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lunedì, 26 Gennaio, 2026
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Vertice della Protezione civile sulla frana di Niscemi. Ancora maltempo sull’Italia, con pioggia e neve

Roma, 26 gen. (askanews) – Il Dipartimento della Protezione Civile continua a seguire gli effetti dell’ondata di maltempo che ha interessato nei giorni scorsi alcune regioni del Sud Italia.

In particolare, il Capo Dipartimento Fabio Ciciliano presiede dalla sala unità di crisi del Dipartimento un punto di situazione, con il Centro Operativo Comunale di Niscemi e la Prefettura di Caltanissetta, in relazione all’importante frana che si è verificata nel comune, causando la chiusura di alcune strade e l’evacuazione di circa 1000 persone.

Tutte le operazioni sono supportate da un team del Dipartimento della Protezione Civile che ha raggiunto il comune siciliano nella giornata di ieri. Ma l’Italia continua a restare in una fase di spiccato maltempo. Una serie di perturbazioni atlantiche continuerà a dare vita a vortici sul Mediterraneo, portando la neve fino a bassa quota al Nord-Ovest e piogge abbondanti sul versante tirrenico ma non solo. Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it, conferma che la nuova settimana si aprirà sotto il segno di una configurazione meteorologica estremamente dinamica, identica a quella dei giorni passati. Non si tratta di un’ondata di freddo polare o di gelo siberiano sebbene sia prevista la neve a quote relativamente basse, ma del ritorno di quella che, fino a qualche decennio fa, era la “normale” dinamicità dell’inverno europeo: il flusso atlantico.

L’Italia continuerà a rimanere il bersaglio di continui impulsi umidi e instabili che, entrando nel Mediterraneo, scaveranno minimi di pressione capaci di generare ondate di maltempo a ripetizione. Il primo vero affondo è atteso tra martedì e mercoledì. Grazie alla persistenza di un “cuscinetto freddo” nei bassi strati della Pianura Padana, la neve tornerà a cadere a quote molto basse nel settore di Nord-Ovest. Cuneo è pronta a imbiancarsi, ma i fiocchi sono attesi anche su Torino, Alessandria, Biella e Varese. Il resto del Nord-Est, la Liguria, le regioni tirreniche e buona parte del Sud saranno interessati invece da piogge abbondanti.

Dopo il passaggio del primo fronte, la seconda metà della settimana vedrà una timida e breve pausa. Tuttavia, non ci sarà stabilità assoluta: mentre al Centro-Nord il cielo proverà a schiarirsi, il Sud sarà ancora interessato da piovaschi residui. Protagonista assoluto di questa fase sarà il vento di Maestrale, che soffierà con forza sui mari occidentali e sulla Sardegna, contribuendo a pulire l’aria ma mantenendo il clima vivace su tutto lo stivale.

La quiete durerà poco. Per il weekend è già confermato l’arrivo di un altro fronte perturbato molto simile al primo. Questo nuovo impulso porterà altre piogge e nevicate a quote basse, concentrate ancora una volta al Nord-Ovest. Ottime notizie per il comparto alpino ma soprattutto per le Dolomiti: dopo un periodo di relativa carenza, la neve fresca tornerà a coprire le montagne, provando a garantire condizioni ottimali in vista dei prossimi Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026.

Mentre l’Europa vive un inverno “atlantico” fatto di pioggia, vento e neve umida, un’ondata di gelo estremo è in atto sul Nord America: a New York e in gran parte della East Coast le temperature sono crollate fino a -10 / -15°C, in un evento di gelo severo destinato a durare oltre una settimana. La neve invece sta paralizzando tutti gli stati centro-orientali degli USA. Un contrasto che sottolinea quanto le correnti oceaniche stiano attualmente proteggendo il nostro continente dai rigori più estremi del polo.

Pd, Delrio: da un anno non si riunisce Direzione, unanimismo non è unità

Roma, 26 gen. (askanews) – “Ormai è un anno che non si riunisce una Direzione politica. Non è poco tempo e a me, personalmente, manca quello spazio di confronto” perchè “sarebbe un errore confondere l’unanimismo con l’unità”. Lo afferma Graziano Delrio, senatore del Pd ed ex ministro, osservando che “l’obiettivo non è indebolire Schlein ma esprimere le nostre opinioni, anche se danno fastidio”.

Sull’antisemitismo ma anche sulla politica estera “penso che la nostra posizione debba essere molto più chiara e netta e che possiamo alzare di più la voce, anche con gli alleati – sottolinea Delrio -. Tenere unita la coalizione che peraltro per Conte non c’è, è giusto, ma non possiamo rischiare di venire percepiti incerti in politica estera. Siamo un partito di governo”.

Cina, il vice di Xi nella Commissione militare accusato di aver venduto informazioni agli Usa sul nucleare

Roma, 26 gen. (askanews) – Il ministero della difesa cinese ha confermato che il generale Zhang Youxia, uno dei più alti ufficiali delle forze armate e stretto alleato del presidente Xi Jinping, è sotto indagine nell’ambito della vasta campagna anticorruzione che negli ultimi mesi ha colpito i vertici militari del Paese.

Zhang ricopre la carica di vicepresidente della Commissione militare centrale, l’organo supremo di comando delle forze armate, ed è considerato da anni il principale referente militare di Xi. Secondo l’annuncio diffuso sabato dal ministero, Zhang e Liu Zhenli, altro altissimo ufficiale della difesa cinese, sono indagati per presunte gravi violazioni della disciplina, una formula con la quale solitamente si allude a corruzione.

Il Wall Street Journal ha riferito che Zhang sarebbe accusato di aver fatto trapelare informazioni sul programma nucleare cinese agli Stati Uniti e di aver accettato tangenti in cambio di atti ufficiali, tra cui la promozione di un ufficiale al ruolo di ministro della difesa, citando persone informate su un briefing di alto livello sulle accuse.

Membro del politburo del Partito comunista, Zhang è uno dei pochi alti ufficiali ancora in servizio con esperienza diretta di combattimento.

L’esercito è stato uno dei principali obiettivi della campagna anticorruzione avviata da Xi nel 2012, che ha raggiunto i livelli più elevati nel 2023 con l’inchiesta sulla Forza missilistica dell’Esercito popolare di liberazione.

La possibile rimozione di Zhang rappresenterebbe il secondo caso di un generale in carica nella Commissione militare centrale estromesso dai vertici dai tempi della Rivoluzione culturale del 1966-1976. Il generale non appare in pubblico dal 20 novembre scorso, quando aveva incontrato a Mosca il ministro della difesa russo. Diplomatici stranieri e analisti della sicurezza seguono con attenzione l’evoluzione della vicenda, alla luce della sua vicinanza a Xi e del ruolo centrale della commissione nella catena di comando e nella modernizzazione militare cinese.

Zhang è il secondo vice presidente della Commissione militare centrale caduto in disgrazia negli ultimi mesi. L’ex vice presidente He Weidong è stato espulso dal partito e dall’esercito nell’ottobre scorso per corruzione ed è stato sostituito da Zhang Shengmin. Nell’ottobre 2025 otto generali di alto rango sono stati espulsi dal Partito comunista con accuse di corruzione, tra cui lo stesso He Weidong, mentre due ex ministri della difesa sono stati allontanati negli ultimi anni. Secondo diverse analisi, la campagna sta rallentando l’acquisizione di armamenti avanzati e incidendo sui ricavi di alcune delle principali aziende della difesa cinese.

"Effetto boomerang" per l’Italia da tassa su piccoli pacchi extra Ue (FT)

Roma, 26 gen. (askanews) – “L’effetto boomerang” per l’Italia della tassa sui piccoli pacchi e sulle merci di valore ridotto provenienti da paesi extra Ue, prevalentemente la Cina, finisce sul Financial Times. A lanciare di nuovo l’allarme è Valentina Menin, direttore generale industria per Assaeroporti: “l’intero settore della logistica italiano sta perdendo affari”, dice.

L’Italia ha anticipato una misura che l’intera Unione europea ha deciso ma la cui decorrenza non è ancora scattata a livello comunitario. L’Italia, come era previsto possibile nella stessa misura Ue, ha deciso di anticiparla con la manovra di Bilancio 2026, il risultato pratico però è che molte delle merci che ricadono in questa categoria, che prima giungevano presso gli scali aeroportuali italiani, vengono dirottate in altri paesi della Ue e poi, grazie alle regole di Schengen, vengono inviate in Italia tramite camion senza pagare la suddetta tassa.

Il FT titola che la misura si sta ritorcendo contro l’Italia. E così la pensa anche Andrea Cappa, direttore generale di Confetra, associaizone che rappresenta circa 60.000 aziende italiane della logistica e delle spedizioni. “I beni continuano a arrivare tramite camion, senza pagare la tassa ma causando maggiore inquinamento e il dirottamento dei traffici su altri Paesi. Se non si trova un rimedio – dice al FT – la situazione può solo peggiorare”.

La luce, la forma e la materia: Cezanne alla Fondazione Beyeler

Basilea, 26 gen. (askanews) – Paul Cezanne è uno di quegli artisti che hanno segnato un cambio di paradigma: nel mondo dell’arte che usciva dalla stagione impressionista ha saputo riportare la materia nella pittura, aprendo la strada alle avanguardie che sarebbero venute dopo di lui, da Picasso a Bacon, fino ad Anselm Kiefer. E alla stagione della maturità di Cezanne è dedicata una mostra importante alla Fondazione Beyeler di Basilea, che raccoglie 58 dipinti e 21 acquarelli del pittore francese.

“La metà delle opere esposte – ha detto ad askanews il direttore del museo, Sam Keller – provengono da collezioni private, il che significa che normalmente non sono visibili al pubblico. E qui abbiamo anche nove versioni della montagna Sainte-Victoire, che era uno dei suoi panorami preferiti e che ha dipinto molte volte da diverse prospettive. Quindi possiamo imparare sempre qualcosa su Cezanne, ma soprattutto possiamo meditare su un’arte potente e avvicinarci a un artista che Picasso ha chiamato ‘il padre di tutti noi’, il padre degli artisti moderni”.

La mostra, che presenta anche pezzi provenienti da grandi musei come il MoMA e il Metropolitan di New York, il Musée d’Orsay di Parigi o la Tate di Londra, raccoglie alcuni capolavori come “I giocatori di carte”, in due diverse versioni, o una serie di nature morte che hanno dentro tutta la profondità della pittura di Cezanne, capace di diventare quasi scultorea.

“L’aspetto particolare di questa mostra – ha aggiunto Keller – è che presenta opere importanti e non in ordine cronologico, ma tematico. C’è una sala dedicata ai ritratti, una ai bagnanti, una con meravigliose nature morte. E così si possono fare dei confronti, si può avere una visione comparativa. Lo diciamo sempre, non è solo il tema di ciò che Cezanne dipinge, ma il modo in cui lo dipinge”.

Quello che resta, al termine della visita, è la sensazione di avere visto e vissuto un corpus di opere notevole di un artista che ha saputo pensare la forma e la luce, così come l’idea di pittura, in modo diverso e processuale.

Calcio, tutti i risultati di serie A. Milan a -5 dall’Inter, Roma terza

Roma, 26 gen. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Roma-Milan 1-1

Ventiduesima giornata: Inter-Pisa 6-2, Como-Torino 6-0, Fiorentina-Cagliari 1-2, Lecce-Lazio 0-0, Sassuolo-Cremonese 1-0, Atalanta-Parma 4-0, Genoa-Bologna 3-2, Juventus-Napoli 3-0, Roma-Milan 1-1, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Classifica: Inter 52, Milan 47, Napoli, Roma 43, Juventus 42, Como 40, Atalanta 35, Bologna 30, Lazio 29, Sassuolo e Udinese 26, Cagliari 25, Torino, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventitreesima giornata: Venerdì 30 gennaio ore 20.45 Lazio-Genoa, sabato 31 gennaio ore 15 Pisa-Sassuolo, ore 18 Napoli-Fiorentina, ore 20.45 Cagliari-Verona, domenica 1 febbraio ore 12.30 Torino-Lecce, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Roma-Milan 1-1, Allegri: "Pensiamo alla Champions"

Roma, 26 gen. (askanews) – Roma e Milan si fermano sull’1-1 all’Olimpico in una partita che racconta due tempi diversi e due stati d’animo opposti. È il primo pareggio stagionale per la Roma di Gasperini, che con questo punto aggancia il Napoli al terzo posto, mentre il Milan non riesce a sfruttare il ko della squadra di Conte e scivola a -5 dall’Inter, perdendo un’occasione pesante nella corsa in alto.

La gara nasce e cresce nel segno della Roma. Nel primo tempo i giallorossi dominano per intensità, aggressività e capacità di schiacciare il Milan nella propria metà campo. Malen è il terminale più pericoloso: attacca la profondità, calcia, costringe Maignan a più di un intervento decisivo. Il Milan soffre, perde ordine, fatica a uscire pulito e si affida a giocate verticali spesso isolate. È una Roma feroce, organizzata, che però paga l’unica vera colpa della sua serata: non concretizzare.

La ripresa cambia spartito. Il Milan rientra con più equilibrio e colpisce nel momento migliore: De Winter sfrutta una situazione favorevole e firma il vantaggio rossonero, gelando l’Olimpico e ribaltando l’inerzia emotiva del match. Per la Roma è una doccia fredda, resa ancora più amara dall’infortunio di Koné, costretto a uscire per un problema al flessore della coscia destra.

Il pareggio arriva dal dischetto, con Pellegrini freddo e preciso nel trasformare il rigore che rimette la partita in equilibrio. È l’1-1 definitivo, un risultato che fotografa una gara intensa ma incompiuta per entrambe.

Massimiliano Allegri analizza con lucidità il punto conquistato: “Siamo partiti bene nei primi 7-8 minuti, poi abbiamo perso una palla in uscita e loro sono micidiali. Nel secondo tempo è stata un’altra gara, abbiamo fatto gol e sembravamo in controllo, poi c’è stato l’episodio del rigore”. Per l’allenatore rossonero il bilancio resta positivo: “Abbiamo mantenuto la Roma a quattro punti con lo scontro diretto a favore e guadagnato un punto sul Napoli”.

Allegri guarda anche al percorso: “Dobbiamo migliorare qualità dei passaggi e velocità di pensiero. Quando c’è pressione bisogna stare sereni. Nel secondo tempo la gara l’avevamo incanalata bene”. E sull’Inter a +5 è chiaro: “L’obiettivo del Milan è entrare nelle prime quattro. L’ambizione è giusta, ma la realtà è questa”.

Di tutt’altro tenore il sorriso di Gian Piero Gasperini, soddisfatto soprattutto della prestazione: “Nel primo tempo ci è riuscito molto di ciò che volevamo fare. È mancato solo il gol, Maignan è stato bravo e il Milan ha difeso con i denti”. Il tecnico sottolinea il percorso della sua Roma: “Essere terzi con una squadra ricostruita è un grande risultato. Abbiamo la sensazione di poter crescere ancora”.

L’unica nota stonata è l’infortunio di Koné: “Si è fatto male in maniera evidente, vedremo l’entità del problema”. Ma il messaggio finale è chiaro: “Usciamo da questa partita con tanta fiducia. Per come si era messa, perdere sarebbe stata una beffa”.

Un pareggio che pesa più in classifica per la Roma e più in prospettiva per il Milan. E che lascia la sensazione, per entrambi, di aver avuto qualcosa in mano senza riuscire a tenerlo fino in fondo.

Auschwitz, oltre l’aritmetica

La trappola delle percentuali

A conferma dell’attualità della tragedia di Auschwitz e di tutti i lager e i gulag di questo globo sempre più piccolo vi è un equivoco che, appunto, può esser drammatico: quello sulle “minoranze”. Gli ebrei, anche dove la loro presenza era (o è) robusta, in Europa erano (sono) una minoranza. Si tratta, in percentuale, di numeri relativamente piccoli, non di rado minuscoli. Eppure, con la Shoah, ne sono stati barbaramente uccisi milioni, comprese bambine e bambini. E altre centinaia di migliaia di persone – dai pazienti psichiatrici agli omosessuali, dai nomadi ai Testimoni di Geova, e altri/e ancora – ne hanno condiviso la sorte, partecipando della loro morte.

Democrazia e rispetto del singolo

“Minoranze”, dunque; piccoli numeri, divenuti tuttavia grandi numeri. Attenzione, insomma, alla logica bugiarda delle percentuali. La democrazia si fonda sì sul “calcolo” della maggioranza; nello stesso tempo, però, si basa sul rispetto delle minoranze, di quelle consistenti e di quelle minime. Sul rispetto del “particolare”, di ogni singolo individuo. I due fattori hanno pari importanza.

Il silenzio dei pochi

Il pensatore alsaziano ed ebreo André Neher (1914-1988), al cui capolavoro L’esilio della parola. Dal silenzio biblico al silenzio di Auschwitz ho dedicato un volumetto, oltre al silenzio dei campi di sterminio e, per chi crede, al silenzio di Dio, evocava il silenzio dei pochi che vedevano, sapevano e tacevano. Pochi, ma non per questo estranei al genocidio.

Memoria come criterio politico

Occorre, in definitiva, grande cautela nell’adottare criteri aritmetici superficiali rispetto ai fenomeni sociali, politici, storici e, in generale, umani. Averne sempre Memoria è decisivo.

Australian Open, Musetti batte Fritz e vola ai quarti: "Sono molto orgoglioso di me stesso"

Roma, 26 gen. (askanews) – Per la prima volta in carriera Lorenzo Musetti è ai quarti di finale degli Australian Open. L’azzurro è tra i migliori otto a Melbourne Park grazie alla netta vittoria su Taylor Fritz: 6-2, 7-5, 6-4 in poco più di due ore di gioco. La partita perfetta di Lorenzo, magistrale nella lettura tattica dell’incontro: tante variazioni, poco ritmo concesso all’avversario e un servizio efficace nei momenti chiave. Musetti non ha commesso sbavature, ha dominato il primo parziale e poi risolto i due successivi set più equilibrati. Al quarto di finale Slam numero 4, Musetti diventa il terzo italiano di sempre a raggiungere i quarti in tutti i major. Adesso lo attende Novak Djokovic: appuntamento mercoledì sulla Rod Laver Arena.

“Sono molto orgoglioso di me stesso. Conosco molto bene Fritz, abbiamo già avuto tante battaglie tra noi e l’ultima volta, a Torino, aveva vinto lui”. Così Lorenzo Musetti dopo il successo su Taylor Fritz che gli è valso l’accesso ai quarti di finale degli Australian Open. “Sono arrivato qui con una mentalità diversa – le sue parole – oggi il mio servizio ha funzionato molto bene, credo di aver fatto una delle mie migliori performance a livello di ace della mia carriera, sono molto molto felice. L’anno scorso avevo finito molto tardi la stagione e l’obiettivo era ricominciare alla grande il 2026. Non avevo mai superato la prima settimana qui a Melbourne: aver raggiunto la finale a Hong Kong, il titolo in doppio, i quarti qui… è davvero un sogno. In Italia è abbastanza presto, non è facile svegliarsi così presto spesso. Siamo stati sfortunati fuori dal campo, visto che Tartarini e Fiorucci sono dovuti tornare in Italia per ragioni personali, però so che loro sono qui con il cuore. È difficile anche parlare, perché quando la vita reale bussa alla porta è sempre sorprendente. Mi sento più maturo in campo, forse sto giocando meglio anche per loro. Voglio continuare a giocare così”. Musetti tornerà in campo mercoledì per il quarto di finale contro Novak Djokovic: “Abbiamo già giocato tante volte io e Novak e ogni volta per me è una lezione – ha detto l’azzurro – È un grande onore condividere il campo con lui, ogni volta lascio il campo con qualcosa in più. Soltanto una volta l’ho battuto, ma erano condizioni diverse e giocatori diversi. So che non sarà stanco, visto che oggi non ha giocato, ma spero che il ritmo che ho adesso mi porti fortuna per la prossima partita e mi aiuti a spingerlo al suo massimo”.

Campo degasperiano: se non ora, quando?

Con l’approssimarsi della fine del primo mese del nuovo anno, tentiamo un bilancio, ancora a cavallo tra 2025 e 2026, da una prospettiva popolare. Partiamo da tre antefatti e una precondizione determinante.

Tre antefatti e una precondizione

Primo antefatto: lo scorso 10 ottobre 2025 Calenda e Marattin hanno presentato 10 proposte congiunte per la Legge di Bilancio, annunciando la volontà di costruzione di un polo liberale, riformista e popolare, fuori dal bipopulismo all’italiana.

Secondo antefatto: il dibattito sul centro ha “un elefante nella stanza”. La pregiudiziale è che, essendoci stata in quella posizione la DC, non potendosi “rifare la DC”, non può esistere il centro politico.

Il falso storico sul centro politico

In realtà, se esiste “un popolo”, e cioè chi guarda a dei valori e a delle idee (promemoria: Terzo Polo all’8% nel 2022), ed esiste un gruppo che organizza l’offerta politica, allora la questione cambia radicalmente.

L’obiezione secondo cui, essendo esistita la DC, oggi non può esistere un centro politico è un falso storico. Nessuno propone un’“operazione nostalgia”, ma una cultura politica non scompare nel nulla perché un partito che l’ha incarnata non esiste più. Soprattutto se ricorrono le due precondizioni poc’anzi citate: l’esistenza di un popolo (consenso nel Paese) e di un’organizzazione (partito) con un’offerta politica.

L’esperienza campana: un segnale da leggere

Terzo antefatto: alle scorse Regionali di fine novembre in Campania, un movimento di matrice cattolica, PER (Per le Persone e le Comunità), con il contributo di un altro movimento d’area, “Insieme”, ha preso posizione fuori dai poli. Una scelta audace che va sostenuta, riportando un buon risultato, seppure sensibilmente inferiore alle Regionali del 2020.

È facile pensare che abbia prevalso la polarizzazione dell’elettorato. Ma siamo sicuri sia così? In un contesto regionale dove l’affluenza si è fermata al 44,10%, risultando quindi un voto che possiamo definire di “apparati” (il plurale è d’obbligo), non appare il voto d’opinione il problema – e quindi la polarizzazione – bensì un radicamento ancora parziale nel territorio, forse qualche sbavatura comunicativa, e lo stesso fatto che il voto sia stato prevalentemente d’apparato.

I Popolari davanti al bivio

I Popolari, cosa possono fare in questo scenario? Le alternative sono quelle che ci si presentano da un po’ ormai: contare poco nei due poli, destra-centro e campo largo, oppure provare a ritessere un polo popolare, liberale e riformista, contribuendo a una formula che potremmo definire “campo degasperiano”.

Il centro come forza riformatrice

C’è una importante precondizione su questo fatto politico. Come l’on. Giuseppe Gargani spesso ci ricorda, citando Moro, “il centro o è riformatore, o non è”. Viceversa, potrebbe risultare repulsivo per gli elettori, rischiando l’immagine del cane da guardia delle élite.

Da qui la necessità di un’agenda riformatrice chiara.

Sanità, lavoro, territori: i nodi dell’agenda

La sanità resta il primo banco di prova: senza risorse adeguate per i LEA (livelli essenziali di assistenza) e senza una governance efficace ed efficiente, ogni discussione sull’autonomia rischia di produrre diseguaglianze.

Su economia e lavoro, il tempo della compressione salariale come fattore competitivo è finito: robotizzazione e intelligenza artificiale impongono risposte politiche, non slogan.

Come da lezione sturziana, sul territorio il principio di sussidiarietà va tradotto in riforme concrete degli enti locali, partendo dal ritorno alle Province come enti elettivi e superando tanto il centralismo quanto le derive iper-federaliste, affrontando senza dogmi il tema dei servizi pubblici. Come diceva Ciriaco De Mita, ciò che conta è la garanzia dei diritti alla persona, non l’ideologia del modello gestionale.

L’Europa come vero spartiacque

Infine, la politica estera segna il vero discrimine. O il ritorno a un mondo di imperi e zone d’influenza, o il rilancio di un ordine multilaterale fondato sul diritto. In questa prospettiva, l’Europa non può più rinviare il salto verso una reale integrazione politica, approdando a uno Stato federale e dotandosi di una politica estera e di difesa comuni.

È arrivata l’ora di recuperare lo spirito delle origini, ritornando a essere Comunità, ma superando l’approccio gradualista che già Schuman enunciava nella Dichiarazione del 1950:

“[…] l’Europa sorgerà da realizzazioni concrete, che creino anzitutto una solidarietà di fatto”.

Abbiamo bisogno di una nuova, vera e propria (coraggiosa) fase costituente europea.

È giunto il momento

Un “campo degasperiano” non nasce per sommatoria elettorale, ma per chiarezza di visione. I Popolari possono svolgere un ruolo importante, dialogando con liberali e riformisti senza ambiguità. Fuori da questo orizzonte restano sovranismi, massimalismi e populismi di ogni segno.

Se non ora, quando?

 

Giuseppe Vecchione

Coordinatore provinciale Avellino

Tempi Nuovi – Popolari Uniti

Popolari, protagonisti o gregari?

Ci sono delle fasi nella politica dove è richiesta anche e soprattutto la categoria del coraggio. Certo, il “coraggio non si dà per decreto”. Come, del resto, neanche il carisma. O c’è o non c’è.

Ma questo riguarda prevalentemente il singolo o un singolo. Quando, invece, in gioco c’è il destino di una cultura, di una tradizione o, meglio ancora, di un pensiero, è di tutta evidenza che la posta in gioco cambia e diventa collettiva. E, nello specifico, è proprio il caso della presenza dei Popolari nella politica italiana.

Una storia nota, una domanda ancora aperta

Ora, è del tutto inutile, nonché improduttivo, ricordare seppur brevemente la storia dei Popolari dalla fine della Dc, avvenuta nel lontano 1993, in poi. Ovvero, ripercorrere le varie fasi che hanno scandito concretamente il percorso e il cammino dei Popolari nella vita politica italiana. La conosciamo tutti ed è, appunto, inutile soffermarsi.

Quello che, invece, merita di essere approfondito, è come pensiamo di essere ancora presenti nell’agone pubblico del nostro Paese.

Protagonisti o spettatori della politica

E cioè, si vuole ancora giocare una partita da protagonisti e quindi da titolari, o si accetta definitivamente ed irreversibilmente di guardarla dalla tribuna? Accampando, quindi e di conseguenza, solo e soltanto un “diritto di tribuna”.

Detto con parole più semplici e comprensibili, si vuole essere protagonisti o si vuole restare, ben che vada, gregari? Questo è, oggi, il vero nodo da sciogliere. Un nodo innanzitutto politico. Ma anche culturale, programmatico ed organizzativo. E se non viene affrontato e in qualche modo risolto, il destino dei Popolari pare essere abbastanza segnato.

Un sistema politico che si è riorganizzato

Anche perché non possiamo non registrare che le altre aree culturali si sono bene o male riorganizzate. Non ci vuole un sondaggista per ricordare che oggi la sinistra è presente in tutte le sue multiformi espressioni: da quella radicale a quella massimalista, da quella estremista a quella populista.

La destra, come noto a tutti, è saldamente presidiata ed organizzata: dalla destra sovranista e conservatrice a quella più estremista, reazionaria e populista. Lo stesso centro, seppur malconcio e balbettante, è presente nella vita politica del nostro Paese. E dietro ad ogni categoria politica esiste, seppur in modo più o meno approssimativo – anche per il tramonto delle tradizionali scuole di pensiero – una cultura politica.

L’assenza cattolico-popolare

Ed è proprio sotto questo versante che emerge in tutta la sua complessità, e gravità, la radicale assenza del pensiero, della cultura, della tradizione e della storia cattolico-popolare e cattolico-sociale. E, di conseguenza, la sua strutturale subalternità nei pochissimi partiti in cui quella cultura tenta di lanciare qualche timido ed impercettibile segnale.

Il bivio storico

Ed è per queste ragioni, semplici ma essenziali nonché oggettive, che ormai siamo arrivati ad un bivio. Ovvero, nel momento in cui – tra alti e bassi – la politica si riorganizza e ritornano con difficoltà e timidezze le antiche e tradizionali culture politiche, riviste e fortemente riattualizzate, è legittimo chiederci e chiedere se l’area e la cultura cattolico-popolare e sociale intende proseguire a guardare la partita dagli spalti.

Perché, se così fosse, dovremmo arrivare alla triste e mesta conclusione che solo il cattolicesimo popolare e sociale sarebbe, oggi, del tutto fuori luogo e fuori tempo nella dialettica politica contemporanea.

Battere un colpo

Una conclusione che, francamente, non avrebbe alcun senso e, soprattutto, alcun fondamento. Ma per invertire la rotta tocca solo a chi si riconosce in questo nobile e storico filone di pensiero battere un colpo. Non sono certamente gli avversari storici del popolarismo di ispirazione cristiana o i ricorrenti detrattori dell’esperienza cinquantennale della Dc e dei cattolici impegnati in politica i principali sostenitori del ritorno del cattolicesimo popolare e sociale nelle dinamiche concrete della politica italiana.

Solari sul presente difficile e il futuro possibile dell’università

L’ingresso nell’enclave accademica

Una riflessione non solo sul ruolo e sulla funzione delle Università (peraltro significativamente più datate e radicate nella storia della istituzionalizzazione della cultura in Italia e nel mondo, ma in particolare in Europa, di quanto sia stata la scuola dell’obbligo, o gli apprendimenti basilari dell’alfabetizzazione popolare o la durata dei curricula fino agli studi secondari) risulta opportuna per entrare dentro questa enclave accademica: chi apre la “porta di ingresso” al visitatore curioso di capire è Luca Solari, un docente che vi insegna e si occupa di Organizzazione aziendale presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano, in quanto Presidente del Collegio Didattico del Corso di Laurea magistrale in Management of Human Resources.

Le dimensioni del sistema universitario italiano

Molto opportunamente l’autore di questo saggio – circa il valore degli studi universitari (e sull’utilità della stessa Università come istituzione) – si sofferma in esordio sulla descrizione delle dimensioni delle istituzioni universitarie italiane nel loro complesso.

I dati ufficiali del Ministero riferiti all’anno accademico 2023/2024 sono utili e significativi per comprendere le dimensioni di una realtà molto spesso frammentata e certamente connotativa di una dimensione alla fin fine persino ingombrante e significativa: si parla di 1.960.000 studenti, 113.400 docenti (compresi ricercatori e docenti a contratto) e 57.200 amministrativi e tecnici.

Le tre missioni dell’Università

Se la domanda fondamentale che ci si pone riguarda l’utilità e gli scopi degli studi universitari la descrizione epistemologica dell’insieme considera almeno tre ‘missioni’ (intese come finalità affidate alle Università): quella dell’insegnamento (che in una accezione didattica comprende logicamente l’apprendimento come suo correlato speculare specifico), quella della ricerca (mi sovviene alla memoria il primo libro ad essa dedicato, La società scientifica di Saverio Avveduto, allora Direttore Generale del Ministero Pubblica istruzione, pubblicato nel lontano 1968: rimando a quella lettura che approfondiva in modo magistrale il tema della distinzione tra ricerca pura e applicata, evidenziando per la prima volta il gap che separava le Università europee e italiane da quelle americane) e quella voluta dalla riforma Gelmini, nella legge 240 del 2010.

La “terza missione” e il ruolo dell’ANVUR

L’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca) declina la terza missione in cinque aree tematiche, a loro volta suddivise in cinque campi di azione ciascuna (per un totale di 25 campi di azione): trasferimento tecnologico, produzione e gestione dei beni pubblici, public engagement; scienze della vita e salute, sostenibilità ambientale, inclusione e contrasto alle diseguaglianze, con particolare riferimento agli obiettivi dell’Agenda ONU 2030.

Una macchina kafkiana

Questo inquadramento riassuntivo in ordine alle missioni istituzionali delle Università mette un po’ di ordine (anche se la terza ‘mission’ soffre di una ridondante parcellizzazione, dove le definizioni prevalgono sui contenuti), in quello che a vederlo dall’esterno assomiglia alla descrizione kafkiana dell’agglomerato complesso di stanze, aule, laboratori, cunicoli, stambugi in cui ciascuno esplica un compito di cui non sempre gli altri coinquilini titolari di funzioni analoghe – ma spesso solipsistiche e criptiche – sono esattamente a conoscenza.

Docenti, burocrazia e autonomia

Come spiega l’autore del saggio ciascun docente – in particolare – sembra concentrato sulla messa a punto monografica del proprio insegnamento: si comprende bene allora (per chi legge il libro) la difficoltà a far sintesi da parte del presidente di un collegio didattico o dello stesso Rettore dell’Ateneo. In ogni contesto fortemente istituzionalizzato e in ispecie nel mondo accademico universitario si percepisce la pletora ridondante della burocrazia come derivato del principio dell’autonomia, una sorta di autogenesi di uffici (secondo la cd. “legge di Parkinson”) asseritamente con finalità ordinamentali e organizzative, in realtà a far somma tra indicazioni ministeriali e modalità funzionali proprie di ciascun Ateneo o persino di ogni corso di laurea.

Un imprinting che attraversa il sistema formativo

Una presenza ingombrante, con le sue liturgie, le sue regole e le sue sovrabbondanze che finiscono per complicare le citate “missioni” specifiche anziché semplificarle. Esattamente ciò che sta accadendo qualche gradino più sotto negli ordinamenti della scuola dell’obbligo e in quella secondaria di secondo grado, tra formule, algoritmi, sigle, acronimi che finiscono per confondere significato e significante. Un imprinting caratterizzante l’insieme del sistema formativo italiano, una sua prerogativa sommativa che non può essere risolta solo aumentando le risorse a disposizione del PNRR ma che richiede maggior flessibilità, pertinenza metodologico-didattica, reale esercizio della libertà di insegnamento.

Governance, dipartimenti e didattica marginale

Dopo aver considerato il fenomeno in espansione delle università telematiche l’autore si sofferma sulle ambizioni organizzative degli atenei, sotto almeno quattro profili di considerazione: la struttura di governance, la struttura amministrativa e gestionale, la struttura dipartimentale e la struttura didattica, evidenziandone le criticità perché un palinsesto siffatto assomiglia sempre più ad una giungla istituzionale, radicata e ridondante nei suoi cascami organizzativi, in un quadro d’insieme tanto ramificato quanto centralizzato.

Rettori, direzioni e apparati

Dal Rettore al Direttore Generale, cioè dalla governance alla gestione amministrativa si percepisce una sorta di mosaico articolato di direzioni, uffici e servizi, la cui configurazione riflette le dimensioni, la storia e – soprattutto – la cultura di potere dell’ateneo. Gli stessi dipartimenti, vero punto di riferimento per i docenti, sono per lo più strutture in espansione a cui vengono delegati compiti di spartizione delle risorse comuni in cui si cerca di ottimizzare il proprio score rispetto all’algoritmo di ateneo.

La didattica come “Cenerentola”

Quanto alla struttura didattica essa dovrebbe costituire l’ubi consistam di ogni Università: in realtà è la Cenerentola che raccoglie le briciole rimaste dopo i passaggi ai piani organizzativi e gerarchici superiori. La critica dell’autore di questo intrigante saggio si sofferma fondamentalmente su questa ridondanza di apparati rispetto al fine precipuo delle Università che trova nella didattica e nella ricerca la sua ragion d’essere.

Università senza futuro?

Insomma il Prof. Solari, descrivendo le Università attuali e definendole – se permane il trend organizzativo e funzionale che le caratterizza – come istituzioni senza futuro, ritiene che se una riforma si debba auspicare essa dovrebbe vertere su due aspetti dirimenti e decisivi: quello della strutturazione degli apparati e quello degli obiettivi da perseguire. Una finalizzazione certamente ambiziosa, anche se espressa a ragion veduta da persona titolata nel merito ed esperta, ma che deve fare i conti con un’architettura consolidata nel tempo (direi nei secoli), difficile da scalfire, come una sorta di moloch inattaccabile, un fortilizio a ragion veduta inespugnabile.

Tennis, Musetti ai quarti a Melbourne: "Orgoglioso di me stesso, mi sento più maturo"

Roma, 26 gen. (askanews) – “Sono molto orgoglioso di me stesso. Conosco molto bene Fritz, abbiamo già avuto tante battaglie tra noi e l’ultima volta, a Torino, aveva vinto lui”. Così Lorenzo Musetti dopo il successo su Taylor Fritz che gli è valso l’accesso ai quarti di finale degli Australian Open. “Sono arrivato qui con una mentalità diversa – le sue parole – oggi il mio servizio ha funzionato molto bene, credo di aver fatto una delle mie migliori performance a livello di ace della mia carriera, sono molto molto felice. L’anno scorso avevo finito molto tardi la stagione e l’obiettivo era ricominciare alla grande il 2026. Non avevo mai superato la prima settimana qui a Melbourne: aver raggiunto la finale a Hong Kong, il titolo in doppio, i quarti qui… è davvero un sogno. In Italia è abbastanza presto, non è facile svegliarsi così presto spesso. Siamo stati sfortunati fuori dal campo, visto che Tartarini e Fiorucci sono dovuti tornare in Italia per ragioni personali, però so che loro sono qui con il cuore. È difficile anche parlare, perché quando la vita reale bussa alla porta è sempre sorprendente. Mi sento più maturo in campo, forse sto giocando meglio anche per loro. Voglio continuare a giocare così”. Musetti tornerà in campo mercoledì per il quarto di finale contro Novak Djokovic: “Abbiamo già giocato tante volte io e Novak e ogni volta per me è una lezione – ha detto l’azzurro – È un grande onore condividere il campo con lui, ogni volta lascio il campo con qualcosa in più. Soltanto una volta l’ho battuto, ma erano condizioni diverse e giocatori diversi. So che non sarà stanco, visto che oggi non ha giocato, ma spero che il ritmo che ho adesso mi porti fortuna per la prossima partita e mi aiuti a spingerlo al suo massimo”.

L’oro supera per la prima volta la soglia dei cinquemila dollari

Roma, 26 gen. (askanews) – L’oro ha raggiunto un nuovo massimo storico, superando la soglia dei 5.000 dollari l’oncia e prolungando così la sua corsa da record, in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche che rafforzano la sua attrattività come bene rifugio per eccellenza. L’oro spot e i future sull’oro statunitense salgono dell’1,9% rispettivamente a 5.078 a 5.112 dollari.

Anche l’argento prosegue il rally, con i prezzi spot che si portano sopra quota 106 dollari l’oncia.

L’oro supera per la prima volta la soglia dei 5mila dollari

Milano, 26 gen. (askanews) – L’oro ha raggiunto un nuovo massimo storico, superando la soglia dei 5.000 dollari l’oncia e prolungando così la sua corsa da record, in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche che rafforzano la sua attrattività come bene rifugio per eccellenza. L’oro spot e i future sull’oro statunitense salgono dell’1,9% rispettivamente a 5.078 a 5.112 dollari.

Anche l’argento prosegue il rally, con i prezzi spot che si portano sopra quota 106 dollari l’oncia.

Trump non esclude il ritiro dell’Ice da Minneapolis dopo le uccisioni di cittadini

Roma, 26 gen. (askanews) – Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha detto di non avere ancora preso una decisione definitiva sull’operato degli agenti dell’ICE che hanno ucciso l’infermiere Alex Pretti in Minnesota sabato, in un’intervista al Wall Street Journal. Trump ha inoltre affermato che “a un certo punto” gli agenti dell’ICE lasceranno Minneapolis.

“Stiamo guardando, stiamo esaminando tutto e arriveremo a una determinazione”, ha dichiarato Trump a proposito delle azioni delle forze dell’ordine, dopo che i membri della sua amministrazione nelle ore precedenti hanno cercato di giustificare gli agenti dell’ICE accusando la vittima.

Il presidente ha però ribadito le sue critiche nei confronti di Pretti per aver portato con sé una pistola calibro 9 millimetri durante l’episodio. Le autorità locali hanno ripetutamente affermato che l’uomo era in possesso di un regolare permesso e che la legge del Minnesota consente il porto d’armi in modo visibile.

Esponenti dell’amministrazione Trump hanno sostenuto che l’arma fosse carica e che Pretti avesse con sé munizioni aggiuntive. “Non mi piace nessuna sparatoria. Non mi piace”, ha aggiunto Trump. “Ma non mi piace nemmeno quando qualcuno va a una protesta con un’arma molto potente, completamente carica e con due caricatori pieni di proiettili. Anche questo non è una bella cosa”.

Diversi esponenti democratici e alcuni repubblicani hanno espresso preoccupazione per i video diffusi sull’accaduto e hanno chiesto un’indagine approfondita e indipendente. Trump ha inoltre fatto sapere che in futuro potrebbe ritirare gli agenti dell’immigrazione dall’area di Minneapolis, senza però indicare tempi precisi. Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha scritto in una serie di post sui social che due cittadini americani hanno “tragicamente” perso la vita nel contesto della stretta della sua amministrazione sull’immigrazione a Minneapolis, attribuendo la responsabilità ai leader democratici. Lo riferisce il New York Times.

“Le città e gli Stati santuario guidati dai democratici si rifiutano di cooperare con l’ICE e stanno addirittura incoraggiando agitatori di sinistra a ostacolare illegalmente le operazioni per arrestare i peggiori criminali”, ha scritto. “Così facendo, i democratici stanno mettendo i criminali immigrati illegali al di sopra dei cittadini rispettosi della legge che pagano le tasse, e hanno creato circostanze pericolose per tutti i soggetti coinvolti”.

I messaggi si riferiscono alla morte di Renee Good e Alex Pretti, due cittadini statunitensi residenti a Minneapolis, uccisi a colpi d’arma da fuoco da agenti federali dell’immigrazione.

Alti funzionari dell’amministrazione Trump hanno, subito e senza fornire prove, accusato entrambe le vittime di “terrorismo interno”, sostenendo che stessero cercando di fare del male agli agenti federali. In entrambi i casi, tuttavia, i video girati sul posto hanno contraddetto la versione ufficiale.

Nei post Trump ha inoltre invitato le autorità delle città e degli Stati guidati dai democratici a collaborare con le agenzie per l’immigrazione consegnando gli irregolari detenuti nelle carceri statali e locali, e ha affermato che il Congresso dovrebbe approvare una legge per “porre fine alle città santuario”. Il presidente ha contrapposto questa situazione a quella degli Stati a guida repubblicana, tra cui Texas, Florida e Louisiana, dove secondo lui le operazioni sull’immigrazione non hanno incontrato lo stesso livello di opposizione.

L’uccisione di Pretti sabato ha spinto un numero crescente di repubblicani a esprimere preoccupazione per quanto accaduto e a chiedere un’indagine indipendente.

Secondo i filmati, Pretti portava legalmente un’arma, ma era stato disarmato e immobilizzato a terra quando è stato colpito. Gruppi per i diritti sulle armi, tra cui la National Rifle Association, hanno respinto le affermazioni dei funzionari federali secondo cui Pretti non avrebbe avuto il diritto, garantito dal Secondo emendamento, di portare un’arma solo perché stava protestando o osservando l’operato degli agenti. La National Rifle Association (Nra) si è unita ad altri gruppi di pressione e associazioni per le armi, tradizionalmente vicini a Donald Trump, nel chiedere all’amministrazione repubblicana un’indagine completa sull’uccisione di Alex Pretti, l’infermiere trentasettenne colpito a morte da agenti federali dell’immigrazione a Minneapolis sabato. Lo segnala il Guardian.

Pretti, cittadino statunitense, era legalmente autorizzato a portare un’arma, diritto tutelato dalla Costituzione americana, ha segnalato l’organizzazione. I video ampiamente diffusi della sparatoria non lo mostrano mentre impugna una pistola, ma riprendono un agente che si avvicina alla sua schiena, si allontana con quello che sembra essere un’arma e, subito dopo, Pretti viene colpito mortalmente da diversi colpi esplosi da membri dell’Ice.

Intanto anche la Nra è intervenuta nel dibattito nazionale dopo che Bill Essayli, nominato da Trump nel 2025 come procuratore federale ad interim in California, ha scritto sui social che avvicinarsi alle forze dell’ordine con una pistola comporta un’alta probabilità che gli agenti siano legalmente giustificati a sparare. L’associazione ha replicato che una simile affermazione è pericolosa e sbagliata e che voci pubbliche responsabili dovrebbero attendere l’esito di un’indagine completa invece di fare generalizzazioni e demonizzare cittadini rispettosi della legge.

Anche Gun Owners of America ha criticato le parole di Essayli, sottolineando che gli agenti federali non sono altamente giustificati a sparare a persone in possesso legale di una licenza per il porto d’armi e ricordando che il Secondo emendamento tutela il diritto di portare armi anche durante manifestazioni pacifiche.

L’ufficio stampa del governatore californiano Gavin Newsom ha reagito sui social alle critiche della Nra, affermando che persino l’associazione per le armi ritiene che il funzionario del Dipartimento di Giustizia sia andato troppo oltre nel sostenere che gli agenti fossero giustificati a uccidere Pretti. Essayli ha ribattuto che le sue parole sono state travisate e che si riferiva a persone che si avvicinano armate e rifiutano di disarmarsi, ma il suo post ha ricevuto una nota correttiva sulla piattaforma X che ricordava come la Costituzione vieti di sparare a cittadini per il semplice possesso di un’arma che non rappresenti una minaccia imminente.

Calcio, risultati serie A: la Juventus è quarta

Roma, 25 gen. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Juventus-Napoli 3-0

Ventiduesima giornata: Inter-Pisa 6-2, Como-Torino 6-0, Fiorentina-Cagliari 1-2, Lecce-Lazio 0-0, Sassuolo-Cremonese 1-0, Atalanta-Parma 4-0, Genoa-Bologna 3-2, Juventus-Napoli 3-0, ore 20.45 Roma-Milan, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Classifica: Inter 52, Milan 46, Napoli 43, Roma e Juventus 42, Como 40, Atalanta 35, Bologna 30, Lazio 29, Sassuolo e Udinese 26, Cagliari 25, Torino, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventitreesima giornata: Venerdì 30 gennaio ore 20.45 Lazio-Genoa, sabato 31 gennaio ore 15 Pisa-Sassuolo, ore 18 Napoli-Fiorentina, ore 20.45 Cagliari-Verona, domenica 1 febbraio ore 12.30 Torino-Lecce, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

L’Archivio digitale di Pinuccio Sciola online a 10 anni dalla morte

Milano, 25 gen. (askanews) – A dieci anni dalla scomparsa di Pinuccio Sciola, l’opera e il pensiero del grande scultore sardo diventano accessibili online con la creazione dell'”Archivio Digitale di Pinuccio Sciola”, una digital library che raccoglie documenti, immagini, progetti e materiali digitalizzati. L’iniziativa nasce per preservare e rendere consultabile un’eredità culturale descritta come complessa e stratificata, offrendo uno strumento di studio che supera i limiti di spazio e di tempo.

Il progetto è stato realizzato dalla Fondazione Pinuccio Sciola in collaborazione con Hyperborea, azienda di Gruppo Panini Cultura, che ha supportato la Fondazione nella catalogazione del fondo e nello sviluppo della piattaforma digitale basata sul software Arianna4, già adottato da enti culturali per la gestione e la valorizzazione del patrimonio.

L’Archivio permette di consultare materiali eterogenei, dalla documentazione sulle mostre alla rassegna stampa, dalla bibliografia alla catalogazione dell’intera produzione scultorea, e di metterli in relazione tra loro, per ricostruire la rete di connessioni costruita dall’artista nel corso della sua vita. Nel percorso digitale trovano spazio le diverse direzioni della sua ricerca, dal dialogo con la pietra alla sperimentazione su legno, terracotta, ferro e bronzo, fino alla produzione grafica e pittorica. Un nucleo centrale è la serie “I luoghi di Sciola”, che riunisce oltre 400 progetti, compiuti e non, in ambito nazionale e internazionale, con manoscritti, bozzetti e materiali di studio utili a comprendere il processo creativo.

In un’intervista, Maria Sciola, figlia dell’artista, ha inquadrato l’Archivio come un’estensione naturale di un’abitudine familiare e di un modo di intendere la cultura: ha ricordato di essere cresciuta “in una casa che era un porto di mare, dal portone sempre aperto”, attraversata da musicisti e intellettuali. Nel ripercorrere le origini, – ha raccontato – che Sciola era nato nel 1942 a San Sperate (Cagliari) in una famiglia povera, una condizione che, nelle sue parole, aveva reso necessario trasformare la creatività in risorsa quotidiana. Ha aggiunto che l’incontro con le prime opportunità di studio era arrivato dopo la scoperta di un’opera, “Pietrino”, che gli aveva aperto la strada ai viaggi e alle grandi università internazionali, prima del ritorno in paese.

Il rientro in Sardegna si è tradotto, secondo la ricostruzione della figlia, in un gesto di restituzione: ha ricordato che il progetto “Paese Museo” a San Sperate, avviato nel 1968, rappresentava uno dei primi atti di arte pubblica in Italia. Sul piano del lavoro artistico, ha spiegato che negli anni Sessanta e Settanta molti autori cercavano un contatto fisico con la materia e che Sciola lo faceva incidendo la roccia, entrando in profondità fino a percepire, accarezzando la superficie, una risposta interna. In quel passaggio, ha sottolineato un dettaglio lessicale che per la famiglia aveva un peso preciso: “babbo l’ha sempre chiamata ‘voce’ e mai suono”, e – ha detto – che mentre lavorava spesso parlava dei “primi vagiti”, come se la nascita di quella voce fosse un travaglio.

Alla base della digitalizzazione, ha insistito, c’è anche l’esigenza di rendere leggibile la parte meno immediata della sua produzione: “Pinuccio era un artista a 360 gradi”, con un medium principale legato alla pietra ma con un lavoro esteso a legno, ferro, argilla e bronzo, oltre a schizzi, fotografie ritoccate, acquerelli e simulazioni prospettiche che aiutano a decifrare il suo codice espressivo. Nel ragionamento sul rapporto tra pietra e tecnologia, – ha osservato – che spesso si percepisce la digitalizzazione come lontana dalla materia, senza considerare che il silicio contenuto nella pietra è uno degli elementi di base della tecnologia attuale.

La scelta della piattaforma Arianna4, ha ricostruito Maria Sciola, è arrivata dopo una ricerca ed è stata consolidata anche dai rapporti con Maxxi Cultura, che utilizza lo stesso sistema e che, insieme alle storiche di Hyperborea, ha supportato la costruzione dell’albero archivistico. La difficoltà, – ha precisato – non è stata di dialogo ma di tempi, perché il lavoro sui documenti impone una pausa e un riordino che prima di essere digitale deve essere mentale e “deve partire da uno schizzo”. Ha spiegato che per l’Archivio il percorso è cominciato dal riordino del cartaceo, avviato molto prima di poter accedere a un bando per la digitalizzazione, e che la fase più delicata è stata la definizione della struttura, dove il supporto di professionisti ha aiutato a trovare una chiave meno emotiva e più razionale.

Nel descrivere il senso della gestione dell’eredità, la figlia – ha detto – che l’obiettivo è rendere la casa fruibile alle persone e non abitarla, per non depersonalizzarla, e che serve consapevolezza: “l’eredità che noi abbiamo in mano non è nostra”, perché il compito è proteggerla e valorizzarla. Ha aggiunto che il suo impegno quotidiano punta a portare avanti il messaggio filosofico dell’artista attraverso esposizioni, mostre e laboratori con i bambini, e che l’Archivio nasce anche per permettere l’accesso a chi non può venire con continuità in Sardegna. Guardando all’uso futuro, – ha detto – che, proprio per la natura multidisciplinare dell’opera, si attende un utilizzo trasversale per diversi studi, con l’auspicio che anche nel digitale si ritrovi l’immagine del “portone aperto” della casa.

Sul piano tecnico, il progetto include un corpus di 2000 documenti e 50 opere grafiche catalogati da Gruppo Panini secondo gli standard Iiif, International Image Interoperability Framework, che abilitano funzionalità avanzate e interattive per gli utenti finali.

Calcio, Messias ribalta il Bologna, il Genoa vince 3-2

Roma, 25 gen. (askanews) – Il Genoa ribalta il Bologna in un Ferraris infuocato e si impone 3-2 al termine di una partita ricca di episodi, gol e colpi di scena. Decisivo Junior Messias, autore della rete della vittoria al 90’+1 con un sinistro a giro dopo aver saltato l’uomo.

Il Bologna passa in vantaggio al 35′ con Ferguson, freddo dalla distanza dopo aver colpito il palo. A inizio ripresa arriva il raddoppio rossoblù emiliano con l’autogol di Otoa (48′) sull’assist di Rowe.

La gara cambia al 57′: Skorupski esce male, commette fallo su Vitinha e viene espulso dopo revisione Var. In superiorità numerica il Genoa trova nuova linfa: al 62′ Malinovskyi riapre la sfida, poi al 78′ Ekuban approfitta di un grave errore difensivo per firmare il 2-2.

Quando il pareggio sembra scritto, al 90’+1 Messias inventa il capolavoro che completa la rimonta e fa esplodere il Ferraris.

Calcio, risultati serie A: scatti Atalanta e Genoa

Roma, 25 gen. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Atalanta-Parma 4-0, Genoa-Bologna 3-2

Ventiduesima giornata: Inter-Pisa 6-2, Como-Torino 6-0, Fiorentina-Cagliari 1-2, Lecce-Lazio 0-0, Sassuolo-Cremonese 1-0, Atalanta-Parma 4-0, Genoa-Bologna 3-2, ore 18 Juventus-Napoli, ore 20.45 Roma-Milan, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Classifica: Inter 52, Milan 46, Napoli 43, Roma 42, Como 40, Juventus 39, Atalanta 35, Bologna 30, Lazio 29, Sassuolo 27, Udinese 26, Cagliari 25, Torino, Parma, Cremonese 24, Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa, Verona 14.

Ventitreesima giornata: Venerdì 30 gennaio ore 20.45 Lazio-Genoa, sabato 31 gennaio ore 15 Pisa-Sassuolo, ore 18 Napoli-Fiorentina, ore 20.45 Cagliari-Verona, domenica 1° febbraio ore 12.30 Torino-Lecce, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Calcio, Atalanta travolgente: 4-0 al Parma

Roma, 25 gen. (askanews) – L’Atalanta travolge il Parma e cala il poker al Gewiss Stadium. Nella 25ª giornata di Serie A Enilive 2025-2026, la squadra di Raffaele Palladino si impone con un netto 4-0, confermando solidità e cinismo contro un Parma punito oltre il punteggio finale.

La partita si sblocca al 15′, quando un’ingenuità di Britschgi regala un calcio di rigore ai nerazzurri: Scamacca è freddo dal dischetto e firma l’1-0. Il Parma prova a reagire, ma al 24′ un errore in costruzione di Circati spalanca la strada al raddoppio: De Ketelaere inventa, de Roon chiude di prima per il 2-0. L’Atalanta prende il controllo del match e sfiora più volte il tris prima dell’intervallo.

Nella ripresa i ducali cambiano assetto e cercano maggiore aggressività, costruendo anche alcune occasioni importanti con Pellegrino e Oristanio, senza però riuscire a riaprire la gara. Al 73′ arriva il colpo del ko: rilancio di Carnesecchi, accelerazione di Krstovic e assist perfetto per Raspadori, che a porta vuota trova il primo gol con la maglia della Dea. Nel finale c’è spazio anche per la firma dello stesso Krstovic, che al 90’+3 ribadisce in rete una respinta di Corvi e chiude definitivamente i conti.

Finisce 4-0 per l’Atalanta, spietata nello sfruttare gli errori avversari e solida nella gestione della gara. Parma generoso ma troppo fragile nei momenti chiave, costretto a incassare una sconfitta pesante nonostante una prestazione a tratti coraggiosa.

Confesercenti: chiudono le botteghe, in 1.100 Comuni non c’è più l’alimentari

Milano, 25 gen. (askanews) – Meno punti vendita, ma di dimensioni maggiori. Il retail fisico si trasforma: tra il 2011 e il 2025 sono scomparsi oltre 103mila negozi, anche se la superficie commerciale complessiva è aumentata del 7,4%, grazie all’allargamento della dimensione media dei punti vendita, passata da circa 117 a 144,5 metri quadrati, un balzo del 23,8%. Un processo di ristrutturazione trainato dalla convergenza verso il formato medio: diminuiscono botteghe e micro-negozi e, allo stesso tempo, si ridimensionano le maxi-superfici del retail. È quanto emerge da un approfondimento Confesercenti sulle superfici di vendita per classi dimensionali.

La trasformazione non è indolore, soprattutto per l’imprenditoria indipendente. La riduzione dei punti vendita è, infatti, trainata dalla contrazione delle superfici di minori dimensioni: i negozi micro fino a 50 metri quadrati diminuiscono di oltre 72mila unità, quelli tra 51 e 150 metri quadrati si riducono di oltre 42.700 esercizi. Crescono, invece, i formati “medi”: i negozi tra 151 e 250 metri quadrati aumentano (oltre mille punti vendita e 300mila mq in più) e tengono quelli tra 251 e 400 metri quadrati tengono la posizione (-246 esercizi)). Resistono dunque le imprese più strutturate, capaci di stare sul mercato con digitale, multicanalità e specializzazione.

La trasformazione non procede allo stesso ritmo ovunque. E la conferma è che in alcuni territori si stanno riducendo anche i servizi: ci sono oltre 1.100 Comuni, in Italia, dove non c’è più un negozio alimentare specializzato. Nel 2011-2025 regioni come Emilia-Romagna e Abruzzo mostrano una crescita marcata della superficie commerciale complessiva (+14,6% e +13,2%), nonostante la riduzione dei punti vendita (-14,4% e -14,5%). Anche Lazio e Campania registrano superficie in aumento (+10,1% e +8,5%) a fronte di un calo dei negozi (-10,7% e -8,8%). All’opposto, la superficie è ferma o arretra in Sardegna (+0,8% superficie con -19,5% esercizi), Puglia (-2,2% di superficie), Basilicata (-1,3%) e Valle D’Aosta (-1,2%).

Anche le superfici sopra i 400 metri quadrati crescono in modo netto, passando da 29.407 a 40.319, con un aumento complessivo di 12,39 milioni di metri quadrati. Anche in questo caso, avanzano i formati medi: tra 401 e 1.500 metri quadratici sono quasi 9mila punti vendita e oltre 8 milioni di metri quadrati aggiuntivi. Nel segmento oltre i 5.000 metri quadrati, invece, emerge un segnale di assestamento: i punti vendita aumentano lievemente (+23), ma perdono 136.746 metri quadrati, e la dimensione media scende da 8.942 a 8.562 metri quadrati.

“Questi numeri ci dicono che il commercio fisico non sta semplicemente ‘diminuendo’: si sta riorganizzando – commenta Nico Gronchi, presidente Confesercenti – I punti vendita medi crescono, ma arretrano gli estremi: micro e piccoli formati scompaiono e le maxi-superfici si ridimensionano. La riorganizzazione, però, ha un costo, e le vittime sono i piccoli esercizi indipendenti, quelli che per dimensione garantivano specializzazioni – giocattoli, ferramenta, alimentare di vicinato – e che costituiscono un punto di riferimento per la comunità. Per questo servono politiche che tengano insieme due obiettivi: fermare la desertificazione e accompagnare la crescita e l’evoluzione di chi può investire e innovare”. “La rigenerazione urbana è il punto d’incontro – conclude – Occorre riportare funzioni nei quartieri, rendere accessibili e attrattive le vie, fornendo strumenti concreti per le imprese”.

Lega, Salvini motiva la "truppa": nel mirino giornali e magistrati

Rivisondoli, 25 gen. (askanews) – I suoi fedelissimi ripetono spesso dal palco della Kermesse Idee in Movimento conclusa oggi a Rivisondoli che la linea e la garanzia di unità del partito sono rappresentate “dal segretario federale”; Matteo Salvini, nell’intervento conclusivo dell’evento, replica che “La Lega è una famiglia, una comunità. Non siamo una caserma. Qualcuno mi chiama capitano, ci sono generali, marescialli, colonnelli ma la forza della Lega è la truppa, il popolo”. Il vicesegretario Claudio Durigon rilancia lo slogan di Luca Zaia sulla Lega “una e indivisibile”, il leader lo ribadisce prendendosela con il “titolo da distonici mentali” che una testata online dedica alle sue parole su chi vuole “la poltrona”, esce dalla Lega e “finisce nel nulla”: il riferimento non è al vicesegretario ed europarlamentare Roberto Vannacci, “lo vedo in settimana” e quindi per ora la sanzione morale sulla ipotetica scissione è rimandata. “Mi riferivo ai due che sono usciti”, taglia corto con i cronisti Salvini ricordando il caso di due deputati che hanno lasciato il gruppo del Carroccio.

E se Durigon alza la bandiera dell’orgoglio “per una classe dirigente preparata che ottiene risultati straordinari sui territori, nelle elezioni regionali e comunali”, il leader vanta i dati del tesseramento, nel 2025 “in crescita del 34 per cento” ma, prevede, “entro metà marzo, grazie all’impegno e all’entusiasmo di tutti, avremo già superato il numero di iscritti della Lega del 2025”. La sindrome dell’assedio non è estranea al ragionamento di Salvini. Sbertuccia quei giornali che “da anni stanno pronosticando il cambio di segretario della Lega ma l’unica cosa che è cambiata è il loro editore”, e mette nel mirino “i mandanti di alcuni palazzi che avevano e hanno nella Lega il principale avversario”. Rilancia l’appello per il voto nel referendum sulla giustizia, oggetto di più di un “panel” di dibattito sul palco dell’evento abruzzese: “C’è chi borbotta e chi protesta”, dice, ma “se il 22 e il 23 marzo resterà a casa avrà la responsabilità con i suoi figli di avere un paese immobile e immodificabile”. Ma il vicepremier si spinge oltre: la consultazione sulla riforma costituzionale, avverte, è solo “un passaggio, perché il vero punto d’arrivo sarà la responsabilità civile dei magistrati che se sbagliano, devono pagare, come tutti gli altri lavoratori”.

Al centro della battaglia della Lega rimangono alcuni temi tradizionali: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi annuncia in mattinata che “nella prima settimana di febbraio” arriveranno in Consiglio dei ministri i provvedimenti del nuovo pacchetto sicurezza, Salvini gli fa eco chiedendo “ancora più le mani libere” per le forze dell’ordine “nel rispetto del codice”. Il futuro immediato, passate le forche caudine del referendum costituzionale, guarda alla manifestazione del 18 aprile in piazza del Duomo, a Milano. “Non sarà una piazza contro: contro il fanatismo islamico, contro l’arroganza e la violenza ma una piazza per”, precisa il segretario del Carroccio, annunciando che la Lega organizzerà “treni speciali, pullman, macchinate. Chiameremo a raccolta i patrioti di tutta Italia e di tutta Europa nel nome della protezione dei nostri valori, della cultura occidentale”. Non sono stati pochi in queste giornate abruzzesi, i richiami dal palco ai rischi di una “islamizzazione”. Un allarme che la Lega intende appunto condividere con i suoi alleati europei, compresi quelli meno istituzionali, come l’attivista e influencer britannico di estrema destra Tommy Robinson: sul colloquio fra i due nei giorni scorsi sono nate polemiche dalle opposizioni e distinguo in maggioranza. Ma Salvini non arretra: “Sulla libertà di parola e pensiero, noi siamo l’unico partito ad aver votato contro la legge bavaglio su cosa si può dire e cosa non si può dire, cosa risponde alla legge, chi può incontrare Salvini e chi non può incontrare. Ma potrò incontrare chi fico secco ho voglia da incontrare, se voglio fare battaglie comuni con qualcuno, con rispetto?”.

Energia, Trustpilot: aumenti bollette per 7 consumatori su 10 in un anno

Milano, 25 gen. (askanews) – Il mercato libero di luce, gas e servizi entra in una nuova fase di maturità: gli italiani sono sempre più attivi nelle scelte, più informati e più attenti non solo al prezzo, ma anche alla qualità dell’esperienza, alla trasparenza delle offerte e all’innovazione dei servizi. È quanto emerge dalla nuova ricerca condotta da Trustpilot, la più grande piattaforma indipendente di feedback dei consumatori al mondo, che restituisce una fotografia aggiornata delle aspettative dei consumatori verso il settore utility.

Per il settore, il tema dei costi rimane centrale: quasi 7 italiani su 10 hanno riscontrato un aumento delle bollette negli ultimi 12 mesi, seppur in lieve calo rispetto al 2025 (69% vs 74% del 2024). Allo stesso tempo, l’indagine evidenzia un problema strutturale di comprensione delle offerte: solo il 10% degli intervistati le considera molto chiare, mentre il 46% le giudica poco o per niente comprensibili.

“Il mercato utility sta vivendo una fase di trasformazione profonda, in cui i consumatori chiedono non solo convenienza, ma anche chiarezza, sostenibilità e servizi digitali all’altezza delle aspettative”, commenta Nicoletta Besio, General Manager di Trustpilot Italia. “Il peso delle recensioni online è in forte ascesa: oggi due italiani su tre le considerano un elemento decisivo per scegliere il proprio fornitore energetico, segnando una crescita netta rispetto al 2025. Un segnale che conferma quanto fiducia, trasparenza e qualità dell’esperienza siano elementi chiave per accompagnare l’innovazione del settore in modo credibile”, conclude.

Energia, Trustpilot: aumenti bollette per 7 consumatori su 10 in un anno

Milano, 25 gen. (askanews) – Il mercato libero di luce, gas e servizi entra in una nuova fase di maturità: gli italiani sono sempre più attivi nelle scelte, più informati e più attenti non solo al prezzo, ma anche alla qualità dell’esperienza, alla trasparenza delle offerte e all’innovazione dei servizi. È quanto emerge dalla nuova ricerca condotta da Trustpilot, la più grande piattaforma indipendente di feedback dei consumatori al mondo, che restituisce una fotografia aggiornata delle aspettative dei consumatori verso il settore utility.

Per il settore, il tema dei costi rimane centrale: quasi 7 italiani su 10 hanno riscontrato un aumento delle bollette negli ultimi 12 mesi, seppur in lieve calo rispetto al 2025 (69% vs 74% del 2024). Allo stesso tempo, l’indagine evidenzia un problema strutturale di comprensione delle offerte: solo il 10% degli intervistati le considera molto chiare, mentre il 46% le giudica poco o per niente comprensibili.

“Il mercato utility sta vivendo una fase di trasformazione profonda, in cui i consumatori chiedono non solo convenienza, ma anche chiarezza, sostenibilità e servizi digitali all’altezza delle aspettative”, commenta Nicoletta Besio, General Manager di Trustpilot Italia. “Il peso delle recensioni online è in forte ascesa: oggi due italiani su tre le considerano un elemento decisivo per scegliere il proprio fornitore energetico, segnando una crescita netta rispetto al 2025. Un segnale che conferma quanto fiducia, trasparenza e qualità dell’esperienza siano elementi chiave per accompagnare l’innovazione del settore in modo credibile”, conclude.

Mattarella: il caso Regeni è una ferita aperta

Milano, 25 gen. (askanews) – “Verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi”, e la memoria di Giulio Regeni va “onorata facendo piena luce sulle circostanze e le responsabilità che ne segnarono il tragico destino” che rimangono “una ferita aperta” per il Paese. Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato ai genitori di Giulio Regeni e al sindaco di Fiumicello Villa Vicentina, Alessandro Dijust, in occasione del decimo anniversario della scomparsa del ricercatore. In particolare, ha sottolineato il Capo dello Stato, “la piena collaborazione delle autorità egiziane nel dare risposte adeguate alle richieste della magistratura italiana, per accertare i fatti e assicurare alla giustizia i responsabili, continua a rappresentare un banco di prova”.

“L’annuale commemorazione che la comunità di Fiumicello Villa Vicentina dedica a Giulio Regeni, raccoglie l’Italia intera in un sentito e commosso tributo per una vita ignobilmente spezzata. A dieci anni dalla sua scomparsa – scrive Mattarella – ribadiamo le ragioni universali della giustizia e del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, contro ogni forma di tortura. Il rapimento e il barbaro assassinio di Giulio, un nostro concittadino, rimangono una ferita aperta nel corpo della comunità nazionale”. Prosegue Mattarella: “Rivolgo anzitutto un affettuoso pensiero ai suoi genitori, colpiti dal dolore inconsolabile per la perdita di un figlio – avvenuta per cause abiette e con modalità disumane – ammirevoli esempi di coraggio e determinazione nella ricerca della verità. Un’esigenza condivisa da tutti gli italiani e non solo. Verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi, a tutela non solo delle legittime aspettative di chiarezza dei familiari, ma a presidio dei principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale e sociale e delle relazioni internazionali”.

“L’impegno di quanti, con dedizione, hanno operato e operano per corrispondere, in questa vicenda, alla sete di verità storica e giudiziaria, merita rispetto e gratitudine. La piena collaborazione delle autorità egiziane nel dare risposte adeguate alle richieste della magistratura italiana, per accertare i fatti e assicurare alla giustizia i responsabili, continua a rappresentare un banco di prova. Nella dolorosa ricorrenza odierna, rinnovo la vicinanza della Repubblica alla famiglia Regeni e l’impegno del nostro ordinamento affinché sia onorata la memoria di Giulio facendo piena luce sulle circostanze e le responsabilità che ne segnarono il tragico destino”, conclude il presidente della Repubblica.

Calcio, risultati serie A: Sassuolo a 27 punti

Roma, 25 gen. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Sassuolo-Cemonese 1-0

Ventiduesima giornata: Inter-Pisa 6-2, Como-Torino 6-0, Fiorentina-Cagliari 1-2, Lecce-Lazio 0-0, Sassuolo-Cremonese 1-0, ore 15 Atalanta-Parma, Genoa-Bologna, ore 18 Juventus-Napoli, ore 20.45 Roma-Milan, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Classifica: Inter 52, Milan 46, Napoli 43, Roma 42, Como 40, Juventus 39, Atalanta 32, Bologna 30, Lazio 29, Sassuolo 27, Udinese 26, Cagliari 25, Torino, Parma, Cremonese 24, Genoa 20, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa, Verona 14.

Ventitreesima giornata: Venerdì 30 gennaio ore 20.45 Lazio-Genoa, sabato 31 gennaio ore 15 Pisa-Sassuolo, ore 18 Napoli-Fiorentina, ore 20.45 Cagliari-Verona, domenica 1° febbraio ore 12.30 Torino-Lecce, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Marta Fascina: Berlusconi spronerebbe per un accordo di pace in Ucraina

Milano, 25 gen. (askanews) – “Silvio Berlusconi è sempre stato un uomo di pace e considerava la guerra la follia della follie. Fino agli ultimi istanti della sua vita ha lavorato per porre fine alla guerra in Ucraina, conflitto che lo turbava enormemente, e non riusciva a capacitarsi di come si potesse ancora morire sotto le armi. Già una volta aveva convinto Putin a non invadere la Georgia e sono certa, anche vedendolo all’opera a Pratica di Mare, che sarebbe stato un eccellente inviato speciale dell’Onu o dell’Ue per questo tragico conflitto che, purtroppo, dopo quattro anni, ancora perdura e miete vittime. Oggi sicuramente spronerebbe la comunità internazionale, a cominciare dall’Unione europea, a promuovere una vera iniziativa diplomatica, invitando allo stesso tavolo le parti in conflitto fino al cessate il fuoco e alla firma dell’agognato accordo di pace”. Lo ha detto Marta Fascina, compagna del presidente Silvio Berlusconi, a margine dell’evento ‘Più libertà, più crescita’ promosso da Forza Italia per il 32esimo anniversario della discesa in campo del Cavaliere. Fascina si è detta “molto emozionata nell’essere qui oggi al Teatro Manzoni, il teatro del mio Silvio, in occasione del compleanno della sua amata mamma e alla vigilia dell’anniversario della sua gloriosa discesa in campo”.

Calenda contro Salvini: riceve neonazisti cocainomani al ministero

Milano, 25 gen. (askanews) – “Non penso che il bipolarismo reggerà. Non posso stare con chi odia l’Occidente ma neanche con le quinte colonne di Putin o con chi riceve neonazisti cocainomani al ministero. Con chi inneggia alla X Mas e con chi supporta Putin e supporta Trump quando mette i dazi all’Europa. Io non ci posso stare. La battaglia per la libertà e per l’Europa richiede scelte molto coraggiose. Non voglio dare lezioni, ma credo che c’è un momento nella storia in cui l’idealismo deve superare anche considerazioni di tattica elettorale”. Carlo Calenda, dal palco dell’evento di Milano, sferza così la platea di Forza Italia. Un attacco alla Lega, ma anche dubbi sulla ‘tenuta’ di Giorgia Meloni: “Non c’è spazio per chi non condivide la necessità di una difesa europea, in una coalizione per la libertà. Spero che Meloni diventi una conservatrice, ma se è contraria all’abolizione del diritto di veto, qualche problema ce lo dobbiamo, e ve lo dovete, porre. Cosa farà il governo quando si troverà davvero alle strette con la Russia e la Cina? Quando la destra estrema in Europa vincerà, Meloni reggerà o sentirà il richiamo della foresta? Voi avete certezze che io non ho, ma un errore su questo può portare al disastro”, avverte il segretario di Azione.

Per Calenda “questo Paese ha un disperato di liberali, popolari e riformisti. E non possono pensare di essere sottomessi nè ai sovranisti di destra nè agli estremisti di sinistra. Se ci sarà spazio per lavorare insieme ne sarò felice, ma non defletteremo perchè non posso pensare di condividere un partito con Conte, Bonelli, Fratoianni, Salvini e Vannacci”.

La replica di Salvini alle polemiche sull’incontro con l’estremista Tommy Robinson

Rivisondoli, 25 gen. (askanews) – Niente passi indietro del Matteo Salvini sulle polemiche sollevate da alcuni esponenti delle opposizioni per il suo recente incontro con Tommy Robinson, esponente dell’estrema destra britannica. Nel corso del suo intervento conclusivo alla kermesse della Lega in Abruzzo, pur senza nominare il caso specifico il segretario leghista ha detto: “Sulla libertà di parola e pensiero, noi siamo l’unico partito ad aver votato contro la legge bavaglio su cosa si può dire e cosa non si può dire, cosa risponde alla legge, chi può incontrare Salvini e chi non può incontrare. Ma potrò incontrare chi fico secco ho voglia da incontrare, se voglio fare battaglie comuni con qualcuno, con rispetto?”.

Atletica, Ntakarutimana e Battocletti vincono il Campaccio

Roma, 25 gen. (askanews) – Il burundese Egide Ntakarutimana e l’azzurra Nadia Battocletti hanno vinto la 69esima edizione del Campaccio Cross Country, classica sulla di cross disputata a San Giorgio su Legnano. La gara maschile ha incoronato Ntakarutimana, solo al traguardo in 30:38, dopo un attacco che ha lasciato indietro l’ugandese Dolphine Chelimo, secondo in 30:45, ed il burundese Celestin Ndikumana, terzo in 30:45. Primo degli italiani e sesto assoluto, dopo una gara di grande coraggio, Luca Alfieri (Atl. Casone Noceto) con il crono di 31:06. La gara femminile ha incoronato Nadia Battocletti che ha iniziato ad impartire un ritmo decisamente più veloce al quale hanno provato a resistere Elvanie Nimbona, Emily Collinge e Francine Niyomukunzi, tutte con un ritardo di 10 secondi all’inizio del terzo giro. Vittoria in scioltezza per l’azzurra che ferma il cronometro a 21:10, rifilando alla rivale burundese Francine Niyomukunzi che chiude in volata in 21:32, anticipando Elvanie Nimbona che, con 21:33, l’ha spuntata a sua volta su Emily Collinge. Il podio italiano è completato da Lucia Arnoldo, (Atl. Dolomiti Belluno), quinta assoluta in 21:52.

Ucraina, Salvini: Zelensky dopo tutti gli aiuti ha il coraggio di lamentarsi

Rivisondoli, 25 gen. (askanews) – “Abbiamo sentito Zelensky che dopo tutti i soldi, gli sforzi, gli aiuti che ha avuto, ha pure il coraggio di lamentarsi”. Lo ha detto il segretario della Lega, Matteo Salvini, nel suo intervento conclusivo della kermesse leghista Idee in Movimento a Rivisondoli.

“Amico mio – ha proseguito – stai perdendo la guerra, stai perdendo uomini, credibilità e dignità, firma l’accordo di pace prima possibile. Devi scegliere fra una sconfitta e una disfatta. Nel 2022 c’erano quelli che dicevano ‘tranquilli, con le sanzioni di Bruxelles Putin è in ginocchio in tre settimane’. Sono passati quattro anni e il tema delle bollette è legato a quei geni”.

“E grazie alla Lega – ha detto ancora il vicepremier Salvini – per la prima volta nel decreto Ucraina la difesa dei civili prevale sulle armi e sulla guerra”.

Lega, Salvini: scrivono che cambiamo segretario ma cambia loro editore

Rivisondoli, 25 gen. (askanews) – Matteo Salvini mette nel mirino i giornalisti che non “raccontano la verità”. Concludendo la kermesse della Lega Idee in Movimento a Rivisondoli, il vicepremier e segretario del partito ha ringraziato “quelli che ci sono attenti e obiettivi, non gli amici, non ne abbiamo bisogno: ci accontentiamo di chi racconta la verità, sono pochi, pochissimi”.

“Non facciamoci dettare le priorità – ha detto ancora il leader leghista – dalle loro agende dei palazzi con le loro rassegne stampa. Anche perché alcuni di questi giornali da anni stanno pronosticando il cambio di segretario della Lega, l’unica cosa che è cambiata è il loro editore”.

“Lasciamoli scrivere, noi siamo per la libertà. Quando la Lega discute al suo interno scrivono che la Lega si chiude in se stessa, se ci apriamo al confronto, non per cambiare idea ma per avvicinare chi vede che siamo persone normali e usiamo le posate quando ci sediamo a tavola, allora il titolo è: la Lega allo sbando, invita chi non la pensa come lei. Io sono orgoglioso di confrontarmi con chiunque non la pensa come me perché la Lega è salda”, ha rivendicato Salvini.

Il Papa: intensificare gli sforzi per un cessate il fuoco in Ucraina

Milano, 25 gen. (askanews) – “Anche in questi giorni l’Ucraina è colpita da attacchi continui che lasciano intere popolazioni esposte al freddo dell’inverno. Seguo con dolore quanto accade. Sono vicino e prego per chi soffre. Il protrarsi delle ostilità, con conseguenze sempre più gravi sui civili, allarga la frattura tra i popoli e allontana una pace giusta e duratura. Invito tutti a intensificare ancora gli sforzi per porre fine a questa guerra”. Lo ha detto Papa Leone XIV rivolto a fedeli e pellegrini riuniti in piazza San Pietro per l’Angelus.

Sim Carabinieri: profonda indignazione per le parole di Trump sui nostri caduti

Milano, 25 gen. (askanews) – “L’alleanza non si misura con le parole, ma con i fatti – e i fatti parlano chiaro”. Il SIM Carabinieri esprime “ferma e profonda indignazione per le dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che hanno gravemente sminuito il contributo dei Paesi alleati della NATO – e quindi dell’Italia – nelle operazioni in Afghanistan”.

“Sono parole inaccettabili. Parole che offendono la memoria di chi ha servito in uno dei teatri operativi più duri degli ultimi decenni e che ignorano, con leggerezza inammissibile, il prezzo pagato anche dall’Arma dei Carabinieri in termini di caduti, feriti, sacrifici personali e familiari. Ma c’è di più: quelle dichiarazioni non colpiscono soltanto la NATO e i Paesi alleati. Rischiano di ferire anche lo spirito di corpo dei soldati americani stessi, perché chi ha indossato l’uniforme sa bene una cosa semplice e antica: tra commilitoni il rispetto non è un dettaglio, è la base di tutto. E in Afghanistan quel rispetto si è costruito sul campo, ogni giorno, fianco a fianco. Noi i nostri colleghi americani li abbiamo conosciuti davvero: nelle scorte, nei pattugliamenti, nella protezione della popolazione, nell’addestramento e nella ricostruzione della sicurezza locale. Non a parole. Nei fatti. E proprio per questo diciamo con chiarezza: i Carabinieri italiani non sono mai rimasti indietro. Hanno operato in prima linea, assumendo responsabilità operative dirette, spesso in condizioni estreme e ad altissimo rischio”, evidenzia il sindacato dell’Arma.

“A chi oggi prova a riscrivere quella realtà, ricordiamo anche un punto che pesa come un macigno: non lo diciamo ‘solo noi’. Lo ha riconosciuto pubblicamente anche un comandante americano, il Generale David Petraeus, quando affermò che: ‘Per me i Carabinieri sono per la formazione militare quello che Michael Jordan è per il basket’. Parole nette, parole di chi conosce il valore di un alleato quando lo vede lavorare”, rileva ancora il SIM Carabinieri che “ha formalmente inviato una nota di protesta all’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia, per rappresentare con chiarezza l’indignazione dei Carabinieri italiani e dei nostri iscritti”.

“Sappiamo bene che, con ogni probabilità, il Presidente Trump non leggerà mai questa nota – prosegue il SIM Carabinieri -. Ma noi, come sindacato, abbiamo un dovere che viene prima di tutto: difendere l’onore dell’uniforme, tutelare la dignità di chi ha servito e ribadire che il sacrificio dei nostri colleghi non può essere minimizzato né riscritto. E lo diciamo con altrettanta chiarezza: questa presa di posizione non è contro il popolo americano e non è contro i nostri commilitoni delle Forze Armate statunitensi. Con loro abbiamo condiviso rischi, fatiche, responsabilità e – troppe volte – anche il dolore”.

“L’amicizia tra soldati non si cancella con una dichiarazione. Il rispetto per chi ha servito e per chi non è tornato a casa non è un’opinione politica: è il fondamento di ogni alleanza e di ogni rapporto tra Stati che si definiscono amici. Il SIM Carabinieri non farà mai un passo indietro quando si tratta di tutelare la dignità, la storia e il sacrificio dei Carabinieri italiani. E continuerà a farlo nello stesso modo in cui i Carabinieri hanno sempre fatto il loro dovere: a testa alta, in silenzio quando serve, ma con la schiena dritta sempre”, conclude il sindacato dell’Arma.

Sta arrivando la neve sulle montagne delle Olimpiadi

Milano, 25 gen. (askanews) – Correnti atlantiche e precipitazioni di nuovo protagoniste sull’Italia nei prossimi giorni; in arrivo tanta neve sulle “montagne Olimpiche”. Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma un nuovo peggioramento del tempo a causa dell’ingresso di una perturbazione molto intensa.

La causa va ricercata nella presenza di una vasta area depressionaria presente tra le Isole Britanniche e l’Islanda che continua ad inviare impulsi instabili verso l’Europa. Una prima perturbazione investirà in pieno il nostro Paese nel corso di domenica 25 gennaio portando piogge battenti al Nord Est, con nevicate abbondanti sulle Dolomiti oltre i 600/700 metri di quota, sui settori tirrenici e sulle due Isole Maggiori. Da segnalare anche il deciso rinforzo dei venti da Ovest/Sud Ovest su buona parte del Centro Sud.

Dopo una breve tregua attesa per lunedì 26, salvo per locali piogge al Centro Sud, nei giorni a seguire il protagonista sarà ancora una volta il flusso perturbato atlantico.

Si tratta di una sorta di “autostrada” di correnti umide e miti che dall’Oceano Atlantico scorrono verso l’Europa, pilotate dal getto polare. Lungo questo flusso viaggiano una perturbazione dopo l’altra: ombrelli a portata dunque, aspettiamoci piogge e rovesci frequenti, a tratti insistenti, soprattutto sulle regioni del Centro Nord e sui settori tirrenici.

Le temperature si manterranno di qualche grado sopra la media in quanto l’aria arriva direttamente dall’oceano e non da masse fredde continentali di origine Artica. La neve tornerà a cadere in maniera copiosa sulle nostre montagne solamente oltre i 500/600 metri di quota. Un’ottima notizia in vista delle ormai imminenti Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina.

Crans Montana, Meloni: istituire una squadra investigativa comune

Milano, 25 gen. (askanews) – “Chiedo che almeno adesso, dopo quanto accaduto, sia costituita senza ritardo e senza ulteriori resistenze una squadra investigativa comune, che utilizzi la competenza e la professionalità degli appartenenti alle forze di polizia italiani”. E’ la richiesta lanciata dalla premier Giorgia Meloni in un colloquio con il Corriere della Sera dopo la scarcerazione di Jacques Moretti nell’ambito delle indagini sulla tragedia di Crans Montana.

“Provo profonda indignazione e sconcerto per una decisione che infligge un ulteriore, indicibile strazio alle famiglie delle vittime e dei tanti feriti”, prosegue Meloni che sottolinea: “Lo Stato italiano, e io personalmente, resteremo giorno per giorno, al loro fianco nel percorso di ricerca della giustizia e della verità. Il governo non lascerà mai sole queste famiglie”.

La premier entra nel merito dell’inchiesta condotta dalle autorità elvetiche: “Fin dall’inizio – spiega Meloni – l’Italia ha offerto collaborazione alle autorità elvetiche per fare piena luce su quanto accaduto. La nostra polizia giudiziaria ha consolidata esperienza per svolgere tutte le investigazioni necessarie: mi rammarico che questa disponibilità finora non sia stata raccolta, e che anzi le indagini abbiano conosciuto incertezze, ritardi e lacune, al punto che non sono state svolte neanche le autopsie di giovani deceduti che non presentavano ustioni”.

Libera: la morte di Regeni è una ferita per la coscienza del Paese

Milano, 25 gen. (askanews) – “A dieci anni dalla scomparsa di Giulio Regeni, Libera, riunita a Torino in assemblea insieme ai co-presidenti Luigi Ciotti e Francesca Rispoli e ai suoi delegati nazionali e territoriali, continua a chiedere verità e giustizia per il ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso al Cairo, in Egitto nel 2016.

“La morte di Giulio- continua nella nota Libera- rappresenta una ferita per la coscienza del Paese, dove la ricerca della verità è stata frenata da troppe ambiguità, silenzi, ostacoli e depistaggi. Continueremo a camminare a fianco di Paola e Claudio, generosi e combattivi genitori di Giulio che alla sofferenza della perdita dei loro figlio hanno sommato quella della mancanza di verità”.

Violanza giovani, Piantedosi: riguarda anche minorenni italiani

Rivisondoli, 25 gen. (askanews) – Quello dell’integrazione delle seconde e terze generazioni degli stranieri “è un grande tema” ma l’allarme sulla crescita della criminalità giovanile “non è solo legato agli stranieri ma anche ai minorenni italiani, alla popolazione tradizionale”. Lo ha detto ai cronisti il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, giunto a Rivisondoli per partecipare alla giornata conclusiva della kermesse della Lega Idee in Movimento.

“Il tema della crescita della criminalità minorile – ha ribadito – sicuramente riguarda le seconde e terze generazioni degli stranieri ma anche gli italiani. Tema che sicuramente sollecita interventi multidisciplinari: vanno bene gli strumenti di repressione ma bisogna mettere in campo delle formule che ridiano orientamento a questi giovani. Lo stiamo facendo in modo efficace come col decreto Caivano. È un lavoro lungo ma in questa direzione bisogna andare”, ha concluso Piantedosi.

Sicurezza, Piantedosi: pacchetto in Cdm la prima settimana di febbraio

Rivisondoli, 25 gen. (askanews) – Il nuovo pacchetto sicurezza è del Governo ancora in corso di elaborazione: lo ha detto ai cronisti il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, giunto a Rivisondoli per partecipare alla giornata conclusiva della kermesse della Lega Idee in Movimento. “Ci stiamo lavorando. C’è un confronto interministeriale, siamo a buon punto di lavorazione e credo di poter dire – ha aggiunto – che entro la prima settimana di febbraio possa andare in Consiglio dei ministri”.

Alla domanda sui contenuti da suddividere secondo le attese fra un decreto e un ddl, Piantedosi ha replicato: “Stiamo vedendo, ovviamente il decreto dovrà avere i requisiti di necessità e urgenza e quindi va fatta una sintesi delle norme che sia orientata sui provvedimenti”.

Milano-Cortina, portabandiera Italia Paralimpiadi tedoforo a Padova

Roma, 25 gen. (askanews) – Tra i protagonisti scelti da Coca-Cola del Viaggio della Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026 c’è anche Renè De Silvestro, Portabandiera dell’Italia ai Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 e Ambassador Powerade. Renè De Silvestro ha portato la Fiamma Olimpica a Padova. Sciatore paralimpico italiano, campione nello sport e nella vita, capace di trasformare gli ostacoli in opportunità, De Silvestro, dopo un incidente nel 2013, è tornato a gareggiare con il monosci, diventando un simbolo di resilienza e determinazione.

Il suo palmarès include 2 medaglie paralimpiche conquistate a Pechino 2022, 6 medaglie ai Campionati del Mondo, 2 Coppe del Mondo di specialità e 57 podi in Coppa del Mondo. La sua storia rappresenta una rinascita attraverso lo sport, capace di trasformare una difficoltà in una forza straordinaria.

Il percorso di Renè, fatto di impegno, disciplina e capacità di ispirare gli altri, incarna pienamente i valori olimpici. Per questo è stato scelto come Ambassador di Milano Cortina 2026 e sarà uno dei portabandiera dell’Italia ai Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, condividendo questi valori anche nel suo ruolo di Ambassador Powerade.

Con la sua storia e il suo esempio, Renè De Silvestro celebra lo sport come linguaggio universale, capace di unire le persone, superare le barriere e ispirare tutte le generazioni a credere nella forza del proprio percorso.

“Portare la Fiamma Olimpica è stato un onore immenso, un momento che racchiude tutto ciò che lo sport mi ha insegnato: cadere, rialzarsi e trasformare ogni sfida in energia nuova. Lo sport mi ha dato una seconda possibilità, mi ha permesso di credere ancora nel mio futuro e di dimostrare che la determinazione può andare oltre ogni limite. Oggi ho corso per ricordare a tutti – e anche a me stesso – che la forza non sta nell’assenza di ostacoli, ma nella capacità di affrontarli con coraggio. La Fiamma rappresenta perfettamente questo viaggio: un simbolo di luce che unisce, ispira e ci invita a guardare avanti con fiducia.” ha dichiarato De Silvestro.

Con Coca-Cola, il Viaggio della Fiamma Olimpica diventa un percorso che celebra sport, comunità e impegno sociale, trasformando l’attesa dei Giochi in un’esperienza partecipata e inclusiva.

Al via il 31 gennaio il nuovo instore tour di Fabrizio Moro

Milano, 25 gen. (askanews) – Al via il 31 gennaio il nuovo instore tour con cui Fabrizio Moro presenterà al pubblico il suo ultimo album di inediti “Non ho paura di niente” (BMG), disponibile in CD, in vinile e in vinile deluxe green petrol edizione limitata e numerata. Questo il calendario dell’instore tour: – 31 gennaio – Pagani (Salerno) – Centro Commerciale Pegaso – ore 18.00 – 1 febbraio – Maida (Catanzaro) – Centro Commerciale Due Mari – ore 18.00 – 7 febbraio – L’Aquila – Centro Commerciale L’Aquilone – ore 18.00 – 8 febbraio – Campobasso – Centro Commerciale Centro del Molise – ore 18.00 – 12 febbraio – Villesse (Gorizia) – Centro Commerciale Tiare Shopping – ore 18.00 – 13 febbraio – San Giorgio delle pertiche (Padova) – Centro Commerciale Le Centurie – ore 18.00 – 14 febbraio – Bussolengo (Verona) – Centro Commerciale Porte dell’Adige – ore 18.00 – 19 febbraio – Roncadelle (Brescia) – Centro Commerciale Elnòs Shopping – ore 18.00 – 20 febbraio – Reggio Emilia – Centro Commerciale I Petali – ore 18.00 – 21 febbraio – Porto sant’Elpidio (Fermo) – Centro Commerciale Le Ancore – ore 18.00 – 22 febbraio – Città sant’Angelo (Pescara) – Centro Commerciale Pescara Nord – ore 17.30

Da mercoledì 28 gennaio sarà disponibile in digitale il brano “Simone spaccia” (https://fabriziomoro.lnk.to/simonespaccia).

“Non ho paura di niente” è il 10° album in studio della carriera di Fabrizio Moro. Prodotte da Katoo, le 9 nuove canzoni contenute nel disco si caratterizzano per testi introspettivi e attuali, in cui la dimensione intima si intreccia con una visione collettiva.

Questa la tracklist dell’album: “Non ho paura di niente”, “Simone spaccia”, “Casa mia”, “Superficiali”, “In un mondo di stronzi”, “Comunque mi vedi”, “Sabato”, “Toglimi l’aria” e “Scatole”.

Il vinile deluxe green petrol edizione limitata e numerata include anche la bonus track “Prima di domani” con IL TRE.

Sold-out il Bundle in esclusiva sullo store ufficiale BMG contenente la musicassetta del nuovo album, una shopper e un poster.

Fabrizio Moro tornerà dal vivo con Non ho paura di niente live 2026, il tour che inizierà con un’anteprima il 2 maggio al Palazzo dello Sport di Roma e proseguirà poi da ottobre nei principali club italiani.

In scaletta non mancheranno le canzoni che, dagli esordi fino ad oggi, hanno segnato il suo percorso artistico e, per la prima volta, i brani che sono contenuti nel suo nuovo album.

Queste le date del tour Non ho paura di niente live 2026, prodotto e organizzato da Friends&Partners:

2 maggio 2026 – Roma – Palazzo dello Sport

23 ottobre 2026 – Padova – Hall

24 ottobre 2026 – Senigallia (Ancona) – Mamamia

28 ottobre 2026 – Milano – Fabrique

31 ottobre 2026 – Venaria Reale (Torino) – Concordia

6 novembre 2026 – Firenze – Cartiere Carrara

7 novembre 2026 – Bologna – Estragon

12 novembre 2026 – Napoli – Casa della Musica

13 novembre 2026 – Molfetta (Bari) – Eremo Club

15 novembre 2026 – Catania – Land

I biglietti sono disponibili su Ticketone e punti vendita abituali.

Per info: friendsandpartners.it.

RTL 102.5 è la radio ufficiale del tour.

Sotto le ceneri dell’ordine globale

Trump ha dato una scossa ad un pianeta che confidava su un equilibrio che nascondeva scollamenti sotto le ceneri pronti a trasformarsi in eruzioni dalle imprevedibili conseguenze. Ha diviso le certezze in due fazioni, chi con lui apprezzandone il piglio, chi contro di lui, deprecandone lo stile da ruvido yankee.

L’uomo della concretezza

Sta indicando un nuovo modo di fare relazioni, innovando alla tradizionale diplomazia. Non sembra giocare troppo di melina, parla chiaro con il meglio e il peggio di chi ti sbatte il potere in faccia, passo e chiudo.

Costringe i critici a giudizi che potranno fare centro solo tra qualche decennio. È cosi anche con i Papi della Chiesa il cui segno potrà essere letto con correttezza ed obiettività a congrua distanza di tempo dalla loro morte. Trump ama chi lo sostiene e gli è insopportabile chi lo contrasta o gli fa campagna denigratoria.

Per qualche verso anche Papa Francesco, dal carattere non proprio ciclamino, era uno che andava dritto al punto facendo fuori quelli che non gli erano di squadra. E’ probabilmente questo il nuovo modo del secolo appena iniziato.

Il pro e contro di giudizi contradditori

Ciò che fa riflettere è come quelli che osteggiano Trump, più o meno sottovoce ne hanno apprezzato il cambio di regime in Venezuela dopo aver messo sotto chiave un Presidente non esattamente democratico, al bando le regole del diritto sempre soggette ad infinite interpretazioni. Lo hanno contestato ma c’è da credere che, nell’intimo, sono stati felici che si sia sbarazzato quel paese da uno che non era un campione di libertà.

Lo ha fatto per sua convenienza ma lo ha fatto. In tutto questo tempo il resto del mondo è rimasto soltanto a guardare. Sono gli stessi che avrebbero voluto che si muovesse con analoga risolutezza facendo guerra all’Iran, lì dove si contano i morti tra gli oppositori al regime sembra nel numero di 20.000, non proprio un’inezia.

Per adesso si è fermato sempre per suo tornaconto ma per la stessa ragione, in un prossimo futuro, forse già domani, potrebbe agire mandando in pensione l’attuale potere di quel paese. Quelli che ne biasimano l’azione sono quelli che avrebbero sperato però in una sua iniziativa per ripulire il mondo da un’altra dittatura e in cuor loro lo censurano per essersi fermato solo a minacce per adesso prive di conseguenze.

Lo scenario prossimo venturo tra todo modo e vale tudo

C’è un detto inglese che recita “Difficile fare previsioni soprattutto se hanno ad oggetto il futuro” e non si sa come andrà a finire la faccenda. Che per la Groenlandia passino rotte da mettere sotto tutela a vantaggio di tutto l’Occidente non è una sorpresa e che Trump abbia suonato l’allarme non è di per sé deprecabile. 

La faccenda è curiosa perché la Danimarca rifiuta di essere invasa dal buon Trump ma la regione della Groenlandia a sua volta, pur godendo di una speciale autonomia, sogna l’indipendenza dalla Danimarca. Siamo in presenza di un gioco di rimandi tutto da appianare.

“Da mihi animas, cetera tolle” era il motto di San Giovanni Bosco. Trump ne rovescia il contenuto immaginando forse che così gli venga assegnato il premio Nobel per la pace. Per riuscirci, al tempo d’oggi, si interessa a mettere ordine in tutto il resto, lasciando le anime al loro destino.

Ora ciò che conta è andare al risultato. Ogni mezzo è lecito per raggiungere il traguardo. Trump legge la storia dell’impegno dei sodati della NATO in Afghanistan come gli pare ed anche i fatti di Minneapolis non inducono a conforto ma non si sa mai, con Trump tutto è possibile.

Cosa ci dice l’attacco di Trump alle Università

Un attacco emblematico alla democrazia americana

Sono stati talmente tanti gli attacchi sferrati alla democrazia americana durante questo primo anno della nuova presidenza Trump che risulta difficile persino elencarli tutti. Ve ne sono alcuni, però, che sono emblematici, significativi, illustratori forse più di altri dello spirito rivoluzionario, distruttivo di una intera tradizione culturale, che li motiva e sorregge. Quello contro le libere università è uno di questi.

Il caso Harvard come monito

Si ricorderà, la scorsa primavera, il divieto notificato ad Harvard – forse il simbolo più luminoso dell’eccellenza assoluta delle università americane – di iscrizione di nuovi studenti (il 25% di loro sono non statunitensi, provenienti da oltre un centinaio di nazioni). La motivazione formale era legata alle manifestazioni, anche violente e con tratti antisemiti talvolta, provocate dall’esecrabile comportamento israeliano a Gaza, che l’università non aveva saputo/voluto impedire o contenere. La realtà, però, traspariva dal minaccioso avvertimento inviato dalla responsabile per la sicurezza interna, Kristi Noem: ciò che si fa ad Harvard, disse, “deve servire da monito a tutte le istituzioni accademiche”.

L’ideologia che delegittima il sapere

Alle spalle di questa imposizione, rafforzata dal tono para-mafioso dell’intimidazione, c’è una visione strategica demolitrice della stessa idea del sapere e della sua trasmissibilità. Peter Thiel, questo ideologo oltre che finanziatore del movimento MAGA che opera nell’ombra della riservatezza (esattamente il contrario di quanto fa Elon Musk) e che altresì è il mentore di JD Vance, per il quale sta con tutta evidenza impegnandosi in vista delle presidenziali 2028, denuncia da tempo la dannosità per gli USA del sistema universitario impostato sull’eccellenza e sulle rette d’iscrizione vertiginose: un mondo di privilegiati conformisti liberal che vengono in parte finanziati dallo stato e dunque dai contribuenti tutti, tagliando risorse che potrebbero essere meglio impiegate nell’interesse generale e riducendo così il potenziale di sviluppo della nazione nel suo insieme.

Un classico ragionamento di stampo populista che può avere facile presa presso larghe fasce di popolazione in difficoltà economiche.

Intimidazione e chiusura identitaria

Divieto d’iscrizione agli stranieri (dimenticando così la storia stessa degli Stati Uniti, divenuti quello che sono anche grazie alla capacità di attrazione dei cervelli migliori liberamente provenienti da ogni parte del pianeta) e blocco dei finanziamenti federali e delle esenzioni fiscali sono stati evidenti tentativi di intimidazione nei confronti delle università.

Ma ancor di più sono stati la dimostrazione dell’anima profondamente illiberale che nutre l’ideologia MAGA, poi veicolata populisticamente verso le masse popolari impoverite dall’inflazione che si sono sentite abbandonate da chi avrebbe dovuto proteggerle: quella cultura liberal che invece si è dedicata ad altri interessi, individuati facilmente – ad esempio – proprio nelle università d’élite, ovvero in quel mondo accademico-intellettuale sempre pronto ad occuparsi d’altro, di grandi e nobili questioni e mai di loro, il popolo americano: ovvero di “noi”, “we, the american people”.

Tre nemici nel mirino

Con quell’operazione Trump lanciò un messaggio trasparente ai suoi dante causa: era un’iniziativa contro tre nemici. Gli stranieri; gli studenti ribelli ostili al potere incarnato dalla Casa Bianca e detenuto dai magnati tecnologici insofferenti a qualsiasi retaggio umanistico e liberale; il sistema accademico e il mondo della cultura, troppo spesso eccessivamente vicino ai detestati dem/liberal.

Le responsabilità del liberalismo americano

I quali ultimi, però, con quella neanche troppo dissimulata “spocchia”, quella altezzosità che tiene lontana la gente comune, quella esibita superiorità intellettuale, quella accentuazione sui diritti civili individuali contemporanea alla caduta di interesse per quelli sociali, hanno contribuito non poco alle vittorie di Trump. E non per caso sia Hillary Clinton sia Kamala Harris sono perfetti esempi di tutto ciò.

Ecco, molti di questi errori comportamentali derivano dallo spirito del quale sono pervase molte università, per il resto riconosciute eccellenze di trasmissione del sapere.

Conoscenza sotto attacco, democrazia in pericolo

La nuova Destra vuole certo colpire i centri di produzione della conoscenza, per controllare direttamente l’evoluzione della realtà senza restrizioni scientifiche (emblematico quanto sta facendo il Ministero della Sanità guidato da Kennedy). Colpevolmente. E dunque questo comportamento va denunciato. Ma lo sta facendo, con furore ideologico, sfruttando – come nel judo – la spinta ideologica uguale e contraria che ha animato l’ultimo ventennio liberal. A cominciare, proprio, dalle università.

Jacques Maritain e la democrazia come scelta di civiltà

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Conflitto, responsabilità, pace

Viviamo oggi in società complesse e pluraliste, spesso frammentate, non del tutto lontane – per certi aspetti – da quelle attraversate da Maritain nel Novecento, un secolo segnato da guerre, profondi conflitti sociali e trasformazioni epocali. Da quella esperienza storica nasce una delle sue lezioni più attuali: il rifiuto della guerra come destino inevitabile e, insieme, la consapevolezza che la pace non si conserva declinando gli oneri delle scelte assunte, rifuggendo dalle responsabilità e rinunciando ad avere una visione politica.

La politica come governo della complessità

Dalla Sua lezione affiora forte un monito, ma anche una strada per gestire il conflitto senza rassegnarsi ad esso, ponendo la politica, intesa come esercizio della complessità, come suo strumento di governo.

Quando una società si prepara alla guerra senza interrogarsi a fondo rischia di essersi abituata ad essa, così come una società che rifiuta di prepararsi rischia poi di subirla. È in questa tensione che si colloca una postura pacifista esigente costruita non sulla rimozione del conflitto, ma sul rifiuto di considerarlo normale; non sull’illusione della pace automatica, ma sulla convinzione che la guerra resti sempre una sconfitta della politica.

Prepararsi per non rassegnarsi

Prepararsi, allora, per non arrivare impreparati a considerare la guerra come ineluttabile, ma, al contrario, perché non lo sia e la storia resti sempre uno spazio di scelta e non una condanna.

Se questa è la prospettiva, il dibattito sullo stato della democrazia non può ridursi a una dimensione puramente procedurale o tecnica, perché essa è una scelta di civiltà. Pesa su questo il linguaggio del confronto tra le persone, lasciando spazio a logiche di contrapposizione, di chiusura e, talvolta, di rinuncia alla responsabilità.

Democrazia come forma di civiltà

In questo contesto, la lezione maritainiana continua a richiamarci a un’idea più esigente di democrazia: non soltanto una forma di governo, ma una vera e propria forma di civiltà. Una democrazia che mette al centro la persona, riconosciuta nella sua dignità e nella sua apertura relazionale; una democrazia che vive di legami, di responsabilità condivise, di una cultura capace di tenere insieme libertà e verità, diritti e doveri, pluralismo e bene comune. È in questa prospettiva che il dialogo non appare come un semplice metodo, ma come una dimensione costitutiva della convivenza civile.

Diritto, educazione, istituzioni

Maritain ha saputo indicare con grande lucidità come la politica non possa prescindere da una visione dell’uomo e come il diritto stesso, se ridotto a mera tecnica, rischi di perdere il suo legame con la giustizia e con la vita concreta delle persone. La sua attenzione all’educazione, alla formazione delle coscienze, al ruolo delle istituzioni culturali e scolastiche come luoghi di confronto e di crescita comune resta oggi di straordinaria attualità, soprattutto in una fase di profondo cambiamento storico ed epocale.

Europa e orizzonte sovranazionale

Allo stesso modo, la sua intuizione di una dimensione sovranazionale come orizzonte necessario per la pace, la giustizia e la tutela dei diritti fondamentali continua a interrogarci, in un’Europa chiamata a rinnovare le ragioni della propria unità senza smarrire la propria anima.

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Sindacato e mondo cattolico: il dialogo che cambia gli equilibri

Storicamente la CISL è stata il sindacato confederale più vicino al mondo cattolico, sia per cultura politica sia per riferimenti ideali: personalismo cristiano, riformismo sociale, centralità della contrattazione.

Oggi, tuttavia, questo legame appare molto più debole e frammentato, segnato da una perdita di riconoscibilità culturale e di iniziativa pubblica.

La scelta della Chiesa: nessun interlocutore privilegiato

Da diversi anni la Chiesa italiana — e ancor più il magistero di Papa Francesco — ha compiuto una scelta chiara: non avere più un interlocutore sindacale privilegiato, ma aprire un dialogo strutturato e continuativo con l’intero sindacato confederale.

Lavoro, disuguaglianze, transizione ecologica e digitale, sicurezza, migrazioni, pace: sono questi alcuni dei terreni sui quali si è sviluppato un confronto costante e trasversale con il movimento sindacale italiano.

Segnali evidenti di un nuovo modello di confronto

L’udienza concessa da Papa Francesco ai dirigenti e ai militanti della CGIL, così come l’intervento del cardinale Matteo Zuppi al congresso confederale della UIL a Bologna, rappresentano episodi emblematici di questo nuovo modello di relazione: aperto, plurale, non identitario.

L’incontro della UIL con mons. Fisichella

In questi giorni si è registrato un ulteriore appuntamento di particolare rilievo. La UIL confederale ha invitato S. E. mons. Rino Fisichella, pro-prefetto per il Dicastero dell’Evangelizzazione, a partecipare a una riunione straordinaria del proprio Esecutivo confederale.

Il dialogo si è concentrato su un tema che in passato aveva caratterizzato in modo distintivo l’azione sindacale — e che oggi appare spesso dimenticato —: la centralità della persona.

Dalle parole ai fatti: dialogo e collaborazione

Al termine dell’incontro, il segretario generale della UIL, Pierpaolo Bombardieri, ha sottolineato come il confronto abbia fatto emergere numerosi punti di sintonia: la difesa della vita, della dignità della persona e del lavoro, la tutela della salute e della sicurezza, la ricerca del bene comune.

Particolarmente significativo il riconoscimento espresso da mons. Fisichella per la scelta della UIL di proporsi come “sindacato delle persone”. Su questa base condivisa, è stata inoltre valutata la possibilità di avviare forme di collaborazione concreta sul territorio, per progetti di solidarietà rivolti a chi vive condizioni di disagio sociale e di solitudine, restituendo speranza a chi si trova nel bisogno.

Non soltanto dialogo, dunque, ma collaborazione fattiva.

E la CISL?

La domanda sorge spontanea: e la CISL?

Purtroppo, l’incapacità dell’attuale gruppo dirigente di alzare la qualità del dibattito e della proposta rischia di allontanare sempre più l’organizzazione da quel retroterra culturale che ne ha accompagnato e sorretto la storia per decenni. Una distanza che non è soltanto tattica o organizzativa, ma prima ancora culturale e politica.

Calcio, risultati serie A. Oggi Juve-Napoli e Roma-Milan

Roma, 25 gen. (askanews) – Poche emozioni al Via del Mare per Lecce-Lazio chiusa sul punteggio di 0-0. Nel primo tempo meglio i padroni di casa, che ci provano solo dalla distanza: Provedel è attento su Coulibaly e ringrazia la traversa sulla bordata di Ramadani. I biancocelesti si scuotono all’inizio della ripresa, ma Falcone ferma Dia con un’ottima uscita bassa. Poi succede poco nonostante i cambi degli allenatori: Provedel respinge una punizione di Sottil e Taylor sfiora il jolly due volte nel finale. Il Lecce stacca la Fiorentina al terzultimo posto. Questo il programma della ventiduesima giornata:

Ventiduesima giornata: Inter-Pisa 6-2, Como-Torino 6-0, Fiorentina-Cagliari 1-2, Lecce-Lazio 0-0, domenica 25 gennaio ore 12.30 Sassuolo-Cremonese, ore 15 Atalanta-Parma, Genoa-Bologna, ore 18 Juventus-Napoli, ore 20.45 Roma-Milan, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Classifica: Inter 52, Milan 46, Napoli 43, Roma 42, Como 40, Juventus 39, Atalanta 32, Bologna 30, Lazio 29, Udinese 26, Cagliari 25, Sassuolo, Torino, Parma, Cremonese 24, Genoa 20, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa, Verona 14.

Ventitreesima giornata: Venerdì 30 gennaio ore 20.45 Lazio-Genoa, sabato 31 gennaio ore 15 Pisa-Sassuolo, ore 18 Napoli-Fiorentina, ore 20.45 Cagliari-Verona, domenica 1° febbraio ore 12.30 Torino-Lecce, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Trump sminuisce ruolo alleati in Afghanistan, Meloni reagisce: "Inaccettabile"

Roma, 24 gen. (askanews) – Dalla ‘candidatura’ al premio Nobel, ieri, all’indignazione per le parole sull’Afghanistan, oggi. Un cambio di scenario repentino per Giorgia Meloni che ha letto con “stupore” le parole di Donald Trump che ha criticato gli alleati Nato che, a suo dire, in Afghanistan stavano “lontani dal fronte”.

Oggi, dopo lunghe ore di silenzio, il governo ha replicato, con una dichiarazione della presidente del Consiglio che ha messo nero su bianco parole dure, non usuali da parte sua nei confronti del presidente Usa. Ma del resto, con 53 soldati italiani morti proprio in missione in Afghanistan, era impossibile tacere.

“Il Governo italiano – ha scritto Meloni – ha appreso con stupore le dichiarazioni del Presidente Trump secondo cui gli alleati della NATO sarebbero ‘rimasti indietro’ durante le operazioni in Afghanistan”. La premier ricorda che “dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, la NATO ha attivato l’Articolo 5 per la prima e unica volta nella sua storia: un atto di solidarietà straordinario nei confronti degli Stati Uniti. In quell’imponente operazione contro chi alimentava il terrorismo, l’Italia rispose immediatamente insieme agli alleati, dispiegando migliaia di militari e assumendo la piena responsabilità del Regional Command West, una delle aree operative più rilevanti dell’intera missione internazionale. Nel corso di quasi vent’anni di impegno, la nostra Nazione ha sostenuto un costo che non si può mettere in dubbio: 53 soldati italiani caduti e oltre 700 feriti mentre erano impegnati in operazioni di combattimento, missioni di sicurezza e programmi di addestramento delle forze afghane. Per questo motivo, non sono accettabili affermazioni che minimizzano il contributo dei Paesi NATO in Afghanistan, soprattutto se provengono da una nazione alleata”. Italia e Stati Uniti, sottolinea Meloni, “sono legati da una solida amicizia, fondata sulla comunanza di valori e sulla collaborazione storica, ancora più necessaria di fronte alle molte sfide in atto. Ma l’amicizia necessita di rispetto, condizione fondamentale per continuare a garantire la solidarietà alla base dell’Alleanza Atlantica”.

Lunedì il governo farà anche un passo ufficiale: il ministro della Difesa Guido Crosetto invierà una lettera formale al segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth e al segretario generale della Nato Mark Rutte.

Al momento da parte di Trump è arrivata una parziale retromarcia, ma solo – dopo la dura protesta di Keir Starmer – per quanto riguarda i militari del Regno Unito.

Intanto Meloni è sotto accusa da parte delle opposizioni per il suo atteggiamento nei confronti di Trump. “E dopo 36 ore anche Giorgia Meloni ha capito che doveva criticare le parole di Trump sui nostri caduti in Afghanistan e nel resto del mondo. Ultima a parlare ma meglio tardi che mai. Viva le donne e gli uomini che difendono l’Italia con il coraggio che la Premier purtroppo non ha”, scrive sui social Matteo Renzi. “Palazzo Chigi diffonde una nota indignata per le parole di Trump sull’Afghanistan, ma continua a fingere di non vedere il punto politico centrale: la subalternità totale del governo italiano al presidente americano. Prima si chiede il Premio Nobel per la Pace per Trump, poi ci si scandalizza quando Trump insulta gli alleati e offende anche i militari italiani caduti e feriti in Afghanistan. È il solito, ipocrita gioco delle parti”, accusa Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde.

“Dopo avere sponsorizzato Trump per il premio Nobel senza dire una parola sull’offesa ai nostri caduti e feriti in Afghanistan – ironizza Giuseppe Conte – Giorgia Meloni ha finalmente capito che il disonore era così forte che non poteva tacere oltre. Nessuno deve permettersi di offendere la nostra bandiera, neppure il nostro più potente alleato. Per ora bene così. Dopo con calma rifletteremo sui fallimenti della nostra politica estera ormai evidenti a tutti”.

Critica con Meloni, ma per le violenze dell’ICE in Usa, anche la segretaria del Pd Elly Schlein: “Come si può pensare di candidare al Nobel per la Pace l’uomo che è responsabile di tutto questo? L’Italia non merita di scivolare così in basso”.

Salvini incontra Robinson, opposizione insorge: è un neonazista

Milano, 24 gen. (askanews) – Insorge l’opposizione per l’ultimo incontro di Matteo Salvini: al Ministero è venuto a trovarlo Tommy Robinson, leader dell’estrema destra britannica. “Un neonazista con precedenti penali”, è il ritratto che ne fa l’opposizione.

Dalla Lega non replicano, e nessuna pubblicità era stata data all’incontro da Salvini. È stato Robinson, con un tweet venerdì pomeriggio, a rivelarlo: “In tutta Europa abbiamo bisogno di amici… l’immigrazione, gli attacchi alla nostra cultura e identità non colpiscono solo la Gran Bretagna, ma l’Europa nel suo complesso. L’Europa deve unirsi e lottare come una sola persona. Ho avuto l’onore di stringere la mano a un uomo che ho osservato fin dall’inizio del mio attivismo, un leader senza paura, un uomo forte d’Europa, il vicepremier d’Italia Matteo Salvini”. Il quale, pur ‘taggato’ da Robinson, non risponde.

Il primo a denunciare il fatto è il Dem Matteo Orfini: “È gravissimo che una sede istituzionale venga utilizzata per legittimare esponenti razzisti del neofascismo internazionale. L’incontro di Matteo Salvini al MIT con Tommy Robinson – leader dell’estrema destra britannica, razzista e suprematista, con un lungo curriculum di violenze e condanne penali – rappresenta un ulteriore passo nell’involuzione della Lega”. Sullo stesso tenore le dichiarazioni di Nicola Fratoianni (“Un ministro della Repubblica Italiana che riceve un personaggio con un curriculum criminale notevole e con amicizie a Mosca discutibili è davvero grave è inaccettabile. Ma il ministro degli Esteri Tajani che ne pensa? Vogliamo sapere da lui se il governo italiano tollera sconcezze simili”) e Angelo Bonelli (“È un atto che oltraggia la storia democratica e antifascista della Repubblica italiana e legittima l’odio razziale dentro le istituzioni. La Presidente Giorgia Meloni, anche questa volta, rimarrà in silenzio?)”.

Una scelta, quella di Salvini, che arriva nella stessa settimana in cui il deputato leghista Furgiuele organizza alla Camera una conferenza stampa di CasaPound. Insomma, oltre i Patrioti, la Lega di Salvini sembrerebbe guardare ancora più a destra. Al tempo stesso però si moltiplicano i colpi del “fuoco amico”: i ‘vannacciani’ sempre più attivi, e oggi anche i Pro Vita e Famiglia hanno messo la Lega nel mirino, con Jacopo Coghe che ha denunciato una “censura ideologica” ai suoi danni nel dibattito sui diritti Lgbt: “Non vorrei fosse il nuovo corso liberale…”.

Tajani rivendica: riforma successo Fi, noi partito delle toghe

Roma, 24 gen. (askanews) – Un successo politico di Forza Italia che portando all’approvazione e al referendum la “sua” riforma costituzionale della giustizia, prima del premierato caro a Fdi e prima dell’autonomia voluta dalla Lega, dimostra di essere “determinante nell’attività del governo e del Parlamento”. Il secondo dei tre giorni scelti da Forza Italia per celebrare i 32 anni dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi e del celebre discorso “L’Italia è il paese che amo” pronunciato il 26 gennaio del 1994 è per Antonio Tajani l’occasione di rivendicare il ‘primato’ su Matteo Salvini nel portare a casa una delle tre riforme per cui i cittadini hanno votato il centrodestra alle politiche del 2022 e di rilanciare: “Non basta la separazione delle carriere, non bastano i due Csm. Serve completare. Penso alla responsabilità civile dei magistrati, penso ad aprire un dibattito se sia giusto o meno continuare a conservare la polizia giudiziaria sotto l’autorità dei magistrati, discutiamone, parliamone”.

In una sala dell’hotel Ergife di Roma, gremita di simpatizzanti arrivati da tutto il centro Italia, il nome del Cavaliere risuona costantemente negli interventi di tutti. Francesco Paolo Sisto e Giorgio Mulè rispolverano anche uno dei cavalli di battaglia dei comizi del fondatore di Fi. Una sorta di credo laico, riadattato alla battaglia politica di oggi sul referendum, con cui i due dirigenti azzurri interrogano la platea per “onorare – spiega Mulè che è responsabile della campagna di Fi per il Sì – il patto di lealtà con il nostro Presidente rispondendo a poche domande con un Si o con un No”. Tra le altre cose chiede: “Volete un giudice finalmente terzo e imparziale? Volete che i pubblici ministeri abbiano gli stessi diritti degli avvocati della difesa? Volete che il magistrato che sbaglia paghi per i suoi errori?”.

Alle “mistificazioni” e alle “menzogne degne di Pinocchio” (copyright Mulè che porta sul palco il burattino di legno) che sostengono che la riforma abbia l’obiettivo di sottomettere la magistratura alla politica, Tajani risponde con una provocazione: “Non è vero che siamo il partito degli avvocati, siamo il partito dei magistrati. Con questa riforma puntiamo a salvaguardare la sacralità della toga, toglierla dal fango dove l’hanno buttata alcuni. Vogliamo depoliticizzarla. Fino ad adesso mi pare sia la politica che ha deciso chi deve fare carriera all’interno della magistratura perché fino ad adesso se facevi parte del Pd, prima del Pci, allora sì che facevi carriera, allora sì che difendevi la giustizia, allora sì che era giusto mandare in galera le persone”.

“Visto l’entusiasmo” Tajani è convinto “che al referendum i sì avranno un risultato straordinario. Sarà il più grande regalo a Silvio”. Tuttavia, ribadisce “non è in ballo il destino del governo, andremo avanti fino a fine legislatura”. La riforma della giustizia fa parte della “grande rivoluzione di Berlusconi” che tocca anche l’economia, la libertà economica. È l’occasione per lanciare altri segnali a Salvini: no a tassare gli extraprofitti (“roba da Urss”) e no a una Consob lottizzata: il leghista Freni non va bene come presidente, ribadisce.

Di libertà economica Fi discuterà domattina a Milano. Anche con Calenda con cui Tajani spiega di voler aprire un confronto in vista delle amministrative di Roma, Milano, Torino per trovare un candidato comune e replicare l’esperienza della Basilicata. Ma Fi non guarda solo a Calenda. “Stiamo costruendo la grande dimora dei moderati italiani”, dice Tajani, “non solo il centro del centrodestra, ma il centro di gravità permanente della politica italiana”. È in preparazione ad aprile un grande evento per celebrare i cinquanta anni del Ppe rivolto a tutti i moderati anche a quelli delusi dal centrosinistra che “ormai è solo sinistra”.