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AmCham Italy: Milano sia capitale mondiale della governance etica dell’IA

Milano, 27 lug. (askanews) – Candidare Milano a ospitare il futuro hub delle Nazioni Unite per la governance etica dell’intelligenza artificiale, posizionando l’Italia tra gli attori che parteciperanno alla definizione della futura architettura della governance globale della quarta rivoluzione industriale. E’ l’obiettivo della proposta lanciata dalla Camera di Commercio americana in Italia (AmCham Italy).

“Se la governance globale dell’intelligenza artificiale rappresenta una delle grandi sfide istituzionali del XXI secolo, l’Italia può svolgere un ruolo propositivo, offrendo non soltanto idee e competenze, ma anche un luogo nel quale la cooperazione internazionale possa trovare una dimensione stabile, autorevole e orientata al bene comune”, ha spiegato Simone Crolla, Managing Director AmCham Italy.

Non solo quindi definizione delle regole, ma anche realizzazione delle istituzioni che saranno chiamate ad applicarle. E in questa prospettiva il capoluogo lombardo può proporsi come sede di una futura piattaforma o organismo a mandato Onu dedicato alla governance etica dell’IA. Milano possiede, infatti, una delle maggiori concentrazioni in Europa di imprese innovative, università e centri di ricerca e un’ecosistema industriale fortemente integrato con mercati internazionali. La città vanta, inoltre, una consolidata vocazione transatlantica, nonchè un patrimonio etico e culturale che può contribuire a rafforzare la legittimità di una governance centrata sulla persona. Tutti punti di forza su cui, secondo la Camera di Commercio Usa in Italia, il nostro Paese deve puntare.

La road map del policy paper di AmCham Italy è articolata in quattro priorità operative: costruire una coalizione istituzionale nazionale a sostegno della candidatura; predisporre un dossier tecnico internazionale che definisca il possibile mandato della futura struttura e il valore aggiunto di Milano; avviare un interlocuzione diplomatica con l’Onu e con i principali partner internazionali; sviluppare una strategia di comunicazione e public diplomacy capace di presentare Milano non come una candidatura nazionale, ma come un contributo italiano, rafforzamento della governance globale dell’IA.

La proposta non presuppone l’imminente istituzione di una nuova agenzia specializzata, nè intende anticipare le decisioni della comunità internazionale, ma si inserisce comunque nel percorso già avviato dalle Nazioni Unite che conferma come il processo di istituzionalizzazione della governance IA sia già iniziato. Negli ultimi due anni l’Onu ha, infatti, compiuto passi significativi in questa direzione con l’istituzione dell’High-Level Advisory Body on Artificial Intelligence, il rapporto Governing AI for Humanity, l’avvio del Global Dialogue on AI Governance e la costituzione dell’Independent International Scientific Panel .

“In questa relazione non c’è scritto che deve nascere un’agenzia, un hub, un ufficio, ma è un po’ sottinteso – ha spiegato Crolla -. Una vera e propria timeline non c’è, dipende da quando il governo avvia una sorta di informale candidatura. La timeline istituzionale dipende da quando un governo, noi speriamo l’Italia, andranno all’Onu, o in altro consesso internazionale, a dire che l’Italia candida Milano a ospitare quella che inevitabilmente si dovrà costituire come agenzia, o come si chiamerà, per la governance etica”.

Calcio, Malagò: "Ct? Parlerò con tutti il prima possibile"

Roma, 27 lug. (askanews) – “Il nuovo ct? Da questa mattina sto ricevendo tantissimi messaggi. Parlerò con tutti il prima possibile, come è giusto che sia”. Sono le parole del presidente della Figc Giovanni Malagò, ospite de Il Sole24Ore, sulla scelta del nuovo c.t. dopo il caso Pirlo, commentando la classifica della 20ª edizione dell’Indice di Sportività, realizzato da PTS Sport e pubblicato dal Sole 24 Ore. “Per il nostro recupero in termini di credibilità agonistica a livello di vertice, dove nulla è scontato, devi lavorare su ragazzi che oggi hanno dai 13 ai 16 anni. Per questo devi modificare tutta la filiera sotto il profilo della formazione, della cultura e questo implica anche l’allenatore. E’ una questione di semina, le idee sono molto chiare”, ha aggiunto Malagò che sul rapporto Baggio dice: “È bellissimo”.

Fedez sui social: "I medici mi hanno detto di fermarmi"

Milano, 27 lug. (askanews) – Una riflessione sul futuro e una presa di coscienza che porta a una pausa. Federico Lucia, in arte Fedez, dopo il nuovo ricovero d’urgenza in ospedale per una ulcera sanguinante ha scritto un post sui suoi social per confermare le dimissioni e il suo rientro a casa. “Tornato a casa, il cielo è sempre lo stesso. Orizzonti diversi ma tutti sotto lo stesso cielo. A volte non ci pensiamo, ma l’unico bene prezioso che veramente abbiamo è il tempo, spesso puntuale nel farci capire molte cose in ritardo. Tutti felici, tutti scontenti, tutti vivi.- Ha scritto il rapper.- Quando sei in ospedale aspettando l’ultima trasfusione di sangue ti senti vacillare, pensi che il tuo tempo stia per finire o giù di lì. Proprio mentre sta iniziando un’altra vita, quella di tuo figlio piccolo”. Il cantante è da poche settimane diventato papà per la terza volta dalla nuova compagna dopo la fine del matrimonio con Chiara Ferragni. “In questi giorni, la paura di non poter riabbracciare le persone a me più care, i miei figli, mi ha fatto vedere il cielo in un altro modo. Un’altra volta ancora. Non è cosa guardi, ma quello che vedi. Il mio corpo ha alzato la mano per l’ennesima volta e mi ha detto “fermati”. Ora a dirmelo ci sono anche i medici, ed è quello che farò. Ma senza sconforto, anzi. Mi sento ancora una volta fortunato ad esser sotto questo cielo. Rifaremo insieme tutto ciò che sarò costretto a sospendere. Grazie al cielo” ha scritto annunciando una pausa dagli impegni lavorativi per i prossimi mesi” ha concluso con queste parole il suo lungo post. Poi è arrivata anche l’ufficializzazione della cancellazione degli impegni dal vivo di agosto e settembre. “A seguito delle condizioni di salute di Fedez, che richiedono un periodo di cure e recupero, l’artista ha sospeso tutta l’attività live prevista tra agosto e settembre”, ha comunicato il promoter Vivo Concerti sul sito. La decisione comporta l’annullamento dei dj set estivi e del concerto “Casa 360°”, in programma il 25 settembre 2026 all’Unipol Forum di Assago.

Al Foro Italico l’incontro per il futuro dell’Ortopedia

Roma, 27 lug. (askanews) – Ricerca e sviluppo, formazione e sperimentazione. Sono questi gli obiettivi di SIAGASCOT, esposti al Foro Italico in occasione della presentazione del piano strategico 2026-2030. Società figlia della SIOT, SIAGASCOT nasce nel 2019 e riunisce gli specialisti dedicati alla chirurgia artroscopica, alle patologie del ginocchio e dell’arto superiore, alla traumatologia dello sport e alle nuove tecnologie ortopediche.

Le parole del Presidente SIAGASCOT, Rocco Papalia: “Abbiamo dei format molto importanti, che si concentrano sull’internazionalizzazione e sulla creazione di una piattaforma di learning che potrà essere utilizzata durante l’anno dai nostri soci. Al contempo, verrà data la possibilità ai giovani di imparare dai chirurghi più esperti e di aumentare il posizionamento e il livello scientifico di tutti gli addetti ai lavori già altamente competitivi a livello internazionale”.

Da società scientifica nazionale a piattaforma italiana di riferimento internazionale: SIAGASCOT si pone come obbiettivo quello di diventare benchmark internazionale nel campo ortopedico.

L’intervista al Presidente SIOT, Pietro Simone Randelli: “SIAGASCOT è una grande società scientifica e fa parte delle società scientifiche più importanti del panorama nazionale che sono sotto l’ombrello di SIOT, che è la società madre di ortopedia e traumatologia che ho il pregio di presentare questa sera. SIAGASCOT è estremamente dinamica e per SIOT è un partner fondamentale. Pensate che oggi i più importanti chirurghi, quelli che tutti i giorni operano calciatori, sportivi professionisti, fanno parte di SIAGASCOT. Quindi è un motore a cui SIOT non può fare a meno ed è un motore pieno di iniziative ed è anche una fucina di giovani talenti”.

Un impegno non solo per la comunità scientifica ma per l’intera collettività. SIAGASCOT, con il Piano Strategico 2026-2030 rilancia la propria candidatura a centro scientifico internazionale nel campo ortopedico.

Scherma, SuperItalia ai Mondiali Favaretto oro, Errigo argento

Roma, 27 lug. (askanews) – Luccica d’oro e d’argento l’Italia del fioretto femminile ai Mondiali Assoluti di Hong Kong 2026: Martina Favaretto è campionessa del mondo, Arianna Errigo sale sul secondo gradino del podio dopo una finale tutta azzurra. La 24enne veneta vince il derby italiano per 15-7 e porta a casa il primo titolo mondiale della carriera tra lacrime di gioia e un meraviglioso abbraccio con la leggendaria capitana che a 38 anni (ben 17 di distanza dalla prima volta ad Antalya 2009) sale per la 24^ volta sul podio iridato (11^ individuale). Medaglia sfiorata per le altre due azzurre: 5^ Martina Batini e 6^ Anna Cristino. Per la prima volta in questa kermesse iridata, che vede la spedizione azzurra svettare in testa al Medagliere al termine del programma delle gare individuali con il bottino di cinque medaglie (un oro e quattro argenti), una giornata trionfale conclusa sulle note dell’Inno di Mameli e che riaggiorna la grande storia italiana ai Campionati del Mondo. Quella della fiorettista Martina Favaretto, infatti, è la 125^ medaglia d’oro nella storia dei Mondiali a un secolo esatto di distanza dalla prima vittoria che fu di Giorgio Chiavacci (fioretto maschile) a Budapest nel 1926. Nel complesso, con questi due podi, il fioretto femminile azzurro sale a quota 98 medaglie iridate. Numeri da record, che vede l’arma guidata dal CT Simone Vanni riaggiornare la storia con un’impresa memorabile.

Devastante il percorso di gara di Martina Favaretto fino alla “zona podio”: nel primo turno vittoria per 15-5 sulla britannica Tsang, poi un ancor più netto 15-4 sulla russa Mamedova. Stessa musica negli ottavi, vinti ancora con il punteggio di 15-4 sulla canadese Guo. Nel match che valeva la medaglia, la 24enne delle Fiamme Oro non ha fatto sconti a Nadia Hayes, altra portacolori del Canada, superata 15-11. La splendida cavalcata dell’allieva del maestro Mauro Numa, seguita a fondo pedana dal CT Simone Vanni, è proseguita con il successo per 14-11 in una combattuta semifinale contro la giapponese Yuka Ueno, che è valso il pass per l’ultimo atto. La finalissima ha incoronato Martina Favaretto: la campionessa di Noale classe 2001 ha concretizzato la missione in una sola: 15-7 contro Arianna Errigo, la sua mitica capitana, e poi incredulità e commozione per una storica impresa tutta italiana. A proposita della “leggendaria” medaglia d’argento, il cammino di Arianna Errigo è iniziato con un 15-9 su Ku, portacolori di Macao, ed è proseguita con il successo per 15-10 contro la cinese Fu. Sempre più in fiducia, la campionessa dei Carabinieri ha battuto 15-6 la coreana Park, prima d’affrontare nel derby azzurro dei quarti di finale Anna Cristino. Dopo un iniziale vantaggio della 24enne toscana, Arianna ha preso il comando del match e ha chiuso sul 15-7 tra lacrime d’emozione e l’abbraccio dei due gemelli che erano sugli spalti. In semifinale Arianna, seguita a fondo pedana per la prima volta in un Mondiale dal maestro e marito Luca Simoncelli, ha dominato anche la sfida contro l’ucraina Alina Poloziuk, superata 15-7. Infine, l’argento e l’abbraccio da brividi con la sua giovane compagna Martina Favaretto, prima di festeggiare con il Presidente federale Luigi Mazzone, il Capo delegazione Daniele Garozzo e tutto il team italiano.(Foto federscherma.it)

Ucraina-Iran, il Mar Caspio anello di congiunzione tra due guerre

Roma, 27 lug. (askanews) – Il Mar Caspio, bacino marittimo che pone in contatto l’Asia minore con l’Eurasia, sta rischiando di divenire l’anello di congiunzione tra i due conflitti che stanno dominando l’agenda politica internazionale, ossia la guerra tra Stati Uniti, e Israele, contro l’Iran ed il conflitto, ormai pluriennale, tra Russia e Mosca. Un’escalation che ha visto la forte anche presa di posizione del Turkmenistan, che attraverso il proprio ministro degli Esteri Rasit Meredow, ha definito “inaccettabile” l’attacco alla nave iraniana nel Mar Caspio. “Il Turkmenistan, in quanto Stato rivierasco del Mar Caspio e Paese con neutralità permanente riconosciuta dalle Nazioni Unite, sottolinea che il Mar Caspio è un mare di pace, armonia e buon vicinato”, ha specificato Ashgabat.

L’iniziativa promossa da Kiev nei confronti di una nave mercantile iraniana nel Mar Caspio, che ha provocato la morte di un marinaio, ha rappresentato un’escalation nelle relazioni tra Ucraina e Iran. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha giustificato l’intervento nel Mar Caspio sostenendo che gli attacchi erano rivolti contro “navi utilizzate per il trasporto di merci militari che coinvolgono l’Iran”.

Dall’inizio della guerra contro Mosca, Kiev non ha mai negato il fatto di ritenere Teheran una parte in causa nel conflitto nell’est europeo. Condannando lo stato persiano per il sostengo militare offerto al suo alleato moscovita.

Dopo il raid avvenuto nel fine settimana, le reazioni di Teheran non si sono fatte attendere, con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi che ha sostenuto che quanto effettuato dall’esercito ucraino “non può rimanere impunito”, definendo l’attacco nel Mar Caspio una violazione della Carta delle Nazioni Unite. In un quadro internazionale strettamente collegato, il diplomatico iraniano ha accusato Zelensky di agire “per conto di Israele nel tentativo di trascinare l’Europa nella sua guerra”.

A tal proposito, questa mattina, un alto funzionario del parlamento iraniano ha avvertito che l’Ucraina potrebbe subire ritorsioni per l’attacco. In un post pubblicato su X, Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del parlamento, ha dichiarato: “qualsiasi attacco all’Iran ha sempre un costo, e questo vale ancora oggi; gli Stati Uniti e Israele ne sono ben consapevoli”. “Anche l’Ucraina potrebbe presto capire che l’Iran non lascia impunite le proprie azioni”, ha aggiunto Azizi, definendo l’attacco ucraino “un errore di valutazione”.

Nel processo di militarizzazione dei mari che toccano la Russia meridionale, ieri il comandante in capo della Marina russa, l’ammiraglio Alexander Moiseyev, ha dichiarato che la Marina ha costituito il suo primo reggimento di sistemi senza pilota all’interno della Flotta del Nord il 1° luglio 2026 e prevede di crearne altri nella stessa flotta nel corso del 2026, oltre a introdurre una struttura analoga nella Flotta del Pacifico nel 2027. L’obiettivo è quello di proteggere le proprie unità navali dall’intensificarsi degli attacchi ucraini contro le risorse navali russe nel Mar Nero e nel Mar d’Azov, come evidenziato dal think tank Institute for the Study of War.

In questo nuovo contesto bellico marittimo,il presidente russo Vladimir Putin, ieri nella giornata della Marina russa, ha riaffermato il ruolo della flotta russa nell’odierno scacchiere geopolitico che va dall’Asia minore, fino all’Artico, rimarcando la volontà di tutelare gli interessi russi lungo la Rotta del Mare del Nord.

(di Lorenzo Della Corte).

Calcio, Abodi: "Pirlo? Da recuperare a una brutta figura"

Roma, 27 lug. (askanews) – “La rinuncia di Pirlo alla panchina azzurra? È una notizia che si commenta da sola, è una situazione che avremmo voluto differente con una tempestività e anche con una comunione di intenti che non si è manifestata”. È intervenuto così il ministro per lo sport e i giovani Andrea Abodi sull’ipotesi tramontata di Pirlo ct della Nazionale. Il ministro, a margine della presentazione dell’Hub Rete di Piacenza, ha poi aggiunto: “Adesso c’è da recuperare una brutta figura”.

Nba, LeBron James a Philadelphia 76ers, biennale da 8 milioni

Roma, 27 lug. (askanews) – LeBron James è ufficialmente un nuovo giocatore dei Philadelphia 76ers. La conferma è arrivata dal sito ufficiale della NBA, che ha registrato il trasferimento nella sezione dedicata agli accordi conclusi, anche se la franchigia non ha ancora annunciato l’operazione sui propri canali social.

I Sixers hanno liberato uno spazio nel roster tagliando Dalen Terry per fare posto al nuovo contratto del “Re”, i cui dettagli erano già emersi nei giorni scorsi. James firmerà un accordo di due anni per un totale di 8 milioni di dollari: 3,87 milioni nella prima stagione e 4,07 milioni nella seconda, con una player option sul secondo anno che gli permetterà di decidere se restare sotto contratto o tornare sul mercato dei free agent.

Nel nuovo accordo è stato inserito anche un particolare bonus: un “trade kicker” del 15% in caso di eventuale cessione attraverso uno scambio. Un’ipotesi considerata comunque molto improbabile, visto che in 23 anni di carriera LeBron non è mai stato trasferito volontariamente dalla squadra di appartenenza.

James non ha potuto inserire una clausola “No Trade”, che impedisce alla franchigia di cederlo senza consenso, perché per ottenerla sono necessari almeno quattro anni di permanenza nella stessa squadra. Il bonus rappresenta quindi una forma di tutela contrattuale, anche se il valore economico è marginale rispetto ai guadagni accumulati in carriera: solo dagli stipendi NBA LeBron ha sfiorato quota 600 milioni di dollari.

Con il passaggio ai 76ers, il quattro volte campione NBA si prepara alla ventiquattresima stagione nella lega, entrando in una nuova fase della sua straordinaria carriera al fianco di un roster costruito per puntare ai vertici della Eastern Conference.

PAC Milano: il progetto di Ignazio Gardella nella Project Room

Milano, 27 lug. (askanews) – Progettato da Ignazio Gardella nel 1948-1954 e ricostruito dallo stesso architetto assieme al figlio Jacopo Gardella nel 1993-1996, il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano è ancora oggi riconosciuto come uno dei capolavori dell’architettura museale. A trent’anni dalla ricostruzione del PAC, riaperto nel luglio 1996, a seguito dell’attentato di Via Palestro del 1993, la mostra Architettura alla prova. Il PAC di Ignazio Gardella allestita nella Project Room riflette sul ruolo civile e simbolico di un’architettura capace di persistere nel tempo oltre la distruzione. Nella mostra, realizzata con il contributo del Politecnico di Milano, il tema delle rovine e delle macerie – centrale anche nella mostra Performing PAC al piano terra del padiglione – diventa occasione di riflessione sul presente, interpretando la ricostruzione non solo come un gesto materiale, ma anche come atto politico, civile e culturale.

La curatrice Claudia Cavallo ad askanews: “Questa mostra nasce dalla volontà di celebrare i trent’anni dalla ricostruzione e dalla riapertura del PAC nel luglio del 1996, a partire da questo fatto straordinario di un edificio moderno costruito per due volte dallo stesso architetto, poi nella ricostruzione affiancato da suo figlio Jacopo Gardella. Una prima parte della mostra accompagna il visitatore nell’attenzione mediatica costante che per tre anni segue ogni passaggio e quindi ci dà anche la misura di quanto sia stato scelto di ricostruire questo edificio perché riconosciuto come insostituibile. A partire da questa decisione, la mostra invece si focalizza sul progetto dell’architetto e ci invita a guardarlo più da vicino e a capire anche quel percorso creativo, un percorso proprio di conoscenza che Gardella definiva ricerca critica dell’esito formale: riconoscere che in questa disciplina non esiste soltanto la tecnica, ma che esiste anche una dimensione narrativa, quella che Gardella chiamava la necessità di mettere in rappresentazione la natura delle cose. Diversamente non sarebbe spiegabile il perché questo architetto dal 1948 al 1954 sviluppa 300 disegni. Il percorso ci mostra come è arrivato da un generico padiglione vetrato a questo edificio straordinariamente inserito nel contesto della Villa Reale. Nel carattere di questa facciata, che è l’unica nuova facciata che Gardella costruisce, entra un dialogo fortissimo non soltanto con gli spazi – questa mutevole scenografia che si poteva continuamente muovere per mutare la condizione filtrata con cui l’ambiente interno continuamente rimanda lo sguardo verso il parco – ma soprattutto con quella che è la natura di questo luogo. Gardella voleva creare questo edificio in modo che fosse leggero, quasi una serra da giardino. Quanti tentativi per arrivarci e quanta apparente semplicità in questa facciata che invece qui viene mostrata attraverso il modello e attraverso dei disegni in tutte le tantissime scelte e stratificazioni che proprio come in un’architettura classica hanno reso possibile la costruzione di questo straordinario carattere dell’Architettura. Alcune gigantografie in scala reale o in scala 1 a 5 danno conto di quanto gli elementi costruttivi fossero frammenti narrativi che convergono alla costruzione della narrazione di insieme dell’opera. E infine la mostra evidenzia questa dimensione di insieme di un’opera narrativa rispetto a tempi diversi, che forse è quella condizione di eternità che ha reso possibile la sua esistenza continua e la sua conferma attraverso una destruzione nel passaggio di contingenze storiche molto diverse”. Il PAC viene qui messo alla prova, non solo nella sua forma costruita, ma nel lungo processo di elaborazione che ha condotto alla definizione del progetto. Tentativi, versioni intermedie, cambi di direzione e progressivi affinamenti permettono di osservare l’architettura nel suo farsi.

In occasione della commemorazione della strage di via Palestro del 27 luglio 1993, il PAC propone una visita guidata speciale alle ore 19 alle mostre Performing PAC e Architettura alla prova. Il PAC in occasione dell’anniversario lunedì 27 luglio è aperto gratuitamente dalle 10 alle 23. Le mostre saranno aperte fino al 13 settembre 2026.

La ricostruzione del PAC dopo l’attentato del 1993 fu un passaggio fondamentale nella storia dell’istituzione e della città di Milano. In quell’occasione, il contributo di Esselunga fu determinante per restituire alla collettività uno dei principali luoghi della città dedicati all’arte contemporanea, riaffermando la collaborazione tra pubblico e privato nella tutela e nella rinascita del patrimonio culturale. Oggi la presenza di Esselunga come main sponsor di Architettura alla prova. Il PAC di Ignazio Gardella richiama quell’esperienza ricordando anche il legame tra il suo fondatore – Bernardo Caprotti – e Ignazio Gardella, al quale si deve la progettazione di numerosi negozi e sedi direzionali del Gruppo.

Quirinale, Schlein: Meloni al Colle? Destra ossessionata da potere

Milano, 27 lug. (askanews) – La dichiarazioni di Ignazio La Russa sulla possibilità di Giorgia Meloni al Quirinale dimostrano “la grande ossessione della destra per il potere. Prima di La Russa anche Meloni ha chiarito l’obiettivo: siccome hanno perso il referendum sulla giustizia hanno abbandonato il premierato per non fare un altro referendum ma stanno cercando di realizzare il premierato attraverso una pessima legge elettorale che con un premio di maggioranza abnorme potrebbe addirittura consentire di eleggersi da soli il Presidente della Repubblica”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, ospite di L’Aria che Tira su La7.

“Il Capo dello Stato è un garante della Costituzione super partes. Come si può immaginare una persona che è a capo del governo e che guida una forza politica? Questo denota l’ossessione della destra per il potere e per cambiare gli equilibri costituzionali”, ha aggiunto Schlein.

No Tav, Meloni: Stato non indietreggia, non è dissenso ma violenza premeditata

Roma, 27 lug. (askanews) – “120 operatori delle forze dell’ordine sono rimasti feriti negli scontri di sabato scorso contro la Tav: uno scenario che si vede qui dietro, non è la scena di una guerra ma di una presunta contestazione. Questo non è dissenso ma violenza organizzata premeditata e come tale deve essere trattata. Faremo tutto quello che possiamo per assicurare queste persone alla giustizia e chiediamo a chi ne è responsabile, alla magistratura, a tutti gli inquirenti di fare il massimo del lavoro: uno Stato normale non può tollerare una cosa del genere”. Lo dice la premier Giorgia Meloni in un video registrato sul cantiere di Chiomonte dove questa mattina si è recata insieme al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per portare solidarietà agli agenti feriti negli scontri di sabato con i manifestanti no Tav.

“120 operatori di pubblica sicurezza che vengono feriti – ha proseguito – meritano una presenza delle istituzioni, ragione per cui siamo qui con Piantedosi per dire che lo Stato c’è, non intende indietreggiare, per portare solidarietà ma anche presenza a questi operatori di sicurezza costretti a presidiare questo luogo 365 giorni all’anno, 24 ore al giorno, con un costo esorbitante per i cittadini per questo presunto dissenso”.

Meloni ha spiegato che la sua presenza è anche per “chi lavora in questo luogo, gli operai, le imprese, i tecnici, gente che si rimbocca le maniche e vede distrutto il suo lavoro da un giorno all’altro. Anche per loro siamo qui questa mattina. Faremo tutto quello che possiamo per assicurare i responsabili alla giustizia insieme a tutte le istituzioni preposte per questo compito”.

Calcio, l’ambasciatore russo: sincera e umana solidarietà a Pirlo

Roma, 27 lug. (askanews) – Ad Andrea Pirlo, a cui è sfumato l’incarico di commissario tecnico della Nazionale italiana per via delle polemiche legate al suo contratto di sponsorizzazione con un’agenzia di scommesse russa, è stata espressa “sincera e umana solidarietà” da parte dell’ambasciatore russo in Italia, Alexey Paramonov.

“Gentile Andrea Pirlo – scrive Paramonov in una lettera pubblicata su Facebook -, purtroppo non abbiamo mai avuto il piacere di conoscerci personalmente. Tuttavia, come accade a milioni di appassionati di sport in tutto il mondo, conosco bene i Suoi gol, quelli che hanno contribuito a renderLa una stella e una leggenda del calcio internazionale. Fino a poco tempo fa, invece, ignoravo il fatto che Lei fosse, in un certo senso, un mio collega: infatti, a quanto riporta la stampa italiana, Lei ricopre il ruolo di ‘Ambasciatore della società russa Fonbet'”.

“In un periodo storico in cui la diplomazia attraversa una profonda crisi, poter contare su una personalità come la Sua nel ruolo di ambasciatore rappresenta senza dubbio un onore per qualsiasi Paese o società. Rattrista constatare che, nonostante il Suo contributo straordinario allo sport mondiale e all’immagine dell’Italia nel mondo, proprio nel Suo Paese, Lei sia oggi oggetto di ostracismo da parte di un establishment da molti definito ‘pseudo-democratico’; sorte, peraltro, già toccata, negli ultimi anni, a migliaia di sportivi, di direttori d’orchestra, di musicisti, di artisti e registi russi”.

“Certo – sottolinea Paramonov -, le mie parole non cambieranno nulla, ma desidero esprimerLe la nostra sincera e umana solidarietà”. “E questo – conclude l’ambasciatore della Federazione russa in Italia -, nonostante il fatto che la Nazionale Italiana che Lei avrebbe potuto allenare, e che forse un giorno allenerà, nei futuri Campionati Europei e Mondiali, possa costituire un avversario di assoluto livello per la Nazionale Russa”.

Istat, nel 2024 lieve calo (-0,9%) sul numero di protesti: 222.999

Roma, 27 lug. (askanews) – Protesti in Italia in lieve calo nel 2024, ma con un incremento significativo del loro valore monetario complessivo. Secondo i dati diffusi dall’Istat, i protesti iscritti nel Registro informatico sono stati 222.999, registrando una flessione dello 0,9% rispetto all’anno precedente. Al contrario, il valore economico complessivo ha registrato una crescita del 10,5% rispetto al 2023, superando i 264 milioni di euro, trainato principalmente dalle cambiali che rappresentano il 68,5% dell’ammontare totale.

L’indagine evidenzia come le cambiali costituiscano la quota maggioritaria del fenomeno, rappresentando l’88,7% del totale dei protesti con 197.713 titoli, sebbene siano in calo dell’1,5% rispetto all’anno precedente. Al contrario, gli assegni protestati sono aumentati del 4,2%, raggiungendo quota 25.286. A livello territoriale, il Sud e le Isole registrano la maggiore incidenza sia per quanto riguarda le persone fisiche sia per le imprese protestate, con Calabria e Campania in cima alla classifica regionale per tasso di persone iscritte a registro.

Nel 2024, l’importo medio per singolo titolo di credito protestato è salito a 1.186 euro, riporta l’Istat, in netto aumento rispetto ai 1.064 euro del 2023. Per le imprese l’importo medio per soggetto si attesta a 3.586 euro, mentre per le persone fisiche il valore medio è di 1.261 euro, con una maggiore incidenza tra gli uomini e nella fascia d’età compresa tra i 36 e i 55 anni.

No Tav, il plauso di Tajani alla Polizia per il fermo di 4 antagonisti stranieri

Roma, 27 lug. (askanews) – “Congratulazioni alla Polizia di Stato per il fermo di quattro antagonisti stranieri accusati di aver partecipato agli assalti in Val di Susa. E’ encomiabile il lavoro che stanno compiendo le Forze dell’Ordine, a cui rinnovo la solidarietà per i feriti negli attacchi di sabato”. Lo scrive su X il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

“Ancora una volta – prosegue Tajani – emerge come l’Italia sia bersaglio di una rete internazionale che comprende attivisti violenti provenienti da tutta Europa. È una situazione grave e anomala che definisce l’entità della sfida costante che il governo affronta per garantire sicurezza e ordine pubblico”, sottolinea il vicepremier.

L’Oro supera i 4.100 dollari l’oncia dopo la tregua Usa-Iran

Roma, 27 lug. (askanews) – I prezzi dell’oro spot hanno accelerato al rialzo superando la soglia dei 4.100 dollari l’oncia. A innescare gli acquisti sul lingotto è stata la sospensione dei raid statunitensi contro l’Iran nel fine settimana, una mossa che ha allentato la pressione sui mercati. Gli investitori guardano ora alla riunione di mercoledì della Federal Reserve, attesa a confermare i tassi di interesse invariati.

Al momento, l’oro spot mette a segno un progresso di 51.11 dollari, pari all’1.26%, attestandosi a 4.104,28 dollari l’oncia. Prezzi del gas in forte calo ad Amsterdam, alla ripresa dei mercati dopo il fine settimana che ha visto attenuarsi le tensioni tra Usa e Iran. Il TTF è in ribasso del 7,90% a 58,550 euro per megawattora per i futures con consegna ad agosto 2026.

No Tav, Meloni a Chiomonte con Piantedosi per incontrare forze dell’ordine

Roma, 27 lug. (askanews) – Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, accompagnata dal Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, è giunta a Chiomonte, dove incontrerà il personale delle Forze dell’Ordine impegnato nelle attività di vigilanza e sicurezza del cantiere della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. Poco prima dell’arrivo, il Presidente Meloni e il Ministro Piantedosi hanno effettuato un sorvolo in elicottero dell’area del cantiere. Successivamente, visiteranno il cantiere alla presenza degli operai e dei rappresentanti di TELT.

L’Iran: gli Usa vogliono negoziare ogni volta che sale il prezzo dei carburanti

Roma, 27 lug. (askanews) – Gli Stati Uniti tornano al tavolo dei negoziati ogni volta che l’aumento dei prezzi dell’energia mette sotto pressione i mercati globali: lo ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, secondo cui Washington ha inizialmente creduto che “l’Iran sarebbe crollato in tre giorni e si sarebbe arreso” dopo l’inizio della guerra con Israele. Il risultato, ha detto, è che “ora, mesi dopo, gli americani sono bloccati nella situazione che hanno creato”.

Baghaei, riporta Al Jazeera, ha affermato che Teheran non permetterà agli Stati Uniti di decidere “i tempi della guerra o della pace”.

Calcio, Infantino: "Avete diffuso odio sui Mondiali"

Roma, 27 lug. (askanews) – “Mentre voi dividete, noi uniamo”. È questo il passaggio centrale della lunga lettera aperta con cui il presidente della FIFA, Gianni Infantino, ha tracciato il bilancio del Mondiale 2026 disputato tra Stati Uniti, Canada e Messico, replicando alle critiche sull’organizzazione del torneo e rivendicandone il successo.

Nel messaggio, rivolto ai tifosi ma anche ai detrattori della competizione, Infantino sostiene che chi ha alimentato “odio e false voci” si sia perso “le emozioni, i festeggiamenti, le risate, le lacrime e la gioia” vissute da milioni di persone durante la rassegna iridata.

Il numero uno della FIFA sottolinea come il torneo abbia coinvolto sette milioni di spettatori provenienti da oltre 200 Paesi nelle 16 città ospitanti, senza registrare episodi di violenza: “Zero incidenti, zero ostilità, zero violenza, solo gioia, felicità, unità e solidarietà”.

Infantino rivendica inoltre il ruolo del calcio come strumento di pace e inclusione, citando tra gli esempi l’ingresso della nazionale iraniana negli Stati Uniti “senza incidenti né conflitti” e il rilascio dei visti a delegazioni provenienti da Paesi in situazioni difficili. “Il calcio è sinonimo di pace. Non ha nulla a che vedere con la politica. Il calcio è sinonimo di unità, non di divisione”, scrive.

Nella parte finale della lettera, il presidente della FIFA invita i critici a “prendersi un momento per riflettere, meditare, pregare o guardare una partita di calcio”, ribadendo che la Coppa del Mondo 2026 “ha celebrato il meglio dell’umanità” e definendola “la Coppa del Mondo FIFA più straordinaria di sempre”. Conclude esprimendo l’orgoglio per aver contribuito “anche solo in piccola parte” alla realizzazione dell’evento.

Calcio, Pirlo sui social: "Non sono più candidato a ct"

Roma, 27 lug. (askanews) – Andrea Pirlo conferma che non sarà il nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana. L’ex centrocampista azzurro ha annunciato la decisione con un messaggio pubblicato sui social, spiegando di aver appreso nella serata di ieri di non essere più il candidato per la panchina dell’Italia.

“Per rispetto nei confronti delle istituzioni, della Federazione e di tutte le persone coinvolte, ho scelto finora di mantenere il silenzio, ma dopo aver appreso ieri sera di non essere più il candidato alla panchina della Nazionale italiana, ritengo doveroso chiarire alcuni aspetti”, ha scritto Pirlo aggiungendo questo passaggio al post già pubblicato nella serata di ieri.

L’allenatore dello United FC negli Emirati Arabi Uniti aveva detto la sua sulle polemiche nate intorno al suo nome: “Negli ultimi giorni ho assistito con grande amarezza al dibattito che si è sviluppato intorno alla possibilità di ricoprire il ruolo di Commissario Tecnico della Nazionale italiana”.

Pirlo aveva sottolineato di aver sempre rispettato le leggi dei Paesi nei quali ha lavorato e gli accordi sottoscritti: “La collaborazione professionale oggetto delle recenti polemiche nasce nell’ambito del mio percorso lavorativo negli Emirati Arabi Uniti ed è esclusivamente di natura commerciale e sportiva. Attribuire a tale collaborazione un significato politico significa attribuirmi convinzioni che non ho mai espresso e che non mi appartengono”. L’ex regista della Nazionale aveva quindi ringraziato Paolo Maldini e Leonardo per la fiducia ricevuta: “Conosco la loro competenza, la loro serietà e l’amore che hanno sempre dedicato al calcio italiano”. “Mi rammarica che una scelta di carattere sportivo sia stata rapidamente trascinata in un confronto pubblico che ha finito per attribuire alla mia persona significati e intenzioni che non mi appartengono”.

Infine il messaggio sull’azzurro: “L’amore per l’Italia non dipende da un incarico. Fa parte della mia storia, della mia identità e continuerà ad accompagnarmi, sempre”.

Mezzogiorno: una riforma di sistema per sostenerne lo sviluppo

Una crescita da consolidare oltre PNRR e investimenti pubblici

Il Mezzogiorno nell’ultimo quinquennio, secondo la SVIMEZ, ha costituito l’area territoriale del Paese più dinamica. Con una crescita complessiva del 9,5% rispetto ad una media nazionale del 7,1%. E a un Centro-Nord fermo al 6,6%. Attenzione, però! Ciò non significa che il Sud abbia raggiunto il pareggio o, ancora di più, che abbia superato il Centro-Nord per livello di ricchezza o di PIL pro capite: il divario resta ancora abissale. Anzi, bisogna sottolineare che la stessa SVIMEZ segnala le profonde fragilità di questo sviluppo almeno in parte ‘drogato’ dal Superbonus, prima, e dal PNRR, dopo. Insomma, siamo alle solite! Perché si tratta di una crescita in gran parte determinata dagli investimenti pubblici. Che, però, questa volta, il governo, d’intesa con le regioni e gli enti locali, non deve gestire come una “bolla” destinata a scoppiare già nel prossimo anno bensì come un trend positivo da cogliere al volo per riuscire a rafforzare la rete produttiva, comunque impiantata, e a renderla più solida e articolata.

Naturalmente, per raggiungere un simile obbiettivo occorre, innanzi tutto, avere un’ampia visione dello sviluppo che permetta di capire quale possa essere il ruolo del Mezzogiorno nella strategia globale del Paese e, poi, essere disponibili all’operazione forse più difficile di tutte: quella di cambiare le strutture istituzionali che per molti decenni sono state alla base di un rendimento favorevole unicamente al Centro-Nord. A cominciare dalle regioni e dagli enti locali che, benché dotati di autonomia e consapevoli dell’avvertimento di Luigi Sturzo secondo cui quest’ultima non è il riconoscimento di un potere autoreferenziale ma il modo di esercitare con senso comunitario la responsabilità di provvedere all’autogoverno delle proprie popolazioni, hanno fatto registrare invece una esperienza del tutto opposta. 

Nel Mezzogiorno, infatti, regioni e enti locali si sono trasformati in una sorta di ‘maso chiuso’ senza la capacità, però, del Trentino-Alto Adige di preservare attraverso questo istituto storico l’identità e l’economia dei propri territori. Ma, con il risultato invece, di impedire alle comunità ogni sviluppo per l’impossibilità di relazionarsi tra loro e interagire in maniera cooperativa e solidale.

Regioni e autonomie, una trama istituzionale da ripensare

Ma tant’è! Oggi, infatti, questa trama organizzativa e istituzionale del nostro Sud deve essere riconsiderata e cambiata. Dalle fondamenta. Sapendo bene che le regioni, fin dalla loro origine costituzionale, e i comuni e gli altri enti locali, per via della progressiva trasformazione dei rapporti e delle relazioni funzionali tra di loro, risultano privi anche di quella dimensione territoriale che dovrebbe farne delle organizzazioni istituzionali efficienti ed efficaci oltre che economiche nella loro gestione dell’attività di amministrazione. 

E dovendo poi aggiungere a ciò che queste istituzioni territoriali non sono state mai vissute e utilizzate in senso comunitario ma, purtroppo, sempre in modo egoistico e finalizzato alla difesa dei propri interessi particolari! Basti pensare, con riguardo ad alcune regioni del Centro-Nord, alla vicenda del cd. regionalismo differenziato che continua a chiedere “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” per aumentare la propria cifra di potere legislativo e amministrativo ma, in verità, per potere trattenere in sede locale il surplus del proprio gettito fiscale. E con riferimento ai territori e alle comunità del Mezzogiorno che, divise su tutto, sono rimaste la zavorra del sistema con regioni che continuano a perseguire ognuna il proprio libro dei sogni e trattano dei propri interessi al di fuori di ogni strategia comune, così alimentando la propria incapacità di dare forza alle proprie politiche per risolvere le necessità delle popolazioni e i bisogni della gente.

Non solo. Ma con classi politiche sempre più inadeguate, incapaci di elaborare qualsiasi progetto di sviluppo ‘aperto’ o anche di dimensione nazionale, il Mezzogiorno ha finito con il trovarsi chiuso, isolato, diviso in organismi formalmente autonomi ma dal peso politico ed economico, oltre che culturale e strategico, sempre più debole nel confronto sia nazionale che europeo. Con la conseguenza di perpetuare il suo gap con il Nord del Paese sia nel campo delle infrastrutture e dei servizi che in quello dei diritti dei cittadini e dei lavoratori oltre che delle imprese costrette a continuare a soggiacere non solo alle mafie, mai definitivamente debellate, ma anche al cd. “pizzo legalizzato” delle burocrazie sempre più fameliche.

Una macroregione per federalizzare il Mezzogiorno

Ciò conduce ad un’unica soluzione, se veramente il Sud vuole ridurre le disparità territoriali, sociali, economiche che attentano ai fondamentali diritti di cittadinanza delle sue popolazioni e ne impediscono un adeguato livello di qualità della vita: seguire la strada dell’unificazione dei propri poteri, delle proprie istituzioni regionali per una iniziativa comunitaria che coinvolga tutte le regioni meridionali in una sorta di macroregione in grado di valorizzare tutti i fattori culturali, sociali ed economici inoperosi per mancanza di infrastrutture e deficienza politica-organizzativa. In altri termini, avviare un processo di federalizzazione del Mezzogiorno!

Ma non sulla base del vecchio modello di unificazione tipico dello scorso millennio. Bensì nella prospettiva di un federalismo comunitario che, a partire dal punto di vista ordinamentale, non deve fermarsi ad una riforma istituzionale secondo il miope principio della sovranità nazionale ma deve abbattere i confini politico-amministrativi entro cui ancora restano relegati stato, regioni ed enti territoriali vari per proiettarsi verso una dimensione europea ispirata ai principi di sussidiarietà e paritarietà. Insomma, non una riforma regionale relegata alla esclusiva dimensione territoriale nazionale ma una riorganizzazione strategica proiettata in aree che includono territori di altri Paesi europei associati da caratteristiche comuni. 

Perché è ben noto che soprattutto il bacino del Mediterraneo è espressione di una medesima realtà storica, culturale e rappresenta un medesimo ambiente naturale che non può essere valorizzato senza la visione d’insieme che la definizione di una strategia comune consente.

Città e Mediterraneo al centro della nuova strategia

Ma, in concreto, come tutto ciò potrebbe essere realizzato? Facendo perno sulle città e le comunità locali. Perché, come è ben noto, sia nell’antichità che nei tempi più moderni, in questa area mediterranea, il ruolo propulsivo dello sviluppo è sempre stato svolto dalle città. Che, oggi, sulla base della loro evoluzione metropolitana e con il contributo delle regioni, potrebbero tornare ad essere determinanti. Non fosse altro perché di questa strategia macroregionale di riforma verrebbero chiamati a partecipare i loro cittadini che così contribuirebbero in maniera decisiva a colmare il deficit democratico di cui oggi soffrono tutte le istituzioni.

Non solo. Ma l’adozione di questa prospettiva comunitaria applicata al nostro Mezzogiorno confermerebbe senz’altro quello che è il dato riconosciuto da tutti: la sua centralità nel Mediterraneo che è la condizione fondamentale per la crescita di tutta l’Europa e il principale elemento di stabilizzazione delle condizioni di pace e benessere delle sue popolazioni. Questo, naturalmente, sul piano della infrastrutturazione politico-istituzionale.

Energia, trasporti e Zes Unica per rilanciare il Sud

Mentre, sul piano della strategia dello sviluppo immediatamente centrata sul futuro del nostro Paese, le azioni da avviare nel Mezzogiorno dovrebbero essere almeno due: innanzi tutto, un Piano energetico basato sulle fonti rinnovabili come il sole, il vento, l’acqua e la geotermìa di cui il Sud è incommensurabilmente più ricco delle altre parti d’Italia in modo da rendere il Paese non solo meno esposto alle crisi internazionali ma anche pronto a sostenere la grande richiesta di energia che la sempre più frequente localizzazione nel Nord Italia dei data center necessari all’Artificial Intelligence (AI) richiederà. 

Quello dell’autosufficienza energetica è, infatti, un obbiettivo assolutamente prioritario che l’Italia non potrà mai raggiungere se il Mezzogiorno non darà il suo contributo determinante. La seconda azione da avviare con immediatezza riguarda, invece, il Sistema dei trasporti che non potrà continuare a fondarsi su un’alta velocità farlocca fra Salerno, Reggio Calabria e Palermo, un progetto per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina campato in aria, un apparato dei porti meridionali incapace di attirare volumi importanti del traffico internazionale delle materie prime e dei semi-lavorati e un’organizzazione degli aeroporti, oltre che debole strutturalmente, non pensata né per il traffico interno né per quello del turismo internazionale che nel Mezzogiorno ha ancora margini di sviluppo quasi illimitati.

In questa prospettiva, bisogna poi essere consapevoli che il Meridione oggi dispone di uno strumento di sviluppo collaudato e estremamente efficace. La Zes Unica del Sud, infatti, ha dato un impulso veramente decisivo agli investimenti che ha contribuito a far correre il PIL delle regioni meridionali più velocemente di quello del Centro-Nord. Al punto tale che il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, si è spinto a chiedere con forza l’estensione della Zes Unica all’intero Paese. Cosa che, come ha sottolineato il sottosegretario Luigi Sbarra, può riguardare solo le semplificazioni autorizzative non certo gli incentivi fiscali che, se applicati al Nord, si configurerebbero intanto come “aiuti di Stato” e, quindi, impraticabili sul piano normativo. 

E, poi, soprattutto come un grave errore strategico perché non determinerebbero al Nord ulteriori localizzazioni ma soltanto la sostituzione del Sud nella scelta degli investitori che chiaramente finirebbero per preferire di allocare le proprie intraprese in aree industrializzate più strutturate e più vicine ai mercati di sbocco. Vanificando così uno strumento che finora ha dato risultati positivi per il Mezzogiorno e che se ulteriormente sostenuto da interventi migliorativi delle regioni (come l’art. 4 della Legge siciliana n.1 del 5 gennaio 2026 di stabilità regionale per il triennio 2026-2028) potrà diventare decisivo per ridurre il divario del Sud nei confronti del Settentrione e dare al Paese quella ulteriore spinta propulsiva che ritorni a farlo diventare competitivo come ai tempi del “miracolo economico”.

Trump mette Talarico nel mirino: Texas decisivo per il Senato?

Donald Trump lo ha fatto di nuovo. Venerdì 24 luglio, intervenendo davanti ai corrispondenti della Casa Bianca, il presidente ha riservato una parte dei suoi attacchi a James Talarico, candidato democratico al Senato federale in Texas. Non è stata una citazione casuale. Da mesi Trump ha messo nel mirino il giovane deputato statale, che a novembre affronterà il repubblicano Ken Paxton per il seggio oggi occupato da John Cornyn.

Una sfida diventata improvvisamente vera

Trump ha storpiato il nome dell’avversario chiamandolo “James Talafreako” – dal termine inglese freak, usato in senso dispregiativo per indicare una persona strana o eccentrica – e ha sostenuto che Talarico «odia le armi, odia il petrolio, odia il sesso, odia le donne» e si presenterebbe come «un cristiano che odia il cristianesimo». Poi la battuta: «A parte questo, penso che il suo programma sia piuttosto buono».

Il tono è quello consueto di Trump, fatto di soprannomi, caricature e provocazioni. Ma dietro l’irrisione esiste un problema politico molto concreto per i repubblicani.

Il Texas non dovrebbe essere, sulla carta, uno Stato realmente contendibile per i democratici. Da oltre trent’anni il Partito repubblicano domina le elezioni statali e Donald Trump, nel 2024, vi ha ottenuto un vantaggio di circa quattordici punti. Eppure la candidatura di Talarico ha progressivamente trasformato la gara per il Senato in una competizione molto più incerta del previsto.

I numeri spiegano l’attenzione della Casa Bianca. La media dei sondaggi elaborata da RealClearPolitics registra Paxton al 45,2 per cento e Talarico al 44,6: appena sei decimi di punto di differenza. Un sondaggio dell’Università del Texas di giugno aveva misurato Paxton al 43 per cento e Talarico al 42, con uno scarto statisticamente irrilevante. Ancora più significativo il rilevamento New York Times/Siena: 47 per cento a Paxton e 47 per cento a Talarico.

Siamo, dunque, pienamente dentro il margine di errore.

Perché Talarico preoccupa la Casa Bianca

Il giovane democratico rappresenta un tipo di candidato particolarmente insidioso per la narrazione trumpiana. Ha 37 anni, è stato insegnante, è deputato alla Camera del Texas e ha studiato teologia. Parla apertamente della propria fede cristiana, ma la collega a posizioni progressiste e a un messaggio economico fortemente centrato sulla classe media, sui lavoratori, sul costo della vita e sulla critica al potere dei grandi interessi economici.

È proprio questa combinazione a renderlo un avversario meno facilmente incasellabile nello stereotipo del democratico liberal delle grandi città americane.

Talarico cerca di parlare anche a quell’elettorato religioso e popolare che negli ultimi anni si è progressivamente spostato verso i repubblicani. Nello stesso tempo attacca un sistema economico che, sostiene, è stato piegato agli interessi dei grandi finanziatori e delle élite economiche.

La vulnerabilità maggiore di Talarico resta però sul terreno delle cosiddette “culture wars”. I repubblicani hanno recuperato alcune sue dichiarazioni sui diritti delle persone transgender, sulle armi e sulla religione, tra cui la frase «Dio è non binario» – vale a dire non riconducibile alla distinzione umana tra maschile e femminile – utilizzandole per dipingerlo come troppo progressista.

Trump ha scelto esattamente questo terreno: non tanto contestare il programma economico del candidato democratico, quanto trasformarlo in un simbolo della sinistra culturale americana.

Ma la strategia contiene anche un rischio. Più il presidente degli Stati Uniti attacca personalmente Talarico, più contribuisce ad attribuirgli una statura nazionale che fino a pochi mesi fa non possedeva.

La risposta (ironica) di Talarico

La reazione della campagna democratica è stata finora soprattutto ironica. Lo staff di Talarico ha scelto di appropriarsi dell’appellativo “Talafreako”, trasformandolo in uno strumento di comunicazione e perfino in merchandising elettorale.

È un meccanismo ormai frequente nella politica americana: neutralizzare l’insulto appropriandosene e trasformandolo in un segno identitario.

Anche una parte dei sostenitori di Talarico sembra aver reagito in questo modo. L’obiettivo è evidente: presentare gli attacchi presidenziali non come una delegittimazione del candidato, ma come la prova indiretta che la Casa Bianca considera ormai la sua candidatura una minaccia reale.

Talarico, dal canto suo, cerca di evitare uno scontro quotidiano esclusivamente personale con Trump e Paxton e insiste soprattutto sui temi economici, sul costo della vita, sulla scuola pubblica e sulle condizioni della classe media.

Particolarmente delicata è la battaglia per il voto ispanico. Una parte significativa dell’elettorato latino del Texas si è spostata verso Trump nel 2024, soprattutto nelle contee lungo il confine con il Messico. Talarico sta cercando di recuperare quel terreno con una linea che combina maggiore attenzione alla sicurezza della frontiera e rifiuto della rappresentazione delle comunità di confine come un problema esclusivamente migratorio.

Il punto politico è semplice: per vincere non gli basta mobilitare Austin, Houston, Dallas e l’elettorato democratico tradizionale. Deve riportare verso il Partito democratico una quota significativa di elettori indipendenti, moderati e ispanici.

Se vincesse Talarico cambierebbe la geografia politica americana

Un’eventuale vittoria democratica avrebbe conseguenze ben superiori alla conquista di un singolo seggio.

In primo luogo interromperebbe un dominio repubblicano nelle competizioni statewide del Texas che dura da oltre trent’anni. Sarebbe un cambiamento simbolicamente enorme: lo Stato che ha rappresentato per decenni una delle colonne portanti del potere repubblicano diventerebbe improvvisamente contendibile.

In secondo luogo, una vittoria di Talarico costringerebbe il Partito repubblicano a modificare la propria geografia elettorale. Il GOP non potrebbe più considerare automaticamente sicuri i quaranta voti elettorali del Texas nelle elezioni presidenziali future e dovrebbe investire risorse, organizzazione e denaro in uno Stato che fino ad oggi poteva quasi dare per acquisito. 

Ma soprattutto c’è il Senato. La maggioranza della Camera alta si giocherà nel 2026 su pochi seggi. Se i democratici riuscissero a strappare proprio il Texas, compensando eventuali difficoltà in altri Stati, la vittoria di Talarico potrebbe contribuire direttamente a determinare chi controllerà il Senato negli ultimi due anni del mandato presidenziale di Trump. E questo cambierebbe radicalmente i rapporti di forza a Washington: dalle nomine giudiziarie all’approvazione delle leggi, fino alla capacità della Casa Bianca di portare avanti la propria agenda.

Per Talarico resta una montagna da scalare. 

Il Texas continua ad avere una struttura elettorale favorevole ai repubblicani e gli stessi sondaggi mostrano come molti elettori, pur giudicando positivamente il democratico sul piano personale, continuino a preferire una maggioranza repubblicana al Senato.

Eppure il semplice fatto che oggi Talarico e Paxton siano separati da pochi decimali rappresenta già una novità politica rilevante.

Forse è proprio qui la spiegazione più semplice dell’attenzione che Trump gli dedica. Quando il presidente degli Stati Uniti comincia a riservare ripetutamente soprannomi, battute e attacchi a un deputato statale di 37 anni, fino a poco tempo fa quasi sconosciuto fuori dal Texas, difficilmente si tratta soltanto di gusto per la provocazione.

Significa, con ogni probabilità, che qualcuno alla Casa Bianca ha cominciato a guardare seriamente i numeri. E quei numeri dicono che, nell’America delle elezioni di metà mandato, persino il Texas non appare più completamente al sicuro.

La “posizione adolescente” dell’odierna politica

Una condizione della mente, non una questione anagrafica

È celebre lo scritto di Lenin sull’estremismo (meglio: sul “sinistrismo”) come malattia infantile del comunismo.

Ecco, io credo che l’attuale classe politica italiana sia invece caratterizzata da una sorta di “posizione adolescente”.

Ascoltiamo quel che scriveva il compianto Sergio De Risio, docente di Psichiatria all’Università Cattolica di Roma: «Intendo innanzitutto sottolineare che con l’espressione “mente adolescente” si fa riferimento ad una dimensione psichica la cui problematica è scorporata da una cronologia precisa ed è invece costitutivamente attiva all’interno del funzionamento della mente sul suo complesso; non si tratta dunque di uno stadio dell’evoluzione psichica ma di una posizione, di un modo di essere della mente “tout court”» (Mente adolescente, in “Pensare Adolescente. Configurazioni psicodinamiche dell’adolescenzialità della mente”).

Dai padri costituenti ai politici “figli”

Proprio in questo 2026  abbiamo ricordato gli ottant’anni trascorsi dal referendum istituzionale che sancì la vittoria della Repubblica e dall’elezione dell’Assemblea costituente. Non a caso si parla di padri e di madri costituenti. I politici attuali, invece, al di là dell’età anagrafica, sono per lo più, metaforicamente, “figli”. Uno dei pochissimi “adulti”, se non forse l’unico, dell’attuale quadro politico-istituzionale è il presidente Sergio Mattarella.

E la posizione adolescente vede prevalere un atteggiamento “egocentrico”, sospeso fra spinte opposte e contrastanti, un’immaturità e una superficialità di fondo, un senso di responsabilità lacunoso.

Quasi che una sorta di “ragion personale” abbia sostituito la classica ragion di Stato, la “ragion di partito”, la “ragion di corrente”.

Lo scontro, la farsa e una politica senz’anima

Si assiste da un lato a una violenza e a una veemenza pericolose dello scontro, dall’altro a un “gioco delle parti” nel quale c’è spazio quasi solo per la farsa. Cadendo addirittura nel ridicolo quando gli esponenti delle varie forze politiche, dinanzi ai microfoni e alle telecamere, anziché argomentare, paiono recitare e pronunciare, con l’intonazione degli scolaretti, piccoli copioni mandati giù a memoria.

Una politica senz’anima.

Il Centro riparta dalla politica, non dal culto del leader

La politica ridotta alla ricerca del capo

Uno dei temi di fondo della politica contemporanea, o meglio della politica della cosiddetta Seconda Repubblica, è sempre quello di sapere chi è il capo o il leader di quel determinato partito o coalizione.

Di norma, il progetto politico e gli stessi programmi politici sono del tutto subalterni e marginali rispetto alla domanda centrale, prioritaria e principale, se non addirittura esclusiva. E cioè, in sostanza, la domanda è sempre la stessa: “Ma chi è il capo di quel partito? Chi è il capo di quella coalizione?”. Il resto è drasticamente irrilevante, se non indifferente, secondario. Cioè i contenuti, i valori, il progetto politico, per non parlare, appunto, del programma di governo.

La lezione ancora attuale di Guido Bodrato

Ora, se c’è un progetto politico che in questa particolare stagione storica può invertire questa prassi, peraltro fortemente diseducativa se non addirittura antipolitica, è proprio quello di ricostruire un Centro autonomo, democratico, riformista e di governo. Al riguardo, ripenso ad una vecchia, ma sempre efficace riflessione dell’ultimo “maestro” del cattolicesimo democratico italiano, Guido Bodrato, che sosteneva che “quando il progetto politico è credibile un leader lo trovi per strada”.

Certo, era una riflessione, quella del leader della sinistra Dc, particolarmente calzante per la lunga stagione della Prima Repubblica, ma che conserva una straordinaria attualità e modernità anche nell’attuale fase politica. E questo per la semplice ragione che, oggi, e di fronte alla progressiva e crescente radicalizzazione del conflitto politico e della conseguente ed inevitabile polarizzazione ideologica dei due schieramenti maggioritari – cioè la destra sovranista, radicale e populista e la sinistra altrettanto radicale, estremista e populista – il progetto di un Centro autonomo, riformista, democratico e di governo può realisticamente decollare in vista delle elezioni del 2027 anche senza avere un capo assoluto, indiscusso ed indiscutibile.

La forza del progetto oltre i partiti personali

Come avviene puntualmente nei partiti personali e del capo, dove tutto si può fare tranne che contestare o mettere in discussione il capo. 

Certo, tutti sappiamo che gli attuali leader di questo campo centrista sono Pina Picierno e Carlo Calenda. Ma le adesioni, i sostegni e le condivisioni che stanno provenendo da tutta Italia e dal mondo variegato, composito e fortemente plurale della galassia centrista confermano che il segreto di questa scommessa, oggi, è la qualità e lo spessore del progetto politico e non la sacralità e l’intoccabilità del capo.

Un Centro riformista per restituire prestigio alla politica

Ecco perché, proprio attraverso la costruzione di un vero ed autentico progetto centrista e riformista, oggi è anche possibile ridare lustro e prestigio alla politica e alle sue regole tradizionali e soprattutto di valenza costituzionale. 

Una politica, cioè, che non si riduca solo e soltanto all’esaltazione di una spietata personalizzazione ma consapevole, al contrario, che senza il pieno recupero della progettualità anche il capo più moderno, più populista e più propagandista non può che continuare ad indebolire ulteriormente e forse irreversibilmente l’intera politica italiana. Ed è anche per questo che oggi il rilancio e la declinazione di una nuova e rinnovata politica passa anche e soprattutto attraverso il progetto di un Centro autonomo, riformista e di governo.

Ucciso dalla polizia il presunto attentatore del Pride di Berlino

Milano, 26 lug. (askanews) – Il presunto attentatore dell’attacco al Pride di Berlino, in cui ha perso la vita una donna, è stato ucciso dalla polizia.

Abdul Ballout è stato rintracciato dalla polizia di Berlino in un capanno da giardino nel quartiere di Spandau, nella periferia occidentale della città. Il blitz è avvenuto intorno alle 18. Gli agenti del SEK (Special Deployment Commando) hanno aperto il fuoco dopo che il 21enne si era scagliato contro gli agenti armato di un’arma da taglio. I vigili del fuoco hanno tentato di rianimarlo, ma è deceduto sul posto a causa delle ferite riportate.

Quirinale, La Russa: Meloni al Colle? Non questa, forse la prossima volta

Roma, 26 lug. (askanews) – “Secondo me lo diventerà presidente della Repubblica, magari la prossima volta e non questa. Quando non lo so, ma se un giorno Meloni diventasse presidente della Repubblica sarebbe un grande bene per l’Italia. Non credo voglia farlo adesso ma non c’è nessuna ragione che possa suonare come allarme”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa intervistato a Viareggio nell’ambito della rassegna “L’Estate del Principe”. Secondo La Russa “anche una fetta del centrosinistra” ne sarebbe felice.

Esodo estivo, l’Anas: traffico intenso nell’ultimo fine settimana di luglio

Milano, 26 lug. (askanews) – Si avvia alla conclusione l’ultimo fine settimana di luglio contraddistinto dalle partenze verso le località di villeggiatura e contrassegnato da Viabilità Italia con il bollino rosso per il pomeriggio di venerdì 24 luglio, la mattina di sabato 25 luglio e il pomeriggio di oggi, domenica 26 luglio. Sulla rete Anas (Gruppo FS Italiane) sono state confermate le previsioni traffico in aumento già a partire da venerdì con traffico intenso durante tutto il fine settimana.

Gli incrementi rispetto al fine settimana di metà luglio hanno interessato in particolare le isole maggiori, con aumenti compresi tra lo 0,29% in Sardegna e lo 0,57% in Sicilia, e le zone di montagna, dove l’incremento medio si è attestato sull’1,3%, con un picco dell’1,6% sulla rete statale del Veneto.

Rispetto all’ultimo fine settimana di luglio 2025 i dati complessivi nazionali mostrano un lieve aumento, pari allo 0,2%, con valori che nelle regioni del Nord della Penisola raggiungono il +5%.

Rallentamenti con code sono stati registrati in particolare in Lombardia lungo la statale 36 “del Lago di Como e dello Spluga” in provincia di Lecco e in Sicilia sul Raccordo Autostradale 15 “Tangenziale Ovest di Catania” in prossimità del Casello di San Gregorio. Traffico in aumento nella mattina di oggi anche sulla statale 18 “Tirrena Inferiore” in Calabria e, sempre in Calabria, sulla statale 106 “Jonica”.

La giornata di oggi è stata caratterizzata dagli incendi che hanno determinato l’adozione di limitazioni temporanee alla circolazione in Sicilia sull’Autostrada A19 “Palermo-Catania” a Termini Imerese (PA), in Puglia sulla statale 693 “dei Laghi di Lesina e Varano” a Cagnano Varano (FG), in Molise sulla statale 16 “Adriatica” a Campomarino (CB) e nel Lazio lungo il Grande Raccordo Anulare di Roma tra Laurentina e Pontina. Sulla A2 “Autostrada del Mediterraneo” i volumi maggiori di traffico sono stati registrati a Pontecagnano Faiano con oltre 240.190 transiti, a Salerno con 203.950 veicoli transitati e a Battipaglia con 165.810. In Sicilia, sulla A19DIR “Diramazione per via Giafar”, sono transitati 181.410 veicoli, 108.565 sulla A19 “Palermo-Catania” presso Altavilla Milicia e 33.447 ad Alimena. Nel Lazio, sul “Grande Raccordo Anulare” sono transitati 324.180 veicoli tra Laurentina ed Eur, 298.160 tra Pisana e Aurelia e 273.460 tra Cassia Tomba di Nerone e Cassia Veientana Sant’Andrea. 138.240 i veicoli transitati sulla statale 148 “Pontina” a Roma e 128.360 sulla statale 7 “Via Appia” a Ciampino. In Calabria, sulla strada statale 106 “Jonica” sono stati registrati 72.610 transiti a Castellaneta, 69.800 all’altezza di Reggio di Calabria e 36.000 a Portigliola. Sulla SS107 “Silana Crotonese”, a Rende, sono 55.960 i veicoli transitati, mentre sulla strada statale 18 “Tirrena Inferiore” sono stati rilevati 83.190 transiti a Capaccio Paestum.

In Lombardia, lungo la statale 36 “del lago di Como e dello Spluga” i sensori hanno fatto rilevare 227.650 transiti all’altezza di Monza e oltre 146.000 sulla statale 336 “dell’Aeroporto della Malpensa” a Gallarate. Tra le sezioni con i dati di particolare rilievo emergono: in Umbria la statale 16 “Adriatica” con 318.725 transiti all’altezza di Bari e il Raccordo Autostradale 6 “Perugia-Bettolle” con 80.119 transiti a Corciano, in Campania la SS162NC “Asse Mediano” con 180.500 transiti a Giugliano, in Puglia la statale 101 “Salentina di Gallipoli” con 131.595 transiti a Lequile.

Per quanto riguarda i dati complessivi regionali, in Veneto i sensori di traffico hanno registrato il transito di quasi 650.500 veicoli, oltre 693.500 in Piemonte, oltre 2 milioni in Emilia-Romagna, 775.000 in Abruzzo, quasi 78.000 in Valle d’Aosta, 219.500 in Liguria, 780.000 nelle Marche e 300.000 in Basilicata.

Formula1, Norris: "Mai avuta una macchina così da guidare"

Roma, 26 lug. (askanews) – Trionfo di Lando Norris nel Gp di Ungheria. Il britannico, tuttavia, non nasconde a caldo che i primi metri siano stati tutt’altro che semplici. Nonostante la partenza dalla pole, Norris è stato sorpreso allo spegnimento dei semafori proprio da Piastri, costretto così a inseguire nelle fasi iniziali della gara.

“All’inizio non è stata un grande partenza e Piastri è stato bravo a passarmi. Ho spinto poi come un pazzo per provare a forzare un errore di Oscar. Mai avuta un macchina così da guidare, il passo era talmente buono da potermi permettere di stare in pista più degli altri. Sono felice di essere tornato a vincere”, ha dichiarato a caldo.

Il successo di Budapest, però, non modifica l’approccio del campione del mondo, consapevole che il vantaggio mostrato in Ungheria non rappresenta necessariamente la fotografia dell’intera stagione. Norris preferisce mantenere un profilo prudente, riconoscendo i progressi della McLaren ma senza lasciarsi trascinare dall’entusiasmo. “Ci saranno dei momenti in cui faremo fatica, ma questa pista ci ha dato qualcosa. Possiamo vincere altre gare, abbiamo fatto un grande lavoro”.

La vittoria in Ungheria arriva inoltre nell’ultimo appuntamento prima della pausa estiva, un risultato che permette alla squadra di affrontare le settimane di stop con maggiore serenità, pur senza abbassare il livello di attenzione. “Sicuramente andare in vacanza dopo questo risultato è positivo, ma dobbiamo continuare a spingere. Questo è stato un week end perfetto. Devo ringraziare il team per avermi dato quest’opportunità”.

Formula1, Ordine d’arrivo e classifica mondiale piloti

Roma, 26 lug. (askanews) – Questo l’ordine d’arrivo del Gp di Ungheria e la classifica del mondiale piloti

Ordine d’arrivo Lando Norris (McLaren) – 1:39:56.180; 2. Max Verstappen (Red Bull) +15.080; 3. Kimi Antonelli (Mercedes) +18.728; 4. Charles Leclerc (Ferrari) +23.840; 5. Lewis Hamilton (Ferrari) +24.540*; 6. Isack Hadjar (Red Bull) +55.488; 7. George Russell (Mercedes) +57.503; 8. Liam Lawson (Racing Bulls) +1 giro; 9. Nico Hülkenberg (Audi) +1 giro; 10. Arvid Lindblad (Racing Bulls) +1 giro; 11. Gabriel Bortoleto (Audi) +1 giro; 12. Pierre Gasly (Alpine) +1 giro; 13. Lance Stroll (Aston Martin) +1 giro; 14. Fernando Alonso (Aston Martin) +1 giro; 15. Franco Colapinto (Alpine) +2 giri; 16. Esteban Ocon (Haas) +2 giri; 17. Alexander Albon (Williams) +2 giri; 18. Carlos Sainz (Williams) +2 giri; 19. Oliver Bearman (Haas) +2 giri. Ritirati: Oscar Piastri (McLaren), rottura del cambio; Sergio Perez (Cadillac), rottura sospensione; Valtteri Bottas (Cadillac), problema ai freni.

Classifica mondiale piloti Andrea Kimi Antonelli (Italia, Mercedes) 219; 2. Lewis Hamilton (Regno Unito, Ferrari) 169; 3. George Russell (Regno Unito, Mercedes) 160; 4. Charles Leclerc (Monaco, Ferrari) 138; 5. Lando Norris (Regno Unito, McLaren) 128; 6. Max Verstappen (Paesi Bassi, Red Bull) 108; 7. Oscar Piastri (Australia, McLaren) 92; 8. Isack Hadjar (Francia, Red Bull) 68; 9. Liam Lawson (Nuova Zelanda, Racing Bulls) 43; 10. Pierre Gasly (Francia, Alpine) 42; 11. Arvid Lindblad (Regno Unito, Racing Bulls) 23; 12. Franco Colapinto (Argentina, Alpine) 19; 13. Oliver Bearman (Regno Unito, Haas) 18; 14. Gabriel Bortoleto (Brasile, Audi) 10; 15. Carlos Sainz Jr. (Spagna, Williams) 6; 16. Alexander Albon (Thailandia, Williams) 5; 17. Esteban Ocon (Francia, Haas) 3; 18. Nico Hülkenberg (Germania, Audi) 2; 19. Sergio Perez (Messico, Cadillac) 1; 20. Valtteri Bottas (Finlandia, Cadillac) 0; 21. Lance Stroll (Canada, Aston Martin) 0.

Incendi in Francia, salgono a 220mila gli evacuati nella Gironda

Roma, 26 lug. (askanews) – Questa notte il violento incendio che sta devastando il dipartimento della Gironda, nel sud-ovest della Francia, ha costretto all’evacuazione di 55.000 persone, portando il totale degli sfollati a ben 220.000 in una sola regione. Sono state ordinate evacuazioni nelle città situate a sud-est del bacino di Arcachon e nei pressi della città di Bordeaux (Marcheprime, Le Barp, Biganos, Mios, Cestas).

Si tratta – ha scritto Le Figaro – di una delle più grandi evacuazioni mai organizzate in Francia a causa degli incendi boschivi.

Venti mutevoli e raffiche, oltre alle condizioni di siccità e caldo estremo che perdurano da settimane, hanno complicato gli ingenti sforzi per contenere la propagazione del gigantesco rogo che imperversa senza controllo da metà settimana in questo dipartimento della regione Nuova Aquitania.

Formula1, Antonelli: "Oggi ho limitato i danni, ora spingere"

Roma, 26 lug. (askanews) – Gara difficile ma punti pesanti per Kimi Antonelli che chiude terzo a Budapest ma allunga in ckassifica su Lewis Hamilton. “Senza dubbio una gara difficile con i sorpassi non semplici. Pensavamo di provare la strategia ad una sosta ma la gomma era troppo al limite. Mi sono fermato, poi c’è stata la VSC ma per fortuna nonostante le Ferrari si fossero fermate sono stato in grado di tenerle dietro”. Le parole del bolognese. Ultima battuta sulla corsa al titolo che lo vede dominare la scena: “Non mi sarei assolutamente mai immaginato di arrivare alla pausa estiva con una situazione simile di classifica. Sono molto contento, oggi ho limitato i danni ma non dovrò mai smettere di spingere nella seconda parte di stagione”.

Formula1, Norris trionfa in Ungheria, Antonelli sul podio

Roma, 26 lug. (askanews) – Lando Norris torna al successo e firma il Gran Premio d’Ungheria al termine di una gara gestita con autorità, regalando alla McLaren una vittoria costruita sul ritmo e sulla strategia. Sul tracciato dell’Hungaroring il campione del mondo in carica precede Max Verstappen, secondo con la Red Bull, e Andrea Kimi Antonelli, che conquista un prezioso terzo posto con la Mercedes e consolida la leadership della classifica iridata.

La gara si decide già al via, quando Oscar Piastri sfrutta la scia del poleman Norris e gli soffia la prima posizione. Le due McLaren prendono subito il largo, mentre alle loro spalle Verstappen supera Charles Leclerc e Lewis Hamilton si porta in scia all’olandese. Ferrari prova a giocare la carta della gomma soft, ma il ritmo delle monoposto di Woking si rivela superiore.

La svolta arriva nella seconda metà di gara. Antonelli, autore di uno stint molto lungo con le gomme medie, resta al comando per alcuni giri in attesa della sosta, prima di rientrare nella lotta per il podio. Al 57° giro il colpo di scena: Piastri è costretto al ritiro per un problema al cambio mentre occupa la terza posizione. La Virtual Safety Car favorisce l’ultimo giro di soste e Norris mantiene il comando davanti a Verstappen e allo stesso Antonelli.

Nel finale il pilota italiano prova anche ad avvicinare la Red Bull, mentre Hamilton riceve una penalità di cinque secondi per eccesso di velocità in pit-lane. Il britannico taglia il traguardo quarto ma retrocede alle spalle del compagno di squadra Leclerc, che chiude così in quarta posizione davanti alla seconda Ferrari.

Settimo George Russell, protagonista di una rimonta dopo un problema al via che lo aveva fatto precipitare nelle retrovie. Ritirati anche Valtteri Bottas e Sergio Perez.

Con il terzo posto di Budapest Antonelli rafforza la propria leadership nel Mondiale prima della pausa estiva. La Formula 1 tornerà in pista dal 21 al 23 agosto con il Gran Premio d’Olanda a Zandvoort.

Ginnastica, la siciliana July Marano regina dell’artistica

Roma, 26 lug. (askanews) – La nuova regina dell’artistica italiana, diciotto anni il prossimo settembre, si chiama July Marano. La siciliana della Ginnastica Civitavecchia conquista il titolo assoluto femminile al PalaMeda, al termine di una due giorni organizzata con grande cura dalla Ginnastica Meda, sotto la regia di Maurizio Allievi e del suo staff, imponendosi con il punteggio complessivo di 106.700. Decisiva la seconda prova di oggi, chiusa con 54.250, che sommato al 52.450 ottenuto nella prima giornata le ha consegnato la corona tricolore. È l’86esima generalista dell’albo d’oro FGI, in una competizione inaugurata nel 1937 Canella Ebore dell’U.S. Sestri Ponente. Alle sue spalle della stella di Capo d’Orlando, cresciuta alla corte di Camilla Ugolini (premiata come miglior tecnico con una bicicletta) e Marco Massara, staccata di appena un punto e mezzo, la campionessa uscente Giulia Perotti (Libertas Ginnastica Vercelli), classe 2009, che con il miglior totale di giornata (54.350) ha provato fino all’ultimo a difendere la corona, fermandosi però a 105.200 punti complessivi. Sul terzo gradino del podio medese sale la giovanissima Anthea Sisio (Aiace Ginnastica), veneziana che si allena al CAT di Trieste, nata nel 2010 e capace di totalizzare 105.150 punti grazie al 52.950 del Day2. (Foto Fgi, Simone Ferraro)

Incendi in Spagna, Sanchez: ci attendono ancora ore difficili

Roma, 26 lug. (askanews) – Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha dichiarato che sebbene la lotta contro gli incendi che stanno interessando Madrid, Ávila e Toledo sia stata “molto positiva”, “rimangono ore difficili”. Parlando a Navaluenga, nella provincia di Ávila, dove ha partecipato alla riunione del Comitato Statale di Coordinamento e Gestione del Piano Statale di Emergenza, Sanchez ha sottolineato che si sta ancora lavorando per “consolidare alcune aree” e ha confermato che il Consiglio dei Ministri dichiarerà martedì, con un decreto legge, lo stato di emergenza in queste aree.

Il premier spagnolo era accompagnato dal ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska e dal presidente della comunità autonoma di Castiglia e León, Alfonso Fernßndez Mañueco.

Dopo aver ribadito le minacce derivanti dall’emergenza climatica, che sta colpendo “in modo particolarmente grave la penisola iberica”, Sanchez si è concentrato sugli incendi attivi ed ha espresso un certo ottimismo, osservando che si stava lavorando per “consolidare” il contenimento di alcuni focolai.

Secondo le informazioni ricevute dal comando delle operazioni di emergenza, la notte era stata “molto positiva in termini di evoluzione dell’incendio, del suo controllo e della lotta contro di esso”, pur esortando alla cautela perché restavano ancora “ore complesse”.

“Vedremo come si evolverà la situazione oggi”, ha concluso Sanchez ribadendo l’appello ai cittadini a “esercitare estrema cautela e prevenzione”.

(con fonte: Servimedia).

Berlino, il ministro dell’Interno: è attentato terroristico islamico

Roma, 26 lug. (askanews) – L’attacco avvenuto ieri sera al Pride di Berlino, che ha causato un morto e 29 feriti, è stato un attentato terroristico di matrice islamica. Lo ha dichiarato oggi il ministro dell’Interno tedesco. “Tutto ciò che vediamo qui ci porta ad avere a che fare con un attentato terroristico di matrice islamica”, ha affermato il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt.

Il sospettato dell’attacco è ancora latitante. Le autorità hanno emesso un mandato di cattura e hanno avvertito la popolazione di non avvicinarsi ad Abdul Ballout, 21enne cittadino tedesco di origini libanesi, poiché potrebbe essere armato e pericoloso.

Secondo le autorità, Ballout avrebbe ferito diverse persone dopo aver investito con un furgone diverse persone nel parco Tiergarten, intorno alle 22, prima di schiantarsi contro un albero. In seguito, il sospettato avrebbe aggredito altre persone con un’arma bianca, presumibilmente un machete. La festa di chiusura del festival del Pride, nota come ‘Christopher Street Day’, era in corso in quel momento vicino alla Porta di Brandeburgo, a poca distanza, dopo una parata con circa 80 camion che aveva attraversato il centro di Berlino all’inizio della giornata.

Le autorità tedesche hanno emesso un mandato di cattura per Ballout, avvertendo il pubblico di evitare “contatti diretti” con il sospettato e avvertendo che potrebbe essere armato e pericoloso.

La polizia aveva precedentemente dichiarato di aver identificato un sospetto con legami con gruppi islamici nella capitale tedesca.

“Il sospetto è noto alla polizia. Sappiamo che è un membro di ambienti islamici qui a Berlino e le nostre ricerche procedono a pieno ritmo”, ha dichiarato – secondo quanto riporta la Associated Press – il portavoce della polizia Florian Nath, aggiungendo che gli investigatori non avevano informazioni sui “suoi motivi specifici”.

La polizia ha condotto diverse operazioni in città alla ricerca del sospetto. Tra queste, una perquisizione in un appartamento nel quartiere di Schöneberg a Berlino nelle prime ore di oggi, che però non ha dato riscontro.

Secondo i quotidiani Bild e Spiegel, Ballout sarebbe un sostenitore del cosiddetto Stato Islamico (Isis). L’uomo si era recato lo scorso anno in Medio Oriente nel tentativo, poi fallito, di unirsi al gruppo ed era già stato condannato in Germania per “preparazione di un grave atto di violenza sovversiva”, riportano le stesse testate.

Scherma, Di Veroli d’argento ai mondiali di Hong Kong

Roma, 26 lug. (askanews) – Un grande Davide Di Veroli ha conquistato la medaglia d’argento ai Campionati del Mondo Assoluti di Hong Kong 2026 nella spada maschile individuale. Il 24enne romano ha offerto una prestazione spettacolare, che l’ha condotto sul secondo gradino del podio iridato a una sola stoccata dal titolo andato allo svizzero Lucas Malcotti, che si è imposto per 12-11 in una finale combattuta fino all’ultimo centesimo di secondo. Per Davide Di Veroli, che regala all’Italia la terza medaglia in tre giorni al Mondiale asiatico, un argento d’enorme valore dopo una gara fantastica, segnata da rimonte incredibili, da vero campione. Per lo spadista delle Fiamme Oro è il secondo argento iridato dopo quello conquistato nell’edizione di Milano 2023.

Lo straordinario percorso di Davide Di Veroli si era aperto con il successo nel primo turno sul marocchino Elkord con il punteggio di 15-12. Subito dopo, con un’altra prestazione di grande carattere, il poliziotto che si allena al Piccolo Teatro Milano ha superato 15-13 il portacolori delle Isole Vergini, Schembri, approdando agli ottavi. Qui l’azzurro delle Fiamme Oro ha saputo rimontare nel finale del match il francese Bardenet, piazzando l’allungo vincente nei secondi conclusivi ed esultando per il risultato di 14-12. Nei quarti di finale, contro il giapponese Ryu Matsumoto, Di Veroli è stato protagonista di una rimonta incredibile: sotto di quattro stoccate a 21″ dalla fine ha recuperato tutto lo svantaggio e, al minuto supplementare, ha piazzato la parata e risposta decisiva chiudendo sul 14-13. Di Veroli show anche in semifinale: in un’altalena di punteggio ed emozioni, ancora nella fase decisiva del match, Davide ha superato per 15-13 Masaru Yamada, altro portacolori del Giappone, volando così all’ultimo atto.

In finale contro lo svizzero Lucas Malcotti è stata ancora sfida palpitante, equilibratissima. L’elvetico negli ultimi secondi è riuscito a ribaltare lo svantaggio e a portarsi a +2. Davide, seguito a fondo pedana dal CT Diego Confalonieri, ha tentato l’ennesima rimonta ma allo scadere del tempo il punteggio di 12-11 ha premiato Malcotti. Argento da applausi, comunque, per Di Veroli, da pochi mesi laureatosi in Economia e capace con questo podio di confermarsi spadista di fama mondiale. Il suo argento è il terzo per la spedizione azzurra in due giornate iridate a Hong Kong 2026, dopo quelli conquistati ieri da Filippo Macchi nel fioretto maschile e da Giulia Rizzi nella spada femminile. (Foto Federscherma.it)

Cultura, Meloni: primato italiano ci sprona a fare sempre meglio

Roma, 26 lug. (askanews) – “I Teatri condominiali all’italiana sono stati riconosciuti Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Gioielli storici, architettonici e culturali che, da secoli, impreziosiscono l’identità di borghi e città dell’Italia centrale e la rendono unica. Questo riconoscimento consolida il primo posto dell’Italia nella classifica dei siti Unesco. Un primato che ci inorgoglisce e che ci sprona a fare sempre di più e meglio”. Lo dichiara in una nota la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“L’Italia – prosegue la premier – è una superpotenza culturale e noi continueremo a fare ogni giorno la nostra parte per custodire, proteggere e valorizzare un patrimonio che tutto il mondo ci invidia”.

“Grazie a tutti coloro che hanno creduto fin dall’inizio in questa sfida e che hanno permesso potesse essere vinta”, conclude la presidente del Consiglio.

Formula1, Hamilton frustrato dopo la penalità: "Tre in tre gare"

Roma, 26 lug. (askanews) – La pole sfiorata, poi la penalità e la retrocessione in griglia. Lewis Hamilton non nasconde la frustrazione dopo il verdetto dei commissari del Gran Premio d’Ungheria, che lo ha punito con tre posizioni per l’impeding nei confronti di Oscar Piastri. Il pilota della Ferrari partirà così dalla quinta casella dopo essere stato vicino alla prima posizione, persa per appena 12 millesimi contro Lando Norris.

“È l’ennesimo weekend in cui mi sono sentito fantastico in tutte le sessioni, ma poi è crollato tutto sul più bello”, ha spiegato il sette volte campione del mondo. “Passare dall’essere così vicini alla pole position a dover partire dalla P5 è molto frustrante”.

Per Hamilton si tratta della terza penalità in tre appuntamenti consecutivi, dopo quelle ricevute nei weekend di Spa e Silverstone. Una serie di episodi che ha complicato la rincorsa al leader del Mondiale Kimi Antonelli, dal quale il britannico deve recuperare 45 punti.

“Faccio del mio meglio per restare positivo: lo sport è fatto di alti e bassi e si gioca sui minimi dettagli. Ogni singolo punto conta e bisogna sfruttare tutte le opportunità. Però, dopo aver incassato tre penalità in tre weekend consecutivi, sta diventando complicato aggrapparsi alla positività”, ha aggiunto Hamilton.

Il pilota della Ferrari ha comunque sottolineato i progressi della squadra: “Non lascerò che queste battute d’arresto cancellino il lavoro che stiamo facendo. La vettura si sta comportando sempre meglio e con il passo che abbiamo possiamo fare qualcosa di importante in gara”.

L’Hungaroring resta un circuito speciale per Hamilton, che guarda con fiducia alla gara: “Mi è sempre piaciuto. Abbiate fede”. L’obiettivo sarà trasformare la quinta posizione in griglia in una rimonta per continuare la sfida iridata con Antonelli e la McLaren.

Scherma, Mondiali, Di Veroli in finale per l’oro

Roma, 26 lug. (askanews) – La seconda giornata dei Mondiali di Hong Kong 2026 regala all’Italia la terza medaglia della rassegna. Davide Di Veroli si è qualificato per la finale per l’oro nella spada maschile individuale. Battuto in semifinale 15-13 il giapponese Masaru Yamada. Il 24enne romano delle Fiamme Oro ha costruito il suo percorso con una serie di prestazioni di alto livello. Dopo aver superato il marocchino Houssam Elkord (15-12) e il kazako Vadim Sharlaimov (15-13), negli ottavi ha eliminato il francese Alexandre Bardenet, rimontando nel finale e imponendosi 14-12. Ancora più spettacolare il quarto di finale contro il giapponese Ryu Matsumoto: sotto di quattro stoccate a 21 secondi dalla conclusione, Di Veroli ha completato una clamorosa rimonta, pareggiando i conti e trovando alla priorità la parata e risposta decisiva per il 14-13.

Pallanuoto, alla World Cup l’Italia è terza, trionfa la Grecia

Roma, 26 lug. (askanews) – Il Settebello chiude al terzo posto la World Cup di pallanuoto. Gli azzurri hanno battuto l’Australia 16-10 nella finale per il bronzo, riscattando la sconfitta in semifinale contro la Grecia, poi campione del torneo. Grande protagonista Giacomo Cannella, autore di cinque reti, con Ferrero a quota quattro e Condemi con una tripletta.

La squadra di Alessandro Campagna ha comandato la partita fin dall’inizio, costruendo il vantaggio nei primi due tempi e resistendo alla reazione australiana nella terza frazione. Decisiva la prestazione in inferiorità numerica: l’Italia ha concesso appena sette gol su 21 superiorità degli avversari.

“È un risultato che premia il grande lavoro degli ultimi mesi”, ha commentato il capitano Marco Del Lungo. “Siamo cresciuti partita dopo partita, stiamo seminando bene per i prossimi traguardi”, ha aggiunto Gianmarco Nicosia.

Il Settebello ha dovuto fare a meno dello squalificato Francesco Del Basso, espulso nella semifinale persa contro la Grecia. Nella sfida per il terzo posto gli azzurri hanno chiuso avanti nei primi due parziali (2-1, 6-4), hanno subito il ritorno dei padroni di casa nel terzo tempo (4-3), ma hanno poi piazzato l’allungo decisivo nell’ultima frazione (5-2).

Il titolo è andato alla Grecia, che nella finale ha superato l’Ungheria 15-14. I greci erano partiti forte, arrivando anche a tre gol di vantaggio, poi hanno resistito alla rimonta magiara fino al successo finale. Nelle due precedenti edizioni della World Cup, competizione che ha preso il posto della World League, aveva trionfato la Spagna.

Nel torneo femminile successo degli Stati Uniti, che hanno battuto la Spagna 13-9 in finale. Terzo posto per l’Australia, vittoriosa sulla Russia 12-9. Il Setterosa guidato da Mirarchi aveva chiuso la competizione al sesto posto dopo la sconfitta contro l’Olanda per 12-5. (Foto Federnuoto.it)

Pallavolo, Nations League, Italdonne sul podio

Roma, 26 lug. (askanews) – L’Italia chiude al terzo posto la Nations League di volley femminile. Nella finale di consolazione disputata a Macao le azzurre hanno battuto la Cina 3-1 (25-16, 23-25, 25-22, 25-13), reagendo alla sconfitta in semifinale contro il Brasile e conquistando il podio per il terzo anno consecutivo.

Grande protagonista del successo italiano è stata Ekaterina Antropova, autrice di 26 punti e decisiva soprattutto nei momenti chiave della gara. Importante anche il contributo di Sarah Fahr, che ha chiuso con 13 punti. Dalla panchina hanno dato un apporto prezioso Omoruyi e Meli.

Il tecnico Julio Velasco ha confermato la formazione vista nella fase finale del torneo, con Orro in regia, Antropova opposto, Sylla e Nervini schiacciatrici, Fahr e Danesi al centro e Fersino libero. L’Italia è partita forte, trascinata dalla sua opposto, efficace in attacco e al servizio: la fuga sul 18-6 ha indirizzato il primo set, chiuso dall’ace di Sylla.

La Cina però ha reagito nel secondo parziale, sfruttando il muro e una serie di tre ace consecutivi di Zhuang per portarsi avanti. Le azzurre hanno annullato due set point, ma una battuta in rete di Egonu ha consegnato il pareggio alle asiatiche.

Velasco ha cambiato assetto inserendo Omoruyi e Meli al posto di Sylla e Danesi. La Nazionale ha ritrovato equilibrio e continuità, con Antropova e Fahr sempre punti di riferimento in attacco. Dopo un avvio complicato nel terzo set, l’Italia ha piazzato l’allungo decisivo grazie anche al contributo di Meli e Nervini.

Nel quarto parziale la battuta di Antropova ha scavato il solco: l’Italia è salita rapidamente sul 14-6 e ha poi controllato il finale fino al 3-1.

Per le azzurre arriva così un altro piazzamento sul podio dopo i due successi consecutivi in Nations League del 2024 e 2025. Ora l’obiettivo si sposta sull’Europeo, al via il 21 agosto a Göteborg: Velasco avrà poco meno di un mese per preparare la squadra alla nuova sfida continentale.

Formula1, la Malesia in calendario: Sepang sostituisce il Bahrain

Roma, 26 lug. (askanews) – La Formula 1 ha ufficializzato il ritorno della Malesia nel calendario 2026. Il circuito di Sepang ospiterà il Gran Premio del Bahrain, cancellato ad aprile a causa del conflitto internazionale in Medio Oriente. La gara si correrà dal 2 al 4 ottobre, nel fine settimana compreso tra il GP di Baku e quello di Singapore.

La scelta arriva dopo settimane di valutazioni da parte di Liberty Media, che aveva inizialmente provato a mantenere l’appuntamento sul tracciato di Sakhir. Il protrarsi delle tensioni nell’area ha però reso impossibile il ritorno in Bahrain e ha aperto la strada alla soluzione asiatica.

Il Gran Premio assumerà la denominazione di Formula 1 Gulf Air Bahrain Grand Prix in Malaysia e sarà disputato sullo storico circuito di Sepang, già sede della Formula 1 dal 1999 al 2017. La vicinanza geografica con Singapore, distante meno di cinque ore di auto, ha rappresentato un elemento decisivo per la logistica delle squadre.

“Siamo lieti di confermare che la Malesia ospiterà il Gran Premio del Bahrain nel 2026 – ha dichiarato Stefano Domenicali, presidente e CEO della Formula 1 -. Il nostro sport ha dimostrato ancora una volta la capacità di adattarsi, trovare soluzioni e mantenere gli impegni. Sepang occupa un posto speciale nella storia della Formula 1 e sarà una cornice spettacolare per tifosi e protagonisti”.

Il circuito malese ha ospitato 19 edizioni del Mondiale. La prima gara, nel 1999, vide la pole position di Michael Schumacher con la Ferrari e la vittoria del compagno di squadra Eddie Irvine. L’ultima edizione, nel 2017, fu conquistata da Max Verstappen con la Red Bull, mentre Lewis Hamilton firmò la pole position con la Mercedes.

Con l’ingresso della Malesia il calendario 2026 sale a 23 appuntamenti. Resta però ancora da definire il finale di stagione: la doppietta Qatar-Abu Dhabi, prevista tra fine novembre e inizio dicembre, potrebbe essere modificata qualora le condizioni internazionali impedissero lo svolgimento delle gare in Medio Oriente.

Tra le alternative valutate dalla Formula 1 ci sarebbe anche un ritorno in Europa. Oltre a Portimao e Istanbul, in corsa ci sarebbe Imola, che potrebbe ospitare il gran finale di un campionato finora caratterizzato dal protagonismo italiano, con la Ferrari e Kimi Antonelli al centro della scena.

La decisione sul finale di stagione dovrebbe arrivare non prima di ottobre. L’obiettivo di Liberty Media resta quello di disputare almeno 22 Gran Premi, garantendo gli impegni presi con team, sponsor e broadcaster.

L’esercito dell’Iran: stop a rappresaglie perché gli Usa hanno fermato attacchi

Roma, 26 lug. (askanews) – L’esercito iraniano ha affermato di aver interrotto gli attacchi a seguito di una tregua nei raid statunitensi e ha dichiarato che la strategia americana non è chiara nemmeno ai vertici militari statunitensi.

“Gli americani hanno interrotto i loro attacchi nelle ultime due notti. Poiché la nostra strategia è stata interamente di rappresaglia, abbiamo interrotto anche le nostre operazioni di rappresaglia”, ha dichiarato il portavoce dell’esercito Amir Akraminia, citato da Iran International.

Il portavoce ha anche affermato che i funzionari statunitensi sembrano divisi e privi di una strategia chiara, citando le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e le azioni del Comando Centrale degli Stati Uniti.

“La strategia degli Stati Uniti non è chiara nemmeno ai funzionari del Paese stesso. Ciò è evidente nelle dichiarazioni dei funzionari statunitensi, in particolare del presidente degli Stati Uniti, così come nelle azioni del Comando Centrale degli Stati Uniti”, ha affermato Akraminia. Il portavoce dell’esercito iraniano ha avvertito che la continuazione dei raid statunitensi estenderebbe ulteriormente il conflitto, spiegando che la guerra si è già estesa allo Stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso, la chi navigazione è minacciata dai ribelli yemeniti degli Houthi, miilizia sostenuta dall’Iran.

Il Papa: apprensione per l’insaprirsi della violenza in Terra Santa

Roma, 26 lug. (askanews) – “Seguo con apprensione il perdurare e inasprirsi della violenza in Terra Santa. Ultimamente ci sono state vittime, anche molti civili in Cisgiordania ed a Gaza. Rivolgo un accurato appello affinché si torni a negoziare un’equa soluzione politica, fondata sulla pari dignità e di uguali diritti di ogni persona umana”. Lo ha detto Papa Leone XIV parlando a Castel Gandolfo dopo l’Angelus.

Bisogna rigettare – ha continuato il Santo Padre – “nuove azioni militari e decisioni unilaterali, in particolare quelle che violano il rispetto e lo status quo dei luoghi santi, di ogni fede religiosa”.

Il Papa: apprensione per l’insaprirsi della violenza in Terra Santa

Roma, 26 lug. (askanews) – “Seguo con apprensione il perdurare e inasprirsi della violenza in Terra Santa. Ultimamente ci sono state vittime, anche molti civili in Cisgiordania ed a Gaza. Rivolgo un accurato appello affinché si torni a negoziare un’equa soluzione politica, fondata sulla pari dignità e di uguali diritti di ogni persona umana”. Lo ha detto Papa Leone XIV parlando a Castel Gandolfo dopo l’Angelus.

Bisogna rigettare – ha continuato il Santo Padre – “nuove azioni militari e decisioni unilaterali, in particolare quelle che violano il rispetto e lo status quo dei luoghi santi, di ogni fede religiosa”.

No Tav, Usic carabinieri: 143 feriti, la soglia critica è stata superata

Roma, 26 lug. (askanews) – “L’Unione Sindacale Italiana Carabinieri del Piemonte e della Valle d’Aosta esprime una condanna netta e senza esitazioni per i gravissimi episodi di violenza verificatisi durante la marcia No Tav in Val di Susa, culminati nell’assalto organizzato ai cantieri di Chiomonte e San Didero. Il bilancio degli scontri richiama un bollettino di guerra e non può più essere tollerato dallo Stato: 85 poliziotti, 48 carabinieri e 10 finanzieri sono rimasti feriti, mentre mezzi di servizio sono stati danneggiati e snodi stradali e ferroviari strategici per il Paese sono stati bloccati. La nostra solidarietà è piena e concreta nei confronti dei colleghi feriti e di tutti gli operatori delle Forze di Polizia che ogni giorno difendono la legalità e la sicurezza pubblica, pagando troppo spesso un prezzo altissimo in termini di incolumità personale”. Così, in una nota, Leonardo Silvestri, Segretario Generale Regionale Piemonte e Valle d’Aosta dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri – Usic.

“Il dissenso è un diritto costituzionale e nessuno intende metterlo in discussione. Trasformare, però, una manifestazione in un’azione organizzata e di natura paramilitare, finalizzata a colpire lo Stato e le donne e gli uomini in divisa, non è protesta: è violenza eversiva. Rivolgiamo un appello diretto al presidente del consiglio Giorgia Meloni e alle istituzioni di Governo: è il momento di una svolta decisa. Non possiamo più accettare che chi indossa una divisa venga utilizzato come scudo umano contro la violenza organizzata di frange estremiste ed eversive riconducibili ai centri sociali. Servono tutele operative reali, strumenti normativi più efficaci e una risposta dello Stato ferma, visibile e immediata”. “La soglia critica è stata superata. Chiamiamo in causa tutte le forze politiche, i partiti e i movimenti del Paese. Chi tace, giustifica o minimizza aggressioni di questa gravità si assume una responsabilità morale. Non basta scendere in piazza soltanto per contestare l’operato delle Forze dell’Ordine: ci aspettiamo che tutte le forze democratiche promuovano manifestazioni pubbliche per condannare senza riserve la violenza e testimoniare vicinanza a chi garantisce la sicurezza di tutti. Come Usic continueremo a far sentire la nostra voce in ogni sede affinché la sicurezza, la dignità e l’incolumità dei Carabinieri e di tutti gli appartenenti alle Forze dell’Ordine non vengano più calpestate. Non possiamo, tuttavia, limitarci alle parole di solidarietà. Da anni registriamo un impegno del Governo ancora insufficiente rispetto alla gravità delle condizioni in cui operano le Forze dell’Ordine: turni massacranti, esposizione costante al rischio, organici sotto pressione, mezzi spesso inadeguati e retribuzioni che non riconoscono pienamente il valore, la responsabilità e il sacrificio quotidiano di chi serve lo Stato. Chi chiede agli operatori di garantire ordine pubblico, sicurezza e legalità deve avere il coraggio di investire concretamente su di loro, attraverso risorse adeguate, rinnovi contrattuali dignitosi, strumenti operativi efficienti e retribuzioni all’altezza del ruolo svolto”.

Sarà una domenica di temporali, poi arriva la quarta ondata di caldo

Roma, 26 lug. (askanews) – Nella giornata di oggi, Domenica 26 luglio, è previsto il passaggio di un rapido fronte temporalesco. A causa dei forti contrasti tra masse d’aria differenti proprio sull’Italia, sono attese intense precipitazioni al Centro-Nord. Dalla prossima settimana, tuttavia, è confermata una svolta: parte la quarta ondata di calore dell’estate.

Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma un peggioramento delle condizioni meteo a causa del passaggio di un fronte temporalesco in discesa dal Nord Europa. Le correnti instabili andranno a interagire direttamente con le masse d’aria molto calde e umide stazionarie sul Mediterraneo dopo settimane con temperature sempre oltre le medie climatiche. A fornire l’energia necessaria per l’innesco di fenomeni violenti saranno soprattutto i nostri mari. Accumulando calore durante le settimane calde, la superficie marina evapora e rilascia nell’aria un ingente quantitativo di vapore acqueo e calore latente: quando le correnti fresche ed instabili nord-europee impattano su questo “serbatoio” di aria calda e umida, si creano fortissimi moti ascensionali che alimentano temporali di estrema intensità.

Le zone maggiormente a rischio di intense precipitazioni (localmente pure di grandinate e forti raffiche di vento) saranno in particolare Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Liguria di Levante, alta Toscana e Lazio. Veniamo ora alla svolta prevista dalla prossima settimana. Dopo le ultime piogge attese lunedì 27 al Centro-Sud la situazione cambierà radicalmente: è confermato infatti l’avanzamento di un vasto campo di alta pressione di origine subtropicale che dal Nord Africa si spingerà fin nel cuore dell’Europa. Ecco servita la quarta ondata di caldo intenso della stagione, destinata a interessare non solo l’Italia ma gran parte del continente centro-occidentale. Questa figura anticiclonica garantirà un’estrema stabilità atmosferica con sole dominante su quasi tutte le regioni e, al contempo, un deciso e generale aumento delle temperature, con i valori che torneranno a toccare picchi fino a 38-40 °C in molte città del Centro-Nord. Sono questi i due volti del cambiamento climatico in atto: da un lato assistiamo a una sempre maggiore frequenza e durata delle ondate di calore (con la stagione estiva 2026 destinata a passare alla storia come una delle più roventi di sempre), dall’altro cresce in modo esponenziale il rischio di eventi meteo estremi. Le temperature sempre più elevate mettono infatti in gioco una maggiore energia potenziale, accumulando enormi quantità di umidità nei bassi strati dell’atmosfera, pronta a trasformarsi in fenomeni violenti come la cronaca recente continua purtroppo a insegnarci.

Berlino, Meloni: siamo al fianco della Germania e del popolo tedesco

Roma, 26 lug. (askanews) – “Esprimo, a nome del Governo italiano, solidarietà e sincera vicinanza per le drammatiche notizie che giungono da Berlino. L’Italia condanna e si oppone con forza a qualsiasi forma di odio ed estremismo, lavorando ad ogni livello per difendere la libertà e la sicurezza dei nostri cittadini”. Lo scrive la presidente del Consiglio Giorgia Meloni su X a proposito dell’attacco avvenuto iera sera al Pride di Berlino.

“Un pensiero commosso ai familiari della vittima e auguri di pronta guarigione ai molti feriti. Siamo al fianco della Germania e del popolo tedesco”, sottolinea la premier.

Democrazia e potere tecnologico: la nuova sfida del XXI secolo

La fragilità delle democrazie oltre le categorie del Novecento

Il dibattito sulla fragilità delle democrazie occidentali domina ormai da tempo il confronto politico e culturale in gran parte dei Paesi che, dalla fine della Seconda guerra mondiale, hanno costruito la propria stabilità su istituzioni liberali e rappresentative. Un modello che ha garantito decenni di pace, sviluppo economico e tutela delle libertà individuali, ma che oggi appare attraversato da tensioni sempre più profonde.

In Italia, con l’insediamento di un governo ritenuto da molti più marcatamente di destra che di tradizionale centrodestra, il confronto si è riacceso. Da un lato, alcuni intellettuali mettono in guardia dal rischio di una riaffermazione del fascismo, sia pure in forme adattate ai tempi; dall’altro, numerosi osservatori giudicano questa eventualità storicamente improbabile, sostenendo che i regimi novecenteschi appartengano ormai a una stagione definitivamente conclusa.

Mentre il dibattito continua a concentrarsi sulle categorie del passato, rischia però di sfuggire una trasformazione ben più profonda. Le innovazioni tecnologiche non stanno modificando soltanto l’economia, il lavoro o la comunicazione: stanno cambiando anche la natura del potere politico e gli strumenti attraverso i quali esso viene esercitato.

Da Hobbes al potere delle informazioni

In questa prospettiva può essere utile richiamare il pensiero di Thomas Hobbes. Pur scrivendo in un contesto storico completamente diverso, il filosofo inglese individuava nel potere il nucleo della politica. Oggi quel potere non coincide più soltanto con la forza militare o con la ricchezza economica. Sempre più spesso si manifesta nella capacità di orientare il linguaggio, influenzare la costruzione delle narrazioni pubbliche e determinare il modo in cui i cittadini interpretano la realtà. Chi controlla il flusso delle informazioni e gli strumenti attraverso cui esse vengono elaborate esercita, di fatto, una forma di potere che incide direttamente sulla formazione del consenso.

È in questo scenario che la Silicon Valley assume un ruolo nuovo. Da luogo simbolo dell’innovazione tecnologica, si è progressivamente trasformata in uno dei principali centri di produzione di idee, strategie e strumenti capaci di incidere sugli equilibri geopolitici globali.

Due figure rappresentano efficacemente questa evoluzione: Peter Thiel e Alex Karp. Il primo, imprenditore e investitore libertario; il secondo, filosofo formatosi nella Scuola di Francoforte. Insieme hanno fondato Palantir, una delle più importanti aziende specializzate nell’analisi dei dati e nell’intelligenza artificiale applicata alla sicurezza, alla difesa e all’intelligence.

Thiel, Karp e la tecnologia come strumento geopolitico

Pur provenendo da esperienze culturali differenti, condividono una lettura del sistema internazionale influenzata dalle riflessioni del politologo Samuel P. Huntington. Dopo la fine della Guerra fredda, Huntington contestò la celebre teoria della “fine della storia”, secondo cui la democrazia liberale sarebbe diventata il modello politico universale. Al contrario, prevedeva un mondo caratterizzato dalla competizione tra grandi civiltà, segnato da profonde fratture culturali, religiose e geopolitiche. In questo quadro, la stabilità non sarebbe garantita dall’universalizzazione della democrazia, bensì dalla capacità degli Stati di difendere efficacemente i propri interessi strategici.

È all’interno di questa visione che alcuni interpreti collocano il ruolo di Palantir: non semplicemente un’impresa tecnologica, ma uno strumento destinato a rafforzare la sicurezza dell’Occidente attraverso la superiorità nell’uso dei dati e dell’intelligenza artificiale. Secondo Peter Thiel e altri esponenti della stessa area culturale, le democrazie liberali rischiano infatti di essere penalizzate dalla lentezza dei processi decisionali, soprattutto nel confronto con sistemi autoritari altamente centralizzati come la Cina. Da qui nasce l’idea che le tecnologie avanzate possano compensare tali limiti, rendendo più rapide ed efficaci le decisioni strategiche.

In questo contesto vengono spesso interpretati anche gli interventi pubblici di Elon Musk sul dibattito politico europeo. Le sue prese di posizione a favore di movimenti antisistema e le frequenti dichiarazioni sulle vicende interne di diversi Paesi sono considerate da alcuni analisti come il segnale di un crescente attivismo politico da parte delle grandi élite tecnologiche, ormai capaci di influenzare il dibattito pubblico grazie al controllo di piattaforme digitali frequentate da centinaia di milioni di utenti.

La sfida europea tra algoritmi, libertà e democrazia

Che si condivida o meno questa lettura, un dato appare difficilmente contestabile: il rapporto tra tecnologia, potere e democrazia è diventato uno dei principali temi politici del nostro tempo. La disponibilità di enormi quantità di dati, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e la concentrazione di risorse economiche senza precedenti attribuiscono alle grandi aziende tecnologiche una capacità di influenza sconosciuta fino a pochi decenni fa.

L’Europa, tuttavia, fatica a elaborare una risposta comune. La frammentazione politica, la lentezza dei processi decisionali e l’assenza di grandi campioni tecnologici continentali rendono più difficile costruire una strategia capace di coniugare innovazione, sicurezza e tutela delle libertà democratiche.

Forse è proprio questo il punto sul quale il dibattito pubblico dovrebbe concentrarsi. Più che interrogarsi esclusivamente sul possibile ritorno delle ideologie del Novecento, sarebbe opportuno riflettere sulle forme inedite attraverso cui il potere si sta ridefinendo. Le minacce alle democrazie potrebbero infatti non presentarsi con i simboli e i linguaggi del passato, ma attraverso il controllo dei dati, degli algoritmi, delle piattaforme digitali e della capacità di orientare il consenso. È su questo terreno, probabilmente, che si giocherà una delle sfide decisive del XXI secolo.

La competizione politica, l’AI e un nuovo modello di società

Vannacci e le leghe sopra i mari

Con a capo Ettore Fieramosca, tra i 13 cavalieri italiani, che al tempo ebbero la meglio nella disfida di Barletta, figurano anche Fanfulla da Lodi e Brancaleone da Roma. Sarà la suggestione di questi nomi o la storia degli Orazi e Curiazi che ha solleticato Vannacci a gettare il guanto della sfida a Renzi per una competizione sportiva per chi prevalesse a nuoto lungo una distanza di 3 miglia muovendo dalle sponde della Sardegna e non da Busto Arsizio. Lo avrà proposto nella certezza di avere un fisico dalla lega ancora inossidabile e per affossare ancor più la Lega dalla quale ha preso piede.

Lo ha detto in un video mentre emerge a mezzobusto dall’acqua del mare, invitando provocatoriamente a portare anche la Leopolda o la Leonarda, ad eventuale scorta dell’avversario, facendo forse intendere che saprebbe lui accoglierle come si dovrebbe con il vigore di un esperto macho. Pare che Renzi, di rimando, più sobriamente in camicia, gli abbia detto di non perdere tempo a cimentarsi sguazzando tra le onde ma di misurarsi piuttosto in una corsa sull’intero percorso di una maratona classica. Vedremo gli sviluppi.

Mussolini e la forza dell’immagine

Il genio comunicativo di Mussolini nel mezzo della battaglia del grano si fece ritrarre a busto scoperto mentre trattava fasci di spighe con l’orgoglio italiano. Peraltro, come è noto, il Duce non amava la pasta, considerata un prodotto figlio di cultura americana dei nostri emigranti in quella terra e poi rientrati in patria. Pare che, a suo giudizio, la pasta desse fiacchezza e sonnolenza al prestante popolo italico e fosse quindi da ripudiare.

C’è un busto per te

Sarà stata questa immagine ad aver ispirato Vannacci a mostrarsi come Nettuno tra le acque. Eppure è strano perché il mezzobusto è la figura che riporta le notizie pedissequamente non godendo di alcuna autonomia, un ripetitore di veline altrui. La vicenda potrebbe essere anche una bella notizia. Siamo passati dal vizio della corruzione e delle “bustarelle” alla rappresentazione orgogliosa del proprio scultoreo busto.

Voler dare un’idea di propria aitante fisicità potrebbe però essere fraintesa invece con il senso di un bellimbusto, di chi è dotato di una vanità priva di sostanza. Comunque, sicuro del fatto suo, la proposta di cimento è stata mandata al leader di Italia Viva per via social e non per busta, che sarebbe stato modo più congeniale peraltro ad un militare ed alla forma del suo berretto. Pare che non si intimorisca circa la distanza a nuoto da percorrere e del resto è convinto, per dirla alla Manzoni, “in que’ contorni, non ce n’era uno che potesse, a mille miglia, competer con lui”. Chissà cosa ne penserebbe oggi il Generale Angioni.

Su questo piano, solo per fare qualche nome, figure alla De Gasperi, Togliatti, Moro non sarebbe mai emerse dall’oceano politico. Anche il risoluto Fanfani non avrebbe avuto scampo, ma non è questo che ora importa.

Al bando ogni fair play, è l’ora dello scontro

Non si è compreso bene se la gara preveda anche una distanza in bicicletta o meno. In questo caso non ci sarebbe alcun gesto di sportività, simile ad un passaggio di borraccia tra Coppi e Bartali lungo una tappa del Tour de France del 1952. Piuttosto ognuno vorrebbe staccare l’altro magari urlandogli con strafottenza il classico “Pedala!” e forse per questo sembra vogliano evitare un rischio del genere.

I ragazzi d’oggi quando giocano a calcio, nel mentre infiggono un “tunnel” all’avversario, sono soliti dire “busta”, è un gergo di cui non si comprende la riconduzione ma è così. Vannacci e Renzi avranno un’estate di severi allenamenti per arrivare ad ottobre a fare ciascuno un tunnel all’altro e proclamarsi vincitori mentre la politica italiana è finita nel buio fitto di una galleria senza uscita.

Dall’ora dell’amore all’ora dell’AI

L’intelligenza artificiale può servire primariamente ad elaborare in velocità ciò che all’uomo richiederebbe molto più tempo. Il sospetto è che serva, ancor meglio, anche a chi sia intimamente preoccupato del proprio quoziente intellettivo, un felice supporto alle eventuali proprie mancanze. Il viagra è utile per certe debolezze, l’AI a soccorso dei deboli di cervice. Al giorno d’oggi vi ricorrono tutti e così da “La mia droga si chiama Julie” alla mia droga si chiama AI il passo è immediato. Così è di queste ore sui social un video di Vannacci che libera Roggero dalle patrie galere.

A gentile conforto di un quadro ormai sconfortante dà una mano anche Ilaria Salis con una condanna che lascia avviliti. In politica siamo sempre più nel pieno di un triste “salis scendi”, un movimento mirato tragicamente solo verso il precipizio.

Verso il 2027, il mondo popolare scelga finalmente l’autonomia

Un centro autonomo oltre il bipolarismo

Le elezioni politiche del 2027 si avvicinano e da un po’ d tempo qualcosa, nell’area centrista, inizia a muoversi con maggiore decisione. Il progetto politico promosso dal Partito Liberaldemocratico, Azione e Spazio Pubblico continua a lavorare alla costruzione di un cartello di centro definito “Polo Europeista”, con l’obiettivo di offrire un’alternativa al bipolarismo che da anni caratterizza, in maniera forzosa, lo scenario politico italiano.

Si tratta di un’iniziativa che merita attenzione. L’idea di superare una contrapposizione sempre più esasperata tra destra e sinistra e di costruire uno spazio politico autonomo, riformista e di governo risponde all’esigenza di una parte significativa dell’elettorato che non si riconosce più negli attuali schieramenti. Ammesso che vi si sia mai riconosciuto.

Ma c’è una domanda che resta ancora senza risposta: che cosa intende fare il mondo di ispirazione popolare e democratico-cristiana, oggi frammentato in una miriade di associazioni, movimenti e piccoli partiti? Si vuole ancora “portare acqua” ai due blocchi estremisti e continuare ad essere marginali oppure si vuole creare un’alternativa seria e autonoma ad entrambi i poli?

La federazione popolare e il nodo dell’unità

Lo scorso 1° luglio, su iniziativa di Piattaforma Popolare dell’Onorevole Ivano Tarolli, si è svolto un interessante incontro a Roma, a cui hanno partecipato diverse sigle di area, nel corso del quale è stato lanciato un appello affinché le diverse realtà di matrice popolare si federassero in vista delle prossime elezioni politiche, con la prospettiva di dare vita, in un momento successivo, ad un soggetto unico. Un progetto finalizzato a dare voce ad un elettorato oggi smarrito, quello popolare, centrista e spingere per un progetto alternativo alla logica dei due poli.

Le premesse erano e sono certamente incoraggianti e condivisibili. Una federazione popolare avrebbe molte affinità con il nascente progetto centrista promosso da Calenda, Picierno e Marattin e una collaborazione elettorale tra le due esperienze apparirebbe non solo naturale, ma anche auspicabile.

Tuttavia, a distanza di settimane, è legittimo chiedersi che cosa sia rimasto di quell’iniziativa. L’entusiasmo iniziale si tradurrà in un percorso politico concreto oppure tutto resterà confinato all’ennesimo convegno ricco di buone intenzioni?

La vera sfida: ricostruire un partito popolare

Il punto, però, è ancora più profondo. Non si tratta semplicemente di “salire sul treno” del “Polo Europeista”. La vera sfida è costruire, già da oggi, le fondamenta di un autentico partito popolare, capace di elaborare una proposta politica autonoma, con una chiara vocazione di governo e in grado di rappresentare stabilmente quell’elettorato moderato, riformista e cattolico che oggi fatica a trovare una casa politica.

Le elezioni del 2027 rappresentano certamente un passaggio importante, ma non possono essere l’unico orizzonte. Se il mondo popolare vuole tornare protagonista della vita politica italiana, deve iniziare ora un percorso di unità, organizzazione e visione, mettendo da parte personalismi e tatticismi. Diversamente, il rischio è quello di presentarsi ancora una volta divisi, rinunciando a offrire un’alternativa credibile a quanti non si riconoscono nella ormai sterile contrapposizione tra destra e sinistra.