
Possemato (La Mimosa): più 4 mln ragazzi con disturbi alimentari
Roma, 2 nov. – “Sono oltre 4 milioni i ragazzi che soffrono di disturbi alimentari. Per affrontare queste patologie serve un approccio multidisciplinare. La nostra squadra è fatta di donne professioniste e siamo qui perché in squadra si vince”. Lo ha dichiarato Donatella Possemato, imprenditrice sanitaria e capitana dell’equipaggio femminile La Mimosa, al Circolo Ondina sul Tevere, in occasione di Roma Breast Days – Rema Roma per la Vita .
La manifestazione, giunta alla sesta edizione, è ideata e presieduta dal professor Giovanni Dal Pra e affianca il congresso scientifico alla regata di canottaggio per promuovere la prevenzione e il ruolo dello sport nella riabilitazione dopo il tumore al seno. La Mimosa Srl, di cui Possemato è amministratrice, è impegnata nella presa in carico dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione con un modello assistenziale integrato, fondato sul lavoro coordinato di psicologi, nutrizionisti ed educatori e pensato per essere scalabile e replicabile anche in altri contesti di cura.
Questa giornata è dedicata alla prevenzione del tumore al seno e, più in generale, alla salute delle donne. Lo sport stimola il rilascio di endorfine, i cosiddetti ormoni della felicità. Per questo oggi voghiamo per la vita , ha concluso Possemato.
Cinema, "In un battito" su Edoardo Bove in sala dal 16 al 18 novembre
Roma, 2 nov. (askanews) – Il 16, 17 e 18 novembre arriva al cinema come evento “In un battito”, il docufilm su Edoardo Bove, diretto da Giovannni Troilo, già presentato all’ultima Festa del Cinema di Roma tra le proiezioni speciali.
Il film racconta i mesi successivi al primo dicembre 2024, quando, durante la partita Fiorentina-Inter, Edoardo Bove si accascia improvvisamente sul terreno di gioco. Un episodio che interrompe il percorso che sembrava già tracciato per una delle promesse più brillanti del calcio italiano e apre una fase completamente nuova della sua vita.
Da quel momento Edoardo si confronta con un futuro diventato improvvisamente incerto: tornerà a giocare? Potrà ancora farlo in Italia? E chi è Edoardo al di fuori del calcio? Il docufilm racconta i mesi successivi a quell’evemto, tra il desiderio di tornare in campo e le domande su quello che lo aspetta.
Ref 2026, Carlo Boccadoro dirige la New European Ensemble in "Voices"
Roma, 2 nov. (askanews) – Ventidue poesie, altrettante composizioni, un mosaico di lingue, suoni e testimonianze che attraversano le grandi contraddizioni del Novecento, trasformando la musica in uno strumento di coscienza politica e partecipazione civile. Nel centenario della nascita di Hans Werner Henze (1926-2012), tra le figure più originali e anticonformiste della musica europea del secondo Novecento, Romaeuropa Festival e Accademia Nazionale di Santa Cecilia presentano “Voices”, monumentale ciclo di Lieder composto nel 1973, tra le testimonianze più significative della sua visione artistica e del suo impegno politico, che sarà eseguito, mercoledì 4 novembre, alle 20, al Teatro Studio Gianni Borgna dell’Auditorium Parco della Musica, da New European Ensemble – formazione olandese tra le più significative della scena contemporanea – sotto la direzione di Carlo Boccadoro e con le voci del contralto Carina Vinke e del tenore Peter Tantsits.
“Voices” fa della musica un atto politico, senza mai rinunciare alla libertà dell’invenzione artistica. Concepita come un grande affresco sonoro e letterario riunisce ventidue testi poetici provenienti da diverse geografie e tradizioni culturali, accomunati da un’urgenza civile che attraversa questioni di libertà, oppressione, guerra, disuguaglianza e giustizia sociale. Da Bertolt Brecht a Giuseppe Ungaretti, da Heinrich Heine a Ho Chi Minh, passando per le voci della poesia cubana, afroamericana e della Resistenza italiana, Henze costruisce un mosaico polifonico in cui esperienze individuali e vicende collettive si intrecciano, dando forma a un ritratto inquieto e contraddittorio del proprio tempo.
Completato nel giugno del 1973, “Voices” prende forma in Italia; Henze nel 1953 aveva lasciato la Germania, insofferente al clima di intolleranza politica e sociale del dopoguerra, per stabilirsi in Italia, dove avrebbe trascorso il resto della propria vita. Dopo gli anni a Ischia e Napoli, il compositore aveva scelto come dimora Villa La Leprara, a Marino, sui Castelli Romani, trasformandola in un vivace luogo di incontro tra musicisti, artisti e intellettuali. È proprio a Marino che nasce anche “Das Blumenfest”, il brano conclusivo di “Voices”, composto, come racconta lo stesso Henze, in una sola mattina d’estate. In una stagione segnata da profondi conflitti politici e sociali, l’opera rappresenta uno degli esiti più espliciti del suo impegno civile, espressione della convinzione che l’arte dovesse confrontarsi con le contraddizioni della società e assumersi la responsabilità di prendere posizione. Altrettanto radicale è la scrittura musicale, che rifugge qualsiasi uniformità stilistica e attraversa con sorprendente libertà le molteplici esperienze sonore del Novecento. Jazz, tradizioni musicali di diverse culture, suggestioni teatrali, tecniche seriali e procedimenti aleatori convivono in una partitura dalla straordinaria mobilità espressiva. L’organico strumentale si trasforma in un laboratorio timbrico che impiega circa settanta strumenti, includendo dispositivi elettronici, registrazioni su nastro, frammenti di discorsi politici, rumori e suoni della realtà quotidiana. Anche la voce abbandona i confini del canto tradizionale, passando dalla linea melodica alla declamazione, dallo Sprechgesang al parlato, fino al grido e alle più estreme deformazioni espressive.
A oltre cinquant’anni dalla sua composizione, “Voices” conserva una forza espressiva e una capacità di interrogare il presente che ne fanno un’opera di stringente attualità. Le guerre, le discriminazioni, le ingiustizie sociali e la necessità di dare voce a chi ne è privato risuonano in questa partitura come questioni ancora aperte. Ma accanto alla denuncia emerge una tensione utopica, il desiderio di immaginare una società diversa, fondata sulla solidarietà e sulla possibilità di una felicità condivisa.
Il mondo della Formula1 celebra Antonelli: "Un campione"
Roma, 2 nov. (askanews) – Il mondo della Formula 1 celebra Kimi Antonelli. La conquista del titolo mondiale da parte del ventenne bolognese ha conquistato le prime pagine e i siti delle principali testate internazionali, che raccontano un’impresa destinata a entrare nella storia dell’automobilismo. Dalla Francia alla Gran Bretagna, dalla Germania alla Spagna, fino agli Stati Uniti e al Sudamerica, il giudizio è pressoché unanime: è nato un nuovo protagonista della Formula 1.
La francese L’Équipe esalta il talento del giovane pilota con un’immagine particolarmente efficace, definendolo “Un ragazzone con i riflessi di un campione”, sottolineando il contrasto tra la sua spontaneità e la straordinaria lucidità dimostrata in pista. Anche Le Figaro celebra la sua precocità, raccontando l’incoronazione di un autentico prodigio, capace di raggiungere il vertice della categoria regina dell’automobilismo a un’età in cui molti piloti stanno ancora costruendo la propria carriera.
Dalla Gran Bretagna arrivano altrettanti riconoscimenti. The Guardian titola “Antonelli diventa il più giovane campione di F1 con il terzo posto nel Gran Premio del Messico”, mettendo in evidenza il valore di un successo costruito con intelligenza e gestione della pressione. La BBC sottolinea invece la portata storica del risultato, arrivato al termine di una gara nella quale l’italiano ha saputo mantenere la concentrazione necessaria per conquistare il titolo. Anche Sky Sports dedica ampio spazio all’impresa, soffermandosi sull’emozione del giovane campione dopo la bandiera a scacchi.
In Germania, Paese della Mercedes, la soddisfazione è evidente. Bild sceglie una definizione che restituisce perfettamente la personalità di Antonelli: “Un grande bambino con i riflessi di un campione”. Un’immagine che racconta un ragazzo capace di conservare la propria genuinità anche quando si trova a gestire le responsabilità e le pressioni di una squadra che punta sempre al massimo. La stampa tedesca riconosce inoltre il valore della scommessa Mercedes, che ha avuto il coraggio di affidare una monoposto di vertice a un talento giovanissimo.
In Spagna, Marca racconta la favola sportiva del ragazzo che ha trasformato un sogno coltivato fin dall’infanzia in una realtà straordinaria, mentre Mundo Deportivo sintetizza il significato dell’impresa con un titolo semplice e potente: “Il re più giovane”. Anche AS mette in risalto la capacità di Antonelli di emergere in una competizione tra campioni affermati, dimostrando che talento e personalità possono superare anche il peso dell’esperienza.
Oltreoceano, ESPN sottolinea il carattere storico del titolo e il record di precocità conquistato dal pilota italiano, mentre l’agenzia internazionale Reuters racconta l’entusiasmo con cui l’Italia ha accolto il successo, evidenziando l’orgoglio di Bologna e la portata nazionale di una vittoria attesa da oltre sette decenni. Anche in Sudamerica, testate come Lance! ed El Gráfico celebrano il nuovo campione, riconoscendo la straordinarietà di un’impresa che ha rapidamente superato i confini europei.
Dalle cronache francesi ai commenti britannici, dai giornali tedeschi alle testate spagnole, emerge dunque un filo conduttore: Antonelli ha conquistato il Mondiale, ma soprattutto ha conquistato il rispetto del mondo della Formula 1. Non soltanto per la sua età, per il record o per il talento naturale, ma per la capacità di trasformare una grande responsabilità in un risultato storico.
C’è anche un significato che va oltre il successo personale: dopo 73 anni dall’ultimo titolo di Alberto Ascari, un pilota italiano torna sul tetto del mondo. E lo fa con il volto sorridente di un ragazzo di Bologna che, fino a poco tempo fa, rappresentava una delle promesse più luminose del motorsport.
La stampa mondiale lo celebra, la Mercedes si gode la sua scommessa vincente e l’Italia ritrova un campione. Kimi Antonelli non è più il futuro della Formula 1: è il suo nuovo presente.
A Reggio Emilia la 27 edizione del “Pomodorino d’Oro”
Reggio Emilia, 2 nov. (askanews) – Una serata dedicata all’eccellenza agricola italiana, alla qualità e al valore di una filiera che rappresenta uno dei simboli del Made in Italy. A Reggio Emilia, Mutti ha celebrato la 27 edizione del Pomodorino d’Oro, il riconoscimento che ogni anno premia i migliori produttori di pomodoro, capaci di garantire elevati standard qualitativi durante l’intera stagione di raccolta.
“E’ sempre una serata importante perché celebriamo i nostri agricoltori, quelli che ci permettono di avere una materia prima eccezionale per un prodotto, che lo è altrettanto, da portare sulle tavole. Per quanto riguarda Mutti è stato un anno estremamente importante, di record con 775mila tonnellate di pomodori trasformate” ha dichiarato Francesco Mutti, Amministratore Delegato Mutti.
I riconoscimenti sono stati assegnati alle aziende agricole di Emilia-Romagna e Puglia che sono si sono distinte in questo settore (il premio per il Ciliegino è stato assegnato a Martino Girolamodibari di Apricena, mentre per il Datterino si sono distinti Stefano e Marina Bosco di Sorbolo. Nella categoria Pomodoro Tondo ha trionfato Marco Franzoni di Gualtieri, mentre per il Pomodoro Lungo è stata premiata Angela De Filippo di Leonarda D’Aloia di Manfredonia).
“Ho la sensazione che, nonostante sia il sesto Pomodorino d’Oro, sia davvero come il primo: una soddisfazione unica. Faccio il coltivatore di pomodori dal 2000 e vincere questo riconoscimento è uno stimolo a fare sempre meglio” ha detto Marco Franzoni, Titolare dell’azienda “Franzoni Società Agricola”.
Se l’industria ha tenuto i ritmi di trasformazione, l’attività nei campi ha dovuto fare i conti con un’annata particolarmente complessa. Caldo anomalo, grandinate e siccità hanno ridotto le rese agricole rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Una situazione che riporta al centro del dibattito la necessità di investimenti infrastrutturali urgenti e interventi concreti per la gestione della risorsa idrica.
“Noi aiutiamo le aziende agricole a investire, affiancandole in progetti davvero importanti. Oggi la meccanizzazione ha costi molto elevati: basti pensare che una sola macchina raccoglipomodoro costa diverse centinaia di migliaia di euro. Poter offrire ai nostri soci la garanzia di collocare il prodotto per più anni fa davvero la differenza” ha concluso Stefano Cavanna, Direttore OP P.O.A.
Una sfida che coinvolge non soltanto il settore agricolo, ma l’intero patrimonio agroalimentare italiano.
Stellantis: mancano componenti, possibili nuovi stop in Italia
Milano, 2 nov. (askanews) – La mancanza di un componente fornito da un produttore esterno per la centralina del motore N3 Gse sta causando importanti blocchi produttivi su alcuni modelli Fiat, in particolare Pandina, con possibili ulteriori fermate negli stabilimenti di Pomigliano d’Arco e Mirafiori nei mesi di novembre e dicembre. Lo comunica Stellantis, precisando che le difficoltà di approvvigionamento hanno già avuto un impatto sui volumi di vendita e sulla quota di mercato di Fiat a ottobre e nel cumulato dell’anno.
Il gruppo sta lavorando per individuare soluzioni alternative e ripristinare progressivamente la normale attività produttiva. Le criticità potrebbero tuttavia proseguire fino alla fine dell’anno, interessando anche la produzione della Fiat 500 a Mirafiori.
La riduzione dei volumi potrebbe inoltre comportare sospensioni temporanee delle attività in alcuni stabilimenti italiani di Stellantis impegnati nella produzione di componenti per motori.
I dati ufficiali sulle immatricolazioni di ottobre saranno diffusi oggi alle 18.
Euronext sceglie Knibbe come prossimo amministratore delegato
Roma, 2 nov. (askanews) – Euronext, il gruppo che controlla anche Borsa Italiana, intende proporre David Knibbe come amministratore delegato e presidente del consiglio di gestione all’assemblea degli azionisti del 20 maggio 2027. Lo annunciato la società in un comunicato. La nomina è subordinata all’approvazione delle autorità nazionali competenti e del ministro delle Finanze olandese e sarà sottoposta al voto degli azionisti nell’assemblea del 20 maggio 2027.
La scelta del consiglio di sorveglianza, presieduto da Piero Novelli, segue la decisione di Stéphane Boujnah di lasciare l’incarico nel maggio 2027 e un processo di selezione che ha preso in considerazione diversi candidati.
Knibbe, amministratore delegato di NN Group dal 2019, svolgerà il nuovo incarico da Parigi.
“Dopo un processo approfondito e scrupoloso, siamo lieti di annunciare la scelta di David Knibbe come prossimo amministratore delegato di Euronext”, ha dichiarato Novelli. “La sua esperienza nelle integrazioni di successo e nella trasformazione tecnologica sarà di grande valore mentre Euronext continua ad attuare la propria strategia e investe nella crescita futura”.
“David Knibbe guiderà l’ambizioso percorso strategico di Euronext, facendo leva sulla notevole crescita e trasformazione realizzate sotto la guida di Stéphane Boujnah nell’ultimo decennio e accelerando le ambizioni del gruppo per gli anni a venire”, ha aggiunto. “Si avvarrà delle capacità del management e delle persone di Euronext per collegare ulteriormente i mercati europei dei capitali e far progredire l’Unione europea del risparmio e degli investimenti”.
Roma, torna Drag Me Up-Queer Art Festival: tema Biologicamente Queer
Roma, 2 nov. (askanews) – Fino al 14 dicembre torna a Roma Drag Me Up – Queer Art Festival, giunto alla settima edizione. Dal centro alle periferie della Capitale, il festival porta in scena drag, teatro, fotografia, danza e incontri. Biologicamente Queer è il tema scelto quest’anno per interrogare i confini con cui vengono definiti corpi, genere e identità. Ideato da Ondadurto Teatro, il festival ha la direzione artistica di Karma B e Margó Paciotti e la direzione generale di Lorenzo Pasquali.
“Con Biologicamente Queer abbiamo scelto di mettere al centro identità e genere, ricordando che la loro storia è molto più plurale di quella raccontata dal modello binario occidentale. Molte culture hanno riconosciuto nel tempo forme di espressione del sé diverse, e anche la natura ci offre continuamente esempi di corpi, comportamenti e funzioni che sfuggono alle classificazioni rigide. L’arte può aiutarci ad allargare questo sguardo, a rendere visibili esperienze, relazioni e possibilità che spesso rimangono fuori dal racconto dominante. È quello che proviamo a fare con questa edizione, portando il festival in luoghi e quartieri diversi di Roma e usando linguaggi differenti, dal drag al teatro, dalla fotografia alla danza, fino agli incontri e ai laboratori” hanno spiegato Karma B e Margó Paciotti.
“Ci interessa che questi temi escano dalla scena e diventino occasioni di confronto, conoscenza e partecipazione, coinvolgendo pubblici diversi, le scuole, le persone anziane e la cittadinanza. Drag Me Up nasce anche per questo: creare spazi in cui incontrarsi, mettere in discussione stereotipi e categorie date per scontate e immaginare insieme altri modi di raccontare i corpi, le identità e le relazioni” hanno aggiunto.
San Lorenzo, Pigneto, Centro storico, Lido di Ostia e Tor Bella Monaca disegnano una geografia che mette in relazione teatri, librerie e spazi di comunità, portando il festival davanti a pubblici diversi e creando occasioni di incontro intorno ai temi dell’identità, dei diritti e della rappresentazione. Il progetto mette in dialogo scuole del territorio e centri anziani, usando le arti performative per lavorare su stereotipi, linguaggi e rappresentazioni e creare un confronto tra generazioni diverse. Il progetto, anche quest’anno, prende l’avvio con una serie di residenze artistiche, in cui le diverse formazioni ospitate avranno un tempo e uno spazio dedicato alla ricerca e alla sperimentazione artistica, continuando poi con appuntamenti online creati e condivisi da influencer e content creator con contenuti al confine tra sperimentazione, talk e digital humanities. Il programma in presenza si apre sabato 21 novembre alla Libreria Antigone, a San Lorenzo, con Filamenti di identità, mostra fotografica di Giulia Feliciani curata da Andrea Acocella – BAR.LINA. Tra ritratto, teatro di scena e reportage, il progetto racconta l’identità come un percorso in continua evoluzione attraverso corpi, gesti e dettagli.
Il 27 novembre al Teatro del Lido di Ostia torna Drag College, il format di Ondadurto Teatro con Karma B e Margó Paciotti che crea un dialogo con le nuove generazioni. Il giorno successivo, lo stesso teatro ospita il primo Gala Drag Me Up, format storico del festival ispirato alla Rivista, al Varietà, all’Avanspettacolo e al Cabaret. Sul palco Farida Kant, finalista e runner-up della prima stagione di Drag Race Italia; Sylvia Cry Her, cantautrice, scrittrice e artista transgender; Savage Dickson, attore, regista e Drag King della scena romana; e H.E.R., cantautrice e musicista vincitrice nel 2020 del Premio Amnesty International Italia “Voci per la Libertà”.
Tra gli altri appuntamnti, il 4 dicembre alla Casa Internazionale delle Donne, Drag… The talk porta il festival sul terreno dell’attualità, della rappresentazione e dell’informazione. Tre i temi al centro dell’incontro: le nuove spinte transfobiche, gli spazi di visibilità per le soggettività queer e il ruolo dei media nella costruzione di stereotipi e discriminazioni. Il festival si chiude il 14 dicembre all’OFF OFF Theatre con il secondo Gala Drag Me Up. In scena Lina Galore, Stephanie Glitter, Savage Dickson e Sotiri, performer e artista drag di base a Madrid, tra satira, denuncia sociale e cultura pop.
Mattarella e Meloni a Ciampino ad accogliere le salme dei militari morti in Bosnia
Roma, 2 nov. (askanews) – E’ atterrato alle 12.13 all’aeroporto di Ciampino, l’aereo militare C130J Hercules, decollato da Tuzla in Bosnia, con a bordo le salme dei quattro militari deceduti giovedì scorso nello schianto dell’elicottero Chinook nel nord del Paese: Simone Ruggia, Claudio Marchesi, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci.
Ad accogliere i feretri ci sono il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani e il ministro della Difesa, Guido Crosetto, oltre ai familiari delle vittime e alle più alte cariche delle Forze Armate.
Sulla pista dell’aeroporto sono schierati reparti militari interforze per il picchetto d’onore. All’ospedale militare del Celio, a Roma, sarà allestita la camera ardente per i militari morti nell’incidente dell’elicottero, avvenuto nel villaggio di Gorice, nel comune di Brcko, nel nord del Paese, provocando la morte di 4 militari e il ferimento di altri 11.
Cgil: legge di bilancio irricevibile, alla Sanità risorse insufficienti
Roma, 2 nov. (askanews) – “La legge di bilancio 2027 è irricevibile e va cambiata. Le risorse destinate alla sanità sono assolutamente insufficienti ad arginare il sottofinanziamento cronico del Servizio Sanitario Nazionale, garantire il diritto alla salute e a rispondere ai bisogni urgenti delle persone”, dichiara la segretaria confederale della Cgil Daniela Barbaresi .
“È la dura verità dei numeri – come si evince dall’approfondimento della Confederazione -, che allontanano ulteriormente l’Italia dai Paesi europei più avanzati per finanziamento della sanità pubblica”.
“Nel 2026 – spiega nel dettaglio la dirigente sindacale – per il Fabbisogno Sanitario Nazionale sono previsti 142,9 miliardi di euro, pari al 6,14% del PIL: ciò significa che il governo Meloni, dal suo insediamento nel 2022, quando il FSN era al 6,6% del PIL, ha già ridotto di quasi mezzo punto di PIL, equivalente a 10,6 miliardi in meno all’anno, il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale. Il Disegno di Legge di Bilancio 2027 porta il Fabbisogno Sanitario Nazionale a soli 146,3 miliardi di euro, prevedendo un insufficiente incremento di 2,36 miliardi per il 2027, di 2,35 miliardi per il 2028 e 2,40 miliardi per il 2029. Risorse che, non coprendo i costi inflattivi e l’incremento di alcune voci di spesa, si traducono automaticamente in tagli ai servizi. In rapporto al PIL, il Fabbisogno Sanitario Nazionale scende ulteriormente rispetto al già bassissimo livello dell’anno in corso, per attestarsi nel 2027 al 6,11% . Continua poi il crollo al 5,98% nel 2028 fino a sprofondare al 5,83% nel 2029”. Barbaresi sostiene che “si tratta di importi economici che non consentono né la doverosa valorizzazione del personale, né le assunzioni , a partire da quelle necessarie a garantire l’assistenza territoriale e l’operatività di Case della Comunità, Ospedali di Comunità, assistenza domiciliare, ecc., su cui sono stati investiti oltre dieci miliardi di euro del Pnrr. Oltretutto, le risorse non sono destinate al sostegno e al rafforzamento dell’attività ordinaria del servizio pubblico ma sono in gran parte vincolate , a partire dall’innalzamento dei tetti del payback per la spesa farmaceutica, così come del tetto alla spesa per il privato accreditato, mentre continuano a permanere e a pesare come un macigno i tetti alla spesa sul personale”.
“L’insufficiente finanziamento del Fabbisogno sanitario nazionale – aggiunge – è destinato ad ampliare la forbice rispetto alla Spesa sanitaria a cui contribuiscono anche le Regioni. Con il Governo che riduce l’impegno sulla sanità pubblica e le Regioni costrette a tagliare altre voci di bilancio per sforbiciare il meno possibile servizi e prestazioni sanitarie, si va delineando una prospettiva destinata ad aggravare irreversibilmente la loro già precaria condizione economico-finanziaria, con conseguente salasso a salari e pensioni. Vergognoso – denuncia poi la segretaria confederale – il bonus di 0,82 centesimi di euro al giorno per le spese sanitarie delle persone anziane ultra 75enni”.
Barbaresi sottolinea che “a nulla sono servite finora le richieste delle Regioni ad incrementare il Fabbisogno Sanitario Nazionale di 18 miliardi di euro nel prossimo triennio, soprattutto per assumere e valorizzare il personale che oggi è allo stremo. Tanto meno è stato ascoltato l’accorato appello del Presidente della Repubblica per il quale ‘la tutela del Servizio sanitario nazionale è priorità assoluta’”.
“Per queste ragioni – conclude – occorre proseguire nella mobilitazione a partire dallo sciopero generale indetto dalla Cgil per il 20 novembre prossimo e proseguire nella raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare ‘Disposizioni per rendere effettivo il diritto alla salute mediante il rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale e la valorizzazione del personale’, promossa dalla Cgil assieme a un’ampia rete di associazioni, per creare le condizioni finanziarie, umane e strumentali per promuovere il progressivo rafforzamento e valorizzazione del Ssn e del personale, adeguando l’offerta di assistenza ai bisogni della popolazione”.
Astm si aggiudica contratto da 864 mln dollari per il Golden Gate
Milano, 2 nov. (askanews) – Astm, gruppo infrastrutturale italiano, si è aggiudicato attraverso la controllata statunitense Halmar International un contratto da 863,9 milioni di dollari (circa 770 milioni di euro) per l’adeguamento sismico del Golden Gate Bridge di San Francisco, in California.
Il contratto, assegnato dal Golden Gate Bridge, Highway and Transportation District, riguarda la fase finale del programma di messa in sicurezza del ponte, inaugurato nel 1937, che collega San Francisco alla contea di Marin. Il completamento dei lavori è previsto per settembre 2031.
Gli interventi comprendono il rafforzamento delle due torri e delle campate laterali, la sostituzione dei giunti di isolamento sismico, il consolidamento delle strutture e l’installazione di 28 dispositivi per dissipare l’energia prodotta dai terremoti.
L’obiettivo è consentire al ponte di resistere a un forte sisma e di tornare rapidamente operativo per i soccorsi e il traffico. Il Golden Gate è lungo 2,7 chilometri, dispone di sei corsie e registra un traffico medio giornaliero di oltre 95mila veicoli.
Vulcano, viaggio nel cratere dell’isola che respira
Vulcano, 2 nov. (askanews) – Un sentiero di sabbia scura e rocce vulcaniche, la salita lungo il fianco del cono e poi lo spettacolo del Gran Cratere della Fossa. Dall’alto lo sguardo abbraccia il mare e le altre isole Eolie. Sul bordo del cratere, intanto, le fumarole liberano gas dal terreno, tra le rocce colorate dai depositi minerali. A Vulcano la natura continua a mostrare i segni della sua attività.
“Il vulcano è vivo, è attivo ed è parte integrante dell’isola e questo affascina molto chi arriva qua, soprattutto per la prima volta”, spiega Giuseppe Cincotta, guida ambientale escursionistica, tour operator Isole d’Italia.
Il paesaggio che si incontra durante l’escursione è il risultato di migliaia di anni di eruzioni e crolli, che hanno formato crateri e grandi depressioni del terreno, chiamate caldere. La storia geologica di Vulcano è molto più complessa di quanto possa apparire osservando il cono dalla costa. “Potremmo dire – osserva Cincotta – che è una sorta di matrioska di vulcani perché è un’isola che si è formata, come tutte le altre Eolie, non con un unico episodio eruttivo: le isole come le vediamo oggi non si sono formate in un’unica volta, in un’unica grande eruzione, ma sono il risultato di un’evoluzione caratterizzata da eruzioni, crolli, nuove eruzioni, collassi e così via”.
Il cono della Fossa si è formato negli ultimi 5.500 anni. L’ultima eruzione risale al periodo tra il 1888 e il 1890, ma l’attività fumarolica prosegue ed è costantemente monitorata dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Le condizioni possono cambiare e con esse anche le possibilità di accesso al cratere.
“Nel 2021 il vulcano ha attraversato una fase un po’ più intensa di attività con le fumarole e ci ha ricordato che dobbiamo rispettare spesso i tempi della natura. Per diversi mesi non abbiamo potuto raggiungere la cima del vulcano perché era considerato rischioso, però quell’episodio ci ha ricordato che dobbiamo avere sempre rispetto della natura, aspettare i suoi tempi”, aggiunge la guida.
Dalla cima gli escursionisti ridiscendono verso il porto, dove l’attività vulcanica si manifesta anche nell’area della Pozza dei Fanghi. Ma fermarsi alle spiagge e alle zone più frequentate significa conoscere soltanto una parte di Vulcano. I suoi sentieri permettono di scoprire come si è formata l’isola e come gli abitanti hanno imparato a convivere con la sua natura. “I panorami sono stupendi, il mare è bello, c’è tantissimo da vedere, con tante cose impattano subito per chi arriva – conclude Cincotta – però se poi uno si ferma un attimino e cerca davvero di capire cosa c’è anche poco oltre sicuramente se ne va via con un bagaglio più ricco, con una conoscenza migliore di queste isole e le apprezzerà sicuramente molto di più”.
La Procura di Roma avvia una nuova indagine sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini
Roma, 2 nov. (askanews) – Nuova indagine della Procura di Roma sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini, avvenuto all’Idroscalo di Ostia nella notte tra il primo e due novembre del 1975. “Il fascicolo è stato affidato al pm Silvia Santucci”, ha spiegato l’avvocato Stefano Maccioni, che ha presentato nelle scorse settimane l’esposto decisivo all’attenzione della magistratura inquirente. Il legale ha poi spiegato: “Non nascondo la mia emozione e soddisfazione per la decisione assunta dalla Procura della Repubblica di Roma di svolgere nuove indagini in merito all’omicidio di Pier Paolo Pasolini”.
Il penalista, che ha rappresentato uno dei cugini della vittima, Guido Mazzon, e adesso è avvocato dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, del regista David Grieco e dello scrittore Giovanni Giovannetti, ha aggiunto: “Come evidenziato oramai da quasi 18 anni la verità giudiziaria che attribuiva la responsabilità esclusiva a Giuseppe Pelosi è stata spazzata via nel corso di questi anni in particolare dai risultati delle prove scientifiche da noi richieste”. Maccioni – si ricorda – già nel marzo del 2009 aveva chiesto la prima riapertura delle indagini in merito al delitto del grande autore e regista.
“La nuova istanza presentata nel mese di novembre 2025 e poi integrata nel mese di maggio 2026 si basa su nuovi elementi raccolti da questa difesa. Confidiamo che la Procura della Repubblica di Roma riesca finalmente, attraverso il sostituto procuratore della Repubblica Silvia Santucci a fornire quelle risposte che da troppi anni stiamo cercando e nel contempo invitiamo tutte quelle persone che fino ad oggi hanno preferito tacere su ciò che sanno a farsi avanti e parlare!”, ha detto ancora Maccioni.
Dopo l’ultima ordinanza di archiviazione del 2015 riguardo l’omicidio Pasolini l’avvocato Maccioni ha svolto una instancabile attività non solo a livello giudiziario ma anche politico, richiedendo più volte l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta. I parlamentari Serena Pellegrino e le Paolo Bolognesi nel 2016 avevano raccolto l’istanza, sostenuta da circa 11 mila firme raccolte attraverso Change.org, presentando due progetti di legge. Tale iniziativa aveva avuto, inoltre, il sostegno del mondo dello spettacolo e della cultura attraverso l’adesione, tra gli altri, del compianto Dario Fo, di Dacia Maraini e Massimo Ranieri che aveva anche interpretato Pasolini nel film ‘La Macchinazione’.
Nel 2023 anche la senatrice Ilaria Cucchi ha avanzato richiesta per una Commissione parlamentare di inchiesta al Senato, ma senza ottenere il risultato sperato. Maccioni è andato avanti. Sempre parlando del caso Pasolini aveva partecipato a Pulp Podcast, ottenendo due importanti riconoscimenti per il lavoro svolto prima dal Financial Times nell’agosto del 2024 e l’anno dopo da Le Monde e allestendo uno spettacolo teatrale andato in scena il primo dicembre 2025 al teatro Brancaccio di Roma.
Meloni: apprezzamento per operazione Polizia contro criminalità giovanile
Roma, 2 nov. (askanews) – “Desidero esprimere il mio apprezzamento e la mia gratitudine alla Polizia di Stato per la vasta operazione condotta su tutto il territorio nazionale contro la criminalità giovanile, che ha portato a centinaia di arresti, migliaia di denunce e al sequestro di ingenti quantitativi di droga e armi”. È quanto dichiara in una nota la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
“Un risultato importante, frutto – commenta – di un lavoro straordinario di prevenzione, controllo e contrasto all’illegalità, che conferma l’impegno quotidiano delle nostre Forze dell’Ordine per garantire sicurezza ai cittadini e restituire legalità ai territori”.
“Non possiamo rassegnarci all’idea che violenza, sopraffazione e criminalità diventino comportamenti normali, soprattutto tra i più giovani. Lo Stato c’è e continuerà ad agire con determinazione – conclude Meloni – per contrastare ogni forma di illegalità e assicurare ai cittadini il diritto di vivere in città e quartieri sicuri”.
Gli Usa propongono di ripristinare la vendita del gas russo in Ue
Roma, 2 nov. (askanews) – Gli Stati Uniti starebbero premendo per ripristinare le vendite di gas russo all’Europa attraverso l’Ucraina, secondo quanto riferisce il giornale americano Wall Street Journal l’idea sarebbe quella di sbloccare una tregua energetica tra Mosca e Kiev, idea che però starebbe incontrando resistenza nelle capitali europee.
Secondo funzionari statunitensi, europei e ucraini, gli Stati Uniti starebbero sostenendo una rapida ripresa delle vendite di gas naturale russo all’Europa attraverso i gasdotti che attraversano l’ Ucraina nell’ambito dei negoziati volti a garantire un cessate il fuoco energetico prima del prossimo inverno.
L’idea, proposta dagli inviati statunitensi Jared Kushner e Steve Witkoff durante i loro viaggi a Mosca e Kiev a settembre, prevederebbe la vendita di gas russo tramite un intermediario statunitense per aggirare le sanzioni europee e potrebbe creare un’opportunità redditizia per gli investitori americani, secondo quanto riferito da persone che hanno partecipato alle discussioni.
Secondo i negoziatori statunitensi, un ritorno della Russia sul mercato europeo del gas naturale rappresenterebbe un forte incentivo per il presidente Vladimir Putin ad accettare. L’utilizzo della rete di gasdotti di epoca sovietica che collega i giacimenti di gas di Urengoi in Siberia all’Europa attraverso l’Ucraina fornirebbe inoltre a Kiev le entrate, di cui ha disperatamente bisogno, derivanti dai pedaggi di transito.
Funzionari della Casa Bianca hanno proposto che la Russia depositi i proventi derivanti da queste vendite di gas all’Europa in un conto fiduciario presso una giurisdizione terza, in modo che il Cremlino non utilizzi il denaro per finanziare la sua guerra, ha affermato un alto funzionario statunitense al Wsj. Tuttavia, l’Europa non appare concorde. Un alto funzionario nordico ha affermato al Wall Street Journal che l’idea di riprendere gli acquisti di gas dalla Russia va contro tutto ciò in cui credono gli europei, mentre un alto funzionario di una grande nazione europea l’ha paragonata al sacrificio della Cecoslovacchia da parte dell’ex leader britannico Neville Chamberlain in cambio di accordi commerciali.
Russia e Ucraina denunciano attacchi informatici contro le app di emergenza
Roma, 2 nov. (askanews) – Russia e Ucraina hanno denunciato un attacco informatico contro le app dei cellulari utilizzate per allertare la popolazione in caso di attacchi con droni o altre situazioni di pericolo. Il Ministero russo per le situazioni di emergenza ha segnalato un “massiccio attacco informatico che ha consentito agli aggressori di diffondere false informazioni tra la popolazione. Sono in corso interventi per correggere la vulnerabilità dell’applicazione e ripristinarne il normale funzionamento”; qualche ora prima, l’aeronautica militare ucraina aveva reso noto che l’applicazione ufficiale impiegata in tutto il Paese per ricevere avvisi in tempo reale sulla minaccia di attacchi aerei russi era stata hackerata.
La Russia non ha indicato, nell’immediato, i responsabili dell’attacco informatico alla propria applicazione; per contro, il Centro ucraino per le comunicazioni strategiche ha attribuito a Mosca l’hackeraggio della propria piattaforma.
GIMBE: il Fondo sanità crolla al 5,87% del Pil, scenario preoccupante
Roma, 2 nov. (askanews) – “Con la quinta legge di bilancio, il Governo Meloni conferma una tendenza: il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale cresce meno della ricchezza del Paese. Il Fondo Sanitario Nazionale (FSN) raggiungerà Ç 146,3 miliardi nel 2027, Ç 147,1 miliardi nel 2028 e Ç 148,2 miliardi nel 2029, ma il rapporto FSN/PIL previsto per il 2027 resta inferiore a quello del 2022 e scenderà sotto il 6% dal 2028”. Lo sostiene la Fondazione GIMBE che, in vista della discussione parlamentare sul DdL Bilancio 2027, ha condotto un’analisi indipendente delle risorse assegnate alla sanità, basata sul testo bollinato dalla Ragioneria Generale dello Stato.
“La Manovra 2027 – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione – conferma che il Governo si avvia a chiudere la legislatura senza aver assicurato al SSN un rafforzamento strutturale. Dopo il netto incremento del 2026, infatti, la crescita del FSN torna a rallentare. La Legge di Bilancio prevede un aumento del FSN di soli Ç 7,1 miliardi nel triennio 2027-2029, a fronte degli oltre Ç 18 miliardi richiesti dalle Regioni. L’incidenza del FSN sul PIL scende al 6,11% nel 2027, per poi attestarsi sotto il 6% nel 2028-2029. Le Regioni devono così garantire i servizi con margini finanziari sempre più ristretti, scaricando sui cittadini una quota crescente del costo delle cure. Uno scenario ancora più preoccupante per un SSN sempre meno attrattivo per i professionisti sanitari, segnato da profonde diseguaglianze: nel 2025 i cittadini hanno speso di tasca propria oltre Ç 42,4 miliardi per curarsi e 5,6 milioni di persone hanno rinunciato a visite ed esami”.
Per il GIMBE “dopo quattro anni, e ormai alla fine della legislatura, il rilancio del SSN non è mai diventato una vera priorità politica. Gli stanziamenti previsti per il triennio 2027-2029 confermano che il Governo non intende colmare il crescente divario tra i finanziamenti disponibili e quelli necessari per garantire le cure ai cittadini. Negli anni successivi la crescita del FSN si riduce a Ç 859 milioni (+0,59%) nel 2028 e Ç 1,1 miliardi (+0,75%) nel 2029. Parallelamente, si riduce il peso del finanziamento pubblico rispetto alla ricchezza prodotta dal Paese: il rapporto FSN/PIL passa dal 6,14% del 2026 al 6,11% nel 2027, per poi scendere sotto il 6%: 5,98% nel 2028 e 5,87% nel 2029”. In sintesi, spiega Cartabellotta, “il FSN continua ad aumentare, raggiungendo nel 2027 il ‘valore più alto di sempre’. Ma dietro gli annunci di questo ‘nuovo record’ si nasconde una realtà ben diversa: la quota di ricchezza del Paese destinata alla sanità torna a diminuire, fino a toccare nel 2029 il valore più basso di sempre”.
La Manovra dunque, sostiene ancora GIMBE, “disattende sia le richieste del Ministro Schillaci, che aveva indicato la necessità di Ç 5,5 miliardi aggiuntivi, sia quelle delle Regioni, che nella loro articolata proposta avevano chiesto Ç 6,8 miliardi per il 2027, Ç 5,5 miliardi nel 2028 e Ç 5,7 miliardi a partire dal 2029. Una scelta distante anche dal richiamo del Presidente Mattarella, che ha definito il SSN ‘un campo di assoluta priorità’, da preservare e sviluppare come strumento fondamentale per garantire il diritto costituzionale alla salute”.
Contrasto alla criminalità giovanile: 644 arresti, 1695 denunce e sequestri
Roma, 2 nov. (askanews) – Migliaia di operatori delle Questure italiane, coordinati dal Servizio Centrale Operativo, hanno concluso, nelle due ultime settimane, una vasta operazione di polizia giudiziaria in tutto il territorio nazionale nei confronti di giovani, anche minori, coinvolti, sia come singoli sia in gruppi, in attività criminali contro la persona, il patrimonio e in materia di armi o sostanze stupefacenti.
L’attività dei poliziotti delle 106 Squadre mobili, con il supporto di equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine e di altri uffici della Polizia di Stato, ha consentito di controllare, soprattutto in aree di spaccio e di “movida”, 236.138 giovani, di cui 23.060 minorenni: sono stati tratti in arresto 575 maggiorenni e 69 minorenni per reati contro la persona, il patrimonio e in materia di sostanze stupefacenti; 1695 giovani sono stati denunciati in stato di libertà, tra cui 373 minorenni, per ricettazione, possesso di armi e strumenti atti ad offendere e detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio.
Le condotte prevalenti, che venivano mostrate anche sui social dagli stessi autori, sono riconducibili ai delitti di tentato omicidio, lesioni, rissa, danneggiamento, estorsione, furto, rapina, spaccio di sostanze stupefacenti e psicotrope, detenzione illegale di armi e strumenti atti ad offendere.
Complessivamente, al livello nazionale, sono state controllate 299 abitazioni, tra cui 39 strutture di accoglienza per minori stranieri non accompagnati, 365 sale giochi, 896 esercizi commerciali, 1.149 luoghi di movida (839 piazze e 310 centri cittadini), 177 stazioni e 198 parchi.
A seguito delle verifiche sono state elevate 1.394 sanzioni amministrative di diversa natura, in particolare per uso di sostanze stupefacenti, violazioni al codice della strada e alle norme in materia di pubblici esercizi.
Nel corso delle perquisizioni, durante le quali sono stati recuperati numerosi oggetti provento di furto, tra cui collane d’oro, tablet, cellulari, abbigliamento e 269.863 euro in contanti, sono state sequestrate 28 armi da fuoco, tra armi corte e armi lunghe, 210 armi bianche, 25 oggetti atti ad offendere (6 cacciavite, 2 mazze da baseball, 2 bastoni sfollagente telescopici, 2 pistole soft air, 1 pistola semiautomatica a salve, 1 pistola giocattolo, 6 spray al peperoncino, 2 tirapugni, 1 tagliabalsa, 2 passamontagna), numerosi ordigni esplosivi e batterie di tubi monocolpo, bombolette di spray urticante, taglierini e strumenti atti allo scasso.
Sono stati sequestrati 69,4 kg di cocaina, 328,44 g di eroina e 174,8 kg di cannabinoidi, nonché più modici quantitativi di altre sostanze stupefacenti tra cui ecstasy, ketamina, anfetamine, capsule di lyrica e benzodiazepine.
Nel corso delle attività, nella provincia di Foggia, gli investigatori, anche grazie a diverse segnalazioni su Youpol, hanno svelato l’esistenza di alcune strutture, note come “crack house”, utilizzate come laboratori artigianali adibiti alla trasformazione della cocaina in crack, alla commercializzazione di diverse tipologie di sostanze stupefacenti e alla messa a disposizione di ambienti e attrezzature funzionali al consumo delle stesse da parte degli assuntori. Sono stati monitorati 1.115 profili social, per 3 dei quali, in provincia di Torino, è già stata avanzata richiesta di oscuramento per contenuti violenti ed ostentazione di armi.
Anche alla luce dei recenti e gravi episodi registrati nelle manifestazioni nelle giornate del 17, 18 e 24 ottobre 2026, in Lombardia, i controlli, si sono concentrati nelle province di Como, Cremona, Milano, Monza e Brianza, dove si è registrata una particolare incidenza di episodi criminosi di devianza legati ai gruppi giovanili di strada.
Attraverso servizi straordinari di prevenzione, identificazione e presidio delle aree più sensibili, l’attività condivisa con l’Autorità giudiziaria si è conclusa con l’esecuzione di diverse perquisizioni personali e domiciliari, l’identificazione di numerosi soggetti, la denuncia a piede libero dei presunti responsabili per reati quali danneggiamento aggravato, rissa e resistenza a pubblico ufficiale e l’emissione di specifici provvedimenti di Daspo urbano e fogli di via obbligatori, volti a garantire il ripristino della legalità e la tutela della sicurezza pubblica. Nel corso delle attività, attraverso l’analisi delle chat e dei gruppi di messagistica presenti sui telefoni cellulari dei giovani coinvolti, sono stati raccolti elementi decisivi relativi all’organizzazione e al coordinamento dei disordini accaduti durante le manifestazioni.
Un attacco Usa all’Iran è possibile subito dopo le elezioni di midterm
Roma, 2 nov. (askanews) – Una nuova operazione militare statunitense contro l’Iran potrebbe avvenire subito dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti: è quanto riporta The Atlantic, citando due fonti esterne all’Amministrazione ma vicine al presidente Donald Trump. Secondo quanto riferito dalle fonti Trump starebbe valutando chi indicare come capro espiatorio per il mancato termine del conflitto con l’Iran: prima dell’inizio delle ostilità, nello scorso febbraio, i suoi consiglieri lo avevano erroneamente rassicurato sostenendo che la guerra si sarebbe conclusa ben prima delle elezioni di metà mandato.
Tra le figure prese in considerazione figurano il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il Capo degli stati maggiori riuniti, generale Dan Caine. Hegseth in particolare non gode di buona fama alla Casa Bianca e le sue valutazioni sarebbero state eccessivamente ottimistiche al solo scopo di compiacere Trump: “Hegseth è bravo a dire al presidente ciò che questi vuole sentirsi dire”, hanno spiegato le fonti.
Formula 1, l’albo d’oro del Mondiale piloti
Roma, 2 nov. (askanews) – 1950 Nino Farina (ITA); 1951 Juan Manuel Fangio (ARG); 1952 Alberto Ascari (ITA); 1953 Alberto Ascari (ITA); 1954 Juan Manuel Fangio (ARG); 1955 Juan Manuel Fangio (ARG); 1956 Juan Manuel Fangio (ARG); 1957 Juan Manuel Fangio (ARG); 1958 Mike Hawthorn (GBR); 1959 Jack Brabham (AUS); 1960 Jack Brabham (AUS); 1961 Phil Hill (USA); 1962 Graham Hill (GBR); 1963 Jim Clark (GBR); 1964 John Surtees (GBR); 1965 Jim Clark (GBR); 1966 Jack Brabham (AUS); 1967 Denny Hulme (NZL); 1968 Graham Hill (GBR); 1969 Jackie Stewart (GBR); 1970 Jochen Rindt (AUT); 1971 Jackie Stewart (GBR); 1972 Emerson Fittipaldi (BRA); 1973 Jackie Stewart (GBR); 1974 Emerson Fittipaldi (BRA); 1975 Niki Lauda (AUT); 1976 James Hunt (GBR); 1977 Niki Lauda (AUT); 1978 Mario Andretti (USA); 1979 Jody Scheckter (RSA); 1980 Alan Jones (AUS); 1981 Nelson Piquet (BRA); 1982 Keke Rosberg (FIN); 1983 Nelson Piquet (BRA); 1984 Niki Lauda (AUT); 1985 Alain Prost (FRA); 1986 Alain Prost (FRA); 1987 Nelson Piquet (BRA); 1988 Ayrton Senna (BRA); 1989 Alain Prost (FRA); 1990 Ayrton Senna (BRA); 1991 Ayrton Senna (BRA); 1992 Nigel Mansell (GBR); 1993 Alain Prost (FRA); 1994 Michael Schumacher (GER); 1995 Michael Schumacher (GER); 1996 Damon Hill (GBR); 1997 Jacques Villeneuve (CAN); 1998 Mika Häkkinen (FIN); 1999 Mika Häkkinen (FIN); 2000 Michael Schumacher (GER); 2001 Michael Schumacher (GER); 2002 Michael Schumacher (GER); 2003 Michael Schumacher (GER); 2004 Michael Schumacher (GER); 2005 Fernando Alonso (ESP); 2006 Fernando Alonso (ESP); 2007 Kimi Räikkönen (FIN); 2008 Lewis Hamilton (GBR); 2009 Jenson Button (GBR); 2010 Sebastian Vettel (GER); 2011 Sebastian Vettel (GER); 2012 Sebastian Vettel (GER); 2013 Sebastian Vettel (GER); 2014 Lewis Hamilton (GBR); 2015 Lewis Hamilton (GBR); 2016 Nico Rosberg (GER); 2017 Lewis Hamilton (GBR); 2018 Lewis Hamilton (GBR); 2019 Lewis Hamilton (GBR); 2020 Lewis Hamilton (GBR); 2021 Max Verstappen (NED); 2022 Max Verstappen (NED); 2023 Max Verstappen (NED); 2024 Max Verstappen (NED); 2025 Lando Norris (GBR); 2026 Kimi Antonelli (ITA).
Midterm, l’America può voltare pagina?
La sfida democratica: protesta o cambiamento?
Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti si avvicinano e gli interrogativi vanno oltre il risultato. In gioco ci sono gli equilibri del Congresso, la capacità d’azione della Casa Bianca e, di conseguenza, scelte destinate a riverberarsi anche fuori dai confini americani. Ma soprattutto c’è una domanda: un eventuale successo democratico indicherebbe la nascita di una nuova maggioranza politica oppure sarebbe soltanto una protesta contro Trump?
Chiedersi se il trumpismo stia finendo è forse prematuro. Più utile è capire quanto resista la fiducia nella sua promessa di cambiamento. Quanti elettori si sentono rappresentati dalle scelte dell’amministrazione? E quanti, invece, cominciano a misurare la distanza tra le aspettative e la propria vita quotidiana?
È in questo spazio che si gioca una parte della sfida democratica. Il partito riuscirà a recuperare consensi tra gli elettori operai, indipendenti e ispanici che si erano avvicinati a Trump? Non sono un blocco omogeneo, né un elettorato che possa essere considerato automaticamente destinato a tornare. Per riconquistarlo occorrono risposte credibili sul lavoro, sui redditi e sulla sicurezza economica.
Dentro questa partita entra anche l’intelligenza artificiale. Dietro le promesse di crescita e innovazione ci sono questioni molto concrete: i data center, il consumo di energia e acqua, le ricadute sulle comunità locali. La domanda diventa politica: chi riceve i benefici dell’innovazione e chi ne sostiene i costi? E quanto possono incidere i cittadini sulle decisioni che trasformano il loro territorio?
C’è poi il costo della vita. Benzina, bollette e spese sanitarie sono il terreno sul quale le promesse elettorali incontrano i bilanci familiari. Per il ceto medio, la prospettiva di una malattia o di una spesa imprevista può diventare una fonte di insicurezza. Chi saprà offrire protezione senza limitarsi agli slogan?
Camera ai democratici? Il Senato resta in bilico
Ma che cosa dicono, oggi, le previsioni sui seggi? Al 1° novembre, il quadro appare più favorevole ai democratici alla Camera, mentre il Senato resta aperto.
In una recente analisi elettorale, 225 seggi della Camera sono classificati come almeno orientati verso i democratici, 193 verso i repubblicani e 17 senza un favorito. La maggioranza è fissata a 218: sulla carta, dunque, i democratici avrebbero un vantaggio sufficiente a riconquistare la Camera. Si tratta però di valutazioni sulla competitività dei collegi, non di seggi già acquisiti.
Più incerta la partita del Senato: la stessa analisi colloca 49 seggi nell’area democratica, 46 in quella repubblicana e cinque in bilico, considerando anche quelli non sottoposti al voto. Per raggiungere quota 51, i democratici dovrebbero conquistare almeno due delle cinque sfide ancora aperte, mantenendo tutti i seggi nei quali sono indicati come favoriti.
Il vantaggio alla Camera, quindi, non garantisce la conquista dell’intero Congresso: la possibilità di cambiare gli equilibri a Washington passa ancora per una manciata di risultati.
L’attenzione, però, non dovrebbe fermarsi a Washington. Anche le elezioni statali contribuiscono a definire gli equilibri del potere americano. Il controllo congiunto del governatore e delle due camere legislative, la cosiddetta trifecta, permette a un partito di tradurre più facilmente il proprio programma in decisioni concrete. È anche lì che si misurerà la profondità di un eventuale cambiamento.
L’Europa tra le speranze di dialogo e il dovere dell’autonomia
Dall’altra parte dell’Atlantico, intanto, il voto viene osservato con attenzione. Per l’Europa contano soprattutto il sostegno all’Ucraina, la tenuta della NATO e la prevedibilità dei rapporti commerciali.
Un Congresso a maggioranza democratica potrebbe offrire interlocutori più disponibili al confronto e rafforzare il controllo sulle scelte della Casa Bianca. Ma sarebbe un errore aspettarsi un automatico ritorno al passato: il presidente conserverebbe ampi poteri in politica estera e la possibilità di opporre il veto alle leggi. È una cautela sottolineata anche dall’analisi del Servizio di ricerca del Parlamento europeo.
L’attesa europea si accompagna dunque a una domanda scomoda: quanto del cambiamento americano dipende da Trump e quanto, invece, è destinato a sopravvivergli?
Alcuni osservatori sembrano considerare queste elezioni una scorciatoia verso il ripristino dei vecchi equilibri transatlantici. Per l’Europa, qualunque sia il risultato, resta invece la necessità di rafforzare la propria capacità di azione.
Il voto americano potrà cambiare gli interlocutori e gli spazi di dialogo; difficilmente potrà sostituire le scelte che gli europei devono compiere per la propria sicurezza e competitività.
Il vero interrogativo guarda già al 2028
La domanda da portare nella notte elettorale sarà: sta cambiando soprattutto chi va a votare, oppure stanno cambiando scelta gli elettori che avevano sostenuto Trump?
Le due dinamiche possono produrre lo stesso vincitore il 3 novembre, ma raccontano prospettive molto diverse per il 2028.
E anche per un’Europa chiamata a capire quanto possa ancora affidarsi alle oscillazioni della politica americana e quanto debba imparare a contare sulle proprie forze.
Utopia uscire «di buon ordine»dalla ‘ndrangheta: nuovo caso dopo Lea Garofalo
Illudersi che quanto è successo a Lea Garofalo – torturata, uccisa il 24 novembre 2009 e poi bruciata in un barile d’acciaio, dopo un saliscendi di protezioni dello Stato per questa testimone di giustizia che aveva raccontato le faide interne tra la sua famiglia e quella dell’ex compagno – fosse un caso mediatico e isolato, è il peggiore degli errori.
La mafia non perdona. In particolare la ‘ndrangheta calabrese che considera la cosca una famiglia. Qualche dubbio? Allora, prima di raccontare quanto sta svelando la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sull’omicidio di un uomo ucciso il 9 agosto 2023, è bene leggere un brano di una telefonata della sorella della vittima, intercettata dagli investigatori.
Una famiglia mortale
Nel descrivere il legame che si instaura a seguito dell’affiliazione di ‘ndrangheta, la sorella riferiva testualmente: «Ah per “loro” questa è una famiglia… quando tu fai un patto con loro, tu diventi come un fratello per loro perché loro fanno un patto… Quando loro ti mettono… è un patto di sangue».
Proprio il vincolo di sangue dell’unica vera famiglia – quella naturale – si annoda con il legame di sangue criminale e infetto di cui si nutre la ‘ndrangheta. Il ritrovamento del corpo è avvenuto dopo la denuncia di scomparsa effettuata da una figlia. E proprio la cura delle tre figlie – rimaste sole con lui dopo il decesso della moglie, dal quale l’uomo non riusciva a riprendersi – sembra essere all’origine del meccanismo mortale messo in moto dalla ‘ndrangheta.
In depressione
L’uomo era caduto in depressione, eludeva gli appuntamenti, come battesimi e compleanni, che per il mondo criminale assumono anche un significato deviato rispetto al valore cristiano. Restava nel suo mondo, i rapporti di frequentazione con i “malacarne” andavano diminuendo. Loro stessi lo cercavano sempre di meno, evidentemente perché non si fidavano più di lui e – questa è l’ipotesi sulla quale gli inquirenti stanno lavorando – temevano che potesse diventare testimone di giustizia o comunque collaborare.
Volontà di uscirne
Alla sorella, effettivamente, l’uomo confessa la volontà di uscire o comunque defilarsi dall’associazione. La sorella, senza sapere di essere intercettata, riporta il contenuto del dialogo ad una terza persona: «A loro rode, hai capito? Che per loro non ci aveva più niente a che fare… la mattina non ci si accompagnava più. Lui si spaventava che lo arrestavano che pensava a questi bambini che restavano soli… Pure se ti doveva venire a picchiare, non ti picchiava, lui ti faceva spaventare a parole, però non ti alzava le mani… oramai lui non ne voleva sapere più… di picchiare che poi lo arrestavano e i bambini restavano soli».
Troppi a sapere
Dall’indagine emerge che l’uomo aveva esternato lo stato di malessere psicologico anche ad altre persone estranee al contesto familiare, ritenute fidate in virtù del vincolo di amicizia che li legava. Al punto – ricostruisce l’indagine – da recarsi all’ultimo appuntamento prima dell’omicidio, senza telefono cellulare.
Da marzo 2023, proprio nel periodo immediatamente successivo alla morte della moglie, i rapporti tra l’uomo e i sodali si erano incrinati, evidentemente – si legge nell’ordinanza – a causa della richiesta di voler uscire dall’associazione. Mal accettata dai sodali – svela il provvedimento – in virtù del forte vincolo di appartenenza che l’affiliazione ad un clan determina.
Parole al vento
Come emerge dal contenuto da altri due colloqui telefonici – uno di metà settembre e l’altro avvenuto quattro giorni dopo l’omicidio – il clan di Rossano aveva simulato bene l’accettazione dell’abbandono del loro sodale. Gli aveva concesso l’uscita «di buon ordine» dall’organizzazione criminale.
A parole. Parole al vento. Magari ripetute anche a lui mentre veniva ammazzato senza alcuna pietà. Già, perché l’uomo, il 10 ottobre 2023, è stato trovato dagli investigatori in un terreno nelle vicinanze di Rossano (Cosenza), in posizione prona ed avanzato stato di decomposizione, con gli arti superiori parzialmente recisi, verosimilmente da animali selvatici.
Due modi per uscire
Perché dalle mafie non si può uscire «di buon ordine». Si esce solo in due modi: o morti o come collaboratori di giustizia, come ripete spesso Alessandra Dolci, ex procuratrice aggiunta e coordinatrice della Dda di Milano, da febbraio 2026 a capo della Procura di Venezia.
Talvolta le due cose coincidono. O vengono fatte coincidere.
Deneen, il filosofo cattolico del postliberalismo trumpiano
La critica cattolica al liberalismo
È uscito quest’anno American Odyssey, il nuovo libro di Patrick Deneen, filosofo politico cattolico dell’Università di Notre Dame. Ma per noi, alla luce delle edizioni italiane di Perché il liberalismo ha fallito (La Vela) e Cambio di regime. Verso un futuro post-liberale (Giubilei Regnani), vale la pena concentrarsi sul nucleo del suo pensiero.
La critica al liberalismo tocca punti sensibili anche della tradizione cattolico-sociale europea. L’individuo sradicato, la dissoluzione dei corpi intermedi, il mercato senza freni e lo Stato pervasivo: una diagnosi che potrebbe persino richiamare il “nostro” Giuseppe Toniolo.
Ma la somiglianza si ferma alla diagnosi. Toniolo aprì la strada a Murri, Sturzo e De Gasperi, alla linea di un cattolicesimo sociale che avrebbe sposato la modernità, innervando il liberalismo di valori e finalità coerenti con l’idea cristiana di promozione umana.
Due strade davanti alla modernità
Il cattolicesimo popolare e democratico europeo – in dpecie quello italiano – ha cercato una mediazione tra giustizia e libertà, persona e comunità. La rottura rivoluzionaria dell’89, con il suo debito verso l’Illuminismo, non poteva essere cancellata. Occorreva recuperarne le conquiste, correggendone l’individualismo attraverso solidarietà, partecipazione e bene comune.
Deneen sembra invece voler rovesciare l’impianto stesso del liberalismo, senza riconoscerne adeguatamente i valori positivi. Come se soltanto una svolta radicale potesse salvare la società dal suo degrado anarchico. Il postliberalismo diventa così uno slogan: nella sostanza, resta semplicemente antiliberalismo.
Eppure la sfida va raccolta. La duplice egemonia del mercato e dello Stato ha impoverito le comunità, alimentando solitudine, sradicamento e rabbia sociale. Su questo terreno Deneen può essere un interlocutore diretto, ancorché problematico, del cattolicesimo democratico.
Il rischio di una nuova aristocrazia
La distanza emerge soprattutto nella risposta al populismo. Deneen immagina una nuova élite capace di guidare il popolo e ricostruire un ordine morale condiviso.
Ma chi forma questa élite? E soprattutto, chi ne legittima il potere? Non basta sostituire una classe dirigente con un’altra. Occorre anzitutto un pensiero politico capace di formarla, riconoscendo nel popolo non un soggetto da educare “dall’alto”, ma il protagonista della democrazia.
Qui affiora il rischio di un sottile autoritarismo. È il discrimine tra una critica democratica e una critica antidemocratica del liberalismo. Il liberalismo ha forse fallito proprio perché, venuti meno i contrappesi e tradite le premesse, non ha più conosciuto quella correzione strutturale che il pensiero sociale cristiano e il popolarismo democratico avevano saputo proporre (con risultati non banali).
Il vuoto della politica cristiana
Il paradosso è che questa sfida giunge mentre in Italia la politica d’ispirazione cristiana appare sostanzialmente inesistente. Non mancano culture, sensibilità e testimonianze. Manca, a monte, una forza politica capace di interpretarne autonomamente lo spirito e la funzione.
Così, mentre un cattolico americano rimette in discussione (da destra) le fondamenta del liberalismo, gli eredi italiani del popolarismo sembrano aver smarrito persino la capacità di proporne una lettura stringente e impegnativa, soprattutto con l’ambizione di un nuovo coinvolgimento nella battaglia propriamente politica. La questione non è trovare una nuova élite che insegni al popolo cosa pensare; è ritrovare, piuttosto, un pensiero politico capace di formare una classe dirigente e restituire alla democrazia la sua funzione di promozione umana.
Forse è questa la vera sfida che Deneen, a prescindere dall’involucro ideologico della sua ricetts, consegna al cattolicesimo democratico e popolare.
Giuseppe D’Angiolino, il rigore e la competenza al servizio dello Stato
Tre stagioni al servizio delle istituzioni
È morto a 88 anni Giuseppe D’Angiolino, già presidente dell’ANAS. La sua è stata una carriera segnata da tre vocazioni professionali, accomunate da un unico leitmotiv: la tutela dell’interesse pubblico e la volontà di dimostrare, attraverso l’assunzione di responsabilità, che si può operare con successo e spirito imprenditoriale anche nella conduzione di organismi di proprietà statale.
Tre le realtà nelle quali ha prestato il suo servizio: la Guardia di Finanza, dove è stato alto ufficiale; l’Italstat dell’IRI; l’ANAS, l’ente che storicamente, da quasi cento anni, si occupa delle strade statali.
Nella prima stagione professionale si è occupato con caparbietà e sapienza di alcuni casi molto delicati, segnalandosi per una competenza divenuta indispensabile in un mondo economico ormai abituato a utilizzare strumenti e modalità di grande modernità e ad avvalersi di pratiche internazionali sempre più avanzate.
Dall’Italstat alla guida di Italstrade
Per rimettere definitivamente in ordine le imprese del gruppo Italstat – la costola dell’IRI che raggruppava le aziende operanti nei settori dell’edilizia, delle infrastrutture, dell’ingegneria civile e dell’assetto del territorio – l’amministratore delegato della capogruppo, Ettore Bernabei, ebbe l’idea di chiamare alcuni ufficiali della Guardia di Finanza a svolgere funzioni di controllo e revisione delle aziende partecipate.
Il primo di questi ufficiali fu proprio Giuseppe D’Angiolino.
Per realizzare al meglio la missione affidata, gli uomini chiamati da Bernabei potevano arrivare ai vertici delle maggiori imprese controllate. D’Angiolino divenne così presidente di Italstrade, una delle principali imprese italiane di costruzione di opere pubbliche, un colosso molto attivo anche all’estero.
Qui maturò un’esperienza che si sarebbe rivelata preziosa per il terzo capitolo della sua vita professionale.
La sfida del risanamento dell’ANAS
Con l’esplosione di Tangentopoli, molti enti pubblici vennero travolti dagli scandali. Tra questi anche l’ANAS.
Il governo era incerto sul da farsi. Venne persino prospettata la liquidazione dell’ente. D’Angiolino assunse il ruolo di commissario. Il suo curriculum prevalse anche perché aveva presieduto con successo un’azienda che da quasi novant’anni si occupava di strade.
Nella politica c’era chi avrebbe voluto che il commissariamento portasse a una rapida cancellazione dell’ente, con la ripartizione delle competenze tra le Regioni e altri soggetti, anche ministeriali, ad esempio per quanto riguardava le autostrade.
C’era invece chi auspicava il ritorno in bonis della gloriosa struttura pubblica, magari aggiornandola attraverso scelte precise di modernizzazione e managerialità.
D’Angiolino volle anzitutto conoscere a fondo le condizioni effettive dell’azienda. Alla fine, la sua conclusione fu che il corpo dell’ente e la sua solida tradizione pluridecennale fossero sostanzialmente sani e che le parti compromesse potessero essere risanate.
Liquidare l’ANAS sarebbe stato uno spreco intollerabile.
La fama di incorruttibilità e austerità dei costumi faceva di D’Angiolino una figura autorevole, persino temuta. Si gettò a capofitto nella sfida.
Riuscì nell’impresa del risanamento e del ritorno in bonis. Il governo varò un nuovo consiglio di amministrazione, del quale D’Angiolino divenne presidente.
L’intesa con il ministro Micheli
Molti gli interventi nei quali si distinse per la capacità di imprimere una spinta all’azione amministrativa e migliorare l’efficienza dell’ente. Tra questi, la gestione delle conseguenze della tragedia dell’incendio nel traforo del Monte Bianco e la realizzazione delle opere per il Giubileo del 2000, con il completamento della terza corsia del Grande Raccordo Anulare di Roma.
Il ministro che più sostenne lo stile di guida e la severa linea morale di D’Angiolino fu Enrico Micheli. Dalla profonda intesa tra i due scaturirono risultati di particolare rilievo.
Con le elezioni del 2001 cambiò il governo. Le volontà e gli orientamenti del nuovo ministro non potevano trovare d’accordo il presidente dell’ANAS, che, come avviene in questi casi, rassegnò le dimissioni.
Oggi, a venticinque anni da quel passo indietro, in occasione della sua scomparsa, salutiamo con deferenza un servitore dello Stato intelligente e preparato, ma allo stesso tempo un capace capo d’azienda, dal piglio tutt’altro che burocratico.
Una figura di cui, da troppi anni, sembra essersi perso lo stampo.
Calcio, Spalletti si gode la Juve: 2-0 e "vittoria meritata"
Roma, 2 nov. (askanews) – La Juventus supera il Napoli 2-0 all’Allianz Stadium e conquista una vittoria importante al termine di una partita combattuta, decisa interamente nella ripresa. Dopo un primo tempo equilibrato, con occasioni da entrambe le parti, i bianconeri cambiano marcia e trovano il successo grazie alle prodezze di Alajbegovic e Boga.
L’avvio è favorevole agli azzurri, che all’8′ sfiorano il vantaggio con Lucca, fermato da un grande intervento di Vicario. La Juventus risponde con Woltemade e soprattutto Cabal, che al 27′ colpisce il palo di testa sugli sviluppi di un corner. Nel finale di frazione è ancora Alajbegovic a rendersi pericoloso, ma Meret gli nega la gioia del gol.
Nella ripresa la squadra di Spalletti aumenta la pressione e prende progressivamente il controllo della gara. Al 70′ arriva il meritato vantaggio: Alajbegovic si avvicina al limite dell’area e lascia partire un mancino in diagonale che bacia il palo e supera Meret. Una conclusione straordinaria che sblocca una partita fino a quel momento molto equilibrata.
Il Napoli accusa il colpo e al 75′ resta in dieci per l’espulsione di Marianucci, punito con il secondo cartellino giallo. La Juventus ne approfitta e all’87’ chiude i conti con Boga, che parte dalla sinistra, si accentra e trova con il destro il palo lontano per il definitivo 2-0.
Al termine della partita Spalletti esalta la determinazione dei suoi giocatori: “I meriti sono della squadra che è riuscita a prendersi quella volontà di andare a fare il primo passo e di guadagnare metri. Nel secondo tempo ci sono riusciti e stasera si sono meritati la vittoria”.
Il tecnico bianconero, tuttavia, invita a non abbassare la guardia, soprattutto considerando le difficoltà legate agli infortuni e ai prossimi impegni: “Ora dobbiamo essere squadra che fa quadrato e insieme al pubblico. Il momento è di quelli dove bisogna tenersi per mano”.
Amareggiato Landucci, in panchina al posto dello squalificato Allegri, che riconosce la superiorità della Juventus: “Abbiamo fatto un brutto secondo tempo e la Juve ha meritato di vincere. C’erano degli infortuni, ma potevamo fare meglio”.
Il collaboratore di Allegri individua anche il problema principale della serata: “Siamo scappati troppo e in quelle occasioni dobbiamo uscire. I dettagli fanno la differenza e noi abbiamo fatto tirare troppo liberamente”.
Per la Juventus arriva una vittoria che dà fiducia e morale, mentre il Napoli torna a casa con tante riflessioni da fare. Allo Stadium decidono due splendide giocate individuali, ma soprattutto la maggiore determinazione mostrata dai bianconeri nella ripresa.
Calcio, classifica serie A, oggi due partite
Roma, 2 nov. (askanews) – Questo il programma e la classifica di serie A dopo i match disputati sabato e domenica:
Decima giornata: Bologna-Monza 2-1, Udinese-Roma 2-5, Milan-Inter 3-1; Como-Venezia 1-0, Frosinone-Torino 2-0, Lazio-Cagliari 2-1, Lecce-Genoa 1-2, Juventus-Napoli 2-0; lunedì 2 novembre: ore 18.30: Sassuolo-Fiorentina, ore 20.45: Atalanta-Parma.
Classifica: Lazio 28, Inter 25, Roma 24, Como 23, Milan 21, Frosinone 20, Juventus 17, Napoli, Bologna 14, Cagliari, Genoa, Torino 13, Atalanta 11, Lecce 9, Sassuolo 8, Monza 7, Udinese, Parma, Fiorentina 5, Venezia 3.
Undicesima giornata: venerdì 6 novembre: ore 20.45: Venezia-Udinese; sabato 7 novembre: ore 15: Cagliari-Frosinone, Torino-Lecce, ore 18: Parma-Bologna, ore 20.45: Roma-Sassuolo; domenica 8 novembre: ore 12.30: Napoli-Lazio, ore 15: Genoa-Milan, Monza-Atalanta, ore 18: Inter-Como, ore 20.45: Fiorentina-Juventus.
Formula 1, Antonelli: "Ce l’abbiamo fatta"
Roma, 2 nov. (askanews) – L’Italia torna sul tetto del mondo della Formula 1 dopo 73 anni. Andrea Kimi Antonelli è il nuovo campione del mondo: il pilota bolognese, appena ventenne, ha conquistato il titolo iridato al termine del Gran Premio del Messico, diciannovesimo appuntamento della stagione, chiudendo la gara al terzo posto sul circuito Hermanos Rodríguez.
Un risultato storico per il motorsport italiano, che ritrova un proprio campione nella massima categoria dopo oltre sette decenni. Antonelli, protagonista di una stagione straordinaria al volante della Mercedes, ha costruito il proprio successo attraverso continuità di rendimento, velocità e maturità, riuscendo a imporsi anche nel confronto interno con il compagno di squadra George Russell.
Nella gara messicana il giovane bolognese ha gestito con attenzione gli pneumatici nella prima parte di corsa, per poi difendere la propria posizione e conquistare il podio alle spalle di Max Verstappen, vincitore con la Red Bull, e Lewis Hamilton, secondo.
Al termine della gara, una volta tagliato il traguardo, Antonelli non ha trattenuto l’emozione. Lacrime, festeggiamenti e messaggi via radio con il team Mercedes hanno accompagnato un traguardo destinato a entrare nella storia dello sport italiano.
“Ce l’abbiamo fatta. Senza la Mercedes e la mia famiglia non sarei qui, sono molto grato a loro per questo momento. Non ho parole, sto cercando di processare nella mia testa quello che è successo”, ha dichiarato il neo campione del mondo ai microfoni della Formula 1.
Antonelli ha poi commentato la soddisfazione di condividere il podio con due dei protagonisti più importanti della storia recente della categoria: “È stata una stagione incredibile. Condividere il podio con Max e Lewis è incredibile. Non vedo l’ora di avere altre battaglie in futuro”.
Il ventenne ha ammesso di aver avvertito una pressione particolare nel fine settimana messicano, consapevole della possibilità di chiudere definitivamente la corsa al titolo: “Questo weekend ho sentito un po’ di pressione in più, ma sono felice che ci siamo riusciti e ora possiamo goderci il resto della stagione”.
Poi le parole più significative, quelle dedicate a un successo che difficilmente dimenticherà: “È una giornata che ricorderò per sempre. Grazie mille al mio team, alla mia famiglia, ai miei amici e a chi supporta questo sport. Ora sta diventando reale e mi godrò ogni secondo”.
Il pilota Mercedes ha anche raccontato di aver creduto fin dalle prime gare nella possibilità di conquistare il Mondiale: “Molto presto ho creduto che potevamo vincere. Avevamo una macchina forte, facevamo grandi risultati ed ero fiducioso”.
Infine, il messaggio in italiano rivolto ai tifosi che lo hanno accompagnato durante tutta la stagione: “Grazie a tutti quelli che mi seguono, a chi è venuto qui, grazie del supporto. Ce l’abbiamo fatta, sono contento. Continueremo a spingere per continuare a portare l’Italia in alto”.
Parole che accompagnano una giornata destinata a rimanere nella memoria dello sport azzurro. A vent’anni, Andrea Kimi Antonelli ha conquistato il titolo mondiale di Formula 1, riportando l’Italia sul gradino più alto della categoria dopo 73 anni e diventando il più giovane campione del mondo nella storia del Circus.
Formula 1, Antonelli, l’Italia aspettava il nuovo re da 73 anni
Roma, 2 nov. (askanews) – Settantatré anni. Tanto è passato dall’ultima volta in cui un pilota italiano ha conquistato il Mondiale di Formula 1. Era il 1953 quando Alberto Ascari, al volante della Ferrari, confermò il titolo conquistato nella stagione precedente, diventando il primo pilota a vincere due campionati consecutivi. Da allora nessun italiano è più riuscito a salire sul trono della massima categoria automobilistica. Andrea Kimi Antonelli, ventenne bolognese della Mercedes, è oggi il primo italiano a vincere il mondiale da allora.
La storia del Mondiale italiano comincia nel 1950, anno della nascita del campionato del mondo di Formula 1. Il primo a iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro è Nino Farina, torinese, che conquista il titolo al volante dell’Alfa Romeo. Un successo che arriva al termine di una stagione combattuta, nella quale Farina supera il compagno di squadra argentino Juan Manuel Fangio e il britannico Reg Parnell. L’anno successivo è proprio Fangio a imporsi, sempre con l’Alfa Romeo, aprendo una stagione di dominio destinata a segnare la storia dell’automobilismo.
Nel 1952 la scena passa alla Ferrari e ad Alberto Ascari. Milanese, nato il 13 luglio 1918, figlio del pilota Antonio Ascari, morto durante una gara nel 1925, Alberto cresce con la velocità nel sangue. Dopo gli esordi nelle competizioni automobilistiche, trova nella Ferrari la macchina con cui esprimere tutto il proprio talento. Il regolamento del Mondiale cambia e, per favorire la partecipazione di più costruttori, la Formula 1 adotta temporaneamente le regole tecniche della Formula 2. La Ferrari 500 si rivela nettamente superiore alla concorrenza.
Ascari domina la stagione 1952: vince sei delle otto gare del campionato a cui prende parte, conquista cinque pole position e si laurea campione del mondo con un margine netto sugli avversari. L’anno successivo conferma la propria superiorità. Con cinque vittorie nelle sette gare disputate, conquista il secondo titolo consecutivo, diventando il primo pilota nella storia a riuscire nell’impresa.
Il biennio di Ascari resta uno dei momenti più importanti dell’automobilismo italiano. Il pilota della Ferrari colleziona undici vittorie nei Gran Premi iridati nelle due stagioni e impone il proprio nome in una Formula 1 ancora lontana dall’organizzazione e dalla dimensione globale di oggi. Nel 1954 passa alla Lancia, ma la nuova avventura non mantiene le promesse. Nel 1955, pochi giorni dopo essere sopravvissuto a un incidente nel Gran Premio di Monaco, muore a Monza durante una sessione di prove private. Ha 36 anni.
Dopo Ascari, l’Italia non riesce più a conquistare il Mondiale piloti. Ci vanno vicini diversi protagonisti, da Luigi Musso a Michele Alboreto, secondo nel 1985 con la Ferrari, fino a Jarno Trulli e Giancarlo Fisichella, capaci di vincere Gran Premi senza arrivare alla conquista del titolo. La Ferrari torna a vincere il Mondiale piloti con Michael Schumacher, ma il campione è tedesco. Anche negli anni successivi, nonostante la presenza di piloti italiani in Formula 1, il titolo resta lontano.
Ora Antonelli. Nato a Bologna il 25 agosto 2006, cresciuto nei kart e diventato uno dei talenti più precoci del programma giovani Mercedes, ha bruciato le tappe fino all’esordio in Formula 1 nel 2025. Nel 2026 ha già conquistato vittorie importanti, mostrando di poter competere ai massimi livelli. Il Mondiale è il traguardo che può trasformare il talento in una pagina di storia.
E’ diventato il terzo italiano campione del mondo di Formula 1 dopo Farina e Ascari. Dopo oltre sette decenni di attesa, l’Italia ritrova un campione capace di riportare il tricolore sul tetto della Formula 1.
Formula 1, Antonelli campione del mondo, è terzo in Messico
Roma, 2 nov. (askanews) – Kimi Antonelli entra nella storia della Formula 1. Il pilota bolognese della Mercedes conquista il Mondiale 2026 grazie al terzo posto nel Gran Premio del Messico, laureandosi campione del mondo con quattro gare d’anticipo. A soli 20 anni diventa il più giovane iridato di sempre e riporta il titolo in Italia 73 anni dopo l’ultimo trionfo di Alberto Ascari, nel 1953.
Una giornata indimenticabile per il motorsport italiano, con Antonelli capace di gestire la pressione e portare a termine una gara fondamentale. Sul circuito Hermanos Rodríguez il successo va a Max Verstappen, davanti a Lewis Hamilton, ma tutti gli occhi sono puntati sul giovane talento azzurro, che taglia il traguardo in terza posizione e può finalmente festeggiare.
La gara è stata caratterizzata anche da momenti di tensione, con diversi episodi in pista e l’ingresso della Safety Car dopo l’incidente di Lindblad. Alla ripartenza Antonelli ha mantenuto la lucidità necessaria per difendere il podio e mettere al sicuro il titolo mondiale.
Emozione anche via radio per il pilota Mercedes, che ha poi festeggiato sul podio tra abbracci e sorrisi. Hamilton e Verstappen lo hanno celebrato sollevandolo in trionfo, mentre Lewis ha chiesto anche una fotografia insieme al nuovo campione del mondo.
Per l’Italia si tratta di un risultato storico: dopo oltre sette decenni, il tricolore torna a brillare nell’albo d’oro della Formula 1. Una stagione straordinaria per Antonelli, che completa una crescita iniziata dai kart e proseguita attraverso le categorie minori fino al vertice del motorsport.
Il Mondiale tornerà in pista dal 6 all’8 novembre in Brasile, ma la storia è già stata scritta: Kimi Antonelli è il nuovo campione del mondo di Formula 1!
La crisi ecologica è una crisi dell’uomo
di Gianfranco Poma e Walter Minella
Il documento della Commissione Teologica Internazionale, Prendersi cura della nostra casa comune. Risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario, pubblicato il 2 settembre 2026 con l’autorizzazione di papa Leone XIV e reperibile in rete, è un testo a nostro parere assai importante.
Ci piacerebbe che venisse largamente discusso e proposto alla più vasta attenzione del mondo cattolico – a cominciare, per esempio, dalle omelie domenicali dei parroci. Sarebbe un modo per rendere consapevoli i fedeli non solo della drammaticità della situazione globale in cui viviamo, ma anche delle alternative possibili, proposte dalla Chiesa cattolica (oltre che da altri movimenti religiosi ed ecologisti nel mondo).
Dalla percezione della crisi alla coscienza delle sue cause
Si tratta di passare da una percezione confusa a una chiara coscienza. Infatti ciascuno di noi avverte, più o meno consapevolmente, la gravità della situazione indotta dal cambiamento climatico.
Si pensi solo alle ondate di calore che quest’anno si sono abbattute sull’Europa in modo anomalo rispetto al passato e che, ci dicono gli scienziati, si ripresenteranno negli anni futuri in modo sempre più violento; allo scioglimento dei ghiacciai; all’innalzamento della temperatura dei mari, sempre più inquinati; al consumo crescente delle foreste, il polmone verde del mondo…
Quello che generalmente manca è la consapevolezza delle radici sociali e culturali di questo deterioramento. A questo proposito si verifica un enorme divario tra la scienza, da una parte, e la coscienza collettiva, dall’altra: mentre la stragrande maggioranza degli scienziati è consapevole che queste devastazioni ambientali, costantemente crescenti, sono imputabili al tipo di sviluppo che l’umanità ha imboccato negli ultimi decenni, il collegamento tra degrado ambientale, cambiamento climatico e tipo malato di sviluppo economico è precisamente ciò che manca nella coscienza collettiva.
Anche perché ci sono forze potenti che muovono nella direzione di quella che, in termini psicoanalitici, si chiamerebbe rimozione.
Essa avviene in due modi: nella forma “morbida”, di un allontanamento dalla coscienza della questione (divertiamoci! Facciamo i fatti nostri! Parliamo d’altro – curiosità, chiacchiera ed equivoco, avrebbe detto Heidegger), oppure nella forma “dura”, di una negazione dei fatti accertati dalla stragrande maggioranza degli scienziati.
Quello che è oggi l’uomo più potente del mondo, Donald Trump, dichiara, dall’alto della sua colossale ignoranza, che la stragrande maggioranza degli scienziati si sbaglia. «Drill, baby, drill» (trivella, tesoro, trivella), procedi nella distruzione dell’ambiente naturale: questo è uno dei suoi slogan preferiti.
Contro questa ignoranza di massa, comunque motivata, è così importante un documento come questo, che proclama a gran voce: no, la devastazione crescente del mondo esiste, con implicazioni drammatiche e crescenti sulla vita di ciascuno di noi, ma non è un processo puramente naturale, e dunque inevitabile.
Né è il volere di un Dio irato, che andrebbe placato con le preghiere. No, la colpa è dell’essere umano, della sua (in)cultura, della sua avidità.
È il risultato di un peccato sociale, riconducibile alle strutture di peccato dominanti oggi nel mondo.
Il peccato ecologico e il messaggio della Laudato si’
È quindi il prodotto di una deviazione dell’uomo dai sentieri proposti da Dio alla creatività umana, e lasciati alla sua libertà (affascinanti le pagine dedicate alla ricostruzione di questo progetto originario – dall’analisi dei passi della Bibbia ebraica alle citazioni dei Padri e delle Madri della Chiesa cristiana, tra Occidente e Oriente).
Non si può naturalmente esaurire in una semplice segnalazione la ricchezza di questo documento (ricordiamo in particolare i passi su «La creazione: opera del Dio trinitario» e «Sull’impronta trinitaria nella creazione», §§ 2.1-2.5).
In generale, si può dire che questo documento può essere inteso come un commento o un’integrazione rispetto all’enciclica di papa Francesco, Laudato si’, con particolare riguardo alla sua, parzialmente mancata, recezione nel corpo della Chiesa cattolica.
A proposito della formula geniale coniata da papa Francesco di «peccato ecologico», il documento afferma, con una litote: «senza che questa formula sia arrivata ad affermarsi pienamente nell’ambito della Chiesa cattolica» (§ 94).
Basti qui solo ricordare una categoria, che è presa dall’enciclica papale, che a prima vista può apparire strana o difficile: il «paradigma tecnocratico».
Che cosa significa questa definizione?
Significa che il modello di sviluppo affidato alla tecnologia, se si sgancia dal controllo dell’umanità profonda, globale, dell’essere umano, non può che produrre devastazioni illimitate (questo tema sarà ripreso e sviluppato dalla bellissima prima enciclica di Leone XIV, Magnifica humanitas).
Il paradigma tecnocratico e la civiltà del profitto
La logica sottostante al paradigma tecnocratico (che è diverso dalla semplice utilizzazione della tecnologia, che può essere molto benefica) è più o meno questa: se posso tecnicamente fare qualcosa, perché non farla? Se mi è utile, se mi dà vantaggio, se mi procura un profitto, se è un mio interesse, che mi importa degli altri?
Come abbiamo mostrato nella nostra ricerca su L’ecologia integrale di papa Francesco (Morcelliana, 2024), il paradigma tecnocratico è naturalmente legato al paradigma finanziario, analizzato da papa Francesco, che dall’economia trabocca nella società, nella cultura e nella psicologia di massa.
Il senso ultimo di questo paradigma può essere riassunto così: l’unico valore è il denaro, il profitto, i soldi; più ne hai, comunque li abbia acquisiti, più vali – insomma il modello Trump (condannato per frode finanziaria).
E quindi il «paradigma tecnocratico» e il «paradigma finanziario» confluiscono in un più generale «paradigma antropologico» (qual è il modello di uomo-donna ideale? Naturalmente sono i ricchi, i potenti, i divi…).
Come si intuisce, questo modello (anti)culturale, prevalente nel nostro tempo, costituisce l’esatta antitesi del modello cristiano, e più in genere religioso, di civiltà.
Uno dei pregi di questo documento consiste nel fatto che, pur nella legittima accentuazione del paradigma teologico e antropologico cristiano, valorizza anche i semi di sapienza presenti nelle altre grandi religioni mondiali.
Altro pregio è il rispetto verso la scienza, intesa come interlocutrice necessaria, sia pure con propri statuti epistemologici e peculiari codici espressivi, del pensiero teologico.
La prefazione del testo inizia con una citazione di uno dei più grandi mistici della storia del cristianesimo, Giovanni della Croce:
Mille grazie riversando
passò frettolosamente per questi boschetti
e, guardandoli,
solo con la sua figura
li ha lasciati vestiti di bellezza.
(Cantico spirituale)
Rispondeva Dostoevskij nell’Idiota (i geni si parlano attraverso i secoli): la bellezza salverà il mondo.
Articolo pubblicato originariamente su “Adista Segni Nuovi”, n. 33 del 3 ottobre 2026.
Titolo originale: «Commissione Teologica Internazionale. Prendersi cura del creato».
Il testo, qui riproposto per gentile concessione degli autori, riporta titolo abstract e titoletti a cura della redazione del Domani d’Italia.
Israele, il voto arabo sotto accusa. La democrazia alla prova
Due piazze, due idee di Israele
Tel Aviv, piazza Habima. Sabato sera, poche centinaia di persone, slogan gridati e cartelli contro i partiti arabi. «Elezioni rubate», denunciano i sostenitori di Benjamin Netanyahu, contestando un risultato elettorale che ha privato il premier della maggioranza parlamentare.
Alcuni giovani scandiscono slogan apertamente razzisti. Si invoca uno Stato ebraico nel quale gli arabi non possano condizionare la formazione del governo. Non è una manifestazione imponente, ma il suo significato politico supera largamente il numero dei partecipanti.
Poco prima, nella stessa piazza, circa cinquecento manifestanti avevano chiesto un governo fondato sulla collaborazione tra ebrei e arabi. «No al razzismo, sì alla collaborazione», il loro messaggio. Due piazze, dunque, e due concezioni profondamente diverse della democrazia israeliana.
Il voto che cambia gli equilibri
Le elezioni di martedì hanno assegnato 53 seggi al blocco di Netanyahu, 48 all’opposizione e 19 alle formazioni arabe, Ra’am e Lista Comune. Nessuno dispone dei 61 parlamentari necessari per governare.
Proprio il successo delle liste arabe, mai così rappresentate alla Knesset, ha acceso la polemica. Il loro eventuale sostegno a un governo alternativo viene presentato dalla destra radicale come un tradimento dell’identità nazionale.
Il viceministro Almog Cohen, passato dal partito ultranazionalista di Itamar Ben Gvir al Likud, promette che non sarà consentito a nessuno di «rubare le elezioni». Parole pesanti, pronunciate mentre la Commissione elettorale centrale ha respinto le accuse di brogli sistematici.
Una questione democratica
La difficoltà non riguarda soltanto Netanyahu. Anche nell’opposizione prevalgono resistenze a un’intesa con i partiti arabi. Eppure, senza quei 19 seggi, appare assai difficile costruire una maggioranza alternativa.
È qui che la crisi politica assume una dimensione più inquietante. I cittadini arabi israeliani partecipano alle elezioni, eleggono i propri rappresentanti, ma una parte della politica ne contesta la piena legittimità a concorrere alle scelte di governo.
Israele si trova così davanti a una questione che precede qualsiasi accordo parlamentare: come conciliare il carattere ebraico dello Stato con l’uguaglianza politica dei suoi cittadini?
La risposta non può essere affidata agli slogan di piazza. Ma neppure rinviata indefinitamente. Perché quando il voto di una minoranza viene descritto come un furto, a essere esposta al rischio non è soltanto una possibile maggioranza. È la fiducia nelle regole della democrazia.
Il Centro non può essere la riedizione del PLI
Da sempre nel nostro Paese, è un dato di fatto e non un’opinione, il Centro è stato anche e soprattutto sinonimo di una presenza politica di matrice cattolico-popolare, cattolico-sociale e cattolico-democratica.
Certo, e com’è ovvio e persino scontato, il Centro non ha mai coinciso solo e soltanto con la cultura, la storia, la tradizione e il pensiero del cattolicesimo politico. Com’è altrettanto noto, la cultura liberale, la cultura repubblicana e lo stesso pensiero socialdemocratico, ambientalista e i mille rivoli del civismo sono tranquillamente riconducibili alla cultura e al progetto politico centrista. E questa, del resto, è stata la costante che ha sempre caratterizzato la storia politica e democratica del nostro Paese.
Un Centro contro la polarizzazione
Ora, per tornare all’oggi, siamo di fronte a un secco bipolarismo che molti definiscono come una sorta di «opposti populismi» oppure di «opposti estremismi», per recuperare un triste slogan del nostro passato.
Un assetto politico che certamente non aiuta né favorisce la crescita e il consolidamento di una vera e credibile cultura di governo. E non è un caso che proprio di fronte a un bipolarismo sempre più violento e sempre più polarizzato si imponga la necessità di avere un luogo politico che privilegi la cultura di governo, la cultura riformista e, di conseguenza, una prassi politica che faccia della lotta all’estremismo, al massimalismo, al populismo e al radicalismo la sua cifra essenziale.
Un Centro che coltivi l’obiettivo di recuperare la migliore tradizione del passato e che punti, neanche tanto nascostamente, a mettere in discussione il violento e polarizzato assetto bipolare che si è andato progressivamente affermando nel nostro Paese.
Il “rischio” di un nuovo Partito Liberale
Ma questo obiettivo si può realisticamente perseguire a una sola condizione. E cioè che questo luogo politico centrista venga percepito anche come un luogo culturalmente plurale.
Per dirla con parole più semplici e più chiare, che non si riduca a essere – e lo dico con il massimo rispetto politico e culturale – una sorta di riedizione, seppur aggiornata e rivista, del glorioso e antico Partito Liberale Italiano.
Perché, se così fosse, come purtroppo appare leggendo qua e là i vari resoconti giornalistici, lo stesso luogo politico centrista che vuole tentare di incrinare l’attuale assetto bipolare non andrebbe oltre l’ormai noto e conosciuto 3 per cento.
Perché quella è, seppur in un contesto storico profondamente diverso rispetto al passato, l’area di massima influenza politica ed elettorale del mondo e del pensiero liberale nel nostro Paese.
Il contributo decisivo dei cattolici popolari
Certo, al riguardo molto dipende anche e soprattutto da quanto il mondo e l’area cattolico-popolare e cattolico-sociale credano in questo progetto politico. E, nello specifico, da come possano renderlo credibile agli occhi di un elettorato sempre più disorientato e disamorato.
Questa è, oggi, la vera sfida per tutti coloro – a cominciare, appunto, dal mondo variegato e composito dell’area di matrice popolare – che vogliono ricostruire una credibile ed efficace offerta politica centrista e riformista.
E questo perché senza tale contributo, e soprattutto senza questa presenza politica, culturale, programmatica e organizzativa, difficilmente la sfida centrista potrà decollare.
Senza escludere nessuno, com’è ovvio e scontato, ma con la consapevolezza che senza la partecipazione attiva di tutte le componenti di matrice centrista, il destino non potrà che essere la riedizione, appunto, di un nuovo e aggiornato PLI.
Stato di diritto e giudizi temerari
Il caso Siher e la presunzione di innocenza
La settimana che abbiamo alle spalle ha visto il dibattito politico interno monopolizzato dalla vicenda di Youssef Siher, la persona sospettata di aver organizzato i disordini di due settimane fa a Milano, prima fermata su ordine di un PM e poi rilasciata per la mancata convalida del fermo da parte del GIP.
Peccato che il sito attraverso il quale avrebbe svolto questa attività sia stato attivato dopo quegli eventi e non prima; una tempistica più adatta per un atto di compiacimento che non per un’azione organizzativa. Un compiacimento chiaramente non condivisibile, ma che è comunque altra cosa rispetto a un’attività terroristica.
Questa incongruenza era emersa fin dai primi momenti del suo fermo. Ma non commetteremo in questa sede l’errore di anticipare valutazioni che spettano alle autorità competenti; Youssef Siher affronterà il giudizio che lo aspetta, con il giusto diritto alla difesa e con la presunzione di non colpevolezza fino a quando non ci sarà una sentenza con le relative motivazioni.
Quando la politica pretende di sostituirsi ai giudici
Ma in settimana non tutti hanno seguito questo comportamento. Alcuni autorevoli (o presunti tali) esponenti del governo – capitanati dalla presidente del Consiglio – hanno infatti iniziato a sputare sentenze senza avere una specifica competenza giuridica e senza essere a conoscenza del dettaglio degli atti giudiziari del caso, ovviamente coperti da segreto istruttorio.
In un comunicato diffuso sui social, la premier parla di «atto vergognoso» per un Paese «normale», senza spiegare quale norma o principio giuridico sarebbe stato violato.
Guardando alla storia della nostra Repubblica, non riusciamo a ricordare o immaginare presidenti del Consiglio della cosiddetta «Prima Repubblica» che intervenissero nelle vicende giudiziarie.
Oggi, invece, assistiamo allo sconcertante spettacolo di premier e ministri che – come se nulla fosse e senza le necessarie competenze – intervengono su vicende come quella di Garlasco o della famiglia nel bosco.
E la preoccupazione prevalente non sembra essere quella di arrivare alla verità, ma piuttosto quella di esibire in piazza un colpevole senza aspettare che la giustizia faccia il proprio corso con le sue regole, anziché con i costumi tipici della comunicazione via social.
Il garantismo non può essere a senso unico
Alla faccia di quel garantismo sbandierato e rivendicato in altre vicende giudiziarie ben più delicate. Come quella di Delmastro, per il quale è stata negata la possibilità di accedere alle chat del suo telefono.
Quel caso non riguarda vetrine rotte, ma collusioni con uno dei più pericolosi clan di camorra, con il coinvolgimento dell’ex sottosegretario alla Giustizia presente all’interno di società con persone pregiudicate, passaggi di quote e soldi di dubbia provenienza (per usare un gentile eufemismo).
Anche Delmastro merita la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza passata in giudicato, ma non può sfuggire la differenza di trattamento tra i due casi: processo sommario-mediatico per Youssef Siher e difesa anche dell’indifendibile per Andrea Delmastro Delle Vedove.
No, il garantismo a senso unico non è garantismo!
La lezione di Letizia Moratti
«La democrazia autentica non si misura da come tratta chi la applaude. Si misura da come tratta chi la contesta. Persino chi la disprezza. Persino chi vorrebbe sovvertirla con la violenza.
Ed è qui che emerge tutta la distanza tra lo Stato di diritto e l’ideologia della violenza.
La violenza divide tra amici e nemici. La democrazia riconosce diritti.
La violenza pretende di imporre la propria verità. La democrazia accetta che un giudice possa dire no persino allo Stato.
La violenza cerca colpevoli. La giustizia cerca responsabilità provate.
Questo non significa essere deboli. Al contrario […] Uno Stato autorevole sottopone anche se stesso alla legge […].
Per questo oggi non ha vinto chi sostiene la piazza contro lo Stato. Ha vinto lo Stato di diritto. Ed è forse questa, per l’estremismo di Siher e dei suoi accoliti, la sconfitta più profonda».
Le affermazioni virgolettate sono di Letizia Moratti, presidente della Consulta nazionale di Forza Italia, europarlamentare del PPE (Il Foglio, 29 ottobre 2026).
Chapeau!
Il riformismo o è di popolo o non è
Ha avuto una certa risonanza mediatica e politica l’Assemblea nazionale congiunta di Orvieto del 24 e 25 ottobre scorsi delle associazioni di cultura politica Libertà eguale e Base Italia. Fondata e guidata, quest’ultima, da Marco Bentivogli. Motivo ispiratore dell’incontro, quest’anno: Riformisti, un passo avanti.
La sfida riformista oltre il campo largo
Parlare di Libertà eguale, per me, è come parlare pure di una parte della mia vita. A quei principi, al connubio delle sensibilità liberali di sinistra credo da sempre. E tanti sono stati i temi sviscerati: dalla geopolitica a un’agenda di riforme economiche e sociali adatta ai tempi. Temi e visioni rispetto alle quali «il campo largo», a motivo delle contraddizioni e dei contrasti interni, è ritenuto del tutto inadeguato.
Il precedente dei convegni del primo centro-sinistra
Iniziative, queste, che un po’ ricordano i convegni – quali quelli legati a Il Mondo di Mario Pannunzio e altri, anche di area cattolica – che posero, a cavallo fra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, le basi culturali e programmatiche del primo centro-sinistra.
Come dire: ingredienti giusti, corrette elaborazioni che poi, però, finiscono per fluire, in maniera parziale, talora caotica, attraverso altri alvei. Ottime intuizioni che fanno fatica a tradursi in azione e storia, quasi che la vicenda politica percorresse strade differenti, pur raccogliendo alcuni di quei frutti.
Da Morando a Ceccanti, il passaggio del testimone
Enrico Morando, leader storico dell’associazione Libertà eguale (e, ancor prima, dei liberal DS, eredi dell’area migliorista e riformista del PCI e del PDS), diviene di essa presidente onorario, cedendo il testimone a Stefano Ceccanti (presiede, invece, la Fondazione PER – Progresso Europa Riforme).
Ecco, il percorso politico di Ceccanti, autorevolissimo e brillante costituzionalista, è particolarmente interessante: egli, infatti, incarna l’anima liberale del cristianesimo sociale. E subito mi sono ritrovato, qualche lustro fa, nella sua definizione della fede religiosa, che è anche un fatto pubblico, ma non può essere assunta dallo Stato.
Il rischio di un riformismo elitario
A lui, a Enrico, ad amiche e amici di vecchia data come Anna Bucciarelli, mi sentirei di ricordare quel che sanno più e meglio di me: il riformismo o è di popolo o non è. Talora in Libertà eguale mi sembra di scorgere qualche tentazione elitaria.
FIGC, cambiano le carte. Ma il calcio cambia?
Ci siamo quasi. Il 4 novembre, appena smaltiti i brividi di Halloween, scadono i termini per presentare le candidature alla presidenza della federazione più ambita e chiacchierata, ma anche più potente d’Italia: la Federcalcio. Con la speranza che almeno stavolta dall’urna non esca un altro spavento.
Le elezioni si terranno il 14 dicembre e il clima sembra già quello del solito caos in salsa italiana. Un caos fatto di indiscrezioni, sospetti, schieramenti che cambiano e conti che non tornano.
Una nuova elezione, i vecchi equilibri
Una necessità, però, dovrebbe mettere tutti d’accordo: evitare un’altra figuraccia. L’elezione di giugno, che aveva consegnato la presidenza a Giovanni Malagò, è stata seguita dalla controversia sul suo mancato tesseramento e dal commissariamento della Federazione. Con un paradosso che sembra scritto apposta per raccontare il nostro calcio: a fare da commissario è stato chiamato lo stesso Malagò.
Ora si torna al voto, con l’auspicio che questa volta il risultato possa dare alla FIGC una guida stabile e pienamente legittimata.
Ma rispetto a giugno lo scenario è cambiato. Accanto a Malagò è arrivata la candidatura di Adriano Galliani, senatore di Forza Italia e, prima ancora, storico dirigente del Milan di Silvio Berlusconi.
A rendere ancora più significativa questa sfida è la frattura nella Serie A. Prima dell’elezione di giugno, diciannove club su venti avevano sostenuto la candidatura di Malagò. Oggi quella compattezza è svanita: Inter e Milan guardano a Galliani, mentre sulla Juventus emergono orientamenti meno univoci. Il fronte che aveva accompagnato Malagò alla presidenza si è dunque incrinato nel giro di pochi mesi.
Un segnale è arrivato anche dalle parole di Beppe Marotta, intervenuto a Sky prima del derby di Milano del 31 ottobre. Il presidente dell’Inter, già tra i principali sostenitori di Malagò, ha riconosciuto una «contrapposizione forte tra le parti», pur precisando che erano state scritte «cose inesatte» e rinviando ulteriori chiarimenti. Parole che rendono evidente la distanza dal clima di sostanziale unità della prima elezione. Resta da capire che cosa sia cambiato così rapidamente: la valutazione del progetto o gli equilibri di chi lo aveva sostenuto?
Al momento Malagò ha raccolto il sostegno di undici club di Serie A, quanto basta per accreditare la propria candidatura, senza che questo vincoli il successivo voto dei delegati.
Galliani può invece contare sull’appoggio di Assoallenatori e Assocalciatori, che insieme rappresentano il 30% del peso elettorale. Restano da conoscere gli orientamenti delle componenti che rappresentano il restante 52%: Lega Nazionale Dilettanti, Lega Pro e Serie B. Tre componenti che non hanno ancora sciolto le riserve e che rendono la situazione quantomeno frizzantina.
Il declino del calcio italiano
Si profila un duello rusticano tra due protagonisti di lungo corso dello sport italiano. Una sfida che tiene la Federcalcio in apnea e pone una domanda che va oltre i nomi: quale futuro si vuole costruire per un movimento segnato da anni di crisi?
Dopo decenni nei quali il calcio italiano era un punto di riferimento mondiale, oggi fatichiamo a riconoscerci in quella centralità.
La Nazionale ha mancato la qualificazione agli ultimi tre Mondiali, mentre i campionati inglese e spagnolo continuano a esercitare una forte attrazione sui grandi calciatori.
Parlare di periferia può sembrare una provocazione, ma descrive la distanza tra il prestigio che rivendichiamo e il ruolo che riusciamo concretamente a esercitare.
Nessuno ha la palla di cristallo. Ma chi sperava in un cambiamento, o almeno in un’inversione di tendenza rispetto alle ripetute sconfitte del calcio nostrano, fatica a trovare in questa contesa motivi di entusiasmo.
La rivoluzione che nessuno sembra volere
È difficile immaginare che Galliani, protagonista di una lunga stagione di straordinari successi con il Milan, possa oggi incarnare quella rivoluzione che tanti auspicano da tempo.
Le vittorie del passato meritano rispetto, ma non bastano a garantire le risposte di cui il calcio italiano ha bisogno. E lo stesso interrogativo sulla capacità di cambiare deve valere anche per Malagò.
Prima ancora di chiedersi chi possa realizzare questa rivoluzione, però, bisognerebbe capire quanti, dentro il sistema calcio, abbiano davvero intenzione di volerla.
Perché cambiare significa anche mettere in discussione equilibri, rendite di posizione e interessi consolidati. Ed è proprio su questo terreno che la partita diventa più difficile.
La vera sfida è restituire un futuro al calcio
La gente vuole tornare ai Mondiali, magari da protagonista, e vedere i club italiani conquistare le coppe europee.
Ma per farlo serve un governo del calcio efficiente, all’avanguardia e capace di mettere il futuro del movimento davanti agli interessi di parte.
È su questo che andrà misurato il prossimo presidente: sui risultati del calcio italiano, oltre che sui voti raccolti per farsi eleggere.
Calcio, classifica serie A: Roma a -1 dalla vetta
Roma, 31 ott. (askanews) – Questo il programma e la classifica di serie A dopo Roma-Udinese 2-5
Decima giornata: Bologna-Monza 2-1, Udinese-Roma 2-5, ore 20.45: Milan-Inter; domenica 1 novembre: ore 12.30: Como-Venezia, ore 15: Frosinone-Torino, Lazio-Cagliari, ore 18: Lecce-Genoa, ore 20.45: Juventus-Napoli; lunedì 2 novembre: ore 18.30: Sassuolo-Fiorentina, ore 20.45: Atalanta-Parma.
Classifica: Lazio, Inter 25, Roma 24, Como 20, Milan 18, Frosinone 17, Juventus, Napoli, Bologna 14, Cagliari, Torino 13, Atalanta 11, Genoa 10, Lecce 9, Sassuolo 8, Monza 7, Udinese, Parma, Fiorentina 5, Venezia 3.
Undicesima giornata: venerdì 6 novembre: ore 20.45: Venezia-Udinese; sabato 7 novembre: ore 15: Cagliari-Frosinone, Torino-Lecce, ore 18: Parma-Bologna, ore 20.45: Roma-Sassuolo; domenica 8 novembre: ore 12.30: Napoli-Lazio, ore 15: Genoa-Milan, Monza-Atalanta, ore 18: Inter-Como, ore 20.45: Fiorentina-Juventus.
Calcio, Spalletti: "Voglio una reazione dalla squadra"
Roma, 31 ott. (askanews) – “Ho voglia di vincere partite e se qualcuno pensa che io arretri di un passettino, gli conviene aspettarsi qualcosa di diverso”. Luciano Spalletti lancia un messaggio chiaro alla vigilia della prossima sfida della Juventus, al termine della conferenza stampa. Il tecnico bianconero chiede una reazione ai suoi giocatori e punta a superare il momento difficile, senza cercare alibi o rassicurazioni: “Non ho bisogno di essere ovattato, ho bisogno solo di una reazione della squadra che io devo essere in grado di suscitare”.
Spalletti ha parlato anche del momento della squadra e della necessità di ritrovare compattezza, soprattutto sul piano mentale. “Bisogna riconquistare il rispetto che ci hanno tolto”, ha spiegato, sottolineando che tutto deve partire da una convinzione interiore. Il ritiro, inizialmente definito una possibile “prigione mentale”, può ora rappresentare un’occasione per ritrovare unità: “I giocatori di questa squadra si vogliono bene e può essere una soluzione per un maggiore coinvolgimento emotivo”.
Il tecnico ha promosso anche l’intervento di Carnevali con la squadra, definendolo “perfetto”, e ha indicato in Locatelli, attualmente indisponibile, un possibile riferimento in campo: “È un esecutore perfetto”. Tra i giocatori a disposizione ha citato anche McKennie, sottolineando la sua capacità di leggere il gioco.
Sulle novità tattiche rispetto alla gara di Genova, Spalletti ha parlato della necessità di trovare “equilibrio dinamico in campo”, mentre sul piano caratteriale ha chiesto una squadra capace di resistere alle difficoltà: “Ci vuole qualcosa che sia infrangibile dal punto di vista della testa, anche se i muscoli possono calare”.
Infine, un pensiero per la Juventus nel giorno del suo compleanno: “Le auguro di avere più voglia, perché solo avendo più voglia si vincono le partite. Le auguro di saper leggere i pensieri e le speranze dei suoi tifosi”.
Calcio, Classifica serie A: Bologna a quota 14
Roma, 31 ott. (askanews) – Questo il programma e la classifica di serie A dopo Bologna-Monza 2-1
Decima giornata: Bologna-Monza 2-1, ore 18: Udinese-Roma, ore 20.45: Milan-Inter; domenica 1 novembre: ore 12.30: Como-Venezia, ore 15: Frosinone-Torino, Lazio-Cagliari, ore 18: Lecce-Genoa, ore 20.45: Juventus-Napoli; lunedì 2 novembre: ore 18.30: Sassuolo-Fiorentina, ore 20.45: Atalanta-Parma.
Classifica: Lazio, Inter 25, Roma 21, Como 20, Milan 18, Frosinone 17, Juventus, Napoli, Bologna 14, Cagliari, Torino 13, Atalanta 11, Genoa 10, Lecce 9, Sassuolo 8, Monza 7, Udinese, Parma, Fiorentina 5, Venezia 3.
Undicesima giornata: venerdì 6 novembre: ore 20.45: Venezia-Udinese; sabato 7 novembre: ore 15: Cagliari-Frosinone, Torino-Lecce, ore 18: Parma-Bologna, ore 20.45: Roma-Sassuolo; domenica 8 novembre: ore 12.30: Napoli-Lazio, ore 15: Genoa-Milan, Monza-Atalanta, ore 18: Inter-Como, ore 20.45: Fiorentina-Juventus.
Calcio, Bologna-Monza 2-1, decidono Pobega e Bernardeschi
Roma, 31 ott. (askanews) – Altra rimonta e altra vittoria per il Bologna che batte il Monza per 2-1: terzo successo consecutivo per Palladino. Al Dall’Ara gli ospiti passano in vantaggio con il solito Varela. Pobega pareggia al 32′ con uno splendido sinistro al volo. Nella ripresa Bernardeschi completa la rimonta dal dischetto. La squadra di Juric ha la possibilità di pareggiare all’81’: decisivo Skorupski che para il rigore di Cutrone. I rossoblù tornano a vincere in casa dopo sei mesi.
Mattarella: in tempi non facili il futuro va disegnato dai giovani
Roma, 31 ott. (askanews) – Quelli che stiamo vivendo sono “tempi non facili, particolarmente complessi, in cui l’incertezza è una cifra diffusa e in qualche momento è addirittura l’imprevedibilità che sembra la cifra di questi anni nella vita internazionale. Ma questa incertezza fa pensare che in realtà il futuro non è precostituito, dipende da noi. Va disegnato e va disegnato particolarmente dai giovani che si apprestano a assumere ulteriormente la guida della nostra società”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale, una delegazione di Villa Nazareth, collegio universitario di merito, guidata dal Cardinale Pietro Parolin, presidente della Fondazione Sacra Famiglia di Nazareth e dell’Associazione Comunità Domenico Tardini, in occasione dell’80°anniversario della fondazione.
“Come ha detto il Santo Padre e come ha ricordato sua Eminenza – questo tradurre valori in comportamenti concreti per costruire una società è il vostro compito, accompagnati dagli ex allievi. Ed è un compito di cui il nostro Paese ha estremo bisogno, come ne ha bisogno l’intera comunità mondiale”, ha sottolineato Mattarella.
“Per questo la riconoscenza che esprimo è davvero sincera per questo ruolo, perché Villa Nazareth esprime, come alternativa alla rassegnazione e alla chiusura in se stessi, l’assunzione di responsabilità e costruzione nel futuro in base a valori positivi. Questa seconda strada ispira responsabilità e fiducia. Ne abbiamo bisogno”, ha aggiunto il capo dello Stato.
Nei cortei in Francia scontri con le forze dell’ordine in varie città
Roma, 31 ott. (askanews) – A Lione, città francese dove oggi sono in corso manifestazioni contro il caro vita, si sono verificati i primi scontri tra black bloc e forze dell’ordine in testa al corteo, a Place Jean Macé, luogo di arrivo della manifestazione. Lo riportano i media transalpini.
Alcuni giovani con il volto coperto hanno lanciato contro il cordone dei Crs (reparti antisommossa della polizia francese) bottiglie di vetro raccolte lungo il percorso.
Situazione di tensione a Marsiglia, una delle città francesi dove oggi sono previste le manifestazioni per il caro vita, con numerose cariche della polizia e lanci di lacrimogeni all’altezza di boulevard Chave.
Il corteo non autorizzato si è disperso nei pressi dell’ospedale La Timone e si sono formati diversi piccoli cortei. Le forze dell’ordine stanno tentando di ripristinare la circolazione, che era stata interrotta.
Un elicottero delle forze dell’ordine sta sorvolando la zona per monitorare la situazione. Gli studenti delle scuole superiori in Francia intendono proseguire con i blocchi degli istituti per protestare contro le cattive condizioni scolastiche dopo il rientro dalle vacanze autunnali, previsto per l’inizio della prossima settimana. Lo ha dichiarato Marius Mesnil, co-segretario generale del sindacato studentesco delle scuole superiori Usl.
“Chiediamo nuovi blocchi a partire da martedì…Finché non saremo ascoltati, le proteste continueranno…Se non riceveremo risposte soddisfacenti, andremo avanti e il movimento di protesta continuerà a crescere fino a quando le nostre richieste non saranno ascoltate”, ha dichiarato all’emittente francese Bfmtv.
Quest’anno, le vacanze autunnali nelle scuole francesi vanno dal 17 ottobre al 2 novembre. Mesnil ha avvertito che le manifestazioni potrebbero proseguire ancora per diverse settimane o addirittura mesi.
Mesnil ha spiegato che lunedì i rappresentanti del sindacato negli istituti superiori terranno delle assemblee per discutere le prossime iniziative e che le proteste potrebbero riprendere già da martedì. Secondo quanto dichiarato, gli studenti non torneranno in classe finché non avranno garanzie sull’accoglimento delle loro richieste.
Midterm USA, la diretta elettorale su Askanews e La Voce di New York
Roma/New York, 31 ott. (askanews) – Askanews e La Voce di New York uniscono le forze per commentare la notte elettorale statunitense fra martedì 3 e mercoledì 4 novembre, con i nostri esperti in studio e gli inviati in alcuni distretti chiave di New York City.
Si vota per rinnovare l’intera Camera dei Rappresentanti di Washington, un terzo del Senato e 36 governatori. Un voto storico che avrà impatto su tutta la geopolitica internazionale: il risultato potrebbe, secondo i sondaggi, consegnare all’opposizione democratica la maggioranza alla Camera e forse anche al Senato, spuntando le armi legislative del presidente Donald Trump e persino la possibilità di scegliere un nuovo giudice della Corte Suprema. Influiscono sul voto il carovita, la guerra all’Iran, lo smantellamento di vari programmi federali e la pesante strategia anti migratoria dell’amministrazione Trump.
Dalle 2 del mattino italiano fino ai risultati, Askanews e La Voce di New York seguiranno per il pubblico dati e commenti con i direttori delle due testate Gianni Todini e Giampaolo Pioli, i vicedirettori della Voce Anna Guaita e Massimo Jaus, la caporedattrice di Askanews Alessandra Quattrocchi, la redazione esteri di Askanews e gli inviati della Voce in alcuni distretti chiave. Sui siti di Askanews e della Voce, i link per seguire la diretta.
Calcio, Gattuso: "Non sono abituato a classifiche così"
Roma, 31 ott. (askanews) – “Nessun riscatto dopo la Nazionale, il calcio è fatto di episodi. L’obiettivo resta arrivare a 40 punti”. Gennaro Gattuso presenta così la sfida contro il Cagliari, in programma domenica alle 15 allo stadio Olimpico. Alla vigilia della partita, l’allenatore biancoceleste invita a mantenere equilibrio e concentrazione, nonostante un avvio di stagione oltre le aspettative, che vede la Lazio in testa alla classifica dopo nove giornate.
Gattuso torna anche sull’esperienza alla guida della Nazionale italiana, allontanando l’ipotesi di una rivincita personale: “Il calcio è fatto di episodi, in quella partita gli episodi ci hanno condannato. La cosa bella di questo sport è che hai sempre la possibilità di riscattarti. L’importante è migliorarsi, essere lucidi e non deprimersi”.
Sul prossimo avversario, reduce da tre sconfitte consecutive dopo un buon inizio di campionato, il tecnico non si fida: “È una squadra ostica, con caratteristiche precise. Sa difendersi bene e ripartire molto bene. Sarà una partita difficile. Contro la Roma ha fatto nove tiri in porta, dobbiamo essere veementi e avere grande voglia”.
Nonostante il primato in classifica, Gattuso preferisce mantenere i piedi per terra e ribadisce l’obiettivo stagionale: “Dobbiamo arrivare a 40 punti. Anche i miei giocatori lo dicono, non so se mi prendono in giro o se è scaramanzia. Non sono abituato a vedere classifiche così e non avrei mai pensato, dopo nove giornate, di trovarmi in questa posizione”.
L’allenatore si sofferma anche sul possibile interesse di altre società per i giocatori biancocelesti in vista della riapertura del mercato a gennaio: “Non sto pensando al rischio di perdere qualcuno, conosco bene questo mondo e so come funziona. Gli agenti fanno il loro lavoro. Per ora non è venuto nessuno e spero non venga nessuno, perché sarebbe un peccato. Potrei chiudere la porta a chiave…”. Poi aggiunge: “Penso soltanto alla squadra e a dare forza ai giocatori che devono migliorare”.
A rendere particolarmente orgoglioso Gattuso è soprattutto lo spirito del gruppo: “Vedo giocatori che non si risparmiano e ragionano con una testa sola. Chi entra lo fa sempre a mille all’ora e ci dà una grandissima mano. Questa mentalità è la cosa che mi rende più orgoglioso”.
Infine, il tecnico torna sull’entusiasmo dei circa diecimila tifosi biancocelesti presenti a Reggio Emilia per la partita contro il Sassuolo: “Io vivo per queste cose. Mi sono sentito vivo e li ho ringraziati per lo spettacolo che hanno mostrato. Sembrava una festa scudetto, non la nona giornata di campionato. Il merito è dei ragazzi e della loro mentalità: hanno creato questo entusiasmo e speriamo di continuare”. La Lazio vuole dunque proseguire la propria marcia, ma Gattuso predica prudenza: il traguardo, per ora, resta quota 40 punti.
Tennis, Errani e Paolini in finale a Tokyo
Roma, 31 ott. (askanews) – Sara Errani e Jasmine Paolini conquistano la finale del torneo Wta 500 di Tokyo e staccano il pass per le Wta Finals di doppio, in programma dal 7 al 14 novembre a Indian Wells. Le azzurre hanno superato in semifinale la coppia formata dalla slovacca Tereza Mihalikova e dalla britannica Olivia Nicholls con il punteggio di 6-4, 6-0, in poco più di un’ora di gioco.
Per Errani e Paolini si tratta della terza qualificazione consecutiva al torneo di fine stagione, riservato alle migliori otto coppie dell’anno. Un traguardo importante per il duo italiano, che ha dovuto fare i conti con una stagione complicata, soprattutto per i problemi al piede che hanno condizionato il percorso di Paolini e limitato la sua attività nel doppio durante l’estate.
Le azzurre hanno ritrovato continuità nella trasferta asiatica, dopo il successo in King Cup contro la Cina, e hanno raggiunto la finale a Tokyo al termine di un percorso che le ha viste impegnate anche a Pechino, Wuhan e Ningbo. Per Errani si tratta di un’altra finale in una stagione che l’ha già vista arrivare all’ultimo atto a Miami, Berlino e Toronto.
Nell’ultimo appuntamento giapponese, Errani e Paolini affronteranno la canadese Gabriela Dabrowski e la brasiliana Luisa Stefani, prime teste di serie del torneo e reduci da dodici vittorie consecutive. Sarà anche un anticipo delle Wta Finals, dove entrambe le coppie saranno protagoniste. A Indian Wells si presenteranno le otto migliori formazioni della stagione, per un finale di 2026 che vedrà ancora una volta l’Italia protagonista.
Biometano, Samarati: nuovo decreto allarghi biomasse utilizzate
Roma, 31 ott. (askanews) – Claudio Samarati, Consulente Biogas Merse e Responsabile Permitting IGW, è intervenuto in occasione dell’incontro “Biometano: innovazione, sostenibilità e sicurezza dei nuovi sistemi di rifornimento in campo”, che si è svoltopresso il Centro Congressi Palazzo Rospigliosi, sede nazionale di Coldiretti. Promossa da Fondazione UniVerde, Coldiretti, CIB – Consorzio Italiano Biogas ed EBA – European Biogas Association, l’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle principali forze parlamentari, della ricerca e delle imprese. Samarati ha illustrato il percorso aziendale chiedendo interventi in materia di allargamento delle biomasse utilizzate.
Khamenei: se gli Usa attaccano, risposta "senza limiti geografici"
Roma, 31 ott. (askanews) – La Guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, ha messo in guardia gli Stati Uniti dal lanciare nuovi attacchi, ordinando agli alti comandi militari iraniani di rispondere “in modo rapido e vigoroso a qualsiasi nuova aggressione” contro il Paese, “senza restrizioni geografiche”.
Durante un vertice tra la Guida Suprema, che ricopre anche il ruolo di Comandante in Capo delle Forze Armate iraniane, e i vertici delle Forze Armate del Paese, l’Ayatollah Khamenei ha sottolineato che “una preparazione al combattimento intelligente, volta a un confronto energico con i nemici, costituisce un prerequisito fondamentale per ottenere la massima deterrenza. Ha stabilito che a qualsiasi minaccia, indipendentemente dal suo livello o dalla sua natura, si debba rispondere in modo immediato, incisivo e senza vincoli geografici”, si legge nel canale Telegram ufficiale della Guida Suprema. Inoltre Mojtaba Khamenei, si legge ancora, ha dichiarato che “qualora i nemici dell’Iran dovessero riprendere attacchi militari o terroristici, saranno le Forze Armate della Repubblica Islamica e la nazione iraniana a determinare quando e a quali condizioni tali attacchi avranno fine”.
“In un’ulteriore direttiva, il Comandante in Capo ha disposto un aggiornamento completo del database degli obiettivi militari, al fine di garantire che tutti i beni, materiali e immateriali, del nemico statunitense-sionista rientrino nel raggio d’azione delle Forze Armate”, si legge in un altro passaggio del post sul canale Telegram.
Biometano, Noce (MASE): primi mesi 2027 nuovo decreto
Roma, 31 ott. (askanews) – Per Alessandro Noce (Direttore Generale per i Mercati e le Infrastrutture Energetiche del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) “Il biometano è uno dei pilastri delle politiche di decarbonizzazione nazionale che assume rilievo anche in ottica di sicurezza ed autonomia energetica del Paese. Dopo gli interventi del 2018 e del 2022, quest’ultimo collegato al PNRR, al MASE stiamo lavorando per un nuovo DM di incentivazione del biometano per traguardare gli ambiziosi obiettivi del PNIEC”.
Noce è intervenuto in occasione dell’incontro “Biometano: innovazione, sostenibilità e sicurezza dei nuovi sistemi di rifornimento in campo”, che si è svolto presso il Centro Congressi Palazzo Rospigliosi, sede nazionale di Coldiretti. Promossa da Fondazione UniVerde, Coldiretti, CIB – Consorzio Italiano Biogas ed EBA – European Biogas Association, l’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle principali forze parlamentari, della ricerca e delle imprese.
Biometano agricolo, Gattoni (CIB): serve quadro stabile
Roma, 31 ott. (askanews) – Per Piero Gattoni (Presidente CIB – Consorzio Italiano Biogas ed EBA – European Biogas Association) “Il biometano agricolo può contribuire a diversificare gli approvvigionamenti energetici delle imprese e a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, la cui volatilità dei prezzi pesa sulle attività agricole. Valorizzando sottoprodotti agricoli e reflui zootecnici, l’agricoltura può produrre energia rinnovabile a partire dalle risorse del territorio, rafforzando il proprio ruolo nella transizione energetica e nella sicurezza degli approvvigionamenti. Si tratta di un modello che integra produzione agricola ed energia, promuove l’economia circolare e consente di valorizzare risorse che già fanno parte delle attività aziendali. Così come l’impiego del biometano nei mezzi agricoli offre alle imprese nuove opportunità per contenere l’esposizione ai costi dei carburanti e accrescere la propria autonomia energetica, contribuendo alla continuità delle lavorazioni. Per sviluppare questo potenziale, è necessario un quadro normativo stabile, che favorisca gli investimenti e accompagni l’innovazione. Il biometano può così sostenere la competitività delle imprese agricole e contribuire, al tempo stesso, alla transizione e alla sicurezza energetica del Paese”.
Gattoni è intervenuto in occasione dell’incontro “Biometano: innovazione, sostenibilità e sicurezza dei nuovi sistemi di rifornimento in campo”, che si è svolto presso il Centro Congressi Palazzo Rospigliosi, sede nazionale di Coldiretti. Promossa da Fondazione UniVerde, Coldiretti, CIB – Consorzio Italiano Biogas ed EBA – European Biogas Association, l’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle principali forze parlamentari, della ricerca e delle imprese.
Sisma del 2016, il Papa: ricostruire nel minor tempo possibile
Milano, 31 ott. (askanews) – “A dieci anni dal sisma, occorre impegnare ogni energia affinché la ricostruzione materiale avvenga nel minor tempo possibile, in sicurezza e in modo trasparente”. Lo ha detto Papa Leone XIV ricevendo in Udienza nel Palazzo Apostolico Vaticano i delegati dei Comuni delle zone terremotate del Centro Italia.
“Per ricostruire occorre avere una visione – ha evidenziato il Pontefice in un altro passaggio del suo intervento – In casi così drammatici, non è sufficiente nutrire buone intenzioni o affidarsi a un disordinato volontarismo. Per ricostruire è necessario acquisire occhi capaci di scorgere in una rovina il progetto di una casa e di una città. È il dono di uno sguardo profetico che sappia cogliere oltre le macerie qualcosa che nessuno ancora vede, uno sguardo che sappia discernere, dentro il male presente, il bene che è possibile e doveroso realizzare”.


















































