Home Blog

Chiara Galiazzo esce col nuovo singolo "Basta poco"

Milano, 7 mag. (askanews) – Sarà disponibile dall’8 maggio “Basta poco” (Altafonte Italia), il nuovo singolo di Chiara Galiazzo, un inno pop luminoso alla libertà e alla semplicità. Tra immagini urbane e slanci immaginifici, la voce inconfondibile di Chiara racconta un’evasione emotiva dove basta uno sguardo per sentirsi altrove. Le sere d’estate fanno da sfondo a un viaggio intimo e condiviso: senza mappe né mezzi, solo la forza di un legame capace di aprire ogni porta e trasformare l’ordinario in meraviglia.

Scritto da Chiara Galiazzo insieme a Alessandro Casillo, Piccolo G, Marco Di Martino e Danusk che lo ha anche prodotto, il singolo rappresenta un nuovo tassello del percorso artistico di Chiara confermandone la capacità di unire immediatezza pop e profondità emotiva.

Con l’uscita di “Basta Poco”, Chiara si prepara a incontrare il pubblico dal vivo durante uno speciale tour nei teatri organizzato da IMARTS – International Music And Arts in partenza il prossimo autunno dal titolo “Nuova Luce”.

In questo nuovo progetto live, Chiara proporrà i brani più amati del suo repertorio in una veste inedita, dove un quartetto d’archi dialogherà con sonorità elettroniche, dando vita a un’esperienza musicale elegante e contemporanea.

Di seguito il calendario di “Nuova Luce – il tour nei teatri”:

20 novembre : Coriano (Rn) – Teatro CorTe

23 novembre : Milano (Mi) – Teatro Manzoni

27 novembre : Mestre (Ve) – Teatro Corso

9 dicembre: Ferrara – Teatro Nuovo

17 dicembre : Roma – Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone

Le prevendite saranno aperte il 15 maggio.

Razzo su base Unifil del contingente italiano in Libano: nessun ferito

Roma, 7 mag. (askanews) – Un razzo è caduto all’interno della base di Shama, sede del contingente italiano di Unifil Sector West questo pomeriggio. Non si registrano feriti tra il personale italiano, solo lievi danni a un mezzo militare.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto, si apprende dal ministero della Difesa, è in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Portolano, con il Comandante del COVI, Generale di Corpo d’Armata Iannucci e con il Comandante del contingente italiano per seguire costantemente l’evoluzione della situazione.

Sono attualmente in corso accertamenti per valutare con precisione la provenienza del razzo, nonché la dinamica dell’accaduto.

Biennale Arte 2026, nei Padiglioni di Qatar e Marocco

Venezia, 7 mag. (askanews) – Il Padiglione del Qatar alla Biennale Arte di Venezia unisce musica, cinema e cibo come pratiche culturali interconnesse, sviluppandosi attraverso incontri che esplorano l’ospitalità, la migrazione, la memoria e la continuità nel mondo arabo. Il padiglione temporaneo è stato progettato dall’artista thailandese Rirkrit Tiravanija, con la monumentale scultura in resina e taniche di benzina dell’artista kuwaitiana-portoricana Alia Farid installata all’interno della tenda. L’artista libanese Tarek Atoui riunisce musicisti che reagiscono a registrazioni sul campo e fonti d’archivio provenienti da tutta la regione in performance improvvisate. L’artista qatariota-americana Sophia Al-Maria presenta un film sulla figura del musicista itinerante, proiettato all’interno del padiglione. Queste esplorazioni della continuità si estendono a un programma culinario organizzato dallo chef palestinese Fadi Kattan, che riunisce cibi e bevande provenienti da tutto il mondo arabo, mettendo in luce chef che lavorano all’intersezione tra conservazione ed evoluzione, tracciando al contempo l’impatto interculturale delle migrazioni e del commercio.

Nel Padiglione del Marocco, invece, Amina Agueznay intreccia storie, gesti e relazioni umane in forme che attivano memoria, spazio e tempo. Da oltre vent’anni lavora a stretto contatto con le pratiche vernacolari marocchine, collaborando con artigiani e comunità locali. Concepite come processi di trasmissione e trasformazione, le sue opere permettono ai materiali di parlare mantenendo al contempo un rapporto intimo con i loro luoghi d’origine. Più che un mestiere, è un rito femminile di creazione in cui la forma tessuta è intesa come un essere vivente, accompagnato da rituali che ne scandiscono i cicli di divenire. Situata nella sala dell’Artiglieria, nel cuore dell’Arsenale, As a si dispiega come una membrana vivente, una seconda pelle che si estende nello spazio, staccandosi per rivelare strati di tempo. Quest’architettura sospesa apre una riflessione sul concetto di soglia: uno spazio né interno né esterno, ma abitato, attraversato e attivato. In risonanza con il concetto marocchino di atba, l’installazione affronta la soglia come zona di passaggio tra mondi: privato e pubblico, visibile e invisibile, dove convergono memoria, rituale e gesto.

Tennis, Berrettini subito eliminato a Roma

Roma, 7 mag. (askanews) – Matteo Berrettini si ferma al primo turno agli Internazionali BNL d’Italia 2026. Il suo torneo dura un’ora e mezza. Alexey Popyrin, più efficace con il servizio e in risposta, chiude 62 63 e festeggia la prima vittoria in un Masters 1000 dallo scorso agosto. “Non sono riuscito a gestire il mio avversario, le emozioni e le insidie che questo torneo nasconde” ha detto in conferenza stampa dopo la partita. “Sono deluso, era una partita che tenevo ma sapevamo non sarebbe stata facile. A sprazzi penso di aver giocato anche bene ma questo è uno sport che ha bisogno di continuità, i troppi alti e bassi non pagano”.

Biennale Arte 2026: Padiglioni Austria e Polonia

Venezia, 7 mag. (askanews) – Nel padiglione austriaco SeaWorld Venice di Florentina Holzinger a cura di Nora-Swantje Almes, i fluidi corporei dei visitatori vengono trasformati in alloggi per gli artisti che abitano il padiglione attraverso diverse performance chiamate Venice Etudes, contribuendo al contempo attivamente all’allagamento del padiglione stesso: un organismo meccanico in cui il corpo è elemento all’interno di un paesaggio in radicale mutamento dove natura e tecnologia si scontrano nel collasso dei sistemi. Le Venice Etudes sono commissionate congiuntamente dalla Bukhman Foundation, dalla Hartwig Art Foundation e dalla Thaddaeus Ropac Gallery.

Nel padiglione polacco, Liquid Tongues è un’installazione audiovisiva di Bogna Burska e Daniel Kotowski, in cui il coro comunitario Choir in Motion, composto da persone udenti e sorde, interpreta i canti e i sistemi di comunicazione delle balene attraverso il linguaggio parlato e quello dei segni. I creatori del progetto cercano modalità di comunicazione alternative, ispirate alla vita non umana. Si interrogano sulla capacità di costruire nuove relazioni e sensibilità, superando i confini tra mondi apparentemente diversi. Seguendo le minor keys di Koyo Kouoh, il padiglione invita ad ascoltare ciò che è delicato e insufficientemente udibile: le voci più sommesse, i micro-ricordi e le narrazioni trascurate. Liquid Tongues si allinea a questa prospettiva, offrendo una visione del futuro basata sull’empatia e sulla cura interspecie. È un racconto della comunicazione come spazio di incontro e relazione. Secondo la curatrice del padiglione polaccoEwa Chomicka, il progetto richiama l’attenzione sulle voci che vengono trascurate nelle narrazioni dominanti. L’organizzatore e produttore del Padiglione polacco è Zach ta – Galleria Nazionale d’Arte.

Salumi, Assica: export a 2,5 miliardi, dazi Trump frenano crescita

Parma, 7 mag. (askanews) – “L’anno appena passato abbiamo avuto buone performance all’esportazione, raggiungendo i 2 miliardi e 500 milioni di valore all’export, superando un dato simbolico. C’è stato però purtroppo un rallentamento nell’ultimo trimestre legato alle incertezze internazionali”. Lo ha detto Davide Calderone, direttore di Assica, l’Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi, a margine del convegno sui 30 anni del Culatello di Zibello Dop a Parma.

“Le politiche daziarie dell’amministrazione Trump hanno frenato gli Stati Uniti, anche per il dollaro debole, e ovviamente le tensioni geopolitiche non danno stabilità – ha spiegato Calderone – sul fronte interno le carni suine stanno andando bene, i salumi hanno un’attività normale perché è un mercato di fatto saturo. L’Italia è un mercato maturo, lo sforzo principale per noi è aumentare l’esportazione”.

Il direttore di Assica ha sottolineato l’impatto della peste suina africana sul settore: “limita molto le esportazioni, soprattutto in questa provincia sta creando notevoli problemi. Ci concentriamo nel supportare le istituzioni nel lavoro per eradicare questa malattia. L’unica strategia è favorire nuovi mercati: non è semplice, i nostri prodotti non sono facili da veicolare in regimi alimentari che non li prevedono tradizionalmente. Però quando si va in promozione e li assaggiano, li apprezzano molto”.

Gioco, Nexus: online illegale vale 20 mld, cresce ecosistema parallelo

Roma, 7 mag. (askanews) – Il mercato del gioco online illegale in Italia vale circa 20 miliardi di euro e coinvolge oltre 4,5 milioni di utenti italiani, con più di 13 milioni di accessi registrati tra gennaio e marzo 2026. È quanto emerge dal primo report dell’Osservatorio Data Room Nexus, che è stato presentato oggi a Roma. L’analisi, condotta su un campione di 500 siti non autorizzati, evidenzia la crescita di un ecosistema digitale parallelo che opera fuori dal circuito regolamentato e dal sistema fiscale, sfruttando social network, pubblicità digitale, influencer e piattaforme clone per acquisire traffico e aggirare i sistemi di controllo.

Stando al report, il fenomeno si caratterizza per una forte capacità di rigenerazione attraverso nuovi domini e “siti gemelli”, piattaforme quasi identiche che sostituiscono rapidamente quelle oscurate dalle autorità. Lo studio segnala inoltre che oltre il 90 per cento degli accessi avviene da smartphone e che il traffico verso i siti illegali è alimentato anche da contenuti sponsorizzati, referral link e canali chiusi come Telegram e WhatsApp. Un ruolo crescente sarebbe svolto dagli influencer, soprattutto su YouTube, attraverso la diffusione di link e contenuti promozionali.

“Il fenomeno che emerge da questo report non è solo una questione di legalità, ma riguarda anche la qualità dell’ecosistema digitale e il livello di tutela dei cittadini – ha dichiarato Isabella Rusciano, direttore generale Data Room Nexus – Quando contenuti illegali riescono a diffondersi all’interno di piattaforme percepite come sicure, si crea un cortocircuito che mina la fiducia degli utenti e rende sempre più difficile distinguere ciò che è legittimo da ciò che non lo è”.

“Proprio per questo motivo abbiamo sviluppato una piattaforma di analisi dedicata, progettata per intercettare e analizzare in modo strutturato queste dinamiche – ha commentato Filippo Pucci, direttore scientifico Data Room Nexus. In questo contesto, diventa centrale anche il tema del gioco responsabile: l’assenza di regole e controlli nel circuito illegale espone gli utenti a rischi ancora maggiori, rendendo fondamentale rafforzare gli strumenti di prevenzione, informazione e consapevolezza. L’obiettivo è contribuire a costruire un ambiente digitale più trasparente, responsabile e realmente sicuro.”

Nel solo 2025, ricorda il report, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha oscurato oltre mille siti illegali. Tuttavia, secondo Nexus, la velocità con cui nuove piattaforme sono attivate rende il fenomeno particolarmente resiliente e difficile da contrastare.

Hantavirus, Spallanzani: rischio basso ma rafforzato il coordinamento

Milano, 7 mag. (askanews) – Resta “molto basso” il rischio per la popolazione generale legato ai casi di infezione da hantavirus registrati a bordo della nave Mv Hondius, ma l’episodio ha reso necessario un rafforzamento delle attività di preparazione e coordinamento sanitario a livello europeo. È la valutazione dell’Istituto Sperimentale Italiano Lazzaro Spallanzani di Roma, impegnato nel supporto tecnico-scientifico attraverso il Laboratorio di Virologia e Laboratori di Biosicurezza.

“Le valutazioni in corso indicano un rischio molto basso per la popolazione generale”, ha scritto in una nota Fabrizio Maggi, direttore del Dipartimento di Epidemiologia, Ricerca preclinica e Diagnostica avanzata dello Spallanzani. L’istituto partecipa alle iniziative di preparedness e al confronto tecnico con le istituzioni sanitarie europee e con l’Ecdc, soprattutto per la gestione di eventuali casi sospetti o confermati e per la sorveglianza dei passeggeri rientrati nei Paesi europei.

Lo Spallanzani è uno dei quattro laboratori di riferimento europei della rete dedicata ai virus emergenti, zoonotici e trasmessi da roditori (Eurl-Ph-Erzv). In questo ambito ha messo a disposizione competenze nella diagnostica molecolare degli hantavirus, inclusi protocolli per l’identificazione del ceppo Andes.

Secondo Francesca Colavita, responsabile per lo Spallanzani del gruppo Eurl-Ph-Erzv, il contributo dell’istituto comprende supporto alla conferma diagnostica, indicazioni tecniche per la rilevazione molecolare e raccomandazioni di biosicurezza per la gestione dei campioni biologici.

Giffoni, in anteprima Fuori Concorso "Greta e le favole vere"

Roma, 7 mag. (askanews) – Arriva al Giffoni Film Festival, in anteprima Fuori Concorso alla 56esima edizione, “Greta e le favole vere”, il nuovo film diretto da Berardo Carboni, che sarà poi nelle sale italiane dal 6 agosto con Vision Distribution. Un racconto pensato per i più giovani ma capace di parlare a tutti, che recupera il linguaggio diretto e senza filtri della favola, per affrontare il rapporto tra l’uomo e la natura.

Nel cast volti molto amati dal pubblico come Raoul Bova, Donatella Finocchiaro e Sabrina Impacciatore, insieme a Darko Peric, Federico Cesari e Demetra Bellina; inoltre, ci sono i giovani protagonisti Mattia Garaci e Sara Ciocca, affiancati da Giovanni Visentin, Federico Rosati, Alba Amira Ramadani e Roberta Palumbo.

Al centro della storia c’è Greta interpretata da Sara Ciocca, una bambina di dieci anni che guarda il mondo con occhi limpidi e determinati. Ispirata dalle battaglie ambientaliste di Greta Thunberg, decide che non basta più osservare: bisogna agire. Così, insieme all’amico Sauro (Mattia Garaci), libera un cucciolo di orso polare tenuto prigioniero da due bracconieri. È un gesto istintivo, quasi ingenuo, ma destinato a cambiare tutto. Scoperti e braccati, i due bambini scelgono di non tornare indietro e si lanciano in un’impresa impossibile: riportare l’animale al Polo Nord. Da quel momento prende forma un viaggio che è insieme avventura e percorso di crescita, fatto di ostacoli, incontri e scelte che mettono continuamente alla prova il loro coraggio.

Carboni costruisce il film come una vera favola contemporanea, senza nascondere la sua ambizione. “Greta e le favole vere è una favola su argomenti di massima urgenza e attualità” ha detto il regista, “con l’idea di offrire soprattutto ai più giovani uno sguardo sul mondo che possa contribuire alla formazione della loro coscienza”. “Oggi il compito del cinema non è solo mostrare la realtà, ma contribuire a inventarne una nuova” ha spiegato.

Un mondo di eccessi raccontato in otto nuove potenti opere video

Venezia, 7 mag. (askanews) – La Fondazione In Between Art Film presenta a Venezia il terzo capitolo della “Trilogia delle incertezze”, un’altra mostra dedicata alle installazioni video che presenta una selezione di alto livello di lavori sulle immagini in movimento e un dialogo sempre più affascinante con lo spazio espositivo. E, in un mondo che sempre più è assediato da innalzamenti del clima e delle tensioni globali, questa nuova esposizione è intitolata “Canicula”.

“Questa volta – ha detto ad askanews Alessandro Rabottini, direttore artistico della Fondazione – abbiamo invitato gli artisti, che sono otto, a cui abbiamo commissionato e prodotto tutte le otto video installazioni che compongono la mostra, a misurarsi con questa idea di qualche cosa di eccessivo che distorce, cioè il caldo e la luce, con l’idea di raccontare il nostro tempo come un tempo di eccessi, quindi eccesso di informazione, eccesso di violenza, eccesso di controllo, eccesso di manipolazione della verità, eccesso di contrasto tra storia e ideologia. Come se il nostro presente si trovasse un po’ sull’orlo di un collasso, come se stessimo raggiungendo il punto di ebollizione”.

Le opere sono di natura molto varia e ci parlano del talento limpido di Janis Rafa, che costruisce una magnetica allegoria sull’idea di sacrifico con l’installazione “Baby I’m Yours, Forever”, ma anche di come Yuyan Wang abbia costruito una narrazione sulle relazioni tra corpi e macchine raccogliendo centinaia di frammenti di video trovati online. Ci sono storie sulla distruzione e il rinnovamento, viaggi nel tempo attraverso il corpo di un mammut, il racconto di un’arma sonora che nessuno ha mai visto e infine un progetto come “Wishful Thinking” degli artisti ucraini Roman Khimei e Yarema Malashchuk, che sono andati avanti nel futuro a intervistare anziani soldati russi che hanno racontato la loro partecipazione, molti anni prima, all’invasione dell’Ucraina.

E per tutti questi lavori è fondamentale anche la relazione con lo spazio che li ospita, il Complesso dell’Ospedaletto. “Le opere da un certo punto di vista – ha aggiunto il curatore Leonardo Bigazzi – sono costruite attraverso un dialogo con lo spazio, alcune proprio questo entanglement lo rendono esplicito attraverso proprio dialoghi tematici, ma anche dialoghi formali, altre invece lo assorbono in una dimensione quasi indiretta, ma che inevitabilmente poi trova il suo momento di massima espressione nel momento in cui sono poi installate”.

La mostra è potente, le opere funzionano e aprono letteralmente delle finestre su cosa è il contemporaneo. E il percorso di “Canicula” porta anche a dare un senso all’intera costruzione artistica e curatoriale: “Trasformare certamente questa incertezza anche in un fattore generativo”, nelle parole di Bigazzi.

Che permette di guardare con maggiore lucidità alla indiscutibile complessità dei nostri tempi. (Leonardo Merlini)

Cina, simboliche condanne a morte per due ex ministri della Difesa

Roma, 7 mag. (askanews) – La stretta anticorruzione lanciata da Xi Jinping dentro l’Esercito popolare di liberazione ha colpito con la massima durezza due ex ministri della Difesa cinesi, entrambi già membri della Commissione militare centrale e consiglieri di Stato. Il tribunale militare ha condannato oggi Wei Fenghe e Li Shangfu alla pena di morte con sospensione dell’esecuzione per due anni, una formula che nell’ordinamento cinese viene in genere convertita in ergastolo, ma che in questo caso è stata accompagnata da un’ulteriore misura di severità: dopo la commutazione, i due dovranno scontare il carcere a vita senza possibilità di riduzione della pena né libertà condizionale.

Wei Fenghe, ex membro della Commissione militare centrale, ex consigliere di Stato ed ex ministro della Difesa, è stato riconosciuto colpevole di corruzione passiva, cioè di aver accettato tangenti. La sentenza dispone per lui la pena di morte con sospensione di due anni, la privazione a vita dei diritti politici e la confisca di tutti i beni personali. Al termine del periodo di sospensione, quando la condanna sarà commutata in ergastolo in base alla legge, Wei sarà sottoposto a detenzione a vita, senza possibilità di commutazione ulteriore né di libertà condizionale.

Lo stesso tribunale militare ha pronunciato una sentenza analoga contro Li Shangfu, anch’egli ex membro della Commissione militare centrale, ex consigliere di Stato ed ex ministro della Difesa. A differenza di Wei, Li è stato riconosciuto colpevole sia di aver accettato tangenti sia di averle offerte. Per il concorso dei reati, la corte ha deciso l’esecuzione della pena di morte con sospensione di due anni, la privazione a vita dei diritti politici, la confisca di tutti i beni personali e, dopo la commutazione in ergastolo, il carcere a vita senza riduzioni di pena né libertà condizionale.

Le due condanne chiudono, almeno sul piano giudiziario, una delle vicende più clamorose della recente epurazione militare cinese. Wei Fenghe era stato ministro della Difesa dal 2018 al marzo 2023 e prima ancora aveva guidato la Forza missilistica dell’Esercito popolare di liberazione, la struttura che controlla una parte essenziale delle capacità strategiche e nucleari cinesi. Li Shangfu, suo successore al ministero, era stato nominato nel marzo 2023, ma era scomparso dalla scena pubblica già alla fine di agosto dello stesso anno ed era stato rimosso dall’incarico in ottobre, dopo appena sette mesi. Prima della nomina a ministro aveva diretto il Dipartimento per lo sviluppo degli equipaggiamenti della Commissione militare centrale, un settore cruciale per gli appalti, la modernizzazione tecnologica e il riarmo delle forze armate.

Il 27 giugno 2024 il Partito comunista cinese aveva annunciato l’espulsione di entrambi. Nel caso di Li, le accuse ufficiali parlavano di ‘gravi violazioni della disciplina e della legge’ (una formula che di prammatica allude alla corruzione), di vantaggi impropri ottenuti attraverso il ruolo ricoperto e di gravi danni all’ambiente politico del settore degli equipaggiamenti militari. Nel caso di Wei, le autorità avevano indicato accuse di accettazione di denaro e beni di valore, oltre a interferenze e vantaggi indebiti nelle nomine del personale. Entrambi erano stati privati del grado di generale ed erano stati consegnati agli organi giudiziari militari.

La caduta dei due ex ministri s’inserisce in una fase di forte pressione sui vertici militari. Dal 2023 la campagna anticorruzione ha investito la Forza missilistica, i settori degli armamenti, gli apparati di approvvigionamento e diversi livelli della Commissione militare centrale. La vicenda ha coinvolto comandanti, responsabili politici e ufficiali legati alla catena degli appalti militari, un ambito considerato particolarmente sensibile perché al centro dello sforzo di Pechino per trasformare l’Esercito popolare di liberazione in una forza tecnologicamente avanzata e pienamente leale al Partito.

Per Xi Jinping, che presiede la Commissione militare centrale, la lotta alla corruzione nelle forze armate ha sempre avuto una doppia funzione: eliminare reti di potere personali e rafforzare la disciplina politica all’interno dell’esercito. Fin dal suo arrivo al vertice del Partito nel 2012, Xi ha presentato la campagna anticorruzione come una battaglia contro ‘tigri e mosche’, cioè contro i grandi dirigenti e i funzionari di livello più basso. Nel settore militare, tuttavia, la campagna ha assunto un valore ancora più strategico: il controllo dell’esercito è il pilastro del potere politico in Cina e la modernizzazione militare è uno degli obiettivi centrali della leadership.

La nuova ondata di epurazioni è particolarmente ampia. Dopo Li e Wei, altri alti ufficiali sono stati rimossi o messi sotto inchiesta. Tra i casi più rilevanti c’è quello di Miao Hua, responsabile del Dipartimento del lavoro politico della Commissione militare centrale, organismo incaricato della disciplina ideologica e della fedeltà politica delle forze armate. Nel 2025 è poi arrivata l’espulsione di He Weidong, vicepresidente della Commissione militare centrale ed ex comandante del Teatro orientale, la struttura responsabile anche delle operazioni intorno a Taiwan. Con lui sono stati colpiti altri alti ufficiali, in una decisione presentata dalle autorità come parte di un’indagine su reati gravi e somme di denaro eccezionalmente elevate.

La stretta ha avuto riflessi anche sugli equilibri interni della Commissione militare centrale. Analisti internazionali hanno rilevato che, rispetto alla prima fase della campagna anticorruzione di Xi, la nuova purga militare appare più profonda perché non riguarda soltanto figure già marginalizzate o in pensione, ma colpisce anche uomini collocati nei nodi più sensibili della catena di comando, della logistica, della missilistica e degli equipaggiamenti. Il segnale politico è netto: nessun settore dell’apparato militare, neppure quello strategico, è considerato immune dal controllo disciplinare del Partito.

Il caso di Li Shangfu è emblematico. Da responsabile dello sviluppo degli equipaggiamenti, Li aveva avuto un ruolo importante nella modernizzazione delle forze armate. La sua improvvisa scomparsa dalla vita pubblica nel 2023 aveva alimentato le ipotesi su un’indagine legata proprio agli acquisti militari e ai programmi di armamento. La successiva espulsione dal Partito e ora la condanna per corruzione passiva e attiva confermano che il suo dossier è stato trattato come uno dei punti chiave della bonifica del comparto militare-industriale.

Il caso di Wei Fenghe rimanda invece alla Forza missilistica, una delle componenti più delicate dell’apparato militare cinese. Il corpo, creato nel quadro della riforma militare voluta da Xi, gestisce missili convenzionali e nucleari ed è centrale per la capacità di deterrenza della Cina. Proprio questa forza è stata al centro, dal 2023, di una serie di rimozioni e indagini che hanno riguardato comandanti ed ex comandanti, alimentando interrogativi sulla profondità della corruzione in un settore essenziale per la competizione strategica con gli Stati uniti e per gli scenari di crisi su Taiwan.

La severità delle condanne di oggi serve quindi anche come messaggio interno. La pena di morte con sospensione di due anni consente formalmente di evitare l’esecuzione immediata, ma la previsione dell’ergastolo senza riduzioni né libertà condizionale trasforma la sentenza in una condanna definitiva alla detenzione perpetua. E’ una scelta che rafforza il carattere esemplare del verdetto e mostra la volontà della leadership cinese di legare corruzione, disciplina politica e sicurezza militare in un unico quadro repressivo.

Per molti osservatori, la campagna anticorruzione è anche uno strumento di consolidamento del potere di Xi Jinping, che mira a impedire la formazione di reti autonome dentro le forze armate e a garantire che la catena di comando risponda direttamente alla Commissione militare centrale da lui presieduta.

Mattarella: superare solitudini per abbattere muri paura

Roma, 7 mag. (askanews) – “Per abbattere i muri della paura immotivata, della diffidenza, della rassegnazione, dobbiamo superare le solitudini”. È l’invito rivolto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella cerimonia al Quirinale per la consegna degli Attestati d’Onore ai nuovi Alfieri della Repubblica.

“So bene che le cronache, il più delle volte, accendono i riflettori su episodi drammatici, su violenze e illegalità. Queste esistono e non vanno nascoste – ha ricordato il capo dello Stato -. Ma sarebbe una deformazione della realtà e della sua rappresentazione se queste potessero oscurare, addirittura rimuovere, le tante – ben più numerose – notizie positive”.

“Soltanto chi si chiude sempre di più in sé stesso può pensare che i comportamenti spregevoli siano più di quelli che recano fiducia”, osserva Mattarella aggiungendo che il vero “ostacolo” alla solidarietà è la “solitudine”. Per questo “conoscervi e raccontare, sia pur brevemente, le vostre storie è un momento di speranza”.

Mattarella: spesso adulti disattenti verso giovani non colgono disagio

Roma, 7 mag. (askanews) – “Forse il grande mutamento demografico che stiamo attraversando, e che dovremmo capovolgere, induce talvolta negli adulti disattenzione verso i giovani. L’impressione è che non se ne ascoltino a sufficienza domande e propositi. Che non si valorizzino adeguatamente i loro talenti. Non ci si accorge – sovente – del loro bisogno di orientarsi e anche, talvolta, del loro disagio in un mondo così diverso da quello in cui i loro genitori sono cresciuti”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella Cerimonia di consegna al Quirinale degli Attestati d’Onore ai nuovi Alfieri della Repubblica.

Lavoro domestico, entro il 2029 serviranno 2,2 milioni di colf e badanti

Roma, 7 mag. (askanews) – Per coprire il fabbisogno familiare di cura e assistenza, nel 2029 serviranno almeno 2 milioni e 211mila lavoratori domestici (colf e badanti), il 69% stranieri, in massima parte non comunitari. E’ la nuova stima contenuta nel paper commissionato da Assindatcolf al centro studi e ricerche Idos. Il report analizza le necessità di cura degli over 65: una popolazione che cresce a un ritmo quasi esponenziale e che continuerà a farlo per almeno altri 15 anni, cioè fino a quando sarà ancora in vita la generazione del baby boom (anni Cinquanta e Sessanta) che ne costituirà la componente più vecchia (over 85).

Lo studio valuta che alla fine del 2026, dei 15 milioni di persone con più di 65 anni 2,2 milioni “necessiteranno di aiuto”, pari al 14,6% del totale, con quote che però oscillano dal 12% delle regioni del Nord (Valle d’Aosta, Trentino Alto-Adige e Veneto) al 19% di Sud e Isole (Molise, Abruzzo, Basilicata e Sardegna). Nello stesso anno, il 43,6% di quella quota (958mila persone) riceverà aiuto a pagamento. Proiettando questi dati, si può quindi stimare che nel 2029 ci sarà bisogno di quasi 1 milione e 68mila badanti, di cui 784mila con cittadinanza straniera (73,4%).

Riguardo alla distribuzione territoriale va, però, rilevato che la concentrazione di queste figure appare inversa a quella dei bisogni, con punte tra il 50 e il 52% nel Centro-Nord (Toscana, Umbria, Marche, Lazio) e con Campania, Sicilia e Calabria che si attestano sul 32%. Lo stesso calcolo viene poi fatto per i lavoratori di cura della casa ed emerge che nel 2029 serviranno 1 milione e 144mila colf, di cui 742mila straniere (64,8%). Si arriva così al citato fabbisogno complessivo di 2 milioni e 211mila lavoratori, con un incremento nel triennio 2027-2029 di quasi 122 mila unità, 40.522 all’anno: 7.440 italiani e 33mila stranieri, di cui circa 24mila non comunitari.

David, Sossai: rappresento una generazione che vuole raccontare Paese

Roma, 6 mag. (askanews) – “Mi sento di rappresentare una generazione che sta nascendo e si sta imponendo con dei racconti sul Paese oggi, è quello che vogliamo fare, donare la possibilità al nostro Paese di vedersi, riflettere, anche ridere di quello che sta succedendo, come ci hanno insegnato i grandi maestri della commedia all’italiana, penso che come generazione ci sia questa esigenza”.

Così Francesco Sossai, regista di “Le città di pianura”, sul red carpet dei 71esimi David di Donatello a Cinecittà prima della cerimonia di premiazione. Il film ha trionfato con otto premi su 16 candidature, tra cui il David al Miglior film e alla regia.

David, trionfa “Le città di pianura”. Tra festa e crisi del cinema

Roma, 7 mag. (askanews) – Era il favorito con 16 candidature. “Le città di pianura” di Francesco Sossai trionfa ai 71esimi David di Donatello con otto premi: Miglior film, regia, montaggio, sceneggiatura originale, produttore, casting, canzone originale (“Ti” di Krano), Migliore attore protagonista, Sergio Romano. Nessun riconoscimento per Paolo Sorrentino con “La grazia” che aveva 14 candidature.

Proprio Sergio Romano, tra i protagonisti di questo film su due compagni di bevute nel Veneto rurale, prima della cerimonia, parlando di quanta audacia serva oggi nel cinema, come affermato anche da Sergio Mattarella, aveva detto: “Credo che Francesco Sossai abbia fatto quello che tanti volevano, abbiamo avuto così tanto apprezzamento da parte anche di colleghi, la gente aveva bisogno di questo film, credo che l’audacia sia fondamentale nella vita”.

Lo stesso Sossai, sperava venisse premiata la squadra. “Una grande felicità se tutti i miei collaboratori e collaboratrici vengono premiati”. Una serata di festa e red carpet ma con appelli per la pace, Gaza e la Palestina e con la richiesta, forte, di sostegno al cinema: inizia Flavio Insinna conduttore della serata, in diretta su Rai 1 dagli studi di Cinecittà, con Bianca Balti: “Un paese che non difende le sale e non sostiene i film, smette di sognare”, dice; e tanti dei premiati gli fanno eco dal palco con appelli per il settore. Fuori dagli studi, la protesta dei lavoratori dello spettacolo, i “Contro David” per chiedere di non essere invisibili, salari, diritti e dignità per chi il cinema lo fa da dietro le quinte.

Aurora Quattrocchi vince come miglior attrice per “Gioia Mia” di Margherita Spampinato che si aggiudica anche il premio come Miglior esordio alla regia. Miglior attrice non protagonista Matilda De Angelis per “Fuori”; miglior attore non protagonista Lino Musella per “Nonostante”. De Angelis sul palco parla dell'”impoverimento culturale” del paese e si schiera al fianco dei lavoratori dell’audiovisivo. Poco prima sul red carpet, aveva detto:

“Ovviamente li supporto, li sostengo, ovviamente mi spezza il cuore. Sono persone con le quali ho lavorato per mesi e mesi, persone che diventano la mia famiglia a un certo punto, quindi è la mia famiglia che è in difficoltà in questo momento”.

Per la Miglior sceneggiatura non originale vince “Le assaggiatrici” di Silvio Soldini che conquista anche il David giovani e quello per il Miglior trucco. Mentre il David alla Miglior acconciatura va a “Primavera” che trionfa anche per i Costumi, il Suono e il miglior compositore, Fabio Massimo Capogrosso. “La città proibita” di Gabriele Mainetti vince il David per la Migliore fotografia, la Miglior scenografia e gli effetti visivi. Miglior Documentario – Premio Cecilia Mangini a “Roberto Rossellini-più di una vita”.

Nella serata con tanti ospiti, da Annalisa, che ha aperto, a Matthew Modine, Stefania Sandrelli, Annalisa, Raoul Bova, Margherita Vicario, Arisa, Francesca Michielin, Tommaso Paradiso, Angela Finocchiaro e Nino Frassica, sono stati anche assegnati i David già annunciati: alla carriera a Gianni Amelio, accolto da standing ovation, il David Speciale al regista Bruno Bozzetto, maestro dell’animazione, il David come Miglior Film Internazionale a “Una battaglia dopo l’altra”, il David dello Spettatore a “Buen Camino” di Gennaro Nunziante e il Premio Speciale Cinecittà David 71 al direttore della fotografia Vittorio Storaro. È la festa del cinema italiano, ma con un occhio alla crisi.

Schlein: pronti a collaborare col governo per investimenti comuni Ue

Roma, 7 mag. (askanews) – Il Pd è pronto a collaborare con il governo italiano per chiedere che l’Ue continui sulla strada degli invetimenti comuni iniziata con il Next generation Eu. Lo ha detto la segretaria democratica Elly Schlein parlando all’assemblea della Cia. “Il Next Generation Eu è stato il più grande piano di investimenti comuni della storia e però non può fermarsi lì. Se noi non capiamo che serve proseguire con gli investimenti comuni europei, non avremo gli strumenti per competere con i colossi che ci circondano e che mirano a disgregarci e schiacciarci”.

Ha aggiunto la Schlein: “Non vogliamo un’Europa relegata al margine dall’aggressività commerciale e militare che oggi ci circonda e allora noi dobbiamo proseguire con coraggio con quella strada, perché accanto ad ogni obiettivo” bisogna specificare “quante risorse mette l’Europa nelle mani delle imprese per accompagnare quel cambiamento. Questa è una battaglia che io spero che potremo fare insieme al governo italiano per proseguire la strada degli investimenti comuni europei. Non può essere una parentesi che si chiude, altrimenti rischiamo davvero di rimanere al margine”.

Il Segretario di Stato Usa Rubio è arrivato in Vaticano

Roma, 7 mag. (askanews) – Il Segretario di Stato americano, Marco Rubio è giunto in Vaticano. L’auto con a bordo Rubio ed il suo seguito è entrata dall’arco delle Campane, ppercorrendo via della Conciliazione, blindata dalle forze dell’ordine e transennata. Rubio si incontrerà con Papa Leone XIV e con il Segretario di Stato Vaticano, card. Pietro Parolin.

Il segretario di Stato Usa aveva già incontrato il Pontefice statunitense il 18 maggio scorso, in occasione della Messa per l’inizio del suo ministero petrino.

Con Rubio, quel giorno, al baciamano era presente anche il vicepresidente JD Vance. Il giorno successivo, 19 maggio, si era, invece, svolto un incontro bilaterale tra Leone XIV e gli stessi Vance e Rubio.

David, Anna Ferzetti: il cinema va tutelato, mai come ora

Roma, 7 mag. (askanews) – “Il cinema va tutelato, mai come ora, dietro a tutto quello che vediamo ci sono persone ed eccellenze che lavorano, il cinema non è solo arte e cultura, è anche tanto lavoro”.

Così Anna Ferzetti, candidata come Miglior attrice protagonista, sul red carpet dei David di Donatello prima della cerimonia di premiazione della 71esima edizione, durante cui sono stati fatti numerosi appelli a sostegno del settore.

Dopo le piogge torna il sole, ma domenica nuova perturbazione al Nord

Milano, 7 mag. (askanews) – Dopo i primi giorni di maggio caratterizzati da temperature quasi estive, l’Italia ha fatto i conti con 48 ore di maltempo intenso che hanno scaricato localmente oltre 200-250 millimetri di pioggia, quantitativi pari a quelli attesi in un’intera stagione primaverile. Ora la situazione è in graduale miglioramento, anche se l’instabilità non è ancora del tutto superata. Secondo Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, le aree più colpite sono state quelle esposte al flusso umido proveniente dal Mediterraneo, in particolare Liguria, Toscana, Alpi e Prealpi. L’umidità in risalita da Sud si è scontrata con i rilievi appenninici e alpini, favorendo precipitazioni persistenti e temporali localmente intensi, accompagnati anche da grandinate sulla Pianura Padana.

Nelle prossime ore sono attesi ancora rovesci sparsi su Alpi, Prealpi, Lazio, Sardegna e medio versante adriatico, mentre sulla Toscana – tra le regioni più colpite dall’ondata di maltempo – è previsto un progressivo miglioramento.

La giornata di venerdì segnerà una fase di transizione: le ultime precipitazioni interesseranno soprattutto le regioni del Centro-Sud, tra Lazio, Abruzzo, Molise, Campania e Puglia. Sul resto del Paese prevarranno invece schiarite e temperature in aumento. In Sicilia i valori termici si avvicinano già ai 30 gradi.

Il fine settimana sarà invece caratterizzato da un’Italia divisa in due. Sabato è previsto tempo stabile e soleggiato su gran parte della Penisola, con clima più mite. Domenica una nuova perturbazione atlantica porterà nuvolosità e piogge al Nord e sull’Alta Toscana, mentre il Sud resterà più stabile e caldo, in coincidenza con la Festa della Mamma.

Proprio la Sicilia potrebbe essere interessata da una nuova fiammata africana: entro martedì non si escludono punte fino a 35 gradi, valori molto elevati per il mese di maggio.

Secondo le attuali proiezioni, la prima metà del mese dovrebbe chiudersi con precipitazioni superiori alla media climatologica su gran parte del Paese. I modelli indicano però, per la seconda parte di maggio, un possibile consolidamento dell’alta pressione e condizioni più stabili, con un anticipo d’estate.

Playoff Nba, Knicks avanti 2-0. Spurs pareggiano

Roma, 7 mag. (askanews) – New York concede il bis e si porta sul 2-0 nella serie contro Philadelphia, mentre San Antonio reagisce dopo la sconfitta in volata di gara-1 e travolge Minnesota riportando la semifinale di Conference in perfetta parità. È questa la fotografia della notte dei playoff Nba, segnata ancora una volta dalle prestazioni decisive delle stelle più attese.

Al Madison Square Garden i Knicks superano i 76ers 108-102 al termine di una sfida equilibratissima, cambiata di padrone per 25 volte e rimasta in bilico fino agli ultimi possessi. A trascinare New York è ancora Jalen Brunson, glaciale nel momento decisivo con 11 punti realizzati negli ultimi minuti per chiudere a quota 26. Fondamentale anche il contributo di OG Anunoby, autore di 24 punti prima di uscire nel finale per un problema muscolare, e di Karl-Anthony Towns, che firma una doppia doppia da 20 punti e 10 rimbalzi aggiungendo anche 7 assist.

Per i Sixers il migliore è Tyrese Maxey, chiamato agli straordinari in assenza di Embiid. La guardia chiude con 26 punti ma paga le difficoltà offensive della squadra nel finale, complici anche le basse percentuali al tiro. A Philadelphia non bastano nemmeno i 19 punti a testa di Paul George e Kelly Oubre Jr.

Netto invece il successo degli Spurs, che dominano Minnesota 133-95 davanti al pubblico di casa. Dopo la sconfitta di gara-1, San Antonio cambia completamente approccio e indirizza subito la sfida grazie a una difesa aggressiva che concede appena 35 punti ai Timberwolves nel primo tempo. All’intervallo il vantaggio è già di 24 punti e nella ripresa la squadra guidata da Mitch Johnson controlla senza difficoltà fino alla sirena finale.

Protagonista assoluto Victor Wembanyama, che dopo le difficoltà offensive della prima sfida risponde con una doppia doppia da 19 punti e 15 rimbalzi, dominando nel pitturato insieme ai compagni. Gli Spurs chiudono infatti con un eloquente 58-36 nei punti in area. Ottima anche la prova di Stephon Castle, autore di 21 punti in appena 24 minuti.

Minnesota invece non riesce mai a entrare realmente in partita. Anthony Edwards, ancora utilizzato partendo dalla panchina, si ferma a 12 punti con 5 su 13 al tiro, mentre Ayo Dosunmu chiude senza punti in 10 minuti sul parquet. Dopo l’energia mostrata in gara-1, i Timberwolves smarriscono intensità difensiva e finiscono travolti dalla maggiore aggressività degli Spurs.

Iran, le notizie più importanti del 7 maggio sulla guerra

Roma, 7 mag. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di giovedì 7 maggio 2026 sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con serie ripercussioni sull’economia globale.

-11:09 Iran, portaerei Charles de Gaulle “preposizionata” nel Mar Rosso.

-10:13 Hormuz, al Arabiya: in corso trattative per graduale riapertura.

-10:10 Hormuz, Iran nega coinvolgimento in attacco a nave sudcoreana.

-09:10 Iran, Pezeshkian a Macron: “Gli Usa ci hanno pugnalato alle spalle”.

-08:29 Iran, Trump ha sospeso Project Freedom dopo no di Riad a uso base.

-07:38 Iran, Cnn: risposta Teheran a piano Usa potrebbe arrivare oggi.

-07:25 Iran, Usa vogliono stop 20 anni arricchimento uranio per accordo pace.

-07:00 L’Iran ha iniziato a ripristinare gli impianti petroliferi e del gas danneggiati durante il conflitto con Stati uniti e Israele, hanno riferito funzionari iraniani.

David, Valeria Golino: celebriamo il cinema e un po’ noi stessi

Roma, 7 mag. (askanews) – “Quest’anno doppia candidatura, è un po’ ingorda, golosa”, ha scherzato Valeria Golino sul red carpet dei David di Donatello, candidata come miglior attrice protagonista e non. “Mi piace essere qui, giocare per vincere, ma anche se si perde non mi dispiace così tanto, poi si dimentica dopo pochi minuti – ha detto – è bello essere qui insieme a celebrare il cinema, il pubblico che ci guarda e anche un po’ noi stessi”.

Cinema, dopo il David in arrivo "Storaro": un docufilm sul Maestro

Roma, 7 mag. (askanews) – In occasione della assegnazione del Premio Speciale Cinecittà David 71 – riconoscimento dedicato alle personalità che hanno contribuito alla diffusione dell’immagine del cinema italiano nel mondo, promosso da Cinecittà in collaborazione con l’Accademia del Cinema Italiano – consegnato al Maestro Vittorio Storaro nel corso della cerimonia di premiazione della 71esima edizione dei David di Donatello, Piano B Produzioni assieme a Storaro Art hanno diffuso le prime immagini dal backstage della nuova produzione in via di realizzazione per il documentario “Storaro” dedicato al celebre autore della cinematografia Vittorio Storaro, che ne firma la regia e al contempo mette in scena l’artista che ha trasformato la luce in linguaggio e visione. Un viaggio intimo e visionario tra memoria e creazione, in cui ogni raggio di luce diventa esperienza, intuizione, emozione.

il Maestro Vittorio Storaro ha commentato così il progetto: “La decisione di intraprendere questo nuovo percorso con un docufilm nasce da un’esigenza profonda di riflessione e condivisione. Dopo una vita dedicata all’immagine, al racconto attraverso la luce e il colore, ho sentito il bisogno di fermarmi e guardare indietro, non con nostalgia, ma con consapevolezza”.

“Questo progetto rappresenta per me un modo per unire due dimensioni che spesso sono rimaste parallele: quella artistica e quella personale. Il mio lavoro è sempre stato alimentato da esperienze intime, da incontri, da valori familiari che hanno contribuito a definire il mio sguardo. Raccontarli insieme – ha detto – significa restituire un quadro più autentico e completo del mio percorso. C’è anche il desiderio di lasciare una testimonianza, non solo tecnica o professionale, ma umana. In un’epoca in cui l’immagine è sempre più veloce e consumata rapidamente, sento importante condividere il tempo, il pensiero e la ricerca che stanno dietro ogni scelta visiva. Infine, questo docufilm è un atto di dialogo: con il pubblico, con le nuove generazioni di cineasti, e con me stesso. Un modo per continuare a esplorare, attraverso un linguaggio diverso, ciò che da sempre mi guida: la relazione tra luce, emozione e verità”.

Attraverso incontri con grandi maestri del cinema e luoghi profondamente legati alla storia personale e artistica di una delle figure più influenti della storia del cinema mondiale, autore visivo che ha ridefinito il linguaggio cinematografico, studiato e insegnato nelle scuole di cinema di tutto il mondo, il documentario STORARO accompagna lo spettatore dentro l’universo creativo del Maestro, rivelando l’anima di un autore che ha illuminato il mondo per raccontarlo meglio. Il docufilm ripercorre il percorso umano e professionale di Vittorio Storaro attraverso la luce, elemento fondante della sua poetica visiva. L’opera esplora le tappe principali della sua vita privata e artistica, con particolare attenzione ai grandi maestri con cui ha collaborato e che hanno contribuito a definire la sua visione cinematografica, mentre la narrazione intreccia materiali d’archivio — rari o inediti — e riprese realizzate nei luoghi simbolici della sua biografia, assieme alla dimensione domestica della casa di Roma, la famiglia, i libri, i volti a lui vicini: l’uomo e l’artista si rivelano in esso come un’unica identità.

David, siparietto Mainetti-Santamaria sul sequel di Jeeg Robot

Roma, 7 mag. (askanews) – Claudio Santamaria e Gabriele Mainetti scherzano sul red carpet dei David di Donatello su un possibile sequel di “Lo chiamavano Jeeg Robot”. A una domanda di un giornalista se ci fosse un progetto in merito, il regista ha detto, sorridendo, che ogni tanto ci pensa a realizzarlo; Santamaria, protagonista del film di successo, ha aggiunto: “Ma quanto se la tira questo? Ora me lo faccio da solo!”… “A casa”, gli ha risposto ridendo Mainetti.

La monumentalità dell’intenzione: Chiara Camoni a Padiglione Italia

Venezia, 7 mag. (askanews) – Un padiglione poetico, delicato, ma anche capace di cambiare pelle e trasformarsi in una discoteca, il tutto tenuto insieme da una forma liquida, che è quella che alimenta il lavoro di Chiara Camoni, l’artista del Padiglione Italia alla Biennale Arte, che con la curatrice Cecilia Canziani ha realizzato il progetto “Con te con tutto”, pensato come “una chiamata a raduno, un invito a costruire un diverso modo di stare al mondo”. E nello spazio enorme delle due tese del padiglione, il lavoro di Camoni trova un suo indiscutibile equilibrio, senza snaturare la propria dimensione.

“C’è una monumentalità che passa attraverso le grandi dimensioni – ha detto l’artista ad askanews – ma c’è una monumentalità che è data anche dall’intenzione, dall’intensità del gesto e dal peso specifico. Niente qua dentro supera la scala umana, credo che le cose più alte siano due metri. È tutto in una relazione con il corpo, dello spettatore e con lo spazio domestico”.

Un bosco di figure dal sottile, ma tenace, potere evocativo, un mondo in costruzione che ci prospetta la possibilità almeno di pensare delle alternative, uno spazio immaginato per accogliere i corpi, tutti i corpi, che possono anche trovare il modo di modificarsi reciprocamente. Lontano da tutto ciò che è retorico, il Padiglione di Chiara Camoni accoglie con rassicurante semplicità.”Secondo me c’è un’energia che innerva tutta la mostra che è la mia – ha aggiunto – ma è anche quella di tutte le persone che hanno partecipato a questo progetto e che negli anni hanno fatto parte del lavoro. Io so che sono qua perché c’è una comunità di persone che ha creduto nel lavoro e che ha sentito il mondo, direi, in modo simile al mio, e questa è un’altra grande rivelazione”.

Nella struttura del progetto rientrano dialoghi e un public program, ma anche momenti performativi, come quello in cui, al ritmo della musica dance, vengo creati dei nuovi vasi. “È un po’ portare anche il gesto minimo, il gesto base, che è la radice del lavoro di Chiara Camoni – ci ha detto la curatrice Cecilia Canziani – lei spesso dice: ‘Faccio un vaso e faccio un mondo’. Mettere al mondo una scultura è portare qualcosa di bello, in un certo senso anche di utile e di unico all’interno di questo spazio”.

In una Biennale che, tra le tante polemiche, ha vissuto anche quella sull’assenza di artisti nostrani nella Mostra internazionale, il Padiglione Italia si conferma un porto sicuro, ormai da diverse edizioni, per progetti significanti, come quelli di Massimo Bartolini nel 2024 e Gian Maria Tosatti nel 2022. Chiara Camoni oggi rinnova quelle belle sensazioni.

Né Destra né Sinistra. Il lascito di Aldo Moro

Piace constatare che attorno alla figura di Aldo Moro si concentra ogni anno, specialmente in occasione della data del 9 maggio, l’interesse di molte persone. Proprio questo sabato, nel Giardino dei Padri Passionisti a Roma, ne ricorderanno l’impegno pubblico i promotori del convegno che reca come titolo “Per la costituzione europea”. Anche in quella sede, dovendo tenere la commemorazione, mi sentirò in dovere di sottolineare ciò che ancora permane nella vicenda dell’europeismo d’ispirazione democratico cristiana e quanto, al riguardo, l’azione dello statista pugliese vi abbia contribuito.

Moro non va confuso con un dispensatore di facili ricette politiche. Quando la Dc, dopo il referendum sul divorzio, entrò in crisi, la sua analisi fu rigorosa ed esigente, ben lontana dai discorsi sulla fine del partito d’ispirazione cristiana. Qualcuno si ostina a vedere nella stretta di mano al tavolo delle trattative tra Moro e Berlinguer come l’incompiuta volontà, stroncata dalle Br, dei due leader di dare vita al compromesso storico. Dal che viene dedotto che il lascito moroteo si condensa nella esperienza del Partito democratico.

Non è così. Moro fu tenace nel distinguere la strategia del suo partito da quella sostenuta dai comunisti. Vide nella solidarietà nazionale il passaggio decisivo per arrivare alla democrazia compiuta, ovvero all’alternanza tra Dc e Pci in condizione di sicurezza democratica. La sua visione era agli antipodi del compromesso storico, il cui esito, secondo il più lucido teorico, Franco Rodano, doveva consistere nella formazione di un “partito nuovo” frutto del dissolvimento e della successiva ricomposizione unitaria delle due grandi forze popolari uscite dalla Resistenza.

Ipotizzare che il rinnovamento prefigurato da Moro – la famosa Terza fase – potesse avere questo sbocco, significa travisare e svilire il pensiero del leader democristiano. Se oggi fosse ripreso, in un contesto molto diverso, il suo tragitto nel cuore della democrazia italiana, si dovrebbe fare leva sulla riflessione da lui svolta sul ruolo dei cattolici in politica, la sua difesa di una rappresentanza autonoma, sotto forma di partito, delle forze ispirate ai valori del Costituzione e della dottrina sociale della Chiesa, infine il suo incitamento a rendere sempre nuovo il programma che giustifica la presenza di una tale componente culturale e politica.

Personalmente aderisco all’appello lanciato dal “Domani d’Italia” per quella che viene definito “Un centro autonomo e indipendente”: direi che andrebbe incastonato sotto un titolo semplice ed efficace, ovvero “Né sinistra né Destra”. Sono tra coloro che non intendono occupare il campo, immaginando chissà quale ritorno alla vita politica attiva. Ciò nondimeno, sapendo quanto valga la testimonianza nella società civile e nei suoi corpi intermedi, non mi sottraggo al compito di sviluppare insieme ad altri un’azione diretta a far rinascere il “centro”, prima di tutto sul piano della coerenza di principi e comportamenti. C’è oggi uno spazio che l’ondata plebiscitaria e populista, iniziata con lo sfascio di Tangentopoli, sembrava aver cancellato definitivamente.

Teniamone conto con intelligenza, impariamo la lezione del passato per guardare avanti. Moro lo possiamo incontrare o meglio reincontrare lungo questa prospettiva di rinnovamento della democrazia. Non altrove, francamente.

Il centro come intelligenza della politica. Wooldridge e il liberalismo dimenticato

Un saggio storico e civile che restituisce dignità al centrismo liberale, non come zona grigia ma come tradizione riformatrice capace di governare la complessità e costruire istituzioni durature.

Nel dibattito contemporaneo, il “centro” è spesso evocato come spazio residuale, privo di identità e di energia politica. Il libro di Adrian Wooldridge, Centrists of the World, Unite! (Allen lane, 2026), rovescia questo luogo comune con un’operazione ambiziosa: restituire al liberalismo moderato il suo statuto originario di forza storica creativa, capace di trasformare le società senza cedere né al radicalismo ideologico né all’inerzia conservatrice.

La tesi è netta. Il liberalismo che ha costruito le democrazie occidentali non era un pensiero debole, ma una cultura politica fondata su competenza, gradualismo e senso delle istituzioni. Wooldridge ricostruisce una genealogia che va da John Stuart Mill a William Ewart Gladstone, mostrando come il riformismo centrista abbia prodotto conquiste decisive: ampliamento dei diritti, modernizzazione dello Stato, integrazione sociale. In questa prospettiva, il compromesso non è un cedimento, ma la tecnica attraverso cui si governa il pluralismo.

Il cuore del libro sta però nella diagnosi della crisi attuale. Il centrismo è arretrato non per esaurimento storico, ma per una trasformazione dell’ambiente politico: la polarizzazione, alimentata da media e social, premia le posizioni estreme; la sfiducia nelle élite erode il prestigio della competenza; i partiti si riducono a contenitori identitari. Ne deriva una politica più visibile ma meno efficace, dove la semplificazione sostituisce la mediazione e la promessa prevale sulla capacità di governo.

Wooldridge non offre un manifesto, ma indica una direzione precisa. Recuperare il “genio perduto” del liberalismo significa ricostruire una classe dirigente all’altezza delle istituzioni, restituire valore al metodo riformista, riabilitare l’idea stessa di governo come esercizio responsabile del potere. In filigrana, emerge un invito a ripensare il centro non come mera collocazione elettorale, ma come funzione politica: tenere insieme libertà e ordine, mercato e coesione, innovazione e stabilità.

Per un lettore europeo, e in particolare italiano, il libro ha un interesse ulteriore. Pur muovendosi entro un orizzonte anglosassone, esso dialoga implicitamente con la tradizione del cattolicesimo democratico, che ha fatto della mediazione e del riformismo una cifra distintiva. Resta, tuttavia, una distanza: Wooldridge privilegia la dimensione delle élite e delle istituzioni, mentre meno spazio è riservato ai corpi intermedi e alla dimensione sociale della politica.

Nel complesso, Centrists of the World, Unite! è un saggio solido e opportuno. Non propone nostalgie, ma una rilettura esigente di una tradizione che, lungi dall’essere esaurita, appare oggi necessaria. In tempi di radicalizzazione, la vera sfida non è scegliere tra gli estremi, ma ricostruire quella intelligenza della politica che il centro, quando è autentico, ha saputo incarnare.

Adrian Wooldridge è uno dei più autorevoli editorialisti politici britannici. Per molti anni ha lavorato presso The Economist, dove ha ricoperto anche il ruolo di firma della rubrica “Bagehot”, dedicata alla politica inglese. Ha scritto numerosi saggi di successo sul rapporto tra potere, classi dirigenti e meritocrazia, distinguendosi per uno stile che unisce rigore storico, taglio giornalistico e capacità interpretativa. Oggi collabora con Bloomberg Opinion.

Un’intesa che può cambiare il Medio Oriente

L’ipotesi di un accordo quadro tra Stati Uniti e Iran rappresenta, in queste ore, uno dei passaggi diplomatici più delicati degli ultimi anni in Medio Oriente. Le indiscrezioni rilanciate dai media israeliani e americani parlano di un memorandum di una sola pagina, articolato in quattordici punti, che potrebbe costituire la base per una tregua più ampia e per l’avvio di negoziati strutturati tra Washington e Teheran.

Il dato politicamente più rilevante riguarda il Libano. Secondo Channel 12, l’intesa comprenderebbe infatti anche un cessate il fuoco sul fronte israelo-libanese, con l’obiettivo dichiarato di “porre fine alla guerra in tutta la regione”. Una formulazione che, se confermata, segnerebbe un cambio di paradigma rispetto ai mesi scorsi, quando il dossier iraniano e quello libanese erano stati tenuti distinti.

 

Il nodo libanese

Il fronte libanese resta oggi uno dei punti più instabili dell’intera crisi mediorientale. Dopo la tregua mediata dagli Stati Uniti tra Israele e Libano nella primavera del 2026, i combattimenti non si sono mai realmente fermati. Hezbollah ha continuato a lanciare razzi e droni verso il nord di Israele, mentre l’esercito israeliano ha mantenuto operazioni mirate nel sud del Libano e nella periferia di Beirut.

Nelle ultime ore, un raid israeliano nella capitale libanese ha riacceso le tensioni, mettendo in evidenza quanto fragile sia l’attuale equilibrio. Proprio questa instabilità spinge Washington a cercare una soluzione complessiva, nella convinzione che il contenimento del programma nucleare iraniano non basti senza una contestuale de-escalation regionale.

Resta tuttavia aperta una questione decisiva: il possibile accordo comporterebbe anche il ritiro delle truppe israeliane dal Libano meridionale? Oppure si limiterebbe a congelare le operazioni militari, lasciando irrisolti i nodi strategici sul controllo del territorio e sul ruolo di Hezbollah? Al momento non emergono dettagli certi.

 

Hormuz, petrolio e diplomazia

Dietro la trattativa si muove anche una gigantesca questione economica. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una quota decisiva del petrolio mondiale, è diventato nelle ultime settimane il simbolo della nuova guerra di pressione tra Stati Uniti e Iran.

Secondo le indiscrezioni circolate sui media americani, il memorandum prevederebbe la riapertura stabile dello Stretto, la sospensione di alcune sanzioni contro Teheran e l’avvio di negoziati più approfonditi sul nucleare iraniano. In cambio, l’Iran dovrebbe accettare una moratoria sull’arricchimento dell’uranio e alcune limitazioni alle proprie attività strategiche.

 

Una tregua ancora fragile

Nonostante il clima di apparente apertura diplomatica, il quadro resta estremamente instabile. All’interno dell’amministrazione americana convivono infatti posizioni diverse, mentre a Teheran persistono forti resistenze verso qualsiasi accordo percepito come una resa politica.

Anche Israele osserva con prudenza l’evoluzione dei negoziati. Il timore di Gerusalemme è che un’intesa troppo favorevole all’Iran possa rafforzare indirettamente Hezbollah e consolidare l’influenza iraniana nella regione.

Eppure, dopo mesi di escalation militare, migliaia di vittime e tensioni globali sui mercati energetici, l’ipotesi di una tregua estesa dal Golfo Persico al Libano appare oggi come uno dei pochi spiragli realistici per evitare una destabilizzazione ancora più ampia del Medio Oriente.

L’Algoritmo umano: etica e lavoro nell’era digitale

C’è un momento, in ogni cambiamento profondo, in cui ci si accorge che non è la tecnologia a trasformare il mondo, ma il modo in cui scegliamo di usarla. L’ho capito una mattina, entrando in una sala riunioni dove si parlava di innovazione, di piattaforme, di intelligenza artificiale. Tutto sembrava perfetto, efficiente, misurabile. Eppure, mancava qualcosa. Mancava l’uomo.

Negli ultimi anni abbiamo costruito sistemi capaci di analizzare dati, prevedere comportamenti, ottimizzare il lavoro. Gli algoritmi decidono turni, selezionano candidati, valutano performance. Ci aiutano, ci velocizzano, ci semplificano la vita. Ma, senza accorgercene, rischiamo di adattarci noi a loro. Di diventare parte del meccanismo.

E allora la domanda si fa urgente: quale spazio resta per la persona

Ricordo un confronto con un giovane professionista che lavorava in una grande azienda digitale. Mi disse che il suo lavoro era monitorato da un sistema che misurava ogni attività. “Funziona tutto”, mi disse, “ma a volte ho la sensazione di non esistere davvero”. In quelle parole ho colto il punto cruciale del nostro tempo. L’efficienza non basta. Senza dignità, senza relazione, senza senso, il lavoro si svuota.

L’algoritmo umano nasce proprio qui. Non come opposizione alla tecnologia, ma come sua evoluzione. Significa rimettere al centro ciò che non può essere codificato: l’empatia, la responsabilità, la capacità di scegliere. Significa costruire modelli in cui il digitale non sostituisce l’uomo, ma lo accompagna.

In fondo, lo vediamo già nei contesti più delicati, come la cura. La tecnologia può migliorare diagnosi e terapie, ma è lo sguardo di un medico, la parola giusta, l’ascolto autentico a fare la differenza. Allo stesso modo, nel lavoro, non è solo il risultato a contare, ma il modo in cui viene raggiunto.

C’è una parola che torna spesso nei percorsi che abbiamo costruito come FareRete BeneComune: fiducia. Senza fiducia non esiste innovazione vera. I sistemi possono controllare, ma solo le relazioni possono generare valore. E la fiducia nasce quando una persona si sente riconosciuta, non misurata.

Per questo oggi parlare di lavoro nell’era digitale significa parlare di etica. Non un limite, ma una direzione. Significa chiederci se le tecnologie che sviluppiamo riducono o ampliano le disuguaglianze, se rendono le persone più libere o più dipendenti, più consapevoli o più invisibili.

L’algoritmo umano è una scelta culturale prima ancora che tecnologica. È decidere che il progresso non è solo ciò che funziona meglio, ma ciò che fa vivere meglio. È costruire organizzazioni in cui la persona non è una risorsa, ma un valore.

Forse il futuro non sarà meno digitale, ma potrà essere più umano. Dipende da noi. Dalla nostra capacità di non delegare tutto alle macchine, ma di restare presenti, responsabili, partecipi.

Perché alla fine, dietro ogni algoritmo, c’è sempre qualcuno che lo ha scritto. E la vera innovazione sarà avere il coraggio di scriverlo con uno sguardo umano.

È proprio in questa direzione che FareRete Innovazione BeneComune sta oggi lavorando, trasformando l’innovazione in un percorso concreto di umanizzazione della società, dove tecnologia, lavoro e relazioni tornano a generare valore per la persona e per il Bene Comune.

 Rosapia Farese è impegnata nell’innovazione sociale e nella promozione della cultura del Bene Comune, attiva in progetti che integrano etica, lavoro e sviluppo sostenibile attraverso reti collaborative tra istituzioni, imprese e cittadini.

FareRete Innovazione BeneComune nasce proprio dalla convinzione che l’innovazione abbia senso solo se orientata all’umanizzazione della società, costruendo relazioni, fiducia e valore condiviso attorno alla persona.

Usa, resa pubblica presunta nota pre-suicidio di Epstein

Milano, 7 mag. (askanews) – Un giudice federale americano ha desecretato un possibile biglietto scritto prima del suicidio scritto da Jeffrey Epstein, che sarebbe stato ottenuto dal suo ex compagno di cella.

Nbc News ha mostrato il foglio a righe scarabocchiato, dove all’inizio si riesce a distinguere: “Mi hanno investigato per anni: non hanno trovato NIENTE”. Alcuni passaggi sono di difficile interpretazione. Il New York Times non ha confermato che sia stato scritto da Epstein.

Russia chiede alle ambasciate di evacuare Kiev "a tempo debito"

Milano, 7 mag. (askanews) – La Russia ha esortato le ambasciate straniere a Kiev a garantire la “tempestiva evacuazione” del personale e dei cittadini prima di inevitabili “attacchi di rappresaglia”, nel caso l’Ucraina interrompa le celebrazioni per la vittoria sulla Germania nazista il 9 maggio.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato da parte sua Mosca di aver ignorato la proposta di cessate il fuoco avanzata da Kiev. “Per tutto il giorno, a ogni ora, sono giunte segnalazioni di attacchi nelle nostre regioni: Donetsk, Kharkiv, Dnipro, Sumy, Chernihiv, Zaporizhia e Kherson. La Russia non ha interrotto alcuna attività militare”, ha dichiarato nel suo videomessaggio serale. Zelensky ha aggiunto che l’Ucraina risponderà “in modo speculare” e determinerà “risposte del tutto eque” questa sera e domani, sottolineando che Mosca ha ricevuto un’offerta e sa come contattarla per i dettagli.

In una nota al corpo diplomatico, il Ministero degli Esteri russo ha avvertito di possibili “attacchi di rappresaglia” sulla capitale ucraina, inclusi “i centri decisionali”, se Kiev ostacolerà le celebrazioni moscovite del 9 maggio.

Zelensky ha criticato aspramente Vladimir Putin e la parata della vittoria sulla Piazza Rossa, insinuando che il presunto desiderio russo di diplomazia si limiti a garantire lo svolgimento impeccabile dell’evento. “Se a Mosca c’è una sola persona che non può vivere senza la guerra, interessata solo a una parata e nient’altro, allora è un altro discorso”, ha affermato. “La Russia ha condotto una guerra a tal punto che la sua parata principale dipende da noi. Ha l’opportunità di scegliere la diplomazia; è giunto il momento di porre fine al conflitto in modo dignitoso”.

Mosca non ha commentato la posizione di Zelensky, ma aveva già annunciato un cessate il fuoco temporaneo per l’8 e il 9 maggio, in commemorazione dell’81° anniversario della vittoria sul nazismo nel 1945.

Casa Bianca pubblica strategia antiterrorismo e sferza l’Europa

Milano, 7 mag. (askanews) – La Casa Bianca ha diffuso mercoledì la “Strategia antiterrorismo degli Stati Uniti”, documento che individua tre minacce principali per il Paese: “narcoterroristi e bande internazionali”, “terroristi islamisti storici” ed “estremisti di sinistra violenti, inclusi anarchici e antifascisti”.

Il rapporto critica le politiche europee, definite “incubatrice di minacce terroristiche”, e accusa “gruppi ostili ben organizzati” di sfruttare “frontiere aperte e ideali globalisti”. “Più queste culture straniere si diffondono e più durano le politiche europee, maggiore sarà il terrorismo”, si legge nel testo, che invita l’Europa – “culla della cultura occidentale” – a invertire il suo “declino”.

Questa impostazione segna una differenza rispetto all’amministrazione Biden, che aveva indicato i gruppi di estrema destra, inclusi i suprematisti bianchi, come priorità.

La strategia è coordinata da Sebastian Gorka, consigliere di Trump, e prevede il proseguimento delle operazioni contro il narcotraffico nell'”emisfero” americano (Nord e Sud America). Il documento cita attacchi a imbarcazioni di narcotici e la cattura a gennaio dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro.

Coerente con la “Strategia di sicurezza nazionale” del dicembre 2025 – anch’essa critica verso le politiche migratorie europee -, il testo annuncia priorità per “gruppi politici violenti antiamericani, radicalmente a favore dei transgender e anarchici”. Verranno usati “strumenti costituzionali” per identificarne membri e legami con organizzazioni come Antifa.

Antifa (antifascista) è un movimento decentralizzato associato alla sinistra estrema, spesso menzionato dalla destra in contesti di violenza durante le proteste. Nel 2025, Trump l’ha designata “organizzazione terroristica straniera” dopo l’assassinio del conservatore Charlie Kirk.

Music Opening Ceremony, Liga da record, Unipol Dome top, viabilità flop

Milano, 7 mag. (askanews) – Un voto con lode, una netta promozione e un esame di riparazione. LA PRIMA NOTTE – Music Opening Ceremony, lo show evento con cui Luciano Ligabue ieri sera, mercoledì 6 giugno, ha inaugurato il palco dell’Unipol Dome di Milano è stata una grande festa di musica, impegno e bellezza. Un successo con una grande pecca da segnalare: la difficolta a raggiungere la nuova e futuristica venue.

Sotto il profilo dello spettacolo la promozione è totale, l’acustica è ottima nonostante le “dimensioni monstre” dell’Arena che si è fatta anche apprezzare per la visibilità dagli spalti. Il concerto ha registrato il primo sold out con 16.000 spettatori che hanno assistito al live di debutto. Liga ha scelto una scaletta di hit, che il pubblico ha cantato a squarciagola, sul palco ha voluto i migliori chitarristi che in tanti anni di carriera lo hanno accompagnato live e in studio.

Resta la nota dolente della viabilità, nonostante gli ingenti sforzi per potenziare il trasporto pubblico del Comune e di Atm, arrivare alla nuova Arena è complesso, scomodo e richiede tempi biblici. Complice anche la novità che disorienta i fan, si sono registrati pesanti ingorghi per accedere ai parcheggi e mezzi pubblici sono stati presi d’assalto anche a fine concerto. La nuova spettacolare venue milanese, creata come palazzo del ghiaccio per le Olimpiadi di Milano Cortina, merita una fermata di metropolitana dedicata, come il Forum di Assago e San Siro perchè da qui passa il futuro del tempio della musica live internazionale e della città.

Per quanto riguarda lo spettacolo, il live è stato costruito con cura maniacale per far felici i fan. Ad accompagnare Luciano Ligabue sono stati Fede Poggipollini (chitarra), Max Cottafavi (chitarra), Mel Previte (chitarra), Niccolò Bossini (chitarra), Luciano Luisi (tastiere), Davide Pezzin (basso) e Lenny Ligabue (batteria).

A sorpresa sul palco sono saliti Emma, Giuliano Sangiorgi e Luca Carboni per emozionare ancora una volta il pubblico con tre speciali duetti, rispettivamente sulle note di “Quella che non sei”, “Vivo Morto o X” e “Sogni di Rock’n’Roll”.

Nel corso del concerto, anche Fiorella Mannoia ha raggiunto Luciano Ligabue sul palco e insieme hanno dato appuntamento al 21 settembre all’Arena di Verona per la 4ª edizione di Una Nessuna Centomila, l’evento speciale che anche quest’anno riunirà le più grandi voci italiane contro la violenza sulle donne.

L’annuncio è stato anticipato dall’esibizione a sorpresa di “Nessuno è di qualcuno”, un brano inedito di Luciano Ligabue dedicato al tema della violenza contro le donne, i cui diritti verranno devoluti alla Fondazione Una Nessuna Centomila.

Soprendente anche il palco con 500 light fixtures che hanno illuminato il grande stage (largo 20 metri e profondo 16 metri), caratterizzato da una passerella lunga 18 metri che ha portato il Liga al centro dell’arena. 13 telecamere hanno ripreso le immagini live proiettate durante il concerto sui tre schermi che hanno fatto da sfondo sul palco (per un totale di 520 metri quadri di ledwall).

Dopo il successo dello scorso anno alla RCF Arena di Reggio Emilia e alla Reggia di Caserta, prosegue LA NOTTE DI CERTE NOTTI con attesissimi 4 eventi a giugno negli stadi di Bibione, Roma, Torino e Milano e con il gran finale nei principali palasport italiani da settembre, che partirà dall’Arena di Verona.

Liga si conferma in grande forma e pronto a affrontare le grandi feste estive che partiranno dagli stadi a giugno: il 5 giugno allo Stadio Comunale di Bibione (Venezia) si terrà la data zero Certe notti a Bibione a cui seguiranno i grandi eventi live Certe notti a Roma il 12 giugno allo Stadio Olimpico di Roma, Certe notti a Torino il 17 giugno all’Allianz Stadium di Torino e Certe notti a Milano il 20 giugno (a un anno esatto da Campovolo 2025) allo Stadio San Siro di Milano (Sold out). Le celebrazioni per il trentennale di “Certe notti” e dell’album “Buon Compleanno Elvis”, che nel 1995 hanno segnato uno dei momenti più importanti della carriera del Liga, e il ventennale del primo Campovolo proseguiranno a settembre e ottobre con un tour che si preannuncia imperdibile.

Da settembre il gran finale: 14 città e 14 appuntamenti unici che non prevederanno repliche per rendere ogni “notte” speciale e irripetibile; una grande festa che partirà il 22 settembre dall’Arena di Verona e che si concluderà il 24 ottobre all’Unipol Dome, ultima data live di Ligabue per il 2026.

In attesa dei live italiani, prosegue Certe notti in Europa, il tour partito il 1° maggio da Barcellona che toccherà anche Parigi, Londra, Utrecht, Bruxelles, Lussemburgo e Zurigo.

Di Alessandra Velluto

La crisi del Cinema Italiano protagonista ai David 71

Roma, 7 mag. (askanews) – Una Festa del Cinema italiano che guarda dentro se stesso, facendo squadra per difendere se stesso. È questa la Festa dei David di Donatello, che ha celebrato a Cinecittà il meglio della settima arte declinata in italiano. Fuori, la protesta dei lavoratori del cinema si materializza davanti ai cancelli di Cinecittà. Mentre ospiti e candidati si preparavano alla serata dei David di Donatello, il movimento #siamoaititolidicoda ha messo in scena la sua manifestazione simbolica – con cartelli e maschere – per denunciare una crisi “senza precedenti”, descrivendo un comparto “agonizzante”, oppresso da produzioni ferme, precarietà diffusa e incertezza sui finanziamenti.

Dentro, Flavio Insinna, conduttore della serata, ricorda: “Questa serata è una lettera d’amore per il cinema in mezzo a mille difficoltà, non è un luogo comune, continua a creare tra volti, teste che pensano, mani che attaccano cavi. Senza bandiere né ideologia, un Paese che non difende le proprie sale, i cinema dove andavo io – ora bingo -, dove rifugiarsi dall’orrore, e non sostiene i suoi film, smette di sognare. Non chiamiamoli Oscar italiani, siamo noi che abbiamo insegnato il cinema al mondo”.

Matilda De Angelis, migliore attrice non protagonista, parla di un impoverimento culturale: “Il nostro Paese sta vivendo un impoverimento importante della cultura e mi spiace che si debba umiliare una categoria come quella dei lavoratori e delle lavoratrici del cinema, che sono la mia famiglia. Non capisco perché ci siamo fatti addomesticare. Il cinema deve tornare a essere sociale e politico come un atto d’amore. Io ho questa speranza e vedo questo futuro. Dedico il premio a mia madre e mio padre, che mi hanno insegnato l’amore e l’arte”.

Fortuna che ci sono persone come Vittorio Storaro (Premio Cinecittà, tre Oscar in carriera), Bruno Bozzetto, Gianni Amelio e Ornella Muti, che ricordano come il cinema italiano poggi su fondamenta solidissime. Un cinema che non conosce età: come quella di Aurora Quattrocchi, che a 83 anni ha vinto per “Gioia mia” il David alla migliore attrice protagonista ed ha fatto vivere uno dei momenti clou della serata. “Che bellezza – ha urlato l’attrice dal palco, premiata da Raul Bova – grazie dal profondo del mio cuorissimo. Grazie per sempre. E poi la meravigliosissima regista che mi ha portato a questo trionfo, e al bravissimo Marco Fiore, un attore fantastico: lui giovanissimo e io vecchissima, meravigliosi tutti e due”.

Premio del pubblico per il film più visto è andato a “Buen camino” di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone che ha sbancato il botteghino. Premio che non aveva rivali. Ma, come previsto, Zalone non si è presentato. Hanno ritirato il premio Giampaolo Letta, Marco Cohen e Benedetto Habib.

Nella Milano dei vicoli dell’arte al via la mostra "Pianeta Brera"

Milano, 6 mag. (askanews) – Presso la Fondazione Ambrosianeum, in via delle Ore, 3, a Milano, si è aperta la mostra Pianeta Brera, opere fotografiche di Roberto Ricci, fino al 24 maggio, con ingresso gratuito e possibilità, previa prenotazione, di farsi fotografare da Roberto Ricci. Una selezione di cinquanta opere, frutto di un lungo lavoro di ricerca di Ricci, sviluppatosi in diversi momenti, ma coerentemente al titolo, avente per oggetto i luoghi, gli spazi espositivi, i protagonisti del quartiere che a Milano, ma anche internazionalmente, è vissuto come luogo dell’Arte, e ancora un vero e proprio atto di amore per l’Arte e la Fotografia.

Brera nel cuore di Milano è un luogo dove il tempo sembra rallentare per lasciare spazio alla bellezza. Tra vicoli acciottolati e palazzi eleganti, ogni passo racconta una storia fatta di arte, luce e incontri inattesi. Brera non è solo un luogo: è una promessa di emozioni, un piccolo angolo di poesia nel ritmo frenetico della città.

In questo senso le opere di Roberto Ricci, in rigoroso bianco e nero analogico, assumono anche il valore documentario di una trasformazione che il quartiere ha subito, avviandosi verso una tumultuosa turistizzazione: evidenziare i luoghi di “resistenza” a questo processo costituisce una modalità per parlare della storia della nostra Città, dando voce, e immagine, a momenti di riflessione su come innovazione e persistenze debbano necessariamente dialogare. D’altra parte, istituire legami tra contesto ambientale e ritratto, è una delle caratteristiche peculiari dell’opera di Ricci, che differenzia le sue immagini dal fotogiornalismo, dalla cronaca dei luoghi.

La mostra è scandita per ideali capitoli che disegnano un itinerario tra i protagonisti e le evidenze che, intorno al Palazzo di Brera, hanno contribuito a renderlo il quartiere dell’Arte di Milano.

In primo luogo, le presenze storiche, lo studio di Piero Manzoni, l’ex chiesa di san Carpoforo, il Jamaica, i negozi di Belle Arti, le Gallerie d’arte. Poi il Palazzo di Brera, un ideale scrigno di saperi, che mette insieme la monumentalità del cortile e della Pinacoteca, con la vitalità dei quattromila allievi dell’Accademia. E infine gli artisti che in questo ambiente si sono formati, e che continuano a frequentare anche come docenti dell’Accademia di Belle Arti, con un’idea di trasversalità che accosta Maestri di fama consolidata a più giovani, ritratti anche in momenti di lavoro in studio.

La mostra, curata da Renato Galbusera e supportata da Reinvest S.p.A., sarà visitabile sino al prossimo 24 maggio con il seguente orario: nei giorni feriali su prenotazione all’indirizzo mail robertoriccibn@gmail.com; venerdì dalle ore 15.00 alle ore 19.00, sabato e domenica dalle ore 11.00 alle ore 19.00.

Matthew Modine ai David: “Girerò un film in Italia fino a settembre”

Roma, 6 mag. (askanews) – Matthew Modine ospite ai 71esimi David di Donatello, negli Studi di Cinecittà. L’attore americano ha raccontato il suo legame con l’Italia e con il cinema italiano, da De Sica a Fellini fino a Matteo Garrone, definendo “Io Capitano” un film “brillante”. Modine ha ricordato anche l’amicizia con Mel Gibson, con cui lavorò nel film “Mrs. Soffel”, uscito in Italia come “Fuga d’inverno”, e ha annunciato che resterà in Italia fino a settembre per dirigere un film scritto da lui, “Splendid Thing”.

“Oh, sono sempre, sempre onorato di venire in Italia e partecipare a ogni tipo di evento, sai, è il posto più bello del mondo”, dice l’attore. E alla domanda se è un grande fan del cinema italiano replica: “Assolutamente. Sì. Voglio dire, per molti versi, il cinema è un’invenzione degli italiani, sai, da De Sica a Fellini a Matteo Garrone. Sì. Intendo dire, e Io Capitano è un film davvero brillante, brillante. Sì”.

“Spero che le piaccia – dice l’intervistatrice – Stasera camminerà attraverso il set di Roma”- Sì, è fantastico. Mel Gibson ed io siamo vecchi amici. Abbiamo lavorato insieme molto tempo fa in un film intitolato Mrs. Soffel. Quindi è meraviglioso. E sono molto felice di annunciare che rimarrò in Italia fino a settembre per lavorare a un film che ho scritto e che sto dirigendo”. Il titolo? “Splendid thing”.

“Spero di riuscire a “rubare” qualcuno di questi set e a poter filmare sui set”, conclude l’attore.

Una Nessuna Centomila torna con un nuovo evento all’Arena di Verona

Milano, 6 mag. (askanews) – Dopo il successo a Campovolo (RCF Arena di Reggio Emilia) nel 2022 con 100.000 presenze, il doppio sold out all’Arena di Verona nel 2024 e il grande evento tutto esaurito, per la prima volta al Sud Italia, in Piazza del Plebiscito a Napoli nel 2025, Una Nessuna Centomila torna con un nuovo evento speciale che anche quest’anno riunirà le più grandi voci italiane contro la violenza sulle donne.

L’appuntamento per la quarta edizione della manifestazione che coniuga musica e impegno sociale è per il 21 settembre 2026 all’Arena di Verona, su un palco e in uno scenario unici, dove già in passato le voci della musica si sono unite per raccogliere fondi in favore dei centri antiviolenza.

Ad annunciarlo ieri sera, mercoledì 6 maggio, sono stati Fiorella Mannoia e Luciano Ligabue in occasione de LA PRIMA NOTTE – Music Opening Ceremony, il concerto del Liga con cui è stato inaugurato l’Unipol Dome di Milano. Durante il concerto, a sorpresa Luciano Ligabue ha presentato dal vivo “Nessuno È Di Qualcuno”, un brano inedito dedicato al tema della violenza contro le donne, i cui diritti verranno devoluti alla Fondazione Una Nessuna Centomila.

Una Nessuna Centomila chiamerà a raccolta, anche in questa edizione, grandissimi nomi della musica e del mondo dello spettacolo che si alterneranno sul palco per esibizioni, duetti e collaborazioni ricche di emozioni. Tutti uniti per dire basta ai femminicidi, dare un aiuto concreto ai centri antiviolenza che sostengono e supportano le donne nei loro percorsi di fuoriuscita dalla violenza e sensibilizzare il pubblico contro questo fenomeno sociale e culturale.

I biglietti per il concerto, organizzato e prodotto da Friends & Partners e Oyà, saranno disponibili a partire dalle ore 16.00 di oggi, giovedì 7 maggio, su Ticketone.it e nei punti vendita e prevendite abituali.

I proventi dell’evento, al netto dei costi, saranno destinati ai centri antiviolenza individuati dalla Fondazione Una Nessuna Centomila sulla base di criteri trasparenti, di territorialità, in relazione alle esperienze e al bisogno. Come per tutte le edizioni, gli utilizzi di tutte le risorse economiche raccolte nell’ambito di UNA NESSUNA CENTOMILA verranno rendicontati e comunicati nella totale trasparenza.

La Fondazione Una Nessuna Centomila, nata in seguito all’omonimo evento live del 2022, grazie alla volontà delle quattro fondatrici, Fiorella Mannoia (Presidente Onorario), Giulia Minoli (Presidente), Celeste Costantino e Lella Palladino (Vicepresidenti), è la Fondazione italiana dedicata alla prevenzione e al contrasto della violenza sulle donne. È la prima fondazione nata in Italia per sostenere i Centri Antiviolenza e l’empowerment femminile; per promuovere il cambiamento culturale nella società utilizzando linguaggi artistici come la musica, il teatro, il cinema; e per supportare progetti di educazione all’affettività nelle scuole. Per info: www.unanessunacentomila.net.

Da Arisa a Matilda De Angelis, le star del red carpet ai David 2026

Roma, 6 mag. (askanews) – Matilda De Angelis, Arisa, Tecla Insolia, il super ospite, l’attore americano Matthew Modine, Bianca Balti (in veste di co-conduttrice con Flavio Insinna). E ancora Francesco Geghi, Pietro Marcello, Claudio Santamaria, Vinicio Marchioni, Valeria Golino che abbraccia Valeria Bruni Tedeschi, Emma Marrone, il “David speciale” Bruno Bozzetto e molti altri, sfilano sul red carpet dei 71esimi David di Donatello, gli “Oscar” del cinema italiano, presso gli Studi di Cinecittà a Roma.

La cerimonia quest’anno si svolge nel nuovo Teatro 23, inaugurato per l’occasione, ed è trasmessa in diretta su Rai 1.

David, Geghi: “Ho saputo della candidatura che ero a casa in pigiama”

Roma, 6 mag. (askanews) – “È sempre una bellissima miscela tra la fortuna e un po’ quello che amo fare. Cerco sempre di fare dei film importanti, 40 secondi lo è, quando mi è stato proposto, la scelta di Vincenzo Alfieri di avermi nel film, io ho sentito da subito un impegno civile prima che artistico”: così l’attore Francesco Gheghi sul red carpet prima della cerimonia dei David di Donatello 2026, dove è candidato come Miglior attore protagonista per il suo ruolo nel film “40 secondi” di Vincenzo Alfieri.

Quando ho saputo della candidatura “ero in pigiama a casa, è apparso il nome, mi ha fatto molto, molto piacere, non ci si abitua mai. Sono felice di essere qui in mezzo a mille artisti che adoro, in mezzo al cinema italiano, sono contento di essere qui in rappresentanza di ’40 secondi’ e di me!”, ha aggiunto.

Protesta cinema, De Angelis: “Sono con loro, mi spezza il cuore”

Roma, 6 mag. (askanews) – Matilda De Angelis, candidata come miglior attrice non protagonista per “Fuori”, ha parlato sul red carpet dei 71esimi David di Donatello, agli Studi di Cinecittà. L’attrice ha espresso sostegno alla protesta dei lavoratori del cinema, dicendo di voler portare la propria voce e solidarietà a persone con cui ha lavorato per mesi e che considera “famiglia”.

“Sono con loro. Sono con loro. Umanamente io arrivo alla fine di un processo che inizia molto molto prima di me, quindi sarei ipocrita nel dire che ho la possibilità di cambiare le cose attivamente. Posso portare la mia voce, posso portare il mio sostegno, posso portare la mia solidarietà, ma c’è qualcuno che si deve prendere la responsabilità e purtroppo la responsabilità non è mia in questo momento, quindi ovviamente ovviamente li supporto, ovviamente li sostengo, ovviamente mi spezza il cuore. Sono persone con con le quali ho lavorato e per mesi e mesi e mesi persone che diventano la mia famiglia a un certo punto, quindi è la mia famiglia che è in difficoltà in questo momento”.

Bruno Bozzetto: Mi fa piacere il David, qui sono nel mondo del cinema

Roma, 6 mag. (askanews) – “Sempre bello, sempre emozionante. È una cosa che mi fa molto piacere, soprattutto perché facendo i disegni animati qui sono nel mondo del cinema”: così il disegnatore, animatore e regista Bruno Bozzetto, 88 anni, sul red carpet prima di ricevere il David Speciale, alla cerimonia della 71esima edizione dei Premi David di Donatello negli Studi di Cinecittà.

“Io vivo sempre nel mondo dei disegni animati, uscire un po’ dal proprio giro mi fa molto piacere”, ha aggiunto.

Il David speciale “mi stupisce, perché pensavo di avere finito, ormai le cose che ho fatto le ho fatte. Ieri ero al cinema San Lorenzo, c’era il cinema pieno e vedevano un film di 50 anni fa, mi fa piacere che dopo 50 anni regga ancora, questo è molto bello”, ha sottolineato, riferendosi alla proiezione speciale di “Allegro non troppo” alla sua presenza a Palazzo San Lorenzo.

"15 minuti con" Moses Pendleton (Momix) nei Podcast di Sguardi

Roma, 6 mag. (askanews) – Moses Pendleton, straordinario affabulatore di arte e realtà, americano, creatore della compagnia di danza Pilobolus, e poi nel 1980 di Momix, è il protagonista di questo episodio dei podcast di SGUARDI, la rubrica di approfondimento prodotta da Askanews, e ideata da Alessandra Quattrocchi.

I danzatori di Momix sono tornati in Italia, dove riscuotono sempre straordinario successo, con “Botanica 2” in tour in tutto il paese e a Roma presentati dal Teatro Olimpico e dall’Accademia Filarmonica Romana.

“Pensare che gli esseri umani stiano facendo agli altri esseri umani quello che stanno facendo è… sa. l’unica soluzione, penso, anche se non mi piace dirlo, ma penso che se domani ci fossero delle elezioni, voterei per l’intelligenza artificiale perché ci aiuti a a risolvere i problemi. Penso che noi, gli esseri umani, abbiamo avuto molto tempo per farlo e non abbiamo fatto un gran lavoro, come si può vedere” dice Pendleton. riflettendo sul nostro mondo. Racconto del suo rapporto con l’Italia, della speranza di una nuova generazione di spettatori, della sua passione per la danza nata da una gioventù sugli sci e dalla riabilitazione dopo un incidente: “Tutta la vita riguarda il modo in cui reagisci agli incidenti e all’ignoto. E ho portato la stessa filosofia anche nel lavoro e nella creazione delle danze. Non so mai che cosa sto facendo. Ma cerco di creare un’atmosfera in cui qualcosa possa essere fatto”

Momix, per lui, è “teatro visivo” con una compagnia di danzatori estremamente allenati. In questo Botanica 2, attraverso la bellezza, la vitalità del nostro mondo, c’è anche un messaggio su quello che rischiamo di perdere attraverso il cambiamento climatico? “Non direttamente. Ma un modo per fare un’affermazione sul riscaldamento globale è mostrare perché dovremmo proteggere la natura. Mostrare uno spettacolo che celebra la bellezza e l’energia e la connessione dell’umano con l’albero e con la pianta, e con l’architettura della natura. In questo modo prendiamo una posizione”.

Meloni chiede compattezza ad alleati su legge elettorale. Stallo nomine

Roma, 6 mag. (askanews) – Il comunicato finale mette agli atti due soli temi: la “situazione internazionale” e “soprattutto la crisi energetica”. Ma nel vertice di maggioranza che Giorgia Meloni convoca a palazzo Chigi prima di andare a Gemona per le cerimonia dell’anniversario del terremoto in Friuli, una buona fetta della discussione ha l’obiettivo di serrare i ranghi sulla riforma della legge elettorale.

All’ora di pranzo la premier mette intorno al tavolo i suoi due vice premier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, e il leader di Noi moderati, Maurizio Lupi. Tra gli argomenti trattati, appunto, quello della crisi energetica. Tutti si sarebbero trovati d’accordo, come dice il leader leghista, nel continuare a perorare con l’Europa la richiesta “di spendere per l’energia quello che ci permetterebbe di spendere per le armi”. L’esigenza principale, viene poi sottolineato al termine del vertice, è quello “di ridurre la dipendenza da fonti esterne” e tra le linee d’azione individuate c’è “l’accelerazione del percorso verso il nucleare”. In particolare, si sarebbe ragionato di andare avanti spediti con la delega al governo “in materia di energia nucleare sostenibile” che è calendarizzata in aula alla Camera il 26 maggio. E’ “ragionevole” ipotizzare la conclusione dell’iter “entro la fine dell’anno”, commenta il ministro Gilberto Pichetto Fratin.

Nell’incontro si è parlato anche della situazione internazionale, in particolare dell’evoluzione del conflitto in Iran – anche perché nel corso del vertice è arrivata l’ennesima dichiarazione di Trump sulle possibilità di chiusura del fronte – ma anche dell’incontro che la premier e i ministri Tajani e Crosetto avranno con il segretario di Stato americano Marco Rubio venerdì.

Non si sarebbe invece parlato delle nomine dei presidenti di Consob e Antitrust: la premier, che pure aveva sostenuto che la pratica sarebbe stata chiusa entro questa settimana, avrebbe subito rinviato la discussione nella consapevolezza che ancora manca un accordo anche perché resta l’obiezione di Forza Italia su Federico Freni a presidente dell’autorità sulla Borsa.

E tuttavia il focus della riunione sarebbe stato proprio la legge elettorale. La premier, viene spiegato, avrebbe sondato la reale intenzione degli alleati di andare avanti in maniera compatta. Nello specifico, avrebbe chiesto conto di indiscrezioni che raccontano di malumori nella Lega e Forza Italia, in un caso per l’addio ai collegi uninominali, e nell’altro per dubbi che la famiglia Berlusconi avrebbe messo in circolo attraverso Gianni Letta. Alla fine tutti avrebbero garantito la loro intenzione di andare avanti con l’obiettivo di un primo via libera della Camera entro l’estate. “Procederemo dritti”, mette agli atti Salvini.

Ma se questa è la volontà politica, molti sono i tecnicismi su cui in realtà non è stata ancora trovata intesa. Che la legge elettorale vada cambiata, fermo restando l’impianto proporzionale con premio di maggioranza, è infatti ormai dato per assodato. Altro discorso è come e su cosa intervenire. Meloni avrebbe ribadito l’intenzione di introdurre le preferenze, anche per una questione di “coerenza” rispetto alla posizione sempre avuta. Punto sul quale però la Lega non è intenzionata a cedere. Allo stesso tempo, invece, Forza Italia ha messo in dubbio il listone attraverso il quale si dovrebbe assegnare il premio di maggioranza chiedendo che si opti per un meccanismo proporzionale invece che basarsi su una ‘spartizione’ fatta prima. Il timore sarebbe quello di essere danneggiati, magari proprio a vantaggio del Carroccio, che farebbe la voce grossa sui posti in cambio della rinuncia agli uninominali. Ed è proprio per provare a sciogliere questi nodi che la settimana prossima si terrà una riunione degli esperti della maggioranza.

La premier ha però voluto anche che dall’incontro emergesse la volontà di una apertura nei confronti dell’opposizione. “Purché non si tocchi l’impianto siamo disposti a discutere di tutto, anche dell’entità del premio. Per noi la priorità è evitare alchimie di palazzo il giorno dopo le elezioni”, spiega uno degli esponenti di Fdi che si occupano del dossier. E non è forse un caso che il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, arrivato alla Camera in serata per il voto di fiducia, sia stato visto conversare con più di un esponente dell’opposizione.

Meloni chiede compattezza agli alleati sulla legge elettorale. Stallo nomine

Roma, 6 mag. (askanews) – Il comunicato finale mette agli atti due soli temi: la “situazione internazionale” e “soprattutto la crisi energetica”. Ma nel vertice di maggioranza che Giorgia Meloni convoca a palazzo Chigi prima di andare a Gemona per le cerimonia dell’anniversario del terremoto in Friuli, una buona fetta della discussione ha l’obiettivo di serrare i ranghi sulla riforma della legge elettorale.

All’ora di pranzo la premier mette intorno al tavolo i suoi due vice premier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, e il leader di Noi moderati, Maurizio Lupi. Tra gli argomenti trattati, appunto, quello della crisi energetica. Tutti si sarebbero trovati d’accordo, come dice il leader leghista, nel continuare a perorare con l’Europa la richiesta “di spendere per l’energia quello che ci permetterebbe di spendere per le armi”. L’esigenza principale, viene poi sottolineato al termine del vertice, è quello “di ridurre la dipendenza da fonti esterne” e tra le linee d’azione individuate c’è “l’accelerazione del percorso verso il nucleare”. In particolare, si sarebbe ragionato di andare avanti spediti con la delega al governo “in materia di energia nucleare sostenibile” che è calendarizzata in aula alla Camera il 26 maggio. E’ “ragionevole” ipotizzare la conclusione dell’iter “entro la fine dell’anno”, commenta il ministro Gilberto Pichetto Fratin.

Nell’incontro si è parlato anche della situazione internazionale, in particolare dell’evoluzione del conflitto in Iran – anche perché nel corso del vertice è arrivata l’ennesima dichiarazione di Trump sulle possibilità di chiusura del fronte – ma anche dell’incontro che la premier e i ministri Tajani e Crosetto avranno con il segretario di Stato americano Marco Rubio venerdì.

Non si sarebbe invece parlato delle nomine dei presidenti di Consob e Antitrust: la premier, che pure aveva sostenuto che la pratica sarebbe stata chiusa entro questa settimana, avrebbe subito rinviato la discussione nella consapevolezza che ancora manca un accordo anche perché resta l’obiezione di Forza Italia su Federico Freni a presidente dell’autorità sulla Borsa.

E tuttavia il focus della riunione sarebbe stato proprio la legge elettorale. La premier, viene spiegato, avrebbe sondato la reale intenzione degli alleati di andare avanti in maniera compatta. Nello specifico, avrebbe chiesto conto di indiscrezioni che raccontano di malumori nella Lega e Forza Italia, in un caso per l’addio ai collegi uninominali, e nell’altro per dubbi che la famiglia Berlusconi avrebbe messo in circolo attraverso Gianni Letta. Alla fine tutti avrebbero garantito la loro intenzione di andare avanti con l’obiettivo di un primo via libera della Camera entro l’estate. “Procederemo dritti”, mette agli atti Salvini.

Ma se questa è la volontà politica, molti sono i tecnicismi su cui in realtà non è stata ancora trovata intesa. Che la legge elettorale vada cambiata, fermo restando l’impianto proporzionale con premio di maggioranza, è infatti ormai dato per assodato. Altro discorso è come e su cosa intervenire. Meloni avrebbe ribadito l’intenzione di introdurre le preferenze, anche per una questione di “coerenza” rispetto alla posizione sempre avuta. Punto sul quale però la Lega non è intenzionata a cedere. Allo stesso tempo, invece, Forza Italia ha messo in dubbio il listone attraverso il quale si dovrebbe assegnare il premio di maggioranza chiedendo che si opti per un meccanismo proporzionale invece che basarsi su una ‘spartizione’ fatta prima. Il timore sarebbe quello di essere danneggiati, magari proprio a vantaggio del Carroccio, che farebbe la voce grossa sui posti in cambio della rinuncia agli uninominali. Ed è proprio per provare a sciogliere questi nodi che la settimana prossima si terrà una riunione degli esperti della maggioranza.

La premier ha però voluto anche che dall’incontro emergesse la volontà di una apertura nei confronti dell’opposizione. “Purché non si tocchi l’impianto siamo disposti a discutere di tutto, anche dell’entità del premio. Per noi la priorità è evitare alchimie di palazzo il giorno dopo le elezioni”, spiega uno degli esponenti di Fdi che si occupano del dossier. E non è forse un caso che il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, arrivato alla Camera in serata per il voto di fiducia, sia stato visto conversare con più di un esponente dell’opposizione.

I “Contro David” dei lavoratori del cinema: Stop ai set se necessario

Roma, 6 mag. (askanews) – Indossando le maschere bianche degli “invisibili”, e con megafono alla mano, i lavoratori e le lavoratrici del cinema, le maestranze tutte e le professionalità del comparto, hanno partecipato numerosi alla mobilitazione di protesta intitolata “Contro David”, o “Festa degli Invisibili”, davanti agli Studios di Cinecittà, in via Tuscolana a Roma, dove è in programma la cerimonia di premiazione della 71esima edizione dei premi David di Donatello, in diretta su Rai 1. Su un grande striscione, che porta la firma del comitato Siamo ai titoli di coda, la scritta “Premiate l’apparenza, al buio la maestranza – le scelte di oggi sono il vuoto di domani”.

Vincenzo Lauricella, rappresentante USB, ha preso la parola e ha spiegato: “Noi oggi siamo qui davanti agli Studios perché speriamo, e ad oggi ancora non è arrivata la solidarietà che speravamo, speriamo che qualcuno lì dentro qualcuno alzi la voce, alzi la testa, e dia voce alle istanze di questi lavoratori, che da 27 anni lavorano, in maniera peggiore delle campagne foggiane, dove c’è la malavita che sfrutta i lavoratori, qui ci sono le grandi produzioni. Oggi qui premiamo questi lavoratori, che hanno avuto il coraggio, anche con le maschere, di essere qui, e rompere questo sistema basato sulla flessibilità, paghe basse e sfruttamento. Proclameremo lo sciopero nazionale, fermeremo i set se necessario, non faremo un passo indietro, vogliamo il salario, i diritti e la dignità per questi lavoratori”, ha dichiarato Lauricella.

Gigi Piepoli, assistente operatore alla macchina da presa e delegato USB-Cinema: “I Contro David perché portiamo alla luce, all’attenzione, i lavoratori invisibili, che sono le maestranze fondamentalmente, che da 27 anni si vedono negato il rinnovo contrattuale. Oggi vogliamo dare importanza anche alla filiera del cinema che vive da tre anni ormai una crisi fortissima e dare lustro e importanza alle vertenze dei lavoratori e delle lavoratrici”, ha spiegato.

“Centinaia di lavoratori hanno inviato delle denunce alla nostra mail, ricordandoci che lavorano 11-12 ore al giorno, senza pause. La risposta che ricevono dalle produzioni è ‘ce lo chiede l’industria del cinema, ce lo chiedono le produzioni internazionali’. O lavori e stai zitto o perdi il lavoro. Ci sono lavoratori, anche qui tra chi indossa la maschera, che non ha fatto nemmeno un giorno di lavoro nel 2026”, ha aggiunto Lauricella.

“È giunto il tempo di riprenderci il nostro lavoro e di ricostruire il nostro cinema. Le troupe fanno il cinema, senza le troupe la macchina dei sogni non funziona e per noi questa macchina dei sogni è diventata un incubo reale”, ha dichiarato uno dei partecipanti. La protesta è promossa da USB Cinema e sostenuta da Siamo ai titoli di Coda, movimento indipendente dei lavoratori e delle lavoratrici del settore cine-audiovisivo, “per difendere” il settore in difficoltà e “chi lo rende possibile ogni giorno”, per chi, specialmente in queste grandi occasioni, è “invisibile”, e “per dare voce a chi da 27 anni aspetta il rinnovo del contratto”.

Calcio, Malagò incontra la Lega di B: "Contesto positivo"

Roma, 6 mag. (askanews) – Giovanni Malagò prende tempo ma lascia intendere che la strada verso una possibile candidatura alla presidenza della Figc è sempre più concreta. A margine dell’incontro con i club della Serie B, il presidente del Coni usa toni distesi e anche una battuta per descrivere il confronto: “È come se vai a un ristorante e gli chiedi come si mangia”.

Malagò definisce il faccia a faccia “interessante, divertente”, sottolineando il clima costruttivo con interlocutori in parte già ben conosciuti e in altri casi meno, ma comunque legati da rapporti personali consolidati. Al centro del confronto, spiega, il momento attuale del calcio italiano e soprattutto una serie di idee e riflessioni emerse durante il dialogo con i rappresentanti della Lega Serie B.

Il numero uno del Coni entra poi nel merito dei contatti con il presidente della Serie B, Paolo Bedin, incontrato già in due occasioni nelle scorse settimane: prima a Milano dopo l’assemblea della Lega Serie A e successivamente a Roma, quando Bedin gli ha presentato un documento programmatico. “Molte di quelle cose sono condivise – chiarisce Malagò – lo dico senza alcuna logica elettorale, ma è anche un po’ un libro dei sogni”.

Nel corso dell’incontro, prosegue, sono state individuate alcune priorità, senza però volerle esplicitare pubblicamente per rispetto del lavoro delle componenti coinvolte. “Molti hanno fatto riflessioni sulle mie idee – aggiunge – il contesto mi è sembrato decisamente positivo, pur senza poter dare un giudizio definitivo. Saranno loro a farlo”.

Sulla possibile discesa in campo per la guida della Federcalcio, Malagò conferma che il tema è stato affrontato direttamente. “Qualcuno mi ha fatto questa domanda, considerando che ci sarebbero già i numeri per portare avanti la candidatura, viste le manifestazioni di Serie A, allenatori, calciatori e anche altri soggetti”. Tuttavia, invita alla prudenza: “Questo è un mondo in cui basta mancare di rispetto a una componente per perdere qualcosa”.

Infine, il presidente del Coni fissa i prossimi passaggi: venerdì è in programma l’incontro con la Lega Pro, tappa decisiva prima di eventuali scelte ufficiali. “Aspettiamo venerdì – conclude – poi formalizzeremo le questioni”.

David, Orfini (Pd) a protesta lavoratori cinema: “Giusto stare qui”

Roma, 6 mag. (askanews) – “Penso sia giusto stare al fianco di chi più ha pagato questi anni di crisi, cioé i lavoratori e le lavoratrici del cinema e dell’audiovisivo. Senza di loro non ci sarebbe nulla di quello che oggi è dentro alla celebrazione dei David, quindi mi sembrava doveroso, come in tutti questi anni siamo stati al fianco di questi lavoratori, esserci e rilanciare anche alcune questioni”: lo ha dichiarato Matteo Orfini, deputato del Pd, che si è presentato davanti agli studi di Cinecittà in via Tuscolana, dove è in programma la cerimonia di premiazione dei David di Donatello, per partecipare ai “Contro David”, protesta dei lavoratori e delle lavoratrici del cinema e dell’audiovisivo.

“Lo abbiamo detto oggi insieme a tutte le altre opposizioni al ministro Giuli: se si vuole fare una riforma, si parta da chi quella riforma l’ha già scritta, con lenostre proposte, a cominciare dal ripristino di quelle forme di tutela sociale, penso all’indennità di discontinuità, che in questi anni sono state smantellate”, ha sottolineato Orfini.

La protesta è promossa da USB Cinema e sostenuta da Siamo ai titoli di Coda, movimento indipendente dei lavoratori e delle lavoratrici del settore cine-audiovisivo, “per difendere” il settore in difficoltà e “chi lo rende possibile ogni giorno”, per chi, specialmente in queste grandi occasioni, è “invisibile”, e “per dare voce a chi da 27 anni aspetta il rinnovo del contratto”.

Da ballottaggio a premio, centrodestra studia modifiche a riforma elettorale

Roma, 6 mag. (askanews) – Avanti “dritti”, per usare le parole di Matteo Salvini, con la riforma della legge elettorale sulla quale l’orientamento che emerge dal vertice di governo a Palazzo Chigi è di procedere aperti al dialogo con le opposizioni che però fino a oggi continuano a considerare il testo Bignami “irricevibile”.

Con o senza opposizione, tuttavia, la maggioranza andrà avanti, tanto che gli sherpa già studiano – in alcuni casi hanno già pronte – le modifiche da apportare “assolutamente” al testo per risolvere criticità già emerse nella fase di messa a punto della proposta di legge e confermate in questi giorni dagli esperti nelle audizioni.

Ad esempio il superamento dell’ipotesi che il risultato elettorale possa riportare maggioranze diverse tra Camera e Senato. L’intenzione, viene spiegato, è di stabilire che in questo caso non venga assegnato il premio di maggioranza e che tutti i seggi – anche quelli del premio – siano attribuiti con un sistema proporzionale puro.

Un’ipotesi di proporzionale puro è già prevista dalla proposta di legge attuale che, in assenza dei presupposti per lo svolgimento del ballottaggio, prevede che anche i seggi del premio vengano ripartiti nell’ambito della distribuzione proporzionale generale.

Anche l’ipotesi del ballottaggio, nella fase emendativa, sarà certamente rivista: il testo del centrodestra a prima firma Bignami lo prevede nel caso non siano soddisfatti i requisiti per l’assegnazione del premio al primo turno (ovvero il raggiungimento della soglia del 40%) tra le coalizioni che abbiano ottenuto almeno il 35% dei voti a livello nazionale. Anche qui, l’eventualità che vengano fuori due maggioranze diverse alla Camera e al Senato è concreta e va scongiurata.

Quanto ai tempi, in commissione Affari costituzionali alla Camera si procede senza sosta con le audizioni, ne sono state fatte già più di trenta: anche questa settimana la commissione ha dedicato ben tre giornate ad ascoltare professori ed esperti e così sarà la prossima. Quindi sarà rispettato il timing di chiudere questa fase entro fine maggio, secondo i più ottimisti anche con una settimana di anticipo. Poi si entrerà nel vivo con la fase emendativa.

Domani mattina intanto il vicepremier e segretario di Fi, Antonio Tajani, farà il punto con il presidente della commissione Affari Costituzionali e tra i quattro relatori della riforma, Nazario Pagano (Fi). Ma sia quest’ultimo che Stefano Benigni, vicesegretario del partito, assicurano: “Non c’è nessuna frenata di Fi sulla legge elettorale”.

Contagio da Hantavirus, Pregliasco: pochissimi casi da umano a umano

Milano, 6 mag. (askanews) – “La gran parte degli Hantavirus conosciuti si trasmette solo attraverso le urine, le feci di roditori infetti. I casi di trasmissione interumana sono ad oggi molto limitati, legati soprattutto a stringenza di vicinanza, di vicinanza familiare”. Lo ha spiegato ad askanews il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale e direttore Sanitario dell’IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio, approfondendo il funzionamento del virus Hantavirus, che ha contagiato alcune persone su una nave da crociera; al momento si contano tre vittime, mentre l’Oms è entrata in campo per contenere il focolaio.

Dai primi test, per alcuni casi confermati sulla nave, si tratterebbe proprio dell’Hantavirus Andes trasmissibile da umano a umano, non solo dai roditori, ma anche in questo caso, Pregliasco rassicura: “Il contatto vuol dire sicuramente un contatto con liquidi biologici, con una vicinanza anche respiratoria, davvero i casi ad oggi di contatto interumano sono veramente così pochi che ancora non c’è chiarezza su questa modalità e capacità, un po’ come poi si è approfondito con il Covid rispetto ai droplets e al volume di maggior rischio di contatto”, ha spiegato.

Riguardo ai sintomi di questo virus Pregliasco ha spiegato che è “una patologia presumibilmente sottostimata perché per molte persone decorre in modo asintomatico o con sintomi aspecifici, però per alcuni può avere, come in questo caso, problematiche pesanti a livello respiratorio o anche emorragico o anche a livello gastroenterico”.