno burocrazia sulle rinnovabili e la separazione del prezzo dell’energia pulita da quello del gas. Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, ha respinto una lettura corporativa della categoria, definendo i professionisti una componente strategica del Paese, al pari della manifattura e della logistica, e un’infrastruttura intellettuale e operativa al servizio dell’economia. La sua proposta punta sulla sussidiarietà: affidare funzioni di interesse generale laddove le competenze professionali possano offrire risposte più efficaci e ridurre i vincoli che ostacolano le aggregazioni degli studi. Sul welfare, Lupi ha sollecitato di “colmare le disparità con il lavoro dipendente”, investendo nella conciliazione tra attività professionale e vita familiare. Giuseppe Conte, presidente del M5S, ha sostenuto gli incentivi alla digitalizzazione e la rimozione del doppio contributo integrativo nelle aggregazioni. “Serve una semplificazione per i piccoli studi e i giovani, e un nuovo modello di welfare che introduca più protezione in caso di malattia e maternità”, ha affermato. Conte ha proposto un fondo sovrano di sviluppo per gli investimenti strategici e il ripristino dei crediti d’imposta Transizione 4.0. Sul fronte energetico ha indicato comunità energetiche, contratti a prezzo fisso, accumuli e reti intelligenti. Per l’accesso alle professioni, il richiamo è alla riattivazione dell’ascensore sociale, affinché siano merito e competenza a determinare le opportunità. Il ricambio generazionale è stato al centro anche dell’intervento in videocollegamento della ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone, nel panel con Sara Cirone, Simone Gamberini, Valeria Marzullo e Paola Aversa. “Oggi gli under 35 rappresentano appena il 17% del totale”, ha sottolineato, richiamando inoltre il valore dell’equo compenso per la dignità del lavoro e la qualità delle prestazioni. Marzullo ha collegato la parità professionale a una diversa distribuzione della cura familiare, ancora prevalentemente sostenuta dalle donne. Il confronto demografico, con il presidente Istat Francesco Maria Chelli, i demografi Alessandra Minello e Alessandro Rosina e la ricercatrice Ludovica Zichichi, ha approfondito le conseguenze dell’invecchiamento sui servizi e sull’organizzazione del lavoro. “Servono studi più strutturati, un rafforzamento dei congedi per chi lavora in proprio e più professionisti della cura”, ha affermato Zichichi. Natali ha ricordato le tutele della bilateralità con Cadiprof ed Ebipro, chiedendo politiche del tempo e servizi domiciliari estesi al lavoro autonomo. Di energia e costi delle scelte rinviate hanno discusso Nicola Armaroli, Paola Batistoni, Angela Bracco, Laura Ciccozzi e Cornelius Matthes. Per Ciccozzi, la leva fiscale nell’edilizia può sostenere crescita e sostenibilità, purché inserita in una strategia di lungo periodo. A collegare questi temi è anche la struttura economica degli studi. Roger Abravanel, direttore emerito di McKinsey, ha ricondotto nanismo e basse retribuzioni alla frammentazione del mercato, anziché alla qualità dei professionisti. Domanda a basso valore aggiunto, scarsità di grandi committenti, burocrazia e lentezza della giustizia ne limitano la crescita. Aggregazioni, collaborazione e servizi più complessi diventano quindi strumenti per valorizzare le competenze e rafforzare la competitività dell’intero sistema produttivo.

Università, a Lanciano il Premio ‘NonCiFermaNessuno’

Roma, 23 ott. (askanews) – Ventidue università, ventidue studenti, ventidue storie. Non una classifica, ma un mosaico dell’Italia universitaria che spesso resta fuori dalle classifiche. La sesta edizione del Premio NonCiFermaNessuno, ideato da Luca Abete nel 2021 come evoluzione della campagna sociale che da dodici anni attraversa gli Atenei italiani, amplia quest’anno il proprio raggio: alle otto università coinvolte direttamente nel tour si sono aggiunti altri quattordici Atenei, portando a 22 le comunità accademiche chiamate a individuare e valorizzare altrettante storie nate al proprio interno. La cerimonia conclusiva si è tenuto il 22 ottobre a Lanciano come evento speciale di Didacta.

“Nelle università misuriamo tutto: voti, crediti, tempi, risultati. E rischiamo di non misurare mai quello che forse conta di più: ciò che una persona diventa mentre prova a raggiungerli – afferma Luca Abete -. Questo Premio nasce proprio per ribaltare la prospettiva. Non cerchiamo il migliore, il primo della classe o una biografia perfetta. Cerchiamo storie vere che possano essere utili ad altri”.

Negli anni il Premio ha acceso i riflettori su esperienze profondamente diverse: studenti che hanno vissuto la vita universitaria affrontando disabilità, malattie croniche invisibili, solitudine, migrazioni, guerre, incidenti e bruschi cambiamenti di vita. Alcuni dei ragazzi coinvolti sono attualmente impegnati all’estero in un’esperienza Erasmus. Storie come quella di Angela Sammarro, studentessa cieca dalla nascita dell’Università della Calabria, che tra studi, pianoforte e impegno politico sogna di diventare giornalista per dare voce a chi non ne ha; Mauro Glorioso, palermitano, a 23 anni è rimasto tetraplegico dopo essere stato colpito da una bicicletta elettrica lanciata dai Murazzi del Po, a Torino. È tornato sui libri e il 6 novembre 2025 si è laureato in Medicina e Chirurgia: nel 2026 il Presidente Mattarella lo ha nominato Cavaliere della Repubblica “per non essersi arreso alle avversità della vita”.

Esperienze differenti che compongono la stessa fotografia: dietro ogni matricola esiste una vita che nessun libretto universitario riesce a raccontare. “Per anni abbiamo celebrato soprattutto i risultati e nascosto le cadute. Forse abbiamo semplicemente sbagliato classifica – prosegue Abete -. Non cerchiamo biografie perfette e nemmeno ragazzi da trasformare in eroi. Cerchiamo storie vere, riconoscibili, utili. Perché una storia vince davvero quando smette di appartenere soltanto a chi l’ha vissuta e comincia a servire a chi la incontra. Questo muove l’azione della campagna sociale e trova uno sviluppo ineguagliabile nel Premio”.

L’appuntamento di Lanciano ha registrato un particolare interesse anche tra gli studenti più giovani, con scuole che hanno chiesto di poter assistere alla cerimonia. Un elemento che rafforza il significato della scelta di Didacta: portare storie nate nelle università davanti a chi sta ancora costruendo il proprio percorso formativo, trasformando il Premio in un vero passaggio di esperienze tra generazioni.

Il Premio #NonCiFermaNessuno è stato realizzato con il patrocinio della CRUI – Conferenza dei Rettori delle Università Italiane e, per l’evento nazionale, in collaborazione con Agenzia Nazionale Erasmus+ INDIRE. “Questo Premio – conclude Abete – non nasce per celebrare vite perfette. Nasce per ricordarci che una caduta, una fragilità o una deviazione non rendono una storia meno preziosa. A volte sono proprio le crepe a far passare uno spiraglio di luce nel buio e quindi il messaggio più utile e importante

Il Movimento 17 ottobre cambia strategia e cancella le piazze programmate: protesta "fluida"

Roma, 23 ott. (askanews) – Con un post sui propri social il Movimento 17 ottobre (M1710) annuncia un cambio di strategia per le manifestazioni in programma domani: “Le piazze annunciate per sabato sono annullate” e solo all’ultimo, per le 15,30, sarà comunicata a tutti i partecipanti “la piazza finale” sede delle proteste.

L’intento è prendere di sopresa il piano sicurezza già predisposto in particolare per gli eventi in programma a Milano e Bologna, e rispondere così alle misure messe in campo dal governo dopo gli ultimi scontri nel capoluogo lombardo, per per il M1710 sono “un pugno autoritario contro chi dissente, di una durezza che non si vedeva dall’epoca del fascismo”.

“Un movimento che ha scelto di essere fluido lo è anche nelle piazze: ricordate ‘be water'”, spiega il collettivo sui social: “Non ci hanno fermato con le leggi. Non ci fermeranno con i blindati. Sabato. Quando lo diremo noi. Dove lo diremo noi. Non ci rappresenta nessuno. Ci organizziamo”.

Ucraina, la Casa Bianca: grazie a Melania Trump dal 29 ottobre tregua ad Oleshky

Roma, 23 ott. (askanews) – Dopo il pressing di Papa Leone XIV su Russia e Ucraina, la Casa Bianca ha annunciato che Mosca e Kiev hanno accordato un cessate il fuoco limitato alla città ucraina di Oleshky a partire dal 29 ottobre prossismo. Il governo Usa attribuisce il merito alla first lady Melania Trump. In una nota, la moglie del presidente Usa ha detto: “La situazione a Oleshky è tragica. Oleshky è una città di guerra in prima linea sull’orlo del disastro. La popolazione rimasta di Oleshky è composta principalmente da anziani che hanno urgente bisogno di cure mediche, medicine, cibo e acqua potabile. La gente di Oleshky ha elettricità limitata, vive tra strade minate e subisce attacchi militari regolari. Era chiaro che senza il mio intervento, sarebbe stato impossibile portare aiuti umanitari in città e evacuare gli anziani”. La first lady Usa ha spiegato che “leader civili, non militari, di entrambi i paesi lavoreranno insieme per visitare i residenti di Oleshky nelle loro case e determinare il livello di assistenza di cui hanno bisogno. I residenti che vogliono evacuare riceveranno supporto e trasporto coordinati verso la destinazione che preferiscono”. E aggiunge di avere garantito la presenza di un gruppo media “imparziale” per documentare il tutto.

“Non oggi”, Castellitto tra i ricordi per immaginare un nuovo futuro

Roma, 23 ott. (askanews) – E’ stato presentato alla Festa del Cinema di Roma “Non Oggi”, il cortometraggio diretto e interpretato da Sergio Castellitto e prodotto da DUDE in collaborazione con Philip Morris Italia. In “Non oggi” il protagonista viene accompagnato dalla nipote nel “Museo dei ricordi smarriti”, un luogo che espone oggetti quotidiani del passato ormai obsoleti, che gli scatenano tanti ricordi: un biglietto del cinema, una vecchia bicicletta, uno smartphone, un computer e una sigaretta, indicata come un oggetto ormai in disuso dal 2035.

Attraverso il linguaggio del cinema il corto offre infatti un punto di vista, per aprire un dibattito sulla possibilità concreta di superare le sigarette tradizionali entro il 2035. Pasquale Frega, Presidente e AD di Philip Morris Italia, ha spiegato: “L’Italia ha iniziato questo percorso in maniera brillante al punto che noi pensiamo che nel 2035 si possa arrivare ad eliminare le sigarette dall’Italia, come primo grande Paese al mondo. Per raggiungere questo obiettivo non è sufficiente solo il nostro impegno ma necessario l’impegno di tutti, di tanti. E’ necessario che la politica, la scienza, l’educazione, vari settori della società, capiscano quale è l’importanza di evitare un fenomeno che è sicuramente negativo. Non possiamo farlo da soli”.

Nei mesi scorsi “Believe. Further”, il progetto nato dalla collaborazione tra Philip Morris International e Andrea Bocelli ha affidato alla musica questo invito al cambiamento, ora “Non Oggi” lo porta al cinema, attraverso lo sguardo di Sergio Castellitto. “Mi è piaciuta la libertà che ci è stata concessa e la possibilità di raccontare un apparente passato, composto da ricordi che sembrano dimenticati, che sembrano come si dice smarriti o sopiti e che invece in realtà sono il cemento sul quale costruisci il futuro”.

Ricerca Roma Tre: l’art therapy genera valore oltre chi la vive

Roma, 23 ott. (askanews) – Il valore generato dall’arte può andare oltre chi partecipa direttamente a un’esperienza artistica e raggiungere anche le persone che vi entrano in contatto? È la domanda da cui nasce una ricerca dell’Università degli Studi Roma Tre su 1.932 partecipanti, realizzata nell’ambito del progetto Cultura accessibile, benessere possibile, in collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (GNAMC).

La ricerca prende avvio dalle testimonianze raccolte durante i laboratori artistici inclusivi realizzati presso la GNAMC nell’ambito della collaborazione tra GNAMC e ASL Roma 2. Dalle parole di chi ha partecipato, accompagnato e facilitato queste esperienze emerge un percorso che parte dai vissuti individuali e, attraverso l’arte, l’ascolto, la relazione e la condivisione, conduce alla trasformazione e alla restituzione: il valore prodotto dall’esperienza viene condiviso e rimesso in circolo, raggiungendo anche chi non ne è il destinatario diretto. A partire da questa evidenza, le ricercatrici hanno voluto verificare su un campione più ampio se il rapporto con la fragilità psicologica e la familiarità con pratiche di art therapy fossero associati ad atteggiamenti più inclusivi, maggiore empatia e benessere. Lo studio ha coinvolto 1.932 persone attraverso un questionario dedicato a queste dimensioni.

Un primo risultato riguarda il rapporto con la fragilità psicologica. Quasi una persona su due (49,7%) dichiara di avere amici o familiari che vivono una condizione di fragilità psicologica. Chi ha questa esperienza diretta mostra una maggiore apertura alla relazione: su una scala da 1 a 7, il livello medio di inclusione è 5,25, contro 4,81 di chi non ha esperienza diretta. Anche l’evitamento è significativamente inferiore: 1,85 contro 2,26. In altre parole, conoscere da vicino la fragilità si associa a una maggiore disponibilità all’incontro e a una minore distanza sociale.

Il secondo risultato riguarda l’art therapy. La conoscenza di questi programmi è ancora molto bassa – 2,22 su 7 nel campione – ma le persone che dichiarano una maggiore familiarità con queste pratiche presentano anche livelli più elevati di empatia e benessere percepito. Le analisi mostrano inoltre che l’empatia rappresenta uno dei meccanismi attraverso cui la familiarità con l’art therapy si associa al benessere.

La ricerca individua infine tre diversi profili. Il 37% del campione è composto da persone “empatiche e aperte”, con elevata empatia e disponibilità alla relazione pur conoscendo poco l’art therapy. Il 36% è costituito dai “distaccati”, che presentano i livelli più bassi di empatia, apertura e benessere. Il restante 27% è formato dai “coinvolti”, caratterizzati da elevata empatia, forte familiarità con l’art therapy e dal livello di benessere più alto rilevato nella ricerca: 4,83 su 7, rispetto al 3,03 dei “distaccati”.

I risultati indicano dunque una direzione precisa: il valore delle pratiche artistiche inclusive può non fermarsi a chi ne beneficia direttamente. Arte, relazione ed empatia possono contribuire a mettere in circolo valore anche nella rete di persone che entra in contatto con queste esperienze. Pur non consentendo di stabilire relazioni causali definitive, lo studio apre così una prospettiva sul ruolo che musei e istituzioni culturali possono svolgere nella promozione del benessere, dell’inclusione e della coesione sociale.

La ricerca è parte del volume “CU(LTU)RA. Quando la cultura diventa benessere”, curato dalle stesse prof. sse Donato e Addis, presentato oggi durante un evento nell’UniStore di Roma Tre, durante il quale sono state esposte in mostra alcune delle opere realizzate nei laboratori d’arte della GNAMC. Il progetto è finanziato dal Bando di Ateneo Roma Tre 2025.

“I dati confermano quanto avevamo osservato nelle testimonianze raccolte durante il progetto – dichiarano le prof. sse Carmela Donato e Michela Addis del Dipartimento di Economia dell’Università Roma Tre – il valore generato dall’arte non si esaurisce nell’esperienza individuale, ma si diffonde verso chi accompagna, osserva o entra anche solo indirettamente in contatto con questi percorsi. È una prospettiva importante, perché invita a considerare il valore dell’arte non soltanto per il singolo individuo, ma anche per le relazioni e le comunità”.

“La cultura diventa un bene pubblico quando è accessibile, genera relazioni e aiuta le persone a sentirsi parte di una comunità. Progetti come Cultura accessibile, benessere possibile mostrano come l’arte e i luoghi della cultura possano diventare strumenti concreti di inclusione, partecipazione e benessere. È una prospettiva pienamente coerente con la missione di Roma Tre: un’Università aperta, radicata nella città e capace di costruire ponti tra conoscenza, territorio e bisogni sociali. Il nostro impegno è fare in modo che accessibilità, partecipazione e cura siano sempre più parte delle pratiche quotidiane dell’Ateneo e del suo rapporto con la comunità”, dichiara Massimiliano Fiorucci, Rettore dell’Università Roma Tre.

“Per la ASL Roma 2 l’arte non è un complemento della cura, ma parte integrante del lavoro terapeutico – dichiara il Direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Roma 2, Massimo Cozza -. Da anni la utilizziamo sia nei percorsi sul territorio sia come strumento di comunicazione contro lo stigma: dal mosaico realizzato per Ro.Mens alla stazione di Torre Maura a quello che accoglie i visitatori all’Assessorato alle Politiche Sociali di Roma Capitale, dal murale dedicato a Basaglia nella struttura che porta il suo nome ai concorsi Music@mens e Fotograf@mens, fino al mosaico donato a Papa Francesco. Alla GNAMC, ragazze e ragazzi seguiti dal Dipartimento di Salute Mentale hanno realizzato con l’artista Lady Be un ritratto del Presidente Mattarella assemblando materiali di scarto e inquinanti. Non si tratta di attività accessorie o genericamente “olistiche”, ma di interventi con una precisa valenza clinica: creare insieme significa ricostruire relazioni, competenze e identità. E, come questa ricerca conferma, il valore che nasce in un laboratorio non resta lì: raggiunge le famiglie, gli operatori, la città”.

Alice nella città, Premio Speciale Film Impresa a "Uno è un bastone"

Roma, 23 ott. (askanews) – “Uno è un bastone” di Giada Cicchetti e Agnese Rizzari ha vinto il Premio Speciale Film Impresa alla 24esima edizione di Alice nella Città, festival che si svolge in parallelo e in agreement con la Festa del Cinema di Roma, dedicato alle nuove generazioni, agli esordi e alla scoperta del talento e diretto da Fabia Bettini e Gianluca Giannelli. Il riconoscimento è stato assegnato ieri nel corso della cerimonia di premiazione, alla presenza di Simona Anelli, General Manager di Premio Film Impresa, presieduto da Giampaolo Letta e diretto da Mario Sesti.

Il cortometraggio è stato premiato “per l’uso innovativo di materiali d’archivio, found footage, animazione e suono che danno vita ad un appassionante reportage retrospettivo in sorprendente equilibrio tra documentario, resoconto biografico e fantasia tanto fiabesca quanto dolorosa”.

Al centro del film, una filastrocca per imparare a scrivere i numeri in arabo diventa il punto di partenza per esplorare l’archivio di Monica Maurer, regista che ha documentato la rivoluzione palestinese tra il 1977 e il 1988. Attraverso l’incontro con Rima, una donna palestinese custode della memoria della propria storia, le due registe costruiscono un racconto che intreccia testimonianze, immagini d’archivio e animazione, interrogandosi sul rapporto tra passato e presente e sul significato stesso del guardare.

“Il Premio Film Impresa continua a rafforzare il proprio dialogo con il mondo del cinema e con le nuove generazioni di autori”, ha dichiarato Giampaolo Letta, presidente di Premio Film Impresa. “La collaborazione con Alice nella Città rappresenta un’importante occasione per valorizzare il talento emergente e sostenere una creatività capace di confrontarsi con i grandi temi della contemporaneità”.

“Uno è un bastone dimostra come il cinema possa dare nuova vita alle immagini del passato attraverso un linguaggio originale e sorprendente”, ha sottolineato Mario Sesti, direttore artistico di Premio Film Impresa. “L’uso dell’archivio, dell’animazione e del suono costruisce un racconto in cui memoria e immaginazione si incontrano, restituendo allo spettatore uno sguardo nuovo sulla storia e sul presente”.

“Con questo riconoscimento vogliamo continuare a sostenere le giovani registe e dare visibilità a nuove forme di racconto cinematografico”, ha aggiunto Simona Anelli, General Manager di Premio Film Impresa. “La collaborazione con Alice nella Città ci permette di incontrare nuovi talenti e valorizzare opere che sperimentano linguaggi e punti di vista diversi, contribuendo ad ampliare gli orizzonti del Premio”.

Il riconoscimento si inserisce nella collaborazione tra Premio Film Impresa, il progetto ideato e organizzato da Unindustria con il supporto di Confindustria, e Alice nella Città, avviata nel 2025 con l’obiettivo di sostenere il talento delle giovani registe e valorizzare nuovi linguaggi cinematografici. Con il Premio Speciale ad Alice nella Città, Premio Film Impresa prosegue il proprio impegno nella promozione delle nuove generazioni di autrici e nel dialogo tra cinema, creatività e mondo dell’impresa.

Sparatoria in una chiesa in Giordania: numerosi morti e feriti

Roma, 23 ott. (askanews) – Almeno sette persone sono morte e 10 sono rimaste ferite in una sparatoria avvenuta oggi in una chiesa nella città di Al Karak, in Giordania. Lo ha riferito il canale televisivo statale Al Mamlaka.

“Almeno sette persone sono morte a seguito della sparatoria avvenuta nella chiesa di Hamoud ad Al Karak. Circa dieci persone sono rimaste ferite, alcune delle quali in condizioni critiche”, ha riferito l’emittente.

(foto da screenshot al Mamlaka)

Pirelli, Tronchetti: mai un Calendario con l’IA, rimanga l’occhio dell’uomo

Nuova Delhi, 23 ott. (askanews) – “Lascerò scritto che sarà proibito fare il calendario con l’intelligenza artificiale, deve rimanere l’occhio dell’uomo”. Così Marco Tronchetti Provera, presidente esecutivo del gruppo Pirelli, nel corso della presentazione di The Cal 2027, svelato oggi a Nuova Delhi.

“Io sono un utente addicted all’intelligenza artificiale sia negli sviluppi delle sue applicazioni in azienda sia per uso personale, ma sono molto attratto dall’analogico, vorrei tornare all’analogico in tantissime cose – ha detto Tronchetti -. Vorrei poter staccare quella spina ed essere certo che nulla transita intorno a me che non sia quello che vedo, che tocco e che costruisco. Ci troviamo a vivere in tempi in cui pensare al calendario con l’intelligenza artificiale mi rattrista”.

“Mi diverte fare delle immagini coi miei amici vestiti in modi strani o coi miei figli, giocarci con l’intelligenza artificiale, ma non mi piacerebbe proprio togliere quello sguardo che l’intelligenza artificiale per quanto perfetta, fantastica, non avrà mai, quel grado di sofisticazione legato all’esperienza di chi per 30 anni, 40, 50 anni ha cercato di cogliere l’istante. Quello non ce l’avrà mai, quello è un insieme di emozioni che riguardano come è fatto ognuno di noi, l’esperienza che ognuno di noi ha e bisogna tenerla viva”. “Lascerò scritto – ha concluso – che sarà proibito fare il calendario con l’intelligenza artificiale, deve rimanere l’occhio dell’uomo”.

Pirelli, Tronchetti: India forza tranquilla che si muove guardando al futuro

Nuova Delhi, 23 ott. (askanews) – L’India “ci permette di avere lo sguardo su un futuro che ancora è da esplorare, un futuro che ancora guarda la crescita come priorità, dove ci sono sì tensioni, ma c’è una grande voglia di futuro e una grossa spinta verso il futuro”. Lo ha sottolineato Marco Tronchetti Provera, presidente esecutivo di Pirelli, presentando a Nuova Delhi il nuovo Calendario 2027 che vede l’India protagonista.

“In un mondo dove noi non abbiamo più chiari i parametri di quello che succede, in un mondo dove l’Occidente è diviso e quello che sta avvenendo a Est, come pure al sud dell’Europa, ci inquieta, ci lascia incerti e non capiamo davvero quali siano le prospettive – ha spiegato -, l’India rappresenta una forza tranquilla che si muove guardando al futuro, che ha una crescita straordinaria, che ha delle sue regole, complesse, piene di sfumature”.

“E’ un calendario che è un segno dei tempi visto dall’artista, in questo caso dagli artisti, e l’India ha un significato particolare – ha proseguito Tronchetti – perché nella sua lunghissima storia si ritrova oggi al centro di dinamiche geopolitiche che sono in continua evoluzione e dove gioca un ruolo politico, un ruolo economico; la sua posizione geografica la pone a spettatore e attore di quanto nel mondo si sta evolvendo, verso una direzione che nessuno di noi è in grado di definire e comprendere oggi”.

Opera in Roma, il 30 ottobre il Requiem in Re Minore di Mozart

Roma, 23 ott. (askanews) – Opera in Roma, venerdì 30 ottobre, nella Chiesa di San Paolo entro le Mura a Roma, presenta il Requiem in Re Minore K626 di Wolfgang Amadeus Mozart, con l’Orchestra Sinfonica Città di Roma, direttore Samuele Travaglini e il Coro Accademia Vocale Romana, maestro del coro, Lorenzo Macri. Solisti: Luisa Ciciriello, soprano, Beatrice Maccaroni, mezzo soprano, Delfo Paone, tenore, Ferruccio Finetti, basso/baritono. Il concerto si aprirà con una pagina di straordinaria intensità e spiritualità: l’Ave Verum Corpus K. 618 di Wolfgang Amadeus Mozart.

Tra i capolavori più intimi ed emozionanti del classicismo viennese, questo celebre mottetto racchiude in poche battute la quintessenza del genio mozartiano, dove la limpidezza della linea melodica si fonde con un’armonia di profonda commozione. In questa suggestiva apertura, la purezza e la composta nobiltà del brano offriranno al pubblico un momento di raccoglimento e di assoluta armonia, preparando con rara luminosità l’ascolto del monumentale Requiem nella seconda parte del concerto.

La Messa da Requiem K 626 in Re minore, l’ultima opera incompiuta di Wolfgang Amadeus Mozart, rappresenta un labirinto di contraddizioni e misteri che nel corso del tempo ha diviso gli storici e i musicologi, alimentando congetture e accendendo passioni. Mozart portò a termine solo l’Introito: Requiem aeternam, e scrisse le parti principali dell’opera indicando di tanto in tanto il motivo melodico dell’accompagnamento. In questo stadio sono pervenuti Kyrie, Sequentia (con il Lacrimosa che si ferma dopo le prime otto battute) e l’Offertorium.

Dopo la morte di Mozart, la moglie Constanze delegò il completamento del Requiem a tre allievi del marito, per meglio avvicinarsi agli intenti originari dell’opera, ma solamente Franz Xaver Süssmayr continuò il lavoro, riordinando in modo omogeneo il lavoro dei collaboratori precedenti e completando i brani totalmente mancanti del manoscritto. Sin dalle prime note è presente un senso d’angoscia, è come se l’autore avesse paura della morte e del giudizio ed è come se essa fosse già presente.

Museo Nazionale Strumenti Musicali Roma, il 29 Pamela Villoresi

Roma, 23 ott. (askanews) – Giovedì 29 ottobre alle ore 20 al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma Pamela Villoresi è protagonista di Mitiche donne. Dalle donne del mito alle nostre vite, testo di Michele Di Martino, quarto appuntamento di Scenari Sonori, nell’ambito della rassegna Mondi Sonori. Diretto e interpretato da Pamela Villoresi, lo spettacolo è accompagnato dalle musiche composte ed eseguite dal vivo da Stefano Saletti a oud, bouzouki e chitarra, con Barbara Eramo alla voce.

Racconta la regista attrice: “Gli antichi avevano individuato bene il nocciolo dei nostri comportamenti umani, delle nostre problematiche. Ecco perché attraverso il mito possiamo ancora oggi riflettere sui nostri tormenti del XXI secolo. Il mito non offre risposte ma un’occasione di riflessione. Dalla tragedia dell’adolescenza di non saper coniugare l’ideale con la vita reale (Antigone) al complesso di Edipo, l’umanità non ha fatto grandi passi avanti. Ma noi quest’occasione possiamo coglierla, ricordandoci insieme, attraverso le più belle parole, le più belle poesie, i più bei testi di questi duemila anni appena trascorsi, come è meglio reagire quando la vita ci fa cadere negli intramontabili tranelli dell’esistenza”.

Come una vestale del dio Pan, una baccante, sacerdotessa del rito laico, grillo parlante, Pamela Villoresi ci condurrà attraverso questo percorso di incanto e di pensiero. Non solo con la sua storia ma anche attraverso le parole delle grandi eroine classiche e le voci di artiste di tutti i tempi, come Alda Merini, Bilitis, Marina Cvetaeva, Bebetta Campeti, Luisa Futoransky, Szymborska, Madre Teresa di Calcutta e ancora, e ancora, dei canti. Il testo di Di Martino è arricchito dalle musiche originali scritte da Stefano Saletti, in scena con i suoi strumenti a corda della tradizione mediterranea (oud, bouzouki, chitarra acustica), ed eseguite dal vivo con Barbara Eramo alla voce.

Due giorni dopo, sabato 31 ottobre alle ore 17.30, prende il via anche la sezione Atlanti Sonori con Mauro Palmas e Giacomo Vardeu in Sighida: Il liuto cantabile, l’organetto e la Sardegna. Un dialogo intenso, un racconto in musica tra le corde di Mauro Palmas e i mantici di Giacomo Vardeu che attraversa la tradizione sarda proiettandola verso il futuro. Il titolo, che in sardo significa “continuità” o “seguito”, racchiude il senso profondo di questo incontro: una tradizione viva, in movimento, capace di rinnovarsi senza perdere la propria identità e restando profondamente legata al territorio.

Mondi Sonori, in programma al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma dal 12 settembre al 19 dicembre 2026, nasce nell’ambito delle attività di valorizzazione promosse dall’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, diretto da Luca Mercuri. Ideata dalla direttrice del Museo Sonia Martone, con la supervisione artistica di Stefano Saletti, la seconda edizione si articola in Scenari Sonori e Atlanti Sonori – Musica e Parole dalla tradizione al contemporaneo e ospita inoltre la XIII edizione del Festival Popolare Italiano. Un programma di concerti, incontri e spettacoli che mette in dialogo il patrimonio del Museo con musica dal vivo, teatro e letteratura, attraversando tradizioni, linguaggi e forme espressive contemporanee. Il costo del biglietto d’ingresso di 6 euro permette, prima della partecipazione agli spettacoli, anche la visita alle sale espositive.

Pirelli: l’India protagonista di The Cal, tra tradizione e sguardo sul futuro

Nuova Delhi, 23 ott. (askanews) – L’India, con la sua bellezza e complessità, tra tradizioni millenarie e slancio verso il futuro, è la protagonista del Calendario Pirelli 2027, svelato oggi a Nuova Delhi. The Cal – giunto alla sua 53esima edizione – per la prima volta nella sua storia riunisce tre fotografi che offrono differenti punti di vista sul Paese, in un dialogo che restituisce un racconto fatto di persone e luoghi, bellezza, memoria e contemporaneità. Allo sguardo di Sølve Sundsbø, già autore del Calendario 2026, si unisce quello di Raghu Rai, maestro della fotografia indiana scomparso lo scorso aprile, e di sua figlia Avani Rai, che ha raccolto l’eredità del padre.

Raghu Rai, storico fotoreporter dell’agenzia Magnum, ha fotografato l’India per oltre sessant’anni e per The Cal aveva scelto di accostare le immagini del proprio archivio a volti dell’India contemporanea. La figlia Avani ha proseguito il lavoro seguendo un approccio personale: ha ripreso sue fotografie d’archivio portandole fuori dallo studio e ricollocandole nelle strade di Delhi e Mumbai, insieme alle persone che oggi abitano quei luoghi. “Mio padre apparteneva alla strada. Per questo ho preso l’idea alla quale stava lavorando e l’ho riportata nelle strade, tra le persone che aveva fotografato per tutta la vita”, ha raccontato Avani. “Mi metto un passo indietro, in senso spirituale e letterale, mi metto dietro di lui”.

“E’ un grande onore essere stato invitato nuovamente a contribuire al Calendario Pirelli”, ha commentato Sundsbø. “Non me la sentivo di provare a rappresentare l’India in tutta la sua complessità, io non avevo il diritto di farlo. Ho lasciato a Raghu e Avani Rai il compito di cogliere l’essenza più profonda del Paese. Io ho scelto invece di concentrarmi sui ritratti di straordinarie donne indiane, giocando con le texture degli abiti, sui colori e sui contrasti”. A essere immortalate, tra il Forte Jaigarh e Ajabgarh a Jaipur, nello stato del Rajasthan, sono: le attrici Aditi Rao Hydari e Avantika Vandanapu; l’attrice e produttrice Freida Pinto; la musicista e compositrice Anoushka Shankar; la poetessa e performer Rupi Kaur; le modelle Lakshmi Menon e Bhavitha Mandava; l’autrice, produttrice, conduttrice televisiva e imprenditrice Padma Lakshmi. Oltre alla stessa Avana Rai che, invece, ha immortalato le strade della Vecchia Delhi, dove le tradizioni continuano a vivere come nel mercato dei fiori, tra i vicoli affollati, la scuola, e il volto più contemporaneo di Mumbai.

Uno sguardo e una scommessa sul futuro anche per la stessa Pirelli, che ieri ha siglato un accordo industriale con il gruppo indiano BKT, rafforzando così il proprio business nel Paese asiatico. “L’India – ha commentato il presidente esecutivo di Pirelli, Marco Tronchetti Provera – si muove guardando al futuro, ha una crescita straordinaria, che ha delle sue regole, complesse, piene di sfumature, ma ci permette di avere lo sguardo su un futuro che ancora è da esplorare, dove ci sono sì tensioni, ma – ha concluso – c’è una gran voglia di futuro, una grossa spinta verso il futuro”.

La filiera bosco-legno-energia guarda al futuro

Roma, 23 ott. (askanews) – In un quadro storico Europeo dove la carenza di risorse energetiche pulite e rinnovabili sono tra le maggiori criticità, AIEL prova ad inserirsi e fornire una soluzione. Si è tenuto presso l’Aula degli Atti Parlamentari l’incontro “Legno Energia Italia – Foreste gestite, energia rinnovabile, futuro delle comunità”. Al centro, le prospettive e le opportunità dell’industria bosco-legno-energia, spesso troppo sottovalutate e non adeguatamente sfruttate.

Le parole del Presidente AIEL, Marco Bussone: “Partire dal bosco è una necessità per un paese che ha 11 milioni di ettari di foreste, in aumento, che possono produrre nuova energia pulita garantendo il Made in Italy a filiere economiche ed imprese. Al contempo, si dà anche la possibilità alle imprese di crescere, esportare prodotti nel mondo e impianti. AIEL è l’unica associazione di filiera che quindi lavora per unire, al posto che dividere, in una situazione d’emergenza anche per le istituzioni. Noi dobbiamo garantire un’energia pulita e dimostrare che grazie a quell’energia dal legno il paese può ripartire a affrontare la crisi energetica”.

Nuove sfide e trasformazione tecnologica che portano l’industria a confronti continui, per restare al passo con i tempi e soddisfare una domanda sempre più mutevole.

L’intervento del Presidente di BolognaFiere, Gianpiero Calzolari: “Abbiamo condiviso l’intuizione del legno come la risorsa energetica del futuro. È forse il momento più adatto per parlare realisticamente di queste cose e di mettere a valore un patrimonio incredibile che è rappresentato dal nostro Appennino, dalle nostre montagne, dalle nostre foreste. Tante volte, purtroppo, sottoutilizzato in buona parte e altrettante volte abbandonato. Oggi, grazie alle biomasse, è possibile dare quantomeno una risposta parziale, non totale, al fabbisogno energetico. Da un lato si fronteggerebbero le criticità europee, dall’altro ci si avvicinerebbe all’indipendenza energetica”.

La sfida accolta da AIEL è dunque quella di garantire una fonte alternativa stabile e sostenibile nel tempo, generare valore economico, ma sopratutto contribuire all’autonomia energetica del nostro Paese.

Presentata al Senato la ricerca Istituto Piepoli-WePlan

Roma, 23 ott. (askanews) – I Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026 si sono confermati un successo straordinario, proponendo un modello internazionale basato sulla sostenibilità e sulla collaborazione tra territori. Secondo il Rapporto Finale del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) l’utilizzo dell’85% di sedi esistenti o temporanee e un impatto economico superiore ai 5 miliardi di euro rappresentano un esempio per le future edizioni delle Alpi Francesi 2030, della Svizzera 2038 e del progetto New York-Lake Placid 2042.

Il successo delle strategie organizzative è confermato dall’indagine presentata al Senato, realizzata dall’Istituto Piepoli con WePlan (società specializzata nella pianificazione e nelle strategie di legacy per i grandi eventi), che certifica il successo internazionale.

Un successo organizzativo che nasce da lontano, frutto di una gestione complessa, ma impeccabile.

Le parole di Andrea Abodi, Ministro per lo Sport e i Giovani: “Il sondaggio che ha fatto l’Istituto Piepoli ci consente di avere degli indicatori oggettivi, terzi, autorevoli e indipendenti su quello che è il gradimento dell’investimento che è stato fatto sulle Olimpiadi di Milano-Cortina. Investimento sull’organizzazione e sulle infrastrutture (in piccola parte sportive) che proseguiranno, di concerto ai lavori su strade, autostrade, ferrovie nelle regioni e nelle province autonome che hanno ospitato i giochi. Lavori che non finiranno perché nel 2028 gli stessi territori, salvo la provincia di Bolzano, ospiteranno le Olimpiadi Giovanili Invernali, con ragazzi e ragazze dai 15 ai 18 anni che verranno da tutto il mondo a sottolineare il valore universale dello sport e dell’olimpismo”.

Il 72% degli italiani promuove a pieni voti l’organizzazione complessiva e il 79% apprezza la scelta di distribuire le gare su più località. La stessa percentuale di cittadini rileva un forte rilancio dell’orgoglio e dell’immagine dell’Italia all’estero, mentre il 76% riconosce i benefici economici concreti portati al turismo e all’occupazione

Il commento di Roberto Daneo, Co-founder WePlan: “E’ una bella soddisfazione anche perché questi giochi sono stati una scommessa: unire due località per la prima volta nel nome dell’edizione olimpica. Milano e Cortina non sono mai state così vicine, e unire territori così lontani, quasi 500 km, non era scontato. Alla fine possiamo dire di avercela fatta e di aver riscosso grande consenso”.

Le Olimpiadi lasciano un’eredità concreta che va ben oltre il semplice ritorno economico.

L’intervista a Giorgio Re, Co-founder WePlan: “Siamo molto orgogliosi dei risultati di questa ricerca che dimostrano un apprezzamento piuttosto importante degli italiani rispetto alla manifestazione. Ciò si aggiunge alle ulteriori certificazioni di successo della manifestazione dal Comitato Olimpico Internazionale, che nel suo report finale ha encomiato l’evento, soprattutto per ciò che riguarda l’impatto economico e occupazionale della manifestazione”.

L’eredità di Milano-Cortina 2026 traccia una strada nuova per lo sport mondiale

L’intervento di Livio Gigliuto, Presidente Istituto Piepoli: “Quello che ci dicono gli italiani è qualcosa in più: c’è una sorta di orgoglio, di entusiasmo che viene fuori dall’opinione pubblica per il modo in cui l’Italia si è rappresentata all’estero attraverso questo grande evento. Ciò è dovuto alla modalità innovativa con la quale si è svolta l’Olimpiade, che secondo gli italiani andrebbe replicata anche per altri eventi sportivi di simile caratura”.

Con la promozione di cittadini e istituzioni, il “modello Italia” diventa una vera promessa per il futuro

Piantedosi: sventati assalti di giovani a negozi di Bari con armi e esplosivi

Roma, 23 ott. (askanews) – “Sulla scia delle devastazioni della scorsa settimana a Milano e in altre città, un gruppo di giovani e giovanissimi aveva pianificato di colpire già dal pomeriggio di oggi negozi di alta moda, telefonia ed elettronica nel centro di Bari. Si stavano procurando armi e oggetti esplodenti per assaltare le vetrine e scontrarsi con le Forze dell’ordine”. Così su X il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

“Gli investigatori della Polizia di Stato – riferisce il ministro – li hanno monitorati sui social fin dai primi passi e sono intervenuti prima che potessero agire. Sono ora in corso numerose perquisizioni e interrogatori. Ipotizzati i reati di istigazione a delinquere finalizzata a devastazione e saccheggio con finalità di terrorismo e di detenzione di armi, munizioni ed esplosivi”.

Cortei, Salvini: via i bonus pubblici a genitori dei teppisti

Milano, 23 ott. (askanews) – Bene il ministro Nordio sulle carceri minorili, “sono già cresciuti i posti”, ma “io andrei anche oltre” togliendo ogni forma di sostegno pubblico ai genitori dei minori che commettono reati gravi. È la proposta di Matteo Salvini, vice premier e segretariodella Lega, ospite di Antenna 3.

“Togliere ed eliminare tutti i bonus e i contributi pubblici ai maggiorenni che non si accorgono che hanno dei minorenni in casa che commettono reati gravi: è qualcosa su cui stiamo lavorando”, nei confronti appunto dei “genitori di questi ragazini che si macchiano di delitti del genere e prendono bonus pubblici come la casa popolare, bonus gas, luce scuola, libri… la carta ‘Dedicata a te’… Togliere i bonus pubblici a carico degli italiani per i genitori dei teppisti. Ed è una cosa che mi chiedono anche gli stranieri per bene e bene integrati”, ha insistito Salvini, che ha ricordato poi la proposta di legge per negare la cittadianza al diciottesimo anno di età ai minori che seppur nati in Italia abbiamo commesso reati gravi “tra cui anche lo spaccio di droga”.

Al Teatro Tirso de Molina la commedia "Un diavolo per capello"

Roma, 23 ott. (askanews) – Cento anni fa bastava anche un taglio di capelli per fare scandalo. Nel 1926 il caschetto femminile si era ormai imposto come uno dei simboli più riconoscibili della donna moderna: capelli corti, maggiore libertà nei costumi, nuovi spazi conquistati nella società e un modo differente di guardare se stesse e il proprio ruolo nel mondo. Un secolo dopo, proprio un salone di bellezza diventa il piccolo universo nel quale osservare nuovamente le donne, le loro trasformazioni, le loro fragilità e soprattutto quella capacità, tutta particolare, di fare squadra anche quando sembrerebbe impossibile.

Dal 3 novembre 2026, al Teatro Tirso de Molina di Roma, arriva “Un diavolo per capello” commedia di Cinzia Berni e Roberto Marafante. diretta da Cinzia Berni, con Geppi Di Stasio, Cinzia Berni, Maria Lauria, Francesca Ceci, Sara Adami e Flavio Pagni, i costumi di Federico Zaccone e l’aiuto regia di Simone Manzi. Il parrucchiere, del resto, non è mai stato soltanto il posto dove cambiare acconciatura. È uno dei pochi luoghi nei quali, quasi naturalmente, cadono le difese. Davanti allo specchio si parla. Si confidano amori, tradimenti, paure, delusioni e nuovi inizi. Una donna arrivata come perfetta sconosciuta può ritrovarsi, mezz’ora dopo, a condividere un segreto con quella seduta sulla poltrona accanto.

Ed è proprio dentro questo singolare “confessionale laico” che si muovono i personaggi di Un diavolo per capello. Nel salone che dà il titolo alla commedia si incrociano infatti le storie di tre clienti, dell’estetista e del suo avvenente fidanzato. A governare questo piccolo mondo c’è El Diable, parrucchiere alla moda e proprietario del locale. Nella saletta vip amori, tradimenti, pettegolezzi, fragilità e piccole grandi tragedie entrano ed escono insieme alle clienti, trasformandosi continuamente in situazioni paradossali ed esilaranti. Tra uno shampoo e una messa in piega, però, affiora qualcosa di più profondo: donne diversissime per età, carattere ed esperienza finiscono per riconoscersi l’una nell’altra. Possono giudicarsi, scontrarsi, persino ferirsi, ma quando arriva il momento decisivo sanno diventare complici. Perché dietro l’apparenza, la vanità e il sorriso si nascondono vite reali.

A guidare questo universo è Cinzia Berni, attrice, autrice e regista dalla lunga esperienza, cresciuta artisticamente in una delle fucine più importanti dello spettacolo italiano: il celebre Laboratorio di esercitazioni sceniche di Luigi Proietti, del quale fu tra le allieve predilette e dal quale sono usciti numerosi protagonisti dell’intrattenimento italiano. E proprio quella scuola sembra averle lasciato in eredità anche una particolare attenzione verso le nuove generazioni.

Da anni Berni affianca infatti al proprio lavoro di interprete e regista un’attività di formazione e ricerca di giovani talenti, trasformandosi, spettacolo dopo spettacolo, in una vera e propria talent scout di nuovi interpreti. Un passaggio di testimone ideale: da giovane attrice cresciuta sotto lo sguardo di Proietti a regista capace oggi di riconoscere e valorizzare nuovi volti.Tra le scommesse di questo allestimento c’è Flavio Pagni, giovane attore livornese, che nello spettacolo interpreta Maurizio, giovane barista con il sogno del canto e presenza maschile destinata inevitabilmente a turbare gli equilibri del salone.

Un volto che unisce una presenza scenica fortemente contemporanea a un percorso attoriale in crescita e che proprio Berni ha voluto inserire accanto a interpreti di maggiore esperienza. Bello, irriverente e inconsapevolmente destabilizzante, Pagni porta nello spettacolo quella componente di seduzione che trasforma il salone in un piccolo campo di battaglia sentimentale. Ed è forse questa una delle chiavi più interessanti di Un diavolo per capello: far convivere generazioni differenti senza mettere nessuno ai margini. Perché cento anni dopo quel 1926 in cui le donne cominciavano simbolicamente a “tagliare” insieme ai capelli anche molte vecchie convenzioni, il salone continua a essere luogo di trasformazione… Si entra per cambiare testa!

Sciame sismico nel Mar Tirreno Meridionale

Milano, 23 ott. (askanews) – Una serie di scosse di terremoto, con magnitudo fino a 5.0, sono state registrate con epicentro nel Mar Tirreno Meridionale, al largo delle coste siciliane, e avvertite anche a Palermo. L’Ingv ha localizzato la scossa più forte a 8,8 chilometri di profondità.

Le scosse sono state avvertite in diverse zone della Sicilia, distintamente a Palermo e Catania. Le persone si sono riversate in strada e gli studenti sono stati fatti uscire dalle classi. Da una prima ricognizione dei vigili del fuoco non si sono riscontrati danni, ma le ispezioni proseguono.

Il Lazio al centro della Blue Economy

Roma, 23 ott. (askanews) – Quattro giorni per confrontarsi sull’economia del Mare. Questo è l’obiettivo di Blue Planet Economy Expoforum, manifestazione organizzata da Fiera di Roma dal 21 al 24 ottobre al Centro Congressi con il sostegno di Regione Lazio, Lazio Innova e della Camera di Commercio di Roma. Istituzioni, finanza, ricerca e formazione i temi di questa edizione che si svolge in concomitanza con “Fiumicino in Blu” Iniziativa del Consorzio Nautico del Lazio. La Regione, forte dei suoi 383 chilometri di costa e le 38mila imprese nell’ambito della Blue Economy, si mostra al centro dialogo tra amministrazioni, università e centri di ricerca con tre chiari obiettivi per il futuro. Abbiamo parlato con Roberta Angelilli, Vice Presidente Regione Lazio:

“La Blue Economy è strategica per la Regione Lazio, che ha un patrimonio ambientale straordinario oltre 380 chilometri di costa e 24 comuni, 22 costieri compresa Roma Capitale e due isole, Ponza e Ventotene, abbiamo come Regione Lazio il record italiano del numero delle imprese. Abbiamo superato le 38.000 imprese che lavorano nell’ambito Blue Economy, con un valore aggiunto che è arrivato al 7%”.

Spazio anche alla formazione, grazie al lavoro di MAR e Fondazione ITS Servizi, con le scuole superiori di Roma chiamate a partecipare ad hackaton per ideare soluzioni della tutela ambientale e sviluppo sostenibile. Il futuro è alle porte e imprese all’avanguardia sono fondamentali per posizionare l’Italia nella frontiera tecnologica dello scacchiere internazionale. Abbiamo parlato con Chiara Petrioli, founder & CEO, WSense:

“Dal Lazio siamo partiti dall’Università di Roma La Sapienza, sviluppando in collaborazione con le migliori università americane, prendendoci conto che avevamo noi le idee su come sviluppare tecnologie che servono a realizzare le soluzioni per il dominio sottomarino. Abbiamo risolto il problema di creare, in un ambiente difficile, dove non si riesce neanche a comunicare da un sottomarino senza riemergere, la capacità di realizzare delle reti senza fili, tipo un wifi sottomarino, e sulla base di questo una capacità prima non possibile di trasmettere informazioni dai mari e dagli oceani, abilitanti per tante applicazioni, dalla sorveglianza delle infrastrutture critiche al monitoraggio ambientale, al monitoraggio strutturale, un esempio è il monitoraggio della diga Forana di Genova, attualmente in costruzione”.

Mare sempre più connesso. Dalle infrastrutture subacquee alle possibilità cantieristiche fino ad arrivare ad associazioni con lo spazio, come spiega il Direttore Generale dell’Agenzia Spaziale Italian Luca Vincenzo Maria Salamone.

“Il ruolo e il legame che passa tra mare e spazio è un legame storico, ormai risalente nel tempo, ovviamente soprattutto con l’avvio dei programmi satellitari, però in particolare in questi ultimi anni l’Italia sta giocando un ruolo importante in questa interconnessione spazio-mare, grazie anche al varo di documenti strategici, si pensi al

primo piano del mare, che cita la parola spazio ben 12 volte, e anche al Libro Verde del Made in Italy, che in qualche modo fa all’interno delle politiche industriali dell’interconnessione spazio-mare anche un elemento portante. Quindi le politiche, da questo punto di vista, i documenti strategici varati dal Governo sono molto importanti, la recente istituzione anche dell’Agenzia per la sicurezza dell’attività subacquee, la nuova legge spazio del 2025, in qualche modo hanno creato anche un ecosistema normativo che in prospettiva futura ci consentirà di lavorare sempre più in sinergia. A riguardo, anche l’Agenzia Spaziale Italiana sta dando il suo contributo, nel 2025 è stata avviata, costituita una Task Force Space & Blue, il cui obiettivo è quello di lavorare con tutti gli stakeholder della parte marittima, piuttosto che di quella spaziale, al fine di trovare sinergie e di procedere anche a una contaminazione tecnologica tra i due ecosistemi industriali”.

Confronto a 360° con gli attori principali del settore, che chiedono maggiore velocità alle istituzioni, come sottolineato dal CEO di Comar Andrea Guardigli, e utilizzano una piattaforma come la Blue Planet Economy Expoforum per un dialogo. In un futuro che si avvicina sempre più rapidamente, allineare tutti gli attori in campo attorno alla Blue Economy potrebbe rappresentare un vero e proprio punto di svolta per l’economia italiana.

Clerici Lab: presentata a Brescia la terza edizione del progetto

Brescia, 23 ott. (askanews) – Clerici Lab, il progetto di formazione promosso dal Gruppo Clerici per avvicinare le nuove generazioni alle professioni della filiera idrotermosanitaria e dell’arredobagno, riparte con la sua terza edizione. L’inaugurazione si è svolta nel foyer del Teatro Clerici di Brescia, riunendo oltre 30 giovani partecipanti pronti a intraprendere il nuovo percorso formativo.

La nuova edizione, realizzata in collaborazione con Randstad e ITS Academy Machina Lonati, amplia ulteriormente il progetto. Per l’anno formativo 2026-2027 sono previsti tre percorsi IFTS, con attività didattiche in aula a Brescia, Bergamo e Lodi.

“Inauguriamo oggi la terza edizione di Clerici Lab, un percorso formativo nato per unire la scuola e la formazione classica con il mondo del lavoro. I ragazzi verranno a lavorare da noi e, contemporaneamente, proseguiranno gli studi e sosterranno gli esami. Seguiranno un percorso retribuito in cui, affiancando il nostro personale all’interno dei punti vendita, impareranno concretamente cosa significa lavorare” ha dichiarato Paolo Clerici, Presidente del Gruppo Clerici.

Un’iniziativa che consolida il dialogo tra scuola e impresa e investe sulle competenze delle nuove generazioni, con l’obiettivo di accompagnarle verso concrete opportunità professionali e uno sguardo al futuro.

“Vorrei allargare i nostri orizzonti. Siamo giunti alla terza edizione e finora abbiamo attivato tre classi: una il primo anno, due il secondo e tre quest’anno, ma nei prossimi anni l’obiettivo è averne quattro, cinque o sei, uscendo anche dai confini regionali. Attualmente operiamo tra Brescia, Bergamo e Lodi, ma sarebbe bello espanderci nelle altre regioni in cui siamo presenti, come la Toscana a Firenze, il Lazio a Roma o il Veneto. Gli spazi e i punti vendita non mancano e i ragazzi ci sono: dobbiamo solo organizzarci e studiare bene le differenti normative scolastiche regionali, ma ci arriveremo” ha aggiunto Clerici.

A Brescia, la giornata inaugurale è stata anche un’occasione per mettersi subito alla prova. I ragazzi hanno partecipato a La cartolina del futuro, un’attività dedicata alle aspirazioni e alle prospettive professionali, e a un laboratorio di squadra, nel quale hanno sperimentato ruoli diversi, collaborato e condiviso i risultati del lavoro in plenaria. Spazio quindi alle voci dei ragazzi che hanno preso parte al progetto: “La mattinata sta proseguendo molto bene, perché ci sta dando la possibilità di collaborare tutti insieme. Ci è stata offerta l’opportunità di sviluppare un progetto in cui, unendo i pezzi come in un puzzle, siamo arrivati a definire un risultato comune. Questo rappresenta un grandissimo passo avanti verso una vera coesione tra tutti noi”.

“Ci siamo riuniti dai tre diversi corsi, Lodi, Brescia e Bergamo, che siamo noi, per lavorare tutti insieme come un vero team, lo stesso che in futuro entrerà a far parte del Gruppo Clerici. Stiamo svolgendo un’attività simile a un puzzle, in cui dobbiamo collaborare per unire tutti i pezzi e raggiungere un obiettivo comune”.

Con la terza edizione di Clerici Lab, il Gruppo Clerici rinnova il proprio impegno nella formazione e nell’orientamento professionale, creando nuove occasioni di incontro tra giovani, scuola e mondo del lavoro.

Secondo il Telegraph Meloni è fra i possibili negoziatori Ue per la pace in Ucraina

Roma, 23 ott. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarebbe nella rosa dei possibili candidati al ruolo di negoziatore per conto dell’Unione europea nelle future discussioni con Vladimir Putin per porre fine al conflitto in Ucraina. Questo è quanto riferisce il quotidiano britannico The Telegraph, riportando Meloni nel ristretto numero delle personalità che potrebbero svolgere questo ruolo di mediazione. Secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche al quotidiano di Londra, oltre alla presidente del Consiglio ci sarebbero anche Alexander Stubb, presidente finlandese, e Petr Pavel, presidente ceco. Il Telegraph riferisce che sono stati menzionati anche Mette Frederiksen, la primo ministro danese, e Jonas Gahr Store, primo ministro norvegese.

Tuttavia, Pavel e Stubb sembrerebbero i candidati potenzialmente più indicati, riferiscono le fonti al Telegraph, sia per la prossimità geografica sia per la vicinanza al presidente statunitense Donald Trump del finlandese e il passato nell’Alleanza Atlantica del ceco.

Sul tempo e sulle relazioni, Song Dong occupa il MAO di Torino

Torino, 23 ott. (askanews) – La grande poesia è “strana”, diceva il critico canonico Harold Bloom. Allo stesso modo è strano il grande progetto site specific che l’artista cinese Song Dong ha realizzato al MAO Museo d’Arte Orientale di Torino insieme all’istituzione stessa, trasformando il palazzo in un grande dispositivo artistico, ma soprattutto emotivo e umano, capace di generare una congerie di sensazioni e dare una forma, attraverso gli oggetti, al senso del tempo e dei legami. Entrare dentro la mostra “Soul Out” è davvero un entrare dentro una vita, che a mano a mano si svela essere in fondo la nostra.

“Questa mostra – ha detto ad askanews Davide Quadrio, direttore del MAO e co-curatore dell’esposizione – nasce come necessità rispetto al lavoro che facciamo all’interno del museo e siccome quest’anno abbiamo completamente ripensato la sezione Cina era proprio fondamentale avere qualcuno che capisse che cosa stavamo facendo. Quindi lavorando sull’oggetto culturale, lavorando non tanto più sull’arte, ma su quanto questi oggetti che sono all’interno del museo, che quindi sono musealizzati, sono oggetti che rappresentano culturalmente un livello di storia umana che è indipendente e in qualche modo separata anche dalla peculiarità culturale di ognuno di noi, diventa quindi un luogo non più della differenza ma della comunanza”.

Ci sono due installazioni che hanno tutte le caratteristiche per essere indimenticabili: la prima è la monumentale “Waste Not”, che attraversa molte sale del museo e raccoglie 10mila oggetti di uso comune della famiglia di Song Dong. Un grande magazzino dei sentimenti, dei ricordi, della perdita che ovviamente fa pensare all’accumulazione, ma più ci si addentra, più si capisce che stiamo parlando di sentimenti e non solo di oggetti. E poi c’è una grande installazione di luce, che ricorda Yayoi Kusama, e che è un vero snodo dell’esposizione.

“La sua arte – ha aggiunto Quadrio – è un’arte che ha a che fare con l’oggetto umano, a questo punto è diventato normale. Qui siamo per esempio all’interno dell’installazione, in qualche maniera più partecipativa, che abbiamo fatto con l’Accidente di Torino, si chiama ‘Borrow Lights’, prestare la luce, e sono 200 lampade che abbiamo raccolto all’interno del museo in un’opera che diventa, opera dell’artista sì, ma che diventa la luce di tutti, in cui tutti passeranno per entrare visitare il museo”.

Dire “oggetto umano” è molto importante, perché se spesso assistiamo alla reificazione delle persone, ossia all’essere considerate e trattate come cose, qui avviene il contrario, gli oggetti sono la misura dell’esperienza umana, prendono vita accanto a noi, ci sono testimoni e narratori. Come dice una delle frasi più celebri di Song Dong, che l’artista ha ripetuto anche a Torino

“L’arte è vita e la vita è arte”. Sembra una frase molto semplice, perfino banale, ma ascoltarla dopo avere fatto esperienza della mostra cambia tutto, se ne capisce la tranquilla e delicata profondità, se ne sente il valore di affetto e vicinanza, a tutti. Potrebbe anche essere una estrema sintesi dell’evoluzione del mondo dell’arte negli ultimi 50 anni, ma non è così importante ora. Adesso conta lasciare che l’arte ci tocchi e ci sussurri, ancora una volta, quello che non sappiamo di noi stessi, come fa il bellissimo e toccante video “Touching MY Father”, sospeso in una dimensione che è solo quella del nostro cuore.

Sul tempo e sulle relazioni, Song Dong occupa il MAO di Torino

Torino, 23 ott. (askanews) – La grande poesia è “strana”, diceva il critico canonico Harold Bloom. Allo stesso modo è strano il grande progetto site specific che l’artista cinese Song Dong ha realizzato al MAO Museo d’Arte Orientale di Torino insieme all’istituzione stessa, trasformando il palazzo in un grande dispositivo artistico, ma soprattutto emotivo e umano, capace di generare una congerie di sensazioni e dare una forma, attraverso gli oggetti, al senso del tempo e dei legami. Entrare dentro la mostra “Soul Out” è davvero un entrare dentro una vita, che a mano a mano si svela essere in fondo la nostra.

“Questa mostra – ha detto ad askanews Davide Quadrio, direttore del MAO e co-curatore dell’esposizione – nasce come necessità rispetto al lavoro che facciamo all’interno del museo e siccome quest’anno abbiamo completamente ripensato la sezione Cina era proprio fondamentale avere qualcuno che capisse che cosa stavamo facendo. Quindi lavorando sull’oggetto culturale, lavorando non tanto più sull’arte, ma su quanto questi oggetti che sono all’interno del museo, che quindi sono musealizzati, sono oggetti che rappresentano culturalmente un livello di storia umana che è indipendente e in qualche modo separata anche dalla peculiarità culturale di ognuno di noi, diventa quindi un luogo non più della differenza ma della comunanza”.

Ci sono due installazioni che hanno tutte le caratteristiche per essere indimenticabili: la prima è la monumentale “Waste Not”, che attraversa molte sale del museo e raccoglie 10mila oggetti di uso comune della famiglia di Song Dong. Un grande magazzino dei sentimenti, dei ricordi, della perdita che ovviamente fa pensare all’accumulazione, ma più ci si addentra, più si capisce che stiamo parlando di sentimenti e non solo di oggetti. E poi c’è una grande installazione di luce, che ricorda Yayoi Kusama, e che è un vero snodo dell’esposizione.

“La sua arte – ha aggiunto Quadrio – è un’arte che ha a che fare con l’oggetto umano, a questo punto è diventato normale. Qui siamo per esempio all’interno dell’installazione, in qualche maniera più partecipativa, che si chiama ‘Borrow Lights’, prestare la luce, e sono 200 lampade che abbiamo raccolto all’interno del museo in un’opera che diventa, opera dell’artista sì, ma che diventa la luce di tutti, in cui tutti passeranno per entrare visitare il museo”.

Dire “oggetto umano” è molto importante, perché se spesso assistiamo alla reificazione delle persone, ossia all’essere considerate e trattate come cose, qui avviene il contrario, gli oggetti sono la misura dell’esperienza umana, prendono vita accanto a noi, ci sono testimoni e narratori. Come dice una delle frasi più celebri di Song Dong, che l’artista ha ripetuto anche a Torino: “L’arte è vita e la vita è arte”. Sembra una frase molto semplice, perfino banale, ma ascoltarla dopo avere fatto esperienza della mostra cambia tutto, se ne capisce la tranquilla e delicata profondità, se ne sente il valore di affetto e vicinanza, a tutti. Potrebbe anche essere una estrema sintesi dell’evoluzione del mondo dell’arte negli ultimi 50 anni, ma non è così importante ora. Adesso conta lasciare che l’arte ci tocchi e ci sussurri, ancora una volta, quello che non sappiamo di noi stessi, come fa il bellissimo e toccante video “Touching My Father”, sospeso in una dimensione che è solo quella del nostro cuore. (Leonardo Merlini)

Netanyahu ha disposto il lockdown in Cisgiordania

Roma, 23 ott. (askanews) – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha tenuto una riunione per fare il punto sulla situazione con i vertici della sicurezza del Paese e ha ordinato la chiusura immediata di Hebron, oltre a predisporre un blocco totale della Cisgiordania. Lo ha dichiarato su X lo stesso premier.

Alla riunione hanno partecipato anche il ministro della Difesa Israel Katz, il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), il tenente generale Eyal Zamir, il direttore dello Shin Bet David Zini, il consigliere per la sicurezza nazionale Shmuel Ben Ezra e il comandante del Comando centrale delle Idf, il maggiore generale Avi Bluth. “Le nostre forze stanno intensificando le operazioni per contrastare il terrorismo e stanno conducendo vaste campagne di arresti”, ha dichiarato Netanyahu. “Daremo la caccia ai terroristi di Hamas e a chi li manda, ovunque e in qualsiasi momento. Non avrete alcun rifugio sicuro”.

La Cisgiordania e la Striscia di Gaza avrebbero dovuto essere sottoposte a un blocco lunedì e martedì in occasione delle elezioni israeliane.

Il 23% degli studenti minorenni usa droghe

San Patrignano (Rn), 23 ott. (askanews) – Quasi 350mila studenti minorenni hanno usato almeno una sostanza illegale nel 2025, il 23% della popolazione scolastica under 18 contro il 20% del 2024. E’ uno dei dati della Relazione annuale al Parlamento 2026 sulle dipendenze in Italia, curata dal Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio e rilanciata nella cartella stampa della riunione della Coalizione europea contro le droghe (Ecad), in programma oggi a San Patrignano, a Coriano (Rimini), con l’apertura affidata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Cannabis e cocaina restano le sostanze più diffuse, ma crescono i prodotti ad alta potenza e le nuove sostanze psicoattive, soprattutto cannabinoidi sintetici e nuovi oppioidi. Tra i 15-19enni, dopo il calo tra il 2022 e il 2024, tornano a salire i consumi di stimolanti, cocaina, allucinogeni, oppiacei, catinoni e oppioidi sintetici e ketamina. Quasi 180mila minorenni, l’11%, hanno assunto psicofarmaci senza prescrizione, con prevalenze quasi doppie tra le ragazze.

La cocaina è la sostanza con il maggiore impatto sanitario: nel 2025 le è attribuito il 33% dei decessi accertati dalle forze dell’ordine e il 32% dei ricoveri droga-correlati. Il 28% degli utenti dei Serd è in carico per cocaina o crack, il 3,9% per il solo crack, in lieve aumento. Le analisi delle acque reflue in 38 città la indicano come seconda sostanza illegale più consumata, con circa 11 dosi al giorno ogni mille abitanti, mentre nel particolato atmosferico Pm10 è la più rilevata, con concentrazioni più alte nei giorni feriali.

Le cinque italiane fermate in Cisgiordania verso il rimpatrio

Roma, 23 ott. (askanews) – Le cinque cittadine italiane fermate ieri dalle autorità israeliane in Cisgiordania potrebbero essere rimpatriate già oggi. Lo hanno riferito fonti informate, segnalando che è previsto il loro trasferimento presso l’Autorità israeliana per l’immigrazione, in vista dell’espulsione dal Paese.

L’ambasciata d’Italia a Tel Aviv e il consolato a Gerusalemme sono in stretto contatto con le autorità israeliane, che hanno comunicato la possibile conclusione delle procedure già nelle prossime ore.

Secondo le informazioni trasmesse alle rappresentanze diplomatiche italiane, le cinque connazionali dovrebbero essere trasferite nel corso della giornata agli uffici dell’immigrazione per avviare le procedure di espulsione e il conseguente rimpatrio.

Il corpo e le opere, Aki Sasamoto performa in Pirelli HangarBicocca

Milano, 23 ott. (askanews) – Giovedì 22 ottobre 2026 con la performance Secrets of My Mother’s Child si è aperta la tre giorni del Public Program che Pirelli HangarBicocca dedica alla mostra XYZ di Aki Sasamoto. Nelle sue performance Aki Sasamoto attiva le sue installazioni scultoree attraverso il linguaggio e il movimento. Gli oggetti quotidiani, armadi e lavatrici, bicchieri e cassetti, scodelle e fili per stendere la biancheria, sono trasformati in elementi attraverso cui l’artista esplora con ironia ricordi, relazioni e situazioni quotidiane, mettendo l’accento sugli aspetti più inafferrabili e assurdi dell’esperienza umana. Il calendario continua venerdì 23 ottobre alle ore 18.00 con la performance Centrifugal March, in cui la trasformazione della materia diventa il punto di partenza per riflettere sulla morte, sulla memoria e su ciò che rimane di una presenza nel tempo. Sabato 24 ottobre il programma si conclude con tre performance. Alle ore 11.00 l’artista presenta Strange Attractors, in cui attinge a modelli matematici legati alla teoria del caos per esplorare le dinamiche delle relazioni affettive e le forze di attrazione e repulsione che le attraversano. A seguire, alle ore 16.00, Wrong Happy Hour, in cui Sasamoto sovverte le convenzioni del bar di quartiere, trasformando un familiare luogo di socialità in un ambiente mutevole che esplora le tensioni tra intimità, individualità e le aspettative che proiettiamo sulle relazioni. La giornata si conclude alle ore 19.00 con Delicate Cycle, performance incentrata sui temi della ripetizione e della sedimentazione della memoria, in cui la ciclicità di azioni, gesti e materiali conserva tracce del passato pur trasformandosi nel tempo.

Le performance di Aki Sasamoto sono in inglese e a ingresso libero in ordine di arrivo fino a esaurimento posti. Il Public Program, a cura di Giovanna Amadasi, è un palinsesto di appuntamenti che approfondisce alcune tematiche presenti nelle mostre di Pirelli HangarBicocca e che comprende conversazioni, simposi, conferenze ed eventi performativi.

Orsini: bene la tenuta dei conti, ma non si pensi a una legge di bilancio di mance

Roma, 23 ott. (askanews) – “Bene la tenuta dei conti dello Stato che ci presenta al mondo meglio”, “ma abbiamo bisogno però che non si pensi ad una legge di bilancio di spezzatino o di mance perchè quello che non può permettersi questo Paese è di non avere una politica industriale. Lo abbiamo chiesto l’anno scorso e e lo chiederemo quest’anno: meglio poche cose ma che abbiano una visione a lungo termine”. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, in occasione dell’Education & Open Innovation Forum organizzato dall’associazione.

“Servono misure importanti, riempire di nuovo l’iperammortamento, una misura partita in ritardo ma che sta funzionando”, ha spiegato il leader degli industriali.

Macron riceve all’Eliseo i rappresentanti degli studenti francesi

Roma, 23 ott. (askanews) – Alle 15, all’Eliseo, il presidente francese Emmanuel Macron riceverà “studenti delle scuole superiori e rappresentanti di organizzazioni studentesche” per “ascoltare le loro rivendicazioni e preoccupazioni” in seguito alle manifestazioni segnate da episodi di violenza: lo ha reso noto la presidenza.

E’ la prima volta dall’inizio delle contestazioni studentesche a metà settembre che Macron scende in prima linea per confrontarsi di persona con i rappresentanti degli studenti. Un appuntamento che, secondo molti osservatori, serve a smorzare la tensione alla vigilia della grande mobilitazione di massa indetta per domani, 24 ottobre.

Meloni: droga non è libertà né diritto, ti rende schiavo

San Patrignano (Rn), 23 ott. (askanews) – “In troppi contesti si continua a dire che la droga sarebbe una scelta di libertà, addirittura quasi un diritto da garantire. Penso che i ragazzi che sono qui sappiano meglio di me perché non è vero. Chi ha sperimentato davvero quel mondo sa che la droga non ha nulla, ma proprio nulla a che fare né col concetto di libertà né col concetto di diritto, perché la droga ti rende schiavo”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aprendo a San Patrignano, la riunione della Coalizione europea contro le droghe (Ecad).

“Le droghe di oggi non sono più quelle di 30, 40, 50 anni fa, quando un grande italiano come Vincenzo Muccioli ha fondato con audacia e coraggio questa realtà – ha spiegato Meloni -. Sono più potenti, più economiche, più accessibili e in alcuni casi anche socialmente accettate”. Le sostanze sintetiche “cambiano molto più velocemente di quanto le nostre norme riescano a fare per inseguirle” e, grazie all’intelligenza artificiale, nuove molecole circolano liberamente prima di essere intercettate e inserite tra gli stupefacenti. I derivati della cannabis, “che qualcuno si ostina ancora irresponsabilmente a definire droghe leggere”, hanno un principio attivo “in media 30 volte più alto rispetto a quello di qualche decennio fa”.

“Si abbassa sempre di più l’età del primo consumo e la diffusione tra i minori è endemica – ha aggiunto la premier -. Le vecchie dipendenze si intrecciano con le nuove, come quelle da social o da gioco d’azzardo. E’ uno scenario allarmante, ma che troppo spesso non viene percepito come tale”.

Droghe, Mattarella: contrastarle con rigore è dovere di ogni Stato

Roma, 23 ott. (askanews) – “Le reti criminali che organizzano il traffico di stupefacenti non conoscono confini. Contrastarle con rigore è dovere di ogni Stato e dell’intera comunità internazionale. La domanda di queste sostanze nasce, come altre forme di dipendenza – dall’alcolismo alle ludopatie, alle nuove dipendenze digitali – nel disagio sociale, nell’isolamento, nel timore del futuro, specie tra le generazioni più giovani”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato in occasione dell’incontro internazionale organizzato dalla Coalizione Europea contro le Dipendenze presso la Comunità di San Patrignano.

“La prevenzione, la cura, il reinserimento figurano da tempo tra gli impegni assunti in ambito europeo e multilaterale rispetto a un tema, quello delle dipendenze, di stringente attualità. È significativo che tanti Paesi e Istituzioni abbiano scelto di riunirsi su iniziativa di Italia e Francia, per confrontarsi, rispondendo a una sfida che investe salute pubblica, coesione delle nostre società, sicurezza, qualità stessa della convivenza democratica”, ha sottolineato il capo dello Stato.

“Nessun sistema nazionale, per quanto efficace, basta a sé stesso. Cooperare tra Paesi significa anzitutto consolidare un impegno comune, costante e duraturo come quello che caratterizza questo luogo”, ha aggiunto Mattarella.

Il Papa non sarà ad Assisi alla giornata mondiale di preghiera per la pace

Città del Vaticano, 23 ott. (askanews) – “Per favorire la ripresa a seguito dell’intervento di chirurgia toracica di martedì della scorsa settimana, seguendo il consiglio dei medici, Papa Leone XIV non potrà essere presente ad Assisi il 27 ottobre, come previsto, per l’incontro “Pace disarmata e disarmante”, nel 40° anniversario della Giornata di preghiera mondiale per la pace, convocata da San Giovanni Paolo II”. Lo specifica una nota diffusa dalla Sala stampa della Santa Sede.

“Papa Leone – si aggiunge – farà pervenire un suo messaggio di vicinanza agli organizzatori, ai capi ed ai rappresentanti delle confessioni cristiane e delle religioni, come agli ospiti che saranno presenti, nella convinzione che lo ‘spirito di Assisi’, il dialogo e la ricerca di parole e gesti di pace siano risorse preziose in un’epoca di conflitti”. Motivo della mancata visita, sottolineano fonti vaticane, è legato al fatto che i medici sconsigliano il viaggio in elicottero e non è legato ad altre problematiche.

MotoGp, Bezzecchi: "E’ stata una ottima giornata"

Roma, 23 ott. (askanews) – “È stata un’ottima giornata. Non è stato facile lavorare con il vento, ma sono contento della velocità espressa e del passo gara, anche se abbiamo girato un po’ poco per capire il degrado delle gomme. Sto cercando di capire meglio alcuni tratti della pista, soprattutto il quarto settore che è non facile”. Così, ai microfoni di Sky Sport, Marco Bezzecchi (Aprilia) che ha realizzato il miglior tempo nelle prequalifiche del Gran Premio d’Australia, diciottesimo appuntamento del Mondiale di MotoGp. “Il bagnato è un po’ imprevedibile e dovremo vedere cosa succederà in base alle previsioni meteo. La cosa migliore da fare sarà aspettare domani e adattarsi di conseguenza alle condizioni”