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Agrivis, la cascina in città che dà lavoro alle persone fragili

Milano, 30 set. (askanews) – C’è chi di economia circolare, solidarietà e inclusione organizza convegni. E chi le mette in pratica ogni giorno, dando lavoro a persone con disabilità e altre fragilità. Siamo a Milano, nel Parco Agricolo Sud. Qui Agrivis, cooperativa sociale agricola del Gruppo L’Impronta, coltiva frutta e verdure biologiche e le trasforma in conserve, sughi e altri prodotti. Ventiquattro persone lavorano oggi nella cooperativa. Diciotto hanno una disabilità, altre tre differenti fragilità.

Ma perché il progetto funzioni c’è una condizione da rispettare, dice il coordinatore della cooperativa, Andrea Piscetta: “Per Agrivis, come per qualsiasi altra realtà del no profit o del profit, vendere i propri servizi o i propri prodotti è garanzia di sostenibilità. Agrivis deve essere sostenibile, deve almeno arrivare al pareggio di bilancio, cosa che negli ultimi due anni siamo riusciti a sostenere”.

Dentro il laboratorio anche il modo di produrre è pensato in funzione delle persone. Lo spiega la tecnologa Lucia Comaschi: “Non meccanizziamo tutto il processo di produzione, ma lavoriamo su un impianto che è volutamente artigianale proprio per dare mansioni semplici, ripetitive, metodiche, adatte a tutte le persone che vengono qua a lavorare”.

E poi c’è l’altra metà dell’economia circolare. Confetture e nettari vengono prodotti anche con frutta in eccesso o scartata alla raccolta soltanto perché troppo piccola, troppo grande o deforme.

Per qualcuno Agrivis è stato anche il primo lavoro. Hassan ha 27 anni, viene dalla Somalia. Qui ha lavorato mentre studiava e ha conseguito un diploma professionale. “È il primo lavoro che ho fatto. Ho conosciuto tante piante, come si trapianta, come si cura e adesso lo so. Sì, è cambiato tanto, è esperienza”.

Adesso Agrivis vuole crescere. Il progetto è raddoppiare gli spazi della cascina e aprire nuovi laboratori per tisane, miele, chips vegetali e un formaggio vegetale a base di mandorle. L’investimento iniziale sarà sostenuto anche attraverso donazioni e finanziamenti esterni; poi le nuove attività dovranno mantenersi con le proprie vendite.

Andrea Miotti, presidente di Agrivis: “L’impatto che questo genererà, ed è la cosa che a noi interessa di più, è l’inserimento di altre 25 persone con disabilità nell’arco di due anni”.

Intanto c’è già chi arriva qui semplicemente per fare la spesa. Una cliente ha scoperto Agrivis durante una passeggiata nel quartiere e da allora è tornata più volte. “Trovare la verdura non a chilometro zero: meno di un chilometro. È stata una bella scoperta – dice – In più mi piace quello che è stato spiegato sulla realtà, sull’aiuto alle persone, mi sembrano degli ottimi progetti”.

Dopo 23 anni, i soldati americani via dall’Iraq: chiusa un’epoca

Roma, 30 set. (askanews) – Dopo 23 anni, interrotti soltanto dal ritiro del 2011 e dal successivo ritorno contro lo Stato islamico, gli Stati uniti hanno completato oggi il ritiro delle loro forze militari dall’Iraq. Gli ultimi uomini e mezzi hanno lasciato la base di Erbil, nel Kurdistan iracheno, ultimo grande presidio americano nel Paese, chiudendo l’avventura militare avviata dopo l’invasione del 2003 e trasformata dal 2014 nell’operazione Inherent Resolve contro l’Isis.

“Oggi, gli Stati uniti e i nostri partner di coaqlizione hanno formalmente concluso l’Operazine Inherent Resolve in Iraq, in linea con la dichiarazione congiunta Usa-Iraq di settembre 2024 e gli interessi nazionali statunitensi”, ha comunicato il portavoce capo del Pentagono Sean Parnell, precisando che le forze della Coalizione hanno lasciato la Base aerea di Erbil.

“Non pensiamo di avere più bisogno dei militari lì”, aveva detto a luglio il presidente Donald Trump ricevendo alla Casa Bianca il primo ministro iracheno Ali al Zaidi. Washington aveva mantenuto negli ultimi anni circa 2.500 soldati in Iraq, rispetto agli oltre 170.000 presenti nel 2007, al culmine della guerra.

Il ritiro completa l’accordo raggiunto nel settembre 2024 dall’amministrazione di Joe Biden con il precedente governo iracheno. Il piano prevedeva una transizione in due fasi: la conclusione della missione della coalizione nel territorio federale iracheno e, successivamente, il mantenimento fino al settembre 2026 di una presenza nel nord dell’Iraq per sostenere le operazioni contro l’Isis nella vicina Siria. Baghdad aveva annunciato a gennaio il completamento dell’evacuazione delle basi nelle aree federali, compresa Ain al Asad, lasciando di fatto Erbil come ultimo punto operativo della coalizione.

Il Pentagono ha ribadito a luglio che Inherent Resolve dall’Iraq sarebbe terminata entro il 30 settembre, sostenendo che le forze di sicurezza irachene, compresi i peshmerga curdi, sono ormai in grado di assumere direttamente la guida delle operazioni antiterrorismo. Gran parte delle ultime centinaia di militari americani viene ridislocata in Giordania e in altri Paesi della regione, da dove Washington manterrà capacità di intelligence, sorveglianza e intervento contro l’Isis.

Non si tratta tuttavia della scomparsa di ogni presenza americana. Marines resteranno a protezione delle rappresentanze diplomatiche, mentre “contractor” continueranno ad assistere l’Iraq nella manutenzione degli F-16 e di altri sistemi militari di produzione statunitense. Gli Stati uniti conserveranno inoltre capacità di intelligence e sorveglianza nella regione utilizzabili, se necessario, anche sul teatro iracheno.

Per Baghdad il 30 settembre ha soprattutto un significato politico. Il portavoce del comandante in capo delle Forze armate Sabah al Numan ha assicurato che, concluso il ritiro, “non resterà un solo soldato straniero” sul territorio iracheno. Il governo ha preparato cerimonie per celebrare quella che presenta come la piena restituzione della sovranità nazionale, con un “congresso della sovranità” previsto il primo ottobre.

La partenza americana lascia però aperto il dossier più delicato per il governo Zaidi: le potenti fazioni armate sciite, molte delle quali legate all’Iran. Quando incontrò il premier iracheno a luglio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ricordò che tra febbraio e aprile le milizie filo-iraniane avevano condotto più di 600 attacchi contro cittadini e strutture americane in Iraq e accolse favorevolmente l’impegno di Baghdad a ricondurre tutte le armi sotto il controllo dello Stato.

Zaidi aveva inizialmente indicato proprio il 30 settembre come termine oltre il quale non vi sarebbe stata più “alcuna giustificazione” per l’esistenza di forze armate sottratte al controllo statale. Il processo si è però rivelato molto più complesso. Alcune fazioni hanno accettato di negoziare, mentre altre hanno escluso la consegna delle armi e il governo ha prospettato un percorso che potrebbe protrarsi fino alla metà del 2027.

Resta anche l’incognita dell’Isis. Il gruppo non controlla più territori come nel 2014, ma mantiene cellule clandestine soprattutto nelle aree desertiche e montuose. Washington sostiene che le forze irachene abbiano ormai capacità sufficienti per contenerlo, mentre dirigenti militari curdi temono che la perdita del sostegno americano nell’intelligence, nei droni e nella difesa aerea possa creare nuove vulnerabilità. Particolarmente controverso nel Kurdistan è stato il ritiro dei sistemi di difesa americani, dopo mesi di attacchi con missili e droni provenienti dall’Iran o attribuiti a gruppi filo-iraniani.

Il bilancio lasciato da oltre due decenni di presenza militare americana è pesantissimo. Dal 2003 sono morti circa 4.500 militari statunitensi. Sul versante iracheno, le stime del progetto Costs of War della Brown University indicano tra 186.700 e 210.000 civili uccisi direttamente nelle violenze della guerra, ai quali si aggiungono tra 48.300 e 52.300 militari e poliziotti iracheni e tra 36.800 e 43.900 combattenti delle forze avversarie. Considerando anche altre categorie, il bilancio complessivo delle morti dirette in Iraq è stimato tra circa 281.000 e 315.000 persone.

Enorme anche il costo finanziario sostenuto dagli Stati uniti. Secondo il Wall Street Journal, Washington ha speso oltre 1.700 miliardi di dollari nei 23 anni della sua presenza in Iraq, pari a circa 1.498 miliardi di euro al cambio attuale. Un “investimento” economico e militare iniziato con l’invasione del marzo 2003, giustificata dall’amministrazione di George W. Bush anche con l’accusa che Saddam Hussein disponesse di armi di distruzione di massa, arsenali che non furono mai trovati.

Gli Stati uniti ritirarono le loro forze nel 2011, ma tornarono tre anni dopo, su richiesta di Baghdad, quando l’Isis conquistò Mosul e vaste aree dell’Iraq e della Siria. Con la partenza degli ultimi reparti da Erbil si chiude ora anche quella seconda fase della presenza militare americana, mentre il rapporto tra Washington e Baghdad proseguirà attraverso la cooperazione bilaterale in materia di sicurezza, intelligence, addestramento ed equipaggiamenti.

Tennis, Musetti salta il Japan Open: frattura alla mano

Roma, 30 set. (askanews) – Lorenzo Musetti non giocherà il Japan Open di Tokyo. Il tennista carrarino ha annunciato sui social il forfait, causato da una piccola frattura all’anulare della mano destra rimediata durante un allenamento, alla vigilia del debutto contro il britannico Arthur Fery.

“Sono molto dispiaciuto, soprattutto perché non vedevo l’ora di tornare a giocare davanti ai miei tifosi giapponesi e vivere ancora una volta la splendida atmosfera di Tokyo”, ha scritto Musetti.

L’azzurro punta ora a recuperare in vista del Masters 1000 di Shanghai. “Farò tutto il possibile nei prossimi giorni per recuperare ed essere pronto a giocare a Shanghai”, ha aggiunto, ringraziando i tifosi per il sostegno e i numerosi messaggi ricevuti.

Volo da Dubai per Tel Aviv lancia segnale d’emergenza, decollano i jet israeliani

Roma, 30 set. (askanews) – Un volo flydubai diretto da Dubai a Israele ha lanciato un segnale di emergenza ed è stato dirottato verso l’Arabia saudita. L’aeronautica israeliana ha fatto decollare caccia in risposta all’incidente, mentre il premier Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz stanno partecipando a una riunione di sicurezza. Lo riferisce oggi Haaretz.

Il volo FZ1073, diretto all’aeroporto Ben Gurion, trasporta circa 180 passeggeri israeliani. L’aereo, un Boeing 737 MAX 8, ha perso rapidamente quota mentre si avvicinava allo spazio aereo giordano.

Secondo i siti di tracciamento dei voli, il velivolo è stato successivamente localizzato sopra l’area dell’aeroporto di Tabuk, in Arabia Saudita.

Le prime segnalazioni avevano fatto ipotizzare che l’aereo avesse trasmesso un codice di dirottamento. Fonti della difesa israeliana hanno tuttavia escluso che il velivolo sia stato sequestrato.

L’aereo coinvolto era stato consegnato a flydubai nel dicembre 2022. Il volo verso Israele era il primo operato oggi dal velivolo, che nella serata di ieri aveva effettuato una tratta da Doha a Dubai.

Trump: Kim Jong Un ha un grande arsenale ma io gli piaccio e starà buono, è un mio amico

Roma, 30 set. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha affermato che il leader nordcoreano Kim Jong Un dispone di un arsenale nucleare “piuttosto grande” e che “starà buono” finché lui resterà alla Casa Bianca, definendolo “un mio amico” e sostenendo che il leader di Pyongyang lo rispetta.

“Finché ci sarò io, starà buono”, ha detto Trump alla Casa Bianca, rispondendo a una domanda sul perché la Corea del Nord possa disporre di armi nucleari mentre Washington sostiene che l’Iran non debba averne. “Sapete perché? Perché mi rispetta e gli piaccio”.

Trump ha quindi sottolineato che Pyongyang dispone ormai di una capacità nucleare significativa, attribuendo la responsabilità alle precedenti amministrazioni americane. “Ha una capacità nucleare, una grande capacità nucleare, piuttosto grande, non come la nostra, ma ha una capacità nucleare”, ha affermato. “Questo avrebbe potuto essere fermato”, ha aggiunto Trump. “Ma avevano presidenti che non erano Trump e non l’hanno fermato”.

Il presidente americano ha poi insistito sul proprio rapporto personale con Kim. “E’ un mio amico. Gli piace Trump. Non gli piacciono molte altre persone. Sono praticamente l’unica persona al mondo che gli piace e a me piace lui”, ha detto. “Ricevo molte critiche quando lo dico. La gente dice che è terribile”.

Le dichiarazioni arrivano dopo che Trump ha manifestato l’intenzione di incontrare nuovamente il leader nordcoreano entro la fine dell’anno. Sono aumentate le ipotesi su un possibile incontro durante il prossimo viaggio del presidente Usa in Asia, in particolare in occasione del vertice Apec previsto a Shenzhen, in Cina, a novembre.

Durante il suo primo mandato Trump incontrò Kim Jong Un tre volte: a Singapore nel giugno 2018, ad Hanoi nel febbraio 2019 e nel villaggio intercoreano di Panmunjom, lungo la Zona demilitarizzata, nel giugno dello stesso anno.

La “nuova” ChatGPT non aspetta più le domande: l’intelligenza artificiale diventa un assistente

OpenAI rilancia la sfida sull’intelligenza artificiale. Al DevDay di San Francisco, Sam Altman ha presentato Dots, il nuovo agente personale destinato a competere direttamente con Muse di Meta. Ma dietro la consueta battaglia tra giganti tecnologici c’è qualcosa di più interessante: sta cambiando il rapporto tra l’uomo e l’AI.

Non bisogna più chiedere tutto

Finora abbiamo conosciuto soprattutto un’intelligenza artificiale “a domanda”: scriviamo una richiesta e ChatGPT risponde. Dots introduce invece il principio dell’agente persistente, capace di continuare a lavorare, collegarsi agli strumenti autorizzati dall’utente e portare avanti compiti articolati. Può seguire un progetto, aggiornare documenti, raccogliere informazioni e preparare ciò che serve per il lavoro successivo.

Altman ne ha dato un’immagine efficace: durante la notte l’agente può esaminare ciò che è arrivato e, al mattino, presentare le questioni urgenti. Il vantaggio potenziale è evidente. L’AI non sostituisce necessariamente la decisione umana: può liberarla da una parte del lavoro preliminare, dalla ricerca dispersiva e dalle operazioni ripetitive.

E soprattutto può progressivamente comprendere come una persona preferisce lavorare e su che cosa desidera concentrare la propria attenzione. Qui sta forse la novità più importante: dall’assistente generico si passa a uno strumento che accumula contesto e accompagna nel tempo il lavoro.

Nel frattempo Donald Trump ha deciso di intervenire perfino sul vocabolario. Dopo averlo annunciato il 22 settembre all’Assemblea generale dell’ONU, ieri ha formalizzato per l’amministrazione americana il passaggio da “Artificial Intelligence” a “Super Intelligence”, perché a suo giudizio la parola “artificial” farebbe pensare a qualcosa di finto. È una singolare e sostanzialmente inutile manipolazione del lessico corrente: cambiare il nome non cambia la natura della tecnologia. Anzi, rischia di creare confusione, perché “superintelligenza” possiede già nel dibattito scientifico un significato preciso e ben più impegnativo: indica, in prospettiva, sistemi capaci di oltrepassare largamente le capacità cognitive umane.

Più tempo per ciò che conta

Al di là delle dispute nominalistiche, è questa la promessa più convincente di Dots. Nell’economia digitale una risorsa sempre più scarsa non è infatti l’informazione, ma l’attenzione. Email, messaggi, documenti, riunioni e notifiche occupano una parte crescente della giornata.

Se l’agente riuscirà davvero a distinguere ciò che conta da ciò che può attendere, l’intelligenza artificiale potrà diventare una sorta di filtro intelligente tra la persona e il rumore digitale. Non semplicemente una macchina che produce più velocemente, dunque, ma uno strumento che restituisce tempo.

Il passaggio è tutt’altro che secondario. La prima stagione dell’AI generativa ci ha stupiti perché una macchina era capace di conversare, scrivere, tradurre, riassumere, analizzare. La seconda potrebbe essere caratterizzata dalla capacità di prendere in carico un obiettivo, scomporlo in operazioni e portarle avanti senza attendere continuamente nuove istruzioni.

Naturalmente una simile evoluzione richiede regole chiare sulle autorizzazioni, sulla sicurezza, sulla riservatezza dei dati e soprattutto sul controllo delle azioni compiute dall’agente. Più aumenta l’autonomia della macchina, più deve essere inequivocabile la responsabilità dell’uomo che ne stabilisce obiettivi e confini.

Da ChatGPT a un ambiente di lavoro

Il disegno complessivo di OpenAI emerge anche dalle altre novità presentate a San Francisco: ChatGPT Space, ambiente nel quale persone e agenti possono collaborare sui medesimi progetti, e una versione aggiornata di Sol. Dots si inserisce quindi in una trasformazione più ampia: ChatGPT tende a diventare non soltanto un interlocutore, ma un vero ambiente operativo.

I numeri spiegano perché questa trasformazione meriti attenzione: OpenAI ha annunciato oltre 1,2 miliardi di utenti settimanali di ChatGPT, contro il miliardo indicato nei mesi scorsi. Una dimensione che fa dell’evoluzione di questi strumenti non più una vicenda riservata agli specialisti, ma un fenomeno sociale ed economico di prima grandezza.

La corsa con Meta e gli altri protagonisti dell’AI è appena cominciata. Ma la direzione appare ormai chiara. Dopo aver imparato a conversare con noi, l’intelligenza artificiale sta cercando di lavorare con noi e, in alcuni casi, per noi.

Forse è proprio questo il punto da non perdere dietro l’enfasi sulla “superintelligenza”: la vera novità non sta nel darle un nome più altisonante, ma nel capire se sapremo utilizzare una tecnologia sempre più potente per restituire all’intelligenza umana ciò che oggi le manca di più: tempo e attenzione.

L’astensione si mangia la democrazia: l’allarme viene da Reggio Calabria

Le elezioni suppletive in Calabria hanno visto prevalere il centrodestra. Il campo largo non dà nessuna spallata alla compagine di governo e Vannacci incassa un quasi 11% che sembra sia pari allo 0,2% degli elettori abilitati al voto e che va letto comunque con attenzione. Dalla Sassonia non è sceso il vento del Nord a sospingere i tifosi del Generale ad essere determinante, numeri alla mano, per successi e sconfitte. Sassonia sembra che derivi dal germanico “sahs”, una spada che non ha trafitto lo scenario dei signori del voto che da quelle parti sanno bene come destreggiarsi indipendentemente dal simbolo che oggi sostengono e domani chissà. Non a caso per Vannacci correva l’ex capogruppo di Forza Italia, dinamiche che dicono che sono i candidati, per gareggiare, a prendere in prestito la casacca dei partiti e non viceversa.

L’abbandono elettorale

Dalla terra d’oltralpe non è calata la mannaia dell’ultradestra, non c’è stata alcuna sassaiola da lanciare contro il nemico, nessun simbolico “sasso in bocca” che ha estinto le ambizioni politiche degli sconfitti che continueranno nel loro impegno politico. Il sistema democratico ha retto, non c’è chi ad un tratto per dolor s’insassa o che sia rimasto di sasso per il risultato.

Forse converrebbe riflettere sul fatto che aver dato agli elettori più tempo, la possibilità di andare alle urne per due giorni, abbia ottenuto un risultato inverso allo sperato. Siamo di fronte ad uno scarso 22,34% contro il 49,40% quando si votò in un solo giorno. C’è chi commenta che si è trattato comunque di una partecipazione ai seggi alta in considerazione di “elezioni suppletive” per un collegio uninominale. Tutto può essere letto in un modo e per il suo contrario.

La impietosa matematica dice che il 78% degli elettori ha preferito fare altro piuttosto che dire la sua: sarà andato a fare una scampagnata o chissà dove, ma certamente ha disertato l’occasione per farsi sentire. Come fosse stato sparso un diserbante che suggeriva di infischiarsene.

Si parla ormai di una cronica scarsa affluenza al voto, registrando strumentalmente l’influenza che contamina il corpo elettorale: non più una malattia, ma quasi un dato fisiologico tutto da accettare. Manca un fluire verso la cabina elettorale, preferendo forse quella del mare ancora buono in questa stagione. È possibile che la riabilitazione parziale delle preferenze possa provocare un’inversione di tendenza, ma non è detto.

Questione di feeling

C’è un Paese adulto o disamorato o che si è alimentato di ignoranza e menefreghismo che si chiama da tempo fuori da ogni consultazione e da ogni appello alle armi. È un’Italia che sta a guardare gli esiti del voto come se il fatto non fosse il suo, che si esprime con un polmone solo perché l’altro si espande e si svuota verso diversi indirizzi.

Più lo si vuole stanare e più si rintana, dipende dal cacciatore e forse dalla circostanza che la materia non dovrebbe essere quella di una caccia al voto. Così procedendo è una parte consistente del popolo che caccia da tempo la politica fuori di casa.

Udite, udite!

Il Santo Padre è andato in Francia con una folla impressionante per strada in completa sua acclamazione. Le immagini richiamano come la gioia per la fine di una guerra, gente di ogni età entusiasta per il momento da vivere. È il riconoscimento di una autorità morale indiscutibile, probabilmente l’unica della Terra, a cui tutti si aggrappano per motivo di speranza contro un mondo che marcia all’indietro.

È quindi sempre questione di “parole” proferite e non di sassi da scagliare. La differenza è in ciò che si dice in modo da meritare l’attenzione di ogni uomo e donna sempre pronti all’ascolto, a condizione che gli arrivi qualcosa che non costringa a turarsi il naso e neanche le orecchie, tanto più a non costringere a fare orecchie da mercante.

Nessuno è definitivamente sordo, ma perché sia tutt’orecchi ci vuole qualcosa di più. Lo sappiano tutti e per prima la politica italiana.

Adriano Olivetti, l’impresa come umanesimo. Una lezione che non passa

Un inedito umanesimo imprenditoriale

Ci sono personaggi così singolari, che proprio per questo sono meno studiati o relegati nella loro singolarità. Certamente Adriano Olivetti spicca in questa piccola schiera, grazie alla sua esperienza imprenditoriale, la quale può essere concepita come espressione di un inedito umanesimo, che, oltre a mettere a frutto indicazioni provenienti specialmente dal “personalismo comunitario”, soprattutto si nutre di umanità e alimenta umanità. In tal modo, all’universalismo degli umanesimi tradizionali si sostituisce un umanesimo singolare collocato nell’orizzonte esistenziale ed esperienziale di una impresa, in cui si traducono un modus vivendi e un modus operandi che possono essere espressi nella formula di “umanesimo imprenditoriale” ovvero di “imprenditorialità umanistica”.

Più precisamente, egli si collocò sulle spalle di giganti, come Mounier, Maritain, de Rougemont (citati in questo ordine dallo stesso Olivetti), ma anche di Bergson, Weil, Berdiaev e, ispirandosi a questi autori, riuscì a vedere di più e meglio, più precisamente a vedere − con gli occhi del corpo e della mente − “l’impresa” come luogo privilegiato per rinnovare a partire da questo specifico ambito il senso del “personalismo comunitario”, dell’“umanesimo integrale”, del “federalismo solidale” dei tre filosofi citati.

Sulle spalle di Olivetti

Detto questo, vorrei aggiungere che l’immagine può essere rovesciata, per dire che oggi il gigante è lui, Adriano Olivetti, e noi siamo chiamati a salire sulle sue spalle, se vogliamo guardare più lontano. E salire sulle spalle di Olivetti significa aprirsi ad un umanesimo che coniuga − sul piano imprenditoriale − persona e comunità, dignità individuale e bene comune. Tale lezione, però, è da tradurre alla luce delle res novae, che nel frattempo si sono verificate, e possiamo farlo, se non scendiamo dalle spalle olivettiane ma ci sporgiamo per vedere oltre.

Dall’umanità all’umanesimo

Si potrebbe al riguardo dire che il pensiero olivettiano è riconducibile a una unica esigenza, quella di “umanità” in una duplice accezione. In primo luogo, quale riconoscimento di una appartenenza definita, quella alla “umanità” come specie, per cui appartenere all’umanità vuol dire essere contrassegnati dalla “dignità” che Hannah Arendt definiva “il diritto ad avere diritti”. In secondo luogo, quale esercizio di comportamenti all’insegna della “umanitarietà”, per cui dell’uomo occorre avere “cura”, curarsene (oltre che curarlo all’occorrenza), una cura che è premura nei confronti della persona, che è, per sua natura, fragile e, insieme, preziosa.

È da questa duplice consapevolezza (vissuta nella quotidianità del suo vivere di uomo e di imprenditore) che consegue l’umanesimo olivettiano; nel quale è evidente che non è la teorizzazione ad avere la priorità o il primato, perché la teoria è conseguente e coerente con le istanze che emergono dalla prassi. Al riguardo si potrebbe parlare di una “rivoluzione copernicana”, dal momento che al centro non c’è una qualche “concezione” dell’umanesimo, bensì ci sono delle “pratiche” umanizzatrici; quindi non dall’umanesimo all’umanità, bensì dall’umanità all’umanesimo.

Il primato della prassi

A mio parere, sta qui la forza (secondo altri la debolezza) della impostazione olivettiana, che priva di una robusta impalcatura teorica, non sarebbe adeguatamente argomentata e giustificata, e quindi presterebbe il fianco a facili critiche, e non reggerebbe alla lunga alla prova dei fatti. In realtà, a me pare (come ho accennato qualche anno fa a un convegno olivettiano all’ISTAO di Ancona) che proprio il “rovesciamento” operato da Olivetti fra teoria e prassi, gli permette di imboccare strade nuove, che hanno portato a una impresa originale, e conseguentemente a un umanesimo inedito, fondato sulla categoria di “imprenditorialità”, in una duplice accezione: economica ed esistenziale.

Creatività, responsabilità e cultura

Dal punto di vista economico, si tratta di mettere in luce il rapporto tra creatività e responsabilità, fra tecnica ed etica, tra produttività e umanità, realizzando l’incontro fra “le due culture” scientifica e letteraria (di cui parlerà Charles Percy Snow nel libro omonimo a metà degli anni sessanta), grazie all’assunzione di non pochi intellettuali (scrittori e pensatori soprattutto), a dimostrazione della “utilità dell’inutile”, richiamata da Abraham Flexner alla fine degli anni trenta del secolo scorso e ribadita da Nuccio Ordine nel 2013.

Dal punto di vista esistenziale, si tratta di sottolineare che la stessa esistenza può essere concepita come una personale costruzione secondo una progettualità che impegna a realizzare sé stessi, per cui il problema non è vincere sugli altri ma operare con gli altri.

Una lezione ancora attuale

Ne consegue che nell’idea di “umanesimo imprenditoriale”, il riferimento alla “impresa” va letto non nei termini di una “aziendalizzazione” della società e della vita, che determinerebbe quella che Michela Marzano ha chiamato la «estensione del dominio della manipolazione» nel libro omonimo, bensì come una modalità per dare una concreta traduzione all’istanza umanistica, evitando all’umanesimo il rischio della universalità astratta, che può portare all’ideologico, da cui Olivetti intendeva prendere le distanze.

Quindi sarebbe auspicabile disporre di ulteriori contributi “di” cultura olivettiana e “alla” cultura olivettiana. Quella di Olivetti è lezione che non passa, e che merita di essere riletta per darle rinnovate traduzioni pratiche non meno che conseguenti teorizzazioni.

Roma: il crack divora le periferie, lo spaccio corre sullo smartphone

Sotto il cavalcavia della Tiburtina, tra le sterpaglie del Casilino, il buio di Roma non è mai del tutto buio. C’è il bagliore arancione di un accendino puntato su una pipa artigianale, ricavata da una lampadina o da una lattina. C’è un odore acre, dolciastro, chimico: quello di una sostanza che si sta prendendo un’altra vita. Marco ha ventiquattro anni, gli occhi di chi non dorme da giorni e le mani che tremano appena. Non somiglia al “tossico” degli anni Novanta che abbiamo in mente. È un ragazzo che ha perso un lavoro precario, poi la casa, poi gli affetti. Adesso cerca soltanto altre due ore di anestesia. Nella Capitale il crack è tornato a dettare legge, accanto alla cocaina e all’eroina delle vecchie piazze. È la droga della disperazione economica: veloce, a buon mercato, feroce.

Una comunità senza argini

Viviamo un tempo slegato, in cui i punti di riferimento si sono dissolti come nebbia al mattino. I legami di quartiere si sono sfilacciati, le famiglie faticano a tenere insieme i pezzi, il lavoro non garantisce più alcuna sicurezza. In questa assenza di regole condivise, dove nessuno sembra più indicare cosa sia giusto e cosa sbagliato, la sostanza diventa l’unica legge rimasta. Manca un argine culturale capace di frenare la corsa verso la fuga chimica. Il crack non genera solo dipendenza: produce “invisibili”. Provoca un picco di dopamina che si esaurisce in pochi minuti e lascia un vuoto che chiede dosi sempre più ravvicinate, fino a spingere chi lo consuma verso piccoli reati predatori o la prostituzione di sopravvivenza.

I numeri dell’emergenza

I dati confermano ciò che la strada racconta. L’ultima Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze, curata dal Dipartimento per le Politiche Antidroga, registra un aumento dei sequestri di cocaina e derivati e un abbassamento dell’età media di chi ne fa uso. A Roma i SerD segnalano una crescita delle richieste di aiuto legate agli stimolanti, soprattutto tra i giovani adulti che vivono ai margini della città.

Lo spaccio a portata di clic

La piazza di spaccio si è smaterializzata ed è entrata negli schermi. Le operazioni coordinate dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga hanno più volte documentato lo spostamento del narcotraffico sui social network e sulle app di messaggistica criptata. Basta uno smartphone. Il pagamento parte con la stessa facilità di un messaggio: moneta virtuale che passa da un’app all’altra, senza nomi, solo codici alfanumerici. Un anonimato più apparente che reale, però: nella maggior parte dei casi ogni transazione resta impressa in un registro pubblico, e gli investigatori specializzati della Polizia Postale stanno imparando a seguirne le tracce, trasformando quei codici in nomi e cognomi. Chiuso l’affare, il “rider” della droga lascia il pacchetto in un tombino o sotto un vaso, a Tor Bella Monaca, a San Basilio, lungo l’anello del GRA.

In trincea con le Unità di Strada

Davanti a questo scenario, le Unità di Strada restano l’ultimo presidio di umanità. Il Comune di Roma, attraverso il Dipartimento Politiche Sociali e in collaborazione con i SerD delle ASL, coordina le cooperative accreditate che escono di notte. Organizzazioni come Auxilium e altre realtà del terzo settore romano, molte delle quali aderenti al CNCA, gestiscono progetti di unità mobile finanziati tramite bandi pubblici. Ma chi lavora in strada è davvero pronto ad affrontare quest’ondata?

“Siamo davanti a una nuova clinica del disagio”, racconta un operatore di una cooperativa romana, che preferisce restare anonimo, mentre sistema le coperte termiche nel bagagliaio. “Il crack non seda come l’eroina. Rende paranoici, aggressivi, toglie il sonno per giorni. I nostri protocolli faticano a tenere il passo: non basta più distribuire pipe pulite o naloxone. Serve un approccio psichiatrico mobile e una fiducia che si costruisce in mesi, non in una notte”.

Negli ultimi tempi l’amministrazione ha rafforzato i presidi mobili e i servizi di ascolto. Ma la vera sfida è culturale e strutturale. Le cooperative svolgono un lavoro immenso, spesso in solitudine: non si limitano a portare beni di prima necessità, ma provano a ricucire un patto sociale spezzato, offrendo una vicinanza che i servizi tradizionali stentano a garantire.

La strada passa anche dallo schermo

Forse, però, la strada da sola non basta più. Se il mercato si è trasferito dentro uno smartphone, anche chi fa prevenzione deve imparare ad abitare quello spazio. Un operatore esperto riconosce una piazza di spaccio a colpo d’occhio; molto più difficile è decifrare un canale Telegram, il linguaggio in codice fatto di emoji e abbreviazioni, la grafica accattivante con cui la sostanza viene presentata come un prodotto qualsiasi, il funzionamento di un portafoglio elettronico. È una competenza che va costruita, con la formazione e con un dialogo stabile tra servizi, scuole ed esperti del digitale.

Poi c’è il piano educativo, probabilmente il più decisivo. Un ragazzo di sedici anni che trova la droga con lo stesso gesto con cui ordina una pizza non ha bisogno soltanto di divieti, ma di strumenti per leggere ciò che ha davanti: capire come funziona quella vetrina, chi c’è dietro, quanto sia fragile l’anonimato che promette, quanto costi davvero. Significa portare l’educazione ai nuovi media nelle scuole, nei centri giovanili e nelle famiglie, formare educatori capaci di parlare quel linguaggio, sperimentare forme di presenza anche online. L’Unità di Strada del futuro dovrà saper camminare su due marciapiedi: quello d’asfalto e quello digitale.

L’incubo fentanyl

Intanto, un’altra ombra si allunga all’orizzonte. L’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe (EUDA, già EMCDDA) ed Europol segnalano da tempo la circolazione di oppioidi sintetici in Europa. In Italia i casi legati al fentanyl restano, per ora, isolati, ma i traffici internazionali non conoscono confini. Se dovesse arrivare sul mercato romano, mescolato a cocaina o eroina all’insaputa di chi le consuma, sarebbe un punto di non ritorno: bastano due milligrammi per uccidere. Le istituzioni rassicurano. Speriamo abbiano ragione, perché su questo fronte non c’è margine d’errore.

Roma, Città eterna, si scopre fragile. Il crack non è soltanto un’emergenza sanitaria: è il sintomo di una società che ha smesso di proteggersi. Finché guarderemo queste periferie come zone franche da tollerare, e non come ferite aperte da curare, il bagliore di quegli accendini continuerà a illuminare il volto di chi abbiamo deciso di lasciare indietro.

Stallo in Iran, i mediatori: nessuna svolta nelle trattative con gli Usa

Roma, 30 set. (askanews) – I recenti tentativi del Qatar di ottenere una svolta diplomatica nel dialogo tra Stati Uniti e Iran non hanno prodotto risultati significativi, a causa del rifiuto di entrambe le parti di fare concessioni: è quanto riporta il sito di Axios, citando fonti dell’Amministrazione Trump. La situazione di stallo fa temere una possibile ripresa delle ostilità: secondo le fonti Washington potrebbe ordinare importanti operazioni militari dopo le elezioni di metà mandato.

Iran e Stati Uniti starebbero discutendo attraverso i mediatori una versione modificata del piano in sette punti presentato da Teheran a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu, senza che sia al momento arrivata alcuna risposta formale da parte americana.

A Perugia è grande padel con il Fip Gold: in campo fino al 4 ottobre

Roma, 29 set. (askanews) – Più di 100 giocatori e giocatrici provenienti da 10 Paesi, quasi la metà dei quali presenti nella top 100 mondiale e 20 nell’elite dei primi 30 del pianeta. Perugia – si legge in una nota – è pronta a vivere una settimana di grande padel con il FIP Gold Mediolanum Padel Cup, in programma da mercoledì 30 settembre fino a domenica 4 ottobre alla Padel Arena. L’evento, a ingresso gratuito per il pubblico, rappresenta una delle categorie competitive più prestigiose della Federazione Internazionale Padel, nonché la terza più importante in Italia dopo il Major di Roma e il Premier Padel P1 di Milano. In palio un montepremi di 50mila euro e 150 punti per il ranking mondiale.

Il torneo – prosegue la nota – porterà sui campi umbri una entry list di altissimo livello. Nel tabellone maschile spiccano i numeri 1 del seeding, lo spagnolo Jairo Bautista (numero 25 del mondo, fresco della semifinale al Madrid P1) e il brasiliano Lucas Bergamini (19), all’esordio in coppia. Spazio anche ai campioni del mondo argentini Alex Chozas e Sanyo Gutierrez, a Juan Tello, Maxi Arce, alle leggende Maxi Sanchez e Miguel Lamperti, oltre agli azzurri Lorenzo Di Giovanni e Aris Patiniotis.

Nel tabellone femminile gli occhi sono puntati su Carolina Orsi – numero 29 FIP, forte di nove medaglie con la Nazionale, compreso il bronzo del mese scorso ai Giochi del Mediterraneo – in campo con l’ex numero 1 al mondo Patty Llaguno come seconda coppia del seeding. Seguono la talentuosa Giulia Dal Pozzo (26), anche lei bronzo ai Giochi del Mediterraneo, con Nuria Rodriguez, mentre tra le altre azzurre in gara figurano Carlotta Casali e Martina Parmigiani, all’inseguimento delle teste di serie numero 1 Veronica Virseda e Martina Fassio. Tra le atlete di casa spiccano la classe 2009 Matilde Minelli e Sophie Caruso, e tra i talenti NextGen ecco anche Noa Bonnefoy e Michele Brambilla, le promesse argentine Juani Rubini e Santino Contreras e la 18enne spagnola Raquel Eugenio.

Grande attesa infine per la giornata di domenica con la “Vip ProAm Exhibition”: a scendere in campo per una sfida a colpi di racchetta aperta al pubblico – conclude la nota – saranno quattro grandi ex campioni del calcio, vale a dire Vincent Candela, Luca Marchegiani, Paolo Di Canio e Davide Moscardelli.

Dopo carburanti le bollette. Appello Meloni: spero altri diano mano

Roma, 29 set. (askanews) – Dopo i carburanti, le bollette. La decisione di Eni di scontare luce e gas, dopo aver aperto la strada del price cap su benzina e gasolio a cui poi si sono accodate anche Ip e Q8, viene accolta con molta soddisfazione da Giorgia Meloni che da Praga lancia un appello a “tutti gli altri attori principali” del settore energetico “per dare una mano alle famiglie, alle imprese in questa fase particolarmente complessa nella quale le crisi internazionali, che noi non abbiamo prodotto, incidono in maniera assolutamente significativa sui bilanci familiari”. La presidente del Consiglio arriva nella Repubblica Ceca per una visita di Stato ufficiale e un incontro con il primo ministro Andrej Babis che ha il tema dell’energia tra i suoi punti chiave. Oltre alla firma del Piano d’azione 2026-2030, infatti, i due paesi hanno deciso di muoversi insieme anche in vista del prossimo Consiglio europeo per presentare un pacchetto di proposte che la premier definisce “concrete e di buon senso” sull’annosa questione degli Ets.

“In tante occasioni – ha detto Meloni – abbiamo denunciato come gli attuali meccanismi del sistema di tassazione del carbonio creino squilibri e finiscano per gonfiare artificialmente i prezzi e quindi abbiamo messo nero su bianco alcune proposte che crediamo possano affrontare efficacemente questo tema”. In particolare, rimarca, si chiede “di proteggere i settori più esposti alla concorrenza internazionale intervenendo sui meccanismi di distribuzione delle quote ETS, limitare la trasmissione dei costi di carbonio ai prezzi dell’elettricità, rafforzare la trasparenza e il monitoraggio del mercato delle quote ETS, rinviare l’entrata in vigore di ETS 2 che rischia ovviamente di impattare anch’esso in modo negativo su un sistema che invece oggi ha bisogno soprattutto di essere liberato”. La premier afferma che le proposte saranno condivise “con gli altri colleghi sperando di poter costruire delle convergenze ampie”.

Sempre sul tema dell’energia, la presidente del Consiglio annuncia anche l’avvio di una collaborazione con la Repubblica Ceca sul nucleare. Possiamo “diventare – sottolinea – partner anche tecnologici e industriali a partire da uno scenario che ci accomuna particolarmente nelle ultime settimane che è quello del nucleare di nuova generazione. Praga investe sullo sviluppo dei piccoli reattori modulari, l’Italia ha appena ripreso il cammino che aveva interrotto diversi decenni fa. Penso che questo sia un ambito sul quale insieme possiamo lavorare molto bene”. Con Babis Meloni vuole poi portare avanti un asse anche sul Bilancio europeo. Non accetteremo – avverte – che si tagli su politiche agricole e coesione “e riteniamo che si possa tagliare su altri capitoli come le spese di funzionamento che negli ultimi anni sono cresciute parecchio”.

Da una parte, dunque, la moral suasion sulle compagnie energetiche a fare la loro parte per dare un sollievo immediato sui bilanci degli italiani, dall’altro l’iniziativa in Europa sul meccanismo degli Ets. Ma a breve l’Italia dovrà decidere anche se attivare la clausola di salvaguardia nazionale che potrebbe consentire di utilizzare fino a 14 miliardi di flessibilità su energia e difesa. Il governo non ha ancora sciolto la riserva e il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che accompagnava la premier a Praga, preferisce non scoprire ancora le carte, anche se lascia intendere che una decisione potrebbe essere presa proprio in questa direzione. “C’è una risoluzione in quinta commissione, se la votano…”, si limita a rispondere. Qualche indicazione potrebbe arrivare venerdì quando il Consiglio dei ministri sarà chiamato a presentare il Documento programmatico di finanza pubblica.

L’Ordine di Malta all’Onu estende la propria rete diplomatica

Roma, 29 set. (askanews) – Si allarga la rete diplomatica dell’Ordine di Malta e, con essa, il suo spazio nelle relazioni internazionali.

È questo uno dei risultati della settimana diplomatica che ha accompagnato l’81 Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York, dove il Gran Cancelliere dell’Ordine di Malta, Riccardo Paternò di Montecupo, ha incontrato rappresentanti di governi e istituzioni e concluso nuovi accordi di cooperazione.

Con le intese raggiunte con Zimbabwe, Malawi e Zambia, salgono a 118 i Paesi con cui l’Ordine intrattiene relazioni diplomatiche. In Africa sono ora 42 gli Stati della rete diplomatica dell’Ordine.

Numeri che raccontano un processo di progressivo consolidamento della presenza internazionale dell’Ordine, proprio mentre il sistema multilaterale si confronta con crisi sempre più complesse e con un quadro geopolitico profondamente trasformato.

A New York, il Gran Cancelliere ha incontrato il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Abdullah bin Zayed Al Nahyan, il ministro degli Esteri libanese Youssef Rajji e il Segretario di Stato agli Esteri della Repubblica Federale di Germania, Geza Andreas von Geyr.

Tre interlocutori diversi per area geografica e ruolo, ma con un punto di contatto: la volontà di consolidare la cooperazione con l’Ordine di Malta e di sviluppare nuove forme di collaborazione.

È la dimensione della diplomazia umanitaria a rappresentare il filo conduttore di questi rapporti.

A New York, questo approccio è stato ribadito anche attraverso la partecipazione alla Piattaforma sulla Crimea e all’incontro dedicato alla diplomazia umanitaria.

In Ucraina, come negli altri principali teatri di crisi, l’Ordine traduce infatti la propria presenza diplomatica in attività concrete di assistenza alla popolazione.

Riccardo Paternò di Montecupo, Gran Cancelliere dell’Ordine di Malta: Ho avuto modo di partecipare a due eventi. Uno sull’Ucraina e sulla piattaforma Crimea che dibatte il problema molto grave del trovare una soluzione per la guerra in atto e anche qui noi siamo interessati al tema, perché in Ucraina facciamo cose straordinarie. Abbiamo in questi anni distribuito più di 10.000 tonnellate di vari generi abbiamo seguito 60.000 circa generatori. Abbiamo un vasto programma di sostegno psicologico, abbiamo 65 centri in Ucraina e quindi è chiaro che il tema per noi è molto caldo e sensibile.

La strategia di ampliamento delle relazioni passa anche da nuove intese. Sono stati sottoscritti protocolli di cooperazione con gli Stati Federati di Micronesia e Cipro, mentre Tuvalu ed Eswatini hanno firmato dichiarazioni di intenti. Geografie molto diverse, che restituiscono però la dimensione globale della rete dell’Ordine: dall’Europa all’Africa, dal Medio Oriente al Pacifico.

È una presenza che si misura quindi non soltanto sul piano diplomatico, ma anche sulla capacità di intervenire laddove le crisi producono le conseguenze più pesanti sulla popolazione. Ucraina, Gaza, Libano e altri scenari di emergenza sono il terreno sul quale l’Ordine di Malta porta avanti quella che definisce la propria diplomazia umanitaria.

E proprio da New York arriva il messaggio con cui l’Ordine lega la propria proiezione internazionale alla sua missione storica: neutralità, assistenza alle persone più vulnerabili e capacità di operare anche nei contesti di maggiore instabilità e rischio. Una rete diplomatica che cresce, dunque, ma soprattutto uno strumento per rafforzare la capacità dell’Ordine di Malta di dialogare con gli Stati e di trasformare quel dialogo in cooperazione umanitaria.

Centrosinistra, Schlein prepara direzione e tiene punto su primarie

Roma, 29 set. (askanews) – E’ un clima sospeso quello che si percepisce dalle parti del centrosinistra, dopo la festa dell’Unità del Pd e la conclusione di ‘Nova’ di M5s il fronte progressista sembra fermo sulle gambe e soprattutto tra i democratici cresce l’attesa per la direzione di venerdì, per capire se Elly Schlein proseguirà col suo passo da maratoneta o deciderà di tentare un affondo. Secondo le ultime voci che girano tra parlamentari e dirigenti dem la Schlein non ufficializzerà la candidatura alle primarie già in direzione, potrebbe ribadire la sua linea (o accordo sul capo del partito che prende più voti alle politiche o i gazebo) e provare a indicare tempi certi per l’avvio del tavolo programmatico, oltre a convocare l’assemblea Pd che dovrà votare la proroga del suo mandato e rinviare il congresso al prossimo anno.

Qualcosa in più si capirà alla segretaria di domani, che appunto preparerà il terreno alla direzione. La segretaria deve fare i conti con i timori e le spinte centrifughe presenti anche nel suo partito, la pressione per il rinvio delle primarie è sempre più insistente, anche se esercitata sotto traccia. Le uscite di Angelo Bonelli, Avs, non sono state apprezzate per niente al Nazareno, assicura un parlamentare. Il dirigente dei Verdi ha ripetuto che le primarie sono un rischio e ha suggerito la ‘terza via’, cioé un tavolo di coalizione per scegliere un nome che non sia né quello di Conte né quello della Schlein.

Molti, anche nella maggioranza che sostiene la segretaria, temono che i gazebo possano provocare danni. “Se la Schlein dovesse perdere si fa male tutto il partito, non solo lei…”, dice un esponente della sinistra. Massimo D’Alema e Goffredo Bettini più volte hanno espresso pubblicamente e privatamente i loro dubbi, a luglio il tesoriere Michele Fina aveva invitato alla prudenza su Rinascita, la rivista rilanciata da Bettini, e Roberto Speranza ha fatto altrettanto a fine agosto.

La segretaria, però, al momento non sembra vacillare. Anche ieri Igor Taruffi, suo braccio destro e responsabile organizzazione, in Tv ha ripetuto il mantra: “Esistono due modi per scegliere la guida di una coalizione: o si fa che il partito più votato esprime il candidato oppure si fanno le primarie”. I più, appunto, scommettono che la leader democratica non si scosterà molto da questo copione, rimandando l’ufficializzazione della corsa alle primarie magari all’assemblea che verrà convocata.

Taruffi ha anche risposto alla minoranza Pd che valuta di chiedere il via libera a un secondo candidato dem alle primarie, per schierare Giorgio Gori. “Il Pd ha uno statuto che indica chiaramente chi è il candidato a Palazzo Chigi direttamente, cioè la segretaria del nostro partito, e in caso di primarie la segretaria del partito. Da questo punto di vista non vedo particolari elementi di discussione”.

Gli elementi di discussione in realtà ci sono, perché lo statuto prevede anche la possibilità di una seconda candidatura, previo ok dell’assemblea del partito. L’ipotesi della candidatura di Gori non convince tutti i riformisti, l’europarlamentare era pronto a ufficializzare la propria disponibilità a correre già a Prato, sabato scorso, ma gli altri lo hanno frenato: “Dobbiamo prima capire se ci sarà un turno unico o due turni – è stato il ragionamento – con il doppio turno ha un senso, i nostri voti al ballottaggio andrebbero alla Schlein. Ma col turno unico rischieremmo di farla perdere e favorire Conte”.

Le parole di Taruffi di ieri, però, non sono piaciute nemmeno a chi nella minoranza ha perplessità sulla seconda candidatura. “Dovrebbe ricordare che la segretaria è in scadenza e dovrà chiedere una proroga da votare a maggioranza assoluta degli aventi diritto in assemblea…”.

C’è poi la questione Ucraina, se Conte ha tracciato la sua ‘linea rossa’ lo stesso hanno fatto i riformisti, per loro l’invio di armi a Kiev non può essere messo in discussione. Su questo oggi la Schlein è sembrata rassicurare la minoranza: quando le è stato chiesto se i valori dell’Ue si difendono anche sostenendo l’Ucraina la risposta è stata netta: “Sì, certamente. David Sassoli era stato dichiarato persona non grata (dalla Russia, ndr) e ne era anche orgoglioso”. Certo la leader Pd ha ribadito la necessità di nominare un negoziatore europeo, ma poi ha aggiunto: “Raggiungere una pace giusta è un obiettivo necessario ma una pace giusta non può essere la resa alle ragioni dell’aggressore”.

Quello che dovrebbe essere annunciato, secondo diversi parlamentari, è un’accelerazione sul programma, proprio per dissolvere quel clima di sospensione di cui si lamentava oggi un dirigente del centrosinistra: “Siamo fermi, Schlein e Conte nemmeno si parlano da giorni. Così rischiamo…”. I parlamentari più vicini alla leader Pd minimizzano: “Conte non vuole rompere, anche sull’Ucraina non farà scherzi. Elly non mollerà sulle primarie e le vincerà. Le fibrillazioni svaniranno”.

Meloni: sono vicina alla famiglia Regeni, siamo assolutamente determinati a cercare la verità

Roma, 29 set. (askanews) – “Rinnovo la mia vicinanza alla famiglia di Giulio Regeni, alla loro richiesta, che è anche la nostra, di verità e di giustizia. Lo Stato italiano è parte civile nel processo e quindi anche noi siamo assolutamente determinati a cercare la verità”, lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a Praga, dopo l’incontro con il primo Ministro della Repubblica Ceca, Andrej Babis.

“La sentenza – ha aggiunto la premier – non è ancora passata in giudicato e quindi tutto quanto andrà fatto nei modi e nei tempi in cui sarà necessario farlo. In questa ricerca di verità e di giustizia noi abbiamo sempre utilizzato tutti i canali che avevamo: canali politici e diplomatici con il Cairo”. “Ho un po’ il dubbio che chiudendo quei canali noi ci avviciniamo ai nostri obiettivi piuttosto che allontanarci da quegli obiettivi”, ha concluso.

Regeni, Meloni: chiudere canali con Egitto rischia di allontanarci da obiettivo

Roma, 29 set. (askanews) – “La sentenza non è ancora passata in giudicato e quindi tutto quanto andrà fatto nei modi e nei tempi in cui sarà necessario farlo. In questa ricerca di verità e di giustizia noi abbiamo sempre utilizzato tutti i canali che avevamo: canali politici e diplomatici con il Cairo. Ho un po’ il dubbio che chiudendo quei canali noi ci avviciniamo ai nostri obiettivi piuttosto che allontanarci da quegli obiettivi”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a Praga, dopo l’incontro con il primo Ministro della Repubblica Ceca, Andrej Babiš.

Antinfluenzale pediatrica, a Roma il vertice sulla prevenzione

Roma, 29 set. (askanews) – Aumentare la copertura vaccinale dei bambini per proteggere i più piccoli e ridurre la pressione sui servizi sanitari. È l’obiettivo del convegno “Vaccinazione antinfluenzale – La prevenzione comincia dall’infanzia”, organizzato a Roma da NOMOS Centro Studi Parlamentari con il contributo non condizionante di AstraZeneca.

Tra i nodi centrali affrontati nel corso dei lavori figura la necessità di colmare la distanza tra le raccomandazioni ufficiali e l’effettiva adesione delle famiglie, puntando sul valore del confronto diretto e sulla fiducia nei confronti degli operatori sanitari.

“Vaccinare i bambini significa proteggere non solo loro, ma anche i tanti anziani che hanno un contatto diretto con i più piccoli. Dobbiamo pensare soprattutto ai più fragili, a chi rischia conseguenze gravi, fino all’ospedalizzazione, persino per una banale influenza. È proprio questo il concetto di comunità e di protezione collettiva che dobbiamo diffondere, ed eventi come quello di oggi vanno esattamente in questa direzione. Per farlo dobbiamo anche potenziare i nostri strumenti: gli investimenti del PNRR, a partire dalle oltre mille Case di Comunità, possono diventare presidi fondamentali anche per la somministrazione dei vaccini. È un percorso che dobbiamo fare insieme, in cui ognuno può e deve dare il proprio contributo” ha dichiarato Andrea Costa, Esperto in attuazione PNRR del Ministero della Salute.

“Il messaggio è che l’influenza non è una malattia banale: soprattutto nei soggetti fragili, infatti, può causare complicanze anche gravi che rischiano di portare all’ospedalizzazione. Questo vaccino, inoltre, è uno strumento estremamente maneggevole e ben tollerato” ha aggiunto Antonio D’Avino, presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP).

Nel corso dell’incontro, istituzioni e medici si sono confrontati sulla necessità di superare i divari regionali e facilitare l’accesso alla profilassi, ricordando anche come sia fondamentale affiancare alla programmazione un’informazione trasparente capace di accompagnare i genitori nella scelta.

“Siamo alla vigilia dell’avvio della campagna di vaccinazione antinfluenzale, che partirà ad ottobre con tempistiche differenti da regione a regione. Come ogni anno, parliamo di una macchina organizzativa imponente che coinvolge una rete capillare: medici di medicina generale, pediatri, farmacie e centri vaccinali delle ASL. Nonostante questo grande sforzo, facciamo ancora fatica a raggiungere coperture vaccinali elevate. Dobbiamo quindi impegnarci di più nel convincere le persone a vaccinarsi, perché l’antinfluenzale è uno strumento fondamentale per tutelare la propria salute. Il focus di un evento come questo punta in particolare sui bambini. Vaccinare i più piccoli significa proteggere loro, ma anche le rispettive famiglie e i nonni: i bambini sono infatti la fascia della popolazione in cui il virus circola maggiormente e, interrompendo la trasmissione tra di loro, si riesce a proteggere l’intera comunità in modo davvero efficace” ha concluso Enrico Di Rosa, Presidente della Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica.

L’evento si è concluso evidenziando l’importanza della vaccinazione pediatrica per alleggerire gli accessi agli ospedali e contrastare l’antimicrobico-resistenza. Un’azione sinergica tra istituzioni, medici e reti territoriali che punta a trasformare la raccomandazione in un’opportunità di prevenzione concreta per tutti i bambini.

Grillo a pranzo con Stroppa, l’uomo di Elon Musk in Italia

Roma, 29 set. (askanews) – Beppe Grillo ha pranzato oggi con Andrea Stroppa, l’esperto di sicurezza informatica considerato il terminale italiano del miliardario Elon Musk, proprietario di alcune delle principali aziende tecnologiche a livello globale.

L’incontro si è svolto all’hotel Forum, tradizionale punto di appoggio romano dell’ex garante del M5S.

Lo riferiscono fonti vicine a Grillo, recentemente tornato alla ribalta della cronaca politica per la sua iniziativa legale per tentare di contendere il simbolo del Movimento 5 stelle al partito guidato da Giuseppe Conte.

Ue: forniture petrolio stabili ma prezzi diesel e kerosene elevati. Il commissario: inverno difficile

Roma, 29 set. (askanews) – Le forniture di petrolio all’Unione Europea continuano a risultare stabili, ma con prezzi elevati in particolare per diesel e kerosene, a riflesso di una situazione dei mercati “tirata”. È la fotografia scattata dal gruppo di coordinamento sul petrolio dell’Unione europea, secondo quanto riporta un comunicato.

Le scorte presso i poli Amsterdam, Rotterdam e Anversa risultano al di sotto della media degli ultimi cinque anni, ma stabili rispetto alle passate settimane e le raffinerie europee “stanno lavorando alla massima capacità”, dice il gruppo Ue.

Data la possibilità di ulteriori problematiche alle forniture, la Commissione europea monitora attentamente la situazione e la cooperazione tra i paesi membri. La prossima riunione del gruppo di coordinamento del petrolio si svolgerà il 15 ottobre.

Il Commissario UE per l’energia, Dan Jorgensen, ha avvertito che l’Unione europea si avvia verso un inverno difficile, che vedrà prezzi del petrolio e del gas “molto elevati” a causa della guerra tra Stati Uniti e Iran, mentre non sono previsti problemi per la sicurezza degli approvvigionamenti. Jorgensen ha annunciato inoltre la proposta di di posticipare di un anno la data di entrata in vigore delle nuove norme volte a ridurre le emissioni di metano. “Non c’è dubbio che ci stiamo avvicinando a un inverno difficile. Non prevediamo problemi di sicurezza degli approvvigionamenti, ma prevediamo prezzi molto elevati. Vorrei inoltre ricordare che, anche se per chi non può permettersi il combustibile non si tratterà tecnicamente di un problema di sicurezza degli approvvigionamenti, la percezione sarà la stessa. Già in un inverno normale, in Europa ci sono quasi 50 milioni di persone che non riescono a riscaldare adeguatamente le proprie abitazioni. Questo inverno, quindi, potrebbe essere ancora peggiore. È una situazione che prendiamo molto, molto seriamente. Per non parlare del nostro settore industriale, anch’esso sotto pressione”, ha detto Jorgensen ai giornalisti, al termine della riunione dei ministri dell’Energia a Dublino. “Stiamo valutando queste opportunità. Ho già affermato che, riguardo al regolamento sul metano, un provvedimento molto importante per l’Europa, confermiamo gli obiettivi e le nostre ambizioni. Tuttavia, propongo ora di isolarne alcune parti, nello specifico quelle relative alle importazioni, e di posticipare di un anno la data di entrata in vigore. Si spera che ciò contribuisca ad allentare le tensioni sui mercati e vada nella direzione indicata, tra gli altri, dal Presidente francese”, ha aggiunto riguardo alla proposta di rinviare l’entrata in vigore delle nuove norme volte a ridurre le emissioni di metano.

Denatalità e fertilità assistita, a Napoli CFA celebra 40 anni

Roma, 29 set. (askanews) – “Le cause principali della denatalità dipendono non solo da fattori economici e componenti sociali ma principalmente dai diversi problemi ambientali visto che viviamo in un habitat altamente inquinato con elementi chimici nuovi che creano grandi problemi alla fisiologia sia degli ovuli che degli spermatozoi. Quello che mangiamo, beviamo, respiriamo, ha un impatto significativo sulla fertilità delle coppie. Su questi aspetti è fondamentale fare una prevenzione adeguata, bisognerebbe partire già dalla fase della pubertà, nelle scuole. Poi c’è anche la reticenza della coppia ad affrontare i problemi rivolgendosi ai centri di fertilità”. Lo ha dichiarato il professore Brian Dale, founder e direttore scientifico del Centro Fertilità Assistita di Napoli a margine dell’evento celebrativo per i quarant’anni di attività, svoltosi alla presenza di cento famiglie protagoniste di percorsi di fertilità affrontati nel corso degli ultimi quattro decenni. “In questi quarant’anni – spiega il professor Dale – è aumentato il tasso di gravidanza che dal 10% è arrivato al 60% grazie ai grandi miglioramenti della tecnologia. Principalmente nelle attività di laboratorio, visto che parliamo di fecondazione in vitro. Il tema del mantenimento di gameti, ovuli e spermatozoi è sempre stata la sfida e oggi siamo arrivati al punto di poter crescere embrioni fino al quinto giorno (blastocisti) conservandoli perfettamente”. L’Italia continua a vivere un ‘inverno demografico’ come testimoniano i numeri legati alla denatalità e la medicina della riproduzione è diventata una componente strutturale del sistema sanitario. Secondo Daniela Dale, embriologa e Chief operating officer del CFA: “Le difficoltà riproduttive sono purtroppo in aumento. Parliamo di circa il 20% della popolazione. Una coppia su cinque. Il mio consiglio è quello di iniziare a fare controlli per la fertilità a partire dalla maggiore età. Soprattutto per gli uomini tra i quali si sono registrati cali importanti. Ci sono diversi approcci per superare queste criticità. Dipende, ovviamente, dal tipo di problema. Ma certamente prima si interviene più possibilità ci sono di superare il problema. Serve una presa in carico multidisciplinare da parte di più specialisti come il ginecologo, l’endocrinologo, il biologo, l’embriologo, il nutrizionista, per raggiungere un risultato veloce e sicuro. La denatalità si può superare con aiuti diversi ma spesso si aspetta troppo. Problemi sociali, la carriera, una stabilità economica. In questi casi, è bene ricordare lo strumento della preservazione della fertilità che offre la possibilità di aspettare con maggiore serenità, senza il rischio di depauperare la propria fertilità”. A raccontare il valore del lavoro compiuto dal CFA, la testimonianza delle famiglie e dei giovani presenti accompagnate dagli specialisti al traguardo del percorso di genitorialità come spiega Fabiana Esposito psicologa e psicoterapeuta del CFA: “Oggi tutti noi viviamo con l’illusione del controllo. Programmiamo la carriera, i viaggi e crediamo erroneamente di poter programmare anche la fertilità. Il rinvio forzato determina una genitorialità sospesa e questo provoca alla lunga un silenzio logorante all’interno della coppia. Tutto ciò determina delle difficoltà che impattano negativamente sia sulle chance di avere un bambino che sul benessere di coppia. La prevenzione della fertilità è un passo non più rimandabile. Oggi nelle scuole si parla tanto di prevenzione sui metodi contraccettivi e sulle patologie sessualmente trasmissibili ma purtroppo non si fa accenno alla tutela e alla conservazione del patrimonio riproduttivo. Questo fa perdere tempo prezioso, Serve una alfabetizzazione emotiva e soprattutto biologica”.

La strage di Ustica, i documenti dalla Francia per svelare un mistero lungo 46 anni

Roma, 29 set. (askanews) – Ci sarà il diario di bordo completo della portaerei Foch, che era ormeggiata a Tolone? Od anche l’identificativo della traccia denominata ‘LL004’, rilevata dal radar di Poggio Ballone? Si completerà il quadro delle attività della base corsa dell’Armée de l’air a Solenzara? Sono questi alcuni degli interrogativi che diversi consulenti e periti, impegnati negli anni nelle indagini sulla strage di Ustica, si fanno da ieri, quando è stato reso noto che la Francia è pronta a collaborare, fornendo subito documenti, riguardo i fatti avvenuti la sera del 27 giugno del 1980, quando nelle acque del Tirreno persero la vita 81 persone che erano a bordo del Dc9 Itavia.

Domani il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, ritirerà la richiesta di archiviazione del procedimento a carico di ignoti. Accanto all’alto magistrato ci saranno i pubblici ministeri che hanno seguito gli ultimi accertamenti ed anche lo stesso vice capo dell’Avvocatura dello Stato, un segnale forte, che testimonia l’attenzione per questa vicenda ed i suoi possibili sviluppi. Si vuole e si può continuare ad indagare, si ripete a piazzale Clodio. “Ma servono elementi nuovi rispetto a quelli già a conoscenza degli storici”, si riflette. Ad oggi la Francia ha sempre risposto alle richieste italiane, viene aggiunto.

Nella stessa istanza di chiudere il caso gli inquirenti fanno riferimento alle rogatorie avviate dal giudice istruttore Vittorio Bucarelli poi confermate da Rosario Priore. “Nel complesso sono 13 ed hanno svelato quasi tutto”, si aggiunge. Il presidente Chirac, nel 2000, rispose chiaramente che il suo Paese aveva sempre collaborato con l’Italia. Quanto comunicato poco tempo prima da Javier Solana, allora segretario generale della Nato, confermerebbe che non si possono rintracciare sostanziali ammissioni di colpa nella strategia attuale della Francia.

L’iniziativa della Procura capitolina, che ha chiesto alla Francia di fornire ulteriori chiarimenti, si svolge nell’ambito di un alveo aperto dall’Associazione per la Verità sul Disastro Aereo di Ustica, organismo presieduto da Giuliana Cavazza, chein quella sera di giugno 1980 perse la madre nell’esplosione del Dc-9. Lo storico Gregory Alegi, punto di riferimento per coloro che ritengono lo scenario della “bomba a bordo” più credibile rispetto a quello della “battaglia aerea”, spiega: “Non bisogna alimentare speranze, i francesi non hanno detto è colpa nostra, ma solo vi diamo tutto”.

Ma – aggiunge il professor Alegi – “certo che se facciamo sempre le stesse domande otterremo sempre le medesime risposte”. Insomma “sono stati forniti nomi, cognomi ed indirizzi del personale militare in servizio quella sera e molti di questi sono stati ascoltati negli anni, ma sarebbe il caso di porre il proprio sguardo altrove? Me lo chiedo perché di recente la Francia ha consegnato agli Usa uno degli attentatori di Lockerbie. Forse se uno va a chiedere qualcosa in quella direzione potrebbe venir fuori una novità”.

Alessandro Gamberini, avvocato dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Ustica, ritiene che fino ad ora “avevamo avuto delle risposte che erano smaccatamente menzognere o ostruzionistiche”. E “la Francia poteva avere molti motivi per entrare in questa battaglia aerea che noi riteniamo sia dimostrata da molti elementi che si svolse attorno al Dc9”. Il penalista poi converge con Alegi: inutile coltivare illusioni, guardiamo cosa i francesi ci danno.

“Darle tutte, darle noi e darle subito”. Questo motto del presidente americano Richard Nixon è spesso usato in riferimento alle notizie da fornire al pubblico. “Se non si ha nulla da nascondere”, si aggiunge. Da domani si comincerà a capire se dopo 46 anni si può finalmente intravedere una luce in fondo al tunnel rispetto alla strage di Ustica.

Ddl antisemitismo, La Russa: strano facciano finta di non capire quello che dice Segre

Roma, 29 set. (askanews) – “Ho sempre rispettato tantissimo la senatrice Liliana Segre”, “mi sembra strano che facciano finta di non capire quello che dice e di trarne anche una logica conseguenza: nessuna legge è mai perfetta ma comunque propongo ai partiti che hanno delle remore di precisare il concetto nella loro dichiarazione di voto”, “il mio è un invito sommesso ad ascoltare le parole della senatrice Segre”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa intervistato da Annalisa Chirico all’ottava edizione di “The young hope” a Palazzo Wedekind a Roma.

C.destra, La Russa: raggiungerà 42% e vincerà senza Vannacci

Roma, 29 set. (askanews) – “Onore al merito a Forza Italia per aver mantenuto un buon dato” in questi anni “dove è anche scomparso Silvio Berlusconi, complimenti a Tajani, la Lega ha avuto la sfortuna di imbattersi in Vannacci e ha pagato anche per un certo acceso dibattito interno, hanno tempo da qui alle elezioni, sono convinto risaliranno la corrente” ma “se i sondaggi ci danno a un passo dal 42%” e Vannacci “all’8%” “si tratterà di vedere se sono sondaggi o voti”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa intervistato da Annalisa Chirico all’ottava edizione di “The young hope” a Palazzo Wedekind a Roma.

“Sono estremamente convinto che il centrodestra supererà il 42% e vincerà senza l’aiuto di Vannacci”, ha aggiunto. Cosa farà nella prossima legislatura La Russa? “Quello che mi piace di più, politica a tempo pieno”.

Fujifilm punta sulla diagnostica veterinaria con la strategia FVet

Milano, 29 set. (askanews) – In tema di diagnostica veterinaria la sfida non è solo avere tecnologie sempre più avanzate, ma riuscire a farle dialogare tra loro, semplificando il lavoro del veterinario e rendendo più rapido il percorso dalla diagnosi alla decisione clinica. È quanto emerge dalla survey “Diagnostica veterinaria: strumenti, workflow e comunicazione nella pratica clinica”, realizzata con il contributo non condizionante di Fujifilm Healthcare Italia e presentata in occasione del Congresso SCIVAC 2026.

L’indagine, condotta tra i medici veterinari italiani, evidenzia un settore tecnologicamente maturo, ma ancora caratterizzato da una significativa frammentazione dei percorsi diagnostici. Solo il 15% dei veterinari dichiara infatti di disporre di un workflow completamente integrato. Tra le principali criticità emergono la refertazione, l’interoperabilità tra software e i tempi necessari per completare il percorso diagnostico. E anche l’innovazione digitale dovrà rispondere a esigenze molto concrete. L’intelligenza artificiale è indicata dal 60% dei professionisti come la tecnologia destinata ad avere il maggiore impatto nei prossimi anni.

Da questa esigenza nasce FVet “Let’s Lift the Clouds”, la strategia europea di Fujifilm Healthcare dedicata alla medicina veterinaria. L’obiettivo è ridurre l’incertezza nel percorso diagnostico, mettendo a disposizione del veterinario informazioni affidabili direttamente in clinica e supportando decisioni più rapide. Cin una visione che punta a rendere la tecnologia sempre più vicina al professionista e al paziente, trasformando l’innovazione in uno strumento concreto per una medicina veterinaria più semplice, efficiente e integrata.

Autogrill, arriva Piacenza 1714: tre territori in un morso

Piacenza, 29 set. (askanews) – Nella Sala dei Fasti di Palazzo Farnese i dipinti raccontano le nozze di Elisabetta, principessa di Parma e Piacenza, regina di Spagna dal 1714. Da quella data prende il nome Piacenza 1714, il nuovo panino Autogrill presentato proprio qui: Coppa Piacentina Dop, Asiago Dop fresco e maionese all’Aceto Balsamico di Modena Igp. Tre territori in un morso.

“Volevamo valorizzare il patrimonio enogastronomico italiano – spiega Luca D’Alba, general manager Italy F&B di Avolta – utilizzando il nostro network in tutta Italia, negli aeroporti e nelle autostrade, che ospita milioni di turisti italiani ed esteri. L’aspetto enogastronomico è uno dei principali motivi per cui soprattutto gli stranieri scelgono di venire in Italia”.

Anche la coppa ha un posto nella storia: il cardinale Giulio Alberoni, figlio di queste terre e uomo della corte di Spagna, la usava come dono diplomatico. Oggi viaggia in autostrada. E’ la quarta ricetta di Origini Edition, il progetto lanciato ad aprile con Fondazione Qualivita, dopo Carpegna 1463, Andria 1931 e Gioia 1922. “Il bilancio è positivo, molto positivo, sia per i numeri di vendita sia per quanto si sta generando attorno all’iniziativa – prosegue D’Alba -. Registriamo un fortissimo legame con i territori, un ottimo riscontro dai consumatori, la volontà di estendere il progetto alla ristorazione e al retail, e la conoscenza di nuovi fornitori”.

Un morso che parla anche di Emilia-Romagna, la regione europea con più Dop e Igp: 46 produzioni che valgono circa 3,6 miliardi di euro. “Sono prodotti buoni e autentici che dietro hanno storie secolari e millenarie – ricorda l’assessore all’Agricoltura e all’agroalimentare della Regione Emilia-Romagna, Alessio Mammi – e qui siamo in un territorio, quello di Piacenza, che è davvero una grande eccellenza. Mi fa piacere che questo progetto consentirà di far conoscere alcuni dei nostri prodotti Dop a tante persone che viaggeranno”.

La cucina italiana, riconosciuta patrimonio Unesco, si racconta anche così: l’alleanza tra Autogrill e i consorzi di tutela porta i prodotti certificati dove passano ogni giorno milioni di viaggiatori. “L’abbinamento Autogrill con una ricetta semplice come un panino può essere un buon mezzo di comunicazione – dice Mauro Rosati, direttore della Fondazione Qualivita -. Questi strumenti funzionano molto meglio della classica comunicazione per dare soprattuto ai giovani una conoscenza ampia del paniere della biodiversità italiana”.

E il viaggio continua: il prossimo traguardo è far conoscere anche all’estero le Dop e Igp ancora poco note fuori dall’Italia.

Petrolio, Ue: forniture stabili ma prezzi diesel e kerosene elevati

Roma, 29 set. (askanews) – Le forniture di petrolio all’Unione Europea continuano a risultare stabili, ma con prezzi elevati in particolare per diesel e kerosene, a riflesso di una situazione dei mercati “tirata”. È la fotografia scattata dal gruppo di coordinamento sul petrolio dell’Unione europea, secondo quanto riporta un comunicato.

Le scorte presso i poli Amsterdam, Rotterdam e Anversa risultano al di sotto della media degli ultimi cinque anni, ma stabili rispetto alle passate settimane e le raffinerie europee “stanno lavorando alla massima capacità”, dice il gruppo Ue.

Data la possibilità di ulteriori problematiche alle forniture, la Commissione europea monitora attentamente la situazione e la cooperazione tra i paesi membri. La prossima riunione del gruppo di coordinamento del petrolio si svolgerà il 15 ottobre.

Al via da Bologna le riprese di "Lucio", tv movie su vita Lucio Dalla

Roma, 29 set. (askanews) – Sono iniziate a Bologna e proseguiranno a Sorrento le riprese di “Lucio”, il tv movie sul cantautore bolognese scomparso nel 2012. Il film è diretto da Ambrogio Lo Giudice, che firma anche il soggetto con Stefano Rulli. La sceneggiatura è scritta da Stefano Sardo con lo stesso regista. Nel cast accanto a Valentino Aquilano che interpreta Lucio, Stefano Fregni (nel ruolo del produttore Renzo Cremonini), Tredici Pietro (interpreta Gianni Morandi), Achille Bianchi (Lucio bambino), Gabriele Falsetta (Gino Paoli). E con la partecipazione straordinaria di Giovanna Mezzogiorno nel ruolo di Iole, la mamma di Lucio.

Prodotto da Federico e Francesco Scardamaglia per Compagnia Leone Cinematografica in collaborazione con Rai Fiction, sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna attraverso Emilia-Romagna Film Commission, il progetto è realizzato con il contributo del fondo sviluppo degli investimenti nel Cinema e nell’Audiovisivo (MIC).

Tutti gli italiani sanno chi è Dalla, ma pochissimi conoscono Lucio, persino gli amici non sono certi di aver compreso chi fosse veramente. Cresciuto senza il padre – un fantasma, un buco nero nella sua sfera emotiva – l’unico affetto è sua madre Iole. Una mamma sui generis, una donna molto libera per i tempi e senza pregiudizi, il cui amore è sia scudo che gabbia. Lo salva un talento musicale folgorante e funambolico che gli regala una carriera precoce come clarinettista. A convincerlo a cantare è Gino Paoli, il primo di una serie di mentori – gli altri sono Ennio Melis, Paola Pallottino e Roberto Roversi – e di amici come Gianni Morandi che lo accompagnano in un periodo di formazione umana e artistica lunga tredici anni, in cui Lucio faticosamente imbocca la strada che lo porta da cantante a cantautore, da ragazzo a uomo. E da Lucio a diventare, per tutti, Dalla.

Anni dopo, a Sorrento, mentre nel pieno di un’altra crisi creativa è convinto di non aver più niente da dire, compone un successo clamoroso, il salto che lo spinge per sempre fra i classici.

Alex Bellini e Team Luna Rossa super ospiti Ocean Film Festival 2026

Roma, 29 set. (askanews) – Dal 14 ottobre torna Ocean Film Festival World Tour Italia, la rassegna cinematografica itinerante che nel 2026 celebra la sua decima edizione italiana con 22 appuntamenti da nord a sud del Paese, tra cinema e teatri e coinvolgendo una community sempre più ampia di appassionati di mare, sport, outdoor, esplorazione e sostenibilità.

Nato in Australia nel 2014 e arrivato in Italia nel 2017, Ocean Film Festival World Tour Italia è l’edizione italiana dell’Ocean Film Festival Australia e porta sul grande schermo una selezione internazionale di corto e mediometraggi dedicati all’oceano, agli sport acquatici, all’esplorazione e alla conservazione marina. In otto edizioni nelle sale, oltre all’edizione digitale del 2020, il festival ha coinvolto oltre 38.500 spettatori in 20 città italiane, anche grazie al contributo di oltre 400 volontari.

La decima edizione porta in Italia sei storie molto diverse tra loro, unite dalla capacità dell’oceano di mettere alla prova, sorprendere e trasformare chi lo attraversa. Attraverso sport, esplorazione, biodiversità, ricerca scientifica e conservazione, i film raccontano le molte facce dell’oceano e il rapporto profondo tra esseri umani e ambiente. Tra queste, “The Raftsmen” riporta alla luce una delle più straordinarie imprese oceaniche del secolo scorso. Nel 1973, dodici uomini attraversarono il Pacifico su semplici zattere di legno di balsa, affidandosi al sole e alle stelle, affrontando 178 giorni e 16.000 chilometri di navigazione, il viaggio in zattera più lungo mai realizzato.

Un altro sguardo particolarmente potente arriva dalle gelide acque della Norvegia settentrionale. In “Stone Biter – Saving the Arctic Sea Forests”, il regista italiano Ismaele Tortella parte alla ricerca del pesce lupo e di un ecosistema che, sotto la superficie, rivela una realtà drammatica: la progressiva scomparsa delle foreste marine di kelp. Un viaggio che mette al centro la fragilità degli oceani ma anche le persone che stanno lavorando per ripristinarli.

Il surf diventa invece una storia di crescita, libertà e superamento degli stereotipi in “Tainá”, cinebiografia della surfista brasiliana Tainá Hinckel, e in “The Granny Grommets”, che racconta un gruppo di donne tra i 50 e gli 80 anni che scelgono di sfidare limiti anagrafici e convenzioni per imparare a cavalcare le onde.

Completano la selezione “A Dragon’s Dance”, immersione contemplativa nella vita del raro drago marino fogliato e nella fragilità della Grande Barriera Corallina Meridionale australiana, e “Ride of a Lifetime”, la storia di Alo Slebir e del suo sogno di affrontare la grande onda perfetta di Mavericks.

Come da tradizione, le proiezioni saranno accompagnate in diverse tappe dalla presenza di protagonisti del mondo del mare, dello sport, della scienza e dell’esplorazione, chiamati a condividere con il pubblico esperienze vissute in prima persona e a creare un dialogo attorno ai temi affrontati dai film.

A Milano, ad aprire idealmente la decima edizione sarà Alex Bellini, esploratore, divulgatore ambientale e autore, ospite sul palco durante la serata e protagonista del pre-evento gratuito “Blue Voices” del 14 ottobre al Teatro Carcano, dove presenterà il suo nuovo libro in un incontro dedicato alle grandi sfide ambientali e al rapporto tra uomo e natura.

Anche a Cagliari ci sarà un doppio appuntamento: il pubblico potrà incontrare il Team Luna Rossa sul palco e, prima dell’inizio della proiezione, nel pre-evento gratuito “Blue Voices” in cui si approfondirà il tema del rapporto tra sport, sostenibilità e tutela dell’oceano, insieme a Ogyre. Un appuntamento che porterà al centro del dialogo non solo la sfida sportiva, ma anche l’impegno concreto per la salvaguardia del mare e la diffusione di una cultura del rispetto dell’ambiente, soprattutto tra le nuove generazioni.

Tra gli altri protagonisti del tour figurano Giovanni Chimienti, biologo marino e National Geographic Explorer, Andrea Morello, Presidente di Sea Shepherd Italia ETS e specialista nel contrasto ai crimini ambientali e nella conservazione marina, Alessandro Dini, pioniere e promotore del surf italiano, e molti altri.

Con la decima edizione il tour arriva a 22 appuntamenti, con due nuove città, Rovereto e Catanzaro, quest’ultima prima tappa del festival in Calabria. “La decima edizione rappresenta un traguardo importante, ma soprattutto la conferma che in Italia esiste una comunità sempre più ampia di persone che desidera conoscere e vivere l’oceano. In questi dieci anni la rassegna è cresciuta insieme al suo pubblico e continuerà a portare nelle sale storie capaci di emozionare, ispirare e promuovere una vera cultura del mare”, dichiara Alessandra Raggio, CEO di ITACA The Outdoor Community, organizzatrice di Ocean Film Festival World Tour Italia.

Ocean Film Festival World Tour Italia è oggi più di una rassegna cinematografica: è una piattaforma culturale dedicata all’oceano, dove cinema, sport, esplorazione, scienza e ambiente si incontrano per avvicinare il pubblico alla conoscenza del mare e alla sua tutela, diffondendo l’ocean literacy.

Nel corso degli anni la rassegna ha sviluppato collaborazioni con realtà impegnate nella tutela degli ecosistemi marini, tra cui Water Defenders Alliance, l’alleanza promossa da LifeGate che riunisce aziende, istituzioni, cittadini, porti e il mondo della ricerca scientifica e tecnologica per proteggere la salute delle acque dall’inquinamento da plastiche e microplastiche, da oli e idrocarburi e dalla perdita di biodiversità.

A conferma del proprio impegno nella promozione della cultura dell’oceano, Ocean Film Festival World Tour Italia è membro del Comitato Nazionale del Decennio del Mare, su invito della Commissione Oceanografica Italiana presso il CNR, e ha ricevuto l’Endorsement dell’UNESCO Ocean Decade.

Quest’anno OCEAN Film Festival Italia sosterrà la raccolta di 5.000 kg di rifiuti marini e costieri tra ottobre e novembre 2026, contribuendo direttamente alle attività portate avanti da Ogyre insieme a pescatori e comunità locali.

Nella realizzazione dell’edizione 2026, Ocean Film Festival World Tour Italia è affiancato da SCUBAPRO, dal 1963 azienda di riferimento nel settore dell’attrezzatura subacquea.

Tra i partner dell’edizione 2026 figura per la prima volta Watersight, realtà specializzata in fotografia e storytelling per gli sport e gli eventi legati all’acqua.

La manifestazione si avvale dell’Endorsement dell’UNESCO Ocean Decade, vede inoltre il Patrocinio dell’Ambasciata d’Australia in Italia e il supporto di ACSI, ACSI Surfing, Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee, Agesci, ANIS, COOL MATE, HSA Italia, Pacha Mama Surf House e Surf in Town.

Inoltre l’Ocean Film Festival World Tour Italia è affiancato da Ogyre, One Ocean Foundation, Fondazione Centro Velico Caprera, Water Defenders Alliance by LifeGate, Il Pianeta Azzurro, Marevivo e Sea Shepherd Italia. Media partner dell’edizione 2026 Radio DEEJAY, SkyTG24, Icarus, Saily.it, 4rove, SIRENEjournal.

Pasta, la filiera vale 14,3 miliardi e 78mila occupati

Milano, 29 set. (askanews) – La pasta non è soltanto uno dei simboli più riconoscibili del Made in Italy nel mondo: è una filiera industriale che continua a crescere, investire e generare valore lungo tutta la catena produttiva, contribuendo in modo significativo alla competitività dell’agroalimentare italiano. È quanto emerge dallo studio TEHA Group realizzato per Unione Italiana Food e presentato a Milano.

Un sistema che va ben oltre la produzione vera e propria: dalla coltivazione del grano duro alla trasformazione, fino a distribuzione, logistica, ristorazione e confezionamento. Nel 2025 la filiera diretta ha raggiunto 13,5 miliardi di euro di fatturato e 3 miliardi di valore aggiunto.

“Lo studio realizzato da TEHA per Unione Pastai di Unione Italiana Food guarda la pasta non solo come un semplice prodotto, ma come un vero e proprio ecosistema economico articolato lungo una filiera ricca e complessa. Se consideriamo l’industria della pasta in senso stretto, dalla coltivazione e molitura del frumento duro fino alla trasformazione, parliamo di un valore aggiunto complessivo di circa 3 miliardi di euro. Se a questo aggiungiamo lo straordinario ecosistema di attività indirette e indotte che la filiera abilita sul territorio italiano con circa 32 mila occupati in 128 mila imprese raggiungiamo un valore aggiunto di oltre 14 miliardi di euro, arrivando a generare circa lo 0,6% del PIL italiano” ha dichiarato Benedetta Brioschi, Partner e Responsabile Food & Retail, TEHA Group.

Numeri che confermano la forza di un comparto in crescita, capace di superare nell’ultimo decennio il ritmo dell’economia italiana. E con una vocazione sempre più internazionale: circa sei confezioni su dieci prodotte in Italia vengono esportate.

“I dati dimostrano che la pasta non è soltanto un prodotto simbolo del Made in Italy, un volano per l’export di tante altre nostre eccellenze e un motivo di orgoglio per cultura, tradizione e storia. Ha alle spalle una filiera articolata che va dal grano duro alla trasformazione in semola e infine in pasta capace di generare occupazione e un valore complessivo a beneficio di tutti gli attori coinvolti” ha aggiunto Luigi Cristiano Laurenza, segretario dei Pastai di Unione Italiana Food. Una leadership costruita su qualità, innovazione e competenze industriali, ma anche su un’identità riconosciuta in tutto il mondo. L’Italia è infatti il primo esportatore mondiale di pasta, con 4 miliardi di euro di esportazioni.

“L’impatto culturale è fondamentale, basti pensare a un dettaglio: il termine pasta non si traduce in nessun’altra lingua al mondo. Questo rappresenta la massima espressione dell’italianità. Per noi pastai il Made in Italy è una responsabilità grandissima: quella di portare nei vari Paesi un prodotto che è eccellenza nel vero senso della parola, sotto il profilo industriale, della trasformazione, della logistica e della distribuzione. Insomma, un’eccellenza che abbraccia l’intera filiera, dal campo alla tavola” ha concluso Fabio Divella, Supervisore Divisione Pasta F. Divella S.p.A. Un prodotto che continua così a unire economia e cultura: la pasta resta uno degli ambasciatori più forti del Made in Italy, dentro e fuori dai confini nazionali.

IA, Trump: "Non soffocherò mai la crescita di questa tecnologia"

Roma, 29 set. (askanews) – Dopo avere tacciato come una “bufale” gli scenari da fantascienza legati all’intelligenza artificiale, il presidente americano segnala la sua contrarietà a mettere un freno alla tecnologia dirompente. “Non soffocherò mai la crescita della tecnologia che sarà più grande della rivoluzione industriale… non possiamo soffocarla”, ha detto Trump parlando dal Mellon Auditorium a Washington DC, durante un evento in cui ha annunciato il lancio di un portale alimentato dall’AI per facilitare l’accesso alle informazioni del governo federale.

Nasce il “Patto per la Resilienza Idrica”

Roma, 29 set. (askanews) – 64 aziende riunite sotto un unico accordo per rinnovare e migliorare il sistema idrico nazionale. A Palazzo della Cancelleria, in occasione dell’evento di apertura del Festival dell’Acqua, è stato presentato il “Patto per la Resilienza Idrica”, un documento contenente un pacchetto di proposte con il fine ultimo di migliorare la gestione della risorsa idrica per fronteggiare la crisi dovuta al cambiamento climatico. Utilitalia, promotore dell’accordo, individua sei linee d’azione per tradurre nel concreto i propositi presenti all’interno del patto.

L’intervista al Presidente di Utilitalia, Luca Dal Fabbro: “Noi abbiamo da sempre dato per scontato il bene dell’acqua. Lo abbiamo fatto in qualità di gente, popolazione, cittadini. Dobbiamo però pensare che l’acqua è una risorsa che diventerà sempre più preziosa e scarsa. Ciò implica la necessità di una politica molto più attenta, molto più volta ad aumentare la resilienza dei sistemi idrici italiani. Saranno necessari investimenti, un attento project management e più aziende come quelle di Utilitalia che lavorano ogni giorno per garantire un sicuro approvvigionamento idrico nel Paese”.

Nello specifico, le 64 aziende si occupano di fornire acqua a 42 milioni di cittadini italiani, pari al 71% della popolazione totale.

Nuovamente, l’intervento del Presidente di Utilitalia, Luca Dal Fabbro: “L’acqua è un elemento importantissimo di competitività e di sicurezza del paese. Noi siamo la seconda potenza industriale e d’Europa ma anche la seconda potenza agroalimentare d’Europa. Abbiamo bisogno di acqua, ma al contempo anche di un sistema idrico che possa fronteggiare l’emergenza dovuta al climate change, e quindi l’aumento delle temperature e dei fenomeni straordinari, come alluvioni o forti siccità. Le aziende che rappresentiamo come Utilitalia hanno deciso di pianificare insieme un patto per aumentare la resilienza idrica del Paese”.

Non più un’emergenza ma una vera crisi strutturale. A fronte dell’ennesima estate rovente, è oramai evidente agli occhi di addetti ai lavori e non l’esigenza di interventi mirati e concreti, per ristrutturare un sistema idrico obsoleto e non più funzionale

Il primo ministro britannico: la Brexit ha fatto più danni che benefic

Roma, 29 set. (askanews) – Il primo ministro britannico Andy Burnham illustrerà a breve le sue “opzioni” sulle future relazioni della Gran Bretagna con l’Ue. Lo ha annunciato lo stesso premier intervenendo alla conferenza del Partito Laburista a Liverpool.

“Non garantiremo alla Gran Bretagna il percorso chiaro di cui abbiamo bisogno per il resto del secolo finché non avremo definito una relazione a lungo termine con quello che rimane il nostro mercato più importante – ha premesso Burnham -. Non posso affermare con onestà che la situazione attuale sia soddisfacente. La Brexit ha causato più danni che benefici. Dobbiamo ripristinare livelli più elevati di crescita e prosperità per la Gran Bretagna. Pertanto – ha spiegato -, coglierò l’occasione per illustrare a voi e al Paese quali ritengo siano le diverse opzioni per le relazioni a lungo termine della Gran Bretagna con i nostri partner europei”.

“Esistono diverse opzioni e verificherò se sia possibile trovare un consenso su una di esse”, ha aggiunto.

Trapianti, 4.678 interventi nel 2025: a Bari il Congresso SITO

Roma, 29 set. (askanews) – Si è aperto a Bari, alla presenza del Sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, il 49esimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Trapianti d’Organo (SITO). L’appuntamento scientifico mette al centro il bilancio della rete trapiantologica italiana, caratterizzato da volumi di attività importanti e livelli di eccellenza clinica diffusi lungo tutta la penisola, ma minacciato dal progressivo incremento dei rifiuti espresso dai cittadini: “La donazione -ricorda Gemmato- appartiene alla coscienza del singolo cittadino ma tutti quanti dalla stessa parte della barricata per raccontare che quel dato di donazione non costa nulla, Che in un momento di massimo dolore e da un momento di massimo dolore può nascere una vita,

Il sistema nazionale conferma dati complessivi di donazione e trapianto su livelli sempre elevati, posizionando l’Italia tra le prime nazioni in Europwa. A questo quadro positivo si contrappone tuttavia il fenomeno del diniego registrato alle anagrafi comunali al momento del rilascio o del rinnovo della carta d’identità elettronica. Le opposizioni si attestano ormai intorno al 40% delle dichiarazioni registrate, con una concentrazione del dissenso che riguarda in particolare due fasce d’età: i giovani neomaggiorenni e gli anziani over 70.

La risposta alla disinformazione richiede interventi comunicativi mirati per ciascun target di popolazione. Per i più giovani è indispensabile strutturare campagne social dinamiche e capillari sui canali digitali di riferimento, capaci di superare reticenze e sfiducia. Sul fronte degli over 70 occorre invece smontare la falsa convinzione che l’età avanzata renda i propri organi inutili al prelievo. La prassi clinica dimostra l’esatto contrario: in Italia si effettuano con successo trapianti di fegato prelevati da donatori ultracentenari, a conferma che l’idoneità biologica prevale sul dato anagrafico.

“I numeri ci dicono che il sistema sanitario funziona e risponde alle esigenze dei pazienti in lista d’attesa, ma il trend dei no al momento del rinnovo dei documenti impone una riflessione profonda e immediata”, dichiara Luciano De Carlis, presidente della SITO. “Sui giovani dobbiamo investire con i linguaggi dei social media per spiegare il valore etico e sociale della donazione. Tra gli anziani serve invece una corretta informazione scientifica: non si è mai troppo vecchi per donare. L’esperienza clinica italiana, che ha visto l’impiego con esito positivo di fegati da donatori di oltre 100 anni, ne è la dimostrazione concreta”.

Sul piano dell’innovazione tecnologica e dei modelli organizzativi, il Congresso evidenzia l’importante incremento dei donatori a cuore fermo (DCD) e il ruolo decisivo delle macchine da perfusione ex vivo per fegato, rene, polmoni e cuore. Tali apparecchiature consentono di preservare, valutare ed eventualmente ricondizionare gli organi prima dell’impianto, estendendo la quota di donatori utilizzabili in sicurezza. Parallelamente, si registra uno sviluppo costante delle donazioni da vivente -sia per il rene che per parti di fegato- affiancato dall’impiego della chirurgia robotica e mininvasiva, che garantisce al donatore standard di sicurezza elevati, ridotte complicazioni e tempi di recupero post-operatorio estremamente rapidi.

I lavori di Bari mettono inoltre in risalto il consolidamento delle performance delle strutture ospedaliere del Mezzogiorno. Il divario storico con le regioni del Nord appare progressivamente superato grazie all’elevata preparazione specialistica degli operatori e agli investimenti in tecnologie avanzate, con centri meridionali sempre più autonomi e performanti nella gestione dei casi complessi. “Scegliere Bari per questo appuntamento nazionale ha un significato preciso: testimonia la piena maturità e l’alto livello raggiunto dai centri trapianto del Sud Italia”, sottolinea Loreto Gesualdo, presidente del 49° Congresso SITO.

“Oggi -continua Gesualdo- gli ospedali meridionali esprimono professionalità e competenze al top della chirurgia e della medicina trapiantologica, garantendo standard assistenziali elevati e riducendo la mobilità sanitaria passiva.

La Russia avverte la Nato: pronti a proteggere Kaliningrad con tutto il nostro arsenale di armamenti

Roma, 29 set. (askanews) – La Russia ha avvertito la Nato e il ministero degli Esteri belga che l’aumento delle attività dell’Alleanza intorno alla regione russa di Kaliningrad accresce fortemente il rischio di uno scontro armato diretto. Lo ha affermato l’ambasciata russa in Belgio.

“Avvertiamo che questa politica avventurista e irresponsabile aumenta drasticamente i rischi di uno scontro armato diretto con il nostro Paese. Sottolineiamo che la Russia dispone dei mezzi necessari per respingere una possibile aggressione”, ha dichiarato la missione diplomatica.

L’ambasciata ha aggiunto che Mosca “è pronta a utilizzare tutto l’arsenale di armamenti a sua disposizione per proteggere il proprio territorio in caso di tentativi dei Paesi Nato di isolare la regione di Kaliningrad”.

La posizione russa, ha precisato la rappresentanza diplomatica, è stata trasmessa al Segretariato internazionale della Nato e al ministero degli Esteri belga in relazione all’aumento dell’attività militare dell’Alleanza vicino ai confini russi.

“Registriamo una crescita senza precedenti dell’attività militare del blocco lungo i confini occidentali del nostro Paese. Vengono ampliate le iniziative per contenere la presunta ‘minaccia russa’, comprese esercitazioni su larga scala nelle quali vengono simulate azioni offensive”, ha affermato l’ambasciata.

Mosca accusa inoltre la Nato di creare nuove minacce per la flotta russa nel Baltico, di simulare scenari per separare Kaliningrad dal resto della Russia e di pianificare l’isolamento politico e militare dei porti russi nordoccidentali.

La missione diplomatica ha citato anche l’operazione Nato Baltic Sentry, avviata nel gennaio 2025 e descritta da Mosca come un tentativo di sperimentare meccanismi per un blocco unilaterale della navigazione. “Invitiamo i Paesi del blocco ad astenersi da nuove dichiarazioni e azioni di escalation per evitare un confronto su larga scala”, ha concluso l’ambasciata.

Carburanti, Conte: solo uno sconticino a tempo, serve redistribuzione vera

Milano, 29 set. (askanews) – La riduzione del prezzo alla pompa praticata da alcune compagnie petrolifere è solo “uno sconticino a tempo” che “fa sembrare accettabile” un prezzo che avrebbe invece “scatenato proteste” fino a qualche tempo fa. Col risultato di togliere dal dibattito la possibilità di tassare gli extraprofitti delle compagnie, misura invece necessaria per “redistribuire le risorse” a famiglie e imprese. Lo scrive il presidente del Movimento 5 Stelle giuseppe Conte, in un post sui social in cui critica la misura su tutti gli aspetti.

Conte ricostruisce gli ultimi mesi: “Ricordiamoci il punto di partenza, il carburante attorno a 1,65 euro al litro. A gennaio di quest’anno arriva l’aumento delle accise sul gasolio deciso dal Governo in legge di bilancio. Poi scoppia la guerra illegale in Iran che il nostro Governo ‘non condanna né condivide’, i prezzi vanno alle stelle, i colossi petroliferi e dell’energia incassano profitti record e fuori scala. Noi chiediamo di intervenire per frenare i prezzi e che lo Stato sostenga gli italiani travolti dai rincari prendendo un contributo da quei mega-utili delle compagnie, colpendo la speculazione legata alla crisi petrolifera. Nulla. Figuriamoci se toccano certi interessi. Solo decretini inutili di Meloni, bruciati immediatamente dai continui rincari. E ora? Di fronte alla pressione politica per recuperare una parte dei mega-utili e di fronte a un Governo immobile, le compagnie iniziano a fissare tetti provvisori di un mese al prezzo del carburante. Quindi – osserva Conte – si poteva fare. Quindi non era la fine del mondo farlo. E perché non si è fatto prima, mentre gli italiani partivano per qualche giorno di vacanza? Ora fanno sembrare 2 euro o 2,19 euro al litro un prezzo accettabile quando fino a qualche mese fa avrebbe scatenato proteste. Intanto il Governo, con il suo vicepremier Tajani, si affretta a rassicurare che non serve ragionare di prelievi dello Stato sugli extraprofitti miliardari di questi colossi. Quindi tutto bene così? Sconticino a tempo di qualche compagnia petrolifera che comunque colleziona mega-utili e Governo che può continuare a fischiettare senza un briciolo di coraggio per mettere un tetto ai prezzi e per distribuire dagli extraprofitti un contributo per i cittadini? Chi rimane col cerino in mano è adesso in fila al distributore: non ha riavuto indietro nulla del suo stipendio bruciato per mesi e mesi o ha l’azienda in rosso per lo tsunami di questi mesi”.

Conclude dunque Conte: “Avviso ai naviganti: noi continueremo a batterci per interventi che redistribuiscano le risorse fra famiglie e imprese e frenino questa spirale di rincari. Se ci diranno ancora no, lo faremo al governo”.

Milano punta sui giovani: nasce il YesMilano Talent Bureau

Milano, 29 set. (askanews) – Trattenere le intelligenze che ogni anno scelgono le aule universitarie di Milano è la sfida per il capoluogo lombardo. Per questo, Milano & Partners, Comune di Milano e Camera di Commercio hanno presentato il YesMilano Talent Bureau, uno strumento che nasce per rispondere direttamente alle evidenze emerse dall’indagine promossa dall’ente camerale: una città attrattiva per internazionalità e opportunità professionali, ma frenata da costo della vita e burocrazia.

“Sono esattamente i problemi che ci aspettavamo: la burocrazia, le complicazioni nel convertire i permessi di studio in permessi di lavoro o nel convincere le nostre imprese ad assumere cittadini stranieri, ma anche la barriera linguistica, con un ambiente lavorativo che ancora non parla abbastanza inglese. Infine, e non meno importante, pesa il fatto che i nostri salari siano troppo bassi a fronte di un costo della vita, soprattutto sul fronte casa, che continua ad aumentare” ha dichiarato Fiorenza Lipparini, Direttrice Generale di Milano & Partners.

L’iniziativa ambisce a fare da ponte stabile tra formazione e tessuto produttivo, muovendosi su tre direttrici: Retention, Integrazione e Community & Belonging. Un ecosistema coordinato che unisce atenei, imprese e istituzioni per trasformare la vivacità accademica in un radicamento stabile sul territorio, raccontato da Fiorenza Lipparini, Direttrice Generale di Milano & Partners.

“Il grado di successo lo misureremo nei prossimi anni e non nei prossimi mesi, perché si tratta di

un progetto con un orizzonte a medio e lungo termine. Ad oggi sappiamo che, a cinque anni dalla

laurea, l’80% degli studenti internazionali sceglie di andare via. Se tra cinque anni riusciremo a far sì che il 50% di chi è arrivato a Milano rimanga qui e in Italia, sarà un grande traguardo. Si tratta di un indicatore molto ambizioso, ma è esattamente il bersaglio a cui, con l’aiuto di tutti, vogliamo puntare” ha concluso Lipparini.

Il progetto ha debuttato ufficialmente in occasione della Welcome Fest al Certosa District, l’evento di benvenuto che quest’anno ha radunato migliaia di ragazzi. La sfida, adesso, è far sì che la percentuale di studenti incerti sul proprio futuro trovi sotto la Madonnina non solo una meta di studio d’eccellenza, ma la casa ideale in cui costruire la propria vita professionale.

George Harrison, Eric Clapton e Pattie Boyd: è il "Il triangolo rock"

Roma, 29 set. (askanews) – Tre nomi, una storia d’amore, un’amicizia messa alla prova e alcune delle canzoni più celebri della storia del rock. “Il triangolo rock” di Riccardo Russino ricostruisce la vicenda di Pattie Boyd, George Harrison ed Eric Clapton, intrecciando la dimensione privata dei protagonisti con il clima irripetibile della Swinging London degli anni Sessanta.

Modella e icona della moda, Pattie Boyd entra nel mondo dei Beatles grazie al set di A Hard Day’s Night, dove incontra George Harrison, che diventerà suo marito. Anni dopo, nella sua vita irrompe Eric Clapton, amico intimo di Harrison, innamorato di Pattie. Nasce così uno dei più celebri triangoli sentimentali della cultura popolare, una vicenda segnata da passioni, tradimenti, droga, alcool e tensioni, ma anche da un’amicizia destinata a sopravvivere alle circostanze più difficili. Proprio il rapporto tra Harrison e Clapton è uno dei fili conduttori del libro. A raccontarne la singolarità è anche la musica: su invito di Harrison, Clapton suona lo storico assolo di While My Guitar Gently Weeps, trasformando una possibile rivalità in una collaborazione destinata a entrare nella storia dei Beatles. Il legame tra i due prosegue negli anni, fino alla morte di Harrison nel 2001. L’anno successivo Clapton organizza il Concert for George, grande tributo all’amico.

Pattie Boyd occupa un posto centrale anche nell’immaginario musicale: alla sua figura sono legate Something dei Beatles e, nella produzione di Clapton, Layla e Wonderful Tonight. La sua vicenda diventa così la chiave per raccontare non solo il rock, ma anche la moda, la Beatlemania e i cambiamenti sociali della Gran Bretagna degli anni Sessanta. Russino amplia il racconto con una sezione dedicata a Friar Park, la residenza di Harrison, e alle occasioni in cui i due musicisti condivisero studi e palchi. Alla base della ricostruzione ci sono autobiografie, interviste e testimonianze, insieme a due interviste inedite realizzate dall’autore con Pattie Boyd.

Pubblicato da Il Castello nella collana Chinaski e disponibile dal 30 settembre, “Il triangolo rock” restituisce il ritratto di un’epoca in cui musica, costume e vita privata finirono per confondersi.

Regista Jan Komasa presiederà giuria concorso XXI Festa Cinema di Roma

Roma, 29 set. (askanews) – La Festa del Cinema di Roma, presieduta da Salvatore Nastasi con la direzione artistica di Paola Malanga, ha annunciato le giurie della XXI edizione in programma dal 13 al 25 ottobre 2026 all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone.

Il regista e sceneggiatore polacco Jan Komasa presiederà la giuria del Concorso Progressive Cinema, la sezione competitiva della Festa del Cinema di Roma, affiancato dall’attrice e produttrice brasiliana Alice Braga, l’attrice e poetessa giordana, palestinese e canadese Saja Kilani, il regista, sceneggiatore e montatore spagnolo Carlos Marques-Marcet e il regista e sceneggiatore italo-americano Alessio Rigo de Righi.

La giuria assegnerà i seguenti riconoscimenti ai film del Concorso Progressive Cinema: Miglior Film, Gran Premio della Giuria, Miglior regia, Miglior sceneggiatura, Premio alla Miglior attrice, Premio al Miglior attore e il Premio speciale della Giuria, scelto dal Presidente e dai giurati tra altre categorie.

Al premio concorreranno 18 titoli: Brianza di Simone Catania, Ceniza en la boca (Ashes) di Diego Luna, Closure di Michal Marczak, Congo Boy di Rafiki Fariala, Dua di Blerta Basholli, Eurotrash di Frauke Finsterwalder, Gæsten (The Guest) di Mads Mengel, Giorni felici di Susanna Nicchiarelli, I Love Boosters di Boots Riley, I See Buildings Fall Like Lightning di Clio Barnard, The Life and Deaths of Wilson Shedd di Tim Blake Nelson, Mustang di Kasia Smutniak, Sants di Mikel Gurrea, Skejtanjeto ne e za devojcinja (Skateboarding Is Not for Girls) di Dina Duma, Thit-Thee Khu (Fruit Gathering) di Aung Phyoe, Ula (Ulya) di Viesturs Kairišs, Voilà, c’est fini di Gustave Kervern e Yesterday the Eye Didn’t Sleep di Rakan Mayasi.

Particolare attenzione sarà data ai giovani autori con il Premio alla Miglior Opera: una giuria presieduta dalla sceneggiatrice e regista italiana Ludovica Rampoldi con la regista francese Pauline Loquès e il regista, sceneggiatore e produttore romeno Corneliu Porumboiu assegnerà il Premio Miglior Opera Prima Poste Italiane, Main Partner della Festa, fra una selezione trasversale di titoli provenienti da diverse sezioni della Festa.

Al premio concorreranno 14 film. Dalla sezione Progressive Cinema: Congo Boy di Rafiki Fariala, Gæsten (The Guest) di Mads Mengel, Thit-Thee Khu (Fruit Gathering) di Aung Phyoe e Yesterday the Eye Didn’t Sleep di Rakan Mayasi. Dalla sezione Freestyle Film: 7 anniversari di Sabrina Iannucci, Bloques erráticos (Erratics) di Thomas Woodroffe, Cambogia di Valerio Lundini, Clementine Orange di Lisa Forslund, Club Kid di Jordan Firstman, Lady di Olive Nwosu, Mecenaten (The Patron) di Julia Thelin, The State of Us di Jake Harvey, Ollie Gardner, Tangles di Leah Nelson e El tren fluvial (The River Train) di Lorenzo Ferro e Lucas A. Vignale.

Dallo scorso anno, inoltre, la Festa conferisce un premio rivolto alle opere che esplorano il cinema del reale. Una giuria presieduta dal regista italiano Roberto Minervini e composta dalla produttrice spagnola Andrea Queralt e dalla regista argentino-britannica Jessica Sarah Rinland assegnerà il Premio al Miglior Documentario fra una selezione trasversale di titoli provenienti da diverse sezioni della Festa.

Al premio concorreranno 14 documentari. Dalla sezione Progressive Cinema: Closure di Michal Marczak e Mustang di Kasia Smutniak. Dalla sezione Special Screenings: Alea Jacarandas di Hassen Ferhani, Birds of War di Janay Boulos e Abd Alkader Habak, Dans la gueule de l’ogre (Into the Jaws of the Ogre) di Mahsa Karampour, Elza di Eryk Rocha, Un hiver russe (A Russian Winter) di Patric Chiha, Knife: The Attempted Murder of Salman Rushdie di Alex Gibney, Nowruz – Nuovo giorno di Francesco Cannavà, Rehearsals for a Revolution di Pegah Ahangarani, The Secret Reading Club of Kabul di Shakiba Adil ed Elina Hirvonen, La stanza degli altri di Enrico Maisto, Tin Castle di Alexander Murphye e To Hold a Mountain di Biljana Tutorov e Petar Glomazic.

(copyright photo: Instagram Jan Komasa)

Mattarella ricorda David Sassoli: l’Europa è una comunità di destino, sia più unita

Roma, 29 set. (askanews) – “Uomo delle istituzioni e del dialogo, Sassoli era animato dalla consapevolezza che l’Europa costituisce una comunità di destino, fondata sulla partecipazione attiva e sulla condivisione di responsabilità. Una consapevolezza oggi assai diffusa per l’aggravarsi di conflitti alle porte del continente che mettono a rischio l’orizzonte di pace, prosperità e libertà costruito dall’avvio della costruzione europea. In questa prospettiva, l’appello di David Sassoli a un’Europa più unita e conscia della propria eccezionalità costituisce termine di riferimento per l’efficacia del percorso che attende l’Unione negli anni a venire, per un’integrazione sempre più efficace”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’edificio del Parlamento europeo intitolato all’ex presidente David Sassoli.

Sassoli è stato un giornalista e politico italiano, eletto Presidente del Parlamento europeo il 3 luglio 2019, ha ricoperto tale carica fino alla sua scomparsa, l’11 gennaio 2022, all’età di 65 anni. In uno dei suoi discorsi affermò: “L’Unione europea non è un incidente della storia. (…) Noi non siamo un incidente della storia, ma figli e nipoti di coloro che sono riusciti a trovare l’antidoto a quella degenerazione nazionalista che ha avvelenato la nostra storia”. Per onorare l’eredità di David Sassoli, l’Ufficio di presidenza del Parlamento – composto dal Presidente, dai vicepresidenti e dai Questori – ha deciso il 9 febbraio 2026 di intitolare l’edificio “Treves” all’ex presidente.

Mattarella: da conflitti a porte Europa rischi per orizzone pace e prosperità

Roma, 29 set. (askanews) – “Uomo delle istituzioni e del dialogo, Sassoli era animato dalla consapevolezza che l’Europa costituisce una comunità di destino, fondata sulla partecipazione attiva e sulla condivisione di responsabilità. Una consapevolezza oggi assai diffusa per l’aggravarsi di conflitti alle porte del continente che mettono a rischio l’orizzonte di pace, prosperità e libertà costruito dall’avvio della costruzione europea. In questa prospettiva, l’appello di David Sassoli a un’Europa più unita e conscia della propria eccezionalità costituisce termine di riferimento per l’efficacia del percorso che attende l’Unione negli anni a venire, per un’integrazione sempre più efficace”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’edificio del Parlamento Europeo intitolato all’ex Presidente David Sassoli.

Da Paolo Fresu a Jeremy Pelt, Roma Jazz festival nel segno di Miles

Roma, 29 set. (askanews) – Dall’1 al 24 novembre torna il Roma Jazz Festival, che giunge alla cinquantesima edizione con ben 18 concerti nel segno di ‘Rileggere Miles, ripensare il jazz’ nel centenario della nascita del grande trombettista e compositore statunitense. Gli spettacoli si svolgeranno fra l’Auditorium Parco della Musica ‘Ennio Morricone’, la Casa del Jazz e l’Alcazar, sconfinando anche quest’anno fuori dalla Capitale con 2 concerti speciali tra Fossanova e Rieti.

Prodotto da IMF Foundation in co-produzione con Fondazione Musica per Roma, il Roma Jazz Festival 2026 è realizzato con il contributo del MIC – Ministero della Cultura e il sostegno della Regione Lazio.

“Era il 1976, sul Gianicolo, alla Quercia del Tasso. Il Roma Jazz Festival mosse i suoi primi passi quasi in sordina, e nessuno poteva immaginare cosa stesse cominciando. Oggi, alla sua cinquantesima edizione, è uno degli appuntamenti più longevi del panorama europeo’, ha affermato senza nascondere un certo orgoglio il direttore artistico Mario Ciampà. ‘La storia del festival è, in parte, la storia del jazz stesso’, ha aggiunto Ciampà. ‘I nomi che hanno attraversato questi cinquant’anni formano una mappa sonora del Novecento: Dizzy Gillespie, Sarah Vaughan, Miles Davis, Sonny Rollins, Wayne Shorter, McCoy Tyner, Pat Metheny, Ray Charles, Herbie Hancock, Chick Corea, fino a Esperanza Spalding e Kamasi Washington, per citarne soltanto alcuni’.

‘Con Miles il festival condivide una storia concreta, fatta di incontri reali: lui salì su questi palchi più volte, portando ogni volta una musica diversa dalla precedente. L’ultimo concerto romano — 23 luglio 1991, Stadio Olimpico, ventimila persone — rimane tra gli eventi più memorabili di questa storia comune – ha ricordato il direttore, sottolineando – Non una commemorazione, ma una rilettura affidata a chi con Davis ha condiviso la visione: Jason Miles, produttore e arrangiatore di Tutu e degli album che segnarono la svolta elettrica degli anni ottanta; Paolo Fresu, la voce della tromba europea che più di ogni altra ha saputo portare quell’eredità verso altri orizzonti; Gregory Hutchinson, Jeremy Pelt, Erik Truffaz — musicisti di generazioni diverse, uniti da un rapporto non reverenziale con quella musica, capaci di rileggerla senza nostalgie’.

A questo nucleo di grandi artisti che celebrano il “Principe delle Tenebre”, il Roma Jazz Festival 2026 presenta in programma ulteriori nomi altisonanti del panorama jazz internazionale come Kurt Elling insieme agli Yellowjackets, Steve Coleman con la formazione Five Elements e l’originale duo latin jazz composto dal virtuoso mandolinista Hamilton de Holanda e il pluripremiato Gonzalo Rubalcaba; ma anche esponenti della nuova scena come il quintetto polacco Omasta.

Decisamente folta la presenza di artisti italiani: da Rosa Brunello a Enzo Favata, da Chiara Civello in compagnia di Clap! Clap! all’Eiden Inverted Collective guidato da Zoe Pia, passando da due formazioni in trio – quello di Eleonora Strino e quello di Domenico Rizzuto; fino ad arrivare ai giovani partenopei Nexus Quartet e alla Casa del Jazz Orchestra diretta da Mario Corvini con Javier Girotto nelle vesti di special guest.

Poi, i concerti speciali, a partire dall’omaggio all’ultimo dei giganti del jazz, Sonny Rollins, recentemente scomparso che fu tra i protagonisti dell’edizione 2009 del festival; e due appuntamenti fuori dalla Capitale per celebrare un altro centenario importante che cade nel 2026, quello dell’immenso John Coltrane: il concerto della Priverno Jazz Orchestra all’Abbazia di Fossanova e quello della Rieti Jazz Orchestra, attesa alla Chiesa di San Domenico a Rieti.

In occasione della sua 50esima edizione, infine, il Roma Jazz Festival ha realizzato un catalogo, in collaborazione con Artribune, dal titolo Roma Jazz Festival – Jazz, Arte e Grafica (2002/2026).

Un’edizione dedicata a Miles Davis non può che aprirsi con un artista del calibro di Paolo Fresu. L’1 novembre inaugura la 50esima edizione del festival con ‘Kind of Lives’, versione concertistica – e ultimo progetto discografico, uscito lo scorso 30 giugno – dell’opera teatrale Kind of Miles, scritta e interpretata dallo stesso Fresu, che ha riscosso un incredibile successo, andando in scena con oltre 50 repliche. Sul palco della Sala Sinopoli, al suo fianco, un’eccezionale formazione di musicisti divisi idealmente in due ensemble: uno a omaggiare il primo Davis degli anni Cinquanta e uno a illuminarne la rivoluzionaria svolta musicale. Il 4 novembre invece tornano al festival gli Yellowjackets, questa volta ospitando Kurt Elling, un’artista che il Guardian ha definito “una sorta di Frank Sinatra dai super poteri”. Il numero uno al mondo dei jazz singer e una delle band più famose del panorama jazz-fusion si incontrano dunque al RJF per celebrare i leggendari Weather Report.

A seguire, il 5 novembre, sale sul palco un altro protagonista assoluto del jazz degli ultimi decenni: il sassofonista americano Steve Coleman, 70 anni appena compiuti, capace di mescolare il jazz con l’hip-hop e i ritmi del funk in un linguaggio compositivo che intreccia i molteplici fili della musica della diaspora africana. Al fianco di Mr. Coleman, la sua storica formazione Five Elements, per un concerto carico di groove ed energia esplosiva. Il 6 novembre invece il pluripremiato pianista cubano Gonzalo Rubalcaba incontra il virtuoso del mandolino di Rio de Janeiro Hamilton de Holanda, per la prima volta insieme al RJF con il progetto congiunto Collab che unisce due maestri del latin jazz in un dialogo musicale intenso ed elettrizzante tra melodie intricate, complessità ritmica e focosi scambi improvvisati.

La programmazione del Festival in Auditorium riprende poi il 16 novembre con uno dei concerti più attesi ed emozionanti di questa edizione, quello di Enzo Favata con la ripresa di uno dei suoi progetti più iconici che, alle soglie del nuovo millennio, segnò una svolta nel panorama della world music, con il suo intreccio di jazz, sonorità sudamericane e poesia. Si tratta di Atlantico, titolo del disco e della storica formazione composta da Daniele Di Bonaventura, Marcello Peghin, Salvatore Maltana e il compianto U.T. Gandhi, prematuramente scomparso la scorsa estate. Una reunion approdata al nuovo disco di Favata, Ritornare, il suo primo per la ECM, uscito da pochissimi giorni.

Il 17 novembre si torna a puntare lo sguardo sull’universo davisiano con ‘New Sketches of Spain’, uno spettacolo tra jazz e flamenco, che rievoca l’album Sketches of Spain di Miles Davis del 1960, firmato da una figura di spicco dell’electro-jazz e devoto discepolo devoto di Davis, il trombettista franco-svizzero Erik Truffaz, dal talentuoso sassofonista e cantante di flamenco Antonio Lizana. L’omaggio del Festival al “Divino Miles” prosegue il 18 novembre con il live di uno dei migliori batteristi in circolazione al mondo oggi, l’americano Gregory Hutchinson, il cui ultimo album dal titolo Kind of Now – The Pulse of Miles Davis ripercorre il repertorio di Davis a partire “dall’impulso” dei grandi batteristi che lo hanno accompagnato durante la sua carriera, da Philly Joe Jones a Jimmy Cobb e Tony Williams.

Il 19 novembre invece l’attenzione si sposta su un’altra leggenda da poco scomparsa alla veneranda età di 95 anni, il “saxophone colossus” Sonny Rollins, la cui esibizione del 2009 al Roma Jazz rimane impressa nella memoria collettiva del Festival. A rendergli omaggio sarà la CDO – Casa del Jazz Orchestra con la direzione del Maestro Mario Corvini e la partecipazione di Javer Girotto.

Una vera star della tromba è poi Jeremy Pelt – 50 anni appena compiuti e 25 album all’attivo – che arriva in quintetto al RJF il 21 novembre con la sua miscela di tradizione jazz ed elettronica, spaziando dal neo-bop a ballad più intime.

Il 22 novembre il programma si apre di mattina con il ritorno dell’apprezzatissimo format dedicato ai più piccoli, Fiabe Jazz, mentre al calar del buio sul palco salirà uno dei più luminosi talenti del jazz italiano, l’acclamata contrabbassista Rosa Brunello che arriva al festival per presentare il suo ultimo album. Ispirato dai movimenti sociali contemporanei e da un viaggio in Senegal, We Are Surging Waters richiama per sonorità un Mediterraneo musicale in cui culture diverse si intrecciano. Un disco che attraversa temi come pace, libertà, emancipazione femminile e memoria per celebrare la musica come atto di resistenza. Un’altra donna protagonista della scena jazz italiana con ampia reputazione internazionale segna l’appuntamento del 23 novembre: la cantante e compositrice Chiara Civello presenta il suo nuovo progetto discografico, di prossima uscita, nato dall’incontro con il producer Cristiano Crisci, in arte Clap! Clap!, fra i più ricercati esponenti della club culture. Un incontro al crocevia fra jazz ed elettronica, art-pop e clubbing anticipato dal vertiginoso singolo Me and the Trees.

La 50esima edizione del Roma Jazz Festival, dedicata al centenario di Miles Davis, non può che chiudersi, il 24 novembre, con il progetto 100 Miles for Miles Davis, un grande tributo al “divino” da parte di uno dei pionieri dell’industria musicale, il tastierista, produttore e compositore Jason Miles, per decenni al fianco di artisti come Aretha Franklin, Whitney Houston, Michael Jackson, Chaka Khan e Diana Ross ma soprattutto vero architetto del suono di celebri album di Davis come Tutu, Amandla e Siesta.

La programmazione di Roma Jazz Festival alla Casa del Jazz si apre il 7 novembre nel segno del Mito con il concerto della clarinettista e polistrumentista sarda Zoe Pia alla guida dell’EIC Eden Inverted Collective, ensemble composto da musicisti under 35 provenienti dalle più importanti orchestre lirico sinfoniche italiane. Il loro progetto discografico dal titolo Atlantidei prende ispirazione dalla leggenda secondo la quale la Sardegna, in un passato remotissimo, fu l’Atlantide raccontata da Platone nel Timeo. Dal Mediterraneo, invece, si spinge fino ai freddi mari del nord il trombettista e percussionista Domenico Rizzuto che l’8 novembre presenta al festival, in Trio, il suo nuovo album Disastri quotidiani, una splendida fusione tra elettronica, jazz e rock psichedelico. In trio arriva anche Eleonora Strino, una delle più talentuose chitarriste della scena jazz internazionale, che il 13 novembre, reduce dal suo primo tour negli Stati Uniti, suonerà i brani del suo ultimo album Lumithia, un disco per sola chitarra che indaga l’universo femminile attraverso l’evocazione di figure reali e immaginarie: scrittrici, personaggi di romanzi, rivoluzionarie. Il 14 novembre attenzione rivolta alla giovanissima formazione partenopea di jazz contemporaneo Nexus Quartet che presenta alla Casa del Jazz il debut album Appunti di viaggio mentre il 20 novembre ci si sposta all’Alcazar per il live della band polacca Omasta, fra le più interessanti realtà della nuova scena europea. Il loro primo album, uscito nel 2024, è un energico dialogo fra tradizione e sperimentazione, fra radici jazz e ritmi hip-hop e urban mentre si attende l’uscita del nuovo album Hits Different previsto per l’autunno.

In questa 50esima edizione del Festival non si poteva certo dimenticare l’altra fondamentale ricorrenza che cade nel 2026, i cento anni dalla nascita di John Coltrane, cui Roma Jazz dedica due progetti speciali in due luoghi di rara bellezza, fuori dai confini della Capitale, in sintonia con lo spiritualismo di Coltrane. Il 15 novembre, a Rieti, nella Chiesa di San Domenico, la Rieti Jazz Orchestra celebrerà il capolavoro di Trane, A Love Supreme. Il 22 novembre all’Abbazia di Fossanova a Priverno, in provincia di Latina, il più antico esempio di architettura gotico-cistercense in Italia, si replicherà A Love Supreme con la Priverno Jazz Orchestra.

Judo, l’Italia del judo verso il Mondiale di Baku

Roma, 29 set. (askanews) – Il judo italiano si prepara al Campionato del Mondo 2026, in programma a Baku, in Azerbaigian, dal 4 all’11 ottobre. La competizione individuale si svolgerà alla National Gymnastics Arena dal 4 al 10 ottobre, mentre l’11 ottobre sarà dedicato alla prova a squadre miste.

Per l’Italia sarà il secondo appuntamento iridato dopo i Giochi Olimpici di Parigi e un ulteriore momento di verifica all’interno del nuovo ciclo che conduce ai Giochi di Los Angeles 2028.Il precedente più recente è quello dei Mondiali di Budapest e in quell’occasione l’Italia ha ottenuto il titolo mondiale con Alice Bellandi (Fiamme Gialle) nei -78 kg ed Assunta Scutto (Fiamme Gialle) mentre Manuel Lombardo (Esercito) nei -73 kg e Kenny Komi Bedel (Fiamme Oro) nei -90 kg hanno sfiorato il podio.

In gara 640 atleti provenienti da 96 nazioni diverse. Ecco i convocati azzurri: Assunta Scutto (Fiamme Gialle) -48 kg, Odette Giuffrida (Esercito) nei -52 kg, Veronica Toniolo (Esercito) e Giulia Carnà (Fiamme Oro) nei -57 kg, Carlotta Avanzato (Faimme Oro) nei -63 kg, Irene Pedrotti (Fiamme Azzurre) e Giorgia Stangherlin (Carabinieri) nei -70 kg, Asya Tavano (Fiamme Azzurre) ed Erica Simonetti (Esercito) nei +78 kg, Andrea Carlino (Esercito) nei -60 kg, Valerio Accogli (Carabinieri) e Matteo Piras (Esercito) nei -66 kg, Giovanni Esposito (Fiamme Azzurre) e Leonardo Valeriani (Fiamme Gialle) nei -73 kg, Antonio Esposito (Fiamme Azzurre) e Manuel Parlati (Fiamme Oro) nei -81 kg, Kenny Bedel (Fiamme Oro) nei -90 kg, Gennaro Pirelli (Fiamme Oro) nei -100 kg.

Per il Mixed Teams Event si aggiungeranno alla squadra: Michela Terranova (Carabinieri) nei -57 kg e Kwadjo Anani (Fiamme Azzurre) nei +90 kg.

“Andiamo in Azerbaigian con una squadra estremamente forte, competitiva e determinata, pronta a lottare ai massimi livelli del judo internazionale.” – dichiara Raffaele Parlati – “Pur dovendo fare a meno di alcuni dei nostri big di punta come Alice Bellandi, Christian Parlati e Manuel Lombardo, il valore assoluto del nostro gruppo resta di altissimo profilo. Voglio ringraziare tutto lo staff tecnico, il settore medico e la Federazione per il supporto costante garantito a questi atleti lungo tutto il percorso di avvicinamento.”

Calcio, Buonfiglio: arrivati pareri sul tesseramento Malagò

Roma, 29 set. (askanews) – I pareri dei giuristi sul caso del mancato tesseramento in Figc di Giovanni Malagò “sono quasi tutti arrivati”. Lo ha detto il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, durante la conferenza stampa al termine della Giunta, rispondendo a una domanda sugli approfondimenti giuridici richiesti in merito alla vicenda che riguarda il presidente della Federcalcio.

“Se convocheremo una Giunta ordinaria o straordinaria? Decideremo a seconda dell’importanza dei pareri che non ho ancora avuto la possibilità di leggere”, ha aggiunto Buonfiglio.

Sulla vittoria di ieri sera della Nazionale di Mancini contro la Turchia in Nations League, invece, il presidente del Coni ha dichiarato: “Abbiamo goduto, l’Italia ha giocato bene e il sorriso sul viso degli atleti è la cosa più bella. Ci siamo divertiti anche noi”.

Formula1, Ferrari, fiducia a Vasseur: "C’era e continua a esserci"

Roma, 29 set. (askanews) – Ferrari prende posizione sul futuro di Fred Vasseur e mette a tacere le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni dopo le dichiarazioni di Christian Horner, che si era candidato per un possibile approdo a Maranello. La scuderia ha diffuso una nota ufficiale per confermare la fiducia nel team principal francese e nel suo gruppo di lavoro.

“La posizione di Ferrari è chiara, la fiducia c’era e continua ad esserci”, fa sapere il Cavallino, ribadendo il sostegno della presidenza e della squadra a Vasseur. La nota arriva dopo le parole di Horner, che aveva dichiarato: “La Ferrari sarebbe l’unico team in cui accetterei di andare anche senza quote azionarie”.

Ferrari sottolinea come l’interesse e le indiscrezioni intorno alla scuderia siano una costante, considerata l’attenzione straordinaria che da sempre accompagna il team. Ma, in questo momento, non è previsto alcun cambiamento ai vertici della squadra.

L’obiettivo, sottolinea Maranello, è garantire la necessaria serenità al gruppo di lavoro e concentrarsi sulle restanti gare della stagione. La presa di posizione ufficiale arriva a due giorni dall’inizio dell’attività in pista a Sepang e chiude, almeno per il momento, il capitolo delle voci sul futuro di Vasseur.

A Roma il Nato Cax Forum su simulazione-addestramento congiunto

Roma, 29 set. (askanews) – Collegare strumenti, dati e competenze per preparare le forze alle operazioni multidominio, nelle quali le diverse componenti militari e gli effetti informativi interagiscono tra loro. E’ il tema al centro dell’apertura del NATO CAX Forum, in programma dal 29 settembre al 1° ottobre all’Ergife Palace Hotel & Conference Center di Roma. La prima mattinata ha messo a confronto esperienze internazionali sull’addestramento congiunto, l’integrazione dei sistemi di simulazione e sull’impiego di strumenti di analisi a supporto delle decisioni.

I lavori si sono aperti con i saluti del colonnello De Rosa, direttore del Modelling & Simulation Centre of Excellence, seguiti dal panel dedicato al contributo della modellazione e simulazione alla prontezza operativa multidominio, con la partecipazione del generale di brigata Zoltan Barany. A seguire le tre sessioni parallele che hanno approfondito la collaborazione uomo-macchina, la costruzione di una struttura europea di addestramento e la valutazione della sopravvivenza dei velivoli in scenari simulati.

“La sfida principale non è più soltanto creare simulazioni ad alta fedeltà”, ha sottolineato Sebastien Loze, indicato nel programma per AECHELON “Il problema più difficile è l’interoperabilità e l’addestramento collaborativo: la capacità di integrare ambienti sintetici eterogenei, dati operativi, sistemi abilitati dall’intelligenza artificiale, piattaforme autonome e decisori umani in ecosistemi di addestramento coerenti, affidabili e pertinenti alla missione”. Il contributo mette al centro la possibilità di addestrare e valutare insieme persone e macchine, collegando scenari, sistemi di comando e controllo e strumenti di supporto alle decisioni.

La dimensione europea della cooperazione è affrontata da Marcel Scherrenburg, rappresentante del Ministero della Difesa dei Paesi Bassi. “La prontezza nelle operazioni multidominio su larga scala non sarà raggiunta attraverso simulatori nazionali che lavorano in isolamento. Richiede un ecosistema di simulazione NATO connesso, costruito attraverso la co-creazione tra difesa e industria e tra nazioni che condividono le stesse prospettive”. Il progetto presentato riguarda una struttura europea di addestramento in sviluppo presso il centro di simulazione dell’Esercito dei Paesi Bassi, SIMCEN-LAND, ad Amersfoort, con l’integrazione di un modello del carro Leopard 2A8 nell’ambiente di addestramento tattico TACTIS.

Alla valutazione quantitativa dei rischi è dedicato il lavoro di Younhyuck Chang, Seungeun Lee, Sewon Kim e Younggun Lee, autori del contributo di MOASOFTWARE. “La sopravvivenza di un velivolo dipende fortemente dalla geometria del suo passaggio rispetto a una minaccia missilistica terra-aria”, hanno spiegato durante il panel. La ricerca presentata analizza 4.464 ingaggi simulati per esaminare il rapporto tra traiettoria e probabilità di abbattimento, offrendo elementi a sostegno delle decisioni sulle rotte di evasione. Gli autori precisano che “lo studio è limitato a ingaggi durante il passaggio in prossimità di un singolo sistema di minaccia”.

I contributi della mattinata delineano così tre esigenze complementari: integrare persone e tecnologie, rendere connessi gli strumenti nazionali e fondare le scelte su valutazioni verificabili. Il confronto prosegue nel pomeriggio con le applicazioni dell’intelligenza artificiale, gli ambienti digitali condivisi e i modelli per la preparazione dei comandi.

Regeni, Schlein: gravi parole Tajani, governo faccia rispettare sentenza

Roma, 29 set. (askanews) – “Tajani ha perso un’altra occasione per tacere ed evitare imbarazzo al Paese. Dimostra di non aver capito niente della sentenza di ieri, che condanna per il sequestro e la tortura di Giulio Regeni tre componenti dell’apparato di sicurezza del regime egiziano. Nessuno può più negare la responsabilità del regime di Al Sisi. Le parole di Tajani sono molto gravi perché arrivano proprio quando la giustizia ha compiuto un importante passo avanti dopo dieci anni di tenace battaglia per la verità da parte della famiglia Regeni e uno sforzo encomiabile della Procura. Tajani si risparmi i toni da assoluzione di ufficio, anche perché adesso è compito del governo far rispettare ed eseguire la sentenza emessa, con un’iniziativa politica e diplomatica forte e determinata, per pretendere dal governo egiziano di consegnare i responsabili alla giustizia e che paghi all’Italia il risarcimento che la sentenza ha stabilito”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein.

Tajani: "La sentenza su Regeni è solo un primo passo"

Roma, 29 set. (askanews) – “La sentenza di ieri è soltanto un primo passo, non ci dice chi sono stati gli assassini di Regeni”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani al punto stampa al termine della plenaria del Forum euromediterraneo dell’acqua alla Nuvola di Roma, tornando sul verdetto della Corte d’Assise di Roma.

“Noi vogliamo che si faccia piena luce su questo, non abbiamo mai mollato”, ha aggiunto Tajani ribadendo che il governo italiano continuerà a lavorare per arrivare alla verità sulla morte del ricercatore, e sottolineando che “vale più l’azione diplomatica che il clamore”. “Noi non abbiamo mai rinunciato a insistere con le autorità egiziane in ogni incontro su quello che per noi è fondamentale: scoprire la verità, scoprire chi sono gli assassini di Regeni”, ha detto.

Il ministro ha quindi difeso la scelta di mantenere aperto il canale diplomatico con il Cairo. “Non è che agire con diplomazia, con discrezione, significa non agire”, ha sottolineato, spiegando che proprio attraverso l’attività diplomatica l’Italia ha ottenuto risultati in altri casi. “L’attività diplomatica non ha nulla a che vedere con copertura, noi non copriamo nulla, vogliamo soltanto scoprire la verità”, ha aggiunto. Tajani ha inoltre ricordato che il governo italiano è parte civile nel processo e che “rispetteremo la legge sempre e comunque”. Quanto alla posizione nei confronti dell’Egitto, ha detto che il Paese “resta amico”, ma ha aggiunto che “il regime di Al-Sisi, nonostante il coinvolgimento di tre figure così apicali degli apparati egiziani, è chiaro che non esce innocente da questa sentenza”.

“Quando ci sarà una condanna formale dell’Egitto prenderemo delle conseguenze”, ha concluso, ribadendo che l’obiettivo resta “sapere chi sono gli assassini di Regeni”.

Gas, Scornajenchi (Snam): stoccaggi all’87%, molto avanti rispetto media Ue

Milano, 29 set. (askanews) – Sul fronte degli stoccaggi di gas “oggi siamo arrivati all’87% di riempimento, sono circa 16,3 miliardi di metri cubi e arriveremo a 17 miliardi, che rappresenterà il 90%, ossia il target che inizialmente ci eravamo prefissati. Siamo molto avanti rispetto alla media europea”. Lo ha sottolineato l’amministratore delegato di Snam, Agostino Scornajenchi, a margine dell’Energy Summit del Sole24Ore.

“Abbiamo soddisfatto la condizione necessaria, perché arrivare, per un paese così legato al consumo di gas come l’Italia, alla stagione invernale con gli stoccaggi pieni è un dovere – ha sottolineato -, abbiamo rispettato questo importante dovere, ma non è una condizione sufficiente, siamo un paese che resta interconnesso con il resto dell’Europa e quindi avremmo gradito molto di più che anche altri paesi avessero fatto correttamente il loro dovere”. Su questo fronte, “è chiaro che sarebbe opportuno che la politica europea fosse più coordinata perché queste asimmetrie certamente non facilitano la gestione di un asset così delicato”

“L’Italia vive in un sistema interconnesso come gli altri paesi europei – ha proseguito l’AD di Snam -. Quindi la domanda non è quello che può dare l’Italia agli altri, è che cosa succede se il sistema europeo non ha sufficienti flussi di approvvigionamento e in questo anche qui l’Italia è messa meglio degli altri, perché siamo l’unico paese che ha 5 punti di ingresso via terra, 5 punti di ingresso via mare, una grande diversificazione di cui si parla poco. Ed è questa diversificazione, che dobbiamo difendere ed è stata realizzata a fronte di tanti sforzi e tante criticità, spesso anche con qualche discussione, che ci permette oggi di affrontare l’inverno in situazione migliore rispetto ai nostri colleghi europei”. (fonte immagine: SNAM).

Arrestato a Trento un suprematista 17enne

Roma, 29 set. (askanews) – Era pronto a colpire. Fabbricandosi una bomba od usando un machete. Per questo un ragazzo di 17 anni, residente in provincia di Trento, è stato arrestato dalla Polizia di Stato. Il minore è indagato per il reato di detenzione di materiale con finalità di terrorismo. L’attività è stata eseguita dagli investigatori della Digos delle questure di Verona e di Trento, coordinati dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione. La misura cautelare è scattata nell’ambito dell’esecuzione di un decreto di perquisizione personale, locale, domiciliare e informatica emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Venezia.

Le indagini della Digos di Verona – si spiega in una nota – sono iniziate nell’autunno del 2025 nell’ambito del consueto monitoraggio dei canali di estrazione suprematista il ragazzo arrestato si è particolarmente distinto per la marcata radicalizzazione ideologica ed una significativa proiezione verso la violenza. Inoltre – si aggiunge – ha più volte manifestato esplicita ammirazione per i cosiddetti “terroristi bianchi”, definendoli “eroi” e legittimandone le azioni con riferimenti alla “difesa della razza bianca”.

Nel medesimo contesto, ha altresì pubblicato numerosi contenuti di natura propagandistica e celebrativa riferibili al noto gruppo terroristico dell’Atomwaffen Division, distinguendosi – tra l’altro – nel ruolo di “Vice Capo” del gruppo di un noto social network “F.F.I. Fronte Fascista Italiano”, quale “referente operativo” deputato alla selezione di aspiranti aderenti alla community. Le indagini sull’assiduo frequentatore di chat e gruppi suprematisti hanno permesso di identificare l’utilizzatore dell’account. Ecco che è saltato fuori il 17enne, residente in provincia di Trento. Nel corso della perquisizione nella casa del minore, oltre a diversi vessilli neonazisti e suprematisti, sono state trovate numerose armi bianche ed oggetti atti a offendere (katane, machete e coltelli di varie dimensioni, balestre, pistole e fucili soft air) e fogli in formato A4 manoscritti con disegni, simboli ed emblemi.

L’analisi dei cellulari del giovane – si sottolinea – hanno consentito di individuare numerosi contenuti di interesse investigativo. In particolare, oltre a diverso materiale social di propaganda suprematista, accelerazionista e neonazista, sono stati acquisiti manuali per la fabbricazione di ordigni artigianali, un testo tradotto dal cirillico con indicazioni relative a sostanze chimiche aggressive; ma anche una guida operativa per realizzare attentati terroristici con l’utilizzo di veicoli pesanti. A completare il tutto un elenco dei veleni mortali, manuali sul maneggio di armi da fuoco ed un documento con istruzioni e tecniche operative per il pedinamento, l’attacco e l’eliminazione di bersagli umani.

Durante l’attività è stato, inoltre, trovato il video integrale dell’attentato terroristico compiuto a Christchurch nel 2019 da Brendon Tarrant, corredato da messaggi nei quali l’autore della strage veniva indicato come modello da emulare, e il manifesto Haters Handbook redatto dal collettivo terroristico MMC (Maniacs Murder Cult). Il ragazzo nelle chat e nelle conversazioni aveva espresso “seri propositi di immediato passaggio all’azione” – si spiega – con espliciti riferimenti all’utilizzo di armi artigianali e violenze nei confronti di specifiche categorie di soggetti, tra cui “ebrei, immigrati, omosessuali, magistrati e politici”.

Per tutto questo il ragazzo è stato arrestato e portato nella C.P.A di Treviso. Nella mattinata di ieri il provvedimento è stato convalidato dall’autorità giudiziaria.