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Buonfiglio (Coni): "Sinner ha reso orgogliosi gli italiani"

Roma, 14 lug. (askanews) – “Jannik Sinner ha reso fieri e orgogliosi tutti gli italiani, non solo per il suo valore tecnico ma anche come uomo”. Così il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, ha celebrato il secondo trionfo consecutivo del numero uno del mondo a Wimbledon, al termine della Giunta nazionale del Coni.

Buonfiglio, primo presidente del Coni ad assistere dal vivo a una finale di Wimbledon, ha raccontato di essersi complimentato personalmente con l’altoatesino: “Gli ho detto che non è soltanto un’eccellenza sportiva e tecnica”. Un riconoscimento è stato rivolto anche alla Federazione italiana tennis e padel e al suo presidente Angelo Binaghi “per il lavoro dell’intera Federazione”.

Il presidente del Coni è intervenuto anche sul caso del calciatore israeliano Anan Khalaili, che non ha ottenuto l’idoneità sportiva per il trasferimento all’Inter: “I controlli più rigorosi sono nell’interesse degli atleti stessi. È vero che giocare significa guadagnare, ma credo che sia più importante la vita”.

Spazio poi alla scelta del prossimo commissario tecnico della Nazionale. “Giovanni Malagò ha deciso di condividere questa scelta con Paolo Maldini e Leonardo. Stanno valutando con attenzione non solo le capacità tecniche, ma il profilo più adatto a completare il progetto. Non penso manchi ancora molto tempo”, ha spiegato Buonfiglio.

Quanto all’identikit del futuro Ct, il presidente del Coni ha espresso una preferenza netta: “Sono sempre per l’italianità. Da presidente federale abbiamo sbagliato diverse volte scegliendo un tecnico straniero. Prima bisogna assimilare la mentalità italiana, altrimenti il percorso diventa più complicato. In Italia abbiamo eccellenze tecniche, basti pensare che Carlo Ancelotti oggi allena il Brasile”.

Sulla stessa linea anche il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, che ha definito Paolo Maldini “una garanzia” per il nuovo corso della Nazionale e si è detto convinto che il prossimo commissario tecnico sarà italiano. “Abbiamo tanti allenatori di grandissimo livello”, ha osservato, auspicando inoltre un ritorno a un Ct cresciuto all’interno del percorso federale e delle nazionali giovanili.

Abodi ha infine dedicato un pensiero a Sinner: “Nei suoi occhi ho rivisto una felicità che aveva un po’ perduto negli ultimi mesi. Ha ritrovato l’equilibrio e ha dimostrato una straordinaria capacità di rialzarsi, diventando ancora più forte”.

Ciclismo, Tour de France: Pogacar domina al Lioran

Roma, 14 lug. (askanews) – Tadej Pogacar lancia un altro segnale fortissimo al Tour de France 2026. Lo sloveno della UAE Emirates-XRG ha conquistato la decima tappa, 167 km da Aurillac a Le Lioran, con un attacco irresistibile a circa 16 chilometri dall’arrivo, sul Col de Pertus, nello stesso scenario dove nel 2024 aveva subito l’ultima vera sconfitta in un testa a testa con Jonas Vingegaard.

Questa volta il copione è stato completamente diverso. Pogacar ha staccato tutti, ha raggiunto e superato il fuggitivo Richard Carapaz e ha tagliato il traguardo in solitaria, conquistando il terzo successo di tappa in questa edizione della Grande Boucle.

Alle sue spalle ha reagito con carattere Remco Evenepoel, capace di rientrare dopo essersi staccato in salita e di chiudere secondo a 32 secondi. Più in difficoltà Jonas Vingegaard, che nel finale ha pagato lo sforzo accumulato e ha perso 44 secondi dalla maglia gialla.

Con questo successo Pogacar raggiunge numeri sempre più impressionanti: è la 124ª vittoria in carriera, la 16ª stagionale e la 24ª tappa vinta al Tour de France, a undici successi dal record assoluto di Mark Cavendish. Inoltre indossa per la 60ª volta la maglia gialla, eguagliando Miguel Indurain; davanti a lui restano soltanto Bernard Hinault (79) ed Eddy Merckx (111).

In classifica generale il vantaggio dello sloveno aumenta sensibilmente: Vingegaard scivola a 3’36″, mentre Evenepoel è a 4’06″, rendendo sempre più concreta l’ipotesi del quinto successo finale di Pogacar al Tour, che lo affiancherebbe a Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault e Miguel Indurain.

Grande successo per la terza edizione del Festival dell’Argentario

Roma, 14 lug. (askanews) – Anche quest’anno applausi a scena aperta e grande entusiasmo del pubblico hanno accompagnato le tre serate, tutte a ingresso gratuito, del Festival dell’Argentario, andato in scena dal 10 al 12 luglio a Porto Santo Stefano. Un successo che conferma la crescita della manifestazione, giunta alla sua terza edizione, capace di richiamare, nella splendida cornice di Piazzale dei Rioni, alcune delle personalità più autorevoli e amate della televisione, del giornalismo, della cultura e dello spettacolo: Riccardo Cocciante, Alberto Matano, Serena Autieri, Giovanna Botteri, Barbara De Rossi, Valentina Bisti e Gigi Marzullo.

Promosso dal Comune di Monte Argentario, fortemente voluto dal Sindaco Arturo Cerulli e realizzato grazie all’impegno dell’Assessora al Turismo, Cultura e Commercio Chiara Orsini, il Festival si conferma uno degli appuntamenti di maggior prestigio e richiamo dell’estate toscana. Un evento capace di coniugare cultura, spettacolo e grande musica, valorizzando al tempo stesso il fascino unico di Monte Argentario, con il suo straordinario patrimonio di storia, tradizioni e bellezze paesaggistiche.

Alla vigilia della manifestazione, lo Yacht Club Santo Stefano, presieduto da Alessandro Maria Rinaldi, ha accolto i protagonisti della terza edizione. Poi, venerdì 10, con Gigi Marzullo a fare gli onori di casa, l’inaugurazione vera e propria del Festival è stata affidata allo spettacolo teatrale “Tu vuo’ fa’ l’americano”, diretto da Marcello Cirillo, con gli arrangiamenti e la direzione musicale dell’Orchestra del Maestro Demo Morselli. In un tripudio di note e celebri brani, l’attrice Barbara De Rossi, in qualità di voce narrante, ha accompagnato il pubblico in un applauditissimo viaggio tra musica e memoria dedicato alla storia dell’emigrazione italiana.

Sabato sera la novità di questa edizione, il “Premio Brando Giordani” dedicato alla memoria del grande dirigente Rai, giornalista, regista, autore e sceneggiatore, nato per valorizzare non solo l’eccellenza professionale, ma anche quei valori di umanità, generosità, rigore e rispetto che hanno contraddistinto il suo percorso umano e professionale. Per questa edizione inaugurale, la Giuria, presieduta dal Sindaco di Monte Argentario, Arturo Cerulli, ha deciso di conferire il Premio Brando Giordani a tre tra le più autorevoli e apprezzate personalità del giornalismo e della televisione italiana: Alberto Matano, Giovanna Botteri e Mara Venier, figure che, con percorsi professionali di altissimo livello e uno straordinario patrimonio umano, incarnano i valori ai quali il riconoscimento si ispira.

Presenza d’eccezione nelle tre serate quella di Simona Agnes, da sempre profondamente legata all’Argentario. Sul palco, Gigi Marzullo e Valentina Bisti hanno consegnato tra gli applausi della platea il riconoscimento ad Alberto Matano per la sua capacità di coniugare rigore, chiarezza espositiva e profonda sensibilità umana nel racconto dell’attualità, e a Giovanna Botteri, per la sua straordinaria carriera nel giornalismo internazionale e come inviata di guerra. Il premio è stato attribuito anche a Mara Venier, che, per sopraggiunti impedimenti, non ha potuto essere presente alla cerimonia.

La conduttrice è però intervenuta in collegamento durante la serata, salutando il pubblico e i premiati. Accolta da un lungo e caloroso applauso della piazza, ha ringraziato per il riconoscimento e ha promesso che sarà presente alla prossima edizione del Festival dell’Argentario per ritirare personalmente il Premio. A rendere ancora più speciale la cerimonia di premiazione è stata la partecipazione straordinaria di Serena Autieri, protagonista di un concerto che ha conquistato Piazzale dei Rioni. Con la sua inconfondibile voce, l’eleganza interpretativa e il carisma che da sempre la contraddistinguono, l’artista ha emozionato gli spettatori proponendo alcuni dei brani più amati del suo repertorio.

Particolarmente intenso il momento che Serena Autieri ha voluto dedicare a Peppino di Capri, scomparso proprio nella giornata di sabato, con una toccante interpretazione di Champagne che ha regalato al pubblico un momento di profonda commozione. La platea si è stretta nel ricordo e nell’affetto per un artista che ha segnato in modo indelebile la storia della musica italiana.

Nel gran finale di domenica sera l’attesissimo incontro con Riccardo Cocciante, che ha chiuso il ricco cartellone del Festival. Il cantautore ha regalato al pubblico un’esibizione memorabile e appassionata con alcune delle sue più belle canzoni, da Bella senz’anima a Quando finisce un amore, da Margherita a Se stiamo insieme. Come da tradizione del Festival, l’artista, intervistato da Marzullo, ha ripercorso la sua avventura umana e professionale, condividendo con lui e con gli spettatori storie e aneddoti della sua vita.

Forte degli eccellenti risultati conseguiti nelle precedenti edizioni, il Festival dell’Argentario 2026 si conclude con un bilancio estremamente positivo, confermando un percorso di crescita che ha restituito al promontorio il fascino e l’eleganza delle storiche edizioni degli anni Sessanta, quando il Festival rappresentava uno degli appuntamenti più prestigiosi dell’estate italiana. Lo stesso spirito di partecipazione, condivisione e valorizzazione del territorio continua ancora oggi ad animare la manifestazione, che si conferma un punto di riferimento per la comunità locale e una destinazione culturale sempre più apprezzata da visitatori e pubblico provenienti da tutta Italia e dall’estero.

La realizzazione della terza edizione del Festival dell’Argentario è frutto anche del prezioso contributo degli sponsor che ne hanno condiviso gli obiettivi della manifestazione legati alla promozione culturale e alla valorizzazione del territorio. Tra i partner principali del 2026, un ruolo significativo è rivestito da Estra che conferma il proprio impegno a favore di iniziative capaci di generare valore per le comunità locali. Alla manifestazione hanno contribuito inoltre Argentario Golf & Wellness Resort, Giadil Trasporti, Impresa Edile Annibale Rosi, VA.RO di Rosi Antonella, Maregiglio e Kaimar Yacht Care, importanti realtà imprenditoriali che hanno scelto di affiancare il Festival riconoscendone il valore culturale e turistico per l’Argentario.

"TAU. In segno d’amore" di Claudio Baglioni e Michele Caccamo

Milano, 14 lug. (askanews) – Claudio Baglioni e Michele Caccamo in libreria dal 15 settembre con TAU. In segno d’amore (Castelvecchi editore, pp. 228, euro 20,00).

Un’edizione a tiratura limitata in 3mila copie numerate disponibile in preorder a partire da domani, 15 luglio 2026 (https://www.amazon.it/dp/B0H8QHVZJB/). TAU. In segno d’amore è un’opera poetica e spirituale nata dall’incontro tra Claudio Baglioni e Michele Caccamo all’interno di un progetto artistico dedicato a san Francesco in occasione degli 800 anni dalla morte. «In un tempo che insegue sempre più l’accumulo e il possesso, abbiamo scritto di due uomini che si sono spogliati di tutto, per essere essenza dell’essenziale. Ognuno a fare la sua parte» ha detto Claudio Baglioni.

Un’invenzione poetica e morale in otto notti, ispirata alle figure di san Francesco d’Assisi e sant’Antonio da Padova: il santo portoghese, ormai malato e prossimo alla morte, riceve la presenza di san Francesco, non come semplice visione ma come richiamo all’origine più profonda della propria vocazione. Le otto notti costituiscono un tempo interiore nel quale la distanza tra i due si fa progressivamente più sottile. Il santo della parola, della predicazione e del sapere viene così condotto verso il limite della conoscenza, là dove ogni definizione deve cedere al silenzio.

«Con Claudio abbiamo costruito questo libro facendo convergere pensiero, visione e scrittura, parola dopo parola, perché Francesco e Antonio non restassero trattenuti nella sola devozione, ma riemergessero come due vite nelle quali Dio si è reso visibile» ha aggiunto Michele Caccamo.

Un libro intenso e visionario in cui le fonti francescane, in particolare gli scritti di Tommaso da Celano e il Cantico delle creature, costituiscono la radice storica e spirituale dell’opera. Nella scrittura di Claudio Baglioni e Michele Caccamo, la povertà francescana assume un significato radicale. Non coincide soltanto con la rinuncia ai beni materiali, ma con il venir meno di ogni pretesa di possesso: del nome, dell’identità, della verità e persino dell’immagine di Dio che l’uomo può costruire per difendersi dal mistero. L’elevazione non consiste nell’acquisire una condizione superiore, ma nel lasciare cadere ciò che separa l’essere umano dalla pienezza della vita.

Iran, Trump: gli investimenti dei paesi del Golfo possono sostituire i pedaggi

New York, 14 lug. (askanews) – Il presidente americano, Donald Trump, sostiene che lo Stretto di Hormuz è aperto, che il blocco navale vale solo per le navi dirette verso e o in partenza da porti iraniani e che il pedaggio ventilato ieri pari al 20% del valore delle merci cargo in passaggio dalla via d’acqua può essere sostituito da accordi di investimento da parte dei paesi del Golfo. In un post su Truth Social, Trump ha scritto: “Il petrolio sta fluendo come mai prima d’ora, grazie al fantastico potere dell’esercito degli Stati Uniti”. Secondo il leader Usa “lo Stretto di Hormuz è aperto a tutti i traffici navali tranne che all’Iran – e questo a causa della loro leadership bugiarda, violenta e maligna, che li sta portando sulla strada della distruzione totale. Avremo pertanto un blocco completo, ma solo sulle navi che vanno e vengono dai porti iraniani o che trasportano qualsiasi cosa riguardi merci iraniane”. Trump ha poi aggiunto che “sulla base di conversazioni altamente produttive con la leadership del Medio Oriente, ho deciso di sostituire la commissione di rimborso del 20% degli Stati Uniti con accordi commerciali e di investimento che i vari Stati del Golfo faranno negli Stati Uniti”.

Cnpr Forum, aumenta il costo del denaro

Roma, 14 lug. (askanews) – “Non condividiamo la scelta della Bce di alzare i tassi: significa erodere la ricchezza reale e il potere d’acquisto di famiglie e imprese. A pagare il conto è soprattutto la classe media, che per noi resta un segmento di riferimento fondamentale per la produttività e la ricchezza del Paese. Indebolirla è un errore fatale. La stretta pesa anche sull’indebitamento delle Pmi, di cui l’Italia è particolarmente ricca rispetto al resto d’Europa. Gli Stati Uniti, in una situazione analoga, non hanno preso una decisione così restrittiva: l’Ue poteva e doveva essere più prudente.

La nostra priorità restano le piccole e medie imprese, da sempre l’ossatura del Paese. La capacità del governo di sostenerle è evidente: abbiamo aiutato famiglie e imprese ad affrontare il caro energia, i dati sull’occupazione sono positivi, abbiamo tagliato il cuneo fiscale e rilanciato fringe benefit e voucher sociali, nel tentativo di migliorare il clima tra datori di lavoro e dipendenti. Le imprese vanno sostenute perché sono il motore dell’occupazione”.

Lo ha dichiarato Alessandro Cattaneo, deputato di Forza Italia in commissione a Montecitorio, nel corso del Cnpr forum “La BCE aumenta il costo del denaro: quale futuro per famiglie e imprese?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Secondo Maria Cecilia Guerra, parlamentare del Partito Democratico in commissione Bilancio della Camera dei deputati, “la BCE da un punto di vista tecnico ha agito con prudenza perché la variazione dei tassi è stata proprio minima. Guardando la situazione economica la scelta è stata guidata dalla considerazione che, se da un lato l’inflazione deriva dall’aumento dei costi energetici, bisogna monitorare l’inflazione interna specie per ciò che attiene i costi dei servizi. Era dunque una scelta obbligata quella di alzare i tassi. Le altre banche centrali hanno messo in campo aumenti molto più significativi rispetto all’Europa. Gli effetti sulle famiglie sono per noi molto importanti. Il rallentamento dei consumi ha preceduto quello dei tassi perché l’inflazione colpisce soprattutto le famiglie più povere, quelle che hanno un paniere vincolato. Le banche guardano molto al merito di credito con tassi più elevati per i soggetti considerati a rischio, e si registra un rallentamento soprattutto dei consumi non assistiti da una garanzia statale. La forte compressione dei salari, che in Italia sono ancora 9 punti sotto il livello del periodo pre-pandemico, è motivo di ulteriore preoccupazione”.

Critica Laura Cavandoli, esponente della Lega nella commissione Agricoltura a Montecitorio: “La Bce ha adottato una scelta che grava su famiglie e imprese, diversa da quella della Fed. Quando inflazione e crisi economiche derivano da tensioni geopolitiche, non possono essere affrontate con il solo aumento dei tassi. L’incremento dello 0,25% su mutui e prestiti riduce il potere d’acquisto delle famiglie e la liquidità delle imprese, senza rappresentare una risposta adeguata. Ritengo questa decisione tecnicamente sbagliata perché adottata senza una piena valutazione del contesto. La presidente Lagarde l’ha recentemente rivendicata nonostante la crisi nello Stretto di Hormuz non sia ancora del tutto superata. Ci si attendeva un calo più rapido dei prezzi al consumo, registrato invece solo in parte, ad esempio sui carburanti. Se le famiglie sono in difficoltà, le piccole e medie imprese lo sono ancora di più: con tassi più alti hanno meno liquidità e minori possibilità di investire. Il Governo ha introdotto strumenti importanti, come il Fondo di garanzia per le PMI, la Nuova Sabatini e Transizione 5.0, ma gli effetti delle decisioni della BCE restano difficili da gestire e potrebbero non bastare a contenere l’inflazione europea”.

Rafforzare il potere d’acquisto dei salari è la priorità per Marco Grimaldi, deputato di Avs in commissione Bilancio della Camera: “Le famiglie stanno subendo la spinta inflattiva generata dalle grandi corporazioni, soprattutto quelle che gestiscono gli interessi petroliferi e le multi-utilities oltre alle compagnie energetiche. Una spinta che ha eroso i salari alla quale si aggiunge anche l’aumento dei tassi d’interesse. Una scelta assurda anche perché invece di investire su economie e consumi si è preferito investire sull’economia di guerra. Scelte che penalizzano le piccole e medie imprese, rischiano di far saltare investimenti e acquisti, acuendo le difficoltà di un sistema che, al contrario, avrebbe bisogno di garanzie pubbliche e investimenti possibili in innovazione e ricerca. Con linee di credito che rischiano di essere sempre più compromesse. Noi siamo in un sistema che sarebbe in piena recessione se non ci fossero i fondi del Pnrr. Abbiamo vissuto 36 mesi di fila di calo della produzione. C’è bisogno di politiche che siano in grado di far tornare gli investimenti nei settori giusti rafforzando il potere d’acquisto dei salari per far ripartire i consumi”. Nel corso del dibattito, moderato da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Pasqua Borracci, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bari: “Il rialzo dei tassi deciso dalla BCE, pur essendo considerato da molti una scelta tecnicamente corretta per contrastare l’inflazione, rischia di avere effetti pesanti su famiglie e aziende. L’aumento del costo del credito rende più onerosi prestiti e finanziamenti, riducendo i consumi e frenando gli investimenti, soprattutto delle piccole imprese. Per affrontare questa fase è necessario accompagnare la politica monetaria con interventi mirati a sostegno dell’economia reale”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale Esperti contabili: “L’aumento dei tassi d’interesse è uno strumento che rischia di rallentare la crescita economica senza risolvere un’inflazione generata soprattutto dall’aumento dei costi energetici. Per tutelare famiglie e imprese servono misure alternative, come un tetto ai tassi sul credito al consumo, interventi fiscali mirati, sgravi sui costi di produzione e politiche capaci di sostenere domanda e offerta, anziché affidarsi esclusivamente alla leva monetaria”.

Colloqui Israele-Libano, per Tajani “l’Italia ha un ruolo importante”

Roma, 14 lug. (askanews) – La scelta di svolgere a Roma i negoziati tra Israele e Libano, che “hanno risposto positivamente alla nostra offerta” fatta al presidente (Joseph) Aoun, al ministro (Gideon) Saar, allo stesso segretario di Stato (Marco) Rubio, è la dimostrazione che “l’Italia ha un ruolo importante per la costruzione della pace e Roma è la città che può veramente diventare in questi giorni capitale della pace”. Lo ha ribadito il ministro degli Esteri e vice presidente del Consiglio, Antonio Tajani, parlando con i giornalisti alla Farnesina a margine dell’evento “Moto d’Italia-Cultura oltre la pista”.

“Ieri (lunedì, ndr) – ha ricordato il capo della diplomazia italiana – ho parlato con i due capi negoziatori, quello libanese e quello israeliano, invitandoli a trovare un accordo, sostenendoli e dando la disponibilità dell’Italia a fare tutto ciò che è possibile perché il Libano possa trovare finalmente la pace”.

Anche, ha aggiunto, attraverso “il rafforzamento anche dell’autorità nazionale, delle istituzioni, a cominciare dal presidente Aoun. Noi siamo presenti con Unifil, siamo presenti con la missione bilaterale per la formazione delle forze armate libanesi e quindi continuiamo a essere protagonisti della costruzione di un Libano libero che viva in pace. Questa scelta di svolgere i negoziati in Italia”, con la risposta positiva all’offerta fatta al “al presidente Aoun, al ministro Saar, allo stesso segretario di stato Rubio, è stata accolta a dimostrazione che l’Italia ha un ruolo importante per la costruzione della pace e Roma è la città che può veramente diventare in questi giorni capitale della pace”.

Decimo "Ocean Film Festival World Tour Italia", al via il 14 ottobre

Roma, 14 lug. (askanews) – Nato in Australia nel 2014 e arrivato in Italia nel 2017, Ocean Film Festival World Tour Italia è l’edizione italiana dell’Ocean Film Festival Australia, il festival internazionale che seleziona e porta sul grande schermo i migliori corto e mediometraggi dedicati all’oceano, agli sport acquatici, all’esplorazione e alla conservazione marina. In dieci anni è diventato un appuntamento atteso da migliaia di spettatori, affermandosi come il principale tour cinematografico italiano interamente dedicato alla cultura del mare e dell’oceano, agli sport acquatici e al rapporto tra uomo e natura.

Dal 14 ottobre a metà novembre il festival celebrerà la sua decima edizione attraversando il Paese con 22 appuntamenti nei principali cinema e teatri italiani. Ad inaugurare la manifestazione sarà il pre-evento di Milano, in programma mercoledì 14 ottobre al Teatro Carcano, prima dell’inizio dello spettacolo, con un ospite d’eccezione: Alex Bellini, esploratore, divulgatore ambientale e autore, che presenterà il suo nuovo libro in un incontro dedicato alle grandi sfide ambientali e al rapporto tra uomo e natura.

L’edizione 2026 segna un’ulteriore crescita del festival, che amplia la propria presenza sul territorio nazionale con due nuove città: Rovereto, per la prima volta nel circuito del tour, e Catanzaro, prima tappa in Calabria. Un’espansione che conferma la volontà di rendere il festival sempre più capillare, attraversando l’Italia da nord a sud e da est a ovest, coinvolgendo un pubblico sempre più ampio di appassionati di mare, outdoor, viaggi e sostenibilità.

Anche per questa decima edizione il programma proporrà una selezione internazionale di corto e mediometraggi dedicati alle grandi avventure del mare. Dalle spedizioni in Antartide alle foreste di kelp, dalla biodiversità marina alla tutela degli oceani, passando per vela, surf, ricerca scientifica e straordinari incontri con la fauna selvatica, i film racconteranno alcune delle storie più affascinanti e attuali del nostro pianeta attraverso immagini spettacolari e protagonisti d’eccezione.

Nel corso degli anni Ocean Film Festival World Tour Italia ha sviluppato importanti collaborazioni con realtà impegnate nella tutela degli ecosistemi marini, tra cui One Ocean Foundation, Fondazione Centro Velico Caprera, Water Defenders Alliance powered by LifeGate, Marevivo e Sea Shepherd, promuovendo iniziative concrete di sensibilizzazione e conservation che coinvolgono direttamente il pubblico del festival. A conferma del proprio impegno nella promozione della cultura dell’oceano, OCEAN Film Festival World Tour Italia è membro del Comitato Nazionale del Decennio del Mare, su invito della Commissione Oceanografica Italiana presso il CNR, e ha ricevuto l’endorsement della UNESCO Ocean Decade.

De Lucchi direttore artistico in Triennale: il design è semplice

Milano, 14 lug. (askanews) – Michele De Lucchi è il nuovo direttore artistico di Triennale Milano, con responsabilità anche per il Museo del Design Italiano. “Il design deve essere una cosa semplice, leggera”, ha detto ad askanews nel giorno della presentazione delle linee guida dell’istituzione per i prossimi anni.

Fed, Warsh: possiamo e dobbiamo ripristinare la stabilità dei prezzi

Roma, 14 lug. (askanews) – Alla Federal Reserve “vogliamo una crescita economica più diffusa e vogliamo che gli aumenti dei prezzi siano più limitati”. Lo ha affermato il presidente della banca centrale statunitense, Kevin Warsh nella sua prima audizione al Congresso Usa.

“Stiamo facendo tre cose, la prima è l’impegno: siamo determinati a ottenere la stabilità dei prezzi. Questo impegno è risoluto. Secondo, ci assumiamo le responsabilità: la Federal Reserve può e deve assicurare la stabilità dei prezzi. Abbiamo gli strumenti per farlo. E, terzo, lo faremo”.

Su Netlix il film "23.000 vite", ispirato a Iuventa, nave ong tedesca

Roma, 14 lug. (askanews) – Arriva su Netflix il 17 luglio il film “23.000 vite”, ispirato alla storia vera di Iuventa, la nave umanitaria della ong tedesca Jugend Rettet che, tra luglio 2016 e agosto 2017, ha tratto in salvo 23.000 persone.

Prodotto da Netflix Germania, il film si basa sul documentario Iuventa di Michele Cinque, che per oltre un anno ha seguito i volontari della ong, dalla prima missione nel Mediterraneo fino al sequestro della nave, avvenuto ad agosto 2017. Il documentario Iuventa, che sarà su Netflix in tutta Europa dal 27 luglio, ha avuto un’ampia diffusione ed è diventato un manifesto contro la criminalizzazione dei soccorsi in mare. Il processo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a carico degli attivisti della nave si è finalmente concluso il 19 Aprile 2024 con il proscioglimento di tutti gli imputati e con la storica sentenza del Gup di Trapani che non solo ha sancito il non luogo a procedere ma ha anche sottolineato come aiutare chi fugge da torture, detenzioni arbitrarie, violenze sessuali, maltrattamenti, sfruttamento sessuale e lavorativo sia un dovere universale.

Dopo sette anni di sequestro e nessuna manutenzione, la nave è ormai un relitto che non può più navigare, ma rappresenta un simbolo dei nostri tempi. La storia della Iuventa ribadisce uno dei valori fondanti della nostra società, quello di soccorrere e di salvare chi si trova in pericolo in mare come stabilito dai trattati internazionali e dalla legge del mare. Il film esce in uno degli anni più mortali nel Mediterraneo dal 2014, nei primi sei mesi del 2026 sono già morte 990 persone, ricordandoci che non si tratta solo di una storia vera ma di una realtà con cui l’Europa deve fare i conti.

Michele Cinque, co-sceneggiatore e produttore creativo di 23.000 vite, ha seguito dall’inizio la produzione con Christopher Zwickler e la scrittura del film con Oliver Ziegenbalg, affiancando il regista Markus Goller sul set. “Abbiamo lavorato a stretto contatto con alcuni dei volontari che hanno fatto parte in diversi ruoli nel progetto Iuventa e con diverse persone arrivate in Europa attraversando il Mediterraneo, che ci hanno raccontato le loro storie e hanno costruito con noi dialoghi e discusso svolte narrative. Grazie a loro siamo stati in grado di costruire una sceneggiatura e una messa in scena che ripercorre in maniera estremamente fedele non solo quanto accaduto alla nave e ai suoi protagonisti, ma anche le complesse dinamiche migratorie e la genesi del caso giudiziario della Iuventa”, ha spiegato Michele Cinque.

Sea-Watch opera dal 2015 ed è una delle più longeve organizzazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo Centrale, ha seguito da vicino la realizzazione del film 23.000 vite, fornendo supporto logistico e know-how. Louis Hoffman e Maria Dragus sono stati a Lampedusa a bordo di Aurora, una delle navi di Sea-Watch, per un training speciale, in compagnia di un equipaggio di soccorso che ha preso parte ad alcune missioni nel Mediterraneo Centrale. Questo training ha permesso agli attori principali di capire meglio i propri personaggi e di sentire sulla propria pelle la tensione che vive un equipaggio prima di salpare, e allo stesso tempo comprendere la complessità delle dinamiche migratorie. “Il caso Iuventa è tra i primi e più paradigmatici della criminalizzazione del soccorso in mare: nel 2017 nave sequestrata ed equipaggio indagato per accuse poi rivelatesi inconsistenti. Anni di processo per intimidire chi salva vite, inchieste usate strumentalmente per fini politici. Iuventa non è un caso isolato ma un metodo: usare la giustizia per occupare tempo e risorse della società civile impegnata nel soccorso. Il fine non è vincere in tribunale, è che nessuno veda cosa succede a chi cerca di attraversare quel confine militarizzato”, afferma Giorgia Linardi, portavoce Sea-Watch.

Trione: in Triennale domande sul presente per creare programmazione

Milano, 14 lug. (askanews) – Porsi domande, una domanda cruciale sul presente per ogni anno, e intorno a questa costruire la programmazione e gli eventi. Il neo presidente della Triennale Milano, Vincenzo Trione, nel giorno della presentazione delle linee guida dell’istituzione per i prossimi anni, ha sintetizzato così ad askanews una delle idee più forti della sua presidenza.

Laura Pausini alla cerimonia di chiusura di FIFA World Cup 2026

Milano, 14 lug. (askanews) – Laura Pausini si esibirà con Robbie Williams e Nicole Scherzinger in diretta mondiale alla cerimonia di chiusura di FIFA World Cup 2026, al Metlife Stadium di New York, che anticiperà il calcio d’inizio del match finale.

Laura Pausini e Robbie Williams, di nuovo insieme, questa volta con Nicole Scherzinger, canteranno il loro brano Desire, inno ufficiale di FIFA che unisce due tra le lingue più diffuse al mondo, inglese e spagnolo.

Il brano Desire, scritto da Robbie Williams, prodotto da Karl Brazil e Owen Parker, mixato da Richard Flack, adattato in lingua spagnola dalla stessa Laura e pubblicato nel 2025, ha accompagnato i giocatori al loro ingresso in campo nel torneo FIFA Club World Cup dello scorso anno e lo stesso è avvenuto quest’anno, per tutte le partite che si sono svolte tra Messico, Canada e Stati Uniti per il Campionato Mondiale FIFA 2026.

“Ogni volta che ho l’opportunità di unire musica e sport – ha commentato Laura Pausini – mi rendo conto di come entrambi abbiano il potere di unire le persone attraverso la stessa emozione: la passione. Esibirmi ai Mondiali FIFA 2026 al fianco di Robbie Williams e Nicole Scherzinger sarà un’altra esperienza indimenticabile, e sono davvero onorata di far parte di un evento che riunisce persone provenienti da tutto il mondo attraverso la musica, lo sport e la festa. Perché quando musica e sport si uniscono, parlano un linguaggio universale che tutti comprendono”.

Laura Pausini torna negli Stati Uniti, proprio a New York, dove poco più di un mese fa aveva chiuso la leg latina e americana del suo World tour 2026/2027, undicesima tournée mondiale dell’artista italiana più ascoltata all’estero, che ha già venduto 450.000 biglietti nel mondo, con tantissime date sold out.

Il World tour prenderà nuovamente il via in autunno in Italia e in Europa, partendo dai palazzetti delle più grandi città, e proseguirà fino a fine 2027.

Quella con Robbie Williams è solo l’ultima di tantissime straordinarie collaborazioni, che hanno accompagnato la carriera di Laura Pausini fin dai primi anni. Tra i nomi più altisonanti si ricordano artisti del calibro di Ennio Morricone, Michael Jackson, Madonna, Phil Collins, Michael Buble´, Gloria Estefan, Kylie Minogue, Luciano Pavarotti, Andrea Bocelli, Ray Charles, Johnny Hallyday, Shakira, Mariah Carey, Charles Aznavour, Marc Anthony, Ricky Martin, Alejandro Sanz e Celine Dion.

Legge elettorale, Meloni sfida le opposizioni: su preferenze non chiedano voto segreto, ci si metta la faccia

Roma, 14 lug. (askanews) – Le opposizioni non chiedano il voto segreto sull’emendamento di maggioranza che introduce le preferenze nella legge elettorale all’esame dell’aula della Camera. Lo chiede la premier Giorgia Meloni in un post su facebook.

“L’emendamento venga votato a scrutinio palese e non con voto segreto. Sfido le opposizioni a non chiedere il voto segreto. Ognuno si assuma la responsabilità del proprio voto e ci metta la faccia davanti agli italiani. Sì alle preferenze. No al voto segreto”, afferma la presidente del Consiglio.

“Oggi pomeriggio – scrive la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un post sui social – si voterà l’emendamento, proposto da Fratelli d’Italia e condiviso dai partiti della maggioranza, per introdurre le preferenze nella legge elettorale, come in molti, anche tra le opposizioni, hanno chiesto. A questo punto credo sia doverosa un’operazione verità, per capire se quei partiti che da tempo invocano la possibilità per i cittadini di scegliere i propri parlamentari lo facciano per convinzione o soltanto per prendersi gioco degli italiani. C’è un solo modo per scoprirlo: che l’emendamento venga votato a scrutinio palese e non con voto segreto”.

Bruxelles, incendio in un ascensore: in fiamme la torre Oxy, morti e dispersi

Roma, 14 lug. (askanews) – Un incendio scoppiato all’interno di un ascensore della torre OXY a Bruxelles avrebbe causato la morte di alcune persone. Il numero preciso delle vittime non è ancora stato accertato, riferisce il quotidiano belga Le Soir.

Sei persone risultano tuttora disperse e le ricerche proseguono. Secondo quanto riferito dalla Procura di Bruxelles, potrebbero trovarsi in un altro ascensore, al quale i vigili del fuoco non sono ancora riusciti ad accedere.

“I vigili del fuoco sono riusciti a trovare una piccola apertura in uno di questi ascensori e hanno ritrovato vittime”, ha spiegato Brecht Speybrouck, portavoce della Procura del Lavoro di Bruxelles. “Non sappiamo ancora con precisione quante persone siano. Potrebbero essere le sei disperse, ma potrebbero essercene altre nell’altro ascensore o altrove”.

Meloni sfida opposizioni: su preferenze non chiedano voto segreto

Roma, 14 lug. (askanews) – Le opposizioni non chiedano il voto segreto sull’emendamento di maggioranza che introduce le preferenze nella legge elettorale all’esame dell’aula della Camera. Lo chiede la premier Giorgia Meloni in un post su facebook.

“L’emendamento venga votato a scrutinio palese e non con voto segreto. Sfido le opposizioni a non chiedere il voto segreto. Ognuno si assuma la responsabilità del proprio voto e ci metta la faccia davanti agli italiani. Sì alle preferenze. No al voto segreto”, afferma la presidente del Consiglio.

L.elettorale, al via aula Camera, opposizioni: lese nostre prerogative

Roma, 14 lug. (askanews) – E’ iniziata in aula alla Camera la seduta sulla legge elettorale. “Profondo disagio” è stato espresso in avvio del dibattito da Federico Fornaro, deputato Pd, “per come si sono evoluti i lavori in commissione”. Rivolgendosi direttamente al presidente della Camera, Luciano Fontana, il dem ha “stigmatizzato quello che sta avvenendo”, “la modalità incongrua, sbagliata” con cui la maggioranza sta portando avanti la riforma: “Lo sarebbe stato per una legge ordinaria, lo è di più per una legge di valenza costituzionale”.

Fornaro ha ricordato che in commissione “avevamo chiesto di poter avere più tempo per discutere la legge, non ci è stato concesso, ma quanto avvenuto dopo è ancora peggio: la maggioranza ha presentato in aula emendamenti con cui riscrive il cuore della legge sostanzialmente. Sul voto all’estero, sul voto fuori sede e sulla selezione delle candidature. Non sono interventi minimali ma correttivi del cuore della legge elettorale”.

“Non abbiamo avuto modo di discutere e di valutare. La legge elettorale non è a disposizione della maggioranza di turno ma è una delle leggi fondamentali, è il cuore della democrazia. É una scelta sbagliata, miope, grave e lesiva delle nostre preriogative”.

“Speriamo ci sia da parte di Fontana il giusto riconoscimento in merito ad alcuni emendamenti”, ha sottolineato Fornaro riferendosi in particolare alla proposta di modifica a prima firma del deputato di Noi Moderati Franco Tirelli “che riguarda per la prima volta un recupero dei resti a livello nazionale al Senato. Ci aspettiamo sia reso inammissibile. Mi chiedo come sia possibile che i relatori non abbiano dato parere negativo. Le logiche di maggioranza non possono andare oltre la Costitiuzione”.

Al “disagio” espresso dal Pd, si sono associati anche Marco Grimaldi (Avs), Alfonso Colucci (M5s), Roberto Giachetti (Iv). “Fontana consideri come è stata condotta la discussione sulla legge elettorale nel rapporto tra maggioranza e opposizione. Quanto accaduto con il referendum non vi ha insegnato nulla”, ha detto Giachetti appellandosi al presidente della Camera chiedendo tempi più ampi di quelli previsti per la legge elettorale con il contingentamento, per il suo gruppo 30 minuti.

Iran, l’Agenzia europea per la sicurezza aerea: sconsigliati voli civili sullo spazio aereo del Golfo

Roma, 14 lug. (askanews) – L’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA) ha affermato che le compagnie aeree non dovrebbero operare sopra il Bahrein, il Kuwait, il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e in prossimità delle acque del Golfo dell’Oman.

“Gli imprevedibili sviluppi militari, combinati con il possibile impiego di missili, droni, aerei da combattimento e sistemi di difesa aerea, creano un rischio elevato per i voli civili a tutte le altitudini e livelli di volo all’interno dello spazio aereo interessato”, ha dichiarato l’EASA in un comunicato.

La scorsa settimana l’agenzia ha consigliato alle compagnie aeree di non operare nello spazio aereo di Iran, Iraq e Libano.

Tajani: su legge elettorale compromesso accettabile. Franchi tiratori? Rispetteremo indicazione

Roma, 14 lug. (askanews) – “Nessuna marcia indietro. Eravamo a favore del testo originario sulla legge elettorale, è stata fatta una proposta da Fdi che è di compromesso e che può essere accettabile, rimane il principio fondamentale, poi c’è il listone di coalizione. E poi tutto il centrodestra è a favore, lungi da noi dividere” la coalizione. Così il leader di Fi e vicepremier Antonio Tajani, spiega ai cronisti a Montecitorio, le ragioni del sì di Forza Italia all’emendamento sulle preferenze, al termine dell’assemblea del gruppo.

I franchi tiratori? “L’indicazione è chiara, il centrodestra rispetterà l’indicazione, quanto al problema delle donne io ho garantito in assemblea che avranno ampia rappresentanza nelle liste”, così il vicepremier e leader di Fi Antonio Tajani risponde ai cronisti, sul rischio che l’emendamento sulle preferenze venga impallinato dai franchi tiratori.

Auto, Urso all’Ue: "Crisi investe l’intera filiera, subito le riforme"

Roma, 14 lug. (askanews) – “Non c’è più tempo da perdere: il 2026 deve essere l’anno delle riforme europee. Se non interveniamo subito, la transizione si trasformerà in deindustrializzazione”. È quanto ha dichiarato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, aprendo il tavolo automotive, che si è svolto a Palazzo Piacentini, cui hanno partecipato – oltre al Sottosegretario con delega alle crisi di impresa, Fausta Bergamotto – i vertici di Stellantis e le altre imprese del settore, le Regioni ove hanno sede gli impianti produttivi e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e delle associazioni datoriali.

“L’epicentro della crisi è a Bruxelles – ha aggiunto il ministro, secondo quanto riporta una nota – nelle follie del Green Deal, che ha messo in ginocchio l’industria automobilistica europea, favorendo la tecnologia e la produzione cinese. Oggi i fatti dimostrano che avevano ragione. Non è soltanto Volkswagen in grave difficoltà: la crisi sta investendo i principali costruttori europei e rischia di travolgere l’intera filiera industriale del continente.”

Durante il confronto, Urso ha poi ribadito che il governo italiano è stato il primo a promuovere il cantiere delle riforme europee, ricordando il non paper sul settore presentato insieme alla Repubblica Ceca che ha ottenuto il rinvio delle super multe e l’anticipare la revisione del regolamento sulla CO2. Ma non basta, ha ribadito il ministro: “Occorre da subito che sia pienamente riconosciuto il principio di neutralità tecnologica e anticipare l’attuazione dell’Industrial Accelerator Act: non si può attendere il 2029 per introdurre i requisiti Made in Europe e Low Carbon”. In questo contesto l’Italia sta lavorando affinché il perimetro geografico dell’IAA sia efficace e tuteli le produzioni europee.

Riguardo al nuovo DPCM automotive, un intervento di ampio respiro dal 2026 al 2030, che prevede 1,35 miliardi per il settore, il Ministro ha ribadito che il Governo ha impresso una svolta netta rispetto al passato, destinando il 70% delle risorse a sostegno della filiera attraverso gli Accordi per l’innovazione e i mini Contratti di sviluppo, con soglia di accesso più adatta alle PMI. Sul fronte della domanda, il provvedimento prevede invece gli interventi di ampio respiro per i veicoli commerciali, o veicoli di categoria L, il retrofit e le infrastrutture di ricarica, introducendo anche il noleggio sociale a lungo termine per le famiglie meno abbienti.

Infine, riporta ancora il comunicato, riguardo a Stellantis, il Ministro ha sottolineato che il Governo continuerà a monitorare con la massima attenzione l’attuazione del Nuovo Piano, verificando il rispetto degli impegni assunti. “Cinque miliardi di euro in nuove tecnologie, piattaforme e modelli più in sintonia con il mercato, insieme a 7 miliardi di contratti ogni anno per la filiera della componentistica, indicano la strada per salvaguardare tutti gli stabilimenti, l’occupazione e rilanciare la produzione. Un risultato ancora più significativo se confrontato con quanto sta accadendo altrove, a cominciare dalla Germania”, ha concluso il ministro.

Iran, Cnn: "Risposta devastante" di Teheran se attaccata Forge Mountain

Roma, 14 lug. (askanews) – Un alto funzionario della sicurezza di Teheran ha dichiarato alla Cnn che l’Iran darà una “risposta devastante” se il presidente degli Stati Uniti Donald Trump darà seguito alla sua minaccia di attaccare il sito sotterraneo non sorvegliato del regime sui monti Zagros, noto come “Forge Mountain”.

Secondo quanto dichiarato dal funzionario all’emittente statunitense, qualora gli Stati Uniti dovessero attaccare, a quel punto Teheran la farebbe “pagare caro ai soldati americani e ai partner regionali”. Il funzionario iraniano ha negato altresì le affermazioni statunitensi secondo cui a “Forge Mountain” si svolgevano “attività nucleari”.

Triennale, le linee guida di Trione, De Lucchi direttore artistico

Milano, 14 lug. (askanews) – Il neo presidente di Triennale Milano, Vincenzo Trione, nominato il 4 giugno 2026, e la direttrice generale Carla Morogallo, riconfermata nel suo ruolo, hanno presentato le linee strategiche dell’istituzione per il prossimo quadriennio. Nel nuovo assetto figura l’introduzione della carica di direttore creativo, affidata a Michele De Lucchi, che assume anche il ruolo di responsabile del Museo del Design Italiano di Triennale. Durante la conferenza stampa è stato inoltre presentato il nuovo comitato scientifico, composto da: Michele De Lucchi, curatore design e Direttore del Museo del Design Italiano, Manuela Lucà-Dazio, curatrice architettura, e Andrea Viliani, curatore arte contemporanea.

Al comitato si aggiungono alcuni consulenti scientifici per le aree disciplinari specifiche. Per rafforzare la presenza del cinema in Triennale, è stato coinvolto Paolo Mereghetti; confermati Carlo Antonelli per la musica e Luca Stoppini per la moda. Chiara Spangaro si occuperà del coordinamento scientifico dell’Archivio di Triennale. Umberto Angelini è il direttore artistico del teatro di Triennale, Damiano Gullì sarà il curatore del public program e delle attività editoriali, Marco Sammicheli sarà il Design Week Exhibition Program Lead. Luca Cipelletti è il direttore architettonico del Palazzo dell’Arte. I curatori e i consulenti scelti per sviluppare la programmazione culturale di Triennale sono tutti italiani con profili fortemente internazionali.

La programmazione culturale di Triennale sarà guidata da un ‘tema decisivo per la contemporaneità’ in forma di domanda, individuato ogni anno e le mostre, il public program, le pubblicazioni e le iniziative di ricerca saranno pensate come forme di possibili risposte. Questa cornice tematica permetterà di rafforzare la coerenza culturale e sarà la base su cui sviluppare il dialogo tra le diverse discipline. La programmazione espositiva comprenderà mostre tematiche e mostre monografiche sui protagonisti dell’arte, dell’architettura, del design e della moda, sempre riconducibili ai contenuti e alle prospettive del framework individuato.

Riprendendo la tradizione delle Triennali storiche, verranno realizzati degli interventi di arte pubblica nello spazio antistante Triennale, che saranno affidati a designer architetti e artisti internazionali. La collezione permanente di design di Triennale, esposta nel Museo del Design Italiano, verrà ampliata attraverso una politica di acquisizioni per arrivare a coprire anche gli anni più recenti. Nella progettualità che verrà sviluppata da Michele De Lucchi, il Museo, oltre a presentare oggetti e prodotti, si occuperà anche di raccogliere la storia delle idee che hanno fatto grande il design italiano individuando le matrici generative dei più grandi successi, indagando i contesti culturali sociali e le metodologie progettuali.

Altre novità riguardano il public program, che includerà le Lezioni milanesi, un ciclo di lectures che coinvolgerà ogni anno una figura centrale del dibattito culturale contemporaneo italiano e internazionale, la rassegna Work in progress di avvicinamento alla 25ª Esposizione Internazionale con protagonisti del mondo delle arti, del cinema e della letteratura, e incontri e seminari sul ruolo delle istituzioni culturali oggi. Asma Mhalla, specialista di politica e geopolitica della tecnologia franco-tunisina, sarà tra i nomi coinvolti per il ciclo Work in progress. Per quanto riguarda Teatro e Voce, la proposta performativa e quella musicale verranno sviluppate in modo sempre più integrato con la programmazione di Triennale, con l’obiettivo di valorizzare l’ibridazione tra discipline e formati. Grande rilievo verrà data all’attività del Centro studi di Triennale, organo fondato nel 1935, attivo fino al 1990 e riattivato nel 2024 all’interno di Cuore. Presieduto dal Presidente Trione, il Centro studi avrà il compito di individuare sia il tema dell’Esposizione Internazionale, la cui prossima edizione sarà nel 2028, che i temi interdisciplinari annuali, di definire le attività di ricerca e le pubblicazioni scientifiche. Coordinerà inoltre un hub, un programma di incubazione di idee e progettualità rivolto a figure emergenti del mondo del design, dell’architettura e della creatività che abiterà periodicamente gli spazi di Triennale.

Il Centro studi lavorerà insieme a un Advisory Board, che avrà il compito di offrire prospettive di riflessione originali e trasversali e sarà composto dalla scrittrice Melania Mazzucco, dal geografo Franco Farinelli, dalla sociologa Nathalie Heinich, dal fisico Carlo Rovelli, dal teologo e filosofo Padre Benanti e dal saggista e autore Giuliano da Empoli.

Il lavoro sugli archivi verrà intensificato attraverso iniziative di ricerca e divulgazione e collaborazioni con altre istituzioni. L’archivio di Triennale sarà oggetto di progetti espositivi e di nuove strategie di comunicazione digitale, con l’obiettivo di rendere sempre più accessibili documenti e materiali. Sempre all’interno di Cuore confluiranno le attività di alta formazione, realizzate in collaborazione con università e centri di ricerca nazionali e internazionali. Verrà avviato un percorso specialistico di livello avanzato dedicato alla curatela, agli allestimenti, alla comunicazione culturale e alla relazione con i pubblici. Sarà attivato il Triennale PhD Program per nuovi dottorati di ricerca su temi centrali per l’istituzione e programmi di Fellowship per studiosi, curatori, architetti, artisti, designer, promossi attraverso bandi internazionali.

Triennale ripenserà anche l’ambito editoriale, definendo una linea integrata e coerente. Tre saranno le collane, per cataloghi, libri e album. La rivista ‘Lotus’ rifletterà le linee di ricerca individuate dal Centro Studi. Verrà ripensato il Magazine online e sarà intensificata la produzione di podcast e contenuti digital. Ulteriore novità riguarda le forme di sostegno all’attività istituzionale. Il Patron Program verrà valorizzato ulteriormente e, parallelamente, verrà avviato uno studio per la creazione di un Board of Trustees, sul modello dei musei internazionali, con funzioni di supporto allo sviluppo strategico. Le mostre, i progetti e le attività del 2027 verranno presentati in una conferenza stampa a novembre 2026.

‘Una Triennale che, in dialogo con Milano e con il contesto internazionale, si o?ra come opera-mondo – ha detto Trione – come infrastruttura culturale nella quale le culture, i saperi, le pratiche e i media della contemporaneità si confrontano e si ibridano; come dispositivo complesso, che pone in risonanza architettura, design, arte, fotografia, moda, cinema, teatro e musica; come luogo attento a far a?orare le ragioni del presente; come territorio di esposizioni e di eventi, ma anche di studio, di conservazione e di valorizzazione; come scuola di alta formazione e di ricerca, in collaborazione con le Università; ma, soprattutto, come dispositivo impegnato a far entrare in contatto il pubblico con il divenire dei linguaggi progettuali e visivi attuali; come istituzione stabile e, insieme, aperta a quel che, tumultuosamente, sta accadendo oggi, di fronte ai nostri occhi; infine, come macchina del pensiero critico, che pone domande intorno ad alcuni temi decisivi del nostro tempo e o?re risposte possibili, problematiche, distanti da ogni ideologismo. Con un’ambizione: occupare un posto centrale nella vita di una grande città, di una comunità, di un Paese, dell’Europa’.

‘Triennale – ha aggiunto Morogallo – è un’istituzione in costante evoluzione. Negli anni si è dimostrata capace di rispondere alle sfide e alle opportunità che attraversano il mondo culturale, di intercettare le esigenze dei pubblici, di confrontarsi con progettualità sempre differenti. Affrontiamo questo nuovo capitolo con consapevolezza del lavoro fatto fino ad oggi e con entusiasmo verso i progetti e le attività che verranno. L’evoluzione riguarderà anche aspetti di sviluppo strategico e gestionale, per ampliare e diversificare le forme di sostegno e rafforzare ulteriormente il posizionamento internazionale.’ ‘Vorrei trasformare Triennale in un laboratorio di vitalità – ha concluso De Lucchi -. Il progetto non è un atto statico, oggi più che mai è l’ideazione di uno scenario positivo, capace di guidarci attraverso le grandi contraddizioni: tra passato e futuro, tra concreto e virtuale, tra umano e digitale, tra discipline e visioni divergenti. Ho in mente un percorso che ci porti a costruire e a vivere il concetto di ‘sostenibilità dell’immaginario comune”.

Calcio, Allegri: "Conte ha fatto benissimo, ora tocca a noi"

Roma, 14 lug. (askanews) – Un palcoscenico speciale per un nuovo inizio. Massimiliano Allegri si presenta da allenatore del Napoli nel luogo simbolo della città, il Teatro San Carlo, e sceglie subito una linea di continuità con il passato: rispetto per Antonio Conte e consapevolezza della responsabilità che lo attende.

“Qui Conte ha fatto benissimo – ha detto il tecnico toscano – sono fortunato perché è la seconda volta che eredito una sua squadra. Spero mi vada bene come quando presi la Juventus dopo di lui. Ha fatto due anni straordinari, ora dobbiamo lavorare per costruire le basi e arrivare a marzo con tutti gli obiettivi ancora raggiungibili”.

Allegri non nasconde l’emozione per la nuova avventura: “Sento orgoglio e responsabilità. Questa presentazione è anche troppo per me. Sono nel teatro più antico del mondo, l’emozione c’è. Napoli è una città pazzesca, passionale”.

Il nuovo tecnico azzurro ha parlato anche della sua filosofia e del rapporto con la società. L’etichetta di allenatore “aziendalista” non lo infastidisce: “Per alcuni è un’offesa, per me è un complimento. L’allenatore deve gestire il patrimonio della società, che sono i giocatori. Oggi la grande sfida, soprattutto in Italia, è essere competitivi e sostenibili. Bisogna essere in sintonia con il club”.

Sul Napoli che verrà, Allegri non ha voluto dare indicazioni rigide sui moduli: “Il calcio è bello perché è opinabile. Abbiamo una rosa forte, giocatori che possono giocare con sistemi diversi. Se ho molti esterni giocherò con gli esterni, ma la cosa più importante sono voglia ed entusiasmo”.

Anche sulla difesa il tecnico mantiene prudenza: “Finché non vedo i giocatori è difficile dire qualcosa. Più è larga la differenza tra gol fatti e subiti, più è facile arrivare agli obiettivi”.

Inevitabile una domanda su Kevin De Bruyne, il grande colpo del mercato azzurro. Allegri sorride: “Fatemelo vedere prima… Sicuramente gioca discretamente bene a calcio”. Poi il presidente Aurelio De Laurentiis interviene ricordando le discussioni tattiche del belga con Conte: “De Bruyne si lamentò con Conte per come lo faceva giocare, ecco perché ti hanno fatto questa domanda”.

Vacanza a Capri per George Clooney e Amal (in abito lungo bianco)

Capri, 14 lug. (askanews) – George Clooney e Amal per la prima volta in vacanza a Capri. La coppia super glamour è stata vista passeggiare sorridente lunedì sera nelle strade dell’isola azzurra e poi salire su un celebre taxi rosso scoperto.

La presenza dell’attore hollywoodiano, in completo grigio, e della moglie, in abito lungo bianco, ha attirato l’attenzione di una piccola folla di curiosi mentre i due prendevano posto sulla caratteristica vettura scoperta di Lorenzo e Paolo De Gregorio, tassisti capresi che da decenni conducono i vip alla scoperta delle bellezze dell’isola.

Venezia83, Leone d’oro alla carriera all’attrice Usa Ellen Burstyn

Roma, 14 lug. (askanews) – È stato attribuito all’attrice statunitense Ellen Burstyn (L’esorcista, Alice non abita più qui, Interstellar) il Leone d’oro alla carriera dell’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia in programma dal 2 al 12 settembre 2026. La decisione è stata presa dal cda della Biennale, che ha fatto propria la proposta del direttore artistico della Mostra, Alberto Barbera.

Ellen Burstyn, che compirà 94 anni il prossimo 7 dicembre, nell’accettare la proposta, ha dichiarato: “Wow! Non solo ho la possibilità di viaggiare in una delle mie città preferite in assoluto in tutto il mondo… ma me ne torno a casa stringendo tra le braccia un Leone d’oro. Il Leone d’oro alla carriera della Mostra del Cinema di Venezia. Mi sento così onorata — così felice — così piena di gratitudine!”.

“Interprete di rara intensità e verità, Ellen Burstyn – ha affermato il direttore Alberto Barbera – ha attraversato oltre cinquant’anni di cinema americano restituendo profondità e complessità a personaggi femminili indimenticabili, capaci di incarnare le contraddizioni e le trasformazioni della donna contemporanea. Rivelatasi con L’ultimo spettacolo di Peter Bogdanovich, ritratto crepuscolare della provincia americana, e consacrata dal successo planetario de L’esorcista di William Friedkin, Burstyn ha conquistato l’Oscar come miglior attrice con Alice non abita più qui di Martin Scorsese, film manifesto sulla riconquista di identità e libertà femminile. Negli anni ha collaborato con alcuni dei più importanti registi dell’epoca: Alain Resnais in Providence, Paul Schrader in Hardcore, Bob Rafelson ne Il re dei giardini di Marvin, Paul Mazurski in Il mondo di Alex e Harry e Tonto, Darren Aronofsky in Requiem for a Dream e Cristopher Nolan in Interstellar, per non citare che alcuni degli oltre 150 film da lei interpretati. Presidente dell’Actors Studio, Burstyn ha fatto della fragilità e della disciplina metodica gli strumenti di una recitazione fondata sulla verità emotiva, sull’ascolto e sulla generosità verso i propri personaggi. La sua arte, capace di illuminare il dolore e la resilienza quotidiana con dignità, ironia e coraggio, resta un modello assoluto di autenticità interpretativa e di impegno civile nel mestiere dell’attrice”.

Il Leone d’oro verrà consegnato a Ellen Burstyn in occasione della proiezione del cortometraggio di Maggie Gyllenhaal Flesh Impact, dedicato a Marilyn Monroe in occasione del centenario della sua nascita, nel quale l’attrice offre l’ennesima, straordinaria prova delle sue non comuni doti d’interprete. Il cast del film include anche Dakota Johnson, Peter Sarsgaard e Sepideh Moafi. Johnson interpreta Marilyn all’apice della sua fama, mentre Burstyn ne interpreta una versione che il mondo non ha mai avuto la possibilità di vedere. Flesh Impact trae il suo titolo da un’espressione un tempo utilizzata per descrivere l’aura di Marilyn Monroe, come apparisse sullo schermo così reale e luminosa da dare agli spettatori la sensazione di poterla toccare.

Caldo, verso picco terza ondata: giovedì "bollino rosso" in 15 città

Roma, 14 lug. (askanews) – Si avvicina rapidamente il picco dell’afa in Italia, nella terza ondata di caldo estremo dell’estate 2026 che sta colpendo la Penisola.

Secondo l’aggiornamento quotidiano dei Bollettini sulle ondate di calore del Ministero della Salute, mentre oggi il “bollino rosso” è previsto “solo” in 4 città (Brescia, Firenze, Perugia e Torino), in 48 ore diventeranno 15.

Giovedì 16 luglio infatti l’allerta massima è prevista a Bologna, Brescia, Cagliari, Campobasso, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Palermo, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Viterbo; “bollino arancione” per altre 5: Bolzano, Milano, Trieste, Venezia e Verona; altre 7 città saranno invece in “bollino giallo”: Ancona, Bari, Catania, Civitavecchia, Messina, Napoli, Reggio Calabria.

Domani, 15 luglio, le città in “bollino rosso” saranno 7: Bologna, Brescia, Firenze, Frosinone, Perugia, Roma, Torino; 11 con “bollino arancione”: Ancona, Bolzano, Cagliari, Campobasso, Genova, Latina, Milano, Pescara, Rieti, Roma e Viterbo; 8 quelle in “giallo”: Bari, Catania, Civitavecchia, Messina, Napoli, Reggio Calabria, Trieste e Venezia.

Secondo la tabella dei livelli di rischio del Ministero della Salute, il “bollino giallo” (livello 1 di pre-allerta) indica condizioni meteorologiche che possono precedere il verificarsi di un’ondata di calore: questo livello non richiede azioni immediate, ma indica che nei giorni successivi è probabile che possano verificarsi condizioni a rischio per la salute; il “bollino arancione” (livello 2) indica condizioni meteorologiche che possono rappresentare un rischio per la salute, in particolare nei sottogruppi di popolazione più suscettibili; il “bollino rosso” (livello 3) indica condizioni di emergenza (ondata di calore) con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche.

Nasce il Premio ANAD, primo riconoscimento promosso dai doppiatori

Roma, 14 lug. (askanews) – Un nuovo riconoscimento per celebrare il valore artistico, culturale e professionale del doppiaggio italiano. L’ANAD – Associazione Nazionale Attori Doppiatori – è al lavoro per la prima edizione del “Premio Nazionale del Doppiaggio ANAD”, un progetto nato per valorizzare l’eccellenza del doppiaggio italiano e promuovere la qualità dell’edizione italiana delle opere audiovisive.

La cerimonia di premiazione si terrà venerdì 15 gennaio 2027 nella sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. L’Associazione ha scelto di annunciare fin da ora il progetto per avviare un percorso di condivisione con il settore e costruire un appuntamento destinato a crescere negli anni.

“Il doppiaggio è un patrimonio culturale del nostro Paese e meritava un riconoscimento che nascesse dall’interno della professione, con uno sguardo autorevole e indipendente”, ha dichiarato Daniele Giuliani, presidente di ANAD. “Un premio del doppiaggio. Per il doppiaggio”, ha aggiunto.

“Da sempre rispettiamo e apprezziamo tutti i premi che negli anni contribuiscono a valorizzare il nostro lavoro, ma adesso sentiamo il bisogno di dare vita a un riconoscimento ufficiale che porti il marchio dell’Associazione e dia voce a chi, ogni giorno, lavora per custodire l’eccellenza del doppiaggio italiano. Non premiamo il film o la serie più bella. Premiamo il doppiaggio migliore”, ha sottolineato Giuliani.

“Il Premio ANAD nasce con un’ambizione precisa: contribuire a rendere la qualità dell’edizione italiana un valore sempre più riconoscibile. Perché il doppiaggio non è un servizio accessorio, ma parte dell’identità stessa di un’opera e dell’esperienza che il pubblico vive in sala o davanti allo schermo. Vogliamo riconoscere il valore di un lavoro collettivo che spesso rimane invisibile, ma che è determinante sia per il risultato finale che per l’emozione che arriva allo spettatore”, ha precisato il presidente.

Saranno prese in esame le opere doppiate e distribuite in Italia nell’ultimo anno. Oltre a valorizzare l’eccellenza dell’edizione italiana, il Premio – spiegano i promotori – si propone di creare un confronto con personalità del cinema e dell’audiovisivo, italiane e internazionali, contribuendo a promuovere una cultura della qualità nel doppiaggio e a valorizzare il ruolo dell’edizione italiana nell’esperienza di visione del pubblico.

“La qualità del doppiaggio non è un dettaglio tecnico. È parte integrante dell’esperienza di visione – ha ricordato Giuliani – è ciò che permette allo spettatore di emozionarsi, di credere ai personaggi, di entrare davvero nella storia”. “In un momento in cui il settore sta vivendo trasformazioni profonde, crediamo sia importante riconoscere e valorizzare il lavoro di chi continua a mettere studio, talento e cura in ogni interpretazione”, ha concluso.

Nei prossimi mesi ANAD presenterà il regolamento, le categorie e la giuria di questa prima edizione, dando progressivamente forma a un progetto destinato a crescere nel tempo con l’ambizione di diventare un punto di riferimento per la promozione del doppiaggio italiano, coinvolgendo il mondo del cinema, della televisione e l’intera industria audiovisiva.

Cinema, studenti di Iliadship a Cinecittà con l’attrice Irene Maiorino

Roma, 14 lug. (askanews) – Il cinema non è solo intrattenimento: è un modo per raccontare il mondo e immaginare nuove prospettive. Questo uno dei temi al centro dell’incontro che ha riunito, negli storici Studios di Cinecittà, l’attrice Irene Maiorino, alias la dottoressa Susy Penna in “I bastardi di Pizzofalcone” o Lila de “L’Amica Geniale”, e i partecipanti di iliadship, il progetto di iliad dedicato agli universitari. Una giornata dedicata alla scoperta dei linguaggi del cinema, delle professioni che lo rendono possibile e delle storie che continuano a trasformare il modo in cui interpretiamo il presente.

Ad ospitare l’incontro Cinecittà, luogo simbolo della storia del cinema italiano e internazionale, dove memoria, creatività e innovazione convivono da quasi novant’anni – che gli Studi compiranno il prossimo anno guardando sempre al futuro e alle possibilità, specie per i più giovani. Qui i partecipanti hanno visitato “Cinecittà si Mostra”, il percorso espositivo permanente che accompagna il pubblico attraverso set, costumi, scenografie, oggetti di scena e installazioni interattive, raccontando il lavoro delle professionalità che danno vita alle produzioni cinematografiche.

A seguire il talk “Davanti e dietro lo schermo: il lavoro di recitazione nel costruire nuovi mondi” con Irene Maiorino, tra le interpreti più apprezzate del panorama italiano, protagonista de “L’Amica Geniale” e “Quasi Grazia”, film sulla vita del Premio Nobel Grazia Deledda. Intervistata da Emanuele Bigi e in dialogo con i giovani universitari, Maiorino ha portato gli studenti dentro il mondo della recitazione, raccontando il percorso che accompagna la nascita di un personaggio, il lavoro sul set e il rapporto tra creatività e tecnologia, alla luce della diffusione dell’intelligenza artificiale. Un momento di confronto che ha mostrato come cinema e serie continuino a cambiare, aprendosi a nuovi modi di raccontare emozioni, idee e il tempo in cui viviamo.

L’incontro si inserisce nella Reunion annuale di iliadship, il progetto con cui iliad sostiene gli universitari in Italia con borse di studio, mentorship, formazione ed esperienze di crescita e ispirazione. In questo contesto, l’incontro con Cinecittà e il mondo del cinema ha permesso agli studenti di toccare con mano come tradizione e innovazione, cultura e tecnologia possano unirsi e generare nuovi linguaggi e forme di racconto.

Iran: il greggio supera 86 dollari per le tensioni su Hormuz, sale anche il gas

Roma, 14 lug. (askanews) – Continuano a risalire questa mattina i prezzi del greggio con il Brent sopra gli 86 dollari al barile, a 86,14 dollari (+3,41%), e il Wti a 80,80 dollari (+3,40%). L’escalation ulteriore tra Iran e Usa, che vede proprio lo Stretto di Hormuz al centro dello scontro, ha fatto aumentare le quotazioni del petrolio, nella convinzione che lo Stretto non tornerà più alla normalità.

Ieri Trump ha parlato dell’ipotesi di introdurre una sorta di pedaggio, pari al 20% del valore delle merci trasportate attraverso Hormuz, da versare agli Usa in cambio di un servzio di scorta, e ha nnunciato il blocco totale dello Stretto per le navi iraniane. Immediata la replica: a controllare lo Stretto è da sempre Teheran che continuerà a farlo. Con gli ultimi rialzi di oltre il 10%, da quando sono inziati i nuovi attacchi reciproci Usa-Iran, è stato annullato un mese di cali del prezzo del petrolio.

In rialzo sul Ttf di Amsterdam anche il prezzo del gas: a circa un’ora e mezza dall’avvio degli scambi, viaggia a quota 52,87 euro a megawattora, +3,11%:

Attentato Nizza, Mattarella: Italia rinnova sua decisa condanna a ogni forma di violenza

Roma, 14 lug. (askanews) – “Nel decennale dell’attentato di Nizza, desidero esprimere, a nome della Repubblica Italiana e mio personale, i sentimenti di partecipazione al dolore delle famiglie delle vittime e di quanti furono colpiti da quel barbaro atto di violenza, frutto di odio fondamentalista. Un’azione tanto più grave perché vilmente intesa a ferire i valori della Repubblica Francese, nella ricorrenza della festa nazionale”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una dichiarazione, diffusa dalla presidenza della Repubblica.

“Il ricordo di quella tragedia, che coinvolse anche nostri connazionali, resta vivo nella coscienza di tutti noi. Le vittime di Nizza appartengono alla memoria comune dei nostri popoli, perché il terrorismo non conosce confini e ragioni, esso è, a tutte le latitudini, minaccia alla vita e alla libertà della persona”, aggiunge.

“Oggi come ieri, l’Italia rinnova la sua decisa condanna a ogni forma di violenza, di intolleranza e di fanatismo. La lotta al terrorismo richiede unità, perseveranza, fiducia reciproca nella difesa della democrazia e dello Stato di diritto. Nel partecipe ricordo delle vittime dell’attentato di Nizza, auspico che la memoria di quell’evento così doloroso rafforzi il condiviso impegno affinché la tolleranza e la pacifica convivenza tra i popoli prevalgano sempre sull’odio e sul rifiuto dell’altro”, conclude.

’Ndrangheta, Meloni: inferto colpo durissimo, lo Stato non si piega

Roma, 14 lug. (askanews) – “Un colpo durissimo quello inferto alla ‘ndrangheta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, con l’impiego di oltre 500 agenti della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri nella grande operazione che ha portato all’arresto di 79 persone, colpendo gli interessi delle cosche. Grazie a chi ogni giorno difende la legalità con coraggio e professionalità. Lo Stato non si piega. La lotta alle mafie è e continuerà a essere una priorità assoluta del Governo”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sui social.

Ines El Gataa: i dati bugiardi e i bias dell’AI

Roma, 14 lug. (askanews) – “L’AI è uno specchio della nostra società. Quindi se la nostra società ha dei bias che siano etnici, religiosi, di genere, l’intelligenza artificale li riprodurrà in maniera esponenziale”. L’AI non è neutrale; è pensata da occidentali per occidentali, soffre di bias, o detto all’italiana, di pre-giudizi. E quando la maneggiamo è utile saperlo. Lo dice Ines El Gataa, matematica con tre nazionalità, italiana, marocchina, irachena nel nuovo podcast della serie “Italiane della Scienza” prodotta da Askanews e ideata da Alessandra Quattrocchi per la rubrica di approfondimenti SGUARDI.

Ines El Gataa ha una formazione statistica, è ricercatrice all’Università di Trieste, lavora nell’ambito dell’intelligenza artificiale fra ricerca, progettazione e divulgazione anche sulla sua pagina Instagram. In un recente post parlava di una ricerca di Harvard che spiega come l’intelligenza artificiale capisca gli americani al 70%, però rappresenti solo il 15% della popolazione mondiale. Perché, spiega El Gataa, “le intelligenze artificiali sono costruite e addestrate in modo da adeguarsi più alle popolazioni diciamo occidentali; cioè, la struttura con cui motori come Chat GPT e gli altri sono abituati a ragionare, è molto più simile alla struttura mentale con cui ragiona una persona che viene dall’Occidente: tendenzialmente molto più individualista, più razionale, basate sul numero”. È anche, aggiunge, un problema di lingua perché i sistemi sono addestrati a “performare” meglio con l’inglese; e siccome il grosso dei dati che esiste in rete già arriva da media o da ricerche occidentali, il cane si morde la coda.

Ma non finisce qui: siamo abituati a considerare “oggettivi” i dati, ma, dice El Gataa, “un numero in realtà non è quasi mai oggettivo, perché dipende dal contesto in cui viene raccolto, da chi viene raccolto, dal tempo appunto in cui viene raccolto; ci sono talmente tante variabili che definire un dato sempre reale è difficile. Rischiamo di poi prendere decisioni – che siano politiche, che siano militari, che siano di qualsiasi tipo – su dati che non sono reali e questo produce bias”.

Esiste un celebre esempio, il caso di Amazon per i CV, in cui il sistema era stato addestrato per selezionare persone simili agli impiegati già esistenti, in prevalenza uomini, “e quindi quando una donna si presentava per la stessa posizione, magari anche a parità di qualifiche, veniva scartata semplicemente perché era donna e il sistema non lo riconosceva”.

E ancora, il “compute divide”: “In sostanza ci sono pochi Stati o comunque poche aziende appartenenti a pochi Stati che detengono il monopolio di tutti i modelli che utilizziamo, e poi tutti gli altri che invece semplicemente possono limitarsi ad utilizzarli. Costruire un modello di intelligenza artificiale richiede tantissime risorse: che siano computazionali, quindi chip, server; che siano energetici; o che si tratti di cervelli, cioè avere un bacino di persone che sviluppino questi sistemi. Le menti sono l’ultimo dei problemi paradossalmente, anche nel sud del mondo ce ne sono tantissime. Il problema appunto è l’accesso alle risorse prime o alle materie; Nvidia, che è americana, è importantissima perché ha il monopolio della creazione di quelle che sono le materie prime per creare quelli che poi sono i modelli. Quindi chi ha l’accesso a Nvidia ha la capacità di crearsi i suoi modelli. Chi invece non ce l’ha naturalmente non può farlo, e questo è una leva politica e anche economica enorme per gli Stati Uniti”.

Raccontando la sua storia, El Gataa ricorda, “sono sempre stata appassionata al mondo della matematica, e all’università me ne sono totalmente innamorata. I miei genitori sono in Italia da tantissimi anni, hanno preso la cittadinanza che io mi pare avessi otto nove anni. Personalmente non ho mai visto così tanta forza come quella delle donne immigrate che sono venute in Italia, perché naturalmente immigrare si porta dietro una serie di conseguenze veramente pesanti – in fondo stai andando in un Paese che non parla la tua lingua, non conosce la tua cultura, spesso e volentieri ne ha anche un’idea negativa. Mia madre a 25 anni ha deciso di mollare tutto quello che aveva per cercare anche un futuro migliore per me, perché io appunto crescessi sulle sue spalle. E per me essere italiana vuol dire anche portarmi tutto il background dei miei genitori, quindi non rinunciare, ma in realtà accrescere quello che significa essere italiana”.

E tuttavia, di tutte le etichette che è facile applicarle – donna, musulmana, italiana, marocchina, irachena, scienziata, donna che porta il velo – “quella che mi crea più problemi” conclude El Gataa, “è sicuramente l’essere musulmana in Italia”.

Per i disabili negli enti lirici "cambiamo il contratto nazionale"

Roma, 14 lug. (askanews) – Nei teatri d’opera italiani, gli artisti disabili non hanno diritto d’accesso. Eppure, dice il regista lirico Stefano Vizioli, i corpi sono sempre una opportunità, e l’arte non ha confini. Anche gli ausili, dalle stampelle alle sedie a ruote, possono diventare strumenti di scena.

“La creatività è sicuramente stimolata; lanciare stampelle o fare i matti con la carrozzina… non sarà certo una carrozzina che ci ferma” dice Vizioli, anzi: “Non mi fanno paura le carrozzine né le stampelle né le cecità; trovo sempre nella difficoltà una opportunità, anche per me, per vedere se io per primo ho il coraggio di sfruttarle”. L’intervista appare in un video social realizzato dalla musicista Marianna Monterosso, con l’obbiettivo di puntare i riflettori sull’esclusione degli artisti che hanno problemi fisici – e in particolare sulla norma del contratto collettivo negli enti lirico sinfonici che blocca strumentisti, cantanti di coro e solisti.

Vizioli, musicista prima che regista, ha passato una vita intera nei teatri di tutto il mondo a mettere in scena l’opera e si è prestato alla campagna per lottare contro le discriminazioni in scena. “L’artista non ha barriere” dice. “Il carismo o ce l’hai o non ce l’hai, e il regista deve intuirlo. Ho lavorato con corpi bellissimi, ma immobili come menhir”.

Insomma: in Italia Itzakh Perlman, uno dei più grandi violinisti viventi, colpito da piccolo dalla poliomelite, non sarebbe nemmeno arrivato a suonare in orchestra. Non è un male solo italiano: il baritono tedesco Thomas Quastoff, affetto da focomelia, protagonista di una carriera stellare come cantante di Lieder, da ragazzo si vide negare l’ingresso al conservatorio di Hannover. Ma erano gli anni Settanta.

Monterosso, soprano prima di essere fermata da un tumore, oggi direttrice di coro e compositrice, spiega che le difficoltà in Italia “dipendono anche dal contratto nazionale per gli enti lirico sinfonici. L’articolo 2 infatti prevede l’idoneità fisica al lavoro, ma questo viene spesso interpretato non solo come ‘idoneità a svolgere la mansione di suonare o cantare’. Uno strumentista o artista attualmente non può accedere ai bandi di concorsi e alle audizioni a cause della dicitura ‘esente da difetti fisici o imperfezioni’. Basterebbe modificare l’articolo due e fare una specifica sull’effettiva idoneità alle mansioni che si intende svolgere”.

Questo autunno, riprendono le trattative per il rinnovo del contratto nazionale per gli artisti negli enti lirico-sinfonici. Il contratto firmato nel 2024 (tra l’altro riferito al triennio 2019-2021, quindi già scaduto al momento della firma) è stato un rinnovo di ristoro economico; il resto del testo è ancora quello di 20 anni fa (il Teatro alla Scala e l’Accademia di Santa Cecilia, invece, hanno avuto già il loro rinnovo con un contratto separato in quanto Fondazioni a statuto speciale).

Chissà se sarà la volta buona per cancellare finalmente una discriminazione fuori tempo e fuori luogo per orchestrali e coristi. E magari anche per rendere accessibili i nostri teatri, che presentano – anche per gli artisti ospiti – barriere insormontabili, dal salire in palcoscenico ad accedere alla buca d’orchestra.

“Le difficoltà più grosse che ho incontrato in 48 anni sui palchi dove ho recitato e nei teatri sono legate alle barriere architettoniche” dice Sergio Ciccarelli, baritono e attore, nel video social di Monterosso. “Nel 95, diciamo anche nel 99% dei casi, le barriere architettoniche le trovi; mi è capitato di dover stare sul palco dalle tre del pomeriggio fino a mezzanotte perché c’erano barriere architettoniche invalicabili”, cioè sormontabili solo con un aiuto esterno, la gentile disponibilità di qualcuno a sopperire.

“Se non ci sono le possibilità di arrivare alla sala prove, se non c’è ancora una legge, un sistema, un’attrezzatura che rende possibile fare le cose e non farle cadere dall’alto, come se fosse una concessione…” osserva ancora Stefano Vizioli. “È vero che abbiamo teatri del Seicento e del Settecento, ma ormai da tutte le parti si trova il modo di eliminare le barriere architettoniche”. In Italia, a dispetto delle leggi sull’accessibilità, troppo spesso ancora no.

’Ndrangheta, blitz della Dda di Reggio Calabria: 79 arresti

Milano, 14 lug. (askanews) – Vasta operazione antimafia all’alba di oggi della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Oltre 500 uomini della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 79 persone, indagate a vario titolo per associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, estorsione, rapina e reati in materia di armi, aggravati dal metodo mafioso e dall’agevolazione della ‘ndrangheta.

L’inchiesta, coordinata dalla Dda reggina, ha colpito le storiche cosche De Stefano, Tegano e Condello, oltre ad altre articolazioni criminali operanti nel territorio reggino, alcune delle quali dedite in particolare al narcotraffico.

Dei 79 destinatari delle misure cautelari, 73 sono stati condotti in carcere mentre per altri sei sono stati disposti gli arresti domiciliari.

Le indagini hanno consentito di ricostruire gli interessi economici delle organizzazioni criminali, facendo emergere il controllo esercitato in diversi settori illeciti, dal traffico di sostanze stupefacenti alle estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori.

“Un colpo durissimo quello inferto alla ‘ndrangheta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, con l’impiego di oltre 500 agenti della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri nella grande operazione che ha portato all’arresto di 79 persone, colpendo gli interessi delle cosche. Grazie a chi ogni giorno difende la legalità con coraggio e professionalità. Lo Stato non si piega. La lotta alle mafie è e continuerà a essere una priorità assoluta del Governo”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sui social.

Nuova ondata di caldo africano: oltre 40 gradi in Sardegna

Milano, 14 lug. (askanews) – Il 14 luglio ricorre l’anniversario della storica “Presa della Bastiglia” ma in questi giorni, in realtà da quasi un mese, Parigi è ostaggio di un’altra forza inarrestabile: è stata letteralmente “Presa dal Caldo africano”. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, ricorda infatti che nella capitale francese i termometri hanno abbondantemente superato i 40 gradi (toccando i 40,9°C lo scorso 24 giugno) e ancora oggi sfiorano questi numeri eccezionali. Se facciamo un salto indietro di 237 anni, al 14 luglio del 1789, scopriamo una realtà climatica sideralmente distante. Grazie alle precise registrazioni meteorologiche di Thomas Jefferson, sappiamo che il giorno della Rivoluzione Francese faceva addirittura fresco: una tipica giornata di maltempo estivo, con 16°C al mattino e appena 22°C nel pomeriggio. Niente a che vedere con la fornace odierna.

Ed è proprio dalla Francia che questa terza ondata di calore si sta riversando sull’Italia come avvenuto nelle precedenti due, a fine maggio e metà giugno. Nel nostro Paese, l’anticiclone ha già preso possesso della Sardegna con valori che ricalcano quelli transalpini, ma il culmine della canicola verrà raggiunto tra giovedì 16 e venerdì 17 luglio. Ecco i picchi attesi durante l’apice della fiammata: in Sardegna arriveremo a toccare i 44°C nelle zone interne, ad Oristano 41°C, a Terni, Foggia e Caltanissetta 40°C, a Firenze 39°C con Roma a 38°C e Milano a 36°C.

A fare da cornice a questa ondata opprimente sarà un paesaggio tipicamente sahariano. Un’ingente quantità di sabbia in sospensione renderà a tratti i nostri cieli lattiginosi e color ocra. Questo fenomeno porterà con sé effetti contrastanti, due buone notizie e una cattiva: la polvere in quota regalerà tramonti cromaticamente molto suggestivi e, schermando in parte i raggi solari, riuscirà ad abbassare le temperature massime diurne di circa 1°C.

La cattiva notizia è che di notte, questa stessa coltre di sabbia si comporterà come una vera e propria coperta. Intrappolando i raggi infrarossi emessi dalla superficie terrestre, impedirà la dispersione del calore, rendendo le nostre notti ancora più afose e appiccicose. La domanda che tutti si pongono è: quando finirà, e a che prezzo? Al momento, i modelli intravedono una leggera flessione dell’alta pressione tra il prossimo sabato e domenica. Questo cedimento strutturale potrebbe innescare una rinfrescata, ma il rischio di violenti nubifragi è altissimo, specialmente sul Nord-Est e in generale sulla Pianura Padana.

Tuttavia, abbiamo imparato a nostre spese durante questo 2026 che la parola “rinfrescata” ha ormai perso il suo significato originario. Dopo i forti temporali, le temperature scenderanno di 4-5 gradi, un calo importante ma che ci manterrà comunque inchiodati sui 33-34°C. In pratica, usciremo dal fuoco per restare nel bollore. E, purtroppo, le tendenze a lungo termine non lasciano ben sperare anche se necessitano ovviamente di una conferma: dal 24 luglio potrebbe infatti affacciarsi la quarta ondata di calore, con proiezioni che indicano temperature persino superiori a quelle attuali. D’altronde, come recita il detto, non c’è due senza tre, e il quattro vien da sé.

La cruda realtà è che stiamo perdendo il senso della misura stagionale. Se uniamo i puntini, ci accorgiamo che stiamo vivendo un’unica, infinita ondata di calore da maggio a settembre, con medie stabili di 37-38°C, interrotta solo da fugaci temporali e da pause a 33-34°C. Non è più un’Estate mediterranea: è un clima nordafricano. Ed è un incubo da cui sembra impossibile svegliarsi.

Incendi boschivi in Francia: 59 persone arrestate in tutto il Paese

Roma, 14 lug. (askanews) – Cinquantanove persone sono state arrestate in tutta la Francia con l’accusa di aver provocato incendi boschivi, deliberatamente o accidentalmente. Lo ha dichiarato il ministro dell’Interno francese, Laurent Nunez.

“Tra le 59 persone arrestate ci sono 30 adulti e 29 minorenni. I loro profili sono molto diversi: alcuni sono recidivi, altri hanno agito per negligenza e altri ancora per pura stupidità”, ha dichiarato Nunez all’emittente televisiva France 2.

Delle 59 persone arrestate, sette sono attualmente in custodia cautelare in attesa della decisione del tribunale, dopo aver ammesso di aver appiccato volontariamente gli incendi.Gli incendi boschivi stanno devastando la Francia nel contesto di un’ondata di caldo estremo. Alla fine di giugno, il servizio meteorologico nazionale aveva emesso il livello massimo di allerta per il caldo in 72 dei 96 dipartimenti della Francia metropolitana, stabilendo un nuovo primato. Le temperature si sono avvicinate ai 40 gradi e, in alcune zone, hanno persino superato questa soglia.

Calcio, in 90.000 accolgono la Norvegia al rientro a Oslo

Roma, 14 lug. (askanews) – Una festa da ricordare, degna di un titolo mondiale anche se il trofeo non è arrivato. La Norvegia è stata accolta da circa 90mila tifosi al rientro dai Mondiali 2026, dove ha scritto la pagina più importante della propria storia calcistica raggiungendo per la prima volta i quarti di finale della competizione.

Le strade di Oslo si sono colorate di rosso, blu e bianco fin dall’arrivo della squadra. Dopo l’atterraggio, il pullman della nazionale ha attraversato la città tra due ali di folla, con migliaia di sostenitori che hanno sventolato bandiere e indossato le maglie della selezione scandinava per rendere omaggio ai protagonisti dell’impresa.

Il momento più suggestivo della serata si è consumato nella piazza davanti al Palazzo Reale, dove si è svolta la tradizionale “Viking Row”, la caratteristica celebrazione che richiama il gesto dei rematori vichinghi. A guidare cori, tamburi e vogate simboliche è stato il principe ereditario Haakon, che ha partecipato personalmente alla festa insieme ai giocatori e ai tifosi.

“È semplicemente incredibile vedere tutto il sostegno che riceviamo e quanto l’intero Paese sia dalla nostra parte. Tanta gioia, sorrisi e buon umore. È davvero fantastico”, ha dichiarato il capitano Martin Ødegaard all’emittente pubblica NRK, ringraziando i norvegesi per l’affetto dimostrato alla squadra.

Tra gli episodi più curiosi della giornata c’è stato quello che ha visto protagonista Erling Haaland. L’attaccante del Manchester City è stato immortalato mentre scendeva dall’aereo con in mano uno “Whiskey Raccoon”, un procione imbalsamato che regge una bottiglia di whisky, suscitando sorpresa e divertimento tra fotografi e tifosi. Il centravanti ha poi preso parte al ricevimento organizzato dal re Harald V in onore della nazionale, scegliendo però di non partecipare alla successiva festa di piazza.

Iran, Lula accusa Trump: su Hormuz fa il pirata

Roma, 14 lug. (askanews) – Il presidente brasiliano Luiz Inßcio Lula da Silva ha accusato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump di comportarsi come un pirata per la proposta di imporre un pagamento sulle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz, una delle principali rotte mondiali per il trasporto del petrolio.

“Trump ha pubblicato un messaggio dicendo che libererà lo stretto, ma che per ogni nave che vi passerà il proprietario del petrolio dovrà pagargli il 20%. Un tempo questo si chiamava pirateria”, ha affermato Lula durante una visita all’Istituto Mauß di Tecnologia, nello Stato di San Paolo.

“Un Paese importante come gli Stati Uniti, che per molto tempo ha combattuto la pirateria, non può ora trasformarsi in un pirata”, ha aggiunto il presidente brasiliano.

“Lo Stretto di Hormuz è una sua responsabilità, non era chiuso. Non è stato il Brasile a inventare la guerra contro l’Iran. Il Brasile ha sparato un solo colpo? No. Il Brasile ha ucciso qualcuno? No. È stato lui a inventare questa guerra”, ha dichiarato, riferendosi a Trump.

Il presidente ha quindi difeso le misure adottate dal governo brasiliano per contenere le conseguenze economiche del conflitto, tra cui i sussidi destinati a controllare il prezzo dei carburanti.

Secondo Lula, l’obiettivo è impedire “che qualcuno finisca in una situazione di insicurezza alimentare a causa della guerra del signor Trump”.

Le dichiarazioni sono arrivate durante una visita all’Istituto Mauß di Tecnologia, che sta conducendo test sull’etanolo e sul biodiesel per sviluppare miscele di carburanti meno inquinanti.

Ue, Kallas: convocheremo l’ambasciatore russo per i cyberattacchi

Roma, 14 lug. (askanews) – L’Unione europea convocherà il rappresentante russo presso l’Ue in relazione alla campagna di cyberattacchi attribuita a Mosca. Lo ha annunciato l’Alta rappresentante europea per la politica estera Kaja Kallas.

Lunedì l’Ue ha imposto sanzioni contro nove persone e quattro organizzazioni, accusate di essere legate alla Russia e di aver partecipato ad attacchi informatici contro l’Ucraina e alcuni Paesi dell’Unione.

“Si tratta del più ampio pacchetto di sanzioni informatiche mai adottato dall’Ue. L’Unione europea convocherà inoltre un rappresentante russo presso l’Ue per la campagna informatica di Mosca”, ha dichiarato Kallas durante una conferenza stampa. Anche il ministro degli Esteri olandese Tom Berendsen ha convocato l’ambasciatore russo all’Aia per le accuse riguardanti alcuni attacchi informatici. Secondo il portale Nu.nl, la Russia è accusata di aver violato telecamere private a circuito chiuso collocate lungo le rotte utilizzate per il trasporto di equipaggiamenti militari.

La ministra degli Esteri finlandese Elina Valtonen ha a sua volta annunciato la convocazione dell’ambasciatore russo Pavel Kuznetsov.

“La Finlandia condanna le attività informatiche ostili della Russia e l’abuso dell’ecosistema cyber”, ha affermato Valtonen.

L’onda lunga del populismo: cronaca di una Repubblica in cerca di risposte

Il vuoto che ritorna

Nel 1981, anno in cui Giovanni Spadolini divenne il primo esponente laico a guidare un governo della Repubblica, il democristiano Adolfo Sarti scriveva: “Dal divano di Montecitorio l’osservatore contempla i movimenti del Palazzo. E aspetta… i tempi della crisi e la conseguente stagione di vuoto, che qualcuno, prima o poi, dovrà colmare”. Un’immagine perfetta: qualcuno che guarda il Palazzo vacillare, sapendo che il vuoto, in Italia, non resta mai vuoto a lungo.

Era l’analisi di una democrazia in piena transizione. Alle spalle restavano la ferita della vicenda Moro e il fallimento della “solidarietà nazionale”; davanti, il “Preambolo” del 1980, con cui la DC aveva sancito l’esclusione del PCI da ogni ipotesi di maggioranza. Un sistema che scivolava così verso la fine di un’epoca, soprattutto dopo la morte di Enrico Berlinguer nel 1984.

Erano, del resto, gli anni del riflusso: dopo le tensioni ideologiche e la conflittualità degli anni Settanta, nel paese emergeva un maggiore disinteresse per il pubblico e la politica. Ma quella disaffezione crescente verso il sistema dei partiti, per tutto il decennio trovò ancora uno sbocco “istituzionale”: fu Bettino Craxi – insieme ad Andreotti, Forlani e De Mita, tra i registi della stagione del “Pentapartito” – a incanalarla dentro le stanze del Palazzo, non contro di esse, pur tra tanti limiti.

Fu un argine provvisorio: negli anni Novanta il vuoto tornò ad aprirsi e da allora sono arrivate, una dopo l’altra, forze apertamente antipolitiche.

 

Dal qualunquismo ai nuovi populismi

È una legge non scritta della politica italiana. Quando il sistema si incrina, qualcuno arriva a occupare lo spazio libero. Passano i decenni, cambiano gli attori, ma il copione tende a ripetersi.

Il primo a scriverlo fu Guglielmo Giannini con il suo Fronte dell’Uomo Qualunque: uno sfogo contro la politica, contro le caste e le ideologie, in nome di un ceto medio disorientato dalla guerra appena finita. Durò poco, il qualunquismo: fu la DC di De Gasperi ad assorbirne gran parte della spinta e a farla rientrare nell’alveo del sistema. Ma quel movimento inventò una postura destinata a tornare sempre: l’antipolitica che si fa politica.

Riapparve tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, quando Tangentopoli spazzò via la “Prima Repubblica” e la Lega di Bossi occupò le macerie con un linguaggio nuovo – il federalismo, “Roma ladrona” – ma la stessa grammatica di sempre: un centro corrotto contro una periferia onesta. A differenza del qualunquismo, però, la Lega mise radici e sopravvisse, riconvertendosi più volte fino al sovranismo di Salvini.

Poi arrivò il 2008, la grande crisi, e con essa il Movimento 5 Stelle: nessuna base territoriale, nessuna lunga gestazione, solo il “Vaffa Day” di Grillo e un linguaggio nuovo, quello della Rete. Nel giro di pochi anni diventò il primo partito italiano, cavalcando insieme la sfiducia nella politica e quella, più cupa, nelle istituzioni economiche ed europee.

Fratelli d’Italia racconta invece un vuoto diverso: non quello del sistema, ma quello interno al centrodestra. Restando fuori dai governi Conte II e Draghi, Meloni raccolse nel 2022 i consensi di chi si sentiva tradito dagli alleati di governo, e diventò la prima premier donna della storia repubblicana.

 

Il ciclo che non si interrompe

Oggi il nome è Vannacci: eletto con la Lega alle europee del 2024, vicesegretario del Carroccio nel 2025 – e infine, a febbraio 2026, in rottura con Salvini per fondare Futuro Nazionale e in modalità sorpasso. Ottant’anni dopo Giannini, la stessa parabola torna a bussare.

Al netto del fatto che, nella competizione per il consenso, quasi tutti i partiti dell’attuale panorama politico presentano tratti populisti, c’è un elemento che spiega perché questo ciclo non si esaurisca mai davvero: ogni volta che una forza politica modera i propri toni per le esigenze dell’azione di governo, una parte del suo elettorato più radicale non accetta quella mediazione e si rivolge a chi propone una versione più intransigente dello stesso messaggio. È esattamente ciò che sta accadendo oggi: Vannacci raccoglie consensi puntando su temi come l’immigrazione, l’identità e l’insofferenza verso l’Europa, a differenza di altre forze della stessa area politica che, confrontandosi con l’esercizio del potere, hanno dovuto moderare le proprie posizioni.

Restano, certo, differenze profonde tra questi episodi perché il qualunquismo, agli albori della Repubblica, fu una fiammata, oggi il discorso è molto più complesso. Ma il meccanismo di fondo, quello sì, resta lo stesso: in Italia i vuoti si aprono, e qualcuno, prima o poi, arriva sempre a colmarli, mentre l’osservatore – con la flebile speranza che un giorno possa ritornare la Politica – resta seduto sul divano ad aspettare il prossimo.

Senza Europa siamo fuori dal mondo. Ma quale Europa, di grazia?

Ecco, appunto: siamo tutti d’accordo, in coro, con la mano sul cuore e lo sguardo commosso rivolto a Bruxelles — senza l’Europa siamo fuori dal mondo. Bellissimo slogan. Da stampare su una tazza, magari accanto a un cuoricino con le dodici stelline. Peccato che nessuno si prenda mai la briga di chiedersi quale Europa stiamo evocando con tanta commozione, come se il nome bastasse a garantirne il contenuto, un po’ come chiamare “ristorante gourmet” una tavola calda solo perché ha le tovagliette di carta color crema invece che a quadretti.

Perché di Europe, a ben guardare, ce ne sono almeno due, e non si assomigliano affatto. C’è l’Europa-contabile, quella che tira le somme a fine trimestre e si commuove solo davanti a uno spread che scende di due punti base. E c’è, da qualche parte, forse ibernata in un cassetto di Palazzo Berlaymont insieme ai vecchi trattati mai applicati, un’altra Europa: quella che un tempo si permetteva il lusso di avere delle idee. Indovinate quale delle due prende più aerei privati per i vertici.

 

L’Europa del PIL: la fortezza con la calcolatrice

Prendiamo l’Europa che conosciamo meglio, quella vera, quella che vediamo in azione ogni santo giorno: l’Europa-PIL. Un’entità meravigliosa il cui unico vero dogma teologico è la crescita economica, e il cui secondo comandamento, appena sotto, recita più o meno così: “proteggerai i tuoi confini da qualunque cosa possa disturbare il primo comandamento”. Semplice, elegante, quasi commovente nella sua coerenza.

Guardatela all’opera: di fronte a una crisi migratoria, la risposta non è mai “chi siamo noi, che valori vogliamo incarnare”, ma piuttosto “quanto ci costa, e come lo teniamo fuori dal grafico”. Si negoziano accordi con governi discutibili pur di delegare all’esterno il fastidio, si finanziano muri (chiamati sempre con nomi più eleganti — “infrastrutture di frontiera”, “sistemi di gestione integrata”, mai muri, Dio non voglia che la parola suoni antica quanto la cosa che descrive), e si applaude soddisfatti quando i numeri degli arrivi scendono, come se fossero le vendite di un trimestre andato male e poi corretto.

È l’Europa del “non possiamo permettercelo” applicato con zelo commovente a sanità, istruzione, ricerca, cultura — e con altrettanto zelo dimenticato quando si tratta di sussidi a settori strategici o salvataggi bancari. Perché, si sa, il pragmatismo europeo ha una geometria molto variabile: rigidissimo con i deboli, flessibilissimo con i forti. Un liberismo severo per i cittadini, un assistenzialismo generoso per le imprese di sistema. Applausi.

E badate bene, non sto dicendo che l’economia non conti. Sarebbe stupido negarlo, e persino irresponsabile. Il punto è un altro: quando il PIL diventa l’unico orizzonte semantico attraverso cui si legge la realtà, tutto il resto — diritti, cultura, solidarietà, visione del mondo — si trasforma in un costo accessorio, una voce di bilancio da tagliare alla prima congiuntura sfavorevole. Provate a chiedere a un ministero delle finanze cosa vale, in termini di PIL, la dignità umana. Vi risponderanno con un sorriso paziente, come si fa con i bambini che fanno domande ingenue.

 

L’altra Europa, quella che (a quanto pare) fa paura

Poi c’è l’Europa che potrebbe rilanciare temi forti. Quella che, invece di limitarsi a difendersi, propone. Quella che ha in tasca — se solo la tirasse fuori — una storia lunghissima di idee che hanno cambiato il mondo: i diritti dell’uomo, lo stato di diritto, il welfare, persino l’idea stessa che la pace tra nazioni si costruisce con le istituzioni e non solo con gli eserciti. Roba da niente, insomma.

Questa Europa, quando compare, lo fa con un tempismo studiatamente pessimo: un discorso commosso al Parlamento, una risoluzione non vincolante, una dichiarazione di intenti firmata da ventisette persone che poi, tornate a casa, faranno esattamente il contrario perché il loro elettorato locale la pensa diversamente. È l’Europa dei grandi propositi e delle attuazioni evanescenti, capace di firmare manifesti solenni sulla transizione ecologica e poi litigare per mesi sulla curvatura regolamentare di un cetriolo, con lo stesso trasporto emotivo.

Eppure — ed è qui che casca l’asino, o meglio, casca l’Europa — proprio quando prova a rilanciare qualcosa di forte, qualcosa che vada oltre lo spread e il deficit, apriti cielo. Diventa improvvisamente “burocrazia ideologica”, “tecnocrazia moralista”, “Bruxelles che vuole dirci come vivere”. Come se difendere lo stato di diritto o proporre una politica migratoria fondata sui diritti fosse un capriccio da salotto intellettuale, mentre proteggere i confini a colpi di accordi con regimi poco raccomandabili fosse, quello sì, pragmatismo puro, sano realismo, roba da adulti.

Notevole, no? Il coraggio politico europeo si misura a fasi alterne: fortissimo quando si tratta di imporre parametri di bilancio agli stati membri più fragili, timidissimo quando si tratta di imporre principi comuni sui diritti fondamentali. Strano paradosso di un continente capace di grande fermezza sui numeri e di altrettanta vaghezza sui princìpi costitutivi che dice di rappresentare nel mondo.

 

Il grande equivoco della “difesa dei confini”

E qui arriviamo al cuore pulsante, o forse dovremmo dire al cuore contabile, della questione. L’Europa-PIL ama definirsi “protettiva”. Protegge i mercati, protegge le filiere, protegge — soprattutto — i confini. Ma protegge da cosa, esattamente? Dai pericoli, certo, sempre dai pericoli. Peccato che il concetto di “pericolo” venga applicato con una selettività quasi artistica: pericolosissimi i migranti in fuga da guerre e carestie, assai meno pericolose le crisi climatiche che quelle stesse guerre e carestie contribuiscono a generare; pericolosissima la concorrenza cinese su acciaio e pannelli solari, assai meno pericolosa la dipendenza energetica da fornitori tutt’altro che democratici, purché il prezzo del gas resti ragionevole. Pronta a irrigidirsi su un decimale di deficit di uno stato membro, ma stranamente rispettosa e concentrata a fare buon viso quando a bussare sono i grandi della terra: con Trump che detta le condizioni commerciali come si fa con un socio di minoranza, e Putin che resta, nonostante tutto, l’interlocutore con cui prima o poi si finisce sempre per trattare. Con i piccoli, mano ferma. Con i giganti, tanta comprensione.

Insomma, un’Europa che si comporta come un condominio benestante che installa telecamere sofisticate al cancello ma lascia le finestre spalancate sul retro, perché tanto da lì passano solo gli interessi di chi conta davvero. Una fortezza dalle mura solidissime verso i deboli e porosissime verso i forti. Geniale strategia difensiva, complimenti all’architetto.

 

E allora, quale Europa vogliamo?

Delle due l’una, viene da dire, con tutta la sarcastica semplicità del caso. O ci teniamo l’Europa-ragioniere, quella che calcola tutto tranne il proprio significato, che sa a menadito il rapporto debito/PIL di ogni stato membro ma balbetta quando le si chiede per cosa, esattamente, dovrebbe stare in piedi oltre che per far quadrare i conti. Oppure proviamo, con tutto il coraggio che manca, a immaginare un’Europa che rilanci davvero — non a parole, non nei preamboli dei trattati mai applicati, ma nei fatti — i temi che l’hanno resa, un tempo, qualcosa di più di un mercato comune con la bandiera blu: i diritti, la solidarietà, una politica estera che non sia il pallido riflesso di quella americana, una transizione ecologica non negoziata al ribasso ogni volta che un lobbista bussa alla porta giusta.

Certo, resta il sospetto — legittimo, per carità — che questa seconda Europa sia più facile da scrivere in un editoriale sarcastico che da costruire davvero, tra ventisette governi, altrettanti interessi nazionali e un’opinione pubblica sempre più stanca di promesse. Anche i più convinti sostenitori di un’Europa “dei valori” ammettono, se sono onesti, che la coesione economica resta la condizione materiale senza cui nessun ideale sopravvive a lungo: niente PIL, niente risorse per finanziare diritti, welfare, transizione. E chi difende con più convinzione l’Europa-fortezza risponderebbe, non del tutto a torto, che senza confini presidiati e stabilità economica qualunque discorso sui grandi valori resta un esercizio retorico per convegni.

Ma proprio per questo la domanda resta scomoda, e va posta senza sconti: continuiamo a raccontarci che “senza Europa siamo fuori dal mondo”, magari va bene, ma sarebbe onesto, almeno una volta, specificare di quale Europa stiamo parlando prima di intonare in coro l’ennesimo inno alla sua imprescindibilità. Perché tra proteggersi e proporre, tra calcolare e credere in qualcosa, la differenza — checché se ne dica nei comunicati stampa — resta enorme. E il mondo, quello vero, fuori dai grafici, sta a guardare quale delle due Europe deciderà, finalmente, di presentarsi.

I criteri del Presidente della Repubblica. L’esempio di Mattarella

Il tempo della riflessione, non del toto-Quirinale

Il prossimo Presidente della Repubblica sarà eletto, dal Parlamento, nel febbraio del 2029. Ripeto, febbraio 2029. Ma, stranamente e curiosamente, se si leggono i quotidiani in questi giorni sembra che l’elezione dell’inquilino del Colle sia ormai questione di giorni. Intendiamoci. Parliamo dell’incarico istituzionale e politico più importante del nostro paese. Quindi è del tutto comprensibile che se ne parli. Però, se vogliamo anche essere onesti intellettualmente, non possiamo non sottolineare che per oltre 2 anni e mezzo abbiamo, e per fortuna, ancora un Presidente della Repubblica. E, lo dico senza alcuna piaggeria, abbiamo ancora un grande Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Ora, però, e per restare al vivace dibattito che è decollato in queste settimane – legando l’esito delle prossime elezioni politiche del 2027 alla scelta del futuro Capo dello Stato – credo sia anche e soprattutto opportuno indicare alcuni criteri che storicamente dovrebbero sempre accompagnare e caratterizzare il comportamento e il profilo del Presidente nel corso del suo mandato istituzionale. Comportamento e profilo che non sempre sono stati cristallini e trasparenti dal secondo dopoguerra in poi.

 

Terzietà e capacità di unire il Paese

Innanzitutto, essendo il più alto magistero istituzionale e politico del nostro paese, è indubbio che la terzietà e l’imparzialità politica sono e restano gli ingredienti fondamentali dell’inquilino del Colle. Non può esserci un Presidente politicamente schierato e di parte. Sarebbe la negazione del ruolo stesso del Presidente della Repubblica, anche come è previsto dalla Costituzione.

In secondo luogo, e forse è l’aspetto più importante, non può essere un figura politicamente “divisiva”. E, al riguardo, non è indifferente il percorso politico del candidato – o dei candidati – alla Presidenza della Repubblica. Per restare alla stagione della cosiddetta seconda repubblica, cioè la fase che si è aperta dopo la fine della Dc e lo scoppio di tangentopoli, come sarebbe possibile avere un Capo dello Stato che sino al giorno prima della sua elezione ha passato il suo tempo a demolire o a criminalizzare politicamente la parte avversa alla sua? Non faccio nomi e cognomi perchè sono noti a tutti, almeno a quelli che seguono il chiacchiericcio sui possibili candidati nei vari organi di informazione. Del resto, come potrebbe essere accettato da tutti un Capo dello Stato che ha lanciato strali, anche violenti, contro la parte politica che ritiene una sua irriducibile nemica? Sarebbe, appunto, un controsenso anche perchè più che un elemento di unità di tutto il paese sarebbe una figura fortemente destabilizzante e di profonda divisione. Politica e culturale. E forse anche istituzionale. Ecco perchè il percorso politico concreto e pregresso del candidato al Colle non è una variabile indipendente ai fini della sua credibilità e della sua autorevolezza politica, culturale, morale e istituzionale.

In terzo luogo deve essere una personalità con la P maiuscola. Non si vuole, dicendo questo, fornire giudizi sui singoli. Ma è indubbio che il profilo – politico, culturale, professionale, istituzionale e anche umano – del candidato al Colle non può non essere preso in seria considerazione. È pur sempre il riferimento a cui guardano tutti gli italiani e, di conseguenza, il mondo intero.

 

Il custode della Costituzione e lesempio di Mattarella

In ultimo, ma non per ordine di importanza, il Presidente della Repubblica è la figura più autorevole nel far rispettare, in qualsiasi momento e in qualunque occasione, i principi e i valori contemplati nella Carta Costituzionale. Detto con parole ancora più semplici, chi guarda al Presidente riconosce la Costituzione e chi pensa alla Costituzione incrocia il Presidente. Tertium non datur, come si suol dire.

Ecco perchè quando si parla del Presidente della Repubblica, si pensa anche e soprattutto a questi criteri. Ma, per essere ancora più chiari e comprensibili quando si parla, e giustamente, del profilo del Presidente della Repubblica, possiamo dire tranquillamente che l’attuale Capo dello Stato, Sergio Mattarella, conserva e trasmette quotidianamente attraverso il suo alto magistero istituzionale tutti gli elementi che dovrebbero sempre caratterizzare il comportamento del Presidente della Repubblica. Ed è proprio per questa ragione che Sergio Mattarella è, da 11 anni, non solo la figura istituzionale più stimata e più popolare del nostro paese, ma anche la persona che gode della più alta fiducia del popolo italiano. Perchè Mattarella, appunto, ha saputo incarnare concretamente il miglior profilo che deve avere il Presidente della nostra Repubblica.

David, la Rivoluzione dipinta: quando l’arte racconta la nascita della Francia moderna

La Bastiglia e gli ideali della Rivoluzione

14 luglio 1789: presa della Bastiglia. La rivolta di un popolo indigente ed affamato che prende d’assalto la fortezza-prigione, massimo simbolo del dispotismo dell’Ancien Règime. Così inizia clamorosamente la Rivoluzione Francese, un sommovimento sociale storico destinato a dare poi il via all’era napoleonica, esattamente il 9 novembre 1799, giorno del colpo di Stato del 18 Brumaio.

“Libertè, Egalité, Fratenité”, valori fondamentali che hanno sempre conservato, fino ai giorni nostri, un significato etico-sociale universale, simboli indissolubili di un concetto democratico di vita individuale e collettiva, che s’intrecciano per la costruzione di una vita migliore e per consentire agli individui di esprimersi ed agire senza subire soprusi, ossia rivendicando il diritto ad una giustizia eguale per tutti nonché ad una esistenza fondata sulla unità, solidarietà e fratellanza tra i cittadini.

A quei tempi, le arti visive, in particolar modo la pittura, narravano gli eventi, raccontando, a volte anche crudelmente, drammatici fatti di cronaca, fonte preziosa per cercare spunti di riflessione storica.

Su questo tema non si può dimenticare il contributo dato da Jacques-Louis David.

 

Il Giuramento della Pallacorda: manifesto della nuova Francia

L’autore eseguì l’opera-manifesto Il Giuramento della Pallacorda (1791), un dipinto mai concluso che celebra il momento fondante dell’Assemblea Nazionale del 1789, nel quale sono immortalati gli atteggiamenti eroici di neo-deputati determinati a scrivere una nuova Costituzione. Era il 20 giugno e nella sala della Pallacorda a Versailles i rappresentanti del Terzo Stato, autoproclamandosi membri dell’Assemblea Nazionale, giurarono solennemente che avrebbero formulato quel basilare atto costitutivo. Il quadro fu commissionato dal “Club dei Giacobini”. L’autore lo aveva concepito come un enorme manifesto corale – pieno di particolari allegorici e politici – di notevole dimensione: dieci metri per sette.

Al centro spicca la figura del primo Presidente dell’Assemblea Jean-Sylvain Bailly nell’atto del giuramento. La struttura ha una prospettiva di stampo neoclassico. La luce che illumina il Bailly è di rimando cinquecentesco, senza mai superare la classicità a favore di movimentate circolarità. Una luce solare entra dalla finestra situata sulla sinistra. Sono raggi quasi “profetici”, spirituali, una sorta di “annunciazione di una nuova nascita”. Alla luce si aggiunge una folata di vento (il vento della rivoluzione), aria nuova che si diffonde nell’ambiente, circonda i soggetti rappresentati, s’insinua tra decine di braccia che creano modularità spaziali, creando alternanze tra mani rivolte in varie direzioni, costruendo un collegamento iconografico, incroci vettoriali e creazione di un tutt’uno… la nuova Francia.

In primo piano l’autore ritrae il curato Grégoire e il certosino Dom Gerle in procinto di abbracciarsi, testimoni di una forte unione che supera barriere ideologiche e la divisione tra Clero e Terzo Stato.

Il dipinto non fu mai portato a termine per vari motivi contingenti e soprattutto per l’avvento del Terrore. Molti dei protagonisti ritratti da David vennero ghigliottinati. L’opera del grande artista fu poi considerata scomoda. Anche per questo, probabilmente, rimase allo stadio di bozzetto.

Altro celebre quadro-emblema eseguito da David è La morte di Marat (1793), ricordo dell’assassinio (13 luglio 1793) del rivoluzionario ad opera di Charlotte Corday.

 

La morte di Marat: il martirio della Rivoluzione

In quest’opera l’artista – spinto da profondi impulsi emozionali, dettati da una trascinante ideologia, a tratti in contrasto con la ferrea posizione accademica neoclassica – sembra sentimentalmente superare la barriera dell’estetica perfetta, rivolgendo fugaci sguardi lungo la strada romantica dell’emozione, tra tensioni interiori che relazionano il cuore con la mente. Egli affronta il tema del rapporto vita-morte e del superamento di quest’ultima.

Un ritratto dal forte realismo emotivo di un uomo che si trasforma in martire della Rivoluzione, ucciso mentre utilizzava la vasca come una scrivania, costretto da una grave malattia di dermatite a lunghi bagni terapeutici. David fu incaricato dalla Convenzione Nazionale di dipingere un memoriale del suo amico. In tal modo, l’artista lo rende eterno. Un’immagine che prelude alla fotografia-verità, reportage di fatti accaduti.

La penna che Marat non vuole lasciare (ultima speranza di vita) e trattiene tra le dita, il calamaio (in cui attingere per avere più forza), il foglio (nel quale manifestare il proprio altruismo) sono tutti mezzi, “armi pacifiche” che l’intellettuale usa per diffondere pensieri e supportare la lotta per una società migliore. Il braccio sfiora il pavimento, posizionandosi tra la scritta del suo nome ed il coltello insanguinato lasciato a terra da colei che l’ha ucciso così brutalmente. Una figura che rimanda alla mente iconografie della tradizione cristiana, come alcune deposizioni di Cristo realizzate da autori precedenti e manifesta parallelismi con il sacrificio di Gesù (si veda la ferita aperta sul costato).

Il soggetto occupa la parte inferiore del quadro, mentre quella superiore è un nero indefinito, leggermente illuminato lateralmente da una luce dorata, che si proietta sul corpo senza forzatura, quasi un pulviscolo diffuso. Si percepiscono gli studi tanto amati da David sul chiaroscuro del Caravaggio, ossia la luce che il grande artista proiettava sui soggetti (si veda la Deposizione). E poi si colgono singolarità di forme scultoree michelangiolesche (tra tutte, la Pietà).

David isola il dramma trasformandolo in una scena sacra, universale, ma allo stesso tempo sin troppo vera, terrena, che non riesce a staccarsi dall’oggettività del vissuto, nonostante la scritta simile ad una iscrizione sulla lapide “A Marat, David”. Un breve messaggio come inno alla libertà, uguaglianza e fraternità.

Quel treno per Taranto

Lo specchio inaccettabile della Questione Meridionale

C’è un treno che va oltre i binari. È il Frecciarossa Roma-Taranto, prima soppresso e poi ripristinato soltanto grazie all’intervento economico della Regione Puglia. Una vicenda che potrebbe apparire marginale nella cronaca dei trasporti italiani, ma che in realtà racconta molto di più: racconta il persistente divario tra Nord e Sud, la fragilità dei diritti di cittadinanza nel Mezzogiorno e l’incapacità del Paese di considerare lo sviluppo territoriale come una questione di Bene Comune.

Taranto è diventata negli anni il simbolo di una contraddizione nazionale. Per decenni la città ha pagato un prezzo altissimo in termini di salute, ambiente e qualità della vita in nome di interessi economici considerati strategici per l’intero Paese. Eppure, quando si tratta di garantire servizi essenziali, infrastrutture moderne e collegamenti efficienti, quella stessa città sembra improvvisamente diventare periferia, margine, problema locale.

La soppressione del collegamento ferroviario veloce è stata vissuta da molti cittadini come l’ennesimo segnale di una marginalizzazione che dura da troppo tempo. Non è soltanto una questione di mobilità. Un treno collega persone, opportunità, lavoro, studio, investimenti, relazioni. Quando un territorio perde connessioni, perde anche possibilità di sviluppo.

 

Le risorse e la misura dellequità

I numeri richiamati dalla Rete Civica Meridionale sono particolarmente significativi: tra il 2016 e il 2023, a fronte dell’obbligo di destinare al Mezzogiorno il 34% degli investimenti in conto capitale, successivamente elevato al 40%, ne sarebbe stato assegnato poco più del 21%, con una differenza stimata in circa 77 miliardi di euro. Se questi dati trovassero piena conferma nelle sedi istituzionali, non saremmo di fronte soltanto a un problema economico, ma a una questione di equità nazionale.

Ma oggi non basta più rivendicare maggiori risorse. Occorre anche interrogarsi su come vengono utilizzate e quali effetti producono concretamente sulla vita delle persone. Una infrastruttura, un servizio ferroviario, una struttura sanitaria o un investimento pubblico non possono essere valutati esclusivamente sulla base dei costi sostenuti o delle opere realizzate. La domanda centrale dovrebbe essere: quanto contribuiscono a migliorare la qualità della vita delle comunità, a ridurre le disuguaglianze territoriali, a favorire l’accesso ai diritti fondamentali?

 

Il Bene Comune come criterio di valutazione

In questa prospettiva, il Bene Comune non può limitarsi a essere un principio ispiratore delle politiche pubbliche, ma deve diventare un criterio concreto di valutazione. Per questo diventa sempre più necessario affiancare agli indicatori economici tradizionali strumenti capaci di misurare l’impatto umano e sociale delle decisioni pubbliche. Non basta sapere quanti chilometri di ferrovia sono stati costruiti; occorre comprendere se quei collegamenti hanno ridotto l’isolamento dei territori, aumentato le opportunità per i giovani, migliorato l’accesso alla salute, all’istruzione e al lavoro.

Un territorio che perde collegamenti non perde soltanto infrastrutture: perde relazioni, opportunità e capacità di generare Bene Comune.

La Questione Meridionale, quindi, non riguarda soltanto la distribuzione delle risorse, ma anche la capacità di valutare se le scelte pubbliche contribuiscano effettivamente a costruire sviluppo umano, coesione sociale e Bene Comune.

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: meno infrastrutture, minore accesso ai servizi, maggiore difficoltà nel garantire il diritto alla salute, opportunità lavorative ridotte e una continua emigrazione giovanile che impoverisce il capitale umano del Sud.

 

LHumanization Impact Framework

È proprio questa la sfida di nuovi approcci valutativi come l’Humanization Impact Framework (HIF), che propone di osservare e misurare quanto servizi, infrastrutture e politiche pubbliche siano realmente orientati alla persona, alla partecipazione, all’inclusione e alla generazione di valore sociale. Un collegamento ferroviario come il Frecciarossa Roma-Taranto non rappresenta soltanto una questione di trasporto: è un indicatore della capacità di un territorio di essere connesso alle opportunità del Paese e di garantire pari dignità ai propri cittadini.

Ma la Questione Meridionale non può essere affrontata soltanto attraverso la lente delle risorse finanziarie. Serve un cambio di paradigma culturale. Occorre tornare a considerare i territori non come aree da compensare occasionalmente, ma come comunità da valorizzare. L’umanizzazione delle politiche pubbliche significa proprio questo: mettere al centro la persona, i suoi diritti, la sua dignità e la possibilità concreta di vivere nel luogo in cui è nata senza essere costretta a partire per mancanza di opportunità.

In questa prospettiva, il Bene Comune non coincide con la somma degli interessi individuali né con la semplice crescita economica. Il Bene Comune si realizza quando ogni cittadino può accedere in condizioni di equità ai servizi essenziali, alla mobilità, alla salute, all’istruzione e al lavoro, indipendentemente dalla regione in cui vive.

Una Rivoluzione Gentile per il futuro del Paese

Il caso del treno per Taranto diventa allora uno specchio.

Riflette una domanda che l’Italia non può più rinviare: è accettabile che nel 2026 esistano ancora cittadini di serie A e cittadini di serie B in base alla collocazione geografica?

La risposta non può essere la protesta sterile né la contrapposizione territoriale.

Può essere, invece, quella che la Rete Civica Meridionale definisce una “Rivoluzione Gentile”: una mobilitazione civica fondata sulla partecipazione, sulla responsabilità e sulla richiesta di politiche realmente orientate alla coesione nazionale.

Perché quel treno non riguarda soltanto Taranto. Riguarda l’idea stessa di Italia che vogliamo costruire: un Paese che divide o un Paese che connette. Un Paese che lascia indietro i territori più fragili o un Paese che riconosce nella loro crescita una condizione indispensabile per il futuro di tutti.

 

FareRete InnovAzione BeneComune APS promuove la cultura del Bene Comune attraverso attività di formazione, progettazione sociale e partecipazione civica, favorendo reti di collaborazione tra cittadini, istituzioni, imprese e Terzo Settore per contribuire allumanizzazione della società e allo sviluppo dei territori.

Nuovi attacchi Usa contro l’Iran. "Nel mirino" anche un sito segreto nucleare

Roma, 13 lug. (askanews) – Sono partiti nuovi attacchi militari Usa contro l’Iran. Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha scritto su X che “oggi, alle 16:45 (ora della costa orientale), il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dato il via alla terza notte consecutiva di attacchi contro l’Iran, su ordine del Comandante in Capo. Questi attacchi continueranno a infliggere gravi perdite alle forze iraniane e a comprometterne la capacità di attaccare civili innocenti e navi mercantili nello Stretto di Ormuz”.

Secondo Al Jazeera la TV di Stato iraniana ha riferito di esplosioni nella città-porto di Bandar Abbas (sulla costa sud dell’Iran, nel Golfo Persico) e sull’isola di Kish, al largo della costa meridionale dell’Iran.

Era stato lo stesso presidente USA Donald Trump in una intervista radiofonica con il conduttore Hugh Hewitt, ad anticipare che gli Stati Uniti avrebbero sferrato un attacco “molto duro” contro l’Iran “stasera e domani”, aggiungendo che anche il sito segreto iraniano chiamato in codice “Pickaxe Mountain” (montagna del piccone) sarebbe un “possibile bersaglio per un bel colpo bello grosso”.

“Li colpiremo con grande forza stasera e li colpiremo con forza domani e non c’è un bel niente che possano fare al riguardo. Non hanno nulla. Non hanno nulla se non la bocca larga… Ho avuto modo di conoscerli, e sono completamente fuori di testa” è un regime di “fanatici”, ha detto Trump, affermando poi che il sito di Pickaxe Mountain è ancora nel mirino: “Lo teniamo d’occhio… probabilmente daremo un’occhiata a Pickaxe relativamente presto”.

“Il Memorandum d’intesa” che aveva portato al cessate il fuoco tra Usa e Iran “era una sorta di prova” per Teheran “e loro non l’hanno rispettata”, ha detto Trump: “Era una prova. Non lo sapevamo. I protocolli d’intesa, quando hai a che fare con dei farabutti, non valgono granché… era una specie di prova, e loro non c’erano. Non hanno rispettato la prova”.

Intanto – riporta ancora Al Jazeera citando “una dichiarazione diffusa dall’emittente statale IRIB – anche l’esercito iraniano ha affermato di aver sferrato un attacco con droni contro obiettivi militari statunitensi in Kuwait. L’esercito di Teheran, spiega l’emittente, “ha dichiarato di aver lanciato dei droni contro un sistema missilistico Patriot statunitense, serbatoi di carburante, una torre di guardia, un deposito di munizioni e sistemi di comunicazione”. La Marina iraniana avrebbe pure lanciato missili da crociera contro una “nave nemica del nemico Stati Uniti”, sempre secondo quanto riportato dall’emittente statale iraniana IRIB, che cita una fonte militare anonima.

Consob, Guido Stazi sarà presidente: domani attesa la nomina in Cdm

Roma, 13 lug. (askanews) – Il Governo scioglie il nodo della Consob. Secondo quanto si apprende il consiglio dei ministri in programma domani dovrebbe nominare Guido Stazi alla presidenza della commissione nazionale per le società e la Borsa.

Stazi è segretario generale dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato dall’8 marzo 2022. In precedenza, sempre in Agcm è stato responsabile del comitato valutazioni economiche. E’ stato anche capo di gabinetto dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (2005-2012) e segretario generale della Consob (2013-2017).

Iran, Trump: colpiremo con grande forza stasera e domani

Roma, 13 lug. (askanews) – In un’intervista radiofonica con il conduttore Hugh Hewitt, il presidente USA Donald Trump ha detto che gli Stati Uniti sferreranno un attacco “molto duro” contro l’Iran “stasera e domani”, aggiungendo che il sito segreto iraniano chiamato in codice “Pickaxe Mountain” (montagna del piccone) è un “possibile bersaglio per un bel colpo bello grosso”.

“Li colpiremo con grande forza stasera e li colpiremo con forza domani e non c’è un bel niente che possano fare al riguardo. Non hanno nulla. Non hanno nulla se non la bocca larga… Ho avuto modo di conoscerli, e sono completamente fuori di testa” è un regime di “fanatici”, ha detto Trump, affermando poi che il sito di Pickaxe Mountain è ancora nel mirino: “Lo teniamo d’occhio… probabilmente daremo un’occhiata a Pickaxe relativamente presto”.

Per Meloni sfida a ‘roulette’ preferenze. "Mi aspetto compattezza centrodestra"

Roma, 13 lug. (askanews) – Il leitmotiv, peraltro sin dagli albori della discussione sulla legge elettorale, è che la pratica è nelle mani del Parlamento. Ma se è vero che il governo formalmente ne è rimasto fuori, non c’è spettatore più interessato di Giorgia Meloni di ciò che accadrà da domani nell’aula della Camera. Non soltanto perché è stato su suo impulso che Fratelli d’Italia ha portato gli alleati ad abbracciare, non sempre con entusiasmo, un modello proporzionale con premio di maggioranza. Ma soprattutto perché è stata lei, dopo aver ottenuto il via libera sull’impianto complessivo, a non voler rinunciare alle preferenze. Una questione di coerenza rispetto a quanto sempre dichiarato, ovvero la contrarietà verso le liste bloccate, ma anche un modo per non prestare il fianco all’attacco ‘da destra’ di Roberto Vannacci. E tuttavia quello che all’inizio sembrava più un modo di piantare una bandierina, ovvero l’idea di presentarlo, pur sapendo che non sarebbe passato, per “non perdere la faccia”, a questo punto per la premier è diventato una questione dirimente.

Ed è quello che in più occasioni ha spiegato agli alleati di governo, sebbene ottenere conferme delle interlocuzioni tra i leader del centrodestra su questo tema specifico vada contro la narrazione che vuole la decisione esclusivamente affidata nelle mani del Parlamento. Tuttavia, ogni tentativo di presentare un testo condiviso è andato a vuoto e alla fine la proposta di modifica è stata avanzata soltanto da Fratelli d’Italia, Noi moderati e Udc. Lo schema prevede che domani, in contemporanea alle 12, si riuniscano i gruppi parlamentari della maggioranza per stabilire un orientamento di voto. E quello che i meloniani si aspettano è che l’esito degli incontri sia positivo. E’ il compromesso che è stato trovato per nascondere le divisioni. Ma non solo. I leader di Forza Italia e Lega, infatti, hanno messo in conto che sbilanciarsi a favore dell’emendamento, con una firma dei propri partiti in calce, avrebbe esposto oltremodo alle critiche la loro guida, specialmente in caso di showdown. Meloni però – viene spiegato – avrebbe chiaramente detto agli alleati di aspettarsi una prova di compattezza dalla maggioranza, a prescindere dal fatto che sull’emendamento ci si esprima con voto segreto oppure no. Non è forse un caso quindi che Matteo Salvini, dopo giorni passati a mostrare disinteresse per l’argomento legge elettorale, abbia deciso di mandare un messaggio. “Io – dice – sono sempre stato eletto sia in Europa sia nel Comune di Milano con le preferenze e quindi per quello che mi riguarda, non sarebbe un problema”.

Nelle varie riunioni avute a livello di sherpa, i meloniani hanno cercato peraltro di far passare il concetto che il sistema scelto – quello che prevede preferenze con capolista bloccato – difficilmente avrà un peso su Forza Italia e Lega che, per ragioni di percentuali di consenso, potrebbero sostanzialmente già stabilire a priori i nomi dei propri eletti.

Il voto sulla proposta, che potrebbe arrivare già domani in serata, resta tuttavia una roulette perché, la storia insegna, non c’è nessuna legge più di quella elettorale su cui la disciplina di partito fatica a fare presa. “Per la prima volta dall’inizio della legislatura l’esito del voto dell’aula non può essere scontato”, ammette un meloniano dell’inner circle. Il rischio che la maggioranza vada in frantumi, dunque, è reale. E certamente avrebbe sul prosieguo della legislatura un effetto devastante. E questo, assicura chi ci ha parlato, Giorgia Meloni lo avrebbe messo in chiaro con gli alleati.

L.elettorale, da domani alla Camera i tre giorni decisivi per la riforma

Roma, 13 lug. (askanews) – Iniziano domani i tre giorni decisivi per il destino della legge elettorale voluta dal centrodestra: un sistema proporzionale con premio di maggioranza, indicazione del premier e liste bloccate. Dopo quasi tre settimane dal via libera in Commissione, infatti, l’appuntamento è alle 14 in aula alla Camera per il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità. E già in serata potrebbero arrivare i voti più attesi e temuti: quelli sugli emendamenti che introducono le preferenze. Da sempre un pallino della premier Giorgia Meloni, pensate anche per superare il tema della dubbia costituzionalità delle liste bloccate così come concepite dall’attuale testo, le preferenze continuano a dividere la coalizione di governo che dovrà misurarsi innanzitutto con la proposta di modifica firmata Fdi, Noi Moderati e Udc depositata oggi allo scadere del termine per gli emendamenti.

La proposta – un capolista bloccato e una lista di sei nomi tra i quali esprimere fino a tre preferenze di genere alternato – in campo da diversi giorni, nonostante contatti febbrili e infinite riunioni dei cosiddetti sherpa, non ha convinto Fi e Lega che domani decideranno nelle rispettive assemblee di gruppo convocate alle 12 a Montecitorio la linea da tenere in aula. Sia nel partito di Antonio Tajani che in quello di Matteo Salvini non c’è unanimità intorno al tema quindi è probabile che non si arrivi a una convergenza palese sull’emendamento degli alleati. Se prevarrà la fedeltà alla coalizione, però, dipenderà anche dalla modalità con cui si andrà al voto.

Dalla maggioranza escludono che i venti deputati (o in alternativa un capogruppo) necessari a chiedere il voto segreto possano essere di centrodestra, si dà per scontato che la richiesta arrivi dalle opposizioni che però stanno ancora studiando la strategia da tenere in aula. Strategia che vorrebbe essere unitaria anche se già oggi l’intento di non presentare altri emendamenti in aula è stato vanificato dalla mossa di M5s che ha depositato una proposta alternativa con preferenze, premio di maggioranza ridotto, soppressione del listone e dell’indicazione del premier. A battersi per l’introduzione delle preferenze anche Futuro Nazionale con Vannacci che ha presentato un proprio emendamento.

Sono poco più di 200 le proposte di modifica da esaminare, tante – quasi tutte quelle all’articolo 1 – quelle sulle quali si può richiedere il voto segreto. Preferenze o meno, la riforma elettorale, già modificata tre volte dalla maggioranza durante l’esame in commissione, cambierà nuovamente con l’approvazione degli emendamenti unitari presentati dalla maggioranza: quelli che prevedono il voto ai fuori sede che da almeno nove mesi siano domiciliati per lavoro, studio o cura lontano dalla propria residenza previa registrazione entro il 31 dicembre in un elenco; quello sulla riduzione delle circoscrizioni Estero che diventano due alla Camera e una al Senato. Sul tavolo anche un’altra proposta di tutto il centrodestra, pensata in alternativa all’emendamento sulle preferenze, che prevede l’obbligo per i candidati nel listone legato al premio di maggioranza di candidarsi nella posizione di capilista nei collegi plurinominali: una disposizione pensata nella prospettiva di un vaglio della Consulta, particolarmente sensibile alla scarsa riconoscibilità dei candidati.

Sia domani che dopodomani è prevista la seduta notturna. I tempi sono contingentati per un totale di 22 ore di dibattito che dovrebbero esaurirsi al massimo giovedì pomeriggio anche se ai deputati di maggioranza è stata chiesta una presenza “eventuale” anche per venerdì mattina. Per la battaglia dell’aula sono precettati tutti, ministri compresi.

Mafia, Meloni: Capaci concepita per intimidire Stato, ma portò gente a reagire

Roma, 13 lug. (askanews) – Dopo la strage di Capaci è stato “chiaro a tutti che Cosa nostra non era un’invenzione, non era qualcosa d’astratto, non era qualcosa di leggendario, era reale ed era disposta a tutto per portare avanti il disegno criminale e sovversivo che aveva immaginato e cioè affermare che era più forte dello Stato, che poteva piegare le istituzioni ai propri biechi interessi, che il suo potere non conosceva limite e che quindi nessuno avrebbe potuto mettersi di traverso”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, partecipando a Palermo alla cerimonia dello svelamento della Fiat Croma su cui viaggiavano i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo.

“Giovanni Falcone – ha aggiunto – era stato uno dei primi magistrati a portare la mafia in tribunale, che significa soprattutto darle un nome, che significa processarla, che significa dire che si poteva combattere quel male. Lo ha fatto senza paura, senza paura di fare i nomi e cognomi, senza paura di inchiodare i mafiosi alle loro responsabilità, senza paura di denunciare anche la cappa di omertà che aveva fino a quel momento protetto crimini e affari, di sbattere in faccia all’opinione pubblica verità che altrimenti sarebbero state taciute. Ed è evidente che quindi per Cosa Nostra il giudice Falcone meritava una punizione esemplare, la più feroce la più violenta perché quella punizione doveva essere un monito e doveva essere un messaggio. Nessuno poteva sfidare la mafia. Solo che in quel caso Cosa nostra ha fatto un enorme errore di valutazione perché quella strage che era concepita per intimidire lo Stato e piegare la coscienza degli italiani produsse l’effetto diametralmente opposto, portò la gente a reagire, migliaia di cittadini che decisero di non voltarsi più dall’altra parte e nacque così una nuova consapevolezza civile, la consapevolezza per cui combattere la mafia diventava una responsabilità condivisa, non era più solo compito delle forze dell’ordine” e “non era solamente compito dei magistrati che pure ringraziamo per il lavoro che continuano con coraggio e con dedizione a portare avanti. Da quel dolore prese forza una mobilitazione che ha cambiato per sempre il rapporto tra gli italiani e la mafia perché gli italiani compresero esattamente allora che ognuno aveva la sua responsabilità in questa battaglia”, ha sottolineato la premier.