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Acqua, Barrile (Utilitalia): governance da semplificare

Roma, 7 ott. (askanews) – “L’acqua non è un bene scontato, va preservata e con l’acqua vanno preservate le infrastrutture esistenti e quelle di cui ci dobbiamo dotare. Mi auguro che dovendo proporre dei modelli operativi virtuosi nel bacino del Mediterraneo riusciamo a ragionare su quella che forse è una pecca italiana che è quella di una governance dell’acqua troppo complicata. Bisogna guardare a questi temi a livello europeo ma anche in termini di semplificazione della governance che ci renderebbero come sistema paese più incisivi in una fase di grandi cambiamenti”.

Lo ha dichiarato Annamaria Barrile (Direttore Generale Utilitalia) in occasione del recente percorso espositivo multimediale promosso da UNESCO WWAP, Fondazione UniVerde e One Water Committee Italy nell’ambito del Forum Euromediterraneo dell’Acqua 2026 a Roma.

MotoGp dal 2027 due qualifiche nel weekend: cambia il format

Roma, 7 ott. (askanews) – La MotoGP cambia il format del weekend di gara. Dal 2027 ci saranno due sessioni di qualifiche, una dedicata alla Sprint del sabato e una al Gran Premio della domenica. La novità, approvata dalle squadre, modifica l’organizzazione delle giornate di gara e punta a rendere più distinta la preparazione delle due competizioni.

La qualifica del venerdì pomeriggio, della durata di 15 minuti, stabilirà la griglia della Sprint. Il sabato mattina, invece, si svolgeranno le qualifiche per il Gran Premio, con Q1 e Q2 dopo una terza sessione di prove libere di 20 minuti. La Q1 sarà aperta a tutti i piloti, mentre alla Q2 accederanno i 12 più veloci.

Cambia anche il programma del venerdì. La sessione di Practice, utilizzata finora per determinare l’accesso diretto alla Q2, sarà eliminata. Al suo posto ci saranno due sessioni di prove libere, rispettivamente di 45 e 30 minuti, prima delle qualifiche per la Sprint.

Il sabato resterà in programma la Sprint race, mentre la domenica sparirà il warm-up mattutino. La griglia del Gran Premio sarà quindi quella definita dalle qualifiche del sabato. Prima della gara, inoltre, la pitlane resterà aperta per 10 minuti, permettendo ai piloti di effettuare alcuni giri del circuito.

Inizialmente era stata valutata anche l’ipotesi di introdurre tre sessioni di qualifica il sabato, sul modello della Formula 1 con Q1, Q2 e Q3. La proposta è stata però bocciata. Il nuovo format entrerà in vigore dalla stagione 2027, quattro anni dopo l’introduzione stabile della Sprint nel calendario della MotoGP.

M5S, Pirondini: Santanchè ci ha minacciato, La Russa tuteli istituzioni

Roma, 7 ott. (askanews) – “Siamo qua oggi per denunciare un fatto molto grave, ovvero che dopo un nostro intervento nel quale abbiamo detto che la senatrice Santanchè (di FdI, ndr)è indagata per truffa all’Inps, la senatrice Santanchè è partita dal suo scranno, è venuta in mezzo ai nostri scranni per minacciarci, dicendoci ‘dovete stare attenti, dovete stare molto attenti'”. Lo ha detto il presidente dei senatori del Movimento 5 stelle, Luca Pirondini, ai cronisti presenti al Senato.

“Questa cosa è irricevibile – ha aggiunto – e devo dire, a nome del nostro gruppo, che siamo preoccupati. Siamo preoccupati perché prendiamo molto sul serio queste minacce, considerato quello che sta succedendo nella commissione Covid, dove di fatto si tenta di screditare ogni giorno il presidente Conte, nella commissione Antimafia dove sono stati diffamati negli ultimi mesi Roberto Scarpinato e Federico Cafiero de Raho (parlamentari M5S che in passato, da magistrati, si sono occupati a lungo di inchieste sulla mafia, ndr), in Vigilanza Rai, che è stata di fatto bloccata portandoci alle dimissioni”.

“Oggi noi ci domandiamo – ha detto ancora Pirondini – che cosa succede adesso, cioè dopo queste minacce che cosa dobbiamo aspettarci? Se questo continuo schema di dileggio, magari sui giornali di Angelucci o sui media che sono conniventi con questa maggioranza. Quindi chiediamo al presidente del Senato La Russa di intervenire, di tutelare le istituzioni e non i compagni di partito. Di prendere i provvedimenti che sono previsti dal regolamento del Senato”.

Ue, è morta Barbara Spinelli, giornalista ed ex parlamentare europea

Roma, 7 ott. (askanews) – E’ morta Barbara Spinelli. Figlia di Altiero, “padre fondatore” dell’Europa, giornalista, nel 2014 era stata eletta al Parlamento europeo candidata con la lista ‘L’Altra Europa’ con Tsipras.

“Per noi – afferma in una nota la delegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo – è stata una amica e una collega che in moltissime occasioni, prima da parlamentare europea e poi da editorialista e intellettuale, ci ha guidato e consigliato. Con la sua voce, spesso critica e sempre riconoscibile, Barbara Spinelli ha mantenuto alta l’attenzione ai valori della pace, della giustizia sociale e dell’integrazione europea. Ai suoi familiari inviamo le nostre condoglianze e la nostra vicinanza. Barbara ci mancherà tantissimo”.

Messi saluta la Nazionale: guerrieri che mi hanno fatto vincere tutto

Roma, 7 ott. (askanews) – “È difficile dire qualcosa oggi, ho tante emozioni dentro. Penso a mio papà… (morto lo scorso agosto a 68 anni dopo una lunga malattia, ndr). Tutto quello che posso fare è esprimere la mia gratitudine”. Così Lionel Messi dopo la partita di addio alla Nazionale. “Sono orgoglioso di aver indossato questa maglia per oltre 20 anni – ha detto – Giocare per la nazionale argentina è la cosa migliore che possa capitare. Sento che è il momento giusto. L’ultimo Mondiale è stato troppo. Sognavamo di tornare campioni del mondo, ci siamo andati così vicini… Ma la semifinale contro l’Inghilterra ci ha tolto tutte le energie. Ma abbiamo lottato per questa maglia, non abbiate dubbi che tutti hanno sempre lottato per questa maglia. Questo gruppo mi ha fatto vincere tutto, è stato un orgoglio enorme dividere il campo con voi, avevo accanto dei guerrieri. Vi ringrazio per tutto quello che ho vissuto (si ferma, trattiene a stento le lacrime, ndr). Avete sempre riempito ogni stadio, con voi tifosi giochiamo sempre in casa. Questo giorno resterà per sempre nella storia della mia famiglia. La mia partita più felice è stata la prima qui da campioni del mondo. Oggi vivo il giorno più triste della mia carriera… Mi mancherete, ma ora vengo dal vostro lato a tifare per questa squadra. Accompagniamo questa squadra, ora anche di più. Dobbiamo essere uniti, c’è gente che vuole male alla nazionale e noi non dobbiamo dargli questa soddisfazione. Voglio solo dirvi che vi voglio bene, che sono orgoglioso di essere argentino e di aver realizzato i miei sogni con tutti voi”.

Ddl antisemitismo, Conte: a Gaza genocidio, no bavaglio per reprimere dissenso

Roma, 7 ott. (askanews) – A Gaza c’è stato un “genocidio” e il ddl antisemitismo è un “bavaglio” contro la libertà di critica nei confronti del governo di Israele. Così, nel Transatlantico della Camera, il presidente M5S Giuseppe Conte, il quale ha aggiunto di ritenere il provvedimento “completamente sbagliato” in “questo contesto storico, culturale e politico”.

“Auspico” che il Pd voti contro, ha detto rispondendo ad una domanda. “E auspico – ha aggiunto – che la maggioranza la modifichi o la ritiri”.

Il presidente M5S ha tenuto inoltre a sottolineare di essere sempre stato “sensibile” al tema dell’antisemitismo e che lui stesso, durante il Conte 2, aveva adottato in Cdm per “delibera” la “dichiarazione dell’Ihra” nonostante alcune “perplessità” così da “richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica contro dichiarazioni e condotte antisemite”. Ma “oggi” è “completamente sbagliata quella proposta di legge che recepisce, con legge, quella dichiarazione” perché “dopo quello che c’è stato, quella era già una proposta con profili di criticità e oggi diventa uno strumento per reprimere qualsiasi critica alla politica dello stato di Israele”.

“Assolutamente non va bene per legge perché diventerà uno strumento utilizzato, sul piano normativo e legislativo, per mettere un bavaglio. In questo contesto storico, culturale e politico sicuramente la dichiarazione di Gerusalemme è più equilibrata. Siamo di fronte a un genocidio e siamo anche consapevoli di tutti i tentativi che lo Stato d’ Israele sta facendo in tutto il mondo per cercare di reprime qualsiasi forma di dissenso. Non so se avete visto il film Naza: gli autori i registi sono ebrei e in pratica vogliono metterli al bando in Israele, privarli della cittadinanza, quindi non si può far finta di nulla”.

Giorgetti: da caro energia impatto di almeno 0,2 punti Pil nel 2027

Roma, 7 ott. (askanews) – Per il 2026 “abbiamo previsto una crescita dell’1%, 0,4 punti in più rispetto alla stima di aprile. Un incremento che sarebbe stato ancora maggiore se non avessimo avuto una zavorra di maggiori costi dell’energia che noi stimiamo nel 2027 possano incidere per non meno dello 0,2% del Pil”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo in videocollegamento all’assemblea di Federtrasporto.

“Sono dati che testimoniano ancora una volta i fondamentali solidi dell’economia italiana” ha aggiunto.

Tennis, Alcaraz a Sinner: "Amico, tornerai più forte di prima"

Roma, 7 ott. (askanews) – “Amico, tornerai più forte di prima! A testa alta, ti auguro una rapida guarigione!”. È il messaggio che Carlos Alcaraz ha dedicato a Jannik Sinner dopo l’annuncio del numero 1 del mondo di chiudere in anticipo la propria stagione. Il tennista azzurro, in un video pubblicato sui social martedì 6 ottobre, ha spiegato che tornerà in campo soltanto nel 2027 per recuperare dal problema al ginocchio destro, una tendinopatia extra-articolare. Alcaraz, fresco vincitore dell’Atp 500 di Tokyo e rientrato nel circuito da circa un mese dopo lo stop tra aprile e agosto per un problema al polso destro, ha così voluto manifestare la propria vicinanza al grande rivale.

7 ottobre, Israele si ferma: commemorato un minuto di silenzio per le vittime

Roma, 7 ott. (askanews) – In Israele è stato osservato stamani un minuto di silenzio nei luoghi del sud del Paese colpiti tre anni fa dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, il più sanguinoso mai subito dallo Stato ebraico e l’evento che diede inizio alla guerra nella Striscia di Gaza.

Sul sito del festival musicale Nova, preso d’assalto dai combattenti di Hamas arrivati anche a bordo di veicoli e parapendii, familiari delle vittime e persone in lutto hanno chinato il capo alle 6.29 ora locale, le 5.29 in Italia.

La commemorazione si è svolta tra i ritratti delle vittime e le composizioni floreali deposte nel luogo del massacro.

Il premio Nobel per la Chimica 2026 assegnato a Kagan e Soai

Roma, 7 ott. (askanews) – Il premio Nobel per la Chimica 2026 è stato assegnato al francese Henry Kagana e al giapponese Kenso Soai. L’ha il Comitato per il Nobel di Stoccolma.

L’Accademia reale svedese delle scienze ha deciso di assegnare il Premio Nobel per la Chimica 2026 a Henri Kagan e Kenso Soai “per la scoperta degli effetti non lineari e dell’autocatalisi nella sintesi organica asimmetrica”, ha detto la segretaria generale dell’Accademia Ellen Mons.

Henri Kagan è nato nel 1930 a Boulogne-Billancourt, in Francia. È professore emerito all’Université Paris-Sud, oggi Université Paris-Saclay.

Kenso Soai è nato nel 1950 a Hiroshima, in Giappone. È professore emerito all’Università di Scienze di Tokyo, in Giappone.

Energia, Liverani (Ania): per investimenti cruciale stabilità regole

Roma, 7 ott. (askanews) – Sul ruolo che un settore come quello delle assicurazioni può avere per gli investimenti e lo sviluppo di energia sostenibile ci sono sono due aspetti a cui fare attenzione. Il primo “è la stabiltà del quadro regolatorio: per fare investimenti sull’energia è molto importante. Il quadro deve essere stabile, prevedibile. E quindi che non ci sia il rischio di cambimenti, sia a carattere normativo, che regolamentare, che anche finanziario o fiscale”. Lo ha spiegato il presidente dell’Ania, Giovanni Liverani nel suo intervento ad una tavola rotonda durante la 58esima Giornta del Credito, a Roma.

“E’ un tema sul quale bisogna fare attenzione perché se si vuole fare investimenti – ha avvertito – bisogna prendere degli impegni”.

Un secondo elemento chiave è quello della “capacità di luiquidare con tempi ragionevoli gli investimenti, ove il cliente voglia ricorrere al riscatto. Perché gli investimenti a carattere di trasizione energetica solitamente difficilmente sono liquidabili a breve”, ha osservato Liverani.

In generale “le asssicurazioni non nascono come investitori e finanzartori, ma con la missione di proteggere famiglie e imprese dai rischi”, ha proseguito il presidente dell’Ania. Ma poi nel fare questo, dato che le assicurazioni incassano premi prima di pagare i sinistri “diventiamo investitori istituzionali”, ha detto.

E investitori molto rilevanti dato che “gli asset investiti nelle assicurazioni sono circa 1.000 miliardi di euro. Ci chiediamo come posiamo investire, ma siamo anche investitori ‘a sovranità limitata’: dobbiamo sempre considerare gli imegni presi verso i nostri clienti su rischio, rendimento, durata e capacità di liquidrare gli asset ad una determinata velocità”.

Poi “su fenomeni come energia, demografia e eventi ambientali un ruolo come assicuratori lo vogliamo avere, perché cambiano la faccia del nostro pianeta. E se non facciamo qualcosa diventeranno non assicurabili”, ha avvertito.

“Sull’energia possiamo fare, e già siamo facendo, come investitori e finanziartori, perché riteniamo ci siano condizioni per poter investire risparmio o riserve assicurative. Condizioni legate a rischio, rendimento e durata – ha notato – visto che sull’energia le durate sono lunge”.

“La compatibilità ci sta – ha spiegato ancora Liverani -. Ma servono anche progetti che consetano una massa critica” su cui il settore si possa mobilitare. “Noi non possamo installare pannelli fotovoltaici su un singolo un capannone, ma possiamo creare dei fondi per finanziare il fotovoltaico su migliaia di capannoni. Serve massa critica”.

“C’è un grande futuro, un futuro che è anche un po’ il presente perché come Ania, come Associazione Nazionale fra le Imprese di Assicurazione, abbiamo voluto stimolare il settore con la costituzione di un fondo di debito privato, che è una forma di finanziamento alle piccole e medie imprese italiane nell’ambito degli investimenti infrastrutturali, utilizzando, in maniera tale da potere rendere compatibile il profilo di rischio e rendimento degli investimenti. Una formula che è importante e che è la partecipazione, diciamo, pubblico-privata nella determinazione di una garanzia che ci consente di ridurre l’assorbimento di capitale assicurativo nell’ambito di questi investimenti perché questa garanzia – ha concluso – consente di avere un rischio più prevedibile e più contenuto”.

Startup, Elkann: Italia ha talento, bisogna fare sistema

Torino, 7 ott. (askanews) – L’Italia ha talento e voglia di fare impresa, ma deve imparare a lavorare di più insieme, ricreando nell’innovazione quel meccanismo di competizione e collaborazione che ha fatto la fortuna dei distretti industriali. E le nuove imprese devono nascere guardando al mondo. È il messaggio lanciato da John Elkann, Ceo di Exor, intervenendo a Wave, l’evento organizzato alle Ogr di Torino da Vento, il fondo di venture capital della holding.

“In Italia l’ecosistema dell’innovazione è forte. C’è tantissima voglia di intraprendere, che è una caratteristica degli italiani. Il punto debole è che non si lavora abbastanza insieme”, ha detto Elkann.

“L’Italia è stata forte storicamente quando si è organizzata in distretti, nei quali si compete e si collabora. Anche nella tecnologia di oggi dobbiamo arrivare a quel buon meccanismo”, ha aggiunto.

Una capacità di fare sistema che deve accompagnarsi a un’ambizione internazionale. Per Elkann “il mondo deve essere considerato come un unico campo di gioco per le imprese italiane, che devono confrontarsi fin dalla nascita con la competizione globale”.

Un ruolo importante può giocarlo Torino, che secondo Elkann può ambire a diventare un distretto nelle attività legate allo spazio, alla robotica e alla salute. Le aggregazioni, ha spiegato, “avvengono in maniera organica”: ciò che conta è creare le condizioni perché nascano nuove iniziative imprenditoriali.

L’obiettivo di Vento è accelerare il processo. “Abbiamo sostenuto 220 imprese in dieci anni, ci auguriamo di arrivare a 1.000 nei prossimi dieci anni”, ha affermato Elkann. Vento ha contribuito finora alla creazione di oltre 3.000 posti di lavoro e di società per un valore complessivo superiore a 3 miliardi, il 5% del valore complessivo delle start up in italiane.

Tra gli ambiti su cui puntare ci sono medicina, spazio ed energia. “Il grosso degli investimenti in Vento va verso delle conoscenze, delle industrie che non esistono”, ha spiegato Elkann, sottolineando la necessità non solo di migliorare ciò che già esiste, ma di creare nuove tecnologie.

Al centro della trasformazione c’è l’intelligenza artificiale. Elkann ha paragonato la fase attuale dell’IA agli inizi della scoperta del fuoco, una tecnologia universale della quale si intravede ancora soltanto una parte del potenziale. Quanto all’impatto sul lavoro, Elkann ha invitato a non concentrarsi sulle attività che potrebbero essere sostituite: “Siamo veramente agli inizi”. Bisogna invece capire “quali sono le cose che possiamo fare e non immaginavamo di fare”.

Zelensky: pesante attacco russo, morti (anche bambini) e feriti. Ecco il "regalo" dell’esercito a Putin

Roma, 7 ott. (askanews) – L’esercito russo ha fatto un “regalo” al proprio presidente Vladimir Putin, che oggi compie 74 anni, colpendo molto duramente l’Ucraina, ha riferito oggi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dando aggiornamenti in merito alle conseguenze dell’ultimo pesante attacco di Mosca.

“Oggi, come ‘regalo’ di compleanno a Putin, l’esercito russo ha distrutto un edificio residenziale a Pryluky, nella regione di Cernihiv. Si trattava di un normale edificio di appartamenti di cinque piani. Purtroppo, al momento risultano cinque persone uccise e 26 ferite, tra cui cinque bambini. Potrebbero esserci ancora persone sotto le macerie. I soccorritori stanno lavorando senza sosta sul posto, facendo tutto il possibile per trovare ogni persona”, ha informato Zelensky.

“Gli attacchi missilistici russi hanno inoltre danneggiato cinque edifici residenziali a Dnipro e quattro edifici a più piani a Kremenchuk. Tragicamente, due persone sono state uccise e otto sono rimaste ferite. A Zaporizhzhia, un edificio a più piani è stato danneggiato da un drone. A Kiev, i russi hanno ucciso due persone. Altre due persone sono state uccise a Oleksandriiaà Esprimo le mie condoglianze a tutte le famiglie e alle persone care delle vittime. Nel complesso, durante la notte sono state colpite infrastrutture a Kiev e in altre 12 regioni”, ha sottolineato il leader ucraino.

“Uno degli obiettivi principali era la nostra infrastruttura energetica. I russi volevano colpire in modo pesante e dimostrativo. È stato uno degli attacchi più vili: 70 missili in totale, molti dei quali balistici, oltre agli Shahed. Purtroppo, solo una parte di essi è stata abbattuta” ha constatato Zelensky.

“I missili balistici russi restano la sfida più grande. E i sistemi di difesa aerea di cui abbiamo bisogno in questo momento sono una necessità vitale. Per questo, ogni giorno cerchiamo missili per i sistemi Patriot che possano e debbano realmente proteggere le vite delle persone qui, nei cieli ucraini”, ha concluso il presidente ucraino.

Il bilancio delle vittime a Pryluky a seguito di un attacco russo avvenuto questa mattina è successivamente salito a nove morti, tra cui tre bambini, secondo quanto riportato dalla polizia nazionale ucraina.

“Alle 11:30, il bilancio delle vittime a Pryluky è salito a 9 persone. Purtroppo, sono stati recuperati i corpi di tre bambini dalle macerie di un grattacielo”, ha comunicato la Polizia, secondo quanto riferisce l’agenzia ucraina Interfax.

Banche, Patuelli (Abi): "No" a nuova tassa su profitti, "c’è già un accordo"

Roma, 7 ott. (askanews) – Il presidente dell’Abi Antonio Patuelli ribadisce un “no” secco all’ipotesi di nuove tasse sui profitti delle banche. “No”, ha detto rispondendo ad una domanda sul tema, a margine della giornata del credito a Roma, “perché c’è già un accordo triennale”.

“Gli accordi si mantengono. Le banche lavorano sulla base di contratti – ha spiegato -. Tutta l’attività bancaria è basata sul contratto. E di conseguenza, se sono sempre validi contratti tra privati, a maggior ragione è valido un contratto col pubblico”.

GIMBE: diritto alla salute sempre più condizionato da reddito e residenza, si rinuncia a visite o esami

Roma, 7 ott. (askanews) – Nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno dichiarato di aver rinunciato a una o più visite o esami, rispetto al 7,6% del 2023: circa 4 milioni hanno rinunciato per i lunghi tempi d’attesa e 3,1 milioni per motivi economici, potendo indicare entrambe le cause. E’ quanto emerge dal 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN), presentato oggi dalla Fondazione GIMBE.

“Quando tempi d’attesa, disponibilità economiche e luogo di residenza condizionano l’accesso alle prestazioni sanitarie – afferma il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta – è in gioco la tenuta del patto sociale. Una prestazione garantita sulla carta, ma inaccessibile nella realtà, lascia il cittadino da solo di fronte al proprio bisogno di salute”.

La spesa out-of-pocket non è un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche. Da un lato, non intercetta le prestazioni a cui le persone rinunciano per indisponibilità economica; dall’altro, include spese per prestazioni extra-LEA e per beni e servizi a basso valore.

“In questo contesto – sottolinea Cartabellotta – il SSN deve garantire cure accessibili e proteggere le famiglie dalle conseguenze economiche della malattia. Le rinunce a visite ed esami restano fuori dal conto della spesa, ma alimentano bisogni di salute insoddisfatti: è un “debito sanitario” che genera “interessi” di salute, economici e sociali”.

“Il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo. Il sottofinanziamento strutturale, le diseguaglianze territoriali e sociali e la profonda crisi del personale stanno progressivamente erodendo i princìpi di universalità, uguaglianza ed equità”. Così Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, aprendo la presentazione del 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN), alla Camera dei Deputati.

“Queste criticità – ha detto ancora – non cancellano il diritto alla tutela della salute, ma ne compromettono l’effettiva esigibilità, sempre più condizionata dal CAP di residenza e dalle condizioni economiche: oggi chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia a visite ed esami”.

Il Rapporto fotografa lo “stato di salute” del SSN analizzando finanziamento pubblico e riparto delle risorse alle Regioni, spesa sanitaria, Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), sprechi e inefficienze, personale sanitario, Missione 6 Salute del PNRR e ruolo del privato in sanità. Il Rapporto aggiorna e amplia inoltre il Piano di Rilancio del SSN: una cornice strategica che, a partire dalle criticità documentate, individua le priorità per rafforzare e innovare il SSN.

Energia, Angelini (Bankitalia): alzare offerta con meno costi e emissioni

Roma, 7 ott. (askanews) – Sull’energia i contratti a prezzo fisso o di lungo periodo per famiglie e imprese, possono ridurre il rischio degli investimenti e la volatilità dei prezzi. E in generale “occorre continuare ad assegnare il sostegno pubblico mediante procedure competitive, evitando sussidi generalizzati e permanenti”. Lo ha rilevato Paolo Angelini, direttore generale della Banca d’Italia e presidentre dell’Ivass, nella sua relazione alla 58esima Giornata del Credito, oggi a Roma.

“Potrebbero inoltre essere utili ulteriori passi per scorporare dalla bolletta elettrica le voci che perseguono finalità redistributive o di politica generale, in linea con quanto previsto dal PNRR. Un trasferimento di queste componenti sulla fiscalità generale non ne eliminerebbe il costo – ha osservato – ma ne modificherebbe la distribuzione tra contribuenti e tra consumatori: traducendosi in una diminuzione del costo dell’energia elettrica per gli utenti, incoraggerebbe il processo di elettrificazione e ridurrebbe l’onere sui bilanci delle famiglie meno abbienti”.

Ad ogni modo “sul costo dell’energia non vi sono scorciatoie – ha avvertito Angelini – né interventi privi di difficoltà. In presenza di shock eccezionali, misure temporanee e mirate possono proteggere le famiglie vulnerabili e le imprese maggiormente esposte; interventi generalizzati e prolungati assorbirebbero invece ingenti risorse pubbliche, attenuerebbero i segnali di prezzo e non ridurrebbero la dipendenza dall’estero”.

La risposta strutturale “richiede di ampliare più rapidamente l’offerta di elettricità al minor costo e a basse emissioni, così da ridurre le ore in cui il prezzo all’ingrosso è determinato dalle tecnologie più costose; di accelerare autorizzazioni e connessioni; di investire nelle reti, negli accumuli e nelle interconnessioni europee; di migliorare l’efficienza energetica. Politiche pubbliche in materia chiare, stabili e prevedibili – ha concluso – sono parte di questa risposta”.

Mattarella: 7 ottobre ignobile attacco Hamas mai giustificato. Ma a Gaza devastazioni intollerabili

Roma, 7 ott. (askanews) – “La data odierna segna la tragica ricorrenza dell’ignobile attacco perpetrato da Hamas contro numerosi civili israeliani. Molti giovani, anche di altre nazionalità, vilmente colpiti, tratti in ostaggio o privati della vita mentre si trovavano riuniti per un’occasione di festa. Altri brutalmente uccisi o rapiti nelle loro case, senza nessuna pietà per bambini e anziani”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a tre anni dagli attacchi del 7 ottobre.

“Gli atti di terrorismo non potranno mai essere giustificati né archiviati. Resteranno, per tutti i popoli, un doloroso monito affinché siano per sempre condannate e respinte con fermezza, in Medio Oriente e nel mondo intero, le piaghe barbare e incivili del terrorismo, dell’antisemitismo e di ogni forma di odio su base etnica e religiosa”, aggiunge il capo dello Stato.

“Gli atti ripugnanti che, con estrema e disumana crudeltà, furono commessi il 7 ottobre 2023 hanno riaperto nella regione una drammatica fase di instabilità e violenze. Alle atroci sofferenze causate si aggiungono quelle che, ancor più da allora, gravano su moltitudini di palestinesi. Le operazioni militari condotte dalle forze israeliane a Gaza hanno provocato una devastazione umana e materiale di intollerabile gravità. Allo stesso tempo è inaccettabile il processo di erosione di territori attribuiti all’Autorità Nazionale Palestinese”, sottolinea il presidente della Repubblica.

“La spirale di inaudita violenza va fermata, ricreando invece i presupposti, oggi profondamente compromessi, della convivenza tra israeliani e palestinesi nella prospettiva ‘Due Popoli, Due Stati’, per poter vivere pacificamente, fianco a fianco. L’Italia continuerà a sostenere ogni sforzo volto a questo obiettivo” assicura Sergio Mattarella, aggiungendo: “In questa circostanza desidero rinnovare la vicinanza della Repubblica Italiana al popolo di Israele, alle famiglie delle vittime e a coloro che portano ancora le ferite di quella terribile giornata, auspicando che si rafforzi la determinazione di tutta la comunità internazionale a costruire condizioni durature perché vi sia pace e sicurezza per quelle terre e quei popoli martoriati”.

Israele, Meloni: il 7 ottobre barbarie, rinnovare l’impegno contro l’antisemitismo

Roma, 7 ott. (askanews) – “Tre anni fa, il 7 ottobre 2023, gli attacchi terroristici di Hamas massacravano uomini, donne e bambini, aggredivano giovani riuniti per ascoltare musica, strappavano persone innocenti alle loro famiglie per trascinarle nella prigionia”. Lo afferma la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in una nota diffusa da palazzo Chigi. “Oggi – aggiunge – ricordiamo le vittime di quella barbarie e rinnoviamo la nostra vicinanza ai loro cari, a chi ha subito l’orrore del sequestro e al popolo israeliano”. “Il tempo trascorso non attenua la gravità di quei crimini. Nessuna causa può giustificare il massacro deliberato di innocenti. Ricordarlo significa anche rinnovare l’impegno contro ogni forma di antisemitismo”, sottolinea la premier.

“Proprio in nome della tutela di tutta la popolazione civile coinvolta, non possiamo restare indifferenti davanti alle drammatiche e inaccettabili sofferenze degli abitanti di Gaza o alla violenza crescente di cui sono vittime i civili palestinesi in Cisgiordania. La spirale di violenza deve essere interrotta”, afferma la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in una nota diffusa da palazzo Chigi, a tre anni dagli attacchi del 7 ottobre.

Caso peste in Siberia, il sospetto degli Usa su un programma di armi biologiche della Russia

Roma, 7 ott. (askanews) – Gli Stati uniti hanno formalmente chiesto alla Russia maggiori informazioni sulla morte di una ricercatrice di un centro di ricerca contro la peste in Siberia, avvertendo Mosca che la mancanza di trasparenza sull’episodio rischia di entrare in contrasto con gli obblighi internazionali in materia sanitaria. Lo riferisce il Wall Street Journal, secondo cui Washington ha trasmesso una comunicazione diplomatica riservata per sollecitare chiarimenti.

La donna, identificata dai media locali come Daria Shipilova, lavorava in un istituto di ricerca di Irkutsk ed è morta quattro giorni fa. Le autorità russe hanno indicato come causa una polmonite, ma non hanno ancora reso noto quale agente patogeno l’abbia provocata né quali test siano stati effettuati.

Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che le informazioni fornite da Mosca restano “ancora piuttosto limitate”. “Incoraggiamo la Russia a essere trasparente e a condividere maggiori informazioni con il mondo, in modo che tutti possiamo reagire di conseguenza e in maniera appropriata”, ha detto. “Forse non c’è nulla. Forse è qualcosa di più grande di quanto pensiamo. Non lo sappiamo”.

Secondo il Dipartimento di Stato, Washington ha chiesto ufficialmente ulteriori informazioni al governo russo e sta mantenendo contatti anche con altri Paesi per condividere i dati disponibili.

Il caso ha alimentato timori sulla possibile esposizione della ricercatrice a un agente patogeno durante il lavoro di laboratorio. L’agenzia russa per la tutela dei consumatori, che sovrintende all’istituto, ha parlato di una polmonite di “causa sconosciuta”. Le persone entrate in contatto con la donna sono state poste sotto osservazione medica; secondo le autorità russe, tra alcuni contatti sono stati individuati casi di Covid-19 e di un virus del raffreddore.

Il governatore della regione di Irkutsk, Igor Kobzev, ha affermato che analisi di laboratorio approfondite sul corpo della donna non hanno rilevato “microrganismi collegati alla sua attività professionale”.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha valutato come “molto basso” il rischio che il possibile caso di peste polmonare possa avere conseguenze al di fuori della Russia. In base al Regolamento sanitario internazionale del 2005, i Paesi devono notificare all’Oms entro 24 ore gli eventi che potrebbero trasformarsi in un’emergenza sanitaria internazionale e fornire aggiornamenti dettagliati, compresi risultati di laboratorio e misure di contenimento.

Il Dipartimento di Stato sostiene inoltre da tempo che la Russia mantenga un programma di armi biologiche in violazione della Convenzione sulle armi biologiche, accusa respinta da Mosca. Il caso ha richiamato anche il precedente dell’incidente del 1979 a Sverdlovsk, oggi Yekaterinburg, quando una fuoriuscita di antrace da una struttura sovietica provocò un’epidemia inizialmente attribuita dalle autorità a carne contaminata.

L’istituto anti-peste di Irkutsk, fondato nel 1934, si occupa di monitoraggio, ricerca e sviluppo di trattamenti contro malattie infettive gravi, tra cui peste, colera, antrace e brucellosi. “La stiamo seguendo molto da vicino, ora per ora”, ha detto Rubio.

In 85mila per l’ultimo tango di Messi con la Nazionale

Roma, 7 ott. (askanews) – L’ultimo tango di Lionel Messi con l’Argentina è finito tra lacrime, fuochi d’artificio e 85 mila tifosi in festa al Monumental. Il capitano dell’Albiceleste ha salutato la nazionale con un gol su rigore e due assist nel 3-0 al Benin, chiudendo una storia iniziata 21 anni fa e diventata leggenda. Per Messi 208 presenze, 126 gol e 67 assist: record assoluti con la maglia dell’Argentina.

Una serata che è stata soprattutto una celebrazione. Prima della partita cori, giochi di luce e una gigantesca maglia numero 10 con la scritta “Gracias”. Messi è entrato in campo accompagnato dai tre figli, mentre l’emozione ha coinvolto anche Lionel Scaloni, rimasto a lungo in lacrime. Per il ct e per il capitano è stata la chiusura di un percorso iniziato nel 2018 e culminato con la conquista della Copa America nel 2021 e del Mondiale nel 2022.

Il primo tempo è stato complicato per Messi, frenato dall’emozione e poco preciso nelle giocate. Il Benin, arrivato a Buenos Aires dopo quasi 8.000 chilometri di viaggio, ha retto bene e ha anche sfiorato il vantaggio con Junior Olaitan, costringendo Emiliano Martinez a intervenire.

Nella ripresa, però, Messi ha acceso la partita. Al 48′ ha servito da calcio d’angolo l’assist per il piatto al volo di Nicolas Otamendi, anche lui all’ultima presenza con l’Albiceleste. Al 61′ l’appoggio per Nico Paz, autore di una splendida conclusione a giro. Al 71′ è arrivato il gol di Messi, su rigore, spedito all’incrocio dei pali. Nel mezzo un palo e altre occasioni fallite dal numero 10.

Una serata resa ancora più particolare dal ricordo del padre Jorge, scomparso lo scorso agosto. Era la prima partita di Messi con la nazionale senza di lui e un’assenza che ha pesato nella decisione di chiudere il capitolo argentino.

Dopo il triplice fischio sono arrivati i saluti, i discorsi e le lacrime. Anche il capitano del Benin, Sessi D’Almeida, aveva voluto omaggiare Messi con una statuina dorata raffigurante una guerriera delle Amazzoni del Dahomey e una lettera personale.

Poi la festa del Monumental e l’ultimo saluto. Messi lascia l’Argentina da campione del mondo e giocatore più presente, più prolifico e più vincente della storia dell’Albiceleste. Una storia che finisce con un sorriso, un gol e gli occhi lucidi.

Le capitali europee si preparano ad un possibile attacco ibrido dalla Russia

Roma, 7 ott. (askanews) – I governi dell’Unione europea stanno preparando in modo sempre più concreto la risposta a un eventuale grande attacco ibrido capace di provocare numerose vittime, mentre cresce la preoccupazione per una serie di episodi attribuiti alla Russia. Lo scrive Politico, segnalando che i colloqui tra gli ambasciatori dei 27 si sono intensificati nelle ultime settimane, ma stanno facendo emergere anche divisioni sul ruolo dell’Ue in materia di sicurezza e sul rischio di sovrapposizioni con la Nato.

Secondo Politico, le discussioni si sono svolte anche in formato ristretto, senza telefoni né assistenti, e hanno acquisito maggiore urgenza dopo il ritrovamento in agosto di un drone carico di esplosivo all’aeroporto di Lipsia. Un incontro tra ambasciatori della scorsa settimana si sarebbe concentrato in particolare sullo scenario di un attacco con molte vittime.

“Ci dobbiamo preparare a qualcosa di serio”, ha affermato un alto diplomatico europeo. “Purtroppo Lipsia ci ha mostrato che un incidente molto grave, qualcosa che provochi più vittime, non è fuori discussione”. Un altro funzionario Ue ha osservato che, considerata la portata delle operazioni russe, “prima o poi ci saranno vittime” e che finora è stata “pura fortuna” evitarle. Le ipotesi allo studio comprendono il dispiegamento di squadre di risposta alle emergenze, l’utilizzo rapido di fondi europei a sostegno dello Stato colpito e il coordinamento della comunicazione tra i vertici delle istituzioni Ue.

Il confronto è però accompagnato da forti riserve in alcune capitali, che temono una duplicazione delle funzioni della Nato. “Se c’è confusione o sovrapposizione, si rischia di rallentare il processo decisionale, e questo ha conseguenze perché il tempo è sempre essenziale”, ha avvertito Oana Lungescu, ex portavoce della Nato e oggi ricercatrice al Rusi.

Un ulteriore problema riguarda la condivisione di informazioni sensibili. Diversi diplomatici hanno espresso dubbi sulla sicurezza delle comunicazioni all’interno dell’Ue e sul rischio di fughe di notizie. “Il mio governo è molto diffidente nel condividere intelligence sensibile nel Coreper o persino nella sala dei leader”, ha affermato un diplomatico di un Paese del fianco orientale.

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha proposto un “protocollo di sicurezza d’emergenza” e la creazione di un “Consiglio europeo di sicurezza”, iniziative che dovrebbero confluire nella nuova Strategia europea di sicurezza attesa per l’inizio di novembre. Alcuni governi ritengono tuttavia che l’Ue disponga già di strumenti adeguati, come il meccanismo Ipcr di risposta politica integrata alle crisi.

Il dibattito riguarda anche la divisione dei compiti con la Nato. Secondo Lungescu, in caso di attacco con molte vittime l’Alleanza dovrebbe concentrarsi sulla condivisione di intelligence e sulla deterrenza militare, mentre l’Ue potrebbe occuparsi della risposta civile. “Francamente, Putin non si preoccupa se le decisioni vengono prese dal Coreper 2 o dal Consiglio Nord Atlantico”, ha osservato. “Non è così che ragiona Mosca”.

Tennessee, condannata a morte e sopravvissuta alle iniezioni letali: Christa Pike è cosciente e parla

Roma, 7 ott. (askanews) – Christa Pike, la detenuta del Tennessee sopravvissuta la scorsa settimana a un’esecuzione con iniezione letale, ha ripreso conoscenza ed è in grado di parlare. Lo hanno riferito, secondo quanto riporta il Washington Post, i suoi avvocati, precisando che resta sottoposta a cure mediche intensive e che la prognosi non è ancora chiara.

“Il suo recupero è senza precedenti dal punto di vista medico”, hanno affermato i legali Randy Spivey, Kelly Gleason, Stephen Ferrell e Luke Ihnen. “Come minimo, ci aspettiamo una lunga convalescenza”.

Le autorità del Tennessee avevano tentato di giustiziare Pike, 50 anni, il 30 settembre. La procedura, che normalmente dura pochi minuti, si era protratta per oltre un’ora. Secondo i testimoni, la donna aveva continuato a muoversi, respirare e russare anche dopo la somministrazione endovenosa di due dosi letali di pentobarbital.

Pike era stata quindi trasferita d’urgenza in ospedale, dove il giorno successivo risultava incosciente e collegata a un ventilatore. I suoi avvocati avevano riferito che era arrivata con entrambe le braccia “gonfie, ustionate e coperte di vesciche”.

I legali hanno rinnovato la richiesta al governatore del Tennessee Bill Lee di commutare la condanna a morte in ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. Lee aveva respinto la domanda di clemenza nei giorni precedenti l’esecuzione.

Dopo il fallimento della procedura, il governatore ha sospeso le esecuzioni nello Stato e ordinato una revisione indipendente dei protocolli. L’episodio ha inoltre portato alle dimissioni del responsabile del sistema carcerario del Tennessee.

Pike era stata condannata a morte per l’omicidio, avvenuto nel 1995, della diciannovenne Colleen Slemmer. Secondo l’accusa, Pike e altri due adolescenti avevano attirato la ragazza in una zona boschiva di Knoxville, dove l’avevano picchiata, torturata e uccisa.

Ucraina, ondata di attacchi russi con missili e droni contro Kiev

Roma, 7 ott. (askanews) – Almeno due persone sono morte nella massiccia ondata di attacchi con missili e droni lanciata dalla Russia nella notte contro Kiev, all’alba del giorno del 74mo compleanno del presidente russo Vladimir Putin. Lo ha riferito l’amministrazione militare della capitale ucraina, secondo quanto riporta Kyiv Independent.

Le due vittime sono state registrate nel distretto di Darnytskyi. Le prime esplosioni sono state udite intorno alle 3.15 ora locale, dopo che l’Aeronautica ucraina aveva segnalato l’avvicinamento al confine di diversi bombardieri strategici russi Tu-95.

“I missili cadono uno dopo l’altro. Riesco a contare almeno 10-12 esplosioni. Si sentono molto forte nel centro della città”, ha riferito un giornalista del Kyiv Independent presente sul posto.

Una seconda ondata di attacchi missilistici ha colpito la capitale intorno alle 5.15. Fiamme e colonne di fumo sono state segnalate in diverse aree della città.

Il sindaco Vitali Klitschko ha riferito di un attacco contro una zona non residenziale nel distretto di Obolon, mentre alcuni depositi sono stati colpiti nel distretto di Podil. Nel distretto di Shevchenkivskyi sono divampati incendi provocati dalla caduta di frammenti di missili, mentre a Darnytskyi ha preso fuoco un garage.

L’entità complessiva dei danni non è ancora chiara. Già nella serata di ieri droni russi si erano diretti verso Kiev, facendo scattare un primo allarme aereo.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva avvertito nelle ore precedenti che, sulla base delle informazioni dell’intelligence, la Russia stava preparando un attacco su vasta scala. “Per favore, abbiate cura di voi. Reagite agli allarmi per il pericolo missilistico”, aveva detto rivolgendosi alla popolazione.

Pensioni, passa sotto traccia l’impoverimento del ceto medio

Chi ha lavorato quarant’anni, versando contributi fino all’ultimo mese, aveva stretto con lo Stato un patto semplice: a fine carriera avrebbe ricevuto un assegno capace di garantirgli una vecchiaia dignitosa e, soprattutto, prevedibile. Per milioni di italiani quel patto è stato rimesso in discussione anno dopo anno, senza clamore, quasi sempre nelle pieghe di una legge di bilancio. L’inchiesta di Milena Gabanelli e Simona Ravizza, pubblicata il 5 ottobre su Dataroom del Corriere della Sera, lo documenta con una precisione che non lascia alibi.

 

Trentasettemila euro spariti in silenzio

Il caso preso ad esempio è quello di un pensionato che oggi percepisce 2.826 euro lordi al mese, 1.917 netti. Nessun privilegio: siamo dentro quel ceto medio che il Centro Studi Itinerari Previdenziali colloca tra i 2.400 e i 5.300 euro lordi. Fra il 2012 e il 2025 ha perso 37.498 euro senza subire alcun prelievo esplicito. Quei soldi sono evaporati attraverso la perequazione automatica, il meccanismo che dovrebbe difendere le pensioni dall’inflazione. Nella sua stessa condizione si trovano circa 3,3 milioni di persone.

Il congegno è insidioso. Un adeguamento mancato non si recupera più: l’anno dopo il calcolo riparte da una base già ridotta e la perdita si accumula. Conta poi il metodo. Con gli scaglioni, come per l’Irpef, ogni fascia dell’importo conserva la propria percentuale di recupero. Con le classi basta superare la soglia di pochi euro perché la percentuale più bassa si applichi all’intero assegno. Per chi sta nel mezzo, la differenza è enorme.

 

Quindici cambi di regole in trent’anni

Ripercorrere le tappe mostra che non si tratta dell’errore di un solo governo, ma di un’abitudine trasversale. Nel 2012-2013 il governo Monti bloccò la rivalutazione degli assegni oltre tre volte il minimo Inps. La Consulta dichiarò il blocco illegittimo, ma ai pensionati fu restituito appena un decimo del dovuto. Dal 2014 arrivò il sistema a classi, con il recupero dimezzato sopra cinque volte il minimo. Il governo Conte II alzò di poco la soglia senza cambiare il metodo. Nel 2022 tornarono gli scaglioni, quando il conto aveva già sfiorato i 23 mila euro. Poi, nel 2023-2024, con l’inflazione ai massimi da decenni, il governo Meloni ripristinò le classi: lo Stato risparmiò 10 miliardi, il nostro pensionato perse altri 14.519 euro. Un dato riassume tutto: nel 2011 quella pensione valeva 5,34 volte il minimo, oggi 4,72. Senza che nessuno lo dicesse apertamente, il ceto medio pensionato è scivolato verso il basso.

Il punto più grave, però, è l’instabilità: in trent’anni le regole sono cambiate quindici volte. Secondo l’Ocse l’Italia è tra i pochissimi Paesi in cui la rivalutazione resta «quasi discrezionale», decisa anno per anno in base alle esigenze di cassa. Così nessuno può programmare la propria vecchiaia.

Quei tagli avevano una ragione: contenere una spesa previdenziale tra le più alte d’Europa, proteggendo per intero le pensioni più basse. Ma il rigore ha senso solo se è prevedibile e condiviso. Se diventa un bancomat da usare a ogni manovra, non è più responsabilità: è una scorciatoia.

 

Una storia che ci appartiene

Chi viene dalla tradizione del cattolicesimo democratico e del riformismo non può ridurre tutto questo a una questione tecnica. La tutela della vecchiaia fa parte del nostro patrimonio. Già nel 1919 il programma del Partito popolare di don Luigi Sturzo indicava le assicurazioni per la vecchiaia e l’invalidità tra i pilastri di una moderna legislazione sociale. Meno di trent’anni dopo, l’articolo 38 della Costituzione, frutto dell’incontro tra culture diverse alla Costituente, avrebbe sancito il diritto dei lavoratori a «mezzi adeguati alle loro esigenze di vita» anche in caso di vecchiaia.

Nel 1969 un governo di centrosinistra, con il ministro Giacomo Brodolini, introdusse la pensione sociale per chi era privo di contributi e collegò gli assegni alle retribuzioni. Nel 1978 Tina Anselmi, prima donna ministro della Repubblica, firmò la legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale, garantendo a generazioni di anziani cure universali. Nel 1995 la riforma Dini, costruita con le parti sociali, gettò le basi della sostenibilità del sistema. Nel 2007 il secondo governo Prodi istituì la quattordicesima per i pensionati a basso reddito.

Scelte diverse, talvolta sofferte, accomunate da un metodo: si discuteva, si negoziava, si guardava lontano. Il riformismo autentico non ha mai significato inseguire il consenso immediato né scaricare sui più deboli il prezzo dei conti in ordine. Ha significato tenere insieme equità e sostenibilità, forse l’esercizio più difficile della politica.

 

Il 2036 è più vicino di quanto pensiamo

Il futuro non autorizza ottimismo. Dal 2036 scompariranno le ultime pensioni calcolate anche solo in parte con il metodo retributivo. Resterà il contributivo, che dà assegni più leggeri, soprattutto a chi ha avuto carriere discontinue o lavori poveri. Se a importi già bassi si aggiungerà una tutela dall’inflazione lasciata alla discrezione del governo di turno, non si parlerà più di ceto medio impoverito, ma di povertà conclamata.

E il reddito non è tutto. Un Paese che invecchia in fretta, con famiglie più piccole e figli spesso lontani, dovrà fare i conti con la solitudine, con la non autosufficienza e con un’assistenza che pesa quasi sempre sulle donne di casa. La serenità di un anziano non dipende solo dalla pensione, ma anche dalla certezza di avere cure, servizi e qualcuno vicino.

 

Certezza, equità, prossimità

Un progetto politico di centro, democratico e riformista, deve restituire agli anziani un posto stabile nell’agenda del Paese: non come bacino elettorale da blandire con promesse irrealizzabili, ma come cittadini a cui ridare fiducia. Alcune scelte sono possibili da subito.

La prima è la stabilità: una regola di rivalutazione a scaglioni, fissata per legge e valida almeno per un decennio, sottratta alle trattative di ogni legge di bilancio. La seconda guarda a chi verrà: chi lascerà il lavoro con il solo contributivo ha bisogno di una garanzia minima che valorizzi i periodi di disoccupazione, di cura familiare e di lavoro precario. La terza è la non autosufficienza: la riforma avviata con la legge 33 del 2023 va finanziata davvero, altrimenti resta un elenco di buone intenzioni. La quarta è la sanità territoriale, con l’assistenza domiciliare e le case di comunità: è lì che si decide se un anziano invecchierà a casa propria o in solitudine.

Non si tratta di difendere rendite, ma di onorare una parola data. Uno Stato che cambia le regole a chi non può più difendersi perde qualcosa di più dei miliardi risparmiati: perde credibilità agli occhi dei figli, chiamati a sottoscrivere a loro volta quel patto. Ricostruire la fiducia spetta a chi crede ancora che la politica sia l’arte di guardare oltre la prossima scadenza elettorale. Spetta a un centro che non si rassegna a fare lo spettatore.

Merz ai suoi deputati: «Resistete, dobbiamo fare le riforme»

«Resistete!»

Il messaggio di Friedrich Merz ai deputati di CDU e CSU ha il tono dell’appello alla tenuta. Alla vigilia del vertice di oggi tra i partiti della coalizione, il cancelliere ha chiesto al gruppo parlamentare di non arretrare: «Dobbiamo portare a termine queste riforme nell’interesse del nostro Paese». E sulle pensioni: «Come siamo riusciti la scorsa settimana con l’assistenza, così deve riuscirci anche con le pensioni. Dobbiamo farcela insieme».

La posta in gioco è ormai politica. Dopo le sconfitte elettorali di settembre, Merz è sotto pressione nella CDU, mentre il rapporto con la SPD si è fatto più difficile. Da Kiev aveva già indicato la linea: «Dobbiamo restare insieme nel governo. Dobbiamo portare avanti il Paese». E sulle riforme sociali aveva fissato il termine di fine anno: le proposte sulle pensioni, ha detto, «sono sul tavolo elaborate così bene come non accadeva da trent’anni».

 

Il confronto con la SPD

Ma su cosa litigano davvero i due alleati? Sulle pensioni l’Unione vuole eliminare in prospettiva l’uscita senza penalizzazioni dopo 45 anni di contributi, prevedendo periodi transitori; la SPD, dopo il voto nei Länder, ha chiesto di riaprire il dossier e insiste perché le riforme non si traducano soltanto in tagli.

Sul mercato del lavoro CDU e CSU premono sulla ministra Bärbel Bas perché presenti rapidamente i progetti di riforma. Sull’assistenza la SPD difende maggiormente le prestazioni e chiede anche il coinvolgimento delle assicurazioni private. Sul fisco, infine, l’Unione considera insufficiente la riforma dell’imposta sul reddito del ministro Lars Klingbeil. Si è arrivati perfino a ipotizzare uno scambio: niente via libera alla riforma fiscale finché Bas non presenterà i provvedimenti su pensioni e lavoro.

 

Un vertice senza decisioni?

È questa la tensione con cui Merz arriva al vertice di oggi. Il capogruppo SPD Matthias Miersch ha già raffreddato le aspettative: «Non mi aspetto decisioni», ma soprattutto «un confronto molto franco» sui prossimi mesi e sulle conseguenze delle sconfitte elettorali.

Merz vuole invece imprimere velocità. «Resistete», dunque, non è soltanto una parola rivolta ai parlamentari democristiani. È il segnale che il cancelliere considera ormai il varo delle riforme il banco di prova della sua leadership e della capacità della coalizione CDU/CSU-SPD di continuare a governare.

Un Nobel accende il cervello. E la felicità?

La notizia è passata sui media, ma neanche troppo strombazzata. Sui giornali di oggi quasi se ne è persa traccia. Ci sono tre scienziati a cui è stato assegnato il Nobel per la Medicina che hanno studiato gli interruttori dei neuroni. Si legge che sono esperti di optogenetica, una parola difficile che indica la possibilità di accendere e spegnere i neuroni nelle cavie. La faccenda, in seguito, potrebbe tornare utile per lo studio e la cura dell’epilessia, dell’autismo, dell’Alzheimer e di altre patologie neurologiche.

Sulla Treccani si legge che si tratta di «un insieme di tecniche che nel loro complesso consentono di rendere una qualsiasi cellula nervosa responsiva agli stimoli luminosi. L’idea di base è quella di attivare/inibire con la luce un neurone che normalmente non è in grado di rispondere a tale stimolo».

 

Optogenetica, una parola a cui abituarsi

Per come si comprende, si potrebbe insomma intervenire con la luce sull’attività di un neurone, opportunamente reso sensibile allo stimolo luminoso, per pungolarlo o calmarlo. Un modo per studiarne il funzionamento e, in prospettiva, cercare di correggerne le disfunzioni.

È di per sé un bellissimo traguardo, soprattutto perché ci dice intanto che c’è ancora un’indagine della scienza che continua a occuparsi del cervello umano, finalmente distraendosi dalle repliche tipiche dell’intelligenza artificiale: un lavoro ad intra e non ad extra.

 

Una bella vita tutta a disposizione

Potrebbero aprirsi scenari assai più avanzati rispetto alla cura di malattie che affliggono non poca umanità. Spingendosi sul terreno della fantasia, potrebbe esserci addirittura una felicità a portata di mano per ognuno al mondo. Non appena compare la tristezza o un momento di depressione, si potrebbe optare per una magica pillola o una cura per altra via che ti rimetta definitivamente in sesto, andando anche oltre la soglia di normale galleggiamento dell’umore. Molto, assai di più della pericolosa e più casereccia droga dell’euforia e dello sballo oggi sul mercato.

Al pari della semaglutide, ora di gran voga per perdere peso, si potrebbe immaginare un rimedio per gli stati psicologici di affanno capace di andare oltre il recupero di un normale equilibrio. Ciascuno potrebbe decidere di essere felice, o anche più felice, e di somministrarsi ciò che serve per la bisogna, magari senza effetti collaterali negativi. Un’ipotesi immaginaria, naturalmente, che va ben oltre i risultati oggi raggiunti dall’optogenetica.

 

Tra realtà e fantasia, un rischio da correre?

Indipendentemente dai fatti che lo circondano e che gli incombono, l’uomo potrebbe nutrirsi di piena contentezza, guardare alla vita con gioia, aprendo possibili dibattiti tra ciò che desidera per il proprio spirito e la realtà effettiva in cui è immerso.

Questo scollamento potrebbe però, paradossalmente, non leggersi in maniera del tutto critica e sconcertante. Una società di uomini felici, ad esempio, non avrebbe più ragione di muoversi guerra e le conseguenze potrebbero avere effetti positivi sull’economia mondiale, così da sviluppare livelli effettivi e non ingannevoli di benessere.

Se il potere di questo ipotetico farmaco fosse in mano a dittatori spietati, potrebbe, al contrario, far credere a un popolo sfruttato, che versa nella miseria più avvilente, di essere invece il più fortunato del mondo.

Sembra che l’uomo non si accontenti mai di ripristinare il suo “naturale” e che, da indomito viaggiatore di fantasie, possa desiderare sempre di spingersi verso nuove opportunità. Ci sarà poi chi rifiuterà il “vaccino per la felicità”, reclamando un suo diritto alla tristezza: in prima fila scrittori, poeti e gente d’arte.

Può darsi che la stessa intelligenza artificiale possa beneficiare del nuovo corso della scienza, avendo finalmente come interlocutori persone di animo gaio, non più prostrate dai problemi che le chiedono di risolvere.

Per il futuro prepariamoci tutti a un sorriso stampato in faccia: il ghigno, del resto, non ha mai giovato a nessuno.

Potenzialità e pericoli dei social media. Conversazione con Ruben Razzante

Prof. Razzante la sentenza della Corte di Los Angeles del 25 marzo 2026 – che ha condannato Google e Meta ad un risarcimento di 3 milioni di dollari per il danno psicologico subito da una ragazza di 20 anni – ha stabilito che gli algoritmi e i design dei loro social Instagram e You Tube creano dipendenza e causano gravi danni alla salute mentale dei giovani fruitori.  

La motivazione che può riassumersi nell’aver progettato e gestito piattaforme capaci di indurre dipendenza compulsiva e stati d’ansia o depressione fin dall’infanzia – ha fatto da apripista a numerosi analoghi ricorsi, al punto che Mark Zuckerberg è stato richiamato in giudizio per lo stesso motivo. Non solo i contenuti dei social sono finiti sotto la lente della giustizia ma anche le tecniche di funzionamento dei social (infinite scrolling, algoritmi, notifiche, meccanismi di convincimento).

Dopo anni di indifferenza rispetto alle conseguenze di un uso sconsiderato dei social- specie in capo a soggetti minori- pare ora che la giustizia (a partire dagli USA) prenda in seria considerazione il fenomeno, individuando responsabilità e infliggendo sanzioni. Tutto questo rappresenta una svolta nel mondo dell’informazione e dell’intrattenimento online?

“Sì, si può parlare di una svolta, non tanto perché una singola sentenza possa da sola modificare il modello dell’informazione e dell’intrattenimento online, quanto perché sembra affermarsi un diverso modo di guardare alla responsabilità delle piattaforme. L’attenzione della giustizia non si concentra più soltanto sui contenuti illeciti o dannosi, ma sulle stesse architetture tecnologiche attraverso cui quei contenuti vengono proposti, selezionati e resi irresistibili.

L’orientamento giurisprudenziale emergente riporta così al centro un principio essenziale: la tecnologia non è neutrale e deve essere concepita in modo rispettoso dei diritti fondamentali della persona. Se un algoritmo, un’interfaccia o una determinata modalità di interazione sono progettati per massimizzare il tempo di permanenza e la dipendenza dell’utente, diventa necessario interrogarsi sulla loro compatibilità con il diritto all’autodeterminazione, alla salute e allo sviluppo della personalità. Il problema è ancora più delicato quando l’utente è un minore, soggetto per sua natura più vulnerabile e meno capace di riconoscere e contrastare i meccanismi persuasivi.

La vera svolta, dunque, potrebbe consistere nel passaggio da una logica di semplice “mitigazione del danno” a quella della prevenzione: i diritti fondamentali devono essere incorporati nella tecnologia fin dalla sua progettazione. Non basta correggere a posteriori gli effetti negativi di un sistema; occorre che i suoi stessi meccanismi siano costruiti secondo criteri di sicurezza, trasparenza e tutela dell’autonomia. In questa prospettiva, la giustizia sta contribuendo a definire un nuovo paradigma: non più tecnologia al servizio dell’engagement a ogni costo, ma tecnologia progettata al servizio della persona”.

Alcuni Stati hanno approvato normative che stabiliscono soglie di accesso con riguardo all’età o le stanno adottando, compresa l’Italia.

Si ha tuttavia l’impressione che queste limitazioni possano essere aggirate, a cominciare dal controllo dei requisiti di ingresso e all’atto pratico della fruizione da parte dell’utente, specie in contesti dove i genitori non sono presenti o sono poco accorti sui tempi di utilizzo da parte dei figli e sullo scorrimento dei contenuti.

Sarà possibile tecnicamente rispettare una normativa più rigorosa e selettiva e con quali forme di tutela e controllo?

“Il rispetto di una normativa più rigorosa e selettiva è tecnicamente possibile, ma presenta difficoltà significative, soprattutto quando si pretende di verificare non soltanto l’età al momento dell’accesso, ma anche l’effettivo utilizzo delle piattaforme e dei contenuti nel tempo. I sistemi di age verification possono essere elusi, mentre controlli più stringenti richiedono inevitabilmente la raccolta e la verifica di informazioni personali, con rilevanti problemi di sicurezza e tutela della privacy.

Il rischio è quindi che, per rendere effettivi i divieti, si finisca per introdurre forme di controllo generalizzato e invasivo della persona: non solo verificare l’età, ma monitorare comportamenti, tempi di utilizzo, preferenze e contenuti fruiti. È una prospettiva delicata, perché la protezione dei minori non dovrebbe tradursi in una sorveglianza permanente degli utenti, né nell’erosione del diritto alla riservatezza.

Restano inoltre i limiti pratici legati all’assenza o alla scarsa attenzione dei genitori, soprattutto nell’ambiente domestico e attraverso dispositivi condivisi o personali. Per queste ragioni esprimo un certo scetticismo sull’efficacia di divieti fondati esclusivamente sull’età. Più che su controlli generalizzati, sarebbe opportuno puntare su sistemi proporzionati di verifica, strumenti di parental control, responsabilizzazione delle piattaforme e maggiore educazione digitale, cercando un equilibrio tra tutela dei minori, libertà degli utenti e protezione della privacy”.

Eppure il Global Privacy Enforcement Network, istituito nel 2010 su raccomandazione OCSE ha compiuto nel 2025 una rilevazione sui siti web e le app utilizzate dai bambini dalla quale sono emersi alcuni dati caratterizzati da luci ed ombre.

Il monitoraggio dei dati raccolti ha consentito di rilevare nell’ordine: 1) che il 72% dei fruitori delle piattaforme ha eluso la verifica dell’età, anche mediante autodichiarazione, 2) il 59% dei siti web chiedeva di accedere con un indirizzo mail, il 46% con la geolocalizzazione e addirittura il 50% con l’accredito di nome e cognome, 3) il 71 % non forniva indicazioni sui controlli di protezione mirati per i bambini, 4) il 36% non consentiva di eliminare facilmente l’accesso tramite account, 5) solo il 35% delle piattaforme offriva la possibilità ai minori di chiedere il permesso ai genitori per continuare la navigazione nel web.

Quale significato attribuire a questi dati che riguardano i comportamenti dei minori all’atto pratico dell’accesso ai social?

“Questi dati sembrano confermare che il problema non risiede soltanto nell’assenza di norme rigorose, ma nella difficoltà di renderle effettive nell’ambiente digitale. Il dato più significativo è che il 72% degli utenti avrebbe eluso la verifica dell’età: ciò evidenzia i limiti di sistemi basati sull’autodichiarazione o su controlli facilmente aggirabili e suggerisce che una soglia anagrafica, da sola, non è sufficiente a garantire una reale protezione dei minori.

Al tempo stesso, i dati relativi alla raccolta di informazioni personali – indirizzo e-mail, geolocalizzazione, nome e cognome – mostrano un possibile effetto paradossale: per impedire l’accesso ai minori si rischia di richiedere una quantità crescente di dati anche agli utenti che intendono semplicemente accedere a una piattaforma. La tutela dei minori potrebbe così tradursi in una forma di controllo generalizzato degli utenti, con evidenti interrogativi sul piano della privacy e della proporzionalità.

Ancora più significativa appare la scarsa presenza di strumenti specificamente orientati alla protezione dei bambini: se il 71% delle piattaforme non fornisce indicazioni sui controlli dedicati e solo il 35% consente al minore di chiedere il permesso ai genitori per proseguire, emerge una responsabilità non adeguatamente assunta dalle piattaforme.

Nel complesso, quindi, questi dati alimentano un certo scetticismo sull’efficacia dei divieti fondati esclusivamente sull’età. La sfida non è soltanto impedire l’accesso, ma costruire un ecosistema digitale nel quale verifica, tutela, responsabilità delle piattaforme e coinvolgimento dei genitori siano effettivi, senza trasformarsi in una sorveglianza invasiva della persona”.

Provo ad individuare tre livelli di intervento per un’operazione complessiva di controllo e protezione dei giovani utenti dei social media.

Uno riguarda la questione delle ‘fonti’ informative, cioè l’impostazione delle piattaforme, i loro contenuti e l’accesso facilitato e senza limiti.

Un secondo contesto di intervento concerne la dimensione sociale e lata della frequentazione dei social che interessa in primis gli adulti con una smisurata produzione di esempi negativi e inappropriati per i minori.

In terzo luogo va rimarcato il dovere di esercitare attenzione e controllo nell’uso quotidiano dei social che richiamano il ruolo della famiglia, spesso disattenta ove non colpevole nella vigilanza dei propri figli e delle loro abitudini.

Ci sono altre forme di protezione da realizzare?

“I tre livelli individuati costituiscono una base importante, ma a mio avviso l’azione di protezione dovrebbe essere completata da almeno altri due ambiti. Il primo riguarda direttamente le piattaforme e la loro responsabilità.

Non è sufficiente limitare l’accesso in base all’età: occorre intervenire sulla progettazione stessa dei servizi, imponendo criteri di sicurezza e di tutela dei minori già nella fase di progettazione, limitando meccanismi che favoriscono un uso compulsivo, raccomandazioni di contenuti inappropriati, pubblicità mirata e forme di interazione potenzialmente pericolose.

In questa prospettiva, la responsabilità delle piattaforme deve essere effettiva e verificabile, senza però trasformarsi in una sorveglianza generalizzata degli utenti.

Il secondo livello riguarda la scuola e l’educazione digitale. La protezione non può dipendere soltanto dal divieto o dalla vigilanza familiare: i giovani devono essere messi nelle condizioni di riconoscere manipolazioni, contenuti ingannevoli, comportamenti predatori, cyberbullismo e meccanismi di dipendenza. L’alfabetizzazione digitale dovrebbe quindi diventare parte stabile della formazione, coinvolgendo anche genitori e insegnanti.

A questi strumenti aggiungerei infine un controllo pubblico indipendente, capace di verificare concretamente il rispetto degli obblighi da parte delle piattaforme e di intervenire in caso di violazioni. La protezione dei minori dovrebbe dunque essere il risultato di una responsabilità condivisa tra piattaforme, istituzioni, scuola e famiglia, evitando sia l’illusione che un semplice divieto anagrafico possa risolvere il problema, sia il rischio di una società fondata sul controllo permanente delle persone”.

Senza cadere nella retorica, nel pregiudizio o nella generalizzazione possiamo tuttavia individuare nei social media il canale di accesso, trasmissione e induzione di comportamenti scorretti, che inducono azioni tendenzialmente violente fino alla vera e propria commissione di reati anche tra i giovani e giovanissimi: nell’immaginario collettivo essi sono intesi come la cassa di risonanza del ‘peggio’ senza controllo.

Si pone un problema di protezione dei soggetti più vulnerabili e indifesi poiché – senza eccedere nel transfert comportamentale – immagini e contesti accessibili inducono emulazione, perdita di controllo, dissoluzione del discrimine tra il bene e il male, giochi estremi, gesti sconsiderati trasmettendo implicitamente un senso di impunità che si riverbera nella commissione di veri e propri illeciti penali.

Come possono famiglia e scuola intervenire ed interagire per fermare questa deriva? Che cosa devono fare di fronte a pericoli e comportamenti sempre più parossistici e sofisticati nell’essere la rappresentazione immaginifica del male e il gusto del proibito?

“Famiglia e scuola possono intervenire efficacemente solo se rinunciano sia all’allarmismo sia alla sottovalutazione del fenomeno. Il primo compito è riconoscere che i social non sono necessariamente la causa dei comportamenti violenti o illeciti, ma possono amplificarli, renderli emulabili e trasformarli in modelli apparentemente normali o desiderabili. Per questo occorre accompagnare i giovani nella comprensione critica di ciò che vedono, distinguendo la rappresentazione del male dalla sua accettazione e la trasgressione dalla sua legittimità.

La famiglia dovrebbe recuperare una funzione di presenza e dialogo, non limitandosi al controllo del dispositivo. Occorre conoscere le piattaforme frequentate, parlare dei contenuti incontrati, stabilire regole condivise sui tempi e sulle modalità di utilizzo e, soprattutto, creare un contesto nel quale il ragazzo possa segnalare esperienze inquietanti senza il timore di essere immediatamente punito o privato del dispositivo. Il controllo deve quindi essere proporzionato e progressivo, evitando di trasformarsi in una sorveglianza invasiva.

La scuola, dal canto suo, dovrebbe rendere strutturale l’educazione digitale, sviluppando capacità di interpretazione dei contenuti, riconoscimento delle manipolazioni, gestione dell’aggressività e consapevolezza delle conseguenze reali delle proprie azioni online. Dovrebbe inoltre offrire un presidio tempestivo nei casi di cyberbullismo, adescamento, minacce o diffusione di contenuti illeciti, coinvolgendo la famiglia e, quando necessario, le autorità competenti.

In definitiva, di fronte a forme sempre più sofisticate di rappresentazione del proibito, la risposta non può essere soltanto il divieto: serve una presenza adulta autorevole, capace di spiegare, porre limiti, ascoltare e intervenire tempestivamente. La prevenzione nasce soprattutto dalla capacità di non lasciare soli i giovani davanti a ciò che il web propone loro”.

Senza drammatizzare penso che sia necessaria un’opera di pedagogia sociale.

Credo che si debba dialogare con i ragazzi, educare ad un uso misurato delle tecnologie, al rispetto delle regole, al valore della vita e della dignità umana.

Non possiamo assistere impassibili o indifferenti a queste derive negative, imprevedibili, spesso drammatiche senza provare la via del convincimento, della ragionevolezza e dei sentimenti. Forse le generazioni più lontane dall’età adulta disprezzano i cattivi esempi di alcuni pessimi maestri. Forse la disperazione e il senso di vuoto della vita sono emozioni che si provano prima di quanto accadesse tempo fa. Si può parlare in senso deteriore di una sorta di esistenzialismo autodistruttivo precoce.

Forse alcuni ragazzi hanno compreso che ci sono giochi che comportano prove sempre più rischiose e fanno di questi – non degli affetti, non dell’amicizia, non della famiglia, non della scuola – il centro dei loro interessi, spavaldi al punto di ostentare tracotanza ed emulazione, competizione e rischio, con la certezza di uscirne vincenti. Dobbiamo far capire loro che questa concezione di sé e della vita stessa fa parte di una gigantesca, colossale e ingannevole mistificazione di cui sono vittime predestinate, tanto è profondo, imperscrutabile, indefinibile, inesplorabile il buco nero che li inghiotte ogni volta che con il proprio smartphone “varcano la soglia” di un ignoto senza meta e troppo spesso senza ritorno. Ci sono altre vie, Professore, oltre il controllo tecnico e il dialogo che induca al convincimento?

“Credo che esistano altre vie e che forse siano proprio quelle che rischiamo di trascurare quando affidiamo alla tecnica il compito di risolvere problemi che sono prima di tutto educativi e sociali. Il controllo tecnico può impedire alcuni comportamenti, ma difficilmente può spiegare perché siano sbagliati, né può sostituire la capacità di discernimento del giovane.

Occorre allora investire sul convincimento, sulla responsabilità e sulla costruzione di una consapevolezza personale. Dialogare con i ragazzi significa aiutarli a comprendere che dietro uno schermo esistono persone reali, con una dignità, dei sentimenti e dei diritti che devono essere rispettati. Significa educarli a un uso misurato delle tecnologie, alla capacità di interrompere una pratica quando diventa compulsiva, a riconoscere la manipolazione e a comprendere che non tutto ciò che è tecnicamente possibile è per questo accettabile.

Famiglia e scuola dovrebbero inoltre restituire valore alla relazione, all’empatia, alla responsabilità delle proprie azioni e al rispetto delle regole. Non attraverso prediche o imposizioni astratte, ma attraverso esempi concreti e una presenza adulta credibile. Un ragazzo ascolta più facilmente chi dimostra di comprenderne le difficoltà e non soltanto chi pretende di giudicarlo.

Di fronte alle derive più pericolose non possiamo dunque limitarci a bloccare, filtrare o sorvegliare. Dobbiamo anche educare a scegliere. La vera protezione consiste nel costruire progressivamente una libertà responsabile: la capacità di distinguere ciò che diverte da ciò che ferisce, ciò che è trasgressivo da ciò che è distruttivo, ciò che può essere fatto da ciò che deve essere evitato. In questo percorso, ragionevolezza, dialogo e sentimenti non sono strumenti deboli, ma forse la forma più profonda di prevenzione”.

Riprendo una sua riflessione dalla precedente intervista del giugno 2023: “Ci vuole un nuovo quadro giuridico incentrato su un rapporto dinamico tra essere umano e nuove tecnologie”.

Si tratta di un aspetto che diventa preliminare ad ogni approfondimento sul digitale, internet, il metaverso e l’intelligenza artificiale. “Più in generale se l’AI non verrà utilizzata in conformità con la legge e non rispetterà i diritti fondamentali delle persone, compresi quelli relativi alla dignità, alla privacy, all’onore, all’immagine, alla non discriminazione e alla proprietà intellettuale, essa diventerà il killer del benessere digitale anziché armonizzarsi con la prospettiva della costruzione di un nuovo umanesimo digitale. Bisogna dunque vigilare”.

Dopo la “Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale”, proclamata il 15 dicembre 2022 dal Consiglio europeo, dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea ci sono state legiferazioni o atti normativi che ne hanno rafforzato i principi fondamentali (il concetto di tecnologie inclusive, in grado di unire le persone, una connettività di elevata qualità con l’accesso universale a internet, il diritto alla formazione digitale, i sistemi algoritmici e di intelligenza artificiale come strumenti per aumentare il benessere umano, un ambiente digitale sicuro, protetto e tutelato, le tecnologie digitali sostenibili e con un impatto negativo minimo su società e ambiente)?

Sul piano etico mi pare fondamentale l’enciclica di Leone XIV “Magnifica humanitas”. È d’accordo?

“Dopo la Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali del 15 dicembre 2022, l’Unione europea ha rafforzato il quadro di tutela attraverso interventi come il Digital Services Act e, soprattutto, l’AI Act, orientati a rendere lo sviluppo tecnologico compatibile con la sicurezza, la trasparenza e la protezione dei diritti fondamentali.

Ma la dimensione giuridica deve essere accompagnata da una riflessione etica più profonda. In questo senso considero di particolare rilievo l’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV, che richiama la necessità di custodire la persona nel tempo dell’intelligenza artificiale. Il suo messaggio è chiaro: la tecnologia può essere strumento di progresso, ma non può diventare il criterio con cui misurare il valore dell’uomo. Occorre invece un rapporto dinamico tra essere umano e tecnologia, nel quale l’innovazione rimanga al servizio della dignità, della libertà e del bene comune.

Se l’IA non sarà governata nel rispetto della legge e dei diritti fondamentali – dalla dignità alla privacy, dall’onore all’immagine, dalla non discriminazione alla proprietà intellettuale – rischierà di trasformarsi da strumento di benessere in fattore di nuova vulnerabilità. Magnifica Humanitas ci ricorda proprio che non dobbiamo né demonizzare la tecnologia né subirla passivamente, ma esercitare discernimento e responsabilità. È questa, a mio avviso, la premessa per costruire un autentico nuovo umanesimo digitale: vigilare sull’innovazione affinché nessun progresso tecnologico finisca per smarrire ciò che deve essere sempre il suo fine ultimo, la persona umana”.

La figura del Garante per l’infanzia e l’adolescenza, presente in tutti i Paesi più civili, postula un aggiornamento in tema di competenze, attribuzioni, poteri di tutela e controllo commisurati ad una realtà sociale e di contesto in continua evoluzione, rendendo urgente un radicale ripensamento sul suo ruolo istituzionale per rendere più incisive e cogenti le sue strumentalità istituzionali, per far fronte ad un mutato scenario esistenziale dei minori.

Si assiste ad una proliferazione di situazioni sempre più sofisticate e pervasive di disagio e pericolo rispetto alle quali occorre delineare attribuzioni nuove e adeguate.

Il mondo virtuale ha ormai affiancato quello reale e non si tratta di una rappresentazione solo parallela ma spesso sovrapposta e alternativa, sovente fuorviante: è una dimensione nuova, in crescita, di cui occorre tener conto soprattutto perché dilaga in un terreno fertile come quello degli adolescenti ma spesso degli stessi bambini. Diffusione delle tecnologie e potenzialità dell’I.A. apronoscenari che recano opportunità straordinarie per la scienza e il progresso dell’umanità ma adombranocriticità persino imprevedibili: occorre sempre considerare infatti quali menti e quali mani gestiscono le loro molteplici applicazioni.

Condivide, professore, la necessità di nuove e aggiornate competenze, non solo formali, retoriche ed enfatiche ma incisive e fattuali, del ruolo e dei compiti del Garante per la tutela dei minori?

“La trasformazione del mondo dei minori impone un radicale ripensamento del ruolo del Garante per l’infanzia e l’adolescenza. Non è più sufficiente una funzione prevalentemente consultiva, di indirizzo o di sensibilizzazione: di fronte a fenomeni nuovi, sofisticati e pervasivi occorrono competenze aggiornate e strumenti realmente incisivi, capaci di produrre effetti concreti.

Il mondo virtuale non è più una dimensione separata da quella reale: è ormai parte integrante dell’esperienza quotidiana di bambini e adolescenti e spesso ne condiziona relazioni, identità, comportamenti e percezione della realtà. Social media, intelligenza artificiale, sistemi algoritmici, piattaforme digitali e nuove forme di interazione espongono i minori a opportunità straordinarie, ma anche a rischi che non sempre siamo ancora in grado di prevedere.

In questo scenario il Garante dovrebbe poter esercitare funzioni più forti di prevenzione, monitoraggio e controllo, disporre di adeguate competenze tecnologiche e interdisciplinari, acquisire dati e informazioni, promuovere verifiche indipendenti e intervenire tempestivamente nei confronti delle situazioni di maggiore rischio. Dovrebbe inoltre poter dialogare in modo strutturato con piattaforme, istituzioni scolastiche, famiglie, autorità indipendenti e forze di tutela, evitando sovrapposizioni e vuoti di responsabilità.

Non servono, dunque, nuove attribuzioni soltanto sulla carta, né formule solenni prive di strumenti operativi. Servono poteri proporzionati, risorse adeguate, professionalità specialistiche e capacità di intervento effettivo. Il Garante deve diventare un presidio dinamico della tutela dei minori, capace di anticipare i rischi e non soltanto di registrarli quando si sono già manifestati. La vera sfida istituzionale è trasformare la tutela dall’enunciazione di un principio in una protezione concreta, tempestiva e verificabile”.

Prof. Ruben Razzante

Docente di Diritto dell’informazione e di Diritto della comunicazione all’Università Cattolica di Milano e di Diritto dell’informazione all’Università Lumsa di Roma.

Editorialista di importanti organi d’informazione, è fondatore del portale dirittodellinformazione.it e di Polisophia, Community per l’Innovazione Responsabile, che punta a contribuire al dibattito pubblico sugli usi costruttivi, inclusivi e solidali delle tecnologie al servizio della crescita individuale e collettiva.

Aderiscono a Polisophia importanti player del mondo delle imprese, delle istituzioni, delle professioni e del sistema formativo. Per maggiori informazioni consultare il sito polisophia.it.

Aldo Moro, la scuola e i giovani al centro della democrazia

Da Taranto un’eredità da riscoprire

Si è tenuto a Taranto il 23 settembre scorso un convegno di studi dedicato ad Aldo Moro, a 110 anni dalla nascita, con al centro la riedizione critica (a cura del prof. Antonio Incampo) delle dispense (“Il diritto” e “Lo Stato”) legate alle lezioni da lui tenute negli anni accademici 1944-1945 e 1946-1947. Il convegno, intitolato “All’inizio di un pensiero, per tornare al futuro”, ha voluto riflettere sul pensiero del grande statista pugliese, che a Taranto trascorse dal 1923 al 1934 un periodo significativo della sua formazione.

Da questo nasce opportunamente anche la proposta di istituire a Taranto un luogo pedagogico rivolto ai giovani, dedicato alla cultura costituzionale e alla lettura delle opere di Moro. Il progetto si collega all’inaugurazione dell’Opera omnia online di Aldo Moro su iniziativa del Quirinale e della Camera dei deputati.

L’intento è anche quello di approfondire l’eredità educativa di Moro, intento lodevole in quanto è ancora da studiare adeguatamente il significato pedagogico del suo impegno, significato segnalato a mia cura nella voce che gli ha dedicato la grande Enciclopedia pedagogica, diretta da Mauro Laeng e pubblicata dall’editrice La Scuola di Brescia. E può allora tornare di qualche utilità richiamare alcune affermazioni di Moro in proposito: poche frasi, ma di grande significato ieri come oggi.

 

La scuola nella vita democratica

Nel 1952 Moro espresse la convinzione che la scuola dovrebbe essere considerata «quale punto centrale del nostro sistema morale e politico, quale lo strumento più alto per una umana formazione della nostra comunità nazionale, quale l’ambiente più favorevole per risolvere tutti i problemi, anche quelli sociali e politici, per soddisfare l’ansia che è in tutti di un mondo migliore».

Diversamente da coloro che nei confronti della scuola tengono «un atteggiamento utopistico o miracolistico o grettamente interessato», Moro rivendicava la centralità della scuola nel contesto democratico e auspicava che essa fosse considerata come «cosa dei giovani, lo strumento delle loro comunicazioni con noi, il tramite per il quale si rende da parte nostra un servizio alla gioventù, per permettere ad essa di continuare a salvare la nostra vita».

 

Educare con l’esempio e la fiducia

Una tale concezione nasceva dalla considerazione in cui Moro teneva i giovani, visti come «il centro della vita, coloro ai quali si subordina ogni interesse comodo, coloro che rappresentano la parte migliore di noi e nei quali soltanto perciò la nostra vita si compie ed assume pieno valore».

Con questo spirito Moro si è posto di fronte ai propri studenti — una testimonianza per tutte, quella di Giovanni Battista Scaglia — e ai propri figli. In merito si veda la testimonianza della primogenita Maria Fida, la quale ha scritto: «non aveva, per fortuna, la mania di educarci, non voleva essere severo a tutti i costi (tra l’altro non ci sarebbe riuscito neanche volendo), non faceva mai prediche — perché sapeva bene che si educa attraverso l’esempio e non attraverso le parole —, si limitava ad amarci con pazienza, gentilezza e grande fiducia, nonché orgoglio smisurato nelle nostre capacità».

 

Uguali per dignità, diversi per vocazione

Questa apertura verso i giovani si accompagna in Moro all’esigenza di una scuola democratica ma non astrattamente egualitaria. Come ebbe a scrivere nel 1954: «una scuola per tutti in una società responsabile deve essere differenziata. Quindi a ciascuno la propria scuola, alla società la propria scuola», nel senso che le iniziative scolastiche «devono dimostrare una grande varietà, una grande articolazione, quale risponde effettivamente alla natura di una libera società nella quale gli uomini sono uguali per dignità ma non nella loro concretezza storica, nella quale gli uomini sono differenti per vocazione e per capacità, nella quale varie sono le esigenze della società stessa, per soddisfare le quali i singoli debbono essere preparati».

 

Una scuola aperta e attuale

Si tratta, insomma, di realizzare una «scuola aperta e attuale», come scrisse nel 1959, precisando che si tratta di «organizzarla in modo che tutti i suoi tipi, a tutti i livelli, sia aperta e accessibile a tutti quelli che se ne debbano o se ne vogliano servire; darle un contenuto culturale attuale».

Ma già nel 1958, come ministro della Pubblica Istruzione, aveva avviato l’insegnamento dell’Educazione civica nelle scuole medie e superiori, come abbiamo ricordato su queste stesse colonne. Nel 1959 varava il piano per lo sviluppo della scuola nel decennio dal 1959 al 1969, precisando che «non si è, di proposito, vincolato in modo determinante a particolari strutture scolastiche, consentendo che la sua attuazione si adegui alle soluzioni che via via matureranno». Una indicazione preziosa per ogni programmazione che voglia essere incisiva.

Carburanti, Schlein: tetto prezzi crollato come ogni bugia di Meloni

Roma, 6 ott. (askanews) – “Il tetto al prezzo dei carburanti che Giorgia Meloni si è affrettata a celebrare, ringraziando i colossi petroliferi, è durato – per quanto riguarda il diesel – poco più di una settimana. È crollato anche quello, come tutte le loro bugie nel corso di questi 4 anni per loro stessa incompetenza”. Lo ha scritto la segretaria del Pd, Elly Schlein, sui suoi canali social.

“Ma mentre loro ringraziano le compagnie petrolifere, le famiglie e le imprese italiane – ha aggiunto – non sanno più come fare il pieno alle loro auto e come pagare le bollette della luce e del gas, e il costo della vita cresce sempre di più”.

“Il Governo ci ascolti e lo faccia subito: attivi le accise mobili e tassi gli extraprofitti dei colossi energetici e petroliferi per aiutare davvero le famiglie e le imprese. Agli italiani servono risposte immediate”.

Avanti con fiducia sulla legge elettorale, nel centrodestra tiene banco la data del voto

Roma, 6 ott. (askanews) – Il governo incassa in aula alla Camera le prime due fiducie sulla legge elettorale e si appresta a ottenere la terza e ultima domani mattina. Ma mentre la maggioranza dà grande prova di presenza e compattezza (226 sì al primo voto per appello nominale, 227 al secondo) in aula, a tenere banco in Transatlantico è la discussione sulla data delle elezioni politiche.

Non sembra impensierire il centrodestra lo scrutinio segreto previsto per giovedì sul voto finale, l’ultimo scoglio della riforma cui la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha legato il destino del suo governo e dell’intera legislatura. Nessuno, neanche dall’opposizione, si aspetta sorprese. “Hanno tutti paura della fine anticipata della legislatura minacciata dalla premier”, sintetizza il deputato di Futuro Nazionale con Vannacci Edoardo Ziello ribadendo che la sua componente voterà contro la legge elettorale. “Se avesse minacciato le elezioni anche a luglio, il governo non sarebbe andato sotto sul voto sulle preferenze alla Camera”, osserva. Il Pd già guarda ai ricorsi che porteranno la riforma davanti alla Corte Costituzionale. “Questa legge – dice Chiara Braga, capogruppo Pd in dichiarazione di voto – sfida palesemente la Costituzione e quindi sfida l’Italia intera, libera, democratica, quella che noi continueremo a difendere qui e fuori da qui perché presto vi punirà per la vostra arroganza”.

Mentre in aula alla Camera va avanti l’appello nominale al quale la maggioranza risponde al gran completo, ad animare i capannelli in Transatlantico è l’ipotesi di election day a maggio prospettata ieri dal capogruppo Fdi Lucio Malan nel corso di una trasmissione radiofonica. Non è stata sufficiente la precisazione del numero uno dei senatori meloniani (“la legislatura va fino in fondo, cioè fino all’autunno del 2027”, ha detto sempre ieri al Tg3) a fermare la ridda di voci su una fine anticipata della legislatura a primavera. Tra le ipotesi fatte a via della Scrofa nei mesi passati c’è sempre stata ma oggi la linea è rassicurante per gli alleati: “Il dibattito sul voto anticipato è stato travisato e forzato: la legislatura arriverà alla fine, voteremo a novembre”, dice Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, davanti alle telecamere.

Fi, Lega e Noi Moderati ribadiscono che si arriva fino in fondo. “Noi siamo favorevoli ad arrivare alla fine della legislatura”, taglia corto il leader di Forza Italia e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, alla Camera per votare le fiducie. Dello stesso avviso Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati: “Riteniamo che la stabilità sia un valore sociale e anche economico”. Anche per la Lega l’orizzonte è lo stesso, soprattutto perché il partito di via Bellerio vuole portare a casa l’approvazione definitiva delle pre-intese in Lombardia, Veneto, Liguria e Lombardia sull’autonomia differenziata: Matteo Salvini ha più volte dichiarato che si andrà al voto in autunno 2027, Roberto Calderoli si è spinto addirittura a ipotizzare un 23 dicembre.

A chi obietta che con un voto in autunno complicherebbe l’approvazione della legge di bilancio del prossimo anno, i sostenitori della scadenza naturale della legislatura ricordano il precedente del 2011 quando la manovra fu impostata dal governo Berlusconi – ministro dell’economia Giulio Tremonti – e conclusa dal successivo governo Monti in carica da novembre 2011. In quel caso, tuttavia, non ci fu di mezzo una tornata elettorale ma dopo le dimissioni del Cavaliere il senatore a vita ricevette l’incarico di formare l’esecutivo.

Avanti con fiducia su l.elettorale, in centrodestra tiene banco data voto

Roma, 6 ott. (askanews) – Il governo incassa in aula alla Camera le prime due fiducie sulla legge elettorale e si appresta a ottenere la terza e ultima domani mattina. Ma mentre la maggioranza dà grande prova di presenza e compattezza (226 sì al primo voto per appello nominale, 227 al secondo) in aula, a tenere banco in Transatlantico è la discussione sulla data delle elezioni politiche.

Non sembra impensierire il centrodestra lo scrutinio segreto previsto per giovedì sul voto finale, l’ultimo scoglio della riforma cui la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha legato il destino del suo governo e dell’intera legislatura. Nessuno, neanche dall’opposizione, si aspetta sorprese. “Hanno tutti paura della fine anticipata della legislatura minacciata dalla premier”, sintetizza il deputato di Futuro Nazionale con Vannacci Edoardo Ziello ribadendo che la sua componente voterà contro la legge elettorale. “Se avesse minacciato le elezioni anche a luglio, il governo non sarebbe andato sotto sul voto sulle preferenze alla Camera”, osserva. Il Pd già guarda ai ricorsi che porteranno la riforma davanti alla Corte Costituzionale. “Questa legge – dice Chiara Braga, capogruppo Pd in dichiarazione di voto – sfida palesemente la Costituzione e quindi sfida l’Italia intera, libera, democratica, quella che noi continueremo a difendere qui e fuori da qui perché presto vi punirà per la vostra arroganza”.

Mentre in aula alla Camera va avanti l’appello nominale al quale la maggioranza risponde al gran completo, ad animare i capannelli in Transatlantico è l’ipotesi di election day a maggio prospettata ieri dal capogruppo Fdi Lucio Malan nel corso di una trasmissione radiofonica. Non è stata sufficiente la precisazione del numero uno dei senatori meloniani (“la legislatura va fino in fondo, cioè fino all’autunno del 2027”, ha detto sempre ieri al Tg3) a fermare la ridda di voci su una fine anticipata della legislatura a primavera. Tra le ipotesi fatte a via della Scrofa nei mesi passati c’è sempre stata ma oggi la linea è rassicurante per gli alleati: “Il dibattito sul voto anticipato è stato travisato e forzato: la legislatura arriverà alla fine, voteremo a novembre”, dice Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, davanti alle telecamere.

Fi, Lega e Noi Moderati ribadiscono che si arriva fino in fondo. “Noi siamo favorevoli ad arrivare alla fine della legislatura”, taglia corto il leader di Forza Italia e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, alla Camera per votare le fiducie. Dello stesso avviso Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati: “Riteniamo che la stabilità sia un valore sociale e anche economico”. Anche per la Lega l’orizzonte è lo stesso, soprattutto perché il partito di via Bellerio vuole portare a casa l’approvazione definitiva delle pre-intese in Lombardia, Veneto, Liguria e Lombardia sull’autonomia differenziata: Matteo Salvini ha più volte dichiarato che si andrà al voto in autunno 2027, Roberto Calderoli si è spinto addirittura a ipotizzare un 23 dicembre.

A chi obietta che con un voto in autunno complicherebbe l’approvazione della legge di bilancio del prossimo anno, i sostenitori della scadenza naturale della legislatura ricordano il precedente del 2011 quando la manovra fu impostata dal governo Berlusconi – ministro dell’economia Giulio Tremonti – e conclusa dal successivo governo Monti in carica da novembre 2011. In quel caso, tuttavia, non ci fu di mezzo una tornata elettorale ma dopo le dimissioni del Cavaliere il senatore a vita ricevette l’incarico di formare l’esecutivo.

Domani Meloni a Spalato per Med9, focus su energia, migranti e M.O.

Roma, 6 ott. (askanews) – Sicurezza europea e mediterranea, competitività ed energia, controllo dei flussi migratori, allargamento dell’Ue ai Balcani occidentali e rafforzamento dei partenariati con i Paesi della sponda Sud. Ma anche, e forse soprattutto, un’attenzione particolare alla situazione in Medio Oriente, alla sicurezza delle rotte marittime e alle prospettive di cooperazione tra Europa, Mediterraneo, Africa e Golfo.

Sono i principali temi al centro del vertice Med9, in programma domani a Spalato, dove è attesa la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Il gruppo informale include gli altri otto Paesi mediterranei dell’Ue, Francia, Portogallo, Grecia, Cipro, Malta, Slovenia, Croazia e Spagna, e al tavolo ci saranno i vertici dell’Unione, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e quello del Consiglio Antonio Costa. Ci sarà dunque Emmanuel Macron ma non il premier spagnolo Pedro Sanchez che, dopo aver annunciato le elezioni anticipate, ha scelto di non partecipare delegando il segretario di Stato per l’Unione europea, Fernando Sampedro Marcos.

Il summit – sottolineano fonti italiane – sarà dedicato al Mediterraneo come spazio strategico per la sicurezza e la competitività dell’Europa, in considerazione della sua centralità per le rotte commerciali ed energetiche, per la sicurezza marittima, per il governo dei flussi migratori, per gli approvvigionamenti, per la connettività e per i rapporti con il Medio Oriente e il Nord Africa.

Tra le 9.30 e le 9.50 si svolgeranno gli arrivi e i saluti ufficiali, seguiti dalla foto di famiglia. La prima sessione di lavoro sarà dedicata al tema ‘A Resilient Mediterranean at the Heart of a Stronger Europe’ in vista del Consiglio europeo di ottobre.

Tra i temi della sessione, la necessità di un approccio europeo a 360 gradi alla sicurezza, capace di tenere insieme le minacce provenienti da Est e le vulnerabilità del fianco Sud; la protezione delle rotte marittime e delle infrastrutture strategiche; il rafforzamento delle grandi connessioni tra Europa, Mediterraneo, Africa e Golfo; la sicurezza e l’accessibilità dei prezzi dell’energia.

Per l’Italia, la discussione – osservano sempre le stesse fonti – si inserisce nel lavoro portato avanti nelle ultime settimane su competitività ed energia: la videoconferenza del 6 ottobre co-organizzata dalla presidente del Consiglio Meloni, con il cancelliere Merz e il primo ministro De Wever, il contributo elaborato con la Repubblica Ceca sui prezzi dell’energia e la competitività e il confronto in ambito G7 sull’energia. Sul prossimo bilancio europeo, l’Italia ha inoltre promosso insieme alla Romania l’iniziativa dei 17 leader del gruppo ‘Amici della Coesione’, a sostegno di un Quadro finanziario capace di finanziare le nuove priorità senza indebolire agricoltura e coesione.

Un altro tema centrale sarà l’allargamento, con particolare attenzione ai Balcani occidentali e alla necessità di mantenere credibile un processo fondato sul merito, accompagnando i progressi delle nazioni candidate con avanzamenti concreti nel percorso di adesione.

Per l’Italia – si osserva – resterà centrale anche il governo dei flussi migratori, con l’obiettivo di consolidare il cambio di approccio maturato negli ultimi anni in Europa: difesa dei confini esterni, cooperazione con le Nazioni di origine e transito, contrasto all’immigrazione irregolare di massa, rimpatri più veloci e utilizzo delle nuove possibilità offerte dalla più recente legislazione europea.

La seconda sessione sarà dedicata a ‘Partnering for a Sustainable and Thriving Mediterranean’ e vedrà la partecipazione, come ospite, del Principe Alberto II di Monaco. Il confronto riguarderà il rapporto tra sostenibilità ambientale, crescita e partenariati, con particolare attenzione a blue economy, pesca, turismo sostenibile, investimenti, cooperazione regionale. Per l’Italia, l’obiettivo è coniugare sostenibilità e prosperità, anche attraverso strumenti come il Patto europeo per gli oceani, il Piano Mattei e il Patto per il Mediterraneo, promuovendo iniziative comuni con i partner della sponda Sud, come ad esempio il progetto ELMED con la Tunisia.

In programma, inoltre, un pranzo di lavoro dedicato al Medio Oriente, al quale parteciperà come ospite esterno il Principe ereditario di Giordania Al Hussein bin Abdullah II. La discussione toccherà Gaza e le prospettive del processo politico, Iran, Siria, Libano, sicurezza marittima ed energetica e, più in generale, le ricadute dell’instabilità regionale su energia, commercio, trasporti e sicurezza europea. Particolare attenzione sarà dedicata alla necessità di rafforzare il coordinamento con i partner regionali, a partire dai Paesi del Golfo.

Il vertice si concluderà con una conferenza stampa congiunta dei leader.

Tennis, Djokovic vince Pechino: titolo numero 102

Roma, 6 ott. (askanews) – Novak Djokovic non finisce mai. Il serbo conquista per la settima volta il torneo di Pechino e mette in bacheca il titolo numero 102 della carriera. In finale supera Alex De Minaur, costretto al ritiro dopo il primo game del secondo set per un problema alla gamba sinistra. Djokovic, che aveva vinto il primo parziale al tie-break per 7-3, chiude dunque sul 7-6, 0-1 e torna anche nella top 10 mondiale, all’ottavo posto.

Una vittoria arrivata dopo una settimana nella quale Djokovic ha dovuto superare anche qualche difficoltà, ma che conferma la straordinaria longevità del campione serbo. Con il successo di Pechino, Nole conquista almeno un titolo per il 21esimo anno consecutivo, dal 2006. Per lui anche un altro record: è la 34esima vittoria in altrettante partite disputate al torneo cinese, un primato nell’Era Open.

Per il serbo il successo vale anche punti preziosi nella corsa alle Atp Finals di Torino. Djokovic, a 39 anni, ha già annunciato che parteciperà alla kermesse di fine stagione in caso di qualificazione. I 500 punti conquistati a Pechino lo portano a 2.830 nella Race 2026, a 390 punti dall’ottava posizione occupata da Daniil Medvedev e a 140 dal decimo posto di De Minaur. Con il posto che sarà lasciato libero da Jannik Sinner, che ha chiuso anzitempo la sua stagione, la corsa verso Torino resta apertissima.

Dopo 11 anni dall’ultima vittoria a Pechino, Djokovic torna dunque a sollevare il trofeo cinese. Un altro passo verso le Finals e l’ennesima risposta al tempo che passa. Anche con un pizzico di fortuna, quella che spesso aiuta gli audaci.

Calcio, infortunato Vergara, out 3-4 settimane

Roma, 6 ott. (askanews) – Brutte notizie per il Napoli. Lesione di medio grado al polpaccio destro per Vergara, infortunatosi nel corso del match con la Turchia dell’Italia di Maldini. Il giocatore del Napoli, infortunatosi nel corso del match di Nations League tra Italia e Turchia, si è sottoposto a esami strumentali che hanno evidenziato una lesione distrattiva di medio grado al polpaccio destro. Il calciatore azzurro ha già iniziato l’iter riabilitativo. Previsto poco meno di un mese di stop.

A Roma una mostra per celebrare i 90 anni dell’Eur

Roma, 6 ott. (askanews) – Dalle origini della “Città Bianca” nata con l’E42 fino alle icone contemporanee come la Nuvola di Fuksas. Dal 6 novembre 2026 al 7 febbraio 2027 il Palazzo Uffici dell’EUR ospita la mostra “EUR – UNA STORIA LUNGA 90 ANNI”, grande progetto espositivo promosso e co-prodotto da EUR Spa per celebrare il novantennale dalla fondazione dell’Ente Esposizione Universale di Roma.

L’esposizione, curata da Alessandro Nicosia e Marco Pizzo e organizzata da COR, ripercorre la trasformazione urbanistica, sociale e culturale di uno dei quartieri più iconici del Novecento.

“È un anniversario quasi tondo, novant’anni, che in realtà ne racchiude due: novant’anni dell’EUR e dieci anni della Nuvola. È un quartiere che nella sua storia ha attraversato sia i momenti più alti che quelli più bassi della storia italiana e mondiale. Nato per parlare al mondo, vuole continuare a farlo: non è soltanto l’espressione del Futurismo e del Razionalismo. Peraltro, allestiamo questa mostra in quello che era lo spazio dei disegnatori, all’interno del Palazzo Uffici, il primo edificio realizzato all’EUR alla fine degli anni Trenta” ha concluso Enrico Gasbarra, Presidente di EUR Spa.

Un valore testimoniale e identitario rinforzato dalla scelta della sede: la mostra trova infatti spazio all’interno della suggestiva Sala dei disegnatori del palazzo, il luogo simbolico dove i progettisti dell’epoca tracciarono per la prima volta i contorni di una città proiettata nel futuro.

“È una mostra speciale che abbiamo realizzato proprio in occasione del novantesimo anniversario della nascita dell’EUR. Si tratta di un’esposizione con un taglio nuovo e diverso: non c’è soltanto la dimensione urbanistica e architettonica, che nella nostra mostra ovviamente non poteva mancare, ma anche un’attenzione profonda agli aspetti sociali, culturali e della vita quotidiana, raccontati attraverso una serie di eventi che ripercorrono le cose più belle di questi novant’anni” ha dichiarato Alessandro Nicosia, curatore della mostra “EUR – UNA STORIA LUNGA 90 ANNI”.

L’esposizione offre così una lettura completa dell’evoluzione dell’EUR, superando il confine tra centro storico e metropoli moderna. L’iniziativa valorizza la doppia identità del distretto: un grande polo direzionale ed economico, ma al contempo un luogo di socialità, cultura e servizi integrati al servizio dei cittadini e proiettato verso un futuro internazionale.

"Il Labirinto", documentario sul cimitero militare tedesco della Futa

Roma, 6 ott. (askanews) – Un’indagine poetica sul tempo, sulla morte e su ciò che sopravvive nella coscienza dei vivi. Arriva al cinema “Il Labirinto”, il documentario di Alberto Gemmi, in sala dal 20 ottobre. Un racconto di come memoria e oblio si intrecciano nel cimitero tedesco della Futa, sull’Appennino tosco-emiliano, tra corpi dimenticati e riti teatrali. Come quelli della compagnia Archivio Zeta, protagonisti nel film, che oggi rischiano di perdere il proprio palcoscenico, dopo oltre vent’anni di attività.

Dopo la prima assoluta al Biografilm Festival, il doc sarà in sala per la prima volta a Torino martedì 20 ottobre al Cineteatro Baretti (ore 21), e a Bologna al Cinema Galliera giovedì 29 ottobre alle 21, alla presenza del regista. Tutte le date in aggiornamento sono sul sito: https://openddb.it/film/il-labirinto/.

Viviamo in un’epoca di conflitti, ma cosa lascia davvero dietro di sé la guerra? Il cimitero militare tedesco della Futa ha una struttura che ricorda un labirinto. Qui sono sepolti oltre 30.000 soldati. Le stagioni scorrono, il paesaggio cambia, il luogo dedicato ai morti è intanto abitato dai vivi. Nei boschi, cercatori di corpi riportano alla luce frammenti di uomini dimenticati. Il custode cataloga le ossa, paziente, meticoloso. La compagnia teatrale Archivio Zeta ritorna, anno dopo anno, a recitare tra le tombe del cimitero, portando in scena ogni volta uno spettacolo diverso, tra questi La montagna incantata di Thomas Mann. Immagini d’archivio ed echi del passato rendono la memoria qualcosa di fluido, scorrevole, continuamente rimodellato. Nulla è definitivo: né la guerra, né il lutto, nemmeno i morti.

Il Cimitero militare tedesco della Futa è un sacrario situato sull’Appennino tosco-emiliano, presso il Passo della Futa, nel comune di Firenzuola (FI). Inaugurato nel 1969, ospita le spoglie dei soldati tedeschi caduti in Italia durante la Seconda guerra mondiale. Progettato dall’architetto Dieter Oesterlen e dal paesaggista Walter Rossow, il cimitero si distingue per la sua architettura sobria e imponente. È composto da una grande spirale muraria in pietra, simile ad un labirinto, che si snoda lungo il pendio, integrandosi armoniosamente nel paesaggio montano. Le tombe sono semplici lapidi in pietra, disposte in gruppi ordinati. Il luogo ha un forte valore simbolico e storico, ed è concepito come spazio di memoria e riconciliazione.

Il cimitero è curato dalla Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, l’associazione tedesca per la conservazione dei cimiteri di guerra. Lo scorso agosto, l’associazione ha comunicato che non si svolgeranno più rappresentazioni teatrali nel Cimitero militare germanico, dopo ventitré anni.

“Il film nasce dal desiderio di confrontarsi con il nostro recente passato per comprendere meglio il presente, interrogandosi sui rischi legati alla banalizzazione dei conflitti. – ha dichiarato il regista Alberto Gemmi – Conoscere le storie dei luoghi e delle persone diventa, oggi, una forma concreta di resistenza all’oblio. Il primo incontro con il cimitero militare tedesco della Futa è un’esperienza percettiva e simbolica insieme. Appare come un luogo del paradosso: ospita le tombe di migliaia di soldati tedeschi su suolo italiano e sorge a poche decine di chilometri da Marzabotto, teatro di uno dei più gravi crimini di guerra compiuti contro la popolazione civile in Europa durante la Seconda guerra mondiale. Al tempo stesso, il rifiuto di ogni forma di glorificazione bellica e il modo in cui il cimitero si inserisce nel paesaggio circostante fanno di questa architettura uno degli esempi più riusciti in Europa”.

“Il Labirinto non è un documentario sul nazifascismo, né un’opera di carattere storiografico: è piuttosto un lavoro che diventa un invito a mantenere vivo un confronto critico con il nostro recente passato. Indaga quindi come la memoria si costruisce, si conserva e, al tempo stesso, venga continuamente messa alla prova dalle dinamiche contemporanee. Si inserisce così nel dibattito europeo di oggi, ancora attraversato dalle eredità della guerra e dalle tensioni sociali ed economiche del presente. Le fratture politiche e culturali, unite alla difficoltà di riconoscere radici comuni, rendono questo film estremamente attuale”, ha aggiunto il regista.

Prodotto da Tekla Films, è realizzato con il contributo del PR FESR Toscana 2021-2027 – Bando per la concessione di sovvenzioni a fondo perduto per la produzione di opere cinematografiche e audiovisive- 2023 messo a disposizione dalla Regione Toscana, con la collaborazione di Toscana Film Commission, e con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte – Piemonte Doc Film Fund, distribuito in Italia da OpenDDB.

Il regista Alberto Gemmi (1984) lavora presso il laboratorio di restauro cinematografico L’Immagine Ritrovata, parte della Cineteca di Bologna, dal 2013. Il suo lavoro come autore si concentra sulla ricerca di materiali d’archivio per la creazione di brevi film-diario che riflettono sull’idea di tempo e memoria. Attraverso un linguaggio vicino all’antropologia visiva e uno sguardo documentaristico, affronta anche tematiche urbane e questioni sociali complesse. Go Burning Atacama Go vince il Lucca Experimental Film Festival, mentre Sinai – Un altro passo sulla terra è presentato al Torino Film Festival. Il suo primo lungometraggio Ogni Opera di Confessione è stato selezionato a Visions du Réel.

Equitazione, a Roma torna il Longines Global Champions Tour

Roma, 6 ott. (askanews) – La grande equitazione mondiale torna a Roma con il Longines Global Champions Tour, il circuito di salto ostacoli più prestigioso del mondo. Dal 9 all’11 ottobre i migliori binomi del pianeta si ritroveranno sotto il cielo della Capitale per la tredicesima tappa stagionale della meglio conosciuta “Formula 1 dell’Equitazione” in un’edizione speciale che omaggerà la storia e il luogo dove è nata l’equitazione moderna: l’Ippodromo Militare “Pietro Giannattasio” di Tor di Quinto, culla del salto ostacoli moderno e impianto sede dell’8° Reggimento Lancieri di Montebello. La manifestazione è stata presentata questa mattina alla stampa con una conferenza nello storico impianto militare alla presenza tra gli altri della Senatrice Isabella Rauti, Sottosegretario di Stato alla Difesa, e di Remo Chiodi, Direttore generale per l’Ippica al Ministero dell’Agricoltura Sovranità Alimentare e delle Foreste.

Legge elettorale, ok dalla Camera alla fiducia sull’articolo 2 con 227 sì

Roma, 6 ott. (askanews) – L’aula della Camera ha approvato la questione di fiducia posta dal governo all’articolo 2 della legge elettorale con 227 sì, 149 no e 3 astenuti.

Il seguito dell’esame della riforma è rinviato a domani alle 9 con le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia all’articolo 3 del testo. Quindi si passerà all’esame dell’articolo 8, il quarto e ultimo articolo che ha subito modifiche durante il passaggio al Senato e su cui il governo non ha posto la fiducia. Nel pomeriggio, dopo il question time, saranno esaminati gli ordini del giorno e giovedì ci sarà il voto finale a scrutinio segreto sull’intero provvedimento.

L.elettorale, ok Camera a fiducia su articolo 2 con 227 sì

Roma, 6 ott. (askanews) – L’aula della Camera ha approvato la questione di fiducia posta dal governo all’articolo 2 della legge elettorale con 227 sì, 149 no e 3 astenuti.

Il seguito dell’esame della riforma è rinviato a domani alle 9 con le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia all’articolo 3 del testo. Quindi si passerà all’esame dell’articolo 8, il quarto e ultimo articolo che ha subito modifiche durante il passaggio al Senato e su cui il governo non ha posto la fiducia. Nel pomeriggio, dopo il question time, saranno esaminati gli ordini del giorno e giovedì ci sarà il voto finale a scrutinio segreto sull’intero provvedimento.

Francia, violenti scontri a Parigi fra polizia e manifestanti

Roma, 6 ott. (askanews) – A Parigi, poco prima delle 16, diverse decine di persone vestite di nero hanno divelto elementi di arredo esterno dei negozi per trasformarli in proiettili, lanciandoli contro le forze dell’ordine presenti a Place de la Nation. I poliziotti in tenuta antisommossa hanno risposto lanciando un numero considerevole di lacrimogeni verso la testa del corteo.

Successivamente, i manifestanti vestiti di nero sono stati respinti all’interno del corteo o isolati nella piazza. Un incendio ha sprigionato una grande quantità di fumo nero. Alcuni negozi nei pressi della piazza hanno subito la rottura delle vetrine e alcune persone si sono impossessate di caschi da cantiere prelevandoli da un’agenzia di lavoro interinale, dopo averne forzato l’ingresso.

Sulla piazza si udivano esplosioni di mortai pirotecnici e granate tra nubi di gas lacrimogeno, mentre le forze dell’ordine impedivano al resto del corteo di accedervi. La prefettura di polizia ha riferito di aver contenuto “300 individui ostili fino a Place de la Nation”, dove sono scoppiati scontri con le forze dell’ordine. Un giovane, con la testa sanguinante, è stato soccorso dagli “street medic” – manifestanti che prestano volontariamente i primi soccorsi – secondo quanto riportato da un giornalista dell’Afp.

Calcio, Malagò: "Ho la schiena dritta"

Roma, 6 ott. (askanews) – “Io penso che chi ha seguito la vicenda sia in grado di valutare se io sia uno sconfitto o un vincitore. Magari non c’è uno sconfitto o un vincitore. Dire che ci sono state incomprensioni con Buonfiglio mi pare che sia affettuosamente eufemistico”. Così Giovanni Malagò dopo la ratifica del Consiglio Nazionale del Coni alla sua nomina di commissario della Figc. “Ho ricevuto una chiamata da Buonfiglio che mi ha chiesto di incontrarlo, c’è stata una proposta che mi sento di condividere in pieno, come confermato prima da tutti i colleghi di Giunta, nessun escluso, senza che nessuno sia stato condannato a non esprimersi, poi anche dal Consiglio nazionale”.

Poi il suo punto di vista sulla vicenda e sull’ok alla nomina a commissario: “L’ho fatto per amore dello sport, del Coni, dei miei colleghi di Giunta e Consiglio, per evitare imbarazzi perché per molti sarebbe stato complesso. L’ho ritenuto una cosa giusta. Lo sport autonomo dalla politica? Ora mi sento tranquillo, in questo senso ci sono stati dei ragionamenti di buon senso. Io penso sia una vittoria del buon senso, della logica delle cose. Mi sento più responsabilizzato, ritrovarsi commissario senza alcun tipo di vice, con un mandato molto chiaro…”.

I prossimi passi sono evidentemente su un doppio binario: la prosecuzione della sua attività e il processo che porterà alle nuove elezioni. “Ci sono minimo 60 giorni per indire le elezioni, quindi fino al 7 dicembre – ha detto Malagò -. Mi sembra che la prima data fattibile sia il 14 dicembre. Si andrà a elezioni, non perdiamo del tempo”. In chiusura, le sue considerazioni con la comprensibile punta di veleno post-braccio di ferro: “Il calcio sempre dalla mia parte? Non so come si possa pensare che non lo sia. È stata una vicenda difficile, imbatazzante ma così è la vita. È confermato che ho la schiena dritta. Se Diana Bianchedi tornerà capo delegazione? Il presidente Buonfiglio mi ha anticipato questa sua volontà e ha fatto richiesta espressa in Giunta, dice che mi manderà una lettera. Gli ho detto che è un tema che si potrà affrontare ma credo sia una cosa che dovrà affrontare il presidente, non il commissario. Domani vado a Berlino e sto tre giorni in Uefa, vedrò Ceferin”.

Il sorriso si allarga solo parlando del bel momento della Nazionale di Mancini, che Malagò ha voluto in panchina: “Sono molto felice del percorso della Nazionale, vedo anche gli italiani felici. Ci saranno momenti difficili ma mi darete atto che ho partecipato a molte conferenze stampa, praticamente non ho mai dormito. C’è un progressivo entusiasmo. Ieri la partita ha avuto il 40% di share, 8 milioni di persone, con quasi 4 milioni di italiani che hanno seguito i commenti dopo la partita. Penso che il merito sia di Mancini, dei ragazzi, di Claudio Ranieri”.

In Spagna Sanchez avvia la campagna ripresentando i decreti casa

Roma, 6 ott. (askanews) – Il giorno dopo lo scioglimento delle Cortes, il premier spagnolo Pedro Sanchez ha ripresentato i decreti sull’edilizia abitativa la cui bocciatura ha sancito sia la rottura della propria coalizione che il ricorso alle elezioni anticipate, il 29 novembre prossimo.

Una mossa che di fatto obbedisce alla logica che ha spinto Sanchez, appoggiato in questo dalla maggior parte dei ‘baroni’ socialisti, a optare per un voto il più immediato possibile: vale a dire, sfruttare al massimo l’indignazione popolare per l’affossamento dei decreti nella speranza di ottenere una mobilitazione elettorale tale da poter effettuare una rimonta che i sondaggi danno al momento come assai problematica.

Il Psoe – e la sinistra di Sumar e Podemos – hanno 54 giorni per compiere il miracolo, e per trenta di questi i decreti torneranno ad essere in vigore, quindi al centro dell’attenzione mediatica ed elettorale; come se non bastasse, entro quest’arco di tempo dovrebbe anche verificarsi lo sciopero generale promesso dai sindacati in appoggio al movimento degli inquilini.Ma non solo: il fatto che le Cortes siano state sciolte dà all’esecutivo anche la possibilità di far approvare i decreti dall’organo che le sostituisce in attesa del voto, la Commissione permanente: in questo caso un eventuale governo della destra dovrebbe derogarli attivamente, e non semplicemente chiuderli in un cassetto – con un costo politico molto più elevato.

La Commissione infatti, pur rispecchiando la maggioranza parlamentare, è formata da solo 68 membri più il presidente della Camera, e gli inevitabili arrotondamenti aritmetici fanno si che i voti (il voto, in questo caso) dei nazionalisti catalani di Junts non siano più indispensabili per il via libera; con l’appoggio dell’altra destra nazionalista, quella basca del Pnv, la coalizione avrebbe 35 voti contro i 34 prevedibilmente contrari.

Un’approvazione quindi darebbe a Sanchez un’arma in più per basare la sua campagna sulla necessità di ridare fiducia al suo governo per non perdere dei diritti conquistati a fatica – e a dire il vero, alquanto tardivamente e solo dopo lo scoppio del “caso Maricarmen”, l’anziana sfrattata da un fondo la cui vicenda ha innescato le proteste popolari; ma per il Psoe, sempre infinitamente meglio che andare alle urne sullo sfondo della crisi dei migranti di Ceuta o degli scandali che hanno visto coivolti esponenti di primo piano del partito.

Calcio Buonfiglio: "Malagò vittima di un malfunzionamento".

Roma, 6 ott. (askanews) – Il presidente del Coni difende la scelta di commissariare la Figc e affidare l’incarico a Giovanni Malagò: “Le regole non sono state rispettate. Non mi faccio influenzare da nessuno”

“Malagò è stato vittima di un malfunzionamento e non doveva pagare lui”. Luciano Buonfiglio, al termine del Consiglio nazionale straordinario del Coni, difende la decisione di commissariare la Figc e di affidare a Giovanni Malagò il ruolo di commissario per i prossimi novanta giorni.

“Ci fosse stato un episodio del genere in un’altra federazione, in 60 giorni si sarebbe rimesso tutto in ordine”, ha spiegato Buonfiglio, tornando sulle ragioni che hanno portato alla scelta del commissariamento. “Gli uffici non hanno funzionato, la giustizia sportiva ha perso troppo tempo, insomma le regole non sono state rispettate”.

Una decisione che, secondo il presidente del Coni, consente di riportare la vicenda all’interno dell’autonomia dello sport. “Il presidente del Coni si è preso la responsabilità di nominare il commissario, in maniera tale che l’autonomia dello sport italiano sia rimasta all’interno dello sport italiano. Meglio di così non si poteva arrivare”.

E sulla scelta di Malagò, Buonfiglio non ha dubbi: “Perché lui? Perché ha un curriculum perfetto, stiamo riprendendo il cammino con la Nazionale di calcio e così gli diamo la possibilità di condurla in questi novanta giorni”. Quanto ai rapporti con l’ex presidente del Coni, Buonfiglio respinge qualsiasi ricostruzione su possibili contrasti: “Mi avete mai sentito parlare male di Malagò?”.

Il presidente del Coni ha inoltre precisato di non aver parlato nei giorni scorsi con il ministro dello Sport Andrea Abodi: “No, perché comunque è una decisione che riguarda il mondo sportivo”. E ha aggiunto che l’ipotesi Malagò era già sul tavolo: “Era un’idea, perché se non l’avesse condivisa non sarebbe andata avanti”.

Particolarmente duro, invece, il passaggio sugli attacchi personali ricevuti nelle ultime settimane. “Qualcuno ha mandato anche dei messaggi mafiosi. Ma sono solido e non mi faccio influenzare da nessuno”. Poi il riferimento alla famiglia: “Attacchi personali squallidi alla mia famiglia. Li ho sempre criticati e mi riservo anche di denunciare. Non è colpa di nessuno se un figlio è più bravo del padre”.

Buonfiglio ha infine affrontato anche il caso di Diana Bianchedi, ex capo delegazione della Nazionale, che ha presentato le proprie dimissioni. “Mi auguro che vengano respinte. L’ho annunciato al commissario Malagò: essendo commissario dovrò dire io a lui di reintegrare Bianchedi”. E sul rapporto fiduciario ha precisato: “La fiducia è un altro tipo di rapporto, il parere contrario fa parte dei principi della democrazia. L’importante è arrivare a una delibera unanime”.

Teatro, Compagnia Teatro Verde di Roma in Sudafrica, Lesotho e Namibia

Roma, 6 ott. (askanews) – In occasione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo 2026 e per celebrare i 40 anni di storia, la Compagnia Teatro Verde di Roma, diretta da Veronica Olmi, è in partenza per una nuova tournée internazionale in Sudafrica, Lesotho e Namibia. Su invito dell’Istituto Italiano di Cultura di Pretoria, dal 14 al 26 ottobre la tournée toccherà tre Paesi, con sei rappresentazioni e una Masterclass, in un programma che unisce teatro di figura, clownerie, musica e formazione.

Due i titoli portati in tournée. Opera Buffa, di Andrea Calabretta, Emanuele Avallone e Gianluigi Capone, con la regia di Walter Broggini, scene e burattini di Roberto Capone e musiche del repertorio lirico italiano a cura di Enrico Biciocchi. Sulle note delle arie più celebri, il Teatro di figura e il Circo si incontrano grazie alla curiosità di due facchini. Dietro le quinte del Teatro dell’Opera spostano scatole, sistemano, giocolano, scherzano… Dalle scatole escono suoni, desideri, dubbi e certezze. Insieme al pubblico, immaginano storie di amore e poesia. Andrea Calabretta e Gianluigi Capone ci accompagnano tra sogno e realtà, tra cultura alta e popolare, lasciandosi cullare dal bel canto. Troveremo Rossini, Puccini, Mozart e con loro Cenerentola, La gaza ladra, Turandot, Il Flauto Magico, Don Giovanni da ascoltare con altre orecchie e nuovi sguardi ad ogni età.

Circo in valigia, di e con Gianluigi Capone, per la regia di Andrea Calabretta, parte invece da pochi elementi essenziali: un clown, una valigia e una buona dose di immaginazione. Da qui prende forma un circo tutto da inventare, nel quale pensieri, idee e sogni diventano materia teatrale e conducono il pubblico di tutte le età dentro un gioco poetico e divertente.

Alla tournée si affianca la Masterclass Segui il ritmo, a cura di Veronica Olmi e Matilde Biciocchi, rivolta a giovani studenti delle arti performative. Il laboratorio propone un avvicinamento alla lingua italiana in modo pratico, giocoso e creativo, partendo dalla storia del teatro di figura e del teatro ragazzi italiano e dall’esperienza quarantennale del Teatro Verde di Roma. I partecipanti saranno coinvolti nella creazione di piccole storie e personaggi, utilizzando il teatro e la musica come linguaggi universali capaci di favorire l’incontro e creare relazioni tra persone e culture diverse.

La Compagnia Teatro Verde, riconosciuta dal MIC – Ministero della Cultura dal 1979, affonda le sue radici nell’Opera dei Burattini fondata nel 1947 da Maria Signorelli e dal 2000 opera con l’attuale denominazione. La direzione artistica è affidata a Veronica Olmi. La Compagnia ha sede al Teatro Verde di Roma, storico teatro dedicato alle nuove generazioni, dove cura la Rassegna Nazionale Oltre la scena, quest’anno giunta alla 41ª edizione. Accanto alla stagione teatrale, la sua attività comprende la Scuola di Teatro…verde, i laboratori espressivi, il Teatro a Motore, i percorsi di formazione, le attività nelle scuole, le letture nelle biblioteche e nelle librerie, il Teatrino dei Burattini e il Cantastorie. È socia dell’UNIMA Italia, di ASSITEJ e di AsT.Ra. e svolge attività di produzione e tournée in Italia e all’estero.

La tournée è realizzata grazie all’Istituto Italiano di Cultura di Pretoria, al suo direttore Michele Gialdroni e al Ministero della Cultura, che hanno sostenuto questo progetto di scambio culturale.

Calcio, Coni: "Elezioni in Figc entro il 31 gennaio"

Roma, 6 ott. (askanews) – Arrivata la comunicazione ufficiale da parte del Coni sull’esito della Giunta di questa mattina che ha nominato Giovanni Malagò commissario straordinario della Figc: “Si è tenuta questa mattina, alle 13, al Foro Italico a Roma la 1177ª riunione della Giunta Nazionale CONI. Il Presidente Buonfiglio ha proposto alla Giunta il Commissariamento della Federazione Italiana Giuoco Calcio nella persona di Giovanni Malagò, affinché si proceda a celebrare nuove elezioni entro e non oltre il 31 gennaio 2027. Non avendo altro da deliberare, la Giunta ha concluso i propri lavori alle ore 13.15”

Dall’8 all’11 ottobre Roma torna capitale del tatuaggio

Roma, 6 ott. (askanews) – Dopo un anno di pausa, Urban Land Tattoo Expo Roma torna dall’ 8 all’11 ottobre 2026 con una nuova edizione, una nuova location e un programma ancora più ricco. Giunto alla nona edizione, l’evento firmato AG INK EVENT di Alessio Greco si prepara a trasformare l’Ippodromo delle Capannelle, in via Appia Nuova 1245, in un grande spazio dedicato al tatuaggio, alla street art e alla cultura underground.

Dopo l’ultima edizione ospitata al San Paolo District, Urban Land cambia casa e approda in uno dei luoghi più iconici di Roma, con un format che mette insieme arte del tatuaggio, graffiti, musica, performance e cultura urban. «La scelta di Capannelle nasce dalla volontà di legare l’evento a un luogo di grande fascino e autenticità, capace di valorizzarne l’identità e di rendere questa esperienza ancora più memorabile. Tra le novità di quest’anno c’è il Tattoo Party, da sempre un appuntamento privato dedicato agli operatori e che, per la prima volta, sarà aperto al pubblico, con una prestigiosa line up di artisti della scena rap. Una scelta che si sposa perfettamente con la location di Capannelle, da sempre protagonista dell’estate romana con i suoi numerosi concerti», dichiara Alessio Greco, ideatore di Urban Land Tattoo Expo Roma. Il programma prende il via giovedì 8 ottobre con il Tattoo Party, una serata inaugurale a ingresso gratuito e aperta al pubblico, mentre da venerdì 9 a domenica 11 ottobre sarà protagonista la Tattoo Convention vera e propria.

Per quattro giorni Roma sarà così punto di incontro per artisti, appassionati e curiosi, con oltre 500 tatuatori provenienti dall’Italia e da tutto il mondo, impegnati in sessioni di tatuaggio dal vivo e nei contest dedicati alle diverse tecniche e stili. A completare il programma saranno graffiti jam e live painting, musica hip hop e rap, contest, parkour, street food e la Museum Zone, uno spazio dedicato a tele, sculture, fotografia e live art.

IL TATTOO CONTEST: OLTRE 500 ARTISTI IN GARA Cuore della manifestazione sarà, come da tradizione, il Tattoo Contest, che quest’anno cambia volto con un format completamente rinnovato. La principale novità riguarda l’introduzione, all’interno delle singole categorie, dei pezzi guariti, con la possibilità per ogni tatuatore di presentarne fino a due per categoria. Accanto ai lavori già completati, restano protagonisti i tatuaggi iniziati e terminati durante le giornate della Convention, che concorreranno al Best of Day: uno per il venerdì, uno per il sabato e uno per la domenica.

I vincitori delle categorie dedicate ai lavori realizzati in Convention accederanno inoltre alla sfida finale per il Best of Show, che decreterà il miglior tatuaggio della manifestazione. Le competizioni si svilupperanno nell’arco delle tre giornate. Venerdì saranno protagoniste le categorie Black Work, Color, Oriental e Best Body Suite, oltre al Best of Day. Sabato sarà la volta di Lettering, Anime/Cartoon & New School, Tribal/Ornamental – che comprende Dotwork, Maori, Polinesiano e Geometrico -, Traditional e Neo Traditional, con il relativo Best of Day. La giornata di domenica sarà dedicata a Black and Grey, Realistic Black and Grey, Realistic Color e Best Combo, oltre allo Special Contest Cavallo/Horse, al Best of Day e al gran finale con il Best of Show.

Come da tradizione, tutti i riconoscimenti premieranno sia il tatuatore sia la persona tatuata, valorizzando non soltanto la tecnica e lo stile dell’artista, ma anche il risultato finale dell’opera e il rapporto tra chi la realizza e chi la porta sulla propria pelle. A rendere unici i riconoscimenti saranno gli esclusivi premi in terracotta, vere e proprie opere d’arte, firmate dallo scultore Davide Ferrari di Hand Made Napoli. A comporre la giuria saranno numerosi nomi di rilievo del panorama italiano e internazionale. Tra gli artisti annunciati: Alessandro Covallero, Alessandro Lippo, Alex Santucci, Alex Van Dutch, Anakin, Blackrose, Blunt, Brigante, Chiara Tradimento, Claudia Bindi, Daniele Lo Scritto, Doddo & Mr. Nobody, Domenico Ferone, El Big, Fabio Onorini, Federico Costantini, Flaks, Gabriele Marano, Gipsy G, Ivan Gordienko, Ivano Natale, Katsuhiko Taniguchi, Koji Yamaguchi, Luca Natalini, Lucky Luchino, Marcello Cestra, Marcello Iacovelli, Marco Matarese, Marco Wallace, Matteo Paglione, Michele Agostini, Myke Chambers, Otto D’ambra, Placido e Posco Losco.

Tra gli special guest figurano tra i nomi: Victor Chil, Angel Bustos e Gabriele Pellerone

AmCham presenta al Senato il white paper "Future Callin'"

Roma, 6 ott. (askanews) – Un quadro normativo più semplice e prevedibile, tempi certi per gli investimenti, maggiore sostegno all’innovazione e alle competenze e un dialogo stabile tra istituzioni e sistema produttivo. Sono alcune delle priorità emerse oggi nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, al Senato della Repubblica, in occasione dell’appuntamento conclusivo di “Future Callin’ – Dialoghi di Policy”, il percorso biennale promosso dal Comitato Public Affairs di American Chamber of Commerce in Italy, con il supporto non condizionato di AbbVie, Baker Hughes e Lilly. L’iniziativa, ospitata su impulso della Senatrice Elena Murelli, ha rappresentato il momento di sintesi di due anni di confronto tra imprese e istituzioni e l’occasione per presentare il white paper che raccoglie le principali evidenze e proposte maturate nel corso del progetto.

Il documento nasce da cinque incontri e altrettanti position paper dedicati ad alcuni dei temi che oggi incidono maggiormente sulla capacità dell’Italia di competere e attrarre investimenti: autonomia strategica, intelligenza artificiale, sostenibilità, comunicazione e responsabilità aziendale. Un lavoro al quale hanno contribuito oltre 60 imprese, insieme a rappresentanti delle istituzioni nazionali, territoriali ed europee, con l’obiettivo di trasformare il confronto pubblico-privato in proposte utili alle future scelte di policy.

Al centro della discussione la necessità di rendere il sistema Paese più rapido e attrattivo, intervenendo sui principali fattori che condizionano le decisioni di investimento: dalla certezza del diritto alla semplificazione dei procedimenti autorizzativi, dalla stabilità degli strumenti a sostegno della ricerca e delle infrastrutture strategiche alla formazione del capitale umano, fino al coordinamento tra i diversi livelli amministrativi. Sullo sfondo, il rafforzamento della cooperazione economica e industriale tra Italia e Stati Uniti, considerata una leva decisiva per affrontare le trasformazioni tecnologiche e geopolitiche in corso.

“Concludiamo oggi istituzionalmente questo percorso, consegnando simbolicamente alla classe politica italiana le riflessioni maturate in questi due anni – ha dichiarato Simone Crolla, Consigliere Delegato di American Chamber of Commerce in Italy -. È un lavoro nato da un dialogo e da un ascolto molto approfonditi e arriva in una fase particolarmente importante per entrambi i Paesi. Dall’intelligenza artificiale ai data center, fino ai temi del permitting e della competitività, sono stati compiuti passi avanti ma resta ancora molto da fare. Il nostro invito alle istituzioni è a fare tesoro di queste proposte, nella convinzione che il legame transatlantico resti forte e rappresenti un patrimonio strategico per la crescita”.

Il white paper individua in particolare la necessità di favorire investimenti pluriennali nella ricerca e nelle infrastrutture digitali, prevedere meccanismi di incentivazione stabili, ridurre le duplicazioni amministrative e sviluppare procedure autorizzative più semplici e con tempi definiti per i progetti strategici. Un’impostazione che punta a trasformare più rapidamente gli investimenti in attività produttive, occupazione e innovazione, valorizzando al tempo stesso le competenze presenti nel Paese.

“Future Callin’ – dichiara il Presidente del Comitato Public Affairs di AmCham Italy e Vice Presidente associato Corporate Affairs & Patient Access di Lilly, Federico Villa – è un percorso che come imprese italiane a capitale americano, abbiamo costruito insieme alle istituzioni, a partire da una convinzione condivisa: la competitività del Paese si costruisce attraverso il dialogo costruttivo. In questi due anni il Comitato Public Affairs ha offerto uno spazio di confronto concreto su temi che incidono sul futuro dell’Italia, dall’intelligenza artificiale alla sostenibilità socio-economica e ambientale, dalla comunicazione alla responsabilità d’impresa. Il white paper restituisce questo lavoro e vuole contribuire a rafforzare le partnership pubblico-private necessarie per attrarre investimenti, valorizzare l’innovazione e consolidare il ruolo dell’Italia nel rapporto transatlantico.”

Nel corso della mattinata il confronto ha approfondito anche il rapporto tra qualità della regolazione e competitività, evidenziando come l’efficacia delle norme dipenda sempre più dalla capacità di valutarne preventivamente gli effetti sull’attività delle imprese, sulle filiere e sugli investimenti. Un approccio fondato sulla collaborazione anticipata tra decisore pubblico e sistema produttivo può contribuire a ridurre incertezza interpretativa, oneri burocratici e rischi reputazionali.

“La qualità delle regole è oggi un fattore di competitività – ha affermato Francesco Paolo Bello, Managing Partner di Deloitte Legal -. Le imprese valutano dove investire anche sulla base della chiarezza e dell’efficienza dell’ecosistema normativo. L’incertezza si riduce quando il confronto tra decisore pubblico e impresa avviene in maniera anticipata, mentre gli oneri possono essere contenuti se chi scrive le norme è messo nella condizione di comprenderne pienamente gli impatti. È dall’incontro tra l’interesse generale rappresentato dalle istituzioni e la conoscenza concreta dei mercati e delle filiere propria delle imprese che possono nascere regole più chiare, applicabili ed efficaci”.

Con la presentazione del white paper al Senato si chiude così il primo ciclo di Future Callin’ – Dialoghi di Policy, trasformando il patrimonio di analisi e confronto maturato nel biennio in una call to action rivolta alle istituzioni. L’obiettivo è ora dare continuità al metodo avviato, affinché collaborazione pubblico-privato, innovazione, certezza normativa e sviluppo delle competenze possano diventare leve strutturali per accrescere la competitività italiana e consolidare ulteriormente le relazioni economiche e industriali tra Italia e Stati Uniti.

Energia, Bernardi (Illumia): volatilità più alta di quella del Nasdaq

Bologna, 6 ott. (askanews) – “Il mercato dell’energia negli ultimi anni ha assunto un tasso di volatilità più alto di quello del Nasdaq. I focolai di guerra sono tutti in location che riguardano risorse importanti dell’energia, come Venezuela, Medio Oriente, Russia-Ucraina. C’è l’impatto geopolitico, ma c’è anche l’impatto della comunicazione: oggi basta un tweet o un annuncio di pace che non si realizza per definire l’andamento del prezzo”. Lo ha detto Marco Bernardi, presidente del gruppo Tremagi, a Bologna in occasione della presentazione di Keiros Analytics, la nuova società della holding, di cui fa parte Illumia, dedicata all’analisi quantitativa dei mercati energetici.

“Noi come gruppo Tremagi, che ci occupiamo di energia ormai da 20 anni, sentiamo la necessità di tornare ai fondamentali o comunque di valorizzare quegli asset in cui i fondamentali ancora contano. E l’aspetto che abbiamo rintracciato nella nostra storia è quello della meteorologia”, ha aggiunto Bernardi.

“La possibilità di prevedere l’irraggiamento, l’idricità, la ventosità in tutta Europa o nel mondo permette di prevedere l’impatto che avranno sul prezzo dell’energia le centrali rinnovabili, che oggi rappresentano più del 50% della capacità produttiva in Europa”, ha spiegato Bernardi. Avere in anticipo queste proiezioni “permette di aprire opportunità di mercato” e “sacche di marginalità che poi possono essere reinvestite, arrivando ultimamente ad abbassare quella volatilità”.

Energia, Masato (Illumia): avvio inverno mite, consumi in calo

Bologna, 6 ott. (askanews) – “Dopo l’estate torrida dovremmo avere, almeno nella prima parte dell’inverno, quindi ottobre, novembre e dicembre, temperature sopra la norma, una partenza mite. Dovrebbe esserci un calo dei consumi rispetto a un inverno con temperature nella norma, perché essendo più mite c’è meno richiesta di riscaldamento”. Lo ha detto Giacomo Masato, head of analytics di Illumia, a Bologna in occasione della presentazione di Keiros Analytics, la nuova società del gruppo Tremagi dedicata all’analisi quantitativa dei mercati energetici. Per gennaio e febbraio “ci si riaggiornerà strada facendo”, ha aggiunto.

All’origine della previsione c’è il fenomeno in corso nel Pacifico tropicale. “Stiamo osservando uno dei El Nino più importanti degli ultimi 100-150 anni”, ha spiegato Masato, ricordando quello del 2015, “l’ultimo molto forte”, che portò “un inverno estremamente mite, soprattutto nella sua prima parte. In quella occasione i prezzi dell’energia e del comparto oil and gas furono bassi proprio a fronte di una domanda minore. Quest’anno, proprio perché c’è un evento molto simile, ci attendiamo un’evoluzione, quantomeno nella prima parte invernale, simile a quella del 2015”, con una media “di circa 2 gradi in più rispetto alla norma”.

In Francia 450mila manifestanti in tutto il Paese, 100mila a Parigi

Roma, 6 ott. (askanews) – Le manifestazioni degli studenti delle scuole superiori hanno visto sfilare oggi 450.000 persone in tutta la Francia, di cui 100.000 a Parigi, secondo le stime delle organizzazioni studentesche (Usl, Fage, Union etudiante, Unef) promotrici dell'”Atto III” della mobilitazione.

La Cgt, principale sindacato francese, ha confermato all’Afp di ritenere valida tale stima: la sua leader, Sophie Binet, ha dichiarato su Lci che “dimostra una nuova intensificazione della mobilitazione giovanile”.

A Rennes, mentre la manifestazione volgeva al termine e sembrava pacifica, la situazione si è fatta improvvisamente tesa. Place Charles-de-Gaulle è avvolta in una nube di lacrimogeni. Le forze dell’ordine si stanno schierando e fronteggiano giovani vestiti di nero. Molti manifestanti cercano di lasciare il luogo, senza riuscirci.