Home Blog

Padel, martedì prende il via il main draw dell’Italy Major a Roma

Roma, 1 giu. (askanews) – Si apre martedì al Foro Italico di Roma il main draw del Bnl Italy Major Premier Padel, la quinta edizione di uno dei tornei più prestigiosi del mondo. Dopo i primi otto tornei del 2026 del Premier Padel Tour, si legge in una nota, il bilancio parla chiaro: tre coppie si sono spartite i titoli in palio e guidano anche la Fip Race verso le Finals di Barcellona.

Nel circuito maschile e femminile, il dato è evidente. Fede Chingotto e Ale Galan da una parte, Paula Josemaria e Bea Gonzalez dall’altra, guidano con cinque titoli stagionali, seguiti dai numeri uno del ranking Fip, Arturo Coello e Agustin Tapia da una parte e Delfi Brea e Gemma Triay dall’altra, a quota due successi. Un solo titolo invece per altre due grandi coppie del 2026, Juan Lebron e Leo Augsburger e Ari Sanchez con Andrea Ustero.

Una sfida appassionante sottolineata anche dal presidente della Federazione Internazionale Padel, Luigi Carraro, in occasione della presentazione del torneo romano, quando ha evidenziato come “almeno tre coppie siano realmente in grado di vincere il titolo”. Dove quell”almeno” apre anche ad altri scenari.

Nel tabellone maschile, la rivalità tra Chingotto-Galan e Coello-Tapia continua a caratterizzare la stagione. I primi, in svantaggio nei precedenti complessivi (21-13), arrivano però a Roma dopo quattro successi consecutivi negli scontri diretti e dei titoli conquistati nelle ultime due edizioni del Major romano. Occhi puntati anche su Lebron e Augsburger, che dopo il successo a Bruxelles sono tra le coppie più attese al Foro Italico, ma è impossibile ignorare Franco Stupaczuk e Mike Yanguas, teste di serie numero tre, in crescita dopo il titolo al FIP Platinum di Tirana vinto sabato scorso.

Nel tabellone femminile continua invece il dominio di Josemaria e Gonzalez, protagoniste di cinque vittorie stagionali, in un avvio di anno diviso con Sanchez-Ustero e Brea-Triay, già vincitrici nei primi appuntamenti del circuito. Le prime otto finali dell’anno se le sono contese queste tre coppie, mentre Claudia Fernandez e Sofia Araujo si sono sempre fermate in semifinale, ma occhio alle sorprese: Lucia Sainz e Patty Llaguno, finaliste nel 2024, dimostrano che tutto può succedere.

Ccnl Cifa-Confsal valorizzare i preposti per sicurezza sul lavoro

Bologna, 1 giu. (askanews) – In Italia gli infortuni sul lavoro continuano a crescere. Una piaga che costa al Paese il 6,3% del PIL ogni anno. Eppure in ogni azienda c’è una figura che può persino fermare le macchine per proteggere chi lavora: il preposto. Grandi responsabilità, spesso nessun riconoscimento. A Bologna, ad Ambiente Lavoro 2026, Confsal prova a cambiare le cose, con il convegno “La valorizzazione del preposto nella contrattazione collettiva”.

“Il valore della sicurezza – spiega Angelo Raffaele Margiotta, segretario generale Confsal – rimane una semplice enunciazione se poi non è seguito da atti concreti, come quelli che abbiamo fatto noi: garantire a questa figura, che è la chiave di volta della prevenzione partecipata, un’agibilità nei luoghi di lavoro. Attraverso un riconoscimento economico e soprattutto una copertura assicurativa che lo tuteli nell’esercizio delle sue funzioni. Questa è la sicurezza praticata, non la sicurezza enunciata”.

La sicurezza, dunque, non basta dichiararla: va praticata. Ma chi è davvero il preposto, e perché la sua tutela conta così tanto? “Il preposto è una figura chiave nell’organizzazione della salute e sicurezza – ricordo Marcello Fiori, direttore generale INAIL – è un lavoratore, un dipendente dell’azienda, a cui vengono affidati compiti molto importanti: può addirittura interrompere l’attività produttiva quando ritiene che non ci siano condizioni di tutela. Ma risponde direttamente del proprio operato, anche davanti al magistrato. Dobbiamo rafforzarla, anche tutelandola in termini assicurativi e di libertà di intervento”.

Una tutela che passa anche dai contratti. E qui entra in gioco chi le imprese le rappresenta. Perché valorizzare il preposto significa, prima di tutto, riconoscerlo. “Già nei nostri contratti collettivi – spiega Andrea Cafà, presidente Cifa – abbiamo previsto un’indennità per il preposto. Riteniamo sia doveroso, perché è quella figura che, oltre a svolgere le proprie mansioni, deve avere sott’occhio tutto ciò che accade, con grandi responsabilità: in alcune circostanze può decidere il blocco delle attività”.

Riconoscimento economico, copertura assicurativa, libertà di intervenire. Piccoli passi, ma concreti. Perché – dicono i promotori – con centinaia di preposti messi davvero in condizione di agire, si potrebbero avere decine di infortuni in meno. La sicurezza che si pratica, e non soltanto si racconta.

Tennis, Berrettini ai quarti del Roland Garros: Cerundolo ko 3-0

Roma, 1 giu. (askanews) – Dopo Cobolli anche Matteo Berrettini si qualifica ai quarti di finale del Roland Garros. Il tennista romano ha battuto l’argentino Francisco Cerundolo con il punteggio di 6-3, 7-6, 7-6 al termine di una partita intensa e combattuta soprattutto nei due set conclusi al tie-break. Il romano conferma un ottimo stato di forma e conquista un successo pesante che lo riporta tra i protagonisti del circuito maggiore.

L’avvio di match è equilibrato, con Berrettini che deve annullare una palla break nel primo game ma poi prende il controllo grazie a un servizio efficace e a un dritto profondissimo. L’azzurro strappa il break nel secondo game e mantiene il vantaggio fino al 6-3 del primo set, mostrando grande solidità nei turni di battuta.

Nel secondo set la sfida si alza di livello. Cerundolo reagisce, alza la pressione da fondo campo e approfitta di un passaggio a vuoto del romano per ottenere il break, ma Berrettini resta agganciato al parziale grazie al servizio e a diverse accelerazioni vincenti. Si arriva al tie-break, dove l’azzurro cambia marcia: aggressivo in risposta e preciso al servizio, domina 7-2 e si porta avanti due set a zero.

Il terzo set è il più equilibrato e fisico. Entrambi tengono i rispettivi turni di servizio con maggiore continuità, ma Berrettini mostra maggiore lucidità nei momenti chiave, salvando situazioni delicate e gestendo gli scambi più lunghi. Anche questo parziale si decide al tie-break, dove il romano mantiene alta l’intensità e chiude nuovamente in controllo, completando la vittoria in tre set.

Il successo proietta Berrettini ai quarti di finale dello Slam parigino, confermando il ritorno ad alti livelli dopo una stagione condizionata da problemi fisici. Il percorso a Parigi gli garantisce inoltre un significativo balzo nel ranking mondiale, con il rientro tra i primi 80 e la possibilità di ulteriore crescita in caso di avanzamento nel torneo.

Mattarella condanna attacco al Libano: non rassegniamoci al caos

Roma, 1 giu. (askanews) – Il Libano viene colpito “in modo brutale e indebito”. Nelle stesse ore in cui torna a inasprirsi il clima in Medioriente dopo l’attacco di Israele in Libano e la reazione dell’Iran, Sergio Mattarella pronuncia la sua condanna per quell’azione ostile davanti ai diplomatici ospiti del Quirinale per il tradizionale concerto per la festa della Repubblica. Sono assenti ancora una volta gli ambasciatori di Russia e Bielorussia ma quello israeliano e quello iraniano invece sono presenti.

E ai rappresentanti dei governi di tutto il mondo ma anche alla politica e ai cittadini che lo seguono dalla tv il Presidente della Repubblica prova a dare un pò di coraggio: “Tutto questo non deve indurre alla rassegnazione, in nome di un malinteso realismo che, oltre che moralmente deprecabile, rappresenterebbe un grave errore di valutazione. Nel quadro, che appare desolante per la legalità internazionale, va ribadito che è questione di volontà e di scelte. Possiamo decidere, infatti, di continuare a promuovere la primazia del diritto internazionale e la ricerca di soluzioni condivise, avverso alla logica dello scontro e della discordia”.

La celebrazione del 2 giugno quest’anno è più densa del solito perchè si festeggiano gli 80 anni della Repubblica e il Quirinale ha già aperto i suoi giardini questa mattina alle categorie fragili per ribadire come il Palazzo sia di tutti gli italiani. Mattarella ha accolto tutti con un sorriso e un augurio e concesso selfie senza risparmiarsi. E ha voluto per domani che il tradizionale ricevimento nei giardini fosse annullato per fare posto ad un evento “aperto” in piazza del Quirinale che andrà in diretta tv per raccontare i “volti della Repubblica” attraverso i racconti e le testimonianze di attori, cantanti, musicisti, sportivi.

La scelta compiuta 80 anni fa con il primo voto alle donne fu “un segnale di autentica svolta democratica del nostro Paese”, ricorda nel suo discorso serale, “un percorso nuovo, basato su pace, libertà, democrazia e giustizia sociale, sancito dalla Costituzione che sarebbe entrata in vigore il 1° gennaio 1948” e infatti Mattarella richiama proprio l’articolo 11 della nostra Carta quello che sancisce “il ripudio della guerra per regolare vertenze internazionali – irreversibile cambio di prospettiva rispetto al fascismo – e la scelta di condividere sovranità” in nome della convivenza con gli altri popoli. Ne seguirono poi l’adesione all’Alleanza Atlantica e all’Onu.

“La Repubblica Italiana vive saldamente ancorata ai valori che ha testimoniato in questi 80 anni, votata alla ricerca di soluzioni di pace e della indipendenza dei popoli”, principi che oggi “vediamo gravemente aggrediti” come dimostra l’aggressione russa all’Ucraina, perciò “avvertiamo come nostra la causa della indipendenza e della libertà di Kyiv”, dice il capo dello Stato. “Il caos è tristemente evidente anche in Medio Oriente, conferma che le cattive pratiche raccolgono velocemente seguaci”, è la constatazione amara legata alla crisi irrisolta a Gaza e alla “minaccia di una guerra su vasta scala che dall’Iran potrebbe irradiarsi a tutta la regione, e che già colpisce così brutalmente e in modo indebito la popolazione civile del Libano”.

Di fronte a questa “realtà internazionale frammentata e complessa il ruolo della diplomazia è ancora più essenziali, per la capacità di attingere alle radici dei rapporti tra Paesi, di saper leggere in profondità la realtà nella quale si opera”, è l’invito del Presidente della Repubblica, consapevoli che “alimentare giacimenti di rancore, di odio spinge soltanto sulla strada della guerra e dei conflitti perpetui”.

Iran, Trump: "Non mi importa se negoziati sono finiti"

New York, 1 giu. (askanews) – Al presidente americano, Donald Trump, non sembra importare se i negoziati tra Usa e Iran si sono interrotti su volere di Teheran, come riferito dai media della repubblica islamica.

In una telefonata con un giornalista di CNBC, che gli ha chiesto se le trattative sono effettivamente finite o se quello dell’Iran è un bluff, Trump ha risposto: “Non mi importa se sono finite, onestamente. Non potrebbe importarmi di meno. Se sono finite, sono finite. Se non lo sono, penso abbiamo impiegato troppo tempo. Francamente penso sia diventate un po’ noiose”.

Cosenza, 4 braccianti carbonizzati in un van: non si esclude l’omicidio

Milano, 1 giu. (askanews) – Sarebbe quella dell’omicidio la pista più battuta dai poliziotti della Squadra Mobile di Cosenza che stanno indagando sul decesso di quattro braccianti pakistani, trovati carbonizzati dai vigili del fuoco intorno alle 13 di oggi all’interno di un minivan.

Il mezzo è stato divorato dalle fiamme in una stazione di servizio della IP lungo la Statale 106 Jonica, tra Amendolara e Roseto Capo Spulico, nel Cosentino. A recuperare i corpi sono stati i vigili del fuoco.

Secondo i primi accertamenti condotti dagli investigatori, coordinati dalla Procura di Castrovillari, sembra che le vittime lavorassero nei campi della Sibaritide. Al momento gli inquirenti mantengono il massimo riserbo e ufficialmente le indagini proseguono a 360 gradi.

Auto, a maggio vendite +7,64%. Stellantis fa meglio del mercato

Roma, 1 giu. (askanews) – Nel mese di maggio sono state immatricolate 150.096 autovetture a fronte delle 139.445 iscrizioni registrate nello stesso mese dell’anno precedente, pari a un aumento del 7,64%. Lo riferisce il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. I trasferimenti di proprietà sono stati 477.820 a fronte di 466.760 passaggi registrati a maggio 2025, con un aumento del 2,37%.

Il volume globale delle vendite mensili, pari a 627.916, ha interessato per il 23,9% vetture nuove e per il 76,1% vetture usate. Si conferma anche la tendenza positiva di Stellantis in Italia. Il gruppo è cresciuto per il quinto mese consecutivo con una percentuale superiore a quella del mercato complessivo. Nella classifica delle auto più vendute, Stellantis conferma tre macchine nelle prime quattro posizioni: al primo posto Fiat Pandina, seguita da Leapmotor T03 al terzo e Jeep Avenger al quarto.

Con 43.426 registrazioni a maggio, i brand commercializzati in Italia hanno ottenuto una crescita complessiva del 9,9% rispetto all’intero mercato nazionale che è cresciuto del 7,6% e ha registrato 150.096 immatricolazioni. La quota ottenuta da Stellantis è stata del 28,9%, in crescita dello 0,6% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Significativo il risultato ottenuto nel canale dei privati, dove Stellantis è cresciuto nei volumi del 52%, così come la quota è cresciuta dal 20,8% del maggio 2025 al 27,3% dello scorso mese di maggio.

Piantedosi: fermato presunto sostenitore del terrorismo islamico

Milano, 1 giu. (askanews) – “L’arresto questa mattina di un uomo, residente in Brianza e accusato di terrorismo internazionale, testimonia ancora una volta l’efficacia delle misure messe in campo dal nostro Paese per contrastare il pericoloso fenomeno della radicalizzazione islamista. Grazie a una capillare azione di presidio del territorio, ad un costante monitoraggio degli ambienti dell’estremismo, ad un attento controllo dei canali informatici e dei social network insieme ad una elevata capacità di analisi, le nostre Forze dell’ordine e l’intelligence sono stati in grado ancora una volta di intervenire tempestivamente per individuare una minaccia terroristica. A loro, e in particolare alla Polizia di Stato per l’operazione condotta oggi con il coordinamento della Procura di Milano, va la mia gratitudine per il lavoro che svolgono ogni giorno, con professionalità e dedizione, per garantire la sicurezza dei cittadini”. Lo ha dichiarato in una nota il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

Il giovane fermato, Zakaria B. H., è un 21enne nato a Vimercate (Monza), accusato di aver pubblicato contenuti apologetici di attentati terroristici compiuti dallo Stato Islamico contro l’Occidente e di incitamento al martirio, anche con riferimento ai tragici fatti avvenuti nel centro di Modena il 15 maggio scorsi, quando un 31enne con problemi psichici aveva travolto con l’auto sette persone, ferendole.

Mattarella: con art. 11 Repubblica partecipe nuovo ordine multilaterale

Roma, 1 giu. (askanews) – L’articolo 11 della Costituzione è “il segno eloquente della volontà della Repubblica di essere parte attiva nella comunità internazionale, partecipando alla costruzione del nuovo ordine multilaterale”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella nel suo saluto prima del concerto al Quirinale per il Corpo Diplomatico e le alte cariche in occasione della Festa della Repubblica.

“Due i principi nucleo dell’Articolo 11 della nostra Carta fondamentale: il ripudio della guerra per regolare vertenze internazionali, irreversibile cambio di prospettiva rispetto al fascismo, e la scelta di condividere sovranità con altri popoli, in condizione di parità, per dar vita a un ordinamento che potesse assicurare convivenza pacifica ed eguaglianza fra gli Stati”, ha spiegato il capo dello Stato.

Tennis, Serena Williams torna in campoa 44 anni: sarà al Queen’s in doppio

Roma, 1 giu. (askanews) – Serena Williams torna a sorpresa nel circuito WTA a 44 anni. La campionessa statunitense, 23 titoli del Grande Slam, ha confermato il suo rientro ufficiale in occasione del torneo del Queen’s Club di Londra, dove parteciperà al tabellone di doppio grazie a una wildcard.

L’ex numero uno del mondo, ferma dal 2022 dopo l’ultima apparizione agli US Open, rientra così nel circuito dopo quasi quattro anni di inattività. Il suo ritorno era stato anticipato da indiscrezioni legate anche alla sua recente re-iscrizione al programma antidoping nel 2025 e da una crescente serie di segnali nelle ultime settimane.

Al Queen’s Williams farà coppia con la 19enne canadese Victoria Mboko, in un tandem che unisce esperienza e nuova generazione. L’obiettivo del rientro, oltre all’evento londinese, potrebbe essere anche quello di testare la condizione in vista di un’eventuale partecipazione a Wimbledon, torneo che l’americana ha vinto più volte nel corso della carriera. “Serena è una delle più grandi atlete di tutti i tempi, con un’eredità che va ben oltre il campo da tennis”, ha dichiarato Valerie Camillo, presidente della Wta. “Il suo ritorno è espressione della sua passione per la competizione e non vedo l’ora di vederla affrontare una nuova generazione di giocatrici di alto livello. Serena non è solo una grande campionessa. È un’imprenditrice di successo, una fervente sostenitrice delle cause che contano e una delle donne più iconiche al mondo. Siamo entusiaste di darle il bentornato nel circuito Wta in questo momento così emozionante per il tennis femminile.

Matteo Bassetti: epidemia incontrollata di Ebola in Africa, è anche colpa di Trump

Milano, 1 giu. (askanews) – “Sono molto preoccupato per l’Ebola, in Africa la situazione è incontrollata in un’area molto difficile. C’è un responsabile in tutto questo, è Donald Trump, che su questo tema ha fatto un disastro. L’Usaid, un sistema di aiuti ai paesi in via di sviluppo, è stato tagliato nel finanziamento di qualche centinaio di milioni. In quella parte di Africa, dove avevano ricevuto sempre dei finanziamenti anche per gestire questo tipo di infezione, dopo il taglio di Trump hanno avuto più problemi. Con quegli aiuti oggi la situazione sarebbe stata diversa”. A parlare è l’infettivologo Matteo Bassetti, ospite di “Un Giorno da Pecora”, su Rai Radio1, dove è stato intervistato da Giorgio Lauro e Nancy Brilli.

“Sono contento per la posizione di Giorgia Meloni, ha dimostrato grande intelligenza chiedendo convocazione tavolo a livello europeo” ha aggiunto il medico, spiegando che “difficilmente il virus arriverà in Europa”.

Vela, Max Sirena: "E’ necessario vincere l’America’s cup"

Roma, 1 giu. (askanews) – “È necessario vincere questa Coppa America. Luna Rossa rappresenta l’Italia, una nazione tecnologica: il 99% di ciò che viene utilizzato a bordo è volutamente italiano. Nel nostro Paese c’è tantissima tecnologia, ma a volte non se ne parla abbastanza”.

Così il team director e skipper Max Sirena a “La Politica nel Pallone” su Rai Gr Parlamento, sottolineando anche il ruolo dello sport come traino emotivo e identitario: “Noi italiani abbiamo bisogno di queste avventure, lo vediamo con il tennis, con il motomondiale e con la Formula 1. Siamo un popolo che si innamora e ha bisogno di innamorarsi”.

Sirena ha poi evidenziato la responsabilità del team verso il Paese e il valore delle tappe di avvicinamento alla prossima sfida: l’evento di Cagliari è stato “un passo importante” in vista dell’obiettivo del prossimo anno a Napoli. “Prima di battere i neozelandesi dobbiamo battere tutti gli altri: il Defender è già in finale e il percorso non sarà semplice, ma stiamo lavorando per arrivare pronti”.

Infine, un passaggio sulla prossima edizione della competizione, la America’s Cup: “Napoli sarà un valore aggiunto, una delle città più belle del mondo, con una storia e una cultura profondissime”. E un invito speciale: “Jannik Sinner è sempre il benvenuto a bordo, c’è molto da imparare da una persona del genere, non solo sul piano sportivo”.

Mattarella incontra i visitatori dei giardini del Quirinale

Roma, 1 giu. (askanews) – Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è sceso a salutare gli ospiti presenti ai Giardini del Quirinale per l’apertura in occasione della festa della Repubblica.

Come primo appuntamento delle celebrazioni dell’80esimo

anniversario, il 2 giugno, i Giardini sono stati aperti alle fasce deboli della popolazione coinvolte tramite invito (a cura delle Federazioni e dalle Associazioni a carattere nazionale del Terzo settore e da Roma Capitale).

Gli ospiti hanno potuto assistere alle esibizioni della Banda Interforze, del Coro dell’Associazione Nazionale Alpini e della Jazz Campus Orchestra della Casa del Jazz di Roma.

Tennis, Cobolli: "Oggi me la sono quasi fatta sotto"

Roma, 1 giu. (askanews) – “Oggi ho imparato che un match non può mai dirsi chiuso, me la sono quasi fatta addosso! Sono felice, ma ancora nervoso e adesso dovrò riposarmi un po’”. Così Flavio Cobolli che ha staccato il pass per i quarti di finale al Roland Garros. Cobolli sottolinea anche il legame speciale con il torneo parigino: “Questo è il mio Slam preferito, adoro giocare in Francia e sulla terra e oggi il pubblico mi ha aiutato molto a chiudere un match che diventa ora molto importante anche per il prossimo turno”.

Il tennista italiano aggiunge poi un riferimento al proprio team e alla gestione del momento decisivo: “Grazie al mio team, penso che anche tra di loro ci sia qualcuno che abbia rischiato di farsela sotto, ma siamo contenti di poter avere l’occasione e l’onore di giocare un’altra partita qui”. Cobolli dedica infine un ringraziamento alla Federazione e a Filippo Volandri, sottolineando il percorso di crescita che lo ha portato fino ai quarti.

Con questa vittoria, Cobolli accede al secondo quarto di finale Slam della carriera e attende ora il nome del prossimo avversario, che uscirà dalla sfida tra il canadese Felix Auger-Aliassime e il cileno Alejandro Tabilo. Il successo parigino assume un valore ulteriore anche in chiave ranking, con l’azzurro virtualmente vicino alla top 15 mondiale.

Media Iran: stop ai colloqui con gli Usa per gli attacchi di Israele in Libano

Roma, 1 giu. (askanews) – L’Iran ha interrotto i colloqui mediati con gli Stati Uniti a causa degli attacchi israeliani in Libano: lo scrive l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, vicina al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie.

Una fonte ha detto a Tasnim che, in considerazione della prosecuzione dei “crimini del regime sionista in Libano” e “tenuto conto che il Libano era una delle condizioni preliminari per il cessate il fuoco”, “e che attualmente questo cessate il fuoco è stato violato in tutti i fronti, inclusi quello libanese”, “la squadra negoziale iraniana sospende i colloqui e lo scambio di testi tramite intermediari”. “L’immediata cessazione delle operazioni aggressive e brutali dell’esercito del regime sionista a Gaza e in Libano, e la necessità di un completo ritiro del regime dalle aree occupate in Libano, sono state sottolineate dalle autorità e dai negoziatori iraniani, e finché la posizione dell’Iran e della resistenza non sarà soddisfatta su questo punto, non vi sarà alcun negoziato”, si legge ancora sul profilo X di Tasnim.

Sicurezza e controlli, l’Europa studia il futuro del settore SIT

Roma, 1 giu. (askanews) – Negli ultimi anni la sicurezza delle infrastrutture europee è diventata una priorità strategica. Crescita del commercio internazionale, aumento della mobilità e digitalizzazione stanno mettendo sotto pressione aeroporti, porti e sistemi di controllo alle frontiere. In questo contesto si inserisce lo studio Beyond the Scan realizzato dalla Luiss Business School insieme a EuFocus che analizza il settore delle tecnologie di security e inspection non solo dal punto di vista industriale ma anche sotto il profilo della governance e della sicurezza pubblica. Lo studio evidenzia come il comparto rappresenta ormai un ecosistema altamente regolato e cruciale per garantire la circolazione sicura di persone e merci all’interno dell’Unione Europea

Abbiamo parlato con Emiliano Finocchi, Adjunct Faculty Member, Luiss Business School: “Lo studio Beyond the Scan è è nato su esigenza dei cambi geopolitici che noi vediamo a livello mondiale. Purtroppo c’è un settore che è estremamente complesso che è quello dei punti di entrata dove se si creano dei colli di bottiglia nei punti d’entrata si rallenta tutto il sistema economico e quindi c’è bisogno di creare una fluidità ma allo stesso tempo di garantire e mantenere la sicurezza in quei punti specifici”.

Particolare attenzione viene data ai paesi mediterranei tra cui Italia, Spagna e Grecia considerati snodi fondamentali per il trasporto marittimo, le attività doganali e la gestione dei flussi passeggeri. L’analisi affronta anche le trasformazioni legate all’innovazione tecnologica e alla crescente dipendenza dal software nei sistemi di controllo e ispezione.

Ha così concluso Emiliano Finocchi, Adjunct Faculty Member, Luiss Business School: “Abbiamo visto che ci sono pochissimi player in questo settore e questo è un potenziale problema perché meno player ci stanno nel settore e più rischiamo che i paesi come l’Europa in questo caso possano avere minor punto d’appoggio negoziale nei confronti del settore in generale”.

Lo studio sottolinea inoltre il tema della responsabilità nella gestione e nella protezione dei dati considerando sempre più decisivo per garantire sicurezza ed efficienza. Secondo gli autori il futuro del settore passerà dalla capacità di mantenere un equilibrio tra regolamentazione, concorrenza, innovazione tecnologica e controllo pubblico.

Nasce l’Atlante del Terzo Settore, mappa dell’Italia solidale

Roma, 1 giu. (askanews) – Dopo l’apertura al pubblico della piattaforma online ad inizio mese, adesso la presentazione ufficiale. L’atlante del terzo settore è il nuovo progetto che trasforma i dati del settore del volontariato in conoscenza accessibile da organizzazioni, istituzioni e cittadini. Promotori principali Fondazione Terzjus e Italia non profit, in prima fila nella creazione della piattaforma.

Le parole di Luigi Bobba, Presidente, Fondazione Terzjus ETS: “L’Atlante è uno strumento non solo per fare i turisti del Terzo Settore, ma sopratutto per trovare le ragioni e le motivazioni per impegnarsi, per diventare noi stessi volontari, per trovare le ragioni per cui operare per il bene comune. L’Atlante è uno strumento che offriamo anche alle istituzioni affinché valutino bene, attraverso i monitoraggi che noi stessi produciamo, l’efficacia delle norme, perché le norme devono essere di natura promozionale”.

Il commento di Mara Moioli, Co-founder, Italia non Profit: ” L’Atlante fa connessione, prima di tutto, porta conoscenza, porta consapevolezza, in un contesto che è difficile da capire se non si ha una competenza specifica. Quindi l’obiettivo è proprio quello di avvicinare il più possibile le persone, i cittadini e anche i volontari e gli operatori a capire le caratteristiche specifiche del settore”.

L’atlante del Terzo Settore prova a dare una lettura di un sistema eterogeneo, complesso ed in continua evoluzione. Promuove, inoltre, la cultura del dato, valorizza il ruolo del Terzo Settore italiano e promuove lo sviluppo dell’economia sociale.

Le parole di Marco Gilli, Presidente, Consulta delle Fondazioni di Origine Bancaria del Piemonte e della Liguria:” Per noi è importante conoscere meglio il terzo settore e avere a disposizione tutti i dati che sono a disposizione nell’Atlante. Noi, come fondazione, lavoriamo con il terzo settore, che è parte integrante della nostra attività che noi svolgiamo sempre in partnership”.

Interpretare i dati e trasformarli in aiuti concreti. È questo l’impegno della Fondazione Terzjus insieme a Italia non profit, per riuscire a carpire in anticipo opportunità e minacce del terzo settore.

Nuoto, Paltrinieri vince 10 km di fondo agli Assoluti di Piombino

Roma, 1 giu. (askanews) – Gregorio Paltrinieri vince in 1h48’25″7 la dieci chilometri di nuoto di fondo che ha aperto gli Assoluti di fondo in svolgimento a Piombino fino al 7 giugno. Alle spalle del campione carpigiano, al terzo titolo nei campionati assoluti, si piazza Marcello Guidi, autore di un ottimo finale che gli vale il secondo posto in 1h48’26″6. Domenico Acerenza completa il podio tutto targato Fiamme Oro in 1h48’28″6. Quarta posizione per Andrea Filadelli (Marina Militare) in 1h48’30″1, quinto Dario Verani (Esercito) in 1h48’33″8. Nella prova femminile vince la spagnola Angela Martinez in 1h58’14″8; secondo posto per Linda Caponi (Carabinieri) in 1h58’17″6 che si prende titolo assoluto e pass per gli europei di Parigi. Completano il podio nazionale Giulia Berton (Marina Militare), quarta in 1h58’27″5, e Alessia Ossoli (Aurelia Nuoto), settima in 1h58’53″7. “È stata una gara durissima. Lo immaginavamo poiché metteva in palio la qualificazione per gli europei di Parigi. Abbiamo tirato dal quinto chilometro in poi; dunque la seconda metà è stata molto tirata. Ho cercato di mettermi davanti e tenere un ritmo alto. Baratti è proprio il mio mare: piatto, non troppo freddo, è la condizione che preferisco – prosegue il 31enne olimpionico tesserato per Fiamme Oro e Coopernuoto, allenato al Centro Federale di Ostia da Fabrizio Antonelli – Siamo la nazionale di fondo più forte al mondo insieme alla Germania e all’Ungheria. C’è una competizione notevole: almeno dieci ragazzi potevano vincere oggi. Il campionato italiano si tende a snobbarlo delle volte, ma è una gara di altissimo livello”. (Andrea Masini / DBM)

Carburanti, Pichetto: su accise fare valutazione il 5 in base ai prezzi

Roma, 1 giu. (askanews) – Sulle accise dei carburanti, alla scadenza delle misure in vigore “anzitutto, valutiamo quello che sarà il livello dei prezzi, nei prossimi giorni naturalmente. Si era già fatta una prima valutazione con l’ultimo decreto, con alcune correzioni rispetto a benzina e diesel e con un intervento specifico che riguardava l’autotrasporto. È una valutazione che va fatta verso il 5 giugno, per decidere come intervenire”. Lo ha affermato il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervistato da da TGCOM24.

Quanto ai rilievi del governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta che ha raccomandato che le misure a sostegno di imprese e famiglie siano “temporanee e mirate”, “è un parere importante – ha detto Pichetto -. Naturalmente in questo caso in particolare il ministero dell’Economia sta facendo tutte le valutazioni di merito, se intervenire, come intervenire”.

“Io ad esempio, personalmente, sono convinto che debbano essere fatte settoriali. Ma dobbiamo anche stare attenti a mantenere un equilibrio, perché interventi eccessivi che poi fanno aumentare i tassi significa penalizzare ancora di più il sistema Paese. Quindi l’equilibrio in economia e in un’economia di mercato è fondamentale”, ha concluso.

Il Power hits estate di RTL 102.5 é su RTL 102.5 Play

Roma, 1 giu. (askanews) – I droni nel cielo durante l’esibizione di Achille Lauro e l’omaggio a Roma. Biagio Antonacci, Arisa, Giorgia, I Pinguini Tattici nucleari, Fulminacci, Ditonellapiaga e tanti altri. Poi le coreografie. I ballerini sul palco pronti a saltare da una parte all’altra per tre ore, senza sosta. La line up di cantanti, uno dopo l’altro, dalle 21 alle 24, ha fatto ballare l’Italia anche grazie alla diretta televisiva in esclusiva sul canale 36 del DTT.

E’ iniziata ufficialmente con il Power hit di RTL 102.5 la stagione dei tormentoni, che ci porterà con la classifica all’Arena di Verona (il 1 settembre). Al Centrale del Foro italico, tempio della musica per una sera, la prima radio d’Italia ha portato sul palco oltre 45 artisti e tutte le hit del momento. Un’atmosfera da brividi regalata da uno show inimitabile, che vede come produttore esecutivo Fabio Marcantelli. Il Power hits di RTL102.5 viene ripreso anche a livello internazionale posizionandosi come uno degli eventi di riferimento musicali.

Per rivedere il Power hits estate di RTL102.5 basta andare su RTL102.5 Play e rivivere tutte le emozioni del 31 maggio.

Tennis, Flavo Cobolli ai quarti a Parigi

Roma, 1 giu. (askanews) – Flavio Cobolli conquista per la prima volta i quarti di finale del Roland Garros. Il romano ha superato lo statunitense Zachary Svajda, numero 85 del mondo, con il punteggio di 6-2, 6-3, 6-7, 7-6 dopo 3 ore e 19 minuti di gioco. Non è stata una sfida semplice per Cobolli, bravo però a gestire con maturità un avversario cresciuto alla distanza. Nei primi due set l’azzurro ha imposto il proprio ritmo, dominando gli scambi contro uno Svajda troppo passivo e incapace di contrastarne l’intensità. La partita è cambiata nel terzo parziale, quando l’americano ha alzato sensibilmente il livello, soprattutto al servizio e con il rovescio, trovando maggiore aggressività e conquistando con coraggio il tie-break. Nel quarto set la reazione di Cobolli è stata immediata: doppio break in avvio e match apparentemente in controllo sul 5-1. Quando tutto sembrava indirizzato verso una chiusura agevole, però, l’azzurro ha subito il ritorno di Svajda, perdendo cinque giochi consecutivi e sprecando anche un match point. Si è arrivati così a un tie-break combattutissimo, giocato punto su punto, in cui Cobolli ha ritrovato lucidità e sangue freddo per chiudere l’incontro. Per il tennista romano si tratta del secondo quarto di finale Slam della carriera dopo Wimbledon 2025, un risultato che lo proietta virtualmente all’11° posto del ranking ATP, con la top 10 ormai nel mirino. Cobolli tornerà in campo mercoledì contro il vincente della sfida tra Félix Auger-Aliassime e Alejandro Tabilo

Tennis, Flavo Cobolli ai quarti a Parigi

Roma, 1 giu. (askanews) – Flavio Cobolli conquista per la prima volta i quarti di finale del Roland Garros. Il romano ha superato lo statunitense Zachary Svajda, numero 85 del mondo, con il punteggio di 6-2, 6-3, 6-7, 7-6 dopo 3 ore e 19 minuti di gioco. Non è stata una sfida semplice per Cobolli, bravo però a gestire con maturità un avversario cresciuto alla distanza. Nei primi due set l’azzurro ha imposto il proprio ritmo, dominando gli scambi contro uno Svajda troppo passivo e incapace di contrastarne l’intensità. La partita è cambiata nel terzo parziale, quando l’americano ha alzato sensibilmente il livello, soprattutto al servizio e con il rovescio, trovando maggiore aggressività e conquistando con coraggio il tie-break. Nel quarto set la reazione di Cobolli è stata immediata: doppio break in avvio e match apparentemente in controllo sul 5-1. Quando tutto sembrava indirizzato verso una chiusura agevole, però, l’azzurro ha subito il ritorno di Svajda, perdendo cinque giochi consecutivi e sprecando anche un match point. Si è arrivati così a un tie-break combattutissimo, giocato punto su punto, in cui Cobolli ha ritrovato lucidità e sangue freddo per chiudere l’incontro. Per il tennista romano si tratta del secondo quarto di finale Slam della carriera dopo Wimbledon 2025, un risultato che lo proietta virtualmente all’11° posto del ranking ATP, con la top 10 ormai nel mirino. Cobolli tornerà in campo mercoledì contro il vincente della sfida tra Félix Auger-Aliassime e Alejandro Tabilo

Il Papa: l’umanità è confusa e delusa, bene l’impegno degli scout

Roma, 1 giu. (askanews) – “Il Vangelo è ben più di un libro: è la persona stessa di Cristo, buona notizia per un’umanità confusa, illusa, delusa da molti mali”: così il Papa ricevendo in udienza i membri dell’Associazione Italiana Guide e Scouts d’Europa Cattolici.

“In questa fase storica così complessa, apprezzo anche la vostra scelta di coltivare come associazione la dimensione dell’europeismo – ha proseguito Leone – non a livello politico, ma culturale, rinnovando l’impegno a costruire un’Europa dei popoli, non solo degli affari, unita dai più alti valori dell’umanesimo cristiano”.

“Il metodo scout – ha sottolineato ancora il Pontefice – mette al centro la persona, curandone tutti gli aspetti relazionali e la ricchezza umana. La scelta pedagogica della vostra Associazione si esprime, al riguardo, nell’educare in distinte sezioni maschili e femminili, per dedicare ai ragazzi e alle ragazze un’attenzione specifica. Esplorare in questo modo le caratteristiche fondanti dell’essere donna e dell’essere uomo è una dinamica propedeutica all’incontro autentico e consapevole con l’altro, che può favorire la reciproca maturazione. La formazione di buoni cristiani e buoni cittadini rappresenta il fine del metodo scout, realizzato attraverso l’intesa pedagogica dei capi con ogni ragazza e ragazzo nelle varie tappe del percorso”.

Calcio, Davide Ancelotti nuovo tecnico del Lille

Roma, 1 giu. (askanews) – Davide Ancelotti è il nuovo allenatore del Lille. Il club francese ha ufficializzato l’ingaggio del tecnico italiano attraverso un comunicato pubblicato sul proprio sito, annunciando la firma di un contratto biennale. Per il figlio di Carlo Ancelotti si tratta di una nuova tappa in una carriera che lo vede sempre più protagonista in prima persona dopo anni trascorsi al fianco del padre nei maggiori club europei.

A 36 anni, Davide Ancelotti raccoglie una sfida importante alla guida di una delle realtà più solide del calcio francese. Il Lille, qualificato alla prossima Champions League dopo aver chiuso ai vertici della Ligue 1, affida all’allenatore italiano il compito di proseguire il percorso di crescita lasciato in eredità da Bruno Genesio.

“Sono molto orgoglioso e felice e ringrazio il presidente Olivier Létang per la sua fiducia e per questa opportunità”, ha dichiarato Ancelotti nelle sue prime parole da tecnico del club. “Abbiamo discusso molto insieme e ho trovato una connessione umana, idee e valori allineati. Il progetto del Lille mi corrisponde, con un’identità chiara, delle esigenze e una forte cultura del lavoro. È un club serio, ambizioso, competitivo e regolarmente presente sulla scena europea. È un onore rappresentare oggi il Lille”.

Per Ancelotti si tratta della seconda esperienza da capo allenatore dopo la parentesi al Botafogo, ma il suo curriculum è già ricco di esperienze di alto livello come collaboratore tecnico del padre. Ha infatti lavorato nello staff di Carlo Ancelotti al Paris Saint-Germain, al Bayern Monaco, al Napoli, all’Everton, al Real Madrid e più recentemente nella nazionale brasiliana.

Nonostante il nuovo incarico in Francia, il rapporto professionale con il Brasile proseguirà. Davide continuerà infatti a far parte dello staff tecnico della Seleção in vista del Mondiale del 2026, con l’obiettivo di contribuire al progetto guidato dal padre e inseguire il sesto titolo iridato della storia brasiliana.

L’approdo al Lille rappresenta un passaggio significativo nella crescita professionale di Davide Ancelotti, chiamato ora a confermare in autonomia le qualità che negli anni gli hanno consentito di costruirsi una reputazione internazionale accanto a uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio. Con una squadra qualificata alla Champions League e un ambiente ambizioso, il tecnico italiano avrà l’occasione di misurarsi fin da subito ai massimi livelli del calcio europeo.

Energia, Commissione Ue sta lavorando a risposta a Meloni

Roma, 1 giu. (askanews) – La Commissione europea sta ancora lavorando alla risposta alla lettera ricevuta dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni che chiedeva di poter disporre di flessibilità di bilancio anche per le misure straordinarie contro il caro energia, equivalente a quella che è prevista dal patto di stabilità per le spese supplementari per la difesa. Lo ha riferito la portavoce capo dell’esecutivo comunitario, Paula Pinho, senza confermare le tempistiche della replica, in particolare se arriverà questa settimana.

“I tempi di replica alle lettere non sono incisi nella pietra – ha detto -. So che stiamo preparando una risposta alla lettera della premier italiana, ovviamente tutte le lettere che riceviamo meritano una risposta. Non posso dirvi se sarà questa settimana ma posso confermarvi che la lettera ha tutta la nostra attenzione e che ci sarà una risposta. Sul contenuto della lettera dovrete aspettare fino a quando verrà inviata”.

La scorsa settimana un altro portavoce della Commissione, Balazs Ujvari, aveva affermato che il 3 giugno ci sarà la presentazione del Pacchetto del semestre europeo, e che “quella sarà una opportunità per discutere le tematiche che Giorgia Meloni ha sollevato nella sua lettera”. Lasciando così intendere che la replica di Bruxelles sarebbe arrivata con tutta probabilità dopodomani, mercoledí. Ma Pinho ora sembra prendere ancora tempo.

Metsola ad askanews: l’Italia è al centro del progetto europeo

Roma, 1 giu. (askanews) – Ottant’anni fa gli italiani scelsero la Repubblica, voltando definitivamente pagina dopo anni di guerra e dittatura. Fu una scelta di libertà e democrazia: la volontà di recidere ogni legame con il nazionalismo belligerante e di costruire un futuro fondato sui valori della partecipazione, dei diritti e della pace. Un percorso che ha portato l’Italia a svolgere un ruolo da protagonista nella costruzione della casa comune europea. In occasione dell’80° anniversario della Repubblica Italiana, la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha dichiarato in un’intervista ad askanews che l’Italia è “al centro” del progetto europeo, sottolineando come la nascita della Repubblica rappresenti un esempio della capacità delle democrazie di conquistare la “fiducia” del popolo quando “dimostrano di saper assumere le decisioni coraggiose che contano davvero e di saper offrire risultati concreti ai cittadini che rappresentano”.

“Lo abbiamo visto ottant’anni fa con la nascita della Repubblica italiana e, un decennio più tardi, a Roma, quando insieme abbiamo posto le basi di quella che nel 1957 sarebbe diventata l’Unione europea”, ha dichiarato ad Askanews la presidente Metsola ricordando l’impegno italiano nel processo di costituzione dell’Unione europea.

Un’eredità che continua ancora oggi. Come l’Italia uscita dalla Seconda guerra mondiale, anche l’Europa guarda al futuro con fiducia, pur in un contesto segnato da profonde trasformazioni e da sfide che incidono direttamente sulla vita dei cittadini. “Oggi l’Europa vede nuovamente i frutti di quegli sforzi: quasi il 90% degli europei chiede una maggiore unità. Questo dimostra che, nonostante le numerose sfide geopolitiche che ci circondano, il nostro modo distintamente europeo di affrontare i problemi continua a dare risultati per le persone”, ha osservato Metsola, specificando che gli Stati dell’Unione dispongono “delle risorse e delle competenze necessarie per crescere”. “Le nostre economie stanno dimostrando solidità. E il nostro ambizioso programma di semplificazione sta rendendo la vita più facile alle imprese e ai cittadini in tutto il continente”, ha specificato Metsola.

In un agone internazionale dove la “legge della giungla” sfida l’ordine basato sul diritto, l’Unione europea rivendica il proprio ruolo di promotrice e garante dei valori democratici, ha rimarcato la presidente dell’Europarlamento nel corso della sua intervista con Askanews.

“In un mondo sempre più imprevedibile e instabile, il ruolo dell’Unione europea come promotrice e garante dei nostri valori democratici condivisi è più importante che mai e, soprattutto, sta producendo risultati concreti per gli italiani e per tutti gli europei. Assistiamo a una crescente cooperazione con partner che condividono la nostra visione nel mondo e che vedono nell’Unione un punto di riferimento di stabilità, sicurezza e libertà”, ha rappresentato Metsola, ricordando la politica di apertura a tutto campo che Bruxelles sta adottando con partner e alleati, intrecciando nuove e più ampie partnership con i maggiori player internazionali con cui condivide prospettive e valori.

La presidente Metsola ha ribadito la propria convinzione che, nonostante le innegabili difficoltà geopolitiche in atto, la leadership europea stia “costruendo un’Europa più forte, più sicura e più competitiva, capace di rispondere alle esigenze di tutti, con l’Italia al centro di questo percorso”. Questo perché, ha specificato Metsola, “non smetteremo mai di difendere i nostri valori sulla scena globale, perché è lì che sappiamo che la nostra voce può fare davvero la differenza”.

“A ogni passo avanti che compiamo dimostriamo che questi valori non sono concetti astratti: sono le fondamenta stesse su cui si basa la nostra comunità. Guidano le nostre azioni all’interno dell’Unione, orientano le nostre relazioni con il resto del mondo e ispirano il lavoro del Parlamento europeo in tutto ciò che facciamo per rispondere alle aspettative dei cittadini europei”, ha precisato Metsola, definendo la strategia europea. Come avvenuto ottant’anni fa per gli italiani che scelsero con fiducia e convinzione la Repubblica, Metsola è convinta che il presente ed il futuro siano dell’Europa.

“Sono convinta che l’Europa sia il luogo migliore al mondo in cui vivere, lavorare e crescere una famiglia. Naturalmente non è perfetta: come ogni democrazia, è un progetto in continua evoluzione. Sta a tutti noi continuare a farla avanzare insieme, con ambizione, fiducia e determinazione”. Un passo dopo l’altro, con la libertà come bandiera. Oggi, come ottant’anni fa.(Di Lorenzo Della Corte).

Paolo Acanfora: per l’Italia storia di un impegno europeo da protagonista

Roma, 1 giu. (askanews) – La Repubblica Italiana nata il 2 giugno 1946 non ha mai mancato di dare il proprio contributo ideale e politico all’Europa: membro fondatore della Comunità Europea e da allora protagonista di tutte le trasformazioni che hanno portato all’attuale Unione Europea, non sempre con i risultati auspicati inizialmente ma senza mai far venire meno il proprio impegno. Un impegno che passa anche per delle figure istituzionali di grande rilievo, come sottolinea Paolo Acanfora, professore di Storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, intervistato da askanews. “Il primo grande nome italiano in Europa è naturalmente quello di Altiero Spinelli. Ma non solo e non tanto per il Manifesto di Ventotene, che va da sé è un documento preziosissimo per il pensiero federalista ma che dal punto di vista della costruzione istituzionale della Comunità Europea prima e dell’Unione Europea poi è un documento che non aiuta molto a capire l’Europa di oggi: ha avuto sì un’influenza ideale ma quelle che è venuta fuori è un’Europa diversa”, spiega.

“Nella fase generativa però un ruolo fondamentale lo ha avuto soprattutto Alcide De Gasperi, fin dalla fondazione della Ceca e nella fase immediatamente successiva, quando si tratta di immaginare una difesa comune europea nel contesto della guerra di Corea che – per timore di una possibile aggressione sovietica in Europa – innesca un riarmo dell’esercito della Repubblica Federale tedesca: De Gasperi fa in modo di legare una politica militare comune a quella estera, anche se ciò implica la cessione di uno dei pilastri dello Stato nazione”. In particolare, l’articolo 38 del Trattato della Comunità europea di Difesa demanda ad un’assemblea ad hoc il progetto della comunità politica europea, un salto dall’ambito ristretto della Ceca a una vera e propria unione politica: un discorso che finisce con un fallimento quando l’Assemblea Nazionale francese, nel 1954, rifiuta la ratifica del Trattato – e lascia sul tavolo il problema dell’integrazione politica e militare europea, irrisolta fino ad oggi.

“Il rilevante contributo istituzionale di Spinelli riguarda soprattutto la legislatura 1979-1984, la prima legislatura europea con elezione diretta del Parlamento europeo: e da deputato europeo Spinelli mette su un progetto politico con una modalità del tutto singolare, che fa riferimento all’ispirazione del Manifesto: il cosiddetto Club del Coccodrillo (dal nome di un locale di Strasburgo dove si riunivano) che mette insieme tutti gli europarlamentari che hanno un interesse a costruire un’Europa politica, indipendentemente dall’affiliazione politica: un partito trasversale in cui si ritrovano comunisti, socialisti, liberali, democristiani, conservatori”. Spinelli e il suo gruppo elaborano quindi e presentano in Parlamento un progetto politico che viene approvato a maggioranza; ma anche per il sostanziale disinteresse della Commissione e del Consiglio – i governi nazionali sono tutt’altro che favorevoli – l’esito dell’iter sarà nel 1986 l’Atto Unico Europeo che lo stesso Spinelli commenterà dicendo: “Alla fine la montagna ha partorito il topolino, e il topolino rischia anche di essere morto”.

“L’altra figura rilevante che ha dato un nome alla storia della costruzione europea è Emilio Colombo, che nel 1981 da ministro degli Esteri firma insieme all’omologo tedesco Hans-Dietrich Genscher un piano che ha come obbiettivo un progetto per il rafforzamento della cooperazione politica europea sui grandi temi della politica internazionale: ovvero costruire un progetto che faccia sì che l’Europa possa proporsi nel contesto della politica internazionale in maniera il più possibile unitaria”, prosegue Acanfora.

“Era un tentativo di attivare un asse italo-tedesco in sostituzione del tradizionale motore franco-tedesco, che ha una sua logica perché in quel momento l’allora presidente francese François Mitterand era inizialmente restio ad un impegno europeista forte; anche questo accordo si risolve però in una dichiarazione che non avrà sviluppi successivi anche per il ritorno di Mitterand, già nella seconda parte del suo primo settennato, ad una maggiore attenzione europea”. Ma è negli anni Novanta che l’Italia vuole essere protagonista ed avere un ruolo nell’Ue, in quella che Giulio Andreotti chiamava “la terza fase”, dopo quelle della ricostruzione e del boom: l’Italia europea. E l’Italia europea arriva con il Trattato di Maastricht, partendo dal presupposto del referendum consultivo del 1989 il cui quesito è se si vuole che la nuova legislatura del Parlamento Europeo debba essere un mandato costituente per un’Europa politica e federale, come non era avvenuto nel 1979: e l’88% degli italiani si dichiara favorevolissimo.

I risultati non sono però quelli sperati: “Dopo Maastricht molti parlamentari italiani nazionali hanno accusato i negoziatori italiani di aver tradito questo mandato costituente, e la risposta migliore l’ha data lo stesso Andreotti: ‘noi volevamo fare di questa legislatura europea una legislatura costituente, ma era un’idea che condividevamo solo noi, il nostro errore è stato di non aver parlato con quelli che non la condividevano e ci siano trovati un po’ isolati'”.

Le due figure che dominano la scena post Maastricht sono quelle di Carlo Azeglio Ciampi e Romano Prodi, in una fase in cui l’obbiettivo è l’ingresso nell’unione monetaria, nella forte convinzione che se non si entra il Paese verrà condannato alla marginalità assoluta: “Queste due figure rappresentano la spinta ad entrare per poter avere un ruolo protagonista fin da subito nella nuova Unione Europea e anche sanare le mancanze del Trattato di Maastricht, che andava a realizzare la moneta unica, ma tradiva le premesse e promesse politiche: l’idea era di entrare subito per poter fare dei passi avanti su questo aspetto. Poi le cose sono andate diversamente, anche per la mancanza di una piena consapevolezza delle classi dirigenti europee di quali fossero le reali conseguenze delle trasformazioni realizzate, probabilmente distratte dai radicali cambiamenti legati alla fine della Guerra Fredda – e in Italia, alla fine della Prima Repubblica”.

Arrivati ad oggi, “sia dal punto di vista della società che della classe dirigente italiana il nostro europeismo è molto inferiore a quello degli anni Novanta, anche perché nell’europeismo italiano esisteva anche una vera e propria aspettativa taumaturgica di una soluzione europea ai problemi strutturali italiani che ha alimentato delle attese irrealistiche; di qui poi negli anni Duemila il crollo o la messa in discussione della fiducia nell’Europa. In un’Europa dominata ancora da forze fortemente legate a concezioni della società, della politica, dello Stato di stampo nazionalista più o meno estremo è già complicato tenere l’esistente, figuriamoci di fare progressi”.

“Nel caso italiano poi sono al governo anche le forze più tiepide o comunque con un atteggiamento cauto nei confronti dell’Europa: FdI, che ha nella nazione l’idea-forza della propria cultura politica; la Lega, dove il concetto di identità locale e nazionale è altrettanto forte; FI, che non è stato mai un partito connotato come fortemente europeista. Anche se nella sostanza poi l’impegno europeo del Paese non viene mai messo in dubbio, il loro atteggiamento concreto si potrebbe riassumere con quanto detto recentemente da Giorgia Meloni all’Assemblea di Confindustria: l’Europa dovrebbe fare meno ma meglio – fondamentalmente, ridurre le competenze europee e restituire parte di esse agli Stati membri”. (di Maurizio Ginocchi).

80 Repubblica, Metsola: Italia è al centro del progetto europeo

Roma, 1 giu. (askanews) – Ottant’anni fa gli italiani scelsero la Repubblica, voltando definitivamente pagina dopo anni di guerra e dittatura. Fu una scelta di libertà e democrazia: la volontà di recidere ogni legame con il nazionalismo belligerante e di costruire un futuro fondato sui valori della partecipazione, dei diritti e della pace. Un percorso che ha portato l’Italia a svolgere un ruolo da protagonista nella costruzione della casa comune europea.

In occasione dell’80° anniversario della Repubblica Italiana, la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha dichiarato in un’intervista ad Askanews che l’Italia è “al centro” del progetto europeo, sottolineando come la nascita della Repubblica rappresenti un esempio della capacità delle democrazie di conquistare la “fiducia” del popolo quando “dimostrano di saper assumere le decisioni coraggiose che contano davvero e di saper offrire risultati concreti ai cittadini che rappresentano”.

“Lo abbiamo visto ottant’anni fa con la nascita della Repubblica italiana e, un decennio più tardi, a Roma, quando insieme abbiamo posto le basi di quella che nel 1957 sarebbe diventata l’Unione europea”, ha dichiarato ad Askanews la presidente Metsola ricordando l’impegno italiano nel processo di costituzione dell’Unione europea.

Un’eredità che continua ancora oggi. Come l’Italia uscita dalla Seconda guerra mondiale, anche l’Europa guarda al futuro con fiducia, pur in un contesto segnato da profonde trasformazioni e da sfide che incidono direttamente sulla vita dei cittadini. “Oggi l’Europa vede nuovamente i frutti di quegli sforzi: quasi il 90% degli europei chiede una maggiore unità. Questo dimostra che, nonostante le numerose sfide geopolitiche che ci circondano, il nostro modo distintamente europeo di affrontare i problemi continua a dare risultati per le persone”, ha osservato Metsola, specificando che gli Stati dell’Unione dispongono “delle risorse e delle competenze necessarie per crescere”. “Le nostre economie stanno dimostrando solidità. E il nostro ambizioso programma di semplificazione sta rendendo la vita più facile alle imprese e ai cittadini in tutto il continente”, ha specificato Metsola.

In un agone internazionale dove la “legge della giungla” sfida l’ordine basato sul diritto, l’Unione europea rivendica il proprio ruolo di promotrice e garante dei valori democratici, ha rimarcato la presidente dell’Europarlamento nel corso della sua intervista con Askanews.

“In un mondo sempre più imprevedibile e instabile, il ruolo dell’Unione europea come promotrice e garante dei nostri valori democratici condivisi è più importante che mai e, soprattutto, sta producendo risultati concreti per gli italiani e per tutti gli europei. Assistiamo a una crescente cooperazione con partner che condividono la nostra visione nel mondo e che vedono nell’Unione un punto di riferimento di stabilità, sicurezza e libertà”, ha rappresentato Metsola, ricordando la politica di apertura a tutto campo che Bruxelles sta adottando con partner e alleati, intrecciando nuove e più ampie partnership con i maggiori player internazionali con cui condivide prospettive e valori.

La presidente Metsola ha ribadito la propria convinzione che, nonostante le innegabili difficoltà geopolitiche in atto, la leadership europea stia “costruendo un’Europa più forte, più sicura e più competitiva, capace di rispondere alle esigenze di tutti, con l’Italia al centro di questo percorso”. Questo perché, ha specificato Metsola, “non smetteremo mai di difendere i nostri valori sulla scena globale, perché è lì che sappiamo che la nostra voce può fare davvero la differenza”.

“A ogni passo avanti che compiamo dimostriamo che questi valori non sono concetti astratti: sono le fondamenta stesse su cui si basa la nostra comunità. Guidano le nostre azioni all’interno dell’Unione, orientano le nostre relazioni con il resto del mondo e ispirano il lavoro del Parlamento europeo in tutto ciò che facciamo per rispondere alle aspettative dei cittadini europei”, ha precisato Metsola, definendo la strategia europea. Come avvenuto ottant’anni fa per gli italiani che scelsero con fiducia e convinzione la Repubblica, Metsola è convinta che il presente ed il futuro siano dell’Europa.

“Sono convinta che l’Europa sia il luogo migliore al mondo in cui vivere, lavorare e crescere una famiglia. Naturalmente non è perfetta: come ogni democrazia, è un progetto in continua evoluzione. Sta a tutti noi continuare a farla avanzare insieme, con ambizione, fiducia e determinazione”. Un passo dopo l’altro, con la libertà come bandiera. Oggi, come ottant’anni fa.

(di Lorenzo Della Corte)

80 Repubblica, per Italia storia di un impegno europeo da protagonista

Roma, 1 giu. (askanews) – La Repubblica Italiana nata il 2 giugno 1946 non ha mai mancato di dare il proprio contributo ideale e politico all’Europa: membro fondatore della Comunità Europea e da allora protagonista di tutte le trasformazioni che hanno portato all’attuale Unione Europea, non sempre con i risultati auspicati inizialmente ma senza mai far venire meno il proprio impegno. Un impegno che passa anche per delle figure istituzionali di grande rilievo, come sottolinea Paolo Acanfora, professore di Storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, intervistato da Askanews.

“Il primo grande nome italiano in Europa è naturalmente quello di Altiero Spinelli. Ma non solo e non tanto per il Manifesto di Ventotene, che va da sé è un documento preziosissimo per il pensiero federalista ma che dal punto di vista della costruzione istituzionale della Comunità Europea prima e dell’Unione Europea poi è un documento che non aiuta molto a capire l’Europa di oggi: ha avuto sì un’influenza ideale ma quelle che è venuta fuori è un’Europa diversa”, spiega.

“Nella fase generativa però un ruolo fondamentale lo ha avuto soprattutto Alcide De Gasperi, fin dalla fondazione della Ceca e nella fase immediatamente successiva, quando si tratta di immaginare una difesa comune europea nel contesto della guerra di Corea che – per timore di una possibile aggressione sovietica in Europa – innesca un riarmo dell’esercito della Repubblica Federale tedesca: De Gasperi fa in modo di legare una politica militare comune a quella estera, anche se ciò implica la cessione di uno dei pilastri dello Stato nazione”. In particolare, l’articolo 38 del Trattato della Comunità europea di Difesa demanda ad un’assemblea ad hoc il progetto della comunità politica europea, un salto dall’ambito ristretto della Ceca a una vera e propria unione politica: un discorso che finisce con un fallimento quando l’Assemblea Nazionale francese, nel 1954, rifiuta la ratifica del Trattato – e lascia sul tavolo il problema dell’integrazione politica e militare europea, irrisolta fino ad oggi.

“Il rilevante contributo istituzionale di Spinelli riguarda soprattutto la legislatura 1979-1984, la prima legislatura europea con elezione diretta del Parlamento europeo: e da deputato europeo Spinelli mette su un progetto politico con una modalità del tutto singolare, che fa riferimento all’ispirazione del Manifesto: il cosiddetto Club del Coccodrillo (dal nome di un locale di Strasburgo dove si riunivano) che mette insieme tutti gli europarlamentari che hanno un interesse a costruire un’Europa politica, indipendentemente dall’affiliazione politica: un partito trasversale in cui si ritrovano comunisti, socialisti, liberali, democristiani, conservatori”. Spinelli e il suo gruppo elaborano quindi e presentano in Parlamento un progetto politico che viene approvato a maggioranza; ma anche per il sostanziale disinteresse della Commissione e del Consiglio – i governi nazionali sono tutt’altro che favorevoli – l’esito dell’iter sarà nel 1986 l’Atto Unico Europeo che lo stesso Spinelli commenterà dicendo: “Alla fine la montagna ha partorito il topolino, e il topolino rischia anche di essere morto”.

“L’altra figura rilevante che ha dato un nome alla storia della costruzione europea è Emilio Colombo, che nel 1981 da ministro degli Esteri firma insieme all’omologo tedesco Hans-Dietrich Genscher un piano che ha come obbiettivo un progetto per il rafforzamento della cooperazione politica europea sui grandi temi della politica internazionale: ovvero costruire un progetto che faccia sì che l’Europa possa proporsi nel contesto della politica internazionale in maniera il più possibile unitaria”, prosegue Acanfora.

“Era un tentativo di attivare un asse italo-tedesco in sostituzione del tradizionale motore franco-tedesco, che ha una sua logica perché in quel momento l’allora presidente francese François Mitterand era inizialmente restio ad un impegno europeista forte; anche questo accordo si risolve però in una dichiarazione che non avrà sviluppi successivi anche per il ritorno di Mitterand, già nella seconda parte del suo primo settennato, ad una maggiore attenzione europea”.

Ma è negli anni Novanta che l’Italia vuole essere protagonista ed avere un ruolo nell’Ue, in quella che Giulio Andreotti chiamava “la terza fase”, dopo quelle della ricostruzione e del boom: l’Italia europea. E l’Italia europea arriva con il Trattato di Maastricht, partendo dal presupposto del referendum consultivo del 1989 il cui quesito è se si vuole che la nuova legislatura del Parlamento Europeo debba essere un mandato costituente per un’Europa politica e federale, come non era avvenuto nel 1979: e l’88% degli italiani si dichiara favorevolissimo.

I risultati non sono però quelli sperati: “Dopo Maastricht molti parlamentari italiani nazionali hanno accusato i negoziatori italiani di aver tradito questo mandato costituente, e la risposta migliore l’ha data lo stesso Andreotti: ‘noi volevamo fare di questa legislatura europea una legislatura costituente, ma era un’idea che condividevamo solo noi, il nostro errore è stato di non aver parlato con quelli che non la condividevano e ci siano trovati un po’ isolati'”.

Le due figure che dominano la scena post Maastricht sono quelle di Carlo Azeglio Ciampi e Romano Prodi, in una fase in cui l’obbiettivo è l’ingresso nell’unione monetaria, nella forte convinzione che se non si entra il Paese verrà condannato alla marginalità assoluta: “Queste due figure rappresentano la spinta ad entrare per poter avere un ruolo protagonista fin da subito nella nuova Unione Europea e anche sanare le mancanze del Trattato di Maastricht, che andava a realizzare la moneta unica, ma tradiva le premesse e promesse politiche: l’idea era di entrare subito per poter fare dei passi avanti su questo aspetto. Poi le cose sono andate diversamente, anche per la mancanza di una piena consapevolezza delle classi dirigenti europee di quali fossero le reali conseguenze delle trasformazioni realizzate, probabilmente distratte dai radicali cambiamenti legati alla fine della Guerra Fredda – e in Italia, alla fine della Prima Repubblica”.

Arrivati ad oggi, “sia dal punto di vista della società che della classe dirigente italiana il nostro europeismo è molto inferiore a quello degli anni Novanta, anche perché nell’europeismo italiano esisteva anche una vera e propria aspettativa taumaturgica di una soluzione europea ai problemi strutturali italiani che ha alimentato delle attese irrealistiche; di qui poi negli anni Duemila il crollo o la messa in discussione della fiducia nell’Europa. In un’Europa dominata ancora da forze fortemente legate a concezioni della società, della politica, dello Stato di stampo nazionalista più o meno estremo è già complicato tenere l’esistente, figuriamoci di fare progressi”.

“Nel caso italiano poi sono al governo anche le forze più tiepide o comunque con un atteggiamento cauto nei confronti dell’Europa: FdI, che ha nella nazione l’idea-forza della propria cultura politica; la Lega, dove il concetto di identità locale e nazionale è altrettanto forte; FI, che non è stato mai un partito connotato come fortemente europeista. Anche se nella sostanza poi l’impegno europeo del Paese non viene mai messo in dubbio, il loro atteggiamento concreto si potrebbe riassumere con quanto detto recentemente da Giorgia Meloni all’Assemblea di Confindustria: l’Europa dovrebbe fare meno ma meglio – fondamentalmente, ridurre le competenze europee e restituire parte di esse agli Stati membri”.

(di Maurizio Ginocchi)

Lega, Zaia: deve diventare federalista, parleremo di più ai giovani

Roma, 1 giu. (askanews) – “Da sempre si dicono un sacco di cose su di me. Al momento non ho parlato né chiesto nulla a nessuno. I partiti, cominciando dal nostro, prima o poi dovranno fare la scelta del federalismo interno. Il militante di Campione d’Italia ha bisogni diversi da quello di Canicattì. Dunque un partito che voglia rispondere a tutte le istanze, deve essere federalista. Ho già detto parecchie volte che esiste un modello nato nel 1948 in Germania, che prevede un partito nazionale, la Cdu, con una costola locale bavarese (Csu). Ma è una mia idea, io conto uno. Una riflessione però andrebbe fatta: la Lega oggi è il partito più antico in Parlamento. Una scelta del genere lo trasformerebbe nel più innovativo e più in grado di offrire una scelta interessante anche per i giovani”. Lo afferma Luca Zaia (Lega), presidente del consiglio regionale Veneto, in una intervista al Corriere della Sera.

Sull’incontro con Marina Berlusconi, l’ex governatore veneto si dice “stupito” che “qualcuno trovi strano che io possa averla incontrata. La conosco da tempo, ho una grandissima stima per suo padre, di cui ritrovo in lei molti tratti. Abbiamo parlato del libro che sto scrivendo, del mio podcast Il Fienile e anche appunto del Paese e dei temi etici. A tavola si parla di tutto. Ma come si dice… Chi è in sospetto è in difetto”.

Zaia conferma che voterà “a favore” della legge di iniziativa popolare sul fine vita che fu bocciata nel 2024 che a breve tornerà in consiglio regionale in Veneto. “Ma – aggiunge – tenga presente che due anni fa, quando la legge fu bocciata per un solo voto, io non feci né una riunione né una sola telefonata per fare la conta dei voti”. Una legge sul fine vita è all’esame anche del Senato e secondo Zaia “su certi temi etici la politica deve fare un salto di qualità. Il fine vita deve essere una no-fly zone: i partiti devono lasciare libertà di coscienza, come peraltro ha fatto il segretario Salvini. Ci sono tanti esponenti politici le cui coscienze non collimano con la posizione del loro partito”.

Claudio Baglioni rimanda il tour, ha la polmonite interstiziale acuta

Roma, 1 giu. (askanews) – Il “GrandTour La vita è adesso” di Claudio Baglioni, che avrebbe dovuto debuttare lunedì 29 giugno 2026 in Piazza San Marco a Venezia, è stato posticipato al 2027 a causa di una polmonite interstiziale acuta che ha colpito l’artista e la cui prognosi è di 90 giorni di riposo e cure.

A comunicarlo è il responsabile comunicazione di Claudio Baglioni, che ha reso noto anche il nuovo calendario del tour. Prenderà il via il primo luglio 2027 a Codroipo (UD), Villa Manin, posticipo del 3 luglio 2026, per poi spostarsi il 2 luglio 2027 a Este (PD), Castello Carrarese, posticipo del 5 luglio 2026, e il 3 luglio 2027 a Marostica (VI), Piazza Castello, posticipo del 4 luglio 2026. Il 4 luglio 2027 la tappa sarà a Villafranca (VR), Castello Scaligero, posticipo del 2 luglio 2026, mentre il 6 luglio 2027 ci si sposta a Pistoia, Piazza Duomo, posticipo del 7 luglio 2026, e il 7 luglio 2027 a Genova, Arena del Mare – Porto Antico, posticipo dell’8 luglio 2026. Il 10 luglio 2027 è la volta di Cernobbio (CO), Villa Erba, posticipo dell’11 luglio 2026, seguita il 12 luglio 2027 da Bergamo, Arena Fiera, posticipo del 13 luglio 2026, e il 15 luglio 2027 da Firenze, Le Cascine – Prato delle Cornacchie, posticipo del 16 luglio 2026. Il 17 luglio 2027 appuntamento a Cattolica (RN), Arena della Regina, posticipo del 17 luglio 2026, quindi il 19 luglio 2027 a Pompei (NA), Anfiteatro degli Scavi, posticipo del 20 luglio 2026, e il 20 luglio 2027 ancora a Pompei (NA), Anfiteatro degli Scavi, posticipo del 21 luglio 2026. Il 24 luglio 2027 si va ad Agrigento, Live Arena, posticipo del 26 luglio 2026, e il 25 luglio 2027 di nuovo ad Agrigento, Live Arena, posticipo del 27 luglio 2026, mentre il 27 luglio 2027 è la volta di Palermo, Teatro di Verdura, posticipo del 28 luglio 2026, e il 28 luglio 2027 ancora Palermo, Teatro di Verdura, posticipo del 29 luglio 2026. Si riparte il 7 agosto 2027 da Castiglioncello (LI), Castello Pasquini, posticipo del 16 agosto 2026, e l’8 agosto 2027 da Forte dei Marmi (LU), Villa Bertelli, posticipo del 17 agosto 2026. Il 16 agosto 2027 tappa a Termoli (CB), Arena del Mare, posticipo del 19 agosto 2026, il 17 agosto 2027 ad Apricena (FG), Cava dell’Erba, posticipo del 22 agosto 2026, il 18 agosto 2027 a Barletta (BAT), Fossato del Castello, posticipo del 20 agosto 2026, e il 19 agosto 2027 a Fasano (BR), Parco Archeologico di Egnazia, posticipo del 21 agosto 2026. Il 21 agosto 2027 ci si sposta a Roccella Ionica (RC), Teatro al Castello, posticipo del 25 agosto 2026, il 22 agosto 2027 a Cirò Marina (KR), Arena Saracena, posticipo del 24 agosto 2026, il 23 agosto 2027 a Santa Maria del Cedro (CS), Arena dei Cedri, posticipo del 26 agosto 2026, e il 25 agosto 2027 a Paestum (SA), Arena dei Templi, posticipo del 27 agosto 2026. Il 28 agosto 2027 appuntamento a Lanciano (CH), Parco delle Rose, posticipo del 29 agosto 2026, il 31 agosto 2027 a Parma, Parco Ducale, posticipo del primo settembre 2026, il 2 settembre 2027 a Brescia, Piazza della Loggia, posticipo del 3 settembre 2026, e il 4 settembre 2027 a Cervere (CN), Anfiteatro dell’Anima, posticipo del 5 settembre 2026.

L’8 settembre 2027 e il 9 settembre 2027 doppio appuntamento a Macerata, Sferisterio, posticipo rispettivamente del 9 e del 10 settembre 2026, seguiti dall’11 settembre 2027 a Caserta, Reggia di Caserta – Piazza Carlo di Borbone, posticipo del 12 settembre 2026, e dal 12 settembre 2027, stessa location, posticipo del 13 settembre 2026. Il tour si chiude il 17 settembre 2027 a Torino, Piazza San Carlo, posticipo del 18 settembre 2026.

Per le date posticipate rimarranno validi i biglietti acquistati. Per gli acquirenti che non potranno partecipare alle date posticipate sarà possibile richiedere il rimborso fino al 30 giugno 2026 attraverso il circuito di vendita utilizzato in fase di acquisto.

A breve verranno comunicate le informazioni per i concerti di Venezia, Spoleto (PG), Siracusa, Taormina (ME), Alghero (SS), Cagliari, Trento, VIGEVANO (PV), Sordevolo (BI), e le date di recupero, per le quali rimarranno validi i biglietti acquistati.

Due giugno, Mattarella: il voto del popolo pose le basi per un nuovo patto civile

Roma, 1 giu. (askanews) – “Il 2 giugno 1946, il voto del popolo italiano segnò – dopo il ventennio fascista, la tragedia bellica, la lotta di Liberazione – una svolta nella storia del Paese, ponendo le basi per edificare, sulle solide fondamenta della Costituzione, un nuovo patto civile, ispirato ai principi di libertà, uguaglianza e solidarietà, spinto da una intensa sete di pace”. E’ quanto si legge in un messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, inviato ai Prefetti d’Italia, in occasione della ricorrenza della Festa della Repubblica, affinché se ne facciano interpreti nelle iniziative promosse a livello locale nella ricorrenza del 2 giugno.

“Ne fu protagonista il popolo italiano che affluì con straordinaria partecipazione e compostezza ai seggi, per la scelta dell’ordinamento dello Stato e l’elezione dell’Assemblea costituente. Ne furono protagoniste, in particolare, le donne, chiamate per la prima volta alle urne nella storia d’Italia, per le elezioni amministrative nel corso di quell’anno e per le consultazioni del 2 giugno”, sottolinea il Capo dello Stato.

2 giugno, Giardini Quirinale aperti a categorie deboli

Roma, 1 giu. (askanews) – I giardini del Quirinale sono aperti dalle 9,30 fino alle 13.30 per la festa della Repubblica. E’ il primo appuntamento delle celebrazioni dell’80esimo anniversario della Repubblica.

L’apertura al pubblico è riservata alle fasce deboli della popolazione coinvolte tramite invito. L’individuazione degli ospiti è stata curata dalle Federazioni e dalle Associazioni a carattere nazionale del Terzo settore e da Roma Capitale.

Durante l’apertura, si esibiranno nei Giardini la Banda Interforze, il Coro dell’Associazione Nazionale Alpini e la Jazz Campus Orchestra della Casa del Jazz di Roma.

Il capo dello Stato scenderà per un saluto agli ospiti nel corso della mattinata.

Knitting Club, torna l’appuntamento per gli appassionati di uncinetto

Roma, 1 giu. (askanews) – Prosegue, giovedì 4 giugno, all’Art Forum Würth Capena il Knitting Club, appuntamento dedicato agli appassionati di maglia e uncinetto che desiderano condividere un momento creativo e conviviale all’interno degli spazi della mostra “Dalla testa ai piedi. Il corpo nella Collezione Würth”. A partire da questo incontro, il programma si amplia con la Knitting Class, uno spazio introduttivo pensato per chi desidera avvicinarsi per la prima volta alle tecniche della maglia e dell’uncinetto o consolidarne le basi. A seguire, il Knitting Club accoglierà partecipanti esperti e appassionati che potranno lavorare ai propri progetti personali in un’atmosfera informale e rilassata, immersi nelle opere della mostra e negli spazi dell’Art Forum.

Knitting Club, un appuntamento gratuito che introduce la pratica del lavoro a maglia nello spazio espositivo come nuova modalità di fruizione dell’arte contemporanea. Un momento informale di incontro aperto a tutti, pensato per abitare il luogo in modo diverso, a contatto diretto con le opere in mostra. Negli ultimi anni si parla sempre più spesso dei benefici delle attività manuali ripetitive: lavorare a maglia, fare uncinetto, ricamare. Studi sul benessere psicofisico mostrano come il ritmo del gesto favorisca la concentrazione, riduca lo stress e renda più semplice la conversazione. Le mani occupate aiutano a stare insieme senza imbarazzo e creano un tempo lento in cui parlare diventa naturale. Da questa esperienza condivisa nasce il Knitting Club: non un corso e nemmeno una visita guidata, ma un momento da vivere insieme tra le opere.

L’obiettivo è trasformare il modo di abitare lo spazio espositivo: non più soltanto un luogo da attraversare in silenzio, ma uno spazio in cui fermarsi, incontrarsi e tornare. In questo modo, la vita di tutti i giorni entra in relazione con l’arte contemporanea e il pubblico passa da visitatore occasionale a presenza abituale. Il gesto quotidiano dell’intrecciare diventa così esperienza culturale. Mentre le mani lavorano, lo sguardo si muove liberamente e le opere vengono osservate con più tempo, senza mediazioni. Lo spazio espositivo si apre a una dimensione di incontro e accoglie pratiche lente capaci di creare comunità. Incontro dopo incontro, l’iniziativa sta registrando una partecipazione crescente e trasversale per età e provenienza, consolidando una piccola comunità stabile attorno all’Art Forum Würth Capena.

Bce: inflazione precepita da consumatori sale al 4%, inflazione attesa stabile

Roma, 1 giu. (askanews) – Nuovo netto rafforzamento dell’inflazione percepita dai consumatori nell’area euro, mentre ad aprile le aspettative sulla stessa crescita dei prezzi hanno mostrato una stabilizzazione. Le attese sulla crescita economica sono lievemente peggiorate, a riflesso dei rincari dell’energia collegati al conflitto in Iran e Medioriente.

Secondo l’ultima rilevazione effettuata dalla Bce, ad aprile l’inflazione percepita sugli ultimi 12 mesi dai consumatori è salita al 4%, dal 3,5% di marzo. L’inflazione per i prossimi 12 mesi è rimasta al 4% mentre quella a 3 anni si è limata al 2,9%, dal precedente 3%. Le aspettative di inflazione per i prossimi cinque anni sono rimaste invariate al 2,4%.

Per la crescita economica, le attese dei consumatori si sono fatte ulteriormente negative, stimando una contrazione del 2,2% sui prossimi 12 mesi, dal meno 2,1% atteso a marzo.

Va ribadito che queste non sono previsioni economiche della Bce ma le attese medie dei consumatori che risultano da un sondaggio condotto, in questo caso, tra il 2 aprile e il 4 maggio coinvolgendo 19.000 adulti di 11 paesi dell’area valutaria (tra cui l’Italia).

Le attese sulla crescita dei redditi nominali si sono indebolite al più 0,8% sui prossimi 12 mesi ad aprile, dal più 1,2% atteso a marzo, riporta ancora il sondaggio Bce, mentre quelle sulla crescita delle spese sono salite ulteriormente al più 5,3%, sempre sui futuri tre 12 mesi, a fronte del più 5,1% previsto a marzo.

Bce: inflazione precepita da consumatori sale al 4%, inflazione attesa stabile

Roma, 1 giu. (askanews) – Nuovo netto rafforzamento dell’inflazione percepita dai consumatori nell’area euro, mentre ad aprile le aspettative sulla stessa crescita dei prezzi hanno mostrato una stabilizzazione. Le attese sulla crescita economica sono lievemente peggiorate, a riflesso dei rincari dell’energia collegati al conflitto in Iran e Medioriente.

Secondo l’ultima rilevazione effettuata dalla Bce, ad aprile l’inflazione percepita sugli ultimi 12 mesi dai consumatori è salita al 4%, dal 3,5% di marzo. L’inflazione per i prossimi 12 mesi è rimasta al 4% mentre quella a 3 anni si è limata al 2,9%, dal precedente 3%. Le aspettative di inflazione per i prossimi cinque anni sono rimaste invariate al 2,4%.

Per la crescita economica, le attese dei consumatori si sono fatte ulteriormente negative, stimando una contrazione del 2,2% sui prossimi 12 mesi, dal meno 2,1% atteso a marzo.

Va ribadito che queste non sono previsioni economiche della Bce ma le attese medie dei consumatori che risultano da un sondaggio condotto, in questo caso, tra il 2 aprile e il 4 maggio coinvolgendo 19.000 adulti di 11 paesi dell’area valutaria (tra cui l’Italia).

Le attese sulla crescita dei redditi nominali si sono indebolite al più 0,8% sui prossimi 12 mesi ad aprile, dal più 1,2% atteso a marzo, riporta ancora il sondaggio Bce, mentre quelle sulla crescita delle spese sono salite ulteriormente al più 5,3%, sempre sui futuri tre 12 mesi, a fronte del più 5,1% previsto a marzo.

Il 2 giugno, gli animali e l’eterna tentazione del potere

Migranti senza confini

C’è qualcosa che agita il nostro Paese e poi di sponda forse anche la politica. Sarà colpa del caldo di questi giorni o dei cambiamenti climatici ma si legge della invasione di un gambero alieno nelle acque al largo della Sicilia, si pensi anche alla presenza del Pesce Palla Maculato detto anche in modo più allarmante Lagochepalus sceleratus.

 

Aria di festa intorno a me

Di scelleratezza potrebbe anche dirsi dell’episodio ormai sulla bocca di tutti per cui,durante le prove della parata del 2 giugno, lungo le strade della Capitale si sono imbizzarriti i cavalli di Polizia e Carabinieri ed hanno preso la via di fuga disarcionando i loro cavalieri con tutte le conseguenze del caso. Tutto è accaduto a causa di un petardo esploso per gioco da un “pizzardone”, fuochi di artificio che hanno messo in moto una sorta di fuga verso nessuna vittoria.Il responsabile si è detto dispiaciuto chiedendo scusa ma evidentemente il clima di festa rischia sempre di portare qualche conseguenza di troppo.

Nell’occasione non si è sussurrato ai cavalli di comportarsi da damerini ma con un botto di rispetto gli si è dato un segnale di partenza alla stregua di un eventuale Palio di Roma.

 

Il sale della violenza

Gli uomini sanno fare assai di peggio degli animali. A Parigi l’anticipo dei festeggiamenti per la vittoria del PSG per la conquista della Champion League ha registrato appena un morto e 480 arresti, bazzecole stile rivoluzione francese. Spesso episodi di allegria finiscono in malomodo. Lo insegna Ernest Hemingway quando in Fiesta descrive i suoi protagonisti tutti impegnati in un tempo brado per chiamarsi fuori da un’esistenza tesa alla ricerca di una stentata sopravvivenza. Il sole sorgerà ancora per i personaggi del romanzo e così sarà anche dopo le celebrazioni degli 80 anni della nostra Repubblica.

 

Limprevisto sempre in agguato

Tornando agli animali in quel di Reggio Emilia, dalle parti di Calerno, un camion che trasportava innocenti maiali è sbandato fino a rovesciarsi. Le povere bestie sono rotolate per strada scappando tutto intorno al paese e sono poi state recuperate per una sorte meno felice di quella dei cavalli più blasonati. Le bestie tra di loro si saranno lamentate e forse anche direttamente con l’autista richiamando la vecchia barzelletta di Gigi Proietti per cui descrivendo la stessa scena un suino dopo l’incidente diceva all’innocente “Ma tu come c…guidi?”.

Ci sta che gli animali viaggino senza permesso da una parte all’altra del mondo, lì dove possanotrovare condizioni ambientali accoglienti o che cerchino la salvezza in presenza di un possibile pericolo o che ancora anche imprevedibilmente scappino da una triste fine. Non c’è chi non cerchi benessere e la libertà. Occorre però sapersi guardare dalle voci delle seducenti sirene della politica, di chi promette gioia per tutti senza indicare con quali mezzi sostenere i sogni proposti in certezza.

 

Il popolo a scuola dagli animali

Dalla morte della Prima Repubblica la nostra storia è piena di capi popolo che hanno prospettato maggiore democrazia, benessere sociale, onestà e rispetto della legge per arrivare a“l’uno vale uno”, oggi inclementemente smentito dalla sostanza dei fatti. Siamo stati pieni di eroi del momento appassiti dopo qualche stagione per lasciare posto ad altri ma che hanno tentato di primeggiare finalmente per affacciarsi smaniosi e avidi alla ribalta del potere.

Sarebbe utile dare nuovamente una occhiata a “La fattoria degli animali di Orwell” dove gli animali protagonisti della rivoluzione per la libertà, spodestando il vecchio padrone Mr. Jones,prendono il potere. La storia finisce con i capi delle gesta che impongono ai loro seguacicreduloni la stessa dittatura da cui ci si era liberati. E’ il vecchio ritornello del “levati tu, che mi metto io” in obbedienza ai comandamenti, forse ispirati alle 7 leggi noachide, cheinizialmente il nuovo governo si era dato, poi sfociati nell’ultima legge per cui ”tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. Del resto, a caval “domato” non si guarda in bocca.

I fondamenti smarriti della Democrazia Cristiana

Le tre culture della migliore stagione democratica

Ci sono tre caposaldi essenziali che sono stati clamorosamente dimenticati o, peggio ancora, archiviati durante gli anni della cosiddetta seconda repubblica. E si tratta di tre caposaldi che, paradossalmente, restano di una straordinaria attualità e modernità anche nell’attuale stagione politica italiana. Parlo, cioè, delle tre grandi culture che hanno, appunto, caratterizzato la miglior stagione democristiana e delle forze democratiche del nostro paese. Ovvero, la cultura di governo, la cultura della coalizione e la cultura della mediazione. Tre aspetti che, quando mancano o vengono richiamati solo con una modalità burocratica e protocollare, rischiano di mettere in crisi l’intero impianto democratico.

 

Populismo e crisi della mediazione

Del resto, è appena sufficiente gettare uno sguardo, anche solo rapido, sul comportamento concreto e politico delle principali coalizioni per rendersi conto delle degenerazioni che le accompagnano. E questo per una ragione persino troppo semplice da spiegare. E cioè, quando in una coalizione prevalgono le forze populiste, massimaliste ed estremiste è quasi scientifico, nonché scontato, che la cultura di governo e la cultura della mediazione vengono sacrificate sull’altare di altri disvalori. Appunto, il populismo e l’estremismo sono incompatibili con la cultura di governo. E quando, di conseguenza, le venature illiberali e le tentazioni autoritarie prevalgono è la cultura della mediazione a pagarne il prezzo più alto.

 

La vera rivoluzione democratica

Ed è per queste ragioni essenziali e decisive che oggi si può tranquillamente sostenere che la vera rivoluzione democratica, al di là della propaganda delle forze populiste, radicali ed estremiste, resta quella di saper recuperare e, soprattutto, inverare le costanti che hanno segnato la miglior stagione del passato democratico del nostro paese. E questo perché senza una cultura della coalizione prevalgono solo i cartelli o, meglio ancora, le ammucchiate elettorali contro il nemico politico giurato, come sta puntualmente capitando nella politica contemporanea; senza una vera cultura della mediazione hanno il sopravvento le spinte estremiste ed integralistiche e, infine, senza una credibile ed efficace cultura di governo la tentazione populista e demagogica non ha rivali.

 

Leredità democratica della Dc

Si tratta, cioè, di sapere contrastare le derive e le degenerazioni che sono strettamente connaturate a molte delle formazioni politiche attuali. E per combattere concretamente queste derive e queste degenerazioni, piaccia o non piaccia, esiste una sola ricetta realmente consigliabile e praticabile. Ovvero, come dicevo poc’anzi, sapere riscoprire e riaggiornare quelle costanti che hanno segnato in profondità il cammino della democrazia senza strappi e senza forzature nel corso degli anni. Costanti che affondano le loro radici nella cultura, nella storia e nell’esperienza concreta della Democrazia Cristiana.

Non si tratta, cioè, di farsi catturare dalla nostalgia o dal mero rimpianto del passato. Al contrario, e molto semplicemente, occorre prendere atto che dalla natura democratica, liberale e costituzionale di un partito si plasma la natura democratica, liberale e costituzionale di una coalizione. E, al riguardo, la storia e l’esperienza della Dc erano e restano un modello per tutti coloro che vogliono ancora praticare un modello democratico per il futuro del nostro paese.

Magnifica Humanitas: custodire l’umano nell’era degli algoritmi

La domanda decisiva: quale idea di uomo?

Ci sono encicliche che entrano nella storia per le risposte che offrono. E poi ce ne sono altre che vi entrano per le domande che osano porre. Magnifica Humanitas, la prima enciclica di Papa Leone XIV, appartiene a questa seconda categoria.

La tentazione maggiore è presentarla come il documento della Chiesa sull’intelligenza artificiale. È comprensibile, ma sarebbe riduttivo. Perché il suo vero oggetto non è la macchina. È l’uomo.

Fin dalle prime pagine Leone XIV evita sia l’entusiasmo ingenuo verso la tecnologia sia il riflesso nostalgico di chi la considera una minaccia da contenere. L’enciclica sceglie una via più esigente e culturalmente più feconda. L’umanità, scrive il Papa, si trova davanti a «una scelta decisiva»: edificare una nuova Babele oppure una civiltà in cui sviluppo, giustizia e dignità umana possano abitare insieme.

Non è un testo contro l’innovazione, ma sulla responsabilità. Ed è qui che Magnifica Humanitas sorprende.

Per anni abbiamo raccontato la tecnologia come qualcosa di neutrale, uno strumento disponibile all’uso umano, moralmente indifferente e valutabile soltanto attraverso i suoi effetti. Leone XIV introduce invece una distinzione più profonda. La tecnologia, osserva, non è «di per sé un male», ma non è nemmeno separabile dalla visione dell’uomo che la genera, la finanzia e la orienta.

È un passaggio decisivo. Perché significa riconoscere che nessun algoritmo nasce nel vuoto. Ogni sistema intelligente incorpora priorità, interessi, criteri di valore. Decide che cosa misurare, che cosa rendere visibile, che cosa premiare e talvolta che cosa scartare.

La questione, allora, non è semplicemente se l’intelligenza artificiale funzioni. La questione è: a favore di quale idea di uomo?

 

La nuova Babele e il potere degli algoritmi

Già qui affiora una grammatica culturale che attraversa l’intera enciclica e che richiama la tradizione agostiniana delle due città. Da una parte la tentazione della Babele moderna, costruita sull’autosufficienza e sulla volontà di dominio; dall’altra la ricerca di un ordine umano nel quale la tecnica resti al servizio della persona e non viceversa.

Qui emerge il cuore del testo.

Leone XIV non teme l’intelligenza artificiale perché potrebbe diventare più intelligente dell’uomo. Teme qualcosa di più sottile: che l’uomo, sedotto dall’efficienza, rinunci lentamente a parti della propria responsabilità morale.

Per questo il Papa usa un’espressione destinata a lasciare traccia: occorre «disarmare l’IA».

Molti leggeranno queste parole come una presa di distanza dalla modernità. Sarebbe un errore. Disarmare non significa arrestare la ricerca né demonizzare l’innovazione. Significa impedire che strumenti potentissimi siano consegnati senza discernimento a logiche di dominio, esclusione o profitto incapaci di interrogarsi sulle conseguenze umane delle proprie decisioni.

In fondo, Leone XIV ripropone una domanda antica in un linguaggio nuovo. Ogni potere tende naturalmente ad espandersi se non incontra una coscienza capace di orientarlo. E l’intelligenza artificiale è, prima di tutto, una questione di potere.

Potere di prevedere, di influenzare, di classificare. Talvolta perfino potere di decidere chi viene visto, assunto, ascoltato o escluso.

 

La sussidiarietà come difesa dellumano

È a questo punto che Magnifica Humanitas introduce uno dei contributi più profondi e meno commentati del testo: il principio di sussidiarietà.

Parola antica, spesso relegata ai manuali di dottrina sociale, ma improvvisamente viva dentro il nostro presente. La sussidiarietà afferma qualcosa di semplice e radicale: ciò che la persona, la famiglia, la comunità e i corpi intermedi possono assumere responsabilmente non deve essere assorbito da un potere superiore.

Non è una teoria contro l’organizzazione. È una difesa dell’umano.

Leone XIV sembra cogliere un rischio tipico della nostra epoca: non soltanto l’automazione del lavoro, ma la progressiva automazione del giudizio. La tentazione di delegare ai sistemi non solo il calcolo più complesso, ma anche il peso della decisione.

È una tentazione silenziosa ma reale. Perché ogni tecnologia potente porta con sé una promessa seducente: liberarci dalla fatica, dall’incertezza, persino dal conflitto morale.

Ma qui l’enciclica si ferma e pone un limite. Un algoritmo può suggerire, analizzare, anticipare scenari. Ma non può assumersi la responsabilità morale di una scelta umana. Quella resta nostra.

È forse questo il significato più profondo di “custodire l’umano”. Non proteggere sentimentalmente una fragilità minacciata, ma custodire la statura morale della persona. Difendere la sua capacità di giudicare, scegliere, rispondere delle proprie decisioni.

 

Il sogno prometeico del transumanesimo

Ma l’enciclica spinge la riflessione ancora più in profondità. Il problema del modello tecnocratico, sembra suggerire Leone XIV, non è soltanto politico o economico. È anzitutto antropologico.

Perché dietro ogni sistema tecnologico opera sempre una determinata immagine dell’uomo.

La modernità digitale non manifesta soltanto la crescita di nuovi strumenti; rivela anche una tentazione antica: quella di superare il limite umano fino a pensarsi autosufficienti rispetto al Creatore. È il sogno prometeico che attraversa molte stagioni della storia: non accogliere il limite come dimensione costitutiva della condizione umana, ma considerarlo un difetto da eliminare.

Qui l’enciclica intercetta un dibattito culturale reale, presente anche in alcuni ambienti legati al transumanesimo contemporaneo. In queste prospettive l’uomo non è più percepito anzitutto come persona da custodire nella sua integralità, ma come progetto biologico e cognitivo da potenziare indefinitamente.

Il rischio non riguarda semplicemente l’uso della tecnologia. Riguarda l’idea di umanità che essa può servire.

Una parte della cultura tecnocratica contemporanea tende infatti a considerare efficienza, prestazione e ottimizzazione come criteri decisivi. In questa logica ciò che appare fragile, improduttivo o dipendente rischia di essere letto non come valore da accompagnare, ma come limite da correggere o marginalità da superare.

Non si tratta di demonizzare la ricerca o l’innovazione. Si tratta di interrogarsi sul paradigma che le orienta.

Quando il potenziamento diventa l’orizzonte supremo, il rischio è che la tecnologia finisca per servire non una comunità umana solidale, ma modelli selettivi dell’umano, nei quali il valore della persona venga misurato soprattutto attraverso capacità, performance o controllo.

 

Il limite come luogo della dignità

È una prospettiva che evoca l’idea di un superamento indefinito dell’umano, spesso poco interrogata nelle sue implicazioni etiche e sociali. Qui l’enciclica invita alla prudenza. Non perché tema la conoscenza, ma perché ricorda che il progresso privo di sapienza può trasformarsi in dominio.

La tecnologia, allora, non è neutrale neppure quando promette emancipazione. Può diventare strumento di cura e cooperazione oppure veicolo di concentrazione del potere. E quando si salda con logiche tecnocratiche o con ambizioni di controllo sempre più pervasive, il rischio non è soltanto l’automazione della vita collettiva, ma la progressiva riduzione dello spazio umano della libertà e della responsabilità.

Una tecnocrazia che non sempre usa la forza per imporsi. Talvolta persuade, semplifica, rende dipendenti. Offre soluzioni così efficienti da rendere quasi superfluo l’esercizio del giudizio.

Ma proprio qui Leone XIV introduce forse il suo richiamo più radicale: noi diventiamo umani affrontando il limite, non scavalcandolo.

Il limite non è soltanto ciò che manca all’uomo. È anche ciò attraverso cui egli apprende responsabilità, relazione, vulnerabilità, compassione. Attraverso il limite impariamo quanto di più umano custodiamo in noi.

Per questo l’enciclica non oppone la fede alla tecnica. Oppone piuttosto due modi di abitare il mondo.

Da una parte la città del mondo, costruita sull’autosufficienza del potere, sulla pretesa di dominio e sulla convinzione che l’uomo possa salvarsi esclusivamente attraverso i propri mezzi. Dall’altra la città di Dio, che non coincide con una realtà politica o confessionale, ma con un ordine morale nel quale la persona non vale per la sua utilità né per la sua performance, bensì per la sua dignità originaria.

 

Una sfida per politica, Chiesa e leadership

L’intera Magnifica Humanitas sembra muoversi dentro questa tensione. Non come nostalgia del passato, ma come discernimento sul futuro.

Ed è qui che il testo smette di essere soltanto un documento ecclesiale. Diventa una domanda rivolta a chi guida.

Riguarda la politica, chiamata a governare l’innovazione senza cedere alla sola logica della competizione. Riguarda la Chiesa, chiamata a testimoniare che la dignità della persona precede ogni funzionalità. Ma riguarda anche le imprese e chi esercita leadership.

Perché un’organizzazione può diventare straordinariamente efficiente e tuttavia impoverire le persone che la abitano. Può automatizzare processi, perfezionare analisi e ridurre margini d’errore, ma perdere lentamente ciò che rende umano il lavoro: responsabilità, fiducia, discernimento, crescita morale.

Una leadership che sostituisce sistematicamente il giudizio con la procedura non forma persone ma forma dipendenza.

Forse è questo il seme che Leone XIV consegna al nostro tempo. Il futuro non si gioca tra chi ama la tecnologia e chi la teme, ma tra chi considera l’uomo un problema da ottimizzare e chi continua a riconoscerlo come una responsabilità da assumere.

E alla fine la domanda non riguarda le macchine. Riguarda noi.

Non che cosa saprà fare l’intelligenza artificiale, ma che cosa saremo ancora disposti a decidere da soli.

Chi è Leone XIV e quale Chiesa vuole guidare: l’analisi della rivista il Mulino

A ogni passaggio di pontificato – soprattutto in una fase di trasformazione storica come è l’attuale – si impone un doppio lavoro: capire chi è il nuovo successore di Pietro e in quale contesto si trova a guidare la Chiesa. È ciò che ci proponiamo con questo fascicolo, che non è una mera raccolta di articoli su un nuovo papa, ma il tentativo di leggere la sua Chiesa come intreccio di istituzione e carisma, memoria e innovazione, continuità e discontinuità. È una tensione che investe il rapporto tra autorità e consenso, tra dottrina ed esperienza, tra struttura e vita (Luca Diotallevi).

Il pontificato apertosi nel 2025 appare così, fin da subito, inscrivibile in una stagione di “cambiamento d’epoca” piuttosto che di semplice successione di eventi. Già i primi gesti lo dicono: Leone XIV punta su discorsi densi e teologicamente strutturati (Dario Edoardo Viganò) e la forma stessa della comunicazione diventa contenuto ecclesiastico, in stile agostiniano, contribuendo a ridefinire l’orizzonte teologico del suo pontificato (Paolo Bettiolo).

Il quadro è complesso. Mentre la “religione di Chiesa” declina in Occidente, la religiosità non scompare: si pluralizza, diventa fluida, individualizzata (Stefania Palmisano). Leone XIV arriva con una biografia “ibrida” – americano di nascita e formatosi anche in America Latina – che riflette le tensioni del cattolicesimo globale (Massimo Faggioli). Non è riducibile a categorie tradizionali, né a logiche geopolitiche. Le sue parole su pace, giustizia e verità confermano una linea autonoma: la Chiesa fa “solo” la Chiesa, senza schierarsi (Adriano Roccucci).

Ma ci sono anche dinamiche interne: il rapporto con la Curia e la Cei (Enrico Galavotti); le trasformazioni normative e istituzionali della Santa Sede e dello Stato Vaticano (Matteo Carnì) e il sistema economico-finanziario (Federico Antellini Russo e Giovanni Farese). E poi le grandi questioni: la funzione dell’intellettuale cattolico (Renato Moro), l’impegno politico dei cattolici (Guido Formigoni; Michele Marchi), il terreno sensibilissimo del ruolo delle donne (Adriana Valerio; Liviana Gazzetta), le dinamiche dell’ecumenismo in un contesto di crisi delle Chiese (Luca Ferracci), il ruolo dei movimenti ecclesiali nella configurazione del cattolicesimo contemporaneo (Carlo Marroni). Non meno significativa è la dimensione culturale e simbolica che attraversa la Chiesa contemporanea, come mostra la rilettura di figure quali Francesco d’Assisi (Maria Giuseppina Muzzarelli).

L’islamista e politologo francese Olivier Roy ci ha inoltre concesso un’intervista che permette di allargare ulteriormente lo sguardo alle trasformazioni globali del fenomeno religioso e alle forme del dialogo interreligioso.

[Il testo è tratto dalla newsletter della rivista]

Ciclismo, Milan vince a Roma. Trionfa Vingegaard

Roma, 31 mag. (askanews) – Jonathan Milan trionfa nell’ultima tappa a Roma con una volata spettacolare e spezza il digiuno in questo Giro. Vingegaard invece si gode la maglia rosa e diventa l’ottavo corridore a fare tripletta Giro, Tour e Vuelta. Ciccone festeggia la maglia azzurra. Si conclude così il Giro d’Italia 2026 con l’ormai tradizionale traguardo nella città eterna. La frazione, completamente pianeggiante e lunga circa 131 chilometri, parte da Ostia e si sviluppa su un circuito urbano ripetuto più volte nel centro storico, con il gruppo compatto dopo le fatiche dell’ultima settimana.

Il finale è da sprinter puro e la tappa si risolve allo sprint, con il successo di giornata assegnato a Jonathan Milan, che rompe il digiuno e regola il gruppo nel finale dopo un’azione potente negli ultimi metri. “E’ stata una vittoria abbastanza sofferta – le parole di Milan a fine tappa – abbiamo sempre cercato di dare il massimo, abbiamo sempre creduto in noi stessi anche se i risultati non erano quelli che ci aspettavamo. Devo ingraziare i miei compagni, non è stato facile essere lì e mancare la vittoria per poco, sono contento di chiudere in questo modo. Mi piacciono questi arrivi. La tappa di ieri mi ha dato una bella spinta, è stato speciale. Per me è importante a livello di testa, non è stato facile essere lì e non cogliere nulla”, ha concluso. 

Per un Milan che festeggia, un Vingegaard, già leader della classifica generale dopo la tappa di Piancavallo, che completa la sua vittoria finale al Giro d’Italia 2026. Per il corridore della Visma-Lease a Bike si tratta di un trionfo costruito soprattutto nelle tappe di montagna, dove ha fatto la differenza rispetto agli avversari.

La passerella romana, come da tradizione, resta quindi una festa per il vincitore della generale e un’ultima occasione per i velocisti di chiudere la corsa con un successo di prestigio davanti al pubblico della Capitale.

“Aver vinto i tre grandi giri è qualcosa di speciale per me, è difficile trovare le parole, sono contento che ci sia la mia famiglia qui con me, loro mi hanno sempre sostenuto” le parole di Jonas Vingegaard, ai microfoni di Rai Sport, dopo la ventunesima tappa del Giro d’Italia 2026, la Roma-Roma di 131 km. “Rimarrò a Roma per qualche giorno insieme alla famiglia – ha dichiarato il vincitore della Corsa Rosa -, poi tornerò  in Danimarca e comincerò la preparazione per il Tour de France”. 

Fip Arena Polo European Championship, prima edizione alla Francia

Roma, 31 mag. (askanews) – Il primo Fip Arena Polo European Championship-U.S. Polo Assn. Trophy si è chiuso con la vittoria della Francia, che ha battuto 4-3 al tempo supplementare l’Inghilterra. Quarta, invece, l’Italia, sconfitta 7-3 – si legge in una nota – dalla Svizzera, nella finale valida per il terzo e quarto posto.

Un’edizione già entrata nella storia, perché il richiamo irresistibile di Piazza di Siena, soprattutto nell’anno del centenario, ha garantito una visibilità notevole al torneo, che ha l’ambizione di diventare da subito un appuntamento di riferimento nel calendario europeo. Un’ambizione assolutamente giustificata, vedendo lo straordinario afflusso di pubblico che, serata dopo serata, ha riempito le tribune del Galoppatoio di Villa Borghese, con un turnover di oltre 5mila spettatori nel corso delle quattro serate di gara e un livello di tifo e passione che ha assecondato lo spettacolo offerto in campo dalle quattro, prestigiose, nazionali impegnate.

“Il debutto assoluto degli Europei di Arena Polo al Galoppatoio, nell’ambito di Piazza di Siena, ha rappresentato un successo straordinario, premiato da una partecipazione di pubblico davvero eccezionale – ha dichiarato il presidente della Fise, Marco Di Paola, tracciando un bilancio al termine dei quattro giorni di gare – Pur senza i risultati sportivi che avremmo auspicato per l’Italia, resta la soddisfazione per aver dato vita a un evento innovativo e di grande impatto, che ancora una volta dimostra la capacità della Fise di promuovere progetti di alto livello e forte richiamo”.

Il campo, come detto, ha decretato la vittoria della selezione francese (bronzo ai mondiali di Arena Polo dello scorso autunno), che per l’occasione ha schierato insieme i due fratelli Delfosse, Matthieu e Clement, quest’ultimo all’esordio nel torneo. Una battaglia serrata con l’Inghilterra, capace di rimontare da 3-1 a 3-3, mandando la partita al supplementare: qui serve la grande giocata di Clement Delfosse per chiudere i conti con il golden gol del 4-3. In precedenza, l’Italia si è dovuta piegare di nuovo alla Svizzera: avvio in salita per la Nazionale dopo la sfortunata deviazione di Rampello, poi i due gol di Magini ribaltano il risultato. A questo punto la Svizzera prende il largo, e il terzo gol di Magini (che chiude il torneo con ben undici gol realizzati) non basta a evitare il 7-3 che vale il bronzo agli elvetici e il quarto posto azzurro. Al di là del risultato, però, quello che rimane è la sensazione di aver assistito a quattro serate magiche e storiche, che hanno certificato il potere attrattivo di un evento “pop” come il format dell’Arena Polo, lasciando in eredità le basi su cui poggiare le fondamenta per un’ulteriore crescita futura.

I RISULTATI DI SABATO 30 MAGGIO

Finale 1/2 posto: Francia-Inghilterra 4-3 Finale 3/4 posto: Svizzera-Italia 7-3

MotoGp, Bezzecchi: "Un sogno che avevo da quando ho memoria"

Roma, 31 mag. (askanews) – Una vittoria che vale molto più di un Gran Premio. Marco Bezzecchi conquista il Mugello per la prima volta in carriera e regala al pubblico italiano una giornata di emozioni, applausi e orgoglio. Un successo costruito con una gara perfetta e vissuto con grande intensità, tra la dedica ad Alex Zanardi e il calore del pubblico di casa.

“È un sogno che avevo da quando ho memoria – ha raccontato Bezzecchi dopo il traguardo – Vincere qui è una cosa che non potevo neanche immaginare. Supera tutte le aspettative, è un’emozione incredibile. Grazie a tutti, perché senza il supporto di tutte queste persone sarebbe tutto più difficile, quasi impossibile”.

Il pilota romagnolo ha spiegato anche la gestione della gara, caratterizzata da un avvio prudente e da una progressiva crescita di ritmo fino all’attacco decisivo: “All’inizio non volevo esagerare, ho cercato di non stressare troppo gomme e temperature. Poi ho visto che Pecco faticava e in quel momento ho deciso di spingere. Dopo il sorpasso la moto si è stabilizzata e ho potuto aumentare il vantaggio”.

A rendere ancora più speciale il successo è stato il tributo ad Alex Zanardi, celebrato con il casco dedicato: “Questa è la cosa che mi fa più piacere. Non ho avuto la fortuna di conoscerlo, ma la sua storia è incredibile. Ho sentito il bisogno di fare qualcosa per lui, perché è una figura che ispira tutti”.

Il trionfo al Mugello ha avuto anche il sapore dell’abbraccio collettivo del paddock. Kimi Antonelli lo ha applaudito dalla tribuna, mentre sul podio con lui sono saliti anche Pecco Bagnaia e Jorge Martin, in un momento che ha unito rivalità e rispetto.

“Vincere qui è difficilissimo – ha aggiunto Bezzecchi – senti tutta la pressione del pubblico e le aspettative. Ma oggi mi hanno dato una spinta enorme. Dopo momenti difficili, come Barcellona, non era scontato reagire così”.

Parole che restituiscono non solo la dimensione sportiva del successo, ma anche quella umana di un pilota cresciuto sotto i riflettori e oggi protagonista assoluto davanti al suo pubblico. Una vittoria che al Mugello diventa simbolo, emozione e memoria collettiva.

Calcio, Champions, caos a Parigi un morto nella festa del Psg

Roma, 31 mag. (askanews) – Doveva essere una notte di festa per il secondo trionfo consecutivo del Paris Saint-Germain in Champions League, ma le celebrazioni nella capitale francese sono degenerate in violenti disordini che hanno lasciato un pesante bilancio. Secondo la procura di Parigi, una persona è morta e un’altra versa in gravi condizioni, mentre il ministro dell’Interno Laurent Nunez ha riferito di 219 feriti, otto dei quali in condizioni serie.

Le tensioni si sono concentrate soprattutto sugli Champs-Elysées, nei pressi del Parco dei Principi e nell’area della Bastiglia, dove era stato allestito un maxischermo per seguire la finale. Gruppi di facinorosi hanno lanciato petardi e razzi contro le forze dell’ordine, che sono intervenute con gas lacrimogeni e cariche per disperdere i disordini. Sette agenti sono rimasti feriti.

Nel corso della notte si sono registrati incendi, danneggiamenti e saccheggi di attività commerciali. Le autorità hanno fermato 780 persone, di cui 457 trattenute in stato di detenzione. “La stragrande maggioranza è uscita di casa per festeggiare e tutto è andato benissimo. Qualche individuo è uscito per creare incidenti e disordini. Non si tratta di tifosi del Psg, ma di persone venute con l’intenzione di provocare caos”, ha dichiarato Nunez, promettendo il massimo rigore nei confronti dei responsabili.

La vittima sarebbe un uomo morto dopo essersi schiantato in moto contro una barriera di cemento installata lungo una bretella di accesso alla tangenziale parigina, nelle vicinanze del Parco dei Principi. Un’altra persona è ricoverata in prognosi riservata.

Nonostante gli incidenti, Parigi si prepara ad accogliere la squadra campione d’Europa. Oltre 100mila tifosi sono attesi per la parata celebrativa ai piedi della Torre Eiffel, prima della visita ufficiale all’Eliseo, dove i giocatori saranno ricevuti dal presidente della Repubblica francese, e della festa conclusiva al Parco dei Principi. Per garantire la sicurezza sono stati mobilitati quasi 6mila tra poliziotti e gendarmi, oltre a 2.500 vigili del fuoco.

MotoGp, il calendario del motomondiale

Roma, 31 mag. (askanews) – Questo il calendario del MotoGp 2026:

GP Thailandia (Buriram, Thailandia, 1 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Brasile (Goiânia, Brasile, 22 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Texas (Austin, Stati Uniti, 29 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Spagna (Jerez de la Frontera, Spagna, 26 aprile) vincitore: Alex Marquez (Gresini Racing) GP Francia (Le Mans, Francia, 10 maggio) vincitore: Jorge Martin (Aprilia) GP Catalogna (Barcellona, Spagna) vincitore: Fabio Di Giannantonio (Ducati) GP Italia (Mugello, Italia, 31 maggio) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia)

GP Ungheria (Balaton, Ungheria, 7 giugno) GP Repubblica Ceca (Brno, Repubblica Ceca, 21 giugno) GP Paesi Bassi (Assen, Paesi Bassi, 28 giugno) GP Germania (Sachsenring, Germania, 12 luglio) GP Regno Unito (Silverstone, Regno Unito, 9 agosto) GP Aragona (Aragón, Spagna, 30 agosto) GP San Marino (Misano, Italia, 13 settembre) GP Austria (Red Bull Ring, Austria, 20 settembre) GP Giappone (Motegi, Giappone, 4 ottobre) GP Indonesia (Mandalika, Indonesia, 11 ottobre) GP Australia (Phillip Island, Australia, 25 ottobre) GP Malesia (Sepang, Malesia, 1° novembre) GP Qatar (Lusail, Qatar, 8 novembre) GP Portogallo (Portimão, Portogallo, 22 novembre) GP Comunità Valenciana (Valencia, Spagna, 29 novembre)

Il capo negoziatore di Teheran: nessun accordo senza impegni tangibili

Roma, 31 mag. (askanews) – L’Iran non accetterà alcun accordo per porre fine al conflitto con gli Stati uniti se non avrà la certezza che i diritti del popolo iraniano siano garantiti. Lo ha detto il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, secondo i media di stato.

“Non c’è fiducia nelle parole e nelle promesse del nemico”, ha affermato Ghalibaf dopo aver prestato giuramento come presidente rieletto del Parlamento, insieme all’ufficio di presidenza.

“Il nostro unico criterio è ottenere risultati tangibili prima di adempiere, in cambio, ai nostri impegni”, ha aggiunto.

Le dichiarazioni arrivano mentre proseguono gli sforzi diplomatici per un’intesa tra Teheran e Washington, in un negoziato segnato dalla questione nucleare, dalle garanzie chieste dall’Iran e dal quadro di sicurezza regionale.

80 Repubblica, sindaco Venezia Venturini: non monumento statico ma opera viva

Roma, 31 mag. (askanews) – “Celebrando gli ottant’anni della nostra Repubblica, il mio pensiero si rivolge a quel passaggio storico fondamentale, che nel 1946 ha rifondato il patto civile degli italiani sulle fondamenta della democrazia, della libertà e del lavoro. Assumere la guida di una città dal prestigio millenario e dall’autorevolezza globale come Venezia proprio in questa ricorrenza non è solo un immenso onore, ma un preciso richiamo alla responsabilità istituzionale”. E’ quanto afferma, in una dichiarazione ad askanews, il neo sindaco di Venezia Simone Venturini.

“Come sindaco più giovane della storia di questa comunità, avverto il dovere di tradurre i valori costituzionali in azioni concrete, capaci di parlare il linguaggio del presente – continua Venturini -. La transizione generazionale che la nostra città sta vivendo nelle sue massime istituzioni deve farsi interprete di una visione nazionale: la Repubblica non è un monumento statico da venerare, ma un’opera viva che richiede continuità amministrativa unita a una forte spinta al rinnovamento, all’affidabilità e alla competenza”.

“È proprio ai giovani italiani, che in questa giornata sento di dover rivolgere l’impegno più solenne per il futuro della nostra Repubblica – continua -. Il patto repubblicano si rigenera solo se siamo capaci di offrire alle nuove generazioni non vaghe promesse, ma certezze tangibili: il diritto a una formazione d’eccellenza, l’accesso a opportunità lavorative qualificate e la valorizzazione del merito all’interno di una società coesa. Venezia, per sua natura legata alla cultura, all’innovazione e alle grandi sfide internazionali, deve diventare il laboratorio ideale di questo riscatto generazionale, un luogo dove la creatività giovanile possa radicarsi e generare valore. Il mio impegno quotidiano sarà quello di governare con lo sguardo rivolto al domani, garantendo che le istituzioni non siano percepite come barriere distanti, ma come alleate concrete delle aspirazioni di ciascuno. Difendere la Repubblica oggi significa dare gambe e futuro alle speranze dei nostri ragazzi, rendendoli protagonisti attivi della comunità”.

“In questo quadro la politica ha il compito imprescindibile di restituire fiducia, dimostrando che l’onestà e lo spirito di servizio sono i pilastri su cui poggia l’intera impalcatura dello Stato. Non possiamo permettere che il disincanto allontani le migliori intelligenze dall’impegno civile e dalla partecipazione democratica – ribadisce il sindaco -. Investire sui giovani significa anche dotarli degli strumenti necessari per governare la complessità del nostro tempo, promuovendo una cultura del dovere che cammini di pari passo con il riconoscimento dei diritti”. “Dal cuore di Venezia, città che ha saputo rigenerarsi nei secoli senza mai perdere la propria identità, lanciamo un messaggio di speranza e pragmatismo: la Repubblica del futuro si costruisce nei territori, dando ascolto alle comunità e valorizzando ogni singola risorsa. Con questa consapevolezza e con umiltà, confermo la mia dedizione al servizio dei cittadini, unendo le forze migliori per scrivere insieme una nuova pagina di storia”, conclude.

Parigi, 277 fermi dopo scontri alla fine della finale di Champions

Roma, 31 mag. (askanews) – La procura di Parigi ha registrato 277 fermi nella notte, a margine degli scontri in diversi punti della capitale dopo la vittoria del Psg contro l’Arsenal nella finale di Champions League. Lo riferisce oggi l’agenzia di stampa France Presse.

I fermi riguardano 195 maggiorenni e 82 minorenni. Secondo la procura, si tratta “in maggioranza” di episodi di violenza o offese contro pubblici ufficiali. Le contestazioni riguardano anche reati contro i beni, come furti e danneggiamenti, altri turbamenti dell’ordine pubblico, tra cui porto illegale di armi, e fatti legati a gruppi costituiti per commettere reati o ad assembramenti dopo ordine di dispersione o con porto d’arma.

Parallelamente agli arresti, un incidente mortale è avvenuto intorno all’1.10 sul périphérique di Parigi, all’altezza di Porte Maillot. Il tratto era stato temporaneamente invaso da pedoni, che avevano sfilato tra le auto ferme prima di essere dispersi dalle forze dell’ordine. Secondo il ministero pubblico, un giovane di 24 anni alla guida di uno scooter ha urtato un muretto in cemento collocato di traverso sulla carreggiata per chiudere una rampa di uscita del périphérique esterno. La rampa, ha precisato la procura, era stata chiusa su richiesta dei servizi del municipio di Parigi ed era chiaramente segnalata. Il giovane è morto poco dopo le 2 per le ferite riportate. E’ stata aperta un’indagine per accertare le cause del decesso. Nel 16mo arrondissement, un ragazzo di 17 anni è rimasto gravemente ferito durante una rissa. All’arrivo della polizia, intorno alle 4, presentava due ferite all’occhio e sanguinava abbondantemente dalla bocca. Si trova attualmente in coma, con prognosi vitale riservata. Gli aggressori sono fuggiti sotto gli occhi dei residenti.

La procura ha precisato che il bilancio potrebbe evolvere nel corso della giornata di domenica.

La Cina avverte: reagiremo se l’Ue impone restrizioni commerciali

Roma, 31 mag. (askanews) – La Cina ha avvertito l’Unione europea che adotterà contromisure se Bruxelles imporrà nuove restrizioni commerciali nei suoi confronti, mentre le due parti discutono possibili strumenti per affrontare lo squilibrio negli scambi e le pressioni della sovracapacità produttiva cinese su alcuni settori europei.

“Se l’Ue insisterà nell’introdurre unilateralmente nuovi strumenti commerciali e nell’imporre restrizioni discriminatorie, la Cina reagirà con fermezza e adotterà misure efficaci per salvaguardare i propri interessi”, ha dichiarato il ministero del Commercio cinese in una nota.

Il ministero ha precisato che i canali di comunicazione tra Cina e Ue restano aperti e che entrambe le parti intendono portare avanti i dialoghi pertinenti. Pechino ha anche annunciato che Cina e Ue stanno esplorando la creazione di un meccanismo di consultazione su commercio e investimenti, senza fornire ulteriori dettagli.

La presa di posizione arriva dopo le riunioni della Commissione europea di venerdì, dedicate alla valutazione di possibili strumenti di sicurezza economica per rispondere al crescente squilibrio commerciale con la Cina. Bruxelles non ha annunciato misure immediate, ma dovrebbe rafforzare le salvaguardie nei settori più esposti alla pressione della sovracapacità cinese.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen presenterà le raccomandazioni ai leader dell’Ue al Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, quando le relazioni con Pechino saranno all’ordine del giorno.

“L’attuale stato delle relazioni commerciali e di investimento non è sostenibile”, ha affermato Bruxelles dopo la riunione, ribadendo però che l’approccio europeo resta quello del “de-risking, non del decoupling”, cioè della riduzione dei rischi senza un disaccoppiamento dalla Cina.

Nelle ultime settimane sono aumentate in Europa le richieste di uno strumento simile alla Section 301 statunitense, che consente indagini e azioni contro Paesi accusati di pratiche commerciali scorrette. Secondo un rapporto del Centre for European Reform, uno strumento europeo di questo tipo permetterebbe a Bruxelles di intervenire contro distorsioni non coperte dalle tradizionali difese commerciali e di proteggere settori vulnerabili come auto, chimica ed energia pulita.

Il deficit commerciale dell’Ue nei beni con la Cina è salito a 360 miliardi di euro lo scorso anno, contro i 312 miliardi del 2024, secondo dati europei. Pechino ha però contestato l’uso selettivo delle statistiche da parte dell’Ue.

La portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning aveva affermato giovedì che valutare le relazioni commerciali bilaterali guardando solo al commercio di beni, ai dati complessivi e alle importazioni dalla Cina, ignorando servizi, ritorni sugli investimenti, flussi di profitti e restrizioni europee all’export, porta inevitabilmente a una conclusione parziale di squilibrio commerciale.

Ucraina, Crosetto: molto difficile ingresso in Ue. Blindare la pace

Roma, 31 mag. (askanews) – L’ingresso dell’Ucraina nell’Ue “tutti sanno, compresi i tedeschi, che è molto difficile. Non solo politicamente, ma perchè se entrasse in Europa, con la sua grandezza e il suo sistema economico, ci sarebbe immediatamente una crisi nel settore agricolo gravissima per molti paesi Ue che nessuno, neppure i tedeschi, può permettersi”. E’ quanto afferma il ministro della Difesa, Guido Crosetto in una intervista al Corriere della Sera, dopo la due giorni a Singapore, al forum sulla sicurezza asiatica.

Crosetto è convinto che “bisogna arrivare a una tregua. Poi, bisogna prepararsi a blindare la pace. La Russia potrebbe anche fermarsi per un po’, ma se non vede che dall’altra parte si è preparati, potrebbe tornare ad attaccare”. “Tanto più – prosegue il ministro della Difesa – che gli Usa hanno detto che non potranno più farsi carico della sicurezza dell’Europa da soli. E infatti i Paesi Nato si sono impegnati ad alzare, nel breve, fino al 3,5% del Pil le risorse per la difesa. Impegno che, al di là delle congiunture economiche del momento, secondo me sarebbe giusto e prudente rispettare. Per noi, non per loro”.

“E’ sempre più urgente organizzare un grande sistema di difesa comune europeo che vada oltre gli attuali confini Ue a 27, che comprenda Gran Bretagna, Norvegia, Balcani e anche Ucraina. D’altra parte, oggi loro hanno nettamente l’esercito più importante e forte. Non credo che a un sistema così qualcuno si potrebbe opporre perchè garantirebbe tutti – conclude il ministro -. Ovviamente, a tregua e pace raggiunta. Questo sì che sarebbe davvero un sistema di deterrenza efficace”.