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2 giugno, Meloni: festa di riconoscenza e responsabilità

Roma, 2 giu. (askanews) – “Io penso che questa sia una festa di riconoscenza e di responsabilità. Una festa di riconoscenza perché quello che noi abbiamo oggi dobbiamo sempre ricordare che qualcuno l’ha costruito prima di noi, con grandi storie e con piccoli gesti quotidiani, con piccole scelte di ciascuno. E di responsabilità perché dopo 80 anni dobbiamo anche chiederci che Repubblica vogliamo essere domani, penso”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, durante la passeggiata in via dei Fori Imperiali, prima di raggiungere le tribune dove assisterà alla parata militare per la festa della Repubblica.

“Io credo che questa nazione abbia tutte le carte in regola per essere, se vogliamo, più ambiziosa. Credo che stia dando, nonostante le difficoltà, grande prova di sé e mi piacerebbe per questo che fosse chiaramente una festa di responsabilità ma anche una festa d’orgoglio per tutti gli italiani”, ha concluso Meloni.

2 giugno, al via la parata a Roma con onori a Mattarella

Roma, 2 giu. (askanews) – Con gli onori iniziali al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e l’inno nazionale, si è aperta la parata del 2 giugno ai Fori Imperiali a Roma, che quest’anno coincide con gli 80 anni della Repubblica. La sfilata ha per manifesto “80 anni di Repubblica, ottant’anni al servizio del Paese” e racchiude il senso più profondo della celebrazione del 2 giugno: non soltanto la ricorrenza di una data fondativa della nostra storia nazionale, ma il riconoscimento di un percorso collettivo costruito giorno dopo giorno grazie all’impegno di donne e uomini al servizio dello Stato.

Alla parata del 2 giugno onori a Mattarella e Frecce tricolori

Roma, 2 giu. (askanews) – Con gli onori iniziali al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e l’inno nazionale, si è aperta la parata del 2 giugno ai Fori Imperiali a Roma, che quest’anno coincide con gli 80 anni della Repubblica. La sfilata ha per manifesto “80 anni di Repubblica, ottant’anni al servizio del Paese” e racchiude il senso più profondo della celebrazione del 2 giugno: non soltanto la ricorrenza di una data fondativa della nostra storia nazionale, ma il riconoscimento di un percorso collettivo costruito giorno dopo giorno grazie all’impegno di donne e uomini al servizio dello Stato.

Dopo il settore di apertura con lo sfilamento dei sindaci d’Italia, banda dei carabinieri, bandiere, gonfaloni e labari, sfileranno 12 settori. Il primo sarà quello dei gruppi sportivi delle Forze Armate e del personale civile della Difesa; l’ultimo sarà quello dei Reparti a cavallo. Seguiranno il sorvolo di elicotteri, il dono al presidente della Repubblica, il lancio del tricolore e gli onori militari. A chiudere la sfilata, come da tradizione, il sorvolo della Pattuglia acrobatica nazionale.

Arriva "Morte e miracoli del numero 3", il nuovo noir di Franco Vanni

Milano, 2 giu. (askanews) – Un ragazzo investito nella periferia ovest di Milano. Un incidente che forse incidente non è. Da qui prende avvio Morte e miracoli del numero 3, il nuovo romanzo di Franco Vanni pubblicato da Baldini+Castoldi, terza indagine dedicata al giornalista investigatore Steno Molteni.

A intuire che dietro la morte del giovane calciatore si nasconda qualcosa di più oscuro sono proprio Molteni e il suo inseparabile amico Raffaele Cinà, poliziotto soprannominato Scimmia. Seguendo piste sempre più intricate, i due si muovono tra i campi della Serie D nella provincia comasca e gli ambienti esclusivi degli hotel di lusso milanesi, entrando nei meccanismi opachi del calcio contemporaneo.

Nel romanzo di Vanni il pallone è molto più di uno sport: è un territorio attraversato da interessi economici, rivalità, violenza ultras e procuratori senza scrupoli. Ma soprattutto è il luogo in cui si concentrano speranze e illusioni di ragazzi stranieri e famiglie intere che cercano nel calcio un’occasione di riscatto sociale e un senso di appartenenza.

Con una scrittura asciutta e concreta, maturata in oltre vent’anni di cronaca nera, giudiziaria e sportiva, Vanni costruisce un noir teso e realistico, capace di raccontare le contraddizioni di un mondo dove il successo convive con il fallimento e dove la ricerca della verità si intreccia continuamente con il desiderio di sopravvivere.

Giornalista de “La Repubblica”, Franco Vanni ha esordito nella narrativa con Il clima ideale, premiato al Festival du Premier Roman de Chambéry. Parallelamente ha firmato saggi dedicati alla finanza e al calcio, tra cui Il calcio ha perso, scritto con Matteo Spaziante. Il personaggio di Steno Molteni, apparso per la prima volta nel 2018 con Il caso Kellan e tornato l’anno successivo in La regola del lupo, è stato citato da Luca Crovi nella Storia del giallo italiano.

Con Morte e miracoli del numero 3, Vanni conferma la sua capacità di trasformare la cronaca in letteratura noir, usando il calcio come lente per osservare paure, ambizioni e fragilità della società contemporanea.

2 giugno, Mattarella ha reso omaggio al milite ignoto all’Altare della patria

Roma, 2 giu. (askanews) – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione dell’80esimo anniversario della Repubblica, ha reso omaggio al monumento del milite ignoto all’Altare della Patria a Roma. Il capo dello Stato, accompagnato dal ministro della Difesa Guido Crosetto, ha passato in rassegna il reparto d’onore schierato a Piazza Venezia, e deposto una corona d’alloro davanti al sacello del Milite Ignoto. Presenti alla cerimonia i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso. Il momento è stato celebrato, come da tradizione, dalle note dell’inno nazionale e dal sorvolo delle Frecce tricolori.

2 giugno, Meloni: un cammino che gli italiani hanno saputo costruire insieme

Roma, 2 giu. (askanews) – “Oggi celebriamo gli ottant’anni della Repubblica Italiana. Una ricorrenza che non rappresenta soltanto una data storica, ma racconta il cammino che gli italiani hanno saputo costruire insieme: con storie di sacrificio, coraggio, unità, solidarietà e impegno, generazione dopo generazione. Perché sono certo le grandi storie, ma anche – e forse soprattutto – le piccole scelte quotidiane ad aver fatto dell’Italia la straordinaria nazione che è oggi”. Lo scrive su X la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“Ottant’anni di Repubblica, di libertà e di partecipazione ci rendono orgogliosi e riconoscenti verso chi ci ha preceduto e ha contribuito a edificare le fondamenta della nostra comunità nazionale. Ma, allo stesso tempo, ci ricordano la responsabilità che ciascuno di noi ha nel custodire e rafforzare ogni giorno questo patrimonio, al servizio della Patria e delle generazioni future. Buona Festa della Repubblica”, ha aggiunto.

2 giugno, Mattarella: la Costituzione è la casa comune di tutti

Roma, 2 giu. (askanews) – “Non celebriamo oggi solamente una ricorrenza storica, ma un momento di alto significato che rinnova l’impegno collettivo all’affermazione, alla tutela e alla piena attuazione dei valori che costituiscono il fulcro della nostra Costituzione, ‘casa comune’ che garantisce la vita della nostra comunità nazionale, i nostri diritti, richiamandoci al contempo ai nostri doveri di solidarietà”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al capo di Stato Maggiore della difesa, Luciano Portolano, in occasione della festa del 2 giugno.

“Le difficoltà e i rischi che attraversano oggi la nostra sicurezza e il nostro benessere vanno affrontati con fermezza. Non potrà esservi vera pace fino a quando permarranno focolai di minaccia e non potrà esservi vero benessere se anche soltanto una parte dell’umanità sarà costretta a vivere nella precarietà. L’Italia, con l’Europa, è impegnata nel ripristino del valore delle regole nella vita della comunità internazionale, per uscire da una fase di permanente conflittualità, nell’edificazione di una nuova effettiva sicurezza per tutti i popoli”, continua il Capo dello Stato.

Terremoto, Occhiuto: paura e nessun danno, grazie Protezione Civile

Roma, 2 giu. (askanews) – “La scossa di terremoto di magnitudo 6.2 registrata nella notte, con epicentro al largo della costa tirrenica cosentina e a circa 250 chilometri di profondità, è stata avvertita in gran parte della Calabria, provocando comprensibilmente paura e preoccupazione tra i cittadini. Fin dai primi minuti successivi all’evento sismico, la macchina della Protezione Civile regionale, guidata dal direttore Domenico Costarella, si è immediatamente attivata per monitorare la situazione e coordinare tutte le verifiche necessarie sul territorio. Le nostre sale operative hanno ricevuto numerosissime chiamate da parte dei cittadini che chiedevano informazioni e assistenza. Fortunatamente, allo stato attuale, non si registrano danni a persone né a cose”. Così Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, in una nota.

“Nel corso della notte si è inoltre riunita l’Unità di crisi con il Dipartimento nazionale della Protezione Civile, che ringrazio per la consueta tempestività. Un ringraziamento particolare va al capo del Dipartimento, Fabio Ciciliano, per l’immediato interessamento e il costante supporto garantito alla nostra Regione. Alla riunione hanno partecipato anche le Regioni Puglia e Sicilia, nelle quali il sisma è stato chiaramente avvertito”, continua il presidente Occhiuto.

Trump a Netanyahu: sei "fottutamente pazzo", tutti odiano Israele

Roma, 2 giu. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si sarebbe scagliato contro il primo ministro Benjamin Netanyahu durante la loro telefonata di ieri, definendolo “fottutamente pazzo” e dicendogli che tutti “odiano Israele”, mentre chiedeva a Israele di accettare un cessate il fuoco con Hezbollah.

Axios ha citato un funzionario statunitense che ha riassunto il messaggio di Trump a Netanyahu come segue: “Sei fottutamente pazzo. Saresti in prigione se non fosse per me. Ti sto salvando il culo. Ora tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per questo motivo”.

Una seconda fonte informata sulla telefonata ha riferito alla testata che il presidente degli Stati Uniti era “furioso” e a un certo punto ha urlato a Netanyahu: “Che c…o stai facendo?”.

Due fonti hanno anche affermato che Trump ha accusato Netanyahu di ingratitudine durante la telefonata sull’escalation dei combattimenti in Libano, telefonata che Axios ha descritto come “piena di parolacce”.

Sebbene funzionari statunitensi abbiano dichiarato al sito di notizie che Trump era consapevole che Hezbollah aveva ripetutamente sparato contro Israele e che Gerusalemme ha il diritto di rispondere, il presidente riterrebbe che le Forze di Difesa Israeliane hanno reagito in modo sproporzionato negli ultimi giorni, mettendo a rischio gli sforzi di Washington per ottenere una proroga del cessate il fuoco con l’Iran, che subordina l’accordo a una tregua in Libano.

2 giugno, Crosetto: abbiamo dovere di costruire Difesa credibile e moderna

Roma, 2 giu. (askanews) – “Abbiamo il dovere di costruire, come da anni stiamo facendo, in silenzio, senza clamori, ma con fiducia, una Difesa credibile, moderna e preparata, per garantire la pace e tutelare i cittadini”. E’ quanto ha scritto il ministro della Difesa Guido Crosetto nel suo messaggio per l’80° Anniversario della Festa della Repubblica. “È questa la missione delle donne e degli uomini della Difesa, del personale militare e civile, che oggi desidero ringraziare con sincera riconoscenza per ciò che fanno ogni giorno. Per il servizio svolto in Patria e nei teatri internazionali. Per la professionalità, la dedizione e l’umanità con cui rappresentano l’Italia anche nei contesti più difficili”, ha commentato Crosetto. “E voglio rivolgere, qui, un pensiero, anche alle loro famiglie, che condividono sacrifici, attese, distanze e preoccupazioni spesso silenziose”.

Crosetto ha quindi ringraziato anche chi ha pagato il prezzo più alto per difendere la nostra libertà: Caduti, feriti, chi porta ancora nel corpo e nell’anima i segni del servizio reso alla Nazione. “A loro dobbiamo non soltanto memoria e gratitudine, ma la consapevolezza che la libertà e la pace non sono conquiste definitive. Sono beni preziosi, fragili, che vanno custoditi ogni giorno”, ha spiegato.

“La Difesa ha sostenuto le sicurezze che hanno garantito il cammino della Repubblica. Ne ha condiviso le ferite, le trasformazioni, le speranze. E continua a servire il Paese con lo stesso spirito: proteggere i cittadini, custodire i valori democratici, garantire alle future generazioni il diritto di vivere in un’Italia libera e sicura”, ha aggiunto il ministro.

“Ecco perché guardiamo al futuro con fiducia e con responsabilità. Perché, come ottant’anni fa i Padri Costituenti posero le basi per la nostra libertà e una vera, concreta, convivenza democratica, noi oggi stiamo ponendo le basi affinché i nostri figli possano godere degli stessi diritti e delle stesse libertà nel futuro. Perché solo il Paese che conosce la propria storia, che custodisce la propria identità nazionale e che crede nella forza della propria comunità è un Paese capace di affrontare le sfide del proprio tempo”, ha concluso.

Zuppi a Mattarella: “La Repubblica sia promessa di coesione e pace”

Illustrissimo Signor Presidente,

nell’80° anniversario della nascita della Repubblica italiana Le invio, a nome mio personale e delle Chiese in Italia, un sentimento di gratitudine, affetto e responsabilità condivisa. Questi ottant’anni racchiudono una storia iniziata con donne e uomini che, dopo la guerra, hanno scelto di ricominciare insieme, portando le differenze nel rispetto della vita democratica. Ricostruire quando tutto sembra distrutto, cercare ciò che unisce in condizioni di profonda divisione e credere nel futuro nonostante il dolore ha richiesto coraggio e fiducia.

La Repubblica è nata attraversando la sofferenza, riconquistando la libertà e rifiutando ogni forma di fascismo, con una speranza più forte della paura. È nata dal desiderio di non essere più gli uni contro gli altri, ma cittadini insieme, diversi eppure uniti da un destino comune e dal senso del bene comune. Alcuni seppero guardare oltre se stessi e consegnare alle generazioni future la Costituzione, che ci ricorda che nessuno si salva da solo e che nessuno può essere lasciato solo. L’articolo 54 richiama il dovere di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione e delle leggi, e impone a chi esercita funzioni pubbliche di adempierle con disciplina e onore; questo richiamo orienta l’impegno comune per il bene di tutti.

La Repubblica non è solo un ordinamento: è un patto tra generazioni che trova concreta attuazione nel lavoro, nella scuola, nella cura, nella giustizia, nell’accoglienza, nella pace e nella partecipazione. L’articolo 1 del Concordato, riconoscendo reciproca sovranità e indipendenza di Italia e Santa Sede, esprime principi di libertà e collaborazione a favore della persona e del bene comune. La Chiesa ha sempre voluto cooperare con lo Stato nel pieno rispetto della libertà religiosa e di coscienza, promuovendo dignità, solidarietà e bene comune, in armonia con i valori fondanti della Repubblica. A conferma, nel suo intervento all’apertura della 50ª Settimana Sociale dei Cattolici in Italia a Trieste, Ella ha riconosciuto il contributo dei cattolici alla comunità nazionale, sottolineando che la Costituzione ha dato nuovo senso all’unità del Paese e che l’adesione dei cattolici a essa ha rafforzato coesione e unità.

Le Chiese in Italia guardano a questo anniversario con riconoscenza per il cammino compiuto e con preoccupazione per le ferite presenti: la povertà crescente, la denatalità, la sfiducia, le disuguaglianze, la violenza verbale, l’indifferenza e la tentazione di chiudersi in un destino individuale. Le nostre comunità rifiutano la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti e, ispirate dall’insegnamento di papa Leone, avvertono come urgente il compito di educare alla pace, custodire la democrazia e costruire comunità.
L’80° anniversario non può essere solo memoria: deve diventare promessa. Non basta celebrare ciò che abbiamo ricevuto; occorre rinvigorirlo, preservarlo e mantenerlo vivo, con lo stesso spirito che apre al futuro.

Signor Presidente, in questa ricorrenza Le rinnoviamo la nostra sincera gratitudine per il servizio che presta al Paese. Ricordiamo quanti hanno contribuito alla costruzione della comunità civile e riaffermiamo il nostro impegno a promuovere il bene comune e la solidarietà, a contrastare disaffezione e insoddisfazione pericolosa e a sostenere la dottrina sociale della Chiesa, le cui radici convivono con il dettato costituzionale.
Possa questo anniversario richiamare tutti a custodire e rinnovare il patto che ci unisce, per consegnare alle future generazioni una Repubblica più giusta, coesa e fraterna, sempre nella prospettiva europea.

Con profonda stima e riconoscenza, Le assicuriamo la nostra preghiera per Lei, per le istituzioni della Repubblica e per il Paese.

La CIA e gli intellettuali italiani nel confronto Est-Ovest del secondo dopoguerra

Quando nel 1999 Frances Stonor Saunders pubblicò in Gran Bretagna Who Paid the Piper? — titolo che evoca con ironia la filastrocca del pifferaio di Hamelin, dove chi paga decide la musica — la stampa italiana lo ignorò quasi del tutto. Non era disattenzione: era, come ha scritto Giovanni Fasanella nella prefazione alla prima edizione italiana appena pubblicata da Fazi Editore (La guerra fredda culturale. Come la CIA ha influenzato l’immaginario europeo), un vero e proprio “meccanismo di rigetto”. Il libro scottava, e scottava in modo particolare in Italia, dove molti dei nomi citati appartenevano alla memoria viva di una cultura che si era sempre voluta indipendente e critica.

Il tema del libro è scomodo nella sua semplicità: per vent’anni, tra il 1947 e il 1967, la CIA finanziò in segreto una parte consistente della vita culturale europea. Non con la propaganda volgare dei manifesti, ma con il metodo opposto — riviste di qualità, festival musicali, mostre d’arte, borse di studio, convegni internazionali — affidando l’operazione a una rete di fondazioni filantropiche usate come copertura. Il braccio visibile era il Congresso per la libertà della cultura, fondato a Berlino nel 1950. In diciassette anni vi furono investiti oltre dieci milioni di dollari. Il nome in codice interno era “packet”. Gli intellettuali coinvolti, in molti casi, non sapevano nulla.

LItalia nello scontro est-ovest: riviste, salotti, reti

Il capitolo italiano è particolarmente rivelatore. La sezione italiana del Congresso, denominata Associazione italiana per la libertà della cultura, fu istituita da Ignazio Silone alla fine del 1951 e divenne il centro logistico ed economico di una federazione di circa cento gruppi culturali. Le riviste che hanno formato la cultura laica italiana del dopoguerra — Il Mondo, Il Ponte, Tempo Presente, Il Mulino — erano finanziate direttamente o indirettamente attraverso questo consorzio.

Alla riunione fondativa di Berlino nel luglio 1950 erano presenti Benedetto Croce come presidente e Altiero Spinelli tra i delegati italiani. La sezione italiana includeva Adriano Olivetti e Mario Pannunzio. Nei salotti romani, Marguerite Chapin Caetani dirigeva da Palazzo Caetani la rivista Botteghe Oscure, che promosse Calvino, Moravia, Pasolini, Carlo Levi, Attilio Bertolucci. Elena Croce, figlia di Benedetto, selezionava per l’USIS — l’ufficio americano di diplomazia culturale — gli intellettuali ritenuti frequentabili. Suo marito Raimondo Craveri indicava all’ambasciata americana i politici affidabili. La loro casa era frequentata da Henry Kissinger e dal giovane Gianni Agnelli, e dominata dalla figura di Raffaele Mattioli, fondatore di Mediobanca, di cui gli americani si fidavano al punto da discutere con lui i piani per la ricostruzione già nel 1944.

Perché non ci sono i cattolici o i democristiani?

Scorrendo la lista dei nomi italiani coinvolti nell’operazione emerge tuttavia un vuoto che merita riflessione. I protagonisti italiani del Congresso per la libertà della cultura appartengono quasi esclusivamente a due aree culturali: quella laica liberale — Croce, Craveri, Pannunzio, Caetani — e quella democratico-socialista o di sinistra non comunista — Silone, Chiaromonte, Spinelli, Olivetti, Calvino, Pratolini. Il mondo cattolico e democristiano, che pure in quegli anni governava l’Italia e ne incarnava la principale identità politica di massa, è completamente assente dalla mappa tracciata da Saunders.

Questa assenza non è priva di significato. La DC non aveva bisogno di essere arruolata nella rete del Congresso: era già strutturalmente ancorata all’alleanza atlantica, sostenuta dalla Chiesa, radicata in una cultura popolare che trovava nella fede e nella tradizione comunitaria le sue risorse anticomuniste. Gli intellettuali cattolici e i dirigenti democristiani non erano terreno da coltivare per Washington: erano già in campo, con motivazioni autonome e radici profonde nella società civile italiana. La CIA cercava interlocutori nella sinistra non comunista e nel laicismo liberale, ossia negli ambienti che potevano essere tentati dall’utopia sovietica o che ne avevano già subito il fascino. Il mondo cattolico era culturalmente impermeabile a quella tentazione, e non aveva bisogno di essere convinto né orientato dall’esterno.

Una storia aperta: manipolazione, consenso e autonomia della cultura

La domanda morale che Saunders lascia aperta è però universale, e riguarda anche chi non compare nella sua mappa. C’è un confine oltre il quale anche una causa giusta — e quella anticomunista aveva le sue ragioni — si trasforma in strumento di manipolazione? Alcuni degli intellettuali coinvolti sapevano dei finanziamenti CIA, altri lo intuivano senza volerlo verificare, altri erano in buona fede. Ma tutti, in misura diversa, prestavano la propria voce a una strategia che non avevano scelto.

Il punto più acuto del libro non è la rivelazione in sé — che la CIA finanziasse la cultura per combattere l’URSS era, almeno a grandi linee, già noto. Il punto è il metodo: la costruzione del consenso attraverso la cultura è tanto più efficace quanto più rimane invisibile. Le idee più nobili — libertà, pensiero critico, pluralismo — possono essere usate come involucri di una propaganda sofisticata proprio perché sembrano il contrario della propaganda. È questa la lezione duratura del libro della Saunders, che arriva in Italia con trent’anni di ritardo ma non per questo priva di attualità.

Ungheria, Magyar sfida il presidente: “Non rappresenta più l’unità nazionale”

Lultimatum che scuote  Budapest

Péter Magyar non sembra intenzionato a concedere tregue. A poche settimane dalla storica vittoria elettorale del partito Tisza, il nuovo primo ministro ungherese ha lanciato un ultimatum al presidente della Repubblica Tamás Sulyok: dimissioni immediate oppure avvio di una procedura legislativa per rimuoverlo dall’incarico. Una sfida frontale che segna l’inizio della resa dei conti con l’apparato costruito da Viktor Orbán in sedici anni di potere.

Magyar accusa Sulyok di essere stato un garante non della nazione, ma dell’ex sistema di potere di Fidesz. “È indegno di rappresentare l’unità del popolo ungherese”, aveva già dichiarato dopo le elezioni di aprile. Ora il tono è diventato ancora più duro: “Rimuoveremo tutte le marionette dell’era Orbán che hanno contribuito alla demolizione dello Stato di diritto”.

 

Il volto europeista della nuova Ungheria

Il profilo politico di Magyar è ormai chiarissimo. Conservatore moderato, ma apertamente europeista, il nuovo premier vuole riportare Budapest dentro il perimetro politico dell’Unione europea, recuperando credibilità internazionale e soprattutto sbloccando i miliardi di euro congelati da Bruxelles per le violazioni dello Stato di diritto sotto Orbán.

Non è casuale che il suo insediamento sia avvenuto simbolicamente nel giorno della Festa dell’Europa, con la bandiera europea tornata sulla facciata del Parlamento ungherese. Magyar ha parlato di “ricostruzione democratica”, di libertà dell’informazione e di ripristino dei contrappesi istituzionali.

La sua determinazione è sostenuta da una maggioranza parlamentare schiacciante: il Tisza dispone infatti dei due terzi dell’Assemblea nazionale, numeri sufficienti per modificare la Costituzione senza accordi con l’opposizione. Ed è proprio questo il punto decisivo della vicenda.

 

Il nodo costituzionale

Formalmente il presidente ungherese ha funzioni prevalentemente rappresentative. Tuttavia conserva poteri non irrilevanti: può rinviare leggi al Parlamento, sottoporle alla Corte costituzionale e rallentare l’azione del governo. In una fase di transizione così radicale, Sulyok potrebbe dunque diventare un ostacolo concreto al programma riformatore del nuovo esecutivo.

Da qui la scelta di Magyar di procedere con una revisione costituzionale che renda possibile la rimozione anticipata del capo dello Stato. Una soluzione però altamente controversa. Lo stesso Sulyok ha reagito denunciando il rischio di “una crisi costituzionale che approfondirà le divisioni della società e danneggerà la reputazione democratica dell’Ungheria”.

 

La posta in gioco oltre Orbán

La battaglia istituzionale in corso a Budapest va ben oltre il conflitto personale tra Magyar e Sulyok. È il tentativo di ridefinire l’assetto del potere ungherese dopo l’era Orbán. Il nuovo premier sostiene che non sia possibile restaurare pienamente lo Stato di diritto lasciando intatti gli uomini collocati nei gangli strategici del sistema: Corte costituzionale, procura, autorità dei media e presidenza della Repubblica.

Resta però una domanda cruciale. Fino a che punto una maggioranza parlamentare, pur forte di un consenso democratico amplissimo, può spingersi nel ridisegnare gli equilibri costituzionali senza produrre una nuova forma di concentrazione del potere? È il paradosso che oggi attraversa l’Ungheria: smantellare la “democrazia illiberale” senza incrinare le garanzie della democrazia liberale.

Danimarca, Frederiksen resta al potere: decisivo il ritorno del centro

Un terzo mandato dopo settimane di stallo

Mette Frederiksen resterà alla guida della Danimarca. Dopo oltre due mesi di trattative, la leader socialdemocratica è riuscita a formare un nuovo governo di coalizione di centro-sinistra, assicurandosi il terzo mandato consecutivo da primo ministro. Un risultato tutt’altro che scontato, visto che le elezioni del 24 marzo avevano prodotto un Parlamento estremamente frammentato e un forte ridimensionamento del Partito socialdemocratico, sceso da 50 a 38 seggi sui 179 del Folketing.

L’accordo coinvolge Socialdemocratici, Social Liberali, Verdi di Sinistra e soprattutto i Moderati centristi guidati da Lars Løkke Rasmussen, ex premier e ministro degli Esteri uscente. Proprio il ruolo di Rasmussen appare decisivo per comprendere l’esito della crisi politica danese.

 

Il centro come ago della bilancia

Per settimane la situazione sembrava orientata verso una svolta di centrodestra. A maggio Rasmussen aveva addirittura abbandonato il tavolo con Frederiksen, indicando il leader liberale Troels Lund Poulsen come possibile nuovo incaricato per formare un governo alternativo.

Ma il progetto non ha retto. Rasmussen ha progressivamente escluso l’ipotesi di sostenere una coalizione puramente conservatrice, tornando invece a privilegiare una soluzione centrista e pragmatica. Le cronache politiche danesi concordano nel descriverlo come il vero “kingmaker” della legislatura: senza i suoi Moderati non esisteva alcuna maggioranza stabile né a destra né a sinistra.

È dunque il centro, ancora una volta, ad aver determinato la soluzione della crisi. Un centro non neutrale, ma orientato alla stabilità istituzionale, all’europeismo e alla responsabilità internazionale. La nuova coalizione nasce infatti attorno a una linea politica molto netta: rafforzamento della difesa europea, sostegno all’Ucraina, cooperazione con Bruxelles e gestione della delicata questione groenlandese dopo le pressioni dell’amministrazione Trump.

 

Groenlandia, sicurezza europea e nuova fase politica

Secondo Reuters, tra le priorità immediate del nuovo esecutivo figurano i colloqui diplomatici sulla Groenlandia e il potenziamento delle capacità militari danesi nel quadro del deterioramento della sicurezza europea provocato dalla guerra russo-ucraina.

Frederiksen ha rafforzato la propria leadership proprio grazie alla fermezza mostrata nei confronti delle pressioni statunitensi sulla Groenlandia, ottenendo consenso interno e sostegno europeo.

La nuova maggioranza non dispone però di una piena autosufficienza parlamentare e dovrà cercare appoggi esterni, soprattutto dall’Alleanza Rosso-Verde. In Danimarca, tuttavia, i governi di minoranza sono una tradizione consolidata.

Resta il dato politico più significativo: in uno dei Paesi più avanzati d’Europa, il baricentro della governabilità continua a passare dal centro moderato e riformista. Ed è probabilmente questo il segnale più interessante che arriva oggi da Copenaghen.

Padel, martedì prende il via il main draw dell’Italy Major a Roma

Roma, 1 giu. (askanews) – Si apre martedì al Foro Italico di Roma il main draw del Bnl Italy Major Premier Padel, la quinta edizione di uno dei tornei più prestigiosi del mondo. Dopo i primi otto tornei del 2026 del Premier Padel Tour, si legge in una nota, il bilancio parla chiaro: tre coppie si sono spartite i titoli in palio e guidano anche la Fip Race verso le Finals di Barcellona.

Nel circuito maschile e femminile, il dato è evidente. Fede Chingotto e Ale Galan da una parte, Paula Josemaria e Bea Gonzalez dall’altra, guidano con cinque titoli stagionali, seguiti dai numeri uno del ranking Fip, Arturo Coello e Agustin Tapia da una parte e Delfi Brea e Gemma Triay dall’altra, a quota due successi. Un solo titolo invece per altre due grandi coppie del 2026, Juan Lebron e Leo Augsburger e Ari Sanchez con Andrea Ustero.

Una sfida appassionante sottolineata anche dal presidente della Federazione Internazionale Padel, Luigi Carraro, in occasione della presentazione del torneo romano, quando ha evidenziato come “almeno tre coppie siano realmente in grado di vincere il titolo”. Dove quell”almeno” apre anche ad altri scenari.

Nel tabellone maschile, la rivalità tra Chingotto-Galan e Coello-Tapia continua a caratterizzare la stagione. I primi, in svantaggio nei precedenti complessivi (21-13), arrivano però a Roma dopo quattro successi consecutivi negli scontri diretti e dei titoli conquistati nelle ultime due edizioni del Major romano. Occhi puntati anche su Lebron e Augsburger, che dopo il successo a Bruxelles sono tra le coppie più attese al Foro Italico, ma è impossibile ignorare Franco Stupaczuk e Mike Yanguas, teste di serie numero tre, in crescita dopo il titolo al FIP Platinum di Tirana vinto sabato scorso.

Nel tabellone femminile continua invece il dominio di Josemaria e Gonzalez, protagoniste di cinque vittorie stagionali, in un avvio di anno diviso con Sanchez-Ustero e Brea-Triay, già vincitrici nei primi appuntamenti del circuito. Le prime otto finali dell’anno se le sono contese queste tre coppie, mentre Claudia Fernandez e Sofia Araujo si sono sempre fermate in semifinale, ma occhio alle sorprese: Lucia Sainz e Patty Llaguno, finaliste nel 2024, dimostrano che tutto può succedere.

Ccnl Cifa-Confsal valorizzare i preposti per sicurezza sul lavoro

Bologna, 1 giu. (askanews) – In Italia gli infortuni sul lavoro continuano a crescere. Una piaga che costa al Paese il 6,3% del PIL ogni anno. Eppure in ogni azienda c’è una figura che può persino fermare le macchine per proteggere chi lavora: il preposto. Grandi responsabilità, spesso nessun riconoscimento. A Bologna, ad Ambiente Lavoro 2026, Confsal prova a cambiare le cose, con il convegno “La valorizzazione del preposto nella contrattazione collettiva”.

“Il valore della sicurezza – spiega Angelo Raffaele Margiotta, segretario generale Confsal – rimane una semplice enunciazione se poi non è seguito da atti concreti, come quelli che abbiamo fatto noi: garantire a questa figura, che è la chiave di volta della prevenzione partecipata, un’agibilità nei luoghi di lavoro. Attraverso un riconoscimento economico e soprattutto una copertura assicurativa che lo tuteli nell’esercizio delle sue funzioni. Questa è la sicurezza praticata, non la sicurezza enunciata”.

La sicurezza, dunque, non basta dichiararla: va praticata. Ma chi è davvero il preposto, e perché la sua tutela conta così tanto? “Il preposto è una figura chiave nell’organizzazione della salute e sicurezza – ricordo Marcello Fiori, direttore generale INAIL – è un lavoratore, un dipendente dell’azienda, a cui vengono affidati compiti molto importanti: può addirittura interrompere l’attività produttiva quando ritiene che non ci siano condizioni di tutela. Ma risponde direttamente del proprio operato, anche davanti al magistrato. Dobbiamo rafforzarla, anche tutelandola in termini assicurativi e di libertà di intervento”.

Una tutela che passa anche dai contratti. E qui entra in gioco chi le imprese le rappresenta. Perché valorizzare il preposto significa, prima di tutto, riconoscerlo. “Già nei nostri contratti collettivi – spiega Andrea Cafà, presidente Cifa – abbiamo previsto un’indennità per il preposto. Riteniamo sia doveroso, perché è quella figura che, oltre a svolgere le proprie mansioni, deve avere sott’occhio tutto ciò che accade, con grandi responsabilità: in alcune circostanze può decidere il blocco delle attività”.

Riconoscimento economico, copertura assicurativa, libertà di intervenire. Piccoli passi, ma concreti. Perché – dicono i promotori – con centinaia di preposti messi davvero in condizione di agire, si potrebbero avere decine di infortuni in meno. La sicurezza che si pratica, e non soltanto si racconta.

Tennis, Berrettini ai quarti del Roland Garros: Cerundolo ko 3-0

Roma, 1 giu. (askanews) – Dopo Cobolli anche Matteo Berrettini si qualifica ai quarti di finale del Roland Garros. Il tennista romano ha battuto l’argentino Francisco Cerundolo con il punteggio di 6-3, 7-6, 7-6 al termine di una partita intensa e combattuta soprattutto nei due set conclusi al tie-break. Il romano conferma un ottimo stato di forma e conquista un successo pesante che lo riporta tra i protagonisti del circuito maggiore.

L’avvio di match è equilibrato, con Berrettini che deve annullare una palla break nel primo game ma poi prende il controllo grazie a un servizio efficace e a un dritto profondissimo. L’azzurro strappa il break nel secondo game e mantiene il vantaggio fino al 6-3 del primo set, mostrando grande solidità nei turni di battuta.

Nel secondo set la sfida si alza di livello. Cerundolo reagisce, alza la pressione da fondo campo e approfitta di un passaggio a vuoto del romano per ottenere il break, ma Berrettini resta agganciato al parziale grazie al servizio e a diverse accelerazioni vincenti. Si arriva al tie-break, dove l’azzurro cambia marcia: aggressivo in risposta e preciso al servizio, domina 7-2 e si porta avanti due set a zero.

Il terzo set è il più equilibrato e fisico. Entrambi tengono i rispettivi turni di servizio con maggiore continuità, ma Berrettini mostra maggiore lucidità nei momenti chiave, salvando situazioni delicate e gestendo gli scambi più lunghi. Anche questo parziale si decide al tie-break, dove il romano mantiene alta l’intensità e chiude nuovamente in controllo, completando la vittoria in tre set.

Il successo proietta Berrettini ai quarti di finale dello Slam parigino, confermando il ritorno ad alti livelli dopo una stagione condizionata da problemi fisici. Il percorso a Parigi gli garantisce inoltre un significativo balzo nel ranking mondiale, con il rientro tra i primi 80 e la possibilità di ulteriore crescita in caso di avanzamento nel torneo.

Mattarella condanna attacco al Libano: non rassegniamoci al caos

Roma, 1 giu. (askanews) – Il Libano viene colpito “in modo brutale e indebito”. Nelle stesse ore in cui torna a inasprirsi il clima in Medioriente dopo l’attacco di Israele in Libano e la reazione dell’Iran, Sergio Mattarella pronuncia la sua condanna per quell’azione ostile davanti ai diplomatici ospiti del Quirinale per il tradizionale concerto per la festa della Repubblica. Sono assenti ancora una volta gli ambasciatori di Russia e Bielorussia ma quello israeliano e quello iraniano invece sono presenti.

E ai rappresentanti dei governi di tutto il mondo ma anche alla politica e ai cittadini che lo seguono dalla tv il Presidente della Repubblica prova a dare un pò di coraggio: “Tutto questo non deve indurre alla rassegnazione, in nome di un malinteso realismo che, oltre che moralmente deprecabile, rappresenterebbe un grave errore di valutazione. Nel quadro, che appare desolante per la legalità internazionale, va ribadito che è questione di volontà e di scelte. Possiamo decidere, infatti, di continuare a promuovere la primazia del diritto internazionale e la ricerca di soluzioni condivise, avverso alla logica dello scontro e della discordia”.

La celebrazione del 2 giugno quest’anno è più densa del solito perchè si festeggiano gli 80 anni della Repubblica e il Quirinale ha già aperto i suoi giardini questa mattina alle categorie fragili per ribadire come il Palazzo sia di tutti gli italiani. Mattarella ha accolto tutti con un sorriso e un augurio e concesso selfie senza risparmiarsi. E ha voluto per domani che il tradizionale ricevimento nei giardini fosse annullato per fare posto ad un evento “aperto” in piazza del Quirinale che andrà in diretta tv per raccontare i “volti della Repubblica” attraverso i racconti e le testimonianze di attori, cantanti, musicisti, sportivi.

La scelta compiuta 80 anni fa con il primo voto alle donne fu “un segnale di autentica svolta democratica del nostro Paese”, ricorda nel suo discorso serale, “un percorso nuovo, basato su pace, libertà, democrazia e giustizia sociale, sancito dalla Costituzione che sarebbe entrata in vigore il 1° gennaio 1948” e infatti Mattarella richiama proprio l’articolo 11 della nostra Carta quello che sancisce “il ripudio della guerra per regolare vertenze internazionali – irreversibile cambio di prospettiva rispetto al fascismo – e la scelta di condividere sovranità” in nome della convivenza con gli altri popoli. Ne seguirono poi l’adesione all’Alleanza Atlantica e all’Onu.

“La Repubblica Italiana vive saldamente ancorata ai valori che ha testimoniato in questi 80 anni, votata alla ricerca di soluzioni di pace e della indipendenza dei popoli”, principi che oggi “vediamo gravemente aggrediti” come dimostra l’aggressione russa all’Ucraina, perciò “avvertiamo come nostra la causa della indipendenza e della libertà di Kyiv”, dice il capo dello Stato. “Il caos è tristemente evidente anche in Medio Oriente, conferma che le cattive pratiche raccolgono velocemente seguaci”, è la constatazione amara legata alla crisi irrisolta a Gaza e alla “minaccia di una guerra su vasta scala che dall’Iran potrebbe irradiarsi a tutta la regione, e che già colpisce così brutalmente e in modo indebito la popolazione civile del Libano”.

Di fronte a questa “realtà internazionale frammentata e complessa il ruolo della diplomazia è ancora più essenziali, per la capacità di attingere alle radici dei rapporti tra Paesi, di saper leggere in profondità la realtà nella quale si opera”, è l’invito del Presidente della Repubblica, consapevoli che “alimentare giacimenti di rancore, di odio spinge soltanto sulla strada della guerra e dei conflitti perpetui”.

Iran, Trump: "Non mi importa se negoziati sono finiti"

New York, 1 giu. (askanews) – Al presidente americano, Donald Trump, non sembra importare se i negoziati tra Usa e Iran si sono interrotti su volere di Teheran, come riferito dai media della repubblica islamica.

In una telefonata con un giornalista di CNBC, che gli ha chiesto se le trattative sono effettivamente finite o se quello dell’Iran è un bluff, Trump ha risposto: “Non mi importa se sono finite, onestamente. Non potrebbe importarmi di meno. Se sono finite, sono finite. Se non lo sono, penso abbiamo impiegato troppo tempo. Francamente penso sia diventate un po’ noiose”.

Cosenza, 4 braccianti carbonizzati in un van: non si esclude l’omicidio

Milano, 1 giu. (askanews) – Sarebbe quella dell’omicidio la pista più battuta dai poliziotti della Squadra Mobile di Cosenza che stanno indagando sul decesso di quattro braccianti pakistani, trovati carbonizzati dai vigili del fuoco intorno alle 13 di oggi all’interno di un minivan.

Il mezzo è stato divorato dalle fiamme in una stazione di servizio della IP lungo la Statale 106 Jonica, tra Amendolara e Roseto Capo Spulico, nel Cosentino. A recuperare i corpi sono stati i vigili del fuoco.

Secondo i primi accertamenti condotti dagli investigatori, coordinati dalla Procura di Castrovillari, sembra che le vittime lavorassero nei campi della Sibaritide. Al momento gli inquirenti mantengono il massimo riserbo e ufficialmente le indagini proseguono a 360 gradi.

Auto, a maggio vendite +7,64%. Stellantis fa meglio del mercato

Roma, 1 giu. (askanews) – Nel mese di maggio sono state immatricolate 150.096 autovetture a fronte delle 139.445 iscrizioni registrate nello stesso mese dell’anno precedente, pari a un aumento del 7,64%. Lo riferisce il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. I trasferimenti di proprietà sono stati 477.820 a fronte di 466.760 passaggi registrati a maggio 2025, con un aumento del 2,37%.

Il volume globale delle vendite mensili, pari a 627.916, ha interessato per il 23,9% vetture nuove e per il 76,1% vetture usate. Si conferma anche la tendenza positiva di Stellantis in Italia. Il gruppo è cresciuto per il quinto mese consecutivo con una percentuale superiore a quella del mercato complessivo. Nella classifica delle auto più vendute, Stellantis conferma tre macchine nelle prime quattro posizioni: al primo posto Fiat Pandina, seguita da Leapmotor T03 al terzo e Jeep Avenger al quarto.

Con 43.426 registrazioni a maggio, i brand commercializzati in Italia hanno ottenuto una crescita complessiva del 9,9% rispetto all’intero mercato nazionale che è cresciuto del 7,6% e ha registrato 150.096 immatricolazioni. La quota ottenuta da Stellantis è stata del 28,9%, in crescita dello 0,6% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Significativo il risultato ottenuto nel canale dei privati, dove Stellantis è cresciuto nei volumi del 52%, così come la quota è cresciuta dal 20,8% del maggio 2025 al 27,3% dello scorso mese di maggio.

Piantedosi: fermato presunto sostenitore del terrorismo islamico

Milano, 1 giu. (askanews) – “L’arresto questa mattina di un uomo, residente in Brianza e accusato di terrorismo internazionale, testimonia ancora una volta l’efficacia delle misure messe in campo dal nostro Paese per contrastare il pericoloso fenomeno della radicalizzazione islamista. Grazie a una capillare azione di presidio del territorio, ad un costante monitoraggio degli ambienti dell’estremismo, ad un attento controllo dei canali informatici e dei social network insieme ad una elevata capacità di analisi, le nostre Forze dell’ordine e l’intelligence sono stati in grado ancora una volta di intervenire tempestivamente per individuare una minaccia terroristica. A loro, e in particolare alla Polizia di Stato per l’operazione condotta oggi con il coordinamento della Procura di Milano, va la mia gratitudine per il lavoro che svolgono ogni giorno, con professionalità e dedizione, per garantire la sicurezza dei cittadini”. Lo ha dichiarato in una nota il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

Il giovane fermato, Zakaria B. H., è un 21enne nato a Vimercate (Monza), accusato di aver pubblicato contenuti apologetici di attentati terroristici compiuti dallo Stato Islamico contro l’Occidente e di incitamento al martirio, anche con riferimento ai tragici fatti avvenuti nel centro di Modena il 15 maggio scorsi, quando un 31enne con problemi psichici aveva travolto con l’auto sette persone, ferendole.

Mattarella: con art. 11 Repubblica partecipe nuovo ordine multilaterale

Roma, 1 giu. (askanews) – L’articolo 11 della Costituzione è “il segno eloquente della volontà della Repubblica di essere parte attiva nella comunità internazionale, partecipando alla costruzione del nuovo ordine multilaterale”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella nel suo saluto prima del concerto al Quirinale per il Corpo Diplomatico e le alte cariche in occasione della Festa della Repubblica.

“Due i principi nucleo dell’Articolo 11 della nostra Carta fondamentale: il ripudio della guerra per regolare vertenze internazionali, irreversibile cambio di prospettiva rispetto al fascismo, e la scelta di condividere sovranità con altri popoli, in condizione di parità, per dar vita a un ordinamento che potesse assicurare convivenza pacifica ed eguaglianza fra gli Stati”, ha spiegato il capo dello Stato.

Tennis, Serena Williams torna in campoa 44 anni: sarà al Queen’s in doppio

Roma, 1 giu. (askanews) – Serena Williams torna a sorpresa nel circuito WTA a 44 anni. La campionessa statunitense, 23 titoli del Grande Slam, ha confermato il suo rientro ufficiale in occasione del torneo del Queen’s Club di Londra, dove parteciperà al tabellone di doppio grazie a una wildcard.

L’ex numero uno del mondo, ferma dal 2022 dopo l’ultima apparizione agli US Open, rientra così nel circuito dopo quasi quattro anni di inattività. Il suo ritorno era stato anticipato da indiscrezioni legate anche alla sua recente re-iscrizione al programma antidoping nel 2025 e da una crescente serie di segnali nelle ultime settimane.

Al Queen’s Williams farà coppia con la 19enne canadese Victoria Mboko, in un tandem che unisce esperienza e nuova generazione. L’obiettivo del rientro, oltre all’evento londinese, potrebbe essere anche quello di testare la condizione in vista di un’eventuale partecipazione a Wimbledon, torneo che l’americana ha vinto più volte nel corso della carriera. “Serena è una delle più grandi atlete di tutti i tempi, con un’eredità che va ben oltre il campo da tennis”, ha dichiarato Valerie Camillo, presidente della Wta. “Il suo ritorno è espressione della sua passione per la competizione e non vedo l’ora di vederla affrontare una nuova generazione di giocatrici di alto livello. Serena non è solo una grande campionessa. È un’imprenditrice di successo, una fervente sostenitrice delle cause che contano e una delle donne più iconiche al mondo. Siamo entusiaste di darle il bentornato nel circuito Wta in questo momento così emozionante per il tennis femminile.

Matteo Bassetti: epidemia incontrollata di Ebola in Africa, è anche colpa di Trump

Milano, 1 giu. (askanews) – “Sono molto preoccupato per l’Ebola, in Africa la situazione è incontrollata in un’area molto difficile. C’è un responsabile in tutto questo, è Donald Trump, che su questo tema ha fatto un disastro. L’Usaid, un sistema di aiuti ai paesi in via di sviluppo, è stato tagliato nel finanziamento di qualche centinaio di milioni. In quella parte di Africa, dove avevano ricevuto sempre dei finanziamenti anche per gestire questo tipo di infezione, dopo il taglio di Trump hanno avuto più problemi. Con quegli aiuti oggi la situazione sarebbe stata diversa”. A parlare è l’infettivologo Matteo Bassetti, ospite di “Un Giorno da Pecora”, su Rai Radio1, dove è stato intervistato da Giorgio Lauro e Nancy Brilli.

“Sono contento per la posizione di Giorgia Meloni, ha dimostrato grande intelligenza chiedendo convocazione tavolo a livello europeo” ha aggiunto il medico, spiegando che “difficilmente il virus arriverà in Europa”.

Vela, Max Sirena: "E’ necessario vincere l’America’s cup"

Roma, 1 giu. (askanews) – “È necessario vincere questa Coppa America. Luna Rossa rappresenta l’Italia, una nazione tecnologica: il 99% di ciò che viene utilizzato a bordo è volutamente italiano. Nel nostro Paese c’è tantissima tecnologia, ma a volte non se ne parla abbastanza”.

Così il team director e skipper Max Sirena a “La Politica nel Pallone” su Rai Gr Parlamento, sottolineando anche il ruolo dello sport come traino emotivo e identitario: “Noi italiani abbiamo bisogno di queste avventure, lo vediamo con il tennis, con il motomondiale e con la Formula 1. Siamo un popolo che si innamora e ha bisogno di innamorarsi”.

Sirena ha poi evidenziato la responsabilità del team verso il Paese e il valore delle tappe di avvicinamento alla prossima sfida: l’evento di Cagliari è stato “un passo importante” in vista dell’obiettivo del prossimo anno a Napoli. “Prima di battere i neozelandesi dobbiamo battere tutti gli altri: il Defender è già in finale e il percorso non sarà semplice, ma stiamo lavorando per arrivare pronti”.

Infine, un passaggio sulla prossima edizione della competizione, la America’s Cup: “Napoli sarà un valore aggiunto, una delle città più belle del mondo, con una storia e una cultura profondissime”. E un invito speciale: “Jannik Sinner è sempre il benvenuto a bordo, c’è molto da imparare da una persona del genere, non solo sul piano sportivo”.

Mattarella incontra i visitatori dei giardini del Quirinale

Roma, 1 giu. (askanews) – Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è sceso a salutare gli ospiti presenti ai Giardini del Quirinale per l’apertura in occasione della festa della Repubblica.

Come primo appuntamento delle celebrazioni dell’80esimo

anniversario, il 2 giugno, i Giardini sono stati aperti alle fasce deboli della popolazione coinvolte tramite invito (a cura delle Federazioni e dalle Associazioni a carattere nazionale del Terzo settore e da Roma Capitale).

Gli ospiti hanno potuto assistere alle esibizioni della Banda Interforze, del Coro dell’Associazione Nazionale Alpini e della Jazz Campus Orchestra della Casa del Jazz di Roma.

Tennis, Cobolli: "Oggi me la sono quasi fatta sotto"

Roma, 1 giu. (askanews) – “Oggi ho imparato che un match non può mai dirsi chiuso, me la sono quasi fatta addosso! Sono felice, ma ancora nervoso e adesso dovrò riposarmi un po’”. Così Flavio Cobolli che ha staccato il pass per i quarti di finale al Roland Garros. Cobolli sottolinea anche il legame speciale con il torneo parigino: “Questo è il mio Slam preferito, adoro giocare in Francia e sulla terra e oggi il pubblico mi ha aiutato molto a chiudere un match che diventa ora molto importante anche per il prossimo turno”.

Il tennista italiano aggiunge poi un riferimento al proprio team e alla gestione del momento decisivo: “Grazie al mio team, penso che anche tra di loro ci sia qualcuno che abbia rischiato di farsela sotto, ma siamo contenti di poter avere l’occasione e l’onore di giocare un’altra partita qui”. Cobolli dedica infine un ringraziamento alla Federazione e a Filippo Volandri, sottolineando il percorso di crescita che lo ha portato fino ai quarti.

Con questa vittoria, Cobolli accede al secondo quarto di finale Slam della carriera e attende ora il nome del prossimo avversario, che uscirà dalla sfida tra il canadese Felix Auger-Aliassime e il cileno Alejandro Tabilo. Il successo parigino assume un valore ulteriore anche in chiave ranking, con l’azzurro virtualmente vicino alla top 15 mondiale.

Media Iran: stop ai colloqui con gli Usa per gli attacchi di Israele in Libano

Roma, 1 giu. (askanews) – L’Iran ha interrotto i colloqui mediati con gli Stati Uniti a causa degli attacchi israeliani in Libano: lo scrive l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, vicina al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie.

Una fonte ha detto a Tasnim che, in considerazione della prosecuzione dei “crimini del regime sionista in Libano” e “tenuto conto che il Libano era una delle condizioni preliminari per il cessate il fuoco”, “e che attualmente questo cessate il fuoco è stato violato in tutti i fronti, inclusi quello libanese”, “la squadra negoziale iraniana sospende i colloqui e lo scambio di testi tramite intermediari”. “L’immediata cessazione delle operazioni aggressive e brutali dell’esercito del regime sionista a Gaza e in Libano, e la necessità di un completo ritiro del regime dalle aree occupate in Libano, sono state sottolineate dalle autorità e dai negoziatori iraniani, e finché la posizione dell’Iran e della resistenza non sarà soddisfatta su questo punto, non vi sarà alcun negoziato”, si legge ancora sul profilo X di Tasnim.

Sicurezza e controlli, l’Europa studia il futuro del settore SIT

Roma, 1 giu. (askanews) – Negli ultimi anni la sicurezza delle infrastrutture europee è diventata una priorità strategica. Crescita del commercio internazionale, aumento della mobilità e digitalizzazione stanno mettendo sotto pressione aeroporti, porti e sistemi di controllo alle frontiere. In questo contesto si inserisce lo studio Beyond the Scan realizzato dalla Luiss Business School insieme a EuFocus che analizza il settore delle tecnologie di security e inspection non solo dal punto di vista industriale ma anche sotto il profilo della governance e della sicurezza pubblica. Lo studio evidenzia come il comparto rappresenta ormai un ecosistema altamente regolato e cruciale per garantire la circolazione sicura di persone e merci all’interno dell’Unione Europea

Abbiamo parlato con Emiliano Finocchi, Adjunct Faculty Member, Luiss Business School: “Lo studio Beyond the Scan è è nato su esigenza dei cambi geopolitici che noi vediamo a livello mondiale. Purtroppo c’è un settore che è estremamente complesso che è quello dei punti di entrata dove se si creano dei colli di bottiglia nei punti d’entrata si rallenta tutto il sistema economico e quindi c’è bisogno di creare una fluidità ma allo stesso tempo di garantire e mantenere la sicurezza in quei punti specifici”.

Particolare attenzione viene data ai paesi mediterranei tra cui Italia, Spagna e Grecia considerati snodi fondamentali per il trasporto marittimo, le attività doganali e la gestione dei flussi passeggeri. L’analisi affronta anche le trasformazioni legate all’innovazione tecnologica e alla crescente dipendenza dal software nei sistemi di controllo e ispezione.

Ha così concluso Emiliano Finocchi, Adjunct Faculty Member, Luiss Business School: “Abbiamo visto che ci sono pochissimi player in questo settore e questo è un potenziale problema perché meno player ci stanno nel settore e più rischiamo che i paesi come l’Europa in questo caso possano avere minor punto d’appoggio negoziale nei confronti del settore in generale”.

Lo studio sottolinea inoltre il tema della responsabilità nella gestione e nella protezione dei dati considerando sempre più decisivo per garantire sicurezza ed efficienza. Secondo gli autori il futuro del settore passerà dalla capacità di mantenere un equilibrio tra regolamentazione, concorrenza, innovazione tecnologica e controllo pubblico.

Nasce l’Atlante del Terzo Settore, mappa dell’Italia solidale

Roma, 1 giu. (askanews) – Dopo l’apertura al pubblico della piattaforma online ad inizio mese, adesso la presentazione ufficiale. L’atlante del terzo settore è il nuovo progetto che trasforma i dati del settore del volontariato in conoscenza accessibile da organizzazioni, istituzioni e cittadini. Promotori principali Fondazione Terzjus e Italia non profit, in prima fila nella creazione della piattaforma.

Le parole di Luigi Bobba, Presidente, Fondazione Terzjus ETS: “L’Atlante è uno strumento non solo per fare i turisti del Terzo Settore, ma sopratutto per trovare le ragioni e le motivazioni per impegnarsi, per diventare noi stessi volontari, per trovare le ragioni per cui operare per il bene comune. L’Atlante è uno strumento che offriamo anche alle istituzioni affinché valutino bene, attraverso i monitoraggi che noi stessi produciamo, l’efficacia delle norme, perché le norme devono essere di natura promozionale”.

Il commento di Mara Moioli, Co-founder, Italia non Profit: ” L’Atlante fa connessione, prima di tutto, porta conoscenza, porta consapevolezza, in un contesto che è difficile da capire se non si ha una competenza specifica. Quindi l’obiettivo è proprio quello di avvicinare il più possibile le persone, i cittadini e anche i volontari e gli operatori a capire le caratteristiche specifiche del settore”.

L’atlante del Terzo Settore prova a dare una lettura di un sistema eterogeneo, complesso ed in continua evoluzione. Promuove, inoltre, la cultura del dato, valorizza il ruolo del Terzo Settore italiano e promuove lo sviluppo dell’economia sociale.

Le parole di Marco Gilli, Presidente, Consulta delle Fondazioni di Origine Bancaria del Piemonte e della Liguria:” Per noi è importante conoscere meglio il terzo settore e avere a disposizione tutti i dati che sono a disposizione nell’Atlante. Noi, come fondazione, lavoriamo con il terzo settore, che è parte integrante della nostra attività che noi svolgiamo sempre in partnership”.

Interpretare i dati e trasformarli in aiuti concreti. È questo l’impegno della Fondazione Terzjus insieme a Italia non profit, per riuscire a carpire in anticipo opportunità e minacce del terzo settore.

Nuoto, Paltrinieri vince 10 km di fondo agli Assoluti di Piombino

Roma, 1 giu. (askanews) – Gregorio Paltrinieri vince in 1h48’25″7 la dieci chilometri di nuoto di fondo che ha aperto gli Assoluti di fondo in svolgimento a Piombino fino al 7 giugno. Alle spalle del campione carpigiano, al terzo titolo nei campionati assoluti, si piazza Marcello Guidi, autore di un ottimo finale che gli vale il secondo posto in 1h48’26″6. Domenico Acerenza completa il podio tutto targato Fiamme Oro in 1h48’28″6. Quarta posizione per Andrea Filadelli (Marina Militare) in 1h48’30″1, quinto Dario Verani (Esercito) in 1h48’33″8. Nella prova femminile vince la spagnola Angela Martinez in 1h58’14″8; secondo posto per Linda Caponi (Carabinieri) in 1h58’17″6 che si prende titolo assoluto e pass per gli europei di Parigi. Completano il podio nazionale Giulia Berton (Marina Militare), quarta in 1h58’27″5, e Alessia Ossoli (Aurelia Nuoto), settima in 1h58’53″7. “È stata una gara durissima. Lo immaginavamo poiché metteva in palio la qualificazione per gli europei di Parigi. Abbiamo tirato dal quinto chilometro in poi; dunque la seconda metà è stata molto tirata. Ho cercato di mettermi davanti e tenere un ritmo alto. Baratti è proprio il mio mare: piatto, non troppo freddo, è la condizione che preferisco – prosegue il 31enne olimpionico tesserato per Fiamme Oro e Coopernuoto, allenato al Centro Federale di Ostia da Fabrizio Antonelli – Siamo la nazionale di fondo più forte al mondo insieme alla Germania e all’Ungheria. C’è una competizione notevole: almeno dieci ragazzi potevano vincere oggi. Il campionato italiano si tende a snobbarlo delle volte, ma è una gara di altissimo livello”. (Andrea Masini / DBM)

Carburanti, Pichetto: su accise fare valutazione il 5 in base ai prezzi

Roma, 1 giu. (askanews) – Sulle accise dei carburanti, alla scadenza delle misure in vigore “anzitutto, valutiamo quello che sarà il livello dei prezzi, nei prossimi giorni naturalmente. Si era già fatta una prima valutazione con l’ultimo decreto, con alcune correzioni rispetto a benzina e diesel e con un intervento specifico che riguardava l’autotrasporto. È una valutazione che va fatta verso il 5 giugno, per decidere come intervenire”. Lo ha affermato il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervistato da da TGCOM24.

Quanto ai rilievi del governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta che ha raccomandato che le misure a sostegno di imprese e famiglie siano “temporanee e mirate”, “è un parere importante – ha detto Pichetto -. Naturalmente in questo caso in particolare il ministero dell’Economia sta facendo tutte le valutazioni di merito, se intervenire, come intervenire”.

“Io ad esempio, personalmente, sono convinto che debbano essere fatte settoriali. Ma dobbiamo anche stare attenti a mantenere un equilibrio, perché interventi eccessivi che poi fanno aumentare i tassi significa penalizzare ancora di più il sistema Paese. Quindi l’equilibrio in economia e in un’economia di mercato è fondamentale”, ha concluso.

Il Power hits estate di RTL 102.5 é su RTL 102.5 Play

Roma, 1 giu. (askanews) – I droni nel cielo durante l’esibizione di Achille Lauro e l’omaggio a Roma. Biagio Antonacci, Arisa, Giorgia, I Pinguini Tattici nucleari, Fulminacci, Ditonellapiaga e tanti altri. Poi le coreografie. I ballerini sul palco pronti a saltare da una parte all’altra per tre ore, senza sosta. La line up di cantanti, uno dopo l’altro, dalle 21 alle 24, ha fatto ballare l’Italia anche grazie alla diretta televisiva in esclusiva sul canale 36 del DTT.

E’ iniziata ufficialmente con il Power hit di RTL 102.5 la stagione dei tormentoni, che ci porterà con la classifica all’Arena di Verona (il 1 settembre). Al Centrale del Foro italico, tempio della musica per una sera, la prima radio d’Italia ha portato sul palco oltre 45 artisti e tutte le hit del momento. Un’atmosfera da brividi regalata da uno show inimitabile, che vede come produttore esecutivo Fabio Marcantelli. Il Power hits di RTL102.5 viene ripreso anche a livello internazionale posizionandosi come uno degli eventi di riferimento musicali.

Per rivedere il Power hits estate di RTL102.5 basta andare su RTL102.5 Play e rivivere tutte le emozioni del 31 maggio.

Tennis, Flavo Cobolli ai quarti a Parigi

Roma, 1 giu. (askanews) – Flavio Cobolli conquista per la prima volta i quarti di finale del Roland Garros. Il romano ha superato lo statunitense Zachary Svajda, numero 85 del mondo, con il punteggio di 6-2, 6-3, 6-7, 7-6 dopo 3 ore e 19 minuti di gioco. Non è stata una sfida semplice per Cobolli, bravo però a gestire con maturità un avversario cresciuto alla distanza. Nei primi due set l’azzurro ha imposto il proprio ritmo, dominando gli scambi contro uno Svajda troppo passivo e incapace di contrastarne l’intensità. La partita è cambiata nel terzo parziale, quando l’americano ha alzato sensibilmente il livello, soprattutto al servizio e con il rovescio, trovando maggiore aggressività e conquistando con coraggio il tie-break. Nel quarto set la reazione di Cobolli è stata immediata: doppio break in avvio e match apparentemente in controllo sul 5-1. Quando tutto sembrava indirizzato verso una chiusura agevole, però, l’azzurro ha subito il ritorno di Svajda, perdendo cinque giochi consecutivi e sprecando anche un match point. Si è arrivati così a un tie-break combattutissimo, giocato punto su punto, in cui Cobolli ha ritrovato lucidità e sangue freddo per chiudere l’incontro. Per il tennista romano si tratta del secondo quarto di finale Slam della carriera dopo Wimbledon 2025, un risultato che lo proietta virtualmente all’11° posto del ranking ATP, con la top 10 ormai nel mirino. Cobolli tornerà in campo mercoledì contro il vincente della sfida tra Félix Auger-Aliassime e Alejandro Tabilo

Tennis, Flavo Cobolli ai quarti a Parigi

Roma, 1 giu. (askanews) – Flavio Cobolli conquista per la prima volta i quarti di finale del Roland Garros. Il romano ha superato lo statunitense Zachary Svajda, numero 85 del mondo, con il punteggio di 6-2, 6-3, 6-7, 7-6 dopo 3 ore e 19 minuti di gioco. Non è stata una sfida semplice per Cobolli, bravo però a gestire con maturità un avversario cresciuto alla distanza. Nei primi due set l’azzurro ha imposto il proprio ritmo, dominando gli scambi contro uno Svajda troppo passivo e incapace di contrastarne l’intensità. La partita è cambiata nel terzo parziale, quando l’americano ha alzato sensibilmente il livello, soprattutto al servizio e con il rovescio, trovando maggiore aggressività e conquistando con coraggio il tie-break. Nel quarto set la reazione di Cobolli è stata immediata: doppio break in avvio e match apparentemente in controllo sul 5-1. Quando tutto sembrava indirizzato verso una chiusura agevole, però, l’azzurro ha subito il ritorno di Svajda, perdendo cinque giochi consecutivi e sprecando anche un match point. Si è arrivati così a un tie-break combattutissimo, giocato punto su punto, in cui Cobolli ha ritrovato lucidità e sangue freddo per chiudere l’incontro. Per il tennista romano si tratta del secondo quarto di finale Slam della carriera dopo Wimbledon 2025, un risultato che lo proietta virtualmente all’11° posto del ranking ATP, con la top 10 ormai nel mirino. Cobolli tornerà in campo mercoledì contro il vincente della sfida tra Félix Auger-Aliassime e Alejandro Tabilo

Il Papa: l’umanità è confusa e delusa, bene l’impegno degli scout

Roma, 1 giu. (askanews) – “Il Vangelo è ben più di un libro: è la persona stessa di Cristo, buona notizia per un’umanità confusa, illusa, delusa da molti mali”: così il Papa ricevendo in udienza i membri dell’Associazione Italiana Guide e Scouts d’Europa Cattolici.

“In questa fase storica così complessa, apprezzo anche la vostra scelta di coltivare come associazione la dimensione dell’europeismo – ha proseguito Leone – non a livello politico, ma culturale, rinnovando l’impegno a costruire un’Europa dei popoli, non solo degli affari, unita dai più alti valori dell’umanesimo cristiano”.

“Il metodo scout – ha sottolineato ancora il Pontefice – mette al centro la persona, curandone tutti gli aspetti relazionali e la ricchezza umana. La scelta pedagogica della vostra Associazione si esprime, al riguardo, nell’educare in distinte sezioni maschili e femminili, per dedicare ai ragazzi e alle ragazze un’attenzione specifica. Esplorare in questo modo le caratteristiche fondanti dell’essere donna e dell’essere uomo è una dinamica propedeutica all’incontro autentico e consapevole con l’altro, che può favorire la reciproca maturazione. La formazione di buoni cristiani e buoni cittadini rappresenta il fine del metodo scout, realizzato attraverso l’intesa pedagogica dei capi con ogni ragazza e ragazzo nelle varie tappe del percorso”.

Calcio, Davide Ancelotti nuovo tecnico del Lille

Roma, 1 giu. (askanews) – Davide Ancelotti è il nuovo allenatore del Lille. Il club francese ha ufficializzato l’ingaggio del tecnico italiano attraverso un comunicato pubblicato sul proprio sito, annunciando la firma di un contratto biennale. Per il figlio di Carlo Ancelotti si tratta di una nuova tappa in una carriera che lo vede sempre più protagonista in prima persona dopo anni trascorsi al fianco del padre nei maggiori club europei.

A 36 anni, Davide Ancelotti raccoglie una sfida importante alla guida di una delle realtà più solide del calcio francese. Il Lille, qualificato alla prossima Champions League dopo aver chiuso ai vertici della Ligue 1, affida all’allenatore italiano il compito di proseguire il percorso di crescita lasciato in eredità da Bruno Genesio.

“Sono molto orgoglioso e felice e ringrazio il presidente Olivier Létang per la sua fiducia e per questa opportunità”, ha dichiarato Ancelotti nelle sue prime parole da tecnico del club. “Abbiamo discusso molto insieme e ho trovato una connessione umana, idee e valori allineati. Il progetto del Lille mi corrisponde, con un’identità chiara, delle esigenze e una forte cultura del lavoro. È un club serio, ambizioso, competitivo e regolarmente presente sulla scena europea. È un onore rappresentare oggi il Lille”.

Per Ancelotti si tratta della seconda esperienza da capo allenatore dopo la parentesi al Botafogo, ma il suo curriculum è già ricco di esperienze di alto livello come collaboratore tecnico del padre. Ha infatti lavorato nello staff di Carlo Ancelotti al Paris Saint-Germain, al Bayern Monaco, al Napoli, all’Everton, al Real Madrid e più recentemente nella nazionale brasiliana.

Nonostante il nuovo incarico in Francia, il rapporto professionale con il Brasile proseguirà. Davide continuerà infatti a far parte dello staff tecnico della Seleção in vista del Mondiale del 2026, con l’obiettivo di contribuire al progetto guidato dal padre e inseguire il sesto titolo iridato della storia brasiliana.

L’approdo al Lille rappresenta un passaggio significativo nella crescita professionale di Davide Ancelotti, chiamato ora a confermare in autonomia le qualità che negli anni gli hanno consentito di costruirsi una reputazione internazionale accanto a uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio. Con una squadra qualificata alla Champions League e un ambiente ambizioso, il tecnico italiano avrà l’occasione di misurarsi fin da subito ai massimi livelli del calcio europeo.

Energia, Commissione Ue sta lavorando a risposta a Meloni

Roma, 1 giu. (askanews) – La Commissione europea sta ancora lavorando alla risposta alla lettera ricevuta dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni che chiedeva di poter disporre di flessibilità di bilancio anche per le misure straordinarie contro il caro energia, equivalente a quella che è prevista dal patto di stabilità per le spese supplementari per la difesa. Lo ha riferito la portavoce capo dell’esecutivo comunitario, Paula Pinho, senza confermare le tempistiche della replica, in particolare se arriverà questa settimana.

“I tempi di replica alle lettere non sono incisi nella pietra – ha detto -. So che stiamo preparando una risposta alla lettera della premier italiana, ovviamente tutte le lettere che riceviamo meritano una risposta. Non posso dirvi se sarà questa settimana ma posso confermarvi che la lettera ha tutta la nostra attenzione e che ci sarà una risposta. Sul contenuto della lettera dovrete aspettare fino a quando verrà inviata”.

La scorsa settimana un altro portavoce della Commissione, Balazs Ujvari, aveva affermato che il 3 giugno ci sarà la presentazione del Pacchetto del semestre europeo, e che “quella sarà una opportunità per discutere le tematiche che Giorgia Meloni ha sollevato nella sua lettera”. Lasciando così intendere che la replica di Bruxelles sarebbe arrivata con tutta probabilità dopodomani, mercoledí. Ma Pinho ora sembra prendere ancora tempo.

Metsola ad askanews: l’Italia è al centro del progetto europeo

Roma, 1 giu. (askanews) – Ottant’anni fa gli italiani scelsero la Repubblica, voltando definitivamente pagina dopo anni di guerra e dittatura. Fu una scelta di libertà e democrazia: la volontà di recidere ogni legame con il nazionalismo belligerante e di costruire un futuro fondato sui valori della partecipazione, dei diritti e della pace. Un percorso che ha portato l’Italia a svolgere un ruolo da protagonista nella costruzione della casa comune europea. In occasione dell’80° anniversario della Repubblica Italiana, la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha dichiarato in un’intervista ad askanews che l’Italia è “al centro” del progetto europeo, sottolineando come la nascita della Repubblica rappresenti un esempio della capacità delle democrazie di conquistare la “fiducia” del popolo quando “dimostrano di saper assumere le decisioni coraggiose che contano davvero e di saper offrire risultati concreti ai cittadini che rappresentano”.

“Lo abbiamo visto ottant’anni fa con la nascita della Repubblica italiana e, un decennio più tardi, a Roma, quando insieme abbiamo posto le basi di quella che nel 1957 sarebbe diventata l’Unione europea”, ha dichiarato ad Askanews la presidente Metsola ricordando l’impegno italiano nel processo di costituzione dell’Unione europea.

Un’eredità che continua ancora oggi. Come l’Italia uscita dalla Seconda guerra mondiale, anche l’Europa guarda al futuro con fiducia, pur in un contesto segnato da profonde trasformazioni e da sfide che incidono direttamente sulla vita dei cittadini. “Oggi l’Europa vede nuovamente i frutti di quegli sforzi: quasi il 90% degli europei chiede una maggiore unità. Questo dimostra che, nonostante le numerose sfide geopolitiche che ci circondano, il nostro modo distintamente europeo di affrontare i problemi continua a dare risultati per le persone”, ha osservato Metsola, specificando che gli Stati dell’Unione dispongono “delle risorse e delle competenze necessarie per crescere”. “Le nostre economie stanno dimostrando solidità. E il nostro ambizioso programma di semplificazione sta rendendo la vita più facile alle imprese e ai cittadini in tutto il continente”, ha specificato Metsola.

In un agone internazionale dove la “legge della giungla” sfida l’ordine basato sul diritto, l’Unione europea rivendica il proprio ruolo di promotrice e garante dei valori democratici, ha rimarcato la presidente dell’Europarlamento nel corso della sua intervista con Askanews.

“In un mondo sempre più imprevedibile e instabile, il ruolo dell’Unione europea come promotrice e garante dei nostri valori democratici condivisi è più importante che mai e, soprattutto, sta producendo risultati concreti per gli italiani e per tutti gli europei. Assistiamo a una crescente cooperazione con partner che condividono la nostra visione nel mondo e che vedono nell’Unione un punto di riferimento di stabilità, sicurezza e libertà”, ha rappresentato Metsola, ricordando la politica di apertura a tutto campo che Bruxelles sta adottando con partner e alleati, intrecciando nuove e più ampie partnership con i maggiori player internazionali con cui condivide prospettive e valori.

La presidente Metsola ha ribadito la propria convinzione che, nonostante le innegabili difficoltà geopolitiche in atto, la leadership europea stia “costruendo un’Europa più forte, più sicura e più competitiva, capace di rispondere alle esigenze di tutti, con l’Italia al centro di questo percorso”. Questo perché, ha specificato Metsola, “non smetteremo mai di difendere i nostri valori sulla scena globale, perché è lì che sappiamo che la nostra voce può fare davvero la differenza”.

“A ogni passo avanti che compiamo dimostriamo che questi valori non sono concetti astratti: sono le fondamenta stesse su cui si basa la nostra comunità. Guidano le nostre azioni all’interno dell’Unione, orientano le nostre relazioni con il resto del mondo e ispirano il lavoro del Parlamento europeo in tutto ciò che facciamo per rispondere alle aspettative dei cittadini europei”, ha precisato Metsola, definendo la strategia europea. Come avvenuto ottant’anni fa per gli italiani che scelsero con fiducia e convinzione la Repubblica, Metsola è convinta che il presente ed il futuro siano dell’Europa.

“Sono convinta che l’Europa sia il luogo migliore al mondo in cui vivere, lavorare e crescere una famiglia. Naturalmente non è perfetta: come ogni democrazia, è un progetto in continua evoluzione. Sta a tutti noi continuare a farla avanzare insieme, con ambizione, fiducia e determinazione”. Un passo dopo l’altro, con la libertà come bandiera. Oggi, come ottant’anni fa.(Di Lorenzo Della Corte).

Paolo Acanfora: per l’Italia storia di un impegno europeo da protagonista

Roma, 1 giu. (askanews) – La Repubblica Italiana nata il 2 giugno 1946 non ha mai mancato di dare il proprio contributo ideale e politico all’Europa: membro fondatore della Comunità Europea e da allora protagonista di tutte le trasformazioni che hanno portato all’attuale Unione Europea, non sempre con i risultati auspicati inizialmente ma senza mai far venire meno il proprio impegno. Un impegno che passa anche per delle figure istituzionali di grande rilievo, come sottolinea Paolo Acanfora, professore di Storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, intervistato da askanews. “Il primo grande nome italiano in Europa è naturalmente quello di Altiero Spinelli. Ma non solo e non tanto per il Manifesto di Ventotene, che va da sé è un documento preziosissimo per il pensiero federalista ma che dal punto di vista della costruzione istituzionale della Comunità Europea prima e dell’Unione Europea poi è un documento che non aiuta molto a capire l’Europa di oggi: ha avuto sì un’influenza ideale ma quelle che è venuta fuori è un’Europa diversa”, spiega.

“Nella fase generativa però un ruolo fondamentale lo ha avuto soprattutto Alcide De Gasperi, fin dalla fondazione della Ceca e nella fase immediatamente successiva, quando si tratta di immaginare una difesa comune europea nel contesto della guerra di Corea che – per timore di una possibile aggressione sovietica in Europa – innesca un riarmo dell’esercito della Repubblica Federale tedesca: De Gasperi fa in modo di legare una politica militare comune a quella estera, anche se ciò implica la cessione di uno dei pilastri dello Stato nazione”. In particolare, l’articolo 38 del Trattato della Comunità europea di Difesa demanda ad un’assemblea ad hoc il progetto della comunità politica europea, un salto dall’ambito ristretto della Ceca a una vera e propria unione politica: un discorso che finisce con un fallimento quando l’Assemblea Nazionale francese, nel 1954, rifiuta la ratifica del Trattato – e lascia sul tavolo il problema dell’integrazione politica e militare europea, irrisolta fino ad oggi.

“Il rilevante contributo istituzionale di Spinelli riguarda soprattutto la legislatura 1979-1984, la prima legislatura europea con elezione diretta del Parlamento europeo: e da deputato europeo Spinelli mette su un progetto politico con una modalità del tutto singolare, che fa riferimento all’ispirazione del Manifesto: il cosiddetto Club del Coccodrillo (dal nome di un locale di Strasburgo dove si riunivano) che mette insieme tutti gli europarlamentari che hanno un interesse a costruire un’Europa politica, indipendentemente dall’affiliazione politica: un partito trasversale in cui si ritrovano comunisti, socialisti, liberali, democristiani, conservatori”. Spinelli e il suo gruppo elaborano quindi e presentano in Parlamento un progetto politico che viene approvato a maggioranza; ma anche per il sostanziale disinteresse della Commissione e del Consiglio – i governi nazionali sono tutt’altro che favorevoli – l’esito dell’iter sarà nel 1986 l’Atto Unico Europeo che lo stesso Spinelli commenterà dicendo: “Alla fine la montagna ha partorito il topolino, e il topolino rischia anche di essere morto”.

“L’altra figura rilevante che ha dato un nome alla storia della costruzione europea è Emilio Colombo, che nel 1981 da ministro degli Esteri firma insieme all’omologo tedesco Hans-Dietrich Genscher un piano che ha come obbiettivo un progetto per il rafforzamento della cooperazione politica europea sui grandi temi della politica internazionale: ovvero costruire un progetto che faccia sì che l’Europa possa proporsi nel contesto della politica internazionale in maniera il più possibile unitaria”, prosegue Acanfora.

“Era un tentativo di attivare un asse italo-tedesco in sostituzione del tradizionale motore franco-tedesco, che ha una sua logica perché in quel momento l’allora presidente francese François Mitterand era inizialmente restio ad un impegno europeista forte; anche questo accordo si risolve però in una dichiarazione che non avrà sviluppi successivi anche per il ritorno di Mitterand, già nella seconda parte del suo primo settennato, ad una maggiore attenzione europea”. Ma è negli anni Novanta che l’Italia vuole essere protagonista ed avere un ruolo nell’Ue, in quella che Giulio Andreotti chiamava “la terza fase”, dopo quelle della ricostruzione e del boom: l’Italia europea. E l’Italia europea arriva con il Trattato di Maastricht, partendo dal presupposto del referendum consultivo del 1989 il cui quesito è se si vuole che la nuova legislatura del Parlamento Europeo debba essere un mandato costituente per un’Europa politica e federale, come non era avvenuto nel 1979: e l’88% degli italiani si dichiara favorevolissimo.

I risultati non sono però quelli sperati: “Dopo Maastricht molti parlamentari italiani nazionali hanno accusato i negoziatori italiani di aver tradito questo mandato costituente, e la risposta migliore l’ha data lo stesso Andreotti: ‘noi volevamo fare di questa legislatura europea una legislatura costituente, ma era un’idea che condividevamo solo noi, il nostro errore è stato di non aver parlato con quelli che non la condividevano e ci siano trovati un po’ isolati'”.

Le due figure che dominano la scena post Maastricht sono quelle di Carlo Azeglio Ciampi e Romano Prodi, in una fase in cui l’obbiettivo è l’ingresso nell’unione monetaria, nella forte convinzione che se non si entra il Paese verrà condannato alla marginalità assoluta: “Queste due figure rappresentano la spinta ad entrare per poter avere un ruolo protagonista fin da subito nella nuova Unione Europea e anche sanare le mancanze del Trattato di Maastricht, che andava a realizzare la moneta unica, ma tradiva le premesse e promesse politiche: l’idea era di entrare subito per poter fare dei passi avanti su questo aspetto. Poi le cose sono andate diversamente, anche per la mancanza di una piena consapevolezza delle classi dirigenti europee di quali fossero le reali conseguenze delle trasformazioni realizzate, probabilmente distratte dai radicali cambiamenti legati alla fine della Guerra Fredda – e in Italia, alla fine della Prima Repubblica”.

Arrivati ad oggi, “sia dal punto di vista della società che della classe dirigente italiana il nostro europeismo è molto inferiore a quello degli anni Novanta, anche perché nell’europeismo italiano esisteva anche una vera e propria aspettativa taumaturgica di una soluzione europea ai problemi strutturali italiani che ha alimentato delle attese irrealistiche; di qui poi negli anni Duemila il crollo o la messa in discussione della fiducia nell’Europa. In un’Europa dominata ancora da forze fortemente legate a concezioni della società, della politica, dello Stato di stampo nazionalista più o meno estremo è già complicato tenere l’esistente, figuriamoci di fare progressi”.

“Nel caso italiano poi sono al governo anche le forze più tiepide o comunque con un atteggiamento cauto nei confronti dell’Europa: FdI, che ha nella nazione l’idea-forza della propria cultura politica; la Lega, dove il concetto di identità locale e nazionale è altrettanto forte; FI, che non è stato mai un partito connotato come fortemente europeista. Anche se nella sostanza poi l’impegno europeo del Paese non viene mai messo in dubbio, il loro atteggiamento concreto si potrebbe riassumere con quanto detto recentemente da Giorgia Meloni all’Assemblea di Confindustria: l’Europa dovrebbe fare meno ma meglio – fondamentalmente, ridurre le competenze europee e restituire parte di esse agli Stati membri”. (di Maurizio Ginocchi).

80 Repubblica, Metsola: Italia è al centro del progetto europeo

Roma, 1 giu. (askanews) – Ottant’anni fa gli italiani scelsero la Repubblica, voltando definitivamente pagina dopo anni di guerra e dittatura. Fu una scelta di libertà e democrazia: la volontà di recidere ogni legame con il nazionalismo belligerante e di costruire un futuro fondato sui valori della partecipazione, dei diritti e della pace. Un percorso che ha portato l’Italia a svolgere un ruolo da protagonista nella costruzione della casa comune europea.

In occasione dell’80° anniversario della Repubblica Italiana, la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha dichiarato in un’intervista ad Askanews che l’Italia è “al centro” del progetto europeo, sottolineando come la nascita della Repubblica rappresenti un esempio della capacità delle democrazie di conquistare la “fiducia” del popolo quando “dimostrano di saper assumere le decisioni coraggiose che contano davvero e di saper offrire risultati concreti ai cittadini che rappresentano”.

“Lo abbiamo visto ottant’anni fa con la nascita della Repubblica italiana e, un decennio più tardi, a Roma, quando insieme abbiamo posto le basi di quella che nel 1957 sarebbe diventata l’Unione europea”, ha dichiarato ad Askanews la presidente Metsola ricordando l’impegno italiano nel processo di costituzione dell’Unione europea.

Un’eredità che continua ancora oggi. Come l’Italia uscita dalla Seconda guerra mondiale, anche l’Europa guarda al futuro con fiducia, pur in un contesto segnato da profonde trasformazioni e da sfide che incidono direttamente sulla vita dei cittadini. “Oggi l’Europa vede nuovamente i frutti di quegli sforzi: quasi il 90% degli europei chiede una maggiore unità. Questo dimostra che, nonostante le numerose sfide geopolitiche che ci circondano, il nostro modo distintamente europeo di affrontare i problemi continua a dare risultati per le persone”, ha osservato Metsola, specificando che gli Stati dell’Unione dispongono “delle risorse e delle competenze necessarie per crescere”. “Le nostre economie stanno dimostrando solidità. E il nostro ambizioso programma di semplificazione sta rendendo la vita più facile alle imprese e ai cittadini in tutto il continente”, ha specificato Metsola.

In un agone internazionale dove la “legge della giungla” sfida l’ordine basato sul diritto, l’Unione europea rivendica il proprio ruolo di promotrice e garante dei valori democratici, ha rimarcato la presidente dell’Europarlamento nel corso della sua intervista con Askanews.

“In un mondo sempre più imprevedibile e instabile, il ruolo dell’Unione europea come promotrice e garante dei nostri valori democratici condivisi è più importante che mai e, soprattutto, sta producendo risultati concreti per gli italiani e per tutti gli europei. Assistiamo a una crescente cooperazione con partner che condividono la nostra visione nel mondo e che vedono nell’Unione un punto di riferimento di stabilità, sicurezza e libertà”, ha rappresentato Metsola, ricordando la politica di apertura a tutto campo che Bruxelles sta adottando con partner e alleati, intrecciando nuove e più ampie partnership con i maggiori player internazionali con cui condivide prospettive e valori.

La presidente Metsola ha ribadito la propria convinzione che, nonostante le innegabili difficoltà geopolitiche in atto, la leadership europea stia “costruendo un’Europa più forte, più sicura e più competitiva, capace di rispondere alle esigenze di tutti, con l’Italia al centro di questo percorso”. Questo perché, ha specificato Metsola, “non smetteremo mai di difendere i nostri valori sulla scena globale, perché è lì che sappiamo che la nostra voce può fare davvero la differenza”.

“A ogni passo avanti che compiamo dimostriamo che questi valori non sono concetti astratti: sono le fondamenta stesse su cui si basa la nostra comunità. Guidano le nostre azioni all’interno dell’Unione, orientano le nostre relazioni con il resto del mondo e ispirano il lavoro del Parlamento europeo in tutto ciò che facciamo per rispondere alle aspettative dei cittadini europei”, ha precisato Metsola, definendo la strategia europea. Come avvenuto ottant’anni fa per gli italiani che scelsero con fiducia e convinzione la Repubblica, Metsola è convinta che il presente ed il futuro siano dell’Europa.

“Sono convinta che l’Europa sia il luogo migliore al mondo in cui vivere, lavorare e crescere una famiglia. Naturalmente non è perfetta: come ogni democrazia, è un progetto in continua evoluzione. Sta a tutti noi continuare a farla avanzare insieme, con ambizione, fiducia e determinazione”. Un passo dopo l’altro, con la libertà come bandiera. Oggi, come ottant’anni fa.

(di Lorenzo Della Corte)

80 Repubblica, per Italia storia di un impegno europeo da protagonista

Roma, 1 giu. (askanews) – La Repubblica Italiana nata il 2 giugno 1946 non ha mai mancato di dare il proprio contributo ideale e politico all’Europa: membro fondatore della Comunità Europea e da allora protagonista di tutte le trasformazioni che hanno portato all’attuale Unione Europea, non sempre con i risultati auspicati inizialmente ma senza mai far venire meno il proprio impegno. Un impegno che passa anche per delle figure istituzionali di grande rilievo, come sottolinea Paolo Acanfora, professore di Storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, intervistato da Askanews.

“Il primo grande nome italiano in Europa è naturalmente quello di Altiero Spinelli. Ma non solo e non tanto per il Manifesto di Ventotene, che va da sé è un documento preziosissimo per il pensiero federalista ma che dal punto di vista della costruzione istituzionale della Comunità Europea prima e dell’Unione Europea poi è un documento che non aiuta molto a capire l’Europa di oggi: ha avuto sì un’influenza ideale ma quelle che è venuta fuori è un’Europa diversa”, spiega.

“Nella fase generativa però un ruolo fondamentale lo ha avuto soprattutto Alcide De Gasperi, fin dalla fondazione della Ceca e nella fase immediatamente successiva, quando si tratta di immaginare una difesa comune europea nel contesto della guerra di Corea che – per timore di una possibile aggressione sovietica in Europa – innesca un riarmo dell’esercito della Repubblica Federale tedesca: De Gasperi fa in modo di legare una politica militare comune a quella estera, anche se ciò implica la cessione di uno dei pilastri dello Stato nazione”. In particolare, l’articolo 38 del Trattato della Comunità europea di Difesa demanda ad un’assemblea ad hoc il progetto della comunità politica europea, un salto dall’ambito ristretto della Ceca a una vera e propria unione politica: un discorso che finisce con un fallimento quando l’Assemblea Nazionale francese, nel 1954, rifiuta la ratifica del Trattato – e lascia sul tavolo il problema dell’integrazione politica e militare europea, irrisolta fino ad oggi.

“Il rilevante contributo istituzionale di Spinelli riguarda soprattutto la legislatura 1979-1984, la prima legislatura europea con elezione diretta del Parlamento europeo: e da deputato europeo Spinelli mette su un progetto politico con una modalità del tutto singolare, che fa riferimento all’ispirazione del Manifesto: il cosiddetto Club del Coccodrillo (dal nome di un locale di Strasburgo dove si riunivano) che mette insieme tutti gli europarlamentari che hanno un interesse a costruire un’Europa politica, indipendentemente dall’affiliazione politica: un partito trasversale in cui si ritrovano comunisti, socialisti, liberali, democristiani, conservatori”. Spinelli e il suo gruppo elaborano quindi e presentano in Parlamento un progetto politico che viene approvato a maggioranza; ma anche per il sostanziale disinteresse della Commissione e del Consiglio – i governi nazionali sono tutt’altro che favorevoli – l’esito dell’iter sarà nel 1986 l’Atto Unico Europeo che lo stesso Spinelli commenterà dicendo: “Alla fine la montagna ha partorito il topolino, e il topolino rischia anche di essere morto”.

“L’altra figura rilevante che ha dato un nome alla storia della costruzione europea è Emilio Colombo, che nel 1981 da ministro degli Esteri firma insieme all’omologo tedesco Hans-Dietrich Genscher un piano che ha come obbiettivo un progetto per il rafforzamento della cooperazione politica europea sui grandi temi della politica internazionale: ovvero costruire un progetto che faccia sì che l’Europa possa proporsi nel contesto della politica internazionale in maniera il più possibile unitaria”, prosegue Acanfora.

“Era un tentativo di attivare un asse italo-tedesco in sostituzione del tradizionale motore franco-tedesco, che ha una sua logica perché in quel momento l’allora presidente francese François Mitterand era inizialmente restio ad un impegno europeista forte; anche questo accordo si risolve però in una dichiarazione che non avrà sviluppi successivi anche per il ritorno di Mitterand, già nella seconda parte del suo primo settennato, ad una maggiore attenzione europea”.

Ma è negli anni Novanta che l’Italia vuole essere protagonista ed avere un ruolo nell’Ue, in quella che Giulio Andreotti chiamava “la terza fase”, dopo quelle della ricostruzione e del boom: l’Italia europea. E l’Italia europea arriva con il Trattato di Maastricht, partendo dal presupposto del referendum consultivo del 1989 il cui quesito è se si vuole che la nuova legislatura del Parlamento Europeo debba essere un mandato costituente per un’Europa politica e federale, come non era avvenuto nel 1979: e l’88% degli italiani si dichiara favorevolissimo.

I risultati non sono però quelli sperati: “Dopo Maastricht molti parlamentari italiani nazionali hanno accusato i negoziatori italiani di aver tradito questo mandato costituente, e la risposta migliore l’ha data lo stesso Andreotti: ‘noi volevamo fare di questa legislatura europea una legislatura costituente, ma era un’idea che condividevamo solo noi, il nostro errore è stato di non aver parlato con quelli che non la condividevano e ci siano trovati un po’ isolati'”.

Le due figure che dominano la scena post Maastricht sono quelle di Carlo Azeglio Ciampi e Romano Prodi, in una fase in cui l’obbiettivo è l’ingresso nell’unione monetaria, nella forte convinzione che se non si entra il Paese verrà condannato alla marginalità assoluta: “Queste due figure rappresentano la spinta ad entrare per poter avere un ruolo protagonista fin da subito nella nuova Unione Europea e anche sanare le mancanze del Trattato di Maastricht, che andava a realizzare la moneta unica, ma tradiva le premesse e promesse politiche: l’idea era di entrare subito per poter fare dei passi avanti su questo aspetto. Poi le cose sono andate diversamente, anche per la mancanza di una piena consapevolezza delle classi dirigenti europee di quali fossero le reali conseguenze delle trasformazioni realizzate, probabilmente distratte dai radicali cambiamenti legati alla fine della Guerra Fredda – e in Italia, alla fine della Prima Repubblica”.

Arrivati ad oggi, “sia dal punto di vista della società che della classe dirigente italiana il nostro europeismo è molto inferiore a quello degli anni Novanta, anche perché nell’europeismo italiano esisteva anche una vera e propria aspettativa taumaturgica di una soluzione europea ai problemi strutturali italiani che ha alimentato delle attese irrealistiche; di qui poi negli anni Duemila il crollo o la messa in discussione della fiducia nell’Europa. In un’Europa dominata ancora da forze fortemente legate a concezioni della società, della politica, dello Stato di stampo nazionalista più o meno estremo è già complicato tenere l’esistente, figuriamoci di fare progressi”.

“Nel caso italiano poi sono al governo anche le forze più tiepide o comunque con un atteggiamento cauto nei confronti dell’Europa: FdI, che ha nella nazione l’idea-forza della propria cultura politica; la Lega, dove il concetto di identità locale e nazionale è altrettanto forte; FI, che non è stato mai un partito connotato come fortemente europeista. Anche se nella sostanza poi l’impegno europeo del Paese non viene mai messo in dubbio, il loro atteggiamento concreto si potrebbe riassumere con quanto detto recentemente da Giorgia Meloni all’Assemblea di Confindustria: l’Europa dovrebbe fare meno ma meglio – fondamentalmente, ridurre le competenze europee e restituire parte di esse agli Stati membri”.

(di Maurizio Ginocchi)

Lega, Zaia: deve diventare federalista, parleremo di più ai giovani

Roma, 1 giu. (askanews) – “Da sempre si dicono un sacco di cose su di me. Al momento non ho parlato né chiesto nulla a nessuno. I partiti, cominciando dal nostro, prima o poi dovranno fare la scelta del federalismo interno. Il militante di Campione d’Italia ha bisogni diversi da quello di Canicattì. Dunque un partito che voglia rispondere a tutte le istanze, deve essere federalista. Ho già detto parecchie volte che esiste un modello nato nel 1948 in Germania, che prevede un partito nazionale, la Cdu, con una costola locale bavarese (Csu). Ma è una mia idea, io conto uno. Una riflessione però andrebbe fatta: la Lega oggi è il partito più antico in Parlamento. Una scelta del genere lo trasformerebbe nel più innovativo e più in grado di offrire una scelta interessante anche per i giovani”. Lo afferma Luca Zaia (Lega), presidente del consiglio regionale Veneto, in una intervista al Corriere della Sera.

Sull’incontro con Marina Berlusconi, l’ex governatore veneto si dice “stupito” che “qualcuno trovi strano che io possa averla incontrata. La conosco da tempo, ho una grandissima stima per suo padre, di cui ritrovo in lei molti tratti. Abbiamo parlato del libro che sto scrivendo, del mio podcast Il Fienile e anche appunto del Paese e dei temi etici. A tavola si parla di tutto. Ma come si dice… Chi è in sospetto è in difetto”.

Zaia conferma che voterà “a favore” della legge di iniziativa popolare sul fine vita che fu bocciata nel 2024 che a breve tornerà in consiglio regionale in Veneto. “Ma – aggiunge – tenga presente che due anni fa, quando la legge fu bocciata per un solo voto, io non feci né una riunione né una sola telefonata per fare la conta dei voti”. Una legge sul fine vita è all’esame anche del Senato e secondo Zaia “su certi temi etici la politica deve fare un salto di qualità. Il fine vita deve essere una no-fly zone: i partiti devono lasciare libertà di coscienza, come peraltro ha fatto il segretario Salvini. Ci sono tanti esponenti politici le cui coscienze non collimano con la posizione del loro partito”.

Claudio Baglioni rimanda il tour, ha la polmonite interstiziale acuta

Roma, 1 giu. (askanews) – Il “GrandTour La vita è adesso” di Claudio Baglioni, che avrebbe dovuto debuttare lunedì 29 giugno 2026 in Piazza San Marco a Venezia, è stato posticipato al 2027 a causa di una polmonite interstiziale acuta che ha colpito l’artista e la cui prognosi è di 90 giorni di riposo e cure.

A comunicarlo è il responsabile comunicazione di Claudio Baglioni, che ha reso noto anche il nuovo calendario del tour. Prenderà il via il primo luglio 2027 a Codroipo (UD), Villa Manin, posticipo del 3 luglio 2026, per poi spostarsi il 2 luglio 2027 a Este (PD), Castello Carrarese, posticipo del 5 luglio 2026, e il 3 luglio 2027 a Marostica (VI), Piazza Castello, posticipo del 4 luglio 2026. Il 4 luglio 2027 la tappa sarà a Villafranca (VR), Castello Scaligero, posticipo del 2 luglio 2026, mentre il 6 luglio 2027 ci si sposta a Pistoia, Piazza Duomo, posticipo del 7 luglio 2026, e il 7 luglio 2027 a Genova, Arena del Mare – Porto Antico, posticipo dell’8 luglio 2026. Il 10 luglio 2027 è la volta di Cernobbio (CO), Villa Erba, posticipo dell’11 luglio 2026, seguita il 12 luglio 2027 da Bergamo, Arena Fiera, posticipo del 13 luglio 2026, e il 15 luglio 2027 da Firenze, Le Cascine – Prato delle Cornacchie, posticipo del 16 luglio 2026. Il 17 luglio 2027 appuntamento a Cattolica (RN), Arena della Regina, posticipo del 17 luglio 2026, quindi il 19 luglio 2027 a Pompei (NA), Anfiteatro degli Scavi, posticipo del 20 luglio 2026, e il 20 luglio 2027 ancora a Pompei (NA), Anfiteatro degli Scavi, posticipo del 21 luglio 2026. Il 24 luglio 2027 si va ad Agrigento, Live Arena, posticipo del 26 luglio 2026, e il 25 luglio 2027 di nuovo ad Agrigento, Live Arena, posticipo del 27 luglio 2026, mentre il 27 luglio 2027 è la volta di Palermo, Teatro di Verdura, posticipo del 28 luglio 2026, e il 28 luglio 2027 ancora Palermo, Teatro di Verdura, posticipo del 29 luglio 2026. Si riparte il 7 agosto 2027 da Castiglioncello (LI), Castello Pasquini, posticipo del 16 agosto 2026, e l’8 agosto 2027 da Forte dei Marmi (LU), Villa Bertelli, posticipo del 17 agosto 2026. Il 16 agosto 2027 tappa a Termoli (CB), Arena del Mare, posticipo del 19 agosto 2026, il 17 agosto 2027 ad Apricena (FG), Cava dell’Erba, posticipo del 22 agosto 2026, il 18 agosto 2027 a Barletta (BAT), Fossato del Castello, posticipo del 20 agosto 2026, e il 19 agosto 2027 a Fasano (BR), Parco Archeologico di Egnazia, posticipo del 21 agosto 2026. Il 21 agosto 2027 ci si sposta a Roccella Ionica (RC), Teatro al Castello, posticipo del 25 agosto 2026, il 22 agosto 2027 a Cirò Marina (KR), Arena Saracena, posticipo del 24 agosto 2026, il 23 agosto 2027 a Santa Maria del Cedro (CS), Arena dei Cedri, posticipo del 26 agosto 2026, e il 25 agosto 2027 a Paestum (SA), Arena dei Templi, posticipo del 27 agosto 2026. Il 28 agosto 2027 appuntamento a Lanciano (CH), Parco delle Rose, posticipo del 29 agosto 2026, il 31 agosto 2027 a Parma, Parco Ducale, posticipo del primo settembre 2026, il 2 settembre 2027 a Brescia, Piazza della Loggia, posticipo del 3 settembre 2026, e il 4 settembre 2027 a Cervere (CN), Anfiteatro dell’Anima, posticipo del 5 settembre 2026.

L’8 settembre 2027 e il 9 settembre 2027 doppio appuntamento a Macerata, Sferisterio, posticipo rispettivamente del 9 e del 10 settembre 2026, seguiti dall’11 settembre 2027 a Caserta, Reggia di Caserta – Piazza Carlo di Borbone, posticipo del 12 settembre 2026, e dal 12 settembre 2027, stessa location, posticipo del 13 settembre 2026. Il tour si chiude il 17 settembre 2027 a Torino, Piazza San Carlo, posticipo del 18 settembre 2026.

Per le date posticipate rimarranno validi i biglietti acquistati. Per gli acquirenti che non potranno partecipare alle date posticipate sarà possibile richiedere il rimborso fino al 30 giugno 2026 attraverso il circuito di vendita utilizzato in fase di acquisto.

A breve verranno comunicate le informazioni per i concerti di Venezia, Spoleto (PG), Siracusa, Taormina (ME), Alghero (SS), Cagliari, Trento, VIGEVANO (PV), Sordevolo (BI), e le date di recupero, per le quali rimarranno validi i biglietti acquistati.

Due giugno, Mattarella: il voto del popolo pose le basi per un nuovo patto civile

Roma, 1 giu. (askanews) – “Il 2 giugno 1946, il voto del popolo italiano segnò – dopo il ventennio fascista, la tragedia bellica, la lotta di Liberazione – una svolta nella storia del Paese, ponendo le basi per edificare, sulle solide fondamenta della Costituzione, un nuovo patto civile, ispirato ai principi di libertà, uguaglianza e solidarietà, spinto da una intensa sete di pace”. E’ quanto si legge in un messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, inviato ai Prefetti d’Italia, in occasione della ricorrenza della Festa della Repubblica, affinché se ne facciano interpreti nelle iniziative promosse a livello locale nella ricorrenza del 2 giugno.

“Ne fu protagonista il popolo italiano che affluì con straordinaria partecipazione e compostezza ai seggi, per la scelta dell’ordinamento dello Stato e l’elezione dell’Assemblea costituente. Ne furono protagoniste, in particolare, le donne, chiamate per la prima volta alle urne nella storia d’Italia, per le elezioni amministrative nel corso di quell’anno e per le consultazioni del 2 giugno”, sottolinea il Capo dello Stato.

2 giugno, Giardini Quirinale aperti a categorie deboli

Roma, 1 giu. (askanews) – I giardini del Quirinale sono aperti dalle 9,30 fino alle 13.30 per la festa della Repubblica. E’ il primo appuntamento delle celebrazioni dell’80esimo anniversario della Repubblica.

L’apertura al pubblico è riservata alle fasce deboli della popolazione coinvolte tramite invito. L’individuazione degli ospiti è stata curata dalle Federazioni e dalle Associazioni a carattere nazionale del Terzo settore e da Roma Capitale.

Durante l’apertura, si esibiranno nei Giardini la Banda Interforze, il Coro dell’Associazione Nazionale Alpini e la Jazz Campus Orchestra della Casa del Jazz di Roma.

Il capo dello Stato scenderà per un saluto agli ospiti nel corso della mattinata.

Knitting Club, torna l’appuntamento per gli appassionati di uncinetto

Roma, 1 giu. (askanews) – Prosegue, giovedì 4 giugno, all’Art Forum Würth Capena il Knitting Club, appuntamento dedicato agli appassionati di maglia e uncinetto che desiderano condividere un momento creativo e conviviale all’interno degli spazi della mostra “Dalla testa ai piedi. Il corpo nella Collezione Würth”. A partire da questo incontro, il programma si amplia con la Knitting Class, uno spazio introduttivo pensato per chi desidera avvicinarsi per la prima volta alle tecniche della maglia e dell’uncinetto o consolidarne le basi. A seguire, il Knitting Club accoglierà partecipanti esperti e appassionati che potranno lavorare ai propri progetti personali in un’atmosfera informale e rilassata, immersi nelle opere della mostra e negli spazi dell’Art Forum.

Knitting Club, un appuntamento gratuito che introduce la pratica del lavoro a maglia nello spazio espositivo come nuova modalità di fruizione dell’arte contemporanea. Un momento informale di incontro aperto a tutti, pensato per abitare il luogo in modo diverso, a contatto diretto con le opere in mostra. Negli ultimi anni si parla sempre più spesso dei benefici delle attività manuali ripetitive: lavorare a maglia, fare uncinetto, ricamare. Studi sul benessere psicofisico mostrano come il ritmo del gesto favorisca la concentrazione, riduca lo stress e renda più semplice la conversazione. Le mani occupate aiutano a stare insieme senza imbarazzo e creano un tempo lento in cui parlare diventa naturale. Da questa esperienza condivisa nasce il Knitting Club: non un corso e nemmeno una visita guidata, ma un momento da vivere insieme tra le opere.

L’obiettivo è trasformare il modo di abitare lo spazio espositivo: non più soltanto un luogo da attraversare in silenzio, ma uno spazio in cui fermarsi, incontrarsi e tornare. In questo modo, la vita di tutti i giorni entra in relazione con l’arte contemporanea e il pubblico passa da visitatore occasionale a presenza abituale. Il gesto quotidiano dell’intrecciare diventa così esperienza culturale. Mentre le mani lavorano, lo sguardo si muove liberamente e le opere vengono osservate con più tempo, senza mediazioni. Lo spazio espositivo si apre a una dimensione di incontro e accoglie pratiche lente capaci di creare comunità. Incontro dopo incontro, l’iniziativa sta registrando una partecipazione crescente e trasversale per età e provenienza, consolidando una piccola comunità stabile attorno all’Art Forum Würth Capena.

Bce: inflazione precepita da consumatori sale al 4%, inflazione attesa stabile

Roma, 1 giu. (askanews) – Nuovo netto rafforzamento dell’inflazione percepita dai consumatori nell’area euro, mentre ad aprile le aspettative sulla stessa crescita dei prezzi hanno mostrato una stabilizzazione. Le attese sulla crescita economica sono lievemente peggiorate, a riflesso dei rincari dell’energia collegati al conflitto in Iran e Medioriente.

Secondo l’ultima rilevazione effettuata dalla Bce, ad aprile l’inflazione percepita sugli ultimi 12 mesi dai consumatori è salita al 4%, dal 3,5% di marzo. L’inflazione per i prossimi 12 mesi è rimasta al 4% mentre quella a 3 anni si è limata al 2,9%, dal precedente 3%. Le aspettative di inflazione per i prossimi cinque anni sono rimaste invariate al 2,4%.

Per la crescita economica, le attese dei consumatori si sono fatte ulteriormente negative, stimando una contrazione del 2,2% sui prossimi 12 mesi, dal meno 2,1% atteso a marzo.

Va ribadito che queste non sono previsioni economiche della Bce ma le attese medie dei consumatori che risultano da un sondaggio condotto, in questo caso, tra il 2 aprile e il 4 maggio coinvolgendo 19.000 adulti di 11 paesi dell’area valutaria (tra cui l’Italia).

Le attese sulla crescita dei redditi nominali si sono indebolite al più 0,8% sui prossimi 12 mesi ad aprile, dal più 1,2% atteso a marzo, riporta ancora il sondaggio Bce, mentre quelle sulla crescita delle spese sono salite ulteriormente al più 5,3%, sempre sui futuri tre 12 mesi, a fronte del più 5,1% previsto a marzo.

Bce: inflazione precepita da consumatori sale al 4%, inflazione attesa stabile

Roma, 1 giu. (askanews) – Nuovo netto rafforzamento dell’inflazione percepita dai consumatori nell’area euro, mentre ad aprile le aspettative sulla stessa crescita dei prezzi hanno mostrato una stabilizzazione. Le attese sulla crescita economica sono lievemente peggiorate, a riflesso dei rincari dell’energia collegati al conflitto in Iran e Medioriente.

Secondo l’ultima rilevazione effettuata dalla Bce, ad aprile l’inflazione percepita sugli ultimi 12 mesi dai consumatori è salita al 4%, dal 3,5% di marzo. L’inflazione per i prossimi 12 mesi è rimasta al 4% mentre quella a 3 anni si è limata al 2,9%, dal precedente 3%. Le aspettative di inflazione per i prossimi cinque anni sono rimaste invariate al 2,4%.

Per la crescita economica, le attese dei consumatori si sono fatte ulteriormente negative, stimando una contrazione del 2,2% sui prossimi 12 mesi, dal meno 2,1% atteso a marzo.

Va ribadito che queste non sono previsioni economiche della Bce ma le attese medie dei consumatori che risultano da un sondaggio condotto, in questo caso, tra il 2 aprile e il 4 maggio coinvolgendo 19.000 adulti di 11 paesi dell’area valutaria (tra cui l’Italia).

Le attese sulla crescita dei redditi nominali si sono indebolite al più 0,8% sui prossimi 12 mesi ad aprile, dal più 1,2% atteso a marzo, riporta ancora il sondaggio Bce, mentre quelle sulla crescita delle spese sono salite ulteriormente al più 5,3%, sempre sui futuri tre 12 mesi, a fronte del più 5,1% previsto a marzo.