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Energia, Orsini: in Italia il costo è diventato insostenibile

Modena, 28 mag. (askanews) – In Italia “il costo dell’energia è diventato insostenibile” e rischia di pesare sulla competitività delle imprese: è l’allarme lanciato dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, a margine del convegno inaugurale del Motor Valley Fest a Modena.

“Abbiamo bisogno di mantenere le nostre produzioni in Italia e di fare in modo che qualcuno veda l’Italia come un’opportunità”, ha spiegato Orsini, secondo cui per crescere servono “condizioni abilitanti” a partire dal costo dell’energia. Da qui l’indicazione, emersa nell’assemblea di Confindustria due giorni fa, di “mettere a terra il prima possibile le 4.000 concessioni delle rinnovabili”, un fronte su cui l’Emilia-Romagna “è tra le regioni che stanno funzionando meglio”.

Orsini ha quindi messo in guardia dalle “miopie”: “Quando si parla di eliminare il gas è impossibile, perché se vogliamo le fonti rinnovabili serve per forza un cuscinetto: il gas sarà fondamentale anche dopo”. Sul nucleare, l’invito alla sperimentazione: “Noi siamo quelli che fanno le centrali nucleari in giro per il mondo, perdere questa opportunità di indotto sarebbe una pazzia”. Per il presidente degli industriali, “mi auguro che almeno sulla sperimentazione tutti i partiti possano essere d’accordo”: non farlo, ha concluso, “vuol dire solo ideologia”.

Ferrari, Orsini: fiducia su elettrico, ma io scelgo il motore

Modena, 28 mag. (askanews) – La prima Ferrari full elettrica? “Vediamo cosa succederà, ma Ferrari ha sempre saputo guardare al futuro”. Anche se, da appassionato di motori, “se dovessi prendere una Ferrari oggi la prenderei col motore”. E’ la reazione del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, a margine del convegno inaugurale del Motor Valley Fest a Modena.

“È un mio gusto personale”, ha precisato Orsini, ricordando di avere “tutte le macchine a motore”. Nessun pregiudizio, però, sulla svolta elettrica del Cavallino: “Vediamo cosa succederà”, ha ripetuto, ribadendo la fiducia in un marchio che “ha sempre saputo guardare al futuro”.

Il presidente degli industriali ha colto l’occasione per rilanciare il tema della neutralità tecnologica: “Dobbiamo puntare sulla neutralità tecnologica”, ha affermato, indicando come errore dell’Europa quello di “non mettere al centro la sperimentazione anche sulle tecnologie che abbiamo”. “Il litio non ce l’abbiamo, lo compriamo”, ha aggiunto, criticando la scelta di delegare le tecnologie ad altri continenti: “Abbiamo visto quello che è successo: un disastro”.

Ferrari, Vigna replica a Montezemolo: “Il Cavallino su Luce resta”

Modena, 28 mag. (askanews) – Ferrari non toglierà il Cavallino Rampante dalla sua prima elettrica, Luce, come chiesto dall’ex presidente Luca Cordero di Montezemolo nella sua dura critica dopo la presentazione: “Nella vita sono abituato a fare ciò che dico io, non ciò che mi dicono gli altri”. Così l’amministratoredelegato del Cavallino, Benedetto Vigna, a margine del convegno inaugurale del Motor Valley Fest a Modena, ha replicato alle critiche piovute sul nuovo modello da più parti, dal mondo dell’auto alla politica.

Sul fronte del mercato, Vigna ha rivendicato un avvio positivo: “Abbiamo aperto gli ordini ieri mattina e diversi clienti, soprattutto nuovi, li hanno già piazzati”. A riprova dell’interesse, ha riferito di aver ricevuto bonifici da importanti istituti bancari: “La vogliono subito”. Le prime consegne, ha annunciato, partiranno l’anno prossimo, quando saranno possibili anche “le prove su strada camuffate”.

Ucraina, Donzelli: ingresso ora porterebbe guerra in Ue

Roma, 28 mag. (askanews) – “Il sostegno all’Ucraina è per noi fondamentale” ma “è chiaro che un ingresso dell’Ucraina nelll’Unione europea in questo momento, non in una condizione di raggiunta pace con la Russia, vorrebbe dire estendere la guerra a tutta l’Europa per quelle che sono le norme europee, quelli che sono gli accordi internazionali. Quindi finché non viene raggiunta la pace è comprensibile la posizione che auspica Salvini”. Lo ha detto il responsabile Organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli, a margine dell’iniziativa organizzata dal Dipartimento comunicazione del partito di via della Scrofa dal titolo ‘Istantanea Digitale’ incentrata sul futuro della comunicazione, tra IA, nuovi media e nuovi linguaggi.

“Raggiunta la pace – ha aggiunto – è invece ben comprensibile la posizione che auspica Tajani di un ingresso anche dell’Ucraina in Europa, quindi dipende dal momento in cui si prende in considerazione l’ingresso”.

L.elettorale, Donzelli: la facciamo per 2027, elezioni a scadenza naturale

Roma, 28 mag. (askanews) – “La legge elettorale la facciamo, a scanso di equivoci, per le elezioni che si terranno nel 2027, a scadenza naturale della legislatura. So che qualcuno fa finta di sperarci, ma in realtà anche l’opposizione ha il terrore di tornare alle urne, ma noi la legge elettorale la facciamo per il bene degli italiani e non per interesse di partito”. Lo ha detto il responsabile Organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli, a margine dell’iniziativa organizzata dal Dipartimento comunicazione del partito di via della Scrofa dal titolo ‘Istantanea Digitale’ incentrata sul futuro della comunicazione, tra IA, nuovi media e nuovi linguaggi.

Urso: l’Europa delle regole ideologiche non è la nostra

Bruxelles, 28 mag. (askanews) – “L’Europa delle regole, che ora deve attraversare un processo di revisione convulso, nel tentativo di rimuovere quello che ha messo” sul tavolo in precedenza, con il Green Deal, “non è la nostra Europa”, Lo ha affermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, incontrando i giornalisti a Bruxelles a margine del Consiglio Competitività dell’Ue.

La Commissione, ha rilevato Urso, é stata “costretta in pochi mesi a presentare dieci pacchetti ‘omnibus’ di semplificazione” della legislazione già approvata, e secondo il ministro “ciò significa che l’Europa ha sbagliato”.

“Non è con le regole che si impone una tecnologia”, come il “tutto elettrico”, che “non è una religione imposta”, ha osservato Urso. “Questo – ha continuato – lo facevano in Unione Sovietica. Non nell’Unione europea che è fondata sul principio delle libertà, non delle regole. Non della burocrazia, ma della libertà: dalle regole ideologiche e dalla burocrazia soffocante”.

Insomma, “non c’è più tempo da perdere”, ha sottolineato il ministro. E ha ripetuto: “L’Europa non ha più tempo. Ha tanti orologi, ha tante regole che scandiscono i minuti, i secondi, ma non ha più tempo a disposizione”.

A un giornalista che ricordava come “l’Europa delle regole” sia stata una scelta obbligata, perché non è possibile fare una vera e propria politica industriale europea (dato che il Trattato sul funzionamento dell’Unione non consente misure di armonizzazione in questo settore), e che chiedeva se l’Italia sia o no a favore di una politica industriale europea, almeno nei settori strategici in cui sarebbe essenziale, Urso ha risposto: “Noi chiediamo molto più semplicemente all’Europa che non ci impedisca di fare una politica industriale”.

La richiesta all’Ue, ha spiegato ancora il ministro, è “che non impedisca ai singoli Stati di realizzare una guida industriale. Noi chiediamo all’Europa di concentrarsi su quello che serve davvero al nostro continente e di lasciare liberi gli Stati, le imprese, le famiglie, i cittadini di operare, all’interno di un contesto costituzionale, come ritengono meglio per raggiungere gli stessi obiettivi”.

Ma questo non significa quindi essere contrari a una politica industriale europea, e a favore, invece, di una politica industriale nazionale? Rivolto al giornalista che aveva posto questa domanda, Urso ha risposto: “Non è così; e non fraintenda, come al solito fate, le nostre parole, non comprendendo le ragioni di fondo dell’Europa, perché siete legati per primi a una visione ideologica della realtà, quando la realtà si impone da sé. L’Europa del Green Deal fu concepita quando il mondo appariva come il Mulino bianco: senza conflitti e senza confini. Quel mondo esiste ancora? Le guerre si sono raddoppiate in due anni. Circondano l’Europa. Perdurano da quattro anni nel nostro continente. Si sono spezzate le catene di approvvigionamento. Mercati tradizionali si sono chiusi. La prima potenza industriale è diventata la Cina. Le sembra poco? Le è sufficiente per comprendere?” Il giornalista a questo punto ha ricordato che la Cina ha una politica industriale centralizzata, mentre l’Europa non ce l’ha, proprio perché alcuni Stati membri, come l’Italia, non la vogliono. “La politica industriale – ha replicato ancora Urso – dipende da tanti fattori. Come faccio a spiegarlo? Che la politica industriale dipende dal mercato unico dell’energia. Il mercato unico dell’energia – ha chiesto – è fondamentale sì o no per realizzare una politica industriale? E’ chiaro che in queste cose ci sono argomenti in cui è prioritario il ruolo dell’Europa. E argomenti in cui diventa prioritario il ruolo dello Stato”.

“L’Europa – ha sottolineato il ministro – deve concentrarsi su quello che è prioritario per l’Europa e per noi. Da fare insieme. E come abbiamo dimostrato con tutto quello che abbiamo fatto in questa legislatura, noi abbiamo sin dall’inizio prospettato una visione chiara”.

“Nel campo della politica industriale”, ha rivendicato Urso, si troveranno “sempre, sempre, non solo oggi, mie dichiarazioni favorevoli alla nascita dei campioni industriali europei. Sempre. Nel primo incontro con la Vestager (la ex commissaria europea alla Concorrenza, Ndr), quasi quattro anni fa, cosa dissi? Rimuovete quelle regole troppo opprimenti che privilegiano la concorrenza all’aggregazione, e impediscono che nascano campioni europei come quelli che dobbiamo creare per fronteggiare non la concorrenza interna, ma soprattutto la concorrenza esterna”.

Il ministro ha insistito sul fatto di essere sempre stato coerente nelle sue dichiarazioni, “sul nucleare, sui campioni europei, sulla politica industriale, sulla politica energetica; perché noi, a differenza degli altri, siamo in Europa”, ha concluso Urso, ricordando di aver garantito “una presenza continua, assidua in Europa, con tutto il Governo, e non da comparse, ma da protagonista, presentando innumerevoli proposte di riforma”.

Urso: L’Europa delle regole ideologiche non è la nostra Europa

Bruxelles, 28 mag. (askanews) – “L’Europa delle regole, che ora deve attraversare un processo di revisione convulso, nel tentativo di rimuovere quello che ha messo” sul tavolo in precedenza, con il Green Deal, “non è la nostra Europa”, Lo ha affermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, incontrando i giornalisti a Bruxelles a margine del Consiglio Competitività dell’Ue.

La Commissione, ha rilevato Urso, é stata “costretta in pochi mesi a presentare dieci pacchetti ‘omnibus’ di semplificazione” della legislazione già approvata, e secondo il ministro “ciò significa che l’Europa ha sbagliato”.

“Non è con le regole che si impone una tecnologia”, come il “tutto elettrico”, che “non è una religione imposta”, ha osservato Urso. “Questo – ha continuato – lo facevano in Unione Sovietica. Non nell’Unione europea che è fondata sul principio delle libertà, non delle regole. Non della burocrazia, ma della libertà: dalle regole ideologiche e dalla burocrazia soffocante”.

Insomma, “non c’è più tempo da perdere”, ha sottolineato il ministro. E ha ripetuto: “L’Europa non ha più tempo. Ha tanti orologi, ha tante regole che scandiscono i minuti, i secondi, ma non ha più tempo a disposizione”.

A un giornalista che ricordava come “l’Europa delle regole” sia stata una scelta obbligata, perché non è possibile fare una vera e propria politica industriale europea (dato che il Trattato sul funzionamento dell’Unione non consente misure di armonizzazione in questo settore), e che chiedeva se l’Italia sia o no a favore di una politica industriale europea, almeno nei settori strategici in cui sarebbe essenziale, Urso ha risposto: “Noi chiediamo molto più semplicemente all’Europa che non ci impedisca di fare una politica industriale”.

La richiesta all’Ue, ha spiegato ancora il ministro, è “che non impedisca ai singoli Stati di realizzare una guida industriale. Noi chiediamo all’Europa di concentrarsi su quello che serve davvero al nostro continente e di lasciare liberi gli Stati, le imprese, le famiglie, i cittadini di operare, all’interno di un contesto costituzionale, come ritengono meglio per raggiungere gli stessi obiettivi”.

Ma questo non significa quindi essere contrari a una politica industriale europea, e a favore, invece, di una politica industriale nazionale? Rivolto al giornalista che aveva posto questa domanda, Urso ha risposto: “Non è così; e non fraintenda, come al solito fate, le nostre parole, non comprendendo le ragioni di fondo dell’Europa, perché siete legati per primi a una visione ideologica della realtà, quando la realtà si impone da sé. L’Europa del Green Deal fu concepita quando il mondo appariva come il Mulino bianco: senza conflitti e senza confini. Quel mondo esiste ancora? Le guerre si sono raddoppiate in due anni. Circondano l’Europa. Perdurano da quattro anni nel nostro continente. Si sono spezzate le catene di approvvigionamento. Mercati tradizionali si sono chiusi. La prima potenza industriale è diventata la Cina. Le sembra poco? Le è sufficiente per comprendere?”

Il giornalista a questo punto ha ricordato che la Cina ha una politica industriale centralizzata, mentre l’Europa non ce l’ha, proprio perché alcuni Stati membri, come l’Italia, non la vogliono. “La politica industriale – ha replicato ancora Urso – dipende da tanti fattori. Come faccio a spiegarlo? Che la politica industriale dipende dal mercato unico dell’energia. Il mercato unico dell’energia – ha chiesto – è fondamentale sì o no per realizzare una politica industriale? E’ chiaro che in queste cose ci sono argomenti in cui è prioritario il ruolo dell’Europa. E argomenti in cui diventa prioritario il ruolo dello Stato”.

“L’Europa – ha sottolineato il ministro – deve concentrarsi su quello che è prioritario per l’Europa e per noi. Da fare insieme. E come abbiamo dimostrato con tutto quello che abbiamo fatto in questa legislatura, noi abbiamo sin dall’inizio prospettato una visione chiara”.

“Nel campo della politica industriale”, ha rivendicato Urso, si troveranno “sempre, sempre, non solo oggi, mie dichiarazioni favorevoli alla nascita dei campioni industriali europei. Sempre. Nel primo incontro con la Vestager (la ex commissaria europea alla Concorrenza, Ndr), quasi quattro anni fa, cosa dissi? Rimuovete quelle regole troppo opprimenti che privilegiano la concorrenza all’aggregazione, e impediscono che nascano campioni europei come quelli che dobbiamo creare per fronteggiare non la concorrenza interna, ma soprattutto la concorrenza esterna”.

Il ministro ha insistito sul fatto di essere sempre stato coerente nelle sue dichiarazioni, “sul nucleare, sui campioni europei, sulla politica industriale, sulla politica energetica; perché noi, a differenza degli altri, siamo in Europa”, ha concluso Urso, ricordando di aver garantito “una presenza continua, assidua in Europa, con tutto il Governo, e non da comparse, ma da protagonista, presentando innumerevoli proposte di riforma”.

Ferrari, Vigna difende Luce: "Il Cavallino resta"

Milano, 28 mag. (askanews) – Benedetto Vigna tira dritto sulla Ferrari Luce. Alla prima uscita pubblica dopo la presentazione della prima elettrica del Cavallino, accolta da molte critiche soprattutto sul design, il Ceo di Ferrari ha scelto il Motor Valley Fest per difendere il progetto, respingere le bordate arrivate dall’ex presidente Luca Cordero di Montezemolo e ribadire che lo stemma del Cavallino Rampante sulla Luce “resterà”. Reazione positiva del titolo in Borsa: durante la tavola rotonda con il Ceo Vigna, Ferrari si è apprezzata passando da 287 a 290 euro e fa ora segnare un rialzo dell’1,4%.

La risposta più diretta è arrivata proprio sul simbolo Ferrari, che Montezemolo aveva invitato a togliere dalla Luce dopo una critica molto dura al nuovo modello. “Nella vita sono abituato a fare ciò che dico io, non ciò che mi dicono gli altri”, ha detto Vigna, spiegando di pensare “poco alle critiche” e di preferire lavorare sul futuro. Il numero uno di Maranello ha rivendicato un approccio “scientifico” alla nuova vettura e ha invitato a vederla dal vivo prima di giudicarla.

Vigna ha sostenuto che i riscontri raccolti dai clienti sono molto diversi dal dibattito pubblico. La Luce, ha detto, è piaciuta a “clienti esistenti e a clienti nuovi”, con ordini già avviati e “bonifici” ricevuti da importanti istituti bancari. “Stamattina tre persone mi hanno scritto: la compro perché mi piace”, ha raccontato, citando anche i complimenti ricevuti per il “coraggio” e per avere ripensato integralmente il concetto di auto elettrica.

Il design resta il punto più discusso. Vigna lo ha spiegato con il cambio di architettura: se non c’è più un grande motore da alloggiare, anche cofano e proporzioni cambiano. “Devi vederla per capire che non è copiata dai cinesi, non ha nulla a che fare con le elettriche di altri player”, ha aggiunto, definendo “banale” il solo confronto sulle performance: la sfida è unire prestazioni, percezione e gusto dei clienti.

Sulla strategia industriale, il messaggio è stato di continuità multi-energia. “Forse questa presenza eccessiva di Luce può aver fatto capire a qualcuno che andiamo solo sull’elettrico. Invece la risposta è ‘anche'”, ha detto Vigna. Ferrari continuerà a produrre tutte le motorizzazioni, da una Testarossa ibrida a un’Amalfi termica-turbo, dalla Purosangue V12 all’elettrica. “La risposta ultima è quella dei clienti”, ha sintetizzato.

Anche sul prezzo, indicato intorno al mezzo milione di euro, Vigna non ha arretrato: “L’innovazione va fatta pagare”. Non farlo, ha spiegato, significherebbe fare “tre torti”: ai lavoratori, alla filiera e alla tecnologia. Sul valore residuo e sulla risposta del mercato ha scelto invece una citazione di Newton: “Posso prevedere il moto dei corpi celesti, non l’entusiasmo delle persone”. Numeri specifici sugli ordini arriveranno alla prossima conference call.

La discussione su Luce si inserisce in un contesto più ampio di raffreddamento dell’elettrico nel lusso. Al Motor Valley Fest McKinsey ha indicato che le Bev super premium possono perdere fino al 60% del valore in 3-5 anni, il doppio rispetto a termiche e ibride, mentre le termiche sopra i 500mila euro in edizione limitata possono rivalutarsi fino al 60%. Allo stesso tempo, il 19% dei clienti luxury valuta una Bev come prossima auto.

La prudenza è emersa anche da Lamborghini. Stephan Winkelmann, presidente e amministratore delegato della casa di Sant’Agata, ha ribadito che “non faremo l’auto elettrica” e che il quarto modello sarà plug-in hybrid, alla luce di una domanda Bev in calo. Ma ha evitato attacchi a Ferrari: “Non godo delle difficoltà degli altri, anzi gioisco se vanno bene perché siamo dei gentiluomini”.

Sul piano politico-industriale, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha espresso fiducia nella capacità di Ferrari di guardare al futuro, pur ammettendo che, da appassionato, oggi sceglierebbe una Ferrari “col motore”. Il punto, per Orsini, è la neutralità tecnologica: l’Europa ha sbagliato a imporre una sola tecnologia all’automotive e deve rimettere al centro competitività, ricerca e sviluppo.

Bce: alcuni nel Consiglio erano favorevoli a rialzo tassi già ad aprile

Roma, 28 mag. (askanews) – Al Consiglio direttivo di fine aprile aprile della Banca centrale europea “alcuni esponenti” hanno rilevato che la decisione, presa pure all’unanimità, di lasciare invariati i tassi di interesse nella prospettiva di avere maggiori informazioni per la riunione di giugno era comunque “al limite” (a close call) e che “non si sarebbero opposti ad alzare i tassi se questo fosse stato (proposto) sul tavolo”. Lo riportano i verbali della riunione del 29 e 30 aprile, pubblicati oggi dalla Bce.

“Alzare i tassi in quella riunione avrebbe inviato un segnale anche più forte sulla determinazione a riportare l’inflazione al livello obiettivo in maniera tempestiva – è stata la testi di questi esponenti -. L’opzione di aspettare ad alzare i tassi aveva perso quota dall’ultima riunione ed è diventato sempre più improbabile che l’approccio del ‘guardare oltre’ risulti appropriato”.

A dispetto di queste obiezioni “tutti hanno mostrato la volontà di schierarsi con la decisione di mantenere invariati tassi, sulla base del fatto che non vi era una urgenza immediata di un rialzo nella riunione attuale, posto che la comunicazione mettesse in rilievo l’impegno a fissare la linea per assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo nel medio termine”.

In generale, il contenuto del documento rafforza l’aspettativa di un orientamento ad alzare i tassi a giugno, quando saranno disponibili i maggiori informazioni e sarà più chiara la portata e la durata del conflitto in Medioriente, così come del conseguente shock sui prezzi dell’energia.

Ebola, Tedros (Oms) va in RD Congo: "Bisogna agire ora"

Roma, 28 mag. (askanews) – Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, è in viaggio verso la Repubblica Democratica del Congo, epicentro della nuova epidemia di Ebola. Lo ha annunciato lui stesso in un post su X. “L’Ebola è tornata. La provincia di Ituri è la più colpita. Sarò sul campo con i nostri team dell’Oms, i nostri partner e gli straordinari operatori sanitari che non hanno mai smesso di lottare, tutti sotto la guida del Governo della Repubblica Democratica del Congo – ha scritto Tedros Ghebreyesus -. Questo Paese ha sconfitto l’Ebola per ben 16 volte. La diciassettesima non sarà diversa. Ma dobbiamo agire ora, insieme”, sottolinea il direttore generale dell’Oms.

Ferrari, l’Ad Vigna replica a Montezemolo: "Il Cavallino su Luce resta"

Modena, 28 mag. (askanews) – Ferrari non toglierà il Cavallino Rampante dalla sua prima elettrica, Luce, come chiesto dall’ex presidente Luca Cordero di Montezemolo nella sua dura critica dopo la presentazione: “Nella vita sono abituato a fare ciò che dico io, non ciò che mi dicono gli altri”. Così l’amministratore delegato del Cavallino, Benedetto Vigna, a margine del convegno inaugurale del Motor Valley Fest a Modena, ha replicato alle critiche piovute sul nuovo modello da più parti, dal mondo dell’auto alla politica.

“In realtà penso poco alle critiche, mi piace lavorare sul futuro”, ha spiegato Vigna, rivendicando “un approccio scientifico” nella progettazione della nuova vettura. “Andiamo avanti per la nostra strada, anche perché abbiamo feedback più positivi dai clienti”. Quanto ai detrattori, ha aggiunto, “li capisco, perché non l’hanno vista: se uno non vede la macchina non è in grado di capire”.

Sul fronte del mercato, Vigna ha rivendicato un avvio positivo: “Abbiamo aperto gli ordini ieri mattina e diversi clienti, soprattutto nuovi, li hanno già piazzati”. A riprova dell’interesse, ha riferito di aver ricevuto bonifici da importanti istituti bancari: “La vogliono subito”. Le prime consegne, ha annunciato, partiranno l’anno prossimo, quando saranno possibili anche “le prove su strada camuffate”.

80 anni Repubblica, cartelli in aula camera M5s su mancata parità uomo-donna

Roma, 28 mag. (askanews) – Al termine dell’intervento di Gilda Sportiello sugli 80 anni dal riconoscimento del diritto di voto alle donne, le deputate e i deputati del M5S hanno esposto in Aula cartelli con su scritto: “1 donna su 4 lascia il lavoro una volta madre”, “Stesso lavoro, stessa paga”, “Italia ultima in UE per occupazione femminile”, “La maternità non è una condanna”, “34% di donne nei vertici aziendali”, “Solo il 15% di sindache”, “Nei consigli regionali solo il 25% di donne”, “Amministrative 2026: 9 candidate sindache, 77 candidati sindaci”, “In Parlamento solo il 33% di donne”.

Ferrari, Vigna replica a Montezemolo: "Il Cavallino sulla Luce resta"

Modena, 28 mag. (askanews) – Ferrari non toglierà il Cavallino Rampante dalla sua prima elettrica, Luce, come chiesto dall’ex presidente Luca Cordero di Montezemolo nella sua dura critica dopo la presentazione: “Nella vita sono abituato a fare ciò che dico io, non ciò che mi dicono gli altri”. Così l’amministratore delegato del Cavallino, Benedetto Vigna, a margine del convegno inaugurale del Motor Valley Fest a Modena, ha replicato alle critiche piovute sul nuovo modello da più parti, dal mondo dell’auto alla politica.

“In realtà penso poco alle critiche, mi piace lavorare sul futuro”, ha spiegato Vigna, rivendicando “un approccio scientifico” nella progettazione della nuova vettura. “Andiamo avanti per la nostra strada, anche perché abbiamo feedback più positivi dai clienti”. Quanto ai detrattori, ha aggiunto, “li capisco, perché non l’hanno vista: se uno non vede la macchina non è in grado di capire”.

Sul fronte del mercato, Vigna ha rivendicato un avvio positivo: “Abbiamo aperto gli ordini ieri mattina e diversi clienti, soprattutto nuovi, li hanno già piazzati”. A riprova dell’interesse, ha riferito di aver ricevuto bonifici da importanti istituti bancari: “La vogliono subito”. Le prime consegne, ha annunciato, partiranno l’anno prossimo, quando saranno possibili anche “le prove su strada camuffate”.

Taglio del nastro a Pescara per i 30 anni di Cartoons on the Bay

Pescara, 28 mag. (askanews) – Taglio del nastro oggi a a Pescara, nella collaudata cornice dello storico palazzo Aurum, per i 30 anni di Cartoons on the Bay, il prestigioso festival dell’animazione. L’International Animation and Transmedia Festival, promosso dalla Rai e organizzato da Rai Com, con la direzione artistica affidata quest’anno a Adriano Monti Buzzetti, è in collaborazione con la Regione Abruzzo e il Comune di Pescara, che da cinque anni ospita il Festival.

Presenti tra gli altri il sindaco di Pescara Carlo Masci e il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio. Lavori aperti all’Aurum, con cinema e scuole, e nel cuore della città (Piazza Salotto e Corso Umberto I), dove va in scena il programma pubblico e hanno già cominciato a svolgersi le attività del Cartoons on the Bay Village, con tanti studenti. Sono 325 le opere iscritte al Pulcinella Awards 2026 nelle sette categorie (Preschool Tv Show, Upper Preschool Tv Show, Kids Tv Show, Youth Tv Show, Interactive Animation, Short Film, Feature Film) di artisti e studi provenienti da 53 paesi nel mondo. L’edizione del trentennale di Cartoons on the Bay assegna i Pulcinella Career Award al regista Kirk Wise, noto al grande pubblico per avere diretto capolavori Disney come “La bella e la bestia”, “Il gobbo di Notre Dame”, “Atlantis – L’impero perduto” e all’autore di videogame Don Daglow, maestro in video giochi di simulazione e di ruolo. Pera Toons sarà premiato con il Pulcinella Digital Award, la piattaforma di gioco online Roblox con il Pulcinella Immersive Award.

Il riconoscimento Studio of the Year va a Cartobaleno, l’International Studio of the year alla belga PeyoCompany, il Pulcinella Diversity Award al videogioco Bye Sweet Carole (di Chris Darril), il Pulcinella TransmediaAward a Pokémon. Il paese ospite di questa edizione è il Belgio sl quale il Festival dedicherà panel e proiezioni. Il regista Alessandro Rak riceverà il premio Sergio Bonelli, realizzato in collaborazione con Sergio Bonelli Editore, giunto alla quinta edizione. Ospiti di Cartoons nomi di primo piano del mondo del disegno e dell’animazione, gli illustratori di Magic Domenico Cava e Katerina Ladon, la fumettista e scrittrice Barbara Baraldi, lo scrittore e sceneggiatore Pierdomenico Baccalario.

Tre le mostre organizzate da Cartoons a Pescara: “Oltre le Terre di Mezzo: visioni tolkeniane” di Angelo Montanini, curata da Emanuele Vietina in collaborazione con Lucca Comics, “Corto Maltese, un mare infinito” sul leggendario marinaio avventuriero di Hugo Pratt e curata da Patrizia Zanotti e Marco Steiner, entrambe allestite nei saloni dell’Aurum, e quella lungo Corso Umberto I, “Quarant’anni di sogni e incubi con Dylan Dog” in collaborazione con Sergio Bonelli Editore. A celebrare il traguardo del trentennale è anche il manifesto disegnato da Francesca Ghermandi, che raffigura una sirena con cappello e maschera di Pulcinella che emerge dalle acque del mare Adriatico. Protagonisti di Cartoons on the Bay anche gli studenti di classi primarie e secondarie di primo e secondo grado, che hanno già cominciato ad animare animare gli incontri mattutini all’Aurum, con momenti di spettacolo, gioco e divulgazione, saranno popolari personaggi della tv e della radio, da Armando Traverso e il pupazzo Krud al trio Dodò, Laura e Andrea de “L’albero azzurro”, al doppiatore di cinema e Tv Fabrizio Vidale.

Pescara al centro del Festival anche con il Cartoons on the Bay Village, quest’anno allestito in Piazza Salotto, che consentirà al pubblico di ogni età di sperimentare giochi e attività dalle dieci del mattino a mezzanotte e di incontrare ospiti del mondo dell’animazione. A completare il programma, due serate sul palco allestito in Piazza della Rinascita (Piazza Salotto) alle 21 saranno Carl Brave, con un liveacustico, e a seguire il dj-set di Ema Stokholma (venerdì 29 maggio) e Cristina D’Avena feat. Gem Boy, seguita dal dj-set di Claudio Cannizzaro (sabato 30 maggio). Gli eventi sono a ingresso libero e gratuito.

Ferrari, il Ceo Vigna: Luce non è copiata dai cinesi

Milano, 28 mag. (askanews) – “Devi vederla la Luce per capire che non è copiata dai cinesi, non ha nulla a che fare con le elettriche di altri player”. Lo ha detto il Ceo di Ferrari, Benedetto Vigna, al Motor Valley Fest a Modena rispondendo a una domanda provocatoria: l’avete copiata dai cinesi o l’avete fatta per non farvi copiare? “Si fanno confronti su performance, ma è banale. La cosa difficile è fare in modo che le performance si confrontino con la percezione delle persone. Non devi fare qualcosa che sembra di andare sulle montagne russe, deve incontrare anche il gusto dei clienti”, ha detto Vigna.

Piano casa, Bonelli (Avs): condono è voto di scambio contro l’Italia onesta

Roma, 28 mag. (askanews) – “La premier Meloni, a inizio legislatura, aveva giurato: ‘Con me mai più condoni edilizi’. Oggi, invece, guida un governo che vuole trasformare l’abusivismo in uno strumento politico per raccogliere consenso, legalizzando l’illegalità. La destra ha presentato emendamenti al Piano Casa che riaprono i termini della sanatoria del 2003, consentendo di sanare immobili abusivi anche in aree vincolate. Si tratta di emendamenti criminogeni, che premiano chi ha violato la legge e incentivano nuova illegalità e nuovo abusivismo edilizio. È un condono pensato per raccogliere voti: un vero e proprio voto di scambio contro i cittadini onesti che rispettano le regole”. Lo dichiara il leader Avs Angelo Bonelli, coordinatore di Europa verde.

“L’Italia non ha bisogno di nuovi condoni, ma di legalità, tutela del territorio e contrasto all’abusivismo che devasta coste, colline e periferie, aumentando il rischio idrogeologico e mettendo in pericolo la sicurezza delle persone.Il governo di Giorgia Meloni continua invece a scegliere l’illegalità come strumento di consenso. Una vergogna politica che pagherà l’intero Paese”, aggiungen Bonelli.

Mafia, il tesoro di Messina Denaro: sequestri da Andorra al Libano

Roma, 28 mag. (askanews) – Dopo un’inchiesta durata circa 3 anni, le indagini della Guardia di finanza, coordinate dalla procura guidata da Maurizio de Lucia, hanno messo le mani sul tesoro nascosto del boss mafioso Matteo Messina Denaro. L’intuizione vincente è stata quella di seguire il patrimonio del narcotrafficante Giacomo Tamburello, molto legato al boss morto. Lui è stato arrestato in provincia di Trapani (dov’era ai domiciliari) mentre sono finiti in manette in Spagna l’ex moglie e il figlio. Imponenti i sequestri: sono stati bloccati beni per 200 milioni ad Andorra, Gibilterra, Lussemburgo, Svizzera, Montecarlo, Libano e nelle isole Cayman. Determinante per la procura di Palermo è stato il contributo di 2 nuovi pentiti, i quali hanno parlato di una percentuale del 10% che andava a Messina Denaro su ogni carico di droga.

Danza, Nid platform compie 10 anni e arriva in Piemonte a settembre

Roma, 28 mag. (askanews) – Compie dieci anni e approda per la prima volta in Piemonte per festeggiare questo traguardo ‘Nid Platform’, la nuova Piattaforma della Danza Italiana. Dal primo al 4 settembre, la vetrina itinerante dedicata alla promozione e diffusione della più recente produzione coreografica nazionale nel contesto italiano e internazionale, torna con un’edizione che intreccia visioni, linguaggi e sensibilità diverse della danza d’autore, confermandosi tra gli appuntamenti più attesi della scena contemporanea.

Per quattro giorni, Collegno, Moncalieri, Torino e Venaria Reale ospiteranno spettacoli, Open Studios, performance, incontri, panel di approfondimento, raccolti sotto il titolo di ‘Coreografie del possibile’. Un tema che richiama i principi essenziali della danza – corpo, gesto, composizione, relazione tra spazio e tempo – e la capacità di immaginare nuove connessioni tra artisti, luoghi, pubblici, operatori italiani e stranieri, istituzioni e territori, favorendo opportunità di crescita, collaborazione e circuitazione oltre confine.

Nata nel 2012 dagli operatori della distribuzione della danza riuniti nell’ambito di Adep in sede Federvivo-Agis, la Nid Platform si propone da sempre come un osservatorio privilegiato capace di valorizzare tanto le realtà emergenti quanto le compagnie già riconosciute.

La manifestazione attraversa luoghi già segnati da processi di rigenerazione urbana e culturale: Lavanderia a Vapore a Collegno, Fonderie Limone a Moncalieri, Teatro Astra, Ogr Torino, Casa del Teatro Ragazzi e Giovani a Torino e Reggia di Venaria Reale. Ex spazi produttivi, architetture rifunzionalizzate, centri di residenza, teatri della contemporaneità e patrimonio storico-architettonico che compongono una geografia diffusa, nella quale la danza abita spazi già attraversati da processi di trasformazione e li mette nuovamente in relazione con artisti, professionisti e comunità. Il programma offre una mappa ampia della scena coreografica italiana con 18 proposte divise nelle due sezioni: “Programmazione” (14 spettacoli) e “Open Studios” (4 lavori in fase di sviluppo): autrici, autori, compagnie consolidate, nuove generazioni, linguaggi ibridi, formati diversi e pratiche che attraversano danza, teatro fisico, performance, immagine, parola, suono, relazione con lo spazio e rapporto con il pubblico. A questo si aggiungono 2 produzioni ospiti, complementari rispetto alla programmazione e con caratteristiche più affini a incursioni site-specific e operazioni fuori formato.

In cartellone, per la sezione Programmazione, Abracadabra di Francesca Pennini, affermata performer e coreografa, fondatrice dell’innovativo ensemble CollettivO CineticO; Caduta la neve – da Sarah Moon, progetto e performance per PinDoc di Alessandra Cristiani, singolarissima interprete, vincitrice del Premio Ubu 2018, esponente di primo piano di quella parte della danza italiana che ha fatto del linguaggio contemporaneo del butoh il proprio punto di riferimento; Cani lunari, una produzione Korper | Centro Nazionale di Produzione della Danza firmata da Francesco Marilungo, Premio Ubu 2024; Cosmorama, creazione per TIR Danza del coreografo Nicola Galli, ex ginnasta formatosi tra teatro fisico, hip hop, danza contemporanea e danza rinascimentale; Good Vibes Only (the great effort), realizzazione per Codeduomo di Francesca Santamaria, giovane artista già molto attiva in festival e contesti nazionali e internazionali; Epiphania. Mi rendo manifesta, indagine sul femminile, tra eredità culturale, corpo e identità, della Compagnia Abbondanza Bertoni, fondata e diretta dalla celebre coppia di artisti Michele Abbondanza e Antonella Bertoni; Humanos, composizione di Vito Leone Cassano per la compagnia Eleina D., giocata tra i linguaggi della danza, acrobatica aerea e teatro fisico; Le fenicie, un lavoro ispirato all’omonima tragedia di Euripide e ideato per la sua compagnia, Balletto Civile, da Michela Lucenti, danzatrice, autrice, coreografa e regista, tra le figure più affermate nel panorama europeo; Le palestriti proposto dalla compagnia Nexus fondata e diretta da Simona Bertozzi, voce significativa del panorama coreutico contemporaneo indipendente, in Italia. Ancora, due proposte del complesso produttivo KLm-Kinkaleri, Le Supplici, mk: Manifestus del coreografo, performer e filmaker Jacopo Jenna e Panoramic Banana. Album degli abitanti del nuovo mondo, firmato da Michele Di Stefano, Leone d’argento alla Biennale di Venezia 2014. Pas de cheval è l’ironico e virtuosistico duetto coreografato per Zebra dal danzatore italiano Andrea Costanzo Martini, interpretato da Francesca Foscarini e lo stesso Martini; Piano-Forte, ispirato ai notturni di Chopin, è la creazione de pluripremiato Roberto Tedesco per Opus Ballet; Weirdo è ideato da Enrico Morelli per la MM Contemporary Dance Company, una fra le realtà più vitali oggi in Italia.

La sezione Open Studios conferma la vocazione della Nid come spazio dedicato ai processi creativi, offrendo la possibilità di incontrare progetti ancora in divenire. Per il 2026 sono stati selezionati Nu di Virginia Spallarossa / Déjà Donné; Sognare – Fase RAM di Damiano Scavo / Scenario Pubblico – Compagnia Zappalà Danza; Special K di Davide Tagliavini / Compagnia Artemis Danza; Thanks, Ilaria di Filippo Buonamassa / ResExtensa Dance Company.

Proprio sugli Open Studios si innesta una delle novità più rilevanti della decima edizione: il rapporto strutturato tra Nid Platform e il sistema delle Residenze artistiche: per i quattro progetti selezionati saranno disponibili, prima della presentazione di settembre, periodi di residenza, con confronti e aperture intermedie, realizzati in collaborazione con alcuni soggetti del sistema delle residenze artistiche italiane, tra Castiglioncello, Soverato, Verbania e Torino.

Il bando di selezione ha ricevuto 119 candidature per la sezione Programmazione e 47 candidature per la sezione Open Studios.

Fuori selezione, le due produzioni ospiti: Il secondo paradosso di Zenone, di Elisabetta Consonni, fa liberamente riferimento al cosiddetto paradosso di Achille e la tartaruga; Breathing Room, performance di Salvo Lombardo, trae ispirazione da Il silenzio è cosa viva di Chandra Livia Candiani e si fa operazione corale e fuori formato, dilatando durata e possibilità di produzione.

Dedicate agli operatori tornano anche quest’anno le Italian Windows, curate da Carmelo A. Zapparrata, insieme agli incontri B2B, alle attività di networking e ai momenti di incontro professionale rivolti a programmatori, istituzioni, compagnie e reti nazionali e internazionali.

L’edizione 2026 sarà accompagnata da tre panel internazionali di approfondimento, dedicati a temi centrali per il sistema della danza contemporanea: la rigenerazione urbana, il ruolo degli ecosistemi e delle residenze, il valore della danza come linguaggio capace di produrre trasformazione culturale e sociale. Gli appuntamenti coinvolgeranno anche reti internazionali, tra le quali Edn – European Dance Development Network e Dance Festivals Network Europe.

Il progetto è condiviso con il Ministero della cultura – Direzione Generale Spettacolo nonché, quest’anno, con la Regione Piemonte, coordinata dalla Fondazione Piemonte dal Vivo, con il contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo. La dimensione internazionale è sostenuta da collaborazioni con reti europee e programmi di residenza internazionale in dialogo con Ministero degli Affari Esteri – Maeci, Istituti Italiani di Cultura e partner esteri.

La manifestazione è pensata come una piattaforma diffusa, attraversabile grazie al contributo di GTT – Gruppo Torinese Trasporti mobility partner e a strumenti digitali dedicati alla consultazione del programma, all’organizzazione degli spostamenti, all’accesso ai contenuti e alla gestione degli incontri professionali.

L’immagine guida è affidata all’artista Cristian Chironi in collaborazione con CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia. Ulteriore strumento di comunicazione con la città, il format video La danza in 1 minuto di COORPI. Nei giorni della NID, nell’ambito dell’attività di valorizzazione del ballo sociale, in sinergia con il ‘Manifesto per Torino Città danzante’ adottato dalla Città di Torino nel 2024, viene attivata la Fondazione Contrada Torino che coordina e produce BallaTorino Social Dance, per azioni performative e interventi nello spazio pubblico.

L’edizione piemontese della NID apre le porte, infine, anche all’accessibilità con audio introduzioni in italiano e inglese per tutti gli spettacoli, favorendo la partecipazione del pubblico ipovedente e non vedente. Il progetto è realizzato in collaborazione con l’Università di Macerata.

Greg Goya trasforma Serravalle in un’opera partecipativa

Alessandria, 28 mag (askanews) – Serravalle Designer Outlet, parte del gruppo McArthurGlen, ha presentato “The Road Not Taken”, il nuovo progetto artistico realizzato insieme a Greg Goya, che trasforma il più grande outlet d’Europa in uno spazio di esperienza e riflessione attraverso l’arte urbana contemporanea.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di creare un dialogo tra Milano e Serravalle attraverso un percorso artistico diffuso, capace di unire territori, persone e linguaggi diversi. Al centro del progetto, il tema del viaggio e delle scelte personali, ispirato all’omonimo poema di Robert Frost.

L’opera principale, firmata da Greg Goya, prende forma nella piazza centrale del Designer Outlet attraverso una performance live e partecipativa. Un’installazione interattiva che coinvolge direttamente il pubblico, chiamato a contribuire al processo creativo e a riflettere sui percorsi intrapresi e sulle possibilità ancora aperte nella propria vita.

L’intervista a Matteo Migani, General Manager Serravalle Designer Outlet: “Il legame tra Serravalle Designer Outlet e l’arte è un legame storico. Fin dall’apertura, negli anni 2000, Serravalle Designer Outlet, come primo outlet in Italia, ha trasformato il concetto di outlet da concetto transazionale a concetto esperienziale. E in quanto ad esperienza, non parliamo soltanto di shopping, ma l’arte costituisce certamente un concetto di interattività sul quale crediamo e connettiamo persone e progetti. Nella fattispecie, oggi inauguriamo nella piazza centrale un’opera di Greg Goya, intitolata “The Road Not Taken”. Un’opera di arte partecipativa, vale a dire un’arte che verrà conclusa all’interno del centro e alla quale i nostri ospiti avranno la possibilità di partecipare”.

Parallelamente, il progetto si estende anche a Milano con un intervento site-specific in Corso Garibaldi, costruendo una connessione simbolica tra la città e Serravalle attraverso il linguaggio visivo dell’artista. Un percorso che invita il pubblico a interrogarsi sul proprio futuro attraverso una domanda semplice ma universale: “Qual è la prossima destinazione che vuoi raggiungere nella tua vita?”.

Il lavoro di Greg Goya si distingue per uno stile diretto e immediato, capace di parlare soprattutto alle nuove generazioni attraverso opere partecipative che vivono sia nello spazio fisico sia sui social media. Un approccio che ha reso l’artista uno dei creator più seguiti nel panorama dell’arte urbana contemporanea.

Le parole di Greg Goya: “The Road Not Taken, l’installazione che ho creato per questa occasione, è un’installazione che fa riferimento alla stessa poesia che la ispira: un’opera di Frost che racconta come lui si trovi davanti a un bosco con due strade e scelga di percorrere quella meno tracciata, scelta che gli cambierà la vita. Allo stesso modo, l’opera è ispirata a quelle che sono le nuove destinazioni della nostra vita, le scelte complicate che possiamo prendere per trovare una nuova destinazione.”

Con questo progetto, Serravalle Designer Outlet conferma la volontà di trasformare lo spazio commerciale in un luogo di incontro culturale, dove arte, territorio ed esperienza si intrecciano in una nuova forma di fruizione contemporanea.

L’Eurispes: ceto medio in crisi e pensioni a rischio insostenibilità

Roma, 28 mag. (askanews) – Il 38esimo Rapporto Italia di Eurispes certifica il progressivo sgretolamento del ceto medio, con la ricchezza nazionale sempre più polarizzata, mentre il sistema pensionistico è sotto pressione a causa del calo delle nascite e della stagnazione salariale.

Entrando nel dettaglio del report, riporta un comunicato, il potere d’acquisto del ceto medio italiano è sceso del 7,5% circa dal 2021 (Ocse, 2025). Nel 2023 il reddito reale delle famiglie si è ridotto dell’1,6%, mentre i beni essenziali (utenze, cibo, medicine) sono aumentati oltre il tasso d’inflazione. Il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene il 59,9% dell’intera ricchezza nazionale; la metà più povera ne detiene appena il 7,4%. Nel 2024 la ricchezza dei 71 miliardari italiani è cresciuta di 61,1 miliardi di euro (+166 milioni al giorno), raggiungendo 272,5 miliardi complessivi. Circa il 43% della popolazione italiana non versa l’Irpef; su 42,6 milioni di dichiaranti, 9 milioni (il 21%) presentano un’imposta netta pari a zero. Il 76,87% del gettito Irpef grava su soli 11,6 milioni di contribuenti. Secondo l’Ocse, appartiene alla classe media chi guadagna tra 1.877 e 5.006 euro netti al mese. Il reddito familiare più diffuso in Italia è di circa 2.500 euro mensili: la maggior parte delle famiglie italiane si colloca quindi nella parte bassa di questa fascia. La ricchezza netta delle famiglie italiane è scesa del 5,5% nel decennio 2014-2024; il ceto medio sopravvive sempre più grazie al patrimonio ereditato dalle generazioni precedenti.

E mentre la forza del ceto medio a sostegno dell’economia del Paese si affievolisce, ci troviamo a fronteggiare un problema di sostenibilità del sistema pensionistico. Le nascite totali sono in costante calo dal 2004, fino al minimo storico registrato nel 2024, con una riduzione del 34% in vent’anni. Il sistema pensionistico italiano, dice l’Eurispes, è sotto pressione per la convergenza simultanea di più dinamiche che si alimentano a vicenda. La natalità scende, la base contributiva si restringe, i salari reali ristagnano, il lavoro irregolare sottrae risorse al sistema, i giovani più qualificati emigrano portando con sé il capitale umano finanziato con risorse pubbliche.

Ciascuna di queste dinamiche, presa isolatamente, sarebbe gestibile. La loro combinazione produce uno squilibrio strutturale. Le proiezioni prefigurano un miglioramento a partire dal 2040, costruito però su ipotesi che i dati attuali faticano a sostenere: crescita della produttività all’1,3% annuo, inversione della natalità, saldo migratorio positivo di 165.000 unità l’anno. Nel frattempo, le generazioni che contribuiscono, oggi si trovano di fronte a una prospettiva concreta: andare in pensione a 70 anni con un assegno pari a poco più della metà dell’ultima retribuzione. Sono necessari interventi che agiscano simultaneamente su più fronti: ampliare la base contributiva contrastando il lavoro irregolare, valorizzare i flussi migratori come fattore di stabilizzazione del mercato del lavoro, ridurre le barriere strutturali alla genitorialità, correggere le asimmetrie di genere che sottraggono ogni anno al sistema milioni di giornate lavorate.

Ferrari, Orsini: fiducia su elettrico, ma io scelgo il motore

Modena, 28 mag. (askanews) – La prima Ferrari full electrica “Vediamo cosa succederà, ma Ferrari ha sempre saputo guardare al futuro”. Anche se, da appassionato di motori, “se dovessi prendere una Ferrari oggi la prenderei col motore”. E’ la reazione del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, a margine del convegno inaugurale del Motor Valley Fest a Modena.

“E’ un mio gusto personale”, ha precisato Orsini, ricordando di avere “tutte le macchine a motore”. Nessun pregiudizio, però, sulla svolta elettrica del Cavallino: “Vediamo cosa succederà”, ha ripetuto, ribadendo la fiducia in un marchio che “ha sempre saputo guardare al futuro”.

Il presidente degli industriali ha colto l’occasione per rilanciare il tema della neutralità tecnologica: “Dobbiamo puntare sulla neutralità tecnologica”, ha affermato, indicando come errore dell’Europa quello di “non mettere al centro la sperimentazione anche sulle tecnologie che abbiamo”. “Il litio non ce l’abbiamo, lo compriamo”, ha aggiunto, criticando la scelta di delegare le tecnologie ad altri continenti: “Abbiamo visto quello che è successo: un disastro”.

Eurispes: italiani e IA, la usa il 52,8% (solo 14,4% lo fa abitualmente)

Roma, 28 mag. (askanews) – Il rapporto degli italiani con l’Intelligenza artificiale non è ancora pienamente consolidato. Complessivamente, il 51,8% la usa, ma a farlo abitualmente è solo il 14,4%. Il 48,3%, invece, non ne fruisce mai. E’ quanto emerge dal 38esimo Rapporto Italia presentato oggi.

L’Intelligenza artificiale viene largamente usata per la richiesta di informazioni pratiche (81,3%), per lavorare o studiare (60,5%) e per svago o gioco (54%). Le richieste in ambito sanitario (indicazioni mediche, fare autodiagnosi) si attestano al 41,2%, mentre il ricorso all’AI per affrontare problemi personali o supportare decisioni da prendere è al 27,5% seguito dall’uso per sostegno emotivo o psicologico (21,8%). L’AI si usa soprattutto per creare testi (70%) e fare traduzioni (63,8%), ma anche per attività di calcolo e stima (57,9%) e produrre contenuti multimediali (50,9%). Meno diffuso l’apprendimento linguistico tramite tutor virtuali (25,9%) e solo il 17,9% usa l’AI per svolgere la maggior parte del proprio lavoro.

Secondo gli italiani, l’AI è utile (62,7%) ma necessita di una regolamentazione (62,5%); se da un lato ci semplificherà la vita (51,1%), non è detto che distruggerà la creatività (48,4% favorevoli contro 51,6% contrari). Il timore di pentirsi della sua creazione (41,1%) e quello legato al lavoro – ci ruberà il lavoro (39,6%) – restano sotto la soglia della metà delle indicazioni, mentre l’idea di un progresso diffuso in tutti i settori si ferma al 37%. Le valutazioni sull’impatto che l’AI avrà sul proprio settore professionale, indicano un impatto contenuto nel 40,8% dei casi e, invece, un’influenza significativa nel 38,1% dei casi. Il grado di fiducia nei sistemi di Intelligenza artificiale riguarda in positivo solo la generazione di testi (54%) mentre la sfiducia emerge per quando riguarda il credito e negli investimenti (65,9%), le diagnosi mediche a distanza (71,1%), la selezione del personale (77,3%).

Flotilla, visita del console ai 2 italiani detenuti in Libia

Roma, 28 mag. (askanews) – La Farnesina rende noto che il console generale d’Italia a Bengasi Filippo Colombo ha compiuto ieri sera una prima visita ai due connazionali attivisti della “Flottilla terrestre” detenuti in una caserma della polizia della Libia orientale. Il console ha riferito di averli trovati in buone condizioni ma ha chiesto alle autorità locali alcune migliorie nelle condizioni di detenzione, anche a beneficio degli altri attivisti del gruppo di diverse nazionalità che hanno chiesto un contributo di assistenza al Ministero degli Esteri italiano. Le autorità della Libia orientale hanno acconsentito alla possibilità per i detenuti di effettuare docce, di avere cambi di abiti e una sistemazione migliore. Il console non ha avuto ancora informazioni sulle procedure per una possibile espulsione, rallentata dalla festa islamica che in questi giorni viene celebrata anche in Libia.

Elettrodomestici, Urso: serve piano europeo come per automotive

Bruxelles, 28 mag. (askanews) – “Nel settore degli elettrodomestici è necessario che siano realizzate le stesse misure che noi vogliamo fare nel settore delle auto”, con un “piano europeo” che consideri questo settore “strategico per l’industria e l’occupazione”, e su questo punto l’Italia presenterà, insieme ad altri Stati membri, un documento di indirizzo (“non paper”) alla Commissione europea. Lo ha affermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, incontrando i giornalisti a Bruxelles a margine del Consiglio Competitività dell’Ue.

A una domanda sulle misure da prendere in risposta alla crisi del settore, dopo l’annuncio della multinazionale Electrolux, che intende diminuire la produzione e quasi dimezzare il proprio personale in Italia, Urso ha risposto: “Abbiamo chiesto che anche questo importante comparto industriale degli elettrodomestici sia considerato strategico, come l’auto, così da consentirci di realizzare un piano europeo sulla ‘filiera del bianco’, di realizzare misure di salvaguardia, garantire migliori condizioni di parità, supportare gli investimenti dell’impresa”.

“Stiamo fronteggiando anche su questo comparto l’invasione di prodotti asiatici che, come dissi un anno fa – ha ricordato il ministro – quando gli Stati Uniti realizzarono misure protezionistiche nei confronti soprattutto dei paesi asiatici, oltre che dell’Europa, la sovrapproduzione asiatica non più in condizione di entrare nel mercato americano si sarebbe diretta come un’ondata, uno tsunami, verso il mercato ancora aperto, cioè il mercato europeo. Lo dicemmo un anno fa. Non ci ascoltarono”.

“Ora non c’è più tempo da perdere. Nel settore degli elettrodomestici è necessario che siano realizzate le stesse misure che noi vogliamo fare nel settore delle auto per consentire all’impresa di investire in condizioni di parità e poter sviluppare i propri progetti a tutela anche della nostra occupazione. Presenterò – ha annunciato Urso – con altri paesi con cui già oggi mi confronterò un cosiddetto ‘non paper'” specifico sul settore degli elettrodomestici.

Sarà, ha spiegato il ministro ai giornalisti, “un documento di indirizzo nei confronti della Commissione, come facemmo, lo ricordate bene, per imporre, perché lo ha fatto l’Italia, la riforma del Cbam (il meccanismo Ue che impone dazi compensativi a certi prodotti importati da paesi terzi in cui non vi sono hanno sistemi analoghi all’Ets europeo, che impone costi e riduzioni alle emissioni industriali di CO2, ndr), come facemmo, lo ricorderete bene, per imporre, perché l’ha fatto l’Italia, la revisione al regolamento del CO2” per quanto riguarda le emissioni dai veicoli.

“Anche in questo campo – ha continuato Urso – ci assumeremo l’onere di indicare la via delle riforme, coinvolgendo altri paesi che, come noi, comprendono la stessa questione. E quindi in quel ‘non paper’ indicheremo la necessità che il settore dell’elettrodomestico sia considerato strategico, come l’auto, per l’industria e l’occupazione europea”. Questo, secondo il ministro, consentirebbe “di attivare successive misure di salvaguardia, di garantire migliori condizioni di parità nella competizione con la concorrenza sleale asiatica”, nonché di “supportare gli investimenti delle imprese”, e di “realizzare un piano europeo sull’elettrodomestico, come si sta tentando di realizzare con l’automotive”.

“Ancora una volta, sarà l’Italia di Giorgio Meloni a guidare, imporre, il processo di riforma europea”, ha sottolineato Urso.

Reimpostare il sistema salute: da sanità reattiva a predittiva

Roma, 28 mag. (askanews) – “Sono felice di essere a questo evento Grandi Ospedali, dove affronteremo in plenaria il tema della longevità sana e dell’impatto economico sulla sanità. Purtroppo fino ad oggi, negli Stati Uniti e in molti paesi avanzati, la sanità è stata reattiva ed oramai questo sistema sta raggiungendo dei costi economicamente insostenibili con la maggioranza delle popolazioni, sopra i 60 anni, affetta da almeno una patologia cronica degenerativa”.

“Il tema che affronteremo sarà proprio come rimpostare il sistema salute, passando da una sanità reattiva ad una predittiva e preventiva, per cercare di mitigare lo tsunami di malattie croniche degenerative che paralizzeranno i sistemi sanitari nei prossimi anni”.

Ne ha parlato Camillo Ricordi, direttore del Centro trapianti cellulari e direttore emerito del Diabetes Research Institute dell’Università di Miami, ospite di Grandi Ospedali.

Spazio e difesa, da Argotec la conferenza CeSMA sul futuro del settore

Torino, 28 mag. (askanews) – Si è tenuta presso lo SpacePark di Argotec a Torino la conferenza “Ripensare lo spazio militare fra dualità, innovazione, nuove minacce e nuove esigenze operative”. L’evento, organizzato dal CeSMA (Centro Studi Militari Aerospaziali) dell’Associazione Arma Aeronautica, in stretta collaborazione con Argotec e con il contributo di Istituto Affari internazionali e Fondazione Amaldi, ha trasformato per un giorno l’hub tecnologico dell’azienda torinese nel centro nevralgico del dibattito strategico nazionale ed europeo. L’incontro ha rappresentato un momento di confronto cruciale tra vertici istituzionali, Forze Armate e i principali player dell’industria aerospaziale. L’evento ha consolidato un dialogo ormai imprescindibile sui nuovi scenari del dominio spaziale, dove le tecnologie dual use (civili e militari) e l’autonomia delle infrastrutture in orbita si confermano asset strategici per la sicurezza e la competitività del Paese.

La conferenza ha visto la partecipazione di autorevoli rappresentanti del comparto Difesa, dello Spazio e delle istituzioni, coordinati dal B.Gen. (r) Roberto Chivilò (Vicedirettore CeSMA) e dal Gen. Isp. Capo (r.) Lucio Bianchi, Consulente del CeSMA per la divisione Spazio, nonché ideatore e organizzatore della Conferenza.

La prima sessione si è aperta con un intervento di Gaia Ravazzolo (Ricercatrice IAI) dal titolo “Focus sull’evoluzione delle minacce nello Spazio”. È seguita la tavola rotonda “Nuove minacce e nuovi concetti operativi”, moderata da Alessandro Marrone (Responsabile del Programma Difesa, Sicurezza e Spazio IAI) con il confronto tra il Gen. S.A. Gianluca Ercolani (Vice Comandante Squadra Aerea, Aeronautica Militare), il Gen. D.A. Roberto Del Vecchio (Capo Ufficio Generale Spazio, SMD), il Gen. S.A. Gianni Taricco (Commercial & Corporate Director GCAP Agency, Programma GCAP) e il Gen. S.A. Stefano Cont (Chief of Capabilities Directorate, EDA Brussels).

A seguire, si è sviluppato un focus sul ruolo delle nuove tecnologie duali e delle opportunità ad esse connesse, durante il panel “Dualità, nuovo approccio o tradizione”, moderato da Lorenzo Scatena (Segretario Generale Fondazione Amaldi). Alla tavola rotonda si sono confrontati Luca del Monte (Head of Commercialisation Department ESA), Augusto Cramarossa (Responsabile del Coordinamento Strategico ASI), il Gen. Isp. Capo Luca De Martinis (Direzione Informatica, Telematica e Tecnologie Avanzate del Ministero della Difesa).

Importanti gli interventi istituzionali con l’indirizzo di saluto di Andrea Tronzano (Assessore al Bilancio, allo Sviluppo delle attività produttive e all’internazionalizzazione della Regione Piemonte), del Gen. S.A. Giovanni Balestri (Sottocapo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare) e del Sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago.

L’agenda ha previsto anche approfondimenti dedicati all’industria, in occasione del tavolo “Innovazione tecnologica e industriale”, durante il quale si sono messe a sistema le visioni di alcune eccellenze: sono intervenuti al confronto David Avino (CEO e Founder, Argotec), Massimo Claudio Comparini (Managing Director Divisione Spazio di Leonardo e Presidente del CdA di Thales Alenia Space) e Alessandro Ercolani (CEO, Rheinmetall Italia), moderati da Gaia Ravazzolo (Ricercatrice IAI).

La dimensione militare dello spazio è ancora un elemento centrale di tutto quanto avviene oltre la linea di Karman. Sostenere la capacità di svolgere operazioni militari a tutela degli assetti e interessi spaziali, assicurare la continuità dei servizi essenziale per la Difesa anche in un ambito spaziale conteso, è essenziale per la sicurezza del Paese e delle sue proiezioni sulla scena internazionale, un contesto in cui è recentemente intervenuta la decisione del Ministro della Difesa, Guido Crosetto, di affidare all’Aeronautica Militare il ruolo di lead service per lo Spazio militare.

La giornata ha anche evidenziato un messaggio chiaro: la velocità industriale è oggi una componente fondamentale della sovranità nazionale. Le esigenze legate a difesa, sicurezza e resilienza stanno agendo da potenti acceleratori per l’evoluzione dei paesi e per il progresso tecnologico.

L’Europa e l’Italia possiedono eccellenze assolute, ma per competere nella New Space Economy globale è necessario superare la frammentazione, attrarre capitali e realizzare partenariati pubblico-privati, adottare un procurement che permetta di trasformare rapidamente l’innovazione tecnologica in un’effettiva capacità operativa a disposizione delle Istituzioni, oltre al supporto di aziende non solo nella fase di scale-up industriale, ma anche in quelle di sviluppo maturo del business. Particolare attenzione si è rivolta ai modelli di progettazione e produzione avanzati, ai servizi che integrano AI, digitalizzazione e valorizzazione profonda e qualitativa del dato, per offrire soluzioni all’avanguardia a stakeholders istituzionali e commerciali.

La conferenza CeSMA ha permesso di raccogliere visioni e priorità nazionali, ribadire la centralità del comparto aerospaziale tra gli asset di sviluppo e ha lasciato ampio margine per un dialogo costruttivo tra le figure chiave di questo percorso. La cornice dell’evento è stato lo SpacePark, l’hub industriale di Argotec alle porte di Torino, simbolo dell’eccellenza industriale del capoluogo piemontese, oggi, uno dei centri nevralgici del comparto e polo di innovazione per tecnologie dual use legati anche all’osservazione della Terra, allo Space Weather e alle telecomunicazioni.

“Lo spazio – ha commentato Matteo Perego di Cremnago, sottosegretario al ministero della – non rappresenta più soltanto una frontiera scientifica, ma un dominio strategico sempre più centrale negli equilibri globali, oltre che per gli aspetti afferenti alla Difesa e la sicurezza del nostro tempo. Oggi le infrastrutture e le capacità spaziali incidono concretamente sulla vita quotidiana dei cittadini, sulla protezione delle infrastrutture critiche, sulla resilienza degli Stati e sulla competitività dei sistemi industriali. Per questo è fondamentale promuovere una nuova cultura dello Spazio e rafforzare una diffusa consapevolezza del suo valore strategico. Iniziative come quella odierna rappresentano un contributo prezioso verso questo obiettivo. L’Italia, grazie a una filiera spaziale completa, a eccellenze scientifiche riconosciute a livello internazionale e a competenze istituzionali di altissimo profilo, possiede tutte le capacità, le peculiarità e la visione strategica, per continuare a essere protagonista nella nuova geopolitica dello spazio e affrontare così, con autorevolezza e fiducia, le sfide del futuro”.

“Oggi – ha aggiunto – lo spazio non è più un semplice dominio di esplorazione, ma un’infrastruttura critica da cui dipendono la sicurezza e l’economia delle nazioni. Le tecnologie dual use sono sempre più determinanti e concorrono a consolidare un modello industriale ‘end-to-end’ che ci permette di scalare la produzione, mantenendo l’affidabilità e la flessibilità che ci caratterizzano da sempre. La vera sfida per l’Europa, oggi, è di sistema: dobbiamo abbattere i tempi decisionali, colmare la dipendenza infrastrutturale e tecnologica e ridurre il gap di investimenti. L’autonomia strategica non si dichiara, si costruisce con asset adeguati all’attuale contesto geopolitico. La conferenza CeSMA guarda proprio in questa direzione: unire le visioni degli attori e metterle a sistema per settore più solido e aperto alle nuove sfide di questo tempo”.

Eurispes: quasi un italiano su 3 usa lo "smart working"

Roma, 28 mag. (askanews) – Stando all’indagine Eurispes, lo smart working è ormai una realtà per il 31,3% degli italiani, che ne apprezza l’impatto positivo su qualità della vita e gestione familiare. L’87% vorrebbe proseguire in modalità ibrida e quasi il 60% dei lavoratori reagirebbe negativamente a un eventuale ritorno totale in ufficio.

“Lo smart working – si legge nel report – per gli italiani appare come una forma di equilibrismo, generalmente felice, tra spazi di vita ed autonomia, ottimizzazione delle risorse (di tempo ed economiche), senza una totale rinuncia alla socialità, alla distinzione degli spazi e ad alcune abitudini che per molti fanno ormai parte della vita lavorativa. Resta da scoprire come e quanto l’irruzione irrefrenabile dell’Intelligenza artificiale nella vita quotidiana e nel mercato occupazionale influirà anche nell’àmbito dell’organizzazione logistica del lavoro”.

Secondo l’indagine 2026 dell’Eurispes, il 31,3% degli lavoratori intervistati fa smart working: il 5,7% sempre, l’8,7% per la maggior parte del tempo, il 16,9 % per la minoranza del tempo. Tra gli smart workers prevale la modalità ibrida, con alternanza di lavoro in presenza e lavoro da casa. Lo smart working si accompagna con maggior frequenza ai rapporti lavorativi flessibili e a quelli autonomi, rispetto a quelli subordinati e stabili (partita Iva 37,9% e 33,7% contratti atipici). L’87,1% degli smart workers vorrebbe continuare a lavorare da casa soprattutto per gli aspetti positivi: gestione degli impegni familiari e domestici (82,7%), qualità della vita (80,8%), e l’organizzazione del lavoro (78,1%). Non potendo più lavorare in smart working, il 46% dei lavoratori si dispiacerebbe, ma si adatterebbe, il 28,8% non avrebbe particolari problemi, il 13,9%, invece, lascerebbe il lavoro/cercherebbe un altro lavoro in smart working, mentre per l’11,3% sarebbe un cambiamento positivo. Dunque le reazioni negative, più o meno drastiche, rappresentano il 59,9%, le reazioni positive o neutre il 40,1%.

Piano casa, Schlein denuncia: Fi riesuma condono 2003, scelta gravissima

Roma, 28 mag. (askanews) – “Forza Italia, attraverso gli emendamenti al Piano Casa, tenta di riesumare il condono edilizio del 2003 voluto dal governo Berlusconi, spalancando la porta alla sanatoria anche per immobili abusivi costruiti in aree vincolate e fuori da ogni regola urbanistica. Una scelta gravissima, che rischia di cancellare il confine tra legalità e abusivismo, premiando chi ha violato le norme e schiacciando cittadini e imprese che le regole le rispettano.Non essendo riusciti a realizzare la riforma della giustizia che Berlusconi sognava — bocciata da 15 milioni di elettori — ora provano a riesumare il suo vecchio condono edilizio come premio di consolazione. Mentre il Paese è sempre più fragile davanti a frane, alluvioni e consumo di suolo, invece di investire su rigenerazione urbana, sicurezza e tutela ambientale si torna ancora una volta alla logica del condono e dell’impunità. Gli emendamenti al Piano Casa vanno ritirati perchè rappresentano un colpo durissimo alla legalità urbanistica e un messaggio devastante: chi costruisce senza regole può sempre sperare nell’ennesima sanatoria”. Lo dichiara la segretaria del Pd Elly Schlein.

Migranti, Meloni: opposizione sostiene quella di massa per fini elettorali

Roma, 28 mag. (askanews) – C’è una partita elettorale sul voto dei degli islamici in Italia? “Le ultime notizie sulle amministrative mi pare che raccontino anche un tentativo di fidelizzare un voto da parte dell’attuale opposizione, poi per carità ognuno fa le proprie scelte”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a Mattino5.

“Io penso da tanto tempo – ha aggiunto – che una parte di questo enorme interesse per l’immigrazione illegale di massa che alcuni partiti hanno avuto, avesse di fondo anche un interesse di carattere elettorale, cioè sostenere quelle masse per poi fidelizzarne il consenso. Non siamo tra i partiti che hanno fatto questa scelta”.

Autonomia, radicalità e speranza comunitaria: perché ho firmato l’Appello per il Centro

Le ragioni di una adesione

Ho aderito all’appello lanciato da Lucio D’Ubaldo. Mi pare però onesto spiegarne le ragioni, spero non troppo eterodosse rispetto a quelle del proponente e dei tanti firmatari. Del resto, in questo tempo difficile, siamo tutti alla ricerca di una possibile via. Ma, come diceva Moro, questo è il tempo che ci è dato di vivere.

Ho aderito sulla base della mia identità di “popolare” di laica ispirazione cristiana e di spirito degasperiano (si parva licet componere magnis).

Sono convinto che – in questa fase di crisi della Democrazia – ogni cultura politica debba compiere lo sforzo di recuperare la cifra della propria “autonomia e indipendenza”, che intendo come questione “ontologica”, cioè costitutiva di una soggettività senza la quale non si esiste né da soli, né contrapposti, né alleati ad altri.

Questa idea di “autonomia e indipendenza” non è per me presunzione di autosufficienza, ma condizione per poter incarnare una identità, mettendola così a frutto, con generosità, nelle mutevoli vicende della storia, al servizio della Democrazia e del Bene Comune.

La sottovalutazione – quando non la negazione – della necessità di questo sforzo, così come – per converso – la sua traduzione in iniziative nostalgiche ed autoreferenziali, anche con arbitrarie rivendicazioni di esclusiva eredità storica, concorrono a togliere significato e ruolo alla Buona Politica; la avvicinano ad una sterile contesa per il potere; ne riducono il carisma presso il popolo.

La nostra Costituzione, del resto, dice che “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Per noi, questo “diritto” corrisponde credo ad un “dovere”.

Partiti, culture politiche e crisi della rappresentanza

Cosa sono i Partiti – per le Madri e i Padri Costituenti – se non espressione di cittadini organizzati attorno ad una idea di società?

E cosa sono le culture politiche (antiche o nuove che siano) se non il carburante senza il quale nessun motore democratico funziona e senza del quale la “rappresentanza” viene erosa ed il consenso partecipe e responsabile diventa sempre più effimero, episodico, limitato ad una minoranza di elettori e costruito sulla sabbia?

Per restare a noi, sono convinto che una rigenerata cultura politica “Popolare”(io parlerei di “Popolari”, più che di “Centro”, per evitare ogni interpretazione banalmente topografica o “di risulta”) é essenziale per accompagnare le nostre Comunità alle prese con le molte e insidiose antinomie del nostro tempo.

Mi riferisco all’antinomia tra i diritti individuali e i diritti/doveri sociali e comunitari; tra le potenti e progressive conquiste della scienza e della tecnologia e lo spiazzamento dei loro presìdi umanistici; tra il predominio del binomio “pubblico – privato” e la debolezza della “società liberamente organizzata”, spesso disconosciuta nel suo ruolo che è invece fondante di una Democrazia a tutto tondo; tra un mercato sempre più dominato dalla ricchezza di pochi e la crescita delle disuguaglianze e dall’impoverimento di larga parte delle persone e delle famiglie.

Contro il moderatismo senz’anima

No. Non c’e proprio nessun vizio di “moderatismo” che possa stare a fondamento di un progetto “Popolare”.

Anzi: esso può esistere ed avere senso solo in quanto interpreti una domanda di “radicalitá trasformativa” difronte alla deriva del nostro tempo, che produce inique dinamiche sociali e generazionali; incongruenze di un capitalismo ormai fuori controllo etico e lontano dagli stessi principi liberali; declino della Democrazia e della sua cifra “comunitaria”; degrado del nostro rapporto con il “creato”; demolizione del diritto internazionale e sua sostituzione con le vecchie logiche predatorie ; politiche migratorie giocate solo sul terreno della emergenza, senza nessuna umanità, con neppure troppo vaghi cenni di razzismo e nessuna lucida visione di prospettiva; stanco e retorico balbettio di fronte alla urgentissima necessità di una accelerazione del processo di integrazione politica europea, come hanno detto anche Enrico Letta e Mario Draghi con i loro Rapporti.

Una nuova proposta “popolare” può esistere solo se é radicale nei contenuti trasformativi e, assieme, fondata sul piano programmatico.

Nino Andreatta parlava di “utopie tecnicamente fondate”.

La crisi della destra e (anche) della sinistra

La Destra, a livello globale e nazionale, non ha idee al riguardo. Si dice “conservatrice” ma non sa cosa conservare, e come farlo, del mondo che fu e che comunque non tornerà. Per questo vive sulla costante evocazione dei nemici esterni ed interni.

La Sinistra si dice “progressista”, ma non sa più “verso cosa progredire” e appare anch’essa prigioniera degli schemi e delle ricette di una fase storica che ormai è passata. Vive di evocazione di modelli che in realtà sono falliti con la globalizzazione senza regole e senza anima e perde così la capacità di rappresentare una larga fascia sociale che da quel ciclo ha visto diminuite le proprie speranze di vita migliore.

Ambedue non colgono il senso della crisi democratica che viviamo. Essa non è solo crisi di efficienza del sistema e delle sue prestazioni. Non è solo crisi di “spiazzamento” di fronte alle nuove modalità delle comunicazioni sociali.

É piuttosto crisi di “senso”.

La secolarizzazione e il vuoto di senso

Che rinvia ad una questione fondamentale: la secolarizzazione è entrata in una nuova inedita fase. Dopo aver liberato la sfera civile dal vincolo religioso e fatto emergere il valore positivo e creativo della laicità della politica e della libertà responsabile, in questa stagione di carente elaborazione culturale di fronte alle nuove sfide poste all’umano ha lasciato spazio a due rischi uguali e contrari.

Da un lato quello di un nuovo fondamentalismo che utilizza il fatto religioso come mero strumento di potere, di blindatura del consenso attorno a politiche di “difesa” di ciascuno contro l’altro e di giustificazione dei conflitti.

Dall’altro, quello della radicale dissociazione tra la vita civile e la dimensione integrale dell’umano, trascendenza compresa, comunque essa sia concepita in base alle diverse sensibilità, religiose o non religiose.

É questa una delle radici della deriva individualistica delle relazioni sociali e, nel contempo, una delle ragioni della crisi di ruolo di una Politica intesa come speranza comunitaria.

Per questo è urgente che i Popolari di laica ispirazione cristiana tornino a dare il loro peculiare contributo ad una Politica che punti ad essere speranza di “liberazione” dal giogo della povertà, delle solitudini, delle sopraffazioni, della mortificazione delle peculiari risorse di ognuno. In sintesi, una Politica che persegua l’intreccio virtuoso, dinamico ma inscindibile tra Libertà e Giustizia, fondato sul binomio altrettanto inscindibile tra “Persona” e “Comunità”. Laddove “Persona ”non è “Individuo” e “Comunità” non è sommatoria di individualismi.

Questa è la vera Democrazia, come scriveva Aldo Moro ancora nei suoi Scritti Giovanili: una Democrazia alla quale – scriveva – “non solo può ma deve essere data una qualificazione”.

Autonomia politica e vocazione coalizionale

La “buona politica”, vista come azione volta al bene comune e non solo al potere di parte, ha per sua natura una “vocazione coalizionale”. Vive di autonomia ed assieme di attitudine ad associare sforzi plurali attorno ad una visione e ad un programma a servizio della Comunità.

Per questa ragione, non considero un assioma la automatica coincidenza tra “autonomia ontologica” e “corsa in solitaria” dei Popolari in un sistema elettorale di tipo comunque maggioritario (vedremo se in base alla Legge vigente o di una nuova norma, che al solito si sta cercando di arrabattare per ragioni di bottega).

L’andare “da soli” è opzione da non escludere affatto, ove le condizioni per una matura e dignitosa collaborazione con altri non sussistano.

Del resto, se non si fonda sulla presenza, sulla dignità autonoma e sulla vitalità delle diverse culture politiche, ogni scelta coalizionale diventa uno stratagemma puramente strumentale.

Io rimango “costitutivamente” ed irriducibilmente alternativo ad ogni Destra: radicale o moderata che essa sia. Diversamente tradirei non solo la mia storia personale, ma soprattutto l’insegnamento di quelli che considero i miei Maestri.

Concordo sul fatto che il cosiddetto “Campo Largo” é oggi impotabile.

E non perché comprende, almeno sulla carta, formazioni politiche molto lontane dalla nostra sensibilità. Non si dà il caso di coalizioni tra identici, ma tra diversi.

Il punto dirimente è che non si intravvede, lì dentro, un “baricentro” capace di garantire una proposta di futuro al Paese all’altezza delle sfide drammatiche che esso ha di fronte sul piano interno, europeo ed internazionale. E questa mancanza di baricentro – che deriva in larga parte dalle contraddizioni congenite nel progetto che ha portato alla nascita del PD e dalla sua incongruenza rispetto alla realtà italiana – non può essere compensata dalla sola chiamata a raccolta dei tifosi “contro la Meloni”.

Un partito vero per tornare ad esistere

É anche vero che nel PD e dintorni si sta sviluppando un qualche dibattito: ancora poco chiaro, ma pure, credo, degno di una certa attenzione. Occorre vedere se e come evolverà.

Se verso una soluzione di mera conta interna, con il corollario di satelliti centristi “in franchising”, oppure se verso la costruzione di nuovi scenari capaci di far emergere un possibile nuovo baricentro ed una proposta credibile di “governo”.

In ogni caso, prioritariamente ad ogni valutazione di schieramento elettorale, occorre che i Popolari di laica ispirazione cristiana e di stile degasperiano decidano di tornare ad esistere veramente. E non solo in vista del 2027.

Per farlo, senza provare almeno un poco la sensazione del ridicolo – a fronte di un storia importante e determinante per la nostra Democrazia come è quella del Popolarismo – occorre decidere con grande coraggio e grande umiltà di dare vita ad un “Partito vero”. Un “Partito” (ovviamente con nuove forme organizzative, a base federativa anche territoriale; inediti rapporti con espressioni vitali della società; nuovi linguaggi e nuove leadership) e non un florilegio di associazioni, movimenti, micro iniziative varie. Tutte positive e meritorie, ma non tali da poter costituire un “fatto politico nuovo”.

Ci deve supportare una seria preoccupazione. In Italia e in Europa, il quadro è molto incerto e le incognite per il prossimo futuro sono molte e insidiose.

Il vento freddo della Destra nazionalista, antieuropeista e sovranista é tutt’altro che finito col voto in Ungheria oppure con le difficoltà pur evidenti del Governo Meloni.

Questo vento ha origini lontane nel tempo e radici profonde nelle pieghe delle dinamiche sociali. E la Destra pare ancora in grado di connettersi con le paure e le preoccupazioni di molta parte delle persone, portandole su rotte regressive e sempre più divisive. Molte di queste persone certo non sono “di destra”, ma votano a destra oppure non votano perché non vedono una seria credibile alternativa.

Ciò deriva dalla crisi di credibilità del “progressismo” tradizionale, così come dal sonno del “Popolarismo” di laica ispirazione cristiana, che da tempo – salvo rare e lodevoli eccezioni – ha abiurato al proprio dovere di pensiero, presenza e proposta.

É fisiologico che i partiti (come la DC) finiscano il proprio ciclo storico. Non lo è affatto che le loro culture politiche, anziché evolvere e rigenerarsi su basi nuove secondo i segni dei tempi, si disperdano e si annullino.

Per questa ragione, con le sincere riflessioni sopra riportate – ovviamente a titolo personale, non avendo ormai nessuna responsabilità di rappresentanza, se non quella del mio tentativo di ragionare politicamente – ho firmato l’Appello lanciato dall’amico Lucio D’Ubaldo.

Gargani, uomo del dialogo e servitore delle istituzioni

Un ideale, uno stile

Ci sono figure della vita pubblica che attraversano le stagioni della politica lasciando dietro di sé non soltanto il segno degli incarichi ricoperti, ma soprattutto il ricordo di uno stile, di un modo di intendere le istituzioni e il rapporto con gli altri.
È questo il tratto che più resta nel pensiero di chi ha avuto modo di conoscere e frequentare Peppino Gargani. Una vita dedicata alla politica italiana senza mai smarrire la passione per i suoi ideali: l’eredità democristiana, l’idea stessa di una comunità costruita attraverso il confronto. Lo ha dimostrato, ancora una volta, in questi ultimi mesi in cui dialogava con me e con gli amici di Tempi Nuovi, spronandoci con entusiasmo, ma anche con rigore, a non abbandonare mai le ragioni e le speranze di un “centro”, inteso innanzitutto come luogo di mediazione, moderazione, equilibrio che appiani il “conflitto delle interpretazioni” e degli interessi.  

Oltre la logica della fazione

Pur avendo scelto con chiarezza un campo politico, non è mai stato un uomo “di parte” nel significato più chiuso e divisivo dell’espressione. La sua appartenenza non si è mai tradotta in faziosità, né in una concezione antagonistica della vita pubblica.
Al contrario, ha sempre interpretato il proprio ruolo con il senso profondo delle istituzioni, convinto che la politica dovesse anzitutto creare ponti, favorire il dialogo anche nei momenti più complessi e difficili della storia nazionale.  

La cultura della mediazione

Ed è forse proprio nei passaggi più delicati della vita del Paese che mi piace ricordare come questa qualità sia emersa con maggiore evidenza (forse, perché ne ho testimonianza diretta, dal dialogo politico di Peppino con mio padre Fabrizio nei difficili anni Novanta del secolo passato). In quegli anni segnati da forti tensioni giudiziarie e da vicende che hanno profondamente turbato l’opinione pubblica e gli assetti istituzionali, seppe mantenere una misura, una lucidità che gli consentiva di far quasi da mediatore tra le ragioni degli uni e degli altri, di lavorare affinché i poteri dello Stato si rispettassero, senza mai rinunciare al rigore delle proprie convinzioni.
Non cercava scorciatoie né semplificazioni: metteva a disposizione la sua esperienza e la sua autorevolezza, spesso contribuendo a ricomporre fratture che apparivano insanabili.  

Il giurista e l’uomo delle istituzioni

In questo, la formazione di avvocato e giurista (non dimentichiamo che è stato Sottosegretario alla Giustizia in numerosi governi, e presidente della Commissione Giuridica del Parlamento europeo) ha determinato anche un metodo di vita pubblica. Aveva il rispetto delle regole, la cultura delle garanzie, il senso della complessità.
Sapeva che dietro ogni conflitto esistono ragioni che meritano ascolto e che la credibilità delle istituzioni si misura anche nella capacità di custodire sobrietà quando il clima pubblico rischia di essere travolto dalla contrapposizione.  

L’eredità morale e politica

Il mio ricordo personale di Peppino si intreccia così, inevitabilmente, con quello istituzionale, ma anche con quello dell’Associazione Ex Parlamentari, in cui credeva con forza. Da Presidente ne ha animato le battaglie, le iniziative culturali e sociali, affinché fosse il luogo in cui la dignità della rappresentanza non perdesse il suo valore democratico.
E poi, Peppino ha insegnato che una presenza autorevole, non è per ciò stesso distante: se il servizio pubblico non è esercizio del potere, ma responsabilità verso la collettività, allora è vicino, non distante. Ed è proprio questa l’eredità più preziosa che ci lascia.  

Fabrizia Abbate, professoressa di Filosofia morale, è portavoce di Tempi Nuovi.

Governo, Meloni: non temo il logoramento, la stabilità è valore

Milano, 28 mag. (askanews) – Giorgia Meloni dice di non temere un anno di “logoramento” al governo, e rivendica i risultati in termini di “credibilità” ottenuti grazie alla durata del governo. Ospite di MattinoCinque, alla domanda del conduttore la presidente del Consiglio ha replicato ironizzando: “L’opposizione ci scommette da prima che ci insediasissimo, ci dava per spacciati dopo 6 mesi e siamo diventati uno dei governi più longevi d’Italia. Sui pronostici la sinistra non è fortissima, se guardiamo anche il voto di Venezia”. Dunque “non sono preoccupata, non ho paura”.

Ma la durata del governo “non è una questione di record, ma abbiamo visto come la stabilità e la continuità producano dei risultati in termini di credibilità, di alleanze, di investimenti che puoi attrarre, sul fatto che non devi buttare soldi per un consenso imediato. Spero che in ogni caso possa essere normalità conquistata capace di rimanere. Farò del mio meglio perchè questa nazione sia stabile anche dopo le prossime elezioni, al di là di quello che succederà”.

Il mio amico Gargani, oltre le battaglie della politica

Un’amicizia oltre la politica

Ci sono persone che la politica le attraversa, ma che restano nella memoria soprattutto per un tratto umano difficile da spiegare fino in fondo. Peppino Gargani per me è stato questo: un amico prima ancora che un protagonista della lunga stagione politica italiana.

Il ricordo che oggi prevale su tutto non è quello dei ruoli istituzionali, né delle cariche ricoperte in una vita parlamentare intensa e lunga. È un ricordo personale, che appartiene alla mia storia familiare e ai momenti più dolorosi: la perdita di mio padre Vincenzo e, anni dopo, di mia madre. Sono assenze che non si colmano mai.

È proprio in questi passaggi che ho compreso chi fosse davvero Peppino.

Quando la vita si è fatta più dura, la sua presenza non è mai mancata. Discreta, rispettosa, mai invadente, ma profondamente vera. Sapeva esserci senza parole inutili, con una vicinanza che non aveva bisogno di essere spiegata.

Le battaglie e il rispetto reciproco

Eppure la nostra storia non è stata fatta solo di vicinanza. Ci sono stati anche momenti di confronto politico forte, soprattutto negli anni della mia giovinezza. Una delle vicende più significative fu quella del trasferimento dello stabilimento Fiat da Eboli a Grottaminarda, deciso con quello che allora fu percepito come un vero e proprio colpo di mano.

In quella stagione il confronto attraversò i democristiani salernitani e irpini, con posizioni diverse e talvolta contrapposte sulle strategie di sviluppo del territorio. Mio padre Vincenzo si era schierato su Eboli, mentre Peppino sosteneva le ragioni dell’insediamento a Grottaminarda.

Ma anche dentro quella durezza politica, Peppino fu il primo a cercare il filo del recupero del rapporto personale: perché la sua umanità era più forte della rivendicazione territoriale e del tornaconto politico.

Il giurista e il custode delle istituzioni

Se penso alla sua biografia politica, vedo un uomo dentro le istituzioni per decenni: deputato di lungo corso, sottosegretario alla Giustizia, dirigente della Democrazia Cristiana, protagonista delle trasformazioni della politica italiana tra Prima e Seconda Repubblica, fino all’esperienza europea.

Ma soprattutto vedo un giurista e un legislatore di straordinaria competenza, capace di incidere in modo profondo nella produzione normativa, in particolare in materia di giustizia, dove il suo lavoro era fatto di studio, equilibrio e presenza costante nei passaggi decisivi.

Non era un politico di superficie. Era uno che conosceva le istituzioni dall’interno e le abitava con serietà.

Ma negli ultimi anni c’era un’altra immagine, forse ancora più forte.

Peppino fu presidente del comitato per il “No” al referendum costituzionale del 2016. In quella battaglia mi volle accanto, condividendo un percorso comune fatto di convinzione civile, rispetto istituzionale e confronto aperto. Non era solo una posizione politica: era un modo di intendere la Costituzione, il bilanciamento dei poteri e la dignità delle istituzioni.

La memoria repubblicana e il senso umano del confronto

In quest’ultimo periodo, ancora solido e vivo nonostante la dolorosa scomparsa della moglie, Peppino continuava a essere protagonista con una energia che sorprendeva. L’impegno civile lo teneva dentro la vita pubblica, dentro il dibattito e dentro le istituzioni anche quando non aveva più ruoli formali.

In questa fase si è impegnato con grande determinazione nella battaglia per impedire il varo di una legge elettorale interamente imperniata su liste bloccate e su un premio di maggioranza abnorme. Era per lui una questione decisiva di qualità della democrazia e di dignità della rappresentanza parlamentare.

Con l’Associazione degli ex parlamentari ha continuato a coltivare una funzione che sentiva profondamente: non quella della nostalgia, ma quella della responsabilità della memoria repubblicana. In questo quadro promuoveva convegni e momenti di riflessione dentro le università e nelle sedi più autorevoli del pensiero giuridico.

Ricordo in particolare un incontro al Suor Orsola Benincasa di Napoli, intenso e partecipato, in cui il confronto non fu solo tecnico, ma profondamente civile.

In quelle occasioni Peppino non cercava mai lo scontro fine a sé stesso. Cercava un punto di equilibrio possibile, ma anche — quando necessario — una solida linea di resistenza a ciò che riteneva sbagliato per la qualità della democrazia.

Anche allora, come sempre, lo si vedeva nel suo tratto più autentico: la capacità di unire lucidità politica e responsabilità istituzionale, senza mai perdere il senso umano del confronto.

L’uomo, prima di tutto

Ma tutto questo, oggi, resta sullo sfondo. Perché ciò che emerge con più forza è altro. È la sua capacità di restare umano dentro la politica e umano fuori dalla politica. È la sua discrezione nei momenti del dolore, la sua capacità di avvicinarsi senza invadere, di condividere senza pesare.

In un tempo in cui la politica tende spesso a diventare distanza o contrapposizione assoluta, Peppino rappresentava un’altra idea: quella per cui si può essere anche su fronti diversi, senza smettere di riconoscersi come persone. E questo, per me, è il suo insegnamento più grande.

Non solo il politico, non solo il giurista, non solo il protagonista di una lunga stagione istituzionale.

Ma l’uomo. E soprattutto l’amico.

Magnifica Humanitas e le “cose nuove” del XXI secolo

Le nuove frontiere della questione umana

Se alla fine dell’Ottocento la Rerum Novarum di Papa Leone XIII seppe intercettare i sommovimenti della rivoluzione industriale e la nascita della questione operaia, oggi la prima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, si consacra come il manifesto per il XXI secolo.

Il Pontefice centra con precisione chirurgica le “cose nuove” del nostro tempo: non più soltanto il rapporto tra capitale e lavoro, ma la ridefinizione stessa dei confini dell’umano nell’era dell’intelligenza artificiale.

Transumanesimo e postumanesimo: il nuovo terreno ideologico

Nel cuore del documento, Papa Leone XIV solleva il velo sulle narrazioni di fondo che muovono i grandi investimenti e le visioni geopolitiche globali. Il rischio non è lo strumento tecnologico, ma l’ideologia che lo abita, una corrente che il Papa divide in due filoni precisi.

Il Transumanesimo (n. 116) rappresenta l’aspirazione a un “uomo potenziato”. Attraverso la biomedicina, l’ingegneria del corpo e gli algoritmi, si punta a incrementare le prestazioni biologiche e cognitive, trattando l’essere umano come un software da aggiornare costantemente.

Il Postumanesimo (n. 116), nelle sue versioni più radicali, si spinge oltre il potenziamento. Supera l’antropocentrismo per teorizzare un “uomo ibridato” con la macchina e l’ambiente, ipotizzando un vero e proprio salto evolutivo in cui l’umanità supera se stessa, dissolvendosi nella tecnologia.

Il Pontefice lancia un monito severo contro la colonizzazione dell’immaginario collettivo operata dai media e dai social network, che semplificano e rendono seducenti queste visioni:

“Il punto critico, alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, non è l’uso della tecnica in quanto tale, ma la visione che vi soggiace: se l’essere umano è trattato come materiale da perfezionare o da oltrepassare, allora diventa più facile accettare che alcuni vengano considerati meno utili, meno desiderabili, meno degni.” (n. 117)

La linea di confine tra algoritmo e libertà

Il cuore pulsante dell’enciclica risiede nel capitolo dedicato al confronto con l’umanesimo cristiano. Qui Leone XIV traccia una linea di demarcazione netta tra il calcolo e la vita; tra l’errore come un bug da correggere e l’errore come feritoia di cambiamento profondo; tra il calcolo del futuro basato sulle probabilità passate e la libertà della scelta umana.

Il Papa ricorda che la persona non è un insieme di dati. Ridurre l’uomo a un comportamento calcolabile significa negare la sua libertà fondamentale e la sua capacità di riscatto, che sfuggono a qualsiasi statistica digitale.

L’enciclica, in questo senso, non assume il tono nostalgico di chi rifiuta il progresso. Al contrario, prova a stabilire un criterio di discernimento: la tecnica è legittima solo quando resta ordinata alla dignità della persona.

L’Europa e l’idea di un nuovo Umanesimo Civile 5.0

Questa sfida non può lasciarci spettatori passivi. È qui che l’enciclica dialoga direttamente con la storia e l’identità dell’Europa. La democrazia liberale europea è nata e si è sviluppata grazie a quell’umanesimo che ha posto la persona al centro dell’azione politica, della legge e delle istituzioni.

Oggi, di fronte alla transizione digitale e tecnologica, siamo chiamati a interpretare un nuovo paradigma, che potremmo definire “Umanesimo Civile 5.0”.

Non si tratta di rifiutare la modernità, ma di governarla. L’Umanesimo Civile 5.0 è lo sforzo culturale, politico, economico e sociale di rimettere la tecnologia al servizio della comunità, difendendo la centralità dell’uomo nella società iper-connessa e garantendo che il progresso produca inclusione e non solitudine.

Nel solco di De Gasperi una nuova classe dirigente

Per tradurre i principi della Magnifica Humanitas in azione politica ed economica, serve una svolta culturale. Non bastano i tecnici: servono pensatori e statisti.

Servirebbe una grande operazione di formazione culturale e politica dedicata a Alcide De Gasperi. Abbiamo urgente bisogno di una nuova classe dirigente capace di unire competenza tecnica e profondità spirituale, visione globale e prossimità verso gli ultimi.

Nel solco dello statista trentino, occorre riscoprire la politica come alta forma di carità civile, capace di abitare le complessità del nostro tempo senza smarrire l’ancora della dignità umana.

La sfida della Magnifica Humanitas è ormai lanciata. Sta a noi raccoglierla e trasformarla in storia.

Gargani, l’uomo che ha sempre difeso la dignità della politica

La politica come pensiero e tradizione

Il magistero politico, culturale ed istituzionale di Giuseppe Gargani – sì, parlando di Gargani possiamo tranquillamente definirlo come un magistero – va oltre la sua lunga presenza nel Parlamento italiano, dal 1972 al 1994, o nel Parlamento europeo, dal 1999 al 2014. E, paradossalmente, va anche oltre gli incarichi politici ed istituzionali che ha ricoperto nel corso della sua lunga, intensa e feconda attività politica. E questo per una ragione persino troppo semplice da spiegare. Perché per Gargani parla la sua storia che si articola, fondamentalmente, lungo quattro direttrici di fondo.

Innanzitutto Gargani ha concepito la politica, già sin dai tempi della sua presenza nel movimento giovanile della Dc, come un pensiero. Un pensiero in continua evoluzione, che deve fare i conti con il cambiamento della società e, soprattutto, con quella politica che, secondo la miglior tradizione democratico cristiana, è una “continua transizione”. Un pensiero che affonda le sue radici nell’umanesimo cristiano popolare, nella tradizione del cattolicesimo politico italiano e che è stato declinato per molti anni nella corrente di Base, la cosiddetta “sinistra politica” della Democrazia Cristiana. È sufficiente ricordare alcuni suoi storici amici per comprendere sino in fondo la ricchezza e la profondità di quel pensiero: da Ciriaco De Mita a Gerardo Bianco, da Nicola Mancino a Fiorentino Sullo.

Il garantismo come difesa della democrazia

In secondo luogo, quando si parla di Gargani si pensa immediatamente al politico competente. E parliamo di una competenza specifica che, però – e qui c’è la specificità e l’originalità di Gargani – sapeva legarsi e fondersi con la competenza e l’autorevolezza politica.

Certo, la giustizia era la sua passione non solo perché Gargani è stato un qualificato avvocato, ma anche perché il capitolo della giustizia lo ha sempre ritenuto un tassello decisivo per evitare l’alterazione degli equilibri istituzionali nel nostro Paese. Da qui il suo garantismo che non era un feticcio ma quasi un dogma da rispettare e da conservare gelosamente. Perché senza garantismo, osava dire spesso, si aprono le porte della gogna mediatica, giudiziaria e politica.

Garantismo che ha difeso strenuamente, per fare un solo e grande esempio, quando si batté contro l’abolizione dell’immunità parlamentare. E, come capita molte volte, fu una battaglia solitaria e fortemente antipopolare perché antipopolista, ma che dopo molti anni, puntualmente, si rivelò fondamentale e decisiva per difendere e salvaguardare la dignità e il ruolo delle stesse istituzioni democratiche.

Anche questo conferma che Gargani era un leader politico, perché sapeva precedere gli eventi e, soprattutto, sapeva valutare i rischi concreti che alcune parole d’ordine avrebbero prodotto nel sempre fragile tessuto democratico e costituzionale di un Paese.

Un democristiano autentico

E poi, terza considerazione, la sua cultura politica. Lo potremmo sintetizzare con poche parole. Gargani è stato un vero ed autentico democristiano. Nella cultura politica innanzitutto, nella postura personale, nel suo profilo istituzionale e, in ultimo, nel suo stile.

La cultura del dialogo, del confronto, della mediazione alta e dell’approfondimento sono stati i punti cardinali che lo hanno accompagnato. Sempre. Una cultura politica che ha orientato le sue scelte, nella Dc come fuori dalla Dc quando lo storico “partito italiano” è tramontato.

E non è un caso, di conseguenza, che Gargani abbia sempre privilegiato le ragioni dell’unità del partito perché individuava nell’unità della Dc la ragione essenziale del protagonismo politico e culturale dei cattolici italiani.

Fu tra i pochi che previde la fine della Dc sin dal 1992, perché non riconduceva quell’accanimento ad un fatto transitorio o episodico ma intravedeva la volontà di cancellare e liquidare definitivamente quella esperienza politica e culturale dalla cittadella politica italiana. Una intuizione che, altrettanto puntualmente, si rivelò in tutta la sua violenza e virulenza.

La sacralità delle istituzioni democratiche

E poi c’è l’ultimo aspetto, ma il primo per importanza, che ha veramente segnato il magistero del leader irpino sino all’ultimo giorno della sua vita. Lo potremmo sintetizzare con cinque parole: la sacralità delle istituzioni democratiche.

A cominciare anche e soprattutto dalla centralità del Parlamento. Non si stancava di ripeterlo in questi ultimi anni di Presidenza dell’Associazione degli ex Parlamentari. E questo era l’elemento centrale che lo spingeva a denunciare il pericolo devastante e deflagrante del populismo e del radicalismo demagogico che rappresentavano, a suo giudizio, il tarlo che corrodeva l’humus democratico alla base della qualità della nostra democrazia e della solidità delle nostre istituzioni.

Insomma, di Peppino Gargani possiamo dire che è stato un avvocato, un giurista prestato alla politica, un leader politico, un legislatore attento e scrupoloso e, in ultimo ma non per ordine di importanza, un cattolico che ha dedicato la sua vita alla comunità. Che per lui era sì il suo partito ma, soprattutto, era il suo Paese.

Fratoianni: un milione di firme contro accordo Ue-Israele una risposta

Milano, 27 mag. (askanews) – “Il posizionamento del nostro Paese impedisce che l’Europa prenda una decisione giusta. “Giustizia per la Palestina” è il titolo di questa iniziativa, di questa campagna. Si tratta di affermare la giustizia, l’idea che di fronte ai crimini infiniti, ai crimini di guerra, genocidio, l’annessione della Cisjordania, la violazione sistematica dei diritti internazionali, come abbiamo visto ancora una volta con la flottiglia, la comunità internazionale faccia qualcosa di concreto, che vada oltre gli azelli o vada oltre l’indignazione selettiva. Se è possibile fa ancora più arrabbiare l’indignazione selettiva, le misure selettive. Adesso sanzioneremo Ben Gvir, perché si è comportato molto male. Ben Gvir non è un’eccezione, non è un errore del sistema. E’ lo specchio, l’espressione del governo di Benjamin Netanyahu, di una linea politica precisa, che ha nella distruzione del diritto internazionale, della libertà dei palestinesi, un obiettivo politico dichiarato. Allora questo milione in più di firme raccolte in pochissimo tempo in Europa e che vogliamo continuare a far crescere è una risposta, quella che peraltro in questi mesi e in questi anni abbiamo visto straordinaria nelle piazze in tutta Europa di questo Paese contro l’ipocrisia, l’ignavia, l’immobilismo del governo”. Cosi il leader Avs Nicola Fratoianni, a margine di

‘Justice for Palestine’, l’iniziativa europea che ha già raccolto

pi di un milione di firme in Europa.

Piazza di Siena, il Polo dà la chance tifare Italia a Villa Borghese

Roma, 27 mag. (askanews) – Una palla, le porte, il pubblico pronto ad affollare gli spalti e incitare i protagonisti vestiti di azzurro impegnati contro alcune delle migliori nazionali a livello mondiale. Solo che in campo non ci sono “giocatori”, nel senso più comune del termine e cioè i calciatori, ma abili cavalieri su agilissimi cavalli. È questo il suggestivo scenario in cui – sottolinea una nota – si disputerà la prima edizione del FIP Arena Polo European Championship-U.S. Polo Assn. Trophy, un momento storico che integra la competizione all’interno del programma di Piazza di Siena, con l’ambizione di diventare da subito un appuntamento di riferimento nel calendario europeo.

Ma è anche un’occasione unica, per il pubblico del Galoppatoio di Villa Borghese, di tifare Italia in un momento povero di impegni per le nostre rappresentative di squadra nei vari sport. Queste, infatti, sarebbero state settimane di attesa e trepidazione in vista dei Mondiali di calcio, l’appuntamento sportivo per cui tutto il mondo si ferma, ma il destino ha riservato altri piani all’Italia del pallone. Ed ecco, allora, che il grande Polo di Piazza di Siena viene in soccorso a chi ha voglia di tifare azzurro fuori dalle corde dello sport più nazionalpopolare d’Italia, e al contempo facendo appassionare fan, neofiti e curiosi a questa splendida disciplina, resa ancora più avvincente dal format Arena Polo, la variante con campo ridotto e squadre da tre giocatori riproposta anche quest’anno.

Un mix di eleganza, fascino e azione frenetica pronto a prendere il via questa sera alle 21.30 con la sfida inaugurale tra Francia e Inghilterra, preceduta alle 20.30 dall’esibizione Junior Polo con il triangolare. L’overture perfetta per scaldare ancora di più l’ambiente in vista del debutto dell’Italia – schierata con capitan Stefano Giansanti, Giordano Magini e Roman Rampello – in programma giovedì sera contro la Svizzera. Per tutta la durata del torneo – conclude la nota – l’accesso alle tribune sarà completamente gratuito per il pubblico, che potrà godersi lo spettacolo del Polo Garden tra raffinati aperitivi al tramonto e cene a bordocampo.

L.elettorale, presentazione testo bis non rallenta corsa, è lite sui tempi

Roma, 27 mag. (askanews) – Procede spedita la maggioranza sulla riforma elettorale. La presentazione di un testo bis in commissione Affari Costituzionali alla Camera non rallenta l’iter immaginato per arrivare all’ok dell’aula di Montecitorio entro la pausa estiva. Tra le proteste delle opposizioni che parlano di “forzatura grave”, di “maggioranza che vuole andare avanti da sola” e chiedono al presidente della Camera Lorenzo Fontana di rinviare l’approdo in aula, la decisione è che il 3 giugno sarà dedicato allo svolgimento di nuove audizioni e il 4 il Bignami bis sarà adottato come testo base. Da lì partirà la fase emendativa per approdare in assemblea il 26 giugno come stabilito dalla conferenza dei capigruppo di oggi.

Si tratta di un testo, spiega il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, “che accoglie alcune esigenze degli auditi e dell’opposizione anche se l’opposizione non ha dato la disponibilità a collaborare e non si è voluta sedere al tavolo” quindi “non venite a dire che è una mancanza di rispetto del Parlamento e del ruolo delle opposizioni. Nella nuova proposta di legge sarà matematicamente impossibile raggiungere il 60% per la maggioranza a camere riunite”. In ogni caso, il Bignami-Bis “non è inemendabile: se c’è un emendamento condivisibile non abbiamo motivi per non approvarlo. Se c’è un emendamento che stravolge l’impianto ad esempio cancellando il premio di maggioranza non possiamo accettarlo”.

“È del tutto ridicola la ricostruzione secondo cui il nuovo testo terrebbe conto delle richieste delle opposizioni”, replica Simona Bonafè del Pd. “Non è pensabile che la maggioranza costruisca una legge elettorale cucita sulle proprie esigenze elettorali, per paura di perdere le elezioni”. Filiberto Zaratti (Avs) avanza un sospetto: “Ci impediscono ogni discussione, evidentemente stanno preparando le elezioni. Non ha alcun senso questa assurda accelerazione che umilia il Parlamento, se non perché vogliono scrivere al più presto le norme per andare a votare”. Anche se lo stesso Donzelli in commissione parla di “scadenza naturale della legislatura” e di voto in autunno del 2027 spiegando che l’obiettivo della riforma è “dare la fiducia a un governo in tempi rapidi per poter affrontare una situazione che potrebbe essere delicatissima” evitando l’impasse che si produsse all’indomani delle Politiche del 2018 quando “ci vollero più di tre mesi per formare il primo governo Conte”.

Ampiamente annunciata gran parte delle novità del Bignami bis: soglia per ottenere il premio innalzata dal 40 al 42 per cento, soppressione dei ballottaggi, introduzione di un sistema di coordinamento tra Camera e Senato che punta ad assicurare che il premio venga assegnato solo se non ci sono risultati difformi tra i due rami del Parlamento altrimenti si applica il proporzionale puro, abbassamento da 230 a 220 e da 114 a 113 del tetto massimo di seggi ottenibile da chi si aggiudica il premio. Un paio le novità destinate a far discutere. Un intervento sulla modalità di voto all’estero (misure per garantire il processo di stampa, qr code ecc.) “per scongiurare – spiega uno dei relatori Angelo Rossi (Fdi) – frodi elettorali”. E una norma che implica l’inammissibilità delle liste che “non abbiano dichiarato il nome e cognome della persona da indicare come proposta per l’incarico di Presidente del Consiglio dei ministri”.

Resta il doppio listino bloccato di partito per la competizione proporzionale e di coalizione per il premio di maggioranza. Su un’eventuale modifica per garantire un reale potere di scelta ai cittadini non è stato trovato un accordo tra le forze di maggioranza. Sia Fdi che Noi Moderati confermano l’intenzione di presentare in aula un emendamento sull’introduzione delle preferenze. Se l’intenzione si concretizzerà – andando incontro a una probabile bocciatura col voto segreto – è presto per dirlo. Sul punto oggi si esprime il presidente del Senato, Ignazio La Russa ricordando di essere stato “l’unico parlamentare a proporre un emendamento per inserire le preferenze nella legge attuale”, il Rosatellum. “Me lo bocciarono: me lo bocciò il relatore del Pd, me lo bocciò M5s e devo dire che lo bocciarono anche gli altri partiti di centrodestra. Quindi se chiede a me non posso che riproporre quello che ho fatto a suo tempo”.

A Roma presentato il nuovo My-LabNet MRD Mieloma Multiplo

Roma, 27 mag. (askanews) – Presentata a Roma, durante la terza Riunione Nazionale GIMEMA, la nuova rete My-LabNet MRD Mieloma Multiplo, che mette in collegamento i centri ematologici italiani con laboratori altamente specializzati nella diagnosi e nel monitoraggio della malattia minima residua nel mieloma multiplo. Il progetto rappresenta l’estensione della rete LabNet anche al mieloma multiplo (malattia che ogni anno colpisce circa 5.600 persone in Italia) e punta a portare benefici anche per il Servizio Sanitario Nazionale in termini di sostenibilità e ottimizzazione delle cure. Ha così parlato Marco Vignetti, Presidente della Fondazione GIMEMA: “Abbiamo costruito uno strumento che potrebbe essere utilizzato anche per la ricerca. E’ caratterizzato dalla messa in rete di tutti i laboratori che fanno test di diagnostica molecolare, per consentire a tutti i pazienti con patologie ematologiche, di avere una diagnosi molecolare rapida e precisa perché tutti i laboratori sono certificati, e contemporaneamente di poter monitorare l’andamento della loro malattia durante le cure. Oggi, molte patologie si curano con farmaci intelligenti e la risposta molecolare è fondamentale”.

L’obiettivo è garantire esami diagnostici sofisticati su tutto il territorio nazionale, riducendo i tempi di refertazione ed evitando ai pazienti spostamenti non necessari. Inoltre, gli ematologi italiani potranno accedere più facilmente a esami altamente specialistici, anche nei centri che non dispongono direttamente delle tecnologie necessarie. “Il progetto di GMEMA, My-LabNet MRD Mieloma Multiplo, ha l’obiettivo di diffondere, su tutto il territorio nazionale, la pratica di misurazione e di valutazione della malattia minima misurabile. Quindi di mettere a disposizione della maggior parte dei pazienti, che in questo momento sono preclusi all’accesso a questa tecnologia di livello molto elevato, la possibilità di avere una valutazione della propria profondità della risposta, sulla base della quale il clinico potrà poi prendere le decisioni migliori” ha concluso Michele Cavo, Professore Ordinario di Ematologia presso l’Università di Bologna. L’incontro rappresenta un importante momento di confronto tra medici e ricercatori sulle più innovative strategie di diagnosi precoce, monitoraggio e trattamento delle malattie ematologiche tumorali e non tumorali, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’assistenza e le possibilità di cura per i pazienti in tutto il Paese.

Fmi: incertezza pesa su economia Italia, bene risanamento ma debito elevato

Roma, 27 mag. (askanews) – L’attività economica in Italia “fronteggia sfide crescenti sul breve termine, a fronte di una maggiore incertezza globale e di rincari dei prezzi dell’energia. Le prospettive di medio termine restano sottotono, frenate dalla bassa crescita della produttività e dall’invecchiamento della popolazione”. Lo afferma il rapporto stilato dagli ispettori del Fondo monetario internazionale, a conclusione della missione annuale in Italia (in base all’articolo IV dello statuto dell’istituzione).

Secondo l’anslisi “il continuo risanamento dei conti pubblici” realizzato nella Penisola “ha rafforzato la fiducia dei mercati. Tuttavia il debito pubblico resta elevato – avverte il Fmi -. Un aggiustamento più anticipato, che faccia leva su un ampliamento della base imponibile, un miglioramento della disciplina fiscale e miglioramenti sull’efficienza della spesa aiuterebbero a ripristinare margini di bilancio a migliorare la resilienza”.

L’istituzione di Washington reputa il sistema finanziario italiano “resiliente”, essendo sostenuto da “utili record e da solide posizioni di patrimoniali e a ampi margini sulle liquidità”. In questo quadri “migliorare ulteriormente l’agilità della vigilanza e un approccio macro prudenziale più proattivo aiuterebbe a salvaguardare la stabilità”.

Quanto alle politiche strutturali da mettere in campo, secondo il Fmi avendo a che fare con una serie di shock globali “è essenziale continuare ad attuare riforme che rafforzino la crescita della produttività e supportino la riduzione del debito pubblico. Progressi decisivi sulle riforme, assieme a un rafforzamento del mercato unico aiuterebbero a sostenere la crescita delle imprese, a rafforzare l’approvvigionamento di manodopera, a migliorare l’innovazione e la sicurezza energetica”.

Commentando l’analisi, il ministro dell’Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti ha rilevato che “sappiamo che il debito è alto, non mi sembra una novità. Quando finiremo di pagare le rate del passato, come voi sapete, naturalmente riscenderà, questo è il motivo per cui siamo così attenti nella gestione della finanza pubblica”, ha detto arrivando a un convegno della Lega.

Secondo le analisi del ministro del Lavoro, Marina Calderone, le analisi del Fmi “confermano il valore del nostro impegno nel guidare, all’interno di un contesto globale sfidante, un mercato del lavoro capace di registrare livelli di occupazione storici e una progressiva riduzione del tasso di disoccupazione”.

“Ringrazio il team del Fondo per il confronto costruttivo dei giorni scorsi – ha detto – le indicazioni sulla necessità di aumentare la partecipazione di donne e giovani al mondo del lavoro, migliorare i risultati della formazione e colmare i divari di competenze intercettano pienamente la linea strategica che questo Governo sta perseguendo fin dall’inizio del mandato. La vera sfida per la sostenibilità del nostro sistema è anche, e soprattutto, qualitativa: stiamo investendo con determinazione sulle politiche attive, sulla formazione continua e sul potenziamento delle competenze digitali e green. Sono queste le leve indispensabili per accompagnare le transizioni in atto e ridurre i divari ancora presenti. Continueremo in questa direzione, attraverso un dialogo costante con le parti sociali e i partner internazionali”.

Mieloma multiplo: ecco la nuova indicazione di daratumumab

Roma, 22 mag. (askanews) – Una nuova combinazione con bortezomib, lenalidomide, desametosone e daratumumab è stata approvata dall’AIFA per il trattamento del mieloma multiplo di nuova diagnosi, indipendentemente dall’eleggibilità al trapianto di cellule staminali.

L’intervista a Elena Zamagni, Professore Associato di Ematologia: “Questa nuova quadrupletta Daratumumab, Bortezomib, Lenalidomide, Desametasone ha sostituito altre quadruplette prima del trapianto autologo ed è entrata invece come novità nel trattamento del paziente anziano non elegibile e ha consentito varie migliorie: una riduzione della tossicità, che è una cosa sempre importante, ma soprattutto un significativo incremento delle risposte, non solo generiche, ma proprio risposte più profonde, cioè la capacità di eliminare anche residui minimi di malattia a livello del sangue, a livello del midollo, non eliminabili con le metodiche più raffinate, più sofisticate, più sensibili”.

Il mieloma multiplo è un tumore del sangue che nasce nel midollo osseo e porta ad una proliferazione incontrollata delle plasmacellule. Nonostante le nuove diagnosi restino costanti, a diminuire è la mortalità. Calo reso possibile dai progressi negli ultimi anni della ricerca scientifica.

Il commento di Alessandra Baldini, Innovative Medicine, Direttrice Medica Johnson & Johnson Italia: “In Johnson & Johnson, il nostro impegno a favore della ricerca sul mieloma multiplo dura da oltre 20 anni e la nostra determinazione a migliorare i risultati clinici per i pazienti non è mai stata così forte come oggi. Questa approvazione consente di offrire ai pazienti, indipendentemente dall’età o dalle condizioni fisiche, l’accesso a un regime di combinazione in prima linea, nelle fasi del percorso terapeutico a maggiore rilevanza clinica. Questo traguardo nasce da un impegno pluriennale in ricerca e innovazione, volto a cambiare la traiettoria del mieloma multiplo: non più soltanto prolungare la sopravvivenza, ma puntare, dove possibile, a una cura funzionale. I progressi clinici più recenti sostengono questa direzione per una parte dei pazienti, in coerenza con la nuova indicazione approvata”.

Combattere ancor meglio il mieloma multiplo grazie alla nuova quadrupletta a base di daratumumab, che aumenta le possibilità non solo di convivenza con la patologia senza sintomi, ma anche di totale guarigione. Insieme alla riduzione dei tempi di somministrazione, la nuova combinazione è una vera e propria svolta in campo medico, che invita i pazienti a guardare al futuro con rinnovato ottimismo.

Alla Pinacoteca di Brera per scoprire Giovanni Agostino da Lodi

Milano, 27 mag. (askanews) – La cultura stratificata di Giovanni Agostino da Lodi e il suo percorso artistico in mostra nella Pinacoteca di Brera in dialogo coi suoi contemporanei. A Milano la prima esposizione mai dedicata al pittore, a cura di Maria Cristina Passoni e Cristina Quattrini, nasce con l’obiettivo di restituire al pubblico la sua complessità e la sua ricchezza, riprendendo e aggiornando gli studi che, soprattutto dalla fine del Novecento, hanno contribuito a definire la sua figura. Pittore raffinato e bizzarro, Giovanni Agostino da Lodi fra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento visse e lavorò fra Milano e Venezia. Riemerge negli studi all’inizio del Novecento, dapprima con il nome convenzionale di Pseudo Boccaccino coniato da Wilhelm von Bode, che nel 1890 gli restituì varie opere precedentemente riferite al cremonese Boccaccio Boccaccino. Nonostante la firma sulla tavoletta della Pinacoteca di Brera raffigurante i Santi Pietro e Giovanni Evangelista, resa nota nel 1912 da Francesco Malaguzzi Valeri, la sua si rivelò una vicenda critica a lungo controversa, fino al riconoscimento della sua statura sancito da ricerche della fine del secolo scorso.

Maria Cristina Passoni, curatrice del progetto insieme a Cristina Quattrini, ha descritto ad askanews la mostra e il quadro Madonna con il Bambino e due devoti dal Museo e Real Bosco di Capodimonte.

“Inanguriamo oggi questa mostra dedicata a Giovanni Agostino da Lodi, un pittore abbastanza sconosciuto. Chi era costui? Era un pittore il cui nome emerge nel 1912, quindi solo da un secolo. Noi cerchiamo con questa mostra di suggerire e di ricostruire il suo itinerario anche attraverso confronti con i grandi artisti con cui si è intrecciato, sia a Milano, dove probabilmente avvenne la sua formazione nella Milano di Bramantino e di Leonardo, sia a Venezia dove lui approda a fine del Quattrocento e ha modo di conoscere la pittura di Vivarini, Giovanni Bellini, Giorgione, Durer. Si è cercato di fare interagire le opere con quello che le circonda visto che siamo nei saloni della pittura veneta del Rinascimento e alla fine della mostra lombarda del Rinascimento. Ed è stato proposto un allestimento a raggiera, in cui le opere vengono messe in dialogo ma in cui è anche possibile uscire, crearsi anche dei confronti personali, divagare e farsi distrarre anche dalla collezione permanente che ci circonda.

Siamo davanti a una donna con il bambino e due devoti, di impronta belliniana, ma da qui traspare proprio quella che è anche la sua cultura stratificata. Il volto della vergine ricorda Giovanni Antonio Boltraffio negli anni novanta. La stessa composizione piramidale alla fine è quella della Vergine delle Rocce di Leonardo in cui anche questo gesto affettuoso con cui la Madonna mette le mani sulle spalle dei committenti crea una complicità intima e affettuosa. Non è naturalmente immune da Giorgione e qui lo scorgiamo soprattutto nel modo in cui la scena è ambientata nella natura, il modo in cui viene reso questo paesaggio un po’ digradante sul fondo. Noi proponiamo anche come confronto questa Madonna con il bambino di Durer della Fondazione Magnani Rocca, questo modo di rendere il bambino per tratti minuti appuntiti, questo modo di rendere i lustri sui capelli della Madonna e questa anche tattilità, questa resa molto materica sia nel velo che cinge il bambino sia nei riflessi della coppa ricorda proprio questo interesse lenticolare mimetico dell’arte nordica”.

Il percorso espositivo, immerso nelle prime sale della Pinacoteca di Brera, ricostruisce la sua carriera attraverso 46 opere, tra autografe e di autori coevi, in parte conservate a Brera ma soprattutto frutto di numerosi e importanti prestiti da musei italiani ed esteri, tra cui il Museo del Louvre a Parigi, le Gallerie dell’Accademia a Venezia, l’Allentown Art Museum in Pennsylvania, il Kunsthistorisches Museum a Vienna, la Galleria Borghese a Roma, il Museo del Prado e il Museo Thyssen-Bornemisza a Madrid, la National Gallery a Londra. Fino al 13 settembre 2026 i dipinti di Giovanni Agostino da Lodi dialogano con capolavori di Bramantino, Alvise Vivarini, Giovanni Bellini, Giorgione, D rer, Lorenzo Lotto, Girolamo Romanino.

Il comitato scientifico del progetto è composto da Alessandro Ballarin, Francesco Frangi, Mauro Natale, Maria Cristina Passoni, Cristina Quattrini, Edoardo Rossetti.

Caravaggio al Senato, Giuli: mettiamo l’arte a disposizione dei cittadini

Roma, 27 mag. (askanews) – “Noi abbiamo una visione della cultura comunitaria, è una visione dell’arte a disposizione dei cittadini. Esporre oggi qui un quadro di tale importanza significa aggiungere un altro tassello non soltanto al rapporto istituzionale e personale che lega il Ministero della Cultura con la presidenza del Senato, ma perché questa è questo il luogo in cui si rappresenta la sovranità del popolo e quindi da qui si deve per far capire che è la sovranità del popolo che ci guida, è la maestà delle istituzioni, la centralità del Parlamento ci guida”. Lo ha detto il ministro delle Cultura, Alessandro Giuli, nel corso della cerimonia di inaugurazione, a palazzo della Minerva della mostra ritratto di Maffeo Barberini (poi Papa Urbano VIII) opera di Caravaggio recentemente acquisita dallo Stato italiano.

“Ritengo – ha sottolineato Giuli – che sia molto importante far capire che il Ministero della Cultura si pone al servizio della cittadinanza, guardando alle generazioni future e ai giovani. Immaginate una famiglia che disporrà per le generazioni a venire di un patrimonio di tale importanza. I soldi dei contribuenti sono sacri e noi spendiamo i soldi che sono accantonati per le acquisizioni cercando di fare il meglio. Questo è il meglio di cui potranno godere le generazioni future, sapendo che il loro lignaggio, il lignaggio degli italiani e dell’Italia nel mondo cresciuto sulla base di una precisa idea che è la missione politica – ha concluso il ministro – che ogni giorno cerchiamo di interpretare nel migliore dei modi”.

Ferrari, Ficili: Maserati già nel mondo elettrico con Folgore

Modena, 27 mag. (askanews) – “Io sono fortemente impegnato con Alfa Romeo e Maserati, quindi ne ho già molto con i miei due brand. Noi siamo già nel mondo dell’elettrico, perché offriamo in Maserati una gamma che abbiamo chiamato Folgore, composta da Gran Turismo, Gran Cabrio e Grecale”. Lo ha detto Santo Ficili, Chief Operating Officer di Maserati e Ceo di Alfa Romeo, rispondendo a una domanda dei giornalisti sulla reazione negativa della Borsa al debutto della Ferrari Luce, il primo modello 100% elettrico del Cavallino presentato a Roma alla Vela di Calatrava, che martedì a Piazza Affari ha chiuso in calo dell’8,37% scivolando sotto quota 290 euro, bruciando circa 5 miliardi di capitalizzazione.

Ficili è intervenuto nella sede storica di viale Ciro Menotti, a Modena, in occasione dell’evento per i 100 anni del Tridente, celebrato con la cerimonia di annullo filatelico del francobollo commemorativo di Poste Italiane.

“Sicuramente l’ambiente ci sta chiedendo di fare qualcosa, lo sta chiedendo anche all’automotive – ha aggiunto il COO – e Maserati risponde con la gamma Folgore, che ovviamente ci sarà anche nel futuro”.

Calcio, Ufficiale, Sarri rescinde con la Lazio

Roma, 27 mag. (askanews) – Maurizio Sarri non è più l’allenatore della Lazio. Il club lo ha ufficializzato con una nota. “La S.S. Lazio comunica di aver depositato presso la Lega di Serie A la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con l’allenatore Maurizio Sarri e il suo staff- spiega il club- La Società prende atto della conclusione del rapporto professionale e formula al tecnico e ai suoi collaboratori i migliori auspici per il prosieguo dell’attività professionale”.

Iran, Trump: "Non ha scelta", vuole un accordo

New York, 27 mag. (askanews) – Stando al presidente americano, Donald Trump, gli Stati Uniti stanno andando bene con l’Iran, che “vuole fare un accordo”. “Fino ad ora non ne siamo soddisfatti ma lo saremo altrimenti dovremo finire il lavoro”, ha detto aprendo la 12esima riunione di gabinetto del suo secondo mandato, durante la quale ha ripetuto che “tutto in Iran e’ scomparso, Marina e Aeronautica incluse” e che quindi Teheran “sta negoziando su quel che e’ rimasto”.

Per Trump, l’Iran “non ha scelta” se non quella di fare un accordo a fronte di un’economia “in caduta libera” e di una valuta “senza valore. Stando al leader Usa, l’Iran non puo’ avere un’arma nucleare e quanto sta facendo “e’ anche per conto del resto del mondo”. Aprendo la riunione alla Casa Bianca, Trump si e’ vantato del rally degli indici a Wall Street, arrivati a livelli record, del calo “a zero” degli ingressi illegali di migranti, della riduzione del tasso di omicidi, della flessione del 61% dell’arrivo di Fentanyl via terra e del 97% via mare, del calo dei prezzi dei farmaci e dell’aumento dell’occupazione.

L.elettorale, opposizioni:"forzature gravi, maggioranza vuole andare avanti sola"

Roma, 27 mag. (askanews) – “La maggioranza si arrampica sugli specchi per giustificare una scelta gravissima: approvare da sola una nuova legge elettorale, piegando le regole democratiche a un interesse di parte. Vogliono scrivere da soli le regole del gioco, convinti solo così di poter vincere le prossime elezioni. È inaccettabile l’accelerazione impressa oggi su un testo che è stato contestato da un ampio fronte di costituzionalisti. Ed è ridicolo sostenere che il nuovo testo della maggioranza tenga conto anche delle osservazioni delle opposizioni. Non è così. Le opposizioni non sono mai state coinvolte in alcun confronto reale”. Lo affermano i capigruppo di opposizione in commissione Affari Costituzionali della Camera, Simona Bonafè, Filiberto Zaratti, Alfonso Colucci, Maria Elena Boschi, Riccardo Magi.

“Quando il testo sarà presentato pretenderemo -sottolineano le opposizioni- che il Parlamento possa esaminarlo senza strozzature procedurali. A partire dal fatto che sulle nuove parti dovranno esprimersi nuovamente gli esperti, all’interno di un nuovo ciclo di audizioni”.

Milano, La Russa: un sindaco civico di centrodestra? Se è un Caravaggio…

Roma, 27 mag. (askanews) – “Hanno fatto un nome? Io sto aspettando, sono sei mesi che aspetto questo nome fatidico, sono felice se arriva un grande civico che ci mette tutti d’accordo. Però dire un civico è come dire un quadro. Poi bisogna trovare il Caravaggio. Il quadro può essere una crosta e può essere un Caravaggio. Quindi il mio giudizio nascerà dopo che mi dicono chi è il Caravaggio. Io sono per chi ci dà maggiore chance di competenza e di vittoria”. Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha risposto a una domanda sul possibile candidato civico di centrodestra per la carica di sindaco Milano, parlando a margine della cerimonia di inaugurazione, a palazzo della Minerva, dell’esposizione del ritratto di Maffeo Barberini (poi Papa Urbano VIII) opera di Caravaggio.

Governo, Orsini: il dialogo premia, Confindustria non fa politica

Roma, 27 mag. (askanews) – Il ruolo degli imprenditori è “dire quello che va e quello che non va”. Così il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, a margine dell’assemblea generale degli industriali di Brescia, ricordando che dopo le critiche su Transizione 5.0 l’associazione “è stata ascoltata. Quindi, molto bene. Solo il dialogo premia. Noi facciamo politica industriale, non facciamo politica”.

Orsini ha poi espresso apprezzamento su iperammortamento, in particolare su software e cloud: “Ieri il presidente del consiglio ha promesso che avrebbe lavorato su questa intenzione. Quindi, positivo”. Stesso giudizio sul nucleare. “Abbiamo chiesto di modificare alcune leve sul fisco – ha aggiunto – perché ci sono ancora troppe misure che oggi servono a poco”.

Sanchez in Vaticano, sintonia con il Papa: è "bussola morale"

Roma, 27 mag. (askanews) – La difesa comune della pace di fronte alla guerra, la lotta alla povertà, l’umanesimo nell’intelligenza artificiale, le migrazioni. L’agenda “di puro buon senso” del governo spagnolo ha trovato in Leone XIV “una bussola morale” che la legittima. Il primo ministro Pedro Sanchez può ritenersi soddisfatto dei suoi due giorni a Roma. L’incontro di 45 minuti con il Papa in Vaticano ha sancito una comunanza di vedute: “ci sono questioni su cui vi è un autentico accordo” con il Pontefice e questo “convalida il buon senso delle posizioni difese dalla Chiesa cattolica e dal governo spagnolo”, ha spiegato il premier in una conferenza stampa al termine della sua visita in Santa Sede.

Posizioni evidentemente non allineate con quelle del governo italiano. Il mancato incontro con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni (Sanchez ha visto invece la segretaria del Pd Elly Schlein), per non meglio specificati “problemi di agenda”, ha di fatto confermato le frizioni su alcuni temi, e tra questi certamente la competizione tra Italia e Spagna per la direzione generale della Fao.

Il capo del governo di Madrid ha elogiato il Papa, affermando che “la sua voce è una bussola morale nella lotta contro l’ingiustizia perché è sempre dalla parte dei più vulnerabili, con un messaggio di solidarietà e di opposizione all’egoismo”. Il premier, che attende il Pontefice in Spagna dal 6 al 12 giugno, ha espresso gratitudine per gli accordi bilaterali mantenuti negli ultimi cinque anni, un sentimento manifestato anche durante il suo colloquio con il Segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin.

Con Leone XIV, Sanchez ha parlato di difesa comune della pace di fronte alle guerre in Ucraina, Medio Oriente e Striscia di Gaza. “La pace è dialogo”, ha detto, sottolineando che il “vero baluardo” contro le guerre è il rispetto del “diritto internazionale, non la corsa agli armamenti”. “La pace si costruisce con il dialogo, non con i missili”, ha commentato Sanchez. Tra i temi affrontati con il Papa anche quello della lotta contro la povertà, la malnutrizione e la difesa della salute globale. “La Spagna da sola non può colmare il vuoto lasciato da altri, ma stiamo raddoppiando il nostro impegno affinché la solidarietà prevalga sull’egoismo”, ha affermato, ricordando che lo scorso anno il Paese ha aumentato gli aiuti allo sviluppo del 13%. “La Spagna agisce responsabilmente, come abbiamo recentemente dimostrato in materia di salute globale durante la crisi dell’hantavirus”, ha ribadito.

Sanchez si è inoltre trovato d’accordo con il Papa sull’enciclica pubblicata lunedì scorso sull’intelligenza artificiale e sulla sua concezione umanistica. Il primo ministro ha affermato che “nessuna tecnologia è neutrale, e l’intelligenza artificiale non lo è, e lo stiamo vedendo”. “Abbiamo bisogno di un’intelligenza artificiale che dia priorità a quella visione umanistica con i principi e i valori che rappresentano l’umanità”, ha precisato.Riguardo alla migrazione, il capo del governo spagnolo ha anche confermato di avere spiegato al Papa il suo punto di vista e le misure attuate in Spagna con il recente processo di regolarizzazione. Sanchez ha dichiarato che “una migrazione ordinata apre opportunità sia per i paesi di origine che per quelli di destinazione e crea prosperità condivisa”, sottolineando che “la dignità umana è fondamentale”.

Chiusa la sua visita a Roma, il ritorno a casa di Sanchez non sarà però altrettanto sereno. Questa mattina l’Unità Operativa Centrale della Guardia Civil ha fatto irruzione nella sede di Madrid del Partito socialista (Psoe) nell’ambito dell’indagine sul presunto finanziamento illecito del partito. Una perquisizione che giunge a pochi giorni dalla pubblicazione del verbale del “caso Plus Ultra”, in cui il giudice José Luis Calama ha citato in giudizio l’ex primo ministro José Luis Rodríguez Zapatero, accusato, tra le altre cose, di traffico di influenze e riciclaggio di denaro.

Sanchez ha ribadito il suo sostegno all’ex premier, dopo la lettura dell’ordinanza del tribunale e del riassunto del caso in cui è accusato. “Non ci sono motivi per cambiare la mia posizione”, ha affermato, garantendo comunque piena collaborazione con la magistratura e assicurando una risposta “decisa” a qualsiasi irregolarità. Non un passo in più, al momento. Ovvero, niente elezioni anticipate. Per Sanchez è fondamentale mantenere la stabilità del governo. “Non posso indire elezioni per interessi di parte”.