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Padel, Carolina Orsi conquista la semifinale al FIP Silver di Parma

Roma, 21 mar. (askanews) – Carolina Orsi conquista la semifinale del FIP Silver Mediolanum Padel Cup di Parma, al termine di un derby tutto italiano dominato dall’inizio alla fine. La numero uno azzurra e 28 del ranking mondiale FIP, in coppia con la spagnola Letizia Manquillo, ha superato con un netto 6-0 6-2 – si legge in una nota – Emily Stellato e Martina Parmigiani sul Centrale del Pro Parma Sport Center. Una sfida che metteva di fronte alcune delle protagoniste più rappresentative dell’Italpadel degli ultimi anni, insieme sul podio mondiale a Doha 2024 e agli ultimi Europei in Spagna. Dopo un riscaldamento tra sorrisi e complicità, il match ha preso subito una direzione chiara, con Orsi e Manquillo capaci di imporre ritmo e qualità senza lasciare spazio alle avversarie.

Al termine dell’incontro, Orsi – accompagnata anche dai familiari, con il padre Nando, ex portiere della Lazio – si è fermata a lungo con i giovani della scuola padel del club tra autografi e selfie. Domani alle 9 sarà ancora lei a tenere alta la bandiera azzurra nella semifinale contro la tedesca Victoria Kurz e la spagnola Nati Lopez Diaz, per un posto nella finale in programma alle 14.30.

Nell’altra semifinale femminile avanzano la spagnola Lucia Sainz, ex numero uno del mondo oggi numero 21 del ranking FIP, e Raquel Eugenio, che hanno superato con un doppio 6-2 Caterina Baldi e Clarissa Aima. Nel tabellone maschile si ferma ai quarti il cammino degli italiani Riccardo Sinicropi e Matteo Platania, battuti in tre set (6-7 6-4 6-4) dall’argentino Dylan Cuello e dal diciassettenne paraguaiano Facundo Dehnike, al termine di un match di alto livello.

Domenica il programma sarà completato anche dalla “Vip ProAm Exhibition”: alle 12 al Pro Parma Sport Center arriveranno Alessandro Melli, Nicola Amoruso, Mark Iuliano e Alessio Tacchinardi per una sfida speciale tra calcio e padel.

Mps, Lovaglio sfida la lista del cda: candidato AD dalla famiglia Tortora

Milano, 21 mar. (askanews) – Prima dello scoccare della mezzanotte di oggi, il Ceo di Mps, Luigi Lovaglio, ha rotto gli indugi ed è tornato nella partita per la governance di Rocca Salimbeni. Lovaglio, infatti, è candidato alla guida della banca senese nella lista promossa a sorpresa da Plt holding, cassaforte della famiglia Tortora, che detiene oltre l’1,2% del Monte.

A poche ore dalla scadenza del termine (fissato per le 23.59 di oggi), infatti, la holding dell’imprenditore romagnolo, che opera da anni nel settore delle rinnovabili, ha presentato la sua rosa di 12 nomi per il rinnovo del board e quella per il collegio sindacale, in vista dell’assemblea del 15 aprile che si annuncia incandescente. Una lista di maggioranza alternativa a quella del cda presentata lo scorso 4 marzo, da cui Lovaglio era stato estromesso e che per il posto di amministratore delegato indicava Corrado Passera, ex Ceo di Intesa e Poste, Fabrizio Palermo, AD di Acea ed ex di Cdp, e Carlo Vivaldi, ex manager di UniCredit.

Nella lista sostenuta dalla famiglia cesenate, accanto alla candidatura di Lovaglio come AD, troviamo l’ex presidente di Unicredit, Cesare Bisoni, indicato alla presidenza di Siena. Seguono Flavia Mazzarella (ex Bper, oggi nel consiglio di Webuild), Livia Amidani Alberti, Massimo Di Carlo (ex storico dirigente della Mediobanca di Vincenzo Maranghi), Patrizia Albano, Carlo Corradini, Paola Leoni Borali, Paolo Massimo Martelli, Andrea Cuomo, Paola Girdinio e Dante Campioni. Nella lista per il collegio sindacale troviamo, invece, Monica Vecchiati, nel ruolo di sindaco effettivo, e Francesca Sandrolini, in quello di sindaco supplente.

L’obiettivo dichiarato, nella nota con cui è stata annunciata la lista sfidante a quella del cda, è “il completamento della realizzazione del piano industriale già disegnato di Banca Monte dei Paschi di Siena, mettendo a disposizione competenze variegate che possano risultare utili ad accelerare il pieno dispiegarsi degli effetti dell’operazione trasformativa in corso e, al tempo stesso, a cogliere le opportunità di crescita esterna che dovessero presentarsi”. La lista, fa sapere la famiglia Tortora, già azionista di Mediobanca, è “in grado di garantire il perfezionarsi di un’operazione complessa e innovativa che richiede conoscenza approfondita delle due realtà coinvolte e stabilità nella leadership”.

Una conoscenza che Pierluigi Tortora riconosce esplicitamente in Lovaglio: “Il candidato Ceo è la persona che ha guidato la banca con successo nel completamento dell’azione di ristrutturazione avviata in passato e ha dato un contributo essenziale nel tracciare le linee di sviluppo del prossimo futuro”. In questo senso la lista di Plt holding punta a “rafforzare la continuità di un disegno che ha un grande valore strategico, contribuire a una governance solida ed equilibrata in grado di accompagnare la banca nella realizzazione del progetto”. E in vista del sostegno che dovrà raccogliere nell’assemblea di metà aprile definisce la sua “una proposta ‘aperta’, rivolta a tutti gli azionisti che si riconoscano negli obiettivi e nei principi fondanti dell’iniziativa, per la crescita di valore della banca a favore dei propri stakeholders”.

Intanto ieri Sgr e investitori istituzionali hanno depositato la loro lista di minoranza per il rinnovo del board, in cui sono indicati come candidati Raffaele Oriani e Paola De Martini, già consiglieri del Monte, e Ilaria Romagnoli subentrata al posto di Alessandra Barzaghi.

Aurion, primo film fantascienza creato interamente con l’AI

Roma, 20 mar. – E’ ufficiale il rilascio di Arion il primo lungometraggio di fantascienza realizzato interamente con l’intelligenza artificiale, un’opera pionieristica che ridefinisce i confini della produzione audiovisiva contemporanea. Ad annunciarlo MAX ADV Production, guidata da Massimiliano Triassi che ha rilasciato il trailer di AURION – La Prima Luce, un progetto destinato a segnare un punto di svolta nel cinema. Il film nasce da una visione ambiziosa: dimostrare come creatività umana e tecnologie avanzate possano fondersi per generare una nuova grammatica cinematografica. Ogni fase del processo – dalla scrittura alla progettazione visiva, dalla creazione dei personaggi alla generazione delle scene – è stata sviluppata attraverso strumenti di intelligenza artificiale, dando vita a un laboratorio creativo senza precedenti. Per la realizzazione del trailer, della durata di circa un minuto e mezzo, sono stati impiegati circa 17 software, tra tecnologie AI e strumenti tradizionali di post-produzione. Il lavoro ha richiesto 15 giorni di lavorazione intensiva, con un impegno quotidiano continuativo del team. Il progetto è frutto della collaborazione di un gruppo di pionieri che hanno creduto fin dall’inizio nella sfida: Graziano Iacuelli, Daniele Violante e Fabio Ruffo, figure chiave nello sviluppo creativo e tecnico dell’opera. “È più di un anno, un anno e mezzo che lavoriamo sull’intelligenza artificiale, quando ancora in pochi credevano nelle sue potenzialità – dichiara Massimiliano Triassi – Dopo aver realizzato numerosi spot anche per reti nazionali, abbiamo deciso di intraprendere questa nuova sfida. AURION è una scommessa sul futuro del cinema, ma soprattutto la prova che è già iniziato.”

Su Aurion, un pianeta antico che mantiene in vita la propria stella, ogni civiltà è destinata a scomparire. Quando una specie raggiunge la perfezione, viene disassemblata: la sua coscienza viene assorbita dal Nucleo del pianeta e la sua energia utilizzata per salvare il sistema stellare. È il Ciclo di Transizione. Ed è inevitabile. Gli Eryth vivono in armonia assoluta, uniti da una coscienza collettiva che elimina conflitto e individualità. Accettano il loro destino senza paura. Tuttià tranne uno. Daren nasce con una connessione imperfetta. Dove gli altri percepiscono unità, lui sente il silenzio. Prova emozioni, dubbi e soprattutto un desiderio proibito: esistere come individuo. Quando una civiltà di umanoidi sintetici in fuga arriva su Aurion, l’equilibrio si spezza e il Ciclo accelera. Daren scopre la verità: il sistema non è evoluzione, ma un meccanismo necessario per salvare la stella. Fermarlo significa salvare il suo popoloà ma condannare l’intero sistema. Per la prima volta, qualcuno osa sfidare l’ordine cosmico. E quando la perfezione dovrebbe segnare la fine, una scelta può cambiare il destino dell’universo.

Valanga in Trentino travolge sette persone: due morti e tre feriti gravi

Roma, 21 mar. (askanews) – Incidente della montagna sul Tallone Grande in Val Ridanna, in Alto Adige. Una valanga ha travolto sette persone, causando il decesso di 2 tra queste ed il ferimento grave di 3. Il fatto è stato comunicato dalla Centrale di emergenza di Bolzano.

La slavina si è staccata alle ore 11,40 a 2.445 metri di quota e ha coinvolto complessivamente 25 scialpinisti. Alle operazioni di soccorso hanno preso parte circa ottanta soccorritori, coadiuvati da sei elicotteri.

Valanga in Trentino travolge sette persone: due morti e tre feriti gravi

Roma, 21 mar. (askanews) – Incidente della montagna sul Tallone Grande in Val Ridanna, nel Trentino Alto Adige. Una valanga ha travolto sette persone, causando il decesso di 2 tra queste ed il ferimento grave di 3. Il fatto è stato comunicato dalla Centrale di emergenza di Bolzano.

La slavina si è staccata alle ore 11,40 a 2.445 metri di quota e ha coinvolto complessivamente 25 scialpinisti. Alle operazioni di soccorso hanno preso parte circa ottanta soccorritori, coadiuvati da sei elicotteri.

Liliana Moro apre Fivefold Tuning senza soluzione di continuità

Milano, 21 mar. (askanews) – Da venerdì 20 marzo 2026, Platea Palazzo Galeano inaugura Fivefold Tuning, il nuovo palinsesto espositivo affidato alla curatela di Giovanna Manzotti. Ad aprire la stagione è Liliana Moro con senza soluzione di continuità: un intervento architettonico e installativo che diventa asse portante dell’intera programmazione. Un gesto artistico che mette al centro la vetrina, spingendola a rinegoziare la propria funzione di spazio statico e puramente ospitante, sfondando simbolicamente le pareti con delle superfici specchianti. La curatrice e l’artista hanno raccontato ad askanews il progetto complessivo e l’opera.

Liliana Moro spiega le scelte della sua azione sulla vetrina: “Ho deciso di lavorare più sull’architettura, per cui ho messo questo materiale specchiante alle pareti che proprio aprono e cambiano il punto di vista anche di questo luogo, che si chiama Platea proprio perché il pubblico guarda le opere senza entrare. Mi piaceva pensare invece di aprire e di pensare che tutti noi diventiamo parte di questa opera che fornisce diversi punti di vista dello spazio esterno, lo spazio che riflette per cui entrano chiaramente anche tutta la vita e tutto il tempo che scorre in questa piazza per nove mesi”.

Giovanna Manzotti introduce il tema dell’interno palinsesto: “L’idea di quest’anno è stata quella di abbattere un po’ il concetto di vetrina. L’intervento di Liliana lo testimonia a tutti gli effetti e resterà per quasi dieci mesi per tutta la durata del mio programma. Il titolo Fivefold Tuning fa riferimento a un’accordatura a cinque voci, a cinque toni, dentro la quale a partire da maggio andranno poi a inserirsi anche gli interventi di artisti più giovani che all’interno di un unico lungo piano sequenza, in questo caso è dettato dall’opera di Liliana, andranno a convivere con i loro interventi”.

All’interno di questa struttura temporale estesa si inseriscono i quattro artisti emergenti: Federica Balconi, Lorena Bucur, Diana Lola Posani e Andrea Di Lorenzo che entreranno progressivamente in scena tra la primavera e l’autunno 2026, intervenendo all’interno dell’ambiente generato da Liliana Moro. Il titolo del progetto Fivefold Tuning evoca un’accordatura a cinque voci: un processo di armonizzazione che presuppone ascolto, prossimità e tensione condivisa. La voce iniziale, quella di Moro, stabilisce il ritmo entro cui le pratiche degli altri artisti si inseriscono, in un esercizio continuo di sintonizzazione tra linguaggi e sensibilità. Liliana Moro: “È stata un po’ una mia idea di chiedere agli artisti che intervengono dopo di me, sono artisti più giovani, di provare ad accumulare i nostri lavori: alla fine del progetto avremo tutti i lavori che vivono insieme all’interno di questo spazio”.

All’interno della vetrina specchiante si inserisce un elemento scultoreo essenziale ma fondamentale: un tubo giallo traffico disposto verticalmente e leggermente decentrato, che connette pavimento e soffitto. Da questa presenza emerge una deviazione inattesa: un altro piccolo tubo verde traffico che, nelle ore notturne, lascia scorrere un lieve rigagnolo d’acqua. Il suono dell’acqua evoca l’Adda poco distante e introduce nello spazio un elemento sonoro che porta altrove fuori dalla vetrina.

Il progetto Platea Palazzo Galeano è realizzato con il patrocinio del Comune di Lodi con Ferrari Giovanni Industria Casearia Spa come main partner. Il progetto grafico di Fivefold Tuning è a cura di Carolina Incerti.

Ciclismo, Milano-Sanremo: Pogacar cade, rimonta e trionfa

Roma, 21 mar. (askanews) – Una Milano-Sanremo spettacolare incorona il campione del mondo Tadej Pogacar, che conquista la classica monumento di primavera, battendo Tom Pidcock e relegando al terzo posto Wout Van Aert. Per Pogacar si tratta della prima vittoria nella “Classicissima”.

Il momento decisivo arriva sul Poggio, quando Pogacar scatta e stacca tutti i rivali, riuscendo a mantenere la leadership con Pidcock come unico corridore in grado di seguirlo. Van der Poel, uno dei favoriti, non riesce a reggere il ritmo dei due leader e crolla, mentre il gruppo principale accusa un ritardo crescente.

La gara era stata segnata da cadute e recuperi. Una caduta in gruppo ha coinvolto Pogacar e Van Aert, con il corridore sloveno che ha recuperato rapidamente posizionandosi nelle prime posizioni già sulla Cipressa e lanciando il primo assalto che al quale hanno resisitito solo Van der Poel e Pidcock. Gli attaccanti iniziali, tra cui Marcellusi, Tarozzi, Milesi e Maestri, avevano accumulato fino a 6’30″ di vantaggio, ma il gruppo ha progressivamente ricucito lo svantaggio fino all’epilogo in volata.

“L’azione prima della Cipressa è stata epica”, ha commentato Pogacar. “Dopo la caduta ho recuperato tutto il gruppo e sono riuscito a posizionarmi per la volata. È una vittoria che ancora mi mancava”.

Con questa vittoria, Pogacar aggiunge un’altra classica prestigiosa al suo palmarès, mentre Pidcock conferma le ottime prestazioni stagionali. Van Aert completa il podio dopo una giornata di grande fatica sulle salite decisive della Liguria.

Sfatato il tabù secondo il quale il campione del mondo non riesce a vincere la Sanremo. L’ultimo è stato Saronni nel 1982

Ciclismo, Pogacar: "Quando sono caduto ho pensato fosse tutto finito"

Roma, 21 mar. (askanews) – “Quando sono caduto, per un secondo ho pensato che fosse tutto finito. È successo poco prima della parte più importante della corsa. Per fortuna sono risalito subito in bici”. Tadej Pogacar è cosciente di aver fatto un miracolo vincendo l’odierna Milano-Sanremo. “I miei compagni di squadra Florian (Vermeersch) e Felix (Grossschartner) hanno dato tutto per riportarmi davanti. Mi hanno dato speranza. Senza squadra, sarei andato dritto a Sanremo a guardare l’arrivo. Prima del Poggio c’era un po’ di vento contrario. Non era una situazione ideale come l’anno scorso. Avevo timore di Tom Pidcock, sappiamo tutti che è esplosivo e veloce. Non potevo aspettare troppo, quindi ho lanciato presto lo sprint, ma tanto di cappello anche a lui, ha fatto una gara straordinaria”.

I funerali di Umberto Bossi a Pontida senza cerimoniale e pochissimi posti riservati

Milano, 21 mar. (askanews) – I funerali di Umberto Bossi domani all’abbazia di San Giacomo a Pontida ore 12 non prevedono alcun cerimoniale, e i posti riservati sono pochissimi. Sarà una cerimonia semplice, e non sono previsti interventi politici sul sagrato della Chiesa. All’uscita un coro degli alpini intonerà il “Va, pensiero”. La cerimonia sarà celebrata dall’abate del monastero di San Giacomo. L’organizzazione è affidata ad alcuni militanti della Lega, con le indicazioni della famiglia e del ministro Giancarlo Giorgetti. Lo fa sapere la comunicazione dello stesso Giorgetti.

Gli unici posti riservati sono per la famiglia e per limitatissime alte cariche istituzionali. La cerimonia funebre è aperta e i posti in abbazia sono destinati ai partecipanti in maniera libera fino a esaurimento. Fuori dall’abbazia è previsto un maxischermo che trasmetterà in diretta la cerimonia funebre. Le altre celebrazioni del mattino all’abbazia di Pontida sono sospese.

Calcio, Cremonese corsara al Tardini: 2-0 al Parma

Roma, 21 mar. (askanews) – La Cremonese ritrova la vittoria dopo 15 giornate, espugnando il Tardini con un netto 2-0 contro il Parma. Decisivi i gol di Maleh e Vandeputte, che permettono ai grigiorossi di agganciare il Lecce in classifica, mentre i padroni di casa deludono e vengono bocciati dai fischi del pubblico nel finale.

La partita ha preso una svolta subito dopo l’inizio del secondo tempo: al 50′ Maleh sorprende tutti con un eurogol da fuori area, approfittando di un rimpallo e lasciando partire un siluro imprendibile per Suzuki. La Cremonese prende fiducia e al 66′ trova il raddoppio grazie a Vandeputte, servito in contropiede da Vardy: prima rete in Serie A per il belga.

Il Parma ha provato a reagire, affidandosi alle giocate di Strefezza e Bonazzoli, senza però riuscire a impensierire la retroguardia avversaria. La partita si è accesa negli ultimi minuti con qualche ammonizione: gialli per Troilo, Payero, Pezzella e Valenti a seguito di interventi duri e contatti accesi.

Calcio, domani l’Italia a Coverciano. Giovedì contro Irlanda del nord

Roma, 21 mar. (askanews) – Prenderà il via domani sera con il raduno fissato al Centro Tecnico Federale di Coverciano la ‘missione Mondiale’ della Nazionale, impegnata giovedì 26 marzo (ore 20.45, diretta Rai 1) allo Stadio di Bergamo nella semifinale dei play-off con l’Irlanda del Nord. In caso di successo, martedì 31 marzo l’Italia si giocherebbe poi il pass per il Mondiale in trasferta con la vincente della sfida tra Galles e Bosnia ed Erzegovina. Le due semifinaliste sconfitte del percorso A dei play-off (Italia-Irlanda del Nord/Galles-Bosnia ed Erzegovina), il 31 marzo saranno invece chiamate a disputare un’amichevole. Un match che gli Azzurri giocherebbero comunque in trasferta, a Cardiff o a Zenica.

L’ELENCO DEI CONVOCATI

Portieri: Elia Caprile (Cagliari), Marco Carnesecchi (Atalanta), Gianluigi Donnarumma (Manchester City), Alex Meret (Napoli);

Difensori: Alessandro Bastoni (Inter), Alessandro Buongiorno (Napoli), Riccardo Calafiori (Arsenal), Andrea Cambiaso (Juventus), Diego Coppola (Paris FC), Federico Dimarco (Inter), Federico Gatti (Juventus), Gianluca Mancini (Roma), Marco Palestra (Cagliari), Giorgio Scalvini (Atalanta), Leonardo Spinazzola (Napoli);

Centrocampisti: Nicolò Barella (Inter), Bryan Cristante (Roma), Davide Frattesi (Inter), Manuel Locatelli (Juventus), Niccolò Pisilli (Roma), Sandro Tonali (Newcastle);

Attaccanti: Federico Chiesa (Liverpool), Francesco Pio Esposito (Inter), Moise Kean (Fiorentina), Matteo Politano (Napoli), Giacomo Raspadori (Atalanta), Mateo Retegui (Al-Qadsiah).

MotoGP Brasile, pole a sorpresa di Di Giannantonio

Roma, 21 mar. (askanews) – Colpo a sorpresa nelle qualifiche del GP del Brasile di MotoGP: Fabio Di Giannantonio conquista la pole position a Goiania con il tempo di 1:17.410, la seconda in top-class dopo Mugello 2022, a distanza di 3 anni, 9 mesi e 21 giorni dall’ultima volta. Il pilota romano precede Luca Bezzecchi, anche lui proveniente dal Q1, e Marc Marquez, che completa la prima fila.

Le qualifiche sono state caratterizzate da numerose cadute che hanno condizionato il risultato finale. Pecco Bagnaia, scivolato all’inizio del Q2, non è riuscito a completare un giro valido e partirà 11°. Jorge Martin e Marc Marquez hanno subito cadute durante la sessione, mentre Acosta è finito a terra nelle fasi iniziali. Nonostante ciò, Marc Marquez è riuscito a completare un tempo competitivo prima della scivolata, che gli garantisce la terza posizione in griglia.

La seconda fila vede Fabio Quartararo davanti a Martin e Ogura, mentre in terza fila si posizionano piloti come Acosta e altri protagonisti del campionato. Di Giannantonio, partito dal Q1, ha approfittato della doppia possibilità offerta dalle gomme soft nel Q2, migliorando progressivamente i propri riferimenti cronometrici fino a firmare la pole definitiva.

La sessione Q1 aveva già mostrato indicazioni interessanti: Bezzecchi e Di Giannantonio hanno staccato il pass per il Q2, mentre nomi come Mir e Morbidelli si sono fermati al primo turno. Le FP2 avevano anticipato il livello elevato della pista, con Ai Ogura, Marc Marquez e Jorge Martin che avevano mostrato ottime prestazioni.

Goiania rappresenta la prima volta della MotoGP su questo circuito, e Di Giannantonio regala a Ducati la 117^ pole in top-class, consolidando il primato del costruttore che ha firmato pole in tutti i circuiti del calendario. La Sprint Race, in programma stasera alle 19, assegnerà i primi punti del weekend.

Papa: un grande popolo della pace è chiamato a fare da argine ai tanti seminatori di odio e alle barbarie

Roma, 21 mar. (askanews) – Papa Leone XIV, parlando all’assemblea generale dell’Opera di Maria – Movimento dei Focolari, nell’udienza nel Palazzo Apostolico Vaticano, ha fatto appello a un “grande popolo della pace” che in questo momento storico “è chiamato a fare da contrappeso e da argine a tanti seminatori di odio che riportano indietro l’umanità a forme di barbarie e di violenza”.

“Tutti voi – ha detto Leone rivolgendosi ai Focolari – siete stati attratti dal carisma della Serva di Dio Chiara Lubich, che ha plasmato la vostra esistenza personale e lo stile della vostra vita comunitaria” che porta il “messaggio dell’unità: unità fra gli esseri umani che è frutto e riflesso dell’unità di Cristo con il Padre: ‘Tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te'”. “Questo spirito di unità voi lo vivete anzitutto tra voi, e lo testimoniate dappertutto come una nuova possibilità di vita fraterna, riconciliata e gioiosa, fra persone di diversa età, cultura, lingua e credo religioso. È un seme, semplice ma potente, che attira migliaia di donne e uomini, suscita vocazioni, genera una spinta di evangelizzazione, ma anche opere sociali, culturali, artistiche, economiche, che è fermento di dialogo ecumenico e interreligioso. Di questo fermento di unità c’è tanto bisogno oggi, perché il veleno della divisione e della conflittualità tende a inquinare i cuori e le relazioni sociali e va contrastato con la testimonianza evangelica dell’unità, del dialogo, del perdono e della pace”, ha detto ancora il Santo Padre.

Rivolgendosi ai Focolari il Pontefice ha spiegato: “Anche attraverso di voi, Dio si è preparato, nei decenni passati, un grande popolo della pace, che proprio in questo momento storico è chiamato a fare da contrappeso e da argine a tanti seminatori di odio che riportano indietro l’umanità a forme di barbarie e di violenza. E “tutti sono chiamati a discernere qual è la volontà di Dio e come si può realizzare la verità del Vangelo nelle varie situazioni della vita comunitaria o apostolica. E tutti in questo cammino di discernimento devono esercitare fraternità, sincerità, franchezza e soprattutto umiltà, libertà da sé stessi e dal proprio punto di vista. L’unità di tutti in Dio è un segno evangelico che è forza profetica per il mondo. Ecco allora che l’unità non va intesa come uniformità di pensiero, di opinione e di stile di vita, che anzi potrebbe portare a svalutare le proprie convinzioni, a detrimento della libertà personale e dell’ascolto della propria coscienza. Chiara Lubich affermava che la premessa di ogni norma è la carità. È necessario perciò che l’unità sia sempre nutrita e sostenuta dalla carità reciproca, che esige magnanimità, benevolenza, rispetto; quella carità che non si vanta, non si inorgoglisce, né cerca il proprio interesse, né tiene conto del male ricevuto, ma si rallegra soltanto della verità”.

Sci, Pirovano: "Qualcosa che non avrei mai osato sognare"

Roma, 21 mar. (askanews) – Laura Pirovano si tiene stretta la Coppa di discesa, la culla, la guarda, la soppesa. La discesa di Kvitfjell le ha regalato il terzo successo consecutivo in Coppa del Mondo dopo la doppietta in Val di Fassa, proiettando la trentina sul trono della velocità: “Ho una paura folle di farla cadere, questa coppa. Davvero non so cosa dire: se già le vittorie in Val di Fassa mi avevano tolte le parole, oggi è davvero incredibile. Al traguardo sono crollata in lacrime. In partenza ero tesa, in gara non mi sentivo perfetta e le prove non erano andate bene. Avevo quasi paura a guardare il risultato perchè non mi aspettavo nulla e poi quando ho visto… è stato devastante. Non sapevo del risultati di Aicher, avevo solo visto la gara di Weidle e mi dicevo che sarebbe stata dura. E’ incredibile – credo sia l’aggettivo migliore – perchè sono passata dall’essere sempre lì ma mai abbastanza vicina, a collezionare risultati che avrei mai immaginato, come questa coppetta. Tre podi e tutte vittorie: forse tra qualche giorno troverò le parole per esprimere tutto questo. Intanto oggi ho fatto un bel regalo di compleanno a mio papà”.

Meloni: le vittime della mafia sono eroi, non dimentichiamo e portiamo avanti la loro opera

Roma, 21 mar. (askanews) – “In occasione della Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, il nostro pensiero va anzitutto a tutte le vittime innocenti e alle loro famiglie, che portano ogni giorno il peso di un dolore che riguarda l’intera Nazione”. Così, su X, la premier Giorgia Meloni.

“Il nostro ringraziamento va a chi ha sacrificato la propria vita per proteggere quella altrui: donne e uomini, servitori dello Stato, imprenditori e cittadini che non hanno mai piegato la testa di fronte ai ricatti del crimine organizzato, e a quegli eroi silenziosi che ogni giorno lavorano incessantemente per difendere la legalità”, ha scritto la presidente del Consiglio.

“A noi il compito di non dimenticare e di portare avanti l’opera di chi ha sempre creduto in un’Italia più forte, più giusta e libera da ogni forma di mafia”, ha concluso Meloni.

Atletica, Mondiali indoor: Dosso e Doualla in semifinale

Roma, 21 mar. (askanews) – La potenza di Zaynab Dosso, l’entusiasmo di Kelly Doualla. Mattinata all’insegna dello sprint ai Mondiali indoor di Torun, in Polonia, con la doppia qualificazione azzurra per la semifinale dei 60 metri. Chi può nutrire legittime ambizioni di medaglia è la leader mondiale dell’anno e argento in carica Dosso: in batteria sfreccia a 7.07 senza spingere fino in fondo, terzo crono complessivo del turno a un centesimo dal 7.06 di Brianna Lyston (Giamaica) e dell’oro olimpico dei 100 Julien Alfred (Saint Lucia). L’emozione non gioca brutti scherzi alla sedicenne Doualla, la più giovane azzurra di sempre a gareggiare in un Mondiale: nessuna paura nella corsia al fianco della Alfred e centra il passaggio in semifinale con 7.27. Avanti anche Lorenzo Simonelli, promosso alla semifinale dei 60 ostacoli con 7.65 (out il debuttante Oliver Mulas con 7.77). Eloisa Coiro manca la finale degli 800 metri con il personale di 1:58.33 sfiorando il record italiano di soli otto centesimi. Non decolla Christian Falocchi nell’alto, undicesimo con 2,17. Nella sessione serale, grande attesa per la finale diretta dei 3000 metri con Nadia Battocletti e l’altra azzurra Micol Majori alle 19.04. Semifinale per Simonelli alle 19.48, per Dosso e Doualla dalle 20.14. Le due finali sono in programma alle 21.02 (60 ostacoli) e alle 21.20 (60 metri). Diretta su RaiSport e Sky Sport Arena. (Foto GRana/Fidal)

Nazionale di calcio, ko Scamacca: salta i playoff

Roma, 21 mar. (askanews) – Brutte notizie per la Nazionale italiana: Gianluca Scamacca non sarà a disposizione per i playoff mondiali contro l’Irlanda del Nord. L’attaccante dell’Atalanta ha riportato una lesione muscolo-fasciale all’adduttore destro, infortunio che lo costringerà a saltare anche il prossimo impegno di campionato contro il Verona.

Il centravanti classe 1999 è dunque costretto al forfait per la sfida in programma giovedì 26 marzo a Bergamo, gara decisiva per il cammino verso i Mondiali. Lo staff medico azzurro valuterà i tempi di recupero, mentre il commissario tecnico è ora chiamato a individuare il sostituto per completare il reparto offensivo.

Sci, Pirovano pigliatutto: vince Kvitfjell e Coppa di specialità

Roma, 21 mar. (askanews) – Laura Pirovano è la nuova regina della discesa libera. L’azzurra conquista a Kvitfjell la terza vittoria in carriera in Coppa del Mondo e soprattutto la prima sfera di cristallo di specialità, al termine di una gara perfetta e di un finale di stagione straordinario.

La trentina, partita con tutta la pressione addosso dopo la prova della rivale Emma Aicher, ha saputo gestire la parte alta per poi attaccare con decisione nel tratto centrale, prendendosi anche rischi importanti. Al traguardo è festa grande per lei e per tutta la squadra azzurra.

Alle sue spalle chiude l’americana Breezy Johnson a 15 centesimi, mentre il podio è completato dalla tedesca Kira Weidle-Winkelmann. Quarta l’austriaca Ariane Raedler davanti alla stessa Aicher, che perde così la Coppa di specialità.

Tra le italiane buon settimo posto per Nicol Delago, mentre Sofia Goggia chiude nona a pari merito con Ester Ledecka. Più indietro Nadia Delago undicesima ed Elena Curtoni ventunesima.

Nella classifica di discesa Pirovano trionfa con 536 punti davanti ad Aicher e Johnson, mentre nella generale resta al comando Mikaela Shiffrin con tre gare ancora da disputare.

Tennis, Alcaraz parte bene a Miami, fuori Ruud

Roma, 21 mar. (askanews) – Esordio convincente per Carlos Alcaraz al Miami Open. Il numero uno del mondo supera il brasiliano João Fonseca con un doppio 6-4, mostrando solidità e qualità nei momenti chiave. Lo spagnolo non ha mai perso il servizio e ha chiuso con 27 vincenti, centrando la tredicesima vittoria su tredici contro avversari più giovani. “Sono stato bravo nei momenti cruciali, rimanendo calmo e positivo”, ha spiegato a fine gara.

Giornata ricca di sorprese in Florida. Fuori il norvegese Casper Ruud, eliminato dallo statunitense Ethan Quinn in due set, nonostante sette set point sprecati nel secondo parziale. Esce anche il britannico Jack Draper, battuto dal potente americano Reilly Opelka, autore di 25 ace. Avanza invece il greco Stefanos Tsitsipas che elimina Alex De Minaur, mentre supera il turno anche Taylor Fritz dopo una sfida in tre set.

L’importanza dell’attacco iraniano (fallito) alla base Usa-Gb nell’Oceano Indiano

Roma, 21 mar. (askanews) – L’Iran ha lanciato oggi due missili balistici a medio raggio contro la base americano-britannica di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, a circa 4.000 chilometri dal proprio territorio. Lo riporta il Wall Street Journal, citando fonti statunitensi, secondo cui nessuno dei due vettori ha colpito l’obiettivo: uno avrebbe subito un guasto in volo, mentre l’altro sarebbe stato intercettato da un missile statunitense SM-3 lanciato da una nave da guerra. Il Pentagono per ora non ha voluto commentare.

Diego Garcia, situata nell’arcipelago delle Chagos a sovranità britannica, è una delle principali basi strategiche utilizzate dagli Stati Uniti per operazioni a lungo raggio. Ospita bombardieri, sottomarini nucleari, unità navali e piattaforme logistiche ed è stata designata, insieme ad altre installazioni, per “operazioni difensive specifiche contro l’Iran”.

La base è stata usata per le campagne militari mediorientali, in quanto permette di evitare paesi strettamente della regione, con le problematiche emerse in questi giorni: in sostanza, rende possibile rapidi interventi unilaterali in Medio Oriente e nell’Oceano Indiano senza dipendere da basi situate in paesi politicamente instabili o esposti a pressioni interne.

L’episodio, che difficilmente avrebbe potuto portare a un impatto diretto sulla base Usa-Gb, ha un forte valore di avvertimento riguardo un possibile salto qualitativo nelle capacità missilistiche iraniane. Teheran ha finora dichiarato di usare una gittata massima di circa 2.000 chilometri, mentre questo attacco suggerirebbe un raggio operativo doppio. E il primo tentativo noto di colpire un obiettivo così distante, segnalando un ampliamento geografico del confronto oltre il Medio Oriente: 4.000 chilometri significa in teoria poter raggiungere l’Europa, compreso il Regno Unito.

Il Regno Unito ieri ha formalizzato il permesso agli americani per utilizzare le basi per “operazioni difensive” volte a colpire “le capacità utilizzate per attaccare le navi nello Stretto di Hormuz”.

Esplosione nel parco degli Acquedotti a Roma: si indaga sulla rete di anarchici, serie di perquisizioni

Roma, 21 mar. (askanews) – Una serie di perquisizioni sono state eseguite nelle ultime ore in seguito alla esplosione che nella mattinata di ieri si è verificata all’interno di un casale nel parco degli Acquedotti, a Roma. E’ intenzione degli inquirenti ricostruire la ‘rete’ delle conoscenze e dei contatti, nella Capitale e non solo, a cui facevano riferimento i due anarchici rimasti uccisi dalla deflagrazione, Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone. Serviva poi a qualcosa il molto fertilizzante ritrovato tra le macerie? E’ questo uno degli interrogativi che si sta ponendo la polizia scientifica che dovrà verificare il tipo di materiale usato per assemblare l’ordigno.

Sci, Paris: "Un successo che vale tanto, avevo sensazioni ottime"

Roma, 21 mar. (askanews) – Dominik Paris trionfa ancora una volta a Kvitfjell, sbanca per la settima volta l’Olympiabakken, per la quinta volta in discesa oltre a due acuti in superG. Lo squillo ideale per completare un inverno che l’ha portato finalmente sul podio olimpico, con il bronzo di Bormio. “Non è stata una gara perfetta ma ho cercato di far correre al massimo gli sci. Avevo buone sensazioni, mi sentivo sicuro e percepivo la velocità: vedere quel tempo è stato magnifico. Vuol dire tanto per me questo successo, arrivato davanti a tanti amici e alla mia famiglia. Domani c’è un superG ancora molto importante, devo restare concentrato e non pensare troppo in avanti. Franzoni in questa stagione ha fatto vedere di essere veloce in tutte le condizioni, ha fatto un inverno pazzesco ed oggi l’ho visto un po’ deluso ma in queste giornate sono importanti anche per imparare qualche segreto in più in situazioni diverse”.

Tennis, Paolini, esordio vincente a Miami

Roma, 21 mar. (askanews) – Esordio vincente al Miami Open per Jasmine Paolini. Semifinalista un anno fa in Florida, la toscana ha battuto la statunitense Taylor Townsend, n. 80 al mondo in tabellone grazie a una wild card, con il punteggio di 6-3, 1-6, 6-2 in un’ora e 45 minuti. Una partita con qualche sbavatura, ma risolta con grande autorità nel terzo set da parte di Paolini, brava a dimenticare presto un secondo set in ombra. Ottime le percentuali al servizio soprattutto nel parziale decisivo, con il 76% di prime in campo e una resa del 74%. Per la terza volta in carriera al terzo turno a Miami, la tennista toscana tornerà in campo domenica contro la lettone Jelena Ostapenko che ha regolato l’ucraina Yastremska con un doppio 6-4.

Tennis, Berrettini al terzo turno a Miami

Roma, 21 mar. (askanews) – Matteo Berrettini brilla al Masters 1000 di Miami. Il romano è al terzo turno del torneo della Florida grazie alla vittoria su Alexander Bublik con un doppio 6-4 in un’ora e mezza di gioco. La seconda vittoria contro un top 15 negli ultimi 12 mesi per Berrettini, al miglior successo per classifica dalla sfida vinta con Zverev a Monte-Carlo lo scorso anno. L’azzurro ha sfoderato la migliore prestagione stagionale contro il kazako, n. 11 del mondo, regolato soprattutto grazie a un ottimo rendimento al servizio: 17 ace e 6 palle break su 6 annullate. A questi vanno poi aggiunti 29 colpi vincenti, oltre a una grande gestione dei punti a rete (vinti 9 su 11 “discese”). I due set sono stati dall’andamento simile, entrambi indirizzati con un break nelle fasi iniziali in favore di Berrettini che ha poi ben gestito il vantaggio. Matteo tornerà in campo domenica nel terzo turno contro il monegasco Valentin Vacherot, n. 24 del seeding. Tra i due non ci sono precedenti.

Sci, Paris vince per la quinta volta la discesa di Kvitfjell

Roma, 21 mar. (askanews) – Dominik Paris è ancora il re indiscusso dell’OlympiaBakken: il fuoriclasse azzurro domina per la quinta volta in carriera la discesa di Kvitfjell (Norvegia) che ha aperto le Finali di Coppa del Mondo. Per il trentaseienne della Val d’Ultimo si tratta del primo successo stagionale, il 25esimo complessivo della carriera, il ventesimo in discesa. E sette di questi, hanno preso forma proprio nella località sede dei Giochi Olimpici del 1994: cinque discese e due superG, tra il 2016 ed il 2026. perchè i dossi e le asperità del tracciato norvegese sanno esaltare il campione azzurro, pronto a sgretolare la gara con il tempo di 1’45″37, avvicinato solamente dal campione olimpico Franjo Von Allmen, secondo a 0″19.

Referendum sulla giustizia, il campo largo punta sul No e prepara lo sprint per le politiche

Roma, 21 mar. (askanews) – Il centrosinistra adesso ci crede, quel referendum sulla giustizia che solo pochi mesi fa sembrava perso in partenza adesso può diventare il trampolino che lancia la coalizione verso le politiche del prossimo anno. I sondaggi di questi mesi di campagna elettorale hanno galvanizzato i leader del ‘campo largo’, a cominciare da Elly Schlein e Giuseppe Conte che quasi ogni giorno si sono spesi in prima persona nei comizi in giro per l’Italia. Una vittoria del ‘no’ sarebbe uno sfregio doloroso per Giorgia Meloni, alla vigilia della maratona delle politiche, ma avrebbe anche ricadute interne al centrosinistra, rendendo non più rimandabile la discussione sulla leadership della coalizione.

La partita si gioca sulla capacità di mobilitare il proprio elettorato, vince chi motiva i suoi e non a caso tutti i leader dei partiti di centrosinistra, a partire proprio da Conte e Schlein, si sono ben guardati dal trasformare il voto in un referendum sulla Meloni, come invece accadde nel 2016 con Matteo Renzi. Un referendum visto come un ‘primo tempo’ delle politiche spingerebbe alle urne anche i sostenitori della premier, è il ragionamento, mentre per i leader del ‘campo largo’ tenere la discussione sull’attacco alla Costituzione e sul rischio di un ‘modello Trump’ dovrebbe motivare soprattutto gli elettori di centrosinistra.

Anche in questi giorni la leader Pd, per esempio, ha sempre accuratamente evitato di rispondere quando le è stato chiesto cosa accadrebbe al governo in caso di vittoria del ‘no’. “Noi non chiederemo le dimissioni – è il mantra ripetuto dalla Schlein – batteremo la desta alle urne”. E anche Conte ha sempre svicolato quando gli è stato chiesto delle sorti del governo in caso di sconfitta del ‘sì’: “A casa? Valuti lei”. Semmai “si faccia un esame di coscienza, dopo quattro anni cosa porta ai cittadini, un fallimento, una sconfitta ulteriore”.

Al tempo stesso, però, la vittoria non aiuterebbe a sciogliere il nodo della leadership della coalizione, proprio perché entrambi hanno scelto di guidare la campagna referendaria dei rispettivi partiti. La Schlein ha affiancato i comizi sulla giustizia alla “campagna di ascolto”, una prova generale della mobilitazione dei prossimi mesi per le politiche. Insieme all’allarme per il governo che “vuole scegliersi i giudici” la leader Pd ha ogni volta parlato di sanità pubblica, salario minimo, diritti, violenza sulle donne, congedo paritario.

E per Conte la contrapposizione dura e anche personale con Meloni è stata anche l’occasione per ribadire il profilo “progressista” ma “autonomo” del Movimento, come da mandato della fase costituente interna del 2024. Anche se qualche sondaggio, nelle scorse settimane, ha certificato la propensione favorevole alla riforma Nordio di un elettore M5S su cinque, la più alta nel campo progressista, il Movimento non ha fatto registrare scosse su questo tema al vertice o nei gruppi parlamentari.

L’ex premier ha spinto sulla caratterizzazione del Movimento come forza più fedele allo schieramento pro-magistratura. L’impegno del leader M5s sembra essere stato premiato con qualche apparente ritorno di immagine: l’ultimo sondaggio SWG-La7 dava il M5S in crescita di qualche decimale e se il centrodestra davvero andasse avanti sulla riforma elettorale a maggior ragione diventerebbe quasi ineludibile il tema delle primarie nel centrosinistra.

Nel Pd quasi tutti scommettono sul fatto che il leader 5 stelle chiederà di usare i ‘gazebo’, anche se Conte continuerà a ribadire che si deve partire dal “confronto sul programma”. La scelta delle primarie diventerebbe quasi inevitabile con l’indicazione del capo della coalizione previsto dalla proposta presentata dal centrodestra, a meno che non si arrivi ad un accordo a tavolino su cui al momento scommettono in pochi.

Ma le cose si complicherebbero persino di più con una sconfitta del ‘no’, perché troverebbero più spazio i tanti – soprattutto in casa Pd – che valutano ancora la figura di un nome ‘terzo’, un ‘federatore’ alla Romano Prodi, per guidare la coalizione. Tra i democratici praticamente nessuno ha contestato la scelta del ‘no’, soprattutto tra i parlamentari.

Solo Pina Picierno è ufficialmente schierata a favore della separazione delle carriere, oltre a figure come Enrico Morando e Stefano Ceccanti che animano la ‘Sinistra per il sì’, ma in direzione di fatto nessuno ha sollevato obiezioni sulla scelta di fare campagna contro la riforma Nordio. Uno scenario che più di un sostenitore della segretaria pensa di poter esorcizzare con l’anticipo del congresso, che a scadenza naturale sarebbe previsto per inizio 2027. Anche di questo si parlerà dalla prossima settimana, perché se si fanno le primarie di coalizione diventa complicato immaginare di convocare anche le assise Pd.

Referendum sulla giustizia, la scommessa di Meloni sul Sì: test (inevitabile) per il governo

Roma, 21 mar. (askanews) – Il messaggio, sin dall’inizio, non poteva essere più chiaro: le sorti del governo non sono legate all’esito del referendum sulla giustizia che si celebra domani e lunedì. Praticamente dal giorno uno, Giorgia Meloni ha spiegato e ripetuto che non si sarebbe dimessa in caso di sconfitta del sì e ha rigettato così il paragone con il precedente – tirato in ballo continuamente dagli addetti ai lavori – della bocciatura della riforma costituzionale che portò alle dimissioni di Matteo Renzi.

Quasi dieci anni dopo, insomma, la presidente del Consiglio si è ben guardata dal ripetere quello schema, ossia dal trasformare la consultazione – come fece allora il suo predecessore – in un voto pro o contro di sé. Ma ci sono molte ragioni per cui, al di là della narrazione impostata da palazzo Chigi, il referendum rischia di essere inevitabilmente un test per il governo e, soprattutto, per chi lo guida. Con conseguenze sulla stabilità dei prossimi mesi di navigazione difficili da prevedere.

Tanto per cominciare, la riforma che viene sottoposta al giudizio degli italiani è stata approvata nella sua versione definitiva esattamente come uscita dal Consiglio dei ministri, ovvero senza mai subire una modifica o una correzione nei passaggi parlamentari previsti ed è quindi interamente ascrivibile all’esecutivo.

Se questo è il dato fattuale, c’è però un altro elemento molto più politico. Di tutte quelle che erano previste nel programma elettorale del centrodestra, quella della giustizia è con ogni probabilità l’unica riforma costituzionale che vedrà la luce nella legislatura. Partita in teoria come cavallo di battaglia di Forza Italia, anche nel nome di Silvio Berlusconi, alla fine è stata scelta dalla premier come ‘prediletta’. Da un parte, perché il malfunzionamento del settore è cosa che riguarda da vicino molti cittadini, dall’altra, difficilmente si può considerare la decisione come avulsa dagli scontri avuti con la magistratura in questi anni: un caso su tutti, il decreto Albania. In teoria, la riforma simbolo di Fratelli d’Italia avrebbe dovuto essere il premierato: arenato da quasi due anni alla Camera dopo il sì del Senato, si è già visto sorpassare appunto dalla riforma della giustizia e ora, quasi certamente, anche da una modifica della legge elettorale che dovrebbe provare a ‘replicarne’ gli effetti maggioritari ma per via ordinaria. Se il premierato dovesse mai riprendere il suo cammino parlamentare, insomma, sarebbe soltanto per far vedere che i meloniani non hanno ammainato una storica bandiera.

A tutto ciò, va aggiunto che questo è l’unico test elettorale dell’anno, se si escludono alcuni Comuni: quindi di fatto l’unica chiamata alle urne collettiva prima delle elezioni Politiche.

Nelle previsioni iniziali, la presidente del Consiglio avrebbe dovuto dedicarsi a questa campagna elettorale nelle ultime 2-3 settimane, quelle che – secondo i sondaggisti – servono davvero a formare o a consolidare le intenzioni di voto. Programmi che, in buona parte, sono stati sconvolti dal nuovo conflitto in Medio Oriente scaturito dall’attacco di Usa e Israele all’Iran. Proprio le preoccupazioni dei cittadini per le ripercussioni della guerra, e un conseguente disinteresse per la battaglia referendaria che diversamente sarebbe stata centrale in queste settimane, sono considerate nel centrodestra uno dei fattori che possono penalizzare il fronte del sì. Il ragionamento che viene fatto, statistiche alla mano, è che più è alta l’affluenza più vorrà dire che si è mobilitato l’elettorato favorevole alla riforma.

L’astensione, e il voto delle regioni del Sud, vengono infatti considerati nella maggioranza i due grandi fattori per capire dove potrebbe pendere la bilancia. Una larga partecipazione nel Meridione, si prevede, andrebbe tradotta come uno spostamento soprattutto a favore del fronte del no.

Proprio per smuovere quell’ago della bilancia, Giorgia Meloni si è lanciata in un rush finale di campagna elettorale. Una sola manifestazione, quella promossa dal suo partito a Milano, e per il resto molta tv e radio insieme alla ormai nota partecipazione, nei fatti poco ‘pulp’, del podcast con Fedez.

La presidente del Consiglio ha provato a impostare il messaggio nel modo più semplice e meno tecnico possibile, visto l’alto tasso di specializzazione della materia. Nella sostanza lo slogan alla fine è stato: Se votate no per mandare a casa me, sappiate che alla fine vi terrete sia me che un sistema giustizia che non funziona.

E, tuttavia, al di là della narrazione e della costruzione della campagna elettorale è impossibile immaginare che l’esito della consultazione non influenzerà, in un modo o nell’altro, l’ultimo miglio della legislatura. Una vittoria del sì, d’altra parte, non potrebbe che essere considerata anche una vittoria della stessa premier e un consolidamento della sua leadership dopo quattro anni di governo. Allo stesso tempo, un trionfo del no sarebbe la sua prima vera sconfitta da quando è alla guida di palazzo Chigi ed è facile prevedere che possa generare fibrillazioni nella stessa maggioranza: dal giorno dopo il referendum, d’altra parte, tutti i partiti – di destra e di sinistra – saranno già totalmente proiettati sulle elezioni Politiche cercando di portare acqua al proprio mulino. Mantenere la maggioranza “compatta”, insomma, non sarà così facile.

Guerra in Iran, la Commissione Ue invita gli Stati a ridurre gli obiettivi di stoccaggio del gas

Milano, 21 mar. (askanews) – La Commissione europea ha invitato gli Stati europei a ridurre gli obiettivi di stoccaggio del gas e a iniziare gradualmente il riempimento delle riserve nel tentativo di ridurre la domanda, dopo l’impennata dei prezzi dell’energia generata dal conflitto in Iran. A scriverlo è il Financial Times che cita una lettera della Commissione europea che dovrebbe essere stata inviata agli Stati membri dopo la chiusura dei mercati di venerdì.

In questa lettera, il commissario europeo all’Energia, Dan Jørgensen, invita i ministri dell’energia dell’Unione a non affrettarsi a ricostituire le riserve di gas esaurite dei loro Paesi e a ricorrere alla “flessibilità” per ridurre la domanda di famiglie e industria in un momento “in cui l’offerta è sotto pressione”. Per Jørgensen gli Stati membri dovrebbero abbassare l’obiettivo di riempimento dei propri impianti di stoccaggio del gas all’80% della capacità, 10 punti percentuali al di sotto degli obiettivi ufficiali dell’UE, “il prima possibile nella stagione di riempimento per fornire certezza e rassicurazione agli operatori di mercato”.

Stando a quanto scrive il quotidiano finanziario inglese, il Commissario ha suggerito ai Paesi di iniziare gradualmente a riempire le riserve per evitare una “corsa di fine estate” che metterebbe sotto pressione i mercati, rimandando, tuttavia, al primo dicembre il raggiungimento degli obiettivi di stoccaggio. Si tratta di un posticipo di un mese rispetto agli obiettivi introdotti dalla legislazione europea dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022.

L’appello della Commissione ai ministri europei, osserva il Ft, “evidenzia le preoccupazioni di Bruxelles che una spinta da parte degli Stati membri per raggiungere obiettivi di stoccaggio rigorosi possa esercitare ulteriore pressione sui prezzi del gas in Europa, che sono aumentati del 21,5% questa settimana a seguito degli attacchi alle infrastrutture energetiche critiche in Medio Oriente”.

Nella sua lettera, Jørgensen ha affermato che l’approvvigionamento energetico dell’UE “rimane relativamente protetto”, ma ha chiesto una “risposta collettiva” al conflitto, avvertendo che, dati “i recenti sviluppi, potrebbe volerci più tempo prima che la produzione qatariota di gas naturale liquefatto torni ai livelli precedenti alla crisi”.

Acqua, Villa (AVR Anima): contributo importante da industria

Roma, 21 mar. (askanews) – “La gestione sostenibile della risorsa idrica è una sfida concreta e una priorità sistemica che riguarda da vicino industria, agricoltura e salute pubblica. La partecipazione di Avr, associazione dei costruttori di valvole e rubinetti federata Anima Confindustria, a questo momento di confronto promosso da Fondazione Univerde, rappresenta l’occasione per portare un contributo responsabile e collaborativo su un tema che richiede soluzioni condivise e visione di lungo periodo. Crediamo che solo attraverso una partnership reale fra istituzioni, gestori e industria sia possibile rendere le infrastrutture più efficienti; in questo contesto, il comparto del valvolame e della rubinetteria italiana è pronto ad offrire il proprio contributo”.

Così Andrea Villa (Vice Presidente di AVR – ANIMA Confindustria) in occasione del convegno “Acqua, Agricoltura e Salute: innovazione e ricerca per la sicurezza, la qualità e la sostenibilità”, promosso da Fondazione UniVerde e Coldiretti, con il supporto di UNESCO WWAP, il patrocinio di Rai, la main partnership di Almaviva Group, la media partnership di Rai Italia e con event partner Acea Acqua.

Iran, le notizie più importanti del 21 marzo sulla guerra

Roma, 21 mar. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di sabato 21 marzo sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge ormai tutti i Paesi del Golfo e il Libano, con gravi ripercussioni sull’economia globale.

-12:12 L’emittente israeliana Kan: l’attacco lanciato oggi contro l’impianto nucleare iraniano di Natanz è stato condotto dagli Stati uniti con bombe “bunker buster”.

-11:50 Un ufficiale del Servizio di intelligence nazionale iracheno (Inis) è rimasto ucciso nell’attacco con droni che questa mattina ha preso di mira il quartier generale dell’Inis a Baghdad.

Referendum sulla Giustizia, cosa prevede la riforma: separazione carriere, Alta Corte, due Csm

Roma, 21 mar. (askanews) – La riforma costituzionale della magistratura, – “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” – che ha come obiettivo di separare le carriere dei magistrati requirenti e giudicanti, attraverso la modifica del Titolo IV della Costituzione, ha ottenuto il quarto e ultimo via libera parlamentare dal Senato il 30 ottobre scorso, con 112 voti a favore, 59 contrari e 9 astenuti. Rispetto al testo presentato in origine dal governo, che reca la firma della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, il Parlamento non ha apportato alcuna modifica, neanche in occasione della prima lettura.

Il provvedimento prevede due distinti organi di autogoverno: il Consiglio superiore della magistratura giudicante e il Consiglio superiore della magistratura requirente. La presidenza di entrambi gli organi è attribuita al presidente della Repubblica, mentre sono membri di diritto del Consiglio superiore della magistratura giudicante e del Consiglio superiore della magistratura requirente, rispettivamente, il primo presidente della Corte di Cassazione e il procuratore generale della Corte di Cassazione.

Gli altri componenti di ciascuno dei Consigli superiori sono estratti a sorte, per un terzo da un elenco di professori e avvocati compilato dal Parlamento in seduta comune e, per i restanti due terzi, rispettivamente, tra magistrati giudicanti e requirenti. Si prevede, inoltre, che i vicepresidenti di ciascuno degli organi siano eletti fra i componenti sorteggiati dall’elenco compilato dal Parlamento.

Un’altra novità è rappresentata dall’istituzione dell’Alta Corte disciplinare che sarà composta da 15 giudici: 3 nominati dal presidente della Repubblica; 3 estratti a sorte da un elenco compilato dal Parlamento in seduta comune; 6 estratti a sorte tra i magistrati giudicanti e 3 estratti a sorte tra i requirenti entrambi in possesso di specifici requisiti.

Il No può rifarsi ad Elia? Olivetti apre la polemica, Balboni risponde

Elia, il cattolicesimo democratico e il referendum

 

di Marco Olivetti

Strumentalizzare il nome dei morti per sostenere una posizione politica che non ci si sente di appoggiare solo sulla propria autorevolezza o mediocrità è moralmente squallido. 

È quanto sta accadendo in questi giorni con una posizione di Leopoldo Elia durante i lavori della Bicamerale D’Alema a proposito di un emendamento sulla divisione del CSM in due sezioni. Una posizione che viene presa a base di un invito a votare No nel prossimo referendum, proprio in nome di Elia.

Io non so francamente come oggi avrebbe ragionato Leopoldo Elia sulla separazione delle carriere e sulla riforma del CSM. Non credo che nessuno possa saperlo. Il contesto di oggi è troppo diverso dal 1998: ad es. il gigantesco conflitto di interessi coagulato attorno a Berlusconi appartiene alla storia e non al presente e quel conflitto – che non era un dato transeunte, ma un fenomeno strutturale della politica italiana di quegli anni – spiega quella posizione. Certo questo non è un tema su cui è possibile rinvenire nel pensiero di Elia una indicazione stabile.

Ho collaborato per una decina d’anni col prof. Elia e fra le lezioni principali che mi ha trasmesso, oltre ad una grande sapienza e prudenza, vi era l’onestà intellettuale. Che manca del tutto a chi oggi strumentalizza un episodio  politico per manifestare un segno di vitalità culturale. Credo che questo proprio il professore non sarebbe riuscito ad apprezzarlo e penso anche che invocare il cattolicesimo democratico su questa vicenda sia solo un modo per sporcare una tradizione a suo tempo nobile e nella quale non pochi (fra cui Martinazzoli) avevano idee almeno in parte diverse.

Ma il punto sta qui: non possiamo non imparare dai maestri, ma non possiamo strumentalizzarli. Possiamo e dobbiamo usare solo la nostra piccola o grande credibilità per ragionare ed argomentare. Il di più viene dal maligno.

 

[Pubblicato ieri su Avvenire e postato sul orofilo Fb dell’autore]

 

*

 

Risposta di Enzo Balboni

Come promotore, insieme a Lucio D’Ubaldo, dell’Appello per il NO nel solco di Leopoldo Elia, cerco di rispondere pacatamente, e con argomenti, all’aperta e ingenerosa accusa di Marco Olivetti di voler strumentalizzare il pensiero di un maestro scomparso ai fini di una battaglia politica contingente  (confronta Avvenire e Facebook del 19 marzo).

Quanto al metodo, a me sembra che aver riportato tra virgolette una dichiarazione pubblica – agli atti di una Commissione bicamerale sulle riforme costituzionali della quale Elia era vicepresidente nel 1997 – non sia un procedimento manipolatorio, in una circostanza non simile ma uguale, che riguarda l’oggi.

Elia, che pesava ogni parola,  dichiara in una sede solenne, “…in coerenza con opinioni fortemente meditate”, di esprimere la sua “opinione contraria all’articolazione del CSM in due sezioni: una per i magistrati giudici e l’altra per i magistrati pubblici ministeri, ritenendo che questa disgiunzione rappresenti una fuga in avanti e non  garantisca quegli effetti positivi che da essa deriverebbero secondo i sostenitori di questa riforma”.

Mi pare un pensiero molto chiaro; ed equivale ad una  banalizzazione opinare, come fa il mio interlocutore, che il contesto odierno è troppo diverso da quello del 1998,  sul quale incombeva – si proclama, dicendo il vero – il gigantesco conflitto di interessi coagulato attorno a Berlusconi. 

Sarebbe, allora, il fantasma di Berlusconi a spiegare quella posizione? Dire questo significa, a mio avviso, sminuire anzi annichilire la capacità di ben pensare politicamente di Leopoldo Elia, che era al tempo stesso prudente ma coraggioso e sempre sapienziale.

Dunque, nessuna strumentalizzazione, ma solo un aggiornamento alle tematiche odierne. Sarei osceno, e stupido, se scrivessi che Elia vivo voterebbe No al referendum;  ma con gli amici del mondo del cattolicesimo democratico osiamo dire che, ponendoci nel solco del suo alto pensiero, ci opponiamo a questa manomissione della Costituzione.

Referendum, Guzzetta e D’Ubaldo a confronto su Conquiste del Lavoro

Il 22 e 23 marzo i cittadini italiani saranno chiamati a votare sul referendum costituzionale confermativo che riguarda la Giustizia. Trattandosi di un referendum confermativo, non è previsto alcun quorum: il risultato sarà valido indipendentemente dal numero degli aventi diritto che si recherà alle urne. Sulle ragioni del Sì e del No abbiamo intervistato Giovanni Guzzetta, costituzionalista, sostenitore del Sì; e Lucio D’Ubaldo, direttore de Il Domani d’Italia, del Comitato società civile per il No. 

La riforma oggetto del referendum è un attacco alla Costituzione e indebolisce la democrazia?

D’Ubaldo. Certamente. È l’attacco su un punto decisivo ai principi e ai valori del testo uscito dall’Assemblea costituente e rimette in discussione la “forma” del Csm definita con la legge del 1958. In nome del processo giusto, come se finora sia stato praticato un sistema ingiusto, s’inventano soluzioni a dir poco problematiche. La trasformazione del Pm in “avvocato dell’accusa” rompe la cultura e la prassi della cosiddetta unitarietà della giurisdizione. In questo modo non si rafforzano le garanzie del cittadino: il Pm, con queste norme sottoposte a referendum, non è più garante della correttezza delle indagini, con l’obbligo di raccogliere anche le prove a discarico dell’imputato. È un cambio di prospettiva che esclude il dovere del Pm di “pensare” anche come giudice, non solo come accusatore.

Guzzetta. Dopo mesi di campagna elettorale sto ancora cercando di capire quali norme della riforma realizzerebbero l’attentato alla Costituzione. Mi sembra risibile pensare che gente che appartiene solidamente alla tradizione riformista e garantista della sinistra come Barbera, Ceccanti, Picierno, Salvi e tanti altri, si stiano rendendo complici di un complotto per realizzare una deriva autoritaria e anticostituzionale. Io sono convinto che questa riforma rafforza l’indipendenza di tutti i magistrati e la separazione dei poteri. Perché anche separare strutturalmente, come diceva Giovanni Falcone, chi ha il potere di accusare e chi ha il potere di giudicare è nella linea montesquieiana della separazione dei poteri. Per una riprova basterebbe leggere la relazione del Ministro fascista Dino Grandi alla riforma dell’ordinamento giudiziario del 1941 in cui si rafforzava l’unità tra Pubblico ministero e giudice. Grandi dice espressamente che la finalità è oltrepassare “l’ormai separata” (per lui) concezione della divisione dei poteri! Del resto proprio Falcone in una intervista a Repubblica del 3 ottobre 1991 segnalava che la sua posizione per la separazione veniva accusata di volere indebolire l’indipendenza e preludere alla sottoposizione del Pm all’esecutivo. 

Con questa riforma cosa cambia nel rapporto tra cittadini e giustizia? 

Guzzetta. Cambia moltissimo. Perché il cittadino sarà garantito che chi lo giudica sia veramente “terzo” e nelle sue decisioni non sia, nemmeno inconsapevolmente, influenza dal fatto che la sua carriera dipende da un organo, l’attuale Csm, in cui siedono e votano anche i rappresentanti dell’accusa, cioè i pubblici ministeri. Non è da Paese civile avere ogni 8 ore un cittadino sottoposto a ingiusta detenzione come accade oggi in Italia, anche a causa di un appiattimento dei giudici sulle richieste dei Pm. E di fronte all’argomento secondo cui questa riforma non garantirebbe maggiore efficienza, rispondo che anche la Santa Inquisizione era efficientissima, ma niente affatto giusta. 

D’Ubaldo. Il paradosso è che sull’efficienza del sistema questa riforma non incide. È tutto rinviato a un dopo indefinito. Tutto si concentra sulla questione del “protagonismo”, enfatizzato dai media, del magistrato inquirente. Il focus della riforma sta in questa sorta di rivincita della politica dopo gli eccessi di Mani Pulite. Invece di correggere le distorsioni intervenute sull’onda di demagogiche, in primis l’errata contrazione dell’immunità parlamentare, si ridefinisce l’impianto costituzionale che tutela l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Sicché la nuova visione della giustizia finisce per rispondere a una disordinato rimescolamento di carte che precipita nella frantumazione del Csm (tre invece di uno).

Separare giudici e pubblici ministeri è il coerente sviluppo del passaggio dal processo inquisitorio a quello accusatorio; o rompe l’unitarietà della magistratura?

D’Ubaldo. Si tratta di una semplificazione. Il rito accusatorio ha varie applicazioni. La presunta “coerenza”, con il passaggio al rito accusatorio sic et sempliciter, è suscettibile di forti obiezioni. In Francia, ad esempio, la separazione delle carriere opera nel quadro di un sistema misto (inquisitorio e accusatorio). Dunque, la necessità di “portare a termine” nella maniera voluta dal governo la riforma Vassalli (1989) lascia insoddisfatti e perplessi. Non è un dettaglio la rottura dell’unitarietà della giurisdizione che la cultura giuridica, in specie quella cattolica, ha considerato quasi un dogma. Non a caso Leopoldo Elia, uno dei giuristi più insigni della Dc, nella bicamerale D’Alema (1987) votò contro la separazione delle carriere e si astenne su un emendamento che istituiva due sezioni distinte del Csm (benché preservato nella sua unicità).

Guzzetta. La risposta sta già nella sua domanda. Una volta deciso di abbandonare il modello inquisitorie, sempre più recessivo in tutte le grandi democrazie contemporanee, la distinzione delle funzioni nel processo implica, per ragioni di buon senso e di civiltà giuridica, che si separino anche le carriere e il reciproco condizionamento tra chi accusa e chi giudica. Come dicevo prima, appartiene alla tradizione più sacra del costituzionalismo l’idea che si debbano evitare concentrazioni di potere non giustificate. E la cosiddetta unità della magistratura giudicante e requirente appartiene a queste tipologie. Separare le carriere non punta a indebolire, ma appunto a separare poteri che non debbono stare insieme. Probabilmente anche il sovrano assoluto con la Rivoluzione francese si sarà sentito “indebolito” e privato dell’”unità” del proprio potere. Ma quella fu una scelta sana, non una distorsione.

Il sorteggio elimina le degenerazioni delle correnti o sostituisce la responsabilità con il caso? 

Guzzetta. Il problema è proprio la responsabilità. Il paradosso è che la magistratura associata cerca in tutti i modi di sfuggire alla responsabilità, a cominciare da quella disciplinare, è poi rivendica la tutela della responsabilità nella rappresentanza. Ma il Csm non è un organo che deve realizzare la rappresentanza elettorale, perché non è un organo politico. Se c’è un ambito in cui non ha senso parlare di responsabilità è proprio la composizione del Csm. Vogliamo veramente che i magistrati “rispondano” alle correnti che li hanno fatti eleggere piuttosto che alla legge e all’interesse generale del buon funzionamento della magistratura?

D’Ubaldo. Il sorteggio è una bizzarria. Alla fine la recondita plausibilità dell’innovazione sta nella negazione del connotato del Csm come organo di autogoverno: poiché non è concepito come tale – ecco il salto logico! – ma solo come organo di alta amministrazione, allora diventa ammissibile l’elezione dei suoi membri attraverso la regola del sorteggio. Ciò contrasta apertamente con la volontà del legislatore costituente, fedelmente rispecchiata nella legge istitutiva del Csm.

Il terzo punto della riforma è l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare. Quali sono i vantaggi e quali le controindicazioni? 

D’Ubaldo. Non saprei dire francamente quali siano i vantaggi. Oltretutto, dopo aver messo all’indice la vicinanza e l’intreccio nell’attuale Csm di giudici e pubblici ministeri, questa stessa condizione si ripropone nell’Alta corte: entrambi i rami della carriera giudiziaria tornano con la riforma ad amministrare insieme l’azione disciplinare. Non si comprende la ratio dell’innovazione.

Guzzetta. Il vantaggio è che si pone fine alla giustizia domestica, alla giustizia fatta in casa, che ha dato una pessima prova di sé. Si contano sulle dita di una mano i magistrati che rispondono veramente e con sanzioni effettive per gli illeciti compiuti nell’esercizio delle funzioni. 

Cosa è auspicabile avvenga dopo il 23 marzo, in caso di vittoria del Sì con la fase attuativa; e in caso di vittoria del No con miglioramenti comunque da apportare al sistema giudiziario?

Guzzetta. Sono convinto che dopo trent’anni di tentativi finalmente riusciti con la riforma, se vince il No ci vorranno altri trent’anni, se non di più, per riaprire il dossier. Se il voto confermasse, come io non credo, lo status quo, nessuno oserebbe intervenire di nuovo per molto tempo. Se vince il Sì ci sarebbe ovviamente la possibilità di aprire un dialogo interrotto da una campagna manichea e barbara. Con la garanzia che la Corte costituzionale vigilerebbe contro ogni ipotetico tentativo di tradire le scelte costituzionali.

D’Ubaldo. Credo sia auspicabile, innanzi tutto, che il referendum fallisca perché ciò costituirebbe il monito per qualsiasi ulteriore tentativo di modificare la Costituzione a colpi di maggioranza. In ogni caso, l’auspicio che vale per tutti rimanda alla necessità di operare con spirito di apertura e condivisione, fuori dallo schema di rigida contrapposizione tra governo e opposizione, dovendo riconoscere quanto sia inopportuno operare con spirito di parte sui delicati meccanismi che regolano la giustizia nello Stato di diritto costituzionale.

 

[A cura di Giampiero Guadagni]

Cambiare idea o cambiare bandiera? La misura della politica

Il trasformismo tra libertà e opportunismo

Con il referendum sulla giustizia ne stiamo vedendo di cotte e di crude, acrobazie all’ultimo stadio di revisioni di pensiero. Commentando il libro di Tommaso Cerno a titolo “Le ragioni di Giuda”, Luigi Bisignani richiama la risposta di John Maynard Keynes a chi lo accusava di incoerenza: “Quando i fatti cambiano, io cambio idea. E lei cosa fa?”. Il traditore sarebbe, a leggerla positivamente, colui che compie un atto di libertà rompendo un ordine costituito. Insomma, peggio ancora sarebbe l’atteggiamento di colui che non decide mai. Il ragionamento regge se si tratta di adeguare il proprio pensiero al mutare delle situazioni, un conformarsi al nuovo che avanza.

Potrebbe anche tradursi nell’arte della duttilità spogliandosi dalla gabbia dei propri primi pensieri. Il tutto ha ragione d’essere nella misura in cui non si sacrifica integralmente la propria identità, la causa per cui si è nati e che ti definisce, rendendoti riconoscibile rispetto al mondo. Se il motivo vero che induce ad aggiornare un pensiero ispirativo di origine è invece la propria sopravvivenza allora non c’è giustificazione che tenga. Ci sono quelli che obbediscono al motto del buon Ferrini “Non capisco ma mi adeguo”, aggiornandone la versione. “Capisco e mi adeguo” vale per restare sempre alla ribalta e null’altro. Un conto è adeguare, altra cosa è rinnegare.

Identità, coerenza e responsabilità

Ne discende che se, fino a stravolgerlo, si è orientato massicciamente il pensiero per vie opposte rispetto al punto di partenza, si dovrebbe avere l’onestà di dismettere il ruolo di testimone di un’idea che non c’è più. Ne conseguirebbe, per logica, l’umiltà di ritornare alle faccende domestiche, senza aggiungersi al pattuglione di quelli che un giorno si contestavano.

Giuda ha tradito per i denari ricevuti o perché eroso dal dubbio di tradire il Dio di Mosé dando bordone all’impostore Gesù? Il giudizio sul suo tradimento sarà diverso rispetto a ciò che lo ha intimamente mosso.

Pilato è oggi il popolo di chi si astiene dalla lotta, da quelli che a torto o ragione si chiamano fuori dall’interesse politico e ad ogni occasione si astengono o, peggio ancora, si abbandonano alla deriva del pervasivo corrente populismo. Anche Pilato volle chiamarsi fuori dalle diatribe religiose degli Ebrei e dalla loro sete di mantenimento del potere della casta sacerdotale e così se ne lavò le mani. Affidò ogni giudizio alla folla ed ai suoi tristi attizzatori. Si racconta che morì suicida in quel della Gallia e comunque non fece una bella fine. Non prendere posizione, evitando di posare il pensiero o da una parte o dall’altra alla lunga ti si ritorce contro.

Dal qualunquismo alla politica liquida

Nel dopo guerra un certo Guglielmo Giannini ne ha combinate di cotte e di crude, un brillante esempio forse per il nostro “Giuseppi” nazionale a fare altrettanto. Far fuori il limite dei due mandati elettivi significa aver cancellato ciò per cui si era venuti al mondo professando, da principio, l’odio per i professionisti della politica. Dopo la sua evoluzione, vuota di specificità, doppioni di altri partiti non sembrano estremamente necessari al benessere del paese. “Dateci un tratto distintivo e solleverò il mondo” potrebbe essere l’implorazione di un popolo orante che deserta le urne.

Il buon Giannini, con una inziale ispirazione liberale e liberista nel 1946 fondò il partito ”Fronte dell’Uomo Qualunque”, alleandosi subito dopo la sua nascita, in occasione della competizione amministrativa, con il Partito Nazionale Monarchico e in parte con il Partito Liberale Italiano.

Nelle successive elezioni nazionali divenne il quinto partito con ben 30 deputati. In breve, dopo un avvicinamento alla Democrazia Cristiana e al Movimento Sociale Italiano, si indirizzò verso il Partito Comunista Italiano pur avendo nomato in precedenza Togliatti come “verme, farabutto e falsario” per poi ritornare al Partito Liberale Italiano.

In seguito confluì nel Blocco Nazionale e poi, ormai dissolto il suo partito, si candidò a titolo personale prima nella Democrazia Cristiana e poi nel Partito Monarchico Popolare.

La misura come discrimine morale

Dunque si possono rivedere i propri convincimenti ma il funambolismo, a vantaggio solo di una poltrona da difendere, non lascia il cuore contenti. Che si tratti di voltare la gabbana o di una più piccola gabbanella, resta una disinvoltura da non applaudire. Tutto, come sempre, è questione di misura, parola che ha alla sua radice latina nel verbo “metiri”. Aggiungendo una semplice consonante si arriva a “mentire” e non ci sarebbe da sorridere.

Quando non si ha più nulla da “tradere”, da consegnare al prossimo, si può, cambiando semplicemente una vocale, “tradire” e andare avanti. Basta esserne consapevoli.

Il calcio italiano al bivio: meno alibi, più visione

Tra eliminazioni precoci e ritardi strutturali, il sistema calcio italiano sconta limiti organizzativi, culturali e formativi: senza riforme profonde, il divario con l’Europa rischia di diventare permanente.

Il verdetto europeo delle ultime settimane ha lasciato pochi dubbi. L’eliminazione di Inter e Juventus per mano di realtà come Bodo/Glimt e Galatasaray, seguita dalla disfatta dell’Atalanta contro il Bayern Monaco, ha riportato al centro una domanda che da tempo attraversa il nostro sport: dove sta andando il calcio italiano?

A rendere il quadro ancora più scoraggiante ha contribuito il fatto che sia il Bodo sia il Galatasaray siano usciti nel turno successivo. Un dettaglio che ridimensiona le nostre eliminazioni e rafforza la sensazione di un divario non solo tecnico, ma strutturale.

La dittatura dell’episodio e la cultura dell’alibi

Nel campionato italiano il racconto resta troppo spesso legato al dettaglio. La discussione si concentra sui singoli episodi, come se bastassero a spiegare sconfitte che nascono da problemi più profondi: organizzazione, intensità, qualità del gioco e carenza di veri talenti.

Nasce così una “cultura dell’alibi” che finisce per diventare il paracadute del sistema. L’episodio smette di essere parte del gioco e diventa la chiave di lettura dominante, utile a evitare analisi più scomode.

Il VAR, anziché spegnere le polemiche, ha finito per alimentarle: allenatori e dirigenti trovano nell’errore arbitrale un rifugio, mentre il dibattito si sposta dal campo al “processo”.

Anche il giornalismo sportivo, spesso, segue questa scia: più polemica che approfondimento, più rumore che analisi. Il risultato è una narrazione superficiale che ostacola ogni reale presa di coscienza.

Misurarsi con l’Europa: limiti e distanza

Il risultato è evidente quando le squadre italiane si confrontano con il calcio europeo: emergono, infatti, tutti i limiti che nel nostro campionato si vedono ogni settimana, continuando a sottovalutarli. La minore intensità, la difficoltà nell’adattamento tattico e una competitività interna non sempre all’altezza diventano fattori decisivi.

È un corto circuito che investe inevitabilmente anche la Nazionale, priva di interpreti abituati a recitare da protagonisti sui palcoscenici più esigenti.

Discutere degli episodi è legittimo, e in alcuni casi necessario. Ma quando diventa, troppo spesso, l’unico orizzonte del dibattito, si trasforma in un alibi collettivo. E finché il calcio italiano continuerà a raccontarsi così, il distacco dalle realtà europee più evolute resterà una distanza incolmabile.

Il silenzio dei cortili

Per colmare il divario europeo non basta intervenire sull’emergenza del momento. Serve una progettazione che riguardi l’intero sistema, a partire dai settori giovanili.

Il declino del talento “spontaneo” è evidente: la sparizione del “calcio di strada” – fatto di cortili pieni di voci, partite infinite e regole inventate al momento – ha tolto quell’imprevedibilità e quella creatività che storicamente ci appartenevano. Al suo posto è nato un sistema ultra-strutturato che garantisce ordine tattico ma spesso soffoca l’iniziativa individuale dei ragazzi.

 Il modello Atalanta resta l’esempio da seguire, capace di unire valorizzazione dei talenti e solidità gestionale, ma finché rimarrà un’eccezione e non la norma, in Italia si continuerà a faticare.

Oltre il campo: la riforma necessaria

La crisi del calcio italiano non si risolve solo in campo. Serve un intervento deciso a livello federale e istituzionale: senza riforme strutturali, ogni discorso sulla progettualità resta utopia. La modernizzazione degli impianti non è più rinviabile, altrimenti i club continueranno a essere privati di ricavi vitali per competere con i colossi stranieri.

Forse è arrivato anche il momento di ridiscutere il numero di squadre e i format, per aumentare la competitività.

È fondamentale investire non solo su chi gioca, ma su chi insegna: aggiornare le competenze dei tecnici dei vivai può riportare l’Italia a essere una fucina di campioni internazionali.

Il tempo dei pretesti è scaduto. Per tornare grandi serve il coraggio di guardare oltre il confine del nostro orizzonte domestico. Il calcio italiano non ha bisogno di un rigore in più, ma di una direzione chiara.

Fuori "Tutta Vita Live" di Stefano Bollani con la formazione All Stars

Milano, 21 mar. (askanews) – Un mosaico di musiche dal mondo. Un ponte fra epoche, generazioni, culture, geografie. L’istantanea di un’occasione unica, di un momento in cui le sole leggi in vigore sembrano essere la musica, la fraternità e l’amicizia fra grandi musicisti.

E’ uscito venerdì il 20 marzo, per Ponderosa Music Records, Tutta Vita Live di Stefano Bollani con la formazione All Stars, ovvero una schiera di fuoriclasse del jazz (e non solo) come Enrico Rava, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Antonello Salis, Ares Tavolazzi, Roberto Gatto, insieme a tre giovani talenti: Frida Bollani Magoni, in arte Frida, Matteo Mancuso e Christian Mascetta.

Il disco è stato registrato dal vivo durante il memorabile concerto al Teatro Politeama Rossetti di Trieste il 17 febbraio 2025, momento culminante del film Tutta Vita di Valentina Cenni (Lucky Red) presentato all’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma e che, dopo un’anteprima il 22 marzo al Bif&st – Bari International Film Festival, nella sezione Pomeriggi al Petruzzelli, arriva dal 1° aprile in numerose città italiane per un tour nelle sale.

Il nuovo album di Bollani è infatti un nuovo tassello per espandere ulteriormente l’esperienza di un progetto più articolato, che ha la sua genesi in una residenza artistica in cui questo straordinario ensemble si è riunito per una settimana, in una dimora storica di Gorizia, grazie all’idea di Valentina Cenni di raccontare attraverso la macchina da presa l’improvvisazione jazz come atto di vita, come spazio di relazione, di ascolto, di libertà creativa. Per celebrare – in questo tempo sospeso in una terra di confine, suonando quella musica che per sua stessa natura non ha confini: il jazz – la musica, l’incontro con l’altro la vita stessa. Questa esperienza di condivisione artistica e umana, dallo schermo si irradia verso lo spettatore, diventando così condivisione non soltanto fra gli artisti (e amici) ma soprattutto tra i musicisti e il pubblico, perché lo sguardo curioso ma discreto e rispettoso di Valentina Cenni mette a disposizione di chi guarda questa straordinaria quotidianità dell’ensemble – giorni e notti fatti di musica, di dialoghi, battute, giochi, prove e improvvisazioni – facendo cogliere allo spettatore il momento esatto in cui il processo creativo trova forma, la musica nasce e poi approda sul palco.

“L’improvvisazione è un modo di abitare il tempo: con presenza, ascolto, fiducia” racconta Valentina Cenni. “In Tutta Vita, abbiamo vissuto la creazione come spazio condiviso, dove l’incontro diventa musica e l’istante rivela, con dolcezza, il senso del cammino”.

Tutte le date e gli appuntamenti sono consultabili al link in continuo aggiornamento: https://tuttavitaalcinema.it/ L’album non è però la colonna sonora del film. Al contrario, il disco inizia dove finisce il racconto cinematografico.

Undici tracce che vanno dall’inedito brano iniziale, Tutta Vita, appositamente composto da Stefano Bollani per il progetto, a due celebri composizioni firmate da Enrico Rava – Certi angoli segreti e Theme for Jessica – e già eseguite in passato, in diverse occasioni, da Rava e Bollani. All’interno di questo perimetro, una tracklist che attinge da musiche provenienti da diverse parti del mondo e da varie epoche, scelte tanto dai vari repertori popolari e tradizionali, quanto dai percorsi di grandi autori della storia della musica. Tutte pensate, vissute e suonate come un volano, un punto di partenza per aprirsi verso molteplici direzioni, guidati dall’estatico piacere dell’improvvisazione, via maestra di ogni grande jazzista. L’approdo è una nuova vita, assolutamente unica e contemporanea, donata alle composizioni originali. Una nuova vita che trasuda energia, amore per la musica e per il suonare insieme.

Dibattito. Giustizia e referendum: il merito oltre le bandiere

Specialmente negli ultimi giorni che ci dividono dal referendum sulla riforma della giustizia, ho cercato di farmi un’idea ascoltando dibattiti, leggendo interventi, seguendo confronti televisivi e approfondimenti.

Una scelta maturata tra incertezze e approfondimenti 

Non è stato semplice. Per chi, fortunatamente, non ha mai avuto problemi diretti con la giustizia, questo è un tema ostico, poco popolare, spesso tecnico fino all’incomprensibile. Eppure proprio per questo sarebbe servito un confronto serio, pacato, il più possibile sganciato dalle appartenenze politiche. Alla fine, però, una convinzione me la sono fatta: voterò Sì.

Non perché ritenga questa riforma perfetta. Non lo è. Alcuni aspetti potevano certamente essere scritti meglio, e personalmente resto molto perplesso su soluzioni come il sorteggio, che difficilmente rappresenta il punto più alto di una democrazia matura. Ma perché, dentro una riforma non impeccabile, vedo almeno un punto qualificante che considero giusto: la separazione delle carriere tra pubblico ministero e giudice.

Il nodo centrale: accusa e giudizio devono distinguersi davvero

È questo il nodo vero. In un sistema che si definisce pienamente accusatorio, è difficile spiegare ai cittadini perché chi accusa e chi giudica debbano appartenere allo stesso ordine, essere valutati nello stesso circuito, crescere nella medesima cultura professionale e, fino a oggi, avere come riferimento il medesimo Consiglio superiore della magistratura.

La distinzione delle funzioni esiste già, certo, ma qui si discute di qualcosa di più profondo: della credibilità dell’equilibrio tra accusa e giudizio.

Da cittadino, prima ancora che da elettore, faccio fatica a non vedere il problema. Se una persona finisce sotto inchiesta, ha diritto non solo a un giudice imparziale, ma anche a percepire quella imparzialità come effettiva, netta, visibile. E invece il dubbio che resta, almeno nell’opinione pubblica, è che tra pubblico ministero e giudice esista una contiguità culturale e professionale che può pesare, soprattutto nei casi più esposti mediaticamente.

Dopo titoli di giornale, talk show, ricostruzioni accusatorie presentate quasi come verità già accertate, non è irragionevole domandarsi se il giudice si trovi sempre nelle condizioni migliori per esercitare fino in fondo la sua terzietà.

Per questo considero la separazione delle carriere l’aspetto più serio e più convincente della riforma. Non è una vendetta contro la magistratura, non è un attacco alla sua autonomia, non è la “fine dello Stato di diritto”, come da più parti si continua a ripetere con toni che trovo eccessivi. È, più semplicemente, il tentativo di rendere più chiari i ruoli e più credibile il processo.

Le contraddizioni della politica e il riflesso delle appartenenze

Ciò che invece trovo francamente deludente è l’atteggiamento di una parte del centrosinistra. Non entro nella legittimità del dissenso: in democrazia è normale avere posizioni diverse. Ma qui colpisce soprattutto la contraddizione politica.

Per anni la separazione delle carriere è stata discussa, ipotizzata, in alcuni casi perfino accettata come possibile approdo riformatore. Oggi, improvvisamente, diventa una minaccia per la democrazia solo perché a proporla è il governo Meloni. È difficile non vedere, in questo rovesciamento, il prevalere della convenienza politica sul merito.

Ed è proprio questo il punto più amaro. Su una materia tanto delicata, che tocca l’equilibrio tra i poteri dello Stato e la vita concreta dei cittadini, ci si sarebbe aspettati una discussione meno ideologica e più onesta.

Invece ancora una volta sembra contare soltanto la logica dello schieramento: se una proposta la fa l’avversario, allora va respinta a prescindere. Anche quando, almeno in parte, riprende idee che fino a ieri non si consideravano scandalose.

I limiti della riforma e una conclusione senza illusioni

Aggiungo una riflessione ulteriore. In questi anni il vero sbilanciamento a favore della politica si è visto altrove, e in modo ben più pesante, ad esempio nel funzionamento della pubblica amministrazione locale, dove spesso i contrappesi si sono indeboliti e le catene di dipendenza gerarchica hanno finito per rendere molto più fragile l’autonomia dei ruoli tecnici e di garanzia.

Lì si è intervenuti profondamente, e non ricordo la stessa indignazione che oggi accompagna questa riforma. Anche per questo fatico a prendere sul serio certe improvvise conversioni garantiste o costituzionali a geometria variabile.

Quanto al sorteggio e agli altri meccanismi previsti, non nascondo le mie riserve. Le correnti, probabilmente, non spariranno per decreto. Anzi, tenteranno come sempre di riorganizzarsi e di sopravvivere. Sappiamo bene quanto il potere sia abile nel trovare nuove forme per riprodursi.

Ma proprio per questo non credo che il limite di alcune parti della riforma debba cancellarne il punto centrale e più condivisibile.

In conclusione, voterò Sì non per entusiasmo ideologico, ma per convinzione ragionata. Perché questa riforma, pur imperfetta, compie un passo che considero corretto: separare davvero chi accusa da chi giudica.

Ed è sconfortante constatare che una questione così seria, su cui sarebbe stato possibile un confronto più ampio e persino trasversale, sia stata invece risucchiata nella solita battaglia politica.

È questo che lascia l’amaro in bocca più della riforma stessa: l’incapacità della politica italiana di discutere nel merito, senza tifoserie, senza pregiudizi, senza l’ossessione di stare comunque e sempre contro qualcuno.

 

Ditonellapiaga annuncia i primi appuntamenti live estivi

Milano, 20 mar. (askanews) – Sulla scia del successo di Che fastidio! (BMG/Dischi Belli), al vertice della classifica EarOne Airplay come brano più trasmesso e ascoltato in radio e in tv che ha raggiunto il record per la maggiore audience in sole tre settimane dalla sua release con 391.588.331 ascolti, Ditonellapiaga annuncia oggi i primi appuntamenti estivi che da giugno a settembre la vedranno calcare i palchi dei principali festival italiani.

I primi appuntamenti, prodotti da Magellano Concerti, vedranno la cantautrice esibirsi il 26 maggio al Cooltura Fest a L’Aquila, 4 giugno ad AteneiKa a Cagliari, il 18 giugno a Sguardi Live di Rivoli, il 28 giugno a L’Umbria che spacca di Perugia, il 2 luglio al Tanta Robba Festival di Cremona, il 3 luglio all’NXT di Bergamo, il 15 luglio a Suoni di Marca di Treviso, il 16 luglio al Men/Go Music Fest di Arezzo, il 31 luglio al Mind Festival di Montecorsaro, il 1° agosto all’Effetto Venezia di Livorno, il 3 agosto al Rotonda by La Mobiliare di Locarno, il 9 agosto al Festival dell’Aspide di Roccadaspide, l’11 agosto al Mish Mash Festival di Milazzo, il 4 settembre al Trento Live Fest di Trento e il 12 settembre al Pride Village di Padova. Seguirà un aggiornamento del calendario.

I biglietti per le nuove date sono disponibili a partire da oggi, venerdì 20 marzo, sui circuiti di vendita e prevendita abituali. Maggiori informazioni su https://magellanoconcerti.it/tour/210/ditonellapiaga-live-2026.

Ad anticipare il ritorno live per l’estate 2026, il nuovo progetto discografico Miss Italia fuori per BMG/Dischi Belli da venerdì 10 aprile e da ora disponibile in preorder. Dopo un momento di smarrimento identitario musicale, Miss Italia nasce come reazione alla necessità di fermarsi e rimettere tutto in discussione per ritrovarsi, indagando il rapporto con i canoni, con la percezione degli altri e con l’idea di essere “giusti”. Interamente scritto e composto dalla stessa Margherita -insieme ad Alessandro Casagni che ne ha anche curato la produzione- nel nuovo album entra in gioco l’ironia pungente e dissacrante di Ditonellapiaga che ritrova la sua voce sbarazzina e volutamente fuori dal coro, proprio come il suo nome. Su sonorità elettroniche e sfumature pop-dance, la cantautrice esplora le crepe dello star system, punzecchia i suoi miti e le sue maschere, trasformando le contraddizioni di questo mondo in una parodia lucida, ironica e intelligente.

Ditonellapiaga tornerà live nei club in autunno con due speciali appuntamenti: il 27 novembre 2026 all’Atlantico di Roma e il 30 novembre 2026 al Fabrique di Milano. I biglietti dei live di Roma e Milano sono già disponibili su TicketOne e nei circuiti di vendita e prevendita abituali.

Miss Italia -disponibile in preorder- sarà su tutte le piattaforme digitali e acquistabile in due formati fisici: CD e vinile colorato rosa trasparente Collector’s Edition in edizione limitata.

Geely auto talks: connected mobility in Italia vale 3,36 miliardi

Napoli, 20 mar. (askanews) – La sfida principale della Connected Mobility per il futuro riguarda competenze e formazione: il 75% delle aziende fatica a trovare specialisti in elettrificazione, AI, guida autonoma e sostenibilità, i cosiddetti “talenti del domani”. È quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano, con un contributo scientifico dell’Università di Napoli Federico II, presentata durante la prima tappa del roadshow Geely Auto Talks powered by Jameel Motors a Napoli. Il mercato italiano della mobilità connessa è cresciuto del 16% a fine 2024, raggiungendo un valore di 3,36 miliardi di euro, ma resta un gap tra innovazione tecnologica e nuove professioni. Il settore automotive cambia paradigma: non bastano più motori eccellenti, servono competenze trasversali per un ecosistema di mobilità integrato.

Per Marco Santucci, Managing Director di Jameel Motors Italia per Geely e Zeekr:”Questo è il punto più importante, l’allineamento. Quando io parlo di ecosistema parlo appunto di riuscire ad allineare quelli che sono tre pilastri fondamentali che io definisco il triangolo magico del sistema Italia. Da un lato le istituzioni che ovviamente danno un po’ la direzione che se allineati con l’industria riescano a dare una direzione dove il sistema Italia può crescere e può progredire essendo più competitivo con quello che è il mondo nel quale stiamo lavorando anzi vivendo e crescendo. Se unito a questa direzione univoca tra industria e istituzioni c’è anche la formazione, quindi il mondo universitario, si riesca a far crescere quelle competenze che piano piano entreranno al mondo del lavoro”. L’evento ha mostrato che AI, guida autonoma e infrastrutture smart stanno già rivoluzionando la mobilità urbana, con nuove figure chiave come coordinatori di trasporto e supervisori di Control Room. La presenza del Ministero dell’Università e della Ricerca ha sottolineato l’importanza di sviluppare nuovi talenti e opportunità lavorative.

Francesca Mandato, funzionario del Ministero dell’Università e della Ricerca: “Dal DM 226 del 2021 sono stati previsti dei dottorati industriali, cioè le università possono aprire collaborazioni con le imprese, coinvolgendole già nell’offerta formativa e nella gestione dei dottorati stessi. L’università si è aperta al mondo del lavoro dal 2021, e ora questi dottorati industriali possono essere istituiti pienamente”. Lo studio evidenzia anche un preoccupante gap professionale: una posizione su quattro nel settore IT e Data Management resta scoperta, spingendo le aziende a formare internamente i talenti per sopperire alla carenza di specialisti esterni. Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility, Politecnico di Milano, spiega: “Oggi la mobilità sta vivendo una trasformazione epocale, più sostenibile, sicura e intelligente. Servono competenze adeguate, perché tre aziende su quattro lamentano carenze. Inoltre, nei grandi eventi come le Olimpiadi, le tecnologie forniscono dati cruciali per prendere decisioni in tempo reale”.

Dopo l’evento di Napoli, il tour nazionale di Geely Auto e Jameel Motors prosegue in Italia per promuovere le competenze della mobilità del futuro, unendo la visione industriale del gruppo cinese con l’eccellenza italiana. Un impegno concreto che vedrà anche il finanziamento di dottorati di ricerca e borse di studio in collaborazione con il MUR.

Lupi: Bossi punto di riferimento in politica oltre che un amico

Milano, 20 mar. (askanews) – “Per tutti noi Umberto Bossi è stato, oltre che un amico per tanti anni, anche un punto di riferimento di come intendeva la politica, quella forte, vigorosa, rivoluzionario ma anche amante delle istituzioni. Insieme Bossi e Berlusconi hanno fondato poi il centrodestra quello che vediamo oggi, capace finalmente di tornare ad una politica che rappresentasse pezzi di popoli vivi, con il suo linguaggio che tante volte, almeno all’inizio, non condividevo”. Così Maurizio Lupi, presidente di Noi moderati, a Milano, a margine della maratona oratoria a favore del Sì al Referendum del centrodestra che è stata anche l’occasione per ricordare Umberto Bossi, morto giovedì sera a Varese all’età di 84 anni.

“Era un collega parlamentare e io credo che Bossi sia stato un punto di riferimento e lo è sempre stato. Le volte che arrivava in Parlamento nonostante la sua malattia era circondato da tutti noi, gli chiedevamo dei pareri, discutevamo di Milano, esprimeva i suoi giudizi nel modo con cui ovviamente era capace lui di esprimerlo”, ha aggiunto. “Non si dimentica nessuno quando uno costruisce un pezzo di storia e Umberto oggettivamente piaccia o non piaccia, con tutte le sue contraddizioni, almeno all’inizio, per chi come me è entrato nel 1993 in consiglio comunale” ha concluso Lupi “è stato ed è e continua ad essere un punto di riferimento per tutti”.

Balboni: “Il nostro è il No di Elia: difendiamo la Costituzione”

APPELLO – Nel solco di Leopoldo Elia: cattolici democratici per il No 

 

Nell’ottobre 1997, durante i lavori della Commissione bicamerale per le riforme costituzionali, il giurista Leopoldo Elia – allora vicepresidente della Commissione – intervenne con grande fermezza nel dibattito sulla riforma del Consiglio Superiore della Magistratura.

Quando venne presentato un emendamento che proponeva una diversa composizione del CSM, con la separazione tra magistratura giudicante e magistratura requirente, Elia prese la parola controcorrente. Disse in quella circostanza:

“Signor presidente, colleghi, ho avuto più volte l’occasione di esprimere la mia opinione contraria all’articolazione del CSM in due sezioni: una per i magistrati giudici e l’altra per i magistrati pubblici ministeri. Ho ritenuto che questa disgiunzione rappresenti una fuga in avanti e non garantisca quegli effetti positivi che da essa deriverebbero secondo i sostenitori di questa riforma. Pertanto, in coerenza con opinioni fortemente maturate, voterò contro l’emendamento alternativo Fontan C. 122.122 (costituzione di due CSM), mentre mi asterrò nella votazione dell’emendamento Follieri S. 122.216, che prevede le due sezioni”.

Facendo tesoro del suo alto e meditato insegnamento, rivolgiamo oggi questo appello ai cattolici democratici — ma non solo a loro — affinché si esprimano con un NO nel referendum costituzionale del 22-23 marzo.

La riforma proposta utilizza infatti la separazione delle carriere e l’istituzione di CSM separati – addirittura tre –  come leva per intervenire profondamente sull’ordinamento della magistratura, mettendo in discussione l’equilibrio costituzionale che garantisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura nello Stato di diritto costituzionale.

Balboni Enzo
(Promotore dell’appello)

De Siervo Ugo
(Presidente emerito della Corte costituzionale)

Pajno Alessandro
(Presidente emerito del Consiglio di Stato)

 

Allegretti Umberto

Bigon Anna Maria

Buzzacchi Camilla

Cabiddu Maria Agostina

Cacioli Enzo

Caimi Luciano

Canalis Monica

Cariola Agatino

Carli Massimo

Castagnetti Pierluigi

Chieffi Lorenzo

Corradini Luciano

Costa Silvia

Cosulich Matteo

D’Andrea Antonio

D’Andrea Giampaolo

D’Andrea Luigi

Dau Michele

Delrio Graziano

De Martin Gian Candido

De Toni Felice Alberto

Di Gaspare Giuseppe

Di Giovan Paolo Roberto

D’Ubaldo Lucio

Fasoli Maria Grazia

Galbiati Domenico

Garavaglia Mariapia

Ganino Mario

Giovagnoli Agostino

Grassi Stefano

Guerini Lorenzo

Lanzinger Gianni

Magrin Valentina

Miraglia Anna Maria

Morese Raffaele

Novelli Cecilia

Paterniti Giuseppina

Pizzolato Filippo

Politi Fabrizio

Rossi Emanuele

Sangiorgi Giuseppe

Tabacci Bruno

Tavazza Maria Paola

Toia Patrizia

 

Maratona referendum centrodestra diventa momento di ricordo per Bossi

Milano, 20 mar. (askanews) – In piazza San Carlo, in pieno centro a Milano, l’iniziativa referendaria del centrodestra, intitolata “Insieme per il sì – Maratona oratoria”, è diventata anche un momento per ricordare il fondatore della Lega, con il gazebo che ha ospitato una foto del “senatùr” e un libro per le condoglianze sul quale molti si sono fermati a scrivere un pensiero o a lasciare una firma per rendere omaggio al fondatore della Lega morto a 84 anni giovedì sera a Varese.

Padel, Parma: ai quarti derby azzurro tra Orsi e Parmigiani-Stellato

Roma, 20 mar. (askanews) – Sarà derby azzurro nei quarti di finale femminili del Fip Silver Mediolanum Padel Cup in corso al Pro Parma Sport Center. Da una parte – si legge in una nota – Carolina Orsi, in coppia con la spagnola Letizia Manquillo, dall’altra Martina Parmigiani ed Emily Stellato, compagne di Nazionale e protagoniste di tanti successi con l’Italpadel. Orsi e Manquillo hanno superato il primo turno battendo le spagnole Vazquez/Vera, mentre Parmigiani e Stellato si sono imposte con un netto 6-1, 6-0 su Pattacini/Scrinzi. Le tre azzurre condividono un percorso importante in Nazionale, con l’argento agli Europei 2024, il bronzo ai Mondiali dello stesso anno e un ulteriore bronzo europeo conquistato nel 2025.

Nel tabellone maschile prosegue il cammino di Riccardo Sinicropi e Matteo Platania, che hanno centrato l’accesso ai quarti di finale al termine di una sfida equilibrata, vinta contro gli argentini Mauricio A. Rivero e Francisco Britos con il punteggio di 6-3, 6-7, 7-6. Per la coppia azzurra, formata dall’esperienza di Sinicropi e dal talento del 19enne Platania, si tratta di uno dei migliori risultati nel circuito FIP Silver. Nei quarti affronteranno il paraguaiano Facundo Dehnike e l’argentino Dylan Cuello.

Intanto, nei dati della Federazione Internazionale Padel, l’Emilia-Romagna si conferma tra le aree più dinamiche del Paese, con 685 campi e 255 club, numeri che la collocano al quinto posto in Italia per diffusione del padel. A livello provinciale, Bologna guida la classifica con 144 campi, seguita da Modena (140), mentre Parma si attesta al terzo posto con 72 impianti, alla pari con Rimini e davanti a Forlì-Cesena (57), Reggio Emilia (55) e Ravenna (51). Un dato particolarmente significativo riguarda proprio Parma, che registra la media più alta tra numero di campi e club (3,6).

Bossi, Gelmini: un guerriero, ha rappresentato la buona politica

Roma, 20 mar. (askanews) – “È stato un guerriero, ha amato profondamente la politica, ha vissuto per la politica, riusciva a parlare con le persone più semplici, dagli operai agli imprenditori, ha saputo interpretare le sensibilità profonde del Nord. Ci mancherà, voglio esprimere le mie condoglianze alla famiglia e alla comunità della Lega”.

Così Mariastella Gelmini, senatrice di Noi Moderati, parlando a Milano a margine di quello che doveva essere un evento per il Sì al Referendum, diventato un ricordo di Umberto Bossi.

“Funerali di Stato? Non compete a me ma saranno moltissimi i militanti e i cittadini che lo ricorderanno con affetto e stima perché Umberto Bossi rappresenta la buona politica” ha aggiunto Gelmini.

Delmastro, Conte a Meloni: la "manina" si chiama stampa libera

Roma, 20 mar. (askanews) – “Poco fa la presidente Meloni se l’è presa con una manina, la solita manina che quando c’è la chiamata degli italiani al voto tira fuori il caso Delmastro. E ha detto che il comportamento di Delmastro è stato ‘un po’ leggero’. Io dico che il presidente del Consiglio dovrebbe preoccuparsi non della manina che ha tirato fuori la notizia: in un ordine democratico si chiama stampa libera e indipendente, che deve controllare il potere”. Lo ha detto il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, concludendo a Roma la manifestazione di chiusura della campagna del M5S per il No al referendum costituzionale.

“Invece – ha aggiunto rivolgendosi alla premier – dovresti preoccuparti della manina di chi a dicembre 2024 a Biella, erano quattro del tuo partito dal notaio, compreso il sottosegretario Delmastro, e hanno firmato la costituzione di una società con una ragazza diciottenne e l’hanno nominata amministratrice, per fare affari con il noto prestanome del clan Senese. E ti devi preoccupare anche dalla manina di chi ha firmato per chiedere all’Inps i soldi della cassa Covid, una truffa (allusione al procedimento che riguarda la ministra del Turismo Daniela Santanchè, ndr). Sono manine di tua competenza!”, ha concluso Conte.

La Russa: Bossi amico sincero, mi pento di non essere andato a trovarlo

Milano, 20 mar. (askanews) – “Abbiamo voluto trasformare questo incontro, che il coordinamento del centrodestra aveva organizzato per il referendum, per ricordare Umberto Bossi. Ricordare Umberto Bossi significa ricordare una persona che ha veramente cambiato la politica in Italia. Ho perso un amico, un amico sincero. L’avevo sentito meno di due mesi fa, gli avevo promesso che sarei andato a trovarlo ma non ce l’ho fatta e me ne rammarico”. Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha ricordato Umberto Bossi, scomparso giovedì sera a Varese all’età di 84 anni.

Arrivando in piazza San Carlo, in pieno centro a Milano, dove una iniziativa referendaria del centrodestra è diventata anche un momento per ricordare il fondatore della Lega, La Russa ha detto: “Rimane forte la memoria politica di chi, partendo da posizioni politiche che non erano le mie, all’inizio parlava di secessione, ma poi seppe trovare la strada per contribuire a costruire un centrodestra molto forte senza rinunciare a nulla delle sue idee di tutela e difesa della milanesità, del Nord più in generale, della Lombardia”.

“Il dato più importante è la sua disponibilità anche a rinunciare a qualcosa della sua postura pur di dare alle sue idee un ruolo importante a livello nazionale – ha aggiunto – A Roma, con la destra e con Berlusconi. Quando ricordiamo la nascita del centrodestra un ruolo importante spetta a Umberto Bossi”.

Il presidente del Senato, infine, ha ricordato che “due mesi fa mi aveva chiamato lui, alla fine gli ho detto ‘voglio venire a trovarti’, lui mi ha detto che mi aspettava. Mi pento di non essere riuscito a trovare il tempo ed è un cruccio che mi porto dietro”.

Oggi saluto in "famiglia" a Bossi. Salvini in dubbio, poi arriva

Gemonio (Va), 20 mar. (askanews) – Il portoncino di villa Bossi a Gemonio si apre solo quattro volte, in tutta la giornata. Per far entrare – è mattina presto – Marco Reguzzoni e poco dopo Giancarlo Giorgetti. Nel primo pomeriggio arriva Attilio Fontana. Alle 18 arriva anche Matteo Salvini. Solo a loro la famiglia concede di venire a rendere l’ultimo omaggio al fondatore della Lega Nord.

Insieme al ministro dell’Economia e all’ex capogruppo alla Camera, la moglie Manuela e i figli Roberto, Renzo ed Eridanio decidono per i funerali in forma pubblica, nella città simbolo del Carroccio, Pontida. Il segretario della Lega Matteo Salvini lo apprende dalle agenzie, in diretta radiofonica. Eppure il vice premier aveva annullato tutti gli impegni, aveva annunciato che sarebbe rientrato su Milano “con il primo volo” e fatto cenno – durante la diretta con Radio Libertà – ad un “ritorno a Varese”, oggi. Che arriva solo nel tardo pomeriggio. Per tutto il giorno aleggia l’incertezza sulla possibilità che al segretario venga data la possibilità di presentarsi a Gemonio: in radio Salvini non dice se andrà o meno: “Mi fermo alla riservatezza e lavoriamo per accompagnare e celebrare degnamente Umberto”, dice Salvini mentre a casa Bossi ci sono appunto Reguzzoni e Giorgetti. A collegamento in corso, il suo ufficio stampa ribadisce il rispetto di “tempi e scelte della famiglia Bossi” e che “appena possibile daremo informazioni” ma negli stessi minuti le agenzie battono la notizia, fatta filtrare dalla famiglia, che i funerali saranno domenica a Pontida. Il segretario non può che adeguarsi: “Chi è in Lega ha due famiglie, quella d’origine e la Lega. Non siamo un partito ma una comunità. Quando qualcuno lascia una comunità, è l’intera comunità che lo vuole salutare. Se sarà a Pontida domenica vorrà dire che la famiglia si troverà domenica lì”.

Poi alle 18 l’auto blu di Salvini arriva a sorpresa davanti al cancello. Il segretario entra senza parlare, uscirà un’ora e mezza dopo, e anche in questa occasione non parlerà con i giornalisti. Diffonderà una noto poco dopo: “È stato un incontro molto emozionante, caratterizzato da toccanti riflessioni umane e politiche. Domenica saremo in tanti ad abbracciare Umberto nella sua Pontida”, dice Salvini.

Una comunità che però a Gemonio non si fa vedere. In tutta la giornata sono non più di una ventina le persone che passano a casa Bossi. Qualche amico di lunga data, qualche militante duro e puro che contesta l’attuale segreteria: “Salvini ha ammazzato il sogno della Padania libera”. Qualche mazzo di fiori, una bandiera con Alberto da Giussano, lo striscione di chi si proclama “giovane padano per sempre”. Anche a Gemonio la tensione tra la vecchia Lega Nord e la Lega Salvini premier emerge, così come nel filo diretto a Radio Libertà, con tanti che chiamano per contestare la Lega nazionale. Ma la visita di Salvini forse aiuterà a stemperare il clima in vista dei funerali.

Intanto il segretario mantiene la sua linea: “Un conto sono le battaglie del 1995, anche io allora ero sul Po. Nel 2026 un movimento autonomista, federalista, identitario non può che essere sovranista a difesa della stessa identità in Europa. Altrimenti mentre combattiamo per l’autonomia di comuni e regioni, a Bruxelles ti fregano i quattrini”, dice Salvini. “Voglio una Lega gagliarda, diceva Bossi. E penso l’abbia costruita bene e la ritrovi bene questa Lega gagliarda, in forma, determinata, in crescita, ancora oggi spesso sola contro tutti: siamo nati così, cresciuti così, probabilmente ci ha anche irrobustiti nella mente e nel fisico”.

Ditonellapiaga tra i super ospiti del Pride Village 2026 a Padova

Roma, 20 mar. (askanews) – Il Pride Village annuncia i primi super ospiti della sua diciannovesima edizione: Ditonellapiaga, Boss Doms, Samuele Sartini, Albertino, Alexia e Cristina D’Avena. L’evento, organizzato da Heddy Media, si svolgerà dal 5 giugno al 12 settembre 2026 alla Fiera di Padova.

È Ditonellapiaga il primo nome di punta annunciato per Pride Village 2026. Reduce dal successo di Sanremo, il 12 settembre il Village ospiterà una delle date del suo tour estivo, che farà tappa nei principali festival italiani da giugno a settembre.

Insieme a Ditonellapiaga, il Pride Village 2026 ha svelato i primi nomi di un cartellone come sempre molto ricco. Sul palco di Padova arriverà Boss Doms, produttore e musicista di Achille Lauro, protagonista del tour nei palazzetti sold out in tutta Italia. Atteso anche Samuele Sartini, uno dei producer italiani più affermati sulla scena internazionale: con Seek Bromance — fenomeno globale da oltre 180 milioni di visualizzazioni su YouTube — e la recente Seek Love con Alok, ha confermato la sua capacità di conquistare i dancefloor di tutto il mondo.

Tra i protagonisti delle serate anche Albertino, direttore artistico di Radio m2o e tra i principali artefici del fenomeno soft clubbing milanese con il format m2o Morning Club.

Sarà poi il momento di Alexia, icona della dance italiana con oltre 6 milioni di album venduti nel mondo, attesa il prossimo 26 marzo al Fabrique di Milano con il concerto-evento The Party – Back to the Dancefloor. Ci sarà al Village anche Cristina D’Avena, regina indiscussa delle sigle dei cartoni animati.

I biglietti per Pride Village 2026 sono disponibili dal 20 marzo 2026 su Ticketmaster e sui principali circuiti di prevendita. Maggiori informazioni su www.pridevillage.it

Delmastro, Meloni: se caso più ampio, giustizia farà suo corso

Roma, 20 mar. (askanews) – La questione Delmastro “non c’entra niente” con il referendum, e comunque “se fosse invece più ampia, perché io, ripeto, parlo degli elementi che conosco”, “se ci fossero altri problemi, chiaramente la magistratura farà il suo corso. Perché, guardi un po’, anche se vince il sì, i magistrati faranno il loro lavoro, anzi lo faranno molto meglio”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervistata durante lo speciale referendum del Tg La7 in onda stasera.

La Russa: Delmastro? Per una foto non si è mai dimesso nessuno…

Milano, 20 mar. (askanews) – “Per una foto non si è mai dimesso nesssuno”. Così Ignazio La Russa, presidente del Senato, a margine di una iniziativa in ricordo di Umberto Bossi a Milano in piazza San Carlo, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, dovesse dimettersi.

Inizialmente La Russa si era limitato a dire: “Non lo so, non conosco la situazione, se ha dei procedimenti…”. Poi incalzato dai cronisti che gli chiedevano se avesse visto la foto di Delmastro con Mauro Caroccia, condannato definitivamente con l’aggravante mafiosa, ha detto: “Non so se è un condannato non conosco questa vicenda sicuramente uno si dimette se ha commesso degli atti gravi se ci sono condanne. Per una foto non si è mai dimesso nessuno”.