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Al Museo dell’Ara Pacis voci e volti della dinastia di Augusto

Roma, 14 mag. (askanews) – Il Museo dell’Ara Pacis presenta un nuovo progetto di valorizzazione della propria collezione permanente, dedicato in particolare alla Galleria dei busti: a partire dal 15 maggio, alcune opere della Galleria – che accoglie i calchi in gesso di ritratti dei principali membri della famiglia di Augusto – saranno approfondite grazie a una serie di podcast offerti gratuitamente ai visitatori.

L’iniziativa è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con il sostegno della Fondazione Sorgente Group. Podcast realizzati da Foglio Edizioni. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

La Galleria dei busti, arricchita fin dal 2017 da sei calchi donati dalla Fondazione Sorgente Group e tratti da originali della propria collezione, presenta i volti di alcuni dei più importanti tra i famigliari del primo imperatore. Le loro vite, le imprese militari, gli amori e le vicende personali saranno raccontati da otto podcast, disponibili in italiano e in inglese e fruibili in autonomia grazie a un QR code presente accanto a ciascuna didascalia.

Attraverso la voce narrante, si presentano al pubblico figure come Augusto, con il fedele generale e amico Agrippa, e inoltre Marcello, il preferito per la discendenza imperiale, nonché i nipoti Gaio e Lucio Cesari, figli di Giulia, e la splendida ed elegante Antonia minore con suo figlio, il coraggioso Germanico.

“Grazie alla collaborazione con Fondazione Sorgente Group, arricchiamo l’esperienza di visita del Museo con nuovi strumenti di approfondimento, pensati per rendere la fruizione ancora più coinvolgente. Non più soltanto una galleria di volti ma un racconto vivo, capace di restituire identità, ruolo e importanza ai personaggi nell’età augustea. Un percorso che accompagna i visitatori nell’osservazione del monumento, invitandoli a riconoscerne le presenze e a scoprirne, dettaglio dopo dettaglio, il significato e la storia”, ha sottolineato il Sovrintendente Capitolino, Claudio Parisi Presicce.

“Raccontare le vicende degli eredi di Augusto avvicina il pubblico alla storia e alle dinamiche dinastiche imperiali con maggiore partecipazione”, ha dichiarato Valter Mainetti, Presidente della Fondazione Sorgente Group. “I ritratti in gesso, copie fedeli dagli originali in marmo di età augustea, sono una preziosa testimonianza e documentazione scientifica e danno la possibilità di riunire insieme in un unico luogo opere conservate in diverse istituzioni museali”.

“La dinastia imperiale della gens giulio-claudia è da sempre protagonista nelle nostre attività culturali e nelle scelte di acquisizione”, ha proseguito Paola Mainetti, Vicepresidente della Fondazione Sorgente Group. “La collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina e il Museo dell’Ara Pacis ha visto la realizzazione di numerosi progetti espositivi. Ringraziamo per questa fiducia e stima il Sovrintendente Claudio Parisi Presicce”.

Vela, America’s Cup, Sirena: "Livello tecnico mai così alto"

Roma, 14 mag. (askanews) – “Questa sarà probabilmente l’edizione dell’America’s Cup con il livello tecnico e sportivo più elevato degli ultimi venti anni”. Max Sirena accende l’attesa verso la 38ª America’s Cup, che nel 2027 porterà per la prima volta la sfida più prestigiosa della vela a Napoli. Prima del grande appuntamento partenopeo ci sarà però un assaggio importante già dal 21 al 24 maggio, quando Cagliari ospiterà la prima regata preliminare della competizione.

La flotta intanto continua ad ampliarsi. Dopo l’ingresso del team statunitense American Racing, in rappresentanza del Challenging Yacht Club Sail Newport, è arrivato il turno di Team Australia. Gli australiani vanno così ad aggiungersi agli sfidanti già confermati: Luna Rossa, GB1 per la Gran Bretagna, Alinghi per la Svizzera e K-Challenge per la Francia, tutti chiamati a contendere il trofeo a Emirates Team New Zealand, defender della competizione.

Nel frattempo cresce anche l’interesse televisivo attorno all’evento. Sky ha infatti acquisito i diritti della 38ª America’s Cup e accompagnerà il percorso verso Napoli 2027 trasmettendo tutte le tappe della “Road to Naples”: dalle regate preliminari alla Louis Vuitton Cup Challenger Selection Series, fino al Match finale in programma nel golfo di Napoli dal 10 luglio 2027. Gli eventi saranno disponibili sia sui canali Sky sia in streaming su NOW.

Sirena, intervenuto a Sky Sport, ha sottolineato il salto di qualità raggiunto dai team in gara: “La campagna acquisti è stata importante per tutti e questo porterà beneficio allo spettacolo, perché ci saranno i migliori velisti in circolazione. È fondamentale avere grandi nomi e star, come succede in Formula 1 o in MotoGP”. Lo skipper di Luna Rossa individua inoltre nella squadra francese quella che si è rinforzata maggiormente: “K-Challenge è cresciuta non solo dal punto di vista velico, ma anche sul piano tecnico e progettuale”.

Per il team italiano, regatare davanti al pubblico di casa non rappresenterà un peso. “Avremo una pressione positiva – spiega Sirena – dovremo essere bravi a vincere regate e ci stiamo preparando da molto tempo. La tappa di Cagliari sarà importante soprattutto per la preparazione sportiva: sarà il primo evento ufficiale di questa nuova America’s Cup e partire bene conta anche per mettere pressione agli avversari”.

Il manager di Luna Rossa invita comunque alla prudenza, ricordando che il percorso verso il 2027 è ancora lungo: “Mancano molti mesi e abbiamo un programma ben definito sia sullo sviluppo tecnico sia sul lavoro dell’equipaggio. Partiamo da una base molto solida, rafforzata anche dall’ingresso di nuove figure. Avremo una Nazione intera a sostenerci e un’audience enorme: la pressione fa parte del gioco e non credo sarà un problema”.

M.O., Pd-M5s-Avs: pdl per stop importazioni da insediamenti israeliani

Roma, 14 mag. (askanews) – “Abbiamo depositato una proposta di legge per introdurre in Italia il divieto di importazione di beni e di fornitura di servizi provenienti dagli insediamenti israeliani nei Territori palestinesi occupati. È un atto politico, giuridico e morale necessario: il nostro Paese non può continuare a tollerare rapporti economici che contribuiscono a consolidare un’occupazione illegale e a violare il diritto internazionale”. Così Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Elly Schlein e Nicola Fratoianni, primi firmatari della proposta di legge sottoscritta anche dai capigruppo alla Camera Chiara Braga per il Partito Democratico, Riccardo Ricciardi per il Movimento 5 Stelle e Luana Zanella per Alleanza Verdi Sinistra.

“Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme Est sono illegali secondo il diritto internazionale e rappresentano uno degli ostacoli principali alla pace, all’autodeterminazione del popolo palestinese e alla soluzione dei due Stati. La Corte internazionale di giustizia ha affermato che gli Stati devono astenersi da relazioni economiche o commerciali che contribuiscano al mantenimento della presenza illegale israeliana nei territori occupati. Da qui nasce la nostra proposta: passare dalle parole ai fatti”, precisano.

“Il testo prevede il divieto di importazione di beni e servizi provenienti dagli insediamenti, controlli doganali più stringenti, il blocco cautelativo delle merci sospette, sanzioni per chi viola il divieto e anche il divieto di pubblicità commerciale di quei prodotti. L’obiettivo è impedire che il mercato italiano sia utilizzato per legittimare e finanziare colonie illegali. L’Italia deve scegliere da che parte stare: dalla parte del diritto internazionale, della pace e dei diritti umani, oppure dalla parte dell’impunità. Con questa proposta chiediamo al Parlamento di assumersi una responsabilità chiara: interrompere ogni forma di complicità economica con l’occupazione e dare un segnale concreto per la giustizia e per la pace in Medio Oriente. La proposta di legge nasce dal contributo determinante di 20 organizzazioni della società civile, promotrici della campagna Stop al commercio con gli insediamenti illegali lanciata nel settembre 2025”, concludono.

Tennis, Sinner in semifinale a Roma

Roma, 14 mag. (askanews) – Jannik Sinner torna in semifinale a Roma per il secondo anno consecutivo. Sul Centrale del Foro il n.1 del mondo ha superato con il punteggio di 6-2, 6-4 il russo Andrey Rublev, 12 del seeding, in un’ora e mezza di partita. Buon match per Sinner, che conquista la 32^ vittoria consecutiva a livello 1000, superando il record di Djokovic. Per l’azzurro anche 27° successo di fila nel 2026 (non perde da Doha). Venerdì sfiderà il vincente di Medvedev-Landaluce per un posto in finale

Caro carburante, Bromance lancia soluzione innovativa

Roma, 14 mag. (askanews) – Il costo del carburante rappresenta oggi una delle principali criticità per il settore dell’autotrasporto. Una dinamica che incide sulla capacità economica delle aziende, rendendo sempre più necessario il ricorso a soluzioni efficienti e innovative. Il nano additivo per gasolio, ad esempio, consente di ottenere una riduzione dei consumi fino al 25%, migliorando l’efficienza dei mezzi, senza richiedere modifiche tecniche o investimenti strutturali.

La proposta, illustrata a Roma, presso il Montecitorio Meeting Centre, durante il convegno “Bromance Diesel Revolution: scenari e soluzioni per la riduzione del costo carburante”, arriva da Bromance Srl, una realtà specializzata nell’ingegneria di nanotecnologie applicate, dedicate alla protezione dei materiali, all’efficienza energetica e al miglioramento delle prestazioni.

Carlo Russo, Direttore Generale Bromance, ha dichiarato: “Oggi vogliamo presentare una soluzione che promette di rivoluzionare il settore del trasporto su gomma, ma anche quello navale e aereo. Siamo riusciti a perfezionare un nano additivo, a base dunque di nano tecnologie, che ci permette di abbassare i consumi”.

Sul tema ambientale, però, l’Europa deve garantire un equilibrio tra sostenibilità e costi di produzione, onde evitare di mettere in difficoltà le aziende in nome dell’ambiente.

Gaetano Intrieri, Amministratore Delegato Aeroitalia, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: “Bisogna trovare un equilibrio tra i costi di produzione ed il tema del rispetto dell’ambiente, altrimenti non si può innovare e non si può ledere l’attività delle aziende”.

L’obiettivo è quello di fornire agli operatori dell’autotrasporto una soluzione concreta e immediatamente applicabile, per ridurre in modo significativo i costi legati al carburante

Dario Salvini, Amministratore Delegato Bromance “Questa tecnologia permette all’interno della camera di combustione di avere una reazione più performante; inoltre, grazie a questa innovazione, il motore risulta più pulito e si riescono ad abbattere notevolmente i consumi”.

Con questa iniziativa, Bromance presenta una tecnologia già pronta all’uso, capace di generare nell’immediato dei benefici economici tangibili e significativi.

Israele ha denunciato il NYTimes per l’inchiesta sugli stupri in carcere

Roma, 14 mag. (askanews) – Il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar hanno ordinato l’avvio di un’azione legale per diffamazione contro il New York Times per quella che è stata definita “la pubblicazione di una delle menzogne più orribili e distorte mai dette contro lo Stato di Israele nella stampa moderna”. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri israeliano su X.

La decisione arriva dopo che lunedì scorso il quotidiano americano ha pubblicato un articolo del Premio Pulitzer Nicholas Kristof sulle violenze sessuali subite dai palestinesi per mano di soldati, coloni, agenti dello Shin Bet e guardie carcerarie israeliane.

Calcio, Roma: "Comprendiamo i tifosi, il derby si giochi domenica"

Roma, 14 mag. (askanews) – La Roma punta a far sì che il derby di campionato si disputi domenica e non lunedì alle 20.45. In un comunicato la società giallorossa scrive: “Pur nel doveroso rispetto delle decisioni che verranno prese dalle Istituzioni competenti e preposte per legge, l’A.S. Roma comprende pienamente il legittimo disappunto espresso dai propri tifosi in queste ore. Sappiamo bene quanto sacrificio, passione e organizzazione personale comporti seguire la squadra per gli abbonati, ma anche e soprattutto e per chi vive lo Stadio come momento integrante della propria vita. Per questo motivo il Club sta lavorando incessantemente in ogni sede opportuna, affinché la gara possa essere disputata domenica, nella convinzione che debbano essere tutelati i diritti di ogni cittadino, tifoso e abbonato giallorosso. La Roma ha sempre riconosciuto nel proprio pubblico un patrimonio unico di appartenenza, responsabilità ed amore per questi colori. È proprio nei momenti più complessi e difficili che il senso di appartenenza, che da sempre lega squadra e tifosi, assume un valore ancora più profondo. Qualunque sarà la decisione finale, il Club continuerà a difendere strenuamente la passione dei propri sostenitori, con rispetto e determinazione, certo della maturità e dell’attaccamento che il popolo romanista ha sempre dimostrato e che è e sarà sempre motivo di orgoglio unico per tutta la AS Roma”.

Calcio, Mondiali: Shakira e Madonna show alla finale dei Mondiali

Roma, 14 mag. (askanews) – Madonna, Shakira e i BTS saranno le stelle del primo halftime show nella storia dei Mondiali di calcio. La finale iridata del 19 luglio, in programma al MetLife Stadium del New Jersey, proporrà infatti uno spettacolo sul modello del Super Bowl, destinato a trasformare l’intervallo in un evento globale tra musica e intrattenimento.

Gli show musicali prima delle grandi finali calcistiche sono ormai abituali, come accade da anni per la Champions League, ma la Fifa non aveva mai organizzato un’esibizione vera e propria durante la pausa della finale mondiale. Il tempo previsto sarà di circa undici minuti e non potrà comunque superare il limite regolamentare dei quindici. Un tema che richiama quanto avvenuto la scorsa estate nella finale del Mondiale per club tra Chelsea e Paris Saint-Germain, sempre nello stesso stadio, quando l’intervallo si protrasse per oltre ventiquattro minuti.

Tra gli artisti più attesi c’è Shakira, che per il torneo ha preparato il brano ufficiale “Dai Dai” insieme alla star nigeriana Burna Boy. La cantante colombiana aveva già legato il proprio nome al Mondiale sudafricano del 2010 con “Waka Waka (This Time for Africa)”, diventato uno dei pezzi simbolo della competizione. Riflettori puntati anche su Madonna, pronta a tornare sulle scene con il nuovo album “Confessions II”, in uscita il 3 luglio. Grande curiosità infine per i BTS: il gruppo sudcoreano, che ha superato quota 45 milioni di album venduti, riprenderà le attività complete dopo la lunga pausa dovuta al servizio militare obbligatorio affrontato dai sette componenti della band.

Lo spettacolo avrà anche una finalità benefica. L’evento sosterrà infatti il Fifa Global Citizen Education Fund, progetto che punta a raccogliere cento milioni di dollari da destinare all’istruzione e all’assistenza per i bambini in diverse aree del mondo.

Accanto all’attesa per la finale cresce però anche la preoccupazione per le condizioni climatiche. Uno studio del World Weather Attribution mette in guardia sul rischio di caldo estremo durante il torneo, evidenziando come circa un quarto delle 104 partite previste possa disputarsi in situazioni vicine o superiori ai 26 gradi WBGT, soglia considerata critica per lo stress termico.

L’indice WBGT, il cosiddetto “termometro a bulbo umido”, non misura soltanto la temperatura dell’aria ma prende in considerazione anche umidità, esposizione solare e copertura nuvolosa, fattori che incidono direttamente sulla capacità del corpo umano di raffreddarsi. Secondo i ricercatori, anche valori termici apparentemente non elevati possono diventare difficili da sopportare o persino pericolosi se associati ad alti livelli di umidità.

A Capo Peloro la 2 tappa di “Look Up Clean Up” Save the Planet

Capo Peloro, 14 mag. (askanews) – Continua a crescere “Look Up Clean Up”, il progetto lanciato da Save the Planet – No Profit. Un’iniziativa di portata nazionale, realizzata grazie al sostegno delle aziende Enegan e Neogreen che, in un vero e proprio giro d’Italia, si cimentano in una vera e propria missione di sensibilizzazione sui temi della sostenibilità e nella diffusione di buone pratiche per la salvaguardia del pianeta.

Il progetto prosegue con la seconda tappa in Sicilia, un tour in diverse città italiane, un percorso che unisce impegno concreto e partecipazione, con l’obiettivo di trasformare territori e comunità, in promotori di un cambiamento positivo. La prima tappa si è svolta il 12 aprile a Brisighella (provincia di Ravenna), coinvolgendo molti bambini, associazioni e genitori impegnati tutti insieme per la nobile causa di salvaguardia dell’ambiente. Dal nord al sud, il progetto ha fatto tappa a Capo Peloro (Messina), domenica 10 maggio, aprendo un nuovo capitolo. L’obiettivo di “Look Up Clean Up” è sensibilizzare i cittadini sui temi della sostenibilità.

Le parole del Dott. Giuseppe Laface, Amm. Unico Messina Servizi bene Comune: “L’evento di oggi è un evento a mio avviso simbolico, una tappa nazionale di un percorso che a Messina trova occasione di farsi a Capo Peloro. Siamo in una delle spiagge più belle d’Italia, come dice National Geographic è un simbolo, l’imbocco dello stretto, lo stretto di Messina, uno di quei posti unici al mondo, quindi ci sta tutta l’iniziativa di Save the Planet, di tutelare un ambiente come questo che deve essere sempre protetto e quindi abbiamo colto con molto favore questa iniziativa e abbiamo fatto plauso agli organizzatori assicurando tutta la nostra massima assistenza”.

Un percorso che mette al centro il messaggio: la tutela dell’ambiente passa anche da gesti quotidiani e concreti. Scelta tra le spiagge più belle d’Italia, Capo Peloro (Messina), è un punto panoramico iconico. Ad ogni tappa volontari di Save the Planet, associazioni, istituzioni, cittadini e studenti di istituti locali si impegneranno in questa attività di pulizia. Ogni gesto conta. Sensibilizzare la popolazione verso la sostenibilità significa scegliere ogni giorno ciò che fa bene all’ambiente.

L’intervista a Giuseppe Intelisano, Sales Manager Enegan: “Per noi di Save the Planet Enegan è una tappa importante perché è una tappa siciliana, Messina è la porta della Sicilia e sono tanti coloro che venuti da diverse parti della Sicilia, ed ha un valore sicuramente importante. Svolgiamo un’attività che porta del bene all’ambiente. Essere poi rappresentante per un’associazione come Save the Planet mi completa nel mio personale, quindi nel privato riesco a fare quello che riesco a fare nella vita anche professionale”.

L’evento finale sarà in programma nella settimana a partire dal 20 settembre a Firenze con una manifestazione che prevede iniziative, tavole rotonde e appuntamenti con un unico comune denominatore: la salvaguardia del pianeta. Le attività complementari non finiscono qui, il progetto ha avviato una collaborazione con la, FIAF – Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, grazie alla quale sarà possibile partecipare ad un contest fotografico aperto sia a fotografi professionisti che amatoriali, con al centro temi quali sostenibilità e ambiente. Successivamente, gli scatti verrano esposti a Firenze in occasione della tappa conclusiva.

Per ulteriori dettagli e per aderire all’iniziativa è possibile collegarsi alla pagina dedicata https://www.savetheplanet.green/cleanup

Che cosa hanno mangiato Xi e Trump

Roma, 14 mag. (askanews) – Aragosta in zuppa di pomodoro, anatra laccata alla pechinese e tiramisù figurano nel menu del banchetto di stato offerto a Pechino al presidente Usa Donald Trump in occasione del summit con il leader cinese Xi Jinping. Lo ha riferito Emily Goodin, corrispondente dalla Casa Bianca del New York Post, pubblicando su X il menu della cena.

Tra gli antipasti sono previsti hors d’oeuvres, seguiti da aragosta in zuppa di pomodoro, costine di manzo croccanti, anatra laccata alla pechinese, verdure di stagione stufate e salmone cotto lentamente in salsa alla senape.

Il menu comprende anche panini di maiale saltati in padella, un dolce a forma di conchiglia, tiramisù, frutta e gelato.

JBL compie 80 anni, dal primo altoparlante agli speaker portatili

Amsterdam, 13 mag. (askanews) – Prima delle cuffie in metropolitana, degli speaker portatili sui tavoli delle feste e delle soundbar sotto la tv, il suono passava da apparati più grandi: studi di registrazione, sale cinematografiche, palchi, impianti. JBL nasce in quel mondo, nel 1946, con l’ingegnere James B. Lansing. Ottant’anni dopo, il marchio ha celebrato la sua storia ad Amsterdam, nel quartier generale del brand, davanti a circa 250 tra giornalisti e influencer riuniti per l’evento JBL Club.

Una celebrazione aziendale, ma anche una piccola storia di come è cambiato il nostro modo di ascoltare: prima intorno agli impianti, poi con dispositivi sempre più mobili, personali, colorati, con un sapore di oggetti domestici anche quando li portiamo fuori casa. Per fare festa assieme agli altri oppure per l’ascolto personale, in solitaria.

David Glaubke, responsabile della Comunicazione Globale per le divisioni Professional Solutions e Luxury Audio: “Tra i tanti prodotti che meglio hanno rappresentato JBL in questi 80 anni, sceglierei il primo realizzato dopo la fondazione: l’altoparlante D130. È importante perché poteva essere utilizzato in molti ambiti diversi, dal cinema agli studi di registrazione fino alla casa. Ha davvero spinto JBL a diventare quel marchio capace di creare meravigliose esperienze sonore in settori molto diversi”.

Il gruppo è presente in oltre il 40% delle sale cinematografiche nel mondo, oltre che in stadi, studi di registrazione e sistemi automotive. Ad Amsterdam JBL ha presentato anche le nuove linee di prodotto: microfoni di fascia alta con funzioni di intelligenza artificiale per trasformare gli speaker PartyBox in sistemi karaoke, nuove cuffie Sound Curve, auricolari con audio ad alta risoluzione e cancellazione del rumore migliorata, e la nuova generazione di speaker portatili Xtreme 5 e Go 5.

Dario Di Stefano, Senior design manager per JBL: “I nostri utenti valutano il look, il colore, l’esperienza. Per questo è importante sapere cosa succede al di fuori dell’industria del suono: la moda, il lifestyle. Riusciamo così a tradurre quegli elementi dentro prodotti tecnologici con un’identità più vicina al lifestyle, alla moda, un po’ trendy”. “Questi speaker – aggiunge – sono quasi indistruttibili e per noi è importante che comunque riusciamo a creare un prodotto che sia durevole, ma nello stesso tempo che non sembri magari un qualcosa che ti spaventi. Quindi è importante creare una forma che sia di stile gentile e comunque che ti attragga, e nello stesso tempo i materiali che utilizziamo possono davvero durare tanto”.

Per l’anniversario il marchio lancerà la JBL Playback Gallery, roadshow internazionale che toccherà nel 2026 Amsterdam, Los Angeles, Monaco, New York, Tokyo e Vienna.

"Cattive abitudini" è il nuovo singolo di Mace con Salmo e Colapesce

Milano, 14 mag. (askanews) – Esce venerdì 15 maggio, il nuovo atteso singolo di Mace, Cattive abitudini, in collaborazione con Salmo e Colapesce, disponibile su tutte le piattaforme digitali per Atlantic Records Italy / Warner Music Italy.

Dopo il trionfo della data al Forum di Milano e la pubblicazione di Levitating High, due voci iconiche, distanti per traiettorie ma sorprendentemente complementari, si incontrano sul nuovo singolo di Mace, Cattive abitudini. Un brano che vede co-protagonisti Salmo e Colapesce, due artisti che orbitano da tempo nell’universo creativo e collaborativo del producer, ma che qui si incrociano per la prima volta nello stesso asse, dando vita a un incontro inedito.

Cattive abitudini prende forma su una produzione firmata Mace: groove ipnotico, chitarre in primo piano, texture psichedeliche, influenze che richiamano alla French Touch e una batteria registrata dal celebre Derrick McKenzie, batterista dei Jamiroquai, per un approccio che continua a ridefinire i confini del pop elettronico contemporaneo. La produzione è il centro gravitazionale attorno a cui le voci cambiano forma, una regia invisibile dove sensibilità diverse possono coesistere senza perdere identità, ma amplificandosi a vicenda.

Il brano parla di ricadere negli stessi errori e nelle stesse abitudini, anche quando si prova a cambiare. “L’abitudine fa schiavo ogni uomo”: Salmo racconta il caos, l’istinto e la fatica di uscirne; Colapesce trasforma tutto in un ritornello ipnotico: “Ho solo imparato a volare / fra i mostri mi sento al sicuro / la notte il mio talento migliore è bruciare nel cielo”. Un’immagine che richiama il mito di Icaro, assumersi il rischio di consumarsi pur di sentirsi vivi.

Il singolo è stato presentato in anteprima durante la data di Mace al Forum del 30 aprile prodotta da Artist First, andata SOLD OUT. Una serata che ha riunito alcune delle voci più rappresentative della scena musicale italiana, trasformandosi in un’esperienza immersiva totale: un flusso continuo di musica, immagini e suggestioni visive, capace di trascendere la dimensione del concerto per diventare un ambiente condiviso, quasi onirico. Sul palco, insieme a Mace, si sono alternati numerosi artisti amici che hanno contribuito a rendere la serata unica e irripetibile: Altea, Astro, Centomilacarie, Colapesce, Ele A, Ernia, Frah Quintale, Gemitaiz, Izi, Jack The Smoker, Joan Thiele, Marco Castello, Marco Mengoni, Papa V, Pitta, Promessa, Salmo, Samurai Jay, DARRN e Venerus.

L’artwork del singolo è realizzato da Carlos del Rio-Bermudez, fotografo e artista spagnolo che altera chimicamente le pellicole dei suoi scatti fotografici attraverso un processo analogico.

Discorso del Papa alla Sapienza, standing ovation e lunghi applausi

Roma, 14 mag. (askanews) – Lunghi applausi per Papa Leone XIV all’Università la Sapienza di Roma; al termine del discorso del Pontefice nell’Aula Magna c’è stata una standing ovation.

Anche durante il suo intervento Leone è stato interrotto due volte da lunghi applausi quando ha toccato i temi del riarmo da non scambiarsi con la sicurezza e quando è tornato a

chiedere per il mondo una pace “disarmata e disarmante”.

Leone arriva alla Sapienza, tanti giovani ad attenderlo: Viva il Papa

Roma, 14 mag. (askanews) – Il grido ripetuto di “Viva il Papa” si alza dal folto gruppo di giovani assiepati ai piedi della scalinata del Rettorato de La Sapienza, dove hanno atteso Leone XIV in visita all’ateneo romano.

Il papa è arrivato in papamobile ed è stato accolto dagli applausi e le grida dei presenti. Poi, una volta salito in cima alla gradinata, ha affermato: “Buongiorno a tutti, grazie per l’accoglienza, sono molto contento di essere qui stamattina con voi, potete seguire l’incontro sugli schermi, spero sia un momento di gioia per tutta la comunità della Sapienza”.

Encefalopatia epatica: cos’è e come si contrasta

Roma, 14 mag. (askanews) – Conoscere, curare e assistere. La campagna “Encefalopatia Epatica: riesci a vEEderla” promossa da Alfasigma in collaborazione con EpaC si prova ad accendere la luce su una malattia troppe volte ignorata o sottovalutata. L’encefalopatia epatica nasce come scompenso della più nota cirrosi epatica e si sviluppa dal fegato, che gradualmente perde la capacità di eliminare le tossine.

L’intervista a Stefania Bassanini, VP, Medical Affairs Alfasigma Italia: “Grazie ad una ricerca etnografica pazienti e caregiver si sono raccontati nella loro quotidianità facendo emergere quelli che sono tutt’oggi dei bisogni insoddisfatti nel percorso di cura di

questi pazienti. A partire da una diagnosi che non è sempre tempestiva, fino ad un’aderenza terapeutica che non è ottimale. Grazie a questa campagna verranno proposti dei momenti

informativi sul territorio in cui verranno date informazioni in merito alla patologia e alla sua gestione a 360°”.

Al centro dell’incontro, tenutosi presso la Delegazione di Roma di Regione Lombardia, è stato presentato il Policy Paper “Un nuovo paradigma per le cronicità complesse: il caso dell’Encefalopatia Epatica”, un documento che vede coalizzarsi Enti, Istituzioni, società scientifiche e associazioni di pazienti con l’intento di migliorare i percorsi di cura sotto tutti gli aspetti: dalla prevenzione ai percorsi terapeutici alla promozione di buone pratiche da diffondere su tutto il territorio nazionale. Diffusione che partirà proprio dalla Lombardia, Regione scelta per il primo degli eventi territoriali della campagna.

Le parole di Massimiliano Conforti, Presidente EpaC ETS: “Il messaggio è che diamo voce alle persone che fino ad oggi non hanno avuto voce: sono il paziente che vive questa malattia, questo tipo di scompenso che ha un forte stigma perché è legato a un vuoto di memoria o comunque momenti dove la persona non ragiona nel momento del scompenso però fortunatamente c’è la possibilità tra le cure e una giusta assistenza che il paziente abbia una qualità di vita migliore”.

In aggiunta alle conseguenze estremamente gravi a cui può portare, l’encefalopatia epatica è piuttosto diffusa: è il secondo effetto piu’ comune della cirrosi epatica e il rischio di recidiva si attesta intorno al 40%. Aumentare la consapevolezza e renderla equamente nota come altre sindromi: è questo l’obiettivo del documento, che non abbandona pazienti e caregiver anzi li affianca lungo il complicato percorso della malattia.

M5s, Conte: ci siamo evoluti, ma siamo più radicali di prima

Roma, 14 mag. (askanews) – M5s ha avuto una “evoluzione” rispetto all’impostazione data da Beppe Grillo ma “per quanto riguarda il rispetto della legalità, giustizia ambientale, giustizia sociale, anzi siamo ancora più radicali di prima”. Lo ha detto Giuseppe Conte parlando a ‘Quante storie’ su Rai3. “Abbiamo un progetto ancora più chiaro, ancora più definito”.

“Però – ha aggiunto – sicuramente abbiamo compreso che, ad esempio, se c’è un incarico pubblico – assessore, sindaco, ministro… – non può essere chiunque a rivestirlo. Oltre che l’onestà – premessa per noi indispensabile – occorrono competenze e capacità”.

La tradizione della pasta fresca al TUTTOFOOD di Milano

Milano, 14 mag. – Nonna Rina, brand del gruppo Nonno Nanni, interpreta in chiave contemporanea la grande tradizione italiana della pasta fatta in casa. Si è presentata così al TUTTOFOOD di Milano, portando in fiera un racconto corale fatto di tradizione, cura artigianale e innovazione di prodotto. Ha parlato così Luca Galuppo, Direttore Marketing di Latteria Montello: “Rappresenta una grande occasione per incontrare operatori del settore e per presentare l’evoluzione dei nostri brand Nonna Rina, Nonno Nanni e Tonon. Stiamo portando importanti novità come il rilancio della gamma gastronomia, le mozzarelline affumicate e inoltre la gamma senza lattosio, dove stiamo lanciando lo stracchino senza lattosio che si unisce a robiola spalmabile e quindi completa la gamma”.

Nello spazio espositivo, presente anche la nuova linea di pasta fresca senza lattosio ripiena di formaggi. Un progetto che vuole ascoltare le nuove esigenze alimentari e la volontà di rendere il piacere della pasta fresca accessibile a tutti, senza rinunciare al gusto.

“Per quanto riguarda Nonna Rina presentiamo la linea senza lattosio composta da ravioloni cotto affumicato e robiola Nonno Nanni senza lattosio e girasoli pesto e stracchino Nonno Nanni senza lattosio. Per noi questa è un’importante piattaforma” ha aggiunto Galuppo.

Innovazioni studiate per soddisfare le esigenze anche del target più sofisticato, a conferma della grandissima specializzazione del marchio e della vocazione a esaudire richieste di elevata resa e di massima versatilità.

(Servizio Pubbliredazionale)

Summit Xi-Trump, il caso dei resoconti difformi tra Pechino e Casa Bianca

Roma, 14 mag. (askanews) – I resoconti di Pechino e Washington sul vertice di oggi tra il presidente cinese Xi Jinping e il presidente Usa Donald Trump mostrano differenze significative, a partire da Taiwan: centrale nella versione cinese, assente in quella della Casa Bianca. Nel resoconto cinese, Xi ha lanciato un avvertimento netto sulla questione taiwanese, definendola il tema più importante nelle relazioni tra Cina e Stati uniti e indicando il rischio di scontri o persino conflitti se non sarà gestita correttamente.

La versione della Casa Bianca, invece, non menziona Taiwan. I comunicati statunitensi si concentrano soprattutto su affari e commercio, sottolineando l’interesse della Cina ad acquistare petrolio americano e l’opposizione di Pechino alla militarizzazione dello Stretto di Hormuz. Inoltre, nel resoconto della Casa Bianca si afferma che Trump e Xi hanno concordato sul fatto che l’Iran non deve possedere l’arma atomica.

Questi tre elementi – acquisti di petrolio Usa, armi nucleari dell’Iran e Hormuz – non compaiono nei resoconti cinesi. Il documento americano cita anche la necessità di costruire sui progressi compiuti per interrompere il flusso dei precursori del fentanyl. Le dichiarazioni della Casa Bianca non fanno invece riferimento al quadro di “relazioni costruttive di stabilità strategica” che, secondo Pechino, i due leader avrebbero concordato come nuovo concetto guida dei rapporti bilaterali.

A TUTTOFOOD 2026 spazio per l’impegno nel biologico certificato

Milano, 14 mag. (askanews) – L’edizione 2026 di TUTTOFOOD, ospitata da Rho Fiera Milano dall’11 al 14 maggio, è un punto importante per Cerreto Bio, azienda che celebra i 50 anni di impegno nel biologico certificato, cuore pulsante di una realtà che ha saputo crescere, evolversi e innovarsi.

La partecipazione del Gruppo è un’occasione per ribadire, una volta di più, l’impegno verso un’alimentazione responsabile, una trasparenza assoluta e una coerenza che hanno caratterizzato ogni fase della produzione, dalla terra alla tavola. L’occasione per presentare nuove zuppe ricche di proteine vegetali e fibre, dal gusto che ricorda quello delle zuppe di una volta, ma pronte in soli 20 minuti.

Ha parlato in merito Claudio Ferrari, Direttore Vendite di Cerreto Bio: “E’ un traguardo importantissimo per noi. 50 anni di storia della nostra azienda, speriamo di fare bene e di continuare in questo modo. Le novità principali che presentiamo in questa fiera sono tre zuppe, quindi misti di legumi, cereali ed erbe essiccate. La novità più importante è che siamo riusciti a inserire, all’interno delle miscele, i semi, quindi i semi di chia e i semi di zucca”.

Profondo il legame tra il marchio e la natura, come testimoniato dallo spazio espositivo, green ed interamente realizzato in legno. A tutti i partecipanti, offerta l’opportunità di degustare i prodotti durante la manifestazione.

La salumeria diventa sempre più contemporanea

Milano, 14 mag. (askanews) – In occasione di Tuttofood 2026, Veroni ha presentato una visione della salumeria sempre più contemporanea, capace di interpretare i nuovi stili di consumo senza perdere il legame con la tradizione italiana. Dall’aperitivo alle soluzioni ready-to-eat, passando per il foodservice professionale e il consumo on-the-go. Ha parlato così Emanuela Bigi, Direttore Marketing Gruppo Veroni: “C’è la richiesta e la necessità del consumatore di avere un pranzo veloce, pratico, un break durante la giornata perché sempre di più i momenti di consumo diventano fluidi. Non c’è più solo il mattino, il pranzo e la cena ma diversi momenti. Lo snack che noi creiamo è un mix di salumi, formaggi, frutta secca e grissini, quindi anche proteico e completo da un punto di vista nutrizionale.”

Accanto all’innovazione, resta centrale il richiamo alla tradizione, rappresentata dalle storiche mortadelle, con un approccio sempre più orientato alla qualità delle materie prime, alla trasparenza e al benessere del consumatore. A fare da filo conduttore è il progetto dedicato all’aperitivo italiano, che continua a promuovere il valore della convivialità attraverso eventi, partnership e attività diffuse sul territorio. “Veroni è sempre più sinonimo di aperitivo. È un posizionamento nato negli Stati Uniti, dove siamo simbolo dell’aperitivo italiano e anche in Italia abbiamo sviluppato un progetto che si chiama Veroni La Sostanza Dell’Aperitivo, perché non si deve solo bere bene, ma bisogna anche saper mangiare bene e di qualità” ha concluso Bigi.

Si completa così la trasformazione di uno dei rituali più iconici del lifestyle italiano in un’esperienza contemporanea e condivisa.

Cinema, Nastri d’Argento: "Portobello" di Bellocchio serie dell’anno

Roma, 14 mag. (askanews) – “Portobello” di Marco Bellocchio, con Fabrizio Gifuni nel ruolo di Enzo Tortora, è la Serie dell’anno 2026 ai Nastri d’Argento Grandi Serie. Lo annunciano i Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI) insieme alle cinquine finaliste nelle tradizionali categorie Commedia, Crime, Drama, Dramedy e Film Tv che saranno votate nei prossimi giorni in vista della serata conclusiva del Premio, il 6 giugno prossimo a Napoli, ancora una volta realizzato in collaborazione con la Film Commission Regione Campania e con il sostegno del MiC Direzione Generale Cinema e audiovisivo e di partner istituzionali e sponsor privati.

Presentato fuori concorso alla 82esima ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, “Portobello” racconta il clamoroso errore giudiziario di cui fu vittima Enzo Tortora, il giornalista tra i più popolari protagonisti della televisione Rai. Accanto a Fabrizio Gifuni, un cast di eccellenza tra i quali spiccano interpreti come Lino Musella, Barbora Bobulova, Romana Maggiora Vergano e, ancora, tra gli altri, Paolo Pierobon, Fausto Russo Alesi, Irene Maiorino, Alessandro Preziosi, Gianfranco Gallo, Pier Giorgio Bellocchio e Davide Mancini. La serie, scritta da Marco Bellocchio con Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore, ha la fotografia di Francesco Di Giacomo, la scenografia di Andrea Castorina, i costumi di Daria Calvelli, il montaggio di Francesca Calvelli, le musiche di Teho Teardo. “Portobello” è la prima serie italiana HBO Original prodotta da Lorenzo Mieli e Mario Gianani per Our Films e da Simone Gattoni per Kavac Film, con Rai Fiction e The Apartment (società del gruppo Fremantle), disponibile su HBO Max. Sarà premiata a Napoli nella serata conclusiva dei Nastri d’Argento Grandi Serie 2026.

Nei prossimi giorni saranno svelati i Premi speciali che si aggiungeranno ai vincitori votati dalla Giuria dei Giornalisti e saranno anche annunciati i nomi delle protagoniste e dei protagonisti più iconici dell’anno. Sono intanto venticinque le Serie candidate quest’anno, come sempre selezionate tra i titoli proposti su reti e piattaforme – Hbo Max, Mediaset, Netflix, Paramount+, Prime Video, Rai, Sky, che compongono un panorama sempre più centrale nell’industria audiovisiva italiana in molti casi con un richiamo anche internazionale.

Le Serie finaliste sono, in ordine alfabetico, per la Commedia “Balene – Amiche per sempre”, “Call My Agent – Italia” (Terza stagione), “Il Baracchino”, “Pesci Piccoli 2” e “Sicilia Express”. Per il Crime concorrono “Gomorra – Le origini”, “Guerrieri – La regola dell’equilibrio”, “Il Mostro”, “L’Invisibile – La cattura di Matteo Messina Denaro” e “Petra” (Terza stagione). Nella categoria Drama sono in cinquina “A testa alta – Il coraggio di una donna”, “Il Commissario Ricciardi” (Terza stagione), “Le libere donne”, “Noi del Rione Sanità” e “Prima di noi”. Tra i titoli Dramedy, sono in competizione “Avvocato Ligas”, “Cuori” (Terza stagione), “La Preside”, “Mrs Playmen” e “Un Professore” (Terza stagione). Infine, per il miglior Film Tv, si contendono il Nastro d’Argento “Franco Battiato. Il lungo viaggio”, “Il falsario”, “Qualcosa di Lilla”, “Scuola di seduzione” e “Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli”.

Per il Nastro d’Argento alla migliore attrice protagonista sono in cinquina Linda Caridi (Prima di noi), Carolina Crescentini (Mrs Playmen), Sabrina Ferilli (A testa alta), Maria Chiara Giannetta (Blanca – Terza stagione) e Maria Vera Ratti (Il Commissario Ricciardi – Terza stagione). Tra gli attori protagonisti concorrono Dario Aita (Franco Battiato. Il lungo viaggio), Luca Argentero (Avvocato Ligas), Alessandro Gassmann (Guerrieri – La regola dell’equilibrio), Matteo Martari (Cuori – Terza stagione) e Carmine Recano (Noi del Rione Sanità).

Sono candidate per la migliore attrice non protagonista Sara Drago (Call My Agent – Italia – Terza stagione), Emanuela Grimalda (Gloria – Il ritorno), Gaia Messerklinger (Le libere donne), Marina Occhionero (Vita da Carlo – Stagione finale) e Benedetta Porcaroli (Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli). Infine, per il migliore attore non protagonista concorrono Andrea Arcangeli (Prima di noi), Fabrizio Biggio (Le libere donne), Corrado Guzzanti (I delitti del BarLume), Valerio Lundini (Gigolò per caso – La sex guru) e Giulio Scarpati (Cuori – Terza stagione).

“I Nastri d’Argento Grandi Serie – ha sottolineato a nome dei Giornalisti Cinematografici Laura Delli Colli, presidente – consolidano un percorso che ha saputo dare alla serialità italiana una casa riconoscibile, autorevole, capace di guardare ai linguaggi contemporanei senza rinunciare alla qualità. Anche quest’anno i Nastri d’Argento segnalano produzioni dalle ambizioni internazionali ma anche racconti più vicini alla rappresentazione di realtà profondamente radicate sui diversi territori in cui sono ambientate, titoli popolari e talenti molto amati dal pubblico che confermano il valore non solo spettacolare di una produzione eterogenea e senza dubbio anche in grado di contrastare più del cinema le difficoltà in questo momento fortemente critico per i lavoratori del settore”.

I titoli candidati sono stati scelti tra le serie e i film tv andati in onda dal primo maggio 2025 al 30 aprile 2026, a cura del Direttivo Nazionale dei Giornalisti Cinematografici Italiani: Laura Delli Colli (presidente), Paolo Sommaruga (vicepresidente), Fulvia Caprara, Nicole Bianchi e Damiano Panattoni affiancati nel Consiglio Nazionale da Maurizio di Rienzo, Fabio Falzone e Stefania Ulivi, con Susanna Rotunno alla Segreteria organizzativa SNGCI.

Le cose importanti che ha detto Mario Draghi ad Aquisgrana

Roma, 14 mag. (askanews) – Nell’Unione Europea ‘abbiamo raggiunto un punto al quale le decisioni che vanno prese non possono più essere confinate nell’ambito del quadro istituzionale che abbiamo ereditato. Alcune richiedono una dimensione che solo l’Europa può fornire. Altre un livello di legittimazione democratica che va costruito dalle fondamenta. Questo richiede ai leader europei di fare un passo in avanti’. Lo ha affermato l’ex presidente del Consiglio italiano e della Bce, Mario Draghi, nel suo intervento oggi a Aquisgrana, in Germania, alla cerimonia di conferimento del premio Carlo Magno.

‘Nel nostro continente gli europei mostrano che vogliono che l’Europa agisca. Vogliono che l’Unione europea difenda la loro libertà, prosperità e solidarietà. E continuano a sostenere con passione i valori per cui l’Europa ha meritato di essere costruita e che oggi la rendono unica. Il compito ora è rispondere a questa fiducia con coraggio – ha anche detto Draghi – e mostrare che l’Europa può ancora superare questa crisi nell’unione’.

‘Per la prima volta dal 1949 gli europei devono fare fronte alla possibilità che gli Stati Uniti non garantiscano più la nostra sicurezza nei termini che davamo per scontati’. Così Draghi, e ‘la Cina non offre una ancora alternativa – ha aggiunto -. Sta generando surplus industriali in una misura tale che il mondo non può assorbire senza svuotare le proprie basi produttive. E sta sostenendo in maniera diretta il nostro avversario, la Russia’.

‘In un mondo in cui le partnership stanno cambiando, ogni dipendenza strategica oggi va riesaminata. Per la prima volta a nostra memoria ci troviamo veramente da soli – ha rilevato Draghi -. L’Europa sta rispondendo a questa nuova realtà. Ma sta rispondendo con un sistema che non è stato mai concepito per sfide di questa magnitudine’. ‘Il progetto europeo – ha ricordato l’ex premier – è stato deliberatamente e saggiamente costruito per prevenire la concentrazione di potere. Dopo le catastrofi della prima metà del XX secolo, gli europei si sono determinati al fatto che nessuno Stato membro avrebbe dovuto dominare gli altri’.

Da qui al 2030 gli Stati Uniti spenderanno all’incirca cinque volte più dell’Unione europea sulla costruzione di data centre. La Cina si sta mobilitando in misura analoga. ‘Se l’Europa dovesse pareggiare queste ambizioni, la domanda di energia potrebbe aumentare del 20-30% rispetto ad oggi’. Ha rilevato Draghi, che ha proseguito: ‘L’Europa possiede le risorse, i talenti e il potenziale latente di energia per competere con questa trasformazione. Ma le stesse barriere e limitazioni che hanno prodotto la nostra esposizione, le nostre dipendenze – ha detto – ci impediscono di mobilitarci nelle proporzioni che la situazione richiederebbe’. ‘Questo è un divario che non possiamo lasciare allargare. A differenza di elettricità o Internet, l’intelligenza artificiale migliora tramite l’uso. Ogni fase di sviluppo genera dati e capacità che rendono la prossima ondata ancora più poderosa. Le economie che accumulano questi vantaggi per primi saranno permanentemente in testa’, ha proseguito. ‘L’Europa si è aperta al mondo senza completare il mercato interno. E’ diventata troppo dipendente dalla domanda estera, troppo dipendente dalla capacità controllate altrove, troppo frammentata per mobilitare le sue economie di scala’.

‘Non fingerò che ciò che attende l’Europa sia facile. La tensione cui è sottoposto il nostro continente è profonda e si fa più pesante di mese in mese. Ma questo non è solo un momento di pericolo. È anche un momento di rivelazione. Perché le forze che oggi mettono alla prova l’Europa stanno compiendo qualcosa che decenni di pace e prosperità non sono riusciti a fare: stanno spingendo gli europei a riconoscere, ancora una volta, ciò che hanno in comune e ciò che sono disposti a costruire insieme’, ha anche affermato Draghi nel suo intervento ad Aquisgrana.

‘Questo dovrebbe darci fiducia. Dovrebbe anche renderci lucidi riguardo alla portata del compito che ci attende. Dal 2020, gli shock esterni si sono susseguiti uno dopo l’altro, ciascuno aggravando il precedente e restringendo ulteriormente lo spazio per l’esitazione. Stiamo ancora assorbendo i dazi da parte del nostro principale partner commerciale, a livelli senza precedenti da un secolo a questa parte. Da ultimo – ha proseguito – la guerra in Medio Oriente ha riportato l’inflazione nelle nostre economie e l’ansia nelle nostre famiglie. Anche quando lo stretto di Hormuz riaprirà, le fratture inferte alle catene di approvvigionamento potrebbero estendersi per mesi o anni’. ‘Questi shock sarebbero difficili in qualsiasi circostanza. Ma arrivano proprio nel momento in cui il bisogno di investimenti dell’Europa è diventato enorme. La precedente stima di circa 800 miliardi di euro l’anno di spesa strategica aggiuntiva è salita, con gli impegni in materia di difesa degli ultimi anni, a quasi 1.200 miliardi di euro l’anno in media. La crescita è quindi la precondizione per tutto ciò che l’Europa dice oggi di dover fare – ha rilevato Draghi -: finanziare la transizione energetica, difendere il proprio continente, costruire le industrie dell’era digitale e sostenere società che invecchiano. E il mondo che un tempo aiutava l’Europa a generare prosperità non esiste più. È diventato più duro, più frammentato e più mercantilista’.

Nel mondo attuale, con gli ultimi sviluppi persino i partiti ‘sovranisti’ in Europa ‘ora riconoscono che nessuna nazione europea può difendersi da sola’. Così ancora Draghi. ‘La cooperazione in materia di difesa si sta allargando rapidamente: un recente esercizio di mappatura ha identificato più di 160 accordi di difesa bilaterali e plurilaterali tra Stati europei, il Regno Unito e l’Ucraina, la maggior parte dei quali firmati dopo l’invasione russa. Sei partnership recano una clausola di difesa reciproca. Il compito ora – ha detto Draghi – è trasformare questo mosaico in impegni chiari e vincolanti. Se uno Stato membro viene attaccato, la risposta dell’Europa dovrebbe essere inequivocabile anche prima che la crisi abbia inizio’.

Secondo l’ex premier ‘ci sono due percorsi per dare sostanza a quell’impegno, e non devono necessariamente escludersi a vicenda. Uno passa attraverso coalizioni più ridotte di paesi accomunati già oggi da capacità e percezioni della minaccia affini. In pratica, gran parte della risposta militare europea è già sostenuta da un gruppo centrale: Germania, Polonia, Francia e Regno Unito, insieme agli Stati nordici e baltici che sono più vicini alla minaccia’. ‘Non tutti i paesi devono contribuire nello stesso modo. L’Ucraina ha dimostrato che la difesa moderna non si esaurisce più in carri armati, aerei e artiglieria. Dipende anche da batterie, sensori, software e dalla capacità di adattare rapidamente le tecnologie civili. Alcuni paesi forniranno forze; altri forniranno componenti di droni, capacità cyber o logistica; altri ancora aiuteranno finanziariamente. L’altro percorso – ha detto – è dare sostanza operativa all’articolo 42, paragrafo 7, la clausola di difesa reciproca dell’UE, che, sebbene giuridicamente definita e una volta invocata, non è ancora stata tradotta in piani concreti, capacità e strutture di comando’.

‘Molto dipenderà da chi si unirà a questo sforzo comune. Ogni comunità politica è in ultima analisi plasmata dalla sua comprensione dell’obbligo reciproco, da ciò che i suoi membri ritengono di doversi l’un l’altro quando accade il peggio. Per settant’anni, l’Europa ha potuto lasciare questa domanda in parte senza risposta. Ora dobbiamo rispondervi noi stessi. I primi segni si iniziano già a vedere. Quando la Russia ha invaso l’Ucraina, l’Europa ha scelto di stare al fianco di una nazione che combatte per la propria libertà, e ha mantenuto quell’impegno anno dopo anno. Quando la Groenlandia è stata minacciata, l’Europa ha tenuto testa al suo alleato più stretto e, così facendo, ha scoperto capacità che non sapeva di avere. Persino i partiti che hanno costruito la loro identità sulla sovranità nazionale – ha concluso Draghi – riconoscono ora che nessuna nazione europea può difenderla da sola’.

Meloni presiede Comint, ok a documento strategico politica spaziale nazionale

Roma, 14 mag. (askanews) – “La seduta di oggi del COMINT aggiunge un tassello in più alla strategia del Governo attraverso l’approvazione del Documento strategico di politica spaziale nazionale. È un passaggio cruciale, perché traduce in programmazione e azioni concrete gli indirizzi che questo Governo ha fissato”. Lo ha detto, secondo quanto si apprende, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, oggi a Palazzo Chigi presiedendo la 29^ seduta del Comitato interministeriale per le politiche relative allo Spazio e alla ricerca aerospaziale (COMINT).

“Il documento – ha sottolineato Meloni – si concentra su quei settori nei quali l’Italia è già forte – osservazione della Terra, accesso allo spazio, telecomunicazioni e navigazione, esplorazione, ricerca scientifica – e ai nuovi segmenti: logistica orbitale, servizi in orbita, infrastrutture commerciali in orbita bassa, sicurezza e resilienza”.

“Oggi – ha spiegato la premier – ho voluto essere qui per confermare con voi che l’attenzione al dominio spaziale è una priorità nazionale, e che l’Italia ha le carte in regola per continuare a ricoprire un ruolo di primo piano in questo segmento strategico. È una sfida ambiziosa, ma che sono certa sapremo vincere insieme, se continueremo a mobilitare attorno a questo obiettivo Istituzioni, settore privato, la filiera scientifica, il tessuto economico e industriale”.

Meloni ha quindi ringraziato “l’Agenzia Spaziale Italiana, da sempre il ‘braccio operativo’ delle politiche per lo spazio in Italia, per il grande lavoro che fa ogni giorno, oltre che all’Intergruppo parlamentare per la Space Economy, che sta assicurando a questo percorso un contributo significativo”.

“Oggi più che mai siamo consapevoli che, anche da questo dominio, passa il cammino per costruire una Nazione più forte, più libera, più prospera. E, quindi, grazie ancora del lavoro che abbiamo fatto insieme, ma soprattutto di quello che faremo da qui ai prossimi mesi”, ha concluso.

Alex Wyse esce con "Dicono che tutte le cose belle poi finiscono"

Milano, 14 mag. (askanews) – Esce domani 15 maggio il nuovo album di Alex Wyse “Dicono che tutte le cose belle poi finiscono”, un progetto intenso e personale che racconta, con uno sguardo lucido e contemporaneo, le emozioni e le contraddizioni di una generazione sospesa tra il bisogno di autenticità e la paura di esporsi davvero.

Il disco nasce da un percorso di ricerca tra suono e linguaggio, avviato a partire dall’esperienza sanremese e si muove attorno a un senso diffuso di irrequietezza: quello di chi fatica a riconoscersi pienamente nel proprio tempo. Da qui prende forma uno sguardo romantico e sfocato verso epoche mai vissute, ma interiorizzate attraverso film, musica e immaginari del passato.

Ne emerge un racconto emotivo coerente, in cui convivono ribellione e vulnerabilità, leggerezza e malinconia. Alex Wyse, nome d’arte di Alessandro Rina, è un giovane cantautore italiano che conta oltre 95 milioni di streaming sulle piattaforme digitali, mette al centro, la ricerca di sé in un mondo che impone modelli irraggiungibili e il tentativo di liberarsene per tornare a una dimensione più autentica.

Le tracce attraversano le diverse sfumature dell’esperienza affettiva: dagli addii consapevoli alle relazioni sospese, fino agli amori instabili e alle memorie che continuano a vivere nei gesti quotidiani. Accanto alla dimensione più introspettiva, trovano spazio anche momenti di energia e libertà, tra suggestioni retrò e tensione verso una nuova identità contemporanea.

Uno dei fili conduttori più forti è il rapporto con l’amore oggi: spesso veloce e superficiale, filtrato da una realtà iperconnessa. In questo contesto emerge una tensione costante tra il desiderio di autenticità e il timore che ogni emozione sia destinata a svanire.

Senza offrire risposte definitive, l’album restituisce un ritratto sincero del presente, tra nostalgia e ricerca, istinto e consapevolezza, confermando la capacità di Alex Wyse di dare voce a una narrazione generazionale diretta e profondamente umana.

Tracklist: +LOVE Amara Rockstar Tenco e Dalida Vis à Vis Batticuore Notte stupida Arrivederci più

Ue, Draghi: leader facciano un passo avanti e rispondano a fiducia cittadini

Roma, 14 mag. (askanews) – Nell’Unione Europea “abbiamo raggiunto un punto al quale le decisioni che vanno prese non possono più essere confinate nell’ambito del quadro istituzionale che abbiamo ereditato. Alcune richiedono una dimensione che solo l’Europa può fornire. Altre un livello di legittimazione democratica che va costruito dalle fondamenta. Questo richiede ai leader europei di fare un passo in avanti”. Lo ha affermato l’ex presidente del Consiglio italiano e della Bce, Mario Draghi, nel suo intervento oggi a Aquisgrana, in Germania, alla cerimonia di conferimento del premio Carlo Magno.

“Nel nostro continente gli europei mostrano che vogliono che l’Europa agisca. Vogliono che l’Unione europea difenda la loro libertà, prosperità e solidarietà. E continuano a sostenere con passione i valori per cui l’Europa ha meritato di essere costruita e che oggi la rendono unica. Il compito ora è rispondere a questa fiducia con coraggio – ha concluso Draghi – e mostrare che l’Europa può ancora superare questa crisi nell’unione”.

Vela, Australia annuncia la sfida all’America’s cup

Roma, 14 mag. (askanews) – Sale a sei il numero degli sfidanti ufficiali per la 38ª America’s Cup di Napoli. Il Royal Prince Edward Yacht Club ha annunciato che la propria challenge è stata formalmente accettata dal Royal New Zealand Yacht Squadron. A rappresentare il club australiano sarà Team Australia, sostenuto da John Winning, già vicino ai team australiani impegnati nelle competizioni Youth e Women’s America’s Cup disputate a Barcellona nel 2024.

Il team ha inoltre ufficializzato l’ingresso di Tom Slingsby nel ruolo di Head of Sailing. Il velista australiano, oro olimpico, specialista del foiling e due volte nominato World Sailor of the Year, sarà uno dei punti di riferimento della squadra. Glenn Ashby, tre volte vincitore dell’America’s Cup, ricoprirà invece l’incarico di Head of Performance & Design.

Alla guida del progetto come Chief Executive Officer ci sarà Grant Simmer, figura storica della vela australiana e membro della leggendaria campagna di Australia II che nel 1983 interruppe il dominio di 132 anni del New York Yacht Club.

Lo stesso Simmer ha sottolineato il forte valore personale della nuova sfida australiana: “Il mio percorso nell’America’s Cup è iniziato nei primi anni ’80 con Australia II, un team che ha cambiato la storia della competizione. Da allora ho partecipato a ogni edizione della Coppa, compresa l’organizzazione dell’evento di Fremantle, ancora oggi considerato tra i migliori di sempre. Negli anni molti talenti australiani si sono distribuiti tra diversi team internazionali, ma oggi, grazie a John Winning e a questa nuova campagna, abbiamo l’occasione di riunirli nuovamente sotto la bandiera australiana. L’aspetto più stimolante è poter contribuire alla crescita di una nuova generazione di velisti, designer e ingegneri australiani dell’America’s Cup”.

Anche Marzio Perrelli, CEO dell’America’s Cup Partnership, ha accolto con entusiasmo l’ingresso del nuovo challenger: “Team Australia, in rappresentanza del Royal Prince Edward Yacht Club e sesto challenger ufficiale della Louis Vuitton 38ª America’s Cup, ha costruito fin dall’inizio una squadra di altissimo livello e grande esperienza. Siamo felici di accoglierli nel Board dell’America’s Cup Partnership. Il ritorno dell’Australia nell’America’s Cup è una notizia importante per tutto il movimento velico internazionale e motivo di orgoglio per il Paese”. (Credit foto America’s cup)

Il Papa: in Ucraina, Gaza, Iran e Libano c’è rischio annientamento con l’IA

Roma, 14 mag. (askanews) – “Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento”. E’ la condanna di Papa Leone, nel discorso tenuto a La Sapienza di Roma.

“Lo studio, la ricerca, gli investimenti – sottolinea – vadano nella direzione opposta: siano un radicale ‘sì’ alla vita! Sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!”.

Per il Pontefice, dunque, “occorre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti”.

Bandiera Blu in 257 Comuni: sul podio Liguria, Puglia e Calabria

Milano, 14 mag. (askanews) – Sono 257 i Comuni italiani che hanno ottenuto la Bandiera Blu 2026, undici in più rispetto ai 246 riconoscimenti assegnati lo scorso anno. I nuovi ingressi sono 14, mentre tre Comuni non sono stati confermati.

L’assegnazione delle Bandiere Blu da parte della Foundation for Environmental Education ai Comuni rivieraschi e agli approdi turistici è stata annunciata questa mattina a Roma, nel corso della cerimonia ospitata presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche. All’evento ha preso parte anche il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi.

Sul piano territoriale, la Liguria si conferma la regione con il maggior numero di vessilli, conquistando due nuove Bandiere Blu e raggiungendo quota 35 località premiate. Seguono la Puglia con 27 riconoscimenti, frutto di due nuovi ingressi e due uscite, e la Calabria che sale grazie a quattro nuovi Comuni insigniti.

Restano stabili a quota 20 le Bandiere Blu assegnate a Campania e Marche, mentre la Toscana cresce e raggiunge anch’essa 20 località grazie a un nuovo ingresso. La Sardegna ottiene 17 riconoscimenti con un nuovo Comune premiato, mentre la Sicilia sale a 16 grazie a due nuovi ingressi. Confermate anche le 16 Bandiere Blu dell’Abruzzo.

Il Trentino-Alto Adige mantiene i suoi 12 Comuni premiati, mentre l’Emilia-Romagna sale a 11 località grazie a un nuovo ingresso. Il Lazio scende invece a 10 riconoscimenti per effetto di un’uscita. Confermate le nove Bandiere del Veneto, le cinque della Basilicata e le quattro del Piemonte. La Lombardia conquista un nuovo riconoscimento e sale a quattro Comuni premiati. Restano infine stabili Friuli Venezia Giulia e Molise, entrambe con due località insignite.

Complessivamente, le Bandiere Blu assegnate ai Comuni lacustri salgono a 23, grazie all’ingresso di una nuova località.

Sono inoltre 87 gli approdi turistici premiati nel 2026, con tre nuovi ingressi. Secondo la FEE, il dato conferma il consolidamento delle politiche di sostenibilità adottate dalla portualità turistica, nel rispetto dei requisiti ambientali e qualitativi previsti dal programma internazionale. “Anche quest’anno registriamo un incremento dei Comuni che hanno ottenuto il riconoscimento della Bandiera Blu 2026: sono 257, con 14 nuovi ingressi lungo tutto il territorio nazionale – commenta Claudio Mazza, presidente della fondazione FEE Italia -. I numeri confermano ancora una volta la crescita virtuosa dei territori italiani. Particolarmente significativo è il risultato emerso dal lavoro svolto sui Piani di Azione per la Sostenibilità richiesti da due anni alle Amministrazioni Comunali, che stanno diventando strumenti sempre più concreti di programmazione e governance territoriale. Non si tratta soltanto di obiettivi formali, ma di percorsi strutturati che coinvolgono cinque macro-aree di obiettivi. Dai dati di questi due anni di lavoro emerge un’importante crescita: più impegni, più progettualità, più qualità, più struttura e più metodo.Oggi, d’altronde, il turismo internazionale premia le destinazioni che sanno coniugare bellezza, sostenibilità, innovazione e qualità dei servizi e della vita”.

“In questo scenario, la Bandiera Blu rappresenta una visione di sviluppo strategica per le coste italiane, che hanno l’opportunità di diventare un laboratorio avanzato di sostenibilità e innovazione. Attraverso questo percorso – conclude Mazza -, i territori sono accompagnati verso modelli di crescita più equilibrati e competitivi, capaci di integrare tutela ambientale, sviluppo economico e benessere delle comunità”.

Summit Xi-Trump, il presidente cinese: Taiwan può portarci allo scontro

Roma, 14 mag. (askanews) – Al di là della protocollare cortesia tra leader delle due principali potenze del mondo, il primo incontro tra Xi Jinping e Donald Trump a Pechino nell’ambito della visita del presidente Usa che si concluderà domani segnala la distanza tra Cina e Stati uniti sul tema di Taiwan. Il leader cinese ha lanciato un avvertimento agli Usa: per Pechino il tema dell’isola è “la più importante questione” bilaterale che, se gestita male, potrebbe portare le due sponde del Pacifico a un conflitto.

La riunione presso la Grande Sala del Popolo tra le due delegazioni guidate dai leader è durata 130 minuti, mezz’ora in più dell’ultimo incontro che aveva avuto luogo a Busan, in Corea del Sud, lo scorso anno.

“I leader dei due paesi hanno avuto uno scambio di opinioni sui principali dossier internazionali e regionali, tra cui la situazione in Medio Oriente, la crisi ucraina e la situazione nella penisola coreana”, ha indicato l’agenzia ufficiale cinese Xinhua.

E’ sulla questione taiwanese, in realtà, che le dichiarazioni di Xi sono state più forti. Il presidente cinese ha invitato Trump a trattare la questione con “estrema cautela”, segnalando che se il dossier sarà gestito correttamente, i rapporti tra i due paesi potranno mantenere una stabilità complessiva. Ma avvertendo anche che “se non sarà gestito correttamente, i due paesi potrebbero scontrarsi o persino entrare in conflitto, spingendo l’intera relazione Cina-Stati uniti in una situazione molto pericolosa”.

In particolare, Xi vorrebbe una riduzione delle vendite di armi Usa a Taiwan, che Pechino considera parte integrante del proprio territorio. L’amministrazione Trump ha per ora messo in stand-by la vendita di un pacchetto di armi per 13 miliardi di dollari per favorire un esito positivo del vertice con Xi. Trump ha espresso gratitudine per l’accoglienza ricevuta a Pechino e ha definito Xi un “grande leader”, facendo riferimento alla sua amicizia con il numero uno cinese e segnalando che “ogni volta che abbiamo avuto un problema, lo abbiamo risolto molto rapidamente”. Alla fine dell’incontro, il presidente americano ha affermato che è stato “ottimo”.

Xi ha segnalato la necessità di mettere in sintonia gli interessi americani e cinesi. “Ho sempre creduto che gli interessi comuni di Cina e Stati uniti superino le differenze tra loro, e che il successo di ciascuna parte sia un’opportunità per l’altra”, ha dichiarato, in un’implicita critica all’approccio conflittuale sul piano commerciale ed economico da parte di Trump con la sua politica aggressiva di dazi e di restrizioni sull’export tecnologico. “I fatti hanno dimostrato più di una volta – ha detto ancora Xi – che non ci sono vincitori nelle guerre commerciali”.

Trump, dal canto suo, ha invitato Xi a usare la reciproca amicizia per superare i contrasti e ha segnalato che gli Usa vogliono fare affari con la Cina su una base di reciprocità. “Sono qui oggi per rendere omaggio a lei e alla Cina, guardando con interesse al commercio e agli affari”, ha dichiarato. “E sarà totalmente reciproco da parte nostra”.

Il vertice odierno viene a valle di una serrata trattativa che si è tenuta a Seoul fino a pochissime ore prima della riunione. Il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha di nuovo visto il vicepremier cinese He Lifeng per preparare il terreno ai negoziati di Pechino. “Ieri i nostri team economici e commerciali hanno prodotto risultati generalmente bilanciati e positivi”, ha detto Xi nel vertice. “Laddove ci sono disaccordi e frizioni, consultazioni su piano di parità sono l’unica scelta giusta”, ha continuato. Gli esiti di queste consultazioni saranno più chiari nelle prossime ore.

Xi ha anche incontrato la folta delegazione di leader d’impresa tecno-oligarchi al seguito di Trump: tra gli altri, il fondatore di Tesla e SpaceX Elon Musk, l’amministratore delegato di Apple Tim Cook, l’amministratore delegato di GE Aerospace Larry Culp, quello di Boeing Kelly Ortberg e il numero uno di Nvidia Jensen Huang. Pechino – ha detto loro Xi – “accoglie con favore il rafforzamento della cooperazione con gli Stati uniti ed è convinta che le aziende americane avranno prospettive ancora maggiori nel paese”.

Al termine dell’incontro presso la Grande Sala del Popolo, poi, il presidente cinese ha portato Trump al Tempio del Cielo, un luogo altamente simbolico per il potere cinese.

Il Papa a La Sapienza: "Chi ricerca e cerca la verità cerca Dio"

Roma, 14 mag. (askanews) – “Ho voluto cominciare questa visita stamattina qui nella Cappella, questa bella chiesa, punto di incontro con il Signore perché innanzitutto questa mia visita stamattina è una visita pastorale, per conoscere l’università”. Lo ha detto il Papa a braccio arrivando nella Cappella universitaria dell’Università La Sapienza.

“Chi ricerca, chi studia, chi cerca la verità alla fine cerca Dio – ha aggiunto – incontrerà e troverà Dio nella bellezza della creazione, in tante forme che Dio ha voluto mettere nelle sue forme”.

“Oggi è un bel momento – ha sottolineato – in questo centro di studio, il più grande in tutta Europa, è una benedizione, un dono di Dio trovarci qui e vivere un po’ questo momento sapendo che è Dio che ci ha chiamati e che ha dato questa meravigliosa creazione per tutti noi”.

Summit Xi-Trump, presidente cinese: Taiwan può portarci a scontro

Roma, 14 mag. (askanews) – Al di là della protocollare cortesia tra leader delle due principali potenze del mondo, il primo incontro tra Xi Jinping e Donald Trump a Pechino nell’ambito della visita del presidente Usa, che si concluderà domani, segnala la distanza tra Cina e Stati uniti sul tema di Taiwan. Il leader cinese ha lanciato un avvertimento agli Usa: per Pechino il tema dell’isola è “la più importante questione” bilaterale che, se gestita male, potrebbe portare le due sponde del Pacifico a un conflitto.

La riunione presso la Grande Sala del Popolo tra le due delegazioni guidate dai leader è durata 130 minuti, mezz’ora in più dell’ultimo incontro che aveva avuto luogo a Busan, in Corea del Sud, lo scorso anno.

“I leader dei due paesi hanno avuto uno scambio di opinioni sui principali dossier internazionali e regionali, tra cui la situazione in Medio Oriente, la crisi ucraina e la situazione nella penisola coreana”, ha indicato l’agenzia ufficiale cinese Xinhua.

E’ sulla questione taiwanese, in realtà, che le dichiarazioni di Xi sono state più forti. Il presidente cinese ha invitato Trump a trattare la questione con “estrema cautela”, segnalando che se il dossier sarà gestito correttamente, i rapporti tra i due paesi potranno mantenere una stabilità complessiva. Ma avvertendo anche che “se non sarà gestito correttamente, i due paesi potrebbero scontrarsi o persino entrare in conflitto, spingendo l’intera relazione Cina-Stati uniti in una situazione molto pericolosa”.

In particolare, Xi vorrebbe una riduzione delle vendite di armi Usa a Taiwan, che Pechino considera parte integrante del proprio territorio. L’amministrazione Trump ha per ora messo in stand-by la vendita di un pacchetto di armi per 13 miliardi di dollari per favorire un esito positivo del vertice con Xi.

Trump ha espresso gratitudine per l’accoglienza ricevuta a Pechino e ha definito Xi un “grande leader”, facendo riferimento alla sua amicizia con il numero uno cinese e segnalando che “ogni volta che abbiamo avuto un problema, lo abbiamo risolto molto rapidamente”. Alla fine dell’incontro, il presidente americano ha affermato che è stato “ottimo”.

Xi ha segnalato la necessità di mettere in sintonia gli interessi americani e cinesi. “Ho sempre creduto che gli interessi comuni di Cina e Stati uniti superino le differenze tra loro, e che il successo di ciascuna parte sia un’opportunità per l’altra”, ha dichiarato, in un’implicita critica all’approccio conflittuale sul piano commerciale ed economico da parte di Trump con la sua politica aggressiva di dazi e di restrizioni sull’export tecnologico. “I fatti hanno dimostrato più di una volta – ha detto ancora Xi – che non ci sono vincitori nelle guerre commerciali”.

Trump, dal canto suo, ha invitato Xi a usare la reciproca amicizia per superare i contrasti e ha segnalato che gli Usa vogliono fare affari con la Cina su una base di reciprocità. “Sono qui oggi per rendere omaggio a lei e alla Cina, guardando con interesse al commercio e agli affari”, ha dichiarato. “E sarà totalmente reciproco da parte nostra”.

Il vertice odierno viene a valle di una serrata trattativa che si è tenuta a Seoul fino a pochissime ore prima della riunione. Il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha di nuovo visto il vicepremier cinese He Lifeng per preparare il terreno ai negoziati di Pechino. “Ieri i nostri team economici e commerciali hanno prodotto risultati generalmente bilanciati e positivi”, ha detto Xi nel vertice. “Laddove ci sono disaccordi e frizioni, consultazioni su piano di parità sono l’unica scelta giusta”, ha continuato. Gli esiti di queste consultazioni saranno più chiari nelle prossime ore.

Xi ha anche incontrato la folta delegazione di leader d’impresa tecno-oligarchi al seguito di Trump: tra gli altri, il fondatore di Tesla e SpaceX Elon Musk, l’amministratore delegato di Apple Tim Cook, l’amministratore delegato di GE Aerospace Larry Culp, quello di Boeing Kelly Ortberg e il numero uno di Nvidia Jensen Huang. Pechino – ha detto loro Xi – “accoglie con favore il rafforzamento della cooperazione con gli Stati uniti ed è convinta che le aziende americane avranno prospettive ancora maggiori nel paese”.

Al termine dell’incontro presso la Grande Sala del Popolo, poi, il presidente cinese ha portato Trump al Tempio del Cielo, un luogo altamente simbolico per il potere cinese.

Playoff Nba, Cleveland rimonta Detroit all’overtime

Roma, 14 mag. (askanews) – I Cleveland Cavaliers conquistano la prima vittoria esterna dei playoff battendo i Detroit Pistons 117-113 dopo un overtime in gara-5 e portandosi avanti 3-2 nella serie. Detroit sembra in controllo sul 103-94 a tre minuti dalla fine, ma Cleveland chiude i regolamentari con un parziale di 9-0. Contestato l’ultimo possesso: Ausar Thompson stoppa Donovan Mitchell e i Pistons chiedono fallo su Thompson nel contatto con Jarrett Allen, ma gli arbitri non fischiano. All’overtime Mitchell segna 7 dei suoi 21 punti. Migliore dei Cavs James Harden con 30 punti, 8 rimbalzi e 6 assist. Per Detroit non bastano i 39 punti di Cade Cunningham. Gara-6 venerdì a Cleveland.

Calcio, ricorso su derby Roma-Lazio depositato ieri al Tar

Roma, 14 mag. (askanews) – La Lega Serie A ha deciso di presentare ricorso al TAR contro il provvedimento della Prefettura di Roma, che aveva disposto lo spostamento della sfida tra Roma e Lazio da domenica alle 12:30 a lunedì 18 maggio alle ore 20:45. Al momento resta valida la scelta della Prefettura di Roma di disputare il derby nella serata di lunedì. L’esito del ricorso presentato nelle scorse ore dalla Lega Serie A, è atteso entro il pomeriggio di oggi, quando potrebbe arrivare la parola definitiva sulla vicenda.

Iran, le notizie più importanti del 14 maggio sulla guerra

Roma, 14 mag. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di giovedì 14 maggio 2026 sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con serie ripercussioni sull’economia globale.

-07:03 Rapporto intelligence Usa: guerra in Iran sta favorendo la Cina

-06:30 Gli Stati uniti sperano di convincere la Cina a svolgere un ruolo più attivo per indurre l’Iran a fare un passo indietro nel Golfo persico. Lo ha detto il segretario di Stato Usa Marco Rubio, mentre il presidente Donald Trump si trova a Pechino per incontri con il presidente cinese Xi Jinping.

Tennis, Darderi in semifinale nella notte romana

Roma, 14 mag. (askanews) – Luciano Darderi vince una partita pazzesca ed è in semifinale agli Internazionali d’Italia. L’azzurro nella notte romana ha battuto il talento spagnolo Rafa Jodar con il punteggio di 7-6, 5-7, 6-0 in tre ore e 8 minuti di gioco. Il primo set è stato caratterizzato da un’interruzione di 18 minuti per un problema al sistema di arbitraggio elettronico (legato ai fuochi d’artificio provenienti dallo stadio Olimpico, in cui si è giocata la finale di Coppa Italia tra Lazio e Inter) sul 6-5 per Jodar. Decisivo il tiebreak, in cui Darderi ha recuperato sotto 5-2 e chiuso col parziale di 7-5. Nel secondo set, invece, l’azzurro ha subìto la rimonta di Jodar dopo esser stato avanti 3-0 e con due palle del doppio break a disposizione. Sul 5-4, Darderi ha sprecato anche due match point e ha perso la battuta nell’undicesimo gioco. Decisivo il terzo set, completamente dominato dall’italoargentino che ha chiuso con un netto 6-0 (con Jodar che ha accusato anche qualche problema con i crampi alla gamba destra). Con questo successo, Darderi diventa il decimo italiano a raggiungere almeno una semifinale a livello Masters 1000 e l’ottavo italiano nell’Era Open a raggiungere le semifinali agli Internazionali d’Italia. Venerdì per un posto in finale affronterà Casper Ruud.

Luciano Darderi e Rafael Jodar sono stati anche costretti a interrompere il loro match di quarti di finale agli Internazionali sul 6-5 per lo spagnolo nel 1° set. Il motivo? I fuochi d’artificio sparati al termine della finale di Coppa Italia vinta dall’Inter contro la Lazio hanno portato parecchio fumo sul Centrale, mandando in tilt il sistema di arbitraggio elettronico. Dopo 18 minuti di stop la partita è poi ripresa

Trump: colloqui con Xi Jinping? Ottimi

Roma, 14 mag. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha definito “ottimi” i colloqui con il presidente cinese Xi Jinping, rispondendo a una domanda dei giornalisti durante la visita al Tempio del cielo a Pechino, secondo quanto riporta la Cnn.

Sono stati “ottimi”, ha detto Trump, quando gli è stato chiesto come fossero andati i colloqui con Xi.

Il presidente americano ha poi commentato il luogo della visita. “Un posto fantastico. Incredibile. La Cina è bellissima”, ha affermato.

L’egemonia sul Mar cinese meridionale sullo sfondo del confronto Trump-Xi

Il nodo Taiwan nel confronto tra le superpotenze

Sarà interessante capire come, e se, Donald Trump nei suoi colloqui con Xi Jinping affronterà con risolutezza la questione Taiwan. Quella che da anni tutti gli osservatori internazionali ritengono essere la probabile causa di un reale scontro fra Cina e Stati Uniti, le due potenze dominanti del Ventunesimo Secolo.

La curiosità è motivata vieppiù dall’inusuale prudenza con la quale in questo turbolento anno e mezzo di nuovo mandato il presidente americano ha evitato il tema nel mentre pronunciava parole infuocate e minacciava azioni risolutive a proposito di Cuba o, se vogliamo, della stessa Groenlandia, ovvero di altre isole dalla evidente importanza strategica.

Il contesto storico è noto. Oggi Taiwan è riconosciuto ufficialmente in quanto Stato indipendente solo da un pugno di piccole nazioni (e dal Vaticano) ma al tempo stesso molte altre ben più rilevanti (tra le quali USA, Giappone, Russia, Gran Bretagna e l’Unione Europea) mantengono con esso relazioni non ufficiali ma assai attive. È quella che viene definita, nel caso degli Stati Uniti, “ambiguità strategica”, certificata dal Taiwan Relations Act del 1979: esso riconosce il governo insediato nella capitale dell’isola, Taipei, pur a fronte della coeva affermazione che esiste una sola Cina, la Repubblica Popolare. Una contraddizione in termini che gli analisti geopolitici definirono fin da subito come una palese “ambiguità”, ancorché strategica.

Xi Jinping e la pressione crescente sullisola

Il Partito Comunista Cinese e la Repubblica Popolare di Cina hanno sempre dichiarato che Taiwan è parte integrale della nazione, ne è una sua provincia. Con la guida di Xi Jinping questa affermazione si è fatta più minacciosa, giungendo a garantire il ritorno dell’isola alla madre patria in un tempo ormai prossimo e in ogni caso anteriore al centenario dalla fondazione dello stato comunista (dunque, prima del 2049).

Ed infatti in questi ultimi anni Pechino ha intensificato le manovre militari che simulano l’accerchiamento di Taiwan, violando altresì il suo spazio aereo con incursioni effettuate con tutte le tipologie possibili: bombardieri, caccia da combattimento, velivoli da ricognizione.

Questa crescente pressione, psicologica e militare, aveva condotto Joe Biden a sostenere esplicitamente che gli USA avrebbero difeso Taiwan nel caso di un effettivo attacco lanciato da Pechino. Affermazione che il solitamente logorroico Trump si è invece ben guardato dal fare.

Microchip, rotte marittime e controllo del Pacifico

Ora, Taiwan è importante, importantissima sotto due profili, principalmente. Dal punto di vista economico, in quanto detiene l’egemonia mondiale nella produzione di microchip, come sappiamo l’elemento essenziale di ogni industria che produca oggetti (dai computer agli smartphone, ad esempio) contenenti elementi elettronici e digitali.

Dal punto di vista geopolitico, in quanto ubicata in quel Mar Cinese Meridionale le cui acque vengono variamente rivendicate dagli stati rivieraschi (Vietnam, Malesia, Brunei, Filippine, Indonesia) sulle quali però la Cina avanza a sua volta rivendicazioni non giustificate dalla geografia ma disegnate sulle mappe nautiche sin dai tempi di Mao Zedong con la nota “Linea dei Nove Punti” inglobante una grossa porzione di quel Mare e con essa le isole Paracelso e Spratly, atolli disabitati sui quali ha costruito infrastrutture di tipo militare (piste di atterraggio, radar, installazioni missilistiche e altro ancora) chiaramente propedeutiche a garantire il controllo dell’area oltre che a divenire basi d’appoggio per l’eventuale assalto a Taiwan.

Dunque le ambizioni di Xi travalicano Taiwan e inglobano le acque oltre Taiwan: una parte di quell’Oceano Pacifico che il “pivot to Asia” annunciato oltre un decennio fa dal presidente Obama definiva il più strategico di tutti i mari per la potenza talassocratica statunitense. Che proprio col dominio degli oceani garantito dalla sua formidabile flotta navale ha acquisito il suo status di superpotenza planetaria, assicurando al contempo la diffusa libertà di navigazione cha ha garantito la crescita assoluta del commercio globale. Guarda caso il tema ora in discussione a Hormuz.

Il banco di prova per Trump

Ecco perché sarà molto interessante sapere come Trump lo affronterà, e se lo affronterà, nel suo faccia a faccia con Xi. Il quale ultimo, in ogni caso, si è portato avanti col lavoro: incontrando a Pechino la leader dell’opposizione di Taiwan, a guida del partito che nell’isola sostiene la legittimità della “riunificazione” con la Cina. Nell’isola si voterà, liberamente, nel 2028.

Il messaggio di Xi è chiaro. L’opzione militare non è immediata, e non è neppure la preferita. Ma viene preparata accuratamente. L’esito finale (la “riunificazione”) è garantito entro una data certa. E con esso, pure la conferma che le acque incluse nella “Linea dei Nove Punti” sono e saranno zone esclusive cinesi. E dunque la US Navy dovrà allontanarsi da esse.

Il tema è posto. Resta da vedere se verrà affrontato apertamente. Trump avrà il coraggio necessario – del quale non smette di vantarsi vanagloriosamente – per affrontarlo nel merito con il suo glaciale interlocutore?

Caso Garlasco, la fragilità della verità giudiziaria

Il delitto di Garlasco ha smesso da tempo di essere un semplice fatto di cronaca. È diventato il paradigma di una giustizia che, nel tentativo di dare un volto al male, rischia talvolta di smarrire la propria bussola tra rigore procedurale, pressione mediatica e bisogno collettivo di una risposta definitiva. Non si è mai trattato soltanto di un fascicolo processuale: nel tempo, questa vicenda è divenuta il luogo simbolico in cui la domanda di verità si intreccia con il bisogno di stabilità del giudicato.

La notizia della chiusura delle indagini da parte della Procura di Pavia, che individua in Andrea Sempio l’unico responsabile dell’omicidio, non rappresenta soltanto un colpo di scena investigativo. Riapre un caso che sembrava definitivamente consegnato agli archivi e pone una domanda scomoda: cosa accade quando la verità processuale entra in tensione con la possibile verità dei fatti?

Lillusione della certezza

La condanna definitiva di Alberto Stasi, maturata al termine di un iter lungo e complesso, aveva segnato per lo Stato la conclusione formale della vicenda. Eppure, già allora, l’opinione pubblica e numerosi osservatori avvertivano un dubbio mai del tutto sopito: che quella verità giudiziaria fosse stata raggiunta più sul piano della coerenza logica che su quello della reale convinzione.

Oggi, le nuove evidenze scientifiche impongono prudenza. Nessuna nuova indagine equivale automaticamente a una prova definitiva, né ogni innovazione tecnica può travolgere con leggerezza il valore del giudicato. Ma proprio qui emerge il nodo centrale: la certezza del diritto non può trasformarsi in una difesa automatica contro la possibilità dell’errore. In uno Stato liberale, la definitività della decisione è un presidio di civiltà, ma non può diventare un idolo processuale al quale sacrificare la ricerca della verità.

Se i nuovi accertamenti dovessero trovare conferma, il problema non sarebbe soltanto giudiziario, ma etico. Il diritto entrerebbe nel punto più drammatico della propria contraddizione: difendere sé stesso a costo di allontanarsi dalla realtà.

Il caso Garlasco è stato spesso definito un “manuale degli errori” investigativi iniziali. Tuttavia, l’errore più grave, oggi, sarebbe confondere la tenuta formale di una decisione con la verità concreta dei fatti. La giustizia non può ridursi a un equilibrio logico chiuso nella sola dialettica processuale; deve continuare a confrontarsi con la realtà, pur nella consapevolezza dei limiti propri di ogni accertamento umano.

Lequivoco investigativo

In questa vicenda, il possibile fraintendimento investigativo che avrebbe trasformato un conoscente della vittima nel colpevole dell’omicidio non riguarda soltanto la sorte individuale di un imputato. Interroga il rapporto stesso tra prova, percezione e attribuzione della responsabilità.

Le intercettazioni ambientali attribuite ad Andrea Sempio, nelle quali emergerebbero riferimenti a presunti moventi legati a video intimi, appartengono ancora al terreno fragile dell’indagine. Ciononostante, contribuiscono a restituire l’immagine di una verità che continua faticosamente a emergere.

 

La procedura contro il merito

 Riaffiora così un paradosso antico della giustizia moderna: il rischio che la procedura finisca per divorare il merito. La stabilità della decisione diventa talvolta un valore tanto assoluto da oscurare la domanda fondamentale da cui ogni processo dovrebbe partire: è davvero accaduto così?

Una sentenza può essere formalmente corretta, logicamente coerente e persino tecnicamente impeccabile, eppure allontanarsi dalla realtà empirica. È questa la fragilità più difficile da accettare per un sistema giudiziario: riconoscere che la giurisdizione, pur necessaria, resta un’opera umana e, dunque, fallibile.

La resistenza di parte della magistratura e della famiglia Poggi rispetto all’ipotesi di revisione si colloca dentro questa tensione. Ma la certezza del diritto, pilastro della civiltà liberale, non può trasformarsi in un dogma incapace di confrontarsi con elementi nuovi, seri e processualmente rilevanti. Uno Stato che preferisse un colpevole “per sistema” a un innocente “per realtà” cesserebbe di essere luogo di giustizia, diventando una macchina incapace di correggere i propri errori. Per questo il tema supera le figure di Alberto Stasi e Andrea Sempio, investendo direttamente il rapporto tra verità e giurisdizione. Una democrazia matura non teme il dubbio; al contrario, considera la capacità di correggersi la più alta forma di credibilità istituzionale.

 

Per una giustizia della verità

La giustizia non è mai un atto definitivamente concluso, ma un esercizio continuo di verifica. Non si tratta di formulare un giudizio anticipato sull’attuale indagato, né di trasformare Alberto Stasi in un simbolo ideologico. Si tratta di pretendere che il processo resti un luogo di garanzia, nel quale l’errore sia riconosciuto come possibilità fisiologica e la verità sia perseguita come dovere morale.

Se l’inchiesta dovesse confermare le nuove evidenze, la revisione del processo non rappresenterebbe soltanto un atto dovuto nei confronti di Alberto Stasi. Sarebbe anche una forma di risarcimento morale nei confronti di Chiara Poggi. Perché non esiste giustizia per una vittima se la pena colpisce la persona sbagliata. Ed è forse qui che si misura la reale maturità di uno Stato di Diritto: nella capacità di rimettere in discussione le proprie certezze di fronte a elementi nuovi, seri e verificabili.

Gianni Cervetti e i percorsi

La morte di Gianni Cervetti, la sua lunga vita, da Mosca al riformismo, ci spronano a riflettere su due fenomeni. Il primo: le nostre vicende, le vicissitudini di ciascuno somigliano molto a un percorso. A un “moto per luogo”, con tappe, fughe in avanti, fermate, cambi di verso, ritirate, ritorni. Il secondo: tali “transiti” non sono solitari. Incontrano e intersecano piuttosto altre traiettorie, le vicende di altre e di altri.

Nel caso di Cervetti, così a me pare, gli incontri decisivi, quelli che segnano una vita, sono stati almeno due: con colei che sarebbe divenuta la consorte e con Enrico Berlinguer. Tanto che, come mi capitò di leggere, il segretario nazionale più amato, a motivo dell’indicazione di Gianni come segretario regionale lombardo del Pci, quasi rischiò di perdere il ruolo di leader. Ecco, con quel pizzico di umorismo che Cervettimi perdonerebbe, potremmo situare la sua vita in un triangolo con Berlinguer e Franca Canuti.

Contro la società fredda: senza relazioni il digitale non salva nessuno

La grande contraddizione del nostro tempo

Viviamo in un tempo in cui tutto sembra accelerare. Le tecnologie trasformano il lavoro, la sanità, la scuola, la comunicazione e perfino il modo in cui costruiamo le relazioni umane. Eppure, proprio mentre aumentano le connessioni digitali, cresce anche una diffusa sensazione di isolamento sociale, di fragilità relazionale, di distanza tra le persone e i sistemi che dovrebbero prendersene cura.

La vera sfida del nostro tempo non è allora soltanto tecnologica o economica. È profondamente umana. Riguarda la capacità di non perdere il senso della comunità dentro un modello di sviluppo sempre più veloce, competitivo e frammentato.

Negli ultimi anni il dibattito pubblico si è concentrato molto sull’innovazione digitale, sulla telemedicina, sull’intelligenza artificiale, sulla sostenibilità economica dei sistemi sanitari e produttivi. Temi fondamentali, certamente. Ma il rischio è quello di affrontarli separandoli dalla dimensione sociale e relazionale della vita delle persone.

 

La persona oltre lefficientismo

La salute, ad esempio, non può essere ridotta alla semplice assenza di malattia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità la definisce da tempo come uno stato di benessere fisico, mentale e sociale. Eppure troppo spesso continuiamo a progettare servizi, città, modelli di lavoro e perfino tecnologie senza mettere davvero al centro la persona e le sue relazioni.

L’innovazione, se non guidata da un pensiero etico e comunitario, rischia di diventare soltanto efficientismo. Può migliorare le prestazioni ma impoverire i legami. Può velocizzare i processi ma lasciare indietro le fragilità. Può aumentare l’accesso ai servizi senza però costruire prossimità, fiducia e inclusione.

 

La lezione dimenticata della pandemia

La pandemia ci ha insegnato qualcosa di importante: nessuno si salva da solo. Abbiamo riscoperto il valore dei caregiver, del volontariato, delle reti territoriali, della medicina di prossimità, della solidarietà tra cittadini. Abbiamo capito quanto siano decisive le relazioni umane persino nei percorsi terapeutici. Eppure, terminata l’emergenza, rischiamo di tornare rapidamente a modelli organizzativi centrati più sulle procedure che sulle persone.

Oggi il nostro Paese si trova davanti a sfide enormi: l’invecchiamento della popolazione, la crescita delle patologie croniche, le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure, il disagio giovanile, la solitudine degli anziani, la precarietà lavorativa, il burnout degli operatori sanitari e sociali. Tutti fenomeni che non possono essere affrontati solo aumentando prestazioni o introducendo nuove piattaforme digitali.

 

Tecnologia e prossimità sociale

Serve un nuovo umanesimo civile capace di integrare innovazione e responsabilità sociale. Un modello che sappia utilizzare la tecnologia come strumento di inclusione e non di esclusione. Un approccio in cui il digitale non sostituisca la relazione ma la rafforzi.

La telemedicina, ad esempio, rappresenta una straordinaria opportunità per ridurre le disuguaglianze territoriali e garantire maggiore accesso alle cure, soprattutto nelle aree periferiche o per le persone fragili. Ma perché sia davvero efficace deve essere inserita dentro una rete umana fatta di ascolto, accompagnamento, educazione sanitaria e fiducia reciproca. Altrimenti rischia di diventare soltanto un servizio impersonale.

Lo stesso vale per il lavoro. Non basta parlare di produttività o competenze digitali. Occorre interrogarsi sul significato umano e sociale del lavoro, sulla qualità delle relazioni nei luoghi produttivi, sul benessere psicologico delle persone, sulla conciliazione tra vita professionale e vita familiare. Il lavoro non è soltanto una voce economica: è identità, dignità, partecipazione sociale.

 

La vera infrastruttura del Bene Comune

Per questo oggi più che mai abbiamo bisogno di “fare rete” nel senso più autentico del termine: costruire connessioni tra istituzioni, terzo settore, imprese, professionisti, cittadini, territori. Non reti formali o burocratiche, ma comunità capaci di generare fiducia, corresponsabilità e Bene Comune.

Il Bene Comune non è un concetto astratto né una formula retorica. È la capacità di una società di creare condizioni di vita dignitose, inclusive e sostenibili per tutti. Significa comprendere che la salute di una comunità dipende anche dalla qualità delle sue relazioni, dalla capacità di ascoltare le fragilità, di valorizzare le differenze e di non lasciare nessuno indietro.

La vera innovazione del futuro sarà allora quella capace di umanizzare i sistemi, restituendo centralità alla persona. Non una tecnologia che sostituisce l’uomo, ma una tecnologia che aiuta l’uomo a essere più vicino all’altro. Non una società dominata dalla performance, ma una comunità che riconosce nella cura reciproca la sua più grande infrastruttura sociale.

Cina-Usa, Xi evoca la "Trappola di Tucidide": evitiamo lo scontro

Roma, 14 mag. (askanews) – Quando il presidente cinese Xi Jinping ha evocato oggi, davanti al presidente Usa Donald Trump nell’atteso summit di Pechino, la necessità di evitare la “trappola di Tucidide”, ha usato una delle formule più note del dibattito strategico contemporaneo sui rapporti tra Stati uniti e Cina. Il riferimento è alla dinamica pericolosa che si crea quando una potenza emergente sfida la posizione di una potenza dominante: non necessariamente perché una delle due voglia la guerra, ma perché paura, rivalità, errori di calcolo e competizione per il prestigio possono rendere lo scontro sempre più difficile da evitare. Al summit di Pechino, Xi ha insistito sull’idea che i due paesi debbano essere “partner, non rivali”, in un contesto segnato da tensioni su commercio, tecnologia, Taiwan, Iran e sicurezza globale.

L’espressione “trappola di Tucidide” è stata resa celebre dal politologo americano Graham Allison, docente ad Harvard, in particolare con il libro “Destined for War: Can America and China Escape Thucydides’s Trap?”, pubblicato nel 2017. Allison ha applicato al rapporto tra Washington e Pechino una lezione tratta dalla Guerra del Peloponneso, il conflitto che nel V secolo avanti Cristo oppose Atene e Sparta. Nella lettura di Allison, la Cina rappresenta la potenza in ascesa, mentre gli Stati uniti incarnano la potenza già dominante, chiamata a gestire la perdita relativa di primato senza trasformarla in confronto militare.

Il nome viene da Tucidide, lo storico ateniese che raccontò la Guerra del Peloponneso non come un semplice scontro episodico, ma come il risultato di una trasformazione strutturale degli equilibri di potere nel mondo greco. Atene, dopo le guerre persiane, era cresciuta come potenza navale, economica e imperiale. Sparta, tradizionale potenza terrestre e guida del sistema greco, cominciò a vedere quell’ascesa come una minaccia diretta. Il punto essenziale, nella formula attribuita a Tucidide e ripresa da Allison, è che fu la crescita della potenza ateniese e la paura provocata a Sparta a rendere il conflitto sempre più probabile.

Allison non sostiene che la guerra tra Stati uniti e Cina sia inevitabile, ma che la combinazione tra ascesa cinese, timore americano, nazionalismi interni, dispute territoriali, competizione tecnologica e pressione politica rischia di creare una situazione ad alto rischio se non viene gestita con una diplomazia costante e consapevole.

Per questo il riferimento di Xi ha un valore politico preciso. Pechino vuole presentare la propria ascesa non come una minaccia, ma come un processo che Washington dovrebbe accettare senza tentare di contenerlo. Gli Stati uniti, al contrario, vedono nella Cina una sfida sistemica: industriale, tecnologica, militare e ideologica. La “trappola”, dunque, non è un meccanismo automatico della storia, ma il rischio che ciascuna parte interpreti le mosse dell’altra nel modo più ostile possibile, finendo per confermare le proprie paure.

Il richiamo a Tucidide serve anche a dare profondità storica a un vertice che, al di là della coreografia diplomatica, si svolge in una fase di forte turbolenza internazionale. Taiwan resta il punto più sensibile del confronto strategico. “La questione di Taiwan è il tema più importante nelle relazioni tra Cina e Stati uniti”, ha detto Xi al summit, secondo quanto ha riportato l’agenzia ufficiale Xinhua. Secondo il presidente cinese, se il dossier sarà gestito correttamente, i rapporti tra i due paesi potranno mantenere una stabilità complessiva. “Se non sarà gestito correttamente, i due paesi potrebbero scontrarsi o persino entrare in conflitto, spingendo l’intera relazione Cina-Stati uniti in una situazione molto pericolosa”, ha affermato Xi.

Altri temi cruciali sono la competizione sull’intelligenza artificiale e sui semiconduttori, che alimenta la dimensione tecnologica della rivalità; il commercio, che continua a essere terreno di pressione reciproca; la guerra in Iran e la sicurezza delle rotte energetiche, che aggiungono un ulteriore elemento di instabilità. In questo quadro, la frase di Xi non è solo una citazione colta, ma un messaggio: la Cina chiede agli Stati uniti di non leggere la sua crescita come la premessa inevitabile di uno scontro.

Cina-Usa, al via il summit di Pechino tra Xi e Trump

Roma, 14 mag. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping si sono incontrati oggi a Pechino per un atteso vertice, incentrato su commercio, Iran, Taiwan e sugli altri principali dossier oggetto di tensione tra le due potenze.

Si tratta della prima visita di un presidente statunitense in Cina in quasi dieci anni. L’incontro potrebbe indicare se la distensione emersa negli ultimi mesi tra Washington e Pechino potrà proseguire e quali concessioni le due parti siano disposte a fare.

Xi ha accolto Trump questa mattina davanti alla Grande sala del popolo, nel centro di Pechino. I due leader si sono stretti la mano e Trump ha dato un colpetto sul braccio a Xi, prima di camminare insieme davanti alla guardia d’onore. Mentre veniva suonato l’inno americano, una salva di 21 colpi è risuonata su piazza Tiananmen, tra la Grande sala del popolo e l’ingresso della Città proibita.

All’interno della Grande sala, entrambi i leader hanno sottolineato l’importanza della relazione tra Stati uniti e Cina. Xi ha affermato che i due paesi sono arrivati a “un bivio” nei loro rapporti e ha invitato le parti a lavorare insieme per la stabilità. “Dovremmo essere partner, non avversari”, ha detto.

I due leader si erano incontrati l’ultima volta a ottobre in Corea del sud, dove avevano concordato una pausa nella dura guerra commerciale che aveva visto Pechino minacciare nuove ampie restrizioni all’export di terre rare in risposta ai dazi statunitensi a tre cifre sui beni cinesi.

In quell’occasione Xi aveva deciso di rinviare le misure per un anno. Una delle questioni centrali del vertice è se la Cina accetterà una proroga.

Trump ha detto che il viaggio a Pechino, che includerà incontri con Xi in luoghi storici e si concluderà domani, sarà concentrato su commercio e investimenti. Diversi top manager, tra cui Jensen Huang del produttore statunitense di chip Nvidia, hanno accompagnato il presidente in Cina. I leader dell’imprenditoria americana spingono per misure che aprano ulteriormente il mercato cinese, anche se gli analisti ritengono improbabile un grande accordo.

Pechino potrebbe assumere impegni limitati sull’acquisto di aerei Boeing e di prodotti agricoli statunitensi, come soia e carne bovina.

Il presidente Usa dovrebbe anche chiedere a Pechino di aiutare a convincere Teheran, il suo partner più stretto in Medio Oriente, a mettere fine alla guerra in Iran, avviata da Stati uniti e Israele alla fine di febbraio e ora in stallo. Trump ha chiesto che Teheran riapra lo Stretto di Hormuz, rotta cruciale per petrolio e gas naturale mondiali, e martedì ha di nuovo minacciato di colpire duramente l’Iran se i suoi leader non accetteranno limiti al programma nucleare.

Xi ha però altre priorità. Secondo gli analisti, potrebbe chiedere un allentamento dei controlli statunitensi sull’export di tecnologie avanzate e garanzie da Trump sul fatto che non aumenterà i dazi sui beni cinesi.

La principale preoccupazione cinese resta Taiwan, il dossier che più di ogni altro potrebbe innescare un conflitto tra le due potenze. Xi potrebbe cercare di convincere Trump a modificare la linea tradizionale statunitense, dichiarando l’opposizione all’indipendenza di Taiwan, isola autogovernata che Pechino considera parte del proprio territorio. Un altro obiettivo cinese è ottenere una forte riduzione delle vendite di armi statunitensi a Taipei.

Un cambiamento profondo della politica americana su Taiwan resta difficile. Ma Xi ha una carta importante da giocare: la leva economica della Cina su Teheran e la possibilità di contribuire alla riapertura dello Stretto di Hormuz, attenuando gli effetti economici sempre più ampi della guerra.

Calcio Coppa Italia, l’Inter piega la Lazio 2-0 e alza il trofeo

Roma, 13 mag. (askanews) – L’Inter conquista la Coppa Italia battendo 2-0 la Lazio nella finale dell’Olimpico al termine di una partita controllata dai nerazzurri fin dalle prime battute. Decidono l’autorete di Marusic nel primo tempo e il raddoppio di Lautaro Martinez, al suo 175° centro in maglia interista.

Avvio aggressivo della squadra di Chivu, subito pericolosa con Lautaro al 12′: il colpo di testa dell’argentino, servito da Barella, termina fuori di poco. Due minuti più tardi arriva il vantaggio nerazzurro. Sul corner battuto da Dimarco, Thuram sfiora il pallone sul primo palo e Marusic, nel tentativo di intervenire, devia di testa alle spalle di Motta per lo sfortunato autogol che vale l’1-0.

La Lazio prova a reagire ma fatica a trovare spazi contro il possesso dell’Inter. Al 23′ Dumfries sfiora il raddoppio, murato da Tavares dopo un’altra iniziativa nata da Dimarco. Proprio un errore del terzino biancoceleste spalanca però la strada al secondo gol: al 35′ Dumfries recupera palla sulla pressione alta, entra in area e serve Lautaro che da pochi passi deposita in rete il 2-0. Per il capitano nerazzurro è il terzo gol personale in una finale di Coppa Italia, raggiungendo Hernan Crespo e Julio Cruz nella storia interista.

Nella ripresa la Lazio cambia qualcosa con l’ingresso di Rovella e prova ad aumentare il ritmo. Noslin al 58′ spreca una buona occasione dal limite dell’area, mentre Isaksen e Dia non riescono a riaprire la sfida. L’Inter continua invece a rendersi pericolosa: Zielinski sfiora il tris al 81′, poco prima Luis Henrique aveva fallito da pochi passi una clamorosa occasione su assist di Dimarco.

Nel finale cresce il nervosismo. All’84’ scoppia una discussione dopo un duro intervento di Pedro su Dimarco: l’arbitro Guida ammonisce entrambi, insieme a Barella e al vice allenatore biancoceleste Ianni. Nei minuti di recupero Martinez salva il risultato su un colpo di testa di Dia, blindando il successo interista.

Davanti a oltre 60mila spettatori e dopo la cerimonia inaugurale con l’Inno di Mameli cantato da Nek, l’Inter chiude così la stagione con un nuovo trofeo nazionale.

Lagarde celebra il coraggio di Draghi alla vigila del premio Carlo Magno

Roma, 13 mag. (askanews) – “Il coraggio di costruire un’Europa che duri nel tempo”. È il titolo del discorso che la presidente della Bce, Crhistine Lagarde, ha dedicato al suo predecessore, Mario Draghi, alla cena di gala ad Aquisgrana, in Germania, alla vigilia della cerimonia di conferimento del premio europeo Carlo Magno all’ex presidente del Consiglio italiano.

“Ho avuto il privilegio, nel corso di molti anni, di osservarlo da vicino in diverse istituzioni, in molteplici circostanze e sotto pressioni che pochi hanno dovuto affrontare. Quello che mi ha sempre colpito – ha detto – è quanto coerentemente sia stato guidato da una singola convinzione: che l’Europa è più forte quando costruisce insieme che quando si chiude su di sé”.

Secondo Lagarde si possono trarre due lezioni la storia di Carlo Magno. La prima è la rilevanza che in alcuni momenti della storia hanno personaggi chiave. Ma la seconda è che la leadership non basta: un compito degli statisti è far sì che momenti di svolta portino a istituzioni capaci di durare. “Poche persone nella vita pubblica europea di oggi – ha sottolineato – hanno compreso così profondamente queste lezioni come Mario”.

Lagarde ha ripercorso alcuni capitoli della storia europea del dopoguerra e della fase più recente di integrazione, in parallelo con il ruolo svolto da Draghi, in particolare da direttore generale del Tesoro nella costruzione dell’euro.

E poi, ovviamente, come presidente della Bce. Inevitabilmente ha citato la celebre frase del “Whatever it takes”, quando Lagarde era ministro delle Finanze francese e poi direttore del Fondo monetario internazionale.

E passando al momento attuale, ha osservato come la costruzione e il rafforzamento dell’Europa “non finiscono mai. Ogni generazione scopre a causa di pressioni e di nuove sfide dove il progetto resta incompiuto e dove debba essere rafforzato”, ha detto.

Peraltro, oggi l’Europa “si trova in un mondo che perdona molto meno le carenze nell’architettura istituzionale”. E qui ha citato il rapporto stilato da Draghi sulla competitività. “Mario ha mostrato che la competitività è più che è una questione semplicemente economica. Riguarda il fatto che l’Europa riesca a preservare la sua prosperità e restare padrona del proprio destino nel mondo che fronteggiamo oggi”.

Draghi ha fornito una diagnosi e ha indicato la strada “ora i leader europei devono rispondere e costruire cioò che possa durare nel tempo. Quello che serve loro è il coraggio di agire. E se cercano un esempio di questo coraggio devono guardare a Mario. Congratulazioni Mario per il premio Carlo Magno”.

"Itaca – Il ritorno" di Uberto Pasolini film manifesto SalinaDocFest

Roma, 13 mag. (askanews) – Il SalinaDocFest celebra la sua XX edizione con un ospite internazionale d’eccezione: Uberto Pasolini, autore di uno dei film più intensi e radicali degli ultimi anni dedicati al mito di Ulisse. Sarà infatti “Itaca – Il ritorno”, da lui diretto, il film manifesto del SalinaDocFest 2026, edizione dedicata al tema delle “Odissee contro le guerre”.

Durante il SalinaDocFest, in programma dall’8 al 12 luglio, Uberto Pasolini riceverà il Premio SDF Odissee, dedicato agli autori capaci di costruire un ponte tra cinema, memoria, letteratura e immaginario contemporaneo. Il regista porterà al festival il suo film Itaca – Il ritorno (2024) che appare oggi come un’opera necessaria e profetica. Lontano da ogni retorica eroica, il film rilegge l’Odissea come racconto del trauma della guerra e dell’impossibilità del ritorno. L’Ulisse, interpretato da Ralph Fiennes, non è il vincitore celebrato dal mito, ma un uomo ormai anziano, provato della violenza e incapace di ritrovare il proprio posto nel mondo. Ad attenderlo non c’è la riconciliazione, ma uno sguardo che mette in crisi il mito stesso dell’eroe. Penelope, interpretata da Juliette Binoche, lo denuda, lo smaschera, ne interroga l’identità profonda. Né Telemaco né Eumeo, riescono più a riconoscere in lui il padre, il re, l’eroe del passato.

Il film è una potente rilettura dell’epos omerico, che diventa denuncia verso tutte le guerre in un momento centrale di riflessione civile e culturale del festival.

Nato in Italia ma inglese d’adozione, Uberto Pasolini è una figura unica nel panorama cinematografico europeo. Ha prodotto, tra gli altri, Full Monty, di Peter Cattaneo, grande successo internazionale e candidato come Miglior Film agli Oscar nel 1998 e vincitore ai BAFTA per il Miglior Film Britannico nello stesso anno. Con Still Life (2013) ha vinto il premio per la miglior regia nella sezione Orizzonti a Venezia. È autore di un cinema rigoroso e profondamente umano, capace di attraversare temi sociali, politici ed esistenziali con uno sguardo essenziale e unico.

Con la presenza di Uberto Pasolini, il SalinaDocFest conferma la propria vocazione internazionale e il desiderio di interrogare il presente attraverso il cinema, i miti e le grandi narrazioni legate al Mediterraneo.

Il SalinaDocFest diretto da Giovanna Taviani, nel 2025 è stato realizzato con il contributo del MIC – Direzione generale Cinema e audiovisivo, con il contributo della Regione Siciliana, Assessorato Turismo Sport e Spettacolo – Sicilia Film Commission,Comune di Malfa, Comune di Santa Marina Salina, con il sostegno e la compartecipazione di Fondazione Messina per la Cultura, Città di Messina, Città metropolitana di Messina, con il contributo di Fondazione Sicilia.

M.O., Mattarella a Herzog: stop guerra permanente, inaccettabili attacchi a Unifil

Roma, 13 mag. (askanews) – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto questa sera una telefonata da parte del presidente di Israele, Isaac Herzog. Il colloquio viene definito da fonti del Quirinale “franco e aperto”.

Il presidente Mattarella ha sottolineato l’urgente necessità di abbandonare in Medio Oriente lo stato di guerra permanente, dichiarando inoltre di trovare inaccettabili gli attacchi effettuati nei confronti delle truppe impegnate nel contingente Unifil. Il presidente italiano ha sottolineato altresì la necessità del rispetto del diritto della navigazione nelle acque internazionali. Mattarella ha ribadito l’impegno determinato della Repubblica italiana contro ogni atto di antisemitismo.

Fed: inizia l’era Kevin Warsh con ultimo OK dal Senato Usa

New York, 13 mag. (askanews) – Come ampiamente atteso, il Senato americano ha confermato la seconda e ultima nomina di Kevin Warsh, quella alla presidenza della Federal Reserve al posto di Jerome Powell, il cui mandato scade il 15 maggio. Ieri la stessa aula del Congresso Usa aveva votato a favore del suo ingresso nel board della banca centrale americana. La presidenza dura quattro anni; l’altro incarico, 14 anni.

L’OK e’ arrivato con 54 voti a favore e 45 contrari. Si tratta del voto più partigiano da almeno Alan Greenspan. Solo un democratico ha votato a favore dell’ultima nomina riguardante il 56enne Warsh: John Fetterman, il senatore della Pennsylvania che sulla carta è democratico ma che ormai si schiera con il GOP.

Emergency nel report Life Support: in tre anni soccorse 3.234 persone

Roma, 13 mag. (askanews) – Nel 2025 ci sono state 2.185 vittime morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo, tra queste 1.330 solo sulla sua rotta centrale (dati OIM). In questo tratto opera Emergency con la sua nave di ricerca e soccorso Life Support al suo terzo anno di attività, che ha ripercorso in un report pubblicato oggi. 10 missioni SAR nel Mediterraneo centrale, 27.700 km e 70 giorni di navigazione: questi i numeri della nave Life Support di Emergency che nel 2025 ha effettuato 14 interventi di soccorso, portando in salvo 783 persone, tra cui 516 uomini, 71 donne, 24 minori accompagnati e 172 minori non accompagnati, e recuperando anche 2 corpi senza vita. Dall’inizio delle sue operazioni in mare nel dicembre 2022 a tutto il 2025, la Life Support ha soccorso complessivamente 3.234 persone.

Così il report di Emergency “Contro Corrente – Tre anni di soccorsi in mare della Life Support” racconta il suo anno di attività sulla Life Support con cui ha, inoltre, partecipato da osservatrice e per fornire supporto medico, tecnico e logistico alla Global Sumud Flotilla.

I naufraghi soccorsi nel 2025 sono originari prevalentemente di Eritrea (215), Bangladesh (166), Sudan (135), Nigeria (47) e Mali (43), Paesi caratterizzati da guerra, povertà estrema e conseguenze della crisi climatica. Molte delle persone soccorse hanno raccontato ai nostri mediatori culturali e al nostro staff sanitario di aver subito gravi violazioni dei loro diritti, di essere state vittime di sfruttamento, violenza e soprusi, alcuni dei naufraghi anche di essere sopravvissuti a torture durante il periodo di permanenza in Libia. Casi che sono stati segnalati alle autorità sanitarie presenti allo sbarco come soggetti particolarmente vulnerabili.

A seguito del triage sanitario cui vengono sottoposti tutti i naufraghi, il team sanitario della Life Support ha effettuato 440 visite nella clinica di bordo su 270 persone delle quali 219 uomini e 49 donne, fra cui 13 in stato di gravidanza. Tra i pazienti visitati 47 erano minori. Le patologie più frequenti per le quali si sono svolti gli accertamenti sono state affezioni cutanee e disidratazione. Inoltre, 8 donne presentavano problemi ostetrici o ginecologici e per un paziente è stato necessario attivare un’evacuazione medica immediata (MEDEVAC) verso una struttura ospedaliera a terra.

La situazione nel Mediterraneo – riferisce Emergency nel suo report – si aggrava sempre di più a causa di nuovi conflitti, effetti sempre più marcati dei cambiamenti climatici e dell’inasprimento delle politiche migratorie europee. È già successo con gli accordi con Turchia, Libia e Tunisia per il contenimento dei flussi migratori, la legittimazione di autorità che non rispettano i diritti umani e la criminalizzazione di persone in movimento e ONG; da giugno lo vedremo anche negli effetti del Patto europeo su migrazione e asilo.

Tutto questo si riflette sull’operatività della Life Support e su quello di cui è testimone nel Mediterraneo: casi di barche in pericolo che restano senza risposta, maggiore presenza e aggressività della Guardia costiera libica, incremento delle intercettazioni con modalità violente e dei respingimenti illegali verso Libia e Tunisia. Solo nel 2025, oltre 26.900 persone sono state intercettate in mare e respinte con la forza in Libia.

Pur aderendo alla Convenzione internazionale sulla ricerca e il soccorso marittimo ed avendo istituito proprie Zone SAR, né la Tunisia né la Libia possono essere considerate un luogo sicuro per le persone in movimento e i rifugiati, viste le privazioni di libertà e gli abusi cui vengono sottoposti, atti documentati sia da Organizzazioni internazionali che da Associazioni indipendenti e ONG. Stringendo accordi con questi Paesi, l’Europa e l’Italia si rendono complici di queste violazioni dei diritti umani.

Intervenute per colmare il vuoto lasciato dagli Stati europei che, da anni, si stanno disimpegnando dal Mediterraneo, le navi umanitarie sono costrette ad affrontare la progressiva criminalizzazione della solidarietà e ad agire in uno spazio operativo sempre più ristretto in cui la limitazione delle operazioni in mare per la Flotta Civile è diventata sistematica attraverso diverse strategie. Malta, ad esempio, è semplicemente inadempiente rispetto ai suoi obblighi SAR e pratica ostruzionismo dei soccorsi non rispondendo alle richieste di aiuto e non coordinando i salvataggi. L’Italia, invece, ostacola le attività di soccorso in mare della Flotta Civile principalmente con due pratiche: i fermi amministrativi ai sensi del Decreto Piantedosi e l’assegnazione arbitraria di porti distanti esclusivamente alle navi delle ONG. Da quando il decreto è entrato in vigore, sono state registrate 36 detenzioni. A seguito di impugnazione molti di questi fermi amministrativi sono stati sospesi, il loro impatto sull’operatività della Flotta Civile resta significativo. E a causa dei porti distanti, le navi SAR delle ONG hanno accumulato oltre 760 giorni aggiuntivi di navigazione e percorso più di 300.000 chilometri.

Le 14 operazioni di soccorso realizzate dalla Life Support nelle 10 missioni SAR del 2025 sono state effettuate in acque internazionali, per la maggior parte all’interno della zona SAR libica (11). Tutte le imbarcazioni soccorse erano partite dalle coste libiche e oltre la metà sono state avvistate direttamente dal ponte di comando della Life Support, a conferma dell’importanza di disporre di assetti dedicati alla ricerca e al soccorso per tutelare la vita in mare.

Per raggiungere i porti di sbarco distanti assegnati e poi tornare in zona operativa, la Life Support ha dovuto percorrere 10.060 km in più rispetto ad un porto più vicino, costringendo lo staff di Emergency a 28 su 70 giorni di navigazione. Quasi un mese in cui la Life Support è stata allontanata dalla zona operativa, ampliando un vuoto che aumenta il rischio di naufragi, intercettazioni e respingimenti illegali verso la Libia.

“Assegnare porti lontani significa sottoporre i sopravvissuti a viaggi inutilmente prolungati, ritardando il loro l’accesso ai servizi essenziali in linea con il diritto internazionale. Vuol dire anche allontanare le navi della Flotta Civile dall’area operativa e aumentare i costi per le ONG – dichiara Carlo Maisano, capo progetto della Life Support di Emergency -. Il decreto Piantedosi insieme all’assegnazione di porti distanti dall’area operativa, ha dunque sottratto tempo e risorse preziose al soccorso e alla tutela della vita di chi è in mare, e ha allontanato gli unici testimoni delle violazioni commesse dal Mediterraneo Centrale. A queste pratiche, si aggiungerà presto un nuovo discutibile strumento: il cosiddetto blocco navale transitorio progettato dal governo”.

Nel 2025 la Life Support è stata testimone diretta delle conseguenze delle scelte europee e di quanto accade nel Mediterraneo. Come spiega Davide Giacomino, advocacy officer di Emergency: “Il prezzo delle politiche di esternalizzazione è la violazione sistematica di diritti fondamentali in un ciclo di violenza ed estorsione qualificato da esperti indipendenti internazionali come crimine contro l’umanità. Nel 2025, inoltre, Emergency ha assistito a un’escalation di intercettazioni e respingimenti messi in atto da motovedette libiche direttamente finanziate o fornite dall’UE e dai suoi Stati membri. Anche le ONG di ricerca e soccorso continuano a subire attacchi deliberati durante le operazioni di soccorso, tra cui spari con armi da fuoco, minacce, intimidazioni e violenze verbali.”

È possibile consultare e scaricare il report dal sito di Emergency, al seguente link: www.emergency.it/report-sar

Kate, prima missione in Italia dopo la malattia: “Vorrei tornare”

Reggio Emilia, 13 mag. (askanews) – Le mani nella creta. Le domande, una dietro l’altra, sui bambini. Una giornata intensa a Reggio Emilia per la principessa del Galles Catherine: primo viaggio in Italia dopo la malattia, e primo passo della missione internazionale del Royal Foundation Centre, l’organizzazione che lei guida nel Regno Unito sui temi della prima infanzia. Sulla porta del Centro Loris Malaguzzi, prima di salutare, una sola annotazione: “Mi spiace non aver avuto più tempo per scoprire tutte le altre cose che fate qui”. Maddalena Tedeschi, presidente di Reggio Children.

“Avevamo preso contatti con loro – spiega Maddalena Tedeschi, presidente di Reggio Children -, conoscevamo degli interlocutori comuni e quindi abbiamo mandato molto materiale anche per farci conoscere, per far conoscere Reggio Approach e poi di fatto qualche settimana fa è venuto un gruppo di persone della Royal Foundation per partecipare ad un gruppo di studio e programmato da Reggio Children”.

La mattinata era cominciata in piazza Prampolini, con il sindaco Marco Massari e cinquanta bambini ad attenderla. In municipio la consegna del Primo Tricolore, massima onorificenza della città. Poi l’arrivo al Centro Malaguzzi e l’atelier di creta in mezzo a pedagogisti e atelieristi. Elena Maccaferri, pedagogista del Comune di Reggio Emilia

“Ha iniziato subito, con grande piacere, a lavorare con la creta – ricorda Elena Maccaferri, pedagogista del Comune di Reggio Emilia -. Faceva tantissime domande, era molto interessata ai bambini e ai loro processi. Si sentiva una grande competenza sul tema del benessere. Un dialogo intenso, ma molto umano, molto alla mano”.

Domande sulla creatività, sui cento linguaggi, sulla partecipazione dei genitori. E sui bambini con disabilità: come arrivano a esprimersi. Tra le mani della principessa la creta che si trasforma in piccole colombe, “un work in progress”, come dirà sorridendo lei stessa. Poi l’incontro con educatori arrivati da Messico, Brasile e Colombia per studiare il modello reggiano. Marco Spaggiari, atelierista.

“Si è interessata a tutto quello che si può fare con i bambini nei contesti educativi – spiega Marco Spaggiari, atelierista -. Ha chiesto come dividiamo i gruppi, come allestiamo i materiali”.

A salutarla, un mazzo di fiori. Nel pomeriggio la visita a una scuola d’infanzia comunale. “Magari torno”, ha lasciato detto sulla porta. “Magari con meno persone”.

Meloni apre a dialogo (con occhio a riforma voto). Ma è scontro con opposizioni

Roma, 13 mag. (askanews) – Non è la prima volta che lo dichiara. Anzi, si potrebbe dire che praticamente in qualsiasi occasione in cui si è rivolta al Parlamento abbia ribadito lo stesso concetto. Le “porte del governo e le mie personali” sono “aperte” purché l’intenzione sia quella di “confrontarsi nel merito”. Giorgia Meloni si presenta al premier time in Senato da una parte con una offerta di dialogo verso l’opposizione e dall’altra con i toni sprezzanti di chi è già in campagna elettorale. In fondo, di mezzo c’è stato un referendum sulla giustizia che ha cambiato tutto, a cominciare dalle priorità e dall’assetto comunicativo della presidente del Consiglio.

Il ramoscello d’ulivo, infatti, dura giusto il tempo di una interrogazione. Quella rivolta da Carlo Calenda in cui si sollecita il governo a costituire una cabina di regia a palazzo Chigi in cui mettere attorno tutte le forze politiche per affrontare le grandi sfide che attendono il Paese, a cominciare da quella energetica e industriale. La premier ribadisce che il momento “facile non è” e che le “tensioni geopolitiche” attuali “incideranno, come già stanno incidendo, sulla crescita, sui costi energetici, sulla competitività delle imprese, sul potere d’acquisto delle famiglie”. Allo stesso tempo però si dice aperta a dialogare, purché poi la eventuale convocazione non venga bollata pubblicamente come “una passerella”. “Devo ricordare che quando finora abbiamo provato a fare delle proposte in questo senso la risposta da parte della grande maggioranza dei partiti dell’opposizione non è stata di disponibilità”, sottolinea. La premier non la cita mai, ma l’ultima, in ordine di tempo, è quella relativa alla riforma della legge elettorale che – pur essendo tema parlamentare e non di governo – Meloni ha messo al centro di ben due vertici di maggioranza a palazzo Chigi negli ultimi dieci giorni. E forse non è un caso l’elogio rivolto proprio ad Azione, tra le poche rappresentanze che anche in questa occasione hanno mostrato disponibilità, per aver più volte portato “il proprio contributo”.

Poi, stop. Tocca a Renzi e cambia tutto. Il leader di Iv descrive il governo alla stregua della “famiglia Adams” e la presidente del Consiglio replica che si invoca la presenza del capo dell’esecutivo in Parlamento “ma al netto di accuse e insulti, c’è oggettivamente poco”. Scintille che nella sostanza si ripetono quando a prendere la parola è il capogruppo del Pd, Francesco Boccia, in particolare su tasse e fisco. L’esponente dem la accusa di aver trasformato palazzo Chigi “in una bolla che la protegge dalla realtà” e per dimostrarlo tira fuori la classica domanda tarata sulla famosa ‘casalinga di Voghera’: “Da quanto tempo non fa la spesa per ascoltare quello che accade un supermercato?”.

Un tentativo di pungerla sul vivo, che ovviamente Meloni non lascia scorrere. “Sono andata a fare la spesa al supermercato sabato scorso. Non rinuncio a stare in mezzo alla gente e a fare una vita normale”. Nel mezzo, c’è anche l’immancabile scontro con il M5s sul Superbonus che il governo – osserva – finirà di pagare nel 2027 “cioè quando sarà finito il nostro mandato”.

Tra una interrogazione e l’altra la premier rivendica anche il Piano Casa varato dal governo due settimane fa e annuncia che entro l’estate sarà approvata la legge delega e saranno adottati i decreti attuativi “per il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare in Italia”, poi bolla come false le accuse su un aumento delle tasse. “Con l’eccezione di quelle alle banche, alle assicurazioni e alle società energetiche”, ironizza.