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giovedì, 29 Gennaio, 2026
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Real Estate, Giandomenico Brunetti: punto su Milano nel 2026

Roma, 29 gen. – Prezzi destinati a salire nel 2026, compravendite che si mantengono stabili e un mercato degli affitti che, nonostante una flessione nel 2025, resta su livelli elevati e punta ancora verso l’alto. È il quadro tracciato da Giandomenico Brunetti di Living Immobiliare Milano, che fa il punto sul real estate a Milano per il 2026 a partire dai numeri e dalle dinamiche che, secondo l’operatore, guideranno il mercato nei prossimi mesi. “Diciamolo subito, i prezzi nel 2026 aumenteranno. Togliamoci dalla testa il fatto che nel 2026 i prezzi scenderanno, che c’è una flessione immobiliare. Secondo la sua analisi il 2025 si è chiuso a Milano con prezzi medi “circa 5.100-5.200 euro al metro quadro” e per il 2026 “si prospetta un aumento che porterà gli immobili mediamente a 5.700-5.800 euro al metro quadro”, definendolo “un aumento importante”. Sul fronte della domanda, Brunetti prevede un andamento senza scossoni: “La domanda rimarrà stabile, quindi ci sarà sempre chi vorrà comprare una casa, chi vorrà non andare in locazione e quant’altro”. Un elemento che, nella sua lettura, può sostenere l’orientamento all’acquisto è legato al credito: “I mutui ci stanno leggermente facendo respirare, quindi stanno leggermente scendendo i tassi di mutuo, quindi questo sicuramente incentiverà l’acquisto”.

Capitolo affitti: Brunetti segnala che “la locazione nel 2025 ha avuto una forte flessione”, ma aggiunge che i livelli restano alti e la direzione per il 2026 è di nuovo in salita: “I prezzi delle locazioni sono molto alti, continueranno comunque a salire Per il 2026 si prospetta un aumento che andrà dai 20 euro al metro quadro a circa 23-24 euro al metro quadrato”.

Infine, l’indicazione operativa che Brunetti rivolge a chi sta valutando l’acquisto a Milano nel 2026 è netta: “Bisogna fare attenzione a comprare casa oggi deve essere una scelta strategica più che di cuore”. E sintetizza i tre criteri decisivi: “Attenzione alla zona, al piano e ai servizi che ti offre la città non acquistate di cuore, ma acquistate in maniera strategica, perché un buon acquisto oggi è la vostra tranquillità di domani”

Maltempo, la Caritas Italiana lancia una raccolta fondi

Città del Vaticano, 29 gen. (askanews) – La Conferenza Episcopale Italiana è “vicina alle popolazioni della Calabria, della Sicilia e della Sardegna colpite dal ciclone Harry, in particolare agli abitanti di Niscemi, messi alla prova da una frana devastante. I Vescovi si stringono nella comunione, nella vicinanza e nell’aiuto concreto a quanti sono attualmente sfollati e in difficoltà, a quanti si stanno prodigando per l’accoglienza e alle forze dell’Ordine impegnate nella zona”. Una solidarietà che si è espressa anche attraverso le parole di mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI che, si sottolinea, continua a restare in contatto con le Chiese locali.

“Esprimiamo solidarietà e prossimità, ricordando che la questione ambientale è inscindibile da quella sociale: per avere a cuore la società dobbiamo prenderci a cuore il creato, che non è un semplice scenario, ma il frutto di una interazione tra l’uomo e la natura”, ha detto oggi il presule.

Fin dalle prime fasi dell’emergenza, intanto, la Caritas Italiana, attraverso il Servizio Emergenze, ha attivato un presidio di coordinamento e monitoraggio in stretto raccordo con le Delegazioni regionali e le Caritas diocesane dei territori interessati per individuare le principali esigenze emergenti.

Se per Niscemi – informa Caritas Italiana – l’attenzione si è concentrata sulle condizioni delle famiglie rimaste senza casa o costrette a lasciare le proprie abitazioni ormai inagibili e sulle prospettive legate a un possibile prolungamento dello sfollamento, nelle altre aree interessate dal ciclone Harry in Sicilia, Calabria e Sardegna le Caritas diocesane hanno rilevato criticità diffuse, tra cui danni a abitazioni, strutture comunitarie e servizi, nonché difficoltà legate alla viabilità e alla ripresa delle attività locali.

Di fronte a una situazione complessa e in evoluzione, Caritas Italiana ha deciso di attivare una raccolta fondi nazionale per dare risposte concrete ai bisogni delle popolazioni colpite: sostegno agli sfollati e alle persone più vulnerabili, percorsi di supporto alle comunità, interventi di ripristino e accompagnamento nel tempo.

Niscemi, Metsola: "Europa al fianco" dell’Italia, pronti a "fornire aiuti"

Roma, 29 gen. (askanews) – “L’Europa è al fianco” dell’Italia per l’emergenza che ha colpito la Sicilia, con le conseguenze del ciclone Harry e le evacuazioni a Niscemi, ed “è pronta a fornire gli aiuti”. Lo ha dichiarato, ospite di ‘Cinque Minuti’ che andrà in onda questa sera su Raiuno, la presidente del parlamento europeo, Roberta Metsola.

“Voglio in primo luogo cominciare esprimendo la mia piena solidarietà ai cittadini delle regioni che sono state colpite dalle inondazioni del ciclone Harry, come nel mio Paese, in particolarmente Niscemi, in Sicilia, dove la situazione è molto difficile e preoccupante”, ha detto Metsola rispondendo a Bruno Vespa, “Volevo cominciare dicendo che l’Europa sta al fianco” dell’Italia ed “è pronta a fornire gli aiuti”.

Kallas: i Pasdaran inseriti nella lista Ue delle organizzazioni terroristiche

Roma, 29 gen. (askanews) – I ministri degli Esteri dell’Unione Europea hanno deciso di inserire i Guardiani della rivoluzione dell’Iran nella lista delle organizzazioni terroristiche. Lo ha annunciato su X il capo della diplomazia Ue, Kaja Kallas.

“La repressione non può restare senza risposta. I ministri degli Esteri dell’Ue hanno appena compiuto il passo decisivo di designare i Guardiani della rivoluzione come organizzazione terroristica. Qualsiasi regime che uccida migliaia di persone al suo interno sta lavorando per la propria fine”, ha scritto Kallas.

Sport settore in crescita, vale l’1,5% del Pil

Roma, 29 gen. (askanews) – Lo sport italiano è sempre più un motore che muove l’Italia tra economia, lavoro e benessere sociale. È quanto emerge dal Rapporto Sport 2025, voluto dal Ministro per lo Sport e i Giovani e curato dall’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale e Sport e Salute, giunto alla sua terza edizione, che offre un quadro aggiornato e sistemico del contributo dello Sport al Paese, analizzandone il valore economico, la domanda di pratica sportiva, lo stato delle infrastrutture e l’impatto sociale degli investimenti.

I dati del Rapporto vedono il settore sportivo generare 32 miliardi di euro di valore aggiunto, pari all’1,5% del PIL (in crescita rispetto all’anno precedente) e che dà occupazione a 421mila persone. Numeri che raccontano un comparto in piena espansione, trainato dai servizi e da una filiera sempre più internazionale: l’export di beni sportivi vola a 4,7 miliardi di euro, con Stati Uniti, Francia e Germania come principali mercati di riferimento.

Ma la vera rivoluzione è nella quotidianità: sono 38 milioni gli italiani attivi. Due italiani su tre inseriscono nella loro agenda settimanale l’appuntamento con lo sport o con l’attività fisica. Rispetto al 2023, sono 1 milione gli italiani che hanno abbandonato il divano scegliendo uno stile di vita attivo, abbassando così il dato dei sedentari sino al minimo storico del 33,2%. Cresce in particolare la quota di chi pratica sport in maniera continuativa, che raggiunge il 28,6% della popolazione, pari a 16,4 milioni di persone, con incrementi significativi tra bambini e over 65. Sono invece 12,3 milioni gli italiani tesserati per un organismo sportivo, che svolgono attività in uno dei 107.804 enti sportivi dilettantistici.

Ad accogliere questa domanda crescente di sport, è oggi un’offerta di oltre 78mila impianti e 114mila spazi sportivi, come emerge dal Censimento Nazionale dell’Impiantistica Sportiva. Il 70% è di proprietà pubblica, con i Comuni protagonisti assoluti. Ma emerge un nodo cruciale: oltre il 40% degli impianti risale agli anni Settanta e Ottanta, un patrimonio che chiede interventi urgenti di riqualificazione e rigenerazione.

Il Rapporto mette in luce anche il valore sociale dello sport. I progetti infrastrutturali finanziati da ICSC registrano uno SROI superiore a 4,8, mentre gli investimenti sui progetti sociali e su alcune aree arrivano a generare un ritorno di 8,42: ogni euro investito si trasforma in più di otto euro di benefici per la comunità. Un moltiplicatore di impatto che conferma lo sport come leva di coesione, salute e inclusione.

Calcio, cinque giornate a Thiaw che ritirò il Senegal

Roma, 29 gen. (askanews) – Il caos esploso nella finale di Coppa d’Africa è costato caro al Senegal e, in particolare, al suo commissario tecnico. La Confederazione africana di calcio ha inflitto a Pape Thiaw una squalifica di cinque giornate e una multa da 100mila dollari per gli incidenti che hanno segnato la sfida contro il Marocco.

Una partita surreale, vinta dal Senegal 1-0 dopo i tempi supplementari, ma macchiata da proteste furiose. Sul finale dei tempi regolamentari, la decisione dell’arbitro — confermata dal Var — di concedere un rigore al Marocco ha scatenato la reazione senegalese: su indicazione dello stesso Thiaw, alcuni giocatori hanno abbandonato il campo in segno di protesta. Nel frattempo, anche sugli spalti la tensione è salita, con tifosi che hanno tentato l’invasione di campo.

Il momento chiave arriva dal dischetto: Brahim Diaz fallisce il rigore, il Senegal rientra in campo e la gara riprende, fino alla rete decisiva nei supplementari che consegna il trofeo ai Leoni della Teranga.

La commissione disciplinare della CAF, però, non ha chiuso un occhio sul comportamento del ct, sanzionato per “condotta antisportiva, violazione dei principi di fair play e integrità e danno all’immagine del calcio”. Una vittoria storica, dunque, ma con una coda disciplinare pesantissima.

Pallanuoto, Italia-Turchia 25-11 agli Europei donne

Roma, 29 gen. (askanews) – L’Italia cala il tris ai campionati europei imponendosi per 25-11 sulla Turchia nell’ultima partita del gruppo C. Vittoria netta per le azzurre che chiudono il girone a punteggio pieno. Cinque reti di Ranalli, quattro di Cocchiere e Marletta, tre di Bettini con undici giocatrici a referto. Da migliorare la difesa che prende undici reti su trenta tentativi avversari. Archiviata la prima fase, per il Setterosa di Carlo Silipo l’impegno prosegue nel gruppo E partendo dai tre punti conquistati con l’altra squadra del girone C che si qualifica (Serbia o Croazia). Le azzurre affrontano prima e seconda del girone A, presumibilmente Grecia e Francia. Sabato alle 14:00 italiane (-1h a Funchal) la Grecia campione del mondo, che dovrà espletare la formalità Germania (ore 14:45), e domenica alle 16:30 la Francia (in vasca alle 19:45 con la Slovacchia). Al termine della seconda fase le prime due classificate accedono alle semifinali per le medaglie; le altre giocano quelle per il quinto posto.

La Consulta restringe l’applicazione della norma sugli stupefacenti alla guida

Milano, 29 gen. (askanews) – La nuova formulazione dell’articolo 187 del codice della strada non è costituzionalmente illegittima, purché venga interpretata nel senso che possa essere punito solo chi si sia posto alla guida in condizioni tali da creare un pericolo per la sicurezza della circolazione stradale. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza numero 10 del 2026, depositata oggi, che dunque restringe l’ambito di applicazione della norma voluta dal ministro Matteo Salvini.

In una nota della Consulta si ricorda che tre giudici di merito avevano espresso dubbi sulla legittimità costituzionale della modifica dell’articolo 187 operata nel 2024. Sino a quel momento la norma puniva chi guidava “in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto” sostanze stupefacenti. Il legislatore del 2024 ha eliminato il requisito dell’alterazione psico-fisica, in considerazione delle difficoltà di prova che si erano riscontrate nella prassi, con la conseguenza che la norma oggi punisce semplicemente la guida “dopo aver assunto” sostanze stupefacenti.

Secondo i giudici rimettenti (alla cui prospettazione hanno aderito l’Unione delle camere penali italiane e l’Associazione italiana dei professori di diritto penale, che hanno presentato opinioni come amici curiae), la nuova formulazione consentirebbe di punire chiunque abbia assunto stupefacenti in qualsiasi momento anteriore alla guida: in ipotesi, anche giorni, settimane o mesi prima. Essa pertanto produrrebbe risultati irragionevoli e sproporzionati, incriminando anche condotte del tutto inoffensive rispetto alla sicurezza della circolazione stradale; non consentirebbe di individuare con precisione l’area delle condotte punibili; e determinerebbe irragionevoli disparità di trattamento rispetto, tra l’altro, alla disciplina del reato di guida sotto l’influenza dell’alcol.

La Corte non ha condiviso queste censure, ma ha sottolineato la necessità di una interpretazione restrittiva della nuova norma in conformità ai principi costituzionali di proporzionalità e offensività, oltre che alla stessa finalità perseguita dal legislatore.

In forza di questa interpretazione, non occorrerà più dimostrare che il conducente si sia posto alla guida in stato di effettiva alterazione psico-fisica. Sarà però necessario accertare la presenza nei liquidi corporei del conducente di quantitativi di sostanze stupefacenti “che per qualità e quantità, in relazione alle singole matrici biologiche in cui sono riscontrate, risultino generalmente idonee, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, a determinare in un assuntore medio un’alterazione delle condizioni psico-fisiche, e conseguentemente delle normali capacità di controllo del veicolo”.

In altre parole, non sarà più necessario dimostrare che la sostanza stupefacente assunta abbia effettivamente alterato le capacità di guida del conduttore. Ma occorrerà comunque accertare la presenza nei suoi liquidi corporei di una quantità della sostanza che appaia idonea ad alterare queste capacità in un assuntore medio, così da creare pericolo per la circolazione stradale.

"The Machine Giuliani", il nuovo show di Antonio Giuliani

Roma, 29 gen. (askanews) – Dal 19 febbraio all’8 marzo, Antonio Giuliani torna protagonista sul palcoscenico del Nuovo Teatro Orionecon il suo nuovo spettacolo “The Machine Giuliani”, un viaggio irresistibile dentro oltre trent’anni di carriera comica, fatto di energia pura e ritmo travolgente.

Ma perché “The Machine”? Il titolo incuriosisce, spiazza, quasi contraddice tutto ciò che Giuliani rappresenta in scena. Una macchina, per definizione, è qualcosa di meccanico e schematico, mentre Antonio Giuliani è esattamente l’opposto: monologhi frenetici, battute incalzanti, movimento continuo sul palco, una mimica facciale incontenibile. Di meccanico, apparentemente, non c’è nulla.

Eppure il segreto è proprio lì. Giuliani nasce artisticamente più di trent’anni fa nei pub di Roma, quando il cabaret non era ancora diffuso e il pubblico non concedeva tregua: pause troppo lunghe significavano interruzioni, controbattute, sfide aperte dalla sala. In quel contesto difficile molti comici si arresero presto. Giuliani no.

La sua forza è sempre stata il testo: scritto, riscritto, affinato senza mai ricorrere alla volgarità gratuita. Una scrittura solida, capace di sostenere una recitazione aggressiva e velocissima, che non lasciava al pubblico il tempo di “entrare” e interrompere.

In trent’anni di carriera Antonio Giuliani ha scritto oltre venti spettacoli originali, ciascuno di circa due ore, restando sempre al passo con i tempi. Un successo talmente immediato e dirompente che, paradossalmente, è stato proprio il pubblico a chiedergli di rallentare: “Antonio, sei un mito, ma vai troppo veloce… dobbiamo venire due volte a vederti per riuscire a ridere di tutto”.

Da qui la scelta di spezzare i monologhi con l’ingresso dei suoi personaggi più amati, con balletti, pause comiche e interventi di colleghi e amici, che diventano parte integrante dello spettacolo.

Cavo Dragone sull’esercito Ue: "Sono europeista", no a fraintendimenti

Roma, 29 gen. (askanews) – L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, durante il panel Difesa e Sicurezza del New Year’s Forum oggi all’Auditorium di Roma, ha affermato che “prima di tutto, io sono europeista, partiamo da qui, non voglio essere frainteso”, riferendosi all’intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera in cui si ragionava sull’opportunità o meno di un unico esercito europeo.

Tornando sull’eventualità di un esercito europeo, l’ammiraglio ha sottolineato che “le nazioni hanno i loro eserciti”, suggerendo una virtuosa collaborazione tra Unione europea e Alleanza Atlantica nel settore della Difesa. Per Cavo Dragone, la Nato rimane il luogo ideale per coordinare la difesa dell’Occidente.

Maltempo, le opposizioni: no all’informativa di Musumeci, sia Meloni a riferire

Roma, 29 gen. (askanews) – Deve essere la premier Giorgia Meloni a venire a riferire sul disastro di Niscemi e sugli effetti derivanti dal ciclone Harry, “che ha flagellato la costa siciliana, specialmente nel messinese”. E’ quanto ha affermato il leader Avs Angelo Bonelli, prendendo la parola nell’aula della Camera.

Per Bonelli non va bene che sia il ministro Musumeci a fare l’informativa perché “ha una responsabilità politica in quello che è accaduto in queste settimane in Sicilia. Le affermazioni di questi giorni e di queste ultime ore da parte del ministro sono molto, molto gravi. È grave sentire un ministro dire che aprirà ‘un’indagine amministrativa’ – leggo testualmente – ‘per valutare perché dopo la frana del 1997 a Niscemi non si è intervenuti’, facendo riferimento il ministro a ‘omissioni e superficialità’. Dice sempre il ministro che si era probabilmente convinti che la frana si fosse arrestata e vuole capire, quindi, da parte di chi c’è stata una sottovalutazione”.

“Questo – ha detto Bonelli mostrando un foglio – è il documento che il ministro Musumeci, dal 2019 al 2022, aveva sul suo tavolo della Protezione civile, che invitava il presidente della regione siciliana, oggi ministro per la Protezione civile, a intervenire esattamente sui luoghi che alcuni giorni fa sono franati”, afferma chiedendone le “dimissioni” per la “sua totale inadeguatezza”. “Vogliamo” domandare alla presidente del Consiglio “perché, di fronte a 1.200.000.000 di euro disponibili per il dissesto idrogeologico in Sicilia, da Musumeci a Schifani, questa regione Sicilia, governata anche da Musumeci, ne ha spesi solo 400”.

Alla richiesta si sono associati M5S, Pd, Iv.

Poste Italiane, il Main Distribution Center Milano Cortina 2026

Roma, 29 gen. (askanews) – Il cuore della logistica delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali passa da Poste Italiane, Premium Logistics Partner dell’evento sportivo più importante dell’anno. Un hub di 25mila metri quadri dal quale sono coordinati tutti i collegamenti e i trasporti destinati ai siti olimpici. Il servizio del TG Poste.

Capitani reggenti San Marino a New York per visita a Fratellanza

Roma, 29 gen. (askanews) – I Capitani Reggenti della Repubblica di San Marino, Matteo Rossi e Lorenzo Bugli, accompagnati dal Segretario di Stato per gli Affari Esteri, Luca Beccari, e dal Segretario di Stato per gli Affari Interni, Andrea Belluzzi e da una Delegazione istituzionale e diplomatica, saranno a New York per fare visita alla Fratellanza in occasione del 91esimo anniversario di Fondazione e per festeggiare insieme alla partecipata comunità dei sammarinesi residenti a New York la celebrazione di Sant’Agata.

Ad accogliere la Reggenza all’arrivo della Delegazione – si legge in una nota – sarà l’Ambasciatore Damiano Beleffi, Rappresentante Permanente presso le Nazioni Unite a New York. Nei giorni prossimi la Reggenza, su invito del Presidente della Fratellanza, Gilberto Terenzi, parteciperà insieme ai Segretari di Stato al tradizionale appuntamento.

Sempre alta è l’attesa dei sammarinesi d’oltreoceano, che ogni anno partecipano alla ricorrenza in omaggio alla Compatrona per organizzare un momento comunitario insieme alle più alte Istituzioni sammarinesi, alla presenza di un’ampia rappresentanza della Fratellanza medesima che annovera oltre 500 iscritti. La permanenza statunitense della Delegazione – conclude la nota – consentirà inoltre di avere incontri e visite con la Rappresentanza Permanente presso le Nazioni Unite.

Tennis, Australian open, finale Sabalenka-Rybakina

Roma, 29 gen. (askanews) – Come nel 2023, l’avversaria in finale di Aryna Sabalenka agli Australian open di tennis, sarà Elena Rybakina. La kazaka ha battuto la n. 6 del seeding Jessica Pegula con lo score di 6-3, 7-6 in un’ora e 42 minuti. Una partita che fino al 6-3, 5-3 e match point sembrava in totale controllo per Rybakina. Poi, però, qualche sbavatura: tre match point non sfruttati e due break subiti nei momenti in cui ha servito per la partita. Si arriva così al tiebreak, in cui Rybakina sale in cattedra nel momento di difficoltà: prima cancella due set point per Pegula e poi chiude bene. Per la kazaka, che tornerà n. 3 al mondo dopo gli Australian Open, sarà la terza finale Slam in carriera. Il bilancio nei precedenti è 8-6 per Sabalenka, ma Rybakina ha battuto la bielorussa nella finale delle Wta Finals lo scorso novembre.

Ue, Metsola incontra il Gran Maestro dell’Ordine di Malta

Roma, 29 gen. (askanews) – Il Gran Maestro, Fra’ John Dunlap, ha ricevuto questa mattina al Palazzo Magistrale a Roma la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. La visita di cortesia è stata l’occasione per un aggiornamento sulle attività dell’Ordine di Malta diffuse in oltre 130 Paesi nel mondo.

La presidente ha espresso grande apprezzamento per il lavoro umanitario che l’Ordine svolge in situazioni complesse come l’Ucraina e Gaza, stando al comunicato diffuso dall’Ordine di Malta.

Durante i colloqui, a cui hanno partecipato anche il Gran Cancelliere Riccardo Paternò di Montecupo, il Ricevitore del Comun Tesoro Fra’ Francis Vassallo e l’Ambasciatore dell’Unione Europea presso l’Ordine di Malta Martin Selmayr, è stata condivisa una comune preoccupazione per gli scenari di crisi internazionali, auspicando il ritorno a situazioni di stabilità e di rispetto del diritto umanitario internazionale.

Basket Bond ER: più risorse e meno vincoli per crescita delle Pmi

Modena, 29 gen. (askanews) – Un’alleanza strategica per dare nuova energia al motore economico dell’Emilia-Romagna. Bper Banca, Cassa Depositi e Prestiti e la Regione rilanciano il programma Basket Bond con una formula rinnovata e ancora più competitiva. Si tratta di uno strumento di finanza innovativa che lavora a fianco del credito tradizionale, pensato per supportare le imprese che vogliono investire e guardare lontano.

“L’obiettivo – spiega Massimo Lanzarini, Head of Corporate di Bper – è quello di dare un supporto concreto alle nostre aziende che innovano e che investono. E’ uno strumento complementare al classico credito bancario, che consente un primo accesso alle azienda ad un nuovo mercato, che tendenzialmente ha un accesso solo per le grandi aziende. L’obiettivo, quindi, è di accompagnare le Pmi a un percorso di crescita”.

Il programma oggi diventa più accessibile e conveniente. La soglia minima di emissione scende a un milione di euro per coinvolgere più realtà, e c’è tempo fino a tutto il 2026 per aderire. La vera novità è un voucher che copre fino al 70% dei costi di emissione: un incentivo concreto che, unito all’effetto leva delle risorse pubbliche, moltiplica le opportunità per il territorio. “Il primo vantaggio – ricorda Giovanni Frisone, Responsabile Finanza Alternativa di CDP – è quello di accedere a una finanza alternativa. Come dice la parola stessa, è una finanza complementare a quella che si può ricevere sul canale bancario. E farlo all’interno delle strutture Basket Bond consente anche di farlo in maniera più economica rispetto alle strutture presenti sul mercato”. Lo facciamo anche grazie a un effetto leva che è possibile attraverso le risorse regionali, ossia a fronte di un euro di risorsa regionale riusciamo a convogliare quattro euro di risorse verso le imprese. Utilizziamo le nostre risorse insieme a quelle private della banca e a quelle pubbliche della Regione per fare quello che viene definito un ‘blending’ di risorse a favore delle imprese”.

Un gioco di squadra dove il pubblico offre garanzie solide: la Regione interviene con un fondo che copre il 100% delle singole emissioni, scommettendo su chi investe in tecnologia, sostenibilità ed efficientamento energetico. “E’ una possibilità ulteriore – dice Angela Soverini della Regione Emilia-Romagna – che viene data nel cassetto degli attrezzi della finanza imprenditoriale per finanziare investimenti nella direzione del cambiamento tecnologico, del miglioramento volti all’innovazione”.

Dedicato alle Pmi strutturate, il Basket Bond rappresenta una chiave di volta in vista della scadenza dei fondi Pnrr. Diversificare le fonti di finanziamento e investire oggi in innovazione è la strategia vincente per garantire solidità e futuro al tessuto produttivo emiliano-romagnolo.

"Scratch! Ubbidisci al gatto", manuale per capire i gatti domestici

Roma, 29 gen. (askanews) – Esce a metà febbraio per L’Airone editrice, “Scratch! Ubbidisci al gatto!” di Grazia Giovanardi, nuova guida irriverente dedicata a tutti coloro che vivono con un gatto o, forse, sotto il suo dominio. Un piccolo manuale di sopravvivenza domestica accompagnato dalle illustrazioni ironiche di Nune Kerobyan.

I gatti non chiedono, pretendono. Vogliono croccantini extra, il letto (meglio se al centro), decidono quando è il momento delle coccole e quando è tempo di essere lasciati in pace. Il più delle volte con un solo sguardo fanno intendere che le regole valgono solo per noi, non per loro.

Ma come mantenere un minimo di equilibrio in questa relazione? Attraverso osservazioni acute, aneddoti esilaranti e consigli pratici, “Scratch!” aiuta a comprendere meglio i comportamenti felini, a distinguere tra un’esigenza vera e un capriccio calcolato, a stabilire dei limiti senza per questo perdere l’amore incondizionato del nostro micio – o almeno la sua sopportazione. La convivenza con un gatto è un’arte, e questo libro offre gli strumenti per praticarla al meglio: senza diventare sudditi, ma nemmeno illudendosi di poter comandare.

Dopo il successo di “Miao! Che ha detto il gatto?”, l’autrice torna a esplorare l’universo gattesco con il suo stile diretto, divertente e mai scontato. Da psicologa, ha osservato per anni il comportamento dei gatti domestici, studiando le loro interazioni con gli umani e raccogliendo materiale per capire (o almeno provarci) cosa si nasconde dietro le fusa, i graffi e quei misteriosi sguardi obliqui.

Crosetto: Cavo Dragone frainteso, nessuno pensa di avere domani un esercito europeo

Roma, 29 gen. (askanews) – Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha affermato oggi, intervenendo al Forum difesa, intervistato da Bruno Vespa, che nessuno pensa di avere “domani un esercito europeo”, respingendo l’idea di una contrapposizione tra rafforzamento della Nato e sviluppo di una dimensione europea della difesa, a commento delle parole dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, al Corriere della Sera, secondo cui non bisogna puntare su un esercito europeo ma sulla cooperazione transatlantica.

“È stato frainteso”, ha ipotizzato Crosetto. “Nessuno pensa di avere domani mattina un esercito europeo”, ha segnalato il capo della difesa italiana, ricordando che “la difesa resta nazionale per Costituzione” e che quando si parla di Europa “si parla della possibilità di interoperare tra eserciti, aeronautiche e marine dei diversi Paesi, secondo gli schemi della Nato”.

Il ministro ha insistito sul fatto che non esiste alcuna prospettiva di forze armate unificate sul modello statunitense. “Nessuno pensa a una bandiera dell’Unione europea su un esercito come quello americano, perché gli Stati Uniti sono una federazione e noi no. Per noi le forze armate devono restare nazionali, ma capaci di operare insieme come se fossero un’unica marina o un’unica aeronautica”.

Crosetto ha quindi ribadito la centralità del ruolo di Washington. “Senza gli americani oggi non esiste né difesa né deterrenza”, ha affermato. “La deterrenza della Nato dipende principalmente dagli investimenti che gli Stati Uniti hanno fatto e continuano a fare, di una rilevanza tale da aver creato un divario tecnologico e numerico evidente”. Anche ipotizzando di aumentare drasticamente le spese europee, ha aggiunto, “se iniziassimo oggi a investire il 5 per cento del Pil, in 25 o 30 anni parleremmo comunque di capacità non paragonabili”.

Secondo il ministro, il cambio di passo dell’Europa è iniziato dopo l’invasione russa dell’Ucraina. “Ci ha risvegliati dalla convinzione che ci potessimo affidare sempre agli americani e spendere tutto sullo Stato sociale. Già Obama ci aveva detto che stavamo sbagliando e che dovevamo investire di più. Ora l’Europa ha capito che deve costruire una propria capacità all’interno della Nato e che non può permettersi un disimpegno degli Stati Uniti”.

Crosetto ha richiamato anche il tema della deterrenza nucleare. “In Europa l’unica forza atomica è quella francese, che non è paragonabile per numeri a quella russa. Possiamo forse costruire una capacità di difesa europea in 5 o 10 anni, ma non una vera capacità di deterrenza nucleare”.

Da qui la sua lettura delle parole di Cavo Dragone. “Non è un attacco a ciò che sta facendo l’Europa”, ha spiegato, “ma il richiamo a costruire un’Europa forte dentro un’alleanza forte, perché altrimenti oggi non avrebbe spalle sufficienti dietro”.

Rai, La Porta magica cresce ancora: 5,7% di share

Roma, 29 gen. (askanews) – Continua il momento positivo de La Porta magica, il programma della Direzione Intrattenimento DayTime realizzato con CastaDiva, in onda dal lunedì al venerdì alle 17 su Rai2 e condotto da Andrea Delogu.

La puntata di ieri ha registrato un ottimo 5,7% di share, confermando un trend di crescita costante. Un risultato tutt’altro che scontato per Rai2, rete che negli ultimi anni ha spesso sofferto in questa fascia oraria, e che oggi raccoglie i frutti di una scelta editoriale chiara e riconoscibile.

Alla base del successo c’è la forza delle storie: testimonianze vere, raccontate con misura, senza mai alzare i toni o cedere alla spettacolarizzazione. Storie di vita che mettono al centro le persone, le fragilità e le rinascite, costruendo con il pubblico un rapporto di fiducia che si rinnova puntata dopo puntata. Una cifra narrativa che ha permesso al programma di fidelizzare gli spettatori e di creare un legame evidente anche sui social, dove cresce l’affetto e la partecipazione della community.

Determinante anche il lavoro del team autorale, che accompagna ogni racconto con attenzione e coerenza. La Porta magica è un programma di Massimo Righini ed è scritto da Francesco Gorgoni, Dimitri Cocciuti, Tania Carminati con Armando Carbone, Claudio Leotta, Tommaso Martinelli, Luigi Miliucci, Susanna Paratore, Silvia Tomassetti, Andrea Tortora e Pasquale Pio Ferrara. Autore di scaletta è Sacha Lunatici. La regia è di Mirea Crescenza.

Un lavoro corale che si riflette nella solidità del format e nella sua capacità di crescere nel tempo, senza dipendere da fattori esterni o traini momentanei, ma puntando su un racconto autentico e riconoscibile.

La Porta magica si conferma così uno dei titoli più solidi del pomeriggio di Rai2: un progetto che dimostra come, anche nel DayTime, la qualità editoriale e la centralità delle storie possano tradursi in risultati concreti e duraturi.

Violenza, paura e ipocrisia istituzionale

La spirale di violenza che dalla televisione e dalla rete invade le nostre case, ci racconta un mondo nel quale la legge del più forte sta vincendo su tutte le altre leggi scritte e non scritte che sono poste a fondamento della nostra convivenza civile.

L’indignazione a tempo determinato

Purtroppo ogni volta siamo poi costretti ad assistere al rito stanco (e stancante) delle reazioni inadeguate di soggetti pubblici, molto spesso anche con responsabilità istituzionali, che esternano la loro indignazione destinata a durare non più di un paio di minuti.

I continui e intollerabili femminicidi, gli accoltellamenti nelle scuole e le aggressioni nei punti di pronto soccorso testimoniano la necessità di ritrovare una modalità educativa che rimetta al centro della convivenza civile dei criteri di rispetto della dignità di ogni persona umana, di reciproca accettazione che vada oltre la semplice “tolleranza”.

Pene più dure, problemi intatti

Le risposte delle istituzioni sono generalmente pensate per assecondare la sete di vendetta presente nel basso ventre della società; arrivano quindi dichiarazioni con promesse di inasprimento delle pene o norme spacciate per nuove che hanno invece solo un titolo diverso per reati che già esistono.

È la risposta insufficiente di uno Stato che non riuscendo a far rispettare le norme esistenti, ne inventa di nuove per gettare un po’ di fumo negli occhi di un’opinione pubblica superficiale e poco attenta al merito delle questioni.

La sicurezza e l’ordine pubblico nel nostro Paese dipendono direttamente dal Ministero dell’Interno. È bene ricordarlo visto che troppo spesso si tende a fare confusione – per ignoranza o per strumentalizzazione – facendo credere che la sicurezza dipenda da altri enti pubblici (comuni, regioni, ecc.) che invece non hanno competenze specifiche su questo tema.

Il paradosso del governo più a destra

Ed è bene ricordare anche che – nonostante gli slogan elettorali – con il governo più a destra della storia repubblicana si è raggiunto il punto più basso per la sicurezza dei cittadini.

L’insufficienza del titolare del Viminale spiega solo in parte la difficile situazione della sicurezza nel Paese; per il resto della spiegazione è necessario guardare alle scelte politiche con le quali in questi anni si è provveduto ad attaccare il welfare familiare, a cancellare i bonus per incentivare i giovani ad avvicinarsi alla cultura (libri, teatro, ecc.) e a tagliare risorse a scuola ed università.

Paura come capitale politico

Ma può avere interesse la destra a rendere più sicure le nostre strade? No, fino a quando la stessa destra riterrà di poter prendere tanti più consensi quanto più alta è la sensazione di insicurezza e paura dei cittadini.

Sembra un paradosso, ma non lo è; anzi ci aiuta a spiegare la coesistenza di un governo fortemente sbilanciato a destra con la crescente insicurezza nelle nostre città. Destra e sicurezza non sono più un binomio che sta insieme, ammesso (e non concesso) che lo siano mai stati.

Salvini: no ai soldi del Ponte sullo Stretto per i danni del ciclone Harry

Roma, 29 gen. (askanews) – I fondi del Ponte sullo stretto non possono essere dirottati alla ricostruzione e messa in sicurezza della Sicilia dopo i danni del ciclone Harry. Lo ha chiarito il ministro per le Infrastrutture e i Trasporti e vicepremier, Matteo Salvini, leader della Lega, interpellato alla Camera.

“No, perché son fondi per gli investimenti, bisogna conoscerle le cose. Abbiamo quasi 30 miliardi di cantieri aperti in Sicilia, cosa facciamo? Li blocchiamo? Troveremo i fondi che servono a Sicilia, Sardegna e Calabria ma senza bloccare scuole, ospedali, ponti, gallerie, la tav, il tunnel del Brennero. Il Ponte serve ai siciliani, anzi col ponte probabilmente in caso di eventi disastrosi, anche i soccorsi riescono ad arrivare più velocemente”, ha concluso.

Frana a Niscemi, Ciciliano: evacuati 1.276 cittadini, 500 famiglie

Milano, 29 gen. (askanews) – “La frana è ancora attiva ed è proprio per questo che la fascia di rispetto dei 150 metri, a mano a mano che il fronte di frana continua a cadere, arretra verso il centro cittadino. Questa fascia di rispetto di carattere precauzionale arretra ogni qual volta il coronamento della frana entra dentro la città”. Così il capo dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano, ospite al programma Start di Sky Tg24. “All’interno di questa fascia di 150 metri sono stati evacuati 1.276 cittadini di Niscemi, pari a 500 nuclei familiari. Queste persone ovviamente, in maniera precauzionale, sono state allontanate. All’interno di queste persone ci saranno coloro i quali non potranno mai più tornare nelle proprie case”.

Si tratta di case che “non solo non potranno più essere ripopolate ma andranno distrutte, sempre che l’arretramento della frana non ci pensi da sola. Già adesso è necessario pensare a una re-localizzazione di questi cittadini e una delle cose più importanti è farlo in maniera partecipata perché la forzatura nell’identificazione di una zona non va bene perché è necessario che i cittadini partecipano in maniera attiva a questa nuova identità della città”, ha continuato.

“Tecnicamente quando si sa che si costruisce su una zona fragile, al netto di quelle che sono le autorizzazioni amministrative, anche se le case sono a regola è di tutta evidenza che sono in un punto di assoluta gravità. Forse nel corso dei decenni era necessario evitare la costruzione sul fronte di frana, questo è chiaro e limpido” ha osservato.

Con la presidente del Consiglio, Giorgoa Meloni, “abbiamo fatto un rapido ragionamento soprattutto per la competenza della gestione dell’emergenza cioè assicurare alle persone che hanno perso la casa un contributo di carattere economico o assicurare loro una nuova identità di casa in zona sicura dove possono vivere la loro purtroppo non più normale vita di tutti i giorni”, ha riferito.

“La quantificazione dei danni a evento in corso o pressoché finito da poco è molto approssimativa, il dipartimento è abituato a fare discorsi di carattere puntuale” ha aggiunto. “Fino a che non c’è un quadro chiaro e preciso che prende via tempo bisognerà attendere un po’. Non è che se si fa presto ad avere i numeri si vince, bisogna essere precisi, avere celerità nell’analisi e nelle capacità di spesa. Non è la quantità di soldi che viene stanziata la parte più importante ma è la capacità di spesa. Se ho una capacità di spesa di X milioni l’anno più soldi do meno riesco a spenderli. Spesso questo non si sottolinea perché fa più rumore un numero grande riguardo il danno ma questa è una cosa che non si può quantificare. I danni sono ingenti ma la quantificazione si fa dopo”, ha concluso.

Tennis, Aryna Sabalenka in finale agli Australian Open

Roma, 29 gen. (askanews) – Aryna Sabalenka centra la quarta finale consecutiva agli Australian Open. La bielorussa prosegue il suo cammino a Melbourne Park grazie alla netta vittoria su Elina Svitolina: 6-2, 6-3 il punteggio finale in un’ora e un quarto di gioco. Una sfida gestita senza grandi difficoltà da Sabalenka, dominante dall’inizio alla fine. Ancora imbattuta nel 2026 (il record è 11-0 con zero set persi), la n. 1 al mondo centra la quarta finale consecutiva agli Australian Open (c’erano riuscite prima solo Evonne Goolagong e Martina Hingis) e la settima finale Slam consecutiva sul cemento (come Hingis e Steffi Graf). Appuntamento sabato per la finale contro Elena Rybakina o Jessica Pegula.

Lega, Salvini: con Vannacci chiariremo, c’è spazio per diverse sensibilità

Roma, 29 gen. (askanews) – “Se vi appassiona, divertitevi ma fra decreto sicurezza, ricostruzioni, Olimpiadi l’ultima delle mie preoccupazioni sono problemi e litigi. Ci vediamo con calma, chiariamo tutto ma è un problema per i giornalisti non per gli italiani, non per la Lega”. Lo ha detto il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, a margine della presentazione dei discorsi di Maroni alla Camera parlando di Vannacci.

“E’ una passione giornalistica. Di loghi ce ne sono tanti. Nella Lega c’è spazio per sensibilità diverse da che è mondo e mondo. Abbiamo parlato di Bossi e Maroni. Maroni cominciò in Democrazia proletaria e fece il ministro dell’interno. C’è spazio per la sensibilità di tutti. Abbiamo voglia di costruire, crescere, non di litigare. Capisco che i giornali debbano scrivere qualcosa ma la Lega è concentrata sul tema della sicurezza”, ha aggiunto.

Vannacci “lo vedo quando devo vederlo, l’incontro è già fissato, sarete gli ultimi ha saperlo”, ha concluso.

A scuola torna "Nuovo Cinema Coraggioso", progetto 2026 in 9 Regioni

Roma, 29 gen. (askanews) – Dai banchi di scuola alle sale del cinema: inizia anche quest’anno “Nuovo Cinema Coraggioso”, il progetto nazionale presentato da ZaLab, che propone formazione e laboratori cinematografici per trasformare docenti e studenti delle scuole italiane da semplici spettatori a veri promotori culturali. “Siamo il reale”, questo il titolo per l’edizione 2026: un invito a prendere in mano il proprio presente e a credere nella costruzione di un futuro migliore a partire da ciò che siamo realmente oggi.

Dal 2019, il progetto ha coinvolto più di 100 istituti scolastici per oltre 3 mila studenti – dalla scuola primaria alla secondaria di secondo grado, dai 5 ai 17 anni – e più di 200 professionisti della cultura (tra docenti, autori e autrici, maestranze del cinema, educatori e promotrici culturali) in 13 regioni italiane. L’iniziativa è anche quest’anno tra i programmi che saranno finanziati e realizzati per il Bando “Il cinema e l’Audiovisivo a scuola – Progetti di rilevanza nazionale”, nel quadro del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola previsto dalla Legge Cinema e Audiovisivo del 2016, promosso da MIC – Ministero della Cultura e MIM – Ministero dell’Istruzione e del Merito (cinemaperlascuola.istruzione.it).

Continua il lavoro e l’impegno di ZaLab, laboratorio culturale che opera per la produzione e distribuzione di cinema libero, indipendente e sociale. “Da sette anni lavoriamo al fianco di professionisti della cultura, della scuola e del cinema: ogni anno ci ritroviamo a condividere momenti ed emozioni con centinaia di giovani studenti e studentesse, sempre nuovi – hanno dichiarato i coordinatori Martina Tormena e Michele Aiello – Ogni anno ci ricordiamo quanto è importante essere con loro: vedere e parlare di film e documentari insieme permette di valorizzare idee e sentirsi vivi, rilevanti, autonomi nella realtà di oggi. È dai piccoli passi insieme che si creano i legami di una comunità, per essere tutti protagonisti del proprio destino. Non vediamo l’ora di iniziare”.

Quest’anno il progetto interesserà 9 regioni italiane (Sicilia, Calabria, Campania, Basilicata, Puglia, Abruzzo, Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia): da gennaio a maggio, il percorso formativo si articolerà sempre in due fasi principali. Da gennaio a febbraio, inizieranno nelle classi i laboratori didattici, tra cinema, media literacy ed educazione civica, che prepareranno studenti e studentesse all’approfondimento di un tema e alla presentazione al pubblico dell’opera scelta dal catalogo messo a disposizione. Docenti e giovani alunni sceglieranno quindi un film o documentario a cui ispirarsi per il lavoro a scuola: insieme si attiveranno in classe e nel territorio che vivono ogni giorno, al fine di ideare e costruire un racconto per immagini, su cui creare il proprio “film”, un video, un corto, un’intervista, nel linguaggio che preferiscono. A seguire, nel mese di maggio saranno invece organizzate rassegne cinematografiche a scuola e al cinema rivolte sia ai compagni delle scuole che alla comunità tutta, dai genitori ai cittadini delle città coinvolte. Dal lavoro in classe e con gli strumenti del mestiere, il video sarà quindi presentato in eventi pubblici, per restituire alla cittadinanza quanto imparato e scoperto.

Prima di iniziare i lavori in classe, il progetto presenta due momenti di formazione online aperta e gratuita per tutti i docenti a gennaio: gli iscritti ai due percorsi complementari, pensati per età e contesti diversi (la scuola primaria e secondaria), avranno accesso alla rassegna digitale di cortometraggi internazionali, selezionati dai Festival partner del progetto, disponibili gratuitamente in streaming per cinque giorni e visionabili con una o più classi – fino al 30 gennaio (tutte le informazioni sul sito zalab.org).

L’edizione di quest’anno potrà contare su un catalogo rinnovato, che raccoglie una selezione delle migliori opere italiane e internazionali di cinema indipendente, uscite in sala negli ultimi anni. Scelte per favorire l’immersione di studenti e studentesse nei temi formativi e l’educazione all’immagine, le opere sono suddivise per fasce di età, adatte ai più piccoli in crescita nella scuola dell’infanzia e ad approfondimenti da parte di adolescenti e giovani adulti delle scuole secondarie.

Ci saranno documentari e film d’animazione, lungometraggi e corti: tra i principali temi, crescita e identità, ambiente e resistenza, relazioni affettive, creatività e sport, comunità, diritti e attivismo, inclusione, tecnologia, conflitti. Tra i titoli per la scuola secondaria, si trova il film “Per un figlio” di Suranga Katugampala (selezione speciale Premio Mutti) e i documentari “Kripton” di Francesco Munzi, “Valentina e i MUOStri” di Francesca Scalisi, “The roller, the life, the fight” di Elettra Bisogno e Hazem Alqaddi, “Real” di Adele Tulli, “My father’s diaries” di Ado Hasanovic, “Navalny” di Daniel Roher. Per la scuola primaria, il documentario “La quercia e i suoi abitanti” e i film di animazione “Linda e il pollo” e “La profezia delle ranocchie”.

Il catalogo è a cura di ZaLab insieme ai festival partner del progetto: Fondazione Beta – Premio Mutti, Artinvita Festival Internazionale degli Abruzzi, Biografilm, Animaphix Film Festival, Festival del Cinema Africano di Verona, Trento Film Festival, Festival Corti a Ponte – ed è disponibile all’interno della pagina di progetto: https://www.cinemacoraggioso.it/catalogo/.

Il progetto si svolge in partenariato con Progettomondo, Cinecittà, Università degli Studi di Verona – PHILM – Centro di ricerca di filosofia e cinema, Fondazione Beta – Premio Mutti, Artinvita – Festival Internazionale degli Abruzzi, Animaphix Film Festival, Associazione Corrente, Biografilm Festival, CPS – Comunità Promozione e Sviluppo, Festival del Cinema Africano di Verona, Associazione La Bandita, Movimento Cooperazione Educativa – Nazionale, Noeltan Arts, Sinapsi Produzioni Partecipate , TIP Teatro, Kinema, Trento Film Festival, in collaborazione con la rete di Istituti Scolastici partner e con il contributo di Fondazione Beta.

Tra pellicole che prendono vita, macchine da presa che sfrecciano su dolly, libri e riflettori accesi, matite e appunti sparsi, la nuova immagine simbolo – curata da ET Studio, con le illustrazioni di Edoardo Marconi, in arte RadioComandero – restituisce il senso dell’animazione e del lavoro dietro ogni (capo)lavoro del cinema. E la stessa energia e caos creativo che si sviluppa in ogni aula scolastica, quando c’è da rimboccarsi le maniche e lavorare insieme.

A scuola torna "Nuovo Cinema Coraggioso", progetto 2026 in 9 Regioni

Roma, 29 gen. (askanews) – Dai banchi di scuola alle sale del cinema: inizia anche quest’anno “Nuovo Cinema Coraggioso”, il progetto nazionale presentato da ZaLab, che propone formazione e laboratori cinematografici per trasformare docenti e studenti delle scuole italiane da semplici spettatori a veri promotori culturali. “Siamo il reale”, questo il titolo per l’edizione 2026: un invito a prendere in mano il proprio presente e a credere nella costruzione di un futuro migliore a partire da ciò che siamo realmente oggi.

Dal 2019, il progetto ha coinvolto più di 100 istituti scolastici per oltre 3 mila studenti – dalla scuola primaria alla secondaria di secondo grado, dai 5 ai 17 anni – e più di 200 professionisti della cultura (tra docenti, autori e autrici, maestranze del cinema, educatori e promotrici culturali) in 13 regioni italiane. L’iniziativa è anche quest’anno tra i programmi che saranno finanziati e realizzati per il Bando “Il cinema e l’Audiovisivo a scuola – Progetti di rilevanza nazionale”, nel quadro del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola previsto dalla Legge Cinema e Audiovisivo del 2016, promosso da MIC – Ministero della Cultura e MIM – Ministero dell’Istruzione e del Merito (cinemaperlascuola.istruzione.it).

Continua il lavoro e l’impegno di ZaLab, laboratorio culturale che opera per la produzione e distribuzione di cinema libero, indipendente e sociale. “Da sette anni lavoriamo al fianco di professionisti della cultura, della scuola e del cinema: ogni anno ci ritroviamo a condividere momenti ed emozioni con centinaia di giovani studenti e studentesse, sempre nuovi – hanno dichiarato i coordinatori Martina Tormena e Michele Aiello – Ogni anno ci ricordiamo quanto è importante essere con loro: vedere e parlare di film e documentari insieme permette di valorizzare idee e sentirsi vivi, rilevanti, autonomi nella realtà di oggi. È dai piccoli passi insieme che si creano i legami di una comunità, per essere tutti protagonisti del proprio destino. Non vediamo l’ora di iniziare”.

Quest’anno il progetto interesserà 9 regioni italiane (Sicilia, Calabria, Campania, Basilicata, Puglia, Abruzzo, Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia): da gennaio a maggio, il percorso formativo si articolerà sempre in due fasi principali. Da gennaio a febbraio, inizieranno nelle classi i laboratori didattici, tra cinema, media literacy ed educazione civica, che prepareranno studenti e studentesse all’approfondimento di un tema e alla presentazione al pubblico dell’opera scelta dal catalogo messo a disposizione. Docenti e giovani alunni sceglieranno quindi un film o documentario a cui ispirarsi per il lavoro a scuola: insieme si attiveranno in classe e nel territorio che vivono ogni giorno, al fine di ideare e costruire un racconto per immagini, su cui creare il proprio “film”, un video, un corto, un’intervista, nel linguaggio che preferiscono. A seguire, nel mese di maggio saranno invece organizzate rassegne cinematografiche a scuola e al cinema rivolte sia ai compagni delle scuole che alla comunità tutta, dai genitori ai cittadini delle città coinvolte. Dal lavoro in classe e con gli strumenti del mestiere, il video sarà quindi presentato in eventi pubblici, per restituire alla cittadinanza quanto imparato e scoperto.

Prima di iniziare i lavori in classe, il progetto presenta due momenti di formazione online aperta e gratuita per tutti i docenti a gennaio: gli iscritti ai due percorsi complementari, pensati per età e contesti diversi (la scuola primaria e secondaria), avranno accesso alla rassegna digitale di cortometraggi internazionali, selezionati dai Festival partner del progetto, disponibili gratuitamente in streaming per cinque giorni e visionabili con una o più classi – fino al 30 gennaio (tutte le informazioni sul sito zalab.org).

L’edizione di quest’anno potrà contare su un catalogo rinnovato, che raccoglie una selezione delle migliori opere italiane e internazionali di cinema indipendente, uscite in sala negli ultimi anni. Scelte per favorire l’immersione di studenti e studentesse nei temi formativi e l’educazione all’immagine, le opere sono suddivise per fasce di età, adatte ai più piccoli in crescita nella scuola dell’infanzia e ad approfondimenti da parte di adolescenti e giovani adulti delle scuole secondarie.

Ci saranno documentari e film d’animazione, lungometraggi e corti: tra i principali temi, crescita e identità, ambiente e resistenza, relazioni affettive, creatività e sport, comunità, diritti e attivismo, inclusione, tecnologia, conflitti. Tra i titoli per la scuola secondaria, si trova il film “Per un figlio” di Suranga Katugampala (selezione speciale Premio Mutti) e i documentari “Kripton” di Francesco Munzi, “Valentina e i MUOStri” di Francesca Scalisi, “The roller, the life, the fight” di Elettra Bisogno e Hazem Alqaddi, “Real” di Adele Tulli, “My father’s diaries” di Ado Hasanovic, “Navalny” di Daniel Roher. Per la scuola primaria, il documentario “La quercia e i suoi abitanti” e i film di animazione “Linda e il pollo” e “La profezia delle ranocchie”.

Il catalogo è a cura di ZaLab insieme ai festival partner del progetto: Fondazione Beta – Premio Mutti, Artinvita Festival Internazionale degli Abruzzi, Biografilm, Animaphix Film Festival, Festival del Cinema Africano di Verona, Trento Film Festival, Festival Corti a Ponte – ed è disponibile all’interno della pagina di progetto: https://www.cinemacoraggioso.it/catalogo/.

Il progetto si svolge in partenariato con Progettomondo, Cinecittà, Università degli Studi di Verona – PHILM – Centro di ricerca di filosofia e cinema, Fondazione Beta – Premio Mutti, Artinvita – Festival Internazionale degli Abruzzi, Animaphix Film Festival, Associazione Corrente, Biografilm Festival, CPS – Comunità Promozione e Sviluppo, Festival del Cinema Africano di Verona, Associazione La Bandita, Movimento Cooperazione Educativa – Nazionale, Noeltan Arts, Sinapsi Produzioni Partecipate , TIP Teatro, Kinema, Trento Film Festival, in collaborazione con la rete di Istituti Scolastici partner e con il contributo di Fondazione Beta.

Tra pellicole che prendono vita, macchine da presa che sfrecciano su dolly, libri e riflettori accesi, matite e appunti sparsi, la nuova immagine simbolo – curata da ET Studio, con le illustrazioni di Edoardo Marconi, in arte RadioComandero – restituisce il senso dell’animazione e del lavoro dietro ogni (capo)lavoro del cinema. E la stessa energia e caos creativo che si sviluppa in ogni aula scolastica, quando c’è da rimboccarsi le maniche e lavorare insieme.

Musumeci: il governo è pronto a qualunque soluzione ragionevole per Niscemi

Roma, 29 gen. (askanews) – Chi vive a Niscemi “ha il diritto di sapere come progettare la propria vita, quella dei propri figli, dei propri nipoti, ha il diritto di sapere se può restare dove oggi vive e dove vivevano gli antenati o se invece occorre adottare soluzioni alternative anche drastiche, dolorose e sofferte”. Lo ha detto il ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, a Rainews.

“È una scelta – ha spiegato – che dovranno fare naturalmente le autorità locali che sono la prima autorità in materia urbanistica, ma da ministro per la Protezione Civile da membro del Governo nazionale noi abbiamo il dovere di dire che siamo pronti a sposare qualunque ragionevole concreta idea possa maturare da parte delle autorità niscemesi, naturalmente col supporto delle autorità scientifiche, dei tecnici che in questo momento stanno esaminando la situazione”.

Rispondendo alla giornalista di RaiNews24 il ministro ha spiegato: “Ho costituito un gruppo di geologi, di esperti, affinché in 15 giorni giorni possano dirmi con molta dovizia di particolari che cosa accadrà a Niscemi fra un mese, fra un anno, fra 10 anni perché abbiamo il dovere di comprendere se il fenomeno nel tempo potrà coinvolgere altre aree del centro abitato che in questo momento sembrano essere del tutto estranee”.

Cavo Dragone: la Nato ha strumenti, non parliamo di esercito europeo

Roma, 29 gen. (askanews) – L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, invita a non parlare di esercito europeo e a puntare invece su nuove forme di cooperazione transatlantica per affrontare quella che viene definita la più grave crisi del sistema di sicurezza occidentale dal dopoguerra. In un’intervista pubblicata oggi dal Corriere della sera ha spiegato che “la Nato ha gli strumenti per rispondere alla crisi e ripensare se stessa” e che “invece di parlare di esercito europeo, cerchiamo piuttosto nuovi modi di cooperazione militare tra Europa e Stati Uniti”.

Secondo Cavo Dragone, l’Alleanza resta solida nonostante le tensioni emerse, anche sul dossier Groenlandia e sui rapporti con Washington. “E’ nel dna della Nato riflettere sul proprio ruolo, lo facciamo da 76 anni, continuando ad adattarci ai cambiamenti. I valori della sicurezza collettiva, la difesa della libertà e della democrazia restano centrali”, ha detto.

Quanto alle priorità strategiche, l’ammiraglio ha ribadito che “al cuore resta la minaccia russa, che è stata confermata dal 2022 e che guida la nostra strategia” e che “dobbiamo continuare a esercitare deterrenza”. Ha poi riconosciuto che dagli Stati uniti sono arrivati forti segnali sul tema dei costi: “E’ vero che gli Stati Uniti suonano la carica: hanno dato forti scossoni in nome di una necessità che io ritengo giusta, ovvero che i costi per la difesa collettiva vengano distribuiti in modo più equo”. A suo giudizio, l’ultimo vertice dell’Aia “è stato un successo in questo senso: l’Europa s’impegna a più alte spese militari, adesso vanno assunte maggiori responsabilità operative”.

Sulle ipotesi di scontro tra alleati, legate in particolare al caso Groenlandia, Cavo Dragone ha assicurato che non vi è mai stato il timore di una guerra aperta. “Per nostra fortuna, proprio in quei giorni, il 21 e 22 gennaio, si è riunito il Comitato militare della Nato. Abbiamo lasciato che il tema Stati uniti, Groenlandia e Danimarca fosse negoziato a livello politico tra loro. Posso assicurare che nessuno ha valutato potesse scoppiare un conflitto armato tra alleati”, ha affermato, aggiungendo che l’attenzione militare si è invece concentrata sull’Artico, dove “molto probabilmente incentiveremo le nostre attività: ci saranno spese per addestramenti in loco e per i necessari equipaggiamenti in climi rigidi”.

Sul futuro dell’Alleanza, l’ammiraglio ha ribadito la sua posizione: “Non sposo l’idea di esercito europeo, resto legato alla Nato assieme agli Usa. I militari americani rimangono fondamentali, potranno esserci in futuro dei riorientamenti parziali e ci adatteremo”.

Infine, riferendosi alle critiche del presidente statunitense Donald Trump all’Europa, Cavo Dragone ha osservato che “sì, lo ha fatto, però in altri consessi lo stesso Trump ha ribadito la validità della Nato”.

Xi Jinping: la Cina non sarà mai una minaccia per altri Paesi

Roma, 29 gen. (askanews) – Il presidente cinese Xi Jinping ha assicurato oggi che la Cina “non rappresenterà mai una minaccia per altri Paesi, indipendentemente da quanto diventerà sviluppata e forte”, incontrando a Pechino il primo ministro britannico Keir Starmer.

Secondo quanto riferito dall’emittente statale Cctv, Xi ha sottolineato che Pechino e Londra dovrebbero “rafforzare il dialogo e la cooperazione” in un contesto internazionale segnato da crescente instabilità, rimarcando l’importanza di mantenere canali di comunicazione aperti e di lavorare insieme sulle principali questioni globali.

Mattarella: più collaborazione Emirati-Ue è un successo politico per l’Italia

Dubai, 29 gen. (askanews) – Vi è una maggiore “collaborazione tra gli Emirati Arabi Uniti e l’Unione europea: l’Italia è stato il paese che di più ha insistito e premuto perché si giungesse alla collaborazione organizzata in maniera sistemica tra Unione Europea ed Emirati e questo per noi è anche un successo politico”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella incontrando questa mattina a Dubai una qualificata rappresentanza degli imprenditori italiani che lavorano qui. L’ambasciatore ha ricordato che la prossima settimana si terrà qui a Dubai un nuovo round negoziale per l’accordo di libero scambio tra Ue e Emirati Arabi Uniti.

Media: l’Iran arresta i medici che hanno curato i manifestanti

Roma, 29 gen. (askanews) – In Iran, alcuni medici vengono arrestati per aver curato i feriti durante la brutale repressione delle proteste da parte del regime, riporta il Guardian.

Secondo il quotidiano britannico, almeno un chirurgo rischia la condanna a morte: Alireza Golchini, 52 anni, di Qazvin, nell’Iran centrale, è stato accusato di “moharebeh”, ovvero “guerra contro Dio”, secondo l’organizzazione per i diritti umani Hengaw, che ha sede in Norvegia.

Sua cugina afferma che il medico ha pubblicato il suo numero di telefono sui social e ha detto ai manifestanti feriti di contattarlo in caso di bisogno. “E’ stato arrestato con violenza davanti alla moglie e al figlio, che ha solo 11 anni. Lo hanno picchiato così duramente durante l’arresto che gli hanno rotto un braccio e delle costole e lo hanno trascinato fuori di casa. La mia famiglia è terrorizzata”, ha dichiarato al Guardian Nima Golchini, che vive in Canada.

“Tutto ciò che ha fatto è stato il suo dovere di medico: salvare vite. Aveva giurato di salvare vite umane. Come può un medico non mantenere il suo giuramento? Sono preoccupata non solo per lui, ma anche per gli altri operatori sanitari che sono stati arrestati semplicemente per aver rispettato il loro giuramento”, ha aggiunto.

Hengaw ha riferito al quotidiano che almeno nove medici e paramedici volontari sono stati arrestati negli ultimi giorni. “Sembra trattarsi di una deliberata campagna di vendetta contro medici e personale sanitario che si rifiutano di abbandonare i feriti”, ha dichiarato sempre al Guardian, Hossein Raeesi, un avvocato iraniano per i diritti umani in esilio.

Memoria europea, volontà americana: anatomia di una dissociazione

Disincanto e nostalgia come chiave di lettura

Disincanto e nostalgia: questi sentimenti leggo nell’incipit di questo splendido libro di Luigi Marco Bassani, edito da Liberilibri, uno dei più intriganti e ‘vissuti’, intimistici saggi di ispirazione politica che abbia letto negli ultimi anni. Un libro scritto ripercorrendo un cammino personale, nella convinzione che la libertà debba essere il tabernacolo laico della dignità umana: principio che per l’autore, nato a Chicago e vissuto a lungo in Italia significa potersi esprimere con cognizione ed esperienza su temi di cogente attualità (essendo cresciuto e formatosi tra le due sponde dell’Atlantico), distinguendosi in un caravanserraglio di opinionisti che discettano del tutto non avendo conoscenza se non del nulla.

L’“avvertenza” conservatrice e il senso della missione

Quasi come ‘avvertenza’ (così denomina la prefazione) si professa “conservatore”, un termine che oggi suona spesso come bieco e reazionario in un mondo che si spende e si consuma nell’oblio ma che in realtà – considerata la mission della narrazione – vuole salvare l’Occidente e i suoi valori, radicati nella storia, che l’Europa non ha saputo preservare mentre l’America- con tutte le sue ibridazioni e contraddizioni anche attuali – rielabora come il più grande esperimento storico nel campo della libertà.

“L’Occidente, se inteso nella sua verità più profonda non è una realtà geografica né una somma di civiltà, ma un rapporto temporale: l’incontro, sempre precario, tra il passato europeo e il presente americano. La dissociazione euroamericana conduce alla condizione tragica dell’Occidente contemporaneo: un’identità spezzata, priva di un principio unificatore. Il presente europeo, ridotto a pallido simulacro della sua antica gloria, non può generare una nuova forma, ma solo contemplare nostalgicamente la propria ombra. Eppure, proprio in questa frattura – in questa impossibilità di coincidere con sé stesso – l’Occidente continua a esistere e a decidere i destini del mondo. L’ America lo vive come volontà (e rappresentazione), l’Europa come memoria”.

In questa simbolica rappresentazione si riassume il contenuto e il senso del saggio: denso, informato, documentato, scaltrito, un libro da leggere, inforcando occhiali nuovi.

Universalismo occidentale e declino storico

In realtà il tema del declino dell’Occidente tiene banco da oltre un secolo ma – oltre il melting pot demografico e un’inclinazione critica, cogitativa e revisionista che nasce dalla messa in discussione dei suoi valori fondanti- esprime una vocazione universalistica che non rinveniamo altrove: l’universalismo inteso come apertura ed esercizio di democrazia che nulla ha a che vedere con l’universalismo islamico che diventa strumento di estensione del possesso del mondo e imposizione del proprio credo ideologico.

Anche questo è uno scontro in atto e riguarda due mondi diversi, due civiltà antitetiche e radicate dalle origini. Ma l’autore si sofferma sulla discrasia che si è aperta e si divarica tra due concezioni e modi di essere “Occidente”.

La civiltà dialogica e la dignità infinita della persona

La civiltà occidentale è fondamentalmente dialogica nella sua struttura ontologica fino a comprendere la diversità e l’alterità come valori di apertura, ascolto, possibile confronto e condivisione. La considerazione della vita degli altri è un principio etico che si riflette in una concezione antropologica secondo cui ogni essere umano è portatore di una dignità infinita.

Lo era nell’Ellade, lo è stato nel Cristianesimo (che proprio nella misericordia e nell’amare ‘il prossimo tuo come te stesso’ celebra una forma di universalismo religioso), lo è stato nell’Umanesimo e nel Rinascimento, nell’Illuminismo, nell’etica kantiana e nella dialettica hegeliana, nell’interiorità oggettiva e nella legge morale, lo è stato con Max Weber in quel beruf ‘ che è vocazione personale e tensione verso la responsabilità del singolo davanti a Dio: l’identità di un uomo razionale, laborioso e pronto a un comportamento universalizzabile, che poi diventa la base del capitalismo e della civiltà moderna’.

Universalismo e disarmo spirituale

Acutamente Bassani rileva come l’universalismo che diventa apertura di credito antropologico e fideistico rischia di trasformarsi in una sorta di disarmo spirituale. L’amore per il prossimo, reso assoluto, si fa incapacità di giudicare, e l’universalismo, privato del suo centro, diventa relativismo.

La disponibilità scivola nella debolezza, l’accondiscendenza alla comprensione può declinare in arrendevolezza: in questo sta a un tempo la grandezza e il cotè vulnerabile dell’universalismo del pensiero occidentale.

Europa stagnante, America espansiva

Ma mentre dal secondo dopoguerra (nonostante la CEE, il MEC, la CE e infine l’U.E ) la crescita europea languiva tra stagnazione, lenta ripresa, incertezze nello sviluppo e nel consolidamento istituzionale fino al crepuscolo, l’America conosceva la più grande espansione economica, industriale, militare della Storia, resistendo in sequenza a quattro tentativi di assalto alla sua leadership mondiale: quello precedente della Germania di Hitler, quello sovietico dell’URSS, quello giapponese e quello più attuale della Cina (alla quale incautamente proprio l’Italia nel marzo 2019 tendeva la mano con la firma del Memorandum della Via della Seta).

Ciò che sorprende del mondo americano è la rapidità di adeguare la propria leadership cavalcando l’onda lunga dell’innovazione tecnologica ma non è solo prerogativa della Silicon Valley, è una mentalità, un modo di essere e di fare: paradossalmente l’Europa che vanta una storia di più antica deriva non ha mai vestito i panni del competitor ma (fino a quando durerà) quelli dell’alleato beneficato dallo strapotere americano, nonostante la parentesi della crisi finanziaria dei subprime scoppiata alla fine del 2008 negli Stati Uniti che ha avuto gravi conseguenze sull’economia, aprendo una fase di recessione a livello mondiale.

Occidente binario e mondo post-occidentale

Secondo Eugenio Capozzi, in Storia del mondo post-occidentale (2023), «l’età della globalizzazione ha avuto come esito un rapido slittamento dall’idea dell’occidentalizzazione del mondo alla realtà di un mondo definibile ormai per molti versi come post-occidentale: tuttavia gli USA hanno conservato una primazia mondialistica ineguagliata dagli altri competitor».

L’idea di un Occidente binario descritta nel saggio di Bassani nasce dall’evidenza delle cose: questo ha spinto e sta muovendo Trump ad una critica feroce verso l’Europa accusata di vivere di rendita sulla protezione occulta o palese del gigante americano.

L’America MAGA è la rivendicazione di una supremazia planetaria fondata sulla ricchezza interna, l’imposizione dei dazi e il consolidamento di una tripartizione colonialistica del potere, che pur di ottenere la Groenlandia, il Canada e quel che verrà è disposta a concedere l’annessione di Taiwan alla Cina e l’espansione russa a cominciare dal ghiotto boccone ucraino per proseguire con gli stati limitrofi ai margini dell’Europa.

Conflittualità globale e competizione tra potenze

Oggi la realtà geopolitica a livello planetario vive una stagione di tensione e rinnovata conflittualità, tra multilateralismo e concentrazione del potere: in realtà le vere forze in competizione sono gli USA, la Russia e la Cina e proprio in questo lasso temporale stiamo assistendo ad una fase di alta criticità.

Bassani prende in considerazione uno dei fenomeni epocali più attuali e pervasivi, quello dell’immigrazione. Le frontiere ‘colabrodo’ sono l’incipit della perdita di identità delle Nazioni.

Le frontiere, quindi, non solo vanno mantenute, ma estremamente rafforzate. Esse rappresentano l’ultima barriera di autodifesa per le comunità che desiderano preservare la propria identità culturale, la coesione sociale e un minimo di equilibrio economico. Dove la frontiera cede, si dissolve il principio stesso di responsabilità collettiva: chiunque può accedere ai benefici dello Stato sociale senza averne sostenuto i costi. In questo modo, l’immigrazione di massa diventa una delle più subdole forme di parassitismo politico, alimentata da governi che comprano consenso elettorale e manodopera a basso costo sacrificando il capitale umano e morale dei propri cittadini.

Due Occidenti, due modelli di società

Anche su questo versante si stanno caratterizzando due tipologie di Occidente tra società americana e società europea. Il tema può suscitare scandalo e allergie morali ma si pone pragmaticamente come crocevia tra conservazione delle radici storiche ereditate e Torre di Babele.

Forse ciò che manca all’Occidente oggi, in una malintesa idea di democrazia, fatta di sovrabbondanza di regole, che qualcuno prima o poi renderà soccombente, è l’assenza di leader politici con una visione lungimirante.

L’Europa si fa vittima della ridondanza di norme, codici e codicilli, convenzioni e proclami, bilateralismi e primazie ma non ha messo ancora insieme un panel di progetti condivisi: allora forse è meglio preservare l’identità degli Stati ereditati dal 900, piuttosto che far sopravvivere un’unità fittizia che si frantuma ad ogni prova dei fatti.

Senza i grandi padri dell’Europa

Oggi non ci sono più Churchill, Schuman, De Gasperi, Adenauer, Spinelli.

L’Europa, la sua Storia, la sua civiltà, il pensiero ereditato, le cime ineguagliabili dei suoi geni nei vari campi della cultura sono un archivio di inestimabile valore e il volano di una ripresa possibile ma sempre rinviata.

Il pragmatismo americano è l’altra faccia della medaglia: si spoglia delle remore e dei distinguo che affliggono l’altra sponda dell’Atlantico e persegue identità e rafforzamento come strumenti per consolidare una supremazia che diventa garanzia delle libertà individuali e collettive della Nazione.

Il paradosso finale: Occidente contro Occidente

L’autore – che conosce bene i due mondi- non si avventura in congetture moralistiche e non sceglie: prende atto delle diversità ma paventa il pericolo sotteso che, mentre nel resto del mondo le dittature e le tirannie osservano il declino delle democrazie, lo scontro più acceso e dirompente sia quello tra due Occidenti in conflitto tra loro.

Un paradosso della Storia, un’evidenza eclatante del presente (che può mandare gambe all’aria ciò che si è costruito per la stabilità, la conservazione della democrazia e la difesa della libertà, a cominciare dall’ONU e dalla NATO) e una incognita imperscrutabile e nebulosa per il futuro.

Alla prova dei fatti il rischio di un autolesionismo incombente che viva come una minaccia l’ipotesi di un nuovo ordine mondiale.

La destabilizzazione come metodo

Un cartello nel gelo, un racconto che precede i fatti

C’è un cartello, nel gelo del Minnesota, che pesa più di una conferenza stampa: “Justice for Alex Pretti. Killed by ICE”. Attorno, i telefoni riprendono e smentiscono. È qui che la macchina trumpiana mostra il suo tratto più riconoscibile: non governare i fatti, ma piegarli. Prima si fabbrica un racconto di “ordine” e “minaccia”, poi lo si difende anche quando i riscontri lo incrinano. Se serve, lo si rilancia: un dettaglio omesso, un frame selezionato, un capro espiatorio.

E mentre le proteste montano, Barack Obama lo ha detto senza giri di parole: «I nostri valori sono sotto attacco».

Minneapolis come stress test della democrazia

Minneapolis diventa così uno stress test: caos, violenze, disinformazione. Non un incidente, ma un congegno. La piazza viene mobilitata e incendiata simbolicamente e poi esibita come prova dell’emergenza; l’immigrazione irregolare è trasformata nel simbolo totale del pericolo; la stampa in nemico interno.

La censura, nel presente, raramente porta la firma di un divieto: più spesso è delegittimazione preventiva, intossicazione del dibattito, sospetto elevato a metodo di governo. Leggi e giudici, invece di frenare l’abuso, vengono raccontati come intralci da rimuovere, non come argini da rispettare.

Verità, dignità, libertà: un punto di frattura

È un punto che la tradizione democratica d’ispirazione cristiana conosce bene: senza un orizzonte comune di verità e senza il pieno riconoscimento della dignità umana, l’assetto è solo disciplina e la libertà civile diventa privilegio.

Il patto repubblicano da ricostruire

Difendere le istituzioni, allora, significa anche ridare spessore al patto repubblicano. Non esiste ordine degno senza diritti, e nessuna garanzia regge se la verità è ridotta a rituale mediatico.

La risposta non può essere lo specchio della polarizzazione: serve un patriottismo costituzionale sobrio, capace di custodire autonomia della magistratura e libertà di stampa, insieme alla tutela di chi è più esposto – migranti, invisibili sociali, minoranze – perché è lì che l’ordinamento democratico misura la propria coscienza.

Corpi intermedi, welfare, cittadinanza

Il trumpismo prospera dove la comunità si disarticola. L’antidoto, allora, non è soltanto morale: è una politica sociale e civile. E qui affiora un nodo vero: la rarefazione dei corpi intermedi, che un tempo filtravano conflitti e domande, e ormai lascia campo libero agli imprenditori della paura.

Per questo occorre ridare forza a forme intermedie legittimate, a un welfare che non mortifica, a un lavoro che non espelle, alla scuola e all’informazione come architravi della cittadinanza. Il resto è messinscena. E la democrazia, se vuole restare sostanza, deve tornare a prendersi cura.

La lezione di Moro, oggi

E qui si fa attuale la lezione di Aldo Moro: la politica come responsabilità, non come militanza identitaria; come paziente tessitura del possibile, non come guerra permanente.

L’America di Trump tra Tom, Tim e Tam Tam

Una politica che incespica

Su La Repubblica, in un articolo ben documentato, Federico Rampini ci dice delle contraddizioni di linea politica sia dei Conservatori che dei Democratici sul tema della immigrazione illegale. Fu Clinton a dare l’avvio alla costruzione del muro di confine con il Messico ed Obama ad accusare Bush di lassismo, “perché la destra americana faceva gli interessi dei padroni, sempre favorevoli a sfruttare manodopera a buon mercato”.

Dopo l’omicidio dell’afroamericano Floyd, furono poi i sindaci democratici ad avviare la campagna “de-fund police”, taglio di fondi alla polizia, restando inerti di fronte alle violente proteste del Black Lives Matter e altri gruppi conniventi, con tanto di commissariati incendiati.

Così via continuando fino a Trump e alla battaglia, con i modi truculenti di Bovino, per ripristinare l’ordine e le regole, per arrivare, appena giorni fa, all’esecuzione di Alex Pretti, che correrà il rischio nella storia di avere più fama di quella di Pretty Woman.

Minneapolis e il braccio violento della legge

The Donald ha deciso ora di indirizzare il non mite Bovino ad altri pascoli. Forse ha compreso che non è più caso di ispirarsi al motto di Sandro Pertini che diceva doversi rispondere “a un brigante con un brigante e mezzo”.

Per riportare un po’ di calma ha incaricato il duro Tom Homan, considerato anche “lo zar delle frontiere” e ideologo delle politiche anti-immigrazione, che accompagnerebbe alla risolutezza dell’azione anche il rispetto delle regole di diritto.

Forse Trump, per tirarsi fuori dagli impicci, ha avvertito la suggestione di una figura alla Tom Hagen, il consigliere de Il Padrino che accompagnava la spietatezza del suo boss Don Vito Corleone con la mediazione della parola per ogni eventuale componimento bonario.

Il bene e il male, confusione delle parti

Il mondo si divide sempre tra buoni e cattivi, dove non è sempre agevole distinguere chi sia dalla parte del torto e della ragione.

Nell’universo parallelo dei cartoon il famoso gatto Tom deve sbarazzarsi del topo Jerry e non è chiaro se il piccolo intruso sia legittimato alla sua piccola abitazione o vada messo fuori casa.

In ogni caso c’è un tam tam nelle piazze e sui social che ha convinto Trump a scendere a patti con il governatore democratico del Minnesota, Tim Walz. È il tentativo di trovare una qualche forma di linea comune meno ruvida, ma ugualmente efficace, per arginare le bande di delinquenti che infestano, sia ben chiaro, quel territorio.

Questa intesa non li porterà a ballare un valzer insieme ma produrrà minori errori ed apprensioni da quelle sollevate, ad esempio, dal senatore repubblicano Thom Tillis che, sull’uccisione di Pretti, alza ad alta voce sospetti su “funzionari tentati di chiudere l’indagine prima di aprirla”.

Ci si augura, a fare le indagini, qualcuno che abbia la tempra di Tintin, il protagonista di un fumetto degli anni ’30, che faceva la parte di un giovane intrepido reporter privo di timidezze e timori per arrivare alla verità dei fatti.

La speranza è che possa trovarsi la maniera di ripristinare il diritto sia nell’azione delle forze di polizia, non arretrando di un centimetro nel perseguire una delinquenza che mina sfrontatamente la sicurezza del vivere civile. Forse da oggi in poi potrebbe bastare una dolce fermezza, o forse una fermezza senza aggettivi e senza sangue.

Democrazia, persona e fondamento etico

Questo incontro promosso dall’Istituto San Pio V e dall’Istituto Maritain rappresenta un primo approccio in vista di un più ampio lavoro di ricerca. Intanto ha riaperto una questione decisiva, che merita di essere approfondita. Riparto dalla provocazione formulata da Rita Padovano: l’attualità del pensiero di Jacques Maritain.

Per la mia generazione, Maritain è stato una lettura formativa. Anch’io, da giovane, ho attraversato Umanesimo integrale e i testi sui diritti dell’uomo, arrivando perfino a pensare a una tesi sul diritto naturale. Fu poi il mio maestro a suggerirmi un cambio di prospettiva: studiare il diritto naturale in Giuseppe Capograssi. Da lì nacque un innamoramento intellettuale che non si è mai esaurito. Ma questo non ha mai cancellato il debito nei confronti di Maritain.

Maggioranza e fondamento etico

Il nodo, allora come oggi, è questo: la democrazia può affidarsi esclusivamente alla volontà della maggioranza o ha bisogno di un fondamento etico che la preceda e la limiti?

Non è un nodo nuovo. Tocqueville lo aveva colto osservando l’America dopo aver fatto i conti con i disastri del giacobinismo in Francia. Il problema che lo inquietava era l’onnipotenza della maggioranza: il numero può davvero sostituire la qualità? Il fatto di essere maggioranza, solo per ragioni quantitative, può legittimare qualunque decisione?

La grande tradizione costituzionale – da Benjamin Constant in poi – ha risposto negativamente. La democrazia non è onnipotenza: è potere limitato. Il voto è uno strumento indispensabile, ma non un fondamento etico. Produce maggioranze temporanee, non verità morali.

Il Novecento e il rifiuto del positivismo

I totalitarismi del Novecento hanno mostrato in modo drammatico dove conduce l’abbandono di ogni limite etico. Non a caso, molti grandi giuristi europei rifiutarono il positivismo giuridico puro proprio quando il nazismo ne mostrava gli esiti estremi. Affidarsi soltanto al calcolo dei voti, alla forza del numero, significa aprire la strada all’arbitrio.

La democrazia vive di regole, ma anche di valori che non possono essere rimessi in discussione a ogni tornata elettorale. Questo era il cuore della riflessione di Maritain per la mia generazione: dopo i totalitarismi, riproponeva il problema del fondamento etico della democrazia.

Maritain nella storia

Jacques Maritain va letto non come un “puro filosofo”, ma come un laico cristiano profondamente immerso nella concretezza della storia. Ha inciso persino sull’azione sindacale cattolica francese – non senza resistenze e polemiche – proprio perché il suo personalismo non era astratto, ma operativo.

Del resto, alcune ricerche d’archivio in corso, promosse dall’Istituto San Pio V, stanno gettando nuova luce sul ruolo di Angelo Roncalli nelle vicende francesi del dopoguerra. I rapporti inviati a Tardini sono una miniera straordinaria. Roncalli seguì con grande attenzione il processo di ricostruzione della democrazia dopo la ferita di Vichy.

Laicità, politica e responsabilità

Roncalli, rispetto a Tardini, seguiva con rispetto l’impegno pubblico di Maritain. Quando si pose il delicatissimo problema della nomina dell’ambasciatore francese presso la Santa Sede, la figura del filoso emerse per autorevolezza culturale e limpidezza antitotalitaria. Era stato negli Stati Uniti, lontano da Vichy, ed era diventato un riferimento per la Francia libera: De Gaulle andò fino a New York per incontrarlo e convincerlo ad accettare l’incarico.

Non tutti, in Vaticano, erano favorevoli. Maritain appariva “troppo laico”. Eppure fu proprio la sua conoscenza profonda della realtà ecclesiale francese a permettere una mediazione decisiva nella delicata opera di riordino dei rapporti tra Chiesa e Stato, fino alla questione delle nomine episcopali. Qui emerge una lezione sempre attuale: come essere credenti restando fermamente laici.

Personalismo e attualità democratica

Il personalismo offre una risposta che resta valida. È nella persona che si esercita la scelta etica; ed è la persona a dare senso anche alla decisione collettiva. Senza responsabilità personale, la responsabilità collettiva si svuota.

Oggi viviamo una stagione in cui il voto d’opinione è marginalizzato a favore del voto di appartenenza, in senso molto stretto. Liste chiuse, leadership impermeabili e meccanismi di selezione opachi hanno espulso la persona dal processo democratico. Ma una democrazia senza responsabilità individuale non ha fondamento etico.

In questo senso, Maritain non è soltanto una figura storica. È una chiave per comprendere le fragilità del nostro presente e per riaprire una riflessione seria sul rapporto tra democrazia, etica e persona.

Fed conferma i tassi, Powell glissa le domande su scontro con Trump

Roma, 28 gen. (askanews) – La Federal Reserve conferma al 3,50%-3,75% i tassi di interesse ufficiali negli Usa. Il presidente Jerome Powell ha rilevato “un chiaro miglioramento delle prospettive per l’economia”, mentre la dinamica della disoccupazione, che prima era in aumento, ora mostra “segni di stabilizzazione”.

L’inflazione resta “in qualche modo elevata”, e va tenuta sotto osservazione. Ma al momento il quadro appare complessivamente sotto controllo e l’istituzione monetaria non si sbilancia in alcun modo sulle mosse future. L’unico elemento chiaro è che nel direttorio, il Fomc, al momento “nessuno si attende che la prossima mossa sia un rialzo” dei tassi, ha riferito Powell.

Questo per quanto concerne le questioni monetarie. Il banchiere centrale ha invece sistematicamente evitato di rispondere alle domande – numerose – sull’aggravarsi dello scontro con la Casa Bianca.

Lo scorso 10 gennaio lo stesso Powell aveva rivelato di aver ricevuto un mandato di comparizione davanti al grang jury da parte del Dipartimento di Giustizia, che lo accusa di illeciti sui costi di rifacimento della sede della Fed. In quella occasione aveva pubblicato un durissimo videocomunicato, in cui accusava il governo federale e l’amministrazione Trump di voler minare l’autonomia della Banca centrale.

Bersagliato dalle domande su questo tema ha risposto: “Mi dispiace, non ho niente da dirvi. Questa è una conferenza stampa sull’economia. Ci sono tempi e modi per queste domande, ma non oggi”, ha detto.

Tuttavia, su uno specifico elemento, per quanto in termini generali, ha voluto ribadire la sua posizione: l’impostanza della autonomia della Banca centrale. “E’ una architettura istituzionale che ha servito bene l’interesse pubblico”. La separazione rispetto alla politica e “non avere cariche pubbliche elettive con il controllo diretto sulla politica monetaria”, ha affermato.

“E la ragione – ha spiegato Powell – è che la politica monetaria può essere usata per influenzare le elezioni. Questo non riguarda solo gli Usa, ma tutte le economie avanzate”.

L’indipendenza della Banca centrale “è una buona pratica ed è osservata praticamente ovunque nel mondo. E penso che se la perdi poi è difficile ripristinare la credibilità dell’istituzione”. Negli Usa “non penso che l’abbiamo persa e penso che quello che sia importante è che possiamo continuare a servire bene il pubblico. Siamo assolutamente impegnati in questo”.

Infine, non ha commentato sui recenti deprezzamenti del dollaro. “E’ un compito che spetta al Tesoro: sui tassi di cambio non commentiamo, non è il nostro ruolo e non ho niente da dire. Spetta al Tesoro, è il loro ruolo, noi facciamo la politica monetaria”. Quanto al rally dell’oro, Powell ha detto che è uno degli elementi che viene tenuto sotto controllo, mentre ha escluso che possa attribuirsi ad una qualche erosione della fiducia nella politica monetaria. “Guardate alle aspettative di inflazione”: non c’è sfiducia. Il dollaro ha consolidato la risalita e in serata l’euro si scambia a 1,1945 sul biglietto verde.

Mattarella negli Emirati elogia capacità di dialogo e ricerca pace

Dubai, 28 gen. (askanews) – Dialogo, cooperazione e convivenza pacifica. Sergio Mattarella in visita di Stato negli Emirati Arabi Uniti ripeterà in più occasioni questi concetti, un mantra che lo caratterizza ormai da tempo e che qui ad Abu Dhabi trova espressione concreta nel progetto portato avanti dallo sceicco e presidente della federazione emiratina Mohamed bin Zayed al Nahyan.

“Tra i tanti aspetti che rendono gli Emirati Arabi Uniti un punto di riferimento nella vita internazionale, c’è anche questo straordinario carattere di apertura al dialogo tra le religioni, che è ben più di tolleranza o di convivenza”, dice al termine della visita alla casa della famiglia abramitica, all’interno della quale sono presenti una chiesa cattolica, una sinagoga e una moschea. Qui nel 2019 Papa Francesco con il Presidente degi Emirati e il Grand Imam Ahmed Ak Tayeb dichiararono quello l’anno della tolleranza. Anche Mattarella ha firmato la pietra che ha dato vita a questo progetto di tolleranza e convivenza pacifica.

In mattinata il capo dello Stato e il Presidente degli Emirati Arabi hanno condiviso la urgente necessità di porre fine ai numerosi conflitti e di ripristinare ovunque nel mondo pace e stabilità. Mattarella e il Presidente degli EAU sono stati d’accordo anche sulla necessità di contrastare ogni azione che punti a mantenere alta la tensione, particolarmente nel Medio Oriente. Quindi la visita alla casa abramitica al termine della quale il capo dello Stato ha voluto rilasciare una dichiarazione alla stampa per sottolineare il valore del messaggio che questa istituzione trasmette: “È una sollecitazione al contributo che insieme possono dare le grandi religioni – ha aggiunto il capo dello Stato -. E questa casa di Abramo con una moschea, una sinagoga, una chiesa cristiana è davvero un punto di riferimento che indica questa grande visione di cui c’è grande necessità nella vita internazionale”.

In mattinata al Palazzo Qasr Al Shati, sua Altezza Mohamed bin Zayed al Nahyan ha confermato l’amicizia tra Italia ed Emirati Arabi Uniti parlando di “profondità dei legami storici” e di “impegno comune ad aprire nuovi orizzonti per una cooperazione costruttiva basata sulla fiducia, sul rispetto, negli interessi comuni, che soddisferà le aspirazioni dei nostri paesi e dei nostri popoli”. “Sono numerose le aree di cooperazione tra Emirati Arabi Uniti e Italia che aprono la strada a un futuro promettente per le nostre relazioni bilaterali e queste aree contribuiscono a rafforzare il nostro attuale Partenariato strategico a beneficio di entrambi i popoli, specialmente nel settore degli investimenti in economia, tecnologia avanzata, intelligenza artificiale – ha aggiunto -. Noi Emirati intendiamo rafforzare queste relazioni e siamo fiduciosi che il vostro paese amico condivida questo impegno con noi”.

Mattarella ha ricordato la visita di un anno fa a Roma del presidente dell’EAu, “una visita graditissima e molto importante per l’Italia che ha lasciato grandi segni concreti della nostra collaborazione. Sono tornato molto spesso col pensiero al nostro colloquio a Roma e alla saggezza delle sue considerazioni”, ha aggiunto il capo dello Stato ricordando che questa sua è la prima visita negli Emirati Arabi di un capo di Stato italiano.

Infine nell’incontro presso la residenza dell’ambasciatore con i ricercatori e gli accademici italiani che vivono ad Abu Dhabi Mattarella è tornato sul concetto della pace e del dialogo: la presenza italiana negli Emirati Arabi rappresenta “per l’Italia un grande sostegno e anche un contributo al dialogo internazionale e quindi alla pace, alla collaborazione internazionale, e un contributo al progresso che riguarda e coinvolge tutti quanti senza confini”.

Il Capo dello Stato si è poi recato a Dubai, seconda tappa della visita di Stato dove domani incontrerà i rappresentanti del mondo imprenditoriale italiano e dopo sarà ricevuto al Palazzo Zaabeel dal Sovrano di Dubai e Vice Presidente e Primo Ministro degli Emirati Arabi Uniti, Sua Altezza Mohammed bin Rashid Al Maktoum.

Fed, Powell: ecco perché l’indipendenza della banca centrale è importante

Roma, 28 gen. (askanews) – Quella della autonomia della Banca centrale, “è una architettura istituzionale che ha servito bene l’interesse pubblico: avere la separazione” rispetto alla politica e “non avere cariche pubbliche elettive con il controllo diretto sulla politica monetaria”. Lo ha affermato il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell nella conferenza stampa al termine del direttorio (Fomc).

“E la ragione – ha spiegato – è che la politica monetaria può essere usata per influenzare le elezioni. Questo non riguarda solo gli Usa, ma tutte le economie avanzate”.

Questo dell’autonomia della politica monetaria è l’unico elemento su cui Powell ha ritenuto di intervenire, nella conferenza stampa, rispetto alle continue tensioni tra la Fed e la Casa Bianca.

“E’ una buona pratica ed è osservata praticamente ovunque nel mondo. E penso che se la perdi poi è difficile ripristinare la credibilità dell’istituzione”. Negli Usa “non penso che l’abbiamo persa e penso che quello che è importante è che possiamo continuare a servire bene il pubblico. Siamo assolutamente impegnati in questo”.

Per il resto, sullo scontro con il Dipartimento di Giustizia, il banchiere centrale non ha voluto rispondere in questa sede alle domande.

Intacture, il data center ipogeo si laurea a pieni voti

Trento, 28 gen. (askanews) – Intacture – The Natural Home of Data, il data center ipogeo sviluppato all’interno della miniera attiva in Val di Non, ha conseguito le certificazioni “By Design” ANSI/TIA-942-C Rating 4 e ISO/IEC 22237 Class 4, i più alti riconoscimenti internazionali in materia di resilienza, continuità operativa e qualità costruttiva delle infrastrutture digitali. Per Trentino Data Mine, questo traguardo conferma la solidità del modello di partenariato pubblico-privato e la capacità di guidare la realizzazione di un’infrastruttura digitale di nuova generazione. Lo standard ANSI/TIA-942-C Rating 4 certifica il massimo livello di ridondanza e tolleranza ai guasti, mentre la norma ISO/IEC 22237 Class 4 attesta requisiti avanzati di sicurezza, resilienza ed efficienza. Il conseguimento congiunto di questi standard colloca Intacture tra le infrastrutture digitali più avanzate d’Europa. Abbiamo parlato con Roberto Loro, Consigliere di Amministrazione di Trentino Data Mine:

“Intacture nasce da un’idea visionaria che è diventata ormai realtà e fin dall’inizio abbiamo puntato a un’infrastruttura che potesse diventare un esempio a livello nazionale e internazionale in cui la tecnologia, la sicurezza, la sostenibilità e il futuro del digitale fossero al centro e quindi l’obiettivo di avere il massimo livello di certificazioni oggi disponibile era proprio nel DNA dell’iniziativa, fa parte proprio dello scopo ultimo con cui questa iniziativa è iniziata”.

Il progetto, firmato da In-Site, interpreta il data center come spazio del dato, concepito come infrastruttura pienamente integrata in un contesto produttivo attivo, in dialogo con le sue logiche e i suoi tempi. Architettura, ingegneria e impiantistica concorrono a un sistema unitario in cui affidabilità, sicurezza e continuità operativa esprimono una visione più ampia di qualità dello spazio costruito e di responsabilità verso il territorio. È poi intervenuto Pietro Matteo Foglio, CEO e Founder di In-Site:

“Sicuramente è un progetto pioneristico e è il primo, apre un fronte estremamente interessante, il partenariato pubblico privato sarà sicuramente uno degli acceleratori di queste infrastrutture e in termini di resilienza, ma anche in termini proprio di localizzazione fisica apre appunto dei fronti incredibili perché il veder realizzato quello che poteva fino a poco tempo fa poteva sembrare un’idea quasi utopistica, collocare un data center all’interno di una montagna in realtà apre un fronte di possibilità di utilizzo di tantissime infrastrutture che fino a ieri potevano sembrare impensabili come data center”.

Le certificazioni sono state ottenute nell’ambito del percorso di attestazione condotto da Bureau Veritas, che ha verificato la conformità ai più elevati standard internazionali.

Roberta Prati, South East Europe Certification Director, ha evidenziato il valore dell’iniziativa sottolineando come “verificare l’applicazione delle best practice internazionali in un progetto così innovativo e unico, in cui la tecnologia dialoga con la natura e con la comunità, abbia rappresentato un motivo di grande soddisfazione”. Le sue parole confermano il ruolo della certificazione come elemento strutturale di qualità, affidabilità e governance dell’infrastruttura nel tempo.

Musumeci: la frana a Niscemi è ancora in corso, la zona rossa può allargarsi

Milano, 28 gen. (askanews) – “Certamente la frana è ancora in corso” e quindi “il perimetro della zona rossa ancora non è definitivo perché se il processo lento ma inesorabile della frana dovesse continuare naturalmente coinvolgerebbe altre altre fette del quartiere e altre famiglie”. Lo ha detto a Cinque Minuti e Porta a Porta su Rai1 il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, a proposito della frana di Niscemi (Caltanissetta).

Il tempo di assestamento della frana, ha continuato, non è prevedibile, “certamente io credo bisogna intanto pensare ad un’area alternativa non per tutto il centro abitato, ma per la parte coinvolta nella zona rossa, perché se non cominciamo a pensarci adesso gli sfollati continueranno a restare tali per anni” ha aggiunto.

Nel giro di due settimane, ha proseguito riferendosi alla data della prossimo sopralluogo annunciato dalla premier, Giorgia Meloni, “si può individuare un’area alternativa lontana da ogni rischio geologico e cominciare a progettare e a realizzare alloggi dignitosi per ogni famiglia. C’è gente che ha lavorato una vita lì per poter realizzare un appartamento e oggi lo vede crollare inevitabilmente quindi noi siamo pronti a costruire un intero quartiere se è necessario”.

“Il Governo è pronto, assieme alla Regione, a investire e realizzare 100, 1000 alloggi, quello che sarà necessario, per restituire un tetto” agli sfollati, ha concluso.

Al via la seconda edizione del New Year’s Forum 2026

Roma, 28 gen. (askanews) – Seconda edizione del “New Year’s Forum”, una rete aperta di professionisti che si dà appuntamento all’inizio dell’anno per analizzare le trasformazioni globali e le priorità strategiche per il Paese e l’Unione Europea.

Una due giorni innovativa, con Bistoncini Partners tra i promotori, che ha preso il via a Palazzo Farnese, presso l’ambasciata francese a Roma, e che proseguirà domani all’Auditorium. Con la partecipazione, tra gli altri, del ministro per gli affari europei e il Pnrr Tommaso Foti, del presidente del comitato militare Nato ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone e del membro el comitato esecutivo della Bce Piero Cipollone.

Gli obiettivi del New Year’s Forum 2026 li spiega l’amministratore delegato di Bastoncini Partners, Paola Perrotti: “Uno degli obiettivi principali era creare connessioni e devo dire, a distanza solo di un anno, il network dentro e fuori il forum è estremamente cresciuto e si sta consolidando. Il secondo obiettivo era e rimane alimentare un confronto ed un dibattito informato. Lo facciamo anche attraverso la ricerca qualitativa e lo facciamo attraverso il coinvolgimento di opinion leader, esperti, ciascuno nel proprio ambito di competenza, estremamente autorevoli”.

I lavori si sono aperti con la presentazione di una ricerca curata dall’Istituto Piepoli e dal Comitato scientifico del New Year’s Forum, basata sul contributo di 300 opinion leader e chiusa nelle prime due settimane di gennaio 2026.

Ricerca che evidenzia come per gli opinion leader le priorità anche in questa fase geopolitca complicata, restino l’innovazione e la tecnologia, prima che la difesa. Risultati soprendenti ma fino ad un certo punto, come spiega il presidente dell’istituto piepoli Livio Gigliuto: “Sono sorprendenti ma in realtà partono da un assunto che ci potevamo aspettare, cioè che secondo la stragrande maggioranza dei nostri intervistati, che erano opinion leader, la democrazia occidentale è in pericolo. Di fronte a questo pericolo però non dobbiamo farci prendere dalle sirene dell’antieuropeismo dell’isoliamoci, del chiudiamoci e aspettiamo che tutto passi, ma dobbiamo investire nelle relazioni. Quindi rafforzare le relazioni con l’Europa, ma anche con quello che sta fuori dal nostro continente”.

L’elemento dell’innovazione emerso dalla ricerca è quello che sottolinea il coordinatore del New Year’s Forum, Marco Bentivogli: “Mi ha colpito soprattutto la risposta relativa alle nuove generazioni, cioè una grande situazione di complessità e di incertezza e contemporaneamente una grandissima fiducia nell’innovazione. Si pensa che l’innovazione sia il percorso più utile per uscire da tutti i problemi che abbiamo e nelle altre risposte c’è una grande fame di indipendenza del Paese, soprattutto a livello continentale a livello europeo. E anche qui di nuovo con in testa l’innovazione tecnologica per cui esce fuori questa fiducia nella sovranità tecnologica come uno degli aspetti fondanti che può tenere in piedi la nostra democrazia.

Europarlamento dà primo via libera a deregolamentazione nuovi Ogm

Bruxelles, 28 gen. (askanews) – Con 59 voti a favore, 24 contrari e due astenuti, la commissione Ambiente del Parlamento europeo ha dato il suo via libera, oggi a Bruxelles, al testo di compromesso negoziato nel “trilogo” con il Consiglio Ue e la Commissione europea sulla proposta di regolamento relativa alla nuova generazione di piante geneticamente modificate usando le “nuove tecniche genomiche” (Ngt).

Perché il nuovo regolamento sia adottato, dovrà ora essere approvato definitivamente dalla plenaria del Parlamento europeo e dal Consiglio. Rispetto alla normativa Ue esistente sugli Ogm, il testo comporta una sostanziale deregolamentazione di larga parte delle piante Ngt, quando sono ottenute con un numero limitato di modifiche genetiche (sostituzione o inserzione di non più di 20 nucleotidi). In questo caso, verranno classificate come “Ngt1”, e sottratte agli obblighi di tracciabilità ed etichettatura e alla condizione preliminare della valutazione dei rischi da parte dell’Efsa, l’Autorità Ue per la sicurezza alimentare, che sono previsti nelle attuali procedure di autorizzazione. Per le piante Ngt2, modificate con l’inserimento o la sostituzione di più di 20 nucleotidi, resterà invece invariata l’applicazione delle attuali norme sugli Ogm.

Le Ngt sono ottenute in laboratorio con modificazioni genetiche di precisione, più “mirate” grazie alla genomica e a una nuova “forbice molecolare” del Dna (chiamata Crispr/Cas), con mutazioni indotte con agenti chimici, raggi X o ultravioletti (Mutagenesi), e/o con l’inserimento di tratti genetici della stessa specie o sessualmente compatibili (Cisgenesi), e non provenienti da specie diverse come in quasi tutti gli Ogm tradizionali (Transgensi).

In Italia, lo spin nella comunicazione delle organizzazioni agricole e del governo ripete sempre che “non si tratta di Ogm”, tanto che le Ngt sono state ribattezzate Tea (“Tecniche di evoluzione assistita”), per eliminare del tutto il riferimento alla genetica e lo “stigma” legato alle piante transgeniche. Ma in realtà si tratta comunque di organismi modificati geneticamente, come si legge nell’articolo 3 (2) del regolamento in questione: “Pianta ‘Ngt’ significa una pianta geneticamente modificata mediante mutagenesi mirata o cisgenesi, o una combinazione delle due”, a condizione che non contenga alcun materiale genetico esterno.

Nella Lega prove di distensione in vista dell’incontro Salvini-Vannacci

Milano, 28 gen. (askanews) – Cerca di far calmare le acque, Matteo Salvini, spera che il polverone sollevato dalle ultime mosse di Roberto Vannacci si abbassi un po’. Per arrivare all’incontro chiarificatore con un clima meno teso di quello degli ultimi giorni, con i continui strappi del generale e dei suoi uomini, ultimo il deposito del simbolo “Futuro Nazionale”.

Perfino Massimiliano Romeo, uno dei più critici verso la svolta sovranista, usa toni concilianti: “Ci sta che in un partito come la Lega ci sia una pluralità di voci. L’auspicio è che ci sia una ricomposizione di alcune incomprensioni, figlie anche di articoli di giornali che hanno soffiato sul fuoco. Il fatto che abbia presentato un simbolo può destare polemiche” ma “io sto a quel che ha detto lui” ovvero che “non ha intenzione di fondare un suo partito. Salvini poi ha detto che parlerà col generale”.

Più dura l’ala veneta del partito, che vede nella rottura di Vannacci una possibilità in più di tornare alla Lega dei territori: “Ha depositato il simbolo di un altro partito. Oltre ad essere incompatibile con lo statuto della Lega, ma lo è anche ‘Il mondo al contrario’, è soprattutto una questione di etica politica. Altri militanti sono stati buttati fuori per molto meno dal partito. O Vannacci fa subito chiarezza oppure non può certo viaggiare su due binari e l’espulsione dalla Lega, senza un passo indietro, è una soluzione inevitabile e ovvia”, dice Roberto Marcato.

Intanto Salvini per un giorno sparisce dai radar: “Ha lavorato in ufficio”, spiegano i suoi. Anche il generale è silenzioso. L’unico contenuto postato sui social è un video di un incontro pubblico in cui assicura: “Salvini e io non ci parliamo a mezzo stampa, se dobbiamo dirci qualcosa ci chiamiamo…”. E allora tutto rinviato all’incontro, tra venerdì e l’inizio della prossima settimana dicono gli uomini del generale. In un gioco di posizionamenti che vede il generale strappare e Salvini abbozzare: “Se dovrà essere rottura, dovrà essere Vannacci a farlo, non lo caccerà Salvini”, dice un parlamentare. Fatto sta che sul tema del contendere, ovvero la possibilità per i ‘vannacciani’ di entrare subito a pieno titolo nei ranghi leghisti, le distanze restano tali: “Se non ci viene riconosciuta agibilità politica – ribadiscono gli uomini del generale – sarà difficile trovare una soluzione”.

Maltempo, Meloni vola in Sicilia e replica a polemiche: presto dl con risorse

Roma, 28 gen. (askanews) – Usa più volte la parola “polemica”, se ne dice “dispiaciuta”, ritiene che le critiche che le sono state rivolte siano “pretestuose” e “non necessarie”. A sorpresa Giorgia Meloni vola in Sicilia, la regione più colpita dai danni del maltempo di questi giorni, insieme a Calabria e Sardegna. Lo fa per “ribadire la vicinanza dello Stato”, per “vedere di persona” i danni inflitti al territorio dal ciclone Harry. Ma anche per replicare agli attacchi, arrivati da tutte le opposizioni, a cominciare da Elly Schlien e Giuseppe Conte, che la accusano di aver stanziato risorse insufficienti e la invitano piuttosto a stanziare per l’emergenza “i soldi per il Ponte sullo Stretto”.

La presidente del Consiglio, accompagnata dal capo della Protezione civile Fabio Ciciliano, sorvola in elicottero la zona, poi tiene una riunione operativa a Niscemi, il Comune flagellato dalla frana, e infine un secondo incontro a Catania, al quale partecipano anche il presidente della regione siciliana, Renato Schifani, sindaci e prefetti.

Non nomina mai il leader del M5s o la segretaria del Pd e, peraltro, in una nota ringrazia anche il leader dei Verdi Angelo Bonelli, che era sul posto, con cui – spiega – si è confrontata “sulla grave emergenza”. Ma la frecciata alle opposizioni arriva, seppure indiretta. Il riferimento è al precedente del ’97, anno in cui alla guida del governo c’era Romano Prodi. “Il governo – spiega in un comunicato palazzo Chigi – farà tutto ciò che è possibile per scongiurare che si ripeta quanto accaduto” allora “in particolare per ciò che riguarda i ritardi negli indennizzi”. Parole sostanzialmente ripetute anche durante le riunioni presiedute: “Mi piacerebbe che insieme disegnassimo una storia completamente diversa e quindi il mio obiettivo è lavorare in velocità e dare risposte in velocità”, sottolinea.

Soprattutto, la presidente del Consiglio, sembra risentita per le critiche relative allo stanziamento varato lunedì dal Consiglio dei ministri: 100 milioni equamente distribuiti tra le tre regioni interessate. “Abbiamo ampiamente chiarito – dice – che si trattava di un primissimo stanziamento emergenziale per dare intanto un contributo immediato una tantum a cittadini e aziende colpite, per consentire la sospensione dei mutui”. Meloni fa anche il paragone con il caso Emilia Romagna, “spesso citato”, rimarca, per attaccarla. In quel caso, ricorda, il primo stanziamento fu di soli 10 milioni. “Il decreto che poi affrontava in maniera complessiva le necessità del dramma che c’era stato, è arrivato dopo qualche settimana”, spiega. Ed è esattamente l’impegno che mette nero su bianco anche per questa nuova emergenza maltempo. Ci sarà presto, assicura, un nuovo provvedimento con le “risorse necessarie” quando ci sarà “un quadro più definito della situazione e una esatta quantificazione dei danni”.

Una risposta che non soddisfa Elly Schlein. “A fronte di danni da due miliardi e mezzo, non sono sufficienti 100 milioni stanziati dal governo, proponiamo di prendere le somme stanziate per il ponte sullo Stretto di Messina, che non potranno essere utilizzate”, dice la segretaria dem. Stessa proposta che viene avanzata anche dal leader del M5s, che annuncia: “Abbiamo stanziato subito 1 milione di euro tagliandoci gli stipendi di noi eletti”, decisione che sabato verrà sottoposta al voto degli iscritti. “Io poi verrò nei prossimi giorni a visitare e parlare con queste famiglie, con questi imprenditori. Troveremo anche insieme qualche progetto utile per rispondere a queste prime urgenze e necessità”, fa sapere Conte.

Fed conferma i tassi di interesse ufficiali Usa al 3,50%-3,75%

Roma, 28 gen. (askanews) – La Federal Reserve ha confermato come da attese il livello dei tassi di interesse sul dollaro: i fed funds restano quindi ad una forchetta del 3,50-3,75%. La decisione, comunicata al termine della due giorni del direttorio (Fomc) è stata assunta con una ampia maggioranza: due dissenzienti avrebbero voluto operare un nuovo taglio da 0,25 punti base, secondo quanto riporta la stessa istituzione con una nota.

La Fed riafferma che le future decisioni verranno presente valutando attentamente i dati, puntando al duplice obiettivo di controllare l’inflazione ai livelli auspicati, cercando al tempo stesso di massimizzare i livelli di occupazione. (fonte immagine: Federal Reserve)

Teheran: se gli Usa attaccano, è "inizio di una guerra"

Roma, 28 gen. (askanews) – Qualsiasi azione militare statunitense contro l’Iran sarà considerata dalla Repubblica islamica come l’inizio di una guerra e incontrerà una risposta immediata e senza precedenti, ha affermato oggi Ali Shamkhani, consigliere della Guida suprema iraniana Ali Khamenei.

“Un attacco limitato è un’illusione. Qualsiasi azione militare degli Stati Uniti (condotta contro l’Iran,ndr), da qualsiasi punto e a qualsiasi livello, sarà considerata (da Teheran,ndr) come l’inizio di una guerra, e la risposta sarà immediata, completa e senza precedenti, il suo obiettivo sarà l’aggressore, il cuore di Tel Aviv e tutti coloro che sostengono l’aggressore”, ha affermato Shamkhani su X.

Referendum, Nordio: molto soddisfatto dalla sentenza del Tar del Lazio

Milano, 28 gen. (askanews) – “Sono molto soddisfatto della sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio. La motivazione è di una chiarezza adamantina: trattandosi di un referendum confermativo, una volta che si sia determinata una condizione per il suo svolgimento, in questo caso la richiesta parlamentare, le altre, come le cinquecentomila firme, sono inammissibili perché superflue, come avevamo detto sin dall’inizio. Si è trattato di un espediente dilatorio che speriamo sia anche l’unico”. Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in merito alla sentenza del Tar del Lazio che ha respinto il ricorso del comitato promotore della raccolta firme per il referendum.

Usa, sospesi i due agenti che hanno ucciso Alex Pretti

Roma, 28 gen. (askanews) – Gli agenti federali coinvolti nella sparatoria in cui è morto l’infermiere Alex Pretti, avvenuta sabato scorso in Minnesota, sono stati sospesi e messi in aspettativa. Lo ha confermato alla Cnn un alto funzionario del Dipartimento della Sicurezza Interna.

È prassi standard per gli agenti coinvolti in sparatorie essere sospesi e posti in aspettativa mentre sono in corso indagini interne.

Il capo della Border Patrol, Gregory Bovino, aveva dichiarato, in un’intervista alla Cnn concessa all’inizio di questa settimana, che la decisione era prevista.

Mps approva regolamento lista cda, Lovaglio parteciperà a decisioni

Milano, 28 gen. (askanews) – Tutti i consiglieri di Mps, quindi anche l’AD Luigi Lovaglio, potranno partecipare alle decisioni sulla formazione della lista del cda, in vista del rinnovo dei vertici con l’assemblea di aprile. E’ quanto prevede il regolamento approvato oggi dal board.

“Il cda di Mps ha concluso le proprie attività approvando il regolamento del consiglio relativo alla presentazione di una propria lista di candidati da sottoporre al mercato in vista dell’assemblea del 15 aprile”, si legge nella nota del Monte. “Il testo del regolamento – coerente con la migliore prassi di mercato che si registra tra gli intermediari italiani di dimensioni rilevanti – assicura una adeguata formalizzazione delle regole di governance garantendo massima trasparenza rispetto – come in questo caso – alle situazioni eventualmente rilevanti e consentendo a tutti gli amministratori in carica di partecipare alle decisioni del cda”.

Una prima bozza del regolamento predisposta dal Comitato nomine, secondo indiscrezioni, prevedeva l’esclusione dai lavori per la formazione della lista dei consiglieri sottoposti a indagine penale. Lovaglio è indagato nell’inchiesta della Procura di Milano sulla scalata a Mediobanca, assieme a Francesco Gaetano Caltagirone e al numero uno di Delfin Francesco Milleri. Oggi l’approvazione del regolamento che consente appunto a tutti gli amministratori in carica di partecipare alle “decisioni” del cda. In attesa della pubblicazione del regolamento che chiarirà meglio i dettagli, secondo quanto si apprende, spetterà al presidente di Mps, Nicola Maione, l’incarico di engagement dei soci, ossia di condurre le consultazioni con i grandi azionisti della banca, come da prassi in tante società quotate.

Patuelli (Abi): l’Europa non è un’utopia, pensiero De Gasperi attualissimo

Roma, 28 gen. (askanews) – “La comunità europea non è un’utopia. Questa è la chiave dell’Europa. L’Europa non è un’utopia. Semmai è un’utopia che si persegue con il passo della ragione, non è un’utopia lontana, inconcludente, che non deve essere concretizzata. Il ragionamento di De Gasperi, che si incontrava perfettamente con quello di Einaudi, dal primo dopoguerra, è assolutamente di grandissima attualità”. Lo ha affermato il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, nel suo intervento alla presentazione del volume “De Gasperi. Interviste (1944-1954)”, organizzata a Roma dalla Fondazione De Gasperi e dall’Ufficio in Italia del Parlamento Europeo.

“L’Europa non può essere conflittuale in sé stessa. Non può esserlo perché i problemi dei confini e delle nazionalità sono già stati risolti – ha proseguito -. Le questioni di piccoli affari di confine vanno tutelate, come De Gasperi che risolse il problema dell’Alto Adige, non con il conflitto ma con l’accordo con il suo omologo cancelliere austriaco, Gruber. Nell’accordo si possono risolvere le vecchie questioni di confine, ma le si supera soprattutto con l’Unione Europea, perché è l’Unione Europea che relativizza i confini e mette in circolazione, in nome della libertà, gli europei delle varie culture e dei vari idiomi linguistici. E questo è un insegnamento fondamentale per l’oggi e per il domani, perché nel momento in cui per avere il Donbass stanno morendo centinaia di migliaia sia di russi che di ucraini, non si può mica pensare di tornare indietro a secoli fa e a discutere dell’inizio della Savoia, dell’Istria, della Dalmazia, della Corsica, di Malta o di altri problemi di confine”.

“L’integrazione – ha proseguito Patuelli – deve solo guardare avanti nella concretezza, e quindi l’unione finanziaria, l’unione del mercato dei capitali senza blocchi e la visione anche della crescita economica e finanziaria senza pregiudizi, ma nella logica di una sana competizione con l’uguaglianza assoluta delle regole”.

“La chiave di De Gasperi era la cultura delle distinzioni. Tutto il volume è basato sulla cultura delle distinzioni, sul metodo delle distinzioni, del rifiuto dei preconcetti e la ricerca dell’approfondimento nella specificità delle distinzioni e nella ricerca di accordo dopo la valutazione delle distinzioni medesime. Ecco, il metodo, e questo è un metodo indispensabile per l’oggi e il domani – ha concluso il presidente dell’Abi – perché non possiamo vivere di contrapposizioni e di marketing privo di principi o con scarsi principi”.