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domenica, 25 Gennaio, 2026
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Violanza giovani, Piantedosi: riguarda anche minorenni italiani

Rivisondoli, 25 gen. (askanews) – Quello dell’integrazione delle seconde e terze generazioni degli stranieri “è un grande tema” ma l’allarme sulla crescita della criminalità giovanile “non è solo legato agli stranieri ma anche ai minorenni italiani, alla popolazione tradizionale”. Lo ha detto ai cronisti il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, giunto a Rivisondoli per partecipare alla giornata conclusiva della kermesse della Lega Idee in Movimento.

“Il tema della crescita della criminalità minorile – ha ribadito – sicuramente riguarda le seconde e terze generazioni degli stranieri ma anche gli italiani. Tema che sicuramente sollecita interventi multidisciplinari: vanno bene gli strumenti di repressione ma bisogna mettere in campo delle formule che ridiano orientamento a questi giovani. Lo stiamo facendo in modo efficace come col decreto Caivano. È un lavoro lungo ma in questa direzione bisogna andare”, ha concluso Piantedosi.

Sicurezza, Piantedosi: pacchetto in Cdm la prima settimana di febbraio

Rivisondoli, 25 gen. (askanews) – Il nuovo pacchetto sicurezza è del Governo ancora in corso di elaborazione: lo ha detto ai cronisti il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, giunto a Rivisondoli per partecipare alla giornata conclusiva della kermesse della Lega Idee in Movimento. “Ci stiamo lavorando. C’è un confronto interministeriale, siamo a buon punto di lavorazione e credo di poter dire – ha aggiunto – che entro la prima settimana di febbraio possa andare in Consiglio dei ministri”.

Alla domanda sui contenuti da suddividere secondo le attese fra un decreto e un ddl, Piantedosi ha replicato: “Stiamo vedendo, ovviamente il decreto dovrà avere i requisiti di necessità e urgenza e quindi va fatta una sintesi delle norme che sia orientata sui provvedimenti”.

Milano-Cortina, portabandiera Italia Paralimpiadi tedoforo a Padova

Roma, 25 gen. (askanews) – Tra i protagonisti scelti da Coca-Cola del Viaggio della Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026 c’è anche Renè De Silvestro, Portabandiera dell’Italia ai Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 e Ambassador Powerade. Renè De Silvestro ha portato la Fiamma Olimpica a Padova. Sciatore paralimpico italiano, campione nello sport e nella vita, capace di trasformare gli ostacoli in opportunità, De Silvestro, dopo un incidente nel 2013, è tornato a gareggiare con il monosci, diventando un simbolo di resilienza e determinazione.

Il suo palmarès include 2 medaglie paralimpiche conquistate a Pechino 2022, 6 medaglie ai Campionati del Mondo, 2 Coppe del Mondo di specialità e 57 podi in Coppa del Mondo. La sua storia rappresenta una rinascita attraverso lo sport, capace di trasformare una difficoltà in una forza straordinaria.

Il percorso di Renè, fatto di impegno, disciplina e capacità di ispirare gli altri, incarna pienamente i valori olimpici. Per questo è stato scelto come Ambassador di Milano Cortina 2026 e sarà uno dei portabandiera dell’Italia ai Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, condividendo questi valori anche nel suo ruolo di Ambassador Powerade.

Con la sua storia e il suo esempio, Renè De Silvestro celebra lo sport come linguaggio universale, capace di unire le persone, superare le barriere e ispirare tutte le generazioni a credere nella forza del proprio percorso.

“Portare la Fiamma Olimpica è stato un onore immenso, un momento che racchiude tutto ciò che lo sport mi ha insegnato: cadere, rialzarsi e trasformare ogni sfida in energia nuova. Lo sport mi ha dato una seconda possibilità, mi ha permesso di credere ancora nel mio futuro e di dimostrare che la determinazione può andare oltre ogni limite. Oggi ho corso per ricordare a tutti – e anche a me stesso – che la forza non sta nell’assenza di ostacoli, ma nella capacità di affrontarli con coraggio. La Fiamma rappresenta perfettamente questo viaggio: un simbolo di luce che unisce, ispira e ci invita a guardare avanti con fiducia.” ha dichiarato De Silvestro.

Con Coca-Cola, il Viaggio della Fiamma Olimpica diventa un percorso che celebra sport, comunità e impegno sociale, trasformando l’attesa dei Giochi in un’esperienza partecipata e inclusiva.

Al via il 31 gennaio il nuovo instore tour di Fabrizio Moro

Milano, 25 gen. (askanews) – Al via il 31 gennaio il nuovo instore tour con cui Fabrizio Moro presenterà al pubblico il suo ultimo album di inediti “Non ho paura di niente” (BMG), disponibile in CD, in vinile e in vinile deluxe green petrol edizione limitata e numerata. Questo il calendario dell’instore tour: – 31 gennaio – Pagani (Salerno) – Centro Commerciale Pegaso – ore 18.00 – 1 febbraio – Maida (Catanzaro) – Centro Commerciale Due Mari – ore 18.00 – 7 febbraio – L’Aquila – Centro Commerciale L’Aquilone – ore 18.00 – 8 febbraio – Campobasso – Centro Commerciale Centro del Molise – ore 18.00 – 12 febbraio – Villesse (Gorizia) – Centro Commerciale Tiare Shopping – ore 18.00 – 13 febbraio – San Giorgio delle pertiche (Padova) – Centro Commerciale Le Centurie – ore 18.00 – 14 febbraio – Bussolengo (Verona) – Centro Commerciale Porte dell’Adige – ore 18.00 – 19 febbraio – Roncadelle (Brescia) – Centro Commerciale Elnòs Shopping – ore 18.00 – 20 febbraio – Reggio Emilia – Centro Commerciale I Petali – ore 18.00 – 21 febbraio – Porto sant’Elpidio (Fermo) – Centro Commerciale Le Ancore – ore 18.00 – 22 febbraio – Città sant’Angelo (Pescara) – Centro Commerciale Pescara Nord – ore 17.30

Da mercoledì 28 gennaio sarà disponibile in digitale il brano “Simone spaccia” (https://fabriziomoro.lnk.to/simonespaccia).

“Non ho paura di niente” è il 10° album in studio della carriera di Fabrizio Moro. Prodotte da Katoo, le 9 nuove canzoni contenute nel disco si caratterizzano per testi introspettivi e attuali, in cui la dimensione intima si intreccia con una visione collettiva.

Questa la tracklist dell’album: “Non ho paura di niente”, “Simone spaccia”, “Casa mia”, “Superficiali”, “In un mondo di stronzi”, “Comunque mi vedi”, “Sabato”, “Toglimi l’aria” e “Scatole”.

Il vinile deluxe green petrol edizione limitata e numerata include anche la bonus track “Prima di domani” con IL TRE.

Sold-out il Bundle in esclusiva sullo store ufficiale BMG contenente la musicassetta del nuovo album, una shopper e un poster.

Fabrizio Moro tornerà dal vivo con Non ho paura di niente live 2026, il tour che inizierà con un’anteprima il 2 maggio al Palazzo dello Sport di Roma e proseguirà poi da ottobre nei principali club italiani.

In scaletta non mancheranno le canzoni che, dagli esordi fino ad oggi, hanno segnato il suo percorso artistico e, per la prima volta, i brani che sono contenuti nel suo nuovo album.

Queste le date del tour Non ho paura di niente live 2026, prodotto e organizzato da Friends&Partners:

2 maggio 2026 – Roma – Palazzo dello Sport

23 ottobre 2026 – Padova – Hall

24 ottobre 2026 – Senigallia (Ancona) – Mamamia

28 ottobre 2026 – Milano – Fabrique

31 ottobre 2026 – Venaria Reale (Torino) – Concordia

6 novembre 2026 – Firenze – Cartiere Carrara

7 novembre 2026 – Bologna – Estragon

12 novembre 2026 – Napoli – Casa della Musica

13 novembre 2026 – Molfetta (Bari) – Eremo Club

15 novembre 2026 – Catania – Land

I biglietti sono disponibili su Ticketone e punti vendita abituali.

Per info: friendsandpartners.it.

RTL 102.5 è la radio ufficiale del tour.

Sotto le ceneri dell’ordine globale

Trump ha dato una scossa ad un pianeta che confidava su un equilibrio che nascondeva scollamenti sotto le ceneri pronti a trasformarsi in eruzioni dalle imprevedibili conseguenze. Ha diviso le certezze in due fazioni, chi con lui apprezzandone il piglio, chi contro di lui, deprecandone lo stile da ruvido yankee.

L’uomo della concretezza

Sta indicando un nuovo modo di fare relazioni, innovando alla tradizionale diplomazia. Non sembra giocare troppo di melina, parla chiaro con il meglio e il peggio di chi ti sbatte il potere in faccia, passo e chiudo.

Costringe i critici a giudizi che potranno fare centro solo tra qualche decennio. È cosi anche con i Papi della Chiesa il cui segno potrà essere letto con correttezza ed obiettività a congrua distanza di tempo dalla loro morte. Trump ama chi lo sostiene e gli è insopportabile chi lo contrasta o gli fa campagna denigratoria.

Per qualche verso anche Papa Francesco, dal carattere non proprio ciclamino, era uno che andava dritto al punto facendo fuori quelli che non gli erano di squadra. E’ probabilmente questo il nuovo modo del secolo appena iniziato.

Il pro e contro di giudizi contradditori

Ciò che fa riflettere è come quelli che osteggiano Trump, più o meno sottovoce ne hanno apprezzato il cambio di regime in Venezuela dopo aver messo sotto chiave un Presidente non esattamente democratico, al bando le regole del diritto sempre soggette ad infinite interpretazioni. Lo hanno contestato ma c’è da credere che, nell’intimo, sono stati felici che si sia sbarazzato quel paese da uno che non era un campione di libertà.

Lo ha fatto per sua convenienza ma lo ha fatto. In tutto questo tempo il resto del mondo è rimasto soltanto a guardare. Sono gli stessi che avrebbero voluto che si muovesse con analoga risolutezza facendo guerra all’Iran, lì dove si contano i morti tra gli oppositori al regime sembra nel numero di 20.000, non proprio un’inezia.

Per adesso si è fermato sempre per suo tornaconto ma per la stessa ragione, in un prossimo futuro, forse già domani, potrebbe agire mandando in pensione l’attuale potere di quel paese. Quelli che ne biasimano l’azione sono quelli che avrebbero sperato però in una sua iniziativa per ripulire il mondo da un’altra dittatura e in cuor loro lo censurano per essersi fermato solo a minacce per adesso prive di conseguenze.

Lo scenario prossimo venturo tra todo modo e vale tudo

C’è un detto inglese che recita “Difficile fare previsioni soprattutto se hanno ad oggetto il futuro” e non si sa come andrà a finire la faccenda. Che per la Groenlandia passino rotte da mettere sotto tutela a vantaggio di tutto l’Occidente non è una sorpresa e che Trump abbia suonato l’allarme non è di per sé deprecabile. 

La faccenda è curiosa perché la Danimarca rifiuta di essere invasa dal buon Trump ma la regione della Groenlandia a sua volta, pur godendo di una speciale autonomia, sogna l’indipendenza dalla Danimarca. Siamo in presenza di un gioco di rimandi tutto da appianare.

“Da mihi animas, cetera tolle” era il motto di San Giovanni Bosco. Trump ne rovescia il contenuto immaginando forse che così gli venga assegnato il premio Nobel per la pace. Per riuscirci, al tempo d’oggi, si interessa a mettere ordine in tutto il resto, lasciando le anime al loro destino.

Ora ciò che conta è andare al risultato. Ogni mezzo è lecito per raggiungere il traguardo. Trump legge la storia dell’impegno dei sodati della NATO in Afghanistan come gli pare ed anche i fatti di Minneapolis non inducono a conforto ma non si sa mai, con Trump tutto è possibile.

Cosa ci dice l’attacco di Trump alle Università

Un attacco emblematico alla democrazia americana

Sono stati talmente tanti gli attacchi sferrati alla democrazia americana durante questo primo anno della nuova presidenza Trump che risulta difficile persino elencarli tutti. Ve ne sono alcuni, però, che sono emblematici, significativi, illustratori forse più di altri dello spirito rivoluzionario, distruttivo di una intera tradizione culturale, che li motiva e sorregge. Quello contro le libere università è uno di questi.

Il caso Harvard come monito

Si ricorderà, la scorsa primavera, il divieto notificato ad Harvard – forse il simbolo più luminoso dell’eccellenza assoluta delle università americane – di iscrizione di nuovi studenti (il 25% di loro sono non statunitensi, provenienti da oltre un centinaio di nazioni). La motivazione formale era legata alle manifestazioni, anche violente e con tratti antisemiti talvolta, provocate dall’esecrabile comportamento israeliano a Gaza, che l’università non aveva saputo/voluto impedire o contenere. La realtà, però, traspariva dal minaccioso avvertimento inviato dalla responsabile per la sicurezza interna, Kristi Noem: ciò che si fa ad Harvard, disse, “deve servire da monito a tutte le istituzioni accademiche”.

L’ideologia che delegittima il sapere

Alle spalle di questa imposizione, rafforzata dal tono para-mafioso dell’intimidazione, c’è una visione strategica demolitrice della stessa idea del sapere e della sua trasmissibilità. Peter Thiel, questo ideologo oltre che finanziatore del movimento MAGA che opera nell’ombra della riservatezza (esattamente il contrario di quanto fa Elon Musk) e che altresì è il mentore di JD Vance, per il quale sta con tutta evidenza impegnandosi in vista delle presidenziali 2028, denuncia da tempo la dannosità per gli USA del sistema universitario impostato sull’eccellenza e sulle rette d’iscrizione vertiginose: un mondo di privilegiati conformisti liberal che vengono in parte finanziati dallo stato e dunque dai contribuenti tutti, tagliando risorse che potrebbero essere meglio impiegate nell’interesse generale e riducendo così il potenziale di sviluppo della nazione nel suo insieme.

Un classico ragionamento di stampo populista che può avere facile presa presso larghe fasce di popolazione in difficoltà economiche.

Intimidazione e chiusura identitaria

Divieto d’iscrizione agli stranieri (dimenticando così la storia stessa degli Stati Uniti, divenuti quello che sono anche grazie alla capacità di attrazione dei cervelli migliori liberamente provenienti da ogni parte del pianeta) e blocco dei finanziamenti federali e delle esenzioni fiscali sono stati evidenti tentativi di intimidazione nei confronti delle università.

Ma ancor di più sono stati la dimostrazione dell’anima profondamente illiberale che nutre l’ideologia MAGA, poi veicolata populisticamente verso le masse popolari impoverite dall’inflazione che si sono sentite abbandonate da chi avrebbe dovuto proteggerle: quella cultura liberal che invece si è dedicata ad altri interessi, individuati facilmente – ad esempio – proprio nelle università d’élite, ovvero in quel mondo accademico-intellettuale sempre pronto ad occuparsi d’altro, di grandi e nobili questioni e mai di loro, il popolo americano: ovvero di “noi”, “we, the american people”.

Tre nemici nel mirino

Con quell’operazione Trump lanciò un messaggio trasparente ai suoi dante causa: era un’iniziativa contro tre nemici. Gli stranieri; gli studenti ribelli ostili al potere incarnato dalla Casa Bianca e detenuto dai magnati tecnologici insofferenti a qualsiasi retaggio umanistico e liberale; il sistema accademico e il mondo della cultura, troppo spesso eccessivamente vicino ai detestati dem/liberal.

Le responsabilità del liberalismo americano

I quali ultimi, però, con quella neanche troppo dissimulata “spocchia”, quella altezzosità che tiene lontana la gente comune, quella esibita superiorità intellettuale, quella accentuazione sui diritti civili individuali contemporanea alla caduta di interesse per quelli sociali, hanno contribuito non poco alle vittorie di Trump. E non per caso sia Hillary Clinton sia Kamala Harris sono perfetti esempi di tutto ciò.

Ecco, molti di questi errori comportamentali derivano dallo spirito del quale sono pervase molte università, per il resto riconosciute eccellenze di trasmissione del sapere.

Conoscenza sotto attacco, democrazia in pericolo

La nuova Destra vuole certo colpire i centri di produzione della conoscenza, per controllare direttamente l’evoluzione della realtà senza restrizioni scientifiche (emblematico quanto sta facendo il Ministero della Sanità guidato da Kennedy). Colpevolmente. E dunque questo comportamento va denunciato. Ma lo sta facendo, con furore ideologico, sfruttando – come nel judo – la spinta ideologica uguale e contraria che ha animato l’ultimo ventennio liberal. A cominciare, proprio, dalle università.

Jacques Maritain e la democrazia come scelta di civiltà

[…]

Conflitto, responsabilità, pace

Viviamo oggi in società complesse e pluraliste, spesso frammentate, non del tutto lontane – per certi aspetti – da quelle attraversate da Maritain nel Novecento, un secolo segnato da guerre, profondi conflitti sociali e trasformazioni epocali. Da quella esperienza storica nasce una delle sue lezioni più attuali: il rifiuto della guerra come destino inevitabile e, insieme, la consapevolezza che la pace non si conserva declinando gli oneri delle scelte assunte, rifuggendo dalle responsabilità e rinunciando ad avere una visione politica.

La politica come governo della complessità

Dalla Sua lezione affiora forte un monito, ma anche una strada per gestire il conflitto senza rassegnarsi ad esso, ponendo la politica, intesa come esercizio della complessità, come suo strumento di governo.

Quando una società si prepara alla guerra senza interrogarsi a fondo rischia di essersi abituata ad essa, così come una società che rifiuta di prepararsi rischia poi di subirla. È in questa tensione che si colloca una postura pacifista esigente costruita non sulla rimozione del conflitto, ma sul rifiuto di considerarlo normale; non sull’illusione della pace automatica, ma sulla convinzione che la guerra resti sempre una sconfitta della politica.

Prepararsi per non rassegnarsi

Prepararsi, allora, per non arrivare impreparati a considerare la guerra come ineluttabile, ma, al contrario, perché non lo sia e la storia resti sempre uno spazio di scelta e non una condanna.

Se questa è la prospettiva, il dibattito sullo stato della democrazia non può ridursi a una dimensione puramente procedurale o tecnica, perché essa è una scelta di civiltà. Pesa su questo il linguaggio del confronto tra le persone, lasciando spazio a logiche di contrapposizione, di chiusura e, talvolta, di rinuncia alla responsabilità.

Democrazia come forma di civiltà

In questo contesto, la lezione maritainiana continua a richiamarci a un’idea più esigente di democrazia: non soltanto una forma di governo, ma una vera e propria forma di civiltà. Una democrazia che mette al centro la persona, riconosciuta nella sua dignità e nella sua apertura relazionale; una democrazia che vive di legami, di responsabilità condivise, di una cultura capace di tenere insieme libertà e verità, diritti e doveri, pluralismo e bene comune. È in questa prospettiva che il dialogo non appare come un semplice metodo, ma come una dimensione costitutiva della convivenza civile.

Diritto, educazione, istituzioni

Maritain ha saputo indicare con grande lucidità come la politica non possa prescindere da una visione dell’uomo e come il diritto stesso, se ridotto a mera tecnica, rischi di perdere il suo legame con la giustizia e con la vita concreta delle persone. La sua attenzione all’educazione, alla formazione delle coscienze, al ruolo delle istituzioni culturali e scolastiche come luoghi di confronto e di crescita comune resta oggi di straordinaria attualità, soprattutto in una fase di profondo cambiamento storico ed epocale.

Europa e orizzonte sovranazionale

Allo stesso modo, la sua intuizione di una dimensione sovranazionale come orizzonte necessario per la pace, la giustizia e la tutela dei diritti fondamentali continua a interrogarci, in un’Europa chiamata a rinnovare le ragioni della propria unità senza smarrire la propria anima.

[…]

Sindacato e mondo cattolico: il dialogo che cambia gli equilibri

Storicamente la CISL è stata il sindacato confederale più vicino al mondo cattolico, sia per cultura politica sia per riferimenti ideali: personalismo cristiano, riformismo sociale, centralità della contrattazione.

Oggi, tuttavia, questo legame appare molto più debole e frammentato, segnato da una perdita di riconoscibilità culturale e di iniziativa pubblica.

La scelta della Chiesa: nessun interlocutore privilegiato

Da diversi anni la Chiesa italiana — e ancor più il magistero di Papa Francesco — ha compiuto una scelta chiara: non avere più un interlocutore sindacale privilegiato, ma aprire un dialogo strutturato e continuativo con l’intero sindacato confederale.

Lavoro, disuguaglianze, transizione ecologica e digitale, sicurezza, migrazioni, pace: sono questi alcuni dei terreni sui quali si è sviluppato un confronto costante e trasversale con il movimento sindacale italiano.

Segnali evidenti di un nuovo modello di confronto

L’udienza concessa da Papa Francesco ai dirigenti e ai militanti della CGIL, così come l’intervento del cardinale Matteo Zuppi al congresso confederale della UIL a Bologna, rappresentano episodi emblematici di questo nuovo modello di relazione: aperto, plurale, non identitario.

L’incontro della UIL con mons. Fisichella

In questi giorni si è registrato un ulteriore appuntamento di particolare rilievo. La UIL confederale ha invitato S. E. mons. Rino Fisichella, pro-prefetto per il Dicastero dell’Evangelizzazione, a partecipare a una riunione straordinaria del proprio Esecutivo confederale.

Il dialogo si è concentrato su un tema che in passato aveva caratterizzato in modo distintivo l’azione sindacale — e che oggi appare spesso dimenticato —: la centralità della persona.

Dalle parole ai fatti: dialogo e collaborazione

Al termine dell’incontro, il segretario generale della UIL, Pierpaolo Bombardieri, ha sottolineato come il confronto abbia fatto emergere numerosi punti di sintonia: la difesa della vita, della dignità della persona e del lavoro, la tutela della salute e della sicurezza, la ricerca del bene comune.

Particolarmente significativo il riconoscimento espresso da mons. Fisichella per la scelta della UIL di proporsi come “sindacato delle persone”. Su questa base condivisa, è stata inoltre valutata la possibilità di avviare forme di collaborazione concreta sul territorio, per progetti di solidarietà rivolti a chi vive condizioni di disagio sociale e di solitudine, restituendo speranza a chi si trova nel bisogno.

Non soltanto dialogo, dunque, ma collaborazione fattiva.

E la CISL?

La domanda sorge spontanea: e la CISL?

Purtroppo, l’incapacità dell’attuale gruppo dirigente di alzare la qualità del dibattito e della proposta rischia di allontanare sempre più l’organizzazione da quel retroterra culturale che ne ha accompagnato e sorretto la storia per decenni. Una distanza che non è soltanto tattica o organizzativa, ma prima ancora culturale e politica.

Calcio, risultati serie A. Oggi Juve-Napoli e Roma-Milan

Roma, 25 gen. (askanews) – Poche emozioni al Via del Mare per Lecce-Lazio chiusa sul punteggio di 0-0. Nel primo tempo meglio i padroni di casa, che ci provano solo dalla distanza: Provedel è attento su Coulibaly e ringrazia la traversa sulla bordata di Ramadani. I biancocelesti si scuotono all’inizio della ripresa, ma Falcone ferma Dia con un’ottima uscita bassa. Poi succede poco nonostante i cambi degli allenatori: Provedel respinge una punizione di Sottil e Taylor sfiora il jolly due volte nel finale. Il Lecce stacca la Fiorentina al terzultimo posto. Questo il programma della ventiduesima giornata:

Ventiduesima giornata: Inter-Pisa 6-2, Como-Torino 6-0, Fiorentina-Cagliari 1-2, Lecce-Lazio 0-0, domenica 25 gennaio ore 12.30 Sassuolo-Cremonese, ore 15 Atalanta-Parma, Genoa-Bologna, ore 18 Juventus-Napoli, ore 20.45 Roma-Milan, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Classifica: Inter 52, Milan 46, Napoli 43, Roma 42, Como 40, Juventus 39, Atalanta 32, Bologna 30, Lazio 29, Udinese 26, Cagliari 25, Sassuolo, Torino, Parma, Cremonese 24, Genoa 20, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa, Verona 14.

Ventitreesima giornata: Venerdì 30 gennaio ore 20.45 Lazio-Genoa, sabato 31 gennaio ore 15 Pisa-Sassuolo, ore 18 Napoli-Fiorentina, ore 20.45 Cagliari-Verona, domenica 1° febbraio ore 12.30 Torino-Lecce, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Trump sminuisce ruolo alleati in Afghanistan, Meloni reagisce: "Inaccettabile"

Roma, 24 gen. (askanews) – Dalla ‘candidatura’ al premio Nobel, ieri, all’indignazione per le parole sull’Afghanistan, oggi. Un cambio di scenario repentino per Giorgia Meloni che ha letto con “stupore” le parole di Donald Trump che ha criticato gli alleati Nato che, a suo dire, in Afghanistan stavano “lontani dal fronte”.

Oggi, dopo lunghe ore di silenzio, il governo ha replicato, con una dichiarazione della presidente del Consiglio che ha messo nero su bianco parole dure, non usuali da parte sua nei confronti del presidente Usa. Ma del resto, con 53 soldati italiani morti proprio in missione in Afghanistan, era impossibile tacere.

“Il Governo italiano – ha scritto Meloni – ha appreso con stupore le dichiarazioni del Presidente Trump secondo cui gli alleati della NATO sarebbero ‘rimasti indietro’ durante le operazioni in Afghanistan”. La premier ricorda che “dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, la NATO ha attivato l’Articolo 5 per la prima e unica volta nella sua storia: un atto di solidarietà straordinario nei confronti degli Stati Uniti. In quell’imponente operazione contro chi alimentava il terrorismo, l’Italia rispose immediatamente insieme agli alleati, dispiegando migliaia di militari e assumendo la piena responsabilità del Regional Command West, una delle aree operative più rilevanti dell’intera missione internazionale. Nel corso di quasi vent’anni di impegno, la nostra Nazione ha sostenuto un costo che non si può mettere in dubbio: 53 soldati italiani caduti e oltre 700 feriti mentre erano impegnati in operazioni di combattimento, missioni di sicurezza e programmi di addestramento delle forze afghane. Per questo motivo, non sono accettabili affermazioni che minimizzano il contributo dei Paesi NATO in Afghanistan, soprattutto se provengono da una nazione alleata”. Italia e Stati Uniti, sottolinea Meloni, “sono legati da una solida amicizia, fondata sulla comunanza di valori e sulla collaborazione storica, ancora più necessaria di fronte alle molte sfide in atto. Ma l’amicizia necessita di rispetto, condizione fondamentale per continuare a garantire la solidarietà alla base dell’Alleanza Atlantica”.

Lunedì il governo farà anche un passo ufficiale: il ministro della Difesa Guido Crosetto invierà una lettera formale al segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth e al segretario generale della Nato Mark Rutte.

Al momento da parte di Trump è arrivata una parziale retromarcia, ma solo – dopo la dura protesta di Keir Starmer – per quanto riguarda i militari del Regno Unito.

Intanto Meloni è sotto accusa da parte delle opposizioni per il suo atteggiamento nei confronti di Trump. “E dopo 36 ore anche Giorgia Meloni ha capito che doveva criticare le parole di Trump sui nostri caduti in Afghanistan e nel resto del mondo. Ultima a parlare ma meglio tardi che mai. Viva le donne e gli uomini che difendono l’Italia con il coraggio che la Premier purtroppo non ha”, scrive sui social Matteo Renzi. “Palazzo Chigi diffonde una nota indignata per le parole di Trump sull’Afghanistan, ma continua a fingere di non vedere il punto politico centrale: la subalternità totale del governo italiano al presidente americano. Prima si chiede il Premio Nobel per la Pace per Trump, poi ci si scandalizza quando Trump insulta gli alleati e offende anche i militari italiani caduti e feriti in Afghanistan. È il solito, ipocrita gioco delle parti”, accusa Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde.

“Dopo avere sponsorizzato Trump per il premio Nobel senza dire una parola sull’offesa ai nostri caduti e feriti in Afghanistan – ironizza Giuseppe Conte – Giorgia Meloni ha finalmente capito che il disonore era così forte che non poteva tacere oltre. Nessuno deve permettersi di offendere la nostra bandiera, neppure il nostro più potente alleato. Per ora bene così. Dopo con calma rifletteremo sui fallimenti della nostra politica estera ormai evidenti a tutti”.

Critica con Meloni, ma per le violenze dell’ICE in Usa, anche la segretaria del Pd Elly Schlein: “Come si può pensare di candidare al Nobel per la Pace l’uomo che è responsabile di tutto questo? L’Italia non merita di scivolare così in basso”.

Salvini incontra Robinson, opposizione insorge: è un neonazista

Milano, 24 gen. (askanews) – Insorge l’opposizione per l’ultimo incontro di Matteo Salvini: al Ministero è venuto a trovarlo Tommy Robinson, leader dell’estrema destra britannica. “Un neonazista con precedenti penali”, è il ritratto che ne fa l’opposizione.

Dalla Lega non replicano, e nessuna pubblicità era stata data all’incontro da Salvini. È stato Robinson, con un tweet venerdì pomeriggio, a rivelarlo: “In tutta Europa abbiamo bisogno di amici… l’immigrazione, gli attacchi alla nostra cultura e identità non colpiscono solo la Gran Bretagna, ma l’Europa nel suo complesso. L’Europa deve unirsi e lottare come una sola persona. Ho avuto l’onore di stringere la mano a un uomo che ho osservato fin dall’inizio del mio attivismo, un leader senza paura, un uomo forte d’Europa, il vicepremier d’Italia Matteo Salvini”. Il quale, pur ‘taggato’ da Robinson, non risponde.

Il primo a denunciare il fatto è il Dem Matteo Orfini: “È gravissimo che una sede istituzionale venga utilizzata per legittimare esponenti razzisti del neofascismo internazionale. L’incontro di Matteo Salvini al MIT con Tommy Robinson – leader dell’estrema destra britannica, razzista e suprematista, con un lungo curriculum di violenze e condanne penali – rappresenta un ulteriore passo nell’involuzione della Lega”. Sullo stesso tenore le dichiarazioni di Nicola Fratoianni (“Un ministro della Repubblica Italiana che riceve un personaggio con un curriculum criminale notevole e con amicizie a Mosca discutibili è davvero grave è inaccettabile. Ma il ministro degli Esteri Tajani che ne pensa? Vogliamo sapere da lui se il governo italiano tollera sconcezze simili”) e Angelo Bonelli (“È un atto che oltraggia la storia democratica e antifascista della Repubblica italiana e legittima l’odio razziale dentro le istituzioni. La Presidente Giorgia Meloni, anche questa volta, rimarrà in silenzio?)”.

Una scelta, quella di Salvini, che arriva nella stessa settimana in cui il deputato leghista Furgiuele organizza alla Camera una conferenza stampa di CasaPound. Insomma, oltre i Patrioti, la Lega di Salvini sembrerebbe guardare ancora più a destra. Al tempo stesso però si moltiplicano i colpi del “fuoco amico”: i ‘vannacciani’ sempre più attivi, e oggi anche i Pro Vita e Famiglia hanno messo la Lega nel mirino, con Jacopo Coghe che ha denunciato una “censura ideologica” ai suoi danni nel dibattito sui diritti Lgbt: “Non vorrei fosse il nuovo corso liberale…”.

Tajani rivendica: riforma successo Fi, noi partito delle toghe

Roma, 24 gen. (askanews) – Un successo politico di Forza Italia che portando all’approvazione e al referendum la “sua” riforma costituzionale della giustizia, prima del premierato caro a Fdi e prima dell’autonomia voluta dalla Lega, dimostra di essere “determinante nell’attività del governo e del Parlamento”. Il secondo dei tre giorni scelti da Forza Italia per celebrare i 32 anni dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi e del celebre discorso “L’Italia è il paese che amo” pronunciato il 26 gennaio del 1994 è per Antonio Tajani l’occasione di rivendicare il ‘primato’ su Matteo Salvini nel portare a casa una delle tre riforme per cui i cittadini hanno votato il centrodestra alle politiche del 2022 e di rilanciare: “Non basta la separazione delle carriere, non bastano i due Csm. Serve completare. Penso alla responsabilità civile dei magistrati, penso ad aprire un dibattito se sia giusto o meno continuare a conservare la polizia giudiziaria sotto l’autorità dei magistrati, discutiamone, parliamone”.

In una sala dell’hotel Ergife di Roma, gremita di simpatizzanti arrivati da tutto il centro Italia, il nome del Cavaliere risuona costantemente negli interventi di tutti. Francesco Paolo Sisto e Giorgio Mulè rispolverano anche uno dei cavalli di battaglia dei comizi del fondatore di Fi. Una sorta di credo laico, riadattato alla battaglia politica di oggi sul referendum, con cui i due dirigenti azzurri interrogano la platea per “onorare – spiega Mulè che è responsabile della campagna di Fi per il Sì – il patto di lealtà con il nostro Presidente rispondendo a poche domande con un Si o con un No”. Tra le altre cose chiede: “Volete un giudice finalmente terzo e imparziale? Volete che i pubblici ministeri abbiano gli stessi diritti degli avvocati della difesa? Volete che il magistrato che sbaglia paghi per i suoi errori?”.

Alle “mistificazioni” e alle “menzogne degne di Pinocchio” (copyright Mulè che porta sul palco il burattino di legno) che sostengono che la riforma abbia l’obiettivo di sottomettere la magistratura alla politica, Tajani risponde con una provocazione: “Non è vero che siamo il partito degli avvocati, siamo il partito dei magistrati. Con questa riforma puntiamo a salvaguardare la sacralità della toga, toglierla dal fango dove l’hanno buttata alcuni. Vogliamo depoliticizzarla. Fino ad adesso mi pare sia la politica che ha deciso chi deve fare carriera all’interno della magistratura perché fino ad adesso se facevi parte del Pd, prima del Pci, allora sì che facevi carriera, allora sì che difendevi la giustizia, allora sì che era giusto mandare in galera le persone”.

“Visto l’entusiasmo” Tajani è convinto “che al referendum i sì avranno un risultato straordinario. Sarà il più grande regalo a Silvio”. Tuttavia, ribadisce “non è in ballo il destino del governo, andremo avanti fino a fine legislatura”. La riforma della giustizia fa parte della “grande rivoluzione di Berlusconi” che tocca anche l’economia, la libertà economica. È l’occasione per lanciare altri segnali a Salvini: no a tassare gli extraprofitti (“roba da Urss”) e no a una Consob lottizzata: il leghista Freni non va bene come presidente, ribadisce.

Di libertà economica Fi discuterà domattina a Milano. Anche con Calenda con cui Tajani spiega di voler aprire un confronto in vista delle amministrative di Roma, Milano, Torino per trovare un candidato comune e replicare l’esperienza della Basilicata. Ma Fi non guarda solo a Calenda. “Stiamo costruendo la grande dimora dei moderati italiani”, dice Tajani, “non solo il centro del centrodestra, ma il centro di gravità permanente della politica italiana”. È in preparazione ad aprile un grande evento per celebrare i cinquanta anni del Ppe rivolto a tutti i moderati anche a quelli delusi dal centrosinistra che “ormai è solo sinistra”.

Calcio, risultati serie A. Cagliari scatto salvezza

Roma, 24 gen. (askanews) – Questa la classifica di serie A dopo Fiorentina-Cagliari 1-2.

Ventiduesima giornata: Inter-Pisa 6-2, Como-Torino 6-0, Fiorentina-Cagliari 1-2, ore 20.45 Lecce-Lazio, domenica 25 gennaio ore 12.30 Sassuolo-Cremonese, ore 15 Atalanta-Parma, Genoa-Bologna, ore 18 Juventus-Napoli, ore 20.45 Roma-Milan, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Classifica: Inter 52, Milan 46, Napoli 43, Roma 42, Como 40, Juventus 39, Atalanta 32, Bologna 30, Lazio 28, Udinese 26, Cagliari 25, Sassuolo, Torino, Parma, Cremonese 24, Genoa 20, Lecce, Fiorentina 17, Pisa, Verona 14.

Ventitreesima giornata: Venerdì 30 gennaio ore 20.45 Lazio-Genoa, sabato 31 gennaio ore 15 Pisa-Sassuolo, ore 18 Napoli-Fiorentina, ore 20.45 Cagliari-Verona, domenica 1° febbraio ore 12.30 Torino-Lecce, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Usa, Schlein: ICE uccide e deporta, come si può candidare Trump a Nobel?

Roma, 24 gen. (askanews) – “Un uomo è stato ucciso per strada a Minneapolis, un agente federale dell’ICE gli ha sparato al petto da distanza ravvicinata. Ieri l’ICE ha arrestato e deportato una bambina di 2 anni. Ha arrestato anche un bambino di cinque anni e le immagini mostrano gli agenti federali che lo usano come esca per bussare alla porta di casa e catturare sua madre. Tutto questo è illegale e disumano. Il 7 gennaio un agente dell’ICE ha sparato e ucciso a Renee Nicole Good, poetessa e madre di tre figli, i video dell’uccisione -anche quelli condivisi dalla Casa Bianca – dimostrano che la donna non costituiva alcun tipo di minaccia. Sei procuratori federali si sono dimessi per le pressioni subite dal Dipartimento di Giustizia che ha impedito di indagare l’agente che ha sparato a Good, mentre spinge per indagare la sua vedova. Quando lo Stato abusa dell’uso della forza, ci vuole un giudice indipendente e imparziale che faccia giustizia. Altrimenti nessuno potrà far valere i propri diritti contro gli abusi di potere. In centinaia di migliaia stanno manifestando per le strade di Minneapolis per chiedere che l’ICE lasci la città, una richiesta che ha hanno fatto anche il governatore del Minnesota, il sindaco di Minneapolis e molti parlamentari democratici. Trump ha volutamente dispiegato in città una milizia armata che sta causando una vera e propria guerriglia urbana, ci sono state già tre sparatorie in pochi giorni. Sta portando il caos nelle città americane come nelle relazioni internazionali, delegittimando le Nazioni Unite e violando il diritto internazionale. Come si può pensare di candidare al Nobel per la Pace l’uomo che è responsabile di tutto questo? L’Italia non merita di scivolare così in basso”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein

Afghanistan, Meloni: parole Trump inaccettabili, amicizia necessita rispetto

Milano, 24 gen. (askanews) – Il Governo italiano ha appreso con “stupore” le dichiarazioni del presidente Usa Donald Trump secondo cui gli alleati della NATO sarebbero “rimasti indietro” durante le operazioni in Afghanistan. Parole “non accettabili”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“Dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 – ricorda – la NATO ha attivato l’Articolo 5 per la prima e unica volta nella sua storia: un atto di solidarietà straordinario nei confronti degli Stati Uniti. In quell’imponente operazione contro chi alimentava il terrorismo, l’Italia rispose immediatamente insieme agli alleati, dispiegando migliaia di militari e assumendo la piena responsabilità del Regional Command West, una delle aree operative più rilevanti dell’intera missione internazionale. Nel corso di quasi vent’anni di impegno, la nostra Nazione ha sostenuto un costo che non si può mettere in dubbio: 53 soldati italiani caduti e oltre 700 feriti mentre erano impegnati in operazioni di combattimento, missioni di sicurezza e programmi di addestramento delle forze afghane. Per questo motivo, non sono accettabili affermazioni che minimizzano il contributo dei Paesi NATO in Afghanistan, soprattutto se provengono da una nazione alleata”.

“Italia e Stati Uniti – conclude Meloni – sono legati da una solida amicizia, fondata sulla comunanza di valori e sulla collaborazione storica, ancora più necessaria di fronte alle molte sfide in atto. Ma l’amicizia necessita di rispetto, condizione fondamentale per continuare a garantire la solidarietà alla base dell’Alleanza Atlantica”.

Agenti ICE a Milano-Cortina? Opposizioni attaccano, smentita Piantedosi non convince

Roma, 24 gen. (askanews) – La possibile presenza di agenti dell’ICE alle Olimpiadi di Milano-Cortina, per la sicurezza degli atleti Usa, fa insorgere le opposizioni. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi dice che “non risulta” ma neanche smentisce l’ipotesi e dunque le sue parole non chiudono la polemica, anzi.

A dare la notizia è stato il ‘Fatto quotidiano’, secondo cui sarebbero già in Italia agenti dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement), l’agenzia Usa protagonista di ondate di arresti e violenze – compresa l’uccisione di Renee Nicole Good – nei confronti di immigrati. Anche oggi in un raid un agente ICE ha sparato al petto ad un uomo a distanza ravvicinata, uccidendolo.

L’arrivo degli agenti in Italia “sarebbe gravissimo e inaccettabile. ICE è un’agenzia tristemente nota per pratiche lesive dei diritti umani, incompatibili con i valori della nostra Repubblica. L’Italia non può tollerare la presenza di forze straniere con compiti di ordine pubblico sul proprio territorio”, aveva dichiarato questa mattina Marco Grimaldi di Avs. Mentre il Pd aveva chiesto a Piantedosi di smentire: “E’ doveroso che il Governo sgombri immediatamente il campo da ogni dubbio”, affermava Matteo Mauri.

Ma la risposta del titolare del Viminale non ha chiuso la vicenda: “Non ci risulta, in questa fase e in questo momento”, ha detto, a margine di un evento sul turismo a Milano. Allo stesso tempo, però, Piantedosi non ha escluso l’eventualità: “Il coordinamento della sicurezza rimane ovviamente assicurato dalle autorità nazionali” ma “anche se fosse le delegazioni scelgono loro, all’interno del proprio ordinamento, a chi rivolgersi per assicurare la cornice di sicurezza alle delegazioni stesse, quindi non vedo quale problema ci sia ed è una cosa molto normale”.

Parole, quelle del ministro, che non solo smorzano le polemiche, ma anzi le fanno aumentare. “Speravamo in una smentita – accusa la capogruppo di AVS alla Camera Luana Zanella – il ministro Piantedosi invece non è né sorpreso né inorridito all’idea che i muscolari uomini dell’ICE possano mettere i piedi sul nostro territorio. In sostanza per il ministro quegli agenti sono i benvenuti, gli basta pensare di avere un coordinamento formale della sicurezza. Venga in Parlamento a riferire tutto questo”. Di risposta “surreale e ancor più inquietante” parla Piero De Luca (Pd) mentre secondo Riccardo Magi (+Europa) Piantedosi “fa finta di non capire”. Invece “dovrebbe immediatamente avvisare gli Stati Uniti che i Giochi non sono un palcoscenico per la propaganda di Trump e che gli Usa dovrebbero mandare personale adeguato, altro che le squadracce con cui il presidente Usa sta perseguitando e uccidendo gli americani”.

In serata la controreplica di Piantedosi, non dissimile però dalla precedente presa di posizione. “Al Governo italiano – spiega – non risulta la presenza sul territorio nazionale di agenti appartenenti all’ICE, né ora né in vista delle prossime Olimpiadi invernali. ICE non opera in Italia e tantomeno agisce in operazioni di polizia sul fronte migratorio. La delegazione USA, come sempre avviene in questi casi, potrà essere accompagnata da un proprio dispositivo di sicurezza di cui faranno parte operatori scelti in autonomia dalle autorità americane ma che comunque e in ogni caso potranno assicurare solo un servizio di scorta passiva a difesa degli atleti”.

Crans Montana, Meloni richiama ambasciatore: scarcerazione Moretti un’offesa

Roma, 24 gen. (askanews) – Il governo italiano contro la magistratura svizzera dopo la scarcerazione, su cauzione, di Jacques Moretti, titolare del locale “Constellation” di Crans Montana dove sono morte 40 persone a Capodanno.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno richiamato a Roma l’ambasciatore d’Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado e inoltrato una formale protesta alla procuratrice generale del Canton Vallese Béatrice Pilloud, a cui è stata rappresentata “la viva indignazione del Governo e dell’Italia”.

“Una decisione – accusa la presidente del Consiglio – che rappresenta una grave offesa e una ulteriore ferita inferta alle famiglie delle vittime della tragedia di Crans-Montana e di coloro che sono tuttora ricoverati in ospedale. L’Italia tutta chiede a gran voce verità e giustizia, e chiede che a ridosso di questa sciagura vengano adottati provvedimenti rispettosi, che tengano pienamente conto delle sofferenze e delle aspettative delle famiglie”.

La scarcerazione “è inaccettabile” secondo il ministro degli Esteri Antonio Tajani che annuncia: “Valuteremo tutte le iniziative giudiziarie e politiche a cominciare dal rivolgere un appello alle autorità politiche cantonali affinché facciano pressioni perché il processo vada avanti rapidamente, che non si inquinino le prove e ancora meglio se il processo può essere affidato alla magistratura in via straordinaria di un altro Cantone”.

Alle autorità italiane replica la procuratrice Pilloud. “Ho spiegato – ha detto – che non si tratta di una mia scelta, ma di una decisione del Tribunale delle misure coercitive. Non voglio provocare un incidente diplomatico tra i due Paesi. Non cederò a un’eventuale pressione delle autorità italiane, per cui ho consigliato all’ambasciatore di rivolgersi alle autorità politiche svizzere”.

Anche il presidente della Confederazione svizzera Guy Parmelin, in un video, risponde al governo italiano. “Possiamo comprendere l’indignazione – dice – ma in Svizzera abbiamo procedure diverse da quelle italiane e i due sistemi giuridici non vanno sovrapposti. Dobbiamo rispettare la separazione dei poteri e la politica non deve interferire. La giustizia deve svolgere le sue indagini in modo trasparente e pagare eventuali errori. La stessa cosa vale sul piano politico”.

Parole rintuzzate dalla Lega che invita Parmelin “ad un garbato e prudente silenzio, per rispetto delle vittime e dei loro parenti, nella certezza che la giustizia svizzera non farà sconti a nessuno, parenti o amici che siano”.

Il Grande Cretto di Gibellina: oltre l’arte, dentro il tempo

Gibellina, 24 gen. (askanews) – Ha qualcosa del memoriale della Shoah di Eisenman a Berlino, ma pure, quando si è all’interno e sotto certi cieli inquieti di Sicilia, ricorda i siti precolombiani della Mesoamerica. Come per il Lightning Field di Walter De Maria, luogo leggendario della Land Art americana, il Grande Cretto di Alberto Burri a Gibellina è anch’esso un’esperienza di spazio nel tempo, una manifestazione del modo in cui l’arte diventa luogo e, anzi supera il luogo per diventare semplicemente esperienza.

Eppure per molti versi potrebbe essere solo una grande colata di cemento sopra le macerie di una cittadina devastata dal terremoto, un disperato tentativo di dire qualcosa sopra una storia indicibile e di farlo senza parole, ma solo con lo spazio. Il punto, e qui sta la forza del contemporaneo, è che tutto questo si somma, dialoga con la valle intorno e con gli incubi della storia e crea una dimensione nuova, una libertà estrema che si prova – insieme all’estrema solitudine propria della libertà – camminando tra le strade irregolari del Cretto.

E in fondo un’opera come quella di Burri non è arte contemporanea, è qualcosa d’altro, è il riflesso mitologico di un’epoca nella quale le divinità erano presenti, con tutta la loro terribilità, accanto agli uomini, in un mondo leggendario e selvaggio. Come selvaggia è la stessa natura del Cretto, monumento a una tragedia che racconta, come direbbe Nietzsche, la nascita stessa della tragedia.

Oggi il Grande Cretto è il simbolo di Gibellina Capitale italiana dell’arte contemporanea: ma tutte le definizioni e i ruoli che possiamo dare non basteranno comunque mai, per fortuna, a spiegare la sensazione che si prova attraversandolo. Questa sensazione intraducibile, in fondo, potrebbe essere la risposta alla domanda ricorrente – e forse inutile – su che cos’è l’arte contemporanea. (Leonardo Merlini)

Calcio, risultati serie A. Il Como è quinto

Roma, 24 gen. (askanews) – Questa la classifica di serie A dopo Como-Torino 6-0

Ventiduesima giornata: Inter-Pisa 6-2, Como-Torino 6-0, ore 18 Fiorentina-Cagliari, ore 20.45 Lecce-Lazio, domenica 25 gennaio ore 12.30 Sassuolo-Cremonese, ore 15 Atalanta-Parma, Genoa-Bologna, ore 18 Juventus-Napoli, ore 20.45 Roma-Milan, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Classifica: Inter 52, Milan 46, Napoli 43, Roma 42, Como 40, Juventus 39, Atalanta 32, Bologna 30, Lazio 28, Udinese 26, Sassuolo, Torino, Parma, Cremonese 24, Cagliari 22, Genoa 20, Lecce, Fiorentina 17, Pisa, Verona 14.

Ventitreesima giornata: Venerdì 30 gennaio ore 20.45 Lazio-Genoa, sabato 31 gennaio ore 15 Pisa-Sassuolo, ore 18 Napoli-Fiorentina, ore 20.45 Cagliari-Verona, domenica 1° febbraio ore 12.30 Torino-Lecce, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan

Tajani: se Trump chiude l’accordo di pace Ucraina-Russia merita il Nobel

Roma, 24 gen. (askanews) – “Meloni non ha detto che spera nel Nobel a Trump. Ha detto che se riesce a far chiudere l’accordo tra l’Ucraina e la Russia, dopo aver portato al cessate il fuoco tra israeliani e Hamas, può avere il premio Nobel. Mi pare un riconoscimento giusto. Se riesce in questo intento, se lo merita. Può stare più o meno simpatico ma è incontrovertibile”. Lo ha detto il ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, leader di Fi, a margine dell’evento del partito “Valori, più libertà più giustizia” in corso all’hotel Ergife a Roma.

Ucraina, Tajani: se Trump chiude accordo pace merita il Nobel

Roma, 24 gen. (askanews) – “Meloni non ha detto che spera nel Nobel a Trump. Ha detto che se riesce a far chiudere l’accordo tra l’Ucraina e la Russia, dopo aver portato al cessate il fuoco tra israeliani e Hamas, può avere il premio Nobel. Mi pare un riconoscimento giusto. Se riesce in questo intento, se lo merita. Può stare più o meno simpatico ma è incontrovertibile”. Lo ha detto il ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, leader di Fi, a margine dell’evento del partito “Valori, più libertà più giustizia” in corso all’hotel Ergife a Roma.

Atletica, domenica Nadia Battocletti al Campaccio

Roma, 24 gen. (askanews) – Entra nel vivo la stagione dell’atletica. Si fa sul serio con un fine settimana ricco di protagonisti ed è in arrivo una super domenica che vedrà impegnati i big azzurri a cominciare da Nadia Battocletti, attesa nel 69esimo Campaccio Cross Country. La bicampionessa europea di corsa campestre, argento olimpico e mondiale dei 10.000 oltre che bronzo iridato dei 5000, va in caccia del secondo successo di fila nella classicissima di San Giorgio su Legnano (Milano): a sfidare la trentina delle Fiamme Azzurre ci sarà soprattutto la burundese Francine Niyomukunzi, vincitrice nel 2024, e anche Elvanie Nimbona (Caivano Runners), quarta l’anno scorso, che ha da poco ottenuto la cittadinanza italiana. “Arrivo al Campaccio dopo tre settimane di raduno in Toscana, in un clima che mi ha permesso di allenarmi bene, con costanza, sono in salute – le parole di Nadia Battocletti – Preferisco sempre rimanere vicino casa perché non mi trovo bene ad altitudini elevate e non mi piace cambiare routine, per cui in genere mi alleno in altura al massimo a 1400 m, sull’altopiano di Asiago. Gli obiettivi più grandi sono i Campionati Mondiali di Atletica Indoor a Torùn e i Campionati Europei in pista a Birmingham ad agosto, in mezzo ci saranno delle tappe di passaggio ma pensate per finalizzare i grandi appuntamenti. Sarà un bel Campaccio e una bella sfida con Francine Niyomukunzi, c’è una bella e positiva rivalità tra noi, la mia tattica dipenderà anche dal fango e dal tempo. Il Campaccio la definisco come ‘famiglia’ perché sono sempre venuta qui fin da piccola insieme ai miei genitori”. Tra gli uomini annunciato il keniano Mathew Kipkoech Kipruto, primo e secondo nelle ultime due edizioni della Cinque Mulini, e in chiave azzurra Ala Zoghlami (Fiamme Oro). Diretta tv domenica mattina su RaiSport dalle 11.10 alle 13, differita su www.atleticaitaliana.tv e app SportFace disponibile negli store digitali. (foto Grana/Fidal)

Gorizia porta a Roma l’eredità di Capitale Europea della Cultura 2025

Milano, 24 gen. (askanews) – Roma è pronta ad accogliere Gorizia che, insieme alla vicina città slovena di Nova Gorica, nel 2025 ha brillato come Capitale Europea della Cultura, protagonista di un percorso di trasformazione unico: da borgo di confine a laboratorio di cultura e innovazione, guidato da una visione europea strategica e da investimenti del PNRR capaci di generare un impatto duraturo. La conferenza stampa “Quando un borgo diventa Europa: l’esperienza di Gorizia”, in programma il 28 gennaio 2026 alle ore 11 presso l’Associazione Stampa Estera in Italia, offrirà una finestra privilegiata sul racconto di questa metamorfosi culturale e creativa.

A guidare l’incontro è Elena Postelnicu, presidente dell’Associazione Stampa Estera in Italia, che accompagna giornalisti e osservatori internazionali lungo il percorso di una città che ha scelto la cultura come infrastruttura strategica di sviluppo e posizionamento europeo.

il primo intervento è affidato a Maria Grazia De Rosa, segretaria generale del Comune di Gorizia e responsabile del progetto “Mille anni di storia al centro dell’Europa: Borgo Castello crocevia di popoli e culture”, finanziato con i fondi del PNRR e coordinato dal ministero della Cultura. Il suo contributo approfondisce la rigenerazione culturale di Borgo Castello, attraverso l’illustrazione degli investimenti effettuati finalizzati a delineare una strategia di valorizzazione del patrimonio storico e della promozione di innovazione e creatività, delineando un progetto che intreccia memoria e prospettiva europea.

Prosegue Patrizia Artico, assessora alla Capitale Europea della Cultura 2025 e alla Comunicazione, che racconta il 2025 di Gorizia come anno di svolta storica e identitaria: la città si è affermata come simbolo europeo, crocevia di popoli e culture, con PNRR e cultura al servizio di una legacy strategica destinata a proiettarsi oltre l’anno della Capitale. Il progetto “Mille anni di storia al centro dell’Europa” emerge come sintesi di memoria, innovazione e visione europea, mentre cultura e innovazione si consolidano come asset strutturali per il futuro della città.

Chiude la conferenza Luca Cagliari, assessore al Turismo e ai Grandi Eventi, con un focus su Gorizia come destinazione europea per la cultura digitale e immersiva. Al centro dell’intervento la DAG – Digital Art Gallery, la più grande galleria di arte digitale d’Europa, e le infrastrutture che trasformano la città in un hub internazionale dell’arte contemporanea digitale. Cultura, grandi eventi e innovazione vengono presentati come motori di attrattività internazionale, con Borgo Castello come modello replicabile di rigenerazione culturale e il PNRR come leva per una nuova economia culturale e creativa.

La conferenza stampa rappresenta così un’occasione unica per illustrare come una città di confine abbia saputo trasformarsi in laboratorio culturale e creativo europeo, guidata da investimenti strategici, visione politica e capacità di immaginare il futuro oltre i confini geografici. Gorizia racconta un’esperienza compiuta e, al tempo stesso, una traiettoria aperta sul futuro.

Piantedosi, Ice a Milano-Cortina? Non risulta ma non ci sarebbe problema

Roma, 24 gen. (askanews) – “Non ci risulta, in questa fase e in questo momento”. Così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, parlando ai Tg e ai giornalisti a margine del Forum Internazionale del Turismo, sulle indiscrezioni sulla possibile presenza in Italia di agenti dell’agenzia statunitense Ice per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Piantedosi ha precisato che “il coordinamento della sicurezza rimane ovviamente assicurato dalle autorità nazionali” ma “anche se fosse le delegazioni scelgono loro, all’interno del proprio ordinamento, a chi rivolgersi per assicurare la cornice di sicurezza alle delegazioni stesse, quindi non vedo quale problema ci sia ed è una cosa molto normale”.

Come sono andati i colloqui trilaterali di Abu dhabi secondo Zelensky

Roma, 24 gen. (askanews) – “Siamo riusciti a discutere molti temi, ed è importante che i colloqui siano stati costruttivi”. Lo ha scritto sul suo canale Telegram il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, al termine del primo round di colloqui trilaterali fra Ucraina, Russia e Stati Uniti terminato oggi ad Abu Dhabi.

“Il punto principale su cui si sono concentrate le discussioni riguarda i possibili parametri della fine della guerra. Apprezzo molto che vi sia consapevolezza della necessità di un monitoraggio e controllo americano sul processo di conclusione della guerra e sul rispetto di una reale sicurezza. La parte americana ha sollevato la questione dei possibili formati per l’adozione dei parametri della fine della guerra e delle condizioni di sicurezza necessarie a tal fine”, ha proseguito Zelensky.

“Tutte le parti hanno concordato di riferire nelle rispettive capitali su ciascun aspetto dei negoziati e di coordinare con i leader i passi successivi. I militari hanno definito un elenco di questioni per un possibile prossimo incontro. A condizione di essere pronti a procedere – e l’Ucraina è pronta – si terranno ulteriori incontri, potenzialmente già la prossima settimana”, ha concluso.

Sci, Franzoni: "E’ un sogno, tremo dall’emozione"

Roma, 24 gen. (askanews) – Giovanni Franzoni è il nuovo re della Streif. A 24 anni firma una vittoria destinata a segnare una carriera. “È un sogno, sto tremando dall’emozione. Il risultato del superG di ieri mi ha tolto un po’ di pressione e oggi ero particolarmente carico. Prima della stradina ho commesso forse qualche piccola sbavatura, poi da lì in avanti, come in prova, ho sciato davvero forte, secondo me”.

Una giornata speciale, vissuta con intensità fin dalla partenza. “In start avevo in mente Matteo Franzoso, perché l’anno scorso condividevamo la stessa camera. Sapevo che Marco Odermatt voleva fare la gara perfetta, anche perché qui non aveva mai vinto. Quando però sono arrivato in fondo con quel vantaggio su Mattia Casse, mi sono detto che avevo fatto qualcosa di grande. Sapevo che per starmi davanti Odermatt avrebbe avuto bisogno di un grande vantaggio a metà pista. Il gioco dei centesimi, oggi, è stato dalla mia parte”. In appena cinque settimane, la carriera di Giovanni Franzoni ha preso una direzione nuova e definitiva. “La testa fa una differenza enorme. Per uno come me, che spesso è stato anche un po’ insicuro, credere davvero in se stesso è fondamentale. È questa, secondo me, la grande differenza rispetto ai mesi scorsi. In gara facevo fatica a sciogliermi, adesso ci credo di più e riesco ad aumentare la confidenza sugli sci”.

Afghanistan, Conte: Trump agghiacciante ma Meloni non difende caduti

Milano, 24 gen. (askanews) – “Io mi metto nei panni di chi ha perso un proprio caro nelle missioni internazionali dell’Italia come quella in Afghanistan. È agghiacciante sentire il Presidente Usa sminuire e deridere l’impegno di tanti italiani in divisa, dei caduti, senza una netta presa di posizione della Presidente del Consiglio Meloni per difendere loro e i sacrifici che hanno fatto per la patria”. Lo scrive sui social il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte.

“Da ex presidente del Consiglio ho conosciuto da vicino il ruolo dei contingenti italiani e quello che fanno e come lo fanno per la pace e per le popolazioni locali. Esprimo tutta la mia solidarietà”, aggiunge.

Crans Montana, la procuratrice Pilloud sulla scarcerazione di Moretti: no a pressioni

Roma, 24 gen. (askanews) – Interrogata da Keystone-ATS, Beatrice Pilloud, la procuratrice del cantone del Valais, incaricata delle indagini sulla strage di Crans Montana, ha confermato di essere stata contattata stamattina attorno alle 10 dall’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado. “Ho spiegato – ha detto Pilloud – che non si tratta di una mia scelta, ma di una decisione del Tribunale delle misure coercitive. Gli ho inoltre consigliato di prendere contatto con il tribunale, oppure con le autorità federali, il Consiglio federale o l’Ufficio federale di giustizia (UFG)”.

“Non voglio provocare un incidente diplomatico tra i due Paesi. Non cederò a un’eventuale pressione delle autorità italiane, per cui ho consigliato all’ambasciatore di rivolgersi alle autorità politiche svizzere”, ha aggiunto il magistrato elvetico.

WEA 2026, “Oniric” di Joseph Lu in nomination a Hollywood

Roma, 24 gen. (askanews) – Il pianista e compositore siciliano Joseph Lu è in nomination ai World Entertainment Awards 2026 con il brano “ONIRIC”, candidato nella categoria Best Alternative Song. La cerimonia di premiazione si svolgerà il 31 gennaio 2026 a Los Angeles, nello storico Whisky a Go Go di West Hollywood, spazio emblematico della cultura musicale internazionale e luogo-simbolo della storia dell’intrattenimento globale.

La presenza di Joseph Lu a Hollywood rappresenta un traguardo di particolare rilievo artistico e culturale, collocando la musica italiana contemporanea, intesa come pratica estetica raffinata e come ricerca sonora consapevole, in un contesto di rilevanza mondiale. La candidatura di “ONIRIC” si inserisce in un panorama competitivo di altissimo livello e riconosce un percorso compositivo fondato sulla sperimentazione, sull’elaborazione formale e su una visione musicale autonoma e rigorosa. “ONIRIC” si distingue per una scrittura sonora di natura eterea e visionaria, in cui il pianoforte assume una funzione eminentemente narrativa. La composizione articola un linguaggio musicale intimo e cinematografico, capace di coniugare atmosfere oniriche, profondità emotiva e finezza timbrica. Ne emerge un itinerario d’ascolto che invita alla contemplazione e all’introspezione, confermando la capacità dell’opera di dialogare con una sensibilità internazionale attenta alla musica di ricerca e alle forme espressive non convenzionali. La nomination come Best Alternative Song sancisce il valore artistico del brano e la sua rilevanza nel contesto della produzione musicale contemporanea.

La cerimonia dei World Entertainment Awards avrà luogo nello Whisky a Go Go, autentico tempio della musica mondiale, che nel corso dei decenni ha ospitato artisti e gruppi fondamentali nella storia del rock e della musica moderna, tra cui The Doors, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Frank Zappa, Led Zeppelin, The Who, Van Halen, M tley Cr e, Metallica, Guns N’ Roses e AC/DC. La dimensione storica e simbolica di questo spazio conferisce ulteriore significato alla nomination di “ONIRIC”, inserendo Joseph Lu in una tradizione di eccellenza artistica riconosciuta a livello globale.

Questo riconoscimento conferma la crescente affermazione internazionale dell’artista, spesso definito dalla critica “il pianista dei sogni”, per la qualità onirica e contemplativa della sua poetica musicale. Le sue opere, profondamente radicate nella tradizione culturale siciliana, si aprono a una visione estetica ampia e transdisciplinare, in cui la musica diventa luogo di convergenza tra memoria, immaginazione e identità. La sua scrittura richiama l’estetica impressionista di Claude Debussy e la sensibilità lirica di Federico Garcìa Lorca, collocandosi in una dimensione in cui il suono si fa veicolo di risonanze interiori e simboliche.

Ispirato al mito di Ulisse, “ONIRIC” interpreta il viaggio come metafora della conoscenza e dell’inconscio, traducendo in musica la tensione tra esplorazione e ritorno, tra ignoto e consapevolezza. Il brano dialoga idealmente con il pensiero di Platone e Schopenhauer sull’essenza dell’arte e del sogno, nonché con l’idealismo romantico di Novalis e la dimensione onirico-narrativa di Rainer Maria Rilke, restituendo un’esperienza sonora che trascende il dato puramente musicale per farsi riflessione estetica e filosofica. “L’universo ci parla attraverso la sua musica – afferma Joseph Lu – e saper ascoltare i sogni significa entrare in contatto con ciò che vive dentro e fuori di noi”.

Originario di Modica, Joseph Lu si distingue nel panorama musicale internazionale per uno stile eclettico e rigoroso, una profonda sensibilità artistica e una costante attenzione alla dimensione culturale ed etica della musica. Accanto all’attività compositiva e concertistica, il suo impegno si estende anche al sociale e al dibattito culturale, come testimoniano la partecipazione a importanti incontri istituzionali e il recente riconoscimento accademico per Musica e Cultura. Parallelamente, l’artista è attualmente al lavoro su un nuovo progetto discografico, in uscita nei prossimi mesi, che ripercorre la sua evoluzione creativa attraverso la reinterpretazione contemporanea di alcuni dei suoi brani più rappresentativi, affiancati da nove inediti. Un progetto che si configura come sintesi matura del suo percorso artistico e come ulteriore passo verso una dimensione musicale globale e senza tempo, nel solco di quei maestri che hanno saputo trasformare il sogno in linguaggio universale.

Crosetto: no ad analisi superficiali sul sacrificio dei nostri soldati

Roma, 24 gen. (askanews) – “In Italia ogni occasione è buona per fare polemica. Oggi si sono scelte le parole di Trump a Fox News sul ruolo degli alleati degli Usa, in Afghanistan. Io ho deciso di affidare la mia risposta come ministro della Difesa ad atti formali, come si usa fare tra istituzioni, facendo un breve ripasso storico di ciò che è successo in Afghanistan ed in molti altri teatri. La cosa bella dei fatti è che non si possono cancellare. E sull’impegno dell’Italia, delle sue Forze Armate nelle missioni, sul loro valore, sul loro sacrificio, sul loro ruolo non marginale, non possiamo e non vogliamo accettare analisi superficiali e sbagliate. Da parte di nessuno”. Così il ministro della Difesa Guido Crosetto su X.

Il Papa: dal digitale rischi per la civiltà. Tutelare i giornalisti

Milano, 24 gen. (askanews) – “La tecnologia digitale, se veniamo meno a questa custodia, rischia invece di modificare radicalmente alcuni dei pilastri fondamentali della civiltà umana, che a volte diamo per scontati”. Lo afferma Papa Leone XIV nel suo messaggio per la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

“Simulando voci e volti umani, sapienza e conoscenza, consapevolezza e responsabilità, empatia e amicizia, i sistemi conosciuti come intelligenza artificiale non solo interferiscono negli ecosistemi informativi, ma invadono anche il livello più profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane – prosegue il Pontefice -. La sfida pertanto non è tecnologica, ma antropologica. Custodire i volti e le voci significa in ultima istanza custodire noi stessi. Accogliere con coraggio, determinazione e discernimento le opportunità offerte dalla tecnologia digitale e dall’intelligenza artificiale non vuol dire nascondere a noi stessi i punti critici, le opacità, i rischi”. “Non siamo una specie fatta di algoritmi biochimici, definiti in anticipo – sottolinea Papa Leone -. Ciascuno di noi ha una vocazione insostituibile e inimitabile che emerge dalla vita e che si manifesta proprio nella comunicazione con gli altri”.

“Ci sono da tempo molteplici evidenze del fatto che algoritmi progettati per massimizzare il coinvolgimento sui social media – redditizio per le piattaforme – premiano emozioni rapide e penalizzano invece espressioni umane più bisognose di tempo come lo sforzo di comprendere e la riflessione. Chiudendo gruppi di persone in bolle di facile consenso e facile indignazione, questi algoritmi indeboliscono la capacità di ascolto e di pensiero critico e aumentano la polarizzazione sociale”, avverte ancora il Santo Padre.

“A questo si è aggiunto poi un affidamento ingenuamente acritico all’intelligenza artificiale come ‘amica’ onnisciente, dispensatrice di ogni informazione, archivio di ogni memoria, ‘oracolo’ di ogni consiglio. Tutto ciò può logorare ulteriormente la nostra capacità di pensare in modo analitico e creativo, di comprendere i significati, di distinguere tra sintassi e semantica – prosegue il Papa -. Sebbene l’IA possa fornire supporto e assistenza nella gestione di compiti comunicativi, sottrarsi allo sforzo del proprio pensiero, accontentandoci di una compilazione statistica artificiale, rischia a lungo andare di erodere le nostre capacità cognitive, emotive e comunicative”.

“I contenuti generati o manipolati dall’IA vanno segnalati e distinti in modo chiaro dai contenuti creati dalle persone. Va tutelata la paternità e la proprietà sovrana dell’operato dei giornalisti e degli altri creatori di contenuto. L’informazione è un bene pubblico. Un servizio pubblico costruttivo e significativo non si basa sull’opacità, ma sulla trasparenza delle fonti, sull’inclusione dei soggetti coinvolti e su uno standard elevato di qualità”. Lo afferma Papa Leone XIV nel suo messaggio per la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

“Una regolamentazione adeguata può tutelare le persone da un legame emotivo con i chatbot e contenere la diffusione di contenuti falsi, manipolativi o fuorvianti, preservando l’integrità dell’informazione rispetto a una sua simulazione ingannevole”, sottolinea il Pontefice.

“Le imprese dei media e della comunicazione non possono permettere che algoritmi orientati a vincere a ogni costo la battaglia per qualche secondo di attenzione in più prevalgano sulla fedeltà ai loro valori professionali, volti alla ricerca della verità – puntualizza ancora il Papa -. La fiducia del pubblico si conquista con l’accuratezza, con la trasparenza, non con la rincorsa a un coinvolgimento qualsiasi”.

Sci, Franzoni trionfa a Kitzbühel sulla mitica Streif

Roma, 24 gen. (askanews) – Dopo aver trionfato a Wengen, Giovanni Franzoni conquista un altro tempio iconico dello sci alpino. Sulla Streif di Kitzbühel trionfa l’azzurro, autore di una discesa libera perfetta soprattutto nella seconda parte del tracciato, chiusa col tempo di 1.52.31. Il portacolori delle Fiamme Gialle diventa il quarto italiano ad imporsi sulla celebre pista Streif in discesa dopo Dominik Paris (2013, 2017, 2019), Peter Fill (2016) e Kristian Ghedina (1998). La classifica è guidata da Alberto Tomba con 50 successi davanti a Gustavo Thoeni e Dominik Paris con 24. Seconda posizione per lo svizzero Marco Odermatt, con un distacco di sette centesimi. Quarto Florian Schieder (+0.67). Settima posizione per Dominik Paris (+0.93)

Crans Montana, Tajani: non si può compensare la morte con 200.00 franchi

Roma, 24 gen. (askanews) – L’Italia ha richiamato il proprio ambasciatore in Svizzera dopo la scarcerazione di Jacques Moretti, proprietario del locale di Crans-Montana andato a fuoco la notte di Capodanno, causando la morte di 40 giovani. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani ospite ad Agenda su Sky TG24. “Ci siamo sentiti con la presidente del Consiglio e abbiamo deciso di richiamare immediatamente l’ambasciatore Cornado in Italia per avere ulteriori informazioni e valutare i prossimi passi”, ha spiegato Tajani.

“Quanto accaduto ci ha profondamente indignati, non solo come governo ma come Paese”, ha aggiunto il ministro, sottolineando che “qui non si tratta di garantismo, ma di fatti oggettivi”. “I responsabili sono i proprietari del locale: non c’erano misure di sicurezza, l’uscita di emergenza era chiusa a chiave, sono stati utilizzati materiali non ignifughi. Non c’erano fattori esterni né eventi imprevedibili”, ha affermato. Secondo Tajani, “rimettere in libertà una persona oggettivamente responsabile di quanto accaduto è inaccettabile” e “non si può pensare di compensare la morte di tante persone con una cauzione di 200mila franchi”. Il ministro ha chiesto che “la magistratura svizzera acceleri i tempi del procedimento penale” e ha sollevato interrogativi anche sull’origine del pagamento della cauzione. “Siamo indignati da genitori e da nonni: il sentimento del popolo italiano non può essere offeso in questo modo”, ha concluso.

Schlein: da Meloni il Nobel a Trump? L’Italia non merita di scivolare così in basso

Roma, 24 gen. (askanews) – “Ieri la premier ha proposto il Nobel per la pace a Trump, l’ha fatto nei giorni in cui il presidente americano ha mandato un’agenzia federale armata nelle strade di Minneapolis dove qualche settimana fa l’abuso della forza da parte dell’Ice ha ucciso una madre di famiglia, una poetessa che non aveva fatto nulla e non era una minaccia, ma in questi giorni la stessa Ice ha arrestato un bambino di 5 anni dopo averlo portato davanti alla porta di casa per usarlo come esca per arrestare anche la madre. E davvero un grande paese come l’Italia deve proporre oggi il Nobel per la pace a un presidente Usa che fa queste cose? Credo che la nostra Italia non meriti di scivolare così in basso”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein a margine di un’iniziativa per ricordare David Sassoli a Sutri.

Gaza, Conte: il progetto di Trump è osceno

Roma, 24 gen. (askanews) – “Il board of peace destruttura le Nazioni unite. Non era mai successo nella storia dell’Onu che venisse adottata una risoluzione, sotto l’occhiuta vigilanza Usa, che ha attribuito carta bianca al presidente degli Stati Uniti per realizzare un progetto di cui non sappiamo nulla. Vedere quelle slide a Davos, quelle nuove avveniristiche città, non credo sia questa la risposta alla sofferenza del popolo palestinese. Quel progetto è osceno e ci batteremo per la libertà e l’autodeterminazione palestinese”. Lo ha detto il leader M5s Giuseppe Conte, intervenendo all’iniziativa “Avanti per l’Italia” a Roma.

Conte: Meloni offre il Nobel a Trump come una Machado qualsiasi

Roma, 24 gen. (askanews) – Il governo “contribuisce a calpestare il diritto internazionale. Pensate se avessimo avuto Giorgia Meloni ad affrontare la crisi di Sigonella con questo sovranismo d’accatto che porta a rimpatriare un criminale come Almasri con volo di Stato. L’unica leader che dichiara che il blitz militare in Venezuela è stato legittimo, una leader che ha assistito per due anni, ha balbettato, non stata è capace di condannare con voce ferma, un genocidio che si è compiuto giorni dopo giorno sotto i nostri occhi a Gaza, che va a Davos come una Machado qualsiasi a offrire il premio Nobel a Trump”. Lo ha detto il leader M5s Giuseppe Conte, intervenendo all’iniziativa “Avanti per l’Italia”, a Roma.

Raccordo bloccato, tutti assolti gli attivisti di "Ultima generazione"

Milano, 24 gen. (askanews) – Sono stati tutti assolti i 10 attivisti di Ultima Generazione finiti sotto processo a Roma per il blocco stradale compiuto il 7 novembre 2022 su GRA all’altezza dell’uscita 1 Aurelia. L’annuncio arriva da Ultima Generazione che precisa: “Il giudice al termine dell’udienza ha pronunciato la sentenza di assoluzione per tutti i capi di imputazione. Nello specifico: non luogo a procedere perché il fatto non è previsto come reato per l’interruzione di pubblico servizio; non luogo a procedere perché il fatto non sussiste per la violazione del foglio di via; assoluzione per tenuità del fatto dall’imbrattamento”.

“Con quella del 22 gennaio siamo a 58 assoluzioni per azioni dirette nonviolente compiute come Ultima Generazione – prosegue il movimento -. Un numero che ci ricorda, ancora una volta, che in uno stato democratico la protesta e l’azione diretta nonviolenta non sono dei reati ma, in un paese che risulta al 16° posto in classifica – secondo le stime del Climate Risk index – tra i paesi più colpiti dalla crisi climatica ( e le recenti alluvioni in Sicilia e Sardegna lo confermano) e in un momento storico in cui anche i tentativi di affrontare la crisi climatica a livello mondiale si svuotano di speranza. Ma il governo anzichè affrontare i problemi reali delle persone, sta per varare un nuovo provvedimento legislativo teso ancora di più ad impedire il diritto costituzionale a manifestare”.

Ue, Schlein: avanti su integrazione con chi ci sta o rimarrà schiacciata

Roma, 24 gen. (askanews) – “L’Unione europea o fa un salto in avanti di integrazione o rimane completamente schiacciata dall’ aggressività commerciale e militare che la circonda, torniamo a chiedere all’Ue di superare l’unanimità e di andare verso cooperazioni rafforzate, partire con chi ci sta, per fare un salto in avanti di integrazione”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein a Sutri per ricordare David Sassoli.

“Oggi ricordiamo un grande italiano e un grande europeo, David Sassoli – ha detto – quanto avremmo bisogno oggi delle idee, valori e battaglie portate avanti dal presidente del parlamento europeo”.

Schlein insiste sulla necessità di un piano “di investimenti comune, un piano industriale e sociale europeo” perchè “la democrazia è connessa alla giustizia sociale, come diceva Sassoli, tanti europei fanno fatica ad arrivare a fine mese e perdono fiducia nelle istituzioni e nella democrazia”.

Nuovo album di inediti di Louis Tomlinson, "How did I get here?"

Milano, 24 gen. (askanews) – E’ uscito l’attesissimo nuovo album di inediti di Louis Tomlinson, “How did I get here?” (BMG) (LINK). L’album è stato anticipato dai brani “Lemonade” e “Palaces” e dal nuovo singolo “Imposter”, da oggi in radio. “Imposter”, di cui è online il videoclip, è un brano dal sound indie pop e atmosfere lo-fi, scritto da Louis con Nico Rebscher e Dave Gibson, con un testo che esprime la sindrome dell’impostore avvertita da Louis, che non si sente degno di nulla. “Non riesco a togliermi dalla testa questa sensazione, di essere l’impostore. Non so più chi sono veramente.”

Louis, dopo aver conquistato il mondo come membro dei One Direction e aver poi intrapreso la carriera solista, dice a proposito del brano: “Imposter è stato scritto nella giungla del Costa Rica. Concettualmente è legato all’idea di identità ed è probabilmente il momento più melodico del disco, sono davvero emozionato che il mondo possa finalmente ascoltarlo!”

“How Did I Get Here?” è il terzo album di Louis, frutto di una ricerca artistica intensa in cui l’artista si mette alla prova come autore, compositore e performer, superando ogni limite. Pur non avendo più niente da dimostrare, Louis ha continuato a scrivere, esibirsi e cantare non dando mai nulla per scontato. In studio si lascia trasportare da un’inesauribile creatività e dal desiderio di esplorare nuove direzioni artistiche; dal vivo, invece, ci mette tutto sé stesso, ricambiato da platee sold out che gli restituiscono la stessa energia ed entusiasmo. E come autore, riesce a scavare più a fondo che mai nella propria identità.

Domenica 25 gennaio al The Outernet di Londra andrà in scena l’evento immersivo “How Did I Get Here? The Experience”, con dei visualiser in larga scala e del merchandise esclusivo.

Per questo album, Louis ha iniziato a raccogliere alcune idee nel cuore della campagna inglese, per poi trasferirsi a Santa Teresa, in Costa Rica, dove all’inizio del 2025 ha trascorso tre settimane dedicate alla scrittura e alla registrazione insieme al suo principale collaboratore e co-produttore Nico Rebscher. L’atmosfera unica del luogo ha contribuito a plasmare il nuovo progetto. Con il suo “How did we get here? World Tour”, Louis sarà in Italia ad aprile per due imperdibili date: giovedì 9 aprile 2026 a Bologna – Unipol Arena e venerdì 10 aprile 2026 a Milano – Unipol Forum.

I biglietti sono disponibili in prevendita su www.ticketmaster.it, www.ticketone.it e www.vivaticket.com.

Radio KissKiss è radio partner dei live.

La superstar globale pluripremiata Raye annuncia l’uscita dell’album

Milano, 24 gen. (askanews) – La superstar globale pluripremiata Raye annuncia l’uscita del suo attesissimo nuovo album, prevista per il 27 marzo 2026.

Il disco si intitola This music may contain hope ed è già disponibile in pre-order sul suo store ufficiale: www.rayeofficial.com

Strutturato in 4 “stagioni”, con ogni lato del vinile dedicato a una stagione diversa, l’album accompagna l’ascoltatore in un viaggio sonoro che inizia nell’oscurità e si conclude nella luce

Raye ha affermato: “La musica è una medicina, l’ho sempre detto. Credo di essere nel processo di creazione di una medicina per me stessa, da condividere con il mondo. Voglio che tutti noi diciamo a noi stessi che andrà tutto bene, e avrò fiducia nei semi che ho piantato sotto la neve. Volevo creare qualcosa che fosse un abbraccio, un letto o un posto morbido per chi ne ha bisogno..”.

Raye sta vivendo un momento d’oro, forte di due nomination ai BRIT Awards di questa settimana (Song of the Year e Best Pop) a supporto del suo recente singolo di enorme successo “WHERE IS MY HUSBAND!”, che ha raggiunto la #1 nel Regno Unito. Il brano ha superato ad oggi i 600 milioni di stream, ottenendo la certificazione Platino nel Regno Unito. Il singolo continua a consolidare lo slancio globale di RAYE, entrando nella Top 10 in Australia, Austria, Canada, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Svezia e Svizzera, e riuscendo ufficialmente a entrare anche nella Top 20 della classifica Billboard Hot 100 negli Stati Uniti.

Raye ha recentemente dato il via al suo imponente tour sold out da 51 date “This tour may contain new music”, con il supporto delle sue due sorelle Absolutely e Amma. Il tour prevede date nei palazzetti in tutta Europa e nel Regno Unito — incluse sei serate sold out alla O2 Arena — prima di approdare in Nord America, con tappe in venue iconiche come il Radio City Music Hall e il Greek Theatre. Inoltre, RAYE sarà special guest nel The Romantic Tour di Bruno Mars per 27 show negli stadi negli Stati Uniti questa estate. Per biglietti e maggiori informazioni, visitare www.rayeofficial.com

Mattarella: educazione strumento di uguaglianza e partecipazione

Roma, 24 gen. (askanews) – “L’educazione ha rappresentato nella vicenda umana un formidabile motore di crescita e trasformazione, contribuendo in maniera determinante all’affermarsi della dignità delle persone e dei loro diritti. In un contesto segnato da profondi cambiamenti, l’educazione è chiamata a rinnovarsi per poter continuare a corrispondere alla sua funzione di strumento diretto a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata Internazionale dell’Educazione.

“La Giornata Internazionale dell’Educazione 2026, promossa dalle Nazioni Unite – ricorda il capo dello Stato – , riconosce e valorizza il ruolo dei giovani quali co-creatori di sistemi educativi moderni e inclusivi, in grado di rispondere alle loro aspirazioni e fornire loro, accanto a strumenti di comprensione della realtà, le competenze per agire concretamente e diventare protagonisti nella società”.

Kappa FuturFestival annuncia la seconda tranche della line up

Milano, 24 gen. (askanews) – Kappa FuturFestival annuncia la seconda tranche di nomi che compongono la line up ufficiale della XIII edizione, in programma dal 3 al 5 luglio 2026 al Parco Dora di Torino.

Dopo lo straordinario successo della scorsa edizione, che ha radunato a Torino oltre 120.000 persone provenienti da più di 150 paesi e ospitato oltre 130 DJ distribuiti su 6 palchi, i nuovi artisti annunciati – insieme ai primi dello scorso dicembre – anticipano un imponente cartellone che unisce le grandi leggende internazionali che hanno segnato la storia della musica elettronica, insieme ai talenti che stanno ridefinendo i confini stessi del genere.

Una curatela eclettica in rappresentanza di una ricca varietà di stili, pensata per rispondere alle esigenze e ai gusti di ogni tipo di appassionato, che fotografa un panorama musicale in continua evoluzione. Tra headliner riconosciuti a livello mondiale e giovani talenti pronti a ritagliarsi il proprio spazio all’interno del 6° miglior festival al mondo – secondo la classifica stilata da DJ Mag – la lineup del Kappa FuturFestival racconta la musica elettronica in tutte le sue sfaccettature, esplorando le sue radici più profonde e proiettandosi verso le vette più futuristiche del genere.

Dopo i primi nomi svelati a dicembre 2025 – dalle leggende del panorama internazionale alle nuove avanguardie – con la seconda tranche di annunci Kappa FuturFestival rafforza l’identità internazionale del festival, unendo geografie e visioni sonore diverse, con una forte enfasi sui back to back (B2B) come spazio di sperimentazione e dialogo artistico.

Diplo, figura centrale della scena globale, sarà protagonista di un inedito back to back con Busy P e Tatyana Jane, incontro che unisce l’eredità della label Ed Banger parigina, l’attitudine bass americana e nuove sensibilità club europee. Dal Regno Unito arrivano i Disclosure, portabandiera di una house moderna, elegante e crossover, mentre Floating Points, produttore londinese dalla formazione jazz e classica, esplora nuove profondità nel sofisticato B2B con Palms Trax, ponte ideale tra ricerca sonora e dancefloor. Tra i momenti più iconici spicca Four Tet B2B Skrillex: l’incontro tra l’approccio minimale e organico del producer britannico e l’energia dirompente della superstar americana rappresenta uno dei B2B più attesi dell’intero festival. La dimensione globale continua con Peggy Gou, DJ e icona culturale coreano-tedesca basata a Berlino, capace di fondere house, techno e pop, e con Solomun, innovatore della musica elettronica internazionale, che accompagnerà il pubblico in un lungo viaggio emotivo nel suo Extended Set. Sarà presente anche Daphni, il progetto dancefloor del producer canadese Dan Snaith – noto anche come Caribou – che negli anni è diventato una figura chiave per il clubbing contemporaneo. Non può mancare la leggenda olandese della trance Armin van Buuren, punto di riferimento assoluto a livello mondiale, il primo artista ad aver conquistato, per ben cinque volte, il primo posto nella classifica DJ Mag Top 100 Djs. E ancora, il pioniere della techno minimale Richie Hawtin, che presenterà il suo progetto live DEX EFX X0X, una performance che esalta il rapporto tra uomo, macchina e improvvisazione. A completare il quadro, Detroit torna centrale con Carl Craig ft. Mike Banks, autentici architetti del suono techno, mentre l’asse Ibiza-Napoli-Detroit prende forma nel potente Jamie Jones B2B Joseph Capriati B2B Seth Troxler, un set che promette carisma senza confini. Boys Noize da Berlino, KI/KI dall’Olanda e Interplanetary Criminal da Manchester raccontano diverse anime del clubbing europeo, mentre progetti come Stoor [Rødhåd, Speedy J & Dasha Rush] ribadiscono l’approccio collettivo e radicale del festival. Tra live e nuove generazioni – da DjRUM a Xiaolin Live, fino a Vieze Asbak e Vendex – i nuovi nomi annunciati in cartellone confermano Kappa FuturFestival come un crocevia internazionale dove stili, città e storie si incontrano al Parco Dora di Torino.

Tra gli altri nomi, ci sono: Angy, Daphni, Gandalf, Joe Claussell, Konduku B2B Marco Shuttle, Mad Dog B2B CARV, Manda Moor B2B Cuartero, Miss Monique, Nicola Gavino, NOVAH, Redrago e Tal Fussman.

La seconda tranche di nomi va ad aggiungersi agli artisti già annunciati in un cartellone sempre più prestigioso: Adiel B2B Quest, Amelie Lens, Anxhela, Avalon Emerson, Basswell, Ben Klock B2B Marcel Dettmann, Charlotte De Witte, Clara Cuvé, Dawn Patrol, DJ Rush, Dyen B2B Shlømo, Enrico Sangiuliano, Erol Alkan B2B Confidence Man DJs, Greg Willen B2B Sizing, Jane Fitz, Mala, Michael Bibi, Mochakk, Nikolina, Objekt, Onlynumbers, Paco Osuna B2B Nicole Moudaber, Prunk B2B YOUniverse, Rhadoo, Sebastian Ingrosso, Serafina B2B Fumi, Skream B2B Fleur Shore, STOOR live [Colin Benders, Lady Starlight, Speedy J], Sven Väth e Wade.

I biglietti sono già disponibili sul sito www.kappafuturfestival.it.

Ad ospitare la nuova edizione del KFF sarà nuovamente l’imponente Parco Dora di Torino, primo parco post-industriale italiano, che incarna una visione futuristica della rinascita cittadina. Si tratta di un paesaggio in cui le tracce dell’industria si fondono con natura, arte e cultura contemporanea: le strutture in acciaio, lasciate a vista come sculture monumentali, dialogano con spazi verdi, giochi di luce e aree dedicate allo sport e alla creatività. Tutti questi dettagli trasformano l’archeologia industriale del Parco Dora in un’opera di estetica urbana.

Con questi primi annunci di assoluto rilievo, Kappa FuturFestival inaugura ufficialmente il suo percorso verso la XIII edizione, in programma dal 3 al 5 luglio 2026 al Parco Dora di Torino. Nelle prossime settimane la lineup si arricchirà con gli ultimi nomi che completeranno il programma artistico.

Simona Ventura conduttrice della finale di San Marino Song Contest ’26

Milano, 24 gen. (askanews) – La San Marino RTV, guidata dal Direttore Generale Roberto Sergio, è lieta di annunciare che Simona Ventura sarà la conduttrice della finale del San Marino Song Contest, in programma il prossimo 6 marzo al Teatro Nuovo di Dogana (RSM) e in diretta sul canale 550.

Simona Ventura è una delle figure più riconoscibili e influenti della televisione italiana. Conduttrice, giornalista, regista e produttrice, ha attraversato oltre trent’anni di piccolo schermo reinventandosi più volte e mantenendo una forte identità professionale, fatta di energia, linguaggio diretto e grande capacità di intercettare il pubblico.

Con il suo carisma e la presenza scenica, saprà di certo infondere all’evento di punta della programmazione primaverile dell’emittente di Stato di San Marino, un’impronta forte, dinamica e di grande spettacolo televisivo.

Non è la prima volta che Ventura si confronta con un grande palco musicale: ha già condotto il Festival di Sanremo nel 2004 e ha legato il suo nome a programmi musicali e talent show. In un format come il San Marino Song Contest – che seleziona il vincitore chiamato a rappresentare San Marino all’Eurovision Song Contest 2026 di Vienna – il suo stile versatile darà alla finale un respiro più ampio e coinvolgente allo show.

“Desidero, innanzitutto, ringraziare Mediaset – commenta il Direttore Generale di RTV, Roberto Sergio – per la disponibilità e la deroga concessa. Simona Ventura è una vera professionista. A lei va un ringraziamento speciale per il suo entusiasmo e la partecipazione attiva, che daranno indubbiamente valore aggiunto alla serata. Un grande impegno produttivo, anche in collaborazione con il socio RAI. A breve annunceremo la squadra tecnico organizzativa e l’intero cast delle tre serate in diretta (2 semifinali e la finalissima) in eurovisione su RTV”.

“Ci divertiremo! – assicura, infine, Simona Ventura – Da tempo seguo il San Marino Song Contest e, guardandolo, ho sempre desiderato di poterlo presentare. Finalmente è arrivato il momento”.

Ciao, Riccardo

Il mistero della morte s’infittisce di fronte a un dramma consumato in pochi istanti, lungo una pista di sci, che ha visto il giovane Riccardo volare  contro un albero, senza scampo. Aveva ventun’anni, l’età che muove allo sguardo sugli orizzonti della vita con la freschezza e l’entusiasmo di una giovinezza che si fa ogni giorno più matura, più consapevole e decisa, più incline alle scelte importanti.

Lo conoscevo da qualche tempo e vedevo crescere in lui la volontà di elaborare con scrupolo crescente idee e visioni di carattere politico. Non mi sono mai permesso di forzare la mano, lasciando che fosse lui ad aprire qualche discorso tra di noi. Amava ragionare, per capire cosa fosse giusto dire o fare in un tempo, il nostro, lacerato da guerre fino a ieri inimmaginabili, perlomeno ai confini dell’Europa. 

Mi è sembrato allora che una sua collaborazione con Il Domani d’Italia potesse favorire l’ampliamamento del confronto, essendo lui partecipe dell’esperienza del Movimento 5 Stelle. Non so, esattamente, se stesse in quella pausa di riflessione che di solito porta a nuove scelte di vita, anche di vita politica. 

A rileggere i suoi articoli qui, su questo foglio online, si nota la grinta con la quale affrontava i grandi nodi della geopolitica. Non aveva simpatia per Trump, per usare un eufemismo. Per questo, dovendo investire mentalmente sull’Europa, aveva incominciato a prendere confidenza con la lezione dei padri fondatori dell’europeismo. Incrociava così, sul piano storico, l’azione decisiva di De Gasperi per quel grande sogno di unità e solidarietà tra le nazioni del Vecchio continente. 

Ecco, non si era tirato indietro e di recente aveva preso parte ai nostri incontri pubblici, mostrando un interesse fatto di curiosità e sollecitudine. Pensavo di vederlo all’opera, libero di fare il suo percorso, forte del suo carisma di giovane appassionato di politica. 

Pareva fosse questa la sua chiamata, ma di colpo un’altra, misteriosamente celata nella volontà di Dio, ne ha reclamato la vita al cielo. Chi ha fede sa che l’ultima parola non spetta alla morte. È la promessa del Signore e dunque la nostra speranza: per questo non pronunciamo un mesto addio perché confidiamo di poterlo salutare dicendo solo: “Ciao, Riccardo!”

Il bilaterale con Merz esalta la postura trumpiana della Meloni

Un asse per una nuova stagione europea

Il vertice intergovernativo tra Italia e Germania, svoltosi a Roma tra Villa Doria Pamphilj e l’hotel Parco dei Principi, ha segnato la volontà di aprire una “nuova stagione” nei rapporti tra i due Paesi, chiamati a essere il “cuore pulsante” dell’Unione europea attraverso la forza delle rispettive industrie manifatturiere. Giorgia Meloni e Friedrich Merz hanno insistito sulla necessità di un’Europa più forte e autorevole, capace di incidere sugli equilibri geopolitici e geostrategici, scegliendo di costruire il proprio destino invece di subirlo.

Competitività, industria e difesa comune

La convergenza tra Roma e Berlino emerge con nettezza sul dossier della competitività. Meloni e Merz condividono l’urgenza di un cambio di passo “deciso, radicale e coraggioso”, anche attraverso una revisione delle scelte europee considerate autolesionistiche, a partire dal Green Deal. Il “paper” congiunto firmato in vista del vertice informale di Bruxelles del 12 febbraio punta a rilanciare l’industria europea, valorizzando settori chiave come automotive e difesa, e a riformare la governance dell’Unione per rafforzarne la capacità di agire come attore geopolitico. Sullo sfondo, l’obiettivo di una vera difesa europea come pilastro della Nato, con il coordinamento italo-tedesco a fare da motore.

Board of peace: il limite esplicito di Merz, l’allusione di Meloni

È sul terreno del Medio Oriente che affiora una differenza più sottile ma politicamente rilevante. Sul board of peace per Gaza, promosso dall’amministrazione Trump con un fondo da un miliardo di dollari, Merz segnala apertamente come lo statuto di questo organismo – il “boardello”, come ha titolato ieri “Il Manifesto” –   impedisca alla Germania di aderire; mentre Meloni, pur richiamando i vincoli costituzionali, insiste sulla necessità (per l’Italia) di non auto-escludersi e sull’auspicio che cambi il modello del board per poter firmare. Un’impostazione che rivela il sottinteso ambiguo della politica meloniana, vista il suo costante barcamenarsi.

Trump e la prospettiva del Nobel

È proprio nel rapporto con Donald Trump che la linea della premier si spinge oltre il terreno della collaborazione pragmatica rivendicata. L’auspicio di una candidatura del presidente americano al Nobel per la pace, qualora riuscisse a incidere per una soluzione “giusta e duratura” del conflitto ucraino, introduce un elemento simbolico che eccede il semplice realismo diplomatico.

Il riferimento non si limita a riconoscere il ruolo degli Stati Uniti come attore indispensabile, ma finisce per legittimare una visione personalistica del potere e della pace, coerente con la cifra politica del trumpismo. Una scelta che si colloca in continuità con altre prese di posizione recenti della Premier, come la definizione di “legittima” della cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, e che segnala una crescente disponibilità italiana ad assumere come dato politico il modello decisionale americano.

Un asse europeo, due posture atlantiche

Nel bilaterale convivono così due registri distinti. Da un lato, una forte sintonia su industria, competitività e difesa europea; dall’altro, una differenza marcata nel rapporto con Washington. Merz mantiene una linea più esplicitamente istituzionale, attenta ai vincoli e alle forme. Meloni, pur riconoscendoli implicitamente, privilegia una postura di adattamento politico e simbolico al quadro trumpiano.

Il rischio, per l’Europa che entrambi dicono di voler rafforzare, è che l’autonomia strategica evocata resti confinata al piano industriale e militare, mentre sul terreno politico e simbolico continui a prevalere una logica di adeguamento al potere americano del momento.

Senza “merito” salta la democrazia dell’alternanza

Il “lodo” Bettini, rilanciato nell’intervista dalla Thailandia pubblicata ieri su “Il Foglio”,  è destinato a fare scuola nella politica italiana. Oggi e soprattutto domani. Per ricordare brevemente, l’ex esponente comunista e oggi autorevole dirigente del Pd della Schlein e punto di congiunzione con i populisti dei 5 stelle, sostiene candidamente che voterà No al prossimo referendum costituzionale sulla giustizia e non più Sì, come ha detto per svariate settimane, perché per un uomo di sinistra adesso prevale l’odio e il disprezzo nei confronti di Giorgia Meloni e di chi ha patrocinato quella riforma.

Il primato dell’odio sul merito

Insomma, il merito non può e non deve contare più nulla quando prevale l’odio nei confronti del nemico politico. Debbo dire che Bettini ha esplicitato con rara chiarezza – la coerenza, come ovvio, non c’entra assolutamente nulla al riguardo – e anche con onestà intellettuale il suo pensiero.

Cioè, di fronte al merito di una riforma, di una legge o di un provvedimento devono prevalere non il confronto o il dialogo su quelle tesi ma, al contrario, i disvalori dell’odio, del disprezzo e dell’anatema contro il nemico politico giurato, a prescindere dai contenuti, da ciò che si pensa e, soprattutto, da ciò che si propone.

Un’antica pratica della sinistra italiana

Certo, si tratta di un comportamento che appartiene anche allo storico armamentario ideologico della sinistra italiana, dal secondo dopoguerra in poi. Ovvero, il nemico va prima criminalizzato politicamente e poi annientato e distrutto definitivamente e con tutti i mezzi a disposizione.

O attraverso l’ormai collaudatissima “via giudiziaria” al potere oppure, e più semplicemente, attraverso l’attacco sistematico e strutturale al nemico giurato.

La vera posta in gioco: l’alternanza democratica

Ma c’è un aspetto, più profondo e più politico, che proprio attraverso il “lodo” Bettini viene definitivamente sacrificato sull’altare di questo stravagante e anacronistico teorema. E cioè, viene semplicemente azzerata quella democrazia dell’alternanza che dovrebbe rappresentare il punto più alto di una democrazia adulta e matura.

Ovvero, due schieramenti che si confrontano sui programmi – il più delle volte diversi se non addirittura alternativi – e che si contendono, di conseguenza, la conquista del potere. Quella democrazia dell’alternanza che però viene aggirata perché, appunto, prevalgono altri criteri e altri disvalori di valutazione politica.

I contenuti, il merito, i programmi dell’avversario non contano più nulla. L’unico dato che emerge è la necessità di distruggere il nemico odiato e disprezzato, con tanti saluti a qualsiasi riconoscimento politico dell’avversario.

Un modello destinato a “fare scuola”

Per queste ragioni, semplici ma essenziali, il “lodo” Bettini è destinato a fare scuola. Partendo proprio dal suo concreto, e persino plateale, comportamento sul prossimo referendum costituzionale sulla giustizia.

E, infine, la stessa radicalizzazione violenta del conflitto politico e la polarizzazione ideologica sono destinati a consolidarsi sempre di più. E sarà poi inutile lamentarsi. Se non altro, al di là della propaganda dei soliti conduttori dei nostri talk televisivi, sapremo chi dovremo concretamente ringraziare. Primo fra tutti, forse inconsapevolmente, proprio l’inossidabile Goffredo Bettini.

“Democrazia e dialogo”, la lezione di Maritain davanti alle crisi del presente

In un tempo in cui anche le democrazie occidentali mostrano segni evidenti di affaticamento, degenerazione o tentativi di deformazione, tornare a riflettere sui fondamenti della vita democratica non è un esercizio accademico, ma una necessità civile. È da questa consapevolezza che nasce il convegno “Democrazia e dialogo: il pensiero di Jacques Maritain alla luce del presente”, in programma a Roma il 26 gennaio 2026, presso la Libreria Spazio Sette.

Promosso congiuntamente dall’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” e dall’Istituto Internazionale Jacques Maritain, l’incontro intende interrogare l’attualità di un pensiero che ha inciso in profondità sul piano ecclesiale, politico e culturale del Novecento, e che oggi può ancora offrire strumenti per comprendere le trasformazioni in atto. Al centro della riflessione vi è il nesso tra democrazia e dialogo, in una fase storica segnata da polarizzazioni, impoverimento del linguaggio pubblico e crescente difficoltà nel riconoscere l’altro come interlocutore legittimo.

Le società contemporanee, pluraliste e complesse, appaiono per molti aspetti frammentate e attraversate da tensioni che ricordano, pur in contesti diversi, quelle vissute da Maritain nel secolo scorso: un’epoca segnata da guerre, conflitti sociali e passaggi epocali. Da quella esperienza nasce una delle sue lezioni più attuali: il rifiuto della guerra come destino e, insieme, la consapevolezza che la pace non è mai automatica, ma richiede responsabilità, decisione e visione politica.

Su questi temi si confronteranno studiosi di primo piano. Le lectiones magistrales di Francesco Miano, Paolo De Nardis e l’intervento di Giuseppe Acocella offriranno una lettura capace di restituire la ricchezza del pensiero maritainiano e di metterne in luce la fecondità per il nostro presente. Un invito a interrogarsi, senza nostalgia né semplificazioni, sul futuro della democrazia e sul valore del dialogo come risorsa decisiva del vivere comune.

Calcio, risultati serie A, l’Inter vola a +6

Roma, 19 gen. (askanews) – Questa la classifica di serie A dopo Inter-Pisa 6-2

Ventiduesima giornata: Inter-Pisa 6-2, sabato 24 gennaio ore 15 Como-Torino, ore 18 Fiorentina-Cagliari, ore 20.45 Lecce-Lazio, domenica 25 gennaio ore 12.30 Sassuolo-Cremonese, ore 15 Atalanta-Parma, Genoa-Bologna, ore 18 Juventus-Napoli, ore 20.45 Roma-Milan, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Classifica: Inter 52, Milan 46, Napoli 43, Roma 42, Juventus 39, Como 37, Atalanta 32, Bologna 30, Lazio 28, Udinese 26, Sassuolo, Torino, Parma, Cremonese 24, Cagliari 22, Genoa 20, Lecce, Fiorentina 17, Pisa, Verona 14.

Ventitreesima giornata: Venerdì 30 gennaio ore 20.45 Lazio-Genoa, sabato 31 gennaio ore 15 Pisa-Sassuolo, ore 18 Napoli-Fiorentina, ore 20.45 Cagliari-Verona, domenica 1° febbraio ore 12.30 Torino-Lecce, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan

Coppa dei Club Padel MSP, nel weekend al via l’undicesima edizione

Roma, 23 gen. (askanews) – Il weekend che tutto il popolo del padel romano aspettava è finalmente arrivato. Sabato e domenica – si legge in una nota – scatta la fase provinciale dell’11esima edizione della Coppa dei Club MSP, il più grande torneo amatoriale d’Italia organizzato da MSP Italia – ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI – che solo a Roma coinvolgerà 188 squadre in rappresentanza di 103 circoli, con oltre 5mila giocatori pronti a scendere in campo. Un evento dall’enorme valore sportivo e sociale, che potrà ancora una volta godere sul patrocinio della Regione Lazio e di Roma Capitale. Si parte nel fine settimana con la fase a gironi, al termine della quale le squadre saranno suddivise nei tabelloni Gold, Silver e Bronze fino alla finale prevista per il weekend del 23 e del 24 maggio al Ponte Milvio Tennis Club. Le finali nazionali, invece, torneranno a giocarsi nel Lazio, con appuntamento dal 26 al 28 giugno presso il circolo 747 di Aprilia, a cui prenderanno parte anche i campioni regionali di Sardegna, Emilia-Romagna, Umbria, Abruzzo, Molise, Toscana, Marche, Veneto e Campania.

A difendere il titolo italiano sarà l’Eschilo TPiscine, campione in carica nel 2025 a livello nazionale dopo aver conquistato sia la finale di Roma sia quella regionale. Il circolo parteciperà alla Coppa dei Club con ben sei squadre, e con il circolo Aetherea sarà protagonista di una novità assoluta di questa edizione: per la prima volta, infatti, scenderanno in campo due squadre interamente dedicate alla NextGen, segnale concreto di attenzione verso i giovani e verso il futuro di questo sport.

Ancora una volta, la Coppa dei Club MSP si distinguerà per il suo forte messaggio di inclusione sociale, con la presenza di squadre formate da giocatori con disabilità motoria – come il Madiba Padel Club -, dimostrando come il padel possa essere uno strumento di integrazione.

E come accade in ogni edizione, saranno diversi i giocatori vip in campo per la Coppa dei Club MSP: da Dario Marcolin (Ponte Milvio Tennis Club) a Vincent Candela (Fight Club), passando per Andrea Silenzi (Circolo della Stampa), Francesco Arca e Pamela Camassa (The Fox), Elia Tranquilli (Padel Village), Maria Di Stolfo (Juvenia) e Cristiano Panatta, nipote di Adriano, anche lui con la maglia del Ponte Milvio Tennis Club.

“È un piacere portare il saluto della Regione Lazio – le parole di Luciano Crea, presidente della Commissione cultura, spettacolo, sport e turismo della Regione Lazio -. Una manifestazione, la Coppa dei Club, che da 11 anni rappresenta un grande appuntamento a livello sportivo e di valore per il nostro territorio. Un’edizione fatta di numeri importanti, che raccontano non solo una competizione sportiva ma una vera e propria rete di comunità, passione e partecipazione. Un torneo in costante crescita, senza mai perdere di vista i valori fondamentali dello sport: lealtà, rispetto e condivisione che emergono ancora più forza nella scelta ormai consolidata di aprire la competizione anche agli atleti con disabilità motoria”.

“Complimenti alla Coppa dei Club a nome della nostra città – ha aggiunto l’assessore allo sport, al turismo, alla moda e ai grandi eventi di Roma Capitale, Alessandro Onorato -. Mi auguro che con questo appuntamento inizi un 2026 di grandi successi sportivi, di grandi eventi, ma anche di tanta sana pratica sportiva. Perché la cosa a cui teniamo di più è che ogni cittadino possa fare sport ogni giorno e il padel in questo senso è uno straordinario mezzo di promozione sportiva, oltre che di aggregazione sociale”.

“Ripartiamo con grande entusiasmo e con i soliti numeri eccezionali, che ci fanno essere orgogliosi del nostro lavoro e di quello che la Coppa dei Club sta rappresentando nel padel romano e nazionale – ha sottolineato il responsabile nazionale padel di MSP Italia, Claudio Briganti -. Il valore che la Coppa dei Club ha creato nel corso degli anni è enorme, in termini di partecipazione e di competizione sportiva, ma quello che ci rende orgogliosi è lo spirito aggregativo che si è creato. A tutti i circoli partecipanti va il nostro in bocca al lupo, convinti che assisteremo a mesi di grande padel all’insegna del fair play e dell’inclusione”.

Violenza donne, Schlein: proposta Bongiorno è irricevibile

Genova, 23 gen. (askanews) – “La proposta Bongiorno sulla legge sul consenso è irricevibile nel metodo e nel merito. Nel metodo perché avevamo votato insieme all’unanimità una legge alla Camera e bisognava partire da quel testo. Nel merito perché questa legge, questa proposta anzi della destra è una proposta che riesce a cancellare il consenso da una legge sul consenso”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, commentando la proposta della senatrice leghista e presidente della Commissione Giustizia al Senato Giulia Bongiorno, a margine di un evento a Genova.

“La proposta che avevamo fatto – ha aggiunto Schlein – e che è passata anche da una interlocuzione come ricorderete tra me e Giorgia Meloni, aveva soprattutto questo elemento di grande novità. Finalmente nel nostro ordinamento entrava il concetto del consenso, quello che c’è nella convenzione di Istanbul, cioè una legge che dice chiaramente che la nostra società non accetta atti sessuali fatti senza il consenso, perché gli atti sessuali senza il consenso sono violenza”.

“Ecco – ha sottolineato la segretaria dem ò- questa proposta fa un passo indietro. Un passo indietro perché cancella il consenso e lo sostituisce con il dissenso, di nuovo mettendo più peso sulle spalle delle donne e delle vittime dentro ai processi e facendo un passo indietro, un arretramento anche rispetto alla giurisprudenza ormai consolidata della Corte di Cassazione e della Corte europea dei diritti dell’uomo. Quindi non è accettabile”.

“Io – ha concluso Schlein – chiedo a Giorgia Meloni di non farsi dare la linea dal patriarcato e di non ascoltare me ma di ascoltare le miriadi di associazioni, reti e centri antiviolenza magistrati specializzati e avvocati specializzati che da ieri stanno dicendo che questo sarebbe un passo indietro per le donne. Le chiedo di rimettere il consenso dentro a quel testo e di ripartire dal testo che avevamo già approvato all’unanimità solo qualche settimana fa”