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Tim, Labriola e top management aderiscono all’Opas promossa da Poste

Milano, 7 set. (askanews) – Il top management del gruppo Tim aderisce all’Opas promossa da Poste Italiane. L’amministratore delegato Pietro Labriola e i dirigenti con responsabilità strategiche della società, spiega una nota, hanno portato in adesione all’offerta le azioni detenute. Venerdì 11 settembre chiude il periodo di adesione all’offerta.

Come già comunicato al mercato lo scorso 18 luglio, il corrispettivo dell’offerta è stato ritenuto congruo dal punto di vista finanziario dal cda di Tim, che ne ha valutato positivamente il razionale e le prospettive industriali. L’adesione del top management si è chiusa nella settimana scorsa e i dettagli relativi alle singole operazioni saranno resi pubblici attraverso le comunicazioni di internal dealing, nei termini previsti dalla normativa applicabile.

Tajani: dalla Germania un segnale preoccupante ma è un voto regionale

Roma, 7 set. (askanews) – Il risultato delle elezioni di ieri in Sassonia-Anhalt è “un segnale preoccupante, certo. Ma anche un voto locale, regionale. Era largamente atteso, si sapeva che Afd avrebbe potuto avere una netta affermazione. Del resto, in Germania dell’Est raccolgono gran parte dei loro successi”, dunque è sicuramente “è un segnale negativo, ma non dobbiamo neppure drammatizzare”. Lo afferma il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani in un colloquio con Il Messaggero.

“Stiamo parlando di un voto importante, ma comunque locale. Ci sono tante ragioni dietro, nella Germania dell’Est per decenni sono stati sotto il comunismo della Ddr, quella regione rappresenta la parte più povera della Germania e l’estremismo arriva sempre dove ci sono maggiori difficoltà economiche”, spiega Tajani.E poi “lì – aggiunge il ministro degli Esteri – c’è ancora il malcontento per l’unificazione tra le due Germanie”.

“Certo – ammette -, bisogna reagire”, e in questo senso “l’Europa deve cambiare: basta fondamentalismi, basta green deal, meno burocrazia, sì al mercato unico. In generale” servono “scelte meno ideologiche e meno distanti dai cittadini”, sottolinea Tajani.

Giorgia e la perseveranza della Terza Repubblica

La Meloni ha parlato rivendicando la longevità del suo governo, affidabile più di altri Paesi europei. La durata del tempo è valore non trascurabile. Per traslato, in campo animale potrebbe battersela con i pappagalli e le tartarughe e nel mondo vegetale rischia di far impallidire le sequoie. Stia attenta ai Longino di turno pronti a farla fuori, sperando in seguito anche di essere santificati dalla storia. Si è dimostrata una abile maratoneta, ma stia accorta a non ritrovarsi d’un tratto fuori pista, magari in un campo di finocchi, ortaggi che proliferavano in quelle parti dell’antica città greca.

 

Lunghezza, mezza bellezza

Una celebre canzone del West recita: “Get along home, Cindy, Cindy, torna a casa Cindy, Cindy…”: è dove l’opposizione vorrebbe spedirla, proponendo sparuti punti programmatici senza mai metodicamente indicare le risorse economiche a cui far fronte. Come è noto, non tutto si può fare. Scegliere comporta un sistema di priorità che scontenterà qualcuno ed occorre il coraggio di parlar chiaro e deludere gli ultimi della lista.

 

Una coccarda da appuntarsi in petto

Quello del Presidente del Consiglio è un record, un primato che va registrato, inciso sull’albo della politica come un bel disco a 33 giri di una volta con brani di maggiore e minore rilievo. Ha detto anche che non mollerà il suo impegno in politica; anzi, se si potesse suggerire, dovrebbe essere capace di mollare alcune zavorre che ha a bordo della sua barca per andare più speditamente al punto di nuove vittorie. Può darsi, per dirla alla Boccaccio, che qualche cosa sarà costretta a mollare quando Giorgia Calandrina diventerà amica o nemica di Buffalmacco Vannacci. Il futuro riserverà a tempo debito la sua storia.

 

Una saldezza niente male

Nella lingua italiana “essere” e “stare” sono spesso usati come sinonimi, ma è un equivoco pericoloso. “Essere” si traduce più opportunamente in una identità, mentre lo “stare” è un porsi in un certo modo od anche una condizione di movimento di un certo tipo. In prima battuta “stare” fa pensare alla fermezza, ad una immobilità, ad una schiena dritta rispetto agli eventi che maturano.

Fa pensare a Takeda, il signore della guerra, protagonista del film Kagemusha di Kurosawa, chiamato dalle sue truppe “la montagna che sta”, che mai arretrava, in corso di conflitto, pur se sfiorato da dardi e lance degli avversari e per questo dava coraggio ai suoi fedelissimi impegnati in battaglia, portandoli così alla vittoria.

 

Palazzo Chigi ed una stanza in più

Il governo di Giorgia si è dimostrato stabile e forse partorirà lo “stabilicum”, una legge elettorale per garantire continuità di manovra a chi dovesse vincere le elezioni. Stabilicum potrebbe essere il nome di una nuova stanza da aggiungere nei palazzi del potere romani, oltre all’atrium, al triclinium e chi più ne ha più ne metta. Tutto questo dovrebbe garantire la possibilità di vanificare i pericoli di ribaltoni, ma al contrario di stare sempre sotto le luci della ribalta, che è anche uno sportello che nasconde lo scrigno della capacità di saper stare al comando senza esserne disarcionati, andando drammaticamente fuori dal palcoscenico della politica.

 

I risultati, è la somma che fa il totale

I giudizi però esigono che non ci sia alcuna confusione. L’onestà, così come la durata di un governo, sono solo dei prerequisiti della politica, non sono un obiettivo da cogliere. Sono delle condizioni che consentono di realizzare ciò che si deve fare, sono la spina dorsale su cui mettere sopra carne e risultati. In amore ci si può, per esempio, aggrappare al voto del “breve ma intenso”, così che la dimensione del tempo non sia decisiva per una positiva valutazione della faccenda.

La Meloni ricordi della feroce legge che corre ad Hollywood, per cui sei bravo solo se il tuo ultimo film è un capolavoro: tutto il pregresso non conta. Lo tenga bene a mente.

Il Centro, l’unico sbocco è essere autonomo

Tra una sinistra radicale e una destra egemonizzata da Meloni

Al di là di ogni opinione, pur sempre rispettabile, è sempre più evidente che nel bipolarismo che si va sostanzialmente consolidando nel nostro Paese, per un progetto politico centrista, moderato e riformista c’è un potenziale – e possibile – spazio solo se corre in modo autonomo. E questo per una ragione persino troppo semplice da spiegare. E cioè, oggi non ci sono più un centrosinistra contrapposto e alternativo al centrodestra. Semplicemente c’è una sinistra – sempre più radicale, massimalista, estremista e populista – in guerra, questo il termine esatto, contro la destra. Una destra dove le componenti centriste, oggettivamente, sono largamente minoritarie se non addirittura marginali e del tutto periferiche rispetto al progetto politico complessivo della coalizione stessa. Anche perché nella coalizione di governo la forza, il carisma e l’autorevolezza della Premier Giorgia Meloni sono talmente evidenti e oggettivi da oscurare qualsiasi altro contributo politico e culturale.

Una scelta inevitabile

Ora, e alla luce di questa considerazione sufficientemente attendibile perché si limita a fotografare una situazione che progressivamente si è venuta a creare, occorre semplicemente prendere atto che tutto ciò che è anche solo lontanamente riconducibile alla politica di centro” – per dirla con la migliore tradizione e cultura democratico-cristiana – può avere una concreta cittadinanza politica solo se corre in modo autonomo.

Fuorché qualcuno pensi, carnevalescamente, che le sigle personali e del tutto autoreferenziali centriste nella futura “gioiosa macchina da guerra” riescano a condizionare il progetto politico di quella coalizione e, al contempo, che ciò che resta di Forza Italia possa incidere nella guida politica dell’attuale alleanza di governo.

Certo, questo progetto politico centrista, riformista e democratico può essere credibile, nonché serio, se risponde a due precondizioni essenziali.

 

Un Centro culturalmente plurale

Innanzitutto dev’essere un luogo politico culturalmente plurale. Non può essere, cioè, una banale riproposizione, seppur mutatis mutandis, di un nuovo e aggiornato PLI o PRI e, al contempo, non può replicare una sorta di Dc bonsai. Nulla di tutto ciò, come ovvio. Perché si andrebbe incontro ad una sonora e inappellabile bocciatura politica ed elettorale. Semmai, e al contrario, è indispensabile dar vita ad un progetto politico che sia in grado di recuperare e fare sintesi delle migliori culture politiche centriste, riformiste e democratiche del nostro Paese. Senza esclusioni pregiudiziali e ridicoli se non addirittura grotteschi veti.

 

Una leadership visibile e riconoscibile

In secondo luogo la leadership di questo luogo politico dev’essere visibile e immediatamente percepibile dal cosiddetto popolo centrista. Una leadership che, di fronte alla pubblica opinione, deve sapere rappresentare quelle sensibilità, quelle culture, quelle sfumature e quei valori che sono realmente e coerentemente riconducibili ad un progetto centrista, riformista e democratico. E, al riguardo, la leadership di Carlo Calenda e di Pina Picierno può rappresentare una risposta credibile e del tutto coerente a quella domanda di pluralismo culturale che non può non essere la vera risorsa per un Centro credibile e realmente percorribile nelle dinamiche politiche concrete.

 

Lalternativa al bipolarismo selvaggio”

Ecco perché, oggi, chi continua a ritenere necessaria ed indispensabile una presenza politica centrista di fronte agli “opposti estremismi” o agli attuali “opposti populismi”, non può che riprendere e far proprie quelle considerazioni a cui ho fatto riferimento poc’anzi. L’alternativa, drammatica, sarebbe solo quella di rassegnarsi ad una sorta di bipolarismo selvaggio” che cancella qualsiasi presenza centrista perché prigioniero, appunto, dell’estremismo che attualmente caratterizza le due coalizioni maggioritarie nel nostro Paese.

La sovranità digitale: pilastro strategico per l’indipendenza e l’innovazione di un Paese

L’incontro annuale della Segreteria di Stato per gli Affari Esteri con il Corpo Diplomatico e Consolare sammarinese, svoltosi il 2 settembre, è stato preceduto dall’udienza concessa dagli Ecc.mi Capitani Reggenti, S.E. Alice Mina e S.E. Vladimiro Selva, a Palazzo Valloni. Tra i contributi proposti nel corso dei lavori merita particolare attenzione quello di Nicola Barone, Inviato Straordinario della Repubblica di San Marino, dedicato alla sovranità digitale.

 

I dati, nuova materia prima strategica

La relazione del mangar di lungo corso – da anni ricopre la carica di Presidente di Tim San Marino – muove da una tesi netta: nell’economia del cloud e dellintelligenza artificiale, la sovranità digitale non rappresenta più una questione meramente tecnica. È diventata un fattore di sicurezza nazionale, autonomia economica e libertà decisionale. I dati sono il «nuovo petrolio», ma acquistano valore soltanto attraverso la capacità di raccoglierli, elaborarli e proteggerli. Il cloud diventa così, nell’efficace immagine proposta da Barone, la «raffineria» del XXI secolo.

È un passaggio particolarmente lucido della relazione, perché porta la questione tecnologica direttamente sul terreno della sovranità politica. La dipendenza da grandi operatori sottoposti a giurisdizioni straniere può infatti trasformarsi in una vulnerabilità strutturale, tanto più delicata quando sono coinvolti dati pubblici, brevetti, segreti industriali e infrastrutture essenziali.

 

Le tre dimensioni della sovranità

Barone individua tre livelli fondamentali. Il primo è la sovranità dei dati, cioè la possibilità di assicurare che il loro controllo giuridico rimanga coerente con la giurisdizione nazionale, anche attraverso strumenti crittografici gestiti da operatori nazionali.

Il secondo livello è la sovranità operativa: backup, disaster recovery e continuità dei servizi devono poter essere garantiti anche in condizioni di crisi geopolitica. Energia, trasporti e sanità non possono dipendere integralmente da infrastrutture sulle quali uno Stato non esercita alcun controllo.

Il terzo è la sovranità tecnologica, necessaria per ridurre il vendor lock-in, mantenere competenze ICT proprie, utilizzare standard aperti e non subordinare le scelte nazionali alle strategie dei grandi provider globali.

 

Autonomia, non autarchia

È forse questo il punto politicamente più interessante dell’intervento. Sovranità digitale non significa isolazionismo tecnologico. Barone propone piuttosto un modello pragmatico, capace di integrare le tecnologie degli hyperscaler con provider locali e partenariati pubblico-privati, distinguendo inoltre tra dati ordinari, critici e strategici secondo il diverso livello di protezione richiesto.

Per San Marino, proprio le dimensioni contenute possono trasformarsi in un’opportunità: costruire un ecosistema digitale sicuro, governabile e aperto all’innovazione può favorire investimenti e competitività. È la conclusione coerente di una relazione puntuale e lungimirante: l’autonomia digitale non è chiusura, ma una nuova condizione della libertà degli Stati. Nell’epoca dei dati, innovare senza dipendere diventa parte integrante dell’esercizio stesso della sovranità.

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Rosmini, la persona e il fondamento dei diritti

A ottant’anni dall’avvio dei lavori dell’Assemblea Costituente, tornare alla Costituzione può significare qualcosa di diverso dalla celebrazione di una ricorrenza. Può voler dire tornare alla domanda che precede le norme e, in qualche modo, le fonda: che cosa significa mettere la persona al centro dellordinamento?

È attorno a questo interrogativo che si svolgerà venerdì 25 settembre, alle 18.30, nella Sala conferenze dell’Antico Municipio di Bolzano, l’incontro «Persona e diritto nel pensiero rosminiano. Riflessioni nell80° anniversario dellAssemblea Costituente», promosso dall’Institut International d’Etudes Europeennes “A. Rosmini”.

 

La domanda che precede i diritti

Il punto è tutt’altro che accademico. Dietro le discussioni contemporanee sulla dignità, sull’autodeterminazione, sui diritti inviolabili e sui cosiddetti nuovi diritti ritorna infatti una questione antica: la persona possiede diritti perché lo Stato glieli attribuisce oppure esistono diritti che l’ordinamento deve riconoscere perché appartengono alla persona in quanto tale?

La differenza investe direttamente la concezione della libertà e, insieme, il ruolo del legislatore e delle Corti. Se infatti ogni diritto deriva esclusivamente dalla volontà individuale successivamente accolta dall’ordinamento, diventa inevitabile domandarsi quale sia il limite dell’autodeterminazione e fino a che punto la giurisprudenza costituzionale possa accompagnare l’evoluzione sociale senza assumere essa stessa una funzione sostanzialmente legislativa.

 

Rosmini e la Costituente

È precisamente su questo terreno che Antonio Rosmini può tornare a parlare al nostro tempo. Il diritto, nella prospettiva rosminiana, non si esaurisce nella norma posta dall’autorità, ma rinvia al rapporto più profondo tra persona, diritto e giustizia.

Danilo Castellano affronterà il problema della persona nell’Assemblea Costituente, dove la reazione al totalitarismo e la ricerca dei fondamenti della nuova Repubblica fecero emergere concezioni non sempre coincidenti. Rudi Di Marco esaminerà invece la persona nella giurisprudenza della Corte costituzionale, soffermandosi sui diritti inviolabili, sulla dignità e sull’autodeterminazione.

Padre Ludovico Maria Gadaleta proporrà una lettura dell’attualità del pensiero costituzionale rosminiano, mentre Miguel Ayuso metterà a confronto costituzionalismo e personalismo, interrogandosi sulle differenti concezioni dell’uomo e della libertà che possono celarsi dietro la medesima parola: persona.

 

Una Costituzione vive nellidea delluomo

L’incontro, presieduto da Giovanni Cordini, direttore dell’Institut “A. Rosmini”, con i saluti di Suor Benedetta Lisci, sen. Ivo Tarolli e on. Alessandro Urzì, assume così un significato che supera l’occasione celebrativa.

La Costituente appartiene alla storia, ma la domanda che accompagnò la costruzione della Repubblica rimane aperta. Perché una Costituzione non consiste soltanto nell’insieme delle norme che contiene: presuppone necessariamente unidea delluomo, della sua libertà e della sua dignità.

Ed è forse proprio qui che Rosmini conserva una sorprendente attualità. La sfida del costituzionalismo contemporaneo è garantire nuovi spazi di libertà senza dissolvere il significato della persona, riconoscere i diritti senza separare il diritto dalla giustizia. A ottant’anni dalla Costituente, tornare alle fondamenta significa anche avere il coraggio di riproporre questa domanda.

Lincontro è a ingresso libero. Per informazioni e modalità di partecipazione è possibile contattare l’organizzazione all’indirizzo benedetta.lisci@gmail.com o al numero 340 3871270.

Venezia, The Human Safety Net e il cinema per l’impatto sociale

Venezia, 6 set. (askanews) – Si è tenuta a Venezia la quarta edizione di “Lights! Camera! Impact!”, l’evento dedicato al cinema che affronta i temi dell’impatto sociale, organizzato da The Human Safety Net in occasione della Mostra del cinema della Biennale. L’edizione 2026 è stata realizzata in partnership con la Van Leer Foundation, un’organizzazione attiva dal 1949 a sostegno dei bambini, genitori e caregivers all’interno delle loro comunità in tutto il mondo.

“Quest’anno Lights Camera Impact – ha detto ad askanws Emma Ursich, CEO di THSN – parla di l’esperienza di diventare genitori e primi anni di vita dei bambini e abbiamo discusso insieme a questa comunità di persone come cercare di avere più diversità nelle storie che vengono raccontate. e anche raccontare storie che magari non vengono tanto viste. Il nostro lavoro ogni giorno a fianco delle famiglie è fondamentale per cercare di accompagnarle verso un cambiamento, però credo che sia altrettanto importante poter, attraverso il mondo dei media, raggiungere quante più persone possibili con dei messaggi che non partono soltanto dai fatti e da aspetti tecnici, ma che possono anche emozionare, ispirare, far immaginare monti diversi e anche modelli diversi”.

Da sempre al centro delle azioni di The Human Safety Net, l’idea dell’impatto passa dal ragionamento culturale, attraverso tutte le arti e ovviamente anche attraverso il cinema. “Ciò che mi è rimasto impresso – ha aggiunto Michael Feigelson CEO Van Leer Foundation – è l’idea che tutti siano interessati a vedere un film come ‘L’Odissea’, in cui qualcuno intraprende un viaggio spirituale incredibile e lungo, scoprendo qualcosa sia sul mondo che su se stesso. Noi riteniamo che le storie legate al diventare genitori rappresentino una sorta di Odissea a sé stante; che prendersi cura di bambini piccoli sia un altro modo per scoprire i segreti dell’universo”.

All’evento, cui hanno partecipato anche The Black List e Ankler Media, hanno preso parte produttori, registi, sceneggiatori che hanno scelto di porre il loro talento e le loro risorse al servizio dei temi dell’inclusione e dell’innovazione sociale. “Abbiamo riunito un gruppo di persone – ha concluso Anadil Hossain, curatrice dell’evento – che, altrimenti, non avrebbero avuto l’opportunità di incontrarsi, pur occupandosi di questioni strettamente correlate; tutte desiderano raccontare storie significative e di grande impatto. Credo che ciò che ha reso quest’anno davvero diverso e di successo sia stato proprio il workshop organizzato in preparazione al forum vero e proprio. Il nostro obiettivo è sempre stato questo: riunire le persone, metterle in contatto e creare qualcosa di concreto a partire da tale connessione”.

Con sempre l’obiettivo, ambizioso e necessario, di costruire un mondo più giusto e inclusivo.

Ucraina, Zelensky: i nodi complessi vanno risolti fra Presidenti

Roma, 6 set. (askanews) – “Rimango dell’opinione che le questioni piu’ complesse possano risolversi solo a livello di presidenti”. Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dopo i primi due round di colloqui sul conflitto Russia-Ucraina con gli emissari americani di Trump e i rappresentanti europei di Germania Gran Bretagna e Francia, con i quali l’Ucraina si è confrontata oggi.

“Ci sono stati già due round di incontri e ce ne sarà ancora un terzo. Se, come credo, la guerra continuerà in inverno contiamo molto sul ‘pacchetto invernale’ di cui abbiamo discusso oggi con tutti. Ringrazio – ha detto- gli emissari americani del presidente Trump e sono grato ai nostri partner europei per la presenza. Siamo tutti dalla stessa parte: vogliamo tche non ci sia piu’ guerra e sofferenza ma una pace giusta “.

Germania, l’estrema destra di Afd a valanga in Sassonia-Anhalt

Roma, 6 set. (askanews) – L’estrema destra di AfD in Sassonia-Anhalt si attesta al 44,5% dei consensi secondo gli exit poll, più del doppio rispetto al partito di governo Cdu. Con la chiusura dei seggi, gli exit poll il partito di centro-destra Cdu si è fermato al 18,5%. Sempre secondo gli exit poll diffusi dopo la chiusura dei seggi, in Sassonia-Anhalt, la Spd si ferma all’8%, mentre il partito dei Verdi ottiene il 9% dei consensi. L’affluenza alle urne è stata da record. Se lo spoglio dovesse confermare gli exit poll, l’onda nera in Germania sarebbe conclamata.

Formula1, Wolff: "Kimi ha dimostrato perché l’abbiamo messo in macchina"

Roma, 6 set. (askanews) – “Ha chiuso il cerchio, ha dimostrato perché l’abbiamo messo in macchina, oggi ha fatto un lavoro fantastico”. Così Toto Wolff, team pincipal della Mercedes, ai microfoni di Sky ha sottolineato che Antonelli a Monza ha chiuso un cerchio dopo l’incidente alla Parabolica nelle FP1 del 2024 quando debuttò in F1: “Riesce a concentrarsi mantenendo l’entusiasmo e la passione per il sano divertimento – ha aggiunto Wolff – quando ha saputo che sarebbe partito dal fondo a Monza non ha fatto una piega”.

Venezia83, Basilicata alla Mostra con Scamarcio e Lucana Film Commission

Roma, 6 set. (askanews) – La Lucana Film Commission ha presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia le iniziative dedicate al rapporto tra audiovisivo e territorio e le nuove produzioni legate alla Basilicata. All’Italian Pavilion, all’Hotel Excelsior del Lido di Venezia, si è tenuto l’incontro “Quando il cinema è territorio” a cui hanno parteciato tra gli altri Chiara Sbarigia, presidente di APA, Margherita Gina Romaniello, presidente della Lucana Film Commission, e l’attore e produttore Riccardo Scamarcio.

Tra i temi affrontati, anche il bando PO Val d’Agri, intervento da 1,5 milioni di euro destinato ad ambientare storie e realizzare film, serie, documentari e cortometraggi nei 35 Comuni della Basilicata interessati dall’iniziativa, con l’obiettivo di attrarre produzioni e rafforzare il ruolo del territorio nei progetti audiovisivi.

Presentato anche “Sulle tracce di Federico II in Basilicata”, making of dedicato al rapporto tra l’imperatore e la regione,con Scamarcio in veste di co-produttore e interprete, diretto da Francesco Lopez. “Sono pugliese, cresciuto ad Andria, ai piedi del Castel del Monte e quindi per me chiaramente Federico è una figura mitologica di cui ne sento parlare da bambino – ha detto Scamarcio – andando a funghi con mio padre ai piedi di questo castello è stato un po’ un riferimento per me. Quindi questo progetto è un progetto che abbiamo messo in piedi io e Francesco Lopez. Ci abbiamo lavorato tanto, sono 10 anni più o meno e finalmente siamo riusciti a farlo”.

La presenza della Lucana Film Commission proseguirà l’11 settembre con l’anteprima nazionale di “Uno si distrae al bivio”, documentario scritto e diretto dalla regista lucana Alessandra Lancellotti e selezionato per le “Giornate degli Autori”, giunte alla 23ª edizione. Il film racconta, attraverso un’impostazione western, l’ambiente contadino legato alla figura del poeta lucano Rocco Scotellaro.

Formula1, Antonelli: "Un sogno che si realizza"

Roma, 6 set. (askanews) – “Grazie per il supporto. E’ incredibile. Non lo avrei mai immaginato ma ci siamo riusciti”. Kimi Antonelli commenta così, a caldo, la vittoria a Monza. “Un sogno che si realizza, non avrei mai potuto fare senza la mia famiglia ed il mio team”. Il pilota Mercedes saluta in italiano il pubblico “Quanto alla gara c’è tanto da analizzare. L’uscita di pista per passare Russell? E’ stato un momento piuttosto spaventoso, sono andato dritto ed ho pensato di aver perso l’opportunità”

Formula1, Leclerc: "Non so cosa sia successo"

Roma, 6 set. (askanews) – Charles Leclerc chiude nella maniera peggiore il suo Gran Premio d’Italia, tredicesimo appuntamento del Mondiale di Formula Uno 2026. Sul tracciato di Monza, infatti, il pilota del team Ferrari sognava di centrare il suo terzo successo in carriera e, invece, in chiusura di terzo giro è finito violentemente nelle protezioni della Parabolica. Grande spavento per il pilota monegasco ma, per fortuna, tutto ok a livello fisico. Rimane, ovviamente, l’enorme dispiacere per una chiusura prematura della sua gara di casa. Il pilota di Monte Carlo ha raccontato quanto avvenuto in pista e ha rassicurato sulle sue condizioni ai microfoni di Sky Sport: “Sto bene. Non ho tanti dolori per fortuna. All’inizio ho sentito ovviamente il colpo al collo ma ora da quel punto di vista sono ok. L’incidente? La dinamica è difficile da spiegare. In quel momento sentivo che mi mancava potenza. Ho accelerato, tolto il gas e ri-accelerato. A quel punto ho preso uno ‘snap’ e ho perso la vettura. Sinceramente ho bisogno di vedere i dati per capire cosa sia successo”.

A Marcello Fois è "Supervincitore" del Premio Letterario Isola d’Elba

Roma, 6 set. (askanews) – Marcello Fois è stato proclamato sabato sera all’Arena Linguella di Portoferraio “Supervincitore” del premio Internazionale Isola d’Elba con il suo romanzo “L’immensa distrazione” edito da Einaudi.

Marcello Fois è stato scelto dal voto combinato della giuria del premio e della giuria popolare. Gli altri due finalisti, Luca Mastrantonio con “Piombo e latte” (Bompiani) e Gianluca Di Feo con “Cielo Sporco (Giunti), presenti alla serata, hanno ricevuto il caloroso applauso del pubblico.

Dopo la premiazione, Fois ha dichiarato: “È facile esprimere i motivi per cui sono particolarmente felice di essere il Supervincitore del Premio Internazionale Isola d’Elba: il suo albo d’oro, l’autorevolezza della giuria, e la possibilità di essere ospite in una terra così straordinaria, un’isola così bella. Insomma richiamare un isolano in un’isola mi sembra un omaggio magnifico”.

Il libro di Marcello Fois, è un grande romanzo familiare, un affresco su una dinastia del ‘900 con cui l’autore ci dice che vivere, forse, non è altro che “un’immensa distrazione” dal morire.

“È un onore avere partecipato a un premio che porta il nome di Raffaello Brignetti, anche se il mio libro non parla di mare, ma di cielo e delle macchine che minacciano il futuro dell’umanità”, ha dichiarato Gianluca Di Feo. “La partecipazione a questo premio è un’emozione: per la sua storia, per la lezione di Brignetti e del suo ‘Gabbiano azzurro’ e perché qui all’Elba sono sbocciate le passioni che mi hanno portato alle vicende raccontate nel mio romanzo”, ha aggiunto l’altro finalista, Luca Mastrantonio.

Fois è il vincitore della 54ma edizione del premio, dedicato all’eccellenza letteraria. Un riconoscimento a opere di grande valore culturale e artistico, un’occasione ormai tradizionale di riflessione sulla cultura e la letteratura contemporanea.

Herbert Ballerina: io a Sanremo voglio andare, ma più per le cene dopo

Venezia, 6 set. (askanews) – “Sono molto felice di questa collaborazione con Stefano, ci siamo subito trovati, abbiamo iniziato con ‘Bar Stella’, che era una chicca, un programma molto bello, molto ‘arboriano’, poi ora siamo arrivati insieme ad ‘Affari tuoi’… E tutti mi chiedono di Sanremo. Io ci voglio andare, ma più perché dopo una va a cena, poi se dovessi capitare sul palco va bene lo stesso. Io ho una raccomandazione sulla vita, non sul lavoro, lui mi dice: vieni qui che ridiamo, ma qualcosa so fare dai…. Il dopofestival? No, troppo tardi…”. Così Herbert Ballerina, a margine della presentazione del Filming Italy Venice Award, il premio ideato e diretto da Tiziana Rocca; a lui è stato conferito il premio Miglior attore protagonista in un film commedia per “Cena di classe”.

Vela, a Porto Cervo via alla Maxi Yacht Rolex Cup

Roma, 6 set. (askanews) – La 36^ edizione della Maxi Yacht Rolex Cup, organizzata dallo Yacht Club Costa Smeralda in collaborazione con l’International Maxi Association e con il supporto del Title Sponsor Rolex, prende ufficialmente il via oggi con lo Skippers’ Briefing in programma alle ore 18 sulla terrazza dello YCCS, seguito alle 19 dal Welcome Cocktail. Le regate inizieranno domani, lunedì 7 settembre, con il primo segnale previsto alle ore 12, per concludersi sabato 12 settembre con la cerimonia di premiazione in Piazza Azzurra. (Crediti foto: Rolex/Carlo Borlenghi)

Una flotta di oltre 40 maxi yacht, di lunghezza minima pari a 60 piedi, si è riunita a Porto Cervo per l’appuntamento di riferimento internazionale per questa tipologia di imbarcazioni.

Per il secondo anno consecutivo la Maxi Yacht Rolex Cup assegnerà due titoli iridati: il Rolex IMA Maxi 1 World Championship e il Rolex IMA Maxi Grand Prix World Championship. Le due classi sono suddivise in base a un coefficiente che esprime il potenziale di prestazione della barca. Tra i Maxi 1 torna a difendere il titolo conquistato nel 2025 il WallyCento Galateia, che schiera in pozzetto il duo neozelandese Murray Jones e Kelvin Harrap e ritroverà alcuni dei principali protagonisti delle ultime stagioni. Tra questi il 100 piedi Magic Carpet E del socio YCCS Sir Lindsay Owen-Jones, con Francesco de Angelis alla tattica, il ClubSwan 80 My Song del socio YCCS Pier Luigi Loro Piana con Paul Cayard e Manu Weiler, Capricorno di Alessandro Del Bono con Flavio Favini, Alberto Bolzan e Torben Grael, detentore di cinque medaglie olimpiche. Sono due le armatrici che regatano in questa classe così competitiva, rispettivamente Pascale Decaux al timone del WallyCento Tilakkhana e Wendy Schmidt del Botin 85 Deep Blue. Completano un gruppo di altissimo livello Leopard 3 di Joost Schuijff con Chris Nicholson alla tattica e il WallyCento V del socio YCCS Karel Komarek, imprenditore impegnato anche a guidare la sfida USA alla 38^ America’s Cup di Napoli, l’American Racing Challenger Team.

Altrettanto elevata la concentrazione di campioni nella flotta Maxi Grand Prix. Nell’afterguard del campione del mondo in carica, il wallyrocket71 Django 7x del socio YCCS Giovanni Lombardi Stronati, ci saranno come sempre Vasco Vascotto e Guillermo Parada, mentre il tattico su Bella Mente di Hap Fauth sarà Terry Hutchinson, Brad Butterworth quello di Jethou di Sir Peter Ogden, Jolt del socio YCCS Peter Harrison avrà alla tattica Nick Asher mentre Hamish Pepper sarà il tattico su Proteus di George e Christina Sakellaris. Debutterà nella classe Grand Prix alla Maxi Yacht Rolex Cup il nuovo JV76 Northstar III di Peter Dubens, un altro socio YCCS presente alla regata, con il due volte medagliato olimpico Nick Rogers alla tattica.

La qualità degli equipaggi si estende all’intera flotta. Tra gli altri protagonisti presenti a Porto Cervo figurano il neozelandese Dean Barker su Artemis Bleu di James Neville, vincitore a Porto Cervo in giugno della Range Rover Sardinia Cup, Luis Doreste su Pelotari.Project e Francesco “Checco” Bruni su Twin Soul B: nomi legati alla America’s Cup, alle Olimpiadi e ai più importanti circuiti professionistici internazionali, a conferma del livello sportivo della manifestazione.

Una delle novità dell’edizione 2026 è la presenza di sei multiscafi: Allegra, Coco de Mer, Gaea, Highland Fling 18, Layla e Sophia. Quest’ultimo, trimarano di 19 metri progettato da Nigel Irens, sarà il primo trimarano a prendere parte alla Maxi Yacht Rolex Cup. Tra gli altri yacht da seguire troviamo H2O del socio YCCS Riccardo de Michele con Lorenzo Bodini alla tattica, una delle barche di maggior successo nella storia recente della manifestazione, mentre lo Swan 65 Shirlaf di Giuseppe Puttini festeggia quest’anno il 50° anniversario dal varo e sarà presente anche alla Rolex Swan Cup in programma la settimana successiva.

Il Commodoro dello YCCS Andrea Recordati ha dichiarato: “La Maxi Yacht Rolex Cup riflette i valori che lo Yacht Club Costa Smeralda vuole esprimere attraverso le proprie regate: tradizione e innovazione nello yacht design, armatori animati da una grande passione, equipaggi di altissimo livello e un campo di regata che richiede sempre il massimo. La presenza di due Campionati Mondiali conferma ancora una volta il livello sportivo raggiunto da questa manifestazione. Ringrazio Rolex e l’International Maxi Association per condividere con noi questo percorso e porgo il benvenuto a tutti gli armatori ed equipaggi tornati, ancora una volta, a Porto Cervo”.

Il programma sportivo alternerà le regate costiere nell’Arcipelago di La Maddalena alle prove a bastone per Maxi 1 e Maxi Grand Prix. Per entrambe le classi valide per il Campionato Mondiale sono previste fino a sette prove: tre regate costiere e fino a quattro prove a bastone distribuite su due giornate. Per le altre classi il programma prevede fino a cinque regate costiere. Giovedì 10 settembre è programmato come giorno di riposo, ma potrà essere utilizzato per recuperare eventuali prove non disputate.

Anche a terra il programma accompagnerà le cinque giornate di regata con i tradizionali appuntamenti sociali. Mercoledì sera si terrà l’IMA Members’ Dinner, mentre giovedì 10 settembre sarà la volta del Rolex Gala Dinner allo Yacht Club Costa Smeralda. Venerdì sera si svolgerà in Piazza Azzurra il Crew Party dedicato a tutti i partecipanti. La premiazione finale è prevista sabato 12 settembre alle ore 17.30.

Il primo segnale della Maxi Yacht Rolex Cup 2026 è in programma domani, lunedì 7 settembre, alle ore 12.00 con previsione di vento leggero dai quadranti orientali.

Filming Italy Venice Award, Matilde Gioli tra premiati: mi sento a casa

Venezia, 6 set. (askanews) – “Quest’anno sono qui per l’Italian Filmyng Award, è un premio che mi fa sentire ormai a casa, perché non è il primo. Tiziana Rocca e tutto il suo team e tutti i giornalisti che vi partecipano, mi sento in una grande famiglia e sono felicissima di essere di nuovo qua ed è bello che ci sia qualcuno che lavori per celebrare sempre il cinema italiano”: lo ha detto ai giornalisti l’attrice Matilde Gioli, al Lido di Venezia per ricevere il Filming Italy Venice Award, premio giunto alla sua ottava edizione, ideato e diretto da Tiziana Rocca. Il premio da diversi anni è parte della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e viene conferito a personalità che, con il loro talento e il loro percorso artistico, hanno contribuito in modo significativo alla crescita e alla diffusione della cultura audiovisiva e dell’intrattenimento nel mondo.

Formula1, Kimi Antonelli trionfa nel Gp d’Italia

Roma, 6 set. (askanews) – Storico Kimi Antonelli. L’italiano della Mercedes, leader del mondiale piloti, ha vinto il Gp d’Italia a Monza dopo essere partito dall’ultima posizione. Secondo posto per il compagno di squadra George Russell superato nel finale dal bolognese. E’ il primo italiano a vincere da 60 anni.

Kimi Antonelli fa la storia a Monza. Il pilota bolognese della Mercedes conquista il Gran Premio d’Italia al termine di una rimonta semplicemente straordinaria, partendo dalla 19ª posizione e arrivando a prendersi la vittoria con un sorpasso sul compagno di squadra George Russell a tre giri dalla fine. Un’impresa che vale molto più di una vittoria: l’Italia torna sul gradino più alto del podio di Monza 60 anni dopo Ludovico Scarfiotti, l’ultimo italiano capace di vincere il Gran Premio d’Italia nel 1966. Antonelli trasforma una domenica che sembrava compromessa già al sabato in una delle pagine più belle della Formula 1 italiana. Diciannovesimo sulla griglia, il ventenne della Mercedes affronta la gara con un unico obiettivo: rimontare. E lo fa senza perdere tempo. Dopo i primi giri è già risalito fino alla 12ª posizione, poi l’incidente di Charles Leclerc costringe la gara alla bandiera rossa. La Ferrari del monegasco finisce contro le barriere al terzo giro dopo una prima fase molto combattuta, con un contatto anche con Lewis Hamilton alla partenza. Leclerc riesce a uscire autonomamente dalla vettura e viene accompagnato al centro medico per gli accertamenti. “Sto bene, ho qualche dolore ma ora sono ok”, dirà successivamente il pilota Ferrari. Alla ripartenza comincia il vero capolavoro di Antonelli. Il pilota Mercedes si mette immediatamente all’attacco e costruisce sorpasso dopo sorpasso una rimonta che assume progressivamente proporzioni incredibili. Al giro 8 è già sesto, poi supera Pierre Gasly e Lewis Hamilton. Al 13° giro è terzo, alle spalle del compagno Russell e di Max Verstappen. Dal 19° posto al podio in appena tredici giri. Ma Kimi non si ferma. Al 16° giro supera Verstappen e si porta secondo. Due tornate più tardi arriva il momento che fa esplodere Monza: Antonelli passa Russell e prende per la prima volta la testa del Gran Premio. Una Mercedes davanti all’altra, con il pubblico italiano che comincia a sognare. La lotta tra i due compagni di squadra è spettacolare. Russell risponde e torna davanti, Antonelli replica immediatamente. Al giro 22 arriva un altro sorpasso e controsorpasso tra le due Mercedes. La squadra chiede a Kimi di “allungare”, perché alle loro spalle Verstappen è ancora minaccioso. La strategia diventa fondamentale. Al giro 28 Antonelli viene richiamato ai box durante la Virtual Safety Car provocata dal problema idraulico che costringe Lance Stroll al ritiro. Rientra in pista con le gomme medie e si ritrova sesto, ma la sua gara non cambia direzione. Riparte all’attacco, supera Gasly, Norris e Hamilton e torna rapidamente nelle posizioni di vertice. Al giro 35 è terzo, poi passa Piastri e torna secondo. Davanti c’è ancora Russell, che nel frattempo viene anche messo sotto investigazione per una presunta violazione del regime di bandiere gialle. L’inglese non riceverà alcuna penalità, ma il vero pericolo per la sua vittoria è ormai il compagno di squadra. Antonelli gira fortissimo. A nove giri dalla fine Russell ha 7″9 di vantaggio, ma dal box Mercedes arriva l’avvertimento: “Kimi ti prenderà”. Il bolognese continua a spingere e abbassa il distacco giro dopo giro. Al 45° giro è a 2″7, al 47° a 1″3. Il pubblico di Monza capisce che l’impresa è possibile. Al giro 49 Antonelli è ormai incollato alla Mercedes di Russell. Attacca all’esterno, va leggermente lungo ma riesce a rientrare. È il preludio al sorpasso decisivo. Un giro più tardi Kimi ci riprova: affianca Russell, lo supera e si prende la testa del Gran Premio d’Italia. Monza esplode. Il pilota partito 19° è davanti a tutti. Negli ultimi tre giri Russell prova a rimanere in scia, ma Antonelli non concede più nulla. Al giro 52 il margine è di 1″8. Al giro 53 arriva la bandiera a scacchi e Kimi può finalmente lasciarsi andare alla gioia. È una vittoria costruita con velocità, aggressività, lucidità e una rimonta che entra direttamente nella storia della Formula 1. Antonelli è il secondo pilota nella storia a vincere una gara partendo dalla 19ª posizione o peggio dopo John Watson, che nel 1983 vinse a Long Beach partendo 22°. A Monza, inoltre, diventa il più giovane vincitore di sempre del Gran Premio d’Italia: 20 anni e 12 giorni, battendo il precedente record di Sebastian Vettel, che aveva vinto nel 2008 a 21 anni, due mesi e 11 giorni. Per il pilota Mercedes è la settima vittoria in Formula 1, ottenuta appena al 37° Gran Premio disputato. È anche il nuovo record italiano di successi in una singola stagione: Antonelli supera le sei vittorie conquistate da Alberto Ascari nel 1952. E quella di Monza è la 50ª vittoria di un pilota italiano nella storia della Formula 1. Alle sue spalle chiude Russell, autore di una gara altrettanto solida con l’altra Mercedes. Terzo è Verstappen, che nel finale riesce a risalire davanti a Oscar Piastri. Quinto Lando Norris, mentre Lewis Hamilton chiude sesto con l’unica Ferrari al traguardo. Per la Scuderia di Maranello è invece una domenica amarissima. Leclerc, partito davanti al compagno Hamilton e protagonista di un avvio aggressivo, vede terminare la propria gara dopo appena tre giri. Alonso e Stroll sono gli altri ritirati. Ma oggi a Monza tutto passa in secondo piano. La domenica italiana è di Kimi Antonelli. Un ragazzo di 20 anni partito diciannovesimo e arrivato primo davanti a una marea di tifosi, riportando un pilota italiano sul gradino più alto del podio del circuito più prestigioso d’Italia dopo sei decenni. Il Mondiale tornerà in pista la prossima settimana a Madrid, ma la Formula 1 lascia Monza con una certezza: Kimi Antonelli non è più soltanto una promessa. È già un protagonista della storia.

Delfin, Del Vecchio Jr: spero ci chiedano parere su offerte banche

Cernobbio (Como), 6 set. (askanews) – Un parere sulle offerte che ruotano attorno a Mps, di cui Delfin è azionista con oltre il 17%, il cda della holding “non ce l’ha ancora chiesto. Spero che ce lo chiederà”. Lo ha detto Leonardo Maria Del Vecchio, parlando con i giornalisti in una pausa dei lavori del forum Teha di Cernobbio.

“Le banche – ha detto – sono un investimento finanziario. L’investimento industriale che è da proteggere, è EssilorLuxottica. Ad oggi perde il 50%, riportiamola a 300 euro” ad azione, ha concluso.

Per Witkoff e Kushner colloqui con Zelensky e con gli europei

Roma, 6 set. (askanews) – I rappresentanti del presidente degli Stati Uniti, Steve Witkoff e Jared Kushner, terranno due cicli di colloqui a Kiev: uno con la controparte ucraina e uno con i partner europei. Lo ha riferito all’agenzia di stampa Ukrinform l’ufficio del Presidente.

“Credo che avremo l’opportunità di avere ampie discussioni con voi. È prevista una sessione di colloqui con noi, seguita da un’altra con i partner europei”, ha dichiarato il presidente Volodymyr Zelensky agli inviati Usa, secondo quanto riportato dal suo servizio stampa. È molto importante che la delegazione sia arrivata qui. Aspettavamo Steve e Jared da tempo e ringraziamo il presidente Trump per aver permesso loro di venire. Questo è importante in termini di autorizzazione e di sicurezza. Purtroppo, i russi hanno dimostrato con i loro attacchi che” gli inviati Usa “non possono usare l’aereo, nonostante tutto fosse stato preparato e che i nostri aeroporti siano operativi”, ha aggiunto il capo dello Stato. Witkoff e Kushner sono infatti arrivati a Kiev con un treno dalla Polonia, dove erano atterrati nella notte con un volo da Mosca.

Delfin, Del Vecchio Jr: c’è attesa, da Board Members 4 anni inattività

Cernobbio, 6 set. (askanews) – “Di progetti ce ne sono tanti, solo che dovrebbero essere i board members a dirli non gli azionisti, posto che sono loro che dicono di essere al comando”: lo ha detto Leonardo Maria Del Vecchio, azionista di Delfin, a margine dei lavori del forum di Cernobbio, auspicando che i “board members facessero i board members e lo facessero full time”.

Riguardo la fiducia nel cda di Delfin, Del Vecchio Jr sottolinea: “C’è molta attesa, dopo 4 anni di inattività, o attività diversa da quello che dovrebbe essere quello di ruolo di custodi di Delfin, posto che il loro mandato è a vita, non sono nominati ogni tre anni, come i manager di qualsiasi altra società, la custodia e l’esecuzione testamentaria è mancata tuttora”.

“Penso di essere stato l’unico e la persona più attiva nel cercare di chiudere la successione, molto di più che scalare le quote di Delfin: era chiudere ed è sempre stata chiudere la successione di nostro padre. Ero pure disposto a indebitarmi 10 miliardi, il resto è storia”, ha aggiunto. “Ora vorrei che i board members facessero i board members e lo facessero full time, non part-time”, ha concluso ironico Del Vecchio Jr.

Canottaggio, Europei U23: dieci medaglie per l’Italia a Kruszwica

Roma, 6 set. (askanews) – L’Italia Under 23 va in doppia cifra a Kruszwica. Dieci medaglie vinte in quindici finali agli Europei di canottaggio di categoria dal team dell’head coach Giovanni Calabrese. Un oro, cinque argenti e quattro bronzi. Vittoria per il singolista leggero Luca Borgonovo, secondo posto per il quattro di coppia maschile, l’otto femminile, il doppio misto, il doppio leggero maschile e la singolista leggera Melissa Schincariol e terzi l’otto maschile, l’otto misto, la singolista Alizèe Ribolzi e il doppio leggero femminile. Luca Borgonovo è campione d’Europa nel singolo Pesi Leggeri, ad appena cinque giorni dal bronzo conquistato ai Giochi del Mediterraneo. Al traguardo, il suo vantaggio è pari a 4.46 sul polacco Syposz e 9.23 sul lettone Rasa Capolavoro d’argento per l’otto femminile. Alessandra Grasselli, Sara Lisi, Vittoria Piller, Isabella Mihalescu, Neve Aroldi, Lucrezia Monaci, Matilde Orsetti e Giorgia Sciattella, con al timone Martina Bonalumi, brillano per carattere e coesione: al traguardo vengono precedute soltanto dalla Romania. Secondo posto anche per il quattro di coppia maschile: Elia Bressan, Marco Gilardoni, Leonardo Salerno e Sebastiano Renzi lottano per tutta la gara con gli Atleti Indipendenti Neutrali, primi all’arrivo con un vantaggio pari a 2.38. Secondi anche il doppio leggero maschile di Niccolò Gandola e Tito Christoforakis, preceduto soltanto dalla Germania, e Melissa Schincariol, staccata di 4.45 dalla tedesca Sendjuk. Bene anche l’otto maschile: Paolo Falossi, Matteo Pozzobon, Mattia Soldo, Giovanni Acatrinei, Matteo Belgeri, Luigi Tommaso Riccelli, Guglielmo Melegari e Giulio Zuccalà, con al timone Ilaria Colombo, sono terzi, a soli 87 centesimi dall’argentata Repubblica Ceca. In rimonta, con sorpasso nel finale ai danni dell’ucraina Batsalai, arriva il bronzo conquistato da Alizèe Ribolzi, laureatasi campionessa mondiale Under 19 lo scorso 9 agosto. Terzo il doppio leggero femminile di Chiara Cobalchini e Giulia Grandi. I time trials sorridono sia al doppio misto, secondo con Maria Lanciano, Elia Bressan, sia all’otto misto, terzo con Matilde Paoletti, Lucrezia Monaci, Aurora Spirito, Matteo Belgeri, Matteo Pozzobon, Guglielmo Melegari, Giulio Zuccalà e Irene Gattiglia, con al timone Ilaria Colombo Per soli 19 centesimi, sfuma la terza posizione per il generoso due senza maschile composto da Matteo Cecotti e Matteo Trevisan. Ai piedi del podio, preceduto da Svizzera, Germania e Francia, il doppio maschile di Josef Marvucic e Marco Prati. Quarto, in rimonta, anche il quattro senza maschile di Jacopo Cappagli, Filippo Angella, Leonardo Sostegni e Lorenzo Cracco. Quarte anche Noemi De Vincenzi, Aurora Spirito, Maria Lanciano e Irene Gattiglia nel quattro di coppia femminile. Quinte Giorgia Sciattella e Matilde Orsetti nel due senza femminile. Settimo posto per il singolista Pietro Zampaglione e per il doppio femminile di Matilde Paoletti e Valentina Mascheroni.

Essilux, Del Vecchio Jr: auspico cambio strategia, ha perso 50% in Borsa

Cernobbio (Como), 6 set. (askanews) – “Essilux è la vera legacy di nostro padre e ha perso il 50% in Borsa. Io auspico un cambio delle strategie e una nuova fase”. Lo ha detto Leonardo Maria Del Vecchio, azionista di Delfin, parlando del futuro del gruppo dell’occhialeria. “Si parla troppo di me e Francesco, ma la cosa più importante è custodire e portare altri 10 anni di successi a EssilorLuxottica. Che sia Francesco Milleri o Tizio o Caio non importa. Quello che importa sono 250mila persone che ci lavorano”, ha detto Del Vecchio Jr a margine dei lavori del forum Teha.

Formula1, per Leclerc contatto con Hamilton, poi va a muro

Roma, 6 set. (askanews) – Comincia subito in salita il Gp d’Italia per la Ferrari. Charles Leclerc, partito dalla quarta posizione, è stato subito protagonista di un duello con il compagno di squadra Lewis Hamilton alla prima curva, con un contatto che ha costretto il britannico ad allargare e mettere le ruote sulla ghiaia. “Leclerc mi ha spinto fuori”, il team radio di Hamilton. Nel secondo giro Leclerc è stato poi superato da George Russell e successivamente da Max Verstappen.

Al terzo giro l’episodio decisivo: Leclerc, dopo una prima fase d’attacco, ha perso il controllo della Ferrari all’uscita dell’Alboreto, finendo contro le barriere. La gara è stata sospesa immediatamente ed è stata inizialmente esposta la bandiera rossa, prima dell’ingresso della Safety Car. Tutti i piloti sono rientrati ai box mentre venivano rimosse la vettura e i detriti.

Il pilota della Ferrari è uscito autonomamente dalla vettura dopo l’impatto contro le barriere all’uscita della curva Alboreto e, seppur sconsolato, si è seduto a bordo pista in attesa dei soccorsi. Leclerc sarà comunque sottoposto ai controlli di rito presso il centro medico, considerata la forza dell’impatto laterale.

Renzi propone “contratto alla tedesca” contro divisioni centrosinistra

Cernobbio (CO), 6 set. (askanews) – “Il centrodestra ha fallito, è un dato di fatto, lo vediamo dai dati della pressione fiscale, lo vediamo dai dati del potere d’acquisto, lo vediamo dai dati della produzione industriale. Molte persone però, soprattutto tra il mondo dell’impresa, non si fidano fino in fondo del centrosinistra, cioè dicono: ‘Ok, la Meloni, Urso, Salvini hanno fallito, però voi cosa proponete?’. Secondo me sarebbe una cosa preziosa se il centrosinistra, quando sarà chiara la data delle elezioni, quindi con il tempo che occorrerà alla Meloni per decidere quando si vota, si presentasse con non soltanto tre chiare filiere di indirizzo – stipendi, sicurezza, Europa – ma anche con delle proposte concrete sulle quali avere la firma di tutti i partecipanti alla coalizione”. Lo ha detto Matteo Renzi, leader di IV, spiegando a margine del Forum TEHA di Cernobbio la proposta avanzata durante il panel delle opposizioni.

“In Germania fanno così, si fa l’accordo di governo e si dice: riduciamo questa aliquota dell’IRPEF, facciamo questi investimenti sull’intelligenza artificiale, investiamo ad esempio su un tema che io trovo fondamentale che è quello dell’acqua. Il contratto alla tedesca, per come io l’ho proposto oggi, ed è comunque argomento già dibattuto anche in passato, non solo in Germania, è un metodo di serietà di fronte agli elettori. Perché io trovo molta ideologia contro di noi, però poi quando vai nella sostanza gli dici: ‘Scusate ragazzi, ma state meglio o peggio di quattro anni fa? Ma sulla produzione industriale, Urso che ha combinato?’ Ecco il contratto alla tedesca come risposta concreta alla paura, in qualche modo, che il centrosinistra possa dividersi o non sia forte”, ha spiegato Renzi.

Bonelli: contratto alla tedesca? Eviterei riferimenti ai tedeschi oggi

Cernobbio (CO), 6 set. (askanews) – “A me non pare una novità questa” del contratto alla tedesca, “per noi il programma è fondamentale e riteniamo che ci impegni. Eviterei di fare riferimenti ai tedeschi perché quello che sta succedendo in Germania non mi affascina. Certo, dobbiamo costruire un programma con punti molto chiari e su questo prenderci un impegno con il Paese. Non per contraddire Matteo Renzi, ma questa è una questione che abbiamo ben chiara da tanto tanto tempo”. Lo ha detto il leader dei Verdi Angelo Bonelli, a margine del Forum TEHA di Cernobbio, commentando la proposta di Matteo Renzi di un “contratto alla tedesca” per il programma del centrosinistra.

Calcio, Infantino conferma la candidatura alla presidenza Fifa

Roma, 6 set. (askanews) – “Il presidente della Fifa ha annunciato ad aprile che si ricandiderà alle elezioni del 2027. Naturalmente, nulla è cambiato”. Così il portavoce di Gianni Infantino, ha confermato l’intenzione dell’attuale presidente Fifa di ricandidarsi per il prossimo quadriennio. Il dirigente svizzero, al comando della Fifa dal 2016, sarà candidato nuovamente alla presidenza della Federazione internazionale delle associazioni di calcio in occasione del prossimo congresso, che si terrà in Marocco nel 2027.

Lavrov: accusare la Russia per i droni a Lipsia è l’inizio di una vera guerra

Roma, 6 set. (askanews) – Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha accusato la Germania di volere “di nuovo” la guerra con la Russia. “Hanno trovato un drone – ha affermato Lavrov riferendosi, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa russe, a quanto avvenuto all’aeroporto di Lipsia il 4 agosto ascorso – e lo hanno dichiarato un drone russo, senza che nessuno si sia preso la briga di indagare ulteriormente. Questo è in definitiva l’inizio di una vera guerra”, ha sottolineato Lavrov.

Martedì scorso Berlino ha annunciato la chiusura, a partire dal 18 settembre, dell’ultimo consolato russo sul suo territorio, a Bonn, e del centro culturale russo di Berlino, noto anche come “Casa Russia”. L’annuncio è arrivato dopo che la Germania ha accusato ufficialmente la Russia di essere responsabile del tentato attacco coi droni, uno dei quali carico di esplosivo, all’aeroporto di Lipsia, un importante snodo militare per l’esercito tedesco e la Nato.

Come ritorsione, giovedì scorso Lavrov aveva annunciato che la Russia chiuderà i centri tedeschi del Goethe-Institut presenti sul proprio territorio.

Elezioni, Schlein: voto a maggio? Noi sempre pronti

Cernobbio (CO), 6 set. (askanews) – “In qualsiasi momento si voterà, perché questo è nelle mani del governo, ci faremo trovare pronti: questa è la nostra responsabilità. Ed è per questo che in questi tre anni e mezzo di lavoro testardamente unitario ci siamo già portati avanti sul tema della sanità pubblica, della scuola, della ricerca, della politica industriale, del lavoro dignitoso, dei diritti della democrazia”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, rispondendo – a margine del Forum TEHA di Cernobbio – ad una domanda sulla possibilità che si voti a maggio del 2027.

“Su tutti questi temi abbiamo già fatto proposte unitarie che tengono insieme la nostra alleanza. Quindi non partiamo da zero, è il momento di affinare tra le persone queste nostre proposte per il paese”, ha aggiunto Schlein.

Centrosinistra, Schlein: contratto alla tedesca? Ora affinare programma

Cernobbio (CO), 6 set. (askanews) – “Da mesi diciamo che settembre è il mese in cui si entra nel vivo della costruzione del programma dell’alternativa insieme a tutta l’alleanza progressita . Discuteremo insieme agli alleati il come, io ho sempre chiesto ai nostri alleati di non fare questa discussione chiusi nelle nostre stanze ma di farla tra la gente, incontrando il mondo produttivo, il mondo sindacale, il terzo settore, gli esperti, gli scienziati quelli che non hanno avuto ascolto in questi anni da parte del governo Meloni e insieme a loro affinare un programma che sia chiaro”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, a margine del Forum TEHA di Cernobbio, commentando la proposta di Matteo Renzi per un contratto “alla tedesca” per il programma del centrosinistra. “Ci tengo a dire che nn partiamo da zero ma dalle tante proposte unitarie che abbiamo fatto già in Parlamento e nel Paese”, ha aggiunto Schlein.

Vela, Falcon ha vinto il 40esimo anniversario delle vele d’epoca

Roma, 6 set. (askanews) – Falcon, il Q Class del 1926 dell’armatore francese Montero De Barros, è il vincitore assoluto delle Vele d’Epoca di Imperia, 40esimo anniversario. Una delle più famose barche d’epoca da regata, le cui linee d’acqua – si racconta – hanno ispirato il disegno del J Class Ranger, è stato il migliore nelle 4 prove del raduno ligure, regatando con un equipaggio composto per la maggior parte da velisti giovanissimi.

“Sono state regate divertenti ed entusiasmanti – racconta uno dei membri del team – Il campo di regata è fantastico, siamo veramente molto felici di aver vinto in un evento così importante e pieno di storia marinara”.

Una giornata perfetta quella di oggi: sole, brezza da Levante fino a 15 nodi, colori, spruzzi ed ingaggi serrati a ridosso della diga hanno mandato in archivio l’edizione più lunga delle Vele d’Epoca, quella dedicata al loro 40esimo compleanno e iniziata lo scorso 27 agosto con il Campionato del Mondo dei 12 metri Stazza Internazionale.

I vincitori di categoria: ” Big Boat: Hallowe’en ” Classic IOR: Resolute Salomon ” Classici 2: France 1 ” Classici 1: Arcadia ” Cruiser: Cadamà ” EP Aurici: Endrick ” EP Marconi 1: Baruna of 1938 ” EP Marconi 2: Falcon ” Open Class: Kiwi Magic ” Spirit of Tradition: Parade

Con un minuto di silenzio, il pubblico ha reso omaggio a Carlo Borlenghi, il più famoso fotografo di vela, scomparso recentemente.

Prestigiosa sorpresa durante la premiazione: fra il pubblico Richard Brisius, l’attuale CEO di The Ocean Race, che ha premiato il podio della categoria “Classici A”.

Tra i protagonisti delle regate Stella Polare, Artica II e Penelope, gli yacht della Marina Militare, sempre al fianco della manifestazione e presente anche nel porto di Oneglia con la Nave Scuola Palinuro, che è stata visitabile al pubblico fino a questa sera.

Come da tradizione, questa mattina si è svolta all’interno del bacino portuale la tradizionale Parata dell’Eleganza. Questi i riconoscimenti assegnati, consegnati dal padrino delle Vele d’Imperia 2026, Mauro Pelaschier:

” Premio Eleganza: Aria ” Premio Speciale della Giuria: Falcon ” Premio Crew Vibes: Serenade

Poi il momento dei riconoscimenti dell’Assonautica Imperia, organizzatore dell’evento insieme al Comune: il Premio Assonautica è andato a France 1, mentre il Premio Ranzini, in onore del primo Presidente dell’Associazione imperiese, è stato conferito al team di White Pepper.

“Si concludono dieci giorni molto importanti per la nostra città, giornate di grande sport, ma anche di stile e di grandissima passione. Con l’organizzazione di questa edizione, ancora una volta Imperia ha confermato un legame speciale con il mare, confermando un ruolo di primo piano nel Mediterraneo – la soddisfazione del Sindaco di Imperia, on. Claudio Scajola – Gli equipaggi sono diventati nei giorni del raduno parte della nostra comunità e li ringraziamo per questo. Gli eventi nel villaggio, da quelli culturali a quelli di maggior svago, hanno reso vive le giornate e le serate delle Vele d’epoca e stasera le concluderemo con uno spettacolo pirotecnico, simbolo di festa, di accoglienza e di voglia di stare insieme. Un ringraziamento sentito a tutti coloro che, in mare e in banchina, hanno contribuito alla crescita di questa edizione. Un particolare pensiero va a Nave Palinuro e alla Marina Militare, un pensiero esteso a tutti i Corpi dello Stato, che hanno collaborato per la buona riuscita dell’evento. Un sentimento di gratitudine e riconoscenza va alla Marina di Imperia che, con i suoi ormeggiatori, ha dimostrato le qualità tecniche del nostro porto. Un grazie sentito anche ai tantissimi volontari che hanno animato l’area lounge, il luogo di incontro di tutti gli equipaggi e degli appassionati”. “Vele d’Epoca rappresenta un racconto della nostra storia, della nostra tradizione marinara e del rapporto profondo che la Liguria ha con il mare, oltre ad essere una straordinaria occasione di promozione turistica – ha sottolineato Marco Bucci, Presidente della Regione Liguria – In questi giorni Imperia è stata una vetrina internazionale, capace di attirare equipaggi, appassionati e visitatori da ogni parte del mondo – dichiara il presidente della Regione Liguria Marco Bucci – È proprio la capacità di unire mare, sport, turismo, cultura e tradizione a rendere questo appuntamento così importante, capace di attirare appassionati e non solo. Regione Liguria crede nei grandi eventi come questo, strumenti preziosi per far conoscere il nostro territorio oltre i suoi confini, in Italia e all’estero”. “È stata un’edizione straordinaria – la soddisfazione di Biagio Parlatore, Presidente Assonautica Imperia – E voglio per questo ringraziare tutti voi, a cominciare dal Comune di Imperia, gli sponsor, le istituzioni e tutti quanti gli equipaggi. Una crescita che segue il solco di una tradizione, iniziata ormai alcuni anni fa. Una crescita che non si misura solo nel numero delle barche ma anche degli eventi e dei servizi a terra, una crescita pensata non solo per armatori e atleti ma anche i cittadini di Imperia e della Liguria”.

Witkoff e Kushner sono arrivati a Kiev

ùRoma, 6 set. (askanews) – Gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner sono arrivati a Kiev, dove incontrano il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dopo i colloqui avuti ieri a Mosca con il presidente russo Vladimir Putin. Lo riporta la Afp. I due sono arrivati in treno alla stazione centrale di Kiev dalla Polonia, dove sono atterrati nella notte con un volo da Mosca. Si tratta della prima visita degli inviati del presidente Trump in Ucraina dall’inizio dei loro sforzi di mediazione volti a trovare una soluzione diplomatica alla guerra.

Ambiente, oggi è il "Plastic Overshoot Day"

Roma, 6 set. (askanews) – Oggi 6 settembre su segna a livello globale il Plastic Overshoot Day, la data in cui la quantità di rifiuti plastici prodotta supera la capacità dei sistemi di gestione di raccoglierla e trattarla in modo sicuro, determinando un accumulo di plastica destinata a disperdersi nell’ambiente. Nell’anno del suo sessantesimo anniversario, il WWF Italia, da sempre impegnato a proteggere la natura e ridurre le principali pressioni sugli ecosistemi, ricorda che il Plastic Overshoot Day rappresenta una problematica che non può essere affrontata da un solo attore, ma richiede una responsabilità condivisa e un’azione collettiva, e lancia il paper “Plastica, una rivoluzione da arginare”.

Dal 2021 a oggi la data del Plastic Overshoot Day si è progressivamente spostata di alcuni giorni verso la fine dell’anno, indicando un lieve miglioramento nella capacità di gestione dei rifiuti di plastica. Tuttavia, questo progresso è vanificato dall’aumento della produzione di plastica e, di conseguenza, dei rifiuti generati: negli ultimi 5 anni, la quantità di rifiuti di plastica gestiti in modo inadeguato è aumentata di oltre tre milioni di tonnellate. Senza interventi che agiscano anche a monte della filiera, riducendo la produzione e il consumo, il volume di plastica che rischia di essere disperso nell’ambiente potrebbe quasi raddoppiare entro il 2040.

Secondo l’elaborazione annuale di EA – Earth Action, nel 2026 circa un terzo (31,6%) della plastica prodotta e consumata nel mondo verrà gestito in modo improprio. Ciò significa che circa 72 milioni di tonnellate di rifiuti plastici andranno a contaminare suolo, fiumi, laghi, mari e atmosfera. La crisi interessa ormai tutto il Pianeta ma non è uniforme. Dodici Paesi, con i Cina, Russia, India, Brasile e Messico ai primi posti, sono responsabili del 60% dei rifiuti plastici mal gestiti a livello globale. Allo stesso tempo, secondo EA circa due terzi della popolazione mondiale vive già in territori dove la quantità di rifiuti prodotti supera la capacità locale di gestirli in sicurezza.

L’Italia si colloca in una posizione intermedia nel confronto internazionale: il Plastic Overshoot Day nazionale cade il 5 novembre, meglio della media mondiale, ma ancora lontano dalle migliori performance europee, come quelle di Svizzera, Francia e Spagna. Con circa 61 kg di rifiuti plastici prodotti pro capite ogni anno, l’Italia, come molti altri Paesi europei, rientra nella categoria degli “Overloaders”, ovvero dei Paesi che generano elevati volumi di rifiuti plastici. Per ridurre la quantità di plastica che sfugge a una gestione sicura, è necessario rafforzare politiche e pratiche di prevenzione e riduzione della produzione di rifiuti, promuovendo al tempo stesso il riutilizzo e il riciclo effettivo dei materiali.

L’inquinamento da plastica non rappresenta soltanto una minaccia per gli ecosistemi, ma solleva crescenti preoccupazioni anche per la salute umana. Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha documentato la presenza di micro e nanoplastiche in numerosi organi e tessuti umani, tra cui cervello, placenta, sistema cardiovascolare e apparato riproduttivo. Sebbene gli effetti a lungo termine sull’organismo siano ancora oggetto di studio, cresce l’attenzione scientifica anche per le migliaia di sostanze chimiche utilizzate nella produzione e trasformazione della plastica, molte delle quali possono avere effetti nocivi sulla salute.

Per il Wwf, il Plastic Overshoot Day non rappresenta un’emergenza isolata, ma un ulteriore segnale della crescente pressione esercitata dalle attività umane sui sistemi naturali, che in molti casi supera la capacità del Pianeta di assorbire gli impatti e rigenerare le risorse, una dinamica che trova un parallelo anche nell’Earth Overshoot Day.

“Invertire questa tendenza richiede un cambiamento profondo nelle strategie e nei modelli produttivi. È necessario ridurre la produzione di plastica vergine, eliminare progressivamente le sostanze chimiche più pericolose, progettare prodotti per essere riutilizzati e realmente riciclati e rafforzare la responsabilità dei produttori lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti”, dice Giorgio Bagordo, Plastic Senior Expert del WWF Italia.

Un ruolo decisivo spetta alle città dove si concentrano popolazione, consumi e produzione di rifiuti e dove sistemi di gestione inadeguati possono aumentare il rischio di dispersione della plastica nell’ambiente. Investire in prevenzione, riuso, raccolta differenziata di qualità, infrastrutture adeguate e sistemi di gestione efficaci ed efficienti significa ridurre l’inquinamento alla fonte e impedire che i rifiuti raggiungano fiumi, laghi e mari.

In questo contesto, il Wwf rinnova l’appello ai governi affinché riprendano il percorso negoziale verso un Trattato globale sulla plastica ambizioso e giuridicamente vincolante, capace di affrontare l’intero ciclo di vita della plastica e di incidere sulle cause strutturali dell’inquinamento.

La pioggia arriva mercoledì

Roma, 6 set. (askanews) – Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma che la giornata di oggi, domenica 6 settembre, vedrà ancora tempo stabile e ampiamente soleggiato su tutta l’Italia grazie alla presenza dell’anticiclone. Complice l’origine subtropicale (zone interne del deserto del Sahara) delle masse d’aria, le temperature si manterranno elevate con massime diffusamente oltre i 33-34 gradi nelle principali città, fino ai picchi estremi di 36 gradi nel foggiano e nelle zone interne delle due Isole Maggiori.

Questo scenario ci accompagnerà anche nell’avvio della prossima settimana, ma la vera svolta meteorologica è alle porte. A partire da mercoledì 9 settembre, una profonda area di bassa pressione posizionata tra le Isole Britanniche e la Scandinavia affonderà verso il bacino del Mediterraneo, convogliando correnti d’aria decisamente più fresche e instabili.

L’interazione e lo scontro di queste correnti con il calore accumulato nei bassi strati dell’atmosfera innescherà una marcata fase di maltempo: le precipitazioni, localmente anche molto intense, colpiranno dapprima le regioni del Nord per poi estendersi al Centro-Sud. Oltre a piogge e temporali, la vera notizia riguarderà il deciso calo delle temperature, con i valori che si riporteranno su medie consone al periodo, decretando la fine di questa rovente fase fuori stagione. Questa perturbazione archivia un’estate che ha letteralmente riscritto la climatologia europea.

In Francia, è stata misurata una media nazionale di 24 gradi (+3,6 sulla norma), polverizzando gli storici primati del 2003 e 2022. Stesso scenario in Spagna, che certifica la stagione più rovente di sempre con quattro ondate di calore: temperature massima record fino a 47,6 gradi in Andalusia.

Lo stravolgimento atmosferico ha ridefinito anche il clima del Regno Unito: per il Met Office è l’estate più calda dal 1884 (16,5 gradi di media), con Londra capace di toccare i 38,1 e superare di oltre 1,5 i record termici estivi, mentre ben 54 stazioni inglesi hanno infranto i propri limiti assoluti storici.

“Un bilancio che rappresenta l’ennesimo e inconfutabile segnale di come il riscaldamento globale di origine antropica abbia ormai effetti sempre più diretti, severi e strutturali anche alle nostre latitudini”, si sottolinea.

Schlein sulle elezioni: voto a maggio? Noi sempre pronti

Cernobbio (CO), 6 set. (askanews) – “In qualsiasi momento si voterà, perché questo è nelle mani del governo, ci faremo trovare pronti: questa è la nostra responsabilità. Ed è per questo che in questi tre anni e mezzo di lavoro testardamente unitario ci siamo già portati avanti sul tema della sanità pubblica, della scuola, della ricerca, della politica industriale, del lavoro dignitoso, dei diritti della democrazia”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, rispondendo – a margine del Forum TEHA di Cernobbio – ad unadomanda sulla possibilità che si voti a maggio del 2027. “Su tutti questi temi abbiamo già fatto proposte unitarie che tengono insieme la nostra alleanza. Quindi non partiamo da zero, è il momento di affinare tra le persone queste nostre proposte per il paese”, ha aggiunto Schlein.

Venezia83, "Serpenti": il femminicidio in un labirinto kafkiano

Venezia, 6 set. (askanews) – L’assurda giornata di un uomo che uccide la moglie senza un motivo, si costituisce per farsi arrestare, pieno di sensi di colpa, ma non ci riesce, perché nessuno lo prende sul serio o gli presta attenzione, tra personaggi kafkiani e grotteschi e riflessioni amare sulla società di oggi e sulle responsabilità individuali.

Presentato alla 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, “Serpenti”, di Roberto De Paolis Maino, passato nella sezione Venezia Spotlight, ha anche la firma dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo che lo hanno co-sceneggiato con il regista. Il film, nelle sale dal 10 settembre, è stato accolto calorosamente dal pubblico in sala, il regista, intervistato da askanews, ha detto: “Per fare un film del reale oggi bisogna buttare un occhio a quanto la realtà sia grottesca, quel cinema del reale di prima è diventato troppo poetico rispetto a una realtà che ormai sta collassando verso una farsa. Non credo ci fosse l’intenzione di alterare la realtà ma di raccontare situazioni credibili, possibili, vere, su un uomo che ha ucciso la moglie, ha commesso un delitto atroce”.

L’uomo in questione è Paolo Marra, interpretato da Leonardo Lidi, mentre Alessandro Borghi è uno dei poliziotti del commissariato che sembra sordo alla sua ammissione di colpa, attento solo a scartoffie e ridicole procedure burocratiche; Pietro Castellitto fa l’avvocato “del diavolo” che vorrebbe convincerlo a trovare una via d’uscita, che lui non vuole, per evitare il carcere.

“C’è il femminicidio, ci sono tanti temi complessi, la complessità dell’umano è sempre la drammaticità legata anche al suo ridicolo, mi sono appoggiato alla parte ridicola di quest’uomo che resta sorpreso dalle parole dette dai suoi interlocutori” ha spiegato Leonardo Lidi. Unica donna tra i Serpenti è Valeria Golino, la cartomante, un personaggio surreale che l’uomo incontra in carcere e che gli darà una soluzione, ancora più grottesca e paradossale, come se il delitto di sua moglie non fosse sufficiente.

“Un personaggio che non gli urla contro per quello che ha fatto, ma gli dice: tu vuoi essere punito e redento? Sai cosa, non hai fatto abbastanza, qui dentro non è abbastanza per essere preso in considerazione….”. Un messaggio per far riflettere, come ha aggiunto Alessandro Borghi: “Io sono convinto che questo film esiste anche perché il protagonista dice di aver ucciso la moglie, serve anche a riflettere su una piaga sociale potente come il femminicidio, e non lo fa con un film sul femminicidio ma costringendoti a pensare per tutto a quello, con un’opinione sul protagonista che cambia completamente dall’inizio alla fine”.

Céline Dion celebra i 30 anni di "Live à Paris" ed esce col vinile

Milano, 6 set. (askanews) – In occasione del 30° anniversario di “Live à Paris”, l’amato album dal vivo di Céline Dion è disponibile da oggi, per la prima volta in vinile, in una nuova edizione in doppio LP, a pochi giorni dall’attesissimo ritorno dell’artista sul palco della Plenitude Arena!

Registrato nell’ottobre del 1995 allo Zénith di Parigi davanti a 6.000 spettatori, “Live à Paris” fu pubblicato per la prima volta nell’ottobre del 1996 nei formati CD e VHS, seguiti dall’edizione DVD nel novembre 2003. A trent’anni di distanza, questa raccolta live viene riproposta per la prima volta in vinile con una nuova sequenza dei brani e una tracklist rivisitata, che attinge sia all’edizione originale su CD sia a quella video, offrendo un’esperienza d’ascolto più completa e coinvolgente.

Il doppio LP è disponibile sia in un’esclusiva edizione in vinile Golden Tan, sia nella classica versione nera. La confezione include inoltre un booklet di otto pagine con fotografie e testi delle canzoni e una speciale bonus track in studio di “À Paris”. Scritta da Francis Lemarque, questa celebre chanson, divenuta uno dei simboli della capitale francese, arricchisce il progetto affiancandosi alle straordinarie performance dal vivo.

“Live à Paris” immortala Céline Dion in uno dei momenti più significativi della sua carriera, con interpretazioni tratte da “D’eux “- l’album in lingua francese più venduto di sempre – insieme ai suoi grandi successi internazionali e ad alcuni classici intramontabili. Il disco include gli straordinari duetti con Jean-Jacques Goldman, tra cui “Les derniers seront les premiers” e “J’irai où tu iras”, oltre a intense interpretazioni di “The Power Of Love”, “River Deep, Mountain High” e “Quand on n’a que l’amour” di Jacques Brel.

Oltre a “Live à Paris”, da oggi sono disponibili in vinile anche 14 album del catalogo di Céline Dion, proposti in una nuova ed esclusiva versione Pearly White.

Questa nuova collana offre ai fan l’opportunità di riscoprire alcuni dei lavori più celebri dell’artista in un prezioso formato da collezione.

D’Alema, Fioroni e la fragilità originaria del Pd

Una fragilità che viene da lontano

Le parole di Massimo DAlema sulla nascita del Pd – riportate dal Manifesto il 4 settembre scorsohanno avuto il merito di riportare la discussione al punto di partenza. «Fabio [Mussi] non ha avuto torto nel vedere la fragilità politica e culturale di quel progetto, forse aveva ragione lui…». È un giudizio severo, tanto più significativo perché proviene da uno dei protagonisti della lunga transizione che lo condusse allo scioglimento dei Democratici di Sinistra (DS) e alla fondazione del Partito democratico.

A queste parole Giuseppe Fioroni replica con una postilla non banale, anzi forte e polemica, che sposta il problema dalla storia alla politica di oggi: «Io ho aspettato la vittoria della Schlein per tirare le conseguenze ed uscire dal partito, consapevole di essere diventato un ingombro perché ospite sgradito e pagante. Capisco però che la mia storia di moderato e cattolico popolare per alcuni era indigesta, addirittura fin dal momento della fondazione del Pd».

 

La casa comune e i suoi…ospiti

È una frase che contiene una domanda tutt’altro che retrospettiva. La fragilità originaria del Pd consisteva soltanto nell’aver unito tradizioni diverse, oppure nell’incapacità di riconoscerle davvero come componenti paritarie di un nuovo progetto? La cultura proveniente dalla sinistra postcomunista e quella del cattolicesimo democratico e popolare avrebbero dovuto concorrere, insieme, alla costruzione di una casa comune. Ma una casa comune regge se nessuno dei suoi abitanti viene progressivamente ridotto alla condizione di ospite.

Fioroni porta alle estreme conseguenze questa lettura. Sulla scia della battuta di D’Alema non dice più di essere uscito dal Pd perché improvvisamente diventato incompatibile con esso; sostiene, a questo punto, che una certa incompatibilità fosse inscritta fin dallorigine e sia emersa definitivamente con la segreteria Schlein. È qui che il giudizio di D’Alema e quello di Fioroni finiscono curiosamente per incrociarsi.

 

Il centro come cultura politica

Non è soltanto materia per storici. Si fa largo, infatti, un ragionamento che implica la ridefinizione di una chiara dialettica politica. Di fronte a una sinistra abituata a battersi con la destra, secondo un bipolarismo radicalizzato, riemerge il problema del centro politico e dello spazio che oggi possa occupare una cultura moderata, popolare, sociale ed europeista senza essere costretta a vivere come appendice della destra o della sinistra.

Su questo terreno Fioroni offrirà fra pochi giorni un’occasione per approfondire i termini di un nuovo confronto politico. A breve, esattamente Il 16 settembre, uscirà per Rubbettino Ovunque è il centro. Il titolo contiene già una risposta: forse il centro non è semplicemente un luogo da ritagliare tra due schieramenti, ma una cultura politica da ricostruire. È una sfida.

L’Italia e la sfida dell’invecchiamento demografico

Un Paese che perde abitanti e territori

Le più recenti previsioni dell’Istat, pubblicate lo scorso 31 di agosto, restituiscono un’immagine dell’Italia che non può essere liquidata come una semplice tendenza statistica. La popolazione residente, pari a 58,9 milioni di persone al 1° gennaio 2025, scenderebbe prima a 58,7 milioni nel 2030, poi a 55 milioni nel 2050 e infine a 45,8 milioni nel 2080. In poco più di mezzo secolo, il Paese perderebbe oltre 13 milioni di abitanti, quattro dei quali già entro il 2050. Non è soltanto una riduzione quantitativa, quanto piuttosto un mutamento profondo della struttura sociale, territoriale e familiare dell’Italia.

Il declino, come era prevedibile, sarà più marcato nel Mezzogiorno e nelle aree interne, dove la perdita di popolazione rischia di impoverire ulteriormente la presenza di servizi (quantomeno quelli essenziali come istruzione, sanità e trasporti), opportunità di lavoro e legami comunitari. In altre parole, mente i centri urbani continueranno ad attrarre persone, attività e funzioni essenziali, molte periferie e piccoli comuni, potrebbero trovarsi, invece, a sostenere una popolazione sempre più anziana con risorse umane, economiche e relazionali più fragili. Quando si svuotano i territori, non vengono meno soltanto gli abitanti ma si indeboliscono le comunità, le reti di prossimità, la possibilità stessa di abitare con dignità i luoghi.

Alla base di queste statistiche vi è uno squilibrio destinato a persistere tra nascite e decessi. Le nascite non riusciranno a compensare la dinamica naturale negativa e neppure il saldo migratorio positivo sarà sufficiente a riequilibrarla. I decessi, stimati in 652 mila nel 2025, salirebbero a 708 mila nel 2030, fino a raggiungere il picco di 869 mila nel 2058. Le generazioni più giovani, molto meno numerose, sono già chiamate a confrontarsi con un Paese nel quale la costruzione di una famiglia, l’accesso alla casa, la stabilità economica, il benessere integrale e la possibilità di progettare il futuro appaiono sempre più incerti e lontani.

 

Linvecchiamento e le nuove disuguaglianze

Il tema, tuttavia, non riguarda soltanto i giovani che diminuiscono, ma anche gli anziani che aumentano e le condizioni nelle quali saranno chiamati a vivere. Secondo le previsioni dell’Istat, l’età media della popolazione passerebbe da 46,9 anni nel 2025 a 51,2 nel 2050, fino a 52,1 nel 2080. A contenere oggi, almeno in parte, l’innalzamento dell’età media concorre la componente immigrata, mediamente più giovane dei nativi. Ma anche questa presenza, che da decenni sostiene il tessuto produttivo, sociale e demografico del Paese, è destinata a invecchiare. Difatti, le persone giunte con i primi consistenti flussi degli anni Novanta stanno entrando nella maturità e, progressivamente, nell’età in cui possono emergere bisogni di cura e assistenza.

Spesso, inoltre, si tratta di persone che hanno costruito il proprio percorso in Italia disponendo di reti familiari fragili, di risorse economiche limitate, sistemi previdenziali carenti e di legami di prossimità meno stabili. La longevità, allora, non interpella soltanto il sistema sanitario e assistenziale ma chiede di considerare le disuguaglianze che possono accompagnarla e di non lasciare che l’età avanzata diventi, specie per alcuni, sinonimo di discriminazione e impoverimento.

Tornando ai dati dell’Istat, nello stesso periodo monitorato (2025-2080), la quota delle persone con almeno 65 anni crescerebbe fino al 36,8% mentre gli ultraottantacinquenni passerebbero dal 4,1% all’8,4%. L’invecchiamento, osserva l’Istat, è il risultato più certo fra quelli delineati dalle previsioni, per cui, bisogna ammettere, purtroppo, che ad oggi sembrerebbe che nessuno scenario possa essere in grado di invertirne la direzione.

 

La longevità, conquista e rischio di fragilità

Vi è una certezza però, di cui, anche sul profilo internazionale, possiamo andare fieri, ossia che longevità è una conquista biologica, sociale, sanitaria e culturale. Ma può trasformarsi in una condizione di vulnerabilità se non è accompagnata da relazioni stabili, servizi sanitari efficienti, infrastrutture adeguate, attenzione alla persona umana e prossimità. Nel 2050 le persone che vivono sole, secondo l’Istat, potrebbero essere 11,6 milioni, pari al 42% delle famiglie; fra esse, 6,6 milioni avrebbero almeno 65 anni. Gli ultrasettantacinquenni soli raggiungerebbero 4,7 milioni, ben oltre 1,7 milioni in più rispetto allo scorso anno (2025).

Dietro questi numeri non vi è un’astrazione demografica, ma la concreta possibilità che la fragilità, la non autosufficienza e il bisogno di assistenza incontrino famiglie più piccole, reti parentali meno estese e territori meno attrezzati.

È qui che si pone la domanda decisiva: l’Italia, già definita come un Paese poco ospitale per i giovani, saprà diventare un Paese capace di accompagnare i suoi anziani? Saprà garantire non soltanto prestazioni, ma continuità di cura, dignità, vicinanza e partecipazione?

 

Una responsabilità politica e sociale condivisa

Sono domande che chiedono risposte, ma prima ancora la consapevolezza, oltre che la responsabilità politica, della portata del cambiamento. Nel nostro Paese si tende spesso a intervenire quando le difficoltà si sono già trasformate in emergenza. La questione demografica, invece, richiede scelte capaci di guardare oltre il presente, soprattutto nel medio e nel lungo periodo. Welfare pubblico, sanità, imprese, famiglie, Terzo settore e comunità locali non possono continuare a muoversi separatamente.

La cura delle persone anziane esige una responsabilità condivisa, nella quale assistenza sanitaria, sostegno alla non autosufficienza, condizioni dignitose per chi cura, abitabilità dei territori, mobilità e relazioni di vicinato trovino finalmente un disegno comune.

Qui si misura anche la qualità della società che stiamo preparando. Politica, imprese, famiglie e corpi intermedi non sono chiamati semplicemente a prendere atto di un Paese che invecchia nell’età anagrafica dei suoi abitanti, ma a costruire le condizioni perché la longevità non coincida con l’isolamento, la fragilità o la rinuncia ai propri legami. Non è in gioco soltanto l’assetto dei servizi o la sostenibilità della spesa pubblica, ma il valore che intendiamo attribuire alla persona nella stagione più delicata della sua vita.

Antonio Zizza
Direttore Scientifico Centro Studi e Ricerche CONAPI Nazionale

La speculazione edilizia produce discriminazione sociale

La casa, un diritto sempre più negato

Ho meditato a lungo sul tema di cui mi occupo in questo articolo e sul suo titolo: avrei potuto mettere ‘favorisce’ anziché ‘produce’ o anche ‘disagio’ al posto di ‘discriminazione’ ma l’evidenza diffusa del problema e certi aspetti di ultimativa drammaticità che evoca mi hanno fatto optare – ‘all’apparir del vero’- per un crudo realismo. Che l’argomento della casa sia attuale è sotto gli occhi di tutti, che si protragga longe et ultra da secoli diventa motivo per connotare una parte considerevole della storia dell’umanità e anche certe derive sedimentate in contesti e territori, dai villaggi alle aree metropolitane, dalle periferie emarginate al terzo mondo.

Abitare in un alloggio dovrebbe essere un diritto fondamentale per ogni essere umano ma osservando la realtà della condizione esistenziale nel mondo si palesano situazioni estreme: c’entrano tradizioni, stili di vita, scelte individuali, povertà endemiche, ricchezze consolidate o emergenti, miserie e nobiltà. Certe periferie degradate che si estendono a poco a poco ai centri urbani evocano scenari distopici, degni dei romanzi di Charles Dickens o di Victor Hugo: sono luoghi di marginalizzazione e anomia, solitudini estreme, precarietà, abbandono, emarginazione, espunzione dal contesto che chiamiamo civile.

La precarietà della condizione umana resta e si tramanda intatta dalle strade polverose di allora alla cementificazione selvaggia, dagli anfratti e dai cunicoli ai bi-loculi (degenerazione dei bilocali) di oggi.

Occupazioni abusive e sfratti dolorosi sono le due facce di una medaglia che rende le parole inclusione e integrazione due retoriche manifestazioni di una certa ipocrita mistificazione esistenziale. Dietro ogni malferma porta di casa ci sono storie di dolore e rabbia, prevaricazione e soccombenza, umiliazione e desolazione. Il fatto che la cementificazione selvaggia dilaghi senza regole e senza rispetto dei territori e della natura ma non riesca a risolvere la piaga endemica dell’abitare come diritto ad una sistemazione decorosa la dice lunga sul problema della casa come emergenza senza soluzione.

 

Le nuove forme dellemarginazione

Ascoltando certe storie dei vissuti di clochard e senza fissa dimora (gente che un tempo lavorava e aveva una famiglia, che ha perduto la propria identità sociale, che vive silente ai margini di un mondo conosciuto da cui viene improvvisamente escluso), si comprende come la loro condizione estrema di povertà ed emarginazione sia il risultato di una sorta di selezione sociale ingiusta e irrispettosa verso la dignità dell’essere umano.

Viene da interrogarsi sui mancati rimedi, mentre si discetta retoricamente su welfare e corpi intermedi, ascensore sociale e possibilità di riscatto: ci si interroga sul senso e il ruolo mancato della politica, sulla sua incapacità di risolvere un problema che dovrebbe essere in cima all’agenda degli impegni da assumere di ogni programma di corretta gestione della ‘res publica’.

 

Quando abitare diventa un lusso

Rendere la casa un lusso anziché un diritto civile determina una selezione sociale irrisolvibile e crea voragini di profonda, lacerante ingiustizia. I prezzi delle case in acquisto o in affitto raggiungono cifre da capogiro e inarrivabili per un cittadino medio che vive di stipendio o pensione, le giovani coppie non possono accedervi se non con l’aiuto della famiglia, non possono generare prole se non ci sono spazi di vivibilità.

Ecco la prima, vera causa del fenomeno delle culle vuote.

Eppure i costi lievitano in modo pauroso e insostenibile: non si tratta della conseguenza del libero mercato come mi ha detto un desolato sindaco che non si capacita dell’esistente piuttosto ciò è la diretta conseguenza della speculazione edilizia, della bramosia di denaro, si edificano case sempre più piccole a prezzi vertiginosi, riducendo gli spazi vitali per farci stare più appartamenti in un condominio.

Il diritto ad una casa viene decapitato, ucciso, rimosso e cancellato dall’egoismo di chi costruendo e vendendo, acquistando e affittando ha un unico, totalizzante obiettivo: il proprio personale tornaconto.

 

Una società che si polarizza

La società si polarizza e il ceto medio impoverisce, si creano nuove povertà, la soglia di sopravvivenza diventa sempre più ostica e umiliante, i ricchi diventano sempre più ricchi e gli indigenti accedono alla categoria dei soccombenti a vita.

Sono condizioni di status che si ereditano e si tramandano, di generazione in generazione: mentre assistiamo allo spettacolo penoso di una politica miope ed evanescente che si occupa di candidature e primarie per sopravvivere a sé stessa, c’è gente che percorre la parabola della vita tra umiliazioni e rinunce.

La casa – come il lavoro – dovrebbe essere una certezza rassicurante per non ridurre la vita a mera sopravvivenza. Il problema è enorme ma se ne parla troppo poco.

Il personalismo tra storia e prospettiva: una nuova proposta dell’editrice Mimesis

Dalla Persona Dei alla persona hominis

Per capire il senso di quella filosofia che va sotto il nome di “personalismo” può servire ripercorrere le fasi fondamentali che ha attraversato nella sua storia, rilevando anzitutto che il personalismo ha, nella sua originaria identità, una connotazione religiosa, nel senso che trova nelle religioni monoteistiche il fondamento della “persona”; infatti, questa categoria è stata introdotta nel dibattito teologico relativo alla questione trinitaria e alla questione cristologica. Dalla Persona Dei si passa alla persona hominis, e questa trova diverse definizioni dal tardo antico al medioevo in Severino Boezio, Riccardo di San Vittore, e San Tommaso d’Aquino. Successivamente la persona, con il richiamo all’idea biblica dell’uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio, è centrale nel Rinascimento (Giovanni Pico della Mirandola: De hominis dignitate); poi con riferimento all’autonomia della ragione nell’Illuminismo (Immanuel Kant: Critica della Ragione pratica).

 

Il Novecento e la nascita del personalismo

Solo nel 1900, quasi a inaugurare il nuovo secolo, la riflessione sulla persona è oggetto di una riflessione denominata con un neologismo “personalismo” in Charles Renouvier, e si caratterizza come specifico movimento denominato “personalismo” magari con la specificazione di “personalismo comunitario” a partire da Emmanuel Mounier; in ogni caso con esponenti cristiani delle tre confessioni (cattolica: Jacques Maritain, ortodossa: Nicolaj Berdiaev, protestante: Paul Ricoeur), ebraici (Martin Buber) e islamici (Muhamed d’Aziz Lahbabi), tanto per esemplificare.

Dunque, l’uso del termine “personalismo” risale al 1900 con Charles Renouvier (Personalismo); anzi ad essere precisi al 1895 con Lucien Laberthonnière (Schizzo di una filosofia personalista, che rimase però inedito) e tuttavia è da ribadire che, nel significato che poi ha assunto come corrente di pensiero, il personalismo nasce negli anni trenta del ‘900, e lungo il secolo (dal 1932 ad oggi) mi pare che abbia assunto una triplice connotazione.

Inizialmente si è configurato come un movimento specifico, che ha trovato espressione soprattutto nel movimento di Emmanuel Mounier e della sua rivista “Esprit”. Successivamente si è configurato come un orientamento multidisciplinare, nel senso che, tramontato come movimento, si è avuta una diffusione dell’idea di “persona” in diverse filosofie e scienze. Infine si è configurato come una linea di tendenza che rinnova la riflessione sulla persona attraverso quella che si può denominare “cultura della persona”.

In tutte e tre le fasi la caratteristica del personalismo risulta essere duplice: per un verso la critica di impostazioni considerate riduzionistiche nei confronti della persona, e, per altro verso, la proposta di concezioni incentrate sulla persona come “diritto umano sussistente” (Antonio Rosmini), come soggetto che ha “dignità e non prezzo”, che è “fine non puro mezzo” (Immanuel Kant), che è “spirito incarnato” (Emmanuel Mounier), che è “qualcuno non qualcosa” (Robert Spaemann).

 

La persona come «prospettiva di prospettive»

Nel difendere la persona con questa identità umanistica il personalismo ha attraversato le suddette tre fasi, ponendosi in alternativa ad altre impostazioni, configurandosi prima come movimento specifico, poi come orientamento multidisciplinare, infine come tendenza diffusa: in ogni caso con traduzione pluralistica dal punto di vista diacronico e sincronico, per cui può essere intesa come “un insieme di prospettive”, dove la persona si connota come “prospettiva di prospettive”.

È, questa, la bella definizione che viene data da un libro recentissimo pubblicato dall’editrice Mimesis per una nuova Associazione di filosofia per la persona, significativamente intitolata “La persona al centro”: si tratta di una ricognizione su “Il personalismo italiano. Dal secondo Novecento ad oggi” curato da Vittorio Possenti, Claudio Ciancio e Giorgio Rivolta. È un libro che tra i suoi meriti ha quello di non presentare solo personalisti ex professo, ma anche personalisti in incognito, per dire che, dichiarati o anonimi, conta che gli autori siano pensatori impegnati nella difesa della persona (nella sua dignità principiale) e nella promozione delle persone (nella loro realtà effettuale).

Quando l’uomo dimentica di essere custode del Creato

Il peccato più grande non è inquinare. È dimenticare che il mondo non ci appartiene.

C’è qualcosa di profondamente interessante nella decisione di tornare a parlare di distruzione dell’ambiente come di un possibile “peccato contro il creato e contro il Creatore”. Non perché da domani qualcuno debba confessare di aver preso troppe volte l’automobile. Sarebbe una caricatura. La questione è più radicale, e riguarda una domanda più antica: che cosa accade all’uomo quando perde la capacità di contemplare?

Un uomo che non contempla più, utilizza. Un uomo che non ascolta più, consuma. Un uomo che non riconosce più il mistero, misura. Un uomo che non sente più di aver ricevuto qualcosa si comporta come se tutto gli appartenesse.

 

Quando la natura diventa soltanto una risorsa

Per molto tempo abbiamo immaginato la natura come una riserva davanti a noi: materie prime, energia, spazio, acqua. Una disponibilità dalla quale attingere. Ma quando una cosa smette di essere un bene da custodire e diventa soltanto una risorsa da utilizzare, non cambia solo un ecosistema. Cambia il nostro sguardo sulla realtà.

Papa Francesco nell’enciclica Laudato si lo aveva già scritto in termini radicali: l’uomo è cresciuto pensando di essere proprietario e dominatore della terra, dimenticando che il suo stesso corpo è fatto della materia del pianeta. Pochi giorni fa, alla Messa per la Custodia della Creazione a Castel Gandolfo, Papa Leone XIV ha invitato a mettere “in modalità silenziosa” tutti i rumori delle opere umane, per tornare ad ascoltare la voce della creazione. È un’immagine che dice molto della nostra epoca. Viviamo immersi in un rumore che ci impedisce di percepire ciò che esiste fuori di noi. E se non sappiamo più fermarci, non sappiamo più contemplare. Se non contempliamo, finiamo per trattare ogni cosa come funzione e utilizzo.

Da qui nasce il vero problema. Non stabilire se guidare un’automobile sia moralmente sbagliato. Non lo è. Ma che cosa accade quando una società perde il senso del limite, considera normale consumare senza misura, accettabile sacrificare un territorio per il profitto immediato, inevitabile scaricare oggi sulle generazioni di domani i costi dei nostri consumi.

 

La custodia non è un comportamento, ma uno sguardo

Forse dovremmo riscoprire una parola antica: custodia. Il custode non è il padrone. Non è nemmeno uno spettatore. Custodire significa ricevere qualcosa che non ci appartiene completamente e assumersi la responsabilità di consegnarlo a chi verrà dopo di noi. Un genitore custodisce ciò che ha ricevuto per consegnarlo ai figli. Un cittadino custodisce la propria città quando comprende che non è soltanto il luogo nel quale vive, ma il luogo che lascerà vivere agli altri.

E qui va detto qualcosa di scomodo. Il contrario del peccato ecologico non è semplicemente il comportamento ecologico. È la custodia. Puoi fare correttamente la raccolta differenziata e continuare ad avere una concezione predatoria della realtà. Puoi guidare un’auto elettrica e continuare a vivere come se il mondo fosse un magazzino di risorse a disposizione. La conversione di cui parla la Chiesa è prima di tutto uno sguardo nuovo, non un elenco di comportamenti corretti.

Non possiamo parlare seriamente di ambiente senza parlare dell’uomo. Una città piena di alberi ma nella quale gli anziani sono soli non è pienamente ecologica. Una transizione energetica che distrugge lavoro senza offrire alternative non è una transizione compiuta. L’ambiente non è qualcosa che sta fuori dall’uomo. È il luogo nel quale l’uomo vive.

 

La cultura dello scarto arriva fino alluomo

C’è un’espressione che dovrebbe farci riflettere più della parola “peccato”: cultura dello scarto. Non riguarda solo ciò che gettiamo nei cassonetti. È una categoria antropologica. Un oggetto. Un territorio. Un lavoro. Un anziano. Una periferia. Una persona. Quando tutto viene misurato attraverso la sua utilità, il rischio è che anche l’uomo finisca valutato allo stesso modo. La logica dello scarto comincia dalle cose, ma può finire sulle persone.

La nostra epoca sta costruendo strumenti sempre più potenti per misurare, classificare, prevedere. Ma una realtà completamente misurata non è necessariamente una realtà compresa. Una foresta è anche legno, certo. Un fiume è anche una risorsa idrica. Una persona può essere anche un dato. Ma nessuna di queste definizioni esaurisce ciò che abbiamo davanti. È proprio quando confondiamo la descrizione con la comprensione che cominciamo a perdere il senso del limite.

Per questo la parola decisiva non è rinuncia. È sobrietà. La rinuncia è una privazione imposta dall’alto. La sobrietà è una forma di libertà: sapere che non tutto ciò che possiamo consumare dobbiamo consumarlo. È la capacità adulta di riconoscere un limite senza considerarlo una sconfitta.

C’è un’immagine biblica che rende bene questa idea, ed è quella di forgiare le spade in vomeri. Non si tratta soltanto di smettere di distruggere. Si tratta di convertire ciò che abbiamo costruito per la distruzione in qualcosa capace di generare vita. Non è una rinuncia. È una trasformazione.

 

Custodire il Creato significa custodire lumano

La politica, che non può limitarsi a chiedere sacrifici individuali. Non basta chiedere al cittadino di usare meno l’auto se il trasporto pubblico non funziona. La responsabilità personale esiste, ma esiste anche una responsabilità collettiva. La buona politica non dovrebbe chiedere alle persone di essere migliori. Dovrebbe costruire le condizioni perché possano esserlo.

La vera domanda, allora, non è soltanto quale pianeta lasceremo ai nostri figli. È quale idea dell’uomo lasceremo loro. Se insegniamo che tutto ciò che esiste vale nella misura in cui è utile, prima o poi anche l’uomo finirà dentro quella stessa logica.

Serve avere la capacità di dire: questo non mi appartiene completamente. Mi è stato affidato. E ciò che mi è affidato non posso consumarlo come se dopo di me non venisse nessuno.

Custodire il creato significa, in fondo, custodire l’umano. Il futuro non è un deposito dal quale prendere. È un’eredità che abbiamo il dovere di lasciare.

Suicidio assistito? Il compito del Servizio sanitario resta la cura

Con una determinazione degna di miglior causa, Luca Zaia è riuscito a far approvare la legge regionale del Veneto sul suicidio medicalmente assistito (Sma). Lo ha fatto senza esitare a riproporre una legge già bocciata dal precedente Consiglio regionale nel 2024 e a esercitare pressioni sui consiglieri con lettere e discorsi che possono apparire poco consoni al suo attuale ruolo istituzionale di Presidente dell’Assemblea.

Il risultato ha certamente un grande rilievo politico, perché identifica una Lega molto diversa da quella che cercava punti di sintonia con la sensibilità dei cattolici. Il rischio politico è che il voto sul suicidio in Veneto possa contribuire al suicidio della Lega stessa. «Aspettavamo l’autonomia, ci date invece l’eutanasia», ricordava un cartello davanti all’Assemblea veneta. La certezza è che il voto di mercoledì rende ancor più sfumate le differenze tra gli schieramenti sui valori di fondo della convivenza civile. Sempre più viene voglia di dire, con Gaber: “Ma cos’è la destra?… Cos’è la sinistra?”.

Al di là del dato politico, tuttavia, l’approvazione dei modelli di legge Coscioni” sul fine vita (nelle Regioni a guida di sinistra e ora, con il Veneto, anche di destra), e l’aggiornamento delle leggi con regolamenti (come avvenuto nella Lombardia di centrodestra), pone un interrogativo di ordine etico e giuridico: può una Regione, che è articolazione istituzionale della Repubblica, organizzare per legge un’attività (laiuto al suicidio) che per il Codice penale si configura ancora come un reato, anche se limitatamente a un’area di depenalizzazione?

La Corte costituzionale, infatti, pur aprendo al Sma, non ha mai riconosciuto l’esistenza di un diritto al suicidarsi, sostenendo invece che «dall’articolo 2 della Costituzione – non diversamente che dall’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu) – discende il dovere dello Stato di tutelare la vita di ogni individuo: non quello – diametralmente opposto – di riconoscere all’individuo la possibilità di ottenere dallo Stato o da terzi un aiuto a morire» (ordinanza 207/2018 e sentenza 242 del 2019, punto 2.2 del Considerato in diritto). Più precisamente, nel riaffermare il valore anche sociale della vita e il dovere dello Stato di tutelarla la Corte ha delineato un’area circoscritta di non punibilità del delitto di aiuto al suicidio, lasciando in vigore larticolo 580 del Codice penale che lo sanziona, a tutela delle persone più vulnerabili.

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https://www.avvenire.it/vita-e-cura/perche-il-compito-del-servizio-sanitario-e-sempre-la-cura-e-non-puo-essere-laiuto-a-morire_112662

Venezia, Moretti: “Succederà questa notte”, una storia d’amore potente

Venezia, 5 set. (askanews) – Nanni Moretti è tornato alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia a 37 anni da “Palombella rossa”, in Concorso, con “Succederà questa notte”, (dal 3 dicembre nelle sale). Un ritorno molto atteso con un film che, ha detto il regista, quasi commosso quando è stato accolto calorosamente in conferenza stampa, “è una storia d’amore piuttosto potente”.

“Tanti anni fa avevo coniato una frase un po’ scema per le interviste e le conferenze: vorrei fare sempre lo stesso film, possibilmente più bello, ma con il passare del tempo no, non vorrei fare sempre lo stesso film…”, ha affermato Moretti, precisando che la sua lunga assenza da Venezia è stata legata a tempistiche di lavorazione.

“Non è vero che io ce l’avessi con Venezia, semplicemente in questi 30 anni i miei film non erano mai pronti in estate per essere proposti alla Mostra di solito giravo in primavera, stavolta invece in autunno, quindi mi è venuto naturale proporre il film a Venezia”.

Il film, sceneggiato con Federica Pontremoli e Valia Santella, è tratto dal libro “Legami” di Eshkol Nevo e come hanno raccontato le sceneggiatrici, “parla di relazioni e legami tra persone, legami tra padri e figli, tra madri e figli e tra uomini e donne”. Protagonisti Jasmine Trinca e Louis Garrel, Greta e Matteo, che si incontrano per caso e finiscono per rincorrersi per tutta la vita, vivendo un’intensa storia d’amore. Nel cast, tra gli altri, Hippolyte Girardot, Angela Finocchiaro, Melina Akerman, Elena Lietti.

Nanni Moretti ha raccontato il suo primo incontro con Jasmine Trinca, con cui ha lavorato fin da “La stanza del figlio” 25 anni fa, poi ne “Il caimano”, affermando di aver capito subito che era un’attrice speciale, con una grande luminosità. E Trinca ha detto:

“Nanni è la persona a cui devo il mio arrivo nel cinema, che mi ha dato l’idea del cinema”, poi per fortuna, ha aggiunto come si fa con i padri, da cui si prende una distanza e si sceglie un percorso, ho fatto cose molto diverse da ciò che avevamo fatto insieme e ho costruito pezzi diversi come attrice e come donna”.

Aics, a Riccione i 60 anni dell’atletica nel segno di Mennea

Riccione (Rn), 5 set. (askanews) – Sulla stessa pista, nello stesso weekend, corrono un bambino di sei anni, un master di novanta e un atleta in carrozzina. Riccione è il palco dell’atletica, ma VerdeAzzurro, l’evento di fine estate di Aics, è più largo: tre settimane tra Misano e Cervia in cui i campionati nazionali si alternano a corsi di formazione, stage inclusivi e laboratori ambientali.

“Siamo allo stadio di Riccione per la finale del 60° campionato nazionale di atletica – spiega il responsabile nazionale Dipartimento Sport Aics, Filippo Tiberia -. Un momento straordinario, Memorial Pietro Mennea, quindi con oltre 500 partecipanti. In totale sono oltre 5000 partecipanti in tutta la Riviera Romagnola, passando dal pattinaggio fino ad arrivare al padel, con anche pallavolo e appunto atletica”.

Trentacinque edizioni, sempre lungo la stessa costa. Per i Comuni che ospitano VerdeAzzurro il calcolo è semplice: tre settimane di gare a cavallo tra agosto e settembre, quando la stagione balneare rallenta e lo sport prende il suo posto nel calendario.

“Siamo orgogliosi della collaborazione storica che c’è con Aics – commenta l’assessore allo Sport del Comune di Riccione, Simone Imola -. Questo evento ne è la conferma: entusiasmo, bel tempo e tanta sana competizione. Questo è quello che Riccione vuole. Penso che in questi periodi dei social network fare questo tipo di manifestazione, anche e soprattutto per i giovani, sia una delle cose più importanti perché lo sport e la comunicazione dello sport siano un valore fondamentale per la crescita di questi ragazzi”.

Dal 2026 tutti gli eventi sportivi Aics sono “green”: nessun consumo di territorio e, accanto alle gare, i laboratori di AiCS Ambiente. A Riccione ci sono il Preventing Plastic Invasion, sul riuso della plastica, e la Rifiuthlon, una gara di raccolta rifiuti a premi. Le regole, però, non sono quelle di una pulizia.

“Il mio auspicio – dice il responsabile nazionale Ambiente Aics, Andrea Nesi – è quello che molti altri prendano questo esempio di utilizzare l’ambiente sotto forma di gioco per includere le persone. Come vedete nella Rifiuthlon, i bambini hanno una pinza, ma non hanno sacchetti, quindi non la vivono come una raccolta, una pulizia. Noi gli diciamo: ‘Siete degli educatori, non dei pulitori’. E questo è quello che noi ci auguriamo, che molti seguano questo esempio e utilizzino questa modalità giocosa per includere e coinvolgere le persone, che sono ancora pochissime rispetto al totale”.

Inclusione è la parola che il programma ripete più spesso: trenta atleti paralimpici in gara con tutti gli altri, lo stage di karate per ragazzi con bisogni particolari a Cervia, un corso sugli ambienti sportivi sicuri curato dal dipartimento Lgbt e dall’ufficio safeguarding. In pista, la parola si traduce in corsie condivise. “Qui – continua Tiberia – abbiamo degli atleti in carrozzina, abbiamo degli atleti over 90. Ieri avevamo un atleta 96enne, e quindi vedere il sorriso, la gioia nei bambini ci riempie veramente il cuore. Il vero sport che porta avanti i valori che sono appunto l’inclusività, lo stare insieme, il senso di comunità e soprattutto, appunto, il divertimento. Io dico: ‘Un sorriso vale più di mille medaglie'”.

Pietro Mennea è partito da campi come questo. Non è detto che da Riccione esca un altro campione, e non è nemmeno il punto: un ente di promozione sportiva non si misura sui podi, ma su quanti restano in pista dopo l’ultima gara.

Ue, Mattarella: c’è crisi ma non di valori, giovani costruiscano tempi nuovi

Roma, 5 set. (askanews) – L’Europa attraversa un momento di crisi ma non sono in crisi i valori che ne costituiscono la ragion d’essere, spetta ora ai giovani costruire tempi nuovi. E’ l’invito rivolto dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento a Trento per la cerimonia degli 80 anni dell’autonomia del Trentino Alto Adige.

“L’Europa attraversa sovente momenti di crisi, crisi che non possono trasformarsi, e non si trasformano, in crisi di valori: verrebbe meno la sua ragion d’essere – dice il capo dello Stato -. Le sfide sono numerose anche oggi, la guerra minaccia la pace così faticosamente conquistata. Alle generazioni odierne, anche ai più giovani, come avvenne a quella di De Gasperi, è consegnata la responsabilità di costruire tempi nuovi”.

Femminicidi, Schlein: accogliamo parole papà Lorena, faremo nostra parte

Roma, 5 set. (askanews) – “Siamo vicini al dolore e alla disperazione del papà di Lorena, una donna vittima di femminicidio che ha lottato fino alla fine per salvarsi dalla violenza del suo ex. La sua è una storia che strazia il cuore. Non possiamo perciò che condividere fino in fondo e accogliere le parole del padre, ringraziandolo perché in un momento di grandissimo dolore ha avuto la lucidità e la forza di fare richieste concrete e puntuali che sentiamo di fare nostre. Siamo consapevoli che l’unità delle forze politiche, che abbiamo in questi anni sempre ricercato e praticato su questi temi, è indispensabile per un impegno che, contro la violenza sulle donne, non é purtroppo mai sufficiente. Abbiamo votato all’unanimità misure che hanno rafforzato la repressione, ma sappiamo che non bastano se non si aumenta la prevenzione, con maggiori sostegni ai centri antiviolenza che ci aiutino anche nella formazione specifica degli operatori delle forze dell’ordine e delle pubbliche amministrazioni, e con l’educazione al rispetto e all’affettività che dovrebbe essere obbligatoria in tutti i cicli scolastici. Continueremo a insistere anche per adottare una legge di civiltà che chiarisca che senza il consenso, è sempre violenza. Sappiamo che è indispensabile che proseguiamo tutte e tutti insieme questa difficile lotta per sradicare la violenza di genere che è una piaga strutturale. Noi ci siamo, e faremo la nostra parte”. Così in una nota la segreteria del Pd, Elly Schlein.

Femminicidi, Meloni: continueremo a lavorare in nome Lorena e vittime

Roma, 5 set. (askanews) – “Ho ascoltato l’appello di Franco Isceri, il papà di Lorena, la donna di 45 anni uccisa dall’ex compagno dopo essere stata rapita e portata sull’A1, dove è stata gettata da un viadotto. Parole segnate da un dolore che è difficile anche solo immaginare. Un padre che chiede alle Istituzioni di non dividersi, di lavorare insieme e di fare tutto ciò che è possibile perché tragedie come quella che ha colpito sua figlia non accadano più”. Lo scrive su Facebook la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“In questa legislatura – anche grazie al contributo e al lavoro di tutte le forze politiche presenti in Parlamento – abbiamo raddoppiato le risorse per i centri anti-violenza e le case rifugio, scongiurando anche la possibilità che tante di queste strutture potessero chiudere. Abbiamo reso strutturale e potenziato il reddito di libertà, rafforzato uno strumento fondamentale come il ‘Codice rosso’, introdotto tra i primi in Europa il femminicidio come reato autonomo. Ma davanti a tragedie come quella di Lorena – prosegue – nessuno può pensare che quanto fatto sia sufficiente. Perché ogni donna che viene uccisa da chi aveva promesso di amarla, difenderla, proteggerla è una sconfitta per tutti. E tutti noi, insieme, dobbiamo saper reagire. Dobbiamo continuare a cercare soluzioni, a migliorare ciò che già esiste, a fare tutto ciò che è possibile per intervenire prima che sia troppo tardi. Continueremo a fare la nostra parte, fino in fondo. Nel nome di Lorena e di tutte le vittime. Nel nome delle loro famiglie. Nel nome di una società che protegge le donne e la loro libertà”, conclude.

Vannacci a Cernobbio: vogliamo Ue diversa. Costituzione da aggiornare

Cernobbio (CO), 5 set. (askanews) – Gli applausi non sono molti, ma Roberto Vannacci è comunque soddisfatto: “Spero che la platea di Cernobbio si sia incuriosita” e che il suo intervento “abbia stimolato soprattutto la visione di un’Europa diversa”, che “faccia solo quello che sa fare” e “restituisca” il resto “alle nazioni”; che non imponga l’integrazione, che interrompa la “multiculturalizzazione” e la “fluidificazione”. Retorica che Mario Monti – ospite con lui dello stesso panel al Forum TEHA – non esita a bollare come “fascista”, con un programma “fuori dalla Costituzione”.

Accuse che Vannacci respinge (“È fantascienza”), ma al tempo stesso il leader di Futuro Nazionale si spinge a ipotizzare un “aggiornamento” della Costituzione: “Se oggi dovessimo riscrivere la Costituzione dopo 80 anni la riscriveremmo uguale? Forse qualcosa potrebbe essere adattata alla modernità”. Non entra nei dettagli, Vannacci, anche se sollecitato dai giornalisti a chiarire cosa cambierebbe della Carta costituzionale: “Al momento non ci sono ipotesi concrete, ma perchè vedere una potenziale attività di questo tipo da parte del prossimo governo come eversiva o antidemocratica?”.

Un dubbio che invece nutre Mario Monti: “Leggendo il suo programma un aspetto del fascismo, il più insidioso, è già in atto: non è probabilmente la ricostituzione del partito nazionale fascista, ma trovo in lei la ricostituzione della narrativa, della retorica e dello spirito del fascismo”, dice l’ex premier che promette a Vannacci: “Vecchio come sono, se ci sarà modo di impedire questo, che lei vada avanti su questa strada, spenderò le mie ultimissime energie per questo” perchè “lei la Costituzione della Repubblica italiana la viola palesemente col suo programma in molti punti, che sono anche in violazione della carta fondamentale dei diritti umani dell’Unione Europea, dalla parità di genere a tante altre cose”.

Con Monti, Vannacci concorda sul rischio di irrilevanza per l’Europa, ma ovviamente le ricette sono diverse: “Monti propone di trasferire altro potere alle istituzioni che non hanno ottenuto i risultati promessi, Draghi propone la stessa medicina che non ha mai funzionato, noi proponiamo di conservare quello che funziona, e restituire alle nazioni quello che richiede identità, responsabilità e controllo democratico, perchè l’integrazione senza consenso diventa imposizione, la sovranità senza cooperazione diventa impotenza: noi rifiutiamo entrambe”, è la visione di Vannacci. Che difende il diritto di veto: “L’unanimità non è una patologia ma una garanzia, per impedire a 26 Stati di comandare sul ventisettesimo”. La soluzione di Vannacci “è la sussidiarietà. L’Europa faccia solo le cose che sa fare”.

Poi con i giornalisti Vannacci affronta i temi di politica interna: le alleanza “le vedremo a ridosso delle elezioni”, ora “non conosciamo il campo di battaglia, la legge elettorale, la data delle elezioni, i programmi dei partiti”. Ma c’è la disponibilità a dialogare “con chi convergerà verso i nostri principi e ideali, non siamo noi ad erigere muri”. Quanto a Meloni, se si smarca da lui “è un problema della Meloni, non mio…”.

Chi il muro invece prova ad erigerlo è Carlo Calenda: “Come previsto Ambrosetti ha offerto passerella, tartine al salmone e attenzione mediatica. Monti ha detto ciò che andava detto, ma rimane l’assurdo trattamento offerto al ‘caporale russo’ da questa lobby di irresponsabili in cerca di spettacolo”.

Ancora più dura Elly Schlein: al Forum TEHA arriverà domani, oggi è andata a L’altra Cernobbio organizzata da Sbilanciamoci e da lì ha invitato Vannacci, “visto che è da queste parti, ad andare a fare visita a Dongo” dove Mussolini fu catturato e fucilato, “per ricordarsi la fine della storia di cui sembrano tanto nostalgici: una fuga, nascosti, da vigliacchi, dopo aver devastato il Paese, dopo aver macchiato il Paese con la dittatura, con le deportazioni, con le leggi razziali, con la collaborazione con Hitler”. Ma la segretaria del Pd prova anche riportare l’attenzione sul governo Meloni: “In questa rincorsa a destra tra Meloni, Salvini e Vannacci, chi paga il conto sono gli italiani. Perché non è che Vannacci dica cose diverse da quelle che dicevano Meloni e Salvini prima di andare al governo e gli italiani hanno oggi un’ottima dimostrazione di dove portano quelle idee. Quattro anni dopo, portano a stare peggio perché abbiamo un’economia che è ferma, abbiamo la crescita zero nonostante gli investimenti del PNRR, abbiamo tre anni di fila di calo della produzione industriale”.