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Germania, Afd primo nel Meclemburgo. A Berlino vince Die Linke

Roma, 20 set. (askanews) – Si tratta di una nuova vittoria elettorale per il partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland (AfD), a due settimane dal terremoto politico provocato dal suo risultato storico alle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt. Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove oggi gli elettori erano chiamati a eleggere il nuovo parlamento, l’AfD ha ottenuto tra il 37% e il 38% dei voti (contro il 16,7% del 2021) divenendo il primo partito, secondo le proiezioni diffuse dopo le 18 dalle emittenti tedesche.

In questo Land del nord-est del Paese, affacciato sul Mar Baltico (1,6 milioni di abitanti), l’estrema destra supera così il Partito socialdemocratico (SPD, intorno al 36% dei voti), che pure governa la regione dal 1998. Resta da vedere se l’Unione cristiano-democratica (CDU), ormai nettamente distanziata, riuscirà a raggiungere la soglia del 5% necessaria per ottenere una rappresentanza nel parlamento regionale. Secondo le ultime proiezioni è al momento attestata fra il 5,1% e il 5,5%, uno score che le dovrebbe garantire la permanenza nel parlamento regionale.

Un crollo della CDU al di sotto di tale soglia rappresenterebbe un precedente storico e un’ulteriore bocciatura per Friedrich Merz. Il cancelliere ha già riconosciuto un “disastro elettorale”, ma ha promesso di proseguire con le riforme. “Queste riforme devono essere attuate… Mi assumo questa responsabilità perché voglio far progredire il nostro Paese”, ha dichiarato dopo l’annuncio dei primi risultati, escludendo di fatto le dimissioni dopo giorni di speculazioni sul suo futuro politico.

Nella città-stato di Berlino (3,9 milioni di abitanti), l’estrema destra si attesta fra 13,7% e 15% (contro il 9% del 2023), secondo i sondaggi delle emittenti ARD e ZDF, che danno per vincitore il partito della sinistra radicale Die Linke: quest’ultimo raccoglie tra il 24,5% e il 25% dei voti, contro il 20% della CDU, che guidava l’amministrazione cittadina in una coalizione. I Verdi a ridosso con il 15% e l’Spd crolla al 12%.

Il cancelliere Fredrich Merz ha riconosciuto la sconfitta definendo i risultati a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania “estremamente dolorosi” per il suo partito. Nonostante il crollo della Cdu soprattuto nel Meclemburgo il cancelliere ha ribadito l’intenzione di rimanere alla guida del governo federale per portare avanti le riforme promesse.

Mattarella: la Repubblica garantisce libertà, democrazia, diritti e pace

Roma, 20 set. (askanews) – Libertà, democrazia, crescita dei diritti, pace, progresso sono i valori garantiti dalla Repubblica. Lo ha ricordato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo a Pordenone all’iniziativa “Pordenonelegge”.

“La 27esima edizione di Pordenonelegge – ha detto Mattarella – si svolge nel pieno delle celebrazioni per l’80esimo della Repubblica, scelta dal popolo italiano per un ordinamento che garantisse libertà e democrazia, crescita dei diritti, pace, progresso. Abbiamo il diritto di essere orgogliosi della strada percorsa”.

“E’ stata la scheda elettorale – ha aggiunto il capo dello Stato – l’arma disarmata del confronto legittimo, dopo la dittatura e la sua guerra, a far progredire il Paese”. “Sono il dialogo fra le culture, il confronto delle idee, i motori della storia”.

Sanremo Padel Experience, Giovannini vince le Finals con Ortega

Roma, 20 set. (askanews) – Pietro Giovannini vince davanti al pubblico di casa le Finals della Sanremo Padel Experience e firma il risultato più importante del weekend dedicato alla NextGen del padel. Il 18enne imperiese, bronzo con la Nazionale italiana agli Europei juniores dello scorso luglio e campione italiano di categoria appena due settimane fa, ha conquistato – si legge in una nota – il titolo Under 18 in coppia con lo spagnolo Leon Ortega, superando 6-1 6-2 in finale Stefano Indomenico e Gabriele Laurino.

Per Giovannini, alla prima competizione insieme a Ortega, è il terzo risultato di rilievo arrivato in poco più di due mesi. “Sono felicissimo di aver vinto un torneo così importante proprio qui a casa mia, davanti ai miei genitori, la mia famiglia e i miei amici”, ha detto il giovane azzurro, che ha poi dedicato la vittoria a Tiberio Camurri, maestro di tennis e padel scomparso poche settimane fa.

Il successo dell’imperiese si inserisce nel quadro di crescita del FIP Promises, il circuito mondiale della Federazione Internazionale Padel dedicato alle categorie Under 12, Under 14, Under 16 e Under 18. Nel 2026 sono previsti 170 tornei maschili e femminili, quasi il doppio rispetto ai 90 disputati nel 2025, mentre nei primi sei mesi dell’anno sono stati 4.700 i giocatori e le giocatrici unici coinvolti, per più di 11.500 iscrizioni complessive. “Il successo della Sanremo Padel Experience, che ha portato nelle cinque tappe in tutta Italia oltre mille giovani giocatori e giocatrici di 14 Paesi all’interno del circuito mondiale FIP Promises, conferma ancora una volta come il tour dedicato alla NextGen rappresenti uno dei progetti cruciali per il futuro del padel a livello mondiale”, ha detto Luigi Carraro, presidente della Federazione Internazionale Padel, “Investire sui giovani significa investire sul futuro, non soltanto formando i campioni di domani, ma costruendo una nuova generazione che possa crescere insieme ai valori del padel”.

A fare da sfondo alle Finals sono arrivati anche i dati sulla crescita del padel in Liguria. Secondo il focus elaborato dal Centro Studi della Federazione Internazionale Padel, tra settembre 2021 e settembre 2026 i campi nella regione sono passati da 80 a 213, con un incremento del 166 per cento, mentre i club sono saliti da 40 a 102 (+155 per cento).

Così Conte vuole lanciarsi verso Palazzo Chigi

Milano, 20 set. (askanews) – È il giorno dell’incoronazione: Giuseppe Conte arriva sul palco di Nova 2026, al World Join Center di Milano, accolto da una vera e propria ovazione della platea, che suggella la sua speranza di tornare a palazzo Chigi; e quella dei suoi elettori, ridotti forse a un terzo rispetto a quelli dell’era di Beppe Grillo e Luigi Di Maio ma sopravvissuti alle traversie di tre governi in tre coalizioni diverse e in particolare all’assai poco amato (da queste parti) esecutivo di Mario Draghi.

Conte non delude i suoi: come aveva già anticipato sabato, rilancia la linea della fermezza sui temi del riarmo europeo e Nato, del no alle forniture militari all’Ucraina, della condanna di Israele per il genocidio a Gaza e le violenze in Cisgiordania, tutti approvati dagli iscritti con percentuali oltre il 90 per cento nella consultazione sulla bozza di programma. Sui contenuti “non indietreggeremo di un millimetro, sia chiaro!”, avverte. Gli oltre mille presenti applaudono ma i destinatari del messaggio sono altrove, nelle segreterie e nei gruppi parlamentari dei partiti del centrosinistra: “Che nessuno ci chieda di andare al governo per proseguire la politica internazionale del governo Meloni: non a noi”, ribadisce l’ex premier. Che si intesta anche la battaglia sulle grandi questioni della modernità, a partire dallo strapotere dei padroni delle tecnologie digitali, web e intelligenza artificiale. È anche per questo, sostiene, che si deve andare a votare: “Non è in gioco il contrasto alle multinazionali, agli oligopoli, qui si tratta di salvare l’umano, e lo stanno dicendo gli esperti, lo stanno dicendo addirittura i proprietari di queste tecnologie digitali”.

Il leader stellato mette nel mirino le politiche del governo Meloni, criticato perché “ha fallito sulla sicurezza” e sull’immigrazione, “la destra – accusa – non porta soluzioni, dopo il blocco navale ci parla di remigrazione…” Ha “disonorato l’Italia” nel caso Almasri e “l’ha resa complice di genocidio a Gaza”. Ma sull’attualità più calda, la sospensione parziale del bollo auto e moto per il 2027, sceglie il registro sarcastico: Giorgia Meloni, ricorda, definì “Cetto Laqualunque” l’eurodeputato contiano Pasquale Tridico per una proposta simile avanzata per la Calabria: allora “al governo chi abbiamo? Cettina Laqualunque?” Della quale, comunque, promette di abrogare le leggi bavaglio e gli interventi sulla giustizia e la Corte dei Conti.

Ai partner del “campo largo” ripropone il nome della coalizione: “Le proposte di Nova puntano tutte alla giustizia sociale e ad attuare la Costituzione, l’alleanza dei progressisti si chiami Alleanza per la Costituzione”. Conte, che in questi giorni ha più volte sottolineato come il percorso di Nova 2026 abbia coinvolto, fra i 17mila partecipanti, “quasi la metà” di non iscritti al M5S, non sembra cercare l’applauso dei suoi ma il recupero di chi sta fuori (lo ha fatto anche sabato con l’appello al grande ex Alessandro Di Battista a tornare a condividere battaglie comuni). “Dobbiamo dire la nostra e dire non ci stiamo, dobbiamo diffidare di chi vi vorrebbe a casa, di chi vi vorrebbe diffidenti e indifferenti nei confronti della politica. Chi ha sempre comandato nell’opacità vi vuole a casa, chiusi nell’astensione”.

Nel lancio di fatto della sua candidatura alla leadership del centrosinistra Conte non manca di sottolineare lo stile dell’evento Nova 2026: “Qui non ci sono ambizioni personali e nemmeno di partito, guardatevi intorno, non c’è scritto M5S, chi lo farebbe?”, rivendicando un dettaglio che qualcuno ha interpretato come il timore nei confronti della causa sul simbolo promossa dal fondatore Beppe Grillo, ma che assume anche il significato di un evento che ambisce ad andare oltre i confini del Movimento. Il clima in platea, anche fra i dirigenti e i parlamentari è di grande fiducia: in tanti garantiscono che il percorso primarie – elezioni – Presidenza del Consiglio non è un sogno ma una possibilità concreta. Ma accanto all’ottimismo sulla partita elettorale, ci sono le legittime preoccupazioni di chi già guarda all’aspetto più delicato delle liste da comporre in vista delle politiche: parlamentari, ex parlamentari, dirigenti regionali, amministratori locali. “Sarà un bagno di sangue”, confida a taccuini chiusi uno di loro.

M5S, Conte si lancia verso palazzo Chigi: non faremo politiche Meloni

Roma, 20 set. (askanews) – È il giorno dell’incoronazione: Giuseppe Conte arriva sul palco di Nova 2026, al World Join Center di Milano, accolto da una vera e propria ovazione della platea, che suggella la sua speranza di tornare a palazzo Chigi; e quella dei suoi elettori, ridotti forse a un terzo rispetto a quelli dell’era di Beppe Grillo e Luigi Di Maio ma sopravvissuti alle traversie di tre governi in tre coalizioni diverse e in particolare all’assai poco amato (da queste parti) esecutivo di Mario Draghi.

Conte non delude i suoi: come aveva già anticipato sabato, rilancia la linea della fermezza sui temi del riarmo europeo e Nato, del no alle forniture militari all’Ucraina, della condanna di Israele per il genocidio a Gaza e le violenze in Cisgiordania, tutti approvati dagli iscritti con percentuali oltre il 90 per cento nella consultazione sulla bozza di programma. Sui contenuti “non indietreggeremo di un millimetro, sia chiaro!”, avverte. Gli oltre mille presenti applaudono ma i destinatari del messaggio sono altrove, nelle segreterie e nei gruppi parlamentari dei partiti del centrosinistra: “Che nessuno ci chieda di andare al governo per proseguire la politica internazionale del governo Meloni: non a noi”, ribadisce l’ex premier. Che si intesta anche la battaglia sulle grandi questioni della modernità, a partire dallo strapotere dei padroni delle tecnologie digitali, web e intelligenza artificiale. È anche per questo, sostiene, che si deve andare a votare: “Non è in gioco il contrasto alle multinazionali, agli oligopoli, qui si tratta di salvare l’umano, e lo stanno dicendo gli esperti, lo stanno dicendo addirittura i proprietari di queste tecnologie digitali”.

Il leader stellato mette nel mirino le politiche del governo Meloni, criticato perché “ha fallito sulla sicurezza” e sull’immigrazione, “la destra – accusa – non porta soluzioni, dopo il blocco navale ci parla di remigrazione…” Ha “disonorato l’Italia” nel caso Almasri e “l’ha resa complice di genocidio a Gaza”. Ma sull’attualità più calda, la sospensione parziale del bollo auto e moto per il 2027, sceglie il registro sarcastico: Giorgia Meloni, ricorda, definì “Cetto Laqualunque” l’eurodeputato contiano Pasquale Tridico per una proposta simile avanzata per la Calabria: allora “al governo chi abbiamo? Cettina Laqualunque?” Della quale, comunque, promette di abrogare le leggi bavaglio e gli interventi sulla giustizia e la Corte dei Conti.

Ai partner del “campo largo” ripropone il nome della coalizione: “Le proposte di Nova puntano tutte alla giustizia sociale e ad attuare la Costituzione, l’alleanza dei progressisti si chiami Alleanza per la Costituzione”. Conte, che in questi giorni ha più volte sottolineato come il percorso di Nova 2026 abbia coinvolto, fra i 17mila partecipanti, “quasi la metà” di non iscritti al M5S, non sembra cercare l’applauso dei suoi ma il recupero di chi sta fuori (lo ha fatto anche sabato con l’appello al grande ex Alessandro Di Battista a tornare a condividere battaglie comuni). “Dobbiamo dire la nostra e dire non ci stiamo, dobbiamo diffidare di chi vi vorrebbe a casa, di chi vi vorrebbe diffidenti e indifferenti nei confronti della politica. Chi ha sempre comandato nell’opacità vi vuole a casa, chiusi nell’astensione”.

Nel lancio di fatto della sua candidatura alla leadership del centrosinistra Conte non manca di sottolineare lo stile dell’evento Nova 2026: “Qui non ci sono ambizioni personali e nemmeno di partito, guardatevi intorno, non c’è scritto M5S, chi lo farebbe?”, rivendicando un dettaglio che qualcuno ha interpretato come il timore nei confronti della causa sul simbolo promossa dal fondatore Beppe Grillo, ma che assume anche il significato di un evento che ambisce ad andare oltre i confini del Movimento. Il clima in platea, anche fra i dirigenti e i parlamentari è di grande fiducia: in tanti garantiscono che il percorso primarie – elezioni – Presidenza del Consiglio non è un sogno ma una possibilità concreta. Ma accanto all’ottimismo sulla partita elettorale, ci sono le legittime preoccupazioni di chi già guarda all’aspetto più delicato delle liste da comporre in vista delle politiche: parlamentari, ex parlamentari, dirigenti regionali, amministratori locali. “Sarà un bagno di sangue”, confida a taccuini chiusi uno di loro.

Calcio, Parma-Genoa 2-1: Almqvist regala il primo successo

Roma, 20 set. (askanews) – Il Parma trova il primo successo del campionato e supera 2-1 il Genoa al termine di una partita combattuta. La squadra di Daniele De Rossi, dopo aver trovato il pareggio nella ripresa, viene punita dal gol di Almqvist e incassa una sconfitta che lascia il Genoa ancora senza la vittoria.

Il primo tempo è equilibrato, con il Genoa più incisivo nelle fasi iniziali e capace di creare diverse situazioni pericolose. Il Parma, però, alla prima vera conclusione nello specchio passa in vantaggio al 39′: Romero riceve al limite dell’area e con un destro preciso firma l’1-0. Poco dopo Touré ha l’occasione per il raddoppio, ma da pochi passi non trova la porta di testa.

Il Genoa prova a reagire nella ripresa e De Rossi inserisce Colombo, che dà maggiore vivacità all’attacco. Al 69′ arriva il pareggio: proprio Colombo parte in ripartenza e serve Osmajic, che sorprende Corvi e firma l’1-1.

Il Parma non si disunisce e al 80′ trova il gol della vittoria. Almqvist accelera sulla sinistra, si porta alla conclusione e con un sinistro preciso trafigge Bijlow per il 2-1. Nel finale il Genoa prova a cercare il nuovo pareggio, ma la squadra di casa difende il vantaggio fino al termine. Dopo sei minuti di recupero arriva il triplice fischio: il Parma festeggia la prima vittoria, mentre il Genoa incassa un’altra battuta d’arresto.

Calcio, Frosinone-Como 2-0: Calò e Kvernadze affondano Fabregas

Roma, 20 set. (askanews) – Colpo del Frosinone che allo Stirpe supera 2-0 il Como e infligge alla squadra di Cesc Fabregas la prima sconfitta stagionale. Una vittoria costruita con ritmo, aggressività e qualità dalla formazione di Massimiliano Alvini, capace di sfruttare le occasioni create e di resistere alla reazione degli ospiti. Con questo successo il Frosinone sale a quota 10 punti e aggancia proprio il Como in classifica.

La gara si accende subito. Il Frosinone parte forte con Ghedjemis e Kvernadze, ma al 8′ è il Como ad andare vicinissimo al vantaggio: Palmisani respinge un colpo di testa ravvicinato di Douvikas, Monterisi salva sulla linea su una conclusione di Baturina e poi ancora il portiere del Frosinone devia sul palo prima che Chalobah calci alto.

Dopo lo scampato pericolo, i padroni di casa prendono campo e al 14′ passano in vantaggio. Schmid serve Calò nel cuore dell’area e il centrocampista batte Butez per l’1-0. Il Como prova a reagire, ma costruisce soprattutto attraverso iniziative individuali e senza trovare continuità negli ultimi metri. Diao spreca una buona opportunità al 20′, mentre Palmisani si conferma protagonista al 44′, quando nega il gol a Nico Paz con una parata in tuffo.

Il Frosinone chiude il primo tempo avanti e nella ripresa continua a giocare con personalità. Fabregas prova a cambiare la partita inserendo contemporaneamente Kean, Ricci e Jesus Rodriguez, ma il Como fatica a trasformare il possesso in occasioni concrete. Al 49′ Palmisani risponde ancora a Nico Paz, poi al 51′ si oppone a Kean lanciato in contropiede.

Il raddoppio arriva al 48′. Kvernadze parte in contropiede, riceve da Schmid e con il destro firma il 2-0. Per il georgiano è il terzo gol in cinque partite. Il Como cerca di riaprire la gara e al 60′ Kean impegna nuovamente Palmisani, che devia in angolo. Al 70′ il portiere del Frosinone compie un’altra parata importante, alzando sopra la traversa un potente destro di Jesus Rodriguez.

Nel finale il Como prova l’assalto, ma il Frosinone resta ordinato e pericoloso in ripartenza. All’87’ Raimondo trova anche il gol, ma Chiffi annulla per un fallo dell’attaccante. Nei cinque minuti di recupero il Como non riesce più a riaprire la partita: al triplice fischio è festa per il Frosinone, mentre per il Como arriva il primo stop del campionato.

Cosa pensano i presidi del tetto agli stranieri in classe annunciato da Meloni

Roma, 20 set. (askanews) – “Sul piano didattico, l’obiettivo è fondato e condivisibile, ma tradurlo in pratica è molto complesso”. Lo afferma Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi (ANP), intervenendo sul tema del tetto alla presenza di alunni stranieri nelle classi.

“Le scuole devono innanzitutto accogliere gli alunni del territorio, soprattutto nell’infanzia e nella primaria. Se in un determinato quartiere la presenza di famiglie straniere è maggioritaria, come si può rispettare un limite percentuale? Non possiamo certo mandare via i ragazzi”, osserva Giannelli.(Segue) È proprio questa difficoltà concreta, sottolinea il presidente dell’ANP, ad aver reso di fatto inapplicabile il tetto del 30% previsto dalla precedente circolare. “Il principio di favorire classi equilibrate può essere condivisibile dal punto di vista educativo, ma servono strumenti concretamente attuabili e compatibili con il diritto degli alunni a frequentare la scuola del proprio territorio”.

Pontida, Fenix e Orvieto: la domenica della "competition" a destra

Roma, 20 set. (askanews) – Pontida, Roma, Orvieto. E’ su questo ‘triangolo’ che in questa domenica di settembre si è giocata la competition a destra in vista delle prossime elezioni politiche. Una competizione basata in gran parte sui temi dell’identità, della sicurezza, dell’immigrazione.

Da Pontida (dove spariglia le carte nei contrasti interni alla Lega convocando il congresso straordinario) Matteo Salvini pianta le “bandierine” del Carroccio nei confronti degli alleati. Dunque, dice, “chiedo un mandato del popolo di Pontida per la prossima legge di bilancio per portare sul tavolo degli alleati degli impegni certi: il superamento definitivo dell’infame legge Fornero con quota 64 e la possibilità di scegliere di andare in pensione; meno tasse sugli stipendi dei giovani; e l’aumento della flat tax per i lavoratori autonomi. E coprire questi interventi chiedendo un contributo da miliardi alle banche italiane che si arricchiscono con i nostri soldi e i nostri sacrifici”, cosa che assolutamente non vuole Forza Italia. E poi “10mila militari addestrati e armati nelle strade delle nostre città. Non tra qualche anno o tra qualche mese, ma tra qualche giorno”, richiesta bloccata in settimana alla Camera (se ne parlerà mercoledì prossimo) anche su iniziativa di Fdi e Fi. Alleati che sfida sul tema della “islamizzazione”: “La battaglia finale non è l’invasione dei carri sovietici, ma è il fanatismo e l’estremismo islamico che vuole cancellare diritti e libertà. Chiamiamo alla sfida in positivo i nostri alleati di governo: dire subito no a nuove moschee, pretendere che preghino in italiano, trasparenza nei finanziamenti, dire di no al burqa e al velo. Ci vuole coraggio amici del centrodestra, perché la sinistra è complice di questi fanatici e va cercando nuovi elettori e nuovi schiavi”.

Anche Giorgia Meloni, da Fenix, la festa di Gioventù nazionale al laghetto dell’Eur, si è soffermata molto sui temi dell’identità (“avete scelto di appartenere invece che apparire”, ha detto ai ragazzi) e dell’immigrazione. A questo proposito, la premier ha annunciato che “sta per arrivare in Consiglio dei Ministri anche un provvedimento che introduce per legge il numero massimo degli studenti stranieri per classe”, ma anche “l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano” e “il divieto di burqa e niqab a scuola”, perchè “in Italia nessuno in nome di una vera o presunta tradizione può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità tra uomo e donna non è negoziabile”.

Spazio, nell’intervento della presidente del Consiglio, anche agli attacchi nei confronti delle opposizioni. Alla segretaria del Pd Schlein che la accusa di aver ridotto il fondo per l’Università replica ironizzando: “Elly cara, carissima, ma è possibile che tu non riesca a trovare un solo argomento vero per contestarci? Uno vero, te prego, uno, uno. Te le passo io sotto banco, perché pure noi qualcosa sbagliamo”. E poi sull’abolizione del bollo auto (“manco quello gli è andato bene”) e sulle accuse di averlo fatto sottraendo risorse alle regioni “il che è falso. Però scusate, ma veramente avete la faccia di parlare di chi paga le campagne elettorali dopo lo schifo del Superbonus?” Anche nel raduno di FnV a Orvieto i temi identitari hanno dominato il dibattito. Gianni Alemanno assicura “fedeltà e lealtà è assoluta” all’ex generale, prevedendo che “se non facciamo gli errori del passato, se non andiamo al centro, se mettiamo insieme l’identità con i valori sociali sono convinto che entro dieci anni Roberto Vannacci sarà il prossimo presidente del Consiglio”.

“Io non voglio amministrare il declino della nostra società, non voglio amministrare la distruzione dell’Europa. Noi vogliamo governare e vogliamo farlo bene”, dice dal palco il fondatore di FnV. Che ribadisce la convinzione che “l’Italia è uno Stato laico ma i principi su cui si basa sono stati ereditati dalla cristianità e dal cattolicesimo”. E rilancia, Vannacci, il concetto di “patriarcato mediterraneo”: “Proteggiamo la nostra famiglia anche con il patriarcato mediterraneo che non è oppressione e possesso, queste sono le deviazioni: è dovere, fedeltà, sacrificio, devozione ed è il modello di famiglia che ci ha consentito di prevalere nel pianeta negli ultimi duemila anni. Se siamo arrivati dove siamo arrivati è grazie al patriarcato mediterraneo”. Nessuna marcia indietro anche sul femminicidio, fattispecie di reato che per lui non dovrebbe esistere. “Le pene saranno severissime per chi fa male alle donne ma non possiamo pensare che queste pene siano diverse rispetto al genere della vittima o alle motivazioni”, argomenta. Prima di lanciare la sfida al centrodestra: “Noi non facciamo i conti, non abbiamo strategie, i conti li fanno altri. L’unico voto utile è quello verso Futuro nazionale che vuole il bene dell’Italia”.

Tetto agli stranieri in classe e ingerenze, Meloni infiamma la sfida a destra

Roma, 20 set. (askanews) – Cita, e irride, sia Elly Schlein che Giuseppe Conte. Ma se mai servisse una conferma della direzione che la campagna elettorale ha preso, Giorgia Meloni l’ha data nel discorso con cui ha concluso Fenix, la festa di Gioventù nazionale. Ed è una sfida che si gioca alla sua destra. Non serve che lo nomini – anzi, la regola è proprio fingere di ignorarlo – ma Roberto Vannacci è più che un semplice convitato di pietra, è un fantasma che aleggia sulla strada che la potrebbe riportare a palazzo Chigi.

Quello che la premier fa in questa assolata domenica di fine settembre all’evento allestito al laghetto dell’Eur, è un intervento diverso da altri fatti in passato, pur già in odore di campagna elettorale. E’ un po’ più breve, solo 40 minuti e, diversamente dal solito, non spazia a 360 gradi – espressione a lei cara – sui vari aspetti dell’attività di governo, ma si concentra sui temi più ‘vicini’ alla platea di ragazzi che la sta ascoltando: scuola, università, social, intelligenza artificiale, meritocrazia.

Ci sono però almeno due passaggi che dimostrano che la rotta imboccata da Meloni verso le Politiche vede nel leader di Futuro nazionale, e nella sua propaganda a colpi di remigrazione, il vero ostacolo. Il primo è un annuncio. La premier fa sapere che a breve in Consiglio dei ministri arriverà un provvedimento per limitare il numero degli stranieri in aula. “Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano i bambini italiani perché sono diventati la minoranza. Non si può fare. Chiamare tutto questo integrazione è una menzogna”, dice. Non solo, perché – spiega – a ciò si affiancherà anche “l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano” e l’introduzione del divieto di burqa a niqab a scuola. “In Italia nessuno in nome di una vera o presunta tradizione può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità tra uomo e donna non è negoziabile”, afferma la premier. E sbaglia chi pensa che quest’ultima frase fosse riferita anche all’ormai famoso ragionamento del vice premier Antonio Tajani sui criteri, e le lunghezze delle gonne, che vanno utilizzati per scegliere una fidanzata. Perchè dopo dopo, a domanda, la premier risponde che quella del leader di Forza Italia era semplicemente una espressione “uscita male” che non va ingigantita.

Ma c’è anche un secondo passaggio del discorso – ed è un avvertimento – che, senza mai esplicitarlo, sembra fare riferimento proprio a Vannacci a ai dubbi che dietro la crescita così rapida del suo movimento ci possano essere anche influenze (e non solo) russe. “Lo dico con cognizione di causa, lo dico alla vigilia di una campagna elettorale – sostiene la premier – nella quale vedremo all’opera gli strumenti di tutti coloro che in giro per il mondo non amano una democrazia solida, un’Italia forte, un leader libero”.

Meloni ovviamente non dimentica che per vincere le prossime elezioni Politiche c’è da battere anche il centrosinistra. Ma i toni che utilizza quando parla dei leader del campo avverso è per lo più sprezzante e sarcastico. Lo è quando attacca la segretaria del Pd Elly Schlein che le ha rinfacciato di aver tagliato le risorse per gli atenei. “Come facciamo ad avere tagliato sull’università se oggi il fondo di finanziamento è di 9,4 miliardi e quando siamo arrivati era 8,4?”, dice la premier scandendo i numeri in modalità irridente. Per poi aggiungere: “Elly cara, carissima, ma è possibile che tu non riesca a trovare un solo argomento vero per contestarci? Uno vero, te prego. Te li do io se vuoi, perché siamo imperfetti anche noi, ma te prego, una cosa vera, dilla. Te le passo io sotto banco”.

Stesso registro oratorio nel passaggio in cui la premier torna a rivendicare l’eliminazione del bollo, al momento per il 2027, per alcune macchine e per i motorini. “Una volta che pensavamo di poter cantare insieme ‘bollo ciao, bollo ciao’, niente, non gli è andato giù manco questo. Loro lo vogliono pagare perché lo abbiamo tolto noi. Gli faremo il conto corrente dedicato”.

Un po’ meno sbeffeggiante, ma comunque sprezzante, il punto del discorso riservato a Giuseppe Conte e alle accuse di aver finanziato la misura del superbonus, a scopi di propaganda, con soldi che in realtà sono delle Regioni. “Ma veramente avete la faccia di parlare di chi paga le campagne elettorali dopo lo schifo del Superbonus?”, “la campagna elettorale del Movimento 5 Stelle – accusa la premier – è costata a ciascun italiano nel 2022, 3.500 euro, anche a quelli che una casa non ce l’avevano, anche a quelli che erano appena nati, a tutti. Ecco quanto costano le vere campagne elettorali che faceva la sinistra”.

Pontida, Fenix, Orvieto, la domenica della "competition" a destra

Roma, 20 set. (askanews) – Pontida, Roma, Orvieto. E’ su questo ‘triangolo’ che in questa domenica di settembre si è giocata la competition a destra in vista delle prossime elezioni politiche. Una competizione basata in gran parte sui temi dell’identità, della sicurezza, dell’immigrazione.

Da Pontida (dove spariglia le carte nei contrasti interni alla Lega convocando il congresso straordinario) Matteo Salvini pianta le “bandierine” del Carroccio nei confronti degli alleati. Dunque, dice, “chiedo un mandato del popolo di Pontida per la prossima legge di bilancio per portare sul tavolo degli alleati degli impegni certi: il superamento definitivo dell’infame legge Fornero con quota 64 e la possibilità di scegliere di andare in pensione; meno tasse sugli stipendi dei giovani; e l’aumento della flat tax per i lavoratori autonomi. E coprire questi interventi chiedendo un contributo da miliardi alle banche italiane che si arricchiscono con i nostri soldi e i nostri sacrifici”, cosa che assolutamente non vuole Forza Italia. E poi “10mila militari addestrati e armati nelle strade delle nostre città. Non tra qualche anno o tra qualche mese, ma tra qualche giorno”, richiesta bloccata in settimana alla Camera (se ne parlerà mercoledì prossimo) anche su iniziativa di Fdi e Fi. Alleati che sfida sul tema della “islamizzazione”: “La battaglia finale non è l’invasione dei carri sovietici, ma è il fanatismo e l’estremismo islamico che vuole cancellare diritti e libertà. Chiamiamo alla sfida in positivo i nostri alleati di governo: dire subito no a nuove moschee, pretendere che preghino in italiano, trasparenza nei finanziamenti, dire di no al burqa e al velo. Ci vuole coraggio amici del centrodestra, perché la sinistra è complice di questi fanatici e va cercando nuovi elettori e nuovi schiavi”.

Anche Giorgia Meloni, da Fenix, la festa di Gioventù nazionale al laghetto dell’Eur, si è soffermata molto sui temi dell’identità (“avete scelto di appartenere invece che apparire”, ha detto ai ragazzi) e dell’immigrazione. A questo proposito, la premier ha annunciato che “sta per arrivare in Consiglio dei Ministri anche un provvedimento che introduce per legge il numero massimo degli studenti stranieri per classe”, ma anche “l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano” e “il divieto di burqa e niqab a scuola”, perchè “in Italia nessuno in nome di una vera o presunta tradizione può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità tra uomo e donna non è negoziabile”.

Spazio, nell’intervento della presidente del Consiglio, anche agli attacchi nei confronti delle opposizioni. Alla segretaria del Pd Schlein che la accusa di aver ridotto il fondo per l’Università replica ironizzando: “Elly cara, carissima, ma è possibile che tu non riesca a trovare un solo argomento vero per contestarci? Uno vero, te prego, uno, uno. Te le passo io sotto banco, perché pure noi qualcosa sbagliamo”. E poi sull’abolizione del bollo auto (“manco quello gli è andato bene”) e sulle accuse di averlo fatto sottraendo risorse alle regioni “il che è falso. Però scusate, ma veramente avete la faccia di parlare di chi paga le campagne elettorali dopo lo schifo del Superbonus?”

Anche nel raduno di FnV a Orvieto i temi identitari hanno dominato il dibattito. Gianni Alemanno assicura “fedeltà e lealtà è assoluta” all’ex generale, prevedendo che “se non facciamo gli errori del passato, se non andiamo al centro, se mettiamo insieme l’identità con i valori sociali sono convinto che entro dieci anni Roberto Vannacci sarà il prossimo presidente del Consiglio”.

“Io non voglio amministrare il declino della nostra società, non voglio amministrare la distruzione dell’Europa. Noi vogliamo governare e vogliamo farlo bene”, dice dal palco il fondatore di FnV. Che ribadisce la convinzione che “l’Italia è uno Stato laico ma i principi su cui si basa sono stati ereditati dalla cristianità e dal cattolicesimo”. E rilancia, Vannacci, il concetto di “patriarcato mediterraneo”: “Proteggiamo la nostra famiglia anche con il patriarcato mediterraneo che non è oppressione e possesso, queste sono le deviazioni: è dovere, fedeltà, sacrificio, devozione ed è il modello di famiglia che ci ha consentito di prevalere nel pianeta negli ultimi duemila anni. Se siamo arrivati dove siamo arrivati è grazie al patriarcato mediterraneo”. Nessuna marcia indietro anche sul femminicidio, fattispecie di reato che per lui non dovrebbe esistere. “Le pene saranno severissime per chi fa male alle donne ma non possiamo pensare che queste pene siano diverse rispetto al genere della vittima o alle motivazioni”, argomenta. Prima di lanciare la sfida al centrodestra: “Noi non facciamo i conti, non abbiamo strategie, i conti li fanno altri. L’unico voto utile è quello verso Futuro nazionale che vuole il bene dell’Italia”.

Tetto agli stranieri in classe e ingerenze, Meloni infiamma sfida a destra

Roma, 20 set. (askanews) – Cita, e irride, sia Elly Schlein che Giuseppe Conte. Ma se mai servisse una conferma della direzione che la campagna elettorale ha preso, Giorgia Meloni l’ha data nel discorso con cui ha concluso Fenix, la festa di Gioventù nazionale. Ed è una sfida che si gioca alla sua destra. Non serve che lo nomini – anzi, la regola è proprio fingere di ignorarlo – ma Roberto Vannacci è più che un semplice convitato di pietra, è un fantasma che aleggia sulla strada che la potrebbe riportare a palazzo Chigi.

Quello che la premier fa in questa assolata domenica di fine settembre all’evento allestito al laghetto dell’Eur, è un intervento diverso da altri fatti in passato, pur già in odore di campagna elettorale. E’ un po’ più breve, solo 40 minuti e, diversamente dal solito, non spazia a 360 gradi – espressione a lei cara – sui vari aspetti dell’attività di governo, ma si concentra sui temi più ‘vicini’ alla platea di ragazzi che la sta ascoltando: scuola, università, social, intelligenza artificiale, meritocrazia.

Ci sono però almeno due passaggi che dimostrano che la rotta imboccata da Meloni verso le Politiche vede nel leader di Futuro nazionale, e nella sua propaganda a colpi di remigrazione, il vero ostacolo. Il primo è un annuncio. La premier fa sapere che a breve in Consiglio dei ministri arriverà un provvedimento per limitare il numero degli stranieri in aula. “Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano i bambini italiani perché sono diventati la minoranza. Non si può fare. Chiamare tutto questo integrazione è una menzogna”, dice. Non solo, perché – spiega – a ciò si affiancherà anche “l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano” e l’introduzione del divieto di burqa a niqab a scuola. “In Italia nessuno in nome di una vera o presunta tradizione può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità tra uomo e donna non è negoziabile”, afferma la premier. E sbaglia chi pensa che quest’ultima frase fosse riferita anche all’ormai famoso ragionamento del vice premier Antonio Tajani sui criteri, e le lunghezze delle gonne, che vanno utilizzati per scegliere una fidanzata. Perchè dopo dopo, a domanda, la premier risponde che quella del leader di Forza Italia era semplicemente una espressione “uscita male” che non va ingigantita.

Ma c’è anche un secondo passaggio del discorso – ed è un avvertimento – che, senza mai esplicitarlo, sembra fare riferimento proprio a Vannacci a ai dubbi che dietro la crescita così rapida del suo movimento ci possano essere anche influenze (e non solo) russe. “Lo dico con cognizione di causa, lo dico alla vigilia di una campagna elettorale – sostiene la premier – nella quale vedremo all’opera gli strumenti di tutti coloro che in giro per il mondo non amano una democrazia solida, un’Italia forte, un leader libero”.

Meloni ovviamente non dimentica che per vincere le prossime elezioni Politiche c’è da battere anche il centrosinistra. Ma i toni che utilizza quando parla dei leader del campo avverso è per lo più sprezzante e sarcastico. Lo è quando attacca la segretaria del Pd Elly Schlein che le ha rinfacciato di aver tagliato le risorse per gli atenei. “Come facciamo ad avere tagliato sull’università se oggi il fondo di finanziamento è di 9,4 miliardi e quando siamo arrivati era 8,4?”, dice la premier scandendo i numeri in modalità irridente. Per poi aggiungere: “Elly cara, carissima, ma è possibile che tu non riesca a trovare un solo argomento vero per contestarci? Uno vero, te prego. Te li do io se vuoi, perché siamo imperfetti anche noi, ma te prego, una cosa vera, dilla. Te le passo io sotto banco”.

Stesso registro oratorio nel passaggio in cui la premier torna a rivendicare l’eliminazione del bollo, al momento per il 2027, per alcune macchine e per i motorini. “Una volta che pensavamo di poter cantare insieme ‘bollo ciao, bollo ciao’, niente, non gli è andato giù manco questo. Loro lo vogliono pagare perché lo abbiamo tolto noi. Gli faremo il conto corrente dedicato”.

Un po’ meno sbeffeggiante, ma comunque sprezzante, il punto del discorso riservato a Giuseppe Conte e alle accuse di aver finanziato la misura del superbonus, a scopi di propaganda, con soldi che in realtà sono delle Regioni. “Ma veramente avete la faccia di parlare di chi paga le campagne elettorali dopo lo schifo del Superbonus?”, “la campagna elettorale del Movimento 5 Stelle – accusa la premier – è costata a ciascun italiano nel 2022, 3.500 euro, anche a quelli che una casa non ce l’avevano, anche a quelli che erano appena nati, a tutti. Ecco quanto costano le vere campagne elettorali che faceva la sinistra”.

Lega, Salvini spariglia e convoca congresso: basta autolesionismo

Pontida (Bg), 20 set. (askanews) – Matteo Salvini ribalta il tavolo della Lega: dopo mesi di confronto interno, di riunioni, di conclavi convocati e sconvocati, di tavoli dei territori e manifesti programmatici, il segretario leghista spariglia e convoca il congresso straordinario. “Basta perdere tempo, chiedo alla mia famiglia se ho ancora la loro fiducia”, annuncia dal palco di Pontida. Spiazzando anche i suoi (“Non ne sapevamo niente”, dice più di un fedelissimo) ma soprattutto i dissidenti nordisti. “Vedremo quali saranno le modalità, poi capiremo”, dice a caldo Massimiliano Romeo, sulla possibilità che ci sia un candidato alternativo.

Sempre che si tratti di un congresso elettivo. Perchè, dicono i suoi, “non sappiamo neanche se sarà elettivo o programmatico”. E dalla Lega dicono: “Le modalità con cui si svolgerà il Congresso straordinario saranno definite dal Consiglio Federale di domani”. Quello che è sicuro, è che Salvini ha deciso che non voleva più restare sulla graticola: “Non voglio divisioni, voglio unità. Serenità, determinazione, compattezza. Domani convocherò il Consiglio federale della Lega e proporrò nel mese di ottobre di convocare un congresso straordinario della Lega per decidere insieme come marciare uniti e compatti”. Va fissata la linea, e poi “la prima voce fuori posto dovrà spiegare ai militanti perché continua a fare il gioco della sinistra”. Dunque, aggiunge, “torno ai militanti, ai delegati e al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia. Non sono disposto a perdere tempo”.

Per ora l’unica reazione dal fronte ‘nordista’ è quindi quella di Massimiliano Romeo: “Il congresso sarà l’occasione giusta per poter confrontare quelle che sono le varie sensibilità, la sede appropriata per poter portare avanti le istanze che buona parte della base ci sta chiedendo da tempo”. Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana, Maurizio Fugatti e Luca Zaia lasciano tutti Pontida senza dichiarazioni. Prima della mossa di Salvini, Fontana diceva: Speriamo di continuare a discutere”. E dal palco la richiesta di un partito “federale”, di una Lega tripartita tra Nord, Centro e Sud, è arrivata da tutti i governatori. “Proposte costruttive”, per “rilanciare il movimento”, hanno ripetuto tutti i critici della linea attuale. Ricordando la Lega delle origini, “nè di destra nè di sinistra, liberale e non liberticida”, per usare le parole di Zaia. Il più acceso è stato Fontana: “Mi hanno accusato di avere detto cose che non avrei dovuto dire, ma ho detto le cose che andavano dette per difendere il nostro territrio, la nostra Lombardia, nulla di più e nulla di meno. Quando si fanno scelte contro il federalismo non sto zitto, sono nato federalista e voglio il federalismo, continuerò ad aprire bocca, a parlare e a ribellarmi a queste scelte”, ha aggiunto.

Ma la risposta di Salvini è stata ancora più netta, appunto l’annuncio del congresso, per tagliare le gambe a ogni possibilità di accordo sulle richieste dei nordisti. “La Lega vince solo se unita, da Nord a Sud”. Una Lega “autonomista in Italia” ma “patriota e sovranista in Europa”, dice Salvini chiudendo ogni discussione con l’accusa ai critici di “fare il gioco della sinistra”. La convinzione dei salviniani è infatti che l’atteggiamento dei nordisti sia “ciò che impedisce alla Lega di risalire nei sondaggi”. Perchè “adesso abbiamo in campo proposte che possono riportare entusiasmo nei nostri: Quota 64, la legge per la revoca della cittadinanza, la battaglia contro l’islamizzazione, quella per la sicurezza”. Tutti i temi rilanciati dal segretario nel suo intervento a Pontida e su cui “sfidiamo in positivo gli alleati”. E però, lamentano i fedelissimi del segretario, “se ogni volta arriva il controcanto dall’interno del partito diventa impossibile invertire il trend”. Dunque, “basta autolesionismo, basta farci del male da soli. E basta con le zavorre che ci impediscono di risalire”.

Ora sarà il federale di domani a stabilire le modalità del congresso, e su quello ci sarà necessariamente anche il confronto tra i Nordisti su come procedere di fronte all’accelerazione di Salvini. Una mossa che spiazza la linea più attendista, mettendo tutti di fronte all’obbligo di prendere una posizione.

Salvini spariglia e convoca il congresso della Lega, basta autolesionismo

Milano, 20 set. (askanews) – Matteo Salvini ribalta il tavolo della Lega: dopo mesi di confronto interno, di riunioni, di conclavi convocati e sconvocati, di tavoli dei territori e manifesti programmatici, il segretario leghista spariglia e convoca il congresso straordinario. “Basta perdere tempo, chiedo alla mia famiglia se ho ancora la loro fiducia”, annuncia dal palco di Pontida. Spiazzando anche i suoi (“Non ne sapevamo niente”, dice più di un fedelissimo) ma soprattutto i dissidenti nordisti. “Vedremo quali saranno le modalità, poi capiremo”, dice a caldo Massimiliano Romeo, sulla possibilità che ci sia un candidato alternativo.

Sempre che si tratti di un congresso elettivo. Perchè, dicono i suoi, “non sappiamo neanche se sarà elettivo o programmatico”. E dalla Lega dicono: “Le modalità con cui si svolgerà il Congresso straordinario saranno definite dal Consiglio Federale di domani”. Quello che è sicuro, è che Salvini ha deciso che non voleva più restare sulla graticola: “Non voglio divisioni, voglio unità. Serenità, determinazione, compattezza. Domani convocherò il Consiglio federale della Lega e proporrò nel mese di ottobre di convocare un congresso straordinario della Lega per decidere insieme come marciare uniti e compatti”. Va fissata la linea, e poi “la prima voce fuori posto dovrà spiegare ai militanti perché continua a fare il gioco della sinistra”. Dunque, aggiunge, “torno ai militanti, ai delegati e al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia. Non sono disposto a perdere tempo”.

Per ora l’unica reazione dal fronte ‘nordista’ è quindi quella di Massimiliano Romeo: “Il congresso sarà l’occasione giusta per poter confrontare quelle che sono le varie sensibilità, la sede appropriata per poter portare avanti le istanze che buona parte della base ci sta chiedendo da tempo”. Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana, Maurizio Fugatti e Luca Zaia lasciano tutti Pontida senza dichiarazioni. Prima della mossa di Salvini, Fontana diceva: Speriamo di continuare a discutere”. E dal palco la richiesta di un partito “federale”, di una Lega tripartita tra Nord, Centro e Sud, è arrivata da tutti i governatori. “Proposte costruttive”, per “rilanciare il movimento”, hanno ripetuto tutti i critici della linea attuale. Ricordando la Lega delle origini, “nè di destra nè di sinistra, liberale e non liberticida”, per usare le parole di Zaia. Il più acceso è stato Fontana: “Mi hanno accusato di avere detto cose che non avrei dovuto dire, ma ho detto le cose che andavano dette per difendere il nostro territrio, la nostra Lombardia, nulla di più e nulla di meno. Quando si fanno scelte contro il federalismo non sto zitto, sono nato federalista e voglio il federalismo, continuerò ad aprire bocca, a parlare e a ribellarmi a queste scelte”, ha aggiunto.

Ma la risposta di Salvini è stata ancora più netta, appunto l’annuncio del congresso, per tagliare le gambe a ogni possibilità di accordo sulle richieste dei nordisti. “La Lega vince solo se unita, da Nord a Sud”. Una Lega “autonomista in Italia” ma “patriota e sovranista in Europa”, dice Salvini chiudendo ogni discussione con l’accusa ai critici di “fare il gioco della sinistra”. La convinzione dei salviniani è infatti che l’atteggiamento dei nordisti sia “ciò che impedisce alla Lega di risalire nei sondaggi”. Perchè “adesso abbiamo in campo proposte che possono riportare entusiasmo nei nostri: Quota 64, la legge per la revoca della cittadinanza, la battaglia contro l’islamizzazione, quella per la sicurezza”. Tutti i temi rilanciati dal segretario nel suo intervento a Pontida e su cui “sfidiamo in positivo gli alleati”. E però, lamentano i fedelissimi del segretario, “se ogni volta arriva il controcanto dall’interno del partito diventa impossibile invertire il trend”. Dunque, “basta autolesionismo, basta farci del male da soli. E basta con le zavorre che ci impediscono di risalire”.

Ora sarà il federale di domani a stabilire le modalità del congresso, e su quello ci sarà necessariamente anche il confronto tra i Nordisti su come procedere di fronte all’accelerazione di Salvini. Una mossa che spiazza la linea più attendista, mettendo tutti di fronte all’obbligo di prendere una posizione.

FnV a Orvieto tra AfD e profezia Alemanno. Vannacci: alleanze? A ridosso elezioni

Roma, 20 set. (askanews) – L’ex generale rilancia sul “patriarcato mediterraneo”, quello di “Ulisse ed Enea”, che serve a proteggere la famiglia (ma, avverte, “preparate i defibrillatori per i giornalisti”) e insiste sul no al concetto stesso – e al reato – di femminicidio, ma quel che pesa di più, forse, della tre giorni di Futuro nazionale a Orvieto è nel luccicare degli occhi dei militanti e dei dirigenti davanti alla profezia: entro dieci anni Roberto Vannacci sarà presidente del Consiglio. Autore del vaticinio è Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, uscito a giugno dal carcere di Rebibbia, dove ha trascorso un anno e mezzo – “da innocente”, rivendica – per traffico d’influenze, e ora di nuovo sulla scena politica da “semplice militante”. Con Vannacci, perchè in Futuro nazionale è confluito il suo movimento, Indipendenza.

Dunque, Alemanno guarda al futuro, promettendo “lealtà e fedeltà” al progetto di Vannacci, senza dimenticare il passato (“Meloni che oggi fa tanto la pura non fece nulla – attacca – quando noi contrastavamo la deriva di An con la destra sociale”)anzi, proprio in virtù di quello, la destra, cioè “la destra sociale” o “vitale” come la definiscono i futuristi, può andare a Palazzo Chigi facendo tesoro degli sbagli passati. Ovvero, basta rincorrere il centro, bisogna, invece, “mettere insieme identità con valori sociali”. Insomma, per dirla con Lorenzo Gasperini, professore di filosofia e responsabile programma di FnV, “noi non vogliamo morire come Gianfranco Fini”.

Questa destra ha il suo programma e i suoi miti – il parlamentare europeo di AfD Marc Jongen, ospite della kermesse, cita Julius Evola, lo scrittore vicino alle correnti più radicali del fascismo, e la cosa piace parecchio ai futuristi, tanto che per questo viene ringraziato in diversi interventi – ma, ricorda il coordinatore nazionale del partito Massimiliano Simoni, che fa un elogio del “buonsenso”, “noi non siamo il partito delle celtiche e non siamo nemmeno il partito dell’ascia bipenne ma della Croce”. Vannacci, da parte sua, cita “il camerata San Paolo” e sfida “gli undici preti insoddisfatti” rispetto a questa citazione oggetto di revisionismo a “scrivermi perchè risponderemo anche a loro”.

FnV, giunto a 156mila iscritti, “non vuole amministrare il declino ma governare bene”, “non ci siamo messi a fare i conti come hanno fatto gli altri” ma, incalza Vannacci, il partito “non si pone limiti” di crescita e di vittoria davanti alle Politiche. Le alleanze? Quelle, spiega l’ex generale, rispondendo anche all’ennesima chiusura del centrodestra, attraverso le parole odierne del presidente del Senato Ignazio La Russa, si decidono “a ridosso” delle elezioni.

La strada, quindi, è lunga ma “l’unico voto utile è quello verso Futuro nazionale che vuole il bene dell’Italia” e che “non negozia sui suoi valori”, sulle “linee rosse”.

FnV a Orvieto tra AfD e la profezia di Alemanno. Vannacci: alleanze a ridosso delle elezioni

Roma, 20 set. (askanews) – L’ex generale rilancia sul “patriarcato mediterraneo”, quello di “Ulisse ed Enea”, che serve a proteggere la famiglia (ma, avverte, “preparate i defibrillatori per i giornalisti”) e insiste sul no al concetto stesso – e al reato – di femminicidio, ma quel che pesa di più, forse, della tre giorni di Futuro nazionale a Orvieto è nel luccicare degli occhi dei militanti e dei dirigenti davanti alla profezia: entro dieci anni Roberto Vannacci sarà presidente del Consiglio. Autore del vaticinio è Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, uscito a giugno dal carcere di Rebibbia, dove ha trascorso un anno e mezzo – “da innocente”, rivendica – per traffico d’influenze, e ora di nuovo sulla scena politica da “semplice militante”. Con Vannacci, perchè in Futuro nazionale è confluito il suo movimento, Indipendenza.

Dunque, Alemanno guarda al futuro, promettendo “lealtà e fedeltà” al progetto di Vannacci, senza dimenticare il passato (“Meloni che oggi fa tanto la pura non fece nulla – attacca – quando noi contrastavamo la deriva di An con la destra sociale”)anzi, proprio in virtù di quello, la destra, cioè “la destra sociale” o “vitale” come la definiscono i futuristi, può andare a Palazzo Chigi facendo tesoro degli sbagli passati. Ovvero, basta rincorrere il centro, bisogna, invece, “mettere insieme identità con valori sociali”. Insomma, per dirla con Lorenzo Gasperini, professore di filosofia e responsabile programma di FnV, “noi non vogliamo morire come Gianfranco Fini”.

Questa destra ha il suo programma e i suoi miti – il parlamentare europeo di AfD Marc Jongen, ospite della kermesse, cita Julius Evola, lo scrittore vicino alle correnti più radicali del fascismo, e la cosa piace parecchio ai futuristi, tanto che per questo viene ringraziato in diversi interventi – ma, ricorda il coordinatore nazionale del partito Massimiliano Simoni, che fa un elogio del “buonsenso”, “noi non siamo il partito delle celtiche e non siamo nemmeno il partito dell’ascia bipenne ma della Croce”. Vannacci, da parte sua, cita “il camerata San Paolo” e sfida “gli undici preti insoddisfatti” rispetto a questa citazione oggetto di revisionismo a “scrivermi perchè risponderemo anche a loro”.

FnV, giunto a 156mila iscritti, “non vuole amministrare il declino ma governare bene”, “non ci siamo messi a fare i conti come hanno fatto gli altri” ma, incalza Vannacci, il partito “non si pone limiti” di crescita e di vittoria davanti alle Politiche. Le alleanze? Quelle, spiega l’ex generale, rispondendo anche all’ennesima chiusura del centrodestra, attraverso le parole odierne del presidente del Senato Ignazio La Russa, si decidono “a ridosso” delle elezioni.

La strada, quindi, è lunga ma “l’unico voto utile è quello verso Futuro nazionale che vuole il bene dell’Italia” e che “non negozia sui suoi valori”, sulle “linee rosse”.

Ricercatori italiani all’estero: Tajani riporta associazioni a tavolo istituzionale

Roma, 20 set. (askanews) – Dopo anni, le associazioni dei ricercatori italiani all’estero tornano al tavolo istituzionale con il Governo italiano. L’iniziativa, promossa dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani, prevede il 4 novembre a Reggio Calabria una tavola rotonda con i presidenti delle associazioni dei ricercatori italiani nel mondo, nell’ambito della Conferenza degli Addetti Scientifici e Spaziali e degli Esperti Agricoli. ½È un passo importante, che aspettavamo da tempo», dichiara Fabio De Furia, Presidente della Miami Scientific Italian Community e della California Scientific Italian Community. ½Ringraziamo il Ministro Tajani per aver riportato le associazioni dei ricercatori italiani all’estero al centro del dialogo istituzionale».

Per De Furia, le comunità scientifiche italiane nel mondo rappresentano una risorsa strategica per il Paese: ½Non dobbiamo parlare soltanto di “fuga dei cervelli”. I ricercatori italiani all’estero sono una rete internazionale che può contribuire concretamente alla ricerca, all’innovazione e alla crescita dell’Italia».

Tra i temi sul tavolo vi sarà anche la possibile creazione di una Confederazione delle associazioni dei ricercatori italiani nel mondo, con l’obiettivo di rafforzare il coordinamento e la rappresentanza presso le istituzioni italiane.

Va tuttavia sottolineato che l’invito alla tavola rotonda ministeriale non ha coinvolto la totalità delle associazioni dei ricercatori italiani attive nel mondo. ½Se si procederà verso la costituzione di una Confederazione, il processo dovrà essere inclusivo e prevedere la partecipazione di tutti i soggetti attivi e rappresentativi», sottolinea De Furia.

La richiesta è quindi che i futuri tavoli istituzionali siano accompagnati da criteri di partecipazione chiari, oggettivi e trasparenti, definiti dal Ministero, tali da garantire un coinvolgimento il più possibile rappresentativo delle associazioni dei ricercatori italiani attive nel mondo, assicurando parità di accesso, evitando dinamiche localistiche o discrezionali e valorizzando il lavoro concretamente svolto dalle singole comunità scientifiche.

"UNA NESSUNA CENTOMILA", domani all’Arena Verona contro violenza donne

Roma, 20 set. (askanews) – Domani, lunedì 21 settembre, l’Arena di Verona ospiterà “UNA NESSUNA CENTOMILA”, l’evento, già sold out, che anche quest’anno riunisce grandi artiste e grandi artisti della musica e dello spettacolo contro la violenza sulle donne.

Lo show sarà trasmesso il 25 novembre in prima serata su Rai 1, con FIORELLA MANNOIA e CARLO CONTI e con LUCIANO LIGABUE, LAURA PAUSINI, ALESSANDRA AMOROSO, ANNALISA, EMMA, NOEMI, GIULIANO SANGIORGI, LUCA CARBONI, TOMMASO PARADISO, ANGELINA MANGO, ARISA, GAIA, LEVANTE, MALIKA AYANE, SERENA BRANCALE, PAOLA TURCI, ERMAL META, MICHELE BRAVI, CAROLINA CRESCENTINI, GIORGIO PASOTTI, GIANMARCO SAURINO.

Sul palco si alterneranno esibizioni, duetti e collaborazioni inedite e ricche di emozioni: tutti uniti per dire basta ai femminicidi, dare un aiuto concreto ai centri antiviolenza che sostengono e supportano le donne nei loro percorsi di fuoriuscita dalla violenza e sensibilizzare il pubblico contro questo fenomeno sociale e culturale.

La manifestazione che coniuga musica e impegno sociale torna per la sua quarta edizione su un palco e in uno scenario unici per raccogliere fondi in favore dei centri antiviolenza, dopo il successo a Campovolo (RCF Arena di Reggio Emilia) nel 2022 con 100.000 presenze, il doppio sold out all’Arena di Verona nel 2024 e il grande evento tutto esaurito, per la prima volta al Sud Italia, in Piazza del Plebiscito a Napoli nel 2025.

Grazie al pubblico presente all’Arena di Verona e al sostegno dei partner ad oggi saranno devoluti 450.000 euro, ripartiti tra 9 centri antiviolenza italiani, individuati dalla Fondazione Una Nessuna Centomila:

Basilicata – Associazione Differenza Donna, Lagonegro (Potenza) – 50.000 euro Piemonte – Centri Antiviolenza E.M.M.A ETS, Torino – 50.000 euro Campania – Cooperativa Sociale Dedalus, Napoli – 50.000 euro Calabria – Ace-Medicina Solidale ETS, Reggio Calabria – 50.000 euro Liguria – Cooperativa Sociale Mignanego, Genova – 50.000 euro Sardegna – Associazione Donna Ceteris APS, Cagliari – 50.000 euro Puglia – Associazione Donne Insieme ODV, Lecce – 50.000 euro Sicilia – Rete Nazionale Antiviolenza Frida Kahlo APS, Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) – 50.000 euro Toscana – Associazione Artemisia, Firenze – 50.000 euro

I proventi dell’evento organizzato e prodotto da Friends & Partners e Oyà, al netto dei costi, saranno destinati ai centri antiviolenza individuati dalla Fondazione Una Nessuna Centomila sulla base di criteri trasparenti, di territorialità, in relazione alle esperienze e al bisogno. Come per tutte le edizioni, gli utilizzi di tutte le risorse economiche raccolte nell’ambito di UNA NESSUNA CENTOMILA verranno rendicontati e comunicati nella totale trasparenza.

UNA NESSUNA CENTOMILA ha il sostegno di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori e AssoConcerti. Unicredit è Main Partner di UNA NESSUNA CENTOMILA. Partner dell’evento UNA NESSUNA CENTOMILA: Enel e Ticketone Un ringraziamento particolare al Comune di Verona per l’aiuto e il sostegno economico.

La Fondazione Una Nessuna Centomila, nata in seguito all’omonimo evento live del 2022, grazie alla volontà delle quattro fondatrici, Fiorella Mannoia (Presidente Onorario), Giulia Minoli (Presidente), Celeste Costantino e Lella Palladino (Vicepresidenti), è la Fondazione italiana dedicata alla prevenzione e al contrasto della violenza sulle donne. È la prima fondazione nata in Italia per sostenere i Centri Antiviolenza e l’empowerment femminile; per promuovere il cambiamento culturale nella società utilizzando linguaggi artistici come la musica, il teatro, il cinema; e per supportare progetti di educazione all’affettività nelle scuole. Per info: www.unanessunacentomila.net.

MotoGP Austria: Acosta conquista la prima vittoria

Roma, 20 set. (askanews) – Pedro Acosta conquista la sua prima vittoria in una gara lunga della MotoGP. Lo spagnolo della Ktm si impone al Red Bull Ring al termine di una gara combattuta e precede le Aprilia di Jorge Martin e Marco Bezzecchi. Quarto Ai Ogura, quinto Marc Marquez, mentre Francesco Bagnaia chiude ottavo. Out Alex Marquez.

Acosta, al 56° Gran Premio nella classe regina, ottiene così la prima vittoria in top class e il 16° podio della carriera. Per la Ktm è l’ottavo successo nella classe regina, il primo della stagione.

La gara è stata caratterizzata da una lunga battaglia al vertice. Martin parte davanti, ma Bezzecchi lo supera e prende momentaneamente la testa, prima della replica del compagno di squadra. Anche Acosta risale progressivamente, supera Bezzecchi e si porta alle spalle di Martin, fino al sorpasso che gli permette di prendere il comando.

Lo spagnolo riesce poi a costruire un margine sulle Aprilia, mentre Martin e Bezzecchi continuano a duellare per il secondo posto. Nel finale Bezzecchi si riavvicina al compagno di squadra, arrivando anche a pochi decimi, ma senza riuscire a completare il sorpasso.

Marc Marquez, invece, vive una gara complicata. Dopo essere risalito fino alla quinta posizione, commette un errore e perde terreno, prima di recuperare e chiudere alle spalle di Ogura. Bagnaia termina ottavo, mentre Fermin Aldeguer, inizialmente settimo al traguardo, viene penalizzato di tre secondi per non aver completato il long lap penalty e scivola così all’ottavo posto, davanti al pilota Ducati.

A metà gara Alex Marquez cade in curva 2, quando occupava la tredicesima posizione. Nel finale Acosta mantiene il controllo della corsa e taglia il traguardo davanti alle due Aprilia.

Con il secondo posto, Martin consolida la leadership del Mondiale e porta a 12 punti il vantaggio su Marc Marquez. Bezzecchi è invece a 42 punti dalla vetta. La MotoGP tornerà in pista dal 2 al 4 ottobre a Motegi per il Gran Premio del Giappone.

Calcio, classifica serie A: Napoli a quota 7, Fiorentina 4

Roma, 20 set. (askanews) – Questo il programma della serie A dopo Fiorentina-Napoli 1-1:

Quinta giornata Monza-Sassuolo 2-1; Bologna-Torino 1-1, Udinese-Cagliari 0-1, Roma-Inter 2-2, Venezia-Lazio 0-2; Fiorentina-Napoli 1-1, ore 15.00 Frosinone-Como, Parma-Genoa, ore 18.00 Juventus-Atalanta, ore 20.45 Milan-Lecce.

Classifica: Roma, Inter, Lazio 13, Cagliari 12, Como 10, Milan 8, Juventus, Frosinone, Sassuolo, Napoli 7, Atalanta, Lecce 6, Udinese, Monza, Torino, Fiorentina 4, Bologna 2, Parma, Genoa 1, Venezia 0.

Sesta giornata Sabato 10 ottobre: ore 15.00 Genoa-Fiorentina, ore 18.00 Inter-Parma, ore 20.45 Napoli-Frosinone; Domenica 11 ottobre: ore 12.30 Como-Roma, ore 15.00 Lazio-Monza, Lecce-Bologna, ore 18.00 Sassuolo-Milan, ore 20.45 Cagliari-Juventus; Lunedì 12 ottobre: ore 18.30 Atalanta-Venezia, ore 20.45 Torino-Udinese.

Calcio, Fiorentina-Napoli 1-1: a Gilmour risponde Jimenez

Roma, 20 set. (askanews) – Il Napoli frena ancora e al Franchi deve accontentarsi dell’1-1 contro la Fiorentina. Gli azzurri passano al 23′ con Billy Gilmour, bravo a farsi trovare pronto sugli sviluppi di un calcio d’angolo, ma nella ripresa la squadra di Stefano Pioli trova il pareggio con Alex Jimenez, il cui sinistro viene deviato in modo decisivo da Rafa Marin e beffa Milinkovic-Savic.

È una partita vivace fin dall’inizio, con la Fiorentina che colpisce una traversa al 18′ con Atta e poi, un minuto più tardi, ancora il legno con Fagioli, sul cui tiro Milinkovic-Savic riesce a intervenire. Il Napoli risponde al 22′: colpo di testa di Olivera e pallone sul palo, con Dragusin che interviene e De Gea che riesce ad alzare in angolo evitando anche l’autogol.

Sul corner successivo arriva il vantaggio azzurro. La difesa viola perde Gilmour, che al 23′ può colpire di prima intenzione e infilare De Gea. Il Napoli prende fiducia e al 36′ Olivera sfiora il raddoppio con un sinistro al volo che termina di poco a lato. La Fiorentina prova a reagire, ma all’intervallo il Napoli è avanti 1-0.

La ripresa si apre però con una Fiorentina più aggressiva. Al 51′ arriva il pareggio: il Napoli non riesce a liberare l’area, Jimenez raccoglie la palla e calcia con il sinistro; la deviazione di Rafa Marin cambia la traiettoria e rende inutile l’intervento di Milinkovic-Savic.

Il Napoli prova a reagire. Allegri manda in campo Lucca e Neres per Hojlund e Lang e proprio Neres, al 76′, ha una grande occasione da distanza ravvicinata, ma De Gea compie un intervento decisivo con la mano sinistra. Poco dopo è ancora il portiere viola a protagonista, respingendo al 79′ il colpo di testa ravvicinato di Favasuli.

Nel finale entrambe le squadre cercano il colpo. Il Napoli rischia al 71′ dopo un errore di Gilmour, ma Pedro perde l’attimo per colpire. Gli azzurri hanno poi una buona opportunità con Lobotka e, all’85’, la Fiorentina sostituisce Ranieri con Pongracic. Dopo cinque minuti di recupero arriva il fischio finale: 1-1 al Franchi.

Schlein: Meloni ponga fine a suoi fallimenti e dica quando si vota

Roma, 20 set. (askanews) – “La Presidente Meloni continua ad avere problemi con la sua calcolatrice: come sulla sanità anche sull’università durante il suo governo la spesa sul PIL è calata. Se aumenta solo in termini assoluti ma meno dell’inflazione questo significa tagli ai servizi. Dopo quattro anni di Meloni la sanità pubblica è allo stremo, l’avete tagliata per favorire quella privata. La produzione industriale è calata per tre anni quasi consecutivi, mentre sale l’inflazione, i carburanti sono alle stelle e i generi alimentari costano il 30% in più. Il costo dell’energia all’ingrosso è il più caro d’Europa, mentre gli stipendi sono tra i più bassi nei paesi Ue. E questo, Presidente Meloni, non lo dice il Pd, lo dicono i numeri. Potrei proseguire a lungo ma il punto non è solamente acclarare quant’è falsa la vostra propaganda, anche perché lo sanno già tutti quelli che vivono e lavorano nel nostro Paese. Il punto è che deve dirci lei quando andremo a votare, perché prima poniamo fine ai suoi fallimenti e meglio è”. Lo afferma la segretaria del Pd Elly Schlein.

Cosa pensa il Pd delle misure sulla scuola annunciate da Meloni

Roma, 20 set. (askanews) – “Annunciare da un palco di partito un provvedimento in arrivo in Cdm, con tetti alle classi, obblighi per le famiglie e divieti sull’abbigliamento, non ha nulla a che vedere con la scuola e molto con la rincorsa alla destra più estrema, a partire da Vannacci. Non c’è una sola misura che risponda a un bisogno educativo. Tutte contraddicono ciò che la pedagogia e l’esperienza quotidiana delle scuole ci dicono da anni: l’inclusione si costruisce con risorse, non con barriere. Dire che i bambini italiani rischiano di sentirsi ‘minoranza’ in classe alimenta una contrapposizione che nelle aule non esiste. Molti di quegli alunni sono nati e cresciuti in Italia, sono i compagni di banco dei nostri figli. Chi ha davvero a cuore la lingua italiana finanzi corsi di italiano come seconda lingua, mediatori, organici stabili e tempo pieno, invece di punire le famiglie. E chi ha a cuore la laicità della scuola non ne faccia un terreno di scontro identitario, per di più con misure che mettono a rischio i principi costituzionali su cui si regge il diritto allo studio. Sul burqa i casi sono eccezionali e dove si sono presentati le scuole hanno sempre saputo garantire il riconoscimento: non è questo il problema dell’integrazione, e prima di legiferare il governo dica di quante studentesse parliamo. Fare propaganda sulla pelle dei bambini è una barbarie”. Così Irene Manzi, responsabile nazionale scuola del Pd.

FnV, Vannacci: non voglio amministrare declino ma governare bene

Roma, 20 set. (askanews) – “Io non voglio amministrare il declino della nostra società, non voglio amministrare la distruzione dell’Europa. Noi vogliamo governare e vogliamo farlo bene”. Lo ha detto il leader di FnV Roberto Vannacci, chiudendo il forum del partito a Orvieto.

“Mi hanno messo a testa in giù? Sono abituato dopo tanti lanci in paracadute. Ma cosa vogliono? Che non ci fosse questa sala piena? Noi ci siamo e ci saremo. Continuerete a manifestare per anni”, ha poi aggiunto riferendosi alla protesta in corso fuori dal palazzo del forum.

Salvini annuncia il Congresso straordinario della Lega a ottobre

Milano, 20 set. (askanews) – “Non voglio divisioni, voglio unità serenità determinazione, compattezza. Domani convocherò il Consiglio federale della Lega e proporrò nel mese di ottobre di convocare un congresso straordinario della Lega per decidere insieme come marciare uniti e compatti”. Lo ha annunciato Matteo Salvini dal palco di Pontida.

Aggiungendo: “E la prima voce fuori posto che non fa un torto a Salvini ma danneggia il lavoro di decine di migliaia di militanti in tutta Italia dovrà spiegare a voi perché continua a fare il gioco della sinistra. Torno ai delegati e al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia. Non sono disposto a perdere tempo”, ha concluso.

Lega, Salvini annuncia il Congresso straordinario ad ottobre

Milano, 20 set. (askanews) – “Non voglio divisioni, voglio unità serenità determinazione, compattezza. Domani convocherò il Consiglio federale della Lega e proporrò nel mese di ottobre di convocare un congresso straordinario della Lega per decidere insieme come marciare uniti e compatti”. Lo ha annunciato Matteo Salvini dal palco di Pontida.

Aggiungendo: “E la prima voce fuori posto che non fa un torto a Salvini ma danneggia il lavoro di decine di migliaia di militanti in tutta Italia dovrà spiegare a voi perché continua a fare il gioco della sinistra. Torno ai delegati e al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia. Non sono disposto a perdere tempo”, ha concluso.

Atletica, Almgren campione del mondo di mezza maratona

Roma, 20 set. (askanews) – Lo svedese Andreas Almgren firma una prestazione storica nella mezza maratona maschile dei Campionati Mondiali di Corsa su Strada di Copenhagen. Lo svedese conquista la medaglia d’oro in 58:06, nuovo record europeo, al termine di una gara combattutissima che vede ben dieci atleti scendere sotto l’ora. Alle sue spalle il keniano Nicholas Kipkorir, argento in 58:11, mentre il bronzo va all’ugandese Joshua Cheptegei, terzo in 58:26. Yeman Crippa si piazza settimo in 59:18 a Copenhagen, secondo degli europei dietro allo svedese Almgren. Per l’azzurro delle Fiamme Oro, campione europeo sulla distanza nel 2024, una prova decisamente positiva, a diciassette secondi dal primato italiano da lui stabilito due volte, l’ultima a Napoli (59:01 seconda prestazione europea alltime) nel febbraio di quest’anno.

Salvini sfida alleati: serve coraggio contro estremismo islamico

Milano, 20 set. (askanews) – “La battaglia finale non è l’invasione dei carri sovietici, ma è il fanatismo e l’estremismo islamico che vuole cancellare diritti e libertà. Chiamiamo alla sfida in positivo i nostri alleati di governo: dire subito no a nuove moschee, pretendere che preghino in italiano, trasparenza nei finanziamenti, dire di no al burqa e al velo. Ci vuole coraggio amici del centrodestra, perché la sinistra è complice di questi fanatici e va cercando nuovi elettori e nuovi schiavi”. Lo ha detto il segretario della Lega Matteo Salvini, dal palco di Pontida.

Salvini contro i giornalisti: sono servi di un regime destinato a morire

Milano, 20 set. (askanews) – Un attacco ai giornalisti, “servi di un regime destinato a morire”. Matteo Salvini apre così il suo intervento dal palco di Pontida, attaccando chi “per parlare dei nostri militanti usa la parola mercenari: sciacquatevi la bocca quando parlate di Pontida, di libertà, di un terreno sacro che ci sarà più a lungo delle vostre testate che rispondono al padrone di turno. Non dovete aver paura anche se scrivete delle infamie perchè il popolo di Pontida è pacifico, ma fossi in voi proverei tanta vergogna. Ognuno risponde al suo padrone. Ma la Lega non ha padroni e la Lega non è in vendita”.

Manovra, Salvini: chiedo mandato Pontida per tassa su banche

Milano, 20 set. (askanews) – “Chiedo un mandato del popolo di Pontida per la prossima legge di bilancio per portare sul tavolo degli alleati degli impegni certi: il superamento definitivo dell’infame legge Fornero con quota 64 e la possibilità di scegliere di andare in pensione; meno tasse sugli stipendi dei giovani; e l’aumento della flat tax per i lavoratori autonomi. E coprire questi interventi chiedendo un contributo da miliardi alle banche italiane che si arricchiscono con i nostri soldi e i nostri sacrifici”. Lo ha detto il segretario della Lega Matteo Salvini dal palco di Pontida.

Scuola, Meloni: presto in Cdm un provvedimento per numero massimo stranieri e divieto di burqa

Roma, 20 set. (askanews) – “Sta per arrivare in Consiglio dei Ministri anche un provvedimento che introduce per legge il numero degli studenti stranieri per classe. Il numero massimo, si intende, chiaramente. E non solo, introduce anche l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano e introduce il divieto di burqa e niqab a scuola”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nell’intervento conclusivo di Fenix, la festa di Gioventù nazionale.

Scuola, Meloni: grande fallimento del ’68, decenni di menzogne

Roma, 20 set. (askanews) – “Per decenni, per colpa di un certo buonismo, la scuola italiana ha avuto paura di dire la verità. Vietato dire hai sbagliato, vietato dire questo non va bene, via discorrendo. Hanno tentato di convincerci che fosse questo il modo più giusto di educare, lo chiamavano rispetto, ma quella non è educazione e non è rispetto, è una menzogna. Una menzogna che quel ragazzo molto spesso paga magari anni dopo, di fronte a un colloquio di lavoro, quando ormai è troppo tardi per recuperare”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nell’intervento conclusivo di Fenix, la festa di Gioventù nazionale.

“E guardate – ha aggiunto – che il conto salato non lo ha pagato chi aveva gli strumenti economici per trovare altrove quello che la scuola italiana non poteva garantire”, “no, il conto lo ha pagato chi per crescere, per affermarsi, poteva contare solo sulla scuola pubblica. E allora ve l’ho detto e lo ripeto: è stato questo il più grande fallimento del ’68. È stato questo il più grande fallimento di una rivoluzione che nasceva per costruire la scuola di tutti e per tutti e ha finito per produrre l’esatto contrario. Perché dare a tutti lo stesso voto non significa dare a tutti la stessa opportunità. Una scuola di tutti e per tutti deve saper riconoscere i risultati quanto le fragilità, deve saper offrire stimoli a chi è avanti e sostegno a chi è in difficoltà. Se invece tu pretendi di dare a tutti la sufficienza, mortifichi il merito, nascondi le lacune e danneggi tanto chi ha bisogno di stimoli quanto chi ha bisogno di sostegno”.

Il botta e risposta tra La Russa e Vannacci

Roma, 20 set. (askanews) – Il leader di Futuro nazionale, Roberto Vannacci, “per il momento è un rafforzamento del centrosinistra. E credo che tale rimarrebbe”. Lo afferma il presidente del Senato Ignazio La Russa in un’intervista alla Stampa. “Non lo abbiamo cacciato – spiega La Russa -. Vannacci era vicepresidente di un partito del centrodestra. Ha deciso di fondarne uno suo: legittimo. Ha deciso di votare contro il governo: legittimo. Ha deciso di raccogliere i transfughi del centrodestra, quelli che pensavano che non li avremmo ricandidati: legittimo. Ma è altrettanto legittimo dire che cosa c’entri tutto questo con noi. Uno può qualificarsi come vuole, ma non esiste un’unica destra”. La destra di Vannacci esprime “una posizione legittima ma che non ha niente a che spartire con con noi”, osserva La Russa, citando in particolare la posizione di FnV sul femminicidio, che, dice la seconda carica dello Stato, “rigetto in toto” così come le posizioni espresse dal generale sul patriarcato e sull’Ucraina. Mai un’alleanza del centrodestra con Vannacci? “A questa domanda ha già risposto Giorgia Meloni e io sono assolutamente d’accordo con lei, non per principio, ma perché condivido le sue idee”, risponde.

“Se La Russa osservasse le cose da un’altra prospettiva si accorgerebbe che Vannacci non ha tradito i principi, i valori e gli ideali ai quali faceva riferimento e non ha tradito il proprio elettorato”. Lo ha detto il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci, prima dell’inizio del forum per l’Indipendenza italiana a Orvieto, rispondendo alle parole del presidente del Senato che oggi ha escluso un’alleanza con FnV. Comunque, ha ribadito Vannacci, “le eventuali alleanze si fanno a ridosso delle elezioni. Non sappiamo ancora né la data né con quali norme faremo le elezioni. Una cosa è certa: i nostri principi e valori ideali non verranno traditi e le nostre linee rosse rimarranno non negoziabili. Se questa alleanza di centrodestra troverà una convergenza all’interno di queste linee rosse, sono disposto a parlare con chiunque”.

Vela, conclusa a Porto cervo la Rolex Swan Cup dei record

Roma, 20 set. (askanews) – Porto Cervo ha salutato nel migliore dei modi gli oltre 1800 velisti presenti alla 23^ edizione della Rolex Swan Cup: una giornata perfetta di vela, sole e vento da Nordest che dagli otto nodi iniziali è arrivato fino a 12, permettendo di svolgere una regata costiera tra il Golfo di Arzachena dove era posizionata la partenza, la costa orientale dell’isola di Caprera, l’isola dei Monaci e il passo delle Bisce, che tutte le classi hanno percorso in entrambi i sensi, salendo verso la Secca di Tre Monti al lasco e di bolina nel rientro verso l’arrivo davanti a Porto Cervo. Nel mentre i ClubSwan One Design hanno disputato due prove a bastone su campi di regata posizionati tra l’isola della Bisce e i Monaci, creando così un incredibile colpo d’occhio sull’intera flotta convenuta a Porto Cervo per il 60° anniversario del cantiere Nautor Swan: le classi impegnate nelle regate costiere di fatto navigavano attorno ai ClubSwan impegnati nelle prove tra le boe. Giunta alla 23^ edizione, la Rolex Swan Cup è un evento biennale organizzato dallo Yacht Club Costa Smeralda in collaborazione con Nautor Swan e con il supporto del Title Sponsor Rolex. La prima edizione si svolse nel 1980, dal 1984 ha preso la denominazione attuale di Rolex Swan Cup.

Il Commodoro YCCS, Andrea Recordati ha dichiarato: “Con questa premiazione chiudiamo una settimana di grande vela e, soprattutto, di grande partecipazione da parte di armatori ed equipaggi. Desidero ringraziare il nostro partner Rolex e Nautor Swan, con entrambi condividiamo una collaborazione di lunga data e una comune passione per questo evento. Complimenti ai vincitori e grazie a tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita di questa 23^ edizione. Vi aspettiamo nuovamente a Porto Cervo nel 2028”. Vincitori nelle rispettive classi sono stati:

Swan Maxi: Freya – Swan 90. Freya ha vinto in rimonta: sesto nella prova d’apertura, lo Swan 90 ha poi centrato tre vittorie consecutive, compresa quella odierna davanti a Spiip, conquistando così la classe. Swan Mini-Maxi: Arobas – Swan 601. Arobas ha trasformato in successo finale la continuità mostrata durante tutta la settimana, oggi ha chiuso secondo alle spalle di Sea Quill, risultato sufficiente per conservare il comando della classifica. Swan Cruiser Racer: From Now On – Swan 45. Grazie a tre primi posti consecutivi, From Now On ha conquistato la vittoria davanti a Thetis che chiude a pari punti. Swan Legacy – Sparkman & Stephens =47′: Shirlaf – Swan 65. Shirlaf e Elan hanno dato vita a una sfida rimasta in equilibrio fino all’ultimo metro: due vittorie e due secondi posti per ciascuna. La vittoria odierna di Shirlaf davanti a Elan ha assegnato il successo finale allo Swan 65 di Giuseppe Puttini, che quest’anno celebra i 50 anni dal varo. Swan Legacy – Sparkman & Stephens =44′: Pride – Swan 44. Vincendo la costiera di oggi davanti a Mascalzone Latino XVIII, Pride si è assicurato la vittoria di classe e quella assoluta tra tutti i Legacy. Swan Legacy – Classics by Frers: Lunz am Meer – Swan 651. Lo Swan 651 austriaco ha confermato la propria superiorità con la vittoria nell’ultima prova. Swan Legacy – Ron Holland: Katia – Swan 39. L’unico progetto di Ron Holland presente a Porto Cervo ha dato battaglia nella classe Swan Legacy. Swan Pure Cruising: Black Zero – Swan 51. Finale decisa dai piazzamenti tra Alegher e Black Zero che vince in virtù della vittoria del secondo giorno. Swan Maxi Pure Cruising: Azzurro – Swan 78. Con tre vittorie consecutive, l’ultima oggi davanti a Miss 5K e Coco de Mer, Azzurro ha conquistato la classe. One Design ClubSwan 50: Earlybird ClubSwan 43: Team 42+1 ClubSwan 42: Nadir ClubSwan 36: Cuordileone ClubSwan 28: Anya Race

Tra i ClubSwan One Design, Earlybird di Hendrik Brandis, con Checco Bruni alla tattica, ha imposto il proprio passo nei ClubSwan 50, chiudendo la serie con cinque vittorie nelle sette prove disputate. Secondo posto finale per Cuordileone del socio YCCS Leonardo Ferragamo, con il socio onorario Paul Cayard alla tattica, che ha oggi ha dimostrato grande concretezza con due secondi parziali. Terzo posto per Hatari di Marcus Brennecke. Nei ClubSwan 43, Team 42+1 di Hyppolite Machetti ha chiuso al primo posto con sei vittorie consecutive prima del secondo posto nell’ultima prova. Vargen di Bjorn Rosengren e Jonas Nordlund, ha chiuso secondo. Equilibrio praticamente assoluto nei ClubSwan 42, dove i due team spagnoli Nadir di Pedro Vaquer Comas e Pez de Abril di José Maria Meseguer hanno concluso entrambi a 10 punti. Anche il conteggio dei piazzamenti utili è identico — tre primi, due secondi e un terzo per ciascuno — e a decidere la classifica è stato quindi il risultato dell’ultima prova, vinta da Nadir davanti a Raving Swan, mentre Pez de Abril ha chiuso terzo. Raving Swan di Jerome Stubler ha completato il podio finale. Nei ClubSwan 36 Cuordileone di Edoardo Ferragamo, con Michele Regolo alla tattica, ha conquistato la vittoria finale, costruendo il proprio margine grazie a quattro successi consecutivi nelle prime quattro prove. Goddess di Nikolai Burkart ha reagito con grande efficacia nella seconda parte della serie, vincendo le ultime tre regate e chiudendo seconda. Terzo posto per Fra Martina dei fratelli Pavesio. Finale molto combattuto nei ClubSwan 28: Anya Race di Giulio Gatti, con Enrico Zennaro alla tattica, ha conquistato la classe con un solo punto di margine su Black Swan di Lorenzo Bortolotti. Anya Race ha vissuto una giornata conclusiva più difficile, con un quinto e un nono posto, quest’ultimo scartato, mentre Black Swan ha tenuto aperta la sfida fino alla fine vincendo l’ultima prova. Terzo Marcello del socio YCCS Philippe Ligot, dopo essersi imposto nella prima regata di giornata. La cerimonia di premiazione ha visto una partecipazione numerosa e in stile Swan spirit, con il folto pubblico molto coinvolto. Prima della consegna dei premi ai primi tre classificati di ogni classe, sono stati consegnati alcuni premi speciali: Paul Cayard ha presentato il Fabio Gallia Award a Catherine Chabaud, in regata sullo Swan 55 Storm, per essere stata la prima donna ad aver concluso il Vendée Globe e successivamente essersi dedicata alla tutela del mare. I velisti hanno particolarmente applaudito il premio che lo YCCS ha consegnato al personale della Marina di Porto Cervo per la collaborazione. Il premio più sentito dai velisti è stato consegnato ieri mattina prima delle regate, ed è quello in memoria del velista Matteo Auguadro e assegnato a un prodiere scelto dai prodieri stessi. Il vincitore di quest’anno è stato il prodiere Matteo Ramian che lo ha ricevuto da Rachele Vitello, moglie di “Matte” Auguadro. Il programma sportivo dello YCCS prosegue con il J/70 Class and Italian Championship dal 2 al 4 ottobre. (Crediti foto: YCCS/Daniele Macis)

Ed Sheeran dal palco: ho sbagliato a Gaza situazione catastrofica e ingiustificabile

Milano, 20 set. (askanews) – Ed Sheeran, dopo giorni di forti polemiche, rompe il silenzio e aprendo il concerto al Lincoln Financial Field di Filadelfia, ha dichiarato: “Quello che sta accadendo a Gaza è catastrofico, ingiustificabile e sproporzionato”.

“Ho dovuto prendere e fare decisioni difficili, sto commettendo degli errori e mi dispiace davvero tantissimo”, ha spiegato Sheeran riferendosi all’ondata di critiche dopo l’esclusione dal suo tour del rapper Macklemore per le sue posizioni Pro-Pal. “Non voglio deludere i fan e non ho mai voluto essere un musicista attivista, ma questa vicenda mi ha posto al centro di un dibattito importante e appassionato sulla libertà di espressione e sulla questione politica più complessa del pianeta”.

“Quello che è successo in Israele e al festival musicale Nova il 7 ottobre è stato terribile e ha aggravato secoli di sofferenza ebraica”, ha detto ancora ieri sera durante lo spettacolo. “Il nostro cuore è spezzato dalla portata della devastazione e dalla perdita di vite umane, soprattutto di bambini. E l’ingiustizia sistematica a cui stiamo assistendo in Cisgiordania non può essere ignorata”.

Lega, Zaia: chiediamo al governo un progetto per Nord e uno per Sud

Pontida (Bg), 20 set. (askanews) – “A chi dice la Lega, i numeri… i sondaggi…, io rispondo che ho visto di meglio e ne ho vissute di peggio. La Lega non muore, ma è fondamentale chiedere al governo di istituire un progetto dedicato per la questione settentrionale e uno per la questione settentrionale. Dobbiamo caratterizzarci per questa battaglia”. Lo ha detto Luca Zaia, dal palco di Pontida.

“Noi siamo convintamente in questo governo, ma abbiamo da portare avanti anche altre sfide. Abbiamo condiviso il progetto nazionale, ma è innegabile che oltre alla questione meridionale ce ne sia anche una settentrionale. E rispetto ai diritti, bisogna lasciare libertà di coscienza”, ha detto il presidente del Consiglio regionale veneto. Confermando in ogni caso i temi del contrasto all’immigrazione irregolare e della sicurezza: “L’immigrazione è sempre stata un nostro problema: chi scappa dalla guerra e dalla fame ha il diritto di trovare una porta aperta, ma chi si comporta male deve essere rispedito a casa. E siamo convinti che le pene si scontano in carcere”.

Lega, A. Fontana: io sempre a difesa mio territorio, non starò mai zitto

Pontida (Bg), 20 set. (askanews) – “Il popolo della Lega ha volte cade, ma sa rialzarsi. La nostra vera forza siete voi, i nostri militanti. Mi hanno accusato di essere contro certe scelte del governo, di avere detto cose che non avrei dovuto dire, ma ho detto le cose che andavano dette per difendere il nostro territrio, la nostra Lombardia, nulla di più e nulla di meno”. Lo ha detto il presidente della Lombardia Attilio Fontana, dal palco di Pontida. “Quando si fanno scelte contro il federalismo non sto zitto, sono nato federalista e voglio il federalismo, continuerò ad aprire bocca, a parlare e a ribellarmi a queste scelte”, ha aggiunto.

“Ma voglio guardare al futuro, per me fatto di federalismo, di potere al territorio, di autonomia delle scelte per il futuro dei nostri territori. Vogliamo dare voce ai nostri territori, ognuno deve poter scegliere in autonomia. La nostra unica stella polare siete voi, il popolo della Lega, e sarò fino all’ultimo al vostro fianco: non mi fermerà niente e non mi fermerà nessuno”, ha promesso Fontana, con il coro “Attilio, Attilio” che si levava da un gruppo di militanti.

centomilacarie annuncia le date del Benedetto Live 2027

Milano, 20 set. (askanews) – centomilacarie – tra le voci e penne più autentiche del panorama musicale italiano – è pronto a tornare sul palco e annuncia Benedetto Live 2027, le date del suo club tour, in partenza ad aprile. La tournée, prodotta da Vivo Concerti, partirà venerdì 2 aprile 2027 all’Hall di Padova, mercoledì 7 aprile 2027 all’Estragon di Bologna, per poi proseguire giovedì 8 aprile 2027 al Largo Venue di Roma e giovedì 15 aprile al Fabrique di Milano.

I biglietti saranno disponibili online su www.vivoconcerti.com da mercoledì 16 settembre 2026 alle ore 14:30 e in tutti i punti vendita autorizzati da lunedì 21 settembre alle ore 11:00.

C’è una voce che non ha atteso il proprio turno per essere vera: è quella di centomilacarie. La sua musica è fatta di rotture, vuoti urgenti e parole necessarie e, dal vivo, tutta questa urgenza prende forma in un’esperienza fisica, autentica e senza filtri. Sul palco fragilità e potenza convivono, i brani si trasformano e il rapporto con il pubblico diventa diretto, in un momento di condivisione e libertà. È da questa dimensione che nasce il suo nuovo e attesissimo tour, Benedetto: nessuna grazia ricevuta dall’alto, ma la dichiarazione di chi è sopravvissuto al proprio caos, ancora una volta.

Simone, in arte centomilacarie, è un cantautore classe 2004 originario della provincia di Varese. Nel 2022 pubblica il singolo d’esordio Strappami la pelle a morsi e sale sul palco del Mi Ami Festival e l’anno successivo esce il suo EP neanche anch’io. A febbraio 2024 è ospite con due brani dell’album Maya del produttore MACE, dal quale brilla la traccia Non mi riconosco, cantata insieme a Salmo. Il brano nasce da una canzone che Simone aveva scritto a sedici anni, piano e voce: da lì, intatta nel nucleo, arriva fino al disco di uno dei produttori più importanti del Paese e lo porta ad essere ospite in contesti quali Lebonski Park di Milano e di Arzachena. Nello stesso anno è tra gli artisti scelti da Spotify Radar e selezionato come volto italiano anche del programma globale. A febbraio 2025 esce il suo album d’esordio, IO NESSUNO, per Maciste Dischi, un’esplosione di energia, passione e urgenza che racconta il rapporto dell’artista con la vita e con la musica, attraverso una scrittura personale e senza filtri. Seguono l’IO NESSUNO TOUR nei principali club italiani – tutti sold out – seguito dalla tournée estiva. Il 10 dicembre 2025 suona ai Magazzini Generali di Milano, chiudendo così il suo anno magico.

Lega, Romeo: per il rilancio serve confederazione di tre ‘Leghe’

Pontida (Bg), 20 set. (askanews) – “Non vogliamo una Lega divisa, non vogliamo più Leghe: vogliamo una Lega unica, unita in una confederazione che preveda Lega Nord, Lega Centro e Lega Sud. Del resto il federalismo non divide ma unisce…”. Lo ha detto il presidente dei senatori leghisti Massimiliano Romeo, esponente del dissenso interno al Carroccio, parlando con i giornalisti sul prato di Pontida. “Non sono tre leghe, è una Lega unica e unita che però sappia valorizzare i territori. L’unico modo per conciliare la Lega nazionale con le istanze del territorio è pensare a una confederazione che tenga unita la Lega e al tempo stesso lasci spazio e autonomia territoriale”. Certo, anche dopo l’intervento di ieri di Salvini “non ci sono segnali di grandi cambiamenti, ma gli incontri andranno avanti e ci auguriamo che alcune proposte che anche oggi ribadirò dal palco di Pontida possano essere accettate e si possa trovare la strada giusta”.

“Abbiamo fatto delle proposte, crediamo nel concetto di squadra Sono proposte costruttive per rilanciare il movimento: non ci sono frondisti nella Lega nè dissidenti. È un momento delicato per tutti ma si lavora. È normale ci siano dibattito e discussione perché da lì può emergere qualcosa di positivo per il movimento. Al momento non ci sono segnali di grande disponibilità da questo punto di vista, ma pensiamo di poter convincere il nostro leader che la confederazione di tre Leghe sia la strada migliore per rafforzare la Lega nazionale ma anche valorizzare i territori”. Con Salvini “non c’è nulla di personale c’è una questione politica. E poi se Salvini vuole tornare ministro dell’Interno, cosa che ci auguriamo tutti, la Lega deve recuperare terreno e questa per noi è la strada migliore”.

Energia, Pichetto: su luce e gas pronti a intervenire senza ok Ue

Roma, 20 set. (askanews) – “È una grande emergenza, stiamo valutando interventi a sostegno delle aziende”. Lo afferma il ministro dell’Ambiente e dell’Energia Gilberto Pichetto Fratin in un’intervista a Repubblica, spiegando che il governo è pronto anche a procedere senza il via libera di Bruxelles per ridurre i costi dell’energia.

Sul decreto Bollette approvato la scorsa primavera e ancora inattuato, Pichetto spiega: “Non dimentichiamo che ci sono due guerre che influenzano molto il settore energetico. C’è una trattativa in corso con la Commissione, che non ha ancora dato il suo via libera”, “questo eterno negoziato va superato: sulla misura per azzerare il differenziale che l’Italia paga sul prezzo del gas, anche con il dubbio di una procedura di infrazione, dobbiamo procedere per l’interesse nazionale. Mi sto preparando ad avviarla”.

Il ministro apre anche alla proposta avanzata dalla segretaria del Pd Elly Schlein sulle misure per la transizione energetica: “Mi sembrano buone ipotesi che meritano di essere considerate. Sarà comunque la premier a valutare le forme di collaborazione politica”.

ANDC, come ‘fare squadra’ tra liberali e cattolici democratici

Buongiorno, e grazie dell’invito.

Parlo a nome dell’Associazione Nazionale Democratici Cristiani. Comincio da una precisazione che vale per tutto il resto: siamo un’associazione prepolitica.

Quindi non sono qui per corteggiarvi né per essere corteggiato o per stringere alleanze, ma per ascoltare… e anche per dare, spero, qualche spunto di riflessione.

D’altra parte voi siete liberali, noi siamo cattolici democratici, e credo che questa distanza non vada affatto smussata per cortesia.

Da parte mia sono venuto a dirvi fondamentalmente una cosa sola, ma in tre declinazioni diverse. Una cosa che deriva da una valutazione delle vostre linee programmatiche e che si può riassumere così:

Avere ragione non è ancora governare.

E cerco di spiegarmi meglio con le tre declinazioni.

Prima declinazione: radicamento sociale

Poco meno di un anno fa questo partito non esisteva. Oggi conta quasi quindicimila iscritti, in larga maggioranza giovani, e un programma scritto da decine di gruppi di lavoro. È un risultato notevole, va riconosciuto.

Ma la storia del liberalismo italiano è fatta spesso di diagnosi esatte ma di risultati elettorali non così soddisfacenti. Quindi non perché le diagnosi fossero sbagliate, ma perché in Italia una proposta di qualità, se non mette radici dal punto di vista sociale, resta una diagnosi.

Cent’anni fa questo problema qualcuno lo aveva già visto. Parlo di Luigi Sturzo, che aveva posizioni rigorose in economia:

  • antistatalista;
  • ostile ai monopoli;
  • severissimo sulla spesa pubblica.

Ma le legava ad una finalità sociale che riteneva prioritaria.

Il popolarismo nasce anche da lì. Non come alternativa al liberalismo, ma come risposta a un suo problema irrisolto.

E allora pongo una domanda, che lascio qui sul tavolo. Quando si dice che gli italiani non capiscono, non studiano, non reagiscono: a chi si sta parlando, esattamente?

Perché, vedete, il rischio di ogni forza riformista è quello di finire per parlare solo a chi ha già gli strumenti per farcela. Ma la storia ci insegna che non si governa un Paese se si fa sentire di troppo la maggior parte delle persone.

Seconda declinazione: visione antropologica

Nel vostro programma la crisi demografica è una priorità. È giusto, giustissimo! Siamo al tasso di natalità minimo da quando l’Italia esiste come Stato unitario.

E siamo d’accordo anche sul fatto che la leva fiscale non funziona: non si mette al mondo un figlio grazie a un bonus. Asili nido e congedi paritari sono misure giuste, che condividiamo. Ma agiscono a valle: facilitano chi ha già deciso.

Si mette al mondo un figlio, invece, quando ci sono condizioni sociali e generalizzate più solide: una casa raggiungibile senza eredità, un minimo di certezza lavorativa che permetta di progettare qualcosa e, aggiungerei dopo questa estate, anche la sensazione che il mondo fra vent’anni sia ancora abitabile.

Qui c’è una differenza importante tra noi, e forse è a livello di visione antropologica. In apertura della vostra proposta scrivete di volere un PIL che cresce grazie all’innovazione e all’incremento demografico.

Ecco: per noi il rapporto è inverso. Un figlio non nasce perché serve alla crescita.

Nella vostra impostazione, mi pare prevalga l’individuo produttivo come punto di partenza e di arrivo della politica. Nella nostra tradizione, invece, il centro è la persona: la persona che esiste dentro dei legami e che senza quei legami non decide niente.

Attenzione, però: non sto cercando di insinuare la necessità di avere “più Stato”. La nostra tradizione non è prettamente keynesiana.

La nostra tradizione è quella a favore dell’economia civile di Antonio Genovesi e del riformismo napoletano del Settecento: una tradizione sì di mercato, che però afferma una cosa importante. Lo scambio regge sulla reciprocità nella fiducia, non soltanto sul contratto.

Altrimenti il mercato puro e “meccanico” finisce per consumare risorse morali che poi, alla fine, non sa ripristinare da solo.

E sempre dalla differenza tra individuo e persona discende anche la nostra distanza sui corpi intermedi. Che non sono sempre una forma di rendita da contrastare: a nostro avviso sono, invece, un prezioso capitale sociale da valorizzare. E la cui valutazione va fatta caso per caso e non per ideologia.

Perché siamo convinti che chi li liquida indiscriminatamente, dieci anni dopo, si ritrova una società fatta soltanto di individui e di piattaforme che ulteriormente penalizzano le relazioni sociali.

E una società così, se mi permettete, non è più liberale. È solo più sola.

Terza declinazione: l’elefante nella stanza, ovvero l’Europa

Davanti alle guerre in corso l’Europa non è stata capace di formulare nemmeno una proposta minima di mediazione. Ha pagato, ha armato, ha deplorato, ha convocato vertici. Non ha proposto. E così, non facendo, è diventata oggetto del negoziato altrui invece che soggetto attivo del proprio destino.

E questo è un peccato esiziale perché l’Europa come esperienza e proposta di civiltà ha quasi sempre avuto ragione. Ma quasi mai ha contato.

Come reagire, allora?

Sulla difesa comune credo che ci troviamo. Un’Europa che integra industria, comando e capacità dissuasiva non è un’Europa più bellicosa: è, al contrario, una forza di stabilità geopolitica. Diventa una forza che può sedersi al tavolo con qualcosa in mano che non sia un comunicato.

Ma oltre a questa difesa comune integrata militare, rivolta verso l’esterno, per noi ce ne deve essere una seconda. Perfino più importante in quanto rivolta verso l’interno.

Il welfare.

Il welfare è un’invenzione europea, nessun’altra civiltà ha legato in questo modo mercato, diritti e protezione dal rischio. Ed è sotto attacco: dalla concorrenza fiscale al ribasso, dalla pressione demografica, da un capitalismo finanziario e delle piattaforme che privatizza i profitti e socializza la precarietà.

Mi ripeto: se l’Europa non diventa anche uno spazio sociale, resterà un mercato. E un mercato non si difende: si compra.

E si deve ripartire con chi ci sta, perché l’Europa con Schuman, De Gasperi e Adenauer non è nata aspettando che tutti fossero pronti.

Chiusura

Chiudo ritornando con i piedi nello scenario politico nazionale con una riflessione dettata da quanto abbiamo visto nella politica italiana negli ultimi decenni.

Non vi chiedo di diventare cattolici democratici. Io non diventerò liberale. Servono infatti identità che non si confondano e che, al contrario, siano ben distinguibili e parlino chiaro riguardo ai propri valori guida, a presidio delle proprie istanze sociali.

D’altra parte, di esperimenti che hanno tentato di portare al proprio interno identità politiche diverse, omologandole o contaminandole, ne abbiamo visti diversi e non mi pare che nessuno di loro goda di grande salute.

E allora…

Chiunque voglia lavorare a un progetto di centro deve invece puntare a far collaborare diverse identità, tenendo ben salda un’unica bussola condivisa: il bene comune.

 

[Rimini, 19 settembre 2026]

Missione Houthi. L’Italia impegnata a difendere la rotta del Mar Rosso

Ha colto di sorpresa tutti (o quasi) l’annuncio del ministro della Difesa Guido Crosetto sul possibile invio di navi militari italiane nello stretto di Bab el-Mandeb per scortare i vascelli commerciali che battono la nostra bandiera, senza attendere le decisioni europee relative alla missione Aspides.

Se di “fuga in avanti” si tratta (in realtà, come previsto dalla legge 145/2016, deciderà il Parlamento), si tratta di una fuga in avanti assai ben motivata. Neanche ventiquattr’ore dopo le dichiarazioni del ministro, un attacco dei ribelli yemeniti Houthi ha colpito la base saudita di Ta’if, dove stazionano circa 600 militari italiani e alcuni avanzatissimi caccia Eurofighter F-2000, uno dei quali è stato danneggiato.

 

Il terzo teatro del conflitto mediorientale

Segno di quanto sia critica la situazione nel terzo teatro del conflitto mediorientale, dopo Iran e Libano, che oppone l’asse USA-Israele a Teheran e ai suoi proxy: Hamas, Hezbollah, le milizie sciite irachene e, appunto, gli Houthi.

Nei giorni scorsi questi ultimi, che si definiscono Ansar Allah, “partigiani di Dio”, hanno ottenuto successi spettacolari, occupando la città di Mocha, l’ultimo porto occidentale rimasto in mano al governo yemenita internazionalmente riconosciuto, e l’isola di Perim: due posizioni che consegnano loro il controllo dello stretto di Bab el-Mandeb, accesso meridionale alla rotta che collega Asia ed Europa attraverso il Mar Rosso e Suez, dove ogni anno passa circa il 12 per cento del commercio globale.

Secondo Federpetroli, transita per quel “collo di bottiglia” il 30 per cento del greggio e il 25 per cento del GNL destinati all’Italia.

 

Basta il rischio per fare danni

Per far danni gli Houthi non avrebbero neppure bisogno di sparare: basta il rischio per far alzare i premi assicurativi e i prezzi dei noli marittimi. Peraltro, tutto lascia pensare che i ribelli siano prontissimi a usare le armi.

Rilevamenti satellitari mostrano che i guerriglieri di Ansar Allah hanno scavato venti chilometri di trincee sulle alture sopra Bab el-Mandeb, per difendersi da possibili contrattacchi e consolidare la posizione di controllo sullo stretto.

Non solo: le loro capacità militari, già rilevanti grazie alle forniture iraniane e (indirettamente) cinesi, sono aumentate. Sarebbero nella disponibilità dei ribelli, segnala il centro studi Conflict Armament Research, non solo droni e missili balistici ma anche sistemi subacquei, una sorta di “siluri circuitanti”, che aumenterebbero notevolmente le possibilità di colpire le navi nella trentina di chilometri, con l’isola di Perim in mezzo, che separano l’Africa dalla penisola arabica.

 

Il vero problema: come difendere le nostre navi

La sfida di Crosetto alla lentezza burocratica dell’Ue è pienamente giustificata. Il problema è un altro: inviare le nostre navi in una delle aree più pericolose del mondo richiede precise regole d’ingaggio e adeguati sistemi di difesa.

I “partigiani di Dio”, considerandoci cobelligeranti, non esiteranno a colpire, se lo riterranno opportuno. E lo faranno con mezzi all’avanguardia, non con armi fatte in casa.

 

Paolo Giordani
Presidente dell’Istituto Diplomatico Internazionale

Contro l’assolutismo delle ideologie: la terza via di Maritain

È un testo minore, eppure tra i più significativi, quello pubblicato da Jacques Maritain nel 1935 ed emblematico fin dal titolo: Lettera sulla indipendenza. In questo saggio (di 66 pagine nell’edizione originaria) Maritain rivendicava la legittimità della sua posizione all’insegna della libertà di giudizio anziché dall’appartenenza di schieramento. Si tratta di una impostazione che, già a suo tempo, apparve coraggiosa, e oggi può presentare una rinnovata attualità in presenza della polarizzazione delle posizioni politiche. Al tempo di Maritain e di Mounier, l’umanesimo integrale e il personalismo comunitario si configurarono come “terza via” tra individualismo e collettivismo, e fu valutata diversamente. Infatti, dai critici fu intesa come una non scelta ovvero una via mediana o mediatrice tra le concezioni antitetiche del liberalismo e del socialismo, mentre i sostenitori la concepivano come via alternativa con carattere radicale: Rivoluzione personalista e comunitaria s’intitolava il primo libro di Mounier del 1935.

 

Una scelta che dischiude nuovi orizzonti

Con ciò la “terza via” rivendicava un carattere inedito, che portava a sottrarsi dalla scelta tra le due vie contrapposte, per operare invece una scelta che dischiudeva nuovi orizzonti: ideali anziché ideologici. A distanza di quasi cento anni, questa mi sembra una lezione importante, in quanto non s’iscrive nel “già”, bensì nel “non ancora”; il che permette di distinguerla sia dalla famigerata “terza via” del fascismo, sia da famose “terze vie” posteriori, in particolare di fine ‘900 configurate come una revisione delle politiche economiche in chiave socioliberale e socialdemocratica: un nome per tutti Anthony Giddens (autore di Oltre la destra e la sinistra del 1997). Ulteriori concezioni contrapposte sono state l’universalismo e il comunitarismo, l’elitismo e il populismo, il conservatorismo e il progressismo, di fronte alle quali ogni volta si sono poste nuove ipotesi di “terza via” conciliatrice, dalle quali si differenzia la “terza via” d’ispirazione personalista e comunitaria, che pone una pregiudiziale: la critica delle assolutizzazioni ideologiche o utopistiche; ciò vuol dire che questa “terza via” mette in discussione preliminarmente l’idolatria del potere, del profitto, del prestigio, del possesso che fanno degenerare le concezioni politiche ed economiche.

 

Il primato della persona

L’indipendenza da queste vecchie e nuove impostazioni porta a denunciare ciò che è a monte di esse: il carattere totalizzante attribuito all’aspetto assunto come identitario dagli opposti indirizzi o estremismi. Invece il personalismo ieri e il neo personalismo oggi rivendica la libertà di liberarsi da ogni gabbia, per mettere al centro la persona nella sua unità ontologica, unicità individuale, unitarietà relazionale e ulteriorità trascendentistica. In questo senso il personalismo come antideologia (aveva già detto Mounier e ribadito Jean Lacroix nel libro omonimo) è a favore del primato della persona: del suo bene individuale e del bene comune. E sono, queste, le coordinate che individuano pure la dottrina sociale della Chiesa, e sono specificate da alcuni principi come socialità, solidarietà, sussidiarietà e sostenibilità, cari al pensiero personalista. Al riguardo, con riferimento all’Italia, si possono citare alcuni padri costituenti della Repubblica: da Dossetti a De Gasperi, da Fanfani a La Pira, da Moro a Lazzati, da Umberto Tupini a Enrico Medi: con questi nomi intendo offrire solo una esemplificazione non una modellistica.

 

Una questione ancora aperta

Infatti, i tempi sono cambiati e la “ripetitività” non serve; semmai si può svolgere una “ripetizione”, precisando che non si tratta di ripetere i personalisti del ‘900, ma di ripetere il loro problema, che era quello di esercitare la indipendenza: ieri è stato fatto nei confronti di ideologie antitetiche, oggi può essere fatto nei riguardi dal pensiero unico. A tal fine rileggere la Lettera sull’indipendenza di Maritain può costituire una preziosa occasione di riflessione e può sollecitare verso nuove concezioni. Per usare una metafora, la cui fortuna è significativa (proposta dal teologo medioevale Bernardo di Chartres, riproposta dallo scienziato moderno Isaac Newton e riproposta ancora dal sociologo contemporaneo Robert K. Merton), si può dire che -sulle spalle dei giganti -i nani possono vedere più lontano. E oggi nuove forme di “terza via” possono essere ipotizzate all’insegna di un umanesimo “situato”, cioè relazionato e connesso nel contesto ecologico e cibernetico cui fanno riferimento rispettivamente papa Francesco nella Laudato si’ e papa Leone XIV nella Magnifica humanitas dove è evidenziata la specificità della proposta sociale cristiana, che può trovare diverse modalità di traduzione politica: questo, peraltro, si era già manifestato con Maritain e Mounier, e le vicende politiche italiane lo hanno confermato, per cui quella della “terza via” appare una questione aperta, un progetto in progress e sempre con carattere alternativo.

Cina, una tomba riporta alla luce la donna che aprì la strada al Primo Imperatore

Una scoperta sotto le piste di Xi’an

A pochi passi dalle piste dell’aeroporto internazionale di Xi’an-Xianyang potrebbe essere riemersa una delle figure decisive nella storia che precedette la nascita dell’Impero cinese. Gli archeologi dello Shaanxi ritengono infatti che il grande mausoleo di Shangzhaoyao, databile alla fase finale degli Stati combattenti, possa essere la tomba dell’imperatrice vedova Huayang, nonna adottiva di Qin Shi Huang, il sovrano che nel 221 avanti Cristo unificò la Cina assumendo il titolo di Primo Imperatore.

La scoperta nasce quasi incidentalmente. Le indagini cominciarono nel 2018, durante i lavori preparatori per l’ampliamento dell’aeroporto. Gli scavi hanno poi rivelato un complesso funerario di circa 350 mila metri quadrati, con una grande tomba centrale a quattro rampe, riservata a personaggi di rango sovrano. Sono stati recuperati 258 reperti o gruppi di reperti: ceramiche, bronzi, ferro, giada, agata e vetro. 

 

La donna che scelse l’erede

Huayang non fu una semplice figura di corte. Moglie del futuro re Xiaowen di Qin e priva di figli maschi, adottò come proprio erede Ying Yiren, un principe Qin allora ostaggio nel regno di Zhao. Dietro l’operazione vi fu anche l’abilità politica e finanziaria del mercante Lü Buwei.

Ying Yiren sarebbe diventato re Zhuangxiang. Suo figlio Ying Zheng avrebbe quindi ereditato il trono e, dopo avere sconfitto gli altri regni, sarebbe passato alla storia come Qin Shi Huangdi.

L’adozione decisa da Huayang entrò così, attraverso una straordinaria catena dinastica, nella preistoria politica dell’unificazione cinese.

 

Gli indizi portano a Huayang

Non esiste tuttavia la prova definitiva. Il mausoleo era stato saccheggiato e non sono emerse iscrizioni capaci di indicare il nome della defunta. Zhao Hanqing, dell’Istituto provinciale di archeologia dello Shaanxi, parla esplicitamente dell’ipotesi «più probabile», non di un’identificazione certa. 

Gli archeologi sono arrivati a Huayang confrontando struttura, collocazione e cronologia delle quattro necropoli reali Qin conosciute nella pianura di Xianyang ed eliminando progressivamente gli altri possibili titolari. Un ulteriore indizio è costituito dalle 45 tombe di accompagnamento: nei 33 casi in cui è stato possibile determinare il sesso, i resti appartengono tutti a donne, probabilmente personale femminile al servizio della corte. Nel complesso sono stati individuati anche 62 pozzi rituali

 

Verso il mausoleo del Primo Imperatore

Se l’attribuzione sarà confermata, la scoperta avrà un valore che supera l’identificazione di una protagonista dimenticata. Il mausoleo potrebbe documentare un cambiamento nelle consuetudini funerarie dei Qin: re e consorte non più nella stessa necropoli, ma in mausolei autonomi e vicini.

Una soluzione che, secondo gli studiosi cinesi, potrebbe rappresentare uno degli antecedenti del gigantesco complesso funerario che Qin Shi Huang avrebbe fatto costruire per sé, quello divenuto celebre nel mondo per l’Esercito di terracotta.

La tregua di Pontida regge. Salvini predica unità ma non cambia linea "nazionale"

Pontida (Bg), 19 set. (askanews) – Una Lega “forte, unita e libera. Da Nord a Sud”. Matteo Salvini arriva alle sette di sera all’evento dei giovani leghisti che precede il raduno di Pontida. E lì ribadisce ancora una volta la sua linea. Il Carroccio “vince solo se unito” e con un respiro nazionale. Altro che modello bavarese, quello auspicato dai ‘Nordisti’. E ai giovani il segretario – di fronte alle difficoltà della fase attuale del partito – raccomanda: “Ci vogliono coraggio, coesione, determinazione e pazienza, e non bisogna mai mollare. Mai montarsi la testa col vento in poppa, e mai deprimersi quando c’è da rimboccarsi le maniche”. Anche perchè “federalismo fiscale e autonomia sono risultati che oggi sono concreti dopo 36 Pontida. Trentasei…”.

La vigilia del raduno si svolge dunque senza particolari sorprese. I giovani insistono sui temi canonici della Lega salviniana: attacchi all’Europa, richieste di remigrazione per una “Europa cristiana e mai musulmana”. Ma anche l’autonomia, “battaglia che continua”. E poi gli omaggi a Umberto Bossi e Roberto Maroni, ribaditi anche da Salvini dal palco: “Siamo qui grazie a loro”. Ma nessuna contestazione: nè per gli alleati nè per il coordinatore della giovanile, il salviniano Luca Toccalini. Che dal palco annuncia il congresso entro fine ottobre: “Decideremo insieme il prossimo coordinatore, come abbiamo sempre fatto”.

Il confronto tra le diverse anime della Lega si gioca per oggi solo con le schermaglie. Massimiiano Romeo fa il suo giro nel pomeriggio, saluta i “Giovani Padani” con qualcuno che scherza: “Ora ci cacciano a tutti…”. Ma è fiducioso di poter intervenire dal palco: “E perchè non dovrei…”. Il segretario della Lega Lombarda ribadisce l’auspicio per una Pontida che “sia una festa”, senza contestazioni: “Mi auguro di no”. E però “Pontida è del popolo, ed è il poplo che decide”. Tanto più che “le questioni di fondo restano sul tavolo”. L’auspicio dunque è che “questo desiderio di rinnovamento partito dalla base, possa trovare la sua strada. Ovviamente tutti insieme perchè a noi piace il concetto di squadra”.

Poco dopo, nell’attesa di Salvini, il protagonista diventa Claudio Durigon: prima arrivano, e rumorosamente, i giovani leghisti del Lazio che irrompono nella sala dove si stanno già svolgendo i panel di confronto tra i giovani. E poi è il vice segretario fedelissimo di Salvini a prendersi la scena, con un’avanguardia di militanti del Sud già arrivati nelle montagne della bergamasca: “Da Nord a Sud una sola Lega, un solo capitano: Matteo Salvini”, recita lo striscione dietro cui si fa fotografare Durigon. Che snocciola i numeri dell’organizzazione messa in campo in vista di domani: “Seicento biglietti del treno, da Roma a Milano. E poi dalla Stazione Centrale i pullman fino a Pontida: alle 11 dovrebbero essere qui”. Una prova di forza, nel cuore dell’immaginario nordista.

Salvini nel suo intervento dal palco dei giovani non affronta direttamente la questione, ma sottolinea l’impegno dei militanti arrivati dal Sud, “che ci hanno messo qualche euro e qualche ora in più per essere qui”. E saluta in particolare i giovani del Lazio. Ma soprattutto manda un messaggio ecumenico: “Mi hanno invitato a mangiare i veneti, i toscani, i siciliani, i valtellinesi coi pizzoccheri e gli abruzzesi con gli arrosticini. L’unico problema qui è la panza…”. E chiude con un appello all’unità: “Stasera parlate e divertitevi tutti assieme, calabresi e piemontesi, lombardi e campani”. Ricordando quando era lui un giovane a Pontida, per poi ritrovarsi segretario: “Oggi tocca a me, negli anni futuri toccherà a qualcun altro… La forza della Lega non sono i singoli, i dirigenti o i ministri ma il popolo di Pontida”.

M5S, Conte rilancia da Milano la sfida su pace e armi

Milano, 19 set. (askanews) – Nella soddisfazione ostentata da Chiara Appendino, ex sindaca di Torino, ex vicepresidente del M5S dimessasi a suo tempo in polemica con la linea troppo “filo-Pd”, c’è forse la chiave più evidente del clima interno del Movimento 5 stelle: “Rivedo quello spirito battagliero che c’è sempre stato”, dice, commentando con i cronisti, a margine della kermesse Nova 2026 a Milano gli esiti del “percorso partecipato” sul programma da proporre agli alleati del centrosinistra. “Siamo stabilmente sopra il 12 per cento”, sottolinea a sua volta Barbara Floridia, ex presidente della commissione di Vigilanza Rai, che si dice “ottimista” sul futuro politico del M5S e della coalizione, in vista delle elezioni politiche del 2027. “Con il percorso partecipato di Nova abbiamo rimesso i temi al centro e c’è grande entusiasmo per un vero cambiamento”, è lo spirito col quale affronta la due giorni lombarda l’ex sindaca di Roma, Virginia Raggi, che pure in passato era considerata più sensibile ai malumori del fondatore Beppe Grillo.

Sono stati 17mila, “quasi la metà non iscritti al Movimento”, sottolinea il leader Giuseppe Conte dal palco, i partecipanti alla sequenza di eventi che ha portato alla bozza programmatica che gli iscritti continueranno a votare fino alle 14 di domani. “Siamo una comunità che si è allargata, è emerso in maniera chiara che volete decidere e soprattutto volete cambiare il Paese”, rivendica l’ex premier, che non a caso si bea del “bel clima” e degli oltre mille presenti al World Join Center in zona Certosa.

Pur avendo inserito, nella bozza di programma, una formulazione sull’Ucraina che non pone ultimatum agli alleati (“Continuare a inviare armi significa allontanare la pace”), Conte non indietreggia sulla linea politica sgradita a una parte del Pd e dei centristi del “campo largo”. Il tema chiave della campagna elettorale del M5S, prima per le probabili primarie di centrosinistra, poi per le elezioni, rimane il pacifismo: “Dobbiamo innanzitutto – afferma Conte – costruire percorsi di pace. Con le armi non andiamo da nessuna parte. C’è bisogno di investire per quello che serve alle famiglie e alle imprese: no all’economia di guerra, no al riarmo”.

Fra i maggiorenti del Movimento presenti a Nova 2026, gli interrogativi vertono sulla tenuta della coalizione: “Conte se la gioca al meglio nelle primarie”, è l’analisi di un ex deputato di grande esperienza rimasto nel “giro” dei gruppi parlamentari; “se perde, ha sfidato la leader di un partito che è il doppio del suo, e siccome prende voti oltre la nostra base, esce rafforzato. Il problema, se vince, sarà la tenuta del Pd. Per loro, che sono così divisi, sarà un trauma, bisognerà vedere se sono in grado di reggere il patto di coalizione in quel caso”. Ma Conte, garantisce una figura di spicco del Movimento delle origini, “non mollerà sui contenuti. Ci siamo troppo esposti sui temi importanti, e sul tema più importante di tutti che è la pace, per fare un passo indietro. Magari farà qualche compromesso ma anche chi fra noi in passato lo ha criticato ora è convinto che la strada sia quella giusta”.

Le primarie? “Se il Pd che le ha inventate ha cambiato idea lo dica”, è la sfida che lancia Appendino. Sui sondaggi che vedono Conte in vantaggio su Schlein ma anche un certo gradimento per il “papa straniero”, il “federatore”, nella filiera dei dirigenti M5S c’è cautela ma a taccuini chiusi un esponente di spicco del Movimento concede una chance alla sindaca di Genova Silvia Salis: “Secondo me è quella che vincerebbe più largamente contro Meloni perché agli italiani piace ‘il nuovo’. Il problema è cosa farebbe dal giorno dopo”. “Dal giorno dopo bisogna andare a vertici internazionali, serve una personalità all’altezza”, osserva una parlamentare di lungo corso del M5S. “Salis – aggiunge un suo collega di antica militanza – ha una enorme ambizione, passerebbe sopra chiunque per arrivare a palazzo Chigi ma a chi risponde politicamente? A Renzi in prima battuta, e in seconda battuta non lo voglio nemmeno pensare”. Insomma, il Movimento ci crede, Conte può tornare a palazzo Chigi o comunque, attraverso le primarie, rafforzare il peso del suo partito all’interno dell’alleanza.

Pronti quindi alla grande chiusura di domani, con la rinnovata acclamazione del leader Conte: nel 2024, alla prima edizione di Nova, era per celebrare il suo ruolo di guida del M5S, stavolta serve a lanciare la partita della leadership del centrosinistra. La giornata si aprirà con il Forum dedicato ai giovani (assieme ai quali è stato elaborato un documento specifico sul “futuro”); tra gli ospiti si segnala l’ex ministro greco Yanis Varoufakis, fra le figure interne, spazio ai parlamentari ex magistrati antimafia Federico Cafiero De Raho e Roberto Scarpinato. E dopo la proclamazione dei risultati del voto degli iscritti sul programma, parola a Giuseppe Conte per la chiusura.

Lega, Salvini: vince solo se unita da Nord e Sud

Pontida (Bg), 19 set. (askanews) – “La Lega vince solo se forte, unita e libera, da Nord a Sud”. Lo ha detto il segretario della Lega Matteo Salvini, intervenendo dal palco di Pontida Giovani.

“Federalismo fiscale e autonomia sono risultati che oggi sono concreti dopo 36 Pontida. Ci vogliono coraggio, coesione, determinazione e pazienza, e non bisogna mai mollare. Mai montarsi la testa col vento in poppa, e mai deprimersi quando c’è da rimboccarsi le maniche”, ha aggiunto.

Calderoli: Salvini eletto al congresso, in politica ci sono alti e bassi

Pontida, 19 set. (askanews) – “Noi abbiamo dei segretari che vengono eletti su una base di uno statuto, lui è stato eletto a un congresso e quindi tutto finisce lì”, ha risposto così il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Roberto Calderoli da Pontida a chi gli chiedeva se ritenesse necessario un “passo di lato” di Matteo Salvini.

“I partiti e la politica hanno degli alti e dei bassi – ha aggiunto – Io sono passato attraverso il mancato conseguimento del 4% a livello nazionale del 2001. Le volte successive siamo tornati su. Non è che bisogna farsela addosso tutte le volte. Ci sono dei cicli e dei ricicli. Quando vai giù, poi torni su. Quando c’è bello, magari viene brutto. Ma se c’è brutto, magari poi viene bello”.

Riguardo, invece, a quali saranno le parole della Lega in campagna elettorale, Calderoli ha risposto: “Federalismo, autonomia, sicurezza”.

Lega, Romeo: a Pontida credo sarò sul palco. Contestazioni? Mi auguro di no

Pontida (Bg), 19 set. (askanews) – “Per quale ragione non dovrei essere sul palco” di Pontida? “Dai, direi proprio di sì…”. Massimiliano Romeo, segretario della Lega Lombarda, risponde così ai giornalisti che a Pontida gli chiedono se domani sarà tra gli oratori che si alterneranno dal palco, dopo i dubbi circolati nei giorni scorsi per le sue posizioni critiche verso il segretario Matteo Salvini.

Sul clima che si respirerà domani, Romeo dice: “Pontida è sacra, è un momento di festa e deve essere una festa. Poi è chiaro che Pontida è del popolo, è della comunità, e sarà il popolo a decidere”. Alla domanda se immagina contestazioni nei confronti del segretario Salvini, risponde: “Io mi auguro di no, spero si mantenga un clima di serenità e di festa. Poi chiaramente le questioni di fondo restano sul tavolo ma ci sarà modo e tempo per affrontarla”. Sulla possibilità di ulteriori incontri nelle prossime settimane tra Salvini e i ‘Nordisti’, Romeo risponde: “Penso proprio di sì. L’auspicio è che questo desiderio partito dalla base di rinnovamento, possa trovare la sua strada. Ovviamente tutti insieme perché a noi piace il concetto di squadra”.

A Pontida Leoni e Calderoli piantano un ulivo per Umberto Bossi

Pontida (Bg), 19 set. (askanews) – Sulle note del “Va pensiero”, una panta di ulivo è stata piantata in un giardino pubblico a fianco del prato di Pontida. L’iniziativa, organizzata dal fondatore del Carroccio Giuseppe Leoni, ha visto la partecipazione anche del ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Roberto Calderoli. Presenti anche una ventina di militanti, con bandiere della Lega Nord, magliette dei Giovani Padani, e un grande striscione: “Bossi e Maroni, il sogno continua”.

Oggi infatti sarebbe stato l’85esimo compleanno di Bossi, a 6 mesi esatti dalla scomparsa avvenuta il 19 marzo. “Abbiamo scelto un ulivo perchè è il simbolo della pace, e la pace oggi è necessaria nella Lega e nel mondo”, ha detto Leoni. Calderoli ha invece portato l’ampolla originale con cui nel 1996 Bossi raccolse l’acqua del Po alle sorgenti del Monviso: “Ho raccolto di nuovo l’acqua quest’estate alle sorgenti del Monviso, è giusto che sia versata qui”.

Prevista anche una messa in ricordo per Bossi nell’abbazia di Pontida dove si svolsero anche le esequie.