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Tabula plena: il progetto GAMeC a Palazzo della Ragione

Bergamo, 8 giu. (askanews) – Nel contesto di Pedagogia della Speranza la GAMeC di Bergamo presenta Tabula Plena, una mostra di Fosbury Architecture (Giacomo Ardesio, Alessandro Bonizzoni, Nicola Campri, Veronica Caprino e Claudia Mainardi) e Claire Fontaine (Fulvia Carnevale e James Thornhill) concepita come un laboratorio permanente che trasforma fino al 18 ottobre 2026 la Sala delle Capriate di Palazzo della Ragione in uno spazio di incontro e produzione di conoscenza condivisa. La piattaforma laboratoriale è stata concepita in relazione al pensiero multidisciplinare del pedagogista brasiliano Paulo Freire: l’educazione è un processo di emancipazione attraverso cui i soggetti non ricevono passivamente il sapere – da qui il titolo della piattaforma, in opposizione al concetto di tabula rasa – ma lo costruiscono criticamente, sviluppando consapevolezza del proprio ruolo nel mondo e della possibilità di trasformarlo. Il progetto nasce dalla convinzione che il museo contemporaneo non sia solo un luogo di conservazione ed esposizione, ma uno spazio di apprendimento, dialogo e trasformazione, capace di accogliere pubblici diversi e di attivare processi di conoscenza condivisa.

Lorenzo Giusti, direttore della GAMeC, ha presentato ad askanews il progetto: “Tabula plena è un display pedagogico ed è un progetto nato dalla collaborazione tra Fosbury Architecture e Claire Fontaine, quindi due collettivi che insieme costituiscono un unico grande gruppo di lavoro che poi si moltiplica ai soggetti che sono stati coinvolti nei laboratori, che questa piattaforma include e ingloba e che andranno avanti per diversi mesi incontrando quotidianamente visitatori e visitatrici che saranno tutti interrogati, stimolati a riflettere sui temi della pedagogia e dell’educazione”.

La progettazione della piattaforma ha coinvolto anche adolescenti e giovani di tredici classi di scuole di diverso ordine e grado della città e della provincia di Bergamo nei mesi antecedenti l’apertura. Attraverso un ciclo di laboratori ideati da Fosbury Architecture e condotti dalle educatrici della GAMeC, gli studenti e le studentesse hanno esplorato significati, interpretazioni e possibilità espressive legate ai temi proposti, traducendoli in glifi disposti sulla superficie nera della piattaforma, a ricordare la lavagna, elemento iconico della vita scolastica. Giacomo Ardesio del collettivo Fosbury Architecture ha descritto la piattaforma: “Uno strano oggetto calato all’interno del Palazzo della Ragione nasce dal tentativo di conciliare moltissime istanze. Quello che abbiamo effettivamente fatto è stato di mediare, aggiustare, scavare, creare delle situazioni diverse proprio per accogliere tutte e quante queste istanze. Partiva da una necessità della GAMeC, un’altra traiettoria è stata quella del lavoro direttamente sulla componente iconografica, quindi sui glifi. Ciò è avvenuto tramite proprio una serie di collaborazioni con delle scuole di Bergamo di diverso ordine e grado. Un terzo layer invece è la collaborazione con gli artisti, Claire Fontaine”.

L’installazione sospesa sopra la piattaforma si compone di cinque sculture luminose che riproducono delle emoji. Fulvia Carnevale del collettivo Claire Fontaine: “Tutto è molto rapido. Qui c’è un rallentamento che ci chiede di fermarci, giocare, pensare, liberarci, emanciparci. Tutte queste cose hanno una durata molto più estesa delle nostre operazioni quotidiane, perché sono in qualche modo delle operazioni di rifunzionalizzazione della soggettività. Questi oggetti sono defunzionalizzati, le immagini degli emoji, nel senso che non sono più interattive, non le possiamo più usare schiacciando su di loro e mandandole a qualcuno. Sono ferme qui, illuminate, c’è proprio un’intenzione, un’idea di far vedere le cose diversamente, anche le cose che fanno parte della nostra comunicazione più banale”. L’intervento si configura così come un dispositivo di unlearning, che invita a disimparare abitudini consolidate e automatismi acquisiti per aprire nuovi spazi di consapevolezza critica.

Nello spazio di Palazzo della Ragione saranno attivi tre laboratori permanenti. Numero Cromatico attraverso la combinazione di un insieme di tessere messe a disposizione su lavagne magnetiche, mostra la molteplicità delle configurazioni possibili e mette in luce come gli algoritmi non siano predeterminati, ma costruzioni umane frutto di scelte strategiche. Busillis il laboratorio realizzato con l’URPS (Ufficio Resurrezione Parole Smarrite) di Sabrina D’Alessandro lavora sull’interpretazione soggettiva e sull’immaginazione come forme di conoscenza al pari di quelle tradizionali e istituzionali a partire da un archivio di oggetti insoliti e parole rare. Parliamo di Educazione, l’attività sviluppata insieme ad Adelita Husni Bey, invita a interrogare un insieme di definizioni di parole che appartengono al mondo della scuola e dell’educazione per riconoscerne e metterne in discussione le contraddizioni.

Lorenzo Giusti: “Il Palazzo della Ragione, da quando abbiamo iniziato ad abitarlo con progetti sempre site specific di varia natura, è gratuito e accessibile a tutti. A maggior ragione è importante che lo sia quest’anno, dove al centro non vi è un’opera d’arte in senso stretto, ma un progetto laboratoriale permanente”.

Giacomo Ardesio: “È una piattaforma non convenzionale, ci sono dei luoghi dove si può sostare, ci si può sedere e guardare gli affreschi o guardare l’opera di Claire Fontaine o esplorare lo spazio oppure ci sono dei tavoli su cui ci si può fermare e scrivere qualche cosa”.

Fulvia Carnevale: “Per noi è un emoji fondamentale perché è proprio l’oggetto regalo, cioè il gesto del regalo, perché non sappiamo che cosa contiene, quindi potrebbe essere anche la libertà che questa piattaforma invita le persone a cercare e a ritrovare”.

Pedagogia della Speranza è un progetto di GAMeC, con la direzione artistica di Lorenzo Giusti e la curatela di Sara Fumagalli, Valentina Gervasoni, Irene Guandalini, Sara Tonelli e Rachele Bellini.

Terrorismo, Mattarella ricorda giudice Coco: contrastò Br con fermezza

Milano, 8 giu. (askanews) – “L’8 giugno del 1976, Francesco Coco veniva assassinato insieme agli addetti alla sua tutela – il brigadiere Giovanni Saponara e l’appuntato Antioco Deiana – in un sanguinario attentato a Genova. Primo magistrato a cadere per mano del terrorismo delle Brigate Rosse, in quello che sarebbe stato un atto di violenza destinato a segnare profondamente la convivenza civile del Paese”. Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una dichiarazione rilasciata in occasione del 50esimo anniversario dell’assassinio di Francesco Coco.

“Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Genova, Coco contrastò con fermezza il ricatto delle Brigate Rosse durante il sequestro del magistrato Mario Sossi – ricorda Mattarella – opponendosi alla liberazione di detenuti pretesa dai terroristi, ergendosi a difesa dell’ordinamento democratico della Repubblica. Nel cinquantesimo anniversario della scomparsa, desidero rinnovare sentimenti di partecipazione e vicinanza ai familiari delle vittime, ai loro colleghi e a quanti ne hanno tenuto viva la memoria, perché i valori di cui furono interpreti continuino a ispirare le istituzioni e la società civile del nostro Paese”.

Carburanti, diesel torna sopra i 2 euro al litro per effetto accise

Roma, 8 giu. (askanews) – Scendono le quotazioni ma salgono le accise sul gasolio. Sono queste stamani le determinanti dell’andamento dei prezzi dei carburanti alla pompa. Il diesel, sotto effetto del dimezzamento dello “sconto” sull’accisa (passato ieri da 10 a 5 centesimi al litro), torna sopra quota due euro/litro in media nazionale self service, dopo una settimana al di sotto della soglia psicologica. In calo invece la benzina e il Gpl, le cui aliquote sono rimaste invariate.

Questa mattina 8 giugno la benzina self service sulla rete stradale è a 1,917 euro/litro (-9 millesimi rispetto a venerdì), gasolio a 2,004 euro/litro (+20). Il Gpl è a 0,792 euro/litro (-2), il metano a 1,563 euro/kg (+1). In autostrada, la benzina self è a 2,014 euro (-9), il diesel a 2,090 euro (+22), il Gpl a 0,906 euro (invariato) e il metano a 1,587 euro (+3).

Stando alla consueta rilevazione di Staffetta Quotidiana, Eni sabato ha ridotto di un centesimo al litro i prezzi consigliati di benzina e gasolio. Domenica ha poi applicato al prezzo del gasolio la nuova accisa, con un rialzo di 6,1 centesimi al litro (5 centesimi più Iva). Per IP e Q8 registriamo un rialzo di sei centesimi al litro sul gasolio, per Tamoil -1 cent sulla benzina e +6 sul diesel.

Venendo al dettaglio per modalità di vendita e per marchio sui dati rilevati alle 8 di ieri mattina, considerando tutti i circa 20mila punti vendita che comunicano i prezzi all’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del made in Italy (rete stradale e autostradale insieme), queste sono le medie dei prezzi praticati elaborati dalla Staffetta: benzina self service a 1,921 euro/litro (compagnie 1,922, pompe bianche 1,921), diesel self service a 1,992 euro/litro (compagnie 1,996, pompe bianche 1,984). Benzina servito a 2,061 euro/litro (compagnie 2,098, pompe bianche 1,991), diesel servito a 2,126 euro/litro (compagnie 2,166, pompe bianche 2,051). Gpl servito a 0,800 euro/litro (compagnie 0,809, pompe bianche 0,790), metano servito a 1,563 euro/kg (compagnie 1,562, pompe bianche 1,564), Gnl 1,461 euro/kg (compagnie 1,464 euro/kg, pompe bianche 1,458 euro/kg).

Sulla benzina self service Eni è a 1,917 euro/litro (2,129 il servito); IP a 1,929 (2,098 servito); Q8 a 1,921 (2,092 servito); Tamoil a 1,912 (1,993 servito); sul gasolio self service Eni è a 1,999 (2,200 servito); IP a 1,990 (2,161 servito); Q8 a 2,015 (2,160 servito) e Tamoil a 1,974 (2,060 servito).

Iran, Kallas: regione Medio Oriente non ha bisogno di escalation

Roma, 8 giu. (askanews) – La regione del Medio Oriente non ha bisogno di una “escalation”. Lo ha affermato l’Alta rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri, Kaja Kallas, dopo la ripresa degli attacchi reciproci tra Israele e Iran.

“Penso che la regione non abbia bisogno di un’escalation, ma al contrario che le parti si siedano al tavolo dei negoziati e raggiungano un accordo”, ha dichiarato a Nicosia prima di una riunione informale dei ministri della Difesa dell’Unione europea.

Censis, dalla tv ai reel: le nuove gerarchie dell’informazione in Italia

Nel paesaggio mediatico italiano del 2025 emerge un paradosso che il 21° Rapporto sulla comunicazione del Censis mette in evidenza con chiarezza: i consumi mediatici appaiono stabili, ma i significati sociali dell’informazione sono in piena trasformazione. Non siamo di fronte a una crisi lineare dei media, bensì a una loro riconfigurazione profonda, che investe tecnologie, linguaggi e comportamenti collettivi.

 

La televisione cambia pelle

La televisione resta il medium più diffuso, con il 93,2% dell’utenza complessiva. Tuttavia, il dato aggregato nasconde una dinamica interna significativa: la televisione tradizionale cala al 79,5% (-3,6 punti percentuali), mentre crescono in modo speculare la web tv (62,0%, +3,6) e la mobile tv (38,6%, +3,7). La stabilità del sistema televisivo è dunque il risultato di una compensazione tra vecchie e nuove modalità di fruizione. Anche la tv satellitare, stabile al 47,8%, conferma questa logica di coesistenza. La televisione non perde centralità, ma cambia pelle, adattandosi a un consumo sempre più individualizzato e on demand.

La radio, spesso considerata un medium del passato, si conferma invece sorprendentemente resiliente. Con un’utenza del 78,4%, mantiene una presenza significativa nella vita quotidiana degli italiani. L’autoradio resta il canale privilegiato (70,0%, in crescita di 1,2 punti), mentre la radio tradizionale si attesta al 46,8%. Sul fronte digitale, si osserva un’espansione dell’ascolto via smartphone (28,2%, +2,8) e una stabilità della radio via internet (18,0%). La radio sopravvive perché si trasforma senza perdere la sua funzione di accompagnamento, adattandosi ai nuovi contesti di mobilità e connessione.

 

Lecosistema digitale e la crisi della carta

Se si amplia lo sguardo all’intero ecosistema digitale, il dato più rilevante è quello della saturazione. Internet raggiunge il 90,4% della popolazione (+0,3%), gli smartphone il 90,3% e i social network l’86,2%. La crescita è ormai marginale, segno che la fase espansiva si è esaurita. Il digitale non è più una novità, ma un’infrastruttura consolidata. Questa maturità comporta un cambiamento qualitativo: non si tratta più di accesso, ma di uso, selezione e interpretazione dei contenuti.

In questo contesto, la crisi della carta stampata appare strutturale e di lungo periodo. I quotidiani cartacei a pagamento scendono al 21,0%, segnando un minimo storico e una perdita di 46 punti percentuali rispetto al 2007. Anche i mensili (15,8%, -1,1) e i settimanali (18,0%) mostrano segnali di debolezza. Tuttavia, il dato più significativo riguarda la difficoltà dell’online nel compensare questo declino: i quotidiani digitali restano sostanzialmente stabili al 29,9% (-0,5), mentre i siti web d’informazione registrano un calo più marcato (56,7%, -4,3). Ciò suggerisce che la crisi non riguarda solo il supporto cartaceo, ma il modello stesso di produzione e distribuzione delle notizie.

Parallelamente, si osserva un ritorno alla lettura dei libri cartacei, con il 42,4% degli italiani che dichiara di averne letto almeno uno nel 2025 (+2,3). Gli e-book, invece, restano fermi al 13,8%. Questo dato segnala una possibile reazione alla frammentazione digitale: il libro si configura come spazio di approfondimento e concentrazione, in contrasto con la rapidità e la dispersione dell’informazione online.

 

Giovani, social e nuove grammatiche informative

Tra i giovani (14-29 anni), i social network continuano a rappresentare un ambiente centrale, ma emergono segnali di lieve contrazione. Instagram scende al 74,8% (-3,3), YouTube al 76,9% (in lieve calo), mentre TikTok si mantiene stabile al 64,5%. Al tempo stesso, si rafforza l’uso di piattaforme di messaggistica come WhatsApp (88,6%), di servizi come Spotify (49,8%) e delle piattaforme di gaming (39,7%). Il panorama giovanile appare quindi sempre più frammentato e multipiattaforma, con una minore dipendenza da singoli ambienti digitali.

Le gerarchie dell’informazione si stanno ridefinendo. I telegiornali restano la prima fonte informativa (43,9%), ma in calo di 3,8 punti percentuali. Facebook scende al 33,1% (-3,3), mentre i motori di ricerca si attestano al 23,2%. Calano anche le televisioni all news (16,6%) e i siti di informazione (14,7%). In questo scenario, emergono nuovi formati: i reel e i meme entrano stabilmente nell’universo informativo. Il 70% degli utenti social include i reel tra le fonti di informazione; tuttavia, il giudizio su di essi è ambivalente: il 23,6% li considera superficiali, il 21,3% li vede come distrazioni, ma una quota non trascurabile li percepisce come immediati (18,6%), coinvolgenti (13,1%) e accessibili (9,8%). Anche i meme svolgono un ruolo crescente: il 22,6% degli italiani (31,1% tra gli under 30) dichiara di aver scoperto notizie attraverso di essi, mentre il 36,3% non sa nemmeno cosa siano, con punte del 58,8% tra gli over 64. Si evidenzia così una frattura generazionale nella grammatica dell’informazione.

 

Fiducia, community e intelligenza artificiale

Di fronte a un ambiente informativo complesso e talvolta opaco, gli utenti sviluppano comportamenti attivi di orientamento. Il 66,4% verifica le notizie almeno occasionalmente, il 64,6% controlla le fonti alternative e il 58,0% analizza il modo in cui le notizie vengono raccontate per individuare possibili interpretazioni ideologiche. Al tempo stesso, il 59,5% dichiara di cercare di evitare i media più diffusi, segnalando un diffuso clima di sfiducia. Questa attitudine critica si accompagna però a fenomeni di selezione identitaria: il 49,1% segue autori che condividono la propria visione del mondo, mentre il 52,2% utilizza i social per trovare interpretazioni indipendenti. Solo il 25,5% è disposto a pagare per un’informazione indipendente, evidenziando una tensione tra domanda di qualità e disponibilità economica.

Il rapporto mette in luce anche il fenomeno del “social detox”. Il 38,1% degli italiani ha sentito il bisogno di ridurre l’uso dei social network, ma solo il 15,3% lo fa regolarmente. Le motivazioni sono molteplici: eccessiva distrazione (25,6%), bisogno di tempo offline (20,6%), percezione di dipendenza (17,8%), tutela della privacy (17,4%), pressione sociale (16,7%) e impatto negativo sull’umore (14,9%). Si tratta di una consapevolezza diffusa che fatica però a tradursi in cambiamenti strutturali.

Accanto a queste dinamiche emerge il ruolo delle community digitali. Il 17,9% degli italiani dichiara di farne parte o di averne fatto parte, con una maggiore incidenza tra i 45-64enni (21,1%), le persone con titolo di studio medio-alto (20,5%) e le donne (19,4%). Per il 38,4% l’esperienza ha avuto un impatto positivo, mentre solo il 6,9% ne segnala uno negativo. Le community si configurano così come nuovi spazi di appartenenza e costruzione identitaria, capaci di ridefinire i concetti di prossimità e socialità.

Informazione e IA

Infine, il rapporto affronta il tema dell’intelligenza artificiale nell’informazione. Il 61,6% degli italiani si dichiara contrario a informarsi attraverso contenuti interamente generati da sistemi automatici, mentre il 38,4% si mostra favorevole, soprattutto a condizione che vi sia una supervisione umana (30,1%). Solo l’8,3% accetterebbe contenuti completamente gestiti dall’IA. Le principali preoccupazioni riguardano il rischio di disinformazione (34,8%) e la maggiore fiducia nei prodotti creati dall’uomo (26,8%). L’IA, rappresentata anche da strumenti come ChatGPT, introduce dunque un nuovo livello di complessità nel rapporto tra informazione, tecnologia e fiducia.

In conclusione, il sistema dei media italiani si trova in una fase di transizione strutturale. La stabilità dei numeri nasconde una trasformazione profonda: nei formati, nelle gerarchie, nei linguaggi e nei comportamenti. L’informazione è sempre più diffusa ma anche più frammentata, più accessibile ma meno gerarchizzata, più partecipata ma anche più conflittuale.

In questo scenario, il cittadino non è più solo consumatore, ma attore attivo di un ecosistema informativo complesso, in cui orientarsi richiede competenze critiche, consapevolezza e capacità di selezione. È in questa tensione tra abbondanza informativa e ricerca di senso che si gioca oggi il futuro della comunicazione.

 

Francesco Provinciali
(Fondazione Varenna per l’infanzia e l’adolescenza)

Padel, Major di Roma: Coello-Tapia e Brea-Triay sul trono

Roma, 8 giu. (askanews) – I numeri 1 sono tornati. Arturo Coello, Agustin Tapia, Delfi Brea e Gemma Triay hanno scelto la stessa serata per riconquistare un titolo che mancava da tanto tempo: non vincevano da Cancun, sono tornati a farlo a Roma, nel BNL Italy Major Premier Padel, in un Foro Italico strapieno (oltre 9mila spettatori) che ha celebrato una settimana di padel destinata per diversi motivi a entrare nella storia. Dalla partita più lunga mai giocata nel circuito Premier Padel (quella vinta da Ari Sanchez e Andrea Ustero contro Paula Josemaria e Bea Gonzalez) alla prima semifinale in un Major raggiunta da una giocatrice italiana (Giulia Dal Pozzo). Poi le finali, emozionanti, hanno fatto il resto, con Sanchez e Ustero ma anche Fede Chingotto e Ale Galan sconfitti con onore. Secondo titolo a Roma – si legge in una nota – per Coello e Tapia dopo quello del 2023, secondo di fila per Brea e Triay, che aveva trionfato anche nel 2023 con Marta Ortega.

La stanchezza per le quattro ore e 12′ nella semifinale contro Paula Josemaria e Bea Gonzalez si era fatta sentire nelle gambe di Ari Sanchez e Andrea Ustero, ma solo nel primo set, dominato dalle numero 1 del mondo. Dopo due break in apertura, Ari e Andrea hanno annullato anche una palla dello 0-5, muovendo il punteggio con uno Star Point, ma Brea e Triay hanno conquistato altri due game, chiudendo il primo set. Decisamente più equilibrato il secondo, anche questo però iniziato con l’allungo di Delfi e Gemma: Sanchez e Ustero hanno risposto con il controbreak. Avanti 4-2, le teste di serie numero 1 hanno perso tre game di fila ma, al momento di servire per il set, Sanchez e Ustero non sono riuscite a chiuderlo, subendo a loro volta due break consecutivi, fino all’errore di Ari che ha chiuso la partita con il punteggio di 6-1 7-5. “Vincere questo torneo è importantissimo per noi, dopo cinque finali perse di fila – le parole di Triay -. C’erano 2000 punti in palio: noi abbiamo giocato una grande finale dopo una settimana in cui avevamo avuto qualche problema. Come festeggeremo? Sicuramente in un ristorante italiano”. Brea, come la compagna, è corsa a festeggiare con la sua famiglia e il suo team: “Abbiamo vinto questo torneo in uno stadio pieno, con un’atmosfera davvero speciale – ha aggiunto l’argentina -. Siamo felicissime per la vittoria”.

Poi è stato il momento del ‘Clasico’, con Fede Chingotto e Ale Galan che arrivavano da quattro vittorie di fila contro Arturo Coello e Agustin Tapia e da due successi di fila al Foro Italico. Le prime palle break della partita sono arrivate sul 5-5, con i numeri 1 del mondo (e con questa vittoria di nuovo in testa alla Race) che hanno subito sfruttato l’occasione. Altro break anche in apertura di secondo set, con uno smash sbagliato da Galan e uno X3 di Tapia. Al momento di servire per chiudere la partita, però, ha fallito uno smash anche Arturito, riaprendo la partita, con il secondo set che ha avuto la sua logica chiusura al tiebreak: Galan ha messo sul nastro una volée (5-4), Coello e Tapia non hanno fallito l’occasione, con lo smash di Agus che è stato una liberazione, in una partita finita 7-5 7-6 con 58 vincenti e 21 errori contro i 49 vincenti e 24 errori dei ‘Chingalan’. “Per noi è una vittoria speciale – ha ammesso Coello -. Roma è una tappa importante della stagione e siamo felicissimi di questo titolo. Grazie ad Agus, grazie al team, tutto è andato in maniera perfetta: ora è il momento di festeggiare”. “Siamo molto emozionati, questa vittoria rappresenta quello per cui abbiamo lottato per tanto tempo – ha aggiunto Tapia -. È difficile tenere questo ritmo, giocando sempre le finali ogni settimana (con quella di stasera erano 23 di fila, ndr), ma allo stesso tempo siamo contenti che tutto questo continui”.

Da Roma, il Qatar Airways Premier Padel Tour si sposterà in Spagna: lunedì inizierà il P1 di Valencia. La sfida continua.

Quali novità politiche ed elettorali nel 2027?

La politica italiana e la ricerca permanente della novità

Diciamoci la verità senza ipocrisia ed infingimenti. Dall’inizio della cosiddetta seconda repubblica – cioè dalle elezioni politiche del 1994 in poi – ogni consultazione elettorale è stata segnata nel nostro paese da una novità. Politica, mediatica e soprattutto, e di conseguenza, elettorale. I nomi e i cognomi li conosciamo tutti: Berlusconi, Bossi, Grillo, Salvini, Renzi, Meloni, solo per ricordare i principali.

Nomi e cognomi che hanno, va riconosciuto perchè è un fatto oggettivo, condizionato l’evoluzione della politica attraverso la composizione dei governi e la costruzione di nuovi equilibri politici. Certo, si tratta di quel fenomeno che va sotto il nome di personalizzazione della politica ma, soprattutto, di spettacolarizzazione della politica.

E questo perchè si è sempre alla ricerca di una novità che, puntualmente, si consuma nell’arco dei 5 anni e, altrettanto puntualmente, si è già di nuovo alla ricerca della nuova ed ennesima novità.

 

Lattesa per il voto del 2027

Ora, e per tornare all’oggi, siamo in attesa della – o delle – novità in vista delle elezioni politiche della primavera del 2027.

Bene, senza avere intuizioni o pretese profetiche e senza inseguire fanciullescamente ciò che può capitare, è abbastanza evidente che probabilmente saranno potenzialmente due le novità che potrebbero caratterizzare il nuovo quadro politico. Molto diverse, anzi diversissime tra di loro.

 

Il possibile boom del movimento di Vannacci…

Da un lato, e qui la certezza si staglia già all’orizzonte, il boom elettorale che potrebbe avere il partito/movimento del generale Vannacci.

Non si tratta di ingigantire ciò che vediamo tutti i giorni. Nei social e in alcuni giornali e – come da copione – quasi mai in Tv. È appena sufficiente osservare, e registrare, l’oggettiva mobilitazione popolare in tutto il paese che accompagna il “verbo” di un personaggio che si è affacciato quasi per caso nella cittadella politica italiana per rendersi conto che gli stessi sondaggi d’opinione – che, come ben sappiamo, sono sempre orientati e piegati a chi li commissiona… – non sono credibili al riguardo.

Perchè quando c’è una mobilitazione popolare spontanea in tutto il territorio nazionale e senza essere telecomandata o pianificata ad uso e consumo dei media, la conclusione è abbastanza evidente. E cioè, da quelle parti ci sarà un consenso elettorale massiccio.

Ad oggi nessuno lo può pronosticare. Ma se il passato ci insegna qualcosa – almeno dal 1994 in poi – il partito/movimento del generale Vannacci sarà indubbiamente un forte protagonista politico ed elettorale nella primavera del 2027.

 

…e la possibile riedizione di un Centro riformista

E poi c’è un possibile e del tutto potenziale secondo protagonista in vista del prossimo voto politico. Non solo diverso ma quasi antropologicamente alternativo rispetto al partito del generale Vannacci. Lontano politicamente ma, dobbiamo pur dirlo, anche elettoralmente.

E questa seconda novità potrebbe essere la riedizione di un Centro politico, riformista e di governo.

Certo, questo può capitare se ci saranno alcune condizioni di fondo. E cioè, un Centro che deve essere unito, autenticamente plurale, rigorosamente riformista e credibilmente espressione di una cultura di governo.

Un Centro che, va pur detto, dovrebbe anche essere mediaticamente rappresentato da una figura credibile e possibilmente seria ed affidabile. E non mancano, al riguardo, alcune figure già presenti nell’attuale dibattito politico italiano.

Certo, come ovvio ed evidente, non può essere un Centro diviso in mille rivoli che ha come unico obiettivo quello di superare la soglia del quorum fissato dalla legge elettorale o che sia rappresentato da personaggi squalificati o detestati dalla pubblica opinione.

 

Personalizzazione, spettacolo e nuovi equilibri

Morale della favola. Non ci saranno – ad oggi, ovviamente – altre significative novità nell’attuale scenario politico italiano.

Salvo, per fare un altro esempio concreto, e sempre dettato dalla logica della coppia personalizzazione/spettacolarizzazione, la “discesa in campo” di un esponente della famiglia Berlusconi.

E questo perchè tanto nell’attuale centro destra e, men che meno, nella speculare alleanza di sinistra, non esistono figure politiche che potranno essere dirompenti nell’impatto con la pubblica opinione.

Piaccia o non piaccia, queste sono le regole che ormai da molto tempo disciplinano le consultazioni elettorali. E, nello specifico, queste sono le novità reali, e non virtuali, che possono caratterizzare il risultato delle prossime elezioni politiche. Al di là e al di fuori della stessa legge elettorale.

Germania, la riforma fiscale di Merz impigliata nella rete del federalismo

Il confronto al Bundesrat

Per capire la Germania non basta osservare il Bundestag o seguire le mosse del cancelliere Friedrich Merz. Occorre guardare anche al Bundesrat, la camera che rappresenta i Länder e che, in queste settimane, sta trasformando una riforma fiscale in un delicato braccio di ferro istituzionale.

A lanciare l’allarme è stato il socialdemocratico Andreas Bovenschulte, presidente di turno del Bundesrat e sindaco-governatore di Brema, secondo il quale Berlino starebbe promettendo una riforma del fisco senza chiarire chi dovrà pagara davvero. Non è solo una polemica politica: è il cuore del federalismo tedesco.

 

Che cosa prevede la riforma

Il governo federale vuole alleggerire il peso fiscale su famiglie, lavoratori e imprese per rilanciare consumi e crescita economica. Il pacchetto comprende diversi interventi: riduzione dell’Iva nella ristorazione dal 19% al 7%, ampliamento delle agevolazioni per i pendolari, bonus esentasse fino a 1.000 euro per i lavoratori e futura riforma dell’imposta sul reddito prevista dal 2027.

L’obiettivo politico è evidente: sostenere un’economia tedesca che da mesi mostra segnali di rallentamento e ridare fiducia al ceto medio. Ma il problema nasce dal modo in cui, in Germania, vengono distribuite le entrate fiscali.

 

Perché i Länder si oppongono

Nel sistema tedesco molte imposte vengono condivise tra Stato federale, Länder e Comuni. Quando Berlino riduce le tasse, dunque, non diminuiscono soltanto le entrate del governo centrale: si svuotano anche le casse territoriali.

Secondo le stime circolate nel Bundesrat, il pacchetto potrebbe costare a Länder e municipalità oltre 12 miliardi di euro entro il 2030. Alcune misure, da sole, valgono miliardi: il taglio dell’Iva per i ristoranti pesa per circa 3,6 miliardi l’anno, mentre gli sgravi per i pendolari superano il miliardo.

Per questo Bovenschulte ha avvertito che le regioni “non approveranno automaticamente” la riforma. Il timore è che i governi locali si trovino costretti a tagliare servizi pubblici, trasporti, scuole o investimenti urbani per compensare il minor gettito fiscale.

 

Una lezione sul federalismo europeo

La vicenda è interessante anche per l’Italia. In Germania il federalismo non è soltanto amministrativo: è un equilibrio politico permanente tra centro e territori. Il Bundesrat, in effetti, non svolge una funzione simbolica ma può realmente rallentare o bloccare le leggi federali.

Dietro la disputa fiscale emerge così una domanda più ampia: chi deve sostenere il costo di una manovra ambiziosa per l’economia nazionale? Berlino ritiene necessarie le riduzioni fiscali per rilanciare il sistema produttivo e dei servizi; i Länder replicano che senza adeguate compensazioni rischiano di saltare i bilanci locali.

È una curiosità tedesca solo in apparenza. In realtà mostra quanto, nell’Europa contemporanea, le grandi riforme economiche dipendano sempre meno dagli annunci dei governi centrali e sempre più dalla tenuta concreta delle autonomie territoriali.

Via Caetani mezzo secolo dopo: Moro, Platone e l’enigma del potere

Sono trascorsi circa 50 anni dal 9 maggio 1978 e da allora, soprattutto in questi ultimi anni, sono stati scritti diversi libri dedicati a quella vicenda iniziata il 16 marzo e terminata tragicamente con il ritrovamento del corpo di Aldo Moro in via Caetani a Roma. Come ha scritto Marco Damilano, “via Fani è stato il luogo del nostro destino, la Dallas italiana, le nostre Torri Gemelle, il prima e il dopo”.

Il sequestro e l’uccisione di Moro hanno segnato la fine della Prima Repubblica e rappresentano, ancora oggi, lo spartiacque tra diverse generazioni. Il 1978 è infatti l’anno di mezzo tra il Sessantotto e il 1989, anno della caduta del Muro di Berlino e della riscrittura intervenuta della storia non solo italiana ma europea e internazionale. Si è passati dal “tutto della Politica: gli ideali, le passioni e il sangue” al suo nulla, per come poi si è verificato dopo il 9 maggio 1978.

 

Un libro tra filosofia e tragedia civile

In questo contesto si inserisce il libro di Davide Gravina, sindaco di Fuscaldo per diversi anni e docente di filosofia nelle scuole superiori: Platone e il caso Moro. Un volume presentato più volte in questi mesi con notevole partecipazione di pubblico.

L’autore analizza la tragedia di Moro trasformandola in una acuta e coinvolgente riflessione politica e filosofica. La prigionia dello statista viene vista “come una discesa nell’oscurità del potere ma anche come un’occasione per vedere la luce”, cercando di comprendere le “logiche del potere”.

Gravina analizza, attraverso lo studio delle lettere dalla prigionia di Moro, quasi richiamando — come è stato osservato — i dialoghi socratici, i sentimenti morotei e gli orientamenti politici dello statista democristiano.

 

La lucida intuizione” della solidarietà nazionale

Nel libro si coglie, come avvenuto anche per altri studi dedicati a Moro, il rilevante spessore della sua figura di giovane costituente, politico acuto, intellettuale colto e autentico statista.

Grazie a questo lavoro si riesce a comprendere meglio la “fine strategia morotea”, l’umanità di Moro strappata all’immagine del semplice prigioniero delle Brigate Rosse, restituendo — per come è giusto — l’immagine di un politico che più di altri aveva percepito la specificità italiana: “il paese dalle forti passioni politiche ma anche dalla fragilità del nostro sistema istituzionale e quindi della debolezza del potere costituito”.

In questo senso tornano di estrema attualità, come ricordato anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, le parole pronunciate da Moro quando, da presidente del Consiglio e presidente di turno dell’allora Comunità Europea, affermò: “Il signor Breznev passerà e il seme gettato darà i suoi frutti”.

Era l’agosto del 1975, durante la conferenza di Helsinki, e Moro teorizzò — in termini quasi profetici — l’avvio della fine della guerra fredda. Breznev, pur riaffermando il principio della cosiddetta “sovranità limitata” per i Paesi satelliti dell’Urss, collaborò infatti all’avvio di un processo che avrebbe prodotto i primi risultati quattordici anni dopo, con il crollo del Muro di Berlino e l’inizio del disfacimento dell’Unione Sovietica.

Dal 1989, riprendendo le parole di Giovanni Paolo II, “l’Europa, non più a due polmoni, ha invertito la rotta incamminandosi verso la completa svolta democratica in direzione del consolidamento della pace”, oggi purtroppo seriamente minacciata.

 

Il muro degli specchi

È innegabile riconoscere, a distanza di oltre mezzo secolo dal 9 maggio 1978, e dopo le vicende politiche più recenti vissute dal nostro Paese, che il tentativo — se non la vera e propria “lucida intuizione” — della solidarietà nazionale rappresentò una significativa iniziativa per rendere “più scorrevole” il percorso politico italiano verso la meta della democrazia compiuta.

La solidarietà nazionale teorizzata da Moro e recepita da Enrico Berlinguer rappresentò, prima del declino della politica italiana, il “più corposo intervento di rigenerazione e rinnovamento” della politica nel nostro Paese dopo il 1948 e la guerra fredda, anche oltre i pur importanti risultati della prima esperienza di centro-sinistra e del suo “riformismo non ideologico”.

Oggi, oltre l’indignazione che permane per una verità non ancora pienamente appurata e per il delitto compiuto dalle Brigate Rosse, i misteri del caso Moro restano insieme al rammarico e alla commozione per la scomparsa di un “politico mite, pacifico e ragionatore”.

È stato scritto che “Moro sapeva che la sua morte avrebbe perpetuato il lavoro compiuto in una vita interamente spesa per la democrazia e il suo ampliamento”. Per questo Moro fu ucciso e forse anche per questo fu, durante le settimane del sequestro, “il filosofo della sua morte”, quasi immaginando una lezione universitaria “a posteriori” destinata all’avvenire.

Ed oggi, come è stato osservato, il cosiddetto “muro degli specchi” costruito intorno al caso Moro permane, impedendoci di capire cosa sia realmente accaduto in quei giorni tra il 16 marzo e il 9 maggio 1978.

 

La lezione morale di Moro

Il libro di Gravina aiuta a comprendere meglio una vicenda complessa e drammatica. Moro, che aveva con i giovani — e non solo con gli studenti che frequentavano le sue lezioni universitarie — un rapporto intenso e profondo, aveva intuito con la “strategia dell’attenzione” che, per rendere più stabile la nostra democrazia dopo il Sessantotto, occorreva comprendere la contestazione studentesca e giovanile.

Moro guardava con attenzione quel mondo e non ne aveva paura. Temeva soltanto le “punte acuminate” del movimento, così da lui definite, racchiuse nel terrorismo post-sessantottino delle Brigate Rosse che lo avrebbero ucciso il 9 maggio 1978.

C’è un pensiero di Moro che ben si collega alla fatica culturale e civile di Davide Gravina, pronunciato quasi alla vigilia del 16 marzo: “Se fosse possibile dire saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a domani, credo che accetteremmo tutti di farlo. Ma ciò non è possibile, perché oggi dobbiamo vivere. È oggi la nostra responsabilità. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi, vivendo il tempo che ci è dato di vivere pur con tutte le sue difficoltà”.

Una filosofia morale della politica

Grazie dunque all’autore che, con il suo libro, aiuta a ricomprendere non solo la testimonianza ma anche la filosofia morotea della politica, che influenzò profondamente una generazione, quasi come un novello Socrate capace di insegnare ai giovani non soltanto teoricamente ma anche — tragicamente — attraverso la propria vita e la propria morte.

Effettivamente bisogna sottolineare la tesi centrale di Davide Gravina, secondo il quale la “verità” in politica “è un atto di coraggio che lacera la coscienza piuttosto che un dato giudiziario”.

Nel libro Platone e il caso Moro, la tragedia del sequestro non viene riletta “come una semplice cronaca giudiziaria”, ma come una struttura simbolica del potere, con i suoi limiti e le sue deviazioni misteriose.

Moro, nel viaggio filosofico immaginato da Gravina, pur prigioniero riesce ancora a “vedere la luce”: nell’intercapedine dello spirito e nella solitudine avverte infatti la prevaricazione di un potere misterioso, lontano ma esistente, che gli fa percepire — pur nella tragedia personale — la fragilità stessa della democrazia.

Intesa Sp lancia Opas su Mps, a Unipol 635 filiali da fondere con Bper

Milano, 8 giu. (askanews) – Intesa Sanpaolo promuove un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria sul gruppo Mps da complessivi 30,6 miliardi di euro. L’operazione include un accordo vincolante sottoscritto con il gruppo Unipol Assicurazioni che prevede la cessione di una entità giuridica bancaria comprendente il brand Mps pari circa 635 filiali da fondere con Bper, mentre Intesa manterrà Mediobanca e il suo marchio.

L’offerta consiste di 16 azioni ordinarie di nuova emissione per ogni 10 azioni del Monte portate in adesione (rapporto di concambio pari a 1,6) nonché di 1 euro cash per ogni azione Mps, con un premio del 12,5% rispetto al prezzo ufficiale di chiusura al 5 giugno (premio del 17,4% e 18,7% rispetto agli ultimi prezzi medi ponderati a 3 e 6 mesi).

In un’ottica di gestione proattiva di temi di natura antitrust, l’operazione include un accordo vincolante da Intesa con Unipol, che prevede la cessione di una entità giuridica bancaria comprendente il brand Mps, circa 635 filiali di Mps (con relative attività e passività) e la maggior parte delle sue strutture/attività centrali necessarie per operare come banca in modo indipendente, per un corrispettivo per cassa pari a circa 3 miliardi-3,5 miliard. L’accordo prevede che Intesa mantenga Mediobanca e il suo marchio, circa 625 filiali di Mps e una componente limitata di strutture centrali (con relative attività e passività) di Mps, complessivamente rappresentanti circa l’80% dell’utile netto 2025 di Mps + Mediobanca.

L’offerta in caso di integrale adesione sarà di circa 30,6 miliardi.

Banco Bpm: da preda Unicredit a protagonista risiko

Milano, 7 giu. (askanews) – Da preda di Unicredit a protagonista della nuova ondata di risiko bancario. Banco Bpm, nato il primo gennaio 2017 dalla fusione tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano, è oggi uno dei principali gruppi bancari italiani. Guidato dall’amministratore delegato Giuseppe Castagna, ha un forte radicamento nel Nord del Paese e una base storica nella clientela retail, nelle Pmi e nei territori.

Al 31 marzo 2026 il gruppo contava 18.983 dipendenti e una rete retail di 1.294 filiali, a cui si aggiungono le private branch di Banca Aletti e altri punti del gruppo. Il baricentro resta nel Nord Italia, in particolare Lombardia, Veneto e Piemonte, con una forte vocazione di banca commerciale e territoriale.

Negli ultimi anni Banco Bpm ha rafforzato il peso delle fabbriche prodotto, dal risparmio gestito alla bancassicurazione, dai pagamenti al credito al consumo. Il passaggio più importante è stato l’acquisto di Anima, che ha ampliato il perimetro nell’asset management e aumentato il contributo delle commissioni.

Nel primo trimestre 2026 Banco Bpm ha registrato un utile netto di 480 milioni di euro, 483 milioni su base adjusted, con ricavi complessivi a 1,53 miliardi. Il Cet1 ratio era pari al 13,59%, mentre le attività finanziarie della clientela erano pari a 384 miliardi e i prestiti netti alla clientela a 100,5 miliardi.

Alla chiusura di Borsa del 5 giugno Banco Bpm capitalizzava circa 19,9 miliardi di euro. Il primo socio è Crédit Agricole con il 20,1%, seguito da BlackRock con il 5,1%. Un accordo di consultazione tra soci raggruppa inoltre il 5,9% del capitale. Il gruppo francese ha ottenuto dalla Bce il via libera a superare il 20% e, secondo ricostruzioni di stampa, potrebbe salire fino al 29,9%, restando sotto la soglia dell’Opa obbligatoria.

Banco Bpm è stata al centro del risiko già con l’Ops di Unicredit, ritirata nel luglio 2025 dopo il mancato avveramento della condizione legata al golden power. Con la proposta di aggregazione a Mps, Piazza Meda prova ora a cambiare ruolo: da potenziale preda a promotore di un polo nazionale alternativo ai due grandi gruppi Intesa Sanpaolo e Unicredit.

Mps al centro del risiko, tra Bpm e asse Intesa SP-Bper

Milano, 7 giu. (askanews) – Mps torna al centro del risiko bancario italiano, stretta tra la proposta di fusione tra pari arrivata da Banco Bpm e l’ipotesi secondo l’FT di un’offerta concorrente allo studio di Intesa Sanpaolo e Bper. La banca senese, fondata nel 1472 e guidata da Luigi Lovaglio, ha completato il rilancio dopo anni di crisi e presenza pubblica nel capitale, aprendo poi una nuova fase con l’acquisizione di Mediobanca.

Con Piazzetta Cuccia, Mps ha ampliato il perimetro oltre la banca commerciale, entrando in wealth management, private banking, consumer finance, corporate e investment banking. La quota di Mediobanca in Generali porta inoltre Siena dentro uno degli snodi più sensibili della finanza italiana.

Nel primo trimestre 2026 il gruppo ha registrato un utile netto di 521 milioni di euro, ricavi per 1,96 miliardi e Cet1 ratio al 15,9%. Al 31 marzo contava 22.030 dipendenti e 1.549 filiali in Italia, con raccolta commerciale totale a circa 290 miliardi e impieghi lordi per 129 miliardi.

Alla chiusura di Borsa del 5 giugno Mps capitalizzava circa 27,3 miliardi. Il primo socio è Delfin, holding della famiglia Del Vecchio, con il 17,5%, seguito dal gruppo Caltagirone con il 10,3%. Nel capitale figurano inoltre BlackRock al 4,9%, il Mef al 4,9% e Banco Bpm al 3,7%. La quota residua del Tesoro resta un tema aperto nel percorso di progressivo disimpegno richiamato dal ministro Giancarlo Giorgetti. La governance è stata al centro di uno scontro in primavera che ha poi visto prevalare l’attuale Ad Luigi Lovaglio.

Ora Mps deve valutare la proposta di Banco Bpm, che punta a creare il secondo gruppo bancario italiano per dimensioni, con capitalizzazione potenziale superiore a 50 miliardi, sinergie lorde sopra 1,1 miliardi e utile netto a regime di circa 6 miliardi. Il primo passaggio sarà il cda già in programma lunedì 8 giugno, dopo la nota con cui Siena ha scelto, per ora, di non commentare.

Sul tavolo potrebbe però arrivare anche una proposta alternativa. Secondo il Financial Times, Intesa Sanpaolo sta preparando con Bper un’offerta congiunta su Mps: Bper rileverebbe le attività bancarie del Monte, mentre Intesa prenderebbe Mediobanca e, con essa, la quota di circa il 13% in Generali. Lo schema dividerebbe il perimetro costruito da Mps: da una parte la banca commerciale, che rafforzerebbe Bper per scala e presenza territoriale; dall’altra Mediobanca, con investment banking, wealth management, consumer finance e partecipazione nel Leone, che finirebbe sotto il controllo di Ca’ de Sass, rafforzando Intesa anche nel risparmio gestito e nell’assicurativo.

Secondo il Financial Times, Intesa sta tenendo un consiglio per definire i dettagli dell’eventuale offerta, che potrebbe essere formalizzata già questa sera se approvata. Repubblica riferisce che la possibile mossa avrebbe l’avallo di Unipol, azionista di riferimento di Bper, e che il gruppo presieduto da Carlo Cimbri avrebbe scelto Alberto Nagel come advisor.

Intesa ha rifiutato di commentare con il Financial Times, Bper non ha risposto alle richieste e Mps ha dichiarato al quotidiano britannico di non essere a conoscenza di alcuna presunta offerta congiunta di Intesa-Bper. Siena resta così al centro di una partita che può ridisegnare gli equilibri tra banche, Mediobanca e Generali.

Atletica, Duplantis perde imbattibilità dopo tre anni

Roma, 7 giu. (askanews) – Armand Duplantis vede interrompersi la sua lunghissima striscia di imbattibilità nella tappa di Diamond League di Stoccolma, dove davanti al pubblico di casa lo svedese non solo manca il tentativo di record ma viene anche sconfitto nella gara del salto con l’asta. A firmare l’impresa è Kurtis Marschall, che si impone con la misura di 5,90 metri, mentre Duplantis si ferma a 5,80, pagando una serata complicata e lontana dai suoi standard abituali.

Per Duplantis si tratta di un ko che interrompe un’imbattibilità che durava da quasi tre anni. L’ultimo precedente negativo risale infatti al 21 luglio 2023, quando lo svedese chiuse al quarto posto al meeting di Montecarlo, gara vinta da Chris Nilsen. Da allora il dominio del fuoriclasse svedese era stato quasi assoluto nel circuito internazionale.

Tennis, Cobolli ko: Zverev vince il Roland Garros

Roma, 7 giu. (askanews) – Alexander Zverev è il nuovo campione del Roland Garros. Il tedesco conquista il primo titolo Slam della sua carriera battendo Flavio Cobolli in una finale intensa e spettacolare, chiusa con il punteggio di 6-1, 4-6, 6-4, 6-7, 6-1 dopo 4 ore e 15 minuti di gioco. Dopo un primo set condizionato dall’emozione, Cobolli è riuscito a reagire, alzando il livello e giocando a lungo alla pari con il più esperto avversario. Il match è rimasto in equilibrio per gran parte della sfida, ma nel quinto set è stata l’esperienza di Zverev a fare la differenza: il tedesco ha gestito meglio i momenti decisivi, approfittando anche del calo fisico dell’azzurro. Con questo successo, Zverev diventa il primo tedesco a trionfare al Roland Garros nell’Era Open e riporta uno Slam in Germania a 30 anni dall’ultimo trionfo firmato da Boris Becker. Resta comunque un torneo straordinario per Cobolli che, grazie a questo percorso, da lunedì entrerà per la prima volta in carriera nella Top 10 del ranking mondiale.

L’avvio è tutto di marca tedesca. Zverev parte con grande aggressività e approfitta di un inizio contratto dell’azzurro, ottenendo subito il break in apertura. Cobolli fatica a trovare continuità negli scambi e subisce un altro break nel corso del primo set, che si chiude rapidamente 6-1 in 34 minuti per il numero tedesco, solido al servizio e quasi impeccabile nei turni di battuta. Nel secondo set la partita cambia volto. Cobolli cresce progressivamente, aumenta la qualità della prima di servizio e inizia a comandare gli scambi con il dritto. Dopo un equilibrio iniziale fino al 3-3, l’azzurro trova il break nel settimo game sfruttando alcune imprecisioni di Zverev e conferma il vantaggio nel finale. Il set si chiude 6-4 per Cobolli, che riporta il match in parità e accende il pubblico del centrale. Il terzo set torna invece nelle mani del tedesco. Zverev alza nuovamente il livello nei momenti chiave, mentre Cobolli paga un passaggio a vuoto nel decimo game.

Dopo un parziale giocato punto a punto, è il break decisivo a consegnare il set a Zverev per 6-4, con l’azzurro punito da alcuni errori gratuiti nei momenti decisivi. Il quarto set diventa il più spettacolare e combattuto. Cobolli reagisce con personalità, trova subito il break e riesce a mantenere il vantaggio tra continui cambi di inerzia. Zverev però non molla, recupera il break e si arriva a un finale punto a punto. Il set si decide al tiebreak, dove l’italiano mostra grande lucidità nei momenti chiave e chiude 7-6 dopo un’ora e quindici minuti, spingendo la sfida al quinto set. Nel parziale decisivo Zverev riparte meglio e sfrutta un nuovo passaggio a vuoto di Cobolli. Il tedesco strappa subito il servizio in apertura e allunga rapidamente fino al 5-1, nonostante qualche problema fisico e un possibile fastidio alla gamba sinistra. Cobolli prova a restare aggrappato al match, ma il doppio break iniziale pesa sull’andamento del set che si chiude perentoriamente 6-1.

Intesa Sp prepara con Bper offerta su Mps, sfida Bpm (FT)

Milano, 7 giu. (askanews) – Intesa Sanpaolo sta preparando con Bper un’offerta congiunta su Monte dei Paschi di Siena per inserirsi nella partita aperta da Banco Bpm. Lo scrive il Financial Times, citando cinque fonti a conoscenza del dossier, poche ore dopo la proposta di Piazza Meda a Mps per una fusione da oltre 50 miliardi di euro di capitalizzazione potenziale.

Secondo il quotidiano britannico, lo schema allo studio prevede che Bper, quinta banca italiana e partecipata da Unipol, rilevi le attività bancarie di Mps, mentre Intesa Sanpaolo prenda Mediobanca e, di conseguenza, la partecipazione di circa il 13% detenuta da Piazzetta Cuccia in Assicurazioni Generali.

L’eventuale offerta, se confermata, si metterebbe in diretta competizione con la proposta avanzata oggi da Banco Bpm a Mps per avviare trattative su una fusione tra pari finalizzata alla creazione di un nuovo “campione nazionale” nel settore bancario italiano.

Secondo il Financial Times, Intesa sta tenendo un consiglio di amministrazione per definire i dettagli dell’offerta congiunta con Bper. La proposta, se approvata, potrebbe essere formalizzata già questa sera. L’esito della riunione, precisa il quotidiano, resta comunque incerto, anche se Intesa e Bper avrebbero esaminato il dossier Mps nelle ultime settimane.

Intesa ha rifiutato di commentare, mentre Bper non ha risposto alle richieste del Financial Times. Mps ha dichiarato al quotidiano britannico di non essere a conoscenza di alcuna presunta offerta da parte di Intesa e Bper.

La mossa confermerebbe la centralità di Mps nel risiko bancario italiano. Dopo l’acquisizione di Mediobanca, chiusa lo scorso anno, Siena controlla un perimetro che comprende banca commerciale, wealth management, investment banking e la quota storica di Mediobanca in Generali, uno degli asset più sensibili della finanza italiana.

Proprio la quota in Generali è uno dei nodi politici e industriali della partita. Il Financial Times ricorda che alcuni ambienti istituzionali italiani sarebbero contrari alla proposta Banco Bpm-Mps anche perché il primo socio di Piazza Meda è la francese Crédit Agricole. Il gruppo transalpino, in caso di integrazione, avrebbe un’esposizione indiretta alla partecipazione di Mediobanca nel Leone.

Il governo italiano, scrive ancora il quotidiano, aveva già espresso in passato contrarietà a un’integrazione tra le attività di asset management di Generali e la francese Natixis. Il tema del controllo sugli asset strategici del risparmio e delle assicurazioni resta quindi centrale anche nelle possibili nuove combinazioni bancarie.

Banco Bpm ha comunicato oggi di aver deliberato l’invio a Mps di una lettera per avviare un dialogo su una possibile aggregazione concordata. Il progetto di Piazza Meda prevede la creazione del secondo gruppo bancario italiano per dimensioni, con sinergie a regime stimate sopra 1,1 miliardi di euro lordi e una capitalizzazione potenziale superiore a 50 miliardi.

Secondo il Financial Times, Banco Bpm capitalizzava venerdì circa 20,3 miliardi di euro, mentre Mps valeva circa 27,3 miliardi. Piazza Meda non ha indicato i termini finanziari della proposta, mentre Mps ha comunicato di aver ricevuto la lettera e di volerla valutare. Siena ha poi precisato di non commentare in attesa del Cda già in programma domani.

La possibile offerta Intesa-Bper aggiunge quindi un nuovo livello di complessità al consolidamento del settore. La partita arriva dopo il ritiro dell’Ops di Unicredit su Banco Bpm, abbandonata lo scorso anno dopo l’opposizione del governo, e mentre Roma continua a guardare alla creazione di un terzo polo bancario in grado di affiancare Intesa Sanpaolo e Unicredit.

Mps resta al centro anche per la recente instabilità della governance. Il Financial Times ricorda lo scontro che aveva portato all’uscita temporanea dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, poi reintegrato dagli azionisti ad aprile. Ora il primo passaggio sarà capire se Siena aprirà il confronto con Banco Bpm o se la possibile offerta Intesa-Bper cambierà nuovamente lo scenario.

Opec+: aumento produzione di 188mila barili al giorno a luglio

Milano, 7 giu. (askanews) – I sette Paesi Opec+ che hanno adottato tagli volontari aggiuntivi – Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman – hanno deciso di aumentare la produzione di petrolio di 188mila barili al giorno da luglio 2026.

La decisione, presa in una riunione virtuale, rientra nel graduale rientro dei tagli volontari annunciati nell’aprile 2023. I Paesi hanno confermato l’impegno a sostenere la stabilità del mercato e a mantenere un approccio prudente.

L’aumento potrà essere confermato, sospeso o invertito in base all’evoluzione delle condizioni di mercato. I sette produttori hanno ribadito la “piena flessibilità” nella gestione dell’offerta, inclusa la possibilità di ripristinare parte dei tagli se necessario.

Il gruppo ha inoltre confermato l’impegno a rispettare integralmente gli accordi Opec+ e a compensare eventuali volumi prodotti oltre le quote concordate dal gennaio 2024. Il periodo di compensazione è stato prorogato fino alla fine del 2026. I sette Paesi terranno riunioni mensili per monitorare mercato, rispetto degli impegni e compensazioni. Il prossimo incontro è previsto il 5 luglio.

Bpm-Mps: riparte il risiko, al centro Mediobanca e Generali

Milano, 7 giu. (askanews) – La proposta di Banco Bpm a Mps riporta al centro il consolidamento bancario italiano e si inserisce in un quadro già segnato dall’acquisizione di Mediobanca da parte di Siena, dalla partecipazione di Piazzetta Cuccia in Generali e dal ruolo dei principali azionisti delle società coinvolte.

Mps, in una nota, non commenta la proposta di aggregazione di Banco Bpm, “in attesa che si riunisca il consiglio di amministrazione della banca”. Il Cda di Siena era già in programma domani, lunedì 8 giugno, e discuterà anche della proposta arrivata da Piazza Meda.

Banco Bpm propone una fusione tra pari con Mps per creare il secondo gruppo bancario italiano per dimensioni, con una capitalizzazione potenziale superiore a 50 miliardi di euro includendo il valore delle sinergie. L’operazione richiederebbe ora un confronto con Siena, il management e gli azionisti.

Il primo socio è Crédit Agricole con il 20,1% e, dopo il via libera Bce, il gruppo francese potrebbe salire fino al 29,9%, restando sotto la soglia dell’Opa obbligatoria. Seguono BlackRock (azionista anche di Mps e Generali) con il 5,1% e un accordo di consultazione tra soci che raggruppa il 5,9% del capitale.

Sul fronte Mps, invece, il dossier si intreccia con Mediobanca e Generali. Siena, attraverso Mediobanca, ha il 13,2% del Leone, dove sono presenti anche Delfin holding della famiglia Del Vecchio con il 10% e il gruppo Caltagirone con il 6,3%. Gli stessi due soci pesano anche in Mps: Delfin è primo azionista con il 17,5%, mentre Caltagirone è secondo socio con il 10,3%. Nel capitale di Siena figurano inoltre il Mef al 4,9%, intenzionato, a uscire e Bpm al 3,7%.

Proprio questi equilibri hanno fatto da sfondo allo scontro sulla governance di Mps. Il precedente cda aveva escluso Luigi Lovaglio dalla lista per il rinnovo del consiglio, mentre la lista del board indicava Fabrizio Palermo come candidato alla guida della banca. L’assemblea del 15 aprile ha però ribaltato il quadro: la lista Plt con Lovaglio candidato ad ha prevalso grazie anche al voto decisivo di Delfin e Banco Bpm, mentre Caltagirone aveva sostenuto la lista del cda. Il 23 aprile il nuovo consiglio ha poi nominato Lovaglio Ad e dg.

Sul dossier Mps-Mediobanca resta aperta anche l’inchiesta della Procura di Milano. Lovaglio, Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri, presidente di Delfin, sono indagati per aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza nell’ambito di un presunto accordo non dichiarato legato all’operazione. Gli interessati hanno respinto irregolarità.

Nel frattempo è arrivata anche l’intesa in Delfin tra Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico sul riassetto della cassaforte lussemburghese, con la rinuncia alle azioni legali avviate nelle scorse settimane. Un passaggio che può contribuire a stabilizzare la governance della holding, azionista rilevante in Mps e Generali. La risposta di Mps sarà il primo passaggio da verificare mentre i nodi riguardano l’eventuale apertura di un negoziato, il concambio e la governance del nuovo gruppo.

Formula1, Hamilton: "Negli ultimi mesi fatto progressi"

Roma, 7 giu. (askanews) – E’ un Lewis Hamilton quello che commenta il secondo posto ottenuto a Monaco dietro Kimi Antonelli e inizia congratulandosi con il giovane bolognese: “Devo iniziare congratulandomi con Kimi e con la Mercedes – dice – sono una famiglia e ancora una volta ci sono riusciti. Hanno costruito una macchina fantastica e stanno portando avanti un lavoro incredibile, con un pilota che sta vivendo un grande weekend dopo l’altro. È bello da vedere e sono davvero felice per loro”. Poi l’analisi sulla Ferrari: “Dal nostro lato credo che negli ultimi mesi abbiamo fatto progressi, ma non riusciamo ancora a tenere il passo della Mercedes. Probabilmente servirà ancora molto lavoro per arrivare al loro livello. Detto questo, ottenere un altro secondo posto è una sensazione comunque positiva, soprattutto a Monaco e in condizioni tra le più complicate possibili. Sono state condizioni estremamente dure, forse tra le più difficili viste qui, e c’era anche un pubblico fantastico. Per questo accetto e porto a casa questa posizione”. Sulla macchina dice: “La macchina è buona, è una macchina che ha del potenziale, ma ci manca ancora carico aerodinamico e stabilità in certe situazioni. Con queste gomme e con i vari scenari che si sono presentati durante la gara, ho dovuto gestire molto: nel primo stint ho consumato le gomme abbastanza presto, mentre il secondo è stato molto lungo. In queste condizioni le gomme non riescono a reggere uno stint così esteso su una pista come questa, con questo tipo di fattore di degrado”.

Inoltre abbiamo avuto alcuni problemi di temperatura alla ripartenza. Abbiamo visto anche con altri piloti quanto fosse difficile mantenere la macchina in pista in certi momenti. Tutti questi imprevisti hanno reso la gara estremamente impegnativa, con continui cambi di ritmo e situazioni al limite.

Nonostante tutto, sono soddisfatto del risultato. È una giornata positiva per la squadra e sono molto contento per Kimi e per la Mercedes. Da parte nostra voglio ringraziare tutti in fabbrica e i ragazzi in pista: lavorano tantissimo per portarci a questi livelli e questo risultato è anche merito loro.

Speriamo di poter ottenere altri risultati simili, ma soprattutto dobbiamo continuare a lavorare ancora di più per fare quell’ultimo passo che ci separa dai primi.

Formula1, Antonelli: "Giornata fantastica, continuiamo a spingere"

Roma, 7 giu. (askanews) – “È stata una gara incredibile, una di quelle giornate fantastiche”. Andrea Kimi Antonelli commenta così la vittoria nel Gran Premio di Monaco, uno dei successi più prestigiosi della sua giovane carriera in Formula 1.

Il pilota della Mercedes ha dominato la corsa dal primo all’ultimo giro, conquistando il quinto successo consecutivo della stagione. “La macchina mi ha dato prestazioni incredibili e soprattutto la fiducia per poter spingere al massimo. Per questo è stata una giornata davvero molto piacevole”, ha spiegato l’italiano al termine della gara.

Con il trionfo nel Principato, Antonelli riporta un pilota italiano sul gradino più alto del podio di Monaco ventidue anni dopo l’affermazione di Jarno Trulli nel 2004. L’ultima volta che un italiano aveva vinto qui non era nemmeno nato. “È qualcosa di speciale, ma la stagione è ancora lunga e non è affatto finita. Dobbiamo continuare a spingere e ad alzare l’asticella”, ha sottolineato.

Il giovane bolognese ha poi voluto ringraziare il team Mercedes per il lavoro svolto in questa prima parte del campionato. “L’obiettivo è continuare a mantenere questo livello. La squadra sta facendo un lavoro straordinario, mi ha messo a disposizione una macchina incredibile. Ricevo tantissimo sostegno dal team e dalla mia famiglia. Sto vivendo un momento davvero molto bello”.

Antonelli ha infine raccontato le sensazioni vissute durante la lunga interruzione causata dalla bandiera rossa nel finale, arrivata dopo l’incidente di Charles Leclerc. “Un po’ di preoccupazione c’era. A dire la verità non avevo alcuna voglia di ripartire dopo la bandiera rossa. Una volta ricevuta la notifica dell’interruzione ho cercato di raccogliere i pensieri e le emozioni, recuperando la concentrazione. Ho riguardato alcuni dati e ho lavorato per prepararmi alla ripartenza, soprattutto per portare le gomme nella giusta finestra di temperatura”.

Alla ripartenza da fermo, però, il leader del mondiale non ha lasciato spazio agli avversari. “Sapevo che sarebbe stato fondamentale arrivare davanti alla prima curva. Una volta riuscito a farlo, ho potuto gestire gli ultimi giri e portare a casa la vittoria”.

Formula1, fantastico Antonelli vince anche a Monaco

Roma, 7 giu. (askanews) – Andrea Kimi Antonelli firma un’altra impresa straordinaria e conquista il Gran Premio di Monaco 2026, dominando la corsa dal primo all’ultimo giro sul circuito più prestigioso del calendario nonostante una doppia partenza per un muro di Leclerc a dieci giri dalla fine.

Il giovane pilota Mercedes, scattato dalla pole position, controlla la gara con autorità e gestisce senza sbavature anche i numerosi colpi di scena che caratterizzano il finale nel Principato. Hamilton chiude secondo. Nulla da fare per Leclerc a muro tradito dai freni e dall’asfalto (gara interrotta) quando mancavano dieci giri dalla fine.

Un esame di laurea sulla pista più bella per Andrea Kimi Antonelli terzo italiano di sempre (dopo Patrese e Trulli) a vincere a Monaco. Antonelli perfetto sin dal primo via. Il bolognese scatta perfettamente dalla pole e mantiene il comando davanti alle Ferrari di Lewis Hamilton e Charles Leclerc. Disastro invece per Max Verstappen, che resta fermo in griglia per un problema tecnico e precipita in fondo al gruppo prima di ritirarsi definitivamente dopo pochi giri. Con pista libera davanti a sé, il diciannovenne bolognese impone un ritmo insostenibile per gli avversari, costruendo progressivamente un margine superiore ai dieci secondi sulle Ferrari. Hamilton mantiene la seconda posizione, mentre Leclerc resta stabilmente terzo senza riuscire ad avvicinare il compagno di squadra. Alle spalle dei primi tre la gara viene condizionata dalle strategie e da numerose penalità. George Russell, Pierre Gasly, Oscar Piastri, Franco Colapinto e Lance Stroll vengono sanzionati per diverse infrazioni, mentre Isack Hadjar lotta a lungo con problemi tecnici alla power unit che compromettono la sua corsa.

Il finale si accende al giro 60, quando Stroll finisce contro le barriere alla Antony Noghes provocando l’ingresso della Safety Car. Tutti i protagonisti approfittano della neutralizzazione per effettuare l’ultima sosta ai box in vista dello sprint conclusivo. Pochi giri dopo arriva l’episodio che cambia il volto della gara. Alla ripartenza Leclerc perde improvvisamente il controllo della sua Ferrari proprio all’ultima curva e va violentemente a muro nello stesso punto dell’incidente di Stroll. Il monegasco, che per tutto il weekend aveva lamentato problemi ai freni, è costretto al ritiro davanti al pubblico di casa. La direzione gara espone la bandiera rossa per consentire la riparazione delle barriere e dell’asfalto danneggiato. Dopo una lunga interruzione, la corsa riparte con una procedura da fermo per gli ultimi giri. Antonelli mantiene il sangue freddo anche nella seconda partenza, difendendo la leadership da Hamilton e allungando nuovamente fino alla bandiera a scacchi. L’italiano conclude con oltre cinque secondi di vantaggio sul ferrarista, certificando una superiorità mai realmente messa in discussione. Per Antonelli si tratta di una vittoria dal sapore storico.

Il giovane pilota Mercedes diventa infatti il terzo italiano di sempre a vincere nel Principato dopo Riccardo Patrese e Jarno Trulli, confermando il proprio straordinario stato di forma e consolidando la candidatura al titolo mondiale. Hamilton porta alla Ferrari un prezioso secondo posto, mentre il ritiro di Leclerc rappresenta una pesante delusione per la scuderia di Maranello e per i tifosi monegaschi. Sul circuito dove il minimo errore si paga a caro prezzo, Antonelli non commette alcuna sbavatura e trasforma il weekend perfetto in un trionfo destinato a restare nella memoria.

Formula1, Leclerc: "Molto frustrato ma non potevo far nulla"

Roma, 7 giu. (askanews) – “Non parlerei di un problema legato alle condizioni della pista. È vero che quel tratto offre un po’ meno grip, ma già quattro o cinque giri prima ero passato sulla stessa linea e, anzi, mi aiutava ad aprire meglio la curva. Era leggermente più scivolosa, ma funzionava comunque bene”. Così Charles Leclerc spiega a Sky Sport i motivi dell’incidente che lo ha visto andare a muro a 10 giri dalla fine del Gp di Monaco quando era secondo.

“Non sono una persona che cerca scuse – continua – Mi sono sempre assunto le mie responsabilità, anche quando c’erano piccoli aspetti non ottimali. Fa parte del nostro sport. Oggi però, riguardando i dati, non avrei potuto fare assolutamente nulla. Credo che abbiate la possibilità di vedere anche voi alcuni dati e spero che emerga chiaramente quanto accaduto”.

“Quando ho toccato il freno, non si è trattato nemmeno di una vera frenata: è come se il freno posteriore non ci fosse e quello anteriore generasse improvvisamente una coppia frenante doppia rispetto al normale. In altri giri questo non era successo. Evidentemente le temperature non erano quelle corrette, ma il problema non è che il sistema non fosse abbastanza efficace: era arrivato a un punto in cui diventava pericoloso”.

“L’unica nota positiva, se così si può definire, è che la soluzione pensiamo di averla già individuata all’interno del team. Abbiamo provato diverse configurazioni e tre gare fa abbiamo intrapreso una direzione diversa per quanto riguarda l’impianto frenante. Dalla prossima gara anche io adotterò questa soluzione”.

“Per quanto riguarda il secondo pit stop, non ho nulla da recriminare alla squadra. Ero molto stressato perché la direzione gara era stata molto chiara su ciò che potevamo e non potevamo fare. Ero troppo vicino alla vettura davanti e sapevo che c’era anche il rischio di una penalità di cinque secondi. Se avessi rallentato in quel momento, probabilmente sarei stato io a essere penalizzato. Le gomme stavano funzionando molto bene e non c’era particolare preoccupazione sotto quell’aspetto. In ogni caso, non è questo il punto centrale della giornata e non avrebbe cambiato il risultato finale. Oggi probabilmente avremmo concluso secondi o terzi e ne sarei stato molto soddisfatto. Invece siamo finiti contro il muro. Ora dovremo analizzare tutto con attenzione.”

Formula1, Leclerc a muro a Monaco, bandiera rossa a -10 giri

Roma, 7 giu. (askanews) – Colpo di scena nel finale del Gran Premio di Monaco di Formula 1. Quando mancano dieci giri alla conclusione della corsa (68 di 78), la gara viene neutralizzata prima dalla Safety Car e successivamente dalla bandiera rossa dopo l’incidente di Charles Leclerc. Il pilota della Ferrari, terzo al momento della ripartenza dietro al leader Kimi Antonelli e a Lewis Hamilton, finisce contro le barriere all’uscita dell’ultima curva, la Antony Noghes. Un errore inatteso per il monegasco, che perde improvvisamente il controllo della vettura a causa di un marcato sottosterzo e colpisce il muro nello stesso punto in cui pochi minuti prima era andato a sbattere Lance Stroll.

Leclerc aveva manifestato per tutto il weekend difficoltà nel feeling con l’impianto frenante e, anche dopo l’incidente, via radio si è nuovamente lamentato del comportamento della monoposto. L’episodio provoca immediatamente l’ingresso della Safety Car mentre la direzione gara valuta le condizioni delle barriere.

Pochi minuti dopo il botto del ferrarista arriva la decisione della direzione gara di esporre la bandiera rossa. Secondo le prime indicazioni il provvedimento sarebbe legato alle condizioni delle barriere Tecpro, probabilmente danneggiate dai due incidenti avvenuti nello stesso tratto del circuito in un breve arco di tempo.

Prima dell’interruzione Antonelli aveva gestito senza difficoltà la ripartenza dalla Safety Car, conservando il comando della corsa davanti a Hamilton e consolidando una posizione che potrebbe rivelarsi decisiva in vista della conclusione del Gran Premio nel Principato.

Le Brigate Qassam di Hamas hanno rivendicato l’attacco con un morto in Israele

Roma, 7 giu. (askanews) – Il braccio armato di Hamas, le Brigate Qassam, ha rivendicato l’attacco a colpi d’arma da fuoco avvenuto oggi nel centro di Israele, che ha provocato la morte di una persona e il ferimento di altre 5, elogiando “l’eroica operazione nell’insediamento di Kochav Yair”. Hamas – riporta al Jazeera – ha annunciato che l’attacco è stato compiuto da uno dei suoi combattenti.

“Questa operazione, insieme all’attacco con l’auto di ieri sera, è stata un atto di autodifesa e una risposta all’aggressione dell’occupazione” israeliana “e dei suoi coloni”, hanno dichiarato le Brigate Qassam in un comunicato.

La nota fa riferimento anche a un altro attacco avvenuto all’incrocio di Efrat, nella Cisgiordania occupata, in cui sarebbero rimaste ferite due ragazze adolescenti.

Tlc: Orange, Bouygues e Iliad firmano accordo da 20 miliardi per Sfr

Milano, 7 giu. (askanews) – Maxi consolidamento nelle tlc francesi. Orange, Bouygues Telecom e il gruppo Free-iliad hanno firmato con Altice France un memorandum d’intesa per acquisire Sfr, secondo operatore tlc francese, in una delle maggiori operazioni europee del settore. La transazione valorizza Sfr 20,35 miliardi di euro di enterprise value e prevede poi lo spezzatino delle attività tra i tre acquirenti.

L’operazione, se conclusa, ridisegnerà il mercato francese, oggi articolato su quattro grandi operatori, avvicinandolo di fatto a un assetto a tre. Per i tre gruppi l’obiettivo è aumentare la scala, rafforzare gli investimenti e sostenere reti digitali più resilienti e sovrane, ma il dossier sarà soprattutto antitrust.

Tecnicamente l’intesa prevede l’acquisizione di Sfr da parte del consorzio. Al closing, dopo il via libera delle autorità, clienti, frequenze e asset saranno però ripartiti tra Orange, Bouygues e Free-iliad. Una parte delle reti fisse e mobili, dei negozi e dei sistemi informatici resterà in Sfr per almeno 30 mesi, controllata in quote uguali dai tre gruppi, per garantire continuità operativa durante la migrazione.

Bouygues Telecom rileverà Sfr Business, 5,9 milioni di clienti retail Sfr, il marchio virtuale Prixtel con 500mila utenti, la rete mobile nelle aree meno dense e alcune infrastrutture fisse dedicate al business. Free-iliad prenderà l’intera base Red, pari a 6 milioni di clienti, oltre a 1,6 milioni di utenti retail Sfr e 400mila piccoli clienti business.

Orange acquisirà una parte delle attività retail e i marchi virtuali Régio, Syma e Coriolis, per un totale di 4,9 milioni di clienti. Le frequenze saranno divise tra i tre operatori. Sui dati 2025 rettificati, il perimetro oggetto dell’operazione vale circa 8 miliardi di euro di ricavi e 2,6 miliardi di EbitdaaL.

Il prezzo potrà essere integrato da un earn-out fino a 650 milioni e da aggiustamenti legati al debito, alla performance finanziaria di Sfr e al rispetto degli impegni di Altice fino al closing. La ripartizione dell’esborso resta quella dell’offerta indicativa del 17 aprile: 42% Bouygues, 31% Free-iliad e 27% Orange. Il nodo regolatorio resta centrale. Il passaggio da quattro a tre operatori è tradizionalmente sensibile per concorrenza, prezzi e tutela dei consumatori, anche se il consorzio sostiene che la maggiore scala rafforzerà la capacità di investimento del settore e la qualità delle infrastrutture digitali francesi.

Sul fronte sociale, Orange, Bouygues e Free-iliad si impegnano a garantire occupazione a tutto il personale del perimetro acquisito fino all’inizio del 2029.

Per Altice e Patrick Drahi l’intesa rappresenta un passaggio chiave nella riduzione del debito. Sfr nel 2024 ha realizzato ricavi per 10 miliardi di euro, con oltre 25 milioni di clienti, più di 40 milioni di connessioni in fibra, copertura 4G al 99,9% e 5G all’86%. La firma dei documenti definitivi è attesa nella seconda metà del 2026, mentre il completamento potrebbe arrivare nella seconda metà del 2027, dopo le autorizzazioni. Il consorzio precisa comunque che, allo stato, non vi è certezza che la transazione venga conclusa.

Bpm: proposta a Mps per creare secondo gruppo bancario italiano

Milano, 7 giu. (askanews) – Banco Bpm propone a Banca Monte dei Paschi di Siena di avviare trattative per una possibile aggregazione concordata, con l’obiettivo di creare il secondo gruppo bancario italiano per dimensioni in termini di finanziamenti alla clientela e depositi. La proposta è stata deliberata all’unanimità dal consiglio di amministrazione di Banco Bpm.

L’operazione, secondo Piazza Meda, sarebbe strutturata come una fusione tra pari, pensata per allineare gli azionisti su un progetto industriale comune, preservando il Dna dei due istituti, i rispettivi brand, le sedi storiche e il radicamento territoriale. Il nuovo gruppo avrebbe una governance improntata a criteri di equilibrio e rappresentatività e farebbe leva sulla complementarità geografica e industriale delle due banche, con una presenza rafforzata nelle regioni a maggiore potenziale e, in particolare, il primo posizionamento per numero di filiali in Lombardia, Toscana e Veneto.

Il progetto, sottolinea Banco Bpm, si innesterebbe anche nel processo di integrazione di Mediobanca attualmente in corso in modo “efficiente e complementare”, favorendo uno sviluppo coordinato delle fabbriche prodotto coinvolte. La partecipazione detenuta da Mps in Assicurazioni Generali consentirebbe inoltre di ampliare il perimetro delle opzioni strategiche del nuovo gruppo.

Sul piano industriale, Banco Bpm stima sinergie a regime superiori a 1,1 miliardi di euro lordi, di cui oltre 650 milioni di sinergie di costo e oltre 450 milioni di ricavi. Le sinergie di ricavo arriverebbero per circa 250 milioni da maggiori ricavi sulle reti e per circa 200 milioni dall’ottimizzazione delle fabbriche prodotto.

La combinazione porterebbe a una capitalizzazione di Borsa potenzialmente superiore a 50 miliardi di euro, includendo il valore delle sinergie: a Piazza Affari Banco Bpm capitalizza attualmente poco più di 20 miliardi di euro e Mps quasi 27,2 miliardi. Il nuovo gruppo avrebbe inoltre un Cet1 ratio fully loaded pro-forma di circa il 15%, senza considerare eventuali benefici legati al Danish Compromise sulla partecipazione in Generali.

Banco Bpm indica inoltre una creazione di valore pari ad almeno 5,5 miliardi di euro, al netto di costi di integrazione stimati in circa 1,1 miliardi lordi, e una potenziale generazione di utile netto a regime di circa 6 miliardi, con crescita degli utili per azione a doppia cifra.

Sul fronte degli assetti proprietari, il primo azionista di Banco Bpm è il Crédit Agricole, salito oltre il 20% del capitale e autorizzato dalla Bce a incrementare la quota fino al 29,9%. In Mps i soci di riferimento sono Delfin (17,5%), la holding della famiglia Del Vecchio, e il gruppo Caltagirone (10,2%) – entrambi presenti anche nel sistema Mediobanca-Generali – accanto al ministero dell’Economia (4,8% circa), in uscita dal capitale, e alla stessa Banco Bpm, che detiene una partecipazione del 3,7% circa nella banca senese. In entrambi gli istituti è presente il Fondo Black Rock con circa il 5%.

Piazza Meda auspica ora di avviare in tempi rapidi un confronto con Mps e il suo management per verificare l’opportunità e definire, in presenza di reciproco interesse, i principali elementi della possibile aggregazione. Banco Bpm è assistito da Citigroup e Goldman Sachs come advisor finanziari e dallo studio Legance come advisor legale.

MotoGP, Marquez trionfa in Ungheria, è la vittoria numero 100

Roma, 7 giu. (askanews) – Storica impresa per Marc Marquez che conquista il Gran Premio d’Ungheria e raggiunge quota 100 vittorie in carriera nel Motomondiale. Il pilota spagnolo domina la fase finale della corsa dopo un lungo e intenso confronto con il connazionale Pedro Acosta, secondo al traguardo dopo aver guidato la gara per diversi giri. Completa il podio Francesco Bagnaia, staccato di circa dieci secondi dalla vetta.

La gara si apre con un colpo di scena già alla prima curva. Marquez conserva il comando davanti ad Acosta, mentre Jorge Martin commette un errore in frenata provocando una carambola che coinvolge anche Marco Bezzecchi, Fermin Aldeguer, Fabio Di Giannantonio e Raul Fernandez. Un incidente che cambia immediatamente il volto della corsa.

Al secondo giro Acosta passa all’attacco e supera Marquez, prendendo il comando. Il giovane pilota KTM prova a costruire un margine importante, arrivando ad avere oltre un secondo e mezzo di vantaggio. Marquez però non perde contatto e inizia una lunga rincorsa fatta di giri veloci e pressione costante.

Il momento decisivo arriva a metà gara. Tra il 14° e il 15° passaggio i due danno vita a uno dei duelli più emozionanti della stagione, con sorpassi e controsorpassi accompagnati anche da un leggero contatto. Dopo una prima difesa di Acosta, Marquez riesce definitivamente a riprendersi la leadership e da quel momento aumenta progressivamente il ritmo.

Negli ultimi giri il campione spagnolo allunga fino a oltre due secondi di vantaggio, mentre Acosta deve arrendersi ma conserva una brillante seconda posizione che conferma il suo straordinario talento. Bagnaia, pur senza il passo dei primi due, gestisce la terza piazza senza particolari minacce.

Alle spalle del podio si mette in evidenza Ai Ogura, capace di recuperare fino alla quarta posizione superando Luca Marini nel finale. Da segnalare anche la rimonta di Di Giannantonio, che dopo essere stato coinvolto nell’incidente iniziale riesce a risalire fino alla zona punti.

La corsa registra inoltre il ritiro di Fabio Quartararo nelle fasi finali e la caduta di Joan Mir durante il duello per le posizioni di rincalzo.

Per Marquez si tratta di un successo dal valore speciale: la prima vittoria in un Gran Premio del 2026 coincide infatti con il traguardo delle 100 affermazioni in carriera, un numero che lo proietta ancora di più nella storia del motociclismo mondiale. Acosta esce comunque dal weekend ungherese a testa altissima dopo aver conteso il successo fino alle battute decisive, mentre Bagnaia raccoglie un podio prezioso in una gara caratterizzata da numerosi colpi di scena fin dal via.

Banche, Bpm ha proposto a Mps trattative per un’aggregazione

Roma, 7 giu. (askanews) – Il Consiglio di Amministrazione di Banco Bpm ha deliberato oggi “all’unanimità di inviare a Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. una comunicazione nella quale Banco Bpm ha rappresentato il proprio interesse ad avviare un dialogo volto a discutere e concordare una potenziale operazione di aggregazione concordata tra i due istituti”. E’ quanto si legge in una nota dell’Istituto bancario.

“L’operazione, strutturata secondo le modalità tipiche di un merger of equals – spiega Bpm -, consentirebbe la creazione di un nuovo Gruppo bancario e finanziario, capace di competere, per dimensioni, eccellenza di prodotti e potenziali economie di scala, con i principali operatori bancari e finanziari nazionali ed europei, preservando al contempo i punti di forza e le specificità delle due realtà”.

L’operazione proposta da Banco Bpm a Mps sarebbe realizzata secondo le modalità tipiche di un “merger of equals”, una fusione tra pari, con l’obiettivo di creare un nuovo gruppo bancario e finanziario di riferimento in Italia, preservando al tempo stesso i punti di forza, i brand, le sedi storiche e il radicamento territoriale dei due istituti.

Secondo Banco Bpm, la combinazione avrebbe una forte valenza industriale e consentirebbe di valorizzare la complementarità geografica delle due banche, con una presenza rafforzata nelle principali regioni italiane e, in particolare, il primo posizionamento per numero di filiali in Lombardia, Toscana e Veneto.

L’aggregazione, spiega ancora Piazza Meda, si innesterebbe nel processo di integrazione di Mediobanca attualmente in corso in modo “efficiente e complementare”, favorendo uno sviluppo coordinato delle fabbriche prodotto coinvolte e rafforzandone il contributo industriale all’interno del nuovo gruppo.

Un altro elemento rilevante riguarda la partecipazione oggi detenuta da Mps in Assicurazioni Generali. Secondo Banco Bpm, la presenza in Generali amplierebbe il perimetro delle opzioni strategiche a disposizione del gruppo risultante dall’aggregazione, nell’interesse degli azionisti e degli stakeholder.

Sul piano finanziario, Banco Bpm indica un Cet1 ratio fully loaded pro-forma di circa il 15%, senza considerare eventuali ulteriori benefici legati al cosiddetto Danish Compromise sulla partecipazione in Generali. La capitalizzazione di Borsa del nuovo gruppo viene stimata potenzialmente sopra i 50 miliardi di euro, includendo il valore delle sinergie.

Il potenziale sinergico a regime è stimato in oltre 1,1 miliardi di euro lordi, di cui oltre 650 milioni di sinergie di costo e oltre 450 milioni di sinergie di ricavo. Queste ultime deriverebbero per circa 250 milioni da maggiori ricavi sulle reti e per circa 200 milioni dall’ottimizzazione delle fabbriche prodotto.

Banco Bpm stima inoltre una creazione di valore pari ad almeno 5,5 miliardi di euro, al netto dei costi di integrazione indicati in circa 1,1 miliardi lordi, e una potenziale generazione di utile netto a regime di circa 6 miliardi, con crescita degli utili per azione a doppia cifra e una capacità distributiva superiore a quella prevista nei piani stand-alone dei due istituti.

Banco Bpm auspica ora di avviare in tempi rapidi un confronto con Mps e il suo management per esplorare l’opportunità e, in presenza di un reciproco interesse, definire i principali elementi di una possibile aggregazione attraverso un percorso strutturato e collaborativo. Piazza Meda è assistita da Citigroup Global Markets Europe e Goldman Sachs Bank Europe come advisor finanziari e da Legance come advisor legale.

Cvtà Street Fest, nasce uno spazio permanente a Civitacampomarano

Roma, 7 giu. (askanews) – Dopo dieci anni di storia, Cvtà Street Fest, il festival internazionale che ha trasformato con l’arte il borgo molisano di Civitacampomarano (CB), continua il suo percorso con un nuovo progetto. Il 27 e 28 giugno con due giorni di arte, musica e festa si inaugura la Galleria No Panic – in via Discesa Degli Orti, 25/a- che nasce per dare una casa permanente a un’esperienza collettiva che negli anni ha trasformato un piccolo paese in un punto di riferimento internazionale per l’arte contemporanea. Nato nel 2016 da un’intuizione di Alice Pasquini artista e Cavaliere dell’Ordine “al Merito della Repubblica Italiana”, CVTà Street Fest non è stato infatti soltanto un festival, ma un processo continuo di relazione tra arte, territorio e comunità, capace di attirare visitatori internazionali, attivare nuove economie locali e ridefinire l’immagine di un borgo segnato dallo spopolamento. Continuando su questo tracciato, la galleria -nata grazie al progetto NextGenerationEU – PNRR Bando imprese Borghi- ambisce a diventare un presidio culturale vivo e attivo durante tutto il corso dell’anno, per ospitare e promuovere residenze artistiche, programmi educativi e collaborazioni tra artisti, e consolidare così il ruolo di Civitacampomarano come un centro permanente di ricerca contemporanea.

Per l’inaugurazione di Galleria No Panic il 27 giugno ritornano da ogni parte del mondo nel paese diventato il simbolo del “Molise che “resiste”, molti degli artisti che hanno segnato la storia del festival come Elfo (It), Uno (It), Lucy Mclauchlan (Uk), Victor Garcia Repo (Es), David De La Mano (Es), Pablo Herrero (Es), Alex Senna (Br), Dan Witz (Usa), Ellena Lourens (Za), Keya Tama (Za), Twoone (Jp), Icks (It) e la stessa Alice Pasquini. I lavori di molti di questi artisti insieme a quelli di Helen Bur (Uk), Ememem (Fr), Cinta Vidal (Es), Martin Whatson (No), Taxis (Gr), Anders Gjennestad Aka Strøk (No), Biancoshock (It), Mp5 (It), saranno riuniti per la prima volta in una grande mostra collettiva che include opere originali, lavori su carta, edizioni, installazioni e interventi realizzati su materiali e superfici legate al contesto di Civitacampomarano: frammenti, oggetti di recupero ed elementi che richiamano l’identità architettonica e urbana del borgo. Ma nello spirito di Cvtà non mancheranno gli interventi degli artisti en plein air nel paese che ancora una volta offrirà i propri muri, porte e scorci, come tela per creare opere inedite e site specific.

L’apertura della galleria sarà anche l’occasione per presentare il volume di Alice Pasquini dal titolo CVTÀ STREET FEST – Dieci anni di muri, storie e comunità a Civitacampomarano 2016-2025, edito da Drago Publisher. In 144 pagine e più di 200 scatti il libro racconta i dieci anni del festival ripercorrendo la vita e l’evoluzione di questo percorso nel tempo: un decennio di arte urbana, relazioni e trasformazioni condivise. Attraverso immagini, testimonianze e interventi artistici, il libro ripercorre l’evoluzione del festival e il dialogo continuo tra artisti, abitanti e territorio, raccogliendo testi di curatori, ricercatori e giornalisti, insieme ai ricordi personali degli artisti che hanno dipinto a Civitacampomarano nel corso degli anni, intrecciando voci diverse in una narrazione collettiva. Un archivio visivo sull’identità e sulla memoria che celebra la capacità dell’arte pubblica di generare trasformazione di territori, comunità e immaginari. Durante il vernissage verranno firmate le copie dagli autori e dagli artisti coinvolti. Insieme all’arte contemporanea a Civitacampomarano nella stessa giornata arriverà anche la musica, nella stessa giornata a partire dalle 22.30 con la presenza di un vero e proprio gigante della musica contemporanea: Grantley Marshall, aka Daddy G, tra i fondatori del trip hop con i suoi Massive Attack e figura centrale della scena underground di Bristol degli anni ’90, da cui la street art contemporanea ha ereditato immaginari, linguaggi e attitudine. E approda al borgo anche KEEDOMAN figura di spicco nella cultura della Black Music, con una carriera poliedrica come DJ, MC e beatmaker profondamente radicata nell’autenticità dell’hip hop e nell’arte del vinile, con uno dei suoi avvolgenti dj set che spaziano con fluidità tra il funk classico, l’R&B e l’hip hop della Golden Era, soulful house e suoni da disco contemporanea.

Il giorno successivo il 28 giugno è in programma una giornata di approfondimento con talk e visite in galleria e al borgo con artisti, curatori, giornalisti, visitatori e appassionati di arte. Un importante momento di confronto e scambio per aprire una finestra sull’arte contemporanea in un clima di grande informalità. (Segue)

Tajani: ferma condanna per l’attacco terroristico in Israele

Roma, 7 giu. (askanews) – “Condanno con fermezza l’attacco terroristico di Hamas avvenuto oggi in Israele, nella regione di Sharon. Esprimo solidarietà alle vittime e alle loro famiglie, e vicinanza” al ministro degli Esteri israeliano “Gideon Sa’ar e alle autorità israeliane”. Lo scrive su X il ministro degli Esteri Antoni Tajani. “Il terrorismo non è mai giustificato: nessuna causa politica, nessun conflitto, nessuna rivendicazione può legittimare il massacro di civili innocenti. Il dialogo è l’unica strada per una pace duratura”, sottolinea Tajani.

"No more violence", nuovo brano di Roberto Cacciapaglia per la pace

Milano, 7 giu. (askanews) – E’ disponibile in radio e in digitale “No more violence”, brano di Roberto Cacciapaglia che il compositore e pianista di fama internazionale ha presentato in anteprima dal vivo tra aprile e maggio nei concerti del suo ultimo tour “Aural”.

Prossimamente sarà online il video sul canale YouTube del M° Cacciapaglia. “No more violence” non è canzone, è un mantra, un seme sonoro, una frase ripetuta, un’invocazione musicale che diventa un momento di raccoglimento, sospensione e riflessione per dare voce a un’intenzione semplice ma profonda: scegliere la pace.

Una nuova versione di un’opera nata anni fa ma con un messaggio universale la cui forza e significato restano tristemente immutati.

«Ho scritto “No More Violence” una ventina di anni fa, ed era dormiente in uno dei miei CD – racconta Roberto Cacciapaglia – Ho pensato di risvegliarlo, in questo momento in cui è diventato drammaticamente attuale. Lo suono durante i concerti, perché non siamo soli, siamo tanti, tantissimi, a non volere più violenza, guerre, e tutto questo orrore. No more violence. Non più violenza».

Un drone russo ha danneggiato il deposito di scorie nucleari a Chernobyl

Roma, 7 giu. (askanews) – L’attacco di un drone russo, la notte scorsa, ha danneggiato parte del deposito centralizzato di combustibile nucleare esaurito nella zona di esclusione di Chernobyl. Lo ha comunicato Energoatom, l’operatore nucleare statale ucraino, che ha escluso fughe radioattive.

Secondo Energoatom, il drone ha colpito l’impianto intorno alle 2:10 ora locale (le 1:10 in Italia). L’attacco ha parzialmente distrutto l’edificio adibito alla ricezione dei container, sebbene al momento dell’impatto non vi fosse stoccato combustibile nucleare esaurito.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato che l’attacco è stato effettuato con un drone di tipo Shahed. “Al momento non si registrano superamenti dei limiti di sicurezza radiologica. Ma è evidente che si è superato persino l’arroganza già smisurata della Russia”, ha dichiarato Zelensky. “Un’infrastruttura critica. E un attacco russo eccezionalmente vile”, ha aggiunto.

A seguito dell’esplosione del drone, è scoppiato un incendio che ha interessato circa 40 metri quadrati, successivamente domato. Nessun membro del personale è rimasto ferito. Energoatom ha dichiarato che i livelli di radiazione nel sito rimangono entro i limiti normali.

Formula1, Vasseur torna in pista a Monaco per il GP

Roma, 7 giu. (askanews) – Buone notizie per la Ferrari alla vigilia del Gran Premio di Monaco. Il team principal Frederic Vasseur è infatti regolarmente presente nel paddock del circuito di Monte-Carlo per seguire da vicino la gara in programma questo pomeriggio alle 15:00.

Il dirigente francese torna così accanto alla squadra dopo aver saltato la giornata di sabato, trascorsa in osservazione presso una struttura sanitaria locale a seguito di alcuni accertamenti medici. La sua presenza rappresenta un segnale rassicurante per l’intero ambiente Ferrari nel momento più importante del weekend monegasco.

Vasseur sarà al fianco dei due piloti della Scuderia, Lewis Hamilton e Charles Leclerc, che scatteranno rispettivamente dalla terza e dalla quarta posizione sulla griglia di partenza. La Ferrari punta a recitare un ruolo da protagonista in una delle gare più prestigiose del calendario mondiale, su un tracciato dove la posizione in pista riveste un’importanza fondamentale.

Già nella giornata di ieri Charles Leclerc aveva invitato alla calma riguardo alle condizioni del team principal. Il monegasco aveva spiegato che, pur non essendo fisicamente presente con la squadra, Vasseur era rimasto costantemente coinvolto nelle attività del sabato, seguendo da vicino l’andamento del weekend e continuando a supportare il lavoro del team.

Il ritorno nel paddock consente ora al responsabile della Gestione Sportiva di vivere direttamente le ultime fasi di preparazione alla corsa e di sostenere la squadra in un appuntamento particolarmente importante per le ambizioni stagionali della Ferrari. La presenza di Vasseur completa così il quadro in casa Ferrari in vista di una gara che potrebbe offrire indicazioni s

Il Papa a Madrid: impegnamoci per il bene comune

Roma, 7 giu. (askanews) – Nella messa per il Corpus Domini, celebrata a Madrid, il Papa lascia una “consegna per la Spagna di oggi e di domani: la religiosità che da secoli anima questo Paese non sia un museo del passato da visitare, ma una scuola di fede dalla quale attingere anche oggi”.

“Una scuola – ha sottolineato Leone – che ci insegna a inginocchiarci davanti a Dio e davanti al prossimo, perché nessuno può inginocchiarsi al Signore e disprezzare il fratello; una scuola che ci insegna la gratuità dell’amore che si fa dono, perché circoli tra di noi e spezzi le catene di ogni egoismo; una scuola da cui apprendiamo che Dio è presenza reale e anche noi siamo chiamati ad essere presenti nelle situazioni e nelle sfide della società, a non fuggire, a impegnarci in prima persona per la costruzione del bene comune”.

Ginnastica, Simone Biles ricoverata d’urgenza

Roma, 7 giu. (askanews) – Momenti di grande paura per Simone Biles. La fuoriclasse della ginnastica artistica ha rivelato attraverso i social di essere stata ricoverata d’urgenza nei giorni scorsi dopo una grave emergenza medica che, come ha scritto lei stessa, avrebbe potuto costarle la vita.

La sette volte campionessa olimpica ha pubblicato una foto che la ritrae con diversi braccialetti ospedalieri al polso, accompagnandola con un messaggio che ha immediatamente allarmato milioni di tifosi in tutto il mondo. “Di solito non condivido cose di questo tipo perché tengo molto alla mia privacy, ma il fatto di aver quasi perso la vita non era certamente nei miei programmi questa settimana”, ha scritto l’atleta americana.

Biles ha definito l’accaduto come “una delle esperienze più spaventose della mia vita”, spiegando che il momento è stato reso ancora più difficile dall’assenza del marito, Jonathan Owens, impegnato lontano da casa per gli allenamenti con la sua squadra NFL.

La ginnasta non ha fornito ulteriori dettagli sulla natura del problema medico che ha richiesto il ricovero, preferendo mantenere il massimo riserbo sulle cause dell’accaduto. Ha però rassicurato i suoi sostenitori sulle proprie condizioni attuali, spiegando di aver trascorso gli ultimi giorni a letto per recuperare le energie e di essere ora seguita dai familiari e dagli amici più stretti. “Spiegherò tutto prima o poi”, ha aggiunto, ringraziando pubblicamente le persone che le sono state vicine con visite, messaggi e fiori durante la convalescenza.

La notizia ha rapidamente fatto il giro del mondo, suscitando una vasta ondata di affetto nei confronti della campionessa statunitense, considerata una delle più grandi ginnaste della storia. A 29 anni, Biles continua a essere un punto di riferimento assoluto dello sport mondiale. Dopo aver conquistato quattro ori olimpici a Rio 2016, aveva affrontato un difficile periodo legato alla salute mentale durante i Giochi di Tokyo 2021, prima di tornare al vertice con nuove medaglie olimpiche e mondiali.

Al momento non sono state diffuse informazioni ufficiali sulle cause dell’emergenza medica né sui tempi del completo recupero della campionessa americana.

E’ quasi estate al Centrosud, ma al Nord piove

Roma, 7 giu. (askanews) – Dopo un periodo turbolento con piogge e temporali anche molto intensi (pure un Tornado a Roma) nei prossimi giorni l’anticiclone espanderà la sua area di influenza su buona parte del bacino del Mediterraneo. Tuttavia non mancheranno alcuni rovesci temporaleschi al settentrione.

Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma la svolta più stabile e soleggiata prevista già nel corso di domenica 7 giugno grazie ad un primo rinforzo dell’alta pressione che assicurerà stabilità e cieli limpidi su quasi tutto il Paese. Le temperature registreranno un aumento marcato, raggiungendo valori tipicamente estivi: si toccheranno punte di 30-31°C al Centro, in Sardegna e in Sicilia, mentre sulle pianure del Nord i termometri oscilleranno tra i 28 e i 29 gradi.

L’avvio della prossima settimana sarà più dinamico e vedrà l’Italia divisa in due sul piano atmosferico. Al Nord infatti il flusso perturbato atlantico sarà ancora piuttosto vivace: detto in parole semplici, nel corso di Lunedì 8, Martedì 9 e Mercoledì 10 Giugno dovremo fare i conti con rovesci e temporali anche improvvisi, che colpiranno con maggiore probabilità le Alpi e le adiacenti pianure settentrionali. Nel resto del Paese, invece, lo scenario sarà diametralmente opposto: il sole dominerà incontrastato e i termometri inizieranno già a fare sul serio, con massime che supereranno diffusamente la soglia dei 30 gradi.

Da Giovedì 11 Giugno assisteremo ad un nuovo cambio. Dal Nord Africa l’anticiclone subtropicale subirà un’accelerazione e si distenderà in maniera energica sul bacino del Mediterraneo. Non si tratterà di un semplice miglioramento, ma di un cambio di massa d’aria: oltre al tanto sole, grazie alle correnti in arrivo direttamente dall’arroventato deserto del Sahara (latitudini subtropicali) le temperature sono previste in deciso e generale aumento su tutto il Paese.

Il caldo si farà sentire soprattutto sulle pianure del Nord, al Centro (specie versante tirrenico)al Sud e sulle due Isole Maggiori. È in arrivo, a tutti gli effetti, la prima ondata di calore del mese: le previsioni indicano che i termometri schizzeranno verso l’alto, raggiungendo picchi di 35-36 gradi in Puglia e Sicilia. Insomma, prepariamoci per un passaggio di consegne stagionale, questa vasta area di alta pressione subtropicale avrà tutta l’energia necessaria per traghettarci verso l’avvio dell’Estate. Oggi, domenica 7. Al Nord: sole prevalente. Al Centro: sole prevalente. Al Sud: sole prevalente.

Lunedì 8. Al Nord: sole prevalente, qualche rovescio sulle Alpi. Al Centro: sole e più caldo. Al Sud: sole e più caldo.

Martedì 9. Al Nord: soleggiato salvo temporali su Alpi e Prealpi in locale sconfinamento alle pianure adiacenti. Al Centro: sole prevalente. Al Sud: sole prevalente.

Tendenza: dominio anticiclonico al Centro-Sud con caldo in sensibile aumento, soleggiato ma con locali temporali al Nord.

Cesare Cremonini infiamma il Circo Massimo: "Presto un disco rock’n’roll"

Roma, 7 giu. (askanews) – Cesare Cremonini fa il “pieno” al Circo Massimo di Roma, con una doppia data da tutto esaurito. Annuncia l’uscita di un album, entro la fine dell’anno, un disco che definisce “di rottura”, e che segnerà la fine dei live nelle grandi location. “Basta lustrini. Questi sono gli ultimi 5 concerti dai grandi numeri”, dice l’artista bolognese, che ieri sera ha infiammato la splendida location nel cuore della Capitale. Parla a ruota libera con la stampa per raccontare il suo nuovo progetto, e come il sassofono, uno strumento che ha imparato in pochi mesi, è stato il suo medicinale per la rinascita dopo un periodo difficile.

“Sono qua per annunciarvi che ho pronto un album, che ho realizzato in questo periodo, un album molto importante che uscirà entro la fine dell’anno – racconta Cremonini -. È un album particolarissimo per me. Non mi era mai successo di interrompere una ruota, segnata da tour, album, pausa, nuovo album, nuovo tour. La vita mi ha portato a vivere qualcosa di profondamente segnante, e la musica mi è venuta in soccorso (o forse sono andato io verso di lei) e ho fatto un disco in quattro mesi”. “Il nuovo album interrompe un percorso in cui i numeri sono diventati quasi un’ossessione”. L’artista bolognese, infatti, annuncia che “il prossimo disco non mi porterà negli stadi”. “Non farò un tour musica e voce”, assicura. “Un disco rock and roll, inciso in uno studio di Londra, un disco molto potente. Dove vorrei che fosse la prima data per presentare il progetto? A Londra, dove tutto è nato”.

Delle due date al Circo Massimo, Cremonini sottolinea: “E’ una location speciale. Per me è la prima volta e questo palco mi ha dato subito calma, tranquillità e sicurezza”. “Mi sento fortunato – ha aggiunto – è un momento molto fortunato e speciale della mia carriera. Non credo sia facile fare concerti in spazi come questi”. “Arrivo in un luogo che rappresenta un punto di arrivo nei sogni: poter portare la musica cantautoriale, autobiografica, direi quasi bolognese, con una sensibilità un po’ indie (da cameretta) ma con una performance e una attenzione verso il palco che rappresenta una passione molto grande”. L’artista è chiaro: “Questo concerto rappresenta un punto a capo per me”.

Poi la passione per il sax. E come questo sia diventato il farmaco per uscire da un periodo delicato. “Mi sono appassionato al sax, che mi ha trascinato a scrivere un certo tipo di musica che non c’entra con gli stadi. Voglio che la musica torni a comandare”. “Lo studio del sassofono – prosegue – mi ha soccorso in un momento complesso e delicatissimo della mia vita privata. Pensavo che mi ‘rubasse’ il tempo della scrittura, invece è stato proprio il contrario. Mi ha rubato, lo studio del sax, la parte autodistruttiva, e ho invece iniziato a produrre come non mi capitava da un po’ di tempo”.

E proprio quel sax che lo ha aiutato a superare un momento difficile, Cremonini lo alza al cielo durante il concerto. “Lo faccio per comunicare al mio pubblico che per me ha un significato. Vorrei che si capisse che è per me una sfida, non solo per dire quanto è bello è il sassofono”.

Non si sente da solo, in questa ricerca per “annegare il dolore in un’opera”. “Tutti gli artisti lo fanno”, dice. “L’autodistruzione è una forma psicologica talmente diffusa che non mi sento a disagio a parlarne. Ma è una cosa che riguarda tutti gli artisti: tutti annegano il dolore in un’opera. E io faccio soltanto il mio lavoro”.

Punta il dito, l’artista, a quella società (e al mercato) che spinge i ragazzi e gli artisti emergenti alla ricerca del successo dovuto ai grandi numeri dei live. “Sento che c’è un po’ di tensione nei ragazzi, nell’idea che qualcuno, le nuove leve dell’imprenditoria live cerca di spingere a un percorso omologato, come a dire ‘Prima fai gli stadi e prima emergerai’. Ma non è così. Torniamo al concetto del “Less is more” (meno è più)”.

Intanto ieri sera è partito il Cremonini Live26. Due serate nella Capitale segnano l’inizio del nuovo viaggio che nelle prossime settimane attraverserà l’Italia passando per alcuni degli spazi più maestosi mai affrontati nella sua carriera: dal Circo Massimo (si replica questa sera) all’Ippodromo SNAI La Maura di Milano (10 giugno), dalla nuova area all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari – Music Park Arena di Imola (13 giugno) per chiudere alla Visarno Arena di Firenze (17 giugno). Quasi 1 milione di spettatori, in meno di un anno, e oltre 350 mila persone attese da tutta Italia per questi sei concerti.

Sul palco l’artista presenta vecchi e nuovi successi, in un alternarsi tra sassofono, fisarmonica, pianoforte e chitarra, accompagnato da una band che cresce insieme alla sua visione artistica, sempre più ambiziosa e internazionale e con una scaletta costruita come celebrazione di un percorso artistico e performativo unico nel panorama italiano. “Una scaletta che cambia per ogni serata – spiega – perché anche la vita cambia giorno dopo giorno”.

Il concerto del 6 giugno al Circo Massimo diventa anche un grande evento televisivo che sarà trasmesso a settembre in prima serata su Rai1. Una location d’eccezione, con una passerella di oltre 100 metri protesa verso il parterre; quattro torri luminose alte 22 metri ciascuna dal peso di 25 tonnellate; oltre 200 metri quadrati di video ed effetti speciali pensati per creare un’esperienza immersiva e inedita. Accanto a Cremonini, sul palco alcuni ospiti d’eccezione: Lorenzo Jovanotti, Elisa e Luca Carboni.

CREMONINI LIVE26 – LE DATE: 6 giugno Roma, Circo Massimo (SOLD OUT) 7 giugno Roma, Circo Massimo 10 giugno Milano, Ippodromo SNAI La Maura 13 giugno Imola, Autodromo Enzo e Dino Ferrari – Music Park Arena (SOLD OUT) 17 giugno Firenze, Visarno Arena

Si è concluso il tour asiatico della pianista Giulia Mazzoni

Milano, 7 giu. (askanews) – Si è concluso con un successo straordinario di pubblico e critica il tour asiatico di Giulia Mazzoni, compositrice e pianista, fondatrice della Nuova Classica italiana. Un viaggio musicale attraverso prestigiose istituzioni culturali, omaggi alla tradizione locale e un’accoglienza entusiasta da parte delle principali realtà artistiche e istituzionali del Paese, sostenuto da importanti sinergie internazionali.

Il progetto “Giulia Mazzoni is Back to China” – promosso dall’Istituto Italiano di Cultura di Pechino in collaborazione con Zhong Art International – ha segnato il ritorno dell’artista in una delle nazioni più sensibili al suo talento e tappa fondamentale della sua carriera internazionale, consolidando un decennio di speciale rapporto con il pubblico cinese.

Tra le tappe e gli appuntamenti più prestigiosi del tour si distinguono il concerto tenuto in occasione della mostra internazionale “Pietro Ruffo – Lois Conner | 2 Voices on Andrea Palladio” presso il Temple Dongjingyuan di Pechino, il concerto-evento presso l’Auditorium dell’Istituto Italiano di Cultura di Pechino, accolto da una straordinaria partecipazione di pubblico, il recital esclusivoall’interno del suggestivo Padiglione Yun-Gui di Tianjin, la partecipazione come ospite internazionale speciale all’apertura di “Yan Shi · Ya Ji” presso 024 Beijing, iniziativa promossa in collaborazione con il National Theatre of China, il concerto tenuto presso l’Ambasciata d’Italia a Pechino, in occasione delle celebrazioni ufficiali per l’80° Anniversario della Festa della Repubblica Italiana.

Sul palco Giulia Mazzoni ha portato i colori piu’ vividi della sua intera produzione artistica, eseguendo brani tratti dagli album Giocando con i Bottoni, Room 2401 e YAS – Your Anima System. Non sono mancati momenti di profonda connessione culturale, come la personale rilettura della celebre melodia tradizionale cinese Jasmine Flower, un’inedita versione pianistica di Nessun Dorma di Giacomo Puccini e l’esecuzione di Hâo, brano originale composto da Giulia Mazzoni come ringraziamento e omaggio al popolo cinese.

«La Cina occupa un posto speciale nella mia vita personale e nella mia storia artistica. Tornare oggi e ritrovare lo stesso affetto, la stessa sensibilità e lo stesso entusiasmo è stato profondamente emozionante. Più che un ritorno, ho avuto la sensazione di ritrovare una casa artistica che continua a crescere insieme a me. Desidero ringraziare il Direttore Federico Roberto Antonelli e tutto lo straordinario staff dell’Istituto Italiano di Cultura di Pechino per aver creduto in questo percorso, una collaborazione che sono felice proseguirà già nei prossimi mesi con nuovi progetti e appuntamenti. Un ringraziamento speciale va all’Ambasciata d’Italia a Pechino e a Sua Eccellenza l’Ambasciatore Massimo Ambrosetti per il prestigioso invito: è stato un onore rappresentare la nostra musica in un contesto istituzionale così alto. Infine, grazie a Gianni Zhang e a Zhong Art International, partner fondamentali nello sviluppo di questa nuova stagione di attività» – Giulia Mazzoni. I preparativi per una nuova tournée nell’autunno 2026, che si svolgerà in concomitanza con l’uscita del nuovo progetto discografico della compositrice godranno dunque anche del successo di questo primo assaggio estivo.

Il tramonto dell’ordine democratico occidentale

Il crollo di un equilibrio imperfetto

Arriverà un momento nel quale riusciremo a evadere dalla prigione mortale nella quale ci rinchiude il frenetico susseguirsi degli eventi e la conseguente ossessione per la cronaca “in tempo reale” e rifletteremo, tutti, sul significato più profondo di quanto è accaduto, e sta accadendo, in questi anni convulsi che hanno disarticolato l’ordine mondiale costruito nella seconda metà dello scorso secolo.

Un ordine certo non privo di difetti e di ingiustizie generatrici di sofferenze ma che aveva, pure, favorito lo sviluppo e l’allargamento dei principi democratici in quello che chiamavamo Occidente, un concreto tentativo di composizione dei contrasti nazionali attraverso l’organizzazione delle Nazioni Unite, gli accordi per il contenimento e il controllo degli armamenti nucleari, l’affermazione del diritto internazionale, la libera circolazione nei mari e molto altro ancora.

Ora, e nel breve volgere di un decennio (dall’invasione russa della Crimea nel 2014, a quella dell’Ucraina nel 2022; alla mattanza del 7 ottobre 2023 e alla conseguente furia distruttiva israeliana a Gaza, in Cisgiordania e ora nel Libano; al neo-imperialismo trumpiano visto all’opera in Venezuela e Iran con le armi e in alcuni altri luoghi con la minaccia di usarle) tutto questo è tramontato. Per utilizzare il titolo di un famoso libro probabilmente più citato che letto, è come se una Storia fosse finita e una, nuova ma con richiami antichi, fosse iniziata.

 

Un cambio di paradigma nella cultura politica

Certo, saranno gli storici in un prossimo futuro ad analizzare e a cercare di comprendere le ragioni di fondo che hanno determinato questo cambio d’epoca. Ma già oggi possiamo – quanto meno qui in Occidente, esercitando quel diritto alla libertà di pensiero che tuttora non ci è negato – cogliere alcuni elementi significativi di quello che potremmo definire, con espressione oggi un po’ troppo di moda, un “cambio di paradigma” o, quanto meno, un corposo tentativo di mutare il paradigma democratico della cultura occidentale.

Viene meno il riconoscimento del ruolo equilibratore e pacificatore degli organismi internazionali e sovranazionali di controllo e di garanzia universale.

Viene meno il rispetto dovuto alla sovranità degli Stati, quel principio westfaliano che in un qualche modo ha segnato l’ordine mondiale e l’equilibrio fra le diverse potenze che nelle varie epoche dell’era moderna si sono succedute ai vertici del potere globale. E con esso viene meno il rispetto dell’autonomia dei popoli, della loro libertà di scelta sul come auto-governarsi, della loro indipendenza.

E per contro viene formalizzato l’arbitrio col quale viene usata la forza da parte di quanti si ritengono essere i più forti, peraltro non sempre con esiti scontati (come Ucraina e Iran stanno dimostrando).

 

Il linguaggio della forza e lerosione della democrazia

Un lessico brutale accompagna questo precipizio dell’umanità, scardinando non solo quel “politicamente corretto” in verità talvolta indisponente per eccesso di ipocrisia ma anche quello spazio di mediazione che il linguaggio diplomatico sempre concede.

Il consenso elettorale ottenuto attraverso libere votazioni viene trasformato in immediata possibilità di esercizio autocratico del mandato popolare, come se si volesse destrutturare l’articolazione democratica dello Stato inseguendo (qui, in Occidente) la via già esplorata altrove, in luoghi nei quali quella conformazione liberale non è mai esistita.

Le regole dell’ordinamento democratico vengono accantonate, pur se non formalmente rimosse, e sostituite con una concezione autoritaria del potere: verticale in quanto proveniente direttamente dal popolo, senza vere mediazioni partitiche; quasi assoluto in quanto non contestabile dagli istituti parlamentari e dalla libera stampa; quasi totale in quanto capace di evadere ogni possibile rilievo della Magistratura, un potere che si ritiene non dover essere, più, autonomo da quello politico, incarnato dalla figura del presidente-autocrate.

 

La domanda decisiva per lOccidente

Viene così infranta l’intelaiatura democratica costruita nel tempo dal pensiero e dall’esercizio della dottrina liberale occidentale.

Come è potuto accadere tutto ciò? Questa è la domanda che bisogna porsi e alla quale cercare di rispondere. Ad esempio, le motivazioni che hanno spinto così tanti americani a (ri)votare Trump sono una prima risposta. Che merita d’essere meditata.

Un inciampo della giustizia e un onore ferito

La recente sentenza della Cassazione che ha escluso ogni rapporto tra Berlusconi e Cosa Nostra ha riportato in auge gli inciampi di alcune inchieste giudiziarie.

 

A Napoli, una storia particolare

Dopo il referendum ci sono stati, peraltro, inevitabili smottamenti sia nel governo che nella magistratura. Era inevitabile. Per certo restano sul campo vicende che lasciano perplessi e che impongono ai poteri dello Stato di attivarsi perché non conoscano repliche. Non è con un’eventuale riforma elettorale che si risolveranno le ansie di chi attende tutela da norme e codicilli vari. C’è una vicenda emblematica di come le cose nella giustizia sia andate per verso contrario a se stessa ed anche di come poi abbia avuto la capacità di ravvedersi.

Ernesto Schiano è stato uno dei manager più brillanti dello Stato. Tanto per dirne una è stato amministratore delegato di Iritecna ( Società Italiana per le Infrastrutture, l’Assetto del Territorio e l’Impiantistica Industriale SpA, direttamente controllata dal Governo Italiano tramite il Ministero delle Partecipazioni Statali). Così ha pensato bene di realizzare per il mondo (Argentina, Africa, Asia e Australia, Russia, Europa, U.S.A etc) opere infrastrutturali che hanno dato lustro e prestigio all’Italia, a quel tempo quarta potenza mondiale con formidabile sorpasso anche al Regno Unito.

 

Una giustizia a passo stentato

E’ accaduto che nella sua Napoli intraprese il collegamento del sottopasso posto all’uscita della tangenziale nella zona di Fuorigrotta, con quello di Piazzale Tecchio da far correre sotto lo Stadio Maradona.

I lavori di integrazione dei due sottopassi furono affidati a due aziende appartenenti allo stesso gruppo pubblico che su quel territorio già vantava una indiscussa esperienza avendo progettato e costruito, ad esempio, la Tangenziale ed altre opere di rilievo, specificamente le società Infrasud SpA e Italstrade SpA. Il loro logo, peraltro, ancora campeggia all’ingresso del Sottopasso in argomento.

Del resto il sottopasso di Piazzale Tecchio non era frutto di un capriccio dell’ing. Schiano ma rientrava in un complessivo programma di opere da realizzare negli anni 1987,1988 e 1989 per un’importante manifestazione sportiva internazionale, da tenersi a Napoli nel 1990: i Mondiali di Calcio.

Il prevedibile afflusso di tifosi giustificò l’idea di un potenziamento di quella rete viaria e riqualificazione della zona interessata dagli eventi sportivi anche per il futuro.

L’opera era peraltro tanto più motivata dallo scudetto che la Società Sportiva Calcio Napoli aveva vinto nel 1987 e sollecitata dai sindacati delle Società interessate alla sua realizzazione che con lungimiranza intuivano l’esigenza di rendere efficiente l’afflusso degli appassionati di calcio in quell’area della città.

 

Un professionista e la sua città

Oltretutto Schiano, per la sua città, aveva ideato, progettato e realizzato interventi assai più significativi attraverso la SOTEA (Società Terminal Autostradali SpA), una apposita società del gruppo Iritecna, che in precedenza aveva realizzato imprese come la Tangenziale, il Centro Direzionale, la Prima Tratta italiana di Alta Velocità Ferroviaria per il collegamento tra Napoli e Roma, l’Università di Monte Sant’Angelo, ecc.), ma per scherzo del destino è andato sotto le maglie della legge per quella singolarmente di minor rilievo. Siamo di fronte ad una indagine per corruzione che ha poi mostrato tutta la sua consistenza.

È una faccenda che potrebbe avere per titolo “il paradosso del sottopasso”, questa fu l’espressione provocatoriamente adottata dagli anziani ex dipendenti presenti, ormai tutti pensionati e dai loro rappresentanti sindacali, anch’essi presenti nella circostanza, per rimarcare l’incongruenza, l’assurdità della vicenda che vedeva l’ingegnere Schiano messo sotto tiro dalla giustizia.

Quanto a permessi ed autorizzazioni è da dire che la variante urbanistica al Piano Regolatore del 1939, che si rese necessaria, vide l’assenso dell’Assessorato all’Urbanistica con l’adesione di tutti gli organismi deputati alla materia. Tutto ciò, sempre se si fosse ben compreso, non è stato sufficiente a che il PM Iaselli sentisse puzza di marcio in merito all’affidamento dei lavori sempre a quelle stesse aziende del gruppo delle partecipazioni Statali, insomma per intenderci non a “privati” da compiacere.

 

Sotto le maglie della legge

Ci furono quindi perquisizioni a casa del povero Schiano dove la Squadra Mobile sospettava potessero esserci armi e munizioni o materiali esplodenti, alla stregua di un pericoloso terrorista, utili a trovare almeno qualche elemento di contestazione in mancanza di uno straccio di prova a sostegno della tesi accusatoria. La vicenda si concluse con una sentenza passata in giudicato che attestava l’insussistenza del fatto.

Ne furono felici destinatari tutti gli indagati coinvolti nell’azione giudiziaria. Solo per Schiano si ebbe invece un’eccezione perché, stralciata la sua posizione, dopo quasi un decennio smise di fare la parte di un uomo nel mirino e si ebbe la prescrizione del processo.

 

Una singolare soluzione

Soprattutto una domanda sorge spontanea: se un fatto non sussiste come fa nello stesso tempo ad essere prescritto?

Accade dunque, come anche per altre vittime di inciampi giudiziari, che nel caso Schiano, l’attenzione mediatica si concentrassesull’indagine. Molto meno su ciò che poi si accertò, creandosi uno squilibrio non da poco. Perché la reputazione si compromette subito. La verità, invece, arriva dopo.

Schiano peraltro poteva dedicare poco tempo alla sua Napoli, impegnato com’era a seguire lavori di rilevanza internazionale in giro per l’intero mondo. Sarebbe stato fatto curioso se avesse dedicato “particolare attenzione” ad un intervento di consistenza marginale rispetto a quelli a cui era chiamato ad adempiere persino dal Governo.

La sua vera colpa è stata in una grave mancanza di intuito, malgrado i decenni di esperienza accumulata nel corso della sua professione.

 

Nuove insegne e onore antico

Tecchio era figura politico di spicco del Partito Fascista impegnato soprattutto in significativi progetti urbanistici che diedero vita anche alla Mostra d’Oltremare e del Lavoro Italiano nel Mondo.

A Piazzale Tecchio hanno cambiato nome ed ora è stato ribattezzato Piazza Giorgio Ascarelli, imprenditore ebreo e fondatore del Calcio Napoli. Stessa sorte ha avuto anche lo Stadio Maradona che prima aveva il nome di Stadio San Paolo. Alla Mostra d’Oltremare hanno amputato la dicitura facendo improvvidamente fuori “e del Lavoro Italiano Nel Mondo”, troppo enfatica per i tempi d’oggi.

Schiano, uomo dalla schiena dritta, avrebbe però dovuto sapere che da quelle parti si potrebbero potenzialmente sempre cambiare le cose e forse anche le verità e le personali trasparenze, piaccia o meno, giusto o no che sia. Avrebbe dovuto tenersi lontano dal dovere assegnato. Ma c’è da scommetterci che per Napoli ricorrerebbe il rischio del calvario patito. Sul campo resta un onore ferito e recuperato, un esempio italiano che sarebbe opportuno non conoscesse ulteriori repliche.

Una graphic novel di Russo D’Altavilla: storia di asilo, identità e diritti

Cosa accade quando una persona è chiamata a raccontare la propria vita per dimostrare di avere diritto alla protezione? Come si può trasformare il dolore, la paura e l’identità in un racconto credibile davanti a un’istituzione?

Sono queste le domande che attraversano La Commissione, il nuovo graphic novel firmato da Michele Russo d’Altavilla e dedicato al tema della protezione internazionale delle persone LGBTI/SOGIESC. Uno scritto che unisce racconto, cultura giuridica e sensibilità civile, scegliendo una forma narrativa originale per affrontare questioni di grande attualità e complessità.

Diogene Capatosta, il protagonista

Protagonista della vicenda è come sempre l’avvocato Diogene Capatosta, chiamato ad assistere un giovane richiedente asilo nordafricano convocato davanti alla Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale. Da qui ha inizio un racconto che si districa tra aule universitarie, studi legali e sale d’audizione, “zoomando” il complesso intreccio tra norme, procedure e vissuti personali.

La graphic novel non è retorica giudiziaria, entra nell’ottica dell’ascolto. Al centro della narrazione non c’è, infatti, il solo diritto d’asilo, ma emerge la difficoltà di raccontare sé stessi quando la propria identità troppo spesso è stata segnata dalla discriminazione e dalla paura. In alcuni casi degenera in cose ben più gravi.

L’autore vuole mettere a fuoco la credibilità del richiedente, la vulnerabilità delle persone migranti, il peso del linguaggio e il rischio degli stereotipi nelle procedure di valutazione, che troppo spesso, ahinoi, sono figli di eccessive credenze televisive. Tutte questioni che l’autore conosce da vicino e che si traducono in una narrazione asciutta, intensa e capace di restituire quella dimensione umana che spesso resta nascosta dietro noiosissimi fascicoli amministrativi o, peggio, come abbiamo accennato, nelle discussioni nei salotti delle tv nazional popolari.

Atmosfere sobrie e realistiche

Il racconto sviluppato in grafica restituisce al testo una forza di seduzione senza eguali. Le tavole accompagnano il lettore nei luoghi della storia con atmosfere sobrie e realistiche, trasformando corridoi, uffici e sale d’attesa in spazi narrativi nei quali si consumano decisioni destinate a incidere profondamente sulla vita delle persone.

Più che un’opera sul diritto, La Commissione è un’opera sulle persone. Sulla distanza che separa le procedure dalle esistenze concrete e sulla necessità, oggi più che mai, di ricordare che dietro ogni domanda di protezione internazionale esiste una storia che chiede di essere ascoltata prima ancora che giudicata.

I diritti fondamentali

Con questo nuovo lavoro, Michele Russo d’Altavilla conferma la propria attenzione ai temi sociali e ai diritti fondamentali, proponendo una graphic novel che invita alla riflessione senza rinunciare alla forza del racconto. Un’opera che parla di migrazioni, identità e giustizia, ma soprattutto della difficile arte di credere all’altro quando la sua verità non riesce a entrare perfettamente negli schemi della burocrazia. L’autore dopo anni di aule vuole restituire attraverso la scrittura l’umanità perduta della nostra società. Una passione per la professione e per l’umanità. Tutto questo è Michele Russo d’Altavilla, tutto questo troverete nella graphic novel allegata.

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Quale elasticità per l’energia?

Se confondi un prestito con un regalo, non riuscirai a gestire neanche un semplice bilancio personale. Ugualmente, se confondi la spesa corrente con la spesa per investimenti non riuscirai a gestire neanche una piccola azienda familiare. Ma è esattamente quello che sta avvenendo con la vicenda della cosiddetta “elasticità” concessa dalla Commissione dell’Unione Europea per fronteggiare la crisi energetica e le ricadute negative sul sistema economico e produttivo.

La Premier, abbandonandosi ad un eccessivo ed ingiustificato trionfalismo, ha fatto anche questa volta la consueta “passeggiata comunicativa” nei corridoi di Palazzo Chigi per raccontare agli italiani che l’Europa avrebbe – a suo dire – seguito la linea indicata dall’Italia, consentendoci di utilizzare circa quattordici miliardi in tre anni per contenere il costo di bollette e carburanti. Un’ottima notizia; peccato che non sia vera!

La maggiore flessibilità sulle politiche energetiche non potrà infatti essere utilizzata per acquistare carburanti fossili o per fareinterventi a pioggia a favore dei consumatori finali. Quelle risorse– sottratte peraltro ad interventi previsti per le aree depresse – saranno comunque nuovo debito e si potranno utilizzare per realizzare interventi infrastrutturali finalizzati ad accelerare la transizione-green verso un sistema di produzione sostenibile di energia rinnovabile; ovvero l’esatto contrario di quel che è stato fatto nel nostro paese in questi anni.

Giova ricordare che una caratteristica del governo di questi anni è stata quella di bollare sempre il “green-deal europeo” come l’origine di tutti i mali, assecondando anche le sconclusionate intemerate di Trump contro l’Europa e contro ogni politica mirata alla salvaguardia dell’ambiente e del pianeta. La buona notizia potrebbe essere quella della tardiva “conversione” di quei nazionalisti contrari alla transizione-green, ma l’insufficienza già mostrata dall’esecutivo nella gestione delle risorse PNRR autorizza più di qualche preoccupazione sulla reale capacità di dare un seguito concreto alle condizioni che accompagnano l’elasticità concessa dall’Unione Europea.

Non sfugge a nessuno il paradosso di un governo che è chiamato a realizzare oggi ciò che ha contrastato fino a ieri. Verificheremo già nelle prossime settimane se siamo in presenza di una vera conversione o di una semplice e banale convenienza destinata ad esaurirsi nel breve spazio di un comunicato stampa. Intanto ieri, dovendo far fronte all’emergenza innescata dalla guerra Usa-Iran, il Consiglio dei ministri ha prorogato al 3 luglio il taglio alle accise. Si vivacchia.

Il Papa ai giovani: voi potete cambiare la storia

Roma, 6 giu. (askanews) – “La missione che vi affido è proprio questa: essere umani. Sì, siate umani! Uomini e donne in carne e ossa. Non apparenze, ma volti affidabili. Persone che cercano la giustizia perché ne hanno fame, come del pane quotidiano. Persone che desiderano una vita onesta e retta, perché fanno volentieri agli altri quel che vorrebbero che gli altri facessero a loro”. Lo ha affermato papa Leone XIV rispondendo, dal palco allestito a Plaza de Lima di Madrid, ad alcune domande che gli ha posto un gruppo di giovani.

“Siate umani come lo è Cristo, l’uomo perfetto, il Risorto che condivide con noi la storia, in ogni tempo. Coltivando quest’impegno – ha esortato il Pontefice -, guardate agli Apostoli, ai primi cristiani, abitanti di un mondo pagano. Sul loro esempio, siate missionari del Vangelo davanti alle povertà materiali e spirituali del nostro tempo, ben sapendo che la nostra fede è uno stile di vita, che si compie nella carità. È questa, carissimi giovani, la virtù che più di tutte cambia la storia”, ha affermato il papa.

“Voi potete cambiare la storia”, ha concluso il papa.

Italy Major Premier Padel,il sogno di Dal Pozzo finisce in semifinale

Roma, 6 giu. (askanews) – Si ferma in semifinale la corsa di Giulia Dal Pozzo e Nuria Rodriguez al BNL Italy Major Premier Padel. La coppia italo-spagnola è stata sconfitta con il punteggio di 6-3 6-3 dalle numero uno del mondo Gemma Triay e Delfi Brea, che conquistano così la tredicesima finale la sconfitta.

Malgrado la sconfitta, si legge in una nota, Dal Pozzo lascia un segno indelebile nel torneo e in tutto il padel azzurro, visto che la 21enne è la prima italiana a raggiungere la semifinale in uno di quattro tornei più importanti del mondo. Nel match, durato 1 ora e 43 minuti, Dal Pozzo e Rodriguez si sono battute ad alti livelli: nel primo set sono riuscite a recuperare uno svantaggio di 1-4, mentre nel secondo si sono portate avanti 3-1 prima della rimonta decisiva delle avversarie, capaci di chiudere con un parziale di cinque giochi consecutivi.

“È stata una settimana indimenticabile, la soddisfazione per il torneo è maggiore della delusione per la sconfitta”, ha dichiarato Dal Pozzo al termine del match. I complimenti sono arrivati anche dalle avversarie. “È migliorata tantissimo in pochi mesi, soprattutto in difesa. Il suo smash è diventato molto pericoloso”, hanno detto Triay e Brea.

Grazie ai 720 punti di Roma, lunedì Dal Pozzo si porterà vicina alle prime 30 del ranking: presto andrà a caccia del sorpasso alla storica numero uno d’Italia Carolina Orsi, ma può già porsi obiettivi di maggior prestigio. Come le Premier Padel Finals di fine stagione a Barcellona, mai raggiunte dalle azzurre che l’hanno precedut.

Formula1, Antonelli: "E’ stato un giro perfetto"

Roma, 6 giu. (askanews) – “È stato uno di quei giri in cui riesci a mettere tutto insieme. La qualifica è stata molto combattuta e nel primo tentativo della Q3 i distacchi erano davvero minimi. Sapevo che l’ultimo giro sarebbe stato determinante e speravo di riuscire a rimanere davanti. Oggi siamo riusciti a fare un grande passo in avanti”. Così Kimi Antonelli dopo la fantastica pole conquistata a Monaco. Il leader del Mondiale sottolinea anche la difficoltà del tracciato monegasco, dove ogni errore può compromettere il risultato: “È stata una delle qualifiche più intense della stagione. Qui devi spingerti sempre al limite e non è facile trovare la fiducia necessaria per farlo. Però mi sono sentito a mio agio fin dalle prove del mattino e questo mi ha aiutato molto”.

Antonelli evidenzia inoltre la crescita rispetto alla stagione precedente, confermando la propria maturazione sportiva: “Mi sto godendo il momento, la macchina e tutto ciò che stiamo vivendo. Rispetto all’anno scorso ho fatto un grande passo avanti e non vedo l’ora di affrontare la gara di domani”.

La pole position nel Principato assume anche un valore statistico rilevante. Antonelli diventa infatti il primo teenager nella storia della Formula 1 a conquistare la pole a Monaco, a 19 anni, 9 mesi e 13 giorni, superando il precedente primato di precocità appartenente a Charles Leclerc, che nel 2021 si era fermato a 23 anni.

MotoGP, Marquez: "Partire bene, gestire di più"

Roma, 6 giu. (askanews) – Marc Marquez ha dominato la Sprint Race del Balaton Park. Il campione del mondo in carica, al termine della gara, è intervenuto a Sky: “In 3 giorni non cambiano le condizioni fisiche, è cambiata la pista: gira a sinistra e mi sento più comodo. Ci sono due punti in cui soffro con il braccio destro, mentre al Mugello ce ne sono di più. La strategia è stata giusta: partire bene, spingere 3-4 giri all’inizio e poi gestire fisico e gomme. Venerdì sono stato ‘Eco mode’, oggi ‘Supersport mode’, domani ‘Sport mode’: dobbiamo partire bene ma gestire un po’ di più. Dobbiamo essere bravi, mi piacerebbe finire sul podio onestamente”

Formula1, fantastico Antonelli, il più giovane poleman a Monaco

Roma, 6 giu. (askanews) – Kimi Antonelli conquista una fantastica pole position del Gran Premio di Monaco di Formula 1 al termine di una qualifica intensa e incerta fino all’ultimo giro sul circuito cittadino del Principato. Il pilota della Mercedes precede Max Verstappen e le due Ferrari di Lewis Hamilton e Charles Leclerc, in una sessione che si decide nei minuti finali con continui cambi di leadership. Per Antonelli si tratta anche di un risultato storico: è il primo teenager a conquistare la pole a Monaco e il secondo pilota italiano a partire davanti a tutti nel Principato dopo Jarno Trulli nel 2004. Inoltre, il pilota Mercedes diventa il primo a ottenere la pole a Monaco con la vettura numero 12 dai tempi di Ayrton Senna nel 1988.

La Q3 si apre con un grande equilibrio tra i top team, con McLaren, Ferrari, Red Bull e Mercedes subito protagoniste nei primi tentativi. Lando Norris e Oscar Piastri si alternano al comando nelle fasi iniziali, prima dell’accelerazione di Lewis Hamilton che porta la Ferrari davanti a tutti in 1:12.553. Poco dopo è Max Verstappen a rispondere, migliorando ulteriormente il riferimento e portandosi al comando provvisorio in una fase in cui i distacchi tra i primi restano minimi.

Nel finale, però, la lotta per la pole si restringe a pochi decimi. Charles Leclerc si inserisce nella battaglia per la prima posizione, mentre Verstappen e Antonelli continuano a migliorarsi giro dopo giro. È proprio il giovane pilota italiano a trovare il colpo decisivo: con un giro perfetto in 1:12.051 Antonelli si porta al comando e resiste all’ultimo assalto degli avversari, conquistando così la sua quarta pole position in carriera e la sesta prima fila consecutiva.

Alle sue spalle Max Verstappen chiude secondo, davanti alle Ferrari di Hamilton e Leclerc. Quinto Isack Hadjar, quindi George Russell e le due McLaren di Oscar Piastri e Lando Norris. In fondo alla griglia le due Aston Martin di Lance Stroll e Fernando Alonso.

Il Gran Premio di Monaco è in programma domenica alle 15, con Antonelli che scatterà dalla prima posizione in una delle gare più prestigiose e decisive del calendario mondiale.

"Sbarco in Normandia" FnV: +5. Vannacci: perchè Marina parla a nome di FI?

Viareggio, 6 giu. (askanews) – E’ l’anniversario dello sbarco in Normandia – data e simbolo che, ovviamente, piace all’ex generale – e in una sala liberty color champagne dell’hotel più iconico di Viareggio, sua città d’adozione, Roberto Vannacci celebra “lo sbarco in Futuro nazionale” di quattro deputati, provenienti da Forza Italia e dalla Lega – Davide Bergamini, Attilio Pierro, Domenico Furgiuele e Gianangelo Bof – e dell’ex europarlamentare (eletto con il Carroccio nel 2019) Antonio Maria Rinaldi che, parola di Vannacci, gli ha fatto “da padre”. Quando è arrivato a Bruxelles e, nel momento di transizione tra una legislatura all’altra, non aveva ancora “un luogo dove lavorare” Rinaldi gli ha dato “la sua scrivania”, gli ha spiegato come funzionava lì e oggi entra in Futuro nazionale, convinto che ci si debbano “riprendere le chiavi di casa nostra” e che la Carta costituzionale debba “prevalere sul diritto europeo”. E’ un economista euroscettico, il programma economico di FnV sarà anche farina del suo sacco.

Futuro Nazionale non mette limiti “alla Divina Provvidenza” e alla possibilità che assuma la forma dell’arrivo, dopo i deputati, anche di senatori transfughi da altri partiti, ma, ribadisce Vannacci, “ci interessa radicarci sul territorio, la politica che arriva dal basso, stiamo lontani dalle manovre di Palazzo”. I parlamentari? “Ci cercano, ci cercano loro, non siamo noi che facciamo la questua”. Ora, comunque, è conto alla rovescia verso l’assemblea costituente a Roma del prossimo fine settimana. Ci sarà un “programma completo”, sottolinea Vannacci, perchè “non è che parliamo solo di remigrazione” e ci saranno delle sedie libere per i leader di tutti i principali partiti, a cominciare da quelli del centrodestra. “Gli terremo il posto” spiega Vannacci, che vuole “buoni rapporti”, ma non è disposto a “cedere di un millimetro per quanto riguarda le nostre linee rosse”.

La questione delle alleanze in vista delle Politiche sembra ancora più lontana da queste sale, affacciate sul mare della Versilia, tanto che il ragionamento si fa arioso tra le solite “linee rosse” da non superare e i “valori” inderogabili perchè sennò la politica “diventa la Scuola radio Elettra”. C’è tempo, insomma – a occhio fino all’ultimo minuto utile -, e a Vannacci ora preme distinguersi dall’attuale centrodestra. Anche perchè, stoccata, “c’è qualcuno che dice che fintanto che sarà al governo non ci sarà mai una patrimoniale in Italia, ma poi a Bruxelles vota per le nuove risorse e sapete cosa sono? Sono tasse, altre tasse per gli italiani”.

Poi c’è il capitolo Marina Berlusconi. I giornalisti gli chiedono se ci sia antipatia, lui assicura nessuna antipatia, anzi “mi può stare simpaticissima”, “poi magari vado a prenderci un aperitivo e ci risultiamo simpatici”, si sbilancia. Ma c’è un ma. “Non capisco – attacca – perché parli a nome di Forza Italia quando non svolge un ruolo politico”. Accanto all’ex generale ricompare Emanuele Pozzolo, deputato di FnV, assente alla conferenza stampa di qualche giorno fa a Roma dopo l’incidente nel biellese, a bordo del suo Suv, e un test alcolemico fuori norma. L’ex generale, “che non ha mai lasciato solo” uno dei suoi uomini sul campo, lo difende a spada tratta in un serrato confronto con la stampa mentre lui – già noto alle cronache per lo sparo di Capodanno -, camicia blu, giacca verde di lino, un ciondolo con una croce al collo, sorride. E tace.

Tennis, la russa Andreeva ha vinto il Roland Garros

Roma, 6 giu. (askanews) – La prima volta di Mirra Andreeva. La tennista russa ha vinto il Roland Garros 2026 battendo la rivelazione del torneo, la polacca Maja Chwalinska (partita dalle qualificazioni) con il punteggio di 6-3, 6-2 in un’ora e 23 minuti di gioco. Per Andreeva arriva il primo Slam in carriera, il sesto titolo a livello Wta. Con questo successo, la 19enne diventa la terza più giovane campionessa Slam dal 2000 a oggi (dopo Sharapova e Raducanu) e saluta Parigi prendendosi anche la prima posizione della Race per le Wta Finals.

Il primo set è stato molto particolare: nessuna delle due tenniste ha infatti difeso il turno di battuta nei primi quattro game, con break e controbreak da una parte all’altra. Il match è però cambiato dal sesto game, quando sotto 3-2 Andreeva ha messo a segno un parziale di 16 punti a 4 portando a casa il primo parziale per 6-3 in 43 minuti. Dominio da parte della russa anche nel secondo parziale, in cui Chwalinska ha vinto solo due game.

MotoGp, Bezzecchi: "Sprint molto difficile, podio importante"

Roma, 6 giu. (askanews) – Marco Bezzecchi chiude al terzo posto la Sprint Race del Gran Premio d’Ungheria al Balaton Park e consolida la leadership iridata, al termine di una gara definita dallo stesso pilota “molto, molto difficile”.

Partito dalla sesta posizione in griglia, il pilota italiano ha sfruttato al meglio la partenza portandosi subito in terza posizione, dove è rimasto fino alla bandiera a scacchi. Bezzecchi non è però riuscito a tenere il ritmo dei due battistrada, Marc Marquez e Pedro Acosta, accontentandosi del gradino più basso del podio nella gara breve.

Un risultato comunque importante in ottica mondiale, che consente al leader della classifica di allungare su Jorge Martin, ora staccato di 20 punti.

Nel post gara Bezzecchi ha sottolineato le difficoltà incontrate: “La mia è stata una Sprint molto, molto difficile. La pista era un po’ strana, soprattutto l’aderenza all’inizio era molto bassa. È stato difficile trovare il ritmo. Per fortuna la partenza è andata bene, ma poi ho sentito un contatto dietro e ho iniziato ad avere tante difficoltà sul posteriore. Sono soddisfatto del risultato dopo momenti parecchio complicati. Vediamo domani”, ha dichiarato il pilota.

Calcio, Mondiali: l’11 giugno al via con Messico-Sudafrica

Roma, 6 giu. (askanews) – Sarà la sfida tra Messico e Sudafrica, in programma giovedì 11 giugno nello storico stadio Azteca di Città del Messico, ad aprire ufficialmente i Mondiali 2026. Inizia così la ventitreesima edizione della Coppa del Mondo, destinata a segnare una svolta nella storia del calcio internazionale.

Per la prima volta la fase finale coinvolge 48 nazionali invece delle tradizionali 32 e sarà ospitata da tre Paesi diversi: Stati Uniti, Canada e Messico. Il torneo si svilupperà attraverso 104 partite distribuite in poco più di un mese, fino alla finale del 19 luglio nell’area di New York-New Jersey.

L’edizione nordamericana rappresenta un passaggio storico non soltanto dal punto di vista organizzativo. Sarà infatti il Mondiale che accompagnerà il tramonto di una generazione di fuoriclasse che ha dominato il calcio degli ultimi vent’anni e, allo stesso tempo, consacrerà nuovi protagonisti destinati a raccoglierne l’eredità.

L’Argentina campione del mondo in carica si presenta con l’ambizione di difendere il titolo conquistato in Qatar nel 2022 e con Lionel Messi ancora al centro dell’attenzione. Per il fuoriclasse argentino potrebbe essere l’ultima apparizione sul palcoscenico iridato, così come per Cristiano Ronaldo con il Portogallo e per Neymar con il Brasile.

Tra le nazionali più accreditate figura la Spagna campione d’Europa, trascinata dal talento di Lamine Yamal e dalla qualità di una rosa giovane ma già vincente. La Francia si affida invece alla leadership di Kylian Mbappé, uno dei giocatori più decisivi del panorama mondiale, supportato da una generazione ricca di talento. Il Brasile, alla prima grande competizione con Carlo Ancelotti in panchina, punta sull’esperienza di Neymar e sulla freschezza del giovane Endrick. L’Inghilterra continua a inseguire il titolo che manca dal 1966 facendo affidamento soprattutto sui gol di Harry Kane e sul talento offensivo di Jude Bellingham.

Anche Germania, Portogallo e Olanda si presentano con ambizioni importanti. I tedeschi confidano nella fantasia di Jamal Musiala e nell’esperienza di Florian Wirtz, mentre il Portogallo sogna l’ultimo grande trionfo di Cristiano Ronaldo insieme alla qualità di Bruno Fernandes e Rafael Leão. L’Olanda, infine, punta sulla solidità guidata da Virgil van Dijk e sul talento offensivo di Xavi Simons.

Accanto alle grandi potenze tradizionali non mancano le possibili sorprese. La Norvegia torna a disputare un Mondiale trascinata dai talenti di Erling Haaland e Martin Ødegaard, mentre il Marocco punta a confermare i progressi mostrati negli ultimi anni. Cresce inoltre l’attesa per il rendimento di nazionali emergenti provenienti da Asia, Africa e Nord America, favorite dall’allargamento del format.

Il torneo offrirà anche la possibilità di osservare da vicino la nuova generazione di campioni destinata a dominare il calcio internazionale nel prossimo decennio. Riflettori puntati sullo spagnolo Lamine Yamal, già considerato uno dei talenti più straordinari del panorama mondiale, ma anche sul tedesco Jamal Musiala, sul brasiliano Endrick e su altri giovani pronti a imporsi sulla scena globale.

Per oltre un mese il mondo del calcio vivrà così una manifestazione che si annuncia come la più vasta e spettacolare mai organizzata. Tra le ultime sfide dei campioni che hanno segnato un’epoca e l’ascesa delle nuove stelle, il Mondiale 2026 si prepara ad aprire una nuova era del pallone.