Roma, 27 ott. (askanews) – Buona la prima per Carlos Alcaraz a Vienna. Il numero 3 del mondo, che tornava sul cemento indoor austriaco cinque anni dopo l’ultima volta, debutta con un successo convincente ma sofferto contro Karen Khachanov, n.24 del ranking. 6-4, 7-6 i parziali per Carlitos, in un match con tanti alti e bassi e alcuni colpi magici tipici del fuoriclasse di Murcia. Il vincitore degli ultimi Aus Open è partito sotto di un break, riuscendo a ribaltare un set che sembrava parlare russo. Agli ottavi Alcaraz, seconda testa di serie del seeding, aspetta ora il vincente di Rodionov-Basilashvili.
Il senatore Flavio Bolsonaro ha lasciato il Brasile alla volta degli Stati Uniti
Roma, 27 ott. (askanews) – Il senatore brasiliano Flavio Bolsonaro ha lasciato il Paese alla volta degli Stati Uniti dopo la sconfitta alle presidenziali di domenica scorsa. Lo ha detto all’agenzia Reuters un suo alleato.
Il senatore brasiliano Flavio Bolsonaro, sconfitto domenica scorsa alle presidenziali, non ha rispettato il termine fissato dal giudice Alexandre de Moraes, della Corte Suprema Federale, per consegnare i propri passaporti, ordinario e diplomatico. Lo riporta l’emittente brasiliana G1, ricordando che l’ordine era stato emesso domenica sera nell’ambito di un’indagine che vede coinvolti Bolsonaro e l’avvocato Willer Tomaz per riciclaggio di denaro. La polizia federale brasiliana ha avviato un’indagine per verificare se il senatore abbia lasciato il Brasile.
Secondo Cnn Brazil, che cita fonti vicine alla famiglia, Bolsonaro ha lasciato il paese insieme alla moglie e alle due figlie. Il motivo principale della fuga sarebbe il timore di un arresto, in seguito a un ordine di sequestro dei passaporti da parte del giudice della Corte Suprema Federale (STF) Alexandre de Moraes; in precedenza, il governo brasiliano aveva allertato le autorità argentine in merito al possibile rischio di fuga del senatore.
Midterm, Trump può perdere il Congresso e rilanciare all’estero
Roma, 27 ott. (askanews) – Donald Trump potrebbe uscire sconfitto dalle elezioni di Midterm del 3 novembre, perdere il controllo di una o entrambe le Camere del Congresso, ritrovarsi politicamente indebolito a Washington, ma questo non necessariamente comporterà un ridimensionamento della sua politica estera. Un rovescio elettorale potrebbe anzi spingere il presidente a concentrarsi ancora di più sulle grandi crisi internazionali, cercando nei rapporti con Russia, Cina, Iran e Corea del Nord quei risultati che una nuova maggioranza democratica gli renderebbe più difficile ottenere sul fronte interno. C’è poi un’altra incognita: il voto aprirà di fatto anche la corsa alla successione presidenziale del 2028, destinata a mettere alla prova l’autorità di Trump sul Partito repubblicano e a far emergere le divergenze sulla politica internazionale all’interno del movimento Maga, che lui stesso ha costruito.
E’ questo il paradosso attorno al quale si sviluppano le analisi pubblicate nelle ultime settimane dagli osservatori americani, europei e asiatici sulle conseguenze delle Midterm. Il presidente potrebbe perdere una parte significativa della propria capacità di manovra sul piano interno, conservando tuttavia ampi poteri nella conduzione delle trattative diplomatiche, nelle decisioni militari e nella gestione della politica commerciale. Soprattutto, non dovendo più affrontare una campagna elettorale, potrebbe essere meno condizionato dal costo politico immediato delle proprie iniziative.
Il voto arriva in un momento particolarmente difficile per la Casa bianca. Secondo il sondaggio Reuters/Ipsos concluso il 26 ottobre, il gradimento di Trump è al 32%, mentre tra gli elettori registrati il 47% dichiara di sostenere i democratici nelle elezioni per il Congresso contro il 36% dei repubblicani. La guerra contro l’Iran e la politica dei dazi hanno trasformato questioni apparentemente lontane dalla vita quotidiana degli americani in problemi economici concreti, soprattutto attraverso l’aumento dei prezzi energetici e del costo della vita.
La conseguenza di queste difficoltà potrebbe avere una ricaduta elettorale e, all’interno dello stesso Partito repubblicano, ci sono conseguenze tangibili. Un’inchiesta pubblicata da Reuters il 7 ottobre ha esaminato 62 competizioni particolarmente combattute per il Congresso, constatando che in 41 casi i candidati repubblicani hanno preso le distanze da Trump. In 12 competizioni le divergenze riguardano proprio la guerra contro l’Iran.
A rendere più complessa la situazione è la prospettiva delle presidenziali del 2028. Trump non potrà candidarsi per un terzo mandato e la corsa per l’eredità politica è già cominciata sottotraccia. Il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio rappresentano due possibili declinazioni del futuro del trumpismo, soprattutto in politica estera. Il primo ha costruito parte della propria identità politica sulla critica agli interventi militari prolungati e agli impegni americani in Europa; il secondo proviene da una tradizione repubblicana più favorevole all’esercizio della leadership internazionale degli Stati uniti e a una linea dura verso gli avversari strategici.
Le divergenze sono emerse proprio nella gestione della guerra contro l’Iran. Vance ha mantenuto una posizione più cauta sull’intervento e ha assunto un ruolo importante nei tentativi negoziali con Teheran, mentre Rubio ha difeso più apertamente l’opzione militare. Le differenze potrebbero diventare più rilevanti quando si aprirà la competizione per la candidatura repubblicana. Il fioretto potrebbe diventare sciabola.
Il risultato delle Midterm, inoltre, potrebbe incidere indirettamente anche sulle scelte internazionali della Casa bianca. Un Congresso controllato dai democratici potrebbe bloccare nuove iniziative legislative, condizionare gli stanziamenti e aprire indagini sull’amministrazione. Se i democratici conquistassero anche il Senato, potrebbero intervenire sulle nomine dei funzionari e degli ambasciatori. Trump conserverebbe però il potere di veto, superabile soltanto con i due terzi dei voti in entrambe le Camere, e gran parte delle prerogative presidenziali in politica estera.
Secondo Philip Bushman, ricercatore del Japan Institute of International Affairs, in uno studio pubblicato oggi, proprio questa situazione potrebbe indurre Trump a spostare il baricentro del proprio mandato verso la diplomazia e la sicurezza internazionale. E’ un fenomeno già osservato nella storia americana: dopo la sconfitta repubblicana alle Midterm del 2006, il presidente George W. Bush decise un consistente aumento delle truppe, nonostante l’opposizione democratica.
Il primo dossier sul quale una simile dinamica potrebbe manifestarsi è l’Iran. L’8 ottobre Trump ha dichiarato che non avrebbe ordinato nuovi attacchi contro Teheran prima del 3 novembre. Già a settembre, Reuters aveva riferito che i suoi consiglieri erano orientati a evitare un’escalation militare in prossimità delle elezioni, senza escludere una ripresa delle operazioni successivamente. Il presidente potrebbe quindi ritrovarsi, dopo il voto, con minori vincoli elettorali proprio mentre aumenterebbero le pressioni del Congresso per limitare la guerra.
Il senatore democratico Chris Murphy ha dichiarato a Foreign Policy che un’eventuale nuova maggioranza dovrebbe subordinare i finanziamenti militari alla cessazione delle ostilità, se il conflitto fosse ancora in corso nel 2027. Ma una vittoria democratica non impedirebbe automaticamente a Trump di ordinare ulteriori operazioni militari, aprendo invece la prospettiva di uno scontro istituzionale sui poteri di guerra del presidente. L’Iran è inoltre il dossier che più direttamente potrebbe influenzare la successione repubblicana, accentuando la contrapposizione fra chi considera prioritario evitare nuovi impegni militari americani e chi sostiene una strategia di pressione più aggressiva contro Teheran.
Diversa la situazione dell’Ucraina, dove un Congresso democratico potrebbe cercare di contrastare concretamente la linea della Casa bianca. Il blocco degli aiuti militari diretti a Kiev e il recente allentamento delle sanzioni contro la Russia hanno provocato critiche anche tra i repubblicani. Il 16 ottobre Trump ha sospeso gran parte delle misure previste dalla legge sulle sanzioni contro Mosca approvata in settembre con sostegno bipartisan. Una nuova maggioranza potrebbe tentare di ripristinare i finanziamenti per le forniture militari e di limitare la discrezionalità presidenziale nell’applicazione delle sanzioni.
Invece, il controllo dei negoziati con Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky resterebbe nelle mani di Trump. Questo apre a un’altra possibile contraddizione: un presidente indebolito a Washington potrebbe cercare di accelerare un accordo sulla guerra, presentandolo come il grande successo diplomatico del proprio secondo mandato. La stampa russa ha evidenziato la possibilità di un irrigidimento del Congresso nei confronti di Mosca ma, allo stesso tempo, negli ambienti ucraini permane il timore che Trump possa intensificare la pressione su Kiev per ottenere rapidamente un’intesa con il Cremlino.
L’European Council on Foreign Relations invita a non sopravvalutare la capacità di intervento dei democratici. In un’analisi del 19 ottobre osserva che il Congresso potrebbe approvare nuovi stanziamenti per l’Ucraina senza riuscire a garantirne l’effettiva erogazione, dal momento che l’amministrazione ha già utilizzato strumenti amministrativi per trattenere o cancellare fondi precedentemente autorizzati. Le controversie giudiziarie potrebbero inoltre protrarsi fino alla scadenza degli stanziamenti. Per gli europei, insomma, una maggioranza democratica non rappresenterebbe necessariamente una garanzia di continuità degli impegni americani.
Ancora più articolate le conseguenze sui rapporti con la Cina. Il vertice di settembre tra Trump e Xi Jinping ha avviato una fase di stabilizzazione delle relazioni bilaterali, ma le divergenze su commercio, tecnologie e sicurezza nell’Indo-Pacifico rimangono profonde. Soprattutto, la competizione strategica con Pechino è uno dei pochi temi sui quali esiste un ampio consenso tra democratici e repubblicani.
Wu Xinbo, direttore del Centro di studi americani dell’Università Fudan di Shanghai, ha osservato in un’intervista al portale cinese Fenghuang che un Congresso controllato dai democratici potrebbe aumentare le pressioni sui diritti umani, sugli investimenti cinesi negli Stati uniti e su Taiwan. Ma la linea di Trump potrebbe risentire anche delle richieste provenienti dai repubblicani favorevoli a un approccio più intransigente verso Pechino. La Casa bianca potrebbe quindi continuare a cercare accordi con Xi su dazi, terre rare e tecnologie, mentre il Congresso renderebbe più difficile giustificare eventuali concessioni.
Il nodo più delicato è Taiwan. Trump mantiene sospesa l’approvazione di un pacchetto di vendite militari all’isola del valore di circa 14 miliardi di dollari, nell’intento di tenere aperta la porta del dialogo con Pechino. Tuttavia, il sostegno alla sicurezza taiwanese gode di un ampio consenso bipartisan e una maggioranza democratica potrebbe aumentare le pressioni per sbloccare le forniture. Il rischio è che una politica presidenziale orientata a stabilizzare i rapporti con Xi entri in attrito con gli orientamenti del Congresso, complicando ulteriormente la gestione dello Stretto di Taiwan.
La ricerca di risultati diplomatici, poi, potrebbe coinvolgere anche la questione Corea del Nord. Trump ha più volte manifestato il desiderio di incontrare nuovamente Kim Jong Un, anche se appare ormai difficile organizzare un vertice entro la fine dell’anno, a causa della mancanza di risposte da Pyongyang. Un eventuale negoziato rappresenterebbe però uno degli ambiti nei quali il presidente potrebbe agire con maggiore autonomia rispetto al Congresso. Il Japan Institute of International Affairs segnala un problema particolarmente sensibile per gli alleati asiatici: Washington potrebbe cercare un accordo limitato al congelamento di determinate capacità nucleari e missilistiche nordcoreane, privilegiando la protezione del territorio americano rispetto alle minacce contro Giappone e Corea del Sud. Un compromesso presentato da Trump come un successo diplomatico potrebbe quindi lasciare irrisolti importanti problemi di sicurezza regionale.
Infine la Nato. Una vittoria democratica potrebbe rafforzare l’opposizione, anche sul fronte repubblicano, ai progetti di riduzione della presenza militare americana in Europa. Tuttavia, questo non farebbe diminuire la pressione sugli alleati europei affinché si accollino una quota maggiore della difesa del Vecchio Continente, anche perché questo è un tema bipartisan negli Usa. D’altronde, come ha evidenziato un rapporto dell’European Council on Foreign Relations pubblicato a settembre, ci sono forti discrepanze anche all’interno del Partito democratico sul futuro della politica estera Usa: il ritorno di una maggioranza democratica al Congresso, dunque, non equivarrebbe quindi necessariamente a un ritorno all’atlantismo tradizionale delle amministrazioni precedenti.
Per Trump, il risultato del 3 novembre potrebbe insomma aprire una fase contraddittoria: maggiori ostacoli interni, un’autorità politica messa alla prova dai risultati del suo partito e una competizione per la successione destinata a intensificarsi, ma anche la possibilità di concentrare gli ultimi due anni del mandato sulle questioni internazionali. Il presidente, non avendo più una rielezione personale da conquistare, potrebbe dedicare maggiore attenzione alla costruzione della propria eredità politica, cercando di lasciare al successore repubblicano risultati diplomatici capaci di prolungare l’influenza del suo movimento.
Non è detto, tuttavia, che le due esigenze coincidano. Un accordo con Putin, un compromesso con Xi o una nuova intesa con Kim potrebbero suscitare resistenze proprio tra i repubblicani, mentre il confronto fra Vance e Rubio potrebbe rendere più visibili le diverse anime della politica estera conservatrice. La vera conseguenza delle Midterm potrebbe quindi essere non soltanto una ridefinizione dei rapporti tra Casa bianca e Congresso, ma anche l’apertura della battaglia per stabilire quale politica internazionale sopravvivrà alla presidenza Trump dopo il 2028. (di Antonio Moscatello)
Di Pietro cerca sponda Fdi per Csm. E Noi moderati rilancia federazione con Idv
Roma, 31 ott. (askanews) – La sua presenza alla Camera non è passata inosservata. Così come il suo pranzo al ristorante di Montecitorio al quale ha partecipato, tra gli altri, il responsabile Organizzazione di Fdi, Giovanni Donzelli. L’ex pm di Mani pulite, e ministro, Antonio Di Pietro, ha presentato la sua candidatura per il Csm e, secondo quanto viene riferito, il partito della premier la sta seriamente prendendo in considerazione. D’altra parte, viene ricordato il suo attivismo agli eventi dei meloniani nella campagna per il referendum della giustizia. “Sto parlando con tutti”, conferma l’ex pm rispondendo ai giornalisti. Per domani è prevista una votazione in seduta comune ma l’orientamento del centrodestra è quello, al momento, di votare scheda bianca. Sulla ipotesi Di Pietro, infatti, pesano le perplessità di Forza Italia.
Ma la candidatura al Csm non è stato l’unico argomento al centro del pranzo. Allo stesso tavolo c’erano infatti Alessandro Colucci di Noi moderati e Ignazio Messina, vice presidente Anci ma anche segretario di Italia dei valori. I due partiti hanno siglato un patto federativo nel 2024 che ora viene nella sostanza rilanciato, anche in vista delle nuove necessità imposte dalla legge elettorale e dall’esigenza anche per il partito di Maurizio Lupi di superare la soglia dell’1%.
“Con l’avvio del cantiere civico, popolare, liberale e riformista, Noi moderati – spiega Colucci – rafforza il proprio ruolo di federatore all’interno del centrodestra, composto da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati, favorendo l’apertura alle energie civiche e alle esperienze amministrative locali che condividono i nostri programmi e la nostra identità. Il nostro obiettivo è raccogliere le istanze dei territori, nell’interesse di tutto il centrodestra, e offrire loro una cornice di riferimento nazionale. In questo percorso si consolida anche il legame con Italia dei valori, una collaborazione avviata oltre due anni fa e testimoniata dal coinvolgimento del segretario Ignazio Messina, oggi vicepresidente di Anci nazionale. Proseguiremo questo lavoro comune per dare maggiore voce e rappresentanza ai civici e agli amministratori locali nelle istituzioni nazionali”.
Quanto a un dialogo con Sud chiama Nord di Cateno De Luca, Colucci spiega: “Siamo aperti a tutte le forze politiche purché ci sia accordo sui contenuti”.
La casa del futuro tra benessere ed efficienza energetica
Arese, 27 ott. (askanews) – Leroy Merlin festeggia 30 anni in Italia e presenta i risultati di Homeservatory 2026, il report annuale che restituisce una fotografia delle aspettative, delle priorità e dei desideri degli italiani rispetto alla casa. Per l’azienda multispecialista per il miglioramento della casa, l’ascolto del cliente e l’accessibilità dei prodotti sono fattori determinanti nel guidare le scelte.
“Il nostro modo di abitare sta cambiando e i desideri devono fare i conti con le reali possibilità economiche delle famiglie. Per questo, abbiamo scelto di partire dalle storie vere delle persone, dalle case reali e dai bisogni quotidiani, per trasformare i desideri in soluzioni accessibili, capaci di rispecchiare la personalità e lo stile di vita di chi le abita. È questo il nostro impegno da trent’anni in Italia e sempre di più lo sarà nel futuro: rendere il miglioramento della casa accessibile a tutti, attraverso prodotti che coniughino qualità, convenienza e funzionalità, perché ogni casa possa diventare un luogo in cui sentirsi bene” dichiara Tiziana Mortarotti, Brand & Marketing Intelligence
Leader di Leroy Merlin Italia.
Il tutto alla luce delle aspettative degli italiani sulla casa del futuro.
“Attraverso Homeservatory, gli italiani ci hanno indicato due grandi aspettative per la casa del futuro: una casa a prova di clima estremo e una casa a zero bollette, due temi di grande attualità. In questo scenario, anche il fai-da-te assume un ruolo diverso: non è più soltanto un modo per risparmiare, ma diventa un’occasione di autorealizzazione. Le persone sono orgogliose di mettere in pratica le proprie capacità manuali e di realizzare i propri progetti. Inoltre, il fai-da-te permette di dedicarsi ad attività manuali e di staccare dal digitale, favorendo il digital detox” commenta Claudia Guardamagna, Marketing & Customer Intelligence Leader di Leroy Merlin Italia.
Costi elevati e incertezza frenano le famiglie, rendendo ancora più centrale il tema dell’accessibilità. Una sfida a cui Leroy Merlin cerca di rispondere così:
“I nostri marchi proprietari sono pensati proprio per rispondere a questa esigenza. Il processo parte dall’ascolto dei bisogni dei clienti, per individuare prodotti capaci di offrire soluzioni concrete: prodotti utili, di qualità e al giusto prezzo. Per noi è una sfida importante, perché vogliamo essere partner delle persone che desiderano trasformare la propria casa, offrendo loro soluzioni accessibili” dichiara Tiziana
Mortarotti, Brand & Marketing Intelligence Leader di Leroy Merlin Italia.
Dall’efficienza energetica al valore del fai-da-te, la casa del futuro è chiamata a rispondere a nuove esigenze, coniugando benessere, risparmio e accessibilità.
Arte, Marina Abramovic a Roma per Alda Fendi in mostra dal 19 novembre
Roma, 27 ott. (askanews) – La Fondazione Alda Fendi – Esperimenti apre una nuova stagione del proprio percorso di ricerca e sperimentazione con una delle figure più radicali e visionarie dell’arte contemporanea: Marina Abramovic. Grazie alla visione e alla determinazione di Alda Fendi, che ha fortemente voluto offrire alla città di Roma la possibilità di vivere senza barriere un gesto artistico unico per forza e suggestione, l’Arco di Giano diventa teatro di un incontro inedito tra arte contemporanea, archeologia e memoria.
Il prossimo 19 novembre Marina Abramovic presenta “Confession, 2026”, un progetto concepito per Roma e destinato, fino al 19 maggio 2027, a trasformare l’area archeologica in un luogo di esperienza, ascolto e partecipazione, nel segno di un’arte che non si limita a essere osservata, ma chiede di essere vissuta.
L’inaugurazione assume inoltre un particolare valore per la città perché coincide con una nuova, importante tappa nella storia dell’Arco di Giano e della sua restituzione alla collettività. Dopo l’attentato mafioso del 1993 alla vicina chiesa di San Giorgio al Velabro, che danneggiò anche il monumento, l’Arco venne chiuso e protetto da una cancellata, interrompendo il rapporto diretto tra la città e uno dei luoghi più significativi dell’antico Foro Boario. Un primo importante intervento di restauro, concluso nel 2017, restituì in particolare la facciata rivolta verso Piazza della Bocca della Verità. Oggi, al termine di un ulteriore intervento di restauro e consolidamento finanziato nell’ambito del PNRR – Caput Mundi, che ha interessato anche la sistemazione delle aree circostanti, l’Arco torna a essere protagonista della vita culturale della città. È in questo momento simbolico che Confession entra fisicamente nel monumento: per sei mesi la nuova scultura di Marina Abramovic sarà collocata sotto l’Arco, trasformando l’antico passaggio in uno spazio contemporaneo di incontro e partecipazione. Il monumento torna così alla sua originaria natura di luogo attraversato e vissuto, mettendo in relazione la Roma antica con il presente.
Il progetto si sviluppa attraverso tre opere strettamente connesse: Confession, 2010, The Road to Confession, 2026 e la nuova opera site-specific Confession, 2026.
In un’anteprima assoluta per la Fondazione Alda Fendi – Esperimenti, Marina Abramovic torna su una delle opere più intime della propria ricerca: Confession, 2010, la performance nella quale l’artista, inginocchiata davanti a un asino – simbolo di umile bontà – condivideva con l’animale i ricordi dolorosi della propria infanzia, trasformando una confessione personale in un’esperienza di possibile liberazione.
Il percorso trova il proprio culmine in Confession, 2026, simbolico atto alchemico attraverso il quale l’asino vivo si trasforma in un asino d’oro. È la prima scultura in bronzo di Marina Abramovic, commissionata dalla Fondazione Alda Fendi – Esperimenti e realizzata con Factum Arte: un’opera a grandezza naturale composta da un asino in bronzo dorato e da una seduta metafisica, anch’essa in bronzo dorato, posta di fronte all’animale. Chiudendo il cerchio iniziato con Confession, 2010, la nuova opera trasferisce la confessione dall’esperienza individuale a una dimensione collettiva. Lo spettatore prende il posto dell’artista e, sedendosi davanti all’animale, è invitato ad affidargli ferite, traumi e fardelli. Gli occhi di vetro, profondi e immobili, invitano a sostenerne lo sguardo e ad abbandonarsi a un momento di confronto con la propria memoria e la propria storia. L’asino non risponde e non giudica: ascolta. Diventa il custode silenzioso delle confessioni e simbolicamente ne assume il peso. Ciò che nel 2010 era una relazione privata tra l’artista e l’animale diventa così, sedici anni dopo, un’esperienza aperta a tutti. Il progetto sarà inaugurato il 19 novembre con una action di Marina Abramovic. L’artista si siederà davanti all’asino d’oro e inviterà alcune persone a prendere il suo posto. Non una performance conclusa in se stessa, ma il gesto inaugurale che consegna l’opera al pubblico e dà inizio alla sua vita partecipativa, destinata a rinnovarsi ogni volta che qualcuno sceglierà di sedersi di fronte all’animale.
Completa il progetto un’altra anteprima assoluta, The Road to Confession, 2026, la nuova opera video concepita da Marina Abramovic appositamente per il progetto. Girato all’alba dello scorso 30 giugno, diretto da Nabil Elderkin e realizzato con Factum Arte, il film mostra Marina non più inginocchiata davanti all’asino, ma mentre cammina al suo fianco, tenendolo con una semplice corda di canapa, attraverso le strade ancora deserte della città. Roma lentamente si risveglia. Il percorso conduce Marina e l’asino Paltò fino all’Arco di Giano, dove l’artista si siede davanti all’animale e i due si guardano negli occhi. In quello sguardo, la confessione diventa incontro e la liberazione apre la strada alla trasformazione. Dal 19 novembre l’installazione sarà aperta al pubblico con l’autorizzazione e la collaborazione della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, diretta da Daniela Porro, partner istituzionale del progetto. La scultura e le opere video resteranno all’Arco di Giano fino al 19 maggio 2027. Le visite saranno consentite tutti i giorni dalle ore 17 alle 21. L’Arco sarà inoltre valorizzato dalla sapiente illuminazione di Vittorio Storaro, tre volte Premio Oscar e maestro assoluto della fotografia, realizzata grazie alla Fondazione Alda Fendi – Esperimenti.
“Ci sono incontri che sembrano arrivare nel momento esatto in cui devono accadere, come un allineamento delle stelle. Quello con Marina Abramovic per me è uno di questi. Marina ed io abbiamo attraversato ottant’anni di vita seguendo strade diversissime, ma entrambe con la stessa ostinazione nel cercare, sperimentare, rischiare e non fermarci mai”, racconta Alda Fendi. “Quando ci siamo incontrate, Marina mi ha rivelato di aver avuto una sensazione quasi inspiegabile: come se ci conoscessimo già, come se ci fossimo incontrate in una vita precedente. E anche io la penso allo stesso modo. Marina è la personificazione stessa della performance: la porta nel corpo, nella visione, nella storia. E la performance appartiene profondamente anche all’identità della Fondazione Alda Fendi – Esperimenti. Sin dall’inizio non abbiamo voluto semplicemente esporre opere, ma produrre accadimenti: spettacoli, actions, esperimenti capaci di esistere in un luogo e in un momento preciso, per poi rimanere nella memoria di chi li ha vissuti. Per questo arrivare oggi a realizzare Confession insieme a Marina mi sembra quasi un approdo naturale. E non poteva esserci luogo più giusto dell’Arco di Giano. È un monumento al quale siamo legati da anni, che la Fondazione ha contribuito a restituire alla città attraverso la sua illuminazione e che oggi, appena restaurato, torna a essere un luogo vivo. Portare qui Marina significa mettere in relazione la sua forza contemporanea con la storia millenaria di Roma. A questo punto della nostra vita, forse Marina ed io sappiamo entrambe che il tempo è il materiale più prezioso che abbiamo. Confession parla anche di questo: della memoria, dell’esperienza, di ciò che resta. Per me realizzarlo oggi, insieme a lei, a Roma, sotto l’Arco di Giano, significa chiudere un cerchio e, nello stesso momento, aprirne uno nuovo”.
“O tempora, o mores!”, dice ancora Alda Fendi, “Endecasillabo struggente di mille possibilità non avute, di argomenti non trattati, di perdoni irrisolti. E per sempre noi, imperatori senza scettro, perfettamente lucidi ad annaspare nel mare inventato da una comune specie umana.”
In sintonia con la riflessione di Alda Fendi sulla spiritualità e sull’umanità come valori imprescindibili e sull’arte come bene necessario da condividere con la collettività, Marina Abramovic affronta ancora una volta il difficile compito di risvegliare le coscienze. “Confession 2010 è nata come un atto intimo – una confessione a un asino. Gli ho affidato le sofferenze e le ferite della mia infanzia. Cose che avevo portato dentro in silenzio per anni”, spiega Marina Abramovic, Leone d’Oro come Miglior Artista alla Biennale di Venezia nel 1997 per Balkan Baroque. “Nella performance del 2010, l’asino ha ascoltato la mia storia e, dopo 4 ore e 50 minuti, se n’è andato. Ha preso la decisione di terminare la performance. Attraverso questa comunicazione silenziosa, sono riuscita a lasciar andare. Si è fatto carico del peso del mio dolore. Ora, dopo sedici anni, voglio condividere questo atto catartico con tutti. In Confession 2026, l’asino diventa una scultura e la mia sedia resta vuota. Tu siedi dove sedevo io. Guardi in quegli occhi belli, profondi, espressivi. Tu proietti, l’animale da soma assorbe. Roma ha poi conferito una nuova dimensione al progetto. Quando ho visto l’Arco di Giano, mi sono sentita in dovere di creare una nuova opera video. The Road to Confession è stato girato all’alba del 30 giugno. L’asino Paltò e io abbiamo vagato per le strade deserte di Roma, solo noi due, muovendoci attraverso questa antica città mentre iniziava lentamente a risvegliarsi. A Roma senti il passato ovunque, ma sei completamente nel presente. Quest’opera è la mia lettera d’amore a Roma. Passa attraverso il tempo – il passato diventa presente, l’inanimato è animato – tutto diventa chiaro… Paltò si è trasformato in bronzo e in questa metamorfosi io divento libera, sollevata! Quello che ne è seguito è stata la comunicazione più eloquente che io abbia mai avuto con me stessa. Il confine tra umano e non umano ha cessato di esistere. C’era un’altra presenza… una confessione perfetta… nessuna colpa. Ciò che è iniziato con la mia memoria e il mio dolore ora appartiene a chiunque entri in questo spazio. L’opera può proseguire e trasformarsi senza di me. Per me, questa è comunione attraverso la confessione”.
Riunendo scultura, cinema, performance e fotografia, Confession, 2026 nasce dalla stretta collaborazione tra Marina Abramovic, la Fondazione Alda Fendi – Esperimenti, Factum Arte e la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma. Il progetto trova nell’Arco di Giano non soltanto il proprio scenario, ma una parte essenziale del suo significato. Nell’antico Foro Boario – mercato del bestiame e crocevia attraversato per secoli da animali, mercanti, carri e viaggiatori – la figura dell’asino torna oggi sotto le arcate del monumento come presenza silenziosa e contemporanea. L’antico monumento torna così a essere luogo di passaggio, incontro e condivisione e non soltanto la cornice di Confession: diventa parte dell’opera stessa, mettendo in relazione memoria e presente, permanenza e trasformazione, storia individuale e memoria collettiva. Con Confession, la Fondazione Alda Fendi – Esperimenti rinnova così la propria vocazione a mettere in dialogo il patrimonio millenario di Roma con i linguaggi più radicali del presente, restituendo alla città non soltanto un’opera, ma un luogo da attraversare, abitare e vivere nuovamente.
Archeologia: futuro e prospettive di un settore in crescita
Roma, 27 ott. (askanews) – L’Associazione Nazionale Archeologi tira le somme delle sfide odierne e guarda al futuro. Vent’anni fa l’archeologo italiano era una figura precaria, spesso priva di riconoscimento giuridico. Oggi la professione si è trasformata: oltre il 70% possiede titoli post-laurea e per tre archeologi su quattro questo è l’unico lavoro.
Le parole del Presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi, Marcella Giorgio: “Un momento particolare, dove c’è dello scollamento tra la professione e quella che è la formazione. Abbiamo visto, attraverso anche i dati del questionario che abbiamo somministrato agli archeologi italiani nel 2025, che gli archeologi contestano una carenza di preparazione non tanto teorica quanto pratica, legata soprattutto al sorgere di nuove skills legate all’utilizzo delle nuove tecnologie”.
La realtà archeologa italiana odierna parla al femminile. Secondo i dati diffusi dall’Associazione Nazionale Archeologi (ANA), le donne rappresentano oggi ben il 65% dei professionisti del settore
Nuovamente, la Presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi, Marcella Giorgio: “Il numero delle archeologhe donne è un numero veramente importante, il 65% nel censimento d’inizio 2024, sceso appena al 63% con il questionario della fine del 2025. Assistiamo dunque ad una tenuta molto forte del settore per l’ambito femminile. Non è adeguata sicuramente la parte del welfare, soprattutto quella legata alle partite IVA, che rappresentano più del 50% del settore dell’archeologia”.
Nonostante il settore abbia raggiunto un solido riconoscimento normativo con la Legge 110/2014 e il DM 244/2019 (che ha istituito elenchi e fasce di qualificazione professionale), in Italia la figura dell’archeologo non dispone ancora di un Ordine Professionale regolamentato.
In chiusura, la Presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi, Marcella Giorgio: “L’archeologo consente la realizzazione di opere nei tempi giusti e con i costi corretti senza sforare nei tempi e senza allungare costi che altrimenti andrebbero fuori controllo come è successo nel passato. Questo è il ruolo dei professionisti del settore che si inseriscono nella filiera dell’archeologia preventiva e che, se attuata bene dalle amministrazioni comunali e anche da alcuni privati, ti consente di arrivare alla fine dell’opera, avendo anche risparmiato”.
Dalla formazione universitaria alla sfida delle nuove tecnologie come l’Intelligenza Artificiale: dopo vent’anni di conquiste, gli archeologi italiani chiedono regole certe e diritti per continuare a proteggere e valorizzare il futuro della nostra memoria.
Kayser Space compie 40 anni
Livorno, 27 ott. (askanews) – Quarant’anni di attività nello spazio, oltre cento missioni e una nuova sfida: portare l’intelligenza artificiale direttamente in orbita entro il 2027. Kayser Space, azienda livornese specializzata nella progettazione e realizzazione di tecnologie per la ricerca e l’esplorazione spaziale, ha celebrato il suo quarantesimo anniversario con l’evento “Da 40 anni nel futuro”, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, della ricerca e dell’industria aerospaziale italiana.
Un anniversario che segna anche l’inizio di una nuova fase industriale. Dalla fine del 2025 Kayser Space è infatti entrata a far parte di FAE Technology, gruppo high-tech bergamasco quotato su Euronext Growth Milan, specializzato nella progettazione, ingegnerizzazione e produzione di sistemi elettronici avanzati. L’acquisizione ha dato vita alla Divisione Space del Gruppo, con l’obiettivo di integrare quarant’anni di esperienza nelle missioni spaziali con competenze industriali nell’elettronica, nei sistemi embedded e nell’intelligenza artificiale.
A delineare le prospettive è stato Gianmarco Lanza, presidente e amministratore delegato di FAE Technology. “I quarant’anni di Kayser Space rappresentano un traguardo, ma soprattutto un punto di partenza per guardare al futuro con nuove ambizioni. L’integrazione tra le competenze industriali ed elettroniche di FAE Technology e l’esperienza di Kayser Space nelle missioni spaziali apre nuove frontiere tecnologiche, a partire dallo space edgecomputing e dall’intelligenza artificiale in orbita”.
La novità più significativa è la partnership con Axelera AI per lo sviluppo di uno Space Edge AI Computer, un sistema basato su tecnologia interamente europea che permetterà di elaborare dati ed eseguire modelli di intelligenza artificiale direttamente in orbita, senza dover necessariamente trasferire tutte le informazioni sulla Terra. Il progetto coinvolge le sedi del Gruppo a Livorno, Roma e Bergamo, con l’obiettivo di portare la prima soluzione nello spazio nel corso del 2027.
Una tecnologia che potrebbe aprire nuove prospettive per l’osservazione della Terra, la gestione delle infrastrutture orbitali e le applicazioni industriali, rendendo più rapida ed efficiente l’elaborazione delle informazioni raccolte nello spazio.
“Elaborare grandi quantità di dati direttamente nello spazio, trasformandoli rapidamente in informazioni utili, offre nuove opportunità per applicazioni civili e industriali, dall’osservazione della Terra alla gestione delle infrastrutture orbitali. Un’evoluzione che può rendere i sistemi spaziali più efficienti e rispondere alle esigenze strategiche dei Paesi. Vogliamo contribuire a questa trasformazione sviluppando tecnologie e soluzioni proprietarie che rafforzino la competitività e la sovranità tecnologica europea”, ha aggiunto Lanza.
Ma il futuro di Kayser Space affonda le radici in una storia cominciata nel 1986, quando l’azienda nacque come Kayser Italia. Dal 1995 è guidata dalla famiglia Zolesi. Un percorso legato alla visione di Valfredo Zolesi, padre dell’attuale amministratore delegato David Stefano Zolesi, che ha contribuito a trasformare una realtà nata a Livorno in un punto di riferimento internazionale per la sperimentazione scientifica in microgravità.
“Questi quarant’anni rappresentano il risultato di un percorso nato dalla visione di mio padre Valfredo, che ha creduto nella possibilità di sviluppare competenze e tecnologie per lo spazio partendo proprio da Livorno. Da allora abbiamo contribuito a trasformare idee e obiettivi scientifici in sistemi capaci di operare in orbita, partecipando a missioni e programmi di ricerca internazionali”, ha dichiarato David Stefano Zolesi, amministratore delegato di Kayser Space.
In quarant’anni Kayser Space ha partecipato a oltre cento missioni spaziali e sviluppato circa 150 payload, anche per la Stazione Spaziale Internazionale, collaborando con agenzie come l’ESA e l’Agenzia spaziale italiana. Oggi l’azienda conta 85 collaboratori, di cui oltre 50 ingegneri specializzati, e dispone a Livorno di una sede di 5.000 metri quadrati con laboratori, strutture produttive e di collaudo e un centro di supporto alle operazioni sulla ISS.
“Un percorso che ci ha permesso di costruire sul territorio competenze capaci di competere a livello internazionale: si tratta pertanto di un patrimonio costruito grazie alle nostre persone, con cui abbiamo contribuito a supportare l’esperienza della ricerca scientifica in orbita e dell’esplorazione spaziale. Oggi, l’ingresso nel Gruppo FAE Technology e l’evoluzione della Space Economy ci offrono l’opportunità di valorizzare questa esperienza su una scala più ampia. Vogliamo continuare a rendere possibile una nuova generazione di attività scientifiche e tecnologiche nello spazio, mantenendo solide le nostre radici e guardando a opportunità sempre più internazionali”, ha aggiunto Zolesi.
All’evento è arrivato anche un videomessaggio del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. Al confronto hanno preso parte esponenti dell’Agenzia spaziale italiana, del mondo universitario e dell’industria, tra cui rappresentanti di Leonardo, Sitael e D-Orbit.
Tra gli ospiti anche Paolo Nespoli, ex astronauta dell’Agenzia spaziale europea, che ha portato la propria esperienza diretta dell’esplorazione spaziale in un incontro dedicato al rapporto tra le grandi intuizioni del passato e le nuove frontiere della tecnologia.
Dalla ricerca scientifica alle applicazioni commerciali, fino all’intelligenza artificiale in orbita, il quarantennale di Kayser Space ha così rappresentato non soltanto l’occasione per ripercorrere una storia industriale italiana, ma anche per delineare le prospettive di una Space Economy nella quale ricerca, capacità produttiva e innovazione tecnologica sono sempre più strettamente connesse.
IA e futuro dei giovani al centro di Geely Auto Talks a Bari
Bari, 27 ott. (askanews) – L’intelligenza artificiale, le nuove competenze professionali e le opportunità per i giovani del Mezzogiorno. Sono i temi al centro di Geely Auto Talks, l’iniziativa promossa da Geely Auto e Jameel Motors, che ha fatto tappa all’Università LUM di Bari per un confronto tra imprese, istituzioni e mondo accademico sul futuro della mobilità. Un settore, quello automobilistico, attraversato da una profonda trasformazione tecnologica e nella ricerca di figure professionali.
“L’obiettivo di Geely Talks è avvicinare questo ‘triangolo magico’ composto da istituzioni, mondo universitario e industria. In particolare, vogliamo fare in modo che l’università sia più vicina alle aziende, spiegando la trasformazione che sta vivendo il settore automotive e i cambiamenti del prossimo futuro, affinché il mondo accademico prepari al meglio le persone che un domani lavoreranno nell’industria” ha dichiarato Marco Santucci, Managing Director di Jameel Motors Italia per Geely e Zeekr.
A fotografare questo cambiamento è una ricerca realizzata da Youtrend per Geely Auto, con particolare attenzione dedicata alla Puglia, dove il tema della valorizzazione dei talenti rappresenta una sfida importante.
“Nel caso dell’automotive, emerge dalla ricerca un altro elemento importante: un’azienda su due prevede nei prossimi tre anni lo sviluppo di competenze nell’ambito software e app, mentre circa il 47% indica di voler ampliare l’area relativa a sostenibilità ed energia. Questo dimostra come il mercato stia seguendo tali tendenze anche nella ricerca di nuove competenze da inserire in azienda” ha aggiunto Valentina Porta, Analista di YouTrend.
“Da un lato intendiamo contribuire alla formazione degli studenti dando maggiore visibilità al mondo automotive e a come sta cambiando. Il prodotto automobilistico è cambiato sensibilmente rispetto a dieci o vent’anni fa e sta evolvendo ulteriormente: bisogna saper anticipare dove sta andando. L’auto, da mero mezzo di locomozione, è diventata quello che qualcuno ha definito un ‘telefonino a quattro ruote’: un vero e proprio ecosistema fatto di software, componentistica, connettività, sicurezza e comfort, che lascia presagire quello che sarà il domani del settore, ovvero le vetture a guida autonoma” ha concluso Santucci.
Durante l’incontro è stato inoltre presentato il progetto di ricerca sviluppato da Maldarizzi Automotive con il Politecnico di Bari, dedicato alla concessionaria del futuro: un modello che integra intelligenza artificiale, automazione e tecnologie digitali per migliorare i servizi e l’organizzazione delle attività.
Non entra nella manovra il taglio Irpef per il ceto medio. Flat tax per neoassunti
Roma, 27 ott. (askanews) – Irpef ridotta per gli under 30, flat tax al 5% per i giovani neo-assunti, superdeduzione al 140% per per le nuove assunzioni di giovani e fino al 180% per le madri lavoratrici, aumento da 85mila a 100mila euro della soglia di reddito per la flat tax del 15% per gli autonomi ma con obbligo di rendicontazione Iva.
Sono le principali misure fiscali sulle quali lavora il governo e che dovrebbero entrare nella legge di bilancio mentre, secondo quanto riferiscono fonti di maggioranza, resterebbe fuori l’intervento per il ceto medio anche nella sua versione ‘light’ con l’estensione dell’aliquota del 33% ai redditi fino a 55mila euro (dagli attuali 50mila).
Nel capitolo fiscale dovrebbero trovare spazio anche la cedolare secca per gli affitti commerciali, la conferma della tassazione agevolata al 5% sui rinnovi contrattuali e la detassazione al 15% delle tredicesime. Possibile anche un ampliamento della platea dei beneficiari dello stop al bollo auto.
Dovrebbero essere stanziati in legge di bilancio anche i fondi per finanziare la proposta sulle pensioni della Lega che prevede la possibilità di pensionamento a 64 anni con 36 di contributi anche per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996.
Il capitolo sanità dovrebbe assorbire 2,4 miliardi e prevedere il cosiddetto “bonus dentiere” con 500 euro per finanziare prestazioni non coperte dal SSN per anziani e famiglie numerose.
Italian Film Festival Berlin 2026, al via con "Le città di Pianura"
Roma, 27 ott. (askanews) – Torna dal 10 al 14 novembre 2026 l’Italian Film Festival Berlin, giunto alla sua tredicesima edizione, che porterà al Kino in der Kulturbrauerei, nel quartiere di Prenzlauer Berg, una selezione di otto titoli rappresentativi del cinema italiano contemporaneo, accompagnati da incontri con i protagonisti.
Ad aprire il festival, martedì 10 novembre alle 19.45, sarà “Le città di pianura” di Francesco Sossai, con la partecipazione dell’attore Sergio Romano, David di Donatello 2026 come miglior attore protagonista, che incontrerà il pubblico al termine della proiezione.
Mercoledì 11 novembre sarà la volta di “Tienimi presente”, presentato dal regista e protagonista Alberto Palmiero, mentre giovedì 12 novembre Pif e Michele Astori accompagneranno l’anteprima tedesca di “Che Dio perdona a tutti”.
Il programma proseguirà con “Gioia mia” di Margherita Spampinato, “Il bene comune” di Rocco Papaleo, “Primavera” di Damiano Michieletto, “Quasi Grazia” di Peter Marcias e “Buen Camino” di Gennaro Nunziante.
Anche quest’anno gli spettatori saranno chiamati ad assegnare il Premio del pubblico Italian Screens, votando i film al termine delle proiezioni, che saranno in versione originale con sottotitoli in inglese.
“È un grande piacere essere nuovamente a Berlino con Italian Screens, al fianco dell’Italian Film Festival Berlin. Questa collaborazione ci permette di rinnovare un legame importante con il pubblico e con una città che rappresenta un punto di riferimento per il cinema internazionale, promuovendo il meglio del cinema italiano contemporaneo e favorendo nuove opportunità di incontro e diffusione sui mercati esteri. In questo percorso, il Premio del Pubblico Italian Screens assume un significato particolare: rappresenta un’occasione preziosa per rafforzare il rapporto diretto tra le nostre opere e gli spettatori, contribuendo al tempo stesso a valorizzare la qualità professionale del nostro settore”, ha dichiarato Roberto Stabile, ideatore di Italian Screens e Direttore per l’Internazionalizzazione di Cinecittà.
L’Italian Film Festival Berlin dedicherà anche quest’anno uno spazio agli studenti grazie a una sezione – promossa grazie alla sinergia tra l’Ufficio Scuole dell’Ambasciata d’Italia con il contributo del MAECI – che interesserà istituti scolastici primari e secondari della città di Berlino.
In programma due proiezioni: “La bicicletta di Bartali” (Bartali’s Bicycle) di Enrico Paolantonio (giovedì 12 novembre, ore 9.30) e “L’ultima volta che siamo stati bambini” di Claudio Bisio (venerdì 13 novembre, alle 9.30), con ingresso riservato agli studenti delle scuole coinvolte.
L’inizio del festival, inoltre, sarà preceduto dalla tappa berlinese di Flamingo, spettacolo di Luca Ravenna promosso BIS Berlin in calendario sabato 7 novembre al Colosseum.
Il programma completo del festival è disponibile su www.italianfilmfestivalberlin.com.
"The thin line", mostra fotografica sulle crisi umanitarie nel mondo
Roma, 27 ott. (askanews) – Negli ultimi cinque anni, al fianco delle operatrici e degli operatori di INTERSOS, i fotografi Alessio Romenzi e Christian Tasso hanno documentato le più gravi crisi umanitarie del nostro tempo attraverso reportage realizzati in Libano, Iraq, Ucraina, Afghanistan, Nigeria e Ciad.
Il loro lavoro è raccolto nella mostra “The Thin Line”, promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, con la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, e organizzata da INTERSOS. L’esposizione è ospitata al Museo di Roma in Trastevere dal 23 ottobre 2026 al 21 febbraio 2027, con i servizi museali a cura di Zètema Progetto Cultura.
Lo sguardo fotografico di Alessio Romenzi e Christian Tasso si fa testimone della sfida quotidiana di portare aiuto a chi ne ha più bisogno, adottando un approccio empatico che sceglie di stare al fianco delle persone ritratte per raccontarne le vite e le storie più vulnerabili. In Libano, le immagini documentano i rischi della marginalizzazione sociale dovuta alla grave crisi economica e le conseguenze dei recenti bombardamenti di Israele, in Iraq osservano le ferite che ancora segnano il Paese a seguito del conflitto con l’ISIS. Il percorso prosegue in Ucraina, dove i fotografi raccontano la quotidianità degli sfollati a ridosso del fronte e in Afghanistan dove testimoniano la profonda emergenza umanitaria e sanitaria riapertasi con il ritorno dei Talebani, con un’attenzione particolare all’impatto su donne e bambini. Infine, in Nigeria e in Ciad, gli scatti si addentrano nel cuore della crisi del bacino del Lago Ciad, tra le devastazioni del cambiamento climatico e le sofferenze causate da un conflitto ultradecennale con i gruppi armati locali.
The Thin Line è la linea sottile che definisce lo spazio dell’azione umanitaria. Quel confine invisibile che, nelle emergenze più estreme, separa chi sopravvive da chi soccombe, chi trova un rifugio da chi resta esposto, chi ottiene una seconda possibilità da chi viene dimenticato. È una linea che oggi divide il destino di centinaia di milioni di persone da quello del resto del mondo, ma è anche la linea che separa l’indifferenza dall’azione e l’abbandono dalla speranza. Attorno ad essa prendono forma i principi fondamentali di umanità, imparzialità, indipendenza e neutralità che guidano, ogni giorno, il lavoro degli operatori sul campo.
“Il sistema umanitario si trova di fronte a un attacco senza precedenti, stretto tra violazioni del Diritto Umanitario Internazionale con impunità agghiacciante, crescenti restrizioni operazionali e tagli alle risorse finanziarie. A pagarne le conseguenze sono i civili indifesi e le persone più vulnerabili – afferma il Direttore Generale di INTERSOS Kostas Moschochoritis – Il nostro augurio è che questa mostra porti i visitatori a riflettere sulle motivazioni profonde del nostro lavoro e sui valori che ci uniscono come essere umani”.
La mostra The Thin Line ospita un focus speciale sulla crisi umanitaria in Afghanistan e sugli interventi realizzati nel Paese grazie al sostegno dell’Unione Europea. Questo approfondimento prende vita attraverso le storie e le immagini raccolte per INTERSOS da Hasib Hazinyar, affiancate da un’infografica firmata dall’artista e designer Federica Fragapane.
Alessio Romenzi è un fotografo italiano che da oltre quindici anni documenta crisi umanitarie e conflitti in tutto il mondo. Dopo un lungo soggiorno in Medio Oriente, dove ha seguito per le maggiori testate internazionali le vicende legate alle Primavere Arabe e alle successive crisi regionali, ha ampliato il suo raggio d’azione al Nord Africa e all’Europa orientale, coprendo anche la guerra in Ucraina. Il suo lavoro mette al centro la popolazione civile, raccontando la drammaticità dei conflitti attraverso l’esperienza diretta delle persone che li vivono.
Christian Tasso fotografo e artista visivo italiano, sviluppa da oltre vent’anni un’indagine artistica che spazia dalla fotografia documentaria alle pratiche partecipative e all’immagine costruita, guidato da un’attenzione costante alla dimensione poetica del reale. Con un’esperienza maturata in oltre trenta Paesi e lunghi soggiorni a Ginevra e New York, ha consolidato una ricerca d’ampio respiro su disabilità, migrazioni, mutamenti sociali e legame tra uomo e ambiente. Le sue opere sono state presentate presso importanti istituzioni internazionali come le sedi ONU di Ginevra e New York, la World Bank di Washington e la Fabbrica del Vapore a Milano. Recentemente ha focalizzato la propria attenzione sull’Italia centrale, un territorio in cui esplora le interconnessioni tra memoria, paesaggio e percezione della realtà.
Intersos è un’organizzazione umanitaria internazionale, nata in Italia, che opera in prima linea in contesti di guerra, violenza, povertà estrema, disastri naturali o causati dall’essere umano. Si trova in prima linea con interventi d’emergenza in 20 Paesi del mondo, in Africa, Medio Oriente, Sud America e Asia.
Il Papa: mai la guerra è in nome di Dio, non esiste una guerra santa
Roma, 27 ott. (askanews) – “Dobbiamo ricostruire ovunque la pace, non preparare altre guerre! La guerra non può mai essere fatta in nome di Dio! Per noi credenti, ‘combattere in nome della religione significa, in realtà, colpire la religione stessa’”. Non c’è nessuna guerra santa: solo la pace è santa!”: è il monito di Papa Leone contenuto nel videomessaggio inviato ai partecipanti dell’Incontro Internazionale “Pace disarmata e disarmante”, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio ad Assisi.
“Proprio in questi tempi di cultura della potenza – ha aggiunto il Papa – c’è bisogno di far crescere lo spirito di Assisi, che è rifiuto della legittimazione religiosa della guerra, spirito di mediazione e dialogo, esperienza contemplativa e azione creativa per un futuro di pace. Sì, perché la pace deve tornare a essere l’ideale comune dei popoli, la stella che guida ogni nostra scelta, il criterio che smaschera l’ingiustizia, l’orizzonte comune di tutte le genti”.
“Tradendo così la memoria del Novecento e l’inutile strage di milioni di vite umane, di nuovo – come si legge nel Catechismo della Chiesa Cattolica – ‘l’accumulo delle armi sembra a molti un modo paradossale di dissuadere dalla guerra eventuali avversari. Costoro vedono in esso il più efficace dei mezzi atti ad assicurare la pace tra le nazioni'”. In questo quadro, ha sottolineato il Pontefice, “è avvenuta una preoccupante riabilitazione della guerra, come strumento di politica internazionale”.
Cristina Donà, online il videoclip ufficiale di "Possibili superstiti"
Roma, 27 ott. (askanews) – Dopo la pubblicazione lo scorso 13 ottobre di “Possibili Superstiti” primo singolo da “L’arte di scomparire” nuovo album di Cristina Donà in uscita il prossimo 27 novembre per l’etichetta Futurecords, è disponibile da oggi il videoclip ufficiale con la regia di Marco Jeannin.
Girato ad ottobre 2026 con un’intenzione narrativa ed estetica più vicina al piccolo cortometraggio che al classico videoclip, il video esplora la memoria e il rapporto con un ambiente naturale vissuto come rifugio in cui ritrovare serenità, ispirandosi all’ approccio visivo di Adolpho Veloso in Train Dreams. Ecco quindi che la decisione di lavorare esclusivamente con l’illuminazione naturale nasce da una precisa scelta artistica e fotografica, pensata per restituire l’autenticità dei luoghi e mantenere la figura del protagonista velata fino allo scatto finale a banco ottico: un ritratto volutamente fuori fuoco, simbolo di un equilibrio ritrovato anche nella propria imperfezione.
Possibili Superstiti è stata presentata, per la prima volta dal vivo lo scorso 13 ottobre, durante la serata finale del “Premio Strega Poesia 2026”.
Il brano è liberamente ispirato al film di di Jacques Audiard “Un sapore di ruggine e ossa” del 2012 con Marion Cotillard e Matthias Schoenaerts, a sua volta tratto dall’omonima raccolta di racconti di Craig Davidson.
“Un uomo e una donna si aggrappano l’uno all’altra per sopravvivere alla brutalità degli eventi – afferma Cristina Donà È la vita che li costringe a confrontarsi con improvvise catastrofi personali e repentine cadute a terra dove la polvere annebbia la vista e lascia in bocca un sapore aspro. L’elemento acqua spesso li sommerge, in senso fisico o metaforico: una forza che può farli annegare o sollevarli. Il brano, cantato in punta di voce, descrive la sottile membrana che ci permette di vivere, l’esile filo che sostiene le nostre esistenze. Ogni tanto arriva una cantilena morbida, come le onde di un mare calmo, che apre la vista su un paesaggio fatto di piccoli gesti di resistenza quotidiana e volontà di tenace sopravvivenza”.
Parte l’11 dicembre da Genova (Teatro Del Ponente) “L’Arte di scomparire tour”, organizzato da Ponderosa Music & Art, per fare poi tappa 13 Dicembre a Torino (Off Topic), il 15 gennaio 2027 al Teatro Pasolini di Cervignano del Friuli (UD), il 21 Gennaio al Teatro Boiardo di Scandiano (RE), l’11 febbraio al Teatro Bibiena di Sant’Agata Bolognese (BO), il 12 Febbraio al Teatro Petrella di Longiano (FC), il 13 Febbraio allo SpazioTeatro89 di Milano, il 25 Febbraio all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma, il 5 Marzo al Teatro Borsoni di Brescia e il 18 Marzo all’Auditorium del Conservatorio di Cagliari.
Centrosinistra, Conte: fare presto per leader, stiamo dando vantaggio a Meloni
Roma, 27 ott. (askanews) – Il centrodestra ha una leader chiara, Giorgia Meloni, “parla con voce univoca”, il centrosinistra non può rispondere con “tante voci”, perché “non funziona. Dobbiamo trovare una voce sola”. Lo ha detto il leader M5s Giuseppe Conte parlando a ‘Tagadà’ su La7.
Bisogna “fare presto” ha insistito, “perché – attenzione – stiamo dando un grande vantaggio a Meloni. Io incontro tanti cittadini che me lo dicono e lo capiscono anche loro: Meloni in questo momento è lei (la leader, ndr), parla con voce univoca… Poi, per carità, non parla con la gente. Però manda dei video ben fatti, ben costruiti, legge il gobbo, sono belli patinati. Mentre qui ci sono tante voci: non funziona, dobbiamo trovare una voce che rappresenti tutti”.
La Russa: fake news la mia responsabilità nella morte di Marino, Ponzani si scusi
Roma, 27 ott. (askanews) – “Per quanto mi riguarda personalmente è una completa fake news, notizia del tutto infondata, qualsiasi mia responsabilità, qualsiasi mia partecipazione ai drammatici episodi che costarono la vita al povero agente Marino. Nessuno potrà quindi mai impedirmi di dire chiaro e forte, come feci in quella occasione, come fece il Movimento sociale italiano, anche oltre cinquanta anni fa, che la violenza va condannata senza se e senza ma”. Lo afferma in un video postato sui social il presidente del Senato Ignazio La Russa.
“Ho dovuto dichiarare che avrei adito le vie giudiziarie contro chi avesse voluto accostare il mio nome a quel tragico episodio, sono pronto però a rinunciare se, ad esempio, la signora Ponzani decidesse di chiedere scusa per le sue parole, non pretendo invece scuse da altri personaggi come Giannini, come Berizzi, sono abituato alle loro contumelie, non mi interessano le loro scuse, anche perchè le pretendo solo dalle persone che a mio giudizio ritengo meritevoli di attenzione”, sottolinea La Russa.
La Russa ricostruisce i fatti che l’hanno visto al centro della polemica con la storica Michela Ponzani. “Dopo i disordini del 17 ottobre, quella giornata piena di saccheggi e di violenza, di attacchi alle forze dell’ordine, di feriti di carabinieri e agenti di polizia, mi permetto di commentare che la violenza va condannata sempre, senza se e senza ma – dice La Russa -. Dico anche che qualcuno la condanna, per carità anche a sinistra, ma aggiunge subito ‘ma, però’ ed io dico che se c’è il però la condanna diventa una attenuante. Beh apriti cielo dall’indomani scatta il meccanismo: La Russa non può parlare, non può condannare la violenza perchè lui cinquantacinque anni fa, più di cinquanta anni fa, era a capo di un corteo, il 13 aprile o il 12 aprile, credo che fosse, del 1973, che vide drammaticamente e tragicamente la morte dell’agente di polizia Antonio Marino. Ma se volete ve lo racconto nei dettagli cosa avvenne in quel tragico aprile del 1973”.
“Il Movimento sociale italiano, i dirigenti del Movimento sociale, io ero dirigente giovanile, decisero di indire una manifestazione contro la violenza, perchè nei giorni precedenti molti ragazzi erano stati aggrediti anche sotto casa, le Brigate rosse avevano sequestrato un sindacalista eccetera. E in quella occasione – ricorda La Russa – si chiese un corteo che il giorno prima venne vietato, accettammo, accettò l’Msi di buon grado il divieto, anche perchè in alternativa veniva consentito un comizio, sia pure in una piazza semiperiferica, semicentrale, come piazza Tricolore. Quando mancavano solo tre, quattro ore all’inizio dell’autorizzato comizio, arrivò nell’ufficio dell’onorevole Servello, io ero presente, il dottor Valentini, commissario dell’ufficio politico, l’attuale Digos, con un nuovo divieto, divieto anche del comizio, con l’incredibile motivazione che erano vietati i comizi di tutti i partiti perchè era la data di apertura della Fiera campionaria di Milano, mai una simile motivazione di sospensione dei diritti costituzionali era stata presa nè mai più sarà presa. Capimmo subito che era una scelta tale da far provocare incidenti, capimmo subito che era in atto un tentativo di creare una serie di incidenti per strumentalizzarli contro l’Msi. Cercammo allora disperatamente di correre ai ripari, bloccammo coloro che dalle altre città della Lombardia dovevano arrivare, cercammo disperatamente una sala cinematografica per fare al chiuso ciò che era vietato all’esterno, nessun cinema ci volle dare la sala per paura che la sinistra assaltasse le sale e creasse danni alle strutture. Perfino Gianluca Bonazzi, un giovane dirigente, che possedeva il cinema Argentina, a causa del divieto della sua famiglia, ce lo vietò. A quel punto Servello e gli altri dirigenti decidemmo di andare dal prefetto per cercare di convincerlo a revocare il divieto del comizio proprio perchè temevamo che potessero sorgere incidenti con la gente che non era avvisata del divieto”.
“Ci recammo in gruppo – prosegue La Russa -, seguiti dalla polizia in borghese, anche se con l’elmetto e c’è una foto che lo dimostra, altro che corteo, quella è la foto mentre andiamo in prefettura, ci recammo in corso Monforte. Mentre la delegazione era a colloquio con il prefetto di Milano arrivò proprio al prefetto una drammatica telefonata che gli annunciava che qualche minuto prima era stata lanciata una bomba Srcm, una bomba a mano, altro che ad effetto morale come veniva chiamata, che provocò la morte dell’agente Marino, cadendo tra lo scudo e il suo petto. Voi capite il dramma che questo significava per un partito d’ordine quale era l’Msi e capite quello che comportò tant’è che il Movimento sociale italiano fece una specie di taglia nei confronti di chi aveva lanciato quella bomba, peraltro oltre quel drammatico, dolorissimo, episodio che provocò la morte dell’agente Marino, quel giorno non ci furono altri feriti o scontri con la polizia, ma questo non sminuiva la vicenda dolorosissima specie per un partito come il nostro”.
“La vicenda, come è ovvio, fu oggetto di una complessa azione giudiziaria, venne accusato il Movimento sociale italiano, si arrivò a una imputazione in cui fui completamente estraneo – conclude -, non fui mai processato per niente, neanche per manifestazione non autorizzata, anzi, negli atti processuali è detto che mi adoperai perchè non succedessero incidenti mentre vennero imputati come organizzatori di manifestazione non autorizzata l’onorevole Servello e gli altri dirigenti del partito che erano i promotori dell’iniziativa, ma vennero tutti assolti e nella sentenza si dà atto che si erano adoperati come tutto l’Msi e me stesso affinchè venissero limitati i rischi di incidenti che erano originati inevitabilmente da quel divieto all’ultima ora”.
Terminate a Catania riprese di "Picciriddi", su sparizione 4 ragazzini
Roma, 27 ott. (askanews) – Si sono appena concluse a Catania e dintorni le riprese del film “Picciriddi”, diretto da Lorenzo Collalti, che firma anche il soggetto la sceneggiatura. Nel film – liberamente ispirato al romanzo “La punizione. Catania 1976: quattro ragazzi spariti nel nulla” di Salvatore Scalia (edito da Marsilio Editori) – gli attori Emmanuele Aita, Carlo Gallo, Luca Massaro, Edoardo Strano, Leonardo Giustolisi, Giorgio Marzullo, Brando Baccaro, Giovanni Vinciguerra e con Fabrizio Ferracane.
“Picciriddi” – prodotto da Marco Poccioni, Marco valsania, produzione Rodeo Dive con Rai Cinema – è ambientato a Catania nel 1976, quando quattro ragazzini di San Cristoforo che vivono tra la voglia di divertirsi e la necessità di rimediare qualche soldo, un giorno compiono uno scippo: strappano la borsa a una donna senza sapere che è la madre di uno dei capi mandamento della zona. Questo gesto li fa entrare in un meccanismo più grande di loro. In poche ore i quattro diventano “uno strumento di potere, l’esempio perfetto per insegnare ordine tramite la paura”, scrive Lorenzo Collalti.
Regista e sceneggiatore, diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, Collalti sviluppa un percorso di scrittura tra drammaturgia originale e rielaborazione di materiali classici e contemporanei e orienta il proprio lavoro tra audiovisivo e teatro, con un’attenzione costante alla direzione degli attori e alla costruzione dei rapporti tra i personaggi, dalla messa in scena alla messa in quadro.
Calcio, Allegri: "Siamo in ritardo" e rinuncia al ricorso
Roma, 27 ott. (askanews) – “Siamo in ritardo, questo è oggettivo. Bisogna rimboccarsi le maniche, stare zitti e cercare di migliorare la classifica di gara in gara”. Così Massimiliano Allegri, allenatore del Napoli, al termine della conferenza stampa alla vigilia della sfida contro il Monza, tornando sulle difficoltà della squadra e sulla necessità di invertire il trend in campionato.
Il tecnico ha indicato nella fase difensiva uno degli aspetti da migliorare: “Mediamente prendiamo quattro tiri nello specchio a partita. Bisogna lavorare meglio in alcuni momenti della gara, quando siamo vicini all’area”. Allegri ha inoltre sottolineato la necessità di gestire con maggiore lucidità le situazioni di vantaggio, ricordando alcuni errori commessi sul 2-0: “Bisogna fare meglio nella distribuzione del gioco”.
Sul piano individuale, l’allenatore ha confermato che Lucca avrà altre opportunità, mentre ha evidenziato i progressi fisici di Hojlund, sottolineando che ora riesce a portare a termine le partite. Vergara è recuperato e disponibile. Quanto ad Anguissa e agli altri giocatori reduci da stop fisici, Allegri ha ribadito l’importanza di ritrovare la condizione attraverso il lavoro e il minutaggio.
Sulle scelte tattiche, il tecnico ha spiegato che il sistema di gioco deve valorizzare le caratteristiche dei singoli, citando le differenze tra Lobotka, Gilmour e De Bruyne. “L’importante è avere tutti a disposizione”, ha osservato.
Allegri ha infine chiuso le polemiche seguite alla gara contro la Roma, annunciando di aver rinunciato al ricorso contro le due giornate di squalifica. ” Posso semplicemente dire che stamattina ho deciso di rinunciare al ricorso. Non si sa mai, invece che due giornate di squalifica ne prendo quattro. Quindi fermiamoci a due”. “Il dispiacere più grosso non è la squalifica, ma non essere riuscito a portare a casa i tre punti dopo la buona prestazione. Il resto sono chiacchiere”, ha dichiarato. Il tecnico non sarà in panchina contro il Monza e la Juventus.
I legali di Siher: nessun reato e nessuna finalità di terrorismo
Milano, 27 ott. (askanews) – “Abbiamo semplicemente argomentato in diritto sul fatto che quelli a nostro avviso non sono reati. E’ assurdo: non c’è nessuna finalità di terrorismo”. Lo hanno assicurato gli avvocati Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar, difensori di Youssef Siher, incontrando i giornalisti riuniti fuori dal carcere milanese di San Vittore al termine dell’interrogatorio di convalida del fermo del ricercatore trentenne di origini marocchine fermato sabato 24 ottobre con le accuse di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.
Secondo i pm della procura di Milano, il 30enne sarebbe la mente e il presunto fondatore del “Movimento 17 ottobre”, sigla nata sui social dopo gli scontri e i saccheggi avvenuti nel centro di Milano nel fine settimana del 17 e 18 ottobre. “Noi oggi abbiamo contestato la sussistenza dei presupposti del fermo e della misura cautelare”, ha spiegato l’avvocato Abu Sharar in una dichiarazione andata in onda su RaiNews24. “Contestiamo il provvedimento di perchè siamo convinti che non ci sia pericolo di fuga – ha aggiunto il collega Ciccarone -. Inoltre non ci sono i gravi indizi di colpevolezza in grado di giustificare le esigenze cautelari”.
Siher, hanno evidenziato ancora i suoi difensori, non è pentito (“Pentito di cosa? Non ha fatto niente”) nè turbato: “E’ sicuro di aver esercitato le sue libertà e i suoi diritti costituzionalmente garantiti”.
Roma cornice della 10 edizione di Jazz’Inn
Roma, 27 ott. (askanews) – Dalle sperimentazioni nei piccoli centri alle soluzioni per la Pubblica Amministrazione e le grandi città. Dal 10 al 13 novembre la Casa dell’Architettura – Acquario Romano ospita Jazz’Inn Capitale, il laboratorio di open innovation promosso da Fondazione Ampioraggio con Roma Capitale e Città Metropolitana. Al centro dell’edizione del decennale il tema “Umanità Aumentata – Persone oltre la Tecnologia”, una visione che mette le persone e le comunità al centro del processo di innovazione.
“L’obiettivo principale riguarda i 48 case giver: grandi aziende, amministrazioni pubbliche, enti locali e banche che verranno qui a Roma, dal 9 al 13 novembre, per accogliere idee per i propri progetti. Quindi, il primo obiettivo, è far sì che queste realtà trovino risposte da parte di chi? Da startup, innovatori, studenti e professionisti dell’innovazione, non solo tecnologica ma anche sociale” ha dichiarato Giuseppe De Nicola, Direttore Generale di Fondazione Ampioraggio.
Il percorso del decennale riparte da Roma dopo la tappa di Ostra, con l’obiettivo di mettere a confronto i risultati dei territori con i decisori politici e gli investitori.
“Ci è piaciuta l’idea di parlare di tecnologia e digitalizzazione, ma mettendole in relazione con le persone che le costruiscono e con chi deve poi utilizzarle. È quindi un grande evento di innovazione sociale diffusa. A Roma chiaramente la dimensione è più ampia rispetto a quella dei piccoli borghi, quindi qui ci sarà una concentrazione maggiore di progetti e di idee provenienti da tutta Italia, oltre a quanto ha fatto ovviamente Roma Capitale in questi anni. Ci aspettiamo che i case giver siano di alto livello e che partecipino tante persone desiderose di contribuire a trasformare Roma” ha aggiunto Riccardo Corbucci, Presidente della Commissione Innovazione Tecnologica e Statuto di Roma Capitale.
Il programma della quattro giorni sarà completato da 7 Open Innovation Talk, dalla Jazz’Inn Innovation Challenge dedicata a 24 startup selezionate e dal Premio “Visioni Resilienti”. A sostenere la manifestazione c’è una fitta rete di partner industriali e strategici.
“Come WindTre siamo davvero lieti di partecipare a questo evento organizzato da Ampio Raggio: è la quarta edizione che ci vede presenti e quest’anno, in particolare, saremo al loro fianco come sponsor. Il contributo che WindTre offre a questo tipo di manifestazioni è portare idee e innovazione per la trasformazione digitale. In ambito smart city, in particolare, lavoriamo nei settori del turismo e della mobilità, offrendo soluzioni innovative spesso legate all’analisi dei dati e all’intelligenza artificiale” ha concluso Fausto Pricoco, Head of Marketing PA di WindTre.
Insieme ai principali attori della transizione digitale italiana, con oltre 60 patrocini, la quattro giorni vedrà la partecipazione del sindaco di Roma Roberto Gualtieri e del presidente ASVIS Enrico Giovannini. L’appuntamento punta così a tracciare una roadmap concreta per fare dell’innovazione collaborativa la leva di sviluppo per la PA e le comunità locali del Paese.
In Israele alle 12 affluenza al 31,5%. E’ il dato più alto dal 1973
Roma, 27 ott. (askanews) – Secondo la Commissione elettorale centrale israeliana, a mezzogiorno l’affluenza alle urne si è attestata al 31,5%, in aumento rispetto al 28,4% registrato alla stessa ora durante le elezioni del 2022. Si tratta del tasso di affluenza più elevato a quest’ora dal 1973, anno delle prime elezioni tenutesi dopo la guerra dello Yom Kippur.
I seggi rimarranno aperti anche oltre le 22 qualora vi fossero ancora persone in fila per votare. Lo ha specificato Dean Livne, direttore generale ad interim della Commissione elettorale centrale israeliana. I seggi hanno aperto alle 7 (le 6 in Italia) e la chiusura è prevista per le 22 (in Italia le 21). “In molti seggi si sono formate delle code. Quando si registra un’elevata affluenza alle urne, è inevitabile che si creino delle file”, ha dichiarato Livne in un aggiornamento dal centro operativo della Commissione elettorale centrale presso la Knesset, così come riporta il Times of Israel.
Un uomo è stato arrestato dopo aver apparentemente tentato di accoltellare il leader del partito de I Democratici, Yair Golan, nel parco Mesila di Tel Aviv, riferisce il Times of Israel. Riportando quanto rappresentato dal partito, la scorta di Golan ha bloccato un uomo che si stava avvicinando al leader del
partito “in modo intimidatorio” durante un suo comizio elettorale. Un grosso coltello sarebbe poi caduto a terra dagli abiti dell’uomo, e il personale di sicurezza lo avrebbe placcato e ha allertato la polizia, che lo ha arrestato, aggiunge il partito. Golan ha sostenuto che l’incidente “è il risultato diretto della macchina avvelenatrice gestita” dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu “e dai suoi agenti qatarioti”.
“L’incitamento all’odio e la violenza non ci intimoriranno”, ha sostenuto Golan. In un comunicato, la polizia ha confermato di aver arrestato un sospetto. Un residente di Gerusalemme di circa vent’anni, in possesso di un coltello, ma ha negato che vi sia stato un tentativo di accoltellamento.
Adalah, il Centro legale per i diritti della minoranza araba in Israele, ha riferito di numerose segnalazioni di ritardi sistematici presso i seggi elettorali nelle comunità arabe. Yeela Raanan, membro di un team che monitora la regolarità delle elezioni nelle comunità beduine, ha riferito ad Haaretz di “numerose segnalazioni di gravi rallentamenti in molti seggi”, con “le persone che raccontano di dover attendere per ore, mentre il personale ai seggi impiega molto tempo per verificare l’identità di ciascun elettore”.
Haaretz ha inoltre appreso della presenza di agenti di polizia in diversi seggi all’interno di queste comunità. Secondo Adalah, gli agenti controllano l’identità degli elettori all’ingresso dei seggi, ritardandone l’accesso, mentre le commissioni elettorali rallentano le procedure di voto, ponendo agli elettori domande irrilevanti. In alcune località, riporta ancora il quotidiano, le commissioni avrebbero chiuso le porte dei seggi e sospeso le operazioni di voto, affermando che “la commissione è in riunione” o citando “errori nella gestione delle schede elettorali”.
Sanità, Meloni: da inizio anno 2 mln prestazioni in più, dati incoraggianti
Roma, 27 ott. (askanews) – Il “grande lavoro di squadra” fatto dall’Italia sul Pnrr “sta dispiegando i suoi effetti concreti in tanti ambiti, a partire da quello fondamentale della sanità”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un videomessaggio inviato in occasione del Festival delle Regioni.
“Insieme – ha sottolineato – abbiamo messo a disposizione degli italiani circa 1600 nuove strutture, tra case e ospedali di comunità. Abbiamo portato negli ospedali più di 3100 grandi apparecchiature all’avanguardia, come mammografi, tac, risonanze magnetiche. Abbiamo attivato 6000 nuovi posti letto in più in terapia intensiva e semi-intensiva. Abbiamo accelerato sull’innovazione, con il ‘Fascicolo sanitario elettronico’ che ha raggiunto livelli di diffusione e utilizzo senza precedenti”.
“E, parallelamente al Pnrr – ha spiegato la premier – abbiamo costruito misure specifiche per ridurre le liste di attesa, come la piattaforma nazionale per il monitoraggio, l’integrazione dei sistemi Cup una più stretta cooperazione con le Regioni. Una strategia che sta dando i suoi frutti, come dimostrano i dati dei primi 9 mesi del 2026. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, infatti, sono state erogate circa due milioni di prestazioni in più, è migliorato il rispetto dei tempi di garanzia. Indicatori incoraggianti, in un cammino che è ancora lungo ma che intendiamo seguire con determinazione”.
MotoGp, Martin in pista a Sepang: "Impossibile fare previsioni"
Roma, 27 ott. (askanews) – Jorge Martin sta facendo il possibile per presentarsi in pista a Sepang, ma a pochi giorni dal GP della Malesia non ci sono ancora certezze sulla sua presenza. Il pilota dell’Aprilia è alle prese con l’infortunio rimediato nella Sprint di Phillip Island: ogni valutazione sulla possibilità di correre, però, resta legata all’evoluzione del quadro fisico. L’obiettivo è Sepang, ma senza forzare i tempi. “Mi sto sottoponendo ai trattamenti necessari per recuperare dall’infortunio e arrivare a Sepang nella migliore forma possibile. È impossibile fare previsioni. Dobbiamo valutare la situazione giorno per giorno”, ha spiegato Jorge Martin nella nota diffusa dall’Aprilia. Una frase che fotografa il momento dello spagnolo: il tentativo di tornare in sella c’è, ma al momento non può esserci alcuna certezza sulla partecipazione al weekend malese.
Mattarella: i valori della marineria sono libertà, fratellanza, solidarietà
Roma, 27 ott. (askanews) – “La marineria manifesta una civiltà. I suoi caratteri ci consegnano valori: libertà, fratellanza, coraggio, solidarietà”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella intervenendo all’assemblea pubblica della Confederazione Italiana degli Armatori in occasione del 125esimo anniversario di costituzione.
“L’Italia, immersa nel Mediterraneo, sa di essere debitrice e, al tempo stesso, protagonista della civiltà del mare. La nostra economia, la nostra vita, ne sono segnate – sottolinea il capo dello Stato -. Il sistema mare, fatto di industria, porti, armatori, equipaggi contribuisce in modo decisivo sia sul piano del prodotto interno lordo – ha raggiunto l’11% – sia sul piano dell’occupazione alla vita nazionale. Come elemento essenziale della catena logistica, svolge un ruolo determinante in materia di approvvigionamento e di esportazione delle nostre merci. Costituisce inoltre asse portante per il turismo”.
“Quella che oggi viene chiamata ‘blue economy’ ha sempre rappresentato un elemento di apertura, ricchezza, modernità”, ha osservato.
Camera: attacchi informatici quotidiani sotto controllo, nessuna emergenza
Roma, 27 ott. (askanews) – Con riferimento alle notizie relative ad attacchi a sisetemi informatici la Camera dei Deputati ha reso noto che “si tratta di una questione che non ha carattere di emergenza e che si presenta quotidianamente”. E che “sono state messe in campo tutte le misure di protezione, anche in collaborazione con ACN (Agenzia per la cybersicurezza nazionale) con cui è attivo un protocollo specifico”.
“Le misure – afferma ancora Montecitorio- possono prevedere anche la temporanea disattivazione di alcune funzionalità dei sistemi informatici, secondo prassi”.
“Risulta peraltro che da alcuni giorni si siano intensificati analoghi tentativi di attacco e pressioni sui sistemi informatici anche verso altre istituzioni nazionali, europee e internazionali”, fa sapere ancora la Camera.
Bollette,Avs lancia bolletta sociale: credito energetico e scudo anticiclico
Roma, 27 ott. (askanews) – Una proposta di “bolletta sociale progressiva” in un paese in cui “l’energia è la più cara d’Europa” e questo pesa “sulle famiglie e sul sistema industriale”. A lanciarla Avs, in una conferenza stampa alla Camera, con Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni che hanno spiegato che la bolletta sociale “vuole garantire un credito energetico”, calcolato in kilowattora e non in euro, per le famiglie prevedendo anche “uno scudo anticiclico per bloccare l’aumento dei prezzi” e, per la prima volta, il “noleggio sociale” delle pompe di calore per raffreddare o riscaldare le proprie case. “Fino a 10mila euro di Isee è previsto al 100% la possibilità di installare le pompe di calore a carico dello Stato”, mentre per altre fasce di reddito la famiglia paga una quota in bolletta.
“Non interveniamo sulla modalità di determinazione del prezzo dell’energia perchè l’Europa ce lo boccerebbe” ha sottolineato Bonelli, ma sul credito energetico con fasce di reddito fino 25mila euro, “da 30mila euro in su non c’è credito energetico e paghi l’energia al prezzo del mercato”.
Bonelli ha mostrato una tabella sugli utili delle banche e delle società energetiche, spiegando che “mentre da una parte abbiamo una concentrazione della ricchezza, dall’altra abbiamo famiglie in povertà energetica, Meloni, invece, parla di altro con propaganda”. La prima copertura prevista, ha continuato Bonelli, è attraverso il meccanismo Ets, mentre altri contributi sono possibili, secondo Avs, dal comparto del gioco di azzardo e anche attraverso un contributo straordinario di banche e società.
"Non hanno un dubbio", lo spettacolo di Luca Bizzarri arriva a Roma
Roma, 27 ott. (askanews) – “Non hanno un dubbio”, il nuovo spettacolo teatrale scritto e interpretato da Luca Bizzarri, prodotto da ITC2000 e Best Live, arriva all’Ambra Jovinelli di Roma il 29 e 30 ottobre.
Nato dall’esperienza del fortunato podcast di Chora Media “Non hanno un amico” e dal successivo progetto teatrale omonimo, accolto con grande favore da pubblico e critica, “Non hanno un dubbio” rappresenta una nuova tappa nel percorso artistico di Bizzarri. In uno scenario in cui la realtà corre veloce e gli eventi si susseguono con ritmo incessante, l’autore rinnova il proprio sguardo satirico, adattandolo ai cambiamenti del presente con lucidità, intelligenza e straordinaria capacità di osservazione.
Attraverso una comicità raffinata, lo spettacolo offre una lettura originale del nostro tempo, mettendone in luce contraddizioni, paradossi e fragilità. Ne emerge un racconto ironico e tagliente della contemporaneità, filtrato dalla sensibilità di un interprete capace di trasformare l’attualità in materia teatrale. Vecchi e nuovi protagonisti della scena pubblica si modellano sullo spirito del proprio tempo e, come osserva Bizzarri, oggi sembrano accomunati da una caratteristica preoccupante: “non hanno dubbi”.
La comunicazione politica contemporanea, i fenomeni social, le tendenze e le contraddizioni del nuovo millennio vengono raccontati attraverso uno sguardo lucido e spesso impietoso, ma mai scontato.
Il tour prosegue al Teatro Politeama di Genova il 6 e 7 novembre, per poi fare tappa a Modena l’8 novembre e al Teatro Arcimboldi di Milano il 13 novembre. Dal 16 novembre sarà a Napoli, al Teatro Diana. Si riparte poi alla volta di Torino il 20 novembre, Parma il 22, Lugano il 25, Bologna il 26, Bassano il 27 e Mantova il 28.
A dicembre, il tour continuerà il 9 a Belluno, il 10 a Sacile, il 12 a Chiaravalle e il 13 a Norcia. La settimana successiva, gli appuntamenti proseguiranno a Badia Polesine il 16 dicembre, ad Argenta il 17, a San Bonifacio il 18 e a San Giovanni in Persiceto il 19.
Tennis, Sinner: "Il mio corpo unico avversario che non puoi battere"
Roma, 27 ott. (askanews) – “Il corpo è l’unico avversario che non puoi battere, quando ti dice stop devi accettarlo e seguire i consigli degli specialisti”. È questa la filosofia che sta guidando Jannik Sinner nel periodo lontano dalle competizioni per il problema al ginocchio (assente dal 12 luglio, giorno della finale di Wimbledon vinta contro Sascha Zverev). In una lunga intervista a La Repubblica a firma di Emanuela Audisio, ha raccontato come sta affrontando questi mesi, con l’obiettivo di tornare in campo (probabilmente al Six Kings Slam a fine anno) nelle migliori condizioni possibili. “Pazienza è la parola giusta per questo periodo. Il corpo è l’unico avversario che non puoi battere, quando ti dice stop devi accettarlo e seguire i consigli degli specialisti”. Una filosofia che riflette la consapevolezza di dover guardare al futuro con una prospettiva di lungo periodo: “Gli infortuni fanno parte dello sport, bisogna essere intelligenti e capire quanto e quando giocare. Serve avere una visione a lungo termine, non c’è solo l’oggi, si semina ora, ma il raccolto ha altri tempi. E la differenza la fa sempre il lavoro, la preparazione che fai, non la fortuna. Quella aiuta a vincere un punto, non la partita”.
Nel frattempo, Jannik ha raccontato si aver approfittato della pausa per dedicarsi ad altre passioni, senza però trascurare il lavoro e il percorso di recupero, seguendo attentamente le indicazioni dei medici “Sono andato a Monza a vedere la F1 e a Milano alla sfilata di Gucci, ho giocato un po’ di più alla Play e ho iniziato a leggere un libro di 600 pagine, Io uccido, di Giorgio Faletti” ha raccontato. Lo stop, tuttavia, non ha significato un allontanamento dal tennis: “Fermo non ci sono mai stato e non ho voltato le spalle al tennis perché lui mi ha fatto del male. Anzi ho sempre lavorato molto sia in palestra che in campo e con i fisioterapisti”.
Il mondo del tennis aspetta Sinner per rivedere i suo colpi, i suoi trionfi e le attese sfide con Carlos Alcaraz. L’ultima risale a oltre sei mesi fa, sulla terra rossa di Monte-Carlo: “Non siamo tutti uguali, i contrasti esaltano – ha ammesso Jannik – Magari io vengo vissuto come il campione disciplinato e ostinato e Carlos come quello mediterraneo e stravagante. Questa è la cosa bella, avere qualcuno che ti spinge al limite. E il tennis ha sempre vissuto di questo: da Borg-McEnroe a Sampras-Agassi fino a quando la rivalità a due è diventata a tre con Federer-Nadal-Djokovic”.
Non solo tennis, Sinner ha parlato anche dell’amicizia con Kimi Antonelli, prossimo a laurearsi campione del mondo in Formula 1, 73 anni dopo Alberto Ascari. Un rapporto sincero tra due campioni, con un confronto continuo sulle rispettive carriere: “Con Kimi parliamo di tutto. Di come ci si relaziona con gli altri, delle persone che abbiamo attorno, di come fare in certe situazioni. Facciamo sport diversi, lui ha 20 anni, io 25, ma ci confrontiamo molto”. E sui giovani, Sinner aggiunge: “Perché aver paura che troppa gioventù produca guasti? E se invece offrisse nuovi orizzonti e aiutasse a mettere in mostra qualità che ancora nessuno ha visto? Lasciateli giocare, i ragazzi. Kimi Antonelli ha esordito che non aveva ancora la patente e, a proposito, io quella per le moto sono finalmente riuscito a prenderla. Se uno si merita il successo non vedo problemi, così come hanno il diritto di stare in campo Messi e Cristiano Ronaldo, anche se non sono più teenager, senza dimenticare Djokovic”.
Una gioventù che Sinner ha vissuto lontano da casa, fatta di sacrifici e scelte importanti fin da giovanissimo. Nel 2014, a soli 13 anni, Jannik lasciò la sua San Candido per trasferirsi a Bordighera, dove avrebbe iniziato il suo percorso di crescita tennistica sotto la guida di Riccardo Piatti. Un distacco doloroso, che l’altoatesino ricorda ancora oggi come un momento “straziante”: “Vorrei cancellare ciò che ho provato il giorno in cui sono andato via di casa. Lo strazio di quando a 13 anni e mezzo, a Milano, ho salutato mio padre perché le nostre strade si separavano e un filo si spezzava. Ci stavamo lasciando, piangevo io per lo strappo, ma anche lui. Di quel giorno lì farei a meno, fu un’emozione troppo forte”. Da quella separazione, però, è iniziato un percorso che lo ha portato a crescere rapidamente, dentro e fuori dal campo. E se oggi potesse rivolgersi al Jannik di dieci anni fa, avrebbe per lui consigli preziosi, maturati attraverso le esperienze: “Gli direi ciò che ho imparato: il talento senza lavoro non è niente. Devi fare scelte, valutarne le conseguenze, seguire la tua meta. Gli direi di vivere bene quei momenti, non ho rimorsi, non gli consiglierei di cambiare strada, ma di scegliere bene le persone di cui circondarsi. Non sono pentito, la mia famiglia c’è sempre stata, ho sempre potuto contare su un papà bravo anche in cucina”. E ripensando ai momenti che vorrebbe rivivere, l’altoatesino non sceglie una vittoria o un traguardo sportivo: “La purezza di una domenica d’inverno con i miei amici a sciare sulle Dolomiti. La sensazione di una bella giornata facendo una cosa che ti piace. Un gruppo di ragazzi che vuole divertirsi. Ci metterei anche un qualsiasi momento con la mia famiglia e uno sui go-kart dalle parti di Cuneo con Antonio Giovinazzi e Giulio Ciccone. A me la velocità piace, non è un mistero. Ho bisogno dell’adrenalina, di tenere lontana la noia”.
Sono trascorsi 107 giorni dalla finale di Wimbledon, ultima partita giocata da Sinner. L’altoatesino soffre di una sindrome della bandelletta ileo-tibiale: si tratta di una tendinopatia extra-articolare, un infortunio da sovraccarico che colpisce chi sforza le articolazioni con movimenti tipici del tennis professionistico. Una patologia subdola e dal decorso lento, da trattare con massima prudenza per evitare recidive o cronicizzazioni. Sinner, che lo scorso 6 ottobre ha annunciato la fine anticipata della stagione, potrebbe tornare in campo al Six Kings Slam, in programma dal 27 al 30 dicembre. Il n. 1 al mondo ha ripubblicato nella giornata di lunedì la locandina dell’esibizione di Riad, indizio del possibile rientro in quella circostanza. Sarebbe un primo test in vista della stagione 2027, con Jannik atteso poi in Australia e già annunciato tra i partecipanti del One Point Slam, esibizione che precede gli Australian Open.
Netanyahu posta un video dalla Cisgiordania: "O destra o Palestina"
Roma, 27 ott. (askanews) – In un video girato nell’insediamento di Peduel, in Cisgiordania, e diffuso questa mattina, giorno delle elezioni, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito il suo slogan elettorale, secondo cui “la vera questione di queste elezioni è: o la destra o la Palestina”. Lo riporta il quotidiano Haaretz.
Vantandosi di aver “combattuto contro tre presidenti statunitensi” per impedire la creazione di uno Stato palestinese, Netanyahu ha affermato che i suoi principali rivali – Gadi Eisenkot, Yair Golan e Avigdor Lieberman – avrebbero bisogno del sostegno di “Mansour Abbas e dei partiti arabi nella loro coalizione” e ha ricordato che Yair Golan sostiene la necessità di creare uno Stato palestinese, mentre Lieberman, a detta del premier israeliano, ha dichiarato che bisognerebbe consentire l’ingresso dell’esercito giordano nel territorio.
Peekaboo Slot Canyon: labirinto rosso di Kanab e gioiello dello Utah
Kanab (Usa), 27 ott. (askanews) – Una fessura di roccia infuocata, alta come un palazzo e a pochi minuti da Kanab, Utah negli Stati Uniti d’America, custodisce uno dei suoi segreti. Peekaboo Slot Canyon non è il canyon più famoso dello Stato americano, ma forse è uno dei più intensi: piccolo, silenzioso e capace di trasformare una passeggiata di pochi minuti in un’esperienza quasi surreale.
Peekaboo, conosciuto anche come Red Canyon, si trova a nord di Kanab, nel sud dello Utah. È un canyon stretto scavato nella Navajo Sandstone, la stessa formazione geologica che colora di arancio e rosso gran parte del Colorado Plateau. Le sue pareti si innalzano per oltre trenta metri, creando un corridoio naturale in cui la luce filtra dall’alto e si riflette su superfici lisce, ondulate e sorprendentemente morbide al tatto.
Il suo fascino sta nella sensazione di camminare dentro la roccia, con il cielo ridotto a una sottile striscia luminosa. I colori cambiano continuamente: al mattino prevalgono toni più freddi, mentre il sole alto accende le pareti di arancio, rosso e ambra.
Tra le curiosità più affascinanti ci sono i Moqui Steps, piccoli gradini scavati nella roccia secoli fa. La loro funzione esatta resta discussa, ma sono attribuiti a popolazioni indigene ancestrali che frequentavano queste zone molto prima dell’arrivo degli esploratori europei.
L’accesso è parte dell’avventura. La strada sabbiosa che porta al sentiero richiede un veicolo a quattro ruote motrici con buona altezza da terra; per questo molti visitatori scelgono tour guidati in jeep partendo da Kanab.
Servizio di Cristina Giuliano
Montaggio e immagini askanews
Previsto sole fino a venerdì, poi arriverà il freddo dai Balcani
Milano, 27 ott. (askanews) – Ultimi giorni di tempo stabile e soleggiato su gran parte dell’Italia, poi da venerdì è atteso un peggioramento al Sud per l’arrivo di correnti più fredde dai Balcani. Secondo le previsioni di Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, l’alta pressione garantirà condizioni prevalentemente stabili nella prima parte della settimana, con cieli sereni, locali nebbie al Nord e una marcata escursione termica tra notte e giorno. Le temperature massime potranno raggiungere i 18-20 gradi, mentre le minime risulteranno localmente inferiori alle medie stagionali.
Nel dettaglio, oggi, martedì 27 ottobre, al Nord prevalgono cieli sereni, con locali banchi di nebbia nelle prime ore del mattino e temperature notturne fresche. Al Centro il tempo è soleggiato. Al Sud e sulle Isole sono attese nubi irregolari sulla Calabria ionica e sulla Puglia meridionale. I venti di Grecale soffiano con raffiche fino a 50-60 chilometri orari sul basso Adriatico e sullo Ionio, dove il mare sarà molto mosso, localmente agitato, con onde significative tra 2 e 3,5 metri al largo nei tratti esposti.
Mercoledì 28 ottobre sarà ancora una giornata stabile e soleggiata al Nord, con possibili nebbie mattutine. Al Centro sono previsti cieli sereni o poco nuvolosi, mentre al Sud e sulle Isole il tempo sarà in prevalenza soleggiato, salvo nubi sparse lungo la fascia ionica. È attesa una graduale attenuazione dei venti nord-orientali.
Giovedì 29 ottobre il tempo resterà stabile al Nord, con il passaggio di alcune velature. Al Centro la nuvolosità aumenterà a partire dai versanti adriatici, mentre al Sud e sulle Isole sono attese più nubi tra Salento, Calabria e Sicilia orientale per l’avvicinamento della perturbazione balcanica.
Venerdì 30 ottobre sono previste le prime precipitazioni isolate sulle estreme regioni meridionali, in particolare tra Salento, Calabria ionica e Sicilia orientale, con accumuli stimati tra 5 e 10 millimetri in 24 ore. Altrove il tempo dovrebbe mantenersi prevalentemente soleggiato.
Nel fine settimana, sabato 31 ottobre e domenica 1° novembre, l’afflusso di aria più fredda da nord-est potrà favorire rovesci più organizzati sulla Sicilia e lungo la fascia meridionale che comprende Puglia e Calabria, con accumuli localmente stimati tra 15 e 30 millimetri in 24 ore. È atteso anche un calo delle temperature, con massime comprese tra 14 e 16 gradi al Nord e tra 16 e 18 gradi al Centro-Sud.
La tendenza per l’inizio di novembre indica un’ulteriore flessione termica di 2-3 gradi, sia nei valori minimi sia in quelli massimi. Sui settori alpini di confine non si escludono nevicate a quote comprese tra 1.000 e 1.200 metri.
Matone: dissento su Kiev e sovranismo, per questo lascio la Lega passo a Forza Italia
Roma, 27 ott. (askanews) – Simonetta Matone, deputata ed ex giudice, è passata con Forza Italia lasciando la Lega e in un’intervista al Corriere della Sera ribatte a quelle che definisce “cattiverie gratuite”. “Certo, non è così – risponde alla domanda se l’addio sia dovuto alla volontà di ottenere un’elezione sicura alle prossime politiche -. Quando mi sono candidata alla Camera la prima volta, ho avuto uno dei collegi più insicuri. Non ne faccio un problema di poltrona. La mia è stata una scelta di politica”.
I motivi dell’addio vanno ricercati, spiega Matone, nel suo dissentire sulle posizioni del Carroccio “su Kiev e sovranismo”. “Non sono ‘Alice nel paese delle meraviglie”, altrimenti non avrei potuto fare per 40 anni il magistrato. In questa fase della mia vita, nella quale mi sto occupando di politica, ho capito che la parola ‘sovranismo’ viene usata principalmente come slogan elettorale”, osserva. E sul fatto che soffrisse un dualismo sulla giustizia con la collega Giulia Bongiorno, ribatte: “Falso. Cattiveria gratuita: con la senatrice Bongiorno, nelle rare volte che ci siamo confrontate, non ho mai avuto motivi di contrasto”.
Infine quanto all’ingresso in Forza Italia ‘benedetto’ da Gianni Letta, oltre che dal leader azzurro Antonio Tajani, la parlamentare risponde che “conosco da molti anni Gianni Letta con il quale ho avuto l’onore di collaborare nelle mie precedenti esperienze di governo, come tecnica. So che mi stima e questo mi basta”.
Israele, accordo post elettorale per isolare la destra?
Le manovre di Washington
Le elezioni israeliane di oggi, 27 ottobre, potrebbero aprire uno scenario inatteso: un governo di unità nazionale tra Benjamin Netanyahu e Gadi Eisenkot, leader centrista di Yashar, con l’esclusione dell’estrema destra.
Secondo il Washington Post, alcuni esponenti dell’amministrazione Trump stanno esplorando questa possibilità. Netanyahu avrebbe manifestato disponibilità a liberarsi dell’ingombrante alleanza con Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza nazionale.
L’operazione consentirebbe al premier di conservare il potere, sostituendo una coalizione fragile con una maggioranza più ampia e rassicurante per Washington. Ma senza necessariamente modificare la politica israeliana sulla guerra e sui territori palestinesi.
I numeri e il dilemma di Eisenkot
I sondaggi delineano una Knesset senza maggioranze precostituite. Yashar potrebbe conquistare 22 seggi, contro i 20 del Likud. Nessuno schieramento raggiungerebbe autonomamente i 61 parlamentari necessari per governare.
Eisenkot potrebbe cercare una maggioranza alternativa con il sostegno delle formazioni arabe, ma alcuni alleati, a cominciare da Avigdor Liberman, respingono questa prospettiva.
Il problema è soprattutto politico. Eisenkot ha escluso accordi con Netanyahu, accusandolo di responsabilità per il disastro del 7 ottobre 2023. Pesa inoltre il precedente di Benny Gantz, che nel 2020 accettò un governo di rotazione senza diventare primo ministro.
Un’intesa richiederebbe dunque garanzie vincolanti sulla guida dell’esecutivo e sul programma. Altrimenti Eisenkot rischierebbe di legittimare il suo principale avversario, tradendo le aspettative degli elettori.
Trump e il prezzo della stabilità
Trump ha sostenuto Netanyahu durante la campagna elettorale. Eppure Washington potrebbe considerare conveniente una coalizione meno dipendente dagli estremisti, capace di ridurre le tensioni internazionali.
La contraddizione resta evidente: Netanyahu si propone come interlocutore privilegiato degli Stati Uniti anche nell’eventualità di una nuova guerra contro l’Iran. Trump potrebbe dunque privilegiare la continuità strategica rispetto a un’autentica svolta politica.
Una svolta o un espediente?
L’esclusione di Ben Gvir rappresenterebbe una sconfitta per la destra radicale, privata dei ministeri e della capacità di condizionare direttamente il governo. Ma potrebbe anche rafforzarla elettoralmente, consentendole di denunciare il cedimento di Netanyahu al centro.
La questione decisiva riguarda la sostanza dell’accordo. Senza un cambiamento sulla guerra, sul futuro di Gaza e sui rapporti con i palestinesi, l’unità nazionale rischierebbe di essere soltanto un cambio di alleati.
La destra estremista uscirebbe dal governo, ma non necessariamente dalla sua agenda. E Netanyahu, anziché essere superato, potrebbe risultare il principale beneficiario dell’operazione.
Schlein, il campo largo e il duello finale: chi sarà il Biondo?
Il dado è tratto, tutti insieme o quasi.
Giorni fa, davanti all’assemblea dei delegati del Pd, la Schlein ha detto come sia giunta l’ora delle decisioni irrevocabili, pronta a candidarsi come premier alla guida del nostro Paese con o senza «primarie». È una notizia seria che potrebbe sgombrare il campo da troppa confusione in corso dalla parte sinistra della politica, spesso destra a suicidarsi con tiri mancini. È pronta, come al gioco del tressette, a fare «la solissima» e vedersela contro tutti gli altri.
Sullo sfondo del palco, una enorme scritta con la parola «Unità», che suona, per adesso, più come un allarme per ciò che manca che per una coesione di cui vantarsi con gli elettori. Peraltro, il giornale «l’Unità», non oltre un mese fa, ha chiuso definitivamente i battenti a causa del mancato accordo tra l’editore Romeo e il Partito Democratico. Anche il direttore Sansonetti, malgrado la sua capacità e la sua erculea forza intellettuale, è stato licenziato. È una pagina triste che non avremmo voluto leggere. Forse si sarebbe potuto scegliere un altro sostantivo più fortunato di quello invece proposto.
Nel corso dei lavori della «big reunion» si sono forzate le regole dello Statuto del Pd, ma non importa. Ogni Statuto è utile proprio a fare in modo che conosca le smagliature interpretative che occorrono al momento desiderato. I «riformisti», nella votazione finale, se ben si comprende, si sono astenuti, ma nessuno ci fa caso. Finalmente si sono scoperte le carte e si comincia a fare sul serio.
Chi picchia per primo picchia due volte?
La partita all’interno del campo largo comincia a essere interessante. Il programma è tutto da definire e i fatti diranno se le cuciture imbastite per darsi un vestito più o meno uniforme e riconoscibile reggeranno alla definizione delle posizioni in politica estera e difesa. Arlecchino riuscì a essere bello con gli scampoli di mille colori, ma forse occorre qualcosa di più di una maschera per il governo di un mondo oggi assai complicato.
Nel corso della competizione, i consiglieri della segretaria del Pd potrebbero rifarsi alla visione di Per qualche dollaro in più, un western tutto da apprezzare. «Quei due, piuttosto che averli alle spalle, è meglio averli davanti in posizione orizzontale, possibilmente freddi» è la frase che uno dei protagonisti malvagi, Indio, dice al suo altrettanto crudele compare di avventura Cuchillo.
Gli avversari nel nostro caso sono vari e tutti validi per il ruolo da recitare. Potrebbero essere Conte e Renzi, di nuovo sottobraccio a dispetto delle dichiarazioni di odio sbandierate in passato. Potrebbero essere Fratoianni e Bonelli o ancora le numerose sigle dei «centristi» che stanno provando, per mano di Ruffini, a unirsi sotto un unico vessillo, nella speranza di non essere decentrati e messi solo a sferruzzare centrini da mettere sul tavolo del vincente.
Tutti a scuola da Sergio Leone
L’eroe vincente della pellicola, Nessuno, che talvolta prende anche il nome di «Biondo» (da non confondersi con la Meloni), nello scontro finale ricorda a Indio, che fa la parte del cattivo: «Indio, tu il gioco lo conosci». E così si affrontano in un duello a suon di pistolettate, dove la bontà alla fine avrà la meglio.
Ora si tratta di stabilire se spetti alla Schlein fare l’interprete positiva della faccenda o ad altri e se pesi come Nessuno o qualcosa di più. È comunque sempre il Biondo che, nell’epica scena finale, dice al suo compagno del momento, il colonnello Douglas Mortimer: «C’è aria di famiglia in quella foto», l’immagine di una donna che deve essere vendicata.
Quanto ci sia di «famiglia» nel campo largo è da accertare, così come chi debba far fuori chi e chi debba vendicare chi. A scuola, sulla lavagna, si insegnava a tracciare una linea verticale e scrivere da una parte i buoni e dall’altra i cattivi. Al momento il quadro non è ancora del tutto chiaro.
Povertà minorile, l’Italia delle disuguaglianze e l’ascensore sociale fermo
L’Italia della povertà nascosta
L’annuale pubblicazione a cura dell’ISTAT dei dati sulle condizioni di vita delle famiglie italiane con uno o più minori a carico conferma un trend crescente rispetto ai fenomeni di rischio povertà ed esclusione sociale. La rielaborazione di questa rilevazione statistica realizzata da Save the Children conferma l’esistenza di uno zoccolo duro di difficoltà economiche in molte famiglie italiane e individua nei figli minori la categoria sociale più esposta a questa deriva.
A dispetto delle code autostradali chilometriche di italiani che partono per le vacanze, delle piste innevate stracolme di aspiranti sciatori, con immagini specificamente dedicate ai bambini, e delle spiagge del Sud del Paese che si riempiono di famigliole impegnate nei barbecue e nei pranzi al sacco (l’iconografia di un’Italia felice e spensierata, come ci dispensa la TV), ci si interroga su questa zona grigia e occulta di nuclei domestici che vivono in situazioni di marginalizzazione sociale e di indigenza economica.
In particolare, ci sono in Italia circa 3 milioni di persone che non possono affrontare spese impreviste, riuscendo a malapena a pagare affitto o bollette e a riscaldare la casa: molte di esse non possono permettersi un pasto adeguato almeno una volta ogni due giorni, tantomeno riescono a concedersi almeno una settimana di ferie all’anno o attività sportive e di svago fuori casa.
È una parte d’Italia di cui si parla malvolentieri e con fatica, visto che la povertà in genere si nasconde non per dissimularla ed eluderla, ma per pudore e dignità, partendo dal presupposto che molti genitori rinunciano a spese personali per garantire ai figli il vestiario, il cibo, la dotazione scolastica, insomma un aggancio alla vita dei più fortunati e una speranza di prospettiva futura.
I numeri di un’emergenza che colpisce soprattutto i bambini
Nello specifico, la condizione esistenziale dei soggetti di minore età soffre di una sovraesposizione che integra lo status di povertà o lo lambisce marginalmente: l’ISTAT certifica che il 6,5% delle famiglie con almeno un figlio minore (e si tratta di una famiglia su 15) è in condizione di grave deprivazione. Questa percentuale sale fino al 17% nei nuclei familiari con tre o più figli minorenni, in crescita di quasi 7 punti percentuali dal 10,4% del 2024.
Per quanto attiene invece ai pericoli di rischio di povertà o di esclusione sociale (che sono le precondizioni dello status di vera e propria deprivazione totale), nonostante un lieve calo della percentuale complessiva di popolazione ascrivibile a tali aree (al 22,6% nel 2025 rispetto al 23,1% nel 2024), la quota di famiglie con almeno un minore in questa condizione registra al contrario una crescita, passando dal 25,6% al 26,2%.
E il rischio aumenta al 44,4% tra quelle con tre o più figli minori, con una crescita di 2,4 punti percentuali dall’anno precedente.
La povertà di bambini e adolescenti è molto più intensa nel Mezzogiorno, mentre i minori con cittadinanza straniera sono molto più esposti (43,6%) al rischio di povertà o esclusione sociale rispetto a quelli italiani (23,5%).
Ne deriva che la condizione minorile si rivela per queste famiglie come un fattore di vulnerabilità e di precarietà esistenziale.
La povertà educativa e le responsabilità della scuola
Accanto al dato relativo alla povertà materiale va considerato il fenomeno della povertà educativa, con un’alta percentuale di minori che non svolgono attività culturali come andare a teatro (67,6%) o visitare musei (49,9%), ma in certe aree a forte marginalizzazione sociale e deprivazione culturale essi non completano il percorso dell’obbligo di istruzione.
Occorrerebbe una ricognizione più analitica sul côté educativo della condizione di povertà sotto il profilo del rischio formativo e del disagio scolastico, che sono a un tempo causa ed effetto della dispersione e dell’abbandono precoce degli studi, anche attraverso una mappatura territoriale come da tempo realizzato nel curricolo scolastico francese.
Considerando che il sistema formativo nazionale annovera l’autonomia scolastica come una conquista e uno svincolo da una struttura amministrativa centralizzata, sarebbe interessante valutare come questa deriva di decentramento gestionale e organizzativo potrebbe in concreto agevolare percorsi di recupero del fenomeno dispersivo e di personalizzazione dei piani educativi: istanza peraltro già antecedentemente postulata risalendo addirittura alla legge 4 agosto 1977, n. 517.
L’autonomia dovrebbe esplicitare meglio la sua funzione compensativa e di aggancio al territorio, piuttosto che realizzare forme di concorrenza e di emulazione nella predisposizione dei piani di offerta formativa, che non sono una competizione tra istituti ma un assist tendente al riscatto sociale.
La lettura in progress di questa emergenza educativa è uno dei motivi che spiegano il fenomeno dei cosiddetti “giovani NEET”, di coloro, cioè, che più avanti negli anni non studiano e non lavorano e, a cascata, come questa disoccupazione intellettuale e lavorativa sia una delle tante premesse all’esplosione di comportamenti aggressivi che nascono dalla marginalizzazione e si riverberano negativamente nel tessuto sociale.
Conoscere per intervenire, modulando le azioni compensative e prevedendo l’offerta di opportunità, occasioni e contesti istituzionalmente dati di recupero, integrazione e inclusione.
L’ascensore sociale fermo e la crisi dei corpi intermedi
Sarebbe, ad esempio, interessante intersecare i dati ISTAT con i Rapporti del CENSIS che nelle loro analisi sociali evidenziano da tempo il venir meno del supporto dei corpi intermedi della società e dello Stato e come questa disintermediazione non favorisca la ripartenza del famoso “ascensore sociale”, fermo al piano terra perché da tempo nessuno preme il pulsante della risalita.
Viene inoltre spontaneo interrogarsi sul perché, nonostante una spinta in atto praticamente dal dopoguerra ai giorni nostri verso il decentramento gerarchico e autarchico delle istituzioni e la semplificazione delle procedure amministrative per riavvicinare il “Paese legale” al “Paese reale”, permangano sacche di burocratizzazione dei processi di promozione sociale e di paralisi degli apparati, spesso confliggenti tra loro.
Si prenda l’esempio del sistema sanitario e di quello scolastico (poc’anzi citato), dove le risorse sembrano destinate in prevalenza a premiare la dirigenza piuttosto che all’efficienza e all’efficacia dei servizi resi all’utenza.
Se questi farraginosi meccanismi di funzionamento dello Stato nelle sue articolazioni centrali e periferiche producono lentezze e difficoltà, generano sfiducia e disaffezione sociale, non è demagogico riflettere sulle occasioni di riscatto e di crescita dei soggetti più deboli, in primis i minori, al fine di emanciparli dai vincoli di una condizione nativa di emarginazione e deprivazione.
L’appello di Save the Children: servono misure strutturali
Save the Children, commentando i dati forniti dall’ISTAT, considera urgente e non rinviabile l’adozione di misure strutturali per contrastare l’emergenza della povertà in Italia, con particolare riferimento alla condizione di deprivazione e marginalizzazione dei minori, fin dalla più tenera età.
Secondo Raffaela Milano, direttrice di Ricerca della sezione italiana di questa organizzazione umanitaria che da oltre 100 anni si occupa di infanzia:
«Non è più rinviabile se non vogliamo continuare a perpetrare la grave ingiustizia sociale che penalizza il futuro e le aspirazioni di bambine e bambini nel nostro Paese. È urgente garantire un supporto adeguato alle famiglie, in particolare nei primi anni di vita dei bambini e delle bambine, garantendo un accesso equo ai servizi educativi della prima infanzia, strumenti di sostegno economico mirati e una rete integrata di assistenza sanitaria, sociale ed educativa. Tra le misure da mettere in atto vi è la maggiorazione dell’assegno unico a tutti i bambini e le bambine da 0 a 3 anni e l’introduzione di strumenti aggiuntivi di supporto alla cura per le situazioni di maggiore vulnerabilità».
La condizione minorile in Italia e nel mondo, in modo modulato e corrispondente ai diversi contesti, appare sempre più come una deriva di natura emergenziale.
Viceversa, nonostante le solenni affermazioni di principio contenute nelle Carte degli organismi internazionali, infanzia e adolescenza non sono ai primi posti degli interessi nazionali dei singoli Stati.
La sfida demografica e il futuro delle nuove generazioni
Le proiezioni demografiche più recenti stanno rimescolando e ribaltando alcune tendenze in atto: quando il biologo Edward Osborne Wilson ipotizzava un problema di sostenibilità ambientale nel rapporto tra Antropocene e natura, la popolazione mondiale cresceva in maniera vorticosa ed esponenziale, navigando verso gli otto miliardi, mentre questo scienziato poneva il semaforo rosso della compatibilità e sussistenza al superamento dei sei miliardi di esseri umani.
Il processo sembra arrestarsi o meglio contenersi in alcune aree del pianeta, mentre in altre si moltiplica l’espansione umana. L’inversione di tendenza interessa l’Occidente in generale, l’Europa in particolare (e con essa l’Italia), ma anche, paradossalmente, la Cina, mentre l’Africa subsahariana sarà interessata da un fenomeno di forte crescita demografica, accompagnato da importanti movimenti migratori.
È fin troppo dibattuto il teorema delle “culle vuote”: esso ci riguarda direttamente perché la popolazione italiana è destinata a diventare un melting pot etnico, culturale, linguistico, religioso.
La transizione ecologica dovrà fare i conti con processi di trasformazione più ampi, come assai bene evidenziato nei saggi di Vittorio Emanuele Falsitta (Il crepuscolo dell’umano. L’uomo, la tecnica, il capitale) e di Giuseppe Sabella (La grande transizione del capitalismo), entrambi editi da Rubbettino.
Tempora mutantur et nos mutamur in illis: di fronte al cambiamento atteso o inimmaginabile è necessario che le istituzioni, a cominciare dagli Stati, si attrezzino per il futuro.
Non sembra dunque retorico interrogarsi su quali politiche si dovranno adottare per promuovere la crescita e il riscatto delle giovani generazioni, che saranno multietniche, multiculturali, fortemente indirizzate verso processi di tecnologizzazione della vita, ma che originano spesso da condizioni di precarizzazione esistenziale e di marginalizzazione sociale verso forme di solitudini indotte.
Se sono oggi i soggetti più deboli e sovraesposti, anche sul fronte della deprivazione economica e culturale, essi dovranno ben presto diventare il destinatario privilegiato di ogni investimento, pena l’essere destinati alla soccombenza in un mondo dove risulta sempre più complicato ritagliarsi uno spazio vitale, se non di vera e propria sopravvivenza.
Vittorio Bachelet, la mitezza della politica e la forza del dialogo
Una vita al servizio della Chiesa e dello Stato
Nel centenario della nascita di Vittorio Bachelet (Roma, 1926-1980, assassinato dalle Brigate Rosse in un agguato all’Università «La Sapienza») è bene tenerne viva la memoria come atto di riconoscimento e di riconoscenza per una vita tutta spesa al servizio della Chiesa e dello Stato, coniugando insieme le indicazioni basilari del Concilio Vaticano II e i principi fondamentali della Costituzione italiana.
Una lezione che Bachelet ha dato come professore universitario alla «Sapienza» di Roma, come presidente nazionale dell’Azione Cattolica e come vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, e che nulla ha perduto della sua validità ed esemplarità.
Qui, in particolare, lo vorrei ricordare per la collaborazione data a due iniziative del Circolo culturale «Jacques Maritain» di Ancona, che mi hanno permesso di conoscerlo personalmente e che ci permettono di cogliere due aspetti peculiari della sua personalità, relativi alla sua militanza nell’Azione Cattolica e alla sua partecipazione alla cultura personalista.
La scelta religiosa e il rinnovamento dell’Azione Cattolica
Nel 1971 lo invitai a parlare su «L’Azione Cattolica Italiana nel post-Concilio», perché questa Associazione, grazie proprio a Bachelet, aveva rinnovato il suo Statuto, assumendo una nuova fisionomia, che faceva discutere ad intra e ad extra del mondo cattolico.
Infatti, caratterizzando l’Associazione per la «scelta religiosa», la portava fuori dalle impostazioni preconciliari (all’insegna del cosiddetto «collateralismo politico» con la DC), che avevano trovato in Luigi Gedda il paladino più rappresentativo.
La nuova impostazione recepiva le indicazioni del Vaticano II, che all’apostolato dei laici aveva dedicato uno specifico decreto, Apostolicam actuositatem, e soprattutto aveva pubblicato due costituzioni fondamentali: Lumen gentium e Gaudium et spes, che rinnovavano rispettivamente il rapporto tra pastori e laici e il rapporto tra Chiesa e mondo.
Alla luce di questi documenti conciliari, come pure di alcuni testi magisteriali di Giovanni XXIII (Mater et magistra e Pacem in terris) e di Paolo VI (Ecclesiam suam, Populorum progressio, Octogesima adveniens), l’Azione Cattolica aveva operato – nell’arco del decennio della presidenza bacheletiana – un rinnovamento che accentuava la sua dimensione laicale, caratterizzandola in termini (potrei sinteticamente dire) di autonomia (sociale), responsabilità (ecclesiale) e formazione (spirituale).
Dunque, il suo impegno maggiore fu quello di Rinnovare l’Azione Cattolica per attuare il Concilio, come suona il titolo di un suo libro (AVE, 1966), e di avviare Il nuovo cammino dell’Azione Cattolica, come suona il titolo di un altro suo libro (ivi, 1973), democratizzando la vita interna dell’Associazione, accompagnando la riforma della liturgia successiva al Concilio, promuovendo una nuova corresponsabilità dei laici nella vita della Chiesa, guidando l’Associazione verso un progressivo distacco dall’impegno politico diretto.
Jacques Maritain e la distinzione tra fede e politica
Nel 1973 Vittorio Bachelet fu di nuovo ad Ancona in occasione del grande convegno su «Il pensiero politico di Jacques Maritain».
Bachelet era stato certamente un lettore di Maritain, in particolare di Umanesimo integrale, dove vengono operate delle distinzioni fatte proprie dalla nuova Azione Cattolica, ossia quella tra «azione cattolica» e «azione politica» e quella tra «agire in quanto cristiani» nell’ambito ecclesiale (caratterizzato dall’unità della fede religiosa) e «agire da cristiani» in ambito civile (caratterizzato dalla pluralità delle opzioni politiche).
In questo contesto Maritain aveva invitato a coltivare il dialogo come confronto teoretico e come incontro pratico: duplice la regola dialogica indicata da Maritain: la «giustizia intellettuale», per cui non si deve far torto alla coerenza dei dialoganti, e l’«amicizia civile», per cui si cercano e si trovano «possibilità di cooperazione in un mondo diviso» (per dirla con il titolo di un discorso tenuto all’UNESCO e inizialmente intitolato «La via della pace»).
Le tre M di Bachelet: mitezza, moderazione e mediazione
Ho voluto ricordare queste impostazioni care a Maritain, in quanto ritengo che Bachelet sia tra coloro che le hanno incarnate efficacemente attraverso alcune qualità peculiari, che vorrei sintetizzare in «3 M», ossia la mitezza, la moderazione e la mediazione; si tratta di una disposizione, di un’attitudine e di una capacità che lo hanno reso uomo del dialogo fraterno, finalizzato essenzialmente alla pacificazione degli animi: era questo il suo stile.
Nel suo intervento al citato convegno di Ancona Bachelet seppe mettere in luce «la strada diversa di Maritain», in quanto incentrata sulla «contemplazione – e non di una qualunque contemplazione, ma di una contemplation sur les chemins, come diceva, sulle strade, di una contemplazione che si è incontrata con quella dei Piccoli Fratelli».
Così la vita di Maritain «ha avuto un significato profondo e una forza trasformatrice di testimonianza e di stimolo per tutti noi e può averla anche nel futuro».
La Costituzione come argine alla violenza
Tanto che a me sembra di poter applicare a Bachelet ciò che egli aveva segnalato in Maritain, vale a dire che ha avuto una «influenza di sollecitazione alle responsabilità» perché «egli è stato un testimonio della sua fede» e questa fede è stata «un elemento decisivo anche nella sua concezione della società e della politica» e nella critica nei confronti del «machiavellismo», che è alla radice «di ogni politica di potenza e di ogni totalitarismo politico».
Mentre c’è bisogno di una politica «aiutata e confortata […] da tutto ciò che l’uomo riceve, nella sua stessa vita sociale, dalla fede religiosa e dalla parola di Dio che opera dentro di lui», cioè dentro tutti gli uomini.
Una politica che trova nella «Carta costituzionale l’argine alla violenza», come ha detto Sergio Mattarella aprendo le celebrazioni del centenario della nascita di Bachelet, che il quotidiano Avvenire (nell’approfondimento operato) ha definito «un maestro ancora attuale», in cui si sono intrecciate – per dirla con il figlio Giovanni Bachelet – «politica, santità e competenza».
L’America costruì l’Europa. Ora Trump vuole disfarla
Il paradosso della storia
L’America che contribuì a costruire l’Europa unita potrebbe essere la stessa che ne favorirà la dissoluzione. È il paradosso attorno al quale ruota un’interessante analisi di Ian Buruma, storico e saggista, pubblicata il 10 agosto sul sito online del New Yorker con il titolo The U.S. Helped Make Europe. Can It Break It?, prendendo spunto dal volume di Glyn Morgan, The Rise and Fall of American Europe.
La questione va ben oltre le tensioni commerciali, le controversie sulla NATO o le divergenze sulla guerra in Ucraina. Riguarda il significato politico della costruzione europea e il mutamento radicale dell’atteggiamento americano nei suoi confronti.
Truman e la scelta dell’unità europea
Nel secondo dopoguerra, gli Stati Uniti compresero che la stabilizzazione del continente richiedeva qualcosa di più della ricostruzione economica. Occorreva superare il sistema delle rivalità nazionali che aveva trascinato l’Europa in due guerre mondiali.
La Dottrina Truman, il Piano Marshall e la nascita dell’Alleanza atlantica rispondevano certamente alle esigenze del contenimento sovietico. Ma contribuirono anche a creare le condizioni politiche ed economiche dell’integrazione europea.
Washington sostenne il processo avviato da Schuman, Adenauer e De Gasperi, riconoscendo nella riconciliazione franco-tedesca e nella progressiva condivisione della sovranità una garanzia di pace e stabilità.
L’Europa comunitaria nacque dunque anche grazie alla lungimiranza americana, pur conservando una propria autonoma ispirazione politica e ideale.
Trump e il ritorno delle sovranità nazionali
Con Donald Trump il quadro si rovescia. L’Unione europea non appare più come un alleato strategico da rafforzare, ma come un concorrente economico e un ostacolo politico.
Il nazionalismo MAGA manifesta una profonda diffidenza verso le istituzioni sovranazionali, il multilateralismo e la cultura del compromesso che hanno caratterizzato l’esperienza comunitaria.
Non si tratta soltanto di pretendere maggiori spese militari dagli alleati o condizioni commerciali più favorevoli. È la stessa idea di Europa come soggetto politico unitario a entrare in collisione con la visione trumpiana dell’ordine internazionale.
Un continente frammentato, composto da Stati impegnati a negoziare separatamente con Washington, sarebbe inevitabilmente più debole. E più esposto all’influenza delle grandi potenze.
L’alleanza con i nazionalismi europei
La novità più significativa consiste nella convergenza tra il movimento MAGA e quelle forze politiche europee che contestano il processo d’integrazione.
Il sostegno politico e ideologico alle destre nazionaliste non costituisce un semplice episodio della battaglia culturale americana. Può diventare uno strumento di pressione sull’Unione, favorendo le spinte centrifughe già presenti al suo interno.
Qui emerge la contraddizione più evidente: l’America che ieri incoraggiava gli europei a superare i nazionalismi oggi sembra incoraggiarli a riscoprirli.
Naturalmente sarebbe sbagliato attribuire a Trump tutte le difficoltà dell’Unione. La crisi della rappresentanza, le disuguaglianze territoriali, la debolezza delle istituzioni comuni e l’incapacità di esprimere una politica estera condivisa precedono il suo ritorno alla Casa Bianca.
Ma l’ostilità americana può aggravare queste fragilità, trasformandole in una crisi dell’intero progetto europeo.
La responsabilità dell’Europa
L’interrogativo sollevato da Buruma contiene infine una lezione politica. L’Europa non può continuare a considerare la protezione americana come una condizione permanente e garantita della propria esistenza.
La solidarietà atlantica resta un patrimonio prezioso, ma non può sostituire la responsabilità politica degli europei.
La risposta al trumpismo non consiste nell’antiamericanismo, bensì nella capacità di rendere l’Unione più coesa, autorevole e autonoma.
Se Truman aiutò gli europei a costruire la loro unità, Trump potrebbe costringerli a dimostrare di saperla difendere da soli. È questa, forse, la sfida più impegnativa che il Vecchio Continente si trova oggi ad affrontare.
Ian Buruma , professore al Bard College, è autore, tra gli altri libri, di “ Stay Alive: Berlin 1939-1945 ”.
Per leggere il testo di Buruma
Attacco con drone in Darfur provoca 21 morti e 40 feriti
Roma, 27 ott. (askanews) – Un attacco con un drone avvenuto ieri sera contro un mercato a Nyala, nella regione sudanese del Darfur, ha provocato 21 morti e 40 feriti. Lo hanno riferito oggi alla Afp una fonte medica e alcuni testimoni.
Nyala è una città-roccaforte dei paramilitari sudanesi delle Forze di supporto rapido (Rsf).
“Ventuno persone sono state uccise nel bombardamento della scorsa notte e oltre 40 sono rimaste ferite”, ha dichiarato un membro del personale medico dell’ospedale di Nyala, precisando tuttavia di non essere in grado di stabilire quante delle vittime fossero combattenti delle Rsf, che, secondo un testimone sentito dalla Afp, sono soliti frequentare questo mercato.
In Israele oggi si vota per rinnovare la Knesset
Roma, 27 ott. (askanews) – Si sono aperte un’ora fa, alle 7 ore locali (le 6 in Italia), le urne in Israele per l’elezione dei 120 membri della ventiseiesima Knesset, il Parlamento monocamerale del Paese. Sono chiamati al voto circa 7,3 milioni di aventi diritto. I seggi chiuderanno alle 22 ore locali, le 21 in Italia. Subito dopo, le principali emittenti televisive israeliane cominceranno a diffondere i primi exit poll.
Gli ultimi sondaggi pubblicati prima dell’apertura dei seggi indicano un testa a testa tra lo schieramento del primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha dominato la scena politica di Israele negli ultimi tre decenni, e il blocco dell’opposizione guidato dall’ex capo di stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane Gadi Eisenkot, presidente del partito Yashar. Stando alle previsioni, nessuno dei due schieramenti raggiungerebbe la maggioranza di 61 seggi in parlamento. Sono 36 le liste che si contendono i 120 seggi della Knesset. Per la precisione sono 12.018 seggi aperti oggi per i 7.331.981 aventi diritto al voto. Nelle piccole località con un massimo di 350 elettori, i seggi rimangono aperti dalle 8 alle 20. Lo stesso orario si applica ad alcuni seggi speciali come ospedali, case di riposo e carceri.
Porsche: utile operativo a 1,74 mld nei 9 mesi, ricavi -5,9%
Milano, 27 ott. (askanews) – Porsche ha chiuso i primi nove mesi del 2026 con un utile operativo di 1,74 miliardi di euro, rispetto ai 40 milioni dello stesso periodo del 2025, beneficiando soprattutto dei minori oneri legati alla ristrutturazione. I ricavi sono diminuiti del 5,9% a 25,28 miliardi di euro, a fronte di consegne in calo del 16% a 178.532 vetture. Il margine operativo è salito al 6,9% dallo 0,2% di un anno prima. Il costruttore tedesco, controllato dal gruppo Volkswagen, ha confermato le previsioni per l’intero esercizio.
Il miglioramento della redditività riflette soprattutto la forte riduzione degli oneri per il riallineamento strategico, scesi a circa 500 milioni di euro rispetto ai 2,7 miliardi dei primi nove mesi del 2025. Il margine Ebitda della divisione automotive è aumentato al 17,3% dall’11,9%.
“Stiamo attuando il nostro riallineamento strategico con coerenza e rapidità. Ci concentriamo sul nostro core business, su una struttura dei costi competitiva e su un aumento sostenibile della redditività”, ha dichiarato il Ceo Michael Leiters.
Il cash flow netto automotive è salito a 2,5 miliardi di euro da 1,34 miliardi, grazie principalmente agli incassi derivanti dalla cessione delle partecipazioni in Bugatti Rimac e Rimac Group, completata a settembre. L’operazione ha generato un incasso di 984 milioni e una plusvalenza di 593 milioni, contabilizzata nel risultato finanziario. La liquidità netta automotive ha raggiunto 8,23 miliardi a fine settembre.
Nel terzo trimestre il cash flow ha risentito di oneri tra 100 e 200 milioni legati alla ristrutturazione, di 250 milioni destinati agli obblighi pensionistici e di 200 milioni per i dazi statunitensi.
Sul fronte commerciale, il Nord America resta il principale mercato con 56.088 consegne, mentre in Cina proseguono le difficoltà legate alla concorrenza locale. La quota delle vetture completamente elettriche sulle consegne è scesa al 21,7% dal 23,1%.
Porsche ha confermato per il 2026 ricavi tra 35 e 36 miliardi di euro e un margine operativo compreso tra il 5,5% e il 7,5%. Il margine di cash flow netto automotive è atteso tra il 5,5% e il 7,5%, mentre quello Ebitda tra il 15% e il 17%.
Il gruppo prosegue intanto il riassetto previsto dalla strategia “Sportwagenschmiede 35”, concentrandosi sul core business, sulla riduzione dei costi e su una minore intensità di capitale. Ad agosto Porsche ha firmato un accordo con Tata Consultancy Services per la cessione della controllata Mhp, operazione il cui completamento è previsto entro i prossimi 12 mesi.
Ferretti: utile 9 mesi -18,2% a 49,9 mln, riviste stime redditività
Milano, 27 ott. (askanews) – Ferretti Group ha chiuso i primi nove mesi del 2026 con un utile netto in calo del 18,2% a 49,9 milioni di euro e ricavi sostanzialmente stabili a 888,6 milioni (+0,2%). L’Ebitda adjusted è diminuito del 7,8% a 130,6 milioni, con un margine sceso al 14,7% dal 16%. Il gruppo nautico ha rivisto al ribasso la guidance 2026 sulla redditività, confermando invece le previsioni sui ricavi.
In particolare, Ferretti prevede ora un Ebitda adjusted compreso tra 174 e 185 milioni di euro, rispetto alla precedente stima di 186-197 milioni, con un margine del 14,5-14,9% contro il 15,5-15,9% indicato in precedenza. Confermati gli obiettivi di ricavi tra 1,2 e 1,24 miliardi e investimenti tra 60 e 65 milioni.
La raccolta ordini nei nove mesi è diminuita del 13,8% a 664,9 milioni, ma nel terzo trimestre è tornata a crescere del 6,6% a 323,6 milioni, sostenuta anche dai saloni nautici europei. Nello stesso trimestre i ricavi sono aumentati del 13,6%. Il portafoglio ordini complessivo al 30 settembre ammontava a 1,33 miliardi, in calo dell’11% su base annua, mentre quello netto si è attestato a 571,4 milioni (-28,1%). La posizione finanziaria netta evidenzia una cassa di 42,3 milioni, rispetto ai 95 milioni di fine giugno.
A livello di segmenti, la raccolta ordini degli yacht in composito è cresciuta del 28,2% a 357,3 milioni, mentre quella degli yacht su misura è diminuita del 31,5% a 290,4 milioni. Nessun nuovo ordine è stato acquisito nei superyacht nei primi nove mesi, contro i 64,2 milioni dello stesso periodo del 2025. Sul piano geografico, gli ordini sono cresciuti dell’1,8% in Europa, mentre sono diminuiti del 36,5% in Medio Oriente e Africa e del 42,2% nelle Americhe.
“La nostra redditività rimane al di sotto dei livelli che Ferretti Group può e deve esprimere”, ha dichiarato l’Amministratore delegato Stassi Anastassov, annunciando un piano di miglioramento delle performance attraverso interventi sui prezzi, sul mix di prodotto, sull’efficienza industriale e sull’utilizzo dei cantieri. Il gruppo ha inoltre avviato programmi specifici per migliorare i risultati nelle Americhe, in Medio Oriente e nel segmento superyacht.
La flessione dei margini riflette il minore contributo degli yacht su misura e alcune inefficienze operative presso società controllate fornitrici, che hanno determinato costi aggiuntivi e ritardi nelle consegne. Secondo Ferretti, le azioni correttive produrranno benefici graduali nel corso dell’esercizio.
La danza inafferrabile di Marisa Merz in tre musei a Torino
Torino, 28 ott. (askanews) – Torino, tre sedi, un’artista che pur a cento anni dalla sua nascita continua a essere attuale, contemporanea, mai richiudibile dentro definizioni fisse: Marisa Merz. “La danza delle ore”, titolo bellissimo, è una mostra che si articola in tre atti, in Fondazione Merz, alla GAM e al castello di Rivoli e in ciascuno spazio la sua storia viene raccontata in modi diversi, per comporre, alla fine, un ritratto plurale.
“Qui in Fondazione – ha detto ad askanews Sébastien Delot, uno dei curatori del progetto – con Beatrice Merz abbiamo pensato di costruire una mostra intorno all’idea della trasformazione della metamorfosi, della sperimentazione. E abbiamo provato a farlo capire al pubblico presentando tante opere inedite, opere finite, opere iconiche, però anche opere sperimentali, sia a livello di materiali sia di pensiero”.
Lo spazio che resta aperto, non definito; le pratiche molteplici, dalla scultura all’installazione, dal disegno alle opere giù grandi, come la “Living Sculture” del 1966 che viene presentata dopo un importante restauro. Entrare nel mondo di Marisa Merz è un’esperienza intensa, non facile, ma piena di sorprese. Che dialoga anche con la dimensione museale.
“Il mio lavoro qui alla GAM – ha aggiunto Chiara Bertola, direttrice del museo torinese e co-curatrice della mostra – spero che lo si percepisca da fuori, è proprio di riuscire a far sì che l’opera entra dentro, ma rimane viva, cioè il museo non mortifica, non fa diventare morte le opere, ma le rende vive. Quindi io spero che questa mostra, pur avendo una tonalità museale per la qualità dei lavori che ha, cioè di tappe storiche importanti nell’opera di Marisa, sia anche però piena di vita o comunque che faccia capire la profonda vitalità che animava l’opera di Marisa”.
Questa vitalità si sente, è invisibile ma presente come se fosse un campo magnetico e si protende verso l’esterno, così se in Fondazione Merz è presente un intervento fotografico di Tacita Dean, al Castello di Rivoli dieci artiste, più un pittore giottesco, hanno creato dei lavori ispirati alla Merz.
“Marisa Merz – ha concluso Marianna Vecellio, co-curatrice per il Castello – è stata accolta come a costituire una sorta di infrastruttura immaginaria una cassa di risonanza per ospitare 10 artiste un undicesimo che è Agnolo Gaddi, per cui passato e presente e una proiezione verso il futuro. Lei è stata un’artista libera, non amava essere definita, non amava essere chiusa dentro delle definizioni precise, capricciosa, abbiamo detto, amante della musica, era proprio uno spirito libero”.
Questa libertà, che è complessa e tutt’altro che scontata, sembra essere alla fine la cifra costante di tutti i momenti del progetto espositivo, ma forse il vero valore delle tre mostre è che, comunque Marisa Merz resta inafferrabile e continua a volare verso il futuro, come una delle sue bellissime figure che si allungano sulla tela, enigmatiche e perfette. (Leonardo Merlini)
Il Papa andrà in Sud America: "Messaggio di fede, speranza e pace"
Roma, 26 ott. (askanews) – Alla luce del “nulla osta” dei medici che seguono Papa Leone, la Sala Stampa della Santa Sede conferma che il Viaggio Apostolico di Prevost in Uruguay, Argentina e Perù, previsto dal 6 al 17 novembre 2026 “si svolgerà secondo il programma precedentemente pubblicato”.
Il Papa, si spiega in una nota, “attende con grande gioia ed entusiasmo questo viaggio, che offrirà l’opportunità di rafforzare i legami di comunione con le Chiese locali, incoraggiare i fedeli nella loro missione e portare un messaggio di fede, speranza e pace ai popoli di Uruguay, Argentina e Perù, di incontrare la loro fede e condividere la speranza e la pace che Cristo porta al nostro mondo”.
“Sono felice di poter tornare nel continente nel quale ho vissuto tanti momenti della mia vita. Possa questo viaggio essere un’occasione per aprire i nostri cuori gli uni agli altri, rafforzare la nostra comunione come fratelli e sorelle e rinnovare il nostro impegno ad annunciare il Vangelo con gioia!”, ha commentato Papa Leone.
Meloni a Manfredi: ok a confronto ma con tutti Sindaci, non solo di una parte
Milano, 26 ott. (askanews) – Da parte del governo c’è la “disponibilità a un confronto istituzionale, convocando la Conferenza Stato-Città che è “la sede che esiste” per il “confronto istituzionale” in cui sono rappresentati i sindaci di tutti i Comuni, “non di una sola parte politica”. Lo scrive la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in una lettera al presidente dell’Anci Gaetano Manfredi dopo l’appello, fatto dallo stesso sindaco di Napoli e da altri 9 sindaci di centrosinistra.
Meloni scrive di “non capire il senso della polemica che accompagna la richiesta” perché “tanto io quanto lei abbiamo una responsabilità, se si tratta di un confronto istituzionale: coinvolgere tutti i sindaci” mentre “una richiesta firmata dai Sindaci di una sola parte politica non rappresenta quella platea”. (Segue)
Exclusive Padel Cup, a Trani Materassi lascia il segno con doppietta
Roma, 26 ott. (askanews) – È stato Martin Materassi il grande protagonista della seconda tappa della Exclusive Padel Cup. Al Dorado Padel Center di Trani, l’atleta romano, si legge in una nota, ha infatti conquistato sia il torneo maschile – in coppia con Matteo Marchiana – sia quello misto, in coppia con Valentina Silenzi, figlia di Andrea, ex calciatore con un passato tra le altre con la maglia del Torino e primo italiano a giocare in Premier League (con il Nottingham Forest, stagione 1995-96). Si è chiusa quindi anche la seconda tappa della sesta edizione del circuito organizzato da MSP Italia, ente di promozione sportiva riconosciuto dal Coni, leader in Italia nei tornei di padel amatoriali, e sponsorizzato da Exclusive, carta di credito del Gruppo Intesa Sanpaolo.
Nel torneo maschile, prosegue la nota, Materassi e Marchiana hanno battuto i tranesi Mariano Marcone e Carmine Biancolillo; in quello misto, invece, Materassi e Silenzi hanno avuto la meglio di Irene Filannino e Antonio Di Martino.
La sfida per Materassi proseguirà anche nelle prossime due tappe: “Mi piace unire il padel al turismo per scoprire nuove città, per questo ho scelto di partecipare a tutte e quattro gli appuntamenti della Exclusive Padel Cup – ha raccontato -. Trani è stupenda, con gli altri compagni di viaggio abbiamo visitato la Cattedrale e visto le bellezze del luogo”. Dopo Roma e Trani, la manifestazione farà tappa a Bergamo (7-8 novembre) e a Parma (28-29 novembre).
Israele, l’attesa elettorale e gli scenari internazionali
Gerusalemme, 26 ott. (askanews) – A destra, e non solo, lo slogan è stabilità e sicurezza, a sinistra evitare lo scivolamento verso una “democratura”. Al centro trovare mediazioni per un nuovo Israele. Schemi classici in politica, se non fosse che qui parliamo delle elezioni più attese, almeno dell’ultimo decennio, per la costituzione della 26esima Knesset. Israele va al voto, domani, sapendo di avere, per tante e note ragioni, gli occhi del mondo addosso: all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv si susseguono i rientri dei cittadini residenti all’estero. Migliaia ogni giorno. Vogliono esserci stavolta, il momento è diverso da altre tornate. Il 7 ottobre ha cambiato tutto, dentro e fuori Israele. Ma la sfida non è rispondere all’esterno, non adesso, quanto decidere innanzitutto della conferma della propria capacità di resilienza.
Ci sono i temi nazionali, il servizio militare che gli haredim rifiutano e che devono per legge fare, la riforma giudiziaria, l’istituzione di una commissione sul 7 ottobre.
C’è una economia che regge bene, un ascensore sociale che funziona, ma anche la necessità di confrontarsi con segnali che se non di rallentamento parlano di una tendenza a investire in altre aree del mondo, almeno per quell’eccezionale capacità di produrre ricchezza determinata dal sistema delle start up tech Made in Israel.
Poi c’è Gaza. Ancora, Cisgiordania, Giudea e Samaria, da controllare e, solo per l’estrema destra, nel caso da occupare. I nomi e le sigle sono sempre quelli, Hamas, l’ANP, addirittura l’OLP, in questo quadrante della storia quel 7 ottobre fa ancora tanta paura. Oltre che rabbia. Perché si può ripetere, dicono a Gerusalemme, perchè va prevenuto, perché quelli sono confini armistiziali non confini ufficiali. Così dai media alla strada.
Ma guardando oltre, nel gioco delle letture ufficiali degli analisti israeliani, di primo livello, tra “Record e Off”, si capisce che quella paura ha in primis altri nomi. Hezbollah, Libano, Nord: Unifil finisce ormai il suo tempo e non serve più, anzi per i paesi partecipanti sarebbe meglio investire risorse nel sostegno alla ripresa dello spazio e delle capacità di governo di Beirut. I militari multilaterali no. Proprio quanto accaduto dopo il 7 ottobre per gli israeliani lo ha ampiamente dimostrato, con una intera area, villagi e kibbutz del nord, che ancora non si è ripopolata. Quindi? L’Idf deve poter contare sull’azione del governo libanese e del suo esercito.
Nonostante le somme che l’Iran (un miliardo di dollari all’anno…) spende per i suoi alleati più fedeli, emanazione quasi diretta della rivoluzione dei pasdaran. Non è semplice: basta fare i conti in tasca a un padre di famiglia libanese con due figli, uno nell’esercito libanese l’altro arruolato da Hezbollah. Con quest’ultimo che guadagna tre volte tanto il fratello. Poi c’è la Siria, c’è Ahmed al-Sharaa, l’ex Isis. Con lo spettro di un dialogo impossibile sulla carta che consegnerebbe spazio aperto alla Turchia di Erdogan. Il vero antagonista (dopo l’Iran) per peso militare e posizionamento geopolitico, ormai re-islamizzato. Dialogo che però deve esserci, perchè un accordo di sicurezza è fondamentale. Sul tavolo ci sarà la questione dei drusi, che rischia di restare uno scoglio difficilmente superabile.
E veniamo all’Europa. Che Israele si specchi nelle sue radici europee è cosa nota. Che viva con sospetto e con un “ve l’avevamo detto” la fenomenologia che le città europee stanno attraversando in termini di violenza crescente, pure. Basta poi provocazioni, Italia inclusa, vedi la lettura di Gerusalemme della vicenda delle 5 attiviste espulse, e il dito che punta senza mezzi termini sul Patriarca Latino Pizzaballa che ha canali aperti e poteva informare.
Nonostante ciò c’è ottimismo per la ripresa dei rapporti con il Vaticano di Papa Leone XIV, anzi ci si informa sulla sua salute. In sintesi, meno Ue e più rapporti con i Paesi, anche se molte posizioni sono definite “pericolose”. Un salto atlantico e si va negli Usa: i democrats da tempo sono lontani, più woke che altro. Il peso del Qatar, anche nelle Università, è forte. Anche il consenso Maga però qualche scricchiolio lo fa sentire. Ma c’è alle porte l’elezione di Midterm, meglio attendere prima di commentare.
Intanto si va al voto. Per quanto sopra e per molto altro. L’atmosfera è quella dei grandi appuntamenti della storia, a prescindere da chi relega tutto a un referendum su Benjamin Netanyahu. E serve raccontarla, questa sfida, a un mondo che ha girato la testa dall’altra parte. In consapevolezza ma senza muoversi da ciò che oggi, in Israele, conta: stabilità e ancora di più sicurezza.
"Prima del sipario", a Torino in mostra i bozzetti di Arturo Brachetti
Roma, 26 ott. (askanews) – Cosa succede quando si crea uno spettacolo? Prima che costume o una scenografia prendano vita sul palcoscenico, c’è un’idea che nasce su un foglio di carta. “Prima del sipario” racconta questo momento del processo creativo, attraverso una selezione di bozzetti originali di Arturo Brachetti, leggenda del quick-change, che svela un aspetto meno conosciuto del suo lavoro: quello di disegnatore e scenografo. La mostra espone, dal 28 ottobre al 5 novembre, schizzi in bianco e nero ricchi di dettagli, che restituiscono la dimensione visiva della sua immaginazione e mostrano come lo spettacolo prenda forma nella fantasia di Brachetti ben prima di incontrare lo sguardo del pubblico.
La mostra nasce in occasione dei dieci anni di SOLO, il one man show dell’artista in tour europeo e che tornerà in scena a Torino dal prossimo 26 dicembre. Per celebrare questo anniversario, Ridicola (Via San Tommaso 13, Torino), in collaborazione con Arte Brachetti, dedica una piccola esposizione al suo universo creativo, aprendo una finestra su una fase del lavoro teatrale che normalmente rimane lontana dalla scena.
La selezione accompagna il visitatore attraverso alcuni degli spettacoli e dei mondi visivi costruiti da Brachetti nel corso della sua carriera: da SOLO ad altre produzioni che lo hanno visto protagonista o regista, come il musical Cabaret, fino alla collaborazione con Aldo, Giovanni e Giacomo, per cui ha contribuito a ideare personaggi e universi scenici.
I bozzetti non sono soltanto studi preparatori, ma segni della fantasia dell’artista. Prima di diventare un costume, un personaggio o una scenografia, tutto comincia da un’idea. E prima di arrivare sul palco, quell’idea passa dalla carta. Prima del sipario racconta proprio questo passaggio: dal segno alla materia, dal bozzetto al palcoscenico, mostrando il processo creativo che si nasconde dietro la trasformazione e la fantasia di uno degli artisti italiani più riconoscibili nel mondo.
Un piccolo backstage aperto al pubblico, ospitato nel luogo insolito e quotidiano di un’edicola torinese oggi divenuta attivatore culturale, dove i disegni diventano finestre su mondi ancora da costruire. I disegni diventano finestre su mondi ancora da costruire e invitano a osservare il teatro da una prospettiva diversa: non soltanto come ciò che accade sul palcoscenico, ma anche come il percorso creativo che lo rende possibile.
Perché la magia che il pubblico vede sul palco comincia molto prima. Prima del sipario.
Cortei, Conte:chiedere scusa ai giovani e voltare pagina, ora interventi strutturali
Roma, 26 ott. (askanews) – “Anche chi ha alle spalle anni di esperienza, gavetta e un lavoro stabile vede lo stipendio divorato dal carovita. Per un giovane va peggio.Un under 35 di oggi guadagna meno di 10 anni fa in termini reali e il 30% in meno di un senior che già fatica coi rincari. Lo certifica Il Sole 24 Ore.È questo il futuro che vogliamo offrire? Un futuro con l’elmetto in testa, con 800 miliardi di riarmo europeo e il 5% del Pil in spese militari?Un futuro con più posti nelle carceri giovanili che occasioni di lavoro? Allora poi non ci stupiamo del record negativo di nascite del 2025.Serve chiedere scusa a questa generazione e risarcirla con interventi strutturali. Non criminalizzarla e denigrarla se alza la voce ed esprime la sua rabbia senza ricorrere alla violenza”. Lo dichiara via social il presidente M5s Giuseppe Conte.
“Per iniziare a voltare pagina – elenca Conte- proponiamo: taglio strutturale delle tasse per gli under 35, salario minimo per mettere fuorilegge le paghe da fame, stop a stage e tirocini gratuiti che sono sfruttamento, affitti calmierati con lo Stato garante.E poi scelte forti per gli studenti. Prendiamo i 13,5 miliardi bloccati per il Ponte sullo Stretto, tra inchieste ed errori progettuali, e usiamoli per rivoluzionare la nostra scuola.Partiamo da qui e cambiamo le cose.
Meloni mercoledì ad assemblea Confartigianato, Cdm per manovra mercoledì o giovedì
Roma, 26 ott. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha formalizzato il suo interveento mercoledì prossimo 28 ottobre all’Assemblea di Confartigianato in programma a Roma dalle 10,30 all’Auditorium della Conciliazione. Quanto al Consiglio deei ministri per l’approvazione della manovra da tenersì entro la fine di questa settimana, la convocazione ancora non è partita.
A differenza dell’annuncio di ieri di Matteo Salvini dal congresso della Lega per un disco verde già domani all’indomani del vertice si questa sra, però, diversi ministri continuano ad assicurare che le date cerchiate in rosso per l’ok del governo alla legge di bilancio 2027 sono il tardo pomeriggio di mercoledì o quello di giovedì.
Sempre giovedì’, infine, la presenza della premier è stata annunciata alle 11,15 alla assemblea nazionale a Roma del partito neo alleato del centrodestra “Nord chiama Sud”, fondato e guidato da Cateno De Luc e presieduto da Laura Castelli.
Da Mattarella un avvertimento su IA e fake news
Firenze, 26 ott. (askanews) – Con la campagna elettorale praticamente già iniziata, la manovra di bilancio alle porte e un ruolo sempre più pervasivo della Rete nell’orientare scelte e comportamenti, Sergio Mattarella interviene a Firenze, al festival delle Regioni, deciso a richiamare alcuni concetti chiave per la salute della Repubblica.
Il primo è quello della leale collaborazione tra le istituzioni, declinata anche nella capacità di “fare sistema tra gli enti territoriali” e con le istituzioni nazionali, pratica che non solo è “coerente” con i principi costituzionali, ma rappresenta per la Repubblica “una risorsa fondamentale che alimenta la necessaria fiducia dei cittadini nelle istituzioni”. Poco prima dell’intervento del capo dello Stato, il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga avverte sui rischi di una governance della sanità “con la paura elettorale”, in un clima di “scontro” e di delegittimazione che non aiuta i cittadini nè l’efficienza dei servizi: serve “una pax sul diritto alla salute”.
E di sanità parla molto, in tempi di sessione di bilancio e di risorse necessarie da stanziare per garantire le cure agli italiani, anche Mattarella, difendendo, con parole chiarissime, il patrimonio e la priorità del Servizio sanitario nazionale, “uno strumento fondamentale per assicurare il diritto alla salute, garantito dalla Costituzione”, uno strumento che va preservato e sviluppato, massimizzando anche gli investimenti realizzati grazie al Pnrr. Non manca da parte del capo dello Stato un richiamo alle Regioni a cui, dice, “spetterà adesso un ruolo centrale nel garantire che le innovazioni introdotte si consolidino e che i cambiamenti effettuati migliorino effettivamente la qualità dei servizi erogati”. Insomma, niente scuse, si tratta di “una responsabilità che le interpella in maniera ineludibile e a cui tutte – particolarmente quelle in ritardo rispetto a standard adeguati – hanno il dovere di corrispondere”.
C’è poi il capitolo dell’intelligenza artificiale, su cui da tempo il presidente chiede attenzione e regole, anche europee, premettendo che si tratta di una risorsa importante che non va demonizzata, ma nemmeno affidata passivamente alle Big Tech o alle necessità del mercato. Va posto “un freno – avverte Mattarella – a una competizione sempre più esasperata tra un numero limitato di soggetti, con esiti che, allo stato, la scienza non è in grado di prevedere” perchè “se ci limitassimo ad essere spettatori dell’espansione, in ogni direzione, del potere computazionale, potrebbero risultarne pregiudicati i valori fondativi della centralità della vita umana e, al contempo, della nostra democrazia”.
Del resto, conclude, “già oggi è evidente come la manipolazione dell’informazione, anche attraverso la diffusione di notizie false avvalendosi delle potenzialità offerte dalla rete, sia in grado di condizionare le opinioni pubbliche, di indirizzarne gli orientamenti e le scelte non solo a livello commerciale”. La diffusione di fake news e la loro capacità di influenzare le persone e le loro scelte preoccupa Mattarella, anche in vista della lunga, e già avviata, campagna elettorale che condurrà alle elezioni politiche del 2027.



















































