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Pd-Avs-M5s vs Fdi contro sospensioni deputati: difesa antifascismo

Roma, 9 apr. (askanews) – Pd, M5S e Avs all’attacco, con momenti di tensione, nell’aula della Camera contro le sanzioni comminate a 32 deputati per l’occupazione della sala stampa di Montecitorio durante la conferenza stampa sulla remigrazione organizzata da realtà come CasaPound e ‘ospitata’ dal leghista Furgiuele.

Al termine dell’informativa della premier Giorgia Meloni, il dem Andrea Casu chiede di parlare sul regolamento, sottolinea l’assenza ‘forzata’ di alcuni parlamentari a causa delle sospensioni e chiede di rimettere la questione alla “Giunta per il regolamento per un chiarimento utile al funzionamento dell’istituzione nel suo complesso. Anche Meloni ha citato la Costituzione ma dimenticate sempre che la Costituzione è antifascista e non si possono sanzionare parlamentari che in maniera pacifica e non violenta vogliono difenderla”. Un intervento interrotto da brusii e dal richiamo del vicepresidente di turno Fabio Rampelli (Fdi): “Deve parlare del regolamento attuale”. A Casu viene tolto l’audio del microfono e poi gli viene restituito: “Sta parlando più lei di me. Dà fastidio ascoltare un discorso antifascista?”.

Marco Grimaldi di Avs evidenzia ‘due pesi e due misure’: “Mentre Delmastro, per non aver pubblicato nella dichiarazione dei redditi della Camera la partecipazione a un’azienda ha ricevuto una censura, 32 deputati si prendono quattro o cinque giorni di sospensione per aver impedito a un pregiudicato, lui sì picchiatore di agenti di polizia, di usare la Camera come cassa di risonanza per diffondere messaggi razzisti e discriminatori. Ci rivolgiamo al presidente della Camera Fontana: le sembra normale espellere alcuni deputati per obbedienza civile ai valori repubblicani? Le sembra normale sanzionarli come se avessero assalito o provato a picchiare qualcuno? I provvedimenti di espulsioni funzionano come il decreto sicurezza che punisce i pacifici attivisti del clima paragonandoli a persone violente”.

Per il Movimento parla Alfonso Colucci: “Questa aula è azzoppata da una decisione dell’ufficio di presidenza che ha sospeso chi ha diligentemente difeso la Costituzione antifascista”, sottolinea parlando di “vulnus del principio costituzionale, il diritto di ciascun deputato di lavorare, non come se avesse acquistato un biglietto alla bocciofila ma per rappresentare gli italiani”. Anche lui torna su Delmastro (“ha avuto dall’ufficio di presidenza poco più di un buffetto per non aver comunicato la titolarità di quote in una società che vedeva come socio una persona collegata al clan Senese”). A quel punto Rampelli puntualizza come l’esempio di Delmastro fa “riferimento al codice di condotta che ha un trattamento diverso”.

Una replica secca arriva dal contrattacco del responsabile organizzazione di Fdi Giovanni Donzelli: “Ricordo che il regolamento prevede che le sanzioni non si possono commentare, per l’ennesima volta avete forzato il regolamento”, sostiene aggiungendo: “oggi dovreste ringraziare il presidente che è stato particolarmente elastico”. Poi tra le proteste dei banchi delle opposizioni che urlano accusa: “Vedo che mi fanno minacce fisiche, ‘vieni qua, vieni qua’. La prego presidente di vedere poi i filmati in ufficio di presidenza perché non si può minacciare fisicamente un parlamentare mentre parla. Coloro che si riempiono la bocca di antifascismo devono sapere che questo è l’atteggiamento pericoloso che in altri anni si è tenuto in questa aula: quello di poter decidere chi poteva o non poteva parlare. Non c’è nessun deputato in quest’aula che può fare lo sceriffo della democrazia e chi scavalca le istituzioni deve pagare. Se domani uno si arroga il diritto di dire cosa è il fascismo e chi è fascista finiscono la democrazia e la libertà”.

Calcio, Juve avanti con Spalletti

Roma, 9 apr. (askanews) – La Juventus sceglie la continuità e conferma Luciano Spalletti alla guida dei bianconeri. L’accordo, ormai definito, va oltre il presente e si inserisce in una strategia di lungo periodo orientata alla costruzione della squadra del futuro. Il tecnico ha convinto la dirigenza sin dal suo arrivo alla Continassa, dove era stato chiamato a raccogliere un’eredità pesante dopo Igor Tudor.

In pochi mesi Spalletti ha dato identità e ambizione, parlando apertamente di scudetto e alzando le aspettative di un gruppo abituato a considerare il piazzamento Champions come obiettivo minimo. Un percorso non privo di difficoltà, come evidenziato anche dalla recente gara con il Genoa, ma sufficiente a consolidare la fiducia del club.

Determinante la volontà della proprietà, con John Elkann in prima linea nel rilancio di una Juventus competitiva, e il lavoro di raccordo svolto da Giorgio Chiellini per favorire l’intesa tra allenatore e dirigenza.

Il nuovo contratto, da circa 6 milioni netti a stagione, rappresenta un investimento significativo e una chiara scelta tecnica: nessun piano alternativo, ma piena condivisione anche sulle strategie di mercato, con l’obiettivo di rafforzare la rosa con profili esperti e mentalità vincente.

L’annuncio ufficiale è atteso a breve, senza particolari formalità, mentre la squadra resta concentrata sulla sfida di Bergamo. Il progetto è avviato, ora serve continuità per riportare la Juventus ai vertici.

Tennis, Berrettini ko agli ottavi: Fonseca vince in due set

Roma, 9 apr. (askanews) – Matteo Berrettini saluta il Masters 1000 di Monte-Carlo, sconfitto agli ottavi di finale da Joao Fonseca con il punteggio di 6-3, 6-2 in poco più di un’ora di gioco. Berrettini ha pagato una bassa percentuale di prime in campo e, di conseguenza, non è mai riuscito a prendere in mano gli scambi, soprattutto dal lato del dritto, il suo colpo più incisivo, che Fonseca è stato bravo a neutralizzare fin dall’inizio. Grazie a questo successo, il brasiliano diventa il primo giocatore del suo Paese a raggiungere i quarti di finale in un Masters 1000 da Thomaz Bellucci a Madrid 2011 e il secondo di sempre a Monte-Carlo dopo Gustavo Kuerten.

Mafia, Conte: Meloni chiarisca su presunte infiltrazioni in Fdi

Roma, 9 apr. (askanews) – Giorgia Meloni non può limitarsi a dire che il suo impegno politico è nato sull’emozione per l’omicidio di Paolo Borsellino, lei è premier e leader di Fdi e deve “chiarire” sulle “presunte infiltrazioni” della criminalità nel suo partito. Lo ha detto il leader M5s Giuseppe Conte, conversando con i giornalisti alla Camera.

“Su questo capitolo diciamo che – nell’economia di 10 minuti (di intervento in aula, ndr) – non sono intervenuto puntualmente”, Ma “questo è un capitolo per quanto mi riguarda rimane aperto, hanno molto da chiarire”.

L’ex premier ha insistito: “Il problema è che deve chiarire i rapporti e le presunte infiltrazioni in Fratelli d’Italia. Quindi non solo il caso Delmastro, c’è un’inchiesta a Milano – ‘Hydra’ – da cui filtrano alcune notizie. Lei non può continuare a rispondere ‘sono entrata in politica quando c’è stato il delitto Borsellino’. Non è sufficiente se sei responsabile di un partito. Non sei solo presidente del Consiglio, sei leader di un partito”. Insomma, “il caso Delmastro e alcune notizie che leggo come voi – quelle che filtrano dall’inchiesta ‘Hydra’ – ci dicono che c’è un problema di presunte infiltrazioni che va chiarito, se sei leader di partito”.

Tennis, Atp Finals a Torino anche nel 2027

Roma, 9 apr. (askanews) – Le Atp Finals si giocheranno a Torino anche nel 2027, di fatto chiudendo ogni possibilità immediata di trasferimento a Milano. Non c’è ancora l’ufficialità formale dell’Atp, ma, come scrive la Gazzetta dello sport online, la decisione è ormai definita anche per motivi organizzativi e logistici.

Il capoluogo piemontese, che ospita il torneo dei Maestri dal 2021 all’Inalpi Arena, consolida così il proprio ruolo nel circuito internazionale, dopo il successo delle ultime edizioni e la crescita dell’evento in termini di pubblico e visibilità.

Resta aperta la partita per il periodo successivo: l’Italia ha in mano l’assegnazione delle Finals fino al 2030 e Torino punta a mantenere la sede anche negli anni successivi, mentre Milano resta sullo sfondo come possibile alternativa per il futuro.

Già nei mesi scorsi il presidente Atp Andrea Gaudenzi aveva sottolineato la volontà di partire dalla base solida costruita a Torino, senza però escludere altre opzioni, segnale di un confronto ancora aperto tra istituzioni e organizzatori sul lungo periodo.

Schlein: da Meloni ci aspettavamo rilancio, invece solito repertorio

Roma, 9 apr. (askanews) – Quello esibito da Giorgia Meloni in aula è stato “il solito repertorio”, secondo la leader Pd Elly Schlein. Conversando con i giornalisti alla Camera la segretaria democratica ha spiegato: “Ha chiesto lei di fare l’informativa con la diretta tv, uno si poteva aspettare un rilancio”. Invece “niente, ha ripetuto il solito repertorio”.

E’ stato, ha aggiunto, “un comizio postumo sul referendum, una sfida che ha già perso perché 15 milioni di italiani hanno votato ‘no’ per difendere la Costituzione”.

Ue, Dombrovskis: guerra Iran può abbassare di 0,2-0,6 punti crescita 2026

Roma, 9 apr. (askanews) – Per l’economia dell’Unione europea, le conseguenze della guerra in Iran potrebbero comportare una crescita economica tra 0,2 e 0,4 punti percentuali più bassa quest’anno, rispetto ai livelli previsti lo scorso autunno, e un’inflazione di 1 punto percentuale più elevata. Lo ha riferito il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis durante un’audizione al Parlamento europeo.

Ma se la crisi si rivelasse più grave e persistente, la crescita potrebbe risultare diminuita tra 0,4 e 0,6 punti percentuali sia quest’anno che il prossimo e l’inflazione tra 1,1 e 1,5 punti percentuali più elevata, ha aggiunto.

Lo scorso 17 novembre la Commissione europea prevedeva 1,2% di crescita economica dell’Ue quest’anno e 1,4% il prossimo, con un’inflazione all’1,9% quest’anno e al 2% il prossimo.

Secondo l’eurocommissario non si tratterebbe di ricadute così gravi da giustificare l’attivazione della clausola generale di sospensione del Patto di stabilità e di crescita.

I droni e il divino: Cao Fei tra smart agricolture e condizione umana

Milano, 9 apr. (askanews) – Le strade dell’arte contemporanea sono molteplici e sempre di più, in spazi che sono fisici, ma anche intellettuali, come Fondazione Prada, si assiste alla messa in scena di pratiche che abbracciano la società in maniera profonda e costituiscono, attraverso un nuovo tipo di opere, dispositivi per una comprensione più intensa del presente che viviamo. È il caso della mostra “Dash” dell’artista cinese Cao Fei, che ha portato a Milano un grande progetto sulla diffusione nelle campagne del suo Paese della Smart Agriculture, che è anche una grande metafora del modo in cui la tecnologia sta completamente rivoluzionando la nostra vita e, spesso, la sta soffocando.

“Il progetto – ha detto ad askanews Chiara Costa, Head of Program di Fondazione Prada – porta una dimensione tecnologica che per molte persone credo sia sconosciuta, però porta anche molte domande su cosa significa la sparizione degli esseri umani dalle campagne”.

Algoritmi che sostituiscono il sapere tradizionale, droni venerati come nuove divinità, la modificazione, ai confini della scomparsa, del lavoro: l’indagine sull’agricoltura all’epoca della vita digitale è parte di un progetto che l’artista porta avanti da decenni sulla condizione umana nel contesto della trasformazione tecnologica. Una storia che, accanto ai risultati sempre sbandierati dal potere, reca con sé anche innumerevoli domande su di noi, su cosa resta della nostra umanità.

“Le persone – ha detto Cao Fei ai giornalisti – sono ancora alla ricerca di un modo per soddisfare i propri bisogni. Le storie su come la tecnologia, interrompendo le negoziazioni, è arrivata a coesistere con i singoli individui nei luoghi, con la tradizione e con il futuro: questo è ciò che ho voluto davvero esprimere”.

Attraverso imponenti, ma anche stravaganti installazioni, archivi, visori per la realtà virtuale e, soprattutto un grande video, che dà il titolo alla mostra, ci si trova, forse anche senza rendersene conto, a confrontarsi con i valori che oggi sono alla base dell’era delle macchine pensanti ed è un confronto che, in ogni caso, genera dubbi e inquietudini.

“Per Fondazione Prada – ha concluso Chiara Costa – questo è un progetto paradigmatico di quelle che sono le nostre intenzioni, cioè è un progetto che parla di un’attività reale di tutti i giorni che esiste in tutto il mondo ed esiste da millenni, ma nell’analizzarla ci aiuta a capire qual è il ruolo degli esseri umani nel mondo e soprattutto ci ricorda che se non riusciamo a mantenere un discorso sulla complessità del mondo in cui viviamo non riusciamo a capirlo e non riusciamo a modificarlo”.

Ecco qual è il punto: usare anche l’arte contemporanea come strumento di interpretazione profonda, come palestra per il ragionamento complesso, infine come possibilità di cambiamento. Questo accade qui e, in mezzo a tante inquietudini, è anche un modo per non smettere di sperare. (Leonardo Merlini)

Energia, Dombrovskis apere a tassa su extra profitti: "Una possibilità"

Roma, 9 apr. (askanews) – Quella di prevedere una tassa specifica sugli “extra profitti” delle compagnie petrolifere e energetiche, derivanti dai rincari innescati dalla guerra in Iran “resta una possibilità”, anche studiando un coordinamento a livello di Unione europea. Lo ha affermato il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis durante una audizione al Parlamento Ue.

“Sulla questione degli extra profitti diversi Paesi hanno interpellato la Commissione su questo tipo di misura. Avevamo proposto una misura di questo tipo nella precedente crisi, strettamente parlando – ha detto in risposta ad una domanda – non c’è nulla che impedisca aglio Stati di adottare misure simili, perché la tassazione diretta è nella competenza degli Stati membri. Stiamo valutando se possiamo studiare un approccio un po’ più coordinato a livello Ue. Ma è stata adottata nella precedente crisi e resta una possibilità”.

Ci sarà caldo fino a sabato, poi dal 13 aprile calo termico e piogge

Milano, 9 apr. (askanews) – Fino a sabato 11 aprile, sull’Italia continuerà a prevalere l’alta pressione di matrice nordafricana, ma da lunedì 13 è atteso un peggioramento del tempo con piogge diffuse e un calo delle temperature dopo giorni segnati da valori quasi estivi, con massime oltre i 26 gradi, ben superiori alle medie della prima decade di aprile. Secondo Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, i primi segnali di cambiamento interesseranno già nelle prossime ore la fascia orientale della Penisola, dalle Dolomiti fino al Molise, con un aumento della nuvolosità.

Tra venerdì 10 e sabato 11 non sono previste variazioni termiche rilevanti ma il cielo apparirà progressivamente meno limpido per l’arrivo di pulviscolo sahariano, soprattutto sulle regioni del Centro-Sud. Si tratta di particelle molto fini in sospensione che renderanno l’atmosfera più opaca.

Una prima fase di peggioramento è attesa da domenica sera tra Sardegna, Liguria e Piemonte, dove potrebbero arrivare deboli precipitazioni. In presenza del pulviscolo atmosferico, le piogge potranno assumere carattere fangoso.

Il passaggio più marcato è previsto da lunedì 13 aprile, quando sull’Italia convergeranno aria mite e umida da sud, accompagnata da nuovo pulviscolo sahariano, e aria più fresca e instabile in arrivo dall’Atlantico. Ne deriverà una fase di maltempo destinata a coinvolgere per alcuni giorni gran parte del Paese, in particolare il versante tirrenico e il Sud, senza escludere precipitazioni frequenti anche al Nord.

Le temperature massime dovrebbero tornare attorno ai 17-18 gradi, su valori più vicini a quelli tipici del periodo. Nella prima decade di aprile, infatti, le medie delle massime si collocano intorno ai 17-18 gradi a Milano e Roma e sui 19-20 gradi a Palermo. Per oggi il quadro resta in prevalenza stabile, con bel tempo al Nord, anche se con più nubi sul Nordest, nuvolosità più presente sui settori adriatici del Centro e cielo poco nuvoloso al Sud. Venerdì 10 aprile il Nord sarà interessato da nuvolosità irregolare, mentre al Centro prevarrà il bel tempo e al Sud condizioni soleggiate. Sabato 11 aprile il cielo si presenterà localmente nuvoloso al Nord, con un primo calo termico, nuvolosità più diffusa al Centro e poche nubi al Sud. Da domenica sera è atteso il peggioramento sul Nord-Ovest.

Iran, le notizie più importanti del 9 aprile sulla guerra

Milano, 9 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di giovedì 9 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale. Dopo l’intesa su una tregua di due settimane, ora le speranze sono riposte nei negoziati.

-10:50 Iran, Dombrovskis: economia europea rischia shock stagflazionistico.

-10:28 Libano, Meloni: chiesto a Israele fermare escalation militare.

-09:57 Dombrovskis: non siamo in scenario da sospensione Patto stabilità (FT).

-09:38 Iran, cancellato post ambasciatore su arrivo delegazione in Pakistan.

-09:35 Iran, Meloni: se crisi prosegue ragionare su stop a Patto Stabilità.

-09:24 Iran, Spagna riapre la sua ambasciata a Teheran.

-09:05 Libano, almeno 13 morti in attacchi israeliani.

-08:53 Iran, Takaichi a Pezeshkian: rapida riapertura stretto di Hormuz.

-07:35 Petrolio, Wti pagato 97,5 dollari al barile ritocca del 3,3%.

-07:26 Delegazione iraniana sarà a Islamabad da questa sera.

-07:15Hormuz, Pasdaran costringono le navi a passare vicino costa Iran.

-07:01 Iran, Trump: non ritiriamo forze fino a vero accordo.

-00:09 Lo stretto di Hormuz è di nuovo chiuso e il traffico marittimo interrotto. E’ quanto riferisce la Cnn citando le Guardie della rivoluzione iraniane che avrebbero deciso lo stop dopo l’attacco di Israele in Libano ritenuto una violazione del cessate il fuoco.

Dombrovskis: non ci sono le condizioni per sospendere il Patto di stabilità

Roma, 9 apr. (askanews) – “Sulla sospensione del Patto di stabilità e di crescita, è legata alla clausola generale di sospensione e la condizione per attivare la clausola è di avere un grave deterioramento dell’economia nell’area euro o nell’intera Ue. E attualmente non siamo in questo scenario”, anche considerando il potenziale impatto economico della guerra in Iran “è di rallentamento ma non di grave deterioramento”. Lo ha ribadito il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis durante una audizione al Parlamento Ue.

“Ovviamente continuiamo a monitorare la situazione e risponderemo come appropriato”, ha aggiunto.

Conte: Meloni racconta realtà mitologica, non ha sentito ‘sveglia’

Roma, 9 apr. (askanews) – “Lei racconta una realtà mitologica, credo che la sveglia referendaria non abbia suonato a palazzo Chigi. Si presenta qui dicendo ‘diremo, faremo’… Quattro anni, zero riforme”. Lo ha detto il leader M5s Giuseppe Conte parlando in aula dopo l’informativa della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“Lei dice ‘ci metto la faccia’. Cosa lodevole, ma se non ci mette anche competenza e capacità l’Italia si trova in braghe di tela”.

E poi, “non dica che ha aumentato gli stipendi, i salari reali sono crollati. Le imprese: possibile che un presidente del Consiglio non si fermi un attimo a commentare tre anni di calo della produzione industriale?”

Ocse, Scarpetta: bene Italia su stabilità, alzare partecipazione al lavoro

Roma, 9 apr. (askanews) – L’Italia ha fatto molti progressi in termini di stabilità macroeconomica, cruciale anche per promuovere l’innovazione e rassicurare le imprese nei loro piani di investimento, ora per rafforzare la crescita della produttività deve fare leva su ulteriori aumenti della partecipazione al mercato del lavoro di giovani e donne, su cui vi sono ancora ampi margini, e su competenze del capitale umano e formazione. E’ la ricetta illustrata dal neo capo economista dell’Ocse, l’italiano Stefano Scarpetta, rispondendo ad una domanda nella conferenza stampa di presentazione del primo rapporto su competitività e crescita stilato dall’organizzazione parigina.

Tra due settimane, il 23 aprile, l’Ocse presenterà a Roma uno studio sull’economia dell’Italia. “Ovviamente non ne darò i dettagli, ma parlerò di quello che diciamo nello studio di oggi. Penso che in Italia siano stati fatti tanti progressi in termini di stabilità macroeconomica – ha detto Scarpetta -. E questo è qualcosa che incoraggiamo a continuare, perché la stabilità macroeconomica è fondamentale per promuovere l’innovazione, per consentire alle imprese di assumere i rischi. Penso che l’Italia abbia fatto progressi rilevanti nel rendere il mercato del lavoro più inclusivo, una delle questioni chiave della lenta crescita è stata quella di aumentare l’occupazione”.

E qui “fondamentalmente si possono fare altri progressi – ha proseguito – la partecipazione delle donne resta molto bassa. Se guardi alcune parti dell’Italia, il Sud, ci stanno ampi margini di miglioramento. La disoccupazione giovanile è calata ma resta a due cifre”. E per i giovani “bisogna investire nelle qualifiche, per aiutarli nella transizione dalla scuola al lavoro”, ha detto.

“La partecipazione al mercato del lavoro è importante ma un altro pilastro, se posso dire, è il capitale umano. Dobbiamo davvero investire in tutti i Paesi, non solo in Italia, ma anche in Italia, su educazione e formazione nel corso di tutta la vita”. In genere si investe meno su formazione e educazione delle persone di mezza età o età avanzata: “il loro accesso a programmi di formazione è basso”. E invece “si può fare in mille modi – ha detto Scarpetta – anche da remoto, da casa. Ma è cruciale farlo. C’è un’agenda complessa che l’Italia deve perseguire, ovviamente dopo che c’è stato un lungo periodo di bassa crescita della produttività o di crescita negativa”. (fonte immagine: OECD)

Ue, Dombrovskis: non siamo in scenario da sospensione Patto stabilità (FT)

Roma, 9 apr. (askanews) – La Commissione europea continua a respingere le ipotesi di innescare la clausola generale di sospensione del Patto di stabilità e di crescita della Ue. “Esiste per intervenire su gravi deterioramenti (delle prospettive economiche-ndrt) della Ue o dell’area euro, e attualmente non siamo in questo scenario”, afferma il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis in una intervista oggi al Financial Times.

E questo, apparente possibile contraddizione, a dispetto del fatto che lo stesso Dombrovskis affermi che nella Ue, a riflesso del conflitto in Iran, ci si trovi “chiaramente a fronteggiare uno shock deflazionistico”. Ossia il rischio di una fase di crescita economica a rilento o ferma e inflazione elevata.

Sul Patto di stabilità, le regole Ue sui conti pubblici, è possibile invocare le clausole nazionali di sospensione, su iniziativa dei singoli paesi, mentre la clausola generale di sospensione a cui fa riferimento Dombrovskis viene attivata su iniziativa della stessa Commissione europea.

La recente tregua concordata da Usa e Iran “è certamente un passo benvenuto verso una de-escalation e potrebbe calmierare la crisi energetica”. Ma “in merito all’impatto economico della guerra in Iran – dice l’eurocommissario – ovviamente resta circondato da elevata incertezza”. (fonte immagine: European Union)

Iran, Meloni: se crisi prosegue ragionare su stop a Patto Stabilità

Milano, 9 apr. (askanews) – “Se la crisi in Medio Oriente vedrà una nuova recrudescenza, dovremo porci seriamente il tema di una risposta europea, non dissimile per approccio e strumenti a quella messa in campo per la pandemia. In quel caso, riteniamo che non debba essere un tabù discutere della sospensione temporanea del patto di stabilità e crescita: non una deroga per un singolo Stato ma un provvediemnto generalizzato”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, nell’informativa alla Camera.

Governo, Meloni: mai ipotesi dimissioni, governo fino all’ultimo giorno

Milano, 9 apr. (askanews) – “Ci siamo presi l’impegno di governare per 5 anni ed è esattamente quello che faremo. Non importa quanto sarà difficile, siamo troppo responsabili per far ripiombare l’Italia nell’incertezza”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nell’informativa alla Camera, smentendo di aver mai pensato all’ipotesi di dimissioni.

“Il governo c’è, nel pieno delle sue funzioni, determinato a fare del suo meglio fino all’ultimo giorno del suo mandato fino a quando non si farà nelle urne un nuovo governo, non nel palazzo. Non scapperemo, non indietreggeremo, non faremo pagare ai cittadini il prezzo dei soliti giochi di palazzo. Governeremo come fanno le persone serie e in pace con la propria coscienza”.

Referendum, Meloni: abbiamo coscienza a posto, onorata parola responsabilità

Roma, 9 apr. (askanews) – “La nostra coscienza è a posto: la riforma della giustizia era uno degli impegni presi con gli italiani come molte altre cose. Questa è la modalità con cui concepiamo la politica, onorando il significato profondo della parola responsabilità”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in aula alla Camera, durante l’informativa urgente sull’azione del governo dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia.

“Responsabilità deriva da respondeo, che origina a sua volta da spondeo, l’atto solenne del promettere e garantire. La responsabilità di rispondere ad altri e non a se stessi e men che meno alla propria convenienza”, ha aggiunto. “Non mi stupisce. Ci chiedevano: siete sicuri vi convenga? La nazione rischia di abituarsi a una politica che non ama il rischio e noi siamo fieri di rappresentare un’anomalia in questo senso”, ha aggiunto.

Giustizia, Meloni: rammarico per occasione persa, cantiere non venga abbandonato

Roma, 9 apr. (askanews) – “Non voglio esimermi da una breve riflessione sull’Italia che ci è stata consegnata dall’esito referendario che ha visto una grande partecipazione popolare al voto e una altrettanto grande polarizzazione, un confronto serrato, non sempre sul merito, e un esito chiaro. Rispettiamo sempre il giudizio degli italiani anche quando non coincide con le nostre opinioni. Resta il rammarico di aver perso una occasione storica, la riforma giustizia rimane una necessità e non sono io a dirlo”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante l’informativa alla Camera.

“Il mio auspicio è che il cantiere di quella riforma non venga abbandonato” possibilmente “in un clima di collaborazione non certo contro la magistratura ma a favore di una magistratura libera e di una politica che commetterebbe un errore storico se rinunciasse al proprio ruolo”, ha aggiunto.

Springsteen: Trump “corrotto, incompetente, razzista, sconsiderato e traditore”

Il ritorno sul palco come atto politico

Non è un semplice tour celebrativo. Il ritorno di Bruce Springsteen sulle scene americane, con la tournée Land of Hope and Dreams, assume fin dall’inizio i tratti di una presa di posizione politica esplicita. Al Kia Forum di Los Angeles, il cantante ha trasformato il concerto in una vera e propria dichiarazione d’intenti: non nostalgia, ma battaglia culturale. Secondo quanto riportato dalla stampa americana, il tour si configura come una risposta diretta al clima politico attuale, segnato dalla figura di Donald Trump. Non un “giro d’onore”, ma un confronto aperto con il presente.

Parole durissime contro Trump

Nel corso dello spettacolo, Springsteen ha pronunciato uno dei giudizi più netti mai espressi da un artista statunitense nei confronti di un presidente in carica. Ha definito l’amministrazione Trump “corrotta, incompetente, razzista, sconsiderata e traditrice”, denunciando un degrado morale e istituzionale dell’America contemporanea. Non si tratta di un episodio isolato. Già nelle prime tappe del tour, il musicista aveva accusato la leadership trumpiana di mettere a rischio i valori fondamentali della democrazia americana, parlando apertamente di un Paese “in mani sbagliate”.

La musica come coscienza civile

Questa postura non sorprende chi conosce la traiettoria artistica di Springsteen. Da sempre, il “Boss” intreccia musica e impegno civile, dando voce all’America del lavoro, delle periferie e delle contraddizioni sociali. Nel 2026, questo impegno si è ulteriormente radicalizzato: canzoni come “Streets of Minneapolis” denunciano apertamente politiche federali e tensioni razziali, inserendosi nella tradizione della canzone di protesta americana. Il palco diventa così uno spazio di resistenza simbolica, dove la narrazione musicale si salda con una visione politica dichiarata e conflittuale.

Scontro aperto e polarizzazione

Le parole di Springsteen hanno immediatamente alimentato lo scontro politico. Trump ha reagito con attacchi personali e inviti al boicottaggio dei concerti, segno di una polarizzazione che ormai attraversa anche il mondo culturale. Il confronto tra artista e presidente non è più solo retorico: riflette una frattura profonda nella società americana, dove cultura popolare e politica si sovrappongono sempre più spesso.

Un’America divisa, anche sul palco

Il tour del Boss restituisce, in definitiva, l’immagine di un Paese diviso, in cui persino il rock diventa terreno di confronto ideologico. Lontano dall’essere un semplice intrattenimento, il concerto si trasforma in un atto pubblico, quasi civile, in cui si ridefinisce il ruolo dell’artista: non più soltanto narratore, ma protagonista del dibattito democratico. E forse è proprio qui il punto: nella capacità di un musicista settantenne di riportare la musica al suo nucleo originario, quello di una voce che non accompagna il tempo, ma lo interroga.

Cina, Xi ordina all’esercito una "rettifica ideologica e politica"

Roma, 9 apr. (askanews) – Il presidente cinese Xi Jinping ha alzato ulteriormente il tono sulla disciplina interna dell’Esercito popolare di liberazione, chiedendo ai vertici militari di approfondire la “rettifica ideologica” e la “rettifica politica” per presentarsi con un “volto completamente nuovo” al centenario delle forze armate nel 2027.

Secondo quanto riferito dai media di Stato cinesi dopo un intervento ieri all’apertura di un corso per alti quadri militari all’Università nazionale della Difesa di Pechino, Xi ha detto che gli ufficiali superiori devono mantenere una “risoluta lealtà politica” al partito e che qualsiasi pensiero o azione guidati dall’interesse personale o dalla corruzione sono “fondamentalmente contrari alla natura e alla missione del Partito comunista”.

Nel testo diffuso dalla stampa ufficiale, Xi ha scandito una serie di richiami che mostrano come la leadership cinese non consideri sufficiente la sola repressione dei casi di corruzione, ma punti a una rifondazione politica e morale dell’apparato militare. “Gli alti ufficiali devono assumere la guida nel restaurare e promuovere le nobili tradizioni del nostro partito e del nostro esercito”, ha affermato, aggiungendo che “bisogna comprendere la disciplina, essere chiari sulle regole e sulle norme, e mantenere un senso di reverenza”. Ancora più netta la formula sull’applicazione delle regole: “Dobbiamo fare in modo che tutti siano uguali davanti a leggi e regolamenti, senza trattamenti speciali nella loro osservanza e senza eccezioni nella loro applicazione”.

Il significato politico del discorso va oltre la formula, ormai consueta, della lotta alla corruzione. Xi ha chiesto ai quadri militari di “stare fermamente dalla parte del popolo” e di superare “tutti i pensieri egoistici e tutte le distrazioni” che li allontanano dalle masse. Ai dirigenti di vertice ha chiesto anche di dare l’esempio nella vita interna, favorendo un clima di franchezza e rigore ideologico. “Il nostro partito e il nostro esercito sono continuamente cresciuti e diventati più forti attraverso le lotte contro varie ideologie e condotte errate”, ha detto Xi, inserendo così la campagna in corso in una cornice storica più ampia rispetto alla semplice pulizia amministrativa e presentandola come una battaglia per la sopravvivenza politica e l’affidabilità del comando.

Nella terminologia ufficiale cinese, infatti, “rettifica politica” non significa soltanto reprimere tangenti, favoritismi e scambi di denaro, ma ricondizionare l’intero sistema militare sul piano ideologico, organizzativo e disciplinare. L’obiettivo è eliminare non solo i comportamenti illeciti, ma anche le “influenze perniciose” rilasciate da reti di potere, fedeltà personali e deviazioni dottrinali che, nella visione di Xi, possono mettere in discussione il principio cardine del sistema: il controllo assoluto del Partito sulle forze armate.

Il riferimento al traguardo del 2027 rende il discorso ancora più significativo. Pechino mantiene volutamente ambigue le aspettative legate al centenario dell’Esercito popolare di liberazione, ma Xi aveva già collegato nel rapporto al XX Congresso del Partito comunista del 2022 questo obiettivo alla capacità delle forze armate di “vincere guerre locali”, un riferimento che molti osservatori hanno legato alla questione di Taiwan. Il messaggio implicito è che la modernizzazione militare non può essere separata dalla disciplina politica: un esercito tecnologicamente più avanzato, ma corrotto, permeabile a cordate interne o ideologicamente poco affidabile, non sarebbe in grado di garantire né deterrenza né obbedienza operativa.

A conferma di questa impostazione, nello stesso giorno il generale Yang Zhibin, comandante del Teatro orientale dell’Esercito popolare di liberazione, il comando che sovrintende allo Stretto di Taiwan e al Mar cinese orientale, ha tradotto in termini ancora più espliciti la linea imposta da Xi. In un articolo pubblicato su uno dei giornali ideologici del Partito, Yang ha scritto che, “traendo lezioni profonde dalle gravi violazioni disciplinari e legali commesse dagli alti ufficiali incriminati”, bisogna “colpire con precisione e sradicare il contagio ideologico lasciato dalla loro perniciosa influenza”. E ancora: “Dobbiamo davvero eliminare le impurità ideologiche, sradicare i concetti errati e correggere le deviazioni nella visione del mondo, della vita e dei valori fin nelle profondità dell’anima”.

Sullo sfondo del discorso di Xi c’è, in effetti, una delle più dure campagne di epurazione mai viste nella Difesa cinese negli ultimi anni. La stretta ha investito il cuore stesso della catena di comando, colpendo in particolare la Forza missilistica, il comparto degli armamenti e l’apparato politico che sovrintende alla fedeltà ideologica delle truppe. Il caso più clamoroso è stato quello dell’ex ministro della Difesa Li Shangfu, travolto da un’inchiesta disciplinare e poi formalmente espulso dal Partito comunista. Le autorità lo hanno accusato di avere “gravemente inquinato l’ecosistema politico del settore degli equipaggiamenti militari”, formula che in Cina indica non solo corruzione individuale, ma anche la contaminazione di intere filiere decisionali e promozionali.

Nello stesso filone d’indagine è caduto anche l’ex ministro della Difesa Wei Fenghe, a sua volta colpito da pesanti accuse e descritto dall’apparato come un dirigente che avrebbe contribuito a “inquinare gravemente l’ambiente politico delle forze armate”. Il fatto che gli ultimi due ministri della Difesa siano stati travolti quasi in parallelo ha dato la misura della profondità della crisi interna al sistema di selezione, controllo e approvvigionamento dell’apparato militare cinese. Non si è trattato, almeno nella narrativa ufficiale, di episodi isolati, ma della prova che le degenerazioni erano penetrate ai massimi livelli.

Ancora più delicato, sul piano politico, è stato poi il caso dell’ammiraglio Miao Hua, membro della Commissione militare centrale e direttore del Dipartimento del lavoro politico, cioè uno dei responsabili più importanti del controllo ideologico sulle forze armate. La sua sospensione del 2024 per gravi violazioni disciplinari ha rappresentato un colpo particolarmente sensibile, perché Miao non apparteneva soltanto al versante operativo o amministrativo dell’Esercito popolare di liberazione, ma a quel meccanismo politico-organizzativo che Xi considera decisivo per garantire la subordinazione assoluta dell’esercito al partito. Se persino figure collocate al vertice della sorveglianza politica vengono travolte dalle inchieste, il segnale che arriva ai quadri è che nessun livello della gerarchia è al riparo.

A questi casi si sommano le rimozioni, le sparizioni dalla scena pubblica e le sostituzioni che negli ultimi mesi hanno investito la Forza missilistica e vari comandi territoriali. Il settore missilistico è particolarmente sensibile perché tocca la deterrenza strategica, la capacità di risposta e una parte essenziale del potenziale militare cinese in un eventuale scenario di crisi attorno a Taiwan. Il fatto che proprio questo comparto sia stato tra i più colpiti suggerisce che la leadership abbia individuato criticità profonde sul piano dell’affidabilità politica e dell’efficienza operativa.

E’ in questo contesto che va letto il discorso di Xi. La campagna anticorruzione non viene più presentata soltanto come un’opera di moralizzazione, ma come una condizione preliminare della capacità di combattimento. Il legame che il leader cinese stabilisce tra purezza politica e prontezza bellica è sempre più esplicito: il partito non vuole soltanto un esercito moderno, ma un esercito totalmente allineato al potere politico. L’obiettivo è arrivare al 2027 con una struttura più centralizzata, meno esposta a reti clientelari autonome e più credibile sul piano operativo.

La terra, la guerra e nessun dolore

Una nuova era primitiva

C’è un mondo sull’orlo di una crisi di nervi. Trump minaccia di distruggere una civiltà ed un paese a cui di civile non è rimasto poi molto. In ogni caso uniformarsi a chi governa con la violenza non è poi esercizio esemplare. Mettendo fine alla guerra verrà comunque criticato per non aver salvato il popolo iraniano dal regime feroce che lo governa. Al mondo che ci siano morti sparsi per il pianeta non interessa poi molto, quasi affatto.

La legge che ispira l’umanità è riassumibile nel “not in my back yard”, fate quello che vi pare ma non nel mio giardino di casa. Per il resto farò finta di preoccuparmi ma la testa è già alle vacanze estive prossime future. In questa prospettiva ci si allarma per il prezzo della benzina che sta rincarando e che potrebbe compromettere i piani di sopravvivenza di alcuni e forse di viaggi festosi per altri.

Energie in libera uscita

La questione energetica è ciò che più assilla e lo stretto di Hormuz è un restringimento che soffocherà monete e portafogli se le cose non cambieranno verso. Hormuz sembra legato al nome Ohrmazd, Dio del Zoroastrismo, religione i cui i principi fondamentali sembrano sia quelli dei buoni pensieri, buone parole, buone opere.

Qualcosa deve essere andato storto perché da quelle parti di buono e saporito c’è solo il petrolio che porta con sé la guerra in corso. Siamo assai più spaventati per il rischio di una crisi energetica piuttosto che dal numero di vittime che il conflitto in corso sta producendo soprattutto su persone innocenti. Energia sembra di primo istinto suggerire una lettura positiva del termine, si traduce in ciò che attiva e che opera, una forza interiore che noi da brave persone, armate da sentimenti di vanitoso esibizionismo, abbiamo trasformato anche in nucleare, portando fuori ciò che è dentro. Ci sono in giro per il mondo energumeni che da bravi ossessi sprigionano macerie per costruirsi un futuro.

Una spiritualità a corto di piste d’atterraggio

Il Santo Padre Leone XIV si affida sia ai rimbrotti ai potenti esortando alla preghiera, un chiedere insistentemente la pace tanto più in presenza della sua condizione di salute assai precaria, anzi meglio a brandelli. La violenza viola ogni proposito di bene ed ha contaminato assai peggio del Covid, antidoti ad essa ancora non se ne vedono.

Fuga verso la Luna

Per l’intanto la missione spaziale Artemys II sta registrando un gran successo. Il suo equipaggio si è spinto mai così oltre nell’universo, superando i 400.000 kilometri di distanza dalla terra per vedere la faccia nascosta della Luna, espugnandone la reticenza e la riservatezza. Si dice che nella mitologia greca Artemide indichi ciò che è ben curato o ancor meglio illibato. Ad essa corrisponderebbe Diana, per gli antichi Romani la Dea della Luna, che dopo questo azzardo di uomini ha perduto la sua virginità e forse, in omaggio a quegli audaci esploratori del cielo, non se ne lamenta, anzi se ne compiace.

E’ il segno che gli uomini quando vogliono sono ancora dotati di un residuo di poesia. Da qui la dichiarazione di Christina Koch, l’unica donna che compone questo equipaggio, quando dice incoscientemente o fiduciosamente che “saremo fonte di ispirazione, ma sceglieremo sempre la Terra” o quando hanno detto che il loro viaggio rappresenta un momento che “salva la nostra specie dalla mediocrità”. O infine quando si è espresso il desiderio di intitolare un cratere lunare con il nome della defunta moglie del comandante della missione.

Lo stato dell’arte

I capi del mondo in questo momento sono privi di sentimento. Non provano nessuna tensione, né alcuna emozione e tantomeno dolore. Vanno avanti grossolanamente a tentoni. Pare siano ispirati, al meglio, piuttosto dalla canzone della talentuosa Tiziana Rivale, il cui cognome suona per loro di immediata seduzione.  “Sarà, sarà quel che sarà, Del nostro amore che sarà, Prendiamo oggi quel che dà, E quel che avanza per domani basterà”. Se basterà.

Vince chi sa ricostruire un vero Centro

Una funzione ancora decisiva

Sarà pur vero che il Centro non esiste più come un tempo. È altrettanto vero che il Centro non sarà determinante per far pendere a bilancia da una parte o dall’altra. Ma un fatto è indubbio. E cioè, ancora una volta la cosiddetta “politica di centro” – come la chiamavano i leader e gli statisti della Democrazia Cristiana – sarà determinante e decisiva per evitare che la radicalizzazione della lotta politica si consolidi e, al contempo, che prevalgano solo e soltanto le ragioni della polarizzazione ideologica.

Due derive che, purtroppo, minano alle fondamenta la qualità della democrazia da un lato e la stessa credibilità delle istituzioni democratiche dall’altro. Per non parlare dell’efficacia dell’azione di governo. Di  qualunque governo, com’è ovvio.

Il nodo politico: chi interpreta il Centro

Ora, il nodo di fondo è chi garantisce questa “politica di centro” nell’attuale cittadella politica italiana. Una politica, ed una prassi, che possono dispiegare solo coloro che riescono a costruire un vero e proprio partito di centro. E anche, e soprattutto, con una matrice riformista, plurale, democratica e con una spiccata cultura di governo.

Un’operazione che, oggettivamente, può essere dispiegata tanto a destra quanto a sinistra purché non diventi un escamotage funzionale solo e soltanto agli interessi della destra e della sinistra. Certo, per dispiegare una politica e un progetto centrista sono indispensabili partiti e, nello specifico, anche una classe dirigente, che sappiano differenziarsi da chi persegue obiettivi politici distinti, distanti se non addirittura alternativi rispetto alla storica cultura politica di centro.

Il ruolo decisivo del cattolicesimo politico

Sotto questo versante, questo ruolo richiede anche la presenza decisiva di quella cultura che storicamente ha sempre declinato una funzione specifica nella politica italiana. Parlo, come ovvio, della cultura, della tradizione e del pensiero cattolico popolare e cattolico sociale.

Per dirla con un riferimento ancora più chiaro, parlo della tradizione e della cultura del cattolicesimo politico italiano. Perché senza questa cultura è quasi scientificamente impossibile declinare una prassi ed un progetto centrista nel nostro Paese e, soprattutto, nell’attuale fase politica italiana.

E attorno a questa sfida si gioca la vera partita in vista delle prossime elezioni politiche tanto sul versante della coalizione di destra quanto in quella della sinistra progressista. Oltre, come ovvio, alla sfida di un potenziale ‘terzo polo’ centrista riconducibile al progetto di Calenda con la sua Azione.

Ma in tutti questi casi una cosa sola è certa, al di là del ruolo e dell’importanza delle più svariate culture politiche. Ovvero, senza la presenza attiva, pubblica, riconoscibile e visibile del pensiero cattolico popolare e cattolico sociale ogni tentativo per ridare voce e consistenza ad un Centro è destinato semplicemente a fallire.

La sfida delle prossime elezioni

Per queste ragioni, semplici ma oggettive, alle ormai prossime elezioni la sfida politica si gioca anche al Centro. Non tanto sul versante di chi lo rappresenta al meglio ma, soprattutto, su chi ha il coraggio e la volontà di investire sul Centro e sulla “politica di centro”.

Ben sapendo che con la riproposizione della radicalizzazione della lotta politica sarebbe l’intera politica ad uscire sconfitta, sfregiando al contempo la stessa qualità della nostra democrazia.

Mazzini tra letteratura e missione politica

Scriveva Giuseppe Mazzini nelle Note autobiografiche: «La tendenza della mia vita era tutt’altra che non quella alla quale mi costrinsero i tempi e la vergogna della nostra abiezione». In merito a questa affermazione, in un saggio a lui dedicato, Attilio Momigliano commenta: «Mazzini credeva di essere votato per le lettere, e di aver fatto un grande sacrificio rinunciandovi. E s’ingannava».

Tuttavia, rileva il critico, Mazzini — celebre patriota del Risorgimento italiano (tenuto in alta stima in Gran Bretagna), la cui azione sensibilmente contribuì alla formazione dello Stato unitario — ha esercitato una notevole influenza sulla letteratura dell’Ottocento. I suoi scritti erano legati indissolubilmente alla prosa del Risorgimento e del Romanticismo.

La letteratura di propaganda e di battaglia, morale e politica, lirica e drammatica, si riagganciava alle sue asserzioni intorno alla missione della poesia, che per lui è simile alla religione.

«La poesia — dichiara Mazzini — afferra l’idea giacente nell’intelletto, la versa nel cuore, l’affida agli affetti, la converte in passione e trasmuta l’uomo da contemplativo ad apostolo».

Per lui l’arte non deve essere «il capriccio di un individuo», ma «la grande voce del mondo e di Dio raccolta da un’anima eletta e versata agli uomini in armonia». E cita, al riguardo, Dante Alighieri e Ugo Foscolo.

Osserva Momigliano che Mazzini, fra tutti gli scrittori politici italiani, è il più antitetico a Niccolò Machiavelli. «Sotto il suo pensiero — scrive — si sente il soffio della fantasia, sotto il pensiero di Machiavelli si sente il duro, inflessibile contatto con la realtà».

Per quell’alone fantastico che circonda il suo credo morale e politico, e che si traduce in uno stile sovrabbondante di metafore immaginose, Mazzini poté ritenere di essere nato «per l’arte, più che per l’azione».

Mazzini era un avido lettore. Tra i suoi autori prediletti figurano Vittorio Alfieri, William Shakespeare, Lord Byron, Johann Wolfgang von Goethe.

«Collocato sullo sfondo della Genova del tempo, tutta spie e bigottume, fatto centro di conciliabili segreti e di segrete intese — evidenzia Momigliano — Mazzini diventa agli occhi del lettore il prototipo del giovane romantico italiano quale finiamo per figurarcelo quando siamo diventati un po’ famigliari con la storia più appariscente del tempo e con la letteratura più superficiale che l’accompagna».

La vita di Mazzini, «con quei suoi affetti puri, quella sua dedizione di missionario politico, quel suo ramingare di esule» è tipicamente dei romantici, di un romanticismo «tutto idealità e niente libertinaggio».

Quindi il critico aggiunge: «Potremmo dire che la sua vita è quella di Foscolo, liberata dagli eccessi passionali e sensuali, come il suo stile è quello dell’Ortis, alleggerito dalla soverchia cupezza e del troppo insistente ed enfatico sentenziare. Tuttavia nelle Note Mazzini, tutto concentrato intorno allo scopo della sua vita, non si è curato di isolare la linea della sua condotta e delle sue vicende. E il romanticismo, limitato nel contenuto, si è riversato per lo più nella forma».

Comunque è da rilevare che nella prosa di Mazzini c’è, «più o meno sparsamente», tutto il mondo romantico contemporaneo rappresentato dalle sue figure più nobili e dolenti: il congiurato, l’esule, il missionario, il prigioniero.

«Tornano alla memoria — scrive Momigliano — Silvio Pellico, che è più misurato, più classico e disegna nitidamente figure dove Mazzini accenna appena un motivo sospiroso, e Giovanni Berchet, chiuso in un più duro dolore, e creatore anch’esso di personaggi destinati a rimanere protagonisti della storia ideale del tempo».

In Mazzini ci sono l’accento e la coloritura generica dell’epoca, il fondo comune delle immagini e dei gesti di allora, ma «quasi mai concentrati in una pagina che possa rimanere come il documento poetico di un’età».

Iran: Hormuz di nuovo chiuso, per Pasdaran tregua violata da Israele

Milano, 9 apr. (askanews) – Lo stretto di Hormuz è di nuovo chiuso e il traffico marittimo interrotto. E’ quanto riferisce la Cnn citando le Guardie della rivoluzione iraniane che avrebbero deciso lo stop dopo l’attacco di Israele in Libano ritenuto una violazione del cessate il fuoco.

Secondo i dati della piattaforma di monitoraggio MarineTraffic, al momento non risultano navi in transito nello stretto. Il blocco arriva dopo segnali di graduale ripresa del traffico in seguito all’entrata in vigore di un accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran.

Teheran ha accusato Israele di aver infranto la tregua con il nuovo attacco in Libano. La Casa Bianca ha però precisato che il Libano non rientra nell’accordo tra Washington e Teheran.

Secondo la Cnn, i pasdaran hanno riferito che nelle prime ore della giornata di ieri due petroliere hanno attraversato lo stretto, insieme a una nave cisterna della flotta cinese. Successivamente, però, non si sarebbero registrati altri passaggi. Un’altra nave, che avrebbe dovuto transitare intorno alle 22, avrebbe cambiato rotta nei pressi dello stretto invertendo la navigazione e rientrando nel Golfo Persico.

Iran, Macron sente Trump e Pezeshkian: tregua includa Libano

Milano, 8 apr. (askanews) – Per essere “credibile e duraturo” il cessate il fuoco fra Usa e Iran deve includere il Libano. E’ quanto affermato su X dal Presidente francese Emmanuel Macron che ha sentito telefonicamente il presidente iraniano Massoud Pezeshkian e il presidente americano Donald Trump. Secondo Macron la decisione di accettare il cessate il fuoco è stata “la migliore possibile”.

Per il presidente francese, la tregua deve costituire il punto di partenza per un negoziato complessivo capace di garantire la sicurezza di tutti gli attori in Medio Oriente.

Qualsiasi accordo, ha aggiunto, dovrà affrontare le preoccupazioni legate ai programmi nucleare e balistico dell’Iran, così come alla sua politica regionale e alle azioni che ostacolano la navigazione nello Stretto di Hormuz.

Solo in questo modo, ha proseguito Macron, sarà possibile costruire una pace solida e duratura, con il coinvolgimento di tutti i soggetti in grado di contribuire.

La Francia, ha concluso, è pronta a svolgere pienamente il proprio ruolo, in stretto coordinamento con i partner della regione. Il tema è stato inoltre al centro dei colloqui avuti in giornata con i leader di Qatar, Emirati Arabi Uniti, Libano e Iraq.

Wall Street chiude in deciso rialzo, giù il petrolio: Dow Jones +2,8%

Milano, 8 apr. (askanews) – Chiusura in deciso rialzo per Wall Street dopo l’accordo per un cessate il fuoco fra Usa e Iran. Il Dow Jones ha guadagnato il 2,8%, l’S&P 500 il 2,5%, il Nasdaq il 2,8%. In forte calo il petrolio che scende sotto i 100 dollari: il Wti ha ceduto il 15% a 96 dollari, il Brent il 12% a 96,2 dollari.

In calo il dollaro sull’euro a 0,857 (-0,6%) e i rendimenti dei bond con il decennale al 4,29% (-1,2%).

Fra i comparti in calo solo i titoli energetici con Chevron che ha lasciato sul terreno il 4,3% ed Exxon Mobil il 4,7%. Fra i principali rialzi i tecnologici Nvidia +2,3%, Amazon +3,5%, Apple +2,1%. In evidenza anche Caterpillar +6,5%, Goldman Sachs +4,8% e i titoli della grande distribuzione Home Depot +5,5% e Walmart +3,9%.

In Iran tregua fragile: può saltare tutto per il nodo libanese

Roma, 8 apr. (askanews) – Dopo nemmeno ventiquattro ore, la fragile tregua siglata da Stati Uniti, Iran e Israele rischia di saltare a causa del nodo libanese. Se da un lato Washington e Tel Aviv ritengono che il Libano non rientri nelle clausole del cessate il fuoco, Teheran sostiene che senza l’inclusione di Beirut non vi sarà alcuno spazio negoziale.

“Il nostro dito è sul grilletto”, ha dichiarato oggi in un video messaggio il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, rimarcando che la tregua stipulata con Iran e Stati Uniti non solo non si applica a Hezbollah, ma non rappresenta affatto “la fine della campagna”.

“Questa non è la fine della campagna: i negoziati sono sono una fase nel percorso verso il raggiungimento dei nostri obiettivi”, ha precisato Netanyahu, aggiungendo che il “cessate il fuoco” raggiunto tra Teheran e Washington “non è stata una sorpresa per noi”. “Fino a questo momento, e desidero sottolinearlo, abbiamo ancora obiettivi da conseguire e li raggiungeremo, sia tramite un accordo condiviso, sia attraverso la ripresa delle ostilità, perché siamo pronti a farlo ogni volta che sarà necessario: il nostro dito è sul grilletto”, ha ribadito il leader israeliano. Secondo il premier, “l’Iran è oggi più debole che mai, mentre Israele è più forte che mai”. “Questo è il dato fondamentale della campagna finora. Siamo pronti a tornare al combattimento in qualsiasi momento”, ha concluso Netanyahu.

Le dichiarazioni del leader israeliano sono arrivate quasi in contemporanea alla conferenza stampa della portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, che ha confermato, in linea con le parole del presidente statunitense Donald Trump, che il Libano non rientra nel cessate il fuoco concordato nella notte.

Di segno nettantemente opposto è il punto di vista di Teheran sull’accordo: il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, su X, ha ribadito che il Libano è parte integrante della tregua.

“I termini del cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti sono chiari ed espliciti: gli Stati Uniti devono scegliere – cessate il fuoco o guerra continuata tramite Israele. Non possono avere entrambe le cose”, ha affermato il diplomatico iraniano. “Il mondo assiste ai massacri in Libano. La palla è nel campo degli Stati Uniti, e il mondo osserva se essi manterranno i loro impegni”, ha concluso Araghchi. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha inoltre pubblicato un documento in cui denuncia tre violazioni della tregua, sottolineando come prima violazione la “mancata osservanza della prima clausola della Proposta a 10 punti relativa al cessate il fuoco in Libano – un impegno che il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif ha esplicitamente richiamato, dichiarando un ‘cessate il fuoco immediato ovunque, incluso il Libano e altre regioni, con effetto immediato'”.

Come ulteriori violazioni, Ghalibaf sottolinea “l’ingresso di un drone intruso nello spazio aereo iraniano, che è stato abbattuto nella città di Lar, nella provincia di Fars, in chiara violazione della clausola che proibisce qualsiasi ulteriore violazione dello spazio aereo iraniano” e la “negazione del diritto dell’Iran all’arricchimento” dell’uranio, “che era incluso nella sesta clausola del quadro”.

In questo modo, ha sottolineato il presidente del Parlamento della Repubblica Islamica dell’Iran, “la stessa ‘base praticabile su cui negoziare’ è stata apertamente e chiaramente violata, ancora prima che i negoziati avessero inizio”. Per questo “un cessate il fuoco bilaterale o dei negoziati sono irragionevoli”, ha sentenziato Ghalibaf.

Fase 2 Meloni domani alla prova delle Camere. "Orgogliosi, governo avanti"

Roma, 8 apr. (askanews) – La richiesta delle opposizioni da cui tutto è partito, in realtà, nasceva dal terremoto nell’esecutivo seguito al referendum. Difficile, tuttavia, che la situazione in Iran e Medio Oriente non finisca per farla da padrona, soprattutto dopo gli attacchi di Israele in Libano che la hanno costretta a una presa di distanza pubblica mai così netta.

Domani Giorgia Meloni sarà in Parlamento per una “informativa sull’azione di governo”: alle 9 alla Camera e alle 13 in Senato la premier cercherà di dimostrare che la batosta seguita all’esito della consultazione sulla giustizia, con le conseguenti dimissioni (richieste) di Delmastro, Bartolozzi e Santanché non hanno scalfito il suo lavoro a palazzo Chigi, né che lo faranno le notizie che parlano di continguità tra il suo partito ed esponenti del clan dei Senese (che vengono giudicate solo “fango) o della relazione del suo ministro dell’Interno con Claudia Conte, rivelata dalla diretta interessata.

La premier – assicura chi ci è riuscito a parlare nelle ultime ore – farà un discorso in cui rivendicherà quanto fatto finora e ribadirà di avere l’intenzione di voler andare avanti verso l’orizzonte di fine legislatura (e di conseguenza verso il record di longevità). “Il governo continua a lavorare per aiutare cittadini e chi lavora e produce”, mette nero su bianco commentando il via libera definitivo al decreto bollette. A differenza di quanto accade con le comunicazioni che è tenuta a effettuare prima dei Consigli europei, in questo caso il discorso di Meloni non sarà sottoposto al giudizio dell’aula, dal momento che non si voterà su risoluzioni. Allo stesso tempo non sono previste repliche, quelle in cui – la storia dimostra – il clima con l’opposizione tende a infervorarsi maggiormente.

E, tuttavia, non sarà un semplice passaggio formale quello della premier di domani, anche se l’iter parlamentare adottato punta esattamente a non farlo assomigliare troppo a una rinnovata richiesta di fiducia. In queste settimane Meloni ha cercato di risolvere alcune delle questioni lasciate in sospeso, a cominciare dalla nomina del nuovo ministro del Turismo, affidato a Gianmarco Mazzi e in queste ore si dovrebbe chiudere anche la partita delle nomine dove – viene spiegato – sono fondamentalmente due le caselle su cui ancora si lavora: quella dell’Ad di Leonardo, dove si va verso l’addio di Roberto Cingolani, e quella di presidente dell’Eni (mentre Claudio Descalzi resta saldo al suo posto). Palazzo Chigi ha anche fatto sapere in anticipo che nel Consiglio dei ministri di domani pomeriggio sarà varato un primo stanziamento per affrontare l’emergenza sulla rete stradale e ferroviaria causata dalla frana in Molise. E, tuttavia, resta delicatissimo il fronte internazionale, con la conseguente crisi energetica, con l’opposizione che ha già fatto sapere di aspettarla al varco, soprattutto in merito al suo rapporto con Donald Trump. “Domani Meloni verrà in Aula: per lei doveva essere il primo step del rilancio, per noi deve essere il momento in cui sveliamo definitivamente e certifichiamo l’inadeguatezza e il fallimento del governo”, la linea del Pd.

La tregua di due settimane decisa ieri, aveva probabilmente fatto sperare alla presidente del Consiglio di potersi presentare alle Camere con un quadro migliore di quello degli ultimi 38 giorni. In mattinata Meloni ha firmato una dichiarazione congiunta con i leader di Europa e Canada per chiedere che ora si proceda verso la negoziazione di “una fine rapida e duratura della guerra” utilizzando la via diplomatica. Parole cadute nel vuoto di fronte all’attacco che Israele ha sferrato a Beirut oltre che agli spari contro il contingente italiano dell’Unifil che la premier giudica “inaccettabile” e su cui pretende chiarimenti da Tel Aviv. “I continui attacchi israeliani in Libano, che hanno già provocato troppi morti e un inaccettabile numero di sfollati, devono cessare immediatamente”, si legge in una nota.

Dl bollette, Meloni: decreto coraggioso, aiuta famiglie e imprese

Roma, 8 apr. (askanews) – “Il decreto bollette è legge. È un provvedimento che garantirà risparmi e benefici diretti per famiglie e imprese. Aiutiamo chi è più in difficoltà con il bonus sociale che sale a 315 euro, riduciamo gli oneri generali di sistema che gravano sulle bollette di oltre quattro milioni di imprese, poniamo le basi per abbassare in modo strutturale il costo dell’energia”. Lo scrive sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“È – aggiunge – un decreto concreto e coraggioso, con norme che nessun altro prima di noi aveva immaginato di scrivere. Il Governo continua a lavorare per aiutare i nostri cittadini e difendere chi lavora e produce”.

Libano, Meloni: ferma condanna per attacco a convoglio italiano, inaccettabile comportamento Israele. Tel Aviv dovrà chiarire

Roma, 8 apr. (askanews) – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, esprime la sua ferma condanna per quanto accaduto oggi nel sud del Libano dove un convoglio italiano appartenente a UNIFIL, e chiaramente individuabile come tale, è stato fatto oggetto di colpi di avvertimento da parte dell’esercito israeliano. E’ quanto si legge in una nota di palazzo Chigi.

I militari italiani – si sottolinea – sono presenti in Libano sulla base di un mandato ricevuto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e agiscono nell’interesse del mantenimento della pace. È quindi del tutto inaccettabile che il personale che agisce sotto la bandiera dell’ONU sia messo a rischio con azioni irresponsabili come quelle odierne, che sono in palese violazione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite. Israele dovrà chiarire quanto accaduto e, in questo quadro, Meloni attende gli esiti della convocazione odierna alla Farnesina dell’ambasciatore d’Israele a Roma su iniziativa del Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

Il cessate il fuoco concordato questa notte tra Iran, Stati Uniti ed Israele – si legge ancora nella nota, è un’opportunità da cogliere per porre fine anche alla guerra in Libano. La decisione di Hezbollah di trascinare la nazione in questo conflitto è stata irresponsabile ma i continui attacchi israeliani in Libano, che hanno già provocato troppi morti e un inaccettabile numero di sfollati, devono cessare immediatamente.

L’Italia, conclude la nota, ribadisce ancora una volta con fermezza la necessità di garantire la sicurezza dei soldati italiani e dell’intero contingente UNIFIL.

Meloni:condanna per l’attacco al convoglio italiano in Libano, Israele dovrà chiarire

Roma, 8 apr. (askanews) – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, esprime la sua ferma condanna per quanto accaduto oggi nel sud del Libano dove un convoglio italiano appartenente a UNIFIL, e chiaramente individuabile come tale, è stato fatto oggetto di colpi di avvertimento da parte dell’esercito israeliano. E’ quanto si legge in una nota di palazzo Chigi.

I militari italiani – si sottolinea – sono presenti in Libano sulla base di un mandato ricevuto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e agiscono nell’interesse del mantenimento della pace. È quindi del tutto inaccettabile che il personale che agisce sotto la bandiera dell’ONU sia messo a rischio con azioni irresponsabili come quelle odierne, che sono in palese violazione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite.

Israele dovrà chiarire quanto accaduto e, in questo quadro, Meloni attende gli esiti della convocazione odierna alla Farnesina dell’ambasciatore d’Israele a Roma su iniziativa del Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

Molise, domani in Cdm primo stanziamento per ripristino ferrovie e strade

Roma, 8 apr. (askanews) – Il governo affronterà già nella seduta di domani del Consiglio dei ministri l’emergenza connessa alla frana che ha interessato il Molise, mediante l’adozione di un provvedimento recante un primo iniziale stanziamento di risorse finalizzato al ripristino della rete ferroviaria, dell’Autostrada A14 e della Strada Statale 16. Lo si apprende da fonti di governo.

La decisione – si riferisce – è stata assunta nel corso di una seconda riunione, successiva a quella tenutasi nella mattinata odierna, alla quale hanno preso parte la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, il comandante generale del corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera, Sergio Liardo, nonché i vertici di Ferrovie dello Stato, RFI, ANAS e Autostrade per l’Italia.

Libano, Schlein: cos’altro deve accadere perché Meloni dica qualcosa?

Roma, 8 apr. (askanews) – “Cos’altro deve accadere prima che il governo Meloni chieda chiaramente a Trump e Netanyahu di fermarsi?”. Lo dice la segretaria Pd Elly Schlein, commentando gli attacchi israeliani in Libano che hanno coinvolto anche militari italiani.

“Nel giorno della tregua – ricorda la leader Pd – il governo israeliano sta conducendo una vasta operazione militare di attacco in Libano. Il ministro Tajani annuncia che è stato colpito anche un mezzo italiano”.

“La notizia della tregua va salutata positivamente – secondo la Schlein – ma è una sospensione fragilissima, che richiede il rispetto da parte di tutti. Netanyahu continua invece a bombardare il Libano come se nulla fosse. Il ministro Tajani ha annunciato che chiederà chiarimenti all’ambasciatore sul mezzo italiano colpito, io gli dico che deve aggiungere una parola: fermatevi”.

Ue, Urso a Séjourné: accelerare subito Industrial Accelerator Act

Roma, 8 apr. (askanews) – Le sfide dell’Industrial Accelerator Act (IAA), i principali dossier europei in materia di competitività e di rilevanza per il sistema industriale nazionale, gli sviluppi del regolamento europeo sulle emissioni di CO2 delle auto, le prospettive di revisione del sistema ETS a seguito delle aperture registrate nel Consiglio europeo di marzo e le strategie di approvvigionamento delle materie prime critiche: questi i temi al centro del bilaterale che si è svolto al Mimit tra il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso e il vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Prosperità e la Strategia industriale, Stéphane Séjourné.

Secondo quanto riporta un comunicato, in materia di IAA Urso, pur sottolineando il sostegno dell’Italia alla proposta della Commissione, e l’importanza per la tutela dei settori strategici e per la promozione delle catene del valore nazionali ed europee, ha lanciato un monito.

“Siamo in una fase di crisi sistemica che richiede risposte rapide e concrete. Dobbiamo accelerare nell’attuazione dell’Industrial Accelerator Act: non è sostenibile attendere il 2029 per introdurre i requisiti Made in Europe e Low carbon”, ha dichiarato il Ministro. “Ci adopereremo in Consiglio per conseguire questo obiettivo. In tre anni può cambiare il contesto globale, le catene del valore, la competizione internazionale, e certo non in meglio: l’Europa deve agire ora, non quando sarà troppo tardi”, ha concluso Urso.

Il ministro, si legge, ha inoltre ribadito di aver accolto positivamente la proposta della Commissione sul principio del ‘Made in Europe’, in linea con una posizione che l’Italia sostiene da tempo e già anticipata nelle proprie politiche industriali. Ha quindi sottolineato che tale principio dovrebbe essere introdotto in modo graduale e mirato, a partire dai settori strategici, per rafforzare le filiere europee senza creare rigidità incompatibili con la realtà produttiva.

“Sono grato all’Italia, la seconda potenza industriale europea, per il suo impegno a sostenere e accelerare l’agenda di riforme della Commissione europea per rafforzare la nostra competitività. L’Industrial Accelerator Act rappresenta una tappa fondamentale di questa dinamica e andrà a beneficio dell’economia italiana, della sua solida base manifatturiera e, in particolare, delle migliaia di PMI presenti in tutto il Paese”, ha dichiarato il vicepresidente Séjourné. “La nostra proposta ‘Made in Europe’ è la miglior alleata del ‘Made in Italy’. Siamo d’accordo con il ministro Urso nel proseguire i nostri sforzi per accelerare sul 28º regime, sull’integrazione del mercato unico e sulla riforma degli appalti pubblici di prossima presentazione”, ha concluso.

Il confronto sull’Industrial Accelerator Act è poi proseguito, a margine del bilaterale, con le principali associazioni imprenditoriali italiane nell’ambito della tavola rotonda che si è svolta a Palazzo Piacentini dal titolo ‘Industria e competitività: la sfida europea dell’IAA’, nel corso della quale le rappresentanze del sistema produttivo hanno avuto modo di esporre al Commissario e al Ministro le proprie valutazioni e priorità in merito all’impatto della proposta sulle filiere industriali nazionali.

Il bilaterale odierno è stata anche l’occasione per il Ministro e il Vicepresidente di fare un punto in materia di Ets. Urso e Séjourné, a riguardo, hanno evidenziato come nell’attesa della revisione complessiva del meccanismo, che inizierà dalla prossima estate, il banco di prova delle ambizioni industriali europee oggi è rappresentato dalla revisione dei benchmark – allo studio della Commissione europea – e da cui dipende anche l’assegnazione delle quote gratuite, per settore. A tal proposito, ha ricordato il Ministro, molti settori europei ad alta intensità energetica hanno chiesto da tempo un congelamento temporaneo dei benchmark, mantenendoli ai livelli del 2025, per evitare riduzioni drastiche in un contesto geopolitico oltremodo instabile. Mentre si lavora alla revisione completa del meccanismo, questo consentirebbe all’UE di dotarsi di strumenti di policy che tutelano la competitività delle industrie energivore, già penalizzate dagli alti energetici.

Al centro del confronto poi i temi in materia energetica sovranità e mix nazionale. A riguardo, riporta ancora il Mimit, Urso e Séjourné hanno concordato che l’energia rappresenta una questione economica, oltre che ambientale, e la sovranità energetica costituisce un fattore decisivo per la competitività europea, ed è quindi fondamentale proseguire lungo la direttrice indicata dalla Commissione, puntando su un mix energetico equilibrato che includa tutte le tecnologie disponibili, dalle fonti rinnovabili al nucleare di nuova generazione, con l’obiettivo di ridurre le dipendenze esterne e rafforzare la sicurezza del sistema industriale.

Infine, con riferimento alle spedizioni a basso valore, è stato espresso apprezzamento per la decisione della Commissione di anticipare al 1° luglio l’introduzione della tassa sui pacchi extra-Ue di 3 euro. Si tratta, ha evidenziato Urso, di un primo passo importante, cui dovrà seguire la definizione di un quadro europeo chiaro e coordinato, in grado di contrastare pratiche di dumping e garantire condizioni di concorrenza eque, a tutela delle imprese e dei consumatori. (fonte immagine: Mimit)

Mattarella, Buonfiglio: "Grazie Presidente lei è stato uno di noi"

Roma, 8 apr. (askanews) – “Siamo onorati di essere qui. Avevamo davanti una sfida epocale, gareggiavamo in casa, non volevamo fare brutta figura”. Così il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio incontranto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel giorno della riconsegna del tricolore dopo le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. “Oggi – prosegue – siamo qui con gioia, soddisfazione e orgoglio di essere qui a riportare la bandiera e a dire che abbiamo fatto un buon lavoro. Questo incontro ha un sapore carico di gioia e gloria. Oggi, ancora più di prima, desidero iniziare questo incontro con la parola grazie. Grazie presidente per la vicinanza che ci ha mostrato durante l’Olimpiade, nessuno dimenticherà la sua presenza, la sua scelta di indossare la divisa dell’Italia, l’abbiamo sentita una di noi, momenti indimenticabili e storici, abbiamo fatto innamorare l’Italia, abbiamo fatto sentire a tutto il Paese l’orgoglio di essere italiani. Grazie anche ai tecnici, ai presidenti federali, ai gruppi sportivi militari”. Il presidente del Coni Buonfiglio ha consegnato al presidente Mattarella un cofanetto con le tre medaglie olimpiche: d’oro, d’argento e di bronzo. Stesso dono per le tre medaglie paralimpiche da parte del presidente del CIP De Sanctis che nel suo intervento ha detto: “E’ stato un vanto per tutti gli italiani avere conquistato 46 medaglie in totale, un balzo in avanti inaspettato, grazie anche a una macchina organizzativa perfetta guidata da Malagò. Oggi ci godiamo questo risultato, speriamo che grazie a questi Giochi possano aprirsi le porte del rispetto e della totale inclusione”.

Mattarella, gli azzurri: "Grazie Presidente per la sua vicinanza"

Roma, 8 apr. (askanews) – Gli alfieri italiani hanno restituito al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella le bandiere tricolori che hanno sfilato durante le cerimonie inaugurali e finali dei Giochi Olimpici e Paralimpici. “Grazie presidente Mattarella – le parole di Arianna Fontana – non dimenticheremo mai il pranzo con Lei al Villaggio Olimpico, durante il quale ci ha fatto diventare parte della Sua famiglia; o le telefonate dopo le medaglie; o la Sua presenza in tribuna per condividere gioie e tensioni. E’ stato incredibile”. Federico Pellegrino ha aggiunto: “Quattro anni fa, in questo salone, sognavo di poter tornare, nel 2026, come testimone dell’Olimpiade italiana. Il sogno si è realizzato. Grazie ai miei allenatori, ai miei compagni medagliati e non, che hanno tifato per me”. Amos Mosaner, medagliato del curling: “Un’emozione unica, indescrivibile. Abbiamo portato a casa 30 medaglie, abbiamo lavorato tutti al meglio. Speriamo di aver fatto appassionare i giovani italiani allo sport, che unisce”. La portabandiera e plurimedagliata paralimpica Chiara Mazzel: “E’ stato un onore partecipare alla Paralimpiade italiana, per risultati, tifo e visibilità. Spero che il nostro impegno abbia rappresentato per i ragazzi con disabilità la spinta ad avvicinarsi allo sport come è accaduto a me nel 2018, cambiandomi la vita”.

Mattarella, Abodi: "Una bandiera impreziosita dai risultati"

Roma, 8 apr. (askanews) – “Siamo veramente onorati di come avete rappresentato l’Italia ai Giochi. Con la consegna delle bandiere il presidente Mattarella ha affidato a voi i sentimenti degli italiani” lo ha detto il ministro dello sport, Andrea Abodi, intervenendo al Quirinale alla Cerimonia della riconsegna del tricolore dopo le Olimpiadi invernali. “Estendiamo – ha detto – questa gratitudine ai tecnici e a tutti i volontari. Restituiamo una bandiera impreziosita dai vostri risultati e dai vostri sentimenti, speriamo possano diventare uno strumento di emancipazione culturale, in un contesto di cronaca devastante. Speriamo che possano essere un esempio per la società”

Milano-Cortina, Mattarella agli atleti: avete scritto una pagina indimenticabile

Roma, 8 apr. (askanews) – “E’ un piacere ricevere gli alfieri che hanno dato tanto prestigio alle bandiere: questi Giochi hanno scritto una pagina indimenticabile”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso della cerimonia di restituzione della Bandiera da parte degli atleti italiani di ritorno dai Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026 al Quirinale.

Con le Olimpiadi e le Paralimpiadi di Milano-Cortina, ha sottolineato il capo dello Stato, “abbiamo avuto modo di trasmettere un’immagine dell’italia di grande efficienza”.

Paola Iezzi esce con il nuovo singolo "Stessa Direzione"

Milano, 8 apr. (askanews) – Dopo i 5 sold out milanesi del suo live show “iezz we can!!!” che hanno aperto il 2026, il viaggio musicale di Paola Iezzi prosegue con il nuovo singolo “Stessa Direzione” (Columbia Records/Sony Music Italy), in radio e in digitale da venerdì 10 aprile.

Firmato da Paola insieme a Riccardo Zanotti e Raige, con la produzione di PAGA (Marco Paganelli) e impreziosito dal sassofono di Michele Monestiroli, con “Stessa Direzione” prende forma un racconto intimo sul legame tra memoria, distanza e identità. Il testo attraversa una nostalgia luminosa: è la storia di due persone che, pur avendo intrapreso strade diverse, continuano a percepire una connessione invisibile, come se i loro percorsi fossero ancora orientati verso lo stesso orizzonte.

“L’idea centrale nella produzione è l’unione tra sonorità moderne -l’utilizzo dei sample della batteria e l’effettistica della voce- e sonorità dichiaratamente 80’s, ben rappresentate dalla scelta dei synth, dove per tutte le parti principali è stato utilizzato un Juno-6 originale. Il sax completa il quadro, sempre come elemento evocativo delle sonorità anni ’80 ma con un trattamento molto moderno” – Marco Paganelli.

Con un’anima profondamente emotiva, “Stessa Direzione” dà, nota dopo nota, sempre più voce alla ricerca interiore di Paola Iezzi. Il desiderio di ritrovare la propria metà diventa urgenza di riconnettersi con una parte della propria storia, con ciò che quel legame ha lasciato dentro. Un passaggio da attesa a consapevolezza, in cui emerge un nuovo senso di libertà: la capacità di continuare a camminare portando con sé ciò che è stato, ma con uno sguardo aperto e luminoso verso il futuro.

Per dare forma visiva alla dimensione emotiva del brano, “Stessa Direzione” prenderà vita anche in un videoclip per la regia di Paolo Santambrogio: un on the road introspettivo e cinematografico -girato tra Los Angeles, Malibù e il deserto del Mojave- alla ricerca di qualcuno o forse di sé stessi, tra passato, presente e futuro.

Iran vuole 1 dollaro in Bitcoin per ogni barile che passa Hormuz (FT)

Roma, 8 apr. (askanews) – Un dollaro per ogni barile di petrolio da pagare in Bitcoin: sono le condizioni per la ripresa dei transiti di petroliere nello stretto di Hormuz pretese dall’Iran, secondo quanto racconta un portavoce dell’associazione degli esportatori di prodotti petroliferi iraniana, Hamid Hosseini al Finacial Times.

“L’Iran deve monitorare quello che entra e esce dallo Stretto per assicurare che queste due settimane non vengano utilizzate per trasferire armi”, afferma in riferimento all’accordo di tregua con gli Usa. Tutto il resto può passare “ma le procedure richiederanno tempo per ogni nave e l’Iran non ha fretta”, avverte.

Le petroliere vuote potranno passare senza spese, quelle piene al costo di un euro per barile di petrolio, da pagare nel più noto dei criptoasset, aggiunge.

Elia Del Grande fermato vicino Varese. Un carabiniere ferito lievemente

Roma, 8 apr. (askanews) – Elia Del Grande, il 50enne condannato per aver ucciso il padre, la madre e il fratello il 7 gennaio 1998 nella cosiddetta “strage dei fornai”, è stato rintracciato e fermato a Varano Borghi (Varese), verso le 13.30 di oggi, dai Carabinieri della Compagnia di Gallarate. L’uomo aveva fatto perdere le sue tracce il giorno di Pasqua: non aveva fatto rientro in una casa-lavoro di Alba presso la quale avrebbe dovuto trascorrere sei mesi come volontario in una mensa per i poveri.

Al momento del fermo, Del Grande era alla guida di una Fiat 500, che risultava rubata precedentemente presso il cimitero della frazione Lentate di Sesto Calende. Le pattuglie dei Carabinieri di Gallarate hanno incrociato l’autovettura lungo la SP 18: Del Grande ha tentato di eludere il controllo fermandosi nella strada di accesso di un’abitazione privata. I militari, notata la manovra, hanno quindi raggiunto e bloccato l’auto con i mezzi militari.

Uno dei carabinieri si è avvicinato al lato guida intimando all’autista di scendere e cercando nel contempo di sottrarre le chiavi dell’auto; mentre era in corso l’operazione, Del Grande ha tentato un’ultima disperata manovra con l’autovettura, provocando lievi lesioni ad uno dei militari, venendo però immediatamente bloccato.

Alla luce di quanto accaduto Del Grande, su concorde parere della Procura di Varese, è stato quindi arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali: sarà condotto nel carcere di Varese, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Il SIM Carabinieri esprime “il proprio più vivo compiacimento per la brillante operazione condotta dai militari del Comando Provinciale di Varese e della Compagnia di Gallarate, che ha portato all’arresto del pluripregiudicato Elia Del Grande, evaso nei giorni scorsi dalla casa-lavoro di Alba.

“L’arresto, avvenuto a Varano Borghi dopo un tentativo di fuga a bordo di un’auto rubata, testimonia ancora una volta la professionalità, l’abnegazione e il costante controllo del territorio garantito dall’Arma dei Carabinieri. Nonostante la pericolosità del soggetto – già noto alle cronache per gravissimi fatti di sangue – i colleghi hanno operato con determinazione per garantire la sicurezza della cittadinanza”, sottolinea il SIM Carabinieri rivolgendo “un pensiero particolare al militare rimasto ferito durante le concitate fasi della cattura”.

“Al collega va la nostra più totale vicinanza e l’augurio di una pronta e completa guarigione. Il suo sacrificio, seppur fortunatamente con esiti lievi, sottolinea i rischi quotidiani a cui le donne e gli uomini in divisa si espongono per assicurare i fuorilegge alla giustizia”, sottolinea il sindacato dell’Arma.

In merito alla figura dell’arrestato, già protagonista di una precedente evasione, il SIM Carabinieri dice “basta a porte girevoli. E’ inaccettabile che un soggetto di tale pericolosità possa beneficiare di misure che ne permettano la reiterata fuga. Dopo questa seconda evasione e l’ennesima cattura ad opera dei Carabinieri, auspichiamo che l’Autorità Giudiziaria disponga il carcere, ponendo fine al ciclo di ‘uscite’ che mettono a repentaglio l’incolumità pubblica e costringono le Forze dell’Ordine a ripetuti e pericolosi sforzi operativi”.

Il SIM Carabinieri “continuerà a vigilare affinché il lavoro dei colleghi sia tutelato non solo sul campo, ma anche attraverso la certezza che chi delinque e fugge venga posto in condizioni di non nuocere più”.

America’s Cup, svelati i render sulle basi dei team a Bagnoli

Roma, 8 apr. (askanews) – Napoli si prepara a diventare la capitale internazionale della vela. I render svelati in anteprima da Sport e Salute, soggetto attuatore dell’evento, mostrano per la prima volta – si legge in una nota – come saranno organizzate le basi dei team a Bagnoli per la 38esima edizione della Louis Vuitton America’s Cup.

Le posizioni iniziano già a definirsi: il defender Emirates Team New Zealand ha scelto il suo spazio, così come quattro challenger di altissimo livello. Vale a dire Luna Rossa per l’Italia, Alinghi per la Svizzera, GB1 per il Regno Unito e K-Challenge per la Francia. All’appello mancano ancora gli Stati Uniti, appena entrati ufficialmente in gara con American Racing Challenger, e il settimo equipaggio, che sarà annunciato a breve.

I tempi sono in fase di definizione: i primi cinque team potrebbero arrivare a Bagnoli entro giugno 2026, dando vita a un vero hub internazionale della vela. Questo risultato sarebbe frutto di un importante lavoro di riqualificazione dell’area, portato avanti in sinergia dal Governo italiano tramite il Commissario Straordinario Gaetano Manfredi, dal Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, da Sport e Salute, dal Comune di Napoli, da Invitalia e dall’organizzazione dell’America’s Cup.

E se Cagliari ospiterà la prima regata preliminare dal 21 al 24 maggio, a Napoli poco dopo si inizierà già a respirare l’atmosfera della competizione. Bagnoli – conclude la nota – sarà il primo segnale concreto di ciò che porterà il 2027: uno degli eventi sportivi più iconici al mondo, per la prima volta in Italia.

Moses Pendleton (Momix): alle prossime elezioni voto… AI

Roma, 8 apr. (askanews) – Due domande a Moses Pendleton, il fondatore dei Momix in tour con “Botanica 2”, riedizione dello spettacolo del 2009, dal debutto a Bologna giovedì 9 aprile e poi in tutta Italia fino a fine maggio con tappa a Roma a fine aprile. Gli abbiamo chiesto se il clima di chiusura e di polarizzazione del mondo di questi giorni, negli Stati Uniti e altrove, influenza il suo lavoro…

“Solo perché vorrei scappare, sì… Il mondo è molto scuro, terrificante. Pensare che gli esseri umani facciano ad altri esseri umani quello che vediamo… alla fine, devo dire che se ci fosse un’elezione domani, voterei per l’intelligenza artificiale perché ci aiuti a risolvere i nostri guai. Gli esseri umani hanno avuto molto tempo per riuscirci e non ci sono riusciti gran che bene, come si può vedere…” risponde.

Gli spettacoli di Momix, compagnia che lei ha fondato ormai quasi 50 anni fa, sono sempre visivamente stupefacenti. Mi chiedevo se con questo “Botanica 2” vuole mandare anche un messaggio su quello che rischiamo con il cambiamento climatico.

“Non direttamente ma credo che sia nel mio carattere essere molto attratto dal mondo naturale, che oggi è in pericolo di perdere la vita se continuiamo su questa strada. Suppongo che siamo coinvolti in politica perché abbiamo un pubblico, e quindi diventa un atto politico. Chiunque passi un po’ di tempo in un giardino botanico in Italia può capire la meraviglia e il mistero, la reverenza che ispira la natura, degna di essere protetta. E un modo per proteggerla e parlare del cambiamento climatico può essere far vedere perché dovremmo proteggerla con uno spettacolo che celebra la bellezza, l’energia, la connessione dell’umano agli alberi, alle piante, alla loro formazione, all’architettura della natura. E’ affascinante, e in questo modo mandiamo un messaggio”.

Arte, alla Società delle Api a Roma Francis Offman e Chiara Camoni

Roma, 8 apr. (askanews) – La Società delle Api, organizzazione non profit fondata e presieduta da Silvia Fiorucci, svela i suoi progetti per il 2026. La sede da poco inaugurata a Roma ospiterà dal 22 aprile al 23 settembre “Soglia / Common Acts” curata dall’artista Francis Offman, che presenterà una mostra collettiva a partire dalla collezione di Silvia Fiorucci, mentre negli stessi spazi di via Gregoriana, dal 9 ottobre a fine gennaio 2027, arriveranno le opere di Chiara Camoni, l’artista che rappresenterà l’Italia alla Biennale di Venezia, con una mostra curata da Alice Motard.

Il lavoro svolto dalla Società delle Api però va molto al di là dell’organizzazione delle mostre: è uno spazio di condivisione, dialogo, scambio, progettazione di cui fanno parte, artisti, designer, curatori, direttori di musei, studiosi. Silvia Fiorucci ha spiegato: “La Società delle Api nasce dal desiderio di costruire una comunità reale attorno agli artisti, offrendo loro non solo uno spazio, ma un contesto in cui poter sviluppare e condividere la propria ricerca. Il programma riflette questa idea: ogni progetto è un’occasione di incontro, un gesto di apertura, un modo per abitare insieme un luogo e trasformarlo”.

Nel 2026 le progettualità si radicano nella sede romana, cuore del progetto, si estendono a Venezia e Kastellorizo, e prevedono ospitalità e residenze artistiche. Se da metà aprile e per tutto il periodo della Biennale proprio Chiara Camoni e il suo team verranno ospitati a Palazzo Lezze Michiel a Venezia, a Roma ci sarà la residenza artistica di Pol Taburet, pittore francese che esporrà a Villa Medici dal 15 maggio prossimo. Dal 17 al 31 luglio e dal 31 agosto al 14 settembre sarà la volta della Residenza d’artista di Valentine Prissette, che si concentrerà sulla produzione di dipinti su tessuto a partire da materiali e oggetti trovati nel contesto urbano romano.

Terzo elemento della programmazione della Società delle Api a Roma sarà il “Public program”, che prevede tra maggio e luglio incontri dedicati alla poesia contemporanea a cura di Allison Grimaldi Donahue, e nei primi mesi del 2027 “Your Body, Your Habitat” curato da Bianca Felicori, riflessione sul rapporto tra corpo, abito e architettura, a partire dall’idea del vestito come prima forma di habitat.

Vance: Meloni alleato molto "utile" in Ucraina

Roma, 8 apr. (askanews) – Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, intervenendo al Mathias Corvinus Collegium di Budapest, ha dichiarato che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata molto utile al tentativo degli Usa di risolvere il conflitto in Ucraina, a differenza di molti altri leader europei.

“Abbiamo ricevuto molto aiuto da alcuni dei nostri amici. Penso che Giorgia Meloni in Italia sia stata molto utile”, ha dichiarato Vance, osservando però che “siamo rimasti delusi da gran parte della leadership politica in Europa, perché non sembra particolarmente interessata a risolvere questo specifico conflitto”.

Gas, Fi: no forniture dalla Russia, no a proposta della Lega

Roma, 8 apr. (askanews) – “E’ un successo diplomatico di tutto il mondo che ha lavorato alla de-escalation e quindi anche del governo italiano. La cosa più significativa è che ci sia stata questa tregua di due settimane e vedremo ora se si trasformerà in una pace vera e duratura. Certamente l’Italia continuerà a lavorare per questo obiettivo”. Il portavoce nazionale di Forza Italia Raffaele Nevi commenta a ‘Voce Libera’ – prima newsletter di inside politici e interviste sbarcata su Substack – la tregua tra Stati Uniti e Iran.

Quanto alla richiesta della Lega di tornare ad acquistare gas russo, l’esponente azzurro chiarisce: “Si tratta di una decisione che va presa a livello europeo perché le sanzioni alla Russia sono europee e non italiane. Secondo noi le motivazioni che hanno imposto le sanzioni a Mosca non si sono modificate e quindi la risposta è no. Al tempo stesso bisogna fare in modo di diversificare l’acquisto di energia e gas da altri Paesi e in questo senso va letto anche il recente viaggio della premier Meloni nel Golfo. Si può raggiungere lo stesso obiettivo senza modificare la posizione nei confronti della Russia che non ha modificato le sue posizioni verso l’Ucraina, motivo alla base delle sanzioni”, conclude Nevi.

Bankitalia, Angelini: con organizzazioni lavoro correttezza e trasparenza

Roma, 8 apr. (askanews) – “Se dovessimo caratterizzare i tempi che stiamo vivendo con un unico sostantivo penso che in molti sceglieremmo ‘imprevedibilità’. Accanto a questioni e fenomeni che possono e devono essere pianificati con largo anticipo, ci troviamo di fronte a sviluppi che nessuno di noi avrebbe potuto prevedere anche solo pochi anni fa. Questo richiede soluzioni in grado sia di tutelare le persone, sia di assicurare l’adattamento della Banca al contesto che cambia, non sempre in meglio. Auspico quindi che si consolidi un metodo di confronto tra la Banca e le organizzazioni dei lavoratori basato su correttezza, fiducia e trasparenza reciproche”. Lo ha affermato il direttore generale della Banca d’Italia, Paolo Angelini nel suo intervento in apertura del convegno “Relazioni industriali e dinamiche del lavoro”, oggi presso il centro Carlo Azeglio Ciampi dell’istituzione.

Secondo Angelini, è opportuno “riflettere insieme su almeno due grandi temi. In primo luogo, la trasformazione digitale e la domanda di nuove competenze. L’adozione di tecnologie avanzate richiede di assumere specialisti, ma soprattutto di assicurare la riqualificazione delle professionalità. Fino a pochi anni fa, ad esempio, l’intelligenza artificiale in Banca era ben nota, e utilizzata di routine, solo da coloro che si occupano di informatica e di statistica, e da alcuni ricercatori. Oggi sta diventando uno strumento di lavoro per quasi tutti. L’adozione di tecnologie avanzate – ha detto – determina una più rapida obsolescenza delle competenze apprese a scuola e all’università”.

Tutto questo “richiede sia un forte investimento su strumenti, formazione e aggiornamento da parte della Banca, sia una disponibilità da parte delle persone a studiare e a far evolvere le modalità di lavoro. In secondo luogo, la gestione del lavoro ibrido. Questo nuovo modello ha consentito di mantenere elevata la qualità del nostro lavoro e apportato benefici in termini di flessibilità e benessere individuale. Ma occorre continuare a fare attenzione ai suoi possibili effetti negativi”.

“Varie aziende – ha proseguito Angelini – hanno adottato iniziative di ritorno alla presenza in ufficio. Vi è il timore che il lavoro ibrido possa avere conseguenze indesiderate sulla creatività, sul senso di appartenenza, sulle modalità di apprendimento, sulle relazioni interpersonali. Si tratta di effetti difficili da misurare, specie nel breve periodo, ma non per questo da trascurare. Se si pensa alla Banca, o a una qualsiasi azienda di servizi, come a un cervello collettivo, è indubbio che il lavoro ibrido stia cambiando la rete delle sinapsi, e non è ovvio che questo cambiamento sia immune da rischi”.

“Per mitigare questi rischi in Banca alcuni dipartimenti stanno ricorrendo a iniziative per favorire occasioni di incontro in presenza tra le persone. Anche l’interazione tra lavoro ibrido e intelligenza artificiale deve essere oggetto di attenta valutazione – ha avvertito il DG di Bankitalia -. La letteratura economica evidenzia che l’automazione dei compiti intermedi può ridurre le opportunità di apprendimento tramite l’esperienza, con possibili effetti sulla formazione delle competenze, specie dei più giovani. In questo contesto, occorre una maggiore integrazione tra formazione teorica e apprendimento sul campo, attuato mediante il contatto con i colleghi più anziani lungo l’intero arco della vita professionale”.

“Queste considerazioni non hanno lo scopo di segnalare ripensamenti sul tema del lavoro ibrido, ma di sottolineare che è necessario essere attenti a cogliere i sottili mutamenti che esso può determinare ed essere pronti a intervenire per contrastare i rischi a cui ho fatto cenno. Il tema delle relazioni industriali è certamente un tema comune a tutte le imprese e le istituzioni. Il valore di questo convegno sta anche nella presenza di voci esterne alla Banca d’Italia: accademici, studiosi di diritto del lavoro, rappresentanti delle parti sociali, dirigenti di altre amministrazioni ed esperti di organizzazione aziendale. Il dialogo odierno – ha concluso Angelini – rappresenta un importante momento di confronto per apprendere da altre esperienze e ridurre il rischio di autoreferenzialità, sempre presente”.

L’Antica Pizzeria Da Michele raggiunge le 80 sedi nel mondo

Roma, 8 apr. – Tante le aperture che l’Antica Pizzeria Da Michele ha collezionato negli ultimi due mesi, tra l’Italia e l’estero. Dopo l’inaugurazione della location di Roma Termini, prima sede in una stazione e quarta nella capitale italiana, è stata la volta della riapertura di Lecce, fino ad arrivare alle internazionali Sharm el-Sheikh e San Paolo, quest’ultima ottantesima nel mondo, prevista per venerdì 10 aprile.

Fondata nel 2012, l’Antica Pizzeria Da Michele in the world è l’espansione nel mondo della storica pizzeria di via Sersale, a Napoli dal 1870. L’intento alla base del lavoro della Michele in the world è offrire un prodotto riconoscibile e identificabile, non per creare una ‘catena’ con il medesimo nome e risultati diversi, ma pizzerie che rappresentino veri e propri ‘rami’ provenienti dalle solide radici della casa madre di via Sersale. Una curiosità interessante è che Tokyo, in Giappone, è stata la prima sede de l’Antica Pizzeria Da Michele dopo Napoli. A seguire ci sono state Roma, Londra e tante altre. Tra le più recenti, l’inaugurazione a Sydney, in Australia, ha permesso alla Michele in the world di raggiungere i cinque continenti. La pizza de l’Antica Pizzeria da Michele è la stessa in ogni sua sede: identica, per qualità e consistenza, a quella consumata a Napoli, garantita dallo stesso tipo di impasto, dagli ingredienti e dal rispetto di alcune regole d’oro. Oltre 150 anni di storia hanno, alla base, una ‘family identity’: cambiano i luoghi, le persone, ma lo spirito del fondatore e della sua famiglia è sempre presente, a ogni apertura.

E le prossime tappe sono Sharm el-Sheikh, in Egitto, San Paolo, in Brasile, e Breslavia, in Polonia, con molte altre a seguire: ‘casa lontana da casa’ per tanti che trovano ne l’Antica Pizzeria Da Michele un porto sicuro in qualsiasi punto del globo terrestre.

Levitating High è il nuovo atteso singolo di MACE

Milano, 8 apr. (askanews) – Esce venerdì 10 aprile il nuovo atteso singolo di MACE, Levitating High, in collaborazione con Papa V, Pitta e JOJO ABOT, disponibile su tutte le piattaforme digitali per Atlantic Records Italy / Warner Music Italy.

Dopo il successo dell’ultimo album in studio, MAYA, la performance alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina e a meno di un mese dalla data evento “Out Of Body Experience: Part 2”, attesa il 30 aprile all’Unipol Forum di Milano, con Levitating High MACE torna a esplorare i territori più contaminati del rap, spingendolo verso la sua dimensione più imprevedibile.

Al centro della traccia convivono mondi distanti che si attraggono e si respingono: da un lato una dimensione eterea e sospesa, dall’altro un impatto più terreno e introspettivo. Con Levitating High, MACE rivela ancora una volta la sua capacità di plasmare paesaggi sonori dove ogni elemento si trasforma, e di saper far emergere sfumature inattese negli artisti con cui collabora.

«Volevo fare una traccia rap nella forma più contaminata possibile, e costruita su contrasti netti. Tutto prende forma da una voce eterea, sospesa, come avvolta in una nube di fumo: è quella di JOJO ABOT, amica e artista ghanese che ho registrato a Johannesburg nel 2018. I suoi versi mistici sono il contrasto perfetto con le strofe di Papa V, che qui si svela in una veste inedita, più intima, più riflessiva. Poi, nei ritornelli, si riapre uno spazio psichedelico: una sinfonia di cori digitali e synth distorti che accompagna il falsetto di Pitta – un canto fragile e potente insieme che parla di amore come dipendenza, come come desiderio di possesso.”

Il 30 aprile Mace terrà il suo secondo concerto all’Unipol Forum di Milano: un’esperienza extracorporea che condurrà lo spettatore in un viaggio attraverso OBE, OLTRE e MAYA, il secondo capitolo di un progetto che ha riscritto le coordinate del concerto contemporaneo. Ad accompagnare Mace in questo viaggio ci saranno musicisti, visual artist e diversi ospiti che si alterneranno sul palco per trasportare il pubblico in un itinerario multi sensoriale. Il concerto è prodotto da Artist First, i biglietti sono disponibili in prevendita su ticketone.