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Tragedia familiare a Finale Ligure: morti padre, madre e figlio

Genova, 3 set. (askanews) – Tragedia familiare a Finale Ligure, in provincia di Savona. Questa mattina in un’abitazione diávia dei Forti di Legnino sono stati trovati i corpi senza di un uomo di 59 anni, della compagna di 60 anni e del figlio di 15 anni. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della compagnia di Albenga, che indagano sulla vicenda, si tratterebbe con ogni probabilità di un omicidio-suicidio.

Il 59enne, infatti, per cause ancora da accertare, avrebbe ucciso nelle notte con dei colpi di arma da fuoco la compagna e il figlio minorenne, per poi rivolgere la pistola contro se stesso e togliersi la vita. Oltre ai carabinieri, che hanno ritrovato l’arma utilizzata dall’uomo, sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso di padre, madre e figlio.

Venezia, Rooney e Kate Mara gemelle per Herzog: esperienza unificante

Venezia, 3 set. (askanews) – Due sorelle unite in tutto, al punto da parlare e muoversi all’unisono, condividere i sogni e l’amore per lo stesso uomo, Orlando Bloom, che poi otterrà un ordine restrittivo nei loro confronti, aprendo una vicenda giudiziaria tra tribunali e stampa, fino a portarle a intraprendere un percorso surreale alla ricerca del vero amore.

Il regista tedesco Werner Herzog dopo il Leone alla carriera è tornato a Venezia con “Bucking Fastard” in Concorso, con le due sorelle Rooney e Kate Mara. Un ritorno al cinema di finzione per il maestro, prendendo spunto dalla vicenda delle gemelle britanniche Freda e Greta Chaplin degli anni ’80, ma è stata solo un’ispirazione precisa Herzog.

“Il film è tutto inventato, parla di fantasia, sogni, le due sorelle fanno lo stesso sogno nella stessa notte… Sono alla ricerca di un luogo, che è interiore…

È un film unico nella storia del cinema”. Le sorelle Mara sono per la prima volta sul grande schermo insieme.

“Ci siamo ritrovate a giocare insieme come non facevano da quando eravamo bambine, è stata un’esperienza così divertente” ha detto Rooney. E Kate ha aggiunto: “È stato magico, indossavamo gli stessi vestiti, mangiavamo nello stesso momento, lo stesso cibo, pronunciavamo le stesse parole, è stata un’esperienza davvero unificante, qualcosa di diverso da qualsiasi altra abbiamo mai sperimentato”.

“I film normalmente presentano ostacoli – ha aggiunto Herzog – questo è stato uno dei due o tre film tra tutti quelli che ho fatto in cui posso dire che non poteva andare meglio”.

Sanremo, De Martino: I Maneskin al Festival? Invitati ma non confermati

Milano, 3 set. (askanews) – Stefano De Martino presentando la nuova edizione di Affari tuoi non si è sottratto alle domande su Sanremo e a proposito della notizia della reunion dei Måneskin al Festival ha detto: “Per quanto riguarda i Måneskin è uscito un piccolo spoiler. Qualcuno diceva che la reunion fosse confermata, ma una conferma non c’è, perché io non so se effettivamente i Måneskin si riuniranno di nuovo. È una cosa su cui stanno lavorando e, laddove dovessero effettivamente riunirsi, hanno già il mio invito all’Ariston. Credo che sia un palco per loro molto importante, dal quale forse è giusto anche ripartire, proprio per il rispetto della storia del gruppo. Appena ne avremo la certezza sarò io a comunicarvelo” ha detto il direttore artistico e conduttore del Festival e poi ha aggiunto: “Sono felicissimo di vedere questo fermento perché, essendo la mia prima direzione artistica, non mi aspettavo a luglio o durante le vacanze di agosto di avere questo flusso di notizie. Ringrazio tutti per l’entusiasmo: vedo che c’è una grande attesa e spero che si tramuti anche in presenza”.

De Martino poi ha spiegato che come per tutte le altre cose che si sentono, dagli ospiti internazionali agli altri nomi, non c’è ancora niente di certo proprio perché è il 3 settembre. “Però stiamo lavorando su più fronti. Ogni tanto esce fuori qualche nome: alcuni sono veri, alcuni no. È un po’ il gioco di Sanremo. Tutti provano a dire una cosa su Sanremo e a volte dagli scoop nascono anche delle idee. Siamo anche noi, come voi, molto attenti a tutto quello che esce, perché non sempre è farina del nostro sacco”.

Tennis, Alcaraz: "Giochiamo troppo, bisogna intervenire"

Roma, 3 set. (askanews) – “Stiamo vedendo tanti giocatori infortunarsi e molti altri arrivare stanchi. Se non verrà fatto qualcosa, in futuro ne vedremo ancora di più”. Carlos Alcaraz lancia l’allarme sul calendario Atp dopo la vittoria al secondo turno degli US Open contro Jaime Faria. Il numero due del mondo, campione in carica a New York, chiede un intervento sul programma sempre più fitto del circuito.

Lo spagnolo, che nei mesi scorsi è stato costretto a uno stop di quattro mesi, ha spiegato di essere pronto in futuro a fermarsi nuovamente: “Prenderò delle pause, anche piuttosto lunghe. Magari non quattro mesi, ma un mese o due, saltando alcuni tornei, perché è impossibile giocarli tutti”.

Alcaraz contesta in particolare l’aumento degli appuntamenti di vertice: “Stanno aggiungendo sempre più tornei importanti e, in un certo senso, ci spingono a giocare. Certo, puoi dire di no, puoi saltarne uno o due e decidere il tuo calendario, ma ci sono i Masters 1000, gli Slam e finiamo per giocare per quaranta settimane se dobbiamo disputare tutti i tornei obbligatori richiesti dall’Atp. È impossibile”.

L’assenza di Jannik Sinner, costretto a saltare gli US Open, rende ancora più evidente secondo Alcaraz il problema della gestione delle energie e degli infortuni. “Bisogna intervenire”, ha ribadito lo spagnolo, sottolineando il rischio che un calendario sempre più impegnativo possa portare a un numero ancora maggiore di giocatori costretti a fermarsi.

Leonardo, Atr: maxi ordine di 1 mld dlr per 40 velivoli da FLY91

Roma, 3 set. (askanews) – Atr (joint venture paritetica tra Leonardo e Airbus) e FLY91, compagnia aerea regionale indiana, annunciano l’acquisto di 40 velivoli Atr 72-600 per un valore di circa 1 miliardo di dollari. Per Atr si tratta del più grande contratto dell’ultimo decennio e l’ordine è il più importante mai siglato da una compagnia aerea regionale.

Le consegne sono previste tra il 2027 e il 2032. L’accordo porta oggi gli ordini del 2026 di Atr a 54 velivoli, superando già il totale degli ordini netti che la compagnia ha totalizzato per l’intero 2025, pari a 50 velivoli.

Venezia, Giuli: Scorsese ai David riconoscimento al nostro cinema

Venezia, 3 set. (askanews) – “La disponibilità di Scorsese costituisce un riconoscimento straordinario per il prestigio del nostro cinema, per la nostra tradizione”. Lo ha detto il Ministro della Cultura Alessandro Giuli all’inaugurazione dell’Italian Pavilion alla Mostra d’Arte cinematografica di Venezia, ricordando la designazione del regista Usa Martin Scorsese alla presidenza onoraria dell’Accademia del Cinema Italiano Premi David di Donatello.

“È oggettivamente un segno tangibile che qualcosa di nuovo sta avvenendo anche nella nostra proiezione”, ha aggiunto, un ritorno “alla vocazione originaria della nostra grande tradizione cinematografica, cioè quella di non essere introflessi, di non parlarci tra di noi”.

Formula1, Antonelli: "Parto ultimo, ma sarà full attack"

Roma, 3 set. (askanews) – “Parto ultimo, è vero. Però… sarà full attack”. Andrea Kimi Antonelli non rinuncia all’idea di una grande gara nel Gran Premio d’Italia, nonostante la penalità che lo costringerà a scattare dal fondo dello schieramento per la sostituzione della power unit. “Credo che la top 5 sia molto fattibile, però ovviamente bisognerà vedere come andrà tutto il weekend”, ha detto il pilota della Mercedes alla vigilia delle prime prove libere.

La penalità cambia anche il modo di affrontare il fine settimana. “Avremo la possibilità di lavorare in modo un po’ diverso rispetto ai soliti weekend e potremo focalizzarci maggiormente sul setup. Farò le qualifiche, ma anche se dovessi mettere la macchina in pole partirei comunque ultimo, quindi potremo lavorare di più sull’assetto in funzione della gara”.

La scelta di cambiare la power unit proprio a Monza non è stata semplice. “Non è il massimo prendere una penalità nel GP di casa, soprattutto una penalità così importante. Però come team guardiamo al campionato e questa è una delle piste migliori dove farlo. È meglio cambiare tutto adesso per poi non avere problemi in futuro. Credo che prenderemo un’altra penalità con il motore, però in quel caso saranno solo cinque posizioni. Almeno adesso cambiamo tutto e cerchiamo di evitare problemi più avanti”.

Antonelli vede anche un lato positivo nella situazione: “Sarà un weekend un po’ strano, perché è il GP di casa ma sai già che partirai ultimo. Credo però che questo mi consentirà di divertirmi ancora di più, di guidare più spensierato. È una cosa positiva e sicuramente toglie un po’ della pressione. Ovviamente non è che volessi partire ultimo, preferirei di gran lunga partire in pole, però sicuramente mi aiuterà ad affrontare il weekend con più leggerezza”.

L’obiettivo resta comunque chiaro: “Soprattutto in questo fine settimana, visto che parto ultimo, sarà full attack. A volte magari mi tiro delle gufate da solo, però questo è il piano. Parto ultimo, quindi non ho nulla da perdere. Ovviamente voglio recuperare il più possibile usando la testa, ma l’approccio sarà quello di andare all’attacco e cercare di guadagnare più posizioni possibile, ottenendo il miglior risultato”.

Sul tifo di Monza, Antonelli riconosce la particolarità della situazione: “È difficile da spiegare. Credo che il tifo sia gigantesco, ovviamente ancora di più per la Ferrari. C’è la Ferrari e poi ci sono io con una Mercedes, quindi sicuramente per i tifosi non è facile”.

Quanto agli avversari, il bolognese indica soprattutto McLaren e Ferrari: “La McLaren ha fatto un grandissimo step dall’Ungheria, a Zandvoort ha introdotto un ulteriore aggiornamento e credo che quello sia il loro ultimo pacchetto importante dell’anno. È evidente che abbiano fatto un grande passo avanti. Noi invece siamo fermi da un po’, dal Canada non portiamo aggiornamenti. Ci aspettavamo che prima o poi gli altri diventassero più forti, però in Malesia sarà il nostro turno di portare aggiornamenti”.

“Il team sembra molto fiducioso nel pacchetto e dovrebbe aiutarci a riguadagnare un po’ di prestazione. Sicuramente nelle ultime due gare la McLaren è stata la macchina e il team da battere. Credo però che questo weekend anche la Ferrari sarà molto forte con il nuovo motore, quindi sarà una lotta serrata. Proprio per questo, nelle gare in cui non portiamo aggiornamenti sarà importante massimizzare il risultato e fare il meglio possibile. Poi, quando sarà il nostro turno di introdurre le novità, speriamo che ci permettano di guadagnare prestazione”.

Infine una battuta sul particolare trofeo di Monza, dalla forma ispirata a tazze e coppette: “Quando l’ho visto inizialmente pensavo fosse fake. Invece penso che sia molto particolare e molto bello. Ho letto che rappresenta la fragilità della vittoria, il fatto che sia sempre qualcosa da costruire. L’idea mi piace e la forma è particolare. Spero di poter prendere quel trofeo domenica e portarmelo a casa”.

Venezia, inaugurato l’Italian Pavilion, la “Casa Italia” del cinema

Venezia, 3 set. (askanews) – Alla 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è stato inaugurato l’Italian Pavilion, la “Casa Italia” del cinema, organizzata da Cinecittà per la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura, presso gli spazi dell’Hotel Excelsior, al Lido di Venezia.

All’opening erano presenti tra gli altri il ministro della Cultura Alessandro Giuli, Lucia Borgonzoni, sottosegretaria alla Cultura, il presidente di Cinecittà Antonio Saccone e l’ad di Cinecittà Manuela Cacciamani, oltre al presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco e al direttore artistico della Mostra Alberto Barbera.

Giuli: mondo in guerra, da disfatta culturale non ci si riprende

Venezia, 3 set. (askanews) – Dal ministro della Cultura Alessandro Giuli un appello alla responsabilità del comparto culturale. “È fondamentale far prevalere la capacità del dialogo sullo spirito di parte, perché non bisogna dimenticare il contesto, è un mondo attraversato da guerre, da nuove cortine di ferro, da terribili nuovi fabbisogni, di vita, per chi la sta perdendo, di libertà, fabbisogno culturale. Bisogna ricordarsi che noi facciamo parte del mondo libero ed è per questo che la critica, l’autocritica, il confronto anche aspro tra persone che si stimano, si vogliono bene, tra persone che hanno visioni del mondo a volte anche irriducibili le une con le altre, può avvenire soltanto nel mondo libero” ha detto il ministro all’inaugurazione dell’Italian Pavilion, la “Casa Italia” del cinema alla 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, organizzata da Cinecittà per la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura.

“Da una disfatta militare ci si può riprendere – ha aggiunto Giuli – da una disfatta culturale non ci si riprenderà mai e noi dobbiamo continuare con le nostre mille benedette contraddizioni a rappresentare la libertà”.

Formula1, Hamilton: "Possiamo vincere, abbiamo tutto per farlo"

Roma, 3 set. (askanews) – “Speriamo che l’aggiornamento possa aiutare, sono fiero del lavoro fatto in fabbrica. C’è una concentrazione diversa rispetto allo scorso anno, è un nuovo inizio. C’è ancora strada da fare, ma abbiamo tutto per vincere”. Così Lewis Hamilton, pilota della Ferrari, alla vigilia del Gran Premio d’Italia.

Il britannico ha parlato anche di Kimi Antonelli e della possibilità di un futuro in Ferrari: “Antonelli merita quello che sta facendo e ha un grande team al suo fianco. Bono è una persona ostinata, capace e che sa indicargli la strada. Antonelli in Ferrari? È una possibilità, ma ci sono tanti bravi piloti che potrebbero avere una chance qui in futuro e non credo che Wolff lo lascerà andare via tanto presto”.

Hamilton ha poi raccontato il suo arrivo a Monza a bordo di una F40: “È favolosa, un sogno. Mi sono imbattuto in questa vettura, guidata per 69 chilometri e poi lasciata in un garage, aveva ancora la polvere. È una delle macchine più belle e non credo che nessun pilota Ferrari abbia fatto un arrivo a Monza così. Il motore aveva il numero 44. Non ci credevo, era davvero una questione di destino”.

Infine il ricordo di Michael Schumacher: “Non c’ero ai tempi di Schumi in Ferrari per capire come andava allora il team, ma credo che un input debba arrivare anche dal pilota. Ho spinto per avere tanti cambi che lo scorso anno non era stato possibile avere, c’è voluta anche tanta azione persuasiva da parte mia. Ho lavorato tanto al simulatore, con l’obiettivo, venendo da una prospettiva esterna, di crescere. Sono fiero di aver visto tutti i progressi”.

“Essere un pilota Ferrari e arrivare qui nel team più iconico nel suo Gran Premio di casa è la sensazione più bella. È il secondo anno, ma mi ci devo ancora abituare. Non ho ancora visto la livrea dedicata a Schumi, ma quelle sette stelle che avremo, come le mie, mi danno una bella sensazione. Ricordo le domeniche con le partenze di F1, la sigla che dava l’inizio all’evento. Era bellissimo vedere Michael sulla Rossa. Anche ai videogiochi sceglievo solo lui. Ora ho la possibilità di vivere quell’esperienza come lui. Un personaggio enorme”.

Venezia83, Barbera: venduti 14% biglietti in più, tanti giovani

Venezia, 3 set. (askanews) – “Abbiamo venduto a ieri il 14% di biglietti in più rispetto al passato che non era scontato per due motivi: uno per la situazione di difficoltà economica che stiamo attraversando e due perché tutti dicevano non ci sono i film americani, manca l’attrattiva delle star, dei divi”. Lo ha detto a margine dell’apertura dell’Italian Pavillion, Alberto Barbera, direttore artistico della 83esima Mostra d’Arte cinematografica di Venezia.

“Evidentemente la gente viene al Festival non soltanto per i divi, ma viene per l’evento, per i film, per condividere questa esperienza e scoprire le proposte che ogni anno facciamo che quest’anno sono meno scontate”, ha spiegato.

“La cosa straordinaria è che c’è un pubblico giovanissimo che ha la stessa curiosità, la stessa passione che avevamo noi quando giovanissimi venivamo alla Mostra del Cinema di Venezia per la prima volta e sono ancora più giovani di noi, sono ragazzi che hanno dai 16 ai 25 anni”, ha continuato.

“Con una passione e una curiosità, un interesse per il cinema che sbagliamo continuare a dire che non esiste – ha spiegato – esiste e le statistiche ci dicono che negli ultimi mesi anche il pubblico delle sale è composto in prevalenza da ragazzi, magari adesso vanno a vedere Christopher Nolan, Spider-Man e Oceania, va benissimo, però io sono sicuro che una volta scoperta la bellezza dell’esperienza di vedere un film in sala poi questi sono curiosi e tornano e magari andranno anche a vedere film un po’ più difficili, un po’ più impegnativi”.

Venezia, Barbera: bandiera Palestina? Si chieda a Governo di riconoscerla

Venezia, 3 set. (askanews) – “La Biennale può esporre soltanto le bandiere degli Stati riconosciuti dal governo italiano, allora se vogliamo bisognerebbe che la petizione fosse rivolta al governo italiano che finalmente si decida, è uno dei pochi governi che non ha ancora riconosciuto la Palestina”. Lo ha detto a margine dell’apertura dell’Italian Pavillion a Venezia, Alberto Barbera, direttore artistico della 83esima Mostra d’Arte cinematografica, ribadendo il suo no alla richiesta del collettivo Venice4Palestine di esporre la bandiera palestinese durante la Mostra.

“La Biennale non fa dichiarazioni politiche, non prende partito direttamente – ha aggiunto – lo fa attraverso il lavoro che svolge, attraverso i film che propone, attraverso la difesa assoluta e rigorosa della libertà di espressione, della creazione di uno spazio aperto a tutti di discussione, di confronto, questo non credo che possa essere messo in discussione e quindi è anche chiarissimo quale è la nostra posizione”.

Corsini: Report va in onda l’8 novembre

Roma, 3 set. (askanews) – “Report va in onda l’8 novembre, l’abbiamo ribadito in tutte le salse. Ieri abbiamo incontrato la redazione. E’ accaduto un nuovo fatto (la rinuncia di Giulia Presutti alla conduzione ndr) e faremo tutte le considerazioni del caso”. Lo ha detto il direttore del genere Approfondimenti della Rai, Paolo Corsini nel corso della conferenza stampa di presentazione del programma Ore 14 condotto da Salvo Sottile in onda su Rai 2 da lunedì 7 settembre.”Io incontro i giornalisti di Report tutti i giorni. Ho colloqui quotidiani con i giornalisti Rai. L’attenzione al genere è stata la mia prima preoccupazione, stiamo affinando un format, mantenendo quello che è solido è buono. Devo incontrare anche il regista. I conduttori li sceglie il direttore” ha detto Corsini che aveva confermato che Daniele Piervincenzi rimane alla conduzione.

Sanchez: il re a Ceuta e Melilla "nelle prossime settimane"

Roma, 3 set. (askanews) – Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha confermato oggi che il Re Felipe VI visiterà Ceuta e Melilla “nelle prossime settimane” per mostrare il suo sostegno ai cittadini in seguito al massiccio afflusso di migranti dello scorso luglio. Sanchez lo ha confermato durante il suo primo intervento al Congresso dei Deputati, dove è intervenuto per fare il punto sulla gestione della crisi.

Il primo ministro ha ripetutamente sottolineato che sia lui che i membri del governo si sono “assunti le proprie responsabilità” e hanno visitato Ceuta in diverse occasioni dall’inizio dell’ondata migratoria. “Nel corso di questo mese, numerosi membri del governo spagnolo hanno visitato Ceuta, tra cui sottosegretari, ministri, vicepresidenti e io stesso”, ha affermato. A questo proposito, Sanchez ha sottolineato che queste visite sono state effettuate “per acquisire una conoscenza diretta della situazione” e “per parlare francamente e direttamente con le autorità di Ceuta e con l’intera comunità di Ceuta”, nonché per “dimostrare il nostro sostegno e la nostra empatia” nei confronti dei suoi cittadini, poiché Ceuta “ha bisogno del sostegno dello Stato ora più che mai”.

Per questo motivo, ha indicato che il Governo “condivide la necessità” che Re Felipe VI visiti Ceuta e Melilla “nelle prossime settimane” per trasmettere “l’assoluto impegno dello Stato” nei loro confronti.

(fonte Servimedia)

Elezioni, Tajani: il pericolo di influenze esterne è consistente

Il Cairo, 3 set. (askanews) – “La guerra ibrida c’è, è in corso, lo ripeto, il pericolo che si cerchi di influenzare il voto nei paesi europei è consistente. Questo non significa che poi i cittadini europei seguano i desiderata di paesi non alleati che vogliono influenzare il voto cercando di disgregare l’Europa, cercando di disgregare i governi e cercando di creare problemi alle differenti istituzioni, però l’attacco c’è, tant’è che anche nel mio ministero, con la riforma che è in vigore dal 1 gennaio di quest’anno, c’è una direzione generale della sicurezza con una sala operativa che controlla tutti gli attacchi cyber e respinge tutti gli attacchi cyber che ci sono e sono centinaia e centinaia ogni giorno”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani rispondendo, in un punto stampa all’aeroporto del Cairo, dov’è giunto per una missione di rafforzamento del partenariato strategico tra Italia ed Egitto, a una domanda sul tema degli attacchi ibridi russi.

Zaia vince sul fine vita, il Patriarca di Venezia esprime amarezza

Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la legge che disciplina procedure e tempi dell’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito. Luca Zaia, che della norma è stato uno dei principali sostenitori, ha parlato di una «legge di civiltà», rivendicando la necessità di dare certezza a pazienti, famiglie e medici entro il perimetro indicato dalla Corte costituzionale. Il Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, legge invece nel voto un passaggio preoccupante: non soltanto per ciò che la legge dispone oggi, ma per il modello culturale che rischia di affermare e per il possibile progressivo allargamento delle condizioni nelle quali il suicidio assistito viene considerato una risposta alla sofferenza.

È un’obiezione che merita di essere presa sul serio, soprattutto perché non nasce dalla volontà di imporre ad ogni costo il prolungamento biologico della vita. La posizione della Chiesa è diversa e più articolata: difendere la vita non significa praticare laccanimento terapeutico. Quando le cure diventano sproporzionate o inutilmente gravose, è moralmente legittimo rinunciarvi; altra cosa è trasformare la morte procurata in una prestazione organizzata dal sistema sanitario.

È qui che si colloca l’alternativa indicata dal Patriarca: accompagnare, non abbandonare; alleviare il dolore, non provocare la morte. Le cure palliative, oggi capaci di ridurre efficacemente molte forme di sofferenza, insieme alla prossimità familiare, sociale e sanitaria, rappresentano una risposta che tutela la dignità della persona fino alla fine. Tanto più quando si tratta di anziani, malati, persone sole o fragili, per le quali la libertà di scegliere rischia di essere condizionata proprio dalla percezione di essere diventate un peso.

Per questo l’amarezza espressa da Moraglia va oltre la contrapposizione tra vincitori e vinti. Interroga la società su quale idea di cura voglia costruire: una sanità che accompagna la fragilità fino al suo limite naturale o una sanità che, a determinate condizioni, assume anche il compito di rendere possibile la morte?

Di seguito il link per accedere alla lettura della dichiarazione del Patriarca di Venezia.

 

https://www.chiesacattolica.it/legge-sul-fine-vita-in-veneto-dichiarazione-del-patriarca-di-venezia/

Putin: ci sono possibilità per una soluzione del conflitto in Ucraina

Roma, 3 set. (askanews) – Esistono possibilità di arrivare a una soluzione del conflitto in Ucraina. Lo ha affermato il presidente russo Vladimir Putin intervenendo alla sessione plenaria dell’Eastern Economic Forum a Vladivostok.

“Ci sono possibilità per una soluzione del conflitto ucraino? A mio avviso sì, ci sono”, ha dichiarato Putin.

Secondo il presidente russo, in primo luogo sono Russia e Ucraina a dover raggiungere un accordo.Mosca, ha aggiunto Putin, è comunque grata a tutti coloro che stanno cercando di contribuire alla soluzione del conflitto.

Il presidente russo ha inoltre sottolineato come la Cina mantenga costantemente l’attenzione sulla necessità di risolvere la crisi e ritiene che il problema debba essere affrontato con mezzi pacifici. Il presidente degli Stati uniti Donald Trump è orientato verso un lavoro positivo e costruttivo nei rapporti con la Russia ha poi affermato Putin.

“Per quanto posso capire, il presidente Trump sente questa esigenza e, per quello che vedo, è orientato verso un lavoro positivo e costruttivo”, ha dichiarato Putin. Il presidente russo ha aggiunto che proseguono i contatti con i rappresentanti dell’amministrazione Usa nominati da Trump per il dialogo con Mosca.

La Russia, ha inoltre affermato Putin, vorrebbe il pieno ripristino delle relazioni con gli Stati uniti, ma questo dipende anche da Washington. “Siamo favorevoli a ripristinare pienamente le relazioni con gli Stati uniti. Ma questo non dipende soltanto da noi, dipende anche dalla parte americana”, ha detto Putin. “Abbiamo molti amici negli Stati uniti”, ha concluso il presidente russo.

Tennis, Us Open, Alcaraz vince in rimonta ed è al terzo turno

Roma, 3 set. (askanews) – Carlos Alcaraz si è qualificato al 3° turno degli US Open battendo in quattro set (4-6, 6-0, 6-3, 6-2) il portoghese Jaime Faria. Un’altra buona prova della testa di serie numero 2, che ha giocato la sua seconda partita in singolare dal ritorno in campo dopo quattro mesi di stop per l’infortunio al polso destro. Con questo risultato, Carlitos sale a 9 vittorie consecutive agli US Open (16 negli Slam) e continua il suo record di 14-0 contro i giocatori più giovani di lui. Al prossimo turno, Alcaraz se la vedrà contro il cinese Wu.

Lavrov: la Russia chiuderà i Goethe-Institut tedeschi

Roma, 3 set. (askanews) – La Russia chiuderà i centri del Goethe-Institut presenti sul proprio territorio in seguito alla sospensione delle attività della “Casa della Russia” a Berlino: lo ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, a margine dell’Eastern Economic Forum (Eef).

“I tedeschi hanno sedi del Goethe-Institut qui: a Mosca, San Pietroburgo ed Ekaterinburg. Naturalmente, verranno chiuse dopo che il nostro centro culturale è stato cacciato da lì. Altrimenti, non avremmo rispetto per noi stessi”, ha affermato il ministro degli Esteri.

Lavrov ha osservato che “la Germania sta tentando ancora una volta di intimidire tutti gli altri e di soffocare qualsiasi barlume di normali relazioni con la Russia che alcuni Paesi dell’Ue – per quanto pochi – ancora mantengono”, ha aggiunto.

Dalla Chiesa, Mattarella: la Repubblica gli è riconoscente, lottare mafie senza sosta

Roma, 3 set. (askanews) – “Nell’anno in cui celebriamo gli ottant’anni della Repubblica, la figura e l’azione del Prefetto di Palermo richiamano la riconoscenza della comunità nazionale. Il suo prezioso lascito e l’esempio di tante donne e uomini delle istituzioni che non hanno ceduto a sopraffazioni, complicità, connivenze con gli interessi criminali, affermano i valori costituzionali di libertà e democrazia. La lotta contro le mafie – impegno della Repubblica – è compito che non consente sosta ed è condizione fondamentale di libertà e sviluppo.Ogni cittadino, nell’esercizio della sua libertà, nella vita quotidiana e negli ambienti di lavoro, è chiamato a essere parte del rafforzamento della cultura della legalità, prima pietra della solidarietà e coesione sociale, per promuovere le prospettive di progresso dei territori”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una dichiarazione nel 44esimo anniversario dell’assassinio da parte della mafia dl generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e di sua moglie.

“La mafia, 44 anni fa – ricorda Mattarella- uccideva a Palermo il Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa e la moglie Emanuela Setti Carraro, ferendo gravemente l’agente Domenico Russo, che moriva alcuni giorni dopo.Carlo Alberto Dalla Chiesa si dedicò, con lucidità e tenacia, nel corso della sua lunga carriera, alla difesa dei principi di giustizia e legalità, a tutela dei cittadini, operando instancabilmente per contrastare il violento attacco alle istituzioni democratiche condotto dalle formazioni terroristiche e dalla criminalità organizzata, pagando con il sacrificio della vita la sua coraggiosa battaglia.In questa giornata, il commosso pensiero della Repubblica va alle famiglie Dalla Chiesa, Setti Carraro e Russo, con sentimenti di vicinanza dell’intera Italia”.

Elezioni, Vannacci: accusa sulla Russia senza prove, sono terrorizzati

Roma, 3 set. (askanews) – Il fondatore di Futuro nazionale, Roberto Vannacci, torna, in una intervista al Foglio, sulla definizione di “cavallo di Troia della Russia in Italia” che gli è stata affibbiata dal Financial Times. “Che dire? Sono terrorizzati. È questa la più evidente risposta”, commenta.

“Dovevamo essere irrilevanti, condannati allo zero virgola. Ora che cresciamo nei sondaggi, superiamo partiti storici e rischiamo di modificare gli equilibri politici, ecco arrivare – sottolinea l’ex generale – il Financial Times con l’accusa del ‘cavallo di Troia’. Naturalmente senza uno straccio di prova. E mi lasci aggiungere un dettaglio. La definizione non nasce da un’inchiesta del Financial Times, ma da un’analisi dell’European Council on Foreign Relations che il quotidiano britannico riprende e amplifica”.

“Non vengono documentati finanziamenti russi o rapporti occulti. Si prendono le mie posizioni pubbliche contro l’invio interminabile di armi e le si trasformano nella prova di una presunta influenza del Cremlino. Un processo politico costruito senza prove. Ma sta accadendo anche in Germania dove Merz spinge il paese verso un clima da stato di guerra contro la Russia. Proprio mentre l’AfD si prepara a vincere. Considerando anche il passato di Merz ai vertici di BlackRock, qualcuno potrebbe domandarsi: golpe in salsa BlackRock?”.

Lei non è però estraneo al milieu moscovita. “E allora? Io ho servito per decenni la Repubblica italiana. Anche l’incarico di addetto militare a Mosca mi è stato affidato dallo stato italiano. Trasformare quell’incarico in un elemento sospetto significa offendere non soltanto me, ma le istituzioni che me lo hanno conferito”.

L. elettorale, Vannacci: ballottaggio? Nostri voti alla destra non automatici

Roma, 3 set. (askanews) – “Per mesi Fn doveva essere irrilevante. Appena i sondaggi lo hanno portato davanti a Lega e FI, sono comparse nuove formule elettorali. E’ la mossa della paura”. Lo dice Roberto Vannacci, fondatore di Futuro nazionale, in una intervista al Foglio.

Alla domanda su quali indicazioni darebbe in caso di ballottaggio alle elezioni politiche, l’ex generale replica: “Chi immagina di poter escludere Fn al primo turno e poi incassarne automaticamente i voti al secondo commette un errore grave. I nostri elettori non sono un pacco postale da trasferire da una coalizione all’altra e non sono proprietà né mia né, tantomeno, dei partiti che oggi vorrebbero neutralizzarne il consenso. La destra è certamente la nostra collocazione naturale, ma ‘naturale’ non significa automatica, subalterna o incondizionata”.

Quindi, aggiunge il leader di FnV, “nell’eventualità di un ballottaggio valuteremo la legge approvata, le coalizioni in campo e soprattutto gli impegni programmatici. Se esisterà una convergenza seria, Fn farà la propria parte. Non annuncio oggi l’astensione e non la agito come minaccia, ma nessuno può considerare già acquisita la nostra indicazione di voto. Chi vuole i nostri voti dovrà meritarseli”.

Fine vita, Zaia: col voto segreto avremmo già una legge nazionale

Roma, 3 set. (askanews) – L’approvazione della legge regionale veneta sul suicidio medicalmente assistito “ha un doppio valore. Il rispetto per i malati terminali in attesa, e un bel segnale a livello nazionale, perché il Parlamento legiferi”. Lo dice Luca Zaia, presidente leghista del Consiglio regionale del Veneto, intervistato da Repubblica. Sta accusando qualche partito? “No. Ma è dal 2009 – replica l’esponente della Lega – che si parla di questi temi. Dal caso di Eluana Englaro. È un tema che seguo da anni, e penso che sia l’occasione per dire che la politica su temi come questo deve avvalersi della libertà di coscienza, sennò non se ne viene fuori. E sarebbe sbagliato dire che questo è tema di sinistra o di destra. Se fai un sondaggio, trovi favorevoli e contrari a destra e sinistra. Prova ne è che non è passata mai una legge”.

“Un ulteriore segnale, che succeda in questa regione, che è marcatamente di centrodestra. Ma prima o poi – sottolinea – se ne aggiungeranno altre, perché il tema è cogente, e la Corte costituzionale ha dato la stura, ha aperto. Poi ha sollecitato tre volte i diversi Parlamenti affinché facessero una legge. Ma prima o poi questo Paese dovrà trovare una quadra, e farla”.

Zaia non si scompone sulla domanda a proposito del voto contrario di qualche consigliere leghista: “In un Paese democratico – commenta – c’è libertà di coscienza. Anzi, se si adottasse questa modalità a livello nazionale, la legge passerebbe subito, e se si facesse con voto segreto, ancora più velocemente. E guardi che non metto nessuno sul banco degli imputati, la Meloni, la destra, la sinistra… Con libertà di coscienza e voto segreto avremmo delle sorprese”.

Leggere per non perdersi nel presente

Il presentismo e il dominio della tecnica

Dai potenti della Terra, ai luoghi di lavoro, al condominio, alla vita domestica: ogni giorno è una sarabanda di sorprese, smentite, polemiche, beghe senza fine, prevale l’immagine di una umanità accanita nell’accapigliarsi senza un barlume di idee, senza certezze, senza progetti.

Se questa è la globalizzazione vuol dire che siamo proprio messi male. Vittime del tempo, della fretta, della smania di protagonismo, del dire anche quando sarebbe bene tacere: non bastano le guerre, il riscaldamento globale, gli inganni della porta accanto, il rancore sottotraccia istigato dai social, gli episodi di violenza di ogni tipo, le nefandezze impensate, il catechismo laico del dio denaro che tutto travalica e sale sul podio di ciò che ci ispira per prevalere a tutti i costi, che ci insegna la dottrina della soccombenza altrui.

Ricordo le parole di Umberto Galimberti: “Se il denaro diventa la condizione universale per soddisfare qualsiasi bisogno e per produrre qualunque bene, allora il denaro non è più un mezzo ma diventa il primo scopo rispetto al quale si vedrà in che misura soddisfare bisogni e produrre beni. Se questo discorso lo applichiamo alla tecnica – come condizione universale per realizzare qualsiasi scopo – allora gli scopi vengono subordinati al raggiungimento del massimo potenziale tecnico e allora la tecnica – e non l’uomo- diventa il massimo soggetto della storia. Ma la cosa ancora più inquietante è che non disponiamo più di un pensiero alternativo al pensiero della tecnica.

Questo ha dei risvolti e dei cascami ancora più miserabili perché la gente – non avendo un’alternativa al ’pensiero che calcola’ – per percepire il mondo si affida ai luoghi comuni, diffusi in primis dai media e dalla televisione, facendosi suggestionare da idee ipnotiche e linee guida non-pensate della propria vita”. Sembra proprio che la tecnica domini la vita dell’uomo e riduca i suoi orizzonti ad un presentismo asfissiante.

C’è l’intelligenza artificiale e ci sono le sue potenzialità, ci sono dotazioni e strumentalità tecnologiche straordinarie ma il non poterne più fare a meno (bisogna – è obbligatorio – parlarne tutti i giorni) ci porta alla bramosia degli artefatti, alla ricerca di algoritmi e formule che riducono la riflessione e il raziocinio: storia, memoria, tradizioni ricevute subiscono l’oblio dell’hic et nunc, dell’ora e adesso, che induce persino a commettere gesti inconsulti e di follia perché oltre ad aver perso il discrimine tra il bene e il male, non siamo minimamente preoccupati dalle conseguenze dei nostri comportamenti.

Si parla allora di vita effimera perché legata ad una precarietà esistenziale svuotata di valori: quel “non me ne importa più di niente” la dice lunga su un’umanità protesa allo sbaraglio.

 

Linvito di Feltri: tornare ai libri

Raccolgo dunque l’invito del Direttore Vittorio Feltri e del suo libro “Chi non legge è perduto”- Mondadori, 2025) per inserire il tema della lettura e dei classici nell’agenda delle nostre scelte.

Ricordando le parole di Marguerite Yourcenar: ““Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che, da molti indizi, mio malgrado, vedo venire. Ho ricostruito molto, e ricostruire significa collaborare con il tempo, nel suo aspetto di “passato”, coglierne lo spirito o modificarlo, protenderlo quasi verso un più lungo avvenire; significa scoprire sotto le pietre il segreto delle sorgenti”. (“Memorie di Adriano” – Einaudi, 2022).

Non è solo un problema generazionale (anche gli adulti dimenticano i libri come fonte di apprendimenti) ma lo sta diventando, specie se libri e letture saranno a poco a poco espunti dalla stessa scuola, per far posto alla sintesi di formule, sigle ed acronimi che molto lasciano sottinteso senza nulla spiegare.

 

I classici come antidoto alla perdita della memoria

Stiamo perdendo l’uso della parola: non come incapacità di parlare ma come abuso e distorsione dei significati che gettano un fascio di luce sulle domande della vita. Eppure Tolstoj e Dostoevskij avevano a lungo dibattuto sulla ricerca della “parola nuova”, Gustave Flaubert impiegava giorni a trovare “le mot juste”: abbiamo dimenticato queste pagine sul senso dell’esistenza.

Ma nei grandi autori e nei capolavori letterari del 900 troviamo temi fondamentali per capire il presente: identità, coscienza, colpa, espiazione, attesa, destino, perdono.

Il presente non basta se lo si svincola dalla cultura ricevuta: si finisce solo per brancolare nel limbo dell’inspiegabile, nell’oblio di una Storia senza continuità. E’ l’errore che stanno commettendo i ‘padroni del mondo’ che propugnano di edificare nuovi imperi. Ma è anche l’errore di ciascuno di noi se si getta alle ortiche il passato e l’eredità culturale dei grandi maestri del pensiero. Ha ragione Feltri: chi non legge è perduto.

La Dc non torna, ma la sua cultura di governo deve invece tornare

Uneredità che non può essere archiviata

La Dc, come tutti sanno, non tornerà mai più nella cittadella politica italiana. Ma, ed è persin scontato ricordarlo, la concreta eredità politica, culturale e forse anche programmatica della Dc non può andare radicalmente dispersa.

Lo dicono gli stessi detrattori storici della Dc, ovvero tutti coloro che da sinistra continuano a ritenere quel partito o un semplice e banale “inciampo della storia” o, nella peggiore delle ipotesi, una sorta di “associazione a delinquere”, oppure una semplice e disinvolta macchina “clientelare”.

 

La lezione della cultura di governo

Ora, c’è un aspetto, peraltro decisivo se non addirittura costitutivo, che non può andare disperso e nè, tantomeno, può essere allegramente archiviato. Mi riferisco, nello specifico, a quello che comunemente viene definita come “cultura di governo”. Ovvero un modo d’essere in politica che si caratterizza prevalentemente per la sua capacità di dispiegare concretamente una cultura di governo. Perché questa è stata una delle costanti costitutive e strutturali della cinquantennale esperienza della Democrazia Cristiana.

E proprio nella “cultura di governo” si sintetizzano le migliori virtù, o qualità, che possono caratterizzare il profilo di un partito. E cioè, in sintesi,. esterni ed estranei alla radicalizzazione della lotta politica e ad ogni forma di polarizzazione ideologica; rifiuto pregiudiziale della deriva degli “opposti estremismi” o degli “opposti populismi”; esaltazione della cultura della mediazione e predisposizione alla composizione degli interessi contrapposti; privilegiare la cultura del dialogo e del confronto politico ed istituzionale; valorizzazione dei corpi intermedi e del pluralismo”; rigoroso approccio riformista e democratico nell’affrontare i temi che sono in cima all’agenda politica e programmatica; rispetto dell’avversario che non è mai un nemico da delegittimare moralmente prima e da annientare e distruggere politicamente poi; rigoroso rispetto delle istituzioni democratiche e dei principi e dei valori democratici e liberali scolpiti nella Costituzione repubblicana; e infine, ma non per ordine di importanza, individuare nella cultura di governo lo strumento decisivo e principale per risolvere i problemi di una società complessa ed articolata come quella italiana.

 

Lalternativa alle derive della politica

È del tutto evidente che l’eredità politica e culturale di un partito come quello democratico e cristiano, soprattutto quando si parla della cosiddetta “cultura di governo”, è incompatibile con le derive populista, qualunquista, demagogica, pauperista, massimalista ed estremista che purtroppo caratterizzano il comportamento concreto di molti partiti.

Sul versante del centro destra e, soprattutto, su quello della sinistra contemporanea. Derive che indeboliscono la qualità della nostra democrazia, la credibilità delle nostre istituzioni democratiche e, soprattutto, l’efficacia e l’efficienza della stessa azione di governo.

 

Reinverare una tradizione nella politica di oggi

Sotto questo versante l’eredità politica e culturale della Dc resta di una straordinaria attualità e modernità.

A prescindere dal tramonto di quel partito avvenuto oltre 30 anni fa. E questo per la semplice ragione che quella cultura politica, che non può essere consegnata agli archivi storici, conserva anche uno “stile” – appunto, la “cultura di governo” – che non ha più avuto eguali nelle dinamiche concrete della vita politica italiana.

Ed è anche per questa ragione che tocca oggi ai democratici, a tutti i democratici, e nello specifico a tutti coloro che provengono da quella tradizione politica e da quel pensiero culturale, saper recuperare e reinverare quella “cultura di governo” nella vita pubblica italiana contemporanea.

Ranucci e Report, quando il quarto potere perde la misura

Il quarto potere, lun contro laltro armati

L’ultima notizia, nella serata di ieri, è quella delle dimissioni della neo-conduttrice Giulia Presutti. In genersle, volano gli stracci tra i giornalisti, quelli che criticano da posizione di dignità, stanno mostrando il peggio possibile compromettendo la reputazione di cui si fanno forti. Si sono scoperti gli altarini e siamo caduti nel ridicolo, altro che cronache familiari. Per dirla alla Vairo, siamo in presenza di un “monopolio e dell’interscambio da uno show all’altro dei portatori di opinioni, già di loro mediocri, degli schieramenti politici. Ranucci, per quanto mi riguarda, potrebbe condurre Report come Grande Fratello”.

 

Mamma RAI e i suoi figli degeneri

In ogni azienda c’è l’esigenza di una organizzazione gerarchica, la RAI ha preso una decisione, giusta o sbagliata che sia, e il dipendente invece di ammutolirsi e obbedire o licenziarsi, in caso di contrarietà, scatena invece un ammutinamento. Ne è protagonista la innocente Simona Innocenzi che non risulta sia peraltro nell’organigramma della azienda ma una freelance con tanto di professionalità da mettere in campo. Si è affacciata al balcone con i suoi colleghi di redazione per urlare la sua protesta al pari del 5 Stelle su un altro balcone, un po’ di tempo fa, per festeggiare la loro presa del potere. Il balcone suscita sempre una sua innegabile suggestione. Forse la Innocenzi è dimentica del fatto che “morto un Papa, se ne fa un altro”.

 

Una violata innocenza

Sembra si sia fuori da ogni regola tradizionale, chi sbandiera la mancanza del rispetto delle regole le scavalca a propria difesa. Sulla vicenda siamo, ad ogni sol desto, di fronte ad una giornataccia particolare. Vien fuori che ciascuno è inevitabilmente portatore di interessi, un lobbysta, e l’indipendenza è solo una bandiera che si fa lenzuolo sotto al quale coprire la verità che fa comodo a seconda delle circostanze. Di per sé non è un peccato. Non a caso si dice che tutti siamo dipendenti l’uno dall’altro, è una condizione che riguarda anche i più potenti del mondo.

 

Porte aperte per chi porta…

“Report” si regge grazie al lavoro dei giornalisti che non solo nel diurno ma anche nel notturno lavorano per confezionare un buon lavoro. Portare si traduce in uno spostare un peso da un luogo all’altro ma non muoverlo per alterare la bilancia secondo convenienza. Vuol dire riportare al pubblico ciò che si è appreso da una inchiesta senza andare fuori ruolo.

Il cacciatore spara alla preda e il cane la riporta al padrone, non è il cane che usa il fucile, non è quello il suo compito. Tra i migliori quattro zampe del genere è noto che la razza dei “golden retriver” fa assai bene il suo lavoro. Anche Enzo Biagi era un grande giornalista, dallo stile un po’ retrivo ma inappuntabile. Poneva la domanda all’interlocutore che poteva rispondere in modo esaustivo o elusivo. L’ascoltatore giudicava senza bisogno che Biagi incalzasse screanzatamente l’intervistato.

 

Le nuove comiche

Siamo passati dal giornalista alla figura del mattatore e non sembra sia un bene. Ogni giornalista della vicenda squalifica l’altro in uno scadimento avvilente che non fa onore neanche a quelli che se ne stanno zitti in attesa che passi la buriana. Qualcuno direbbe che siamo alle comiche. Giorni fa è morto il geniale ideatore di Gulp e Super Gulp, Guido De Maria. Al termine di ogni puntata era il ritornello: “ed ecco finiti i fumetti in TV”. Prima della sigla di fine, il goffo Ten, l’assistente del detective Nick Carter, diceva “e l’ultimo chiuda la porta!”. Ecco, sarebbe il caso di chiudere per sempre la porta ad una vicenda che non fa più ridere neanche gli appassionati del genere detective story.

Giuseppe Toniolo e i suoi «compagni di strada» imprevisti

di Angelo Palmieri e Marco Zabotti

Partire da una domanda scomoda

Quando si parla di «ruolo del cristiano oggi», capita spesso di sentire due reazioni opposte e ugualmente sterili. Da una parte c’è chi tira fuori un elenco di valori astratti, la dignità, la solidarietà, il bene comune, e li ripete come un mantra, senza che tocchino terra. Dall’altra c’è chi si chiude in un pessimismo apocalittico, come se il mondo fosse irredimibile e l’unica cosa da fare fosse custodire la propria ortodossia in attesa della fine.

Nessuna delle due posizioni convince. E quando cerchiamo una terza via, ci ritroviamo a ripensare a Giuseppe Toniolo, un professore di economia politica nato a Treviso nel 1845, vissuto a Pisa e qui morto nel 1918, sepolto per sua espressa volontà a Pieve di Soligo (Treviso, diocesi di Vittorio Veneto), città natale della moglie Maria Schiratti, beatificato nel 2012 in virtù della guarigione miracolosa per sua intercessione di un giovane imprenditore, Francesco Bortolini, proprio di Pieve di Soligo.

Un cristiano laico in pienezza, sposo e padre, che sin da giovane voleva “farsi santo”, proprio lui, il primo economista nella storia della Chiesa a salire agli onori degli altari. che non ha scritto romanzi, non è morto martire, non ha fondato comunità monastiche.

Ha insegnato, ha scritto saggi, ha organizzato convegni, ha promosso la cooperazione, ha fondato l’Unione Cattolica per gli Studi Sociali, ha presieduto l’Unione popolare dopo lo scioglimento dell’Opera dei Congressi, ha ispirato la nascita dell’Università Cattolica, ha proposto la nascita di un Istituto cattolico di diritto internazionale per la pace, negli anni della Grande Guerra, è stato artefice dell’idea di “democrazia cristiana” nella logica del bene di tutti e di ciascuno, “a prevalente vantaggio delle classi più deboli”. Sembra poco, eppure il suo pensiero è di una attualità straordinaria, effettiva, che quasi imbarazza.

 

Cosa dice davvero Toniolo

Toniolo parte da una constatazione semplice: l’economia non è una scienza neutra. Quando i liberali del suo tempo dicevano che il mercato si regola da solo, lui rispondeva che dietro ogni transazione commerciale ci sono persone in carne e ossa, con famiglie, bisogni, fragilità. E quando i socialisti proponevano la statalizzazione totale, lui obiettava che lo Stato non può sostituirsi alla libertà delle persone e delle comunità locali.

La sua proposta, che oggi chiameremmo «economia civile» o «economia di comunione», si regge su tre pilastri che vale la pena ricordare senza orpelli:

Il primato dell’etica sull’utile. Non è vero che «il fine giustifica i mezzi» in economia. Se un’impresa produce ricchezza ma distrugge le famiglie dei lavoratori o avvelena il territorio, quella ricchezza è falsa. Toniolo lo diceva nel 1890, quando sembrava un’eresia. Oggi, dopo le crisi finanziarie del 2008 e la crisi climatica, sembra quasi un’ovvietà, eppure continuiamo a non applicarla.

La sussidiarietà e i corpi intermedi. Lo Stato non deve fare tutto, ma neppure deve lasciare tutto al mercato. In mezzo ci sono le famiglie, le cooperative, i sindacati, le associazioni di volontariato, le parrocchie. Toniolo chiamava queste realtà «forze sociali» e le considerava il vero tessuto della democrazia. Senza di esse, l’individuo è solo davanti al potere e al denaro.

La politica come servizio, non come carriera. La frase « la politica è la forma più alta della carità » viene spesso attribuita a Paolo VI o a La Pira, ma il concetto è profondamente tonioliano. La politica, per Toniolo, è il luogo dove si costruiscono le condizioni strutturali perché la carità non sia più necessaria, o almeno, perché non debba essere l’unica risposta all’ingiustizia.

Fin qui, il quadro è chiaro. Ma la domanda che ci poniamo è: questo pensiero basta? E soprattutto, può dialogare con figure molto diverse tra loro, alcune delle quali apparentemente lontanissime dal mondo cattolico dell’Ottocento italiano?

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Venezia, l’arrivo di Clooney e Amal in barca prima del red carpet

Venezia, 2 set. (askanews) – Folla e fan per George Clooney e la moglie Amal arrivati alla darsena dell’Hotel Excelsior prima del red carpet inaugurale dell’83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia dove sono tra i protagonisti. Completo scuro lui, in nero lei con abito lungo con spalline e spacco dietro, hanno salutato calorosamente arrivando in barca prima di salire in auto per andare verso il Palazzo del Casinò dove l’attore riceverà il Leone d’oro alla carriera.

L.elettorale, Salvini chiude sul ballottaggio, si ragiona su ritiro emendamento

Roma, 2 set. (askanews) – Domani la commissione Affari costituzionali del Senato comincerà a votare gli emendamenti alla legge elettorale. Ma il destino del provvedimento, come è noto, si giocherà direttamente in aula a partire dal 9 settembre, dove approderà senza relatore. La maggioranza ha dunque ancora qualche giorno per chiudere il cerchio delle modifiche. Ma con il passare delle ore è sempre più evidente che la possibilità che venga inserito last minute anche il ballottaggio si sono decisamente assottigliate. Anche perché oggi è stato Matteo Salvini a rendere pubblica quella contrarietà che già la Lega aveva manifestato nei vari conciliaboli tra sherpa che hanno preceduto la ripresa dei lavori parlamentari, ma anche nel vertice dei leader di lunedì scorso. “Siamo contrari. Abbiamo firmato un accordo sulla legge elettorale che prevede le liste, prevede le preferenze, basta”, dice. Un no netto, che si spinge fino ad annunciare che chiederà anche agli alleati di votare contro l’emendamento Pera.

Quella dell’ex presidente del Senato, ora eletto con Fratelli d’Italia, è l’unica proposta di modifica presentata (solo per l’aula) che ne prevede l’introduzione. In teoria, dunque, lo strumento che – in base al regolamento – può ancora consentire alla maggioranza di pensarci fino all’ultimo minuto, e – nel caso – anche procedere a una riformulazione. E tuttavia, sembra prendere sempre più piede la possibilità che alla fine dai vertici di via della Scrofa possa arrivare un invito al ritiro, in modo da togliere definitivamente il problema dal tavolo e anche evitare eventuali spaccature in aula. A sponsorizzare il ballottaggio resta ancora la seconda carica dello Stato: Ignazio La Russa, che pure in un’intervista al Corriere della Sera ammette che l’introduzione del doppio turno è “improbabile ma non impossibile”, punta il dito verso la sinistra definendo “incomprensibile” il loro no.

D’altra parte anche dentro Fratelli d’Italia ci sono due scuole di pensiero. Salvini, che ha già dovuto far digerire ai suoi le preferenze tanto care a Giorgia Meloni, con molta fatica potrebbe avallare un meccanismo nei confronti del quale la Lega è storicamente contraria. E poi c’è la questione Vannacci. Se, infatti, l’idea del ballottaggio è stata presa in considerazione proprio per provare a ottenere una maggioranza di centrodestra che non lo comprendesse, il rischio è che finisca per favorire le percentuali di Futuro nazionale al primo giro erodendo al Carroccio in particolare, ma anche ai meloniani, una parte del consenso. Un ragionamento che è ben chiaro anche alla presidente del Consiglio che pure nei giorni scorsi, soppesando pro e contro, aveva consentito un approfondimento sul tema. Ed è proprio l’ex generale a ironizzare su questi continui cambi di linea. “Prima – dice – il ballottaggio doveva essere la trappola perfetta: lasciare che Futuro nazionale corresse al primo turno e poi pretendere i voti dei nostri elettori al secondo. Senza parlare con noi, senza riconoscere il nostro consenso e senza accettare le nostre idee. Poi hanno fatto due conti. Hanno capito che, liberati dal ricatto del cosiddetto ‘voto utile’, ancora più italiani sceglierebbero Futuro nazionale. E hanno scoperto un’altra cosa: i voti degli italiani appartengono agli italiani. Non ai partiti che pensano di poterli incassare automaticamente”.

Sul piede di guerra resta sempre l’opposizione. Anche oggi la segretaria del Pd Elly Schlein, è tornata ad attaccare Giorgia Meloni perché dedica più energie alla riforma del sistema di voto che ai problemi degli italiani. “La sua unica preoccupazione – dichiara – è cambiare la legge elettorale per paura di perdere, mentre 6 milioni di italiani, più di un italiano su dieci, rinunciano alle cure per le liste d’attesa troppo lunghe o perché non possono permettersele.

Fine vita, dopo ok Veneto Fi rilancia su legge nazionale. Opposizioni: "Basta alibi"

Roma, 2 set. (askanews) – Dopo l’ok del Consiglio regionale del Veneto alla legge sul fine vita, Forza Italia rilancia il tema a livello nazionale, mentre le opposizioni accusano il centrodestra di non voler regolamentare la materia.

Con il voto di oggi, il Veneto è la prima Regione guidata dal centrodestra ad approvare una legge sulla materia, dopo le iniziative di Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. Il testo è stato approvato con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti. A favore hanno votato gran parte della Lega, Forza Italia, centrosinistra, Azione; contrari Fratelli d’Italia, Futuro nazionale e Resistere Veneto. “Un risultato importante e un atto di responsabilità del Consiglio regionale del Veneto. È stata una discussione complessa e profonda, che ha coinvolto le coscienze prima ancora delle appartenenze politiche. Oggi il Parlamento dei Veneti ha scelto di non voltarsi dall’altra parte e di dare una risposta concreta a persone che vivono condizioni di sofferenza estrema. Personalmente sono orgoglioso di una politica regionale che, su un tema così delicato, ha saputo mostrare il volto migliore delle istituzioni: ascoltare, approfondire, confrontarsi con serietà e, infine, assumersi fino in fondo la responsabilità di decidere e di indicare una strada”, ha commentato il presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia.

Il voto di oggi ripropone il tema a livello nazionale. Fratelli d’Italia critica l’iniziativa del Consiglio regionale. “Una materia delicata come il fine vita non può essere disciplinata in maniera differente da Regione a Regione. Per questo riteniamo che la legge regionale approvata in Veneto non avrebbe dovuto essere presentata e abbiamo espresso la nostra contrarietà”, dichiara il senatore veronese di Fratelli d’Italia Matteo Gelmetti, secondo cui “su temi di questa portata deve essere lo Stato, attraverso il Parlamento, ad assumersi la responsabilità di stabilire una cornice normativa valida per tutti gli italiani”.

Nel centrodestra, però, sin qui, è Forza Italia che si è maggiormente impegnata per una legge nazionale. E oggi gli azzurri rilanciano: “La decisione del Veneto, terra di profonda tradizione cattolico-popolare, e il dibattito che l’ha accompagnata dimostrano con chiarezza che è possibile ampliare i diritti individuali senza togliere nulla a nessuno. I diritti non sono una sfida ideologica, ma un gesto di rispetto per la dignità delle persone nei momenti più complessi della vita. Il centrodestra ha il dovere di guidare questa evoluzione della società con visione liberale e garantista”, afferma in una nota Paolo Emilio Russo, capogruppo di Forza Italia in commissione Affari Costituzionali alla Camera, per il quale “l’esempio del Veneto, prima Regione guidata dal centrodestra ad approvare una legge sul fine vita e la recente decisione della Lombardia su cittadini malati incurabili, dimostrano che il Parlamento può e dovrebbe approvare una legge nazionale organica che risponda alle nuove esigenze e sensibilità degli italiani, aiuti le famiglie ad affrontare impreparati situazioni difficili, ed eviti allo stesso la frammentazione regionale per garantire a tutti i cittadini italiani, da Nord a Sud, le medesime tutele”.

Sul fine vita il centrosinistra è compatto e attacca la maggioranza. “Le Regioni intervengono perché lo Stato non fa il suo lavoro. E mentre la politica rinvia, ci sono malati e famiglie che aspettano”, accusa il leader di Azione Carlo Calenda. “Meloni ora non ha più alibi: è il momento di una legge nazionale sul fine vita, è il momento di prendere atto che l’Italia è pronta da tempo per una legge di questo tipo”, afferma il segretario di Più Europa Riccardo Magi. Concetto ribadito anche da Ivan Scalfarotto (Iv): “Lo Stato deve fare la sua parte e approvare al più presto una legge nazionale sul fine vita, come ha più volte richiesto alle Camere la Corte Costituzionale. Ma temo che da parte di questa destra non ci sia nessuna intenzione di farlo”.

“Bene che il Veneto abbia approvato la legge sul fine vita. Nell’inerzia del Parlamento – dice il senatore Alfredo Bazoli, vicepresidente del gruppo del Pd – è importante che tutte le regioni si muovano, nei limiti imposti dalla Corte costituzionale, per dare regole a medici, infermieri, asl, ospedali, che ad oggi si muovono con difficoltà e in ordine sparso di fronte alle richieste di suicidio assistito. È apprezzabile anche l’appello di Zaia affinché si faccia finalmente una legge nazionale che dia una cornice normativa uniforme ed eviti la frammentazione. Ma è un appello che andrebbe rivolto al suo partito e ai suoi alleati, che in questa legislatura si sono messi di traverso in ogni modo, da ultimo rinviando in commissione il nostro testo che faticosamente era arrivato in aula. Una grave responsabilità che ricade interamente sulla destra e sul governo Meloni”.

Venezia, Boyle presenta “Ink”: l’ascesa di Murdoch e i media oggi

Venezia, 2 set. (askanews) – Racconta la nascita dell’impero mediatico di Rupert Murdoch ma fa riflettere anche sulla nascita dei meccanismi che ancora oggi dominano media e i social network, “Ink”, film d’apertura dell’83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia.

Il regista britannico è arrivato a presentarlo con lo sceneggiatore James Graham, autore dell’opera teatrale da cui è tratto il film e gli interpreti Guy Pearce che fa Rupert Murdoch, Jack O’Connell, nei panni del direttore Larry Lamb, che il magnate australiano assume dopo aver acquistato il quotidiano The Sun con l’obiettivo di trasformarlo in un giornale popolare di massa sfidando il Daily Mirror e Claire Foy, la giornalista Jules che si fa strada in un mondo prettamente al maschile.

“Non volevo fare solo un film sul giornalismo nel 1969 ma un film che avesse un collegamento con il mondo di oggi”, ha dichiarato Danny Boyle, dicendosi “onorato” di aprire Venezia.

“Non volevamo rendere Rupert Murdoch un mostro come molti pensavano, credo che all’epoca abbia rappresentato come una ventata di aria fresca in una società molto ricca e c’erano molti pregiudizi contro di lui come australiano, c’era un certo atteggiamento dell’establishment britannica nei suoi confronti e questo mi interessava analizzare”, ha dichiarato il regista premio Oscar. “Lui offriva un tipo di libertà con una voce diversa e pensiamo che il film sia molto divertente all’inizio anche se alla fine c’è una discesa, porta verso l’oscurità”.

Il Veneto approva la legge sul fine vita. E’ la prima regione di centrodestra

Roma, 2 set. (askanews) – Il Consiglio regionale del Veneto, dopo due giorni di discussione, ha approvato oggi, con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti, il progetto di legge d’iniziativa popolare n. 1 sulle procedure di assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito, relatore, il presidente della Quinta commissione consiliare, Manuela Lanzarin (Lega-LV). E’ la prima regione di centrodestra ad approvare una legge sul fine vita.

I lavori d’aula erano stati sospesi ieri, nel tardo pomeriggio e sono ripresi stamattina con la conclusione della discussione generale e l’esame degli emendamenti. La legge era stata rinviata in Commissione nella seduta del 16 gennaio 2024 della scorsa legislatura, dopo il mancato via libera ai primi articoli, è stata ripresentata in quella attuale e ha superato, con modifiche, il nuovo esame dell’assemblea legislativa. Gli emendamenti hanno tenuto conto dei rilievi della Corte costituzionale e di ulteriori proposte dell’esecutivo veneto.

“L’approvazione della legge sul fine vita rappresenta un risultato importante e un atto di responsabilità del Consiglio regionale del Veneto. È stata una discussione complessa e profonda, che ha coinvolto le coscienze prima ancora delle appartenenze politiche. Oggi il Parlamento dei Veneti ha scelto di non voltarsi dall’altra parte e di dare una risposta concreta a persone che vivono condizioni di sofferenza estrema. Personalmente sono orgoglioso di una politica regionale che, su un tema così delicato, ha saputo mostrare il volto migliore delle istituzioni: ascoltare, approfondire, confrontarsi con serietà e, infine, assumersi fino in fondo la responsabilità di decidere e di indicare una strada”. Così il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, commenta l’approvazione da parte dell’Assemblea legislativa della proposta di legge sul suicidio medicalmente assistito.

“Voglio ringraziare tutti i consiglieri regionali – prosegue Zaia – chi ha votato a favore, chi si è espresso contro e chi ha manifestato dubbi o sensibilità differenti. Oltre dieci ore di dibattito, precedute da mesi di studio e approfondimento, hanno dato vita a un confronto serio, rispettoso e di alto livello. Su un tema così delicato, anche la capacità di ascoltare le ragioni degli altri rappresenta un patrimonio per l’istituzione. Il mio ringraziamento non può che andare anche ai cittadini e alle associazioni che da posizioni diverse hanno arricchito proposte e discussione”.

“Il Veneto – conclude il Presidente – ha dimostrato che anche sulle questioni più profonde e divisive si può discutere senza rinunciare alle proprie convinzioni, ma mettendo al centro le persone. Pazienti, famiglie, medici e operatori sanitari da oggi possono contare su un quadro più chiaro. È questo, prima di tutto, il significato della decisione assunta oggi dal Consiglio regionale”.

Inter, finisce dopo 28 anni era di Piero Ausilio

Roma, 2 set. (askanews) – La fine di un’era in casa Inter. Dopo 28 anni, Piero Ausilio lascia il club nerazzurro. Il direttore sportivo e la società hanno trovato nel tardo pomeriggio l’intesa per una risoluzione immediata del rapporto, dopo che non era stato raggiunto un accordo sul rinnovo del contratto, in scadenza a giugno 2027.

All’origine della rottura la proposta dell’Inter di un prolungamento di un anno alle stesse condizioni economiche dell’attuale contratto. Ausilio avrebbe invece spinto per un accordo almeno biennale. Una distanza che ha portato alla separazione anticipata. Prima dell’addio, il dirigente passerà da Appiano Gentile per salutare la squadra.

“Dopo 28 anni indimenticabili, è arrivato il momento più difficile: salutare quella che per me non è mai stata una semplice squadra, ma una seconda pelle”, ha scritto Ausilio nel suo messaggio di commiato. “In quasi tre decenni ho dato all’Inter ogni singolo secondo della mia vita, ogni energia, ogni battito. L’Inter è nel mio sangue, è l’aria che ho respirato ogni giorno”.

Ausilio ha poi ringraziato tifosi, proprietà, dirigenti, collaboratori, allenatori e giocatori che hanno condiviso con lui quasi tre decenni di storia nerazzurra. “Lascio questo ruolo, ma non potrò mai staccarmi da questi colori. Oggi non si chiude solo un capitolo professionale: si separa un pezzo della mia anima da ciò che ho amato di più”.

Una vita interamente legata all’Inter, quella di Ausilio, entrato nel club come segretario del settore giovanile e arrivato fino alla direzione sportiva della prima squadra, attraversando momenti difficili e tre cambi di proprietà. Cresciuto professionalmente all’ombra di Marco Branca, nel 2014 è diventato direttore sportivo.

Da allora ha contribuito alla costruzione dell’Inter che ha conquistato 3 Scudetti, 3 Coppe Italia e 3 Supercoppe italiane, fino alla conquista della seconda stella. Un percorso lungo quasi tre decenni che ha fatto di Ausilio una delle figure più importanti della storia recente del club.

L’Ucraina ha notificato all’Organizzazione per l’aviazione civile che lo spazio aereo russo non è sicuro

Roma, 2 set. (askanews) – “L’Ucraina ha notificato ufficialmente all’Organizzazione internazionale per l’Aviazione civile (Icao) che lo spazio aereo russo non è sicuro per l’aviazione civile a causa dell’intensificarsi dell’attività militare. Invitiamo tutti ad evitarlo”: lo ha annunciato su X il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha.

“Abbiamo preso la decisione responsabile di notificare all’Icao, a tutte le compagnie aeree e ai governi di adottare misure precauzionali, anche se la Russia si rifiuta di adempiere al suo obbligo di informarli. Vogliamo prevenire incidenti involontari”, ha aggiunto il ministro.

“La guerra sta tornando in Russia. L’Ucraina esercita il suo diritto all’autodifesa ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite”, ha concluso Sybiha.

Ieri, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva avvertito che le compagnie aeree e le compagnie di assicurazione che lo spazio aereo russo stava diventando “estremamente pericoloso” a causa del previsto aumento dei droni ucraini nei cieli russi. “I giorni di sicurezza nei cieli russi sono finiti”, ha dichiarato Zelensky in un messaggio sui social, assicurando che l’Ucraina non minaccia “alcun aereo civile”, ma che droni saranno ormai presenti sopra la Russia “su una scala di cui bisognerà tenere conto”, sottolineando che “lo spazio aereo russo si chiuderà di fatto: la guerra scatenata dalla Russia sta chiudendo i suoi cieli”, invitando in particolare le compagnie che servono Mosca, San Pietroburgo e gli altri principali aeroporti russi a prendere in considerazione questa minaccia. Il presidente ucraino aveva anche dichiarato che Kiev avrebbe informato le organizzazioni internazionali dei rischi che incombono sullo spazio aereo russo.

Una dichiarazione commentata duramente dal presidente russo Vladimir Putin: “Ci chiedono di riprendere i negoziati, chiedono incontri personali. Con i terroristi non si negozia”, ha affermato Putin durante una conferenza a margine del vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco) in Kirghizistan.

Putin ha inoltre definito le minacce di Vladimir Zelensky contro le compagnie aeree russe un tentativo di terrorismo di Stato, aggiungendo che la Russia troverà il modo di rispondere qualora Kiev tentasse di mettere in atto tali minacce.

L.elettorale, Schlein: Meloni pensa a questo, sanità ai minimi storici

Roma, 2 set. (askanews) – “È questo il record che Meloni si prepara a celebrare: quello del governo che più ha definanziato la sanità pubblica, per favorire gli interessi di quella privata. Nel frattempo la sua unica preoccupazione è cambiare la legge elettorale per paura di perdere”. Lo dice la segretaria Pd Elly Schlein.

“I dati di Gimbe oggi ci dicono che Giorgia Meloni ha raggiunto il suo obiettivo: nel 2025 il suo governo ha ulteriormente ridotto gli investimenti sulla sanità pubblica, scesi ad appena il 6,2% del Pil, e contro una media OCSE del 7,1%. La spesa sanitaria sul Pil con Meloni tocca i minimi storici degli ultimi vent’anni”.

La leader Pd aggiunge: “Sei milioni di italiani – più di un italiano su dieci – rinunciano alle cure per le liste d’attesa troppo lunghe o perché non possono permettersele. Questo è il disegno preciso di una destra che vuole una sanità a misura del portafoglio delle persone, mentre noi vogliamo e lotteremo per quella universalistica dell’intuizione di Tina Anselmi: una sanità pubblica che cura tutti, anche chi da solo non ce la fa. Meloni festeggia, l’Italia no”.

Gabriel Zuchtriegel e l’archeologia democratica nel podcast di "SGUARDI"

Roma, 2 set. (askanews) – “A volte abbiamo degli eventi la sera o mi trattengo un po’ di più per motivi di lavoro. Allora colgo l’occasione e faccio un giro in questa magia che è Pompei”, racconta Gabriel Zuchtriegel. “Il buio fa uscire fuori un altro lato di Pompei, e la possibilità di immaginare come era 2000 anni fa, quando non c’era l’illuminazione elettrica.

Zuchtriegel, dal 2021 direttore generale del parco archeologico di Pompei, il più importante d’Italia (alcuni dicono del mondo), e in precedenza direttore del parco di Paestum, è ospite di “15 minuti con”, podcast di approfondimento della rubrica SGUARDI prodotto da Askanews e ideato da Alessandra Quattrocchi. Tedesco di nascita, naturalizzato italiano, Zuchtriegel ha scritto vari libri su Pompei e l’ultimo è uscito da poco per Feltrinelli: “Quando gli dei lasciarono il mondo, l’ultima estate di Pompei”.

È il custode dell’immenso patrimonio seppellito dalle ceneri del Vesuvio nel 79 dopo Cristo; quell’eruzione catastrofica ci ha restituito intatta la vita quotidiana di una ricca, pulsante città commerciale, prima del disastro. Zuchtriegel ci racconta della magia di Pompei, della sua difficile manutenzione e delle ultime scoperte, e della sua passione per l’archeologia quotidiana, il lato “dell’ombra”, come lo chiama, della vita antica, piuttosto che il lato luminoso dei grandi monumenti; l’importante dell’archeologia “democratica”, perché anche i reperti minori rivelano storie affascinanti; e gli incredibili sviluppi, anche in questo campo, dell’intelligenza artificiale.

Quando era ragazzo già sognava di fare l’archeologo, “per lo sconcerto e terrore di mia mamma che diceva ma che lavoro farai? Come vivrai? Comprensibile… l’archeologia non è una cosa che si fa per diventare ricchi. Io mi considero estremamente fortunato, ma non avrei neanche osato sognare all’epoca avere un giorno questa responsabilità. E dunque noi lo facciamo sapendo che forse poi dovremo fare tutt’altro nella vita”.

Zuchtriegel fu prima nominato al Parco archeologico di Paestum con la riforma dei parchi archeologici del ministro Franceschini; in mezzo alle polemiche che circondarono tutti i direttori non italiani che furono nominati quell’anno; poi lo stesso Franceschini lo ha nominato nel 2021 a Pompei, altra nomina molto contestata. “Anche a Paestum” ricorda, “ci furono polemich; ero molto giovane per un incarico di questo genere. Devo dire però che nel lavoro quotidiano né a Paestum né a Pompei è mai stato un problema non essere di origine italiana. A Pompei è stato più pesante, avevo 39 anni, tutti dicevano “chissà se sarà in grado di gestire un sito così complesso per l’aspetto della tutela, dei restauri, della manutenzione”; ma puoi solo lavorare cercando di dimostrare che sei la persona giusta”.

Zuchtriegel parla poi del suo libro uscito quest’anno, che traccia la rivoluzione spirituale poi sfociata nel cristianesimo che già stava maturando nella società romana – intrisa di culti misterici; racconta dei furti in calo a Pompei, dicendo “riceviamo ancora ogni tanto dei pacchi di gente che dice io decenni fa quando ero un bambino ho preso, che ne so, una pietra, una tessera di mosaico e lo voglio restituire; anche perché c’è leggenda di una maledizione su chi prende qualcosa da Pompei, e a volte scrivono nelle lettere tutte le sciagure che hanno subìto, dicono “speriamo che adesso che lo restituisco finisca”.Ma ricorda che è importante anche ” raccontare la Pompei delle piccole botteghe ,delle case che non sono così ricche. E in questo ci aiuta molto anche il digitale, che ha delle potenzialità ancora pochi anni fa inimmaginabili per dischiudere al visitatore e alla visitatrice tutta una ricchezza di dati di informazioni di conoscenze che sono patrimonio di Pompei”.

I suoi figli hanno due nomi italiani: Zuchtriegel e la moglie vedono qui il futuro? “Sicuramente sarebbe molto difficile lasciare l’Italia adesso. Siamo affezionati, c’è un amore non non solo per l’archeologia ma proprio per il Paese, per la gente, il paesaggio, le tradizioni e quindi penso sarebbe difficile; però il futuro non è nelle nostre mani…”

I podcast di SGUARDI sono sul sito di Askanews, sul canale YouTube dedicato e su tutte le piattaforme di streaming audio.

Clima, UNEP: superamento 1,5 gradi è ormai ritenuto inevitabile

Milano, 2 set. (askanews) – Il superamento della soglia di 1,5 gradi di aumento della temperatura media globale rispetto al periodo preindustriale è ormai “ampiamente considerato inevitabile”. È il punto di partenza di “Limiting Overshoot”, il rapporto pubblicato il 2 settembre 2026 dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), che sposta l’attenzione su quanto potrà essere elevato lo sforamento, quanto durerà e sulla possibilità di riportare successivamente il riscaldamento sotto quella soglia.

Il documento conferma e rafforza una conclusione già formulata dall’UNEP il 4 novembre 2025 nell'”Emissions Gap Report 2025″. In quel rapporto il superamento della media pluridecennale di 1,5 gradi veniva indicato come molto probabile entro il decennio successivo e si osservava che forti riduzioni delle emissioni avrebbero potuto ritardarlo, ma non evitarlo completamente. “Limiting Overshoot” restringe ora l’orizzonte temporale ai prossimi anni e considera il superamento ormai sostanzialmente inevitabile.

La soglia climatica di 1,5 gradi non va confusa con il valore registrato in un singolo anno. Il 2024 è stato il primo anno nel quale la temperatura media globale annuale ha oltrepassato quel livello rispetto all’epoca preindustriale, ma il raggiungimento della soglia climatica viene valutato su un periodo più lungo. È questo superamento della media di lungo periodo che il nuovo rapporto considera ormai difficilmente evitabile.

L’UNEP descrive una possibile traiettoria di “superamento, picco e discesa”: oltrepassare 1,5 gradi, contenere il massimo riscaldamento raggiunto e successivamente riportare la temperatura verso livelli inferiori. Nello scenario più favorevole esaminato, il picco potrebbe fermarsi intorno a 1,8 gradi, a condizione che la comunità internazionale rispetti e superi gli impegni climatici già assunti.

Anche in questa ipotesi i rischi resterebbero significativi. Il rapporto avverte che ogni ulteriore frazione di grado aumenta gli impatti e la probabilità di oltrepassare punti di non ritorno nei sistemi globali. Diventa quindi decisivo ridurre sia l’altezza del picco sia il tempo trascorso al di sopra di 1,5 gradi.

“Il superamento della soglia degli 1,5 gradi è una notizia che nessuno di noi avrebbe voluto apprendere, ma non è un motivo per arrendersi, né per rinunciare all’obiettivo: ogni frazione di grado conta”, afferma Simona Abbate, della campagna Clima di Greenpeace Italia.

L’organizzazione chiede ai governi di accelerare la transizione e di intervenire sulle responsabilità delle aziende del petrolio e del gas. Abbate indica l’introduzione di una tassa sui profitti di queste industrie come “il primo passo” verso una transizione giusta ed equa, richiamando il principio “chi inquina paga” e proponendo di destinare quelle risorse alla transizione e alla riparazione dei danni.

In vista dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e della COP31, Greenpeace sollecita inoltre un rafforzamento degli impegni climatici. Secondo l’organizzazione, limitare il riscaldamento globale entro 1,5 gradi costituisce un obbligo giuridico per gli Stati. I Paesi con le maggiori emissioni, ai quali Greenpeace attribuisce una responsabilità storica più elevata, dovrebbero quindi agire più rapidamente per ridurre le emissioni e proteggere le comunità più vulnerabili.

Venezia83, Boyle: in "Ink" l’ascesa di Murdoch e il mondo di oggi

Venezia, 2 set. (askanews) – Racconta la nascita dell’impero mediatico di Rupert Murdoch, il mondo spietato dei giornali di carta stampata di Fleet Street, cuore del giornalismo britannico, ma fa riflettere anche sulla nascita dei meccanismi che ancora oggi dominano media e i social network “Ink”, film d’apertura dell’83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Il regista britannico è arrivato a presentarlo con lo sceneggiatore James Graham, autore dell’opera teatrale da cui è tratto il film e gli interpreti principali, Guy Pearce che fa Rupert Murdoch, Jack O’Connell, nei panni del direttore Larry Lamb, che il magnate australiano assume dopo aver acquistato il quotidiano The Sun con il folle obiettivo di trasformarlo in un giornale popolare di massa sfidando l’establishment editoriale britannico guidato dal colosso Daily Mirror e Claire Foy, la giornalista Jules Davies che si fa strada in un mondo redazionale prettamente al maschile.

“Non volevo fare solo un film sul giornalismo nel 1969 ma un film che avesse un collegamento con il mondo di oggi” ha dichiarato Danny Boyle, dicendosi “onorato” di aprire Venezia con un film a basso budget che molti, ha scherzato, “pensavano parlasse di tatuaggi” (giocando sul termine Ink-inchiostro). Un film che pone diversi interrogativi e fa riflettere sul confine tra privacy e vendita di un prodotto, sulle conseguenze e il costo umano che si deve pagare per ogni pagina pubblicata. “Non volevamo rendere Rupert Murdoch un mostro come molti pensavano, credo che all’epoca abbia rappresentato come una ventata di aria fresca in una società molto ricca e c’erano molti pregiudizi contro di lui come australiano, c’era un certo atteggiamento dell’establishment britannico nei suoi confronti e questo mi interessava analizzare”, ha detto il regista premio Oscar. “In effetti inizia qualcosa di molto divertente e diverso, un progetto rivale, cerca di cambiare un ordine rigido, un monolite; lui offriva un tipo di libertà con una voce diversa e pensiamo che il film sia molto divertente all’inizio anche se alla fine c’è una discesa, porta verso l’oscurità”.

E sul giornalismo di oggi, Boyle ha dichiarato: “Quando abbiamo girato ci siamo resi conto che in pratica a Londra non ci sono più tipografie tranne una, il cambiamento fa parte del film, cosi come la realtà di oggi per la carta stampata. Murdoch era un uomo della stampa, la sparizione di quel mondo mi dispiace ma per me il giornalismo è una delle forze principali di qualsiasi civiltà e quello non sparirà”.

Venezia83, Clooney: viviamo in una “cachistocrazia”, ma ne usciremo

Venezia, 2 set. (askanews) – “Abbiamo attraversato altri periodi difficili, ma questo è uno di quelli. C’è una parola fantastica, cachistocrazia, che indica un paese governato dalle persone meno qualificate. Penso che forse al momento viviamo in una ‘cachistocrazia’, ma ne usciremo”. Così George Clooney rispondendo a una domanda sulla situazione in Usa alla conferenza stampa alla 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

“A novembre ci saranno le elezioni, che dovrebbero garantire un sistema di controllo ed equilibrio, e poi nel 2028 assisteremo a un graduale ritorno alla normalità. E alcuni, sapete, pensano che la crudeltà sia la base, che essere crudeli e scortesi faccia parte del divertimento di tutti noi”, ha aggiunto.

“Il ministro della Difesa ha appena twittato una foto sulle donne delle forze armate canadesi. Ma che vi prende? Dove è il senso della decenza in tutto questo e mi vergogno di tutto ciò, ma ne usciremo e ne usciremo migliori”, ha concluso, citando un controverso post del segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth in cui denigrava le donne soldato canadesi.

Attacco di droni a Lipsia, identificati due sospetti legati alla Russia

Roma, 2 set. (askanews) – Media tedeschi riportano oggi che sono stati identificati due sospetti in relazione al tentativo di attacco con droni all’aeroporto di Lipsia all’inizio di agosto.

Secondo il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung, Ndr e Wdr, gli inquirenti sono certi di aver individuato due sospetti collegati all’attacco: si tratta di un uomo nato in Russia con passaporto lettone e di un uomo bielorusso con passaporto russo, entrambi già noti alle autorità.
I due sospettati che sono stati arrestati per l’attacco all’aeroporto di Lipsia sono un cittadino
russo con passaporto lettone e un uomo bielorusso con passaporto russo. Secondo quanto riferiscono i media tedeschi, l’uomo bielorusso sarebbe entrato nell’area Schengen con un visto turistico italiano.

Gli inquirenti ritengono che l’uomo, di origine russa ma con passaporto lettone, abbia legami con i servizi segreti russi. A quanto pare, sarebbe entrato in Germania alla fine di luglio attraverso l’aeroporto BER di Berlino e successivamente si sarebbe diretto a Lipsia a bordo di un’auto a noleggio. Due giorni prima del fallito attentato con i droni, il sospettato avrebbe poi lasciato nuovamente la Germania, ancora una volta in aereo, sempre via BER.

Sulla scena del crimine, gli inquirenti hanno anche rinvenuto tracce di Dna che li hanno condotti a un secondo sospettato. Sono stati trovati residui genetici su uno dei droni, all’interno di una lattina piena di esplosivo e su un’antenna fissata a un albero vicino all’aeroporto, apparentemente per amplificare i segnali dei droni controllati tramite cellulare. Un confronto delle tracce con i database europei ha prodotto corrispondenze in Lituania e Finlandia.

Si ritiene che il secondo sospettato, il cittadino bielorusso, sia entrato nel Paese con un visto turistico italiano. L’uomo, secondo quanto riferiscono i media tedeschi, era già finito sotto l’attenzione delle autorità di diversi Paesi per altri reati. Gli inquirenti sono ora riusciti a ricostruire anche il suo ingresso e la sua uscita dalla Germania. Secondo le indagini di SZ, NDR e WDR, il sospettato, che possiede anche un passaporto russo, è entrato in Germania con un visto turistico italiano che sarebbe stato rilasciato presso l’ambasciata italiana a Minsk alla fine di aprile.

Sul caso di uno dei due sospettati per il tentato attacco con droni all’aeroporto di Lipsia del 4 agosto scorso, che secondo alcuni media sarebbe un cittadino bielorusso entrato nell’area Schengen con un visto turistico italiano, “faremo tutti i controlli necessari, verificheremo se è così, tenendo presente che c’è un processo” specifico “per la concessione dei visti e se non c’è nessun alert sulle singole persone il visto viene concesso”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani rispondendo, in un punto stamapa stampa a Wicklow, in Irlanda, a una domanda su quanto riportato dai media tedeschi.

“Tutto questo però – ha proseguito Tajani – conferma che c’è da parte di paesi che non sono nostri alleati un tentativo di compiere azioni contro l’Unione Europea utilizzando anche persone incensurate, per questo quando io dico che bisogna stare in allerta lo dico a ragion veduta, perché conosco quali sono i metodi, conosco quali sono gli strumenti che hanno sempre adottato anche in passato questi paesi e quindi bisogna continuare a vigilare. Naturalmente ci sarà un’inchiesta su quello che è successo, accerteremo se è così e per quale motivo è stato concesso questo visto” ma “se non c’era nessun alert non si poteva non concedere”.

La Germania sta deliberatamente aggravando i rapporti con la Russia e le sue decisioni riceveranno una “risposta dura, ha affermato il ministero degli Esteri russo dopo la convocazione dell’incaricato d’affari tedesco a Mosca. “Berlino ha deliberatamente avviato una provocazione aperta volta a inasprire le relazioni russo-tedesche. Le azioni delle autorità tedesche riceveranno una risposta dura”, si legge nella nota. Ieri il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul aveva annunciato che il consolato generale russo a Bonn sarà chiuso a partire dal 18 settembre e che verrà inoltre revocato l’accordo che regola le attività della Casa russa di Berlino.

Le azioni ostili di Berlino nei confronti di Mosca sono oltraggiose e la Russia non merita un simile trattamento, ha dichiarato oggi l’ambasciatore russo in Germania, Sergey Nechaev. “Le azioni ostili che abbiamo subito l’1 settembre, con la chiusura del nostro principale consolato generale a Bonn e del nostro più importante centro culturale e umanitario, la Casa Russa in Friedrichstrasse, non solo destano preoccupazione, ma certamente indignazione, poiché non meritiamo un simile trattamento”, ha dichiarato Nechaev ai giornalisti.

Jazz italiano per le Terre del Sisma all’Aquila Capitale della Cultura

Roma, 2 set. (askanews) – Dodici anni di musica, di incontri e di comunità. Dodici anni in cui il jazz italiano ha scelto di ritrovarsi all’Aquila, facendo della cultura uno strumento concreto di ricostruzione, relazione e partecipazione. Non soltanto un festival, ma un progetto collettivo che, dal 2015, accompagna il percorso di rinascita dei territori colpiti dal sisma, trasformando la musica in occasione di dialogo, condivisione e futuro. Sabato 5 e domenica 6 settembre, torna ‘Il Jazz italiano per le Terre del Sisma’, appuntamento capace di riunire ogni anno centinaia di musiciste e musicisti provenienti da tutta Italia in un grande laboratorio artistico diffuso che coinvolge istituzioni, associazioni, operatori culturali e cittadini. Un’edizione che assume un significato ancora più profondo nell’anno in cui L’Aquila è Capitale Italiana della Cultura 2026. La manifestazione, infatti, si inserisce all’interno del programma dell’Aquila Capitale della Cultura 2026 ed è finanziato dal Comune dell’Aquila.

Saranno oltre 300 gli artisti protagonisti della dodicesima edizione, distribuiti nei luoghi simbolo del centro storico: oltre 20 le location tra piazze, cortili, palazzi storici, chiese, musei e spazi della cultura che torneranno ad accogliere concerti, produzioni originali, incontri, laboratori e progetti multidisciplinari.

Parola scelta dalla direzione artistica per questa edizione è ‘Riflessi’, quelli che si generano tra musiciste e musicisti appartenenti a generazioni diverse, quando l’ascolto reciproco diventa occasione di crescita e trasformazione. Una visione che attraversa tutto il programma della XII edizione, affidata alla direzione artistica di Maria Pia De Vito, Paola Martini e Nicola Pisani.

L’obiettivo è stato quello di costruire un festival che fosse ‘un insieme di riflessi della grande creatività e vitalità del jazz italiano’ – scrivono i direttori artistici – capace di dare spazio alla libertà espressiva, alle produzioni originali e all’incontro tra musiche, discipline e sensibilità differenti. Un percorso nel quale l’improvvisazione non rappresenta soltanto una pratica musicale, ma un modo di leggere la realtà e di immaginare il futuro.

Tra gli appuntamenti simbolo dell’intera manifestazione si conferma quello della domenica mattina al Parco della Memoria, luogo nel quale il festival rinnova il proprio legame con la città e con la storia delle comunità colpite dal terremoto.

L’edizione 2026 assume un significato particolare grazie al ritorno dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese, protagonista di una nuova produzione originale realizzata appositamente per il festival. La produzione, diretta da Marco Moresco (musicista e docente del Conservatorio dell’Aquila) vedrà la partecipazione della cantante Gaia Mattiuzzi insieme all’Istituzione Sinfonica Abruzzese e sarà costruita intorno a nuove composizioni firmate da Roberto Martinelli, Bruno Luise e Alessandro Fabbri, dando vita a un progetto inedito concepito espressamente per questo appuntamento.

Il programma prenderà il via sabato 5 settembre con il concerto inaugurale al Teatro San Filippo, affidato all’Orchestra Nazionale Jazz dei Conservatori, con la partecipazione di Ada Montellanico, Rosario Giuliani e le composizioni e direzione di Roberto Spadoni e Corrado Guarino. Al tramonto, sul sagrato della Chiesa del Crocifisso nel Parco del Castello, il progetto DJeP, realizzato in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti dell’Aquila, con Gianna Montecalvo, Stefano Luigi Mangia e l’ONMC Vocal Ensemble.

Dalle 15 alle 18 Largo Tunisia ospiterà Humans of L’Aquila, progetto coordinato da Carlo Cimino con Samuele Cinelli e Agostino Tatulli. In Piazza Santa Margherita si alterneranno il Federico Campanello Quartet, vincitore del Premio Conad Jazz Contest – Umbria Jazz, Beatrice Arrigoni – Terrestre, vincitrice di Nuova Generazione Jazz, Doronzo/Minafra – Fabulae e, in chiusura di serata, lo Spazio Jazz Club, a cura dell’Alexanderplatz Jazz Club, con la Pellini Orchestra Redcats e la partecipazione straordinaria di Max Paiella.

Il Parco del Castello ospiterà MORA, Alessandrini & 9PM Quartet e Il medico dei pazzi, progetto di Dino Massa Trio con Marco Sannini. All’Auditorium di Palazzo Spaventa saranno protagonisti il Francesco Caligiuri Trio con Portrait of Colors, Hayalet di Flavia Massimo e Caterina Palazzi e Fiore Selvatico.

Al Teatro San Filippo, nel pomeriggio, spazio al NICA 6tet, al vincitore del Premio Massimo Urbani 2026, Leo Dalla Cort, e all’Art Ensemble of Casella, diretto da Walter Gaeta.

Nel Cortile di Palazzo Lucentini Bonanni si esibiranno Raffaele Casarano, il duo Carlo Maver/Giuseppe Franchellucci e In vago spirito, con Ludovica Manzo e Ruggiero Fornari. Nel Piano Corner, allestito nel Cortile di Palazzo Di Paola, saranno protagonisti Dino Massa, Nicola Puccetti e Giovanni Guidi, mentre il Cortile di Palazzo Benedetti ospiterà gli assoli di Alberto La Neve, Massimo Garritano e Rosario Giuliani.

Tra Corso Vittorio Emanuele, Piazza del Palazzo, Piazza del Teatro e Piazza Duomo sfilerà la Crazy Dixie Band, mentre la Corte del MAXXI L’Aquila – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo accoglierà Michele Rabbia e il duo Francesca Corrias/Mauro Laconi. Al MUNDA, nella Sala Mammut del Bastione Est del Castello Cinquecentesco, si esibiranno Eugenio Colombo e Vincenzo Mastropirro con Assoli (per l’ingresso nella giornata del sabato sarà necessario acquistare il biglietto di ingresso al museo, dove, in contemporanea, sarà esposta la mostra ‘La Visitazione all’Aquila. Raffaello E Pontormo”, a cura di Tom Henry e Federica Zalabra”.

Il Main Stage sulla Scalinata di San Bernardino proporrà tre grandi concerti serali: Rita Marcotulli 7tet con ospite Luca Aquino, Opus Magnum di Ettore Fioravanti 6et e Raffaele Casarano 5tet, mentre la notte proseguirà in Piazza Chiarino con il DJ Set di Andrea Passenger.

Il programma culturale comprenderà inoltre gli incontri alla Libreria Polarville, con Marcello Piras dedicato al volume Il jazz in Italia di Adriano Mazzoletti, e al Bistrot Liberamia, con Tullio Visioli e Ada Montellanico, autori del volume I Bambini e la musica – Crescere con i suoni. Per tutta la giornata il Cortile di Palazzo Margherita ospiterà gli spazi educational per bambini da 0 a 6 anni, a cura dell’Associazione Nati nelle Note; il MAXXI i workshop educational di AFIJ; mentre a Palazzo Margherita sarà visitabile la mostra fotografica di AFIJ, “Il jazz e l’energia del sorriso”.

Domenica 6 settembre si aprirà con il tradizionale Concerto istituzionale al Parco della Memoria, che vedrà il ritorno dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese insieme a Gaia Mattiuzzi, con musiche di Roberto Martinelli, Bruno Luise e Alessandro Fabbri.

Nel pomeriggio Largo Tunisia tornerà ad accogliere Humans of L’Aquila, mentre in Piazza Santa Margherita si alterneranno il VMV Trio, TAURN, vincitore di Nuova Generazione Jazz, e West Riviera, vincitore del Premio Nuovo IMAIE.

Sul Main Stage del Parco del Castello saliranno il Luca Dell’Anna Quartet con Shojin, Il cielo è pieno di stelle, omaggio a Pino Daniele con Fabrizio Bosso e Julian Oliver Mazzariello, e il concerto conclusivo de I Patagarri.

All’Auditorium di Palazzo Spaventa si esibiranno gli Eagles Swing Ensemble, mentre AFIJ e MIDJ presenteranno i progetti Fiume lento – Rapsodia del grande fiume, Puccini e il lago, Atmosfere cittadine e paesaggi marini e (R)Evolution.

Il Teatro San Filippo ospiterà l’Orchestra Jazz che Vorrei L’Aquila, diretta da Emanuele Parrini, il Parrilla-Manna 4et e il Falzone 5et. Nel Cortile di Palazzo Lucentini Bonanni saranno protagonisti Landscapes, il Rinaldi/Mastropirro Duo & Poetry e il Colombo/Caligiuri Duo.

Nel Piano Corner si alterneranno Massimiliano Cameroni, Livio Minafra e Luca Dell’Anna, mentre il Cortile di Palazzo Benedetti ospiterà ICARO con Luca Aquino, Folkways con Costanza Alegiani, Marcello Allulli ed Edoardo Ferri, e il duo DOIS.

Tra Corso Vittorio Emanuele, Piazza del Palazzo, Piazza del Teatro e Piazza Duomo si esibirà la Bandao Percussion Street Band. Nella Corte del MAXXI L’Aquila saranno protagonisti Disorienti, con Anais Drago e Peppe Frana, e il duo formato da Roberto Taufic e Fausto Beccalossi; al MUNDA – Bastione Est del Castello Cinquecentesco (Sala Mammut) gli assoli di Carlo Maver e Giuseppe Franchellucci (ad ingresso gratuito).

Il programma culturale proseguirà alla Libreria Colacchi con Narrativa in Jazz, dialogo con Dino Massa e Antonio Petralia; alla Libreria Polarville con Stefano Zenni e il suo volume Giant Steps, la musica di John Coltrane; al Bistrot Liberamia con Massimo Garritano e il libro Come un funambolo in equilibrio – Solo Performance e Improvvisazione. Proseguiranno inoltre gli spazi educational dell’Associazione Nati nelle Note, i workshop di AFIJ, la mostra fotografica nella Sala degli Affreschi di Palazzo Spaventa, mentre il Cortile di Palazzo Dragonetti ospiterà Crazy Stompin’ Club, Paolo Conte Tribute Band e Gran Sasso Swing Band, e il Cortile di Palazzo de Nardis gli assoli di Clara Gizzi, Emanuele Parrini e Antonio Marinelli.

Da segnalare anche la nuova collaborazione con il Centro Studi Danza L’Arabesque, che organizzerà delle performance creative nell’occasione di alcuni dei concerti previsti in programma sabato a Palazzo Benedetti (Alberto La Neve, Massimo Garritano) e nella Sala Mammut del MUNDA (Eugenio Colombo, Vincenzo Mastropirro); mentre domenica saranno a Palazzo Lucentini Bonanni (Rinaldi/Mastropirro; Colombo/Caligiuri), Palazzo de Nardis (Emanuele Parrini) e nella Sala Mammut (Giuseppe Franchellucci).

Durante le due serate verranno inoltre conferiti i premi curati dalla Federazione Nazionale Il Jazz italiano e dalle sue associazioni, nello specifico: Premio alla Carriera ad Ares Tavolazzi, Premio “Nuove Direzioni” ad Alessandro Gambo (direttore artistico di Jazz is Dead), Premio “Giovani Visionari” a Vincenzo Di Gioia, Premio Formazione a Vincenzo Caporaletti.

Gli organizzatori ricordano anche l’importante lavoro delle associazioni che fanno parte della Federazione, presieduta da Paolo Damiani, per apportare un arricchimento alla manifestazione, con la realizzazione di eventi collaterali, laboratori, concerti, incontri, progetti multimediali, supporto organizzativo. In particolare: l’associazione dei festival, I-Jazz (Angelo Valori il presidente), storica organizzatrice della manifestazione ed ente promotore in virtù del protocollo d’intesa sottoscritto con il Comune dell’Aquila, Jazz all’Aquila e Federazione IJI, conferma la propria partecipazione nel coadiuvare e gestire i palchi durante le due giornate della manifestazione grazie ai numerosi direttori artistici associati che saranno presenti, figure storiche da anni al fianco dell’organizzazione; I-Jazz inoltre sostiene due band scelte all’interno del progetto “Nuova Generazione Jazz”, Beatrice Arrigoni “Terrestre” e TAURN; l’associazione MIDJ-Musicisti Italiani di Jazz (presidente Susanna Stivali) sarà al fianco non solo dei musicisti soci selezionati dai direttori artistici attraverso la nostra CALL L’ AQUILA, ma di tutti i musicisti partecipanti alla manifestazione, promuovendo momenti di confronto. L’associazione coglierà l’occasione per raccontare le azioni portate avanti, i nostri progetti, il supporto e per ascoltare le suggestioni dei colleghi, con l’idea di creare una rete sempre più forte e coesa a sostegno dei musicisti italiani di jazz; l’associazione dei fotografi AFIJ (presidente Maurizio Magnetta) sarà presente per IJI con un reportage fotografico completo dell’intera manifestazione, grazie all’impegno dei fotografi soci dell’associazione. In programma anche il quarto laboratorio di fotografia per immagini, rivolto a ragazze e ragazzi tra gli 8 e i 12 anni. Inoltre, in collaborazione con MIDJ, AFIJ proporrà speciali performance multimediali che coinvolgeranno tre fotografi soci selezionati. A Palazzo Margherita verrà esposta la mostra collettiva dei soci “Il jazz e l’energia del sorriso”; infine segnaliamo che in occasione della XII edizione torna l’Orchestra Nazionale di Musica Creativa dei Conservatori di Musica, nella seconda fase del progetto ideato da DJeP-AFAM. Dal 3 al 5 settembre, un ensemble vocale formato da studentesse e studenti dei Conservatori italiani, diretto da Gianna Montecalvo e Stefano Luigi Mangia, sarà protagonista di una residenza dedicata all’improvvisazione e alla contaminazione tra linguaggi artistici.

“Il jazz italiano per le terre del sisma” è organizzato dall’associazione Jazz all’Aquila; è promosso e sostenuto dal ministero della Cultura, si inserisce all’interno del programma dell’Aquila Capitale della Cultura 2026 ed è finanziato dal Comune dell’Aquila; è promosso da Regione Abruzzo, con il sostegno dei Main Sponsor SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, e NUOVO IMAIE – Nuovo Istituto Mutualistico Artisti Interpreti Esecutori, il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila, dello sponsor tecnico Montarbo AEB industriale srl e dei molti partner tecnici coinvolti; è organizzato in collaborazione con la Federazione Nazionale Il Jazz Italiano e vede la partecipazione attiva di tutte le realtà ad essa associate. L’evento, inoltre, vede la collaborazione dell’Orchestra Nazionale Jazz dei Conservatori e la collaborazione con alcuni dei più importanti enti culturali del territorio come il MUNDA-Museo Nazionale d’Abruzzo, il Conservatorio Alfredo Casella, MAXXI L’Aquila – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, il Centro Sperimentale di Cinematografia (sede abruzzese), l’Istituzione Sinfonica Abruzzese, l’Accademia delle Belle Arti dell’Aquila, Centro Studi L’Arabesque, Associazione Teatro Opera Project.

L’ingresso è gratuito per la maggioranza dei concerti; è previsto il pagamento del biglietto solo per i live in programma al main stage di San Bernardino e ai palchi di Piazza Santa Margherita e Parco del Castello: l’abbonamento per il singolo palco giornaliero (tre concerti per palco) avrà il costo di 5 euro + 1 euro d.p.; l’abbonamento per Parco del Castello (programma delle due giornate) avrà il costo di 8 euro + 1 euro d.p.; l’abbonamento per Piazza Santa Margherita (programma delle due giornate) avrà il costo di 8 euro + 1 euro d.p.

Venezia, arriva George Clooney ed è subito delirio

Venezia, 2 set. (askanews) – Fotografi impazziti per George Clooney al suo arrivo alla darsena del Casinò per la conferenza stampa prima della serata inaugurale dell’83esima Mostra del cinema di Venezia in cui riceverà il Leone d’oro alla carriera.

Sorridente e con completo blu, occhiali da sole e camicia bianca, Clooney, un “veterano” della Mostra del cinema dove negli anni ha presentato tanti film, si è prestato ai flash e ha salutato fotografi e giornalisti ad attenderlo al pontile oltre a firmare autografi. “Hi, come stai?” detto scendendo dalla barca e salutando con un “buongiorno” fotografi e giornalisti. “Fa troppo caldo per voi per stare qua fuori”, ha aggiunto poi, concludendo con un “caldo” in perfetto italiano.

Tanti scatti anche per la presidente di giuria di questa edizione, Maggie Gyllenhaal, e per il direttore artistico Alberto Barbera.

Venezia83, Clooney attacca Trump: viviamo in una "cachistocrazia", ma ne usciremo

Venezia, 2 set. (askanews) – “Abbiamo attraversato altri periodi difficili, questo è uno di quelli. C’è una parola fantastica, ‘cachistocrazia’, che indica un paese governato dalle persone meno qualificate. Penso che forse al momento viviamo in una ‘cachistocrazia’, ma ne usciremo”. Così George Clooney rispondendo a una domanda sulla situazione nell’America di Trump, alla conferenza stampa alla 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

“A novembre ci saranno le elezioni, che dovrebbero garantire un sistema di controllo ed equilibrio, e poi nel 2028 assisteremo a un graduale ritorno alla normalità. E alcuni, sapete, pensano che la crudeltà sia la base, che essere crudeli e scortesi faccia parte del divertimento di tutti noi”, ha aggiunto.

“Il Ministro della Difesa ha appena twittato una foto sulle donne delle forze armate canadesi. Ma che vi prende? Dove è il senso della decenza in tutto questo e mi vergogno di tutto questo, ma ne usciremo e ne usciremo migliori”, ha concluso, citando un controverso post di Pete Hegseth in cui denigrava le donne soldato canadesi.

Attacco di droni a Lipsia, Rutte: la Russia è sempre più sconsiderata, l’unità della Nato è salda

Roma, 2 set. (askanews) – La Russia sta assumendo un comportamento “sempre più sconsiderato”, aumentando le attività ibride contro i Paesi della Nato e creando nuovi rischi con incursioni di droni e missili lungo il fianco orientale dell’Alleanza. Lo ha affermato il segretario generale della Nato Mark Rutte in dichiarazioni congiunte con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, alla quale ha espresso piena solidarietà alla Germania dopo l’attacco con drone esplosivo all’aeroporto di Lipsia-Halle attribuito da Berlino a Mosca.

“Abbiamo visto più droni e missili attraversare il nostro spazio aereo lungo il fianco orientale, creando un rischio maggiore”, ha dichiarato Rutte. “Abbiamo anche assistito a un aumento delle attività ostili che colpiscono direttamente il nostro territorio”.

Il segretario generale ha citato gli incendi appiccati in fabbriche che producono materiale militare per l’Ucraina e “l’attacco ibrido russo a Lipsia”. “Il pericolo rappresentato dalla Russia è chiaro”, ha aggiunto, assicurando che la Nato lavora “24 ore su 24 per mantenere al sicuro i nostri cittadini”.

“Se la Russia pensa che verremo divisi dalle minacce, o che saremo dissuasi dal sostenere l’Ucraina, si sbaglia”, ha affermato Rutte. “La nostra unità è incrollabile”.

Il governo tedesco ha formalmente attribuito alla Russia l’operazione con un drone carico di esplosivo scoperto ad agosto all’aeroporto di Lipsia-Halle, uno dei principali hub cargo europei, nei pressi di un aereo da trasporto ucraino. Secondo Berlino, gli elementi raccolti dai servizi di intelligence e dagli investigatori indicano che persone legate allo Stato russo avrebbero fornito mezzi e competenze per l’operazione.

La Germania ha annunciato una serie di contromisure, tra cui la chiusura del consolato russo a Bonn e la fine dell’accordo relativo alla Casa russa di Berlino. Mosca ha respinto le accuse.

L’incontro tra Rutte e von der Leyen era stato convocato anche per rafforzare il coordinamento tra Nato e Unione europea di fronte alle minacce ibride e discutere la risposta alle azioni attribuite alla Russia.

Ue, Salvini: non parlo di Tajani ma preoccupa ansia antirussa

Roma, 2 set. (askanews) – “Non so se il collega Taiani ha degli elementi in più rispetto a quelli che ho io da vicepresidente del Consiglio. Io non voglio mancare di rispetto all’intelligenza e alla libertà di scelta degli italiani che non hanno mai votato né penso voteranno per influenze russe, cinesi, americane, israeliane, palestinesi, ognuno avuta liberamente. Mi sembra che ci sia, non parlo di Tajani, parlo di altri paesi europei in questo caso, un’ansia antirussa che mi preoccupa”. Lo ha detto il vicepremier Matteo Salvini, rispondendo alle domande dei giornalisti nel corso di un punto stampa a Roma.

“Non penso che gli italiani voteranno influenzati da nessuno”, ha ribadito il leader della Lega.

Fs: al via le corse prova in Germania e Austria per i Frecciarossa

Milano, 2 set. (askanews) – Compie un nuovo passo avanti il progetto dei collegamenti in Frecciarossa tra Italia, Germania e Austria che Trenitalia (Gruppo Fs) realizzerà in collaborazione con le ferrovie tedesche Deutsche Bahn e austriache ÖBB. Sono infatti iniziate le corse prova dei convogli di Trenitalia – appositamente predisposti e dotati della necessaria strumentazione – in Germania e Austria, nell’ambito della fase di omologazione internazionale. Il lancio dei collegamenti fra Milano e Monaco di Baviera e Roma e Monaco di Baviera è previsto per l’estate del 2027 a seguito del completamento, con esito positivo, dell’iter di omologazione dei nuovi treni.

Le corse prova si svolgono sulla rete ferroviaria tedesca Berlino-Monaco di Baviera -Kufstein. In Austria, il Frecciarossa sta circolando in prova tra Kufstein e il Brennero e tra Salisburgo e Vienna.

L’offerta commerciale prevede quattro collegamenti sulle rotte Milano-Monaco di Baviera e Roma-Monaco di Baviera. Per il Milano -Monaco, con un tempo di viaggio di circa sei ore e mezza, le principali fermate intermedie saranno a Brescia, Verona, Rovereto, Trento, Bolzano e Innsbruck. Per il Roma-Monaco, con un tempo di viaggio di circa otto ore e mezza, le principali fermate saranno a Firenze, Bologna, Verona, Rovereto, Trento, Bolzano e Innsbruck. L’apertura del Tunnel di Base del Brennero ridurrà i tempi di viaggio di circa un’ora. Da dicembre 2028 l’offerta completa consisterà in dieci collegamenti tra l’Italia e la Germania che copriranno le tratte tra Milano, Roma e Monaco di Baviera e saranno estesi a Napoli e Berlino.

“L’avvio delle corse prova in Germania e Austria è un passaggio verso la realizzazione di un progetto che conferma la nostra ambizione di rendere il treno il mezzo di riferimento per la mobilità europea”, ha dichiarato Gianpiero Strisciuglio, amministratore delegato e direttore generale del gruppo Fs. “Grazie alla collaborazione con Deutsche Bahn e OBB, andiamo verso la realizzazione della Metropolitana d’Europa ad Alta Velocità, mettendo a disposizione dei passeggeri un servizio capace di avvicinare territori, persone ed economie. Il Frecciarossa continua così il suo percorso di crescita internazionale, portando all’estero l’eccellenza tecnologica e industriale del Gruppo Fs e contribuendo allo sviluppo di una rete ferroviaria europea sempre più integrata”.

Venezia, appostati da ore sul red carpet per i divi: “Dormiamo qui”

Venezia, 2 set. (askanews) – “Dormiamo qui a turno”, la scritta appesa davanti al red carpet della Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia che prende il via ufficialmente stasera con il film di apertura “Ink” di Danny Boyle.

Ragazzi con ombrellini, tende, cappellini per il sole e generi di sostentamento per assicurarsi il posto in prima fila e vedere da vicino i divi, in primis George Clooney superstar della cerimonia inaugurale dove riceverà il Leone d’oro alla carriera. Ma c’è chi aspetta molte altre star, da Penelope Cruz a Robert Pattinson.

Von der Leyen: droni a Lipsia attacco russo su suolo Ue, segna escalation. Non lo tollereremo

Roma, 2 set. (askanews) – “Voglio essere molto chiara su cosa sia successo. Si è trattato di un attacco con materiale di tipo militare, condotto da agenti russi sul suolo dell’Unione Europea. Non lo tollereremo. Siamo pienamente solidali con la Germania”. Lo ha detto oggi la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, in una conferenza stampa a Bruxelles con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, a proposito dell’attacco ibrido con droni all’aeroporto di Lipsia, in Germania, attribuito alla Russia. “Se l’intento era quello di farci riflettere sul nostro sostegno all’Ucraina, posso assicurarvi che ha solo rafforzato la mia determinazione. L’intimidazione non funziona”, ha aggiunto von der Leyen, precisando che l’attacco di Lipsia “segna una nuova escalation sul suolo dell’Ue, direttamente attribuibile alla Russia”.

Quanto accaduto a “Lipsia segna una nuova escalation sul suolo dell’Unione Europea, direttamente attribuibile alla Russia. Ma fa parte di un quadro più ampio di incidenti sempre più pericolosi”, come “ripetute incursioni nel nostro spazio aereo, droni che paralizzano i nostri aeroporti, interferenze con le nostre infrastrutture critiche”. Lo ha detto oggi la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen parlando, in una conferenza stampa a Bruxelles con il segretario generale della Nato Mark Rutte, dell’attacco ibrido con droni all’aeroporto di Lipsia, in Germania, attribuito alla Russia. “Gli europei – ha proseguito Von der Leyen – si trovano di fronte alla dura realtà che questa è la nuova normalità”.

Schlein: primarie? Basta parlare di noi, italiani hanno problemi concreti

Genova, 2 set. (askanews) – “Capisco che è un dibattito interessatissimo, la mia posizione su questo non è mai cambiata. Chiedo di smetterla di parlare di noi e di parlare dei problemi concreti degli italiani”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein ha risposto, a margine di un incontro alla Festa dell’Unità di Genova, a chi le chiedeva di commentare la richiesta di chiarezza sulle primarie avanzata dal leader del M5s Giuseppe Conte.

“Noi lavoreremo al programma in queste settimane, come abbiamo detto tutti da tempo, affinato il programma comune della coalizione, con gli alleati decideremo su tutto il resto. Ma intanto suggerisco di smetterla di parlare di noi e di parlare di cose che agli italiani interessano di più. La sanità, il lavoro, la scuola, la politica industriale che manca – ha aggiunto – Genova ne sa qualcosa, e al contempo riuscire a concentrarci sulle proposte unitarie che abbiamo fatto. Perché sul programma non iniziamo da zero, ricordiamo le tante proposte unitarie fatte e firmate da tutte le opposizioni del campo progressivo, dal salario minimo al congedo paritario”.

“Noi andremo uniti alle prossime elezioni, abbiamo lavorato tanto, come abbiamo fatto con lo splendido lavoro qui a Genova della sindaca Silvia Salis e tutta la sua coalizione, per unire il campo progressista e per riuscire a battere queste destre alle prossime elezioni per fare il salario minimo, per salvare la sanità pubblica, per abbassare le bollette su cui Meloni in quattro anni non ha fatto nulla e anche per far ripartire l’economia del Paese”, ha detto Schlein.

Schlein: Calabresi candidato sindaco di Milano? È Presto

Genova, 1 set. (askanews) – “È presto. Stiamo seguendo e supportando il percorso del Pd di Milano, che si concentra sui temi. Non la stupirà se anche qui dico: prima il programma e poi i nomi”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein rispondendo, a margine di un incontro alla Festa dell’Unità di Genova, ad un giornalista che le ricordava che a Milano Mario Calabresi ha fatto un passo avanti verso la candidatura a sindaco alle prossime comunali.