Home Blog

Caldo estremo, Tedros (Oms): oltre 1.300 decessi in Europa dal 21 giugno

Roma, 28 giu. (askanews) – “Dal 21 giugno sono stati registrati oltre 1.300 decessi in più legati alle alte temperature in Europa”: è quanto ha scritto su X il Direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, rimarcando che “l’Europa è il continente che si sta riscaldando più velocemente sulla Terra, con temperature doppie rispetto alla media globale”, e che ad oggi “150 milioni di persone vivono in condizioni di caldo estremo”.

“A causa dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale, il fenomeno delle ondate di calore ‘che si verificano una volta ogni generazione’ si sta ormai verificando quasi ogni anno. Eravamo stati avvertiti”, ha aggiunto.

“Lo stress da calore viene definito spesso il ‘killer silenzioso’ e le case, i luoghi di lavoro e le scuole europee non sono stati costruiti per queste temperature”, ha aggiunto Tedros.

“L’Oms sta collaborando con Stati membri e partner per affrontare le minacce poste alla salute dal caldo estremo, concentrandosi su preparazione, prevenzione e rafforzamento delle risposte del sistema sanitario. In particolare, stiamo incoraggiando i paesi europei ad attuare piani d’azione per la salute riguardo al caldo, nell’ambito di un programma più ampio per la protezione della salute dai cambiamenti climatici”, ha concluso.

Libano, Iran: serve calendario per il ritiro incondizionato di Israele dal Libano

Roma, 28 giu. (askanews) – Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baqaei, ha chiesto oggi di “definire al più presto un calendario per il ritiro incondizionato delle forze israeliane dalle zone occupate del Libano”.

Rispondendo alla stampa sull’accordo quadro firmato due giorni fa a Washington da Libano e Israele, Baqaei ha ribadito che occorre dare attuazione al primo articolo del Memorandum d’intesa siglato dall’Iran con gli Stati Uniti. L’articolo prevede “la fine della guerra e delle operazioni militari del regime sionista contro il Libano, così come il ritiro delle forze occupanti da tutte le aree occupate del Libano”. La sua attuazione, ha aggiunto Baqaei, “è una condizione essenziale per raggiungere un accordo definitivo e duraturo che garantisca la stabilità nella regione”.

Per questo, ha concluso, “la Repubblica islamica dell’Iran sottolinea la necessità che gli Stati Uniti adottino tutte le misure necessarie per costringere il regime sionista a cessare qualsiasi aggressione e operazione militare contro tutte le aree del Libano e chiede che venga definito al più presto un calendario per il ritiro incondizionato dalle zone occupate del Libano”.

Motogp, Ogura: "Speciale il risultato di oggi"

Roma, 28 giu. (askanews) – Il copione si ripete ad Assen, seppur a ruoli invertiti. Ai Ogura ha infatti vinto il GP di Olanda, undicesimo atto del Motomondiale 2026 di MotoGP appena concluso nella “Cattedrale della velocità”. Un dominio totale da parte della Trackhouse Aprilia, autrice anche questa volta di una doppietta dopo quanto successo nella Sprint. L’ultimo giapponese a vincere era stato Makoto Tamada, trionfatore del GP del Giappone a Motegi nel 2004. Ci sono voluti 22 anni.. “Sicuramente è una giornata speciale per noi. La gara non è stata semplice, però alla fine ce l’abbiamo fatto. Fresco negli ultimi giri? Ho girato tanto in moto e in fondo sono ancora abbastanza giovane” le sue partole. Ogura ha infine chiosato: “Finché non ho preso Raul non ero certo. Il passo però c’era per recuperare. Sicuramente il risultato di oggi è speciale. Problema all’abbassatore? Ho sbloccato alla uno, si è però riattivato tra la uno e la tre, forse l’ho toccato io, non saprei”.

MotoGp Assen, brutta caduta per Bezzecchi, portato in ospedale

Roma, 28 giu. (askanews) – Paura per Marco Bezzecchi, protagonista di una bruttissima caduta nel corso del Gran Premio d’Olanda di MotoGP ad Assen, avvenuta in curva 15, in un punto ad altissima velocità del tracciato. Il pilota dell’Aprilia cade in uscita di curva ed è sbalzato nella via di fuga, dove compie numerose rotazioni su sé stesso, con diverse capriole che lo portano a urtare più volte il corpo sull’asfalto e sulla ghiaia.

L’impatto appare subito molto violento e richiama immediatamente l’attenzione dei commissari di percorso e dei soccorsi, che intervengono rapidamente sul luogo dell’incidente. Bezzecchi, nonostante la dinamica della caduta e la violenza delle rotazioni, rimane sempre cosciente all’interno della via di fuga, elemento che contribuisce a rassicurare immediatamente il paddock e il team.

Il pilota viene quindi immobilizzato e trasportato al centro medico del circuito di Assen per i primi controlli clinici. Le verifiche mediche vengono svolte in via precauzionale, vista la dinamica dell’incidente e le numerose sollecitazioni subite durante la scivolata. Le condizioni generali vengono monitorate con attenzione dallo staff sanitario della MotoGP, mentre il team Aprilia segue costantemente l’evoluzione della situazione.

Dopo le visite di rito al centro medico, Aprilia diffonde un comunicato ufficiale nel quale viene confermato che il pilota è cosciente e che, per ulteriori accertamenti, viene disposto il trasferimento precauzionale all’ospedale di Groningen. La decisione viene presa per garantire controlli più approfonditi e una valutazione completa dopo la violenta caduta avvenuta in gara.

“A seguito della caduta durante il Gran Premio di Assen, Marco Bezzecchi è stato immediatamente ricoverato presso il Centro Medico del circuito, dove è stato sottoposto a una valutazione approfondita da parte dello staff medico, incluso il Direttore Medico della MotoGP, il Dott. Ángel Charte. Gli esami clinici iniziali hanno confermato che il pilota è pienamente cosciente e presenta una normale mobilità in tutti e quattro gli arti, senza segni immediati di gravi complicazioni neurologiche o sistemiche. Tuttavia, a causa del forte dolore e cervicale derivante dall’impatto, l’équipe medica ha deciso di trasferire Bezzecchi all’Ospedale Universitario di Groningen (Universitair Medisch Centrum Groningen). Questo trasferimento gli consentirà di sottoporsi a esami diagnostici completi e scansioni specialistiche per escludere definitivamente eventuali lesioni sottostanti e garantire un percorso di recupero sicuro. Ulteriori aggiornamenti saranno condivisi non appena saranno disponibili i referti medici ufficiali dell’ospedale”.

MotoGP, Ordine d’arrivo e classifica piloti, guida Martin

Roma, 28 giu. (askanews) – Questo l’ordine d’arrivo e la classifica del mondiale Piloti dopo il MotoGp di Assen:

Ordine d’arrivo: 1. Ai Ogura (Aprilia) 40:21.905; 2. Raul Fernandez (Aprilia) +2.004; 3. Jorge Martin (Aprilia) +3.512; 4. Fabio Di Giannantonio (Ducati) +9.315; 5. Alex Marquez (Ducati) +10.140; 6. Marc Marquez (Ducati) +10.288; 7. Enea Bastianini (KTM) +10.388; 8. Fabio Quartararo (Yamaha) +19.039; 9. Brad Binder (KTM) +19.383; 10. Alex Rins (Yamaha) +20.302; 11. Luca Marini (Honda) +20.669; 12. Maverick Viñales (KTM) +36.755; 13. Jack Miller (Yamaha) +37.244; 14. Diogo Moreira (Honda) +38.127; 15. Augusto Fernandez (Yamaha) +60.368; 16. Cal Crutchlow (Honda) +70.356. Ritirati: Francesco Bagnaia, Toprak Razgatlioglu, Pedro Acosta, Franco Morbidelli, Marco Bezzecchi, Joan Mir.

Classifica: 1. Jorge Martin (Aprilia) 193; 2. Marco Bezzecchi (Aprilia) 186; 3. Fabio Di Giannantonio (Ducati) 177; 4. Ai Ogura (Aprilia) 168; 5. Marc Marquez (Ducati) 153; 6. Raul Fernandez (Aprilia) 138; 7. Pedro Acosta (KTM) 133; 8. Francesco Bagnaia (Ducati) 130; 9. Alex Marquez (Ducati) 78; 10. Fermin Aldeguer (Ducati) 76; 11. Luca Marini (Honda) 70; 12. Enea Bastianini (KTM) 69; 13. Brad Binder (KTM) 60; 14. Fabio Quartararo (Yamaha) 45; 15. Franco Morbidelli (Ducati) 43; 16. Diogo Moreira (Honda) 43; 17. Johann Zarco (Honda) 34; 18. Joan Mir (Honda) 26; 19. Alex Rins (Yamaha) 18; 20. Jack Miller (Yamaha) 11; 21. Toprak Razgatlioglu (Yamaha) 11; 22. Maverick Viñales (KTM) 11; 23. Iker Lecuona (Ducati) 9; 24. Augusto Fernandez (Yamaha) 5; 25. Jonas Folger (KTM) 0; 26. Michele Pirro (Ducati) 0; 27. Cal Crutchlow (Honda) 0.

Nico Paz al Como, papà Pablo: "Voleva fortemente restare"

Roma, 28 giu. (askanews) – Nico Paz ed il Como avanti insieme. E’ di venerdì la notizia che il club lariano ha deciso di pagare al Real Madrid i 60 milioni richiesti per avere ancora con sé il proprio numero 10. Una notizia che ha fatto felice lo stesso giocatore in primis, che proprio quel giorno aveva ‘lanciato’ un messaggio social posando con il cappellino della squadra lombarda mentre era in ritiro con la nazionale argentina.

E a conferma di ciò sono arrivate anche le parole del padre e agente, Pablo Paz, presente ieri a Dallas per assistere dal vivo al match contro la Giordania e intervistato da Sky Sport: “Voleva fortemente giocare ancora nel Como. Non era facile esaudire questo desiderio perché anche il Real Madrid lo voleva al 100%, ma voleva restare al Como e giocare la Champions”.

E ancora: “Potrebbe tornare di nuovo a Madrid per la ricompra, ma sono felice per lui. Ci tiene davvero tanto, lì si sente amato. Per il contesto, la squadra, l’allenatore che ha, il progetto della società ma anche per la città, quella di restare a Como è la miglior opzione per Nico”.

MotoGp, Ogura trionfa ad Assen. Martin è leader del Mondiale

Roma, 28 giu. (askanews) – Ai Ogura conquista il Gran Premio d’Olanda di MotoGP sul circuito di Assen e firma il suo primo successo nella classe regina al termine di una gara ricca di colpi di scena. Il pilota giapponese completa la straordinaria doppietta del team Trackhouse (Aprilia) precedendo il compagno di squadra Raul Fernandez, mentre Jorge Martin chiude terzo con l’Aprilia ufficiale e, grazie al risultato, balza in testa alla classifica del Mondiale. L’ultimo successo di un giapponese in MotoGP Tamada in Giappone nel 2004

La corsa si apre con Martin capace di mantenere il comando dalla pole position davanti a Ogura e Fernandez. Nelle prime fasi le Aprilia monopolizzano le posizioni di vertice, con Marco Bezzecchi protagonista di un ottimo avvio prima della violenta caduta al secondo giro in curva 15. Il pilota romagnolo resta sempre cosciente e viene trasportato al centro medico per gli accertamenti del caso.

Con il passare dei giri Martin prova ad allungare, ma Raul Fernandez recupera terreno fino a portarsi alle sue spalle. A sette giri dal termine Ogura rompe gli indugi, supera il compagno di squadra e prende il comando della gara, costruendo rapidamente un margine sufficiente per gestire il finale.

Alle spalle del terzetto di testa si sviluppa una lunga battaglia che coinvolge Marc Marquez, Francesco Bagnaia, Fabio Di Giannantonio, Alex Marquez ed Enea Bastianini. Di Giannantonio viene penalizzato con un long lap penalty dopo un contatto con Marc Marquez, costretto a tagliare la chicane passando sulla ghiaia.

La gara viene però stravolta anche dai problemi tecnici. Prima Pedro Acosta rallenta vistosamente ed è costretto al ritiro, quindi tocca a Bagnaia, che mentre occupa la quarta posizione è costretto a rientrare ai box per un guasto alla Ducati, abbandonando una gara che sembrava poterlo vedere protagonista.

Nel finale Ogura controlla senza difficoltà il vantaggio su Fernandez e taglia il traguardo davanti al compagno di squadra, regalando a Trackhouse una storica doppietta. Martin completa il podio e, grazie ai punti conquistati, diventa il nuovo leader della classifica iridata.

Ai piedi del podio chiude Fabio Di Giannantonio, autore di una bella rimonta nonostante la penalità, davanti ad Alex Marquez e Marc Marquez, sesto dopo aver perso terreno nella seconda parte della corsa, poi retrocesso settimo. Una domenica da dimenticare, invece, per Bagnaia, Acosta e Bezzecchi, tutti costretti a lasciare la gara anzitempo per motivi diversi.

MotoGp, il calendario del motomondiale e i vincitori

Roma, 28 giu. (askanews) – Questo il calendario del MotoGp 2026 ed i vincitori:

GP Thailandia (Buriram, Thailandia, 1 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Brasile (Goiânia, Brasile, 22 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Texas (Austin, Stati Uniti, 29 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Spagna (Jerez de la Frontera, Spagna, 26 aprile) vincitore: Alex Marquez (Gresini Racing) GP Francia (Le Mans, Francia, 10 maggio) vincitore: Jorge Martin (Aprilia) GP Catalogna (Barcellona, Spagna) vincitore: Fabio Di Giannantonio (Ducati) GP Italia (Mugello, Italia, 31 maggio) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Ungheria (Balaton, Ungheria, 7 giugno) vincitore: Marc Marquez (Ducati) GP Repubblica Ceca (Brno, Repubblica Ceca, 21 giugno) vincitore: Marc Marquez (Ducati) GP Paesi Bassi (Assen, Paesi Bassi, 28 giugno) vincitore: Ai Ogura (team Trackhouse Racing, Aprilia)

GP Germania (Sachsenring, Germania, 12 luglio) GP Regno Unito (Silverstone, Regno Unito, 9 agosto) GP Aragona (Aragón, Spagna, 30 agosto) GP San Marino (Misano, Italia, 13 settembre) GP Austria (Red Bull Ring, Austria, 20 settembre) GP Giappone (Motegi, Giappone, 4 ottobre) GP Indonesia (Mandalika, Indonesia, 11 ottobre) GP Australia (Phillip Island, Australia, 25 ottobre) GP Malesia (Sepang, Malesia, 1° novembre) GP Qatar (Lusail, Qatar, 8 novembre) GP Portogallo (Portimão, Portogallo, 22 novembre) GP Comunità Valenciana (Valencia, Spagna, 29 novembre)

Addio Palla, la cagnetta sarda che ha conquistato il web

Oristano, 28 giu. (askanews) – La cagnetta Palla, star del web, se ne è andata con la immensa dignità che aveva in vita: in una domenica mattina di inizio estate, concludendo in pochi minuti i mesi di malattia che i suoi compagni di vita veterinari hanno alleviato in ogni modo.

All’annuncio su Facebook seguono migliaia di messaggi di cordoglio. “Stamattina Palla ha spiccato il volo verso quell’iperuranio fantastico da cui sicuramente è arrivata 10 anni fa” ha scritto la chirurga Monica Pais. Dieci anni in cui questa cagnetta (raccattata in strada quando aveva circa dieci mesi con la testa gonfia e deformata da un laccio al collo, dentro cui era letteralmente cresciuta), ha stravolto non solo la clinica veterinaria di Oristano che l’ha accolta, ma anche la vita di tanti animali “di nessuno” a cui la onlus creata in suo nome, Effetto Palla, ha offerto nuove possibilità e spesso salvato la pelle.

La clinica Duemari aveva sempre accettato e curato randagi a proprie spese, ma dieci anni fa le foto di Palla su Facebook scatenarono un profluvio di offerte di donazione. Qualcosa in quel musetto da cartoon aveva commosso il pubblico. Da allora la onlus, creata nel 2016, usa il denaro che arriva anche col 5 per mille per rattoppare e trovare adozione a cani e gatti di nessuno, investiti o incidentati nel territorio locale, curati in clinica; ma sponsorizza anche progetti a breve e medio termine in Italia e all’estero, campagne di sterilizzazione per combattere il randagismo endemico in accordo con le autorità locali, campagne di sensibilizzazione nelle scuole, corsi di formazione, pet therapy… coinvolgendo anche politici e artisti come Bruno Bozzetto e Michelangelo Pistoletto.

Monica Pais l’aveva adottata e Palla, una simil pitbull di rara educazione innata, si era inserita fra i cani e i gatti di casa come se ci avesse sempre vissuto. È stata per dieci anni la sua ombra testarda e dignitosa, con gli occhi seri e saggi di chi ha esperienza del dolore. “Mi ha regalato anche la sua morte senza che dovessimo aiutarla, a casa all’improvviso, senza soffrire” ha scritto Pais, che le aveva dedicato l’ultimo dei suoi libri sugli animali, “Storia di Palla, il cane che mi ha salvato la vita”. “È morta nel suo vero Regno, quello del mio cuore in cui non morirà mai, di cui era e rimarrà regina incontrastata”.

“Un giorno di gennaio di dieci anni fa Palla entrò di colpo nella nostra vita, come quegli scherzi belli o brutti che ti fa la vita” ha scritto suo marito Paolo Briguglio, il direttore sanitario della Duemari. “Non so se il suo arrivo fu dettato dal caso o dalla necessità, le immense forze che dominano le nostre esistenze, di sicuro chi la mandò ci fece un immenso regalo. Ora è scappata via, portandosi via la nostra parte più bella e più pulita”.

Resta, però, quello che è cresciuto nel nome di questa cagnetta, principessa dei randagi tutti. Una eredità preziosa che dal territorio della Sardegna, così ricco di bellezze naturali e di fauna domestica e selvatica, ma anche tanto flagellato dall’incuria, si irradia a fare la sua parte, per insegnarci che siamo tutti animali, tutti soffriamo e moriamo, la differenza la fanno consapevolezza, cura e amore.

Centrodestra, Salvini: alle urne alleanza senza Vannacci

Roma, 28 giu. (askanews) – Alle elezioni politiche “arriveremo con questa alleanza”: lo ha detto il vicepremier Matteo Salvini, segretario della Lega, intervistato sul palco dell’evento della Lega giovani Nexus 2026 in corso a Milano Marittima. Rispondendo a una domanda su un possibile allargamento della coalizione a Futuro nazionale creatura politica di Roberto Vannacci, ha aggiunto: “Ad oggi evidentemente no. Ma per lui: ha votato contro la fiducia a questo governo, ha votato contro il piano casa. Se ci ritiene dei falliti adesso, non penso cambierà idea tra un anno”.

Sull’uscita di Vannacci dalla Lega che lo aveva fatto eleggere europarlamentare, Salvini ha aggiunto: “Io non porto rancore. La delusione, più umana che politica, dura qualche ora, poi si cambia pagina” ma ha precisato di non aver più sentito l’ex generale: “No, no, mi freghi una volta, ma non mi freghi la seconda volta”.

Ucraina, Zelensky: colpite due raffinerie di petrolio in Russia

Roma, 28 giu. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivendicato un attacco a due raffinerie di petrolio in Russia, pubblicando sui propri account social un video che mostra le fiamme a un impianto.

“La scorsa notte, le nostre sanzioni a lungo raggio hanno colpito due raffinerie di petrolio in Russia. E’ stata colpita la raffineria di Slavyansk, nella regione di Krasnodar, a circa 300 chilometri dalla linea del fronte. Abbiamo colpito anche una raffineria nella regione di Yaroslavl, a circa 700 chilometri dal nostro confine”, ha scritto Zelensky.

Il presidente ucraino ha quindi aggiunto che continueranno “le nostre operazioni che indeboliscono la capacità della Russia di condurre questa guerra”, perché “ciascuna delle nostre sanzioni a lungo raggio significa meno risorse al servizio della macchina bellica russa e un altro passo verso la pace”.

Il marito della ministra Roccella disperso nel lago di Vico, continuano le ricerche

Roma, 28 giu. (askanews) – Continuano le operazioni di ricerca dei sub nelle acque del lago di Vico, in provincia di Viterbo, dove da ieri risultata disperso Luigi Cavallari, il marito della ministra della Famiglia, Eugenia Roccella. Da una prima ricostruzione sembra che l’uomo fosse in barca insieme con la moglie e si sia tuffato per avere sollievo dal caldo, avrebbe fatto in tempo a riemergere solo per un breve momento e dire che non stava bene. Tra le ipotesi quella di uno shock termico, date le temperature fredde del lago. In barca in quel momento c’era solo la ministra che ha dato subito l’allarme. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, le unità Saf e i sommozzatori dei vigili del fuoco che stanno continuando le ricerche nel lago.

Venezuela, il Papa: sono vicino alle vittime, grazie ai soccorritori

Roma, 28 giu. (askanews) – Papa Leone XIV ha ribadito oggi la propria vicinanza al popolo venezuelano, colpito dal violento sisma che ha causato finora oltre 1.400 morti, in un messaggio in lingua spagnola al termine dell’Angelus. “Desidero esprimere la mia vicinanza alle sorelle e ai fratelli venezuelani colpiti dai recenti terremoti, che hanno causato numerose vittime e feriti, oltre a ingenti danni materiali, mentre prego il Signore affinché conceda l’eterno riposo, rinnovo la mia vicinanza spirituale ai familiari, ai feriti e a tutti coloro che sono stati così duramente colpiti da questa tragedia”.

“Esprimo inoltre la mia gratitudine e il mio incoraggiamento a tutti coloro che stanno lavorando instancabilmente nelle operazioni di ricerca e soccorso”, ha aggiunto il Pontefice.

Il Papa: l’amore è anche perdita, difficile da capire nel nostro mondo

Roma, 28 giu. (askanews) – “L’amore è anche perdita. Ci riesce difficile comprenderlo, specialmente in un mondo in cui perdere sembra essere una debolezza e si è ossessionati dall’avere e dal possedere”: è quanto ha detto Papa Leone XIV ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro per l’Angelus.

“L’amore però porta frutto solo nel donarsi. Quando siamo disposti a perdere un po’ del nostro io per fare spazio all’altro a perdere un un po’ di tempo per ascoltare un amico a perdere un po’ di comodità per condividere una situazione di disagio. Chi trattiene la vita solo per se stesso, dice il Vangelo, in realtà la perde, perché essa non si apre alla gioia dell’amore e diventa sterile”, ha aggiunto il Pontefice.

Iran, il ministro degli esteri Araghchi: controlliamo noi Hormuz, per 30 giorni poi riapertura

Roma, 28 giu. (askanews) – Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato oggi che lo Stretto di Hormuz è controllato da Teheran, sottolineando che qualsiasi interferenza potrebbe ritardare la riapertura dello Stretto. Nella conferenza stampa tenuta a Baghdad con l’omologo iracheno Fuad Hussein, Araghchi ha dichiarato di averlo informato “sugli ultimi sviluppi della guerra imposta, sui negoziati e sul memorandum d’intesa firmato tra Iran e Stati Uniti, in particolare riguardo allo Stretto di Hormuz”.

“Secondo il memorandum, lo Stretto di Hormuz tornerà alle condizioni prebelliche dopo 30 giorni di gestione dell’Iran, senza che nessun altro Paese o entità ne abbia responsabilità”, ha detto Araghchi, citato dai media iraniani, aggiungendo: “Qualsiasi tentativo di introdurre nuove disposizioni o di interferire non farebbe altro che complicare la situazione e ritardare la riapertura dello Stretto”.

Il ministro, ha chiesto, inoltre, agli Stati Uniti di fermare gli attacchi israeliani in Libano, come previsto dal Memorandum di intesa. “Purtroppo l’entità sionista continua a lanciare i suoi attacchi aerei in Libano”, ha detto nella conferenza stampa tenuta a Baghdad, aggiungendo che “gli Stati Uniti sono direttamente responsabili della cessazione dell’aggressione, dell’attuazione del cessate il fuoco e del ritiro dai territori occupati, come previsto dall’accordo”.

Trump annuncia nuovi bombardamenti: l’Iran potrebbe non esistere più

Roma, 28 giu. (askanews) – “Aerei statunitensi hanno appena colpito depositi iraniani di missili e droni, oltre a postazioni radar costiere, per aver violato, ANCORA UNA VOLTA, l’accordo di cessate il fuoco! È molto probabile che non imparino mai!”. Lo ha scritto su Truth il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, annunciando i nuovi attacchi contro l’Iran. Le parti si accusano a vicenda del mancato rispetto del cessate il fuoco concordato nel Memorandum che comprendeva lo stop alle azioni militari israeliane in Libano.

“Potrebbe arrivare un momento – ha aggiunto l’inquilino della Casa Bianca – in cui non saremo più in grado di agire con ragionevolezza e saremo costretti a portare a termine con mezzi militari l’opera che abbiamo iniziato con grande successo. Se ciò dovesse accadere, la Repubblica Islamica dell’Iran non esisterà più!” In un post successivo, dedicato a contestare un libro scritto su di lui dalla giornalista Maggie Hagerman, il presidente statunitense ha aggiunto, quasi a mo’ di post scriptum: “E l’Iran non avrà mai l’Arma Nucleare!!!”

Bri vede rischi da energia, "delusioni" su IA, finanza e conti pubblici

Roma, 28 giu. (askanews) – Possibili volatilità su petrolio e energia; ottimismi sull’intelligenza artificiale che potrebbero svanire; persistere di vulnerabilità finanziarie e, ultimo, crescenti pressioni sui conti pubblici. Sono questi i quattro “punti di pressione” come vengono definiti nel Rapporto annuale 2026 della Banca dei regolamenti internazionali.

Un documento di oltre 130 pagine che inizia con un esame del quadro macroeconomico, osservando come la crescita sia riuscita a reggere lo scorso anno, a dispetto di rilevanti venti contrari, dai dazi commerciali all’incertezza geopolitica.

Questa resilienza, rileva la Bri – istituzione che ha sede a Basilea, in Svizzera, spesso considerata la ‘banca centrale delle banche centrali’ – è stata nuovamente messa alla prova a inizio anno, con la guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz, che in questi giorni, tra incidenti e battute d’arresto, si spera avviata a soluzione.

La Bri individua quindi questi quattro “punti di pressione”. Primo, “l’inflazione è aumentata” e gli shock dal lato e dell’energia sono stati “consistenti”, propagandosi ai prezzi di plastiche e fertilizzanti, materie chiave nelle catene di approvvigionamento. “La questione centrale – dice lo studio – è se questi aumenti si allargheranno e persisteranno”, come accaduto nella precedente fase di alta inflazione. Ci sono elementi positivi, come il fatto che attualmente i tassi siano più alti che nel 2022. D’altra parte “ci vorranno diversi trimestri per rimuovere gli squilibri nei mercati fisici del petrolio e ulteriore volatilità nei prezzi del dell’energia potrebbe ricrearsi”.

Secondo snodo: “l’ottimismo che circonda l’intelligenza artificiale potrebbe non durare, nonostante le sue promesse di futuri guadagni di produttività. L’attuale aumento delle spese potrebbe rivelarsi insostenibile – avverte la Bri – se dovessero crearsi strozzature sulla produzione. L’intensa competizione per la leadership di mercato potrebbe spingere ulteriormente gli eccessi di investimenti, come visto in situazioni precedenti, aumentando il rischio di una brusca correzione se i ritorni dell’IA dovessero deludere”.

Terzo, “le vulnerabilità finanziarie persistono. Le condizioni finanziarie potrebbe diventare un potente amplificatore di scenari avversi se i tassi dovessero aumentare e i ritorni dell’IA dovessero deludere”. In questo quadro, l’alto utilizzo di leva finanziaria in vari mercati chiave e il crescente ricorso al credito privato “potrebbero minare la resilienza dei mercati finanziari”, prosegue l’istituzione di Basilea.

Quarto punto di pressione “i conti pubblici. Con i debiti già a livelli elevati, gli Stati fronteggiano crescenti domande per le spese tra shock sull’energia e tensioni geopolitiche. Queste crescenti pressioni coincidono con un contesto finanziario meno favorevole di quelli che prevalevano nei postumi della grande crisi finanziaria. In più – continua la Bri – la crescita del Pil ha rallentato dopo i picchi ‘post pandemia’. Conseguentemente, i costi da tassi di interesse rispetto al Pil sono aumentati in molti paesi. Messe assieme queste sfide, le strutture finanziarie dei mercati dei titoli di Stato sono diventate più fragili”.

Oltre a questi quattro elementi, lo studio analizza una molteplicità di temi di attualità, tra cui quello dello sviluppo delle Stablecoin; le sfide delle per le banche centrali in un quadro di elevati debiti pubblici; il crescente ruolo delle istituzioni finanziarie non bancarie nei mercati dei titoli di Stato.

“I policy maker non devono aspettare che le vulnerabilità e le sfide peggiorino. Agire anticipatamente per rafforzare i quadri finanziari, la resilienza e la credibilità monetaria preserverebbe spazi di manovra tra i vari ambiti delle politiche. Attendere all’opposto renderebbe gli aggiustamenti più costosi e aumenterebbe probabilità che i futuri shock costringano a fare scelte difficili tra stabilità dei prezzi, stabilità finanziaria e sostenibilità dei conti pubblici”, sono le conclusioni del documento. (fonte immagine: Bank for International Settlements).

Cinema, al Tuscia Film Fest a Bomarzo Virzì e omaggio a Mattia Torre

Roma, 28 giu. (askanews) – Un evento speciale – la Festa d’estate Tuscia Terra di Cinema – chiuderà sabato 18 luglio la 23esima edizione del Tuscia Film Fest.

Per l’occasione il Sacro Bosco di Bomarzo sarà aperto in via straordinaria con l’illuminazione notturna dei luoghi e il pubblico potrà abbinare la visita del Parco dei Mostri alla partecipazione ad una serie di appuntamenti che caratterizzeranno la serata: le letture di testi di Mattia Torre in alcuni dei luoghi più suggestivi del complesso monumentale e la proiezione speciale che concluderà il programma. Ospite della serata il regista Paolo Virzì che alle ore 21.15 accompagnerà la proiezione del suo ultimo lavoro “Cinque secondi”, riceverà il premio Tuscia Terra di Cinema e incontrerà il pubblico dell’arena allestita nella zona del Tempio del Vignola.

L’appuntamento con Virzì sarà, però, solo il momento finale di un programma che partirà alle ore 19 con l’apertura del Parco e un omaggio dedicato a Mattia Torre, organizzato in collaborazione con il Premio a lui dedicato.

Cristina Pellegrino, Massimo De Lorenzo e Carlo De Ruggieri leggeranno tre testi dell’autore, sceneggiatore e regista scomparso nel 2019 in alcuni dei luoghi del Sacro Bosco: la Casa pendente, il Nettuno e l’Orco. Tre tappe che accompagneranno la visita del pubblico al Parco dei Mostri.

Il calendario completo della 23esima edizione del Tuscia Film Fest con indicazione dei film in programma e degli ospiti previsti, sarà presentato venerdì 3 luglio a Viterbo. Dallo stesso giorno saranno aperte le prevendite per assistere ai nove appuntamenti previsti.

Il Premio “Mattia Torre” è dedicato ad autrici e autori under 35 e sono ammessi monologhi comici e umoristici, di satira di costume, politica e sociale. Per partecipare alla seconda edizione c’è tempo fino al 26 luglio 2026; il regolamento e il form d’iscrizione online sono disponibili sul sito tusciafilmfest.com.

Migranti, Piantedosi: la remigrazione? Da Vannacci solo chiacchiere

Roma, 28 giu. (askanews) – “Il nuovo Patto europeo supera finalmente la logica dell’emergenza. Garantirà accoglienza a chi fugge real- mente da guerre e persecuzioni e, al contempo, contrasterà l’immigrazione irregolare e i criminali che lucrano sui traffici di esseri umani”. Lo dice il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, intervistato da Avvenire.

Lei rivendica il ruolo propulsore dell’Italia… “Sì. È un cambio di paradigma – afferma il titolare del Viminale – che questo Governo ha avviato fin dal suo insediamento, ponendo all’attenzione dell’Ue la questione in termini chiari. Governare i flussi significa tutelare i confini, ma anche la dignità di ogni persona: non è con l’accoglienza indiscriminata e insostenibile attuata negli ultimi decenni o rilasciando indiscriminatamente permessi di soggiorno che si crea integrazione”.

Interpellato sulla campagna lanciata da Futuro nazionale sulla base dello slogan della “remigrazione”, Piantedosi commenta: “Come ministro dell’Interno applico le regole esistenti, non alimento dibattiti sulle definizioni né me ne faccio condizionare. E il Governo ha una linea chiara: contrastare l’immigrazione irregolare, aumentare i rimpatri di chi non ha titolo a rimanere e favorire canali legali di ingresso per rispondere alle esigenze del nostro sistema economico e produttivo. La stiamo perseguendo con risultati concreti, non chiacchiere. Comprendo che il confronto politico appartenga alla dialettica democratica, ma non mi pare – conclude – che l’onorevole Vannacci abbia aggiunto qualcosa di concreto”.

Ezio Vanoni, l’economia al servizio della persona

Le radici di una vocazione pubblica

Che una legge che comporti nuove o maggiori spese debba anche provvedere (e non solo “indicare”) mezzi per farvi fronte; che i tributi debbano essere commisurati alla capacità di contribuzione, secondo un criterio di progressività fiscale orientato al bene comune; che le entrate sono giustificate, se e nella misura in cui sono giustificate le spese. Sono regole di grammatica finanziaria proprie di una comunità politica ispirata a valori di convivenza civile e solidale. Regole oggi frequentemente evase e distorte, in un mondo in cui l’ingiustizia sociale assume anche le forme dell’ingiustizia tributaria. Regole alle quali è legato in modo imperituro il nome di Ezio Vanoni.

Breve e ben spesa fu la sua vita. Il futuro ministro nasce nel 1903 a Morbegno in Valtellina, come i futuri sodali Sergio Paronetto e Pasquale Saraceno, del quale ultimo è compagno di classe e del quale diviene cognato allorché questi sposa sua sorella, Giuseppina Vanoni. La famiglia ha mezzi modesti. Il padre, Teobaldo, è geometra e segretario comunale a San Martino in Val Masino; la madre, Luigia Samaden, ha il diploma di maestra ma non insegna. I figli, incluso Ezio, sono quattro.

Iscritto alla facoltà di giurisprudenza, Vanoni è allievo a Pavia del caposcuola della Scienza delle finanze, Benvenuto Griziotti; è borsista Rockefeller in Germania con l’endorsement di Luigi Einaudi; è docente di Scienza delle finanze e diritto finanziario a Cagliari, a Roma, a Padova, a Venezia, ma diversi sono i concorsi cui partecipa con esito negativo, giacché non ha la tessera del Partito fascista. Nel 1932 convola a nozze con Felicità dell’Oro: nascono Marina (1933) e Lucia (1934).

Dalla Costituente alla responsabilità di governo

Contribuisce al Codice di Camaldoli (1943), di cui Paronetto è coordinatore e principale estensore; partecipa alla Resistenza; è eletto all’Assemblea costituente (1946); fa parte della Commissione dei 75 incaricata di redigere il testo costituzionale (nel quale, diversamente dal parere di Einaudi e suo, all’art. 81 prevale il verbo «indicare»; mentre nel testo riformato nel 2012 si legge, à la Vanoni, che «ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte»).

Nei governi retti da De Gasperi — e per breve tratto anche oltre la morte di questi — è ministro del Commercio con l’estero (1947), ministro delle Finanze (1948-1954), ministro del Bilancio (1954-1956; nel 1951-1952 ha l’interim del Tesoro), senatore della Democrazia cristiana (1948-1956).

La continuità e l’intensità del suo impegno sono evidenti. Ma non tutto era già scritto. Le linee diritte sono solo quelle retrospettive. È l’incontro a Roma, alla metà degli anni Trenta, con Paronetto («amico e maestro», come lo avrebbe definito nel decennale della morte di questi), ad accendere in lui, nel professor Vanoni, la scintilla dell’impegno politico e sociale. Scintilla che il 30 settembre 1943 egli manifesta con viva evidenza inviando alla madre una celeberrima lettera dalla capitale, da Roma, nella quale scrive della necessità di «superare lo sconforto» e di «dimenticare i nostri egoismi, le nostre preoccupazioni per il domani per darsi interamente a risolvere i problemi comuni».

La giustizia sociale come principio dell’economia

Nel 1943 — come a riprova di una lunga e necessaria maturazione e preparazione — in uno scritto apparso sulla rivista «Studium» e intitolato La finanza e la giustizia sociale (giustizia sociale, beninteso, sia tra classi sociali sia tra generazioni) egli si esprime a favore di una politica finanziaria «tendente al fine di attuare una maggiore giustizia sociale, indirizzando la propria azione redistributiva nel senso di ridurre le disuguaglianze nella ripartizione della ricchezza, di dare stabilità al risparmio, di favorire il determinarsi delle migliori condizioni per l’occupazione e per l’incremento dei salari».

In certo senso il suo futuro programma è già tutto lì. E di quello scritto è interessante rileggere anche le note a piè di pagina e gli autori in esse richiamati: si va dai sommi pontefici Leone XIII, Pio XI e Pio XII con il loro magistero sociale fino ai recenti lavori di Harold Laski, Gunnar Myrdal, Wilhelm Roepke. Si intrecciano filosofia politica e filosofia economica, scienza politica e scienza economica nella critica alla concentrazione del capitale in poche mani; nella ispirazione a favore dell’eguaglianza delle opportunità; nella consapevolezza dell’ineliminabile elemento politico dell’economia.

Negli anni successivi Vanoni integra e precisa la sua visione in altri due scritti, che con quello citato del 1943 compongono una ideale trilogia. E basti qui richiamarne i titoli: La persona umana nell’economia pubblica (1945); La Nostra Via. Criteri politici dell’organizzazione economica (1947).

Tre pilastri per costruire lo sviluppo italiano

E mettendo dunque solo apparentemente da un canto il suo pur importante — e certo inscindibile dai problemi finanziari interni, che sono sempre, anche, problemi di foreign economic policy — contributo alla cooperazione economica europea e a quella internazionale multilaterale, intesi come processi volti alla costruzione della pace e della giustizia fra le nazioni, mettendo dunque da parte tutto ciò, tre sono gli assi della sua economia pubblica come scienza istituzionale che ha per fine ultimo la persona umana: politica fiscale; politica degli enti pubblici; politica di sviluppo.

Di questi assi diremo tra poco, ma non senza aver prima ricordato che egli fu consigliere economico della delegazione italiana alla Conferenza di Pace di Parigi (1946) e capo della missione italiana alla Conferenza dell’Avana (1947-1948) convocata per istituire una International Trade Organisation (che sarebbe nata solo molti anni dopo con il nome di World Trade Organisation); e senza tacere che egli fu delegato permanente per l’Italia presso l’Oece (oggi Ocse) e che fu governatore per l’Italia presso il Fondo monetario internazionale. Il multilateralismo fu per lui princìpi e prassi.

Ma torniamo ai tre assi attorno ai quali, per brevità, raccogliamo qui l’opera sua.

Il primo (politica fiscale) ha il suo architrave nella legge n. 25 dell’11 gennaio 1951 (legge Vanoni), che egli chiama di perequazione tributaria, in ciò ribadendo che “perequare” vuol dire far pagare di più a chi può di più, per sgravare i meno abbienti. La legge, che tra le altre cose istituisce l’obbligo della dichiarazione annuale dei redditi (sino ad allora da presentare su richiesta del fisco), amplia la base impositiva, aumenta il gettito e pone un fondamentale rimedio all’allora elevatissimo tasso di evasione sulle imposte dirette, che pur sarebbe rimasto elevato fino ai giorni nostri.

Il secondo (politica degli enti pubblici) ha i suoi “fuochi” nel mantenimento in vita dell’Iri (sorto nel 1933, e il cui nuovo statuto è del 1948); nella istituzione, concepita da Donato Menichella e da Ezio Vanoni, della Cassa per il Mezzogiorno (1950), per propiziare lo sviluppo di quella che è allora l’area più arretrata dell’Europa occidentale; nella nascita dell’Eni (1953) che Enrico Mattei — al quale pure è legato da amicizia solida e profonda stima — avrebbe reso grande. Una articolazione dell’intervento pubblico, dunque, disegnata “per enti” e finalizzata di volta in volta a integrare, propiziare, stimolare e non sostituire, se non nei casi di monopolio privato, la libertà di iniziativa economica privata.

Lo Schema Vanoni e la stagione della programmazione

Il terzo (politica di sviluppo) è nel celebre Schema di sviluppo dell’occupazione e del reddito in Italia nel decennio 1955-1964 (occupazione e reddito, e non viceversa; o peggio: reddito senza occupazione), che con coraggio intellettuale e preveggenza politica fissa termini e problemi, in parte ancora irrisolti, dello sviluppo italiano. In esso si recepiscono gli impulsi della nuova economia keynesiana, tradotti entro le possibilità finanziarie del Paese e nell’ampio quadro, anche geopolitico, dello sviluppo postbellico (è Vanoni a ispirare la legge sugli investimenti diretti esteri del 1956).

Sullo Schema vogliamo ora soffermarci un poco.

Elaborato negli ambienti della Svimez di Francesco Giordani, Pasquale Saraceno e Giorgio Sebregondi con i consigli di economisti come Gunnar Myrdal, Paul Rosenstein Rodan e Jan Tinbergen — e discusso nell’Oece con altrettanto illustri colleghi come Robert Marjolin e Austin Robinson — lo Schema fissa tre obiettivi: la creazione di 4 milioni di posti di lavoro nell’industria e nei servizi, a compensazione della riduzione nell’occupazione agricola; la riduzione del divario Nord-Sud attraverso la promozione degli investimenti produttivi; il raggiungimento dell’equilibrio esterno della bilancia dei pagamenti, ineludibile cornice di stabilità macroeconomica nell’ambito di un disegno di sviluppo.

Le condizioni per la realizzazione di questi obiettivi sono individuate in un aumento del risparmio; in una crescita media annua del 5 per cento; nel mutamento della ripartizione settoriale e territoriale degli investimenti produttivi, con particolare attenzione al Mezzogiorno. L’idea di fondo è che la composizione degli squilibri — sia antichi sia nuovi — non è possibile affidandosi solo agli spontaneismi del mercato, ma che occorre favorire gli investimenti e la formazione di capitale fisso adeguata alle moderne esigenze dello sviluppo economico e sociale di un Paese che cambia.

Il suo “piano” è criticato e discusso. Ma non va dimenticato che l’Europa e il mondo, anche quello libero, vivono allora di piani, nel senso del planning, cioè di forme di programmazione in economie libere (“miste”). Il piano Marshall, il piano Monnet, il piano Schuman. Diversi per obiettivi e per strumenti, ma pensati tutti per indirizzare, orientare, stimolare. Tanto che in quegli anni perfino il presidente della Banca mondiale, Eugene R. Black — espressione di una cultura bancaria certamente non progressista, per quanto influenzata dall’eredità del New Deal — riconosce il merito del planning e degli schemi, in quanto essi obbligano a una discussione politica, democratica, attorno a essi.

Va osservato che nel decennio dello Schema lo sviluppo dell’economia italiana, sostenuto dagli investimenti pubblici e privati è — anche per dinamiche indipendenti dallo Schema stesso, che mancò di applicazioni coerenti — superiore alle previsioni; e che l’equilibrio della bilancia dei pagamenti, auspicato dal presidente della Repubblica Luigi Einaudi, e perseguito dal governatore della Banca d’Italia Donato Menichella, è raggiunto nel 1958, anno che segna la convertibilità esterna della lira nell’ambito del sistema monetario di Bretton Woods con un incremento notevolissimo delle riserve ufficiali. Nasce la Comunità Economica Europea (1957), al cui trattato istitutivo è allegato lo Schema Vanoni, e l’Italia getta le basi del suo cosiddetto “miracolo economico” (1958-1963).

Stabilità, crescita e coesione: una lezione ancora aperta

Ma Vanoni non vede questi sviluppi. Scompare il 16 febbraio del 1956, nei locali del Senato (dopo il malore è adagiato nello studio del presidente), a seguito di un vibrante discorso in Aula nel quale ripercorre l’attività del suo ministero, con una perorazione della causa dei più deboli e dei più poveri: «Noi — afferma in quell’occasione ricordando i concittadini della sua provincia e in particolare i boscaioli, i contadini e i pastori — non risolveremo mai i nostri tragici problemi di fondo, se non sapremo trovare il modo di destinare, nei limiti delle nostre forze, delle nostre capacità, delle nostre valutazioni ogni lira disponibile per il benessere della gente più umile che popola il nostro Paese».

Come a dire, in termini moderni, che è non solo e non tanto il Prodotto interno lordo — né aggregato né pro capite — o un certo saldo di bilancio che in definitiva fa civile e prospero un Paese: ma la disponibilità di beni pubblici e le concrete possibilità di vita e lavoro della parte più disagiata.

L’opera di Ezio Vanoni è spesso racchiusa nella formula duale della stabilità finanziaria e dello sviluppo economico. Ed era in effetti stato possibile allora perseguire la stabilità e lo sviluppo, senza contrapposizioni tra i due termini, intesi non come univocamente vincolanti, né tanto meno come acquisiti una volta per tutte; ma come obiettivi intermedi, strumentali l’uno all’altro e al fine ultimo dello sviluppo della persona umana, giacché non c’è duraturo sviluppo senza solida stabilità così come non c’è accettabile stabilità senza diffuso sviluppo. Ma egualmente importante — in società in cui si alzano nuovi e vecchi muri — appare oggi il richiamo al binomio crescita economica-coesione sociale, che include anche la partecipazione, senza il quale non c’è sviluppo in senso pieno.

La perequazione tributaria di Vanoni, ancorata al principio della progressività (art. 53 della Costituzione), assume rinnovato rilievo politico nel presente delle crescenti disuguaglianze tra patrimoni e tra redditi, e in specie tra redditi da capitale e redditi da lavoro. Ribadendo che le imposte e le tasse sono giustificate, se sono giustificate le spese; se è tutelato il risparmio e ne è incentivato l’uso per l’investimento produttivo. Quale e che tipo di società vogliamo? Il punto è tutto qui.

«Lo sai che era il mio dovere»

Di un cancelliere dello scacchiere — generalizziamo: di un ministro dell’economia — Keynes aveva detto una volta, come a indicare i difetti più gravi della sua azione politica, che questi era: Too pessimistic to snatch present profits and too short-sighted to avoid future catastrophe, ovvero: «Troppo pessimista per cogliere l’occasione presente, e troppo miope per evitare una catastrofe ventura». Coraggio di agire e prudenza nel valutare. Sono questi gli attributi del grande politico.

A Vanoni non fecero difetto né il coraggio, né la prudenza. Così come non gli fece difetto quella spinta interiore che lo aveva guidato dai banchi di scuola ai banchi del governo, e che ritroviamo integra e intatta nelle parole dette, oramai morente, nel primo pomeriggio del 16 febbraio 1956 alla moglie, quasi come a giustificare l’impegno per il bene comune: «Lo sai che era il mio dovere».

 

Fonte: L’Osservatore Romano – 27 giugno 2026

Titolo originale: Una finanza giusta per una società prospera

[I titoletti inseriti nel testo sono della redazione de Il Domani d’Italia]

Il centro non è una monade di Leibniz

Un’identità riformista, non uno spazio indefinito

La politica italiana sta attraversando una trasformazione profonda. Una parte crescente dell’elettorato non si riconosce più nella tradizionale dicotomia tra destra e sinistra. Non si tratta di un vuoto ideologico, ma di una domanda nuova: serietà, competenza, pragmatismo e capacità di governare problemi complessi senza slogan.

Il momento per dirlo è questo, e non è casuale. Camus scriveva che il compito della sua generazione non era rifare il mondo, ma impedire che si disfacesse. È esattamente la responsabilità che oggi cade sul centro: non l’utopia di una politica perfetta, ma l’argine concreto contro chi semplifica per vincere e governa per durare. In un’epoca in cui le democrazie liberali cedono terreno alle autocrazie, in cui il populismo e il sovranismo hanno dimostrato di saper vincere le elezioni promettendo ciò che non possono mantenere, il centro ha una responsabilità che va oltre la propria sopravvivenza elettorale. È chiamato a essere l’argine di una politica del fare contro una politica del dire, della concretezza contro la narrazione, della complessità governata contro la semplificazione agitata. Non è un ruolo difensivo, è un ruolo fondativo.

In questo spazio si colloca il centro. Ma sarebbe un errore interpretarlo come un luogo indefinito, sospeso tra gli schieramenti o ridotto a semplice bacino elettorale disponibile a ogni stagione politica. Il centro non può vivere di ambiguità, né di posizionamenti tattici. Deve invece fondarsi su una chiara identità riformista.

I pilastri di una proposta credibile

Questa identità ha alcuni pilastri non negoziabili: una crescita economica che non scarichi i costi sulle fasce più deboli, un europeismo che sappia anche criticare Bruxelles quando sbaglia, una modernizzazione dello Stato che non sia solo digitalizzazione di procedure inefficienti. Valori non di facciata, ma verificabili nelle scelte di bilancio e nelle riforme concrete. Senza questi elementi, il centro non è una proposta politica, ma una formula elettorale destinata a consumarsi rapidamente.

Identità e alleanze: la lezione di Dante

Allo stesso tempo, il centro non può diventare una monade, chiusa in sé stessa e incapace di costruire relazioni politiche. C’è un’immagine dantesca che può aiutare a capire. Dante non percorre il cammino da solo: ha bisogno di Virgilio. Ma non sparisce in lui, mantiene la propria voce, il proprio giudizio, la propria destinazione finale. La politica centrista dovrebbe funzionare così: non autosufficienza, non dissoluzione, ma relazione con identità. Una forza politica isolata, per quanto coerente, è irrilevante in un sistema che richiede alleanze per governare. L’autosufficienza è un’illusione, non una strategia.

Coerenza prima del governo

La sfida è quindi tenere insieme due esigenze solo in apparenza contraddittorie: la solidità dell’identità e la capacità del dialogo. Il centro non ha il compito di unire gli uguali, ma di costruire qualcosa di coerente a partire da storie, sensibilità e culture diverse. Non omologazione, ma sintesi. Una politica che semplifichi cancellando le differenze non governa la complessità, la evita. Il centro deve restare fermo sui propri valori, ma al tempo stesso costruire interlocuzioni serie con le altre culture politiche che condividono una visione riformista del Paese.

Governare non significa sommare posizioni eterogenee dopo il voto, ma costruire prima un perimetro di coerenza politica. È qui che si misura la credibilità di una forza centrista: nella capacità di dire agli elettori non solo cosa vuole fare, ma anche con chi intende farlo.

Il rischio di un centro puramente tattico è evidente: raccogliere consenso da mondi diversi senza però poter garantire una direzione chiara al momento delle scelte di governo. La storia italiana offre esempi chiari in entrambe le direzioni. Il centro democristiano sapeva costruire coalizioni senza perdere il proprio baricentro valoriale. Il centro degli anni Novanta e Duemila ha invece spesso inseguito il consenso senza radicarlo, diventando variabile di aggiustamento di altri disegni politici. La differenza non era nei programmi scritti, ma nella coerenza delle scelte di governo. Tutto questo alimenta instabilità e, soprattutto, disillusione. Gli elettori non chiedono giochi di equilibrio, ma chiarezza di prospettiva.

Una forza riconoscibile, non un serbatoio di voti

Per questo il centro deve assumere una responsabilità precisa: contribuire alla costruzione di una proposta di governo coerente fin dall’inizio, fondata su valori condivisi e su un programma esplicito. Non si tratta di rinunciare all’autonomia politica, ma di renderla utile e riconoscibile.

La politica non vive di posizionamenti indefiniti, ma di identità dichiarate e di impegni mantenuti. Un centro che rinuncia ai propri valori perde credibilità. Un centro che rinuncia al confronto perde utilità. Solo tenendo insieme questi due elementi può diventare davvero una forza di governo e non soltanto un punto di passaggio del consenso.

La sua forza non sarà nell’essere ovunque, ma nell’essere riconoscibile. Non basta galleggiare: bisogna sapere dove si vuole arrivare, e dirlo prima del voto, non dopo. È questa la differenza tra una forza politica e un serbatoio di consenso.

Patto tra le religioni per rafforzare dialogo e bene comune

Un documento dal forte valore istituzionale

È stato consegnato giovedì scorso direttamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo averlo firmato nella mattinata all’Auditorium dell’Ara Pacis a Roma il “patto” tra Chiese e comunità religiose nel nostro paese. Ed è alquanto significativo, nonchè carico di contenuti, il titolo del Patto che nella sua definizione è preciso: “La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”. È stato firmato, appunto, dai rappresentanti delle comunità religiose in Italia. L’incipit del documento è chiaro e persin netto e merita di essere citato per esteso: “Siamo i responsabili delle confessioni e tradizioni religiose che abitano in Italia, che partecipano al Tavolo interreligioso nazionale. Abbiamo deciso di stendere questo Patto per dare continuità e prospettiva al nostro lavoro insieme e per dare ufficialità a questa esperienza di dialogo. Il documento vuole essere rispettoso nelle parole, responsabilizzante nei contenuti, pragmatico e coraggioso nella sua concretezza e nella sua visione”. Parole chiare ed ineccepibili che indicano un percorso altrettanto concreto e determinato da parte delle varie comunità religiose che hanno sottoscritto il documento. Un ruolo importante e decisivo, è bene sottolinearlo, l’ha avuto la Cei e il dipartimento che ha accompagnato questo lavoro di confronto e di dialogo costruttivo e fecondo. Per tre anni, infatti, i rappresentanti dei principali cuti religiosi si sono incontrati alla Conferenza Episcopale Italiana per rafforzare il dialogo creando un tavolo interreligioso nazionale.  

Tre anni di confronto e un progetto condiviso

Inoltre, è bene ricordare che dal 2024 anche i giovani rappresentanti delle diverse comunità religiose si sono riuniti per dare il loro contributo fattivo al decollo e alla concreta riuscita di questo importante progetto ecumenico. Un altro passaggio significativo del documento è quando si sottolinea che “condividiamo il valore e la complessità di essere persone credenti e praticanti di diverse fedi in una società post moderna secolarizzata, multiculturale e plurireligiosa, ferita da conflitti ed estremismi, anche pseudo-religiosi, derivanti da posizioni etnocentriche, prevaricanti, di chiusura e di colonizzazione culturale ed economica, e condividiamo l’importanza di agire insieme per il Bene comune, certi della rilevanza del dialogo interreligioso per lo sviluppo della società italiana”.  

Impegni concreti contro pregiudizi ed estremismi

Insomma, non si tratta soltanto di dichiarazioni generiche, vagamente protocollari o burocratiche ma, al contrario, si parla di impegni concreti e finalizzati a costruire quel clima che resta indispensabile e necessario per dare gambe e sostanza al dialogo ecumenico ed interreligioso. Come quello, per fare un solo esempio, di mantenere sempre vivo il dialogo anche quando le posizioni tra le rispettive confessioni religiose divergono e le pressioni interne o esterne alimentano fratture o dissidi. Al contempo, educare le comunità al dialogo e alla conoscenza reciproca attraverso corsi di formazione e condivisione. E, ancora, contrastare ogni forma di pregiudizio, oppressione, discriminazione ed estremismo. Senza dimenticare la promozione della pari dignità di ogni religione di fronte allo Stato attraverso un dialogo critico e costruttivo sul rapporto tra religione, laicità e politica nel contesto italiano.  

Una nuova stagione per il dialogo ecumenico

Infine, si è convenuto sulla necessità di istituire una giornata nazionale del dialogo interreligioso, la promozione di occasioni di incontro e dialogo tra giovani delle diverse fedi e la valorizzazione del ruolo delle donne all’interno delle confessioni e tradizioni religiose. Una pagina importante, dunque, che può contribuire ad aprire una nuova fase del dialogo ecumenico nel nostro paese.

Il “popolo attivo” di Valdo Spini, una lezione per il riformismo

Oltre il popolo passivo

Il costrutto di “popolo attivo”, elaborato e proposto da Valdo Spini già nel Psi e poi alla guida della Federazione laburista, è di un’attualità formidabile. Attivo è l’opposto di passivo. Dunque, il popolo attivo non solo come coloro che vivono del proprio lavoro, bensì quanti si pongono con un atteggiamento propositivo, fattivo, positivo: chi si impegna, ha idee, è volto al futuro, costruisce, al di là della società “lavoristica” tradizionale. Un appello, quello di Valdo, che oggi andrebbe rivolto anche agli eredi di Alcide De Gasperi. Ricordiamo ciò che dichiarò lo statista e leader democristiano alla vigilia delle elezioni del 18 aprile 1948: «Siamo un partito di centro che cammina verso sinistra […]. La meta è quella di un laburismo italiano». E che dire della battaglia del comunista Giorgio Amendola contro le tendenze e le incrostazioni parassitarie e burocratiche che si annidavano anche all’interno dei ceti popolari e delle forze sindacali?

La linea di frattura tra produttori e parassiti

Vi è sicuramente un’eco di Saint-Simon nell’idea guida di Spini e in tali altri fermenti: la capacità di scorgere la linea di frattura, appunto, tra parassiti e produttori. Dove la questione della proprietà, in senso giuridico, dei mezzi di produzione si relativizza: è l’approccio attivo che conta, che si lavori “nel privato”, “nel pubblico” o nelle cooperative. Un terreno sul quale maestri del cristianesimo sociale come Ermanno Gorrieri molto avrebbero da insegnare.

La libertà come esercizio quotidiano

E il “popolo attivo” evoca sia la componente della società davvero protesa a fare e a pensare, sia i singoli. Qui giunti, mi perdoni il lettore se riporto ancora una volta ciò che scrisse Carlo Rosselli sul numero 1 (gennaio 1932) dei Quaderni di Giustizia e Libertà: «Il liberalismo, prima ancora che una filosofia e una politica, è un atteggiamento dello spirito. Liberali non si nasce, si diventa. E si diventa attraverso uno sforzo incessante di conoscenza degli altri e di sé, attraverso un perpetuo esercizio delle proprie facoltà.

La fede del liberale è una fede virile fondata sulla ragione. In questa sua razionalità sta ad un tempo la sua debolezza e la sua forza. Debolezza, perché esclude le rivelazioni folgoranti, le conversioni d’impeto; forza, perché una volta conquistata dà a chi la possiede un senso più pieno e sicuro della vita.

Nessun errore maggiore che vedere nel liberale uno scettico, un passivo. Il liberale è un credente che afferma la libertà dello spirito umano, che proclama l’uomo unico fine, che ha fede nella perfettibilità del genere umano, che è animato da una insoddisfazione perenne per tutte le posizioni acquisite, per tutte le lotte conchiuse e le mortifere quieti.

Il liberale è un combattente, un intervenzionista nato: è tout court l’uomo moderno.

L’uomo vive associato

Nella sfera individuale esso reclama l’autonomia della coscienza, il rispetto di una sfera invarcabile di indipendenza dell’uomo. Nella sfera associata esso reclama autonomia per tutti gli spontanei raggruppamenti di uomini, gruppi, classi, chiese, nazioni e la ripulsa da ogni violenza.

Le due sfere sono indissolubilmente connesse. La libertà non ha senso riferita all’uomo isolata. L’uomo vive associato e il concetto di libertà è necessariamente universale. Una libertà di singoli, di caste, di classi, di superuomini non è libertà: è privilegio».

Iran, Teheran attacca basi Usa in Bahrein e Kuwait

Roma, 28 giu. (askanews) – L’Iran ha sferrato attacchi contro le forze statunitensi in Bahrein e in Kuwait dopo che l’esercito americano ha annunciato di aver effettuato raid su 10 siti iraniani, adducendo come motivazione gli attacchi contro navi nello Stretto di Hormuz. Questa mattina in Bahrein sono risuonate per la seconda volta le sirene antiaeree, mentre il Kuwait ha dichiarato che le proprie difese aeree hanno reagito a “minacce ostili da parte di missili e droni”. Ne dà notizia il sito del network qatariota alJazeera.

Ustica, Governo si opporrà alla richiesta di archiviazione

Roma, 27 giu. (askanews) – Il Governo, tramite l’Avvocatura dello Stato, si opporrà alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di Ustica. L’udienza nel corso della quale il giudice sarà chiamato a decidere sulla richiesta di archiviazione è stata fissata per il prossimo 30 settembre. Allo stato attuale non è ancora possibile procedere alla costituzione di parte civile, poiché il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari.

Il marito della ministra Roccella disperso nel lago di Vico

Milano, 27 giu. (askanews) – Luigi Cavallari, marito della ministra della Famiglia, Eugenia Roccella, è disperso nelle acque del lago di Vico, in provincia di Viterbo. Da una prima ricostruzione sembra che l’uomo fosse in barca insieme con la moglie e si sia tuffato in acqua senza più riemergere. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, le unità Saf e i sommozzatori dei vigili del fuoco che stanno facendo le ricerche nel lago.

Cavallari è un ex docente alla Facoltà di Architettura dell’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara.

Libano, il leader di Hezbollah attacca l’intesa con Israele: è una "umiliazione e rinuncia sovranità"

Roma, 27 giu. (askanews) – “L’accordo quadro raggiunto a Washington è un’umiliazione, una vergogna e una rinuncia alla sovranità. Questo accordo è nullo e privo di validità”: è quanto ha detto oggi il leader del gruppo Hezbollah, Naim Qassem, in un messaggio riportato dall’emittente Al Manar.

Qassem ha quindi ribadito che “devono essere attuate le disposizioni del memorandum d’intesa iraniano-americano”, aggiungendo: “Continueremo con tutti i mezzi necessari e con la pressione internazionale e araba a fare in modo che il nemico israeliano rispetti il primo articolo del memorandum e si ritiri dal Libano”.

“Il cessate il fuoco non sarebbe stato possibile senza i grandi sacrifici dei combattenti della resistenza, delle loro famiglie e del popolo libanese. Onoreremo l’eredità dei martiri, dei feriti, dei prigionieri e i sacrifici del popolo di questa terra e continueremo a resistere sul campo per sconfiggere l’occupazione. Non abbiamo abbandonato il campo di battaglia nelle circostanze più difficili e non lo faremo ora”: ha dichiarato il leader del gruppo libanese Hezbollah, Naim Qassen, nel messaggio diffuso all’indomani della firma a Washington dell’accordo quadro tra Libano e Israele denunciato come una “rinuncia alla sovranità”.

Nel messaggio, Qassem ha dichiarato che “qualsiasi accordo deve riguardare solo la zona a sud del fiume Litani e non questioni interne libanesi su armi, sicurezza o futuro del Paese”, aggiungendo: “Collegare il ritiro israeliano al disarmo della resistenza in tutto il Libano è una proposta molto pericolosa che oltrepassa ogni linea rossa e trasforma il Libano in un giocattolo nelle mani del nemico israeliano”.

Motogp Assen: Fernandez vince Sprint, doppietta Trackhouse

Roma, 27 giu. (askanews) – La Sprint Race del GP d’Olanda ad Assen regala una giornata storica per il team Trackhouse, che firma una doppietta con la vittoria di Raul Fernandez davanti al compagno di squadra Ai Ogura. Sul podio anche Fabio Di Giannantonio su Ducati, al termine di una gara breve ma estremamente combattuta che ha visto continui ribaltamenti nelle posizioni di vertice e una lotta serrata tra più piloti per il podio.

La Sprint, disputata sulla distanza di 13 giri sullo storico circuito del TT di Assen, si apre con una fase iniziale molto caotica, in cui Ogura parte forte e si porta al comando, mentre Jorge Martin prova subito a mantenere il ritmo dei primi. Alle loro spalle si inseriscono Fernandez, Marco Bezzecchi e Marc Marquez, con Francesco Bagnaia che scivola inizialmente nelle posizioni di centro gruppo.

La prima parte di gara è caratterizzata da numerosi sorpassi e controsorpassi. Ogura resiste inizialmente in testa, ma la situazione si ribalta quando Fernandez e Martin trovano il varco giusto per passarlo. Proprio in questa fase emerge la velocità della coppia Trackhouse, con Fernandez che prende progressivamente il comando e inizia a costruire un piccolo margine sugli inseguitori.

FS, Salvini: "Per il nuovo Amministratore la soluzione sarà interna"

Roma, 27 giu. (askanews) – Per il novo amministratore delegato di Ferrovie dello Stato “la soluzione sarà interna: ci lavorerà qualcuno che già si occupa di Ferrovie da tanto tempo”. L’attuale Ad di Trenitalia Gianpiero Strisciuglio è uno dei possibili nomi, “è bravo”, ha detto il ministro di Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, “ma ce ne sono altri”, ha precisato. Ad ogni modo l’uscita di Stefano Donnarumma “non dipende dai servizi” del gruppo FS, ha affermato a margine di ExpoAid 2026, al Palacongressi di Rimini.

“Precisiamo che con quei numeri alla mano, poi si può sempre far meglio, rispetto a giugno dell’anno scorso la puntualità è aumentata del 7%, nonostante il caldo e nonostante i cantieri”, ha rilevato Salvini. “Le ferrovie italiane sono quelle che a livello europeo hanno un maggior tasso di efficienza. L’avvicendamento ai vertici non dipende dai servizi, si è chiusa la fase più complicata che era quella Pnrr, che va a chiudersi in estate, si apre la fase 2 di gestione di una nuova struttura – ha spiegato Salvini – che grazie anche a questi cantieri, che comportano i ritardi, a lavori conclusi sarà la più moderna, efficiente e veloce d’Europa”.

“Se non facessimo i lavori che stiamo facendo ci sarebbe il colasso – ha proseguito – tenete presente che in grandi paesi europei in questi giorni per il caldo la circolazione o è ferma o è sospesa”.

Ad ogni modo “il prossimo amministratore lo sceglieremo internamente, fra i ferroviari, non ci saranno nomine politiche, partitiche esterne, la soluzione sarà interna, quindi ci lavorerà qualcuno che già si occupa di ferrovie da tanto tempo”. Tra le possibili soluzione “ci sta Strisciuglio ma ce ne sono altri, Gian Piero Strisciuglio è attualmente amministratore di Trenitalia, ha fatto l’amministratore legato di Rfi, è bravo, come ci sono altre decine di dirigenti nati e cresciuti in Ferrovie altrettanto bravi. Appena ci sarà l’uscita concordata di Stefano Donnarumma – ha concluso Salvini – che ringrazio per l’enorme impegno e l’enorme lavoro svolto, ci sarà la nuova squadra”.

Labro Festival, dove il borgo prende vita

Labro, 27 giu. (askanews) – Il Labro Festival è uno degli appuntamenti culturali più rappresentativi del borgo e un elemento centrale della sua strategia di sviluppo. Attraverso una programmazione dedicata alla musica e allo spettacolo dal vivo, il festival anima il paese, trasformando il centro storico in un palcoscenico diffuso e creando occasioni di incontro tra artisti, comunità locale e visitatori.

Il progetto di valorizzazione di Labro ha contribuito al rilancio della manifestazione, rafforzandone il ruolo all’interno dell’offerta culturale e turistica locale e inserendola in un calendario più ampio di iniziative capaci di animarlo durante tutto l’anno.

Oltre alla dimensione artistica, il Labro Festival si configura come uno strumento di promozione e partecipazione, capace di esaltare il patrimonio storico, architettonico e paesaggistico del borgo e di rafforzare il legame con la comunità locale. Un evento che unisce cultura, identità e accoglienza, trasformando ogni edizione in un’occasione di crescita e di relazione con il territorio.

25.000 Vespa da 67 Paesi sfilano a Roma per la festa degli 80 anni

Roma, 27 giu. (askanews) – Circa 25.000 Vespa hanno sfilato attraversando il cuore di Roma. Secondo gli organizzatori si tratta del più grande raduno mai organizzato, dedicato all’icona mondiale di stile, eleganza e tecnologia in occasione degli 80 anni dal lancio. I Vespisti, e i loro mezzi, sono arrivati a Roma da 67 Paesi per prendere parte alle celebrazioni, come riporta un comunicato alla festa che da due giorni – e fino a domani – sta richiamando migliaia di visitatori al Vespa Village, allestito al Foro Italico.

La parata di questa mattina è stata il momento più spettacolare dell’evento “VESPA ROMA 2026 – 80 YEARS OF AN ICON”. Il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri , ha dato il via al corteo, aperto dai presidenti dei Vespa Club delle sessantasette nazioni rappresentate. Dalle Terme di Caracalla il serpentone si è diretto al Colosseo per poi puntare versoPiazza Venezia e girare intorno all’Altare della Patria e correre verso iFori Imperiali.

In migliaia hanno salutato, applaudito e filmato lungo tutto il percorso, Vespa di ogni modello e di ogni epoca.

Sono stati protagonisti della sfilata tutti gli oltre 160 modelli nei quali Vespa è stata declinata in otto decenni: alcuneVespa modello 98 del 1946, rarissimi esemplari della prima serie. Con loro molte Vespa d’epoca, dalle “faro basso” deglianni 50 fino alle classicissime VBB degli anni 60. Le ET3, le GTR le molte Rally sono state tra le più applaudite e con loro la intramontabileVespa PX. Un trionfo di modelli e versioni, fino alle moderne Primavera eGts, sempre più rappresentate, soprattutto grazie ai grandi viaggiatori che sono giunti a Roma percorrendo migliaia di chilometri.

Ora la festa continua al Vespa Village al Foro Italico. Fino a domani, eventi aperti a tutti, feste e la musica di Radio Deejay, accolgono il pubblico che può visitare la grande mostra fotografica, la collezione di Vespa storiche (e rarissime) del Museo Piaggio, l’esposizione della gamma attuale, e lo Shop Vespa con le collezioni dedicate all’80° anniversario e collaborazioni esclusive.

Formula1, Russell il più veloce nelle terze libere in Austria

Roma, 27 giu. (askanews) – È di George Russell il miglior tempo nella terza e ultima sessione di prove libere del Gran Premio d’Austria, undicesimo appuntamento del Mondiale di Formula 1. Sul circuito di Spielberg il pilota della Mercedes chiude in 1’07″096, precedendo il compagno di squadra Kimi Antonelli, secondo a 38 millesimi, e la Ferrari di Lewis Hamilton, terzo a 115 millesimi.

Segnali incoraggianti per la Scuderia Ferrari, che dopo un venerdì più complicato riduce il distacco dalle Mercedes. Charles Leclerc conclude infatti la sessione al settimo posto, mostrando un passo più competitivo pur commettendo un lungo in curva 3 e danneggiando lo specchietto destro nel finale. Hamilton, invece, conferma il buon ritmo sul giro secco e, al termine della sessione, segnala via radio la necessità di un controllo al cambio.

Alle spalle dei primi tre si piazzano Max Verstappen con la Red Bull, seguito dalle McLaren di Oscar Piastri e Lando Norris. Settima posizione per Leclerc, mentre Fernando Alonso continua a lamentare problemi di sottosterzo sulla sua Aston Martin. Nel box Mercedes, intanto, Russell lavora fino agli ultimi minuti su significative modifiche all’assetto della monoposto.

La sessione si disputa con temperature molto elevate, con l’asfalto che raggiunge i 52 gradi. Tra gli episodi da segnalare anche alcune difficoltà radio per Verstappen, problemi ai freni lamentati dal giovane Arvid Lindblad sulla Racing Bulls e un’incomprensione tra Carlos Sainz e lo stesso Lindblad, conclusa senza conseguenze.

La Mercedes completa così il tris di migliori tempi nelle tre sessioni di prove libere, un risultato che non otteneva dal Gran Premio di Las Vegas del 2024. Alle ore 16 è in programma la sessione di qualifiche che definirà la griglia di partenza del Gran Premio d’Austria

Ustica, Schlein: continuiamo a chiedere verità e giustizia, non archiviare

Roma, 27 giu. (askanews) – “Quarantasei anni dopo continuiamo a ricordare e a chiedere verità e giustizia. Quella di Ustica è una ferita mai chiusa e resta intatto il dolore per quelle 81 vite spezzate”. Lo dichiara in una nota la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein.

“Ma oltre al dolore e alla vicinanza ai familiari delle vittime – afferma – abbiamo nei loro confronti anche il dovere della giustizia. Sul piano concreto, il Gip si dovrà esprimere sulla richiesta di archiviazione dell’indagine della magistratura italiana, che invece è importante non si interrompa. In questi giorni il Partito democratico ha avanzato tre specifiche richieste al Governo. In primo luogo è importante che l’Avvocatura Generale dello Stato si pronunci contro l’archiviazione. In secondo luogo il Governo deve utilizzare tutte le opportunità diplomatiche per chiedere a paesi amici dell’Italia, come Francia e Stati Uniti, tutte le informazioni utili su quanto accaduto nei cieli di Ustica. Infine occorre fare piena luce sulla scomparsa degli archivi del Ministero dei Trasporti per gli anni fra il 1969 ed il 1984”.

“Lo chiediamo – conclude Schlein – perché questa non è solo una battaglia delle famiglie: è una responsabilità di tutte e tutti”.

Ponte Stretto, Salvini: opera straordinaria, il mondo verrà a studiarla

Roma, 27 giu. (askanews) – “Stiamo lavorando per fare a ottobre-novembre a Milano e a Roma due eventi che raccontano tutti i cantieri che abbiamo aperto in Italia: i cantieri per le stazioni, per le ferrovie, la Tav, il Brennero, spero il ponte sullo Stretto. Ho trovato diversi messinesi in giro questa mattina e conto di reincontrarli coi cantieri aperti per un’opera pubblica straordinaria che il mondo, spero verrà ad ammirare, a studiare”. Lo ha detto Matteo Salvini, vicepremier e segretario della Lega, nel suo intervento sul palco di ExpoAid 2026, l’iniziativa promossa dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli.

Wimbledon, Sinner: "Penso solo a migliorarmi, pronto per Kecmanovic"

Roma, 27 giu. (askanews) – “So che il primo turno sarà difficile, ma ci siamo preparando al massimo”. Jannik Sinner è pronto a difendere il titolo conquistato un anno fa a Wimbledon. L’incognita è la condizione fisica dopo il ritiro di Parigi. L’azzurro, reduce dalle ultime sessioni di preparazione sull’erba, ha affrontato in conferenza stampa i temi principali legati all’esordio contro Miomir Kecmanovic e alla sua condizione fisica e mentale, ribadendo la volontà di concentrarsi esclusivamente sul campo.

Parlando proprio del primo turno contro Miomir Kecmanovic, Sinner sottolinea la difficoltà dell’impegno: “Devo concentrarmi sull’avversario. Sarà una partita molto difficile, ma servirà per trovare ritmo”. Un approccio prudente, tipico delle sue vigilia nei tornei del Grande Slam, in cui la gestione dell’esordio diventa spesso determinante per il prosieguo del cammino.

Sulle modifiche al lavoro di preparazione nelle ultime settimane, il numero uno azzurro è volutamente cauto: “Non mi piace parlare molto di che cosa abbiamo cambiato esattamente. Dal punto di vista fisico abbiamo cambiato qualcosa: una sessione molto più lunga sia in palestra che in campo, abbiamo fatto tutto insieme senza pause per sentire tante cose. Vediamo come reagisco in campo”. Un riferimento a un lavoro più intenso e continuo, studiato per migliorare la tenuta nelle partite lunghe.

MotoGpAssen, Martin in pole, poker Aprilia in qualifica

Roma, 27 giu. (askanews) – Le qualifiche del Gran Premio d’Olanda ad Assen consegnano una griglia storica e un dominio totale Aprilia: Jorge Martin conquista la pole position in 1:30.812 davanti ad Ai Ogura e Marco Bezzecchi, mentre Raul Fernandez completa un poker senza precedenti per la Casa di Noale in prima fila virtuale fino al quarto posto, prima della cancellazione del suo miglior giro per track limits. È la prima volta nella storia della MotoGP che Aprilia occupa le prime quattro posizioni in qualifica, confermando il momento di grande competitività del progetto tecnico.

Alle spalle del quartetto Aprilia si piazza Francesco Bagnaia, quinto, davanti a Fabio Di Giannantonio in sesta posizione. Marc Marquez apre la terza fila con il settimo tempo dopo una sessione complicata, segnata da diversi giri cancellati per violazione dei track limits. Alle sue spalle si colloca Pedro Acosta, ottavo, mentre il resto della top ten viene definito da una qualifica molto serrata sul circuito olandese.

La sessione è caratterizzata anche da scelte strategiche e colpi di scena: Alex Marquez decide di non prendere parte al Q2 dopo una caduta nelle pre-qualifiche, optando per il riposo in vista della Sprint Race e scattando così dalla dodicesima posizione. Out invece Fermin Aldeguer, dichiarato unfit per una frattura alla vertebra T7.

Il Q1 regala spettacolo e sorprese, con Fabio Quartararo protagonista assoluto grazie a un giro in 1:31.271 che lo porta in Q2 insieme a Joan Mir. Il francese della Yamaha si conferma competitivo sul giro secco, mentre Mir riesce a strappare l’accesso al turno decisivo con il tempo di 1:31.315, eliminando per pochi millesimi Franco Morbidelli.

Nel Q2 la lotta per la pole si accende subito. Marco Bezzecchi firma inizialmente il riferimento in 1:30.853, avvicinando il record della pista di Francesco Bagnaia (1:30.540), ma viene subito superato da Martin, che trova il giro perfetto migliorando di tre centesimi e portandosi in pole position. Raul Fernandez arriva anche a segnare il miglior tempo provvisorio in 1:30.700, ma il suo giro viene cancellato per track limits, vanificando una possibile prima posizione.

Marc Marquez fatica a trovare un giro pulito: anche lui vede diversi tempi cancellati e solo nel finale riesce a registrare un crono valido, sufficiente per il settimo posto ma lontano dalle posizioni di vertice. Situazione complicata anche per KTM, con Pedro Acosta rallentato da problemi tecnici alla RC16 dopo le FP2.

La griglia di partenza conferma quindi il dominio Aprilia, con Martin davanti a Ogura, Bezzecchi e Raul Fernandez, e una top ten molto compatta che lascia aperta ogni possibilità in vista della Sprint Race, in programma alle 15, attesa come primo vero banco di prova del weekend di Assen.

L’Iran condanna gli attacchi Usa: violato il memorandum di intesa. Bahrein denuncia attacco con droni iraniani

Roma, 27 giu. (askanews) – Il ministero degli Esteri iraniano ha condannato in una nota i raid aerei lanciati ieri dalle forze Usa contro diverse località sulla costa meridionale del Paese, denunciando “una chiara violazione” del Memorandum d’intesa raggiunto per mettere fine alla guerra.

Nella nota pubblicata su Telegram, il ministero ha ribadito il diritto dell’Iran all’autodifesa, affermando che “gli attacchi difensivi delle potenti Forze armate della Repubblica Islamica dell’Iran contro obiettivi legati alle forze aggressive statunitensi sono stati condotti su questa base”. I pasdaran hanno infatti fatto sapere di aver lanciato attacchi di rappresagli contro siti Usa nella regione.

Il ministero ha quindi affermato che “la responsabilità delle conseguenze di questa situazione ricade sul regime aggressivo degli Stati Uniti e su tutte le parti che in qualsiasi modo cooperano alle azioni aggressive degli Stati Uniti contro l’Iran”.

“A questo proposito, si ribadisce la necessità che tutti i Paesi situati sulla costa meridionale del Golfo Persico aderiscano al principio di buon vicinato e osservino il principio fondamentale del diritto internazionale che impone di impedire l’utilizzo del proprio territorio e delle proprie infrastrutture per compiere atti di aggressione contro la Repubblica Islamica dell’Iran”, conclude il comunicato.

Il ministero degli Esteri del Bahrein ha denunciato un “attacco contro il suo territorio, avvenuto all’alba di oggi da parte di diversi droni iraniani”, senza precisare quali siti siano stati colpiti. In una nota, il ministero ha denunciato “una palese violazione della sovranità nazionale, una grave minaccia alla sicurezza dei cittadini e dei residenti e una palese violazione delle leggi e convenzioni internazionali che vietano di colpire obiettivi civili e di terrorizzare persone innocenti”. “Il ministero ribadisce che i continui attacchi del regime iraniano, in un momento in cui gli sforzi regionali e internazionali stanno puntando a una de-escalation, attribuiscono a Teheran la piena responsabilità di aver minato gli sforzi di pace e rivelano un approccio basato sulla destabilizzazione della sicurezza, sull’esportazione del caos e sull’indebolimento della stabilità regionale”, ha affermato il Bahrein.

Caldo estremo, fine settimana a 40 gradi con l’anticiclone africano Caronte

Roma, 27 giu. (askanews) – L’anticiclone africano Caronte tiene l’Italia sotto un’afa opprimente con termometri inesorabilmente inchiodati sui 39-40°C, tuttavia sta già mostrando le prime crepe sul suo lembo più settentrionale, cedendo sotto i colpi delle correnti atlantiche. Lo evidenzia Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, che vede il preludio di un violento passaggio dalla canicola ai nubifragi. Nel 70% dei casi, dopo fasi di caldo così estremo, arrivano infatti temporali altrettanto violenti e dopo aver colpito Scozia, Inghilterra, Francia e Spagna, ora toccherà all’Italia.

I dati che ci arrivano dall’estero sono impressionanti: tra Inghilterra e Scozia sono stati registrati 6000 fulmini all’ora, una situazione di cui non si ha memoria a quelle latitudini La cosiddetta Heat Dome (la cupola di calore) inizierà a indebolirsi a partire da lunedì 29 giugno sul Nord del nostro Paese, permettendo la formazione dei primi fenomeni intensi a ridosso delle Alpi. Da martedì 30, il cedimento strutturale sarà più marcato e avremo a che fare con qualche rovescio “traditore” che potrebbe spingersi fino in Pianura Padana, liberando una quantità di energia termica altissima.

Mercoledì 1° luglio una bassa pressione, carica di aria fredda in quota, scivolerà dalla Germania verso l’Italia. L’impatto potrebbe essere molto intenso: si prevedono forti piogge dapprima sul Settentrione (con rischio concreto di grandinate e violenti colpi di vento), per poi scivolare verso il Centro-Sud, dove la perturbazione scaverà un vero e proprio ciclone sul Basso Tirreno entro la giornata di giovedì. Sotto il peso di questa passata temporalesca, le temperature subiranno un drastico calo, anche se una successiva, temporanea rimonta dell’alta pressione non è del tutto da escludere.

Spingendo lo sguardo un po’ più in là, nell’arco dei 10 giorni dove le conferme assolute non esistono, il weekend del 4-5 luglio potrebbe riservare un’evoluzione particolare. I modelli intravedono sull’Europa Occidentale il ritorno del grande assente: l’Anticiclone delle Azzorre. Sull’Italia, questo si tradurrebbe nel passaggio di correnti settentrionali: un contesto a tratti instabile, con mattinate soleggiate e qualche temporale pomeridiano in più su Alpi e Centro-Sud, ma in un’atmosfera decisamente meno calda e finalmente respirabile. Prima di pensare al sollievo di luglio, dobbiamo però affrontare le prossime, delicatissime ore. per quello che si preannuncia come il fine settimana più caldo dell’anno. Il picco di Caronte: un caldo “impossibile” e potenzialmente dannoso per la salute ci accompagnerà ininterrottamente fino a martedì, con punte stabili sui 40°C. La transizione di metà settimana: sarà fondamentale monitorare l’intensità e la diffusione dei temporali del 1° luglio, poiché lo scontro tra il calore estremo preesistente e l’aria fredda in arrivo rischia di innescare fenomeni particolarmente violenti.

Nel dettaglio oggi al Nord sono previsti sole e caldo intenso, afa, isolati temporali sulle Alpi di confine. Al Centro: sole e caldo intenso, afa. Al Sud: caldo, isolati temporali sui monti. Domenica 28 al Nord sole e caldo intenso a 40°C, afa, temporali sulle Alpi. Al Centro sole e caldo intenso a 40°C, afa. Al Sud: caldo, isolati temporali sui monti.

Lunedì 29 al Nord sole e caldo intenso a 40°C, qualche temporale forte sulle Alpi e locale in Pianura Padana. Al Centro: caldo intenso fino a 40°C. Al Sud: sole e molto caldo. La tendenza indica un calo termico da martedì 30 giugno ad iniziare dalle Alpi, diffuso crollo da mercoledì 1 luglio in poi con frequenti temporali.

Terremoti in Venezuela, aumenta il numero delle vittime. Ospedali al collasso: manca tutto

Roma, 27 giu. (askanews) – Di ora in ora aumenta la conta n del dee vittime dei potenti terremoti che hanno colpito il Venezuela. L’ultimo bilancio ufficiale segna almeno 920 morti e 3.360 feriti. Un bilancio molto provvisorio con migliaia di persone disperse e molti feriti ancora intrappolati dalle macerie dei palazzi accartocciati.

Il presidente dell’Assemblea Nazionale, Jorge Rodríguez, fratello della presidente ad interim Delcy Rodríguez, ha riportato anche 383 abitazioni “totalmente o gravemente danneggiate, la maggior parte nello stato di La Guaira”, passato sotto controllo militare, “con le Forze armate nazionali schierate per garantire la sicurezza, mantenere l’ordine e agevolare le operazioni di soccorso”.

Gli ospedali in Venezuela sono al collasso, e soffrono per la carenza di forniture essenziali, come acqua, antibiotici, soluzioni per flebo, anestetici e lenzuola di carta: è quanto dichiara alla Cnn Huniades Urbina-Medina, pediatra di Caracas. Almeno due ospedali – uno a Caracas e uno a La Guaira – sono crollati in seguito al sisma; le strutture degli ospedali – riferisce il medico – erano vecchie e non ben mantenute.

“È molto, molto difficile per tutti i medici e gli infermieri aiutare questi pazienti che hanno bisogno di tutte queste cose. E in questa situazione non abbiamo altro che la nostra buona intenzione nell’aiutarli”, ha dichiarato. Un sistema sanitario “al collasso”. “Non sappiamo cosa sia arrivato in Venezuela. Non sappiamo dove siano quelle cose che stanno arrivando”, ha concluso il pediatra.

“Ho ricevuto una chiamata dal presidente Donald Tump e dal Segretario di Stato Marco Rubio, i quali hanno ratificato il sostegno del governo degli Stati Uniti in questo momento difficile per il Venezuela. Lo scrive su X la presidente ad interim Delcy Rodríguez.

“Stiamo aiutando il Venezuela”, dove “c’è stato un terremoto tremendo e moltissime persone sono morte. Ma il Venezuela è stato fantastico, abbiamo un ottimo rapporto. È stata una guerra di un solo giorno. Li abbiamo colpiti duramente” e poi “abbiamo estratto milioni di barili di petrolio e abbiamo ripagato la guerra molte volte. Ma, cosa altrettanto importante, stanno andando meglio che mai. Stanno guadagnando più soldi che mai, non hanno mai guadagnato così tanto. Voglio dire, a parte quello che è successo ieri sera… è stato terribile quello che è successo”, ha affermato ieri sera il presidente statunitense Donald Trump parlando alla Faith and Freedom Coalition, organizzazione di stampo cristiano.

Tajani: situazione drammatica, aiuti fino a 10 mln “Oggi arriverà un secondo aereo con personale italiano” Roma, 27 giu. (askanews) – “La situazione è purtroppo drammatica e provvisoria. Un secondo aereo con personale italiano esperto in aree colpite da terremoti arriverà oggi. E abbiamo dato anche disposizione di aiuti finanziari, fino a 10 milioni di euro. E oltre 100 operatori italiani saranno sul territorio venezuelano”: lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nell’intervista a UnoMattina Weekly.

Carburanti, Urso convoca le 4 maggiori compagnie petrolifere il 30 giugno

Roma, 27 giu. (askanews) – Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha convocato per martedì 30 giugno, alle ore 17.30, a Palazzo Piacentini, i rappresentanti delle principali compagnie petrolifere attive in Italia: Api-Ip, Eni, Q8 e Tamoil.

La riunione, riporta una nota, avrà la finalità di fare il punto sull’andamento dei prezzi dei prodotti petroliferi e dei carburanti a seguito del Memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran e del conseguente riavvio dei flussi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz.

Il ministro Urso, ricorda il Mimit, aveva già convocato le compagnie il 9 aprile al Mimit al fine di evitare fenomeni speculativi alla pompa a seguito dei ribassi sulle quotazioni del greggio richiedendo un adeguamento dei prezzi tempestivo.

Urso: micro, piccole e medie imprese cuore e eccellenza del Made in Italy

Roma, 27 giu. (askanews) – “Nella Giornata internazionale delle micro, piccole e medie imprese celebriamo il cuore del sistema produttivo italiano: realtà profondamente radicate nei territori, capaci di custodire competenze e tradizioni e, al tempo stesso, di innovare, competere e portare nel mondo l’eccellenza del Made In Italy”. Lo afferma il ministro delle imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso con un messaggio su X.

“In questa direzione va la prima legge annuale sulle Pmi che abbiamo fortemente voluto. Un punto di svolta importante, atteso per più di un decennio, che punta a ridare competitività alle imprese delegando il governo a realizzare la riforma dell’artigianato, quella delle centrali consortili e dei Confidi – prosegue – nonché il riordino della disciplina delle startup e delle PMI innovative”.

“Un impegno concreto – rivendica Urso – per rendere il nostro sistema produttivo più forte, resiliente e capace di affrontare le sfide dei mercati globali”.

Piaggio, oggi a Roma la maxi parata per gli 80 anni della Vespa

Roma, 27 giu. (askanews) – Da questa mattina decine di migliaia di “vespisti”, incuranti del caldo, stanno animando le strade della Capitale, per il “Vespa Parade” che segna il culmime delle celebrazioni degli 80 anni del celebre scooter dalla Piaggio.

Negli ultimi due giorni sono entrate nel vivo le attività per gli 80 anni di Vespa, con il “Vespa Village” allestito nel Foro Italico.

Il Vespa Stadio dei Marmi, secondo quanto riporta un comunicato, ha attirato anche migliaia di persone che, in uno scenario unico al mondo, si sono immerse nell’universo Vespa con l’esposizione della gamma e lo shop ufficiale, mentre l’intrattenimento del palco di Radio Deejay continua ogni giorno fino a mezzanotte”.

Tra le tante attività svolte, le sfide del Campionato Europeo Vespa Rally, nelle quali i “vespisti” si sono misurati in prove speciali con tratti cronometrati a media imposta e sulla navigazione con RoadBook. Il Campionato Mondiale di Gimkana, come da tradizione, ha invece visto numerose Vespa impegnate in prove di abilità tra ostacoli tecnici, per testare agilità, equilibrio e concentrazione.

Carburanti, proseguono i cali, anche il diesel sotto 1,9 euro al litro

Roma, 27 giu. (askanews) – Anche il il diesel torna sotto la soglia di 1,9 euro al litro sulla rete stradale italiana. Proseguono i cali dei prezzi dei carburanti, sulla scia del collasso delle quotazioni petrolifere innescato dagli accordi tra Stati Uniti e Iran, che pur tra incidenti e persistenti tensioni, punta a ripristinare le forniture dallo snodo chiave dello Stretto di Hormuz. Le quotazioni sono ai minimi da fine febbraio e ieri il barile di greggio texano (Wti) èp sceso sotto i 70 dollari.

Secondo gli ultimi dati raccolti dall’Osservatorio del ministero delle Imprese e del Made in Italy, stamattina i valori medi alla pompa in modalità “self service” lungo la rete stradale nazionale registrano un valore pari a 1,811 euro al litro per la benzina e 1,895 euro al litro per il gasolio. Anche sulla rete autostradale si evidenziano ancora ribassi, aggiunge il Mimit con una nota: con il prezzo medio self che scende a 1,904 euro per la benzina e 1,982 euro per il gasolio.

Commissione Covid, Conte: usata contro di me, la regia è a palazzo Chigi

Roma, 27 giu. (askanews) – “Siamo ormai in un clima da campagna elettorale, evidentemente hanno individuato in me e nel M5S il pericolo numero uno. E, da palazzo Chigi, è arrivato l’ordine ai fidi sodali che siedono in commissione Covid, grazie anche alla complicità in particolare dei giornali di Angelucci, di screditare la mia persona”. Lo dice il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, intervistato da Repubblica.

Possibile che non si occupasse delle forniture durante l’emergenza Covid? “Ma scusate”, è la replica dell’ex premier, “torniamo a quei mesi, con un’Italia in ginocchio e la riorganizzazione di un intero Paese, secondo voi è pensabile che un presidente del Consiglio possa pensare ai contratti delle mascherine? Non l’ho mai fatto, ma a questo punto una domanda la faccio io: siamo sicuri che nessun esponente di vertice di Fratelli d’Italia si sia preoccupato di suggerire o raccomandare imprese o professionisti? Speriamo di poter approfondire questo aspetto in commissione Covid. Ci divertiremo”.

Faith and Freedom Coalition, la destra religiosa che mobilita l’America di Trump

Un palco che vale una campagna

L’intervento di Donald Trump davanti alla Faith and Freedom Coalition non è stato soltanto uno dei tanti appuntamenti del calendario politico americano. Quando il presidente invita i partecipanti a recarsi alle urne perché le elezioni di medio termine sono «vitali», si rivolge a uno dei segmenti più organizzati e disciplinati dell’elettorato conservatore. Non è un pubblico occasionale, ma una rete nazionale che da oltre quindici anni rappresenta uno dei principali strumenti di mobilitazione del voto repubblicano.

Dalle radici evangeliche alla politica

La Faith and Freedom Coalition nasce nel 2009 per iniziativa di Ralph Reed, già protagonista della stagione della Christian Coalition negli anni Novanta. L’obiettivo è dare continuità all’impegno politico del mondo evangelico e dei cattolici conservatori, trasformando le battaglie culturali in consenso elettorale.

L’organizzazione si definisce apartitica sotto il profilo giuridico, ma il suo orientamento è chiaramente collocato nell’area conservatrice. Difesa della vita, libertà religiosa, sostegno alla famiglia tradizionale, riduzione del peso dello Stato, tutela del diritto al possesso delle armi e appoggio a Israele costituiscono i pilastri della sua agenda pubblica.

Una macchina organizzativa capillare

La forza della Faith and Freedom Coalition non risiede tanto nell’elaborazione teorica quanto nella capacità organizzativa. Attraverso reti di volontari, campagne telefoniche, distribuzione di materiale informativo nelle chiese, incontri territoriali e attività digitali, l’organizzazione punta a portare alle urne milioni di elettori che condividono una medesima visione dei valori pubblici.

Le convention annuali sono diventate uno degli appuntamenti obbligati per i candidati repubblicani alla Casa Bianca e al Congresso. Da anni vi partecipano i principali leader del partito, consapevoli che il voto evangelico rappresenta una componente decisiva in molti Stati in bilico. Non è un caso che Trump abbia costruito con questo mondo uno dei rapporti politici più solidi della sua carriera, ricambiandone il sostegno con nomine giudiziarie e scelte politiche coerenti con le richieste dell’elettorato religioso.

Un modello che interroga anche l’Europa

L’esperienza della Faith and Freedom Coalition pone una questione che va oltre gli Stati Uniti. Essa dimostra come, in una società fortemente secolarizzata, la dimensione religiosa possa ancora costituire un potente fattore di mobilitazione civile e politica quando riesce a organizzarsi in modo stabile e professionale.

Il caso americano, tuttavia, difficilmente è esportabile in Europa. Nei Paesi europei, e in particolare in Italia, la tradizione del cattolicesimo democratico ha storicamente privilegiato l’autonomia della politica rispetto alle organizzazioni confessionali, evitando una saldatura diretta tra appartenenza religiosa e appartenenza partitica. Proprio questa differenza rende interessante osservare la Faith and Freedom Coalition: non tanto come un modello da imitare, quanto come uno dei laboratori più influenti della nuova destra americana, capace di trasformare convinzioni morali e identità religiosa in partecipazione politica e consenso elettorale.

Confronto a Brescia su De Gasperi visto da Giordani

Un volume che torna a parlare al nostro tempo

“Se la politica è l’arte della possibilità, De Gasperi fu un politico per eccellenza”.

Igino Giordani, amico e collega negli anni di lavoro alla Biblioteca Apostolica Vaticana, lo ricorda così nella biografia che, su mandato della Direzione centrale della Democrazia cristiana, scrisse nel 1955.

Di quel ricchissimo volume è uscita la riedizione per iniziativa di Istituto Toniolo e Fondazione De Gasperi, con la curatela di Lucio D’Ubaldo e Alberto Lo Presti, che hanno concluso l’incontro organizzato dalla sede di Brescia dell’Ateneo e da varie associazioni lo scorso 25 giugno in sala della Gloria.

Un libro che illumina la storia dei cattolici in politica

«Un libro denso, pieno di ricordi, di ricostruzioni e di analisi che coprono alcuni tra i decenni centrali della storia italiana e soprattutto della storia dei cattolici impegnati in politica» l’ha definito la rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Elena Beccalli aprendo i lavori, in cui ha ricordato anche lo stretto legame con l’Ateneo «che vide un frutto significativo nella pubblicazione da parte di Vita e Pensiero, nel 1931, del volume I tempi e gli uomini che prepararono la “Rerum Novarum” firmato con lo pseudonimo di Mario Zanatta. Padre Gemelli sollecitò direttamente De Gasperi a scriverlo proprio tramite Giordani».

L’attualità del progetto europeo

«Non è una semplice ripubblicazione» ha fatto notare il preside di Scienze politiche e sociali Andrea Santini, che ha moderato l’incontro. «È una nuova edizione arricchita dalla premessa dell’onorevole Giuseppe Fioroni e da un’ampia introduzione dei curatori». Secondo il preside, uno degli elementi di grande attualità, che andrebbe considerata anche per i giorni che stiamo vivendo, è il tentativo di De Gasperi di costruire la Comunità europea di difesa, non disgiunta dalla evoluzione politico-federale dell’Europa».

Dopo il saluto del vicesindaco di Brescia Federico Manzoni, che ha ricordato l’attualità dell’europeismo di De Gasperi nella temperie politica presente, di Europa ha parlato anche il vicepresidente dell’Istituto Toniolo Giuseppe Fioroni, rimarcando come l’Unione rappresenta la grande realtà per i tre grandi fondatori, tutti democristiani, rispetto a quello che rimase il grande sogno del manifesto di Ventotene.

Secondo Fioroni, tra i promotori della nuova edizione, «questo libro serve ad aprire un dialogo con i giovani cattolici che vogliono impegnarsi in politica, perché oggi c’è ancora bisogno del contributo dei cattolici in politica a fronte di tanto degrado».

Gli anni del silenzio alla Biblioteca Vaticana

Entrando nel merito del libro, l’intervento di monsignor Vincenzo Zani, bibliotecario emerito di Santa Roma Chiesa, l’istituzione che accolse, nell’esilio, per quindici anni De Gasperi come archivista alle dipendenze della Biblioteca Apostolica Vaticana. Quelli anni tra il 1929 e il 1944, in cui De Gasperi incontrò Igino Giordani, sono «gli anni più nascosti e silenziosi della sua vita».

Come ha detto il cardinale Pietro Parolin in un recente convegno alla Biblioteca vaticana, «un perno essenziale della sua vita personale e del suo futuro impegno politico». Quella condizione di «doppia solitudine come cattolico e come politico», si rivela un monito per il nostro tempo: per costruire nella vita e in politica occorre prima fare silenzio.

Il capo politico e l’ideologo della Democrazia Cristiana

Del resto la biografia di De Gasperi è estremamente eccezionale: «un caso più unico che raro» lo definisce Giuseppe Tognon, presidente della fondazione. Fu, infatti, parlamentare in tre diverse assemblee rappresentative: quella austro-ungarica a Vienna, quella del Regno d’Italia e quella della Repubblica italiana.

«Giordani ha inserito alcune notazioni di fatti di cui non c’è traccia nella storiografia degasperiana classica» e questo costituisce la ricchezza del suo volume. Tognon, tra i molti esempi citati, ricorda che «Giordani rivela una cosa di una straordinaria attualità: De Gasperi non fu soltanto il fondatore della Democrazia Cristiana, ma ne fu il capo politico e l’ideologo».

A fronte delle tentazioni insurrezionalistiche della sinistra, ricordava che «la rivoluzione o sarà morale o non sarà» e chiosava con «la vera rivoluzione è la Costituzione». Parole non da poco nei giorni in cui si celebrano gli 80 anni della Repubblica e dell’avvio dei lavori dell’Assemblea costituente.

Al centro del campo largo: troppe sigle, poca leggibilità

Le sigle senza peso politico

Un Centro frantumato nega il Centro. Diciamoci la verità e senza alcuna polemica pregiudiziale o, peggio ancora, pretestuosa. Ogniqualvolta gli organi di informazione fanno l’elenco delle sigle centriste nel “campo largo” – perchè di sigle personali e poco più si tratta – sembra di ritornare bambini quando ci divertivamo a snocciolare le formazioni di calcio della nostre squadre del cuore. Ma, rispetto a quel racconto, qui parliamo non di campioni ma di aspiranti leader che sono accomunati da un filo rosso. E cioè, la sostanziale inconsistenza delle loro rispettive, seppur legittime, avventure politiche.

Nel campo largo il Centro si dissolve

Ora, e senza e per l’ennesima volta ricordarli tutti – meglio astenersi da questi elenchi perchè corriamo il rischio di dimenticarle sempre qualcuno – c’è un aspetto che non possiamo non sottolineare. Se nel campo dell’attuale coalizione di governo il carisma, il peso e l’autorevolezza della Premier sono talmente forti, evidenti ed oggettivi da ridimensionare ed oscurare qualsiasi sfumatura centrista, è nel campo della coalizione di sinistra e progressista che prosperano le sigle più disparate. E, addirittura, c’è una ulteriore divisione – si parla addirittura di due liste elettorali – delle già molte sigle che oggi affollano quel campo così minato e frastagliato al suo interno.

Alla luce di questa concreta situazione che non merita neanche di essere ulteriormente approfondita, è di tutta evidenza che da quelle parti emerge un dato inequivocabile. E cioè, la frantumazione del cosiddetto Centro – o perchè eterodiretto dall’esterno come prevede il lodo Bettini o perchè divisi in mille rivoli politicamente del tutto insignificanti perchè incomprensibili – azzera del tutto una presenza centrista, riformista e moderata nel cosiddetto “campo largo”.

Il tramonto del centrosinistra plurale

Ed è un peccato che la coalizione di sinistra rinunci ad essere, quasi ontologicamente, una vera e credibile alleanza di centro sinistra. Perchè delle due l’una. E cioè, o si torna ad una coalizione dove il cosiddetto Centro gioca un ruolo politico, culturale e programmatico significativo, visibile e protagonistico oppure, e al contrario, si riduce ad essere un orpello del tutto marginale e periferico. Dove non serve neanche più per giustificare la natura plurale della coalizione.

Certo, nessuno pensa di riproporre stagioni dove il Centro riformista giocava quasi alla pari con la sinistra democratica e di governo. Penso, nello specifico, al Ppi di Franco Marini e Gerardo Bianco, alla Margherita di Rutelli, dello stesso Marini, Parisi, Mastella e alla prima fase del Pd con Veltroni. Ora però, e per tornare all’oggi, è indubbio che la frantumazione molecolare delle mille sigle centriste – nessuna delle quali realmente rappresentative di quel mondo che, comunque sia, esiste nella società italiana e che rischia di non essere sufficientemente rappresentato nell’agone politico contemporaneo – consegna quella coalizione ad essere una alleanza, del tutto legittima ancorchè naturale, di sinistra e progressista.

Guardare oltre le vecchie formule

Per queste ragioni, semplici ma essenziali, e “allo stato dei fatti”, per dirla con una antica e sempre moderna espressione di Carlo Donat-Cattin, chi vuole oggi riproporre, rilanciare e rideclinare una presenza politica centrista non può che guardare oltre. Cioè ad un luogo politico che sappia realmente tradurre una cultura politica di centro, un autentico progetto riformista e una vera e credibile cultura di governo.

Ustica, Mattarella: segno non cancellabile nella storia della Repubblica

Roma, 27 giu. (askanews) – “Sono trascorsi 46 anni dalla strage nei cieli di Ustica. In questo giorno di raccoglimento e di memoria, il pensiero di vicinanza e di solidarietà va anzitutto ai familiari delle vittime, straziati da un evento inaccettabile e da un dolore profondo che il tempo non può lenire”. Lo dichiara in una nota il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

“Nella storia della Repubblica – sottolinea il capo dello Stato – il segno di quella catastrofe non è cancellabile. Ottantuno vite vennero distrutte. Morirono tutti i passeggeri e i componenti dell’equipaggio del DC9 partito da Bologna e diretto a Palermo. Tanti i corpi che non trovarono sepoltura”.

“La ricostruzione di quanto accaduto è rimasta a lungo nebulosa, la via della ricerca della verità, tuttavia, è stata percorsa e ha portato a risultati significativi. Ricomporre quanto avvenne sul mar Tirreno in quel tragico 27 giugno 1980 rimane un dovere irrinunciabile”, conclude Mattarella.

Il pubblico ministero, la prova e il dovere del limite

Una sentenza definitiva, una riflessione ancora aperta

Ci sono vicende giudiziarie che, anche quando trovano una conclusione processuale, non smettono di interrogare il sistema.

Non perché la decisione debba essere contestata. Al contrario: una sentenza della Corte di Cassazione, soprattutto quando annulla senza rinvio e assolve con formula piena, va rispettata nella sua forza istituzionale.

Il caso De Pasquale-Spadaro appartiene a questa categoria.

La Suprema Corte ha assolto i due Magistrati milanesi dall’accusa di rifiuto di atti d’ufficio, dopo due condanne di merito a otto mesi.
La formula è quella più netta: il fatto non sussiste.
Sul piano penale, dunque, la vicenda è chiusa.
E non sarebbe serio commentarla come se quella pronuncia non esistesse, o come se il processo potesse continuare nel tribunale mediatico.

Ma sarebbe altrettanto riduttivo archiviare tutto come un incidente di percorso, consumato dentro una guerra tra procure, avvocati, società multinazionali e opinione pubblica.

Il punto non è stabilire, oggi, se due Pubblici Ministeri abbiano commesso un reato.
A questa domanda ha risposto la Cassazione.
Il punto, più difficile e più civile, è un altro: che cosa esige lo Stato di Diritto dal Pubblico Ministero quando entrano nel processo elementi potenzialmente favorevoli alla Difesa?

È qui che la vicenda supera il destino individuale dei due Magistrati e diventa una questione costituzionale.

L’autonomia del pubblico ministero e il vincolo della legalità

Il processo Eni-Nigeria è stato uno dei più complessi e simbolicamente esposti degli ultimi anni.
Corruzione internazionale, grandi gruppi energetici, interessi economici enormi, rapporti opachi tra Stati, multinazionali, intermediari e potere politico.
Un terreno sul quale l’azione della Magistratura non solo è legittima; ma, necessaria.

Nessuna democrazia seria può rinunciare a indagare la corruzione internazionale.
Nessuno Stato può accettare che la forza economica diventi zona franca rispetto alla legalità.

Da questo punto di vista, difendere l’autonomia del Pubblico Ministero non è una concessione corporativa; ma, una condizione della democrazia.

Tuttavia, l’autonomia non è mai autosufficienza. Non è sovranità personale. Non è immunità culturale rispetto al contraddittorio.

Nel processo penale, il Pubblico Ministero non è un avvocato dell’accusa nel senso privatistico del termine.
Non difende un cliente. Non rappresenta un interesse di parte.
È parte processuale; ma resta organo pubblico, vincolato alla legalità, alla completezza dell’accertamento, alla correttezza del metodo.

Questa è la sua forza. Ed è anche il suo limite.

L’articolo 358 del codice di procedura penale non è una formula ornamentale.
Quando afferma che il Pubblico Ministero svolge accertamenti anche su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini, non descrive una cortesia istituzionale.
Esprime una cultura della giurisdizione.
Ricorda che la funzione requirente non può essere ridotta alla costruzione dell’ipotesi accusatoria.

Il Pubblico Ministero non vince quando ottiene una condanna. Vince quando contribuisce a una decisione giusta.

La prova, il contraddittorio e il rischio degli opposti estremi

È questa la misura che spesso si smarrisce nel processo penale contemporaneo.
La pressione mediatica, la complessità delle indagini economiche, la competizione interna agli uffici giudiziari, il peso simbolico di alcuni procedimenti possono trasformare l’accusa in un cul de sac.
Da quel momento, ogni elemento contrario rischia di apparire non come un dato da verificare; ma, come un disturbo della narrazione.

Quando ciò accade, il processo perde il suo equilibrio.

Nel caso Eni-Nigeria, secondo le sentenze di merito poi annullate, alcuni materiali avrebbero potuto incidere sulla valutazione di attendibilità di dichiaranti rilevanti. La Cassazione ha ritenuto che quella condotta non integrasse il reato contestato. È una conclusione che va accettata. Ma l’assoluzione penale non dissolve automaticamente il problema istituzionale sottostante.

Non tutto ciò che non è reato è, per ciò solo, fisiologia del processo.

Questa distinzione è decisiva.

Il Diritto Penale deve restare extrema ratio, anche quando a essere giudicati sono Magistrati.
Penalizzare ogni scelta processuale del Pubblico Ministero significherebbe aprire una strada pericolosa: quella di una giurisdizione impaurita, burocratica, difensiva, esposta a ritorsioni ogni volta che un processo si conclude in modo diverso dall’ipotesi originaria.

Ma il rischio opposto non è meno grave: trasformare l’autonomia del Pubblico Ministero in una zona sottratta a ogni verifica effettiva.

Tra questi due estremi passa la linea fragile dello Stato costituzionale.

Il garantismo vale per tutti

Da una parte, occorre impedire che il Giudice penale diventi il revisore permanente delle strategie dell’accusa.
Dall’altra, evitare che il dovere di lealtà processuale resti affidato solo alla coscienza individuale del singolo Magistrato.

Una democrazia matura non ha bisogno né di Pubblici Ministeri intimiditi; ma, neanche, irresponsabili.
I Pubblici Ministeri devono essere liberi perché responsabili; autorevoli perché controllabili; indipendenti perché fedeli al limite.

La giustizia non è mai soltanto esercizio di potere legale. È servizio alla persona.
E la persona, nel processo penale, non coincide mai con la sua posizione processuale.

L’imputato non è l’ostacolo all’accertamento. È il soggetto nei confronti del quale lo Stato deve dimostrare, ogni giorno, di non essere arbitrio burocratico.

Lo stesso vale per il magistrato imputato.
Ha diritto anch’egli alla presunzione di innocenza, al rispetto della decisione favorevole, alla sottrazione dal linciaggio pubblico.
Il garantismo non può essere intermittente.
Non può valere soltanto per chi ci è vicino, né cessare quando l’imputato appartiene a un ordine dello Stato.

Per questo la sentenza della Cassazione va letta senza compiacimenti e senza vendette.
È una decisione penale che dice che quella condotta, così come contestata, non integra il reato.
Il resto appartiene a un altro piano.

La giurisdizione si difende con la responsabilità

Il processo penale vive di fiducia.
Ma la fiducia non nasce dall’autorità. Nasce dalla trasparenza. Dalla possibilità che ogni elemento rilevante entri nel contraddittorio.
Dalla certezza che la prova non appartiene all’accusa, né alla difesa; ma, al giudizio.

Quando una prova resta fuori dal processo, la questione non è soltanto chi ne tragga vantaggio.
La questione vera è che il giudice vede meno.
E una giustizia che vede meno decide peggio, anche quando decide correttamente.

In fondo, il caso De Pasquale-Spadaro ci consegna una domanda sobria e severa: il processo penale italiano è ancora capace di distinguere tra la forza dell’accusa e il dovere della verità?

Non basta rispondere con il codice. Occorre rispondere con la cultura istituzionale.
Perché la giurisdizione non si difende proteggendo i suoi attori da ogni critica; ma, pretendendo da ciascuno il massimo grado di responsabilità compatibile con la funzione esercitata.

E il Pubblico Ministero, proprio perché dispone del potere più invasivo che lo Stato possa esercitare prima della condanna, deve accettarne il peso più difficile: cercare anche ciò che può indebolire la propria accusa.

Per fedeltà al proprio mandato.
Per fedeltà alla Repubblica.

Trump minaccia nuovi dazi al 100% contro Paesi Ue, dura replica Bruxelles

Roma, 26 giu. (askanews) – Rischia di aprirsi un nuovo scontro tra Stati Uniti ed Europa, dopo che oggi, all’improvviso, il presidente Usa Donald Trump ha minacciato dazi al 100% sulle merci importate dai paesi Ue ove dovessero imporre una nuova tassazione sui servizi digitali. A stretto giro è giunta una dura replica della Commissione europea, che ha bollato come “ingiustificate” queste minacce e ha avvertito di essere pronta a rispondere “rapidamente e in maniera risoluta” se dovessero essere effettivamente attuate.

Solo ieri il Consiglio dell’Ue riferiva di aver adottato formalmente due regolamenti che danno attuazione agli impegni tariffari previsti dalla dichiarazione comune Ue-Usa del 21 agosto 2025, completando il processo legislativo e confermando l’obiettivo europeo di mantenere una relazione commerciale transatlantica stabile.

E ora, di colpo, sembra tornare il clima di un anno fa, lo spettro dei mesi di lacerazioni che avevano preceduto gli accordi, poi faticosamente raggiunti.

Trump ha fatto la sparata dal suo social, Truth. “Numerosi Paesi europei hanno discusso dell’imminente introduzione di una tassa sui servizi digitali per le aziende americane. Alcuni di questi Paesi sono prossimi a farlo concretamente. La presente dichiarazione intende precisare che qualsiasi Paese che imponga una tale tassa sarà immediatamente soggetto a un dazio del 100% su tutte le merci inviate negli Stati Uniti d’America”, ha scritto.

E questo nuovo dazio “prevarrà su qualsiasi accordo commerciale stipulato con il Paese, indipendentemente dal fatto che sia stato implementato, firmato o meno”, ha aggiunto il numero uno della Casa Bianca.

Negli ultimi mesi nel dibattito tra i paesi della UE si è riaffacciata la proposta di imporre una tassazione sui servizi digitali (digital levy), che ora sarebbe funzionale anche a reperire nuovi fondi per il bilancio pluriennale della Unione europea, sotto forma di “nuove risorse proprie”. Non è chiaro se la minaccia di Trump si riferisca proprio a questa ipotesi.

Ad ogni modo, tramite un Portavoce la commissione UE replicato a stretto giro. “Misure unilaterali che prendessero di mira politiche legittime sono ingiustificate. Se attuate, l’Unione europea risponderà rapidamente e in maniera risoluta per difendere i suoi diritti e la sua autonomia nell’ambito legislativo”, ha affermato il portavoce.

Bruxelles sottolinea che l’Unione e i suoi Paesi membri “hanno il diritto sovrano di regolare le attività economiche sul loro territorio, in linea con i nostri valori democratici e con gli impegni internazionali”.

Peraltro qualunque tassa venga stabilita nella UE è “non discriminatoria per sua natura e si applica in maniera paritetica a tutte le grandi società”, indipendentemente dal loro Paese di origine. “L’Ue ha coerentemente sostenuto una soluzione globale alla giusta tassazione dell’economia digitale – ricorda ancora il portavoce della Commissione – in linea con le conclusioni dei ministri delle finanze del G7. Questa resta la nostra scelta privilegiate e siamo pronti a impegnarci costruttivamente per arrivarci”. (fonte immagine: European Unione, 2026).