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Roma: Mostra a Palazzo Brancaccio, "L’Estremo Oriente e l’Italia"

Roma, 2 mag. (askanews) – Prosegue il progetto internazionale ‘L’Estremo Oriente e l’Italia. Visioni d’arte confronto, inaugurato a Padova presso la Galleria Civica Cavour nel 2024 e curato dalla professoressa e critica d’arte Serenella Baccaglini: un itinerario espositivo, che si configura come uno spazio permanente e diffuso, articolato in luoghi diversi, di intersezione e incontro tra visioni, sensibilità e linguaggi provenienti da mondi apparentemente lontani, ma intimamente in relazione.

In questo solco si inserisce la mostra-evento, che inaugura lunedì 4 maggio presso Spazio Field di Palazzo Brancaccio, dalle ore 19 alle 23. In esposizione, 51 opere tra collezioni private e lavori inediti, firmate da artisti tra i più promettenti del panorama contemporaneo: Alina Ditot, Daniela L. Dumbrava, Taya Vysochanska, Paolo De Cuarto, Mario Stefano, Simona Amato (Simonè). Le loro opere articolano un racconto corale, nel quale memoria, tempo, identità e metamorfosi si traducono in un linguaggio visivo intenso, spesso simbolico, sempre evocativo.

La serata sarà accompagnata da un DJ set a partire dalle ore 20, in un’atmosfera pensata per favorire contatto, ascolto ed esperienza estetica. Elemento distintivo è il contributo significativo di IBA Investment Art & Finance che, attraverso il consulente unico Danilo Gigante, ha reso disponibili 37 opere provenienti da collezioni private. Inserite in una mostra collettiva, queste opere superano la dimensione privata della raccolta e assumono una funzione pubblica, entrando in relazione con lo spazio e con chi le osserva, e componendo una narrazione plurale che intreccia esperienze individuali e comunità culturale. Ed è proprio in questo incrocio che il significato si costruisce e si rinnova.

La tappa romana si colloca in evidente continuità con il progetto già avviato, mantenendone l’impianto e sviluppandone le premesse. E in questo passaggio, IBA Investment Art & Finance prosegue il proprio lavoro di mediazione tra produzione artistica e collezionismo, delineando un ambito in cui l’opera si muove tra valore estetico e dialogo culturale. Il Programma si svilupperà ancora attraverso tre tappe ospitate in contesti museali e istituzionali, con l’obiettivo di rendere accessibili patrimoni solitamente non visibili al pubblico. Il nuovo ciclo – che si apre a Roma – continuerà con appuntamenti già previsti per settembre e dicembre 2026, articolando una proposta coerente e destinata a svilupparsi nel tempo.(Segue)

La curatrice, Serena Baccaglini, ha ideato, curato e coordinato molte importanti mostre d’arte nel mondo (Repubblica Ceca, Polonia, Brasile, Italia, Francia, Germania, Qatar) su Picasso, i grandi maestri spagnoli Goya, Picasso, Dalì, con lo studio e la presentazione del Cartone di Guernica e delle Demoiselles d’Avignon per la prima volta, collaborando con istituzioni culturali internazionali come la Fondazione Picasso (partner nel 2011-12) Dalì, Modigliani e i principali Musei internazionali. Nel 2016 ha organizzato due esposizioni importanti con comitati scientifici internazionali: la prima Tiziano Vecellio, Vanitas al Castello di Praga e El Greco, la Metamorfosi di un genio alla Casa dei Carraresi, Treviso.

Responsabile eventi per ASAM, sezione operativa per sudi di Business e Management all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha collaborato con l’Alta Scuola di Formazione nella stessa Università ed è parte del Comitato Scientifico del primo Master in Negoziazione in Europa con il Professore Michael Tsur, un’eccellenza in questo campo.

Baccaglini è responsabile delle relazioni internazionali di TINA B: Il Festival Internazionale d’Arte Contemporanea europeo di cui ha curato la prima edizione alla Biennale di Venezia. Collabora come giornalista con molti giornali d’arte: OK Arte, Milano, Area Arte Veneto, Messaggero Group, e la rivista austriaca Milionart. Per gli 80 anni di Guernica e i 70 anni della Costituzione Italiana ha ideato ed organizzato la prima esposizione del Cartone di Guernica ‘Guernica, Icona di Pace’ al Senato della Repubblica (dicembre 2017 – febbraio 2018) con la presenza del Presidente del Senato Pietro Grasso e del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

GLI ARTISTI IN MOSTRA

Daniela Dumbrava è una pittrice contemporanea attiva in Italia, nota per una pittura materica e astratta, caratterizzata da colori intensi e grande espressività cromatica. È cittadina italiana di origini croate e ha sviluppato il proprio linguaggio artistico attraverso studi specifici sul colore e sulla materia pittorica. Nel corso della sua carriera ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero, ottenendo riconoscimenti e apprezzamenti da parte della critica. Dal punto di vista stilistico, la sua pittura si muove tra astrattismo materico, suggestioni surrealiste, sperimentazione con smalti, resine e acrilici e una costante ricerca emotiva e simbolica legata al colore. Le sue opere sono spesso interpretate come un’espressione diretta delle emozioni e dell’interiorità, con una forte attenzione alla dimensione sensoriale e spirituale dell’arte.

Taya Vysochanska (Taya), pittrice ucraina, porta la sua esperienza di vita e il turbolento contesto legato alle sue origini in una straordinaria espressione artistica. Con la sua pittura, ci offre un viaggio emozionante attraverso il suo mondo interiore, riflettendo sulle complesse sfumature dei rapporti umani e sulla realtà in cui è immersa. Le opere di Taya sono un racconto intimo e profondo. La sua tecnica pittorica è un incantesimo di pennellate dinamiche che trasformano la tela in uno specchio delle sue emozioni. Ogni quadro è un’opera carica di pathos, esplora la tristezza, la rabbia, la speranza e la resilienza. Il pubblico non può fare a meno di sentirsi coinvolto in un dialogo silenzioso con ciascuna opera. Il tema della guerra in Ucraina è una fonte di ispirazione centrale per l’artista: le sue opere sono testimonianza diretta, manifestando un profondo legame con la sua terra di appartenenza. Tuttavia, Taya riesce a trasformare questa oscurità in luce attraverso la sua pittura, trasmettendo un messaggio di speranza e solidarietà.

Alina Ditot è tra quelle artiste che fin dall’inizio del secolo scorso hanno concepito l’arte come opposizione all’ingiustizia dell’uomo. Ditot, nota per aver creato gli strappi e le legature su tela, forma la sua mente in Romania, a Iai, città nella quale è nata. Dopo i primi studi, si iscrive alla facoltà di Filosofia dell’Università di Ia?i, dove si laurea. In quello che i critici hanno definito linguaggio ditottiano, l’artista strappa, brucia e lega la tela. L’arte di Ditot ha precise scelte tecniche. Molti potrebbero vedere dei richiami a Pollock, a Burri, a Fontana o al dinamismo di Mathieu. In poco più di un decennio di vita artistica Alina dipinge opere che sono ormai conosciute in tutto il mondo. Il suo linguaggio artistico è una combinazione di studi filosofici, indagine sociale e potenza espressiva. Tra le opere più significative: Il cimitero dei migranti (2016). Un’installazione formata da sei croci in metallo, arricchite da vernici, colle e fili metallici. L’installazione è in realtà un ‘ricordo-denuncia’ delle morti dei migranti nei mari italiani. Cielo sopra la tempesta (2015). Un’opera su tela che indaga la mente umana, fatta di serenità e di inquietudine. Un’opera che parte dall’analisi del sogno di Freud per arrivare a rielaborare i dettami di Goffman. The Queen (2016). Un’opera che si basa sull’analisi critica delle monarchie. Una monarchia che viene rappresentata attraverso un grande squarcio centrale che identifica l’abisso. La Fondazione Roma Museo ospita nella sua collezione permanente una delle sue opere più importanti, ‘Lo stagno di Narciso’.

Paolo De Cuarto nasce a Catanzaro nel 1972, è il quarto di cinque figli maschi (da qui lo pseudonimo De Cuarto). La prima tappa della sua formazione ha luogo in Calabria, dove inizia la sua ricerca sull’utilizzo della materia e della plasticità dell’immagine. Nel 1994 De Cuarto si trasferisce a Milano, dove frequenta gli ambienti artistici dell’Accademia di Brera e dello storico Bar Jamaica, dove inizia ad affinare la sua passione per tutte le forme artistiche espressive che lo portano a trasferirsi, per motivi di ricerca e studio, per tre anni in Spagna. Ritornando, più maturo e consapevole, a Milano, inizia a collaborare come assistente artistico nello studio del Maestro Mimmo Rotella. Da questa esperienza nasce un grande sodalizio intellettuale con il Maestro e la ‘sua vera formazione artistica’, come ama ricordare. La collaborazione tra i due finisce alla fine del 2002 quando Paolo inizia a percorrere autonomamente la sua strada nel mondo dell’arte. Le sue opere sono conservate all’interno di importanti collezioni private e pubbliche in Italia e all’estero. Paolo De Cuarto è un artista che agisce attraverso tutte le complesse modalità della pittura. Estrapola un oggetto dal panorama del vissuto adottando una sorta di neutralità che impedisce scelte affettive e lo pone nella condizione di assumere nella propria attenzione oggetti d’uso isolati dal proprio contesto. Applica dunque inizialmente il procedimento del ready-made che lavora sullo spezzamento e l’assolutizzazione metafisica del dettaglio.

Mario Stefano nasce a Napoli nel 1983. La serie di opere ‘Sacro e Profano’ di Mario Stefano rappresenta un’interessante combinazione di elementi classici e contemporanei. La scelta di raffigurare icone classiche come una Venere o una Madonna con Bambino in primo piano richiama l’arte tradizionale e l’estetica rinascimentale. L’uso dell’olio e la tecnica degli antichi maestri conferiscono ai dipinti una qualità autentica e una ricchezza di dettagli. L’icona della pittura classica, con le sue linee eleganti e i toni sfumati, sembra emergere dallo sfondo caotico dei graffiti. Questa rappresentazione simbolica può essere interpretata come un richiamo all’importanza e alla durata della tradizione artistica classica nel contesto moderno. L’artista sembra voler sottolineare che, nonostante l’avvento di nuove forme di espressione artistica, la pittura classica conserva ancora la sua rilevanza e la sua bellezza intramontabile. Questa combinazione insolita di temi può suscitare diverse interpretazioni. Potrebbe essere vista come una riflessione sull’evoluzione dell’arte e della società, sul rapporto tra tradizione e modernità. Potrebbe anche essere interpretata come un modo per mettere in discussione i confini tra l’alto e il basso, tra l’arte ‘alta’ e quella ‘popolare’. Nel complesso, la collezione ‘Sacro e Profano’ di Mario Stefano offre una prospettiva unica sull’arte e la sua relazione con la società contemporanea. La combinazione di stili e temi diversi crea un’esperienza visiva stimolante e invita lo spettatore a riflettere sulla continuità e la trasformazione dell’arte nel corso del tempo.

Simona Amato, in arte ‘Simonè’, pittrice messinese classe 1972, inizia il suo percorso di studi frequentando il Liceo Artistico ‘Ernesto Basile’ e, dopo il diploma, consegue la laurea presso l’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Personalità poliedrica, ispira il proprio gesto creativo alla pittura figurativa che si spinge verso l’astratto, il Pop e i fumetti. Dopo un significativo numero di esposizioni dei suoi lavori, arriva alla Biennale di Venezia e ottiene recensioni e attenzioni di importanti critici d’arte come Vittorio Sgarbi. Si distingue inoltre per essere l’unica artista Pop in mostra presso l’ambasciata arabo-egiziana di Roma. L’elemento caratterizzante della pittura di Simonè è indiscutibilmente l’uso incisivo, fino alla spudoratezza, del colore che, nel suo moto indotto dal gesto, attraversa il pennello e diventa energia pura sulla tela. Altro elemento caratterizzante è un’approfondita analisi della contemporaneità e del ruolo dominante che in essa assumono i vari mezzi di comunicazione. Dallo studio emerge un’interessante reinterpretazione di suggestioni e immagini provenienti dal cinema, dalla televisione, dalla pubblicità, dalla fotografia e dal fumetto, per cui idoli mediatici si trasformano in protagonisti Pop sulle tele. Il forte interesse per gli stimoli provenienti dalle manifestazioni sociali e per le atmosfere che rievocano l’arte americana degli anni Sessanta non è però mai causa di trascuratezza per l’aspetto introspettivo della raffigurazione, che mostra un chiaro ancoraggio alla profondità del mondo interiore dell’individuo.

Dazi, Schlein: Governo reintegri immediatamente fondo per l’automotive

Roma, 2 mag. (askanews) – “Trump ha annunciato di aumentare i dazzi sulle auto europee al 25 per cento”. Lo ha sottolineato Elly Schlein, leader del Pd, in una dichiarazione a margine di una iniziativa per la campagna di Giovanni Legnini, candidato sindaco a Chieti per il centrosinistra.

“Per l’Italia – ha spiegato – sarebbe un colpo durissimo. Abbiamo 5 miliardi di esportazioni di auto verso gli Stati Uniti. Il Governo reintegri immediatamente quel fondo per l’automotive di cui ha tagliato l’80 per cento. Chieda in Europa una risposta forte, unitaria a questi dazi”.

“Bisogna convincere Trump a fermarsi – ha concluso Schlein – perché sta danneggiando enormemente tutte le economie, anche quella americana”.

Fotografia Europea 2026: a Palazzo Scaruffi 200 anni di fotografia

Reggio Emilia, 2 mag. (askanews) – All’interno della ventunesima edizione di Fotografia Europea Fantasmi del Quotidiano per la prima volta negli spazi di Palazzo Scaruffi, la mostra 200×200 Due secoli di fotografia e società, a cura di Walter Guadagnini è un omaggio alla storia della fotografia e un’occasione di riflessione sulla presenza di questo linguaggio nella società dalla metà dell’Ottocento a oggi. Ne ha parlato ad askanews il curatore: “La mostra racconta non tanto la storia della fotografia, ma tante storie intorno alle fotografie, cioè che storie sono nate da due secoli a questa parte, da quel fatidico 1826 nel quale un signore Joseph Nicéphore Niépce ha scattato quella che consideriamo oggi la prima immagine fotografica e da lì comincia un viaggio. Ci sono i viaggi fotografici, le avanguardie, le grandi città come Parigi, inventate quasi dalla fotografia, le riviste che per anni hanno portato le fotografie nelle case di chiunque fino ad arrivare ad oggi, alle fotografie fatte col cellulare, alle fotografie fatte con tecniche antiche, però con argomenti e temi contemporanei. Insomma, una storia che dimostra che la fotografia continua a non volersi a restare dentro la Storia, ma continua a essere parte della nostra vita”.

La ventunesima edizione di Fotografia Europea è promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Magnani e dal Comune di Reggio Emilia con il contributo della Regione Emilia-Romagna.

Pirelli confermata a primo posto in indici Dow Jones Best-in-Class

Milano, 2 mag. (askanews) – Pirelli si riconferma al primo posto a livello globale nei settori Auto Components e Automobiles all’interno degli indici Dow Jones Best-in-Class World e Europe, la denominazione assunta da quest’anno dai Dow Jones Sustainability Indices. Pirelli, unica tyre company presente in entrambi gli indici “World’ e “Europe”, ha infatti ottenuto, nell’ambito del Corporate Sustainability Assessment 2025 di S&P Global, un punteggio pari a 86 punti, il più alto sia del settore Auto Components e di quello Automobiles e significativamente superiore alle medie di settore pari a 34 punti nel caso delle componenti auto e 37 punti nel settore auto.

Pirelli ha ottenuto il massimo punteggio in diverse aree, tra cui Etica di Business, attenzione ai Diritti Umani, Politiche e Programmi per la Salute e Sicurezza sul Lavoro, Tassonomia e gestione ESG della catena di fornitura. Top score anche nella gestione ambientale – con particolare riferimento ad acqua, rifiuti ed energia -, nella protezione della biodiversità, e nel percorso della società verso il suo ambizioso obiettivo di Net Zero al 2040 (validato da Science Based Targets initiative).

Giovanni Tronchetti Provera, Executive Vice President Sustainability, New Mobility e Motorsport di Pirelli, ha affermato: “La conferma di Pirelli ai vertici degli indici Dow Jones Best-in-Class testimonia la solidità di un percorso costruito su innovazione industriale e responsabilità lungo tutta la catena del valore. Un approccio che è integrato nelle nostre decisioni strategiche e operative, dalla tecnologia ai processi, dalla gestione dei fornitori alla tutela delle persone, e contribuisce a consolidare la competitività del Gruppo, sostenendone la crescita nel lungo periodo”.

Questo riconoscimento si aggiunge a quello ottenuto nel febbraio 2026, quando Pirelli è stata confermata nel “Top 1%” del Sustainability Yearbook 2026 di S&P Global, risultando l’unico produttore di pneumatici a livello globale a conseguire questo risultato.

Gli indici S&P Dow Jones sono stati lanciati originariamente nel 1999 come prime serie di benchmark globali “best-in-class” in ambito sostenibilità disponibili sul mercato e comprendono indici a livello globale, regionale e nazionale. L’analisi annuale copre 62 settori di attività ed è estesa a più di 12.000 aziende.

Iran, le notizie più importanti del 2 maggio sulla guerra

Roma, 2 mag. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di sabato 2 maggio 2026 sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con serie ripercussioni sull’economia globale. (A cura di Fabio Santolini).

-12:15 In Iran la premio Nobel Narges Mohammadi è stata trasferita dal carcere in ospedale. Soffre di problemi cardiaci.

-11:00 Il generale Mohammed Jafar Asadi, un alto ufficiale delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, citato dall’agenzia di stampa Fars, ha dichiarato oggi che “una ripresa degli scontri tra Iran e Stati Uniti è probabile”.

-10:00 Libano, 5 morti in nuovi raid israeliani nel Sud. Tre nel villaggio di Louaize, distretto di Nabatyie.

-07:00 Trump: è “tradimento” dire che gli Usa non stanno vincendo la guerra. Il presidente si è espresso così la notte scorsa in Florida.

Hegseth ha annunciato il ritiro di 5.000 soldati dalla Germania

Roma, 2 mag. (askanews) – Il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha ordinato il ritiro di circa 5.000 soldati dalla Germania entro un anno, pari a circa il 15% delle forze armate tedesche di stanza nel Paese, ha annunciato ieri il Pentagono. Questo annuncio giunge dopo le dichiarazioni del cancelliere tedesco che hanno fatto infuriare il presidente degli Stati Uniti. Friedrich Merz ha affermato lunedì che gli americani non hanno “nessuna strategia” in Iran e che Teheran sta “umiliando” la principale potenza mondiale. “Non sa di cosa sta parlando!”, ha replicato Donald Trump.

Trump è tornato a parlare di Cuba, "faremo arrivare la Lincoln a 100 metri dalla costa"

Roma, 2 mag. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha parlato la notte scorsa dalla Florida sulla prospettiva che gli Stati Uniti “prendessero immediatamente il controllo” di Cuba, suggerendo che le forze militari potrebbero intervenire sul Paese al ritorno dalla guerra in Iran.

“Al ritorno dall’Iran, faremo arrivare una delle nostre grandi navi, forse la portaerei USS Abraham Lincoln, la più grande del mondo. La faremo arrivare, fermarsi a circa 100 metri dalla costa e loro diranno: ‘Grazie mille, ci arrendiamo’”, ha detto Trump riferendosi ai leader cubani.

Meloni: Zanardi ha saputo rimettersi in gioco ogni volta



Roma, 2 mag. (askanews) – “L’Italia perde un grande campione e un uomo straordinario, capace di trasformare ogni prova della vita in una lezione di coraggio, forza e dignità. Alex Zanardi ha saputo rimettersi in gioco ogni volta, affrontando anche le sfide più dure con determinazione, lucidità e una forza d’animo fuori dal comune”. E’ quanto scrive sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla notizia della morte di Alex Zanardi.

“Con i suoi risultati sportivi, con il suo esempio e con la sua umanità, ha dato a tutti noi molto più di una vittoria: ha dato speranza, orgoglio e la forza di non arrendersi mai”, prosegue Meloni. “A nome mio e del governo rivolgo un pensiero commosso e la più sincera vicinanza alla sua famiglia e a tutti coloro che gli hanno voluto bene. Grazie di tutto, Alex” conclude Meloni.

Zanardi, Mattarella: punto di riferimento anche oltre il mondo dello sport

Roma, 2 mag. (askanews) – “Come l’intera Italia avverto profondo dolore per la morte di Alex Zanardi. Sportivo di eccelse qualità, ha dimostrato straordinaria personalità anche dopo il gravissimo incidente che ha subito”. E’ quanto afferma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

“Divenuto campione paralimpico, è stato per tutti questi anni punto di riferimento di tutto lo sport, amato e ammirato anche per il coraggio, la resilienza e la capacità di trasmettere entusiasmo. La sua figura ha rappresentato punto di riferimento anche oltre il mondo dello sport e lo rimarrà nel ricordo degli italiani. Esprimo alla famiglia la vicinanza della Repubblica”, conclude il presidente.

Fotografia Europea 2026 presenta i fantasmi del quotidiano

Reggio Emilia, 2 mag. (askanews) – Dal 30 aprile al 14 giugno 2026, Reggio Emilia torna a esplorare le trasformazioni del nostro tempo, raccontate dagli sguardi di grandi fotografi e giovani talenti emergenti, con la ventunesima edizione di Fotografia Europea, il festival promosso e organizzato dalla Fondazione Palazzo Magnani e dal Comune di Reggio Emilia, con il contributo della Regione Emilia-Romagna. Filo conduttore delle mostre curate da Arianna Catania, Tim Clark, Luce Lebart e Walter Guadagnini è Fantasmi del Quotidiano. Questa edizione di Fotografia Europea invita a cercare le cose non viste e quelle invisibili, prestando attenzione ai sussurri di ciò che è stato e di ciò che potrebbe essere. Attraverso l’obiettivo, si rivelano le storie silenziose che danno forma al nostro presente, aprendo nuovi percorsi per l’immaginazione.

Maurizio Corradini, Presidente della Fondazione Palazzo Magnani, in occasione delle giornate inaugurali, ha introdotto l’evento ad askanews: “Siamo alla ventunesima edizione di Fotografia Europea, Fantasmi del Quotidiano, siamo davvero felici di dare inizio a questa edizione, ricca nel numero delle mostre, oltre venti, artisti provenienti da ogni parte del mondo e tanti spazi. Quest’anno davvero abbiamo avuto la fortuna e il piacere nelle collaborazioni che abbiamo instaurato di poter usufruire di spazi nuovi come Palazzo Scaruffi, dove per esempio si terrà una mostra che celebra i duecento anni della storia della fotografia”. E ha commentato poi entrando in specifico nel tema dell’edizione 2026: “Nella società in cui stiamo vivendo e i tempi che stiamo vivendo ovviamente così complessi, violenti, verbalmente e non solo verbalmente, avere l’opportunità di ricentrarsi su noi stessi, riconnetterci con noi stessi, ripensando appunto a ciò che sono i fantasmi: le nostre paure, ma anche i nostri ricordi e le nostre aspettative. È un tema molto contemporaneo, molto attuale, io credo, davvero importante. Andiamo un po’ a scandagliare, attraverso la lente di ingrandimento di questi artisti, quelli che sono gli interstizi spaziali, ma soprattutto temporali, delle nostre anime”.

Al pian terreno dei Chiostri di San Pietro tre progetti specifici: “Come sempre, l’attenzione nostra, come Fondazione e come Fotografia Europea, è rivolta anche ai più giovani, anche alla formazione e all’inclusività: come per esempio Speciale Diciottoventicinque, progetto a cui teniamo molto. Quest’anno il tutoraggio è stato effettuato da Sugar Paper di Modena. Marcello Coslovi e Alex Tabellini hanno seguito un gruppo di ragazzi che hanno avuto la possibilità di creare un proprio progetto fotografico espositivo in specifico sul libro fotografico e lo troverete ai Chiostri di San Pietro nella parte bassa dove c’è anche una commissione di Fotografia Europea a Simona Ghizzoni, artista tra l’altro con i natali reggiani per la prima volta”. Milk Wood di Ghizzoni pone al centro la figura femminile come depositaria di memoria ma anche di immaginazione e progettualità, in un percorso laboratoriale partecipato sul territorio, tra parole e immagini. Il terzo progetto è Keep the Fire Burning, a cura di Francesco Colombelli in collaborazione con il Centro diurno per l’adolescenza A DA. Attraverso una selezione di libri fotografici, la mostra indaga come miti, fiabe, credenze popolari e tradizioni continuano ad abitare il nostro presente, costruendo una geografia emotiva e culturale che attraversa confini e generazioni.

I Chiostri di San Pietro, sede della biglietteria e cuore pulsante del festival, ospitano al piano superiore il nucleo di mostre curate da Tim Clark e Luce Lebart: Felipe Romero Beltràn con Bravo, Mohamed Hassan con Our Hidden Room, Salvatore Vitale con Automated Refusal, Marine Lanier con Le Jardin d’Hannibal, Ola Rindal con Stains and Ashes, Tania Franco Klein con Subject Studies: CHAPTER I, Giulia Vanelli con The Season e Frédéric D. Oberland con Vestiges du futur.

A Palazzo da Mosto è presente al primo piano la mostra collettiva Ghostland a cura di Arianna Catania: un’esplorazione sull’epoca ipermediata in cui viviamo. Al piano terra sono allestiti i progetti della Open Call: Federica Mambrini con L’albergo della lontananza e Emilia Martin con The serpent’s thread curata da Eleonora Schianchi. A Palazzo Scaruffi la mostra 200×200. Due secoli di fotografia e società a cura di Walter Guadagnini.

Nella Chiesa dei Santi Carlo e Agata è la mostra Ghostwriter di Elena Bellantoni a cura di Fulvio Chimento.

La sezione di fotografia di Palazzo dei Musei presenta Luigi Ghirri. A Series of Dreams, a cura di Ilaria Campioli e Andrea Tinterri, con la curatela musicale di Giulia Cavaliere. Negli stessi spazi, la tredicesima edizione di Giovane Fotografia Italiana presenta il progetto Voci a cura di Ilaria Campioli e Daniele De Luigi.

Come ogni anno, il Festival è arricchito da un calendario di appuntamenti che accompagnano i visitatori dalle giornate inaugurali – 30 aprile, 1, 2, 3 maggio – fino al 14 giugno: conferenze, incontri con gli artisti, presentazione di libri, book signing, letture portfolio, workshop, una bookfair dedicata agli editori indipendenti e spettacoli.

E’ morto Alex Zanardi, pilota e atleta paralimpico

Roma, 2 mag. (askanews) – Il mondo dello sport è in lutto: è morto a 59 anni l’ex pilota di Formula 1 e atleta paralimpico Alex Zanardi. Lo annuncia la famiglia.

Dopo l’incidente automobilistico del 2001 a causa del quale aveva subito l’amputazione delle gambe, si era dedicato al paraciclismo vicendo quattro ori e due argenti ai Giochi di Londra 2012 e Rio 2016. Nel 2020 un altro tragico incidente, uno scontro con un camion mentre in handbike partecipava, sulle strade del senese, a una gara di beneficenza da lui organizzata.

Per il centenario di Carlo Fruttero un viaggio nel segno della sua penna

Milano, 02 mag. (askanews) – Nel 2026, anno del centenario dalla nascita di Carlo Fruttero, nasce Club Fruttero, programma culturale diffuso ideato e prodotto da Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori in collaborazione con la fondazione Circolo dei lettori. Si tratta di un percorso che si snoda tra archivi, mostre e appuntamenti pubblici per rileggere l’eredità dello scrittore attraverso il suo metodo di lavoro e il rapporto con la scrittura.

All’interno del progetto, si inserisce il contributo di Tratto Pen, la penna-pennarello di Fila che Carlo Fruttero utilizzava nei suoi taccuini. Nata a metà degli anni ’70, la penna-pennarello made in Italy è un oggetto di design industriale, che nel 1979 ha ricevuto il Compasso d’Oro e ancora oggi è prodotta nel nostro Paese.

Il programma del centenario si sviluppa fino a novembre 2026 e include una serie di appuntamenti che ne articolano il racconto. Si parte con la mostra Il Club Fruttero, dal 23 aprile al 31 maggio 2026, al Circolo dei lettori e delle lettrici di Torino. Qui sono riuniti materiali d’archivio, manoscritti, taccuini e documenti personali che restituiscono il laboratorio quotidiano dello scrittore.

Il progetto si inserisce poi al Salone internazionale del libro di Torino (14-18 maggio 2026) con un momento di partecipazione attiva: i visitatori saranno infatti invitati a votare il proprio incipit preferito tra una selezione di testi di Carlo Fruttero e Franco Lucentini. Il 19 settembre 2026 il progetto si sposta in Toscana, tra la pineta di Roccamare e il Castello di Castiglione della Pescaia, in un dialogo diretto con i luoghi vissuti da Fruttero.

A coronare l’iniziativa, la pubblicazione di 365 Notes, volume dedicato ai taccuini dello scrittore, presentato a BookCity Milano nel novembre 2026.

Calcio, Serie A, Il Lecce vince e manda in B Pisa e Verona

Roma, 2 mag. (askanews) – Il Lecce vince a Pisa 2-1 e conquista tre punti importantissimi in chiave salvezza. La vittoria della squadra di Di Francesco vale il +4 sulla Cremonese terzultima (impegnata lunedì contro la Lazio) e la retrocessione aritmetica sia del Pisa che del Verona con tre turni d’anticipo. In avvio ci provano Banda e due volte Stojilkovic, chance anche per Canestrelli e Moreo. Dopo l’intervallo in quattro minuti il botta e risposta tra Banda e Leris (destro al volo), la decide Cheddira al 65′. Strepitoso Falcone su Piccinini, annullato il 3-1 per il fuorigioco di Camarda. Questi i risultati e la classifica della 35esima giornata di serie A dopo Pisa-Lecce 1-2.

35.a giornata – Venerdì 1 maggio, Pisa-Lecce 1-2. Sabato 2 maggio, ore 15 Udinese-Torino; ore 18 Como-Napoli; ore 20.45 Atalanta-Genoa. Domenica 3 maggio, ore 12.30 Bologna-Cagliari; ore 15 Sassuolo-Milan; ore 18 Juventus-Verona; ore 20.45 Inter-Parma. Lunedì 4 maggio, ore 18.30 Cremonese-Lazio; ore 20.45 Roma-Fiorentina.

Classifica: Inter 79, Napoli 69, Milan 67, Juventus 64, Roma, Como 61, Atalanta 54, Bologna, Lazio 48, Sassuolo 46, Udinese 44, Parma 42, Torino 41, Genoa 39, Fiorentina 37, Cagliari 36, Lecce 32, Cremonese 28, Verona, Pisa 18 (Retrocesse in B Pisa e Verona).

36esima giornata Venerdì 8 maggio, ore 20.45 Torino-Sassuolo. Sabato 9 maggio, ore 15 Cagliari-Udinese; ore 18 Lazio-Inter; ore 20.45 Lecce-Juventus. Domenica 10 maggio, ore 12.30 Verona-Como; ore 15 Cremonese-Pisa; ore 15 Fiorentina-Genoa; ore 18 Parma-Roma; ore 20.45 Milan-Atalanta. Lunedì 11 maggio ore 20.45 Napoli-Bologna.

37ª giornata (17.05.2026)da definire anticipi e posticipi Atalanta-Bologna, Cagliari-Torino, Como-Parma, Genoa-Milan, Inter-Verona, Juventus-Fiorentina, Pisa-Napoli, Roma-Lazio, Sassuolo-Lecce, Udinese-Cremonese.

38ª giornata (24.05.2026)da definire anticipi e posticipi Bologna-Inter, Cremonese-Como, Fiorentina-Atalanta, Lazio-Pisa, Lecce-Genoa, Milan-Cagliari, Napoli-Udinese, Parma-Sassuolo, Torino-Juventus, Verona-Roma.

Governo, Meloni: da oggi secondo più longevo, avanti con determinazione

Roma, 2 mag. (askanews) – “Da oggi il governo che ho l’onore di guidare diventa il secondo più longevo della storia repubblicana. Non lo vivo come un traguardo da festeggiare, ma come una responsabilità ancora più forte verso gli italiani”. E’ quanto scrive la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui social.

“Grazie a chi continua a sostenerci, a credere nel nostro lavoro e nella serietà del nostro impegno. Andremo avanti con determinazione per completare il percorso avviato, con rispetto per il mandato ricevuto dai cittadini italiani e con una sola bussola: l’interesse nazionale”, conclude la premier.

Olivetti, oltre il mito: impresa, comunità e responsabilità politica

Nel suo recente articolo pubblicato sul “Domani d’Italia” (link in fondo), Marco Coletti ha opportunamente riportato al centro la figura di Adriano Olivetti, sottraendola tanto alla celebrazione retorica quanto a letture riduttive o meramente simboliche. Intendo riprendere qui, in forma più sintetica, il testo già apparso su “Politica Insieme”, ponendolo come base per un confronto di idee che non sia accademico o astratto.

Impresa e comunità: un equilibrio difficile

Il nodo centrale resta il rapporto tra impresa e comunità. Olivetti concepiva l’azienda non come una macchina produttiva isolata, ma come un organismo sociale, radicato nel territorio e responsabile verso la collettività. In questa prospettiva, la fabbrica diventa anche luogo di formazione civile, di crescita culturale, di promozione della persona.

È una visione che anticipa temi oggi tornati centrali: responsabilità sociale d’impresa, qualità del lavoro, sostenibilità, integrazione tra produzione e coesione sociale. Tuttavia, il rischio più insidioso è quello della semplificazione. Il modello olivettiano non può essere assunto come formula replicabile, perché nasce dentro un preciso contesto storico, industriale e umano. Ciò che resta fecondo è il metodo: la tensione costante a tenere insieme efficienza economica e finalità sociale, senza sacrificare l’una all’altra.

Politica e funzione delleconomia

Olivetti non si limitò alla dimensione imprenditoriale, ma cercò di tradurre la sua visione in un progetto politico, fondato su comunità territoriali, partecipazione e responsabilità diffusa. È qui che il confronto si fa più esigente. La responsabilità sociale non può essere delegata alla sola iniziativa privata, per quanto illuminata, ma richiede un quadro istituzionale coerente, capace di orientare e sostenere tali esperienze.

Coletti coglie con precisione la dimensione etica dell’imprenditore e il valore di una leadership non ridotta al profitto. Resta però aperta — ed è decisiva — la questione della traduzione politica di quel modello: come costruire istituzioni che rendano strutturale ciò che in Olivetti appare ancora come esperienza esemplare, ma isolata?

Uneredità da interrogare

L’attualità di Olivetti non risiede nella riproposizione di formule, né in un esercizio nostalgico, ma nella capacità di porre domande radicali. In un tempo segnato da diseguaglianze crescenti, frammentazione sociale e sfiducia nelle istituzioni, il richiamo a una visione integrale dell’uomo e del lavoro conserva una forza critica sorprendente.

Il confronto con l’analisi di Coletti va dunque assunto per ciò che è: un invito a non chiudere il discorso, ma ad aprirlo. È nella dialettica tra interpretazioni diverse, e nella loro verifica dentro la realtà contemporanea, che il pensiero olivettiano può tornare a essere vivo e, soprattutto, politicamente rilevante.

Per leggere l’articolo di Marco Coletti su “Il Domani d’Italia”

https://ildomaniditalia.eu/adriano-olivetti-oggi-un-modello-controcorrente-per-limpresa-pubblica/

Per leggere l’articolo di Roberto Pertile su “Politica Insieme”

https://www.politicainsieme.com/prosperita-condivisa-di-roberto-pertile/amp/

Rai, perché non imboccare la strada della privatizzazione?

Il caso che riaccende il dibattito

L’ultima vicenda che ha visto protagonista il conduttore di Report Ranucci – l’accusa frontale su Rete 4 contro il Ministro della Giustizia Nordio sulla grazia a Nicole Minetti – è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ci troviamo, infatti, di fronte a un servizio pubblico radiotelevisivo – Ranucci è un dirigente della Rai – che appare sempre più configurarsi come un tribunale politico e morale contro gli avversari di turno.

Certo, si tratta di un singolo episodio. Ma è altrettanto vero che esso si inserisce in un quadro ormai consolidato.

La crisi del pluralismo

La Rai ha cessato da tempo di essere un luogo di autentico e riconosciuto pluralismo politico, culturale e sociale. Esistono vere e proprie “zone franche” nelle quali si coltiva una militanza politica esplicita, spesso a prescindere da regolamenti, norme e codici interni.

L’appartenenza ha finito per sostituire ogni altra regola, contribuendo a trasformare la Rai in qualcosa di simile a una televisione commerciale a forte connotazione editoriale. La tifoseria, il settarismo e la faziosità politica hanno progressivamente soppiantato il principio di equilibrio.

Eppure, la Rai resta un’azienda storica, unica, di altissimo valore professionale. Per decenni ha accompagnato la crescita culturale e civile del Paese, svolgendo anche una funzione di supplenza civica e didattica, oltre a rappresentare – in molte fasi – un autentico pluralismo.

Una riforma non più rinviabile

Proprio per queste ragioni, forse è giunto il momento di intraprendere una strada diversa. Questa strada ha un nome preciso: privatizzazione della Rai.

Per realizzarla servono categorie oggi rare nel dibattito pubblico: coraggio, coerenza e lungimiranza. Ma si tratta di una riforma ormai necessaria. Va costruita con pazienza ed equilibrio, senza scorciatoie, ma senza neppure eludere il problema.

Per garantire un vero servizio pubblico radiotelevisivo potrebbe essere sufficiente un solo canale. Tutto il resto potrebbe essere collocato sul mercato. Il servizio pubblico residuo dovrebbe assicurare informazione, cultura, sport, intrattenimento e approfondimento, sotto il controllo di una governance chiara e trasparente.

Il modello della Fondazione

In questa prospettiva, torna attuale la proposta avanzata anni fa da Guido Bodrato: affidare il servizio pubblico a una Fondazione indipendente, pubblica e trasparente.

Un modello che consentirebbe di sottrarre la gestione alle dinamiche di appartenenza politica, garantendo al contempo qualità e responsabilità. Le esperienze di giornalismo più marcatamente schierato potrebbero così trovare spazio sul mercato, senza vincoli impropri.

Sarebbe poi il mercato stesso a regolare offerta e domanda, distinguendo tra informazione, opinione e propaganda.

Oltre lipocrisia del sistema attuale

Continuare a parlare di servizio pubblico radiotelevisivo, nelle condizioni attuali, rischia di essere fuorviante. Il pluralismo viene troppo spesso sacrificato sull’altare della faziosità.

La stagione della cosiddetta “lottizzazione”, pur con tutti i suoi limiti, garantiva un equilibrio tra culture politiche diverse. Oggi quella stagione è definitivamente archiviata. Al suo posto prevale una logica di appartenenza e di schieramento.

Il giornalismo di Report – come quello di altri programmi – rappresenta in modo emblematico questa trasformazione.

Una scelta politica inevitabile

Per queste ragioni, la privatizzazione del servizio pubblico radiotelevisivo si configura come una scelta politica non più rinviabile. È una sfida concreta che chiama in causa la qualità della democrazia e la credibilità delle istituzioni.

A meno che non si voglia continuare a convivere con un sistema segnato da ipocrisia, finzione e, soprattutto, da una crescente perdita di onestà intellettuale.

Germania a rischio di crisi costituzionale: l’ammonimento di Peter Altmaier

Un allarme che viene dallinterno

Le dichiarazioni rilasciate da Peter Altmaier in un’intervista a Die Welt (v. link in basso) non possono essere archiviate come una semplice esternazione polemica. Altmaier, figura di lungo corso della Cdu e già tra i più stretti collaboratori di Angela Merkel, ha evocato il rischio per la prima volta nella storia della Repubblica federale di una crisi costituzionale.

Non si tratta di un politico marginale. Avvocato, più volte ministro e Capo della Cancelleria federale, Altmaier rappresenta una delle espressioni più tipiche del ceto dirigente democristiano tedesco: pragmatico e istituzionalmente prudente. Proprio per questo il suo allarme merita attenzione.

La fine delle alternative politiche

Il punto centrale della sua analisi riguarda la trasformazione del sistema politico tedesco. Secondo Altmaier, il dato nuovo non è tanto la difficoltà di un governo – fenomeno fisiologico in ogni democrazia parlamentare – quanto la progressiva scomparsa di alternative credibili.

Per decenni, la Germania ha potuto contare su una notevole flessibilità coalizionale: maggioranze diverse, governi di grande coalizione, cambi di assetto senza traumi istituzionali. Oggi, invece, la frammentazione del quadro politico e la polarizzazione crescente riducono drasticamente le opzioni.

Il risultato è un possibile scacco: se un governo cade, non è affatto certo che ne nasca un altro in tempi rapidi e con una base parlamentare solida. In questo senso, il rischio evocato è quello di una paralisi decisionale, che investirebbe contemporaneamente esecutivo e Bundestag.

Crisi politica e rischio economico

L’analisi di Altmaier non si ferma al piano istituzionale. Egli collega esplicitamente l’instabilità politica a una possibile crisi economica di ampia portata. Secondo quanto dichiarato, una fase prolungata di incertezza potrebbe incrociare una recessione persino più grave di quelle sperimentate con la tempesta finanziaria del 2008 o la pandemia.

È un passaggio rilevante. La forza della Germania, negli ultimi decenni, è stata proprio la capacità di tenere insieme stabilità politica e affidabilità economica. Se questo nesso si incrina, l’intero modello tedesco entra in discussione, con effetti che travalicano i confini nazionali e investono l’intera Unione europea.

Un governo fragile, ma non delegittimato

Altmaier, tuttavia, evita accuratamente toni ultimativi. Nella stessa intervista precisa che le sue parole non costituiscono un invito a rovesciare il governo o a mettere in discussione la leadership del Cancelliere. Piuttosto, sollecita per parte sua una verifica seria dell’azione di governo, sottolineando la necessità di rafforzarne coesione ed efficacia.

Tra i fattori critici viene indicata anche la scarsa esperienza di parte dell’attuale compagine di governo, elemento che avrebbe inciso sulle difficoltà iniziali della coalizione Cdu-Spd. Un rilievo che richiama un problema più ampio: il ricambio della classe dirigente in Germania non sempre è stato accompagnato da adeguati percorsi di formazione politica e istituzionale.

Un segnale per lEuropa

L’allarme lanciato da Altmaier non riguarda soltanto la Germania. Se il principale paese dell’Unione mostra segni di affaticamento politico, l’intero equilibrio europeo ne risente. Berlino resta infatti il perno economico e uno dei principali attori politici dell’UE: una sua eventuale paralisi aprirebbe scenari di incertezza anche sul piano comunitario.

In questo senso, le parole dell’ex ministro assumono il valore di un monito. Non tanto la previsione di un imminente collasso, quanto la segnalazione di una soglia critica: quando le democrazie mature perdono la capacità di generare alternative politiche, il rischio non è solo l’instabilità, ma la progressiva erosione della loro stessa legittimazione.

Tra prudenza e consapevolezza

Il punto, dunque, non è stabilire se la Germania sia davvero sull’orlo di una crisi costituzionale. Più realisticamente, si tratta di comprendere se il sistema politico tedesco stia entrando in una fase di transizione più complessa, nella quale le certezze del passato – stabilità, governabilità, continuità – non sono più garantite.

Altmaier, con il suo profilo istituzionale e la sua tradizione politica, non indulge a scenari catastrofici. Ma proprio per questo il suo richiamo alla prudenza merita di essere ascoltato. Perché, come spesso accade nelle democrazie europee, le crisi non esplodono improvvisamente: si preparano lentamente, nel logoramento delle istituzioni e nella difficoltà della politica a rinnovarsi.

Per leggere l’intervista su Die Welt

https://www.welt.de/politik/deutschland/article69f4da186fe2dee7bfb0ff9e/cdu-politiker-peter-altmaier-warnt-vor-staatskrise-in-deutschland.html

Il congresso dc del 1946 e la responsabilità dei cattolici italiani

Il 24 aprile 1946, nell’aula magna dell’Università La Sapienza, si apriva il primo congresso della Democrazia Cristiana. Nato appena due anni prima, nei mesi drammatici in cui l’Italia era divenuta uno dei fronti di combattimento del conflitto mondiale e con la fine del regime fascista e l’armistizio dell’8 settembre si erano aperti i mesi sanguinosi della guerra civile e della lotta di liberazione, quel partito si proponeva come un soggetto nuovo nella cornice della vita politica italiana. Nell’intervento di apertura di quel congresso, Alcide De Gasperi, che era stato l’ultimo segretario del Partito Popolare Italiano, aveva espressamente richiamato la prima esperienza di organizzazione partitica di ispirazione cattolica. Un rimando, questo, che non aveva però il tono della nostalgia, ma piuttosto quello della rivendicazione della funzione storica, nella vicenda più ampia dello stato unitario, della partecipazione compiuta dei cattolici alla vita politica. Vi era la presa d’atto della cesura profonda rappresentata dal Fascismo, dalla dittatura e della guerra, come solco che aveva inciso sul terreno delle istituzioni e della vita civile e più in profondità su quello della coscienza del paese.

Del resto, in quella fine di aprile 1946, lo sfondo nazionale e internazionale era segnato dalle macerie della guerra — tanto materiali quanto culturali, politiche e morali — che ancora pesavano sullo sforzo di futuro che si tentava di dispiegare. Il governo presieduto dallo stesso De Gasperi e formato da tutti i partiti del Comitato di Liberazione Nazionale aveva di fronte tre nodi cruciali: le politiche di ripresa economica in un paese privo di materie prime e con il suo tessuto produttivo da ricostruire; l’avvio di una compiuta democratizzazione della vita pubblica attraverso l’organizzazione delle prime tornate elettorali, a cominciare dalle elezioni amministrative; la gestione del referendum istituzionale e dell’elezione dell’Assemblea Costituente. Questi nodi storici si inquadravano in un orizzonte nel quale iniziavano ad emergere nette distinzioni politiche e culturali all’interno dello stesso Cln le quali riflettevano il coagularsi dei blocchi internazionali. Va ricordato che poco meno di due mesi prima dell’apertura del congresso della Dc, il 4 marzo, il “discorso di Fulton” di Churchill, con l’immagine della cortina di ferro, aveva disegnato i tratti fondamentali di quella che sarebbe stata la contrapposizione della guerra fredda.

Misurandosi con questo scenario, la Democrazia Cristiana, che in quei mesi aveva assunto la guida del governo, non si limitava a farsi carico direttamente di questioni il cui esito assumeva il valore di scelte di lungo periodo, destinate a pesare per generazioni sulla vita del Paese e non solo. Al di sotto di questo vi era la questione più specificamente italiana del rapporto dei cattolici con la vita politica e istituzionale del Paese, soprattutto dopo gli anni della dittatura. Proprio a questo riguardo, la costruzione stessa di quel congresso, le relazioni che ne scandirono i lavori e i loro contenuti si muovevano nella direzione di dare una risposta precisa circa il ruolo di cui i cattolici in Italia devono farsi carico. E non a caso, per volontà dello stesso De Gasperi, ad aprire il congresso fu la relazione di Enrico Mattei dedicata alla partecipazione alla guerra di Liberazione, a un anno dal 25 aprile 1945. In quell’intervento si rivendicava la maturazione di una scelta nettamente antifascista come terreno nel quale si era venuta radicando la nuova coscienza civile. In quella esperienza drammatica, questo l’argomento politico di Mattei e dello stesso De Gasperi, i cattolici avevano guadagnato una condizione di pari dignità e pari responsabilità, rispetto agli altri partiti raccolti nel Cln, rispetto alla gestione della vita del Paese.

Quella che così si veniva delineando era una precisa cornice politica, quella della democrazia intesa non solo come dinamica istituzionale ma più profondamente come forma di una cultura politica collettiva che segnava una netta cesura rispetto all’immediato precedente del fascismo. Dentro quel perimetro, che nella partecipazione alla lotta resistenziale trovava pieno riconoscimento storico, si inquadra anche il modo in cui, in quel congresso, la Dc si interrogava sulla questione delicata e potenzialmente lacerante del referendum istituzionale. La scelta di affidare la decisione sulla futura forma dello Stato ad una consultazione popolare era stata voluta e sostenuta proprio da De Gasperi, anche rispetto alle resistenze degli altri grandi partiti, Pci e Psi, che insistevano per una scelta affidata alla Costituente. A spiegare le ragioni di questa scelta fu lo stesso presidente del Consiglio durante quel congresso, insistendo sull’importanza di affidarsi al metodo democratico «per risolvere in ultima e definitiva istanza la questione con un atto di democrazia diretta che fa appello alla personalità umana». È dunque l’opzione democratica a orientare il partito dei cattolici in questo suo operare in un Paese che si avvia alla prima consultazione elettorale su scala nazionale autenticamente libera dopo un quarto di secolo.

Alla radice dalla scelta di non dare un’indicazione vincolante sul referendum istituzionale, sebbene la consultazione interna alla Dc avesse segnato un chiaro orientamento repubblicano, rispose certamente alla volontà di non lasciare una parte rilevante dell’elettorato cattolico alla sola propaganda monarchica. Vi era però la convinzione, che emerge con chiarezza dalle relazioni del vicesegretario Attilio Piccioni e soprattutto di Guido Gonella, che la vera posta in gioco non fosse da ridurre all’alternativa fra repubblica e monarchia, ma piuttosto si giocasse nella compiuta scelta democratica da parte del paese. E quest’ultima era inestricabilmente legata alla opzione per la libertà, intesa come assunzione di responsabilità da parte di donne e uomini che diventano popolo, in un ordine sociale e politico che rende lo Stato non più una minaccia ma un elemento di unificazione e di tutela della dignità della persona.

La chiave di lettura della libertà era anche quella con cui delineare i rapporti fra Stato e Chiesa, rivendicando i limiti e le specificità del primo e il valore che la seconda assume come fonte di ispirazione della vita morale e spirituale degli esseri umani. Quel partito, in quell’aprile 1946, si propose come una via possibile per fare dei cattolici uno dei pilastri di un’Italia che aveva fatto una compiuta scelta di libertà.

La Dc di De Gasperi indicava allora nella Costituente la vera occasione “rivoluzionaria”, nella quale si apriva la possibilità di affrontare direttamente, con tutta la forza degli strumenti di una politica radicata in una logica popolare, i nodi profondi di diseguaglianza e di fragilità che l’Italia aveva ereditato dalla sua storia unitaria e dai due decenni di dittatura. Si coglieva in questo la portata storica di quel passaggio in cui i cattolici erano chiamati ad una compiuta pratica della democrazia.

Primo Maggio. Lavoro o armi? La scelta che decide il futuro

Un allarme che nasce da Torino

L’inquietudine espressa dall’arcivescovo di Torino, card. Roberto Repole, in occasione del Primo Maggio, sul rischio di una strisciante riconversione bellica dell’industria civile piemontese, che rischia di trasformare Torino dalla città dell’auto, che era, in una città delle armi, interpella non solo la politica locale, dove pure ha dato vita a un dibattito costruttivo e non prevenuto fra le forze politiche, il mondo economico e della ricerca.

Questo messaggio interpella più che mai anche la politica nazionale e internazionale. Infatti, tocca uno dei tratti fondamentali di questa epoca di contrastato passaggio a un nuovo ordine globale multilaterale: il ritorno a un quadro che ammette la guerra come una concreta opzione, e a una cultura che cerca di legittimarla, presentandola come evento probabile, se non addirittura inevitabile, cui prepararsi sin dal presente, spesso facendo ricorso a narrazioni che dipingono il nemico di turno come privo di razionalità, armando le parole, come diceva Papa Francesco, e abbattendo in tal modo i ponti della diplomazia.

La politica davanti a un bivio storico

In questo scenario, mi pare che le parole di Repole al territorio della sua diocesi riflettano preoccupazioni comuni a tutti. Appare sensato l’invito a reagire per tempo, ossia prima che sia storicamente irreparabile, a una deriva che coinvolge l’intero Paese, l’Europa come continente e il Mediterraneo allargato.

E la risposta a questo invito va formulata in termini laici e con il senso della concretezza che è una virtù politica, in modo dialogante anche fra sensibilità distanti.

Cosa può fare la politica per evitare che non ci si abitui mai alla guerra? Come coniugare la necessità di mantenere una industria pubblica della difesa, avanzata nella ricerca, aperta alle applicazioni civili, con l’obiettivo di ridurre la produzione di strumenti di morte e riprendere la riconversione civile dell’industria bellica anziché viceversa, come sta accadendo da qualche anno?
Come percorrere la via di più strette forme di collaborazione fra Paesi membri dell’Ue in materia di difesa, mettendola al riparo dalla retorica sui riarmi nazionali, quello tedesco in primis, e riaffermando la natura strettamente difensiva del progetto di difesa europeo?
Come riavviare un ciclo economico basato su una più equa remunerazione del lavoro e sulla produzione di beni utili alla vita anziché alla sua distruzione e a quella dell’ambiente?

Sono solo alcune delle sfide a cui guardare.

Un modello di sviluppo da ripensare

Le parole di Repole si inseriscono in un quadro internazionale che rende il suo appello particolarmente urgente, con la spesa militare pericolosamente in crescita a fronte di costanti tagli alla spesa sociale e agli investimenti per scopi civili.

Dunque, il messaggio del card. Repole costituisce un forte appello alla responsabilità collettiva. In un mondo sempre più dominato da logiche di riarmo, il suo monito a non rassegnarsi e a scegliere un futuro di pace e di lavoro che non sia fondato sulla produzione di strumenti di morte è un invito che interroga tutti, credenti e non.

La sua disponibilità al dialogo è un’esortazione a costruire insieme un modello di sviluppo in cui «non possiamo cercare la vita con una mano e toglierla con l’altra», per non affidare «alla guerra le speranze del nostro territorio», dell’Europa — che questa ricetta l’ha ampiamente già sperimentata nella prima metà del Novecento — e di un mondo ormai cresciuto con nuovi protagonisti che attendono un equo riconoscimento e non risposte unicamente muscolari, che rischiano di creare sviluppi fuori dalla capacità delle parti in conflitto di essere gestiti.

Giovani, lavoro e fuga di competenze

Un divario ormai strutturale

In Italia il disallineamento tra formazione e lavoro è ormai evidente. Da un lato ci sono giovani che hanno investito anni di studio, sacrifici personali e risorse familiari in percorsi scolastici, tecnici, professionali e universitari. Dall’altro ci sono imprese che dichiarano di non riuscire a reperire le figure di cui avrebbero realmente bisogno. Per molti under 35 la precarietà non è più una fase di passaggio, ma una barriera strutturale che ostacola l’accesso a un’occupazione libera, stabile, proporzionata e dignitosa e rende fragile ogni progetto di vita autonoma.

Le conseguenze sociali della precarietà

Questa fragilità incide sulle scelte quotidiane. Molti giovani rimandano l’uscita dalla famiglia di origine, rinviano decisioni abitative e familiari, rallentano o rinunciano a ulteriori investimenti nella propria crescita professionale. Il risultato è una sfiducia silenziosa, difficile da cogliere con le sole statistiche ma evidente nelle biografie: meno giovani attivi, meno nascite, più distanza tra generazioni, più forme di povertà, anche tra chi ha studiato a lungo. In questo contesto non sorprende che una parte crescente di diplomati e laureati guardi all’estero, dove l’ingresso nel lavoro è spesso più rapido e le condizioni economiche appaiono più rassicuranti.

Imprese in difficoltà: il nodo delle competenze

Dal punto di vista delle imprese, la situazione non è meno critica. Una rilevazione campionaria che abbiamo condotto con il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale mostra che, su dieci aziende intervistate, sette segnalano difficoltà significative nel trovare personale adeguatamente formato. Le criticità emergono in particolare nei mestieri artigiani – falegnami, idraulici e manutentori – ma riguardano anche profili nuovi e altamente specializzati, come gli esperti di intelligenza artificiale e le figure tecnicodigitali avanzate. Non manca semplicemente “mano d’opera”: manca l’incontro tra ciò che i percorsi formativi offrono e ciò che i contesti produttivi chiedono, anche in termini di riconoscimento economico e di organizzazione del lavoro.

Spreco di capitale umano e responsabilità del sistema

Se guardiamo agli investimenti complessivi nella formazione – il tempo dei giovani, i sacrifici delle famiglie, le risorse pubbliche per scuole, percorsi tecnici, formazione professionale e università – questo disallineamento assume i tratti di uno spreco di capitale umano. Il Paese forma competenze che poi non sempre riesce a utilizzare. Per questo riteniamo che i dati sul mismatch non debbano restare confinati nei rapporti di studio: devono entrare nelle scuole, nei percorsi di orientamento, nei momenti in cui ragazze e ragazzi decidono come specializzarsi e quale professione provare a realizzare con i propri “talenti”. Un’informazione chiara sui fabbisogni delle imprese è condizione essenziale per accompagnare scelte più consapevoli e ridurre la distanza tra aspettative e opportunità.

Il ruolo delle associazioni e il progetto Co.N.A.P.I.

In questa prospettiva, le associazioni di categoria hanno un compito decisivo: farsi ponte stabile tra sistema produttivo, mondo educativo e attori della formazione professionale. Significa mettere a disposizione la conoscenza dei territori e dei mestieri, contribuire a definire i profili professionali, aiutare scuole e famiglie a comprendere quali competenze saranno davvero richieste nei prossimi anni. Dentro questa responsabilità si colloca il progetto “Studio sui fabbisogni aziendali e formativi” del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale, costruito insieme a una rete di partner della formazione.

Un lavoro comune per trattenere il futuro

L’obiettivo del progetto è ascoltare in modo strutturato i bisogni di personale e di competenze delle realtà produttive italiane, a partire dal mondo artigiano e dalle micro e piccole imprese. La ricerca prevede una prima fase, oggi in corso, dedicata agli enti di formazione e alle società di consulenza, mentre una seconda fase rivolta direttamente alle imprese. Da questo lavoro scaturirà un Rapporto nazionale sui fabbisogni aziendali e formativi, pensato come strumento operativo per imprese, attori formativi e istituzioni, in una prospettiva di economia civile che rimetta al centro la persona e la dignità del lavoro.

Partendo da tale prospettiva, il contributo degli enti di formazione e delle società di consulenza non è accessorio, ma parte integrante della risposta al problema che abbiamo descritto. La fase preliminare del progetto si fonda infatti sulla loro capacità di raccontare che cosa nei percorsi formativi aiuta davvero le persone a entrare nel lavoro e che cosa, invece, li lascia ai margini o li spinge a guardare altrove. Per questo li invitiamo a partecipare compilando il questionario disponibile. Non si tratta di aggiungere un adempimento statistico, ma di assumersi una responsabilità condivisa: leggere meglio, insieme, le radici del mismatch occupazionale e aprire spazi di lavoro e di futuro in cui le nuove generazioni possano pensare l’Italia non come un Paese da cui fuggire, ma come un Paese in cui valga la pena restare.

 

Antonio Zizza, Direttore Scientifico del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale

Stallo pericoloso: Iran e USA prigionieri della sfiducia

I giorni passano, la tregua regge ma i negoziati non decollano, ovunque essi si stiano svolgendo, in modo informale e non ufficiale. Lo Stretto di Hormuz rimane bloccato, il prezzo del barile aumenta. Il braccio di ferro tra i due avversari, desiderosi entrambi di chiudere le ostilità ma impossibilitati a dirlo, prosegue e rischia di fossilizzarsi.

Trump tra costi di guerra e consenso interno

Il problema di Trump è noto: il costo della guerra che lui ha voluto – a ciò indotto, non si sa bene con quali segrete argomentazioni del premier di Israele – sta divenendo imponente. Il prezzo che i suoi connazionali pagano, illustrato al meglio da quello del gallone di benzina, si sta trasformando in un fattore di possibile sconfitta alle elezioni di novembre, almeno secondo i sondaggi.

Deve quindi chiudere, ma vantando una vittoria plausibile e accettabile per l’americano medio. Impresa difficile. Anche perché, più minaccia la distruzione del nemico con parole violente e immagini ridicole ma offensive, più perde credibilità, mostrando al contrario debolezza.

Iran diviso: politica contro Pasdaran

Il problema della Repubblica Islamica è invece la crescente divisione interna tra l’ala “riformista” – rappresentata dal presidente Pezeshkian, dal presidente del Parlamento Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Araghchi – e quella dei Pasdaran.

Questi ultimi si sono rafforzati con la guerra e con la leadership invisibile della nuova Guida Suprema, a loro più legata rispetto al suo autorevole predecessore, ucciso il 28 febbraio. Le Guardie della Rivoluzione prosperano nel conflitto e nella radicalizzazione dello scontro, e non hanno interesse a chiudere la guerra. Il ceto politico, invece, deve fare i conti con una situazione economica sempre più difficile.

Il mediatore e lombra della Cina

In questo scenario, incorniciato da una sfiducia reciproca ormai profonda, probabilmente insuperabile, appare improbo il compito del mediatore pakistano. Il suo unico punto di forza è la consapevolezza, condivisa da entrambe le parti, che dietro Islamabad vi sia la Cina, interessata a una pacificazione che consenta la piena ripresa dei commerci internazionali.

Il problema principale agli occhi del mondo è Hormuz, divenuto un asset iraniano potentissimo proprio a seguito dell’attacco israelo-statunitense. Il doppio blocco – iraniano a nord, americano a sud – sta determinando una crisi che, se non si sbloccherà rapidamente, rischia di provocare una recessione globale.

Gli Stati Uniti, garanti storici della libertà di navigazione, non possono accettare una simile limitazione, soprattutto in uno snodo vitale del commercio mondiale. Ma, paradossalmente, hanno contribuito a creare le condizioni per il controllo iraniano dello Stretto. Costringere Teheran a rinunciare a questo vantaggio è difficile, ma indispensabile.

Il nodo decisivo: il nucleare

All’origine del conflitto vi è però la questione nucleare. Ed è questo il vero nodo. Teheran non intende rinunciare all’uso civile dell’energia nucleare, mentre Washington punta alla dismissione completa del programma, con uno stop almeno ventennale: una richiesta inaccettabile per l’Iran.

A complicare il quadro vi sono i 400 kg di uranio arricchito al 60% presenti sotto il sito di Isfahan, nonostante l’attacco missilistico americano dello scorso giugno. Un elemento decisivo sul tavolo negoziale.

Accanto al nucleare, resta la questione del programma missilistico iraniano, ritenuto essenziale per la difesa nazionale. È difficile immaginare che Teheran accetti un ridimensionamento. Potrebbe tuttavia diventare una leva negoziale per gli Stati Uniti.

Sul tavolo vi sono inoltre le richieste iraniane: fine delle sanzioni, sblocco dei beni congelati, ristoro dei danni subiti e garanzie giuridiche sulla durata dell’accordo. Tutte questioni di difficile soluzione.

Il fattore Israele e il fronte libanese

Sullo sfondo, ma non troppo, si muove Israele, determinato a proseguire il conflitto e ad allargarlo, come dimostra il coinvolgimento del Libano. La lotta contro Hezbollah resta prioritaria. I proxy iraniani sono parte integrante del quadro.

È difficile immaginare che Teheran accetti un accordo che non includa la fine dei bombardamenti nel Libano meridionale e a Beirut, anche per il peso politico dei Pasdaran, padrini ideologici e militari di Hezbollah.

Hormuz, nucleare, missili, sanzioni, Libano. L’elenco delle questioni aperte è lungo e complesso. Troppo complesso.

La sfiducia reciproca tra i contendenti prevale su tutto. Ed è questa, più di ogni altra cosa, a rendere il negoziato quasi impossibile. Purtroppo, per il mondo intero.

Analisi sociologiche e valori cristiani rimossi

Il valore delle ricerche e il limite dei numeri

Le analisi sociologiche, sostenute da ricerche sul campo e da un uso accorto dei dati statistici, ci aiutano da sempre a rivedere — quando non a smontare — opinioni personali e pregiudizi costruiti nel tempo. A condizione, però, di non lasciarsi ubriacare dai numeri.

Se ben utilizzate, esse consentono di vivere pienamente l’attualità e di riflettere non solo sul presente, ma anche su ciò che ci attende. Nella convinzione che, se la storia è maestra di vita, essa va sempre misurata dentro un preciso contesto sociale. Le ricerche, inoltre, servono a costruire il futuro, non a ricostruire il passato, come ha più volte ricordato Sergio Mattarella.

Mutamento, buon senso e lettura dei tempi

Alcuni valori di fondo accompagnano l’uomo da secoli e non possono essere smarriti. Tuttavia, il mutamento delle opinioni e delle convinzioni nel corso della storia è un processo di buon senso, che nulla ha a che vedere con l’incoerenza o con il trasformismo — quest’ultimo spesso identificato, nella sua accezione negativa, come adattamento opportunistico al proprio tornaconto.

Si tratta piuttosto di saper leggere i segni dei tempi e di calibrare su di essi attese, valori e azione politica. Evitando, per quanto possibile, convinzioni individuali e desideri spesso immersi in un clima ideologico che guarda più al passato che al presente. Un atteggiamento che rischia di far dimenticare una necessità ormai evidente: quella di procedere, con decisione, verso gli Stati Uniti d’Europa.

Linsegnamento della concretezza

A questo proposito, resta attuale l’insegnamento di Luigi Sturzo. Profondo conoscitore della storia, Sturzo non ne fu mai prigioniero: la considerava irripetibile e, proprio per questo, invitava alla concretezza.

Se si vuole incidere sulla prassi politica per promuovere cambiamenti orientati al bene comune, occorre partire dalla realtà concreta. Essere pratici significa osservare la società così com’è, senza rifugiarsi in astrazioni o immaginazioni che, pur talvolta utili, devono sempre poggiare su basi sociologiche e culturali solide.

La tesi di Emmanuel Todd: una crisi di valori

Sto terminando la lettura di un volume che merita attenzione: La sconfitta dellOccidente di Emmanuel Todd. L’autore, pur dichiarandosi agnostico, individua nella perdita dei valori cristiani — in particolare di matrice protestante — una delle cause profonde della crisi dell’Occidente.

Secondo Todd, tali valori hanno storicamente permeato il tessuto culturale, sociale, politico ed economico europeo. La loro progressiva scomparsa starebbe conducendo, nelle sue parole, a una forma di “suicidio assistito dell’Europa”. Una tesi discutibile, ma fondata su analisi articolate e meritevole di ulteriore riflessione.

Il fraintendimento contemporaneo del valore della pace

A margine, sorprende il recente intervento di Angelo Panebianco sul tema della pace. In un editoriale del 28 aprile sul Corriere della Sera, egli ha espresso un giudizio severo verso i pacifisti italiani, accusandoli di nascondere “degenerazioni ideologiche” e atteggiamenti rinunciatari.

Una lettura che appare sbrigativa, soprattutto se riferita a un valore — la pace — che rappresenta oggi uno dei cardini della cristianità contemporanea. Un valore certamente complesso, talvolta frainteso anche all’interno della stessa tradizione ecclesiale, ma che non può essere liquidato con categorie riduttive o polemiche.

Formazione in aula e training, Lidl porta modello duale nella gdo

Roma, 30 apr. (askanews) – Un percorso che alterna formazione in aula e training on the job, per coniugare teoria e lavoro sul campo. Lidl Italia rilancia per il quarto anno consecutivo il progetto “Lidl 2 your career”, iniziativa legata alla Giornata nazionale del Made in Italy, presentata a Roma, presso il MoMeC, durante una tavola rotonda dal titolo “Capitale umano Made in Italy e GDO, il successo del modello Lidl”.

Il progetto consiste in un percorso di alto apprendistato biennale rivolto a giovani tra i 18 e i 29 anni, assunti fin dal primo giorno e formati per quasi il 70% direttamente in azienda, alternando attività nei punti vendita e nei centri logistici a lezioni in aula presso gli ITS Academy partner. Al termine del percorso, gli apprendisti ottengono il diploma terziario ITS e la certificazione AHK Italien come retail o logistic specialist.

“Abbiamo scelto di fare questo progetto – spiega Sebastiano Sacilotto, Chief Operating Officer di Lidl Italia – perché abbiamo dei piani di espansione ambiziosi in Italia. Nei prossimi anni arriveremo a 1000 punti vendita; oggi abbiamo una rete vendita di 800 negozi e oltre 23.000 collaboratori all’interno della nostra squadra. Abbiamo la necessità di accrescere il numero di persone che lavorano con noi, ma anche la necessità di dare una risposta concreta in termini di competenze. Abbiamo dunque deciso, insieme con ITS e alla Camera di Commercio Italo-Germanica di creare un percorso che rispondesse al 100% a questa necessità”.

Partito nel 2022 da una singola classe in Lombardia con 29 apprendisti e un solo ITS partner, il programma ha attraversato l’intera penisola anno dopo anno, giungendo agli attuali 189 apprendisti iscritti in 7 ITS Academy, da Trieste a Catania.

“Oggi noi abbiamo bisogno di risorse umane – sottolinea la senatrice Paola Mancini, Commissione Lavoro e Affari Sociali del Senato – lo continuiamo tutti a sottolineare e le risorse umane le ritroviamo soprattutto in chi è fuori dal mercato del lavoro, ovvero i giovani e le donne. Se investiamo su queste due componenti, attraverso questa formazione continua, riusciremo a dare quello che io amo definire un progetto di vita e non solo un lavoro spot”.

Al termine del percorso di due anni, i partecipanti ottengono un contratto a tempo indeterminato all’interno dell’azienda. Complessivamente, sono oltre 550 le assunzioni sottoscritte dalla prima edizione ad oggi, a fronte di 23mila candidature ricevute.

Scontro Salvini-Giuli in Cdm, poi ok a Piano Casa. Meloni: tema ci sta a cuore

Roma, 30 apr. (askanews) – Magari non era proprio così che si era immaginata il Consiglio dei ministri che alla fine ha varato il Piano casa. Né la conferenza stampa organizzata per illustrarlo per il quale è stato creato un logo ad hoc, scritta bianca su sfondo blu, che campeggiava alle spalle sue e dei ministri Matteo Salvini e Tommaso Foti. Giorgia Meloni si presenta davanti ai giornalisti per spiegare il provvedimento che punta a “rendere disponibili oltre 100 mila nuovi alloggi tra alloggi popolari e alloggi a prezzi calmierati nei prossimi 10 anni” a cui vengono dedicati “fino a 10 miliardi di euro di risorse pubbliche ai quali si devono sommare gli investimenti privati”. Si prevede, tra l’altro, un dimezzamento degli oneri dei notai per l’edilizia calmierata. Un decreto che “ci sta a cuore”, dice. E che, insieme al provvedimento sul lavoro varato martedì in vista del Primo maggio, alla nuova proroga del taglio delle accise per tre settimane e al ddl che rende più facili gli sgomberi delle case occupate illegalmente, intende mandare un messaggio chiaro. Ovvero che il governo “continua a lavorare” e lo fa “per risolvere i problemi delle persone”. Insomma, una mossa che fa parte della strategia messa a punto dopo la batosta referendaria che punta a mostrare l’esecutivo pienamente in sella. E che fa il paio con una inedita generosità comunicativa della stessa presidente del Consiglio che, addirittura, per ben due volte si presenta davanti ai giornalisti in una sola settimana.

Ma il Consiglio dei ministri diventa teatro di uno scontro molto acceso tra Salvini e il ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Nodo del contendere è una norma che prevede che si possa intervenire sulle abitazioni anche senza coinvolgimento delle soprintendenze. “Finché sarò ministro non consentirò che si violi l’articolo 9 della Costituzione”, avrebbe detto Giuli minacciando di non votare il Piano. Il responsabile della Cultura avrebbe lamentato anche l’inserimento surrettizio dell’articolo sul quale non sarebbe stato preventivamente consultato. “Non si può pensare che una casa popolare Liberty degli anni ’20 possa essere distrutta nei suoi aspetti architettonici semplicemente dicendo ‘mi accingo a sventrarla’”, avrebbe argomentato Giuli. “Ma noi dobbiamo intervenire a Quarto Oggiaro”, avrebbe replicato Salvini. I toni, raccontano, sarebbero stati molto accesi nello stupore generale, con la presidente del Consiglio, costretta a mediare non senza qualche punta di irritazione.

Alla fine il via libera è arrivato e Meloni è scesa apparentemente sorridente in conferenza stampa per spiegare i “tre pilastri” su cui si fonda il Piano e ribadire la sua soddisfazione per essere riusciti a varare, dopo una lunga gestazione durata mesi, un provvedimento che “affronta una delle priorità più sentite dai cittadini, quello della casa”.

L’obiettivo era appunto quello di trasmettere, più all’opinione pubblica che alla stampa, l’immagine di un governo che continua a lavorare “nonostante la situazione difficile”. Ma l’irritazione torna sul finale, quando le viene rivolta una domanda sul caso Minetti che la premier arriva a giudicare come “campata in aria”, anzi ingiusta nei suoi confronti. “Posso chiedervi ogni tanto di parlare anche di quello di cui io sono responsabile e mi sto occupando'”, sbotta. “Voi chiaramente domani fate il titolo su questo e il mio lavoro – aggiunge – è diventato inutile anche oggi e questo non è giusto. Non è giusto perché penso che agli italiani interessi anche sapere cosa questo governo sta facendo per i loro problemi”.

Al Colosseo manifestazione per la Global Sumud flotilla

Milano, 30 apr. (askanews) – “Giù le mani dalla flotilla”, urlano i manifestanti davanti al Colosseo. In migliaia si sono dati appuntamento a Roma, ma anche in tante altre città italiane, per un corteo pacifico dopo il blitz dell’esercito sulle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla diretto a Gaza. Bandiere palestinesi, tantissimi studenti presenti, slogan antifascisti e cori contro il governo Meloni e per la liberazione degli attivisti.”Sappiamo bene il significato di queste piazze e dell’attività che portiamo avanti. Resta altissima l’attenzione perché la flotilla è ancora in mare”, ha detto al megafono Tatiana Montella del legal team di Sumud flotilla, confermando che i 25 italiani insieme agli altri arrestati saranno sbarcati su una spiaggia greca.

Il Cdm vara taglio accise e piano casa. Meloni: 60mila case popolari disponibili e sgomberi più veloci

Roma, 30 apr. (askanews) – Via libera del Consiglio dei ministri al nuovo taglio delle accise e al Piano Casa.

“Oggi il Cdm ha approvato un provvedimento che ci sta a cuore, che affronta una delle priorità più sentite dai cittadini, quello della casa”, “la casa è un bene primario così come sappiamo che il problema dell’accesso riguarda una fetta significativa” che è quella dei vulnerabili “ma ce n’è una zona grigia fatta di italiani che lavorano e pagano le tasse ma, passate il termine, sono troppo benestanti per una casa popolare e sono tuttavia non sufficientemente benestanti da far fronte”, ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri.

Per quel che riguarda l’edilizia popolare “l’obiettivo che ci diamo è rendere disponibili 60mila alloggi che oggi non si possono assegnare” e “tra parte pubblica e privata si potranno creare oltre 100mila nuovi alloggi tra popolari e a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni”. Nell’ambito della “edilizia a prezzi calmierati è previsto anche il dimezzamento degli oneri notarili, significa dimezzare i costi di atti di compravendita, mutuo e locazione”, ha aggiunto la premier ringraziando la “categoria che ha dimostrato grande disponibilità”.

Meloni ha assicurato che la nuova edilizia dovrà “rispettare criteri precisi di sostenibilità, efficienza energetica e consumo del suolo. Destiniamo 10 miliardi di euro di risorse pubbliche oltre a quelli privati”.

“Questo decreto legge pone le basi per realizzare in Italia un vasto piano casa”, ha sottolineato Meloni, ricordando che “secondo i dati a disposizione Roma e Milano sono tra le città europee dove è più difficile per un giovane acquistare casa, 16 metri quadri a Roma, 13 metri quadri a Milano sono i metri quadri di abitazione che un giovane può permettersi di acquistare se destina un terzo del suo stipendio mensile al pagamento del mutuo a 30 anni a tasso fisso e quindi capiamo che il problema c’è”. Ma il problema “non riguarda solamente queste grandi città che io ho citato, perché il problema esiste ovunque, anche nelle grandi città del sud, come può essere Bari, anche nei capoluoghi in generale, come può essere in molti altri casi. Allora io penso, noi pensiamo che uno stato giusto debba da una parte chiaramente porsi il tema di come rafforzare la risposta dell’edilizia residenziale pubblica, ma dall’altro debba anche rispondere a questa necessità che si rivolge a una metà di popolazione diversa”, ha aggiunto. Oltre al Piano casa abbiamo approvato un ddl con dichiarazione d’urgenza sugli sgomberi per renderli più veloci”, quindi “da un lato creiamo le condizioni per costruire più case e dall’altro ci occupiamo di liberare case illegittimamente occupate”.

“Oggi – ha concluso la presidente del Consiglio – abbiamo licenziato in consiglio dei ministri anche un altro provvedimento: la proroga del taglio sulle accise per altre 3 settimane anche se lo abbiamo fatto con differenza rispetto al passato: c’è una sproporzione importante tra aumento del gasolio e della benzina perciò ci siamo concentrati soprattutto sul gasolio, che mantiene il taglio già previsto, e meno per la benzina il cui taglio è di 5 centesimi”.

Carburanti, Meloni: taglio accise concentrato su gasolio

Roma, 30 apr. (askanews) – “Oggi abbiamo licenziato in consiglio dei ministri anche un altro provvedimento: la proroga del taglio sulle accise per altre 3 settimane anche se lo abbiamo fatto con differenza rispetto al passato: c’è una spropozione importante tra aumento del gasolio e della benzina perciò ci siamo concentrati soprattutto sul gasolio, che mantiene il taglio già previsto, e meno per la benzina il cui taglio è di 5 centesimi”. Lo ha detto la presidente del consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa al termine del consiglio dei ministri.

M5S, Conte annuncia il rientro: intervento ok, sono convalescente

Roma, 30 apr. (askanews) – “Vi ringrazio tutti di cuore per i tanti messaggi di affetto e vicinanza. Il decorso dopo l’intervento chirurgico a cui mi sono sottoposto martedì è regolare: mi sento bene e ho già ripreso alcune attività lavorative. Ancora qualche giorno di convalescenza e si riparte. Non vedo l’ora”. Lo ha scritto sui suoi canali social il leader del M5S, Giuseppe Conte, a pochi giorni dall’annuncio della sospensione dei suoi appuntamenti pubblici per questioni di salute.

Casa, Meloni: oltre 100mila nuovi alloggi tra popolari e prezzi calmierati

Roma, 30 apr. (askanews) – “Con questo meccanismo innovativo e ambizioso siamo convinti si possa generare un moltiplicatore su vasta scala: tra parte pubblica e privata si potranno creare oltre 100mila nuovi alloggi tra popolari e a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri.

Nell’ambito della “edilizia a prezzi calmierati è previsto anche il dimezzamento degli oneri notarili, significa dimezzare i costi di atti di compravendita, mutuo e locazione”, ha aggiunto la premier ringraziando la “categoria che ha dimostrato grande disponibilità”.

Meloni ha assicurato che la nuova edilizia dovrà “rispettare criteri precisi di sostenibilità, efficienza energetica e consumo del suolo. Destiniamo 10 miliardi di euro di risorse pubbliche oltre a quelli privati”.

Malattia di Fabry: presentata a Roma la campagna “She SpeaXX”

Roma, 30 apr. (askanews) – É stata presentata a Roma la campagna “She SpeaXX”, iniziativa promossa da Chiesi Global Rare Diseases con la partecipazione dell’Associazione Italiana Anderson-Fabry (AIAF) che accende i riflettori sulla Malattia di Fabry, una patologia rara e ancora poco conosciuta, e dunque poco diagnosticata, soprattutto tra le donne. L’obiettivo è di promuovere una maggiore consapevolezza sui sintomi, spesso sottovalutati.

La Malattia di Fabry è una patologia genetica rara legata al cromosoma X, causata da mutazioni del gene GLA. Fino a qualche anno fa, le donne erano considerate come portatrici sane della patologia, oggi è noto che circa l’80% dei soggetti di sesso femminile possono presentare sintomi o segni della malattia, con un ritardo diagnostico medio di circa vent’anni, spesso a causa di iniziali errori diagnostici. Ma che cos’è la Malattia di Fabry?

L’intervista a Irene Motta, prof.ssa associata di Medicina Interna, Università degli Studi di Milano: “La Malattia di Fabry è una patologia ancora poco conosciuta, quindi il primo aspetto su cui dobbiamo lavorare è la consapevolezza da parte dei medici e di tutti gli operatori sanitari. Questo deve partire ovviamente dalla comunità scientifica, toccando le società scientifiche che possono essere coinvolte nelle manifestazioni cliniche della patologia, ma anche la scuola di medicina e tutte le scuole di specialità che possono poi portare i futuri specialisti ad incontrare la malattia di Fabry”.

Ciò che colpisce è che ci sono donne che potrebbero non sapere di essere affette dalla malattia.

L’intervento di Stefania Tobaldini, Presidente AIAF: “Il messaggio importante che possiamo dare alle donne è quello di informarsi ed essere consapevoli, perché la conoscenza di quello che implica la patologia e dei rischi a cui si va incontro è sicuramente un modo per poter essere protagonista del proprio stato di salute e quindi affrontare con consapevolezza tutte le scelte che comporta la vita con questa patologia”.

La campagna “She SpeaXX” nasce simbolicamente nel mese di aprile, interamente dedicato alla Malattia di Fabry, per informare, sensibilizzare e offrire alle donne strumenti per migliorare la qualità del percorso di cura e supportare decisioni terapeutiche più tempestive e appropriate.”

Il commento di Alessandra Vignoli, Vice President Cluster Mediterranean Chiesi Global Rare Diseases: “Questa importante iniziativa si dividerà ovviamente in due momenti principali. Il primo quello della divulgazione, quindi di far conoscere e riconoscere i sintomi di questa patologia che è la malattia di Fabry, che ancora ha ovviamente un grosso numero di pazienti non diagnosticati e di aspetti della patologia e, poi, quello del monitoraggio che ancora merita di essere discusso in questo tavolo. In particolare per la donna è necessario un monitoraggio ancora più attento, personalizzato e focalizzato su quelli che sono gli aspetti della sua patologia.”

Il lancio della campagna ha stimolato un interessante momento di confronto tra clinici, associazione di pazienti e stampa, con l’obiettivo comune di aumentare conoscenza e consapevolezza sulla Malattia di Fabry, favorendo un percorso diagnostico più tempestivo ed equo. Oggi, per la scienza, le donne non sono più semplici spettatrici, ma pazienti a tutti gli effetti: la patologia può infatti determinare un notevole carico fisico ed emotivo, con effetti estesi anche al nucleo familiare. Dopo la diagnosi, è quindi fondamentale il confronto con un medico genetista o con uno specialista nelle malattie da accumulo lisosomiale, per supportare le pazienti e i caregiver nella gestione della malattia.

Biennale Arte, si dimette la giuria internazionale (che aveva escluso Russia e Israele dai premi)

Milano, 30 apr. (askanews) – Non c’è pace per la Biennale Arte di Venezia, dopo le polemiche dei mesi e delle settimane scorse oggi si è dimessa la giuria internazionale. La stessa Fondazione della Biennale ha diffuso una nota ufficiale: “La Biennale di Venezia comunica che in data odierna – si legge – sono pervenute le dimissioni della Giuria internazionale della 61esima Esposizione Internazionale d’Arte, In Minor Keys di Koyo Kouoh, composta da Solange Farkas (presidente), Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma, Giovanna Zapperi”.

La notizia arriva dopo le polemiche per la decisione della giuria di escludere Israele e Russia dai possibili premi e dopo l’invio a Venezia degli ispettori del ministero della Cultura.

La Biennale apre al pubblico il prossimo 9 maggio, in un clima ora ancora di maggiore incertezza.

Meloni: tema casa ci sta a cuore, aiutiamo vulnerabili e ‘zona grigia’

Roma, 30 apr. (askanews) – “Oggi il Cdm ha approvato un provvedimento che ci sta a cuore, che affronta una delle priorità più sentite dai cittadini, quello della casa”, “la casa è un bene primario così come sappiamo che il problema dell’accesso riguarda una fetta significativa” che è quella dei vulnerabili “ma ce n’è una zona grigia fatta di italiani che lavorano e pagano le tasse ma, passate il termine, sono troppo benestanti per una casa popolare e sono tuttavia non sufficientemente benestanti da far fronte”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri.

Biennale Arte, cerimonia premi a novembre con Leoni dei visitatori

Milano, 30 apr. (askanews) – “In considerazione delle dimissioni odierne della Giuria Internazionale della 61esima Esposizione Internazionale d’Arte indicata da Koyo Kouoh, nonché dell’eccezionalità della situazione geopolitica internazionale in corso, la Biennale di Venezia ha deciso che la cerimonia di premiazione, già prevista per il 9 maggio pv, si terrà domenica 22 novembre, ultimo giorno di apertura ai visitatori, come avvenuto in precedenza per altre situazioni eccezionali, come l’edizione 2021 della Mostra Internazionale di Architettura, a causa del Covid”. Lo ha comunicato la Fondazione della Biennale di Venezia con una nota ufficiale.

In seguito alle dimissioni della giuria internazionale cambiano anche i premi: la Biennale ha deciso di istituire due “Leoni dei visitatori”, che saranno attribuiti al miglior partecipante della 61esima Esposizione In Minor Keys e alla migliore Partecipazione Nazionale. Potranno votare i Leoni dei visitatori i titolari di biglietto che avranno visitato le due sedi di mostra nell’arco temporale dell’apertura, dal 9 maggio al 22 novembre. La visita delle due sedi sarà comprovata dal tracciamento effettuato dal sistema di biglietteria. Il titolare del biglietto potrà esprimere un solo voto per ciascuno dei due premi, in un’unica sessione. I collettivi di artisti verranno identificati come singoli partecipanti, come da lista partecipanti mostra In Minor Keys.

Al Leone dei visitatori per la migliore Partecipazione Nazionale concorrono tutte le Partecipazioni Nazionali presenti alla 61esima Esposizione, come da lista ufficiale, seguendo il principio di inclusione e di parità di trattamento tra tutti i partecipanti. Quindi compresi anche Russia e Israele, che la giuria dimissionaria aveva escluso dalla possibilita di premi. “Ciò – spiegano dalla Biennale – in coerenza con lo spirito fondativo della Biennale stessa basato sull’apertura, sul dialogo e sul rifiuto di ogni forma di chiusura e censura. La Biennale vuole e si conferma luogo della tregua in nome dell’arte, della cultura e della libertà artistica”.

Stellantis torna in utile ma giù in Borsa: dubbi su qualità ripresa

Milano, 30 apr. (askanews) – Stellantis torna in utile nel primo trimestre e conferma la guidance, ma crolla in Borsa per i dubbi del mercato sulla sostenibilità del recupero in Nord America. A pesare sono il margine della regione inferiore alle stime, nonostante il contributo, una tantum, dei rimborsi attesi sui dazi Usa, circa 400 milioni di euro, che ha sostenuto i risultati del trimestre. In Europa allargata, intanto, la redditività è scesa quasi a zero, nonostante la crescita delle consegne. In Borsa il titolo ha chiuso in calo di oltre il 6% a 6,2 euro.

I ricavi netti sono aumentati del 6% a 38,1 miliardi di euro, le consegne consolidate del 12% a 1,36 milioni di veicoli e l’utile netto è tornato positivo per 377 milioni. L’utile operativo rettificato, Aoi, è salito a 960 milioni, con margine al 2,5%. “Sono soddisfatto dei risultati, sono in linea con le promesse fatte agli investitori di un miglioramento graduale e progressivo”, ha detto il ceo Antonio Filosa in un colloquio con i giornalisti. Durante la call con gli analisti ha aggiunto di aspettarsi un miglioramento dei margini “trimestre dopo trimestre” negli Stati Uniti, “a partire dal prossimo”, e anche in Europa, dove “l’obiettivo è un aumento sequenziale dei margini”.

In Nord America le consegne sono salite del 17% e i ricavi dell’11%. L’Aoi dell’area è tornato positivo per 263 milioni, rispetto alla perdita di 542 milioni, con margine all’1,6% dal -3,7%. In Europa le consegne sono aumentate del 12%, ma i ricavi sono cresciuti solo dell’1%, frenati da pricing negativo e mix sfavorevole. L’Aoi è sceso a 8 milioni da 292 milioni, con margine allo 0,1% dal 2,1%.

Secondo Equita, nel trimestre c’è stato un recupero operativo annuo e sequenziale, migliore delle attese e trainato dai volumi. L’assorbimento di cassa però è stato però peggiore delle stime. L’Europa allargata, sostanzialmente a break-even, resta “osservato speciale”.

Filosa ha indicato come priorità il momentum commerciale, disciplina sui costi e qualità. In Europa, dove c’è “tanta capacità”, la leva resta aumentare volumi, utilizzo degli impianti ed efficienza. La partnership con Leapmotor è “di successo” e potrebbe evolvere anche sul piano industriale ” abbiamo molto da imparare”. Inoltre non genera “cannibalizzazioni”: dove il marchio cresce di più, come nel Regno Unito, “non vediamo sovrapposizione, compete con altri brand”. Su accordi con altri brand cinesi per produrre in Europa, il Ceo ha rimandato all’Investor Day a Detroit il 21 maggio.

Il Ceo ha ribadito la centralità dei 14 marchi. Maserati è “un brand fantastico, l’unico del lusso che abbiamo” per il quale il gruppo ha “un piano solido” che sarà svelato a Detroit. “I brand sono l’asset più forte del gruppo, anche dal punto di vista emotivo, hanno storia e tradizione”, ha detto Filosa.

La guerra in Iran e le tensioni in Medio Oriente sono un rischio per il settore, ma al momento il gruppo non registra impatti significativi. L’aumento dei carburanti sostiene in Europa la domanda di elettriche mentre negli Usa favorisce gli ibridi, segmento in cui Stellantis è presente con Jeep Cherokee. “In entrambi i casi per noi è un’opportunità perché abbiamo i prodotti giusti”, ha detto Filosa. Restano forti anche gli ordini per il V8 Hemi, in crescita e pari al 40% delle consegne Ram nel trimestre.

Stellantis ha confermato la guidance e il ritorno a un flusso di cassa industriale positivo nel 2027. Sui dazi Usa, la stima dell’impatto 2026 è stata ridotta da 1,6 a 1,3 miliardi di euro.

Biennale Arte, si dimette la giuria internazionale

Milano, 30 apr. (askanews) – Non c’è pace per la Biennale Arte di Venezia, dopo le polemiche dei mesi e delle settimane scorse oggi si è dimessa la giuria internazionale. La stessa Fondazione della Biennale ha diffuso una nota ufficiale: “La Biennale di Venezia comunica che in data odierna – si legge – sono pervenute le dimissioni della Giuria internazionale della 61esima Esposizione Internazionale d’Arte, In Minor Keys di Koyo Kouoh, composta da Solange Farkas (presidente), Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma, Giovanna Zapperi”.

La notizia arriva dopo le polemiche per la decisione della giuria di escludere Israele e Russia dai possibili premi e dopo l’invio a Venezia degli ispettori del ministero della Cultura.

La Biennale apre al pubblico il prossimo 9 maggio, in un clima ora ancora di maggiore incertezza.

La grazia a Nicole Minetti, il Quirinale: nuovi accertamenti d’intesa con il ministero Giustizia

Roma, 30 apr. (askanews) – “Quando giunge al Quirinale una domanda di grazia accompagnata da parere favorevole degli organi giudiziari competenti il Presidente della Repubblica concede abitualmente la grazia. In questo caso la domanda era accompagnata da un parere dell’autorità giudiziaria ampiamente e decisamente favorevole”. È quanto affermano fonti del Quirinale, a proposito del caso della grazia a Nicole Minetti e dei rapporti con il ministero della Giustizia.

“Successivamente – spiegano – sulla stampa sono state prospettate ricostruzioni di condizioni di fatto molto diverse da quelle rappresentate alla base della domanda di grazia e del parere che l’accompagnava. Il Presidente ha dunque ritenuto necessario chiedere – d’intesa con il Ministero della Giustizia – che gli organi giudiziari ne accertassero il fondamento. Adesso è doveroso – conclude la fonte – che si attenda con rispetto il sollecito svolgimento di queste verifiche da parte della Magistratura”.

Fa tappa a Roma la "Marvels of Saudi Orchestra", super ospite Bocelli

Roma, 30 apr. (askanews) – Sotto il patrocinio di Sua Altezza il Principe Bader bin Abdullah bin Farhan Al Saud, ministro della Cultura e presidente della Saudi Music Commission, la Commissione ha annunciato l’undicesima tappa del tour mondiale “Marvels of Saudi Orchestra”, in programma a Roma in programma a Roma al Colosseo nella prima metà di maggio. L’evento vedrà la partecipazione straordinaria di Andrea Bocelli, insieme all’Orchestra e al Coro Nazionale Saudita e alle arti performative saudite.

Il tour ha toccato Parigi, Città del Messico, New York, Londra e Tokyo, per poi fare ritorno a Riyadh e proseguire verso la Sydney Opera House, il Château de Versailles e il Maraya Theater di AlUla, affermandosi come piattaforma di scambio culturale tra Arabia Saudita e pubblico internazionale.

La tappa di Roma, capitale della tradizione artistica e musicale europea, vuole confermare il ruolo della musica come linguaggio condiviso capace di favorire il dialogo tra culture.

Il programma includerà opere saudite, italiane e internazionali, eseguite dall’Orchestra e dal Coro Nazionale Saudita insieme a musicisti italiani sotto la direzione del Maestro Marcello Rota, con la partecipazione di Andrea Bocelli.

La serata presenterà inoltre arti performative tradizionali saudite, tra cui Ardah Wadi Al-Dawasir, Al-Khatwa e Yanbaawi, offrendo un’esperienza artistica che unisce musica, movimento e poesia.

“Questa tappa rappresenta un’opportunità per condividere l’arte saudita e sviluppare un dialogo creativo con talenti internazionali”, ha dichiarato in un comunicato Paul Pacifico, CEO della Music Commission.

Minetti, Quirinale: nuovi accertamenti d’intesa con ministero Giustizia

Roma, 30 apr. (askanews) – “Quando giunge al Quirinale una domanda di grazia accompagnata da parere favorevole degli organi giudiziari competenti il Presidente della Repubblica concede abitualmente la grazia. In questo caso la domanda era accompagnata da un parere dell’autorità giudiziaria ampiamente e decisamente favorevole”. È quanto affermano fonti del Quirinale, a proposito del caso della grazia a Nicole Minetti e dei rapporti con il ministero della Giustizia.

“Successivamente – spiegano – sulla stampa sono state prospettate ricostruzioni di condizioni di fatto molto diverse da quelle rappresentate alla base della domanda di grazia e del parere che l’accompagnava. Il Presidente ha dunque ritenuto necessario chiedere – d’intesa con il Ministero della Giustizia – che gli organi giudiziari ne accertassero il fondamento. Adesso è doveroso – conclude la fonte – che si attenda con rispetto il sollecito svolgimento di queste verifiche da parte della Magistratura”.

Sogesid, Graffignano: bonifica 20.000 tonnellate rifiuti tossici

Roma, 30 apr. – Iniziati i lavori di bonifica per cancellare l’incubo dei rifiuti tossici nel Comune di Graffignano (VT). L’avvio dell’intervento rappresenta la svolta attesa da decenni per la messa in sicurezza e la riqualificazione della Valle del Tevere, interessata nei primi anni 2000 dallo smaltimento illecito di circa 20.000 tonnellate di rifiuti tossici.

L’operazione, gestita da Sogesid – la Società di ingegneria ambientale dello Stato – e svolta dalle imprese Furia e Gentile Ambiente, leader nel campo dei rifiuti, è finalizzata alla rimozione delle tonnellate di veleni sepolti e al ripristino delle condizioni ambientali, nel sito orfano del Pascolaro in località Sipicciano, nel Comune di Graffignano.

I lavori avranno una durata di 29 giorni naturali e consecutivi e saranno realizzati nell’ambito dell’Accordo di Programma per la bonifica dei siti orfani, sottoscritto tra la Regione Lazio e il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. L’intervento è finanziato con 13 milioni di euro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che prevede, come obiettivo finale della misura, la riqualificazione di almeno il 70% della superficie dei suoli individuati dal Piano d’Azione. “Dopo oltre vent’anni la ferita aperta nel cuore della Valle del Tevere può finalmente iniziare a rimarginarsi”. Lo afferma l’onorevole Mauro Rotelli, presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera dei deputati.

“L’avvio del cantiere per la bonifica del sito orfano del Pascolaro – spiega – rappresenta un passaggio cruciale e decisivo per mettere finalmente fine a una delle emergenze ambientali più critiche della provincia di Viterbo e segna l’inizio di una nuova fase, fondata sulla tutela dell’ambiente, sulla sicurezza dei cittadini e sul recupero al territorio. Un ringraziamento, infine, a Sogesid, società di ingegneria ambientale dello Stato, per il contributo tecnico e operativo che ha reso possibile l’avvio di questo importante intervento di bonifica”, conclude il presidente Rotelli.

Cinema, torna a Roma il Moscerine Film Festival per registi under 12

Roma, 30 apr. (askanews) – Dal 4 al 10 maggio torna a Roma Moscerine Film Festival, primo e unico festival cinematografico per bambine e bambini 0-12 anni, sotto la direzione artistica di Nina Baratta, che spiega: “Siamo arrivati alla quinta edizione, un successo che continua: fino ad ora sono stati quasi 350 i cortometraggi realizzati dai registi under 12, oltre 8.000 i bambini protagonisti dei laboratori di educazione all’immagine, 10 i giovanissimi presentatori che hanno condotto le serate e premiato i vincitori”.

Quest’anno la giuria, presieduta come ogni anno da Maria Fares, produttrice di film per bambini e ragazzi, sarà composta da Lino Banfi, Nonno d’Italia e ambasciatore Unicef, Mussi Bollini, ex vice direttrice Rai Kids, la produttrice di Eurofilm e presidente di Agici Simonetta Amenta, la regista, attrice, cantautrice Margherita Vicario, l’attrice Ester Pantano, il regista Maurizio Forestieri, la produttrice e ideatrice dell’Hollywood Florida Film Fest Simona Muresan, la sceneggiatrice e vicepresidente Writers Guild Italia Francesca Romana Massaro.

Le giornate saranno condotte da 4 giovani presentatori under 12, Benedetta Mollo, Aurora Palmisano, Vinicio Ottaviani e Andrea Mignanti, accompagnati dalla madrina del festival Margot Sikabonyi.

Come ogni anno sono tre le sezioni del Festival: “Under 12”, “Focus scuole” e “A Scuola con Le Moscerine” che si terranno nel territorio e grazie al contributo del V Municipio di Roma Capitale. I primi due giorni al Cinema Broadway saranno fitti di laboratori per le scuole e attività. Seguiranno al Nuovo Cinema Aquila le 3 giornate di proiezione dei corti in gara e le serate dedicate alla premiazione.

Giovedì 7 maggio si comincerà con la proclamazione dei vincitori delle sezioni “Focus Scuole”, dedicate ai corti presentati dagli istituti e “A scuola con le Moscerine”, opere realizzate con il supporto dell’associazione Le Moscerine. Mentre la serata di venerdì 8 maggio (Nuovo Cinema Aquila) sarà dedicata all’inclusione, grazie ai partner del Moscerine Film Festival come la Lega del Filo D’oro. In questa occasione verranno presentate due attività legate alle disabilità sensoriali: Mami Voice, ausilio per i sordo-ciechi creato inizialmente per i prematuri in culla per far sentire la voce della mamma in incubatrice, e la mostra tattile sul cinema. Nella serata di sabato 9 maggio (Cinema Broadway) sarà premiata la categoria “Under 12”.

Durante il pomeriggio di domenica 10 saranno protagoniste le premiazioni dei partner e una grande festa a Largo Venue dove tutti i bambini, partecipanti e non, potranno partecipare.

“Il Moscerine Film Festival nasce con l’intento di educare all’immagine le nuove generazioni e creare consapevolezza e senso critico nei bambini ha detto la presidente dell’associazione Le Moscerine Zein Batayneh – durante l’anno operiamo nelle scuole di tutto il Lazio per portare l’educazione all’immagine a più bambini possibile”.

In questa edizione sono arrivati numerosi cortometraggi da Gaza, uno dei quali è entrato ufficialmente in concorso. La mattinata di giovedì 7 maggio sarà dedicata a uno speciale momento di visione delle opere ricevute, accompagnato da una riflessione sul valore del cinema nei territori segnati dalla guerra.

Torna quest’anno il Premio Cinema in Pediatria che per questa quinta edizione verrà consegnato dai giovanissimi pazienti del Centro Pediatrico del Mediterraneo di Taormina. Per il 2026 questa iniziativa vede la cura anche di Ester Pantano, giurata del MFF, che accompagnerà i piccini del CCPM nella visione dei corti.

Bonifica Graffignano, Stravato: momento concreto riscatto AD

Roma, 30 apr. -“L’avvio di questo cantiere rappresenta un momento concreto di riscatto ambientale per Graffignano e per l’intera Valle del Tevere. Interveniamo su un sito che per troppo tempo è stato simbolo di degrado e illegalità, restituendo sicurezza ai cittadini e dignità al territorio. Grazie alle risorse del PNRR e al lavoro coordinato tra istituzioni e operatori qualificati, possiamo finalmente affrontare in modo risolutivo una ferita aperta da oltre vent’anni. Il nostro obiettivo è non solo rimuovere i rifiuti, ma ripristinare condizioni ambientali sostenibili e durature, nel rispetto dei tempi previsti e con la massima attenzione alla tutela della salute pubblica”.

Lo dichiara l’Amministratore delegato di Sogesid Errico Stravato in occasione dell’avvio dei lavori di bonifica di 20.000 tonnellate di rifiuti tossici nella valle del Tevere. Partito infatti il cantiere per cancellare il disastro ambientale, termine lavori entro il 30 giugno, secondo nuove scadenze PNRR.

Bce conferma i tassi ma Lagarde avverte: a giugno "decisione informata"

Roma, 30 apr. (askanews) – Nonostante i continui rafforzamenti dell’inflazione, la Banca centrale europea ha confermato al 2% i tassi di interesse di riferimenti dell’area euro. Ma nella conferenza stampa successiva al consiglio direttivo, la presidente Christine Lagarde ha lanciato segnali che rafforzano l’aspettativa di un primo intervento restrittivo alla riunione che si svolgerà il 10 e 11 giugno.

Peraltro già oggi l’ipotesi di un rialzo dei tassi è stata esaminata. “Abbiamo discusso a lungo e in maniera approfondita di diverse opzioni. Abbiamo dibattuto la decisione che abbiamo preso all’unanimità. Ma abbiamo anche discusso a lungo e in maniera approfondita un possibile rialzo (dei tassi) – ha riferito Lagarde -. È stato dibattuto da tutti i componenti del Consiglio”.

Il punto è che sulle prospettive di inflazione per l’area euro “c’è una tale incertezza che dobbiamo capire e rivedere tutto per la nostra prossima riunione”. I rischi sul caro vita sono al rialzo, mentre quelli sull’economia sono orientati a maggiore debolezza. “Riteniamo che data la posizione in cui ci troviamo, una buona posizione, che queste sei settimane (prima del Consiglio di giugno) saranno il momento giusto per valutare gli sviluppi, capire gli esiti del conflitto, o se non ci sono esiti”. E poi, assieme alla pubblicazione delle previsioni economiche aggiornate, si potrà “prendere una decisione informata”, ha detto.

E’ chiaro, peraltro, che la posizione dell’istituzione rischia di diventare molto scomoda, con tassi ritenuti neutrali, ogni giorno che il problema caro energia non rientra, o magari peggiora. Lagarde ha però rilevato che al momento non si ravvisano effetti secondari o di secondo livello dal caro energia, e che la questione verrà attentamente monitorata a livello di trattative salariali.

Di sicuro l’istituzione non vuole ritrovarsi in situazioni già vissute: “Il personale della Bce è molto attento alla nostra storia e a quello che è stato fatto in passato. Abbiamo imparato dalla storia e vogliamo tenerci alla larga dai rischi di muoverci troppo presto, in riferimento al 2011, e a quello di farlo un po’ troppo tardi, che alcuni di voi direbbero per il 2022. Staremo molto attenti ai dati – ha detto ancora Lagarde – alle aspettative di inflazione e guarderemo attentamente agli accordi salariali che verranno negoziati”.

Interpellata su un tema recentemente dibattito dal Consiglio dei capi di Stato e di governo della Ue, Francoforte non si sbilancia sull’ipotesi di far ricorso alla clausola generale di sospensione del Patto di stabilità e di crescita: è un argomento di competenza della Commissione europea. Ma per quanto riguarda le misure in risposta alla crisi energetica, Lagarde ha ribadito che devono essere “temporanee, su misura e mirate”.

Infine, un’altra precisazione: nell’area euro il quadro attuale dell’economia e delle sue prospettive non è di “stagnazione”. “Abbiamo avuto a che fare con la stagnazione. È qualcosa che inquadrerei negli anni ’70. E date le proiezioni che abbiamo avuto a marzo: 0,8% di crescita seguito da più 1,2% e più 1,3% non lo chiamerei stagnazione, mi dispiace. E’ crescita bassa, certamente, ma non siamo stagnazione e tantomeno in recessione”, ha concluso Lagarde. (di Roberto Vozzi). (Fonte immagine: ECB).

La Marea di Melissa McGill: la Laguna sulle lenzuola a Corte Nova

Venezia, 30 apr. (askanews) – La strada è celebre per i panni stesi e per quel senso di verità del luogo che a Venezia è a rischio tanto quanto gli ecosistemi lagunari e Melissa McGill, artista newyorchese con un forte legame con il capoluogo veneto, ha scelto di usare proprio quell’estetica per il progetto di arte pubblica “Marea”, allestito fino al 10 maggio a Corte Nova a Castello.

“Sono sempre stata molto ispirata da Corte Nova – ha detto l’artista ad askanews – perché ha ancora un cuore veneziano ed è pieno di persone che risiedono lì da molti anni. E oggi io vorrei unire e celebrare questa comunità attraverso questa opera e usare il mio ruolo di artista per dare vita a uno spazio molto creativo nel quale possiamo collaborare e celebrare la loro presenza”.

Le grandi lenzuola occupano la strada, formano un cielo d’acqua che è profondamente veneziano e, complice il vento, creano un movimento che è fisico, ma anche metaforico, e ci riporta alla potenza naturale dei luoghi e all’intensità dello spazio mentale che ci permettono di avere.

“Ho usato tantissima acqua per dipingere, è proprio una conversazione con l’acqua – ha aggiunto Melissa McGill – si vedono i disegni, i gesti, i colori che ho studiato, quindi passa l’energia della Laguna, ma si parla anche di cambiamenti climatici, di moto ondoso, di turismo di massa. E quindi nel progetto ci sono anche tutti questi temi”.

Il progetto prevede anche una mostra, poco distante da Corte Nova, nella galleria 10 & zero uno, che, in collaborazione con Mazzoleni, ospita una serie di altre opere dell’artista sempre ispirate al tema dell’acqua, come il progetto Red Regatta, che ha visto l’arte di Melissa McGill letteralmente attraversare la Laguna. E questo legame oggi si rinsalda.

Calcio, Gervasoni: "Ho dato le risposte che dovevo"

Roma, 30 apr. (askanews) – Si è concluso dopo oltre quattro ore l’interrogatorio di Andrea Gervasoni, autosospeso e indagato per concorso in frode sportiva dalla Procura di Milano. All’uscita dalla caserma della Guardia di Finanza “Silvio Novembre” di via Oglio, Gervasoni ha dichiarato: “Ho dato le risposte che dovevo, rispetto il lavoro dei magistrati”, sottolineando di essersi messo a completa disposizione degli inquirenti e di restare ora in attesa degli sviluppi dell’indagine.

L’audizione, condotta dal pm Ascione, si è concentrata in particolare sull’episodio di Salernitana-Modena, ritenuto centrale nell’inchiesta sul mondo arbitrale. Solo un accenno, invece, alla gara Inter-Roma, oggetto di una singola domanda da parte dei magistrati.

A margine dell’interrogatorio è intervenuto anche il legale di Gervasoni, Michele Ducci, che ha ribadito la linea difensiva: “Abbiamo chiarito tutto, non c’è stata alcuna interferenza sul Var in occasione di Salernitana-Modena”. Il difensore ha confermato la durata dell’interrogatorio e la disponibilità del suo assistito a fornire ogni elemento utile agli inquirenti.

L’indagine della Procura di Milano prosegue per fare luce su eventuali irregolarità nella gestione del Var, mentre dal diretto interessato arriva una posizione improntata alla collaborazione e al rispetto dell’operato della magistratura.

Flotilla Italia: respingiamo notizie false di Israele. Richiesto intervento del governo italiano e Ue

Roma, 30 apr. (askanews) – La Global Sumud Italia “respinge con forza le notizie infondate diffuse dal ministero degli Esteri israeliano relative alla presunta presenza di ‘preservativi e droga’ a bordo delle nostre barche”, si apprende da una nota stampa condivisa dall’ufficio stampa della rappresentanza italiana della Global Sumud Flotilla.

“I partecipanti alla missione sono stati formati secondo stringenti policy ed i loro effetti personali monitorati prima della partenza”, specifica la nota. “Per quanto ci riguarda il video e le ‘prove’ diffuse durante un atto di pirateria internazionale con danneggiamenti di mezzi umanitari e sequestri e violenze a cittadini europei non hanno alcun valore perché maturate in un contesto totalmente forzoso e illegale dove può essere detta e mostrata qualunque cosa minacciando con le armi attivisti inermi e pacifici senza il vaglio di autorità giudiziarie competenti”, dichiara l’ufficio stampa della Flotilla.

“Serva di esempio il diritto cristallizzato dalle recenti prese di posizione della Corte di Cassazione e del Tribunale del Riesame di Genova in merito alle ‘prove’ nelle indagini sul ‘caso’ di Mohamed Hannoun di dicembre 2025, dove è stato giudicato inammissibile un dossier dei servizi segreti israeliani derivante da indizi raccolti ‘sul campo’ dall’esercito israeliano, senza alcun valore non solo processuale ma anche istruttorio. Con un nulla di fatto finale imbarazzante per le istituzioni”, osserva ancora la rappresentanza italiana dalla Global Sumud. “Global Sumud Flotilla Italia chiede ancora una volta con forza al governo italiano e all’Unione europea di proteggere i propri cittadini sequestrati e di attivare le vie di protezione legale e umanitaria per impedire, tra l’altro, che vengano accusati grazie a prove false e mistificazioni secondo una giurisprudenza inapplicabile peraltro in acque internazionali. Non è possibile che cittadini italiani siano in balia di un governo autoritario e genocida”, conclude la nota.

L’Unione Europea ha ribadito il suo appello a Israele affinché rispetti il diritto marittimo internazionale in relazione alla situazione della Global Sumud Flotilla, ha dichiarato oggi il portavoce per gli affari esteri della Commissione europea, Anouar El Anouni.

“La libertà di navigazione ai sensi del diritto internazionale deve essere rispettata, questo è un punto fondamentale; inoltre, abbiamo ripetutamente chiesto e ribadiamo questo appello a Israele affinché rispetti il diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario e il diritto marittimo internazionale, che sono piuttosto chiari”, ha dichiarato El Anouni durante il consueto punto stampa odierno.

Roma, caregiver familiari in piazza il 1 maggio: siamo stanchi

Roma, 30 apr. (askanews) – I Caregiver familiari romani del coordinamento nazionale Caregiver Familiari Uniti (Cfu) domani saranno con una delegazione in piazza a Roma per il 1 maggio, per testimoniare come il proprio sia un vero e proprio lavoro, usurante, h 24 e ancora non riconosciuto. Raggiungiamo Giulia Bencivenni, romana, appartenente a Cfu, tre figli, due con disabilità gravi, il più piccolo, totalmente non autosufficiente, di 3 anni, autrice di una lettera-appello rivolta ai media: “dovete raccontare che le nostre famiglie tutti i giorni tengono in piedi un intero sistema che senza di noi crollerebbe”. La lettera aperta, racconta Bencivenni all’Askanews “nasce dopo l’ennesima batosta del dl Locatelli, che doveva far riconoscere i nostro come un lavoro, con un suo valore sociale, giuridico, con un sostegno economico strutturato e una vera copertura previdenziale, ma non lo ha fatto”. Per questo il Cfu ha chiesto anche di intervenire dal palco del Concertone: “il nostro è un lavoro che difende diritti fondamentali, e lo vorremmo raccontare e rendere finalmente visibile”. Il Cfu ha lanciato una petizione a livello nazionale per il riconoscimento del lavoro del cargiver (www.ioscelgo.org/petizioni/il-caregiver-familiare-h24-va-riconosc iuto-come-lavoratore/) che ha superato le 10mila firme, ma sembra che nulla cambi ancora. “Io mi ritengo una mamma fortunata – spiega Bencivenni – perché posso portare a spasso mio figlio in sedia a rotelle, mentre altri caregiver sono chiusi in casa con i loro cari, e troppo spesso sono soli e isolati con i propri problemi”. “Da quando è nato mio figlio – constata la caregiver romana – io non ho avuto un solo sostegno. Nel XI Municipio, ad esempio, dove risiedo, il rapporto con le assistenti sociali è ottimo, ma nel caso dell’introduzione del cosiddetto ‘Progetto di vita’ per i miei figli, sono ancora in una fase interlocutoria con l’assessorato”. Quanto al Servizio per l’Autonomia e l’Integrazione Sociale della persona disabile (Saish), un servizio socioassistenziale dei Municipi di Roma Capitale per le persone con disabilità, e al Servizio, sempre comunale, per le persone con disabilità gravissima “da due anni è tutto fermo”. Il gruppo romano del Cfu ha elaborato una mozione per l’Assemblea Capitolina che solleva questi problemi, “l’ha presentata la consigliera dem Erica Battaglia, ma noi abbiamo chiesto il coinvolgimento di tutti i gruppi capitolini perché la nostra è un’iniziativa apolitica, che crediamo riguardi tutti”. Rispetto al recente bando della Regione Lazio prevede misure di sostegno economico fino a 8.400 euro l’anno per i caregiver, inclusi buoni servizio, “chiede di anticipare le spese di sei mesi e di presentarle a rendiconto. Io non applicherò al bando perché non mi posso permettere questo anticipo”, denuncia Bencivenni, che evidenzia anche la contraddizione “di pretendere un esborso così ingente a famiglie cui si richiede, d’altro canto di certificare con l’Isee dei redditi bassi”. Nel manifesto rivolto ai media Giulia Bencivenni sottolinea che “il valore che viene attribuito a questo carico umano, fisico, affettivo e mentale è umiliante”, “una vergogna”, afferma “visto che ci si chiede di dimostrare un carico assistenziale di 91 ore settimanali”, mentre “anche molto prima di quella soglia è già incompatibile con una vita lavorativa normale”. La solitudine del caregiver, “è il fallimento del welfare, che dovrebbe prevenire l’isolamento delle famiglie”. La richiesta alla comunicazione è di non mostrare la disabilità “solo attraverso immagini rassicuranti, simboliche, emotivamente belle, ma lontanissime dalla realtà quotidiana delle famiglie”. “Dopo le passerelle”, come quelle di Sanremo, ricorda Bencivenni, “c’è il silenzio delle amministrazioni, le famiglie sole, la fatica quotidiana lontana dai riflettori”. “Siamo stanchi, non siamo invisibili – conclude Giulia nella sua lettera di madre, caregiver e cittadina – chiediamo ai giornali, ai giornalisti, ai direttori, ai responsabili istituzionali e a tutti i cittadini di entrare nelle nostre case e guardare la distanza enorme tra ciò che viene annunciato e ciò che realmente viviamo”.

Poste: richiesta passaporto in circa 7.500 uffici postali

Roma, 30 apr. (askanews) – In circa 7.500 uffici postali è possibile richiedere il rilascio e il rinnovo del passaporto. Tutti i 6.932 uffici postali del progetto Polis – l’iniziativa di Poste Italiane che punta a sostenere la coesione economica, sociale e territoriale e il superamento del digital divide nei comuni con meno di 15mila abitanti – sono stati abilitati. A loro si uniscono i 431 uffici nelle grandi città, come Roma, Milano, Napoli, Firenze, Bologna, Verona, Venezia e Cagliari.

Il servizio di rilascio e rinnovo dei passaporti, avviato a marzo 2024 con la sperimentazione in provincia di Bologna, è stato completato nei tempi stabiliti e coinvolge ora tutto il territorio nazionale. Gli uffici postali hanno erogato circa 206mila passaporti, di cui 156mila nei Comuni Polis. Grazie al progetto, i cittadini si sono potuti procurare i passaporti senza l’obbligo di recarsi in Questura e con la possibilità di ricevere il documento a casa (una scelta effettuata da 8 persone su 10 che risiedono nei piccoli centri).

L’iniziativa conferma il ruolo di Poste Italiane come punto di riferimento per i cittadini, ed è stata resa possibile grazie alla convenzione stipulata tra l’Azienda, il Ministero dell’Interno e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Complessivamente, gli uffici postali Polis hanno fornito oltre 222mila servizi della Pubblica Amministrazione tra passaporti, certificati pensionistici e documenti anagrafici e di stato civile.

Significativo l’impatto economico generato da Polis: oltre 1 miliardo di euro di apporto al Pil; oltre 18.500 posti di lavoro creati e 484 milioni di euro generati da redditi da lavoro. Il progetto Polis, lanciato a gennaio del 2023, permette ai cittadini residenti nei Comuni al di sotto di 15mila abitanti di accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione direttamente presso gli uffici postali. Polis ha l’obiettivo di favorire l’inclusione digitale e la coesione sociale nel Paese, contrastando il pericolo di desertificazione dei servizi nelle aree interne. L’investimento complessivo del progetto è 1,2 miliardi di euro, di cui 800 milioni provenienti da risorse del piano complementare al Pnrr e 400 milioni di euro di investimento diretto di Poste Italiane. Il servizio del TG Poste.

Le opposizioni: atto di terrorismo contro la Flotilla. E attaccano Meloni "complice": riferisca in aula

Roma, 30 apr. (askanews) – Opposizioni all’attacco dopo l’arrembaggio di 21 navi della Flotilla da parte dell’Idf, in acque internazionali a centinaia di chilometri dalle coste di Gaza ma a poche miglia dalla Grecia. Prima alla Camera e poi in Senato, i gruppi di minoranza hanno chiesto (per ora senza avere alcuna risposta) una informativa urgente della premier Giorgia Meloni e dei ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto. Davanti a Montecitorio si è svolta una conferenza stampa della Global Sumud Flotilla, tra bandiere palestinesi, con esponenti di Pd, M5S e Avs. Convocata per stasera alle 18 una manifestazione al Colosseo della Sumud.

Attorno alle 13, è arrivata una nota di “condanna” del “sequestro” da parte di Palazzo Chigi dove si chiedeva al governo israeliano di “liberare immediatamente gli italiani illegalmente fermati, il pieno rispetto del diritto internazionale e garanzie sull’incolumità fisica delle persone a bordo”.

Per le opposizioni una posizione che è stata definita “ipocrita”. Pd-M5S-Avs si sono scagliati contro l’atto di “terrorismo” compiuto da Israele e contro il governo italiano che, “complice”, non mette in campo “atti concreti”. All’Italia viene rimproverato di non garantire “fino in fondo” l’embargo sulle armi, di aver ostacolato la sospensione dell’accordo di cooperazione Ue-Israele, oltre alla “amicizia speciale” della Meloni con Netanyahu. Sotto accusa anche l’Ue: “Von der Leyen indecente, si volta dall’altra parte”, la Kallas è un “fantasma”, la portavoce della commissione “si è limitata a dire che era imprudente partire anziché dire ‘caro Netanyahu apri il canale umanitario'”. E’ stata polemica poi per la presenza questa mattina alla Camera, ad un evento sui campi di internamento, dell’ambasciatore di Israele in Italia Jonathan Peled, il quale non ha risposto alle domande dei cronisti. “L’ambasciatore di uno Stato genocida non è benvenuto in Parlamento”, ha osservato il dem Arturo Scotto.

“Questa è pirateria internazionale – sono state le parole della segretaria del Pd Elly Schlein – Le istituzioni europee e il governo italiano esprimano una chiara condanna e facciano tutto quanto in loro potere per tutelare la sicurezza degli attivisti sequestrati, per garantirne l’immediato rilascio e per ottenere lo sblocco di tutti gli aiuti umanitari necessari ai palestinesi a Gaza”.

Sono andati all’attacco i leader di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, presenti in piazza Montecitorio. “Non basta la condanna” della Meloni, dice Bonelli. “Quando in Europa si è trattato di passare dalle parole ai fatti l’Italia si è messa di traverso. Senza sanzioni, senza la sospensione degli accordi, senza il riconoscimento dello Stato di Palestina e senza un cambio netto di posizione, quella del governo italiano resta solo ipocrisia”, ha sottolineato, chiamando in causa le “comunità israeliane italiane: mi sarei aspettato una condanna di questi atti criminali come quando noi abbiamo condannato il feroce atto terroristico di Hamas”. Il governo Netanyahu, ha affermato Fratoianni, “si comporta come uno stato terrorista, c’è un evidente salto di qualità, tra un po’ c’è da aspettarci che ci vengano a prendere a casa. Tutti i governi europei devono attivarsi. Non è più possibile considerare Israele come un alleato”.

“Ci faremo sentire sicuramente anche nel Parlamento europeo – ha assicurato Scotto – Israele si è messa fuori dalla comunità democratica internazionale. Il dato oggi è che ci sono cittadini italiani rapiti su una nave militare diretta a Israele, bisogna fermare quella nave, chiedere il rilascio immediato, mandare una fregata militare altrimenti il governo che parla di sovranità è solo complice dello scempio di Israele”.

A chiedere per primo l’informativa di Meloni-Tajani-Crosetto in aula era stato questa mattina il deputato di Avs Marco Grimaldi: “servono sanzioni, serve dire che Netanyahu è un criminale di guerra che vuole la guerra permanente e serve fermare ogni relazione economica. Ci sono italiani sotto sequestro che sono stati rapiti in acque internazionali. Questo è un atto ostile contro l’Ue, contro il nostro Paese e contro il diritto internazionale”. Seguito dalla Cinque Stelle Stefania Ascari: “quello che è successo questa notte è una cosa aberrante. Le navi sono state attaccate dal governo terrorista israeliano. Cos’altro deve succedere per interrompere i rapporti commerciali e militari con un governo genocida?. Ieri sera c’è stato un atto di guerra contro l’Italia e la Ue”.

“Dato che Netanyahu ha allargato fino alle porte dell’Europa le azioni dell’Idf, visto che questo fermo è avvenuto a pochi chilometri da Creta, tutta l’Ue dovrebbe preoccuparsi”, ha scritto in un comunicato Riccardo Magi (+Eu).

Beatrice Zaia eletta presidente di FenImprese Padova

Roma, 30 apr. (askanews) – L’avvocato Beatrice Zaia è stata eletta presidente di FenImprese Padova, assumendo la guida della struttura provinciale con l’obiettivo di rafforzare la rappresentanza delle piccole e medie imprese e consolidare il dialogo tra sistema produttivo, professioni e istituzioni locali.

L’elezione di Zaia arriva in una fase economica caratterizzata da importanti trasformazioni, tra innovazione tecnologica, transizione energetica, internazionalizzazione dei mercati e necessità di sostenere la competitività delle imprese. In questo scenario, il ruolo delle associazioni di categoria diventa sempre più strategico per accompagnare gli imprenditori nelle nuove sfide.

Nel territorio padovano, storicamente tra i più dinamici del Nord Est, il tessuto produttivo è composto in larga parte da PMI, realtà che rappresentano il motore dell’economia locale grazie alla capacità di innovare, creare occupazione e presidiare filiere di eccellenza nei settori manifatturiero, commerciale, artigianale e dei servizi.

“Le piccole e medie imprese – ha sottolineato l’avvocato Zaia – rappresentano il cuore pulsante della provincia di Padova. Sono aziende che ogni giorno generano lavoro, valore e coesione sociale, contribuendo in modo determinante alla crescita del territorio. Il nostro impegno sarà quello di ascoltare gli imprenditori, offrire strumenti concreti e costruire una rete capace di sostenere sviluppo, innovazione e competitività” A evidenziare il valore della designazione anche il presidente della Federazione Nazionale Imprese, Luca Vincenzo Mancuso: “L’elezione di Beatrice Zaia rappresenta un segnale importante per FenImprese e per tutto il territorio padovano. La sua competenza professionale, unita alla capacità di visione e dialogo, sarà determinante per rafforzare la presenza dell’associazione e dare voce alle esigenze delle imprese locali in una fase cruciale per il sistema economico nazionale”.

Un messaggio di sostegno è arrivato anche da Daniele Pescara, numero uno di FenImprese Dubai, che ha evidenziato le opportunità internazionali per le aziende del territorio: “Padova esprime un tessuto imprenditoriale di altissimo livello, con imprese che possono competere con successo sui mercati esteri. La collaborazione tra i territori italiani e realtà strategiche come Dubai può aprire nuove prospettive in termini di export, investimenti e networking internazionale”. Con la nuova presidenza, FenImprese Padova punta ora a rafforzare i servizi associativi, promuovere iniziative dedicate alla formazione, sostenere l’accesso al credito e favorire processi di internazionalizzazione, confermando la centralità delle PMI nello sviluppo economico e sociale del territorio.

Jacopo Veneziani inaugura "Naturae",terra e arte a Gradisca e Gorizia

Roma, 30 apr. (askanews) – Al via a Gradisca D’Isonzo e a Gorizia per la sua prima edizione “Naturae. Connessioni tra terra e arte”, manifestazione che nasce dalla volontà di creare connessioni multiple tra luoghi, arte, scienza e natura, coinvolgendo il pubblico in esperienze di bellezza e conoscenza attraverso una nuova narrazione del rapporto tra uomo e natura.

Promosso e realizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, in collaborazione con l’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia – ERPAC, Comune di Gradisca D’Isonzo e Codice Produzioni, Naturae evoca l’essenza molteplice della natura, una visione del mondo non più unitaria, ma stratificata. Il sottotitolo “Connessioni tra terra e arte” mette in luce la ricchezza di piani di cui si compone la manifestazione, un viaggio artistico e culturale composito che si snoda lungo quattro mesi.

Attraverso tre momenti – una mostra, un evento, un ciclo di incontri scientifico-culturali -, che si svolgeranno dal 29 maggio alla fine di settembre 2026, la manifestazione prenderà avvio a Gradisca D’Isonzo venerdì 29 maggio con una giornata inaugurale.

Alle 21 al Nuovo Teatro Comunale in programma l’evento aperto al pubblico “Il linguaggio dei fiori. Storie, simboli e visioni nell’arte” del celebre storico dell’arte e divulgatore Jacopo Veneziani, un grande racconto tra natura e arte, un viaggio iconografico dai Giardini dell’Eden alle nature morte del Novecento, per riscoprire come ogni pianta custodisca un alfabeto di significati profondi e possa raccontare una storia.

Dal 30 maggio al 30 agosto all’interno dello SpazioLab della Galleria d’Arte contemporanea Luigi Spazzapan sarà ospitata la mostra “Flowers”, composta da opere fotografiche dell’artista newyorkese Katinka Matson in dialogo con i dipinti di Luigi Spazzapan. Attraverso l’uso pionieristico dello scanner CCD, Matson trasforma petali e pistilli in ritratti metafisici, rivelando la vitalità silenziosa e la geometria segreta del mondo vegetale. Un’esperienza immersiva che invita il visitatore a rallentare e osservare in profondità. Le immagini, prive di profondità prospettica ma straordinariamente dettagliate, restituiscono la struttura e la bellezza delle piante con una precisione che stupisce e incanta. Le composizioni floreali iperrealistiche che sembrano quadri contemporanei entrano in dialogo con le opere di Spazzapan. Questo intreccio dà vita a un allestimento inedito, che mette in comunicazione il passato e il presente, l’analogico e il digitale, l’arte figurativa e la fotografia botanica

Dopo l’esperienza estetica e poetica della mostra e della conferenza-spettacolo, Naturae prosegue nel mese di settembre spostandosi al Giardino Viatori di Gorizia: qui, tra i viali del patrimonio botanico lasciato alla Fondazione Carigo da Luciano Viatori, con un articolato ciclo di sei incontri scientifico-culturali si entrerà nel vivo della riflessione tecnica e progettuale, rafforzando l’idea di interconnessione tra arte, terra, scienza e natura che caratterizza la manifestazione.

Il Giardino diventerà un teatro della conoscenza ospitando un palinsesto di incontri aperti al pubblico dedicati alla cura e alla visione del paesaggio contemporaneo, pensati per valorizzare la biodiversità, il sapere botanico e il dialogo tra uomo e natura. Botanici, architetti del paesaggio, esperti e studiosi approfondiranno temi come la biodiversità, la crisi ecologica, la progettazione dei giardini come spazi di resilienza e bellezza, riflettendo insieme al pubblico sul rapporto tra uomo, spazio pubblico e natura.

Il ciclo di incontri chiude il percorso di Naturae, spazio dove arte, cultura, natura, luoghi e scienza si fondono per immaginare nuovi modi di abitare il pianeta.

“Uno dei pilastri intorno a cui ruota l’azione della Fondazione per il triennio 2026-2028 è la parola connessioni – ha dichiarato la presidente della Fondazione Carigo Roberta Demartin – una parola che evoca legami, incontri, intrecci vitali. Connessioni che nascono tra persone e istituzioni, tra luoghi e paesaggi, tra culture e visioni, ma anche tra idee e sensibilità diverse che, incontrandosi, generano nuove possibilità. Già a partire dal 2017, la Fondazione ha avviato il masterplan goGreen con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio culturale e paesaggistico della provincia di Gorizia, riscoprendo e rafforzando il rapporto tra uomo e natura. Oggi il masterplan raggiunge un livello ulteriore, lavorando sempre più sulle connessioni: collegando i luoghi cardine del nostro territorio e costruendo una rete invisibile, capace di unire e attivare la cultura. In questo contesto si inserisce il progetto Naturae: una manifestazione che nasce per esplorare le relazioni profonde tra arte e natura, tra uomo e paesaggio. Un progetto che mette in connessione non solo temi e linguaggi, ma anche luoghi fisici, creando in particolare un dialogo tra il Giardino Viatori a Gorizia e la Galleria Spazzapan a Gradisca d’Isonzo. È proprio da queste relazioni che emerge e si rafforza il corpo identitario del territorio: un sistema vivo, in cui le diverse componenti si potenziano reciprocamente, liberando nuove energie e visioni per il futuro”.