Un dialogo tra Novecento e presente
Questa edizione, inserita nella collana della Fondazione De Gasperi e sostenuta dall’Istituto Giuseppe Toniolo, non si limita a ripubblicare il testo di Giordani: lo riattualizza attraverso un dialogo tra passato e presente. Il merito è soprattutto degli interventi introduttivi, che guidano il lettore contemporaneo dentro una riflessione che nasce nel Novecento ma parla chiaramente anche all’oggi.
La presentazione di Giuseppe Fioroni svolge una funzione decisiva: non è un semplice omaggio istituzionale, ma una lettura che sottolinea l’attualità del pensiero di De Gasperi. Fioroni insiste su un punto chiave: la politica, per De Gasperi, non è gestione del potere, ma servizio fondato su valori. In questo senso, la triade “rivoluzione–riforme–libertà” – sottotitolo del volume odierno – viene reinterpretata come un programma ancora aperto.
L’introduzione di Lucio D’Ubaldo e Alberto Lo Presti è più analitica e storicamente orientata. I due curatori aiutano a collocare il testo nel quadro del cattolicesimo democratico, nel rapporto tra pensiero spirituale e azione politica, nella stagione costituente italiana.
Il loro contributo è prezioso perché evita una lettura nostalgica e restituisce la figura di De Gasperi letta nella sua integralità, di uomo e di politico, non rifondatore ma fondatore dell’Italia del dopoguerra.
La politica come vocazione morale
Nel testo emerge chiaramente l’autorevolezza morale di Alcide De Gasperi, artefice di una politica vissuta come vocazione morale, sempre ispirata al senso del dovere. I tre concetti chiave sopra richiamati – rivoluzione, riforme e libertà – non sono slogan, ma categorie etiche profonde.
Essi vanno letti rispettivamente come cambiamento interiore e sociale, responsabilità concreta e fine ultimo dell’impegno politico. Giordani descrive De Gasperi in modo molto diverso dalla retorica ufficiale: uno statista sobrio e realistico, misurato e concreto, profondamente consapevole dei limiti della politica rispetto alla salvaguardia della dignità umana e del valore sacro di ogni persona.
Fu un leader carismatico la cui forza consisteva nell’intuizione, nella lucidità dell’analisi, nel pragmatismo – mai declinato in convenienza – e nell’adesione alla fede come criterio etico fondativo e guida interiore, senza mai trasformarla in imposizione ideologica né compromettere la laicità dello Stato.
Pluralismo, riforme e visione dello Stato
Questa impostazione è la premessa della sua lezione di pluralismo e della sua apertura alle riforme per la modernizzazione del Paese. De Gasperi seppe mantenere un’attenzione non comune verso le urgenze sociali, mostrando una capacità di mediazione che non degenerò mai in compromesso.
Possedeva un senso innato della misura e una lungimiranza nelle scelte fondative. La sua visione lo colloca come uomo delle istituzioni al di sopra degli schieramenti: una qualità di cui appare oggi orfana gran parte della classe politica, spesso imprigionata in logiche di corto respiro.
Nella sua concezione riformatrice, l’idea di libertà è insieme tutela delle istituzioni democratiche e responsabilità personale diretta e pubblica.
Un modello umano prima ancora che politico
Il libro restituisce un’immagine storicamente fondata di De Gasperi, mai mitizzata ma ricomposta nella sua dimensione umana, di alto profilo etico e di indiscussa competenza politica. Emerge la sua capacità di leggere i bisogni della società e di trasformarli in una visione riformatrice coerente.
Tra le righe si coglie anche un elemento decisivo: queste qualità non possono essere separate dall’integrità morale e spirituale della persona. È forse proprio questa unità interiore ciò che oggi si fatica a ritrovare.
La testimonianza di Andreotti
Tra fede e libertà, ideali e pragmatismo, intuizione e responsabilità, la figura di De Gasperi diventa – oltre ogni tentazione celebrativa – un riferimento storico imprescindibile. Lo conferma una testimonianza di Giulio Andreotti, che si integra perfettamente con la narrazione del volume: “Di De Gasperi quello che creava entusiasmo era la sua integrità. Cioè a dire: era ‘tutto uno’, come politico, come cattolico, come uomo di cultura, non era fatto a compartimenti come siamo fatti spesso molti di noi. Esprimeva il grandissimo fascino di saper testimoniare la sua assoluta coerenza con la sua vita anche quando questo gli era costato molto, compreso il carcere.
Noi dobbiamo moltissimo a De Gasperi e al modo con cui ha interpretato quella che era stata una prima bozza di Democrazia Cristiana di Don Romolo Murri e gli altri. Tutte le sue scelte successive furono ispirate a quella sua costitutiva coerenza”.
Un libro che pone domande
Di un libro così analitico e ricco non si può fare un semplice riassunto. Ogni pagina rappresenta un’occasione di approfondimento umano e politico. Si tratta di un’opera ponderosa, che non offre risposte semplici ma pone interrogativi attuali su cosa significhi davvero fare politica.
A intellettuali impegnati come Lucio D’Ubaldo e Alberto Lo Presti, nonché a uomini politici e delle istituzioni come Giuseppe Fioroni e Angelino Alfano (quest’ultimo autore di un intervento conclusivo in qualità di presidente della Fondazione De Gasperi) si deve una rilettura completa e rigorosa della figura dello statista di Pieve Tesino: un tratteggio limpido, privo di retorica, capace di restituirne il carisma e l’attualità.
Un contributo prezioso per comprendere non solo un grande protagonista della storia italiana, ma anche le condizioni necessarie per una politica all’altezza del nostro tempo.
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