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Tregua Salvini-Nordisti pre-Pontida: scriviamo insieme manifesto programmatico

Milano, 9 set. (askanews) – Un manifesto programmatico da scrivere insieme. E la disponibilità di Matteo Salvini a “condividere le responsabilità quotidiane” della guida del partito, “ma da segretario”. È il risultato del tanto atteso incontro tra il leader leghista e la ‘fronda nordista’ rappresentata da Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana, Maurizio Fugatti e Luca Zaia: un paio d’ore nella casa romana del segretario, al termine del quale nessuno parla. Tutto affidato a un comunicato della Lega, diffuso un’ora e mezza dopo che l’incontro è finito: clima di “assoluta collaborazione”, unità in vista di Pontida e nel rivendicare “il buon governo espresso dalla Lega” sia a Roma che sui territori. E appunto “la volontà di avviare già nei prossimi giorni un lavoro finalizzato alla definizione di un manifesto programmatico, capace di raccogliere idee, priorità e proposte della Lega in vista delle future sfide”.

Qualcosa di più Matteo Salvini lo dice qualche ora dopo, dal palco della convention organizzata dal fido Claudio Durigon a Roma: “Non vedo l’ora di condividere le mie responsabilità quotidiane con chi porta il nome della Lega nei Comuni e nelle Regioni”. Ma attenzione: “Facendo il segretario del partito. Perchè me l’hanno chiesto un anno fa i militanti di partito, e loro”. Nell’incontro “abbiamo concordato su alcuni temi, ci siamo dati appuntamento tutti insieme sul palco di Pontida, ci siamo ripromessi di rivederci nei prossimi giorni per cose da fare, non per equilibri di partito”. Dunque “coinvolgerò tutte le persone che hanno idee e valori, a partire dai governatori” ma “senza formule che riportano al pentapartito…”. Insomma, niente triumvirati o altre “alchimie” del genere: “Un anno fa mi hanno chiesto di andare avanti ancora un po’ come segretario, sono disponibile a condividere scelte, battaglie e futuro”.

Tra i governatori c’è chi guarda il bicchiere mezzo pieno: “È iniziato un percorso”. Altri sono meno ottimisti, e anzi vedono nell’apertura di Salvini il tentativo di “scaricare” anche sui nordisti il peso delle attuali percentuali leghiste e insieme prendere tempo: “Si è salvaguardato Pontida”. Ma al momento tra i ‘nordisti’ prevale la linea di chi (ad esempio Luca Zaia) ritiene che non si possa far altro che aspettare che i sondaggi leghisti precipitino al punto che Salvini non possa che trarne le conseguenze, rispetto a chi invece vorrebbe trovare il modo di accelerare per non correre il rischio che sia tutto compromesso (ad esempio Attilio Fontana).

Ma intanto a Salvini un altro avvertimento è stato mandato: “Gli abbiamo comunicato che l’associazione del Nord sarà costituita, anche se aspetteremo dopo Pontida. Ci ha risposto che non è d’accordo, ci deve pensare, ma non è che ci deve dare il permesso…”.

Calcio, Roma, Gasperini: "In Champions pronti, serve personalità"

Roma, 9 set. (askanews) – Dopo sette anni di attesa la Roma torna in Champions League. Domani alle 18.45 i giallorossi esordiscono in Turchia contro il Fenerbahce, in una sfida che Gian Piero Gasperini considera subito un test importante: “Stiamo bene tutti, non ci sono particolari defezioni. Siamo pronti per iniziare questa nuova avventura”.

Per l’allenatore giallorosso la Champions resta “la competizione più importante a livello di club”, quella “a cui tutti i giocatori e gli allenatori vogliono partecipare”. Al centro dell’attenzione c’è Paulo Dybala, titolare nelle prime tre gare di campionato: “Sta dimostrando soprattutto continuità. L’inizio di quest’anno è sicuramente migliore rispetto a quelli degli anni recenti, sia in partita che in allenamento. Quando abbiamo lui in campo siamo sicuramente migliori anche noi”.

La Roma arriva all’appuntamento dopo otto vittorie consecutive in campionato, cinque nella passata stagione e tre in quella attuale. “Abbiamo alzato il livello tecnico negli ultimi mesi – spiega Gasperini -. La qualità è migliorata e si è alzata, non solo con Dybala e Malen, ma con tutta la squadra. Il fatto che realizziamo più gol è uno specchio di questo”.

La rimonta sull’Atalanta, completata tra l’88’ e il 93′, ha dato ulteriore energia: “Quando ribalti una partita così ti dà un’energia e una gioia superiore. Ma questa è una competizione nuova per la Roma e c’è curiosità di misurarci con le migliori squadre. Si comincia in un palcoscenico molto importante e molto caldo. Vedremo subito qual è la nostra forza e la nostra personalità”.

Gasperini si aspetta un Fenerbahce competitivo nonostante le assenze di Asensio e Guendouzi: “Sono due giocatori importanti, ma troveremo una squadra molto forte e con una rosa di qualità”. Infine, sulla gestione dei tanti impegni: “Diventano fondamentali i cambi. Quest’anno abbiamo la possibilità di far giocare più interpreti e possiamo trovare nuove soluzioni senza perdere qualità”.

Frena voto su ddl antisemitismo in commissione, ma tra 20 giorni va in aula

Roma, 9 set. (askanews) – Frenata sul ddl antisemitismo: non c’è stato l’atteso avvio, per oggi, dei voti in commissione Affari costituzionali della Camera. Se ne riparlerà il prossimo martedì. Contestualmente però, la capigruppo ha messo una dead line, calendarizzando l’approdo in aula del provvedimento tra poco più di venti giorni, il 2 ottobre, a conferma che la maggioranza non ‘cova’ ripensamenti. La nuova tempistica, ha assicurato il relatore Paolo Emilio Russo (Fi), non ha motivazioni “politiche” e l’obiettivo “resta” portare a casa il testo arrivato dal Senato. Peraltro il tema è più problematico nel campo della ‘costituenda’ alternativa a causa dei tormenti nel Pd con i ‘riformisti’ tentati di votare con il centrodestra.

Il provvedimento, approvato a Palazzo Madama e adottato come testo base in commissione a Montecitorio, adotta la definizione di antisemitismo formulata dall’Assemblea plenaria dell’Ihra includendo l’elenco degli esempi di antisemitismo come ‘Fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti’. Come i cartelloni che, nelle piazze pro-pal, associano il volto del premier Netanyahu a quello di Hitler? Per la dem Laura Boldrini si tratta di una chiara operazione che punta a “raggelare” le critiche al governo di Israele. “Dopo Gaza, questa definizione diventa molto pericolosa e ambigua, uno strumento di censura”, prosegue Boldrini che invita i colleghi del suo partito, come Piero Fassino, a non votare a favore (come invece hanno fatto in Senato Graziano Delrio e una pattuglia di riformisti in dissenso con il gruppo che aveva dato l’indicazione di astensione). “Contribuiscono a fare un regalo a Benjamin Netanyahu”, osserva. “Io voterei no, vedremo come andrà il confronto interno”.

M5S e Avs confermano il loro voto contrario, nei giorni in cui il quotidiano israeliano Haaretz ha pubblicato un’inchiesta secondo cui il premier Netanyahu sarebbe stato avvertito che Hamas pianificava gli attacchi del 7 ottobre, e mentre la Gran Bretagna e altri paesi come Spagna e Francia hanno sanzionato i coloni illegali in Cisgiordania. “Criticare Netanyahu, Ben-Gvir e Smotrich per le violenze contro il popolo palestinese, per ciò che è accaduto a Gaza e per l’occupazione della Cisgiordania non può essere classificato come antisemitismo. L’odio razziale va combattuto tutto, senza doppi standard”, è la posizione del leader di Avs Angelo Bonelli. Per il capogruppo M5S Riccardo Ricciardi il ddl è una “operazione politica-mediatica per condannare le piazze per Gaza e tutte le persone che hanno protestato e protestano contro il governo terrorista di Israele”.

Oggi, i due partiti erano al fianco delle realtà pro-pal che hanno organizzato un sit in davanti a Montecitorio e in altre piazze italiane contro il ddl antisemitismo, tra cori (“Free free Palestine”, “vergogna”), striscioni (“Criticare Israele non è antisemitismo”, “stop al genocidio”, “antisionismo non è antisemitismo”) e una maratona di interventi. Da Save the Children a Sanitari per Gaza, da Assopace a Emergency e tantissime altre sigle, tra cui ‘preti contro il genocidio’, Anpi, Arci, la Cgil e il sindacato dei giornalisti per “fermare la nuova ‘norma bavaglio'”. Del Pd c’erano i giovani democratici. In piazza anche Rifondazione, Potere al popolo, Possibile.

Momenti di tensione ci sono stati tra gli stessi manifestanti dopo che un uomo ha tentato di strappare una bandiera dalle mani di un partecipante di un piccolo gruppo che sventolava vessilli di Hezbollah e di quelle che si sventolano ai raduni di Hamas. La leader degli studenti palestinesi Maya Issa ha provato ad arginarli ed ha esortato: “Ci vogliono divisi, noi dobbiamo essere tutti e tutte uniti, questa è responsabilità di tutti noi, non possiamo cascare in provocazioni. Quindi togliamo le bandiere che ci dividono e alziamo l’unica bandiera che ci rappresenta, la bandiera della Palestina”.

La presa di distanza non è bastata ad evitare le polemiche politiche esplose subito dopo: “Vergognose le bandiere di Hamas ed Hezbollah”, ha tuonato il senatore di Fratelli d’Italia Giulio Terzi; “al presidio in piazza si sono ritrovati spezzoni della sinistra, dal Pd al M5S, insieme a sostenitori di Hamas”, ha affermato la deputata e vice responsabile del dipartimento Esteri di Forza Italia Isabella De Monte. I capigruppo al Senato e alla Camera del partito della premier Giorgia Meloni, Lucio Malan e Galeazzo Bignami, hanno chiesto a Schlein e Conte a “rompere con questa deriva estremistica e condannare queste piazze d’odio”.

Sul ddl, per il centrodestra non ci sarà alcuna marcia indietro. Anzi, il senatore Maurizio Gasparri ha invitato a “smontare la campagna di menzogne in atto. Per Forza Italia la legge sull’antisemitismo va approvata il prima possibile. E’ indispensabile per contrastare fenomeni molto gravi e non è vero che impedisce il diritto di critica”.

Filiberto Zaratti di Avs spiega lo slittamento dell’avvio dei voti in commissione sul ddl antisemitismo ‘leggendo’ in chiave anti-vannacciana le decisioni della capigruppo. Il rinvio a “noi va bene, quel testo non ci piace affatto ma politicamente notiamo che Vannacci detta l’agenda della destra. La precedenza viene data al provvedimento che intende revocare la cittadinanza italiana”, targato Lega, che sarà esaminato dall’aula il 21 settembre, prima della legge elettorale.

Lagarde: "Costruiamo assieme l’Europa o diventeremo un museo"

Roma, 9 set. (askanews) – I paesi dell’Unione europea devono scegliere di puntare gli uni sugli altri, sul proseguimento della costruzione europea, oppure rassegnarsi a farsi superare, al fatto che il declino è inevitabile e che “l’Europa diventerà un museo”. E anche questa strada di rimessa sarebbe una illusione: “un miraggio”, perché in realtà l’Europa si ritroverebbe “con una crescita più debole e un modello sociale che non potrebbe più permettersi”. Lo ha affermato la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, nel suo intervento alla cena di gala organizzata dalla Bundesbank a Berlino, alla vigilia del Consiglio direttivo sulla politica monetaria.

Lagarde ha evitato di intervenire su tassi di interesse e altri temi che saranno decisi domani. Mentre ha affrontato questioni più strutturali guardando all’insieme della Ue.

Secondo la presidente Bce, in Europa “dobbiamo fare una scelta su quello che siamo come europei e su coloro su cui vogliamo fare affidamento”.

Una scelta potrebbe essere appunto quella di rassegnarsi al fatto che il tempo dell’Europa a livello globale è passato e che il declino è inevitabile. “Potremmo ancora avere un declino morbido, importando tecnologie da altri per alimentare la crescita che ci serve o il nostro modello sociale. L’Europa diventerà un museo, sì, ma un bel museo come quello in cui ci troviamo”, ha detto.

“Ma questa strada è una illusione – secondo Lagarde -. L’Europa verrebbe lasciata con una crescita più debole e un modello sociale che non sarebbe in grado di permettersi. Verremmo schiacciati da coloro dai quali saremo dipendenti a livello tecnologico. Se c’è qualcosa che ci insegna la storia è che non dobbiamo vendere con leggerezza le nostre libertà”.

Il secondo possibile percorso sarebbe quello che ogni paese perseguisse i suoi interessi nazionali in termini di commercio, politiche industriali o energia. Anche questo, secondo la presidente Bce sarebbe “un miraggio. Se ci guardiamo guardiamo attorno le potenze di medie dimensioni sono in affanno nel chiedersi se possono allearsi tra loro per rafforzarsi in modo da resistere alle pressioni dei grandi player globali”.

In Europa ci sono già le infrastrutture su cui si può fare leva per agire insieme. “Questo mi porta alla terza strada possibile – ha proseguito – che è quella di sceglierci gli uni e gli altri e continuare a lavorare alla costruzione dell’Europa. Sappiamo che è una scelta difficile. Sappiamo che implica sofferenza, negoziati al rilento e compromessi difficili. Ma possiamo contare su di noi”.

“Se le nostre forze su un aspetto, il mercato unico, vengono minate da debolezze su altri settori, come la difesa o la frammentazione dell’energia, verremmo facilmente divisi. Ma se agiremo assieme in aree dove ha senso possiamo essere meno vulnerabili alle pressioni esterne. Avremo più sovranità e più crescita. Questa è la strada giusta – ha sostenuto -. L’unione dei risparmi e degli investimenti può aiutare a sbloccare i consistenti risparmi europei e a canalizzarli verso investimenti dove sono necessari perché l’Europa diventi più forte. Parallelamente, l’euro digitale preservare la nostra sovranità europea, dove non possiamo più consentirci di dipendere così pesantemente da altri”.

“La scelta di costruire l’Europa è una scelta difficile. Ma non è impossibile. Abbracciamo la possibilità di farlo”, è il richiamo della presidente della Bce.

Graduation Day Luiss Business School, talento e soft skills per il futuro

Roma, 9 set. (askanews) – Il conferimento del diploma che chiude un ciclo di studi e dà l’avvio a un percorso professionale e di vita. Questo il senso del Graduation Day della Luiss Business School dedicato ai Master Full Time che ha visto protagonisti circa 600 studenti davanti a una platea di oltre 2mila persone al Palatiziano di Roma.

Luca Pirolo, Head of Specialized Master Luiss Business School: “Il compito di una business school in particolare di Luiss Business School è quello non solo di fornire competenze tecniche che servono ad arricchire il patrimonio di conoscenze dello studente, ma soprattutto soft skills che permettano loro di andare a comprendere come il mondo evolve e come saper adattare le loro competenze acquisite all’evoluzione del contesto di riferimento. Per raggiungere questo obiettivo, le partnership con aziende, istituzioni, organismi dei vari settori rappresentati dall’offerta formativa di Luiss Business School valgono un ruolo fondamentale”.

Il passaggio di consegne fisico e ideale tra studenti è stato quindi protagonista del Graduation Day: “A noi piace guardare questa cerimonia come una vera e propria staffetta in cui gli studenti della passata edizione danno il testimone i nuovi studenti che partiranno tra la fine di settembre e la fine di ottobre con le nuove edizioni del master. Quello che noi vogliamo conseguire è un obiettivo di andare a formare il ceto dirigente del domani sia a livello nazionale che a livello internazionale”.

Componente essenziale del percorso formativo degli studenti è lo sport come momento di crescita individuale e di squadra.

Luigi Abete, Presidente Luiss Business School: “Il luogo che abbiamo scelto è il Palazzetto dello Sport di Roma perché l’università Luiss dà molta importanza oltre al momento dello studio al momento dello sport come non solo elemento di realizzazione personale ma anche come cultura del coinvolgimento del rispetto del riconoscimento delle regole del capire che l’avversario non è mai un nemico. Siamo molto contenti perché simbolicamente fare questa manifestazione in questo luogo in un solo giorno da una visibilità piena di quelli che sono i messaggi fondamentali della sistema universitario Luiss”.

Luiss Business School, come ha detto il Dean Raffaele Oriani nel corso del suo intervento, oltre a essere un luogo di competizione è un luogo di lavoro di squadra e di rispetto in cui il talento da solo non è sufficiente ma dove è necessario capire chi si ha intorno, fidarsi di loro, assumersi le proprie responsabilità e avanzare insieme verso un obiettivo comune che è, in definitiva, il senso della leadership.

Grande Brera, le diverse anime del programma dell’autunno

Milano, 9 set. (askanews) – Il programma 2026-2027 mette in relazione le diverse anime della Grande Brera, dalla Pinacoteca a Palazzo Citterio, dalla Biblioteca Braidense all’Accademia di Belle Arti, costruendo un percorso che attraversa la storia dell’arte, la letteratura e la cultura fino alla contemporaneità. Angelo Crespi, Direttore Generale Pinacoteca di Brera e Biblioteca Nazionale Braidense a margine della conferenza di presentazione delle diverse mostre che “tutte insieme danno questa visione di unitarietà di un’istituzione denominata oggi Grande Brera che è formata da più istituzioni a partire ovviamente dalla Pinacoteca di Brera. Ci saranno due mostre dedicate ai duecentocinquanta anni di Accademia: un grande riallestimento di Hayez, curato da Valentina Ferrari e Fernando Mazzocca per la prima volta saranno mostrati anche i quadri che sono della collezione di Accademia; una mostra invece dedicata ai maestri del Novecento dell’Accademia di Brera da Wildt a Maraniello, una mostra che quindi celebra la capacità di Accademia di formare generazioni di artisti partendo da Wildt arrivando fino a un grande artista ancora vivente Maraniello e in mezzo c’è tutto: Fontana, Manzoni, Grazia Varisco e tantissimi movimenti artistiche che si formano all’interno di questa storia. E poi una mostra molto importante che riguarda proprio noi e che celebra i cento anni degli Amici di Brera: la più antica associazione benefica di filantropia a sostegno di un museo in Italia. Si racconta davvero la grandezza della borghesia illuminata, delle grandi famiglie milanesi che sono state rappresentate dagli Amici di Brera che hanno contribuito al formarsi di una collezione importante: tra tutti l’acquisto nel 1939 del Caravaggio La Cena in Emmaus, che è uno dei nostri grandi capolavori, ma si capirà davvero quale è stato il sostegno che gli Amici hanno dato in tutti i momenti difficili del museo. La mostra di Hayetz non è una vera mostra perché durerà almeno un paio d’anni, quindi potremo mostrare i dipinti nostri e i dipinti di Accademia per almeno un paio d’anni è l’inizio di un ri-alistimento. La Pinacoteca in questi due anni ha performato davvero in modo incredibile, il numero di visitatori è cresciuto fino a oltre seicentomila, quindi un museo che non ha problemi, ma le nuove regole dell’accessibilità ci impongono comunque una revisione del percorso espositivo. Inizierà questa revisione proprio da queste due sale molto belle che raccontano lo stato nascente del museo quando qui fisicamente c’è Canova e ci lavora Hayez soprattutto e poi anche Appiani: ma abbiamo scelto Hayez perché, essendo poi stato anche presidente di Accademia, è la figura simbolica che può celebrare i duecentocinquanta anni di questa istituzione”.

Cento anni per Brera. Acquisti e doni degli Amici è il titolo della rassegna che ripercorrerà in Pinacoteca dal 6 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027 i primi cento anni di vita dell’Associazione Amici di Brera, curata da Lorenzo Francesco Colombo, Valentina Ferrari, Alessandro Morandotti, allestita nelle Sale Napoleoniche, ne racconterà la storia, attraverso dipinti, sculture e codici miniati affiancati a documenti, pubblicazioni e fotografie che scandiscono, seguendo la linea del tempo e la cronologia dei Presidenti, la vicenda centenaria dell’istituzione.

Sarà la prima grande retrospettiva postuma di Carlo Maria Mariani a inaugurare la stagione di Palazzo Citterio. Curata da Eike Schmidt e Clayton Calvert, l’iniziativa – dal 9 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027 – ripercorre l’intero arco della sua produzione, dalle prime opere degli anni Quaranta fino ai lavori del 2019, attraverso 70 opere, tra dipinti e grandi cartoni. Tra gennaio e aprile 2027, Palazzo Citterio renderà omaggio a Mario Schifano con una mostra a cura di Marco Meneguzzo.

La Sala Stirling ospiterà dal 30 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027 la mostra I Maestri di Brera. Insegnare l’arte, curata da Giovanni Iovane e Marina Gargiulo, una selezione di opere di quei docenti che hanno traghettato l’Accademia dalla tradizione ottocentesca verso le prime istanze della modernità.

Dal 24 novembre 2026 al 24 febbraio 2027, i progetti espositivi ospitati sul ledwall di Palazzo Citterio, organizzati in collaborazione con il Museo nazionale dell’Arte digitale, s’inaugureranno con Marina Abramovi Element, una serie di performance digitali di Marina Abramovi , realizzata con il supporto di TAEX Gallery e con la curatela di Clelia Patella.

A dieci anni dalla scomparsa, la Biblioteca Nazionale Braidense ricorderà Umberto Eco (1932-2016), con un progetto espositivo e divulgativo – dal titolo L’isola del giorno prima. Libri, mari e macchine del sapere – che, dal 2 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027, valorizzerà l’opera e il pensiero dell’intellettuale, filosofo e scrittore italiano.

Tennis, Next Gen Atp Finals a dicembre a Reggio Calabria

Roma, 9 set. (askanews) – Le Next Gen ATP Finals tornano in Italia, riportando nel nostro Paese l’evento più prestigioso dedicato ai migliori talenti Under 20 del tennis mondiale. A pochi giorni dalla conclusione delle Nitto ATP Finals di Torino e della Final 8 di Coppa Davis di Bologna, dal 9 al 13 dicembre, il grande tennis farà tappa sul carpet indoor del PalaCalafiore di Reggio Calabria.

Dopo le cinque edizioni disputate a Milano -tra il 2017 e il 2022, con la sola interruzione del 2020 dovuta alla pandemia – il ritorno in Italia delle Next Gen ATP Finals, e in particolare la scelta di organizzarle nel Sud del nostro Paese, rappresenta una ulteriore occasione per offrire agli appassionati uno spettacolo unico, riaffermando il ruolo dell’Italia come palcoscenico privilegiato per il tennis del presente e del futuro.

Angelo Binaghi, Presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, sottolinea: “Se oggi l’Italia è il Paese del tennis è perché ha avuto il coraggio di investire sul futuro prima degli altri. Le Next Gen ATP Finals rappresentano il torneo del domani: qui nascono i campioni che negli anni successivi conquistano i più grandi palcoscenici del mondo. Riportare questa manifestazione nel nostro Paese, dopo l’esperienza pionieristica di Milano, e scegliere Reggio Calabria come nuova sede significa confermare una visione precisa: fare del tennis un motore di sviluppo per tutto il territorio nazionale, valorizzando anche aree che meritano grandi eventi internazionali. È un segnale di fiducia verso il Sud, verso i giovani e verso un’Italia che continua a dimostrare di essere il punto di riferimento mondiale nell’organizzazione dei più importanti appuntamenti tennistici. Siamo convinti che anche da Reggio Calabria passerà un altro pezzo della storia del tennis mondiale”.

Marco Mezzaroma, Presidente di Sport e Salute, e Diego Nepi Molineris, Amministratore Delegato di Sport e Salute: “Le Next Gen ATP Finals tornano in Italia e, per la prima volta, arrivano a Reggio Calabria. Dopo i Giochi del Mediterraneo e l’America’s Cup, lo sport punta ancora sul Mezzogiorno d’Italia, in sintonia con la visione e con le politiche del Governo che vedono nello sport uno strumento concreto di crescita, inclusione e valorizzazione dei territori, dimostrandosi sempre più un vettore di promozione, sviluppo e nuove opportunità. Da qui la scelta della Calabria, chiamata ad ospitare un ulteriore grande evento sportivo che porta talento, energia, visibilità e nuove occasioni di crescita, rafforzando il ruolo del territorio nel panorama sportivo nazionale e internazionale. In questo percorso si inserisce anche la collaborazione con la Federazione Italiana Tennis e Padel, una collaborazione che parte dagli Internazionali BNL d’Italia di Roma e arriva oggi alle Next Gen ATP Finals. Un percorso che mette insieme i grandi eventi, la promozione dello sport e, soprattutto, la valorizzazione dei giovani talenti. Per Sport e Salute significa mettere i giovani al centro e moltiplicare le possibilità di fare sport e costruire il proprio futuro. Dal progetto Sport Illumina alla scuola, dalla rigenerazione degli spazi alla nuova impiantistica, vogliamo contribuire a trasformare lo sport in opportunità, innovazione e lavoro. I grandi eventi sportivi hanno valore quando non si esauriscono con l’ultima gara, ma quando riescono a creare una rete da Nord a Sud e, soprattutto, a lasciare valore nei territori anche oltre la durata della manifestazione. Il futuro dello sport passa dai giovani e da investimenti mirati. Un percorso che vogliamo rafforzare anche insieme alla Regione Calabria e alla FITP, costruendo nuove opportunità per chi oggi si avvicina allo sport e domani potrà farne una professione. Perché ogni grande campione nasce da un’occasione. E quando l’occasione arriva, il futuro comincia”.

Andre Silva, Chief Tour Officer dell’ATP: “Le Next Gen ATP Finals si sono dimostrate una piattaforma di grande impatto nel plasmare il futuro del tennis professionistico maschile. L’evento offre un primo assaggio delle prossime stelle di questo sport, avvicinando i tifosi ai percorsi e alle personalità che definiranno gli anni a venire. Riportare l’evento in Italia ci permette di mettere in luce questi talenti in un Paese con una cultura tennistica profondamente radicata e una comprovata capacità di offrire un’esperienza straordinaria sia ai giocatori che ai tifosi”.

Nelle cinque edizioni disputate a Milano tra il 2017 e il 2022, con la sola interruzione del 2020 dovuta alla pandemia, il torneo ha rappresentato un autentico laboratorio di futuri campioni. Prima della definitiva consacrazione, vi hanno preso parte e trionfato futuri vincitori e finalisti Slam, molti degli attuali Top 10 e tre numeri 1 del ranking mondiale (Jannik Sinner, Carlos Alcaraz e Daniil Medvedev), oltre ad alcuni protagonisti dei trionfi azzurri in Coppa Davis (Lorenzo Musetti, Flavio Cobolli e Matteo Arnaldi).

L’albo d’oro testimonia la capacità della manifestazione di anticipare l’affermazione dei grandi campioni: Hyeon Chung, nel 2017, ha inaugurato la lista dei vincitori, seguito da Stefanos Tsitsipas (2018), Jannik Sinner(2019), Carlos Alcaraz (2021) e Brandon Nakashima (2022). Dopo le cinque edizioni ospitate a Milano, il torneo si è trasferito a Jeddah, in Arabia Saudita, mantenendo la propria vocazione di vetrina del tennis del futuro: Hamad Medjedovic ha conquistato il titolo nel 2023, diventando il campione con la classifica ATP più bassa nella storia dell’evento; nel 2024 il brasiliano João Fonseca, appena diciottenne, è diventato il secondo vincitore più giovane di sempre; nel 2025 lo statunitense Learner Tien ha confermato la propria rapida ascesa imponendosi da prima testa di seriel’evento più prestigioso dedicato ai migliori talenti Under 20 del tennis mondiale.

Danza, chiusura record e crescita internazionale per NID Platform

Roma, 9 set. (askanews) – Per la prima volta in Piemonte, la decima edizione NID Platform si conferma edizione record per presenze ed espansione internazionale, confermandosi hub strategico per la promozione della danza italiana nel mondo.

Nei quattro giorni, tra Torino, Collegno, Moncalieri e Venaria Reale, hanno abitato i palcoscenici oltre 150 artiste e artisti, a cui se ne aggiungono una ventina coinvolti dal format Italian Windows, per un pubblico ampio, con la presenza di 520 operatori: un aumento del 45% di professionisti accreditati rispetto all’anno precedente, con una rilevante partecipazione estera. I numeri confermano il Piemonte come snodo centrale nelle dinamiche di internazionalizzazione della creazione contemporanea: presenti 80 referenti istituzionali e 70 professionisti della scena coreutica mondiale, giunti da oltre venti nazioni.

La delegazione più numerosa è quella francese (22 operatori), seguita da Spagna, Germania e Paesi Bassi, consolidando il ruolo della NID Platform come ponte privilegiato tra l’Italia e il panorama europeo ed extra-europeo (con presenze da Canada, Taiwan e Thailandia).

La dimensione internazionale della NID Platform 2026 è stata avvalorata dalla collaborazione con le principali Rappresentanze Diplomatiche estere presenti in Italia. Fondamentale il supporto dell’Ambasciata di Francia con l’Institut Francais, dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, dell’Ambasciata di Norvegia e della Delegazione del Québec in Italia, la cui vicinanza istituzionale ha confermato il valore della piattaforma come spazio privilegiato per il dialogo bilaterale e multilaterale.

Determinante per l’iniziativa la sinergia con la rete della Diplomazia Culturale italiana. La presenza del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), unitamente ai Direttori e ai funzionari degli Istituti Italiani di Cultura giunti dalle sedi del Nord Europa e del Sud-est asiatico, ha riaffermato la NID Platform come ponte permanente per promuovere le imprese culturali italiane sui mercati esteri. I lavori della piattaforma aprono inoltre nuove prospettive di circuitazione e coproduzione, grazie al coinvolgimento strategico di organismi governativi esteri e network internazionali di settore.

Tra i protagonisti dell’iniziativa figurano la Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, l’ufficio di promozione Catalan Arts del Governo della Catalogna insieme a Istitut Ramon Llull, l’ONDA (Ufficio Nazionale di Diffusione Artistica francese) e i grandi organismi di coordinamento multilaterale quali l’EDN (European Dance Development Network) e il DFNE (Dance Festivals Network Europe).

Parma apparecchia 400 metri di tavola per la Cena dei Mille

Parma, 9 set. (askanews) – Quattrocento metri di tavola tra piazza Garibaldi e strada della Repubblica, mille sottopiatti. Parma apparecchia il centro storico per la settima Cena dei Mille. E serve le 6 filiere della Food Valley: i Consorzi del Parmigiano Reggiano e del Prosciutto di Parma, la pasta con Barilla e il latte con Parmalat, oltre al pomodoro con Mutti e Rodolfi Mansueto e le alici, rappresentate da Delicius, Rizzoli Emanuelli e Zarotti.

“Queste sei filiere – spiega Andrea Belli, responsabile relazioni esterne di Barilla – produttive esaltano i propri prodotti attraverso la maestria e il saper fare degli chef di Parma Quality Restaurant, la scuola internazionale di cucina di Alma e, quest’anno, lo chef pluristellato Gennaro Esposito. E’ una celebrazione attraverso questo evento, la Cena dei Mille, che vuole esaltare il saper fare delle filiere dal campo alla tavola, dall’allevamento alla tavola. Quindi i piatti sono davvero l’emblema di tanta passione, di tanta professionalità, che sono gli ingredienti che stanno dietro a tutti questi prodotti”.

Filiere da 5,78 miliardi di export nel 2025, il 12,7 per cento in più in un anno. Il primo piatto, però, stasera arriva dalla Campania. “A me, venendo qua, è sembrato di arrivarci camminando sulle forme di parmigiano e sui prosciutti – spiega lo chef Gennaro Esposito -, nel senso che c’è questo ponte che appunto è fatto di questi prodotti: da un lato quelli che vengono da giù verso su e dall’altro quelli che da su vengono verso giù”.

E per l’occasione lo chef due stelle Michelin mette la firma sulla “Minestra di pasta mista con pesci di scoglio”: “Un tocco di sapore degli scogli, della vacanza, del mare; quindi sintetizzo questo piatto come una zuppa di pesce dove all’interno cuociamo la pasta. Quindi due grandi capisaldi della cucina mediterranea, e mi sembrava giusto portarlo qua stasera”.

Diciotto postazioni per l’aperitivo con il contributo dei consorzi, trenta sommelier in sala, una Malvasia dolce imbottigliata apposta per il dessert. Ma il segreto sta altrove, come sostiene lo chef Massimo Spigaroli, presidente di Parma Quality Restaurants. “Mettere a tavola mille persone vuol dire organizzazione, vuol dire qualità, vuol dire che le persone si parlano. Siamo in più di duecento per far mangiare mille persone. E il dato più importante qual è? Che quest’anno, record dei record, in soli sei minuti e trenta secondi sono stati bruciati mille biglietti”.

Oltre ottanta biglietti volati all’estero, dall’Australia alla Polonia. E Parma ha già in tasca il prossimo titolo: Capitale europea dei giovani. “Unire quello che è l’obiettivo della città creativa della gastronomia Unesco con quelle che sono le linee che European Youth Capital – ricorda il sindaco di Parma, Michele Guerra – porterà con sé è un qualcosa che vedremo sicuramente realizzato nel 2027, con delle nuove generazioni che sul tema del cibo hanno qualcosa da dire e hanno anche qualcosa da imparare”.

Parte dell’incasso va all’Emporio solidale di Parma: un furgone elettrico per portare la spesa a duecento famiglie.

Convegno a Roma "We are famiglie SMA": legge caregiver diventi realtà

Roma, 9 set. (askanews) – Si è tenuto a Roma, presso il Courtyard by Marriott Rome Central Park, il Convegno Nazionale di Famiglie SMA “We Are Famiglie SMA – Le nostre nuove sfide tra innovazione scientifica e rivoluzione sociale”.

Malattia genetica rara in cui si perdono progressivamente le capacità motorie, l’atrofia muscolare spinale colpisce soprattutto in età pediatrica (in Italia nascono ogni anno circa 40-50 bambini con la patologia) rendendo difficili gesti quotidiani come sedersi e stare in piedi.

“Il calendario di quest’anno ci ha consegnato in poche settimane più notizie di quante ne avessimo viste in un decennio”, ha dichiarato Anita Pallara, presidente di Famiglie SMA, chiudendo i lavori. “Nuovi protocolli chirurgici, avanzamenti scientifici e screening neonatale: sono tutti tasselli della stessa rivoluzione, quella che ci ha permesso di passare dal ‘sopravvivere’ al ‘costruire un futuro’. Il registro nazionale SMA ci sta restituendo una fotografia inedita, dati impensabili fino a poco tempo fa. Ora servono strumenti nuovi adeguati ai nuovi scenari. Le linee guida condivise con i Pronto Soccorso, l’impegno per sostenere la vita adulta vanno in questa direzione ma serve un cambio di passo. La legge sui caregiver deve diventare realtà, lo screening neonatale accessibile a tutti. Ancora una volta, ascoltando i medici, abbiamo avuto la conferma di quanto una diagnosi precoce e una presa in carico tempestiva possano cambiare radicalmente il decorso della malattia e le prospettive di vita. Oggi più che mai è importante mettere al centro le persone, le loro unicità, i loro desideri e i loro progetti di vita”.

Eugenio Mercuri e Giorgia Coratti (Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS – Centro NeMO Roma) hanno presentato i dati aggiornati del Registro Nazionale SMA. “Avere un registro che raccoglie i dati degli ultimi 10 anni ci ha permesso di valutare com’è cambiata la malattia nell’ultimo periodo”, ha spiegato il Prof. Eugenio Mercuri. “Mentre in passato i bambini con SMA1, ovvero la forma più severa, erano meno del 10% del totale a causa di una bassa sopravvivenza, oggi questo dato è raddoppiato, arrivando ad oltre il 20%. Sono i primi risultati di una rivoluzione scientifica che sta cambiando la storia naturale della patologia”, ha aggiunto.

Inevitabile tornare a dedicare un approfondimento alla Legge sui caregiver, tema discusso con Michele Adamo (UILDM Padova) e Alessandro Cipriani (Famiglie SMA), e su cui l’associazione continua a fare pressione istituzionale. Un vuoto normativo in attesa di essere colmato da troppi anni, in questi giorni di nuovo reso tristemente attuale dalla tragedia della famiglia di Pietralata.

L’associazione ribadisce che le famiglie non possono essere lasciate sole, ed evidenzia l’importanza del Numero Verde Stella, il servizio di assistenza telefonico e gratuito di Famiglie SMA con avvocati, psicologi e counselor, disponibile tutto l’anno.

Nella prima giornata, Luca Labianca (Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea, Sapienza Università di Roma) ha parlato dell’intervento alla colonna per la scoliosi neuromuscolare. L’intervento prevede un solo impianto iniziale, poi allungamenti in ambulatorio con magnete esterno, lontani dalla sala operatoria senza bisturi né anestesia.

Nel 2019, all’Ospedale Sant’Andrea di Roma, è stato eseguito il primo intervento in Italia di scoliosi su un paziente con SMA 1, impiegando barre growth-friendly ad allungamento magnetico. Un tempo preclusa per la fragilità di questi pazienti, questa chirurgia è oggi possibile grazie alle nuove terapie per la SMA. Le barre magnetiche assecondano la crescita della colonna, evitando i ripetuti interventi di allungamento del passato e i relativi rischi anestesiologici e chirurgici. In Italia, centri di eccellenza come il Sant’Andrea e l’Ospedale Buzzi di Milano (con il Dott. Luca Colombo) affrontano in prima linea questa complessa sfida multidisciplinare. Grazie a questa tecnica è possibile guidare la schiena fino alla maturità scheletrica, scongiurando le gravi deformità di un tempo.

Nella sessione Hot Topics, Valeria A. Sansone (Università degli Studi di Milano, Centro Clinico NeMO) e Stefania Corti (Università degli Studi di Milano) hanno illustrato le ultime novità in fatto di progressi medici.

Sul tema dello screening neonatale è intervenuto Francesco Danilo Tiziano, Università Cattolica del Sacro Cuore. Rispetto al 2019, quando siamo partiti con il primo progetto pilota nel Lazio e in Toscana abbiamo fatto tanta strada, tanto che nella maggior parte delle Regioni ormai lo screening è attivo. Ma c’è ancora molto da fare. Siamo ancora ben lontani dall’omogeneità territoriale che meriterebbero le famiglie. Il punto fondamentale è che manca una coordinazione centrale che monitori l’attuazione e la corretta effettuazione dello screening nelle singole regioni. Il test genetico neonatale rimane ad oggi l’arma più potente per contrastare la SMA, è doveroso garantire ad ogni neonato le stesse opportunità di cura, a prescindere dalla regione in cui nasca.

Da oltre vent’anni Famiglie SMA costruisce percorsi concreti di accompagnamento, presentati durante il pomeriggio di sabato. “Newborn”, con Elena Gotti (Centro Clinico NeMO Milano) e Katia Deidda (Famiglie SMA), sostiene le famiglie nelle prime settimane dopo la diagnosi. “Da Grande: vivere l’età adulta con la SMA”, con Marinella Arnone e Sara Zaganelli, guarda a un traguardo diventato oggi possibile: diventare adulti, con lavoro e relazioni. A completare il quadro, “SMA Talent School” (Simona Spinoglio e Valentina Liva) e il bilancio dei diciotto anni del progetto MF4R Mio Figlio ha una 4 Ruote, raccontato da Chiara Mastella (SAPRE – UONPIA, Fondazione Ca’ Granda Milano).

Tra gli interventi anche Francesca Cesarano, interior designer specializzata in progettazione accessibile, sull’importanza di come pensare cameretta e bagno per l’autonomia fin da subito, invece di “adattarli” in emergenza dopo la diagnosi.

Sotto i riflettori anche l’importante partnership tra Famiglie SMA e SIMEU (Società Italiana di Medicina d’Emergenza Urgenza), presentata da Fabio De Iaco (SIMEU) ed Elisabetta Roma (Centro Clinico NeMO Milano), sul protocollo condiviso realizzato nel 2023 con Simeup e i Centri NeMO. Per la prima volta in Italia esistono linee guide condivise nei pronto soccorso per una patologia come la SMA, rese necessarie dal fatto che i primi interventi possono essere diversi rispetto ai pazienti non affetti. Un esempio su tutti: se la procedura standard nel caso di una crisi respiratoria è dare ossigeno, per un bambino o un adulto con SMA questo tipo di intervento potrebbe rivelarsi estremamente pericoloso. Per questo il protocollo e la formazione a distanza sono fondamentali – ha spiegato De Iaco – e non possiamo che essere orgogliosi dei primi risultati. Esauriti i mille posti messi a disposizione per la formazione a distanza, inoltre circa l’85% ha concluso il corso sostenendo con successo i test finali.

A chiudere i lavori, l’intervento di Daniele Consoletti (Famiglie SMA) sulle implicazioni etiche dell’intelligenza artificiale applicata alla ricerca scientifica.

Il convegno è stato anche l’occasione per anticipare la nuova campagna di comunicazione di Famiglie SMA, “La rivoluzione siamo noi. Storie di vita. Un futuro che continua a cambiare”: cinque video, cinque storie di persone con SMA, genitori e caregiver. Ideata con il supporto creativo di Ariel Palmer, sarà online dal 28 settembre all’11 ottobre 2026.

Le attività di comunicazione del convegno sono state realizzate con il contributo non condizionante di Biogen, Novartis e Roche. Il convegno ha avuto il patrocinio di Alleanza Malattie Rare, Associazione italiana di Miologia e Omar – Osservatorio Malattie Rare.

Il Boss fa un regalo ai fan, performance di 7 brani live su youtube

Milano, 9 set. (askanews) – Sono già disponibili in streaming gratuito (https://brucespringsteen.lnk.to/LOHADPhillyP1) “Bruce Springsteen and the E Street Band: Land of Hope and Dreams American Tour (Philadelphia Freedom Cut)”, il video della performance dei primi 7 brani della tappa finale a Philadelphia del Tour di Bruce Springsteen con la E Street Band osannato da critica e pubblico come uno dei più potenti atti di resistenza musicale e civile nella storia degli Stati Uniti.

«Sono entusiasta di pubblicare il nostro ultimo spettacolo del Land of Hope and Dreams American Tour, registrato nella città natale della libertà americana, Philadelphia, USA” – dichiara Bruce Springsteen – Durante il tour, abbiamo fatto tremare tutto il Paese da un’estremità all’altra e, mentre lo facevamo, abbiamo preso posizione ovunque apertamente in difesa della nostra Costituzione, della nostra Carta dei Diritti e della nostra sacra democrazia, che sono sotto attacco da parte di un Presidente senza legge e del suo regime. È tutto racchiuso nel nostro Philadelphia Freedom Cut, spero vi piaccia».

Sul palco Roy Bittan della E Street Band (pianoforte, sintetizzatore), Nils Lofgren (chitarra, voce), Garry Tallent (basso), Stevie Van Zandt (chitarra, voce) e Max Weinberg (batteria), insieme a Soozie Tyrell (violino, chitarra, voce), Jake Clemons (sassofono) e Charlie Giordano (organo, tastiere, fisarmonica). A loro si sono uniti The E Street Horns and Percussion (Anthony Almonte, Barry Danielian, Eddie Manion, Ozzie Melendez, Curt Ramm) e The E Street Choir (Ada Dyer, Curtis King, Lisa Lowell, Michelle Moore). Tom Morello si è esibito con Springsteen e la E Street Band in tutti i 20 spettacoli del tour in qualità di ospite speciale.

“Bruce Springsteen and the E Street Band: Land of Hope and Dreams American Tour (Philadelphia Freedom Cut)” è diretto da Chris Hilson e Thom Zimny, montato da Zimny e Sam Shapiro, e prodotto da Bruce Springsteen, Jon Landau, Zimny e Adrienne Gerard. Il suono è stato mixato da Jon Altschiller e registrato da John Cooper, con il lighting design di Jeff Ravitz e Todd Ricci. Il video sarà pubblicato domani in memoria di Dave Marsh.

Questi i 7 brani del video “Bruce Springsteen and the E Street Band: Land of Hope and Dreams American Tour (Philadelphia Freedom Cut)” 1. War, 2. Born in the U.S.A., 3. Death to My Hometown, 4. Clampdown, 5. No Surrender, 6. Darkness on the Edge of Town, 7. Streets of Minneapolis.

EssilorLuxottica: da cda piena fiducia in Milleri e nella strategia gruppo

Milano, 9 set. (askanews) – Il cda di EssilorLuxottica conferma all’unanimità piena fiducia nella leadership e nella strategia del gruppo. Lo comunica una nota della società in riferimento ai recenti articoli apparsi sulla stampa e alle dichiarazioni pubbliche.

Il cda, si legge, “rinnova all’unanimità la propria piena fiducia nel presidente e amministratore delegato Francesco Milleri, nel vice amministratore delegato Paul du Saillant, nel management e nella strategia di medio e lungo periodo del gruppo, approvata dal consiglio stesso e costantemente confermata dalla solidità dei risultati conseguiti”. Il cda “ribadisce il proprio impegno a preservare la stabilità e il senso di responsabilità che hanno sempre caratterizzato EssilorLuxottica, nell’interesse dei dipendenti, degli azionisti, dei partner e dei clienti del gruppo”.

Domenica, parlando a margine del forum Ambrosetti del futuro del gruppo, Leonardo Maria Del Vecchio, aveva auspicato un cambio di strategia. “Essilux è la vera legacy di nostro padre e ha perso il 50% in Borsa. Io auspico un cambio delle strategie”, ha detto il quartogenito del fondatore di Luxottica. “La cosa più importante è custodire e portare altri 10 anni di successi EssilorLuxottica. Che sia Francesco Milleri o Tizio o Caio non importa. Quello che importa sono 250mila persone che ci lavorano”.

“Auspico un cambio delle strategie e auspico una nuova fase – aveva proseguito Del Vecchio junior -. Chi sarà più vicino a rispecchiare queste nuove strategie, che dovranno essere condivise con gli azionisti, e per azionisti non parlo solo di noi 8” di Delfin “ma anche degli altri azionisti che sono il 60% dell’azienda: hanno bisogno di una strategia chiara e di una visione a lungo periodo, non di 3 anni ma di 50”. Infine, a chi gli aveva chiesto del futuro di Milleri, in scadenza in primavera come numero uno di EssilorLuxottica, aveva risposto: “Deciderà la maggioranza dei soci di Delfin, a tempo debito e valutando come sempre i risultati ottenuti dai manager, le strategie per il futuro”.

GiULiA Giornaliste compie 15 anni

Roma, 9 set. (askanews) – Quindici anni di giornalismo, battaglie culturali, parole cambiate e sguardi messi in discussione. Ma soprattutto quindici anni di giornaliste che hanno scelto di stare insieme per cambiare il modo di raccontare il mondo.

Il 21 settembre 2026 GiULiA Giornaliste, associazione nazionale delle giornaliste unite, libere e autonome, compie quindici anni; un anniversario importante che GiULiA ha scelto di non celebrare soltanto guardando alla propria storia, ma aprendo una riflessione collettiva sul presente e, soprattutto, sul futuro dell’informazione.

Da qui nasce la campagna social delle iscritte, una campagna corale che, attraverso video, testimonianze e interventi delle giornaliste di GiULiA, ripercorrerà quindici anni di lavoro e di impegno e proverà a rispondere ad alcune domande fondamentali: perché siamo nate, cosa abbiamo costruito, quali battaglie abbiamo ancora davanti e quale informazione vogliamo per il futuro.

GiULiA nasce nel 2011 dalla consapevolezza che il giornalismo non sia soltanto un mestiere, ma anche una responsabilità pubblica. Raccontare significa infatti scegliere parole, prospettive, protagonisti e priorità. Significa contribuire alla costruzione dell’immaginario collettivo.

Per questo, in questi quindici anni, l’associazione ha lavorato per un’informazione capace di riconoscere e contrastare gli stereotipi di genere, di restituire alle donne una rappresentazione più corretta e plurale e di interrogarsi continuamente sul rapporto tra linguaggio, potere e realtà.

A inaugurare il racconto video Silvia Garambois, fondatrice e past president di GiULiA Giornaliste. Il suo video è solo il primo capitolo di una narrazione che proseguirà con le voci di altre giornaliste da tutte le regioni, perché la storia di GiULiA è prima di tutto una storia collettiva, fatta di generazioni diverse, esperienze professionali differenti, discussioni, campagne, formazione, prese di parola e battaglie culturali. Il quindicesimo anniversario diventa così un’occasione per rilanciare una domanda politica e culturale: quale mondo vogliamo raccontare e contribuire a costruire attraverso il nostro lavoro?

Ricercatore top di Anthropic: oltre il 10% di rischio che Ia stermini l’umanità

Roma, 9 set. (askanews) – C’è una probabilità superiore al 10% che nel prossimo decennio l’Intelligenza artificiale possa arrivare a “uccidere tutti gli esseri umani”. A formulare l’inquietante stima è stato Evan Hubinger, responsabile dell’Alignment Science di Anthropic, uno dei ricercatori che all’interno dell’azienda sviluppatrice di Claude studiano proprio come impedire ai sistemi Ia sempre più potenti di assumere comportamenti o di perseguire obiettivi non compatibili con quelli umani.

Hubinger è intervenuto su X dopo le dimissioni da Anthropic del ricercatore britannico Jacob Coxon, 27 anni, che ha accusato le principali aziende del settore di correre verso una superintelligenza capace di auto-migliorarsi senza disporre di garanzie sufficienti sulla sua sicurezza.

“Jacob ha ragione: crediamo davvero, sinceramente, che l’Ia potrebbe uccidere tutti gli esseri umani”, ha scritto Hubinger. “Personalmente penso che la probabilità sia superiore al 10% nel prossimo decennio. Credo che Anthropic stia facendo del suo meglio, ma non abbiamo ancora un piano per risolvere il problema dell’allineamento della superintelligenza e non siamo chiaramente sulla buona strada per riuscirci”.

Il ricercatore ha successivamente precisato, sempre su X, che il suo allarme non riguarda direttamente i sistemi attualmente disponibili. “Per essere chiari, penso che il rischio derivante dai modelli attuali sia basso”, ha scritto. A preoccuparlo è invece la possibilità che emerga una superintelligenza attraverso un processo di “auto-miglioramento ricorsivo”, uno sviluppo che, secondo Hubinger, starebbe procedendo più rapidamente di quanto previsto.

Il concetto è uno dei nodi centrali del dibattito sulla sicurezza dell’Ia: sistemi sufficientemente avanzati potrebbero essere utilizzati per progettare, programmare e addestrare sistemi ancora più capaci, innescando un’accelerazione del progresso tecnologico difficile da controllare. Il problema dell'”alignment”, l’allineamento, riguarda proprio la possibilità di assicurare che una futura Ia molto più intelligente dell’uomo continui ad agire secondo obiettivi e vincoli stabiliti dagli esseri umani.

L’intervento di Hubinger è arrivato dopo che Coxon ha annunciato le dimissioni da Anthropic, sostenendo che le aziende impegnate nello sviluppo dell’Ia stanno “giocando d’azzardo con le nostre vite”. Il ricercatore, che prima di Anthropic aveva lavorato anche a OpenAI, ha affermato che “le persone che costruiscono l’Ia credono sinceramente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio” e ha sottolineato che “non si tratta di una trovata di marketing”.

Secondo Coxon, il problema non sarebbe soltanto la velocità dello sviluppo tecnologico, ma la competizione tra le principali aziende e tra i diversi Paesi, che renderebbe difficile per un singolo laboratorio rallentare unilateralmente. A suo giudizio potrebbe rendersi necessario arrivare anche a misure drastiche, come una sospensione temporanea dello sviluppo delle capacità dei modelli, nel quadro di un coordinamento più ampio.

La presa di posizione di Hubinger assume particolare rilievo perché proviene dall’interno di Anthropic, azienda la quale sostiene di aver posto la sicurezza e il controllo dei sistemi avanzati al centro della propria strategia di ricerca.

"Human Rights Film Fest", al via con talk e documentari su Palestina

Roma, 9 set. (askanews) – Dal 9 al 13 settembre 2026 torna a Roma la seconda edizione di “Human Rights Film Fest”, ideato da Iuliia Vdovina e organizzato da Ars Mundi APS. Per cinque giorni il Parco del Torrione Prenestino si trasformerà in uno spazio di confronto e partecipazione, dove il cinema sarà strumento di conoscenza, memoria e difesa dei diritti umani.

Il programma propone cinque serate tematiche dedicate a Palestina, Sudan, Afghanistan, Myanmar e ai popoli indigeni dell’Amazzonia, con documentari premiati a livello internazionale, incontri con giornalisti, registi, ricercatori e attivisti e il SHORTS FOR RIGHTS – Concorso Internazionale di Cortometraggi per i Diritti Umani.

La call ha raccolto oltre 180 opere provenienti da più di 50 Paesi: i dieci finalisti saranno proiettati durante il festival e i vincitori verranno annunciati il 12 settembre.

L’apertura, il 9 settembre, sarà dedicata alla Palestina, con il talk “Palestina oggi: vivere, resistere, testimoniare” e la proiezione di cortometraggi finalisti, tra cui Between Sky and Sea e Every Grain of Dirt, seguiti dai documentari A State of Passion, sul medico palestinese Ghassan Abu Sittah, e Gli Accampamenti, sulle mobilitazioni studentesche internazionali a sostegno di Gaza.

Il 10 settembre sarà protagonista il Sudan, con un incontro sulla guerra e sulle conseguenze per la popolazione civile. Tra le proiezioni figurano Onwards! (Giddam!), dedicato alla rivoluzione sudanese e alle speranze della società civile, e Khartoum, racconto corale di guerra ed esilio.

L’11 settembre il festival si concentrerà sull’Afghanistan, con particolare attenzione alla condizione delle donne. Dopo il confronto con attiviste, giornaliste e rappresentanti di organizzazioni impegnate nel sostegno alle donne afghane, saranno proiettati The Female Voice of Afghanistan: Life After Life e il pluripremiato Writing Hawa, dedicato a tre generazioni di donne e alla lotta per libertà e autodeterminazione.

Il 12 settembre si terrà la premiazione di SHORTS FOR RIGHTS, seguita dal focus sul Myanmar, con il talk “Birmania: vite sospese, diritti negati”. Le proiezioni di Thabyay: Creative Resistance in Myanmar e Song of Souls racconteranno la resistenza alla dittatura e la forza della memoria culturale. La giornata conclusiva, il 13 settembre, sarà dedicata ai popoli indigeni e alla difesa dell’Amazzonia. Dopo un incontro sulla resistenza e l’autodeterminazione indigena, saranno presentate le testimonianze del progetto Voci Indigene, seguite da Holding Up the Sky, dedicato al leader yanomami Davi Kopenawa, e I nemici del popolo, sull’impatto dello sfruttamento petrolifero sulle comunità indigene dell’Amazzonia ecuadoriana.

Ogni sera, dalle 18 a mezzanotte, il pubblico potrà inoltre incontrarsi nell’area food curata dalla Cooperativa Sociale Barikamà, con prodotti degli orti biologici della cooperativa e il coinvolgimento di diverse comunità internazionali di Roma. Con proiezioni, incontri e momenti di socialità, Human Rights Film Fest vuole essere un progetto sociale capace di trasformare uno spazio urbano periferico in un luogo di cultura, dialogo e partecipazione, creando connessioni tra territori, comunità e generazioni.

Fumettista Mario Natangelo presenta a Roma: "Lo sai come fa il cuore"

Roma, 9 set. (askanews) – “Come si sopravvive? Come si dimentica? E perché ci si continua ad innamorare se poi l’amore fa così schifo?” si chiede Mario Natangelo, una delle voci più taglienti della satira italiana, nel suo ultimo libro “Lo sai come fa il cuore – Appunti da una separazione” (Tunué) in uscita il prossimo 15 settembre. E proprio a queste domande il vignettista cercherà di rispondere durante la presentazione romana che si terrà alla Feltrinelli di via Appia Nuova 427, il 15 settembre alle 17.30. Natangelo non sarà solo: a interrogarsi con lui sull’amore e la sua fine, il conduttore e regista Pif.

Dopo il successo di “Cenere”, Natangelo scrive un graphic novel dedicato alla fine di un amore, o meglio alla fine dell’amore, o addirittura all’amore e basta. Un libro in cui usa la sua arma più affilata, la satira, contro se stesso, prendendosi in giro anche quando si prende sul serio. Il lettore è sospeso fra la malinconia del racconto e le trovate pungenti che in un attimo ribaltano la storia. “La fine di una storia d’amore richiede la stessa cura dell’inizio”, si legge nel libro, un lavoro autobiografico e universale al tempo stesso.

Tutti nasciamo, tutti moriamo. E tutti ci innamoriamo. La vita, la morte e l’amore – in rigoroso ordine di tragicità crescente – sono le tre esperienze alle quali nessun essere umano può scampare. In questo libro Natangelo mette da parte i bersagli esterni per rivolgere il bisturi della matita verso il proprio stesso cuore raccontando la fine di un amore vissuta in prima persona. Con il suo stile ‘malincomico’, Natangelo ci consegna un diario spietato e divertente dei giorni della separazione, intrecciato al ricordo dei giorni dell’innamoramento in un andirivieni continuo come i battiti del cuore. Una riflessione sull’inizio, sulla fine e su tutto ciò che resta tra le parole “ti amo” e “ti lascio”. L’uso del tempo nella narrazione è quello a cui il vignettista ha abituato il suo pubblico: si va avanti e indietro rispetto al punto cardine, il momento della rottura con Diana, la donna amata, lasciata, ritrovata e infine persa, forse, per sempre. Tornano i personaggi che chi conosce Natangelo ha imparato ad amare. C’è “amato padre” e “cane cattivo”, ci sono direttori perfidi e capiredattori servili, un universo femminile composto da donne eteree. E poi ci sono le persone che ci accompagnano quando siamo una coppia: altre coppie, amici, parenti che smettono di conoscerci solo per quello che siamo, e iniziano a vederci per quelli che siamo diventati stando con qualcuno. Alle vignette si aggiungono screenshot e fotografie, schegge di vita vera che si inseriscono nel gioco della finzione letteraria.

Mario Natangelo è nato a Napoli nel dicembre 1985. Giornalista professionista, esordisce come vignettista satirico nel 2007 con “l’Unità”. Disegna ogni giorno per “il Fatto Quotidiano” dal primo numero, nel settembre del 2009, e ha collaborato per diversi anni con “Linus” e “Smemoranda”. Ha ricevuto due volte il Premio Internazionale di Satira Politica Forte dei Marmi. Attualmente vive a Roma.

La lista nera della stampa spagnola, governo Sanchez nella bufera

Roma, 9 set. (askanews) – In Spagna è scoppiato un nuovo caso intorno al presidente del Consiglio Pedro Sanchez. Secondo le rivelazioni pubblicate dal giornale spagnolo El Confidencial il ministero dell’Interno di Madrid ha compilato un dossier segreto contenente i nomi di 280 giornalisti classificati in base alla loro ideologia e alla loro affinità con il governo. Il dossier, redatto nel 2024, è stato compilato dal ministero guidato da Fernando Grande-Marlaska e, oltre ai giornalisti, comprende avvocati, politici ed ex funzionari che collaborano come opinionisti o editorialisti in diverse testate giornalistiche spagnole.

Il dossier è composto da 54 pagine di schede informative sui professionisti della stampa che lavorano o collaborano in “tutti i media del paese”, secondo quanto riportato da El Confidencial, che ha avuto accesso al documento. Ogni voce – 281 in totale, poiché un nome si ripete – include una foto e una breve descrizione delle testate giornalistiche per cui lavora. Ogni persona è classificata in base alle proprie opinioni politiche e ai commenti sul governo di Pedro Sanchez.

Il rapporto, intitolato “Opinionisti: Radio e Televisione”, è stato realizzato nel 2024, un anno particolarmente turbolento per il governo Sanchez, segnato dalle accuse rivolte alla moglie del premier, Begona Gomez.

Secondo quanto è emerso da alcune rivelazioni riportate dai media spagnoli, il dossier ha suscitato diverse resistenze all’interno del ministero, con alcuni dipendenti dell’Ufficio Comunicazione del ministero dell’Interno che hanno messo in discussione il provvedimento, arrivando persino a definirlo incostituzionale. Per questo motivo, secondo quanto appreso dal quotidiano spagnolo, la parte più delicata del documento è stata redatta da un gruppo molto ristretto di persone.

Il ministro dell’Interno Grande-Marlaska, ammettendo l’esistenza del dossier, ha chiesto scusa per il rapporto del suo dicastero sui giornalisti e gli opinionisti televisivi, sottolineando che non si tratta, tuttavia, di una “lista nera”. “Non è nel nostro modo di agire”, ha affermato Grande-Marlaska, ribadendo che si tratta di un “documento di lavoro”, riporta l’agenzia spagnola Servimedia. “Non è nel nostro modo di agire redigere alcuna lista nera. Non conosco liste nere che includano persone direttamente o indirettamente legate alle attività del Ministero dell’Interno”, ha sottolineato il ministro, difendendo così l’esistenza del documento.

Grande-Marlaska, inoltre, ha specificato in conferenza stampa che il ministero dell’Interno non fa differenze “né tra i media né tra i giornalisti quando si tratta di fornire informazioni e di rispondere a qualsiasi richiesta”.Da parte sua, Sanchez ha fatto riferimento alla questione oggi durante un’intervista alla TVE. “Mi sembra un documento molto poco felice, non posso dire altro. Quello che posso garantirle, a lei, ai giornalisti e, naturalmente, ai lavoratori e alle lavoratrici dei mezzi di comunicazione, è che il Governo spagnolo rispetta l’autonomia e l’indipendenza dei media, come non potrebbe essere altrimenti”, ha affermato il leader spagnolo.

L’Agenzia spagnola per la protezione dei dati (AEPD) ha annunciato l’avvio di un’indagine d’ufficio per esaminare le modalità e la base giuridica del trattamento dei dati effettuato dal Ministero dell’Interno. L’indagine “analizzerà, tra gli altri aspetti, la natura, la portata, le finalità e la base giuridica di tale trattamento di dati personali” da parte del Ministero dell’Interno, precisando che “l’avvio del procedimento non pregiudica l’accertamento di un’eventuale violazione”.

Questo episodio si aggiunge alla serie di scandali che hanno coinvolto il presidente del governo spagnolo. Oltre ai diversi casi di corruzione che coinvolgono membri del suo governo e persino la sua famiglia, il capo dell’esecutivo spagnolo ha dovuto affrontare numerose critiche per la gestione dell’immigrazione, dopo il passaggio massiccio di migranti a Ceuta avvenuto poco più di un mese fa.

Diego Dominguez inserito nella Hall of fame di World Rugby

Roma, 9 set. (askanews) – Diego Dominguez è stato inserito all’interno della Hall of fame di World Rugby. Classe 1966, 983 punti segnati in 74 presenze con la maglia della Nazionale Italiana Maschile, Dominguez è il miglior marcatore della storia rugbistica italiana e uno dei protagonisti principali della squadra che ha conquistato l’ingresso nel Sei Nazioni negli anni 2000. Il numero 10 azzurro è il secondo italiano a ricevere questo riconoscimento dopo Sergio Parisse nel 2024. La “World Rugby Hall of Fame” premia coloro che hanno dato un contributo eccezionale al rugby nel corso della loro carriera incarnando al contempo i valori formativi di questo sport: integrità, passione, solidarietà, disciplina e rispetto. Oltre all’ex mediano di apertura azzurro, fanno il loro ingresso nella Hall of Fame: Abdelatif Benazzi (Francia), Jen Crawford (USA), Sue Day (Inghilterra) e Rochelle Martin (Nuova Zelanda).

Il presidente di World Rugby, Brett Robinson, ha dichiarato: “A nome di tutta la famiglia del rugby mondiale, desidero congratularmi con Jen, Sue, Rochelle, Diego e Abdel per il loro meritatissimo ingresso nella World Rugby Hall of Fame, che li vede unirsi a Joel e Zinzan, portando così a sette il numero dei membri della classe del 2026.

Ognuno di loro ha lasciato il segno nel nostro sport, non solo in campo ma anche fuori. Jen è stata una pioniera del rugby femminile negli Stati Uniti, Sue detiene ancora il record di mete segnate con la nazionale femminile statunitense e Rochelle ha vinto tre Coppe del Mondo di rugby femminile.

Ho esordito in nazionale con l’Australia proprio contro un’Italia in cui giocava Diego, che sarebbe poi diventato un talismano per gli Azzurri. Abdel continua a essere una figura di spicco nel mondo del rugby, proprio come lo era in campo, in qualità di membro del Consiglio di World Rugby e presidente instancabile del Comitato per l’Alto Livello maschile” ha evidenziato il Presidente di World Rugby.

“Per Diego parlano i numeri della sua straordinaria carriera, e non solo quelli. È il nostro eroe dei due mondi, uno dei più grandi numeri dieci della storia del nostro sport ed uno dei migliori marcatori nel rugby internazionale: io, come ogni rugbista italiano, non posso che tornare a commuovermi, a un quarto di secolo di distanza, per i 29 punti realizzati al Flaminio contro la Scozia nel giorno del nostro debutto nel 6 Nazioni.

Ma Diego è, anche e soprattutto, un leale amico e un fantastico ambasciatore del rugby italiano nel mondo, capace di valorizzare e far conoscere l’impegno della FIR e di tutto il movimento per lo sviluppo del Gioco in Italia.

Sono felice di poter celebrare, da Presidente federale, il suo ingresso nella Hall of Fame di World Rugby, un riconoscimento che cementa la sua figura tra quelle delle e dei più prestigiosi interpreti del nostro sport” ha dichiarato Andrea Duodo, Presidente della Federazione Italiana Rugby.

“Oggi è un giorno bellissimo – ha esordito Diego Dominguez – e molto importante per me e per tutto il rugby italiano. Ai giocatori, agli allenatori, ai dirigenti e a tutti gli accompagnatori del nostro movimento voglio dire che questo prestigioso riconoscimento che ricevo oggi non appartiene soltanto a me: rappresenta tutto il rugby italiano.

Dobbiamo andare avanti con responsabilità, con tantissimo carattere, con creatività e, soprattutto, con tanta costanza. È questo il messaggio che continuerò a seminare su ogni campo dove metterò piede e a tutti i livelli. Perché tutti sono importanti e tutti hanno un ruolo preciso nel nostro percorso di crescita e di progresso.

Le parole del nostro Presidente Andrea Duodo, che ringrazio di cuore, confermano le mie riflessioni e rafforzano la nostra volontà di garantire una crescita continua, formando e accompagnando sempre meglio tutti i nostri giocatori.

A World Rugby rivolgo il mio più grande rispetto e la mia sincera riconoscenza per tutto ciò che fa per lo sviluppo del nostro bellissimo sport e, soprattutto, per il modo in cui ogni giorno ne promuove e ne trasmette i valori in tutto il mondo” ha sottolineato Dominguez.

Venezia, acconciature e stile conquistano il red carpet

Venezia, 9 set. – Al Lido è in corso l’83 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che fino al 12 settembre riunisce attori, registi e protagonisti del cinema internazionale. Oltre ai film e ai red carpet, la Mostra è anche una vetrina per le tendenze legate all’immagine e allo stile. A Venezia, infatti, ogni dettaglio contribuisce alla costruzione del look delle star, dalle scelte di moda alle acconciature. A occuparsi degli hairlook di molti degli ospiti della Mostra è Kérastase, presente al Lido per il nono anno consecutivo. Ne abbiamo parlato con Federica Scolaro, marketing manager Kérastase: “La presenza di Kérastase alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si fonda su una perfetta sinergia di valori tra il nostro brand e il mondo del cinema. In primis, l’eccellenza e il lusso professionale. Kérastase è un brand di haircare professionale di lusso e il palcoscenico di Venezia è una delle passerelle più prestigiose a livello globale. È quindi il contesto ideale per celebrare la massima espressione della bellezza, della cura di sé e di uno stile sofisticato”.

Per l’edizione di quest’anno sono 70 gli hairstylist presenti a Venezia, impegnati nella realizzazione di oltre 700 hairlook nel corso della manifestazione.

“Proprio come la pelle, anche i capelli invecchiano. La nostra ultima linea, Chronologiste, porta la scienza della longevity nel mondo dei trattamenti per capelli, ripristinando vitalità, lucentezza e pienezza, dal cuoio capelluto fino alle punte.” ha aggiunto Scolaro. Dal red carpet arrivano anche alcune indicazioni sulle tendenze che potrebbero caratterizzare la prossima stagione autunno/inverno.

“Quello che ho visto come trend per la prossima stagione saranno sicuramente frange strutturate e destrutturate, i long bob e ancora le wave, ma in una versione più morbida e in via di scioglimento. Saranno infatti meno strutturate rispetto a come le abbiamo viste l’anno scorso e fino a oggi. Inoltre, sta tornando molto il wet look. Per ottenere determinati risultati sui capelli, però, bisogna avere una tela perfetta, proprio come un pittore che parte da una tela bianca per poi dipingerla e riempirla. Io riesco a ottenere questa materia sui capelli utilizzando Chronologiste, che mi lascia nel trattamento quella naturalezza, morbidezza e lucentezza di cui ho bisogno per costruire questi look” ha dichiarato Davide Andena, hairstylist di Kérastase.

Elementi ormai inseparabili dal racconto della Mostra, dove cinema, moda e creatività continuano a incontrarsi sul red carpet.

(Servizio Pubbliredazionale)

Il campo largo alla festa di Avs, ma restano i nodi Ucraina e primarie

Roma, 9 set. (askanews) – Il campo largo si riunisce alla festa nazionale di Avs a Roma: Pd, M5S e Verdi-Sinistra di nuovo insieme al rientro dalla pausa estiva. Si mostrano uniti sul palco della Città dell’Altra Economia, ma le domande sulla definizione del programma restano aperte, alcune differenze restano, saranno pure “tre contro 4.850 cose su cui siamo d’accordo”, come dice (con un richiamo a una canzone di Daniele Silvestri) Elly Schlein, ma sono differenze ‘di peso’:

“Dopo 20 anni abbiamo l’occasione di far vincere un’alleanza progressista con un suo programma, che poi è esattamante quello che si impegna a fare davanti ai cittadini”, ha affermato Schlein prima del dibattito.

“Sbrigamose”, dice in romanesco il leader dei Verdi e co-portavoce di Avs Angelo Bonelli. “Giorgia Meloni ci deve dire quando si va a votare, il tema non è quando noi facciamo le primarie, se lo faremo, ma Giorgia Meloni ci deve dire quando andare a votare”, ha affermato Bonelli.

Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana e co-portavoce Avs: “E’ il programma che fa la differenza per quel che mi riguarda, noi vogliamo governare il paese per dire che il lavoro ha bisogno di vedere ricostruito l’apparato dei diritti, che per tanti anni è stato indebolito. Sulla politica estera siamo d’accordo quasi su tutto, c’è una differenza sulle armi all’Ucraina, troveremo una sintesi”, ha tagliato corto Fratoianni.

Tra i “nodi” resta anche la scelta del leader. Nessuno entra nel merito, tranne la leader del Pd che ribadisce la sua linea: “Valuteremo se fare un accordo” che porti a indicare come leader “chi prende un voto in più o se fare delle primarie a cui mi sono sempre detta disponibile”. Per Schlein non c’è altra opzione, nessun ‘terzo nome’ da definire.

Sia pure con garbo le distanze vengono ribadite anche sull’Ucraina. Per Giuseppe Conte “non è con le armi all’Ucraina che si risolve il problema”:

“Sulla svolta negoziale possiamo tutti riconoscerci, basta scommettere sulle vittorie militari, sulla pelle altrui peraltro”. Il leader 5Stelle ribadisce anche la diffidenza verso Matteo Renzi. Schlein non cita mai il leader Iv, ma dice: “Giorgia Meloni ha vinto perché il campo progressista era diviso e noi dobbiamo promettere solennemente che non faremo mai più alla destra il favore di dividerci”, ha concluso Schlein.

"Kintsugi" è il nuovo singolo di Elisa, anticipa l’uscita dell’album

Milano, 9 set. (askanews) – Arriva venerdì 11 settembre “Kintsugi”, il nuovo singolo di Elisa, in uscita per Island Records / Universal Music Italy. Il brano, dal ritmo incalzante, anticipa e dà il titolo all nuovo album dell’artista, atteso il 27 novembre e già disponibile in pre-save digitale e in pre-order nei formati fisici (https://island.lnk.to/Kintsugi).

A svelare l’arrivo del progetto era stata la stessa Elisa attraverso i suoi canali social, raccontando un disco molto personale, nel quale trova spazio una dimensione più intima e autobiografica. E “Kintsugi” ne rappresenta una sua espressione, tra fragilità, consapevolezza, amore e la capacità di trasformare le proprie ferite in una nuova forma di forza.

Il singolo sarà accompagnato da un videoclip che anticipa anche la natura più ampia del nuovo progetto discografico, destinato a coinvolgere diverse forme d’arte e a svilupparsi oltre la sola dimensione musicale.

Il titolo del brano, scritto dalla stessa Elisa e prodotto da Dardust, richiama l’antica arte giapponese del kintsugi, la tecnica che consiste nel riparare gli oggetti di ceramica rotti mettendo in evidenza le fratture con l’oro. Una metafora delle cicatrici che non vanno nascoste, ma possono diventare parte della propria storia e acquisire un nuovo valore.

Nel brano l’artista porta questa immagine sul piano personale: le crepe, il dolore, i pensieri e le fragilità diventano parte di un percorso di rinascita, fino alla possibilità di guardare alle proprie cicatrici come segni di qualcosa che è stato attraversato e trasformato.

Con “Kintsugi” Elisa inaugura così il cammino verso il nuovo album, tra introspezione e slancio vitale, aprendo una nuova fase del suo percorso artistico. In pre-order i formati fisici con Vinile, Vinile autografato numerato (esclusiva Shop Universal), CD, CD autografato numerato (esclusiva Shop Universal). La prima settimana il preorder è aperto in esclusiva nello shop Universal.

Il 2027 sarà inoltre l’anno della celebrazione dei 30 anni di carriera di Elisa. Un traguardo che l’artista festeggerà con un grande appuntamento dal vivo: sabato 11 settembre 2027 sarà protagonista alla RCF Arena di Campovolo, a Reggio Emilia, con “Soundtrack ’97-’27”. Una giornata speciale dedicata ai suoi trent’anni di musica e pensata come un’esperienza immersiva tra musica, arte, creatività, memoria, benessere e sostenibilità, che prenderà il via dalla mattina e culminerà nel concerto serale. Prevendite aperte su TicketOne e in tutti i punti vendita abituali. Info: friendsandpartners.it.

EuroVolley, Napoli apre gli Europei in Piazza del Plebiscito

Roma, 9 set. (askanews) – Piazza del Plebiscito si prepara a trasformarsi in un’arena di pallavolo per la partita inaugurale dei Campionati Europei maschili 2026. Domani alle 21.05 l’Italia, bicampione del mondo e medaglia d’argento nell’ultima rassegna continentale, affronterà la Svezia nel cuore di Napoli, in un appuntamento senza precedenti per la pallavolo internazionale.

La presentazione dell’evento si è svolta questa mattina nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo. A fare gli onori di casa il sindaco Gaetano Manfredi, insieme all’assessore regionale al Turismo, alla Promozione del territorio e alla Transizione digitale Vincenzo Maraio e al presidente della Federazione Italiana Pallavolo Giuseppe Manfredi. Presenti anche il capitano azzurro Simone Giannelli e il commissario tecnico Ferdinando De Giorgi, con la conferenza moderata da Iacopo Volpi.

“Per la prima volta l’EuroVolley maschile disputerà la partita inaugurale in uno spazio aperto, scegliendo come straordinaria cornice uno dei luoghi più rappresentativi della nostra città”, ha sottolineato il sindaco Gaetano Manfredi, ricordando anche il significato dell’appuntamento nell’anno in cui Napoli è Capitale Europea dello Sport. “Siamo certi che quella di domani sarà una serata di grande sport, spettacolo e partecipazione collettiva”.

Il sindaco sarà questa sera in Piazza del Plebiscito per assistere all’allenamento degli azzurri e consegnare alla Nazionale un tradizionale corno portafortuna partenopeo.

Per Giuseppe Manfredi, quella di Napoli “sarà qualcosa di unico, un evento destinato a rimanere nella storia della pallavolo italiana e internazionale”. Particolarmente significativa sarà la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, insieme a numerose autorità nazionali e territoriali. “Abbiamo voluto osare e portare la grande pallavolo fuori dai luoghi tradizionali, nel cuore di una delle città più belle del mondo”, ha aggiunto il presidente federale.

Anche Giannelli guarda con entusiasmo all’appuntamento: “La partita inaugurale a Napoli sarà sicuramente qualcosa di unico”. Il capitano invita però a non perdere di vista l’aspetto sportivo: “Per arrivare più in fondo possibile e regalare una gioia all’Italia, occorrerà giocare bene a pallavolo”. E per descrivere il gruppo azzurro sceglie una frase: “Lottatori che sognano”.

Il ct De Giorgi sottolinea il valore dell’Europeo giocato in casa: “Ci siamo preparati al meglio in queste settimane per affrontare l’appuntamento clou di questa stagione”. Il livello, avverte, sarà molto alto: “Nel ranking mondiale troviamo ben sette squadre europee nelle prime dieci posizioni. Noi vogliamo giocare una buona pallavolo per arrivare fino in fondo”.

Dopo la sfida con la Svezia, l’Italia si trasferirà al PalaPanini di Modena per affrontare Grecia (12 settembre, ore 21.05), Slovacchia (13 settembre, ore 21.05), Repubblica Ceca (15 settembre, ore 21.05) e Slovenia (17 settembre, ore 21.05). Ottavi e quarti di finale saranno disputati al Palavela di Torino il 20, 21 e 23 settembre. Semifinali e finali sono invece in programma all’Unipol Forum di Milano il 25 e 26 settembre.

La manifestazione coinvolge 24 nazionali e quattro Paesi ospitanti: Italia, Bulgaria, Finlandia e Romania.

A completare lo spettacolo a Napoli ci sarà l’esibizione dei Planet Funk, protagonisti prima e durante la partita. Il gruppo, tra i nomi più rappresentativi della scena dance ed elettronica italiana nel mondo, conferma così il proprio legame con i grandi eventi sportivi.

Una trasformazione da 200 operai

Dietro la sfida di Piazza del Plebiscito c’è una complessa macchina organizzativa. Dal 17 agosto circa 200 operai hanno lavorato senza sosta per trasformare la piazza in un’arena sportiva e televisiva conforme agli standard internazionali.

Le due grandi tribune raggiungono i 16 metri di altezza, mentre una Tribuna Autorità è stata allestita davanti a Palazzo Reale. Per illuminazione e spettacolo sono stati installati circa 500 fari e oltre 200 strumenti per effetti speciali e scenografia. Sono inoltre circa 1.000 i metri quadrati di grafiche stampate e tessuti utilizzati per vestire le strutture.

Per la prima volta Piazza del Plebiscito ospiterà un evento sportivo di questa portata, trasformandosi per una sera nel palcoscenico della pallavolo internazionale. Un’immagine destinata a portare Napoli e l’Italia sotto i riflettori dello sport mondiale. (Foto Federvolley)

Schlein: AfD? A furia rincorrere estrema destra, PPE ha aperto strada

Roma, 9 set. (askanews) – “Certo che è preoccupante l’avanzata di una forza in Sassonia-Anhalt, con dichiarate nostalgie naziste. Credo sia la dimostrazione che abbiamo ragione da tempo quando denunciamo che i popolari europei a furia di rincorrere l’estrema destra stanno aprendo la strada all’estrema destra”: lo ha dichiarato la segretaria del Pd, Elly Schlein, a margine della Festa nazionale di Avs alla Città dell’Altra economia martedì 8 settembre a Roma.

“Noi qui ci stiamo occupando di costruire un’alternativa dopo che la destra governa già da 4 anni e si vedono i risultati”, ha aggiunto Schlein, che ha partecipato al dibattito con i due leader di Avs, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, e il leader 5Stelle Giuseppe Conte.

Storie Parallele Film Festival, a XI edizione anche lungometraggi doc

Roma, 9 set. (askanews) – Dal 10 al 13 settembre Storie Parallele Film Festival torna a Salandra (MT) con la IX edizione, dedicata al tema “Transizioni”: dodici documentari in concorso, masterclass e incontri sui diversi mestieri del cinema, accanto a teatro, musica, performance e progetti che intrecciano cultura e territorio. Un programma – spiegano gli organizzatori – che rafforza il legame di Storie Parallele con il cinema del reale.

Per la prima volta i lungometraggi documentari entrano nel Concorso Internazionale accanto agli short doc. Quattro opere da Italia, Stati Uniti, Slovenia e Spagna, accanto agli otto cortometraggi documentari della competizione. Opere molto diverse per geografie e linguaggi, con uno sguardo comune su persone e comunità attraversate dai cambiamenti del proprio tempo, in sintonia con il tema Transizioni che guida quest’anno il Festival.

Ad aprire il Concorso, giovedì 10 settembre, sarà “Ballata femmenella” di Elettra Raffaela Melucci e Giovanni Battista Origo, un viaggio nella comunità transgender più grande e antica d’Europa, quella di Napoli, attraverso le storie di sette femmenelle, tra ritualità secolari e conflittualità contemporanee. Il documentario intreccia memoria e presente restituendo il ritratto di una comunità profondamente radicata nella cultura partenopea.

Venerdì 11 settembre sarà la volta di “The Sound of Hope” di Emanuele Michetti, ambientato in El Salvador, dove la musica classica diventa per molti giovani un’alternativa alla povertà e alla violenza delle gang. Al centro le storie di tre uomini e dei ragazzi coinvolti nei loro programmi di educazione musicale. Un percorso che racconta come un’orchestra possa diventare anche uno spazio di comunità, formazione e possibilità.

Sabato 12 settembre il Concorso prosegue con “Tirrenica” di Rosario Minervini, un viaggio lungo l’autostrada Salerno-Reggio Calabria per raccontare le vite delle comunità cresciute intorno a una delle infrastrutture più controverse della storia italiana. Tra le aspettative che ne accompagnarono la nascita negli anni Sessanta e il presente del Sud, il documentario prova ad andare oltre gli stereotipi e a interrogare le distanze che ancora attraversano il Paese.

Chiude la selezione dei lungometraggi, domenica 13 settembre, “Sarajevo Safari” del regista sloveno Miran Zupanic, che attraverso testimonianze e fonti investigative riporta alla luce uno dei capitoli più oscuri dell’assedio di Sarajevo: la vicenda di facoltosi stranieri che avrebbero pagato per raggiungere le postazioni dei cecchini e sparare sui civili della città assediata, interrogando il rapporto tra violenza, responsabilità e memoria.

Accanto ai quattro lungometraggi, il Concorso Internazionale presenta otto short doc che allargano ulteriormente la geografia della competizione con opere provenienti da Italia, Palestina, Cuba e Francia. “The End of Winter” di Gianluca D’Elia, “The Continuous Machine / La macchina continua” di Ruben Gagliardini, “Effimere” di Daniela Aurora Echevarria e Nicolò Dugnani, “Cuore Blu” di Sebastien Boulard, “Barren Lands / Terre aride” di Hervé Barmasse, EveryDay in Gaza di Omar Rammal, “Sueña Ahora” di Gabriele Licchelli, Francesco Lorusso e Andrea Settembrini e “Paris Fox” di Sofian Chouaib.

Debutta quest’anno anche la nuova sezione competitiva Cinema di viaggio & Destination Tourism, dedicata al racconto audiovisivo dei territori e alla valorizzazione delle destinazioni meno conosciute. Tre le opere selezionate: “My name is Pisticci” di Federico Giannace (Italia), “Where’s my cat” di Danijel Bolic (Croazia) e “Viana do Castelo” di Flàvio Cruz (Portogallo).

Sabato 12 settembre il direttore della fotografia Matteo Cocco sarà protagonista di “Storie di sguardi”, masterclass dedicata al lavoro sull’immagine e al percorso che lo ha portato a collaborare, tra gli altri, con Giorgio Diritti, Dario Argento, Silvio Soldini e i fratelli D’Innocenzo. Tra i suoi lavori, “Sulla mia pelle”, “Volevo nascondermi” e “Dostoevskij”, in una carriera riconosciuta da premi come David di Donatello, Nastri d’Argento ed European Film Award.

A seguire, la masterclass “Il diritto d’autore” con l’avvocato Domenico Chiarello, specializzato in diritto d’autore nel settore cinematografico, per entrare nel vivo delle questioni giuridiche che accompagnano le diverse fasi della produzione audiovisiva.

Nel pomeriggio sarà invece l’attrice Claudia Potenza a condurre “L’immedesimazione e la preparazione del personaggio”, una Lectio di recitazione dedicata al lavoro dell’attore e alla costruzione del personaggio. Candidata al David di Donatello per Basilicata Coast to Coast, ha lavorato, tra gli altri, con Ferzan Özpetek, Fiorella Infascelli e Amir Naderi, fino alle più recenti esperienze nelle serie Vita da Carlo.

Domenica 13 settembre lo sguardo si allargherà infine al sistema produttivo con la masterclass “La filiera audiovisiva territoriale, la formazione e la progettazione”, affidata a Francesco Lattarulo, vicepresidente CNA Cinema e Audiovisivo, e Francesco Porcari, consigliere della Lucana Film Commission: un confronto sul ruolo della formazione, della progettazione e delle reti territoriali nello sviluppo dell’audiovisivo.

Tra gli altri appuntamenti cinematografici, venerdì 11 settembre il Festival dedica un omaggio all’ospite d’onore Milco Mancevski, con la proiezione dei cortometraggi “The End of Time” e “Thursday” e del film “Willow”, seguita dall’incontro “Il tempo circolare e il senso del mito”, con Mancevski in dialogo con Ludovico Cantisani e Nicola Ragone. Domenica sarà invece Gianfranco Pannone a presentare il documentario “Devozioni”, accompagnato da un talk con il regista, Margherita Romaniello (Presidente Lucana Film Commission) e Giuseppe Melillo (antropologo).

Storie Parallele Film Festival è un progetto culturale indipendente ideato e diretto dal regista Nicola Ragone, insieme ai condirettori Carmine Iuvone (contenuti musicali), Giuseppe Ragone (arti performative), Carmine Cassino (contenuti audiovisivi) e Claudia Giannini (temi e contenuti testuali). Il Festival è prodotto da Fargo Produzioni in collaborazione con il Comune di Salandra. Storie Parallele Film Festival ringrazia Urban Vision Group e il CEO Gianluca De Marchi per il sostegno e la preziosa visibilità.

Affitti brevi, Joergensen: crescita troppo rapida, spingono prezzi case

Roma, 9 set. (askanews) – Sugli affitti brevi “lo sviluppo è stato troppo rapido, ha spinto al rialzo i prezzi e, in alcuni casi, ha addirittura provocato l’esido di residenti fuori dai centri storici”. Così il commissario europeo all’energia, Dan Joergensen, che durante la conferenza stampa di presentazione delle proposte sulle nuove regole Ue per intervenire con provvedimenti restrittivi sugli affitti brevi ha aperto a una revisione delle regole per semplificare la costruzione di nuovi alloggi.

Ad ogni modo spetta alle autorità locali scegliere se intervenire sugli affitti brevi, ha ribadito l’eurocommissario: “ovviamente i provvedimenti devono essere proporzionali”.

Più in generale “siamo nel processo di andare verso una revisione della legislazione, perché la casa è influenzata da molti tipi di regole nell’Unione europea. Molte di queste ci sono per buone ragioni, ma così come tante altre cose a cui guardiamo quando fai un’analisi spesso è possibile semplificare e, sebbene non voglio trarre conclusioni prima della fine delle analisi, abbiamo l’ambizione di presentare diverse misure di semplificazione che renderanno più semplice costruire nuove case. Stiamo già guardando allo schema di permessi di costruzioni, ma ci sono altre aree in cui potremmo avere buone opportunità”.

Joergensen ha invece sostenuto di non vedere una correlazione diretta tra le regole su risparmio energetico e tutela dellambiente per le case e aumenti dei prezzi.

Su Sky Crime "L’Omicidio di Charlie Kirk", speciale per l’anniversario

Roma, 9 set. (askanews) – In occasione dell’anniversario dell’omicidio dell’attivista e opinionista statunitense Charlie Kirk che ha segnato il dibattito pubblico americano, Sky Crime presenta L’Omicidio di Charlie Kirk, uno speciale di 60 minuti in prima visione assoluta giovedì 10 settembre alle 22, in esclusiva su Sky Crime e in streaming solo su NOW.

Il programma offre un’analisi approfondita di un caso che ha sconvolto gli Stati Uniti e che è diventato simbolo delle tensioni politiche, mediatiche e sociali che attraversano il Paese. Lo speciale ricostruisce il delitto di Charlie Kirk con un linguaggio giornalistico rigoroso e documentato, combinando ricostruzioni cronologiche, materiali d’archivio e interviste esclusive. Oltre ai fatti di cronaca, il racconto indaga le conseguenze sociali e culturali del caso: la polarizzazione politica, il ruolo dei media nella costruzione delle narrazioni pubbliche, la diffusione della sfiducia istituzionale e l’escalation delle tensioni ideologiche.

Il docufilm, un’inchiesta pensata per chi cerca una lettura approfondita e contestualizzata di un caso che ha diviso l’opinione pubblica americana, propone inoltre contenuti esclusivi come testimonianze, materiali d’archivio e interviste con esperti che offrono chiavi interpretative per comprendere il contesto più ampio del delitto.

L’Omicidio di Charlie Kirk sarà disponibile il 10 settembre alle 22 su Sky Crime on demand e anche su Sky Documentaries ed in streaming su NOW.

Pensioni, la proposta di Fava (Inps): mille euro l’anno per nuovi nati

Roma, 9 set. (askanews) – Un libretto di risparmio per i nuovi nati. Non un bonus, ma un investimento pubblico che accompagni la persona dalla nascita all’ingresso nel lavoro. Dopo aver lanciato la proposta al Meeting di Rimini, il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, torna sul Libretto di risparmio per i nuovi nati intervenendo all’evento “A tua difesa. Verso la finanziaria 2027”.

L’ipotesi è quella di costruire uno strumento semplice e riconoscibile, alimentato dallo Stato fin dalla nascita e destinato a crescere nel tempo attraverso un meccanismo di capitalizzazione.

“Per avere davvero la funzione di un salvadanaio previdenziale, il Libretto dovrebbe prevedere almeno mille euro l’anno da parte dello Stato per ogni nuovo nato. Non sarebbe un bonus che si esaurisce alla nascita. Sarebbe un impegno che lo Stato rinnoverebbe nel tempo e che accompagnerebbe la persona fino all’ingresso nel mondo del lavoro”, afferma Fava.

Con circa 355 mila nuovi nati l’anno, la misura avrebbe un costo iniziale nell’ordine di 355 milioni di euro annui per ciascuna nuova generazione interessata.

“È il prezzo di una scelta molto chiara. Dire a ogni bambino che nasce che lo Stato investe su di lui dal primo giorno. Non a parole, ma attraverso risorse che crescono nel tempo. Se vogliamo affrontare seriamente il problema previdenziale delle nuove generazioni dobbiamo cominciare quando la pensione sembra ancora lontanissima, non quando ormai è troppo tardi”, prosegue il presidente dell’Inps.

La proposta parte da un principio preciso. Spostare una parte dell’intervento pubblico dalla logica del bonus alla logica dell’investimento di lungo periodo. Il libretto non sarebbe quindi un fondo alternativo alla previdenza pubblica, ma uno strumento complementare, con un contributo dello Stato e la possibilità di aggiungere nel tempo versamenti volontari da parte della famiglia e dei nonni.

“Non vogliamo sostituire il primo pilastro pubblico. Vogliamo rafforzarlo per quelle generazioni che, tra discontinuità lavorativa, salari bassi e carriere frammentate, rischiano domani di avere pensioni troppo povere. La previdenza deve tornare a essere una politica che guarda avanti”, sottolinea Fava.

L’obiettivo sarebbe costruire nel tempo un capitale previdenziale personale che inizi a formarsi dalla nascita, sfruttando proprio la durata dell’investimento come elemento di protezione per il futuro. Alla misura per i nuovi nati dovrebbero inoltre affiancarsi interventi sul lavoro e sulle imprese. Secondo Fava, due leve sono particolarmente rilevanti. Premiare le imprese che creano occupazione regolare e stabile e costruire percorsi capaci di riportare in Italia i giovani che oggi lavorano all’estero.

“Premialità significa riconoscere vantaggi concreti alle imprese che investono nel lavoro regolare e nella qualità dell’occupazione. Riportare i giovani in Italia significa invece offrire formazione, inserimento e una prospettiva di crescita professionale ed economica programmata. Non una promessa, ma un percorso”, conclude Fava.

Il punto è cambiare prospettiva. La previdenza non può cominciare alla fine della vita lavorativa. Deve cominciare dal primo giorno.

Affitti brevi, Ue propone nuove regole contro le crisi di alloggi

Roma, 9 set. (askanews) – La Commissione europea ha presentato le sue proposte di intervento sulle normative riguardanti casa, settore immobiliare e in particolare gli effetti del controverso elemento degli affitti brevi a scopi turistici, che secondo quanto afferma lo stesso esecutivo comunitario sono un elemento che sta creando crescenti problematiche metà della popolazione che vive nelle aree più urbanizzate.

Battezzato “Affordable Housing Act”, il pacchetto proposto fa leva fondamentalmente su un elemento chiave, quello delle “aree sotto stress abitativo” (areas under housing stress), su cui è possibile intervenire con provvedimenti restrittivi a carico degli affitti brevi. Bruxelles precisa che il tema, la valutazione di queste situazioni e gli eventuali interventi spettano alle autorità locali competenti.

L’intervento Ue cerca di fornire certezze legali in modo che queste eventuali misure restrittive – che in ogni caso devono essere “mirate, necessarie e proporzionate” – evitino di ritrovarsi vulnerabili a ricorsi presso gli organismi giurisdizionali comunitari, in base alle normative sul mercato unico Ue.

Dopo le tensioni che da anni circondano gli interventi della commissione Ue sul tema casa, in particolare per le regole su “case green”, energia e simili, apparentemente la Commissione ha scelto un approccio sostanzialmente prudente, puntando a direttive – piuttosto che regolamenti che entrerebbero subito in vigore una volta approvatio – e a raccomandazioni agli Stati membri.

Per gli affitti brevi, in particolare nel caso venga ravvisata la situazione di stress in base a parametri definiti, “qualunque misura dovrà essere mirate alle attività che riducono la consistenza di immobili disponibili per affitti a lungo termine, specialmente quando la loro proporzione frequenza o utilizzo commerciale aggrava le pressioni sulla casa. Prima di introdurre le restrizioni – spiega la Commissione Ue con un comunicato – le autorità devono anche dimostrare che gli affitti brevi hanno avuto effetti avversi rilevanti sulla disponibilità e sui costi degli affitti di durata di almeno tre anni e che altre misure meno restrittive non sarebbero altrettanto efficaci”.

Tra i possibili interventi vi sono anche gli obblighi di registrazione e la rimozione o l’annullamento di annunci che non rispettano le normative.

Non meno controverso, il fatto gli affitti brevi non sono l’unica forma di attività che può creare pressioni sull’immobiliare abitativo. Nel mirino delle autorità può anche esserci l’acquisto di immobili residenziali, quali seconde case o case vacanze. L’intervento Ue punta a fornire chiarimenti anche su questo aspetto, in particolare dando certezza legale in merito a tematiche come le condizioni legate all’acquisto di un immobile, la loro non retroattività e le misure sulle case sfitte.

Il report sullo stato delle scuole: trappole di calore, crolli e infortuni

Roma, 9 set. (askanews) – Sono 68 i crolli avvenuti nelle scuole da settembre 2025 ad agosto 2026 – in linea con quelli registrati nell’anno precedente – in particolare per la caduta di calcinacci ed intonaco e per i distacchi di pannelli e controsoffitti. Aumentano gli infortuni agli studenti dichiarati all’Inail, saliti a 80.871 nel corso del 2025, con un incremento del 3,8% rispetto al 2024. Nei primi cinque mesi del 2026 le denunce sono già 47.748. Rispetto ai rischi naturali, il 44% delle nostre scuole si trova in territori ad elevata sismicità (zona 1 e 2), il 19% ricade in aree a pericolosità idraulica, mentre sono 5.113 gli edifici scolastici collocati in aree a rischio frana. E per finire, il cambiamento climatico minaccia direttamente la salute di studenti e personale scolastico: solo il 7,4 per cento delle scuole italiane infatti dispone infatti di sistemi di condizionamento o ventilazione.

Sono alcuni dei dati contenuti nel XXIV Rapporto dell’Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola, presentato oggi da Cittadinanzattiva in una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati.

Il Rapporto offre un quadro d’insieme utilizzando i dati dell’Anagrafe dell’Edilizia scolastica su strutture e servizi. L’analisi di Cittadinanzattiva rielabora anche i dati, aggiornati al 13 giugno 2026 e contenuti nella piattaforma ‘Italia Domani’ – relativi a 9.527 interventi PNRR per mense, palestre e nuove strutture. La novità del Rapporto 2026 è rappresentata dall’indagine condotta con Soluxioni srl, che incrocia l’Anagrafe dell’edilizia scolastica con le mappe ufficiali dell’ISPRA, con l’obiettivo di individuare le scuole che insistono su territori a rischio idraulico e idrogeologico.

NELL’ULTIMO ANNO 68 I CROLLI ED OLTRE 80 MILA GLI INFORTUNI DENUNCIATI Tra settembre 2025 e agosto 2026 si sono verificati 68 crolli – principalmente distacchi di intonaco o crolli veri e propri di soffitti e solai – che hanno provocato il ferimento di 12 persone (8 studenti, 4 adulti/personale scolastico) oltre che danni agli ambienti e agli arredi, interruzione della didattica, causando ingenti disagi e paura agli studenti e alle loro famiglie. Si è trattato, fortunatamente, di crolli avvenuti di notte, nel week end o in periodi di chiusura delle scuole per le festività.

Allo stesso tempo, sono aumentate del 3,8% nel 2025, raggiungendo la quota di oltre 80mila, le denunce all’Inail di infortuni agli studenti. La maggior parte di questi episodi si verifica durante lo svolgimento delle normali attività scolastiche: il 97 per cento dei casi denunciati, per l’esattezza. Solo il 3% riguarda invece il tragitto casa-scuola, gli infortuni cosiddetti ‘in itinere’.

E già nei primi 5 mesi di quest’anno l’Inail ha registrato 47.748 denunce di infortunio, un numero in crescita rispetto allo stesso periodo del 2025, quando le segnalazioni erano state 45.159. A preoccupare maggiormente è il capitolo degli infortuni mortali: dieci i casi denunciati entro maggio 2026, contro gli otto dell’anno precedente.

POCHE LE SCUOLE ACCESSIBILI PER LE DISABILITÀ SENSORIALI Sebbene aumentino gli studenti con disabilità – nell’anno scolastico 2024-2025 sono stati quasi 377.000, circa 18.000 in più rispetto all’anno precedente (+5%) – le scuole italiane presentano ancora un grado di accessibilità abbastanza deludente per le varie disabilità. Solo il 40% è accessibile per gli alunni con disabilità motoria. La mancanza di un ascensore o la presenza di un ascensore non adatto al trasporto delle persone con disabilità rappresentano le barriere più diffuse (50%). Frequenti sono anche le scuole sprovviste di servo scala interno (37%), bagni a norma (25%) o rampe interne per il superamento di dislivelli (25%). Ancora più critico l’accesso per le persone con disabilità sensoriali, in quanto gli ausili senso-percettivi per chi studenti con ipoacusia sono presenti solo nel 16,5% delle scuole, mentre le mappe a rilievo e i percorsi tattili, per gli alunni con cecità o ipovisione, sono presenti solo nell’1,2%. Il 9% dispone di segnaletica in Comunicazione Aumentativa Alternativa in quanto negli ultimi anni si sta affermando l’attenzione verso l’accessibilità comunicativa.

SCUOLE TRAPPOLE DI CALORE

‘Nonostante le promesse fatte durante e immediatamente dopo il Covid, la percentuale di sistemi di condizionamento e ventilazione nelle scuole è davvero irrisoria: ne sono dotate solo 4.457 pari al 7,42%, 1 su 13, con un leggero aumento (+490) rispetto alla rilevazione precedente. Tra le regioni più virtuose spiccano le Marche (23%)’, scrive Cittadinanzattiva nel XXIV Rapporto dell’Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola, presentato oggi in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati.

‘L’OMS Europa – ricorda l’organizzazione – ha definito il caldo estremo una minaccia sanitaria urgente e crescente evidenziando come le infrastrutture scolastiche europee non sono state progettate per resistere alle attuali temperature, diventando ‘trappole di calore”.

‘Ancora poco significativa la presenza di impianti solari termici: solo 1.472 scuole, pari al 2,45%, ne sono dotate, anche se in aumento rispetto alle 1266 della precedente rilevazione. Investire sulla transizione ecologica anche nelle scuole significa renderle non solo sostenibili ma autosufficienti dal punto di vista energetico’, conclude Cittadinanzattiva

‘I dati di quest’anno evidenziano una situazione critica che non possiamo più ignorare. Agli storici problemi di assenza o carenza di certificazioni, di interventi di manutenzione, di analisi e interventi su soffitti e controsoffitti che tanti crolli provocano, si aggiunge l’urgenza di affrontare le conseguenze della crisi climatica e del dissesto del territorio con una pianificazione strategica, non con interventi spot dell’ultimo minuto. Solo 1 scuola su 13 è dotata di impianti di climatizzazione e oltre un milione di studenti frequenta istituti in zone a rischio idraulico. Chiediamo al Governo un piano pluriennale di adattamento climatico delle scuole e un investimento costante per l’edilizia scolastica di almeno 1 mld all’anno di cui la metà da destinare al piano clima per le scuole. È necessario, prepararsi aggiornando i piani di emergenza e rendendo obbligatorie le prove di evacuazione anche per alluvioni e terremoti’, dichiara Adriana Bizzarri, responsabile scuola di Cittadinanzattiva: ‘Anche quest’anno ci preme sottolineare una nota positiva riferita ai fondi destinati nel 2025 dai cittadini all’edilizia scolastica, attraverso la quota dell’8Xmille: tra le scelte espresse dai contribuenti pari a quasi 155 milioni di euro, la voce che ha totalizzato le maggiori preferenze è stata l’edilizia scolastica con poco più di 70 milioni di euro ed un aumento considerevole rispetto all’anno precedente in cui tale quota era stata di 59,1 mln di euro. Purtroppo, non conosciamo la ripartizione dei fondi con gli interventi relativi allo scorso anno, e per questo ne chiediamo la pubblicazione’.

LE PROPOSTE DI CITTADINANZATTIVA – Cittadinanzattiva ha elaborato una serie di proposte per migliorare la situazione: 1. Le Anagrafi, sia dell’edilizia che quella relativa alla popolazione scolastica, devono essere aggiornate con tempestività e scadenze regolari sia da parte del Ministero che degli Enti locali. 2. Nel prossimo triennio, occorre investire 3 miliardi destinando, annualmente, 500 mln al piano clima ed i restanti 500 mln agli interventi prioritari di carattere strutturale. 3. Occorre dare supporto ai Comuni in difficoltà nel reperimento di dati, fondi e progettazione degli interventi in materia di edilizia scolastica, attraverso l’istituzione di task force centralizzate o prevedendo risorse aggiuntive per assumere personale specializzato nei Comuni che ne abbiano necessità. 4. Occorre predisporre e finanziare un Piano Nazionale di Adattamento Climatico triennale che combini interventi strutturali (efficientamento, raffrescamento sostenibile) e naturali (estensione del verde e creazione di ‘rifugi climatici’ nei cortili aperti alla cittadinanza). 5. È urgente creare una mappatura integrata dei rischi – sismico, idraulico, idrogeologico – che faccia dialogare le banche dati dei Ministeri di Istruzione, Ambiente e Salute con il conseguente aggiornamento dei piani di protezione civile comunali e scolastici. 6. Occorre rendere obbligatorio l’aggiornamento annuale (e post-calamità) dei piani comunali e scolastici di emergenza, introducendo giornate informative, ed esercitazioni congiunte almeno una volta all’anno tra scuole e protezione civile comunale. 7. Occorre estendere per legge l’obbligo delle prove di evacuazione agli scenari sismici e idrogeologici, rendendo gli studenti protagonisti attivi dell’informazione e della prevenzione. 8. Occorre trasformare la Giornata nazionale della sicurezza nelle scuole, che si celebra il 22 novembre, in un appuntamento fisso, come avvio o sintesi di percorsi annuali di informazione e addestramento, valorizzando il contributo degli Enti del Terzo Settore e di soggetti privati. 9. Chiediamo di istituire con urgenza un fondo pubblico di risarcimento per le famiglie delle vittime dell’insicurezza scolastica. 10. Oltre che proseguire nell’abbattimento delle barriere architettoniche per le disabilità motorie, occorre occuparsi di quelle sensoriali, ancora largamente trascurate. Altrettanta attenzione deve essere rivolta agli studenti con disabilità cognitive, e a quelli con disturbi dello spettro autistico, i quali, in situazioni di emergenza, necessitano di personale qualificato e familiare.

Mondiale Giovani Cavalli, doppia convocazione azzurra Fuxiateam Oriofiock

Roma, 9 set. (askanews) – Arrivano dal Fuxiateam Orofiock due dei cinque binomi che rappresenteranno l’Italia al FEI Endurance World Championship for Young Horses 2026. Costanza Laliscia e Federico Valeri sono stati selezionati dallo Chef d’Équipe della Nazionale italiana Carlo Di Battista per l’appuntamento iridato in programma venerdì 11 settembre a Barroca d’Alva, in Portogallo, riservato esclusivamente ai cavalli di 8 anni.

Un confronto mondiale di particolare rilievo, che porterà sulla linea di partenza 123 atleti in rappresentanza di 23 nazioni e i migliori giovani cavalli dell’endurance internazionale. La competizione non soltanto mette in palio un titolo iridato, ma rappresenta anche un passaggio importante nel percorso di crescita dei cavalli destinati ad affacciarsi ai massimi livelli della disciplina.

Costanza Laliscia sarà in gara con Ines de Callupolo, Federico Valeri con Cursor Agylla. Una femmina e uno stallone purosangue arabi, entrambi nati in Italia nel 2018. Ma a conferire alla trasferta portoghese un significato particolare per il Fuxiateam Orofiock è proprio la presenza di Cursor Agylla, uno stallone in attività, prodotto dell’allevamento del team, che approda al palcoscenico mondiale al termine di un percorso interamente costruito e sviluppato all’interno della realtà umbra. La sua partecipazione rappresenta così la sintesi di un lavoro che va oltre la gara: selezione, allevamento, crescita, preparazione atletica fino alla competizione mondiale costituiscono le tappe di un percorso nel quale programmazione, gestione e continuità sono elementi determinanti per arrivare pronti alla competizione internazionale e fare il proprio ingresso nell’endurance di alto livello.

La doppia presenza del Fuxiateam Orofiock nella rappresentativa italiana porta inoltre nella squadra azzurra una parte significativa del lavoro svolto quotidianamente a Italia Endurance Stables & Academy, ad Agello di Magione, Perugia, mettendo al servizio della Nazionale esperienza, preparazione e competenze maturate nell’endurance internazionale.

Insieme a Costanza Laliscia e Federico Valeri vestiranno azzurro l’umbra Giulia Bonomi, l’abruzzese Jacopo Di Matteo e la toscana Chiara Salvadori. Cinque binomi provenienti da realtà e territori diversi, chiamati a rappresentare l’Italia in uno degli appuntamenti internazionali più significativi dedicati alle nuove generazioni di cavalli. A Barroca d’Alva l’endurance italiano si prepara così a misurarsi con i migliori giovani cavalli della scena internazionale, in una competizione che metterà alla prova non soltanto la loro condizione atletica e le loro qualità, ma anche il lavoro di allevatori, tecnici e team che ne hanno accompagnato la crescita fino al traguardo mondiale.

Legge elettorale, tensione al Senato. Bocciate le pregiudiziali, le opposizioni: incostituzionale

Roma, 9 set. (askanews) – Tensione nell’aula del Senato, impegnata nella discussione delle pregiudiziali di costituzionalità al testo di legge elettorale, quando interviene il senatore di Fdi Marco Lisei con botta e risposta tra le opposizioni e il presidente del Senato Ignazio La Russa.

“Nessuno sapeva chi fosse Giuseppe Conte quando fu scelto, ricordo che da chi vi siede ora accanto, colleghi M5s, fu definito premier Pincopallo perchè nessuno lo conosceva” attacca Lisei scatenando le proteste delle opposizioni che si rivolgono al presidente dell’aula, Ignazio La Russa. “Ho sentito di peggio” commenta La Russa che poi richiama la senatrice Cinquestelle Barbara Floridia: “Non può intervenire ogni volta che sente qualcosa che non le piace… Dovete consentire a chi non la pensa come voi di esprimere le sue opinioni, fate esercizio di ascolto”.

Nel frattempo, sono state bocciate dall’aula del Senato le quattro pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni – Pd, M5s, Avs e Iv – alla riforma della legge elettorale il cui esame è iniziato oggi, senza mandato al relatore .

Le opposizioni accusano la maggioranza di centrodestra di aver scritto una legge elettorale “anticostituzionale” con “l’obiettivo di arginare le forze politiche” al di fuori dell’attuale centrodestra, ovvero il ‘fattore’ Vannacci. Inoltre secondo il senatore Avs Peppe De Cristofaro con questo testo “si fa rientrare dalla finestra il premierato che era stato messo alla porta”. “Vi siete ritagliati addosso una legge elettorale incostituzionale” ed “ora siccome è comparso all’orizzonte Futuro nazionale state chiusi a via della Scrofa pensando a come rimediare”, osserva la senatrice M5s Alessandra Maiorino.

“Il problema del Paese non è il caro benzina, non sono le guerre, ma è la legge elettorale. I tempi ci hanno costretto ad arrivare in aula oggi con un testo non chiuso”, insiste Maiorino. Per Andrea Giorgis, capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali, “questa destra vuole imporre la riforma del Premierato attraverso la riscrittura della legge elettorale e in particolare attraverso l’introduzione di un premio fisso di 35 senatori e 70 deputati alla coalizione che supera il 42%, l’abolizione dei collegi uninominali, l’ulteriore estensione delle liste bloccate e l’indicazione del capo della coalizione”.

Intanto, nella sede di Fdi a via della Scrofa, riunione dei tecnici di maggioranza sulla legge elettorale. “C’è ormai un accordo sostanziale su tutto, discutiamo dei dettagli”, ha detto Alessandro Battilocchio, deputato di Fi, entrando nella sede di Fdi. A chi gli ha domandato se ci fosse la possibilità di una modifica della soglia per ottenere il premio dal 42 al 41 per cento, Battilocchio ha risposto: “Ma non cambia la sostanza”.

Mannarino annuncia il tour europeo a partire da febbraio 2027

Milano, 9 set. (askanews) – Nel pieno di un’estate di concerti sui palchi dei principali festival italiani, Mannarino annuncia il Tour Europeo 2027 con dieci nuovi appuntamenti live a partire da febbraio nelle principali città europee. Il tour partirà il 27 febbraio al Volkhaus di Zurigo, per poi proseguire l’1 marzo alla Sala Apolo di Barcellona, il 2 marzo alla Sala Moon di Valencia, il 4 marzo al Paris 15 di Malaga, il 5 marzo alla Sala Changó di Madrid, il 7 marzo a La Machine du Moulin Rouge di Parigi, l’8 marzo a La Madeleine di Bruxelles, il 9 marzoall’O2 Shepherd’s Bush Empire di Londra, l’11 marzo al Melkweg di Amsterdam e concludersi il 12 marzoal SO36 di Berlino.

L’annuncio arriva a pochi giorni dall’atteso appuntamento al Parco della Musica di Milano, in programma venerdì 11 settembre, e dalle ultime date italiane del tour estivo, dopo un’estate che ha visto Mannarinoimpegnato con numerosi appuntamenti a cielo aperto. Un’estate che ha già registrato oltre 60 mila biglietti venduti in Italia, confermando il forte legame dell’artista con il suo pubblico. Il nuovo Tour Europeo arriva inoltre dopo il grande successo del precedente European Tour, che ha registrato sold out in tutte le date.

Durante questi mesi l’artista ha portato sul palco un live che intreccia i brani di Primo Amore (BMG), l’album che ha segnato il suo ritorno discografico e l’inizio di una nuova fase della sua carriera, ai grandi classici del suo repertorio. Uno spettacolo che trova nella dimensione live la sua naturale estensione: sul palco le canzoni si intrecciano in un flusso continuo, dando vita a un’esperienza immersiva in cui musica, ritmo ed emozione accompagnano il pubblico in un viaggio collettivo. Più che un semplice concerto, un rito condiviso in cui gli spettatori diventano parte integrante del racconto.

Con Primo Amore, Mannarino ha dato vita a un lavoro intenso e profondamente personale, nato da una ricerca di senso che attraversa i grandi opposti dell’esistenza – luce e oscurità, vita e morte, istinto e visione – trasformandoli in un racconto musicale essenziale, capace di parlare al presente con autenticità.

I biglietti per tutte le date del Tour Europeo 2027 saranno disponibili su TickeOne dalle ore 11:00 di giovedì 10 settembre.

L’organizzatore declina ogni responsabilità in caso di acquisto di biglietti fuori dai circuiti di biglietteria autorizzati non presenti nei comunicati ufficiali.

Tlc, i piccoli operatori salgono al 9,8% del broadband

Roma, 9 Set. – Il mercato italiano delle telecomunicazioni si ristruttura su due binari opposti. Secondo l’Osservatorio sulle Comunicazioni AGCOM n. 2/2026, con dati aggiornati a marzo 2026, i grandi operatori arretrano sul fisso: TIM resta prima negli accessi broadband e ultrabroadband con il 32,6%, in calo di 1,4 punti su base annua, Fastweb+Vodafone si attesta al 28,7% con una flessione di un punto, Wind Tre è stabile al 14,7%. Il segmento definito “Altri” nelle rilevazioni dell’Autorità ha invece raggiunto circa il 9,8% delle linee broadband a dicembre 2025, in crescita di 1,3 punti annui dopo il 9,4% di settembre. Il comparto delle comunicazioni elettroniche vale complessivamente 29,53 miliardi di euro e conta circa 19,37 milioni di linee broadband e ultrabroadband.

L’aggregazione Fastweb+Vodafone ha creato un secondo polo infrastrutturale di scala paragonabile a TIM, mentre cresce la quota degli operatori specializzati. Le linee FTTH salgono del 19,6% su base annua, la copertura raggiunge il 77,6% delle famiglie secondo la Relazione annuale AGCOM 2026 e gli investimenti sulla rete fissa arrivano a 6,24 miliardi, in aumento del 10,3%. La transizione al full fiber sposta il terreno competitivo: con la copertura in avvicinamento alla saturazione, la contendibilità si concentra sulla base clienti esistente più che sui nuovi allacci.

È il contesto in cui operano i provider di dimensioni contenute, che nel mercato residenziale si confrontano con una dinamica di migrazione continua tra operatori alimentata dalle promozioni di acquisizione. Tra questi Ehiweb, web company bolognese attiva su fibra, VoIP e mobile, che ha costruito il proprio posizionamento sulla permanenza della clientela anziché sulla competizione di prezzo. “In Italia ci sono decine di migliaia di utenti che cambiano provider tutti i mesi”, afferma Luigi De Luca, co-founder della società, secondo cui i grandi operatori “lavorano molto su quel genere di intercettazione del target”. Una dinamica che, sostiene, “spesso ti costringe a proporti solo per un prezzo basso e non per il servizio di valore che offri”.

Nata nel 2000 dalla rivendita di domini e spazi hosting e strutturata in Srl nel 2004, la società opera oggi anche su centralini virtuali e invio massivo di SMS, questi ultimi utilizzati per il marketing, dalla grande distribuzione e per le procedure di autenticazione a due fattori. La scelta dichiarata è di non rincorrere i volumi: “Noi non dobbiamo lavorare su milioni di utenti. Noi dobbiamo lavorare su quelli giusti, su quelli commisurati al nostro passo”, sostiene De Luca, che indica nell’ingegneria di rete e nelle politiche di gestione della banda il fattore tecnico determinante, con incrementi progressivi di capacità in funzione della crescita della base clienti anziché saturazione delle connessioni condivise.

Il posizionamento si riflette sul pricing, che il manager riconosce come non aggressivo: “Non avendo certe offerte sottocosto, inizialmente possiamo essere percepiti come un po’ più cari rispetto agli altri”, precisa. È una scelta che colloca l’operatore fuori dal segmento delle promozioni di ingresso, storicamente il principale strumento competitivo del comparto sul mercato residenziale, dove la pressione sui prezzi ha portato l’Italia tra i Paesi europei con le tariffe più basse.

La struttura organizzativa conta venti dipendenti a tempo indeterminato, con assistenza clienti gestita internamente in Italia. “Abbiamo messo 20 persone dentro Bologna”, afferma il manager. È un modello a più alta intensità di personale rispetto a quello degli operatori di scala, che gestiscono il servizio clienti su volumi molto maggiori e con quote crescenti di automazione, e che sui piccoli provider si traduce in un’incidenza del costo del lavoro per utente servito strutturalmente superiore.

Il vincolo resta la scala. La società indica ricavi nell’ordine dei cinque milioni di euro, una frazione minima di un mercato da quasi trenta miliardi: un ordine di grandezza che colloca l’operatore in un segmento dove i costi di accesso all’ingrosso alla rete e gli investimenti richiesti dalla transizione al full fiber incidono sui margini senza poter essere ammortizzati su basi clienti di milioni di utenti, come avviene per i grandi gruppi. La tenuta del modello dipenderà dalla capacità del segmento specializzato di difendere il differenziale di prezzo in una fase in cui la concorrenza si sposta dai nuovi allacci alla base esistente, terreno su cui la leva della permanenza viene messa alla prova proprio dagli operatori di maggiori dimensioni.

Banche, a luglio calo tassi nuovi mutui (3,81%), rialzo su prestiti imprese

Roma, 9 set. (askanews) – Lo scorso luglio, i tassi bancari di mercato sui nuovi mutui erogati in Italia si sono smorzati al 3,81%, secondo l’ultima rilevazione effettuata dalla Banca d’Italia, a fronte del 3,95% che era stato registrato nel mese precedente. Sono invece aumentati al 10,38% i tassi sulle nuove erogazioni di credito al consumo, dal 10,33% di un mese prima.

Secondo Bankitalia sono anche aumentati i tassi di interesse sui nuovi prestiti alle imprese non finanziarie, in media al 3,79% dal 3,70% del mese precedente. I tassi passivi sul complesso dei depositi sono risultati poco mossi allo 0,69%, dallo 0,67% del mese precedente.

Nel frattempo i prestiti al settore privato sono aumentati del 3,5 per cento su base annua, una flebile accelerazione dal più 3,3 per cento di giugno. I prestiti alle famiglie sono aumentati del 2,6 per cento (2,7 nel mese precedente) mentre quelli alle società non finanziarie sono aumentati del 4,1 per cento (3,2 in giugno). I depositi del settore privato sono aumentati del 2,4 per cento (2,8 nel mese precedente); la raccolta obbligazionaria è aumentata del 5,6 per cento (6% nel mese precedente).

Tutto questo mentre a seguito dei nuovi rialzi di petrolio, carburanti e inflazione sono prevalenti le attese di un nuovo aumento dei tassi di interesse di riferimento da parte della Banca centrale europea, il cui direttorio inizierà a riunirsi stasera in trasferta a Berlino e comunicherà le sue decisioni domani al 14 e 15. La Bce pubblicherà anche le sue previsioni aggiornate su crescita economica e inflazione.

Tim, Cda prende atto con favore del miglioramento dell’offerta Poste

Roma, 9 set. (askanews) – Il Consiglio di amministrazione di “rileva con favore” il miglioramento del corrispettivo offerto da Poste Italiane “mediante il riconoscimento di una componente aggiuntiva in denaro pari a 0,30 euro per ciascuna azione ordinaria TIM portata in adesione all’Offerta”. E’ quanto si legge in un comunicato della società.

Il CdA di Tim, prosegue la nota, “ha altresì preso atto della rinuncia da parte di Poste alla condizione soglia avente ad oggetto il raggiungimento di una partecipazione almeno pari al 66,67% dei diritti di voto esercitabili nelle assemblee di TIM”. Dopo i rialzi di ieri, a seguito del rilancio di Poste, nelle contrattazioni mattutine a Piazza Affari Tim segna un meno 1,13% a 7,603 euro.

Petrolio risupera i 100 dollari per la prima volta da luglio

Roma, 9 set. (askanews) – Con una nuova ondata di rialzi, il barile di petrolio ha risuperato la soglia psicologica dei 100 dollari per la prima volta dallo scorso luglio. Nel corso delle contrattazioni mattutine il Brent ha toccato quota 100,19 dollari, successivamente il greggio di riferimento del mare del North risulta in aumento del 2,03% a quota 99,91 dollari. Negli scambi dell’afterhours il West Texas Intermediate sale dell’1,53% a 94,45 dollari.

Gli ultimi rialzi dell’oro nero, che tendono inevitabilmente a sospingere nuovamente verso l’alto i prezzi dei carburanti in tutto il mondo, si sono verificati dopo una serie di attacchi, nei giorni scorsi, dei miliziani islamisti Houthi contro diversi impianti dell’Arabia Saudita.

Sviluppi che aumentano le probabilità di rialzi dei tassi sia da parte della Banca centrale europea, il cui direttorio deciderà sulla politica monetaria domani, sia da parte della Federal Reserve americana, che terrà il suo incontro la prossima settimana.

Germania, Merz: Afd forza distruttiva, non avrà mai la maggioranza nel Paese

Roma, 9 set. (askanews) – Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha detto in Parlamento all’Afd che rappresenta “una forza distruttiva”.

“Siete una forza distruttiva”, ha accusato il leader della Cdu rivolgendosi all’Afd. Secondo Merz, l’Afd è schierata dalla parte della Russia. “Il popolo tedesco non seguirà questa strada”, ha sostenuto il leader tedesco, aggiungendo che da parte del partito nazionalista tedesco non è giunta “nemmeno una parola” a riguardo del tentativo di attentato all’aeroporto di Lipsia né sulle campagne di disinformazione della Russia.

Inoltre, il cancelliere Merz ha ricordato a Weidel di non aver ottenuto la maggioranza assoluta in Sassonia-Anhalt. L’Afd non riuscirà a raggiungere la maggioranza assoluta neanche in altre elezioni. “Da nessuna parte in Germania otterrete la maggioranza con questa politica”, ha specificato Merz.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, nel corso del suo discorso al Parlamento tedesco, ha attaccato l’Afd affermando che ciò che lo “contraddistingue” è “il disprezzo per le nostre istituzioni democratiche e la costante denigrazione personale dei rappresentanti del nostro Stato”. “Questo è il segno distintivo della vostra politica e questo è il segno distintivo delle vostre azioni politiche”, ha aggiunto il leader tedesco. In una seduta estremamente caotica, riferisce il giornale tedesco
Bild, Merz ha sostenuto che la politica di remigrazione sostenuta dal partito nazionalista tedesco è in realtà una forma di “pulizia etnica”.

Tennis, storico Tiafoe: in semifinale agli Us Open

Roma, 9 set. (askanews) – Dopo una splendida maratona di 4 ore e 38 minuti sull’Arthur Ashe Stadium contro Alex Michelsen, Frances Tiafoe si è guadagnato una storica terza semifinale allo US Open, tutte dal 2022 ad oggi. Il numero 12 al mondo ed 11 del seeding ha rimontato due set di svantaggio chiudendo col punteggio finale di 5-7 3-6 7-5 6-3 7-6(6). Michelsen (numero 46 ATP) al suo primo quarto di finale in un major non ha sfruttato la possibilità di chiudere al servizio sul 5-4 nel terzo parziale, e anche nel decimo game del set decisivo, seppur in risposta, si è trovato a due punti dal trionfo.

È la terza rimonta del genere per Tiafoe in carriera, la seconda stagionale dopo quella completata al Roland Garros contro Jaime Faria. In termini di match vinti, rafforza così il suo primato personale conquistando il 42esimo successo. Per andare oltre, dovrà battere curiosamente uno tra Carlos Alcaraz (n.3 e n.2 del torneo) e Ben Shelton (n.9 e n.8). Lo spagnolo fu suo giustiziere in semifinale quattro anni fa, mentre contro Shelton si ricreerebbe un derby già fatale a Tiafoe due anni fa, quella volta contro Taylor Fritz.

“È stato un match durissimo. Sicuramente quei due doppi falli mi hanno aiutato – ha detto a fine match, riferendosi ai due punti con cui il suo avversario aveva aperto il game in cui serviva per chiudere l’incontro -. Voglio comunque fare i complimenti a Michelsen, un grande giocatore. Devo ringrazie anche il pubblico per lo straordinario supporto”, ha concluso.

Tennis, Shelton elimina Alcaraz agli Us Open

Roma, 9 set. (askanews) – Alle 3 e mezza di notte, davanti al pubblico di casa, Ben Shelton elimina il campione in carica degli Us Open Carlos Alcaraz (6-7, 6-1, 6-3, 1-6, 7-6) dopo quasi 4 ore e mezza di lotta e raggiunge la semifinale a New York. Sarà derby con Tiafoe per un posto in finale.

Per Shelton è la seconda semifinale agli US Open, dopo quella raggiunta nel 2023, e la terza in carriera nei tornei dello Slam, considerando anche quella dell’Australian Open 2025. Venerdì affronterà un altro americano, Frances Tiafoe, per un derby che vale la finale.

Per Alcaraz arriva invece una sconfitta storica. È soltanto la seconda volta in 17 partite che lo spagnolo perde un match deciso al quinto set. Prima di Shelton, l’unico giocatore ad averlo battuto in una sfida conclusa al quinto era stato Matteo Berrettini, all’Australian Open 2022. Si interrompe inoltre una striscia di 18 vittorie consecutive nei tornei dello Slam.

È stata una partita epica per intensità, violenza degli scambi e continui ribaltamenti di fronte. Nel primo set prevale inizialmente l’equilibrio: i game sono dominati dai servizi e nessuno dei due riesce a conquistare più di due punti in risposta fino all’ottavo gioco. Alcaraz comincia però a soffrire la risposta di Shelton, riuscendo comunque a salvarsi senza concedere palle break. Sul 5-5 arriva il primo vero strappo: lo spagnolo toglie la battuta a zero all’americano e va a servire per il set.

Proprio nel momento decisivo emergono però alcune fragilità di Alcaraz, soprattutto con il dritto e sul piano mentale. Shelton alza il ritmo, insiste sul rovescio dello spagnolo e recupera immediatamente il break, trascinando il set al tie-break.

Il gioco decisivo è un concentrato di tensione: tre mini-break nei primi tre punti e Shelton avanti 4-2 al cambio di campo.
Alcaraz reagisce, sfrutta un passaggio a vuoto dell’americano e ribalta la situazione. Shelton serve due volte avanti 4-3, ma si ritrova sul 5-5. Cinque degli ultimi sei punti sono dello spagnolo, che con grande fatica conquista il primo set.

Il secondo parziale cambia completamente volto. I primi due game durano una vita: Alcaraz tiene il servizio dopo 14 punti e quattro palle break annullate, Shelton risponde conquistando il secondo gioco dopo 16 punti e tre palle break salvate.

Da quel momento, però, la partita si trasforma. Shelton diventa incontenibile. Non sbaglia praticamente più nulla, serve con una continuità impressionante e dal fondo campo alterna potenza e variazioni di ritmo. Alcaraz perde progressivamente lucidità, soprattutto con il dritto, e non riesce più a trovare soluzioni.

L’americano infila nove game consecutivi e porta il match dalla sua parte. Il suo tennis è semplicemente mostruoso: inattaccabile al servizio, solidissimo negli scambi e capace di sostenere ritmi forsennati. Alcaraz non riesce a uscire dalla fossa e si ritrova sotto 3-0 nel terzo set.

La notte di New York è ancora lunga e la partita è tutt’altro che finita. Alcaraz reagisce, Shelton continua a spingere e il match si trasforma in una battaglia punto su punto fino all’incredibile epilogo al quinto set, deciso soltanto al super tie-break. Alle 3.33, dopo 4 ore e 28 minuti, Shelton può finalmente alzare le braccia al cielo: il campione uscente è eliminato e un altro americano, Tiafoe, lo aspetta in semifinale.

Lega, Zaia: resta una sola e indivisibile, a Pontida io ci sarò

Roma, 9 set. (askanews) – “La Lega resta una e indivisibile. Non è che stiamo andando davanti al giudice per una pratica di separazione. Stiamo semplicemente dialogando con il segretario. In un partito così grande e di estrazioni culturali e ideologiche così diverse parlarsi è la cosa più normale del mondo”. Lo afferma Luca Zaia, ex governatore del Veneto, in una intervista al Giornale, in merito all’incontro del fronte dei nordisti con il leader della Lega Matteo Salvini.

Dopo le fibrillazioni interne al partito e la richiesta di rinnovamento l’incontro con Salvini sarà drammatico? “Ma per carità. Incontro Salvini con grande serenità”, risponde. Pontida? “Ci sarò”, risponde Zaia.

In arrivo piogge e calo termico, addio all’estate più calda

Roma, 9 set. (askanews) – Mercoledì 9 settembre segna la tanto attesa svolta meteorologica: un’incisiva perturbazione atlantica interrompe il dominio del campo di alta pressione a partire dal Nord Italia, garantendo un calo delle temperature massime fino a 8°C. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma dunque che si chiude, in questo modo, un capitolo climatico eccezionale durato ben 108 giorni, iniziato lo scorso 24 maggio.

I NUMERI DI UN’ESTATE STORICA – L’Estate 2026 si classifica ufficialmente come la più calda della storia in Italia, anche più della famosa stagione rovente del 2003. A Milano, nei 92 giorni di Estate meteorologica (dal 1° giugno al 31 agosto), la colonnina di mercurio ha eguagliato o superato 35°C in ben 35 occasioni. Aggiungendo agli archivi gli 8 giorni canicolari di maggio e i primi 8 di settembre, l’anomalia termica ha dominato la Penisola per oltre 100 giorni consecutivi (108).

LE TAPPE DEL CALO TERMICO – Mercoledì 9 il calo delle temperature investirà il Nord e la Toscana. Sul resto del Centro e al Sud la giornata si manterrà ancora stabilmente calda e soleggiata. Giovedì 10 le precipitazioni e il raffreddamento raggiungeranno tutto il Centro. Le massime scenderanno diffusamente sotto i 25°C, trasformando le vecchie minime tropicali notturne nelle nuove temperature diurne. Venerdì 11 e nel weekend la rinfrescata conquisterà anche il Meridione. Entro il fine settimana l’intera Penisola faticherà a superare i 28°C, con Pianura Padana e Toscana stabilmente assestate su valori quasi autunnali tra i 25 e i 26°C.

L’ATTENZIONE AI FENOMENI ATMOSFERICI – L’abbassamento delle temperature sarà accompagnato però da una fase meteorologica molto instabile: l’ingresso di aria fredda in quota su una massa d’aria calda e umida favorirà un’accentuata instabilità soprattutto al Nord-Ovest, con rovesci localmente superiori a 100 mm, possibili grandinate e venti di downburst.

I temporali si trasferiranno dal Nord-Ovest verso il Nord-Est e, dal pomeriggio del mercoledì, anche sulla Toscana. Durante questo passaggio frontale sarà probabile la formazione di raffiche di vento orizzontali (downburst) e locali grandinate. Il rischio di grandine, seppur attualmente prevista di dimensioni non eccezionali, coinvolgerà il Nord e la Toscana mercoledì, estendendosi al resto del Centro nella giornata di giovedì e raggiungendo infine il Sud a partire da venerdì.

In sintesi, il fronte atlantico, entrato dalla Francia, porterà pioggia e un calo termico da Nord a Sud nel corso dei prossimi tre giorni, facendoci tornare nelle medie del periodo o leggermente addirittura sotto.

Roma, arrestati promotori e mandanti dell’omicidio di "Diabolik". Michele Senese "mandante apicale"

Roma, 9 set. (askanews) – Arrestati i presunti mandanti dell’omicidio di Fabrizio “Diabolik” Piscitelli, avvenuto il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti a Roma.

Su delega della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma, i carabinieri del nucleo investigativo di Roma e i poliziotti della squadra mobile di Roma hanno infatti eseguito un’ordinanza, emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, che dispone la custodia cautelare in carcere nei confronti di 7 persone accusate, a vario titolo, di omicidio aggravato con metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico.

La complessa e premeditata organizzazione del delitto Piscitelli, eseguita in pieno giorno, è stata qualificata dal gip del Tribunale di Roma come “azione con metodo mafioso”, finalizzata ad agevolare il clan Senese, egemone nell’area in cui il delitto è stato consumato. L’omicidio aveva generato nel territorio romano un diffuso clima di assoggettamento ed omertà, palesato dall’evidente reticenza dei testimoni oculari e dei sodali più stretti della vittima.

Attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche e l’analisi di chat criptate, gli inquirenti hanno raccolto gravi elementi indiziari in ordine all’esistenza di un accordo criminoso integrato tra diverse compagini delinquenziali operanti a Roma, volto a tutelare i rispettivi interessi nel lucroso mercato del narcotraffico.

Le indagini che hanno portato all’emissione dell’ordinanza che dispone le misure cautelari, coordinate dalla Dda della Procura di Roma, individua in particolare gravi indizi di reità a carico di tre esponenti di primo piano della criminalità romana, gravemente indiziati di essere i promotori e mandanti dell’omicidio: – Michele Senese (indiziato quale mandante apicale): storico capo dell’omonimo clan della Camorra, avrebbe fornito l’assenso preventivo determinante per l’uccisione di Piscitelli. L’azione punitiva serviva a riaffermare il potere del clan su un proprio affiliato che, resosi autonomo nel traffico di stupefacenti insieme a Fabrizio Fabietti, rifiutava di corrispondere la dovuta quota sui profitti delle sue attività illecite, versando somme irrisorie (circa 2.000-3.000 euro mensili a fronte di ingenti quantitativi di droga commercializzati). – Leandro Bennato (indiziato quale mandante e organizzatore): al vertice del gruppo criminale operante su tutta la città di Roma con propaggini che dall’estrema periferia di Roma Sud/Est (Tor Bella Monaca) si prolungano sino a quelle di Roma Nord-Ovest (zona Casalotti/Primavalle). Avrebbe deliberato l’eliminazione di Piscitelli per estrometterlo, considerato un concorrente scomodo sul mercato della cocaina e conquistare il controllo criminale della zona della Tuscolana. Bennato avrebbe pianificato la logistica sul luogo, effettuando sopralluoghi preliminari e, il giorno del delitto, avrebbe fornito supporto diretto scortando il killer Raul Esteban Calderon a bordo di uno scooter rubato. – Alessandro Capriotti (indiziato quale gancio e mandante): noto broker di cocaina, avrebbe agito in concorso, concordando la trappola mortale. Capriotti avrebbe infatti fissato un appuntamento fittizio con Piscitelli presso la panchina del parco di via Lemonia alle ore 19.00 del 7 agosto 2019, attirandolo scientemente nel raggio d’azione del sicario, già travestito da runner e appostato nell’area.

L’ANTEFATTO ESTORSIVO E L’INTIMIDAZIONE ARMATA – Le indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo e degli agenti della Squadra Mobile di Roma hanno consentito di raccogliere elementi indiziari circa l’antefatto che avrebbe innescato la reazione omicidiaria. Il contrasto tra Alessandro Capriotti ed il gruppo capeggiato da Piscitelli risalirebbe a due distinte truffe commesse dal Capriotti (soprannominato ‘il Fornaro’ o ‘il Miliardero’) nell’acquisto di carichi di cocaina da fornitori albanesi nel 2016 (14 kg per un valore di 420.000 euro) e nel 2018 (10 kg). Piscitelli, storicamente legato ai broker albanesi, si era inserito con violenza nella vicenda per esigere con la forza il pagamento del debito non onorato di 300.000 euro.

Il picco di tale scontro si è registrato il 23 febbraio 2019 a Rocca di Papa, quando Arindi Boci ed Enea Carka, su mandato dello stesso Piscitelli, avrebbero eseguito un violento attentato intimidatorio esplodendo quattro colpi di fucile d’assalto mitragliatore AK-47 (Kalashnikov) contro la porta d’ingresso della villa di Capriotti, mentre all’interno si trovava la figlia minore dello stesso indagato. Questo grave atto di forza avrebbe spinto Capriotti a pretendere la protezione da parte di Giuseppe Molisso (consegnandogli in cambio orologi di lusso) e a deliberare l’uccisione del rivale.

LA FAIDA SUCCESSIVA ED IL TENTATO OMICIDIO DI GIUSEPPE MOLISSO – La morte di Piscitelli non ha placato la spirale di sangue nella Capitale. Subito dopo l’omicidio, i fedelissimi di ‘Diabolik’, riconducibili alla fazione albanese guidata da Elvis Demce, avrebbero avviato una fitta attività di ricerca e pedinamento per individuare e uccidere i mandanti, individuati fin da subito dagli ambienti criminali in Molisso e Bennato.

L’impalcatura probatoria costruita ha consentito di raccogliere gravi elementi indiziari in ordine all’esistenza dell’astio che, all’indomani del delitto, il Gruppo di Albanesi nutriva nei confronti Giuseppe Molisso e Leandro Bennato, nonchè di delineare anche diversi propositi omicidiari orditi da entrambe le fazioni che si concretizzava attraverso: – il tentato omicidio di Leandro Bennato; – i tentativi di omicidio di Fabrizio Fabietti e di Matteo Costacurta; – il tentato omicidio di Giuseppe MOLISSO, pianificato nei minimi particolari dall’albanese Elvis Demce, dai suoi sodali e da Costacurta; – l’aggressione commessa in carcere ai danni di Raul Esteban Calderon, perpetrata dagli albanesi.

Tennis, Bolelli-Vavassori ai quarti agli Us Open

Roma, 9 set. (askanews) – Simone Bolelli approdano ai quarti di finale del torneo di doppio degli Us Open. Gli azzurri, testa di serie numero 4, hanno battuto Austin Krajicek e Nikola Mektic, quindicesimi favoriti del seeding, al termine di una battaglia di oltre tre ore: 4-6 7-6(5) 7-6(8) il punteggio finale. Per la prima volta insieme Bolelli e Vavassori sono ai quarti di finale dello US Open, e ci arrivano dopo aver recuperato situazioni che, una dopo l’altra, sembravano poter chiudere la partita a favore degli avversari.

Il retroscena: secondo i media israeliani Trump non si è opposto al piano di Londra di sanzionare le colonie

Roma, 9 set. (askanews) – Il presidente statunitense Donald Trump non ha sollevato obiezioni ai piani britannici di sanzionare gli insediamenti israeliani quando è stato informato della proposta dal primo ministro britannico Andy Burnham: lo ha riferito al Times of Israel un funzionario occidentale.

Burnham ha avuto un colloquio telefonico con Trump all’inizio della settimana, durante il quale ha illustrato al presidente Usa il piano di Londra per vietare l’importazione di merci provenienti dagli insediamenti, oltre a una serie di altre misure volte a contrastare la politica espansionistica israeliana in Cisgiordania: lo ha confermato il funzionario occidentale, avvalorando quanto riportato dal sito di notizie Axios.

“Non c’è stata alcuna richiesta di soprassedere”, ha affermato il funzionario occidentale informato sulla conversazione.

Martedì, interpellato in merito alle sanzioni britanniche, il Segretario di Stato Usa Marco Rubio ha lasciato intendere che da parte di Washington non vi fosse opposizione.

Pur precisando che gli Stati Uniti non si sarebbero uniti al Regno Unito in questa iniziativa – seguita poi da altri 11 Paesi occidentali – Rubio ha evitato di criticarla.

“Eravamo stati informati della loro intenzione di prendere questa decisione. Abbiamo ascoltato le motivazioni alla base della scelta. Condividiamo l’obiettivo della stabilità. Non vogliamo assistere a un aumento della violenza o delle tensioni in Cisgiordania in un momento delicato per la regione”, ha dichiarato il capo della diplomazia statunitense.

L’ambasciatore Usa in Israele Mike Huckabee – da sempre sostenitore del movimento degli insediamenti – aveva espresso in precedenza commenti ben diversi, lasciando intendere che Washington avrebbe penalizzato Londra per il pacchetto di sanzioni. “Se i britannici dovessero imporre boicottaggi o sanzioni di qualsiasi tipo, le ripercussioni sarebbero significative”, aveva dichiarato Huckabee alla Bbc.

Lega, Romeo: al partito serve rinnovamento. Io a rischio? Non siamo soli

Roma, 9 set. (askanews) – “In cosa spero? In un rinnovamento di sostanza”, “non siamo soli. Del resto io non penso mai di avere tutte le ragioni ma neanche tutti i torti. E sono convinto che l’apertura di questo dibattito sia una necessità, per noi leghisti e per tutto il centrodestra”. Lo afferma in un’intervista al Corriere della Sera sulle tensioni interne alla Lega e anche sulla possibilità di essere sostituito, il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo.

Da quanto non parla con Matteo Salvini? “Dal direttivo lombardo del 7 agosto. Quello da cui è partito il confronto” risponde Romeo osservando, rispetto a chi dice che quella degli esponenti nordisti del Carroccio sia un’operazione nostalgia, che c’è “voglia di Lega e ho qualche nostalgia per lo spirito che ci rendeva diversi da tutti gli altri e ci dava quel grande senso di comunità”. I governatori, aggiunge, hanno chiesto “di valorizzare la squadra, di presentarci come squadra”, “non è un attacco a Salvini”, ma in un dibattito polarizzato, “valorizzando la squadra si possa potenziare la mobilitazione”.

Guasto tecnico a Heathrow, anche oggi decine di voli cancellati

Roma, 9 set. (askanews) – Un guasto tecnico nel Regno Unito continua a causare decine di cancellazioni di voli oggi, in particolare all’aeroporto di Londra-Heathrow: i responsabili del controllo del traffico aereo avvertono che il ritorno alla normalità “richiederà tempo”.

Secondo il sito di monitoraggio del traffico aereo Flightradar24, circa 1.300 voli sono stati cancellati nel Paese martedì e altri 177 lo sono stati oggi, quasi tutti a Heathrow. Il guasto, definito “molto complesso”, ha “creato difficoltà per l’intera rete aerea e il ripristino richiederà tempo”, ha scritto su X il NATS, l’ente britannico responsabile del controllo del traffico aereo. L’ente ha assicurato di aver “risolto” il malfunzionamento all’origine dei disagi e di lavorare “alacremente per smaltire i ritardi accumulati nei voli”.

Centinaia di droni lanciati da Ucraina e Russia. Due morti in attacco russo a frontiera con Moldavia

Roma, 9 set. (askanews) – Un attacco di droni russi contro il valico di frontiera stradale di Starokoja che ha causato due morti e tre feriti nella notte: lo ha annunciato su Telegram il governatore della regione di Odessa, Oleh Kiper.

L’infrastruttura ha subito danni e la sua attività è stata temporaneamente sospesa, causando disagi al traffico tra l’Ucraina e la Moldavia, le cui autorità sono state informate dalle guardie di frontiera ucraine.

La Russia ha lanciato 196 droni contro l’Ucraina, oltre a missili balistici Iskander-M e missili S8000 Banderol: lo ha annunciato l’aeronautica militare ucraina, affermando di aver abbattuto o neutralizzato 165 droni. Sono stati registrati impatti di missili o droni in 23 siti, mentre detriti sono caduti in altri quattro.

A Kiev, questa mattina, un drone ha colpito un edificio residenziale di 24 piani nel distretto di Darnytsky, all’altezza dell’undicesimo e del dodicesimo piano: lo ha reso noto il sindaco Vitali Klitschko. E’ scoppiato un incendio. In precedenza erano stati segnalati altri danni nella capitale, in particolare a due camion, un garage e un edificio non residenziale.

Nella regione di Kiev, sono stati registrati attacchi anche in sei distretti. A Bila Tserkva, un attacco con droni ha provocato un incendio in uno stabilimento agroalimentare, dove i soccorritori erano ancora al lavoro questa mattina.

Le forze di difesa aerea russe hanno intercettato quasi 600 droni d’attacco ucraini in diverse aree del Paese nel corso di una sola notte; lo ha riferito il ministero della Difesa russo.

“La difesa aerea ha rilevato e abbattuto 596 velivoli senza pilota ucraini durante la notte”, ha dichiarato il ministero in un comunicato.

Il ministero ha precisato che i velivoli sono stati intercettati sopra le regioni di Belgorod, Brjansk, Kaluga, Kursk, Orel, Orenburg, Rostov, Samara, Tula, Uljanovsk e Krasnodar, nonché sopra la penisola di Crimea e il Mar Nero.

Iran attacca la Giordania con bombe a grappolo, mentre gli Usa colpiscono petroliere

Roma, 9 set. (askanews) – L’Iran ha aperto il fuoco contro la Giordania, utilizzando munizioni a grappolo, secondo quanto riferito da un funzionario statunitense a Fox News, secondo cui l’attacco era ancora in corso. Secondo quanto riferito dal funzionario, l’esercito statunitense ha messo fuori uso 10 petroliere iraniane nell’ultima settimana, di cui cinque solo martedì.

Ciò è avvenuto mentre, secondo Reuters, le difese aeree giordane avrebbero anche intercettato una serie di missili lanciati dall’Iran. Citando i media statali iraniani, la testata ha riferito che numerosi missili balistici sono stati lanciati da diverse città verso quelli che i media iraniani hanno descritto come obiettivi ostili statunitensi. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, la televisione di stato siriana ha anche intercettato missili provenienti dall’Iran sopra la città di confine giordana di Irbid.

I sistemi di difesa aerea della Giordania hanno distrutto 18 dei 20 missili balistici provenienti dal territorio iraniano: lo riferisce l’agenzia di stampa statale citando le forze armate. Due missili sono caduti in aree disabitate e non si registrano vittime, secondo quanto dichiarato dai militari e riportato dall’agenzia.

Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc) dell’Iran ha inoltre dichiarato di aver attaccato due imbarcazioni statunitensi e otto petroliere nel Golfo, in risposta a quello che ha definito un attacco Usa contro cinque petroliere iraniane; lo riferiscono i media di Stato iraniani, citando una nota del corpo stesso.

L’Irgc ha affermato di aver attaccato 10 navi che tentavano di attraversare un’area dello Stretto di Hormuz descritta come “vietata e non sicura”.

All’Intelligenza Artificiale piace il ‘centro’ di Fioroni

Il libro di Giuseppe Fioroni è un’autobiografia politica ma soprattutto un manuale per chi pensa che in Italia esista ancora uno spazio di centro e che non basti collocarsi a metà strada tra destra e sinistra.

Il centro, per Fioroni, non è una collocazione ma una cultura. Vuol dire competenza, pragmatismo, dialogo, radicamento sociale, senso delle istituzioni. E vuol dire evitare che la moderazione diventi una tecnica per stare sempre dalla parte giusta del potere.

Da qui viene il primo consiglio: essere autonomi. Non autosufficienti, non equidistanti per principio, ma liberi. Un centro responsabile non sceglie le alleanze per trovare una sistemazione: le costruisce sulla compatibilità dei programmi. Se serve soltanto a completare una coalizione, è una ruota di scorta; se porta idee, cultura di governo e capacità di mediazione, può invece condizionarla. La pluralità è una ricchezza, ma diventa irrilevanza quando si trasforma in indistinguibilità.

Secondo consiglio: tornare nei luoghi in cui la politica si forma prima di diventare comunicazione. Territori, comuni, associazioni, corpi intermedi, professioni. La rappresentanza si ammala quando si separa dai mondi vitali che pretende di interpretare. Il centro non può essere il partito dei salotti moderati: deve ricucire pezzi di società che non si parlano più.

Terzo: investire sulla formazione. Prima di chiedere ai giovani di candidarsi bisogna dare loro strumenti per capire. Scuole di cittadinanza, studio della Costituzione, dei bilanci pubblici, della politica internazionale; poi esperienze vere nei comuni, nei servizi sociali, nella scuola, nella sanità. Ai giovani non serve un palco: serve una “casa civile”, un posto in cui passione e metodo imparino a convivere.

Quarto: non confondere il rinnovamento con l’anagrafe. Fioroni è severo con la politica che vive di rottamazioni, onde, sondaggi, leader improvvisi. Il ricambio serve quando produce competenza, autonomia e responsabilità. Altrimenti cambia soltanto il volto di chi occupa la scena.

Infine, un centro responsabile dovrebbe misurarsi sulla qualità delle istituzioni che lascia: diritti più accessibili, welfare più umano, scuola più esigente, fiscalità più giusta, potere più sobrio. E qui che la parola “servizio”, che attraversa tutto il libro, smette di essere una formula edificante e diventa criterio politico.

Il messaggio finale è forse il più utile: non serve rifare la Dc, né fondare l’ennesimo partitino che si proclama decisivo tra due blocchi. Serve ricostruire una cultura capace di ridurre la polarizzazione senza cancellare le differenze, di mediare senza essere ambigua, di governare senza idolatrare il governo.

Il centro, insomma, non va occupato. Va meritato.

 

Giuseppe Fioroni
Ovunque è il centro
Rubbettino, 202 pp., 16 euro

 

[Il testo è qui riproposto per gentile concessione de Il Foglio]

Germania profonda: il vento d’Oriente e la provocazione di Lutero

Un vento che viene da Est

Leggendo i risultati elettorali in Sassonia-Anhalt, con un’altissima partecipazione al voto, giovani compresi, e osservando come l’AfD abbia sottratto elettori a destra, al centro e a manca, non ho potuto fare a meno di soffermarmi sul giudizio di alcuni commentatori che hanno sottolineato l’influenza dell’Europa orientale e quel sapore d’Oriente, polacco e ceco, che si sarebbe avvertito nelle urne. A ciò si aggiunge il vento del separatismo russo e antieuropeo che, secondo questa lettura, si sarebbe sempre respirato in questo Land sin da quando faceva parte della DDR. Il tutto, ha aggiunto qualcuno, a conferma delle forti nostalgie per la vecchia Germania Est.

Non ci sono dubbi sul fatto che il contesto culturale della Sassonia-Anhalt sia oggi largamente secolarizzato, anche come conseguenza del precedente regime comunista. Circa il 67% della popolazione si dichiara non religioso o non credente e soltanto il 19% cristiano: quest’ultimo composto per circa il 16% da protestanti evangelici e per il 3% da cattolici.

 

Quelle «brezze» che attraversano la storia

I sociologi mi rimprovereranno certamente per la mancanza di dati e di riferimenti a ricerche; forse gli antropologi culturali un po’ meno, perché faccio riferimento soprattutto ai valori. Ma la metafora che mi ha colpito — quella, cioè, di una Sassonia che respira in silenzio un’aria d’Oriente — mi ha fatto riesumare quella di un mio precedente appunto, pubblicato su questo stesso sito in due puntate successive.

Tentavo allora di spiegare, attraverso un’allegoria, che cosa può succedere quando si respira per anni una «brezza d’aria» marina. In questo particolare caso tedesco, si tratterebbe di un’aria proveniente da Est: dalla Polonia, dalla Repubblica Ceca e dalla Russia. Un’aria d’Oriente nella quale si sono sedimentate, nel corso del Novecento, anche esperienze e culture politiche radicalmente diverse, compresa la tragica eredità del nazismo e, successivamente, quella della Germania comunista; una storia che ha contribuito a marcare la distanza dall’Europa occidentale.

Avevo generalizzato, provocatoriamente, anche nel mio precedente appunto. Perché mi sono riferito a quelle silenziose «brezze di mare», a quegli influssi religiosi — cristiani e cattolici — che spesso rimangono sottotraccia e ai quali non facciamo caso, o non vogliamo far caso per scelta personale. Eppure possono seminare valori, idee e comportamenti assimilati nel corso di lunghi periodi, diventando, consciamente o inconsciamente, parte del retroterra culturale di una città, di una specifica regione o di un Land, sino a interessare intere nazioni, diversi Stati e, in alcuni casi, una parte consistente dell’Occidente.

 

Weber, Tocqueville e il peso delle culture religiose

È una mia opinione e, nello stesso tempo, una provocazione antropologica. Ma se fosse vero che il capitalismo moderno abbia trovato un impulso particolare in una determinata «etica protestante» e che le idee di fraternità e uguaglianza abbiano ricevuto un impulso decisivo da una diffusa cultura cristiana e cattolica — per richiamare, pur nelle loro profonde differenze, le riflessioni di Max Weber e Alexis de Tocqueville — allora gli influssi esercitati sul modo di pensare l’economia, la democrazia liberale e sociale e i diritti umani connessi meriterebbero di essere valutati attentamente anche alla luce di queste matrici religiose.

 

La terra di Martin Lutero

Ecco, dunque, dove si è fermata la mia curiosità. Guarda caso, la Sassonia-Anhalt è la terra nella quale nacque e visse Martin Lutero, promotore, com’è noto, della Riforma protestante del XVI secolo. Fu a Wittenberg, città storica di questo Land, che la tradizione colloca nel 1517 l’affissione delle celebri 95 tesi, con le quali Lutero contestò duramente la pratica delle indulgenze e aprì un conflitto destinato a produrre la frattura religiosa dell’Europa occidentale.

Da quella frattura nacque anche una concezione religiosa fortemente incentrata sul rapporto personale del credente con la Scrittura e con la grazia, distinta dalla tradizione cattolica, che ha invece attribuito un rilievo particolare alla dimensione comunitaria ed ecclesiale della fede. Due sensibilità differenti, che nei secoli hanno contribuito, insieme a molti altri fattori, a modellare culture e società europee.

 

Una metafora, non una spiegazione

Che cosa c’entra tutto questo con la vittoria dell’AfD? Probabilmente niente, se pretendessimo di stabilire un rapporto diretto di causa ed effetto. Sarebbe storicamente e politicamente insostenibile.

Ma, nello stesso tempo, credo che possa esserci qui una metafora. Le culture profonde di un territorio non determinano automaticamente le scelte politiche dei suoi abitanti, ma lasciano sedimenti, linguaggi, sensibilità e modi di percepire il rapporto con gli altri.

Forse anche le «brezze» della storia, quando soffiano molto a lungo, meritano di essere ascoltate.