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Eclissi di Sole sull’Europa, in Italia al Nord supera il 90%

Roma, 12 ago. (askanews) – Un’eclissi di Sole sta attraversando oggi l’Europa, con uno spettacolo particolarmente suggestivo al tramonto. Il fenomeno è totale lungo una stretta fascia che, dopo aver interessato la Groenlandia e l’Islanda, attraversa l’Atlantico per raggiungere la Spagna settentrionale e una piccola parte del Portogallo. Nel resto del continente, Italia compresa, l’eclissi è parziale, con percentuali di oscuramento molto diverse a seconda della latitudine.

In Italia lo spettacolo è nettamente più marcato al Nord. L’eclissi è iniziata tra le 19.24 e le 19.33 e raggiunge il massimo poco dopo le 20 nelle regioni settentrionali. A Genova il disco solare viene coperto per il 93,60%, con il massimo alle 20.22; a Torino per il 93,34% alle 20.21; a Bologna per il 92,66% alle 20.21; a Milano per il 92,32% alle 20.20 e a Venezia per il 91,27% alle 20.19. Nel capoluogo lombardo migliaia di persone si sono radunate al monte Stella, il punto più alto della città, per asssitere allo spettacolo astronomico.

Scendendo verso il Centro e il Sud la percentuale diminuisce rapidamente. A Roma l’eclissi è iniziata alle 19.32 e raggiunge il massimo alle 20.11, con il 69,12% del Sole oscurato. Sulla capitale, tuttavia, permane una cappa di nuvole. A Napoli l’inizio è alle 19.33, il massimo alle 20.02 e la copertura arriva al 45,84%. In molte località italiane il fenomeno non può essere seguito fino alla conclusione astronomica dell’eclissi perché è il tramonto a interrompere l’osservazione: il Sole scompare dall’orizzonte intorno alle 20.14 a Roma, alle 20.05 a Napoli, alle 20.35 a Milano e alle 20.40 a Torino.

Ancora più profonda l’eclissi in gran parte dell’Europa occidentale. A Parigi il massimo è previsto alle 20.17, con il 92,09% del disco solare coperto, mentre nel sud-ovest della Francia si sale al 97,55% a Bordeaux e al 97,83% a Tolosa. A Bruxelles il massimo arriva alle 20.13 con l’89,51%, ad Amsterdam alle 20.10 con l’88,22%, mentre Berlino raggiunge l’84,86% alle 20.08.

Nelle isole britanniche gli orari sono anticipati di un’ora rispetto all’Italia. Londra raggiunge il massimo alle 19.13 ora locale, con il 91,38% del Sole oscurato. In Irlanda la copertura è ancora maggiore: Dublino arriva al 93,99% alle 19.10, mentre a Cork si supera il 96%.

Il vero centro dello spettacolo è però lungo la fascia della totalità. A Reykjavik la Luna ha coperto completamente il Sole intorno alle 17.48 GMT (18.48 in Italia), con circa un minuto di buio totale. La durata massima dell’eclissi totale, sull’Atlantico a ovest dell’Islanda, supera di poco i due minuti.

La totalità raggiunge poi la Spagna in serata, con il Sole ormai molto basso sull’orizzonte. A A Corunha il massimo è alle 20.28 e la totalità dura circa un minuto e 17 secondi; a Bilbao alle 20.27, per circa 31 secondi; a Saragozza alle 20.29 per un minuto e 24 secondi; a Valencia alle 20.33 per circa un minuto e a Palma di Maiorca alle 20.31 per un minuto e 36 secondi. Madrid resta praticamente sul limite: nel centro della capitale l’oscuramento arriva al 99,97%, senza raggiungere la piena totalità.

Anche il Portogallo viene sfiorato dal cono d’ombra: nell’estremo nord-est, nell’area di Bragança, è visibile per pochi istanti l’eclissi totale intorno alle 19.30 ora locale. Lisbona resta invece fuori dalla fascia, con un’eclissi parziale di circa il 94,5% e il massimo alle 19.36.

Le percentuali indicano la porzione della superficie apparente del disco solare nascosta dalla Luna nel momento di massima eclissi. Per tutta la fase parziale è indispensabile osservare il fenomeno soltanto con occhiali specifici per eclissi o filtri solari adeguati: guardare direttamente il Sole, anche quando ne rimane visibile soltanto una piccola falce, può provocare danni agli occhi.

C.sinistra, non solo dualismo Pd-M5s, centro si muove. Ma Bettini: no a "terzo uomo"

Roma, 12 ago. (askanews) – C’è un certo fermento nel centro del centrosinistra e anche nel centro fuori dal centrosinistra. Un fermento che, in qualche modo, aspira a rompere il dualismo Pd-M5s, spostando l’attenzione dalla corsa a due per la leadership del campo largo – da un lato Elly Schlein e dall’altro Giuseppe Conte – che ha già incontrato, nei giorni scorsi, una aperta manifestazione di disagio da parte di Avs e della galassia centrista di stanza nel campo progressista.

Nell’area riformista gli attori, come è noto, sono molti e i percorsi diversi, ma tutti sono consapevoli che, fatti due conti, la partita dell’alternativa al centrodestra non si giocherà solo tra teste di serie. Non a caso, Matteo Renzi definisce il duello tra Schlein e Conte “puro posizionamento”. La partita è più grande e anche più difficile. Lo sa il leader di Italia Viva che da qualche mese va ripetendo che Pd, M5s e Avs “senza di noi perdono”, “le tre liste insieme fanno il 38%. Non basta per vincere – ha ricordato oggi sul Corriere della Sera -. Serviamo noi, anche noi: le firme e le risorse di Italia Viva sono pronte per un progetto riformista capace di prendere voti anche dall’altra parte”. Voti utili perchè Giorgia Meloni non si prenda “altri cinque anni di Palazzo Chigi e soprattutto sette anni di Quirinale”. Se il caso dovesse essere questo, aggiunge l’ex premier, “il popolo del centrosinistra non perdonerà chi avrà messo veti e fatto perdere la coalizione”.

E poi c’è la questione Silvia Salis. I riformisti contano di convincere la sindaca di Genova ad esserne la frontwoman? La risposta di Renzi è nitida: “E’ il nome più forte per guidare questa scommessa, perchè somma al nostro voto organizzato una sua forza personale rilevante”, dice. E’ un’investitura, un passo in più a quanto detto finora? Dalle parti di Italia Viva si spiega che la posizione è sempre stata questa, che quello di Salis è un nome forte ma non l’unico. Insomma, come avverte Renzi nella stessa intervista, “la sindaca Salis deve essere aiutata, non strattonata”. Quindi, calma. Ma l’idea circola e si rinforza e Vincenzo Spadafora, fondatore di Primavera, una di quelle realtà interessate a lavorare con Casa riformista, interpellato da Askanews spiega: “Credo anche io che Silvia Salis sia il nome più forte e credibile del centro sinistra e dovremmo tutti auspicare in un suo impegno per battere le destre e ridare una speranza al Paese”.

E poi c’è Carlo Calenda che disegna uno spazio ancora diverso per l’area riformista, stavolta all’interno della prospettiva del “pareggio” alle Politiche. E anche questo spezza il dualismo e, nei sogni calendiani, il bipolarismo. Azione immagina uno spazio per realizzare alcuni obiettivi come la costruzione di una difesa comune europea. Per questo, almeno sulla carta, spiega il leader di Azione in un’intervista, “i miei interlocutori naturali sono il Partito democratico, che dopo il pareggio non avrà più Schlein come segretario. E Forza Italia quando non è schiacciata sulla linea di Tajani e le stupidaggini di Meloni”. Silvia Salis? Un buon sindaco ma “al momento non mi pare ci siano le condizioni per una proiezione nazionale”, chiude Calenda che, secondo un sondaggio BiDiMedia, è al quarto posto con il 25%, a pari merito con Fratoianni e Tajani, nella classifica generale di fiducia (prima Meloni con il 36%, secondo Conte con il 30%, terza Schlein con il 28%).

E infine c’è Goffredo Bettini. Storico dirigente del Pd, estimatore di Giuseppe Conte (può “contare sempre sulla mia amicizia” ha scritto qualche giorno fa sui social in occasione del compleanno dell’ex premier) secondo il quale non serve un “terzo uomo” per mettere pace tra Schlein e Conte. “Di leader – sostiene in un’intervista al Foglio – ne abbiamo fin troppi. Legittimati dal loro lavoro. Elly Schlein, leader del mio partito; poi Conte, Salis, e i segretari di valore di tutti i partiti della coalizione”. Non c’è aria di un federatore, insomma, non ci sono le condizioni. “Non è emersa, come fu per Prodi grazie anche alla generosità e lungimiranza di D’Alema, una personalità esterna e indiscussa e naturalmente in grado di rappresentare tutti”, frena. Come non detto, si torna al dualismo.

Centrodestra ‘assedia’ Ranucci. Salvini: "Rai sospenda collaborazione"

Roma, 12 ago. (askanews) – Nel giorno della confessione di Valter Lavitola (è stato lui il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci, ma “per il suo bene”) Lega e Fratelli d’Italia vanno all’attacco del conduttore di Report. In particolare è il Carroccio a chiedere con forza la sospensione del giornalista da parte della Rai.

“Alla luce degli inquietanti dettagli che stanno emergendo in queste ore, a partire dall’arresto del suo amico Lavitola ritengo opportuno che il servizio pubblico, finanziato da tutti gli italiani, sospenda la collaborazione con chi è coinvolto in questa torbida vicenda”, scrive su X il leader e vice premier Matteo Salvini. Supportato da tutto il Carroccio. “Non è più compatibile con il servizio pubblico”, scrivono i parlamentari leghisti in Vigilanza in una nota mentre il sottosegretario e responsabile editoria del partito Alessandro Morelli chiede un intervento dell’Azienda in via “cautelativa”.

A suscitare la reazione del centrodestra, in particolare di Fdi, è anche il post che Ranucci pubblica su Facebook, dal titolo “La voce spaventa”. “Ho imparato, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, e Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – scrive – che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza. Muoiono tutti nello stesso identico modo, non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto, un attimo prima degli altri, il disegno intero di cui erano parte, e per aver tentato, con l’ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta”.

“Un delirio egomane”, accusa il presidente Fdi della Commissione cultura della Camera Federico Mollicone; “assurdo paragonarsi a Falcone e Borsellino, a Moro. Non faccia paragoni blasfemi”, aggiunge il vice-capogruppo alla Camera Alfredo Antoniozzi. Ma è Giovanni Donzelli, responsabile Organizzazione del partito, ad adombrare un’ipotesi: “Ranucci ha utilizzato il servizio pubblico per preparare la sua discesa in campo in politica?” Perchè questo, secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, potrebbe spiegare l'”accanimento nei confronti di Giorgia (Meloni, ndr) e della sua famiglia” da parte di Report, che dal maggio 2022 fino a maggio 2026 “ha dedicato inchieste su Giorgia Meloni, Arianna, la mamma Anna in ben 70 puntate, in alcune puntate anche più servizi, una vera e propria fissazione”.

Nel centrosinistra Angelo Bonelli (Avs) difende Ranucci: “Il quadro accusatorio – sottolinea – dimostra un fatto inequivocabile: Sigfrido Ranucci è vittima di un attentato. Non esiste alcun elemento che dimostri un suo coinvolgimento. La destra interrompa la vergognosa campagna di fango e la Rai ripristini immediatamente le repliche di Report. La libertà d’informazione non può essere oggetto di ritorsioni politiche”. Schierata con Report anche Chiara Appendino (M5s) che difende “un programma che ha fatto inchiesta sui poteri forti, sulla destra, sulla sinistra, e sì, anche su me quando ero sindaca”, non “un programma di parte” ma “un programma libero. E il giornalismo libero si difende soprattutto quando dà fastidio”.

Altro che telefonata, tra Meloni e Vannacci sono scintille

Roma, 12 ago. (askanews) – Altro che la telefonata attesa (o sollecitata) da Roberto Vannacci: tra l’ex generale e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sono scintille.

Due giorni fa Vannacci aveva detto di attendersi (“assolutamente sì”) una telefonata dalla premier “qualora ne abbia voglia” e ieri aveva pubblicato la prima parte del suo programma. Oggi però è stata pubblicata un’intervista di “Chi” alla premier – in parte già anticipata ieri – che non dà certo un giudizio lusinghiero sulla nascita di Futuro nazionale. Vannacci, per lei, “non è né un problema, né una risorsa. Non un problema perché la democrazia per me non lo è mai. Non una risorsa, perchè tutto quello che ho visto finora racconta, purtroppo, un’operazione costruita per favorire la sinistra”.

La risposta dell’europarlamentare, via social, arriva dopo qualche ora. “La paura fa 90. Prima – scrive – eravamo marginali. Poi siamo diventati una meteora… Adesso improvvisamente la presidente del Consiglio sente il bisogno di spiegare agli italiani che Futuro nazionale sarebbe addirittura un’operazione costruita per favorire la sinistra. Ci hanno deriso. Ci hanno insultato. Hanno provato a ignorarci. Adesso cercano di fermarci. E’ la normale sequenza delle cose e quando le idee iniziano a camminare, qualcuno comincia ad avere paura”.

Da FnV, però, negli stessi minuti, Rossano Sasso veste i panni del ‘poliziotto buono’ e reitera l’invito alla leader di Fdi. “Presidente Meloni – scrive sui social – anzichè attaccare il Generale Vannacci dicendo che Futuro Nazionale sarebbe un’operazione nata per fare vincere la sinistra, prenda il telefono e lo chiami. Senza la destra vera del Generale Vannacci si perde. Non vorrà mica fare vincere Fratoianni, Conte e la Schlein? Non abbia paura e si faccia coraggio, anzichè attaccare la destra chiami il Generale”.

Se telefonata doveva essere, non c’è linea. Almeno per ora. Perché in politica – per la verità – non si sa mai quando è vero scontro o gioco delle parti.

Sant’Anna di Stazzema, Tajani: “Fascisti furono complici dei nazisti”

Stazzema, 12 ago. (askanews) – “Questa tragedia deve insegnarci qualcosa di importante. Non è soltanto commemorare una strage compiuta dai nazisti con la complicità dei fascisti italiani, ma deve essere un monito anche per il futuro perché il sacrificio di queste persone, compresi i bambini e i neonati, non può essere vano”. Lo ha detto il vicepremier Antonio Tajani, al suo arrivo a Sant’Anna di Stazzema, dove ha partecipato alla commemorazione dell’eccidio nazifascista del 12 agosto 1944.

“Bisogna costruire la pace. Cancellare l’odio significa lavorare per il rispetto delle persone. Quello che è successo qui non dovrebbe accadere mai più, ma purtroppo minacce di violenza nel mondo e tragedie ce ne sono ancora molte. Basta pensare al Medio Oriente o all’Ucraina”, ha aggiunto Tajani.

Attentato a Ranucci, Lavitola ammette: il mandante sono stato io

Roma, 12 ago. (askanews) – Valter Lavitola ha ammesso di essere stato il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Davanti al giudice delle indagini preliminari del tribunale di Roma, nel corso di quasi 5 ore di interrogatorio, “ha confermato l’ipotesi accusatoria della procura della Repubblica ammettendo di essere stato il mandante dell’attentato”. Il dato fattuale è stato spiegato dal difensore dell’imprenditore, l’avvocato Sergio Cola, parlando con i numerosi cronisti fuori dal carcere di Rebibbia.

Lavitola – sempre secondo il legale – avrebbe agito “per tutelare la incolumità di Ranucci, che era oggetto di parecchi e pericolosi tentativi di aggredirlo. Anche perché Ranucci, non aveva, all’epoca, una protezione, ma aveva solamente due uomini di scorta. Siccome gli attentatori, a modo di vedere di Lavitola, erano pericolosissimi lui l’ha fatto perché poi in effetti, dopo l’attentato la scorta è stata più che raddoppiata si è passata da due a otto agenti, che hanno fatto protezione a a ferro di cavallo”.

Annullato il concerto di Jovanotti a Barletta il 17 agosto

Milano, 12 ago. (askanews) – La notizia circolava da ore e aveva messo in allerta i fan, ma ora c’è la conferma: salta la data pugliese del “Jova Summer Party”. Il concerto di Jovanotti previsto per il prossimo 17 agosto nell’area dell’ex cartiera a Barletta è stato annullato a causa della non idoneità del sito che è emersa dopo gli esiti dei campionamenti effettuati dall’Arpa Puglia. Secondo quanto riferito dagli organizzatori, è stata rilevata la presenza di amianto in alcuni punti dell’area che ospita una fabbrica dismessa e che era stata scelta per l’evento. Sulla questione è intervenuta anche l’Asl che ha chiesto ulteriori verifiche sotto il profilo sanitario prima di consentire l’accesso al sito non soltanto agli spettatori, ma anche ai lavoratori, alle forze dell’ordine, ai vigili del fuoco e al personale sanitario impegnato nell’evento.

La commissione comunale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo ha dovuto prendere atto dei rilievi e il Comune ha avviato il procedimento previsto dalla normativa ambientale per la presenza di materiali contenenti amianto. E’ stato infatti ritrovato un pezzetto di amianto di circa 6-8 centimetri nei pressi dell’ingresso dell’ex sito industriale con il rischio che i 33mila partecipanti al concerto potessero calpestare altri pezzi di amianto nascosti nell’area, liberando pericolose fibre nell’aria.

Una complessa vicenda che ha visto diversi rimpalli di responsabilità e che alla fine ha portato alla cancellazione dell’evento perchè non ci sono stati i tempi tecnici per mettere in sicurezza l’area. E’ al vaglio delle autorità e degli organizzatori la possibilità di recuperare la data barlettana dello show di Jovanotti che potrebbe tenersi a Bari ma in un giorno diverso. “Stiamo verificando se esiste uno spazio a Bari che possa ospitare il Jova Summer il 19 settembre. Avremmo bisogno di qualche giorno per le verifiche. Se ci sarà una risposta positiva, i biglietti saranno validi per chi vorrà venire, mentre chi vorrà il rimborso potrà ottenerlo”, ha spiegato Maurizio Salvadori, amministratore delegato della Trident Concert, la società organizzatrice del maxi-evento. Stasera Lorenzo Jovanotti, sarà sul palco a Montesilvano per il “Jova Summer Party”, dove avrà ospite anche Gianni Morandi, c’è da aspettarsi che dirà la sua su questa intricata vicenda.

John Fante Festival XXI, tra gli ospiti Pierantozzi e Di Pietrantonio

Roma, 12 ago. (askanews) – Dal 20 al 23 agosto (con un’anteprima il 19) è in programma a Torricella Peligna (Chieti) il John fante festival, ‘Il dio di mio padre’, diretto da Giovanna Di Lello, per la sua XXI edizione. Il Festival è organizzato dal Comune di Torricella Peligna per ricordare e rendere omaggio allo scrittore americano John Fante (1909-1983), il cui padre Nicola era un muratore originario proprio di questo piccolo paese abruzzese.

La vulnerabilità è al centro di questa edizione, tema profondamente radicato nell’opera di John Fante. Anche i suoi personaggi più inaspettati rivelano la loro fragilità attraverso atti simbolici come il pianto, diventando così un gesto che esprime la complessità dell’animo umano. In un’epoca come quella attuale segnata da incertezze e sfide, la vulnerabilità emerge come un filo conduttore che intreccia le esperienze umane, promuovendo una riflessione profonda sulla condizione collettiva e sulla necessità di una nuova percezione del mondo.

Tra gli ospiti attesi: il figlio del grande scrittore Jim Fante e suo nipote Damian Fante, che apriranno il Festival, lo scrittore finalista al Premio Strega 2026 Alcide Pierantozzi, la scrittrice Elena Varvello, l’autrice e attivista Pegah Moshir Pour, la giornalista Serena Bortone, il poeta canadese George Elliott Clarke, la scrittrice Premio Strega 2024 Donatella Di Pietrantonio, il giornalista Francesco Repice, lo psichiatra Leonardo Mendolicchio, la giornalista Emanuela Pala, la scrittrice Nadeesha Uyangoda.

La prima giornata, giovedì 20 agosto, sarà inaugurata a Fallascoso (frazione di Torricella Peligna) presso il Belvedere Brigata Maiella alle 11 con i saluti inaugurali, alla presenza del Comitato Organizzatore e della famiglia Fante, con Jim e Damian Fante. Intervengono anche i curatori del corso di scrittura Scrivere una grande storia. A seguire la presentazione della raccolta di saggi L’Abruzzo identitario. L’arrosticino tra rito ancestrale ed economia globale (Meta Edizioni, 2026) con Aurelio Manzi, Silvia Scorrano, Raffaele Spadano, modera l’editore Lino Olivastri.

Alle 16 a Torricella Peligna presso la Pineta Comunale in presenza di Jim Fante, Damian Fante e Victoria Fante (in collegamento video), l’annuncio dei finalisti della seconda edizione del Premio Italia Radici nel Mondo-Toto Holding 2026, tema di quest’anno ‘Donne in emigrazione’. A seguire la presentazione dell’antologia Sconfinamenti (Ianieri, 2024) a cura di Giovanna Di Lello e Giuseppe Sommario. Partecipano i curatori e la scrittrice argentina Vanesa Di Stefano.

Alle 17 la presentazione del romanzo ‘Tenebre su Stoccolma. Il caso Olof Palme’ di Daniele Astolfi (Carabba, 2025), in dialogo con Giovanna Di Lello, direttrice artistica del Festival. Alle 17.40 incontro con George Elliott Clarke, poeta canadese tra i più importanti della sua generazione che nella sua opera racconta l’esperienza e la storia della comunità di neri canadesi della Nuova Scozia e del New Brunswick, creando una geografia culturale definita “Africadia”, e la poetessa italocanadese Giovanna Riccio. Con letture tratte dalle loro opere poetiche più significative. Introducono Giovanna Di Lello, Matteo Cacco e Alessio Romano.

Alle 18.30 presentazione del libro ‘Ostinata umanità. A bordo della Global Sumud Flotilla’ (Tlon, 2026) della giornalista Emanuela Pala, che dialogherà con Rocco Ciciretti, professore di Finanza, Università Roma Tor Vergata.

Alle 21 in Piazza Unità d’Italia presentazione del booktrailer “Aspetta Primavera, Bandini” realizzato dagli studenti della classe IV M (a.s. 2025/26) del Liceo Scientifico Algeri Marino di Casoli (CH) con la supervisione delle prof.sse Amalia Cocco Pinelli e Agnese Verdecchia e la voce narrante dell’attore Icks Borea. Partecipano le docenti, le ragazze e i ragazzi coinvolti.

Alle 21.30 presentazione ufficiale in anteprima internazionale della graphic novel ‘L’inferno di Fante’ (SAE, settembre 2026), romanzo biografico a fumetti dedicato a John Fante e a sua moglie Joyce Smart Fante di Frank Spotnitz, pluripremiato sceneggiatore e produttore esecutivo di X-Files, e José Hernàndez, acclamato artista messicano. Intervengono il figlio e il nipote di John Fante, Jim e Damian Fante, Nicola Mattoscio, presidente Fondazione Pescarabruzzo e Presidente di SAE Comics, Dario Gulli, direttore editoriale SAE Comics, Antony Shugaar, vicepresidente di Metaphor Books, packager del libro, Lisa Lytton Shugaar, direttrice della Storytellers Collective di National Geographic, Giovanna Di Lello e Frank Spotnitz (in collegamento video).

A seguire proiezione del documentario ‘John Fante. Profilo di scrittore’ (2006) di Giovanna Di Lello, in occasione dell’uscita sulla piattaforma cinematografica Streeen, racconto della vita e dell’opera di John Fante attraverso Domenico Turchi, un abitante di Torricella Peligna che diventa protagonista del film al fianco di Joyce Smart Fante, Victoria Fante Cohen, Dan Fante, Tom Fante e John V. Fante, lo scrittore americano A.I. Bezzerides, gli sceneggiatori Furio Scarpelli e Luciano Vincenzoni, il biografo Stephen Cooper, gli americanisti Guido Fink e Francesco Durante, anche curatore e traduttore della sua opera, lo studioso italoamericano Fred Gardaphe e gli artisti e scrittori Piero Pelù, Vinicio Capossela, Sandro Veronesi, Simone Caltabellota e Marco Vichi.

La seconda giornata, venerdì 21 agosto, si apre a Torricella Peligna presso la Mediateca John Fante alle 11 con la presentazione del romanzo ‘Fuori campo’ (Catartica edizioni, 2026) di Luisa Morfini. L’autrice dialoga con il giornalista sportivo di Radio Rai Francesco Repice. A seguire Francesco Repice sarà in dialogo con Matteo Cacco per raccontare il calcio come luogo di memoria, identità e appartenenza.

Alle 15.30 presso la Pineta Comunale presentazione della seconda edizione del bando regionale “Narrare la Resistenza”, indirizzato alle classi V delle scuole primarie abruzzesi e alle secondarie di I e II grado. Ideato e promosso dal gruppo di lavoro informale Brigata Maiella, Luca Troilo, Claudio Antrilli, Angela Antrilli e Valentina Carapella. Oltre agli organizzatori, saranno presenti Irene Vizzari (dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo Palena-Torricella Peligna), Luciano D’Amico (presidente dell’APS Osservatorio Antifascista 25 settembre 1945) e Gianni Melilla (presidente della fondazione Brigata Maiella).

A seguire alle 16.30 presentazione del saggio ‘Diventerai uomo. Crescere un figlio oltre il mito della virilità’ (Mondadori, 2026) dello psichiatra Leonardo Mendolicchio, in dialogo con Rocco Ciciretti, professore di Finanza, Università Roma Tor Vergata e Giovanna Di Lello. Alle 17.45 presentazione del romanzo ‘La casa dimenticata’ (Garzanti, 2026) di Pegah Moshir Pour, autrice e attivista di origini iraniane, in dialogo con il giornalista direttore di Pagina21 Oscar Buonamano. A seguire presentazione del romanzo finalista al Premio Strega 2026 ‘Lo sbilico’ (Einaudi, 2025) di Alcide Pierantozzi. L’autore dialoga con Alessio Romano.

Alle 21.30 in Piazza Unità d’Italia la cerimonia di premiazione del Premio alla Carriera John Fante-Vini Contesa 2026 assegnato quest’anno alla scrittrice Donatella Di Pietrantonio, vincitrice del Premio Strega 2024 con il romanzo ‘L’età fragile’ (Einaudi 2023), autrice di ‘Mia madre è un fiume’ (prima edizione Elliot 2011, Einaudi 2022), ‘Bella mia’ (prima edizione Elliot 2014, Einaudi 2018), L”Arminuta’ (Einaudi 2017), ‘Borgo Sud’ (Einaudi 2020), ‘Lucciole, squaletti e un po’ di pastina’ (Salani 2025). L’autrice dialoga con il critico letterario Marino Sinibaldi, introduce Giovanna Di Lello, conclude il sindaco di Torricella Peligna Carmine Ficca, e Rocco Pasetti, titolare azienda “Vini Contesa”. Partecipano anche Jim e Damian Fante, figlio e nipote di John Fante.

La terza giornata di sabato 22 agosto si apre presso la Mediateca John Fante alle 11 con la presentazione del romanzo storico ‘Per Francesco che illumina la notte’ (Il Viandante, 2026) di Elsa Flacco, in dialogo con Mario Cimini, docente di Lettere, Università G. d’Annunzio Chieti Pescara. A seguire la presentazione del progetto editoriale su John Fante ‘The Boys in The Backroom’ a cura di Giovanna Di Lello, in dialogo con Matteo Cacco e Alessio Romano, partecipano Jim e Damian Fante, figlio e nipote di John Fante. A seguire la presentazione del saggio ‘John Fante Tapes’ (Radici Edizioni, 2026) di Alessio De Stefano. L’autore e la traduttrice Sara Savina dialogano con Giovanna Di Lello, Matteo Cacco e Alessio Romano.

Alle 16 presso la Pineta Comunale presentazione dell’opera vincitrice del Premio John Fante Opera Prima Abruzzo 2026 ‘L’amore malfatto’ (Fazi Editore, 2026) di Giusy Sardella. L’autrice dialogherà con i giurati del Premio Mario Cimini, Roberta Sibona, Elsa Flacco e Antimo Amore. Il libro ‘Libera nos a Roio’ di Alessio Coletta (Bookabook) ha ricevuto una menzione speciale da parte della giuria.

Alle 16.30 presentazione delle tre opere finaliste del Premio John Fante Opera Prima 2026, selezionate dalla giuria degli Esperti del Premio presieduta da Marino Sinibaldi e composta da Carola Carulli, Remo Rapino e Marta Aidala, vincitrice dello scorso anno: ‘Piombo e latte’ (Bompiani, 2025) di Luca Mastrantonio, ‘Guance bianche e rosse ‘(Einaudi, 2025) di Elisa Menon, ‘Latte’ (Rizzoli, 2026) di Marina Zucchelli. I finalisti dialogano con Marino Sinibaldi e Remo Rapino.

Alle 17.30 presentazione dell’opera vincitrice del Premio Arturo Bandini. Voci oltre i confini 2026 Acqua sporca (Einaudi, 2025) di Nadeesha Uyangoda, nella Dozzina del Premio Strega 2026, in dialogo con Marino Sinibaldi.

Alle 18.30 presentazione del romanzo ‘La Scortanza’ (Minimum Fax, 2025) di Remo Rapino. L’autore dialoga con il giornalista Rai Antimo Amore.

Alle 21.30 in Piazza Unità d’Italia la serata di premiazione condotta dal giornalista Carlo Paris: per il Premio Arturo Bandini. Voci oltre i confini 2026 sarà premiata Nadeesha Uyangoda con il romanzo ‘Acqua sporca’ (Einaudi, 2025), interviene il comitato organizzativo del Festival e Marino Sinibaldi; per il Premio John Fante Opera Prima-Sezione Abruzzo 2026 sarà premiata Giusy Sardella con il romanzo ‘L’amore malfatto’ (Fazi Editore, 2026), menzione speciale ad Alessio Coletta con il romanzo ‘Libera nos a Roio’ (Bookabook, 2025), intervengono Mario Cimini (presidente della Giuria), Roberta Sibona, Elsa Flacco e Antimo Amore. Per il Premio John Fante Opera Prima 2026 sarà premiato uno degli autori finalisti tra Luca Mastrantonio con il romanzo ‘Piombo e latte’ (Bompiani, 2025), Elisa Menon con il romanzo ‘Guance bianche e rosse’ (Einaudi, 2025), Marina Zucchelli con il romanzo ‘Latte’ (Rizzoli, 2026), interviene la Giuria degli esperti: Marino Sinibaldi (presidente) e Remo Rapino. La Giuria universitaria del Premio è composta da: il gruppo del Dipartimento di Lettere, Arti e Scienze Sociali dell’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” Chieti/Pescara; il gruppo del Dipartimento di Lingue, letteratura e culture moderne dell’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” Chieti/Pescara; il gruppo della Biblioteca Vilfredo Pareto della Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”; il gruppo della Biblioteca dell’area di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”; il gruppo dell’Università degli Studi di Teramo. La Giuria popolare è composta da: lettori e lettrici del territorio abruzzese e i membri del gruppo di lettura di Pineto Legge. Partecipano alla serata Jim e Damian Fante, figlio e nipote di John Fante, e il poeta canadese George Elliott Clarke.

A conclusione della serata sarà ascoltato un audio inedito di John Fante sul padre Nick, per gentile concessione della famiglia.

La quarta e ultima giornata del Festival di domenica 23 agosto si apre alle 9 (e fino alle 11) con la tradizionale “Passeggiata fantiana”: l’appuntamento è a Viale Raffaele Paolucci, sulle tracce di Nick e John, in compagnia di Alessio Romano e Christian Carano. Alle 11.30 presso la Mediateca John Fante presentazione del volume Padre Simone, l’abruzzese che difese i Guaranì. L’incredibile storia dell’uomo che ispirò il film ‘The Mission’ (Hatria Edizioni, 2024) di Antonio Di Donato, che sarà in dialogo con Giovanna Di Lello e Matteo Cacco. A seguire, presentazione del saggio Pietro Di Donato. Radici e resistenza identitaria nei romanzi e nelle storie brevi dello scrittore italoamericano (Radici Edizioni, 2026) di Matteo Cacco, in dialogo con Giovanna Di Lello.

Alle 16 presso la Pineta Comunale presentazione del romanzo ‘La fine del nulla’ (Chiaredizioni, 2024) di Modesto Lanci. L’autore dialoga con Paola Bucci, editor e curatrice culturale.

Alle 16.30 presentazione del romanzo ‘Scontrosa grazia’ (Red Star Press, 2025) di Nicolò Mazza de’ Piccioli. L’autore dialoga con lo scrittore Giaime Maccioni.

Alle 17.30 presentazione del romanzo ‘La vita di sempre’ (Guanda, 2026) di Elena Varvello. L’autrice dialoga con Alessio Romano.

Alle 18.30 incontro con Lucia Goracci, inviata di guerra, già corrispondente e responsabile della sede Rai di Istanbul. La giornalista dialoga con Luciano D’Amico, Ordinario di Economia, Università di Teramo, sui fragili equilibri nel mondo messi a dura prova da conflitti in Medio Oriente e in Ucraina, eventi che non solo destabilizzano le regioni colpite, ma influenzano anche l’intero sistema globale creando incertezze economiche e politiche.

Alle 21 in Piazza Unità d’Italia presentazione del romanzo ‘Le Dirimpettaie’ (Rizzoli, 2026) di Serena Bortone. L’autrice dialoga con la giornalista Eleonora Molisani.

A conclusione della serata e del Festival lo spettacolo musicale Blue Bolero con Giulia Meci (voce e pianoforte), Lorenzo Lucci (chitarra), Pippi Dimonte (contrabbasso).

Tutti gli appuntamenti sono ad ingresso gratuito, fino ad esaurimento posti.

Meloni in vacanza con uno sguardo alla manovra. E chiude su Salvini al Viminale

Roma, 12 ago. (askanews) – Riduzione delle tasse, incremento del potere d’acquisto, attenzione al lavoro, sicurezza. Sono queste le priorità per la ripresa dell’attività a settembre di Giorgia Meloni, che chiude anche il discorso su un possibile rimpasto di governo: il passaggio di Matteo Salvini al Viminale non ci sarà.

La presidente del Consiglio è in vacanza con la figlia Ginevra, prima in Sardegna, a La Maddalena, poi nell’amata Puglia, dove farà anche una “tappa” istituzionale il 21 a Taranto per l’apertura dei Giochi del Mediterraneo. Poi ancora qualche giorno di riposo e l’appuntamento a Bari il 4 settembre per la festa per il governo più longevo della Repubblica.

Meloni parla al settimanale “Chi” in un’intervista in cui alterna dettagli “privati”, in particolare proprio sul rapporto con la figlia, a temi politici. E lo sguardo è al cantiere della manovra che si aprirà a settembre per l’ultima legge di bilancio della legislatura, particolarmente complessa per la fase internazionale e gli impatti sulle risorse da poter spendere. Proprio a settembre ci sarà l’attesa revisione dei conti da parte di Eurostat e la speranza – per la premier – è quella di uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo.

Quanto alle priorità, Meloni ne indica quattro su cui “fare ancora meglio”. Innanzitutto “alleggerire le tasse e lavorare sul potere d’acquisto degli italiani. E’ quello a cui, in questi anni, abbiamo dedicato la maggior parte delle risorse che avevamo” e “intendiamo continuare su questa strada”. Poi “il lavoro, perché l’occupazione è ai massimi storici e non bisogna tornare indietro, favorendo un’occupazione sempre più stabile e rafforzando la crescita dei salari”. E “infine la sicurezza, perché stiamo facendo un gran lavoro ma sono certa che possiamo fare ancora meglio, anche grazie alle nuove norme europee sull’immigrazione che abbiamo contribuito a determinare”.

A proposito di economia, Meloni dice di comprendere “la preoccupazione” degli italiani “che è anche la mia” per eventuali nuove fiammate dell’inflazione (oggi l’Istat ha comunicato un lieve rallentamento a luglio, +0,3%) e per il costo dei carburanti. “Ma finora il governo è sempre intervenuto tempestivamente per dare una mano” come “nessun altro governo”, rivendica. Poi, assicura, “certo se durasse o peggiorasse ancora dovremmo immaginare soluzioni nuove. Ma il punto è che non siamo restati e non resteremo a guardare”.

Da settembre è prevedibile che entrerà anche nel vivo una lunga campagna elettorale verso le politiche (per la verità già iniziata), con una competizione a destra innescata dalla nascita di Futuro nazionale. Anche ieri Roberto Vannacci le ha teso una mano, auspicando una telefonata. Che però lei non sembra intenzionata a fare. L’ex generale, dice, “non è né un problema, né una risorsa. Non un problema perché la democrazia per me non lo è mai. Non una risorsa, perché tutto quello che ho visto finora racconta, purtroppo, un’operazione costruita per favorire la sinistra”.

Quanto a Matteo Salvini, sotto pressione all’interno del partito, in particolare da parte dei lombardi, la premier non sembra intenzionata ad accontentarlo nella sua ambizione di tornare al Viminale per gli ultimi mesi di governo. “Matteo sarebbe un ottimo ministro dell’Interno, lo ha già dimostrato. Ma si sta spendendo in una competenza molto complessa che è quella delle Infrastrutture e dei Trasporti, che richiede un impegno enorme e lo sta facendo con una dedizione incredibile”, chiude la questione con eleganza. E comunque, aggiunge, “anche il ministro Piantedosi sta dando il massimo nel suo ambito – quello della sicurezza e dell’immigrazione – nel quale non c’è un giorno in cui si possa abbassare la guardia, come dimostra anche la recente crisi di Ceuta”.

Quanto al centrosinistra, attacca, “mi pare diviso su tutto”. E lei, comunque, va al voto tranquilla perchè “avrei potuto fare meglio? Certo. Avrei potuto fare di più? No. Non avrei potuto metterci più dedizione”.

Meloni in vacanza con sguardo a manovra. E chiude su Salvini al Viminale

Roma, 12 ago. (askanews) – Riduzione delle tasse, incremento del potere d’acquisto, attenzione al lavoro, sicurezza. Sono queste le priorità per la ripresa dell’attività a settembre di Giorgia Meloni, che chiude anche il discorso su un possibile rimpasto di governo: il passaggio di Matteo Salvini al Viminale non ci sarà.

La presidente del Consiglio è in vacanza con la figlia Ginevra, prima in Sardegna, a La Maddalena, poi nell’amata Puglia, dove farà anche una “tappa” istituzionale il 21 a Taranto per l’apertura dei Giochi del Mediterraneo. Poi ancora qualche giorno di riposo e l’appuntamento a Bari il 4 settembre per la festa per il governo più longevo della Repubblica.

Meloni parla al settimanale “Chi” in un’intervista in cui alterna dettagli “privati”, in particolare proprio sul rapporto con la figlia, a temi politici. E lo sguardo è al cantiere della manovra che si aprirà a settembre per l’ultima legge di bilancio della legislatura, particolarmente complessa per la fase internazionale e gli impatti sulle risorse da poter spendere. Proprio a settembre ci sarà l’attesa revisione dei conti da parte di Eurostat e la speranza – per la premier – è quella di uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo.

Quanto alle priorità, Meloni ne indica quattro su cui “fare ancora meglio”. Innanzitutto “alleggerire le tasse e lavorare sul potere d’acquisto degli italiani. E’ quello a cui, in questi anni, abbiamo dedicato la maggior parte delle risorse che avevamo” e “intendiamo continuare su questa strada”. Poi “il lavoro, perché l’occupazione è ai massimi storici e non bisogna tornare indietro, favorendo un’occupazione sempre più stabile e rafforzando la crescita dei salari”. E “infine la sicurezza, perché stiamo facendo un gran lavoro ma sono certa che possiamo fare ancora meglio, anche grazie alle nuove norme europee sull’immigrazione che abbiamo contribuito a determinare”.

A proposito di economia, Meloni dice di comprendere “la preoccupazione” degli italiani “che è anche la mia” per eventuali nuove fiammate dell’inflazione (oggi l’Istat ha comunicato un lieve rallentamento a luglio, +0,3%) e per il costo dei carburanti. “Ma finora il governo è sempre intervenuto tempestivamente per dare una mano” come “nessun altro governo”, rivendica. Poi, assicura, “certo se durasse o peggiorasse ancora dovremmo immaginare soluzioni nuove. Ma il punto è che non siamo restati e non resteremo a guardare”.

Da settembre è prevedibile che entrerà anche nel vivo una lunga campagna elettorale verso le politiche (per la verità già iniziata), con una competizione a destra innescata dalla nascita di Futuro nazionale. Anche ieri Roberto Vannacci le ha teso una mano, auspicando una telefonata. Che però lei non sembra intenzionata a fare. L’ex generale, dice, “non è né un problema, né una risorsa. Non un problema perché la democrazia per me non lo è mai. Non una risorsa, perché tutto quello che ho visto finora racconta, purtroppo, un’operazione costruita per favorire la sinistra”.

Quanto a Matteo Salvini, sotto pressione all’interno del partito, in particolare da parte dei lombardi, la premier non sembra intenzionata ad accontentarlo nella sua ambizione di tornare al Viminale per gli ultimi mesi di governo. “Matteo sarebbe un ottimo ministro dell’Interno, lo ha già dimostrato. Ma si sta spendendo in una competenza molto complessa che è quella delle Infrastrutture e dei Trasporti, che richiede un impegno enorme e lo sta facendo con una dedizione incredibile”, chiude la questione con eleganza. E comunque, aggiunge, “anche il ministro Piantedosi sta dando il massimo nel suo ambito – quello della sicurezza e dell’immigrazione – nel quale non c’è un giorno in cui si possa abbassare la guardia, come dimostra anche la recente crisi di Ceuta”.

Quanto al centrosinistra, attacca, “mi pare diviso su tutto”. E lei, comunque, va al voto tranquilla perchè “avrei potuto fare meglio? Certo. Avrei potuto fare di più? No. Non avrei potuto metterci più dedizione”.

Poste Italiane: “Camera con Vista”

Roma, 12 ago. (askanews) – Cresce il welfare di Poste Italiane con “Camera con Vista”, l’iniziativa che offre ai dipendenti e ai loro familiari soggiorni gratuiti di una settimana in 21 alloggi situati in alcune delle più belle località d’Italia, tra cui Capri, Forte dei Marmi, Lipari, Favignana, Chianciano Terme, Soverato e Cernobbio. Dal suo avvio, nel 2019, il progetto ha già coinvolto quasi 4.500 persone, offrendo l’opportunità di trascorrere una vacanza accessibile e di qualità in ex alloggi di servizio dell’azienda, recuperati, riqualificati e trasformati in case-vacanza dotate di ogni comfort. Il servizio del TG Poste.

Ranucci: la storia italiana uccide i suoi uomini migliori

Roma, 12 ago. (askanews) – “Ho imparato, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, e Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza”. Così scrive il giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, in un post su Facebook con titolo “La voce spaventa”.

“Muoiono tutti nello stesso identico modo, non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto, un attimo prima degli altri, il disegno intero di cui erano parte, e per aver tentato, con l’ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta”, continua Ranucci.

Calcio, Inter, trenta milioni per Djed Spence

Roma, 12 ago. (askanews) – L’Inter ha offerto trenta milioni di euro al Tottenham per acquistare Djed Spence. Nel corso di una call avvenuta in questa mattinata, il club nerazzurro ha proposto agli Spurs la cifra per riportare in Serie A l’esterno classe 2000 della nazionale inglese. Il club londinese per lasciarlo andare chiede 35 milioni più bonus. I contatti proseguiranno nelle prossime ore, c’è fiducia di poter arrivare alla chiusura.

Non sarebbe la prima esperienza in Italia per Spence, che già ha assaggiato la Serie A nel 2024 con la maglia del Genoa. Sei mesi in rossoblù, in prestito dal Tottenham nell’ambito dell’affare Dragusin (passato dal Grifone agli Spurs). Con Gilardino in panchina, Spence giocò 16 partite, di cui solo la metà da titolare. Non riscattato dal Genoa, è tornato al Tottenham e le presenze sono aumentate: 25 al primo anno nel Tottenham di Postecoglou, e vittoria dell’Europa League. 30 partite di cui 23 da titolare nell’ultima Premier, più 10 in Champions. Numeri che gli hanno aperto le porte anche della nazionale e del Mondiale: Spence ha giocato in tutte e 8 le partite dell’Inghilterra, e Tuchel lo ha schierato 4 volte dal primo minuto. Una in più di Stones, suo possibile prossimo compagno all’Inter.

Calcio, Messi, la lettera al padre: "Non so come andare avanti"

Roma, 12 ago. (askanews) – “Papà, non riesco ancora a credere che te ne sia andato. Non so cosa farò senza di te, non so come andare avanti”. È il dolore di Lionel Messi per la scomparsa del padre Jorge, morto quattro giorni fa all’età di 68 anni, affidato a una lunga e toccante lettera pubblicata dal fuoriclasse argentino.

Nel suo messaggio Messi ripercorre il rapporto con il padre e racconta quanto la sua malattia abbia condizionato anche il suo ultimo Mondiale. “Mi hai chiesto così tanto di giocare l’ultimo Mondiale”, scrive il campione argentino, spiegando che proprio nei giorni precedenti all’inizio della competizione le condizioni di Jorge erano peggiorate.

Messi racconta di aver continuato a giocare pensando al padre e alla possibilità che potesse raggiungerlo. “Ti dicevo che saremmo arrivati in finale, così avresti potuto venire”. Dopo ogni partita, però, aspettava invano il messaggio del padre. “È stato allora che ho capito che la situazione era davvero grave”.

L’Argentina arrivò comunque in finale, ma Jorge non poté esserci. “Volevo vincerla per portartela e mostrarti una nuova Coppa. Non ci sono riuscito; le mie gambe non ce la facevano più”. Un riferimento alla finale persa e alle difficoltà fisiche accusate durante il torneo.

Particolarmente doloroso il ricordo dell’ultima visita al padre. “Quando sono arrivato, pensavi che avessimo perso la finale ai rigori. Non abbiamo potuto parlare di tutto quello che era successo”. Messi sottolinea però che, nonostante la sconfitta, padre e figlio avevano vissuto insieme ogni partita, anche a distanza.

Poi il pensiero al futuro, con parole che sembrano mettere in discussione la sua permanenza nel calcio. “Ho giocato solo a calcio e ora ho molti dubbi sul fatto che continuerò a farlo ancora per molto”. Jorge, ricorda Messi, “è stato al mio fianco fin dall’inizio” e “mancava così poco alla fine”.

Nella lettera il fuoriclasse argentino ripercorre anche gli anni dell’infanzia, quando il padre lo accompagnava agli allenamenti appena rientrava dal lavoro. “Non hai mai perso una sola partita”, scrive. Jorge è stato per lui “papà, amico e procuratore”, la persona “di cui avevo bisogno in ogni momento”.

Messi conclude ricordando l’eredità più importante lasciata dal padre: il modo di essere genitore. “Sarò sempre presente, soprattutto nel modo in cui crescerò i miei figli, perché insegno loro e li educo come avete fatto voi due con me”. Poi l’ultimo saluto: “Riposa in pace e prenditi cura di noi da lassù, come hai fatto quaggiù. Grazie di tutto. Ti amo, papà”.

Zelensky: maxi attacco alla base navale russa di Novorossijsk

Roma, 12 ago. (askanews) – Missili antinave, droni aerei a propulsione a reazione e droni navali ucraini hanno colpito nella notte la base russa di Novorossijsk, sul Mar Nero, “operazione unica”, ha detto il presidente Volodymyr Zelensky contro “l’ultima grande roccaforte della flotta russa nel Mar Nero”. Le autorità russe riferiscono di due morti, tra cui un bambino di otto anni, e 12 feriti, negli attacchi che hanno interessato diverse località della regione di Krasnodar.

Secondo Zelensky, l’operazione ha preso di mira la base navale di Novorossijsk colpendo sistemi di difesa aerea, moli e altre infrastrutture portuali. Kiev non ha per ora fornito un bilancio dettagliato dei danni né indicazioni su eventuali unità navali russe colpite.

Novorossijsk ha assunto un’importanza crescente per la Marina russa nel corso della guerra. I ripetuti attacchi ucraini contro le installazioni e le unità della Flotta del Mar Nero hanno infatti limitato, secondo Kiev, la libertà di movimento della forza navale russa, costringendo Mosca a trasferire parte delle proprie attività lontano dalle basi della Crimea, verso la costa russa del Mar Nero.

Dall’inizio dell’invasione russa, oltre quattro anni fa, l’Ucraina ha sviluppato una flotta di droni navali e nuovi sistemi senza pilota impiegati a più riprese contro navi da guerra, installazioni portuali e petroliere russe nel Mar Nero.

Il governatore della regione di Krasnodar, Veniamin Kondratyev, ha riferito che nella notte “centinaia” di droni ucraini hanno attaccato Novorossijsk, Anapa, Gelendzhik e il distretto di Temryuk. Il ministero della Difesa russo sostiene che le proprie difese aeree hanno abbattuto oltre 500 droni ucraini.

A Novorossijsk un bambino di otto anni è rimasto ucciso. Un’altra persona, ferita nella sua abitazione nel distretto di Temryuk, è successivamente morta in ospedale, ha riferito il governatore. Altre 12 persone sono rimaste ferite nella regione.

Kondratyev ha detto che frammenti dei droni abbattuti sono caduti su 21 edifici residenziali e nelle aree di quattro impianti industriali. Le autorità russe non hanno fornito dettagli sull’entità dei danni agli impianti industriali.

La città rappresenta non soltanto un importante centro militare, ma anche uno snodo strategico per le esportazioni energetiche russe. A Novorossijsk si trova infatti un importante terminal petrolifero internazionale, mentre il complesso di trasbordo di Grushovaya, nei pressi della città, è uno dei maggiori hub della Russia meridionale per il trasferimento di petrolio e prodotti petroliferi.

L’attacco arriva mentre entrambe le parti sono impegnate a potenziare la produzione di droni e missili. Zelensky ha affermato, citando informazioni dell’intelligence ucraina, che Mosca starebbe ampliando la produzione di missili balistici e droni a reazione, sistemi particolarmente difficili da intercettare per le difese aeree ucraine. Indiscrezioni di stampa hanno sostenuto che gli Stati Uniti intendono proporre alla Russia e all’Ucraina un cessate il fuoco aereo.

La scorsa notte sono proseguiti anche gli attacchi russi contro l’Ucraina. Secondo l’Aeronautica militare ucraina, Mosca ha lanciato 138 droni d’attacco a lungo raggio. Due persone sono rimaste uccise nella regione di Kherson, e a Zaporizhzhia è stato distrutto un centro commerciale.

Sant’Anna Stazzema, Conte visita il borgo della strage nazifascista

Stazzema (Lucca), 12 ago. (askanews) – Il leader del Movimento Cinque Stelle Giuseppe Conte ha partecipato, con un’orazione, alle commemorazioni della strage nazifascista di Sant’Anna di Stazzema, in provincia di Lucca, dove, il 12 agosto 1944, furono trucidate 560 persone, in gran parte donne, anziani e bambini.

Conte, al suo arrivo, è stato accolto con entusiasmo – tanto che una signora ha ironizzato ‘per noi è come se lei fosse ancora premier’, e un’altra ha aggiunto ‘magari’ – e si è fermato a lungo con i familiari delle vittime e le tante persone che, come ogni anno, assistono alla cerimonia. L’ex premier ha camminato per le strade del paesino, con vari scambi di battute, in cui ha toccato anche il tema della proposta di legge, partita proprio da Stazzema, contro la propaganda neofascista e nazista.

Europei atletica, Pernici e Sibilio in finale

Roma, 12 ago. (askanews) – Francesco Pernici non si ferma più. Il neo-primatista italiano degli 800 metri centra la finale agli Europei con un altro crono di valore, sotto l’1:44: questo 1:43.84 di Birmingham è la sua seconda prestazione in carriera dopo il record di 1:43.60 di poco più di un mese fa, ed è lo stesso tempo del decimo posto mondiale di Tokyo dello scorso anno. In una specialità che è letteralmente esplosa nell’ultimo periodo, i rivali non mancano: salta in semifinale il record dei Campionati Europei che resisteva dal 1978, per effetto dell’1:43.49 dell’irlandese Mark English. Domani sera la finale.

Nella terza mattinata della rassegna in Gran Bretagna va a bersaglio anche Alessandro Sibilio, autore dello stagionale di 48.44 nei 400 ostacoli per approdare nella finale di venerdì sera. Nei 400 metri passano il turno due azzurre su due, in particolare Alessandra Bonora con il personale di 51.27, insieme ad Alice Mangione (51.96): raggiungono in semifinale Anna Polinari che era esentata dal primo turno. Tre su tre nelle batterie dei 200: Dalia Kaddari vince la sua in 23.14 (-0.6), promosse anche Vittoria Fontana (23.23/-0.9) e la debuttante Elena Cambiolo (23.35/-0.4). Niente finale per Daisy Osakue nel disco, appena 57,41. In serata, fari sulle finali del martello (Sara Fantini) e dei 400 ostacoli (Ayomide Folorunso) e sulle qualificazioni del triplo con Andy Diaz, Andrea Dallavalle e Simone Biasutti: richiesto 16,60 o un posto tra i primi dodici. (Foto Grana/Fidal)

Cinema, aperte prevendite di "The Dog Stars-Le stelle dopo la fine"

Roma, 12 ago. (askanews) – Sono aperte le prevendite di “The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine” di Ridley Scott. Il thriller epico e avvincente ambientato in un mondo in cui la sopravvivenza è un istinto, ma l’umanità è una scelta, arriverà nelle sale cinematografiche italiane il 26 agosto.

Per acquistare i biglietti del film è possibile accedere al sito www.thedogstarsmovie.it, in continuo aggiornamento.

Tratto dall’avvincente bestseller di Peter Heller, “The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine” è interpretato da un cast acclamato dalla critica che include Jacob Elordi, Josh Brolin, Margaret Qualley, Allison Janney, Benedict Wong e Guy Pearce. Il film è scritto da Mark L. Smith, sulla base del romanzo di Peter Heller, ed è prodotto da Ridley Scott, p.g.a., Michael Pruss, p.g.a., Mark L. Smith e Cliff Roberts, p.g.a., con Lily Brooks-Dalton, Brandon Scott Smith, Peter Heller e Aidan Elliott come executive producer.

Il film narra la storia di Hig (Jacob Elordi), un giovane pilota che, insieme a Bangley (Josh Brolin), un militare esperto di sopravvivenza, si è costruito una dimora efficiente ma isolata in un brutale mondo post-apocalittico, finché una misteriosa trasmissione radio non spinge Hig ad avventurarsi nell’ignoto alla ricerca della speranza e dell’umanità in cui crede ancora.

Le stelle del cane è il titolo italiano del bestseller di Peter Heller, in uscita in Italia per Bompiani il 29 luglio, nella collana Narratori stranieri. Heller è giornalista e saggista specializzato in natura ed esplorazioni e collaboratore di National Geographic Adventure. Vive a Denver, in Colorado.

Guido Stazi si è insediato alla presidenza della Consob

Roma, 12 ago. (askanews) – Guido Stazi si è insediato oggi alla presidenza della Consob. Lo rende noto la stessa Authority.

Il passaggio delle consegne tra il presidente vicario, Chiara Mosca, e il presidente entrante è avvenuto nel corso di una riunione di Commissione, tenutasi stamattina a Roma.

La Commissione torna così ad operare nella sua composizione completa di cinque membri: oltre al neo-Presidente Stazi, ne fanno parte i Commissari Chiara Mosca, che in quanto componente del Collegio con la maggiore anzianità di Istituto ha svolto dal 9 marzo scorso le funzioni di Presidente vicario, Carlo Comporti, Gabriella Alemanno e Federico Cornelli

Musumeci: fuori posto è l’aeroporto, non l’Etna. Serve un nuovo scalo

Roma, 12 ago. (askanews) – “Fuori posto non è il vulcano ma l’aeroporto”, a dirlo è il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci. “Quanto sta accadendo in questi giorni negli aeroporti di Catania e Comiso, con cancellazioni, ritardi e pesanti disagi per migliaia di cittadini e turisti nel pieno della stagione estiva – sottolinea in una nota – ripropone un problema che la Sicilia conosce da tempo. Non lo ricordo per rivendicare primogeniture né per alimentare polemiche, ma solo per un invito alla riflessione di tutti. Già nel 1999, da presidente della Provincia di Catania, avevo evidenziato i limiti dello scalo di Fontanarossa e della sua particolare vulnerabilità legata alla vicinanza con l’Etna. Non ci limitammo a sollevare il problema: inserimmo nel Piano territoriale provinciale la proposta di una delocalizzazione dello scalo; facemmo inoltre elaborare uno studio preliminare per un nuovo aeroporto nella Piana tra Catania ed Enna, pensato al servizio di sette province su nove”.

Inflazione, Unc: Ferrara la città più cara d’Italia, Roma quarta

Roma, 12 ago. (askanews) – Ferrara si riconferma al primo posto tra le città più care d’Italia. A stilare la tradizionale classifica è l’Unione nazionale consumatori sulla base dei dati territoriali dell’inflazione di luglio, resi noti dall’Istat.

Dopo aver visto la medaglia d’oro a giugno, a luglio consegue una seconda vittoria: con l’inflazione tendenziale al 3,6%, pur essendo solo la quarta più alta d’Italia, ha la maggior spesa aggiuntiva su base annua, pari a 1.042 euro per una famiglia media. Medaglia d’argento per Mantova, che con un’inflazione del 3,4% rispetto a luglio 2025, ha un incremento di spesa pari a 967 euro a famiglia. Sul gradino più basso del podio Como che con +3,2% ha una spesa supplementare pari a 959 euro per una famiglia tipo.

Appena fuori dal podio Roma che con +3,2% registra una batosta pari a 915 euro.

A influire su questa classifica hanno sicuramente contribuito anche le speculazioni sulle vacanze, spiega l’Unc. Infatti, osservando la classifica dei Servizi di alloggio (ossia alberghi e motel, pensioni, villaggi vacanze, campeggi e ostelli della gioventù) più rincarati, vince sempre Ferrara con un balzo astronomico del 23,5% sulla scorsa estate. Al secondo posto si colloca Mantova, dove i prezzi di alberghi e pensioni decollano del 15,6% su luglio 2025. Medaglia di bronzo per Modena con +11,6%, mentre Como è al sesto posto con +10,9%.

Tornando alla classifica generale, relativa alla spesa complessiva, in quinta posizione Siracusa che, con la seconda inflazione più elevata del Paese, +3,9%, ha una maggior spesa annua di 901 euro. Seguono Verona (+3,2%, +899 euro), Pistoia (+3,1%, +872 euro), all’ottavo posto Pavia (+2,9%, +869 euro), poi Udine (+3,1%, +868 euro). Chiude la top ten, Bolzano, insolitamente ultima (+2,8% e +851 euro).

L’inflazione più alta d’Italia, pari a +4%, a Reggio Calabria, in sedicesima posizione in termini di spesa aggiuntiva con +820 euro.

Sull’altro fronte della classifica, la Medaglia d’oro come città più risparmiosa va ancora una volta a Brindisi, dove con +2,2% si ha un aggravio annuo di “appena” 421 euro. Al secondo posto Benevento (+2,1%, +460 euro). Medaglia di bronzo per Lucca che, grazie all’inflazione più bassa d’Italia, +1,8%, resa possibile anche dal record del crollo dei prezzi dei Servizi alberghieri, -15,3% rispetto alla scorsa estate, registra un incremento di spesa di 506 euro. Seguono Trapani (+2,3%, +531 euro), Potenza (+2,3%, +532 euro), Grosseto (+1,9%, seconda inflazione più bassa, +535 euro), al settimo posto Olbia-Tempio (+2,7%, 536 euro), poi Ancona (+2,3%, +537 euro) e Cagliari (+2,7%, +550 euro). Chiude la top ten delle virtuose, Novara: +2,2%, +559 euro.

L’allarme del Wwf: sempre più incendi minacciano i territori in Italia

Roma, 12 ago. (askanews) – Dall’Ontario canadese alla Francia, dal Galles alla Sicilia, l’estate 2026 conferma la crescente intensità degli incendi. In Italia gli ettari percorsi dal fuoco sono circa 70.000, con un aumento del 133% rispetto alla media degli ultimi venti anni; quasi un terzo dei roghi ha interessato aree protette.

Anche l’Abruzzo è duramente colpito. Dopo gli anni drammatici del 2017, con oltre 8.200 ettari percorsi dal fuoco, e del 2021, con più di 3.000 ettari, il 2026 registra nuovi incendi di grandi dimensioni. Il rogo partito da Lucoli il 22 luglio e propagatosi verso Roio e Bagno ha interessato un’area stimata in circa 1.200 ettari. Altri incendi hanno colpito nelle stesse settimane Rocca di Mezzo, Pescina, Collarmele, il Pescarese, la periferia di Chieti e diverse altre aree della regione.

In Europa sono già andati in fumo circa 435.000 ettari, 100.000 in più rispetto allo stesso periodo del 2025, che con oltre un milione di ettari bruciati è stato il peggiore degli ultimi venti anni.

Il cambiamento climatico rende gli incendi più frequenti e intensi, mentre i territori sono spesso ancora insufficientemente preparati. L’ultimo bollettino climatico di Copernicus, il programma UE di osservazione della Terra dallo spazio, rivela che l’Europa ha appena vissuto il bimestre giugno-luglio più caldo mai registrato, e che luglio 2026 è stato il più caldo di sempre a livello globale, al pari di luglio 2024.

In questo scenario, non basta più concentrarsi sull’emergenza: la prevenzione deve diventare il principale investimento, attraverso gestione forestale sostenibile, pianificazione territoriale, tutela degli ecosistemi, monitoraggio e piena operatività dei Piani Antincendio Boschivo. È quanto evidenzia il nuovo report del WWF Italia “È stata la mano dell’uomo. Cambiare strategia per prevenire gli incendi estremi”, che individua dieci priorità per le istituzioni, tra cui aumentare gli investimenti nella prevenzione, rafforzare il coordinamento tra enti, migliorare il monitoraggio del rischio, aumentare divieti e sorveglianza del territorio, sensibilizzare e coinvolgere maggiormente le comunità locali e integrare la prevenzione nelle politiche di adattamento al cambiamento climatico.

Il WWF chiede inoltre alle Regioni di sospendere o limitare l’attività venatoria nel mese di settembre, alla luce delle eccezionali condizioni climatiche che stanno interessando gran parte del Paese. Temperature record, siccità, deficit idrico e incendi diffusi stanno mettendo ulteriormente sotto pressione gli ecosistemi e la fauna selvatica.

“La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è oggi espressamente tutelata, con la biodiversità tutta, dall’articolo 9 della Costituzione. In una fase caratterizzata da ondate di calore durature e intense, che provocano siccità persistente e incendi diffusi, consentire il regolare svolgimento dell’attività venatoria a partire da settembre rischia di aggravare ulteriormente una situazione già estremamente critica per molte specie”, dichiara Francesco Cerasoli, presidente del WWF Abruzzo.

L’articolo 19 della legge 157/1992 attribuisce alle Regioni il potere di vietare o ridurre la caccia in presenza di particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche. Il WWF chiede quindi alla Regione Abruzzo, come già fatto con altre Regioni, l’apertura di istruttorie tecnico-scientifiche sugli effetti della crisi climatica sulla fauna e, nelle more, provvedimenti cautelativi per la sospensione della caccia a settembre.

“La crisi climatica sta cambiando profondamente le condizioni di vita della fauna. Le istituzioni devono prenderne atto e adeguare le proprie decisioni: non è più possibile gestire l’attività venatoria come se ci trovassimo in condizioni ambientali ordinarie”, conclude Cerasoli.

L’Unicef: in Cisgiordania c’è una escalation di violenze dei coloni

Roma, 12 ago. (askanews) – “La situazione nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est, continua a deteriorarsi… negli ultimi tre anni, la violenza dei coloni e le operazioni sempre più militarizzate hanno subito una forte escalation in tutta la Cisgiordania”. Lo ha dichiarato Hannan Sulieman, vice direttrice generale Unicef, in occasione della riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull’escalation di violenza in Cisgiordania.

“Tra gennaio 2024 e la fine di luglio di quest’anno, l’Onu ha verificato che 174 bambini palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est: si tratta di più di un bambino alla settimana”, ha denunciato, “Più di 1.500 sono rimasti feriti. Quasi la metà dei feriti è stata colpita da proiettili veri. Nello stesso periodo, tre bambini israeliani sono stati uccisi e 15 feriti. I ragazzi, in particolare gli adolescenti, costituiscono la maggior parte dei bambini uccisi e feriti. L’Onu continua a monitorare e verificare gravi violazioni ai danni dei bambini in Cisgiordania”.

“Allo stesso tempo, stanno aumentando gli episodi di violenza da parte dei coloni…”, ha indicato Sulieman, “Tra gli episodi documentati figurano bambini colpiti da arma da fuoco, picchiati, accoltellati e spruzzati con spray al peperoncino… abitazioni e mezzi di sussistenza attaccati…e infrastrutture idriche danneggiate o distrutte. E come indicato nell’ultima relazione annuale del Segretario Generale sui bambini e i conflitti armati, l’assunzione di responsabilità per le gravi violazioni commesse contro i bambini rimane estremamente rara. Questi episodi lasciano ben più che ferite fisiche. I bambini che sopravvivono a gravi lesioni potrebbero convivere con disabilità per il resto della loro vita. Alcuni rischiano l’arresto. Altri faticano a tornare a scuola. Esporre un bambino alla violenza, alle incursioni, alle intimidazioni e allo sfollamento comporta un profondo impatto psicologico…Secondo il cluster sull’istruzione, oltre 800mila bambini in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, incontrano ostacoli all’accesso a un’istruzione sicura e continuativa a causa della chiusura delle scuole, dell’insicurezza, delle restrizioni alla circolazione e dei danni alle infrastrutture. Solo nel 2026 sono stati documentati 99 episodi legati all’istruzione, tra cui bambini uccisi, feriti o arrestati all’interno delle scuole o mentre si recavano a scuola; scuole demolite; edifici scolastici utilizzati dalle forze armate; e bambini a cui è stato negato l’accesso all’istruzione”. “…Secondo l’Ocha, in tutta la Cisgiordania, negli ultimi due anni e mezzo sono state imposte oltre 900 ulteriori barriere e restrizioni alla circolazione. Molti varchi vengono chiusi frequentemente, il che comporta forti limitazioni alla libertà di movimento e all’accesso ai servizi essenziali, compresi i servizi sanitari e le fonti idriche”, ha sottolineato la vice direttrice generale Unicef, “Secondo il Servizio penitenziario israeliano, almeno 355 bambini palestinesi della Cisgiordania sono attualmente detenuti nelle strutture militari israeliane: si tratta del numero più alto degli ultimi otto anni”, ha proseguito, “Quasi la metà – 164 bambini – è sottoposta a detenzione amministrativa senza alcuna accusa né processo.I bambini detenuti continuano a denunciare violenze, maltrattamenti, trattamenti umilianti e degradanti, nonché condizioni di vita difficili. Con una situazione di alimentazione e igiene inadeguate che provoca un’estrema perdita di peso e una diffusione dilagante della scabbia tra i minori detenuti…”.

“Nonostante queste difficoltà, l’Unicef e i suoi partner rimangono sul campo”, ha sottolineato Sulieman, “Quando le famiglie sono costrette ad abbandonare le proprie case, l’Unicef e i suoi partner forniscono assistenza di emergenza, servizi di salute mentale e di sostegno psicosociale, denaro contante, acqua potabile e prodotti per l’igiene, oltre a sostegno per garantire la continuità dell’istruzione. Ma l’assistenza umanitaria può solo mitigare le conseguenze. Non può eliminare le cause. Questo richiede un’azione politica”.

Meloni: Salvini a Interni? Sarebbe ottimo ma ha già impegno complesso

Roma, 12 ago. (askanews) – “Matteo (Salvini, ndr) sarebbe un ottimo ministro dell’Interno, lo ha già dimostrato. Ma si sta spendendo in una competenza molto complessa che è quella delle Infrastrutture e dei Trasporti, che richiede un impegno enorme e lo sta facendo con una dedizione incredibile. Dall’altro lato anche il ministro Piantedosi sta dando il massimo nel suo ambito – quello della sicurezza e dell’immigrazione – nel quale non c’è un giorno in cui si possa abbassare la guardia, come dimostra anche la recente crisi di Ceuta”. Lo afferma in un’intervista a “Chi” la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sull’ipotesi di un ritorno di Matteo Salvini al Viminale.

“So – ammette – che la gente si aspetta di più su questo ma con pazienza e costanza stiamo costruendo e consolidando risultati importanti e strutturali anche su questi fronti. Dal crollo degli sbarchi alla diminuzione degli omicidi, dei furti, delle rapine e dei femminicidi. Fino al rafforzamento dei presidi sul territorio, a partire da quelli nelle stazioni, e alle misure a sostegno delle forze dell’ordine. Non si è realmente liberi se non si è sicuri a casa propria o nella propria città”.

Inflazione, a luglio solo una limatura al 2,9%, salgono luce e gas

Roma, 12 ago. (askanews) – A luglio l’indice dei prezzi al consumo ha registrato un aumento dello 0,3% su base mensile, trainato in particolare dalle tariffe di elettricità e gas sul mercato tutelato (Energetici regolamentati, +6,5%) e dai Servizi relativi ai trasporti (+1,4%), solo in parte compensati dal calo degli alimentari non lavorati (-1,3%). Su base annua l’inflazione si è flebilmente smorzata, al 2,9%, secondo i dati definitivi diffusi dall’Istat, dal più 3% di giugno ma sopra la stima preliminare, che l’aveva indicata al 2,8%.

Diverso il quadro per i carburanti, per cui l’Istat segnala un rallentamento della crescita tendenziale. La benzina passa dal 10,3% all’8%, il gasolio dal 21,6% al 18,8%. Su base mensile, invece, il quadro si inverte, rispetto a giugno la benzina cala dello 0,8%, mentre il gasolio sale dello 0,7%. Un’oscillazione che l’Istat spiega in nota: l’indice riflette la media mensile dei prezzi rilevati dall’Osservatorio Carburanti del Mimit, e il dato di luglio incorpora una decelerazione nella prima parte del mese e un’accelerazione nella seconda, in concomitanza con l’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran.

“Dato pessimo e allarmante. L’inflazione sale e più di quanto era stato annunciato con la stima preliminare”, commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori (Unc), secondo cui il calo tendenziale è “insignificante e fuorviante” perché legato al confronto con il balzo di luglio 2025, non a un rallentamento dei prezzi in corso. L’associazione giudica inoltre “inattendibile” il dato Istat sui carburanti, ritenuto nettamente inferiore alla variazione mensile calcolata dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase). Su base tendenziale, calcola infine l’Unc, una coppia con due figli spende fino a 1.020 euro in più per le vacanze rispetto all’estate scorsa, contro i 746 euro di una famiglia media.

Secondo il Codacons, poi, giungono “cattive notizie anche sul fronte delle vacanze estive: le tariffe dei voli nazionali registrano infatti un incremento su base annua del 6,2%. Di contro i prezzi dei voli internazionali, anche a causa della crisi in Medio Oriente, crollano del -7,6%. I traghetti invece rincarano del 2,5% – rileva l’associazione – le auto a noleggio del 3,4%, gli alberghi del 3% e i villaggi vacanza del 2,9%”.

Europei nuoto, bene gli azzurri nelle batterie del mattino

Roma, 12 ago. (askanews) – Buona mattinata per l’Italia agli Europei di Parigi. Bianca Nannucci e Anna Chiara Mascolo si qualificano per le semifinali dei 200 stile libero, mentre nei 100 farfalla passano il turno Alberto Razzetti e Michele Busa. Nei 50 dorso donne Sara Curtis firma il miglior tempo assoluto delle batterie e avanza insieme a Costanza Cocconcelli. Semifinale conquistata anche per Christian Mantegazza nei 200 rana. Doppia presenza azzurra nella finale dei 400 misti con Giada Alzetta e Anna Pirovano, mentre l’Italia conquista anche l’accesso alla finale della 4×100 stile libero donne. Thomas Ceccon, invece, non ha preso parte alle batterie dei 100 farfalla per preservarsi in vista della finale dei 200 dorso di questa sera.

Atletica, Jacobs dopo l’infortunio: "La sfortuna ci vede bene"

Roma, 12 ago. (askanews) – È durata poco più di 40 metri la finale dei 100 di Marcell Jacobs agli Europei. Dopo 6-7 appoggi, la smorfia di dolore per un problema all’adduttore che lo fa chiudere al settimo posto la finalissima della gara regina della competizione: “A volte la sfortuna ci vede fin troppo bene — ha scritto l’oro olimpico 2021 su Instagram raccontando tutto il suo rammarico —. Dopo una semifinale dominata, con un tempo che sarebbe bastato per vincere la finale, ero pronto a giocarmi ancora una volta il titolo europeo. Ma quella finale, purtroppo, non sono nemmeno riuscito a correrla. Un infortunio prima della partenza mi ha fermato, ancora una volta”.

Calano le compravendite di case in Italia, prezzi in frenata

Roma, 12 ago. (askanews) – Nel secondo trimestre del 2026 gli agenti immobiliari hanno indicato un rallentamento dei prezzi di vendita delle abitazioni sul territorio della Penisola. I margini di sconto sui prezzi richiesti e i tempi di vendita restano sostanzialmente stabili, sui livelli minimi dall’inizio della rilevazione. Le compravendite intermediate dalle agenzie si sono ridotte lievemente nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente. Questa la fotografia scattata dall’ultimo “Sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia”, elaborato dalla Banca d’Italia.

La domanda di abitazioni resta contenuta e l’offerta di abitazioni continua a ridursi, si legge. Nonostante il rialzo dei tassi operato dalla Bce a giugno, secondo il monitoraggio le condizioni di accesso al credito rimangono distese e continuano a incidere in misura modesta sulle cessazioni degli incarichi a vendere.

I canoni di locazione hanno accelerato rispetto al trimestre precedente nella maggior parte del territorio nazionale, riporta Bankitalia, salvo nel Nord-Ovest; hanno decelerato tuttavia nel confronto con lo stesso trimestre del 2025. I giudizi degli operatori sulle prospettive del mercato immobiliare nazionale segnalano un cauto miglioramento, soprattutto su un orizzonte biennale.

Fa caldo, ma dal 17 agosto arriva una perturbazione atlantica

Roma, 12 ago. (askanews) – Dal 28 luglio l’Italia è prigioniera di un vero e proprio incantesimo rovente, un’ondata di calore lunghissima. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, ricorda che non stiamo vivendo una semplice ondata di calore, ma la quarta, estenuante fiammata di un’estate 2026 che sta riscrivendo la nostra storia climatica, surclassando persino alcuni record del famigerato 2003.

Nelle ultime due settimane abbiamo dovuto prendere in prestito dal Giappone il termine “Kokushobi”, “giorno di caldo spietato”, per descrivere in modo adeguato l’incubo in cui siamo sprofondati. Intrappolati sotto una mostruosa “Heat Dome” (una gigantesca cupola di calore) di natura ormai Euro-Africana, abbiamo fatto i conti con le 3 vere piaghe di questa canicola.

Prima di tutto, il termometro esagerato: picchi di 40-41°C hanno infiammato città come Firenze, Terni, Ferrara e Modena, trasformando le aree urbane in fornaci. Poi l’afa asfissiante, che ha reso le nostre coste delle succursali dell’Amazzonia (con umidità alle stelle che ci ha fatto percepire anche 45 gradi). Infine, la terza piaga che ci ha colpito dopo il tramonto con le estenuanti notti “super-tropicali” con minime tra 26 e 28 gradi: la Pianura Padana e gran parte del Centro-Sud hanno assunto stabilmente il clima della Thailandia.

A nulla sono serviti i violenti temporali che, a sprazzi, hanno colpito il Nord e i rilievi appenninici: gli sbalzi termici hanno innescato locali grandinate e raffiche di vento, ma non hanno portato il tanto agognato fresco, lasciandoci a cuocere in un “brodo” ancora più umido.

Continueremo a sudare stando immobili e a tenere accesi i condizionatori 24 ore su 24 per tutto il periodo di Ferragosto, con picchi massimi che toccheranno ancora i 37-39°C nelle zone interne. Ma la luce in fondo al tunnel potrebbe avere una data precisa: lunedì 17 agosto.

La salvezza arriverà da molto lontano. Tra i Grandi Laghi, tra USA e Canada, una provvidenziale perturbazione, dopo aver attraversato l’Oceano Atlantico, sfilato sotto la Groenlandia e tagliato la Francia, dovrebbe raggiungere l’Italia tra lunedì 17 e martedì 18 agosto portando la svolta con il calo termico tanto atteso.

NEL DETTAGLIO Mercoledì 12. Al Nord: sole e caldo, temporali pomeridiani sui rilievi. Al Centro: sole e caldo, temporali pomeridiani tra rilievi e pianure adiacenti. Al Sud: qualche temporale in Calabria.

Giovedì 13. Al Nord: sole e caldo, meno temporali sulle Alpi. Al Centro: sole e caldo, rari rovesci sui monti. Al Sud: temporali in Campania, Calabria e Sicilia.

Venerdì 14. Al Nord: sole e caldo. Al Centro: sole prevalente. Al Sud: qualche acquazzone in Calabria e Sicilia.

Tendenza: Ferragosto con prevalenza di sole, Domenica con temporali al Nordovest e in Toscana.

Livio Berruti e Roma 1960: la corsa di un’Italia che cambiava

Roma 1960, il volto nuovo dellItalia

Un Paese in progressivo cambiamento, una giovane democrazia che aveva già vinto la sfida della ricostruzione e che si avviava a pieno titolo nella competizione internazionale.

Le Olimpiadi di Roma del 1960 furono l’emblema di questo slancio complessivo: la realizzazione di opere infrastrutturali, alcune delle quali ancora oggi utilizzate nella Città Eterna; un’efficienza organizzativa di livello assoluto; la conferma della capacità di accoglienza di una popolazione, quella italiana, che si era assopita soltanto negli anni dell’isolamento imposto dal nazionalismo autarchico del fascismo e aveva poi subito le conseguenze drammatiche del Secondo conflitto mondiale.

Con l’evento olimpico, pertanto, l’immagine del Paese nel mondo si consolidò e lo sport ne divenne un significativo veicolo.

 

Una vittoria simbolica nella velocità

In questo contesto, assunse un valore simbolico, nell’atletica leggera, il successo di Livio Berruti nei 200 metri. Simbolico perché ottenuto nella velocità, una specialità nella quale gli atleti italiani non avevano mai brillato a livello internazionale. Ondina Valla aveva vinto gli 80 metri a ostacoli a Berlino nel 1936, ma si trattava di una gara non propriamente di velocità pura.

Un italiano riusciva così a superare in finale i migliori duecentisti del mondo, a partire dai fortissimi atleti afroamericani statunitensi.

Una vittoria costruita sulla tecnica, attraverso uno studio accurato della corsa e, in particolare, della traiettoria in curva; una corsa fluida e composta, soprattutto elegante.

 

Leleganza di una borghesia in crescita

Berruti aveva in sé proprio l’eleganza della borghesia italiana, in particolare di quella torinese: un ceto sociale in crescita, rappresentativo della trasformazione economica e sociale del Paese, che vedeva nell’industrializzazione uno dei principali fattori di sviluppo.

Un atleta, inoltre, che dimostrò come fosse possibile coniugare l’impegno agonistico con la cultura e lo studio: si laureò in chimica all’Università di Torino e continuò la propria attività sportiva da autentico dilettante. In seguito, pur non abbandonando mai il rapporto con lo sport, lavorò in importanti aziende industriali come Fiat e Zegna.

Anche la sua breve storia d’amore con la formidabile velocista afroamericana Wilma Rudolph, conosciuta proprio in occasione delle Olimpiadi di Roma, rappresentò un profondo e, al tempo stesso, innocente segnale in un mondo ancora fortemente segnato dalla segregazione razziale, a partire proprio dalla condizione degli afroamericani negli Stati Uniti d’America.

 

Quella corsa cambiò qualcosa

Adesso che la sua corsa è terminata, Livio Berruti lascia in eredità a tutti noi l’immagine di un’Italia che si era incamminata verso un cambiamento strutturale, non soltanto nell’ambito dell’economia, ma anche nei modelli sociali e culturali, propri di una democrazia e di un mondo libero.

«Potevo fare qualcosa, dovevo cambiare qualcosa», così recita Lucio Dalla nella sua struggente “Ayrton”.

Berruti si impegnò a fare qualcosa e, con quella vittoria nei 200 metri a Roma, contribuì sicuramente a cambiare qualcosa.

Cinema, "Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte" nelle sale dal 19

Roma, 12 ago. (askanews) – Mubi, il distributore globale, servizio di streaming e società di produzione annuncia che il nuovo film di Jane Schoenbrun (Ho visto la TV brillare, We’re All Going to the World’s Fair), “Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte”, uscirà nelle sale italiane il 19 agosto 2026 distribuito da Mubi.

Presentato in anteprima al 79esimo Festival di Cannes, dove è stato accolto calorosamente dalla critica, il film ha vinto il Queer Palm Award ed è stato inoltre designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI.

Protagoniste del film Hannah Einbinder (vincitrice dell’Emmy come miglior attrice non protagonista per la serie Hacks) e Gillian Anderson (X-Files, Sex Education, Scoop). Nel cast figurano anche Amanda Fix, Arthur Conti, Eva Victor, Zach Cherry, Sarah Sherman, Patrick Fischler, Dylan Baker, Jasmin Savoy Brown, Kevin McDonald, Quintessa Swindell e Jack Haven.

“Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte” è scritto e diretto da Schoenbrun e prodotto da Plan B. Mubi ha finanziato il film e ne curerà la distribuzione in alcuni territori selezionati, tra cui Nord America, America Latina, Regno Unito, Irlanda, Germania, Austria, Benelux, Spagna, Italia, Turchia, India, Australia e Nuova Zelanda, mentre The Match Factory gestirà le vendite internazionali per i restanti territori nel mondo. Daniel Bekerman (produttore esecutivo) di Scythia Films ha fornito servizi di produzione locali.

“Camp Miasma- Adolescenza, sesso e morte” è il terzo lungometraggio di Schoenbrun, e prosegue il suo percorso artistico segnato da temi legati all’identità trans e all’horror queer. Il film precedente di Schoenbrun, “I Saw the TV Glow”, è stato presentato in anteprima al Sundance nel 2024 ed è stato successivamente presentato in altri festival tra cui la Berlinale, Festival internazionale del cinema di San Sebastián e il SXSW. Ha ottenuto diverse nomination agli Independent Spirit Awards 2025, tra cui Miglior Regia, Miglior Interpretazione Protagonista e Miglior Film.

Dopo anni di sequel scadenti e un pubblico ormai disilluso, il franchise slasher Camp Miasma viene affidato a una giovane regista per essere resuscitato. Ma quando decide di fare visita alla protagonista del film originale, un’attrice che vive reclusa e avvolta nel mistero, le due donne precipitano in un universo sanguinoso dove si intrecciano desiderio, paura e delirio.

Conte a Sant’Anna di Stazzema: Costituzione scritta come antitesi al fascismo

Roma, 12 ago. (askanews) – “La nostra presenza qui oggi è un atto di fede nei valori della Costituzione repubblicana e per dire che la Carta non è solo frutto del pensiero giuridico del Novecento, è stata meditata come reazione ad anni di dittatura fascista. E’ frutto di una crisi profonda dello Stato”. Lo ha detto il leader M5s, Giuseppe Conte, intervenendo alla cerimonia in ricordo dell’eccidio nazifascista a Sant’Anna di Stazzema.

“La Resistenza ha ripreso in mano il destino della nazione, restituirono al Paese la dignità perduta. La Costituzione – ha ribadito Conte – è stata scritta per affermare con chiarezza: mai più fascismo. E’ stata scritta con lo scopo di rifondare lo Stato su valori antitetici al fascismo: la persona umana, l’eguaglianza formale e sostanziale, il primato del lavoro, la libertà di espressione, la partecipazione democratica. La Costituzione disse Saragat ‘non solo per sanzionare un passato funesto ma per affermare la certezza di un’avvenire migliore, un patto solenne a rispettare la legalità democratica’. C’è un connubio indissolubile tra democrazia e antifascismo”.

FS, Trenitalia: nel 2026 consegnati 31 treni del Regionale per circa 370 mln

Roma, 12 ago. (askanews) – Regionale, brand di Trenitalia (Gruppo FS), prosegue il rinnovo della propria flotta con 31 nuovi treni consegnati dall’inizio del 2026 a oggi, per un investimento complessivo di circa 370 milioni di euro. Entro il 2027, riporta un comunicato, i convogli di nuova generazione destinati a pendolari e viaggiatori in tutta Italia saliranno a 1.081, per un investimento di sette miliardi di euro.

Grazie ai Contratti di Servizio con le Regioni e le Province Autonome, committenti del servizio, fino a oggi sono stati consegnati 674 treni di nuova generazione che, sommati ai 335 acquistati in precedenza, portano a 1009 il numero dei nuovi convogli in circolazione. In particolare, ad oggi, 359 treni sono stati destinati al Centro Italia, si legge, 369 al Nord e 281 al Sud e alle Isole, rafforzando l’offerta del trasporto ferroviario regionale in tutto il Paese.

Con le ulteriori consegne di quest’anno e quelle previste entro il 2027, l’80% dell’intera flotta Regionale sarà rinnovato.

Trenitalia, con il servizio Regionale, garantisce una mobilità capillare su tutto il territorio nazionale, con oltre 6.000 corse giornaliere e più di 400 milioni di passeggeri trasportati ogni anno. L’offerta punta alla sostenibilità e all’innovazione, grazie anche a oltre 150 Link – soluzioni intermodali treno+bus, navi e altri mezzi -, che permettono di raggiungere facilmente le destinazioni più remote, conclude il comunicato, potenziando l’efficienza e la qualità del trasporto regionale lungo tutta la Penisola.

Conte: Costituzione scritta come antitesi a fascismo

Roma, 12 ago. (askanews) – “La nostra presenza qui oggi è un atto di fede nei valori della Costituzione repubblicana e per dire che la Carta non è solo frutto del pensiero giuridico del Novecento, è stata meditata come reazione ad anni di dittatura fascista. E’ frutto di una crisi profonda dello Stato”. Lo ha detto il leader M5s, Giuseppe Conte, intervenendo alla cerimonia in ricordo dell’eccidio nazifascista a Sant’Anna di Stazzema.

“La Resistenza ha ripreso in mano il destino della nazione, restituirono al Paese la dignità perduta. La Costituzione – ha ribadito Conte – è stata scritta per affermare con chiarezza: mai più fascismo. E’ stata scritta con lo scopo di rifondare lo Stato su valori antitetici al fascismo: la persona umana, l’eguaglianza formale e sostanziale, il primato del lavoro, la libertà di espressione, la partecipazione democratica. La Costituzione disse Saragat ‘non solo per sanzionare un passato funesto ma per affermare la certezza di un’avvenire migliore, un patto solenne a rispettare la legalità democratica’. C’è un connubio indissolubile tra democrazia e antifascismo”.

Tajani a Sant’Anna di Stazzema: fascisti complici dei nazisti

Stazzema (Lucca), 12 ago. (askanews) – “Questa tragedia deve insegnarci qualcosa di importante. Non è soltanto commemorare una strage compiuta dai nazisti con la complicità dei fascisti italiani, ma deve essere un monito anche per il futuro perché il sacrificio di queste persone, compresi i bambini e i neonati, non può essere vano”. Lo ha detto il vicepremier Antonio Tajani, al suo arrivo a Sant’Anna di Stazzema, dove è in corso la commemorazione dell’eccidio nazifascista del 12 agosto 1944.

“Bisogna costruire la pace. Cancellare l’odio significa lavorare per il rispetto delle persone. Quello che è successo qui non dovrebbe accadere mai più, ma purtroppo minacce di violenza nel mondo e tragedie ce ne sono ancora molte. Basta pensare al Medio Oriente o all’Ucraina”, ha aggiunto Tajani.

Alle primarie Dem in Wisconsin il moderato Crowley ha battuto la socialista Hong

Roma, 12 ago. (askanews) – Il democratico moderato David Crowley ha vinto di misura le primarie per la candidatura a governatore del Wisconsin, battendo la socialista democratica Francesca Hong e frenando, almeno per il momento, l’avanzata dell’ala progressista del partito in uno degli Stati chiave per la politica statunitense. Crowley affronterà alle elezioni di Midterm, a novembre, il repubblicano Tom Tiffany, deputato alla Camera sostenuto dal presidente Donald Trump.

Crowley, che punta a diventare il primo governatore afroamericano nella storia del Wisconsin, ha impostato la campagna presentandosi come il candidato democratico con maggiori possibilità di conquistare l’elettorato moderato e indipendente e sconfiggere i repubblicani in uno Stato considerato decisivo nelle competizioni nazionali, comprese le presidenziali.

Hong sperava di proseguire la serie di successi ottenuti recentemente dai candidati progressisti, tra cui quello di Abdul El-Sayed nelle primarie democratiche per il Senato nel vicino Michigan. La vittoria di El-Sayed aveva rappresentato uno dei risultati più significativi del movimento progressista in uno “swing state”, alimentando il dibattito interno al Partito democratico sulla sua futura linea politica.

In Wisconsin il risultato è arrivato al termine di una sfida estremamente equilibrata: Crowley è riuscito a prevalere con un margine inferiore a un punto percentuale. Hong avrebbe avuto la possibilità di chiedere un riconteggio, ma ha riconosciuto la sconfitta. Poiché il distacco era superiore a 0,25 punti percentuali, la sua campagna avrebbe dovuto sostenere i costi dell’eventuale riconteggio.

La sconfitta di Hong rappresenta una battuta d’arresto per l’ala più a sinistra dei democratici, ma il risultato molto ravvicinato conferma la presenza di un consistente elettorato progressista anche in uno Stato politicamente contendibile, fanno notare diversi analisti nei primi commenti dei media americani sulla sfida per il Wisconsin, che ora sarà uno dei principali terreni di scontro delle elezioni di novembre.

I democratici puntano a sfruttare la debole popolarità di Trump nello Stato per conservare il governatorato e conquistare entrambe le Camere della legislatura statale. Se vi riuscirannom, avranno il pieno controllo del governo del Wisconsin per la prima volta dal 2010. Lo Stato resta tuttavia fortemente contendibile e Trump lo ha conquistato nelle presidenziali del 2016 e nuovamente nel 2024.

Meloni: clima sta cambiando, investire in tecnologia senza spaventare

Roma, 12 ago. (askanews) – “Che il clima stia cambiando lo vediamo tutti, basta guardare le nostre estati. Io penso che la strada non sia spaventare la gente o punire chi già fatica ad arrivare a fine mese agitando un ambientalismo ideologico, sganciato dalla realtà. La strada deve essere pragmatica: investire in tecnologia, nella prevenzione del dissesto, in acqua ed energia pulita prodotta anche in casa nostra. L’ecologia vera non è contro il lavoro e le famiglie: l’ecologia vera li mette insieme. E su questo, l’Italia può insegnare, non solo imparare”. Lo dice la premier Giorgia Meloni in un’intervista a Chi in edicola questa settimana.

Sotto la pelle di Modigliani alla Pinacoteca Agnelli

Torino, 12 ago. (askanews)- Fino al 13 settembre e per tutto agosto la Pinacoteca Agnelli nello Scrigno presenta un nuovo appuntamento nell’ambito del programma Beyond the Collection dedicato alla Collezione Permanente del Museo: Modigliani sottopelle. Quattro capolavori. L’opera Nu couché di Amedeo Modigliani dialoga con altri tre grandi capolavori dell’artista: Female Nude Reclining on a White Pillow, in prestito dalla Staatsgalerie di Stoccarda, il ritratto di Gaston Modot e Maternité, entrambi in prestito dal Centre Pompidou di Parigi. Curata da Pietro Rigolo e Beatrice Zanelli, Modigliani sottopelle è il risultato di un importante lavoro di ricerca interdisciplinare che offre nuove chiavi di lettura. La mostra invita il pubblico ad andare oltre la superficie visibile delle opere, interrogando ogni dettaglio e portando alla luce tracce nascoste grazie al lavoro congiunto di storici dell’arte, restauratori e scienziati. Attraverso lo studio della tecnica e dei materiali utilizzati dall’artista, il progetto contribuisce a proporre una nuova datazione di Nu couché, capolavoro acquisito da Giovanni e Marella Agnelli nel 1960.

Beatrice Zanelli ha introdotto il lavoro e la mostra: “Siamo qua nello Scrigno in Pinacoteca Agnelli e presentiamo una nuova edizione di Beyond the Collection dedicata a Modigliani. Il nostro Nu couché è sempre stato datato 1917-1918 e con questa piccola mostra che lo mette in dialogo con tre capolavori provenienti dalla Staatsgalerie di Stoccarda e il Centre Pompidou di Parigi abbiamo voluto in qualche modo andare sotto pelle per andare a indagare effettivamente la data di produzione dell’opera, posticipandola in realtà al 1918-1919 grazie a una serie di indizi. È stato possibile grazie a queste ricerche scientifiche rintracciare all’interno della nostra opera una seconda firma che rimane appunto sotto la superficie dell’olio. Questa scritta apre a nuove ipotesi: che lo stesso Modigliani volesse firmare l’opera nell’angolo superiore sinistro oppure addirittura potrebbe essere la scritta del mercante del rotolo di tela che ha venduto la tela a Modigliani ad essersi appuntato il nome dell’artista. Un altro indizio da cui siamo partiti sono state delle ricerche realizzate dal professor Don Johnson e dai suoi collaboratori legate alla creazione di questo software che permette attraverso delle radiografie delle opere di mettere in dialogo alcune opere molto probabilmente provenienti dallo stesoa rotolo di tela. Quello che questo software permette di indagare sono la densità dei fili della trama e dell’ordito dei rotoli di tela e quindi si può verificare esattamente come sia continua la densità attraverso le diverse opere d’arte”.

L’analisi della trama e dell’ordito della tela, l’esame delle imprimiture e lo studio delle firme confermano il legame con il periodo 1918-1919, distinguendo l’opera da dipinti precedenti come il nudo di Stoccarda o il ritratto di Gaston Modot. Accettare questa postdatazione non significa semplicemente correggere una data, ma contribuire a ulteriori ricerche sul metodo e sulla pratica artistica di Modigliani. Il percorso espositivo propone documenti d’archivio e indagini condotte nei laboratori di istituti di ricerca internazionali, rivelando i segreti nascosti sotto la superficie pittorica e restituendo tutta la complessità della ricerca storico-artistica.

Beyond the Collection è il progetto della Pinacoteca Agnelli che dal 2022 si propone di riattivare la Collezione Permanente del museo, un nucleo di 25 capolavori dal Diciottesimo al Ventesimo secolo. Attraverso interventi di artisti contemporanei e prestiti specifici da istituzioni italiane e straniere, alcune opere selezionate della Collezione diventano oggetto di nuove narrazioni e connessioni: in questo modo vengono portate alla luce storie dimenticate o ignorate, mettendo in discussione interpretazioni canoniche della storia dell’arte.

Mattarella: a Sant’Anna Stazzema le radici della Repubblica

Roma, 12 ago. (askanews) – “La Repubblica avverte il dovere di ricordare gli innocenti – donne, anziani, bambini – uccisi senza alcuna pietà a Sant’Anna e nelle frazioni di Stazzema, oltraggiando e bruciando i loro corpi, calpestando ogni sentimento di umanità. In questo sacrario civile, come in altri luoghi di dolore, si trovano le radici della Repubblica”. Lo scrive in un messaggio in occasione dell’anniversario della strage, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

“La mattina del 12 agosto 1944 – ricorda il capo dello Stato – i reparti delle SS, con la complicità dei fascisti, diedero inizio alla strage. Un simbolo dell’abisso in cui le guerre possono precipitare, cancellando la dignità dell’uomo, facendo prevalere l’orrore dell’annientamento”.

“La comunità di Stazzema, dopo il dolore, è stata capace di ritrovare fiducia, con l’Italia e l’Europa che hanno riscattato con la pace, la libertà, la democrazia, con i diritti eguali e universali, con la progressiva integrazione, quanto di più terribile la storia aveva prodotto”, conclude.

Mattarella: tornano guerre e volontà dominio in forme inedite

Roma, 12 ago. (askanews) – “Le guerre sono tornate a gettare la loro ombra sui nostri giorni, ora le volontà di potenza e i propositi di dominio si riaffacciano, manifestandosi in forme anche inedite. Sono più che mai preziose le testimonianze e le coscienze capaci di trasmettere esperienze e valori. Sono capaci di respingere violenza, odio, il disprezzo per il rispetto del pluralismo, dell’identità delle persone”. Lo scrive in un messaggio in occasione dell’anniversario della strage di Sant’Anna di Stazzema, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

“Fare memoria, oltre che atto di responsabilità – sottolinea il capo dello Stato – , è atto di liberazione che si rinnova. La vittoria sul nazifascismo aprì la strada della rinascita. Ciascuna generazione deve sapere che a ognuna appartiene il rafforzamento e la difesa delle conquiste civili, che non sono acquisite una volta per tutte. I loro presupposti etici, le ragioni di impegno, vanno rinnovati e rinsaldati”, conclude.

Ceuta, Parsi: «Un evento atipico ed eccezionale. Serve una gestione europea delle migrazioni».

Un evento rapido, drammatico e senza precedenti

La vicenda dell’ondata migratoria nell’exclave spagnola di Ceuta ha destato forti preoccupazioni e ha rappresentato un momento apicale e drammatico del fenomeno. Si è trattato di un evento rapido, improvviso, che ha coinvolto un numero mai così elevato di migranti provenienti dal Marocco e che ha mietuto oltre cento vittime, annegate in mare nel tentativo di raggiungere la costa.

Diversi problemi scaturiscono da questa vicenda, a cominciare dalla sua dimensione di tragedia umanitaria. L’Europa non sembra aver condiviso finora politiche adeguate di gestione degli eventi migratori, che finiscono per interessare in primo luogo i Paesi che fronteggiano il Mediterraneo. Si tratta di un precedente che potrebbe ripetersi e che chiama in causa gli accordi di Schengen e le politiche di coordinamento dell’Unione Europea.

Tuttavia, scafisti e organizzatori di queste traversate senza tutele, caratterizzate da una letale sovraesposizione ai rischi della navigazione su mezzi insicuri, stipati oltre la capienza o, peggio ancora, a nuoto, dovrebbero rispondere delle loro iniziative criminali ed essere sanzionati con pene severe.

È di tutta evidenza che una migrazione così consistente e organizzata, di soli uomini, realizzata con modalità e tempi tanto rapidi e aggressivi, faccia pensare a una gestione da parte del Marocco. Rabat ha responsabilità enormi in questo vero e proprio assalto, di fatto ingestibile per chi avrebbe dovuto accogliere i migranti: un colpo di mano, un avvertimento intimato all’Europa.

Dietro questa vicenda si stagliano inoltre ombre inquietanti: quelle di chi potrebbe mirare a sgretolare, Paese per Paese, l’Europa. A cominciare dall’ingombrante ombra di Trump, secondo interpretazioni apparse anche nel dibattito americano, tra cui su Medium e Substack. Una vicenda che si può definire anomala e che rischia di ripetersi, aprendo un fronte capace di mettere in crisi e dividere l’Europa.

 

Abbiamo raccolto al riguardo lopinione del prof. Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni internazionali allUniversità Cattolica di Milano.

 

Prof. Parsi, quanto accaduto a Ceuta in questi giorni può essere definito una vicenda anomala? Mi riferisco alla durata dellevento, alla consistenza del numero dei migranti, al loro rientro in Marocco in tempi brevi e al numero delle vittime annegate in mare.

Sicuramente quanto avvenuto a Ceuta è un evento atipico ed eccezionale. Considerare 50.000 persone nell’arco di 24 ore arrivate in quelle condizioni rende evidente che non si tratta di un fatto, diciamo così, naturale, neppure in un periodo di forte tensione sulle migrazioni come quello attuale.

Si tratta di un evento migratorio di anomale dimensioni, che fa pensare a una regia dell’iniziativa in un contesto organizzato. Ma nulla toglie alla drammaticità del fenomeno e tutto porta a pensare che occorra porre mano a una gestione europea delle migrazioni. Il trend sarà inevitabilmente in crescita e altri eventi del genere potranno ripetersi.

 

Il ruolo del Marocco e lombra di Trump. Possiamo attribuire a una regia politica questo spostamento così consistente di soli uomini dal Marocco allexclave spagnola? Oppure, come afferma il premier Sánchez, tutto è scaturito dalla sentenza della Suprema Corte spagnola in merito alla migrazione attraverso la via del mare e alla prospettata accoglienza?

È possibile che la sentenza sulla regola della normalizzazione dei Saharawi possa avere creato aspettative, alimentando la speranza che si potesse forzare la mano alle autorità spagnole. Contemporaneamente, però, mi pare che ci sia stato un chiaro tentativo politico da parte di diversi attori, principalmente il Marocco, che comunque non ha mai cessato di avere un atteggiamento politico ostile nei confronti di Ceuta spagnola, allo scopo di rivendicare sempre la possibilità di riprendersi l’amministrazione dell’exclave.

Trump ha sostenuto recentemente queste ambizioni marocchine e forse anche la volontà di creare un caso che potesse essere sfruttato a fini di politica interna negli Stati Uniti e che mettesse in difficoltà Sánchez, guardato dall’Amministrazione Trump come un avversario politico.

 

Come valuta la contestazione ricevuta da Sánchez da parte dei suoi concittadini? E la sua precedente decisione di regolarizzare 500 mila stranieri presenti sul territorio nazionale, mentre la consistenza delle domande è raddoppiata in poco tempo?

Non ho elementi, in realtà, su come gli spagnoli abbiano giudicato la gestione dell’evento da parte di Pedro Sánchez e non ho letto peraltro nulla su questo, per cui non saprei come rispondere.

 

«Sospendere Schengen è stato un pessimo segnale» La sospensione degli accordi di Schengen da parte del Governo italiano ha diviso le forze politiche ed è stata valutata da Sánchez come una scelta dettata dall’“ignoranza”. Come giudica questa decisione?

Concordo con Sánchez: sospendere Schengen è stata una cosa che non c’entrava niente con presunte regole che non sono contenute in Schengen. Non era necessario questo trambusto. La crisi è stata risolta nell’arco di 24 ore dalle autorità spagnole, con molta più fermezza ed efficacia di quanto facciano normalmente le autorità italiane.

Penso che sia un pessimo segnale per un Paese come l’Italia, che è sempre a chiedere solidarietà quando deve fronteggiare eventi di crisi migratoria infinitamente più piccoli di quello di Ceuta.

Lo trovo anche contraddittorio: nel momento in cui si chiede una politica europea, poi si sospende Schengen, che è il modo con cui gli europei gestiscono complessivamente le loro frontiere. Gli stessi che fanno i diavoli a quattro per chiedere una politica europea sulla migrazione e sulla gestione dei confini rispetto ai migranti sono poi molto renitenti nel condividere la responsabilità per i confini europei di fronte alle minacce militari russe.

Insomma, l’impressione è che la mossa italiana sia stata propagandistica e abbia trovato riscontro in altri Paesi per motivi analoghi, ma che sostanzialmente non ci abbiamo fatto comunque una bella figura.

 

Quali previsioni si possono fare sulle iniziative e sulle decisioni dellUnione Europea dopo la richiesta di 22 Stati membri di discutere la questione migrazione-accordi di Schengen”?

Sì, ha ragione Sánchez nel sostenere che è stata una decisione dettata dall’ignoranza dei Trattati, come spesso capita.

Su cosa farà l’Europa, probabilmente si chiederà un potenziamento di Frontex e la possibilità di avere più mezzi a disposizione, cioè il tentativo di gestire in maniera più rigorosa gli accordi con i Paesi che dovrebbero collaborare al controllo della migrazione a fronte di vantaggi di carattere commerciale.

Poi è chiaro che le questioni alla base delle migrazioni possono essere sfruttate per fini politici. Ma il dato di fatto è che, con il riscaldamento planetario in rapido ed esponenziale incremento e con l’innalzamento delle acque degli oceani, mi pare che si creeranno condizioni per cui avremo sempre maggiore pressione migratoria su un’Europa spopolata e incapace di prendere decisioni anche a livello nazionale sui rapporti con i Paesi che si affacciano sul mare. Insomma, non si aprono buone prospettive.

 

LAfrica nel nuovo confronto tra le potenze In una situazione geopolitica internazionale complessa – come assai bene evidenziato nel suo recente libro Contro gli imperi” – polarizzata dai rapporti USA-Cina, dai conflitti in atto in Medio Oriente e in Ucraina, ecco uscire in modo eclatante sul proscenio mondiale lAfrica, con un portato di potenzialità imprevedibili per entità, numeri e coinvolgimento di etnie, popoli e nazioni. È il preludio di un ulteriore mutamento dello scenario internazionale?

Diciamo che all’Africa abbiamo dedicato poca attenzione. Il famoso piano prospettato da Meloni – il Piano Mattei per l’Africa – non è mai pervenuto, nel senso che non è mai successo niente di concreto. Quindi, al di là degli annunci, non si è fatto niente.

Sappiamo che Russia e Cina in Africa sono molto attive, a volte non sempre con obiettivi di aperta ostilità verso i Paesi europei per quanto riguarda la Cina, sicuramente con obiettivi altrettanto ostili da parte della Russia.

È ovvio che, se non affrontiamo seriamente questa questione, rischiamo di trovarci poi ogni volta a rincorrere l’emergenza all’ultimo momento, con risultati disastrosi.

 

Il ritorno dei neocolonialismi. È ragionevole pensare che le grandi potenze resteranno estranee al processo esponenzialmente crescente dei flussi migratori dallAfrica? Ci sono interessi economici ingenti: Cina, USA e Russia saranno solo osservatori o protagonisti di iniziative palesi o occulte di intromissione, competizione e dominio? E in quale prospettiva dovrà collocarsi lEuropa, primo avamposto delle migrazioni future? Infine, a proposito di Africa: Contro gli imperi” ingloba anche il concetto di contro i neocolonialismi”?

Il rischio di neocolonialismi c’è già ed è già presente. Consiste in quello che cinesi e russi stanno facendo in Africa e che sta sostituendo ciò che per tanto tempo hanno fatto le potenze coloniali classiche occidentali: Francia, Gran Bretagna, Belgio e Portogallo e, molto più limitatamente, anche l’Italia.

È ovvio che la logica imperiale della prevaricazione e la logica della predazione ben si confanno ai sogni neocoloniali.

Poi, insomma, il colonialismo non è mai morto. Basta vedere come la Russia tratta il suo ex spazio sovietico, a cominciare dalla Bielorussia, con una concezione completamente coloniale, per renderci conto di questo.

L’Italia non può permettersi un governo che improvvisa la rotta

La politica estera non si decide al gazebo

C’è un dettaglio che dovrebbe far tremare i polsi a chiunque abbia a cuore la collocazione internazionale dell’Italia, e invece scivola via nel rumore di fondo del dibattito quotidiano. Il cosiddetto Campo largo – quello che ambisce a presentarsi come alternativa di governo – non ha una linea di politica estera. Non una sfumatura diversa, non un accento differente: non ce l’ha.

Tra Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli si assiste a un balletto che avrebbe dell’inquietante se non fosse grottesco. Un giorno si strizza l’occhio a Bruxelles, quello dopo si ammicca a chi dall’altra parte del fronte bombarda ospedali. La linea è un pendolo impazzito: ambigua, altalenante, facilmente confondibile con un progressivo scivolamento verso posizioni che, chiamiamole col loro nome, guardano con troppa comprensione a Mosca. E questo non è tollerabile. Non è concepibile. Non è accettabile.

E allora qual è la trovata? Le primarie. I gazebo. Il cittadino che domenica mattina, tra un caffè e una passeggiata, dovrebbe decidere la postura atlantica dell’Italia, il grado di integrazione europea, il posizionamento rispetto alla guerra in Ucraina. Come se la politica di difesa fosse un sapore di gelato da scegliere tra pistacchio e nocciola. È ridicolo. È offensivo. Ed è, soprattutto, un messaggio devastante per la credibilità del Paese di fronte ai partner che contano.

 

Il convitato di pietra: la patrimoniale

E poi c’è l’economia, che dovrebbe essere il cuore di qualsiasi progetto di governo. E invece è il terreno dove il Campo largo si paralizza. Da un lato chi ripete, con fierezza ideologica, che la patrimoniale è “necessaria”, “inevitabile”. Dall’altro chi, appena sente quella parola, sbianca e cambia discorso, perché sa che evocarla significa bruciare tre punti nei sondaggi in quarantotto ore.

Non è una sfumatura. È una voragine. Due idee opposte di società, di fiscalità, di rapporto tra Stato e risparmio privato. E la soluzione? Il silenzio. Il rinvio. Il “ne parliamo dopo il voto”. Come se gli italiani fossero bambini a cui si nasconde il piatto sgradito sotto il tovagliolo.

Se ne accorgeranno. E a quel punto sarà troppo tardi per spiegare.

 

Le primarie: il rito propiziatorio che non risolve nulla

Ed eccola, la soluzione magica che dovrebbe tenere insieme tutto: le primarie. Il grande rito collettivo in cui si chiede ai cittadini di scegliere il nome, la faccia, il sorriso da stampare sulla scheda. Come se il problema dell’Italia fosse il cognome del premier e non l’assenza totale di un progetto.

Non ho nulla contro le primarie in sé, sia chiaro. In un altro contesto, con un altro spessore programmatico, sarebbero uno strumento prezioso. Ma qui, adesso, in questa palude, diventano un’anestesia. Servono a dare l’illusione che ci sia stata una discussione, che si sia costruito qualcosa insieme. E invece sono un modo elegante, quasi liturgico, per congelare le contraddizioni. Per dire: “Vedete? Abbiamo fatto partecipare la gente, siamo democratici”.

E poi? Poi si va al governo, e ci si accorge che la coalizione uscita dalle urne non ha una piattaforma. Ha un elenco di buoni propositi vaghi, tenuti insieme dalla colla dell’antagonismo all’avversario. Un collage di slogan che si scioglie al primo Consiglio dei ministri, alla prima legge di bilancio, alla prima telefonata da Washington o da Bruxelles.

Gli italiani lo decifrano, eccome. Guardano il teatrino e pensano: “Fate le primarie perché vi interessa solo chi siede sulla poltrona. Poi, una volta al governo, sarete divisi, frammentati, in perenne lite gli uni con gli altri”. E hanno ragione.

 

Il governo-tampone: il rischio che nessuno vuole nominare

Il rischio – e lo dico con la brutalità di chi è stanco di assistere a questo film già visto troppe volte – è che il Campo largo diventi l’ennesimo punto di ritorno. Un governo che non fa stragi, certo. Che non scandalizza. Che non rompe niente. Ma che non costruisce niente.

Un governo-tampone, in attesa che passi la nottata. Un esecutivo che gli italiani guardano dalla finestra e pensano: “Ok, ci sono. Ma non mi stanno dicendo dove vogliono portarmi”. Un governo di gestione, non di visione. Di galleggiamento, non di navigazione.

È questa l’alternativa che meritiamo? Un’amministrazione dell’esistente travestita da cambiamento?

 

Serve un centro autonomo. Con la schiena dritta.

E allora la risposta, se si ha il coraggio di formularla senza giri di parole, è una sola: serve un centro autonomo. Un soggetto politico che tenga la linea chiara, precisa, dritta, senza ombra di dubbio. Che non confonda mai l’oppressore con l’oppresso. Che non metta mai in discussione la forza dell’Europa unita e dell’alleanza atlantica. Che sia costruttore di ponti e costruttore di pace, ma dentro alleanze internazionali nitide, dichiarate, rivendicate.

Non un centrino moderato che galleggia per non dispiacere a nessuno. Un centro che sceglie, che si espone, che dice la verità anche quando costa un punto nei sondaggi. Perché la stabilità futura del Paese non si costruisce con le mediazioni al ribasso tra chi vuole uscire dalla NATO e chi vuole restarci per inerzia. Si costruisce con una posizione netta, difesa con convinzione, spiegata con pazienza ai cittadini.

Il Campo largo è preso dalla faida di chi dovrà essere il candidato premier. Le linee politiche – soprattutto quelle che contano davvero, quelle che decidono se l’Italia conta qualcosa nel mondo o se è un vaso di coccio tra vasi di ferro – non sono coese. Sono frammentate. Divise. A volte, semplicemente, non esistono.

Non è una questione di nomi. È una questione di colonna vertebrale. E la colonna vertebrale, in politica come nella vita, o ce l’hai o te la inventi giorno per giorno, sperando che nessuno si accorga che stai camminando storto.

L’Italia merita di meglio. Merita qualcuno che sappia dove sta andando, prima ancora di chiedere agli altri di seguirlo.

La ricchezza che si vede e quella che non c’è

L’Italia è un Paese particolare: da una parte un debito pubblico tra i più elevati al mondo, dall’altra una ricchezza privata complessiva che raggiunge livelli altrettanto rilevanti. Ma dietro i grandi numeri si nasconde una realtà molto più complessa. Il problema, infatti, non è soltanto quanta ricchezza esista, ma chi la possieda e quanto di quella ricchezza sia effettivamente disponibile.

Secondo i dati più recenti di Banca d’Italia, la ricchezza netta delle famiglie italiane ammontava a 11.732 miliardi di euro alla fine del 2024. Una cifra enorme, che comprende attività finanziarie e non finanziarie, al netto delle passività. Ma la sua distribuzione è tutt’altro che uniforme: nel quarto trimestre del 2025 il 10% più ricco delle famiglie deteneva il 60,6% della ricchezza netta complessiva, mentre la metà meno abbiente ne possedeva appena il 7,2%.

Il dato aggregato, dunque, rischia di restituire un’immagine distorta del Paese. Dire che gli italiani sono complessivamente ricchi non significa affatto che lo siano nella stessa misura.

 

Un Paese di milionari?

Le statistiche internazionali aggiungono un altro elemento interessante. Secondo il Global Wealth Report 2026 di UBS, in Italia vivono circa 1,235 milioni di milionari in dollari, un numero che colloca il Paese al decimo posto nel mondo. Si tratta di circa il 2,5% della popolazione adulta.

Una cifra che può sorprendere. Ma anche in questo caso occorre comprendere cosa misura realmente il dato.

UBS considera la ricchezza personale complessiva, comprendendo sia gli asset finanziari sia quelli non finanziari e sottraendo i debiti. In un Paese come l’Italia, dove la proprietà immobiliare è storicamente molto diffusa, il valore della casa può quindi incidere significativamente sulla classificazione di un individuo come milionario.

Se invece si guarda alle sole attività investibili, il quadro cambia. Le rilevazioni di Capgemini restringono infatti il perimetro agli individui che dispongono di almeno un milione di dollari in attività investibili, escludendo la residenza principale e alcuni beni personali.

Secondo questa classificazione, il numero dei soggetti appartenenti alla fascia degli individui ad alto patrimonio è molto più contenuto: circa 358.000 persone, delle quali circa 95.000rientrano nella fascia dei multimilionari con patrimoni investibili compresi tra 5 e 30 milioni di dollari, mentre circa 15.000dispongono di patrimoni superiori ai 30 milioni.

Non c’è contraddizione tra i numeri di UBS e quelli di Capgemini. Sono due fotografie dello stesso fenomeno scattate con obiettivi differenti: la prima guarda alla ricchezza complessiva, la seconda alla ricchezza finanziaria investibile.

A completare il quadro ci sono i grandi patrimoni. Secondo Forbes, nel 2026 l’Italia conta 89 miliardari. Tra i nomi ai vertici della classifica italiana figurano Giovanni Ferrero e Andrea Pignataro.

Il punto, tuttavia, non è stabilire quanti ricchi ci siano in Italia. È capire perché, accanto a una forte concentrazione della ricchezza, sia così visibile un consumo che sembra spesso eccedere la capacità reddituale di chi lo pratica.

 

Quando il consumo supera il reddito

È sufficiente osservare alcuni comportamenti quotidiani, soprattutto tra le generazioni più giovani: spese per l’intrattenimento, viaggi, tecnologia, moda, ristorazione e beni ad alto valore simbolico continuano a occupare uno spazio importante nella vita sociale.

Eppure queste stesse generazioni si confrontano con salari relativamente bassi, difficoltà nell’accesso alla casa, carriere discontinue e una crescente percezione di precarietà.

Come è possibile?

Una parte della risposta potrebbe trovarsi nella trasformazione delle modalità di pagamento. Il Buy Now, Pay Later, insieme alle altre forme di credito al consumo e di pagamento rateale, consente di distribuire nel tempo una spesa che altrimenti potrebbe risultare difficilmente sostenibile.

La rata modifica la percezione del prezzo. Mille euro possono apparire una spesa importante; ottanta euro al mese, molto meno.

È qui che il consumo rischia di smettere di essere una conseguenza della capacità reddituale e di diventare, almeno in parte, una rappresentazione della capacità reddituale.

Il problema non è necessariamente il ricorso al credito. Il credito, quando è sostenibile e utilizzato consapevolmente, è uno strumento economico legittimo. La questione nasce quando la possibilità di acquistare diventa sistematicamente superiore alla capacità di sostenere quella spesa nel tempo.

 

Da Veblen a Baudrillard

Il fenomeno può essere letto anche attraverso due grandi interpretazioni sociologiche del consumo.

Per Thorstein Veblen, il consumo ostentativo era un modo attraverso il quale le classi sociali manifestavano il proprio status. Possedere e mostrare determinati beni significava comunicare agli altri la propria posizione economica.

Ma quella teoria presupponeva, almeno in larga misura, una disponibilità economica reale.

Con Jean Baudrillard il discorso cambia. Il bene non viene acquistato soltanto per la sua utilità, ma per il suo valore-segno: ciò che rappresenta, l’identità che comunica, la posizione sociale che suggerisce.

Il consumo, dunque, non serve più soltanto a soddisfare un bisogno. Può diventare uno strumento attraverso il quale costruire un’immagine di sé.

È in questo passaggio che nasce il paradosso contemporaneo: la percezione della ricchezza può diventare più importante della ricchezza stessa.

Il risultato è una sorta di simulacro del benessere. Non è necessario essere ricchi per apparire tali; è sufficiente poter accedere, almeno temporaneamente, ai simboli associati alla ricchezza.

 

Il prezzo nascosto della rata

Il problema emerge quando questo meccanismo diventa strutturale.

L’accesso sempre più semplice al microcredito e ai pagamenti rateali può assorbire quote crescenti del reddito futuro, riducendo lo spazio destinato al risparmio e aumentando la vulnerabilità finanziaria delle famiglie.

La contraddizione è evidente: mentre la ricchezza patrimoniale si concentra, una parte della popolazione può continuare a mantenere determinati livelli di consumo ricorrendo al credito.

La società appare così più ricca di quanto non sia realmente.

Ma esiste un secondo fenomeno destinato a incidere ancora più profondamente sulla distribuzione della ricchezza: l’eredità.

Nei prossimi anni una parte consistente del patrimonio accumulato dalle generazioni più anziane passerà alle generazioni successive. Il trasferimento intergenerazionale della ricchezza potrebbe quindi diventare uno dei principali fattori di mobilità — o immobilità — sociale.

Se le opportunità economiche dipenderanno sempre più dal patrimonio familiare di provenienza, il rischio è che la società finisca per premiare l’origine più del merito, il patrimonio ereditato più del reddito prodotto dal lavoro.

 

La vera domanda è chi possiede la ricchezza

È questo, probabilmente, il punto sul quale dovrebbe concentrarsi il dibattito pubblico.

Non basta sapere che l’Italia possiede migliaia di miliardi di ricchezza privata. Occorre capire come questa ricchezza sia distribuita, quanto sia liquida, quanto sia investibile e quanto dipenda dal patrimonio immobiliare o dall’eredità familiare.

E soprattutto occorre interrogarsi sul rapporto tra ricchezza, consumo e reddito.

Una società nella quale i salari crescono lentamente ma nella quale è sempre più facile accedere al credito può dare l’impressione di una prosperità che i redditi reali non sono in grado di sostenere.

La risposta non può essere una semplice condanna del consumismo. Servono piuttosto una maggiore educazione finanziaria, una cultura del consumo più consapevole, una riflessione sul ruolo degli status symbol e politiche capaci di affrontare la concentrazione patrimoniale.

Ma serve soprattutto una discussione seria sui salari, sulla produttività, sulla valorizzazione delle competenze e sulle opportunità delle nuove generazioni.

Perché la domanda decisiva non è se l’Italia sia un Paese ricco.

La domanda è un’altra: quanto di quella ricchezza appartiene realmente a chi vive e lavora nel Paese, quanto viene trasmesso per eredità e quanto, invece, viene soltanto mostrato attraverso il consumo?

In vista delle prossime elezioni, sarebbe interessante sapere che cosa ne pensino le forze politiche. E soprattutto quali risposte intendano dare a una società nella quale la ricchezza esiste, ma non necessariamente dove,

Troppa luce per vedere le stelle

Ci sono notti in cui il cielo chiede di rallentare. Qualcuno esce sul terrazzo, la sera del 12 agosto, per cercare una stella cadente. Alza gli occhi e non vede quasi nulla, non perché il cielo sia vuoto, ma perché la città continua a illuminarlo dal basso.

Ogni agosto la Terra attraversa la nube di detriti della cometa 109P/Swift-Tuttle. I frammenti entrano in atmosfera a quasi 59 chilometri al secondo e si incendiano lasciando una scia di luce: le chiamiamo stelle cadenti, anche se stelle non sono. Quest’anno il picco è atteso tra il 12 e il 13 agosto, con la Luna nuova a lasciare il cielo più scuro del solito. Una condizione ideale, a patto di rispettarne una sola: il buio. Perché la scienza insegna un paradosso che vale anche per la vita: non sempre più luce significa vedere meglio.

 

La luce che nasconde

L’inquinamento luminoso è l’eccesso di luce artificiale che disperdiamo nell’ambiente. Abbiamo illuminato le città e, così facendo, reso il cielo meno visibile. Esiste un inquinamento simile, più vicino a noi: quello prodotto dal nostro io. Succede quando abbiamo bisogno continuo di essere riconosciuti, quando ogni risultato deve portare il nostro nome.

Facciamo così tanta luce su noi stessi da non riuscire più a vedere le stelle, che nella vita sono spesso le persone che non fanno rumore: chi lavora senza raccontarlo, chi resta quando gli altri se ne sono andati. Un genitore che invecchia, un figlio che chiede di posare il telefono, un amico che cerca solo qualche minuto del nostro tempo. Non sono assenti. Intorno a loro, semplicemente, c’è troppa luce.

Non soffriamo solo di troppa luce. Soffriamo di troppa velocità. Viviamo dentro una cultura che ha fatto della velocità un valore in sé: più veloce, più immediato, più produttivo. Abbiamo imparato a correre, non sempre a guardare dove corriamo. La velocità è straordinaria quando libera tempo, diventa disumana quando lo sottrae. Se ogni sua accelerazione produce solo altro lavoro e altre notifiche, non abbiamo liberato tempo: abbiamo solo aumentato la velocità con cui lo consumiamo.

 

Nel lavoro e nella politica

Il meccanismo si ripete nel lavoro e nella politica. Nel lavoro, la carriera può diventare inquinamento luminoso: la posizione da difendere, il risultato da intestarsi. Un leader non è chi brilla più degli altri, ma chi crea le condizioni perché anche gli altri possano brillare.

In politica, spazio che dovrebbe essere per definizione rivolto all’altro, il meccanismo si amplifica: il consenso, il palco, il proprio nome. Il collega diventa una risorsa, il cittadino un voto. Ma sotto quella luce rischia di scomparire proprio ciò che andrebbe illuminato: la persona, la famiglia, chi vive in una periferia che non compare nelle fotografie. Quando il potere smette di guardare l’altro e comincia a guardare se stesso, cambia natura. Non serve più. Si serve.

 

Il buio necessario

Dobbiamo forse tornare a considerare il buio non come un nemico, ma come una condizione della visione. Il buio non cancella la luce: la rende riconoscibile. Una stella non ha bisogno di illuminare tutto il cielo per essere vista. Le basta esserci.

Ci sono persone che hanno attraversato la nostra vita lasciando una luce discreta, senza occupare il cielo, rendendolo però più abitabile. Forse dovremmo imparare a riconoscerle, prima che sia troppo tardi.

Nella notte delle Perseidi, forse, dovremmo fare una cosa semplice: spegnere qualche luce, lasciare il telefono lontano, alzare gli occhi, aspettare. Potremmo scoprire che il cielo non era vuoto. Eravamo noi a non riuscire più a vederlo. Accade lo stesso nella vita: le persone che amiamo non sono diventate importanti quando abbiamo trovato il tempo per loro. Lo erano già.

 

La differenza tra brillare e illuminare

La vera maturità non consiste nell’aumentare la propria luminosità, ma nel sapere quando abbassarla, nel lasciare spazio, nel permettere all’altro di esistere senza doverlo riportare dentro il nostro racconto. Non dobbiamo spegnere la nostra luce. Dobbiamo solo evitare che diventi così forte da oscurare quella degli altri.

È questa, forse, la differenza tra brillare e illuminare: brillare significa attirare lo sguardo su di sé, illuminare permettere a qualcun altro di essere visto.

Alla fine del suo viaggio, Dante non trova il senso ultimo dell’universo nella forza dell’io. Lo trova nell’amore. «L’amor che move il sole e l’altre stelle», scrive nell’ultimo verso della Commedia. È forse questa la luce di cui abbiamo davvero bisogno: non quella che illumina noi, ma quella che ci permette di guardare oltre noi stessi.

Mounier, la fede oltre la materia, i confini e le nazioni

Il dolore come esperienza della fede

Nella sua breve e intensa vita Emmanuel Mounier (1905-1950) ci ha lasciato un piccolo capolavoro che non riguarda direttamente né la politica né la filosofia: le Lettere sul dolore, dedicate alle vicende dolorose della sua esistenza e, soprattutto, alla pratica della presenza di Dio nella vita quotidiana.

Queste pagine mostrano come l’esperienza del dolore possa vivificare una fede autentica, oltre il sentimentalismo e l’emotività. Mounier scava nel senso della fede e della vita stessa: il corpo è destinato a spegnersi, la materia resta, i ricordi sembrano dissolversi. Ma che cosa scompare realmente quando moriamo?

 

Dalla materia al mistero della coscienza

Un istante prima c’è una “persona”, subito dopo un “corpo”. Eppure gli atomi sono ancora lì: carbonio, idrogeno, ferro, calcio continuano a occupare lo stesso spazio. L’uomo, però, è morto.

La questione non è soltanto biologica, ma investe la filosofia e le neuroscienze. Se con il cervello cessa la coscienza, come suggeriscono le evidenze scientifiche, resta aperta una domanda: che cosa intendiamo propriamente per “coscienza”?

Non un singolo atomo, una molecola o un neurone, ma una configurazione complessa di connessioni, impulsi, sinapsi e ricordi che concorrono alla percezione di essere una persona unica e irripetibile. Anche la materia, trasformandosi, conserva tracce di ciò che è stato. Gli atomi di cui siamo composti non muoiono con noi e continuano a circolare nel mondo; così come le nostre azioni e le nostre parole proseguono nella memoria degli altri.

 

Il personalismo davanti al mistero dell’“io”

La scienza incontra qui una frontiera ancora difficile da oltrepassare: come può la materia, organizzandosi, produrre l’esperienza soggettiva? È proprio questo uno dei punti più affascinanti del personalismo: il mistero comincia con la persona, unica e irripetibile, capace di identità, coscienza e relazione. È ciò che ci consente di pronunciare le parole: “Io sono”.

La fede vissuta secondo l’approccio personalistico può dunque contribuire, forse oggi più che in passato, a restituire alla politica un messaggio di speranza e una prospettiva comunitaria. Perché l’uomo è uno nella sua dignità, mentre le persone sono differenti nelle loro identità, esperienze e culture.

 

La persona viene prima dei confini

La nostra epoca ha messo in crisi molte ideologie consolidate e impone di riconoscere le differenze senza trasformarle in contrapposizioni. Eppure restiamo troppo spesso prigionieri dello Stato-nazione e di categorie politiche incapaci di interpretare trasformazioni che attraversano ormai ogni frontiera.

Le grandi migrazioni ne sono una dimostrazione. Continuiamo a definire milioni di persone semplicemente “migranti”, riducendo la loro identità alla condizione dello spostamento. Ma dietro quella parola esistono uomini e donne che cercano dignità, sicurezza, futuro.

È qui che la lezione di Mounier conserva tutta la sua forza: prima delle appartenenze, delle frontiere e delle istituzioni viene la persona. E la politica ritrova il proprio significato soltanto quando torna a riconoscerla come fine, mai come mezzo.

 

Prof. Giulio Alfano
Presidente Istituto Emmanuel Mounier

Etna, dopo Catania si ferma anche Comiso, disagi fino a Malta

Roma, 11 ago. (askanews) – L’eruzione dell’Etna continua a pesare sul traffico aereo della Sicilia orientale e del Mediterraneo centrale. Dopo Catania, anche l’aeroporto di Comiso ha sospeso arrivi e partenze fino alle 11 di domani, 12 agosto. Lo scalo ragusano ha comunicato in serata che lo stop è stato deciso “a causa dell’attività vulcanica dell’Etna e delle condizioni dei venti”. Ai passeggeri viene chiesto di non recarsi in aeroporto prima di avere verificato con la propria compagnia lo stato del volo. Sono previsti ulteriori aggiornamenti nel corso delle prossime ore. La sospensione a Comiso si aggiunge a quella già disposta a Fontanarossa, dove le operazioni sono ferme fino alle 11 di domani per gli effetti dell’attività eruttiva e della cenere vulcanica. I disagi hanno ormai superato anche i confini siciliani. A Malta la nube di cenere dell’Etna ha provocato cancellazioni e ritardi: secondo quanto riferito da un portavoce di Malta International Airport al Times of Malta, sono stati cancellati 19 voli, dieci in arrivo e nove in partenza. Lo stesso aeroporto maltese ha invitato i passeggeri a controllare lo stato del proprio collegamento prima di raggiungere il terminal. L’attività dell’Etna sta quindi condizionando contemporaneamente i collegamenti di Catania, Comiso e Malta, mentre l’evoluzione della nube di cenere resta legata anche alle condizioni dei venti.

Europei atletica, Battocletti oro, Majori bronzo,delusione Jacobs

Roma, 11 ago. (askanews) – Una notte di emozioni opposte. Prima la festa, con Nadia Battocletti che si prende il terzo titolo europeo della carriera nei 5000 metri e Micol Majori che si regala il bronzo più bello e inatteso della sua carriera. Poi la paura, con Marcell Jacobs costretto a fermarsi nella finale dei 100 metri per un problema fisico proprio quando sembrava avviato verso una nuova pagina di storia. È stata una serata intensa per l’atletica italiana a Birmingham, chiusa con due medaglie azzurre e con cinque titoli europei assegnati.

La copertina è tutta per Nadia Battocletti, che nei 5000 metri ha corso con la sicurezza della campionessa e la pazienza di chi sa aspettare il momento giusto. Gara tattica, ritmo basso, gruppo compatto per gran parte della prova. L’azzurra ha controllato, senza lasciarsi trascinare dalle accelerazioni delle avversarie, fino allo strappo decisivo. A poco più di un giro dalla fine ha cambiato marcia e ha fatto il vuoto, andando a conquistare l’oro. Per Battocletti è il terzo titolo europeo, dopo quelli già conquistati a Roma nel 2024 e nelle precedenti competizioni continentali.

Ma la storia più bella, forse, è arrivata alle sue spalle. Micol Majori, compagna di squadra e amica di Battocletti, ha costruito negli ultimi 500 metri una rimonta straordinaria. Ha superato una dopo l’altra le avversarie, fino a conquistare il bronzo. Argento alla spagnola Marta Garcia. Una doppietta che nessuno, o quasi, aveva osato immaginare alla vigilia. Al traguardo l’abbraccio tra le due azzurre ha raccontato meglio di qualsiasi parola la serata italiana. E poi l’emozione di Majori con il suo allenatore Stefano Baldini: il campione olimpico della maratona, commosso, ha raccontato di aver sognato proprio quel bronzo dietro Nadia.

Una serata da ricordare anche per Miltiadis Tentoglou, ormai padrone assoluto del salto in lungo europeo. Il greco ha conquistato il quarto titolo continentale consecutivo con un fantastico 8,44, superando lo svizzero Simon Ehammer, argento con 8,29. Il bronzo è andato al bulgaro Bozhidar Saraboyukov, capace di saltare 8,26 all’ultimo tentativo e di strappare la medaglia quando sembrava ormai fuori dal podio. Sesto l’azzurro Francesco Inzoli, autore comunque di una grande finale: 8,04 la sua miglior misura.

Nel lancio del martello il titolo è andato all’ungherese Bence Halasz, davanti al tedesco Merlin Hummel e all’ucraino Mykhaylo Kokhan. Halasz ha dominato la gara con una prestazione da protagonista assoluto, confermandosi tra i migliori specialisti del continente.

Finale al fotofinish nei 100 metri ostacoli femminili. L’olandese Nadine Visser ha battuto la polacca Pia Skrzyszowska per appena un millesimo: entrambe hanno fermato il cronometro a 12.67, ma il titolo è stato assegnato alla Visser. Bronzo alla francese Laeticia Bapté in 12.73. Una delle sfide più equilibrate della serata, decisa letteralmente sul filo.

E poi sono arrivati i 100 metri maschili, con Marcell Jacobs che aveva alimentato i sogni italiani. In semifinale era stato semplicemente impressionante: 10.08, vittoria netta e un finale corso quasi in controllo. Sembrava lanciato verso il terzo titolo europeo consecutivo, un’impresa riuscita nella storia dei 100 metri soltanto a Valery Borzov e Linford Christie. Jacobs avrebbe potuto raggiungerli e cominciare a inseguire addirittura un quarto titolo nel 2028.

La finale, invece, è durata pochissimo. Jacobs è uscito dai blocchi con evidenti difficoltà e dopo pochi appoggi è apparso subito chiaro che qualcosa non funzionasse. Intorno ai 40 metri ha rallentato vistosamente, fino a fermarsi. Ha chiuso settimo, mentre Chituru Ali ha terminato sesto. Una beffa terribile dopo la semifinale dominata appena pochi minuti prima. L’entità dell’infortunio dovrà ora essere valutata.

Il titolo è rimasto in Gran Bretagna: Romell Glave ha vinto in 10.09, precedendo il connazionale Jeremiah Azu, argento in 10.16. Bronzo al tedesco Owen Ansah in 10.19. La Gran Bretagna ha così trasformato la finale più attesa della serata in una festa di casa.

Per l’Italia resta comunque una notte importante. Due medaglie nella stessa gara, con l’oro di Battocletti e il bronzo di Majori, hanno regalato una delle immagini più belle dell’Europeo. Ma accanto alla gioia resta la preoccupazione per Jacobs, che aveva iniziato la serata come il grande favorito e l’ha conclusa fermo sulla pista.

Cinque finali, cinque campioni diversi, ma soprattutto una serata che ha raccontato tutte le facce dell’atletica: la conferma di una fuoriclasse, la sorpresa di una medaglia inattesa, la grandezza di un campione come Tentoglou, le sfide decise al millesimo e la fragilità dello sport, che può cambiare tutto in pochi metri.

Europei atletica, Jacobs e Ali in finale nei 100

Roma, 11 ago. (askanews) – Marcel Jacob e Citru Ali disputeranno la finale dei 100 metri agli europei di Birmingham di Atletica leggera. Jacobs perfetto, domina la sua semifinale Vince la semifinale in 10.08, impressionante. Distacco pauroso e chiaro messaggio agli avversari. Sembra stare veramente benissimo. Ali chiude secondo con un lanciato pazzesco dopo essere uscito male dai blocchi. Rimonta incredibile e arriva alle spalle di Glave (10.13). Ali chiude in 10.34 toccandosi un po’ la coscia come agli Assoluti. La finale alle 22.47.

Calcio, Cristiano Ronaldo e Georgina Rodríguez si sono sposati

Roma, 11 ago. (askanews) – Cristiano Ronaldo e Georgina Rodríguez sono ufficialmente marito e moglie. La coppia si è sposata oggi con una cerimonia civile a Cascais, in Portogallo, in forma «privata e intima», alla presenza dei loro cinque figli. L’annuncio è arrivato attraverso i social, con una fotografia ravvicinata delle mani dei due, una sopra l’altra, e le nuove fedi ben visibili. A corredo dello scatto soltanto due lettere e un cuore: “CG”.

Nessuna immagine dell’abito da sposa, nessuna grande cerimonia mostrata al pubblico e nessuna lunga dichiarazione: Ronaldo e Rodríguez hanno scelto di condividere soltanto il simbolo del loro “sì”. La conferma del matrimonio è arrivata attraverso una nota riportata da People.

La coppia è legata dal 2017, quando Georgina Rodríguez lavorava come assistente in un negozio Gucci. Nello stesso anno la relazione è diventata pubblica. Insieme hanno avuto due figlie, Alana Martina e Bella Esmeralda. Ronaldo è inoltre padre di Cristiano Jr. e dei gemelli Eva e Mateo. Nel 2022 i due hanno vissuto la drammatica perdita del figlio Ángel durante il parto.

Il fidanzamento era stato ufficializzato da Georgina nell’agosto del 2025, quando aveva mostrato sui social il grande anello ricevuto da Ronaldo. Dopo quasi dieci anni di relazione, il matrimonio è arrivato dunque lontano dai riflettori di una grande cerimonia, con la coppia che ha scelto un’immagine semplice e simbolica per comunicare al mondo il proprio “sì”.

Europei atletica, Battocletti: "Prima corvo e poi aquila"

Roma, 11 ago. (askanews) – “Gara molto tattica, all’inizio non trovavo vie di fuga. Mio papà mi aveva detto ‘vai come un corvo all’inizio ma poi come un’aquila’ e questo mi ha rassicurato molto”. Così Nadia Battocletti a Sky dopo la vittoria della medaglia d’oro nei 5.000 metri agli Europei di Birmingham. “Poi ho fatto una dieta a base di struzzo… – continua – Sono rimasta sorpresa dal tifo quando mi hanno presentata, è il mondo che mi piace. Majori? Non mi ero accorta del suo bronzo, quando mi ha chiamato e detto ‘Nadia, Nadia, terza’ ero felicissima”.