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Dopo Ferragosto arrivano i temporali

Roma, 14 ago. (askanews) – La lunga fase di caldo intenso ci terrà compagnia fino a Ferragosto. Da domenica è atteso un primo cambiamento con l’arrivo di una rapida perturbazione temporalesca che darà il via ad una fase decisamente più dinamica.

Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma che la giornata di Ferragosto trascorrerà ancora sotto l’assedio di temperature ben al di sopra della media stagionale. A guidare questo quadro meteorologico è la costante risalita di masse d’aria di matrice subtropicale provenienti dal cuore del Sahara. Non si tratta di un episodio isolato: questa configurazione ci accompagna ormai da settimane senza soluzione di continuità, intrappolando l’Italia e gran parte del Mediterraneo in una bolla d’aria rovente e stagnante.

La persistenza e l’intensità di questi promontori africani sono il segno inequivocabile di un’estate sempre più estrema, chiaro sintomo di un cambiamento climatico che sta progressivamente ridisegnando la geografia delle nostre stagioni. Periodi di caldo spietato, un tempo considerati eccezionali o confinati a brevi parentesi estive, sono diventati ormai la nuova norma climatica del bacino del Mediterraneo. Come evidenziato dallo studio de iLMeteo.it sui cambiamenti climatici (Rapporto sul Clima del XXI secolo), l’aumento termico ha interessato in modo marcato le regioni del Centro Italia, in particolare quelle tirreniche. La causa principale è il surriscaldamento del medio Tirreno: nei mesi estivi la temperatura superficiale dell’acqua si avvicina – e talvolta supera – la soglia dei 30°C. In questo modo, un elemento che storicamente svolgeva un’azione mitigatrice si è trasformato in un potente amplificatore della calura.

L’assetto atmosferico attuale subirà tuttavia una prima rottura a partire da domenica. Un prolungamento depressionario legato a un ciclone in formazione sul Nord Europa riuscirà a scardinare il bordo settentrionale dell’anticiclone, inviando una rapida ma incisiva perturbazione temporalesca verso l’Italia. I primi segnali di cedimento si avvertiranno già durante la giornata di domenica, con il rischio di rovesci e temporali in sviluppo sulle Alpi, in rapida estensione alle vicine pianure del Nord-Ovest e alla Sardegna. Sarà solo l’inizio: da lunedì il fronte instabile sfonderà con maggiore decisione sull’Italia, portando temporali diffusi e trasversali al Nord, per poi estendersi progressivamente anche a parte delle regioni centro-meridionali, imponendo una prima e netta battuta d’arresto alla grande calura.

NEL DETTAGLIO Venerdì 14. Al Nord: sole e caldo, temporali sulle Alpi occidentali specie di confine. Al Centro: sole prevalente. Al Sud: soleggiato, locali acquazzoni sui monti.

Sabato 15. Al Nord: sole e caldo, temporali pomeridiani sulle Alpi centro occidentali. Al Centro: sole e caldo. Al Sud: temporali sui rilievi, intensi in Sardegna.

Domenica 16. Al Nord: sole e caldo, ma temporali su Alpi, Prealpi e locali in pianura. Al Centro: sole e caldo, qualche acquazzone sui monti. Al Sud: sole prevalente.

Tendenza: lunedì arriva una perturbazione con prime piogge e temporali al Nord, in estensione al resto del Paese.

Scuola, il voto come punizione? Diretta gratuita con Daniele Novara

Roma, 14 ago. (askanews) – Che cosa significa davvero valutare? E quando il voto rischia di trasformarsi da strumento di valutazione a forma di giudizio o di punizione? Sono alcune delle domande al centro della diretta online gratuita “Il voto non può essere una punizione”, promossa dal Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti (CPP) il 19 agosto, con Daniele Novara ed Emanuela Cusimano: https://www.metododanielenovara.it/prodotto/diretta-voto-punizione/

Un appuntamento – spiegano gli organizzatori – pensato per aprire, prima della ripresa dell’anno scolastico, una riflessione sul ruolo del voto e della valutazione e sul loro impatto nei processi di apprendimento e nella relazione educativa.

La diretta anticipa il Settimo Convegno Nazionale CPP “Il giudizio non serve” ( https://www.metododanielenovara.it/il-giudizio-non-serve/dedicato ) sul tema della valutazione e al superamento di una cultura educativa fondata sul giudizio.

Il convegno, in programma il 31 agosto, è realizzato anche con il sostegno di Banca Etica che contribuisce in questo modo a dare spazio e valore a un confronto pubblico su come educare e valutare senza trasformare l’errore in una colpa e il voto in un giudizio sulla persona.

Tu cosa fai questa sera" di Noemi il brano più trasmesso in radio

Milano, 14 ago. (askanews) – Tu cosa fai questa sera”, il singolo estivo di Noemi il brano più trasmesso dalle radio italiane (fonte EarOne di oggi).

“Tu cosa fai questa sera” (Columbia Records / Sony Music Italy) è una nuova tappa della cantautrice che, dopo il successo di brani come “Non sono io”, “Oh ma!” con Rocco Hunt e “Bianca” – rimasta ai vertici dell’airplay radiofonico italiano – torna con una canzone che mette al centro una versione ancora più diretta, istintiva e sensuale di sé.

“Tu cosa fai questa sera” è un brano intenso e magnetico, che racconta le dinamiche di un rapporto fatto di attrazione e desiderio di riscatto.  Al centro del racconto emerge la volontà di una donna di riscoprire la propria sensualità, di vivere liberamente la propria femminilità e giocare con la propria passione senza mettersi da parte.

Dal punto di vista delle sonorità il pezzo segna una nuova direzione per Noemi: una veste sonora più ritmica, incisiva e contemporanea, che accompagna un modo nuovo di raccontarsi. Il ritmo serrato e l’energia del brano amplificano il carattere diretto e autentico dell’interpretazione, mostrando un lato inedito dell’artista, più audace e consapevole.

“Tu cosa fai questa sera”, insieme ai brani più amati del repertorio di Noemi, sarà protagonista anche del suo nuovo viaggio live che riprenderà dopo la pausa per l’infortunio dal 16 agosto.

Di seguito il calendario completo, per info www.friendsandpartners.it

Europei nuoto, Cerasuolo record italiano nei 50 rana

Roma, 14 ago. (askanews) – Nuovo record italiano nei 50m rana uomini (e secondo miglior tempo mondiale all-time dietro ad Adam Peaty) di Simone Cerasuolo, che con 26″20 si qualifica in semifinale insieme a Nicolò Martinenghi ai campionati europei di nuoto in corso a Parigi.

Nei 50m stile libero donne Sara Curtis e Silvia Di Pietro si sono qualificate in semifinale, così come Federica Toma nei 100m dorso donne, Andrea Camozzi e Alberto Razzetti nei 200m farfalla uomini e Chiara Della Corte e Anita Gastaldi nei 200m misti donne. L’Italia passa in finale nella staffetta 4x100m stile libero mista (dove ci sarà Thomas Ceccon) , così come Luca De Tullio nei 1500m stile libero uomini.

Out invece Elena Capretta ed Emma Virginia Menicucci nei 50m stile libero donne, Ludovico Blu Art Viberti nei 50m rana uomini, Costanza Cocconcelli nei 100m dorso donne, Federico Burdisso nei 200m farfalla uomini, Anna Pirovano nei 200m misti donne e Matteo Diodato nei 1500m stile libero uomini.

Ponte Morandi, Meloni: l’Italia non dimentica

Roma, 14 ago. (askanews) – “Otto anni fa, il crollo del Ponte Morandi spezzava 43 vite e lasciava una ferita profonda nella città di Genova e nell’intera Nazione. Oggi il nostro pensiero va alle vittime, ai loro familiari e a tutti coloro che da quel giorno portano con sé il dolore di quella tragedia. Ricordare quelle 43 persone significa anche rinnovare l’impegno delle istituzioni affinché sicurezza, responsabilità e cura delle infrastrutture siano sempre una priorità. Genova ha saputo rialzarsi senza dimenticare. L’Italia non dimentica”. Così su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Ponte Morandi, Meloni: ferita profonda, Italia non dimentica

Roma, 14 ago. (askanews) – “Otto anni fa, il crollo del Ponte Morandi spezzava 43 vite e lasciava una ferita profonda nella città di Genova e nell’intera Nazione. Oggi il nostro pensiero va alle vittime, ai loro familiari e a tutti coloro che da quel giorno portano con sé il dolore di quella tragedia. Ricordare quelle 43 persone significa anche rinnovare l’impegno delle istituzioni affinché sicurezza, responsabilità e cura delle infrastrutture siano sempre una priorità. Genova ha saputo rialzarsi senza dimenticare. L’Italia non dimentica”. Così su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Ponte Morandi, Salis: Genova chiederà un maxi risarcimento

Genova, 14 ago. (askanews) – “L’intera città di Genova ha subito un danno profondo, un danno cheánon si può affiancare al dolore delle famiglie ma che ha il diritto di essere riconosciutoáe risarcito. L’onda lunga del crollo del Morandi èáancora ben presente in questa città tra cantieri infiniti e incertezze e per questoácredo che sia doveroso annunciare oggi che il Comune di Genova chiederà un risarcimento moltoámolto importante per i danni patrimoniali e di immagine che ha subito”. Lo ha detto questa mattina la sindaca di Genova Silvia Salis intervenendo alla cerimonia per l’ottavo anniversario del crollo del Ponte Morandi.

“Qualsiasi risorsaáriusciremo ad ottenere – ha aggiunto Salis – verrà interamente dedicata ad un programma di cura, manutenzione, decoro eámessa in sicurezza della città. Lo dobbiamo alle persone che hanno perso la vita e lo dobbiamoáalla nostra città. Mantenere viva la memoria non è soltanto un dovere civile ma anche un impegnoámorale per far sì che il ricordo si trasformi in tutele per chi oggi in questa città vive tuttiái giorni e si trasformi in vicinanza a chi deve continuare a cercare la verità”.

Ponte Morandi, Salis: Comune Genova chiederà un maxi risarcimento

Genova, 14 ago. (askanews) – “L’intera città di Genova ha subito un danno profondo, un danno che non si può affiancare al dolore delle famiglie ma che ha il diritto di essere riconosciuto e risarcito. L’onda lunga del crollo del Morandi è ancora ben presente in questa città tra cantieri infiniti e incertezze e per questo credo che sia doveroso annunciare oggi che il Comune di Genova chiederà un risarcimento molto molto importante per i danni patrimoniali e di immagine che ha subito”. Lo ha detto questa mattina la sindaca di Genova Silvia Salis intervenendo alla cerimonia per l’ottavo anniversario del crollo del Ponte Morandi.

“Qualsiasi risorsa riusciremo ad ottenere – ha aggiunto Salis – verrà interamente dedicata ad un programma di cura, manutenzione, decoro e messa in sicurezza della città. Lo dobbiamo alle persone che hanno perso la vita e lo dobbiamo alla nostra città. Mantenere viva la memoria non è soltanto un dovere civile ma anche un impegno morale per far sì che il ricordo si trasformi in tutele per chi oggi in questa città vive tutti i giorni e si trasformi in vicinanza a chi deve continuare a cercare la verità”.

Un Eurofighter italiano ha abbattuto un drone nei cieli della Lettonia

Roma, 14 ago. (askanews) – Un Eurofighter italiano della Nato ha partecipato stamattina all’abbattimento di un drone nello spazio aereo della Lettonia, nell’ambito delle operazioni dell’Alleanza per la sorveglianza e la difesa dei cieli sul fianco orientale. Lo ha reso noto la portavoce della Nato, Allison Hart, sull’account ufficiale dell’Alleanza.

Secondo quanto comunicato, dopo l’allarme sono decollati sia gli Eurofighter italiani schierati in Lituania sia gli F-16 turchi operativi dall’Estonia. Nel corso dell’intervento, uno degli Eurofighter ha abbattuto il drone sopra lo spazio aereo lettone.

“La Nato sta garantendo la protezione dei nostri cieli. Questa mattina abbiamo visto gli Eurofighter italiani basati in Lituania e gli F-16 turchi decollati dall’Estonia entrare in azione, con un Eurofighter che ha abbattuto un drone nello spazio aereo lettone. Ieri, sia gli F-16 romeni sia gli F-18 spagnoli sono decollati dopo che alcuni droni erano entrati nello spazio aereo romeno vicino al confine con l’Ucraina. Giorno dopo giorno, la Nato è pronta e in grado di reagire a qualsiasi potenziale minaccia, 24 ore su 24 e sette giorni su sette, per salvaguardare il nostro territorio e proteggere la nostra popolazione”, ha scritto la portavoce della Nato.

Gb, Nigel Farage ha vinto le elezioni a Clacton

Roma, 14 ago. (askanews) – Il leader del partito anti-immigrazione Reform UK, Nigel Farage, ha rivendicato nella notte tra giovedì e venerdì la vittoria nelle elezioni suppletive di Clacton, da lui stesso convocate e boicottate dai partiti tradizionali, a spoglio ancora in corso. “Il verdetto è arrivato ed è una vittoria convincente e schiacciante (…) abbiamo ottenuto molti più voti rispetto alle elezioni del 2024”, ha dichiarato in un discorso trasmesso sul suo profilo X durante un evento organizzato nell’Essex, nel sud-est dell’Inghilterra.

Meloni: uscire dalla procedura d’infrazione è alla nostra portata

Roma, 14 ago. (askanews) – “Uscire dalla procedura d’infrazione è un obiettivo alla nostra portata. Inutile dire che avremmo potuto già raggiungerlo, se non avessimo dovuto fare i conti col peso del Superbonus” che è stato “un disastro che il governo Pd-M5S ha abbattuto sui conti e che ha sottratto decine di miliardi di euro a scuola, sanità, servizi e infrastrutture”. Così la premier Giorgia Meloni, in un’intervista a ‘Milano Finanza’.

“Dal prossimo anno non avremo più questo pesantissimo fardello sulle spalle – quasi 40 miliardi all’anno, il doppio di una legge di bilancio – e questo ci permetterà di fare ulteriori passi avanti nella riduzione del debito”, aggiunge.

Perché Mastella ha detto (alla "Stampa") che nel centrosinistra sono pazzi

Roma, 14 ago. (askanews) – Nel campo largo “non hanno un’idea unificante del Paese. Ai tempi di Prodi l’avevamo, oggi non c’è nulla, ognuno va per sé. Da un lato c’è chi parla di centro, e viene trattato come un paria, eppure è da lì che si vince. Dall’altra si pensa ad alchimie senza senso”. Così Clemente Mastella, sindaco di Benevento e già ministro del Lavoro nel primo governo Berlusconi e poi della Giustizia nel secondo di Romano Prodi, in un’intervista a ‘La Stampa’.

“Le primarie – afferma – si fanno se c’è un leader riconosciuto da legittimare, sennò è uno svantaggio, si rischia di perdere la partita. Ad oggi sono votati alla sconfitta. Facessero un sondaggio e decidessero chi fra Schlein e Conte può prendere più voti. Ciò detto, l’elettorato Cinque stelle fa già fatica a scegliere uno di sinistra, figuriamoci se vota uno di centro. Sono diventati tutti guicciardiniani”. Ovvero “ognuno guarda al suo particolare, e sono pessimista: dalla decisione di Berlinguer in poi di scegliere l’ombrello della Nato, la politica estera è sempre stata un fattore unificante fra i partiti. Ora è il principale argomento di divisione. Siamo dentro un incredibile caos politico e ideologico”.

Per Mastella, alla coalizione manca “la cultura politica. Ho frequentato Aldo Moro, Amintore Fanfani, Giulio Andreotti, e non ho mai visto tanta pochezza. Pensano alle primarie piuttosto che a vincere le elezioni,ma ci rendiamo conto? Sono pazzi”.

Pensa che all’opposizione farebbe bene una gamba di centro? “Ma è ovvio. Dall’altra parte c’è Forza Italia, di qua non c’è. Vedo solo piccoli affluenti. Renzi dovrebbe mettere da parte l’ego, al servizio della causa. Invece qui vogliono fare tutti i leader ed è un dialogo fra sordi. Vedo doti di leadership solo fra alcuni miei colleghi sindaci”. Scommetterebbe su uno di loro? “Lo trovassero, altrimenti mi candido io”. Quindi si mette a disposizione della coalizione? “Posso dare una mano, qui in Campania valgo centomila voti. Peccato che a farmi la guerra è anzitutto il Partito democratico. Mi potrei pure rompere le palle e mandarli a quel Paese”.

Bankitalia: a giugno nuovo record del debito pubblico

Roma, 14 ago. (askanews) – A giugno il debito pubblico dell’Italia è ulteriormente aumentato, toccando un nuovo massimo storico a quota 3.207,2 miliardi di euro, da 3.181 miliardi registratio a maggio, valore che a sua volta aveva incrementato il record. Lo riporta la Banca d’Italia nella statitica “Finanza pubblica: fabbisogno e debito”.

Il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato di 26,2 miliardi rispetto al mese precedente. L’incremento, spiega Bankitalia, riflette il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (13,3 miliardi ), la crescita delle disponibilità liquide del Tesoro (9,8 miliardi , a 61,7), nonché l’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (3,1 miliardi).

La variazione del debito è imputabile a quella delle Amministrazioni centrali (26,9 miliardi), in parte compensata dalla diminuzione del debito delle Amministrazioni locali (0,7 miliardi). La vita media residua è rimasta stabile a 7,9 anni.

A giugno, aggiunge Bankitalia, le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 43,2 miliardi, in diminuzione dell’1,3 per cento (0,6 miliardi) rispetto al corrispondente mese del 2025. Nei primi sei mesi del 2026 le entrate tributarie sono state pari a 261 miliardi, in aumento dell’1,4 per cento (3,6 miliardi) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Ferragosto in Triennale Milano con le stanze di Davide Stucchi

Milano, 14 ago (askanews) – Triennale Milano è aperta il 15 di agosto. Fra le offerte espositive, negli spazi dell’Impluvium al primo piano, c’è anche la mostra Davide Stucchi. Temporary Rooms, a cura di Damiano Gullì, che apre una riflessione sui rapporti tra arte e design, tra oggetti, spazi e architetture, interrogando il modo in cui gli interni vengono rappresentati, percepiti e messi in scena. Dall’apertura fino al 4 ottobre infatti, in momenti specifici, gli oggetti presenti nello spazio vengono progressivamente smontati e sostituiti, dando forma a una casa che si costruisce, si modifica e si ridefinisce lungo l’intera durata della mostra. Quattro riconfigurazioni successive – bagno, salotto, camera da letto e cucina. Fino al 14 settembre è visibile la camera da letto.

In occasione del primo allestimento artista e curatore hanno raccontato ad askanews il progetto di ipotesi di modulo abitativo assolutamente precario: transitorietà, precarietà, fragilità di questi interni domestici che vengono di volta in volta messi in questione trasformati, riattivati.

Davide Stucchi: “La mia pratica artistica è sicuramente molto influenzata anche dall’essere uno scenografo per professione e di conseguenza credo che l’idea di palco o comunque di scena che troviamo al centro della stanza sia strettamente connessa anche a quelle che sono le opere che entreranno in scena in una successiva configurazione delle stanze temporanee”.

Damiano Gullì: “Questa idea della trasformazione dell’oggetto genera un cortocircuito percettivo nell’osservatore, nel visitatore, perché forme apparentemente familiari quando ci si avvicina si rivelano altro da sé: é un portare l’attenzione sull’anima degli oggetti che ci fa scoprire quelle che sono le dinamiche che si creano fra opera d’arte, oggetto d’arte, oggetto di design e l’ambiguità e proprio su questa soglia di ambiguità si muove il lavoro di Stucchi”.

Bankitalia: a giugno il debito pubblico sale a nuovo record, 3.207 mld

Roma, 14 ago. (askanews) – A giugno il debito pubblico dell’Italia è ulteriormente aumentato, toccando un nuovo massimo storico a quota 3.207,2 miliardi di euro, da 3.181 miliardi registratio a maggio, valore che a sua volta aveva incrementato il record. Lo riporta la Banca d’Italia nella statitica “Finanza pubblica: fabbisogno e debito”.

Il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato di 26,2 miliardi rispetto al mese precedente. L’incremento, spiega Bankitalia, riflette il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (13,3 miliardi ), la crescita delle disponibilità liquide del Tesoro (9,8 miliardi , a 61,7), nonché l’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (3,1 miliardi).

La variazione del debito è imputabile a quella delle Amministrazioni centrali (26,9 miliardi), in parte compensata dalla diminuzione del debito delle Amministrazioni locali (0,7 miliardi). La vita media residua è rimasta stabile a 7,9 anni.

A giugno, aggiunge Bankitalia, le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 43,2 miliardi, in diminuzione dell’1,3 per cento (0,6 miliardi) rispetto al corrispondente mese del 2025. Nei primi sei mesi del 2026 le entrate tributarie sono state pari a 261 miliardi, in aumento dell’1,4 per cento (3,6 miliardi) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Migranti, Meloni: già oggi stragrande maggioranza paesi Ue con Italia

Roma, 14 ago. (askanews) – “Già oggi la stragrande maggioranza delle Nazioni europee condivide la posizione che l’Italia ha espresso in questi giorni. Cioè, che la priorità dell’Europa sia proteggere le frontiere esterne dall’immigrazione incontrollata, escludere ogni rischio di sicurezza e terrorismo, difendere la libertà di circolazione che è alla base del sistema Schengen. La grave crisi migratoria che si è aperta a Ceuta e la possibile nuova ondata, prevista dalle stesse autorità spagnole per il 15 agosto, ci impongono la massima attenzione e la necessità di continuare ad adottare tutte le misure necessarie”. Così la premier Giorgia Meloni, in un’intervista a ‘Milano Finanza’.

“In questi anni abbiamo dimostrato, sul fronte migratorio come su altri temi, che l’approccio dell’Europa può cambiare. E il governo italiano continuerà a lavorare affinché i risultati raggiunti finora si possano consolidare e si possa fare di più e meglio. Percorrendo, ad esempio, la strada aperta dal Regolamento rimpatri sugli hub nei Paesi terzi, come su altre soluzioni innovative al di fuori dell’Europa”, conclude.

Calcio, Fifa: Federazione Nuova Zelanda ritira sostegno a Infantino

Roma, 14 ago. (askanews) – La Federazione calcistica neozelandese (Nzf) ha annunciato il ritiro del proprio sostegno al presidente della Fifa, Gianni Infantino, e ha chiesto una verifica indipendente sul suo controverso progetto – poi abbandonato – di aprire la Fifa a investitori privati.

Infantino è di nuovo al centro delle critiche questa settimana, dopo che gli organi che gestiscono il calcio europeo (Uefa), nordamericano (Concacaf) e asiatico (Afc) – determinati a ottenere la sua uscita dalla presidenza della Fifa prima che possa candidarsi per un nuovo mandato nel marzo 2027 – hanno pubblicato una lettera aperta rivolta al mondo del calcio, denunciando la sua gestione della Fifa e una “rottura della fiducia”.

“Dopo un’attenta riflessione, la Nzf ritiene che alcune decisioni e azioni all’interno della Fifa abbiano contribuito a una rottura della fiducia e a un aggravamento delle divisioni nel calcio internazionale”, ha dichiarato la federazione, aggiungendo: “È necessaria una verifica indipendente per ristabilire la fiducia”.

“Questo momento rappresenta un’opportunità per tutte le associazioni affiliate alla Fifa di chiedere una governance più solida, una maggiore responsabilità e una maggiore trasparenza, elementi fondamentali per mantenere la fiducia nella gestione del calcio mondiale”, ha inoltre affermato la federazione neozelandese.

Oggi, la Federazione calcistica neozelandese è diventata l’ultima delle federazioni affiliate alla Fifa a ritirare il proprio sostegno a Infantino. Il dirigente sportivo svizzero di origine italiane, che a marzo punta a una rielezione alla guida dell’organo di governo del calcio mondiale, è alle prese con una crisi da quando è stato reso pubblico il suo controverso progetto, poi definitivamente accantonato, di cedere una quota dei diritti commerciali dei Mondiali di calcio a fondi di investimento privati.

Massachusetts, sull’aborto il limite che la politica non può cancellare

Basta dire “decide il medico”?

Il Massachusetts ha compiuto un nuovo passo nella legislazione sull’aborto. La legge firmata il 10 agosto dalla governatrice democratica Maura Healey cancella, per le gravidanze oltre la ventiquattresima settimana, i vincoli che la normativa precedente elencava puntualmente: pericolo per la vita o per la salute, fisica o mentale, della donna; diagnosi fetali di eccezionale gravità. Al loro posto resta una formula assai più ampia — basta il «giudizio professionale del medico». 

Non significa che da domani, in Massachusetts, gli aborti alla vigilia del parto diventeranno amministrazione ordinaria: i casi oltre le 24 settimane restano numericamente marginali, 99 nel 2024. Ma è proprio perché si tratta di situazioni estreme, spesso drammatiche, che la questione non si lascia liquidare con lo slogan secondo cui lo Stato deve semplicemente farsi da parte.

La critica dei vescovi

I vescovi cattolici del Massachusetts hanno bollato l’eliminazione dei vincoli legali sull’aborto tardivo come «una misura radicale» e «gravemente immorale». La loro posizione muove, naturalmente, dalla dottrina sulla dignità della vita umana dal concepimento alla morte naturale. Sarebbe però riduttivo leggerla come l’ennesima opposizione confessionale all’aborto. 

Dietro le parole dei vescovi si affaccia infatti una domanda propriamente “politica”, prima che religiosa: esiste, nella fase avanzata della gravidanza, un interesse umano che l’ordinamento debba riconoscere e tutelare accanto all’autonomia della donna? Difficile sostenere che questa domanda si dissolva per il solo fatto di essere affidata alla relazione tra paziente e medico.

Le ragioni delle donne non vanno rimosse

Sarebbe però un errore, all’opposto, cancellare le vicende che hanno spinto il legislatore a intervenire. Sono documentati i casi di donne costrette a lasciare il Massachusetts dopo diagnosi fetali devastanti, perché medici e ospedali giudicavano la situazione non sufficientemente certa da rientrare nelle eccezioni previste dalla vecchia legge. È su questa sofferenza concreta che i sostenitori della riforma hanno costruito la loro battaglia. 

Una posizione autenticamente pro-life non può rimuovere questo dato. Deve saper tenere insieme la tutela del nascituro e la prossimità verso una donna che riceve, magari al settimo o all’ottavo mese, una diagnosi terribile. Non a caso gli stessi vescovi, mentre condannano la legge, chiedono alla comunità cattolica e alla società civile di offrire risorse concrete per accogliere la vita e accompagnare le donne e le famiglie segnate da queste scelte. 

Il problema è il confine

È qui che la vicenda americana interpella anche noi. Una democrazia liberale vive della libertà della persona, certo. Ma vive anche della capacità di riconoscere che non ogni problema umano si risolve dilatando all’infinito il principio di autodeterminazione.

Quando la gravidanza è avanzata, quando la possibilità di una vita autonoma non è più un’astrazione, il conflitto morale si fa più netto. La politica non dovrebbe aggravarlo con gli anatemi — ma nemmeno cancellarlo dietro una formula amministrativa.

La posizione cristianamente motivata – e perciò fedele alla difesa della vita – può esibire la sua forza pubblica se riformula la domanda in termini comprensibili anche a chi non condivide la fede: può una società davvero umana riconoscere soltanto la libertà di chi decide, senza attribuire alcun rilievo giuridico alla vita che quella decisione coinvolge?

È questo, più degli slogan contrapposti, il nodo che il Massachusetts lascia aperto.

Lo Stato nello smartphone: l’Ucraina dà l’esempio

Uno Stato che entra in tasca

Siamo abituati a parlare dell’Ucraina pensando alla guerra, alle armi, alla diplomazia e alla ricostruzione. Eppure proprio un Paese sottoposto da anni a una pressione militare enorme sta conducendo uno degli esperimenti più interessanti d’Europa sul terreno della pubblica amministrazione.

Si chiama Diia, in ucraino Дія. La parola significa “azione”, ma è anche l’acronimo di Derzhava i Ya: “lo Stato e io”. Già il nome contiene una filosofia.

Lanciata nel 2020 dal Ministero ucraino della Trasformazione digitale, nell’ambito del progetto dello “Stato nello smartphone” voluto dal presidente Volodymyr Zelensky, Diia è diventata progressivamente qualcosa di molto più importante di una normale applicazione.

Oltre 23 milioni di cittadini la utilizzano. Nell’app sono disponibili decine di documenti digitali, mentre attraverso il portale si accede a più di 150 servizi pubblici.

Passaporto, patente e altri documenti possono essere conservati digitalmente e utilizzati con valore legale. Ma Diia consente anche di aprire un’attività, richiedere certificati e contributi, sostituire documenti, accedere agli indennizzi per le abitazioni danneggiate dalla guerra e compiere numerose altre operazioni amministrative.

La rivoluzione non è l’app

Qui sta il punto. Sarebbe sbagliato guardare a Diia semplicemente come a un’app particolarmente efficiente.

La vera innovazione è l’idea di amministrazione che sta dietro lo strumento.

Nel modello burocratico tradizionale il cittadino deve conoscere l’organizzazione dello Stato: capire quale ufficio possiede un documento, procurarselo, presentarlo a un altro ufficio, compilare moduli e spesso comunicare alla pubblica amministrazione informazioni che la pubblica amministrazione già possiede.

Diia tenta di capovolgere il paradigma.

Non dovrebbe essere il cittadino a inseguire lo Stato. Dovrebbe essere lo Stato a organizzarsi intorno al cittadino.

È una differenza enorme. E non è tecnologica: è politica.

La tecnologia, semmai, rende finalmente possibile tradurre in pratica un principio antico della buona amministrazione: le istituzioni esistono per servire la persona e non per costringerla ad adattarsi alle proprie complicazioni.

Adesso arriva anche l’intelligenza artificiale

Il progetto sta compiendo un altro passo. Nel 2025 è stato introdotto Diia.AI, un assistente basato sull’intelligenza artificiale attraverso il quale il cittadino può descrivere in linguaggio naturale ciò di cui ha bisogno.

Non occorre necessariamente conoscere il nome esatto della procedura o individuare preventivamente l’ufficio competente. È il sistema che interpreta la richiesta, indirizza verso il servizio appropriato e, in alcuni casi, permette di avviare direttamente la pratica.

È qui che si intravede il possibile salto di qualità dell’amministrazione digitale: passare dalla semplice trasposizione online della vecchia burocrazia a una pubblica amministrazione capace di accompagnare il cittadino.

Naturalmente emergono interrogativi enormi. Protezione dei dati personali, cybersicurezza, affidabilità degli algoritmi, controllo pubblico delle infrastrutture digitali sono questioni che nessuna fascinazione tecnologica può permettersi di sottovalutare.

Non a caso Kiev sta lavorando anche sul tema della sovranità tecnologica, cercando di ridurre la dipendenza da sistemi di intelligenza artificiale controllati integralmente da soggetti esterni.

E noi, con SPID, CIE, IO e dintorni?

Il confronto con l’Italia diventa inevitabile.

Il nostro Paese non parte affatto da zero. Abbiamo SPID, Carta d’identità elettronica, app IO, ANPR, PagoPA, fascicoli digitali e una quantità crescente di servizi accessibili online.

Possediamo, insomma, molti dei mattoni necessari.

Il problema è che troppo spesso abbiamo i mattoni ma non ancora la casa.

Il cittadino continua a muoversi tra credenziali, portali nazionali, piattaforme regionali, siti comunali, applicazioni diverse e procedure che non sempre dialogano tra loro. Abbiamo digitalizzato molto, ma qualche volta abbiamo commesso il peccato originale della digitalizzazione italiana: trasferire sullo schermo la burocrazia invece di eliminarla.

Un modulo complicato non diventa semplice perché è compilabile online.

Una procedura inutile non diventa moderna perché si conclude con un clic.

La lezione che arriva da un Paese in guerra

C’è infine un paradosso che dovrebbe farci riflettere.

L’Ucraina sta costruendo questo modello mentre combatte una guerra, subisce bombardamenti, affronta attacchi informatici e deve garantire servizi pubblici a milioni di persone dentro e fuori dal Paese.

L’Italia opera fortunatamente in condizioni incomparabilmente migliori. Eppure continuiamo troppo spesso a considerare la semplificazione amministrativa come una riforma perennemente annunciata e mai definitivamente compiuta.

Diia non è un modello da copiare senza spirito critico. Tanto meno bisogna ignorarne i rischi. Ma contiene una domanda alla quale anche noi dovremmo rispondere: perché nel XXI secolo deve essere ancora il cittadino a conoscere la burocrazia invece della burocrazia a conoscere le necessità del cittadino?

Forse la vera trasformazione digitale comincia proprio da qui. Non mettendo semplicemente lo Stato nello smartphone. Mettendo finalmente il cittadino al centro dello Stato.

Quando il riformismo passava dalle fontanelle

Appresi qualche lustro fa l’espressione riformismo delle fontanelle, tramite il bel libro di Claudio Petruccioli L’Aquila 1971. Anatomia di una sommossa.

Il riformismo concreto di una volta

Il riferimento era al riformismo di fatto del Pci, una forza politica che riformista, in gran parte, non si definiva. Quell’attitudine pragmatica di cui non di rado i suoi dirigenti e rappresentanti sapevano dar prova, tanto da battersi, ad esempio, per le fontane pubbliche, grazie alle quali anche i meno abbienti potevano disporre dell’acqua potabile, per bere o per lavarsi.

Non erano le “riforme di struttura” e neppure si trattava dell’adozione di un armamentario politico e culturale volto a teorizzare e ad affermare la scelta di cambiamenti graduali verso una società più libera e più giusta. Era, piuttosto, l’espressione di una presenza viva nel tessuto sociale e sul territorio (“una parrocchia, una sezione”, avrebbe detto Palmiro Togliatti), della conoscenza empirica delle difficoltà e dei bisogni della quotidianità.

Se le parole diventano gusci vuoti

Ecco, tutto ciò mi torna in mente con la calura estiva. Al giorno d’oggi non è poi così facile, per dirne una, trovare una fontanella per rinfrescarsi (per non parlare dei bagni pubblici). Al di là delle ragioni alla base di tale risultato, non v’è dubbio che parole quali “riformista” o “riformismo”, in sé dense di principi, di storia, di valori, vengono sempre più percepite come “gusci vuoti”, privi di contenuti. O di contenuti tangibili.

La politica alla prova della vita quotidiana

Accanto alla dimensione “macro”, infatti, quella dei grandi numeri dell’economia o della finanza, vi sono tanti e tanti aspetti, apparentemente minuti, che contribuiscono non poco alla qualità della vita. E non mi riferisco a scelte “ad effetto”, pensate per “l’immagine”, no: alludo all’istanza ineludibile di una umanizzazione della politica. Insomma, come spesso avviene, anche le fontanelle sono una metafora.

La politica comincia quando si sceglie

Il punto in cui il pensiero diventa azione

Non c’è alcun dubbio che la politica è visione, progetto, capacità di disegnare il futuro e, soprattutto, cultura di governo. Ma è altrettanto indubbio che la politica è anche e soprattutto scelta. Scelta politica concreta, certamente. Ma pur sempre di scelta si parla. Insomma, sotto questo versante lo storico connubio tra il pensiero e l’azione resta pur sempre attuale e fortemente contemporaneo. Del resto, una delle qualità principali e decisive, e anche del talento, di un buon politico resta quella di sapere fare sintesi, il più possibile efficace, di fronte alla complessità. E questo è una precondizione, peraltro essenziale, che non vale soltanto per i leader politici nazionali. La capacità della scelta politica, e quindi della decisione, è il cuore dell’attività politica.

Quando una decisione segna la storia

Quanti sono i momenti che hanno segnato la storia del nostro paese che hanno individuato proprio nella scelta politica il momento che ha caratterizzato e riassunto il progetto di quel partito, l’orientamento di quella forza politica o il guizzo di quel leader o statista politico? Certo, chi contribuisce a delineare quella particolare e specifica scelta politica è, di norma, un leader che possiede anche altre qualità. Oltre, come ovvio, a quella della chiarezza della prospettiva politica e della visione di società in quel particolare momento storico.

Coraggio, coerenza e responsabilità

E quelle caratteristiche sono sostanzialmente tre: il coraggio, la coerenza e in ultimo, ma non per ordine di importanza, la capacità di farsi carico del contesto complessivo. Tre caratteristiche che non tutti posseggono nello stesso momento. Anche perchè parliamo di tasselli che messi tutti insieme contribuiscono a definire un leader più che un politico normale.

La prova del governo

Ma, comunque sia, la capacità di arrivare ad una sintesi politica o ad una scelta concreta è un compito che avviene sia sul versante nazionale e sia a livello locale. E non è un caso che l’amministrazione di un ente locale sia uno dei passaggi decisivi che qualificano e rafforzano il profilo e la credibilità di un politico. E questo perchè governare un Comune o una Provincia o, seppur in minor misura, una Regione è un passaggio decisivo per chi coltiva l’ambizione di impegnarsi nella vita politica.

Una scelta è politica se parla a tutti

Insomma, il profilo e l’identità del buon politico, ieri come oggi la sostanza non cambia affatto, restano quelle di possedere una cultura politica di fondo e un conseguente sistema di valori che ti permettono poi di assumere scelte e decisioni che siano valide per tutti e non solo per la tua parte politica e per il tuo schieramento. Non è un caso, su questo versante, che la migliore tradizione del cattolicesimo politico italiano si facesse carico di elaborare un “progetto di società” – così si chiamava un tempo – che si rivolgeva a “tutti gli uomini di buona volontà”. Perchè un progetto di società, una scelta concreta, una decisione politica ed amministrativa sono validi ed efficaci nella misura in cui riescono a soddisfare le esigenze della stragrande maggioranza dei cittadini. Del Comune, della Provincia o della intera comunità nazionale. E questo perchè la scelta politica, checchè se ne dica, resta pur sempre il passaggio decisivo che qualifica la politica, misura la credibilità e l’autorevolezza del politico e, in ultima analisi, certifica la bontà dell’intuizione messa in campo in quel particolare momento storico.

Etna, Aeroporto Catania: stop voli fino alle ore 2 del 15 agosto

Roma, 13 ago. (askanews) – “A causa dell’attività eruttiva dell’Etna, è stata disposta l’estensione della chiusura del settore C1 e B3, con conseguente sospensione degli arrivi e delle partenze fino alle 2 del 15 agosto. I passeggeri sono pregati, prima di recarsi in aeroporto, di verificare lo stato del proprio volo con le compagnie aeree”. Così in una nota la Sac, la società di gestione dell’aeroporto di Catania annuncia il prolungamento della chiusura dello scalo etneo.

Meloni ribadisce linea dura su migranti. Schlein: "Insegue Vannacci"

Roma, 13 ago. (askanews) – La sospensione di Schengen dopo la crisi di Ceuta “non è stata una misura rivolta contro la Spagna o contro un altro partner” ma dettata dalla necessità di “evitare pericoli per la sicurezza nazionale”. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha motivato così, in audizione parlamentare davanti al Comitato Schengen, la decisione del governo.

“I primi report testimoniano come l’impatto della misura sui cittadini europei sia pari a zero”, ha sottolineato, aggiungendo che l’eventuale revoca del provvedimento (previsto inizialmente per la durata di un mese) non ci sarà “prima del 15 agosto, e comunque solo dopo che saranno completamente esclusi rischi di sicurezza per l’Italia”. Rischi, ha detto, anche di “potenziali infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori”.

Un’ipotesi, questa, subito smentita dalla Spagna. Il ministro degli Interni spagnolo Fernando Grande-Marlaska, in visita a Ceuta, ha garantito che non c’è “nessun allarme terrorismo”. Madrid invierà nell’exclave 20 agenti dell’immigrazione per accelerare l’espulsione dei migranti, che si aggiungono agli oltre 900 effettivi della Policia Nacional e ai 770 della Guardia Civil. Marlaska si è poi rivolto a coloro che tentano di entrare illegalmente a Ceuta e Melilla: “Nessuno resterà, nessuno potrà raggiungere la terraferma, a nessuno verrà concesso un permesso di soggiorno: chiunque commetta un reato verrà rimpatriato immediatamente”. Secondo il ministro a Ceuta si trovano ancora 5.000 migranti; 1.898 minori sono già stati identificati e sono state esaminate oltre 500 domande di asilo, la stragrande maggioranza delle quali è stata respinta.

Intanto nel giorno dell’audizione di Piantedosi, Giorgia Meloni torna a ribadire la linea dura del governo. “Continuano le operazioni di espulsione per gli immigrati irregolari sul suolo italiano. Difesa dei confini, sicurezza, rispetto delle regole: proseguiremo dritti su questa strada”, scrive su Facebook la premier, pubblicando le immagini di alcuni migranti che salgono in aereo scortati dalle forze di polizia. Dal ripristino dei controlli, secondo quanto riferito da Piantedosi, sono stati effettuati 3 arresti e sono stati respinti in quanto illegali, 21 cittadini di Paesi terzi, di cui 6 marocchini.

Sulle parole della premier ironizza e attacca Elly Schlein. “Mentre Meloni gioca a copiare Trump e a rincorrere Vannacci – afferma la segretaria Pd – degli italiani chi se ne occupa? La Presidente del Consiglio ha visto i prezzi dei carburanti? In quattro anni non ha fatto nulla per migliorare le condizioni di vita delle persone, gli stipendi restano tra i più bassi e le bollette tra le più care d’Europa. Con la sua propaganda contro i migranti nessuno ci paga l’affitto”.

Ex Ilva, Urso auspica una proposta dalla cordata italiana "nei prossimi giorni"

Roma, 13 ago. (askanews) – “Sappiamo che c’è una cordata italiana che intende partecipare. Mi auguro che presenti una proposta nei prossimi giorni che si aggiungerà a quella del gruppo Jindal”. Lo ha detto il ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, al tour estivo di FdI, Bar Italia, a Taormina, parlando dell’ex Ilva.

“Dobbiamo cercare di evitare che dalla sentenza” della Corte di appello di Milano, che impone la chiusura dell’area a caldo “si inneschi una bomba produttiva e sociale. Stiamo lavorando perché ciò non accada”, ha spiegato.

“Mi auguro che i commisasri riescano a concludere la gara – ha aggiunto il ministro – per garantire che la produzione sia almeno parzialmente salvaguardata in questa fase di transizione. E’ una grande sfida e occorre fare sistema in maniera responsabile”.

Europei pallavolo, l’Italdonne perde Loveth Omoruyi

Roma, 13 ago. (askanews) – Brutte notizie per l’Italia di Julio Velasco a pochi giorni dall’inizio degli Europei femminili di volley. Loveth Omoruyi ha riportato un grave infortunio al ginocchio sinistro durante l’amichevole disputata il 12 agosto contro l’Ucraina e sarà costretta a saltare la rassegna continentale, in programma in Turchia dal 21 agosto al 6 settembre.

Gli esami hanno evidenziato la rottura totale del legamento crociato anteriore, una lesione parziale del legamento collaterale laterale e del menisco mediale, oltre a un trauma osseo del condilo femorale. La schiacciatrice 23enne, in forza alla Megabox Vallefoglia, dovrà sottoporsi a un intervento chirurgico. I tempi di recupero saranno valutati dopo l’operazione, ma la sua assenza dovrebbe prolungarsi anche nella prima parte della prossima stagione di Serie A.

È un duro colpo per Velasco, che perde una giocatrice importante proprio alla vigilia dell’Europeo. Omoruyi, protagonista di una stagione positiva con Vallefoglia, si era guadagnata la convocazione in azzurro e la possibilità di partecipare alla competizione continentale.

Alla giocatrice è arrivato anche il messaggio del presidente della Megabox, Ivano Angeli: “Siamo profondamente addolorati per l’infortunio occorso alla nostra Loveth, una ragazza d’oro che ha disputato una stagione super al suo esordio con la nostra maglia e si stava meritando sul campo la presenza con la nazionale azzurra ai campionati europei”.

“Non è il momento di pensare ad altro che al bene della nostra atleta – ha aggiunto Angeli – cui saremo vicini supportandola in ogni modo perché possa tornare prima possibile sul campo da gioco. Forza Lolly, ti abbracciamo forte e ti aspettiamo di nuovo in campo più grintosa ed entusiasta che mai”.

L’Italia dovrà dunque affrontare l’Europeo senza una delle sue schiacciatrici, mentre per Omoruyi comincia ora il lungo percorso verso il ritorno in campo.

Forti piogge in Giappone: ordinata l’evacuazione di 177mila persone

Roma, 13 ago. (askanews) – Le autorità di tre prefetture del Giappone hanno ordinato l’evacuazione di quasi 177mila persone a causa delle forti piogge. Lo ha riferito l’agenzia Kyodo, citando l’Agenzia per la gestione degli incendi e dei disastri.

“Sono stati emessi ordini di evacuazione per 176.900 persone nelle prefetture di Ibaraki, Saitama e Chiba a causa delle forti piogge”, ha comunicato l’agenzia.

Inoltre, più di 45mila abitazioni sono rimaste senza elettricità a Chiba, ha aggiunto l’agenzia citando i dati della società Tokyo Electric Power Grid.Le autorità della prefettura hanno dichiarato un’allerta speciale di livello cinque per le forti precipitazioni.

Le tre prefetture si trovano nei pressi dell’area metropolitana di Tokyo.

MotoGp, Marquez, il braccio non risponde: "Non lo controllo"

Roma, 13 ago. (askanews) – Il quarto posto nel Mondiale non racconta fino in fondo il momento di Marc Marquez. Dopo il difficile Gran Premio di Silverstone, il pilota della Ducati ha ammesso di avere ancora problemi fisici importanti, soprattutto al braccio destro. “Fisicamente non c’ero, ho rischiato di cadere, non avevo il controllo del braccio destro”, ha confessato nel nuovo episodio di Inside Ducati Lenovo Team.

Una dichiarazione pesante, arrivata dopo un fine settimana nel quale lo spagnolo ha faticato a ritrovare le sensazioni mostrate prima della pausa estiva. Al Sachsenring erano arrivate due vittorie, a Silverstone invece il campione è tornato a fare i conti con il dolore e con una condizione fisica che non gli ha permesso di guidare come avrebbe voluto. Nelle curve 1 e 9, in particolare, ha raccontato di aver perso più volte l’anteriore.

A complicare ulteriormente il quadro è stato anche il comportamento della gomma posteriore. “È calata dal terzo giro ed era inguidabile: era impossibile piegare e aprire il gas”, ha spiegato Marquez ai suoi ingegneri. Una sensazione anomala, mai provata prima con quello pneumatico, che ha reso ancora più difficile una gara già condizionata dai problemi fisici.

Il tema centrale, però, resta il braccio. Il ghiaccio, diventato quasi un compagno di viaggio attraverso le immagini pubblicate dallo stesso Marquez, non sembra più sufficiente. La gestione del dolore dovrà essere affrontata in maniera più strutturata, perché il calendario non concede tregua e la lotta per il titolo richiede un pilota al massimo delle proprie possibilità.

Dall’esterno arrivano anche indiscrezioni sulle condizioni della spalla. Nel podcast di The Race, Simon Patterson ha riferito di aver parlato con persone vicine all’entourage dello spagnolo, raccogliendo l’impressione di una situazione meno tranquilla di quanto possa apparire. Marquez, però, dovrà trovare presto una risposta.

La prossima occasione sarà il 30 agosto ad Aragon, una pista che può diventare uno spartiacque della stagione. La Ducati, attraverso Gigi Dall’Igna, ha invitato a non drammatizzare quanto accaduto in Gran Bretagna, definendo Silverstone un episodio e sottolineando la necessità di ritrovare “lo spirito” mostrato prima della pausa.

Ma per Marquez la sfida è soprattutto personale: ritrovare il controllo del proprio corpo per tornare a controllare la moto. E, con il Mondiale ancora aperto, il tempo per farlo è sempre meno.

Suppletive, la Calabria non è un test per le Politiche ma ne ha tutte le spine

Roma, 13 ago. (askanews) – Forse non sono un test nazionale nè l’antipasto di quello che accadrà l’anno prossimo, però le elezioni suppletive in Calabria, che si terranno il 27 e il 28 settembre, qualcosa in comune con la lunga, e già iniziata, campagna elettorale per le Politiche ce l’hanno: le spine. Le spine, i nodi irrisolti, la dissipazione del tempo, le paure, i dubbi, gli azzardi che scuotono e attraversano il quadro politico e i partiti si ritrovano, puntuali, in questa elezione piccola piccola. Si tratta di eleggere un deputato per il seggio rimasto vacante dopo l’addio al Parlamento, a fine luglio, di Roberto Cannizzaro, esponente di Forza Italia divenuto sindaco di Reggio Calabria.

E su questa scelta, sebbene minore e un po’ in sordina rispetto ad altri dibattiti più roboanti, si sono riversati tutti i malumori, i timori e le contraddizioni che serpeggiano nei partiti. La premessa è che Reggio Calabria è un collegio in cui il centrodestra ha sempre vinto, in tutte le elezioni, si tratta di terra “azzurra” da sempre e dove la Regione è guidata dal vice segretario di Forza Italia Roberto Occhiuto, spesso tirato in ballo per ruoli in scenari nazionali. E difatti queste suppletive sono un banco di prova per misurare le divisioni e le competizioni all’interno del centrodestra: Forza Italia vuole conservare il proprio ruolo nella regione e nella coalizione e, esattamente come sul piano nazionale, l’outsider Roberto Vannacci da un lato invoca il dialogo – o “la telefonata” con la premier -, dall’altro attacca e insidia la forza moderata, liberale ed europeista dello schieramento.

Gli azzurri non hanno ancora ufficializzato il nome del candidato, ma salvo sorprese punteranno su Fabio Roscioli, tesoriere nazionale del partito e avvocato Fininvest. Vannacci è tentato dall’idea di presentare un proprio candidato: “Ci stiamo pensando” ha detto l’altro giorno dopo aver lanciato la candidatura di Carmelo Burgio a sindaco di Milano. Per Futuro nazionale potrebbe essere un azzardo ma anche un ottimo investimento per sfruttare il vento in poppa del partito che “corre come un treno” e supera i 140 mila iscritti. Soprattutto sarebbe un messaggio chiaro a Meloni. Rispetto a un ingresso di Vannacci in coalizione Occhiuto mette le mani avanti: “La politica – ricorda in un’intervista – non è aritmetica, quindi non è per forza detto che immettere elementi di populismo in una coalizione faccia sì che la coalizione aumenti i consensi”.

Anche nel campo largo la partita di Reggio riassume alcune delle dinamiche e delle spine della coalizione. A cominciare dalla tempistica. Così come è slittata a settembre la sintesi da costruire sul programma, mentre è già pane di tutti i giorni la competizione Schlein-Conte per la leadership – scelta duramente criticata dagli altri soggetti del campo largo, da Avs ai riformisti – a Reggio Calabria si è deciso di riunire dopo Ferragosto il tavolo con i leader e i referenti locali per scegliere un nome. Ma c’è di più. Tra i militanti e nei circoli Dem di tutto il collegio, l’uninominale 05 per la Camera, da Reggio Calabria a Roccella Ionica – dove il programma della festa dell’Unità, una delle più partecipate di tutta la Locride, è stato “congelato” – si registra una malessere generalizzato sul metodo con cui verrà scelto il candidato. “Il candidato non lo devono scegliere a Roma né deve arrivare da fuori: lo deve riconoscere il territorio”, spiegano alcune fonti locali Dem.

Il centrodestra, ragionano segretari di circolo, con ogni probabilità “chiederà ai reggini di votare un illustre sconosciuto, un professionista milanese senza alcun rapporto con questa città e con questo collegio” e il centrosinistra che fa? No ai nomi “paracadutati” dall’alto, va scelto, è il ragionamento di fonti interne al Pd metropolitano, un candidato che “sia espressione delle esperienze amministrative locali a guida Pd, riconosciuto dal territorio” un profilo che “non va inventato né importato” ma che c’è, basta volerlo. Intanto, a fine luglio, ha dato la sua disponibilità il giornalista e scrittore Carmine Fotia, reggino di nascita, mettendo un’unica condizione: “Sono disponibile – ha detto – se tutto il campo largo è d’accordo”.

Migranti, Piantedosi: revocheremo lo stop a Schengen solo a rischi azzerati

Roma, 13 ago. (askanews) – “Stiamo attentamente monitorando l’evolversi della situazione e, come già preannunciato dal governo, la decisione di sospendere l’applicazione dell’Accordo di Schengen non sarà rivista prima del 15 agosto, e comunque solo dopo che saranno completamente esclusi rischi di sicurezza per l’Italia”. Lo ha detto il ministro dell’interno, Matteo Piantedosi, nel corso della sua audizione davanti al Comitato parlamentare Schengen.

Il caso di Ceuta non è una “speculazione politica contro la Spagna. Non è questa la logica che muove questo governo, il cui unico obiettivo è la tutela della sicurezza nazionale”, ha detto.

Oltre 10mila firme per Nobel a bimbi Gaza. In campo la politica tra sì e distinguo

Roma, 13 ago. (askanews) – Ha superato le 10mila adesioni la mobilitazione lanciata dal professor Eugenio Mazzarella, sulle pagine di Avvenire, il 4 agosto scorso: dare ai bambini di Gaza il Nobel per la pace. Ad aderire all’appello sindaci, consiglieri comunali, suore, avvocati, “perfino un’attrice”, ambasciatori in pensione e in servizio, impiegati e professori, associazioni e organizzazioni come Neve Shalom-Wahat al Salam, riporta il quotidiano. Tanti i ‘sì’ della gente comune.

In campo pure la politica, con il sostegno di Pd, Avs e M5S. Dal centrodestra – in cui nei mesi scorsi Salvini aveva caldeggiato la proposta di conferire il premio a Trump, e Meloni aveva detto di sperare di poterglielo attribuire – il primo e finora unico a esprimersi è il cattolico Maurizio Lupi (Nm), proprio dalle colonne del quotidiano dei vescovi.

Lupi invita a dare il premio ai bambini vittime di tutti i conflitti “per evitare – dice – qualsiasi strumentalizzazione”, “pensiamo alle altrettante migliaia di bimbi vittime in Ucraina o deportati in Bielorussia e Russia. A quelli uccisi dai terroristi di Hamas il 7 ottobre. Alle vittime innocenti prese di mira nelle scuole cattoliche in Nigeria…Per questo potrebbe essere simbolico dare il Nobel non ai bimbi di una sola parte del mondo. Dall’Ucraina all’Africa, dalla Palestina a Israele, dovunque vengono uccisi è il segno del futuro che viene a mancare”, sottolinea.

Nel centrosinistra, la prima leader ad aderire qualche ora dopo Pier Luigi Bersani, è stata la segretaria dem Elly Schlein perché “nonostante la tregua” a Gaza “si continua a morire sotto le armi dell’esercito israeliano e i crimini di Netanyahu, ma pure di mancanza di cibo, acqua e medicine”. Dunque per “non far cadere il silenzio”. A stretto giro è stata seguita da Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Avs. Il M5S fa sapere di essere in campo, anche se il presidente Giuseppe Conte non si è espresso in prima persona.

Fratoianni, che torna sul tema nell’edizione del giornale di oggi, auspica che la convergenza nella coalizione del centrosinistra “sia la più larga possibile”. E difende la scelta dei bambini di Gaza in quanto simbolo di fronte ad una tregua che dura da 300 giorni e che ha visto morire un bimbo al giorno. “Non c’è dubbio che ogni bambino, fosse anche uno solo, è una vittima insopportabile della guerra, della violenza, dello sterminio” ma, aggiunge Fratoianni, la scelta di Gaza è simbolica “perché parla di tutti i bambini vittime di guerra e con Gaza indica una punta dell’orrore che si è conficcata nella testa di chiunque abbia voluto vedere”. E poi, il Nobel ai bambini di Gaza, prosegue, “parla anche a una comunità internazionale che in questa vicenda ancora più che altrove, ha mostrato la sua debolezza, la sua ipocrisia di fronte alla violazione sistematica del diritto internazionale”.

Tanti gli amministratori locali che hanno aderito all’appello. Tra loro, la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi, delegata dell’Anci nazionale alla Pace, che invita “sindache e sindaci” a sostenere la candidatura dei bambini di Gaza per “trasformare un gesto simbolico in una grande voce collettiva delle città italiane”. Il Nobel ai bambini di Gaza, sostiene, “avrebbe una forza straordinaria” per il “riconoscimento del diritto di ogni bambino a vivere in pace, prima di ogni confine, appartenenza e ragione della guerra”. “Ci sono momenti nei quali i simboli servono a ricordare alla politica e alla comunità internazionale quale debba essere la prima responsabilità di tutti, proteggere la vita”, osserva.

Europei nuoto, Quadarella finale nei 1500, fuori la 4×100 sl

Roma, 13 ago. (askanews) – Mattinata tra luci e ombre per l’Italia agli Europei di Parigi caratterizzata dalla clamorosa eliminazione della 4×100 stile libero maschile: gli azzurri chiudono con l’11° tempo in 3:15.59 e restano fuori dalla finale. Qualificazioni in semifinali arrivate invece con margini ridotti per Carlos D’Ambrosio e Thomas Ceccon: D’Ambrosio entra in semifinale nei 200 stile libero nonostante il 17° tempo assoluto, beneficiando della regola dei due atleti per nazione, mentre Ceccon passa nei 50 dorso con il 14° crono. Nella stessa gara avanza anche Michele Lamberti. Semifinale conquistata inoltre da Anita Gastaldi nei 100 farfalla e da Lisa Angiolini e Anna Pirovano nei 200 rana. Bene Simona Quadarella che si qualifica in finale nei 1500 sl col migliore tempo delle batterie

Europei atletica, Eloisa Coiro in finale negli 800

Roma, 13 ago. (askanews) – Quarta giornata agli europei di atletica a Birmingham. Nei 400 metri, azzurre fuori dalla finale ma lasciano Birmingham con indicazioni incoraggianti in vista della staffetta. Alessandra Bonora, Alice Mangione e Anna Polinari sono state tutte protagoniste di semifinali di buon livello, pagando soprattutto la qualità elevatissima della concorrenza. Bonora ha chiuso quinta nella prima semifinale in 51″42. Nella seconda semifinale è stata Alice Mangione a terminare quinta in 51″47. Infine Anna Polinari ha chiuso quinta nella terza semifinale in 50″62. Le tre azzurre hanno mostrato competitività e soprattutto costituiscono una base importante per la staffetta 4×400, dove l’Italia può puntare su un gruppo giovane e di qualità.

La giornata italiana ha regalato comunque altre soddisfazioni. Eloisa Coiro ha conquistato la finale degli 800 metri, chiudendo terza nella semifinale vinta da Keely Hodgkinson davanti a Femke Bol. Nel salto in alto, Idea Pieroni e Asia Tavernini hanno centrato la qualificazione alla finale superando 1,91 Ottime notizie anche dai 3000 siepi: Osama Zoghlami, primo nella sua batteria in 8’34″52, si è qualificato alla finale insieme al fratello Ala Zoghlami e Yassin Bouih. Nei 200 metri, invece, Filippo Dezza ha impressionato vincendo la batteria in 20″59, mentre Eduardo Longobardi è passato con 20″91. Entrambi saranno in semifinale insieme a Fausto Desalu.

La Bce lancia l’allerta: in Italia frodi che usano il nome e il logo istituzionale

Roma, 13 ago. (askanews) – La Banca centrale europea ha diramato un avviso su truffe perpetrate in Italia utilizzando fraudolentemente il suo nome e il suo logo. L’istituzione mette a disposizione del pubblico un manuale di istruzioni proprio per difendersi da queste frodi.

“In Italia truffatori hanno impersonato il Sistema europeo di vigilanza finanziaria. Operano contattando le persone al telefono o via email, asserendo falsamente che devono pagare tasse o commissioni per coprire perdite sul trading online – recita un avviso della Bce -. Il sistema europeo di vigilanza finanziaria non richiede mai questi pagamenti”.

La Bce avverte: “Non rispondete a queste comunicazioni e riferitele immediatamente alle Forze dell’ordine locali”.

Contestualmente, in un manuale di istruzioni su come difendersi da queste frodi, la vigilanza bancaria della Bce spiega come “spesso dal pubblico vengono riferiti schemi di tentativi di truffe che utilizzano il nome e il logo Bce”, oppure di truffatori che “si fingono componenti del personale della stessa istituzione”. In altri casi “i criminali utilizzano numeri telefonici e indirizzi email che sembrano provenire dalla Bce”. Sulle frodi effettuate via email: “se qualcosa sembra strano da un messaggio di posta elettronica ricevuto, non cliccare su alcun link contenuto, né aprire alcuno degli allegati e non rispondere a nessun invito o campagna di adesioni”, dice la Bce.

“Se si ricevono telefonate non richieste da numeri che sembrano provenire dalla Bce (quindi che iniziano con +49 69 1344) o da indirizzi email che sembrano della Bce non fornire alcun dato personale o informazione finanziaria”, prosegue il vademecum.

Infine, “i truffatori possono tentare di effettuare frodi tramite finti profili social attribuiti a componenti del direttorio della Bce o tramite siti che sembrano dell’istituzione e che promuovono finti investimenti”. La Bce, come le altre istituzioni monetarie dell’eurosistema non effettua mai promozione di investimenti.

Sempre sul portale della Bce è disponibile un video esplicativo sulle frodi, mentre per quanto riguarda l’intelligenza artificiale l’istituzione rileva che viene attivamente utilizzata per creare siti Internet, telefonate fraudolente e video che sembrano provenire dalla Bce e che promuovono sempre finti schemi di investimento, dietro cui in realtà si nascondono frodi.

Sempre sul portale Internet della Bce è disponibile un una interfaccia di richiesta di verifica presso la stessa Bce che può essere effettuata in 24 diversi lingue utilizzate nell’Unione europea (https://form.ecb.europa.eu/services/rest/publicinformationrequest /?lang=en).

La Russia: il prossimo segretario dell’Onu dovrà soddisfare le nostre richieste

Roma, 13 ago. (askanews) – Il prossimo segretario generale dell’organizzazione delle Nazioni Unite dovrà soddisfare le richieste della Russia se non vorrà assistere al declino di tale organismo. Lo ha dichiarato il vice ministro degli Esteri russo, Sergej Ryabkov.

“Il nuovo segretario generale dovrà soddisfare le nostre richieste se non vorrà assistere alla scomparsa dell’Onu”, ha dichiarato Ryabkov ai giornalisti. A suo avviso, gli attuali dirigenti del Palazzo di Vetro comprendono perfettamente la natura delle richieste avanzate dalla Russia.

“In particolare, si tratta della predominanza dei cittadini dei Paesi occidentali negli organi direttivi dell’Onu, della mancanza di imparzialità e della politica dei doppi standard”, ha osservato il vice ministro.Ryabkov ha inoltre affermato di seguire le dichiarazioni di tutti i candidati alla carica di segretario generale dell’Onu e che “le promesse che fanno non sono sufficienti, servono azioni concrete”.

Tra i candidati alla carica di segretario generale dell’Onu figurano l’ex presidente cilena Michelle Bachelet; l’argentino Rafael Grossi, attuale direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea); la costaricana Rebeca Grynspan, segretaria generale della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad); l’ex presidente senegalese Macky Sall; l’ex ministra degli Esteri ecuadoriana Maria Fernanda Espinosa; l’ambasciatrice della Guyana presso l’Onu, Carolyn Rodrigues-Birkett.

L’attuale segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, concluderà il suo mandato il 31 dicembre 2026. Il nuovo segretario generale sarà eletto alla fine di quest’anno per un mandato di cinque anni, che inizierà il 1 gennaio 2027.

Migliaia di persone a Milano a Monte Stella per l’eclissi di Sole

Milano, 13 ago. (askanews) – Migliaia di persone a Milano hanno assistito allo spettacolo dell’eclissi di Sole da Monte Stella, cononosciuto anche come montagnetta di San Siro. Già dalle 18 in tanti hanno preso posto sull’altura, poi man mano che passavano i minuti tutta la “vetta” è stata presa d’assalto dai milanesi, uno spettacolo magico, rovinato all’ultimo da una nuvola che ha coperto il fenomeno. Le voci dei milanesi.

“Bella, molto bella finché è durata, poi è arrivata la nuvoletta di Fantozzi, però alla fine dai è stata ci ha graziati con un piccolo momento di anello solare, quindi bello”.

“Un’eclissi incompiuta però bella lo stesso, emozionante, un po’ surreale, come un film apocalittico, bellissimo”.

È stato super emozionante, prima perché eravamo tantissimi, tutti emozionati e abbiamo applaudito anche se non l’abbiamo vista fino in fondo perché arrivato un nuvolone. E poi c’è un momento in cui sembrava che sbucasse dalle nuvole e quindi ci è arrivata la speranza. sembravamo tanti bambini, è stato bellissimo”. “Purtroppo c’è stata la delusione di quest’ultima nuvola che ha coperto l’eclissi”.

“Eh, è successo che dopo tanta attesa… Questo è il risultato dell’eclissi. Quindi lo spettacolo rovinato… Un pochino, fino a metà ancora ancora, poi dopo in effetti è svanita tutta la magia”.

Influencer compra scimmietta a Sharm el-Sheikh: "Rischio emulazione"

Roma, 13 ago. (askanews) – C’è un “serio rischio emulazione” dopo che un cucciolo di primate acquistato a Sharm el-Sheikh è stato mostrato sui social con un biberon e con indosso un vestitino rosa da una nota influencer. La denuncia è di Unione Italiana dei Giardini Zoologici e degli Acquari UIZA, dopo che qualche giorno fa Rita de Crescenzo ha pubblicato un video raccontando di aver portato in Italia una scimmietta di pochi mesi.

“L’animale – avverte Cesare Avesani Zaborra, presidente UIZA – potrebbe essere un giovane Chlorocebus pygerythrus, cercopiteco incluso nell’Appendice II della CITES: acquisto e movimentazione sono soggetti alla normativa internazionale e la provenienza legale dell’esemplare deve poter essere documentata. A questo si aggiunge il serio rischio di emulazione legato alla diffusione sui social network, che può alimentare pratiche capaci di sottrarre esemplari di fauna selvatica ai propri ecosistemi, per destinarli all’ambiente domestico”.

Dietro il commercio illegale di un piccolo esemplare selvatico infatti, può esserci una filiera che inizia con il bracconaggio e il prelievo in natura, spiegano da UIZA.

“Un animale sottratto al proprio ambiente e separato dalla madre – prosegue Avesani Zaborra – può essere venduto a scopo di profitto, per essere poi detenuto in contesti del tutto inadeguati alle esigenze biologiche, comportamentali e sociali della specie. Nel caso che sta circolando sui social, spetta alle autorità competenti accertare la provenienza dell’esemplare e la regolarità della sua acquisizione. Ma il traffico illegale di fauna selvatica resta un fenomeno globale”.

Secondo il World Wildlife Crime Report 2024 dell’UNODC, l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, tra il 2015 e il 2021 ha coinvolto circa 4.000 specie animali e vegetali, con sequestri registrati in 162 Paesi e territori. “Un fenomeno che, anziché diminuire negli ultimi decenni, ha semplicemente cambiato obiettivi. Se i grandi mammiferi, come elefanti e rinoceronti, stanno giovandosi di una maggiore protezione e di controlli sempre più serrati, altre specie, a iniziare dal pangolino, stanno subendo attenzioni particolari da parte del mercato illegale di animali vivi”.

A preoccupare UIZA è anche l’effetto moltiplicatore dei social, dove la rappresentazione di animali selvatici come animali da compagnia può favorire fenomeni di emulazione. “La diffusione sui social di immagini di fauna selvatica all’interno di appartamenti, filmata e messa online come fosse un simpatico animale da compagnia, rappresenta una sponda preoccupante. L’emozione suscitata da alcune immagini può produrre fenomeni di emulazione, propagandando un illecito e trascurando totalmente i fondamentali del benessere animale. Una piccola scimmia, un pulcino di rapace, un neonato mammifero necessitano di cure specialistiche e personale qualificato”.

Dal 1992, con l’applicazione della CITES, i giardini zoologici italiani mettono a disposizione delle autorità competenze e strutture per la gestione degli animali sequestrati e confiscati. Nel solo 2025 sono stati circa 100 gli esemplari affidati dalle autorità competenti ai giardini zoologici italiani della rete UIZA, composta da 19 strutture, a seguito di sequestri. “Lo sforzo dei moderni giardini zoologici non si limita a garantire la migliore qualità della vita possibile agli esemplari confiscati. Quando non vi sono le condizioni per poterli immediatamente rilasciare in natura, possono essere inseriti in progetti di riproduzione e, allo stesso tempo, diventare ambasciatori verso il pubblico, anche per sensibilizzare sulle conseguenze di acquisti incauti di specie rare da parte di turisti o di persone inconsapevoli delle implicazioni che questi comportano”.

Energia, Terna: a luglio record consumi elettricità per il caldo: +8,3%

Roma, 13 ago. (askanews) – A luglio la domanda di energia elettrica in Italia ha raggiunto il dato mensile più alto di sempre: 32,5 TWh, in crescita dell’8,3% rispetto allo stesso mese del 2025. Il risultato è stato sostenuto da temperature eccezionalmente elevate, che hanno contribuito anche al raggiungimento del picco annuale della domanda, pari a circa 58 GW il 15 luglio (+4,5% rispetto al picco del 2025). È quanto emerge dai dati di Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale.

Corretto dagli effetti di temperatura e calendario, il dato segna un aumento del 5,1%.

In termini congiunturali, la richiesta elettrica destagionalizzata e corretta per gli effetti di calendario e temperatura registra un incremento dell’1,6%. Il dato conferma il terzo mese consecutivo di crescita e riporta il trend, per la prima volta, sui livelli precedenti la crisi energetica del 2022.

Si conferma l’andamento positivo dei consumi industriali. Secondo le elaborazioni di Terna sull’indice Imcei, che prende in esame i consumi industriali di circa 1.000 imprese “energivore”, a luglio il dato è in aumento del 2,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nel periodo gennaio-luglio 2026 l’indice evidenzia una crescita del 4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Prosegue, inoltre, la crescita della produzione fotovoltaica (6,7 TWh, +20,6% rispetto a luglio 2025), principalmente guidata dall’aumento della capacità installata: +3.791 MW da gennaio a luglio 2026, +6.874 MW rispetto a luglio 2025. Complessivamente, le fonti rinnovabili hanno coperto il 41,5% del fabbisogno.

Da gennaio a luglio fabbisogno in aumento del 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Bce: il contante è il mezzo di pagamento più accettato nei negozi dell’eurozona

Roma, 13 ago. (askanews) – L’accettazione del contante è rimbalzata nell’area euro dopo i cali causati da lockdown e restrizioni ad attività e spostamenti, imposti dai governi negli anni della “pandemia” di Covid, e oggi resta di gran lunga il mezzo di pagamento più ammesso nei punti vendita, ma intanto ha mostrato una impennata l’accettazione di pagamenti con dispositivi mobili. È la fotografia scattata da una indagine effettuata dal Bce.

Secondo la rilevazione, il 92% delle imprese che vendono beni o servizi in esercizi commerciali fisici, tra cui anche ristoranti, caffè, hotel e attività varie di intrattenimento accettano il contante. Nel 2024 questo stesso indicatore era di 2 punti percentuali più basso, al 90% e la ripresa “suggerisce che l’accettazione dei contanti sia rimbalzata dopo il calo osservato” negli anni del Covid, dice la Bce con un comunicato.

L’accettazione di carte di pagamento è rimasta sostanzialmente stabile aall’88% tra 2024 e 2026, mentre l’accettazione di pagamenti con sistemi nobili è balzata dal 36% al 68%.

Inoltre una impresa su quattro (il 25%) riporta di aver adottato passi per promuovere i pagamenti digitali, tra cui pagamenti senza contanti e/o riducendo il numero di casse che accettano contanti. Il 13% di imprese hanno introdotto casse automatiche.

Sulle decisioni dei metodi di pagamento accettati, solitamente le imprese citano quali maggiori fattori presi in considerazione le preferenze dei consumatori, la sicurezza e la semplicità. Le aziende, poi, citano privacy e affidabilità quali maggiori vantaggi nell’accettazione del contanti rispetto ai pagamenti digitali.

L’inchiesta, precisa la Bce, ha coinvolto 8.205 imprese in tutti e 21 i paesi dell’area euro, le interviste sono state effettuate tra febbraio e aprile.

Ferragosto con il caldo, da lunedì svolta temporalesca

Roma, 13 ago. (askanews) – Il caldo intenso delle ultime settimane durerà fino a Ferragosto, dopodiché è prevista una svolta a livello emisferico che favorirà l’arrivo di una prima perturbazione temporalesca sull’Italia.

Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma che le roventi masse d’aria subtropicali provenienti direttamente dal Nord Africa continueranno a dominare la scena sul bacino del Mediterraneo anche nei prossimi giorni. Tra giovedì e venerdì il sole sarà il protagonista indiscusso su gran parte del Paese, con l’unica eccezione dei classici acquazzoni pomeridiani relegati prevalentemente ai rilievi montuosi. Un copione pressoché identico caratterizzerà la giornata di Ferragosto: l’anticiclone nordafricano manterrà saldamente il controllo, garantendo tempo soleggiato e temperature elevate, con valori intorno ai 35-36°C nelle principali città del Centro-Nord e delle due Isole Maggiori.

La vera svolta atmosferica è attesa a partire da domenica 16 agosto. Un ciclone in formazione sul Nord Europa comincerà a pilotare verso il Mediterraneo una prima perturbazione. Lo scontro tra masse d’aria diametralmente opposte scatenerà lo sviluppo di rovesci temporaleschi inizialmente su Alpi e Prealpi, per poi estendersi rapidamente alle adiacenti pianure di Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna. Fenomeni intensi sono previsti anche in Liguria e lungo la fascia costiera della Toscana. Data la notevole quantità di energia potenziale in gioco, non si escludono manifestazioni di forte intensità accompagnate da improvvisi colpi di vento e locali grandinate. Il tutto sarà accompagnato da un primo calo delle temperature. Questo peggioramento segnerà l’inizio di una nuova fase atmosferica. Nel corso della settimana successiva si aprirà infatti un periodo decisamente più movimentato e dinamico, caratterizzato dal transito a più riprese di nuovi fronti temporaleschi sull’Italia. L’elemento di maggior criticità risiede proprio nell’enorme serbatoio energetico accumulato finora: la combinazione tra le elevate temperature dell’aria e un Mar Mediterraneo con temperature superficiali eccezionalmente alte, fino a 30°C, fornirà il carburante necessario per la genesi di eventi meteo potenzialmente estremi.

NEL DETTAGLIO Giovedì 13. Al Nord: sole e caldo, meno temporali sulle Alpi. Al Centro: sole e caldo, rari rovesci sui monti. Al Sud: locali temporali in Campania, Calabria e Sicilia e Sardegna interna.

Venerdì 14. Al Nord: sole e caldo, temporali sulle Alpi occidentali specie di confine. Al Centro: sole prevalente. Al Sud: soleggiato, locali acquazzoni sui monti.

Sabato 15. Al Nord: sole e caldo, temporali pomeridiani sulle Alpi centro occidentali. Al Centro: sole e caldo. Al Sud: temporali sui rilievi, intensi in Sardegna.

Tendenza: Domenica arriva una perturbazione al Nordovest, in estensione al resto del Paese nella prossima settimana.

Takaichi protesta per la visita di Putin nell’isola contesa delle Curili

Roma, 13 ago. (askanews) – La premier giapponese Sanae Takaichi ha presentato una “forte protesta” contro la visita del presidente russo Vladimir Putin all’isola di Iturup, rivendicata da Tokyo nell’ambito della disputa sui Territori del nord.

Takaichi ha ricordato che, dopo l’annuncio di Putin nel gennaio 2024 dell’intenzione di visitare i territori contesi, il governo giapponese aveva ripetutamente chiesto a Mosca di evitare una simile iniziativa. La visita del presidente russo, ha affermato, è “incompatibile con la posizione coerente del Giappone sui Territori del nord” ed è “assolutamente inaccettabile”.

Hamas sceglie le urne. Svolta politica o manovra tattica?

Una notizia che cambia lo scenario

Hamas parteciperà alle elezioni per il Consiglio legislativo palestinese fissate per il prossimo 28 novembre. L’annuncio di Husam Badran, membro dell’ufficio politico del movimento, introduce un elemento nuovo in uno scenario palestinese segnato da vent’anni di paralisi istituzionale e, soprattutto, dalla tragedia della guerra.

Non si tratta di un passaggio secondario. Le ultime elezioni legislative risalgono infatti al 2006 e furono vinte proprio da Hamas. Seguì lo scontro con Fatah e, nel 2007, la presa del controllo di Gaza da parte del movimento islamista. Da allora la frattura politica e territoriale palestinese non è stata più ricomposta.

 

La ricerca di una coalizione

Badran ha annunciato che Hamas intende presentarsi «nell’ambito della più ampia alleanza nazionale possibile». Il movimento starebbe già lavorando con le altre fazioni alla costruzione di un blocco elettorale capace di rappresentare diverse componenti della società palestinese.

È forse questo il dato politicamente più significativo. Hamas non annuncia semplicemente la propria candidatura: cerca una cornice unitaria e sembra voler trasferire sul terreno politico la competizione per la leadership palestinese.

Le elezioni, del resto, rappresenterebbero il primo voto legislativo palestinese dal gennaio 2006. Il decreto di Mahmoud Abbas chiama alle urne gli elettori di Gerusalemme Est, Cisgiordania e Gaza. Resta naturalmente da capire come il voto possa svolgersi concretamente, soprattutto nella Striscia devastata dalla guerra infinita.

La domanda decisiva: svolta o metamorfosi?

È qui che la notizia si materializza in un doppio significato. La prima interpretazione, quella più importante se trovasse conferma, è che Hamas abbia preso atto del fallimento della scelta militare e cerchi adesso una legittimazione attraverso le pubbliche elezioni. Sarebbe un cambiamento di enorme portata: dalla logica delle armi alla competizione politica, dalla forza al consenso.

Ma esiste anche l’interpretazione opposta. La partecipazione elettorale potrebbe essere una metamorfosi tattica: ricostruire attraverso le urne quella forza che la guerra ha duramente colpito, recuperare legittimità interna e in particolare internazionale così da ripresentarsi come soggetto politico senza aver realmente abbandonato la precedente strategia.

Il precedente del 2006 impone prudenza: Hamas partecipò alle elezioni, le vinse, ma ciò non determinò la sua trasformazione in una normale forza democratica.

La prova viene dopo il voto

Per questo l’annuncio di Badran è importante, ma, alla fine, senza alcune significato. La vera svolta arriverebbe con il riconoscimento delle regole democratiche, con la presenza del pluralismo all’interno delle istituzioni palestinesi e, soprattutto, con la rinuncia alla violenza come strumento della lotta politica.

Solo allora si potrebbe parlare di una Hamas diversa, rivoluzionata. Fino a quel momento resterà aperto l’interrogativo: le urne al posto delle armi, oppure le urne come nuova veste di una strategia che non è cambiata?

La democrazia ha ancora bisogno dei valori cristiani?

Una questione troppo trascurata

Ritorno su un tema che mi sta a cuore e sul quale ho buttato giù un mio primo appunto su questo quotidiano online solo pochi giorni fa: i riflessi e le ripercussioni dei valori cristiani sulla società civile e sulla democrazia politica.

Devo aggiungere che, su questo argomento, noto con molto dispiacere un generale disinteresse (anche se ieri sul Corriere della Sera è uscito un interessante editoriale di Galli della Loggia). Mentre ai giorni nostri andrebbe approfondito anche in vista del dialogo fra religioni che si va aprendo con le forti ondate migratorie dietro l’angolo. Ma soprattutto sarebbe da alimentare sul versante laico, storico-filosofico e politico-democratico, ai fini di una migliore convivenza civile e geopolitica, che ci spinga a eliminare le guerre, alla pace, all’incontro tra diversi e all’amicizia tra i popoli.

Registro invece che questa presenza sottotraccia, ma diffusa, dei valori cristiani viene sottovalutata con molta disinvoltura dal tardo razionalismo positivista, ancora vivo e vegeto, e da coloro che scommettono solo e soltanto sulla ragione, anche sul versante della democrazia.

Ma andiamo avanti.

 

Le tre realtà del cambiamento depoca

1) Non sono solo a credere che, nella società “postmoderna”, “liquida” e in quella “del rischio” dentro cui viviamo – clima, geopolitica sempre più determinante, debolezza europea, guerre, disuguaglianze, povertà e migrazioni, crisi demografiche, robotica e classe operaia, ecc. –, ormai nelle mani di una “IA” che, secondo Papa Prevost, costruisce solo menzogne e distrugge la verità, gli esiti di queste serissime novità siano ancora totalmente sconosciuti.

2) E non sono solo a registrare che una società ormai disintermediata, con un ceto medio in discesa libera, con i corpi intermedi sempre più deboli, con una politica-spettacolo e “del pubblico” ormai dilagante, ma tutta partecipata “da remoto”, con una post-democrazia del 50% e con i suoi partiti ridotti ad associazioni private e separate, in mano a solitari leader che si giocano tutto sulla «simpatia, fotogenia, e niente di più» – come dice Massimo Cacciari – e che comunicano solo con i social personali, abbia già profondamente compromesso la democrazia rappresentativa che abbiamo conosciuto per lunghissimi anni. E ci spinga, forse, a inventare al più presto nuove modalità partecipative e di presenza.

3) Continuo infine a supporre, con parecchia preoccupazione, che in questi strutturali “cambiamenti d’epoca”, soprattutto di natura antropologica e culturale, siano entrati in crisi i rapporti umani e sociali ispirati a quei valori cristiani che troviamo immersi sin dentro le nostre Costituzioni liberali, socialdemocratiche e cattolico-democratiche, a partire dal welfare e dalla difesa dell’uguaglianza.

Una crisi causata da un esasperato e ricercato individualismo solitario, in piena espansione, e dall’esplosione totale di quel marcusiano “Uomo a una dimensione” che noi abbiamo sempre preso sottogamba. Crisi incontrollate e forse irreversibili, dunque, in attesa di essere gestite da una serie di algoritmi centralizzati nelle mani di pochissimi e ricchi marinai che hanno già gettato le loro “Reti” per accalappiarci.

 

Un confronto che dovrebbe coinvolgere tutti

Proprio per queste preoccupanti sfide e per questi “cambiamenti d’epoca”, credenti e non credenti, cosiddette destre, sinistre e centri politici di tutte le idee e ideologie, sovranisti ottocenteschi e autonomisti padani, neorazzisti con forme nascoste di schiavismo, assieme ai paurosi delle “sostituzioni etniche”, dovrebbero, da un punto di vista secolare, valutare tutti insieme i riflessi sociali, culturali e democratici dei valori di base del cristianesimo che ci siamo trascinati dietro per duemila anni e che si stanno smarrendo.

Occorrerebbe soprattutto che il dibattito fosse alimentato da filosofi politici, politologi e teologi, studiosi di storia delle religioni, specialisti laici della Dottrina sociale della Chiesa, più che da opinionisti. E anche da quanti – ripeto – pur non credenti hanno scommesso e continuano a scommettere sul peso e sui riflessi laici, sociali, culturali e democratici dei valori portanti del cristianesimo.

 

La domanda al cuore del problema

Arrivo al nocciolo. E, da un’angolazione totalmente laica, faccio proseguire il mio precedente appunto del primo agosto scorso, ponendo tuttavia il suo titolo sotto forma di domanda: la democrazia che ci aspetta ha ancora bisogno dei valori cristiani?

Nel capitolo ottavo della Lettera enciclica sulla fraternità e l’amicizia sociale Fratelli tutti, firmata da Papa Francesco ad Assisi il 3 ottobre del 2020, al paragrafo 275 troviamo scritto: «Va riconosciuto come tra le più importanti cause della crisi del mondo moderno vi siano una coscienza umana anestetizzata e l’allontanamento dai valori religiosi, nonché il predominio dell’individualismo…».

E nel paragrafo 91 della più recente Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV troviamo il seguente passaggio: «Mi accompagna la convinzione che il modo concreto di vivere i rapporti sociali alla luce del Vangelo non sia stabilito una volta per sempre, ma resti un compito affidato di generazione in generazione alla comunità cristiana».

Due preoccupazioni, sotto forma di avvertimenti, che meriterebbero un sicuro seguito.

 

Da Croce e Bobbio alla crisi delluomo comunitario

Mettiamo da parte il Benedetto Croce agnostico, con il suo spassionato amore per la storia che si vive ma, nello stesso tempo e paradossalmente, con la sua alta attenzione verso i valori cristiani. Affianchiamolo a Norberto Bobbio e a quanti altri studiosi hanno valutato, da non credenti, questi valori cristiani come un patrimonio da tutelare e da tenere a fondamento della vita civile e democratica.

C’è un fatto però che accomuna questi due emeriti studiosi italiani, a uno storico, sociologo ed antropologo francese del nostri giorni: Emmanuel Todd. Si dichiara allo stesso modo  non credente, ma nel suo buon saggio di appena due anni fa ,”La sconfitta dell’Occidente” , si sofferma lungamente – anche lui come i due Papi – sui rischi  già in pieno svolgimento, dell’allontanamento della nostra società dai valori religiosi, sull’inarrestabile crisi delle diverse forme di religiosità del passato e sulla scomparsa dei sentimenti religiosi comunitari.

Al loro posto vede emergere l’individualismo appartato e solitario dei nostri giorni.

Vannacci guarda indietro, ma il vuoto politico è davanti a noi

Una proposta politica che guarda al passato

Il buongiorno si vede dal mattino. E non è un caso. Infatti, leggere solo l’incipit del programma politico di Vannacci è bastato a rovinarmi la giornata.

Non che questo signore meriti tanta attenzione, però è anche vero che sono proprio quelli più sciocchi ad avere maggior credito. E Vannacci è furbo, perché vuole costruire il suo potere politico facendo leva proprio su quella parte di popolazione italiana che non legge, non è molto istruita e non ha un pensiero critico, ma è disponibile a seguire ciecamente idoli di un passato che non esiste più e che andrebbe ricordato solo per non ripetere gli stessi tragici errori.

 

Militari, identità e tradizione romana”

Ma, cos’è che mi dà fastidio di Vannacci? Primo: è un ex militare che sta cercando di candidare altri militari. E la storia ci ha mostrato cosa significa avere militari al governo, ce lo hanno insegnato soprattutto i regimi militari in America Latina, e in Africa. Secondo: le sue idee. Il partito da lui si definisce “un movimento radicato nella tradizione romana e cristiana” che si propone come forza di “destra patriottica e identitaria”.

Faccio fatica a considerare la “tradizione romana”…: sarebbe quella descritta dal libro di De Giorgio “La tradizione romana”, appunto? Ossia qualcosa che risale all’antica Roma e poi, passando per Dante, si proietta nel periodo fascista? Ma il “fascismo” di De Giorgio non coincide affatto con il regime storico: è un fascismo spirituale, iniziatico e metafisico, e l’autore giudicava quello reale, in cui è vissuto, come un’occasione mancata, incapace di comprendere appieno la vera tradizione romana. Onestamente non credo che Vannacci arrivi ad afferrare certe “finezze” filosofiche dell’autore che conobbe il filosofo francese convertito all’Islam Rene Guénon e il filosofo italiano Julius Evola e con i quali coltivò una feconda corrispondenza.

 

Cristianesimo, donne e ritorno del patriarcato

Il suo partito parla di “tradizione cristiana”. Quale: quella che appoggiava il colonialismo e lo schiavismo e benediceva i soldati che andavano a combattere per l’impero italiano, di triste memoria? No, grazie. Fortunatamente, lefebvriani a parte, questa tradizione è stata inghiottita dal Concilio Vaticano II e dall’idea pratica di una Chiesa inclusiva, che accoglie tutti e non fa discriminazioni – anche se con la questione femminile si deve ancora lavorare un po’; e sinceramente ho i miei dubbi che questa cristianità, e parlo dei credenti autentici, voglia appoggiare simili ideologie, che non guardano al futuro, ma riportano l’Italia e il mondo indietro ai secoli bui dell’umanità.

Ma quello che più mi inquieta di quest’uomo è il suo negazionismo rispetto al reato di femminicidio, un reato che è tale, finalmente riconosciuto tale, perché chi viene uccisa è una donna in quanto donna. Non abbiamo bisogno di uno o più Vannacci che mettano ancora una volta in questione il diritto delle donne a vivere una vita in sicurezza, da persone umane, senza dover essere protette dal padre o dal marito di turno i “maschi forti, capaci di dominare emozioni e passioni, proteggere le donne” e quant’altro.

Non ne abbiamo bisogno per rilanciare un fantomatico “patriarcato mediterraneo” magari sullo stile di quello della Spagna franchista, che aveva creato il Patronado de proteccion de mujeres (Patronato per la protezione delle donne) e usufruendo, ahimè, della collaborazione della chiesa di regime, rieducò, attraverso la reclusione coatta, migliaia di donne considerate ribelli o di dubbia reputazione. Veramente abbiamo bisogno, nel XXI secolo, di ritornare all’età della pietra? Forse vogliamo realizzare ciò che Margaret Atwood descrive nel suo noto “Il racconto dell’ancella”? Altro che futuro distopico!

 

Il vero interrogativo riguarda sinistra e centro

A questo punto mi domando: cosa intende fare la sinistra italiana, o anche il centro, di fronte a questa ventata di “rinnovamento” proposta dal partito vannacciano che ha buone prospettive di raggiungere e superare persino la Lega? Dove sono le “femministe” di sinistra ormai radical scic, che si inchinano di fronte al dilagare dei burqua e agli usi e costumi islamici che mortificano la donna, nel nome di una inclusione culturale che non esiste, perchè a senso unico? Quando vogliamo prendere sul serio le necessità delle famiglie, degli operai, dei giovani, e smetterla di portare avanti battaglie ideologiche vuote e che “svuotano” l’elettorato perché non si sente più ascoltato? Cosa offre agli elettori la sinistra italiana?

Divisione, incoerenza, incapacità di dare risposte efficaci alla precarietà del lavoro, ai salari bassi, alla sicurezza, all’immigrazione di massa che non è risorsa per il paese. Facile dare sempre la colpa a chi sta al governo, quando alcune riforme, come quella del salario minimo, la stessa sinistra non l’ha realizzata. E allora guardate, pensate seriamente a quelli che come me, e siamo tanti, non hanno il coraggio di svoltare a destra, ma neppure di votare a sinistra.

Senza democrazia nei partiti a indebolirsi è la democrazia nel suo complesso

La democrazia nei partiti

Uno degli elementi decisivi e qualificanti per certificare che un partito è realmente democratico è quello di verificare come quel partito pratica la democrazia al suo interno. Era, questo, uno dei cavalli di battaglia della sinistra democristiana, in particolare della sinistra sociale di Forze Nuove che faceva capo a Carlo Donat-Cattin. Perchè si tratta di un dato quasi oggettivo. E cioè, non è sufficiente predicare e praticare, giustamente, la “democrazia dei partiti”. Di pari passo va, soprattutto, declinata quotidianamente la “democrazia nei partiti”. Perchè è su questo fronte che si gioca non solo la credibilità dei partiti ma, sopratutto, la qualità della nostra democrazia. Anche perchè è di tutta evidenza che non c’è democrazia senza la presenza attiva dei partiti politici. Partiti organizzati e radicati nella società. Ma è altrettanto indubbio che senza una vera, autentica e trasparente democrazia all’interno dei partiti la democrazia stessa è destinata a restare monca e molto, molto limitata e parziale. E questa democrazia interna la si misura in due modi fondamentali e decisivi. E cioè, come e se vengono rispettate le minoranze all’interno dei partiti e, in secondo luogo, come i partiti medesimi costruiscono concretamente il progetto politico.

 

Il limite dei partiti personali

Certo, la democrazia nei partiti non è affatto compatibile con “i partiti personali”, con “i partiti del capo” o con i “partiti proprietari”. Perchè, molto semplicemente, quando i partiti sono personali tutto è tollerato tranne un tassello: quello di mettere in discussione ciò che dice il capo stesso. È persin inutile fare l’elenco di questi partiti nel nostro paese perché si correrebbe il serio ischio di citarli quasi tutti.

 

La lezione della cultura cattolico-popolare

Ora, e al di là della concreta ed attuale organizzazione dei partiti nel nostro paese, credo che resta di una straordinaria attualità l’antica riflessione della miglior tradizione e cultura cattolico popolare e cattolico sociale quando diceva, sostanzialmente, che “per capire cosa pensa un partito della riforma delle istituzioni nel suo paese è appena sufficiente verificare come quel partito coltiva la democrazia al suo interno”. Una riflessione difficilmente contestabile per la semplice ragione che non puoi abolire quasi per decreto la democrazia nel partito e poi pensare di praticarla organicamente nella costruzione dell’assetto istituzionale. È una osservazione talmente banale che non merita neanche di essere commentata o approfondita. Ed è proprio sulla base di questa osservazione che emergono le molteplici contraddizioni di vari partiti personali quando lanciano strali contro altri partiti – anch’essi di natura personale o proprietaria o del capo – di sfregiare la Costituzione, di manomettere le istituzioni e di violare gli stessi principi e valori democratici, liberali e costituzionali. Accuse prive di qualunque senso perchè si tratta di partiti, appunto, prevalentemente accomunati dal rinnegamento sistematico delle più elementari regole democratiche.

 

Se entrano in crisi i partiti, entra in crisi la democrazia

Ecco perchè, e al di là di ogni polemica preconcetta o pregiudiziale politica ed ideologica, il rispetto dei principi democratici basilari parte quasi sempre dalla militanza o dalla partecipazione attiva negli strumenti tradizionali della organizzazione politica, cioè i partiti. Perchè se si dovesse consolidare definitivamente e, forse, irreversibilmente la deriva personale ed oligarchica dei partiti, sarebbe l’intera democrazia italiana ad entrare in crisi. E, di conseguenza, anche e soprattutto le istituzioni democratiche.

Eclissi di Sole sull’Europa, in Italia al Nord supera il 90%

Roma, 12 ago. (askanews) – Un’eclissi di Sole sta attraversando oggi l’Europa, con uno spettacolo particolarmente suggestivo al tramonto. Il fenomeno è totale lungo una stretta fascia che, dopo aver interessato la Groenlandia e l’Islanda, attraversa l’Atlantico per raggiungere la Spagna settentrionale e una piccola parte del Portogallo. Nel resto del continente, Italia compresa, l’eclissi è parziale, con percentuali di oscuramento molto diverse a seconda della latitudine.

In Italia lo spettacolo è nettamente più marcato al Nord. L’eclissi è iniziata tra le 19.24 e le 19.33 e raggiunge il massimo poco dopo le 20 nelle regioni settentrionali. A Genova il disco solare viene coperto per il 93,60%, con il massimo alle 20.22; a Torino per il 93,34% alle 20.21; a Bologna per il 92,66% alle 20.21; a Milano per il 92,32% alle 20.20 e a Venezia per il 91,27% alle 20.19. Nel capoluogo lombardo migliaia di persone si sono radunate al monte Stella, il punto più alto della città, per asssitere allo spettacolo astronomico.

Scendendo verso il Centro e il Sud la percentuale diminuisce rapidamente. A Roma l’eclissi è iniziata alle 19.32 e raggiunge il massimo alle 20.11, con il 69,12% del Sole oscurato. Sulla capitale, tuttavia, permane una cappa di nuvole. A Napoli l’inizio è alle 19.33, il massimo alle 20.02 e la copertura arriva al 45,84%. In molte località italiane il fenomeno non può essere seguito fino alla conclusione astronomica dell’eclissi perché è il tramonto a interrompere l’osservazione: il Sole scompare dall’orizzonte intorno alle 20.14 a Roma, alle 20.05 a Napoli, alle 20.35 a Milano e alle 20.40 a Torino.

Ancora più profonda l’eclissi in gran parte dell’Europa occidentale. A Parigi il massimo è previsto alle 20.17, con il 92,09% del disco solare coperto, mentre nel sud-ovest della Francia si sale al 97,55% a Bordeaux e al 97,83% a Tolosa. A Bruxelles il massimo arriva alle 20.13 con l’89,51%, ad Amsterdam alle 20.10 con l’88,22%, mentre Berlino raggiunge l’84,86% alle 20.08.

Nelle isole britanniche gli orari sono anticipati di un’ora rispetto all’Italia. Londra raggiunge il massimo alle 19.13 ora locale, con il 91,38% del Sole oscurato. In Irlanda la copertura è ancora maggiore: Dublino arriva al 93,99% alle 19.10, mentre a Cork si supera il 96%.

Il vero centro dello spettacolo è però lungo la fascia della totalità. A Reykjavik la Luna ha coperto completamente il Sole intorno alle 17.48 GMT (18.48 in Italia), con circa un minuto di buio totale. La durata massima dell’eclissi totale, sull’Atlantico a ovest dell’Islanda, supera di poco i due minuti.

La totalità raggiunge poi la Spagna in serata, con il Sole ormai molto basso sull’orizzonte. A A Corunha il massimo è alle 20.28 e la totalità dura circa un minuto e 17 secondi; a Bilbao alle 20.27, per circa 31 secondi; a Saragozza alle 20.29 per un minuto e 24 secondi; a Valencia alle 20.33 per circa un minuto e a Palma di Maiorca alle 20.31 per un minuto e 36 secondi. Madrid resta praticamente sul limite: nel centro della capitale l’oscuramento arriva al 99,97%, senza raggiungere la piena totalità.

Anche il Portogallo viene sfiorato dal cono d’ombra: nell’estremo nord-est, nell’area di Bragança, è visibile per pochi istanti l’eclissi totale intorno alle 19.30 ora locale. Lisbona resta invece fuori dalla fascia, con un’eclissi parziale di circa il 94,5% e il massimo alle 19.36.

Le percentuali indicano la porzione della superficie apparente del disco solare nascosta dalla Luna nel momento di massima eclissi. Per tutta la fase parziale è indispensabile osservare il fenomeno soltanto con occhiali specifici per eclissi o filtri solari adeguati: guardare direttamente il Sole, anche quando ne rimane visibile soltanto una piccola falce, può provocare danni agli occhi.

C.sinistra, non solo dualismo Pd-M5s, centro si muove. Ma Bettini: no a "terzo uomo"

Roma, 12 ago. (askanews) – C’è un certo fermento nel centro del centrosinistra e anche nel centro fuori dal centrosinistra. Un fermento che, in qualche modo, aspira a rompere il dualismo Pd-M5s, spostando l’attenzione dalla corsa a due per la leadership del campo largo – da un lato Elly Schlein e dall’altro Giuseppe Conte – che ha già incontrato, nei giorni scorsi, una aperta manifestazione di disagio da parte di Avs e della galassia centrista di stanza nel campo progressista.

Nell’area riformista gli attori, come è noto, sono molti e i percorsi diversi, ma tutti sono consapevoli che, fatti due conti, la partita dell’alternativa al centrodestra non si giocherà solo tra teste di serie. Non a caso, Matteo Renzi definisce il duello tra Schlein e Conte “puro posizionamento”. La partita è più grande e anche più difficile. Lo sa il leader di Italia Viva che da qualche mese va ripetendo che Pd, M5s e Avs “senza di noi perdono”, “le tre liste insieme fanno il 38%. Non basta per vincere – ha ricordato oggi sul Corriere della Sera -. Serviamo noi, anche noi: le firme e le risorse di Italia Viva sono pronte per un progetto riformista capace di prendere voti anche dall’altra parte”. Voti utili perchè Giorgia Meloni non si prenda “altri cinque anni di Palazzo Chigi e soprattutto sette anni di Quirinale”. Se il caso dovesse essere questo, aggiunge l’ex premier, “il popolo del centrosinistra non perdonerà chi avrà messo veti e fatto perdere la coalizione”.

E poi c’è la questione Silvia Salis. I riformisti contano di convincere la sindaca di Genova ad esserne la frontwoman? La risposta di Renzi è nitida: “E’ il nome più forte per guidare questa scommessa, perchè somma al nostro voto organizzato una sua forza personale rilevante”, dice. E’ un’investitura, un passo in più a quanto detto finora? Dalle parti di Italia Viva si spiega che la posizione è sempre stata questa, che quello di Salis è un nome forte ma non l’unico. Insomma, come avverte Renzi nella stessa intervista, “la sindaca Salis deve essere aiutata, non strattonata”. Quindi, calma. Ma l’idea circola e si rinforza e Vincenzo Spadafora, fondatore di Primavera, una di quelle realtà interessate a lavorare con Casa riformista, interpellato da Askanews spiega: “Credo anche io che Silvia Salis sia il nome più forte e credibile del centro sinistra e dovremmo tutti auspicare in un suo impegno per battere le destre e ridare una speranza al Paese”.

E poi c’è Carlo Calenda che disegna uno spazio ancora diverso per l’area riformista, stavolta all’interno della prospettiva del “pareggio” alle Politiche. E anche questo spezza il dualismo e, nei sogni calendiani, il bipolarismo. Azione immagina uno spazio per realizzare alcuni obiettivi come la costruzione di una difesa comune europea. Per questo, almeno sulla carta, spiega il leader di Azione in un’intervista, “i miei interlocutori naturali sono il Partito democratico, che dopo il pareggio non avrà più Schlein come segretario. E Forza Italia quando non è schiacciata sulla linea di Tajani e le stupidaggini di Meloni”. Silvia Salis? Un buon sindaco ma “al momento non mi pare ci siano le condizioni per una proiezione nazionale”, chiude Calenda che, secondo un sondaggio BiDiMedia, è al quarto posto con il 25%, a pari merito con Fratoianni e Tajani, nella classifica generale di fiducia (prima Meloni con il 36%, secondo Conte con il 30%, terza Schlein con il 28%).

E infine c’è Goffredo Bettini. Storico dirigente del Pd, estimatore di Giuseppe Conte (può “contare sempre sulla mia amicizia” ha scritto qualche giorno fa sui social in occasione del compleanno dell’ex premier) secondo il quale non serve un “terzo uomo” per mettere pace tra Schlein e Conte. “Di leader – sostiene in un’intervista al Foglio – ne abbiamo fin troppi. Legittimati dal loro lavoro. Elly Schlein, leader del mio partito; poi Conte, Salis, e i segretari di valore di tutti i partiti della coalizione”. Non c’è aria di un federatore, insomma, non ci sono le condizioni. “Non è emersa, come fu per Prodi grazie anche alla generosità e lungimiranza di D’Alema, una personalità esterna e indiscussa e naturalmente in grado di rappresentare tutti”, frena. Come non detto, si torna al dualismo.

Centrodestra ‘assedia’ Ranucci. Salvini: "Rai sospenda collaborazione"

Roma, 12 ago. (askanews) – Nel giorno della confessione di Valter Lavitola (è stato lui il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci, ma “per il suo bene”) Lega e Fratelli d’Italia vanno all’attacco del conduttore di Report. In particolare è il Carroccio a chiedere con forza la sospensione del giornalista da parte della Rai.

“Alla luce degli inquietanti dettagli che stanno emergendo in queste ore, a partire dall’arresto del suo amico Lavitola ritengo opportuno che il servizio pubblico, finanziato da tutti gli italiani, sospenda la collaborazione con chi è coinvolto in questa torbida vicenda”, scrive su X il leader e vice premier Matteo Salvini. Supportato da tutto il Carroccio. “Non è più compatibile con il servizio pubblico”, scrivono i parlamentari leghisti in Vigilanza in una nota mentre il sottosegretario e responsabile editoria del partito Alessandro Morelli chiede un intervento dell’Azienda in via “cautelativa”.

A suscitare la reazione del centrodestra, in particolare di Fdi, è anche il post che Ranucci pubblica su Facebook, dal titolo “La voce spaventa”. “Ho imparato, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, e Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – scrive – che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza. Muoiono tutti nello stesso identico modo, non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto, un attimo prima degli altri, il disegno intero di cui erano parte, e per aver tentato, con l’ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta”.

“Un delirio egomane”, accusa il presidente Fdi della Commissione cultura della Camera Federico Mollicone; “assurdo paragonarsi a Falcone e Borsellino, a Moro. Non faccia paragoni blasfemi”, aggiunge il vice-capogruppo alla Camera Alfredo Antoniozzi. Ma è Giovanni Donzelli, responsabile Organizzazione del partito, ad adombrare un’ipotesi: “Ranucci ha utilizzato il servizio pubblico per preparare la sua discesa in campo in politica?” Perchè questo, secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, potrebbe spiegare l'”accanimento nei confronti di Giorgia (Meloni, ndr) e della sua famiglia” da parte di Report, che dal maggio 2022 fino a maggio 2026 “ha dedicato inchieste su Giorgia Meloni, Arianna, la mamma Anna in ben 70 puntate, in alcune puntate anche più servizi, una vera e propria fissazione”.

Nel centrosinistra Angelo Bonelli (Avs) difende Ranucci: “Il quadro accusatorio – sottolinea – dimostra un fatto inequivocabile: Sigfrido Ranucci è vittima di un attentato. Non esiste alcun elemento che dimostri un suo coinvolgimento. La destra interrompa la vergognosa campagna di fango e la Rai ripristini immediatamente le repliche di Report. La libertà d’informazione non può essere oggetto di ritorsioni politiche”. Schierata con Report anche Chiara Appendino (M5s) che difende “un programma che ha fatto inchiesta sui poteri forti, sulla destra, sulla sinistra, e sì, anche su me quando ero sindaca”, non “un programma di parte” ma “un programma libero. E il giornalismo libero si difende soprattutto quando dà fastidio”.

Altro che telefonata, tra Meloni e Vannacci sono scintille

Roma, 12 ago. (askanews) – Altro che la telefonata attesa (o sollecitata) da Roberto Vannacci: tra l’ex generale e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sono scintille.

Due giorni fa Vannacci aveva detto di attendersi (“assolutamente sì”) una telefonata dalla premier “qualora ne abbia voglia” e ieri aveva pubblicato la prima parte del suo programma. Oggi però è stata pubblicata un’intervista di “Chi” alla premier – in parte già anticipata ieri – che non dà certo un giudizio lusinghiero sulla nascita di Futuro nazionale. Vannacci, per lei, “non è né un problema, né una risorsa. Non un problema perché la democrazia per me non lo è mai. Non una risorsa, perchè tutto quello che ho visto finora racconta, purtroppo, un’operazione costruita per favorire la sinistra”.

La risposta dell’europarlamentare, via social, arriva dopo qualche ora. “La paura fa 90. Prima – scrive – eravamo marginali. Poi siamo diventati una meteora… Adesso improvvisamente la presidente del Consiglio sente il bisogno di spiegare agli italiani che Futuro nazionale sarebbe addirittura un’operazione costruita per favorire la sinistra. Ci hanno deriso. Ci hanno insultato. Hanno provato a ignorarci. Adesso cercano di fermarci. E’ la normale sequenza delle cose e quando le idee iniziano a camminare, qualcuno comincia ad avere paura”.

Da FnV, però, negli stessi minuti, Rossano Sasso veste i panni del ‘poliziotto buono’ e reitera l’invito alla leader di Fdi. “Presidente Meloni – scrive sui social – anzichè attaccare il Generale Vannacci dicendo che Futuro Nazionale sarebbe un’operazione nata per fare vincere la sinistra, prenda il telefono e lo chiami. Senza la destra vera del Generale Vannacci si perde. Non vorrà mica fare vincere Fratoianni, Conte e la Schlein? Non abbia paura e si faccia coraggio, anzichè attaccare la destra chiami il Generale”.

Se telefonata doveva essere, non c’è linea. Almeno per ora. Perché in politica – per la verità – non si sa mai quando è vero scontro o gioco delle parti.

Sant’Anna di Stazzema, Tajani: “Fascisti furono complici dei nazisti”

Stazzema, 12 ago. (askanews) – “Questa tragedia deve insegnarci qualcosa di importante. Non è soltanto commemorare una strage compiuta dai nazisti con la complicità dei fascisti italiani, ma deve essere un monito anche per il futuro perché il sacrificio di queste persone, compresi i bambini e i neonati, non può essere vano”. Lo ha detto il vicepremier Antonio Tajani, al suo arrivo a Sant’Anna di Stazzema, dove ha partecipato alla commemorazione dell’eccidio nazifascista del 12 agosto 1944.

“Bisogna costruire la pace. Cancellare l’odio significa lavorare per il rispetto delle persone. Quello che è successo qui non dovrebbe accadere mai più, ma purtroppo minacce di violenza nel mondo e tragedie ce ne sono ancora molte. Basta pensare al Medio Oriente o all’Ucraina”, ha aggiunto Tajani.

Attentato a Ranucci, Lavitola ammette: il mandante sono stato io

Roma, 12 ago. (askanews) – Valter Lavitola ha ammesso di essere stato il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Davanti al giudice delle indagini preliminari del tribunale di Roma, nel corso di quasi 5 ore di interrogatorio, “ha confermato l’ipotesi accusatoria della procura della Repubblica ammettendo di essere stato il mandante dell’attentato”. Il dato fattuale è stato spiegato dal difensore dell’imprenditore, l’avvocato Sergio Cola, parlando con i numerosi cronisti fuori dal carcere di Rebibbia.

Lavitola – sempre secondo il legale – avrebbe agito “per tutelare la incolumità di Ranucci, che era oggetto di parecchi e pericolosi tentativi di aggredirlo. Anche perché Ranucci, non aveva, all’epoca, una protezione, ma aveva solamente due uomini di scorta. Siccome gli attentatori, a modo di vedere di Lavitola, erano pericolosissimi lui l’ha fatto perché poi in effetti, dopo l’attentato la scorta è stata più che raddoppiata si è passata da due a otto agenti, che hanno fatto protezione a a ferro di cavallo”.