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Midterm, Obama: "Il popolo americano ha lanciato un messaggio chiaro"

Roma, 4 nov. (askanews) – “Questa sera, il popolo americano ha lanciato un messaggio chiaro: vuole una politica capace di unire le persone anziché dividerle e leader che propongano soluzioni concrete alle sfide che deve affrontare” ha scritto su X l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, commentando la vittoria elettorale ottenuta dai Democratici alle midterm.

Secondo Obama, “questi risultati sono stati possibili solo grazie a candidati eccezionali che hanno deciso di mettersi in gioco in ogni regione del Paese, anche in quelle aree che un tempo erano considerate difficili da conquistare. Provenivano da contesti diversi e rappresentavano un ampio ventaglio di orientamenti politici, ma erano uniti da valori condivisi, dalla convinzione nell’importanza del servizio pubblico e dall’impegno a mettere al primo posto gli interessi dei cittadini dei distretti e degli Stati che rappresentano”.”Dobbiamo inoltre esprimere la nostra profonda gratitudine alle migliaia di funzionari elettorali e volontari di entrambi i partiti, che hanno contribuito a garantire il regolare svolgimento delle elezioni e hanno portato a termine una delle funzioni più essenziali della nostra democrazia” ha riconosciuto il leader democratico.

“Sebbene questa amministrazione abbia ancora due anni di mandato, il nostro compito ora è rimboccarci le maniche, apportare cambiamenti ovunque ne abbiamo la possibilità, impedire che vengano arrecati ulteriori danni e gettare le basi per il futuro” ha concluso Obama.

La democrazia dell’alternanza sacrificata sull’altare dell’odio politico

Il disegno moroteo e il valore dell’alternanza

Dobbiamo prenderne atto, con tristezza e anche con un po’ di rassegnazione. Uno degli aspetti centrali della migliore cultura democratica e costituzionale, ovvero la democrazia dell’alternanza, in Italia si è pericolosamente, se non definitivamente, eclissato.

Parlo, nello specifico, anche dell’antico ma sapienziale disegno politico moroteo che, già a metà degli anni Settanta, e quindi in un contesto politico e storico profondamente diverso rispetto a quello contemporaneo, aveva previsto la necessità e l’indispensabilità di costruire una vera democrazia dell’alternanza.

Certo, in quella stagione c’era ancora la Dc, che garantiva la libertà e la democrazia nel nostro Paese in alternativa al Pci, ancora profondamente legato al sistema dispotico, dittatoriale e illiberale dell’Unione Sovietica. Ma già si profilava, almeno nelle menti di quella straordinaria classe dirigente democristiana, la convinzione che proprio la democrazia dell’alternanza fosse la regola aurea destinata, in un secondo momento, a disciplinare le dinamiche concrete dell’assetto politico italiano. Anche dopo la fine e il tramonto della Democrazia Cristiana.

 

Dall’avversario politico al nemico da annientare

Ora, senza rivangare ciò che è concretamente accaduto nel corso della Seconda Repubblica, e per arrivare alle vicende che caratterizzano oggi la lotta politica nel nostro Paese, non possiamo non sottolineare che la democrazia dell’alternanza è stata sacrificata sull’altare della radicalizzazione del conflitto politico. Una radicalizzazione che ha come unico ed esclusivo obiettivo quello di distruggere l’odiato nemico politico.

Non è un caso, del resto, che il comune denominatore delle attuali alleanze, nello specifico quello dell’attuale coalizione di sinistra e progressista, sia annientare lo schieramento nemico e, in particolare, chi lo guida, cioè la premier Giorgia Meloni.

E non a caso questo è il filo rosso che lega il tutto e il contrario di tutto di questa alleanza. Ovvero, l’odio implacabile nei confronti della premier e dello schieramento di cui è leader ed espressione. Non è, la mia, una semplice opinione, ma un fatto oggettivo, perché lo dicono gli stessi leader e capi di questo cartello elettorale.

Una deriva, purtroppo, che ha contagiato anche alcuni settori del centrodestra, seppur in minor misura. Per due ragioni di fondo. Perché la criminalizzazione politica dell’avversario-nemico appartiene storicamente alla cultura della sinistra comunista ed ex comunista, da un lato, e perché, dall’altro, il moralismo di matrice populista ha fatto irruzione in questi ultimi anni nei settori che hanno cavalcato l’antipolitica di marca qualunquista e demagogica.

 

Quando scompare il confronto democratico

Da qui deriva l’emarginazione, speriamo non definitiva e irreversibile ma a oggi abbastanza evidente, della democrazia dell’alternanza. Perché quando l’obiettivo è solo ed esclusivamente quello di distruggere e annientare l’avversario-nemico, prima moralmente e poi politicamente, è di tutta evidenza che la democrazia dell’alternanza viene, di fatto, azzerata.

Viene meno, cioè, un civile, democratico e fisiologico confronto tra programmi alternativi, che si misurano altrettanto democraticamente per la conquista del potere e il governo del Paese.

È abbastanza chiaro, inoltre, che quando prevale la logica del nemico da abbattere e da distruggere, lo stesso imbarbarimento dello scontro politico diventa la regola e non più un’eccezione. Ciò che avviene nelle piazze sempre più violente, e il giustificazionismo che ne segue, ne costituiscono una conferma evidente e persino plateale.

 

La qualità della democrazia è in gioco

Una deriva che si può correggere, ma purtroppo non cancellare, solo se i principali protagonisti politici rinunciano alla logica perversa della demolizione, della distruzione e dell’annientamento del nemico.

Perché, fin quando l’interlocutore sarà considerato un esponente politico da distruggere e non un avversario con cui confrontarsi, sarà la stessa qualità della democrazia a entrare in crisi, uscendone sconfitta e umiliata.

La guerra moderna tra web e privacy. Chi vincerà?

Posso sedermi a questo tavolo?

Nell’uomo d’oggi è forte il desiderio di rappresentarsi, di lasciare un segno, anche minimo, del proprio passaggio sulla terra, fosse pure soltanto quello quotidiano. Ora ha a disposizione molti più strumenti. Gli inventori di Facebook, Instagram e delle altre piattaforme hanno reso un gran servigio, permettendo forme di comunicazione veloci e in quantità pressoché infinita. Non sempre, però, questo si traduce in un effettivo senso di comunità, sconfinando spesso e volentieri nell’incapacità di ascoltare l’altro. Ci si ferma alla prima, poco generosa fase dell’«ho detto la mia»!

Venute meno le ideologie, constatata la fiacchezza dei partiti, dei sindacati e degli altri tradizionali luoghi di rappresentanza, non è rimasto che il web per avvertire il mondo che ci sei anche tu ad abitarlo. Ci si espone al giudizio del prossimo, smentendo il Tasso quando scriveva: «Non coprì le sue bellezze e non l’espose».

Al contrario, si accetta il rischio di mettere in piazza un pensiero che andrà incontro a un mare indistinto di approvazioni e censure, provenienti da persone il più delle volte estranee alla propria vita. Siamo così di fronte a un’esplosione di commenti, di scintille del pensiero che viaggiano come in un continuo autoscontro, indifferenti alle conseguenze di un urto che, anzi, sembra dare maggiore carica per il prosieguo.

 

Dal tempo delle mele all’ora del web

Il conflitto è la benzina che dà fuoco ad altre polveri. Esplodere viene da plaudere, dal battere, nell’antichità, le mani verso il palcoscenico per cacciare via l’attore non meritevole di apprezzamento: il contrario del riconoscimento che oggi, invece, singolarmente gli si tributa.

Si esporta l’Io che ci appartiene con tutta naturalezza, perché ci sta stretto lo spazio ad intra che la natura ci ha confezionato addosso. Si mettono in conto conferme e disappunti che, nel marasma delle reazioni, perdono inevitabilmente il loro autentico valore.

 

Verso un’eccitante avventura, fermi da casa

In tutto questo c’è anche un coraggio più o meno consapevole. Si esplora l’universo della rete impavidamente, senza preoccuparsi dell’ignoto e di un destino che potrebbe anche non sorridere a chi si avventuri per agguantarlo.

Eppure all’esploratore è richiesta anche una certa prudenza: procedere sì, ma con cautela; indagare l’ambiente per metterlo a fuoco; comporre i pezzi uno dopo l’altro per decifrarlo. Il web ribalta questo approccio e sprona a lanciarsi senza paracadute, perché l’eventuale schianto è forse il brivido più atteso, anche se non lo si ammette.

 

Non aprite quella porta

Ciò malgrado, mai come in questo tempo siamo di fronte a un nuovo culto, quello della privacy che, tra leggi e regolamenti, ha posto garanzie a tutela di ciascuno, insieme a un mare di difficoltà per adempimenti che un tempo erano facilmente alla portata di mano.

PIN, password e chiavi di accesso sono ormai l’armamentario di cui è necessario dotarsi. Siamo di fronte a una contraddizione, a un braccio di ferro tra l’ansia di mostrarsi e quella di proteggersi a ogni costo dallo sguardo degli estranei. Non si sa più se dare retta a nomi e codici oppure al codice d’onore e al diritto-dovere della propria intimità.

Si fa fatica ad accordare queste due posizioni, che raccontano, da un lato, impeti indomabili a offrire il proprio collo al mondo e, dall’altro, un bisogno estremo di riservatezza, che restituisce consistenza e spessore a ciò che di sé va custodito nel migliore dei modi.

Non è possibile prevedere chi la spunterà. Per adesso siamo di fronte a un ulteriore, non trascurabile conflitto in corso.

Ci mancava anche questo!

Umberto Tupini, il personalismo cristiano alle radici della Costituzione

Un protagonista della storia repubblicana

A ripercorrere le tappe della vita politica di Umberto Tupini (Roma, 1889-1973), ci si rende conto dell’importanza che ha rivestito nella vicenda politica del Novecento italiano: fu cofondatore del Partito Popolare prima e della Democrazia Cristiana poi; deputato del Regno d’Italia prima e deputato e senatore della Repubblica italiana poi; titolare di alcuni ministeri e sindaco di Roma. Qui lo voglio ricordare per due aspetti collocati prima e durante i lavori dell’Assemblea Costituente.

Anzitutto è da dire che l’antifascista Tupini elaborò un progetto costituzionale, come prima bozza di riflessione per i lavori dell’Assemblea Costituente. Il testo, intitolato La nuova Costituzione, fu elaborato nel 1945 per delineare Presupposti, Lineamenti, Garanzie di una Carta costituzionale ed è stato integralmente riprodotto nel volume Cinquant’anni di vita pubblica di Umberto Tupini (Roma, 1958).

Come lui stesso ebbe a precisare, presentando lo scritto, esso era «nato per la necessità pratica di iniziare su una base concreta le discussioni della Commissione di studi per la Costituzione», commissione presieduta dallo stesso Tupini, il quale chiarisce che il documento ha un valore «soltanto indicativo del modo in cui un democratico cristiano può concepire la nuova Costituzione del paese, il nuovo assetto di casa, in modo unitario e alla luce del pensiero cristiano».

Si tratta di un documento di grande interesse, perché testimonia come si fosse giunti, almeno nei protagonisti più significativi, a un intreccio di laicità e sacralità. Appare di tutta evidenza che la “cristianità” costituisce ancora il referente ineliminabile nella costruzione della “casa comune” e che la persona umana ne costituisce il fondamento, tanto da affermare che il testo «è ispirato dalla idea fondamentale che più di tutto interessa la persona umana e la sua libertà: che tutti gli istituti (compreso quello che è all’apice della Costituzione, il Capo dello Stato) dovranno essere creati in funzione della persona umana e a tutela di quelle libertà» (art. 33) che le appartengono ontologicamente. Si tratta di una dichiarazione programmatica di chiara ispirazione personalista.

 

La persona prima dello Stato

Fin dall’art. 1 si afferma che «i presupposti morali dello Stato secondo il pensiero e la tradizione cristiana si identificano in due postulati fondamentali: anzitutto che lo Stato non è di per se stesso creatore e fonte di norme morali (Stato etico) ma che, viceversa, deve sottostare come l’individuo a una morale superiore, che per noi è la morale cristiana; e che, conseguentemente, lo Stato deve porsi a servizio della persona umana per il raggiungimento dei suoi fini naturali, economici, sociali, culturali, religiosi e per l’adempimento del suo destino terreno», per cui «si respinge ogni totalitarismo: di caste, di classi, di gruppi, di razza, di sangue, di nazione, ecc.» (art. 2).

Ecco, allora, il punto fondamentale: «la persona preesiste allo Stato. Lo Stato deve garantirne i diritti inalienabili alla libertà» (art. 3), che Tupini concreta in quattordici punti.

Interessante è sottolineare che i pilastri naturali dello Stato sono identificati nella persona, nella famiglia, nel comune e nella regione (artt. 3-8), per cui lo Stato «non ha funzioni sostitutive, ma integrative degli organi naturali e fondamentali della società moderna democratica e coordinatrici dove e quando è necessario – delle loro varie iniziative» (art. 9).

«Lo Stato, così concepito non sorge per creare e concedere diritti ai suoi amministrati, ma per riconoscerli e adeguatamente tutelarli. Ne deriva che anche lo Stato ha dei doveri» (art. 10), precisati successivamente, insieme con i poteri dello Stato – legislativo, esecutivo, giudiziario – e gli organi di garanzia: il Capo dello Stato e la Corte di garanzia (artt. 11-38).

 

Religione, scuola, economia: le idee della nuova Carta

Il testo si chiude affrontando alcune questioni fondamentali (artt. 39-49).

Riguardo alla religione, esprime la necessità di concordare fra i due poteri dello Stato e della Chiesa la regolamentazione della cosiddetta materia mista, ma, «tenuto presente che la maggioranza assoluta degli italiani è cattolica, è evidente che sarebbe antidemocratico ed impopolare non rinnovare, almeno nel nostro programma, l’affermazione che fu già dello Statuto e poi del Trattato Lateranense, che la religione cattolica è la religione dello Stato», pur riconoscendo libertà di coscienza e di culto a ogni singolo cittadino o straniero.

Riguardo alla scuola, afferma l’obbligo dello Stato di intervenire «per assicurare quel minimo di istruzione generale, senza la quale non è possibile società moderna civile» e sostiene che tutte le scuole pubbliche e private «avranno gli stessi poteri e gli stessi doveri». Inoltre, «lo Stato non potrà sottrarsi a concorrere al mantenimento delle scuole private, in quanto anche esse provvedono ad un servizio pubblico».

Riguardo all’economia, ritiene che occorra «dosare questa libertà economica nei confronti di quelle politiche per impedire che l’arricchimento ideale non si operi a danno delle libertà politiche».

Riguardo ai rapporti internazionali, sostiene che le regole generali del diritto internazionale debbano far «parte integrante» della Costituzione.

Da questi brevi cenni dovrebbe risultare che non poche idee di questo testo elaborato da Tupini, anche con la collaborazione di Antonio Carcaterra, sono rifluite nella Costituzione della Repubblica, che ha accentuato la connotazione laica e conservato l’impostazione personalistica e comunitaria di ispirazione cattolica.

 

Alla Costituente, l’arte della mediazione

Con tale retroterra, Tupini operò all’Assemblea Costituente, dove fu eletto vicepresidente della Commissione dei 75 e presidente della I Sottocommissione, competente per le libertà civili e politiche e per i diritti e i doveri dei cittadini.

Tupini assolse il suo compito con grande serenità, tatto e diplomazia, mediando fra posizioni talvolta divergenti, altre volte opposte. In particolare svolse, come ha evidenziato Leopoldo Elia, «un compito di cerniera» tra i deputati che avevano vissuto l’esperienza del Partito Popolare e i giovani democratico-cristiani usciti dall’Azione Cattolica o dalla Resistenza. Il ruolo era reso ancora più difficile perché si trattava di armonizzare le proposte presentate da personalità di alto rilievo politico e culturale.

Ad ogni modo, dal settembre 1946 al settembre 1947, nel corso di 49 sedute, la Sottocommissione lavorò alla formulazione dei primi 60 articoli della Costituzione. Tupini curò personalmente la stesura definitiva del testo, mostrando indubbie qualità giuridiche e politiche, che meriterebbero di essere meglio conosciute e più apprezzate.

Da via Caetani al Thompson Rome: la memoria politica diventa arredo

Da via Caetani al Bottegone: una storia intrecciata

Il 9 maggio 1978, nel primo pomeriggio, il corpo di Aldo Moro viene ritrovato nel bagagliaio di una Renault 4 rossa, in via Caetani, a Roma. Il presidente della Democrazia cristiana era stato sequestrato dalle Brigate rosse 55 giorni prima. Una telefonata, intorno alle 12.30, aveva avvertito Franco Tritto, assistente universitario dello statista.

Il luogo non era casuale. Via Caetani si trova simbolicamente tra piazza del Gesù, sede nazionale della Dc, e via delle Botteghe Oscure, quartier generale del Pci. Una ricostruzione allegata agli atti della Commissione Moro interpreta quella scelta come una provocazione evidente, destinata a colpire il significato politico della strategia morotea.

Moro non aveva lavorato per consegnare il governo ai comunisti, né per assecondare semplicemente il disegno politico di Enrico Berlinguer. La sua prospettiva era più complessa e, soprattutto, nasceva da una visione autonoma della Democrazia cristiana e delle responsabilità che essa doveva assumersi nella guida del Paese.

Di fronte alla crisi del sistema politico, alle tensioni sociali e alla minaccia terroristica, Moro riteneva necessario ampliare le basi democratiche dello Stato, coinvolgendo progressivamente il Pci nell’assunzione di responsabilità nazionali, senza per questo cancellare le differenze ideali e politiche tra i due partiti. Non si trattava di un’adesione al compromesso storico nella formulazione berlingueriana, ma di una strategia di consolidamento della democrazia, nella quale la Dc avrebbe dovuto conservare la propria identità e la propria funzione di guida.

Il 16 marzo 1978, giorno del rapimento, era previsto il voto di fiducia al quarto governo Andreotti, destinato a ottenere anche il sostegno parlamentare del Pci. Era un passaggio delicatissimo della strategia di solidarietà nazionale, non l’approdo a una comune maggioranza politica destinata a durare indefinitamente.

 

Il balcone di Berlinguer e la stagione delle grandi intese

Il palazzo di via delle Botteghe Oscure custodisce una storia politica intensa, fatta di congressi, riunioni, comizi, funerali e crisi di governo. Nel 1975, dopo le elezioni amministrative che avevano avvicinato sensibilmente il Pci alla Dc, Enrico Berlinguer parlò dal balcone della sede nazionale a una folla festante. Fu una delle immagini simboliche di quella stagione.

Il segretario comunista ribadì allora la necessità di procedere verso le più ampie intese tra le forze popolari e democratiche. Era la traduzione politica di un’ambizione che avrebbe segnato gli anni successivi: superare la tradizionale esclusione dei comunisti dall’area delle responsabilità di governo.

Quasi mezzo secolo dopo, quello stesso balcone cambia funzione. Il 27 ottobre 2026 Hyatt ha annunciato l’apertura del Thompson Rome, albergo di lusso ricavato nell’ex sede nazionale del Pci. Con una spesa nell’ordine dei 600 euro si può soggiornare negli ambienti che ospitavano gli uffici della dirigenza comunista, affacciandosi sui luoghi di una stagione decisiva della storia repubblicana.

 

Quando la memoria diventa arredamento

Qualcosa, naturalmente, è stato salvato. La Soprintendenza ha imposto vincoli di tutela: nell’androne rimangono l’opera di Giò Pomodoro e la stella dorata a cinque punte incassata nel pavimento. Sono stati preservati anche altri elementi di valore storico e artistico, tra cui la scultura Parete di misure, la teca con la bandiera della Comune di Parigi e il calco di Gramsci.

Il vincolo ha dunque funzionato. Ma proteggere gli oggetti non significa necessariamente custodirne il significato. Un busto di Gramsci nella hall rimane un busto di Gramsci; cambia, però, il contesto nel quale viene collocato e, con esso, la relazione con chi lo osserva.

Quello che era il simbolo di una grande organizzazione politica di massa diventa parte dell’arredamento di una struttura ricettiva esclusiva. La storia non viene cancellata: viene incorporata in un’esperienza commerciale. Il palazzo non racconta più soltanto il passato, ma contribuisce a vendere il prestigio di quel passato.

Non è una questione di nostalgia comunista. È un problema che riguarda la memoria civile della Repubblica, indipendentemente dal giudizio che ciascuno può esprimere sul Pci e sulla sua storia.

 

Le occasioni perdute della tutela pubblica

La discussione arriva, purtroppo, quando le decisioni fondamentali sono già state prese. Il valore simbolico del Bottegone era noto da decenni, eppure né lo Stato, né il Comune di Roma, né gli eredi politici di quella tradizione sono riusciti a trasformarlo in un progetto pubblico stabile.

Un segnale era arrivato nel dicembre 2021, quando la Fondazione Gramsci e Ugo Sposetti riaprirono per un giorno il palazzo per presentare un album fotografico dedicato alla storia dei comunisti italiani. Quell’iniziativa dimostrò che esisteva ancora un interesse pubblico per quei luoghi. Ma l’edificio aveva ormai imboccato un’altra strada.

Si sarebbero potute immaginare soluzioni intermedie, senza necessariamente mettere in discussione la proprietà privata o la legittimità dell’investimento. Per esempio, garantire l’accesso pubblico periodico agli ambienti di maggiore valore storico, prevedere un percorso permanente di documentazione oppure affidare a una fondazione culturale la cura di un allestimento capace di restituire ai visitatori il significato politico dell’edificio.

Sono ipotesi che comportano oneri e richiedono accordi con il proprietario. Ma hanno un merito: spostano la discussione dalla contrapposizione ideologica alla responsabilità concreta delle istituzioni.

 

Roma, una città che consuma il proprio passato

Il Thompson Rome non è, di per sé, uno scandalo. Un investimento privato può recuperare un edificio, valorizzarne gli spazi e contribuire all’economia cittadina. Il problema nasce quando l’interesse pubblico si limita a conservare qualche testimonianza materiale, rinunciando a governare il destino culturale dei luoghi.

Roma conosce bene questa contraddizione. Il suo centro storico perde residenti, vede crescere il peso delle strutture ricettive di fascia alta e trasforma progressivamente edifici, piazze e palazzi in risorse destinate al consumo turistico.

La vicenda di Botteghe Oscure è particolarmente significativa perché riguarda uno dei luoghi nei quali si è costruita, nel confronto e nel conflitto tra culture politiche diverse, una parte essenziale della democrazia italiana.

La memoria non appartiene soltanto a chi ne eredita i simboli. Appartiene alla comunità nazionale. E una città che non sa distinguere tra la valorizzazione economica del proprio patrimonio e la responsabilità di trasmetterne il significato rischia di diventare sempre più ricca di alberghi e sempre più povera di storia.

FIGC, la Juventus aspetta. Il calcio italiano anche

Una partita ancora tutta da giocare

Il grande potentato del calcio italiano, la Juventus, si schiera nel non schierarsi. Nella bagarre per la presidenza della FIGC, infatti, la Vecchia Signora sceglie l’attesa: prima ascoltare i candidati, poi valutare i programmi, infine decidere. Una posizione formalmente ineccepibile, ma che sul piano politico racconta quanto sia ancora incerta la partita tra Giovanni Malagò e Adriano Galliani.

Domani, 4 novembre, scadono i termini per presentare le candidature. Si chiude dunque il tempo degli adempimenti e si apre quello della campagna elettorale vera e propria. Il voto è fissato per il 14 dicembre, ma il mancato posizionamento della Juventus suggerisce che la ricerca di una maggioranza sia appena cominciata. E che le prossime settimane possano riservare più di un cambio di direzione.

La crisi che accompagna da anni la Federcalcio e lo sport più amato dagli italiani rischia così di infilarsi nell’ennesimo vicolo cieco. Si avverte il bisogno di una guida, ma si fatica a riconoscere una direzione condivisa. Tutti chiedono un calcio più forte, più moderno e più competitivo. Quando però bisogna scegliere come arrivarci, il quadro si scompone nelle esigenze delle singole componenti.

 

Il peso delle Leghe e il mercato dei consensi

Anche Serie B, Lega Pro e Lega Nazionale Dilettanti si sono messe alla finestra. Insieme rappresentano il 52% del peso elettorale e possono determinare l’esito della sfida. La motivazione dichiarata è quella di attendere i programmi e confrontarsi con i candidati. Sarebbe una buona notizia se questa attesa producesse una discussione pubblica sulle priorità del movimento, sui problemi da affrontare e sugli impegni da assumere.

Il sospetto, però, è che nel frattempo siano già partiti i giochi di riposizionamento. Che la domanda decisiva riguardi soprattutto che cosa ciascuno possa portare a casa e chi sia in grado di garantire l’incasso. Il sostegno elettorale diventerebbe così una moneta da spendere al momento più conveniente, quando il proprio voto può valere di più.

È una lettura severa, ma il sistema potrebbe smentirla con facilità: rendendo esplicite le richieste, confrontando le proposte e spiegando le ragioni delle scelte. Perché rappresentare gli interessi dei professionisti, dei dilettanti, dei calciatori o degli allenatori è legittimo e necessario. Il problema nasce quando quegli interessi diventano recinti dai quali nessuno è disposto a uscire, neppure per costruire qualcosa di utile a tutti.

Le maggioranze fin qui immaginate appaiono dunque friabili. Assurdo se si pensa all’unanimità con cui è stato eletto quest’estate Malagò. Un appoggio alla candidatura non equivale a una garanzia di voto; una convergenza tra vertici non assicura che i delegati seguiranno la stessa strada. Ogni giorno può aggiungere una precisazione, una distanza, una disponibilità accompagnata da condizioni. Una competizione elettorale è anche questo. Ma da un movimento in difficoltà ci si aspetterebbe almeno la chiarezza sugli obiettivi. Invece c’è la chiarezza degli interessi. Quelli dei signori del calcio.

 

Euro 2032, il tempo delle decisioni

Intanto gli Europei del 2032, che l’Italia organizzerà insieme alla Turchia, si avvicinano. Sei anni possono sembrare un orizzonte comodo; lo diventano molto meno quando bisogna intervenire sugli stadi, trovare le risorse, definire le responsabilità e portare a termine i lavori. Il calendario delle opere non aspetta che si esaurisca quello delle trattative federali.

La questione degli impianti mostra quanto serva un governo del calcio capace di dialogare con istituzioni, territori e società, fissando priorità e tempi verificabili. È difficile chiedere fiducia sul futuro se il presente continua a offrire soprattutto attese e incertezze. Ed è difficile parlare di rinnovamento quando il confronto pubblico resta concentrato sugli schieramenti più che sulle decisioni da prendere.

La Juventus aspetta. Le altre Leghe aspettano. I candidati cercano consensi. Nel frattempo, aspetta anche il calcio italiano, con i suoi problemi che non possono essere rinviati a dopo l’ennesima conta.

Neppure un film di Totò riuscirebbe forse a spiegare tutti gli incastri di questo quadro. Il rischio è di assistere a una commedia nella quale tutti conoscono perfettamente la propria parte, ma nessuno sa indicare il finale. E dopo tanti anni di crisi, il pubblico avrebbe diritto almeno a un cambio di copione.

Midterm, Trump: Dem "hanno fatto un buon lavoro"

Roma, 4 nov. (askanews) – Il presidente Donald Trump è intervenuto su Fox News per commentare i risultati delle elezioni di metà mandato, che hanno visto una netta sconfitta per i Repubblicani, ammettendo che i Democratici “hanno fatto un buon lavoro”.

Parlando con il conduttore Bret Baier, Trump ha fatto riferimento a un particolare “clima nell’aria”, esprimendo sorpresa per l’esito del voto: “Abbiamo tenuto comizi straordinari. Sono rimasto un po’ sorpreso”.

Assumendo un tono conciliante, ha affermato che ci sono “moltissime questioni” su cui potrebbe collaborare con i Democratici al Congresso, escludendo però qualsiasi modifica al suo governo.

Midterm, Trump pubblica foto di cappellino rosso con scritta "Veto"

Roma, 4 nov. (askanews) – Mentre i Democratici stanno ottenendo il controllo del Congresso alle elezioni di midterm, Donald Trump ha condiviso sul social media Truth la foto di un cappellino rosso in stile “MAGA”, in cui la scritta “MAGA” è stata sostituita con quella “VETO”.

In una serie di post, Trump ha scritto: “Diventerò un commentatore politico – capace sia di analisi positive che negative – sulle ragioni per cui questi candidati hanno vinto o perso!”.

Ha inoltre aggiunto che il governatore repubblicano del Texas, Greg Abbott, non avrebbe perso la sua corsa alla rielezione se, “negli ultimi sei mesi della sua vita politica, non fosse diventato un ‘RINO'” (acronimo che sta per “Republican In Name Only”, ovvero “repubblicano solo di nome”).

Midterm, i Democratici verso la maggioranza alle Camere

Roma, 4 nov. (askanews) – Missione (quasi) compiuta: conquistando cinque flip-states, i Democratici sono vicinissimi ad assicurarsi la maggioranza al Senato, dopo quella alla Camera che appare ormai garantita con largo margine.

La notte elettorale del midterm ha sancito alcune vittorie storiche, fra cui spicca quella doppia in Texas: James Talarico ha strappato al Gop un seggio al Senato decisivo per la maggioranza mentre Gina Hinojosa, eletta governatrice, ha posto fine al lungo regno di Greg Abbott.Per i Repubblicani si profila quindi una debacle storica, che Donald Trump non ha perso tempo a scaricare sul partito: “Se fossi stato sulla scheda avrei vinto a valanga”, ha scritto su Truth; meno prevedibile invece la sua dichiarazione di voler accettare l’esito del voto e di voler cooperare con i Democratici.

Un sentimento che non appare troppo ricambiato: i Dem, che alla Camera avranno in Hakeem Jeffries il primo speaker aframericano della storia – uno dei tanti primatisti elettorali della tornata – hanno già avvertito l’Ammnistrazione che farà meglio a “cercarsi un avvocato”, come ha dichiarato il responsabile della Commissione di vigilanza della Camera (House Oversight Committee).

Con alle spalle una solida maggioranza, Garcia potrebbe ora avviare una serie di indagini sul presidente Donald Trump, sulla sua famiglia e sulla gestione, da parte dell’Amministrazione, dei documenti relativi al caso di Jeffrey Epstein.

Midterm, Trump al Nyt: accetterò i risultati delle elezioni

Roma, 4 nov. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato al New York Times che accetterà l’esito delle elezioni di metà mandato, dicendosi pronto a collaborare con i Democratici. “Sono assolutamente disposto ad accettare questi risultati”, ha detto al quotidiano, aggiungendo: “Collaboreremo con i Democratici e non vediamo l’ora di lavorare con loro. Probabilmente troveremo un accordo”.

Trump ha attribuito le sconfitte del Partito repubblicano al fatto di non essersi candidato, affermando di non avere rimpianti per aver appoggiato candidati come la senatrice Darline Graham, nella Carolina del Sud, e Ken Paxton, in Texas. “Sto guardando questi risultati mentre sto parlando – ha detto – vedo che Darline ha perso. Wow, è incredibile. Come pensate che se la sarebbe cavata Lindsey se si fosse candidato?”. Secondo Trump, il defunto senatore Lindsey Graham avrebbe probabilmente vinto le elezioni.

Midterm, Democratici in vantaggio alle due Camere

Roma, 4 nov. (askanews) – Undici a quattro al Senato, un netto vantaggio anche nelle proiezioni alla Camera: per i Democratici le elezioni di Midterm hanno assunto un tono decisamente positivo, anche se mancano ancora le vittorie necessarie per garantirsi la maggioranza al Senato.

Dei quattro flip-states necessari per la rimonta, al momento se ne è materializzato solo uno, la Carolina del Nord: ma i Democratici guardano speranzosi al Kansas, all’Ohio e soprattutto al Texas, dove una loro vittoria costituirebbe un terremoto politico – e dove i primi risultati danno in candidati Dem in vantaggio sia per il Senato che per le elezioni a governatore. Di non secondaria importanza è anche la vittoria in Georgia di Jon Ossof, che oltre ad aver difeso il seggio al Senato nell’unico stato Democratico che alle presidenziali aveva invece premiato Trump si conferma uno degli astri nascenti del partito e un possibile candidato per la corsa alla Casa Bianca del 2028 – in attesa dei risultati di alcuni candidati dell’ala progressista.

A questo proposito, secondo le proiezioni sei democratici progressisti, tra cui cinque candidati sostenuti dai Democratic Socialists of America, conquisteranno un seggio alla Camera dei Rappresentanti.

Alla Camera i Democatici hanno peraltro già strappato un buon numero di seggi al Gop e le proiezioni interne al partito danno un possibile risultato superiore ai 230 seggi, ben oltre i 218 necessari per la maggioranza.

Midterm, repubblicano Donalds primo governatore nero della Florida

Roma, 4 nov. (askanews) – Il repubblicano Byron Donalds è stato eletto governatore della Florida, battendo il democratico David Jolly, stando alla proiezione dell’Associated Press. Sarà il primo governatore nero dello Stato e succederà al collega di partito Ron DeSantis, giunto al termine del suo mandato.

La carica di governatore della Florida è in mano al Gop dal 1999. Grazie alle sue apparizioni su Fox News, Donalds si è fatto conoscere come un forte sostenitore del presidente Donald Trump, che lo ha appoggiato per subentrare a DeSantis.

Midtern, la dem Kathy Hochul rieletta governatrice NY

New York, 04 nov. (askanews) – La governatrice democratica di New York, Kathy Hochul, è stata rieletta sconfiggendo lo sfidante repubblicano Bruce Blakeman, amministratore della Contea di Nassau. Così facendo Hochul eserciterà un secondo mandato completo di quattro anni.

La vittoria di Hochul è stata annunciata poco dopo la chiusura dei seggi alle 3 italiane, dall’Associated Press, mentre il sindaco Zohran Mamdani elogiava l’incumbent alla festa elettorale dei democratici di New York presso l’hotel Hilton a Midtown.

Midterm, Senato: i primi dati premiano i Democratici

Roma, 4 nov. (askanews) – I primi dati della notte elettorale portano buone notizie solo ai Democratici, che incassano la rielezione di otto senatori e, soprattutto, strappano il seggio senatoriale della Carolina del Nord ai Repubblicani che si devono accontentare della riconferma del seggio della Florida.

Quest’ultima successo dell’ex governatore dello stato, Roy Cooper, è il primo flip degli almeno quattro di cui hanno bisogno i Democratici se vogliono riconquistare il Senato. A tenere banco è anche la vittoria in Georgia di Jon Ossof, che oltre ad aver difeso il seggio in Senato nell’unico stato Democratico che alle presidenziali aveva invece premiato Trump si conferma uno degli astri nascenti del partito e un possibile candidato per la corsa alla Casa Bianca del 2028.

Per i Repubblcani l’unica soddisfazione al momento è la riconferma del seggio della Florida con Ashley Moody, oggetto di una rielezione speciale perché lasciato vacante da Marco Rubio, promosso Segretario di Stato.

Midterm, Florida: al Senato confermata la repubblicana Moody

Roma, 4 nov. (askanews) – La repubblicana Ashley Moody ha vinto le elezioni speciali per il Senato degli Stati Uniti in Florida, battendo la candidata progressista Angie Nixon.

Moody era stata nominata dal governatore Ron DeSantis per sostituire Marco Rubio, in seguito alla nomina di quest’ultimo a Segretario di Stato nel 2025 e porterà ora a termine il mandato di Rubio, che scadrà nel 2028.

Nixon, membro della Camera dei Rappresentanti statale, aveva ottenuto una vittoria a sorpresa contro l’ex ufficiale dell’intelligence dell’esercito Alexander Vindman nelle primarie democratiche tenutesi all’inizio di quest’anno.

Midterm, senatore dem Reed rieletto per il Rhode Island

New York, 04 nov. (askanews) – Il senatore democratio Jack Reed vincerà la rielezione in Rhode Island, secondo le proiezioni del Decision Desk della CNN, assicurandosi un sesto mandato nella roccaforte democratica.

Il veterano senatore democratico e ex presidente della commissione Servizi Armati del Senato ha sconfitto il repubblicano Raymond McKay.

Ex senatore statale ed ex membro della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Reed è una figura della politica del Rhode Island dal 1985.

Midterm, senatore dem Markey rieletto in Massachusetts (CNN)

New York, 04 nov. (askanews) – Il senatore democratico Ed Markey è stato rieletto in Massachusetts, secondo le proiezioni del Decision Desk della CNN, assicurandosi un terzo mandato al Senato degli Stati Uniti.

Markey ha sconfitto il repubblicano John Deaton, che in precedenza aveva perso contro la senatrice democratica Elizabeth Warren durante le elezioni del Senato del 2024.

A 80 anni, il politico progressista ha trascorso 50 anni al Congresso rappresentando il Massachusetts.Nys

Anna Guaita: da domani in campagna presidenziale, Ossoff in pole

Roma, 4 nov. (askanews) – “La vittoria di Jon Ossoff in Georgia è importante perché da domani saremo in piena campagna elettorale presidenziale, e il democratico appena rieletto senatore nello Stato del Sud, 39 anni, è uno dei papabili: abbiamo già un primo possibile candidato per la Casa Bianca nel 2028”. Lo dice la vicedirettrice della Voce di New York, Anna Guaita, nella diretta elettorale social della Voce e di Askanews. Jon Ossoff, è stato riconfermato contro il repubblicano Mike Collins, sostenuto da Trump.

È un seggio importante: Ossoff era l’unico senatore democratico in carica a difendere il proprio posto in uno Stato vinto da Trump nel 2024. La sua riconferma mantiene il seggio democratico in Georgia.

Midterm: dem Ossoff rieletto senatore in Georgia (DdHQ)

New York, 04 nov. (askanews) – Il senatore democratico Jon Ossoff si aggiudica un altro mandato per la Georgia. La proiezione è di Decision Desk HQ, un fornitore indipendente di risultati elettorali Usa. La sua rielezione, per cui ha sfidato il candidato repubblicano Mike Collins, non era mai stata veramente in dubbio.

Il 39enne eletto per la prima volta al Senato alle elezioni del 2020, ha condotto una campagna centrata su attacchi alla presunta corruzione all’interno dell’amministrazione Trump, un messaggio che alcuni democratici sperano possa anticipare una possibile candidatura presidenziale di Ossoff nel 2028. Lui tuttavia ha promesso di completare il mandato di sei anni se rieletto. Lo disse anche Barack Obama nel 2006 salvo poi candidarsi e vincere le presidenziali nel 2008.

Midterm, Casa Bianca: Trump si è impegnato come nessun altro

New York, 04 nov. (askanews) – Preparandosi ad attribuire eventuali sconfitte repubblicane ai singoli candidati, la Casa Bianca rivendica gli sforzi del presidente Donald Trump in una campagna elettorale estenuante. Per queste elezioni di metà mandato, ha spiegato la Casa Bianca agli alleati, “non c’è nessuno che abbia lavorato più duramente del presidente Trump”.

Senza prevedere un risultato finale, i funzionari della Casa Bianca hanno aggiunto: “I repubblicani sono in una posizione migliore adesso rispetto a quattro settimane fa”.

Midterm, Trump: pronto a usare veto con Congresso in mano a Dem

Roma, 4 nov. (askanews) – “Ho il potere supremo: si chiama veto”: così ha risposto il presidente americano Donald Trump rispondendo a una domanda sull’eventualità che il Congresso passi sotto il controllo dei Democratici, in un’intervista telefonica rilasciata alla Cbs prima della chiusura dei seggi negli Stati Uniti per le elezioni di metà mandato.

Trump si è detto pronto a porre il veto sulla leggi proposte dai Democratici, se necessario, affermando di gradire l’appellativo di “Mr. Veto” per descrivere il suo approccio nei confronti dei Democratici, qualora dovessero ottenere la maggioranza alla Camera o al Senato.

Il presidente si è comunque detto fiducioso di poter portare avanti il proprio programma negli ultimi due anni del suo mandato, a prescindere dai risultati delle elezioni di metà mandato, affermando che le recenti decisioni della Corte Suprema hanno conferito alla sua amministrazione la facoltà di esercitare ampi poteri esecutivi all’interno del governo federale, anche qualora il Congresso tentasse di ostacolarlo.

Nell’intervista rilasciata prima della chiusura dei seggi, Trump ha citato il caso “Trump contro Slaughter”, la sentenza della Corte Suprema emessa all’inizio dell’anno che gli ha consentito di rimuovere dall’incarico Rebecca Slaughter, membro della Federal Trade Commission, sostenendo che quella decisione, adottata con sei voti a favore e tre contrari, gli conferisce un ampio controllo su molte agenzie, enti e commissioni federali, indipendentemente da chi detenga la maggioranza alla Camera o al Senato. “Abbiamo vinto il caso Slaughter, che conferisce al presidente poteri enormi, mai avuti in precedenza”, ha affermato Trump.

“La presidenza, la nostra presidenza, è considerata una presidenza forte. Si possono fare molte cose”, ha aggiunto Trump. Il presidente ha poi sottolineato che il suo potere di veto potrebbe costringere i Democratici a raggiungere accordi bipartisan: “Storicamente, eserciti il veto per un paio di mesi e poi loro arrivano e dicono: ‘Dobbiamo trovare un accordo'”.

Due persone vicine a Trump hanno riferito alla Cbs che nelle ultime settimane alla Casa Bianca si è discusso di possibili ordini esecutivi, in particolare per questioni che riguardano immigrazione e commercio. Alle discussioni avrebbero partecipato il vice capo di gabinetto, Stephen Miller, e il direttore dell’Ufficio per la gestione e il bilancio (Omb), Russell Vought. Una fonte vicina al presidente ha affermato che, “anche se i Democratici dovessero vincere”, il prossimo anno Trump “manterrà il potere di fare quasi tutto quello che vuole” in settori quali commercio, gestione delle frontiere, amministrazione del governo federale, politica estera e sicurezza nazionale.

Il presidente non si è sbilanciato in previsioni sull’esito del voto: “Staremo a vedere”, ha detto, ricordando che spesso le elezioni riservano sorprese e imprevisti: “Vinceremo? Abbiamo buone possibilità. In ogni caso, non faremo brutte figure”.

Midterm, CNN: dem Mark Warner rieletto senatore in Virginia

New York, 4 nov. (askanews) – Il senatore democratico Mark Warner si aggiudica un quarto mandato per la Virginia battendo il repubblicano Bert Mizusawa. Questa la previsione del Decision Desk di CNN.

Come vicepresidente della commissione per l’Intelligence del Senato, Warner è stato uno degli otto parlamentari informati sull’inizio della guerra in Iran, che ha criticato definendola la “guerra di scelta” del presidente Donald Trump.

Warner è stato il 69esimo governatore della Virginia prima di vincere il suo seggio al Senato nel 2008.

Midterm, voto anticipato record in Alaska

New York, 04 nov. (askanews) – In Alaska, uno stato stato altamente conteso per il controllo del Senato, il voto anticipato ha raggiunto un livello record superiore a quello messo a segno alle elezioni di metà mandato del 2022. Stando alla Division of Elections dello stato, tra voto in persona prima dell’Election Day e voto in assenza si è raggiunta quota 105.423 alle 23.45 italiane.

Nelle precedenti Midterms di quattro anni fa erano stati 100.877 voti espressi in anticipo. Questo è lo stato dove la candidata democratica Mary Peltola sfida il senatore repubblicano Dan S. Sullivan e un terzo candidato, Daniel J. Sullivan Jr.

Midterm, Trump: dal 1 al 7 novembre "Settimana anticomunista"

Roma, 4 nov. (askanews) – A poche ore dall’arrivo dei primi risultati delle cruciali elezioni di metà mandato, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un proclama in cui dichiara quella in corso “Settimana anticomunista”.

“Proclamo la settimana dal 1° al 7 novembre come Settimana anticomunista. Invito tutti gli americani a rimanere saldi nella difesa contro qualsiasi minaccia allo stile di vita americano e a proteggere la nostra fiamma ardente della libertà dall’oscurità del comunismo”, si legge nel documento.

La Casa Bianca ha pubblicato il proclama sul proprio sito web prima delle 18 (la mezzanotte italiana), mentre il Presidente scriveva sui social media di stare seguendo i risultati “pre-elettorali” su Fox News.

Da tempo Trump descrive i suoi avversari politici come socialisti e comunisti; questo stesso messaggio lo ha aiutato, nelle elezioni passate, a guadagnare consensi tra gli elettori di origine latinoamericana – in particolare tra i cubano-americani della Florida.

Midterm, "watch party" alla Casa Bianca con Trump

New York, 4 nov. (askanews) – Il presidente americano, Donald Trump, è pronto a ospitare una festa per seguire i risultati delle elezioni di metà mandato, un watch party, nella East Room della Casa Bianca.

Stando a un suo post su Truth Social, il leader Usa sta guardando Fox News, dicendo di non sopportare la voce di Jessica Tarlov, una strategist del partito democratico e l’unica presentatrice liberal su Fox News nel programma The Five. Per Trump è “stupida” e quindi lui ha detto: “Devo andare da qualche altra” emittente fino a quando lei ha finito di parlare.

Midterm, economia la preoccupazione principale degli elettori

Roma, 3 nov. (askanews) – Gli elettori statunitensi hanno indicato l’economia come la loro preoccupazione principale nel recarsi alle urne per le elezioni di metà mandato: è quanto risulta dal sondaggio “Voter Poll”, che si basa su un campione rappresentativo di elettori nel periodo che precede le elezioni e include rilevazioni effettuate sia tra chi ha votato in anticipo, sia tra chi si è recato alle urne nel giorno stesso del voto.

Circa il 39% degli oltre 79.000 intervistati ha definito l’economia come il problema più importante che il Paese deve affrontare, seguita dallo stato della democrazia, indicato come priorità dal 32%.

L’immigrazione è stata citata dal 14% degli intervistati come la preoccupazione principale, mentre sanità, politica estera e criminalità sono state indicate da una percentuale minore.

Calcio, Champions, l’Inter domina a Rotterdam. 3-0 al Feyenoord

Roma, 3 nov. (askanews) – L’Inter conquista una vittoria netta sul campo del Feyenoord. A Rotterdam finisce 3-0 per i nerazzurri, protagonisti di una prestazione convincente nella quarta giornata di Champions League. La squadra di Cristian Chivu indirizza la gara già nella prima frazione, grazie alle reti di Bisseck e Francesco Pio Esposito, prima di mettere al sicuro il risultato con Zielinski nella ripresa.

L’avvio è subito favorevole all’Inter, che trova il vantaggio all’8′. Bisseck riceve al limite dell’area e lascia partire una conclusione potente e precisa che non dà scampo a Ernst. Il Feyenoord prova a reagire, ma i nerazzurri controllano il gioco e sfiorano il raddoppio con Thuram e Dimarco, sul quale il portiere olandese è costretto a un intervento impegnativo.

Al 34′ arriva il 2-0. È Francesco Pio Esposito a trovare la deviazione vincente di testa, con il pallone che colpisce il palo prima di terminare in rete. Il Feyenoord accusa il colpo e l’Inter continua a rendersi pericolosa. Prima dell’intervallo Zielinski sfiora anche il terzo gol con una conclusione dal limite che Ernst riesce a deviare.

La ripresa si apre con una nuova occasione per Spence, ma il portiere del Feyenoord evita il peggio. Al 54′, però, l’Inter cala il tris: Zielinski trova spazio fuori area e lascia partire un tiro angolato sulla sinistra, imparabile per Ernst.

Chivu interviene con una serie di cambi, inserendo Mkhitaryan e Bonny al posto di Calhanoglu e Thuram. Il Feyenoord prova a cercare almeno il gol della bandiera, ma Josep Martinez controlla senza particolari difficoltà le conclusioni di Valente e Hadj Moussa.

Al 66′ Esposito trova anche la seconda rete personale, ma l’intervento del Var porta all’annullamento del gol. Nel finale l’Inter gestisce il vantaggio senza correre rischi, con Pavard che prende il posto di Akanji e spazio anche per Sucic e Stankovic.

Dopo quattro minuti di recupero arriva il triplice fischio di Glenn Nyberg: Feyenoord-Inter finisce 0-3. I nerazzurri espugnano Rotterdam con le reti di Bisseck, Esposito e Zielinski.

Calcio, Champions, la Roma si illude. United rimonta e vince 3-2

Roma, 3 nov. (askanews) – La Roma esce sconfitta da Old Trafford dopo aver accarezzato a lungo il colpo sul campo del Manchester United. Nella quarta giornata di Champions League i giallorossi cedono 3-2 al termine di una partita dai due volti, nella quale la squadra di Gasperini aveva costruito un doppio vantaggio prima di subire la rimonta inglese nella ripresa.

L’avvio della Roma è di quelli da ricordare. All’11’ Soulé sblocca il risultato con un preciso sinistro, sfruttando il lancio di Rodrigo Mora e battendo Lammens dopo aver controllato il pallone in area. Sei minuti più tardi arriva anche il raddoppio: Heaven tocca con il braccio un pallone calciato da Soulé e l’arbitro assegna il rigore. Dal dischetto Malen non sbaglia e firma il 2-0.

Lo United accusa il colpo e fatica a trovare soluzioni, mentre la Roma gestisce con personalità e riparte. Malen sfiora anche la doppietta personale al 45′, ma Lammens riesce a opporsi alla sua conclusione. Si va al riposo con i giallorossi avanti di due reti e il pubblico di casa che accompagna la squadra con i fischi.

Nella ripresa cambia tutto. Il Manchester United aumenta la pressione e al 55′ conquista un calcio di rigore per un contatto tra Mancini e Cunha. Vasquez respinge il tiro di Bruno Fernandes, ma l’esecuzione viene ripetuta per l’ingresso anticipato di Cristante in area. Al secondo tentativo il portoghese non sbaglia e riapre la partita al 58′.

La Roma accusa la pressione. Al 59′ Mbeumo colpisce addirittura due volte il palo con una conclusione dal limite, dopo essere stato servito da Cunha. È il segnale della rimonta che sta maturando. All’83’ arriva il pareggio: Balerdi manca l’intervento su un cross dalla sinistra e Cunha, tutto solo, trova il 2-2.

Tre minuti dopo lo United completa il sorpasso. Lacey serve Cunha sulla destra, il brasiliano entra in area e scarica un destro potentissimo sul primo palo che batte Vasquez. È il 3-2 che fa esplodere Old Trafford. L’attaccante si toglie la maglia e viene ammonito; al 90′ rimedia anche la seconda ammonizione per un intervento in ritardo, lasciando i suoi in dieci uomini.

La Roma prova l’ultimo assalto nei cinque minuti di recupero, ma non riesce a costruire l’occasione per il pareggio. Finisce 3-2: per i giallorossi una rimonta subita dopo un primo tempo di grande qualità.

Il ministro dei trasporti spagnoli si dimette dopo il disastro ferroviario di Urda

Roma, 3 nov. (askanews) – Il ministro dei Trasporti spagnolo, Oscar Puente, ha annunciato le sue dimissioni al termine dell’audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla tragedia di Urda. “Un ministro dei trasporti di un paese come la Spagna non può continuare nel suo incarico dopo due incidenti in meno di un anno” ha detto.

L’incidente ha causato 69 morti e circa 200 feriti, 40 dei quali sono ancora ricoverati in ospedale.

Durante l’audizione, durata quattro ore, ci sono stati diversi momenti tesi. Puente ha ricordato che il suo governo aveva avviato un piano di modernizzazione da 780 milioni di euro e ha ribadito i suoi dubbi sulla decisione del centro di controllo Adif di autorizzare la ripresa del servizio regolare del treno ad alta velocità Ave coinvolto nell’incidente, nonostante il malfunzionamento del sistema di sicurezza Lzb e la presenza di un treno Iryo fermo più avanti sulla linea.

Pochi minuti prima – ricostruisce il quotidiano El Pais – la portavoce del Partido Popular, Ester Muñoz, aveva replicato al ministro, affermando che la sua responsabilità “non è spiegare gli incidenti mortali”, ma prevenirli. Anche il partito di sininstra Sumar aveva chiesto le sue dimissioni, pur precisando di non ritenere il ministro responsabile dell’incidente. Il portavoce dell’Erc (partito indipendentista catalano), Gabriel Rufian, ha insistito sul fatto che l’errore umano “riflette un sistema di sicurezza fallimentare”.

Il ministro ha annunciato le sue dimissioni al premier spagnolo Pedro Sanchez pochi minuti prima di comunicarlo al Congresso. Puente non sarà presente nelle liste del Partito Socialista per le elezioni politiche del prossimo 29 novembre. In molti, scrive El Mundo, davano per scontato che Puente avrebbe cercato di succedere a Sanchez.

Midterm, Trump a comunità ebraica Stato NY: "Votate Mike Lawler"

Roma, 3 nov. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fatto appello alla comunità ebraica del 17esimo distretto congressuale di New York affinché voti per il deputato repubblicano Mike Lawler nella sua corsa per un seggio al Congresso contro la sfidante democratica Cait Conley.

“La comunità ebraica di Monsey, nello Stato di New York, e dei quartieri limitrofi – ha scritto Trump in un post su Truth, il social media di sua proprietà -, mi ha sostenuto con un numero elevatissimo di voti nella nostra storica campagna presidenziale del 2024. Un sostegno straordinario! Oggi gli occhi del Paese sono nuovamente puntati su New York! Il deputato Mike Lawler è stato un grande amico della comunità ebraica e un leader determinato nella lotta contro l’antisemitismo. È rimasto al fianco della comunità nei momenti più critici, opponendosi all’odio e difendendo la libertà religiosa e la libertà di scelta scolastica! Mike ha lavorato instancabilmente per i suoi elettori, per il nostro Paese e per il popolo ebraico. Insieme al senatore Bill Weber, Mike continuerà a essere la vostra voce, battendosi per voi e per le vostre famiglie”, ha assicurato Trump.

“Ogni voto conta. Fate sentire la vostra voce oggi stesso. Votate Mike Lawler per il congresso: non vi deluderà mai”, ha esortato il presidente.

Novartis, 250 anni di innovazione

Milano, 3 nov. (askanews) – 250 anni di innovazione scientifica, con lo sguardo rivolto al futuro della medicina. Novartis celebra il suo 30 anniversario e presenta Catalyst, un progetto per rafforzare la ricerca clinica in Italia e avvicinare il progresso scientifico ai bisogni dei pazienti.

Perché il valore di una nuova terapia non si misura soltanto nei risultati clinici, ma anche nella qualità della vita e nelle prospettive che riesce a restituire a chi affronta una malattia.

Le parole di Felice Bombaci, Coordinatore Gruppo Pazienti LMC AIL – Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma: “Un’innovazione che cambia totalmente la prospettiva di vita di un paziente: può tornare alla vita grazie alla diagnosi del tumore al sangue che interrompe il percorso di vita della famiglia del paziente. L’innovazione, nella fattispecie, consiste in una terapia che permette di tenere sotto controllo la malattia e di avere al contempo di un’ottima qualità di vita, tornando a vivere normalmente con i propri progetti e guardando al futuro con ottimismo”.

Per trasformare l’innovazione in opportunità concrete è fondamentale rendere più efficiente l’organizzazione degli studi clinici, superando le frammentazioni e rafforzando la collaborazione tra ospedali, ricercatori e professionisti. È questa la sfida al centro di Catalyst.

L’intervento di Celeste Cagnazzo, Responsabile Unità Ricerca e Sviluppo Clinico dell’Ospedale Regina Margherita e Presidente del Gruppo Italiano Data Manager: “Abbiamo dei ricercatori di alto profilo scientifico, abbiamo le idee, abbiamo le competenze. Tra le criticità, però, vi è la mancanza di una governance della ricerca come sistema Paese, ci sono alcuni centri che funzionano molto bene ma non basta. Dobbiamo sicuramente stabilizzare le infrastrutture di ricerca per dare la possibilità ai clinici di fare i medici e di snellire i processi. L’Italia da questo punto di vista è fortemente arretrata e dobbiamo insegnare ai centri clinici come lavorare meglio e più velocemente. Solo così riusciremo a rilanciare il sistema ricerca Italia”.

Un impegno condiviso, che coinvolge l’intero ecosistema della salute e punta a ridurre la distanza tra le possibilità offerte dalla scienza e le cure realmente accessibili alle persone.

Il commento di Federico Mambretti, Country President Novartis Italia: “L’innovazione che cambia la vita è quell’innovazione che viene scoperta e che arriva effettivamente al paziente, allungando e migliorando la qualità della vita. Novartis ha una storia lunga 250 anni in cui ha cambiato le terapie e i metodi d’approccio di alcune patologie gravi. Facciamo tesoro della nostra esperienza per guardare al futuro e continuare a portare nuove soluzioni ai pazienti italiani”.

Con 924 centri clinici attivi in Italia e iniziative pilota previste in quattro Regioni, Novartis punta a costruire un sistema della ricerca più integrato, efficiente e vicino ai pazienti. Perché l’innovazione, per cambiare davvero la vita, deve poter raggiungere tutti.

Versari (Biorepack): Italia prima in Europa per raccolta umido

Rimini, 3 nov. (askanews) – “L’Italia è certamente un’eccellenza a livello mondiale, soprattutto a livello europeo, per la raccolta dell’umido. L’Italia è il paese che raccoglie più umido in Europa, anche grazie alla presenza nel mercato dei materiali compostabili”. Lo ha detto Marco Versari, past president di Biorepack, il Consorzio nazionale per il riciclo organico degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile, a margine di Ecomondo alla Fiera di Rimini. “E’ grazie ai sacchetti, alle buste della spesa, ai sacchetti ortofrutta, piatti, posate, bicchieri, adesso anche le capsule compostabili che riusciamo, attraverso i cittadini che fanno la raccolta dell’umido tutti i giorni, a fare anche una bellissima raccolta degli imballaggi compostabili”, ha spiegato.

Nel 2025 la popolazione servita dai sistemi convenzionati con il consorzio ha superato il 90%, mentre il tasso provvisorio di riciclo degli imballaggi compostabili si è attestato al 52,5%, oltre l’obiettivo europeo del 50% previsto per lo stesso anno. “Sappiamo di avere raggiunto degli ottimi risultati. In pochi anni Biorepack è stato in grado di coprire praticamente tutto il territorio italiano: tutti i cittadini italiani fanno la raccolta dell’umido e quindi anche la raccolta degli imballaggi compostabil – ha sottolineato Versari -. I margini di miglioramento ci sono sempre, non siamo mai contenti di quello che abbiamo fatto, perché vogliamo raccogliere più imballaggi compostabili, vogliamo raccogliere umido più pulito, in maniera tale da produrre sempre più compost e che questo compost rientri in agricoltura e aiuti l’agricoltura”.

Da Rimini arriva anche un appello. “Prima di tutto un ringraziamento ai cittadini che tutti i giorni lavorano in cucina per fare una buona raccolta dell’umido, delle bioplastiche, del vetro, della carta, della plastica, dell’alluminio, di tutti i materiali e di tutti gli imballaggi. E poi dobbiamo dire ai cittadini: anche voi non dovete essere soddisfatti. Guardate i materiali, selezionateli bene, perché solo attraverso di loro noi possiamo lavorare bene”.

Il 2026 è stato segnato dall’avvio dell’applicazione del regolamento europeo sugli imballaggi Ppwr, che include le capsule monodose di caffè nella definizione di imballaggio, con i relativi obblighi di responsabilità estesa del produttore. Le capsule compostabili possono essere conferite nell’organico insieme al caffè esausto, senza separare contenitore e contenuto. Sul fronte nazionale, la conversione in legge del dl 143/2026 ha introdotto nuovi obblighi di compostabilità per alcune categorie di imballaggi monouso, tra cui quelli per alimenti e bevande consumati nei locali della ristorazione, le monoporzioni di condimenti e alcune confezioni delle strutture ricettive.

Acqua, L’Abbate (M5s): mia proposta di legge sui certificati blu

Roma, 3 nov. – “In Parlamento abbiamo portato a mia prima firma una proposta di legge sui certificati blu, perché la gestione della risorsa idrica sarà il problema del secolo. Però ancora non ci siamo resi conto di quanto è importante, perché qui andiamo incontro a problemi proprio sulla sicurezza alimentare”. Lo ha detto Patty L’Abbate, deputata del Movimento 5 stelle e componente della commissione Ambiente della Camera, a margine di Ecomondo alla Fiera di Rimini.

“E’ bello vedere che in Italia gli imprenditori continuano ad andare avanti, anche se non sono molto aiutati da questo governo”, ha aggiunto. “Nella legge di bilancio vorrei vedere tutta una serie di azioni fatte per aiutare l’Italia che si muove, l’Italia che è qui a Ecomondo, sul riciclo, sulla gestione dell’acqua”. La deputata ha richiamato anche gli attacchi hacker ai sistemi di refrigerazione dei supermercati in altri Paesi europei: “Se succede in Italia e vanno al macero una serie di prodotti che noi mangiamo, che cosa accade? Bisogna essere attenti anche a questo e prevenire, ed evitare quindi di danneggiare sia il cibo sia le imprese italiane”.

Midterm, 3 astronauti Nasa hanno votato dalla Stazione spaziale

Roma, 3 nov. (askanews) – Per le elezioni di Midterm il vano notte dell’astronauta Anil Menon, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, è diventato una cabina elettorale. In un breve video pubblicato su X, Menon ha raccontato di aver utilizzato il proprio computer per compilare e inviare una scheda elettorale elettronica alla contea di Harris, in Texas. Anche i suoi compagni di equipaggio, Jessica Watkins e Luke Delaney – riporta la Associated Press – hanno fatto lo stesso.

La contea di Harris ospita il Johnson Space Center della Nasa e il centro di controllo della missione. Gli astronauti statunitensi votano dallo spazio dal 1997.

Ecomondo apre a Rimini, l’economia circolare guarda al mondo

Rimini, 3 nov. (askanews) – Rifiuti che tornano materia, acqua da recuperare, scarti che diventano business. In un mondo che si contende risorse ed energia, l’economia circolare si dà appuntamento a Rimini, dove apre Ecomondo. Al taglio del nastro il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin: “Ecomondo – spiega – è anche un luogo dove si trovano i risultati delle più moderne tecnologie, dai robot utilizzati per le verifiche nei luoghi meno sicuri, piuttosto che materiali molto particolari”.

Nel giorno d’apertura gli Stati generali della green economy fotografano un Paese con più ombre che luci: emissioni di nuovo in crescita, rinnovabili lontane dagli obiettivi 2030. “Ecomondo – commenta il presidente dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale – è stata capace di immaginare il futuro e anche di immaginare la rilevanza dell’economia circolare nel sistema più complessivo produttivo del nostro paese. L’Emilia-Romagna vanta tanti primati, dall’anno scorso quello sulla percentuale di raccolta differenziata, vanta il primato degli investimenti in ricerca e sviluppo del proprio sistema produttivo ed Ecomondo è anche un’occasione per mettere in mostra le nostre eccellenze come poi anche per imparare”.

Un comparto cresciuto per decenni, che oggi fa i conti con tensioni geopolitiche e concorrenza asiatica. La risposta passa dai mercati esteri, con espositori stranieri in crescita del 19 per cento. La rotta la indica il presidente di Italian Exhibition Group, Maurizio Ermeti: “Attraverso il lavoro che da anni stiamo facendo insieme con le imprese, con gli stakeholder e con i player internazionali, anche con questa edizione sapremo costruire, ridare fiducia e energia al mondo delle imprese per continuare a crescere, a migliorarsi, a portare grande beneficio al nostro paese, migliorando ancora di più quelle che sono le proprie performance”.

Midterm, Cnn: voto anticipato ha già superato il totale del 2022

Roma, 3 nov. (askanews) – Il voto anticipato per le midterm americane ha superato il totale del 2022, secondo i dati raccolti da Cnn, Associated Press e Catalist. Nello specifico, sono già stati espressi oltre 58,5 milioni di voti anticipati.

La Cnn riporta che si tratta già di oltre un milione di schede elettorali anticipate in più rispetto a quelle espresse nel 2022, nonostante questo conteggio presenti dati limitati o mancanti provenienti da diversi Stati e non includa i milioni di schede elettorali inviate per posta che probabilmente verranno restituite oggi o nei prossimi giorni.

Un tool digitale per fare testamento e aiutare i rifugiati

Roma, 3 nov. (askanews) – La tecnologia entra sempre più nella quotidianità degli over 70, ma quando si tratta di prendere decisioni con valore legale la fiducia diminuisce. È quanto emerge da una ricerca di AstraRicerche per l’Alto commissariato ONU per i rifugiati, che ha coinvolto oltre mille persone tra i 50 e gli 80 anni.

Tra gli over 70, il 93 per cento utilizza autonomamente gli strumenti digitali per restare in contatto con familiari e amici, mentre il 72 per cento effettua acquisti online. Ma la percentuale di chi si sente a proprio agio nel compilare autonomamente documenti con valore legale scende al 44 per cento. E solo il 42,4 per cento si fiderebbe di uno strumento online per essere guidato nella scrittura del proprio testamento.

Proprio per rispondere a queste difficoltà, l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati lancia un nuovo servizio digitale gratuito, realizzato con il supporto pro bono dello studio legale DLA Piper e del notaio Angelo Busani.

La piattaforma accompagna gli utenti nella preparazione della bozza del testamento, fornendo indicazioni sulle regole da rispettare e una stima della quota del patrimonio che può essere destinata liberamente. E possibile anche indicare beni, somme o percentuali da lasciare alle persone care e, se lo si desidera, alla causa dei rifugiati.

La bozza generata non ha valore legale: per diventare un testamento olografo dovrà essere ricopiata interamente a mano, datata e firmata. Lo strumento non sostituisce quindi la consulenza professionale, ma offre un primo orientamento.

L’iniziativa punta anche a promuovere i lasciti solidali: contributi che, anche senza grandi patrimoni, possono sostenere nel tempo le attività di protezione e assistenza dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati a favore delle persone costrette a fuggire da guerre e persecuzioni.

Oriens sbarca a Torino per supportare le PMI

Torino, 3 nov. (askanews) – Oriens sbarca anche in Piemonte e lo fa con la nuova sede a Torino. Un investimento che permette all’azienda di consulenza di ampliare la propria presenza nel Nord Italia e rafforzare il rapporto con le imprese dell’area torinese.

“La nuova apertura in Piemonte rappresenta un’ulteriore tappa nel processo di sviluppo territoriale di Oriens. Vogliamo portare supporto strategico e organizzativo alle piccole e medie imprese anche di questo territorio, sul quale lavoriamo già da anni e con il quale si sono instaurati ottimi rapporti. La partnership con Roberto Cucchi e la sua squadra ci permette adesso di avere una sede e una presenza continuativa sul posto, un fattore fondamentale per dare continuità alla relazione con gli imprenditori” ha dichiarato Giuseppe Piazza, Founder & CEO di Oriens Consulting.

L’obiettivo è migliorare il dialogo con le piccole e medie imprese locali e guidarle da vicino, con soluzioni su misura per ogni azienda.

“Noi li aiutiamo a migliorare la propria organizzazione. Non andiamo a insegnare agli imprenditori come fare gli imprenditori, ma li supportiamo nel migliorare la loro organizzazione con l’obiettivo di rendere l’azienda un meccanismo autonomo. Perché oggi le aziende, per essere vendibili e per permettere agli imprenditori di ottenere a fine carriera il giusto riconoscimento, devono essere autonome” ha aggiunto Roberto Cucchi, Business Partner Oriens di Area Piemonte.

Oggi, però, per molti la vera sfida è un’altra: riuscire ad attrarre e soprattutto trattenere le persone e i talenti giusti.

“È fondamentale che chi è alla guida dell’azienda rifletta sulle proprie abilità e capacità di leadership, e che renda chiare la direzione e il progetto d’impresa. Questo permette di creare una cultura capace di accompagnare la realizzazione di quel progetto attraverso il contributo delle persone” ha concluso Alessandra Veronese, HR Consultant di Oriens.

Perché guidare un’azienda nel futuro richiede una visione chiara, una guida solida e la capacità di mettere sempre le persone al centro.

Midterm, Cnn: voto anticipato ha già superato il totale del 2022

Roma, 3 nov. (askanews) – Il voto anticipato per le midterm americane ha superato il totale del 2022, secondo i dati raccolti da Cnn, Associated Press e Catalist. Nello specifico, sono già stati espressi oltre 58,5 milioni di voti anticipati.

La Cnn riporta che si tratta già di oltre un milione di schede elettorali anticipate in più rispetto a quelle espresse nel 2022, nonostante questo conteggio presenti dati limitati o mancanti provenienti da diversi Stati e non includa i milioni di schede elettorali inviate per posta che probabilmente verranno restituite oggi o nei prossimi giorni.

Intesa Sp, conti record nei 9 mesi e migliora guidance utile 2026

Milano, 3 nov. (askanews) – L’Ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha siglato una trimestrale che ha portato il gruppo a realizzare “il miglior utile netto di sempre” nei nove mesi al 30 settembre 2026 e a mettere fieno in cascina per conseguire a fine esercizio un utile netto la cui guidance è stata migliorata a “ben oltre” 10 miliardi di euro dalla precedente stima di “oltre” 10 miliardi. Il Cda di Intesa ha così deciso la distribuzione di un acconto dividendi cash per 3,813 miliardi di euro complessivi – vale a dire 22 centesimi di euro lordi per azione – a valere sui risultati del 2026, che sarà messo in pagamento il 25 novembre prossimo.

In sintesi, nei primi nove mesi dell’esercizio in corso l’utile netto del gruppo è salito a 8,2 miliardi di euro (+8,1% rispetto ai primi 9 mesi 2025), i proventi operativi netti si sono attestati a 21,457 miliardi (+5%), con un +2,3% per gli interessi netti saliti a 11,366 miliardi, un +5,2% per le commissioni nette (a 7,718 mld), un +5,8% per il risultato dell’attività assicurativa (a 1,451 mld) e un forte aumento per il risultato netto delle attività e passività finanziarie al fair value (+38,7% a 878 mln). I costi operativi sono scesi nel periodo dell’ 1,3 attestandosi a 7,876 miliardi, con un cost/income al 36,7%. Il Cet 1 ratio si è attestato al 13,1 (deducendo dal capitale la distribuzione maturata nei 9 mesi 2026).

Risultati che, ha sottolineato il top manager “confermano la solidità del nostro modello di business e la capacità di dare piena esecuzione al Piano d’Impresa 2026-2029”. Conseguiti, peraltro, “nonostante l’impatto fiscale di quasi un miliardo di euro della Legge di Bilancio 2026”, che ha generato da parte di Intesa 5,2 miliardi di euro di imposte dirette e indirette. Sta proprio qui – dopo la decisione del governo di imporre quest’anno un nuovo prelievo a banche e assicurazioni nonostante l’accordo a valenza triennale che era stato varato – la nota dolente che increspa lo sfondo della bella giornata dei conti, salutata in Borsa con un +0,57% del titolo a 5,987 euro in un mercato che ha chiuso piatto.

“L’anno scorso avevamo preso un accordo per il versamento di un contributo triennale e il governo non ha rispettato questo accordo, perchè ha deciso un’ulteriore imposta per quest’anno e probabilmente anche per il prossimo anno per il sistema bancario”, ha ribadito oggi Messina definendo l’aumento del prelievo annunciato per banche e assicurazioni come una tassa “al quadrato” che “è incredibile e non paragonabile con quanto accade in altri Paesi”. Secondo Messina, “probabilmente occorre evitare un approccio populista” secondo il quale prendere misure contro il settore finanziario “può dare contributi in termini elettorali”. Il banchiere ha quindi rimarcato il ruolo del comparto bancario e assicurativo a supporto dello sviluppo dell’economia del Paese e quale finanziatore di una larga fetta del debito pubblico italiano (circa 780 miliardi di euro complessivi).

L’impatto specifico che la Legge Finanziaria del 2026 potrà avere sul gruppo Intesa Sanpaolo, non è ancora quantificabile al momento: “dobbiamo attendere la conclusione dell’iter” della manovra, ha replicato Messina. “Faremo del nostro meglio per andare a compensare e lavorare su piani d’emergenza per quanto riguarda i costi e altre linee di bilancio”, ha aggiunto. Insomma, giudizio positivo in merito all’azione del governo e sulla stabilità dei conti italiani, ma forti riserve sulla manovra. “Valutando l’Italia direi che ci troviamo in una posizione unica in termini di stabilità. Il Governo, Giorgia Meloni e Giorgetti hanno veramente fatto un ottimo lavoro. Della finanziaria non sono altrettanto felice”, ha affermato.

Procede bene, intanto, il percorso verso l’Opas che porterà all’integrazione di Mps, con il rapporto di cambio relativo alla parte in azioni dell’Offerta che è stato adeguato oggi da 1,6 a 1,664 azioni ordinarie Isp di nuova emissione per ciascuna azione Mps portata in adesione all’Ops, per neutralizzare l’effetto dello stacco dell’acconto del dividendo”.

Messina ha ribadito che il progetto con Mps “è solido” e l’operazione consentirà alla Cà de Sass di “anticipare di tre anni il raggiungimento degli obiettivi del Piano d’Impresa”. Il nuovo Gruppo, ha ricordato, “potrà conseguire un utile netto superiore a 16 miliardi di euro nel 2029, con distribuzioni complessive agli azionisti stimate in circa 61 miliardi di euro nel periodo 2025-2029, ossia 11 miliardi in più rispetto a quanto previsto dal nostro Piano d’Impresa annunciato a febbraio”. Il numero uno di Intesa Sanpaolo ha infine confermato che, per il gruppo, Mediobanca e le sue persone hanno “un grande valore” e ha assicurato che su Mediobanca e le sue persone si intende continuare a investire.

Manovra, scintille Lega-Fdi su pensioni. E rispunta condono Campania

Roma, 3 nov. (askanews) – Scintille Lega-Fratelli d’Italia sulla manovra, in particolare per quel che riguarda il capitolo pensioni, tra il fondo per l’anticipo volontario del pensionamento a 64 anni voluto dalla Lega ed il nodo della stretta sulle rivalutazioni che FdI e Forza Italia vorrebbero attenuare.

Ad aprire l’offensiva è stato il vicepremier Matteo Salvini che a margine dell’Eicma ha affermato: “Come io rispetto gli altri, conto che tutti rispettino quella che è la priorità della Lega, che è il superamento della legge Fornero, che è quota 64, a partire già dal 2027. Dico agli amici della maggioranza, col totale rispetto per tutti gli interventi che ci sono in manovra, – il taglio dell’Irpef, l’aumento della flat tax per le partite Iva – il fondo per l’uscita in anticipo rispetto a quanto previsto dalla Fornero è un fondo per arrivare a quota 64. Siccome leggo varie ed eventuali, l’uscita anticipata per chi vorrà è una scelta, non è un obbligo, per chi vorrà andare in pensione a 64 anni dal 2027 il fondo per la previdenza per quello è stato disegnato, non per altro”.

A stretto giro è arrivata la replica di Fratelli d’Italia, per bocca del presidente della Commissione Finanze della Camera Marco Osnato. “Ho letto un’agenzia – ha ribattuto – nella quale Salvini dice che bisogna rispettare i patti. Noi li rispettiamo, nel farlo non c’era da chiedere più di quello che si ha avuto”.

Sulle pensioni c’è anche l’impegno di Forza Italia. La manovra è “seria, responsabile ed equilibrata” per Maurizio Casasco, deputato e responsabile Economia del partito, il quale assicura che “Forza Italia si è impegnata a valutare con grande attenzione le richieste avanzate in materia di perequazione delle pensioni, sensibilizzando il governo e verificando, nel rispetto delle compatibilità finanziarie, quali ulteriori interventi possano essere realizzati”. Intanto domani, sulla manovra, dopo l’incontro di ieri con la segretaria Cisl Danilea Fumarola, Antonio Tajani vedrà una delegazione di Confsal guidata dal segretario generale Angelo Raffaele Margiotta.

La Lega non è contenta neppure dei tagli al personale della scuola, su cui il leader ha garantito: “io non ne sapevo niente”. Nel pomeriggio fonti del Carroccio (che esprime peraltro sia il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che il titolare dell’Istruzione, Giuseppe Valditara) hanno fatto sapere che “tecnici e parlamentari della Lega sono al lavoro per individuare le risorse necessarie a evitare i tagli ipotizzati agli organici del mondo della scuola”.

Il Carroccio torna anche a sollecitare un nuovo intervento sulle banche. “Siamo felici che Intesa Sanpaolo continui a macinare utili record. Se gli utili continuano a crescere a questi ritmi, un contributo aggiuntivo al Paese non dovrebbe certo essere un problema”, suggerisce il deputato Alberto Luigi Gusmeroli, presidente della commissione Attività Produttive e responsabile Economia della Lega. Sul tema proprio oggi è tornato a intervenire l’Ad di Intesa Carlo Messina, per il quale “occorre evitare un approccio populista”, secondo il quale prendere misure contro il settore finanziario “può dare contributi in termini elettorali”.

Intanto Fratelli d’Italia si prepara a ripresentare in legge di bilancio l’emendamento ritirato lo scorso anno, e trasformato in ordine del giorno, che punta a riaprire il condono 2003 alla regione Campania. Secondo quanto si apprende a presentare la proposta in manovra sarà la deputata campana di FdI, Imma Vietri. Quando il governo Berlusconi varò il condono nel 2003, infatti, l’allora giunta Bassolino decise di bloccare la sanatoria sul territorio campano. Resterebbero quindi vigenti in regione, secondo i calcoli di Fratelli d’Italia, circa 50mila ordinanze di abbattimento relative a case non condonate nel 2003. La norma dovrebbe quindi puntare a riaprire i termini di adesione al condono per chi aveva i requisiti alla data del 2003. Una volta approvata legge di bilancio, la Regione Campania avrà 60 giorni per recepire la misura e quindi deciderà se applicarla o meno.

Midterm, in Sud Carolina schede in elicottero per spoglio più rapido

Roma, 3 nov. (askanews) – Diverse centinaia di schede elettorali provenienti dal seggio più remoto della Carolina del Sud dovrebbero essere conteggiate molto più rapidamente questa sera grazie all’elicottero dell’ufficio dello sceriffo locale.

Sull’isola di Daufuskie, situata all’estremità meridionale della costa dello Stato, non ci sono ponti che la colleghino alla terraferma. Nelle elezioni precedenti, i funzionari elettorali hanno dovuto raccogliere le schede e le altre attrezzature e attendere gli orari del traghetto di linea o trovare un’altra imbarcazione. Questo ha comportato ritardi fino a cinque ore nella comunicazione dei risultati, riferisce l’Associated Press.

Se le condizioni meteorologiche saranno favorevoli, le schede espresse dai circa 525 elettori registrati di Daufuskie Island dovrebbero essere conteggiate più o meno contemporaneamente a quelle del resto della contea di Beaufort.

Durante le elezioni presidenziali del 2024, i residenti dell’isola hanno espresso 392 voti.

L’Ap riferisce che una volta il seggio elettorale di Daufuskie Island ha fatto aspettare fino alle prime ore del mattino, perché la persona incaricata di riportare le schede sulla terraferma si era fermata a pescare.

Midterm, Trump: a Guam vincono i Repubblicani. Speriamo sia segnale

Roma, 3 nov. (askanews) – “Guam, da sempre considerato un territorio fortemente democratico, ha appena visto l’assegnazione anticipata della vittoria ai Repubblicani per la carica più importante, quella di Governatore: congratulazioni a Tony Ada! Inoltre, i Repubblicani hanno ottenuto la maggioranza nel Senato locale. Wow, speriamo che sia un segnale di ciò che accadrà in futuro!”. Lo ha scritto su Truth Social il presidente degli Stati Uniti Donald Trump riferendosi all’isola del Pacifico occidentale, territorio statunitense situato in Micronesia.

Midterm, Naacp: elettori afroamericani riconoscono urgenza del momento

Roma, 3 nov. (askanews) – Derrick Johnson, presidente della storica organizzazione statunitense per la difesa dei diritti civili degli afroamericani NAACP, ha dichiarato a NBC News di essere incoraggiato dai dati sull’affluenza al voto anticipato registrati negli Stati del Sud, affermando che gli elettori afroamericani “riconoscono l’urgenza del momento”.

“Conoscono la storia degli Stati del Sud e i tentativi di ridurre la partecipazione elettorale degli afroamericani. Per questo le persone stanno andando a votare”, ha affermato l’attivista americano.

“Non si possono continuare ad attaccare i diritti degli elettori afroamericani aspettandosi che la comunità non reagisca. E le persone stanno rispondendo di conseguenza”, ha specificato Johnson riferendosi a quanto accaduto in Louisiana dove una causa è arrivata fino alla Corte Suprema, in virtù della drastica limitazione dell’utilizzo del criterio razziale nella definizione dei collegi elettorali per il Congresso.

Midterm, Gasparri (FI): preoccupa deriva fondamentalista Partito democratico

Roma, 3 nov. (askanews) – “Ho sempre pensato che Trump rappresenti una scelta piuttosto eccentrica rispetto alla tradizione repubblicana americana. Basti pensare alla vicenda dei dazi, che ha creato tensioni tra gli Stati Uniti e l’Unione europea, mentre noi siamo storicamente favorevoli a un’alleanza euro-atlantica stabile. Le previsioni per Trump non sono particolarmente favorevoli, anche se spesso vengono smentite. Trump arriva sicuramente a queste elezioni ‘affannato’. Allo stesso tempo, mi preoccupa una deriva fondamentalista del Partito democratico. Vedo alcuni candidati con posizioni di estrema sinistra, fuori dagli schemi tradizionali dello stesso Partito democratico, come nel caso del sindaco di New York. Trump è apparso sopra le righe in molte occasioni”. Così il presidente della Commissione Esteri e Difesa del Senato, Maurizio Gasparri, a Sky Economia su Sky Tg24.

“Tuttavia, mi pare che anche il Partito democratico stia uscendo dai canoni tradizionali. Vedremo come andrà a finire, perché il rapporto con l’America è fondamentale per noi sia per l’aspetto economico che per quello della difesa. Per questo, in Italia, c’è grande attenzione nel capire quale sarà l’esito di queste elezioni”, ha aggiunto.

Midterm, amministrazione Usa: "Cauto ottimismo" alla Casa Bianca

Roma, 3 nov. (askanews) – Il clima alla Casa Bianca nel giorno delle elezioni è di “cauto ottimismo”. Lo ha riferito alla Cnn un funzionario dell’amministrazione americana, mentre gli elettori si recano alle urne per decidere chi controllerà il Congresso.

Un consigliere che ha parlato con il presidente Donald Trump ieri sera ha dichiarato che “è un eterno ottimista ed era di ottimo umore”.

A livello pubblico, il messaggio è stato incentrato sulla mobilitazione degli elettori. Stephen Miller, vice capo di gabinetto della Casa Bianca per le politiche, questa mattina ha affidato a X una sola parola: “Votate”.

Nella mattinata di martedì, Trump è intervenuto telefonicamente in due interviste, a ‘Fox & Friends’ e al ‘The Dan Bongino Show’. Durante il collegamento con Fox ha fatto un annuncio a sorpresa, dichiarando che gli aiuti a Israele saranno interrotti alla fine dell’anno.

Alla vigilia delle elezioni, Trump era intervenuto presso la Reflecting Pool del Lincoln Memorial con un discorso presentato come il suo messaggio conclusivo in vista delle elezioni di midterm, ma che si è concentrato soprattutto sui suoi progetti di ristrutturazione di Washington. Per oltre 20 minuti ha parlato della Reflecting Pool, mostrando anche alcune immagini, e di altri interventi nella capitale.

Un argomento che era ancora nei suoi pensieri questa mattina.

“La Reflecting Pool è magnifica. Abbiamo riaperto 83 statue e monumenti, strutture che erano state abbandonate per 50 anni. Erano ricoperti di graffiti rossi. Ora sono splendidi, più belli di quando furono costruiti. È un posto meraviglioso”, ha dichiarato Trump a Bongino.

Borse Europa chiudono tutte in calo, a Milano Ftse-Mib -0,01%

Roma, 3 nov. (askanews) – Finale di seduta in ribasso anche per la Borsa di Milano, unica in Europa a mantenere una dinamica leggermente positiva nel pomeriggio, poi sfumata a fine sessione. L’indice Ftse-Mib ha concluso le contrattazioni con un meno 0,01%, con i cali più forti su Stellantis (-3,88%), Brunello Cucinelli (-3,55%), Tenaris (-2,42%) e Eni (-1,81%).

In rialzo invece Ferrari (+4,47%), Amplifon (+2,98%) e Avio (+2,53%). Tutte in ribasso le maggiori piazze europee: Londra la peggiore al meno 1,12%, Francoforte meno 0,46%, Madrid meno 0,91%, Parigi meno 0,34%.

Per quanto riguarda l’obbligazionario pubblico, la seduta è stata di sostanziale stabilità. I Btp decennali hanno chiuso con rendimenti al 4,45%, circa 1 punto in base in più rispetto a ier, e un differenziale rispetto ai tassi dei Bund tedeschi equivalenti, lo “spread”, a 114 punti pase.

I mercati risentono delle dinamiche delle trimestrali di bilancio delle società, in piena stagione delle pubblicazioni, ma sono anche in attesa di vedere gli esiti delle elezioni di mid term negli Stati Uniti stanotte. Wall Street procede contrastata, il Dow Jones cala dello 0,37% mentre l’S&P 500 è positivo per lo 0,42% e il Nasdaq guadagna uno 0,82%. Dopo l’effetto zavorra dei risultati di Apple, oggi il compartto tecnologico torna a risalite con guadagni tra diversi dei maggiori gruppi del settore, come Amd (+4,79%) e Nvidia (+2,75%).

Trump blocca aiuti militari a Israele, Cnn: scelta legata a El-Sayed

Roma, 3 nov. (askanews) – L’Election Day negli Stati Uniti è appena iniziato, ma una questione centrale della campagna elettorale sta già avendo ripercussioni sulle politiche in gioco. Il presidente Donald Trump ha colto di sorpresa persino i conduttori di Fox News quando, durante un’intervista rilasciata stamane, ha dichiarato che, a causa degli attacchi provenienti dalla sinistra politica, intende interrompere gli aiuti militari statunitensi a Israele entro la fine dell’anno. Trump ha sostenuto che lo stesso primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu gli avrebbe riferito che Israele non ha bisogno di tali aiuti. “Perché dovremmo subire gli attacchi di folli come (Abdul) El-Sayed, quando loro (Israele) non ne hanno bisogno?”, ha chiesto Trump, riferendosi al candidato democratico al Senato per lo Stato del Michigan.

Se venisse eletto, ricorda la Cnn, El-Sayed diventerebbe il primo senatore musulmano. L’indignazione della democratica Haley Stevens per uno spot — promosso da un gruppo esterno a sostegno di El-Sayed, che collegava gli aiuti a Israele alle difficoltà degli americani nel far fronte al costo della vita — sembra aver contribuito alla sua sorprendente decisione, presa domenica, di ritirare il proprio sostegno al candidato democratico per schierarsi invece con quello del Partito Repubblicano.

Gli aiuti a Israele sono stati un tema cruciale in questa competizione elettorale. Gli aiuti statunitensi in questione — poco meno di 4 miliardi di dollari l’anno — tra l’altro vanno a beneficio anche dell’industria della difesa americana, poiché vengono utilizzati per l’acquisto di equipaggiamenti militari prodotti negli Stati Uniti. Trump ha affermato che Israele potrà continuare ad acquistare tali equipaggiamenti per conto proprio.

Interpellato sulla possibilità che questa scelta di tagliare gli aiuti servisse specificamente a sottrarre un argomento di dibattito alla sinistra, insiste la Cnn, Trump ha lasciato intendere che sia proprio così. “La sinistra usa il versamento di 4 miliardi di dollari — un dato noto a tutti, non è certo un segreto — come prova di un’ingiustizia; non possiamo permettere che accada”, ha dichiarato ai microfoni di Fox.

Tuttavia, è il Congresso, e non il presidente, a decidere l’allocazione dei fondi provenienti dai contribuenti statunitensi. A luglio, oltre 100 legislatori democratici hanno votato a favore di un emendamento — poi respinto — volto a bloccare gli aiuti militari a Israele. Anticipando le possibili battaglie sul bilancio che potrebbero sorgere qualora i Democratici ottenessero il controllo del Congresso, Trump ha affermato che utilizzerà i risparmi derivanti da questo taglio per tentare di pareggiare il bilancio federale; un obiettivo che non viene raggiunto da anni, anche a causa dei tagli alle tasse attuati dallo stesso Trump e dai Repubblicani.

Cosmo annuncia il nuovo album "Il fiore del futuro"

Milano, 3 nov. (askanews) – A soli sette mesi dall’uscita de “La fonte”, Cosmo annuncia il nuovo album “Il fiore del futuro”, in uscita venerdì 20 novembre per Columbia Records – Sony Music Italy/42Records, ora disponibile in preorder, e ne svela la tracklist.

Un annuncio che, in realtà, era già scritto. “Il fiore del futuro” era nei piani di Cosmo ancora prima dell’uscita de “La fonte” e del successivo tour matinée, disseminato tra le tracce e i dettagli del precedente lavoro attraverso una serie di indizi e anticipazioni. Tra questi, una cartolina inserita all’interno del vinile de “La fonte”, che riportava già il titolo “Il fiore del futuro” e la data di novembre 2026. A questi indizi si sono aggiunte due anticipazioni musicali: durante l’ultima data del suo tour estivo matinée all’Auditorium Parco della Musica di Roma, Cosmo ha sorpreso il pubblico eseguendo l’inedito “Desperado dell’amore”, brano che apre il nuovo disco. Più recentemente, l’artista ha condiviso sui suoi canali social un secondo estratto i cui versi, tra tensioni sociali e immagini di ribellione, hanno assunto una particolare risonanza alla luce delle proteste delle ultime settimane.

Due dischi, due facce della stessa medaglia. Se “La fonte” era il giorno, “Il fiore del futuro” è la notte. Se il primo esplorava una dimensione più sentimentale e introversa, il secondo ne rivela il lato più sensuale ed estroverso. Due anime complementari di un unico universo musicale, che si incontrano e si rispondono. Un legame che si inserisce nel percorso di ricerca avviato con “Sulle ali del cavallo bianco” (2024) e proseguito con “La fonte” (2026), ma che trova tra questi ultimi due lavori una connessione ancora più diretta, non soltanto concettuale ma anche sonora: il suono che chiude la coda di “Sboccia il fiore”, ultima traccia de “La fonte”, è esattamente lo stesso che apre “Desperado dell’amore”, primo brano de “Il fiore del futuro”.

Con questo album Cosmo si spinge ancora una volta oltre i confini del proprio suono, dando spazio a una scrittura istintiva e imprevedibile e costruendo un universo musicale in cui le canzoni prendono forma gradualmente, si dilatano e si accendono in improvvise esplosioni di energia. La sua voce diventa parte integrante della materia sonora, attraversa le melodie, si aggrappa alle parole e le trasforma in richiami.

“Il fiore del futuro” è soprattutto un disco attraversato dal coraggio e dalla speranza. Un disco che custodisce la sua identità più autentica, quella di un artista che continua a seguire le proprie intuizioni, senza preoccuparsi di trovare una direzione prevedibile o una forma definitiva. Libero, ancora una volta, di sorprendere.

“Il fiore del futuro” sarà disponibile in diversi formati fisici: vinile trasparente e vinile rosso, entrambi nelle versioni standard e autografata, e CD, anch’esso disponibile in versione standard e autografata.

La tracklist Desperado dell’amore Sto da dio Vacci piano Provo a vivere Ultrapop Appunti Quale fiore Smontami Il futuro pt. 1 Il futuro pt. 2 Dalla tua fonte alla mia bocca Frittura d’amore Collegarsi Prendersi cura

Ecomondo, Comieco: riciclo imballaggi carta e cartone vola a 93,1%

Rimini, 3 nov. (askanews) – Nel 2025 gli italiani hanno raccolto quasi 4 milioni di tonnellate di carta e cartone, con una media di 67,5 kg per abitante e oltre 60mila tonnellate in più rispetto al 2024, circa il 60% delle quali dal Mezzogiorno. Sud e Isole superano per la prima volta la soglia di un milione di tonnellate, mentre il tasso di riciclo degli imballaggi cellulosici raggiunge il 93,1%, oltre 8 punti sopra il target europeo dell’85% fissato al 2030. Sono i dati del 31esimo Rapporto annuale di Comieco, il Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica, illustrati a Ecomondo alla Fiera di Rimini.

“L’Italia ha fatto un ulteriore balzo in avanti nella raccolta differenziata di carta e cartone: siamo prossimi ai 4 milioni di tonnellate. 25 anni fa eravamo a 1 milione, il Sud era quasi assente e proprio il Sud raggiunge il primo milione di tonnellate di carta e cartone raccolte nel 2025”, ha detto il direttore generale di Comieco, Roberto Di Molfetta. “Sono risultati importanti che derivano dalla collaborazione stretta che c’è col sistema dei comuni italiani. Quest’anno abbiamo rinnovato ad aprile l’accordo nazionale mettendo sul piatto dei comuni risorse aggiuntive che man mano cresceranno nei prossimi anni proprio per sostenere maggiormente e con più intensità la raccolta differenziata di carta e cartone”.

Il Nord mantiene la leadership con oltre 2 milioni di tonnellate e 74,7 kg per abitante. L’Emilia-Romagna si conferma la regione con la raccolta pro capite più alta, 99,8 kg, mentre la Valle d’Aosta registra la crescita più marcata, +7%. Il Centro raggiunge 886mila tonnellate e 75,7 kg per abitante, con la Toscana a 85,5 kg, circa 2 in più dello scorso anno. Al Sud la media sale a 52,5 kg per abitante e tutte le regioni sono in crescita: il Molise segna l’incremento maggiore, +11%, sfiorando i 48 kg, mentre la Sardegna resta la regione meridionale più virtuosa con 64,2 kg.

Con 944 convenzioni attive, Comieco copre il 92% dei Comuni e il 96,8% della popolazione. Nel 2025 il consorzio ha gestito l’avvio a riciclo di oltre 2,5 milioni di tonnellate di materiali cellulosici e ha riconosciuto ai Comuni oltre 240 milioni di euro per i servizi di raccolta, più altri 60 milioni per le attività di lavorazione in impianto. “È la riprova di quanto la differenziata generi benefici non solo ambientali ma anche economici”, ha sottolineato il presidente Amelio Cecchini.

Resta aperto il nodo della qualità: nel Sud solo circa la metà della carta e del cartone raccolti rientra nella prima fascia, con impurità inferiori al 3%, contro oltre l’80% del Centro-Nord. Il nuovo Allegato tecnico carta dell’Accordo quadro Anci-Conai, in vigore dal primo maggio, aumenta i corrispettivi per i Comuni e introduce una fascia premium che porta il corrispettivo al 102,5% per le raccolte domestiche con impurità sotto il 2%.

“Abbiamo raggiunto un obiettivo importante: ormai negli ultimi 4 anni oltre nove imballaggi su 10 in Italia vengono riciclati, grazie sia alla raccolta comunale ma anche alla raccolta su superficie privata”, ha spiegato Di Molfetta. “Abbiamo però dei nuovi obiettivi che ci pone il regolamento europeo entrato in vigore il 12 agosto scorso. Stiamo parlando di innovazione degli imballaggi, riduzione degli spazi vuoti, imballaggi più facilmente riciclabili e poi c’è un obiettivo specifico che riguarda i cartoni del latte, dei succhi di frutta: qui abbiamo bisogno di più collaborazione da parte dei cittadini, che li possono mettere nella raccolta differenziata della carta”. In alcune regioni, ha precisato, vanno invece conferiti insieme ad altri imballaggi per liquidi, per scelta regionale. “Abbiamo un obiettivo specifico al 2035: c’è un percorso di crescita che però in questa fase deve essere particolarmente intensificato. Ci siamo”.

Per il 2026 Comieco stima il superamento dei 4 milioni di tonnellate dalla raccolta comunale, con un potenziale di crescita di oltre 400mila tonnellate ancora da intercettare.