Home Blog

Carburanti, rialzi ma senza strappi il giorno dopo lo stop a sconto accise

Roma, 4 lug. (askanews) – Prima giornata con moderati rialzi per i prezzi dei carburanti, dopo il venir meno dello sconto sulle accise, senza strappi bruschi. Secondo l’ultima rilevazione dell’osservatorio del Mimit, sulla rete stradale la benzina è mediamente salita a 1,820 euro al litro, considerando la modalità “self service”, il diesel a 1,899 euro al litro. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio (sempre ‘self’) è di 1,907 euro al litro per la benzina e 1,978 euro al litro per il gasolio.

Ieri lo stesso Osservatorio aveva comunicato 1,803 euro al litro per la benzina e 1,882 euro sul diesel, sulla rete stratale in ‘self’ e 1,894 euro-litro per la benzina e 1,968 euro-litro per il gasolio sulle autostrade.

Nel frattempo, una previsione del gigante bancario City indica che il calo dei prezzi del petrolio potrebbe proseguire fino a portare il Brent giù a 60 dollari al barile per la fine dell’anno, rispetto agli attuali circa 72 dollari.

Secondo gli analisti della Banca statunitense sul mercato globale tornerà a farsi sentire l’eccesso di offerta che si stava già manifestando prima della guerra in Iran. Il conflitto ha determinato una impennata dei prezzi con il barile salito fino a oltre 125 dollari, sui massimi dal 2022, ma poi con la tregua e l’accordo Usa-Iran si è verificato un drastico calmieramento.

Secondo City, al di là delle dichiarazioni intransigenti, sia gli Stati Uniti sia l’Iran hanno interesse a tenere in piedi l’intesa. L’effetto della ripresa della piena tassazione sui carburanti alla pompa potrebbe quindi avere un bilanciamento in ulteriori cali delle quotazioni del greggio.

In ordine sparso, oggi, i commenti di alcune associazioni di categoria sul tema carburanti. Sul piede di guerra Faib Confesercenti e Fegica, che puntano il dito contro il problema dell’ingresso incontrollato di soggetti nella distribuzione di carburanti, con inquinamenti della criminalità organizzata, evasione e distorsione della concorrenza.

“La riforma contenuta nel ddl, che il Mimit si ostina a tenere in tasca, contiene in sé gli strumenti per evitare di costringere le Forze dell’Ordine e i Magistrati a rincorrere i ladri dopo che si sono fatti accomodare in casa – affermano le associazioni – liberi di fare i loro sporchi affari, come avviene oggi. La riforma contrasta l’ingresso dei ladri e facilità l’espulsione di quelli che sono già dentro. Se solo la riforma ottenesse il recupero del 15% di quanto sottratto ora allo Stato, le accise potrebbero essere abbattute da subito di 5 centesimi in modo permanente e strutturale”.

Più positiva la valutazione della Fapi. “La scadenza del taglio temporaneo delle accise sui carburanti rappresenta la conclusione di una misura emergenziale che aveva svolto la propria funzione in una fase caratterizzata da forti tensioni sui mercati energetici. Oggi è necessario concentrare gli sforzi su interventi strutturali – dichiara con una nota il presidente nazionale della Fapi, Gino Sciotto – capaci di sostenere realmente il sistema produttivo italiano”.

“Comprendiamo le preoccupazioni di famiglie e imprese per l’aumento del costo del pieno proprio all’inizio dell’esodo estivo, ma il vero obiettivo deve essere quello di ridurre in maniera stabile il peso del costo dell’energia e della pressione fiscale che gravano sulle attività produttive”, aggiunge.

La Cna, poi, fa un interessante parallelismo tra le dinamiche dei costi dei carburanti e quelle del costo del credito.” Alla pompa e allo sportello bancario le piccole imprese conoscono bene la stessa legge non scritta: i costi sono molto sensibili quando si tratta di salire, ma diventano assai più pigri quando devono scendere. È accaduto con i carburanti e accade anche con il credito”. Per artigiani e piccole imprese il denaro resta caro, dice l’associazione, soprattutto quando il finanziamento richiesto è di importo contenuto: proprio la tipologia più frequente per acquistare un macchinario, rafforzare la liquidità, pagare fornitori o sostenere una fase di tensione finanziaria.

Tennis, Paolini: "Gli ultimi mesi molto dura"

Roma, 4 lug. (askanews) – Emozionata Jasmine Paolini alla fine del match che gli è valso l’approdo agli ottavi di finale di Wimbledon: “Gli ultimi mesi sono stati piuttosto duri. Sono felice di come sono stata in campo, affrontare Sakkari è dura. L’ultima volta con lei ho perso, stavolta mi sono divertita in campo ed è una bellissima sensazione. Sono veramente felice. Quest’anno è stata una montagna russa: mi sono infortunata a Parigi, sono arrivata qui senza aspettative. Sono felice, spero di giocare un’altra buona partita”.

Tennis, Jasmine Paolini agli ottavi a Wimbledon

Roma, 4 lug. (askanews) – Jasmine Paolini che torna negli ottavi di finale a Wimbledon grazie al successo su Maria Sakkari con un netto 6-1, 6-2 in poco più di un’ora. La prima volta nella seconda settimana di uno Slam dal Roland Garros dello scorso anno, il segno della rinascita di una Paolini che ha ritrovato il sorriso perché ha vinto e convinto. Jasmine ha giocato una partita di alto livello, senza concedere nulla a un’avversaria parecchio fallosa. Adesso la attende l’ottavo di finale contro la vincente del match tra Alexandra Eala e Iga Swiatek.

Bombardieri rieletto segretario Uil: “Autonomia e dialogo con tutti”

Padova, 4 lug. (askanews) – “Noi siamo un soggetto che si confronta e discute con tutti”. Così il leader della Uil, Pierpaolo Bombardieri, dopo essere stato riconfermato segretario generale del sindacato al XIX congresso a Padova.

“Invitiamo e facciamo parlare solo il governo perché questa è la prassi che noi abbiamo consolidato nel corso degli anni e ringraziamo il presidente del Consiglio che è venuto e si è confrontato con noi ma abbiamo invitato tutti i partiti ovviamente”, ha aggiunto, commentando la presenza della leader del Pd Elly Schlein al congresso. “Siamo molto contenti che loro siano venuti e hanno compiuto un atto di rispetto verso 2 milioni di iscritti, perché questa organizzazione rappresenta più di 2 milioni di iscritti, per noi è una cosa normale il confronto al netto delle definizioni”, definendo la Uil “un’organizzazione sindacale che rivendica la propria autonomia, la propria capacità di essere un interlocutore con tutti i partiti al netto degli schieramenti politici”.

“Eravamo comunisti quando facevamo gli scioperi con Landini e adesso che abbiamo fatto gli accordi con il governo siamo diventati di destra – ha sottolineato – la verità è che noi facciamo delle rivendicazioni. Se la nostre controparte, in questo caso il governo, ci dà risposte che noi riteniamo positive, noi diciamo che quelle risposte sono corrette. Io la chiamo onestà intellettuale”.

Il Papa a Lampedusa, abbraccio ai migranti "vittime di decisioni mancate"

Lampedusa, 4 lug. (askanews) – Il Papa che depone una corona di fiori sulla tomba dei migranti morti in mare e attraversa la Porta d’Europa, luogo simbolico e punto più a sud dell’Isola e del Vecchio Continente. Sono i due scatti-simbolo della visita pastorale di Leone a Lampedusa. Il primo Pontefice a visitare il cimitero – omaggio silenzioso ai migranti – e il primo Papa a varcare la soglia della Porta che affaccia sul Mar Mediterraneo. Un mare che Prevost osserva, lo sguardo verso l’orizzonte, e anzi si ‘avventura’ incamminandosi sugli scogli, incurante del forte vento che gli fa volare anche la papalina. Si sofferma sulla soglia, Papa Leone, in silenzio e da solo. Poco prima aveva salutato due famiglie di migranti, che lo accompagnano fino alla cornice. Sono i gesti che scandiscono la visita di poco più di tre ore e mezza sull’Isola delle pelagie.

Il Papa arriva intorno alle 9.00, accolto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e dal presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani. Prima tappa: la preghiera sulla tomba dei migranti morti in un viaggio che doveva salvarli da guerra e violenze e dove invece hanno trovato la morte. Qui, nel cimitero a Cala Pisana affollato dalle croci realizzate dall’artigiano lampedusano Francesco Tuccio che usa il legno delle barche utilizzate dai migranti per le traversate, Prevost è il primo leader mondiale a rendere omaggio a chi spesso viene dimenticato. A chi non ha un nome, a chi non ha degna sepoltura.

E’ poi l’arrivo alla Porta d’Europa, il momento più commovente della visita di Leone a Lampedusa, luogo iconico che rappresenta l’approdo e la speranza. Qui abbraccia due famiglie di migranti, a rappresentare chi vive il dramma delle migrazioni. Poi, accompagnato da due bimbi e da una mamma, è arrivato alla soglia della Porta d’Europa. Qui, un momento tutto suo.

Il piccolo Leo ha consegnato al Papa una lettera in cui ha raccontato la sua storia. “10 anni fa la mia storia è iniziata qui a Lampedusa, ero da solo e avevo perso tutto, soprattutto la mia mamma. Mi dicono che ho smesso di piangere solo quando mi hanno dato un pallone fatto di carta, da quel giorno il pallone è rimasto nel mio cuore e io non ho mai smesso di giocare. Spero tanto che questa palla che ti regalo adesso possa arrivare a un altro bambino e farlo felice proprio come me”.

Prima della messa, il Papa ha salutato una ventina di migranti dell’hotspot di Lampedusa. “Ci ha benedetti, una bellissima emozione”, raccontano. Infine la messa nel campo sportivo Arena. “I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate”, ha detto il Papa: “Oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia”, ha aggiunto, “questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti. Ma i gesti, per essere umani, hanno bisogno di un cuore”.

Ma dall’Isola di Lampedusa, Papa Leone denuncia anche “il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l’idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui”.

Infine, il fermo appello all’Europa: “Da questo estremo lembo d’Europa nel Mare Mediterraneo, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee. Anche per questo aspetto – come per quelli della transizione ecologica e della promozione della pace – l’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità”. (di Serena Sartini)

In Francia l’afa scatena la caccia ai condizionatori a basso costo

Roma, 4 lug. (askanews) – La nuova ondata di caldo che torna a investire la Francia ha trasformato un condizionatore low cost in un oggetto da mercato nero domestico. Il modello Tronic venduto da Lidl a 179 euro, durante un’operazione speciale lanciata il 2 luglio con 200mila pezzi tra condizionatori e ventilatori, è riapparso nel giro di poche ore su Vinted, Leboncoin e Facebook Marketplace a 300, 400, 600 e in alcuni casi fino a 700 euro. Lo racconta oggi l’agenzia di stampa France Presse.

“Il prezzo tiene conto dell’attuale rarità del prodotto. Grazie di non inviare offerte irrealistiche”, avverte un rivenditore, deciso a non trattare.

La corsa all’acquisto è il segnale più visibile di un Paese ancora scosso dall’afa eccezionale di giugno e già in allerta per una nuova risalita delle temperature. Météo-France prevede nel fine settimana valori oltre i 30 gradi su gran parte dell’Esagono, fino a 36-38 gradi nel Sud e punte locali vicine ai 40 gradi vicino al Mediterraneo. Lunedì il caldo dovrebbe estendersi ulteriormente, con 31-35 gradi anche nella regione parigina.

Sul piano sanitario, il bilancio resta pesante. Secondo i dati comunicati dalle autorità sanitarie francesi, durante la “canicule” di giugno sono stati registrati 2.025 decessi in eccesso, un dato ancora preliminare e destinato a essere consolidato. Santé publique France aveva già segnalato un aumento marcato dei decessi a domicilio, soprattutto tra gli anziani, ma anche nelle strutture sanitarie e nelle case di riposo. Il precedente bollettino provvisorio parlava di circa mille morti in eccesso; l’aggiornamento diffuso il 3 luglio ha quasi raddoppiato la stima.

La tensione sociale intorno al caldo è esplosa anche nei supermercati, in un paese in cui la diffusione dei climatizzatori domestici è minore rispetto ai paesi dell’Europa meridionale. L’operazione Lidl, presentata come un’occasione per acquistare apparecchi a prezzo ridotto, si è trasformata in diversi punti vendita in scene di ressa, con clienti pronti a contendersi fisicamente i condizionatori. La deputata ecologista Delphine Batho ha annunciato una segnalazione alla Direzione generale per la concorrenza, i consumi e la repressione delle frodi, accusando l’insegna di pubblicità ingannevole: secondo l’eletta, il prodotto sarebbe stato presentato come in promozione, pur essendo stato venduto in passato a un prezzo inferiore.

Lidl respinge le accuse. Il presidente di Lidl France, John Paul Scally, ha invitato “solennemente alla responsabilità di ciascuno, al civismo e al rispetto reciproco”, rifiutando che “comportamenti individuali” mettano a rischio la sicurezza dei dipendenti. Sui social, alcuni utenti hanno difeso l’azienda: “Lidl non è responsabile della follia della gente”, ha scritto un internauta, mentre altri hanno puntato il dito contro chi ha acquistato gli apparecchi solo per rivenderli a prezzo maggiorato.

La febbre da climatizzatore produce anche paradossi. Su Leboncoin è comparso un annuncio per un Tronic a 179 euro, apparentemente al prezzo originale. Ma il venditore offre solo il cartone: “Il climatizzatore è già servito a salvare una famiglia in difficoltà termica”, scherza. Il cartone, assicura, garantisce “un effetto psicologico di freschezza” a chi chiude gli occhi abbastanza forte. Ma avverte: “Questo prodotto non raffredda nulla, tranne il vostro portafogli”.

Dietro l’ironia resta una questione più ampia: la Francia si sta adattando a ondate di calore sempre più frequenti, intense e precoci. Secondo Météo-France, l’afa iniziata il 17 giugno e conclusa il 30 è stata più intensa di quella dell’agosto 2003, pur essendo durata meno. Il 24 e 25 giugno sono state le giornate più calde mai registrate in Francia su scala nazionale, con Parigi oltre i 40 gradi per due giorni consecutivi. In questo contesto, il condizionatore Lidl diventato bene raro è solo il sintomo commerciale di un’emergenza climatica e sanitaria ormai ricorrente.

Adriano Giannini: “Per recitare parto dal corpo non dalla psiche”

Iglesias, 4 lug. (askanews) – “La psiche non arriva quasi mai. Io cerco di fare un lavoro sui personaggi che non parta da un pensiero perchè mi perdo entrando in meandri che mi sfuggono di mano e mi confondono. Quindi di solito parto molto dal di fuori: può essere il corpo, una certa camminata, una postura, può essere un look”. Così l’attore Adriano Giannini a un incontro con il pubblico a Iglesias nell’ambito della Andaraas Traveling Film Festival ha raccontato come si prepara a interpretare un personaggio per il cinema.

Giannini ha spiegato di affidarsi spesso alle sensazioni della prima lettura del copione e al contributo di costumisti e truccatori, preferendo non arrivare sul set con un’idea troppo definita, così da lasciare spazio alle intuizioni che possono emergere durante le riprese.

Rugby, Nations Championship Italia battuta in Giappone

Roma, 4 lug. (askanews) – Finisce con una sconfitta l’esordio dell’Italia nel Nations Championship 2026. A Tokyo passa il Giappone 27-10. Match tirato nel primo tempo, poi nella ripresa i Brave Blossoms vanno subito a segno e indirizzano la partita, chiudendola con 3 mete e 4 punti segnati.

Azzurri in vantaggio con Brex e rimontati poi con le marcature di Dearns, Matsunaga (a segno anche con un piazzato e 3 trasformazioni) e poi Gunter nella ripresa, con Garbisi ad accorciare le distanze alla fine del primo tempo.

A inizio ripresa arriva un’altra accelerazione del Giappone, che conquista un calcio di punizione con un drive avanzante e guadagna la possibilità di riportarsi nei 22. Ancora Saito innesca le cariche – alternate – di avanti e trequarti con Hirose tra i più attivi, l’Italia tiene per 14 fasi poi però è Gunter a trovare il varco che vale la terza meta: 24-10. Il primo quarto d’ora è complicato per gli Azzurri, che però gradualmente riprendono campo e ritornano in attacco, soprattutto grazie al lavoro di Riccioni contro Okabe in mischia.

Al 59′ Brex con un calcetto innesca la corsa di Ioane, anticipato di piede dall’intervento di Hockings. L’Italia continua a spingere ma fatica a superare un’ottima difesa giapponese, dall’altra parte i Brave Blossoms approfittando dei cambi in prima linea per cambiare l’inerzia della mischia e al 67′ piazzano con Matsunaga per il 27-10. Nel finale il Giappone spinge alla ricerca della quarta meta: Zambonin sporca la rimessa nipponica, e dopo un lungo multifase l’Italia si salva con un bell’intervento di Marin, che tiene alto il pallone in area di meta. Finisce 27-10 per il Giappone, che batte l’Italia all’esordio nel Nations Championship.

Papa a Lampedusa, Baglioni: grande dono l’abbraccio di due Papi all’Isola

Lampedusa, 4 lug. (askanews) – “Mi sono ricordato quando nello stesso posto e nello stesso periodo, 13 anni fa, venne Francesco. L’abbraccio di due Papi è un grande dono per questa isola”: lo ha detto Claudio Baglioni, al termine della messa celebrata da Leone a Lampedusa, prima di salutare personalmente il Pontefice, nel palazzo comunale.

Un passaggio del brano di Baglioni, “Avrai”, è stato anche citato dal sindaco di Lampedusa. “Beh, a volte qualcosa rimane. E alla fine vale la pena fare questo mio mestiere”, ha sorriso l’artista che, dopo aver avuto una polmonite, ha rimandato al prossimo anno tutti i suoi concerti.

Formula1, Antonelli vince la Sprint, Hamilton è secondo

Roma, 4 lug. (askanews) – Kimi Antonelli conquista la Sprint Race del Gran Premio di Gran Bretagna sul circuito di Silverstone e firma la prima vittoria della carriera in una gara Sprint di Formula 1. Il pilota della Mercedes, scattato dalla prima fila, supera in pista Lewis Hamilton dopo una lunga sfida nei primi giri e taglia il traguardo davanti al ferrarista, centrando anche il giro più veloce nel finale. Terzo posto per Lando Norris con la McLaren.

Hamilton mantiene il comando allo spegnimento dei semafori dopo la partenza dalla pole position, resistendo all’attacco di Antonelli nelle prime tornate. Il giovane italiano resta però incollato alla Ferrari e al nono giro trova il sorpasso decisivo, prendendo la testa della corsa. Da quel momento impone un ritmo superiore, gestisce il degrado degli pneumatici e negli ultimi giri aumenta progressivamente il vantaggio fino a transitare sotto la bandiera a scacchi con oltre due secondi di margine.

Alle spalle dei primi due, Norris difende il terzo posto nel finale dagli attacchi di George Russell, che chiude quarto con l’altra Mercedes. Charles Leclerc risale fino alla quinta posizione dopo aver superato Max Verstappen, sesto al traguardo al termine di una Sprint complicata. Più indietro gli altri protagonisti, mentre Sergio Pérez riceve una penalità di dieci secondi per un contatto con Fernando Alonso.

Con questo successo Antonelli allunga di tre punti nella classifica mondiale sul compagno di squadra Russell e stabilisce anche un primato: a 19 anni, 10 mesi e 9 giorni diventa il più giovane vincitore di una Sprint nella storia della Formula 1, superando il precedente record. Per la Mercedes è la sesta vittoria in una Sprint e la terza stagionale, mentre Hamilton conquista l’ottavo podio Sprint della carriera, il quarto con la Ferrari.

Il programma del weekend di Silverstone prosegue alle ore 17 con le qualifiche che definiranno la griglia di partenza del Gran Premio di domenica.

Adriano Giannini: “Il mio sogno? Cappello, cavalli e un western”

Iglesias, 4 lug. (askanews) – “Ultimamente riguardavo Yellowstone. Mi piacerebbe fare una cosa così: cappello, cavalli, un bel western. Quel mondo mi affascina. Guardando Kevin Costner mi rendevo conto che era l’attore che studiavo di più, perché sapeva recitare col cappello, come Clint Eastwood. È una cosa che insegno spesso anche quando faccio lezione di recitazione: i grandi attori non sono sempre disposti a farsi guardare. Decidono loro quando mostrarsi alla macchina da presa”. Così l’attore Adriano Giannini durante un incontro con il pubblico a Iglesias, nell’ambito dell’Andaras Traveling Film Festival, dove ha raccontato il suo sogno di interpretare un western e ha spiegato come, osservando grandi interpreti “un po’ sottovalutati” come Kevin Costner, abbia maturato l’idea che la forza di un attore stia anche nel sapersi nascondere, scegliendo quando rivelarsi allo sguardo dello spettatore.

Aldo Montano, grave shock anafilattico: ristorante sapeva, potevo morire

Roma, 4 lug. (askanews) – L’ex schermidore Aldo Montano, campione olimpico ad Atene 2004, ha rischiato di morire a causa di un piatto servito in un ristorante contenente una proteina del latte, la caseina, cui è gravemente allergico, nonostante avesse avvisato il locale della circostanza. A raccontare la vicenda è lo stesso sportivo sul suo profilo Instagram, dove ha postato anche una sua foto dal ricovero ospedaliero.

“Ancora una corsa in ospedale. Ancora adrenalina, paura, farmaci. Ancora una volta con la vita appesa a un filo. Sono allergico alla caseina. Non è un capriccio, non è una moda alimentare, non è un’intolleranza. È un’allergia potenzialmente mortale. Eppure è successo di nuovo. Durante una cena in un ristorante di Roma, dopo aver comunicato chiaramente la mia allergia, mi sono ritrovato a lottare per la vita”, scrive Montano.

“Nel 2026 è inaccettabile che ci siano ancora superficialità, impreparazione e una sottovalutazione così grave delle allergie alimentari. Quando una persona informa il personale di avere un’allergia, non sta chiedendo un favore: sta consegnando la propria vita nelle mani di chi prepara e serve quel piatto”.

“Ogni volta che qualcuno minimizza, risponde con leggerezza o non segue i protocolli, sta mettendo a rischio una vita umana. Non esistono ‘piccole distrazioni’ quando le conseguenze possono essere uno shock anafilattico. Questa volta sono riuscito ad arrivare in ospedale. La prossima volta potrebbe non andare così, per me o per qualcun altro. È ora che le allergie alimentari vengano trattate per quello che sono: un’emergenza potenziale, non un dettaglio da ignorare. Perché tra una cena e una tragedia, a volte, c’è solo un errore”, conclude.

(Foto dal profilo Instagram di Aldo Montano)

Iran, Ali Khamenei: per trent’anni perno del potere iraniano

Roma, 4 lug. (askanews) – Ali Khamenei è stato il volto meno spettacolare, ma più duraturo, del potere iraniano per oltre trent’anni. Non aveva il carisma rivoluzionario di Ruhollah Khomeini, il fondatore della Repubblica islamica, né la statura religiosa dei grandi marja dello sciismo. Eppure, dal 1989 fino alla morte nei raid statunitensi-israeliani del 28 febbraio scorso, ha governato la Repubblica islamica come il perno di un sistema costruito sulla fedeltà ideologica, sul controllo degli apparati di sicurezza e su una lettura costante della politica estera come confronto con gli Stati uniti e con Israele.

Nato nel 1939 a Mashhad, città santa dell’Iran orientale, in una famiglia clericale di mezzi modesti, Khamenei entrò giovane nei circuiti dell’opposizione religiosa allo scià Mohammad Reza Pahlavi. Fu arrestato più volte dalla polizia del regime monarchico prima della rivoluzione del 1979, che rovesciò il sovrano sostenuto dall’Occidente e aprì la strada alla Repubblica islamica. In quell’universo rivoluzionario, Khamenei salì rapidamente: sopravvissuto nel 1981 a un attentato che gli lasciò menomato il braccio destro, fu eletto presidente nello stesso anno e rimase in carica per due mandati, attraversando quasi tutta la guerra Iran-Iraq.

Quel conflitto, costato centinaia di migliaia di morti, segnò in profondità la sua visione del mondo. La Repubblica islamica, isolata e sotto pressione, maturò allora la convinzione che la sopravvivenza del sistema dipendesse da due pilastri: la mobilitazione interna contro i nemici della rivoluzione e la costruzione di una capacità di deterrenza autonoma. Da Guida suprema, Khamenei trasformò questa impostazione in dottrina di Stato.

La sua ascesa al vertice avvenne nel giugno 1989, dopo la morte di Khomeini. La scelta fu controversa: Khamenei non possedeva le credenziali religiose più elevate tradizionalmente associate al ruolo. Ma l’Assemblea degli esperti lo designò come successore e le modifiche costituzionali consolidarono la figura della Guida al centro del sistema. Da quel momento, Khamenei divenne comandante in capo delle forze armate, arbitro ultimo delle grandi scelte strategiche, supervisore dell’indirizzo generale dello Stato e dominus degli equilibri tra presidenza, Parlamento, magistratura, Guardiani della rivoluzione e Consiglio dei guardiani.

La sua forza stava anche nella discrezione. Appariva spesso più grigio che magnetico, più sospettoso che visionario. Ma dietro il profilo austero costruì un potere capillare. Sotto di lui, i Pasdaran diventarono non solo un corpo militare, ma una potenza politica, economica e regionale. Attraverso la Forza Quds e la rete di alleati armati, Teheran sostenne Hezbollah in Libano, gruppi palestinesi come Hamas e Jihad islamica, milizie sciite in Iraq e gli Houthi in Yemen. Quello che l’Iran ha definito “asse della resistenza” permise alla Repubblica islamica di proiettare influenza dal Mediterraneo al Mar rosso, di sfidare Israele e di contestare la presenza americana senza arrivare per anni a uno scontro diretto totale.

Khamenei non fu però un leader incapace di tattica. Nel 2013 autorizzò quella che definì “flessibilità eroica”, aprendo lo spazio politico ai negoziati che portarono all’accordo nucleare del 2015 con Stati uniti, Russia, Cina, Francia, Regno unito, Germania e Unione europea. Non fu una conversione al compromesso, ma una scelta di convenienza: piegarsi senza spezzarsi, guadagnare tempo, ottenere l’allentamento delle sanzioni, preservando l’architettura del sistema. Il ritiro americano dall’accordo deciso da Donald Trump nel 2018 rafforzò in lui la convinzione che Washington non fosse un interlocutore affidabile.

All’interno, invece, la flessibilità ebbe confini molto più stretti. Ogni tentativo di riforma politica fu contenuto, represso o svuotato. I presidenti eletti con piattaforme di apertura, da Mohammad Khatami a Hassan Rohani, si mossero entro limiti stabiliti dall’alto. Quando la piazza mise in discussione la legittimità della Repubblica islamica, Khamenei scelse la repressione. Il Movimento verde del 2009, nato dopo la contestata rielezione di Mahmoud Ahmadinejad, fu soffocato con arresti, processi e violenze. Le proteste economiche degli anni successivi furono trattate come minacce alla sicurezza nazionale. Nel 2022, dopo la morte di Mahsa Amini, giovane curda arrestata dalla polizia morale, la sollevazione “Donna, vita, libertà” fu repressa con centinaia di morti, migliaia di arresti e un nuovo giro di vite su attivisti, studenti, giornalisti e donne.

La parabola finale di Khamenei ha saldato tutte le contraddizioni del suo lungo potere. L’Iran che lascia è più influente di quello che aveva ereditato, capace di condizionare crisi in Libano, Iraq, Siria, Yemen, Gaza e nel Golfo. Ma è anche un Paese impoverito dalle sanzioni, attraversato da fratture generazionali e sociali, isolato diplomaticamente e dipendente da un apparato securitario sempre più centrale. La nomina del figlio Mojtaba a nuova Guida suprema, dopo la morte del padre, ha confermato la volontà dei settori più duri del sistema di garantire continuità, ma ha anche accentuato l’immagine dinastica di una rivoluzione nata contro una monarchia. Nello stesso tempo, l’enigmatica assenza dalla scena pubblica di Khamenei jr., che secondo diverse voci sarebbe stato gravemente ferito negli attacchi di quattro mesi fa, fa sospettare che la sua nomina sia il modo per la cerchia di potere di giovarsi di una figura forse non in grado di prendere decisioni, per esercitare una leadership collettiva.

Per i sostenitori, Ali Khamenei è stato il custode dell’indipendenza nazionale, l’uomo che ha impedito all’Iran di tornare sotto tutela straniera e lo ha reso una potenza che nessun rivale può ignorare. Per i critici, è stato il leader che ha trasformato la Repubblica islamica in uno Stato più forte fuori dai confini ma più fragile dentro, più temuto che legittimato, più capace di resistere che di convincere. Con i funerali solenni iniziati a Teheran e destinati a concludersi a Mashhad, si chiude non solo la vita politica di una Guida, ma una fase intera della storia iraniana.

Bombardieri confermato all’unanimità segretario generale della Uil

Padova, 4 lug. (askanews) – Il consiglio confederale nazionale della Uil, votato dai delegati al XIX congresso, ha riconfermato, all’unanimità per alzata di mano, Pierpaolo Bombardieri alla guida del sindacato. Bombardieri è segretario generale della Uil dal 4 luglio 2020. Bombardieri ha ringraziato i delegati della Uil. “Spero di essere all’altezza dell’incarico che mi avete affidato – ha detto – per continuare questa splendida avventura iniziata tempo fa. Squadra che vince non si cambia”. Bombardieri ha proposto la riconferma della segreteria uscente, votata all’unanimità e così composta: Ivana Veronese, Vera Buonomo, Santo Biondo, Emanuele Ronzoni e tesoriere Benedetto Attili. “E’ stato un percorso lungo, complicato – ha detto –  nel quale sicuramente non ci siamo fatti tanti amici. Ma abbiamo le spalle larghe e come diciamo sempre soldi e paura mai avuti e mai ne avremo.

Papa a Lampedusa, attivista lo ringrazia per visita al cimitero migranti

Lampedusa, 4 lug. (askanews) – Papa Leone XIV è arrivato a Lampedusa dove ha inaugurato e benedetto al Molo Favaloro la targa che intitola il Molo a Papa Francesco. Si tratta di una placca su una scultura che richiama la forma di una conchiglia, su cui è scritto “Molo Papa Francesco. Luogo di approdo, speranza e umanità. Lampedusa IV Luglio 2026. Papa Leone XIV e la comunità delle pelagie posero”.

Qui ha salutato la folla fra cui c’era anche Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 Ottobre, organizzazione non profit fondata all’indomani del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013, che ha fermato il Papa per ringraziarlo. “Santità, grazie per aver visitato il cimitero dei migranti. È l’unico leader al mondo ad averlo fatto”, ha detto.

Subito dopo Prevost ha saluto alcuni migranti, circa venti, ospitati nell’hotspot, con diversi operatori che li assistono. “Ci ha incoraggiato e benedetto – ha raccontato uno dei migranti dell’hotspot di Lampedusa – sono molto emozionato e contento di questo incontro”.

L’arrivo del Papa al campo sportivo di Lampedusa per la messa

Lampedusa, 4 lug. (askanews) – Nelle immagini l’arrivo della Papa al campo sportivo di Lampedusa, accolto da una grande folla riunita per assistere alla messa officiata da Leone XIV.

Salvini: Vannacci nel c.destra? Non voti contro un anno e poi cambi idea

Firenze, 4 lug. (askanews) – Davanti alla nuova sede della Lega Toscana, nel quartiere Brozzi-Peretola di Firenze, il leader della Lega Matteo Salvini, attorniato da qualche decina di militanti, ha affrontato più di una domanda sulla questione Vannacci, l’ex generale fuoriuscito dalla Lega e fondatore di Futuro nazionale. Cosa pensa Salvini dell’interlocuzione politica tra Fratelli d’Italia e Fn? “Guardi, io lavoro con l’attuale maggioranza – ha risposto – e mi è dispiaciuto che i parlamentari di Vannacci abbiano votato contro il Piano casa”.

È quindi incompatibile con il centrodestra l’ex generale? “Dovrà decidere lui – ha osservato spiegando il suo punto di vista -, non puoi votare contro per un anno e poi alzare il dito e dire ‘ho cambiato idea’, però…”. Però, ha rilanciato, “io sono convinto che questa squadra stia lavorando bene e possa tranquillamente vincere le elezioni. Poi se qualcun altro cambierà idea…”. Ma, insomma, hanno insistito i cronisti, potrà ancora fidarsi di Vannacci in futuro? Salvini sorridendo ha risposto: “La chiudiamo qua”.

Banche, Unimpresa denuncia il divario dei tassi tra i prestiti e i depositi

Roma, 4 lug. (askanews) – Unimprese torna a puntare il dito contro l’amio differenziale tra i tassi di interesse che le banche impongono sui prestiti a famiglie e Pmi e quello, molto più basso, con cui invece retribuiscono i loro conti correnti. “Famiglie e piccole imprese continuano a pagare tassi elevati per accedere al credito, mentre i risparmi depositati in banca vengono remunerati con rendimenti sempre più bassi. Nei primo mesi del 2026 il credito al consumo è costato in media il 10,34%, i finanziamenti alle piccole e medie imprese il 4,18%, mentre i conti correnti hanno reso appena lo 0,29%”, rileva Unimpresa sulla base di una analisi del suo Centro studi

Nei mesi passati la riduzione dei tassi d’interesse decisa dalla Banca centrale europea (che li ha alzati dallo 2 al 2,25% solo la scorsa settimana) “si è trasmessa rapidamente alla raccolta bancaria, ma solo in misura limitata e selettiva al costo dei prestiti. Il dato più pesante riguarda il credito al consumo. A marzo 2026 il Taeg (tasso annuo effettivo globale) applicato ai finanziamenti destinati alle famiglie si è attestato al 10,34%, sostanzialmente invariato rispetto al 10,50% di gennaio 2025. In oltre un anno il calo è stato di appena 0,16 punti percentuali – dice l’analisi – nonostante il progressivo allentamento della politica monetaria europea. Dopo essere sceso sotto il 10% nel dicembre 2025, il costo del credito al consumo è tornato rapidamente sopra la doppia cifra nei primi mesi del 2026”.

“Anche il mercato dei mutui ha mostrato una trasmissione solo parziale dei tagli della Bce. Il Taeg sui finanziamenti per l’acquisto di abitazioni si è attestato al 3,81% a marzo 2026. Dopo una fase iniziale di lieve riduzione, i mutui hanno registrato una progressiva risalita nel corso del 2025, arrivando al 3,87% tra gennaio e febbraio 2026, prima di un leggero arretramento nel mese successivo. Sul fronte delle imprese – prosegue l’associazione – il costo del credito resta significativamente più elevato per le aziende di minori dimensioni. I prestiti fino a un milione di euro, principale fonte di finanziamento per le Pmi, hanno registrato un tasso medio del 4,18% a marzo 2026. Dopo aver toccato un minimo del 3,95% nell’agosto 2025, il costo dei finanziamenti per le piccole e medie imprese è tornato a salire nella seconda parte dell’anno, chiudendo il primo trimestre del 2026 su livelli superiori rispetto ai minimi registrati”.

“Molto più favorevoli, invece, le condizioni applicate alle imprese di maggiori dimensioni. I finanziamenti oltre il milione di euro hanno registrato un tasso medio del 2,99%, inferiore di circa 1,2 punti percentuali rispetto a quello pagato dalle pmi. Un differenziale che conferma come la dimensione aziendale continui a rappresentare un fattore determinante nell’accesso a condizioni creditizie più vantaggiose. Per quanto riguarda la raccolta, i depositi complessivi di famiglie e imprese hanno offerto una remunerazione media dello 0,65%, in calo rispetto allo 0,85% di gennaio 2025. Ancora più basso il rendimento dei conti correnti, fermo allo 0,29%, vicino ai livelli minimi registrati nel corso del 2025 – osserva Unimpresa – e inferiore allo 0,41% rilevato all’inizio dello scorso anno. Anche i depositi vincolati hanno visto ridursi significativamente la propria redditività. A marzo 2026 hanno reso in media il 2,45%, contro il 3,14% di gennaio 2025, con una diminuzione di 0,69 punti percentuali in poco più di un anno”.

“Il confronto tra quanto le banche riconoscono ai risparmiatori e quanto chiedono a famiglie e imprese evidenzia margini ancora molto ampi. Tra il rendimento dello 0,29% dei conti correnti e il 10,34% del credito al consumo si registra una differenza superiore a 10 punti percentuali – afferma Unimpresa -. Lo spread tra la remunerazione media dei depositi (0,65%) e il costo dei prestiti alle pmi (4,18%) è pari a 3,53 punti percentuali, mentre per le grandi imprese si attesta a 2,34 unti”.

Secondo Giuseppe Spadafora, vicepresidente di Unimpresa “si conferma una dinamica ormai consolidata: la discesa dei tassi ufficiali ha prodotto benefici immediati per le banche sul lato della raccolta, ma non si è tradotta in un analogo alleggerimento del costo del credito per famiglie e piccole imprese – commenta -. La riduzione dei rendimenti riconosciuti ai risparmiatori è stata rapida e generalizzata, mentre quella applicata ai prestiti è risultata più lenta, selettiva e incompleta, mantenendo elevato il peso degli interessi su consumatori e sistema produttivo”.

Usa, Trump a Mount Rushmore attacca i "comunisti"

Roma, 4 lug. (askanews) – Alla vigilia del 250mo anniversario della nascita degli Stati uniti, il presidente Donald Trump ha usato lo scenario di Mount Rushmore per attaccare i suoi avversari politici, definendoli comunisti “senza Dio” e “malvagi”, in un discorso dai toni durissimi a quattro mesi dalle difficili elezioni di midterm. Lo riferisce il New York Times.

“Possiamo perdere le elezioni di metà mandato solo se permettiamo a noi stessi di perderle, se saremo sciocchi, stupidi e imprudenti”, ha detto Trump venerdì sera in South Dakota, chiedendo al Congresso di approvare il suo SAVE America Act, provvedimento che imporrebbe regole più rigide sull’identificazione degli elettori. Il presidente ha anche chiesto di porre fine al filibuster, la procedura parlamentare che consente all’opposizione di bloccare o rallentare l’approvazione di misure al Senato.

Il discorso è stato costruito come un attacco frontale alla sinistra democratica e alla nuova ala progressista del Partito democratico, che la Casa bianca presenta sempre più spesso come una minaccia “comunista”.

Davanti ai volti scolpiti nella roccia di George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln, Trump ha ripetuto più volte il termine “comunismo”, descrivendolo come “il nemico del 4 luglio 1776” e come una minaccia più grave di Pearl Harbor e dell’11 settembre. Ha citato anche Karl Marx.

La prima parte dell’intervento era stata dedicata a un ritratto celebrativo degli Stati uniti, definiti la più grande società nella storia della civiltà. “Vivete in un posto molto speciale, congratulazioni a tutti”, ha detto Trump alla folla.

Il presidente ha poi cambiato tono, avvertendo contro chi, a suo dire, non vorrebbe che l’inglese restasse la lingua dominante degli Stati uniti, contro chi vorrebbe confiscare le armi e contro “nuovi arrivati nel nostro Paese che abbracciano idee totalmente opposte al nostro modo di vivere e al nostro grande successo”.

“Il comunismo è l’esatto contrario della vita, della libertà e della ricerca della felicità”, ha affermato. “E’ morte, tirannia e ricerca del male”.

Trump aveva già usato Mount Rushmore come sfondo politico sei anni fa, alla fine del suo primo mandato, durante una campagna elettorale poi persa. Allora, nel pieno della pandemia e delle proteste seguite alla morte di George Floyd, aveva messo in guardia contro un “nuovo fascismo di estrema sinistra”. Questa volta ha scelto il bersaglio del comunismo.

Il discorso è stato accompagnato da una forte scenografia patriottica: elicotteri militari e un bombardiere B-52 hanno sorvolato l’area, mentre al tramonto i riflettori illuminavano il monumento. Poco prima dell’arrivo del presidente, un temporale con fulmini e grandine aveva costretto parte del pubblico a cercare riparo.

Nel finale, Trump ha lanciato un ultimo attacco: “Il Partito comunista è fatto di immigrati illegali, criminali e di tutti quelli che non vogliono lavorare”. Poi è tornato per qualche minuto a celebrare gli Stati uniti, mentre i fuochi d’artificio illuminavano Mount Rushmore.

Justin Bieber esce con "Swag live from Coachella (Weekend II)"

Milano, 4 lug. (askanews) – Justin Bieber, popstar di fama mondiale, cantautore multiplatino e volto di un’intera generazione, pubblica “Swag live from Coachella (Weekend II)” e torna in rotazione radiofonica in Italia con “Speed demon”, brano estratto dall’album “SWAG II”, uscito a settembre 2025.

Caratterizzato da un sound travolgente e da un’intensa carica emotiva, “Speed demon” racconta il percorso personale e artistico di Justin Bieber, esplorando il peso dell’esposizione mediatica e la forza necessaria per affrontare ostacoli e giudizi. Un inno alla determinazione e all’autenticità, in cui l’artista rivendica la libertà di seguire la propria strada, rimanendo fedele a sé stesso e a ciò che conta davvero.

A una settimana dalla pubblicazione di “Swag live from Coachella (Weekend I)”, il suo primo album dal vivo, Justin Bieber torna a sorprendere con “Swag live from Coachella (Weekend II)”, il nuovo progetto che immortala la seconda, acclamatissima performance da headliner al Festival del Coachella, raccogliendo momenti iconici del secondo weekend e consacrando definitivamente uno degli show più celebrati dell’anno.

La stampa internazionale ha accolto l’esibizione con entusiasmo unanime, sottolineando come Justin Bieber sia riuscito a superare persino l’eccellente debutto del primo fine settimana. Variety ha scritto che “Justin Bieber ha sfoderato tutte le sue carte migliori durante il secondo weekend del Coachella”; Billboard ha definito lo spettacolo “un evento costellato di grandi ospiti”. Numerosi critici hanno evidenziato la ritrovata sicurezza dell’artista sul palco, osservando come Justin Bieber abbia saputo dominare la scena con una presenza ancora più matura e convincente. Anche USA Today ha elogiato la performance, sottolineando come “i protagonisti del Coachella spesso riservino meno sorprese al secondo weekend, ma Justin Bieber ha superato ogni aspettativa”, celebrando una produzione ancora più ambiziosa e una realizzazione impeccabile. “Swag live from Coachella (Weekend II)” include le partecipazioni speciali di Sexyy Red, Dijon e SZA, offrendo ai fan la possibilità di rivivere uno degli spettacoli più memorabili della recente carriera di Justin Bieber. Il secondo weekend è stato impreziosito dalle apparizioni speciali di Big Sean e Billie Eilish, che hanno contribuito a rendere ancora più memorabile una performance già destinata a entrare nella storia del festival.

Sono inoltre ora disponibili su YouTube le registrazioni integrali delle esibizioni di Justin Bieber durante entrambi i weekend del Coachella, presentate nella loro versione completa così come trasmesse in streaming durante il festival e corredate da contenuti esclusivi provenienti dagli archivi della produzione. Con i due album dal vivo e la pubblicazione integrale dei concerti, Justin Bieber offre oggi l’esperienza definitiva per rivivere due performance che hanno segnato il suo trionfale ritorno sul palco del Coachella e confermato il suo status di protagonista assoluto della scena pop internazionale.

Ad aprile 2026 Justin Bieber è tornato sul palco del Coachella come headliner a quattro anni dalla sua ultima esibizione dal vivo. Lo show – immortalato nell’album”Swag live from Coachella (Weekend I)”uscito pochi giorni fa e “Swag live from Coachella (Weekend II)” – ha rappresentato uno dei momenti più significativi della sua carriera. Con 147 milioni di visualizzazioni globali, la performance è diventata la più vista nella storia del festival. Nelle settimane successive, l’artista ha registrato il miglior risultato giornaliero della sua carriera su Spotify, con oltre 105 milioni di stream in un solo giorno, arrivando a totalizzare 431 milioni di ascolti globali nell’arco di una settimana. Il successo della sua prima grande esibizione dal vivo dopo quattro anni si è riflesso anche nelle classifiche internazionali, con 21 brani entrati contemporaneamente nella Spotify Global Top 200 e sette album presenti nella Billboard 200, stabilendo nuovi record per la sua carriera.

Pubblicato a settembre 2025 “SWAG II” è l’ottavo album in studio di Justin Bieber e amplia il percorso artistico inaugurato con “Swag”, attraverso 23 brani che intrecciano pop, R&B e soul in un racconto intimo dedicato all’amore, alla famiglia, alla fede e alla crescita personale. Il progetto è arrivato sulla scia dello straordinario successo di “Swag”, l’album che ha segnato il ritorno dell’artista a quattro anni di distanza da “Justice”. Debuttato al #2 della Billboard 200, “Swag” è diventato l’album più ascoltato al mondo nel giorno della sua uscita, superando i 200 milioni di stream nella prima settimana e raggiungendo la vetta delle classifiche di Spotify e Apple Music in oltre 100 paesi. Trainato dal successo del singolo “Daisies”, il progetto ha registrato il miglior debutto in streaming della carriera dell’artista. Con “SWAG II”, Justin Bieber prosegue questo nuovo capitolo artistico all’insegna della libertà creativa e dell’autenticità. L’album ha debuttato al primo posto delle classifiche Spotify U.S Debut Albums e Global Debut Albums, confermando il successo della nuova fase della sua carriera.

250mo USA, il Papa: difendere la vita, accogliere e proteggere i migranti

Roma, 4 lug. (askanews) – “Tra i principi che hanno guidato lo sviluppo” degli Stati Uniti d’America vi è “la dignità di ogni vita umana donata da Dio: ogni persona è dotata di un valore intrinseco che richiede rispetto, protezione e cura. In questo spirito, la piena comprensione di tale dignità porta a riconoscere l’importanza di salvaguardare la vita umana dal suo inizio, al momento del concepimento, fino alla morte naturale, e di costruire una società in cui i vulnerabili, i sofferenti e i dimenticati siano sempre accolti con compassione, solidarietà e amore”. Lo scrive Papa Leone XIV in una lettera inviata in occasione del 250° anniversario della fondazione degli Stati Uniti d’America.

“La difesa della vita umana – ricorda il Pontefice – comprende anche l’accoglienza, la protezione e l’assistenza agli immigrati, le cui speranze, i cui sacrifici e il cui contributo hanno fatto parte della storia di questo Paese sin dalle sue origini. In ogni generazione, coloro che sono giunti qui in cerca di libertà, opportunità e un luogo in cui sentirsi a casa hanno contribuito a plasmare il carattere della nazione. Accoglierli con compassione e generosità non è solo un atto di carità, ma anche un riconoscimento della dignità che appartiene a ogni persona umana”, conclude Prevost.

Il Papa a Lampedusa, appello all’Europa: su migranti ha chiamata epocale

Lampedusa, 4 lug. (askanews) – “Da questo estremo lembo d’Europa nel Mare Mediterraneo, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee. Anche per questo aspetto – come per quelli della transizione ecologica e della promozione della pace – l’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità”. Così il Papa durante la messa al campo sportivo di Lampedusa, rivolgendo un appello all’Europa.

“Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l’Europa è in grado – in quest’area – di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo – ha aggiunto – vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona. È un compito delle istituzioni pubbliche ma anche di tutta la società civile e della Chiesa”.

Cgia: per le imprese italiane tasse doppie rispetto alle big tech

Roma, 4 lug. (askanews) – “È inaccettabile. E’ un comportamento che dovrebbe indignare, soprattutto coloro, quando parlano di tasse, reclamano equità, rigore e giustizia fiscale. E’ un fenomeno che continua a consumarsi ogni anno, silenziosamente”. E’ la denuncia sollevata dalla Cgia, che in una analisi riferisce come i colossi del web continuino a macinare profitti miliardari, “scaricando” sulle nostre piccole e medie imprese il peso fiscale che loro eludono in agilità. Molti di questi giganti continuano a spostare i propri profitti verso i Paesi a fiscalità di vantaggio, lasciando a bocca asciutta tanti paesi, come l’Italia, con una disinvoltura inaudita.

“E i numeri, quelli che nessuno dovrebbe ignorare, sono spietati – dice l’associazione con un comunicato -. Mentre le imprese italiane — quelle che ogni mattina alzano le serrande, che assumono, che investono e che resistono – registrano un tax rate del 31,9 per cento, le prime 25 multinazionali del web presenti nel mondo, secondo i dati dell’Area Studi di Mediobanca[3], presentano un’aliquota fiscale media pari al 14,8 per cento: praticamente meno della metà. Certo, qualcuno si affretterà a segnalare i limiti metodologici di questa comparazione e la mancanza di rigore scientifico. Giusto. Ma nessun aspetto tecnico può oscurare la sostanza di quello che emerge: anni di elusione sistematica hanno scavato un fossato enorme tra chi le tasse le paga e chi le aggira grazie a un sistema internazionale che non ha ancora trovato né la volontà né il coraggio di fermare queste operazioni discutibilissime”.

Nel 2024, ultimo dato disponibile, le prime 25 websoft presenti nel mondo hanno realizzato un utile ante imposte pari a 503 miliardi di euro, versando, complessivamente, 74,3 miliardi di euro di tasse. Pertanto, il tax rate è stato del 14,8 per cento. Le imprese italiane, invece, nel 2023 hanno realizzato un utile di 322 miliardi che ha determinato un versamento al nostro erario di 102,6 miliardi di euro di imposte, facendo così salire il tax rate al 32 per cento. Un’ aliquota fiscale più che doppia di quella toccata dai giganti mondiali del web, afferma la Cgia.

E non sono solo i colossi stranieri del web a godere della fiscalità di vantaggio offerta ancora oggi da diversi Paesi europei. Negli ultimi anni, osserva la Cgia, anche molti grandi gruppi italiani hanno spostato all’estero la sede legale o fiscale, talvolta limitandosi a una controllata. Meta preferita: i Paesi Bassi. Il motivo è duplice. Da un lato la legislazione societaria olandese è molto favorevole, perché consente agli azionisti storici di avere doppio voto in assemblea, un meccanismo che blinda l’azienda da eventuali scalate straniere. Dall’altro, ad Amsterdam il fisco riserva condizioni piuttosto generose alle grandi aziende disposte a trasferire lì la propria sede fiscale. Operazioni del tutto legittime, sul piano fiscale e societario. Ma con un effetto collaterale tutt’altro che neutro: si riduce la base imponibile in Italia, e a farne le spese sono soprattutto le piccole e piccolissime imprese che, a differenza dei grandi gruppi, non hanno certo la possibilità di fare le valigie e trasferirsi altrove.

Italia-Usa, Nave Vespucci a New York per il 4 luglio

Roma, 4 lug. (askanews) – Nave Amerigo Vespucci partecipa oggi a New York alle celebrazioni per il 250mo anniversario della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati uniti d’America, sfilando davanti alla Statua della Libertà insieme alla più grande flotta di velieri e navi militari del mondo.

La tappa rientra nel Tour Vespucci-Campagna Nord America 2026 e porta la “Signora dei Mari” nel porto di New York nel giorno della festa nazionale statunitense.

“Con la Vespucci portiamo l’Italia nel mondo a bordo di un’ambasciatrice d’eccezione, orgoglio della nostra Marina militare e della Difesa”, ha dichiarato il ministro della Difesa Guido Crosetto.

Secondo Crosetto, la presenza della nave a New York, nel giorno in cui gli Stati uniti celebrano i 250 anni della loro indipendenza, “è il simbolo di un legame che attraversa la storia”.

“E’ un omaggio ai 20 milioni di italo-americani che hanno contribuito alla crescita e alla grandezza degli Stati uniti. E’ un segno di gratitudine verso i 16.757 militari americani che riposano nei nostri cimiteri o risultano dispersi in Italia, dopo aver combattuto per la Liberazione del nostro Paese”, ha affermato il ministro.

Crosetto ha rivolto un pensiero anche “ai 13.821 militari e ai 2.575 civili americani che oggi vivono e lavorano in Italia, accolti come amici e alleati, contribuendo ogni giorno alla sicurezza dell’Alleanza atlantica”.

Il ministro ha inoltre ricordato “i militari italiani, caduti o feriti nelle missioni internazionali al fianco degli Stati uniti e degli alleati della Nato, dell’Unione europea e delle Nazioni unite, dai Balcani all’Afghanistan”, insieme ai civili che hanno condiviso gli stessi impegni.

“La Vespucci è lì per testimoniare la forza di un’amicizia fondata sulla condivisione di valori, sul rispetto degli impegni assunti e sulla volontà di continuare a costruire insieme sicurezza, libertà e pace”, ha concluso Crosetto. “Un pezzo d’Italia che rende omaggio a una Nazione amica, con l’orgoglio di rappresentare un Paese che da ottant’anni onora i propri valori, i propri alleati e la propria parola”.

Le sei date al Maradona di Geolier del 2027 sono già sold out

Milano, 4 lug. (askanews) – Quest’anno è stato Geolier a raggiungere i suoi fan in giro per l’Italia. Nel 2027 sarà Napoli ad accogliere il suo pubblico in arrivo da tutta la nazione.

Il rapper riscrive la storia dei live nella sua città, raddoppiando il suo primato e firmando un nuovo record: le sei date di “Napoli è casa tua”, annunciate la scorsa settimana e in programma il 9, 10, 11, 13, 14 e 15 giugno 2027 allo Stadio Diego Armando Maradona, sono ufficialmente tutte sold out.

Durante il weekend conclusivo del suo primo tour negli stadi, Geolier aveva parlato di un progetto speciale dedicato alla sua città, dichiarando “L’anno prossimo suonerò solo a Napoli”. Il pubblico ha risposto subito con un entusiasmo tale da bruciare, in meno di 48 ore, 150.000 biglietti, e da portare, oggi, a compimento il compito non scontato di replicare l’annuncio, con un tutto esaurito senza precedenti.

Oltre 300.000 fan raggiungeranno il capoluogo campano per vivere momenti indimenticabili ben oltre il concerto, assorbendo l’energia delle persone e dei luoghi che hanno ispirato il percorso artistico di Geolier. Perché per comprendere davvero ciò che il rapper racconta da anni, bisogna vivere emozioni uniche nel luogo da cui tutto ha avuto origine.

È questa la visione che ha dato vita a “Napoli è casa tua”, un progetto che trasforma sei concerti in un’esperienza diffusa, con eventi, attività e iniziative che accompagneranno chiunque arriverà in città. Perché Napoli non è soltanto il luogo da cui Geolier proviene. È casa sua. Ed è pronta a diventare la casa di tutti.

Info biglietti su: magellanoconcerti.it.

Per permettere al pubblico di tutta Italia di raggiungere Napoli e vivere al meglio l’esperienza, saranno previste agevolazioni dedicate ai trasporti e alla permanenza in città. Le informazioni verranno comunicate sul sito di Magellano Concerti a partire dal 1° dicembre 2026.

Il sipario sul primo tour negli stadi di Geolier si è chiuso nel modo più spettacolare possibile. Dopo l’esordio a San Siro e i sold out all’Olimpico e al Franco Scoglio, l’artista ha completato, per la seconda volta nella sua carriera, la tripletta di concerti sold out allo Stadio Diego Armando Maradona.

A rendere ancora più memorabile il weekend di Napoli sono stati gli ospiti che hanno condiviso il palco con lui. Il 26 giugno la leggenda dell’hip hop mondiale 50 Cent ha raggiunto Geolier per la prima esibizione live di “Phantom”, la loro collaborazione contenuta nell’album “Tutto è possibile”: un momento storico che ha trasformato il sogno di Emanuele bambino in realtà. Nelle tre serate al Maradona sono saliti sul palco anche Sfera Ebbasta, ANNA, Luchè, la SLF e l’inseparabile MV Killa, presenza simbolica lungo tutto il tour. Ospiti che si aggiungono a quelli delle precedenti tappe, da Lazza e Shiva a Milano, Kid Yugi a Milano e Roma e Achille Lauro a Roma.

A chiudere questo viaggio è stato anche un altro traguardo senza precedenti: il concerto finale del 28 giugno è stato trasmesso in live streaming globale su Prime Video, oltre che sul canale Twitch e sull’app di Amazon Music, portando per la prima volta un artista italiano in diretta mondiale sulla piattaforma e inaugurando nel nostro Paese una distribuzione simultanea del live su più servizi streaming.

Ma Geolier non si ferma e il suo tour continua con quattro speciali appuntamenti del “Summer festival tour 2026”.

Milano Re-Mapped: le creature nomadi di Pirelli HangarBicocca

Milano, 4 lug. (askanews) – Pirelli HangarBicocca ha presentato nelle serate di mercoledì 1 luglio e giovedì 2 luglio 2026 Nomadic creatures, la quarta edizione di Milano Re-Mapped Summer Festival, la manifestazione dedicata alle creatività indipendenti, con il coinvolgimento di tre associazioni di Milano – Associazione Circolissimo, Armonika ed Edizioni Brigantino – e un’inedita collaborazione oltre confine con La Rada di Locarno.

Giovanna Amadasi, Responsabile Programmi Pubblici ed Educativi di Pirelli HangarBicocca, ha raccontato ad askanews l’esperienza: “La filosofia del festival è la medesima da quando è iniziato nel 2022, questa è la quarta edizione in cinque anni, ed è quella di aprire un dialogo con le realtà indipendenti del territorio milanese e non solo. È un momento in cui Hangar si mette veramente in relazione con quello che c’è intorno a noi, perché per un’istituzione come la nostra è veramente importante anche imparare da chi fa cultura in maniera più indipendente senza avere il supporto importante che un’istituzione come Pirelli HangarBicocca ha da Pirelli e sperimentando in modo magari più radicale proprio perché al confine fra diversi linguaggi. La cosa importante è anche che le associazioni che noi coinvolgiamo hanno una relazione osmotica proprio col territorio, quindi sono realtà che sono molto importanti per rendere il tessuto della città un tessuto vivibile, accogliente, aperto e inclusivo”.

Per due notti Pirelli HangarBicocca si è aperta alla città per lasciarsi abitare da queste identità nomadi e cangianti, restituendo alla comunità le voci di realtà che cercano nuovi modi di fare arte e cultura oltre ogni frontiera: Associazione Circolissimo, Edizioni Brigantino, Collettivo Armonika, La Rada, Andrea Cammarosano e Leonardo Persico – La Couture, The Zangles, Reona, Mercury Hall, Canale MILVA, Martina Rota, Rebecca Solari, Francesca Sproccati, Léo Collin, Réka Csiszér, Shigeru Ishihara, J. Mo’ong Santoso Pribaldi, Aquiles Navarro.

La rassegna dedicata alla creatività contemporanea è realizzata con il sostegno di Fondazione Cariplo e con la collaborazione progettuale dell’Istituto Svizzero che da quest’anno si unisce a Pirelli HangarBicocca in un’innovativa sinergia per sostenere e promuovere le espressioni artistiche indipendenti.

Mattarella a Trump: 4 luglio patrimonio condiviso libertà e diritti

Roma, 4 lug. (askanews) – La festa dell’indipendenza americana è un “patrimonio convidiso” di quanti si riconoscono “nei princìpi di libertà, rappresentanza democratica e tutela universale dei diritti di ogni uomo, anche nel ricercare una vita dignitosa e felice”. E’ quanto scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al presidente degli Stati Uniti d’America, Donald J. Trump.

“Quest’anno la festa del 4 luglio acquisisce un significato eccezionale per gli Stati Uniti d’America, ricorrendo il duecentocinquantesimo anniversario dell’indipendenza – osserva Mattarella -. Desidero pertanto rivolgere all’amico popolo statunitense le più vive felicitazioni della Repubblica Italiana e mie personali. L’odierna celebrazione appartiene alla storia degli Stati Uniti ma è divenuta nel tempo patrimonio condiviso di quanti si riconoscono nei princìpi di libertà, rappresentanza democratica e tutela universale dei diritti di ogni uomo, anche nel ricercare una vita dignitosa e felice”.

Mattarella: essenziale che Washington e Roma continuino a lavorare insieme

Roma, 4 lug. (askanews) – “In un frangente storico segnato da sfide senza precedenti per l’umanità, è essenziale che Washington e Roma, anche nell’alveo dell’Alleanza Atlantica e attraverso la partecipazione alle Nazioni Unite e agli altri consessi multilaterali, continuino a lavorare insieme a favore di pace, sicurezza e prosperità per i rispettivi popoli e per il mondo intero”. E’ quanto scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un passaggio del messaggio inviato al Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald J. Trump, in occasione dei 250 anni della Dichiarazione di indipendenza.

Papa Leone a Lampedusa, tre ore nell’Isola emblema dei migranti

Lampedusa, 4 lug. (askanews) – Una visita di tre ore e mezza con il pensiero al dramma dei migranti. Papa Leone arriva a Lampedusa, a 13 anni esatti dal suo predecessore (Francesco si recò nell’Isola l’8 luglio 2013). Due i momenti salienti della trasferta lampo del Pontefice statunitense: l’omaggio ai migranti morti nel Mediterraneo, cimitero del mare, e la messa al campo sportivo per ‘abbracciare’ idealmente la cittadinanza, i fedeli, e i migranti arrivati a Lampedusa.

Il Papa è atteso alle 9 all’aeroporto di Lampedusa. Il programma prevede immediatamente la sosta al Cimitero, con omaggio floreale sulle tombe nell’area dedicata ai migranti morti durante le traversate, la sosta alla “Porta d’Europa” e la sosta al Molo Favaloro. Qui Prevost benedirà la targa che intitola il Molo a Papa Francesco e saluterà alcuni migranti.

Alle 10,00 il secondo momento della visita: la celebrazione della messa; sul palco è esposta l’immagine della Madonna di Portosalvo, protettrice dell’Isola e dei migranti. Al termine, Leone saluterà le autorità, i bambini ammalati, i volontari, prima di fare rientro – alle 12.30 è previsto il decollo dell’aereo – in Vaticano.

Un viaggio breve ma dal forte valore simbolico sull’isola emblema delle migrazioni nel Mediterraneo centrale. Una trasferta nel segno della memoria e dell’incontro con chi attraversa il mare spesso sui barchini, dai luoghi di guerra e violenza. Ad accogliere Leone al suo arrivo sarà l’arcivescovo di Agrigento, mons. Alessandro Damiano, il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, il prefetto di Agrigento Salvatore Caccamo, il sindaco delle Pelagie Filippo Mannino e il presidente del Libero consorzio Giuseppe Pendolino.

Nell’area del cimitero di Cala Pisana, affollata dalle croci realizzate dall’artigiano lampedusano Francesco Tuccio che usa il legno delle barche utilizzate dai migranti per le traversate, tornano ogni anno – in occasione dell’anniversario del 3 ottobre (era il 2013 quando si verificò il drammatico e famoso naufragio con 368 vittime) – anche alcuni dei superstiti di quella tragedia. Ad accompagnarli è sempre il presidente del comitato 3 ottobre, Tareke Brhane. Poi Papa Leone si recherà alla Porta d’Europa per un momento di riflessione davanti al monumento che rappresenta l’approdo e la speranza, ed infine al Molo Favaloro dove il Papa benedirà la targa che intitolerà ufficialmente il molo a Papa Francesco, e rivolgerà un saluto personale ad alcuni migranti presenti. Il cuore dell’evento sarà la messa.

Cicelyn: con Mastella la politica torna a parlare il linguaggio delle persone

Lultimo politico allevato allaperto”

Indubbiamente Edoardo Cicelyn, con il suo pezzo di ieri su L’Altravoce, ha toccato le cirde giuste. Lo spunto è dato dal coming out di Clemente Mastella sul suo stato di salute, ma evita il registro della cronaca per trasformarsi in un ritratto politico e umano. Cicelyn descrive il sindaco di Benevento come l’ultimo rappresentante di una generazione cresciuta nella politica vissuta sul territorio, fatta di incontri, telefonate, rapporti personali e conoscenza diretta delle persone. Mastella, scrive l’autore, non è un tecnico, un manager o un amministratore impersonale: è semplicemente «un politico e basta». La sua lunga esperienza, attraversando Prima, Seconda e Terza Repubblica, viene presentata come la dimostrazione di una straordinaria capacità di adattarsi senza perdere la propria identità.

 

La politica come relazione, non come algoritmo

Il cuore della riflessione è il confronto tra due modi opposti di intendere la politica. Da una parte c’è quella artigianale, costruita sul dialogo, sulla mediazione e sulla conoscenza concreta delle persone; dall’altra quella dominata dai social network, dagli algoritmi e dalla comunicazione immediata. Cicelyn osserva che gli avversari hanno spesso dipinto Mastella come il simbolo del trasformismo, mentre i suoi sostenitori vi riconoscono l’interprete di una politica profondamente umana, capace di affrontare i conflitti senza trasformarli in guerre personali. Anche la sua autoironia, secondo l’autore, contribuisce a renderlo una figura anomala nel panorama contemporaneo: un protagonista che non teme di sorridere di sé e che continua a considerare la politica una cosa seria, ma mai seriosa.

 

Una lezione che va oltre Mastella

La malattia diventa così il simbolo della fragilità di una stagione politica che rischia di scomparire. Le parole pronunciate da Mastella davanti ai cittadini di Benevento, quando ha chiesto di pregare per lui, vengono lette come un momento di autenticità che ha colpito anche chi non ne condivide il percorso politico. La conclusione dell’articolo allarga lo sguardo: con l’uscita di scena di figure come Mastella, sostiene Cicelyn, l’Italia perderebbe non soltanto un protagonista della vita pubblica, ma un’intera educazione sentimentale della Repubblica, fondata sulla relazione diretta e sulla mediazione.

La politica, prima di essere ideologia o propaganda, è un fatto umano. E che gli uomini politici, anche quelli che sembrano eterni come i monumenti o le tasse, a un certo punto diventano semplicemente uomini”. È questa, probabilmente, la chiave interpretativa dell’articolo di Edoardo Cicelyn: il valore di Mastella non risiede soltanto nella sua lunga carriera, ma nel rappresentare un’idea della politica che mette al centro le persone prima delle strategie, la relazione prima della comunicazione e l’umanità prima dell’immagine.

Fonte: L’Altravoce – Venerdì 3 luglio 2026

Titolo originale: Con Mastella la politica torna umana

Risvegliare l’intellighenzia cattolica in politica

Giustizia, equità e crisi del pensiero politico

Siamo in un’epoca di grave transizione in cui pensare politicamente sembra un miraggio, e valori come la giustizia e l’equità si sono così avvicinati fin quasi a identificarsi. Occorre che tornino a distinguersi per entrare di nuovo in quel rapporto dialettico che ha segnato la storia delle società umane. Sussiste una contraddizione dell’azione politica condotta dai simil-cattolici che, a mio avviso, sembra tradire lo spirito della Costituzione che aveva posto i fondamenti di uno Stato sociale ma che, tuttavia, appare del tutto prona a uno Stato liberale, che non sarebbe un male se non mancasse, e in modo davvero pericoloso, di giustizia e equità.

La sperequazione sociale crea discriminazione, emarginazione, forgia apparati votati all’insulto più che alla politica, élite di sistemi non inclusivi ma esclusivi, e compromette lo stesso concetto di ‘democrazia’. Al contempo, non bisogna far passare nel dimenticatoio la storia, a partire dalla fondazione dell’unità d’Italia il cui inestimabile valore non consentirebbe di parlare oggi di una Italia, nazione unita. L’Italia non nasce 80 anni fa, ma rinasce, ed è bene avere consapevolezza storica della nostra identità. Soprattutto è bene che quanti si vestono del privilegio di sedere i banchi in Parlamento, mantengano lo Stato unitario, edotto, democratico. Senza consapevolezza identitaria che non trascuri la verità storica, non si può far credere corrispondenza patriota.

La lezione di Aristotele

Aristotele, nel libro V dell’Etica Nicomachea, affronta il tema dell’equità in rapporto alla giustizia. Entrambe, equità e giustizia, indicano un bene, si presentano come concetti diversi tra loro e al contempo appartenenti al medesimo genere. Aristotele risolve il paradosso evidenziando che l’equo e il giusto sono la stessa cosa, ma l’equo è migliore in quanto supera la mera giustizia legale.

Dalleredità di Sturzo e De Gasperi allirrilevanza

Nel nostro tempo, tuttavia, la mancanza reale di equità, viene esaltata da una chiara incapacità di pensare politicamente in cui, come in una sorta di agonia sembra schiumata l’azione politica condotta dai cattolici nella politica italiana. La rappresentanza dei cattolici, dall’esperienza di d. Sturzo a De Gasperi, sembra giunta all’irrilevanza e, credo, spieghi anche l’insignificanza di una politica italiana, ridotta a poca trasparenza, a discorsi da bar, e l’inadeguatezza esplicita sia di chi regge le sorti di uno Stato, sia di quanti, diversi, ne amministrano enti pubblici, molti dei quali -enti- diventati meri bancomat atti all’alimento di clientele e sudditanze, a salvaguardia di gestione di potere. Inoltre, le istanze identitarie dei cattolici, cosiddette “non negoziabili”, sembrano aver perso peso specifico. I sedicenti cattolici, presenti ovunque, destra/sinistra, si rendono inefficaci dappertutto, ed è questa, a mio avviso, attualmente in Italia, la poco brillante situazione dei cattolici in politica.

La marginalità dei cattolici e il vuoto del Centro

Come accampati in campeggi, provvisori, orfani di un centro che ne rappresenti degnamente, istruita identità, parcheggiati nelle differenti, antitetiche formazioni politiche, del tutto ridotti a marginalità, il loro destino si è sostanzialmente risolto in sudditanza, che è punto estremo, anticamera dell’estinzione. Occorre realismo in politica, la cui mancanza determina sostanziale irrilevanza e inevitabile vassallaggio ab intra Italia e ab extra Italia che, peggio, dà vita a selfie, videoclip, esternazioni teatrali deprecabili, atti a distogliere dalla realtà socio-politica, distrazione che nulla ha di azione politica, di equità, di valori “non negoziabili”, di idee volte a costruire edificazione umana, e non illogici linguaggi che aprono a orride guerre, e che l’art. 11 della Costituzione italiana ripudia. Il pluralismo politico non deve degenerare in discredito dell’avversario, nell’insulto verso quanti non concordano con il pensiero unico che, in quanto tale, è malsano. Di slogan, fanatici sostenitori di curve da stadio, analfabeti di sistema socio-politico, non ha bisogno l’azione politica che, piuttosto, ha urgenza di manovre concrete, leale dialogo, competenza, reali servizi con cui temperare la sperequazione sociale.

Il modello della tradizione popolare

La ragionevolezza del pensare politicamente è, insieme, il riconoscimento dell’eguale dignità degli esseri umani e del valore morale dei loro diritti. È un processo di specificazione e concretizzazione dei diritti che deve tener conto di molteplici fattori, tra cui la qualità dei beni da distribuire, le circostanze di fatto, e i contesti sociali che esulano da mendace affarismo e esplicita inconcludenza. La politica della scuola di d. Sturzo e De Gasperi, non ha mai guardato ai casi ‘singoli’ ma alla società nel suo insieme. L’obiettivo era e rimane quello di disegnare una struttura di base della vita sociale che sia articolata in istituzioni in grado di garantire servizi, rispetto, libertà, uguaglianza dei membri della comunità, con un fare inclusivo e mai divisivo, né arrogante, al fine di assicurare un assetto equo, armonico delle istituzioni.

Persona, reciprocità e responsabilità

Occorre che il pensare politico si rinfranchi alla concezione naturale di una società fatta di esseri umani, che ponga al centro del suo interesse la persona, la sua dignità, i valori non negoziabili la cui conoscenza non costringa in un quadratino classi sociali, etnie, selezionando colore della pelle o della religione. L’uomo nasce viator, di relazione con aliis, ed è urgente promuovere una cultura della reciprocità, come Papa Leone XIV sollecita. Occorre essere pro bonum, occorre senso del sacro la cui assenza valoriale ha spogliato di responsabilità etica la politica; urge empatia politica al fine di riconoscere una comunità fondata sul rispetto, da un manipolo di inutili idioti, avrebbe detto papa Francesco, fomentato da ignoranza, arroganza, atroce indifferenza.

Tornare a volare alto

Il pensare politico ha il dovere, di fronte all’evidente realtà della deriva sovranista e populista, di non essere disinteressato, di nutrirsi di sana cultura Popolare, di non confondersi con una politica malata, retrotopica, che grava il nostro tempo. È un dovere ambire il Bene Comune che è una responsabilità e non un potere da gestire o plasmare a propria immagine e somiglianza, poiché, con Nietzsche, “più ci eleviamo e più sembriamo piccoli a coloro che non sanno volare”. Osare pensare politico come volo d’aquila, equivale a una visione compiuta di edificazione umana e, poiché aquila non captat muscas, occorre che l’intellighenzia cattolica abbia voce consapevole nel nostro paese – riportando al Centro un’offerta politica concreta – soprattutto che ritrovi le ali di valore che d. Sturzo prima e De Gasperi poi hanno saputo dispiegare per far volare alto il pensare politico, direzionando la società civile verso vette di edificazione umana credibile, pregnante di giustizia sociale e equità. Osare il pensare politico, è coefficiente autentico per valorizzare, con autorevolezza, la società civile poiché, in linea con il pensiero di J. Maritain, occorre il superamento dell’umanesimo antropocentrico moderno, ciò ha escluso Dio e ha portato alla estremizzazione dell’individualismo e alle derive totalitarie, in favore di un ‘umanesimo integrale’ radicato nel tomismo e nei valori spirituali.

La conquista degli anni, la sfida della società

La longevità come nuovo paradigma sociale

Ci sono ricerche che si limitano a descrivere la realtà e altre che aiutano a comprenderla. Il nuovo Rapporto del CENSIS, “Invecchiare nell’Italia della longevità. Come costruire un Paese a misura di anziani”, appartiene certamente alla seconda categoria in quanto non offre soltanto una fotografia dell’invecchiamento della popolazione italiana, ma propone una chiave interpretativa di una delle trasformazioni più profonde destinate a segnare il XXI secolo: l’affermarsi della longevità come nuova stagione della vita e come paradigma sociale, economico e culturale.

Il CENSIS accompagna da sempre l’evoluzione della società italiana attraverso il tradizionale Rapporto annuale sulla situazione del Paese, e giungerà ormai alla sessantesima edizione in questo 2026.

Accanto a questa fondamentale attività di ricerca, l’Istituto ha progressivamente sviluppato una serie di Rapporti tematici dedicati a specifici fenomeni sociali che rappresentano un prezioso valore aggiunto.

Se il Rapporto annuale restituisce la visione d’insieme dell’Italia, questi studi monografici ne approfondiscono i singoli aspetti, offrendo una lettura più ravvicinata delle trasformazioni in atto.

Nel contesto più ampio di questa consolidata attività di ricerca, l’Istituto ha infatti progressivamente sviluppato una seconda e altrettanto importante linea di indagine, costituita dai Rapporti tematici, dedicati ad ambiti specifici della trasformazione sociale. Negli ultimi anni sono stati affrontati temi quali la genitorialità, la comunicazione e l’informazione, il welfare, la salute, il piacere, il lavoro, la scuola e le nuove tecnologie. Non si tratta di studi settoriali separati dal Rapporto generale, bensì di approfondimenti monografici che ne costituiscono un prezioso valore aggiunto: se il Rapporto annuale offre la visione d’insieme del Paese, queste ricerche consentono di osservare più da vicino singoli fenomeni, come altrettanti “spicchi” di una realtà complessa, restituendo maggiore profondità all’analisi sociologica e confermando la straordinaria capacità del CENSIS di cogliere i cambiamenti della società italiana mentre essi si producono, in quella sorta di autopropulsione sociale che è la cifra narrativa dell’Istituto di Piazza di Novella a Roma.

  1. Un Paese che cambia volto

Il Rapporto dedicato alla longevità si inserisce perfettamente in questo percorso di ricerca e dunque la scelta del tema appare particolarmente significativa perché l’Italia rappresenta oggi uno dei Paesi più longevi al mondo e, nello stesso tempo, uno dei più esposti agli effetti dell’inverno demografico. Non siamo semplicemente di fronte a un aumento dell’età media della popolazione, ma ad una trasformazione destinata a incidere sul welfare, sulla sanità, sull’organizzazione delle città, sull’economia, sul lavoro, sulle relazioni familiari e, più in profondità, sul modo stesso di concepire il corso della vita.

In questa prospettiva si colloca il Rapporto “Invecchiare nell’Italia della longevità. Come costruire un Paese a misura di anziani”, che affronta uno dei temi destinati a incidere maggiormente sul futuro del Paese.

Il CENSIS non descrive semplicemente l’invecchiamento della popolazione, ma propone un cambio di paradigma: la longevità non è più soltanto una questione demografica, bensì una nuova condizione sociale che costituisce un aspetto fondamentale di una nuova antropologia culturale, come anticipato in esordio.

I numeri descrivono con chiarezza la portata del fenomeno e sono eloquenti.

Entro il 2050 gli ultrasessantacinquenni raggiungeranno 18,9 milioni, pari al 34,6% della popolazione, mentre gli ultraottantenni saranno oltre 7,4 milioni e i centenari supereranno quota 60.000. Cresce la speranza di vita, ma non altrettanto quella vissuta in buona salute: a 65 anni restano mediamente poco più di dieci anni senza limitazioni funzionali. Il Rapporto pone quindi una prospettiva da valutare sotto diversi profili di considerazione: se entro il 2050 gli over 65 saranno 18,9 milioni (cioè un italiano su tre), gli ultraottantenni arriveranno a 7,46 milioni e ci saranno oltre 60.000 centenari …… occorre intanto tenere presente che il 29,5% degli over 65 vive già oggi da solo.

 La solitudine, nuova fragilità della vecchiaia

Tra gli ultraottantacinquenni la quota sale addirittura al 49,9%: un anziano su due vive solo. Questo, secondo il mio modesto parere, è il dato più impressionante dell’intero Rapporto in quanto questa percentuale non rappresenta soltanto una fotografia demografica ma è la misura di una trasformazione antropologica.

Per secoli la vecchiaia è stata vissuta all’interno della famiglia estesa ma oggi il rischio maggiore non è soltanto la malattia: è la solitudine, in tutte le sue sfaccettature palesi o recondite.

Ed è qui che, secondo me, il Rapporto assume un valore culturale che va ben oltre la statistica.

Con una sottolineatura decisiva: non basta vivere più a lungo, occorre vivere meglio gli anni conquistati.

Come sottolineato da Mons. Vincenzo Paglia bisogna evitare la tentazione di istituzionalizzare gli anziani. Ricordo un passaggio molto lucido di una intervista che avevamo realizzato quando era Presidente della ‘Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria’ e sociosanitaria della popolazione anziana istituita c/o il Ministero della Salute: “Le dirò che a mio avviso sono le nostre famiglie, tutte, e la società nel suo insieme che devono garantire una vecchiaia serena. È oggi necessario, a mio avviso, un ampio e convergente sforzo collettivo perché l’allungamento della vita – la facilità con cui arriviamo e spesso superiamo gli Ottanta ed i Novanta anni – deve portarci a riempire di contenuti questo tempo della vita umana. Non può essere uno spazio svuotato di attività, quasi anticamera della fase ultima, della morte. Ci deve essere una socialità, tempi di vita e di relazione, tempi di attività, e una spiritualità, per convergere verso una visione che dia serenità e benessere alle persone anziane. Per questo come dicevo un elemento fondamentale è la “nuova alleanza” tra le generazioni. Ma non basta. È tutta la società che deve impegnarsi per valorizzare gli anziani, perché gli anziani sono tutti noi, in quanto andiamo tutti verso la prospettiva dell’età che avanza. Allora dobbiamo eliminare il pre- giudizio che la condizione di anziano equivalga a sofferenza e solitudine e cominciare a pensare che siamo davanti a una straordinaria opportunità di ampliare non solo la durata della vita ma anche – soprattutto – la qualità della vita. E gli anziani, tutti, portano alla società un “di più” di sapienza e di “vita”, appunto”. (Intervista Mons. Paglia: ”È il tempo di tessere una nuova alleanza tra le generazioni” 01 dicembre 2021 – Il Domani d’Italia)

 Sanità, caregiver e innovazione

Accanto alle proiezioni demografiche, la ricerca presenta un’interessante indagine campionaria che consente di cogliere percezioni e aspettative degli italiani. La vecchiaia non viene più identificata con il tradizionale traguardo dei 65 anni: gli intervistati collocano mediamente l’ingresso nella vera anzianità intorno ai 77 anni, segno di una profonda trasformazione culturale. Al tempo stesso emerge con forza il timore della non autosufficienza, indicato come la principale preoccupazione per il futuro, ben più della stessa longevità.

La Ricerca dedica ampio spazio anche al rapporto con il Servizio sanitario nazionale, evidenziando come gli italiani continuino a considerarlo un presidio essenziale di equità sociale, pur chiedendo un deciso rafforzamento della medicina territoriale, dell’assistenza domiciliare e dei servizi di prossimità. La longevità impone infatti un modello di cura sempre meno ospedaliero e sempre più integrato con il territorio.

Di particolare rilievo è l’attenzione riservata ai caregiver familiari, autentico pilastro silenzioso dell’assistenza agli anziani fragili. Il CENSIS mette in particolare evidenza il peso crescente che grava sulle famiglie e la necessità di riconoscere e sostenere questo ruolo attraverso politiche pubbliche più efficaci.

Parallelamente cresce l’interesse verso le tecnologie digitali, la telemedicina e l’intelligenza artificiale, considerate strumenti capaci di favorire autonomia, sicurezza e permanenza al domicilio, purché non sostituiscano la relazione umana. La terza età rischia di diventare una sorta di ‘atollo’ della precarietà esistenziale e dell’isolamento poiché spesso le è precluso – all’atto pratico – l’accesso alla fruizione delle strumentalità tecnologiche che diventano sempre più criptiche e di complessa manipolazione, con una evidente sovraesposizione al pericolo delle umilianti e vergognose truffe informatiche.

 

  1. Costruire una cultura della prossimità

Il capitolo più significativo riguarda tuttavia la solitudine, destinata a diventare una delle grandi questioni sociali dei prossimi decenni. Come anticipato nella citazione dei dati statistici quasi un ultraottantacinquenne su due vive oggi da solo e questo riguarda soprattutto le donne, tendenzialmente più longeve: un dato che non descrive soltanto una condizione abitativa, ma il progressivo indebolimento delle reti familiari e comunitarie. La solitudine emerge così come una nuova forma di fragilità, capace di incidere sulla salute, sul benessere psicologico e sulla qualità della vita quanto e talvolta più della malattia. È probabilmente questo il messaggio più forte del Rapporto: costruire una società della longevità significa anzitutto ricostruire relazioni, contrastare l’isolamento e promuovere una cultura della prossimità.

 I contributi degli esperti

Gli ospiti della presentazione dell’evento sono stati particolarmente brillanti e comunicativi: Elsa Fornero – Professore onorario di Economia Università di Torino (in collegamento da Venezia dove partecipava ad un Convegno sulla “Longevity”), Emanuela Notari – Longevity Strategist Intoo GiGroup, Mons. Vincenzo Paglia – Presidente emerito Pontificia Accademia per la Vita, Alessandro Rosina – Professore ordinario di Demografia all’Università Cattolica di Milano, hanno portato un contributo conoscitivo ed esperienziale di altissimo livello.

I loro interventi che hanno accompagnato la presentazione del Rapporto hanno infatti ulteriormente arricchito la riflessione. Elsa Fornero ha richiamato la necessità di ripensare previdenza e lavoro alla luce dei nuovi equilibri demografici, Alessandro Rosina ha collocato la longevità nel quadro dell’inverno demografico italiano, Emanuela Notari ha illustrato le opportunità della longevity economy, mentre Mons. Vincenzo Paglia ha riportato il dibattito sul piano antropologico, ricordando come la dignità della persona anziana e il contrasto alla “cultura dello scarto” costituiscano la misura della civiltà di una comunità.

 Aggiungere vita agli anni

Il merito maggiore del CENSIS consiste proprio nell’aver spostato l’attenzione dalla vecchiaia alla longevità. Non una stagione di inevitabile declino, ma un tempo nuovo della vita, ricco di potenzialità, che richiede politiche innovative e una diversa sensibilità culturale. La vera sfida non è soltanto aggiungere anni alla vita, ma aggiungere vita agli anni. È questa, in definitiva, la prospettiva che il Rapporto consegna al dibattito pubblico e che interpella istituzioni, comunità e cittadini.

La presentazione del Rapporto da parte della ricercatrice area consumi, mercati e welfare del CENSIS dott.ssa Chiara Ryan, arricchita dunque dagli interventi descritti, ha ampiamente considerato l’orizzonte della riflessione. Ciascuno, dal proprio punto di vista, ha mostrato come la longevità costituisca una delle grandi sfide del nostro tempo: economica e previdenziale, demografica, organizzativa, ma anche antropologica e morale. È proprio da questo intreccio di prospettive che emerge la necessità di considerare la longevità non come un’emergenza da gestire, bensì come una conquista della civiltà da accompagnare con lungimiranza, innovazione e responsabilità.

Nell’immaginario collettivo e nelle analisi degli esperti nel vasto concerto delle discipline antropologiche si pone una giusta enfasi sulle difficoltà che le età dell’infanzia e dell’adolescenza incontrano nella fase di crescita verso la vita. Altrettanto urgente, importante e decisivo – visto il trend demografico – risulta essere il doveroso riguardo che la cd. ‘terza età’ attende e merita.

Quando il cuore “parla” a distanza: la ricerca che apre nuove prospettive

Il cuore sotto osservazione continua

Lo scompenso cardiaco è una delle malattie croniche più diffuse e impegnative. Non significa che il cuore si fermi, ma che non riesce più a pompare il sangue con la forza necessaria per soddisfare le esigenze dell’organismo. Oggi le terapie consentono di vivere più a lungo, ma resta elevato il rischio di peggioramenti improvvisi e di aritmie potenzialmente gravi.

La tesi di dottorato di Lucy Barone (Ricerca in Medicina sperimentale e dei sistemi all’Università di Tor Vergata, valutata eccellente con lode) affronta proprio questo problema con un approccio innovativo. L’idea di fondo è semplice: anziché limitarsi alle visite periodiche, è possibile osservare il cuore ogni giorno grazie ai defibrillatori impiantabili di ultima generazione, che trasmettono automaticamente dati ai centri specialistici attraverso il monitoraggio remoto.

 

Che cosa cambia con le nuove terapie

Lo studio si è concentrato sui pazienti trattati con Sacubitril/Valsartan, uno dei farmaci oggi considerati fondamentali nella terapia dello scompenso cardiaco. L’obiettivo non era soltanto verificare se il medicinale migliorasse i sintomi, aspetto già dimostrato da importanti studi internazionali, ma capire se fosse capace di riequilibrare il sistema nervoso autonomo, cioè quel delicato meccanismo che regola automaticamente il battito cardiaco.

Per comprenderlo, i ricercatori hanno analizzato parametri come la variabilità della frequenza cardiaca e la frequenza cardiaca notturna, indicatori che permettono di valutare se il cuore lavora in condizioni di maggiore equilibrio oppure è sottoposto a uno stato di stress continuo.

 

I risultati: segnali positivi, ma senza facili entusiasmi

I risultati sono incoraggianti. Nei pazienti osservati, il monitoraggio remoto ha evidenziato un miglioramento precoce di questi parametri, segnale di una possibile normalizzazione dell’equilibrio tra sistema nervoso simpatico e parasimpatico. In altre parole, il cuore sembra funzionare in modo più stabile già nelle prime fasi della terapia.

La ricerca invita però alla prudenza. Nell’intera popolazione studiata non è stata dimostrata una riduzione significativa delle aritmie. Tuttavia, nei pazienti che avevano già avuto episodi aritmici prima dell’inizio della terapia, il numero degli eventi è diminuito, suggerendo un possibile beneficio proprio nei soggetti più fragili.

 

Verso una cardiologia sempre più personalizzata

Il vero messaggio della tesi riguarda però il metodo. I dispositivi impiantabili non servono soltanto a intervenire quando compare un’aritmia: possono diventare strumenti preziosi per seguire l’evoluzione della malattia giorno dopo giorno, permettendo ai medici di cogliere cambiamenti invisibili durante una normale visita.

È una prospettiva che guarda alla medicina del futuro: meno interventi quando il paziente sta già male e più capacità di prevedere, monitorare e prevenire. Un passo verso una cardiologia sempre più personalizzata, nella quale la tecnologia aiuta il medico a conoscere meglio ogni singolo paziente e a intervenire prima che il cuore lanci il suo grido d’allarme.

Rai, La Russa: centrodestra ritiri Agnes e cerchiamo nome di garanzia

Roma, 3 lug. (askanews) – “Io tre mesi fa ho fatto una proposta che è ancora valida per uscire dallo stallo. Come sempre ci vuole un compromesso. Dico al centrodestra: ritirate Agnes. Dico alla sinistra: volete un presidente di garanzia? Fate una rosa di nomi che la sottopongo io al centrodestra e provo anche a cercare un nome di garanzia. Non potete però chiedermi che per fare entrare uno di garanzia ne debba uscire uno di centrodestra che fa perdere l’equilibrio dei numeri”. Lo ha detto il Presidente del Senato, Ignazio La Russa parlando all’evento “Pantelleria D’Autore” curata da Myrta Merlino e Valentina Fontana.

“D’altra parte, se un nome lo suggerissi io verrebbe subito classificato come fascista. Se loro domani ci danno una rosa di nomi accettabile per il centrodestra io provo a trovare la quadra”, conclude.

Fn, La Russa: Vannacci? Non svendiamo nostra identità, sua storia diversa

Roma, 3 lug. (askanews) – “Io parlo per me ma credo di conoscere bene i miei amici di partito, abbiamo fatto tanti di quegli anni all’opposizione, se svendessimo la nostra identità, il nostro obiettivo, il nostro percorso solo perchè ci dà più probabilità di vincere tradiremmo la nostra storia. Vannacci ha un’altra storia, io non lo critico, ma non può pretendere di unirsi a una storia che non è la sua”. Così Ignazio La Russa, presidente del Senato, parlando all’evento “Pantelleria D’Autore” curata da Myrta Merlino e Valentina Fontana.

“Non abbiamo mai pensato che il compito della destra sia pura testimonianza e far vincere la sinistra. Far vincere la sinistra non è compito della destra, questa è la differenza” con Vannacci, spiega. “Non è la nostra destra, noi sappiamo che il primo obiettivo della destra è fare il meglio possibile per l’Italia”.

Su una possibile alleanza elettorale perciò la seconda carica dello Stato dice: “credo che alla fine la escluderemo perchè siamo coerenti, ma se dovessimo fare il paragone con la sinistra cosa c’entra i centri sociali, Bonelli, Fratoianni, con Renzi, con i cattolici del Pd, non sono tanto più vicini di noi con Vannacci ma noi abbiamo una concezione della politica che finora…non è la prima volta che abbiano una forza politica alla nostra destra. Nei sondaggi è più forte degli altri del passato -, ma io ricordo che sondaggi dissero Sgarbi aveva 10 per cento poi prese 1, Angelino Alfano gli attibuivano nei sondaggi gli davano il 10 e poi prese il 3. Abbiamo avuto Rauti che fece la Fiamma quando noi facemmo Alleanza nazionale e fece perdere il centrodestra, è un insegnamento che offro a chi pensa che sia innocuo votare a destra. Poi ci sono stati un 2 per cento alla nostra destra: Casa Pound e Forza nuova, adesso c’è Vannacci avrà di più, avrà di meno”.

Papa a Lampedusa, ong: l’hotspot è il grande assente di questa visita

Lampedusa, 3 lug. (askanews) – “L’hotspot di Lampedusa è il grande assente di questa visita papale e continua ad essere un buco nero, nel senso che non c’è modo per le persone di uscire da lì, nonostante non ci siano basi giuridiche perché questo sia un centro di detenzione, lo è semplicemente di fatto e non c’è modo per la società civile di incontrare le persone, di avere un contatto proprio perché sono detenute al suo interno”. Lo ha detto ad askanews Francesca Saccomandi, Field Coordinator di Mediterranean Hope-FCEI a margine di una conferenza stampa organizzata da ong e attivisti impegnati sul fronte migranti, a Lampedusa, alla vigilia della visita di Papa Leone sull’isola.

“Questa visita noi ci auguriamo che possa davvero accendere una luce e che possa mostrare le contraddizioni profondissime che attraversano questa isola che sicuramente è stata per tanto tempo anche uno spazio dove c’erano tante pratiche di accoglienza e di solidarietà”, ha aggiunto.

Fn, La Russa: Vannacci? Non è la destra che vogliamo noi

Roma, 3 lug. (askanews) – Vannacci? “Non è la destra che vogliamo noi”. Così il Presidente del Senato, Ignazio La Russa parlando all’evento “Pantelleria D’Autore” curata da Myrta Merlino e Valentina Fontana.

“La speranza di Renzi è che lui può servire a far perdere la Meloni e il centrodestra alle elezioni. Questo è l’intento di Renzi – spiega – non credo sia l’intento di Vannacci. Non è un utile idiota, è un generale, una persona che io rispetto, che dopo aver dato propria parola a Salvini l’ha ritirata…”. Quindi lo ha tradito? “E’ la coscienza del generale che deve dire se ha tradito. Cosa vuole ce lo spieghi lui. Se è destra destra, se è destra opportunistica o se è un pungolo, io dico quello che ha fatto questa destra: il nostro obiettivo non è mai stato testimoniare certe posizioni estreme ma è sempre stato quello di dare all’Italia le nostre tesi e non vorrei far fare marcia indietro. Questa destra sta facendo il piano casa, in Europa è stimata, litiga con Trump caso mai perchè non si inchina, ha portato la prima donna a fare presidente del consiglio…se qualcuno vuole dire che è troppo poco era bene cominciasse con noi negli anni settanta, lui non c’era, non ci voleva essere e io tanti militari ne ho visti”.

Al Palio di Siena vince l’Aquila, determinante la mossa

Roma, 3 lug. (askanews) – L’Aquila torna a conquistare il Palio di Siena dopo 34 anni grazie a Giovanni Atzeni detto Tittia, che centra la dodicesima vittoria personale in Piazza del Campo e consolida il proprio primato tra i fantini in attività. In sella a Diodoro, il fantino sardo interrompe un’attesa che durava dal 1992, quando la contrada giallonera aveva festeggiato l’ultimo successo con Aceto. Anche allora il Palio di Provenzano si disputava il 3 luglio, dopo il rinvio per maltempo.

L’accoppiata formata da Tittia e Diodoro, tra le più attese della vigilia, conferma i pronostici dominando la corsa dall’inizio alla fine. Per il castrone baio di sette anni si tratta del secondo successo in tre Palii disputati, dopo quello conquistato nell’edizione del 2025 con l’Oca, sempre con Atzeni in sella.

Determinante si rivela la fase della mossa. L’ordine di ingresso ai canapi favorisce l’Aquila, mentre l’altra grande favorita, l’Onda con Carlo Sanna detto Brigante su Anda e Bola, è costretta al ruolo di rincorsa. Il mossiere Renato Bircolotti richiama più volte le contrade per ristabilire l’ordine dopo le tensioni tra i canapi, con la Torre impegnata a marcare strettamente l’Oca e un richiamo nei confronti di Enrico Bruschelli detto Bellocchio.

L’Aquila, settima ai canapi, trova invece il corridoio ideale per scattare al momento giusto. Tittia sfrutta perfettamente il tempo di partenza imposto dalla rincorsa dell’Onda, prende immediatamente la testa della corsa e non lascia più spazio agli avversari.

Alle sue spalle la Civetta e il Valdimontone provano a mantenere il contatto nelle prime battute, ma il ritmo imposto da Diodoro rende presto incolmabile il distacco. Il cavallo scosso della Giraffa riesce a risalire fino al terzo posto, mentre durante la corsa cadono i fantini di Giraffa, Torre e Bruco.

L’edizione del Palio di Provenzano, prevista tradizionalmente il 2 luglio, viene disputata il giorno successivo a causa del maltempo. Il rinvio, deciso per garantire la sicurezza della pista in tufo di Piazza del Campo dopo la pioggia, rappresenta il quarto slittamento nelle ultime cinque edizioni e il terzo consecutivo per il Palio di luglio. Con il successo dell’Aquila si chiude così un digiuno lungo oltre tre decenni, mentre Tittia aggiunge un altro capitolo alla propria straordinaria carriera, raggiungendo quota dodici vittorie nella corsa più celebre della tradizione senese.

Quirinale, La Russa: a me non piacerebbe, Meloni ha detto ovvietà

Roma, 3 lug. (askanews) – “Chi mi conosce sa che a me non piacerebbe, perché adesso io faccio bene il Presidente del Senato, credo, ma ho comunque i miei spazi. In quel modo sarei solo, a parte che non sono così presuntuoso da credere che sarebbe facile trovare il giusto consenso. Giorgia Meloni ha detto una cosa di un’ovvietà incredibile. Ha detto: ‘Spero che prima o poi ci sia un Presidente della Repubblica non di sinistra”‘ ma vi sembra un attentato alla Costituzione? È un attentato alla Costituzione pretendere che il Presidente della Repubblica non sia di un colore piuttosto che di un altro?”. Lo ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa a “Pantelleria D’Autore” curata da Myrta Merlino e Valentina Fontana.

Musica, "Il giorno che aspettavo" di Ultimo in testa alle classifiche

Milano, 3 lug. (askanews) – L’album di Ultimo “Il giorno che aspettavo”, pubblicato sotto etichetta indipendente Ultimo Records, si conferma in testa alla classifica settimanale FIMI/NIQ per la seconda settimana di fila, dopo l’uscita il 19 giugno. Il disco è primo nelle classifiche “Top 100 album e compilation” e “Top 20 cd, vinili e musicassette”.

Una conferma che arriva alla vigilia del concerto record a Tor Vergata, a Roma, che vanta il maggior numero di biglietti venduti nella storia della musica italiana: un record di 250mila presenze, con i biglietti venduti in sole tre ore e a un anno di distanza.

Il cantante ha voluto salutare i suoi fan pubblicando sui social un video, una sorta di una lettera aperta al suo popolo con le immagini di un percorso condiviso qualche ora prima dell’atteso evento per i suoi fan.

Nato, Meloni prepara vertice Ankara e sente Erdogan. Incognita Trump

Roma, 3 lug. (askanews) – La premessa è la stessa che era emersa prima del G7, eppure l’approccio appare completamente diverso. Martedì e mercoledì la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sarà ad Ankara per partecipare al vertice Nato dove incontrerà nuovamente il presidente americano, Donald Trump, la prima volta dopo lo scontro pubblico ad altissima tensione delle scorse settimane. La premier in più occasioni ha spiegato di non voler alimentare più il botta e risposta con il numero uno della Casa Bianca. Come prima del summit di Evian, fonti italiane riferiscono che “non è previsto un incontro” ma che comunque “saranno due giorni nella stessa stanza”. Allo stesso tempo però si sottolinea che lo spazio questa volta “è molto più grande”, come a rimarcare che occasioni di chiacchiere come quelle riprese da foto e video del circuito interno in Francia – che inizialmente aveano fatto parlare di ‘disgelo’ – saranno molto più rare. Soprattutto se l’obiettivo non è andersele a cercare.

Il presidente americano è la grande incognita di questo summit per tutti. Come dimostra il fatto che il suo arrivo in Turchia è stato anticipato da un nuovo attacco: un post in cui ha definito “ridicolo” che gli Stati Uniti mantengano un rapporto “unilaterale” con l’Alleanza. D’altra parte, in più di una occasione ha dichiarato di aver deciso di partecipare “solo per rispetto” del presidente Recep Tayyip Erdogan, che giocherà certamente un ruolo di mediatore per consentire il buon esito dell’incontro che ospita. E proprio con Erdogan oggi la presidente del Consiglio ha avuto un colloquio telefonico che si è incentrato su due temi, Libia e Fianco Sud, ma che è stato anche occasione per ribadire il “comune impegno per lo sviluppo del rapporto transatlantico”. Eppure i 32 arrivano nella capitale turca avendo già raggiunto una intesa sul testo della dichiarazione finale che sarà adottata al termine del vertice e che prevede, tra l’altro, aiuti a Kiev per 70 miliardi l’anno per il biennio 2026-2027 (in particolare si tratta di 40 miliardi dalla Nato e 30 miliardi dal prestito dell’Unione europea).

Ciononostante l’imprevedibilità di Trump potrebbe cancellare tutto il resto. Fonti italiane cercano di minimizzare il timore che ci possa essere un deragliamento del dibattito così come viene ribadito che è “abbastanza irrealistico” pensare a un’Alleanza senza gli Stati Uniti e si invita a fare una distinzione rispetto al tema dello spostamento dell’attenzione della Casa Bianca verso l’Indo-Pacifico che viene descritto come “un orientamento consolidato da diverse amministrazioni e non come un elemento nuovo”. D’altra parte – si osserva – in occasione della sessione di lavoro prevista mercoledì mattina (il 7 ci sarà invece una cena) si svolgerà “un giro di tavolo in cui da parte di tutti sarà ribadito un maggiore impegno anche in termini di percentuali di spesa verso la difesa”. Un punto, quello del rispetto di quanto pattuito al vertice dell’Aia lo scorso anno, su cui Trump non mancherà di insistere.

Per quanto riguarda l’Italia, la presidente del Consiglio ha già spiegato che ad Ankara si presenterà con una spesa complessiva pari al 2,8% del Pil, di cui il 2,09% di spese tradizionali e lo 0,71%, pari a circa 15 miliardi di euro, che ricomprende voci che fanno parte del concetto più ampio di difesa come investimenti per la sicurezza energetica, la cybersicurezza e la protezione delle frontiere. Una impostazione più estesa che, sottolineano fonti italiane, è uno dei quattro punti (insieme a Ucraina, Fianco Sud e rafforzamento delle capacità industriali) che saranno affrontati nella due giorni. Quanto all’obiettivo del 5%, si sottolinea, che “l’intenzione del governo è di continuare una traiettoria di crescita” come dimostra il fatto che si sia passati dall’1,6% al 2,8% in due anni.

E tuttavia la questione delle spese per la difesa resta un tema molto delicato all’interno della maggioranza di governo che è ormai entrato di fatto nell’ultimo anno pre-elettorale. Meloni ha sempre sostenuto la necessità per l’Italia di avere gli strumenti per proteggersi perché quando chiedi a qualcun altro di occuparsene “poi lo paghi”, ma allo stesso tempo ha sostenuto che non si può dire ai cittadini che i soldi ci sono solo per quello.

Anche per questo non è ancora stato sciolto il nodo sul se – e quando – accedere ai prestiti europei del Safe, così come fonti diplomatiche spiegano che al momento non è prevista una partecipazione a Purl, ovvero l’iniziativa Nato per l’acquisto di armi Usa da destinare a Kiev. Né si entra nel merito del contributo italiano all’Ucraina rispetto ai 40 miliardi previsti ma piuttosto si sottolinea che è su “base volontaria” e che comunque l’Italia è già molto impegnata nel dare sostegno “in ambito energetico”. Quanto alla dichiarazione finale, poi approvata anche dal governo, si spiega che non c’era nessuna frenata ma che “pur condividendo l’approccio, si riteneva che fosse più corretto procedere come in passato anno per anno” invece che sul biennio “anche per scommettere più sulla pace e sul negoziato e non solo sulla pressione militare”.

Papa a Lampedusa, parroco: garantire viaggi sicuri a chi rischia vita

Lampedusa, 3 lug. (askanews) – “La richiesta alle istituzioni e alla politica è sempre la stessa: che vengano garantiti i viaggi sicuri e i corridoi umanitari alle persone che rischiano realmente la vita in un viaggio della speranza”: così don Carmelo Rizzo, parroco di Lampedusa, alla vigilia della visita di Papa Leone a Lampedusa, domani mattina.

Sentimenti di “trepidazione, gioia, gratitudine” per la visita del Papa Leone, è il secondo pontefice che arriva in “questo lembo di terra”; un segno di “attenzione verso ciò che fa la Chiesa”. La visita di Leone si inserisce in un “messaggio di continuità” sul tema dei migranti, ha concluso don Carmelo.

A Roma Clima e Potenza-L’Europa all’ora delle scelte strategiche

Roma, 3 lug. – Si è tenuto a Roma, nel prestigioso Palazzo Valentini, sede della Città Metropolitana, il convegno “Clima e Potenza – L’Europa all’ora delle scelte strategiche”, dedicato – evidenzia una nota – a innovazione, leadership e cooperazione per un futuro sostenibile.

Ad organizzare e promuovere l’evento è stata Miriam Maestroni, Presidente di E5T e di 100 Leaders per il Pianeta, insieme a Gianni Lattanzi, Segretario Generale dell’Associazione Ambiente Vivo.

Hanno portato il loro contributo istituzionale: l’Onorevole Fabio Porta, Deputato della Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati, Dario Nanni, Presidente della Commissione Giubileo della Città Metropolitana di Roma Capitale e l’Onorevole Naike Gruppioni.

Presente anche una delegazione dell’Università di Pisa, a testimonianza del coinvolgimento del mondo accademico su questi temi strategici.

Nel corso del pomeriggio si sono alternati tre panel di alto livello su “Sfida per l’Europa”, “Innovazione e Clima” e “UE e Leadership climatico”, con la partecipazione di esperti, accademici e rappresentanti istituzionali.

Miriam Maestroni ha dichiarato: “Oggi abbiamo la fortuna – e la responsabilità – di vivere uno di quei momenti in cui cambia il modo di guardare il mondo. La domanda non è più se il cambiamento arriverà, ma chi avrà il coraggio di guidarlo. L’Europa possiede tutto ciò che serve: competenze, ricerca, imprese, talenti e una lunga tradizione di cooperazione. Ciò di cui abbiamo più bisogno oggi è la fiducia: fiducia nella nostra capacità di innovare, di lavorare insieme e di trasformare le sfide in opportunità. L’Europa non deve scegliere tra competitività e clima. Deve dimostrare al mondo che proprio il clima può diventare la fonte della sua nuova competitività, della sua sovranità e della sua prosperità. Il futuro apparterrà a chi lo costruisce”.

L’evento, promosso da E5T, Associazione Ambiente Vivo, Trinità dei Monti Think Tank, Milton Friedman Institute, Geoprism e Club Italie-France, si è concluso nella cornice storica di Palazzo Valentini con un messaggio di ottimismo e concretezza: l’Europa ha tutte le carte in regola per guidare la grande trasformazione del XXI secolo, trasformando la sfida climatica nella sua nuova opportunità di leadership e prosperità condivisa.

Perullo nuovo presidente di UNISG nel segno di Carlo Petrini

Pollenzo, 3 lug. (Askanews) – L’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo apre una nuova fase della propria storia, raccogliendo l’eredità del fondatore Carlo Petrini e guardando al futuro. In occasione della conferenza stampa di presentazione del nuovo Presidente e Rettore, Nicola Perullo, sono state illustrate le linee guida che accompagneranno l’evoluzione dell’ateneo nei prossimi anni.

L’obiettivo è dare continuità alla visione che ha reso Pollenzo un punto di riferimento per le Scienze Gastronomiche, rafforzandone al tempo stesso il ruolo.

Abbiamo chiesto al Presidente e Rettore Perullo quale sia il lascito di Petrini e come intenda svilupparlo nel nuovo corso: “E’ un lascito universale e globale, che va al di là anche dell’università di Pollenzo. Nel nostro piccolo ateneo cerchiamo di portare avanti l’idea che il cibo sia centrale per la vita umana e non solo. Attraverso il cibo si può capire molto del mondo, oltre a cambiarlo e trasformarlo nel modo più giusto”.

Uno dei punti centrali sarà quello di valorizzare la ricerca, visto che la comunità scientifica di Pollenzo è già riconosciuta per l’approccio interdisciplinare, ma meno conosciuta rispetto al proprio potenziale di ricerca.

“Pollenzo è un sito meraviglioso, che ancora oggi attira tantissime persone. In uno spazio così piccolo, di poche centinaia di metri, abbiamo una concentrazione di studiosi, ricercatori, professori e professoresse che si occupano di cibo da tantissime prospettive diverse. Abbiamo oltre 50 tra professori e ricercatori, oltre a più di 150 visiting professor ogni anno” ha aggiunto Perullo.

Nel corso della conferenza è stato inoltre presentato il nuovo Vice Presidente dell’Università, Luca Martinotti: “Un periodo molto particolare per quello che abbiamo vissuto. In questo momento provo un grande senso di gratitudine verso questo luogo, verso le persone che hanno contribuito in maniera importante a fondarlo e a continuare nella sua attività e nel suo progetto, in primis sicuramente il nostro fondatore Carlo Petrini, che ho avuto la fortuna, negli ultimi 7 anni, di affiancare in maniera costante. E poi un grande senso di gratitudine anche verso il nostro nuovo Presidente e Rettore Nicola Perullo”.

L’ambizione è rendere l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo il più autorevole centro dedicato allo studio del cibo in una prospettiva olistica, rafforzando ricerca, formazione e infrastrutture.

Rai, Rossi: Benigni e Sal Da Vinci. Sanremo incredibile con De Martino

Roma, 3 lug. (askanews) – Ci saranno anche Sal Da Vinci e Roberto Benigni nella prossima stagione Rai, come ha annunciato l’amministratore delegato Giampaolo Rossi alla presentazione dei palinsesti “Rai C’é”, ad Ancona, parlando anche dell’attesa per il Sanremo condotto da Stefano De Martino.

“Su Rai 1 con ‘Meravigliosamente’ due serate evento per celebrare una carriera lunga 50 anni tra musica, teatro, cinema di un artista straordinario che Sanremo ha lanciato in tutto il mondo” ha detto.

Su Rai1 il 4 ottobre ci sarà poi il Cantico dedicato a San Francesco a 800 anni dalla morte. “Che vedrà Roberto Benigni tornare protagonista in Rai anche quest’anno” ha aggiunto Rossi.

E parlando di Festival, l’ad ha ringraziato ancora Carlo Conti per i record di ascolti, per aver richiamato tanti giovani davanti alla tv e per aver riportato il festival alla dimensione di grande racconto “popolare e nazionale”.

“Il passaggio di testimone con Stefano De Martino sul palco dell’Ariston – ha detto – è stata una delle pagine più belle della storia della Rai e del Festival ma è stato anche un atto di fiducia generazionale: affidare Sanremo a un talento di 36 anni, il conduttore e direttore artistico più giovane degli ultimi 25 anni, significa consegnare le chiavi dell’evento culturale più importante a chi la contemporaneità la vive e la respira ogni giorno, non deve sforzarsi di capirla. È una scommessa, ma avrete un Sanremo ancora più internazionale e globale, è questa la direzione che abbiamo scelto e che Stefano sta perseguendo con la sua squadra con entusiasmo, sarà un Sanremo incredibile” ha concluso.

Papa a Lampedusa, vescovo: nel Mediterraneo annega dignità umana

Lampedusa, 3 lug. (askanews) – “Il significato della visita di domani è l’attenzione del Santo Padre sul fenomeno delle migrazioni, delle migrazioni oggi, sulla scia della scelta fatta da Papa Francesco di venire a Lampedusa per dire che la dignità umana non può annegare nel Mediterraneo”: lo ha detto il vescovo di Agrigento, monsignor Alessandro Damiano, alla vigilia della visita del Papa, domani mattina, a Lampedusa.

Poi ha aggiunto spiegando il significato del viaggio del Pontefice: “La carezza a quegli uomini e quelle donne che a Lampedusa hanno trovato la fine del loro viaggio e l’inizio della vita eterna. L’incontro con due famiglie e un gruppo di uomini di donne e ospiti attualmente all’hot spot, che a Lampedusa hanno trovato il trampolino per una vita nuova anche se ovviamente si presenta piena piena di difficoltà, tipo la remigrazione”.

Nato, telefonata Meloni-Erdogan, focus su Libia e Fianco Sud

Roma, 3 lug. (askanews) – In vista del Vertice Nato di Ankara, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto una conversazione telefonica con il Presidente della Repubblica di Turchia, Recep Tayyip Erdogan.

I due leader – riferisce una nota di palazzo Chigi – hanno riaffermato il comune impegno per lo sviluppo del rapporto transatlantico e per la difesa comune all’interno della NATO, richiamando entrambi l’importanza del Fianco Sud.

La conversazione ha permesso poi uno scambio sulla situazione in Libia, inclusa la cooperazione nel contrasto ai movimenti migratori irregolari e al traffico degli esseri umani.

I due leader hanno infine riaffermato il loro personale impegno per il rafforzamento delle relazioni bilaterali a tutti i livelli dandosi appuntamento per la prossima settimana ad Ankara.

Rai, l’ad Rossi: sul futuro di “Chi l’ha visto” non abbiamo ancora nome

Ancona, 3 lug. (askanews) – “È doveroso per me ringraziare e rendere il dovuto omaggio a Federica Sciarelli, dopo 18 anni di Tg3 e 22 anni alla conduzione di ‘Chi l’ha visto’, programma a cui si è dedicata con passione, maestria e dedizione. Ci mancherà, ma confidiamo di continuare con lei con altri progetti”, lo ha detto l’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi alla presentazione dei presentazione dei palinsesti Rai per la stagione televisiva 2026-2027, “Rai C’é” al Teatro delle Muse di Ancona. La sala ha risposto con un lungo applauso. Poi si è parlato del futuro del programma “Chi l’ha visto”.

“Siamo valutando tanti dati e chiavi di lettura del programma stesso, ma non abbiamo ancora un nome altrimenti lo avremmo presentato. Stiamo continuando a lavorare perché ‘Chi l’ha visto’ è un brand e Federica ha dato una impronta fortissima, è un lavoro che dobbiamo fare con grande cura”, ha aggiunto Rossi che poi ha ribadito come la Rai creda con determinazione nell’informazione e nell’approfondimento, e lo dimostri con scelte concrete, industriali, editoriali e aziendali.

Rai, l’ad Rossi: declino dei palinsesti? Mi sembra azzardato

Ancona, 3 lug. (askanews) – “Sui componenti della Vigilanza non ho molta possibilità di rispondere, forse la risposta migliore è la presentazione che abbiamo visto. Parlare di un declino dei palinsesti, che presentiamo oggi, di fronte a un’offerta così straordinaria in termini di contenuti, di quantità, qualità e di pluralismo è francamente un’affermazione nella quale non mi ritrovo… . Mi sembra azzardato paralre di declino dell’offerta editoriale della Rai, ma comprendo che magari le logiche possono essere altre”.

Così l’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, rispondendo, alla presentazione dei palinsesti Rai ad Ancona, a chi gli chiedeva un commento sul “terremoto” in commissione di Vigilanza e le conseguenti polemiche.