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Giani: reddito inclusione in Toscana sarà esteso

Firenze, 18 mag. (askanews) – Avevamo messo una serie di condizioni che evidentemente è bene togliere perché abbiamo le risorse per poter allargare l’ambito delle persone che possono godere di questo processo”. Lo ha detto il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, a margine del convegno della Cgil “Il lavoro tradito”, rispondendo a una domanda su una possibile rimodulazione dei parametri di accesso al reddito di inclusione regionale dopo il basso numero di beneficiari iniziali.

“Io vi avevo preavvertito che noi saremmo partiti da una posizione più oggettiva e quindi inevitabilmente più rigida per vedere i numeri -ha spiegato Giani- anche perché è la prima volta che lo sperimentiamo. Avevamo quel quid di 23 milioni e volevamo capire di non andare oltre, creando però le condizioni perché fosse una cifra sufficiente per dare risposta al tema del disoccupato che ormai non ha ammortizzatori sociali”. La misura, ha ricordato il presidente, prevede un sostegno economico “in una forma di bonus mensile da 500 euro, accanto alla gratuità della formazione per riciclare la propria professionalità”.

Giani ha poi difeso la strategia iniziale: “È un po’ preventivo: quando sperimenti una nuova misura parti con più rigidità per poter progressivamente allargare le maglie, consentendo a un numero maggiore di persone di vedere soddisfatta la propria domanda. Quindi -ha concluso Giani- è una rimodulazione fisiologica che comunque si inserisce in una misura che ho visto apprezzata”

Ottimi ascolti per la finale di Amici. Vince Lorenzo

Milano, 18 mag. (askanews) – Una festa di musica e danza, sempre amatissima dal pubblico. “Amici”: la finale del talent di Maria De Filippi in diretta su Canale 5 domina la serata e segna il miglior risultato stagionale con 3.483.000 spettatori totali e il 25.9% di share individui (37.81% sul target 15-34enni), con picchi di 4.558.000 spettatori e del 39.1% di share. A sollevare la coppa d’oro sulle note di We are the Champions è Lorenzo Salvetti che conquistato la venticinquesima edizione del talent-show, sia nella categoria canto che come vincitore assoluto. Il cantante del team di Lorella Cuccarini, ha così riscattato la finale che gli era sfuggita a XFactor, dimostrando di conoscere la musica, portando anche pezzi al pianoforte e alla chitarra. Alessio, beniamino del pubblico giovane, dopo tante traversie ha trionfato nel circuito della danza, ma forse si aspettava anche di più. La danza è stata protagonista di questa edizione con tre talenti, oltre ad Alessio, hanno spiccato Emiliano che ha ricevuto il Premio della Critica e il Premio Unicità e Nicola che si è distinto per le sue qualità di ballerino classico. Premio Keep Dreaming a tutti i finalisti. Angie ha ritirato il Premio delle radio.

Presenti gli insegnanti: Alessandra Celentano, Rudy Zerbi, Veronica Peparini, Lorella Cuccarini, Emanuel Lo e Anna Pettinelli. In studio anche i quattro giudici: Elena D’Amario, Amadeus, Gigi D’Alessio e Cristiano Malgioglio. Alessandro Cattelan ha condotto il gioco delle password. Ospiti Giulia Michelini, Giulia Stabile, Giulia Pauselli, il Direttore Artistico Stéphane Jarny e Daniele Doria, ballerino vincitore della scorsa edizione del talent-show.

L’appuntamento con “Amici” è per l’autunno 2026

"Scioglierò", nuovo singolo di Gianluca Monaco

Roma, 18 mag. (askanews) – È disponibile su Spotify e su tutte le piattaforme digitali “Scioglierò”, il nuovo singolo del cantautore Gianluca Monaco, distribuito da ADA Music per Beatsound. “Scioglierò queste corde forti che da tempo io mi porto con me…”: un verso che racchiude l’essenza del brano, la volontà di liberarsi dai pesi interiori, dalle fratture del passato e dalle esperienze negative per intraprendere un percorso di rinascita, evoluzione e rinnovamento personale.

Scritto durante un’assolata domenica di luglio 2024 sulla spiaggia del litorale romano, “Scioglierò” nasce da un momento di profonda introspezione e si sviluppa come un viaggio emotivo autentico e diretto. La canzone è stata successivamente registrata e prodotta presso STUDIO8 Recording di Roma, con la produzione artistica di Pino Iodice, che ha curato arrangiamenti e chitarre.

Ad accompagnare Gianluca Monaco nel progetto Gabriele Canarozzo al basso e Vanni Antonicelli al synth, pianoforte e sound design. Un ringraziamento speciale va a Beppe Stanco per aver sostenuto questo nuovo percorso artistico.

“Scioglierò” rappresenta inoltre l’inizio di un progetto più ampio e introspettivo, dedicato all’esplorazione dei processi umani, delle trasformazioni interiori e della capacità di rinascere attraverso la musica.

Iran: abbiamo risposto all’ultima proposta Usa. Pezeshkian: dobbiamo negoziare, entrambi in difficoltà

Roma, 18 mag. (askanews) – Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato oggi che Teheran dovrebbe perseguire il dialogo “con dignità”, respingendo gli slogan contro i negoziati con gli Stati Uniti. “Se non si parla, si vuole forse combattere per sempre?”, ha detto Pezeshkian durante un incontro con funzionari delle relazioni pubbliche del governo. Pezeshkian ha inoltre chiesto una comunicazione onesta con l’opinione pubblica, affermando che è sbagliato sostenere che i nemici stiano crollando mentre l’Iran prospera. “Hanno problemi, e anche noi abbiamo problemi”, ha spiegato il presidente iraniano, precisando che “stiamo combattendo e dobbiamo accettarne le difficoltà”.

L’Iran, intanto, ha comunicato agli Stati Uniti le proprie osservazioni in risposta alle modifiche apportate da Washington al piano di risoluzione del conflitto, ha dichiarato oggi il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei.

“Nonostante gli Stati Uniti abbiano esplicitamente dichiarato di respingere questo progetto (iraniano), abbiamo ricevuto una serie di commenti e modifiche da parte pachistana. Abbiamo esaminato le proposte e, come annunciato ieri, abbiamo comunicato il nostro punto di vista alla controparte americana”, ha affermato Baghaei durante una conferenza stampa.

Tennis, Binaghi: Spostare la finale di Roma avrebbe danneggiato torneo

Roma, 18 mag. (askanews) – “Siamo stati contattati dalla Lega Serie A, ma abbiamo spiegato che non volevamo entrare in una querelle che aveva raggiunto livelli troppo alti per noi, tra ricorso al Tar e l’impegno di ministero dell’Interno, prefettura e questura”. Così il presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel Angelo Binaghi, ospite di “Radio Anch’io Sport” su Rai Radio 1, ripercorre le ore di tensione legate alla concomitanza tra il derby della Capitale e la finale degli Internazionali BNL d’Italia.

Il derby romano è stato poi disputato alle 12 insieme alle altre sfide decisive per la corsa Champions, poche ore prima dell’atto conclusivo del torneo del Foro Italico. “Spostare la finale avrebbe significato far perdere credibilità al torneo a livello internazionale – sottolinea Binaghi -. Il nostro torneo è gestito dall’ATP, fa parte di un circuito internazionale, i diritti televisivi non sono venduti da noi e decine di Paesi erano programmati per quell’ora. Sarebbe stato un danno enorme per la credibilità del torneo e del Paese”.

Binaghi guarda però anche agli sviluppi futuri della vicenda: “Ho letto le parole di un ottimo dirigente come Ezio Simonelli: non solo è stato ammesso l’evidente errore, ma tutto quello che è successo spero crei i presupposti affinché, con una differente programmazione, non possa più capitare in futuro”.

Il numero uno della Fitp esclude però che si sia trattato di una semplice coincidenza. “Non parlerei di svista. Un anno fa uscì la programmazione con il derby di Torino durante le Finals, ora il derby di Roma durante gli Internazionali con in più la finale di Coppa Italia nella settimana del torneo di Roma: questa non può essere chiamata casualità. C’è stato un tentativo maldestro di programmazione, francamente non so finalizzato a che cosa. L’importante è che si sia capito e che questo non possa più accadere”.

Tennis, a Parigi è già Roland Garros: via alle qualificazioni

Roma, 18 mag. (askanews) – A Parigi è già tempo di Roland Garros. Inizia oggi la settimana dedicata alle qualificazioni, a caccia di un posto nel tabellone principale. Sono 13 gli azzurri al via tra maschile e femminile, di cui sette impegnati lunedì. Apriranno il programma Andrea Pellegrino e Stefano Travaglia, rispettivamente impegnati con lo statunitense Moreno de Alboran e l’argentino Ficovich. In campo oggi anche Marco Cecchinato, Federico Cinà, Stefano Napolitano, Lisa Pigato e Martina Trevisan. Martedì, invece, sarà il giorno del debutto di Francesco Maestrelli, Lorenzo Giustino, Gianluca Cadenasso, Nuria Brancaccio, Lucrezia Stefanini e Lucia Bronzetti.

Tra chi deve passare quest’anno dalle qualificazioni c’è anche Grigor Dimitrov. Tra i migliori otto a Parigi due anni fa, l’ex n. 3 al mondo (oggi scivolato al n. 170 della classifica mondiale) esordirà martedì con il portoghese Faria.

Italia da record: Sinner domina il ranking, 4 azzurri in Top 16 Atp

Roma, 18 mag. (askanews) – Si chiude un’edizione storica degli Internazionali BNL d’Italia, la prima con un italiano campione nel singolare maschile e una coppia tutta azzurra vincitrice del doppio. A illuminare il Foro Italico sono il trionfo di Jannik Sinner, primo italiano a conquistare il torneo dal 1976, e quello del miglior duo azzurro di doppio formato da Simone Bolelli e Andrea Vavassori.

La festa del tennis italiano prosegue anche nel ranking ATP pubblicato il 18 maggio 2026: l’Italia è infatti l’unica nazione con quattro giocatori tra i primi 16 del mondo. Sinner resta saldamente numero 1 con 14.700 punti, un bottino che nessuno raggiungeva dal 2016, quando Novak Djokovic arrivò a 14.840 durante lo US Open. L’altoatesino entra inoltre nella storia come secondo giocatore dopo Djokovic a completare il Career Golden Masters, riuscendoci però a soli 24 anni contro i 31 del serbo.

L’assenza di Carlos Alcaraz, fermo per infortunio e fuori sia da Roma sia dal prossimo Roland Garros, garantisce a Sinner la permanenza al vertice almeno fino a dopo Wimbledon. L’azzurro raggiungerà così almeno quota 80 settimane da numero 1, agganciando Lleyton Hewitt tra i primi dieci giocatori con più settimane in vetta nell’era del ranking computerizzato.

Alle sue spalle si conferma secondo italiano Lorenzo Musetti, ora numero 11 del mondo dopo l’uscita dalla Top 10, che dovrà saltare il Roland Garros per infortunio. Resta numero 12 Flavio Cobolli, mentre vola al numero 16 Luciano Darderi, semifinalista a Roma e ora al suo best ranking, con la certezza di essere tra le prime 16 teste di serie a Parigi.

Da segnalare anche il ritorno in Top 100 di Matteo Arnaldi, salito al numero 96, e i progressi di Andrea Pellegrino, arrivato fino agli ottavi agli Internazionali prima di fermarsi contro Sinner. Grazie al torneo romano il pugliese guadagna 29 posizioni e sale al numero 126 del ranking, a un passo dal suo miglior piazzamento.

Tra gli altri protagonisti della settimana spicca il norvegese Casper Ruud, finalista a Roma, che risale dal numero 25 al 17 tornando così tra le prime 16 teste di serie del Roland Garros. Debutto in Top 20 invece per lo statunitense Learner Tien, mentre il 19enne spagnolo Rafael Jodar entra per la prima volta in Top 30 al numero 29 dopo il quarto di finale romano. Alle sue spalle il brasiliano Joao Fonseca, numero 30 ATP: sono gli unici due teenager presenti nella Top 100 mondiale.

Best ranking infine anche per il belga Zizou Bergs, gli argentini Juan Manuel Cerundolo e Tiago Agustin Tirante, il serbo Hamad Medjedovic, il peruviano Ignacio Buse, lo spagnolo Martin Landaluce, il paraguayano Adolfo Daniel Vallejo e il croato Dino Prizmic.

L’esercito israeliano ha abbordato le navi della Flotilla diretta a Gaza. Arrestati gli attivisti

Roma, 18 mag. (askanews) – L’esercito israeliano ha iniziato l’abbordaggio della flottiglia umanitaria Global Sumud diretta a Gaza. Il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth ha riferito che alcuni soldati israeliani sono stati ripresi vicino a una delle navi dirette verso la Striscia di Gaza.

La flottiglia, composta da 54 imbarcazioni, è salpata giovedì dal distretto mediterraneo turco di Marmaris in un nuovo tentativo di rompere il blocco israeliano su Gaza.

Il giornale israeliano Ynet riferisce che le forze armate israeliane stanno prendendo il controllo delle imbarcazioni che guidano la Global Sumud Flotilla verso Gaza, arrestando gli attivisti a bordo e trasferendoli su una nave della Marina dotata di “prigione galleggiante”, per poi essere condotti ad Ashdod, in Israele.

Il tracker sul sito della Global Sumud Flottilla conferma l’intercettazione delle barche e mostra alcune immagini delle operazioni di abbordaggio.

(Foto dal sito Global Sumud Flotilla)

Il messaggio di Mattarella al Papa: la sua invocazione alla pace risuona nel mondo intero

Roma, 18 mag. (askanews) – “L’invocazione della pace, la prima che credenti e non credenti hanno udito pronunciarLe da Pontefice, continua a risuonare nel mondo intero, sollecitando le menti e i cuori di tutti, anche di coloro che paiono offuscati da egoismi e vanità”. Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato a Sua Santità Papa Leone XIV in occasione del “primo anniversario del solenne inizio del Suo pontificato”.

Il capo dello Stato ha espresso a “nome del popolo italiano e mio personale i più fervidi auguri per la lieta ricorrenza e la feconda prosecuzione del Suo altissimo Magistero”.

E – sottolinea Mattarella – “gli appelli” del Papa “affinché le armi tacciano e siano ovunque ristabilite le ragioni della giustizia e del dialogo suscitano speranza e rinfrancano quanti, senza distinzioni di confessione religiosa o cultura, avvertono con turbamento la superficialità con cui la guerra è oggi minacciata e talvolta attuata, con tragiche conseguenze e inaccettabili costi umani”.

“Ascoltare gli incessanti richiami” di Papa Leone XIV “induce ad avere ancora fiducia che le attuali generazioni sappiano affrontare le temibili sfide della contemporaneità secondo un principio di fraterna solidarietà, scongiurando un futuro di degradante impoverimento spirituale e materiale”, prosegue il presidente della Repubblica nel suo messaggio, rimarcando: “Di fronte al dilagare di prevaricazioni e violenza, Ella, Santità, ci invita a considerare la pace ‘un bene arduo, ma possibile’, ispirando spunti di riflessione e di concreta condotta quotidiana – prosegue il capo dello Stato -. Ne ritrovo esemplari testimonianze nel Suo recente viaggio apostolico in Africa, significativo attestato di prossimità pastorale, che ha consegnato ai giovani e alle classi dirigenti di quelle terre meravigliose messaggi chiari sull’importanza di una convivenza cooperativa e orientata allo sviluppo, sull’esigenza di investire nell’istruzione e nella formazione, sull’impegno di ciascuno a beneficio della comunità e nel rispetto del prossimo. Ovunque nel mondo, sono questi i fermenti di ‘una scelta strategica per la pace’ e per la tutela, senza compromessi, della dignità della persona”.

Mattarella conclude il messaggio con il “più sentito ringraziamento per le premurose attestazioni di vicinanza nei confronti del popolo italiano, che attende con gioia e unanime affetto di accoglierLa in occasione delle prossime visite pastorali nel nostro Paese. Nel lieto ricordo delle occasioni di incontro di questi mesi e nell’attesa delle altre che auspico seguiranno presto, rinnovo i miei migliori auguri per il benessere della Sua persona e per il Suo servizio alla Chiesa e all’umanità”.

Trovati i cadaveri di due donne in un cantiere edile nel Napoletano

Napoli, 18 mag. (askanews) – I corpi senza vita di due donne sono stati rinvenuti in un cantiere edile in viale Italia a Pollena Trocchia, in provincia di Napoli. I cadaveri erano sul pavimento del piano seminterrato del palazzo in costruzione. Le vittime sarebbero precipitate da due differenti piani ascensore.

Non si esclude la pista del duplice omicidio. I carabinieri, che stanno indagando, sono stati allertati poco dopo la mezzanotte. I due cadaveri ancora non sono stati identificati.

Sul posto i carabinieri della sezione operativa della Compagnia di Torre del Greco, i militari della tenenza di Cercola e della sezione investigazioni scientifiche del nucleo operativo del gruppo di Torre Annunziata.

Papa, Mattarella: da suoi incessanti richiami fiducia in nuove generazioni

Roma, 18 mag. (askanews) – “Ascoltare gli incessanti richiami” di Papa Leone XIV “induce ad avere ancora fiducia che le attuali generazioni sappiano affrontare le temibili sfide della contemporaneità secondo un principio di fraterna solidarietà, scongiurando un futuro di degradante impoverimento spirituale e materiale”. Lo scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio a Papa Leone XIV in occasione del primo anniversario del suo pontificato.

“Di fronte al dilagare di prevaricazioni e violenza, Ella, Santità, ci invita a considerare la pace ‘un bene arduo, ma possibile’, ispirando spunti di riflessione e di concreta condotta quotidiana – prosegue il capo dello Stato -. Ne ritrovo esemplari testimonianze nel Suo recente viaggio apostolico in Africa, significativo attestato di prossimità pastorale, che ha consegnato ai giovani e alle classi dirigenti di quelle terre meravigliose messaggi chiari sull’importanza di una convivenza cooperativa e orientata allo sviluppo, sull’esigenza di investire nell’istruzione e nella formazione, sull’impegno di ciascuno a beneficio della comunità e nel rispetto del prossimo. Ovunque nel mondo, sono questi i fermenti di ‘una scelta strategica per la pace’ e per la tutela, senza compromessi, della dignità della persona”.

Papa, Mattarella: sua invocazione alla pace risuona nel mondo intero

Roma, 18 mag. (askanews) – “L’invocazione della pace, la prima che credenti e non credenti hanno udito pronunciarLe da Pontefice, continua a risuonare nel mondo intero, sollecitando le menti e i cuori di tutti, anche di coloro che paiono offuscati da egoismi e vanità”. Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato a Sua Santità Papa Leone XIV in occasione del “primo anniversario del solenne inizio del Suo pontificato”.

Il capo dello Stato ha espresso a “nome del popolo italiano e mio personale i più fervidi auguri per la lieta ricorrenza e la feconda prosecuzione del Suo altissimo Magistero”.

Serie A, Classifica, Lecce e Cremonese tutto in 90’

Roma, 18 mag. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Cagliari-Torino 2-1, Sassuolo-Lecce 2-3, Udinese-Cremonese 0-1

37ª giornata Como-Parma 1-0, Genoa-Milan 1-2, Juventus-Fiorentina 0-2, Pisa-Napoli 0-3, Roma-Lazio 2-0, Inter-Verona 1-1, Atalanta-Bologna 0-1, Cagliari-Torino 2-1, Sassuolo-Lecce 2-3, Udinese-Cremonese 0-1

Classifica: Inter 86, Napoli 73, Milan, Roma 70, Como, Juventus 68, Atalanta 58, Bologna 55, Lazio 51, Udinese 50, Sassuolo 49, Torino 44, Parma 42, Genoa, Fiorentina 41, Cagliari 40, Lecce 35, Cremonese 34, Verona 21, Pisa 18 (Inter campione d’Italia, Napoli in Champions, Atalanta in Conference. Retrocesse in B Pisa e Verona).

38ª giornata (24.05.2026)da definire anticipi e posticipi Bologna-Inter, Cremonese-Como, Fiorentina-Atalanta, Lazio-Pisa, Lecce-Genoa, Milan-Cagliari, Napoli-Udinese, Parma-Sassuolo, Torino-Juventus, Verona-Roma.

Da Bahlsen, gruppo industriale tedesco, un messaggio forte: “La remigrazione non è accettabile”

Un industriale contro la banalizzazione dell’estremismo

Non capita spesso che un grande imprenditore decida di entrare apertamente nel dibattito politico su temi tanto esplosivi come l’immigrazione, la destra radicale e la tenuta democratica. È invece ciò che ha fatto Alexander Kühnen, ceo della storica azienda dolciaria tedesca Bahlsen, intervenendo con parole nette contro la cosiddetta “remigration” sostenuta da ambienti vicini all’AfD.

La dichiarazione, pubblicata sul sito del quotidiano tedesco Die Welt, non lascia spazio ad ambiguità: “Remigration ist für uns nicht akzeptabel” (“Per noi la remigratione è inaccettabile”). Ecco, senza mezzi termini “remigrazione”, cioè il progetto di espulsione o allontanamento massiccio degli immigrati e persino di cittadini tedeschi di origine straniera, viene giudicata incompatibile con i valori di una moderna economia europea.

Kühnen ha aggiunto che le imprese familiari tedesche dovrebbero mostrare più “Haltung”, cioè più fermezza morale e civile, nel contrastare la deriva dell’estrema destra. Non è un dettaglio linguistico. In Germania la parola Haltung richiama un’assunzione pubblica di responsabilità etica, soprattutto da parte delle élite economiche e culturali.

La lezione tedesca che manca all’Italia

L’intervento di Bahlsen è importante non soltanto per il suo contenuto, ma per ciò che rappresenta. La Germania industriale sta comprendendo che il nazionalismo identitario non è solo un problema morale: è anche un problema economico e strategico.

Un Paese esportatore, integrato nei mercati globali, bisognoso di manodopera qualificata e inserito nel sistema europeo non può alimentare campagne di ostilità generalizzata verso gli stranieri senza danneggiare se stesso.

È un tema che riguarda anche l’Italia. Da noi, troppo spesso, il mondo produttivo resta silenzioso mentre una parte della politica utilizza fatti di cronaca drammatici per costruire una narrazione collettiva fondata sulla paura etnica. Il singolo reato commesso da un immigrato viene trasformato in prova generale di colpevolezza di un’intera comunità. È accaduto anche in queste ore a seguito della drammatica vicenda di Modena, con effetti devastanti nelle reazioni sui social network.

La responsabilità civile delle classi dirigenti

Proprio per questo il gesto di Bahlsen assume un valore che travalica i confini nazionali. Non perché un imprenditore debba fare politica partitica, ma perché esiste una responsabilità civile delle classi dirigenti – specie quelle europee – quando il linguaggio pubblico oltrepassa certi limiti.

La Germania conosce bene le conseguenze della disumanizzazione progressiva. Sa che le parole non restano mai semplici parole quando si costruisce l’idea di una società divisa tra cittadini “autentici” e presenze “estranee”.

In Italia, invece, colpisce spesso la reticenza — talvolta il conformismo — del mondo dell’economia di fronte a campagne che criminalizzano indistintamente gli immigrati, benché questi rappresentano ormai una componente strutturale del lavoro, dell’assistenza, dell’agricoltura, della logistica e di interi comparti produttivi.

Non si tratta di negare i problemi della sicurezza o dell’integrazione. Tuttavia l’oltranzismo identitario, associato addirittura alle ambiguità presenti nell’area di governo, gioca un ruolo fortemente negativo. Bisogna allora impedire che lo sdegno, in sé comprensibile e giustificato, per drammatici episodi di violenza venga trasformato in ostilità identitaria permanente.

Cuba: gli Usa costruiscono dossier per giustificare una guerra

Roma, 18 mag. (askanews) – Cuba difende la pace, ma si prepara a fronteggiare qualsiasi aggressione esterna in esercizio del diritto alla legittima difesa riconosciuto dalla Carta delle Nazioni unite. Lo ha affermato il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez. “Senza alcuna scusa legittima, il governo degli Stati uniti costruisce, giorno dopo giorno, un dossier fraudolento per giustificare la spietata guerra economica contro il popolo cubano e l’eventuale aggressione militare”, ha scritto Rodriguez su X.

“Cuba non minaccia né desidera la guerra. Difende la pace e si dispone e si prepara ad affrontare l’aggressione esterna in esercizio del diritto alla legittima difesa riconosciuto dalla Carta dell’Onu”, ha aggiunto il capo della diplomazia cubana. Rodriguez ha accusato anche alcuni media di fare “il gioco” di Washington, promuovendo “calunnie” e diffondendo insinuazioni attribuite allo stesso governo statunitense.

Nei giorni scorsi Axios ha riferito della presunta acquisizione da parte di Cuba di 300 droni militari, che sarebbero destinati a ipotetici piani contro obiettivi nella base di Guantanamo, contro navi militari e contro Key West, in Florida.

Il viceministro degli Esteri cubano Carlos Fernandez de Cossio ha affermato sabato che Cuba “ha il diritto di difendersi dall’aggressione esterna”. Secondo il diplomatico, coloro che dagli Stati uniti cercano “la sottomissione e, di fatto, la distruzione della nazione cubana” attraverso l’aggressione militare e la guerra “non perdono un minuto nel fabbricare pretesti, creare e diffondere falsità e distorcere come straordinaria la preparazione logica per affrontare una possibile aggressione”.

Pochi giorni fa, il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato che presto si “occuperà” di Cuba, senza fornire dettagli sui propri piani. Successivamente, Cnn ha riferito che l’esercito statunitense ha aumentato in modo significativo il numero dei voli di ricognizione davanti alla costa cubana da febbraio.

Lo sciacallaggio sui corpi e il silenzio che manca: se la propaganda nega l’umanità

C’è un limite oltre il quale la politica dovrebbe fermarsi, un confine invisibile tracciato dal rispetto per il dolore e dalla complessità della condizione umana. Un confine che Matteo Salvini, ancora una volta, ha deciso di travolgere con la consueta, raggelante tempestività.

Utilizzare la tragedia di Modena per trasformarla nell’ennesimo palcoscenico della propaganda xenofoba non è solo un errore politico: è un atto che fa orrore. Etichettare Salim El Koudri come “criminale di seconda generazione”, brandendo le sue origini marocchine come un marchio d’infamia ereditario, significa compiere un’operazione chirurgica di disumanizzazione. Significa cancellare l’uomo per agitare lo spauracchio.

La realtà oltre lo slogan

Dietro quel nome che il vicepremier ha buttato in pasto alla rete per racimolare una manciata di voti e rilanciare la crociata sui permessi di soggiorno, non c’è un manifesto ideologico. C’è una biografia complessa, spezzata, drammatica. C’è un cittadino italiano che da anni combatteva contro i fantasmi di una grave sofferenza mentale, un uomo fragile seguito dai servizi psichiatrici, la cui mente è naufragata in un delirio che ha rischiato di trasformarsi in strage.

Ignorare la patologia per cavalcare l’etnia significa solleticare la pancia di un Paese che preferisce il capro espiatorio alla comprensione del disagio sociale e psichico. Significa negare l’umanità di chi soffre, persino quando quella sofferenza esplode in forme violente e inaccettabili.

Per il leader della Lega la cronaca non è mai un momento di riflessione o di rispetto per le vittime, ma un bancone del mercato elettorale dove esporre la propria mercanzia ideologica.

Il doppio standard del cinismo

Il cinismo di questa narrazione emerge con plastica evidenza se si guarda al silenzio assordante che lo stesso ministero ha riservato a un altro dramma recente: il brutale omicidio di Bakary Sako. In quel caso, nessuna diretta social, nessun tweet indignato, nessuna richiesta di pugno di ferro. Perché se la vittima ha la pelle scura e i carnefici sono “italiani doc”, la macchina della propaganda si inceppa. Il dolore non è tutto uguale; per questa destra, dipende dall’anagrafe.

Al Sig. Ministro verrebbe da suggerire un esercizio antico quanto efficace: contare fino a dieci prima di digitare. Di riscoprire, ogni tanto, il valore terapeutico e dignitoso del silenzio. Perché forzare la realtà per adattarla ai propri schemi identitari produce un effetto boomerang che svela solo la povertà di chi ne fa uso.

Il diritto alla cittadinanza umana

In questo momento, mentre il pensiero va alle vittime di Modena e alle loro famiglie travolte da una violenza inaudita, l’unica risposta civile è la solidarietà e l’analisi lucida. La criminalità non ha passaporto, non si eredita geneticamente e non può essere il metro per misurare i diritti di cittadinanza.

Di fronte al sangue e alla follia, l’unica distinzione che conta è quella tra chi resta umano e chi sceglie di sciacallare sulle macerie delle vite altrui. E su questo, purtroppo, la propaganda non riuscirà a stendere nessun velo pietoso.

Il dialetto e la verità che la politica ha dimenticato

Il linguaggio che nasce dalla vita

C’è una cosa che la politica moderna ha quasi dimenticato: per parlare davvero alle persone bisogna usare parole che la gente sente proprie.

Per questo le metafore contadine, le espressioni popolari e il dialetto continuano ad avere una forza che il linguaggio istituzionale spesso non riesce più ad avere. Qualcuno sorride pensando sia folklore. Ma dentro quelle parole non c’è teatro. C’è storia, cultura e memoria di intere generazioni.

Il dialetto, soprattutto al Sud, non è soltanto una lingua: è identità, ironia, sofferenza, dignità e saggezza popolare.

Ci sono concetti che tradotti in un italiano perfetto perderebbero metà della loro forza. Perché il dialetto non passa solo dalla testa. Passa dalla vita. L’italiano istituzionale molte volte spiega. Il dialetto, invece, smaschera.

La libertà che costa fatica

Ed è proprio attraverso certe espressioni popolari che si comprende una delle fragilità più profonde della politica di oggi: la dipendenza.

Quando si entra nelle istituzioni per bisogno personale, per cercare protezione, collocamento o salvezza economica, il rischio è quello di perdere lentamente la propria libertà. Perché chi ti “veste”, prima o poi, ti presenterà il conto. Ed è lì che la politica smette di essere servizio e diventa obbedienza.

La libertà di pensiero ha un prezzo altissimo. Significa avere il coraggio di dire “no” anche quando sarebbe più conveniente dire “sì”. Perché governare non significa inseguire il consenso del momento, ma avere il coraggio di far accadere le cose. Serve visione per dare una rotta. Serve carattere per mantenerla anche quando è scomodo. Non serve l’ansia di vincere. Serve la responsabilità del fare.

E questa è una lezione che vale non soltanto in politica, ma nella vita.

“O si quaglia o si squaglia”

È vero: la pazienza è la virtù dei forti. Ma non bisogna perdere tempo davanti a chi non vede il proprio valore. La vita, prima o poi, insegna una verità semplice: “O si quaglia o si squaglia”.

Ci sono esperienze che aiutano a crescere, che formano carattere, che rendono migliori. E allora vale la pena resistere, imparare, stringere i denti. Ma esistono anche situazioni che consumano lentamente, che bloccano, che spengono entusiasmo, libertà e dignità.

Ed è lì che bisogna trovare il coraggio di cambiare strada.

Perché non bisogna confondere la resilienza con le sabbie mobili. Resistere non significa restare fermi ovunque e comunque. A volte il vero coraggio è andare avanti.

Conservare il potere non è stabilità

Ed è lo stesso errore che troppo spesso commette la politica: confondere la conservazione del potere con la stabilità. La politica dovrebbe essere sacrificio temporaneo di sé per migliorare la comunità. Non una scorciatoia sociale. Non un ascensore personale.

E invece troppo spesso c’è chi non teme di perdere la fiducia dei cittadini, ma soltanto la poltrona da cui dipende il proprio equilibrio. La politica ha bisogno di tornare a parlare una lingua comprensibile, concreta e umana. Una lingua che non serva a impressionare le persone, ma a farsi capire.

Perché alcune verità, in dialetto, hanno un metabolismo diverso. Nascono dalla terra, dalla fatica e dalla vita vera. Ed è forse per questo che arrivano più lontano di tanti discorsi perfetti.

Montini, la FUCI e il nodo del 1931: alla Camera un incontro promosso dall’Istituto Paolo VI

L’Istituto Paolo VI di Brescia e l’Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiana promuovono un incontro di particolare interesse storico e culturale dedicato a “La FUCI di Giovanni Battista Montini nel 1931”, in programma giovedì 4 giugno 2026, dalle ore 11 alle 13, presso la Sala “Giacomo Matteotti” della Camera dei Deputati, in piazza del Parlamento a Roma.

L’iniziativa si inserisce nel quadro dell’Edizione Nazionale degli Scritti di Giovanni Battista Montini – Paolo VI e prende spunto dalla pubblicazione del quinto tomo del Carteggio montiniano, dedicato all’anno 1931, curato da X. Toscani, S. Negruzzo, C. Repossì e M.P. Sacchi per l’Istituto Paolo VI – Edizioni Studium.

Dopo l’indirizzo di saluto dell’on. Anna Ascani, l’introduzione sarà affidata a don Angelo Maffeis, presidente dell’Istituto Paolo VI. Al centro del convegno, la relazione sul tema “1931: Chiesa e regime fascista. Nuove prospettive da un Carteggio”, affidata a Jean-Dominique Durand e alla prof.ssa Marialuisa Lucia Sergio dell’Università Roma Tre. Modererà Simona Negruzzo.

Il tema tocca uno dei passaggi più delicati della biografia di Montini e della storia del cattolicesimo italiano: gli anni del confronto tra la FUCI, l’Azione cattolica e il regime fascista, nel contesto della crisi apertasi dopo i Patti Lateranensi. La documentazione epistolare del 1931 consente oggi di rileggere con maggiore profondità il ruolo svolto dal giovane Montini nella formazione culturale dei cattolici italiani e nella difesa degli spazi di autonomia ecclesiale.

L’appuntamento romano assume così anche un valore civile e politico, oltre che storiografico, riportando l’attenzione su una figura destinata, negli anni successivi, a diventare Papa Paolo VI e dunque uno dei protagonisti del cattolicesimo contemporaneo.

• Accredito obbligatorio per la registrazione dei partecipanti: segreteria@istitutopaolovi.it
• Obbligo di giacca per i signori

Colloquio Trump-Netanyahu, Usa e Israele pronti a riprendere gli attacchi in Iran

Roma, 18 mag. (askanews) – L’esercito israeliano si sta preparando a una possibile ripresa delle ostilità con l’Iran, mentre Israele sarebbe pronto a unirsi a eventuali nuovi attacchi statunitensi e a colpire infrastrutture energetiche iraniane. Lo riferiscono media israeliani. L’emittente pubblica Kan ha citato un funzionario della sicurezza non identificato, secondo cui Israele parteciperebbe a nuovi raid Usa contro l’Iran.

Il resoconto arriva dopo una telefonata di oltre mezz’ora ieri tra il presidente Usa Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Secondo Kan, i due leader hanno discusso della prospettiva di una ripresa del conflitto.

Anche l’emittente Channel 12 ha riferito che il colloquio si è svolto “sullo sfondo dei preparativi per una ripresa dei combattimenti in Iran” e ha indicato che le forze armate israeliane sono state poste in stato di massima allerta.

Secondo Channel 12, Israele si aspetta di essere informato dagli Stati Uniti prima di qualsiasi attacco, pur non conoscendo i tempi esatti di una possibile decisione. L’emittente ha inoltre osservato che Trump è sottoposto a pressioni significative, anche da parte della Cina, perché eviti un nuovo confronto con l’Iran e punti invece a una soluzione negoziata.

Il Pentagono, intanto, ha preparato una lista di obiettivi in Iran nel caso in cui il presidente Usa Donald Trump ordini la ripresa degli attacchi contro il Paese. Lo ha riferito la Cnn, citando fonti a conoscenza del dossier. “Il Pentagono ha preparato una serie di piani d’attacco contro obiettivi militari nel caso in cui Trump decida infine di procedere con altri attacchi”, ha riferito l’emittente. Secondo la Cnn, tra i possibili obiettivi presi in considerazione dal Pentagono figurano installazioni energetiche iraniane ed elementi delle infrastrutture.

Ieri Trump ha esortato l’Iran ad affrettarsi per raggiungere un accordo con gli Stati Uniti, affermando che il tempo è un fattore cruciale.

Modena, in cinquemila abbracciano le vittime: "Uniti nella paura"

Modena, 17 mag. (askanews) – “Ritrovarci insieme è importante perché le paure si combattono insieme. Ieri è stato uno dei momenti che non si vorrebbe mai vivere”. Lo ha detto il sindaco di Modena Massimo Mezzetti dal palco di piazza Grande, dove domenica sera circa cinquemila persone hanno risposto all’appello a ritrovarsi davanti al municipio per stringersi alle vittime e alle loro famiglie.

“Ringrazio il presidente Mattarella che è voluto venire a Modena, la presidente Meloni e il ministro Piantedosi”, ha proseguito il sindaco. “Hanno visto un sistema di istituzioni coeso e uno straordinario sistema sanitario. E non posso dimenticare i cittadini: da quelli che hanno avuto il coraggio di intervenire sull’autore del gesto a quelli che hanno prestato le prime cure. In 20 minuti i feriti erano già stati ospedalizzati”.

“La foto che ritrae l’autore bloccato a terra è l’immagine plastica di cos’è la nostra società, fatta di cittadini italiani e stranieri che sanno stare insieme”, ha concluso Mezzetti.

Il presidente della Regione Michele de Pascale ha rivolto il primo pensiero “a chi sta ancora lottando tra la vita e la morte e a chi sta cercando di salvargli la vita”. Poi ha aggiunto: “Questa piazza non è scontata e racconta la forza della nostra comunità. Il compito delle istituzioni è tenere unita la comunità e proteggerla. Sono orgoglioso della risposta del sistema di emergenza, ma prendo l’impegno: sulla salute mentale faremo molto di più per proteggere le persone”.

In piazza i gonfaloni di Comune e Provincia, sindaci del territorio, assessori regionali e provinciali. Il presidente della Provincia Fabio Braglia ha chiuso chiedendo un applauso “a una piazza incredibile”.

Serie A, Classifica, Il Bologna sale a 55 punti

Roma, 17 mag. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Atalanta-Bologna 0-1

37ª giornata Como-Parma 1-0, Genoa-Milan 1-2, Juventus-Fiorentina 0-2, Pisa-Napoli 0-3, Roma-Lazio 2-0, Inter-Verona 1-1, Atalanta-Bologna 0-1, ore 20.45 Cagliari-Torino, Sassuolo-Lecce, Udinese-Cremonese

Classifica: Inter 86, Napoli 73, Milan, Roma 70, Como, Juventus 68, Atalanta 58, Bologna 55, Lazio 51, Udinese 50, Sassuolo 49, Torino 44, Parma 42, Genoa, Fiorentina 41, Cagliari 37, Lecce 32, Cremonese 31, Verona 21, Pisa 18 (Inter campione d’Italia, Napoli in Champions. Retrocesse in B Pisa e Verona).

38ª giornata (24.05.2026)da definire anticipi e posticipi Bologna-Inter, Cremonese-Como, Fiorentina-Atalanta, Lazio-Pisa, Lecce-Genoa, Milan-Cagliari, Napoli-Udinese, Parma-Sassuolo, Torino-Juventus, Verona-Roma.

Tennis, trionfo storico di Sinner a Roma. Ruud battuto in finale

Roma, 17 mag. (askanews) – Jannik Sinner entra nella storia del tennis italiano vincendo gli Internazionali BNL d’Italia. Il numero 1 del ranking Atp supera in finale il norvegese Casper Ruud con il punteggio di 6-4, 6-3, conquistando il suo primo titolo al Foro Italico e scatenando l’entusiasmo del Centrale. Una vittoria che arriva a 50 anni dal successo di Adriano Panatta.

Il successo arriva al termine di una partita gestita con autorità dall’azzurro, che dopo un avvio non semplice – con un break subito in apertura e una fase iniziale di rodaggio – ha preso progressivamente il controllo del match. Sinner ha reagito subito, recuperando lo svantaggio nel primo set e piazzando il break decisivo nel nono game, prima di chiudere 6-4 in 50 minuti.

Nel secondo parziale il dominio del n.1 è diventato più evidente: solidità al servizio, accelerazioni da fondo e grande continuità nei momenti chiave hanno permesso all’azzurro di allungare fino al 6-3 finale, nonostante qualche tentativo di resistenza di Ruud.

Con questo successo Sinner diventa il primo italiano a vincere il torneo di Roma in singolare maschile dai tempi di Adriano Panatta, riportando un titolo atteso da decenni al pubblico del Foro Italico.

Per il tennista altoatesino arriva anche un ulteriore traguardo statistico: il Career Golden Masters, completando il palmarès nei tornei 1000. Un successo che consolida ulteriormente la sua posizione in vetta al tennis mondiale e conferma il momento straordinario della sua stagione.

Gaza, raid israeliano colpisce la mensa degli sfollati a Deir al Balah: morti e feriti

Roma, 17 mag. (askanews) – Tre persone sono state uccise in un attacco con droni messo a segno dalle forze israeliane contro una mensa comunitaria a Deir al-Balah, nel centro della Striscia di Gaza. Lo hanno riferito fonti ospedaliere, secondo cui ci sono diversi feriti.

La mensa, situata nei pressi dell’ospedale di Al-Aqsa, è legata al governo turco. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, si tratta di un’organizzazione che offre pasti caldi alle famiglie sfollate a Deir al-Balah.

La maggior parte degli sfollati di Deir al-Balah proviene dalla zona orientale della città, dove non è consentito il rientro nelle proprie case, e da Khan Younis e Rafah.

Serie A, Classifica, L’Inter sale a quota 85

Roma, 17 mag. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Inter-Verona 1-1

37ª giornata Como-Parma 1-0, Genoa-Milan 1-2, Juventus-Fiorentina 0-2, Pisa-Napoli 0-3, Roma-Lazio 2-0, Inter-Verona 1-1, ore 18 Atalanta-Bologna, ore 20.45 Cagliari-Torino, Sassuolo-Lecce, Udinese-Cremonese

Classifica: Inter 86, Napoli 73, Milan, Roma 70, Como, Juventus 68, Atalanta 58, Bologna 52, Lazio 51, Udinese 50, Sassuolo 49, Torino 44, Parma 42, Genoa, Fiorentina 41, Cagliari 37, Lecce 32, Cremonese 31, Verona 21, Pisa 18 (Inter campione d’Italia, Napoli in Champions. Retrocesse in B Pisa e Verona).

38ª giornata (24.05.2026)da definire anticipi e posticipi Bologna-Inter, Cremonese-Como, Fiorentina-Atalanta, Lazio-Pisa, Lecce-Genoa, Milan-Cagliari, Napoli-Udinese, Parma-Sassuolo, Torino-Juventus, Verona-Roma.

Inter-Verona 1-1, Bowie rovina la festa nerazzurra

Roma, 17 mag. (askanews) – L’Inter non chiude il campionato con una vittoria e pareggia 1-1 contro l’Hellas Verona a San Siro, in una serata già interamente dedicata alla festa scudetto 2025-26. I nerazzurri passano con Bonny a inizio ripresa, ma vengono raggiunti nel finale dal gol di Bowie.

Nel primo tempo l’Inter domina il possesso ma fatica a creare occasioni nitide. Il Verona si difende e riparte, con Montipò decisivo su Lautaro Martínez e Mkhitaryan. Si va all’intervallo sullo 0-0.

La ripresa si apre con il vantaggio nerazzurro: al 46′ Bonny segna di testa su sviluppo da corner, con deviazione di Edmundsson. L’Inter sfiora più volte il raddoppio con Lautaro Martínez, ancora fermato da Montipò, e con Mkhitaryan.

Nel finale la squadra di casa gestisce pensando già alla festa scudetto, con cambi e ovazioni per i protagonisti della stagione. Ma al 91′ Bowie trova il pareggio che fissa l’1-1 definitivo. Nel recupero il Verona sfiora anche il colpo del 2-1.

Al triplice fischio parte comunque la celebrazione nerazzurra: premiazione dello scudetto e festa che proseguirà per le vie di Milano fino a Piazza Duomo.

Tennis, Bolelli-Vavassori: "Dietro la vittoria c’è un lavoro immenso"

Roma, 17 mag. (askanews) – Simone Bolelli e Andrea Vavassori celebrano con emozione la vittoria nella finale del doppio degli Internazionali d’Italia, conquistata contro Granollers/Zeballos al termine di una sfida intensa e combattuta.

“Ce l’abbiamo fatta, era un risultato che volevamo tanto e cercavamo da tempo. Vincere qui è un’emozione unica, il trofeo non è nostro ma di tutti perché ci avete trascinato”, ha dichiarato Bolelli durante la cerimonia di premiazione.

Il tennista azzurro ha poi sottolineato il valore del percorso compiuto insieme al compagno: “È un torneo che volevamo vincere e viene da un lavoro immenso. È un onore condividere il campo con Andrea che mi sta allungando la carriera. Io provo ad andare avanti perché qualche annetto ce l’ho ancora: spero ci toglieremo altre soddisfazioni”. Bolelli ha infine dedicato un pensiero commosso alla madre prima di lasciare la parola al compagno.

Emozionato anche Andrea Vavassori: “Condividere il tour con Simone è stupendo, così come avere due avversari come Granollers e Zeballos. È stato un percorso lungo quello fatto per poter scrivere il nome su questo torneo”, ha spiegato il piemontese, che ha poi dedicato la vittoria al padre commuovendosi visibilmente durante il discorso.

Il successo nella capitale rappresenta uno dei momenti più importanti della carriera della coppia azzurra, capace di imporsi in uno dei tornei più prestigiosi del circuito ATP.

MotoGp, Di Giannantonio: "Una giornata pazzesca"

Roma, 17 mag. (askanews) – Gara folle al Montmeló, sesto appuntamento del Mondiale MotoGP 2026. Tutto nasce dal problema tecnico accusato dalla moto di Pedro Acosta: lo spagnolo rallenta improvvisamente e viene tamponato da Alex Márquez, che finisce violentemente a terra con la sua Ducati ormai fuori controllo e gravemente danneggiata. L’incidente coinvolge anche Di Giannantonio, colpito sull’avantreno dalla ruota della moto di Márquez e costretto a sua volta alla caduta. Il pilota romano riesce però a ripartire e a trasformare una giornata complicatissima in un trionfo. “È stata una giornata pazzesca, piena di alti e bassi – il suo racconto – Sono contentissimo di questa vittoria, anche se siamo stati fortunati per quello che è accaduto. Siamo tutti un po’ acciaccati, ma la cosa più importante è che stiamo bene. È un grande giorno proprio per questo”. Il romano ha poi spiegato come, nonostante il dolore dopo la caduta, abbia deciso di continuare a correre grazie anche al supporto del team: “Mi sentivo abbastanza bene e ho voluto provarci. La squadra mi ha dato una mano e mi ha convinto che potevo continuare. Ho cercato di fare quel clic mentale necessario per restare concentrato. Non sapevo nemmeno in che condizioni fossero gli altri piloti, ma tra noi c’è grande rispetto e situazioni del genere non sono mai facili da gestire”. Di Giannantonio ha quindi sottolineato il lavoro svolto dai tecnici durante tutto il fine settimana: “Se parliamo della gara in sé, i tecnici hanno fatto un lavoro straordinario. Avevamo una moto molto competitiva e già dal warm-up mi sentivo davvero bene. Sapevamo di avere una grande opportunità e siamo riusciti a sfruttarla”. Infine, un rapido commento anche sulle sue condizioni fisiche dopo i contatti avuti in pista: “Il dito fasciato? Più o meno okay”. Grazie a questo successo, Di Giannantonio sale al terzo posto della classifica iridata, alle spalle della coppia Aprilia formata da Marco Bezzecchi e Jorge Martín.

MotoGp, Marquez e Zarco in ospedale dopo gli incidenti

Roma, 17 mag. (askanews) – Apprensione per le condizioni di Alex Marquez e Johann Zarco coinvolti nei numerosi incidenti che hanno caratterizzato il Gran Premio di Catalogna di MotoGP, segnato da due bandiere rosse e diversi interventi medici in pista.

Alex Marquez, protagonista del violento incidente sul rettilineo dopo il contatto con Pedro Acosta, è stato trasportato in ospedale a Barcellona per accertamenti dopo il passaggio al centro medico del circuito. Il pilota spagnolo è cosciente e stabile, ma le prime indiscrezioni parlano di una possibile frattura della clavicola. Le sue condizioni verranno valutate nelle prossime ore.

Johann Zarco, coinvolto nel maxi incidente in curva 1 alla seconda ripartenza insieme a Francesco Bagnaia e Luca Marini, è stato soccorso in pista e trasferito al centro medico. Il pilota francese non è in condizioni critiche, ma gli esami successivi hanno evidenziato il sospetto di una frattura al femore, motivo per cui è stato disposto il trasferimento in ospedale per ulteriori controlli e valutazioni cliniche.

Per Francesco Bagnaia e Luca Marini, entrambi coinvolti nella stessa carambola, non risultano conseguenze gravi: i due piloti si sono rialzati dopo l’incidente e non hanno riportato traumi significativi.

Situazione invece più rassicurante per Pedro Acosta e Jorge Martin, anch’essi protagonisti di cadute nel corso della gara ma senza riportare conseguenze fisiche rilevanti. Entrambi sono stati visitati al centro medico e non sono stati riscontrati problemi di rilievo.

Modena, una donna ferita ancora in pericolo di vita. Il presidente della Regione: no strumentalizzazioni

Modena, 17 mag. (askanews) – Resta in pericolo di vita la donna di 55 anni ricoverata in Rianimazione all’ospedale Maggiore di Bologna dopo l’investimento di ieri in centro a Modena. Le sue condizioni sono in lieve miglioramento ma restano critiche. Lo comunicano le Aziende sanitarie nell’aggiornamento delle ore 16. L’altro paziente al Maggiore, un uomo di 55 anni con diversi traumi, è stabile e non più in immediato pericolo di vita. Anche la Direzione ospedaliera del Maggiore ha attivato un’équipe di psicologi a supporto dei familiari.

Invariate le condizioni dei ricoverati all’ospedale di Baggiovara: la donna di 69 anni resta grave ma stabile, la donna di 53 anni è sempre in condizioni gravi dopo plurimi interventi chirurgici. Per entrambe la prognosi resta riservata. L’uomo di 59 anni con trauma facciale ha una prognosi di 30 giorni.

“In questo momento la priorità assoluta è seguire l’evoluzione delle condizioni delle persone ricoverate e stare accanto alle famiglie. La situazione clinica resta molto delicata”, ha sottolineato il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale sull’investimento di ieri a Modena. “Oggi è il tempo della cura, della vicinanza ai feriti e alle famiglie, del lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, e dell’impegno delle istituzioni a tenere unita una comunità profondamente colpita e spaventata. Poi ci sarà il tempo delle riflessioni – ha aggiunto de Pascale -. Laddove fosse evidenziata una correlazione con problemi di salute mentale, nessuno può sottrarsi al dovere di interrogarsi su cosa si possa fare di più, ma senza scorciatoie, semplificazioni o strumentalizzazioni mentre ci sono ancora persone in condizioni gravissime”. Il presidente ha telefonato ai cittadini che hanno fermato l’aggressore e li incontrerà insieme al sindaco Mezzetti. “Il loro gesto di straordinario senso civico probabilmente ha evitato conseguenze ancora più gravi”, ha sottolineato. De Pascale parteciperà stasera alle 19 al presidio in piazza Grande e incontrerà la sindaca di Ravarino, Maurizia Rebecchi, “per esprimere vicinanza al territorio dove risiede il responsabile”.

“Chiaramente gli inquirenti faranno faranno ulteriori accertamenti”, però “il fatto sembra sia collocabile soprattutto in una situazione di disagio psichiatrico”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, al termine di un incontro in prefettura a Modena, su quanto accaduto ieri. “Non cambia la tragicità degli effetti e quello che è successo, anzi per certi versi preoccupa”, ma “per il mestiere che ci è dato di fare, registrare che non c’era nulla che ci fosse sfuggito dal punto di vista della prevenzione antiterrorismo ci conforta”, ha aggiunto.

“La componente psichiatrica è storicamente molto molto evidente, però il resto lo stabiliranno gli inquirenti”. Alla domanda se si possa escludere la matrice terroristica, il ministro ha risposto: “Lo dirà l’autorità giudiziaria. Ad oggi quello che è di maggiore evidenza è questa condizione personale di carattere psichiatrico. Non è un minimizzare perché gli effetti si sono visti e poi talvolta ci sono pure situazioni con sovrapposizione di modelli emulativi”, ha aggiunto. “Lasciamo lavorare gli inquirenti, oggi c’è questa situazione di un disagio psichiatrico che è evidente. La tragicità del fatto – ha continuato – rimane qualsiasi sia stata la motivazione. Però è evidente che se noi avessimo preso consapevolezza che per la prima volta c’era sfuggito qualcosa nel sistema di prevenzione antiterrorismo, in qualche modo ce ne saremmo preoccupati un po’ di più”.

Bolelli e Vavassori trionfano a Roma: vittoria nel doppio agli Internazionali d’Italia

Roma, 17 mag. (askanews) – Simone Bolelli e Andrea Vavassori sono i campioni del torneo di doppio degli Internazionali d’Italia 2026. La coppia azzurra, numero 7 del seeding, ha superato in finale Granollers/Zeballos con il punteggio di 7-6, 6-7, 10-3 dopo oltre due ore e 15 minuti di partita.

Per Bolelli e Vavassori si tratta del secondo titolo in un Masters 1000 in carriera dopo Miami e soprattutto di un successo storico per il tennis italiano: il trofeo torna in Italia dopo 66 anni, dall’affermazione di Pietrangeli/Sirola (in un’edizione condivisa con gli australiani Emerson/Fraser in una finale sospesa e mai completata). L’ultimo italiano a trionfare a Roma prima di oggi era stato Omar Camporese nel 1991, in coppia con Goran Ivanisevic.

Primo set complicato per gli azzurri, subito sotto pressione e costretti a rincorrere dopo il break subito nel terzo game. Bolelli e Vavassori reagiscono salvando diverse palle break e, nel momento decisivo, recuperano fino al 5-5 annullando anche un set point. Il parziale si decide al tie-break, dove gli italiani resistono a tre set point e chiudono 10-8 con uno scambio spettacolare a rete.

Nel secondo set l’equilibrio resta totale: ancora occasioni da entrambe le parti e altri set point salvati dagli azzurri nel dodicesimo game, ma al tie-break questa volta sono Granollers/Zeballos ad avere la meglio per 7-3.

Nel super tie-break finale, però, Bolelli e Vavassori alzano il livello in modo netto: partenza aggressiva, pochi errori e dominio completo fino al 10-3 che chiude la partita e consegna agli italiani uno dei successi più importanti della carriera.

(foto di archivio)

Ecco le 5 condizioni poste dagli Usa nella risposta alla proposta dell’Iran

Roma, 17 mag. (askanews) – Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa iraniana Fars, la risposta degli Stati Uniti alla proposta iraniana per avviare un negoziato contiene cinque condizioni, in risposta alle altrettante condizioni poste da Teheran come prerequisito per procedere con i colloqui sul suo programma nucleare.

“Zero risarcimenti, lo sblocco di meno del 25% dei beni congelati, il mantenimento in funzione di un solo impianto nucleare, la consegna agli Stati Uniti di 400 chilogrammi di uranio altamente arricchito e la fine della guerra su tutti i fronti subordinata all’esito dei negoziati”, ha riferito Fars.

L’agenzia di stampa ricorda che nella sua proposta Teheran aveva posto cinque condizioni “per creare fiducia” e procedere con il negoziato, ossia “porre fine alla guerra su tutti i fronti, in particolare in Libano; revoca delle sanzioni; sblocco dei fondi congelati; risarcimento per i danni di guerra; riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz”.

MotoGp, Di Giannantonio trionfa nel caos di Barcellona

Roma, 17 mag. (askanews) – Fabio Di Giannantonio conquista il Gran Premio di Catalogna al termine di una gara caotica e drammatica, interrotta due volte da bandiere rosse per altrettanti gravi incidenti. Sul circuito del Montmeló il pilota italiano firma una rimonta decisiva dopo la terza partenza, precedendo al traguardo Joan Mir e Fermín Aldeguer.

Una domenica complicatissima per la MotoGP, segnata soprattutto dal terribile incidente che ha coinvolto Pedro Acosta e Alex Marquez. Lo spagnolo della KTM ha accusato un problema tecnico sul rettilineo ed è stato centrato dalla moto di Marquez, finito violentemente contro le barriere. Coinvolto anche Di Giannantonio, rientrato ai box con dolore a un braccio ma poi regolarmente ripartito. Alex Marquez è rimasto sempre cosciente ed è stato trasportato al centro medico per accertamenti.

Dopo la prima ripartenza, un secondo incidente alla curva uno ha provocato una nuova bandiera rossa. Coinvolti Bagnaia, Marini e Johann Zarco, con il pilota francese portato in ospedale per controlli ma non in condizioni critiche.

Alla ripresa definitiva, sulla distanza ridotta di 12 giri, Acosta sembrava avere il controllo della corsa davanti a Mir e Bagnaia. Ma nel finale Di Giannantonio cambia passo, supera prima Bagnaia e poi Mir, mettendosi all’inseguimento dello stesso Acosta. A due giri dalla fine arriva il sorpasso decisivo che consegna all’italiano una vittoria pesantissima.

Dietro a Di Giannantonio chiudono Mir e Aldeguer, mentre Ai Ogura termina quarto dopo un contatto all’ultima curva che manda fuori pista Acosta. Poi è penalizzato. Quindi quarto Francesco Bagnaia davanti a Marco Bezzecchi, che mantiene comunque la leadership del Mondiale approfittando della caduta di Jorge Martin, coinvolto in un contatto con Raul Fernandez.

Una gara folle e interminabile quella di Barcellona, segnata dalla paura ma anche dalla capacità dei piloti di tornare in pista dopo ore difficilissime. Per Di Giannantonio arriva uno dei successi più importanti della carriera in una delle domeniche più complicate della stagione MotoGP.

Vela, Ugolini-Giubilei campioni del mondo nel Nacra 17

Roma, 17 mag. (askanews) – Gianluigi Ugolini e Maria Giubilei riportano l’Italia sul tetto del mondo nel Nacra 17. L’equipaggio azzurro ha conquistato il titolo mondiale della classe olimpica del catamarano misto nelle acque della baia di Quiberon, in Francia, gestendo con autorità il vantaggio accumulato nelle regate precedenti anche nella prova conclusiva.

Per Ugolini e Giubilei arriva così il primo oro mondiale dopo una lunga serie di piazzamenti importanti, con tre medaglie d’argento e un bronzo iridato conquistati negli ultimi anni. I due velisti romani, entrambi ventisettenni e portacolori dell’Aeronautica Militare, hanno dominato il campionato precedendo sul podio i francesi Tim Mourniac e Aloise Retornaz e i britannici John Gimson e Anna Burnet.

Il successo francese rilancia anche la competizione interna alla vela azzurra in vista delle Olimpiadi di Los Angeles 2028. Ugolini e Giubilei si candidano infatti come principali rivali di Ruggero Tita e Caterina Banti, due volte campioni olimpici e tre volte campioni del mondo nella stessa classe, che hanno recentemente annunciato la volontà di proseguire il proprio percorso fino ai Giochi californiani.

Per la vela italiana si prospetta dunque una sfida tecnica e sportiva di altissimo livello tra due equipaggi capaci di dominare il panorama internazionale del Nacra 17. Il titolo mondiale conquistato da Ugolini e Giubilei conferma ancora una volta la profondità e la qualità del movimento azzurro, sempre protagonista nelle classi olimpiche. (Foto Federvela.it)

Modena, Mezzetti: grazie ai 4 cittadini che hanno bloccato investitore

Modena, 17 mag. (askanews) – “Dei quattro cittadini che sono intervenuti e hanno assicurato immediatamente l’uomo, due sono stranieri. Poi nei secondi successivi sono intervenuti altri cittadini, anch’essi stranieri, che operano commercialmente proprio in quell’area”. Lo ha sottolineato il sindaco di Modena Massimo Mezzetti nel punto stampa serale in Prefettura.

“Hanno dimostrato una lucidità, una prontezza di riflessi e un coraggio che vanno assolutamente riconosciuti”, ha proseguito il sindaco. “Sono anche il simbolo di una comunità che sa, anche in un momento così drammatico, reagire e unirsi”.

Mezzetti ha rivolto la solidarietà alle vittime e ai familiari, tutti informati nel frattempo, e si è fatto portavoce dei ringraziamenti arrivati dal presidente della Repubblica, dalla presidente del Consiglio e dal ministro dell’Interno.

“Questa è una città che non si piega di fronte a nessun atto, anche se grave come questo”, ha concluso il sindaco. “Come sempre sapremo reagire con massima lucidità, fermezza e razionalità. Nelle prossime ore vedremo cosa dovesse ulteriormente emergere dagli interrogatori e dalle indagini”.

Genoa-Milan 1-2, Nkunku e Athekame firmano il colpo

Roma, 17 mag. (askanews) – Il Milan espugna Marassi battendo il Genoa 2-1 e resta in piena corsa per un posto in Champions League al termine di una gara intensa e ricca di episodi. Dopo un primo tempo dominato dai rossoblù ma senza gol, la squadra rossonera di Massimiliano Allegri colpisce nella ripresa con maggiore concretezza. La prima frazione è di marca Genoa, che parte con grande aggressività e costringe il Milan nella propria metà campo. Vitinha e Malinovskyi vanno al tiro senza però trovare lo specchio, mentre i rossoneri crescono solo nel finale con Rabiot e Fofana. Si va al riposo sullo 0-0, con il Genoa in controllo ma poco preciso sotto porta. La svolta arriva in avvio di secondo tempo. Al 48′ episodio chiave: Nkunku viene atterrato da Bijlow dopo un errore in fase di costruzione di Amorim. L’arbitro assegna il rigore e lo stesso Nkunku trasforma al 51′, portando avanti il Milan. Il Genoa prova a reagire con insistenza, alzando il ritmo e creando alcune occasioni. La più grande capita a Vitinha al 78′, ma il suo tiro da ottima posizione termina alto. Poco dopo, Ekhator ha l’occasione per il pareggio ma si fa ipnotizzare da Maignan. Nel momento migliore dei rossoblù, il Milan chiude la partita all’81’: azione nata da rimessa laterale, palla che arriva ad Athekame al limite dell’area e conclusione vincente di sinistro per il 2-0. Nel finale il Genoa prova a riaprirla con Vasquez ma il suo gol non serve.

Serie A, Napoli Champions, la Juventus sesta

Roma, 17 mag. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Como-Parma 1-0, Genoa-Milan 1-2, Juventus-Fiorentina 0-2, Pisa-Napoli 0-3, Roma-Lazio 2-0:

37ª giornata Como-Parma 1-0, Genoa-Milan 1-2, Juventus-Fiorentina 0-2, Pisa-Napoli 0-3, Roma-Lazio 2-0, ore 15 Inter-Verona, ore 18 Atalanta-Bologna, ore 20.45 Cagliari-Torino, Sassuolo-Lecce, Udinese-Cremonese

Classifica: Inter 85, Napoli 73, Milan, Roma 70, Como, Juventus 68, Atalanta 58, Bologna 52, Lazio 51, Udinese 50, Sassuolo 49, Torino 44, Parma 42, Genoa, Fiorentina 41, Cagliari 37, Lecce 32, Cremonese 31, Verona 20, Pisa 18 (Inter campione d’Italia, Napoli in Champions. Retrocesse in B Pisa e Verona).

38ª giornata (24.05.2026)da definire anticipi e posticipi Bologna-Inter, Cremonese-Como, Fiorentina-Atalanta, Lazio-Pisa, Lecce-Genoa, Milan-Cagliari, Napoli-Udinese, Parma-Sassuolo, Torino-Juventus, Verona-Roma.

Juventus-Fiorentina 0-2: tonfo Juve, fuori dalla Champions

Roma, 17 mag. (askanews) – La Fiorentina espugna l’Allianz Stadium battendo la Juventus 2-0 e rilancia in modo decisivo la propria corsa europea, mentre i bianconeri scivolano fuori dalla zona Champions al termine di una gara amara e piena di episodi.

Dopo un primo tempo equilibrato ma con De Gea protagonista su Vlahovic e Yildiz, la partita si decide nella ripresa. La Juventus aveva anche trovato il pareggio con Vlahovic, ma il gol viene annullato per fuorigioco dopo revisione VAR. Poco dopo, anche McKennie vede cancellata una rete per fallo in attacco.

La svolta arriva al 34′ del primo tempo con la rete di Ndour, bravo a finalizzare una ripartenza viola con un destro che sorprende Di Gregorio, complice una deviazione. La Juventus prova a reagire con insistenza, ma trova sempre un attento De Gea, decisivo su Conceição e Yildiz.

Nel finale, quando i bianconeri spingono alla ricerca del pari, arriva il colpo del definitivo ko. All’83’ Rolando Mandragora controlla al limite dell’area e lascia partire un sinistro straordinario che si insacca all’incrocio dei pali, imprendibile per Di Gregorio.

Nel mezzo anche un rosso per Ranieri in panchina e una gara che si accende nervosamente, mentre la Fiorentina gestisce con ordine fino al 90′ e oltre i sette minuti di recupero.

La Juventus chiude così con una sconfitta pesante che, in combinazione con gli altri risultati, complica in modo serio la corsa Champions. La Fiorentina invece festeggia un successo fondamentale, costruito su solidità difensiva e qualità nei momenti decisivi.

Roma-Lazio 2-0: Mancini decisivo nel derby

Roma, 17 mag. (askanews) – La Roma vince il derby contro la Lazio 2-0 all’Olimpico e si rilancia in modo decisivo nella corsa alla qualificazione alla prossima Champions League. A decidere la sfida è Gianluca Mancini, autore di una doppietta di testa su calcio d’angolo, in una partita intensa e ricca di episodi. Il primo tempo si apre con una Lazio più pericolosa, ma la Roma cresce con il passare dei minuti. Dopo alcune occasioni biancocelesti, tra cui le conclusioni di Noslin e Gila, i giallorossi colpiscono al 40′: corner dalla sinistra di Pisilli e girata di testa di Mancini sul primo palo per l’1-0. Il difensore si conferma ancora una volta decisivo nei derby. La ripresa si apre con ritmi alti e diverse occasioni da entrambe le parti. La Lazio sfiora il pareggio con Dia, ma la Roma resta pericolosa in ripartenza con Dybala e Malen. Al 64′ Furlanetto salva su una conclusione pericolosa dell’argentino, mentre poco dopo il portiere biancoceleste si oppone anche a una mezza rovesciata di Malen. Al 66′ arriva il raddoppio: ancora corner, stavolta a uscire, e ancora Mancini che svetta più in alto di tutti e firma il 2-0, chiudendo di fatto la partita. Il derby si accende definitivamente al 69′, quando una rissa in campo porta all’espulsione di Rovella e Wesley: entrambe le squadre restano in dieci uomini. Nel finale la Lazio prova a riaprirla, ma al 89′ Dovbyk colpisce un palo clamoroso che avrebbe potuto rendere il punteggio ancora più pesante. La Roma gestisce poi il vantaggio fino al triplice fischio, portando a casa tre punti fondamentali nella volata Champions. Prestazione dominante di Mancini, decisivo in entrambe le aree, e squadra di Gasperini sempre più vicina all’obiettivo europeo.

Como-Parma 1-0, decide Alberto Moreno

Roma, 17 mag. (askanews) – Il Como supera il Parma 1-0 al termine di una gara dominata per lunghi tratti e resta pienamente in corsa per un piazzamento europeo nella serratissima volata Champions. La squadra di Cesc Fabregas costruisce tanto, spreca diverse occasioni ma trova il gol decisivo nella ripresa. Il primo tempo è a senso unico: il Como mantiene il possesso e schiaccia il Parma nella propria metà campo, ma fatica a concretizzare. L’occasione più importante arriva al 40′, quando Douvikas colpisce il palo dopo una giocata di Baturina. Gli emiliani si difendono con ordine e chiudono sullo 0-0 senza concedere reti. La ripresa si apre con un doppio miracolo del portiere Suzuki, decisivo per tenere a galla il Parma su una doppia occasione ravvicinata. Ma la pressione del Como cresce e al 58′ arriva il vantaggio: Jesús Rodríguez serve Alberto Moreno al centro dell’area e lo spagnolo firma l’1-0 con un sinistro potente sotto la traversa. Dopo il gol, la partita resta viva. Il Parma prova a reagire e al 73′ trova anche il pareggio con Pellegrino, ma la rete viene annullata per fuorigioco dopo intervento del VAR. Nel finale i gialloblù tentano l’assalto, ma il Como difende con ordine e gestisce il vantaggio fino al triplice fischio. Nel finale non mancano tensione e cartellini gialli, ma il risultato non cambia più. Il Como conquista tre punti fondamentali, confermando solidità e ambizioni europee, mentre il Parma paga una prova difensiva generosa ma troppo rinunciataria in fase offensiva.

Pisa-Napoli 0-3: secondo posto blindato

Roma, 17 mag. (askanews) – Il Napoli batte il Pisa 3-0 in trasferta e blinda il secondo posto in campionato e con esso la qualificazione Champions. Una vittoria solida per la squadra di Antonio Conte, costruita già nel primo tempo e poi gestita nella ripresa, nonostante qualche tentativo dei padroni di casa. La partita si sblocca al 21′ con il gol di Scott McTominay: azione avviata da Lobotka, sponda di Hojlund in area e destro vincente del centrocampista scozzese che batte Semper. Il Napoli continua a spingere e trova il raddoppio al 27′: calcio d’angolo di Elmas e colpo di testa di Amir Rrahmani, con il portiere del Pisa che prova a respingere ma il pallone oltrepassa la linea. Nel primo tempo il Napoli rischia solo su un’occasione nel recupero, quando Moreo serve Stojilkovic che si presenta davanti a Meret, ma il portiere azzurro respinge salvando il risultato. Nel resto della gara la squadra di Conte controlla il ritmo e prova anche a colpire in ripartenza con Alisson Santos, tra i più attivi. La ripresa si apre senza cambi, ma con un Pisa più aggressivo: al 49′ grande parata di Meret su conclusione al volo di Moreo. Il Napoli risponde con alcune iniziative, tra cui un colpo di testa di McTominay su cross di De Bruyne appena entrato, senza però inquadrare la porta. Conte inserisce De Bruyne e Olivera al 59′, dando maggiore qualità e solidità alla squadra nella gestione del vantaggio. Il Pisa prova a reagire con diversi cambi, ma fatica a creare reali pericoli dopo le fiammate iniziali della ripresa. Al 68′ ancora Napoli vicino al terzo gol con McTominay che di testa non trova la deviazione giusta su cross dalla destra. Nel finale cresce anche la tensione agonistica con un confronto tra Elmas e Calabresi, entrambi ammoniti al 53′. Il Pisa prova a riaprire la gara con qualche cross e mischia, ma la difesa azzurra regge senza grandi problemi fino al triplice fischio. Resta solo il tempo a Rasmus Hojlund per chiudere il match 3-0.

Virus ebola in Africa, Oms: emergenza sanitaria internazionale

Roma, 17 mag. (askanews) – L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale, il secondo livello di allerta più alto, in risposta all’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo ed in Uganda.

Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha affermato che il virus “costituisce un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale, ma non soddisfa i criteri per essere classificato come pandemia”.

La Repubblica Democratica del Congo è attualmente duramente colpita dalla variante Bundibugyo dell’Ebola, contro la quale non esiste un vaccino. Fino a ieri l’Oms aveva confermato otto casi di laboratorio e registrato 246 casi e 80 decessi sospetti nella provincia di Ituri, nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, oltre a un altro caso confermato a Kinshasa e un decesso in Uganda tra i viaggiatori recentemente rientrati da Ituri. L’agenzia sanitaria dell’Unione Africana, l’Africa CDC, ha registrato 88 decessi probabilmente dovuti al virus su 336 casi sospetti, secondo gli ultimi dati pubblicati sabato. Poiché l’epidemia di virus Ebola, variante Bundibugyo, si trova in un’area di difficile accesso, pochi campioni sono stati analizzati in laboratorio e i dati si basano principalmente sui casi sospetti.

La Repubblica Democratica del Congo ha vissuto un’epidemia di Ebola tra agosto e dicembre 2025, con almeno 34 decessi. L’epidemia più letale che ha colpito la regione, tra il 2018 e il 2020, ha causato quasi 2.300 vittime su 3.500 casi.

L’Ebola, che provoca una febbre emorragica altamente contagiosa, rimane una minaccia formidabile nonostante i recenti vaccini e trattamenti, efficaci solo contro il ceppo Zaire, responsabile delle più grandi epidemie mai registrate. Il virus ha causato oltre 15mila morti in Africa negli ultimi 50 anni.

Trionfa la Bulgaria, Sal Da Vinci è quinto. Ecco cosa è successo all’Eurovision

Roma, 17 mag. (askanews) – È la Bulgaria a conquistare la 70esima edizione dell’Eurovision Song Contest grazie a Dara e alla sua “Bangaranga”, brano balcan-urban già diventato virale sui social e accolto come uno dei tormentoni dell’anno. Sul podio anche Israele, secondo tra contestazioni e fischi del pubblico durante il televoto, e la Romania, terza dopo essere stata a lungo in testa nella fase finale delle votazioni. L’Italia chiude invece al quinto posto con Sal Da Vinci e “Per sempre sì”, applaudito alla Wiener Stadthalle di Vienna e visibilmente commosso al termine dell’esibizione.

La vittoria della Bulgaria arriva al termine di una finale spettacolare e fortemente segnata anche dai temi geopolitici. Dara, 27 anni, ha spiegato che “Bangaranga”, termine preso dal patois giamaicano, significa “casino” o “rivolta”, ma per lei rappresenta “la scelta dell’amore contro la paura”. La sua performance, caratterizzata da una coreografia ispirata alle atmosfere pop di Wes Anderson e da ballerini plastificati, ha infiammato l’arena e convinto pubblico e giurie.

Sal Da Vinci, ventiduesimo artista in gara, ha riproposto la coreografia già vista in semifinale, apparendo più sciolto e sorridente. Alla fine dell’esibizione, il cantante napoletano è scoppiato in lacrime davanti all’ovazione del pubblico. A Vienna era presente anche il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, che ha confermato il ruolo di Sal Da Vinci come ambasciatore della candidatura della canzone napoletana classica a patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. Il 5 giugno, all’Arena di Verona, l’artista parteciperà all’evento speciale insieme a Gigi D’Alessio, Massimo Ranieri, Serena Rossi e Placido Domingo.

La gara si era aperta con un omaggio orchestrale della Orf di Vienna al vincitore uscente JJ, tra Mozart e pop, davanti ai ballerini vestiti con i colori nazionali austriaci. Tra i favoriti della vigilia c’erano Finlandia, Australia e Grecia. I finlandesi Linda Lampenius e Pete Parkkonen hanno puntato su un mix tra violino classico ed eurodance, mentre l’australiana Delta Goodrem ha proposto uno show imponente con pianoforte dorato e scenografia da Las Vegas. Molto applaudito anche il greco Akylas con “Ferto”, tra estetica da videogame e messaggio anticapitalista.

La presenza di Israele ha però dominato il dibattito politico dell’edizione 2026. Diversi Paesi, tra cui Spagna, Paesi Bassi, Irlanda, Islanda e Slovenia, hanno scelto il boicottaggio della manifestazione per protesta contro l’invasione di Gaza. A Vienna si sono svolte manifestazioni pro Palestina con migliaia di partecipanti. Il rappresentante israeliano Noam Bettan, contestato durante la finale, ha chiuso la sua esibizione con la frase “Il popolo di Israele vive”, mentre l’arena ha reagito con fischi durante l’assegnazione dei voti. Al centro delle polemiche anche le parole di Martin Green, produttore esecutivo dello show, sul diverso trattamento riservato a Russia e Israele all’interno dell’Eurovision.

Intanto, un nuovo record, anno dopo anno, conferma la crescita dell’Eurovision Song Contest in Italia. In numeri: 36% di share e oltre 5 milioni di telespettatori per la serata finale, andata in onda su Rai 1 dalle 21.00 con il commento di Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini in diretta dalla Stadthalle di Vienna. Rispetto alla finale dell’edizione 2025 la crescita è stata di oltre +277 mila ascoltatori e di oltre 2 punti percentuali di share. Il risultato della fascia oraria 21.48-25.10 (dalla fine di ESC START a fine programma) è stato di 5,1 milioni con il 39,2%. Alla proclamazione di Dara come vincitrice, in gara per la Bulgaria con “Bangaranga”, si è arrivati a toccare il 60%.

La performance di Sal Da Vinci il momento più seguito, con un picco di quasi 6,7 milioni di telespettatori alle 23.01. Quinta in classifica, la sua “Per sempre sì” è stata protagonista per il
pubblico di tutta Europa durante la settimana austriaca, con ovazioni in arena e grande accoglienza agli eventi nella città. I voti delle giurie nazionali hanno premiato il suo cuore napoletano e la sua dichiarata italianità con 134 punti, posizionandola al sesto posto. I 147 punti del televoto, sommati,
per un totale di 281, hanno permesso di scalare una posizione conquistando il primo posto tra le Big 4. Per il nono anno consecutivo, inoltre, l’Italia si è classificata in Top 10.

Calcio, Chelsea: Xabi Alonso nuovo allenatore

Roma, 17 mag. (askanews) – Il Chelsea annuncia ufficialmente Xabi Alonso come nuovo allenatore della prima squadra. Il tecnico spagnolo firma un contratto fino al 2030 e prende il comando dei Blues dopo una stagione chiusa senza qualificazione alle coppe europee, al termine di un’annata deludente culminata con la sconfitta in finale di FA Cup contro il Manchester City.

La società londinese sceglie così di aprire un nuovo ciclo affidando la panchina a uno degli allenatori emergenti più considerati in Europa. Alonso arriva dopo l’esperienza al Bayer Leverkusen, dove ha vinto il campionato tedesco e impressionato per qualità di gioco e gestione del gruppo, e dopo una parentesi complicata al Real Madrid conclusa con l’esonero.

Il progetto del Chelsea punta a rilanciare una squadra giovane ma discontinua, costruita negli ultimi anni con investimenti importanti ma senza continuità di risultati. L’obiettivo è riportare il club stabilmente in Champions League e tornare competitivo ai massimi livelli nazionali ed europei.

“Il Chelsea è uno dei più grandi club al mondo”, dichiara Alonso dopo la firma, sottolineando la volontà condivisa con dirigenza e proprietà di costruire una squadra in grado di competere per i trofei principali. Il tecnico torna così in Inghilterra dopo l’esperienza da calciatore nel Liverpool.

Il club ora lavora alla definizione dello staff e del mercato estivo per consegnare ad Alonso una rosa già competitiva in vista della nuova stagione.

Auto sulla folla a Modena, amputate le gambe a due turiste. Altri feriti sono ancora in gravi condizioni

Roma, 17 mag. (askanews) – Due turiste, una ragazza tedesca ed una polacca, hanno perso le gambe in seguito all’urto con l’auto guidata ieri da Salim El Koudri. I medici dell’ospedale di Baggiovara sono stati costretti ad amputare gli arti per poter fermare l’emorragia in atto. Restano ancora gravi condizioni di altre 4 persone ferite nell’azione posta in essere da El Koudri.

Le condiziono di una donna di 55 anni ricoverata all’Ospedale Maggiore di Bologna, “restano critiche e resta il pericolo di vita”. In un bollettino che è stato diffuso si spiega che anche per altri tre passanti la prognosi resta riservata.

Un uomo, anche lui di 55 anni con diversi traumi, è stabile, “non più in immediato pericolo di vita”. La Direzione ospedaliera ha subito attivato una equipe di psicologi a supporto dei familiari.

Ancora ricoverati all’Ospedale civile di Baggiovara (Modena) una donna di 69 anni, operata nelle scorse ore, definita “grave ma stabile”; una donna di 53 anni sottoposta “a plurimi interventi chirurgici, le cui condizioni sono gravi”. Per entrambe la prognosi resta riservata. Un italiano di 59 anni, con trauma facciale, ha passato la notte in osservazione in Medicina d’Urgenza, per lui la prognosi è di 30 giorni.

“Quattro persone che hanno subito ferite gravissime sono in pericolo di vita da ieri pomeriggio. Sono seguite in maniera incessante nei reparti di terapia e rianimazione dell’ospedale civile di Baggiovara e del policlinico maggiore di Bologna. Tutti lavorano per salvare loro la vita”, ha detto, parlando a SkyTg24, il governatore della Regione Emilia Romagna, Michele de Pascale.

“Stiamo parlando di due dei trauma Center più importanti del nostro paese, quindi qui ci sono professionalità straordinarie che hanno ovviamente tutta la nostra gratitudine e che seguono ovviamente la gratitudine che abbiamo anche per i cittadini che ieri sono intervenuti fermando l’attentatore perché c’è stato veramente un atto eroico che ha evitato che i feriti purtroppo potessero essere anche molti di più di quelli che sono stati poi nel frattempo c’è anche il lavoro che dobbiamo diciamo apprezzare della magistratura delle forze dell’ordine perché le indagini in questo momento sono molto importanti, tutta la città di Modena, tutta la comunità”, ha detto il governatore.

Auto sulla folla a Modena, Mattarella e Meloni visitano i feriti in ospedale

Roma, 17 mag. (askanews) – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accompagnati dal sindaco di Modena Massimo Mezzetti e dal governatore dell’Emilia Romagna Michele De Pascale, hanno fatto visita ai feriti ricoverati presso l’ospedale di Modena. Il capo dello Stato e la premier si sono trattenuti per circa 20 minuti. Ora si recheranno all’Ospedale Maggiore di Bologna per fare visita ad altri feriti dell’investimento di ieri pomeriggio.

“Grazie per quello che fate in questa circostanza drammatica ma anche abitualmente. Siamo consapevoli di ciò che fate ogni giorno”, ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella incontrando presso l’ospedale di Modena – insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni – l’equipe di medici che ha in cura i feriti del tragico investimento di ieri nella cittadina emiliana.

Auto sulla folla a Modena, la ricostruzione della tragedia

Roma, 17 mag. (askanews) – Salim El Koudri, 31 anni, una laurea in economia e nessuna occupazione stabile, poco dopo le 4 di pomeriggio di sabato 16 maggio 2026 ha compiuto il più grave fatto che Modena ricordi. La città della lirica, del cibo di qualità, della bella letteratura e patria del Tricolore, è stata sconvolta dall’azione inspiegabile della Citroen C3, grigio metallizzato, guidata da El Koudri. All’altezza di Porta Bologna, in mezzo ad un incrocio tra via Garibaldi e la via Emilia la macchina ha speronato a tutta velocità le persone che aveva di fronte. Puntando il marciapiede, passando dentro ad un’area pedonale con tanti in bicicletta, alcuni a passaggio con il cane, ed altri con le buste della spesa, turisti.

Almeno 7 persone sono state colpite così, falciate come fili di grano. Due turiste hanno subito l’amputazione delle gambe, altre quattro persone sono ancora in pericolo di vita. Scorrere le immagini delle telecamere a circuito chiuso, che rimbalzano sui social network, è terribile. Perché si immagina il dolore e lo sgomento provato da chi tranquillo stava solo camminando. Se l’auto che piomba tra la folla potrebbe lasciar spazio ancora al dubbio, i gesti successivi compiuti da El Koudri indicano agli inquirenti quale strada percorrere per offrire un perché alla giustizia che dovrà essere compiuta. Il ragazzo, un passato ricovero al centro di igiene mentale, dopo l’urto e lo stop definitivo della macchina, ha provato a scappare. A chi gli gridava “cosa hai fatto? Cosa hai fatto?” ha risposto tirando fuori un coltello e colpendo a caso. L’ottava persona è stata ferita, così, alle braccia.

La corsa a piedi di El Koudri è durata non oltre 100 metri. Lo hanno preso alcuni cittadini e gli agenti di una volante della polizia. Non è arrivata nessuna imprecazione. E’ una scena silenziosa quella che si osserva. La stessa auto che portano via il ragazzo non accende subito le sirene. La confusione e la tragedia restano dietro l’angolo. Gli interrogativi arrivano tutti in questura dove El Koudri viene portato. Grazie alle verifiche dei documenti si ricostruisce il luogo di nascita, la nazionalità, l’abitazione, il passato. Si accerta così la residenza a Ravarino, un piccolissimo centro fuori Modena, sulla strada per Finale Emilia, un solo bar aperto al sabato pomeriggio. “La maggior parte qui lavorano nelle aziende per la lavorazione dei salumi o dei formaggi”, si spiega.

El Koudri era nato a Bergamo. Il suo cognome è di origine marocchina. Dalle indagini che verranno compiute sul telefono e su altri possibili supporti, trovati nell’abitazione si riuscirà ad avere un quadro più chiaro. Al momento c’è solo la nebulosa del può essere, delle verifiche che procedono a largo raggio. Gli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia ed antiterrorismo di Bologna che coordineranno il lavoro degli investigatori della Polizia, della Digos, ma anche dei carabinieri, ripetono adesso che bisogna attendere. La prefetta di Modena Fabrizia Triolo nel punto stampa serale ha spiegato che El Koudri “al momento dell’arresto non era sotto sostanze psicotrope, quindi aveva una parvenza di lucidità”, ma “già nel 2022 si era evidenziato per questa persona uno stato di alterazione psichica: era stato attenzionato dal Centro di Salute Mentale per disturbi schizofrenici, ma dopo un primo periodo di osservazione se ne erano perdute le tracce”.

Il presidente della Regione, Michele de Pascale, è chiaro: “Un gesto di una gravità inaudita. In queste ore di profondo dolore voglio esprimere, anche a nome della giunta e dell’intera comunità dell’Emilia-Romagna, la mia vicinanza alle persone ferite, alle loro famiglie e a tutte le persone coinvolte. Ringrazio i soccorritori, il personale sanitario, le Forze dell’ordine e i cittadini che, con coraggio e prontezza, hanno inseguito e fermato l’uomo, per l’intervento immediato e il lavoro delicatissimo che stanno svolgendo in queste ore. Siamo al fianco del sindaco Massimo Mezzetti e della comunità modenese”.

Il primo cittadino sottolinea che rappresenta una città che non si piega e che “dei quattro cittadini che sono intervenuti e hanno assicurato immediatamente l’uomo alla polizia, due sono stranieri. Poi nei secondi successivi sono intervenuti altri cittadini, anch’essi stranieri, che operano commercialmente proprio in quell’area”. Insomma tutti “hanno dimostrato una lucidità, una prontezza di riflessi e un coraggio che vanno assolutamente riconosciuti”, ha proseguito il sindaco. “Sono anche il simbolo di una comunità che sa, anche in un momento così drammatico, reagire e unirsi”.

Una comunità a cui si sono unite le più alte istituzioni. Ieri le telefonate, oggi la visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e della presidente del consiglio, Giorgia Meloni.

Auto sulla folla a Modena, la procura: El Koudri indagato per strage e lesioni aggravate

Roma, 17 mag. (askanews) – Strage e lesioni aggravate dall’uso di arma. Questi reati contestati a Samir El Koudri, il 31enne che ieri ha investito con l’auto 7 persone nel centro di Modena. In una nota della Procura si spiega che le ipotesi di reato sono connesse al fatto che sono chiare ed evidenti le precise volontà di porre in pericolo l’incolumità pubblica e non solo la vita delle singole persone offese, in una via del centro cittadino e in un ambito spazio-temporale privo di soluzione di continuità.

“L’orario scelto era di massima presenza per cittadini, avventori di esercizi commerciali e pertanto colpiti in maniera indiscriminata, indeterminata e deliberata” dal giovane di origine marocchina. Sono in corso indagini – si aggiunge – per “individuare il movente della condotta”.

Modena, auto piomba sui passanti in pieno centro: 8 feriti gravi

Modena, 17 mag. (askanews) – Un pomeriggio di sangue ha sconvolto Modena. Sabato, poco prima delle 17, in pieno centro, un uomo di trentun anni ha lanciato la sua auto contro i passanti di via Emilia Centro. Le immagini riprese dalle telecamere di sicurezza all’ingresso del centro storico sono agghiaccianti. Otto i feriti, quattro in modo gravissimo. Due, in pericolo di vita, sono stati trasportati d’urgenza all’ospedale Maggiore di Bologna. Altri due, a Baggiovara, hanno subito l’amputazione degli arti inferiori. La corsa dell’auto si è fermata contro la vetrina di un negozio. L’aggressore, italiano di seconda generazione, è uscito brandendo un coltello, ma è stato bloccato da tre cittadini. La Procura ha disposto il fermo per strage e lesioni aggravate. Il prefetto di Modena Fabrizia Triolo.

“Quello che in questo momento possiamo dire è che già nel 2022 si era evidenziato per questa persona uno stato di alterazione psichica perché era stato attenzionato dal Centro di Salute Mentale per disturbi schizoidi. Dopo questo primo periodo di osservazione presso il centro sanitario, però, se n’erano perdute le tracce”.

Sull’episodio sono piovuti messaggi di solidarietà da tutto il mondo istituzionale. Il presidente della Repubblica Mattarella farà visita ai feriti. A Modena è arrivato anche il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, per partecipare a un summit in prefettura.

“Devo dire la solidarietà e l’abbraccio di tutta l’Emilia-Romagna a tutta la città di Modena, perché è più che evidente che in questo momento ci sono persone che sono state colpite direttamente, i loro familiari, le loro relazioni, ma c’è tutta una città che è ferita e che è spaventata da quello che è accaduto”.

Sui feriti si è mobilitata la sanità: medici e infermieri si sono presentati spontaneamente in ospedale, aprendo più sale operatorie in contemporanea. Il sindaco Massimo Mezzetti ha ringraziato anche i cittadini intervenuti.

“Questa è una città che non si piega naturalmente di fronte a nessun atto intimidatorio, anche se grave come questo. E come sempre sapremo reagire con massima lucidità, fermezza e senso della comunità”.

De Gasperi, costruttore paziente di una democrazia libera, sociale ed europea

Un libro che interroga il presente

Ci sono libri che non tornano tra noi soltanto per essere ricordati, ma perché custodiscono ancora una domanda sul presente.

È il caso di questa nuova edizione di Alcide De Gasperi. Rivoluzione Riforme Libertà, la biografia umana e politica scritta da Igino Giordani e oggi riproposta a cura di Lucio D’Ubaldo e Alberto Lo Presti, con la presentazione di Giuseppe Fioroni.

Non siamo davanti al ritratto freddo di uno statista consegnato alla storia, ma allo sguardo partecipe di un uomo che conobbe dall’interno la stagione del cattolicesimo democratico, le sue fatiche, le sue speranze, le sue lacerazioni. Giordani ci riconsegna De Gasperi non come figura monumentale e distante, ma come coscienza viva della democrazia italiana: un uomo di fede, di libertà e di responsabilità pubblica, capace di attraversare il Novecento senza lasciarsi consumare né dal rancore né dalla retorica.

Ne emerge un De Gasperi lontano sia dall’immagine del politico timidamente prudente sia da quella del conservatore immobile. Prende forma, invece, la figura di un artefice paziente della democrazia italiana: una democrazia libera, sociale ed europea, nata sulle macerie morali e materiali della guerra.

Costruire, non restaurare

In questo senso, la parola decisiva non è nostalgia, ma costruzione. Come ricorda Adone Zoli nella prefazione inclusa nel volume, sulle rovine del fascismo e della guerra non si trattava semplicemente di ricostruire ciò che era stato, ma di costruire con nuovi orientamenti e nuove visioni. Qui sta la modernità di De Gasperi: fare della democrazia non un ritorno all’ordine precedente, ma un ordine nuovo di libertà, giustizia sociale e responsabilità istituzionale.

La grandezza di De Gasperi sta nella sua capacità di mediazione: tra tradizione e modernizzazione, cultura cattolica e istituzioni democratiche, appartenenza nazionale e apertura sovranazionale. Ma la sua mediazione non fu mai neutralità inerte: fu piuttosto l’arte difficile di tenere insieme ciò che la storia tendeva a separare.

Il volume ha il merito di sottrarlo sia alla retorica monumentale sia alla semplificazione scolastica, restituendolo come uomo immerso nelle contraddizioni del Novecento, segnato da tensioni, solitudini, sconfitte e responsabilità.

Igino Giordani e la formula “Dio e libertà”

In questo quadro assume rilievo anche la figura di Igino Giordani, autore della biografia riproposta nel volume. Giordani non è un osservatore esterno, ma un testimone partecipe del cattolicesimo democratico, vicino a De Gasperi nelle stagioni del popolarismo, dell’opposizione al fascismo e della ricostruzione democratica. Il suo sguardo non è agiografico, ma storico e civile: racconta De Gasperi come una figura in cui la vicenda personale finisce per coincidere con una parte decisiva della storia d’Italia. La formula “Dio e libertà” sintetizza bene questa eredità: la fede come fondamento morale del limite, la libertà come orizzonte pubblico della persona.

Un elemento decisivo della formazione degasperiana è la sua origine trentina e asburgica. Nato in una terra di confine, plurilingue e complessa, De Gasperi imparò presto che la politica non è imposizione, ma arte di tenere insieme differenze, autonomie e appartenenze. Da qui nacquero il suo senso delle istituzioni e l’idea dello Stato come ordine giuridico, non come voce di un capo né come grido identitario.

L’antifascismo come difesa del pluralismo

Per questo De Gasperi appartiene pienamente alla tradizione del cattolicesimo politico europeo: una tradizione che non nega il conflitto, ma lo ordina dentro le forme della democrazia. Ed è proprio qui che il suo metodo torna attuale. In un tempo segnato dalla crisi della rappresentanza, dall’indebolimento dei corpi intermedi, dalla semplificazione aggressiva del discorso pubblico e dalla spettacolarizzazione del conflitto, De Gasperi ricorda che la politica non deve incendiare le fratture per ottenere consenso, ma lavorarle istituzionalmente perché non diventino rotture irreparabili.

Il secondo asse fondamentale del volume è l’antifascismo di De Gasperi, che non va ridotto a semplice opposizione morale al regime. In lui l’antifascismo fu il rifiuto radicale di una concezione totalitaria della politica: quella che assorbe la persona nello Stato, annulla il pluralismo, svuota il Parlamento, sostituisce la legalità con la forza e trasforma il partito in strumento di occupazione della società.

Il libro restituisce anche la violenta campagna di delegittimazione subita da De Gasperi, accusato di scarso patriottismo per il suo passato nel Parlamento viennese. Giordani interpreta quella vicenda come esempio della violenza morale del fascismo: non bastava combattere l’avversario, occorreva distruggerne la reputazione, trasformando la differenza politica in tradimento. È una lezione ancora attuale: ogni volta che la politica smette di discutere le idee e punta a demolire la persona, riemerge una logica profondamente antidemocratica.

La misura contro il rancore

La grandezza di De Gasperi sta nel non aver risposto alla persecuzione con il rancore. Carcere, isolamento e anni difficili non produssero in lui spirito di vendetta, ma una disciplina interiore fondata sulla misura. Anche dopo la grande vittoria elettorale del 18 aprile 1948, egli non abusò del consenso ottenuto. Capì che la maggioranza non autorizza la sopraffazione e che la forza di una democrazia si misura soprattutto nel modo in cui tratta l’opposizione.

Naturalmente, questa grandezza non va cercata nell’assenza di tensioni. De Gasperi fu uomo di governo dentro fratture durissime: anticomunismo e riformismo sociale, fedeltà cristiana e laicità delle istituzioni, unità del partito e libertà del confronto interno, prudenza diplomatica e coraggio politico. La sua statura nasce proprio da qui: non dall’aver evitato le contraddizioni, ma dall’averle abitate senza consegnarle alla violenza o alla semplificazione.

Il significato del “campo degasperiano”

Da qui nasce la categoria del campo degasperiano. Il volume parla di “campo del degasperismo” per indicare la coalizione centrista come architettura della democrazia governante. Ma questa formula può essere allargata: il campo degasperiano non è nostalgia della Democrazia Cristiana, né una posizione tattica di centro, né tantomeno una geografia parlamentare buona per ogni stagione.

È un impianto politico-culturale fondato sull’unione tra libertà democratica e giustizia sociale, stabilità istituzionale e riforme, radicamento nazionale e apertura europea, ispirazione cristiana e pluralismo dello Stato.

Il centro, in De Gasperi, non è una zona grigia o un rifugio prudente. È uno spazio dinamico di responsabilità, capace di promuovere riforme senza sacrificare la libertà. Anche la rottura del 1947 con comunisti e socialisti va letta in questo quadro: non come semplice scelta conservatrice, ma come chiarificazione democratica dentro il contesto della guerra fredda. De Gasperi voleva una democrazia più giusta, ma non accettava che la questione sociale fosse assorbita da un progetto politico incompatibile con la libertà.

Per questo il campo degasperiano non coincide con il moderatismo. È piuttosto un riformismo costituzionale, capace di trasformare le attese popolari in politiche pubbliche, le fratture sociali in programmi di integrazione, la domanda di giustizia in costruzione istituzionale. In questa visione, la stabilità non è il contrario della riforma, ma il suo frutto più maturo.

Le riforme come edificazione nazionale

Le grandi riforme del dopoguerra — riforma agraria, Cassa per il Mezzogiorno, riforma tributaria, ricostruzione edilizia — non furono semplici interventi tecnici, ma strumenti di edificazione nazionale. In particolare, la riforma agraria affrontò il nodo storico del Mezzogiorno: latifondo, fame di terra, disoccupazione, distanza tra masse contadine e Stato. Dare terra significava dare cittadinanza, dignità, autonomia personale e responsabilità sociale.

La Cassa per il Mezzogiorno, nel disegno originario degasperiano, non va letta soltanto attraverso le degenerazioni successive. Nacque come tentativo di portare lo Stato nei territori segnati da storici divari economici e infrastrutturali: strade, acquedotti, bonifiche, cantieri, opere pubbliche, occasioni di lavoro.

Il fatto che De Gasperi, uomo del Nord, avvertisse con tanta forza la questione meridionale mostra la profondità nazionale della sua visione: l’Italia non poteva dirsi davvero ricostruita se il Mezzogiorno restava ai margini.

Questo passaggio conserva una forte attualità. Anche oggi il Paese è attraversato da fratture territoriali, disuguaglianze educative, squilibri tra aree interne e poli urbani, tra Nord e Sud, tra cittadini inseriti nei circuiti delle opportunità e cittadini consegnati all’attesa. De Gasperi non offre una ricetta tecnica, ma uno stile di governo: considerare la questione sociale e meridionale non come un fastidio, ma come banco di prova della tenuta democratica e nazionale.

Per lui la democrazia non è soltanto una forma giuridica. È anche un ordine storico-sociale da costruire. La libertà politica, se resta priva di lavoro, istruzione, inclusione e giustizia sociale, rischia di svuotarsi. Allo stesso modo, la giustizia sociale senza libertà può trasformarsi in oppressione. Il riformismo degasperiano vive in questo equilibrio: libertà e giustizia, istituzioni e promozione sociale, stabilità e cambiamento.

Partiti, corpi intermedi e democrazia

Un altro nodo decisivo riguarda il partito. Nella tradizione del popolarismo e del cattolicesimo sociale che egli incarna, il partito non è una macchina personale né uno strumento di propaganda, ma un luogo di formazione, mediazione, rappresentanza e produzione di classe dirigente.

In termini sociologici, il partito collega società e istituzioni, organizza interessi, educa una domanda politica e costruisce linguaggio pubblico.

Qui emerge la distanza dal presente, segnato dalla crisi dei corpi intermedi: partiti svuotati, sindacati indeboliti, associazionismo frammentato, partecipazione intermittente, opinione pubblica polarizzata. Il campo degasperiano obbliga allora a ripensare le mediazioni democratiche. Senza luoghi di formazione e legami sociali, la politica rischia di ridursi a leaderismo, spettacolo, reazione emotiva o somma di solitudini connesse.

Cristianesimo, responsabilità e servizio

Centrale è anche il rapporto tra cristianesimo e politica. De Gasperi non rappresenta un confessionalismo che vuole occupare lo Stato, ma una fede tradotta in responsabilità pubblica: primato della persona, difesa della libertà, attenzione ai poveri, senso del limite, dovere verso le istituzioni. La sua fede non diventa bandiera identitaria né slogan, ma coscienza morale del potere.

Questa lezione è preziosa oggi, quando il religioso viene spesso o confinato nel privato o usato come marcatore identitario. De Gasperi indica una terza via: una fede che non pretende di impadronirsi dello spazio pubblico, ma neppure rinuncia a generare responsabilità civile; una fede che non grida, non separa, non strumentalizza, ma costruisce e serve.

Da qui si comprende il suo europeismo. Per lo statista trentino l’Europa non è un tema accessorio, ma una risposta politica e morale alla catastrofe delle guerre mondiali e dei nazionalismi assolutizzati. Insieme ad Adenauer e Schuman, egli pensa l’Europa come pace istituzionalizzata: un modo per trasformare le frontiere da luoghi di odio a spazi di cooperazione.

Questa visione torna attuale nel tempo del ritorno della guerra in Europa, dei sovranismi, delle crisi migratorie, energetiche, digitali e ambientali. L’Europa di oggi va certamente riformata e resa più democratica, sociale e strategica, ma l’europeismo degasperiano conserva una forza decisiva: nessuna nazione europea, da sola, può affrontare le grandi fratture del mondo contemporaneo.

Giovani, formazione e futuro

Non è casuale che, nell’ultimo De Gasperi, tornino con particolare forza tre nuclei decisivi: i giovani, la pace, l’Europa. Non sono temi separati, ma parti di una medesima visione. I giovani rappresentano la continuità della democrazia; la pace è il suo orizzonte morale; l’Europa è la forma storica attraverso cui impedire ai nazionalismi di tornare a divorare il continente.

Per questo tornare oggi a De Gasperi non significa commemorare un passato nobile, ma riaprire una domanda sul futuro: quale politica può ancora costruire legami, istituzioni, responsabilità e speranza?

Trasmettere questa lezione ai giovani non significa consegnare loro una statua da venerare né proporre nostalgia per un tempo perduto. Significa mostrare che la politica può essere ancora una cosa seria: non una tecnica di occupazione del presente, ma un’opera di costruzione storica.

Il rapporto tra giovani e politica non va liquidato con l’accusa di apatia o disinteresse. Seguendo Mannheim, una generazione non è solo una classe d’età, ma un gruppo storico plasmato da eventi, linguaggi e aspettative comuni. I giovani di oggi non vivono il dopoguerra e la ricostruzione materiale del Paese; abitano invece una società apparentemente costruita ma spesso bloccata, iperconnessa ma fragile, formalmente aperta ma segnata da precarietà, disuguaglianze educative, crisi climatica, sfiducia istituzionale e rarefazione dei luoghi collettivi.

De Gasperi non va proposto ai giovani come una figura da venerare, ma come un interrogativo vivo: che cosa significa, in tempi di crisi, non subire la storia ma provare a costruirla? La sua esperienza mostra che la politica nasce quando una generazione smette di percepirsi solo come vittima delle condizioni ricevute e trasforma quelle condizioni in responsabilità pubblica.

La democrazia come comunità educante

Il nodo non è semplicemente la distanza dei giovani dalla politica, ma l’indebolimento della politica come dispositivo collettivo di futuro: essa fatica ad apparire come luogo credibile di mediazione, decisione e trasformazione delle condizioni materiali e simboliche della vita comune.

In questo senso, il riferimento a François Dubet aiuta a comprendere il declino delle istituzioni formative: scuola, partiti, sindacati, parrocchie, associazioni e famiglie non riescono più, da sole, a trasmettere appartenenza, fiducia e senso. I giovani sono più liberi, ma anche più soli; più autonomi, ma meno accompagnati.

Da qui emerge una lezione degasperiana fondamentale: senza luoghi di formazione e comunità educanti, la democrazia non produce cittadini, ma spettatori, utenti e consumatori di opinioni. Anche Putnam ricorda che la qualità democratica dipende dal capitale sociale: fiducia, cooperazione, legami civici, abitudine alla partecipazione. La democrazia, infatti, non vive solo di procedure, ma di relazioni.

Alla società contemporanea dell’accelerazione, descritta da Hartmut Rosa, De Gasperi oppone la logica della durata. Non è l’uomo dell’istante o dell’annuncio, ma della costruzione paziente. Ai giovani immersi in un presente rapido e frammentato, egli ricorda che le cose decisive richiedono tempo, competenza, preparazione, fedeltà e pazienza istituzionale.

La sua lezione dice anzitutto che la libertà non è garantita per sempre: va custodita attraverso istituzioni, cultura, partecipazione e senso del limite. La democrazia non coincide con l’opinione immediata o con la reazione emotiva, ma richiede studio, ascolto, organizzazione e capacità di trasformare l’indignazione in progetto. Tra rabbia e riforma deve esserci pensiero; tra protesta e governo del cambiamento deve esserci classe dirigente.

Insegna anche che non c’è futuro senza riforme. Ma le riforme non sono réclame o gesti scenici: sono preparazione, competenza, scelta degli strumenti, responsabilità degli effetti. In questo senso, egli educa alla lentezza operativa delle cose serie, contro una politica consumata dalla visibilità immediata.

Ai giovani può dire inoltre che la politica non è culto del capo, ma lavoro comune: partito, associazione, comunità, territorio, formazione, alleanza tra generazioni. Non è teatro di posizionamenti, ma servizio esigente e disciplina morale del potere. Con Bourdieu si può aggiungere che non tutti i giovani possiedono gli stessi strumenti per partecipare: per questo non bastano appelli morali, servono scuole di politica, luoghi di parola, accesso alla cultura, cantieri civici ed esperienze concrete di responsabilità.

Una lezione ancora aperta

Un altro messaggio riguarda il rapporto tra radicamento e apertura. De Gasperi amò il Trentino, servì l’Italia e pensò l’Europa. Questa traiettoria mostra che si può appartenere a un luogo senza chiudersi in esso; amare la patria senza trasformarla in idolo; essere europei senza smettere di essere italiani; vivere la fede senza usarla come confine contro altri.

In definitiva, raccontare De Gasperi ai giovani significa restituire spessore alla parola futuro: non un futuro pubblicitario, minaccioso o già scritto, ma un futuro come responsabilità condivisa.

Il De Gasperi che emerge dal volume, dunque, non appartiene alle commemorazioni innocue. È parte della genealogia dei costruttori di democrazia. La sua lezione resta attuale: non c’è democrazia senza corpi intermedi, libertà senza giustizia sociale, pace senza Europa, politica degna senza disciplina morale del potere.

A questo punto il discorso storico diventa anche appello civile, quasi consegna morale.

Il campo degasperiano non è una reliquia da custodire sotto vetro, né una fotografia ingiallita da appendere alle pareti della nostalgia. È piuttosto una brace da riaccendere, una responsabilità da rimettere in cammino, una tenda da piantare ancora una volta nel cuore inquieto della storia. Significa scegliere la democrazia quando tornano le seduzioni dell’uomo forte; scegliere le riforme quando l’inerzia diventa abitudine; scegliere la libertà quando l’integralismo pretende di sequestrare le coscienze; scegliere l’Europa quando i nazionalismi alzano piccoli muri e abbassano grandi orizzonti. Significa credere nella mediazione quando la semplificazione violenta urla più forte, e continuare a costruire, con pazienza quasi artigiana, mentre il presente fa rumore, occupa la scena, consuma parole e dimentica i volti. Perché la politica, quando è vera, non è il podio dei vincitori, ma il grembiule di chi serve; non è la voce che sovrasta, ma la mano che ricuce; non è l’ansia di possedere il tempo, ma l’umile ostinazione di preparare una casa più giusta per chi verrà dopo di noi.

Chiara Galiazzo annuncia il nuovo progetto live "Nuova Luce"

Milano, 17 mag. (askanews) – Chiara Galiazzo annuncia “Nuova Luce”, il nuovo progetto live in partenza il prossimo autunno prodotto da IMARTS – International Music And Arts che accoglie l’artista nel proprio roster. Un’occasione per incontrare il pubblico dal vivo e riscoprire i brani più amati del suo repertorio come “Straordinario”, “Due respiri”, “Nessun posto è casa mia” fino ad arrivare ai più recenti “Valore”, “Poi io poi te”, “Basta poco”, in una veste inedita, elegante e contemporanea. In “Nuova Luce”, la voce inconfondibile di Chiara dialogherà con un quartetto d’archi e con sonorità elettroniche, dando vita a un’esperienza musicale intensa e raffinata, capace di unire classicità e modernità. «Sono anni che desideravo portare la mia musica nei teatri, un luogo che sento profondamente vicino alla mia dimensione artistica. Dare una nuova luce alle canzoni che mi hanno accompagnato in questi anni sarà l’occasione per condividere con il pubblico un viaggio intenso ed emozionante, in una veste completamente inedita.» – Chiara Galiazzo. Il tour porterà Chiara nei teatri italiani a partire da novembre, con un concerto pensato per valorizzare la sua forza interpretativa e il suo percorso artistico, sempre in equilibrio tra immediatezza pop, sensibilità vocale e profondità emotiva. Queste le prime date annunciate di “Nuova Luce – il tour nei teatri”: 20 novembre – Coriano (RN) – Teatro CorTe 23 novembre – Milano (MI) – Teatro Manzoni 27 novembre – Mestre (VE) – Teatro Corso 9 dicembre – Ferrara – Teatro Nuovo 17 dicembre – Roma – Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone L’annuncio del tour arriva in concomitanza con l’uscita di “Basta poco” (Altafonte Italia), il nuovo singolo di Chiara Galiazzo uscito l’8 maggio: un inno pop luminoso alla libertà e alla semplicità. Tra immagini urbane e slanci immaginifici, Chiara racconta un’evasione emotiva dove basta uno sguardo per sentirsi altrove. Le sere d’estate fanno da sfondo a un viaggio intimo e condiviso: senza mappe né mezzi, solo la forza di un legame capace di aprire ogni porta e trasformare l’ordinario in meraviglia. Scritto da Chiara Galiazzo insieme ad Alessandro Casillo, Piccolo G, Marco Di Martino e Danusk, che lo ha anche prodotto, il singolo rappresenta un nuovo tassello del percorso artistico di Chiara, confermandone la capacità di unire immediatezza pop e profondità emotiva.