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Xi Jinping questa settimana negli Usa per incontrare Trump

Roma, 21 set. (askanews) – Il presidente cinese Xi Jinping sarà negli Stati uniti da mercoledì a venerdì per una visita di Stato che dovrebbe culminare giovedì 24 settembre nel secondo vertice dell’anno con il presidente Usa Donald Trump. Si tratta della prima visita di Stato del leader cinese negli Stati uniti dal 2015 – che però è stato in America nel 2023 in occasione della riunione Apec – e di una nuova tappa nel tentativo delle due maggiori economie mondiali di stabilizzare rapporti ancora segnati dalle tensioni sul commercio, la tecnologia e la sicurezza.

Trump dovrebbe compiere un gesto diplomatico non abituale recandosi personalmente mercoledì alla base aerea di Andrews, nei pressi di Washington, per accogliere Xi al suo arrivo. Il programma ufficiale entrerà nel vivo giovedì con la cerimonia di benvenuto alla Casa Bianca, una rassegna militare nel Giardino delle rose e i colloqui tra le due delegazioni. In serata è prevista una cena di Stato alla quale sono stati invitati alcuni dei principali esponenti dell’industria tecnologica e finanziaria americana, tra cui Elon Musk, Jeff Bezos, Tim Cook e Jensen Huang. Venerdì Trump ospiterà Xi per un incontro più ristretto alla Casa Bianca, seguito da una visita agli Archivi nazionali prima della partenza del presidente cinese.

Sarà il secondo faccia a faccia tra Xi e Trump nel giro di quattro mesi. I due leader si erano incontrati a Pechino a maggio, durante la visita di Stato del presidente americano in Cina, concordando di lavorare alla costruzione di quella che i due governi hanno definito una “relazione costruttiva di stabilità strategica”. Il vertice di Washington servirà ora a verificare quanto di quella impostazione possa essere tradotto in intese concrete.

Il commercio resta uno dei dossier principali. La tregua raggiunta lo scorso anno a Busan ha ridotto il rischio di una nuova escalation tariffaria, senza tuttavia eliminare le divergenze. Washington continua a premere per un maggiore accesso alle terre rare e ai minerali critici cinesi e per maggiori acquisti di prodotti americani, mentre Pechino chiede un allentamento delle restrizioni statunitensi sulle tecnologie avanzate e delle misure che colpiscono le imprese cinesi.

A preparare il terreno per il vertice sono stati ieri a New York il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng. Le due parti hanno concordato di rendere operativo un organismo bilaterale destinato a individuare categorie di prodotti non sensibili sulle quali ridurre gli ostacoli commerciali e di avviare un dialogo specifico sull’intelligenza artificiale.

Proprio l’Ia dovrebbe essere uno dei temi più delicati dei colloqui tra Xi e Trump. Washington ha proposto un meccanismo di comunicazione tra i due Paesi per segnalare incidenti legati ai sistemi di Ia che possano assumere rilevanza per la sicurezza nazionale. Al tempo stesso, resta aperto il confronto sull’accesso delle aziende cinesi ai semiconduttori più avanzati e ai modelli americani.

Gli Stati uniti accusano alcune società cinesi di aver ottenuto capacità tecnologiche statunitensi senza autorizzazione, accuse respinte da Pechino, che considera le restrizioni americane un tentativo di ostacolare il proprio sviluppo tecnologico.

Sul tavolo vi saranno anche Taiwan e le altre questioni di sicurezza che continuano a dividere le due potenze, oltre ai rapporti economici della Cina con l’Iran e al contrasto al traffico dei precursori chimici utilizzati per produrre fentanyl. Su Taiwan, Pechino continua a chiedere agli Stati uniti di ridurre il sostegno militare all’isola, mentre Washington mantiene i propri rapporti con Taipei nel quadro della legislazione americana vigente.

Xi arriva a Washington dopo una serie di appuntamenti internazionali con cui Pechino ha cercato di rafforzare il proprio ruolo diplomatico, ultimo dei quali il vertice dei Brics a Nuova Delhi. Quello della Casa Bianca potrebbe inoltre non essere l’ultimo incontro dell’anno tra i due presidenti: nuove occasioni di confronto potrebbero arrivare al vertice dell’Apec in programma a Shenzhen a novembre e al G20 di Miami a dicembre.

Alta pressione in arrivo, ma resistono delle piogge al Sud

Roma, 21 set. (askanews) – La nuova settimana vedrà l’espansione dell’Anticiclone delle Azzorre a garanzia di una maggiore stabilità atmosferica su gran parte dell’Italia. Faranno eccezione il Sud e la Sicilia, ancora interessati da una residua circolazione depressionaria responsabile delle ultime piogge. Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma l’espansione dell’Anticiclone delle Azzorre sull’Europa occidentale e su parte del bacino del Mediterraneo. Si tratta di una vasta area semi-permanente di alta pressione di origine oceanica che, quando si estende verso est, ostacola l’arrivo delle perturbazioni atlantiche, portando tempo soleggiato e venti deboli.

Questo assetto garantirà una forte stabilità atmosferica in avvio di settimana su buona parte del Paese, con prevalenza di cieli sereni e temperature ancora oltre le medie climatiche di circa 4-5 gradi. In città come Torino, Milano e Bologna sono previsti valori massimi intorno ai 28-29°C, che sfioreranno i 30°C a Firenze e Roma.

Calabria e Sicilia, al contrario, risentiranno ancora degli effetti della circolazione depressionaria in allontanamento. Questa configurazione manterrà un’instabilità residua, con la possibilità di nuove precipitazioni sia nel corso di lunedì 21 che di martedì 22.

Un generale cambio di circolazione è atteso per mercoledì 23, in concomitanza con l’equinozio d’Autunno e con l’arrivo di correnti più fresche provenienti dal Nord Europa. Questo flusso d’aria porterà a un generale calo delle temperature, riallineando i valori alla media stagionale. A seguire, il cedimento dell’alta pressione permetterà l’ingresso di un nuovo fronte instabile, che interesserà inizialmente le regioni del Nord-Est per poi estendersi verso il Centro-Sud, portando nuove piogge e un generale rinforzo dei venti.

In Germania Afd vince in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Berlino a Linke

Roma, 21 set. (askanews) – Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito un “disastro” le due sconfitte subite dal suo partito, l’Unione Cristiano Democratica (CDU), alle elezioni locali, ma ha ribadito di rimanere in carica.

Nello stato nord-orientale del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, la CDU non ha raggiunto la soglia del 5% necessaria per entrare in parlamento, ottenendo un risultato inferiore alle previsioni che già indicavano il peggior risultato di sempre per il partito in quest’area.

Per quanto concerne, invece, il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD), continua la sua crescita a livello di consensi, ma è improbabile che possa riuscire a governare poiché gli altri partiti si rifiutano di collaborare con esso.

Infatti, secondo i risultati preliminari annunciati dalla commissione elettorale nelle prime ore di oggi, l’AfD ha ottenuto il 38,2% dei voti domenica. Il Partito Socialdemocratico (SPD), guidato dalla presidente del Land Manuela Schwesig, ha raccolto il 35,5% dei voti.

Il partito socialista della Sinistra (6,5%) e il partito ambientalista dei Verdi (5,7%) sono stati gli unici altri partiti ad entrare nel parlamento regionale.

La CDU del cancelliere Friedrich Merz ha subito perdite disastrose, non riuscendo a ottenere un seggio in parlamento con appena il 4,9% dei voti.

Nel frattempo, a Berlino, il partito al governo, la CDU, si avviava a essere sconfitto dal partito di sinistra Die Linke.

Le due elezioni locali si sono svolte domenica, due settimane dopo che la CDU ha visto dimezzarsi i propri voti nello stato della Sassonia-Anhalt, dove l’ AfD ha ottenuto una netta vittoria.Ieri in conferenza stampa Merz ha ribadito ai giornalisti che avrebbe portato avanti i piani del suo governo di coalizione per approvare un pacchetto di riforme economiche, fiscali e del welfare.

“Le riforme devono arrivare”, ha insistito il cancelliere tedesco. “Mi assumo questa responsabilità perché voglio far progredire il nostro Paese”.

Pallavolo, Europei, Danimarca ko, Italia ai quarti

Roma, 21 set. (askanews) – Bella Italia. È la Nazionale maschile vista al PalaVela di Torino, gremito da 7.580 spettatori sugli spalti, che ha battuto la Danimarca per 3-0 (25-22,25-16, 25-11) conquistando l’accesso ai quarti di finale dei Campionati Europei 2026. “Oggi bisognava giocare come si giocano le partite secche – le parole di Fefé De Giorgi – La Danimarca ha il suo perché ha subito pochi ace fin qui e gioca la palla. Noi siamo stati bravi a metterli in difficoltà. C’è stato un momento, nel primo set, in cui abbiamo dovuto sistemare qualcosa. Mati sta crescendo e deve continuare a giocare. Per lui è il primo anno ed è un ragazzo serio, giovane e nuovo. Sono soddisfatto del fatto che abbiamo giocato come volevamo. Non esistono più squadre facili da affrontare, basti pensare ai risultati di oggi nelle altre partite”. Gli azzurri hanno condotto con sicurezza in tutti e tre i set meritando la vittoria finale. Un percorso fin qui perfetto per Giannelli e compagni, capaci di conquistare 5 vittorie nelle 5 gare disputate nella fase a gironi e di firmare questa sera il sesto successo, il più importante fino a questo momento, nella prima sfida da dentro o fuori contro i danesi allenati da Knudsen. L’Italia tornerà in campo mercoledì 23 settembre alle ore 21.05 nei quarti di finale contro la Finlandia, che oggi ha superato al tie-break 3-2 (22-25, 25-16, 22-25, 25-23, 15-13) la Grecia. La gara sarà trasmessa su Rai 2, Sky Sport e DAZN.

Calcio, classifica serie A: Stop al campionato, si riprende il 10

Roma, 21 set. (askanews) – Con Milan-Lecce 3-0, si conclude la quinta giornata del campionato di serie A. Ora stop per gli impegni dell’Italia in Nations League. Si riprende il 10 ottobre:

Quinta giornata Monza-Sassuolo 2-1; Bologna-Torino 1-1, Udinese-Cagliari 0-1, Roma-Inter 2-2, Venezia-Lazio 0-2; Fiorentina-Napoli 1-1, Frosinone-Como 2-0, Parma-Genoa 2-1, Juventus-Atalanta 2-0, Milan-Lecce 3-0.

Classifica: Roma, Inter, Lazio 13, Cagliari 12, Milan 11, Juventus, Como, Frosinone 10, Sassuolo, Napoli 7, Atalanta, Lecce 6, Udinese, Monza, Torino, Fiorentina, Parma 4, Bologna 2, Genoa 1, Venezia 0.

Sesta giornata Sabato 10 ottobre: ore 15.00 Genoa-Fiorentina, ore 18.00 Inter-Parma, ore 20.45 Napoli-Frosinone; Domenica 11 ottobre: ore 12.30 Como-Roma, ore 15.00 Lazio-Monza, Lecce-Bologna, ore 18.00 Sassuolo-Milan, ore 20.45 Cagliari-Juventus; Lunedì 12 ottobre: ore 18.30 Atalanta-Venezia, ore 20.45 Torino-Udinese.

Calcio, il Milan cresce: 3-0 al Lecce,Amorim "Stiamo migliorando"

Roma, 21 set. (askanews) – Dopo il ko in Europa League con il Benfica, il Milan si riscatta in campionato con una prova finalmente convincente e batte il Lecce a San Siro 3-0. Torna al gol Pulisic che apre la gara, nella ripresa Rabiot mette al sicuro il risultato e il neo entrato Moreira la chiude sul 3-0. Milan quinto a 11 punti a -2 dal trio di testa Roma, Inter e LazioIl 3-0 al Lecce lascia soddisfazione in casa Milan. Una vittoria che non vale soltanto i tre punti e la conferma dell’imbattibilità in Serie A, ma che offre a Ruben Amorim indicazioni positive sul lavoro di una squadra profondamente rinnovata durante l’estate. Il tecnico rossonero, al termine della gara, sottolinea soprattutto la prestazione complessiva: “Non abbiamo solamente tenuto il pallone, ma siamo stati bravi nelle corse all’indietro. Abbiamo attaccato e difeso bene. Abbiamo ancora molto da fare, ma stiamo migliorando. Nelle ultime partite eravamo un po’ bloccati”.

Il successo di San Siro arriva dopo la brutta partenza in Europa League e permette al Milan di ritrovare subito la strada dei tre punti. Amorim invita però a leggere il percorso senza drammatizzare l’avvio di stagione: “Non abbiamo perso così tanti punti finora. Abbiamo pareggiato fuori casa con Lazio e Juventus. Non va tutto male. Meritavamo più punti”. Il tecnico ricorda in particolare le due trasferte: “Contro la Lazio, avremmo potuto vincere e contro la Juve abbiamo preso il pareggio a 30 secondi dalla fine”.

Tra i motivi di soddisfazione c’è anche la prestazione di Luka Modric, che Amorim considera particolarmente adatto alle partite contro squadre schierate con un blocco basso. “Modric è pronto a giocare ogni partita in cui avremo bisogno di lui. Le partite in cui si vedono blocchi bassi, come questa sera, sono fatte per lui. I match con transizioni rapide sono meno adatti alle sue caratteristiche”, ha spiegato. E sul campionato italiano aggiunge: “Gli allenatori sono molto intelligenti, sono bravi soprattutto nell’andare a prendere gli avversari nell’uno contro uno”.

La serata positiva trova poi la conferma di Gerry Cardinale, presente a San Siro per assistere alla vittoria del Milan. Il patron rossonero, parlando a Sky nel post partita, ha definito la prestazione “tra i migliori 90 minuti che abbiamo visto” e si è congratulato con Amorim e con i giocatori “per aver continuato a lottare in queste partite iniziali, prima della sosta per le Nazionali”.

Cardinale ha anche ribadito la necessità di avere pazienza, considerando i numerosi cambiamenti dell’estate, a partire dall’allenatore e dai nuovi giocatori. “Non bisogna dimenticare che un nuovo allenatore, con un nuovo stile di gioco e nuovi giocatori, ha bisogno di tempo per trovare la giusta amalgama”, ha detto il patron, ringraziando anche i tifosi “per il sostegno dimostrato durante questa fase di transizione, mentre lavoriamo per ingranare e riportare l’AC Milan alla sua tradizione vincente”.

Una linea condivisa, dunque, tra campo e proprietà: il successo sul Lecce viene letto come un segnale di crescita, senza dimenticare che il nuovo Milan è ancora alla ricerca dei propri equilibri. E Amorim, sul fronte delle scelte tecniche, chiude con una frase netta: “Le decisioni le prendo sempre io”.

Mosca: le esercitazioni Nato nell’Artico aumentano i rischi

Roma, 21 set. (askanews) – Le esercitazioni della Nato nell’Artico aumentano il rischio di incidenti che potrebbero provocare uno scontro armato e creare minacce dirette alla sicurezza della Russia. Lo ha affermato il direttore del Dipartimento per gli Affari europei del ministero degli Esteri russo e rappresentante di Mosca presso il Consiglio artico Vladislav Maslennikov, citato da media russi.

“Come qualsiasi esercitazione della Nato alle alte latitudini, le manovre Northern Viking contribuiscono ad aumentare il rischio di incidenti che potrebbero innescare uno scontro armato e generare minacce dirette alla sicurezza della Russia”, ha dichiarato Maslennikov.

Trump prepara sanzioni contro l’intera Corte penale internazionale

Roma, 21 set. (askanews) – L’amministrazione del presidente Usa Donald Trump ha preparato sanzioni contro l’intera Corte penale internazionale (Cpi) e potrebbe annunciarle a breve. Lo riferiscono due fonti a conoscenza del dossier all’agenzia di stampa Reuters.

Washington ha già imposto sanzioni contro singoli giudici e procuratori della Corte, ma finora non aveva colpito direttamente l’organizzazione. Secondo le fonti, la tempistica dell’annuncio non è ancora definita. Il Wall Street Journal ha riferito che la decisione potrebbe essere finalizzata già questa settimana, in coincidenza con l’Assemblea generale delle Nazioni unite.

L’amministrazione Trump chiede alla Corte di ritirare i mandati d’arresto contro dirigenti israeliani e contesta anche la precedente indagine sulle forze americane in Afghanistan. A luglio il segretario di Stato Usa Marco Rubio aveva lanciato una campagna per isolare la Cpi, invitando altri Paesi ad abbandonarla.

Sanzioni contro l’intera Corte, e potenzialmente contro le entità che collaborano con essa, potrebbero incidere pesantemente sul suo funzionamento. Misure del dipartimento del Tesoro vieterebbero infatti a cittadini e imprese statunitensi di fornire fondi, beni o servizi alla Cpi senza un’autorizzazione dell’Office of Foreign Assets Control.

Tra le attività che potrebbero essere colpite figurano l’acquisto di servizi informatici e assicurativi, l’assunzione di investigatori e le normali transazioni finanziarie, compreso il pagamento dei dipendenti americani della Corte.

La Cpi è stata istituita nel 2002 per perseguire crimini di guerra, genocidio e crimini contro l’umanità. Gli Stati uniti non ne hanno mai fatto parte.

Elezioni in Russia, quattro partiti sopra la soglia per l’ingresso alla Duma

Roma, 21 set. (askanews) – Quattro partiti risultano sopra la soglia necessaria per entrare con le liste di partito nella Duma di Stato russa, secondo i primi risultati diffusi dalla Commissione elettorale centrale dopo lo scrutinio di oltre l’83 per cento delle schede.

Russia unita, guidata da Dmitry Medvedev, è in testa con il 57,85 per cento dei voti. Il Partito comunista di Gennady Zyuganov è secondo con il 13,83 per cento, seguito dal Partito liberal-democratico di Leonid Slutsky con l’8,77 per cento e da Nuova Gente di Alexey Nechayev con il 7,96 per cento.

Russia Giusta di Sergey Mironov si attesta invece al 4,99 per cento, appena sotto la soglia del 5 per cento. Restano sotto la soglia anche il Partito dei Pensionati, i Verdi, i Comunisti di Russia, Rodina e il Partito della Democrazia Diretta.

Le elezioni per il rinnovo della Duma si sono svolte nell’arco di tre giorni insieme alle consultazioni regionali. I risultati preliminari della Commissione elettorale centrale sono attesi oggi, mentre quelli ufficiali definitivi non sono previsti prima del 25 settembre.

Complessivamente, nelle diverse consultazioni svolte nel Paese sono in palio 20.700 seggi parlamentari e incarichi elettivi.

Aldo Moro, da Taranto a Roma: alle radici di un pensiero che parla ancora al futuro

C’è una felice coincidenza nel 23 settembre 2026, centodecimo anniversario della nascita di Aldo Moro. Al mattino Taranto torna alle sorgenti del suo pensiero; nel pomeriggio, a Montecitorio, viene presentata l’Edizione Nazionale delle Opere di Aldo Moro, con la piattaforma digitale destinata a rendere sistematicamente consultabile il vastissimo patrimonio dei suoi scritti. 

 

Taranto, dove tutto cominciò

L’infaticabile Domenico Amalfitano, presidente del Centro di cultura per lo Sviluppo “G. Lazzati”, ha promosso una nuova occasione di confronto: All’inizio di un pensiero per tornare al futuro, alle 9.30 nel Dipartimento Jonico dell’Università di Bari. Punto di partenza è il volume Aldo Moro. Il Diritto – Lo Stato, curato da Antonio Incampo, che ripropone le dispense delle lezioni di Filosofia del diritto degli anni 1944-45 e 1946-47. 

Non è soltanto un ritorno accademico alle origini. Quelle pagine permettono di rintracciare alcune categorie che accompagneranno Moro nella vita pubblica. Lo Stato, scriveva il giovane professore, è una società che si sviluppa secondo «un ideale di giustizia universalmente valido»; e il diritto deve tendere alla costruzione di un mondo sociale fondato sulla «partecipazione cosciente e libera di tutti i soggetti»

Qui affiora già qualcosa che potremmo chiamare, senza irrigidirlo in una formula, il nucleo della “ideologia” politica morotea: la persona prima dell’apparato, la società non assorbita dallo Stato, il pluralismo, la libertà e la responsabilità come condizioni dell’ordine democratico.

Gli undici anni decisivi

Taranto, del resto, non è una cornice occasionale. Moro vi trascorse undici anni, dal 1923 al 1934. Frequentò il liceo classico Archita, dove conseguì la maturità, e il circolo giovanile cattolico San Francesco d’Assisi presso il convento di San Pasquale dei Frati Minori. Qui partecipò ai “gruppi del Vangelo”, guidati da padre Michelangelo Ridola, che Moro avrebbe ricordato come colui che lo aveva accompagnato nei «primi passi della mia vita spirituale»

Il convegno mette attorno a Incampo competenze diverse: Paolo Acanfora, Raul Buffo, Ines Ciolli, Piero Coda, Pasquale Ferrara, Ivan Ingravallo e Lucio D’Ubaldo, con la moderazione di Marco Frittella. E guarda già oltre l’appuntamento, proponendo per Taranto un “luogo pedagogico” dedicato ai giovani, alla cultura costituzionale e alla lettura di Moro. 

 

Da Taranto all’Opera omnia

Poche ore dopo, alle 17, nella Sala della Regina di Montecitorio e alla presenza del Presidente della Repubblica, sarà presentata l’Edizione Nazionale: Renato Moro ne illustrerà il progetto e Francesca Tomasi la dimensione delle Digital Humanities, prima della tavola rotonda sull’eredità dello statista. 

Taranto e Roma, dunque, finiscono per comporre una sola giornata. Da una parte si torna al giovane Moro, alla formazione spirituale e all’indirizzo filosofico-giuridico; dall’altra si consegna il complesso dei suoi scritti agli strumenti di conoscenza e utilizzazione del nostro tempo. Non per celebrare una reliquia della Repubblica, ma per verificare se dentro quelle pagine vi siano ancora domande capaci di interrogare la politica di oggi.

Forse è proprio questo il significato più profondo del titolo scelto per l’iniziativa di Taranto: tornare all’inizio di un pensiero per poter tornare al futuro.

Vincenzo De Luca, la politica e l’arte della comunicazione

Vincenzo De Luca imperversa sul web con una serie di fulminanti commenti indirizzati verso la dirigenza del PD e dei suoi compagni di ventura, “Giuseppi”, Bonelli e così via continuando. In materia di comunicazione ha preso lo scettro che una volta Berlusconi teneva saldamente in mano. Si tratta di lezioncine che potrebbero tornare utili anche al centrodestra per meglio attrezzare la propria critica verso gli avversari.

De Luca è contro il modus vivendi, è uno che non ci sta a far passare l’andazzo attuale come un dato di normalità e picchia duro, forte com’è della sua verve comunicativa.

 

L’uomo dello spariglio

È l’uomo dello spariglio e gioca la sua partita a carte al tavolo della politica con la sua libertà di pensiero, in piena indipendenza dallo schieramento in cui è collocato. Sa anche essere cinico, un killer impietoso dei difetti altrui, ma in effetti non fa altro che mettere in piazza il pensiero dell’esercito di quelli che si astengono dal voto.

Segnala il trasformismo di “Giuseppi”, sempre presente, singolarmente, nelle iniziative del PD, rimarcando una classe dirigente non proprio avveduta di quel partito. Non si riscontra infatti una reciprocità di “ospitate” per mano dei 5 Stelle verso la Schlein, ma non importa.

 

Un nuovo Catone l’Uticense?

Rammenta inoltre che la leadership di una coalizione dovrebbe naturalmente spettare al partito che ha ottenuto maggiori consensi e che questo non dovrebbe suscitare pertanto alcuno scandalo.

C’è un programma da mettere in fretta in cartellone: la sfida più complessa è convincere gli italiani a orientarsi verso quelle zone politiche. L’idea di Europa, i rapporti con la Russia di Putin, il sostegno all’Ucraina, la condivisione con Renzi, solo per dirne alcuni, sono temi divisivi che devono trovare una sorta di accordo. Più che un gioco a zona appare oggi un marcamento a uomo all’interno della stessa squadra.

 

Un bivio, una scelta e un po’ di matematica

Occorre, prima o poi, una chiarezza che non può essere elusa. Si dice che si addiverrà alla quadratura del cerchio. Ben rovistando negli appunti di matematica sembra che questo non sia possibile. Il cerchio è una circonferenza il cui centro è equidistante da tutti i suoi punti, mentre si ha piuttosto l’impressione che ciascuno sgomiti per avvicinarsi ad esso fregando tutti gli altri.

“Chi nasce quadrato non può morire tondo” è un vecchio proverbio su cui riflettere. Sempre i vertici di quella sinistra rassicurano che si arriverà a un’intesa. La parola è ambigua perché esige il suo sviluppo in due distinte fasi temporali.

La prima richiama la necessità di comprensione dell’altro, di capire esattamente cosa dice e, ancor più, cosa pensa. Il secondo round richiede un ulteriore e più arduo sforzo: accettare una quota di quel pensiero e assumerlo come proprio.

 

Ancora troppe nuvole all’orizzonte

Ora si ha la sensazione che far pace con questi distinti passaggi non sia semplice e tanto meno scontato, tanto più considerati i professionisti della politica in azione. Già avere chiarezza sulle parole degli altri con cui si è in cordata può rappresentare un ostacolo insormontabile, anche perché le idee da afferrare sono spesso in difetto della necessaria nitidezza.

C’è il rischio che si resti in posizioni incordate anche in vista di un voto anticipato verso il mese di aprile 2027.

Potrebbe essere un’opzione della Meloni per bruciare sul tempo gli avversari ancora arruffati nello studio del quadrato da disegnare. Con gli elettori non si deve tirare troppo la corda, altrimenti mollano la cima e ti lasciano al capriccio delle onde.

“Comprendi importanza?”, diceva il Mario Pio di Alberto Sordi, che intanto chiedeva l’identità, nome e cognome esatto, del proprio interlocutore. Stagioni fa, al tentativo di un ragazzo di abbordare una ragazza, quest’ultima seccamente chiedeva: “Tu che intenzioni hai?”.

“Ci siamo intesi?” potrebbe dire un elettorato in attesa, forse già, di altro.

Il Centro e la cultura di governo: perché il metodo della Dc parla ancora all’Italia

 

Del Centro, in modo più o meno blasfemo, ne parlano ormai in tanti. Anzi, in tantissimi. Chi per continuare a denigrarlo sostenendo, curiosamente, che ormai lo sbocco bipolare – per la verità un bipolarismo sempre più selvaggio, sempre più violento e sempre più polarizzato – è destinato a segnare in modo irreversibile il futuro della politica italiana e chi, al contrario, ritiene che invece solo il Centro può riportare l’attenzione a quella “cultura di governo” che per molti anni ha caratterizzato il comportamento concreto di molte forze politiche nel nostro Paese.

Non tutte, per la verità. Anche perché, come è sufficientemente noto, i partiti populisti, massimalisti ed estremisti erano, sono e restano semplicemente alternativi rispetto a qualsivoglia cultura di governo. E non è un caso, del resto, che siano proprio i partiti populisti, massimalisti ed estremisti a frenare, oggi, la cultura di governo nei due schieramenti maggioritari. Entrambi, purtroppo, dominati e condizionati da spinte populiste ed estremiste evidenti e persino oggettive, nonché plateali. Basti tornare al comportamento e al progetto di partiti come i 5 Stelle di Conte o Avs del trio Fratoianni/Bonelli/Salis o alla Lega di Salvini.

La lezione della Democrazia Cristiana

Ma, al di là di questa fotografia, è indubbio che ancora oggi, quando parliamo di cultura di governo, non possiamo non guardare alla concreta esperienza del partito che ha saputo nel passato declinarla con forza, convinzione e coerenza. Elemento, questo, che resta indispensabile anche per garantire e consolidare la qualità della nostra democrazia. E cioè la lunga stagione politica della Democrazia Cristiana.

E questo, come ovvio, non per rinverdire o riproporre quella esperienza nell’attuale cittadella politica italiana ma, molto più semplicemente, perché nel “metodo” democristiano si riconoscono quei tasselli che restano cruciali per declinare, anche nella stagione contemporanea, una vera e credibile cultura di governo.

Progetto, mediazione e riformismo

E cioè, avere un progetto politico chiaro e non esposto al vento dell’estemporaneità e dell’improvvisazione; coltivare la cultura della mediazione e della composizione degli interessi contrapposti nella concreta azione di governo; praticare un approccio riformista nel declinare la ricetta di governo senza mai scivolare in tentazioni populiste, estremiste, demagogiche e qualunquiste; avere una classe dirigente, politica e di governo, che sappia costantemente anteporre l’interesse nazionale a meri interessi particolari e di partito e, infine, ma non per ordine di importanza, individuare nella coalizione e nell’alleanza non una camicia di forza o un mero pallottoliere per declinare una credibile e realistica cultura di governo.

Un metodo che non appartiene soltanto al passato

Ecco perché, a distanza di oltre 30 anni dal suo tramonto politico ed organizzativo, il “metodo” e il “merito” democristiano continuano ad essere un faro che illumina chi vuol perseguire una concreta, realistica e percorribile cultura di governo.

Un “metodo” ed un “merito” che non tramontano solo perché quella esperienza politica, culturale ed organizzativa è stata consegnata definitivamente agli archivi storici. Ma per la semplice ragione che, in un contesto politico purtroppo dominato da un preoccupante deficit di cultura di governo, dalla crisi dell’autorevolezza della classe dirigente e da un pressappochismo inquietante sul versante delle ricette programmatiche, riscoprire i tasselli principali di quella antica esperienza politica può e dev’essere ancora oggi uno stimolo importante e anche decisivo per non far fallire l’azienda Italia.

Democrazia sotto pressione, al centro serve una nuova iniziativa popolare

Le mosse della maggioranza

Dopo la legge super truffa (premio alla lista che raggiunga almeno il 41% dei voti) e la regalia ai cittadini del “bollo elettorale”, il governo del trio sta pensando di garantire il vitalizio a tutti i parlamentari, onde evitare sorprese al voto della Camera dei deputati sulla legge per il prossimo voto nazionale.

Se a sinistra si continua la querelle sfibrante tra programma e leadership, a destra si tentano tutte le strade per garantirsi la continuazione dell’esercizio del potere. E, stavolta, con la garanzia della maggioranza in Parlamento sono in gioco: l’elezione del Presidente della Repubblica e di tutte le più importanti istituzioni di vigilanza e controllo, oltre a quelle di diretta emanazione del potere di governo.

Unica variabile incontrollata e incontrollabile: il partito dell’ex generale Vannacci il quale, dopo aver giurato sulla Costituzione, oggi professa dichiaratamente la sua adesione a simboli, ideali e principi di netta ispirazione fascista.

 

Il nodo degli equilibri istituzionali

Dobbiamo renderci conto che siamo alla vigilia di un tentativo di presa del potere con metodo formalmente democratico, da parte di un trio che, dalla politica estera ad alcune delle scelte di politica economico-finanziarie, è diviso al suo interno, con il partito dominante della Meloni nel quale non mancano esponenti tuttora legati all’ispirazione originaria missina neofascista.

È in questo desolante quadro politico che diventa essenziale il contributo della cultura politica dei cattolici democratici, liberali e cristiano-sociali, che essendo alla base delle molte e sparpagliate casematte deve assolutamente ricomporsi per contribuire alla nascita di quel centro ampio e plurale, distinto e distante tanto dalla destra che dalla sinistra, nucleo fondante dell’incontro delle grandi culture politiche della storia repubblicana: popolare, liberale, riformista socialista.

 

Proporzionale e sfiducia costruttiva

Certo, sarebbe quanto mai necessaria una legge elettorale di tipo proporzionale, meglio se alla tedesca, ossia coniugata con l’istituto della sfiducia costruttiva, ma, in ogni caso, il progetto della ricomposizione della nostra area politico-culturale deve realizzarsi e, ancora una volta, sarà essenziale per le sorti del nostro Paese.

Un progetto che, come scrivo da tempo, sarebbe favorito se partisse dalla base, con l’avvio nei comuni, province e regioni di comitati di partecipazione democratica nei quali l’incontro delle culture democratiche, popolari, repubblicane, liberali e socialiste farebbe emergere i bisogni e le attese della gente e favorirebbe la selezione di una nuova classe dirigente di cui l’Italia ha un’assoluta necessità.

 

Il “campo degasperiano” può partire dal basso

L’avvio del progetto di “campo degasperiano”, già annunciato dagli amici di Tempi Nuovi, cui hanno già dato l’adesione diversi movimenti, associazioni e gruppi, spero che possa formalmente e pubblicamente avvenire entro questo mese, per prepararci, con l’essenziale contributo della base, a costruire la prossima lista di centro alle elezioni politiche nazionali.

Il contributo di quanti intendono superare il forzato bipartitismo ed evitare che l’attuale governo del trio possa scivolare verso forme autocratiche incompatibili col nostro assetto costituzionale, sarà indispensabile.

Contro l’uomo potenziato e l’uomo ibridato: perché abbiamo ancora bisogno dell’umanesimo

L’umanesimo sotto scacco

È facile constatazione che l’umanesimo oggi risulta sotto scacco, tanto da essere considerato una categoria datata, essendo stata legata a concezioni come l’etnocentrismo, l’antropocentrismo, l’androcentrismo, denunciati da movimenti tra cui il femminismo, l’animalismo, l’ecologismo che hanno avuto il merito di denunciare impostazioni – queste sì datate – come il razzismo, lo specismo, il maschilismo.

Così l’umanesimo si è purificato da queste scorie, ma oggi si trova di fronte a due nuovi orientamenti che lo contestano. Di essi si è occupato anche Leone XIV nell’enciclica Magnifica humanitas, dove scrive: «il transumanesimo immagina un potenziamento dell’essere umano attraverso le tecnologie (biomedicina, ingegneria del corpo, dispositivi, algoritmi), con l’aspirazione a incrementare prestazioni e capacità», e «il postumanesimo, soprattutto nelle sue versioni più radicali, si spinge oltre: critica l’antropocentrismo e prospetta una forma di ibridazione tra essere umano, macchina e ambiente, fino a immaginare un passaggio di soglia in cui l’umanità supererà sé stessa entrando in un nuovo stadio evolutivo».

In breve, il transumanesimo e il postumanesimo condividono «la centralità della tecnica e il sogno di oltrepassare i limiti della condizione umana» (n. 116); così entrambi sono accomunati dal fatto che «interpretano il progresso come superamento dell’umano» e additano una visione futuristica di «uomo potenziato» oppure di «uomo ibridato» con la macchina (n. 115).

 

Dall’anthropos al theos, dall’antropos al cyber

Si potrebbe anche dire che nel transumanesimo l’anthropos diventa theos: la degnificazione dell’uomo operata dall’umanesimo diventa nel transumanesimo la deificazione dell’uomo: una divinizzazione diversa da precedenti impostazioni simili di carattere filosofico, in quanto questa volta è affidata all’attuazione delle possibilità tecnoscientifiche, che sono assolutizzate, per cui la tecnologia diventa tecnocrazia.

Dal canto suo il postumanesimo si configura come il rifiuto dell’umanesimo tradizionale, identificato con l’antropocentrismo, e porta a dissolvere l’umano nel mondo naturale o artificiale, per cui l’anthropos cede il posto al cyber.

Detto ciò, è da aggiungere che un aspetto, il cosiddetto antropocentrismo, è stato messo in discussione sia dal pensiero laico (femminismo, multiculturalismo, ecologismo, animalismo), che lo considerava causa delle derive umanistiche della modernità (specismo, maschilismo, razzismo), sia dal pensiero cattolico, che lo legava alle derive moderniste dell’umanesimo (ateismo e nichilismo).

 

Da Maritain a Francesco: verso un “umanesimo situato”

In particolare, l’accusa di antropocentrismo era stata rivolta da Jacques Maritain all’umanesimo moderno, colpevole (scriveva in Umanesimo integrale) «d’essere stato antropocentrico e di non essere stato umanesimo»; successivamente Paolo VI, nella Populorum progressio (n. 42), citando Maritain e De Lubac, ribadiva la critica e contrapponeva «l’umanesimo plenario».

Quasi 50 anni dopo, papa Francesco ha parlato di una nuova forma di antropocentrismo; nuova in quanto – come ha mostrato nella Laudato si’ – non è né un «antropocentrismo dispotico» che «non s’interessa delle altre creature» (n. 68) né un «antropocentrismo deviato» che non rispetta «la bontà propria di ogni creatura» (n. 69 e n. 119), ma – come ha mostrato nella Laudate Deum – è un «antropocentrismo situato» (n. 67) e l’espressione è ripresa da papa Leone in Magnifica humanitas (n. 237).

Tuttavia (per evitare equivoci) ritengo sia preferibile parlare di “umanesimo situato” o “personalismo situato”, per dire un umanesimo caratterizzato come creaturale e contestualizzato secondo una duplice ottica: per un verso, l’uomo fa parte della natura, ma in essa non si esaurisce, in quanto la trascende per la specificità propria della persona umana, cui va riconosciuto un carattere speciale (senza con ciò cadere nello specismo); per altro verso, l’uomo è in rapporto con il mondo artificiale, e se ne differenzia per la specificità dell’intelligenza della persona rispetto alla intelligenza della macchina, sottolineando il carattere macchinico della intelligenza artificiale.

 

L’umanesimo del limite e della fragilità

Quindi un umanesimo del limite e della fragilità che, cioè, tiene presente la dimensione “creaturale” inerente all’uomo, per cui non se ne può fare un assoluto né sottometterlo ad assoluti terrestri.

È invece quello che accade con il transumanesimo e il postumanesimo che possono essere considerati due forme di antiumanesimo (implicito nel transumanesimo ed esplicito nel postumanesimo) e, in entrambi i casi, colpisce l’idea di persona, a causa della hybris tecnologica o informatica nel transumanesimo, e della ibridazione ambientale o artificiale nel postumanesimo.

Così “superuomo” e “cyborg” – «uomo potenziato» e «uomo ibridato» li chiama papa Leone – tendono a sostituire l’idea di persona, per la quale invece l’umanità è “magnifica”, e dobbiamo impegnarci nella sua “custodia”.

 

L’etica non basta: la politica deve custodire l’umano

A tal fine c’è bisogno in campo ecologico e in quello cibernetico dell’etica, epperò – avverte papa Prevost, ed è il punto su cui è importante richiamare l’attenzione – «non basta invocare genericamente l’etica: servono quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti, una politica che non abdichi al proprio compito. Altrimenti, il cambiamento sarà governato solo da logiche tecnocratiche e presentato come necessario e inevitabile» (n. 106), mentre tale non è, se l’uomo non rinuncia ad esercitare la sua umanità, se l’uomo anche nella politica mette al centro la persona.

Per questo Leone XIV (all’udienza generale di mercoledì 16 settembre), sulla scia della Gaudium et spes, ha invitato «tutti noi a compiere un discernimento personale e comunitario, per valutare con responsabilità i progetti sociali e politici di oggi, in base ai criteri della dignità della persona umana, della giustizia sociale e della libera partecipazione alla costruzione del bene comune».

E allora: umanesimo, perché? «Perché il futuro dell’umanità dipende dall’impegno di ciascuno per collaborare con Dio e con i fratelli a costruire un mondo più umano».

Canada, Commonwealth e la geostoria di un Occidente che cambia confini

La visionaria idea di Marco Pannella di dar vita agli Stati Uniti d’Europa e d’America appariva ai più come un’utopica follia e un insulto alla geografia e alla storia.

 

L’eterogenesi dei fini

La linea neocoloniale del presidente Usa Donald Trump, tuttavia, sta, quasi paradossalmente, rendendo più concreta una prospettiva simile. Il Tg1, non a caso, evocava al riguardo il concetto di Giambattista Vico di eterogenesi dei fini, un rompicapo, talora, per gli studenti: semplicemente, comportamenti messi in atto per perseguire uno scopo non di rado aprono uno scenario assai diverso, magari opposto. Una sorta di boomerang, potremmo dire.

 

Il Canada guarda all’Europa

Ecco, la proposta della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di giungere ad avere come membro associato dell’Ue il Canada e, più in generale, la sintonia del Premier di Ottawa, il liberal moderato Mark Carney, con i leader del Vecchio continente possono contribuire a delineare un nuovo volto dell’Occidente, all’insegna di una sorta di pragmatica apertura.

E subito tale ipotesi parrebbe aver trovato una conferma: la presidente del Parlamento di Strasburgo, Roberta Metsola, maltese e popolare, ha ipotizzato l’associazione all’Unione anche di altri Paesi del Commonwealth, quali l’Australia e la Nuova Zelanda, e, più in generale, una collaborazione intensa con realtà extraeuropee.

 

Quando la geostoria supera la geografia

Al di là della congiuntura – le posizioni quanto meno discutibili dell’inquilino della Casa Bianca –, sullo sfondo di tali sommovimenti vi è senza dubbio la geostoria: gli spazi e le distanze, specie nell’epoca del villaggio-mondo, sono caratterizzati sì da confini naturali, oceani, calotte polari, ma forse ancor di più da legami umani.

Per dirne una, sia il Canada sia l’Australia sono state fra le principali mete dell’emigrazione degli italiani. E, naturalmente, qui torna il tema a me caro del Regno Unito come ponte geostorico tra mondi diversi.

 

Il crocevia culturale di Charles Taylor

Del resto, lo studio intenso dell’opera del filosofo del Québec Charles Taylor mi ha permesso di accedere a una sorta di crocevia culturale, caratterizzato da una pluralità di idee, fedi, sensibilità e dal loro incontro, tra Nord-America, Europa anglosassone, Europa continentale e mediterranea.

Insomma, la storia non è finita!

Germania, Afd primo nel Meclemburgo. A Berlino vince Die Linke

Roma, 20 set. (askanews) – Si tratta di una nuova vittoria elettorale per il partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland (AfD), a due settimane dal terremoto politico provocato dal suo risultato storico alle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt. Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove oggi gli elettori erano chiamati a eleggere il nuovo parlamento, l’AfD ha ottenuto tra il 37% e il 38% dei voti (contro il 16,7% del 2021) divenendo il primo partito, secondo le proiezioni diffuse dopo le 18 dalle emittenti tedesche.

In questo Land del nord-est del Paese, affacciato sul Mar Baltico (1,6 milioni di abitanti), l’estrema destra supera così il Partito socialdemocratico (SPD, intorno al 36% dei voti), che pure governa la regione dal 1998. Resta da vedere se l’Unione cristiano-democratica (CDU), ormai nettamente distanziata, riuscirà a raggiungere la soglia del 5% necessaria per ottenere una rappresentanza nel parlamento regionale. Secondo le ultime proiezioni è al momento attestata fra il 5,1% e il 5,5%, uno score che le dovrebbe garantire la permanenza nel parlamento regionale.

Un crollo della CDU al di sotto di tale soglia rappresenterebbe un precedente storico e un’ulteriore bocciatura per Friedrich Merz. Il cancelliere ha già riconosciuto un “disastro elettorale”, ma ha promesso di proseguire con le riforme. “Queste riforme devono essere attuate… Mi assumo questa responsabilità perché voglio far progredire il nostro Paese”, ha dichiarato dopo l’annuncio dei primi risultati, escludendo di fatto le dimissioni dopo giorni di speculazioni sul suo futuro politico.

Nella città-stato di Berlino (3,9 milioni di abitanti), l’estrema destra si attesta fra 13,7% e 15% (contro il 9% del 2023), secondo i sondaggi delle emittenti ARD e ZDF, che danno per vincitore il partito della sinistra radicale Die Linke: quest’ultimo raccoglie tra il 24,5% e il 25% dei voti, contro il 20% della CDU, che guidava l’amministrazione cittadina in una coalizione. I Verdi a ridosso con il 15% e l’Spd crolla al 12%.

Il cancelliere Fredrich Merz ha riconosciuto la sconfitta definendo i risultati a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania “estremamente dolorosi” per il suo partito. Nonostante il crollo della Cdu soprattuto nel Meclemburgo il cancelliere ha ribadito l’intenzione di rimanere alla guida del governo federale per portare avanti le riforme promesse.

Mattarella: la Repubblica garantisce libertà, democrazia, diritti e pace

Roma, 20 set. (askanews) – Libertà, democrazia, crescita dei diritti, pace, progresso sono i valori garantiti dalla Repubblica. Lo ha ricordato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo a Pordenone all’iniziativa “Pordenonelegge”.

“La 27esima edizione di Pordenonelegge – ha detto Mattarella – si svolge nel pieno delle celebrazioni per l’80esimo della Repubblica, scelta dal popolo italiano per un ordinamento che garantisse libertà e democrazia, crescita dei diritti, pace, progresso. Abbiamo il diritto di essere orgogliosi della strada percorsa”.

“E’ stata la scheda elettorale – ha aggiunto il capo dello Stato – l’arma disarmata del confronto legittimo, dopo la dittatura e la sua guerra, a far progredire il Paese”. “Sono il dialogo fra le culture, il confronto delle idee, i motori della storia”.

Sanremo Padel Experience, Giovannini vince le Finals con Ortega

Roma, 20 set. (askanews) – Pietro Giovannini vince davanti al pubblico di casa le Finals della Sanremo Padel Experience e firma il risultato più importante del weekend dedicato alla NextGen del padel. Il 18enne imperiese, bronzo con la Nazionale italiana agli Europei juniores dello scorso luglio e campione italiano di categoria appena due settimane fa, ha conquistato – si legge in una nota – il titolo Under 18 in coppia con lo spagnolo Leon Ortega, superando 6-1 6-2 in finale Stefano Indomenico e Gabriele Laurino.

Per Giovannini, alla prima competizione insieme a Ortega, è il terzo risultato di rilievo arrivato in poco più di due mesi. “Sono felicissimo di aver vinto un torneo così importante proprio qui a casa mia, davanti ai miei genitori, la mia famiglia e i miei amici”, ha detto il giovane azzurro, che ha poi dedicato la vittoria a Tiberio Camurri, maestro di tennis e padel scomparso poche settimane fa.

Il successo dell’imperiese si inserisce nel quadro di crescita del FIP Promises, il circuito mondiale della Federazione Internazionale Padel dedicato alle categorie Under 12, Under 14, Under 16 e Under 18. Nel 2026 sono previsti 170 tornei maschili e femminili, quasi il doppio rispetto ai 90 disputati nel 2025, mentre nei primi sei mesi dell’anno sono stati 4.700 i giocatori e le giocatrici unici coinvolti, per più di 11.500 iscrizioni complessive. “Il successo della Sanremo Padel Experience, che ha portato nelle cinque tappe in tutta Italia oltre mille giovani giocatori e giocatrici di 14 Paesi all’interno del circuito mondiale FIP Promises, conferma ancora una volta come il tour dedicato alla NextGen rappresenti uno dei progetti cruciali per il futuro del padel a livello mondiale”, ha detto Luigi Carraro, presidente della Federazione Internazionale Padel, “Investire sui giovani significa investire sul futuro, non soltanto formando i campioni di domani, ma costruendo una nuova generazione che possa crescere insieme ai valori del padel”.

A fare da sfondo alle Finals sono arrivati anche i dati sulla crescita del padel in Liguria. Secondo il focus elaborato dal Centro Studi della Federazione Internazionale Padel, tra settembre 2021 e settembre 2026 i campi nella regione sono passati da 80 a 213, con un incremento del 166 per cento, mentre i club sono saliti da 40 a 102 (+155 per cento).

Così Conte vuole lanciarsi verso Palazzo Chigi

Milano, 20 set. (askanews) – È il giorno dell’incoronazione: Giuseppe Conte arriva sul palco di Nova 2026, al World Join Center di Milano, accolto da una vera e propria ovazione della platea, che suggella la sua speranza di tornare a palazzo Chigi; e quella dei suoi elettori, ridotti forse a un terzo rispetto a quelli dell’era di Beppe Grillo e Luigi Di Maio ma sopravvissuti alle traversie di tre governi in tre coalizioni diverse e in particolare all’assai poco amato (da queste parti) esecutivo di Mario Draghi.

Conte non delude i suoi: come aveva già anticipato sabato, rilancia la linea della fermezza sui temi del riarmo europeo e Nato, del no alle forniture militari all’Ucraina, della condanna di Israele per il genocidio a Gaza e le violenze in Cisgiordania, tutti approvati dagli iscritti con percentuali oltre il 90 per cento nella consultazione sulla bozza di programma. Sui contenuti “non indietreggeremo di un millimetro, sia chiaro!”, avverte. Gli oltre mille presenti applaudono ma i destinatari del messaggio sono altrove, nelle segreterie e nei gruppi parlamentari dei partiti del centrosinistra: “Che nessuno ci chieda di andare al governo per proseguire la politica internazionale del governo Meloni: non a noi”, ribadisce l’ex premier. Che si intesta anche la battaglia sulle grandi questioni della modernità, a partire dallo strapotere dei padroni delle tecnologie digitali, web e intelligenza artificiale. È anche per questo, sostiene, che si deve andare a votare: “Non è in gioco il contrasto alle multinazionali, agli oligopoli, qui si tratta di salvare l’umano, e lo stanno dicendo gli esperti, lo stanno dicendo addirittura i proprietari di queste tecnologie digitali”.

Il leader stellato mette nel mirino le politiche del governo Meloni, criticato perché “ha fallito sulla sicurezza” e sull’immigrazione, “la destra – accusa – non porta soluzioni, dopo il blocco navale ci parla di remigrazione…” Ha “disonorato l’Italia” nel caso Almasri e “l’ha resa complice di genocidio a Gaza”. Ma sull’attualità più calda, la sospensione parziale del bollo auto e moto per il 2027, sceglie il registro sarcastico: Giorgia Meloni, ricorda, definì “Cetto Laqualunque” l’eurodeputato contiano Pasquale Tridico per una proposta simile avanzata per la Calabria: allora “al governo chi abbiamo? Cettina Laqualunque?” Della quale, comunque, promette di abrogare le leggi bavaglio e gli interventi sulla giustizia e la Corte dei Conti.

Ai partner del “campo largo” ripropone il nome della coalizione: “Le proposte di Nova puntano tutte alla giustizia sociale e ad attuare la Costituzione, l’alleanza dei progressisti si chiami Alleanza per la Costituzione”. Conte, che in questi giorni ha più volte sottolineato come il percorso di Nova 2026 abbia coinvolto, fra i 17mila partecipanti, “quasi la metà” di non iscritti al M5S, non sembra cercare l’applauso dei suoi ma il recupero di chi sta fuori (lo ha fatto anche sabato con l’appello al grande ex Alessandro Di Battista a tornare a condividere battaglie comuni). “Dobbiamo dire la nostra e dire non ci stiamo, dobbiamo diffidare di chi vi vorrebbe a casa, di chi vi vorrebbe diffidenti e indifferenti nei confronti della politica. Chi ha sempre comandato nell’opacità vi vuole a casa, chiusi nell’astensione”.

Nel lancio di fatto della sua candidatura alla leadership del centrosinistra Conte non manca di sottolineare lo stile dell’evento Nova 2026: “Qui non ci sono ambizioni personali e nemmeno di partito, guardatevi intorno, non c’è scritto M5S, chi lo farebbe?”, rivendicando un dettaglio che qualcuno ha interpretato come il timore nei confronti della causa sul simbolo promossa dal fondatore Beppe Grillo, ma che assume anche il significato di un evento che ambisce ad andare oltre i confini del Movimento. Il clima in platea, anche fra i dirigenti e i parlamentari è di grande fiducia: in tanti garantiscono che il percorso primarie – elezioni – Presidenza del Consiglio non è un sogno ma una possibilità concreta. Ma accanto all’ottimismo sulla partita elettorale, ci sono le legittime preoccupazioni di chi già guarda all’aspetto più delicato delle liste da comporre in vista delle politiche: parlamentari, ex parlamentari, dirigenti regionali, amministratori locali. “Sarà un bagno di sangue”, confida a taccuini chiusi uno di loro.

M5S, Conte si lancia verso palazzo Chigi: non faremo politiche Meloni

Roma, 20 set. (askanews) – È il giorno dell’incoronazione: Giuseppe Conte arriva sul palco di Nova 2026, al World Join Center di Milano, accolto da una vera e propria ovazione della platea, che suggella la sua speranza di tornare a palazzo Chigi; e quella dei suoi elettori, ridotti forse a un terzo rispetto a quelli dell’era di Beppe Grillo e Luigi Di Maio ma sopravvissuti alle traversie di tre governi in tre coalizioni diverse e in particolare all’assai poco amato (da queste parti) esecutivo di Mario Draghi.

Conte non delude i suoi: come aveva già anticipato sabato, rilancia la linea della fermezza sui temi del riarmo europeo e Nato, del no alle forniture militari all’Ucraina, della condanna di Israele per il genocidio a Gaza e le violenze in Cisgiordania, tutti approvati dagli iscritti con percentuali oltre il 90 per cento nella consultazione sulla bozza di programma. Sui contenuti “non indietreggeremo di un millimetro, sia chiaro!”, avverte. Gli oltre mille presenti applaudono ma i destinatari del messaggio sono altrove, nelle segreterie e nei gruppi parlamentari dei partiti del centrosinistra: “Che nessuno ci chieda di andare al governo per proseguire la politica internazionale del governo Meloni: non a noi”, ribadisce l’ex premier. Che si intesta anche la battaglia sulle grandi questioni della modernità, a partire dallo strapotere dei padroni delle tecnologie digitali, web e intelligenza artificiale. È anche per questo, sostiene, che si deve andare a votare: “Non è in gioco il contrasto alle multinazionali, agli oligopoli, qui si tratta di salvare l’umano, e lo stanno dicendo gli esperti, lo stanno dicendo addirittura i proprietari di queste tecnologie digitali”.

Il leader stellato mette nel mirino le politiche del governo Meloni, criticato perché “ha fallito sulla sicurezza” e sull’immigrazione, “la destra – accusa – non porta soluzioni, dopo il blocco navale ci parla di remigrazione…” Ha “disonorato l’Italia” nel caso Almasri e “l’ha resa complice di genocidio a Gaza”. Ma sull’attualità più calda, la sospensione parziale del bollo auto e moto per il 2027, sceglie il registro sarcastico: Giorgia Meloni, ricorda, definì “Cetto Laqualunque” l’eurodeputato contiano Pasquale Tridico per una proposta simile avanzata per la Calabria: allora “al governo chi abbiamo? Cettina Laqualunque?” Della quale, comunque, promette di abrogare le leggi bavaglio e gli interventi sulla giustizia e la Corte dei Conti.

Ai partner del “campo largo” ripropone il nome della coalizione: “Le proposte di Nova puntano tutte alla giustizia sociale e ad attuare la Costituzione, l’alleanza dei progressisti si chiami Alleanza per la Costituzione”. Conte, che in questi giorni ha più volte sottolineato come il percorso di Nova 2026 abbia coinvolto, fra i 17mila partecipanti, “quasi la metà” di non iscritti al M5S, non sembra cercare l’applauso dei suoi ma il recupero di chi sta fuori (lo ha fatto anche sabato con l’appello al grande ex Alessandro Di Battista a tornare a condividere battaglie comuni). “Dobbiamo dire la nostra e dire non ci stiamo, dobbiamo diffidare di chi vi vorrebbe a casa, di chi vi vorrebbe diffidenti e indifferenti nei confronti della politica. Chi ha sempre comandato nell’opacità vi vuole a casa, chiusi nell’astensione”.

Nel lancio di fatto della sua candidatura alla leadership del centrosinistra Conte non manca di sottolineare lo stile dell’evento Nova 2026: “Qui non ci sono ambizioni personali e nemmeno di partito, guardatevi intorno, non c’è scritto M5S, chi lo farebbe?”, rivendicando un dettaglio che qualcuno ha interpretato come il timore nei confronti della causa sul simbolo promossa dal fondatore Beppe Grillo, ma che assume anche il significato di un evento che ambisce ad andare oltre i confini del Movimento. Il clima in platea, anche fra i dirigenti e i parlamentari è di grande fiducia: in tanti garantiscono che il percorso primarie – elezioni – Presidenza del Consiglio non è un sogno ma una possibilità concreta. Ma accanto all’ottimismo sulla partita elettorale, ci sono le legittime preoccupazioni di chi già guarda all’aspetto più delicato delle liste da comporre in vista delle politiche: parlamentari, ex parlamentari, dirigenti regionali, amministratori locali. “Sarà un bagno di sangue”, confida a taccuini chiusi uno di loro.

Calcio, Parma-Genoa 2-1: Almqvist regala il primo successo

Roma, 20 set. (askanews) – Il Parma trova il primo successo del campionato e supera 2-1 il Genoa al termine di una partita combattuta. La squadra di Daniele De Rossi, dopo aver trovato il pareggio nella ripresa, viene punita dal gol di Almqvist e incassa una sconfitta che lascia il Genoa ancora senza la vittoria.

Il primo tempo è equilibrato, con il Genoa più incisivo nelle fasi iniziali e capace di creare diverse situazioni pericolose. Il Parma, però, alla prima vera conclusione nello specchio passa in vantaggio al 39′: Romero riceve al limite dell’area e con un destro preciso firma l’1-0. Poco dopo Touré ha l’occasione per il raddoppio, ma da pochi passi non trova la porta di testa.

Il Genoa prova a reagire nella ripresa e De Rossi inserisce Colombo, che dà maggiore vivacità all’attacco. Al 69′ arriva il pareggio: proprio Colombo parte in ripartenza e serve Osmajic, che sorprende Corvi e firma l’1-1.

Il Parma non si disunisce e al 80′ trova il gol della vittoria. Almqvist accelera sulla sinistra, si porta alla conclusione e con un sinistro preciso trafigge Bijlow per il 2-1. Nel finale il Genoa prova a cercare il nuovo pareggio, ma la squadra di casa difende il vantaggio fino al termine. Dopo sei minuti di recupero arriva il triplice fischio: il Parma festeggia la prima vittoria, mentre il Genoa incassa un’altra battuta d’arresto.

Calcio, Frosinone-Como 2-0: Calò e Kvernadze affondano Fabregas

Roma, 20 set. (askanews) – Colpo del Frosinone che allo Stirpe supera 2-0 il Como e infligge alla squadra di Cesc Fabregas la prima sconfitta stagionale. Una vittoria costruita con ritmo, aggressività e qualità dalla formazione di Massimiliano Alvini, capace di sfruttare le occasioni create e di resistere alla reazione degli ospiti. Con questo successo il Frosinone sale a quota 10 punti e aggancia proprio il Como in classifica.

La gara si accende subito. Il Frosinone parte forte con Ghedjemis e Kvernadze, ma al 8′ è il Como ad andare vicinissimo al vantaggio: Palmisani respinge un colpo di testa ravvicinato di Douvikas, Monterisi salva sulla linea su una conclusione di Baturina e poi ancora il portiere del Frosinone devia sul palo prima che Chalobah calci alto.

Dopo lo scampato pericolo, i padroni di casa prendono campo e al 14′ passano in vantaggio. Schmid serve Calò nel cuore dell’area e il centrocampista batte Butez per l’1-0. Il Como prova a reagire, ma costruisce soprattutto attraverso iniziative individuali e senza trovare continuità negli ultimi metri. Diao spreca una buona opportunità al 20′, mentre Palmisani si conferma protagonista al 44′, quando nega il gol a Nico Paz con una parata in tuffo.

Il Frosinone chiude il primo tempo avanti e nella ripresa continua a giocare con personalità. Fabregas prova a cambiare la partita inserendo contemporaneamente Kean, Ricci e Jesus Rodriguez, ma il Como fatica a trasformare il possesso in occasioni concrete. Al 49′ Palmisani risponde ancora a Nico Paz, poi al 51′ si oppone a Kean lanciato in contropiede.

Il raddoppio arriva al 48′. Kvernadze parte in contropiede, riceve da Schmid e con il destro firma il 2-0. Per il georgiano è il terzo gol in cinque partite. Il Como cerca di riaprire la gara e al 60′ Kean impegna nuovamente Palmisani, che devia in angolo. Al 70′ il portiere del Frosinone compie un’altra parata importante, alzando sopra la traversa un potente destro di Jesus Rodriguez.

Nel finale il Como prova l’assalto, ma il Frosinone resta ordinato e pericoloso in ripartenza. All’87’ Raimondo trova anche il gol, ma Chiffi annulla per un fallo dell’attaccante. Nei cinque minuti di recupero il Como non riesce più a riaprire la partita: al triplice fischio è festa per il Frosinone, mentre per il Como arriva il primo stop del campionato.

Cosa pensano i presidi del tetto agli stranieri in classe annunciato da Meloni

Roma, 20 set. (askanews) – “Sul piano didattico, l’obiettivo è fondato e condivisibile, ma tradurlo in pratica è molto complesso”. Lo afferma Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi (ANP), intervenendo sul tema del tetto alla presenza di alunni stranieri nelle classi.

“Le scuole devono innanzitutto accogliere gli alunni del territorio, soprattutto nell’infanzia e nella primaria. Se in un determinato quartiere la presenza di famiglie straniere è maggioritaria, come si può rispettare un limite percentuale? Non possiamo certo mandare via i ragazzi”, osserva Giannelli.(Segue) È proprio questa difficoltà concreta, sottolinea il presidente dell’ANP, ad aver reso di fatto inapplicabile il tetto del 30% previsto dalla precedente circolare. “Il principio di favorire classi equilibrate può essere condivisibile dal punto di vista educativo, ma servono strumenti concretamente attuabili e compatibili con il diritto degli alunni a frequentare la scuola del proprio territorio”.

Pontida, Fenix e Orvieto: la domenica della "competition" a destra

Roma, 20 set. (askanews) – Pontida, Roma, Orvieto. E’ su questo ‘triangolo’ che in questa domenica di settembre si è giocata la competition a destra in vista delle prossime elezioni politiche. Una competizione basata in gran parte sui temi dell’identità, della sicurezza, dell’immigrazione.

Da Pontida (dove spariglia le carte nei contrasti interni alla Lega convocando il congresso straordinario) Matteo Salvini pianta le “bandierine” del Carroccio nei confronti degli alleati. Dunque, dice, “chiedo un mandato del popolo di Pontida per la prossima legge di bilancio per portare sul tavolo degli alleati degli impegni certi: il superamento definitivo dell’infame legge Fornero con quota 64 e la possibilità di scegliere di andare in pensione; meno tasse sugli stipendi dei giovani; e l’aumento della flat tax per i lavoratori autonomi. E coprire questi interventi chiedendo un contributo da miliardi alle banche italiane che si arricchiscono con i nostri soldi e i nostri sacrifici”, cosa che assolutamente non vuole Forza Italia. E poi “10mila militari addestrati e armati nelle strade delle nostre città. Non tra qualche anno o tra qualche mese, ma tra qualche giorno”, richiesta bloccata in settimana alla Camera (se ne parlerà mercoledì prossimo) anche su iniziativa di Fdi e Fi. Alleati che sfida sul tema della “islamizzazione”: “La battaglia finale non è l’invasione dei carri sovietici, ma è il fanatismo e l’estremismo islamico che vuole cancellare diritti e libertà. Chiamiamo alla sfida in positivo i nostri alleati di governo: dire subito no a nuove moschee, pretendere che preghino in italiano, trasparenza nei finanziamenti, dire di no al burqa e al velo. Ci vuole coraggio amici del centrodestra, perché la sinistra è complice di questi fanatici e va cercando nuovi elettori e nuovi schiavi”.

Anche Giorgia Meloni, da Fenix, la festa di Gioventù nazionale al laghetto dell’Eur, si è soffermata molto sui temi dell’identità (“avete scelto di appartenere invece che apparire”, ha detto ai ragazzi) e dell’immigrazione. A questo proposito, la premier ha annunciato che “sta per arrivare in Consiglio dei Ministri anche un provvedimento che introduce per legge il numero massimo degli studenti stranieri per classe”, ma anche “l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano” e “il divieto di burqa e niqab a scuola”, perchè “in Italia nessuno in nome di una vera o presunta tradizione può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità tra uomo e donna non è negoziabile”.

Spazio, nell’intervento della presidente del Consiglio, anche agli attacchi nei confronti delle opposizioni. Alla segretaria del Pd Schlein che la accusa di aver ridotto il fondo per l’Università replica ironizzando: “Elly cara, carissima, ma è possibile che tu non riesca a trovare un solo argomento vero per contestarci? Uno vero, te prego, uno, uno. Te le passo io sotto banco, perché pure noi qualcosa sbagliamo”. E poi sull’abolizione del bollo auto (“manco quello gli è andato bene”) e sulle accuse di averlo fatto sottraendo risorse alle regioni “il che è falso. Però scusate, ma veramente avete la faccia di parlare di chi paga le campagne elettorali dopo lo schifo del Superbonus?” Anche nel raduno di FnV a Orvieto i temi identitari hanno dominato il dibattito. Gianni Alemanno assicura “fedeltà e lealtà è assoluta” all’ex generale, prevedendo che “se non facciamo gli errori del passato, se non andiamo al centro, se mettiamo insieme l’identità con i valori sociali sono convinto che entro dieci anni Roberto Vannacci sarà il prossimo presidente del Consiglio”.

“Io non voglio amministrare il declino della nostra società, non voglio amministrare la distruzione dell’Europa. Noi vogliamo governare e vogliamo farlo bene”, dice dal palco il fondatore di FnV. Che ribadisce la convinzione che “l’Italia è uno Stato laico ma i principi su cui si basa sono stati ereditati dalla cristianità e dal cattolicesimo”. E rilancia, Vannacci, il concetto di “patriarcato mediterraneo”: “Proteggiamo la nostra famiglia anche con il patriarcato mediterraneo che non è oppressione e possesso, queste sono le deviazioni: è dovere, fedeltà, sacrificio, devozione ed è il modello di famiglia che ci ha consentito di prevalere nel pianeta negli ultimi duemila anni. Se siamo arrivati dove siamo arrivati è grazie al patriarcato mediterraneo”. Nessuna marcia indietro anche sul femminicidio, fattispecie di reato che per lui non dovrebbe esistere. “Le pene saranno severissime per chi fa male alle donne ma non possiamo pensare che queste pene siano diverse rispetto al genere della vittima o alle motivazioni”, argomenta. Prima di lanciare la sfida al centrodestra: “Noi non facciamo i conti, non abbiamo strategie, i conti li fanno altri. L’unico voto utile è quello verso Futuro nazionale che vuole il bene dell’Italia”.

Tetto agli stranieri in classe e ingerenze, Meloni infiamma la sfida a destra

Roma, 20 set. (askanews) – Cita, e irride, sia Elly Schlein che Giuseppe Conte. Ma se mai servisse una conferma della direzione che la campagna elettorale ha preso, Giorgia Meloni l’ha data nel discorso con cui ha concluso Fenix, la festa di Gioventù nazionale. Ed è una sfida che si gioca alla sua destra. Non serve che lo nomini – anzi, la regola è proprio fingere di ignorarlo – ma Roberto Vannacci è più che un semplice convitato di pietra, è un fantasma che aleggia sulla strada che la potrebbe riportare a palazzo Chigi.

Quello che la premier fa in questa assolata domenica di fine settembre all’evento allestito al laghetto dell’Eur, è un intervento diverso da altri fatti in passato, pur già in odore di campagna elettorale. E’ un po’ più breve, solo 40 minuti e, diversamente dal solito, non spazia a 360 gradi – espressione a lei cara – sui vari aspetti dell’attività di governo, ma si concentra sui temi più ‘vicini’ alla platea di ragazzi che la sta ascoltando: scuola, università, social, intelligenza artificiale, meritocrazia.

Ci sono però almeno due passaggi che dimostrano che la rotta imboccata da Meloni verso le Politiche vede nel leader di Futuro nazionale, e nella sua propaganda a colpi di remigrazione, il vero ostacolo. Il primo è un annuncio. La premier fa sapere che a breve in Consiglio dei ministri arriverà un provvedimento per limitare il numero degli stranieri in aula. “Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano i bambini italiani perché sono diventati la minoranza. Non si può fare. Chiamare tutto questo integrazione è una menzogna”, dice. Non solo, perché – spiega – a ciò si affiancherà anche “l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano” e l’introduzione del divieto di burqa a niqab a scuola. “In Italia nessuno in nome di una vera o presunta tradizione può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità tra uomo e donna non è negoziabile”, afferma la premier. E sbaglia chi pensa che quest’ultima frase fosse riferita anche all’ormai famoso ragionamento del vice premier Antonio Tajani sui criteri, e le lunghezze delle gonne, che vanno utilizzati per scegliere una fidanzata. Perchè dopo dopo, a domanda, la premier risponde che quella del leader di Forza Italia era semplicemente una espressione “uscita male” che non va ingigantita.

Ma c’è anche un secondo passaggio del discorso – ed è un avvertimento – che, senza mai esplicitarlo, sembra fare riferimento proprio a Vannacci a ai dubbi che dietro la crescita così rapida del suo movimento ci possano essere anche influenze (e non solo) russe. “Lo dico con cognizione di causa, lo dico alla vigilia di una campagna elettorale – sostiene la premier – nella quale vedremo all’opera gli strumenti di tutti coloro che in giro per il mondo non amano una democrazia solida, un’Italia forte, un leader libero”.

Meloni ovviamente non dimentica che per vincere le prossime elezioni Politiche c’è da battere anche il centrosinistra. Ma i toni che utilizza quando parla dei leader del campo avverso è per lo più sprezzante e sarcastico. Lo è quando attacca la segretaria del Pd Elly Schlein che le ha rinfacciato di aver tagliato le risorse per gli atenei. “Come facciamo ad avere tagliato sull’università se oggi il fondo di finanziamento è di 9,4 miliardi e quando siamo arrivati era 8,4?”, dice la premier scandendo i numeri in modalità irridente. Per poi aggiungere: “Elly cara, carissima, ma è possibile che tu non riesca a trovare un solo argomento vero per contestarci? Uno vero, te prego. Te li do io se vuoi, perché siamo imperfetti anche noi, ma te prego, una cosa vera, dilla. Te le passo io sotto banco”.

Stesso registro oratorio nel passaggio in cui la premier torna a rivendicare l’eliminazione del bollo, al momento per il 2027, per alcune macchine e per i motorini. “Una volta che pensavamo di poter cantare insieme ‘bollo ciao, bollo ciao’, niente, non gli è andato giù manco questo. Loro lo vogliono pagare perché lo abbiamo tolto noi. Gli faremo il conto corrente dedicato”.

Un po’ meno sbeffeggiante, ma comunque sprezzante, il punto del discorso riservato a Giuseppe Conte e alle accuse di aver finanziato la misura del superbonus, a scopi di propaganda, con soldi che in realtà sono delle Regioni. “Ma veramente avete la faccia di parlare di chi paga le campagne elettorali dopo lo schifo del Superbonus?”, “la campagna elettorale del Movimento 5 Stelle – accusa la premier – è costata a ciascun italiano nel 2022, 3.500 euro, anche a quelli che una casa non ce l’avevano, anche a quelli che erano appena nati, a tutti. Ecco quanto costano le vere campagne elettorali che faceva la sinistra”.

Pontida, Fenix, Orvieto, la domenica della "competition" a destra

Roma, 20 set. (askanews) – Pontida, Roma, Orvieto. E’ su questo ‘triangolo’ che in questa domenica di settembre si è giocata la competition a destra in vista delle prossime elezioni politiche. Una competizione basata in gran parte sui temi dell’identità, della sicurezza, dell’immigrazione.

Da Pontida (dove spariglia le carte nei contrasti interni alla Lega convocando il congresso straordinario) Matteo Salvini pianta le “bandierine” del Carroccio nei confronti degli alleati. Dunque, dice, “chiedo un mandato del popolo di Pontida per la prossima legge di bilancio per portare sul tavolo degli alleati degli impegni certi: il superamento definitivo dell’infame legge Fornero con quota 64 e la possibilità di scegliere di andare in pensione; meno tasse sugli stipendi dei giovani; e l’aumento della flat tax per i lavoratori autonomi. E coprire questi interventi chiedendo un contributo da miliardi alle banche italiane che si arricchiscono con i nostri soldi e i nostri sacrifici”, cosa che assolutamente non vuole Forza Italia. E poi “10mila militari addestrati e armati nelle strade delle nostre città. Non tra qualche anno o tra qualche mese, ma tra qualche giorno”, richiesta bloccata in settimana alla Camera (se ne parlerà mercoledì prossimo) anche su iniziativa di Fdi e Fi. Alleati che sfida sul tema della “islamizzazione”: “La battaglia finale non è l’invasione dei carri sovietici, ma è il fanatismo e l’estremismo islamico che vuole cancellare diritti e libertà. Chiamiamo alla sfida in positivo i nostri alleati di governo: dire subito no a nuove moschee, pretendere che preghino in italiano, trasparenza nei finanziamenti, dire di no al burqa e al velo. Ci vuole coraggio amici del centrodestra, perché la sinistra è complice di questi fanatici e va cercando nuovi elettori e nuovi schiavi”.

Anche Giorgia Meloni, da Fenix, la festa di Gioventù nazionale al laghetto dell’Eur, si è soffermata molto sui temi dell’identità (“avete scelto di appartenere invece che apparire”, ha detto ai ragazzi) e dell’immigrazione. A questo proposito, la premier ha annunciato che “sta per arrivare in Consiglio dei Ministri anche un provvedimento che introduce per legge il numero massimo degli studenti stranieri per classe”, ma anche “l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano” e “il divieto di burqa e niqab a scuola”, perchè “in Italia nessuno in nome di una vera o presunta tradizione può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità tra uomo e donna non è negoziabile”.

Spazio, nell’intervento della presidente del Consiglio, anche agli attacchi nei confronti delle opposizioni. Alla segretaria del Pd Schlein che la accusa di aver ridotto il fondo per l’Università replica ironizzando: “Elly cara, carissima, ma è possibile che tu non riesca a trovare un solo argomento vero per contestarci? Uno vero, te prego, uno, uno. Te le passo io sotto banco, perché pure noi qualcosa sbagliamo”. E poi sull’abolizione del bollo auto (“manco quello gli è andato bene”) e sulle accuse di averlo fatto sottraendo risorse alle regioni “il che è falso. Però scusate, ma veramente avete la faccia di parlare di chi paga le campagne elettorali dopo lo schifo del Superbonus?”

Anche nel raduno di FnV a Orvieto i temi identitari hanno dominato il dibattito. Gianni Alemanno assicura “fedeltà e lealtà è assoluta” all’ex generale, prevedendo che “se non facciamo gli errori del passato, se non andiamo al centro, se mettiamo insieme l’identità con i valori sociali sono convinto che entro dieci anni Roberto Vannacci sarà il prossimo presidente del Consiglio”.

“Io non voglio amministrare il declino della nostra società, non voglio amministrare la distruzione dell’Europa. Noi vogliamo governare e vogliamo farlo bene”, dice dal palco il fondatore di FnV. Che ribadisce la convinzione che “l’Italia è uno Stato laico ma i principi su cui si basa sono stati ereditati dalla cristianità e dal cattolicesimo”. E rilancia, Vannacci, il concetto di “patriarcato mediterraneo”: “Proteggiamo la nostra famiglia anche con il patriarcato mediterraneo che non è oppressione e possesso, queste sono le deviazioni: è dovere, fedeltà, sacrificio, devozione ed è il modello di famiglia che ci ha consentito di prevalere nel pianeta negli ultimi duemila anni. Se siamo arrivati dove siamo arrivati è grazie al patriarcato mediterraneo”. Nessuna marcia indietro anche sul femminicidio, fattispecie di reato che per lui non dovrebbe esistere. “Le pene saranno severissime per chi fa male alle donne ma non possiamo pensare che queste pene siano diverse rispetto al genere della vittima o alle motivazioni”, argomenta. Prima di lanciare la sfida al centrodestra: “Noi non facciamo i conti, non abbiamo strategie, i conti li fanno altri. L’unico voto utile è quello verso Futuro nazionale che vuole il bene dell’Italia”.

Tetto agli stranieri in classe e ingerenze, Meloni infiamma sfida a destra

Roma, 20 set. (askanews) – Cita, e irride, sia Elly Schlein che Giuseppe Conte. Ma se mai servisse una conferma della direzione che la campagna elettorale ha preso, Giorgia Meloni l’ha data nel discorso con cui ha concluso Fenix, la festa di Gioventù nazionale. Ed è una sfida che si gioca alla sua destra. Non serve che lo nomini – anzi, la regola è proprio fingere di ignorarlo – ma Roberto Vannacci è più che un semplice convitato di pietra, è un fantasma che aleggia sulla strada che la potrebbe riportare a palazzo Chigi.

Quello che la premier fa in questa assolata domenica di fine settembre all’evento allestito al laghetto dell’Eur, è un intervento diverso da altri fatti in passato, pur già in odore di campagna elettorale. E’ un po’ più breve, solo 40 minuti e, diversamente dal solito, non spazia a 360 gradi – espressione a lei cara – sui vari aspetti dell’attività di governo, ma si concentra sui temi più ‘vicini’ alla platea di ragazzi che la sta ascoltando: scuola, università, social, intelligenza artificiale, meritocrazia.

Ci sono però almeno due passaggi che dimostrano che la rotta imboccata da Meloni verso le Politiche vede nel leader di Futuro nazionale, e nella sua propaganda a colpi di remigrazione, il vero ostacolo. Il primo è un annuncio. La premier fa sapere che a breve in Consiglio dei ministri arriverà un provvedimento per limitare il numero degli stranieri in aula. “Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano i bambini italiani perché sono diventati la minoranza. Non si può fare. Chiamare tutto questo integrazione è una menzogna”, dice. Non solo, perché – spiega – a ciò si affiancherà anche “l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano” e l’introduzione del divieto di burqa a niqab a scuola. “In Italia nessuno in nome di una vera o presunta tradizione può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità tra uomo e donna non è negoziabile”, afferma la premier. E sbaglia chi pensa che quest’ultima frase fosse riferita anche all’ormai famoso ragionamento del vice premier Antonio Tajani sui criteri, e le lunghezze delle gonne, che vanno utilizzati per scegliere una fidanzata. Perchè dopo dopo, a domanda, la premier risponde che quella del leader di Forza Italia era semplicemente una espressione “uscita male” che non va ingigantita.

Ma c’è anche un secondo passaggio del discorso – ed è un avvertimento – che, senza mai esplicitarlo, sembra fare riferimento proprio a Vannacci a ai dubbi che dietro la crescita così rapida del suo movimento ci possano essere anche influenze (e non solo) russe. “Lo dico con cognizione di causa, lo dico alla vigilia di una campagna elettorale – sostiene la premier – nella quale vedremo all’opera gli strumenti di tutti coloro che in giro per il mondo non amano una democrazia solida, un’Italia forte, un leader libero”.

Meloni ovviamente non dimentica che per vincere le prossime elezioni Politiche c’è da battere anche il centrosinistra. Ma i toni che utilizza quando parla dei leader del campo avverso è per lo più sprezzante e sarcastico. Lo è quando attacca la segretaria del Pd Elly Schlein che le ha rinfacciato di aver tagliato le risorse per gli atenei. “Come facciamo ad avere tagliato sull’università se oggi il fondo di finanziamento è di 9,4 miliardi e quando siamo arrivati era 8,4?”, dice la premier scandendo i numeri in modalità irridente. Per poi aggiungere: “Elly cara, carissima, ma è possibile che tu non riesca a trovare un solo argomento vero per contestarci? Uno vero, te prego. Te li do io se vuoi, perché siamo imperfetti anche noi, ma te prego, una cosa vera, dilla. Te le passo io sotto banco”.

Stesso registro oratorio nel passaggio in cui la premier torna a rivendicare l’eliminazione del bollo, al momento per il 2027, per alcune macchine e per i motorini. “Una volta che pensavamo di poter cantare insieme ‘bollo ciao, bollo ciao’, niente, non gli è andato giù manco questo. Loro lo vogliono pagare perché lo abbiamo tolto noi. Gli faremo il conto corrente dedicato”.

Un po’ meno sbeffeggiante, ma comunque sprezzante, il punto del discorso riservato a Giuseppe Conte e alle accuse di aver finanziato la misura del superbonus, a scopi di propaganda, con soldi che in realtà sono delle Regioni. “Ma veramente avete la faccia di parlare di chi paga le campagne elettorali dopo lo schifo del Superbonus?”, “la campagna elettorale del Movimento 5 Stelle – accusa la premier – è costata a ciascun italiano nel 2022, 3.500 euro, anche a quelli che una casa non ce l’avevano, anche a quelli che erano appena nati, a tutti. Ecco quanto costano le vere campagne elettorali che faceva la sinistra”.

Lega, Salvini spariglia e convoca congresso: basta autolesionismo

Pontida (Bg), 20 set. (askanews) – Matteo Salvini ribalta il tavolo della Lega: dopo mesi di confronto interno, di riunioni, di conclavi convocati e sconvocati, di tavoli dei territori e manifesti programmatici, il segretario leghista spariglia e convoca il congresso straordinario. “Basta perdere tempo, chiedo alla mia famiglia se ho ancora la loro fiducia”, annuncia dal palco di Pontida. Spiazzando anche i suoi (“Non ne sapevamo niente”, dice più di un fedelissimo) ma soprattutto i dissidenti nordisti. “Vedremo quali saranno le modalità, poi capiremo”, dice a caldo Massimiliano Romeo, sulla possibilità che ci sia un candidato alternativo.

Sempre che si tratti di un congresso elettivo. Perchè, dicono i suoi, “non sappiamo neanche se sarà elettivo o programmatico”. E dalla Lega dicono: “Le modalità con cui si svolgerà il Congresso straordinario saranno definite dal Consiglio Federale di domani”. Quello che è sicuro, è che Salvini ha deciso che non voleva più restare sulla graticola: “Non voglio divisioni, voglio unità. Serenità, determinazione, compattezza. Domani convocherò il Consiglio federale della Lega e proporrò nel mese di ottobre di convocare un congresso straordinario della Lega per decidere insieme come marciare uniti e compatti”. Va fissata la linea, e poi “la prima voce fuori posto dovrà spiegare ai militanti perché continua a fare il gioco della sinistra”. Dunque, aggiunge, “torno ai militanti, ai delegati e al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia. Non sono disposto a perdere tempo”.

Per ora l’unica reazione dal fronte ‘nordista’ è quindi quella di Massimiliano Romeo: “Il congresso sarà l’occasione giusta per poter confrontare quelle che sono le varie sensibilità, la sede appropriata per poter portare avanti le istanze che buona parte della base ci sta chiedendo da tempo”. Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana, Maurizio Fugatti e Luca Zaia lasciano tutti Pontida senza dichiarazioni. Prima della mossa di Salvini, Fontana diceva: Speriamo di continuare a discutere”. E dal palco la richiesta di un partito “federale”, di una Lega tripartita tra Nord, Centro e Sud, è arrivata da tutti i governatori. “Proposte costruttive”, per “rilanciare il movimento”, hanno ripetuto tutti i critici della linea attuale. Ricordando la Lega delle origini, “nè di destra nè di sinistra, liberale e non liberticida”, per usare le parole di Zaia. Il più acceso è stato Fontana: “Mi hanno accusato di avere detto cose che non avrei dovuto dire, ma ho detto le cose che andavano dette per difendere il nostro territrio, la nostra Lombardia, nulla di più e nulla di meno. Quando si fanno scelte contro il federalismo non sto zitto, sono nato federalista e voglio il federalismo, continuerò ad aprire bocca, a parlare e a ribellarmi a queste scelte”, ha aggiunto.

Ma la risposta di Salvini è stata ancora più netta, appunto l’annuncio del congresso, per tagliare le gambe a ogni possibilità di accordo sulle richieste dei nordisti. “La Lega vince solo se unita, da Nord a Sud”. Una Lega “autonomista in Italia” ma “patriota e sovranista in Europa”, dice Salvini chiudendo ogni discussione con l’accusa ai critici di “fare il gioco della sinistra”. La convinzione dei salviniani è infatti che l’atteggiamento dei nordisti sia “ciò che impedisce alla Lega di risalire nei sondaggi”. Perchè “adesso abbiamo in campo proposte che possono riportare entusiasmo nei nostri: Quota 64, la legge per la revoca della cittadinanza, la battaglia contro l’islamizzazione, quella per la sicurezza”. Tutti i temi rilanciati dal segretario nel suo intervento a Pontida e su cui “sfidiamo in positivo gli alleati”. E però, lamentano i fedelissimi del segretario, “se ogni volta arriva il controcanto dall’interno del partito diventa impossibile invertire il trend”. Dunque, “basta autolesionismo, basta farci del male da soli. E basta con le zavorre che ci impediscono di risalire”.

Ora sarà il federale di domani a stabilire le modalità del congresso, e su quello ci sarà necessariamente anche il confronto tra i Nordisti su come procedere di fronte all’accelerazione di Salvini. Una mossa che spiazza la linea più attendista, mettendo tutti di fronte all’obbligo di prendere una posizione.

Salvini spariglia e convoca il congresso della Lega, basta autolesionismo

Milano, 20 set. (askanews) – Matteo Salvini ribalta il tavolo della Lega: dopo mesi di confronto interno, di riunioni, di conclavi convocati e sconvocati, di tavoli dei territori e manifesti programmatici, il segretario leghista spariglia e convoca il congresso straordinario. “Basta perdere tempo, chiedo alla mia famiglia se ho ancora la loro fiducia”, annuncia dal palco di Pontida. Spiazzando anche i suoi (“Non ne sapevamo niente”, dice più di un fedelissimo) ma soprattutto i dissidenti nordisti. “Vedremo quali saranno le modalità, poi capiremo”, dice a caldo Massimiliano Romeo, sulla possibilità che ci sia un candidato alternativo.

Sempre che si tratti di un congresso elettivo. Perchè, dicono i suoi, “non sappiamo neanche se sarà elettivo o programmatico”. E dalla Lega dicono: “Le modalità con cui si svolgerà il Congresso straordinario saranno definite dal Consiglio Federale di domani”. Quello che è sicuro, è che Salvini ha deciso che non voleva più restare sulla graticola: “Non voglio divisioni, voglio unità. Serenità, determinazione, compattezza. Domani convocherò il Consiglio federale della Lega e proporrò nel mese di ottobre di convocare un congresso straordinario della Lega per decidere insieme come marciare uniti e compatti”. Va fissata la linea, e poi “la prima voce fuori posto dovrà spiegare ai militanti perché continua a fare il gioco della sinistra”. Dunque, aggiunge, “torno ai militanti, ai delegati e al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia. Non sono disposto a perdere tempo”.

Per ora l’unica reazione dal fronte ‘nordista’ è quindi quella di Massimiliano Romeo: “Il congresso sarà l’occasione giusta per poter confrontare quelle che sono le varie sensibilità, la sede appropriata per poter portare avanti le istanze che buona parte della base ci sta chiedendo da tempo”. Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana, Maurizio Fugatti e Luca Zaia lasciano tutti Pontida senza dichiarazioni. Prima della mossa di Salvini, Fontana diceva: Speriamo di continuare a discutere”. E dal palco la richiesta di un partito “federale”, di una Lega tripartita tra Nord, Centro e Sud, è arrivata da tutti i governatori. “Proposte costruttive”, per “rilanciare il movimento”, hanno ripetuto tutti i critici della linea attuale. Ricordando la Lega delle origini, “nè di destra nè di sinistra, liberale e non liberticida”, per usare le parole di Zaia. Il più acceso è stato Fontana: “Mi hanno accusato di avere detto cose che non avrei dovuto dire, ma ho detto le cose che andavano dette per difendere il nostro territrio, la nostra Lombardia, nulla di più e nulla di meno. Quando si fanno scelte contro il federalismo non sto zitto, sono nato federalista e voglio il federalismo, continuerò ad aprire bocca, a parlare e a ribellarmi a queste scelte”, ha aggiunto.

Ma la risposta di Salvini è stata ancora più netta, appunto l’annuncio del congresso, per tagliare le gambe a ogni possibilità di accordo sulle richieste dei nordisti. “La Lega vince solo se unita, da Nord a Sud”. Una Lega “autonomista in Italia” ma “patriota e sovranista in Europa”, dice Salvini chiudendo ogni discussione con l’accusa ai critici di “fare il gioco della sinistra”. La convinzione dei salviniani è infatti che l’atteggiamento dei nordisti sia “ciò che impedisce alla Lega di risalire nei sondaggi”. Perchè “adesso abbiamo in campo proposte che possono riportare entusiasmo nei nostri: Quota 64, la legge per la revoca della cittadinanza, la battaglia contro l’islamizzazione, quella per la sicurezza”. Tutti i temi rilanciati dal segretario nel suo intervento a Pontida e su cui “sfidiamo in positivo gli alleati”. E però, lamentano i fedelissimi del segretario, “se ogni volta arriva il controcanto dall’interno del partito diventa impossibile invertire il trend”. Dunque, “basta autolesionismo, basta farci del male da soli. E basta con le zavorre che ci impediscono di risalire”.

Ora sarà il federale di domani a stabilire le modalità del congresso, e su quello ci sarà necessariamente anche il confronto tra i Nordisti su come procedere di fronte all’accelerazione di Salvini. Una mossa che spiazza la linea più attendista, mettendo tutti di fronte all’obbligo di prendere una posizione.

FnV a Orvieto tra AfD e profezia Alemanno. Vannacci: alleanze? A ridosso elezioni

Roma, 20 set. (askanews) – L’ex generale rilancia sul “patriarcato mediterraneo”, quello di “Ulisse ed Enea”, che serve a proteggere la famiglia (ma, avverte, “preparate i defibrillatori per i giornalisti”) e insiste sul no al concetto stesso – e al reato – di femminicidio, ma quel che pesa di più, forse, della tre giorni di Futuro nazionale a Orvieto è nel luccicare degli occhi dei militanti e dei dirigenti davanti alla profezia: entro dieci anni Roberto Vannacci sarà presidente del Consiglio. Autore del vaticinio è Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, uscito a giugno dal carcere di Rebibbia, dove ha trascorso un anno e mezzo – “da innocente”, rivendica – per traffico d’influenze, e ora di nuovo sulla scena politica da “semplice militante”. Con Vannacci, perchè in Futuro nazionale è confluito il suo movimento, Indipendenza.

Dunque, Alemanno guarda al futuro, promettendo “lealtà e fedeltà” al progetto di Vannacci, senza dimenticare il passato (“Meloni che oggi fa tanto la pura non fece nulla – attacca – quando noi contrastavamo la deriva di An con la destra sociale”)anzi, proprio in virtù di quello, la destra, cioè “la destra sociale” o “vitale” come la definiscono i futuristi, può andare a Palazzo Chigi facendo tesoro degli sbagli passati. Ovvero, basta rincorrere il centro, bisogna, invece, “mettere insieme identità con valori sociali”. Insomma, per dirla con Lorenzo Gasperini, professore di filosofia e responsabile programma di FnV, “noi non vogliamo morire come Gianfranco Fini”.

Questa destra ha il suo programma e i suoi miti – il parlamentare europeo di AfD Marc Jongen, ospite della kermesse, cita Julius Evola, lo scrittore vicino alle correnti più radicali del fascismo, e la cosa piace parecchio ai futuristi, tanto che per questo viene ringraziato in diversi interventi – ma, ricorda il coordinatore nazionale del partito Massimiliano Simoni, che fa un elogio del “buonsenso”, “noi non siamo il partito delle celtiche e non siamo nemmeno il partito dell’ascia bipenne ma della Croce”. Vannacci, da parte sua, cita “il camerata San Paolo” e sfida “gli undici preti insoddisfatti” rispetto a questa citazione oggetto di revisionismo a “scrivermi perchè risponderemo anche a loro”.

FnV, giunto a 156mila iscritti, “non vuole amministrare il declino ma governare bene”, “non ci siamo messi a fare i conti come hanno fatto gli altri” ma, incalza Vannacci, il partito “non si pone limiti” di crescita e di vittoria davanti alle Politiche. Le alleanze? Quelle, spiega l’ex generale, rispondendo anche all’ennesima chiusura del centrodestra, attraverso le parole odierne del presidente del Senato Ignazio La Russa, si decidono “a ridosso” delle elezioni.

La strada, quindi, è lunga ma “l’unico voto utile è quello verso Futuro nazionale che vuole il bene dell’Italia” e che “non negozia sui suoi valori”, sulle “linee rosse”.

FnV a Orvieto tra AfD e la profezia di Alemanno. Vannacci: alleanze a ridosso delle elezioni

Roma, 20 set. (askanews) – L’ex generale rilancia sul “patriarcato mediterraneo”, quello di “Ulisse ed Enea”, che serve a proteggere la famiglia (ma, avverte, “preparate i defibrillatori per i giornalisti”) e insiste sul no al concetto stesso – e al reato – di femminicidio, ma quel che pesa di più, forse, della tre giorni di Futuro nazionale a Orvieto è nel luccicare degli occhi dei militanti e dei dirigenti davanti alla profezia: entro dieci anni Roberto Vannacci sarà presidente del Consiglio. Autore del vaticinio è Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, uscito a giugno dal carcere di Rebibbia, dove ha trascorso un anno e mezzo – “da innocente”, rivendica – per traffico d’influenze, e ora di nuovo sulla scena politica da “semplice militante”. Con Vannacci, perchè in Futuro nazionale è confluito il suo movimento, Indipendenza.

Dunque, Alemanno guarda al futuro, promettendo “lealtà e fedeltà” al progetto di Vannacci, senza dimenticare il passato (“Meloni che oggi fa tanto la pura non fece nulla – attacca – quando noi contrastavamo la deriva di An con la destra sociale”)anzi, proprio in virtù di quello, la destra, cioè “la destra sociale” o “vitale” come la definiscono i futuristi, può andare a Palazzo Chigi facendo tesoro degli sbagli passati. Ovvero, basta rincorrere il centro, bisogna, invece, “mettere insieme identità con valori sociali”. Insomma, per dirla con Lorenzo Gasperini, professore di filosofia e responsabile programma di FnV, “noi non vogliamo morire come Gianfranco Fini”.

Questa destra ha il suo programma e i suoi miti – il parlamentare europeo di AfD Marc Jongen, ospite della kermesse, cita Julius Evola, lo scrittore vicino alle correnti più radicali del fascismo, e la cosa piace parecchio ai futuristi, tanto che per questo viene ringraziato in diversi interventi – ma, ricorda il coordinatore nazionale del partito Massimiliano Simoni, che fa un elogio del “buonsenso”, “noi non siamo il partito delle celtiche e non siamo nemmeno il partito dell’ascia bipenne ma della Croce”. Vannacci, da parte sua, cita “il camerata San Paolo” e sfida “gli undici preti insoddisfatti” rispetto a questa citazione oggetto di revisionismo a “scrivermi perchè risponderemo anche a loro”.

FnV, giunto a 156mila iscritti, “non vuole amministrare il declino ma governare bene”, “non ci siamo messi a fare i conti come hanno fatto gli altri” ma, incalza Vannacci, il partito “non si pone limiti” di crescita e di vittoria davanti alle Politiche. Le alleanze? Quelle, spiega l’ex generale, rispondendo anche all’ennesima chiusura del centrodestra, attraverso le parole odierne del presidente del Senato Ignazio La Russa, si decidono “a ridosso” delle elezioni.

La strada, quindi, è lunga ma “l’unico voto utile è quello verso Futuro nazionale che vuole il bene dell’Italia” e che “non negozia sui suoi valori”, sulle “linee rosse”.

Ricercatori italiani all’estero: Tajani riporta associazioni a tavolo istituzionale

Roma, 20 set. (askanews) – Dopo anni, le associazioni dei ricercatori italiani all’estero tornano al tavolo istituzionale con il Governo italiano. L’iniziativa, promossa dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani, prevede il 4 novembre a Reggio Calabria una tavola rotonda con i presidenti delle associazioni dei ricercatori italiani nel mondo, nell’ambito della Conferenza degli Addetti Scientifici e Spaziali e degli Esperti Agricoli. ½È un passo importante, che aspettavamo da tempo», dichiara Fabio De Furia, Presidente della Miami Scientific Italian Community e della California Scientific Italian Community. ½Ringraziamo il Ministro Tajani per aver riportato le associazioni dei ricercatori italiani all’estero al centro del dialogo istituzionale».

Per De Furia, le comunità scientifiche italiane nel mondo rappresentano una risorsa strategica per il Paese: ½Non dobbiamo parlare soltanto di “fuga dei cervelli”. I ricercatori italiani all’estero sono una rete internazionale che può contribuire concretamente alla ricerca, all’innovazione e alla crescita dell’Italia».

Tra i temi sul tavolo vi sarà anche la possibile creazione di una Confederazione delle associazioni dei ricercatori italiani nel mondo, con l’obiettivo di rafforzare il coordinamento e la rappresentanza presso le istituzioni italiane.

Va tuttavia sottolineato che l’invito alla tavola rotonda ministeriale non ha coinvolto la totalità delle associazioni dei ricercatori italiani attive nel mondo. ½Se si procederà verso la costituzione di una Confederazione, il processo dovrà essere inclusivo e prevedere la partecipazione di tutti i soggetti attivi e rappresentativi», sottolinea De Furia.

La richiesta è quindi che i futuri tavoli istituzionali siano accompagnati da criteri di partecipazione chiari, oggettivi e trasparenti, definiti dal Ministero, tali da garantire un coinvolgimento il più possibile rappresentativo delle associazioni dei ricercatori italiani attive nel mondo, assicurando parità di accesso, evitando dinamiche localistiche o discrezionali e valorizzando il lavoro concretamente svolto dalle singole comunità scientifiche.

"UNA NESSUNA CENTOMILA", domani all’Arena Verona contro violenza donne

Roma, 20 set. (askanews) – Domani, lunedì 21 settembre, l’Arena di Verona ospiterà “UNA NESSUNA CENTOMILA”, l’evento, già sold out, che anche quest’anno riunisce grandi artiste e grandi artisti della musica e dello spettacolo contro la violenza sulle donne.

Lo show sarà trasmesso il 25 novembre in prima serata su Rai 1, con FIORELLA MANNOIA e CARLO CONTI e con LUCIANO LIGABUE, LAURA PAUSINI, ALESSANDRA AMOROSO, ANNALISA, EMMA, NOEMI, GIULIANO SANGIORGI, LUCA CARBONI, TOMMASO PARADISO, ANGELINA MANGO, ARISA, GAIA, LEVANTE, MALIKA AYANE, SERENA BRANCALE, PAOLA TURCI, ERMAL META, MICHELE BRAVI, CAROLINA CRESCENTINI, GIORGIO PASOTTI, GIANMARCO SAURINO.

Sul palco si alterneranno esibizioni, duetti e collaborazioni inedite e ricche di emozioni: tutti uniti per dire basta ai femminicidi, dare un aiuto concreto ai centri antiviolenza che sostengono e supportano le donne nei loro percorsi di fuoriuscita dalla violenza e sensibilizzare il pubblico contro questo fenomeno sociale e culturale.

La manifestazione che coniuga musica e impegno sociale torna per la sua quarta edizione su un palco e in uno scenario unici per raccogliere fondi in favore dei centri antiviolenza, dopo il successo a Campovolo (RCF Arena di Reggio Emilia) nel 2022 con 100.000 presenze, il doppio sold out all’Arena di Verona nel 2024 e il grande evento tutto esaurito, per la prima volta al Sud Italia, in Piazza del Plebiscito a Napoli nel 2025.

Grazie al pubblico presente all’Arena di Verona e al sostegno dei partner ad oggi saranno devoluti 450.000 euro, ripartiti tra 9 centri antiviolenza italiani, individuati dalla Fondazione Una Nessuna Centomila:

Basilicata – Associazione Differenza Donna, Lagonegro (Potenza) – 50.000 euro Piemonte – Centri Antiviolenza E.M.M.A ETS, Torino – 50.000 euro Campania – Cooperativa Sociale Dedalus, Napoli – 50.000 euro Calabria – Ace-Medicina Solidale ETS, Reggio Calabria – 50.000 euro Liguria – Cooperativa Sociale Mignanego, Genova – 50.000 euro Sardegna – Associazione Donna Ceteris APS, Cagliari – 50.000 euro Puglia – Associazione Donne Insieme ODV, Lecce – 50.000 euro Sicilia – Rete Nazionale Antiviolenza Frida Kahlo APS, Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) – 50.000 euro Toscana – Associazione Artemisia, Firenze – 50.000 euro

I proventi dell’evento organizzato e prodotto da Friends & Partners e Oyà, al netto dei costi, saranno destinati ai centri antiviolenza individuati dalla Fondazione Una Nessuna Centomila sulla base di criteri trasparenti, di territorialità, in relazione alle esperienze e al bisogno. Come per tutte le edizioni, gli utilizzi di tutte le risorse economiche raccolte nell’ambito di UNA NESSUNA CENTOMILA verranno rendicontati e comunicati nella totale trasparenza.

UNA NESSUNA CENTOMILA ha il sostegno di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori e AssoConcerti. Unicredit è Main Partner di UNA NESSUNA CENTOMILA. Partner dell’evento UNA NESSUNA CENTOMILA: Enel e Ticketone Un ringraziamento particolare al Comune di Verona per l’aiuto e il sostegno economico.

La Fondazione Una Nessuna Centomila, nata in seguito all’omonimo evento live del 2022, grazie alla volontà delle quattro fondatrici, Fiorella Mannoia (Presidente Onorario), Giulia Minoli (Presidente), Celeste Costantino e Lella Palladino (Vicepresidenti), è la Fondazione italiana dedicata alla prevenzione e al contrasto della violenza sulle donne. È la prima fondazione nata in Italia per sostenere i Centri Antiviolenza e l’empowerment femminile; per promuovere il cambiamento culturale nella società utilizzando linguaggi artistici come la musica, il teatro, il cinema; e per supportare progetti di educazione all’affettività nelle scuole. Per info: www.unanessunacentomila.net.

MotoGP Austria: Acosta conquista la prima vittoria

Roma, 20 set. (askanews) – Pedro Acosta conquista la sua prima vittoria in una gara lunga della MotoGP. Lo spagnolo della Ktm si impone al Red Bull Ring al termine di una gara combattuta e precede le Aprilia di Jorge Martin e Marco Bezzecchi. Quarto Ai Ogura, quinto Marc Marquez, mentre Francesco Bagnaia chiude ottavo. Out Alex Marquez.

Acosta, al 56° Gran Premio nella classe regina, ottiene così la prima vittoria in top class e il 16° podio della carriera. Per la Ktm è l’ottavo successo nella classe regina, il primo della stagione.

La gara è stata caratterizzata da una lunga battaglia al vertice. Martin parte davanti, ma Bezzecchi lo supera e prende momentaneamente la testa, prima della replica del compagno di squadra. Anche Acosta risale progressivamente, supera Bezzecchi e si porta alle spalle di Martin, fino al sorpasso che gli permette di prendere il comando.

Lo spagnolo riesce poi a costruire un margine sulle Aprilia, mentre Martin e Bezzecchi continuano a duellare per il secondo posto. Nel finale Bezzecchi si riavvicina al compagno di squadra, arrivando anche a pochi decimi, ma senza riuscire a completare il sorpasso.

Marc Marquez, invece, vive una gara complicata. Dopo essere risalito fino alla quinta posizione, commette un errore e perde terreno, prima di recuperare e chiudere alle spalle di Ogura. Bagnaia termina ottavo, mentre Fermin Aldeguer, inizialmente settimo al traguardo, viene penalizzato di tre secondi per non aver completato il long lap penalty e scivola così all’ottavo posto, davanti al pilota Ducati.

A metà gara Alex Marquez cade in curva 2, quando occupava la tredicesima posizione. Nel finale Acosta mantiene il controllo della corsa e taglia il traguardo davanti alle due Aprilia.

Con il secondo posto, Martin consolida la leadership del Mondiale e porta a 12 punti il vantaggio su Marc Marquez. Bezzecchi è invece a 42 punti dalla vetta. La MotoGP tornerà in pista dal 2 al 4 ottobre a Motegi per il Gran Premio del Giappone.

Calcio, classifica serie A: Napoli a quota 7, Fiorentina 4

Roma, 20 set. (askanews) – Questo il programma della serie A dopo Fiorentina-Napoli 1-1:

Quinta giornata Monza-Sassuolo 2-1; Bologna-Torino 1-1, Udinese-Cagliari 0-1, Roma-Inter 2-2, Venezia-Lazio 0-2; Fiorentina-Napoli 1-1, ore 15.00 Frosinone-Como, Parma-Genoa, ore 18.00 Juventus-Atalanta, ore 20.45 Milan-Lecce.

Classifica: Roma, Inter, Lazio 13, Cagliari 12, Como 10, Milan 8, Juventus, Frosinone, Sassuolo, Napoli 7, Atalanta, Lecce 6, Udinese, Monza, Torino, Fiorentina 4, Bologna 2, Parma, Genoa 1, Venezia 0.

Sesta giornata Sabato 10 ottobre: ore 15.00 Genoa-Fiorentina, ore 18.00 Inter-Parma, ore 20.45 Napoli-Frosinone; Domenica 11 ottobre: ore 12.30 Como-Roma, ore 15.00 Lazio-Monza, Lecce-Bologna, ore 18.00 Sassuolo-Milan, ore 20.45 Cagliari-Juventus; Lunedì 12 ottobre: ore 18.30 Atalanta-Venezia, ore 20.45 Torino-Udinese.

Calcio, Fiorentina-Napoli 1-1: a Gilmour risponde Jimenez

Roma, 20 set. (askanews) – Il Napoli frena ancora e al Franchi deve accontentarsi dell’1-1 contro la Fiorentina. Gli azzurri passano al 23′ con Billy Gilmour, bravo a farsi trovare pronto sugli sviluppi di un calcio d’angolo, ma nella ripresa la squadra di Stefano Pioli trova il pareggio con Alex Jimenez, il cui sinistro viene deviato in modo decisivo da Rafa Marin e beffa Milinkovic-Savic.

È una partita vivace fin dall’inizio, con la Fiorentina che colpisce una traversa al 18′ con Atta e poi, un minuto più tardi, ancora il legno con Fagioli, sul cui tiro Milinkovic-Savic riesce a intervenire. Il Napoli risponde al 22′: colpo di testa di Olivera e pallone sul palo, con Dragusin che interviene e De Gea che riesce ad alzare in angolo evitando anche l’autogol.

Sul corner successivo arriva il vantaggio azzurro. La difesa viola perde Gilmour, che al 23′ può colpire di prima intenzione e infilare De Gea. Il Napoli prende fiducia e al 36′ Olivera sfiora il raddoppio con un sinistro al volo che termina di poco a lato. La Fiorentina prova a reagire, ma all’intervallo il Napoli è avanti 1-0.

La ripresa si apre però con una Fiorentina più aggressiva. Al 51′ arriva il pareggio: il Napoli non riesce a liberare l’area, Jimenez raccoglie la palla e calcia con il sinistro; la deviazione di Rafa Marin cambia la traiettoria e rende inutile l’intervento di Milinkovic-Savic.

Il Napoli prova a reagire. Allegri manda in campo Lucca e Neres per Hojlund e Lang e proprio Neres, al 76′, ha una grande occasione da distanza ravvicinata, ma De Gea compie un intervento decisivo con la mano sinistra. Poco dopo è ancora il portiere viola a protagonista, respingendo al 79′ il colpo di testa ravvicinato di Favasuli.

Nel finale entrambe le squadre cercano il colpo. Il Napoli rischia al 71′ dopo un errore di Gilmour, ma Pedro perde l’attimo per colpire. Gli azzurri hanno poi una buona opportunità con Lobotka e, all’85’, la Fiorentina sostituisce Ranieri con Pongracic. Dopo cinque minuti di recupero arriva il fischio finale: 1-1 al Franchi.

Schlein: Meloni ponga fine a suoi fallimenti e dica quando si vota

Roma, 20 set. (askanews) – “La Presidente Meloni continua ad avere problemi con la sua calcolatrice: come sulla sanità anche sull’università durante il suo governo la spesa sul PIL è calata. Se aumenta solo in termini assoluti ma meno dell’inflazione questo significa tagli ai servizi. Dopo quattro anni di Meloni la sanità pubblica è allo stremo, l’avete tagliata per favorire quella privata. La produzione industriale è calata per tre anni quasi consecutivi, mentre sale l’inflazione, i carburanti sono alle stelle e i generi alimentari costano il 30% in più. Il costo dell’energia all’ingrosso è il più caro d’Europa, mentre gli stipendi sono tra i più bassi nei paesi Ue. E questo, Presidente Meloni, non lo dice il Pd, lo dicono i numeri. Potrei proseguire a lungo ma il punto non è solamente acclarare quant’è falsa la vostra propaganda, anche perché lo sanno già tutti quelli che vivono e lavorano nel nostro Paese. Il punto è che deve dirci lei quando andremo a votare, perché prima poniamo fine ai suoi fallimenti e meglio è”. Lo afferma la segretaria del Pd Elly Schlein.

Cosa pensa il Pd delle misure sulla scuola annunciate da Meloni

Roma, 20 set. (askanews) – “Annunciare da un palco di partito un provvedimento in arrivo in Cdm, con tetti alle classi, obblighi per le famiglie e divieti sull’abbigliamento, non ha nulla a che vedere con la scuola e molto con la rincorsa alla destra più estrema, a partire da Vannacci. Non c’è una sola misura che risponda a un bisogno educativo. Tutte contraddicono ciò che la pedagogia e l’esperienza quotidiana delle scuole ci dicono da anni: l’inclusione si costruisce con risorse, non con barriere. Dire che i bambini italiani rischiano di sentirsi ‘minoranza’ in classe alimenta una contrapposizione che nelle aule non esiste. Molti di quegli alunni sono nati e cresciuti in Italia, sono i compagni di banco dei nostri figli. Chi ha davvero a cuore la lingua italiana finanzi corsi di italiano come seconda lingua, mediatori, organici stabili e tempo pieno, invece di punire le famiglie. E chi ha a cuore la laicità della scuola non ne faccia un terreno di scontro identitario, per di più con misure che mettono a rischio i principi costituzionali su cui si regge il diritto allo studio. Sul burqa i casi sono eccezionali e dove si sono presentati le scuole hanno sempre saputo garantire il riconoscimento: non è questo il problema dell’integrazione, e prima di legiferare il governo dica di quante studentesse parliamo. Fare propaganda sulla pelle dei bambini è una barbarie”. Così Irene Manzi, responsabile nazionale scuola del Pd.

FnV, Vannacci: non voglio amministrare declino ma governare bene

Roma, 20 set. (askanews) – “Io non voglio amministrare il declino della nostra società, non voglio amministrare la distruzione dell’Europa. Noi vogliamo governare e vogliamo farlo bene”. Lo ha detto il leader di FnV Roberto Vannacci, chiudendo il forum del partito a Orvieto.

“Mi hanno messo a testa in giù? Sono abituato dopo tanti lanci in paracadute. Ma cosa vogliono? Che non ci fosse questa sala piena? Noi ci siamo e ci saremo. Continuerete a manifestare per anni”, ha poi aggiunto riferendosi alla protesta in corso fuori dal palazzo del forum.

Salvini annuncia il Congresso straordinario della Lega a ottobre

Milano, 20 set. (askanews) – “Non voglio divisioni, voglio unità serenità determinazione, compattezza. Domani convocherò il Consiglio federale della Lega e proporrò nel mese di ottobre di convocare un congresso straordinario della Lega per decidere insieme come marciare uniti e compatti”. Lo ha annunciato Matteo Salvini dal palco di Pontida.

Aggiungendo: “E la prima voce fuori posto che non fa un torto a Salvini ma danneggia il lavoro di decine di migliaia di militanti in tutta Italia dovrà spiegare a voi perché continua a fare il gioco della sinistra. Torno ai delegati e al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia. Non sono disposto a perdere tempo”, ha concluso.

Lega, Salvini annuncia il Congresso straordinario ad ottobre

Milano, 20 set. (askanews) – “Non voglio divisioni, voglio unità serenità determinazione, compattezza. Domani convocherò il Consiglio federale della Lega e proporrò nel mese di ottobre di convocare un congresso straordinario della Lega per decidere insieme come marciare uniti e compatti”. Lo ha annunciato Matteo Salvini dal palco di Pontida.

Aggiungendo: “E la prima voce fuori posto che non fa un torto a Salvini ma danneggia il lavoro di decine di migliaia di militanti in tutta Italia dovrà spiegare a voi perché continua a fare il gioco della sinistra. Torno ai delegati e al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia. Non sono disposto a perdere tempo”, ha concluso.

Atletica, Almgren campione del mondo di mezza maratona

Roma, 20 set. (askanews) – Lo svedese Andreas Almgren firma una prestazione storica nella mezza maratona maschile dei Campionati Mondiali di Corsa su Strada di Copenhagen. Lo svedese conquista la medaglia d’oro in 58:06, nuovo record europeo, al termine di una gara combattutissima che vede ben dieci atleti scendere sotto l’ora. Alle sue spalle il keniano Nicholas Kipkorir, argento in 58:11, mentre il bronzo va all’ugandese Joshua Cheptegei, terzo in 58:26. Yeman Crippa si piazza settimo in 59:18 a Copenhagen, secondo degli europei dietro allo svedese Almgren. Per l’azzurro delle Fiamme Oro, campione europeo sulla distanza nel 2024, una prova decisamente positiva, a diciassette secondi dal primato italiano da lui stabilito due volte, l’ultima a Napoli (59:01 seconda prestazione europea alltime) nel febbraio di quest’anno.

Salvini sfida alleati: serve coraggio contro estremismo islamico

Milano, 20 set. (askanews) – “La battaglia finale non è l’invasione dei carri sovietici, ma è il fanatismo e l’estremismo islamico che vuole cancellare diritti e libertà. Chiamiamo alla sfida in positivo i nostri alleati di governo: dire subito no a nuove moschee, pretendere che preghino in italiano, trasparenza nei finanziamenti, dire di no al burqa e al velo. Ci vuole coraggio amici del centrodestra, perché la sinistra è complice di questi fanatici e va cercando nuovi elettori e nuovi schiavi”. Lo ha detto il segretario della Lega Matteo Salvini, dal palco di Pontida.

Salvini contro i giornalisti: sono servi di un regime destinato a morire

Milano, 20 set. (askanews) – Un attacco ai giornalisti, “servi di un regime destinato a morire”. Matteo Salvini apre così il suo intervento dal palco di Pontida, attaccando chi “per parlare dei nostri militanti usa la parola mercenari: sciacquatevi la bocca quando parlate di Pontida, di libertà, di un terreno sacro che ci sarà più a lungo delle vostre testate che rispondono al padrone di turno. Non dovete aver paura anche se scrivete delle infamie perchè il popolo di Pontida è pacifico, ma fossi in voi proverei tanta vergogna. Ognuno risponde al suo padrone. Ma la Lega non ha padroni e la Lega non è in vendita”.

Manovra, Salvini: chiedo mandato Pontida per tassa su banche

Milano, 20 set. (askanews) – “Chiedo un mandato del popolo di Pontida per la prossima legge di bilancio per portare sul tavolo degli alleati degli impegni certi: il superamento definitivo dell’infame legge Fornero con quota 64 e la possibilità di scegliere di andare in pensione; meno tasse sugli stipendi dei giovani; e l’aumento della flat tax per i lavoratori autonomi. E coprire questi interventi chiedendo un contributo da miliardi alle banche italiane che si arricchiscono con i nostri soldi e i nostri sacrifici”. Lo ha detto il segretario della Lega Matteo Salvini dal palco di Pontida.

Scuola, Meloni: presto in Cdm un provvedimento per numero massimo stranieri e divieto di burqa

Roma, 20 set. (askanews) – “Sta per arrivare in Consiglio dei Ministri anche un provvedimento che introduce per legge il numero degli studenti stranieri per classe. Il numero massimo, si intende, chiaramente. E non solo, introduce anche l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano e introduce il divieto di burqa e niqab a scuola”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nell’intervento conclusivo di Fenix, la festa di Gioventù nazionale.

Scuola, Meloni: grande fallimento del ’68, decenni di menzogne

Roma, 20 set. (askanews) – “Per decenni, per colpa di un certo buonismo, la scuola italiana ha avuto paura di dire la verità. Vietato dire hai sbagliato, vietato dire questo non va bene, via discorrendo. Hanno tentato di convincerci che fosse questo il modo più giusto di educare, lo chiamavano rispetto, ma quella non è educazione e non è rispetto, è una menzogna. Una menzogna che quel ragazzo molto spesso paga magari anni dopo, di fronte a un colloquio di lavoro, quando ormai è troppo tardi per recuperare”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nell’intervento conclusivo di Fenix, la festa di Gioventù nazionale.

“E guardate – ha aggiunto – che il conto salato non lo ha pagato chi aveva gli strumenti economici per trovare altrove quello che la scuola italiana non poteva garantire”, “no, il conto lo ha pagato chi per crescere, per affermarsi, poteva contare solo sulla scuola pubblica. E allora ve l’ho detto e lo ripeto: è stato questo il più grande fallimento del ’68. È stato questo il più grande fallimento di una rivoluzione che nasceva per costruire la scuola di tutti e per tutti e ha finito per produrre l’esatto contrario. Perché dare a tutti lo stesso voto non significa dare a tutti la stessa opportunità. Una scuola di tutti e per tutti deve saper riconoscere i risultati quanto le fragilità, deve saper offrire stimoli a chi è avanti e sostegno a chi è in difficoltà. Se invece tu pretendi di dare a tutti la sufficienza, mortifichi il merito, nascondi le lacune e danneggi tanto chi ha bisogno di stimoli quanto chi ha bisogno di sostegno”.

Il botta e risposta tra La Russa e Vannacci

Roma, 20 set. (askanews) – Il leader di Futuro nazionale, Roberto Vannacci, “per il momento è un rafforzamento del centrosinistra. E credo che tale rimarrebbe”. Lo afferma il presidente del Senato Ignazio La Russa in un’intervista alla Stampa. “Non lo abbiamo cacciato – spiega La Russa -. Vannacci era vicepresidente di un partito del centrodestra. Ha deciso di fondarne uno suo: legittimo. Ha deciso di votare contro il governo: legittimo. Ha deciso di raccogliere i transfughi del centrodestra, quelli che pensavano che non li avremmo ricandidati: legittimo. Ma è altrettanto legittimo dire che cosa c’entri tutto questo con noi. Uno può qualificarsi come vuole, ma non esiste un’unica destra”. La destra di Vannacci esprime “una posizione legittima ma che non ha niente a che spartire con con noi”, osserva La Russa, citando in particolare la posizione di FnV sul femminicidio, che, dice la seconda carica dello Stato, “rigetto in toto” così come le posizioni espresse dal generale sul patriarcato e sull’Ucraina. Mai un’alleanza del centrodestra con Vannacci? “A questa domanda ha già risposto Giorgia Meloni e io sono assolutamente d’accordo con lei, non per principio, ma perché condivido le sue idee”, risponde.

“Se La Russa osservasse le cose da un’altra prospettiva si accorgerebbe che Vannacci non ha tradito i principi, i valori e gli ideali ai quali faceva riferimento e non ha tradito il proprio elettorato”. Lo ha detto il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci, prima dell’inizio del forum per l’Indipendenza italiana a Orvieto, rispondendo alle parole del presidente del Senato che oggi ha escluso un’alleanza con FnV. Comunque, ha ribadito Vannacci, “le eventuali alleanze si fanno a ridosso delle elezioni. Non sappiamo ancora né la data né con quali norme faremo le elezioni. Una cosa è certa: i nostri principi e valori ideali non verranno traditi e le nostre linee rosse rimarranno non negoziabili. Se questa alleanza di centrodestra troverà una convergenza all’interno di queste linee rosse, sono disposto a parlare con chiunque”.

Vela, conclusa a Porto cervo la Rolex Swan Cup dei record

Roma, 20 set. (askanews) – Porto Cervo ha salutato nel migliore dei modi gli oltre 1800 velisti presenti alla 23^ edizione della Rolex Swan Cup: una giornata perfetta di vela, sole e vento da Nordest che dagli otto nodi iniziali è arrivato fino a 12, permettendo di svolgere una regata costiera tra il Golfo di Arzachena dove era posizionata la partenza, la costa orientale dell’isola di Caprera, l’isola dei Monaci e il passo delle Bisce, che tutte le classi hanno percorso in entrambi i sensi, salendo verso la Secca di Tre Monti al lasco e di bolina nel rientro verso l’arrivo davanti a Porto Cervo. Nel mentre i ClubSwan One Design hanno disputato due prove a bastone su campi di regata posizionati tra l’isola della Bisce e i Monaci, creando così un incredibile colpo d’occhio sull’intera flotta convenuta a Porto Cervo per il 60° anniversario del cantiere Nautor Swan: le classi impegnate nelle regate costiere di fatto navigavano attorno ai ClubSwan impegnati nelle prove tra le boe. Giunta alla 23^ edizione, la Rolex Swan Cup è un evento biennale organizzato dallo Yacht Club Costa Smeralda in collaborazione con Nautor Swan e con il supporto del Title Sponsor Rolex. La prima edizione si svolse nel 1980, dal 1984 ha preso la denominazione attuale di Rolex Swan Cup.

Il Commodoro YCCS, Andrea Recordati ha dichiarato: “Con questa premiazione chiudiamo una settimana di grande vela e, soprattutto, di grande partecipazione da parte di armatori ed equipaggi. Desidero ringraziare il nostro partner Rolex e Nautor Swan, con entrambi condividiamo una collaborazione di lunga data e una comune passione per questo evento. Complimenti ai vincitori e grazie a tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita di questa 23^ edizione. Vi aspettiamo nuovamente a Porto Cervo nel 2028”. Vincitori nelle rispettive classi sono stati:

Swan Maxi: Freya – Swan 90. Freya ha vinto in rimonta: sesto nella prova d’apertura, lo Swan 90 ha poi centrato tre vittorie consecutive, compresa quella odierna davanti a Spiip, conquistando così la classe. Swan Mini-Maxi: Arobas – Swan 601. Arobas ha trasformato in successo finale la continuità mostrata durante tutta la settimana, oggi ha chiuso secondo alle spalle di Sea Quill, risultato sufficiente per conservare il comando della classifica. Swan Cruiser Racer: From Now On – Swan 45. Grazie a tre primi posti consecutivi, From Now On ha conquistato la vittoria davanti a Thetis che chiude a pari punti. Swan Legacy – Sparkman & Stephens =47′: Shirlaf – Swan 65. Shirlaf e Elan hanno dato vita a una sfida rimasta in equilibrio fino all’ultimo metro: due vittorie e due secondi posti per ciascuna. La vittoria odierna di Shirlaf davanti a Elan ha assegnato il successo finale allo Swan 65 di Giuseppe Puttini, che quest’anno celebra i 50 anni dal varo. Swan Legacy – Sparkman & Stephens =44′: Pride – Swan 44. Vincendo la costiera di oggi davanti a Mascalzone Latino XVIII, Pride si è assicurato la vittoria di classe e quella assoluta tra tutti i Legacy. Swan Legacy – Classics by Frers: Lunz am Meer – Swan 651. Lo Swan 651 austriaco ha confermato la propria superiorità con la vittoria nell’ultima prova. Swan Legacy – Ron Holland: Katia – Swan 39. L’unico progetto di Ron Holland presente a Porto Cervo ha dato battaglia nella classe Swan Legacy. Swan Pure Cruising: Black Zero – Swan 51. Finale decisa dai piazzamenti tra Alegher e Black Zero che vince in virtù della vittoria del secondo giorno. Swan Maxi Pure Cruising: Azzurro – Swan 78. Con tre vittorie consecutive, l’ultima oggi davanti a Miss 5K e Coco de Mer, Azzurro ha conquistato la classe. One Design ClubSwan 50: Earlybird ClubSwan 43: Team 42+1 ClubSwan 42: Nadir ClubSwan 36: Cuordileone ClubSwan 28: Anya Race

Tra i ClubSwan One Design, Earlybird di Hendrik Brandis, con Checco Bruni alla tattica, ha imposto il proprio passo nei ClubSwan 50, chiudendo la serie con cinque vittorie nelle sette prove disputate. Secondo posto finale per Cuordileone del socio YCCS Leonardo Ferragamo, con il socio onorario Paul Cayard alla tattica, che ha oggi ha dimostrato grande concretezza con due secondi parziali. Terzo posto per Hatari di Marcus Brennecke. Nei ClubSwan 43, Team 42+1 di Hyppolite Machetti ha chiuso al primo posto con sei vittorie consecutive prima del secondo posto nell’ultima prova. Vargen di Bjorn Rosengren e Jonas Nordlund, ha chiuso secondo. Equilibrio praticamente assoluto nei ClubSwan 42, dove i due team spagnoli Nadir di Pedro Vaquer Comas e Pez de Abril di José Maria Meseguer hanno concluso entrambi a 10 punti. Anche il conteggio dei piazzamenti utili è identico — tre primi, due secondi e un terzo per ciascuno — e a decidere la classifica è stato quindi il risultato dell’ultima prova, vinta da Nadir davanti a Raving Swan, mentre Pez de Abril ha chiuso terzo. Raving Swan di Jerome Stubler ha completato il podio finale. Nei ClubSwan 36 Cuordileone di Edoardo Ferragamo, con Michele Regolo alla tattica, ha conquistato la vittoria finale, costruendo il proprio margine grazie a quattro successi consecutivi nelle prime quattro prove. Goddess di Nikolai Burkart ha reagito con grande efficacia nella seconda parte della serie, vincendo le ultime tre regate e chiudendo seconda. Terzo posto per Fra Martina dei fratelli Pavesio. Finale molto combattuto nei ClubSwan 28: Anya Race di Giulio Gatti, con Enrico Zennaro alla tattica, ha conquistato la classe con un solo punto di margine su Black Swan di Lorenzo Bortolotti. Anya Race ha vissuto una giornata conclusiva più difficile, con un quinto e un nono posto, quest’ultimo scartato, mentre Black Swan ha tenuto aperta la sfida fino alla fine vincendo l’ultima prova. Terzo Marcello del socio YCCS Philippe Ligot, dopo essersi imposto nella prima regata di giornata. La cerimonia di premiazione ha visto una partecipazione numerosa e in stile Swan spirit, con il folto pubblico molto coinvolto. Prima della consegna dei premi ai primi tre classificati di ogni classe, sono stati consegnati alcuni premi speciali: Paul Cayard ha presentato il Fabio Gallia Award a Catherine Chabaud, in regata sullo Swan 55 Storm, per essere stata la prima donna ad aver concluso il Vendée Globe e successivamente essersi dedicata alla tutela del mare. I velisti hanno particolarmente applaudito il premio che lo YCCS ha consegnato al personale della Marina di Porto Cervo per la collaborazione. Il premio più sentito dai velisti è stato consegnato ieri mattina prima delle regate, ed è quello in memoria del velista Matteo Auguadro e assegnato a un prodiere scelto dai prodieri stessi. Il vincitore di quest’anno è stato il prodiere Matteo Ramian che lo ha ricevuto da Rachele Vitello, moglie di “Matte” Auguadro. Il programma sportivo dello YCCS prosegue con il J/70 Class and Italian Championship dal 2 al 4 ottobre. (Crediti foto: YCCS/Daniele Macis)

Ed Sheeran dal palco: ho sbagliato a Gaza situazione catastrofica e ingiustificabile

Milano, 20 set. (askanews) – Ed Sheeran, dopo giorni di forti polemiche, rompe il silenzio e aprendo il concerto al Lincoln Financial Field di Filadelfia, ha dichiarato: “Quello che sta accadendo a Gaza è catastrofico, ingiustificabile e sproporzionato”.

“Ho dovuto prendere e fare decisioni difficili, sto commettendo degli errori e mi dispiace davvero tantissimo”, ha spiegato Sheeran riferendosi all’ondata di critiche dopo l’esclusione dal suo tour del rapper Macklemore per le sue posizioni Pro-Pal. “Non voglio deludere i fan e non ho mai voluto essere un musicista attivista, ma questa vicenda mi ha posto al centro di un dibattito importante e appassionato sulla libertà di espressione e sulla questione politica più complessa del pianeta”.

“Quello che è successo in Israele e al festival musicale Nova il 7 ottobre è stato terribile e ha aggravato secoli di sofferenza ebraica”, ha detto ancora ieri sera durante lo spettacolo. “Il nostro cuore è spezzato dalla portata della devastazione e dalla perdita di vite umane, soprattutto di bambini. E l’ingiustizia sistematica a cui stiamo assistendo in Cisgiordania non può essere ignorata”.