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Dl sicurezza, Schlein: da governo forzatura incredibile per coprire fallimento

Roma, 23 apr. (askanews) – Sul decreto sicurezza la maggioranza ha compiuto “una forzatura istituzionale incredibile”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein in una intervista a ‘di martedì’ che andrà in onda questa sera. “Ma come gli è venuto in mente di fare una norma che piega la nobile professione dell’avvocato a fare l’esecutore della volontà del governo di turno per rimpatriare? Come gli è venuto in mente di fare una norma che incrina il rapporto di fiducia tra l’avvocato e la persona che assiste?”

Peraltro, ha aggiunto la Schlein, si tratta di “una norma che viola un principio costituzionale, quello del diritto alla difesa. Oltretutto, quando il Quirinale ha fatto i suoi rilievi, anziché fermarsi hanno tirato dritto, costringendo l’aula a votare una norma anti incostituzionale per poi modificarla due minuti dopo”.

La verità, ha aggiunto, è che “sulla sicurezza, il governo Meloni ha fallito, altrimenti non saremmo qui a discutere e a votare il quarto il quarto decreto di fila. Il quarto decreto in questi anni con lo stesso nome, sullo stesso tema”. Che le cose stiano così “lo dicono i dati: tra il 2023 e il 2024 la media dei reati totali è aumentata del 5%, rispetto al 2022”. Semmai “sono scesi gli arresti: quindi è tutta propaganda, fatta per cercare di limitare gli spazi del dissenso, anche pacifico”.

Mattarella a Papa: suo messaggio pace richiamo a comunità internazionale

Roma, 23 apr. (askanews) – “A nome della Repubblica Italiana e mio personale sono lieto di porgerLe il più cordiale saluto al rientro da questo Suo importante e lungo viaggio apostolico in quattro Stati africani. Il profondo messaggio di pace, speranza e fraternità che la Santità Vostra ha posto al centro del Suo pellegrinaggio – e risuonato costantemente nel dialogo con i tanti giovani incontrati – richiama l’intera comunità internazionale al dovere di perseguire con tenacia le ragioni del dialogo e della collaborazione tra le genti”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato a Papa Leone XIV.

“In ogni tappa – aggiunge il capo dello Stato – si è levato con forza l’appello affinché la piena emancipazione del continente africano sia promossa e accompagnata con rinnovata responsabilità e spirito genuinamente cooperativo, favorendo processi duraturi e inclusivi di sviluppo sociale ed economico. Voglia accogliere, Santità, vivissimi auguri di proficua prosecuzione del Suo altissimo Magistero”.

Musica, Spotify compie 20 anni: Taylor Swift regina degli streaming

Milano, 23 apr. (askanews) – Spotify compie 20 anni e, per l’occasione, diffonde i contenuti più ascoltati di sempre sulla piattaforma.

Taylor Swift si conferma regina dello streaming, è l’artista più ascoltata di tutti i tempi a livello globale. Sul podio anche Bad Bunny e Drake. Seguono in top ten nomi del calibro di The Weeknd, Ariana Grande, Ed Sheeran, Justin Bieber, Billie Eilish, Eminem e Kanye West.

Per quanto riguarda i singoli brani, il primato assoluto spetta a “Blinding Lights” di The Weeknd, seguito da “Shape of You” di Ed Sheeran e “Sweater Weather” di The Neighbourhood. Tra le canzoni più cliccate compaiono anche successi come “As It Was” di Harry Styles e “Someone You Loved” di Lewis Capaldi.

L’album più ascoltato di sempre è “Un Verano Sin Ti” di Bad Bunny, seguito da “Starboy” di The Weeknd e “÷ (Deluxe)” di Ed Sheeran. Poi ancora “Sour” di Olivia Rodrigo e “After Hours” sempre di The Weeknd.

Oltre alla musica, Spotify ha svelato anche le classifiche dei podcast, con “The Joe Rogan Experience” in testa, e degli audiolibri con “A Court of Thorns and Roses” di Sarah J. Maas.

Richiamo di Mattarella su 25 aprile: ha segnato riscatto morale e civile

Roma, 23 apr. (askanews) – La lotta per la Liberazione è stata “una delle pagine fondanti della storia repubblicana” che ha “segnato il riscatto morale e civile di un popolo”, che “nella Resistenza, espresse la forza e la capacità di affermare i valori di libertà, giustizia, pace, democrazia”. Sergio Mattarella lo ricorda, a poche ore dal 25 Aprile, incontrando al Quirinale gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma nell’81° anniversario della Liberazione.

Parole non di circostanza, quelle del capo dello Stato nel difficile contesto internazionale. E che arrivano dopo giorni di polemiche, innescate dalle dichiarazioni del presidente del Senato, Ignazio La Russa, pronto a “rifare l’omaggio a partigiani e caduti della Repubblica di Salò”.

Per Mattarella, “i valori, scolpiti nella nostra Costituzione, non sono soltanto il frutto di una stagione storica”, ma “costituiscono il fondamento dei valori della nostra convivenza civile” e “della presenza dell’Italia nel contesto internazionale”.

Mattarella sabato, dopo aver deposto una corona d’alloro all’Altare della Patria, a Roma, si sposterà a San Severino Marche, città insignita della Medaglia d’Oro al Merito Civile, “che ha offerto un contributo significativo alla lotta di Liberazione, pagando un prezzo alto in termini di sofferenze e sacrifici”. “Come molte realtà del nostro Paese”, San Severino Marche “rappresenta un luogo simbolico della Resistenza, chiamata quest’anno – ottantesimo anniversario della scelta Repubblicana effettuata dalle italiane e dagli italiani – a rinnovarne il messaggio, a farne un momento di riflessione collettiva e di coesione nazionale”, ha sottolineato il capo dello Stato.

Nel discorso di Mattarella (proprio oggi attaccato dal presentatore russo Vladimir Solovyov) anche un riferimento alla situazione politica internazionale e alla crisi del multilateralismo. “Il prevalere della legge imposta da chi si ritenga provvisoriamente più forte – il suo ammonimento – è destinata a seminare lutti e distruzioni, aprendo a una condizione di conflitti permanenti, di barbarie nella vita internazionale”. E oggi, “in molte, troppe parti del mondo, uomini, donne e bambini vivono contesti di guerra, spesso sotto il giogo di regimi autoritari, privati dei diritti fondamentali, della libertà di espressione, della possibilità di scegliere il proprio destino. Sono scenari scandalosi, in cui la dignità umana viene calpestata, in cui la violenza di guerre ingiustificabili colpisce indiscriminatamente le popolazioni civili, in cui il diritto internazionale viene apertamente violato e il diritto umanitario disatteso”. In questo contesto – ha concluso – nel ricordare il sacrificio di quanti hanno combattuto per restituirci la libertà, ribadiamo l’impegno della Repubblica Italiana a favore della pace, del rispetto dei diritti umani e della costruzione di società nazionali e internazionali più giuste e solidali”.

Rinasce "I Turcs tal Friùl" di Pasolini, a 50 anni da sisma in Friuli

Roma, 23 apr. (askanews) – A cinquant’anni dal terremoto che ha profondamente segnato il Friuli e dall’anniversario della prima dello spettacolo teatrale, nasce ‘I Turcs tal Friùl 1976-2026. 50 anni dopo il terremoto’, un progetto ideato e curato da Luca Giuliani e Roberto Calabretto(docente all’Università degli Studi di Udine) su iniziativa di Cinemazero, che si appresta a sviluppare un’articolata serie di eventi culturali di lunga ricaduta, che intrecciano teatro, ricerca e memoria, restituendo al presente uno dei testi più significativi dell’opera di Pier Paolo Pasolini. Il progetto è realizzato grazie al sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e di Confindustria Udine.

“Ci sono ferite che il tempo non cancella, ma che una comunità impara a trasformare in forza, memoria condivisa e identità” ha dichiarato Mario Anzil, vicepresidente e assessore regionale alla Cultura e allo Sport. “A cinquant’anni dal terremoto, questo progetto non restituisce soltanto la memoria di ciò che eravamo, ma dà voce ai valori più profondi del popolo friulano: la tenacia, il senso di comunità, la dignità nel dolore e la capacità concreta e silenziosa di rialzarsi insieme e ricostruire, trasformando la tragedia in identità condivisa e futuro. I Turcs tal Friùl torna a vivere, dunque, come voce collettiva, capace di attraversare le generazioni e di parlare al cuore di tutti noi, ricordandoci che dalle macerie può nascere cultura, e dalla memoria può germogliare futuro. È in questa continuità tra passato e presente che il Friuli Venezia Giulia riconosce la propria anima più autentica”, ha aggiunto.

La parte di nuova produzione teatrale, sempre su input di Cinemazero, si sviluppa grazie alla importante produzione di CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, con Associazione Teatri Stabil Furlan, Teatro Nuovo Giovanni da Udine, in collaborazione con Centro Studi Pier Paolo Pasolini e ERT Ente regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia, e il supporto di Banca 360 FVG. Ulteriori collaborazioni sono sviluppate con il Comune di Casarsa della Delizia, il Comune di Gemona del Friuli, il Centro Studi padre David Maria Turoldo e l’Associazione Icaro – Volontariato Giustizia ODV, e l’iniziativa gode del patrocinio dell’Università degli studi di Udine Dipartimento di Lingue e Letterature, Comunicazione, Formazione e Società.

Più che una celebrazione, il progetto si configura come un percorso di rilettura e riattivazione, articolato in quattro momenti cardine: un convegno internazionale di studi, una nuova produzione teatrale con i relativi libretti di sala e materiali collegati, un’ampia pubblicazione che raccoglierà i risultati delle ricerche, e di una presentazione nel foyer del Teatro Giovanni da Udine che ripropone gli elementi perduti e ora ritrovati della messa in scena del 1976.

“Da quasi cinquant’anni, fin dalla sua fondazione, Cinemazero ha un legame strettissimo con l’opera di Pasolini. Custodisce uno degli archivi più articolati e completi al mondo – al centro peraltro dei progetti di Pordenone Capitale italiana della cultura – dedicati allo scrittore-regista. In nome di questa esperienza e queste risorse, ha voluto farsi promotore di un’iniziativa che vivrà e rimarrà nel tempo”, ha ricordato Riccardo Costantini, responsabile degli archivi pasoliniani di Cinemazero. “Se spesso gli anniversari sono occasioni di celebrazione e ricordo, in questo caso creano un percorso culturale che andrà oltre le date della ricorrenza, per la qualità e la varietà di quanto messo in campo”, ha sottolineato.

Scritto nel 1944 in lingua friulana, I Turcs tal Friùl rappresenta un passaggio cruciale nel percorso di Pier Paolo Pasolini, che dal 1942 aveva scelto il friulano in opposizione alla lingua ufficiale e normativa dell’Italia fascista e come sperimentazione linguistica e ricerca poetica radicale, in cui una lingua locale viene elevata a veicolo espressivo e universale. Lontano da ogni regionalismo, il testo costruisce una dimensione epica e corale capace di parlare a una comunità concreta ma anche, più profondamente, alla condizione dell’uomo di fronte alla storia, alla violenza e alla perdita.

Non è un caso che la prima rappresentazione pubblica dell’opera, nel 1976 a Venezia, nacque come gesto civile, finalizzato a raccogliere fondi per le popolazioni colpite dal terremoto: un momento in cui la Storia riportava il Friuli davanti a una prova estrema, riecheggiando le lacerazioni evocate dal testo — dall’invasione dei Turchi alla guerra in cui fu scritto — fino alla devastazione causata dal sisma.

“Lavorà, preà, patì, murì”. Di fronte a questa espressione di immobile fatalismo della civiltà contadina’, ha spiegato Luca Giuliani, curatore del progetto “il giovanissimo Pasolini si rammarica della scarsa coscienza storica di quella comunità che aveva imparato a conoscere una volta sfollato a Versuta, dove per reazione fonda l’Academiuta. Quel borgo rappresenta una scena di originaria innocenza che in seguito si allarga alle periferie e agli ultimi del mondo”.

“I Turcs tal Friùl nascono da un’esigenza di riscatto per questa comunità di sopraffatti e diseredati e riaffiorano ciclicamente nel panorama culturale come riflessione lucida sulla paura del nemico e sul senso di comunità. Temi indagati scientificamente nel convegno di maggio e creativamente nello spettacolo di settembre. La partecipazione di enti, associazioni e istituzioni conferma l’attualità di questo testo, oggi nuovamente al centro della sensibilità contemporanea, di fronte a un presente segnato da radicalismi e polarizzazioni”, ha aggiunto.

In perfetta assonanza si inserisce la nuova produzione teatrale affidata alla regia di Alessandro Serra, tra i più autorevoli registi della scena contemporanea europea, che avrà la sua prima il 12 settembre al Teatro Nuovo Giovanni da Udine.

Ad anticipare questo importante appuntamento sarà il convegno “50 anni di Turcs tal Friùl”, in programma il 14 e 15 maggio 2026 in collaborazione con il Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia, con il supporto del Comune di Casarsa, che lo ospiterà, e il patrocinio dell’Università degli Studi di Udine. Il convegno riunisce studiosi, artisti e testimoni d’eccezione per rileggere I Turcs tal Friùl nelle sue diverse stratificazioni storiche, linguistiche e teatrali, mettendo in dialogo ricerca accademica e memoria viva. Interverranno, tra gli altri, Roberto Calabretto (musicologo, Università degli Studi di Udine), Andrea Zannini (storico, Università di Udine),Stefania Rimini (docente di discipline dello spettacolo, Università di Catania), Gabriele Zanello (linguista, Università degli Studi di Udine) e Fabrizio Turoldo (professore Università Ca’ Foscari Venezia e nipote di David Maria Turoldo), insieme a Luca Giuliani (coordinatore del progetto).

Accanto all’approfondimento storico e critico, il convegno vedrà anche la partecipazione di figure del teatro come Elio De Capitani (attore e regista) e Valter Colle (storico della musica, editore, archivista), con il coordinamento, tra gli altri, di Maura Locantore (direttrice del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia).

Uno spazio sarà dedicato al nuovo allestimento attraverso il dialogo tra Alessandro Serra (regista) e Bruno De Franceschi (compositore), mentre le testimonianze dirette — tra cui Massimo Somaglino (attore), Liliana Cargnelutti, Eddi Bortolussi, Giovanni Nistri, Piero Colussi, Angelo Battel e Federico Rossi — contribuiranno a restituire la dimensione umana e collettiva di un’esperienza che continua a risuonare nel presente.

Challenge The Fake, studenti in prima linea contro il falso

Milano, 23 apr. (askanews) – La contraffazione è un fenomeno globale che sottrae miliardi all’economia legale, alimentando illeciti e rischi per la salute. L’Università Bocconi ospita la tappa finale di Challenge the Fake, iniziativa nata per sensibilizzare i giovani sul valore del Made in Italy e della proprietà intellettuale.

Promosso da Amazon, Università Bocconi e INDICAM, il progetto è stato inserito tra le attività riconosciute dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) nell’ambito della Giornata Nazionale del Made in Italy.

L’intervista a Alessandro Nicolis, Head of External Relations, Trust and Safety, Amazon Europe: “Ci rendiamo conto dell’importanza fondamentale di agire sul fronte culturale e da questo punto di vista i più giovani della generazione Z, l’hanno detto molto chiaramente, vogliono essere coinvolti come protagonisti.”

Oltre 50 studenti hanno lavorato per sei settimane utilizzando intelligenza artificiale e strumenti digitali per ideare campagne anti-contraffazione rivolte ai propri coetanei. Un percorso che unisce formazione accademica e mentoring professionale direttamente sul campo.

Il momento più atteso è stato l’annuncio del team vincitore, il gruppo Reveal, premiato per la capacità di comunicare con efficacia alla Gen Z. Per loro si aprono ora le porte del summit annuale di INDICAM e della premiazione europea ad Alicante.

Le parole del gruppo vincitore del progetto Challenge the Fake, coordinati dalla Professoressa Stefania Borghini: “Abbiamo deciso di creare una serie che può andare su tutti i social media, una serie investigativa, infatti siamo partiti dal presupposto che creare qualcosa con engagement, creare qualcosa stile mystery box o escape room può essere un ottimo modo per convincere la Gen Z a informarsi sempre di più su queste tematiche. Quindi l’idea è creare engagement ma al contempo anche misurare gli obiettivi di ciò che stai facendo. Infatti i social media ti permettono di capire esattamente quali KPI stai toccando e quanto è informato effettivamente il pubblico.”

Challenge the Fake 2026 segna anche un’importante espansione internazionale in Spagna e Regno Unito. Il successo dell’evento conferma il valore della sinergia tra istituzioni, università e grandi marchi come Prada e Pandora nella difesa del mercato legale.

Il commento di Juna Shehu, Direttore generale di INDICAM: “I dati sono in costante aggiornamento però ci dicono che l’impatto reale sui posti di lavoro ad oggi registra una perdita ogni anno. Attualmente abbiamo 88 mila posti di lavoro perduti. Da questo poi si genera una mancanza di investimenti da parte delle imprese perché generando meno entrate e riducendo il fatturato, diminuiscono anche gli investimenti loro dipartimenti di ricerca e sviluppo, nei prodotti o nelle loro aree.”

Combattere il falso significa agire sulla prevenzione e sulla cultura. Attraverso il coinvolgimento diretto delle nuove generazioni, l’iniziativa dimostra che la creatività può essere l’arma più efficace per proteggere l’innovazione e il futuro delle nostre imprese.

Rapporto One Health Campus Bio-Medico: “Periferie vitali nuova frontiera”

Roma, 23 apr. (askanews) – Gli italiani si dichiarano abbastanza appagati del luogo in cui vivono, ma solo un su quattro si dice molto soddisfatto. I fattori che generano benessere sono tranquillità e senso di comunità, aree verdi, sensazione di sicurezza, costo della vita adeguato. Ad incidere sono anche servizi efficaci e buone occasioni di socializzazione. Quando questi fattori mancano, subentra il disagio. Le principali criticità riguardano servizi, trasporti, lavoro e sicurezza. È quanto emerge dal terzo Rapporto One Health “Il valore sociale delle città. Periferie vitali: la nuova frontiera del vivere urbano”, realizzato dal Campus Bio-Medico di Roma in collaborazione con l’Istituto Piepoli e presentato alla Camera. Lo studio, che ha incrociato il giudizio di sedici opinion leader, scelti tra accademici, urbanisti, esperti della salute, amministratori, con quello di un campione rappresentativo di mille cittadini italiani, fotografa lo stato delle città italiane e il loro rapporto con le periferie, viste come una nuova frontiera del vivere urbano, secondo l’approccio One Health che integra salute umana, ambientale e sociale.

Carlo Tosti, presidente Università Campus Bio-Medico e Fond. Policlinico UCBM: “Le città urlano il riadeguamento delle periferie e quindi interventi che possano in qualche modo dal punto di vista sanitario, ambientale, urbanistico, sociale, superare quel gap e quelle differenze che possono portare in periferia una accettabilità di vita, che rientra appunto nel modello One Health che traguarda il benessere delle persone, degli animali, dell’intero ecosistema”.

Nell’ottica di superare il concetto di riqualificazione urbana e puntare sulla rigenerazione, le periferie, evidenzia il rapporto, diventano una leva strategica per il futuro delle città: non più luoghi marginali, ma spazi vitali per costruire modelli urbani più sostenibili, inclusivi e vivibili.

Domenico Mastrolitto, Direttore Generale Campus Bio-Medico SpA: “Il tema è particolarmente attuale, importante: il One Health è il paradigma della salute integrale, integrata, che mette la persona in connessione con gli ecosistemi in cui vive, con il mondo esterno, la società, in cui deve servirsi dei servizi appunto di prossimità, del sistema di welfare, dei servizi sociosanitari. La sostenibilità non può che essere integrale: mettere insieme la componente ambientale, sociale ed economica. “Occorre ripartire dai territori, proprio per mettere al centro le persone e la qualità della vita”.

Trasporti pubblici; sicurezza e ordine pubblico; opportunità di lavoro; servizi sanitari e assistenza alle persone; qualità ambientale e spazi verdi le principali priorità di intervento. Ma anche l’iniziativa pubblica deve fare la sua parte: secondo il Rapporto, per gli italiani i principali responsabili del miglioramento dei luoghi dove si vive – e anche i più assenti – sono infatti le istituzioni.

Maria Alessandra Gallone, presidente ISPRA: “Oggi il tema salute e ambiente non può essere disconnesso, nella maniera più assoluta, e quindi stiamo realizzando anche un sistema di servizi essenziali minimi sia di assistenza sanitaria che di assistenza dal punto di vista ambientale, per riuscire a creare le condizioni per cui anche il sistema dell’ambiente fornirà tutta una serie di servizi ai cittadini per consentire loro di ottenere una qualità della vita, a prescindere dai luoghi in cui abitino, degna insomma di essere vissuta”.

Secondo il rapporto del Campus Bio-Medico di Roma, per la qualità della vita urbana il paradigma One Health deve diventare quindi un orientamento concreto: progettare e abitare i luoghi significa prendersi cura della salute e del bene comune.

Parmigiano Reggiano: il Design dei Sensi conquista Milano

Milano, 23 apr. (askanews) – Il Parmigiano Reggiano non è solo gastronomia, ma un’icona del lifestyle globale che approda alla Milano Design Week 2026. Dal 20 al 30 aprile, la tradizione millenaria della Dop si trasforma in un viaggio sensoriale che unisce l’eccellenza del Made in Italy ai linguaggi del design internazionale.

Il cuore dell’evento è nel Cortile d’Onore dell’Università Statale, dove il Consorzio presenta “I suoni della materia”. Curata da Paola Navone e Studio Azzurro, questa installazione invita i visitatori a scoprire la Dop attraverso l’udito, in uno spazio circolare che richiama l’iconica forma di Parmigiano Reggiano.

L’intervista a Carmine Forbuso, direttore marketing del Consorzio del Parmigiano Reggiano: “Il fuorisalone è diventato sempre di più un evento di altissimo richiamo, di elevato prestigio nella piazza di Milano, ma anche in Italia. Per Parmigiano Reggiano è un esordio che segna anche un nuovo modo di comunicare per riuscire ad andare anche un po’ oltre quello che è il nostro prodotto e andare a raccontare tutte le storie che ci sono dietro alla nostra produzione”.

Attraverso un sistema interattivo, il pubblico può attivare suoni e arpeggi musicali legati alla filiera: dal lavoro dei casari ai gesti degli allevatori. L’opera trasforma la materia viva del formaggio in una vera orchestra collettiva, dimostrando come ogni protagonista della produzione contribuisca a una “grandezza” corale.

Presso l’Edicolina di Piazza Santo Stefano, la mostra “Nuove forme di grandezza” reinterpreta gli attrezzi storici della produzione in oggetti d’arredo. Lo spino diventa un portariviste, il coltellino a mandorla un tagliacarte e la zocca uno sgabello, sottolineando come la bellezza funzionale della tradizione sappia rinnovarsi costantemente.

Le parole di Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano: “Con questa installazione è possibile non solo toccare ma sentire e vedere la materia con cui il parmigiano reggiano si fa, che non è solo il latte, è anche il fieno, il sale; e con un’installazione qui vicino gli oggetti con cui si fa il parmigiano reggiano diventano oggetti di design”.

Non mancano i momenti di degustazione d’avanguardia con aperitivi in pairing con Gin Mare e menu esclusivi firmati dallo chef due stelle Michelin Domenico Stile. La versatilità della Dop viene così esplorata anche attraverso l’alta gastronomia e la mixology contemporanea.

Con una strategia che coinvolge installazioni artistiche, affissioni iconiche e content creator internazionali, il Consorzio vuole parlare un linguaggio nuovo. Come dichiarato dal presidente Nicola Bertinelli, l’obiettivo è mostrare una Dop capace di dialogare con la contemporaneità, celebrando il “saper fare” che rende unico questo prodotto nel mondo

Settimana Velica Internazionale: Livorno accoglie marine estere

Roma, 23 apr. (askanews) – La Settimana Velica Internazionale 2026 (SVI 2026) ha preso ufficialmente il via con la parata delle Marine Estere, un evento che ha trasformato Livorno in un palcoscenico internazionale di sport, cultura marittima e diplomazia.

Le delegazioni di 33 Paesi hanno sfilato lungo le vie cittadine, partendo dall’Accademia Navale e percorrendo il suggestivo lungomare fino al Comune di Livorno, attraversando la celebre Terrazza Mascagni, composta da 34.800 piastrelle a scacchiera affacciata sul mare.

I delegati sono stati ricevuti dal Sindaco di Livorno, Luca Salvetti, che ha commentato: “accogliere rappresentanti di così tante Marine è stato un onore per la nostra città. Questa parata non ha celebrato solo la vela, ma anche l’amicizia, la diplomazia sportiva e la nostra vocazione marittima. Livorno ha aperto le sue porte al mondo con orgoglio e ospitalità.”

Il Contrammiraglio Alberto Tarabotto, Comandante dell’Accademia Navale, ha aggiunto: “vedere sfilare le Marine estere lungo il lungomare di Livorno e la Terrazza Mascagni è stata un’emozione straordinaria. Questa parata ha rappresentato l’eccellenza della nostra tradizione navale e la capacità di costruire ponti tra Paesi e culture attraverso la vela. La SVI 2026 conferma l’Accademia come centro di formazione internazionale e di dialogo tra giovani marinai di tutto il mondo.”

Domani prenderanno ufficialmente il via le regate delle Marine Estere segnando l’inizio effettivo delle competizioni sportive della SVI 2026.

L’evento clou seguirà il 25 aprile con l’attesissima partenza della RAN 630, che partirà da Nave Duilio, mettendo alla prova gli equipaggi su uno dei percorsi più affascinanti del Mediterraneo.

Il Contrammiraglio Tarabotto ha dichiarato: “domani Livorno si trasformerà in un vero campo di regata internazionale. La partenza della RAN 630 da Nave Duilio rappresenta il cuore pulsante della nostra tradizione velica e la straordinaria occasione per confrontare giovani talenti e marinai esperti provenienti da tutto il mondo.”

Durante la settimana, la SVI 2026 ospiterà regate internazionali, gare delle classi giovanili, iniziative di vela inclusiva e un fitto programma culturale.

Dfp, Meloni: Conti in ordine, ma pesano debiti lasciati

Agia Napa (Cipro), 23 apr. (askanews) – “Che i conti non siano in ordine non mi pare corretto dirlo, i conti sono molto in ordine, noi quando ci siamo insediati avevamo un deficit all’8,1%, oggi ce l’abbiamo al 3,1%, la previsione del governo era il 3,3%, abbiamo fatto meglio delle nostre stesse previsioni, avrei voluto scendere sotto il 3%, certo avrei voluto fare ancora meglio, ma nessuno può dire che l’Italia oggi non ha i conti in ordine”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, arrivando ad Agia Napa per la prima giornata del vertice informale Ue.

“Si può dire – ha aggiunto – che li aveva molto in disordine ieri e purtroppo pesa, quel disordine ancora pesa, perché io finirò di pagare i debiti e il superbonus quando arriveranno le elezioni politiche e quindi, diciamo, qualcuno ha lasciato dei debiti che il governo successivo doveva per cinque anni ripagare e questo purtroppo anche pesa”.

Tajani inaugura targhe 5 Giusti: forte significato a vigilia 25 aprile

Roma, 23 apr. (askanews) – “Oggi inauguriamo le targhe di 5 nuovi Giusti, il loro esempio è monito quotidiano su cosa significa servire lo Stato con coscienza e tenendo sempre la persona al centro”. Lo ha dichiarato il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, all’inaugurazione, con accanto il sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri, delle cinque nuove targhe dei Giusti della Farnesina (selezionati dalla commissione ad hoc istituita dal MAECI), nel viale antistante il ministero, già denominato Viale dei Giusti.

“Cominciamo da Francesco Babuscio Rizzo, incaricato d’Affari presso la Santa Sede nella Roma occupata dai nazifascisti, salvò centinaia di vite, rifiutando la logica del silenzio e della paura”, ha aggiunto Tajani, sottolineado che c’è un significato particolare oggi in questa inaugurazione, a pochi giorni dal 25 aprile.

“Il secondo Giusto è Piero de Masi, diplomatico nel Cile del ’73, trasformò la nostra ambasciata a Santiago in un rifugio per i perseguitati politici, aprendo le porte a chi non aveva più riparo”, ha proseguito.

“Giorgio Giacobelli è il terzo, in servizio presso la nostra ambasciata a Kinshasa, durante la crisi del Congo nel ’64, organizzò missioni di soccorso per strappare alla morte numerose vite”, ha ricordato Tajani.

“Poi Vito Positano, nel 1887, vice-console a Sofia, fu punto di riferimento per la salvezza della popolazione della città in una delle ore più drammatiche della storia balcanica”.

Infine, “Tito Spoglia, vice-console ad Elisabethville nel Congo,nel ’60 sacrificò la propria vita per salvare quelle dei connazionali e dei colleghi”, ha concluso Tajani.

“Noi abbiamo il dovere di dare, lo dico ai giovani diplomatici, degli esempi da seguire, ne abbiamo tanti nel nostro paese, ne siamo fieri”, ha osservato Tajani, sottolineando che con questa iniziativa “noi stiamo custodendo la memoria”.

25 Aprile, Mattarella: lotta Liberazione tra pagine fondanti storia repubblicana

Roma, 23 apr. (askanews) – “La lotta di Liberazione è una delle pagine fondanti della storia repubblicana. Essa segna il riscatto morale e civile di un popolo che, nella Resistenza, espresse la forza e la capacità di affermare i valori di libertà, giustizia, pace, democrazia”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma nella ricorrenza dell’81° Anniversario della Liberazione.

“Quei valori, scolpiti nella nostra Costituzione, non sono soltanto il frutto di una stagione storica: costituiscono il fondamento dei valori della nostra convivenza civile e della presenza dell’Italia nel contesto internazionale”, ha detto ancora il capo dello Stato. “Una condizione ottenuta a caro prezzo, che ci richiama rigorosamente, ogni giorno, alla responsabilità di difenderla e rinnovarla”, ha sottolineato Mattarella.

Musica, Jovanotti annuncia il Jova Giro: da Roma a Roma

Roma, 23 apr. (askanews) – Roma, Circo Massimo, partenza e ritorno. Dalla città in cui Lorenzo Jovanotti è nato, prende forma il Jova Giro: un percorso che non collega soltanto concerti, ma tiene insieme visione, movimento e desiderio. L’idea nasce dall’esperienza del bike concert dello scorso luglio, (un concerto dedicato a soli 5.000 bikers) da cui prende vita il primo embrione di questo progetto. Non un’appendice al tour, ma un cambio di prospettiva: il viaggio smette di essere un intervallo privato e diventa parte dell’esperienza collettiva.

La musica è la prima grande passione di Lorenzo. La seconda è viaggiare soprattutto a pedali. Da questo incontro nasce un’estate che è insieme concerto e attraversamento, palco e paesaggio, ritmo e respiro. Sport e valorizzazioni di territori interni, strade secondarie, piste ciclabili, paesaggi. In questo stesso tempo prende forma anche un altro racconto per un’altra grande passione di Jova: dopo il successo di Poesie da spiaggia (2022), Lorenzo rinnova la collaborazione con Nicola Crocetti in una nuova antologia, Poesie da viaggio, in uscita il 5 maggio per Feltrinelli. Antologia di poesia di ogni tempo e luogo. Parole nate lungo la strada, da leggere al volo o da lasciare sedimentare, come certi paesaggi.

Il Jova Giro è un viaggio intimo e condiviso. Con Lorenzo ci sarà una squadra di amici, gli stessi che lo hanno accompagnato nelle pedalate verso il Friuli. Alcuni ex ciclisti professionisti mondiali e olimpici, colleghi, compagni di passione per la strada a due ruote. Una carovana di “amici miei”, una piccola comunità in movimento: persone che si aspettano, si ritrovano, e condividono ogni chilometro e le serate dopo la strada, e magari se spunta una chitarra… Il percorso sale fino al Gran Sasso dall’Appennino laziale e scende verso l’Adriatico, attraversa la linea dell’estate italiana tra costa ed entroterra, sfiora cittadine ed entra nei paesi. Poi continua verso Sud, cambia luce e vento, attraversa lo Stretto, percorre la Sicilia, per infine risalire lungo il Tirreno.

È un viaggio essenziale e sfidante, ma pieno. Minimal nei mezzi, ricco negli incontri. Fatto di salite e silenzi, di risate improvvise, di tuffi a sorpresa e di soste senza programma. Un viaggio che non cerca scorciatoie, ma presenza, pensiero, godimento di ogni singolo attimo. Lunghe rincorse per saltare sui palchi dei Summer party che si accendono nei weekend. C’è una frase che Lorenzo ama ricordare, di Tiziano Terzani, e che qui diventa una bussola: “Il senso della ricerca sta nel cammino fatto e non nella meta; il fine del viaggiare è il viaggiare stesso e non l’arrivare.”

Una sorta di Giro d’Italia musicale in cui ogni concerto è un traguardo e un nuovo inizio. Le date tra agosto e settembre 2026 disegnano una geografia che trova il suo compimento nel ritorno a Roma. E li, al Circo Massimo, il viaggio si chiude con Jova al Massimo, due eventi (prodotti da Trident concerts e organizzati in collaborazione con The Base), il 12 e il 13 settembre realizzati in collaborazione con il Comune di Roma Assessorato Grandi Eventi. Non solo due concerti finali, ma una festa di ritorno. Un punto che diventa cerchio.

Jova Giro, viaggio di Jovanotti attraverso lItalia tra musica e pedali

Roma, 23 apr. (askanews) – Roma, Circo Massimo, è il punto di partenza e di ritorno. È la città dove Lorenzo Jovanotti è nato, ed è da qui che prende forma il Jova Giro: un percorso che non collega soltanto concerti, ma tiene insieme visione, movimento e desiderio.

L’idea ha radici recenti e molto concrete: nasce dall’esperienza del bike concert dello scorso luglio, (un concerto dedicato a soli 5000 bikers) da cui prende vita il primo embrione di questo progetto. Non un’appendice al tour, ma un cambio di prospettiva: il viaggio smette di essere un intervallo privato e diventa parte dell’esperienza collettiva.

La musica è la prima grande passione di Lorenzo. La seconda è viaggiare soprattutto a pedali. Quando due passioni si riconoscono, trovano il modo di incontrarsi. Da questo incontro nasce un’estate che è insieme concerto e attraversamento, palco e paesaggio, ritmo e respiro. Sport e valorizzazioni di territori interni, strade secondarie, piste ciclabili, paesaggi.

In questo stesso tempo prende forma anche un altro racconto per un’altra grande passione di Jova: dopo il successo di Poesie da spiaggia (2022), Lorenzo rinnova la collaborazione con Nicola Crocetti in una nuova antologia, Poesie da viaggio, in uscita il 5 maggio per Feltrinelli. Antologia di poesia di ogni tempo e luogo. Parole nate lungo la strada, da leggere al volo o da lasciare sedimentare, come certi paesaggi.

Il Jova Giro è un viaggio intimo e condiviso. Con Lorenzo ci sarà una squadra di amici, gli stessi che lo hanno accompagnato nelle pedalate verso il Friuli. Alcuni ex ciclisti professionisti mondiali e olimpici, colleghi, compagni di passione per la strada a due ruote. Una carovana di “amici miei”, una piccola comunità in movimento: persone che si aspettano, si ritrovano, e condividono ogni chilometro e le serate dopo la strada, e magari se spunta una chitarra…

Il percorso sale fino al Gran Sasso dall’Appennino laziale e scende verso l’Adriatico, attraversa la linea dell’estate italiana tra costa ed entroterra, sfiora cittadine ed entra nei paesi. Poi continua verso Sud, cambia luce e vento, attraversa lo Stretto, percorre la Sicilia, per infine risalire lungo il Tirreno.

È un viaggio essenziale e sfidante, ma pieno. Minimal nei mezzi, ricco negli incontri. Fatto di salite e silenzi, di risate improvvise, di tuffi a sorpresa e di soste senza programma. Un viaggio che non cerca scorciatoie, ma presenza, pensiero, godimento di ogni singolo attimo. Lunghe rincorse per saltare sui palchi dei SUMMER PARTY che si accendono nei weekend.

C’è una frase che Lorenzo ama ricordare, di Tiziano Terzani, e che qui diventa una bussola: “Il senso della ricerca sta nel cammino fatto e non nella meta; il fine del viaggiare è il viaggiare stesso e non l’arrivare.”

Le tappe del JOVA SUMMER PARTY diventano cosi approdi, feste di arrivo, momenti di esplosione dopo la strada: una sorta di Giro d’Italia musicale in cui ogni concerto è un traguardo e un nuovo inizio. Le date tra agosto e settembre 2026 disegnano una geografia che trova il suo compimento nel ritorno a Roma.

E li, al Circo Massimo, il viaggio si chiude con Jova al Massimo, due eventi prodotti da Trident concerts e organizzati in collaborazione con The Base, il 12 e il 13 settembre realizzati in collaborazione con il Comune di Roma Assessorato Grandi Eventi Non solo due concerti finali, ma una festa di ritorno. Un punto che diventa cerchio.

Nel tempo, Roma ha rappresentato un luogo speciale anche nella storia live di Jovanotti, con concerti che hanno registrato il tutto esaurito (Stadio Olimpico, e i recenti dieci sold out dell’ultimo Palajova, al Palazzo dello Sport) e consolidato un legame forte con il pubblico della città. Oggi quel legame è insieme partenza e approdo.

Il Jova Giro è un’idea semplice e radicale. Andare piano per andare lontano. E ricordarsi che, mentre si pedala, il viaggio è già musica.

Calcio, Caso escort: Leao smentisce ogni coinvolgimento

Roma, 23 apr. (askanews) – Il nome di Rafael Leão è comparso tra quelli dei calciatori di Serie A citati nelle indiscrezioni legate all’inchiesta della Procura di Milano sull’agenzia di eventi MA.DE, finita sotto indagine per associazione a delinquere, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Secondo quanto riportato da alcune anticipazioni, il giocatore del Milan sarebbe stato indicato tra coloro che avrebbero usufruito di un presunto “servizio extra” di escort, organizzato nell’ambito di serate nella movida milanese.

Una ricostruzione che lo stesso Leão ha respinto in maniera netta attraverso una storia pubblicata su Instagram, in cui ha ribadito la propria estraneità ai fatti. “In questi giorni il mio nome, come quello di altri calciatori, è comparso su siti, social e giornali in riferimento a un’inchiesta della Procura di Milano. Ci tengo a chiarire in modo diretto che sono totalmente estraneo ai fatti oggetto dell’inchiesta. Non sono coinvolto e non ho commesso alcun reato”, ha scritto l’attaccante portoghese.

Il giocatore ha poi invitato a evitare ulteriori associazioni tra il proprio nome e la vicenda: “Invito tutti a evitare di associare il mio nome a questa situazione in modo arbitrario o superficiale, senza attenzione per la verità e rispetto per la vita privata. Prima che calciatori, siamo persone con una famiglia e una reputazione”. Leão ha inoltre annunciato di aver incaricato il proprio legale per valutare eventuali azioni a tutela della sua immagine nei confronti di chi continuerà a diffondere notizie ritenute lesive.

La vicenda si inserisce nel più ampio filone dell’indagine milanese che coinvolge l’agenzia MA.DE e che, secondo gli inquirenti, avrebbe organizzato un sistema legato allo sfruttamento della prostituzione in occasione di eventi e serate nel capoluogo lombardo.

Italia ai Mondiali, Abodi e Buonfiglio no al ripescaggio

Roma, 23 apr. (askanews) – Alla vigilia del dibattito sul possibile ripescaggio dell’Italia ai Mondiali 2026, arriva la presa di posizione netta delle istituzioni sportive. Il ministro per lo Sport Andrea Abodi e il presidente del Coni Luciano Buonfiglio respingono con decisione l’ipotesi di un ingresso degli azzurri fuori dal campo.

A rilanciare il tema è stata l’iniziativa di Paolo Zampolli, che aveva ipotizzato una sostituzione dell’Iran con l’Italia in caso di esclusione della selezione asiatica per ragioni geopolitiche. Una proposta che però non trova alcuna apertura.

“Non si entra ai Mondiali per vie politiche o amministrative, ma per merito sportivo”, chiarisce Abodi, ribadendo la linea del governo. Il ministro sottolinea come il calcio italiano debba affrontare con realismo la mancata qualificazione, evitando scorciatoie che snaturerebbero il senso della competizione.

Sulla stessa linea Buonfiglio: “Non possiamo pensare a ripescaggi o soluzioni alternative. Le regole sono chiare e vanno rispettate”. Il numero uno del Coni invita a non alimentare illusioni, ricordando che eventuali decisioni spettano esclusivamente alla FIFA e devono seguire criteri oggettivi.

Il caso resta legato alle incertezze sulla partecipazione dell’Iran, ma al momento non esiste alcun canale concreto per un eventuale inserimento dell’Italia. Anche per questo, dal mondo istituzionale arriva un messaggio condiviso: il ritorno degli azzurri ai Mondiali deve passare solo dal campo.

Una posizione che segna una linea netta dopo le recenti delusioni sportive e che punta a rilanciare il sistema calcio senza scorciatoie, nel rispetto delle regole internazionali.

Calcio, Cremonese, Giampaolo: "Social? Sono la rovina del calcio"

Roma, 23 apr. (askanews) – “Abbiamo poco da perdere e quindi dobbiamo giocare una partita con leggerezza”. Marco Giampaolo presenta così la sfida del Maradona contro il Napoli, sottolineando la necessità di un approccio mentale libero da pressioni per affrontare una delle gare più difficili del finale di stagione della Cremonese.

Il tecnico insiste soprattutto sull’aspetto psicologico della partita. “La cosa che mi preoccupa di più è quando la squadra sente troppa pressione. A Napoli sappiamo di incontrare una squadra forte, con grandi talenti, che gioca in un modo particolare”, spiega, evidenziando il valore dell’avversario ma anche la necessità di non snaturare l’identità della propria squadra.

Durante la settimana, Giampaolo ha lavorato su soluzioni tattiche e contromisure, ma senza rinunciare alla propria idea di gioco: “Dobbiamo andare in campo liberi mentalmente, con la consapevolezza che ogni tappa può essere importante da qui alla fine del campionato”.

Accanto al lavoro sul campo, il tecnico ha introdotto una novità nella gestione quotidiana dello spogliatoio: una cesta dove i giocatori depositano i cellulari prima degli allenamenti, compreso il suo. “Alla fine dell’attività li riprendiamo, ma in quel tempo devono parlarsi, creare un rapporto umano vero”, racconta.

Una scelta che nasce da una riflessione più ampia sull’impatto dei social nel calcio moderno: “I social sono la rovina del calcio moderno: mettono pressione e condizionano le prestazioni. Noi invece vogliamo costruire coesione”.

In settimana, la squadra ha anche condiviso un momento extra-campo con una cena di gruppo. “Abbiamo cercato di aumentare il feeling. Non ho mai avvertito problemi di spogliatoio: questi ragazzi lavorano tanto e con professionalità”, aggiunge Giampaolo.

Infine, il focus torna al campo e alla sfida contro il Napoli: “A Napoli abbiamo un’occasione e dobbiamo provare a sfruttarla, con le nostre armi, sapendo di affrontare una squadra davvero molto forte”.

“Medicina femminile plurale”, libro sul ruolo delle donne nella storia

Roma, 23 apr. (askanews) – Sono state alchimiste, erboriste, levatrici, ginecologhe, farmacologhe e hanno fatto anche loro la storia della medicina. A raccontarle oggi c’è “Medicina femminile plurale”, scritto da Daniela Minerva e presentato a Roma in occasione della Giornata Nazionale della Salute della Donna. Il libro porta alla luce il lavorio silenzioso e nascosto di milioni di donne nelle case e nei conventi, le competenze pratiche tramandate nei secoli che hanno orientato la ricerca di cure e rimedi, contribuendo a forgiare la medicina e la Sanità moderne.

L’autrice ha spiegato: “Noi sappiamo che la storia della medicina è una storia scritta dagli uomini perché nelle istituzioni e nelle università c’erano gli uomini. Quello che ho voluto fare io è stato ricostruire dai tempi della preistoria, oppure certamente dall’antica Grecia, i contributi che hanno portato le donne alla medicina, intesi proprio come innovazioni, intesi come nuove terapie, nuovi approcci, nuovi modi di curare le persone”.

Dal racconto di Minerva emergono figure femminili pioniere e anticipatrici: “Il primo ospedale occidentale lo ha aperto una signora di nome Fabiola, che era del giro di donne di San Girolamo, nella Roma imperiale ancora” ha ricordato.

La presentazione di “Medicina femminile plurale”, condotta dalla giornalista Francesca Schianchi, a cui hanno partecipato l’ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin e la senatrice della Lega Elena Murelli, è stata anche un’occasione per riflettere sull’oggi. Le donne infatti sono ben oltre la metà dei medici in Italia e in Europa, circa il 46% nei Paesi OCSE, e nell’oncologia italiana la componente femminile è arrivata al 62,8%. “Le dottoresse, oggi, sono il mainstream, sono quello che conta. – ha affermato Minerva – Non solo, abbiamo avuto delle grandissime innovatrici, delle scienziate, che si sono riuscite ad affermare al punto da arrivare a Stoccolma. Negli ultimi 20 anni abbiamo avuto delle donne a cui non hanno potuto negare il premio Nobel per la forza delle innovazioni che hanno portato”.

Jovanotti arriva in Campidoglio: buon pomeriggio daje

Roma, 23 apr. (askanews) – Il cantautore italiano Jovanotti è arrivato in Campidoglio, dove a breve presenterà il suo nuovo tour ‘in bicicletta’, che vedrà Roma come tappa di partenza e di arrivo. “Buon pomeriggio, daje”, il saluto sorridente rivolto alla stampa e ai fan radunati sotto l’ingresso di Sisto IV. Dopo un breve incontro con il sindaco di Roma Roberto Gualtieri del suo studio, e l’affaccio tradizionale nel balconcino con vista Fori, Jovanotti incontrerà la stampa nella Sala delle Bandiere per illustrare il tour, introdotto dal sindaco di Roma.

Trump: "Sparare e uccidere" chi posiziona mine a Hormuz

New York, 23 apr. (askanews) – Sale ancora la tensione nello Stretto di Hormuz: il presidente americano Donald Trump ha detto di avere “ordinato alla Marina degli Stati Uniti di sparare e uccidere qualsiasi imbarcazione”, anche quelle piccole, “che stia posizionando mine nelle acque dello Stretto di Hormuz. Non ci deve essere esitazione”. L’inquilino della Casa Bianca lo ha scritto in un post su Truth Social sostenendo che “i nostri ‘dragamine’ stanno liberando lo Stretto in questo momento. Con il presente ordino che tale attività continui, ma a un livello triplicato”! Trump inoltre ha scritto che le navi da guerra iraniane “sono TUTTE, 159 di esse, sul fondo del mare” dopo gli attacchi di Usa e Israele.

Ocse: Italia mantenga slancio riforme per più crescita e meno debito

Roma, 23 apr. (askanews) – La crescita economica dell’Italia si è dimostrata resiliente agli shock degli ultimi anni, ma si intensificano le sfide di breve e lungo termine per le prospettive di crescita. Lo rileva l’Ocse nel suo rapporto sull’economia della Penisola. “Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) e il Piano strutturale di bilancio di medio termine stanno guidando notevoli riforme strutturali e investimenti pubblici e delineando un percorso per il risanamento fiscale”, si legge.

“In prospettiva, l’Italia dovrà mantenere tale slancio riformatore per aumentare i tassi di crescita e, al contempo – dice l’Ocse – ridurre il debito pubblico”.

Nelle sue considerazioni, l’ente parigino tocca anche diversi temi controversi nel dibattito politiconella Penisola: spesa pensionistica, età di pensionamento, tassazione sulla proprietà e sui capitali. In Italia le pensioni e gli altri costi legati all’invecchiamento della popolazione “sono tra i più elevati dei Paesi dell’Ocse e continueranno ad aumentare fino alla metà degli anni 2030 – rileva lo studio – per poi diminuire gradualmente con il completamento della transizione verso il sistema pensionistico riformato”.

E “per garantire la sostenibilità del sistema pensionistico è importante mantenere le norme attuali che collegano l’età pensionabile e i tassi di accumulo all’evoluzione dell’aspettativa di vita ed evitare nuovi incentivi al pensionamento anticipato”, afferma l’Ocse. “Dovrebbero inoltre essere sviluppati, nel rispetto dei vincoli costituzionali, meccanismi volti a ridurre il costo delle pensioni del primo pilastro, ad esempio riducendo l’importo delle pensioni elevate che non rispecchiano i contributi versati dai beneficiari”, aggiunge l’Ocse.

Al tempo stesso, “una riforma tributaria complessiva incoraggerebbe gli investimenti produttivi e l’occupazione, sostenendo al contempo le entrate. La pressione fiscale sul lavoro è elevata, in particolare per quanto riguarda i contributi previdenziali, e rischia di scoraggiare il lavoro regolare, soprattutto nelle fasce di retribuzione più basse. Lo spostamento dell’onere fiscale dalle imposte sul lavoro a quelle sulla proprietà e le imposte correlate, migliorando al contempo l’adempimento fiscale, contribuirebbe a riequilibrare il sistema tributario”, sostiene l’ente parigino.

“Intensificare gli sforzi per garantire che il catasto sia completato e rispecchi valori aggiornati migliorerebbe l’equità e l’efficienza del sistema di tassazione degli immobili. Le imposte sulle successioni e sulle donazioni sono limitate da generose esenzioni e detrazioni – dice ancora l’Ocse. Vi è inoltre margine per ampliare la base imponibile delle imposte sul capitale e sul reddito delle società, eliminando gradualmente le imposte sulla produzione”.

Ucraina, l’Ue adotta il 20esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia

Roma, 23 apr. (askanews) – L’Unione Europea ha adottato il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa.

“La strategia dell’Ue per raggiungere una pace giusta e duratura in Ucraina si basa su due pilastri: rafforzare l’Ucraina e aumentare la pressione sulla Russia. Oggi abbiamo compiuto progressi su entrambi i fronti: sbloccando un prestito da 90 miliardi di euro per l’Ucraina, garantendo sostegno finanziario e militare per il periodo 2026-2027. Adottando il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, riducendo la sua capacità di condurre la guerra”, ha scritto Costa su X.

Calcio, Barcellona, stagione finita per Yamal

Roma, 23 apr. (askanews) – Si ferma Lamine Yamal. Lo scorso 22 aprile l’attaccante del Barcellona si è infortunato calciando un rigore nella sfida di campionato contro il Celta Vigo. I blaugrana hanno reso noto l’esito degli esami del talento spagnolo. Yamal ha rimediato un infortunio al tendine del ginocchio della gamba sinistra. “Yamal – scive il club – ha riportato un infortunio al tendine del ginocchio della gamba sinistra (muscolo bicipite femorale). Il calciatore seguirà un programma di trattamento conservativo. Lamine Yamal salterà il resto della stagione, ma dovrebbe essere disponibile per i Mondiali”.

Calcio, Ranieri rompe il silenzio: "Roma unita per l’obiettivo"

Roma, 23 apr. (askanews) – Claudio Ranieri rompe il silenzio e lancia un messaggio chiaro all’ambiente giallorosso alla vigilia dello sprint finale di campionato. Dal Salone d’Onore del CONI, dove riceve il Premio Città di Roma, il senior advisor della Roma richiama all’unità in vista delle ultime cinque giornate, decisive per la corsa europea.

“Siamo tutti uniti per un unico scopo. Ci aspettiamo il meglio, i ragazzi stanno dando tutto, quindi forza sempre comunque vada”, dice Ranieri dal palco, sottolineando l’impegno della squadra nel momento chiave della stagione. Parole che arrivano in un clima non semplice, segnato dalle tensioni delle ultime settimane e dalle incertezze legate al futuro dirigenziale e tecnico del club.

Il riconoscimento, promosso da OPES e giunto alla dodicesima edizione, viene assegnato a personalità dello sport, delle istituzioni e della cultura che si distinguono per meriti e iniziative. Ranieri, presente a sorpresa, non figurava tra i premiati annunciati, ma viene accolto con un lungo applauso.

“Ricevo questo premio con orgoglio, è dedicato alla città di Roma. È qualcosa di bello: parti dal basso e vieni premiato qui, qualcosa che da bambino non mi sarei aspettato”, aggiunge il tecnico romano. Poi un passaggio sul valore sociale dello sport: “In un momento storico come questo, in cui i ragazzi non sanno dove andare e non hanno un sogno, voi state aprendo la via per tanti giovani”.

Al termine dell’intervento, Ranieri prende posto accanto al presidente del CONI Luciano Buonfiglio. Il suo nome resta tra quelli più discussi anche in ottica federale, in vista di possibili cambiamenti ai vertici della Federcalcio.

Russia, il caso dell’influencer Bonya lancia un raro (e spinoso) dibattito

Roma, 23 apr. (askanews) – Una serie di appelli rivolti al presidente Vladimir Putin tramite video e piattaforme social da parte di personaggi famosi ha acceso in Russia un dibattito sulle difficoltà vissute dalla popolazione, tanto insolito quanto animato. Al centro dell’improvviso lamentarsi e commentare c’è Viktoria Bonya, influencer ed ex star del reality show Dom-2 (una specie di Grande Fratello versione russa), che si è rivolta al leader russo, affermando che “il popolo ha paura”.

In un video che dura 18 minuti e ha raccolto oltre 30 milioni di visualizzazioni, Bonya accusa funzionari e burocrati di nascondere a Putin i veri problemi del Paese. “Esiste un enorme muro tra voi e noi gente comune”, afferma, e cita emergenze concrete come le inondazioni nella repubblica caucasica del Daghestan, l’inquinamento da petrolio sulle coste del Mar Nero e i blackout di internet, quest’ultimo problema particolare delicato per i russi, sia nel quotidiano che nello svolgimento di attività imprenditoriali.

Le sue parole hanno scatenato simili reazioni di personaggi pubblici e quindi un dibattito sulla possibilità che stia emergendo il malcontento sociale in Russia e su quanto sia ancora possibile criticare apertamente le autorità. Le discussioni peraltro incrociano la diaspora russa, dove le posizioni anti-Putin sono molto rappresentate, e i russi in patria.

Bonya oggi vive a Monaco e ha oltre 13 milioni di follower su Instagram. E’ una figura controversa: in passato ha promosso teorie complottiste, ma per molti russi resta “una di noi”, una giovane donna partita da una piccola città dell’Estremo Oriente russo e arrivata al successo.

Il Cremlino, interpellato al riguardo, ha fatto sapere tramite il portavoce Dmitrij Peskov che nessuno dei problemi citati da Bonya sarà ignorato. Tuttavia, secondo fonti citate sui social, i media filogovernativi avrebbero ricevuto l’ordine di smettere di parlare del caso. Anche i bot pro-Cremlino sui social avrebbero improvvisamente interrotto i commenti contro l’influencer.

Nessuno sconto invece da parte di alcuni sostenitori delle politiche del Cremlino, come il conduttore televisivo Vladimir Solovyev, colui che nei giorni scorsi ha insultato con parole volgari la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Spesso accusato di prendersela in particolare con le donne, Solyev ha attaccato Bonya in diretta TV, accusandola persino di essere legata al presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Anche il deputato ultraconservatore Vitaly Milonov l’ha liquidata con commenti sessisti, definendola una “escort di Dubai”.

Alcuni blogger filogovernativi hanno evocato un piano occidentale per destabilizzare la Russia attraverso il malcontento popolare.

Tuttavia, la questione va ben oltre lo schema della presunta trama occidentale, se il capo del partito comunista Gennady Zjuganov si ritrova allineato con molte delle istanze presentate dalla influencer che risiede a Monaco. Zjuganov ha esplicitato di essere stato il primo a sollevare tali questioni e sembra deciso a battere il tasto in vista delle elezioni parlamentari di settembre.

Tra gli oppositori del Cremlino, le reazioni sono state miste. Ljubov Sobol – avvocata, attivista politica e figura dell’opposizione nota per essere stata una stretta collaboratrice di Alexei Navalny – ha apprezzato il fatto che una figura pubblica abbia dato visibilità ai problemi dei cittadini, pur criticando l’elogio di Bonya nei confronti di Putin. “Se non sa cosa accade nel Paese, allora è incompetente. Ma in realtà sa tutto”, ha dichiarato.

Ivan Zhdanov, a sua volta alleato del defunto Alexei Navalny, ha sostenuto che Bonya abbia semplicemente colto l’umore del popolo e deciso di cavalcare un’ondata di frustrazione, forse senza aspettarsi una reazione così forte.

Bonya ha poi risposto agli attacchi e ha invitato le donne a ribellarsi agli insulti pubblici. Ha anche annunciato euna possibile class action contro chi offende le donne nei media statali e ha denunciato l’ipocrisia di chi parla di “valori tradizionali” mentre utilizza linguaggi volgari e sessisti in televisione.L’idea trova sponde, ad esempio della nota giornalista Ksenja Sobchak, figlia del defunto ex sindaco di San Pietroburgo, nonchè capo di Putin negli anni Novanta presso il municipio della città sulla Neva. Sobchak ha criticato apertamente Solovyev per gli attacchi a Bonya (e anche alla premier Meloni).

Tutto questo, mentre i crescenti problemi nell’utilizzo di internet sono diventati croce quotidiana per i russi. I blackout di internet mobile sono routine e le autorità li giustificano con la minaccia dei droni ucraini, ma l’effetto reale è che smartphone e computer si bloccano, i bancomat smettono di funzionare, e l’unico rifugio sono le cosiddette “liste bianche” — un elenco di siti approvati dal Cremlino. Un commentatore ha paragonato la campagna alla crociata di Gorbaciov contro l’alcol negli anni Ottanta: impopolare, caotica, e alla fine inutile.

Dl sicurezza, Schlein: avete fallito, fermatevi. E’ incostituzionale

Roma, 23 apr. (askanews) – “Questo decreto è sbagliato, fermatevi. Sulla sicurezza avete fallito, lo dicono i dati, lo dite anche voi perché altrimenti non staremo qui a discutere del quarto decreto sicurezza”, che è “lesivo del diritto costituzionale, sbagliato nel metodo e nel merito”. Così la segretaria dem Elly Schlein, in sede di dichiarazioni di voto nell’aula della Camera, la quale ha aggiunto: “sperate di distogliere da un fatto: avevate numeri per fare tutto e non avete fatto niente che sia riuscito a migliorare la vita degli italiani”.

“Fermatevi, alla vostra propaganda non crede più nessuno”, ha aggiunto.

Calcio, Arbitri serie A, Milan-Juventus a Sozza

Roma, 23 apr. (askanews) – Sarà Maurizio Mariani di Aprilia a dirigere Torino-Inter, sfida della 34esima giornata che potrebbe risultare decisiva per l’assegnazione dello scudetto, in programma domenica 26 aprile alle 18. Il fischietto laziale sarà affiancato da Bindoni e Tegoni, con Crezzini quarto uomo e Mazzoleni-Paganessi al Var. Ad aprire il turno sarà Napoli-Cremonese, venerdì sera al Maradona, affidata a Daniele Doveri di Roma. Milan-Juventus è stata affidata a Sozza di Seregno

Le designazioni arbitrali della 34ª giornata di Serie A:

Napoli-Cremonese (24/04, 20:45): Doveri di Roma Parma-Pisa (25/04, 15:00): Calzavara di Varese Bologna-Roma (25/04, 18:00): Di Bello di Brindisi Verona-Lecce (25/04, 20:45): Massa di Imperia Fiorentina-Sassuolo (26/04, 12:30): Marinelli di Tivoli Genoa-Como (26/04, 15:00): La Penna di Roma Torino-Inter (26/04, 18:00): Mariani di Aprilia Milan-Juventus (26/04, 20:45): Sozza di Seregno Cagliari-Atalanta (27/04, 18:30): Sacchi di Macerata Lazio-Udinese (27/04, 20:45): Bonacina di Bergamo

Vela, Alinghi svela l’equipaggio, c’è Pietro Sibello

Roma, 23 apr. (askanews) – Con i suoi due AC40 al largo di Barcellona, il Tudor Team Alinghi ha svelato oggi la nuova livrea delle sue imbarcazioni e ha annunciato l’equipaggio che sarà presente al primo evento della 38ª America’s Cup: la regata preliminare di Cagliari, in Sardegna, a partire dal 21 maggio.

Sebbene la formazione velica non sia ancora definitiva – l’AC40 richiede un numero inferiore di velisti a bordo rispetto all’AC75 – lo sfidante svizzero sta testando attivamente diverse configurazioni di equipaggio.

Rinnovato significativamente dall’ultima edizione della Coppa, anche grazie alle modifiche al regolamento, il Team ha ora individuato i cinque velisti che saranno in Sardegna per la regata inaugurale della 38ª America’s Cup. L’equipaggio è guidato dal campione olimpico e pluricampione del mondo Paul Goodison (GBR), skipper e timoniere, ed è composto da (in ordine alfabetico):

Nathalie Brugger (SUI) – Timoniera nella prima edizione della Coppa America femminile nel 2024 con Alinghi Red Bull Racing. Phil Robertson (NZL) – Timoniere; in precedenza allenatore della squadra durante la 37ª edizione della Coppa America. Nicolas Rolaz (SUI) – Trimmer; il membro più giovane del team, si prepara per la sua seconda America’s Cup. Pietro Sibello (ITA) – Trimmer; capo allenatore durante la scorsa stagione, ora idoneo come velista nazionale per l’attuale evento secondo il regolamento. Jason Waterhouse (AUS) – Timoniere/Trimmer, nonché membro del team di allenatori durante la 37ª America’s Cup. “Navighiamo con questa formazione solo da una settimana”, afferma Dave Endean , Direttore Tecnico e Reliazione del Team, che ha già partecipato a sei campagne di Coppa America. “Stiamo ricostruendo la squadra unendo velisti di grande esperienza a giovani talenti. Ci consideriamo in fase di recupero e sappiamo che ci aspetta molto duro lavoro, ma è proprio questo che ci motiva.”

Lo skipper Paul Goodison aggiunge: “Anche se siamo un equipaggio relativamente nuovo, sono rimasto colpito dalla rapidità con cui si sono creati forti legami a bordo. Ora non vediamo l’ora di confrontarci con gli altri team e misurarci in regata.”

Dopo l’attuale periodo di allenamento a Barcellona, ??la squadra farà le valigie e si dirigerà in Italia, dove si ritroverà in acqua a metà maggio in Sardegna per finalizzare la preparazione in vista della regata preliminare di Cagliari.

Urus rileva la calabrese SC Petroli e punta al mercato nazionale

Roma, 23 apr. (askanews) – Nel mercato italiano degli idrocarburi, le piccole e medie aziende di distribuzione si trovano sempre più spesso in difficoltà: condizioni di pagamento sfavorevoli, capitali da anticipare senza certezze sui tempi di incasso, margini compressi dalla dipendenza dai grandi operatori. Una criticità che colpisce soprattutto i distributori indipendenti del Mezzogiorno e che ha trovato una risposta concreta nell’acquisizione di SC Petroli da parte di Urus Europa Global SL. L’operazione, avviata a luglio e conclusa a dicembre 2025, segna il ritorno dell’imprenditoria italiana all’estero nel tessuto produttivo del Sud. Michele La Porta, amministratore delegato di Urus Europa Global SL, insieme al co-founder e amministratore Jeronimo Tejada, ha rilevato il 100% delle azioni di SC Petroli, realtà calabrese con sede a Crotone che genera 60 milioni di euro di fatturato annuo distribuendo oltre 40 milioni di litri di carburante.

“Questa acquisizione non è solo business, ma un ritorno alle radici”, spiega Michele La Porta. “Il mio cuore è siciliano e, nonostante viva nella penisola iberica, sento un forte richiamo verso il Sud Italia. SC Petroli rappresenta una storia di famiglia che meritava di essere preservata e valorizzata”.

Fondata nel 1966 come ditta individuale dalla famiglia Cerrelli, SC Petroli si è affermata nel tempo come una delle realtà più solide del comparto energetico calabrese, potendo contare su una flotta di 19 cisterne, sei stazioni di servizio e un patrimonio immobiliare di rilievo. La decisione di cedere l’azienda a Urus, pur in presenza di offerte economicamente superiori da parte di gruppi più strutturati, è stata guidata dalla volontà di tutelare l’identità aziendale e i posti di lavoro.

“Abbiamo scelto Urus perché garantiva continuità alla nostra storia”, afferma Silvestro Cerrelli, direttore commerciale e anima pulsante dell’azienda. “Altri acquirenti avrebbero cancellato con un colpo di spugna la nostra identità, trasformandoci in un semplice numero di bilancio”. Al centro della strategia di Urus c’è un modello di business fondato sull’intermediazione nel cash-flow del settore idrocarburi. “Ci posizioniamo tra i depositi commerciali e i distributori finali, anticipando il pagamento del carburante e concedendo ai clienti 24-48 ore per il saldo”, spiega Tejada. “Questo sistema win-win elimina i problemi di liquidità per i distributori e garantisce flussi costanti ai fornitori”.

Sul fronte occupazionale, l’impatto è già tangibile. “Non abbiamo toccato un solo dipendente”, sottolinea La Porta. “Anzi, nel secondo trimestre 2026 assumeremo due nuove figure: un amministrativo e un commerciale. Abbiamo inoltre creato partnership con i fratelli Cerrelli, mantenendo Domenico nella logistica e Salvatore nel supporto commerciale”.

Il piano industriale delinea traguardi ambiziosi: raggiungere i 100 milioni di litri distribuiti e 130 milioni di euro di fatturato entro il 2026, aprire tre nuove stazioni di servizio in Calabria e acquisire due impianti nel Nord Italia. L’azienda, che assumerà la nuova denominazione SC Urus Petroli Spa, punta alla quotazione in borsa entro il 2031.

“Il nostro obiettivo è creare una struttura manageriale solida che possa supportare la crescita verso la quotazione”, dichiara Tejada. “Vogliamo dimostrare che investire nel Sud Italia non è solo possibile, ma può essere estremamente redditizio quando si combinano innovazione, rispetto per le tradizioni locali e visione strategica”, conclude La Porta.

Urus Europa Global SL proseguirà in parallelo le attività di trading energetico in Italia, Spagna e Portogallo, dove sono in fase di sviluppo nuovi accordi commerciali. L’espansione nel mercato portoghese rappresenta il prossimo passo della crescita internazionale del gruppo, che conta già oltre cento collaboratori a livello europeo.

In un momento in cui, gli investimenti in energia in Italia sono stimati in crescita per il 2026, l’acquisizione di SC Petroli si propone come un modello virtuoso per il Mezzogiorno: la dimostrazione che il settore energetico italiano può attrarre capitali esteri di qualità, capaci di coniugare sviluppo economico e responsabilità sociale.

A Napoli Forum sulla terapia dolore, esperti a confronto

Roma, 23 apr. (askanews) – Incentivare la ricerca clinica sull’utilizzo della cannabis nella terapia del dolore, in particolare per patologie come la fibromialgia e le neuropatie periferiche causate dalla chemioterapia. È questo il messaggio emerso dall’incontro “S.T.A.R. – Scienza, Terapia Antalgica e Ricerca”, in corso al Centro Congressi dell’Università Federico II di Napoli, con la partecipazione di medici, esperti del settore e rappresentanti del sistema sanitario.

A sottolineare il potenziale di questa frontiera terapeutica è stato Daniele Piomelli, docente di Neuroscienze all’Università della California Irvine, che ha tenuto una lectio magistralis davanti alla platea. “È necessario promuovere studi clinici sull’impiego della cannabis nella terapia del dolore – ha spiegato – anche perché già oggi molti pazienti la utilizzano, spesso in modo non ufficiale, ottenendo risultati positivi. Da qui bisogna partire per comprendere come svilupparne un utilizzo più strutturato e sicuro”.

Secondo Piomelli, negli ultimi anni sono emersi dati scientifici sempre più significativi. “Uno studio condotto in Germania sulla lombalgia cronica ha evidenziato come la cannabis possa rappresentare un’alternativa a farmaci più rischiosi, non solo gli oppiacei ma anche i FANS, gli antinfiammatori non steroidei, che possono avere effetti collaterali importanti sull’apparato gastrointestinale e sui reni”.

L’esperto ha inoltre evidenziato come il Servizio sanitario nazionale italiano disponga già degli strumenti normativi per favorire l’uso della cannabis terapeutica in contesti controllati. “La gestione pubblica, basata su standardizzazione e distribuzione sul territorio, può garantire efficacia e sicurezza”, ha aggiunto.

Il tema della terapia del dolore è stato affrontato anche dal responsabile scientifico dell’evento, Pietro Vassetti, che ha ribadito un cambio di paradigma ormai consolidato: “Il dolore non è più solo un sintomo, ma una vera e propria malattia. Deve essere trattato come una patologia cronica, al pari del diabete o dell’ipertensione, con percorsi terapeutici personalizzati e continui, non episodici”.

Vassetti ha ricordato inoltre come, grazie alla normativa vigente, anche i medici di medicina generale possano prescrivere farmaci oppiacei, ampliando le possibilità di intervento sul territorio.

A chiudere il quadro è stata Monica Vanni, direttore generale dell’Asl Napoli 2 Nord, che ha posto l’accento sul ruolo del sistema sanitario. “Il Servizio sanitario nazionale ha un compito fondamentale e anche un dovere etico. Per troppo tempo il dolore è stato marginalizzato per ragioni culturali. Oggi abbiamo finalmente strumenti organizzativi, farmacologici e tecnologici per affrontarlo in maniera adeguata”.

L’incontro napoletano ha quindi confermato come la terapia del dolore rappresenti una delle sfide più importanti per la medicina contemporanea, aprendo nuove prospettive anche attraverso l’innovazione terapeutica e la ricerca scientifica. In questo scenario, la cannabis potrebbe ritagliarsi uno spazio sempre più rilevante, a condizione che venga supportata da studi rigorosi e da un quadro normativo chiaro e condiviso.

Dl Sicurezza, Mantovano: coperture ci sono, Cdm domani

Roma, 23 apr. (askanews) – “Le coperture? Sì ci sono”. Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano risponde ai cronisti a margine della cerimonia sui 70 anni della Corte Costituzionale al Quirinale a proposito del dl sicurezza.

“Non è una norma sugli avvocati – spiega a proposito delle nuove norme – ma di aiuto al migrante che ha scelto liberamente la procedura di rimpatrio assistito, un aiuto per risolvere le eventuali difficoltà burocratiche, un po’ come chi presenta la dichiarazione dei redditi e si rivolge al Caf. Quindi gli avvocati non c’entrano”.

Infine Mantovano annuncia che la riunione del “Consiglio dei ministri sarà domani”.

Cultura, l’Istat: Italia terz’ultima in Ue per numero di lettori adulti

Milano, 23 apr. (askanews) – In Italia “la lettura è più diffusa tra i giovani: tra i ragazzi di 11 e 14 anni la quota di lettori arriva al 58,2%, mentre nelle età più adulte scende notevolmente. Nel 2022, i lettori di 16 anni e più erano appena il 35%, collocando l’Italia in terz’ultima posizione tra i Paesi dell’Unione europea. Tale quota era di circa 20 punti al di sotto di quella della Spagna e di 26 rispetto alla Francia, senza considerare i Paesi nordici, dove i lettori raggiungono il 70% della popolazione adulta e non si osservano le differenze inter-generazionali che, invece, contraddistinguono i Paesi con bassi livelli di lettura”. E’ quanto emerge dal report dell’Istat “Tra cultura e svago: un viaggio lungo un secolo”.

Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, “uno degli indicatori della vivacità e maturità della produzione culturale italiana è il numero delle opere librarie pubblicate: tra il 1926 e il 2024 è aumentato di oltre 13 volte, da circa 6.300 a oltre 83mila”. Un trend, evidenzia l’Istat, che “riflette in una prima fase la crescita complessiva dei lettori e, più recentemente, la diffusione delle tecnologie digitali, che ha reso economicamente accessibile la pubblicazione per tirature ridotte, e ampliato in modo significativo l’offerta di libri rispetto ai lettori . Negli ultimi anni è cresciuto l’uso di formati digitali e audio: nel 2025, gli e-book rappresentano l’11,1% del totale, e gli audiolibri il 2,5%. Ciononostante, circa 7 lettori su 10 scelgono ancora il libro cartaceo come modalità esclusiva di lettura”.

La diffusione della lettura negli ultimi sessant’anni offre indicazioni contrastanti: “Tra il 1965 e il 2010, anche grazie all’innalzamento del livello di istruzione della popolazione, la quota di persone di 11 anni e più che aveva letto almeno un libro nel corso dell’anno è cresciuta dal 16,6 al 46,5%, diminuendo in seguito fino a stabilizzarsi intorno al 40%, con una differenza di genere di oltre 11 punti percentuali a vantaggio delle donne. Inoltre, nel 2025 si osserva un divario di 16 punti percentuali tra Centro-Nord e Mezzogiorno e di oltre 50 punti tra persone con alta e bassa istruzione”.

Mostra del Cinema di Venezia, Maggie Gyllenhaal presidente di giuria

Venezia, 23 apr. (askanews) – Sarà la regista, attrice, sceneggiatrice e produttrice statunitense Maggie Gyllenhaal, (La figlia oscura, La sposa!, Crazy Heart) a presiedere la Giuria internazionale del Concorso della 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia che assegnerà il Leone d’oro per il miglior film e gli altri premi ufficiali.

La decisione è stata presa dal Cda della Biennale, che ha fatto propria la proposta del Direttore artistico del Settore cinema Alberto Barbera.

Maggie Gyllenhaal, nell’accettare la proposta, ha dichiarato: “Sono entusiasta di accettare l’invito a presiedere la Giuria della Mostra di Venezia di quest’anno. Venezia ha sempre sostenuto voci autentiche e singolari e sono onorata di contribuire a portare avanti questa tradizione coraggiosa e necessaria. Non sarò lì per giudicare, ma per lasciarmi guidare dalla curiosità, dall’ammirazione e dalla passione”.

Alberto Barbera ha dichiarato: “Maggie Gyllenhaal incarna un percorso artistico di rara coerenza, costruito nel tempo con intelligenza e coraggio. Attrice capace di dare voce a personaggi scomodi e sfaccettati, ha saputo reinventarsi come autrice con ‘The Lost Daughter’ (La figlia oscura), premiato proprio a Venezia nel 2021 per la migliore sceneggiatura. Il suo sguardo sul cinema è insieme intellettuale e viscerale e trova ulteriore conferma nel recente ‘The Bride!’ (La sposa!, 2026), che ne consolida la statura di filmmaker originale. Averla alla guida della nostra giuria significa poter contare su una voce autorevole e indipendente, animata da quella passione autentica per il cinema d’autore che è da sempre il cuore della Mostra”.

Meloni: parere avvocato Corte Ue conferma validità azione governo

Roma, 23 apr. (askanews) – “Una notizia importante, che conferma la validità della strada che abbiamo indicato e quanto siano costati all’Italia due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate. Noi, intanto, andiamo avanti. Perché sul contrasto all’immigrazione illegale servono serietà, coraggio e soluzioni concrete”. Così su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni commenta il parere dell’avvocato generale della Corte di Giustizia Europea secondo cui “il Protocollo Italia-Albania è compatibile con la normativa dell’Ue relativa alle procedure di rimpatrio e di asilo, a condizione che i diritti dei migranti siano pienamente tutelati”.

Dal robot maggiordomo al design: così evolve la cucina di Smeg

Milano, 23 apr. (askanews) – Neo è un robot-maggiordomo che, in un futuro già presente, può occuparsi delle faccende domestiche: caricare la lavastoviglie, azionare gli elettrodomestici, prendere il latte dal frigo. Ha debuttato in Italia nel padiglione di Smeg al Salone del Mobile, che quest’anno ospita la biennale Eurocucina. Un evento che segna la collaborazione dell’azienda emiliana con la californiana 1X, nel solco di quella visione che unisce tecnologia e design. Della centralità della casa e delle novità portate in fiera abbiamo parlato con il presidente di Smeg, Vittorio Bertazzoni.

“L’ambiente cucina è sempre più rilevante, sempre più importante in una casa – ha osservato Bertazzoni – Sempre di più l’ambiente è vissuto, è open space, dove si incontrano le persone, dove si invitano gli amici, dove si riunisce la famiglia alla mattina. Quindi per nostra fortuna che facciamo questo mestiere, vediamo questo trend continuare, per fortuna non solo durante una pandemia, ma perché l’interesse è comunque molto presente e questa è una cosa che notiamo in tutto il mondo, non in Italia, in Europa o in Nord America. È davvero un trend molto diffuso”.

Le novità portate a Eurocucina riflettono una nuova quotidianità, fatta di ritmi dinamici e voglia di convivialità, dove la tecnologia semplifica e l’estetica contribuisce al benessere domestico: “Quest’anno molte novità soprattutto sul mondo cottura – ha spiegato – Dietro di noi abbiamo una linea che si chiama Musa, disegnata dallo studio BorromeoDeSilva, abbiamo completato la gamma con i prodotti dello studio Boeri. Per quanto riguarda i piccoli elettrodomestici abbiamo dei prodotti nuovi, anche questi sul mondo cottura, quindi microonde e friggitrice ad aria, quindi molta cottura. Per quanto riguarda diciamo che il fil rouge che le accomuna, è soprattutto dato dalle finiture, quindi molte tonalità, tono su tono e tonalità matte”.

Al bisogno di riscoprire la materia anche attraverso un’esperienza tattile Smeg ha risposto con la scelta di superfici, finiture e cromie nuove. Una ricerca in innovazione alla base della crescita dell’azienda di Guastalla negli ultimi anni: “Il 2025 si è chiuso bene, è stato un anno positivo per noi. Noi abbiamo chiuso con un incremento di fatturato di circa il 6%, di fatto intorno al miliardo di euro – ha detto Bertazzoni – Il 2026 si era anch’esso aperto in una linea abbastanza positiva, ma indubbiamente ora bisogna verificare che tipo di impatto avranno questi eventi e quindi la cautela è necessaria”.

Oggi Smeg realizza l’86% del suo fatturato all’estero, con l’Europa che resta il primo mercato dopo l’Italia, e una presenza diffusa dall’Australia all’Asia, al Nord e Centro America. Una diversificazione che aiuta ad attutire gli impatti della crisi nell’area del Golfo, che resta comunque morivo di preoccupazione. “Indubbiamente preoccupa. Non sono aree per noi primarie da un punto di vista di esportazione, ma le guerre e questi eventi recenti ti toccano comunque, perché toccano il mondo del trasporto, dei costi, della logistica – ha affermato – inutile negare che la preoccupazione c’è. Devo dire che la fiera il primo giorno ti dà sempre grande ottimismo e ti fa sempre essere fiducioso perché vedi gente da tutto il mondo, il mondo si riunisce in fiera e quindi questo fa sempre sperare per una soluzione positiva di questi eventi”.

Usa, le dimissioni del segretario della Marina: contrasti con Hegseth all’origine

Roma, 23 apr. (askanews) – Il contrasto con il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth sarebbe stato all’origine dell’uscita di scena del segretario della Marina John Phelan, che lascia l’amministrazione “con effetto immediato”, mentre il sottosegretario Hung Cao assumerà la guida ad interim del dicastero.

L’annuncio ufficiale è arrivato ieri dal Dipartimento della Guerra degli Stati uniti, ma secondo diverse ricostruzioni giornalistiche la rottura maturava da mesi. Phelan, miliardario collezionista d’arte e finanziatore della campagna di rielezione del presidente Usa Donald Trump, sarebbe stato spinto a farsi da parte dopo ripetuti scontri con Hegseth e con il suo vice Steve Feinberg sulla gestione dei programmi di costruzione navale e di altri dossier strategici.

“Il segretario della Marina John C. Phelan lascia l’amministrazione, con effetto immediato”, si legge nella nota del dipartimento, che precisa anche che Cao, veterano della Marina ed ex candidato in Virginia, assumerà l’incarico ad interim.

Secondo fonti citate dalla stampa statunitense, al centro delle tensioni vi sarebbe stata la crescente insoddisfazione dei vertici del Pentagono per la mancanza di progressi nel rilancio dell’industria cantieristica americana, una priorità dell’amministrazione Trump. Diversi programmi della Marina sarebbero rimasti in ritardo e Feinberg avrebbe assunto un controllo più diretto su alcune commesse chiave. A pesare sarebbero stati anche i rapporti personali sempre più difficili tra Phelan e Hegseth. Una fonte citata da Axios ha sostenuto che Phelan “non capiva di non essere lui il capo” e che il suo compito era “eseguire gli ordini ricevuti, non quelli che pensava dovessero essere dati”. Altre fonti hanno parlato di attriti di lunga data anche sul ruolo dell’allora capo di gabinetto di Phelan, Jon Harrison, poi estromesso nell’ottobre scorso.

La rottura si sarebbe consumata in modo brusco. Martedì Phelan aveva ancora incontrato i giornalisti per discutere del futuro della Marina e dei suoi principali investimenti, compresa l’iniziativa Golden Fleet, mentre mercoledì pomeriggio aveva in agenda colloqui con esponenti repubblicani della commissione Forze armate del Senato, poche ore prima dell’annuncio ufficiale.

Secondo alcuni osservatori del settore, ad aggravare ulteriormente la sua posizione avrebbero contribuito anche le sue recenti aperture alla possibilità di valutare, almeno in teoria, il ricorso a cantieri navali esteri per la costruzione di navi militari Usa, un’ipotesi che avrebbe irritato chi sostiene il rafforzamento della produzione nazionale.

L’uscita di Phelan si inserisce in un contesto più ampio di tensioni e avvicendamenti ai vertici del Pentagono sotto la guida di Hegseth, che negli ultimi mesi ha promosso una serie di rimozioni ai massimi livelli militari. Il senatore democratico Jack Reed ha definito la partenza di Phelan “preoccupante”, sostenendo che sia un ulteriore segnale di “instabilità e disfunzione” al Dipartimento della Difesa.

Il cambio ai vertici della Marina arriva inoltre mentre la guerra con l’Iran ha accresciuto la centralità operativa di tutto il dispositivo navale americano. La crisi nello stretto di Hormuz, con il traffico marittimo drasticamente ridotto, gli attacchi iraniani contro navi mercantili e il blocco navale imposto dagli Stati uniti contro le imbarcazioni legate a Teheran, ha reso ancora più delicato il ruolo della Marina in uno snodo da cui in tempi normali transita circa un quinto del petrolio mondiale.

In questo quadro, la pressione sui vertici civili e militari del settore navale si è inevitabilmente accentuata, sia per le difficoltà nel rilancio della cantieristica americana sia per le implicazioni strategiche della crisi di Hormuz sulla libertà di navigazione e sui mercati energetici globali.

L’uscita di Phelan si inserisce quindi in un contesto più ampio di tensioni e avvicendamenti ai vertici del Pentagono sotto la guida di Hegseth, che negli ultimi mesi ha promosso una serie di rimozioni ai massimi livelli militari. Il senatore democratico Jack Reed ha definito la partenza di Phelan “preoccupante”, sostenendo che sia un ulteriore segnale di “instabilità e disfunzione” al Dipartimento della Difesa.

Dfp, in scenario avverso Pil 2026 +0,4% e recessione -0,2% nel 2027

Roma, 23 apr. (askanews) – Nello “scenario alternativo” contenuto nel Documento di Finanza Pubblica “caratterizzato, in sintesi, dal permanere di una situazione altamente conflittuale, con un’evoluzione più avversa e un ritorno molto più lento a condizioni distese delle principali variabili internazionali” il Pil 2026 si attesterebbe a +0,4% mentre quello 2027 sarebbe negativo (-0,2%). E’ quanto emerge da un’analisi contenuta nel DFP.

In questo scenario avverso, si legge nel testo, “il tasso di crescita del PIL risulterebbe inferiore, rispetto al quadro macroeconomico di previsione, di 0,2 punti percentuali nel 2026, 0,8 punti nel 2027 e 0,1 punti nel 2028, per poi risultare superiore di 0,2 punti nel 2029”.

Lo scenario avverso prevede, tra l’altro, un prezzo del petrolio di 115 dollari nel 2026 e di circa 80 dollari nel 2027, un rendimento del Btp superiore di 30 punti base nel 2026 e di 60 punti nel 2027 rispetto allo scenario base e un prezzo del gas di 93,4 euro/MWh nel 2026 e di 48 euro/Mwh nel 2027.

Libano, oggi riparte il negoziato: Beirut chiede una tregua di un mese

Roma, 23 apr. (askanews) – L’incontro negoziale tra gli ambasciatori di Libano e Israele a Washington, il secondo tra le due parti dalla ripresa del conflitto, avrà inizio oggi alle 16 ora locale, le 22 in Italia (le 23 in Israele). I colloqui hanno luogo mentre è in vigore un fragile cessate il fuoco di 10 giorni, volto a sospendere i combattimenti tra Israele e Hezbollah, il movimernto sciita sostenuto dall’Iran, fortemente voluto dal presidente statunitense Donald Trump e imposto il 16 aprile scorso.

Il negoziato: le delegazioni All’incontro dovrebbero partecipare l’ambasciatore Usa in Israele Mike Huckabee e l’ambasciatore Usa in Libano Michel Issa. Israele sarà rappresentato dall’ambasciatore negli Stati uniti Yechiel Leiter, mentre per il Libano prenderà parte ai colloqui l’ambasciatrice a Washington Nada Hamadeh Moawad.

Le richieste libanesi e la posizione israeliana Il Libano intende chiedere una proroga di un mese del cessate il fuoco, secondo quanto riferito da una fonte politica alla Cnn. Il piano di cessate il fuoco guidato dagli Stati Uniti prevedeva che Israele “si riservasse il diritto di adottare tutte le misure necessarie per autodifesa” e invitava il governo libanese a impedire a Hezbollah “di compiere attacchi, operazioni o attività ostili contro obiettivi israeliani”. Ieri il presidente libanese Joseph Aoun ha riferito di “contatti in corso per prorogare il cessate il fuoco” che scade domenica prossima.

Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha dichiarato che il Paese non ha “gravi divergenze con il Libano” ed è disposto a “tendere una mano per la pace” a tutti coloro che la cercano. Sa’ar ha inoltre esortato il governo libanese a “collaborare” contro Hezbollah.

Situazione sul campo rischia di complicare i colloqui Nell’ultima settimana, l’esercito israeliano e Hezbollah hanno lanciato attacchi, nonostante il cessate il fuoco. Il primo ministro libanese ha accusato Israele di crimini di guerra dopo che un raid aereo nel sud del Paese ha ucciso un giornalista e ne ha ferito gravemente un altro nella giornata di ieri, secondo l’agenzia di stampa nazionale libanese. Le forze israeliane hanno ucciso almeno quattro persone nella regione meridionale in attacchi separati, secondo quanto riportato dai media statali libanesi.

Gli attacchi hanno suscitato un’ondata di indignazione internazionale da parte di organizzazioni come le Nazioni Unite e il Comitato per la protezione dei giornalisti. L’ambasciata statunitense a Beirut sta esortando i cittadini americani a lasciare il Paese, citando i “persistenti rischi di terrorismo e rapimenti in tutto il Libano”.

Il Libano sta cercando da tempo di disarmare Hezbollah, in particolare vicino al confine con Israele. A gennaio, il Libano ha annunciato di aver completato la prima fase del suo piano per disarmare il gruppo militante sostenuto dall’Iran, ma Israele ha affermato che i progressi sono “lontani dall’essere sufficienti”.

Gli ultimi dati sulle distruzioni in Libano Oltre 62.000 abitazioni sono state distrutte o danneggiate nelle operazioni israeliane in più di sei settimane di combattimenti, ha dichiarato un funzionario libanese. “In quasi 45 giorni (di guerra), abbiamo contato 21.700 case distrutte e 40.500 danneggiate”, ha affermato il Segretario Generale del Consiglio Nazionale per la Ricerca Scientifica (CNRS), Chadi Abdallah, durante una conferenza stampa.

Dfp, Giorgetti: i conti in salute hanno limitato l’impatto della crisi globale

Roma, 23 apr. (askanews) – “Il fatto che l’Italia si sia ritrovata in questo nuovo contesto con fondamentali macroeconomici, strutturali e di finanza pubblica in salute ha permesso finora di contenere l’impatto del mutato contesto globale”. Lo sottolinea il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti nella premessa del Documento di finanza pubblica.

“Se il Paese si fosse trovato in una situazione di maggiore fragilità, – aggiunge Giorgetti – la reazione dei mercati sarebbe stata molto più accentuata di quanto abbiamo sin qui osservato”.

Esce il singolo di HRVY "Lie to me" che anticipa l’EP "Bliss"

Milano, 23 apr. (askanews) – Esce venerdì 24 aprile “Lie to me”, il nuovo singolo di HRVY che segna l’inizio di un nuovo capitolo artistico per la popstar britannica. Il brano, caratterizzato da una chitarra elettrica funky-pop e falsetti cristallini, fa da apripista all’EP “Bliss” in uscita a giugno, a cui seguirà l’album di debutto entro la fine dell’anno. Con oltre 2 miliardi di stream globali e 14 milioni di follower, HRVY si conferma una voce di riferimento per la Gen Z, capace di trasformare la vulnerabilità in hit mondiali. “Lie to me” nasce tra Londra e Stoccolma, capitale mondiale del pop, dove l’artista ha collaborato con produttori del calibro di Hampus Lindvall (Martin Garrix, Zara Larsson) e Chelsea Balan (Dasha, Suki Waterhouse) per ricercare un sound più “raw” e personale. “Il brano parla di quel momento in cui conosci già la verità, ma una parte di te vuole ancora credere all’illusione”, ha raccontato l’artista, spiegando che il lavoro “riflette esperienze ed emozioni reali che ho vissuto sulla mia pelle”. Il singolo mette al centro l’energia magnetica di un artista che sfida la perfezione dei social e che ha l’Italia nel cuore. Un legame, quello con il nostro Paese, che parte dai ricordi d’infanzia al Colosseo fino alle recenti performance durante la Fashion Week milanese, eventi che hanno cementato il rapporto tra la popstar e il pubblico italiano. Con questo nuovo lavoro, HRVY sottolinea una nuova consapevolezza artistica, unendo il groove internazionale a una narrazione intima e sincera.

Playoff Nba, OKC sul 2-0 con Phoenix. Detroit risponde

Roma, 23 apr. (askanews) – Notte di playoff NBA con indicazioni già pesanti nelle serie. Gli Oklahoma City Thunder confermano il fattore campo e superano i Phoenix Suns anche in gara-2, portandosi sul 2-0. Successo interno invece per i Detroit Pistons, che battono gli Orlando Magic e pareggiano i conti sull’1-1.

A Oklahoma City è ancora protagonista Shai Gilgeous-Alexander, che nella notte in cui riceve il premio di Clutch Player of the Year firma 37 punti con 9 assist, guidando i Thunder al 120-107 finale. I campioni in carica controllano la gara sin dal secondo quarto, arrivando anche al +26 nel secondo tempo prima di un tentativo di rientro dei Suns, fermato sul nascere. A preoccupare è però l’infortunio di Jalen Williams, costretto a uscire dopo un primo tempo da 19 punti per un nuovo problema muscolare: le sue condizioni saranno decisive per il proseguimento della serie.

Phoenix si aggrappa ai suoi realizzatori ma senza successo: 30 punti per Dillon Brooks, 22 per Devin Booker e 21 per Jalen Green non bastano, anche a causa delle 21 palle perse che facilitano il lavoro difensivo di Oklahoma City. La serie ora si sposta in Arizona, dove i Suns saranno chiamati a reagire per evitare un passivo pesante.

A Est, invece, arriva la risposta di Detroit. I Pistons si impongono 98-83 sui Magic grazie a un terzo quarto dominante da 38-16 che indirizza la partita. Cade Cunningham chiude con 27 punti e 11 assist, ma è tutta la squadra a rispondere presente con cinque uomini in doppia cifra. Decisiva soprattutto la difesa, capace di tenere Orlando al minimo stagionale per punti segnati e di forzare 17 palle perse.

Per Detroit è anche una vittoria simbolica: si interrompe una striscia negativa casalinga nei playoff che durava dal 2008, restituendo entusiasmo a un ambiente che non viveva una notte così da anni. Orlando paga una serata difficile al tiro e i soli 19 punti di Jalen Suggs e 18 di Paolo Banchero non bastano per evitare il pareggio nella serie.

Le gerarchie iniziano a delinearsi: Oklahoma City prova la fuga, Detroit rimette tutto in equilibrio. I playoff entrano nel vivo.

Calcio, ansia Yamal, lungo stop, mondiale a rischio

Roma, 23 apr. (askanews) – Vittoria amara per il Barcellona che supera 1-0 il Celta Vigo e allunga in vetta alla Liga, ma perde Lamine Yamal per un possibile grave infortunio muscolare. Il talento blaugrana decide la gara su rigore, ma proprio al momento del tiro accusa un problema alla coscia sinistra che lo costringe al cambio immediato: le prime indicazioni parlano di sospetta rottura muscolare, con stagione a rischio e forte apprensione anche in chiave Mondiale.

La partita si accende attorno al 40′, quando Yamal conquista e trasforma il penalty che vale il vantaggio. Il gesto tecnico però si trasforma subito in preoccupazione: il classe 2007 sente tirare nella parte posteriore della coscia e si accascia sul terreno di gioco, visibilmente dolorante. I compagni lo circondano mentre lo staff medico interviene, e la sua uscita dal campo lascia un’ombra pesante sulla serata catalana.

Il match vive anche un lungo stop per un’emergenza sugli spalti, dove un tifoso è stato colto da un malore: la gara resta sospesa per oltre venti minuti prima di riprendere. Alla ripresa, il Barcellona gestisce il vantaggio senza mai chiudere definitivamente la partita, nonostante un gol annullato a Ferran Torres per fuorigioco molto discusso. La squadra di Flick mantiene il controllo grazie alla qualità del palleggio, ma resta esposta fino al triplice fischio.

In classifica i blaugrana consolidano il primo posto con nove punti di vantaggio sul Real Madrid a sei giornate dalla fine, con il Clasico del 10 maggio che potrebbe risultare decisivo per l’assegnazione del titolo.

Resta però l’ansia per le condizioni di Yamal. Il giovane attaccante, protagonista di una stagione straordinaria e già autore di numeri da record, rischia uno stop lungo proprio nel momento cruciale dell’anno. Gli esami delle prossime ore chiariranno l’entità dell’infortunio, ma in casa Barcellona cresce la preoccupazione: non solo per il finale di Liga, ma anche per la possibile assenza del talento spagnolo nei prossimi impegni internazionali.

Giorgetti: governo sosterrà redditi delle famiglie e liquidità delle imprese

Roma, 23 apr. (askanews) – “Di fronte a uno shock di tale portata, il Governo continuerà a sostenere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese: sarebbe irresponsabile non farlo, perché il costo che ne deriverebbe in termini di danni persistenti all’economia e al tessuto sociale sarebbe inaccettabile. Al momento, come testimoniato dai provvedimenti adottati a partire dall’inizio dell’anno, gli interventi sono stati effettuati attraverso una riallocazione di altre componenti del bilancio, cosicché sono risultati neutrali dal punto di vista della finanza pubblica”. Lo afferma il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti nella premsessa del Documento di finanza pubblica pubblicato oggi.

E all’indomani dei dati certificati da Eurostat, che confermando il deficit-Pil dell’Italia al 3,1% nel 2025, facendo tramontare l’ipotesi di un a imminente uscita dalla procedura europea per disavanzo eccessivo, che avrebbe richiesto un valore inferiore al 3%, Giorgetti afferma che la soglia verrà centrata quest’anno.

“Il quadro previsivo conferma che il rapporto deficit/PIL sarà ricondotto al di sotto della soglia del 3 per cento entro quest’anno, e che anche negli anni seguenti si manterrà su un profilo discendente. Se tale andamento si confermerà nel corso di quest’anno – dice – ciò consentirà all’Italia di uscire dalla procedura per disavanzi eccessivi nel 2027, in linea con la raccomandazione del Consiglio”.

La situazione è comunque complessa e “se il quadro economico dovesse peggiorare sensibilmente, non si potrà escludere la possibilità che gli interventi addizionali finiscano per gravare sulla finanza pubblica. Sosterremmo, in tal caso, proposte che consentissero di dare efficaci risposte da parte della Commissione europea a tale grave congiuntura economica”, avverte Giorgetti.

“D’altro canto, i margini di bilancio risultano particolarmente assottigliati in ragione sia del lieve deterioramento dei principali indicatori di finanza pubblica, sia della necessità di intervenire, in maniera ancora più decisa, per contrastare con interventi mirati gli effetti del rincaro delle materie prime energetiche. Di conseguenza – avverte – sarà necessario ridefinire le priorità e riprogrammare gli aumenti previsti in altri ambiti, ivi inclusa la difesa”.

Gas, Snam: depositi Italia già al 46,5%, sopra media Ue (30,6%)

Roma, 23 apr. (askanews) – A seguito delle ultime aste per l’assegnazione di capacità di stoccaggio per il prossimo inverno, Snam comunica che è stato effettuato un conferimento di capacità utile al raggiungimento del target di riempimento degli stoccaggi italiani pari ad almeno il 90%.

Con un comunicato, la società riporta che ad oggi, con la campagna di riempimento in corso, il quantitativo di gas fisicamente presente nei siti di stoccaggio italiani è pari a oltre il 46,5% della capacità disponibile, a fronte di una media europea del 30,6% (Italia inclusa).

Unitamente a quelle già concluse, le ultime aste hanno consentito di raggiungere un quantitativo complessivo già assegnato pari a 17,5 miliardi di metri cubi su una capacità totale degli stoccaggi nazionali di poco superiore a 19 miliardi di metri cubi, spiega Snam, quale risultato combinato della disponibilità fisica di gas già presente in stoccaggio all’inizio della campagna di iniezione e dei quantitativi contrattualmente allocati.

Occupare il centro per governare: la sfida della prossima legislatura

Una metafora efficace per leggere la fase politica
L’articolo di Fabio Giuseppe Angelini, apparso ieri su Avvenire, offre una chiave di lettura tanto semplice quanto penetrante: la “T” dello squash, quel punto centrale del campo da cui si domina il gioco. Trasposta in politica, l’immagine consente di cogliere una dinamica spesso trascurata nel dibattito pubblico: la differenza tra chi occupa stabilmente il centro e governa il ritmo, e chi invece resta confinato negli angoli, costretto a inseguire.

È una metafora che illumina l’attualità italiana. Negli ultimi anni, osserva Angelini, il consenso si è spesso costruito giocando sugli estremi, accentuando contrapposizioni e polarizzazioni. Ma questo approccio, pur efficace nel breve periodo, rischia di indebolire la capacità complessiva del sistema politico di produrre equilibrio e direzione.

Il centro come funzione costituzionale
Il passaggio più rilevante dell’analisi è quello che ridefinisce il “centro” non come luogo geometrico o come spazio elettorale, ma come funzione. Non si tratta di moderazione nel senso riduttivo del termine, bensì di una postura costituzionale: la capacità di tenere insieme, regolare, comporre.

In questa prospettiva, occupare la “T” significa esercitare una funzione di governo che va oltre la rappresentanza. Significa intervenire sugli equilibri tra i poteri dello Stato, mantenere il rapporto tra politica, economia e società dentro un quadro di coerenza, preservare quella sintesi tra libertà e coesione che è propria della tradizione costituzionale italiana.

Angelini coglie qui un punto essenziale: senza questa funzione, la politica si riduce a somma di spinte divergenti, incapace di tradursi in stabilità.

Il segnale del referendum e la domanda di equilibrio
L’esito del recente referendum – letto al di là delle singole opzioni in campo – viene interpretato come un segnale di questa esigenza. Da un lato, ha mostrato i limiti di proposte che si collocano rigidamente su un solo versante; dall’altro, ha fatto emergere una domanda di direzione, non soltanto di contrapposizione.

In altri termini, il sistema sembra chiedere meno ingegneria costituzionale e più capacità politica: meno forzature strutturali e più responsabilità nel far funzionare ciò che già esiste. È un richiamo, implicito ma netto, alla centralità dei partiti come luoghi di mediazione e di costruzione di equilibrio.

La prossima legislatura e la sfida della “T”
È in questo quadro che si colloca la riflessione sulla fase che si apre. Scrive Angelini:
“La partita che si è già aperta in vista della prossima legislatura non si giocherà perciò solo sul terreno della conquista dei voti ma dovrà guardare alla costruzione di una maggioranza in grado di occupare stabilmente la “T” dell’arco costituzionale”.

La frase coglie il punto strategico: non basta vincere le elezioni, occorre costruire le condizioni per governare in modo stabile e coerente. Il centro, inteso come funzione, diventa così il luogo decisivo in cui si misura la qualità della proposta politica.

Oltre la moderazione, verso l’affidabilità
Un altro elemento di interesse è la distinzione tra moderazione apparente e affidabilità sostanziale. Chi saprà occupare la “T” non dovrà necessariamente apparire più moderato, ma dovrà essere riconosciuto come costituzionalmente solido, capace di governo, credibile nel lungo periodo.

È un rovesciamento significativo rispetto a molte semplificazioni correnti. Il centro non è il punto medio tra posizioni opposte, ma il punto da cui si rende possibile l’azione politica nel suo insieme.

Una lezione per il sistema politico
Nella sua linearità argomentativa, l’articolo restituisce una lezione utile per il dibattito italiano: senza una rinnovata capacità di presidiare il centro – nel senso alto e funzionale del termine – la politica rischia di restare prigioniera di una dinamica reattiva, incapace di guidare i processi.

La “T” dello squash diventa così più di una metafora: è un invito a ripensare la politica come esercizio di responsabilità e di equilibrio. Una prospettiva che, nella tradizione del cattolicesimo democratico, non è mai stata un ripiego, ma una forma esigente di governo della complessità.

Fabio Giuseppe Angelini è Executive Vice Chairman del Tocqueville-Acton Centro Studi e Ricerche, ente privato di ricerca senza scopo di lucro riconosciuto dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica.

Cittadinanza europea e Africa: una responsabilità comune

Quale cittadino europeo vogliamo essere?

Dopo aver riflettuto sulle radici dell’Europa, sulle sue fratture interne, sulle sue differenze politiche e sulle difficoltà che ancora oggi rendono fragile il suo processo di integrazione, credo che a questo punto emerga una domanda decisiva: che tipo di cittadino europeo vogliamo essere?

Perché oggi non basta più domandarci soltanto che cos’è l’Europa. Forse dovremmo iniziare a domandarci: a cosa serve l’Europa? E, ancora più radicalmente, per chi esiste l’Europa? Esiste solo per proteggere sé stessa, solo per difendere i propri interessi? Oppure esiste anche per assumersi una responsabilità più grande, storica, morale e politica verso il mondo?

Io credo che oggi essere cittadini europei non possa più significare soltanto abitare uno spazio geografico o beneficiare di un insieme di diritti. Essere cittadini europei, oggi, significa anche accettare una verità più scomoda: l’Europa non è una cittadella autosufficiente, e ogni volta che ha creduto di potersi mettere al riparo dal resto del mondo, la storia l’ha smentita.  

Un mondo senza confini reali

Viviamo in un tempo in cui le crisi non conoscono frontiere. La crisi climatica non si ferma davanti ai confini nazionali. Le migrazioni non sono un incidente della storia. Le disuguaglianze globali producono effetti ovunque. E tutto ciò che accade fuori dall’Europa finisce, in un modo o nell’altro, per interrogarla profondamente.

Basti pensare al Mediterraneo: non è soltanto un confine; è il luogo in cui ogni giorno si misura, in modo drammatico, la credibilità politica e morale dell’Europa. Anche per questo il cittadino europeo del nostro tempo deve imparare a pensarsi non solo come europeo, ma come cittadino del mondo. Non nel senso astratto di uno slogan bello da pronunciare, ma nel senso concreto di chi comprende che il proprio destino è intrecciato a quello degli altri popoli.

Per questo colpisce l’idea dell’Europa come miniatura del mondo: uno spazio in cui convivono pluralità di lingue, memorie diverse, identità religiose, culture politiche differenti, interessi spesso in conflitto. L’Europa è uno spazio nel quale convivere non è mai stato semplice.

Ed è proprio qui che sta il suo banco di prova: se riesce a trasformare questa complessità in convivenza, dialogo e mediazione, allora può offrire al mondo qualcosa di politicamente prezioso. Non una lezione, ma una possibilità.  

Europa e Africa: oltre le logiche del passato

Tuttavia, per essere credibile, l’Europa deve avere il coraggio di guardarsi anche con onestà. Per troppo tempo ha parlato al mondo più di quanto abbia saputo ascoltarlo. Per troppo tempo ha pensato di poter insegnare senza lasciarsi interrogare. E questo vale in modo particolare nel rapporto con l’Africa.

Quando parliamo di Europa e Africa, dobbiamo stare molto attenti. Il rischio è usare parole nuove per riproporre logiche vecchie: parlare di cooperazione, ma pensare ancora in termini di superiorità; parlare di partenariato, ma immaginare ancora una relazione squilibrata.

La vera domanda è allora un’altra: l’Europa è pronta a considerare l’Africa non come un dossier, non come un problema, ma come un interlocutore pienamente politico, culturale e umano?

Perché finché l’Africa verrà raccontata solo come emergenza, bisogno o instabilità, l’Europa non starà guardando davvero l’Africa: starà guardando soprattutto i propri timori. E invece il rapporto tra Europa e Africa può essere uno spazio di scambio reale, di apprendimento reciproco, di corresponsabilità.  

Una responsabilità politica per il XXI secolo

I dati parlano chiaro: nel 2024 l’Unione europea è rimasta il principale partner commerciale dell’Africa subsahariana, con circa 160 miliardi di euro di scambi. Ma il punto decisivo non è soltanto economico: è politico.

Mentre l’Europa invecchia, vaste aree dell’Africa restano giovanissime: età mediana attorno ai 40 anni in Europa, circa 17 in Africa occidentale. Questo significa che il rapporto tra Europa e Africa non riguarda un margine della politica internazionale: riguarda una parte decisiva del XXI secolo.

Ed è qui che il tema della cittadinanza europea torna ad essere centrale. Una cittadinanza autentica non può limitarsi a rivendicare diritti: deve formare uno sguardo politico, una coscienza del legame, una capacità di stare nel mondo senza pretendere sempre di dettarne le regole. Deve educare al senso del limite, alla pace, e alla costruzione di relazioni internazionali più equilibrate e più oneste.  

Un’Europa aperta, non una fortezza

Forse oggi abbiamo bisogno di un’Europa meno concentrata sulla propria difesa e più capace di relazione. Meno dominata dalla logica della sorveglianza e più capace di costruire fiducia. Meno prigioniera della paura e più disponibile a lasciarsi interrogare dall’incontro.

Perché l’Europa non sarà autorevole se saprà soltanto blindare i propri confini; lo sarà davvero se saprà abitare il mondo con maggiore giustizia, equilibrio e maturità politica.

Prima di essere uniti nel mondo, dobbiamo essere uniti in Europa. Ma questa unità interna acquista senso solo se non diventa chiusura. Solo se si apre. Solo se si mette in dialogo con l’altro.

Il cittadino europeo del futuro non sarà tale per il solo fatto di avere un passaporto comune o un mercato comune. Lo sarà davvero soltanto se saprà riconoscere che difendere l’Europa significa renderla capace di entrare nel mondo con più verità, più coraggio e più giustizia.  

 

[Testo dell’intervento all’Earth day Italia – Roma, Terrazza del Pincio, venerdì 17 aprile 2026]

Israele, il Libano e la lunga Pasqua del condannato Gesù

Una persecuzione cristiana di gran voga

Il fatto è noto. Un soldato israeliano ha colpitocon una mazza la statua di Gesù caduta dalla croce, decapitandone la testa. Ne è emersa una indignazione non solo dei rappresentanti della Chiesa ma anche del nostro Governo. Israele ha individuato ii responsabili comminando un po’ di giorni di carcere all’autore dell’impresa ed al suo complice che intanto riprendeva sapientemente la scena. 

Severi provvedimenti andrebbero disposti anche quando, di frequente, si è soliti da quelle parti insultare o sputare addosso ai cristiani. Del resto il XX secolo è quello che registra il maggior numero di martiri di quella fede nel numero di milioni a cui corrisponde una sostanziale altrettanta indifferenza di quelli che nello stesso credo religioso ne hanno notizia.

In passato anche la statua della Madonna non è stata immune dallo stesso trattamento e così anche suo Figlio avrà stabilito che era giusto gli fosse riservato stessa sorte. Evidentemente metterlo in croce non è stato abbastanza, ne è rimasto comunque visibile il corpo, anche se sfigurato, ed è una forma troppo ingombrante per chi deve cancellare una certa idea spirituale dalla testa del prossimo, di una salvezza d’amore a cui aggrapparsi.

La crocefissione con un finale a sorpresa

Si è trattata di una nuova versione della storia di 2000 anni fa con un finale più adatto ai tempi d’oggi. E’ mettere letteralmente a terra un Dio per cancellarne l’immagine e la forza del pensiero partendo proprio dal fracassargli la testa. Lì non c’è Nicodemo a raccogliere spoglie di un cadavere per portarlo al sepolcro e neppure un artigiano in grado di ricomporre la partefrantumata. 

Provvederà, sembra, Israele a ripristinare ciò che è stato oggetto di vandalismo, sostituendo quel Cristo con un altro, ma ciò che rotto è rotto. I frantumi resteranno a terra o saranno spazzati via per far posto ad una nuova statua, i cocci del vecchio saranno mucchio non di ossa ma di gesso, destinati prima o poi ad una anonima scomparsa. La polvere dei frammenti sarà rimossa dal vento e il delitto sarà come mai commesso. Ci si illude sempre che saper porre riparo ad un misfatto è come rimuoverne il gesto, questa è l’illusione degli uomini. Così la pace dopo la guerra dovrebbe avere il senso di come nulla sia mai stato e le armi non abbiano mai sparato.

Un’ idea rivoluzionaria per un mondo migliore

Demolire quella statua non è stato soltanto un oltraggio religioso. E’ l’espressione di chi si conduce assumendo come esclusiva evidenza il principio creativo della distruzione, mettendo non al primo posto ma all’unico posto la negazione dell’idea di innalzamento di ogni speranza di bene. Quei soldati hanno inteso che una nuova era dell’umanità fondi soltanto su un senso di annientamento, una fase che non rimanda ad un’altra di eventuale nuova opera da erigere. La creazione è perfetta nell’asfaltare, nel radere al suolo ciò che c’è, l’apice di un lindore che non ammette ostacoli. Null’altro. E’ l’idolatria di una calma imposta su una terra piatta senza che mai che qualcosa vi sporga. Inutile affannarsi con l’ambizione di mettere su qualcosa in sostituzione del vecchio. Si tratta di una filosofia vecchia quanto illusoria finalmente da accantonare, evitando spargimento di ingiustificato sudore.

Una Pasqua a metà

A proposito di novella deposizione tutto questo non depone al buono anche se Gesù sa perfettamente come vanno le cose oggi al mondo, rassegnato alla tortura di una Pasqua che si ferma sempre prima della sua resurrezione, impantanata solo nel momento del supplizio.

A quei prodi militari, oltre al carcere, si dovrebbe piuttosto imporre un lungo periodo di studi e di esami da superare perché comprendano che c’è assai di più oltre i loro proditori convincimenti.  Non mancano eremi a cui potrebbero essere destinati per trovare, forse, una schizzinosa sapienza che a loro si è sempre negata per evidente povertà di approdi.

Farmacia dei servizi, il contratto che manca alla sanità di prossimità

Un presidio quotidiano spesso sottovalutato

La farmacia è uno dei presìdi più capillari e affidabili del nostro sistema sanitario. È il luogo in cui milioni di cittadini entrano ogni giorno non solo per ritirare un farmaco, ma per ricevere un orientamento, un consiglio, una prima risposta. Proprio per questa sua presenza discreta e costante, il ruolo della farmacia rischia talvolta di essere sottovalutato.

Il mancato rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale dei farmacisti dipendenti delle farmacie private, scaduto nell’agosto 2024 e ancora oggetto di confronto tra le parti sociali, si colloca dentro questa realtà. Non riguarda soltanto una vertenza di categoria, ma un passaggio significativo per l’equilibrio e l’evoluzione della sanità territoriale.

Una professione che cambia

Negli ultimi anni il ruolo del farmacista è profondamente cambiato. Accanto alla dispensazione del farmaco, si sono consolidate attività di prevenzione, vaccinazioni, screening, monitoraggio dell’aderenza terapeutica e supporto ai pazienti cronici. Funzioni che hanno rafforzato la farmacia come punto di riferimento di prossimità e come primo livello di accesso ai servizi sanitari.

È in questo percorso che si inserisce lo sviluppo della farmacia dei servizi, modello che punta a rendere il sistema sanitario più vicino ai cittadini, più accessibile e maggiormente integrato con i bisogni del territorio. Una trasformazione resa possibile soprattutto dalla professionalità di chi opera quotidianamente al banco, nei servizi e nella relazione con il pubblico.

Il nodo del riconoscimento

Il farmacista, oggi, non rappresenta una figura accessoria, ma una componente sempre più rilevante della rete sanitaria territoriale. Non in sostituzione delle altre professioni, ma in una logica di collaborazione e complementarità, essenziale soprattutto in una fase segnata dall’invecchiamento della popolazione, dalla crescita delle cronicità e dalla pressione crescente sui servizi pubblici.

In questo quadro, il tema del rinnovo contrattuale assume un significato più ampio. Il punto non è soltanto economico, pur rilevante in una stagione segnata dall’aumento del costo della vita, ma riguarda la coerenza tra responsabilità effettivamente svolte, competenze richieste e riconoscimento professionale.

Un passaggio decisivo per la sanità territoriale

Il rischio, altrimenti, è quello di avere una professione chiamata ad assumere funzioni sempre più centrali senza un adeguato aggiornamento del proprio inquadramento contrattuale. Una distanza che finirebbe per indebolire non solo i lavoratori interessati, ma lo stesso percorso di modernizzazione della farmacia territoriale.

Per questo il rinnovo del CCNL rappresenta oggi un passaggio necessario. Significa valorizzare competenze, dare stabilità al settore e accompagnare con serietà la crescita della farmacia dei servizi. Significa, soprattutto, investire in uno dei punti di contatto più immediati tra cittadini e sistema sanitario.

La prossimità come misura della qualità

La qualità di una sanità moderna non si misura soltanto negli ospedali o nelle grandi strutture, ma anche nella capacità di essere presente nella vita quotidiana delle persone, nei luoghi ordinari in cui nasce il primo bisogno di cura.

In questo senso, riconoscere il valore dei farmacisti significa riconoscere il valore della prossimità. Ed è proprio dalla prossimità che passa, oggi, una parte decisiva del futuro del nostro sistema sanitario.

Alla Società delle Api Francis Offman immagina “Soglia/Common Acts”

Roma, 22 apr. (askanews) – Francis Offman è stato invitato dalla fondatrice della Società delle Api Silvia Fiorucci a pensare ad una mostra per il suo nuovo spazio romano di via Gregoriana. Ne è nata “Soglia/Common Acts”, in cui l’artista, che è nato in Ruanda e vive a Bologna, ha messo in dialogo alcune sue opere con altre che ha scelto all’interno della collezione di Silvia Fiorucci.

Opere d’arte e di design che fino al 23 settembre inviteranno il visitatore ad attraversare questo luogo espositivo che coniuga ospitalità e convivialità. “Una volta che si arriva alla soglia si respira ovviamente l’aroma del caffè, man mano ci sono dei pezzi di design che ti chiedono di sdraiarti. – ha spiegato Offman – Al primo piano ho fatto interventi con i glitter perché volevo sfruttare la luce che entra dentro lo spazio e allo stesso tempo anche stimolare lo spettatore a non girare la mostra in 5 minuti e in qualche modo di fermarsi, perché questa è una mostra che richiede la presenza”.

Dall’ingresso con le poltrone Tripé di Lina Bo Bardi si arriva nella sala che accoglie le leonesse in terracotta e lana naturale realizzate da Chiara Camoni, l’artista che rappresenterà l’Italia alla Biennale di Venezia. Nello spazio attiguo due opere di Offman: un arazzo posto sul pavimento, su cui l’artista ha scelto di posizionare opere di Formafantasma, Hans Berg, Miho Dohi, Vlassis Caniaris, e sul muro un lavoro fatto con una rete di fibra di vetro su tessuto.

Il suo arazzo a terra nel piano superiore invece è una superficie attraversabile, circondata dalle opere di Leonor Antunes, Paul Heintz e Rodrigo Hernandez, mentre l’opera Interior IIanero di Sol Calero invita a sedersi e fermarsi. “Devo dire che alla fine ho notato che il filo che accomuna tutte le opere sono i materiali che gli artisti hanno scelto di utilizzare e il modo in cui hanno utilizzato questi materiali, sia nell’ambito del design che tra gli artisti” ha concluso Offman.

Elica rilancia su tecnologia e design a EuroCucina

Milano, 22 apr. (askanews) – Elica torna protagonista a EuroCucina con un passo

strategico nel proprio percorso di evoluzione nel mondo del cooking, presentando una

nuova gamma di piani a induzione completamente progettati internamente e dotati della

tecnologia proprietaria ID Technology.

Al centro della proposta, un investimento da oltre 2 milioni di euro che ha portato allo

sviluppo di una piattaforma hardware e software innovativa, pensata per migliorare

concretamente l’esperienza in cucina. Una soluzione che unisce design, prestazioni e

semplicità d’uso, con superfici flessibili, controllo preciso della temperatura e un

funzionamento brevettato su silenziosità e efficienza.

A completare il sistema, la nuova interfaccia Matrix, ispirata ai settori più avanzati come

automotive, che introduce un linguaggio visivo evoluto fatto di grafiche dinamiche,

animazioni e interazioni intuitive, ridefinendo gli standard della categoria.

Il concept dello stand, “Where Cooking Has No Borders”, racconta una visione di cucina

aperta, inclusiva e senza confini, dove tecnologia e design dialogano in un ecosistema

coerente. Un percorso immersivo che mette in scena l’identità di Elica, tra innovazione,

ricerca e qualità manifatturiera.

Nel corso dell’evento abbiamo raccolto le parole di Francesco Casoli, Presidente di Elica

S.P.A. che ha sottolineato come l’innovazione rappresenti un elemento imprescindibile per

competere in un mercato in continua evoluzione, tra nuove esigenze dei consumatori e

sfide legate alla sostenibilità: “Elica, da più di 50 anni leader nell’aspirazione, si presenta

con dei prodotti che vanno al di là dell’aspirazione. I nostri forni, i nostri sistemi di cottura, i

nostri piani aspiranti sicuramente riescono a cambiare il paradigma in cucina e questo è

quello che facciamo come azienda”

Spazio anche all’intervento di Luca Barboni, CEO di Elica S.P.A che ha evidenziato il

percorso di trasformazione dell’azienda verso una vera e propria cooking company,

capace di sviluppare tecnologie proprietarie e una visione distintiva nel panorama

internazionale: “Lo sviluppo delle nuova gamma di piani a induzione con tecnologia

proprietaria non rappresenta solo un ampliamento dell’offerta ma traccia una traiettoria

industriale ben precisa, pronta a sostenere il percorso di innovazione di Elica. L’ambizione

è quella di guidare tutte quelle variabili che rendono Elica unica e distintiva”.

Elica conferma così la propria capacità di anticipare il futuro, trasformando innovazione e

design in soluzioni concrete, pensate per ridefinire il modo di vivere lo spazio cucina.