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Cisgiordania, padre Ielpo: Taybeh? Soluzioni diverse da chiusura

Rimini, 24 ago. (askanews) – “Auspichiamo che si trovino soluzioni diverse e concrete perché ci sia rispetto dei diritti fondamentali”. Così padre Francesco Ielpo, custode di Terra Santa, rispondendo a una domanda sulla situazione dell’unico villaggio cristiano in Cisgiordania, Taybeh.

“Credo che la risposta sia abbastanza scontata – dice in un punto stampa al Meeting di Rimini – non credo che (la chiusura del villaggio, ndr) sia l’unica via. Ogni giorno ci troviamo di fronte a nuove sfide e anche a nuove sofferenze, che sono veramente molto profonde. Lo dico sinceramente: quando si avvicinano queste comunità non solo quelle dei cristiani perché è una fatica che non che non riguarda soltanto la comunità cristiana, il dolore che si prova e il senso di impotenza e il grido di giustizia che si sente nascere dentro, è davvero molto forte, molto grande. Dobbiamo bisogna trovare soluzioni realistiche, concrete – ha aggiunto – ma anche efficaci perché ci sia il rispetto dei diritti fondamentali di ogni uomo e di ogni popolo”.

“Ci troviamo di fronte a un momento storico particolarmente teso, particolarmente dedicato – ha concluso – dove ogni parola, ogni frase, ogni espressione poi può essere interpretata, strumentalizzata, ma non possiamo voltarci dall’altra parte”.

Giansanti a Meeting: a settembre finisca vincolo patto di stabilità

Rimini, 24 ago. (askanews) – “Mi auguro e spero che a settembre venga sancita la fine dei vincoli del patto di stabilità, altrimenti sarà sempre più difficile rincorrere un mercato come quello attuale e aiutare i tanti settori che iniziano a risentire di una crisi che ormai va avanti da mesi”. Lo ha detto Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, in un punto stampa al Meeting di Rimini.

Il presidente ha sottolineato le diverse possibilità di intervento dei Paesi europei: “All’interno dell’Unione europea gli strumenti che ogni singolo Paese ha sono diversi, perché se penso agli aiuti che ogni singola nazione può fare, se non è soggetta a vincoli di bilancio, capite che oggi, per quanto sia mercato unico, ci sono diverse velocità”.

Da qui l’auspicio, dopo le interlocuzioni “sia col ministro Giorgetti che col ministro Lollobrigida”, che “nel minor tempo possibile l’Unione europea possa certificare la fine del periodo di infrazione legato al rientro nel patto di stabilità”: fino a quando “ci dobbiamo muovere all’interno dei paletti prefissati dall’Unione europea”, ha avvertito, il margine per sostenere i settori in difficoltà resta ridotto.

Al Meeting la serra del MAECI: così si semina il futuro

Rimini, 24 ago. (askanews) – Una serra, in mezzo alla Fiera di Rimini. Vetro, luce, piante di caffè e di cacao. È il cuore di “Seminare il futuro”, la mostra che il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale porta al Meeting 2026. Un padiglione internazionale che parte da due prodotti che tutti conosciamo per raccontare quello che c’è dietro: le filiere, le comunità, l’Africa.

“Per interpretare lo slogan di quest’anno del Meeting – spiega Alessandra Di Pippo, capo ufficio Sicurezza alimentare della Direzione generale per la Cooperazione e lo sviluppo del Maeci – abbiamo deciso di rappresentarlo attraverso una serra, che rappresenta il nostro impegno nei Paesi africani e racchiude in sé il concetto di cooperazione, di cura, di rapporto tra uomo e natura”.

Nel percorso i progetti della Cooperazione italiana: “AREA” per gli ecosistemi agroalimentari, il “Programma ACT” sulla filiera del caffè, la Visione italiana sul cacao sostenibile, “Green Cities in Action for Africa”. In un continente dove nel 2023 l’agricoltura valeva il 46 per cento dell’occupazione. “Vengono proposti dati e informazioni – continua Di Pippo – che spesso non sono scontati, pur trattandosi di prodotti noti e familiari a tutti come il caffè e il cacao. Dietro questi prodotti c’è il mondo delle filiere, che noi conosciamo bene perché lavoriamo con i Paesi produttori, ma che il grande pubblico non conosce direttamente”.

La serra, spiegano al MAECI, non è solo uno spazio espositivo: è una metafora dello sviluppo. Un luogo trasparente dove la vita non cresce da sola, ma va curata giorno dopo giorno. Il percorso si chiude nello spazio della FAO, con il MuNe, il Museo e Rete per l’alimentazione e l’agricoltura. “Portano a casa una maggiore conoscenza di ciò che accade nei Paesi del continente africano. Per noi è un grande successo, perché siamo riusciti ad avvicinare popoli ad altri popoli” ha concluso capo ufficio Sicurezza alimentare della Direzione generale per la Cooperazione e lo sviluppo del Maeci.

Carburanti, Conte: da governo schiaffo in faccia a famiglie

Roma, 24 ago. (askanews) – “Quindi, ricapitoliamo. Il governo che ha promesso ai cittadini di tagliare le accise si ritrova da mesi con i prezzi di benzina alle stelle e con il gasolio che oggi supera il record storico del 2022. E continua a fare spallucce, come nei mesi scorsi, lasciando che siano gli italiani a pagare il prezzo della crisi”. Lo afferma in un post sui social il leader M5s Giuseppe Conte.

“Anzi, peggio: decide di prorogare di 24 ore lo sconto irrisorio deciso ad inizio agosto, che non aveva comunque portato il prezzo del carburante sotto i 2 euro. Dunque – spiega -, oltre al danno la beffa: questa proroga è uno schiaffo in faccia a tutte quelle famiglie che hanno tirato la cinghia per godersi qualche giorno di meritato riposo e che adesso si ritrovano incolonnati per rientrare nelle proprie case e ricominciare a lavorare”.”Le associazioni che tutelano i consumatori – dal Codacons all’Unc – non hanno usato mezzi termini con Meloni e hanno lanciato l’allarme: dal 27 agosto, senza ulteriori interventi, il il prezzo continuerà a salire e si stabilizzerà oltre i 2,3Ç al litro”, sottolinea il leader M5s.

“Meloni vuole fare qualcosa oppure è troppo impegnata a organizzare i festeggiamenti per il party di longevità del suo governo?”, conclude Conte.

Il ghiacciaio del Monte Bianco ha perso 15 metri in 6 anni

Milano, 24 ago. (askanews) – Il Monte Bianco è sempre più fragile e i suoi ghiacciai mostrano gli effetti della crisi climatica. Negli ultimi sei anni il ghiacciaio del Miage, in Val Veny, si è abbassato mediamente di 15 metri, mentre il vicino Planpincieux continua a muoversi verso valle con punte fino a due metri al giorno. È quanto emerge dal bilancio della seconda tappa di “Carovana dei ghiacciai 2026” di Legambiente, che dal 20 al 24 agosto ha fatto tappa sul versante italiano del Monte Bianco, in Valle d’Aosta.

Secondo i dati raccolti, il Miage ha perso progressivamente volume in tutto il settore terminale. Nell’area circostante aumentano inoltre le colate detritiche e i crolli, le morene si deformano, alcuni larici vengono giù e si formano nuovi laghi. Il Planpincieux, noto per la sua instabilità e per il potenziale rischio di crolli, ha raggiunto quest’anno nel mese di luglio la velocità massima di due metri al giorno, complici, secondo quanto riferito, le alte temperature.

Il ghiacciaio è sotto costante osservazione dal 2019 da parte della Fondazione Montagna sicura e della Regione autonoma Valle d’Aosta, attraverso un sistema di monitoraggio basato anche su due radar. Negli ultimi otto anni la strada della Val Ferret è stata chiusa più volte per il rischio di distacco della massa glaciale.

“Il massiccio del Monte Bianco è un luogo dove gli effetti dei cambiamenti climatici sono particolarmente evidenti – sottolinea Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia -. Il Planpincieux ci ricorda quanto la montagna sia fragile e quanto, insieme al cambiamento del ghiaccio, stiano cambiando anche le condizioni di sicurezza per le comunità che vivono e frequentano questi territori”.

Per Legambiente, la situazione impone di rafforzare monitoraggi, ricerca scientifica e politiche di prevenzione e adattamento, coinvolgendo maggiormente le comunità locali: “Il rischio è ormai un elemento con cui dobbiamo imparare a convivere quotidianamente, senza limitarci a subirlo”, aggiunge Bonardo.

Dello stesso avviso Valter Maggi, presidente della Fondazione Glaciologica Italiana e professore all’Università di Milano-Bicocca, secondo cui la situazione del Planpincieux offre una testimonianza diretta di come i cambiamenti climatici stiano accelerando il ritiro dei ghiacciai alpini. Il monitoraggio e la gestione del rischio glaciale, sottolinea, sono ormai “una responsabilità concreta verso i territori e le comunità”.

In Valle d’Aosta sono 172 gli apparati glaciali monitorati. “Abbiamo alcune situazioni che meritano un’attenzione particolare”, spiega Jean Pierre Fosson, segretario generale della Fondazione Montagna sicura, sottolineando la necessità di collegare il monitoraggio alle azioni di protezione civile per garantire la massima sicurezza alla popolazione.

Nel corso della tappa, Legambiente, in collaborazione con CIPRA Italia e con la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana, ha organizzato anche un flash mob in quota sul sentiero verso il Rifugio Bertone e un’attività di “Puliamo il Mondo” lungo il sentiero del ghiacciaio del Miage. Una trentina di studenti provenienti da diversi Paesi, partecipanti alle Olimpiadi Internazionali di Scienza della Terra (IESO 2026), hanno preso parte alla cerimonia di tributo ai ghiacciai del Monte Bianco.

“Carovana dei ghiacciai 2026” proseguirà ora il suo viaggio lungo l’arco alpino: dal 24 al 26 agosto in Lombardia, sul ghiacciaio dei Forni; dal 26 al 29 agosto in Friuli-Venezia Giulia, sul ghiacciaio del Montasio; e dal 31 agosto al 3 settembre in Piemonte, sul ghiacciaio di Coolidge-Monviso.

Mps, enti locali domani da Giorgetti: sul tavolo richiesta golden power

Firenze, 24 ago. (askanews) – Vigilia di vertice per il futuro di Banca Monte dei Paschi di Siena. Domani, 25 agosto, una delegazione delle istituzioni toscane incontrerà al ministero dell’Economia e delle finanze il ministro Giancarlo Giorgetti per chiedere al Governo di attivare uno scudo attraverso l’esercizio della Golden Power sulla banca senese. A giugno Intesa Sanpaolo aveva annunciato l’Opas da 30,6 miliardi in accordo con Unipol a cui Rocca Salimbeni ha risposto venerdì con una doppia Ops, su Banco Bpm e Banca Generali. L’incontro, rinviato dal 20 agosto per consentire lo svolgimento del cda di Mps, vedrà la partecipazione del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, della sindaca di Siena Nicoletta Fabio e della presidente della Provincia Agnese Carletti.

Nei documenti inviati al Mef, le istituzioni toscane chiedono al Governo “di valutare l’attivazione di tutti gli strumenti normativi e di salvaguardia istituzionale preposti, a partire dall’eventuale esercizio del Golden Power”, affinché Rocca Salimbeni non venga ridotta a preda finanziaria né smembrata, mantenendo il ruolo di player nazionale in crescita del sistema bancario. Una richiesta che si è rafforzata nelle ultime ore, in particolare dopo le due offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali illustrate dall’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio: il territorio chiederà al Governo di far pesare il proprio ruolo prima di qualsiasi ulteriore passo nell’uscita dal capitale della banca, di cui il Mef detiene ancora una quota del 4,86%.

Alla vigilia dell’incontro, il presidente Eugenio Giani ha anticipato i toni dell’appuntamento: “Ritengo che domani sarà un incontro molto importante perché Giorgetti troverà una posizione ferma e forte da parte del contesto territoriale toscano”. Al centro del confronto, spiega Giani, ci sarà la richiesta di evitare qualsiasi ipotesi di smembramento della banca, “una realtà storica che dal 1472 rappresenta una realtà bancaria di rilievo internazionale”, attraverso “la divisione delle sue filiali o altre operazioni di frammentazione”. Il presidente della Regione ha inoltre sottolineato l’importanza della quota pubblica residua: “Chiederemo con forza che quel 4,86% rimanga allo Stato perché è in grado di orientare i processi verso i nostri obiettivi, che sono i lavoratori del Monte dei Paschi e la sua presenza e forza nella nostra regione”.

Sul fronte politico permangono divisioni. Il Partito democratico ha respinto le accuse di incoerenza mosse da Fratelli d’Italia: la politica, dicono i Dem, non deve scegliere vincitori e vinti nel risiko bancario, pur sostenendo che il Governo debba valutare attentamente le conseguenze delle diverse operazioni su risparmio, occupazione e credito ai territori. I democratici hanno inoltre respinto quella che definiscono una costruzione preventiva di un alibi da parte di Fratelli d’Italia sul futuro del Monte. Posizione critica anche da Futuro Nazionale, che per voce della referente provinciale Michela Guerrini e della consigliera comunale Maria Antonietta Campolo chiede chiarezza sugli assetti proprietari e di governance in caso di aggregazione con Banco Bpm, indicando come non negoziabili la permanenza della sede a Siena, la tutela dell’occupazione e la continuità del sostegno creditizio al territorio. Anche il Movimento 5 Stelle, tramite il coordinatore provinciale Alessandro Fanetti, aveva già chiesto all’esecutivo di valutare l’utilizzo della Golden Power.

Il Consiglio comunale di Siena a giugno ha approvato all’unanimità una richiesta di verifica delle condizioni per l’esercizio dei poteri speciali previsti dalla normativa, istanza già trasmessa dalla sindaca Fabio al Governo e alle autorità di vigilanza. Sempre domani, in agenda, il consiglio di amministrazione straordinario di Banco Bpm, chiamato a un primo esame dell’offerta pubblica di scambio lanciata da Mps, mentre Banca Generali aveva riunito il board già venerdì, a valle del quale aveva comunicato di aver preso atto dell’offerta che “non è stata sollecitata né preventivamente concordata”.

Migranti, card. Zuppi: no a stupide e volgari polarizzazioni

Rimini, 24 ago. (askanews) – “Salvare tutti non significa che entrino tutti, come una certa stupida e volgare polarizzazione, ma salvare tutti e poi trovare i modi, le idee, la regolarizzazione, la legalizzazione, per combattere l’illegalità con la legalità”. Lo ha detto il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, a margine dei lavori del Meeting di Rimini.

“Si tratta di fare un sistema – ha aggiunto – di migliorarlo, di scegliere un sistema che guardi al futuro. Non è soltanto una questione di più figli, più futuro. E’ anche più accoglienza e più futuro. E questo riguarda anche l’Europa. Occorre trovare una risposta che sia dell’Europa, di un’Europa solidale e unita, come deve essere e come nasce”.

Pensioni, Fava (Inps): il terzo pilastro sia gestito da noi

Rimini, 24 ago. (askanews) – “Noi siamo rispettosissimi delle indicazioni del legislatore: ciò che ci dirà il legislatore cercheremo di attuarlo a regola d’arte, come abbiamo sempre fatto”. Lo ha detto Gabriele Fava, presidente dell’Inps, in un punto stampa al Meeting di Rimini, rispondendo a una domanda sulla flessibilità in uscita e sulla proposta della Lega di consentire il pensionamento a 64 anni.

Il presidente dell’istituto ha però rivendicato le proprie proposte: “Ho visto con grande piacere che il ministro del Lavoro ha raccolto favorevolmente la proposta principale che ho formulato, ed è concorde sul fatto che questo terzo pilastro possa essere gestito dall’istituto che presiedo. E’ un’idea ragionevole e di buon senso, perché deve essere sempre a favore dei nostri giovani, dei nostri ragazzi, perché è a loro che stiamo pensando, in coerenza con il Progetto Giovani”.

Zelensky: "Raggiungeremo una pace dignitosa"

Roma, 24 ago. (askanews) – “Crediamo che riusciremo certamente a raggiungere una pace dignitosa per il nostro Stato insieme ai nostri amici e ai nostri partner. Nessuna nazione, in una guerra di questo tipo, sarebbe stata in grado di fare affidamento soltanto sulle proprie armi. Nessuna nazione avrebbe potuto resistere a colpi così potenti senza l’aiuto del mondoà Un popolo non dovrebbe rimanere senza sostegno quando contro di esso viene perpetrata una simile barbarie, una simile guerra”, ha affermato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in occasione della giornata dell’indipendenza ucraina.

“Crediamo nell’Ucraina perché crediamo nella nostra gente, che non la tradirà, nei milioni di persone che possono essere originarie di Vinnycja o Kramatorsk, di Dnipro o Zaporizhzhia, di Odessa o Kharkiv, di Leopoli o Kyiv, di Sebastopoli o della nostra Uzhhorod. Ma sono tutti ugualmente ucraini, ugualmente coraggiosi e ugualmente sognatori nel senso più forte della parola: persone che non si arrendono quando bisogna difendere il proprio sogno e l’Ucraina”, ha sottolineato Zelensky, specificando che il suo popolo non sarà mai “merce di scambio”.

Meeting, Crepaldi: in Italia almeno 200mila casi di Hikikomori, in aumento

Rimini, 24 ago. (askanews) – “La situazione è peggiorata. Il Covid ha aumentato tutti i disturbi di tipo sociale e di conseguenza anche l’hikikomori, cioè il ritiro sociale, purtroppo è aumentato”. Lo ha detto Marco Crepaldi, psicologo e presidente di Hikikomori Italia, in un’intervista ad askanews al Meeting di Rimini. “Non abbiamo ancora dati quantitativi ufficiali, ma come associazione riceviamo decine di richieste d’aiuto ogni settimana da tutta Italia. Abbiamo intercettato tra i 5.000 e i 10.000 nuclei familiari con figli o figlie isolati, e la nostra stima è che ci siano almeno 200mila casi nel nostro Paese”, ha aggiunto, precisando che si tratta di “una stima al ribasso, perché il fenomeno è facile da nascondere, specie per chi non è più in età scolare”.

L’associazione, ha spiegato Crepaldi, “dà aiuto principalmente alle famiglie, creando gruppi di auto mutuo aiuto per i genitori e aiutandoli a capire come ricostruire una relazione con i figli, per spingerli quantomeno a uscire dalla camera da letto”.

Il fenomeno, ha avvertito, “difficilmente si ridurrà nei prossimi anni, anzi è destinato ad aumentare, perché tende a cronicizzarsi: chi rimane ritirato più a lungo fa molta più fatica a uscirne. Dopo cinque o dieci anni di isolamento le possibilità di uscita sono drasticamente più basse, e l’adolescenza resta la fase più critica in cui entrano nuovi casi”. Per questo, ha concluso, “è fondamentale parlare di prevenzione: nei prossimi anni il ritiro sociale diventerà parte quotidiana della nostra vita e della nostra società. Dovremo capire come affrontarlo tutti insieme, costruendo comunità, creando legami sociali e cambiando radicalmente la percezione culturale che abbiamo di questa condizione, perché oggi non disponiamo ancora di molti strumenti per combatterla”.

Vannacci: l’aborto non è un diritto, il matrimonio è l’unico istituto di coppia

Roma, 24 ago. (askanews) – “Oggi sul sito di Futuro Nazionale sarà online la seconda parte della Base Ideologica e Programmatica. Dopo la prima, dedicata a remigrazione ed economia, questa volta mettiamo al centro ciò che decide il futuro di una Nazione: la famiglia, le politiche di riattivazione demografica, la difesa della vita, la sovranità digitale, la cyber sicurezza, il sociale e le scelte di difesa. Il matrimonio rimane l’unico istituto di coppia, perché solo la procreazione ha rilievo pubblico. Difendiamo la vita dal concepimento alla morte naturale, rifiutiamo eutanasia e omicidio del consenziente, garantiamo le cure palliative e vietiamo di far morire di fame e di sete. Come già stabilito dalla legge 194/1978 l’aborto non è un diritto. Vogliamo prevenzione, sostegno concreto a chi sceglie di tenere un figlio e riconoscimento giuridico del concepito. Introduciamo un vero quoziente familiare, esenzioni progressive per chi ha figli, il ‘Reddito di Rinascita’ per le madri e il ‘Mutuo Tricolore’ che azzera gli interessi al terzo figlio e le ‘quote azzurre’ per facilitare i trasferimenti alle famiglie numerose dei dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni. In Europa chiederemo una deroga strutturale al Patto di Stabilità proprio per le spese di riattivazione demografica”. Così il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, presentando, in una nota, la seconda parte del programma del movimento.

“Rifiutiamo l’aumento della spesa militare al 5 % del PIL imposto da NATO e UE, diciamo no al prestito SAFE e agli interventi per “esportare la democrazia”. I dati italiani restano in Italia, con incentivi al Cloud Italia e copertura in fibra dei borghi. Priorità assoluta ai cittadini italiani negli alloggi e nei sostegni, pensione minima a 750 euro, tutela della potestà genitoriale e divieto di social network sotto i 15 anni. In agricoltura gli aiuti vanno al vero agricoltore, non al proprietario di terreni; opposizione netta al Mercosur e un Made in Italy autentico. Questo è il nostro progetto: chiaro, lineare e coerente. Alla faccia di chi, per mesi, ha ripetuto che non avevamo idee o che eravamo solo slogan. Buona lettura”, conclude.

Università, Beccalli: atenei nella trappola delle iscrizioni

Rimini, 24 ago. (askanews) – “La preoccupazione è nel vedere diversi atenei, non solo in Italia ma nel mondo, catturati da quella che è la trappola delle iscrizioni: pur di riempire le aule si abbassano gli standard accademici”. Lo ha detto ad askanews Elena Beccalli, rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, a margine dell’incontro ‘Per una giovane Italia. Idee ed esperienze contro lo scontento dei giovani’ al Meeting di Rimini.

“Lo vediamo in tante situazioni, molto spesso anche perché il valore legale del titolo di studio favorisce forme di formazione di minore qualità – ha spiegato la rettrice -. Noi come Università Cattolica e sistema delle università tradizionali abbiamo la responsabilità di non cadere in questa trappola, di non accedere alle logiche di mercato e invece di continuare a coltivare la nostra identità”.

Quell’identità, ha aggiunto Beccalli, “è l’asset importante che abbiamo a disposizione, perché il nostro sguardo sull’educazione è differente e altre istituzioni non possono replicarlo: poggia sulla relazione tra docente e studente, sulla relazione tra studenti, sulla creazione di una comunità. Una comunità che fa cambiare il paradigma da una sola trasmissione del sapere a forme di esperienza del sapere”.

Sul fronte delle risorse, la rettrice ha sottolineato che serve destinarne di più “a beneficio del sistema scolastico universitario, proprio per attivare delle politiche a favore dei giovani, che io credo siano la leva più efficace per favorire il recupero di competitività di cui abbiamo bisogno”.

I trucchi contro il caldo in Sudcorea: blocchi di ghiaccio per strada

Jeonju (Corea del Sud), 22 ago. (askanews) – Estate bollente anche in Corea del Sud. L’agosto 2026 ha fatto registrare anche qui un’ondata di calore senza precedenti con la città meridionale di Yangsan che ha raggiunto la temperatura record di 42,5 gradi centigradi, la più alta mai registrata nel Paese dal 1904.

I coreani sembrano però ben attrezzati e all’avanguardia per rispondere all’afa. Nelle immagini, le strade di Jeonju, a circa due ore di treno da Seoul, noto soprattutto per il suo villaggio tradizionale di case hanok; qui, come in molte altre località della Sudcorea, si possono trovare nebulizzatori per strada dove trovare refrigerio, le persone girano con ombrellini anti raggi UV per coprirsi dal sole e abbassare la temperatura corporea e sono stati persino messi dei grandi blocchi di ghiaccio lungo le vie principali dove potersi rinfrescare mentre si passeggia. In vendita nella maggior parte dei negozi salviette che danno un effetto “ice”, collari ghiacciati e spruzzini.

Il presidente Lee Jae-myung ha dichiarato lo stato di calamità nazionale a causa del caldo estremo, oltre 20 persone sono morte e oltre duemila hanno sofferto di problemi di salute legati al caldo. Di continuo arrivano durante il giorno alert via sms da parte del Ministero dell’Interno e della

Sicurezza che invitano residenti e turisti a prestare attenzione con le temperature elevate, soprattutto se si praticano attività all’aperto.

Il mondo della Formula 1 sbarca su Topolino, arriva Kimi Paperelli

Milano, 24 ago. (askanews) – Il mondo della Formula 1 sbarca su Topolino: in occasione del Gran Premio d’Italia 2026, sul fumetto debutta Kimi Paperelli, versione “paperizzata” del campione automobilistico Andrea Kimi Antonelli, pilota ufficiale del Mercedes-Amg Petronas F1.

La collaborazione tra Disney e Formula 1 parte con “Accendete i motori!”, uno speciale volume da collezione – disponibile solo con Topolino 3692 da mercoledì 26 agosto in edicola, fumetteria e su Panini.it – che presenta un’inedita serie in 5 episodi ambientata nel mondo della Formula 1®. I lettori potranno scoprire una avventura alle prese con un mistero che li porterà a viaggiare per i circuiti dei 5 continenti. Si prosegue su Topolino 3693 – in edicola, fumetteria e su Panini.it da mercoledì 2 settembre con Kimi Paperelli, protagonista assoluto di quattro storie, brevi gag scritte da Giovanni Barbieri e Stefano Petruccelli, per i disegni di Alessandro Perina, e della cover realizzata sempre da Alessandro Perina.

“Topolino è stata la rivista della mia infanzia e sono felice di ritrovarmi oggi sulle sue pagine. Se vivessi davvero a Paperopoli andrei con Paperino sulla sua mitica 313, perché è una macchina che mi piace molto: è sportiva, ha un carattere tutto suo… e poi adoro Paperino, mi sta troppo simpatico!”, ha commentato Kimi Antonelli.

All’interno del numero 3693, il mondo delle corse fa da sfondo anche a tre storie autoconclusive sceneggiate da Alessandro Ferrari per i disegni di Marco Mazzarello che reinterpretano in perfetto stile Disney il dietro le quinte della Formula 1.

“Per inserire elementi realistici senza rendere le storie troppo tecniche per i lettori più giovani, abbiamo scelto di concentrarci sui ruoli interpretati di volta in volta da Paperino: meccanico ai box, ingegnere di pista, fan, ingegnere aerodinamico. Partendo dai suoi mestieri, il mondo delle corse diventa più accessibile: Paperino impara un nuovo ruolo e noi impariamo insieme a lui”, ha raccontato lo sceneggiatore Alessandro Ferrari. “La sfida più interessante nel far dialogare il mondo della Formula 1 con quello di Topolino è stata trovare un punto d’incontro che permettesse a entrambi gli universi di rimanere fedeli alla propria identità, valorizzando sia l’energia e la precisione delle corse sia la fantasia e l’espressività Disney”, ha aggiunto il disegnatore Marco Mazzarello.

Con Topolino 3693 e 3694 anche il modellino in scala della monoposto ufficiale di Formula 1, nata dalla collaborazione tra Formula 1 e Disney e una statuina di Topolino nel ruolo di Team Manager.

Sisma, Castelli: 4,3 miliardi in tre anni per la ricostruzione

Rimini, 24 ago. (askanews) – “In questi tre anni complicati lo Stato italiano ha messo a disposizione solo per la ricostruzione pubblica qualcosa come 4 miliardi e 300 milioni di euro”. Lo ha detto Guido Castelli, commissario straordinario per la ricostruzione post sisma, al Meeting di Rimini, sottolineando che “il governo non ha mai mancato di dare attenzione e risorse alla ricostruzione 2016”.

Insediatosi nel gennaio 2023, Castelli ha ricordato il decreto ricostruzione varato due mesi dopo, che “non solo introdusse semplificazioni importanti anche di tipo urbanistico, ma fece una cosa molto intelligente: consentì la formazione delle classi scolastiche in deroga in tutti i comuni del cratere che, diversamente, mentre stavano costruendo le scuole rischiavano di perdere l’istituzione”. Poi la stabilizzazione del personale degli uffici speciali della ricostruzione: “La ricostruzione si fa grazie a loro e grazie ai comuni”.

In Ucraina riunione dei "volenterosi" nell’anniversario dell’indipendenza

Roma, 24 ago. (askanews) – L’Ucraina ospita oggi una riunione dei suoi principali sostenitori europei, ai quali chiede sistemi di difesa antiaerea di cui ha una grave carenza e una maggiore pressione su Mosca, in un momento in cui gli attacchi russi non hanno mai provocato così tante vittime civili.

L’incontro degli stati membri della cosiddetta “Coalizione dei Volenterosi”, organizzato nel giorno del 35esimo anniversario della proclamazione dell’indipendenza dell’Ucraina (il 24 agosto 199), sarà co-presieduto da Regno Unito, Francia e Germania. È atteso anche il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa.

Diversi altri leader dovrebbero partecipare da remoto a queste discussioni, che si svolgono sullo sfondo di una nuova intensificazione della guerra, esattamente quattro anni e mezzo dopo il suo inizio, il 24 febbraio 2022.

Secondo quanto riportato dai media, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato ieri che, insieme ai partner degli Stati Uniti e dell’Europa, è stato elaborato un piano per porre fine alla guerra, che prevede “un cessate il fuoco, una zona economica libera e il ritiro delle truppe”.

Lo ha annunciato durante un incontro con i giornalisti, come riferito da un corrispondente di Ukrinform. “Si tratta di idee condivise dagli americani e dagli europei, frutto dei colloqui conclusi tra gli americani, noi e i russi”, ha dichiarato.

Terremoto in Centro Italia, Zuppi ad Arquata: non promesse ma lavoro per ricostruire

Milano, 24 ago. (askanews) – “Non promesse, ma lavoro” davanti alle difficoltà ancora aperte della ricostruzione. È il richiamo del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, nell’omelia per il decimo anniversario del sisma che il 24 agosto 2016 colpì il Centro Italia. La Messa è stata celebrata questa mattina, alle 11, nell’area Sae di Pescara del Tronto, ad Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno.

Nella parte conclusiva dell’omelia Zuppi richiama le responsabilità legate ai ritardi e alle conseguenze sociali di una ricostruzione ancora da completare. Rinascere. Non promesse, ma lavoro, di tutti, ciascuno nelle proprie funzioni e responsabilità tutte importanti, con la forza di quella solidarietà che tanto ha consolato in quei giorni terribili, chiamando le difficoltà con il proprio nome, perché solo così si possono risolvere e trasformarle in nuova capacità ed efficacia con la resistenza di cui siete stati capaci. Sappiamo che non sono senza conseguenze il tempo perduto e le risposte non date. Quanti anziani speravano di vedere di nuovo quello che il terremoto aveva distrutto e hanno sperimentato l’amarezza di chiudere gli occhi lontano dalle proprie case? Quanti non hanno la forza per aspettare e sono andati altrove? Ecco perché rinascere. L’amore accende nei cuori quella luce alla fine del tunnel che sembra non arrivare mai. Anche questa celebrazione ci aiuta a tessere di nuovo la comunità e l’unità tra di noi, perché ricostruire non è solo una questione di edifici ma soprattutto di relazioni, comunità, fiducia, solidarietà. La rinascita non nasce soltanto dai cantieri, ma soprattutto dalle persone, dalle relazioni e dalla speranza condivisa. Ci aiuta il Signore che affronta il terremoto terribile del Venerdì Santo, fallimento di tutto, ma sapendo che il tempio del suo corpo sarà ricostruito. Il Signore accenda i nostri cuori di rinnovata speranza e di senso di responsabilità, di attenzione per tutti, a iniziare dai più deboli. La roccia sicura del suo amore ci fa affrontare quello che manca, perché ora sappiamo che lo Spirito, l’amore di Dio che diventa nostro, ci trasforma, ci dona forza, capacità, forza per fare nascere di nuovo quello che sembra perduto. Dio vi benedica e vi doni di rinascere. Come è scritto sull’architrave della porta di Santa Maria in Pantano ci affidiamo a Maria: ‘Sub tuum praesídium confúgimus, sancta Dei Génetrix’, ‘Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio'”.

Sisma in Centro Italia, Meloni: rendiamo omaggio alla memoria delle 299 vittime

Roma, 24 ago. (askanews) – “Non dimenticheremo mai la notte del 24 agosto 2016. Alle 3.36 la prima, terribile, scossa della drammatica sequenza sismica che per mesi ha sconvolto il Centro Italia, distruggendo interi borghi e colpendo un pezzo vastissimo del nostro territorio nazionale”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sui social.

“Oggi rendiamo omaggio alla memoria delle 299 vittime del terremoto e torniamo a stringerci ai loro cari, in questa giornata di ricordo e commemorazione”, aggiunge la premier.

Sisma in Centro Italia, Ingv: dopo 10 anni oltre 150mila terremoti

Milano, 24 ago. (askanews) – Dieci anni dopo il terremoto del 24 agosto 2016, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) ricorda le 299 vittime e una delle sequenze sismiche più complesse, estese e distruttive della storia recente dell’Appennino centrale. Nell’area, secondo l’Ingv, sono stati localizzati oltre 150.000 terremoti nell’ultimo decennio. Per l’anniversario l’Istituto ha inoltre raccolto in un unico spazio online dati, studi, testimonianze e materiali dedicati agli eventi del 2016-2017.

La sequenza ebbe inizio nella notte del 24 agosto con una scossa di magnitudo 6.0 che colpì i comuni di Accumoli, in provincia di Rieti, e Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno. Nelle prime ore l’Ingv mobilitò le proprie strutture tecniche, scientifiche e operative, intensificando le reti di monitoraggio e avviando le attività per rilevare gli effetti geologici in superficie, censire l’impatto su abitazioni e infrastrutture, individuare eventuali fenomeni di amplificazione locale e fornire supporto ai cittadini.

“In questa significativa giornata il primo pensiero va alle 299 vittime, alle loro famiglie e alle comunità di Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e degli altri territori dell’Appennino centrale colpiti da quella lunga sequenza sismica”, dichiara il presidente dell’Ingv Fabio Florindo. “Per l’Ingv questo anniversario è anche l’occasione per ricordare il grande impegno del personale dell’Istituto che, fin dalle prime ore e poi per molti mesi, ha lavorato giorno e notte nel monitoraggio della sequenza, nell’analisi dei dati e nel supporto al sistema di Protezione Civile”.

“In questi dieci anni molto è cambiato. Conosciamo meglio la pericolosità sismica del nostro territorio, le reti di monitoraggio sono state ulteriormente sviluppate e possiamo contare su un sistema di sorveglianza attivo 24 ore su 24. Ma una maggiore capacità di osservare e comprendere i terremoti non significa essere al riparo dalle loro conseguenze. Non possiamo sapere quando e dove avverrà il prossimo forte terremoto. Sappiamo però che l’Italia continuerà ad avere terremoti importanti. Il punto, quindi, è utilizzare il tempo che abbiamo per ridurre la vulnerabilità degli edifici e delle infrastrutture e per far crescere la consapevolezza dei cittadini. La conoscenza scientifica e il monitoraggio hanno fatto grandi passi avanti. La responsabilità che abbiamo oggi è fare in modo che questa conoscenza contribuisca sempre di più alle scelte di prevenzione. Credo che, a dieci anni dal terremoto del 2016, questo sia anche un modo concreto per ricordare ciò che è accaduto e le persone che quella notte hanno perso la vita”, aggiunge Florindo.

Il direttore del Dipartimento Terremoti dell’Ingv, Salvatore Stramondo, ricorda le capacità di monitoraggio e analisi già disponibili nel 2016. “Il sisma di Amatrice ha mostrato come, già nel 2016, l’Ingv fosse un Ente scientificamente e tecnicamente maturo, in grado di acquisire, con le proprie reti sismica e geodetica, dati di qualità senza precedenti; capace di utilizzare le tecnologie più avanzate, come quelle satellitari, in maniera sistematica per la migliore comprensione dei fenomeni in atto e come dato di input per i modelli numerici e analogici; in grado di assicurare la continuità operativa dei servizi di sorveglianza sismica anche in presenza di una sismicità che, nei primi giorni dopo il 24 agosto, è stata di svariate centinaia di eventi quotidiani”.

“La nostra comunità scientifica non ha mai smesso di studiare i meccanismi all’origine di un sisma e l’evoluzione della sismicità nell’area e in Italia Centrale, lavorando senza sosta per accrescere la conoscenza di quanto accaduto e porla al servizio della sicurezza pubblica. I rapporti tecnici e di sintesi prodotti dai Gruppi Operativi dell’Istituto hanno gettato le basi per la letteratura scientifica successiva. La ricerca scientifica sul terremoto di Amatrice e sull’intera sequenza sismica del Centro Italia del 2016 è vastissima e tutt’oggi continua a produrre studi sulle maggiori riviste peer-review internazionali”, aggiunge Stramondo.

Il direttore richiama anche il tema della ricostruzione, ancora in corso nei territori interessati. “La memoria di Amatrice e il pensiero alle vittime ci impone di non abbassare mai la guardia. Ancora oggi i territori colpiti affrontano un delicato e lungo percorso di ricostruzione. Da parte nostra l’impegno rimane invariato nel fare ricerca scientifica d’eccellenza che, tradotta opportunamente, consenta sempre più di costruire case, scuole e infrastrutture fatte per resistere”, conclude Stramondo.

Per il decennale l’Ingv ha predisposto una pagina dedicata alla “Sequenza sismica in Italia centrale”, destinata a raccogliere e aggiornare i materiali prodotti sugli eventi del 2016-2017. Tra le risorse disponibili figura la story map “I forti terremoti in Italia centrale nel 2016-2017”, con mappe, contenuti multimediali e diversi percorsi per ricostruire la sequenza e le attività svolte dall’Istituto.

L’iniziativa “Custodi di Memoria” invita invece chi visse direttamente quei terremoti a lasciare una testimonianza per contribuire alla costruzione della prima mappa dei ricordi dei terremoti d’Italia. Lo spazio comprende inoltre una sezione con articoli scientifici e divulgativi pubblicati negli anni da ricercatrici e ricercatori dell’Ingv, timeline, animazioni della sequenza sismica, fotogallery e videoteca.

Sisma del 2016, Mattarella: il risanamento va ultimato presto

Roma, 24 ago. (askanews) – “I volontari accorsi da tutta Italia, il loro prezioso e generoso operato, insieme alla prontezza degli interventi delle Autorità di primo soccorso sono stati veicolo di aiuti e assistenza, portando anche un segnale di speranza e di ripartenza con cui si è dato inizio a un processo di ricostruzione. Così come in occasione delle altre catastrofi naturali che si sono registrate nel nostro Territorio, lo spirito di solidarietà che unisce il popolo italiano si è rivelato un efficace strumento di resilienza e contenimento dinanzi a calamità di così ampia portata e violenza. Il risanamento è un percorso, non privo di complessità, che richiede l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile ed è un richiamo alla responsabilità collettiva di ripristinare quella normalità che è stata spezzata nei territori colpiti da questa tragedia. In questo giorno di memoria, mi unisco al dolore di coloro che hanno subito la perdita di familiari ed esprimo la mia vicinanza ai feriti e a quanti si sono ritrovati improvvisamente in condizioni di grande difficoltà”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del decimo anniversario del terremoto che ha colpito il Centro Italia.

Stop ai radicalismi: il centro, per questo, è profezia costruttiva

Il centro non è il rifugio dei codardi

Ho letto con attenzione alcune riflessioni circolate in questi giorni a proposito della visita di Papa Leone al Meeting, e devo dire che c’è un equivoco di fondo che mi preoccupa. Chi le ha scritte teme che quella visita possa risvegliare nostalgie per un “centro cattolico” che, nelle sue parole, sa di moderatismo sterile, di mediazione tiepida tra opposti estremismi. Un centro inteso come posizione comoda, un rifugio dorato che ci permette di non sporcarci le mani con le vere periferie esistenziali.

Ma mi permetta di dissentire: il “centro” della migliore tradizione democristiana italiana – quella di De Gasperi, Moro, Dossetti, La Pira – non è mai stato questo. Non era moderatismo acquiescente quello di chi ricostruiva l’Italia dalle macerie del dopoguerra, non era fuga dalle responsabilità quella di chi scriveva la Costituzione repubblicana. Era, piuttosto, il coraggio della sintesi creativa: il luogo dove il Vangelo si faceva storia senza rinunciare alla sua radicalità.

 

Gesù: centro o provocatore?

Quando afferma che “Gesù Cristo era tutto fuorché centro e mediazione”, confonde la provocazione profetica con l’assenza di centro. È vero, Gesù ha sconvolto le certezze del suo tempo, ha ribaltato le gerarchie, ha scandalizzato i benpensanti. Ma ha anche fondato una Chiesa, ha dato comandamenti nuovi, ha istituito sacramenti. Ha creato un centro diverso, certo: non quello del potere del Tempio o di Roma, ma un centro che rimetteva gli ultimi, i poveri, i peccatori al cuore della storia.

La profezia biblica non è mai stata evasione dal mondo. I profeti parlavano ai re, costruivano comunità, indicavano percorsi concreti. Elia sul monte Carmelo è stato profetico e travolgente, ma dopo è dovuto scendere e continuare il suo ministero nella storia quotidiana. La vera profezia non fugge: trasforma.

 

Quale profezia stiamo cercando?

Lei invoca una “profezia rara”, e su questo siamo d’accordo. Ma mi spieghi: a quale profezia si riferisce esattamente?

Se parla della profezia di denuncia, quella esiste già, e spesso rischia di diventare sterile critica senza proposta costruttiva. Se pensa alla profezia delle periferie, Papa Francesco l’ha incarnata magnificamente, ma non per questo ha rinunciato a costruire ponti, dialoghi, mediazioni difficili. Se allude a una profezia radicale contro il capitalismo, allora perché non uscire completamente dalle strutture e vivere in comunità alternative?

La verità è che la vera profezia è quella che trasforma la storia, non quella che la abbandona. Tonino Bello diceva: “La profezia non è prevedere il futuro, ma costruire il futuro”. E il futuro si costruisce stando nel “centro” delle responsabilità, non solo dalle “periferie” della denuncia.

 

I corpi intermedi: salvezza o malattia?

Qui tocchiamo il nervo scoperto del nostro dissenso. Lei vede nei corpi intermedi, nella democrazia cristiana, nell’impegno costruttivo nelle istituzioni un “virus del centro” destinato a “non far primavera”.

Noi, al contrario, vediamo in quei corpi intermedi l’antivirus di una democrazia malata che, senza di essi, cade inevitabilmente nel populismo o nel tecnocratismo. La sussidiarietà, le formazioni sociali tra l’individuo e lo Stato, il tessuto associativo: sono il cuore pulsante della dottrina sociale della Chiesa, non un accidente storico da superare.

In una società sempre più frammentata e individualista, dove lo Stato diventa distante e il mercato predatorio, rinunciare al “centro” come luogo di coesione sociale significa consegnare il campo alle forze della disgregazione.

 

Una Chiesa cambiata, ma non arresa

È vero, la Chiesa è cambiata, l’Italia è “post-cattolica”, la società è multiculturale. Proprio per questo, però, serve un nuovo umanesimo cristiano che sappia essere sale della terra senza pretese egemoniche, che sappia proporre senza imporre.

Il Meeting di Rimini nasce da questa intuizione geniale: la fede che si confronta con la cultura, con la politica, con l’economia, senza paura di sporcarsi le mani. Papa Leone che viene al Meeting non è nostalgia del passato, ma audacia del presente: è la fede che dialoga, che propone, che costruisce ponti dove altri vedono solo muri.

 

Dalle parti delle vittime, costruendo alternative

La sua dicotomia è falsa: o profezia radicale dalle parti delle vittime, o irrilevanza.

Noi crediamo fermamente che si possa stare dalle parti delle vittime costruendo alternative concrete. Le cooperative sociali, l’economia civile, il terzo settore, le comunità di accoglienza: sono tutte esperienze che nascono dall’intuizione democristiana della sussidiarietà e che oggi sono più attuali che mai.

Migranti, ambiente, lavoro, critica al capitalismo: sono tutti temi su cui i cattolici democratici sono stati pionieri, non seguaci. Basti pensare a come la DC ha introdotto in Italia i diritti dei lavoratori, il welfare, la protezione sociale. Non erano forse profezia incarnata nella storia?

 

La profezia della responsabilità

In conclusione, la profezia che cerchiamo non è quella che fugge dal centro, ma quella che lo trasforma. Non è quella che denuncia e basta, ma quella che costruisce alternative credibili. Non è quella che si ritira nelle periferie per purezza, ma quella che dalle periferie sa irradiare luce al centro.

De Gasperi ricostruiva l’Italia mentre difendeva i poveri. Moro tendeva la mano mentre non dimenticava gli ultimi. Dossetti scriveva la Costituzione mentre pregava.

Questa è la profezia rara che cerchiamo: quella che non ha paura del “centro” perché sa che il Vangelo è abbastanza radicale da trasformarlo, abbastanza forte da abitarlo, abbastanza profetico da redimerlo.

Grazie Papa Leone. La profezia la stiamo cercando: non nelle fughe dal mondo, ma nella trasfigurazione del mondo.

Conte, il funambolo tra populismo e trasformismo

«Capaci di tutto»

C’è una vecchia battuta di Carlo Donat-Cattin pronunciata contro qualcuno dei suoi innumerevoli avversari politici – dentro e fuori il suo partito, la Dc – che conserva una straordinaria attualità e modernità. Diceva Donat-Cattin in quella occasione: “quelli sono capaci, capacissimi, capaci di tutto”. Ecco, si tratta di una battuta particolarmente calzante per il capo del partito populista per eccellenza. Il partito di Giuseppe Conte, i 5 stelle.

Ma quando il populismo, che rappresenta la principale insidia per conservare e rafforzare la qualità della nostra democrazia, si coniuga con il trasformismo l’antico monito di Donat-Cattin si ripropone in tutta la sua efficacia e trasparenza. E questo per la semplice ragione che il trasformismo di matrice populista non risponde a nessun criterio, è esterno a qualsiasi cultura politica, è del tutto alternativo a tutto ciò che risponde ad una impostazione etica della politica e in ultimo, ma non per ordine di importanza, è estraneo a qualsiasi coerenza programmatica. Appunto, chi interpreta quella deriva “è capace, capacissimo, capace di tutto”.

Tutto e il contrario di tutto

È appena sufficiente prendere atto del percorso politico concreto del capo dei 5 stelle per rendersi conto che la coerenza politica, da quelle parti, è un optional. Si governa con la Lega, dopo pochi gironi si governa con la sua alternativa, cioè il Pd; un giorno si ha una cultura cattolica democratica e il giorno successivo si è paladini del giustizialismo manettaro e a difesa di tutto coloro che sostengono quelle tesi; si predica la giustizia sociale da un lato e, dall’altro, si pratica l’assistenzialismo più spietato; si può essere occidentali ed europeisti e, al contempo, anche filo russi e filo cinesi. In gergo, si può tutto e il contrario di tutto.

 

Lincompatibilità con una cultura di governo

Ora, chi ha una cultura di governo, chi è sinceramente riformista, chi cerca di essere fedele ai principi e ai valori costituzionali, chi ha una coerenza con la tradizionale politica estera del nostro paese, chi respinge la deriva della radicalizzazione del conflitto politico e della polarizzazione ideologica, chi è estraneo al populismo e chi, in ultima analisi, è alternativo al trasformismo, non può stringere alleanze con il partito di Conte.

Chi lo fa è semplicemente complice di quelle derive o ne condivide lo spirito di fondo.

 

Populismo e trasformismo, due pericoli per la democrazia

Per queste ragioni, semplici ma oggettive, e al di là delle stesse appartenenze di partito, forse è anche arrivato il momento per dire apertamente che due tra i peggiori, e drammatici, pericoli che sfregiano la nostra democrazia, ridicolizzano la cultura di governo, indeboliscono le istituzioni democratiche e riducono la stessa classe dirigente ad una sorta di macchietta permanente ed itinerante, sono proprio rappresentati dal trasformismo da un lato e dal populismo dall’altro. Due derive che il capo dei 5 stelle interpreta, incarna e rappresenta in modo quasi perfetto se non addirittura scientifico.

Sarebbe questa la prospettiva democratica, riformista, liberale e costituzionale di cui si vagheggia da tempo da quelle parti? Probabilmente chi arriva da un’altra cultura politica, da un’altra tradizione democratica e costituzionale e, soprattutto, da un pensiero che è semplicemente alternativo al trasformismo e al populismo, dovrebbe, adesso, battere un colpo. Per conservare e rafforzare la qualità della democrazia, innanzitutto, come ci hanno insegnato i nostri grandi maestri del passato del cattolicesimo politico italiano.

Il campo largo, Mentana e la legge di Barnum

Mentana, un nuovo fustigatore

In una recente intervista Mentana ha scatenato un pandemonio. Dalle parti del campo largo, non del baseball, ha fatto un “fuori campo” che i gonzi che tifano per quel versante lo hanno inteso come un tradimento. Non lo hanno applaudito ma inveito contro. C’è chi gli dà del venduto alla Meloni e chi lo accusa di prepararsi già una rampa di lancio per un altro futuro.

È il solito fariseismo di chi tifa in quell’area politica e che non ammette critiche di sorta neanche davanti alla evidenza dei fatti. Mentana certamente in questa circostanza non ha mentito, piuttosto si è fatto mentore di un pensiero che dovrebbe riguardare tutti i Partiti di quella sponda e che ancora con grave ritardo fanno finta di niente.

 

Un prima, un dopo ed un tormentato durante

Il Direttore de La7 si è permesso di dire una banalità, ma denunciarla è diventata materia di scandalo. C’è un prima è un dopo in tutte le cose, una consecutio temporum che non può essere ribaltata. Chiunque decida di fare un percorso insieme ad un altro lo fa in vista di un obiettivo che nel nostro caso non può essere primariamente quello di mandare la Meloni a casa e poi si vedrà. Il traguardo vero da tagliare è un programma in cui tutti i partecipi di una cordata si riconoscono.

Sarà la definizione di punti in materia di politica estera, fiscale, di welfare, immigrazione, sanitaria etc a dire chi ci sta e chi non ci sta. Nel campo largo l’attenzione appare invece tutta spostata sul an e il quomodo delle primarie e chi debba fare il leader e chi dovrà servire da gregario.

 

Un programma vo cercando…

Se ben si comprende, Mentana ha spudoratamente sottolineato che non c’è ancora adesso uno straccio di intesa in comune, a Sinistra, tra quelli che ambiscono a vincere le elezioni e che il programma non è la facoltativa pochette che arricchisce il vestito ma è il vestito stesso senza il quale si è nudi. Forse reclama almeno un minimo di specchietto per le allodole in mancanza d’altro.

 

La maldestra calamita del populismo

In un interessante libro a titolo “Silvio ci manchi?” Patrick Fasciolo, esperto di comunicazione, ci dice un paio di cose che potrebbero servire. La legge di Barnum, spesso richiamata in commercio, è quella per cui se, affacciandosi ad una finestra, si vedono 100 persone e di queste solo meno di una decina sono intelligenti, allora si dovrà lavorare e sarà più agevole convincere solo quelli più malleabili ad essere dalla propria parte.

È a queste persone che Pd ed altri della brigata vogliono rivolgersi loro senza un minimo di impegno per sollecitarne una capacità critica e di crescita di pensiero? Voglio dunque a monte rinunciare a conquistare il consenso di un cittadino più avveduto e di maggiore qualità?

 

Il successo in mano ad una cabala fonetica grammaticale

Fra le tante riflessioni Fasciolo osserva poi come nel successo possa singolarmente contare anche l’ampiezza del proprio cognome per far presa sull’elettorato. Faciliterebbe, insomma, un cognome che abbia sillabe di un certo numero sufficienti ad occupare uno “spazio” nell’immaginario della società civile.

Se questo fosse, Moro e Craxi sono delle eccezioni illustri. Nella Prima Repubblica Martinazzoli e Zaccagnini sono andati forte e poi dopo Berlusconi è andato alla grande. Oggi si assegna appena la sufficienza, su un fronte, per la Meloni, Salvini e Taiani. Sul versante opposto pagano tutti dazio agli avversari politici e dovrebbero assai preoccuparsi la Schlein, Conte e Renzi mentre Fratoianni potrebbe frusciarsi di cavarsela alla grande. Mattarella non teme rivali.

Mentana ha tirato responsabilmente un sasso nello stagno in attesa che, come Venere dal mare, emerga un programma che non sia solo l’ossessione del campo largo a voler cantar vittoria, nutrendo la speranza che il patto da proporre agli italiani non prenderà, dopo un faticoso parto, troppa acqua e non verrà fuori, anche per necessità, allora tragicamente troppo striminzito.

Torre Pellice, il Sinodo valdese e metodista

Forse nessuno è riuscito a cogliere l’intima tensione della democrazia, la sua essenza tragica come l’impolitico Jacques Derrida: da un lato il calcolo della maggioranza (o della minoranza più numerosa), dall’altro il rispetto per il particolare.

Dove “il particolare”, nel ragionamento che propongo, sono le chiese metodiste e valdesi, riunite fino a mercoledì prossimo nel loro Sinodo, a Torre Pellice (Torino). Anche lì, ovviamente, vi sono sia la logica dei numeri sia l’eguale rispetto per ciascuna/o. Si tratta infatti, come è noto, di una sorta di parlamentino, con i deputati e le deputate che rappresentano quel piccolo mondo di fede, di pratiche e di cultura. E quest’anno, ad esempio, dalla nuova “Tavola” emergerà colui o colei che succederà alla diacona Alessandra Trotta come Moderatore/a.

E, per dirne un’altra, a proposito degli equilibri e delle dinamiche interne, vi sono sia i valdesi delle storiche Valli del Piemonte, sia quelli della diaspora e dell’evangelizzazione del resto d’Italia. Oltre, naturalmente, alle comunità metodiste, delle quali proprio Trotta è espressione.

Lo scambio con Paolo Ricca

Proprio con l’occasione mi sento, da persona vicina alla sensibilità protestante e valdo-metodista, di pubblicare parte di uno scambio epistolare con il compianto teologo, storico e pastore valdese Paolo Ricca.

Gli scrivevo (era il maggio 2021): «quasi casualmente mi sono trovato a leggere su internet un riferimento alla Sua proposta di un Concilio davvero ecumenico, di un Concilio di tutta la cristianità. Spero che ciò susciti e alimenti idee e discussioni.

Intanto, fra me e me, rifletto spesso su un fatto. Io stesso, che pure ho una consuetudine pluridecennale con il mondo evangelico, ho appreso dell’espressione diversità riconciliata dalla risonanza mediatica delle parole di papa Bergoglio. Però, ad esempio, nella sezione da Lei curata di Storia del cristianesimo. L’età contemporanea, a pagina 119, è scritto: “I tre accordi menzionati (Leuenberg, Meissen, Porvoo) configurano tre forme diverse di comunione ecclesiale che non si contraddicono, al contrario si completano e, insieme, compongono quella unità nella diversità (unità del corpo, diversità delle membra, secondo il paradigma biblico di 1 Cor. 12, 12-31) o diversità riconciliata, che è il modello protestante dell’unità cristiana”».

La «diversità riconciliata»

Ed egli: «La “diversità riconciliata” è la proposta luterana avanzata dall’Assemblea Mondiale della Federazione Luterana a Curitiba (se ben ricordo), in Brasile nel 1990. Non è dunque una invenzione mia né, tanto meno, del Papa, né dei vescovi cattolici del Congo ai quali il Papa l’attribuisce nella sua “Lettera Apostolica” Evangelii gaudium. Mi sembra che rispecchi perfettamente l’unità cristiana non solo prefigurata, ma concretamente vissuta e praticata dalle chiese cristiane del 1° secolo. Quindi è  una formula, diciamo così, canonica e, attualmente, mi sembra l’unica in grado di consentire, se accolta, l’attuazione del sospirato, ma difficilmente realizzabile, almeno per ora, Concilio di tutte le Chiese cristiane del mondo.

Sarebbe anche un ritorno all’unità vissuta e praticata dalla Chiesa cristiana dei primi secoli che manifestava la sua unità proprio nei concili – anche se convocati dall’imperatore.  Oggi dovrebbe essere convocato dal Consiglio Ecumenico di cui faccia parte anche la Chiesa di Roma, oppure dalle due istituzioni in base ad un accordo ad hoc. Ma, al momento attuale, sono più che altro sogni».

Non lasciarsi sopraffare dai numeri

Ecco, proviamo da subito a non farci sopraffare dalla logica dei numeri, neppure nella nostra quotidianità.

Chiesa e massoneria, il dialogo impossibile che torna a bussare

di Roberto Galullo

Linconciliabilità ribadita dalla Chiesa

La massoneria non perde occasione per alimentare le speranze di un dialogo con la Chiesa. I funerali vietati nel bel mezzo dell’estate a due fratelli affiliati al Grande Oriente d’Italia (Goi), hanno riacceso chat, social e canali rigorosamente anonimi della libera muratoria, che trasudano messaggi di stupore di fronte alla rinnovata inconciliabilità assoluta tra fede cattolica e giuramento massonico.

Antonio Seminario, per ora Gran Maestro del Goi, il 9 agosto ha affidato al Secolo XIX pensieri in libertà che si concludono con una domanda degna di Gigi Marzullo: «Quando difendiamo le nostre appartenenze, siamo ancora noi a possederle, oppure sono le nostre appartenenze a possedere noi?».

È un esercizio retorico ricordare che Carol Wojtyla approvò la “Declaratio de associationibus massonicis” emanata dalla Congregazione Vaticana per la dottrina della fede il 26 novembre 1983, presieduta dall’allora prefetto cardinale Joseph Ratzinger, diventato poi Papa Benedetto XVI.

La terza enciclica di Papa Francesco del 3 marzo 2020 – “Fratelli Tutti – Sulla fraternità e l’amicizia sociale”, il cui titoletto della sottosezione tra i paragrafi 102 e 103 era il motto della Rivoluzione francese massonica del 1789 “libertà, uguaglianza, fraternità”, venne letta come una subliminale apertura al dialogo da parte della massoneria. Il Goi, morto il Papa argentino, lo ricorderà come «l’Uomo aperto alle domande» (qualunque cosa voglia dire).

Ebbene, quando esplose una grana nelle Filippine, che assiste ad un continuo aumento dei fedeli iscritti alla massoneria, Papa Francesco intervenne senza indugio. La risposta del Dicastero per la Dottrina della Fede, approvata dal Papa il 13 novembre 2023 e firmata dal prefetto Victor Fernandéz, ribadì l’inconciliabilità tra l’adesione alle logge e la fede cattolica.

Da Leone XIII a Leone XIV

Non è un esercizio retorico, invece – visto che il nome in linea di continuità scelto da Robert Prevost – ricordare che Papa Leone XIII, nella lettera enciclica “Humanum genus – Condanna del relativismo filosofico e morale della massoneria”, emanata il 20 aprile 1884, «lamentando ancora una volta la fine del potere temporale, ne attribuiva la colpa principalmente alla setta massonica, accusata di ogni nefandezza (specialmente di colore politico)».

Papa Leone XIII divideva il genere umano nel Regno di Dio sulla terra (la vera Chiesa di Gesù Cristo) e il Regno di Satana, simili a due città che con leggi opposte vanno incontro a opposti fini, così come descrisse Sant’Agostino (De Civitate Dei, libro. XIV, c. 17). E così sia.

Il nuovo fronte africano

Se in Italia, in Europa e negli Usa la ricerca del dialogo da parte della massoneria è dovuto anche alla carenza di “vocazioni” (il numero di massoni in Italia è, al massimo, stabile e nel Regno Unito e negli Usa è in costante calo), che potrebbero trovare un’insperata boccata di ossigeno nelle eventuali aperture della Chiesa, altrove è esattamente il contrario.

Il 28 marzo 2026 l’Annuario Pontificio e l’Annuarium Statisticum Ecclesiae, hanno scattato l’ultima fotografia sulla vita della Chiesa Cattolica nel mondo per il 2025. Crescono meno della popolazione i cattolici in America ed in Asia mentre il contrario si verifica in Oceania, dove la crescita dei cattolici appare importante (+2,1%). Nel continente africano, con una dinamica evolutiva quasi cinque volte quella dei paesi asiatici (pari a 2,7% e superiore a quella demografica) il numero dei cattolici passa da poco più di 281 milioni nel 2023 agli oltre 288 milioni nel 2024.

Proprio l’Africa – dove cresce non solo la religione cattolica ma anche il peso politico, economico e sociale della massoneria a trazione anglosassone e francese – è il fronte che potrebbe spingere sulla necessità del dialogo, raccogliendo gli spunti dei pontieri vaticani. Veri o presunti.

I pontieri e le condizioni del confronto

Come Monsignor Antonio Staglianò, Presidente della Pontificia Accademia di Teologia e il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente emerito del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, adulati dai liberi muratori a far data 16 febbraio 2024, allorquando si svolse il seminario su “Chiesa cattolica e massoneria” svolto nella sede della Fondazione culturale dell’Ambrosianum di Milano.

Coccopalmerio lanciò la proposta di un tavolo permanente bilaterale ma quell’incontro sollevò un vespaio alla luce delle parole dell’allora Gran Maestro del Goi Stefano Bisi, che disse: «Il mio augurio – è anche una speranza – è che un giorno un Papa e un Gran Maestro possano incontrarsi e fare un pezzo di strada insieme, alla luce del sole. Mi viene da dire alla luce del Grande architetto dell’universo».

Dialogo ma nella Verità di Cristo

Il 6 marzo 2024 Monsignor Staglianò intervenne sul quotidiano “L’Avvenire”, che titolò: «Cattolici e massoni, un dialogo a precise (e strette) condizioni». «La luce del Grande Architetto – scrisse Staglianò – è però fioca: un lucignolo fumigante, con cui “camminare insieme” nel Metaverso di Zuckerberg, creandosi un Avatar-Pontefice, manipolabile da remoto (…) Il Grande Architetto ha progettato un universo in espansione buio e freddo (…) Con un Papa si può, invece, camminare alla luce luminosa del Sole di Dio-agàpe, solo e sempre amore, in Gesù crocifisso e risorto».

Il dialogo, rimarcò Staglianò, deve avvenire «nello splendore della Verità di Cristo, la cui luce si espande nell’Universo cosmico e nelle profondità del microcosmo dell’abisso umano, dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo».

Amen. Per ora.

Calcio, Aleksander Ceferin "non interessato" a presidenza Fifa

Roma, 24 ago. (askanews) – Aleksander Ceferin, il presidente della Uefa (l’organismo che gestisce il calcio in Europa), non si candiderà alla presidenza della Fifa alle prossime elezioni, previste nel marzo 2027. Lo ha annunciato lui stesso in un’intervista al podcast britannico ‘The Rest is Politics’. Presidente della Uefa dal 2016, Ceferin è uno dei principali oppositori dell’attuale presidente della Fifa, Gianni Infantino, alle prese con una crisi dopo il fallimento del suo controverso progetto di aprire l’organo mondiale a investitori privati.

“Non sono interessato” alla presidenza della Fifa, ha dichiarato Ceferin. “Mi piace la Uefa e il lavoro che svolgo lì”, ha spiegato, aggiungendo che la sua “credibilità (come oppositore di Infantino) è molto più importante se non sono interessato a quella posizione”. Lo sloveno, 58 anni, il cui mandato alla guida della Uefa scadrà nel 2027, ha aggiunto di voler “godersi la vita”, ma finora aveva mantenuto il riserbo sulla sua eventuale intenzione di ricandidarsi o meno.

Sotto la sua guida, la Uefa ha annunciato che avrebbe boicottato tutte le competizioni dell’organismo che governa il calcio mondiale – comprese le Coppe del Mondo -, minaccia ribadita nonostante il ritiro del progetto di Infantino. L’organizzazione europea chiede infatti che lasci il suo incarico. “La prima opzione è che si renda conto di non avere il sostegno (necessario per essere rieletto). (…) L’altra opzione è che si presenti alle elezioni, ma in questo caso penso che avremo un candidato contro di lui. Non so ancora chi”, ha spiegato Ceferin, affermando di non aver parlato con l’italo-svizzero dall’inizio della crisi. Infantino era in precedenza segretario generale della Uefa.

Secondo diversi media, il canadese Victor Montagliani, presidente della Concacaf (Confederazione del Nord e Centro America e dei Caraibi), potrebbe essere un candidato dell’opposizione a Infantino. Insieme alla Uefa, la Concacaf è la confederazione che manifesta più apertamente la propria opposizione al presidente della Fifa, così come la confederazione asiatica Afc. Le tre confederazioni hanno recentemente firmato un documento comune per “unire la famiglia del calcio” attorno alla loro causa.

“Vogliamo sviluppare il calcio in ciascuna delle nostre 211 federazioni affiliate nel mondo. Alcune, purtroppo, non ne hanno bisogno e non vogliono che le altre facciano progressi, ma dobbiamo ridurre il divario tra i grandi Paesi e tutti gli altri”, ha dichiarato ieri Infantino in un’intervista pubblicata dalla Fifa. Il presidente della FIFA aveva incontrato Montagliani nel fine settimana durante una riunione dell’Unione caraibica di calcio (Cfu) nella Repubblica Dominicana.

“Quello che sento dire è che loro (la FifaA) stanno giocando la carta “dell’Europa arrogante è contro di noi”, ha dichiarato Ceferin nel podcast. “Ma penso che qualcuno dovrebbe ricordare a Infantino che è europeo e che era sostenuto dalla Uefa”. Le elezioni per la presidenza della Fifa si svolgeranno nel marzo 2027 a Rabat, con la maggioranza dei 211 membri. Infantino è al momento l’unico che ha annunciato ufficialmente la candidatura.

Giochi del Mediterraneo, Padel: Abodi incoraggia giocatori azzurri

Roma, 23 ago. (askanews) – Una racchetta in mano e qualche scambio con alcuni dei migliori giocatori al mondo. Il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi ha fatto visita oggi al Parco Mediterraneo della Salinella, sede delle gare di padel ai Giochi del Mediterraneo di Taranto, e si è concesso un breve allenamento insieme alla nazionale spagnola.

Sul campo erano presenti José Diestro, David Gala, Pol Hernandez e Guille Collado, seguiti dal commissario tecnico Juanjo Gutierrez. Proprio il ct spagnolo ha invitato Abodi a entrare in campo al posto di Gala. Il ministro ha accettato l’invito, togliendosi la giacca e impugnando la racchetta del giocatore spagnolo per qualche scambio con i campioni d’Europa e vicecampioni del mondo.

Gutierrez ha seguito attentamente il mini-allenamento, commentando positivamente la prestazione del ministro. Al termine dello scambio il ministro ha scherzato: “Esco dal campo perché bisogna capire quando è il momento di smettere e i ragazzi devono allenarsi. Ma se fosse stato per me avrei continuato eccome, è troppo divertente”.

Il ministro ha poi sottolineato il valore dello sport e del padel: “La magia dello sport, di tutti gli sport, è questa: entri in campo e in un attimo tutto diventa bellissimo. Io amo giocare a tennis, ma certo è che il padel è spettacolare e divertente”. Prima di scendere in campo, Abodi aveva visitato la venue di gara, incontrando una rappresentanza della Federazione Internazionale Padel, oltre ad addetti, staff e tecnici. Il ministro ha apprezzato in particolare il campo centrale, il “teatro del Padel” sul quale si disputerà la finale, e le strutture che ospiteranno le gare dei tabelloni maschile, femminile e misto. “È davvero bello e funzionale”, ha commentato Abodi.

Infine, un pensiero alla nazionale italiana, impegnata nella competizione di casa: “Avrò modo di incontrarli qui ai Giochi. A loro va il mio abbraccio e mi unisco al pubblico di Taranto che saprà sostenerli e spingerli verso il sogno di una medaglia”.

Carburanti, prorogato sconto gasolio di 17 cent fino al 26 agosto

Roma, 23 ago. (askanews) – Prorogato fino a mercoledì prossimo 26 agosto lo sconto di 17 centesimi sul gasolio. Il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti ha infatti firmato il decreto ministeriale che attiva il meccanismo delle accise mobili finanziato con l’extragettito Iva.

Il provvedimento, “al fine di compensare le maggiori entrate dell’imposta sul valore aggiunto rispetto all’ultima previsione, derivanti dall’aumento del prezzo internazionale” fissa “per il periodo dal 25 agosto 2026 al 26 agosto 2026, l’aliquota di accisa sugli oli da gas o gasolio, usato come carburante” nella misura di 532,90 euro per mille litri che corrsponde ad uno sconto di 17 centesimi al litro. L’onere complessivo dell’intervento è di 20,8 milioni di euro.

Ucraina, il Wall Street Journal: la Russia si prepara ad una nuova mobilitazione militare

Roma, 23 ago. (askanews) – L’esercito russo sta conducendo esercitazioni per testare la propria capacità di organizzare un’eventuale nuova mobilitazione di massa dei riservisti, mentre Mosca fatica a compensare le perdite subite in Ucraina. Lo ha riportato il Wall Street Journal, citando funzionari occidentali dell’intelligence.

Secondo questi funzionari, il mese scorso alcuni ufficiali russi si sono recati nell’enclave di Kaliningrad, tra Polonia e Lituania, per testare le procedure necessarie a mobilitare la popolazione locale e stabilire come alloggiare, nutrire e armare le nuove reclute. Esercitazioni analoghe sarebbero in corso in tutta la Russia in vista di un’eventuale decisione del Cremlino.

Secondo le fonti del Wsj, tuttavia, Vladimir Putin non ha ancora preso alcuna decisione e probabilmente non lo farà prima delle elezioni legislative russe di fine settembre. Le difficoltà nel reclutamento potrebbero però costringere il presidente russo a ordinare una nuova mobilitazione, secondo funzionari statunitensi ed europei citati dal quotidiano. Negli ultimi mesi, Mosca non avrebbe reclutato un numero sufficiente di soldati per sostituire gli uomini uccisi o feriti al fronte.

L’ultima mobilitazione, decretata da Vladimir Putin nel settembre 2022, aveva provocato la fuga dalla Russia di centinaia di migliaia di uomini. Secondo il Wsj, le voci su una nuova ondata di mobilitazione stanno già suscitando preoccupazione nel Paese.

Una mobilitazione potrebbe rafforzare le forze russe impegnate nella conquista del Donbass, in particolare in direzione di Kramatorsk e Sloviansk, ma il suo impatto sulle operazioni nel 2026 sarebbe limitato dall’avvicinarsi dell’inverno, ha ritenuto Michael Kofman, ricercatore del Carnegie Endowment. “Non credo che si rivelerebbe decisiva per la Russia e, in effetti, è troppo tardi per quest’anno, ma potrebbe essere un fattore nel 2027”, ha affermato.

Una mobilitazione di massa peserebbe inoltre pesantemente su un’economia russa già alle prese con carenze di manodopera, costringendo lo stato a equipaggiare, alloggiare e retribuire centinaia di migliaia di uomini aggiuntivi.

Dal 2022, tuttavia, le autorità russe hanno creato una banca dati digitale degli uomini mobilitabili, che potrebbe consentire al Cremlino di procedere questa volta in modo graduale, convocando piccoli contingenti successivi invece di annunciare una mobilitazione di massa. Il Cremlino e il ministero della Difesa russo non hanno risposto alle richieste di commento del Wall Street Journal.

Sullo sfondo delle voci su una nuova mobilitazione dopo le elezioni di settembre, oltre 20mila persone hanno attraversato il 18 agosto il confine russo-georgiano a Verkhni Lars, un livello “record”, ha riferito il Servizio federale delle dogane russo. Le richieste di assistenza per l’espatrio sono aumentate del 70 per cento, passando da 70 a 120 al giorno, soprattutto tra i 18 e i 35 anni, ha osservato il media russo Ostorozhno Novosti. Anche in Armenia la domanda di affitti da parte dei russi è aumentata notevolmente e gli affitti a Erevan sarebbero saliti di circa il 30 per cento, secondo il media russo indipendente Viorstka.

Formula1, Norris vince a Zandvoort su Antonelli

Roma, 23 ago. (askanews) – Lando Norris vince il Gran Premio d’Olanda 2026 a Zandvoort, dodicesima prova del Mondiale di Formula 1, davanti alle Mercedes di Kimi Antonelli e George Russell. Il britannico della McLaren conquista una gara movimentata, caratterizzata dall’incidente di Max Verstappen al primo giro e da una lunga battaglia nelle posizioni di vertice.

Antonelli, dopo una partenza complicata e la ripartenza dalla griglia, prende il comando con un sorpasso spettacolare su Norris. La McLaren resta però a contatto e, nella seconda parte della gara, riesce a tornare davanti.

Alle spalle dei primi tre chiude Lewis Hamilton, quarto con la Ferrari, dopo aver insidiato fino agli ultimi giri Russell per il podio. Charles Leclerc è quinto, mentre Oscar Piastri termina sesto.

Nel finale la Mercedes ordina a Russell di lasciare strada ad Antonelli, ma il britannico protesta via radio: “Così mi fate perdere il podio”. Antonelli chiude comunque secondo, senza riuscire a impensierire Norris negli ultimi giri.La gara è stata condizion ata anche dalle strategie e dalla Virtual Safety Car. Ocon, Bottas, Stroll, Bearman e Verstappen sono stati costretti al ritiro. Il pilota Red Bull è uscito indenne dall’incidente al primo giro, ma la sua monoposto è stata distrutta.

Per Norris è una vittoria pesante nel Mondiale, mentre per Antonelli arriva un altro risultato di prestigio davanti al pubblico olandese. La Formula 1 tornerà il 6 settembre con il Gran Premio d’Italia.

Le forze israeliane uccidono 14enne palestinese nel campo profughi di Askar. A Gaza ucciso un bimbo di 4 anni

Roma, 23 ago. (askanews) – Le forze israeliane hanno ucciso un 14enne palestinese durante un’incursione nel campo profughi di Askar. Lo ha indicato una fonte sanitaria alla tv satellitare araba al Jazeera. Il ragazzo è stato colpito al petto nel campo, situato a est di Nablus.

Secondo Wafa, l’agenzia di stampa ufficiale dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), la vittima si chiamava Islam Ajouri ed è stata uccisa durante un’operazione dell’esercito israeliano.

Non sono stati resi noti ulteriori dettagli e le Idf non hanno ancora commentato l’accaduto.

Le autorità sanitarie della Striscia di Gaza, controllata da Hamas, hanno annunciato che un attacco israeliano ha ucciso due persone, tra cui un bambino di quattro anni.

L’attacco ha colpito un edificio nella città di Zawayda, nel centro della Striscia, ed è avvenuto dopo che le Idf (Forze di Difesa israeliane) avevano intimato ai proprietari dell’immobile di lasciare la zona, secondo quanto riferito dai residenti.

I soccorritori hanno indicato che detriti e schegge, proiettati per decine di metri intorno al luogo dell’esplosione, hanno ferito almeno sei persone, tra cui il bambino di quattro anni Mohammad Abdel-Salam Taha, dichiarato morto in ospedale. l servizio di soccorso della protezione civile, che opera sotto l’autorità di Hamas, ha riferito che un’altra persona è rimasta uccisa.

“I due martiri, insieme a diverse persone ferite, sono stati trasportati all’ospedale dei Martiri di al Aqsa a Deir al-Balah”, anch’essa nella parte centrale di Gaza, ha dichiarato la protezione civile alla France Presse.

Le Idf non hanno ancora rilasciato commenti.

Migranti, Piantedosi: in 4 anni impedito rientro di 80mila "Dublinanti"

Roma, 23 ago. (askanews) – “Crollano gli sbarchi, raddoppiano i rimpatri, e dal 2023 gli accordi con Libia e Tunisia hanno impedito la partenza di oltre 275 mila migranti verso le nostre coste”. Lo ha rivendicato sulla sua pagina X il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

“Per quanto riguarda i ‘Dublinanti’, dopo anni di inerzia dei governi precedenti, in 4 anni – ha rivendicato il titolare del Viminale – abbiamo impedito il rientro di 80 mila persone: dal 12 giugno le richieste degli altri Stati membri sono state una cinquantina, e appena 3 i trasferimenti in Italia. Il nuovo patto rappresenta un cambio di paradigma: introduce per la prima volta meccanismi di solidarietà obbligatoria e permanente, non più legati alla sola emergenza”.

“Un risultato frutto dell’impegno del Governo Meloni, che fin dal suo insediamento ha riportato la gestione dei flussi migratori al centro dell’agenda europea”, ha aggiunto Piantedosi.

Atletica, Tamberi vince a Katowice e punta Los Angeles 2028

Roma, 23 ago. (askanews) – Una settimana dopo l’oro europeo di Birmingham, Gianmarco Tamberi torna a vincere e lo fa nella Piazza del Mercato di Katowice, nell’anteprima del meeting di Diamond League. L’azzurro supera 2,31 metri, precede l’ucraino Oleh Doroshchuk e conquista così la qualificazione alla finale del circuito, in programma a Bruxelles il 4 e 5 settembre.

Una conferma importante per Tamberi, che dopo il successo europeo cercava risposte soprattutto sul piano tecnico. “Non raccontavo frottole quando dicevo di star bene, di essere in condizione. Si trattava di risolvere una questione tecnica, di ritrovare certi automatismi”, ha spiegato l’azzurro. Il riferimento è agli aggiustamenti nello stacco e alla velocità della rincorsa.

Il campione italiano, dopo aver vinto la gara, ha chiesto di portare l’asticella a 2,35 metri, misura della miglior prestazione mondiale stagionale. I tre tentativi non sono però riusciti. “I primi due non sono stati affatto male, prima del terzo ha cominciato a piovere. Traguardo rimandato, magari proprio in Belgio. Voglio arrivare sempre più in alto”, ha raccontato.

Tamberi ha apprezzato anche la particolare atmosfera del city event polacco, con il pubblico a pochi metri dalla pedana: “Se il pubblico si diverte, io mi diverto, a patto di star bene. Diversamente, non salto nemmeno con l’ausilio di un trampolino”.

Il prossimo appuntamento sarà con la maglia azzurra. Martedì 1 settembre Tamberi sarà infatti impegnato ai Giochi del Mediterraneo di Taranto: “Manterrò la parola, in tanti mi hanno scritto: mi aspettano a Taranto. Non posso tradirli. Certo, la data non è più ideale, vedrò come affrontare la gara, ma con la maglia azzurra addosso…”.

E mentre prepara il finale di stagione, Tamberi ha già spostato lo sguardo verso Los Angeles 2028. Dopo aver avuto dubbi sulla tenuta del proprio fisico, le ultime settimane gli hanno restituito fiducia: “Ho capito che non solo è possibile, ma anche che potrò ancora essere molto competitivo”.

La rinascita di Gimbo, dunque, continua. L’oro europeo, il successo in Diamond League e ora la prospettiva della finale di Bruxelles: Tamberi non sembra avere alcuna intenzione di smettere di volare.

Rugby, All Blacks show a Johannesburg: Springboks ko 33-16

Roma, 23 ago. (askanews) – Il tour in Sudafrica degli All Blacks comincia con un’impresa di grande autorità. La Nuova Zelanda supera 33-16 gli Springboks a Johannesburg e si aggiudica il primo test della serie ribattezzata “La Rivalità più Grande”. Fra una settimana, a Città del Capo, il secondo confronto tra le due superpotenze del rugby mondiale.

Gli All Blacks arrivano al primo appuntamento dopo tre sfide contro le franchigie sudafricane di Stormers, Sharks e Bulls, ma non mostrano alcun segno di stanchezza. Al contrario, la squadra appare rodata e riesce a imporsi soprattutto nella ripresa, capitalizzando con grande efficacia le occasioni create.

Eppure il Sudafrica domina a lungo il match. La mischia degli Springboks è devastante e per 54 minuti mette sotto quella neozelandese, mentre la squadra di Rassie Erasmus costruisce molto senza però riuscire a concretizzare. L’unica meta sudafricana arriva al 13′ con Andre Esterhuizen, bravo a sfruttare un errore difensivo di Josh Moorby.

Gli All Blacks avevano aperto le marcature pochi minuti prima con Will Jordan, servito da Cam Roigard. Dopo la risposta degli Springboks, Cheslin Kolbe porta il Sudafrica sul 10-5 dalla piazzola, ma la Nuova Zelanda torna avanti al 22′ con Moorby, protagonista di un’azione spettacolare dopo un offload di Tupou Vaai.

Il Sudafrica va al riposo avanti di un solo punto e in avvio di secondo tempo prova ad allungare ancora con un calcio di Kolbe. È però il momento in cui cambia la partita. Gli All Blacks trovano tre mete in rapida successione: Fabian Holland approfitta di un calcio di liberazione di Grant Williams e schiaccia dopo aver recuperato l’ovale; al 58′ Luke Jacobson sfonda la difesa sudafricana dopo un pallone riciclato da un’azione di Ardie Savea.

Gli Springboks accusano il colpo e finiscono anche in inferiorità numerica per i cartellini gialli a Marco van Staden e Cobus Reinach. Al 74′ arriva la seconda meta personale di Jordan, che riceve da Savea e completa la fuga degli All Blacks.

Il parziale della ripresa, 21-3, fotografa il crollo dei padroni di casa. La Nuova Zelanda chiude con cinque mete contro una e quattro trasformazioni di Ruben Love, imponendosi 33-16.

Un risultato pesante per i campioni del mondo in carica, battuti sul terreno di Ellis Park, lo stesso stadio nel quale nel 1995 il Sudafrica conquistò il suo primo titolo mondiale proprio contro gli All Blacks di Jonah Lomu. La storia questa volta cambia finale. E fra sette giorni, a Città del Capo, la seconda puntata promette già scintille.

Migranti, 45 giorni stop a Sea Watch. Ong: governo collabora con criminali, noi no. Piantedosi: violate leggi

Roma, 23 ago. (askanews) – Braccio di ferro e duro botta e risposta tra la Sea Watch e il Viminale, dopo che la nave battente bandiera tedesca della Ong che conduce operazioni di soccorso migranti nel Mediterraneo è stata sottoposta ad un fermo di 45 giorni e ad una multa di 7.500 euro.

“Noi non collaboriamo con criminali e trafficanti. Il Governo italiano può dire lo stesso?”. È la domanda che Sea-Watch rivolge all’esecutivo dopo il fermo per 45 giorni della nave Sea-Watch 5 disposto dal Viminale con l’accusa di non aver cooperato con le autorità libiche.

“È vero: giovedì 13 agosto, dopo aver soccorso 6 persone in acque internazionali, abbiamo informato l’Italia e i Paesi europei limitrofi, ma non il cosiddetto centro di coordinamento per il soccorso marittimo libico, un’autorità fantoccio che serve a legittimare e rendere interlocutore accettabile quegli uomini e trafficanti che, poco dopo il soccorso, ci hanno puntato contro un fucile intimandoci di allontanarci dal ‘loro territorio'”, afferma l’ong chiamando direttamente in causa il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: “Sono queste le ‘autorità competenti’ a cui si riferisce il ministro Piantedosi? Le stesse a cui l’Italia ha versato un miliardo di euro in navi, fondi e addestramento, per poi vederle usare regolarmente per catturare e uccidere persone in mare, e riportarle nei lager gestiti dai trafficanti?”.

“L’Italia e l’Europa hanno dato, e continuano a dare, legittimità e protezione a questi criminali, trasformando il Mediterraneo in un far-west”, prosegue Sea Watch citando anche “personaggi come Bija, Almasri e Saddam Haftar”, ossia “criminali internazionali accusati, tra gli altri reati, di traffico di esseri umani, con cui il Governo italiano ha stretto, e continua a stringere, accordi”.

Sea-Watch critica inoltre la decisione di tenere ferma la nave per 45 giorni mentre, sostiene, “il 2026 si preannuncia già come l’anno più mortale dell’ultimo decennio”. L’Ong ricorda anche che “nello scorso fine settimana i nostri occhi e quelli di altri membri della società civile hanno visto 14 corpi senza vita galleggiare alla deriva, vittime di un altro naufragio fantasma”.

Per Sea-Watch, la scelta di fermare la nave rappresenta “una mossa di pura propaganda che fa comodo al Governo Meloni, per raccontare una fantomatica gestione delle frontiere che, in realtà, non va oltre i tweet dei suoi Ministri”.

L’ong critica infine anche la gestione europea della migrazione, sostenendo che il Governo italiano abbia spinto “nei mesi scorsi, per l’approvazione del Patto europeo su migrazione e asilo, un regolamento che ora altri Stati membri usano per rimandare in Italia i cosiddetti ‘dublinanti’, come se queste persone fossero pacchi da scambiarsi tra nazioni”.

Da Sea-Watch, infine, un attacco politico all’esecutivo: “Da un Governo incapace di rispondere ai problemi reali degli italiani, tra benzina alle stelle e stipendi fermi da trent’anni, non ci si può aspettare di più. I fischi di Taranto spaventano? Dategli più propaganda anti-ong”.

Dall’altro campo, la posizione è semplice: “45 giorni di fermo e 7 mila e 500 euro di multa per la Sea Watch 5. La nave, battente bandiera tedesca, ancora una volta non ha rispettato gli obblighi di legge previsti durante le operazioni in mare. Una grave violazione della normativa: le attività di soccorso in mare devono essere gestite e coordinate dagli Stati competenti, non dalle ONG”. Lo scrive su X il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Sisma Centro Italia, Meloni: resta tanto da fare e lo faremo

Rimini, 23 ago. (askanews) – “Il cammino della ricostruzione non è finito. Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. E noi intendiamo farlo”. Lo scrive la premier Giorgia Meloni nell’introduzione, intitolata ‘Segni di speranza’, al volume ‘Le pietre della rinascita’ sulla ricostruzione post sisma del Centro Italia, presentato al Meeting di Rimini.

L’impegno, spiega la presidente del Consiglio, è portato avanti “con determinazione e caparbietà”, per rispondere a quella “domanda di futuro” che arriva da chi è nato e cresciuto in quei luoghi e vuole tornare a viverci. Restare e tornare, osserva, “non sono gesti di immobilismo o di nostalgia: sono una scelta, una visione, un atto di cura, volontà di costruzione. Restare nei territori non significa restare indietro, ma assumersi la responsabilità di prenderli per mano e portarli avanti. Tornare è il desiderio di contribuire a una nuova fioritura, partendo da ciò che si conosce meglio e ha forgiato l’identità profonda”.

L’obiettivo della strategia del governo, coordinata dal commissario Guido Castelli e dalla struttura commissariale Sisma 2016, è “vincere la sfida della rinascita, economica e sociale, dell’Appennino centrale”.

“Oggi il cratere sismico è il cantiere più grande d’Europa, e in questo cantiere non si stanno ricostruendo solo le case, gli edifici pubblici, le chiese, le fabbriche: si sta ricostruendo anche la vita di un’intera comunità, travolta da un evento che ha cambiato per sempre il volto di borghi, città, territori”, scrive Giorgia Meloni nell’introduzione, intitolata ‘Segni di speranza’, al volume ‘Le pietre della rinascita’, presentato in un punto stampa al Meeting di Rimini, dove la struttura commissariale Sisma 2016 è presente con uno stand.

La presidente del Consiglio ricorda la notte del 24 agosto 2016, “sconvolta dalla terribile scossa delle 3.36 che ha devastato il Centro Italia e ha dato il via alla sequenza sismica che ha dispiegato i suoi effetti distruttivi nei mesi successivi, interessando un’area immensa: 8mila chilometri quadrati, 4 Regioni, 138 Comuni”. Fin dall’insediamento, scrive, il governo ha lavorato “con determinazione e capillarità per imprimere, dopo troppi rinvii e false partenze, una decisa accelerazione nella ricostruzione post sisma. Un cambio di passo, testimoniato dai numeri dei contributi concessi per la ricostruzione privata e dalla decisa ripresa di quella pubblica, per troppo tempo rimasta bloccata”.

Il Centro Italia, osserva Meloni, è “uno degli scrigni dell’identità italiana ed europea”: l’Appennino centrale “custodisce alcuni dei simboli più rappresentativi della storia nazionale e dell’intero Continente. Edifici culturali, storici e religiosi, che hanno disegnato la nostra civiltà e che vogliamo possano continuare a illuminarla per molto tempo ancora”. Il libro racconta il percorso di rinascita di alcuni di questi simboli, “forgiati da pietre millenarie” e in questi anni “restaurate, rigenerate, ricollocate dov’erano”: “Attorno a queste pietre la vita è ripresa, le comunità si sono ritrovate, i legami identitari hanno trovato nuova linfa. Abbiamo bisogno di simboli e di rivedere integre le forme del passato per costruire le forme del futuro. Radici e contemporaneità, eredità e investimenti”.

Carburanti, Schlein: subito tassa sugli extraprofitti energetici

Milano, 23 ago. (askanews) – “Quella di ieri è la seconda lettera che Giorgetti firma insieme ad altri ministri europei per tassare gli extra profitti delle societa energetiche. In attesa che la proposta raccolga il consenso necessario a livello Ue, Meloni e Giorgetti passino dalle parole ai fatti, assumano l’iniziativa e introducano questa tassa a livello nazionale”. E’ la proposta contro il caro carburanti lanciata dalla segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, anticipata dall’edizione online del Corriere della Sera.

“I prezzi dei carburanti superano ormai dappertutto i 2 euro al litro e tra due giorni scade il taglio dell’accisa sul diesel. Le misure tampone non bastano più. E’ necessario adottare subito misure di sostegno per le famiglie e le imprese più fragili e mettere in campo una vera strategia per ridurre strutturalmente i costi dell’energia. Una tassa sugli extra profitti energetici può dare un contributo importante per finanziare questi interventi”, afferma la segretaria dem secondo quanto riportato dal quotidiano di via Solferino.

Il cardinale Zuppi: quanto sta avvenendo in Cisgiordania è inaccettabile, diritti calpestati e umiliati

Rimini, 23 ago. (askanews) – Quanto sta avvenendo in Cisgiordania “è inaccettabile”. “Bisogna difendere la convivenza e i diritti, non è pensabile che vengano calpestati e umiliati i diritti di tutti, in particolare degli arabi”. Lo ha detto il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, a margine dei lavori del Meeting di Rimini, commentando la situazione in Cisgiordania, dopo l’escalation dei raid israeliani e l’aumento degli attacchi dei coloni e delle violenze a danno dei palestinesi, mentre accelera la costruzione di insediamenti e l’esproprio di terreni agricoli, che minacciano la stessa possibilità della realizzazione dei due Stati.

“Noi continuiamo con gli aiuti – ha aggiunto Zuppi -. Dobbiamo vedere ciò che è possibile fare, a seconda della situazione, in collaborazione con il Patriarcato di Gerusalemme”.

Ebola, il Papa: la comunità internazionale intervenga in Congo

Roma, 23 ago. (askanews) – “Nella mia preghiera ricordo spesso la Repubblica democratica del Congo in particolare per il diffondersi dell’epidemia di Ebola che purtroppo sta provocando molte vittime. Incoraggio una risposta da parte della comunità internazionale che coinvolga anche le comunità locali nell’opera di prevenzione per salvare tante vite umane”. Lo ha detto Papa Leone XIV rivolgendosi dalla finestra dello studio del Palazzo Apostolico Vaticano a fedeli e pellegrini riuniti in Piazza San Pietro dopo la recita dell’Angelus.

In autostrada il gasolio supera 2,2 euro. La benzina al self service oltre i 2 euro

Roma, 23 ago. (askanews) – Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy rende noto che, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, in data odierna – domenica 23 agosto 2026 – il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,010 euro al litro per la benzina e 2,130 euro al litro per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,087 euro al litro per la benzina e 2,203 euro al litro per il gasolio.

Rapida perturbazione in avvio di settimana, poi tornano caldo e afa

Roma, 23 ago. (askanews) – Dopo la fase di intenso maltempo degli ultimi giorni che ha colpito in particolar modo le regioni del Nord, le condizioni meteorologiche sono previste in deciso miglioramento già dalla giornata di domenica. La prossima settimana invece si preannuncia molto dinamica: dapprima il passaggio di una veloce perturbazione, poi spazio alla rimonta dell’anticiclone subtropicale.

Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma il deciso miglioramento del tempo previsto per domenica 23 agosto. Oltre ad una maggior stabilità atmosferica con tanto sole da Nord a Sud anche le temperature sono previste in aumento: sulle regioni settentrionali ci aspettiamo valori in linea con il periodo con circa 28-29°C nelle principali città; più caldo invece al Centro Sud e sulle due Isole Maggiori dove toccheremo i 35°C a Roma e nelle zone interne di Sicilia e Sardegna.

Ma veniamo ora alla tendenza per la prossima settimana che si preannuncia alquanto dinamica. Una rapida perturbazione interesserà parte del nostro Paese tra la notte di lunedì e le prime ore di martedì 25 agosto. L’instabilità, con piogge e locali temporali, si farà sentire in primis sulle Alpi, per poi estendersi alle vicine pianure di Piemonte e Lombardia. Il peggioramento riuscirà a fare una rapida incursione sul settore centrale e di Levante della Liguria, in Emilia-Romagna, sul Triveneto e lungo la fascia tirrenica della Toscana.

Si tratterà comunque di una parentesi temporanea. Già da mercoledì 26 agosto assisteremo ad una nuova pulsazione dell’anticiclone subtropicale africano.

uesta figura di alta pressione darà il via a una fase decisamente calda e anomala su buona parte del Paese, spingendo di nuovo i valori ben oltre le medie climatiche di riferimento. Le temperature torneranno a salire in modo sensibile soprattutto al Centro-Sud e sulle Isole Maggiori, con picchi che potranno facilmente sfiorare o superare la soglia dei 37-38°C, in particolar modo nelle aree interne di Sicilia, Sardegna, Calabria e Puglia.

La parte conclusiva di agosto si preannuncia quindi decisamente movimentata, con l’Italia contesa tra veloci fronti atlantici e improvvise fiammate africane.

Pezeshkian: l’Iran non crollerà. Il Memorandum d’intesa con gli Usa resta la via migliore

Roma, 23 ago. (askanews) – “I nemici immaginavano che, con le loro pressioni e le loro azioni, l’Iran sarebbe crollato. Non solo questo non è accaduto, ma la forza e l’unità della nazione iraniana hanno stupito il mondo”. Lo ha detto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian intervenendo a una cerimonia per il rinnovo della fedeltà agli ideali del fondatore della Repubblica islamica.

L’Iran sta affrontando una “guerra economica, militare e di sicurezza su vasta scala”, ha aggiunto Pezeshkian secondo quanto riferito dall’agenzia iraniana Mehr.

Il presidente iraniano si è soffermato sulle difficoltà affrontate dal governo, tra guerra, sanzioni, pressioni e continui assassinii, insieme ai gravi squilibri nei settori dell’acqua, dell’elettricità, del gas, dei carburanti, dell’ambiente e del sistema bancario.

In questo contesto, ha sottolineato Pezeshkian, “il nostro caro popolo ha davvero compiuto un miracolo. Naturalmente, ci vergogniamo di fronte al popolo del fatto che esistano ancora dei problemi. Ma finché avremo fiato nei nostri corpi, serviremo il nostro caro popolo, lavoreremo per migliorare le sue condizioni di vita e il suo benessere e supereremo queste crisi con forza”. Il Memorandum d’Intesa (MoU) con gli Stati Uniti rappresenta il modo migliore per consentire all’Iran di uscire da una situazione di “né guerra né pace”, ha affermato il presidente della repubblica islamica, Masoud Pezeshkian.

In un discorso pubblicato nelle prime ore del mattino dall’agenzia di stampa statale Irna, Pezeshkian ha affermato che i membri del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano ritenevano che il MoU rappresentasse il miglior accordo possibile, basato su quelli che ha definito dignità, saggezza e interesse nazionale.

“Non c’è una sola disposizione in questo accordo che equivalga a una capitolazione”, ha dichiarato Pezeshkian, “La Guida suprema stabilisce le politiche e noi seguiremo quella strada”.

L’accordo, noto come Memorandum d’intesa (MoU) e firmato a giugno dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, fissava un ambizioso termine di 60 giorni per mettere fine alla guerra con l’Iran e raggiungere un’intesa sul suo programma nucleare. Quel periodo è scaduto la scorsa settimana, ma le due parti rimangono molto distanti, senza segnali di compromesso sulla questione cruciale della riapertura dello Stretto di Hormuz, fondamentale per il traffico marittimo mondiale.

Pur sottolineando che Teheran non intende cedere di fronte ai suoi avversari, Pezeshkian ha collegato l’accordo alle prospettive economiche dell’Iran, affermando che il Paese non è in grado di attirare investimenti in questa fase di stallo.

“Il capitale e il denaro sono estremamente sensibili al rischio”, ha affermato, “Dobbiamo eliminare questo rischio dal Paese”. L’economia iraniana sta soffrendo a causa delle sanzioni e di un blocco navale che rende estremamente difficile per il Paese esportare petrolio, il suo prodotto di maggior valore.

Ucraina, Zelensky: elezioni ora sarebbero tsunami per il Paese

Roma, 23 ago. (askanews) – “Credo che durante una guerra come questa, le elezioni in generale rappresentino un grande rischio. Le elezioni in questo momento sono uno tsunami per lo Stato che potrebbe dividere l’Ucraina. Pertanto, la mia strategia è quella di portare il Paese alla fine della guerra e preservare uno Stato indipendente e sovrano. E la sto attuando”. Lo ha detto il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, in una dichiarazione pubblicata dal quotidiano online Ukrainska Pravda.

Dopo il controverso appello del suo ex ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, ad aprire la strada allo svolgimento di elezioni, Zelensky ha dunque chiarito che tenere elezioni in tempo di guerra rappresenterebbe un pericolo per il Paese.

Il presidente ucraino si è espresso durante un incontro con alcuni giornalisti, tra cui quelli della France Presse, il primo dopo mesi a seguito di una serie di controversie politiche, tra cui il licenziamento, a metà luglio, del giovane e popolare ministro della Difesa.

Fedorov aveva suscitato scalpore martedì con un video dalle sembianze di uno spot elettorale, in cui denunciava la corruzione e invitava, senza fornire particolari indicazioni, a “ripristinare un processo democratico” attraverso le elezioni, malgrado l’invasione russa del Paese. Il mandato presidenziale di Zelensky è scaduto nel maggio 2024, ma in Ucraina non è possibile organizzare elezioni durante la legge marziale, in vigore dall’inizio dell’invasione russa su larga scala del Paese, iniziata nel febbraio 2022.

“Se vogliamo distruggere il Paese, allora possiamo procedere nella direzione delle elezioni in questi tempi di guerra”, ha dichiarato Zelensky ai giornalisti. Organizzare un voto richiederebbe affrontare una moltitudine di ostacoli, come il voto dei militari mobilitati sul fronte, quello dei milioni di rifugiati all’estero e quello degli ucraini residenti nei territori occupati da Mosca. “È impossibile nelle condizioni in cui ci troviamo attualmente, quando [il presidente russo Vladimir] Putin non è disposto a prendere in considerazione alcuna opzione per un cessate-il-fuoco”, ha sottolineato Zelensky.

Alessandra Amoroso regina della Notte della Taranta

Milano, 23 ago. (askanews) – Rispetto della tradizione, ma anche innovazione e contaminazione. Nella Notte della Taranta firmata a Ermal Meta c’è davvero tanta passione, ma soprattutto musica di qualità. Cuore, come sempre, nella grande festa di Melpignano, l’Orchestra Popolare La Notte della Taranta sul palco con gli ospiti della ventinovesima edizione Alessandra Amoroso, Gisela João, Levante, Maria Mazzotta, Sayf, Giulia Vecchio e Welo.

A conquistare il pubblico è stata soprattutto Alessandra Amoroso, salentina doc, che è tornata a esibirsi dal vivo dopo aver essere diventata mamma. Con un’energia rinnovata, ha cantato e ballato, dimostrando che è la vera padrona di casa, la regina della pizzica. Alessandra è stata travolta dall’abbraccio del pubblico che la aspettava. I 150 mila che hanno riempito la piazza, soprattutto giovani, hanno applaudito Sayf, vera rivelazione del Festival di Sanremo, ma anche Levante e Welo. Alla conduzione la “veterana” Ema Stokholma affiancata da Aurora Leone che ha debuttato con successo nella lunga diretta su Rai 3 e per la prima volta in Eurovisione; per Rai Radio2 il commento di Martina Martorano, lo spettacolo disponibile anche su RaiPlay e San Marino Rtv, portando nelle case degli italiani un progetto culturale.

Trascinati le Coreografie di Fredy Franzutti e i colaratissimi costumi.

Il Mediterraneo è stato il filo conduttore del Concertone 2026: non un confine che separa, ma uno spazio storico di approdi, attraversamenti e relazioni, nel quale – per riprendere le parole di Fernand Braudel – si sono sovrapposte e reciprocamente influenzate mille civiltà. In un tempo segnato da guerre e contrapposizioni, il Concertone affida alla musica un messaggio preciso: opporre alla logica della forza quella dell’ascolto, della cooperazione e del riconoscimento di una comune umanità, facendo del Mediterraneo non il teatro dei conflitti, ma un orizzonte possibile di pace.

Merita un riconoscimento particolare Ermal Meta, Maestro Concertatore dell’edizione 2026. Cantautore, autore, polistrumentista e produttore, ha portato “Nun Simu niente” un inedito in salentino dedicato e ispirato dalla Flamingo Revolution in Albania, movimento contro la sfruttamento della terra da parte dei ricchi. Un brano bellissimo che merita di vivere oltre la notte di Melpignano e di diventare un singolo potentissimo di resilienza e impegno.

Un successo di pubblico in attesa dell’edizione del trentennale.

Rimini, 26mila alla messa del Papa: una giornata indimenticabile

Rimini, 23 ago. (askanews) – Ventiseimila persone hanno ricevuto la comunione in poco più di dodici minuti, distribuita da 220 ministri straordinari accompagnati ciascuno da un volontario con ombrello biancorosso per essere facilmente riconoscibili. E’ una delle immagini che resteranno della visita di Leone XIV a Rimini, culminata nella celebrazione eucaristica a piazzale Boscovich.

I numeri della giornata parlano di 26mila pass esauriti per l’area del porto, circa 300 tra sacerdoti e diaconi concelebranti, di cui 40 tra cardinali e vescovi, 650 coristi, 115 orchestrali e sette direttori d’orchestra, 500 giornalisti accreditati. Quarantamila bottigliette d’acqua offerte dalle Acli nazionali sono state distribuite ai partecipanti, insieme a 20 quintali di frutta messi a disposizione da Coldiretti Rimini. A rendere possibile l’evento oltre 650 volontari, con le forze dell’ordine e l’amministrazione comunale: il deflusso si è concluso in circa un’ora e l’area è stata rapidamente ripulita.

“E’ stata una bellissima giornata, ricca di tanti stimoli, di natura civile, politica e culturale”, ha commentato il vescovo di Rimini Nicolò Anselmi: “L’immagine di Papa Leone chino in Duomo sulle persone sofferenti resterà indelebile nell’album dei ricordi di questa terra. La celebrazione dell’Eucaristia, centro della vita della Chiesa, è stata il compimento della visita del Santo Padre. Al termine non posso che elevare al Signore un grande Magnificat, un inno di grazie”. “Grazie alle migliaia di persone che hanno contribuito alla riuscita di questa giornata indimenticabile, che resterà nella storia della nostra comunità. Rimini, siamo orgogliosi di te”, ha aggiunto il sindaco Jamil Sadegholvaad.

La diocesi ha scelto di tradurre la visita in tre impegni concreti: il finanziamento per la sistemazione in erba sintetica del campo da calcio della casa circondariale di Rimini, la partecipazione al progetto della Conferenza episcopale italiana per un ospedale o un presidio sanitario a Gaza e un terzo impegno sull’accoglienza delle persone straniere presenti sul territorio. “Abbiamo vissuto la fatica dell’organizzazione, ma anche il piacere e il divertimento di preparare una giornata così. Ora siamo chiamati a raccogliere ciò che il Papa ci ha detto e a trasformarlo in vita”, ha sottolineato Anselmi.

Il primo appuntamento sarà a Roma: il 23 settembre la diocesi accompagnerà una rappresentanza di fedeli all’udienza del mercoledì con Leone XIV per ringraziarlo della visita. “E’ stato un onore che Dio ci ha fatto: poter scrivere insieme una pagina della storia della Chiesa riminese”, ha concluso il vescovo.

Mons. Paglia: «Sui migranti basta risposte di pancia. L’Europa ritrovi la solidarietà»

Mons. Vincenzo Paglia affronta in questa intervista uno dei temi più controversi del dibattito pubblico, richiamando politica ed Europa alla responsabilità di governare l’immigrazione. E sollecita in particolare i cattolici impegnati nei diversi partiti a ritrovare, su questo terreno, una capacità comune di iniziativa.

 

L’immigrazione continua ad essere al centro del dibattito politico. Non solo in Italia ma anche a livello europeo. Come si può e si deve affrontare, concretamente, questo annoso problema?

A dire il vero il tema è mondiale: coinvolge l’intero Pianeta anche se in maniera differenziata tra regione e regione. Proprio per questo non deve essere affrontato con la “pancia” ma con la “testa”: riguarda il bene comune di tutti e, in particolare, di chi è più fragile (e i migranti sono tra questi a partire dai profughi). Vanno evitati con decisione i due atteggiamenti opposti: quello dell’apertura indiscriminata e quello della chiusura dei confini. Il fenomeno è vasto e complesso: va governato. Per questo sarebbe opportuno un apposito Ministero che comprenda anche la integrazione. Non si tratta solo di ordine pubblico di cui è responsabile il Ministero dell’Interno. E governarlo vuol dire gestirlo non solo pensando a difendere i confini. Ad esempio è scandaloso – e noi credenti ne risponderemo davanti a Dio – che nessuno si senta responsabile delle migliaia di morti nel Mediterraneo (che peraltro sono aumentati) vantando però che sono diminuiti gli sbarchi. E’ urgente più cultura e più politica. E anche di memoria storia. Guai a dimenticare che negli ultimi cento anni sono emigrati dall’Italia circa 23 milioni di cittadini e solo per motivi economici.

 

Gestire le politiche dell’immigrazione resta un capitolo decisivo, e forse anche prioritario, dell’attuale stagione politica italiana. Non sarà possibile trovare una convergenza politica tra i vari partiti e i vari schieramenti su un tema così complesso e delicato?

Non direi che il tema migratorio sia quello prioritario del Paese. E faccio due esempi. Credo che, rispetto alle immigrazioni, sia ben più importante la mancanza di 500 lavoratori come richiede la Confindustria. E ancora. Rispetto alle immigrazioni è ben più importante la questione della denatalità che sta portando il nostro Paese verso il declino. Mi interrogo sulla miopia della politica. Perché una saggia politica immigratoria aiuterebbero – certo non in maniera esaustiva – la soluzione sia dell’uno che dell’altro problema. Basta con l’incoscienza di scaricare sugli immigrati il problema della sicurezza! Se c’è – e certo che c’è – ma lo è in minima parte. Ben altri sono i problemi della sicurezza nel Paese. Concordo nella promozione del “piano Mattei”. Ma va sostenuto con maggiore coinvolgimento. La popolazione africana nei prossimi anni esploderà mentre quella europea diminuirà ancora: anche sul piano demografico vale la legge del riempire i vuoti.

 

Il ruolo e la presenza dei cattolici dovrebbe essere importante se non addirittura decisivo nella politica italiana nell’affrontare questo tema. Come vede, su questo argomento, l’iniziativa concreta dei cattolici impegnati in politica nei vari partiti?

I cattolici, a mio avviso, dovrebbero avere una “marcia in più” anche in questo settore. Lo sono stati ad esempio quando hanno accompagnato gli emigrati italiani all’estero. Sono sorte Congregazioni religiose per accompagnarli! E ci sono esempi propositivi anche oggi nel nostro Paese. Faccio un solo esempio: i “corridoi umanitari” promossi dalla Comunità di Sant’Egidio e dalle chiese valdesi. In 10 anni hanno accompagnato in Italia – con il relativo permesso di soggiorno – più di 10mila stranieri, i quali sono anche ben integrati. Perché questo esempio non viene accolto anche dal Governo italiano e proposto anche a quelli europei? E se fosse pubblicizzato, quanti giovani africani si metterebbero in fila abbandonando i barconi? In ogni caso un sussulto dei politici cattolici è più che auspicabile.

 

È di tutta evidenza che la gestione dell’immigrazione va affrontata anche e soprattutto a livello europeo. Come giudica l’azione politica dell’Europa nel governare il fenomeno dell’immigrazione, sempre più massiccio ed invasivo in questi ultimi tempi?

Ma è ovvio che l’intero problema immigratorio deve – ripeto, deve – essere risolto a livello europeo. Anche in questo campo “nessuno si salva da solo!” Purtroppo la miopia delle risposte degli attuali Governi europei – la vicenda di Ceuta lo conferma, amaramente – sta di fatto sgretolando anche quel po’ di solidarietà europea che si era raggiunta. Un appello da parte dei cattolici impegnati nella politica, anche nei diversi partiti, dovrebbe avere per lo meno un comune sussulto se non un comune sentire. Basterebbe anche solo un minimo di attenzione ai magisteri dei Papi. Diceva Papa Francesco: “La nostra comune risposta (al problema migratorio) si potrebbe articolare a quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. E, infine, non dimentichiamo che la salvezza – e non solo dei credenti, ma di tutti – è legata al comandamento: “Ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25,35).

Il Papa al Meeting: “L’amore che muove il mondo non teme la storia”

Non una fuga dal mondo, ma un crocevia di realtà dove le persone contano più dei confini. Così il Santo Padre ha incontrato i partecipanti al 47° Meeting per l’Amicizia fra i Popoli, offrendo un’analisi delle crisi contemporanee e un inno alla speranza.

Partendo dal nome stesso della kermesse, il Papa ha ricordato come l’amicizia tra le nazioni non sia un’utopia, ma l’unica via d’uscita da un’epoca segnata da tragedie e ripartenze. «Già solo il pronunciare queste parole rallegra il cuore: “Incontro”! “Incontro di amicizia”! “Amicizia tra i popoli”! Parole che acquistano un particolare significato in queste ore, spesso drammatiche, della storia del mondo», ha esordito, citando San Giovanni Paolo II.

 

Il realismo della misericordia

Al centro del discorso la necessità di ribaltare lo sguardo sugli altri. La vera fraternità, ha spiegato richiamando l’enciclica Fratelli tutti, nasce dalla consapevolezza che «prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone».

Di fronte a un’umanità che ha «fame e sete di giustizia», il Cristianesimo è chiamato a scendere in campo con la misericordia. Il Pontefice ha tracciato una linea netta contro quel «falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni», contrapponendo il «realismo della misericordia». In questa ottica, non esistono nemici assoluti, ma solo fratelli da incontrare. La regola d’oro è che «il male non si combatte col male», perché la realtà «soffoca nei nostri calcoli e respira nella gratuità di Dio». È la logica del Vangelo, dove Dio «fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni», come ha ricordato citando Matteo.

 

Oltre le aspirazioni personali: i cattolici si ritrovino

La misericordia chiede una conversione radicale delle strutture e del cuore. Il Papa ha invitato a smascherare i meccanismi di potere che generano povertà, guerre e disastri ambientali, liberando la convivenza dal sospetto e il lavoro «dall’idolatria del profitto», fino a disarmare una finanza piegata ai «business della morte».

Per farlo, bisogna abbassare il tono dell’io. Ricordando il convegno di Firenze, ha ammonito: «L’ossessione di preservare la propria gloria, la propria “dignità”, la propria influenza non deve far parte dei nostri sentimenti. Dobbiamo perseguire la gloria di Dio, e questa non coincide con la nostra. La gloria di Dio che sfolgora nell’umiltà della grotta di Betlemme o nel disonore della croce di Cristo ci sorprende sempre».

È nell’abbandono dei personalismi che, a mio avviso, i cattolici sono chiamati a ritrovarsi: uscendo dalle proprie sacche ideologiche, possono riscoprire una comunione profonda, uniti non dalle bandiere, ma dalla volontà comune di vivere il realismo della misericordia. È l’ora della responsabilità, ha ricordato il Pontefice, facendo eco al Concilio Vaticano II: «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo».

 

L’era digitale e la bellezza dell’Incarnazione

In un tempo in cui serve chi sappia «riaccendere sogni e visioni», il Papa ha offerto una bussola per l’era degli algoritmi. Citando l’enciclica Magnifica humanitas, ha mostrato come il disegno di Dio attraversi anche i «passaggi più rapidi e inquieti segnati dalle reti globali». «In un mondo attraversato da tante manovre che puntano a conquistare mercati e spazi di influenza […] il nostro cuore avverte il bisogno di scoprire un disegno diverso, sapiente e benevolo […] Questo disegno di misericordia attraversa la storia anche oggi […] e diventa la bussola per un’esistenza evangelica nell’era digitale. Al centro sta il mistero dell’Incarnazione», ha sottolineato.

 

Una lettura per i giovani: la responsabilità di “esserci”

Qui permettetemi una lettura personale del discorso, che non è parola letterale del Pontefice, ma mi sembra di leggerla tra le righe del suo messaggio.

L’intero intervento del Papa è un manifesto generazionale diretto a quei “pionieri coraggiosi” che oggi hanno venti o trent’anni. Il Pontefice parla ai giovani quando li chiama alla responsabilità di esserci. Oggi c’è la tentazione di tirarsi indietro, di rifugiarsi nel privato. Il Papa chiede invece di non assentarsi dalla realtà: “esserci” significa partecipare alla vita pubblica, economica e culturale, smettendo di essere spettatori per diventare protagonisti di un’inversione di rotta.

Interpretando il suo invito all’amicizia tra i popoli, mi sembra di leggere una chiamata per i giovani a farsi costruttori di ponti in un’epoca che ha fatto della polarizzazione la sua cifra. Costruire ponti richiede il coraggio di superare le proprie aspirazioni personali. La cultura odierna spinge alla competizione per l’affermazione dell’ego; il Papa, con le parole di Firenze, ribalta il paradigma: la vera realizzazione non sta nel preservare la propria “gloria”, ma nellospendersi per gli altri.

È in questo superamento di sé che i giovani cattolici possono ritrovarsi. Non in un ghetto difensivo, ma in una rete di legami autentici, uniti dalla volontà di testimoniare la misericordia. L’unica forza che permette di guardare l’avversario senza vederlo come un nemico, ma come un fratello. Ai giovani il compito più difficile: correre il “rischio educativo” di innamorarsi della realtà, così com’è, per iniziarne la redenzione.

«Il metodo educativamente più capace di bene non è quello che vive di fuga dalla realtà, per affermare separatamente il bene, ma quello che vive della promozione del bene nel mondo», ha ricordato il Papa, citando don Giussani nella chiusura di un discorso che è, prima di tutto, un invito ad amare la storia. E ad abitarla, fino in fondo, lasciandosi muovere da quell’amore che — come ricorda il titolo di questa edizione del Meeting — «move il sole e l’altre stelle».

Sistema creditizio, il mercato strumento non padrone

Sono due, a mio giudizio, le questioni principali che le manovre in corso sul futuro di Monte dei Paschi di Siena pongono all’area politica “popolare”.

La prima di merito, la seconda relativa al profilo dell’area politica di centro.

 

Il credito non è un mercato come gli altri

Nel merito credo sia importante cogliere l’occasione per ribadire il sostegno alla ricomposizione di un sistema creditizio nazionale, solido e plurale, come essenziale fattore di sviluppo per le nostre imprese. 

In fondo non si tratta che di reinterpretare nella situazione attuale il fondamentale ruolo avuto dalle banche di interesse nazionale. Di infrangere un meccanismo che ha reso quelle che furono le vecchie banche commerciali finalizzate allo sviluppo delle imprese e dei territori, pezzi di un ingranaggio volto a trasferire la ricchezza dai molti a pochi, dal basso all’alto, dalle periferie al centro, il tutto su scala internazionale. Soggetti creditizi che nel contempo risultavano determinanti anche per la gestione del debito pubblico, non solo per la loro capacità di detenerlo ma anche per un diverso sistema contabile governativo che rendeva il debito “buono”, quello orientato allo sviluppo, non un peso ma un asset del Paese.

In questa prospettiva appare importante anche il rafforzamento del pluralismo del sistema creditizio italiano, che altrimenti si ridurrebbe a un duopolio di fatto: Intesa Sanpaolo da una parte, UniCredit dall’altra.

Il piano di Lovaglio, Mps, per il terzo polo con Bpm e Banca Generali, invece porterebbe alla creazione di un terzo attore nazionale con peso sufficiente a superare il duopolio, ma soprattutto dimostra che esiste un’alternativa industriale all’assorbimento, che può esserci un modello di crescita per aggregazione orizzontale piuttosto che per acquisizione verticale. In tal modo si può ridare centralità a una visione industriale del credito che non sia solo sinergie di costo, tagli, delisting e distribuzione agli azionisti. Perché una banca non è un’azienda qualsiasi, come invece sostengono i liberisti di scuola alla Marattin: è l’arteria principale per l’economia reale. 

Si tratta di riconoscere che il mercato del credito non è un mercato come gli altri. La banca è un rapporto di fiducia, di lungo periodo, di accesso a un bene essenziale per l’esistenza stessa dell’economia. Quando il mercato del credito si concentra troppo, succede che il “partito unico” del mercato finisce per sovrapporsi alle scelte democratiche.

 

Il credito come leva di politica economica

E così nel mondo possiamo assistere al paradosso che proprio in sistemi a partito unico, come quello cinese, il “partito unico” del mercato non possa decidere tutto nel settore bancario. In Cina le policy banks — la China Development Bank, l’Exim Bank, l’Agricultural Development Bank — sono strumenti di Stato che indirizzano il credito verso settori strategici, infrastrutture, tecnologie avanzate, transizione energetica. Persino la Banca centrale, la Banca Popolare Cinese, pur essendo tecnicamente indipendente, opera all’interno di un quadro di piani quinquennali che definiscono le priorità nazionali. Non è un modello perfetto, anzi. Ma è un modello in cui il credito è considerato una leva di politica economica, non solo un veicolo di profitto privato. Analogamente all’Italia del boom economico in cui lo Stato, attraverso la Cassa per il Mezzogiorno, l’IMI, le banche pubbliche e le partecipazioni statali, indirizzava il credito verso le aree più deboli, sosteneva l’industrializzazione, costruiva infrastrutture. Era un paese in cui la Banca d’Italia non era solo un regolatore tecnico, ma un attore politico che sedeva al tavolo delle decisioni strategiche. Era un paese in cui si discuteva di sviluppo, non solo di valore per gli azionisti.

È quello che la politica deve tornare a fare ora. Il sistema creditizio va inserito in una strategia industriale più ampia. Il credito non è un fine a se stesso. Serve a finanziare le imprese, la transizione ecologica, la digitalizzazione, a ridurre le disuguaglianze sociali e territoriali.

 

Il Centro popolare oltre il dogma liberista

Ecco che allora credo che l’attuale dibattito sul rischio bancario ponga per la componente popolare del centro, la necessità di esprimere la propria posizione e visione, su questo come sugli altri temi principali, se si vuole evitare che l’attuale centro sia identificato solo con il dogmatismo liberista di cultura radicale, che del centro costituisce una deformazione se non un ossimoro. In generale ritengo sia più che mai necessario per l’area politica popolare offrire con continuità un contributo originale al centro, a partire da quelle cose che pur appartenendo alla propria storia, sprigionano, se adeguatamente aggiornate, una straordinaria attualità e capacità di affrontare le sfide del futuro.

Cattolici democratici, oltre il relativismo e la gnosi: la politica abbia un’anima

Prima della politica viene la cultura

Il disagio che attraversa la democrazia italiana non può essere letto soltanto attraverso la crisi dei partiti, l’astensionismo o l’indebolimento della rappresentanza. A monte c’è qualcosa di più profondo: una crisi culturale e morale, che investe il rapporto dei cittadini con la cosa pubblica e interroga in modo particolare i cattolici.

Occorre una nuova generazione capace di considerare l’impegno politico come un compito alto, sottraendolo tanto all’improvvisazione quanto alla semplice gestione del consenso. La storia offre un precedente significativo. Quando i cattolici elaborarono il Codice di Camaldoli, avevano compreso che la ricostruzione politica dell’Italia avrebbe avuto bisogno, prima ancora che di formule organizzative, di un progetto culturale. De Gasperi e la generazione che preparò il secondo dopoguerra poterono affrontare la crisi dello Stato perché disponevano di categorie, valori e strumenti adeguati.

È precisamente ciò che oggi sembra mancare. La dissoluzione dei grandi riferimenti collettivi ha lasciato il campo a una politica sempre più povera di pensiero, mentre l’interesse particolare tende a prevalere sul bene comune. Ma i ricordi di famiglia non bastano a costruire una memoria collettiva: la tradizione deve tornare ad essere cultura viva, capace di misurarsi con le domande del presente.

 

La persona al centro della democrazia

Anche la crisi dei partiti nasce da qui. L’articolo 49 della Costituzione assegna loro una funzione essenziale nella partecipazione democratica. Eppure essi hanno progressivamente perduto radicamento territoriale, capacità formativa e rappresentatività. Troppo spesso l’elettore è chiamato ad avallare decisioni assunte dagli apparati, anziché scegliere persone riconoscibili per storia, competenza e rapporto con le comunità.

Un partito, invece, non è una semplice macchina elettorale. Deve possedere una visione dell’uomo e della società, perché ogni progetto politico presuppone un’antropologia. È qui che il personalismo comunitario, così profondamente presente nella Costituzione repubblicana, conserva tutta la propria attualità.

Lo Stato non crea la persona e non le concede dall’alto la dignità: la riconosce. La società democratica deve quindi favorire la realizzazione dell’uomo nella sua dimensione individuale e relazionale. Anche per questo la tradizione popolare ha privilegiato strumenti istituzionali capaci di favorire pluralismo, partecipazione e mediazione, a partire dai sistemi elettorali proporzionali sostenuti da Sturzo e De Gasperi.

La politica non può ridursi a tecnica del potere. Ha bisogno di relazioni, responsabilità, amicizia civile e di una concezione della libertà che non separi i diritti dai doveri verso gli altri.

 

Bene comune contro relativismo

La questione decisiva riguarda dunque il rapporto tra etica e politica. Il bene comune non coincide con la somma degli interessi individuali e neppure con il compromesso momentaneo tra esigenze contrapposte. Esso riguarda la qualità delle relazioni che consentono alla persona di vivere e svilupparsi dentro una comunità.

È questo uno dei contributi più rilevanti che il cristianesimo ha offerto alla democrazia moderna, senza che ciò comporti alcuna tentazione integralistica. La stessa Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 reca una forte impronta personalistica, affiancando ai diritti propri della tradizione liberale quelli sociali.

Il problema nasce quando la libertà viene separata da qualsiasi riferimento oggettivo al bene e la coscienza individuale diviene l’unica misura del giusto e dell’ingiusto. La coscienza non è un oracolo infallibile: è una facoltà che deve essere educata e formata. Può crescere nella conoscenza del bene, ma può anche deformarsi.

Il relativismo etico finisce così per indebolire proprio quella concezione della persona che dovrebbe fondare la democrazia. Se ogni valore dipende esclusivamente dalla decisione soggettiva, diventa difficile individuare un terreno comune sul quale edificare una convivenza realmente solidale.

 

Oltre la gnosi, un Centro con un’anima

Dentro questa crisi culturale riaffiorano inoltre suggestioni che, pur presentandosi come innovative, ripropongono antiche forme di gnosticismo: l’idea di élite depositarie di una conoscenza superiore, la svalutazione della realtà concreta, il radicalismo che pretende di rifondare l’uomo e la società prescindendo da ogni ordine morale.

Nel Novecento simili suggestioni hanno attraversato, con linguaggi differenti, settori della destra e della sinistra, alimentando esoterismi, utopie rivoluzionarie e forme di aristocraticismo politico. Oggi rischiano di riapparire sotto le insegne del superamento delle vecchie appartenenze, combinandosi con il relativismo del postmoderno.

Per i cattolici democratici la risposta non può consistere nella nostalgia. Occorre piuttosto riaprire il cantiere della formazione politica, dotando una nuova generazione degli strumenti filosofici e culturali necessari per orientarsi nel labirinto contemporaneo.

Anche la costruzione di un nuovo Centro acquista senso soltanto dentro questa prospettiva. Non basta occupare uno spazio geometrico tra destra e sinistra, né assemblare sigle e leadership. Serve un Centro popolare, democratico e personalista, capace di rimettere la dignità della persona, la responsabilità, la solidarietà e il bene comune al centro dell’azione pubblica.

La democrazia, infatti, non vive soltanto di procedure. Ha bisogno di cittadini formati, partiti autenticamente rappresentativi e classi dirigenti consapevoli che la politica senza un fondamento morale si riduce inevitabilmente ad amministrazione del potere. È in questo senso che la tradizione cattolico-democratica può ancora offrire qualcosa al Paese: non la riproposizione di un passato, ma una cultura politica con cui affrontare il futuro.

 

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Il Papa lascia il Meeting di Rimini tra gli applausi della folla

Rimini, 22 ago. (askanews) – Dopo l’intervento, gli applausi, il saluto finale e la preghiera del Padre Nostro, sono cominciati i saluti personali a Leone XIV nel Grand Auditorium della Fiera di Rimini. Sono saliti sul palco tutti i vescovi presenti e poi un nutrito numero di rappresentanti di Comunione e Liberazione, mentre in sala la gente continuava a cantare.

Il Papa si è fermato a salutare tutti quelli della prima fila, gli ammalati e i bambini disabili. Tante le coppie che gli hanno porto il proprio neonato per una benedizione. Sul maxischermo è stata proiettata la scritta “Grazie Santità”, con una foto che ritrae il Pontefice al suo ingresso alla Fiera nel pomeriggio.

Alle 17 Leone XIV ha lasciato l’auditorium, salutando ancora una volta i partecipanti al 47° Meeting per l’amicizia fra i popoli prima di salire in auto e dirigersi verso il duomo di Rimini e quindi al porto, dove alle 18.30 presiederà la celebrazione eucaristica.