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Mps, Messina cita Draghi: "whatever it takes" per portare a termine Opas

Milano, 30 lug. (askanews) – “Posso dirvi, come Mario Draghi, che faremo tutto il necessario (whatever it takes)” per portare a termine l’offerta sul gruppo Mps. “Questo è qualcosa che vogliamo realizzare, che vogliamo raggiungere e faremo del nostro meglio per portare a termine questa operazione”. Lo ha detto il Ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, intervistato da Cnbc.

“Abbiamo fatto una buona offerta per gli azionisti di Mps, e possiamo anche garantire qualcosa che oggi manca al Monte, ovvero serenità e trasparenza nel processo di governance. Qualcosa che può creare un porto sicuro per gli azionisti di Mps”.

“Credo che attraverso questa acquisizione possiamo creare molto valore per i nostri azionisti, ma anche per gli azionisti di Mps – ha concluso Messina -, perché la valutazione che stiamo dando al Monte permette oggi di avere un rapporto price/earnings paragonabile a quello di JP Morgan, Morgan Stanley, Goldman Sachs”.

Pil, Istat: nel secondo trimestre +0,2% da trim precedente e +1% annuo

Roma, 30 lug. (askanews) – Nel secondo trimestre il prodotto interno lordo (Pil) dell’Italia, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1% su base annua. Lo riporta l’Istat nella sua stima preliminare, precidando che il preorio in esame ha avuto lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al secondo trimestre del 2025.

La crescita tra primo e secondo trimestre è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nel comparto dei servizi e di una diminuzione in quello dell’agricoltura e dell’industria. Dal lato della domanda, spiega l’Istat con un comunicato, vi è un contributo positivo della componente nazionale al lordo delle scorte e un apporto negativo della componente estera netta.

La variazione del Pil acquisita per il 2026, corretta per gli effetti di calendario, è pari allo 0,8%. Il 2026 ha 3 giornate lavorative in più rispetto al 2025. Nel primo trimestre il Pil dell’Itata aveva registrato un più 0,3% dai tre mesi precedenti e un più 0,8% annuo.

“L’economia italiana ha mostrato un lieve rallentamento congiunturale rispetto al trimestre precedente – è il commento dell’Istat -. In termini tendenziali, si è registrata una crescita dell’1%, in lieve accelerazione rispetto allo 0,8% del trimestre precedente. La dinamica congiunturale positiva osservata nel secondo trimestre determina una revisione al rialzo di due decimali della crescita acquisita per l’anno 2026, da 0,6 a 0,8”.

“Dal lato dell’offerta la crescita congiunturale risulta trainata dal comparto terziario, mentre si registrano flessioni per il valore aggiunto dell’agricoltura e dell’industria. Dal lato della domanda – aggiunge l’Istat – si rileva un contributo negativo della componente estera netta al quale si associa un più marcato contributo positivo della domanda interna al lordo delle scorte”. (fonte immagine: Istat).

Meloni: bene rinnovo contratto della sanità, valorizziamo chi serve Stato

Roma, 30 lug. (askanews) – “Chi lavora ogni giorno per garantire servizi essenziali ai cittadini merita rispetto. E il rispetto passa anche dal riconoscimento del valore del suo lavoro. Con il rinnovo del contratto della Sanità si completa il percorso dei rinnovi dei principali comparti della Pubblica Amministrazione per il triennio 2025-2027. È un risultato importante, che dà certezze a milioni di lavoratori pubblici e alle loro famiglie e conferma una scelta chiara: valorizzare chi, ogni giorno, serve lo Stato con competenza, responsabilità e dedizione. Per questo Governo il lavoro di chi fa funzionare l’Italia merita attenzione, rispetto e riconoscimento. E continuiamo a dimostrarlo con i fatti”. Lo ha scritto su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Trump ipoteca l’America: altro debito prima del voto di Midterm

L’amministrazione Trump starebbe valutando di alzare il tetto del debito federale dagli attuali 39.700 a 41.100 miliardi di dollari prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. L’obiettivo è abbastanza trasparente: evitare che, nel 2027, una Camera eventualmente riconquistata dai Democratici possa usare l’autorizzazione all’indebitamento come strumento di pressione sulla Casa Bianca.

Non si tratterebbe di autorizzare nuove spese, almeno formalmente. Il debt ceiling stabilisce infatti quanto il Tesoro possa prendere in prestito per pagare impegni già approvati dal Congresso. Ma la decisione avrebbe un evidente significato politico: Trump e i repubblicani, dopo avere a lungo denunciato l’irresponsabilità fiscale dei Democratici, vorrebbero neutralizzare preventivamente una delle più delicate scadenze finanziarie della prossima legislatura.

Il progetto non sembra tuttavia ancora definito. Nelle stesse ore, Axios ha riferito che la Casa Bianca sta premendo per una nuova legge di bilancio repubblicana da approvare prima del voto, precisando però che il provvedimento, allo stato attuale, non comprenderebbe l’innalzamento del tetto. 

I Democratici: debito per finanziare l’agenda di Trump

Non risultano ancora prese di posizione democratiche circostanziate sull’ipotesi specifica dei 41.100 miliardi. La linea politica dell’opposizione è però già chiara. Il capogruppo democratico nella commissione Bilancio della Camera, Brendan Boyle, accusa i repubblicani di aggravare il deficit per finanziare sgravi fiscali, spese militari e misure elettorali, mentre trascurano il costo della vita e i servizi sociali. Di fronte all’ultima manovra repubblicana, Boyle ha denunciato un ulteriore aumento del disavanzo senza risposte ai problemi economici delle famiglie. 

I Democratici sottolineano inoltre che lo stesso bilancio repubblicano prevede 16.700 miliardi di deficit complessivi fra il 2027 e il 2036, con il debito detenuto dal pubblico destinato a salire da 34.000 a 48.500 miliardi.  La loro accusa, in sostanza, è che Trump voglia prima ampliare lo spazio per indebitarsi e poi lasciare al futuro Congresso il problema del risanamento.

Il tetto non cura la malattia

Gli economisti distinguono nettamente fra due questioni. Alzare il tetto è necessario per evitare un default tecnico, che potrebbe scuotere i mercati e compromettere l’affidabilità dei titoli del Tesoro. Ma aumentarlo non rende sostenibile il debito: permette soltanto di continuare a finanziarlo.

Il Congressional Budget Office prevede per il 2026 un deficit di 1.900 miliardi di dollari, pari al 5,8 per cento del Pil, destinato a raggiungere i 3.100 miliardi nel 2036. La causa principale del peggioramento sarà l’aumento degli interessi.  Nel solo 2026 il loro costo netto dovrebbe superare i mille miliardi di dollari. 

Anche la crescente emissione di titoli a breve termine preoccupa gli analisti: consente al Tesoro di finanziarsi con maggiore flessibilità, ma espone più rapidamente i conti pubblici all’aumento dei tassi e alla necessità di continui rifinanziamenti. 

L’eventuale operazione della Casa Bianca eviterebbe dunque una crisi immediata e toglierebbe un’arma ai Democratici. Ma confermerebbe anche un paradosso: il partito che ha fatto del rigore fiscale una bandiera sceglie di “giocare” con il tetto, mentre il debito continua a crescere senza una strategia condivisa per contenerlo.

Bandiera che non sbiadisce: appunti dal Connecticut, con Rachel Carson in mano

La lezione di Rachel Carson

Ogni giorno, grazie ai miei mentori Titti e Antonio, scopro l’ennesima meraviglia. Sono entrato alla Beinecke Library di Yale con gli occhi spalancati. Vetri, luce, silenzio. Dentro, sospesi come reliquie, i quaderni di Rachel Carson.
Carta ingiallita, numeri, appunti a matita. Da lì è nato The Sea Around Us. Da lì è nato il modo in cui l’America ha imparato a guardare il mare non come frontiera da conquistare, ma come origine da rispettare.

La mostra si chiama Unfurling the Flag. “Spiegare la bandiera”. E la spiega davvero: nelle pieghe, nelle toppe, nelle parti sbiadite.
Non è una celebrazione retorica. È una domanda: cos’è il patriottismo quando non è slogan? È il lavoro di una donna che nel 1951 scriveva che «ogni forma di vita porta l’impronta della sua origine marina». È una scienziata che capisce che i continenti, il clima, noi, veniamo dal mare.

L’America delle biblioteche e della memoria

Questa è l’America che mi ha colpito qui dal Connecticut.

Non quella dei muri e dei titoli urlati. Quella delle biblioteche dove i manoscritti si conservano come si conserva l’acqua: perché senza memoria si muore.
Quella di Carson, che con un libro di divulgazione scientifica è riuscita a cambiare leggi, coscienze e a fondare l’ambientalismo moderno. Quella che ha avuto il coraggio di dire che la scienza, se raccontata bene, diventa cultura civile.

Ecco perché vi scrivo, dall’altra parte dell’Atlantico. Perché sento dire spesso: «L’America è Trump». No. L’America è anche questo. È la Beinecke, che custodisce la carta come un tempio. È una mostra che ti chiede: «Quando il patriottismo è spontaneo e quando è imposto?». È la capacità di mettersi in discussione in pubblico, con oggetti, libri, dubbi.

Ciò che resta oltre il potere

Ci accomuna molto di più di quanto pensiamo. Noi italiani abbiamo il mare nelle ossa come loro. Abbiamo biblioteche, archivi, il culto della bellezza e della memoria. Abbiamo scienziati che scrivono poesie senza saperlo. Abbiamo paura, anche noi, che un uomo solo possa erodere decenni di pensiero.

Ma Carson ci insegna un’altra cosa: le isole nascono e scompaiono. Gli uomini passano. Le maree no. Quello che resta è il lavoro profondo, lento, fatto di appunti, di capitoli riscritti, di convinzioni. Resta la cultura che non urla.

Un presidente può occupare una stanza alla Casa Bianca.

Non può svuotare una biblioteca. Non può cancellare un’idea che è entrata nel linguaggio comune. Non può togliere a un popolo la capacità di chiedersi da dove viene.

Uscendo dalla Beinecke avevo addosso il silenzio e il sale. E una certezza: se vogliamo difendere ciò che ci unisce all’America, dobbiamo smettere di guardare solo ai palazzi del potere. Dobbiamo guardare ai quaderni. Alle mostre. Alle donne che hanno spiegato la bandiera per farne vedere anche gli strappi.

Lì c’è la vera resilienza di una civiltà. E lì, noi italiani, abbiamo molto da riconoscere. E molto da difendere insieme.

 

[Il testo compare sulla pagina Fb dell’autore]

Il M5S tra l’eredità di Grillo e la responsabilità di governo

L’attacco di Grillo e una traiettoria difficile da invertire

Non è del tutto chiaro il significato politico del post di Beppe Grillo che, sul suo Blog, attacca il Movimento 5 Stelle denunciandone la perdita di identità e soprattutto della presunta “diversità”.

Qualcuno ha detto che questa uscita avviene in prossimità del pronunciamento del Tribunale sulla proprietà e l’uso del nome e del simbolo del Movimento ormai da tempo sotto la guida di Giuseppe Conte.

Sarà però davvero difficile tornare indietro. Altri dicono che Grillo guardi alle fronde avverse allo stesso Conte: Virginia Raggi, Chiara Appendino e Alessandro Di Battista. In realtà ben poca cosa ormai. E allora quale sarebbe il significato?

Il Movimento, ormai collocato come seconda gamba del “campo largo” si appresta a vivere a settembre “Nova”, un importante evento programmatico. Dovrebbe uscirne il contributo alla piattaforma della coalizione politica di centrosinistra che dovrà battere la destra e assumere la responsabilità di governo.

Da quasi 15 anni il Movimento ha iniziato a innervare le istituzioni della Repubblica. Nel 2013 il Parlamento designò Giuseppe Conte al Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa.

Nel 2018 Di Maio diviene vice presidente della Camera e Fico presidente della Vigilanza Rai. Nel 2020, con il 70% dei voti favorevoli, viene approvato il Referendum confermativo sulla riforma costituzionale di riduzione del numero dei parlamentari, uno dei cavalli di battaglia del Movimento.

Nel 2016 e nel 2025, contro le proposte Renzi e Meloni, i grillini si schierano a difesa della Costituzione Repubblicana e del suo equilibrio fra poteri.

Tra il 2018 e il 2021 il Movimento diviene forza essenziale dei governi guidati da Giuseppe Conte. Con risultati di qualche rilievo nell’impegno alla riconversione ecologica dell’economia, per il contrasto alla pandemia Covid 19, per l’ottenimento di eccezionali finanziamenti europei per il nostro Paese. Solo la pessima gestione di queste misure innovative da parte dei governi successivi ne ha limitato gli effetti positivi e fatto emergere talune distorsioni.

La definitiva affermazione dell’epoca post Grillo

Ora è proprio difficile che il post di Grillo possa modificare una traiettoria costruttiva in essere, ben radicata, nelle forze residue del Movimento. Una traiettoria che anche Grillo, a modo suo, ha in qualche modo ambiguamente sostenuto.

Una traiettoria che il cattolico e moderato Conte, cresciuto a Villa Nazareth sotto la guida del cardinal Silvestrini, ben comprende e orienta. Segna piuttosto la definitiva affermazione dell’epoca “post” Grillo. Un tempo politico che non ammette altri gravi errori.

Battere la destra di Meloni potrebbe infatti voler dire molte cose: superare il grottesco centrodestra fascio-berlusconiano, spregiudicatamente messo in campo dal cavaliere soprattutto per difendere i suoi interessi; aprire così spazi politici nuovi a proposte politiche capaci di rivitalizzare radici importanti della nostra storia politica democratica.

Solo allora si potrà forse assorbire l’esperienza contraddittoria ma non del tutto sterile del Movimento 5 Stelle.

La lezione di Franco Marini e il superamento dei populismi

Nel dicembre del 2007 un lungimirante Franco Marini, presidente del Senato, fu l’unica Istituzione politica ad accettare il confronto con Grillo che aveva raccolto 350 mila firme a favore di norme che impedissero candidature di persone corrotte nella vita pubblica. Grillo fu ricevuto in Senato e ascoltato. Non si trattò certo di una approvazione di linguaggi e metodi del comico genovese, piuttosto di realistica attenzione alle istanze e alle forze reali della società. Dopo Aldo Moro, nessuno come Franco Marini ha più espresso una posizione così forte a sostegno del realismo e dell’attenzione alle forze che la società fa emergere.

Il superamento dei populismi a sinistra e a destra non può prescindere anche dal contributo di quanti, pur provenendo da quelle esperienze, ne hanno chiaramente riconosciuto i limiti. Chi conosce la politica, ne comprende anche i tempi e le sfide reali.

Il mondo disegnato dai vincitori: le bugie nascoste nelle mappe

Otto miti da smontare

Le mappe geografiche che siamo abituati a guardare possono ingannarci? Quanto siamo prigionieri di certe rappresentazioni del mondo? Sono questi alcuni degli interrogativi che il geografo britannico Paul Richardson affronta nel suo libro Le bugie delle mappe. In particolare, si sofferma su otto miti che hanno attraversato i secoli e continuano a essere diffusi, condizionando alla fine la percezione che abbiamo degli assetti mondiali e delle dinamiche politiche, economiche e sociali. L’A. si propone di rimettere in discussione immaginari, basati su letture di parte o imprecise, che si sono cristallizzati nel tempo. Un intento ambizioso che non è portato avanti per una «mera curiosità intellettuale o come forma di esercizio mentale, ma perché soltanto riconoscendoli [i miti] per quello che sono potremo comprendere la realtà delle ingiustizie, delle divisioni e delle catastrofi ambientali che abbiamo di fronte» (p. 11).

Continenti, confini, nazione e sovranità

Il primo dei miti esaminato è forse quello più sorprendente, perché riguarda i continenti in cui è suddiviso il mondo. Si tratta di un dato così comune da non essere mai indagato, ma dietro la sua apparente evidenza si cela un processo di costruzione culturale, che non trova una corrispondenza altrettanto chiara a livello geografico, dato che i confini dei continenti si sarebbero potuti «tracciare pressoché ovunque» (p. 40). Di fatto, i confini che oggi conosciamo rispecchiano assetti di potere che abbiamo ereditato dal passato, sancendo un ruolo centrale dell’Europa che non corrisponde più alla realtà. Meno inattesi sono altri miti esplorati dall’A., ma non per questo meno significativi. È il caso, ad esempio, di quello dei confini che si pretende corrispondano a effettive distinzioni tra i popoli, ma che in numerosi casi sono l’esito di azioni di forza o di negoziati politici che hanno tenuto poco o per nulla conto sia delle comunità sia dei luoghi. Altre due nozioni, oggi molto in voga, che sono rilette in modo critico sono quelle di nazione e sovranità, ben più complesse di quanto si pensi in prima battuta e la cui comprensione è mutata nel corso dei secoli.

Sviluppo, geopolitica e sguardo critico

Una parte è poi dedicata al tema dello sviluppo e della sua misurazione, in cui si ritrovano considerazioni già più note, riguardo ad esempio all’insufficienza di una visione di benessere fondata sul PIL. Nell’ultima parte del libro, l’attenzione si concentra su alcuni miti “regionali”, in particolare l’espansionismo russo, la politica internazionale cinese e il progetto della Nuova via della seta, e infine la radicata e coloniale visione dell’Africa come un’unica realtà, una terra ricca di risorse, ma arretrata politicamente e culturalmente. La lettura de Le bugie delle mappe offre molti spunti, sapendo intrecciare storia, geopolitica e cultura, alternando singoli episodi e riflessioni di fondo, muovendosi con intelligenza tra il passato più o meno lontano e il nostro presente. A causa dell’ampiezza dei temi affrontati, alcuni passaggi sono inevitabilmente meno approfonditi o alcuni aspetti solo accennati, ma il volume ha un pregio di fondo: aiuta il lettore a cambiare il proprio sguardo e a riconoscere che le mappe di ieri al pari di quelle di oggi non sono strumenti neutrali.

 

=========================================== Le bugie delle mappe. Gli otto miti della geografia che capovolgono la storia
Paul Richardson
Marsilio, Venezia 2025, pp. 240

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Fonte: Aggiornamenti Sociali

Per leggere l’originale:

https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/le-bugie-delle-mappe-gli-otto-miti-della-geografia-che-capovolgono-la-storia/

Stellantis, nel II trim ricavi +13% a 43,5 mld, utile sale a 293 mln

Roma, 30 lug. (askanews) – Stellantis ha chiuso il secondo trimestre 2026 con ricavi netti in aumento del 13% a 43,5 miliardi di euro, trainati principalmente dal Nord America e Sud America, mentre l’Europa allargata non ha registrato variazioni e le regioni Medio Oriente e Africa e Asia-Pacifico hanno segnato un leggero calo. L’utile netto è migliorato a 293 milioni di euro, a fronte di un rosso da 1,869 miliardi nello stesso periodo del 2025, secondo quanto riporta la società con un comunicato a riflesso di volumi più elevati e un ulteriore miglioramento delle prestazioni operative.

“Il secondo trimestre è stato caratterizzato da continui progressi, trainati dal Nord America e supportati da importanti contributi da tutte le altre regioni”, ha commentato l’amministratore delegato, Antonio Filosa.

“Abbiamo migliorato le prestazioni di tutti i nostri principali indicatori finanziari”, dice il manager citando aumenti significativi su ricavi netti, utile operativo rettificato e flusso di cassa industriale. “Con il piano strategico FaSTLAne 2030 in piena fase di attuazione e gli entusiasmanti lanci di prodotti previsti per quest’anno che procedono secondo i piani – aggiunge Filosa – restiamo fiduciosi sulla guidance finanziaria per il 2026”.

Il primo semestre si chiude con un fatturato cresciuto del 10%, a 81,614 miliardi, e un utile netto di 670 milioni, rispetto a una perdita di 2,256 miliardi un anno prima.

Sempre sul secondo trimestre, l’utile operativo rettificato (AOI) è stato di 773 milioni (da 213 mln nel 2025), che rappresenta un margine Aoi dell’1,8%, con tutte le regioni che hanno conseguito risultati positivi ad eccezione dell’Europa allargata, con un margine Aoi dello (0,6%). Il flusso di cassa industriale (IFCF) è stato pari a 1 miliardo di euro nel secondo trimestre del 2026, riflettendo il miglioramento delle prestazioni operative. Stellantis conferma la guidance finanziaria per il 2026. (fonte immagine: Stellantis).

Fed conferma i tassi di interesse, Warsh non si sbilancia su settembre

Roma, 29 lug. (askanews) – La Federal Reserve ha deciso di mantenere i tassi di interesse sul dollaro ad una forchetta del 3,50-3,75%, con un voto preso a maggioranza: 9 favorevoli mentre altri 3 componenti del direttorio, il Fomc, avrebbero voluto un rialzo da 0,25 punti percentuali. Nelle dichiarazioni introduttive della conferenza stampa esplicativa, il presidente Kevin Warsh ha rilanciato frasi che apparentemente risuonano restrittive: “ove necessario e appropriato non esiteremo ad agire”, ha detto. Ma poi, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha evitato di sbilanciarsi sulle mosse future.

In particolare, ripetutamente interpellato sull’attesa dei mercati di un rialzo al prossimo direttorio (il 15 e 16 settembre) ha puntualizzato che alla Fed “non saremo vincolati dai prezzi di mercato, anche se penso che sia opportuno capire che i mercati possono essere una fonte di informazione molto utile, ma non perfetta”.

I tassi di mercato sono saliti. “Questo non significa che lo prendiamo come un diktat, ma lo osserviamo”, ha proseguito. Guadando avanti “abbiamo decisioni importanti da prendere. La politica monetaria conta non solo per quello che diciamo, ma per quello che facciamo”. Ad ogni modo “se l’inflazione continuerà ad essere elevata nel periodo previsionale, i tassi di interesse potrebbero essere la soluzione”, ha anche affermato.

Ma appunto, con quel “se” davanti, Warsh non ha fornito indicazioni esplicite. Del resto al suo debutto aveva detto di voler evitare assolutamente anticipazioni sulle mosse future (basta con la forward guidance).

Secondo la Federal Reserve l’attività economica “si sta espandendo a un ritmo solido, a dispetto dell’incertezza” in parte legata al conflitto in Medioriente. “L’inflazione resta elevata rispetto all’obiettivo del 2%”. Il direttorio della banca centrale Usa riafferma che assicurerà “la stabilità dei prezzi”.

La decisione è in linea con le attese dominanti, anche se i rafforzamenti dei prezzi del petrolio legati al conflitto in Iran avevano alimentato anche aspettative di un possibile rialzo.

In serata si consolida il rimbalzo del petrolio innescato dalle rinnovate ostilità tra Stati Uniti e Iran. Il Barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord risulta in aumento di oltre l’8% al 90,92 dollari. Il West Texas Intermediate scambiato sui mercati Usa sale di oltre il 7% a 84,88 dollari. Wall Street ha chiuso in netto ribasso: a fine contrattazioni il Dow Jones ha lasciato sul terreno il 2,18%, l’S&P 500 500 ha segna un meno 1,51% e il Nasdaq meno 1,74%, mentre proseguivano anche le vendite su diversi gruppi legati all’intelligenza artificiale e ai microprocessori.

Intanto sono risaliti i tassi sui Treasuries statunitensi, sulla scadenza decennale sono aumentati di 7 punti base al 4,677%, sui titoli a trent’anni i rendimenti hanno marginalmente superato il 5,20%, ai massimi dal 2007.

Simone Forti, l’arte contemporanea sotto forma di danza e corpo

Milano, 29 lug. (askanews) – È stata una figura chiave per portare la danza a tutti gli effetti a fare parte dell’arte e ha dato forma a un linguaggio performativo contemporaneo di grande influenza. Simone Forti, artista americana di origine italiana, è morta a 91 anni a Los Angeles, lasciando un’eredità che, come quella per certi versi simile di Joan Jonas, è decisiva per capire che cos’è e come si manifesta l’arte oggi.

Nel 2023 la Biennale Danza di Venezia le ha attribuito il Leone d’oro alla carriera e per l’occasione, si è collegata in video dagli Stati Uniti, e pur da così lontano il momento in cui ha sollevato il premio è stato commovente. “È straordinario vedere il mio lavoro ancora in scena – ha detto parlando anche della retrospettiva che la Biennale le aveva dedicato -. Quello che è servito è stata l’esperienza del corpo, quello che si prova quando si cammina, quando si fanno movimenti normali, quando si sta appesi a una corda, quando si sente di occupare lo spazio con il proprio corpo”.

Forse in queste parole, che rimandano a gesti comuni, alla vita reale di ogni giorno, c’è il senso profondo della lezione perdurante di Simone Forti: la danza contemporanea sta nello spazio della vita, nel gesto ripetibile, nella consapevolezza del corpo e nella riflessione su di esso nello spazio in cui si muove, e non importa se si tratta di un palco da performance o di una strada.

Nelle “Dance Constructions” di Forti e nei corpi dei suoi performer che si incastrano tra loro, oppure affrontano diverse tipologie di ostacolo si può vedere il tempo che scivola attraverso il movimento, ma anche la necessità di un pensiero sociale anche dentro le pratiche artistiche contemporanee.

L.elettorale, più tempo per emendamenti ma il 15 voto finale Senato

Roma, 29 lug. (askanews) – Il Senato avrà più tempo per presentare gli emendamenti alla legge elettorale ma il 15 settembre la riforma fortemente voluta da Giorgia Meloni sarà approvata in seconda lettura a Palazzo Madama per tornare alla Camera per l’ok definitivo prima dell’inizio della sessione di bilancio. La data certa viene fuori un po’ a sorpresa al termine di una giornata in cui sembrava che il ddl che introduce il proporzionale con premio di maggioranza e indicazione del premier fosse destinato a rallentare il suo iter. Dopo la riunione del gruppo dei senatori di Fi con Antonio Tajani, dal quale è emersa sì un’apertura sulle preferenze volute da Fdi ma anche la richiesta di un nuovo incontro tra gli sherpa per mettere a punto emendamenti unitari, il partito della premier ha abbandonato l’idea di fissare la scadenza per la presentazione delle proposte di modifica la prossima settimana, prima della pausa estiva, e l’ha programmata per il primo settembre.

“Il termine prende atto sia dei contenuti delle audizioni e della necessità di approfondire dei punti sia delle interlocuzioni politiche in corso tra le forze politiche sia di maggioranza che di opposizione”, ha spiegato il presidente della commissione Affari Costituzionali Andrea De Priamo (Fdi). Una concessione a Forza Italia e alle opposizioni che chiedevano più tempo. Senza però perderne troppo e rischiare poi tempi stretti per la terza lettura alla Camera. Con la mediazione del presidente del Senato, Ignazio La Russa, che già nei giorni scorsi aveva tentato – senza esito – una moral suasion per fissare una data certa di approdo in aula a settembre, stavolta le date cerchiate in rosso sono due: il 9 settembre approdo in aula, esame l’11 e il 14, poi il 15 il voto finale.

La prossima settimana – lunedì o martedì – si vedranno gli sherpa del centrodestra per trovare un accordo sulle modifiche da apportare. Sulle preferenze la strada dovrebbe essere la stessa della Camera (capilista bloccati e fino a tre preferenze da scegliere in un elenco di sei candidati) ma rispettando la rappresentanza di genere nella scelta dei capilista. Sul tavolo però c’è anche la richiesta di ulteriori modifiche da parte di Forza Italia: come quella che prevede l’obbligo per i candidati nel listone collegato al premio di candidarsi capilista nelle liste dei collegi plurinominali. O anche un cambio sulle circoscrizioni estero (che la riforma ha ridotto da quattro a due per la Camera e da quattro a una per il Senato). O una riflessione sulla norme contro le micro-liste. Insomma sul timing della riforma al Senato la maggioranza sembra aver trovato la quadra ma sulle eventuali modifiche è ancora in corso il braccio di ferro.

E se i nodi sulla legge elettorale sono rinviati a settembre, sul decreto giustizia-migranti che oggi avrebbe dovuto essere approvato a Palazzo Madama e domani approdare alla Camera (scade l’11 agosto) alla fine il governo è costretto a ricorrere al voto di fiducia. Non è bastato infatti disinnescare lo scontro in maggioranza sulle intercettazioni dichiarando inammissibili gli emendamenti di Fdi che ampliavano l’utilizzabilità delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per cui sono state autorizzate e che Forza Italia non avrebbe mai votato, sul provvedimento pendeva un emendamento della Lega che mirava a restringere le maglie dei ricongiungimenti familiari. Una norma sulla quale è trapelato qualche dubbio dal Quirinale ma omogenea al resto del decreto quindi difficile da stoppare con una dichiarazione di inammissibilità. Dopo una giornata di rinvii e attese, la decisione dell’esecutivo è di procedere con la questione di fiducia per evitare conte e divisioni sulla singola proposta. Fiducia che sarà votata domani alle 9,30.

Fi verso sì a preferenze, ma è alta tensione nel partito (e verso Fdi)

Roma, 29 lug. (askanews) – La riunione si è conclusa con un appello a “essere uniti” per essere più forti anche nella trattativa. Insomma, ad essere “un’unica falange”, come facevano i romani. Ma quello che si è tenuto a palazzo Madama tra il segretario Antonio Tajani e i senatori di Forza Italia per discutere del famoso emendamento per inserire le preferenze nella legge elettorale è stato, come confermano più testimoni, un incontro ad altissima tensione. La linea di fatto è tracciata e il vice premier lo ha detto abbastanza chiaramente prendendo la parola per una decina di minuti alla fine di due ore di discussione decisamente animata. Dare il via libera alla modifica fortemente voluta da Giorgia Meloni sarà praticamente inevitabile. “Con voto palese non possiamo non votarlo”, avrebbe sentenziato Tajani. Che, però, ha cercato anche di tenere conto delle rimostranze emerse e, proprio per questo, avrebbe invitato a mostrarsi coesi per poter cercare di incidere nella trattativa sul tipo di emendamento che sarà presentato. Non a caso è stata fissata una nuova riunione degli sherpa che si terrà tra lunedì e martedì alla quale, per gli azzurri, oltre a Stefano Benigni e Alessandro Battilocchio, che hanno gestito tutta la fase di elaborazione del testo fino ad ora, si aggiungerà anche il senatore Roberto Rosso.

E proprio sul (mancato) coinvolgimento dei parlamentari della Camera alta che è andato in scena un battibecco tra il segretario e la capogruppo, Stefania Craxi, con lei – raccontano – che lo ha incalzato sul fatto che dopo essere stati esclusi dalle prime trattative i senatori ora “vogliono contare” e Tajani che le ha chiesto di non interromperlo e aspettare che finisse il proprio discorso.

Per il resto, sempre secondo quanto emerge da più testimoni, il ministro degli Esteri avrebbe cercato di spiegare perché la strada delle preferenze sarebbe ormai inevitabile, soprattuto per una ragione: il rischio che la legge venga dichiarata incostituzionale nella formulazione attuale. Tajani avrebbe detto di aver parlato direttamente con qualcuno della Corte proprio di questo. “Rischiamo di ritrovarci il Rosatellum”, avrebbe argomentato. Con il senatore Claudio Lotito che ha lanciato un “magari” che ha scatenato l’ilarità generale. Sul punto sarebbe poi intervenuto il viceministro della Giustizia Paolo Sisto, sostenendo che i problemi di incostituzionalità a suo giudizio non sono così scontati perché la sentenza della stessa Consulta del 2014 “dà possibilità di liste corte”.

Ma quello di una bocciatura in punta di diritto, non è l’unico argomento utilizzato dal vicepremier. “Ormai – avrebbe affermato – si è capito che gli italiani vogliono scegliere i loro rappresentanti”. Facendo un excursus delle settimane precedenti, inoltre, il segretario di Forza Italia avrebbe anche spiegato perché di fronte all’insistenza di Meloni, avrebbe dato il suo via libera seppur obtorto collo. Ovvero, diventava difficile fare una battaglia in solitaria dopo che Salvini si era “sfilato”.

Che il clima dentro il partito non sia dei migliori, lo dimostra anche il rimprovero che Tajani ha rivolto ai suoi senatori nel momento stesso in cui li invitava a dare prova di unità. In particolare, avrebbe sottolineato che “si parla troppo in giro”, che si danno agli altri informazioni che poi gli vengono ritorte contro. In pratica, “noi ci facciamo male da soli”.

Ma in questa riunione sfogatoio, la tensione non era solo una questione interna. Raccontano che molte siano state le frecciate rivolte alla “prepotenza” di Fratelli d’Italia o i riferimenti a una scarsa capacità della presidente del Consiglio di essere “generosa” e farsi concava e convessa come da insegnamento di Silvio Berlusconi. Decisamente ruvido sarebbe stato l’intervento di Adriano Galliani che si è detto totalmente contrario alla riforma anche perché “rischia di consegnare il Paese alla sinistra per 9 anni”. In particolare, si sarebbe detto “preoccupato” dell’ordine di priorità di Meloni. Ossia, primo vincere, secondo perdere e terzo pareggiare. Nel mirino sarebbe finito anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, per le sue recenti frasi sul ‘gioco della torre’ e il rischio di suicidio di Forza Italia. “Dobbiamo pretendere rispetto”, ha chiosato un ministro.

Fed conferma tassi al 3,50%-3,75%, 3 componenti Fomc volevano rialzo

Roma, 29 lug. (askanews) – Con un voto a maggioranza la Federal Reserve ha deciso di mantenere i tassi di interesse sul dollaro a una forchetta del 3,50-3,75%. “L’attività economica si sta espandendo a un ritmo solido, a dispetto dell’incertezza che in parte deriva dal conflitto in Medioriente. L’inflazione resta elevata rispetto all’obiettivo del 2%, in parte a riflesso degli shock che hanno guidato i rialzi dei prezzi in alcuni settori, inclusa l’energia”, si legge nel comunicato diffuso al termine del Fomc.

Il direttorio della banca centrale Usa riafferma che assicurerà “la stabilità dei prezzi”. Nel comunicato viene precisato che la decisione di oggi è stata presa con 9 favorevoli e 3 contrari: questi ultimi avrebbero preferito un aumento dei tassi da 25 punti base.

La decisione è in linea con le attese dominanti, anche se i rafforzamenti dei prezzi del petrolio legati al conflitto in Iran avevano alimentato anche aspettative di un possibile rialzo. (fonte immagine: Federal Reserve).

Grillo torna e attacca: "Persa identità M5s". Conte: ‘Per lui Draghi era grillino…’

Roma, 29 lug. (askanews) – “Il MoVimento 5 Stelle ha perso la sua identità, soprattutto ha perso la sua ‘diversità'”. Beppe Grillo torna a parlare dal suo blog e ad attaccare la sua ‘creatura’.

“Osservare la trasformazione antropologica dei suoi protagonisti serve a poco, è il solito film, il nuovo che diventa vecchio, i rivoluzionari che scoprono i palazzi e le intenzioni che lastricano la strada per l’inferno, con tanto di pedaggio”, sottolinea il comico. Che poi prosegue: “Eppure, qualcosa deve essere ricordato, il MoVimento era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo… Era la delusione verso un modello occidentale fondato sulla democrazia e sui diritti, ma sempre più dominato dal capitalismo”.

Secca, e ironica, a stretto giro, la replica del leader pentastellato Giuseppe Conte. “Con tutte le nostre battaglie che stiamo facendo spesso contro tutti? Lui aveva detto che Draghi è un grillino, attenzione fate un po’ voi…”, fa notare.

Questa linea è quella che emerge anche in numerosi commenti pubblicati sui social in risposta a Grillo. “L’affermazione ‘Draghi è un grillino’ la dice tutta”, “Chi ha spinto il movimento a sostenere Draghi?”, “Guardi, con tutto il rispetto, se Lei non avesse deciso di appoggiare il governo Draghi probabilmente tutto questo non sarebbe successo”, alcune delle risposte degli utenti.

“Grillo – riflette un pentastellato di primo piano – non attacca Conte ma tutta la nostra comunità. Perché il M5S si è evoluto, da NOVA in poi si è dotato di strumenti per allargare la partecipazione ed evolvere, mantenendo identità e fermezza sulle battaglie principali. Grillo sporadicamente riemerge e attacca in maniera cieca un percorso costruito con fatica giorno dopo giorno da eletti e iscritti”.

La polemica a distanza è un nuovo capitolo della contesa tra Grillo e il ‘nuovo’ Movimento: nel marzo scorso il comico ha presentato un atto di citazione davanti al Tribunale di Roma per rivendicare la titolarità del nome e del simbolo “Movimento 5 Stelle”. L’udienza dovrebbe tenersi a gennaio.

Pirelli: utile semestre +13,3% a 299 milioni, conferma target 2026

Milano, 29 lug. (askanews) – Pirelli ha chiuso il primo semestre 2026 con un utile netto cresciuto del 13,3% a 299 milioni, grazie anche a minori oneri finanziari. Confermati i target 2026 comunicati a maggio. “I risultati – sottolinea il gruppo – confermano la resilienza del modello di business di Pirelli e l’efficace implementazione dei programmi strategici, nonostante un contesto macroeconomico ancora caratterizzato da elevata volatilità e persistenti tensioni geopolitiche”.

Nei primi sei mesi dell’anno, i ricavi si attestano a circa 3,49 miliardi, pari a una crescita organica del 2,5% escludendo l’effetto cambi e iperinflazione (-2,1%) e la variazione del perimetro di consolidamento (-0,5%). Includendo tali effetti i ricavi sono stabili rispetto al primo semestre 2025. Nel semestre si è avuto un ulteriore rafforzamento dell’High Value (82% delle vendite). L’Ebit adjusted ammonta a 557,8 milioni (558,3 mln nel primo semestre 2025), con margine stabile al 16%. I risultati sono stati approvati a maggioranza con il voto contrario dei consiglieri Zhang Haitao, Xi Xiaohong e Wang Kun.

Al 30 giugno, la posizione finanziaria netta è pari a -1,91 miliardi circa (-2,67 mld al 30 giugno 2025 e -1,1 mld al 31 dicembre 2025).

Pirelli si attende di guadagnare quote di mercato nel segmento High Value e di continuare a ridurre la propria esposizione dello Standard. La società ha confermato i target 2026 comunicati a maggio, aggiornando alcuni driver sulla base dello scenario esterno. I target incorporano l’impatto derivante dalla crisi in Medio Oriente che, come già reso noto, si prevede possa avere un impatto limitato a 20 milioni sull’Ebit adjusted, grazie alle azioni di mitigazione messe in atto e alle previsioni di una progressiva normalizzazione dei prezzi delle commodity nel terzo trimestre 2026.

Bce, 6 mln di risposte al sondaggio sulla nuova serie di banconote in euro

Roma, 29 lug. (askanews) – Hanno toccato quota 6 milioni le risposte al sondaggio pubblico lanciato dalla Banca centrale europea, merito alla scelta tra le 10 proposte finaliste selezionate per la nuova serie di banconote in euro. Lo riferisce la stessa Bce con una nota.

Un dato “incredibile”, secondo la presidente della Bce, Christine Lagarde. “Gli europei hanno condiviso i loro disegni preferiti a tavola a cena, nelle chat di gruppo e online. Se non avete espresso il vostro parere, potete farlo qui”, afferma, inserendo in un messaggio su X il collegamento al sondaggio.

L’iniziativa della consultazione pubblica era stata annunciata dalla stessa presidente della Bce, con una conferenza stampa ad hoc giovedì scorso. Le proposte finaliste selezionate si basano su due diversi temi precedentemente scelti: “Cultura europea” e “Fiumi e uccelli”, e vertono ora sui motivi decorativi selezionati per raffigurarli.

Il sondaggio online – facilmente raggiungibile dal portale internet della Bce – resterà aperto fino al 21 settembre 2026. Un altro sondaggio con le stesse domande sarà condotto in parallelo da una società di ricerca indipendente, presso un campione rappresentativo di cittadini dell’area dell’euro. La Bce pubblicherà un rapporto sui risultati di entrambi i sondaggi una volta selezionato il progetto finale.

Il Consiglio direttivo dovrebbe adottare la decisione finale sul disegno delle nuove banconote intorno alla fine dell’anno, sulla base di una combinazione di contributi, tra cui le conclusioni della giuria del concorso, una valutazione tecnica e i risultati dei due sondaggi.

La proposta selezionata sarà poi ulteriormente sviluppata e testata prima di entrare in produzione. L’immissione in circolazione delle nuove banconote è prevista negli anni successivi. Le precedenti serie di banconote in euro manterranno il proprio valore e continueranno a circolare insieme alla nuova serie, precisa la Bce. Questa sarà la prima riprogettazione completa delle banconote in euro dopo la loro emissione nel 2002.

IA, primo sì in commissione al riconoscimento facciale. Protesta Pd e M5s

Roma, 29 lug. (askanews) – Via libera in Commissione al Senato allo schema di decreto legislativo sull’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale da parte delle Forze di polizia, che prevede tra l’altro il riconoscimento facciale. Un passo che fa sollevare le opposizioni.

“La 4 Commissione – spiega il senatore di Fratelli d’Italia Giulio Terzi di Sant’Agata, presidente della Commissione Politiche Ue a Palazzo Madama – ha esaminato oggi lo schema di decreto legislativo sull’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale da parte delle Forze di polizia e ha approvato osservazioni favorevoli, sottolineandone la coerenza con il Regolamento (UE) 2024/1689 sull’intelligenza artificiale e con la delega conferita dal Parlamento con la legge n. 132 del 2025. Nel corso del dibattito sono stati espressi rilievi riguardanti la tutela delle libertà fondamentali e, in particolare, l’utilizzo dei sistemi di identificazione biometrica remota in tempo reale. Si tratta di profili che meritano la massima attenzione, ma che trovano già una disciplina puntuale nel testo del decreto, che recepisce i principi dell’AI Act europeo traducendoli in un sistema di garanzie coerente con il diritto dell’Unione. Nelle osservazioni favorevoli approvate dalla Commissione è stato sottolineato l’esplicito richiamo alle garanzie previste dall’articolo 1 dello schema. L’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale da parte delle Forze di polizia dovrà quindi avvenire in coerenza con il Regolamento europeo, nel rispetto della Costituzione, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Sono inoltre richiamati i principi di proporzionalità, non discriminazione, sorveglianza umana e trasparenza. Anche l’articolo 13 conferma la compatibilità della disciplina nazionale con il quadro europeo, prevedendo specifiche garanzie per l’utilizzo dei sistemi di identificazione biometrica remota in tempo reale. L’impiego dei sistemi al di fuori dei casi previsti dalla legge comporta l’inutilizzabilità dei risultati e la loro cancellazione. L’Italia sta quindi dando attuazione all’Artificial Intelligence Act attraverso un impianto normativo equilibrato, volto a consentire alle Forze di polizia di disporre di strumenti adeguati alle nuove sfide della sicurezza, garantendo al contempo la tutela delle libertà fondamentali dei cittadini. È questa la direzione indicata dal Governo con il decreto in esame”.

Di tutt’altro avviso il Pd. “Un parere elusivo per un tema enorme come il controllo con l’intelligenza artificiale della nostra sicurezza. Criticità enormi taciute, approfondimento soffocato, commissione usata come una clava sulle libertà dei cittadini. Un altro mattoncino per lo Stato di Polizia che verrà”, per il senatore Dem Filippo Sensi.

“Il gruppo del Partito democratico – spiega Debora Serracchiani, responsabile Giustizia – alla Camera ha presentato nelle Commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia un parere sullo schema di decreto legislativo di adeguamento all’AI Act europeo perché questo provvedimento contiene aspetti che non possono essere affrontati con leggerezza. Siamo assolutamente convinti che alla magistratura e alle forze dell’ordine debbano essere forniti tutti gli strumenti che consentano loro di svolgere al meglio le indagini e che garantiscano la loro stessa sicurezza. Ma con questo provvedimento, si eccede nell’uso di strumenti estremamente invasivi, come l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e i sistemi di identificazione biometrica e di riconoscimento facciale, destinati a incidere sui diritti fondamentali e sulle libertà personali dei cittadini. Proprio per questo è indispensabile prevedere garanzie rigorose, il controllo preventivo dell’autorità giudiziaria e il pieno rispetto dei principi di necessità e proporzionalità previsti dal diritto europeo. L’innovazione tecnologica è una grande opportunità, ma non può trasformarsi in uno strumento di compressione delle libertà personali o di arretramento dello Stato di diritto”.

“Sono stato costretto ad abbandonare i lavori della Commissione Politiche UE per protestare contro una forzatura gravissima della maggioranza. Avevamo chiesto di attendere le audizioni già calendarizzate su un provvedimento che incide direttamente su diritti e libertà dei cittadini, ma si è scelto di tirare dritto. Con il riconoscimento facciale si apre una deriva pericolosa e il Parlamento non può essere degradato a mera formalità. Un blitz che si è consumato nel silenzio dei Commissari di Fratelli d’Italia Forza Italia, come sempre garantisti a giorni alterni”, dichiara il senatore M5S Pietro Lorefice.

Thales Alenia Space svilupperà il satellite Prisma dell’Asi

Roma, 29 lug. (askanews) – Thales Alenia Space, la joint venture tra Thales (67%) e Leonardo (33%), ha firmato un contratto con OHB Italia per lo sviluppo del satellite di osservazione terrestre di seconda generazione Prisma dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Il lancio, riporta un comunicato, è previsto nel 2031, il satellite trasporterà uno strumento iperspettrale realizzato da Leonardo, con capacità funzionali e di risoluzione migliorate rispetto alla prima generazione.

Una sfida chiave nella tecnologia iperspettrale è catturare immagini con alta qualità e risoluzione spaziale, insieme a tempi di rivisita frequenti e a un elevato rapporto segnale/rumore. Il satellite Prisma di Seconda Generazione, si legge, consentirà una risoluzione spaziale migliore grazie alla maggiore agilità della piattaforma e dello strumento, aumentando la risoluzione spaziale ad almeno 10 metri, rispetto ai 30 metri attuali. Inoltre, introdurrà nuove capacità funzionali progettate per soddisfare le diverse esigenze sia degli utenti scientifici che operativi.

Il consorzio industriale sarà guidato da OHB Italia, che sarà responsabile della missione e delle attività di sistema end-to-end. Thales Alenia Space sarà responsabile dello sviluppo del satellite e della consegna della piattaforma PRIMA-S, realizzata dall’azienda, che ospiterà il carico utile iperspettrale. Derivata dalla linea di prodotti HE-R1000 (High Efficiency Radar), la piattaforma PRIMA-S fa parte della nostra linea di prodotti per l’Osservazione della Terra ed è in grado di ospitare sia carichi utili radar che ottici. L’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) procurerà da Leonardo il carico utile e lo fornirà per la successiva integrazione.

“Questa collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana e OHB Italia rappresenta un’opportunità significativa per Thales Alenia Space per migliorare le proprie capacità nell’Osservazione della Terra, a beneficio della comunità scientifica e a supporto di applicazioni pratiche per una migliore gestione delle risorse ambientali e una migliore comprensione dei fenomeni globali”, ha dichiarato Giampiero Di Paolo, Amministratore Delegato di Thales Alenia Space Italia. “Questo contratto riflette la comprovata esperienza di Thales Alenia Space nella produzione di satelliti per l’Osservazione della Terra come Copernicus e COSMO-SkyMed di Prima e Seconda Generazione, tra gli altri. Il risultato di oggi conferma le decisioni strategiche che abbiamo preso con la piattaforma PRIMA-S, rinomata per la sua grande flessibilità e capacità di ospitare diversi tipi di payload, consentendo sia missioni in orbita terrestre bassa che media”.

TG Poste, Poste Italiane, cresce la logistica

Roma, 29 lug. (askanews) – Sei mesi da primato per la logistica di Poste Italiane, che da gennaio a giugno ha consegnato la cifra record di 179 milioni di pacchi, segnando una crescita anno su anno del 12,5%. Aumenta anche il numero di pacchi recapitati dai portalettere: 81 milioni, +22,6% rispetto al primo semestre 2025. Un dato che cresce trimestre dopo trimestre: tra aprile e giugno, infatti, i portalettere di Poste Italiane hanno effettuato quasi la metà delle consegne totali in tutto il Paese. Un risultato che riflette il nuovo assetto della logistica avviato con la nascita della nuova rete corriere a gestione diretta che potrà contare, grazie ad un nuovo accordo sindacale, su un modello di distribuzione a zone capace di garantire maggiore flessibilità ed efficienza per milioni di clienti. Portalettere, dunque, sempre più centrali nella logistica di Poste Italiane legata all’e-commerce, secondo una strategia ogni giorno più green costruita su una flotta di 30 mila i veicoli a basse emissioni, 6.200 dei quali full green. E nell’ottica di avere consegne sempre più sostenibili, prosegue anche lo sviluppo del progetto Green Delivery, che offre ai clienti una gran varietà di punti di ritiro: la rete dei circa 12.700 uffici postali a cui si aggiungono i circa 20 mila punti, tra Rete Punto Poste e Locker, offre una nuova soluzione flessibile che, accentrando la consegna, permette una consistente riduzione delle emissioni di CO2. Una soluzione, questa, che gode del doppio vantaggio di rispondere alla domanda di consegne flessibili e alle esigenze di tutela dell’ambiente. Il servizio del TG Poste.

Calcio, Inter, Yann Bisseck rinnova fino al 2031

Roma, 29 lug. (askanews) – L’Inter ha annunciato il rinnovo di Yann Bisseck, che ha prolungato il suo contratto per altre cinque stagioni. Il difensore tedesco classe 2000 continuerà così la sua avventura in nerazzurro con un nuovo accordo fino al 2031. L’intesa prevede uno stipendio da 3 milioni di euro netti a stagione, con l’Inter che usufruirà del Decreto Crescita.

“FC Internazionale Milano comunica di aver raggiunto un accordo per il prolungamento di contratto del giocatore Yann Bisseck: il difensore classe 2000 sarà nerazzurro fino al 30 giugno 2031”, con questa nota ufficiale sui propri canali, l’Inter ha annunciato il prolungamento del difensore tedesco. “Un muro difensivo – si legge nel comunicato -, una certezza nei duelli aerei, una minaccia anche nell’area avversaria, come dimostrano le tre reti realizzate nell’ultimo campionato. Yann è diventato un punto di riferimento in campo e nello spogliatoio, conquistando tutti con il suo sorriso contagioso e con la sua costanza di rendimento in campo, ed è pronto a scrivere nuove pagine della storia nerazzurra”.

Calcio, Neymar lascia il Brasile, "Tempo con la Seleçao è finito"

Roma, 29 lug. (askanews) – Neymar ha annunciato l’addio alla Nazionale brasiliana. L’ottavo di finale dei Mondiali 2026 contro la Norvegia è stata l’ultima apparizione dell’attaccante con la maglia verdeoro: a 34 anni il fuoriclasse del Santos ha deciso di chiudere la sua storia con la Seleçao.

“La mia esperienza con la Seleçao è finita. Ho fatto la storia, sono stato molto felice, ho dato il mio sangue, la mia vita, ho sempre lottato per questa maglia, ma ora non voglio più continuare”, ha dichiarato Neymar, confermando una decisione ormai attesa.

La sua ultima presenza resterà quindi quella nella sfida contro la Norvegia, quando, dopo essere partito dalla panchina, è entrato nella ripresa segnando su calcio di rigore il gol del momentaneo 1-2, una rete però inutile ai fini del risultato.

Con 80 gol in 130 partite ufficiali, Neymar è il miglior marcatore nella storia della Nazionale brasiliana. Per numero di presenze occupa invece il secondo posto assoluto, alle spalle soltanto di Cafu, fermo a quota 142. Un capitolo lungo 15 anni, iniziato nel 2010, che si chiude con il talento di Mogi das Cruzes consegnato alla storia del calcio brasiliano.

Formula, Domenicali, finale in Europa se salta il Medio Oriente

Roma, 29 lug. (askanews) – La Formula 1 prepara il piano alternativo per chiudere la stagione con almeno 22 Gran Premi nonostante le tensioni in Medio Oriente. Dopo l’annuncio dello spostamento del Gran Premio del Bahrain in Malesia, previsto nel primo weekend di ottobre, resta da definire il destino delle ultime due gare del calendario, Qatar e Abu Dhabi.

Una decisione definitiva arriverà entro metà settembre. Lo ha spiegato il CEO della Formula 1 Stefano Domenicali durante la conferenza stampa di metà stagione: “Per il modo in cui siamo strutturati, ci prenderemo più tempo possibile per vedere come la situazione evolverà e prenderemo una decisione al momento giusto, che non avverrà prima di settembre. Ad oggi, le gare in Qatar e ad Abu Dhabi sono confermate, dove è già tutto esaurito. Se però la situazione non dovesse essere sufficientemente chiara per metà settembre, allora decideremmo”.

Nel caso in cui non fosse possibile correre in Medio Oriente, il campionato tornerebbe in Europa per il gran finale. “Posso confermare che, se il Medio Oriente non fosse possibile, il finale di stagione sarebbe in Europa”, ha aggiunto Domenicali, senza però indicare una sede precisa. Tra le ipotesi c’è anche Imola, che il dirigente italiano ha confermato essere una delle opzioni: “È tra le possibilità, ma non è stato definito. Non è già il posto prescelto”.

Domenicali ha poi scherzato sulle possibili condizioni climatiche di una gara europea a inizio dicembre: “Speriamo non ci sia la neve. Ricordo che tanti anni fa al Nürburgring ci fu una spolverata di neve che poi si trasformò in pioggia. Pirelli non sarà pronta per avere gomme invernali, ma magari dovrebbe lavorarci”. Poi la precisazione: “Le statistiche ci dicono che in quel periodo dell’anno le temperature in Europa sono meno rigide di quelle di Las Vegas, dove corriamo di notte”.

Scartata invece l’ipotesi di una doppia gara negli Stati Uniti. “Posso assicurare che non ci sarà un’altra gara negli Usa”, ha spiegato Domenicali. L’idea di disputare due appuntamenti a Las Vegas è stata abbandonata per non indebolire un evento considerato strategico e per evitare la concorrenza con la NFL, molto seguita negli Stati Uniti in quel periodo dell’anno. “Non volevamo svalutare quello che stiamo facendo a Las Vegas, un gioiello che sta crescendo”, ha concluso il numero uno della Formula 1.

Calcio, Juventus, accordo con il Leverkusen per Alajbegovic

Roma, 29 lug. (askanews) – La Juventus ha trovato un accordo di massima con il Bayer Leverkusen per il trasferimento di Kerim Alajbegovic. Il giovane talento bosniaco classe 2007 è sempre più vicino a vestire la maglia bianconera, con l’operazione che dovrebbe chiudersi sulla base di 30 milioni di euro più 5 di bonus e una percentuale sulla futura rivendita.

Restano da limare gli ultimi dettagli tra i due club prima della definizione dell’affare. Alajbegovic ha già dato il proprio assenso al trasferimento a Torino, preferendo la Juventus al Chelsea, che nei giorni scorsi era stato molto vicino al giocatore. Sulle tracce del giovane attaccante c’era anche l’Atalanta, senza però arrivare alla chiusura della trattativa.

La fumata bianca è arrivata dopo un’accelerazione decisiva della Juventus, che nella stessa giornata ha definito anche l’intesa con il Paris Saint-Germain per il ritorno di Randal Kolo Muani. I dettagli finali dell’operazione Alajbegovic saranno discussi dopo la sfida tra Bayer Leverkusen e Genk in programma oggi.

Determinante nella trattativa il lavoro del CEO bianconero Frederic Massara, che aveva già seguito il giocatore ai tempi della Roma. Il dirigente ha avuto contatti diretti con Alajbegovic e con il padre del calciatore, mentre un ruolo da intermediario è stato svolto da Miralem Pjanic.

La Juventus punta così su un altro giovane di prospettiva internazionale, assicurandosi uno dei talenti più interessanti del vivaio del Leverkusen.

Calcio, Kolo Muani-Juventus, accordo con il Psg: affare da 50 mln

Roma, 29 lug. (askanews) – Randal Kolo Muani è sempre più vicino al ritorno alla Juventus. Dopo settimane di trattative, il club bianconero ha raggiunto l’accordo con il Paris Saint-Germain per riportare a Torino l’attaccante francese, già protagonista nella seconda parte della scorsa stagione.

L’operazione è stata definita sulla base di un prestito da 4 milioni di euro con obbligo di riscatto fissato a 34 milioni, che scatterà in caso di qualificazione della Juventus a una competizione europea. Il valore complessivo dell’affare sarà quindi di 38 milioni di parte fissa, a cui si aggiungono 12 milioni di bonus per un totale potenziale di 50 milioni.

Definito anche il contratto del giocatore: Kolo Muani firmerà un accordo quinquennale da 5,5 milioni di euro netti a stagione, con ulteriori 1,5 milioni legati ai bonus. Un investimento importante per la Juventus, che punta sul francese per dare continuità e qualità al reparto offensivo.

L’intesa con il Psg arriva dopo una lunga fase di negoziati e una decisa accelerazione nelle ultime ore. Poco prima della chiusura dell’accordo, l’amministratore delegato e direttore generale della Juventus Giovanni Carnevali aveva spiegato a Sky Sport: “Cosa manca per l’accordo con Kolo Muani? Spero poco”. Quel “poco” è stato colmato: il ritorno dell’attaccante francese a Torino è ormai ai dettagli.

Il Tarvisiano punta sul turismo sostenibile

Tarvisio, 29 lug. (askanews) – Tra boschi secolari, sentieri immersi nel silenzio e comunità legate al territorio, il Tarvisiano punta su un modello di turismo sostenibile fondato sulla tutela dell’ambiente e sulla valorizzazione delle identità locali.

Un percorso avviato con la certificazione del Global Sustainable Tourism Council, ottenuta nel 2020, e oggi esteso all’area delle Alpi Giulie, trasformando gli standard internazionali di sostenibilità in interventi concreti a favore del paesaggio, dei residenti e dei visitatori.

In questa direzione si inserisce il progetto Interreg REGENERATE, sviluppato insieme ad Alta Badia, Arabba e Hermagor-Pressegger See, che sperimenta modelli di turismo rigenerativo capaci di ridurre gli impatti ambientali e generare benefici duraturi per il territorio.

Nel Tarvisiano l’azione pilota riguarda la riqualificazione del Percorso Natura – Sentiero del Faggio Secolare, arricchito con aree di sosta nel verde, installazioni di arte naturale e contenuti dedicati al patrimonio forestale. L’obiettivo è valorizzare un luogo già vissuto dalla comunità, rendendolo più accogliente e fruibile senza introdurre nuove infrastrutture.

Il progetto, in conclusione nell’autunno 2026, dimostra come tutela del paesaggio, qualità della vita ed educazione ambientale possano integrarsi in un nuovo modello di sviluppo turistico.

Diritto tributario, come incide sentenza 50/2026 Consulta

Roma, 29 lug. (askanews) – “La sentenza n. 50/2026 della Consulta sull’articolo 21-bis del decreto legislativo 74/2000 contribuisce a dare un’anima al diritto tributario”. È il messaggio lanciato da Luca Antonini, vicepresidente della Corte costituzionale nel corso di un webinar promosso dalla Fondazione Centro Studi Commercialisti ETS. Nella sua introduzione il presidente di Ets, Antonio Canu, ha evidenziato come “la pronuncia della Consulta rappresenti un passaggio destinato a incidere profondamente”. Raffaele Tuccillo, vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria, ha sottolineato “come il confronto tra Corte costituzionale, magistratura tributaria e professionisti rappresenti un’occasione di approfondimento e di collaborazione”. Sulle ricadute applicative della decisione si è soffermato poi Roberto Proietti, presidente della Corte di Giustizia Tributaria di Roma: il giudice tributario dovrà applicare i principi fissati dalla Consulta, riconoscendo efficacia al giudicato penale di assoluzione. Infine Giorgio Silenzi, commercialista dell’Ordine di Frosinone, ha approfondito l’impatto operativo della riforma per i professionisti e il coordinamento tra processo penale e tributario nell’attività difensiva.

Il nuovo album di Levante è in uscita il 9 ottobre

Milano, 29 lug. (askanews) – “Dell’amore il fallimento e altri passi di danza” il nuovo album di Levante ha una data di uscita: dopo aver tracciato la direzione con i brani che lo hanno anticipato, la cantautrice rivela finalmente, in un corposo lavoro discografico composto da 15 tracce e uno speciale cameo e in uscita il 9 ottobre per Warner Records/Warner Music Italy, il risultato in musica della sua indagine sull’amore e sui diversi modi in cui può manifestarsi e fallire.

Anche in questo album Levante ha spinto la sua ricerca oltre la musica, rappresentando visivamente il suo punto di vista artistico, attraverso colori e simbologie. Il colore arancione, simbolo di energia, creatività, spiritualità e al contempo allerta, racconta perfettamente le intenzioni di questo lavoro.

“Nella scrittura e nella composizione dei brani del disco non sono stata guidata da un colore, almeno non da subito”. – racconta Levante – “Col passare dei mesi ho compreso che era una luce arancione a lampeggiare sulle mie parole, come un semaforo che allerta, un salvagente in mezzo al mare, un giubbotto di salvataggio.

In effetti l’arancione è un emblema di detenzione, avvertimento o protezione. È il colore dell’ascesa, della discesa e della combustione solare, un simbolo di maturazione e raccolto, della rugginosa luna autunnale, di assimilazione e realizzazione. Il suo calore indica le trasformazioni piu’ violente, drastiche e improvvise della natura e della psiche: il fuoco che avvampa nei boschi, l’esplosione di un vulcano, la deflagrazione nucleare”

Un’ulteriore novità è la scelta di rendere corale la copertina: per la prima volta Levante è circondata dalle persone che fanno parte della sua vita personale e lavorativa.

“Il passo successivo è stato smettere di vedermi seduta, perché nel mio eremitaggio -tra studio, solitudini, ricerca del Sè- avevo cambiato postura. Non mi sentivo più china o riversa su me stessa o bisognosa di poggiare le gambe. Mi sono immaginata la punta di una piramide umana, fatta di amori, amanti, amici, sconosciuti … eppure tutti danzatori come me, a ballare l’amore come si può”. L’album, disponibile in preorder da oggi sia in versione standard che Picture Disc, arriva con un’iniziativa speciale dedicata ai fan. Tutti i partecipanti avranno accesso a un set fotografico allestito all’interno delle venue dei concerti, dove prenderanno parte a una foto di gruppo insieme a Levante. Lo scatto riprodurrà la copertina dell’album, richiamandone fedelmente colori, simbologia e composizione, dando vita a una reinterpretazione collettiva e irripetibile.

Chi acquista “Dell’Amore il Fallimento e altri Passi di Danza | Pacchetto dedicato Roma & Milano”, in edizione limitata fino a esaurimento, riceverà il Picture Disc del nuovo album e un accredito da ritirare in loco per partecipare al live della data scelta, tra i due eventi speciali in programma a Roma il 7 settembre e a Milano il 9 settembre.

Chi ha già acquistato il biglietto per uno di questi eventi non deve necessariamente acquistare il pacchetto, ma è sufficiente che acquisti soltanto il Picture Disc.

Iran, escalation sul fronte iracheno, Trump furioso per attacchi alla Giordania

Roma, 29 lug. (askanews) – La fragile tregua che per alcuni giorni aveva interessato il Golfo Persico sembra ormai essersi dissolta. A segnalarne la fine sono i nuovi attacchi condotti da Stati Uniti e Arabia Saudita contro obiettivi in Iraq, mentre il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha annunciato di aver intercettato missili lanciati dall’Iran contro basi militari statunitensi in Giordania. Commentando la nuova escalation, il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato a Fox News che le forze armate americane “massacreranno” l’Iran, sostenendo inoltre che le forze armate statunitensi hanno colpito l’Iraq in quanto l’azione in Giordania è stata svolta in “coordinamento” con il governo iracheno.

Questa mattina il ministero della Difesa saudita ha annunciato che le proprie forze armate, in coordinamento con il Centcom, hanno condotto attacchi contro gruppi sostenuti dall’Iran in Iraq, in risposta ai raid con droni contro gli impianti petroliferi sauditi. Il Centcom ha confermato l’operazione congiunta, affermando che gli obiettivi erano gruppi “allineati all’Iran” che, secondo Washington, avevano attaccato le forze statunitensi e le infrastrutture energetiche saudite su ordine delle Guardie della Rivoluzione iraniane.

Secondo quanto riferisce l’esercito statunitense in Medio Oriente, la risposta condivisa con Riyad si è resa necessaria in quanto i gruppi filoiraniani in Iraq avrebbero condotto “30 attacchi con droni diretti dalle Guardie Rivoluzionarie” in 72 ore. Mentre i pasdaran hanno legittimato il loro intervento in Giordania “in risposta agli atti di aggressione dell’esercito americano, responsabile dell’uccisione di bambini”.

Il raid promosso da Riyad e Washington è stato definito dalle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) irachene, un gruppo paramilitare dominato da milizie sciite sostenute dall’Iran, come una “grave escalation” che ha provocato la morte di almeno 20 dei loro membri. Un’azione che ha visto la decisa indignazione del governo di Baghdad, il quale ha sostenuto che l’attacco promosso è stato “una palese violazione della sovranità territoriale del Paese”.

“La Presidenza della Repubblica condanna il bombardamento che ha colpito le sedi delle Forze di Mobilitazione Popolare in diverse aree, causando la morte e il ferimento di numerosi membri del personale. Ritiene che si tratti di un attacco inaccettabile, di una flagrante violazione della sovranità dell’Iraq e di un’aggressione contro le sue istituzioni ufficiali di sicurezza, in violazione delle norme del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite”, ha comunicato la presidenza della Repubblica irachena, in un comunicato stampa.In questo contesto, il primo ministro iracheno Ali Al-Zaidi ha rinviato una visita programmata a Riyad, dopo l’iniziativa coordinata tra americani e sauditi contro le milizie irachene sostenute dall’Iran nella notte. La visita di Al-Zaidi “è stata rinviata alla luce degli eventi odierni”, ha dichiarato una fonte alla CNN, aggiungendo che il rinvio “è stato richiesto dalla parte irachena”. Il primo ministro iracheno, il quale era stato ricevuto anche dal presidente statunitense alla Casa Bianca qualche giorno fa, avrebbe dovuto recarsi in Arabia Saudita domani per una visita ufficiale.

Ad alimentare ulteriormente le tensioni nel Golfo, allontanando la prospettiva di una concreta ripresa dei negoziati, ha contribuito anche la decisione di Teheran di respingere la proposta avanzata dall’Oman per una gestione congiunta dello Stretto di Hormuz. Di conseguenza, nonostante il presidente statunitense Trump continui a sostenere che il dialogo tra le parti sia ancora aperto, il rischio di una nuova escalation regionale appare sempre più concreto.

A smentire la narrativa della Casa Bianca è intervenuto il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, che ha contestato le dichiarazioni di Trump secondo cui l’Iran sarebbe “ansioso di tornare al tavolo dei negoziati”. In un’intervista rilasciata martedì sera alla televisione di Stato iraniana, Gharibabadi ha precisato che “negli ultimi 16-17 giorni non abbiamo inviato alcuna richiesta di negoziato agli Stati Uniti”, lasciando intendere che le posizioni tra Washington e Teheran restano distanti.

In questo quadro di nuovo incandescente, sale il rischio di una sovrapposizione dei conflitti che va dal Mar Rosso, al Golfo, passando per il Mar Caspio e il teatro russo-ucraino. Eper questo, gli attori del Golfo, coadiuvati dal Pakistan, stanno cercando di allentare la tensione.

Intesa Sp: utile primo semestre a 5,6 miliardi (+6,5%), sopra attese

Milano, 29 lug. (askanews) – Intesa Sanpaolo ha chiuso il primo semestre dell’anno con un utile netto pari a circa 5,6 miliardi (+6,5%), sopra le attese. Nel solo secondo trimestre, il risultato è di circa 2,8 miliardi. L’attuazione del piano di impresa 2026-2029, spiega la banca, “procede a pieno ritmo, con una prospettiva di utile netto per il 2026 migliorata a oltre 10 miliardi”.

Nel corso del primo semestre, sottolinea Intesa Sp, c’è stato un “significativo ritorno cash per gli azionisti”: 5,3 miliardi di distribuzione maturata nel periodo, di cui 4,2 miliardi come dividendi (di cui 3,8 mld previsti come acconto dividendi da distribuire nel prossimo novembre), che si aggiungono al buyback, pari a 2,3 miliardi avviato a luglio. Al 30 giugno 2026, il Common equity tier 1 ratio è al 13,1%, deducendo dal capitale la distribuzione maturata e il buyback (13,8% considerando circa 75 centesimi di punto di beneficio derivante dall’assorbimento delle imposte differite attive).

“Registriamo i migliori sei mesi della nostra storia, grazie anche al miglior trimestre di sempre”, ha commentato il Ceo Carlo Messina. Intesa Sanpaolo “continua a confermarsi tra le banche europee con i più elevati livelli di remunerazione per gli azionisti. Nel corso del 2026 prevediamo di distribuire agli azionisti circa 9,4 miliardi attraverso dividendi e buyback”.

A giugno, ha sottolineato Messina, “abbiamo presentato al mercato e agli azionisti del Monte dei Paschi di Siena un’offerta che dà loro la possibilità di unirsi ad una banca che opera – con una prospettiva sostenibile nel tempo – al servizio degli azionisti, delle famiglie e delle imprese di ogni dimensione, dei territori e delle comunità, e che guarda con la massima attenzione al valore delle proprie persone. L’obiettivo è dar vita insieme ad un gruppo ancora più solido e profittevole, protagonista in uno scenario globale di crescente complessità, in grado di mantenere un forte radicamento nell’economia, nella società, nelle capacità di sviluppo del nostro Paese”.

AI, standard internazionali per un uso responsabile

Milano, 29 lug. (askanews) – L’intelligenza artificiale sta trasformando il mondo delle imprese, ma per farlo in modo sicuro servono regole e governance. Da questa esigenza nasce la ISO/IEC 42001, il primo standard internazionale per i sistemi di gestione dell’intelligenza artificiale.

Uno standard che, secondo Bureau Veritas, aiuta le organizzazioni a sviluppare e utilizzare l’AI in modo responsabile e trasparente. Di recente, l’azienda ha ottenuto l’accreditamento da Accredia per rilasciare certificazioni a fronte di questo standard.

“La ISO/IEC 42001 è la prima norma internazionale dedicata ai sistemi di gestione per l’intelligenza artificiale. Si basa su un principio fondamentale: la governance dell’IA non riguarda esclusivamente gli aspetti tecnici, come algoritmi o infrastrutture, ma richiede anche un’attenta valutazione del suo impatto sulle persone e sull’intera organizzazione. L’obiettivo è garantire uno sviluppo e un utilizzo dell’intelligenza artificiale che siano responsabili, efficaci e integrati nei processi aziendali.” ha dichiarato Nicoletta Palese, Business Unit Manager della Divisione Certificazione Nord di Bureau Veritas Italia.

Tra le prime realtà certificate sotto accreditamento c’è Fastweb, dove l’intelligenza artificiale rappresenta un pilastro strategico per l’innovazione e lo sviluppo dell’azienda.

“Quello che abbiamo voluto fare è stato costruire un framework di compliance aziendale in maniera diversa, che non fosse ancorato a una paper compliance. L’ottenimento di questa certificazione, è la prova che si può essere conformi con le migliori pratiche e le normative internazionali anche adottando un approccio basato su processi reali e soprattutto su un’importante attenzione alle persone, che sono il vero motore per far sì che le nostre aziende siano conformi alle normative internazionali” ha aggiunto Matteo Pedica, Head of Integrated Compliance di Fastweb.

Una certificazione che conferma un modello di governance dell’AI basato su trasparenza, controllo e gestione del rischio, in linea con le normative europee.

“Abbiamo iniziato a studiare con grande attenzione questa normativa fin dal 2021, quando sono state pubblicate le prime bozze del regolamento, ponendoci un obiettivo chiaro: costruire un sistema di compliance innovativo basato sulla consapevolezza e non sulla paura di una sanzione. Per questo abbiamo coinvolto tutti i dipendenti di Fastweb, affinché comprendessero sia i benefici che possono derivare da un utilizzo consapevole dell’intelligenza artificiale, sia, soprattutto, i rischi normativi e operativi a cui ci si espone quando l’IA viene utilizzata in modo non controllato” ha concluso Pedica.

Un percorso che vede Bureau Veritas e Fastweb tra i protagonisti nell’adozione di standard internazionali per un’intelligenza artificiale sempre più affidabile, responsabile e sicura.

Al via la quarta ondata di caldo: punte di 40 gradi in città

Milano, 29 lug. (askanews) – Come meteorologi, ogni volta che inizia un’ondata di caldo africano ci sentiamo rivolgere due domande: “Quanto farà caldo?” e “Quando finirà?”. Rispondere alla prima è ormai tristemente facile, dato che i modelli inquadrano i picchi termici con grande precisione.

Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma invece che, rispondere alla seconda domanda è difficile e sembra, sempre più, una rincorsa dietro un miraggio: iniziamo dicendo che la fine dell’incubo avverrà il 9 agosto, poi i calcoli la spostano al 12, poi al 13, e così via. La verità per questa quarta ondata di calore del 2026, che inizia proprio oggi, è che la tregua è attualmente stimata per il 12-13 agosto, ma c’è da scommettere che ne avremo almeno fino a Ferragosto se non oltre. Quei 4 gradi che cambiano tutto Probabilmente, senza il peso del Riscaldamento Globale, avremmo vissuto questo periodo del Solleone in modo molto diverso. Avremmo avuto cieli sereni e massime fino a 34-37°C: un’Estate soleggiata, certamente molto calda, ma del tutto normale e godibile per le vacanze. D’altronde, siamo nel periodo canicolare clou dell’anno.

Sono questi famigerati 4 gradi aggiunti dal Riscaldamento Globale a rendere la vita impossibile. Oggi, visitare una città d’arte significa correre da un museo climatizzato all’altro; passeggiare all’aria aperta all’ora di pranzo è una sauna garantita, a meno che non si salga sopra i 1500 metri di quota. E persino il classico tuffo in mare ha perso parte della sua magia: l’acqua è diventata un “brodo” a 28-30°C, limitando di molto la sensazione di refrigerio.

I numeri di questa quarta ondata parlano chiaro: avremo picchi di 38-41°C all’ombra da Nord a Sud, con valori localmente superiori nelle zone interne delle Isole Maggiori. Soffriremo notti tropicali (minime oltre i 20°C) e super tropicali (oltre i 25°C), mentre i nostri terreni diventeranno sempre più aridi e i ghiacciai continueranno a soffrire in silenzio. Non c’è da stupirsi se, per ritrovare un po’ di normalità, in molti stiano guardando al Nord Europa. Tra la Scozia e la Scandinavia si registrano massime di 20-23°C, praticamente i valori che noi registriamo in piena notte! Di questo passo, le nostre vacanze estive cambieranno radicalmente, spingendoci sempre di più verso un diffuso e inevitabile “Turismo Climatico Nordeuropeo”.

L’Italia sarà preda di una violenta escalation dell’anticiclone africano, con le temperature che passeranno, un grado al giorno, dai 37°C attuali ai picchi estremi di 41°C attesi per domenica (Firenze e Terni regine del caldo), accompagnati da afa opprimente lungo le coste e notti appiccicose.

Il sole dominerà incontrastato quasi ovunque, ma andranno tenute a mente alcune eccezioni instabili: mercoledì si formeranno dei temporali in Sicilia e sulle Alpi, mentre nel corso del fine settimana l’unica valvola di sfogo per il caldo saranno i classici rovesci pomeridiani, strettamente confinati ai rilievi alpini.

E’ iniziata la quarta ondata di caldo africano del 2026, e probabilmente non sarà l’ultima.

Manifesto antisemita in Rai, Rossi: "Intimidazioni gravissime"

Roma, 29 lug. (askanews) – “La Rai esprime la più ferma condanna per il manifesto antisemita comparso questa mattina nella bacheca di Radio1, a firma dei gruppi ‘Global Sumud’ e ‘Libere di lottare’. Si tratta di un episodio gravissimo che arriva al termine di giorni di polemiche strumentali e intimidazioni nei confronti del nostro corrispondente da Gerusalemme, Giovan Battista Brunori, che svolge da anni con professionalità e rigore il proprio lavoro in uno dei teatri di crisi più difficili e pericolosi al mondo”. E’ quanto si legge in una nota della Rai.

“Il manifesto, che ripropone stereotipi e iconografie della peggiore pubblicistica antisemita del passato, affisso all’interno della sede di una testata Rai – prosegue la nota – rappresenta un fatto di eccezionale gravità e richiama metodi di intimidazione e di isolamento nei confronti dei giornalisti che evocano le pagine più oscure della storia del nostro Paese, incompatibili con il confronto democratico e con la libertà di informazione”.

“Il Direttore di Radio1, Nicola Rao, ha immediatamente richiesto l’intervento delle Forze dell’Ordine. La Digos ha effettuato un sopralluogo, acquisendo il manifesto e gli altri elementi utili agli accertamenti. La Rai ha già disposto un’indagine interna. Ogni comportamento che favorisca o tolleri simili azioni sarà punito con il massimo rigore. Al collega Giovan Battista Brunori va la piena vicinanza mia personale e di tutta l’Azienda. La Rai continuerà a difendere la libertà di informazione, il pluralismo e la sicurezza dei propri giornalisti, respingendo con fermezza ogni forma di odio, antisemitismo, intimidazione e violenza”, conclude la nota.(Credit foto: Ufficio Stampa Rai)

Calcio, Roma, John Galantic nuovo amministratore delegato

Roma, 29 lug. (askanews) – John Galantic è il nuovo amministratore delegato (Ceo) della Roma. Manager di lunga esperienza internazionale, Galantic succede alla guida operativa del club in un momento simbolico, tra il ritorno in Champions League e le celebrazioni per il centenario della società.

Nato a Boston nel 1961 da una famiglia di origini italiane, cittadino americano e svizzero, Galantic ha conseguito un Master in Business Administration alla Harvard Business School. Ha iniziato la carriera in Procter & Gamble, lavorando anche in Italia, per poi ricoprire incarichi di vertice in Chanel e, più recentemente, come amministratore delegato del gruppo Tod’s. Nel mondo dello sport è già noto per aver fatto parte dei consigli di amministrazione della Roma e della Ferrari.

Nell’annunciare la nomina, la famiglia Friedkin ha sottolineato il profilo internazionale del nuovo dirigente e il suo legame con il club. “John ha guidato alcune delle più importanti aziende globali ai massimi livelli, da ultimo proprio in Italia. Conosce a fondo lo sport e il mondo imprenditoriale italiani, avendo fatto parte dei Consigli di amministrazione dell’AS Roma e della Ferrari. Ama questa città, ne comprende l’anima, conosce i suoi tifosi e sa cosa rappresenta questo club per loro. Siamo fermamente convinti che sia la persona giusta per guidare questo club nel suo secondo secolo di storia”.

La proprietà giallorossa ha inoltre evidenziato come la nomina si inserisca in una fase di rilancio della società: “Torniamo in Champions League, un traguardo conquistato con sacrificio sul campo e reso possibile anche dalla fedeltà dei migliori tifosi del calcio. E il 22 luglio abbiamo dato il via alle celebrazioni per il Centenario della Roma”.

Nel messaggio rivolto ai sostenitori, i Friedkin hanno infine invitato la tifoseria ad accogliere il nuovo amministratore delegato: “Unitevi a noi nel dare il benvenuto a John nel nostro Club. Forza Roma!”.

Le Nitto ATP Finals 2026 di Torino si aprirannno con Achille Lauro

Milano, 29 lug. (askanews) – Le Nitto ATP Finals 2026 si preparano ad alzare il sipario a Torino con una serata-evento che unirà il grande tennis e la grande musica. Protagonista della terza edizione del Grand Opening Show sarà Achille Lauro, che giovedì 12 novembre, dalle ore 21.00, trasformerà l’Inalpi Arena di Torino nel palcoscenico inaugurale del torneo che riunisce gli otto migliori tennisti della stagione e le migliori otto coppie di doppio.

I biglietti saranno disponibili da domani, giovedì 30 luglio, alle ore 12.00 su tickets.nittoatpfinals.com. Per chi desidera assicurarsi un posto all’evento, il consiglio è di prepararsi in anticipo: le disponibilità potrebbero esaurirsi rapidamente.

Achille Lauro, protagonista della nuova edizione, conferma la vocazione dell’evento a coniugare l’eccellenza sportiva con la grande musica e l’intrattenimento. Con centinaia di milioni di streaming e una carriera caratterizzata da una continua evoluzione artistica, Achille Lauro è oggi una delle personalità più influenti della musica italiana. Artista che, tra musica, moda e spettacolo, ha ridefinito completamente il concetto di pop star in Italia, ha costruito un immaginario unico e riconoscibile, superando i confini tra discipline e linguaggi. Dopo un 2026 costellato di concerti sold out e in vista del tour negli stadi del 2027, l’artista sarà il protagonista assoluto della serata inaugurale delle Nitto ATP Finals.

I vantaggi riservati ai tesserati FITP I tesserati FITP potranno acquistare i biglietti a condizioni esclusive. Per i tesserati Atleta e Gold (agonisti e non agonisti) è previsto uno sconto del 20%, mentre i tesserati eSports beneficeranno di una riduzione del 5%. Ancora più vantaggi con SportPay Le agevolazioni aumentano per i tesserati FITP titolari di un conto SportPay:

30% di sconto per i tesserati Atleta e Gold.

10% di sconto per i tesserati eSport.

Durante questa fase promozionale sarà possibile acquistare un solo biglietto per ciascun avente diritto.

Il Grand Opening Show rappresenta il momento inaugurale delle Nitto ATP Finals: una serata pensata per celebrare l’inizio del torneo più prestigioso della stagione, unendo spettacolo, musica ed emozioni prima che scendano in campo i migliori otto giocatori dell’anno e le migliori otto coppie di doppio.

Scherma, Mondiali, penultima giornata senza medaglie azzurre

Roma, 29 lug. (askanews) – Dopo i due splendidi ori azzurri di ieri, la penultima giornata dei Campionati del Mondo Assoluti di Hong Kong 2026 riserva all’Italia una doppia beffa all’ultima stoccata: la squadra di sciabola femminile va a un passo dal colpaccio contro la Francia ma si ferma ai quarti di finale con il punteggio di 45-44, mentre il team di spada maschile cede negli ottavi a Israele per 42-41 al minuto supplementare. È il primo giorno di questa fin qui straordinaria kermesse iridata chiuso senza podi, dunque, per la spedizione italiana, che resta comunque saldamente in testa al Medagliere per Nazioni con sette medaglie di cui tre d’oro e quattro di bronzo. (Foto Federscherma.it)

Calcio, Malagò al Senato: "Servono nuove regole e più risorse"

Roma, 29 lug. (askanews) – “Il sistema calcio ha bisogno che qualcosa succeda”. È il messaggio lanciato dal presidente della Figc Giovanni Malagò nel corso dell’audizione davanti alla VII Commissione del Senato, dedicata al disegno di legge sul sistema calcistico italiano. Dal contrasto alla pirateria ai proventi delle scommesse, fino al vincolo sportivo e alle infrastrutture, Malagò ha indicato le priorità per rilanciare il movimento.

Tra le richieste principali c’è quella di destinare al calcio una quota dei ricavi delle scommesse sportive. “Se venisse riconosciuto il 2% delle scommesse – ha detto – si darebbe tranquillità al sistema e si compenserebbe anche l’inevitabile riduzione dei ricavi dai diritti televisivi che arriverà con il prossimo bando della Serie A”. Secondo il presidente federale è anomalo che uno sport sul quale si scommette generi risorse senza alcun ritorno diretto per il movimento: quei fondi, ha spiegato, dovrebbero finanziare vivai, infrastrutture, impianti e agevolazioni fiscali.

Ampio spazio anche al tema della pirateria audiovisiva. Malagò ha sostenuto la proposta del senatore Marcheschi di destinare il 10% delle sanzioni al calcio per sostenere i settori giovanili. “Sono fondi sottratti al nostro sistema, non capisco perché non debbano tornare quasi interamente a noi”, ha affermato, pur lasciando aperta la possibilità di destinare una parte delle risorse anche a finalità sociali.

Sul fronte della lotta alla pirateria il presidente Figc ha espresso delusione per i risultati ottenuti finora. “Pensavo che le cose andassero meglio, ma i numeri dicono il contrario. Le leggi ci sono, manca l’attuazione delle sanzioni come vero deterrente”, ha osservato, sottolineando come anche altri Paesi stiano guardando al modello italiano senza che però gli effetti siano ancora soddisfacenti.

Malagò ha poi chiesto un intervento sul vincolo sportivo, definendolo un tema sul quale esiste “un grido di allarme grandissimo”, e ha criticato alcune norme che, a suo giudizio, limitano l’autonomia dell’ordinamento sportivo. Tra queste l’obbligo di convocare in Primavera giocatori formati per almeno tre anni, il numero delle società professionistiche e le disposizioni legislative che premiano l’impiego degli under 23, misure che, secondo il presidente federale, dovrebbero essere incentivate ma non imposte per legge.

Infine il richiamo alle infrastrutture. “Magari ci fosse un Piano Marshall”, ha detto ricordando una battaglia già portata avanti ai tempi della presidenza del Coni. Il messaggio conclusivo è stato rivolto alla politica: “Bisogna trovare il modo di reperire le risorse. Oggi il calcio dà molto più al Paese, in termini finanziari, di quanto riceva. E questa non la considero una situazione giusta”.

Ddl tossicodipendenze, Meloni: approvazione è vittoria su più fronti

Roma, 29 lug. (askanews) – “La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, esprime soddisfazione per l’approvazione definitiva della legge che rafforza la concreta possibilità, per chi è stato condannato per reati commessi sulla spinta della tossicodipendenza, di affrontare un percorso di recupero in detenzione domiciliare in comunità invece che restare in carcere, quando la condanna non supera gli otto anni di reclusione”. Così in una nota di Palazzo Chigi.

“Si tratta di un disegno di legge del governo, che al Senato si è arricchito con il contributo delle opposizioni, e quindi con il recepimento di emendamenti da loro proposti, e che è l’esito della concorde proposta di tutto il mondo delle dipendenze, a cominciare dalle comunità. Una proposta qualificante, ampiamente condivisa, fatta propria e rilanciata dalla Conferenza nazionale sulle dipendenze, svolta a Roma nel novembre scorso. Si tratta di una vittoria su più fronti: per chi usufruirà di questa opportunità, in maniera per un verso più estesa, per altro verso più seria, rispetto alla legislazione finora in vigore; per la sicurezza di tutti, perché con un recupero verificato viene eliminata la molla che spinge una fascia di persone a tornare a delinquere; per la popolazione penitenziaria, che verrà alleggerita dalla presenza di chi sceglierà il percorso in comunità”, prosegue la nota.

La Russa: Roggero non fu legittima difesa, ora modificare norma

Milano, 29 lug. (askanews) – “Secondo me la sentenza Roggero è criticabilissima nell’entità della pena, non è criticabile quando dice che quella non è legittima difesa, per la legge attuale. Faccio l’avvocato, non posso non dirlo… Gli auguro di uscire presto dal carcere, per il futuro modificherei l’eccesso colposo di legittima difesa, creerei uno spazio normativo qualora una persona fosse particolarmente scossa per quanto successo prima”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa, durante la cerimonia del Ventaglio con la Stampa Parlamentare.

Per i suoi 40 anni Dylan Dog debutta a teatro, all’Eliseo di Roma

Milano, 29 lug. (askanews) – Dylan Dog compie 40 anni e festeggia anche a teatro, con lo spettacolo “Dylan Dog horror show”, in scena all’Eliseo di Roma, dal 28 ottobre.

Era il 26 settembre del 1986 quando l’Indagatore dell’Incubo creato da Tiziano Sclavi sbarcò per la prima volta in edicola per Sergio Bonelli Editore con “L’alba dei morti viventi”, scritto da Sclavi, disegnato da Angelo Stano e con la copertina di Claudio Villa, primo albo di una serie che da allora ha raccolto milioni di lettori. In questi quarant’anni Dylan Dog ha attraversato l’orrore senza mai negarlo, scegliendo invece di osservarlo, interrogarlo e raccontarlo. Ed è proprio da questo sguardo che nasce il filo conduttore delle celebrazioni che punteggeranno i prossimi mesi e culmineranno con il debutto di Dylan dog sul palcoscenico.

“Dylan dog horror show”, diretto da Valter Malosti, è la prima produzione teatrale Sergio Bonelli Editore, un evento che porterà per la prima volta a teatro l’universo dell’Indagatore dell’Incubo. “Uno spettacolo immersivo, un fumetto che prende vita sulle tavole del palcoscenico”, ha spiegato il regista. Proprio con questo spettacolo, il Teatro Eliseo, chiuso dal 2020, riprenderà la sua prestigiosa storia teatrale, sotto la direzione artistica di Alessandro Longobardi per Viola Produzioni – CPT.

Con il debutto di Dylan Dog Horror Show entreranno nel vivo le celebrazioni per il 40° anniversario di Dylan Dog. Il foyer del Teatro Eliseo sarà trasformato per l’occasione in un percorso ispirato all’universo creato da Tiziano Sclavi, con installazioni, ambientazioni e attività pensate per accompagnare il pubblico all’interno dell’immaginario dell’Indagatore dell’Incubo.

“Portare Dylan Dog per la prima volta a teatro in occasione dei suoi 40 anni è per noi motivo di grande orgoglio, e farlo al Teatro Eliseo di Roma, che rinasce per l’occasione ‘Dopo un lungo silenzio’, per citare proprio un titolo iconico di Tiziano Sclavi, rende questo passaggio ancora più significativo – ha detto Michele Masiero, Direttore Editoriale di Sergio Bonelli Editore – È come se Dylan trovasse una nuova casa, viva, aperta, pronta ad accogliere il pubblico in modo continuativo”.

L’avvicinamento al debutto teatrale sarà scandito da un calendario di appuntamenti che accompagnerà i festeggiamenti per i 40 anni di Dylan Dog. Le celebrazioni prenderanno il via già nella settimana del compleanno ufficiale dell’Indagatore dell’Incubo, il 26 settembre 2026, con pubblicazioni speciali, eventi e iniziative dedicate.

Quirinale, La Russa: tabù per destra? Solo per chi vuole occupare ruoli

Milano, 29 lug. (askanews) – “Perchè deve essere un tabù che uno di destra, escluso La Russa per carità, possa diventare presidente della Repubblica? Tatarella nel ’94 era vice presidente del Consiglio, Tremaglia che aveva fatto la RSI e vestita la divisa col gladio, fu ministro … Non c’è nessuna discussione sull’accettazione totale della Costituzione da parte di tutti gli esponenti della destra del dopoguerra e di quella attuale in particolare, e dopo Fiuggi ancora di più e sono pronto a difendere con la vita i diritti della prima parte della Costituzione”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa, rispondendo ad una domanda durante la cerimonia del Ventaglio con la Stampa Parlamentare. “È un tabù di chi è abituato a occupare ruoli dello Stato sulla scorta di argomenti pretestuosi. Meloni non ci pensa nemmeno, ma se ci pensasse sarebbe un grande vantaggio per l’Italia: dopo un grande presidente come Mattarella credo che una grande donna come Meloni prima o poi sarebbe gradita agli elettori della destra e a gran parte degli elettori della sinistra”.

Fifa, il progetto di Infantino agita il mondo del calcio

Roma, 29 lug. (askanews) – Il mondo del calcio è stato scosso dalla proposta del presidente della Fifa, Gianni Infantino, di creare una nuova società da 20 miliardi di dollari che gestirebbe Mondiali e diritti Fifa con investitori privati, tra cui un fondo legato alla famiglia Kushner, genero del presidente americano Donald Trump. Un’iniziativa che ha visto l’immediata opposizione della Uefa e di alcuni esponenti politici internazionali, che hanno ribadito che il calcio appartiene ai tifosi.

In un comunicato pubblicato ieri pomeriggio, la Fifa ha annunciato il proposito di aumentare i finanziamenti per lo sviluppo del calcio fino a oltre 10 miliardi di dollari, previa approvazione delle federazioni affiliate. L’obiettivo dichiarato da Infantino, si legge nel comunicato diffuso, è quello di “far crescere il gioco a livello globale” andando a “democratizzare” il mondo del calcio attraverso incentivi che andrebbero a sostenere anche le federazioni più povere.

“In quanto organo di governo globale, la Fifa ha la responsabilità di garantire che il calcio raggiunga ogni angolo del mondo e che il valore che crea supporti le federazioni e le comunità ovunque. La nostra prossima fase di crescita richiede una struttura apposita, in cui l’aspetto commerciale del calcio operi come un’attività focalizzata e dedicata, con il suo valore condiviso in modo più ampio ed efficace in tutto il mondo”, ha detto la Fifa, illustrando il ruolo che dovrebbe andare a svolgere la Fifa Forward Enterprise (FFE), la nuova società controllata e di proprietà della Fifa che dovrebbe consolidare le attività commerciali e di gestione degli eventi della Federazione calcistica internazionale.

“Insieme ad altri programmi Fifa già esistenti, questi investimenti potrebbero portare il finanziamento totale previsto dalla Fifa per lo sviluppo a oltre 10 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni, rappresentando il più grande impegno di questo tipo mai assunto da un’organizzazione sportiva”, ha osservato la Federazione internazionale, sostenendo che “la Fifa utilizzerà questo investimento in modo equo in ogni paese, indipendentemente dalle sue dimensioni, dalla sua ricchezza o dalla sua posizione geografica, a beneficio di tutti”.

“Ogni federazione membro della Fifa dovrebbe avere l’opportunità di ottenere una quota equa dei finanziamenti disponibili per plasmare il proprio futuro, decidendo in autonomia anziché dipendere da altri. Si tratta di democratizzare il calcio a livello globale”, ha proseguito la federazione presieduta da Infantino, la quale intende “investire massicciamente anche nelle zone più piccole o remote del mondo calcistico, luoghi che troppo spesso vengono trascurati”. “Ogni federazione membro della Fifa, a prescindere dalle sue dimensioni, risorse o posizione geografica, avrà voce in capitolo e l’opportunità di determinare il proprio percorso. Il calcio è diventato uno sport veramente globale e quindi i benefici devono essere percepiti a livello globale”, ha rimarcato.

Nello specifico, la Fifa ha evidenziato che FFE raccoglierà fino a 4,2 miliardi di dollari entro la fine dell’anno per contribuire a finanziare programmi di sviluppo, “sulla base di una valutazione azionaria iniziale di 20 miliardi di dollari, selezionando attentamente investitori a lungo termine che acquisiranno partecipazioni di minoranza non di controllo”. Per la realizzazione del progetto la Fifa sta collaborando con JP Morgan, mentre tra i potenziali investitori figura Thrive Eternal, società fondata da Joshua Kushner, fratello di Jared Kushner.

Sebbene nel comunicato si faccia riferimento al fatto che i dettagli dell’annuncio sono stati illustrati da Infantino ai membri riuniti a Manhattan il 18 luglio, prima della finale dei Mondiali, le rimostranze della Uefa non si sono fatte attendere, con il presidente Aleksander Ceferin che ha minacciato di boicottare i prossimi mondiali qualora il piano di Infantino dovesse essere portato a termine.

A tal proposito, le 55 federazioni europee affiliate alla Uefa terranno un incontro straordinario questa settimana per discutere le proposte della Fifa sulla vendita di quote delle sue principali competizioni. La Uefa aveva risposto ai piani della Fifa prima ancora che questi fossero resi ufficiali, replicando alle prime indiscrezioni apparse nei giorni scorsi sul Financial Times e sul Times e sostenendo che il progetto di Infantino ha “superato il limite”.

La disputa tra la Fifa e la Uefa si inserisce in un momento in cui i rapporti tra le due federazioni sono già molto tesi, con il presidente europeo Ceferin che ha disertato la finale della Coppa del Mondo di New York in segno di protesta contro una serie di decisioni controverse avvenute durante la competizione internazionale.

Tra gli esponenti internazionali che si sono esposti contro la proposta di Infantino, c’è anche il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham che, attraverso un video pubblicato sui propri social, ha affermato che “la Coppa del Mondo non è un prodotto”, aggiungendo che “una volta che ne hai venduto un pezzo, hai venduto tutto”.

Quest’ultima iniziativa del presidente della Fifa Infantino si inserisce in un contesto di profonda divisione nel mondo calcistico, e politico, internazionale. Con l’Europa, soprattutto, che ha guardato con sospetto la relazione Infantino e il presidente Trump. Una relazione che ha portato il presidente statunitense, secondo un’indiscrezione del New York Post, a ipotizzare un ruolo come Segretario generale delle Nazioni Unite per il presidente svizzero.

Tajani: il riconoscimento della Palestina non sia demagogico

Roma, 29 lug. (askanews) – “L’Italia è favorevole a riconoscere lo Stato palestinese, ma prima deve esserci lo Stato palestinese, stiamo lavorando per quello e la due giorni di ieri e di oggi serve anche a raggiungere questo obiettivo, ma finché c’è Hamas che è armato, che cosa riconosciamo, il terrorismo di Hamas? Quindi bisogna riunificare lo Stato palestinese e noi stiamo lavorando per quello perché ci possa essere non un riconoscimento demagogico, fittizio ma possa nascere veramente uno Stato palestinese che possa vivere in pace con Israele, che riconosca Israele e il suo diritto ad esistere”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa alla Farnesina in occasione della seconda giornata della riunione dell'”Alleanza globale per la Soluzione a Due Stati”.

“Uno Stato che deve essere anche riconosciuto da Israele, non è un’operazione facile ma stiamo lavorando, anche attraverso il dialogo interreligioso”, ha aggiunto Tajani.

Ucraina, Ft: Kiev dichiara una "guerra sistemica" all’industria russa

Roma, 29 lug. (askanews) – L’Ucraina ha modificato la propria campagna di attacchi con droni a lungo raggio contro il settore energetico russo, passando da offensive su larga scala contro le raffinerie a raid più mirati contro componenti critici, difficili da sostituire. Un cambio di rotta che è stato possibile grazie al sostegno americano e francese.

Pianificatori militari ucraini, operatori di droni ed esperti del settore energetico hanno affermato al Financial Times che l’obiettivo di Kiev non è più semplicemente provocare incendi nelle raffinerie o distruggere i serbatoi di stoccaggio, bensì mantenere gli impianti fuori servizio più a lungo e rendere ogni attacco più costoso per Mosca.

Un membro di un’unità ucraina specializzata negli attacchi in profondità ha dichiarato al Ft che la strategia è “accuratamente mirata e coordinata”.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato lo scorso fine settimana di aver incaricato il nuovo comandante in capo delle forze armate e il ministro della Difesa ad interim di ampliare la campagna di attacchi in profondità dell’Ucraina.

Yevhenii Khmara, l’attuale ministro della Difesa, ha affermato di aver lavorato con il nuovo comandante in capo, Mykhailo Drapatyi, a piani per “portare la guerra quanto più possibile sul territorio dell’aggressore”.

Due operatori di droni impegnati negli attacchi in profondità hanno spiegato al Ft che la selezione degli obiettivi è guidata da un’analisi tecnica dettagliata condotta dai responsabili militari. Nella scelta vengono presi in considerazione la logistica, le rotte di volo e le priorità operative complessive.

Prima delle missioni, hanno raccontato le due fonti al giornale britannico, le unità di droni ricevono briefing da ingegneri energetici ed esperti del settore industriale, che indicano quali componenti siano indispensabili al funzionamento delle raffinerie e quali richiederebbero più tempo per essere sostituiti.

“Gli ingegneri e gli esperti ci dicono di colpire queste condutture, oppure questo camino, o questo punto preciso, questa parte del collegamento tra le apparecchiature, o questa centralina, e così via”, ha spiegato uno degli operatori, aggiungendo che alcune operazioni prevedono ancora attacchi contro grandi depositi di petrolio.

“Purtroppo impariamo dai russi”, ha affermato al Ft Andriy Zagorodnyuk, ex ministro della Difesa e presidente del Centro per le Strategie di Difesa, un think tank sulla sicurezza con sede a Kiev. “Stanno facendo esattamente la stessa cosa a noi”, ha aggiunto Zagorodnyuk, riferendosi agli attacchi russi con missili e droni contro le infrastrutture energetiche, militari e civili ucraine.Robert Brovdi, comandante delle Forze ucraine per i sistemi senza pilota, ha dichiarato al Financial Times che gli attacchi alle raffinerie fanno parte di una campagna più ampia volta a smantellare le reti che sostengono lo sforzo bellico russo: dalle esportazioni di petrolio che finanziano le operazioni militari fino alle rotte logistiche che riforniscono le truppe al fronte. Questa strategia riflette quella che i pianificatori militari definiscono una “guerra sistemica”: considerare l’infrastruttura energetica russa come una rete interconnessa, anziché come un insieme di obiettivi isolati, specifica il Financial Times.

In questo schema, un ruolo importante lo svolgono sia gli Stati Uniti che la Francia. Funzionari ucraini hanno affermato al Ft, infatti, che le informazioni d’intelligence fornite da Washington e Parigi hanno contribuito a mappare il dispiegamento delle difese aeree russe e a individuare rotte che consentono ai droni di eluderle e raggiungere obiettivi in profondità nel territorio russo.

Brovdi ha osservato che le sue forze non intendono rallentare la campagna: “L’escalation degli attacchi, fino alla completa distruzione del settore energetico e del complesso militare-industriale del nemico, è inevitabile”.

Mosca: il fondatore di Telegram nella lista dei ricercati per terrorismo

Roma, 29 lug. (askanews) – Il fondatore di Telegram, Pavel Durov, è stato inserito nella lista dei ricercati internazionali con l’accusa di favoreggiamento di attività terroristiche. Lo ha reso noto oggi il Servizio di sicurezza federale russo (Fsb).

In un comunicato riportato dalle agenzie di stampa russe, l’Fsb ha dichiarato che l’amministrazione di Telegram non ha eliminato canali, chat e bot usati dai servizi segreti ucraini per preparare atti di sabotaggio e di terrorismo in Russia.

M5s, Grillo: il MoVimento ha perso la sua identità e la sua ‘diversità’

Roma, 29 lug. (askanews) – “Il MoVimento 5 Stelle ha perso la sua identità, soprattutto ha perso la sua ‘diversità'”. Così Beppe Grillo torna a parlare della sua ‘creatura’ sul suo blog.

“Osservare la trasformazione antropologica dei suoi protagonisti serve a poco, è il solito film, il nuovo che diventa vecchio, i rivoluzionari che scoprono i palazzi e le intenzioni che lastricano la strada per l’inferno, con tanto di pedaggio”, sottolinea.

“Eppure, qualcosa deve essere ricordato, il MoVimento era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo… Era la delusione verso un modello occidentale fondato sulla democrazia e sui diritti, ma sempre più dominato dal capitalismo”, sottolinea.

SAFE: la vera posta in gioco per l’Italia e per l’Europa

Le dichiarazioni rese ieri in Commissioni riunite al Senato dai ministri Tajani e Crosetto sul ricorso dell’Italia ai prestiti europei SAFE (Security Action for Europe), oltre ad alimentare la polemica politica del giorno per giorno, possono fornire l’occasione per guardare anche al contesto nel quale si inserisce questo strumento finanziario europeo: il contesto nazionale e quello dello stato in cui si trova la difesa comune europea.

Difesa europea e scelte italiane

Per quanto riguarda il nostro Paese, il dibattito sull’adeguamento della difesa alle nuove sfide e alle nuove tecnologie appare in gran parte incentrato su necessità oggettive, che era comunque previsto di affrontare, anche nel quadro del contributo italiano al rafforzamento del pilastro europeo della Nato, anziché su proposte di nuove spese militari. In tal senso il SAFE può essere visto come uno strumento che, in qualche modo, si colloca sulla strada di un maggior coordinamento europeo per la difesa.

Proprio perché non si tratta di spese militari aggiuntive, ma di modalità diverse di finanziamento di spese già previste, trovano una loro ragione anche le considerazioni di bilancio volte a raffrontare, in termini di convenienza, i prestiti SAFE con l’emissione di nuovo debito pubblico per il finanziamento dei progetti.

Non appare politicamente trascurabile anche l’aspetto, per così dire, contrattuale del ricorso al SAFE, se tale passaggio verrà sfruttato dal nostro Paese anche per lanciare un messaggio alla Commissione europea sulla necessità di considerare pure le spese straordinarie per l’energia, e non solo le maggiori spese militari, al di fuori del Patto di stabilità.

Prestiti comuni, investimenti strategici e sostenibilità dei conti pubblici

Un altro dettaglio che risulterà decisivo per una valutazione sull’accesso al SAFE è costituito dalla scelta delle voci da finanziare.

Il programma europeo di prestiti, infatti, sostiene acquisti comuni e investimenti in due categorie principali: la prima, più offensiva, riguarda settori come munizioni e missili, sistemi di artiglieria, comprese capacità di attacco in profondità di precisione. La seconda categoria comprende, fra l’altro, sistemi di difesa aerea e missilistica, capacità marittime di superficie e subacquee, sistemi antidrone, intelligenza artificiale e tecnologie dello spazio.

Le dichiarazioni del ministro Crosetto lascerebbero intendere una scelta delle voci da finanziare in linea con il dettato costituzionale.

Dalla cooperazione militare a una nuova architettura di sicurezza europea

Così anche su scala europea, ciò che finirà per definire la natura del SAFE sarà il contesto che si crea. Occorre evitare il prevalere della celebrazione del riarmo nazionale, quello tedesco fondamentalmente, e cercare di guardare al programma SAFE come allo strumento che, con realismo, può rimettere in cammino un percorso di difesa comune europea, per il quale, seguendo anche le indicazioni di Mario Draghi, occorre muoversi con ciò che è possibile fare, senza bloccarsi in attesa di riforme istituzionali, importanti ma che necessitano di tempi lunghi, durante i quali l’Europa non può permettersi di rimanere bloccata.

Qui si colloca un’ampia serie di interventi già possibili – dalla standardizzazione dei sistemi alle sinergie fra i grandi gruppi della difesa per economie di scala e razionalizzazione della spesa – che richiedono solo una precisa volontà politica di maggiore cooperazione fra il ristretto numero di Paesi dell’Unione europea che dispongono di maggiore capacità industriale nel settore della difesa.

Tutto questo esige però un cambio di rotta sull’approccio europeo alle crisi in corso nel nostro continente. Senza una strategia che punti alla soluzione diplomatica dei conflitti, non potrà mai esserci una capacità militare adeguata a una logica di scontro che finisce per fagocitare progressivamente le risorse destinate allo sviluppo dei popoli. Accanto ai piani per adeguare la difesa, urge la riapertura di un dibattito su una nuova architettura di sicurezza e di cooperazione in Europa, recuperando lo spirito che portò nel secolo scorso agli Accordi di Helsinki, per i quali il ruolo esercitato dall’Italia fu tutt’altro che secondario.

Le fondamenta culturali del nuovo Centro

Le radici culturali di un Centro riformista

Il progetto di un Centro autonomo, riformista, democratico e di governo è, oggi, quanto mai essenziale e decisivo. E non solo per rafforzare la qualità della nostra democrazia ma anche, e soprattutto, per attenuare gli effetti devastanti di quella radicalizzazione del conflitto politico e di quella polarizzazione ideologica che sono ampiamente cavalcati dalle leadership dell’attuale sinistra e di, conseguenza, della destra contemporanea. E proprio un Centro autonomo, schiettamente riformista e con una solida e credibile cultura di governo, può invertire questa rotta negativa e nefasta per la prospettiva concreta delle nostre stesse istituzioni democratiche. Ora, come insegnano le principali esperienze politiche centriste e riformiste della seconda repubblica, ci sono due componenti culturali – accanto ad altre, come ovvio e persino scontato – che possono e devono giocare un ruolo decisivo nella costruzione di questo progetto politico. In piena sintonia anche e soprattutto con la storia democratica del nostro paese. Le componenti fondamentali – o culture politiche o filoni di pensiero – che sono e restano decisive al riguardo sono l’area liberal-democratica, laica e repubblicana e quella cattolico-popolare e cattolico-sociale. 

Due componenti che, come insegna l’ultimo grande partito centrista, riformista e culturalmente plurale, ovvero la Margherita, rappresentano il perno attorno al quale decolla un credibile progetto centrista.

Le tradizioni assenti nei due schieramenti

Al riguardo, è di tutta evidenza che si tratta di due tradizioni di pensiero e di due culture politiche che semplicemente non esistono più – o se esistono non giocano alcun ruolo significativo perché nascoste dagli azionisti principali – all’interno dei due schieramenti maggioritari. Che, com’è evidente a tutti, sono dominati in senso letterale da componenti riconducibili a precise derive: da quella massimalista a quella radicale, da quella estremista a quella sovranista. Sensibilità, culture, approcci e derive che erano, sono e restano quasi scientificamente alternativi rispetto a qualsiasi cultura o progetto o prospettiva centrista.

Ma, per tornare alle due componenti fondamentali, è abbastanza evidente che il progetto guidato da Pina Picierno e da Carlo Calenda in vista delle prossime elezioni politiche del 2027, non può fare a meno di esaltare con forza e convinzione il profilo e le potenzialità di questi due grandi ceppi culturali. Appunto, l’area liberal-democratica e laico-repubblicana e quella componente che storicamente ha accompagnato, e caratterizzato, l’evoluzione e la crescita della nostra democrazia. Cioè quella cattolico-popolare e cattolico-sociale.

Una cultura di governo contro i populismi

E questo non solo perché si recupera un prezioso tassello storico del passato ma per la semplice ragione che la stessa cultura di governo è solida e credibile solo se è affiancata dal contributo decisivo di quelle tradizioni ideali e da quei filoni di pensiero che garantiscono di centrare quell’obiettivo senza degenerare o cavalcare derive che rischiano di minare le stesse fondamenta democratiche del nostro paese.

Del resto, non passa attraverso la riscoperta degli “opposti estremismi” o, per dirla con un linguaggio più contemporaneo, degli “opposti populismi”, la strada migliore per avere governi seri, coerenti, credibili ed efficaci senza intraprendere avventure rischiose ed imponderabili.

Ecco perché il progetto di un Centro autonomo deve, sempre di più, rafforzare, affinare, irrobustire e rilanciare quelle culture che sono e restano fondanti per dare linfa e consistenza politica ad un progetto che oggi è semplicemente decisivo per le sorti stesse della nostra democrazia.

Anselmi, Merlin, Iotti: ancora oggi madri della Repubblica che parlano all’Italia

«Nessuna persona è inutile; c’è bisogno di ciascuna di voi». Leonardo Brancaccio, segretario generale della Scuola di Economia Civile e responsabile dell’ufficio legale dell’Istituto universitario Sophia, risponde così alla domanda su che cosa direbbero Tina Anselmi, Lina Merlin e Nilde Iotti ad una giovane donna desiderosa di impegnarsi oggi in politica.

Nel suo nuovo libro “Costituzione e democrazia. La lezione di tre madri della Repubblica. Tina Anselmi, Nilde Iotti, Lina Merlin” (Ecra), Brancaccio ricostruisce le biografie e il pensiero di tre protagoniste della storia repubblicana, mettendo in luce il contributo da loro offerto alla democrazia italiana. E completa la risposta richiamando quanto Tina Anselmi disse ai giovani il 30 marzo 2004, ricevendo la laurea honoris causa in Sociologia dall’Università di Trento: «La strada che abbiamo davanti a noi è ricca di problemi, ma anche di spazi che si aprono alla nostra intelligenza, alla nostra volontà. Questo è il messaggio della democrazia».

Professor Brancaccio, dopo il libro su Aldo Moro e quello su Alcide De Gasperi è arrivato quello su Tina Anselmi, Lina Merlin e Nilde Iotti. Come è nato in lei l’interesse per i padri e le madri della Repubblica?

Nel 2018 lessi un’affermazione di Maria Fida Moro, primogenita dello statista pugliese barbaramente rapito e assassinato nel 1978, che mi colpì molto: «Da tanto tempo ho smesso di leggere i libri su papà, perché sembrano interessati solo alla sua morte». Questa frase accese in me una scintilla e diede avvio al progetto di ricerca dedicato alla vita e al pensiero di Aldo Moro e, successivamente, a quello relativo a De Gasperi. Tina Anselmi definiva De Gasperi un «uomo straordinario», la cui autenticità non aveva limiti, ma osservava anche: «Oggi tutti parlano di De Gasperi richiamandosi alla sua lezione politica e poi scopri che non lo conoscono per niente, che non hanno letto neanche una pagina, ma che dico, un rigo, di quello che ha scritto». L’ultima scintilla si è accesa quando mi sono imbattuto in una frase di Livia Turco, che ho riportato nell’introduzione del nuovo libro: «La Repubblica italiana ha dei padri e delle madri. Ancora oggi, troppe volte, nel dibattito pubblico si nominano solo i padri e si dimenticano le madri».

C’è, a suo avviso, uno specifico femminile nelle madri della Repubblica che ha studiato, riconoscibile nelle loro attenzioni e nelle loro proposte? C’è qualcosa nella nostra Costituzione per cui dobbiamo essere particolarmente grati a queste donne?

Il 2 giugno 1946 Tina Anselmi aveva 19 anni e non poteva ancora votare. Ma la notte del 28 aprile 1945, a soli 18 anni, insieme a un gruppo di partigiani aveva trattato con i nazisti la fine della guerra a Castelfranco Veneto, riportando la pace nella sua comunità. Nell’aprile del 1946, inoltre, la giovane Tina partecipò a Roma, in qualità di delegata della Democrazia cristiana, al primo congresso del suo partito, portando con sé i voti per la Repubblica, che il 2 giugno avrebbe visto la luce. Tina è una giovane madre della Repubblica. Nilde Iotti, che insieme a Lina Merlin fece parte della Commissione dei 75 incaricata di scrivere la proposta di Costituzione da sottoporre all’Assemblea Costituente, fu nominata relatrice sul tema della famiglia insieme all’esponente democristiano Camillo Corsanego. Gli articoli della Costituzione dedicati a questi temi furono scritti anche dalla giovane Iotti, che all’epoca aveva soltanto 26 anni. Negli anni successivi si adoperò, insieme agli altri parlamentari, per tradurre in atto la Costituzione: la riforma del diritto di famiglia del 1975 ne è un esempio. Alla madre costituente Lina Merlin si deve, tra le altre cose, l’approvazione dell’articolo 3 della Costituzione nella parte in cui dispone che «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso». Insigni giuristi dell’Assemblea ritenevano superflua la dicitura «senza distinzione di sesso», ma l’insistenza della Merlin fu lungimirante. Ancora oggi, infatti, questo articolo legittima e sostiene le politiche e le iniziative rivolte a una sempre più efficace realizzazione della parità di genere, che è una precondizione della democrazia.

Qual è l’eredità più attuale di Anselmi, Merlin e Iotti? Dove si concentrerebbe oggi il loro impegno?

Negli ultimi anni, in Italia e nel mondo intero, la democrazia è sotto attacco e la partecipazione dei cittadini si è affievolita. Al referendum abrogativo del giugno 2025, per esempio, in Italia ha votato soltanto il 30 per cento degli aventi diritto. Oggi le tre madri della Repubblica si impegnerebbero per difendere la democrazia e per prendersene cura. Ritengo che un’esortazione di Lina Merlin sintetizzi la loro eredità più attuale: «Agire con entusiasmo e coraggio in tempi eccezionali».

Viviamo tempi inediti e complessi. L’amicizia civica sembra non godere di buona salute, così come la fiducia a livello internazionale. Con quale atteggiamento ci direbbero di affrontare le sfide attuali?

Sono commoventi le parole e i ricordi di Tina Anselmi sul periodo della sua adolescenza nella Resistenza: «Non ho mai pensato che noi ragazze e ragazzi che scegliemmo di batterci contro il nazifascismo fossimo eccezionali, ed è questo che vorrei raccontare: la nostra normalità. Volevamo costruire un mondo migliore non solo per noi». Le tre Madri della Repubblica ci invitano a rimboccarci le maniche e ad assumerci la nostra piccola, ma fondamentale, parte di responsabilità. Un impegno che deve cominciare dalla costruzione di relazioni umane sincere e sane, non artificiali: sono queste relazioni a essere alla base di una comunità.

Leggendo il libro si comprende che tutte e tre ebbero a cuore il tema della famiglia e che, allo stesso tempo, sacrificarono molto proprio su questo fronte per il loro servizio pubblico. La sua ricerca ha fatto emergere qualche aspetto meno conosciuto?

Il legame tra Lina Merlin e Dante Gallani, deputato socialista che divenne suo marito nel 1933, e quello tra Nilde Iotti e Palmiro Togliatti, segretario del Partito comunista italiano, sono noti. Approfondendo la biografia di Tina Anselmi, invece, ho scoperto che durante la Resistenza conobbe tra i partigiani un ragazzo che le fece battere il cuore. Si chiamava Nino e studiava medicina. Insieme sognavano un’Italia diversa, libera e in pace. Nella primavera del 1945 la guerra finì. Tina era felice, ma la sua passione per la vita dovette scontrarsi con la morte di Nino, colpito dalla tubercolosi. Fu un dolore enorme, che sembrò schiacciarla. Anche grazie all’aiuto dell’amica Francesca, tuttavia, Tina riprese a lottare con forza e determinazione. Dopo quel primo amore decise di non sposarsi e si dedicò alla vita politica nazionale, prendendosi cura di una famiglia più grande. La legge 833 del 1978, istitutiva del Servizio sanitario nazionale, porta la firma della ministra della Sanità Tina Anselmi.

Crede che qualcuna di loro sarebbe potuta diventare presidente della Repubblica? Perché, a suo avviso, non è accaduto?

Quest’anno celebriamo l’ottantesimo anniversario della Repubblica italiana, che fino a oggi non ha ancora avuto una presidente. Anselmi, Iotti e Merlin, se fossero state elette, sarebbero state grandi presidenti. Nel nostro Paese non si è dato grande spazio alle donne. Basti pensare che la prima donna ministro, Tina Anselmi, indicata da Aldo Moro, fu nominata soltanto il 29 luglio 1976, trent’anni dopo la nascita della Repubblica. Se è vero, come ci ha insegnato anche Lina Merlin, che «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso», mi auguro che il successore del presidente Sergio Mattarella sia una donna.

Come misurare la qualità di democrazia, partecipazione e Bene Comune?

Nell’articolo precedente abbiamo riflettuto sul significato dell’identità personale, nazionale ed europea, osservando come la Costituzione italiana e i Trattati dell’Unione Europea fondino la convivenza civile sulla dignità della persona, sulla solidarietà, sulla partecipazione e sulla responsabilità condivisa.

Ma una domanda resta aperta.

Come possiamo sapere se questi principi si stanno realmente traducendo in una società più giusta, più coesa e più democratica?

Per decenni abbiamo misurato il successo delle politiche pubbliche prevalentemente attraverso indicatori economici. Il PIL, l’occupazione, la produttività, il debito pubblico restano strumenti indispensabili, ma non sono sufficienti a raccontare la qualità della vita democratica di un Paese.

Una democrazia non è più forte solo perché cresce l’economia.

Lo è quando aumenta la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, quando diminuiscono le disuguaglianze, quando cresce la partecipazione civica, quando i giovani scelgono di impegnarsi, quando le comunità diventano più coese e le persone non si sentono sole o escluse.

Sono dimensioni che incidono direttamente sulla stabilità delle istituzioni democratiche e sulla capacità dello Stato di affrontare le grandi trasformazioni del nostro tempo.

Oltre gli indicatori economici

Non è un caso che anche a livello internazionale stia emergendo una nuova sensibilità. L’ONU, l’OCSE, la Commissione Europea e numerosi centri di ricerca stanno sviluppando indicatori che affiancano ai dati economici quelli relativi al benessere, alla qualità delle relazioni sociali, alla sostenibilità e alla fiducia istituzionale.

Anche l’Italia ha compiuto passi importanti con gli indicatori BES (Benessere Equo e Sostenibile), riconoscendo che lo sviluppo non può essere valutato esclusivamente attraverso la crescita economica.

La sfida, tuttavia, è compiere un ulteriore salto culturale.

Occorre passare dalla semplice misurazione del benessere alla valutazione della capacità delle politiche pubbliche di generare Bene Comune.

Significa chiedersi, ad esempio, se una riforma rafforza la partecipazione dei cittadini, se migliora la qualità delle relazioni tra istituzioni e comunità, se riduce le disuguaglianze, se favorisce la corresponsabilità, se restituisce fiducia nella democrazia.

In altre parole, occorre dotarsi di strumenti che aiutino i decisori pubblici a valutare non soltanto quanto spendono o quanto producono, ma quale impatto umano, sociale e civico generano.

Valutare il Bene Comune

Questa non è una questione tecnica riservata agli esperti.

È una scelta profondamente politica.

Perché una democrazia matura non teme di valutare i propri risultati. Al contrario, considera la valutazione una forma di trasparenza, di responsabilità e di rispetto verso i cittadini.

Forse il vero salto di qualità della politica del XXI secolo consisterà proprio in questo: imparare a misurare non solo la ricchezza prodotta, ma anche la fiducia costruita, la partecipazione generata, la qualità delle relazioni e la capacità delle istituzioni di perseguire il Bene Comune.

Perché ciò che non si osserva difficilmente si governa. E ciò che non si misura, difficilmente si migliora.

La sfida della politica del XXI secolo

Basti pensare ai grandi temi che oggi dividono il dibattito pubblico: dall’autonomia differenziata alla costruzione di una difesa europea comune, dalle politiche migratorie alla transizione ecologica. Le posizioni politiche si confrontano, spesso si contrappongono, ma una domanda rimane sorprendentemente senza risposta: con quali criteri misuriamo gli effetti di queste scelte sulla qualità della democrazia, sulla partecipazione dei cittadini, sulla coesione sociale e sul Bene Comune?

Finché continueremo a valutare le politiche quasi esclusivamente in termini di costi, consenso o risultati economici, rischieremo di perdere di vista ciò che più conta: il loro impatto sulle persone, sulle comunità e sulla fiducia nelle istituzioni. È questa la grande sfida che la politica è chiamata ad affrontare nei prossimi anni.

 

Per leggere l’articolo a cui si riferisce in apertura l’autrice

https://ildomaniditalia.eu/lidentita-che-unisce-dalla-costituzione-italiana-alleuropa-del-bene-comune/

Su SAFE fuga in avanti di Tajani che poi si corregge. Altolà Lega

Roma, 28 lug. (askanews) – Tutto deciso. Anzi no. In audizione nelle Commissioni parlamentari, Antonio Tajani manda in fibrillazione la maggioranza sul ricorso al SAFE per finanziare le spese militari. “Abbiamo deciso di utilizzare SAFE chiedendo un intervento di 14,9 mld. Entro la fine dell’anno formuleremo la nostra proposta”, sono le parole pronunciate dal ministro degli Esteri. A stretto giro la precisazione: “Abbiamo prenotato 14,9 miliardi, quanti ne useremo lo decideremo a fine anno, probabilmente saranno di meno, forse sei-sette-otto o nove”, dice ancora il vice premier lasciando l’audizione. Quanto basta comunque per indurre la Lega, poco dopo la precisazione di Tajani, a ribadire i suoi paletti: “Sull’uso dei fondi SAFE l’ultima parola spetta al Parlamento”.

Perchè la ‘fuga in avanti’ di Tajani va a toccare un nervo scoperto nella maggioranza, alla ricerca di risorse per gli interventi contro il caro energia e per altri capitoli più attraenti dal punto di vista del consenso. Ecco allora che la precisazione di Tajani arriva immediatamente, e – assicurano dall’esecutivo – senza bisogno di ‘pressioni’: “Tajani si è semplicemente sbagliato”, spiega un altro ministro, assicurando che non c’è stato bisogno di sollecitarlo a ingranare la retromarcia. E già nella stessa audizione il ministro della Difesa Crosetto aveva spiegato che il Safe è “uno strumento puramente tecnico di finanziamento della spesa militare, non aggiuntivo di quella prevista dal bilancio. Per cui in Italia il Safe è un’alternativa ai Bot, ed è una scelta totalmente tecnica”. La “scelta politica” invece “sarà lo scostamento di bilancio che voteremo, se lo voteremo, a settembre: lo 0,9 per la difesa, lo 0,6 per l’energia”.

Ma intanto la Lega tiene il punto: “Io credo che in questo momento le esigenze di imprese e famiglie italiane siano diverse dall’aumento dei fondi per la difesa. Spendere 14,9 miliardi per l’acquisto di armi non era nel programma di governo, mentre c’erano gli investimenti per la sicurezza delle nostre città ed è quello che stiamo facendo”, dice il vice presidente del Senato Gianmarco Centinaio. Anche Claudio Borghi tiene alta la tensione, rilanciando un suo post di qualche settimana fa sulla scarsa convenienza del tasso SAFE alla luce anche delle “condizionalità” e del “ficcanasaggio della Ue” sui conti italiani.

Per Tajani al contrario il SAFE “è vantaggioso”, ma in ogni caso smorza le polemiche: la lettera all’Ue per ‘prenotare’ i 14,9 miliardi “è stata inviata mesi fa dal ministro Giorgetti: non c’è alcuna rivelazione. Una tempesta in un bicchier d’acqua”.

Se è davvero così, lo si vedrà nei prossimi mesi, quando la questione dovrà essere affrontata. Le Ue però mette fretta: “Non c’è tempo da perdere, l’Italia deve accelerare”. La Lega ha idee diverse: “Se ne parla in autunno”. Tajani ancora una volta sopisce: “C’è tempo entro la fine dell’anno, lo ha stabilito la stessa Ue e noi rispetteremo quei tempi”.

Ma le opposizioni incalzano. Per il Pd “il governo è nel caos”, per il M5s “la maggioranza è divisa perfino sulle proprie priorità”. E Giuseppe Conte accusa: “Zero euro sui rincari della benzina e qualche briciola che non riporta il diesel nemmeno sotto i 2 euro. Sul riarmo però la strada è tracciata e si va avanti, ipotecando il nostro futuro per anni”.