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Meloni a Confindustria: la Ue è un gigante burocratico

Roma, 26 mag. (askanews) – “La principale enorme fragilità che ci riguarda da vicino è nell’attuale configurazione dell’Unione europea, un gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato competitività, crescita, visione strategica, ideologici e tecnocratici contribuendo a spingere il continente verso un progressivo declino economico e geopolitico, un’Europa inarrestabile nella sua capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune, ma esitante improvvisamente quando si tratta di far sentire la propria voce nelle dinamiche globali e le crisi ci hanno mostrato quanto fosse miope l’idea di un’Europa che pensava di poter limitare il suo ruolo a quello di piattaforma commerciale in una posizione quasi passiva tra l’America e i grandi attori asiatici lasciando ad altri il controllo sugli snodi fondamentali delle catene del valore”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel suo intervento all’assemblea di Confindustria.

“Quando gli shock sono arrivati e quelle catene del valore troppo lunghe e troppo fragili si sono spezzate, noi abbiamo scoperto quanto fosse pericolosa l’esposizione verso dinamiche che non potevamo controllare e abbiamo capito quanto fosse suicida accettare che su materie prime critiche, energia, settori strategici e il nostro destino dipendesse da scelte altrui”, ha aggiunto.

Montezemolo: Ferrari Luce? “Si rischia la distruzione di un mito”

Roma, 26 mag. (askanews) – “Se dovessi dire quello che penso farei del male alla Ferrari. Si rischia la distruzione di un mito, mi dispiace moltissimo. Spero che si tolga il cavallino, almeno, da quella macchina”. Così Luca Cordero di Montezemolo, ex presidente Ferrari, a margine dell’assemblea di Confindustria sulla presentazione dell’elettrica Luce. “Questa – ha aggiunto – sicuramente è una macchina che almeno i cinesi non ci copieranno”.

Iran, Tajani: mesi di sacrifici industria? Guerra non dipende da noi

Roma, 26 mag. (askanews) – “Mi auguro che non ci siano mesi di sacrifici” per gli industriali e che “le cose possano migliorare in tempi abbastanza rapidi. Per ciò che è di mia competenza io sono molto soddisfatto dei risultati dell’export, indipendentemente dalle due guerre e dalla situazione dei dazi, va a vele spiegate”. Lo ha detto il vice premier e segretario di Forza Italia Antonio Tajani, parlando con i giornalisti al suo arrivo all’assemblea di Confindustria a Roma.

“Guardiamo pure il bicchiere mezzo pieno, la guerra non dipende da noi, vorrei ricordare che l’export rappresenta quasi il 40% del Pil e se va bene l’export vanno bene anche l’industria. Stiamo crescendo, anche in Cina sono aumentate le esportazioni, i dati sono lusighieri, l’ultimo trimestre si è chiuso con più 7, ed era più 3,3 l’anno scorso, da questo punto di vista credo che il mondo dell’industria possa essere contento, noi faremo ti tutto per aiutarlo, stiamo facendo il possibile. Non dipende da noi la guerra in Ucraina, la guerra in Medio Oriente, i dazi, ma nonostante tutto, anche la benzina costa meno in Italia rispetto a Germania o Francia”, ha aggiunto.

L’energia però costa di più: “Quello non dipende da noi, che non si possa vendere l’energia spagnola all’Italia a prezzi più bassi è una scelta che non dipende da noi ma dalla Francia”, ha tagliato corto.

Venezia, il blocco civico si fa ‘regime locale’: Venturini migliora Brugnaro

Un consenso che resiste al cambio del leader

Il dato numerico è netto. La lista personale di Giovanni Venturini sfiora il 30 per cento, sostanzialmente in linea con le performance ottenute da Luigi Brugnaro nelle tornate del 2015 e del 2021. Non si tratta soltanto di una vittoria elettorale: è la conferma che a Venezia si è consolidato un vero e proprio blocco civico-elettorale (con un impianto efficientistico) capace di sopravvivere persino all’uscita di scena del suo fondatore.

Nel 2015 Brugnaro aveva rotto un equilibrio storico. Venezia veniva considerata una città strutturalmente orientata verso il centrosinistra. Il successo dell’imprenditore-sindaco nacque allora da una forte personalizzazione della sfida e da un asse molto solido tra Mestre, ceti produttivi e amministrazione civica.

Oggi il quadro è diverso. Il voto del 2026 non appare “insurrezionale”, ma di consolidamento.

Venturini eredita, ma aggiunge qualcosa di suo

Ridurre il successo del neo-sindaco a una semplice eredità sarebbe però un errore. Venturini beneficia certamente della macchina civica costruita da Brugnaro, di un elettorato fidelizzato e di una rete territoriale ormai stabile. Tuttavia, il nuovo sindaco sembra aver aggiunto un elemento personale importante: uno stile meno divisivo e più istituzionale.

Brugnaro aveva imposto una leadership energica, spesso polarizzante. Venturini, al contrario, ha condotto una campagna più sobria, quasi rassicurante. È riuscito a trasformare la continuità in una successione ordinata, evitando l’effetto “delegato del capo” che spesso indebolisce gli eredi politici.

Il dato politico è che il consenso non si è disperso. E questo significa che il brugnarismo si è trasformato in qualcosa di più strutturato: una sorta di partito municipale permanente.

Astensionismo e voto fidelizzato

Il risultato assume ancora più rilievo se collocato dentro il quadro generale dell’astensionismo. Anche Venezia registra il calo della partecipazione che ha segnato queste amministrative. In un contesto simile, vincono le forze che dispongono di reti territoriali consolidate e di un voto fidelizzato.

Venturini ha potuto contare proprio su questo: un elettorato moderato ormai abituato a identificare l’efficienza amministrativa con il civismo veneziano costruito negli ultimi dieci anni.

Il centrosinistra, invece, continua a mostrare una debolezza strutturale: mobilita in presenza di campagne eccezionali, ma fatica a consolidare un blocco sociale stabile.

Il prezzo pagato da Forza Italia

Dentro questo schema emerge anche un altro elemento politico. Il prezzo maggiore della vittoria civica sembra pagarlo Forza Italia. Il partito azzurro appare progressivamente assorbito dal contenitore personalistico-amministrativo costruito attorno al sindaco.

È il paradosso di molte realtà urbane italiane: il centrodestra vince, ma i partiti tradizionali si ridimensionano a vantaggio delle liste del sindaco. A Venezia il fenomeno appare ormai compiuto. Non siamo più davanti soltanto a un successo personale, ma a un sistema politico locale relativamente autosufficiente.

Ed è forse questa la vera novità nazionale uscita dalle urne veneziane. Nel Nordest si afferma un modello che finora, osservando anche stavolta i risultati di Salerno e Messina, sembrava confinato al Meridione.

Meloni a Confindustria: il ritorno del nucleare è alla nostra portata

Roma, 26 mag. (askanews) – “Noi vogliamo proseguire speditamente sulla strada per il ritorno dell’energia nucleare in Italia, puntando sulle tecnologie più innovative con mini reattori modulari sicuri, puliti, che ci consentano di avere maggiore sicurezza ma anche costi nettamente più bassi rispetto agli attuali. Entro l’estate, lo ribadisco, sarà approvata la legge delega e poi saranno adottati i decreti attuativi per il quadro giuridico necessario”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel suo intervento all’assemblea di Confindustria.

“Non ho dubbi sul fatto – ha aggiunto – che la ripresa della produzione nucleare in Italia sia un obiettivo alla nostra portata e non ho dubbi sul fatto che può rappresentare una svolta per la nostra competitività e dunque sono molto determinata su questo”.

Nucleare, Meloni: ripresa produzione a nostra portata, sarebbe svolta

Roma, 26 mag. (askanews) – “Noi vogliamo proseguire speditamente sulla strada per il ritorno dell’energia nucleare in Italia, puntando sulle tecnologie più innovative con mini reattori modulari sicuri, puliti, che ci consentano di avere maggiore sicurezza ma anche costi nettamente più bassi rispetto agli attuali. Entro l’estate, lo ribadisco, sarà approvata la legge delega e poi saranno adottati i decreti attuativi per il quadro giuridico necessario”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel suo intervento all’assemblea di Confindustria.

“Non ho dubbi sul fatto – ha aggiunto – che la ripresa della produzione nucleare in Italia sia un obiettivo alla nostra portata e non ho dubbi sul fatto che può rappresentare una svolta per la nostra competitività e dunque sono molto determinata su questo”.

Ue, Meloni: chiediamo cambio passo non per distruggere ma per costruire

Roma, 26 mag. (askanews) – In Europa “quando la storia ha bussato alle nostre porte, ha spazzato via gli orpelli ideologici e ci siamo svegliati nel mondo reale. E’ stato un risveglio brusco o se vogliamo quello che per anni alcuni avevano avuto il coraggio di preconizzare e di dire pagando per questo il prezzo di essere tacciati come dei nemici dell’Europa si è semplicemente dimostrato vero”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel suo intervento all’assemblea di Confindustria.

“Noi – ha aggiunto – dobbiamo imparare dagli errori del passato, chi come voi, come me, pone con forza la necessità di un cambio di passo da parte dell’Europa non lo fa per distruggere, lo fa per costruire. Non lo fa perché è il cavallo di Troia di qualche oscuro potere o interesse, lo fa perché ha a cuore la propria civiltà e la sua capacità di incidere nel futuro. Allora non bisogna avere paura di dire le cose come stanno. Noi chiediamo che l’Europa faccia meno e lo faccia meglio”.

Ue, Meloni: attuale assetto Unione principale fragilità che abbiamo

Roma, 26 mag. (askanews) – “La principale fragilità che ci riguarda da vicino è l’attuale configurazione del’Ue, un gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato la crescita”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni parlando all’assemblea di Confindustria.

“Un’Europa inarrestabile nella sua capacità di moltiplicare regole su ogni aspetto della vita comune, ma esitante nel far sentire propria voce sulle dinamiche globali”, ha aggiunto.

Ha aggiunto la Meloni: “Quando la storia ha bussato alle nostre porte ha spazzato via gli orpelli ideologici, ci siamo svegliati nel mondo reale, è stato un risveglio brusco”.

Confindustria, Meloni: a volte disaccordo ma siamo squadra

Milano, 26 mag. (askanews) – Tra Governo e Confindustria “ci siamo confrontati senza pregiudizi e senza sconti. A volte abbiamo lavorato spalla a spalla, a volte ci siamo detti che non eravamo d’acordo, ma il metodo adottato è stato una piccola grande rivoluzione. Abbiamo dimostrato che anche quando si parte da posizioni diverse, possiamo ritrovarci ad essere squadra se l’obiettivo è lo stesso: e l’obiettivo è lo stesso, mettere la nazione nelle condizioni di affrontare nel migliore dei modi e a testa alta le difficili sfide di questo tempo”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni parlando all’assemblea annuale di Confindustria.

Orsini a Governo e parti: riallocare 20 mld per crescita, sanità e scuola

Roma, 26 mag. (askanews) – Il fisco che è una “leva di competitività”, che “richiede una visione, non un accumulo di misure a breve termine, frammentate e inique”. Soprattutto, “non può essere un ostacolo agli investimenti”. Lo ha sottolineato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che, dal palco dell’assemblea annuale, ha lanciato una proposta a Governo e parti sociali: nelle pieghe delle “575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile” è possibile reperire “20 miliardi da riallocare, senza aumentare il debito: un terzo alla crescita, un terzo alla sanità e un terzo alla scuola”.

Orsini ha detto che “anche su questo vogliamo fare la nostra parte. L’Italia è quarta per pressione fiscale tra i Paesi avanzati. Lavoriamo insieme su queste misure, alcune delle quali hanno perso la propria ragione d’essere o si sovrappongono tra loro. Analizziamole insieme”.

La proposta di riallocare 20 miliardi per crescita, sanità e scuola è “un atto concreto di responsabilità da compiere con decisioni condivise di maggioranza e opposizione. Significa anche riaprire il capitolo di una seria revisione della spesa pubblica, per incidere su privilegi ed equilibri consolidati. Cambiare questo stato di cose richiede fiducia e coraggio politico”.

Confindustria, Orsini si appella alla politica: tempo di coraggio

Roma, 26 mag. (askanews) – “E’ il tempo del coraggio”. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, lancia un appello “a tutta la politica” per “un grande atto di responsabilità, fatto di scelte ispirate a fiducia e coraggio”. Parlando all’assemblea annuale, il leader degli industriali chiede di agire in fretta “per tornare a una crescita del 2% l’anno” perché altrimenti “perderemo la nostra industria e milioni di posti di lavoro”. E, dunque, “le sfide che dobbiamo affrontare richiedono a tutti noi un senso di responsabilità comune, forte e condiviso”. In platea, ad ascoltare la relazione di Orsini, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la premier Giorgia Meloni.

A giudizio di Orsini ci sono due condizioni che rendono “ogni scelta davvero capace di generare effetti duraturi: fiducia e coraggio. La fiducia tiene unite le comunità, sostiene il Paese e dà forza alle imprese e al lavoro. La fiducia è necessaria per trovare soluzioni ai problemi reali che imprese e lavoratori affrontano ogni giorno, ma dipende soprattutto dalla volontà di chi decide di farsene carico. E si rafforza con la responsabilità di tutti: per trasformare in azioni concrete la necessità assoluta di investire per crescere”. Ma “la fiducia da sola non basta, serve il coraggio”.

Il coraggio di “promuovere insieme nuove scelte e nuovi strumenti per affrontare le sfide di un mondo in rapida trasformazione tecnologica e segnato da profonde instabilità geopolitiche. Serve coraggio perché il tempo che stiamo vivendo non ammette attese, esitazioni, incertezze o ritardi”, conclude.

Orsini: 5 leve per rimettere impresa al centro, da energia a fisco

Roma, 26 mag. (askanews) – “La responsabilità nazionale che invochiamo e proponiamo a tutte le parti politiche e sociali italiane deve muovere cinque leve per rimettere l’impresa al centro”. E’ l’invito lanciato dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, in occasione dell’assemblea annuale. Le priorità da affrontare, per mettere le imprese nelle condizioni di crescere e “rafforzare il Paese” sono: “energia; crescita dimensionale delle pmi; contratti di sviluppo e innovazione; semplificazioni e riforma della 231; risorse adeguate agli obiettivi”.

Per Orsini, “la prima leva è l’energia e lo ripeto con la forza che emerge da tutte le nostre assemblee sul territorio: per le imprese il prezzo dell’energia è ormai una vera e propria minaccia esistenziale. Non possiamo continuare a pagare nei nostri stabilimenti l’energia ai prezzi più cari d’Europa”. L’Italia, “per le scelte fatte nel passato rinunciando al nucleare, o per quelle delle Regioni oggi sulle rinnovabili, ormai è completamente fuori scala e fuori mercato. Diamo atto al governo – afferma – di aver impostato una politica energetica di maggior equilibrio, precondizione per salvaguardare il tessuto produttivo”.

La seconda leva da azionare “è una politica industriale orientata alla crescita dimensionale e tecnologica delle piccole e medie imprese”, sottolinea Orsini. Perchè “la sfida è costruire politiche selettive, sostenibili sul piano fiscale e coerenti con il tessuto produttivo. Il Paese cresce se le piccole aziende diventano medie e quelle medie diventano grandi”.

La terza leva da azionare per tornare a crescere “sono i contratti di sviluppo: potenziarli significa credere nel principale strumento a sostegno dei grandi investimenti, che ha già riguardato oltre 1.500 imprese”. Occorre anche “estendere il più possibile la sperimentazione e la rapida applicazione dell’Intelligenza Artificiale in tutte le filiere della manifattura”.

La quarta leva “sono le semplificazioni e la riforma della 231. Autonomia energetica e crescita dipendono da un ecosistema di regole stabili, un fisco prevedibile e organico, un’amministrazione capace di mettere in pratica le scelte della politica e le domande di investimento delle imprese. In tempi certi. Senza queste condizioni qualsiasi investimento rischia di arenarsi in continui rinvii. Anche qui si gioca la partita della fiducia. L’instabilità normativa è un male antico. Servono certezze”. C’è poi una questione centrale “per il nostro sistema produttivo che non possiamo più rimandare. Negli anni è diventato il simbolo dell’incapacità di tradurre in fatti concreti le riforme condivise solo a parole: mi riferisco al sistema della responsabilità connesso alla legge 231. Quando fu concepita, venticinque anni fa, il principio era giusto: incentivare chi innova i propri assetti organizzativi, premiare la prevenzione degli incidenti sul lavoro e punire chi delinque alterando la concorrenza”. Nel tempo, però, “la 231 si è trasformata in uno strumento quasi esclusivamente punitivo, avvicinandosi a forme di responsabilità oggettiva. Già un anno e mezzo fa l’avevamo indicata tra le priorità a costo zero per la competitività, e abbiamo contribuito in modo costruttivo al cantiere avviato dal governo. Dopo un anno e mezzo, quella riforma non è più solo necessaria, è assolutamente urgente”.

La quinta leva da attivare, per Orsini, “è quella delle risorse adeguate agli obiettivi. Sappiamo che la finanza pubblica italiana ha margini molto stretti. Per questo pensiamo che la via da seguire sia quella di un’azione di responsabilità nazionale per mobilitare risorse private a fianco di quelle pubbliche. Cominciamo dal fisco che è una leva di competitività. Richiede una visione, non un accumulo di misure a breve termine, frammentate e inique. Non può essere un ostacolo agli investimenti. Anche su questo, vogliamo fare la nostra parte. L’Italia è quarta per pressione fiscale tra i Paesi avanzati, ma esistono 575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile”. Orsini lancia una proposta al Governo e alle parti sociali: “lavoriamo insieme, su queste misure, alcune delle quali hanno perso la propria ragion d’essere o si sovrappongono tra loro. Analizziamole insieme. E identifichiamo i 20 miliardi da riallocare, senza aumentare il debito: un terzo alla crescita, un terzo alla sanità, un terzo alla scuola”.

Orsini, appello a politica: è tempo di coraggio e responsabilità

Roma, 26 mag. (askanews) – “E’ il tempo del coraggio”. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, lancia un appello “a tutta la politica” per “un grande atto di responsabilità, fatto di scelte ispirate a fiducia e coraggio”. Parlando all’assemblea annuale, il leader degli industriali chiede di agire in fretta “per tornare a una crescita del 2% l’anno” perchè altrimenti “perderemo la nostra industria e milioni di posti di lavoro”. E, dunque, “le sfide che dobbiamo affrontare richiedono a tutti noi un senso di responsabilità comune, forte e condiviso”. In platea, ad ascoltare la relazione di Orsini, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la premier Giorgia Meloni.

E’ proprio l’invito al coraggio, alla fiducia e alla responsabilità il fil rouge delle trenta pagine del discorso del presidente di Confindustria che afferma: “per troppo tempo ci siamo accontentati di fare il minimo indispensabile invece del massimo necessario”. Nel complesso, “il Pil italiano nel 2025 è superiore di appena il 10% rispetto al 2000”. Nello stesso periodo “il Pil europeo è aumentato del 40%, quello degli Stati Uniti di quasi il 70%, quello cinese del 586%”. Non serve “cercare il colore politico dei Governi degli ultimi decenni. La verità è che, collettivamente, non abbiamo fatto abbastanza. Non dobbiamo guardare indietro, ma avanti; cambiare metodo e mettere prima di tutto in sicurezza le imprese. Quelle che garantiscono lavoro, welfare e coesione sociale”.

L’appello di Orsini, non è rivolto solo alla politica italiana, ma anche all’Unione europea: “Oggi l’Italia e l’Europa devono essere davvero capaci di compiere scelte coraggiose perché il momento della verità è arrivato”. Secondo il presidente di Confindustria, “ci sono scelte di politica industriale, energetica, di governance, di struttura della spesa pubblica e di relazioni industriali da compiere subito, con misure rapide ed efficaci.Perché senza produzione e crescita non c’è redistribuzione e non c’è futuro”.

Telefonata Meloni-Venturini, il sindaco: la premier presto a Venezia

Milano, 26 mag. (askanews) – Telefonata tra Giorgia Meloni e il nuovo sindaco di Venezia Simone Venturini. Intervistato da RaiNews24, il neo sindaco eletto con una coalizione di centrodestra ha riferito di aver parlato con la premier tramite il cellulare del coordinatore veneto di Fdi Raffaele Speranzon e ha spiegato: “Ci siamo dati appuntamento molto presto a Venezia, perchè Venezia ha una serie di temi che riguardano molto anche la collaborazione con il livello regionale e con il livello nazionale. È una città complessa, che ha molti livelli di governance in cui il sindaco deve essere capace a lavorare con Regione, Parlamento e governo nazionale”.

Jazz in lutto, è morto Sonny Rollins

Roma, 26 mag. (askanews) – Sonny Rollins, uno dei più grandi sassofonisti della storia del jazz e figura dominante della scena musicale del secondo dopoguerra, è morto nella sua casa di Woodstock, nello stato di New York. Aveva 95 anni.

La morte è stata annunciata dalla sua addetta stampa, Terri Hinte. Rollins era considerato uno dei massimi improvvisatori del jazz moderno, capace di unire energia, invenzione melodica e una sonorità potente, personale, immediatamente riconoscibile.

Nato a Harlem il 7 settembre 1930 da genitori originari delle Isole Vergini, Walter Theodore Rollins crebbe nel quartiere di Sugar Hill, in un ambiente segnato dalla presenza di grandi figure della cultura afroamericana. Da ragazzo fu profondamente colpito dal sassofono di Coleman Hawkins, che sarebbe rimasto uno dei suoi idoli, e passò presto dal sax alto al tenore.

Alla fine degli anni Quaranta era già attivo sulla scena jazz newyorchese. Registrò per la prima volta nel 1949 con il cantante Babs Gonzales e negli anni successivi suonò con musicisti come Miles Davis, Thelonious Monk, Bud Powell e Charlie Parker. Negli anni Cinquanta, dopo aver superato una dipendenza da eroina, raggiunse la notorietà nazionale nel quintetto del batterista Max Roach e del trombettista Clifford Brown.

Il 1956 fu l’anno della consacrazione. Rollins registrò “Tenor Madness”, che contiene il suo unico incontro discografico con John Coltrane, e “Saxophone Colossus”, album diventato un classico. In quel disco compariva “St. Thomas”, adattamento di un brano tradizionale delle Indie occidentali e una delle sue composizioni più celebri.

Nel 1958 pubblicò “Freedom Suite”, con una lunga composizione dedicata alla condizione degli afroamericani e alla denuncia della discriminazione razziale. Fu una delle prime prese di posizione esplicite contro l’ingiustizia razziale emerse dal mondo del jazz.

Proprio mentre la sua carriera sembrava lanciata, nel 1959 Rollins scomparve dalle scene. Insoddisfatto del proprio modo di suonare, iniziò un periodo di studio intensissimo. Per oltre due anni praticò spesso di notte sul Williamsburg Bridge, vicino alla sua abitazione nel Lower East Side di Manhattan, per non disturbare i vicini. Da quell’esperienza nacque nel 1962 l’album “The Bridge”, che segnò il suo ritorno.

Rollins avrebbe poi alternato fasi di intensa attività a nuove pause, compreso un periodo tra Giappone e India alla fine degli anni Sessanta, legato anche a una ricerca spirituale. Nel corso della carriera sperimentò con l’avanguardia, la fusion, i ritmi rock, i calypso e formazioni senza pianoforte, senza mai lasciarsi racchiudere in una sola categoria.

“Ogni volta che prendo il sax voglio ascoltare qualcosa di fresco”, disse in un’intervista del 2002. La ricerca dell’improvvisazione come creazione immediata rimase il centro del suo lavoro.

Negli anni Settanta e Ottanta fu criticato da parte della stampa specializzata per l’uso di strumenti elettrici, backbeat e soluzioni più accessibili al pubblico, ma continuò a essere una delle maggiori attrazioni concertistiche del jazz. Nel 1981 suonò anche in tre brani dell’album “Tattoo You” dei Rolling Stones, tra cui “Waiting for a Friend”, pur rifiutando poi di andare in tour con la band.

La moglie Lucille Pearson, sposata nel 1965 e morta nel 2004, fu anche sua manager e coproduttrice di molti album. Rollins attribuì spesso a lei una parte importante della stabilità e del successo della propria carriera.

Nel corso degli anni ricevette numerosi riconoscimenti. Vinse due Grammy, ottenne un Grammy alla carriera nel 2004, fu nominato Jazz Master dal National Endowment for the Arts, ricevette la National Medal of Arts e il Kennedy Center Honor nel 2011. Nel 2010 fu eletto all’American Academy of Arts and Sciences e divenne il primo jazzista a ricevere la Edward MacDowell Medal.

Continuò a esibirsi fino al 2012, quando tenne il suo ultimo concerto pubblico. Due anni dopo smise anche di suonare a casa, a causa di problemi respiratori legati a una fibrosi polmonare. “Quando ho dovuto smettere di suonare è stato piuttosto traumatico”, disse nel 2020. “Ma ho capito che invece di lamentarmi e piangere dovevo essere grato per il fatto di aver potuto fare musica per tutta la vita”.

Nel 2017 i suoi archivi, con centinaia di registrazioni di prove e sessioni di studio, furono acquisiti dallo Schomburg Center for Research in Black Culture di Harlem. Con la morte di Benny Golson nel 2024, Rollins era diventato l’ultimo sopravvissuto dei 58 musicisti ritratti nella celebre fotografia “Harlem 1958” di Art Kane per Esquire.

Considerato per decenni il più grande improvvisatore vivente del jazz, Rollins lascia un’eredità fondata su composizioni diventate standard, come “St. Thomas”, “Oleo” e “Doxy”, ma soprattutto su un modo di suonare che trasformava ogni assolo in una ricerca aperta.

I paesaggi sonori di Luigi Ghirri a Palazzo dei Musei

Reggio Emilia, 26 mag. (askanews) – Fino al 28 febbraio 2027 a Palazzo dei Musei di Reggio Emilia è visitabile il nuovo percorso espositivo Luigi Ghirri. A Series of Dreams. Paesaggi visivi e paesaggi sonori a cura di Ilaria Campioli e Andrea Tinterri con la curatela musicale di Giulia Cavaliere.

Nel 2021, nell’ambito del riallestimento curato da Italo Rota, nel secondo piano di Palazzo dei Musei è stata inaugurata una nuova sezione fotografica: uno spazio dinamico di ricerca, pensiero e valorizzazione delle immagini. La sezione dedica uno spazio permanente all’opera di Luigi Ghirri, figura centrale per la storia della fotografia e per l’identità culturale della città. Il progetto – promosso dal Comune di Reggio Emilia (Musei Civici e Fototeca della Biblioteca Panizzi) in collaborazione con la Fondazione Luigi Ghirri – vede ogni anno una nuova esposizione che racconta la complessità della produzione dell’artista anche attraverso il coinvolgimento di autrici e autori contemporanei. Per il 2026-2027 il riallestimento esplora quella che Luigi Ghirri definiva la “strana e misteriosa parentela tra suono e immagine”. Grande appassionato di musica, Ghirri le attribuisce un ruolo fondamentale nella costruzione dello sguardo.

Adele Ghirri, presidente della Fondazione Luigi Ghirri, ha raccontato così il nuovo percorso espositivo: “La mostra racconta il rapporto tra il lavoro di Luigi e la musica: due linguaggi, quello fotografico e quello musicale, che dialogano, si influenzano. Come Fondazione Luigi Ghiri siamo stati molto contenti di mettere disposizione dei materiali unici completamente inediti che non erano mai stati ancora visti da nessuno. Ce ne sono due, nello specifico, due progetti di libri: uno è un menabò, quindi una maquette preparatoria per un libro su Lucio Dalla, e l’altro una maquette per un libro dedicato a Bob Dylan che era l’artista e il musicista preferito di Luigi. È anche una bellissima occasione per mostrare il lavoro di Paola Borgonzoni che ha sempre collaborato con lui durante tutta la sua vita, alla progettazione di alcuni dei suoi libri ma non solo, anche alla progettazione delle numerose copertine che hanno realizzato per alcuni musicisti come ad esempio Lucio Dalla, CCCP, Carboni, Ron, Stadio, il tour Dalla-Morandi e quindi è veramente una grande occasione per raccontare una storia di cui si conosce, però forse non così tanto.

Inoltre la mostra si arricchisce anche della presenza di un’installazione sonora specifica realizzata dall’artista Iosonouncane di cui siamo molto contenti e che ringraziamo, perché questo spazio all’interno dei Musei Civici lo vogliamo proprio utilizzare anche per mettere in dialogo il lavoro di artisti contemporanei con l’opera di Luigi perché crediamo che riesca sempre a trasmettere qualcosa alle nuove generazioni e quindi coinvolgere artisti viventi ora di generazioni successive è qualcosa per noi veramente di molto importante”.

La mostra, che è stata inaugurata nell’ambito della ventunesima edizione del festival Fotografia Europea, comprende anche un video inedito realizzato da Ghirri nel 1991. Le immagini rivelano una forte continuità con la ricerca fotografica di Ghirri, accanto a una dimensione intima e domestica. Il suono assume un ruolo centrale: dalla ricorrenza di Series of Dreams di Bob Dylan alla musica classica, fino ai suoni ambientali che accompagnano le sequenze finali. C’è anche un nucleo intitolato Oltre quei monti il mare concepito grazie alla partecipazione del musicista Iosonouncane, e un focus separato allestito presso il Teatro Municipale Valli, visitabile fino al 14 giugno 2026.

Raid Usa in Iran (durante i difficili negoziati)

Roma, 26 mag. (askanews) – Le forze armate statunitensi hanno condotto diversi raid definiti “di autodifesa” nel sud dell’Iran contro siti di lancio missilistici e imbarcazioni iraniane che stavano – a dire degli americani – cercando di posare mine. Lo ha riferito il Comando centrale degli Stati uniti, spiegando che le operazioni sono state effettuate “per proteggere le nostre truppe dalle minacce poste dalle forze iraniane”.

Gli attacchi sono avvenuti mentre negoziatori iraniani erano in Qatar per colloqui sulla fine della guerra e rischiano di complicare un possibile accordo che il presidente Usa Donald Trump ha indicato come via per riaprire lo Stretto di Hormuz e attenuare la più grave interruzione energetica degli ultimi decenni.

“Il Comando centrale degli Stati uniti continua a difendere le nostre forze usando moderazione durante il cessate il fuoco in corso”, ha dichiarato il capitano di vascello Tim Hawkins, portavoce del Centcom. Hawkins non ha precisato quali navi siano state minacciate, dove si trovassero né il luogo esatto degli altri raid americani.

Un alto funzionario militare statunitense ha riferito che missili terra-aria iraniani hanno minacciato alcune delle quasi due dozzine di navi da guerra della Marina Usa, comprese due portaerei e le rispettive unità di scorta, dispiegate nel Golfo di Oman e nel Mar Arabico per far rispettare il blocco contro le imbarcazioni dirette verso i porti iraniani o in uscita da essi.

Secondo il funzionario, i raid americani hanno colpito nei pressi di Bandar Abbas, importante porto e base della Marina iraniana. Le ultime azioni arrivano in una fase diplomatica delicata, mentre Washington e Teheran cercano una possibile intesa sul conflitto e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz.

La minaccia rappresentata dalle batterie missilistiche iraniane non è stata considerata inattesa da funzionari americani, nonostante le ripetute affermazioni di Trump, del segretario alla Difesa Pete Hegseth e dei vertici militari secondo cui la campagna militare americano-israeliana di 38 giorni avrebbe gravemente indebolito o distrutto gran parte della capacità combattente dell’Iran.

Valutazioni riservate dell’intelligence Usa avrebbero indicato all’inizio del mese che l’Iran ha recuperato l’accesso alla maggior parte dei propri siti missilistici, lanciatori e strutture sotterranee. Mentre gli Stati uniti avrebbero affondato gran parte della Marina convenzionale iraniana, il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche conserverebbe ancora centinaia di piccole imbarcazioni veloci utilizzabili per posare mine nello Stretto.

Tra gli elementi di maggiore preoccupazione figura il fatto che Teheran avrebbe ripristinato l’accesso operativo a 30 dei 33 siti missilistici lungo lo Stretto di Hormuz, potenzialmente in grado di minacciare navi da guerra americane e petroliere in transito.

Secondo le valutazioni, l’Iran conserva circa il 70 per cento dei propri lanciatori mobili e circa il 70 per cento dello stock missilistico prebellico, comprendente missili balistici e una quantità minore di missili da crociera.

Khamenei: gli Usa non avranno più un rifugio sicuro nella regione

Roma, 26 mag. (askanews) – “Gli Stati Uniti non solo non avranno più un rifugio sicuro per le loro malefatte e per le loro basi militari nella regione, ma il loro precedente status sta svanendo giorno dopo giorno” e “anche il vacillante regime sionista e il tumore canceroso di Israele si stanno avvicinando alle fasi finali della loro miserabile esistenza”: è quanto ha dichiarato la Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, nel messaggio diffuso oggi in occasione dell’annuale pellegrinaggio alla Mecca (Hajj). Nel messaggio riportato dall’agenzia di stampa Tasnim, Khamenei ha quindi sottolineato che “la Umma islamica e le nazioni della regione possiedono molte capacità e interessi comuni che plasmeranno il nuovo ordine e la futura architettura della regione e del mondo”.

“Con sincerità e purezza d’intenti, invito tutti i paesi e i governi islamici all’amicizia e alla cooperazione nel bene, affinché, lavorando insieme, possiamo compiere passi avanti verso il progresso della Umma islamica e la risoluzione dei problemi del mondo islamico”, ha affermato la Guida suprema.

Festival Lavoro, Ricciardiello: futuro è consulenza integrata

Roma, 25 mag. (askanews) – “Il mercato ci chiede professionisti che sappiano tenere insieme mondi che fino a ieri si parlavano poco: normativa del lavoro, intelligenza artificiale, politiche attive, incentivi all’assunzione, formazione finanziata.” Lo ha dichiarato Andrea Ricciardiello, Direttore Generale di Time Vision Group, intervenendo al Festival del Lavoro 2026, presso il centro congressi La Nuvola di Roma.

Tre giorni di networking nazionale ad altissima intensità con imprese e studi professionali provenienti da tutta Italia durante i quali lo stand di Time Vision ha registrato un’affluenza significativa, confermando l’interesse crescente del mercato nazionale per il modello integrato di consulenza portato dal Gruppo.

Modena, gli psicologi al lavoro per le ferite che non si vedono

Modena, 26 mag. (askanews) – C’è chi non riesce a dormire. C’è chi ha smesso di mangiare. C’è chi guarda una vetrina e si volta dall’altra parte. A Modena, l’auto piombata sui passanti in via Emilia Centro il 16 maggio ha lasciato ferite che non si vedono. Per questo l’azienda Usl ha riunito psicologi e cittadini in un incontro pubblico, “Quando la comunità viene ferita”. A spiegare quei sintomi, Dania Barbieri dell’unità di Psicologia ospedaliera: “Certamente paura, smarrimento, sensazione di irrealtà, perché è un evento che nessuno si sarebbe mai aspettato. Ci raccontano molti sintomi: difficoltà nell’addormentamento, nel mangiare, nella concentrazione, incubi notturni, difficoltà nella ripresa della vita quotidiana”.

Sono già una quarantina le persone che hanno chiamato il numero gratuito attivato dall’Ausl per chiedere un colloquio. “Molte di queste persone sono già state incontrate, altre hanno appuntamento nei prossimi giorni – racconta Cecilia Giuliani, psicologa del servizio di Psicologia clinica e di comunità -. La nostra attività è cambiata, abbiamo dato priorità a questi accessi, perché sappiamo che una buona risposta subito favorisce il processo di ripresa e previene la cronicizzazione, la strutturazione di un disturbo, che è quello che non vogliamo accada”.

L’incontro ha messo a fuoco anche un’altra ferita: quella della comunità intera. Per la vicesindaca con delega alla Sanità Francesca Maletti, la prima risposta è stata proprio quella collettiva. “Dobbiamo fare in modo che questo dramma ci insegni qualcosa – ricorda Maletti -. Non dobbiamo chiuderci in noi stessi, non dobbiamo usare delle nostre capacità per relegare in fondo alle nostre le nostre paure. Dobbiamo chiederci come istituzioni, ma anche come comunità, che cosa possiamo fare di più”.

Playoff Nba, New York vola alle Finals dopo 27 anni

Roma, 26 mag. (askanews) – Non si ferma la corsa dei Knicks, che dominano anche in gara-4 a Cleveland (93-130), eliminano i Cavs con un secco 4-0 e ottengono la 11^ vittoria consecutiva in questi playoff, altro record di franchigia che li riporta alle Finals, dove mancavano dal 1999. Dopo un buon inizio firmato Donovan Mitchell, i padroni di casa si arrendono già nel 1° quartosenza più riuscire a riprendersi, mentre dall’altra parte sono ben 6 i giocatori in doppia cifra per punti segnati e Jalen Brunson, poi eletto MVP delle finali della Eastern Conference, può permettersi una serata del tutto normale chiusa a quota 15.

Finale Eastern Conference (3) New York Knicks vs (4) Cleveland Cavaliers 4-0, qual. New York Knicks

Gara 1: New York Knicks-Cleveland Cavaliers 115-104 Gara 2: New York Knicks-Cleveland Cavaliers 109-93 Gara 3: Cleveland Cavaliers-New York Knicks 108-121 Gara 4: Cleveland Cavaliers-New York Knicks 93-130

Finale Western Conference (1) Oklahoma City Thunder vs. (2)San Antonio Spurs 2-1

Gara 1: Oklahoma City Thunder-San Antonio Spurs 115-122 Gara 2: Oklahoma City Thunder-San Antonio Spurs 122-113 Gara 3: San Antonio Spurs-Oklahoma City Thunder 108-123 Gara 4: San Antonio Spurs-Oklahoma City Thunder 103-82 Gara 5: Oklahoma City Thunder-San Antonio Spurs 27/05 ore 2.30 Gara 6: San Antonio Spurs-Oklahoma City Thunder 29/05 ore 2.30 Gara 7: Oklahoma City Thunder-San Antonio Spurs* 31/05 ore 2.00

*se necessario

Custodire l’umano nell’era digitale planetaria

C’è una parola che attraversa la prima enciclica Magnifica Humanitas e che dovrebbe tornare al centro del dibattito pubblico: custodia. Custodire non significa frenare la storia, né guardare con sospetto ogni innovazione. Custodire significa impedire che il progresso perda la sua misura umana, che la tecnica diventi potere senza volto, che l’intelligenza artificiale si trasformi da strumento a criterio ultimo delle decisioni.

Papa Leone XIV non consegna un testo difensivo. Non invita a rifugiarsi nella nostalgia di un mondo precedente alla rivoluzione digitale. Al contrario, riconosce che l’intelligenza artificiale, la robotica, la gestione avanzata dei dati e le nuove tecnologie possono aprire possibilità enormi per la ricerca, la cura, l’educazione, l’organizzazione dei servizi, la qualità della vita. Ma proprio perché queste possibilità sono grandi, grande deve essere anche la responsabilità di chi le orienta.

Il punto decisivo è qui: l’uomo non può essere ridotto a ciò che di lui può essere calcolato. Una società che confonde la persona con i suoi dati, la salute con un algoritmo, il lavoro con una prestazione misurabile, l’educazione con un addestramento funzionale, rischia di apparire modernissima e insieme profondamente disumana. Può essere veloce, efficiente, connessa, persino seducente; ma se perde il volto dell’altro, se non sa più riconoscere il fragile, il malato, il giovane, l’anziano, il lavoratore esposto alla precarietà, allora costruisce una nuova Babele.

Una nuova questione umana

In questo passaggio si coglie l’attualità del magistero sociale della Chiesa. Come la Rerum novarum seppe leggere, dentro la rivoluzione industriale, non soltanto una questione economica ma una ferita aperta nella dignità del lavoro, così oggi Magnifica Humanitas ci invita a riconoscere nella rivoluzione digitale una nuova questione umana. Non si tratta solo di governare strumenti sempre più sofisticati, ma di decidere quale idea di persona, libertà e futuro vogliamo consegnare alle generazioni che vengono.

La forza dell’enciclica sta nel riportare la questione tecnologica dentro una grande domanda antropologica e politica. Che cosa vogliamo farne della potenza che abbiamo tra le mani? Chi decide? Con quali criteri? A vantaggio di chi? Non basta chiedersi se una tecnologia funzioni. Bisogna chiedersi se renda più giusta la società, se allarghi o restringa la libertà, se rafforzi o indebolisca la democrazia, se serva la cura o introduca nuove forme di selezione.

Il bene comune nell’età degli algoritmi

Per chi viene dalla tradizione del cattolicesimo democratico e dalla dottrina sociale della Chiesa, queste non sono domande laterali. Sono il cuore stesso dell’impegno pubblico. Bene comune, solidarietà, sussidiarietà, destinazione universale dei beni, sviluppo umano integrale non appartengono a un lessico consumato. Sono, al contrario, categorie decisive per abitare il nostro tempo.

In un mondo in cui i dati diventano ricchezza, potere e capacità di orientare comportamenti collettivi, non possiamo lasciare che pochi soggetti concentrino nelle proprie mani strumenti capaci di incidere sulla libertà di molti.

Educare alla libertà, non alla dipendenza

Questo vale in modo particolare per la scuola, l’università, il lavoro e anche per la medicina. L’innovazione può aiutare il medico a diagnosticare meglio, a curare prima, a personalizzare le terapie. Ma la cura resta sempre incontro, prossimità, alleanza terapeutica. Nessun algoritmo potrà sostituire lo sguardo, l’ascolto, la responsabilità di chi si china sulla fragilità di un altro essere umano.

Allo stesso modo, l’università non può limitarsi a produrre competenze spendibili sul mercato: deve formare coscienze, intelligenze libere, persone capaci di giudizio.

Anche il lavoro è un banco di prova decisivo. L’intelligenza artificiale può liberare energie, ridurre fatiche inutili, migliorare processi. Ma può anche aumentare disuguaglianze, precarizzare mansioni, trasformare il lavoratore in un soggetto controllato, valutato, sostituibile. Una politica degna di questo nome non può limitarsi ad accompagnare passivamente la trasformazione. Deve governarla, investire in formazione continua, tutelare chi rischia di restare indietro, costruire nuove garanzie dentro il cambiamento.

La politica dell’umano contro il dominio invisibile

L’enciclica parla poi con particolare forza della pace. In un tempo in cui tecnologia, potere e guerra sembrano saldarsi pericolosamente, ricorda che nessun algoritmo può rendere moralmente accettabile la violenza. Delegare a sistemi automatizzati decisioni che riguardano la vita e la morte significa oscurare la responsabilità umana proprio dove essa dovrebbe essere più vigile.

La pace non è ingenuità. È realismo alto. È diplomazia, giustizia, ascolto delle vittime, ricostruzione paziente di legami spezzati.

Magnifica Humanitas ci chiede dunque una conversione dello sguardo. Non basta usare tecnologie intelligenti; occorre una società sapiente. Non basta innovare; bisogna discernere. Non basta essere connessi; bisogna tornare a essere comunità.

La dignità non si automatizza. La cura non si delega. La libertà non può essere profilata. Il futuro non va temuto, ma nemmeno consegnato a mani invisibili. Va governato con responsabilità, giustizia e speranza. Questa è la politica dell’umano di cui oggi abbiamo bisogno.

Saragozza modello europeo: così le città diventano davvero inclusive

Una vittoria che parla spagnolo

Nell’edizione 2026 del Premio dell’U.E. “Access City Award” per le città a misura di disabili, la Spagna occupa i primi due posti in graduatoria: vince Saragozza e al secondo posto si classifica Valencia. Appare significativo questo risultato perché vuol sottolineare come questa nazione abbia dimostrato un grande impegno sul piano politico e istituzionale per adeguare il contesto urbano delle due città alle esigenze di stanzialità, mobilità e trasporto delle persone con disabilità, attrezzandosi per facilitarne il contesto di vita, a cominciare dall’abbattimento delle barriere architettoniche.

Ma esprime anche una accresciuta sensibilità presso la stessa opinione pubblica in materia di vivibilità dei contesti urbani, solitamente pensati, organizzati e strutturati non certo per agevolare i movimenti e l’accesso alle strutture pubbliche da parte di soggetti con difficoltà motorie. Aggiornare l’arredo e il contesto urbano per realizzare condizioni di vita migliori per chi ha problemi di questo genere costituisce un segno di maturazione del senso civico, imprime una direzione di marcia per il futuro principalmente in tema di strutture edilizie ed è dunque meritevole di apprezzamento.

Che cos’è l’Access City Award

Il Premio “Access City Award” consiste in un importante riconoscimento che ogni anno – a partire dal 2010 – viene assegnato, previo apposito bando di concorso e selezione dei meriti certificati, dalla Commissione Europea con la collaborazione con il Forum per le persone disabili e la Piattaforma AGE per gli anziani, alle città con più di 50 mila abitanti che abbiano realizzato significativi interventi di adeguamento e innovazione del proprio contesto urbano, infrastrutturale, edilizio e residenziale al fine di migliorarne l’accessibilità e la fruizione da parte delle persone con difficoltà motorie, a partire proprio da quelle riconosciute disabili e dagli anziani.

La mission dell’iniziativa è sensibilizzare la sempre più vasta platea di cittadini comunitari ai concreti problemi di spostamento, accesso e utilizzo dei servizi quotidianamente vissuti dalle persone con deficit fisici, affinché possa prender corpo e consistenza la consapevolezza dei condizionamenti di queste oggettive e spesso insormontabili difficoltà e si diffonda una politica di “avvertita attenzione” e “adeguate iniziative” presso i governi centrali e le autorità locali per garantire ai disabili pari opportunità di accesso alla vita delle città e dei contesti metropolitani.

Questi sono i parametri in base ai quali la Commissione dell’U.E. valuta la pertinenza, la congruenza e la tangibilità dei miglioramenti infrastrutturali adottati o in via di elaborazione: ambiente urbano, spazi pubblici, trasporti e relative infrastrutture, aree pedonali, eliminazione delle barriere architettoniche, verde attrezzato, informazione e comunicazione, comprese le nuove tecnologie TIC, progetti di inclusione, strutture e servizi, accesso al lavoro e allo sport.

Saragozza, la città progettata per tutti

Previa selezione delle città partecipanti al bando di concorso indetto dalla Comunità Europea, vengono valutati e graduati i contesti urbani. Come scritto, la vincitrice dell’edizione 2026 è risultata la città spagnola di Saragozza, capoluogo dell’Aragona e quinta città della Spagna per abitanti, con circa 682 mila residenti, per l’impegno profuso negli ultimi anni al fine di rendere accessibili le strutture urbane alle persone con disabilità e a tutti gli altri utenti.

Dal comunicato stampa della Commissione Europea si evince che Saragozza ha vinto l’ambito riconoscimento per i suoi sforzi eccezionali volti a rendere la città accessibile alle persone disabili.

La città adotta un approccio basato sui diritti e fondato sulla Convenzione delle Nazioni Unite. La sua infrastruttura di accessibilità è composta da regole comunali complete, un chiaro piano strategico con obiettivi, tempistiche e budget e una solida governance attraverso un ufficio dedicato a questo specifico requisito e un comitato per il controllo formale di efficienza ed efficacia.

Saragozza è inoltre all’avanguardia nel garantire la piena partecipazione delle persone con disabilità alla società, con trasporti pubblici accessibili, spazi pubblici e servizi digitali. Dispone, ad esempio, di una rete di tram pienamente fruibile, ampi percorsi pedonali senza gradini, iniziative bancarie e commerciali inclusive e siti web e app certificati che hanno contribuito in modo significativo a rendere la città più accessibile e inclusiva per le persone con difficoltà motorie.

L’alloggio rappresenta un altro punto di forza, grazie a iniziative come il progetto Flumen, che fornisce case inclusive e di facile accesso, favorendo sia la vita indipendente sia l’inclusione sociale.

Valencia e Rennes, accessibilità come politica pubblica

Valencia ha ricevuto il secondo premio per il suo approccio all’accessibilità basato sui dati emersi in tutta la città. Ha raggiunto un trasporto esemplare riportando il 96% di accessibilità urbana e una rete di autobus e metropolitana completamente fruibile. Le persone con disabilità sono riconosciute come validatori dell’accessibilità e le organizzazioni testano sistematicamente le soluzioni innovative e migliorative prima della loro messa in opera.

Questa città ha anche ricevuto una menzione speciale nella preparazione alle emergenze per l’integrazione nella pianificazione attraverso la co-progettazione di protocolli ed esercitazioni con organizzazioni di persone con disabilità, corsi di formazione per vigili del fuoco, polizia e personale municipale e un sistema di allarme inclusivo.

La città di Rennes, in Francia, ha invece vinto il terzo premio per i significativi progressi compiuti in materia di facilitazione agli accessi grazie allo stretto coordinamento tra i servizi comunali. Metro e autobus sono completamente fruibili da tutti i cittadini, supportati da veicoli porta a porta e app per viaggi senza cambi.

Le strade sono state migliorate con marciapiedi più ampi, attraversamenti più sicuri, strisce tattili, panchine e servizi igienici accessibili, mentre i luoghi culturali come il Jeu de Paume e la scuola d’arte della città dispongono ora di rampe, ascensori, servizi igienici adattati e scale facilitate. Il 68% dei siti comunali è accessibile e un’agenda programmata renderà conformi tutti gli edifici pubblici di accoglienza entro il 2027.

Piacenza premiata per l’innovazione tecnologica

Salisburgo, in Austria, ha ricevuto una menzione speciale per il suo approccio strutturale volto a integrare l’accessibilità nell’edilizia abitativa, compresi i nuovi alloggi sociali e le ristrutturazioni edilizie, con il sostegno del consiglio consultivo sulla disabilità. Ciò è rafforzato da un servizio di consulenza gratuito per la pianificazione degli alloggi che qualsiasi residente, associazione, pianificatore, architetto o impresa di costruzione può utilizzare.

Gli orientamenti in materia di assegnazione degli alloggi rispondono inoltre alle esigenze delle persone con disabilità, con accesso prioritario nei casi urgenti.

Anche Piacenza ha ricevuto una Menzione Speciale sulle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione per un approccio inclusivo e guidato dalla tecnologia all’accessibilità. Questa città italiana utilizza la tecnologia di mappatura e analisi dei dati per testare oltre tremila problemi frequenti di accessibilità, guidando aggiornamenti mirati tra strade ed edifici, un assistente virtuale comunale e punti di facilitazione che semplificano l’ingresso ai servizi.

L’Europa delle persone prima dei mercati

Secondo Eurostat oltre 90 milioni di persone nell’Unione Europea sono portatrici di almeno una disabilità. Gli spazi accessibili, sia fisici che digitali, costituiscono un primo passo fondamentale verso il raggiungimento dell’uguaglianza.

L’accesso ai trasporti, agli edifici pubblici, ai negozi, ai parchi o ai siti web su basi di piena uguaglianza con gli altri cittadini è essenziale affinché le persone con difficoltà possano compiere le proprie scelte e assumere il controllo della propria vita.

Si stima che nell’U.E. una persona su cinque sia oggi affetta da disabilità, per un totale di circa 120 milioni di cittadini, mentre un terzo degli ultrasettantacinquenni accusa deficit neuro-motori che ne limitano la qualità della vita.

Per questi motivi José Manuel Barroso, quando era Presidente della Commissione Europea, aveva adottato fin dal 2010 una vera e propria strategia globale europea per superare gradualmente le barriere e gli ostacoli urbanistici, architettonici, infrastrutturali, legislativi e di comunicazione che impediscono alle persone disabili un accesso paritetico alla vita sociale, a partire proprio dai contesti urbani di vita e di residenzialità.

Condizione ineludibile per consentire a tutti di esercitare pienamente i diritti sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite, dai trattati europei e dalla Carta dei Diritti fondamentali, oltre che dalle rispettive legislazioni nazionali.

Una sfida di civiltà che riguarda tutte le città

Abbattere ogni tipo di barriera è innanzitutto un dovere di civiltà, che restituisce piena e paritetica dignità alle persone in vista del superamento di ogni discriminazione fisica e di ogni stigma sociale. Tutti gli ostacoli materiali e immateriali che si frappongono a questo principio di eguaglianza e partecipazione devono dunque essere rimossi.

A questi principi sanciti e condivisi a livello di Unione Europea dovrebbero ispirarsi le politiche nazionali e locali in materia di normative urbanistiche in rapporto alle disabilità. Si tratta di un tema stimolante e attuale sul quale misurarsi in termini di sostenibile progettualità, a partire dai vertici della Commissione europea, per rimettere – più dei mercati, delle banche e della globalizzazione – la persona e i suoi diritti al centro del dibattito politico.

Quest’anno 51 città candidate hanno presentato domanda per il premio. Di queste, 18 erano state preselezionate dalle giurie nazionali mentre le cinque città finaliste sono state valutate e classificate dalla giuria dell’U.E.

Ecco infine le città vincitrici del primo premio delle precedenti edizioni: 2025 Vienna; 2024 San Cristóbal de La Laguna; 2023 Skellefteå; 2022 Lussemburgo; 2021 Jönköping; 2020 Varsavia; 2019 Breda; 2018 Lione; 2017 Chester; 2016 Milano; 2015 Borås; 2014 Göteborg; 2013 Berlino; 2012 Salisburgo; 2011 Ávila.

Nel nome dei Ganna: un secolo di ciclismo tra laghi, fatica e modernità

C’è un’eco profonda che rimbalza tra i tornanti delle valli del Varesotto e le sponde del lago, una frequenza acustica che a Varese conoscono tutti. È il rumore di una catena che gira, il respiro ritmico di chi sfida la fatica e il tempo. Una linea retta, lunga più di un secolo, che unisce la terra e l’aria, il fango delle prime strade d’Italia e il carbonio delle gallerie del vento. Al centro di questo legame indissolubile c’è un nome che per il territorio è quasi un sinonimo di identità: Ganna.

Il dossier che lega Varese a questo cognome si divide in due atti distinti, eppure speculari. È la storia di un pioniere che ha inventato il ciclismo moderno e di un campione contemporaneo che ne ha ridisegnato i confini scientifici.

Luigi Ganna, il muratore che conquistò il primo Giro

Per capire la radice di questo fenomeno bisogna sfogliare i registri d’inizio Novecento e fermarsi a Induno Olona. È qui che prende forma il mito di Luigi Ganna. I testimoni dell’epoca lo descrivevano come un uomo fatto di ghisa e volontà: un muratore che per raggiungere i cantieri di Milano percorreva cento chilometri al giorno in bicicletta, prima ancora di iniziare a lavorare.

Nel maggio del 1909, quell’uomo normale compì l’impresa: la vittoria del primo, storico Giro d’Italia. Un’epopea di polvere, strade bianche e tubolari a tracolla. Ma il legame profondo con Varese si cementò dopo il ritiro, quando Ganna fondò in città la sua fabbrica di biciclette. Per decenni, quei telai sono stati l’orgoglio industriale del territorio, trasformando la provincia in una scuderia a cielo aperto e in un distretto d’avanguardia per le due ruote.

Filippo Ganna e il ciclismo del vento

Passano le generazioni, la fabbrica chiude e il ciclismo in bianco e nero si trasferisce nei musei. Eppure, il legame non si spezza. Molti anni dopo, il destino decide di rimettere in circolo lo stesso identico nome, quasi a voler verificare la tenuta di quel DNA podistico. Compare Filippo Ganna.

Sebbene nato sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, a Verbania, il cordone ombelicale di Filippo con la sponda varesina resta strettissimo. Varese, con le sue salite storiche come il Cuvignone, il Velodromo di Masnago e le strade della “Tre Valli”, diventa il laboratorio d’elezione per il gigante della Ineos Grenadiers. Se Luigi rappresentava la forza bruta della terra, Filippo è la sublimazione aerodinamica del vento: un atleta capace di sbriciolare i cronometri, abbattere il Record dell’Ora e dominare le piste di tutto il mondo.

«Due epoche diverse, due interpretazioni antitetiche dello stesso sport. Ma un unico istinto predatore che si nutre delle stesse strade».

Varese, officina naturale del ciclismo

I tecnici e gli appassionati che frequentano le Prealpi varesine lo sanno bene: non si tratta di una parentela diretta in linea di sangue, ma di una filiazione elettiva e geografica. Le strade del Varesotto agiscono come un’incubatrice.

Qui la bicicletta non è mai stata soltanto uno sport. È stata lavoro, mobilità sociale, orgoglio industriale, sacrificio quotidiano. Le salite che spezzavano le gambe ai pionieri del primo Novecento sono diventate oggi banchi di prova scientifici per atleti che viaggiano oltre i sessanta chilometri orari. Cambiano i materiali, cambiano i ritmi, ma resta identica la cultura della fatica.

Una staffetta lunga cent’anni

Varese ha preso il coraggio ruvido di un muratore del 1909, lo ha custodito tra le sue colline per cent’anni e lo ha restituito al mondo moderno sotto forma di un atleta progettato per sfidare il tempo.

Nel nome dei Ganna si racconta così qualcosa di più di una semplice vicenda sportiva. Si racconta la continuità silenziosa di una terra che ha trasformato il ciclismo in linguaggio civile, memoria collettiva e identità popolare. Un passaggio di testimone che attraversa generazioni, epoche e tecnologie, senza mai perdere il contatto con l’asfalto ruvido delle origini.

Critica alla critica del post-liberalismo: al centro la difesa della libertà

[…] La tesi del post-liberalismo è ormai nota e il libro di Reno non si sottrae a questa prospettiva: il liberalismo, una volta realizzato il proprio ideale di emancipazione individuale, sebbene solo tendenzialmente, finisce per aprire la strada al proprio superamento. Secondo questa prospettiva, l’affermazione dei diritti individuali, sempre più estesi e potenzialmente illimitati, avrebbe comportato anche l’indebolimento dei legami sociali che tenevano unita la comunità. Da qui deriverebbe la necessità di prendere atto della crisi dell’ordine liberale, fondato su “dèi” considerati “deboli”, come la società aperta, la globalizzazione e il confronto critico, e di cercare nuove forme di convivenza. Tuttavia, i teorici del post-liberalismo sembrano indicare solo in modo vago una possibile alternativa, richiamandosi a un rinnovato spirito comunitario capace di restituire centralità ai cosiddetti “dèi forti”: religione, nazione e famiglia.

Va inoltre osservato che il post-liberalismo, nato nel contesto della cultura politica statunitense, risente dello slittamento di significato che il termine “liberale” ha subito negli ultimi decenni. Negli Stati Uniti, infatti, “liberale” è ormai spesso sinonimo di “progressista”, con un progressivo distacco dal liberalismo classico.

Questo mutamento linguistico ha spinto gran parte del conservatorismo americano ad abbandonare del tutto il termine “liberale”, cedendolo completamente agli avversari politici. Così facendo, il liberalismo è stato identificato con fenomeni molto lontani dalla sua tradizione originaria, come alcune espressioni della woke culture e del progressismo contemporaneo.

A questo punto sorgono alcune domande decisive. Se il liberalismo viene accusato di aver fallito, quale modello istituzionale propone realmente il post-liberalismo? In che modo immagina di organizzare il potere per evitare derive autoritarie o arbitrarie? È comprensibile che una società aperta e il confronto critico possano apparire scomodi, ma quale alternativa viene proposta? Forse una società silenziosa e priva di dissenso, dove nessuno possa mettere in discussione il potere? Se oggi si ritengono inaccettabili alcune opinioni espresse nello spazio pubblico, cosa accadrà quando saranno le nostre idee a essere considerate illegittime? Dovremmo forse accettare senza opposizione la censura di giornali non allineati o l’emarginazione di docenti e intellettuali contrari ai nuovi “dèi forti” imposti dal potere?

Se la democrazia liberale si fonda sulla società aperta e sul confronto critico: le idee si combattono con le idee, allora una democrazia post-liberale, rinunciando a questi principi, rischia inevitabilmente di trasformarsi in una “via verso la schiavitù”. Rinunciare al dibattito e alla libertà di confronto significherebbe privarsi di una delle dimensioni più autentiche e vitali dell’esperienza umana. Il liberalismo, infatti, sostituisce il conflitto delle armi con quello delle idee: il ferrum con il verbum, e trova nella critica il proprio elemento essenziale.

 

Il testo, qui riproposto per gentile concessione dell’autore, è la parte finale dell’articolo apparso su “Il Pensiero storico – Rivista internazionale di storia delle idee” (online).

 

Per leggere il testo completo clicca qui

https://ilpensierostorico.com/la-tentazione-post-liberale-contro-la-societa-aperta/

Ferrari Luce, la prima elettrica del Cavallino: 5 posti e 1050 cv

Roma, 25 mag. (askanews) – Ferrari apre un nuovo capitolo della sua storia con Luce, la prima vettura full electric del Cavallino, presentata ieri sera a Roma nella Vela di Calatrava in anteprima a oltre 200 giornalisti arrivati da tutto il mondo, 79 anni dopo la prima vittoria ufficiale della Casa di Maranello nel Gran Premio di Roma del 1947. La vettura sarà mostrata questa sera a un primo gruppo di 800 clienti selezionati e domani ad altrettanti ospiti.

La nuova Ferrari è stata svelata con l’ingresso sul palco di cinque vetture in colori diversi. “Ferrari non è mai stata definita da ciò che la alimenta, ma da ciò che fa provare”, ha detto il presidente John Elkann. Per il Ceo Benedetto Vigna, Luce è “il risultato di cinque anni di lavoro” e nasce da una scelta precisa: “Partire da Ferrari, non dalla tecnologia elettrica”.

Luce nasce su una piattaforma dedicata, con quattro motori elettrici indipendenti, batteria da 122 kWh e architettura a 800 volt. La potenza massima arriva a 1050 CV in Launch Control, con oltre 11mila Nm alle ruote, 0-100 km/h in 2,5 secondi, 0-200 in 6,8 secondi, velocità massima di 310 km/h e autonomia stimata di 530 chilometri. Il peso in ordine di marcia è di circa 2,2 tonnellate.

Ferrari ha confermato un prezzo di 550mila euro al pubblico in Italia. Gli ordini sono aperti da questa sera, in occasione della prima presentazione ai clienti, mentre le prime consegne in Europa partiranno da fine anno. La Luce amplia la gamma Ferrari e porta Maranello in un segmento inedito. Secondo Enrico Galliera, nelle prime valutazioni il pubblico potenziale sembrava orientato soprattutto verso nuovi clienti, “quasi un 80-20”, ma oggi il mix “forse si avvicina più al 50-50”. “È una vera sport car ma con il comfort e lo spazio di una macchina più grande: la combinazione è qualcosa di diverso e unico”, ha aggiunto.

È anche la prima Ferrari a cinque posti e la seconda a quattro porte, con apertura a portafoglio come sulla Purosangue, grande abitabilità per i passeggeri seduti dietro e bagagliaio da quasi 600 litri. Il design è stato realizzato da LoveFrom, il collettivo fondato dall’ex Apple Jony Ive e da Marc Newson, in collaborazione con il Centro Stile Ferrari guidato da Flavio Manzoni.

La vettura si distingue per la grande glass house, i fari posteriori rotondi e i cerchi da 23 pollici all’anteriore e 24 al posteriore, i più grandi mai montati su una Ferrari Stradale. Gli interni, sviluppati con LoveFrom, puntano su schermo centrale orientabile e numerosi tasti fisici, dai manettini sul volante ai comandi separati, evitando un abitacolo dominato solo da maxi-schermi.

Tra le principali novità tecnologiche debuttano Vehicle Control Unit, trazione integrale elettrica, torque vectoring, sospensioni attive e ruote posteriori sterzanti indipendenti. Un pacchetto definito Full active corner pensato per far percepire la Luce come una vettura più leggera e agile rispetto al suo peso reale. Ferrari introduce anche la gestione della coppia tramite palette al volante e un sound brevettato e non sintetico, che nasce dalla meccanica del powertrain elettrico e può accompagnare la guida sportiva oppure lasciare spazio al silenzio.

La batteria utilizza celle della coreana Sk on, ma è assemblata nell’e-Building di Maranello, dove vengono prodotti tutti i componenti elettrici della vettura. È composta da 15 moduli sostituibili singolarmente e potrà essere aggiornata nel tempo in ottica Ferrari Forever, qualora arrivino tecnologie o celle più efficienti per gestire il rischio di obsolescenza tecnologica. Sul valore residuo dell’elettrico, Galliera ha spiegato che la Casa studia “soluzioni finanziarie dedicate” per sostenere il valore dell’auto nel tempo e “dire al mercato che ci crediamo”. Quanto alle garanzie, Ferrari offre una protezione di 8 anni sul powertrain elettrico, inclusa la batteria.

Comunali, Venezia delude ‘campo largo’. Pd: "Non cambia nulla"

Roma, 25 mag. (askanews) – Il dato di Venezia brucia, anche se la linea ufficiale è “non cambia nulla”. Il voto nella laguna delude il ‘campo largo’, proprio perché – come viene fatto notare – questo primo turno di comunali ha riservato anche sorprese positive, dalla riconquista di Pistoia alle vittorie a Mantova, Andria e Prato, dove si veniva da anni complicati. A maggior ragione, però, il risultato di Venezia rovina tutto, perché era la città più importante e perché nelle ultime settimane si era diffusa la convinzione che fosse possibile strapparla alla destra, dopo il secondo mandato difficile di Luigi Brugnaro. Un blitz che avrebbe inferto un colpo duro ad una Giorgia Meloni ancora in affanno dopo la sconfitta al referendum.

“In Veneto, a Venezia, sapevamo che non sarebbe stato facile dopo 11 anni di governo della destra”, commenta la segretaria Pd Elly Schlein. Ma la leader Pd allarga lo sguardo, perché – come dice Igor Taruffi – “c’erano sei milioni al voto in questo primo turno. E i conti si fanno dopo il ballottaggio…”. La Schlein sottolinea “i buoni risultati in Toscana con le vittorie al primo turno a Prato e Pistoia e in Emilia-Romagna. Così come risultati positivi li stiamo riscontrando anche in Campania, a partire da Avellino, e in Puglia con la netta riconferma di Andria, su percentuali alte come accade a Mantova”.

Insomma, conclude la segretaria Pd, “un risultato che nel suo insieme, pur con tutte le specifiche del caso trattandosi di un voto locale, conferma che quando siamo uniti come campo progressista siamo competitivi e lo saremo anche alle prossime elezioni politiche”.

Il punto, come sottolinea anche Francesco Boccia, è che per il Pd non si può enfatizzare il voto di Venezia mettendo tutto il resto in secondo piano, “il quadro politico nazionale non cambia”, quello nella città della laguna è un fatto dovuto a “dinamiche locali. Avendo strappato Pistoia alla destra, avendo vinto al primo turno anche a Prato, Mantova e Andria con numeri importanti non è che diciamo che le elezioni politiche cambieranno corso. Sono elezioni amministrative”. Semmai, aggiunge mentre legge le parole della Meloni che festeggia lo scampato pericolo “il dato è che lei sta governando male. Poi se pensa di avere vinto… Buon per lei”.

Nel Pd nessuno apre discussioni, anche se nelle chat dell’area riformista del partito qualche ragionamento si fa: “Nessun dramma, ma un insegnamento: il risultato delle politiche non è scontato, è bene smorzare qualche entusiasmo di troppo che si era diffuso dopo il referendum”.

Giuseppe Conte non parla, M5s affida il commento a Paola Taverna, vice-presidente vicaria del Movimento che parla di “risultati in chiaroscuro: alcuni risultati ci rallegrano altri non ci soddisfano”. Ma, aggiunge, “questo voto, essendo a carattere locale, va interpretato in base alle condizioni e ai risultati di ogni singola realtà comunale. È improprio ricavarne valutazioni di ordine generale, ancor più proiettate sul dibattito nazionale”.

Lo stesso Matteo Renzi rinvia il bilancio definitivo al termine dei ballottaggi, anche se un paio di giorni fa aveva detto che il segno di queste elezioni lo avrebbe dato il voto di Venezia: “Peccato per Venezia – dice ora – la partita più importante, dove si conferma l’amministrazione di destra. Il centrosinistra recupera da subito Pistoia e forse Agrigento ma perde Reggio Calabria. Per capire chi avrà vinto e perso questo turno di amministrative occorrerà aspettare i ballottaggi tra 15 giorni”.

Taruffi insiste: “Non cambia nulla. Il risultato complessivo credo che confermi che il centrosinistra è in campo per vincere le elezioni il prossimo anno. I conti si faranno alla fine, dopo il ballottaggio. E si vedrà che siamo avanti sia come numero di comuni vinti che come voti complessivi”.

Ebola, test effettuati al Sacco di Milano sono negativi

Roma, 25 mag. (askanews) – I test per il virus dell’Ebola effettuati oggi al “Sacco” di Milano su due persone rientrate nelle scorse ore dall’Uganda sono negativi: è quanto si legge in un comunicati diffuso dal Ministero della Salute. (Segue) I due sono stati sottoposti, a titolo precauzionale, a valutazione clinica specialistica nell’ambito delle attività di monitoraggio con riferimento all’epidemia di malattia da Ebola che si è sviluppata nella Repubblica Democratica del Congo.

Il Ministero della Salute, attraverso il Dipartimento della Prevenzione, è in contatto con la Regione Lombardia. Il Ministero della Salute sta anche partecipando al Comitato operativo della Protezione civile nell’ambito delle attività di coordinamento e monitoraggio in corso. Il Ministero continuerà a fornire aggiornamenti ufficiali sulla base dell’evoluzione del quadro epidemiologico. Il rischio in Italia resta molto basso.

Venezia fa sorridere Meloni. E’ già sfida 2027 (con fari su l.elettorale)

Roma, 25 mag. (askanews) – Roma, 25 mag. (askanews) – Il dato era inatteso e, a volerla riassumere in poche parole, la reazione di Fratelli d’Italia alla tornata di amministrative, soprattutto grazie alla insperata vittoria al primo turno a Venezia, suona più o meno così: “L’abbiamo sfangata”. La premessa, quasi d’obbligo persino a taccuini chiusi, è che non si può dare a un voto per le comunali un significato nazionale. E, tuttavia, il sospiro di sollievo, anche per Giorgia Meloni, sta soprattutto nel poter provare a invertire il vento della narrazione, cambiando quell’immagine di esecutivo ammaccato e in confusione dopo la batosta al referendum sulla giustizia. E’ quello che la stessa presidente del Consiglio fa con un messaggio di prassi sui social di auguri ai neo eletti, che si conclude con un post scriptum dal tono molto meno istituzionale: “E anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani”. D’altra parte, già mentre gli exit poll sconfessavano qualsiasi sondaggio sul voto nella città lagunare, Meloni aveva scritto al senatore veneto Raffaele Speranzon, che una affermazione senza nemmeno finire al ballotaggio sarebbe stata “mondiale”.

Il ragionamento che nella sostanza viene fatto filtrare è che quando ci sono da votare le facce e i simboli, gli elettori scrivono una storia diversa da quella raccontata dall’opposizione dopo il referendum. “Settimane e settimane che si parlano addosso e gioiscono a sinistra su come è cambiato il vento. Poi arrivano gli italiani, si esprimono, e si svegliano e i loro sogni si infrangono con la realtà dei fatti”, dice il responsabile Organizzativo di Fdi, Giovanni Donzelli. A palazzo Chigi considerano questa come una boccata di ossigeno, anche per un dato fattuale non secondario: questa è l’ultima elezione che precede il grande test a cui sempre la premier ha rinviato ogni giudizio sul suo operato, quello delle Politiche. Una sfida che nella sostanza è cominciata da mesi ma che a questo punto entra nel vivo anche perché, tra la priorità della premier, c’è quella di una riforma delle regole del voto che, attraverso una riforma proporzionale con premio di maggioranza, allontani il suo grande incubo: il pareggione.

La maggioranza ha deciso di procedere in commissione con delle modifiche concordate rispetto alla proposta iniziale, tra cui quella che prevede l’innalzamento della soglia minima per accedere al ‘bonus’ da 40 al 42%. E tuttavia non lo farà attraverso emendamenti ma presentando direttamente una versione bis al termine della discussione generale, dunque tra mercoledì e giovedì. Domani mattina è prevista una nuova riunione tecnica degli sherpa per mettere a punto le ultime limature. Il timing per via della Scrofa resta quello di un via libera in prima lettura entro l’estate. Per una questione di tempi, ma soprattutto di equilibri interni alla stessa maggioranza, si è preferito per ora tralasciare il grande nodo, quello delle preferenze fortemente volute da Meloni ma non da Lega e Fi. Se ne riparlerà direttamente in aula, dove non si potrà sfuggire al voto segreto, ma dove, grazie anche a un meccanismo previsto dal regolamento della Camera, una volta incardinato il testo a giugno, sarà possibile contingentare i tempi della discussione nel mese successivo.

Un varo o meno della legge elettorale, d’altra parte, è anche una delle variabili che ai piani alti dell’esecutivo si stanno prendendo in considerazione quando si ragiona sulla data del voto per le Politiche. Un sistema come quello attuale, con il rischio di pareggio e dunque di tempi lunghi per la formazione di un eventuale governo, renderebbe più complessa – viene spiegato – l’opzione di una scadenza naturale della legislatura, e dunque di elezioni a settembre. Con la nuova legge in vigore – prosegue il ragionamento – non sarebbe invece più necessario anticipare il voto alla primavera. Questo, peraltro, risolverebbe a monte il problema dell’eventuale accorpamento con elezioni in grandi città come Milano e Roma che, è il timore del centrodestra, potrebbero fare da traino negativo.

Comunali,ciao ciao referendum. Centrodestra tiene Venezia ed prende Reggio. Chance centrosinistra ad Arezzo

Roma, 25 mag. (askanews) – L’effetto referendum, se mai c’è stato, è finito. Il centrodestra tiene, conserva quanto aveva e in qualche caso, come a Reggio Calabria, avanza: restano alla coalizione che sostiene il governo Meloni le città che già governava e che il centrosinistra, anche con una presenza notevole di ‘big’ sul territorio, ha cercato di riconquistare. Ma non ce l’ha fatta e l’ultima tornata di elezioni amministrative, a cui è andato a votare il 60% degli aventi diritto, in calo del 5% rispetto a cinque anni fa, consegna una situazione in cui sostanzialmente si cristallizza lo status quo. Con tre eccezioni (nelle città sopra i 15mila abitanti): Arezzo, dove il centrosinistra riesce a strappare il ballottaggio – con il ruolo tutto da vedere di Azione che ha conquistato, con Marco Donati, un rilevantissimo 20% di voti – Reggio Calabria dove, con un ribaltone, l’amministrazione passa dal centrosinistra al centrodestra e Pistoia che, con Giovanni Capecchi sindaco, torna al campo progressista. E ci si interroga sul ruolo e sul peso elettorale delle candidature centriste, mentre Azione fa un ulteriore passo verso il centrodestra appoggiando, a Reggio Calabria come a Venezia, il candidato sindaco.

Il centrodestra vince al primo turno a Venezia, il centrosinistra lo fa a Prato e a Salerno, dove Vincenzo De Luca vola oltre il 60% – senza il simbolo del Pd e con Avs e M5s che vanno per conto loro – e torna, a 77 anni, lì dove tutto è iniziato, sulla poltrona di sindaco della sua città. A Mantova Andrea Murari è, a metà sezioni scrutinate, sulla via per essere riconfermato sindaco con quasi il 70% dei voti, ma un problemino per il campo largo c’è visto che il Movimento Cinquestelle ha presentato un proprio candidato sindaco (che raccoglie meno del 2%). Un quadro meno rassicurante per i progressisti a Lecco dove il centrosinistra sperava di portare a casa il bis già al primo turno e invece, a meno di sorprese, il ballottaggio sembra quasi certo: a poco meno della metà delle sezioni scrutinate è testa a testa, intorno al 45% ciascuno, tra Filippo Boscagli sostenuto dal centrodestra e Mauro Gattinoni appoggiato dal centrosinistra e sindaco uscente.

Ma è Venezia a fare davvero male ai Dem. Lì la speranza del centrosinistra era che la candidatura autorevole di Andrea Martella, deputato e con una lunga storia di impegno a livello nazionale, potesse riuscire nell’impresa o raggiungere quantomeno il ballottaggio. Proprio da Venezia, dove nelle ultime settimane sono passati tutti i leader del campo largo a sostegno di Martella, da Conte a Renzi, da Bonelli a Fratoianni, la segretaria Dem Elly Schlein aveva ipotizzato potesse partire la riscossa del campo largo per mandare a casa il governo Meloni alle Politiche del 2027. Ha vinto, invece, la continuità: Simone Venturini, 38 anni, assessore uscente della giunta Brugnaro, si avvia ad essere sindaco al primo turno, con oltre il 53% dei consensi contro il 37% di Martella (mentre l’economista Michele Boldrin porta a casa un lusinghiero risultato personale del 3,3%).

Poteva finire così anche ad Arezzo, dove il centrodestra ha schierato Marcello Comanducci, imprenditore noto per il suo impegno nel settore del turismo, ma il centrosinistra, con Vincenzo Ceccarelli, riesce a conquistare il ballottaggio. Quando ad essere scrutinate sono oltre la metà delle sezioni disponibili, 55 su 97, Comanducci è al 43,8% e Ceccarelli al 32,2% ma soprattutto Marco Donati, candidato da Azione e da alcune liste civiche, supera il 20% e diventa ago della bilancia per il ballottaggio che si profila. Nella città toscana il Pd, secondo le prime proiezioni, è il primo partito con il 21% e Fratelli d’Italia è al secondo posto con il il 18%.

A Reggio Calabria va in scena il ribaltone: il centrodestra espugna la città governata per due mandati dal centrosinistra, e Francesco Cannizzaro, deputato, sostenuto non solo da Fi, Fdi, Lega, Noi Moderati ma anche da Democrazia Cristiana-Libertas-Unione di Centro, Alternativa Popolare e Azione, vince al primo turno avvicinandosi al 70% dei voti (Domenico Battaglia sostenuto dal centrosinistra è poco sopra il 24%). A Chieti Giovanni Legnini, sostenuto dal campo largo unito è avanti con il 41,9% contro Cristiano Sicari del centrodestra (ma la Lega ha presentato un candidato sindaco diverso raccogliendo intorno al 12%) con poco più del 32%. Ad Andria, dalle prime sezioni scrutinate – lo spoglio procede a rilento – Giovanna Bruno sostenuta da tutto il campo largo sfiora il 75% dei consensi contro il candidato del centrodestra Sabino Napolitano (24%). A Macerata, con circa la metà delle schede scrutinate, la situazione è in bilico: il sindaco uscente di centrodestra Sandro Parcaroli è al 48,7%, il candidato del centrosinistra Gianluca Tittarelli al 42,8% (c’è anche un candidato del Terzo Polo con Azione, Mattia Orioli, che raccoglie un goloso 3,3%).

Comunali, Vannacci: bene la destra, a Vigevano candidato FnV oltre il 14%

Roma, 25 mag. (askanews) – “Le elezioni comunali hanno visto una buona affermazione delle forze politiche alternative alla sinistra e di questo ne sono contento. A Vigevano dove correva il nostro candidato, Furio Suvilla, abbiamo sfondato il 14%, superando, con la nostra lista, la Lega. Vigevano è apripista per le prossime elezioni politiche. Questi sono i veri sondaggi non quelli delle agenzie ammaestrate”. Lo dichiara il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, commentando il risultato delle elezioni comunali.

Comunali, Donzelli: vento cambiato? Sogni sinistra si infrangono su realtà

Roma, 25 mag. (askanews) – “Noi aspettiamo e rispettiamo sempre il parere dei cittadini e normalmente dalle elezioni amministrative non è mai utile trarne un risultato nazionale. Prendo atto però che la Schlein aveva dichiarato ‘da Venezia arriverà un messaggio per Giorgia Meloni’, il messaggio è arrivato. Andiamo avanti così perché mi sembra che il messaggio sia arrivato con chiarezza”. Lo ha detto il responsabile Organizzazione di Fdi, Giovanni Donzelli, commentando l’esito della tornata di amministrative.

“Si erano presentati tutti convinti a Venezia di proseguire una narrazione che in queste settimane era circolata della Meloni finita, del centrodestra in crisi, settimane e settimane che si parlano addosso e gioiscono a sinistra su come è cambiato il vento, poi arrivano gli italiani, si esprimono e si svegliano e i loro sogni si infrangono con la realtà dei fatti”.

Energy Mundi, Palumbo (Trina Solar): un evento per comprendere

Roma, 25 mag. (askanews) – “Energy Mundi è un evento molto interessante per noi che siamo presenti in Sicilia ormai da 7 anni e abbiamo sviluppato e realizzato impianti fotovoltaici. Interessante perchè ci permette di capire il contesto normativo e quali siano le intenzioni della parte amministrativa così come dei principali player che operano in questo settore e quali sono gli sviluppi futuri di tutto lo scenario energetico in quanto la Sicilia è probabilmente il principale hub a livello europeo di tutte le forme di energia ma in particolare per l’energia rinnovabile”.

Lo ha affermato ad Acireale l’Ing. Vincenzo Palumbo, responsabile sviluppo di Trina Solar Italy Systems, in occasione di Energy Mundi, il progetto promosso dall’Associazione Globe Italia e dal Gruppo Altea, con l’obiettivo di costruire un luogo stabile di confronto, approfondimento e proposta sui temi dell’energia sostenibile, delle fonti energetiche rinnovabili e della transizione ecologica.

A Milano l’evento “Oltre il traguardo: la Lombardia che cura”

Milano, 25 mag. (Askanews) – Milano-Cortina 2026 non è stata soltanto una vetrina sportiva, ma anche un banco di prova per il sistema sanitario lombardo. È così nato “Oltre il traguardo: la Lombardia che cura”, evento promosso da BeOne Medicines a Palazzo Pirelli, per riflettere in merito all’eredità organizzativa, clinica e territoriale lasciata dai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali.

Al centro, il modello lombardo di sanità in rete: integrazione tra ospedali e territorio, collaborazione tra pubblico e privato, coordinamento tra emergenza-urgenza, presidi di comunità, innovazione digitale e percorsi di presa in carico del paziente. L’obiettivo è rafforzare la capacità di risposta sanitaria non solo nei contesti emergenziali, ma anche nella gestione quotidiana.

Emanuele Monti, Presidente della Commissione IX Sostenibilità sociale, casa e famiglia di Regione Lombardia, spiega come Regione Lombardia intende fare tutto ciò: “La Legacy Olimpica parte anche nella sanità. Chiaramente l’investimento che è stato fatto è importantissimo: l’assessore Bertolaso, il presidente Fontana ci hanno creduto fin dal primo minuto. Oggi abbiamo la fortuna di avere concretamente dei lasciti importanti in termini di strutture, protocolli organizzativi e gestionali, eccellenze non solo italiane ma internazionali”.

Nel corso dell’evento, presentati i dati raccolti durante Milano-Cortina 2026 relativi all’impatto sulla salute, sull’organizzazione sanitaria e sui percorsi clinici, con un approfondimento dedicato al “modello Niguarda”. Di questo virtuosismo parla Roberto Cairoli, Direttore SC Ematologia, ASST GOM Niguarda: “Dobbiamo dotarci di una struttura di data manager che parli con le istituzioni, con i comitati etici e con le aziende, in modo da ottenere farmaci ancora in sperimentazione clinica che, sebbene siano promettenti, non sono ancora in commercio. Questi rappresentano l’ultima frontiera di cura”.

Dati che danno indicazioni importanti, evidenziando gli elementi da migliorare e quelli che funzionano già nel migliore dei modi. Interviene in tal senso Alberto Zoli, Medical Care Manager Lombardia per i Giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026: “Pochi casi critici, ma gestiti al meglio con l’organizzazione comune che abbiamo creato tra Niguarda e Valtellina. Niguarda, insieme al Morelli di Sondalo, ha realizzato l’ospedale olimpico e ha gestito i due pronto soccorso olimpici e quanto occorreva per tenere aperta la parte ospedaliera, compreso il reparto fatto per la family, quindi appositamente per quella parte di popolazione che aveva un badge”.

Particolare attenzione è stata rivolta alle reti oncologiche ed ematologiche regionali e ai modelli di gestione delle cronicità e dei follow-up territoriali, temi centrali nella prospettiva di una sanità sempre più integrata e vicina ai cittadini. In questo contesto, l’evento si è proposto come un momento di confronto e restituzione dedicato alla costruzione di una visione a lungo termine: una Lombardia che, oltre il traguardo sportivo, sa investire su una sanità di rete, inclusiva, innovativa e orientata alla cura della persona.

Electrolux, Urso chiede all’azienda di ritirare il piano: irricevibile

Roma, 25 mag. (askanews) – “Il piano presentato dall’azienda è irricevibile, inaccettabile, sia per l’assenza di adeguate prospettive industriali sia per le ricadute occupazionali che comporterebbe. Chiedo a Electrolux di ritirarlo e di aprire un confronto vero, per costruire una soluzione industriale condivisa e sostenibile, fondata su investimenti, innovazione, tutela degli stabilimenti e salvaguardia dell’occupazione”. Lo ha affermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, secondo quanto riporta un comunicato al tavolo Electrolux convocato oggi a Palazzo Piacentini, dell’azienda, delle organizzazioni sindacali, di Confindustria, delle Regioni e dei Comuni sede degli stabilimenti del gruppo. Presenti al tavolo nazionale anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, e il sottosegretario di Stato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Fausta Bergamotto.

Il ministro Urso ha quindi riconvocato il tavolo Electrolux per il 15 giugno alle ore 15.00, al Mimit, chiedendo all’azienda di sospendere subito ogni azione unilaterale e utilizzare i giorni che separano dalla nuova riunione per ritirare il piano e presentare una proposta industriale compatibile con le richieste avanzate da istituzioni, regioni, parti sociali e lavoratori.

“Il piano industriale annunciato da Electrolux, con il taglio di circa 1.700 posti di lavoro, è per il Governo assolutamente inaccettabile. Non possiamo consentire che il peso delle riorganizzazioni industriali ricada ancora una volta sui lavoratori e sui territori. È necessario che l’azienda si sieda con serietà al tavolo e presenti un nuovo piano industriale concreto, condiviso e sostenibile, fondato su investimenti, innovazione e tutela degli stabilimenti produttivi. La salvaguardia dell’occupazione resta per noi una priorità assoluta e l’idea che abbiamo come governo su questo tavolo è condivisa in maniera unitaria da tutte le parti coinvolte. Come ha ricordato il ministro Urso, la strada da seguire è chiara ed è quella indicata dall’articolo 1 della Costituzione: l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, ha dichiarato il sottosegretario con delega alle crisi di impresa, Fausta Bergamotto.

Nel corso dell’incontro, Urso ha richiamato il metodo seguito dal Mimit nelle principali crisi industriali, a partire dal caso Beko, concluso senza licenziamenti collettivi, senza chiusure di stabilimenti e con nuovi investimenti. “Le crisi industriali vanno governate, non subite: anche nelle situazioni più difficili si può arrivare a un accordo che non lasci nessuno indietro”, ha sottolineato il Ministro, evidenziando come, nel corso della legislatura, siano già stati raggiunti 39 accordi e come il numero dei tavoli di crisi attivi al Mimit sia sceso dai 55 ereditati agli attuali 43.

Urso ha infine evidenziato la dimensione europea della crisi dell’elettrodomestico, un settore strategico sempre più esposto alla sovracapacità asiatica e a una tutela europea ancora insufficiente. “Giovedì sarò a Bruxelles, dove porterò la questione al Consiglio Competitività UE, a partire dal confronto con i ministri dei Paesi ancora maggiormente coinvolti nella produzione europea del comparto. La Commissione ci ascolti, riconosca questo settore come strategico e, al pari dell’automotive, elabori un Piano per il comparto, che comprenda la revisione del CBAM con l’estensione a questi beni, reciprocità negli standard e strumenti di sostegno, anche europei, agli investimenti produttivi e alla domanda”, ha concluso.

Festival Mònde, premi speciali a Margherita Buy e Maurizio Nichetti

Roma, 25 mag. (askanews) – Margherita Buy e Maurizio Nichetti, due grandi protagonisti del cinema italiano saranno ospiti della nona edizione di “Mònde – Festa del Cinema sui Cammini”, il festival diretto da Luciano Toriello in programma a Foggia dal 28 al 31 maggio 2026.

Margherita Buy riceverà sabato 30 maggio il Premio Speciale Maria Marcone, riconoscimento assegnato dal festival a figure capaci di attraversare il cinema contemporaneo con autenticità, sensibilità e forza interpretativa. La pluripremiata attrice sarà inoltre presente con “Volare” (2023), film che segna il suo esordio alla regia e che racconta, con ironia e delicatezza, un viaggio personale dentro le proprie paure e fragilità.

Il festival renderà omaggio anche a Maurizio Nichetti, autore, regista e interprete tra i più originali del cinema italiano ed europeo, al quale sarà conferito domenica 31 maggio il Premio Speciale Fondazione Monti Uniti. Regista di film diventati cult come “Ratataplan”, “Ho fatto Splash”, “Ladri di saponette” e “Volere volare”, presenterà al pubblico “Amiche mai” (2024) e terrà una masterclass dedicata al linguaggio cinematografico e ai processi creativi, offrendo al pubblico e ai giovani autori un’occasione di confronto diretto con uno dei grandi innovatori del cinema italiano.

Mònde – Festa del Cinema sui Cammini si svolgerà a Foggia dal 28 al 31 maggio 2026 con un programma di oltre 60 eventi tra proiezioni, incontri, masterclass, concerti e attività culturali diffuse in diversi luoghi della città.

Il festival è sostenuto dalla Regione Puglia con risorse del Programma Operativo Complementare 2021-2027 – Accordo per la Coesione, Linea 6.2 Attività culturali, ed è rientrato tra i progetti che hanno ottenuto il massimo punteggio nell’Avviso regionale per i festival cinematografici 2025-2027.

Voltaggio (Eni): TEF piattaforma unica per creare filiere

Roma, 25 mag. – Durante le giornate del TEF – Taranto Eco Forum 2026, Eni, main partner dell’edizione, è intervenuta nel confronto dedicato agli ecosistemi di open innovation e al ruolo delle startup nei processi di transizione energetica, digitale e ambientale. A margine della sessione, Mattia Voltaggio, Head of Joule – Eni School for Entrepreneurship, ha sottolineato:

“Il TEF – Taranto Eco Forum è una piattaforma di dialogo unica, perché mette insieme tutti gli attori del territorio necessari per creare filiere di innovazione. Siamo convinti che il potenziale delle startup innovative, capaci di unire le competenze delle due transizioni, le competenze digitali e la conoscenza del mondo energetico, delle molecole, dell’aria, dell’acqua e della bioeconomia, possa produrre valore non solo per Eni, ma anche per l’indotto e per le piccole e medie imprese del territorio. Per fare questo serve un terreno di discussione e il TEF, ormai da diversi anni, è davvero il luogo in cui si possono costruire dialoghi, sinergie e nuove opportunità”.

Pronto a colpire per lo Stato Islamico: 22enne fermato a Reggio E.

Milano, 25 mag. (askanews) – Un 22enne italiano di origine marocchina è stato fermato dalla polizia a Reggio Emilia ed è ora in custodia cautelare in carcere. Il giovane, nato in provincia della cittadina emiliana ma senza fissa dimora, è accusato di arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale. Secondo gli investigatori si sarebbe dichiarato sostenitore dello Stato Islamico e pronto a compiere un attacco armato.

L’intervento è scattato nella serata di giovedì scorso, dopo la segnalazione di un giovane che avrebbe voluto raggiungere il centro cittadino con un coltello per compiere un’aggressione. In quel momento la zona era molto affollata per un’importante partita di basket, con migliaia di spettatori, e per un evento musicale in piazza San Prospero. Gli agenti delle Volanti e della Digos hanno rintracciato il 22enne in via Roma, una laterale della centralissima via Emilia, mentre camminava da solo.

Il giovane era già monitorato dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione dal 2024. In Germania era stato arrestato per alcuni reati e, secondo quanto emerso, si era dichiarato più volte sostenitore dello Stato Islamico e intenzionato ad agire per l’organizzazione terroristica. A gennaio era rientrato in Italia dopo un provvedimento di espulsione disposto dalle autorità tedesche, che lo avevano considerato socialmente pericoloso. Dopo il rientro, la Questura di Reggio Emilia, insieme con il Centro di salute mentale e i servizi socio-assistenziali del territorio, lo aveva inserito in un percorso di assistenza. Quel percorso si era poi interrotto. Una nuova segnalazione della Direzione centrale della Polizia di prevenzione aveva infatti collegato l’utenza telefonica del giovane ad alcune chat nelle quali, secondo gli investigatori, si sarebbe parlato della preparazione di atti di matrice terroristica.

Una volta in Questura, gli accertamenti hanno fatto emergere contatti tra il 22enne e un presunto sostenitore del Daesh attraverso una piattaforma di messaggistica: l’uomo gli avrebbe proposto di istruirlo e finanziarlo per compiere un attentato, in Italia o all’estero. Secondo l’accusa, il giovane avrebbe accettato e si sarebbe nuovamente dichiarato sostenitore dello Stato Islamico. Gli agenti hanno quindi disposto il fermo e sequestrato il telefono del 22enne.

Il giovane è stato portato nella casa circondariale di Reggio Emilia e all’esito dell’udienza di convalida, il Gip ha accolto le richieste della procura e ha disposto nei confronti del 22enne la custodia cautelare in carcere. Le indagini proseguono per chiarire ulteriori aspetti della vicenda.

Max Pezzali Direttore d’eccezione di Topolino

Milano, 25 mag. (askanews) – Che cosa succede quando l’autore di hit che non smettono mai di essere cantate incontra personaggi che non smettono mai di essere letti? Su Topolino 3680 – disponibile in edicola, fumetteria e su Panini.it da mercoledì 3 giugno – Max Pezzali prende la guida del magazine a fumetti più amato come “Direttore per un numero”. Un incontro inedito tra musica e fumetto, dove l’immaginario degli anni ’90, i tormentoni senza tempo e la cultura pop si intrecciano con le avventure del settimanale edito da Panini Comics.

«Ed eccomi qua al timone di un intero numero di Topolino, un sogno che si avvera, come per un bimbo entrare in un negozio di giocattoli e poter prendere qualunque cosa. Alla consegna delle chiavi del regno ho sentito salire una grande responsabilità. Topolino è una delle realtà più autorevoli dal punto di vista non solo della qualità delle storie, del fumetto in sé, ma anche del significato sociologico che c’è dietro a ogni vignetta, a ogni singolo personaggio. Quando Alex Bertani mi ha proposto un passaggio di consegna, ho iniziato a pensare a come far sì che questo numero potesse essere conforme al livello di una pubblicazione così alta, ma allo stesso tempo contenere elementi che raccontassero la mia storia, in armonia con il mondo di Topolino», racconta Max Pezzali.

Dalla musica che attraversa le generazioni, ai fumetti che non smettono mai di parlare al futuro: sulle pagine del numero 3680 del settimanale Max Pezzali vive un nuovo capitolo dei suoi “anni d’oro”. Dopo aver tenuto il timone della nave di Sanremo, oggi guida – per un numero – l’universo Del magazine Topolino, intrecciando passioni, tormentoni e memoria pop. Perché certe storie, proprio come certe canzoni, non finiscono: restano, si trasformano e continuano a essere tramandate, diventando un mito.

«Questo numero di Topolino è una vera chicca, un esperimento mai fatto prima. Un concept comics costruito sulla falsariga di un concept album, in cui ogni storia rap presenterà una specie di traccia e dove ogni pagina contribuirà a un racconto più grande sorprendente e corale. Storie diverse ed eterogenee accomunate da uno stesso filo conduttore (o colonna sonora I se preferite). Un test insolito. Talmente “personale” che dopo 400 numeri ininterrotti ho deciso, per una settimana, di alzarmi dalla sedia di direttore e di godermi Topolino dalla poltrona! La lascerò a Max Pezzali, direttore d’eccezione, che ha portato in redazione tanta energia e un’idea precisa di narrazione», commenta Alex Bertani, Direttore di Topolino.

Tutte le storie nascono da spunti, passioni, idee e tematiche care a Max Pezzali, poi sviluppate da un team di talentuosi autori Disney. Ad aprire il numero è Paperino e il suono del tempo, scritta da Tito Faraci e disegnata da Alessandro Perina, con Pezzali protagonista in una inedita versione “paperizzata”. E c’è anche un curioso gioco del destino dietro questo incontro sulle pagine di Topolino: Tito e Max si conoscono infatti fin dai tempi dell’università, uniti dalla passione per i fumetti, la musica e dalla ricerca di uno spazio dove poter suonare. «A un certo punto condividemmo un’improbabile sala prove in un edificio di proprietà di un comune sperduto della bassa pavese… E non andò benissimo!», racconta Pezzali.

Si prosegue con quattro autoconclusive – L’ispirazione arriva quando meno te l’aspetti – Nord, Sud, Ovest ed Est – realizzate da Claudio Sciarrone, che vedono ancora una volta Max Pezzali in versione Papero. Completano il numero altre cinque storie, tutte ispirate alle passioni, all’universo narrativo e al linguaggio dell’artista: Chilometri di lettere, scritta da Marco Nucci e disegnata da Davide Cesarello, Manetta e la squadra che vince sempre, firmata da Roberto Gagnor e Luca Usai, Il paperotto che leggeva Rider Duck, sceneggiata da Francesco Pelosi e disegnata da Giampaolo Soldati, Paperino e la lunga giornata dell’eroe, di Marco Nucci e Andrea Maccarini, e Vecchia storia, stessi amici, firmata da Corrado Mastantuono come autore completo.

Naturalmente, l’universo dell’artista incontra quello Disney anche nella cover d’eccezione realizzata da Alessandro Perina. L’inizio perfetto dell’incredibile viaggio che guiderà i lettori in questo speciale numero, in cui lo sguardo e lo stile di Max Pezzali si fanno racconto, trasformando ricordi e passioni in nuove storie da leggere, da vivere e rileggere.

Tra desiderio e trauma, dopo Venezia 82 arriva in sala "Hiedra"

Roma, 25 mag. (askanews) – Dopo il successo all’82esima Mostra del Cinema di Venezia, dove, nella sezione Orizzonti, si è aggiudicato il premio Miglior Sceneggiatura, uscirà al cinema il 27 maggio, distribuito da MFF – Michael Fantauzzi Film, “Hiedra”, il nuovo film scritto e diretto da Ana Cristina Barragán.

Interpretato da Simone Bucio e da Francis Eddú Llumiquinga, al suo esordio cinematografico, Hiedra è un’opera che si muove sul confine tra desiderio e trauma, costruendo un racconto sospeso, attraversato da una tensione costante tra attrazione e distanza.

Al centro della storia Azucena, una donna di trent’anni che osserva da lontano un gruppo di adolescenti in una casa famiglia. Tra loro c’è Julio, diciassettenne, con cui nasce un legame ambiguo e istintivo. Nonostante le differenze sociali che li separano, il riconoscimento reciproco e le ferite che entrambi portano li conducono verso un percorso comune, lontano da ogni forma di appartenenza, fino a un paesaggio vulcanico che diventa spazio di trasformazione.

Con “Hiedra”, Barragán prosegue una ricerca cinematografica che privilegia ciò che resta implicito rispetto a ciò che viene dichiarato. Il film si costruisce per sottrazione, lavorando sulle zone d’ombra dell’intimità e lasciando emergere il non detto attraverso i corpi, i gesti e i silenzi. La macchina da presa si avvicina ai personaggi con discrezione, quasi come una presenza invisibile, restituendo una dimensione fisica e sensoriale dell’esperienza.

Il lavoro con attori non professionisti, affiancati da una protagonista di grande intensità come Simone Bucio, contribuisce a creare una materia viva, in cui fragilità e spontaneità diventano elementi centrali della messa in scena. Ne deriva un film che rifiuta ogni forma di spiegazione didascalica e si affida piuttosto a una costruzione emotiva e percettiva, capace di evocare più che raccontare.

“Mi interessava la forza dell’ambiguità, ciò che si muove sotto la superficie della storia. Il formicolio al braccio quando è il gomito a urtare, il volto che si accende per l’ansia, la ferita dell’infanzia che si rivela nei piccoli gesti. Volevo portare al limite le intimità che abbiamo stabilito come normali. In Hiedra cerco qualcosa di disordinato nel desiderio, qualcosa di irrisolto, edipico”, ha spiegato la regista.

Dopo Alba (2016), presentato al Festival di Rotterdam e candidato dell’Ecuador agli Oscar, e La Piel Pulpo (2022), selezionato al festival di San Sebastian, Hiedra segna un nuovo capitolo nel percorso autoriale della Barragán, confermandola come una delle voci più personali e riconoscibili del cinema contemporaneo latinoamericano. Attualmente sta sviluppando: il suo quarto lungometraggio, “Amapola”, una serie di finzione intitolata “La Costra y la Miel”, il suo primo documentario e diversi progetti di fotografia analogica e scrittura.

Sclerosi multipla, al via settimana nazionale dal 23 al 30 maggio

Milano, 25 mag. (askanews) – Dal 23 al 30 maggio torna la Settimana Nazionale della Sclerosi Multipla promossa dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla e la sua Fondazione FISM. Presso l’Hangar Bicocca, per l’evento di AISM “Lo sguardo oltre – Per costruire insieme il nostro domani” grande risalto all’Agenda 2030 della SM: un progetto che punta a migliorare ricerca, diagnosi e qualità della vita delle oltre 150 mila persone che convivono con la malattia in Italia.

Sensibilizzazione, diritti e inclusione: la Settimana Nazionale vuole accendere i riflettori sulle esigenze delle persone affette dalla malattia e sul ruolo delle istituzioni nel costruire un futuro più accessibile e vicino ai pazienti. Ha parlato così Francesco Vacca, Presidente Nazionale AISM: “Nella settimana della sclerosi multipla, ogni anno, noi andiamo sulle piazze proprio a sensibilizzare le persone sulla sclerosi multipla. Quest’anno l’evento grande di questa settimana è il lancio della nostra agenda, dell’agenda 2030 che è uno sguardo verso il futuro. Noi, ogni cinque anni, abbiamo un’agenda che è un documento programmatico, ma non programmatico di AIS, ma programmatico per il Paese, perché noi vogliamo che istituzioni e stakeholder se ne prendano in carico un pezzettino, perché da soli non riusciremo a portare a casa tutto e quindi di conseguenza abbiamo bisogno di aiuto”.

Dalla diagnosi precoce alle nuove terapie, passando per la ricerca scientifica: la sfida della sclerosi multipla non si gioca solo nei laboratori e nei centri di ricerca. Ne ha parlato Mario Alberto Battaglia, Presidente della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla e presidente della Federazione Internazionale Sclerosi Multipla: “L’agenda 2030 per la sclerosi multipla e le patologie correlate vuole essere una pietra miliare che cambia la realtà di queste malattie per le persone e per le famiglie. Oggi possiamo farlo con i farmaci che ci sono, con quelli che arriveranno, con un buon approccio riabilitativo, con il servizio psicologico, con tutti quei servizi che insieme possono consentire il lavoro, una buona qualità di vita, piena inclusione. Le leggi di oggi vanno applicate, le disponibilità di strumenti ci sono e la persona è al centro di tutte le soluzioni che possono essere trovate e discusse con tutti gli stakeholder. In primis con le reti assistenziali, sanitarie e sociali”.

Dietro i numeri ci sono storie quotidiane fatte di ostacoli, forza e voglia di normalità. La convivenza con la sclerosi multipla significa affrontare ogni giorno sfide personali, lavorative e sociali. “Io faccio l’attrice, ci ho messo tantissimo tempo a farmi spazio nel mondo dell’apparire ed è stato molto difficile. Tante porte mi sono state chiuse in faccia ma io, con grande fiducia, ho continuato a bussare alle porte perché voglio fare questo lavoro, voglio continuare a lavorare nonostante la sclerosi multipla perché la protagonista della mia vita sono io e non è lei” le dichiarazioni di Antonella Ferrari, Madrina AISM.

Accesso alle cure, servizi sul territorio e sostegno concreto nella vita quotidiana: chi convive con la sclerosi multipla chiede maggiore attenzione da parte del sistema sanitario e delle istituzioni, per non sentirsi lasciato solo davanti alla malattia. “Credo che l’agenda 2030 ci dia la possibilità di ripensare il sistema cura salute proprio intorno alla persona a 360 gradi, grazie anche ad una leva importante che è quella del progetto di vita che le persone con sclerosi multipla, le persone con disabilità in generale, possono attivare” ha concluso Angela Martino, Testimonianza persona con SM.

Eventi, ricerca e testimonianze per informare e sensibilizzare il Paese su una malattia che colpisce soprattutto i giovani adulti. Il 28 maggio inoltre, l’Agenda SM e patologie correlate 2030 sarà al centro dell’incontro istituzionale alla Camera dei Deputati, in occasione della Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla.

"Hippy ya yo (Però anche no)" è il nuovo singolo di J-Ax

Milano, 25 mag. (askanews) – Venerdì 29 maggio disponibile in radio e su tutte le piattaforme digitali “Hippy ya yo (Però anche no)”, nuovo singolo di J-Ax. Rap, country e folk per il cantautore milanese che da il benvenuto all’estate con atmosfere da toga party e immagini che fanno venire voglia di ballare, cantare e divertirsi, di fare festa alla vita senza smettere di riflettere e di pensare.

Con la sua inimitabile cifra stilistica lo zio d’Italia parla del bisogno urgente di abbassare i toni e racconta il suo rifiuto per la guerra. “Hippy ya yo (Però anche no)” è l’invito a dire no alla violenza e agli estremismi per difendere la libertà individuale senza cadere nell’odio e nella contrapposizione continua.

Un inno pacifista fuori dagli schemi tra peace & love e quel “però anche no” che descrive perfettamente la visione del mondo di J-Ax. L’importante è non rifiutare intere culture solo perché una parte di quella cultura per noi è sbagliata. Ad esempio amare il cibo americano e la loro musica ma rifiutare di essere trascinati in guerra “Pollo fritto, rap e country, Basi Nato qui, però anche no”.

“Hippy ya yo (Però anche no)” anticipa l’uscita del nuovo album “Vita Morte e Miracoli”. J-Ax tornerà live in quattro prime date sabato 10 e domenica 11 ottobre al Fabrique a Milano e venerdì 23 e sabato 24 ottobre all’Atlantico di Roma, dove canterà gli ultimi brani e naturalmente una oculata selezione dei brani preferiti dai suoi fan.

I biglietti sono disponibili su www.ticketone.it

TG Poste, Poste Italiane motore dell’economia italiana

Roma, 25 mag. (askanews) – Nel 2025 l’attività di Poste Italiane ha generato circa 14 miliardi di euro di Pil, oltre mezzo punto percentuale dell’economia nazionale. Secondo l’ultima Relazione Finanziaria del Gruppo guidato dall’Amministratore Delegato Matteo Del Fante, in un anno sono stati sostenuti oltre 7 miliardi di euro di redditi da lavoro e circa 182 mila posti di lavoro tra effetti diretti, indiretti e indotti lungo tutta la filiera economica. Il contributo alle Pubbliche Amministrazioni è stato pari a 2,6 miliardi di euro tra imposte e altre entrate fiscali. Dal 2018 al 2025 l’impatto complessivo sul Sistema Paese supera i 104 miliardi di euro di Pil. Il servizio del TG Poste

TEF 2026, Moretti: Taranto genera nuovi contenuti

Roma, 25 mag. – La partecipazione di Ferrara Expo alla quarta edizione del Taranto Eco Forum rafforza il legame tra l’esperienza di RemTech Expo e il percorso costruito negli ultimi anni a Taranto. Andrea Moretti, presidente di Ferrara Expo, ha evidenziato il valore di una collaborazione che mette in rete territori, competenze e innovazione sui temi della rigenerazione ambientale.

“Come presidente di Ferrara Expo sono particolarmente orgoglioso di partecipare alla quarta edizione del Taranto Eco Forum, un evento ormai consolidato, che in questi anni ha costruito una propria identità. È un orgoglio legato anche al fatto che questo percorso nasce dalla collaborazione con RemTech Expo, evento che Ferrara Expo organizza da anni a Ferrara. Il TEF genera nuovi contenuti che arricchiscono il lavoro portato avanti su innovazione tecnologica, progresso scientifico, tutela del pianeta, dei territori e della società. Questa è la direzione giusta: stiamo crescendo insieme, rafforzando una comunità che ha una responsabilità enorme nei confronti del futuro e del bene comune”, ha dichiarato Moretti.

Mazza (Edison): Il TEF consolida il dialogo con un territorio

Roma, 25 mag. – Durante le giornate del TEF – Taranto Eco Forum 2026, che si è tenuto il 21 e 22 maggio a Taranto, Edison, Platinum Partner dell’edizione, è intervenuta nel confronto dedicato alla transizione energetica, all’innovazione e allo sviluppo sostenibile dei territori. A seguito della sessione, Leonardo Mazza, Puglia Green Hydrogen Valley Project Director di Edison, ha evidenziato il valore del Forum come luogo di dialogo con le istituzioni e con il territorio pugliese:

“Essere al fianco del TEF – Taranto Eco Forum ci fa veramente molto piacere, perché lo consideriamo un evento fondamentale per consolidare il dialogo con le istituzioni e con il territorio di una regione chiave per l’implementazione della strategia di transizione energetica del Gruppo Edison. Al Forum stiamo raccontando le iniziative in corso in quattro macroambiti: le progettualità per la valorizzazione delle risorse portate avanti da Edison Next; i nuovi vettori energetici, come l’idrogeno verde, con un focus sulle sfide e sulle opportunità del progetto Puglia Green Hydrogen Valley; la mobilità sostenibile, ambito verso il quale il Gruppo ha un approccio di neutralità tecnologica; e le iniziative per lo sviluppo di una filiera formativa a supporto dell’indotto locale”.

Al Motion OEM Hub alle porte di Milano si guarda al futuro

Milano, 25 mag. (askanews) – Sviluppo costante delle nuove tecnologie, con un occhio attento agli aspetti di efficienza energetica e alla Cybersecurity. Sono questi i pilastri dell’ABB Motion OEM Hub di Vittuone, centro di eccellenza di ABB dedicato ai costruttori di macchine italiani ed europei. Aida Curci, Responsabile Motion OEM Hub Sud Europa e Middle-Est Africa, racconta la realtà sita alle porte di Milano: “Il Motion OEM Hub non è solo uno spazio fisico, ma un vero e proprio laboratorio tecnologico all’interno del quale siamo in grado di replicare le applicazioni dei nostri clienti da 0 fino a 400 kW. I servizi che offriamo sono completamente gratuiti, in quanto il fine ultimo è quello di costruire un rapporto di partnership che permetta ai nostri clienti di diventare i migliori nel loro segmento di riferimento grazie alle nostre tecnologie. Oltre 50 esperti, esperti di applicazioni e prodotti quali motori, drives, PNC, sistemi di automazione e prodotti di terze parti, collaborano all’interno di questa struttura, con l’obiettivo di diventare una community of expert”.

Sono oltre 50 gli esperti altamente specializzati che operano quotidianamente nell’hub, in cui vige una particolare attenzione al delicato tema dell’efficienza energetica, come spiegato ancora da Curci: “L’efficienza energetica è una priorità, oltre che un’urgenza. Pensate che noi di ABB abbiamo una vera e propria agenda di sostenibilità, all’interno della quale l’efficienza energetica è una componente fondamentale. All’interno del Motion OEM Hub, abbiamo la possibilità di dimostrare ai nostri clienti come, la scelta delle nostre tecnologie, possa contribuire a un incremento concreto dell’efficienza energetica delle macchine”.

Fra gli aspetti in cui nell’Motion OEM Hub di Vittuone si fa più attenzione, poi, c’è quello della cybersecurity: “La cybersecurity è sicuramente una priorità dei nostri giorni. Se pensiamo che, con l’avvento dell’intelligenza artificiale e con l’aumento dell’energia richiesta dai datacenter sempre crescenti, ormai sempre di più abbiamo a che fare con sistemi complessi dove, tantissimi prodotti come motori, drives, sistemi scada e PLC sono interconnessi tra di loro. Ciascuno di questi punti può rappresentare un veicolo, o comunque un punto di ingresso, una minaccia dal punto di vista digitale”.

Quello di Vittuone, dunque, per ABB non è un semplice showroom tecnologico, ma un ambiente operativo in cui vengono replicate le condizioni reali degli impianti dei clienti, consentendo di testare nuove soluzioni senza rischi per la produzione e di sviluppare progetti su misura in co-progettazione con i costruttori stessi.

CCNL, la sfida dell’equivalenza sui contratti di lavoro

Roma, 25 mag. (askanews) – Durante il Festival del Lavoro tenutosi a Roma, è stato presentato all’interno del Centro Congressi La Nuvola “CCNL Equivalenti”, il volume nato per offrire ai professionisti, alle imprese e agli operatori una guida chiara e trasparente su come leggere un contratto collettivo e cosa pretendere dallo stesso. In un momento storico dove soprattutto il settore lavoro attraversa una forte perturbazione, diventa di fondamentale importanza avere ben chiaro quali sono le condizioni e le tutele in un rapporto lavorativo.

L’intervista a Andrea Cafà, presidente CIFA Italia e presidente di FonARCom: “Il libro ha un duplice obiettivo, il primo è quello di dare una corretta informazione ad HR, amministrazioni pubbliche, stazioni appaltanti, imprenditori, consulenti, professionisti, addetti ai lavori per capire come si realizza un’equivalenza tra un contratto collettivo e un altro richiesto dalla legge del Codice Appalti. Oltre a questa spiegazione, dove serviva un caso pratico, abbiamo messo in comparazione il nostro CCNL intersettoriale Commercio Terziario Distribuzione Servizi e Pubblici Esercizi in comparazione con un contratto leader.”

Il libro, che analizza il lato giuridico dei contratti di lavoro collettivi, non esaurisce qui le sue finalità. Esso diviene uno strumento per operatori economici ed HR manager, che vengono chiamati a documentare l’effettiva equivalenza delle tutele.

Il commento di Paolo Pizzuti, professore di diritto del lavoro presso l’università del Molise:”Il messaggio è che la contrattazione collettiva è un riferimento importante per tutelare il lavoro, i lavoratori e i contratti collettivi che hanno questo compito sono quelli comparativamente più rappresentativi, ma non solo, anche quelli che hanno un contenuto uguale, analogo, equivalente ai primi, questo consente di tutelare il pluralismo sindacale perché la nostra Costituzione impone che qualunque sindacato possa esprimersi attraverso il principale strumento che è il contratto collettivo, se però il contratto collettivo rispetta quelli che sono gli standard tutelanti, quindi la rappresentatività è importante ma è più importante e decisivo il contenuto del contratto”.

Le parole di Angelo Raffaele Margiotta, segretario generale della Confsal:”Attraverso l’equivalenza noi puntiamo all’affermazione di una contrattazione collettiva che porta ai lavoratori miglioramenti economici anche rispetto alla contrattazione di riferimento”.

Riflessione sulle dinamiche industriali, analisi giuridica e utilizzo degli strumenti operativi. Il libro prova a unire le tre tematiche e lancia un messaggio chiaro: quando si firma un contratto, è bene porre particolare attenzione ad elementi quali retribuzione, orario, part-time, malattia, maternità; verificando al contempo tutele economiche e normative equivalenti, senza farsi condizionare dalla fama delle sigle.

Guè, TonyPitony e Shablo annunciano il singolo Cadillac

Milano, 25 mag. (askanews) – Per la prima volta insieme un trio che già si preannuncia iconico: Guè, TonyPitony e Shablo annunciano il singolo Cadillac, disponibile su tutte le piattaforme digitali da venerdì 29 maggio 2026. Cadillac, nasce come un dialogo a tre voci in cui scrittura, interpretazione e produzione si intrecciano. È una corsa all’ultimo centimetro, in cui ogni barra diventa parte di una sfida condivisa e ogni dettaglio ridefinisce i confini della collaborazione. Il brano unisce il meglio dei tre mondi: il carisma e il savoir faire delle rime Gué, la raffinatezza delle produzioni di Shablo, il sound e l’ironia inconfondibile di TonyPitony. Tre artisti che hanno segnato, ciascuno a modo proprio, l’immaginario della musica italiana si incontrano in un brano destinato a lasciare il segno.

Comunali, affluenza definitiva al 60,06% in calo del 4,85%

Roma, 25 mag. (askanews) – Il dato finale dell’affluenza in 6.278 seggi per le elezioni amministrative per il rinnovo di 748 sindaci e consigli comunali è del 60,06% rispetto al 64,91% della tornata elettorale precedente negli stessi comuni, in calo del 4,85%.

Solo in Umbria dove si votava in 14 comuni l’affluenza è stata superiore al 70%, 70,78% per la precisione, contro il 76,01% delle ultime amministrative.

Fanalino di coda il Molise – dove si rinnovavano le assemblee comunali in 44 città – con il 47,71% contro il 52,30% della volta precedente.

Lazza "Re Mida" della musica italiana, per lui nuovo record

Milano, 25 mag. (askanews) – Nuovo record per Lazza. Il suo album “Re Mida” registra un risultato unico nel panorama discografico italiano: con 377 settimane di permanenza nella Top 100 Album FIMI/NIQ, il progetto risulta oggi l’unico album a mantenere una presenza stabile in classifica per un periodo così esteso.

Secondo lavoro in studio dell’artista, pubblicato nel 2019 per Island Records e certificato 5 volte Disco di Platino, “Re Mida” ha consolidato negli anni numeri costanti, attraversando diverse generazioni di pubblico e confermando una longevità rara all’interno del mercato italiano.

Quello delle 377 settimane senza mai uscire dalla Top 100 FIMI/NIQ è un dato senza precedenti, che certifica sì il successo del progetto nel momento della sua uscita, ma soprattutto la sua capacità di rimanere centrale nel tempo, diventando un punto di riferimento stabile della discografia.

A questo traguardo si aggiunge la nuova certificazione ottenuta oggi: il brano Buio davanti, incluso nell’album “LOCURA”, conquista il Doppio Disco di Platino, portando il palmarès di Lazza a quota 1 Disco di Diamante, 109 Platini e 47 Dischi d’Oro.