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Energia, Pichetto avverte: ci sono rischi di nuovi rincari

Milano, 24 set. (askanews) – I rischi di nuovi aumenti dei prezzi dell’energia “ci sono tutti”, in un quadro internazionale segnato dalla guerra nel Golfo e dalle difficoltà nel trasporto e nella raffinazione. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, a Tgcom24.

“Il quadro geopolitico ha ridiviso in blocchi, abbiamo le guerre”, ha osservato Pichetto, sottolineando la maggiore vulnerabilità dell’Europa sul fronte degli approvvigionamenti energetici.

L’Italia, ha ricordato il Ministro, ha chiuso 11 raffinerie e complessivamente in Europa ne sono state chiuse 35.

“Avendo chiuso le raffinerie e in questo momento avendo la guerra del Golfo ancora in corso e col blocco sia del trasporto sia della raffinazione, i rischi ci sono tutti”, ha affermato.

I cowboy delle bocce: in California rispetto e passione per il gioco

Sonoma (California), 24 set. (askanews) – Le bocce, sport simbolo della tradizione italiana, hanno trovato in California e più in generale negli Usa, una seconda casa inaspettata. A Santa Rosa, nel cuore della Sonoma County, il Sonoma County Bocce Club trasforma i campi pubblici di Juilliard Park in un punto di ritrovo per centinaia di appassionati, dimostrando come un gioco antico possa vivere una nuova giovinezza oltre oceano.

Mentre in Italia si accendevano polemiche durante Milano-Cortina sul curling, considerato da molti uno sport poco radicato nella cultura nazionale, in California – sede dei prossimi Giochi Olimpici estivi – le bocce prosperavano senza bisogno di discussioni. Il club, attivo da oltre un decennio, organizza campionati regolari e tornei, accogliendo giocatori di ogni livello. La lega, nata nel 2011, conta oggi circa 500 membri che ogni venerdì sera affollano i sei campi disponibili. Tra i volti storici della comunità spiccano Jeanette St. George con il marito Jerry, animatori instancabili di questa passione. “È iniziato con un italiano, molto tempo fa. Aveva il suo negozio di elettrodomestici qui a Santa Rosa. Questo parco è conosciuto come area per le bocce grazie a lui e ai suoi amici”, racconta Jeanette.

“I giocatori di bocce hanno davvero ripulito il parco. Le autorità hanno apprezzato molto la nostra presenza perché abbiamo davvero sistemato il parco”, sottolinea.

La struttura è gestita in collaborazione con il dipartimento Recreation & Parks della città di Santa Rosa, con attività concentrate principalmente da aprile a settembre. Il richiamo del club supera i confini di Santa Rosa, attirando appassionati da tutta la Sonoma County.

“Vengono da Sonoma, Oakmont, Petaluma, Healdsburg”, elenca Jeanette.

Tra i membri più attivi figura anche Lou Chambrone, noto ristoratore ed esempio di come questa passione unisca persone di diverse generazioni e background.

Mentre la California si prepara a ospitare i prossimi Giochi Olimpici, storie come quella del Sonoma County Bocce Club dimostrano come gli sport tradizionali possano trovare nuova vita in contesti inaspettati, creando comunità vibranti attorno a valori di condivisione, rispetto e passione per il gioco. Sonoma è destinazione consigliata da Brand Usa, Visit California e Visit Sonoma County.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio e immagini askanews

Teatro, "Astor – Un secolo di tango" arriva all’Olimpico di Roma

Roma, 24 set. (askanews) – La nuova stagione della danza dell’Accademia Filarmonica Romana si apre mercoledì 30 settembre al Teatro Olimpico, con l’allestimento rinnovato di “Astor – Un secolo di tango”, spettacolo del Balletto di Roma dedicato ad Astor Piazzolla, in scena fino a venerdì 2 ottobre.

Prossimo al traguardo delle 100 recite tra Italia e l’estero, lo spettacolo si presenta in una versione originale che attraversa la vita e l’universo artistico del maestro: la sua musica, gli incontri e le esperienze che ne hanno alimentato la creatività, contribuendo a trasformarlo in una leggenda e nel simbolo di una nuova idea di musica.

A guidare questo percorso, nato dal concept di Luciano Carratoni e con la regia dell’argentino Carlos Branca, sono la musica dal vivo di Mario Stefano Pietrodarchi, al bandoneón e alla fisarmonica, la voce narrante di Vincenzo Bocciarelli e la presenza di Leonardo e Cristina Elias, interpreti della tradizione più autentica del tango, insieme agli otto solisti del Balletto di Roma.

Nato nel 2021 in occasione del centenario della nascita di Piazzolla, “Astor” racconta un viaggio. Ambientato simbolicamente in un porto, un luogo sospeso tra partenze e approdi, tra onde e vento, dove chi parte porta con sé il desiderio di trovare una nuova terra e una nuova possibilità di rinascita. È il viaggio compiuto dai genitori di Piazzolla dall’Italia nei primi del Novecento, ma anche quello, universale, di tutti coloro che nel viaggio hanno cercato e continuano a cercare una nuova speranza.

Il vento e il mare diventanola musica invisibile che accompagna Piazzolla per tutta la vita, sospingendone la ricerca dall’Argentina agli Stati Uniti fino all’Europa, attraverso l’esplorazione e la contaminazione di linguaggi musicali differenti. Da questo incessante processo di ricerca nasce il Tango Nuevo, una rivoluzione capace di fondere tradizione e innovazione, memoria e libertà.

Figlio di migranti italiani, Piazzolla reinterpreta la tradizione trasformandola in ricerca, sperimentazione e modernità, lasciando alla storia un’idea di libertà di cui l’arte, da sempre, si nutre. Una creatività inizialmente ostacolata nella sua Argentina, ma destinata a essere riconosciuta e celebrata in ogni parte del mondo.

È da questa visione che nasce il nuovo allestimento del Balletto di Roma, da sempre impegnato nell’esplorazione e nella contaminazione dei linguaggi della danza. La coreografia di Valerio Longo mette in relazione la tradizione del tango con la danza contemporanea non attraverso la riproduzione delle sue forme iconiche, ma lasciandosi guidare dalla musica di Piazzolla e dagli arrangiamenti originali di Luca Salvadori. Il suo linguaggio coreografico diventa il punto d’incontro tra due mondi: il gesto della tradizione si apre alla libertà del movimento, mentre la contemporaneità ritrova nella tradizione una materia viva da trasformare.

I costumi di Silvia Califano e le luci di Carlo Cerri accompagnano il pubblico in una dimensione scenica senza tempo e senza confini, dove musica, danza e teatro si incontrano e gli abbracci del Tango Nuevo diventano il simbolo di nuovi incontri, nuove speranze e nuove visioni, verso un possibile Nuevo Mundo. Dopo il debutto a Roma, lo spettacolo sarà in scena il 30 ottobre al Teatro San Domenico di Crema e in tournée in altri teatri italiani. La produzione “Astor – Un secolo di Tango” gode del patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Argentina in Italia.

Papa, da domani in Francia: Unesco, Macron e il messaggio all’Europa

Città del Vaticano, 24 set. (askanews) – L’Europa, la pace, le radici cristiane, i giovani. Ed ancora: l’educazione, l’Intelligenza Artificiale, il progresso scientifico. Quindici discorsi, tre città: un viaggio nel cuore del Vecchio Continente. Papa Leone vola in Francia, da domani fino a lunedì 28 settembre per il suo quinto viaggio internazionale (il sesto se si conta quello nella Repubblica di San Marino).

Un viaggio – che si snoda tra Parigi, Lourdes e Metz – carico di significato e che si inserisce in un momento decisivo per il ruolo dell’Unione europea di fronte alle guerre in Ucraina e Medio Oriente, dell’emergenza energetica, e dove il Papa vuole dire una parola, non solo ai leader europei, ma al mondo intero.

Parigi prima di tutto, dove il suo predecessore Francesco non era stato in visita ufficiale, per l’abbraccio ai francesi e l’incontro più politico con il presidente Emmanuel Macron; poi Lourdes – la dimensione più spirituale del viaggio; infine Metz, città natale di Robert Schuman e luogo ‘iconico’ per l’Europa, per un messaggio all’Europa intera.

“Il tema di fondo – ha spiegato il direttore della sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, al briefing di presentazione del viaggio – è quello dell’incontro con la nazione francese, il suo popolo, la storia, la cultura e le radici profondamente cristiane che trovano espressione nella laicità del paese”. “Possiamo aspettarci anche riferimenti ai conflitti in corso in Medio Oriente – ha aggiunto Bruni – sempre particolarmente caro alla chiesa e alla società in Francia”.

PRIMO GIORNO: INCONTRO CON MACRON, VISITA UNESCO, VEGLIA CON GIOVANI

Leone parte domani, venerdì 25 settembre, e avrà subito una prima giornata ricca di appuntamenti. L’arrivo all’Aeroporto internazionale di Parigi/Orly è previsto alle 10. Dopo la la cerimonia di benvenuto, Leone si reca in visita ufficiale dal presidente Emmanuel Macron all’Eliseo. Qui è in programma l’incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico. Già qui è atteso un discorso ricco di contenuti. Nel primo pomeriggio, alle 15, la visita storica all’Unesco, dove ci si aspetta un altro messaggio importante. A seguire è prevista la celebrazione dei vespri con i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i consacrati, le consacrate e i seminaristi, alla Cattedrale di Notre-Dame, riaperta nel 2024 dopo 5 anni di restauri in seguito all’incendio che ha colpito lo splendido monumento in stile gotico. In serata, il Papa abbraccerà i giovani – sono attesi oltre 80mila pellegrini – durante una veglia di preghiera nello “Stade de France” di Saint-Denis.

SECONDO GIORNO: MESSA A PLACE DE LA CONCORDE, TAPPA A LOURDES

Il cuore della seconda giornata in Francia sarà la tappa a Lourdes. Prima del trasferimento, però, ci sarà l’ultimo appuntamento parigino: una messa a Place de la Concorde, dove sono attesi oltre 600mila fedeli, che potrebbero arrivare a un milione in tutta l’area circostante. Nel pomeriggio, alle 17.45, la partenza per Lourdes, con la preghiera – in serata – alla Grotta delle Apparizioni di Massabielle. “Luogo di consolazione per i malati, dove è presumibile che il Papa parlerà di speranza, sofferenza e dolore”, ha spiegato Matteo Bruni.

TERZO GIORNO: MESSA A LOURDES, PROCESSIONE AUX FLAMBEAUX

L’incontro con i vescovi francesi, quello con gli operatori e gli assistiti e la messa nel Santuario di Lourdes. Infine, la recita del rosario e la processione Aux Flambeaux: Leone, pellegrino tra pellegrini. La terza giornata in terra francese sarà per Papa Prevost all’insegna degli appuntamenti ‘consueti’ riservati ai fedeli che si recano in pellegrinaggio a Lourdes, alle pendici dei Pirenei.

QUARTO GIORNO: METZ, MESSAGGIO ALL’EUROPA. “POSSIBILI BILATERALI CON LEADER”

E’ la giornata conclusiva (e forse la più attesa) del viaggio apostolico. Leone vola a Metz. Qui è atteso un messaggio, anche politico, all’Europa intera. Ma c’è di più: il presidente francese, che non parteciperà a nessun appuntamento religioso del Pontefice, ha invitato i leader dei 27 paesi membri dell’Europa e i rappresentanti delle istituzioni europee. Non è escluso che potrebbe arrivare anche Volodymyr Zelenksy. “L’Europa è il cuore del discorso”, ha spiegato Bruni. “A Metz saranno presenti alcuni esponenti di istituzioni europee, ma al momento non abbiamo una lista precisa”, ha aggiunto il direttore della sala stampa della Santa Sede.

“La porta è aperta perché possano esserci eventuali bilaterali” con i leader dei paesi europei, ha aggiunto Bruni, non escludendo quindi la possibilità. “Metz è l’occasione per dire una parola all’Europa in tempi complessi – ha proseguito – è un posto di frontiera, che parla di passaggi, di unità europea, di dialogo fra nazioni diverse, di unità nella diversità e fra diversi. E questo è molto significativo per il tempo in cui viviamo”.

I PAPI IN FRANCIA

Papa Francesco era stato in Francia tre volte (Strasburgo, Marsiglia, Corsica) ma mai con una visita ufficiale al Paese, mentre Benedetto aveva effettuato una sola visita in Francia, in occasione del 150esimo anniversario delle apparizioni di Lourdes. Giovanni Paolo II si era recato sette volte in Francia, otto se si conta il passaggio nei territori d’oltremare. Storico rimase il discorso di Papa Wojtyla all’Unesco il 2 giugno 1980.

Dalì e la moda, una relazione profonda e un artista totale

Milano, 24 set. (askanews) – L’arte e la moda, intrecciate in maniera quasi indissolubile. Palazzo Reale a Milano ha scelto di aprire la Fashion Week con l’inaugurazione della mostra “Dalì e la moda”, un viaggio nel modo dell’artista surrealista spagnolo e della compagna Gala attraverso oltre 200 tra dipinti, disegni, fotografie, abiti, gioielli, accessori, oggetti e filmati.

“Io credo – ha detto ad askanews Laura Bartolomé della Fundaciò Gala-Salvador Dalì, co-curatrice dell’esposizione – che questa mostra sia un’opportunità per scoprire una immagine nuova di Dalì. Perché uno forse può pensare che Dalì è un personaggio, è un artista, è entrambe le cose. E il suo legame con la moda che è raccontato qui in mostra ci fa capire che ancora c’è un’altra parte della sua cosmogonia che non è così conosciuta. E forse in questa mostra vediamo un Dalì come mai lo abbiamo visto fino a oggi”.

In mostra alcune opere importanti di Dalì, che ripercorrono la sua visione onirica e profonda dell’immaginario, ma anche moltissimi vestiti di Gala, realizzati da Chanel, Dior, Cardin o Givenchy. E il guardaroba che si va a comporre si propone come un’immagine della modernità.

“Per quanto la mostra è concepita dalla parte di Dalì e cioè quello che impariamo di Dalì con i suoi rapporti con la moda – ha aggiunto Judith Clark della University of the Arts di Londra, co-curatrice della mostra – inevitabilmente si capisce che siamo di fronte a una collaborazione e così quando la moda anche capisce che prendendo un artista che in qualche modo incorpora il i suoi stessi valori, della rottura dell’uso del passato per il futuro, l’idea della visibilità, dello shock, eccetera, ecco: si capisce che l’artista e la moda sono compagni ideali”.

Prodotta da Palazzo Reale, Civita Mostre e Musei e MondoMostre in collaborazione con la Fundaciò Gala-Salvador Dalì, l’esposizione è promossa dal Comune di Milano che ha voluto coniugare due dei punti di forza della città: la cultura e il fashion. “Significa dare una grande centralità al tema del costume – ci ha spiegato Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura -. In questa settimana così centrale, così importante, significa soprattutto unire questi due linguaggi che per Milano rappresentano qualcosa che ha assottigliato i suoi confini e quindi c’è sempre di più una osmosi tra il mondo della moda e il mondo della cultura. Dalì è la figura che con questa mostra storica, insomma, che ripercorre il suo rapporto con il mondo del costume e della moda e ovviamente ci ruota intorno. Questa è la mostra giusta per aprire la settimana che stiamo vivendo”.

Un altro messaggio che l’esposizione di Palazzo Reale vuole trasmetterci è quello di Salvador Dalì come artista totale, costantemente teso a superare i confini delle varie discipline che ha fatto dalla sua stessa vita un continuo laboratorio creativo, e questo è forse l’aspetto più contemporaneo della sua lezione.

Clima, Mattarella: declino inarrestabile senza urgenti iniziative

Roma, 24 set. (askanews) – “Oggi tacciono molti di coloro che, sino a ieri, irridevano l’allarme per di cambiamenti in atto”, ma “il declino si presenta ugualmente inarrestabile in assenza di urgenti iniziative”. E’ l’allarme lanciato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella a Torino per l’inaugurazione dell’evento si Slow Food “Terra madre e salone del gusto”.

La sostenibilità, ha aggiunto il capo dello Stato è un “grande tema, fonte essenziale per chi abbia a cuore il futuro dei propri figli e nipoti”.

Dire Straits Legacy tornano in Italia, tappe a Milano, Bergamo e Roma

Roma, 24 set. (askanews) – Dopo gli appuntamenti internazionali e la partecipazione al programma televisivo su RAI 1 “Suzuki Jukebox – La Notte delle Hit” all’Inalpi Arena di Torino, i DSL, acronimo di Dire Straits Legacy, tornano in Italia a novembre per tre imperdibili concerti: lunedì 2 novembre a Milano al Teatro Nazionale Italiana Assicurazioni, mercoledì 4 novembre a Bergamo alla ChorusLife Arena e venerdì 6 novembre a Roma all’Auditorium del Roma Convention Center La Nuvola.

Money for Nothing, Sultans of Swing, Romeo and Juliet, Walk of Life, Brothers in Arms, Tunnel of Love sono solo alcuni dei tanti successi che verranno eseguiti dalla All Stars Band formata da Alan Clark alle tastiere e Hammond, inserito come membro dei Dire Straits nella Rock and Roll Hall of Fame insieme a John Illsley e Guy Fletcher; Phil Palmer alle chitarre, che partecipò all’album e al tour mondiale di On Every Street; Mel Collins ai sassofoni, con i Dire Straits nell’album e nel tour di Love Over Gold; Danny Cummings alle percussioni, anche lui presente in On Every Street e nel relativo tour e successivamente per diversi anni nella band di Knopfler.

Frontman del gruppo Marco Caviglia, voce e chitarra, considerato come uno dei migliori interpreti al mondo dello stile unico di Mark Knopfler.

Completano la formazione Steve Walters al basso, Nigel Hopkins alle tastiere, Alex Polifrone alla batteria.

I concerti italiani sono il frutto della collaborazione tra We4Show, società di management e produzione della band da oltre dieci anni, Menti Associate – nota società del live entertainment – per la data di Roma e AD Management per il concerto di Bergamo.

Biglietti: su TicketOne.it, nei botteghini dei teatri e presso i rivenditori autorizzati.

Ucraina, Crosetto sull’allarme droni in Italia ed Europa: "No a benzina sul fuoco"

Roma, 24 set. (askanews) – Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha dichiarato oggi che “non serve a nessuno ulteriore benzina sul fuoco” in merito all’allarme lanciato dal giornale spagnolo El Mundo sull’avvertimento della Cia su possibili manovre di escalation organizzate dalla Russia.

“Non serve a nessuno e non trova alcuna conferma, l’allarme lanciato questa mattina da un quotidiano spagnolo che ipotizza possibili attacchi ad Italia, Spagna e Francia da parte di navi e droni russi”, ha scritto Crosetto su X. “Già viviamo in tempi difficili e ‘nervosi’ e non serve a nessuno ulteriore benzina sul fuoco”, ha rassicurato il ministro della Difesa.

Sugar tax e conseguenze: l’appello di ASSOBIBE

Roma, 24 set. (askanews) – Un freno agli investimenti senza reali vantaggi per la salute e per l’economia. Potrebbero essere questi gli effetti della Sugar tax, introdotta per la prima volta nel 2020 e che, come una spada di Damocle, continua a minacciare l’intero settore delle bibite analcoliche. Nonostante il quasi certo slittamento dell’entrata in vigore, precedentemente previsto per l’1 Gennaio 2027, ASSOBIBE rimarca la preoccupazione che la Sugar tax desta per l’intera filiera.

L’intervista al Presidente ASSOBIBE, Giangiacomo Pierini: “La presenza di questa tassa è sicuramente un freno per le tantissime multinazionali che vogliono investire nel nostro Paese. La Sugar tax pesa moltissimo anche sulle piccole e medie imprese. Il 64% delle imprese aderenti ASSOBIBE sono piccole e medie imprese italiane. Tale percentuale viene giustificata dall’elevata produzione dei territori italiani: le spume o il caffè freddo frizzante calabrese, solo per citarne alcuni”.

Le parole del Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute, Marcello Gemmato: “Il tema è quello della riduzione del consumo consapevole degli zuccheri, che può essere raggiunto non tramite la tassazione bensì attraverso l’informazione. Vi è necessità di comunicare i corretti stili di vita alimentari e puntare sulla prevenzione basata non sulla tassazione, ma su una più diffusa consapevolezza dei pericoli legati all’assunzione, in maniera impropria, di determinate sostanze quali gli zuccheri”.

Nata con finalità sanitarie, la Sugar tax viene oggi definita come ingiusta e controproducente, vista la frenata degli investimenti, da parte delle multinazionali, che ne deriverebbe.

Il commento del Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Sandra Savino: “Per dare una certezza alle imprese è necessario che la proroga dell’entrata in vigore della Sugar tax non diventi perpetua nel tempo. L’impresa, per fare programmazione, ha necessità di certezze. È chiaro che, coerentemente con la linea adottata dal mio Partito nei confronti della Sugar tax, il nostro obbiettivo è l’annullamento della tassa”.

Dando uno sguardo ai numeri, l’impegno da parte delle aziende è evidente: negli ultimi anni lo zucchero immesso in consumo dai protagonisti del comparto è stato ridotto del 44%, con un aumento esponenziale delle bibite sugar free. Il messaggio lanciato dall’incontro è chiaro: continuare l’impegno da parte di tutte le componenti per ridurre i rischi per la salute, con la necessità di soluzioni alternative alla Sugar tax.

Il Papa: dall’IA nuovi pericoli per la sicurezza e la pace

Città del Vaticano, 24 set. (askanews) – “L’intelligenza artificiale può essere utilizzata per la sorveglianza, la manipolazione e la discriminazione. Sofisticate capacità informatiche e armi autonome possono, se sviluppate o impiegate senza adeguate misure di salvaguardia e senza il controllo umano, introdurre nuovi pericoli per la sicurezza e la pace internazionale”: è l’allarme di Papa Leone nel discorso rivolto ai membri della Pontificia Accademia delle Scienze, in occasione della Sessione Plenaria sul tema “The Future of Science in a Changing World”, ricevuti in udienza in Vaticano.

Generali, 18ma in classifica "World’s Best Companies" di Time e Statista

Milano, 24 set. (askanews) – Generali è stata inclusa nella classifica World’s Best Companies 2026, realizzata da Time e Statista, posizionandosi al 18mo posto a livello mondiale. Il risultato, sottolinea una nota della compagnia, colloca il Gruppo nella top 20 globale, “confermandolo come la realtà italiana meglio classificata e tra i principali operatori assicurativi presenti nella graduatoria”.

Il riconoscimento, commenta il Leone di Trieste, “testimonia la capacità di Generali di coniugare crescita, innovazione e creazione di valore nel lungo termine, facendo leva su un modello di business sostenibile e orientato alle esigenze di clienti, dipendenti, investitori e comunità”. Il Gruppo “continua, infatti, a perseguire i propri obiettivi strategici ponendo al centro persone, responsabilità e sostenibilità, elementi fondamentali per affrontare un contesto globale in continua evoluzione”.

La classifica World’s Best Companies 2026 prende in esame 1.000 aziende a livello globale e si basa su tre criteri di valutazione: soddisfazione dei dipendenti, crescita dei ricavi e trasparenza nelle pratiche di sostenibilità. Il ranking combina dati di mercato, valutazioni Esg e i risultati di un’ampia indagine internazionale che ha coinvolto circa 200.000 dipendenti in oltre 50 Paesi, insieme a dati finanziari ed Esg raccolti e valutati da Statista.

“L’inclusione di Generali nella Top 20 mondiale assume particolare rilievo in una graduatoria che valuta aziende appartenenti a diversi settori e aree geografiche. Il riconoscimento conferma la capacità del Gruppo di mantenere elevati standard di performance, investendo al tempo stesso nelle proprie persone, nell’innovazione e in un modello di sviluppo sostenibile. Un approccio che continua a guidare l’esecuzione della strategia ‘Lifetime Partner 27: Driving Excellence'”, conclude la nota della compagnia.

Libri: il 29/9 esce ‘La strada’, esordio di Augusto Rubei con Piemme

Milano, 24 set. (askanews) – Sarà presentato il 29 settembre a Roma, presso la Galleria Alberto Sordi, in un dialogo con la condirettrice del Corriere della Sera, Fiorenza Sarzanini

“Quando mi chiedono cosa mi abbia dato la borgata io rispondo sempre la stessa cosa: tutto. E quando mi chiedono cosa mi abbia tolto, rispondo ancora la stessa cosa: tutto”. Da queste parole prende forma La strada, l’esordio di Augusto Rubei, giornalista e manager della comunicazione, che in un racconto crudo ed empatico ripercorre la storia di Pietro, per tutti “Pietruccio”, un bambino goffo e impacciato che nasce a San Basilio, nella periferia più dura di Roma, dove l’infanzia finisce presto e nessuno ti spiega come si diventa grandi.

Intorno, una generazione di coetanei che sembra destinata a sparire nel nulla, inghiottita dalla paura, dal silenzio, dalla droga. Poi arriva un giorno che Pietro non dimenticherà più. Un giorno che gli mostra che la sua vita può prendere soltanto due direzioni: restare lì, dentro il destino che altri sembrano aver già scritto per lui, oppure cercare un varco, anche minuscolo, e passarci attraverso.

La strada diventa la sua prima scuola. Gli insegna a difendersi, a leggere il pericolo, a non fidarsi delle apparenze. Ma gli insegna anche qualcosa di più feroce e prezioso: che la salvezza, quando non te la consegna nessuno, devi imparare a prendertela.

Così Pietro comincia un percorso improbabile: attraversa mondi che sembravano vietati a uno come lui, fino a entrare nelle stanze più importanti e riservate del Paese. Ma più si allontana, più comprende che il vero riscatto non è dimenticare da dove sei venuto. È riuscire ad andare lontano portandoti dietro, senza vergogna, il punto esatto da cui sei partito.

A partire dal 29 settembre il libro sarà disponibile in libreria e, lo stesso giorno, alle ore 18.30, verrà presentato a Roma, presso la Galleria Alberto Sordi, con un dialogo tra l’autore e la condirettrice del Corriere della Sera, Fiorenza Sarzanini. L’appuntamento sarà anche l’occasione per un confronto sui temi sociali affrontati nel libro.

Augusto Rubei è un giornalista e dirigente d’azienda italiano, esperto di comunicazione e politica internazionale. È stato portavoce del Ministero della Difesa e del Ministero degli Affari Esteri e ha curato alcune tra le più rilevanti campagne elettorali della storia recente. La rivista L’Espresso lo ha definito uno degli spin doctor italiani più influenti degli ultimi anni. ‘La strada’ è il suo primo libro, liberamente ispirato alla sua vita.

Ex Ilva, la Corte di giustizia Ue: no aiuti per l’energia a imprese in difficoltà

Roma, 24 set. (askanews) – “Un’impresa in difficoltà non può beneficiare delle agevolazioni previste a favore delle imprese a forte consumo di energia elettrica o di gas”. Lo stabilisce una sentenza della la Corte di giustizia Ue in merito all’Ex Ilva, arrivata dopo la richiesta da parte del giudice amministrativo italiano alla stessa Corte di una indicazione sulla questione della compatibilità con il diritto dell’Unione dell’esclusione delle imprese sottoposte al regime di amministrazione straordinaria dall’accesso alle agevolazioni previste a favore delle imprese a forte consumo di energia elettrica o di gas.

La Corte precisa che a quale precisa che “gli aiuti per l’energia non devono essere concessi a imprese in difficoltà ai sensi degli orientamenti in materia di aiuti al salvataggio”.

Usa, giudice federale ordina a Trump ripristino accesso alla Casa Bianca ai giornalisti di Cnn, Ms Now e Politico

Roma, 24 set. (askanews) – Un giudice federale ha ordinato al presidente statunitense Donald Trump di ripristinare l’accesso alla Casa Bianca per i giornalisti di Cnn, Ms Now e Politico, stabilendo che il divieto imposto alle tre testate era probabilmente incostituzionale.

Si tratta di un duro colpo per Trump in una delle sue più importanti battaglie contro i media: il giudice distrettuale Tim Kelly ha emesso l’ordinanza nell’ambito della causa intentata dalle testate giornalistiche per contestare il divieto annunciato dal presidente il 18 settembre.

Trump aveva dichiarato sui social che le tre testate “non dovrebbero poter scrivere o riferire costantemente INVENZIONI e BUGIE”, mentre i legali del Dipartimento di Giustizia avevano tentato di giustificare il provvedimento invocando ragioni di sicurezza nazionale.

Musica, "Solo un gioco è?": il nuovo singolo (e video) di LeiKiè

Roma, 24 set. (askanews) – E’ fuori oggi, su tutte le piattaforme, il nuovo singolo e il video di LeiKiè, “Solo un gioco è?” con cui l’artista semina nuovi PAPindizi e annuncia che entro la fine del 2026 uscirà PAPgame, l’attesissimo videogioco ispirato al film d’animazione italiano PAPmusic – Animation for Fashion, scritto da LeiKiè, prodotto da Not Just Music S.r.l., distribuito in streaming da CG Entertainment.

Solo un gioco è? con un ritmo pop ironico e teatrale, invita ad entrare nell’universo surreale e giocoso di PAPgame, combinando una scrittura immediata e volutamente provocatoria, con immagini assurde, personaggi comici, fuori dagli schemi e un ritornello martellante, pensato per essere ricordato e cantato facilmente. Dopo oltre 44 milioni di visualizzazioni mondiali sui social media, più di 3.500 pubblicazioni su media internazionali e 120 contenuti realizzati da creator italiani su TikTok, il terzo videoclip musicale, dopo BREAKING PAPnews e Gioco a PAPmusic Game, aggiunge nuovi tasselli alimentando la curiosità con lo stile inconfondibile e spiazzante di LeiKiè, che è autrice, interprete, regista e anima del progetto che riesce a fondere musica, teatro, moda e ogni genere di forma artistica.

Un disordine creativo dove prende vita il colorato e inclusivo PAPworld con la musica che non si limita ad accompagnare una storia, ma continua a scriverla. Nel nuovo videoclip Lei e Lui, protagonisti del film d’animazione PAPmusic – Animation for Fashion, all’inizio sembrano interpretare una classica “favola” romantica, ma ben presto la storia prende una direzione inaspettata in un mood divertente, irriverente, surreale, energico e volutamente nonsense. Nel PAPword anche la seduzione viene PAPizzata, mentre musica, immagini e gameplay si contaminano continuamente.

Solo un gioco è? con la ripetizione del ritornello, alternando melodia, ritmo e componenti vocali più teatrali, rafforza il carattere immediato e riconoscibile di un progetto che ha trasformato il mistero di PAPgame in un racconto condiviso a livello internazionale. L’artista e regista italiana LeiKiè con la terza canzone e terzo videoclip prodotti da Not Just Music, traccia un percorso musicale non convenzionale che porta a PAPgame, il videogioco ora confermato per Android e iOS in uscita a fine anno .

Ucraina, nove morti in attacchi russi a Kiev e Kharkiv. Droni russi sconfinano in Romania e Moldavia

Roma, 24 set. (askanews) – Il primo ministro ucraino, Serhi Koretsky, ha annunciato che almeno nove persone sono rimaste uccise oggi in attacchi russi a Kiev e nell’oblast di Kharkiv. A Kiev, due persone sono morte e otto sono rimaste ferite. Nella regione di Kharkiv, in mattinata, un drone ha colpito un’azienda agricola a Stara Hnylytsia. Le autorità ucraine hanno riferito di sette morti e dieci feriti tra i dipendenti dell’azienda.

Si registrano inoltre almeno due sconfinamenti di droni rossi. Questa mattina, un drone è penetrato nello spazio aereo romeno prima di schiantarsi vicino a Solca, nel nord del Paese, senza causare vittime né danni, secondo quanto riferito dal ministero della Difesa romeno. Il velivolo ha volato per circa quattro minuti nello spazio aereo romeno prima di cadere in una foresta del distretto di Suceava, senza provocare incendi.

Rilevato dai radar mentre volava in Ucraina, vicino al confine, il drone è entrato in Romania attraverso la parte settentrionale del distretto di Botoani, durante l’attacco russo contro l’Ucraina che ha coinvolto, tra l’altro, 282 droni e diversi missili.

Due F-16 romeni sono decollati ed è stata diramata un’allerta alla popolazione. In precedenza, durante la notte, due F-18 spagnoli impegnati nella missione di polizia aerea della Nato erano decollati dopo il rilevamento di diversi bersagli sul versante ucraino.

“L’attacco massiccio della Russia contro l’Ucraina ha colpito nuovamente la Moldova questa mattina: quattro droni russi hanno violato il nostro spazio aereo e almeno uno è esploso nel nord del Paese”, ha affermato la presidente moldava Maia Sandu su X, mentre diversi droni russi penetravano questa mattina nello spazio aereo della Moldavia e almeno uno di essi esplodeva nella parte settentrionale del territorio. “La guerra della Russia mette in pericolo l’intera Europa. Condanniamo questa guerra e siamo al fianco dell’Ucraina”, ha aggiunto.

Queste incursioni sono avvenute durante un nuovo attacco russo su larga scala contro l’Ucraina nella notte nel corso del quale Mosca ha lanciato 282 droni e diversi missili, secondo l’aeronautica militare ucraina. Anche nella vicina Romania, giovedì mattina un drone è precipitato vicino a Solca, nel nord del Paese, dopo aver volato per circa quattro minuti nello spazio aereo rumeno, secondo quanto riferito dal ministero della Difesa.

Ucraina, la Cia avvisa Italia, Spagna e Francia: la Russia prepara attacchi con droni

Roma, 24 set. (askanews) – L’allerta nei servizi di intelligence della Nato è salita a un livello critico. Secondo quanto scrive El Mundo, la Cia ha formalmente avvertito diversi governi europei – tra i quali quelli di Italia, Spagna e Francia – che la Russia starebbe preparando una possibile escalation attraverso operazioni con droni kamikaze lanciati da navi in acque internazionali per colpire il Vecchio continente.

Secondo fonti vicine al Ministero della Difesa della Lituania e analisti militari consultati, l’operazione utilizzerebbe cargo o navi della cosiddetta ‘flotta fantasma’ russa, posizionate a una distanza compresa tra 200 e 300 chilometri dalla costa mediterranea. Da lì sarebbero catapultati velivoli senza pilota del modello Gerbera, occultati all’interno di container commerciali per evitare di essere individuati in anticipo.

Le intenzioni di Mosca non sarebbero quelle di distruggere massicciamente le infrastrutture, bensì di assestare un colpo a forte impatto economico e psicologico sui Paesi occidentali. Andrius Kubilius, commissario europeo alla Difesa, ha avvertito esplicitamente del rischio concreto che ciò comporta per la stabilità nazionale: “La Russia può lanciare facilmente droni sugli aeroporti spagnoli e danneggiare l’industria del turismo”.

I droni Gerbera – che hanno un’apertura alare di 2,5 metri e una capacità esplosiva compresa tra quattro e cinque chilogrammi, sottolinea il quotidiano spagnolo – sono in grado di sorvolare gli obiettivi a 160 chilometri orari, con un’autonomia fino a 600 chilometri. Un impatto mirato potrebbe provocare la chiusura di aeroporti strategici, seminare il caos nel traffico aereo, provocare incendi in strutture strategiche o violare aree militari.

Gli analisti internazionali hanno sottolineato che la scelta di Italia, Spagna o Francia risponderebbe a un calcolo politico meticoloso. Keir Giles, esperto dell’Accademia della Difesa del Regno Unito, ha avvertito che la distanza geografica dal fronte orientale non offre protezione alla penisola iberica: “L’obiettivo sarà il punto in cui si trova la maggiore vulnerabilità dell’Europa. Paesi come il Regno Unito o la Spagna non hanno investito in sistemi integrati di difesa aerea e antimissile adeguati alla minaccia russa”.

A ciò si aggiunge la vulnerabilità politica delle democrazie mediterranee, tutte con appuntamenti elettorali previsti per il 2027 e con settori politici disposti a strumentalizzare la stanchezza per il conflitto o ad attribuire alla stessa Nato la responsabilità dell’escalation delle tensioni con Mosca.

L’origine dell’allerta risiederebbe nelle informazioni ottenute dall’intelligence statunitense dopo il viaggio compiuto a fine agosto a Mosca dal direttore della Cia, John Ratcliffe. Le conclusioni di quel rapporto, di carattere altamente specifico, sarebbero state trasmesse alle cancellerie europee.

La gravità dell’avvertimento avrebbe provocato movimenti d’emergenza, come la convocazione straordinaria del Consiglio di Difesa in Francia da parte di Emmanuel Macron e il successivo incontro con i leader delle principali forze politiche all’Eliseo. Non si tratterebbe di una tattica puramente ipotetica. Le incursioni di droni russi nello spazio aereo della Nato – come il sorvolo di 19 unità sulla Polonia o i gravi incidenti registrati nell’aeroporto tedesco di Lipsia – dimostrerebbero la volontà del Cremlino di mettere alla prova i limiti difensivi dell’alleanza atlantica senza oltrepassare formalmente la soglia di una dichiarazione di guerra. Qualora il lancio marittimo sulla costa spagnola dovesse concretizzarsi, la Russia trasferirebbe definitivamente la pressione del conflitto ucraino nel cuore stesso del Mediterraneo.

Bce: l’inflazione resterà sensibilmente sopra l’obiettivo a lungo

Roma, 24 set. (askanews) – Nell’area euro l’inflazione “dovrebbe mantenersi su livelli sensibilmente superiori all’obiettivo per un periodo di tempo prolungato”. E a fronte di questo quadro, la Bce ricorda nel suo Bollettino economico come lo scorso 10 settembre il Consiglio direttivo ha deciso di innalzare di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento. “La decisione – si legge – riflette l’impegno a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine”.

In generale per l’area euro “le prospettive si confermano molto incerte, con rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica”. Con l’aumento dei tassi deciso la Bce reputa di mantenere “una posizione favorevole, che consente di affrontare l’incertezza causata dal conflitto”.

Per le future decisioni l’istituzione ribadisce il proposito di fare le sue valutazioni volta per volta, in base ai dati, senza vincolarsi a scelte predeterminate. “Le decisioni saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria. Il Consiglio direttivo non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”.

Onu, Tajani: "contro legge più forte, Italia sceglie forza legge"

Roma, 24 set. (askanews) – “Lo scorso anno, da questo podio, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ricordò che nel mondo erano in corso 56 conflitti armati: il numero più alto dalla Seconda guerra mondiale. Oggi, secondo le stesse fonti, sono 61. È la nuda verità dei numeri”. Ha esordito così, dal podio dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri e vice premier Antonio Tajani.

“Papa Leone XIV ci ha rivolto un monito che l’Italia fa proprio: non dobbiamo abituarci alla guerra. Perché ci si abitua prima alle parole, poi alle immagini, infine alle vittime. E quando la guerra diventa un’abitudine, la pace rischia di apparire un miraggio. Noi non ci rassegniamo”, ha aggiunto il capo della diplomazia italiana.

“Contro la legge del più forte, scegliamo la forza della legge. Contro la politica della forza, scegliamo la forza della politica. Questo è il messaggio che l’Italia porta oggi alle Nazioni Unite. Questa è la missione della diplomazia italiana: costruire ponti, aprire strade, tenere vivo il dialogo anche quando sembra impossibile. Lavorare per la pace, il benessere e la crescita, perché la crescita genera prosperità e la prosperità consolida la pace”, ha sottolineato il ministro degli Esteri e vice premier.

MidTerm, Talarico si consolida al centro. In Texas la sfida si gioca sui moderati

Il 55 per cento degli indipendenti

James Talarico continua a sorprendere. L’ultimo sondaggio Marist lo accredita del 50 per cento contro il 44 del repubblicano Ken Paxton. Ma il numero forse più interessante è un altro: tra gli indipendenti il candidato democratico arriva al 55 per cento.

È presto per trarne conclusioni elettorali. Il margine d’errore è ampio e il Texas rimane un terreno politicamente difficile per i democratici. Ma nella campagna di Talarico si consolida un dato politico ormai riconoscibile: la ricerca deliberata di un linguaggio meno ideologico, capace di conquistare il centro senza rinunciare alla propria 

identità democratica.

Sugli atleti transgender cambia il tono

Il caso più evidente riguarda gli atleti transgender. Nel 2021 Talarico aveva combattuto duramente la legge repubblicana che limitava la loro partecipazione alle competizioni femminili. Oggi la formulazione è più misurata: si dice contrario alla partecipazione quando questa comprometta sicurezza o correttezza della competizione.

Non è un passaggio irrilevante. E qualcosa di analogo avviene sulla transizione dei minori: pur continuando a difendere i diritti delle persone LGBTQ+, Talarico si dichiara favorevole al divieto nazionale degli interventi chirurgici di cambio di sesso sui minori.

Petrolio sì, insieme alle rinnovabili

Egualmente interessante è la posizione sulla politica energetica. Nel 2021 Talarico aveva presentato un Texas Climate Action Act con obiettivi molto ambiziosi di riduzione delle emissioni e nel 2022 aveva affermato che i combustibili fossili stavano «distruggendo il pianeta».

Oggi parla invece di una strategia energetica “all of the above”: petrolio e gas devono restare una componente essenziale dell’economia texana, insieme a eolico, solare, geotermico e nuove tecnologie. E arriva a criticare apertamente quei democratici che parlano di eliminare l’industria petrolifera.

Il centro come terreno di conquista

I repubblicani lo accusano di opportunismo elettorale. Talarico replica che i suoi valori non sono cambiati e rivendica una lunga attività bipartisan nella legislatura statale.

È qui che la sua candidatura diventa politicamente interessante. Talarico non proclama una (improvvisa) conversione di tipo centrista: in realtà, nello scontro elettorale, si consolida al centro, sottraendo alcune questioni alla “guerra culturale” e accettando distinzioni che una parte della sinistra americana aveva respinto.

E mentre, più o meno, cento milioni di dollari di pubblicità repubblicana tentano di dipingerlo come un radicale, quel 55 per cento tra gli indipendenti indica almeno una cosa: è proprio sul ripudio della logica radical-populistache si sta combattendo la battaglia politica texana. Con Talarico in testa.

Politica italiana, questione di gonne

Profumo di donna

Quando gli uomini si avventurano nel “femminile” spesso fanno disastri, perché si tratta di una terra che gli si sgrana sotto i piedi. È colpa di diversi pesi specifici che fanno fatica a misurarsi. Così accade anche per le donne quando credono di poter fare lo stesso viaggio nella certezza di esserne capaci. È la bellezza di un incontro che non sarà mai perfettamente compiuto, la molla che non rinuncia mai al fallimento.

Tajani, in un immaginario consiglio al figlio, suggerisce di scegliere un giorno, rispetto a un possibile scenario, una donna carina ma che debba anzitutto avere le doti della fedeltà al matrimonio e sappia dare stabilità alla famiglia messa in piedi. Fin qui nulla di male, tutt’altro.

Proseguendo nel suo consiglio, le donne più appariscenti sarebbero però più insidiose: come le comete, ti accendono i sogni di un futuro ma poi spengono la luce e non resta altro che il buio. Ecco che nella scelta ci si dovrebbe indirizzare magari verso una ragazza con la gonna eventualmente un po’ più lunga, ma di maggiore affidamento: una sorta di lotta tra avvenenza e credibilità.

Un’affascinante baiadera deve vedersela con la bellezza di una donna di casa, come se le due cose non potessero mai coincidere. Per Tajani, un partito con meno glamour rispetto ad altri ha in realtà requisiti assai più solidi di quelli che, a prima vista, producono maggiori suggestioni e attrazioni.

Tutto potrebbe riassumersi nella celebre battuta di Ferribotte nel film I soliti ignoti: «Femmina cuciniera pigghiala per mugliera, femmina piccante pigghiala per amante».

Il richiamo di Tajani fa un po’ sorridere, visto che il Berlusca sembrava proprio non disdegnare una femminilità ben visibile e non conchiusa a esprimersi in un casale domestico, con tutte le conseguenze note alla cronaca.

Vannacci e la mistica femminile

Su questo tema il prode Vannacci, afflitto dal bisogno di stare ogni giorno sui social media, ha pensato bene di trovare “la terza via”, che non è quella del compianto Berlinguer. Alle gonne più corte o più lunghe lui ci informa che preferisce quelle che non si indossano affatto, così facendo ruggire ogni macho italiano del suo elettorato.

Evidentemente non si perde nemmeno dietro qualche sottana: ci sono affari nei quali conta l’immediatezza e ogni indumento in più è del tutto superfluo. Forse non tiene conto che esistono anche le gonne-pantalone, e allora per questo potrebbe entrare in crisi.

In un film dal titolo Donne con le gonne il protagonista chiude in un casolare la moglie femminista, costringendola solo al cucito e alla cucina. L’attenderanno per questo tre anni di carcere e poi una laboriosa riconciliazione, ma intanto ha dovuto scontare una severa punizione.

Vannacci forse non apprezzerà neanche le donne ormai più vocate all’uso dei pantaloni, che gli ricorderanno la celebre maschera veneziana della commedia dell’arte. Poco a che vedere con san Pantaleone, il cui tratto principale era quello di essere “tutto misericordioso”, decisamente poco in linea con i risoluti apprezzamenti del leader di Futuro Nazionale.

Una possibile soluzione

Forse sarà possibile dare a quest’ultimo un suggerimento da seguire in pieno spirito militare. Posto ormai che “l’ibrido” va di moda, tenga conto che il kilt è quella divisa dei reparti scozzesi adottata nell’esercito britannico nel XVIII secolo.

Quest’abbigliamento prevede, secondo la tradizione, di non indossare sotto di esso alcun indumento intimo, a ragione di un’esibizione di virilità, forza e coraggio.

Ecco, stia attento Vannacci a non desiderare un’irruenta spogliazione delle vesti ogni qual volta avvista una gonna, perché poi potrebbe restarci assai male. A volte l’impeto riserva amare sorprese.

Potere, spettacolo e bene comune. Tre modi di servire o tradire i cittadini

Non di rado essa è fonte di problemi più che di soluzioni e, per quanto come cittadini si possa immaginare di fare per cambiarla, resta pur sempre il luogo della rappresentazione simbolica del gap che separa teoria e realtà, idee e azioni, pensieri e comportamenti.

Nell’immaginario collettivo si sono sedimentati da tempo tre modelli di percezione della politica, tre modi di essere che corrispondono ad altrettanti modi di fare.

La politica come esercizio del potere

C’è innanzitutto una radicata e deteriore idea della politica come mero e consapevole luogo di esercizio del potere, una consuetudine alla quale sembra impossibile sottrarsi.

Forse è l’archetipo più frequente al quale siamo tristemente abituati, peraltro con somma desolazione: un universo fatto di mene, intrighi, consorterie, congreghe, al servizio degli interessi di parte e delle convenienze, autoreferenziale e lontano anni luce dalla quotidianità del popolo e della sua antropologia – un mondo che peraltro si arroga il diritto e il privilegio di rappresentare – con regole esoteriche che lo rendono incomprensibile e impenetrabile ai più.

La politica intesa come strumento di potere allontana i cittadini dalla vita democratica perché si regge su una concezione oligarchica e privatistica della vita della società e dello Stato.

Sovente i partiti sono assoggettati a queste prassi, dove vige la regola della “cordata”: se vuoi entrare a far parte di quel mondo devi legarti all’ultimo anello della catena, far voto di appartenenza e fedeltà, accettare la logica della spartizione e le incognite di giochi coinvolgenti e spesso – a posteriori – poco puliti, che allettano con carriere prodigiose e veloci conversioni sulle molteplici vie di Damasco.

Poiché questo modo di far politica non vive di autosussistenza ma è un contenitore entro cui convergono e si avvicendano nuovi soggetti, mi vien da pensare che il lato negativo che emerge sia il risultato di una sua sovrapposizione con i modelli sociali esistenti: in questo senso la politica esprime in modo quasi speculare i vizi e i difetti della società che finisce per rappresentare.

Il peccato originale di questa spirale autogenerativa è la carenza – di più, la mancanza assoluta – di senso civico e di etica del bene comune: questo spiega perché la “questione morale” – anche se in modo recondito, se non occulto – sia posizionata sempre al primo posto nella hit-parade delle urgenze cui mettere mano.

Quando la politica diventa spettacolo

La seconda idea della politica è la declinazione mediatica della politica-potere, la sua più deteriore spettacolarizzazione: è il vestito che porta, la parte che recita in commedia, la sua ostentazione di narcisismo e visibilità. Una debolezza cui è difficile sottrarsi e che ritrovo anche nei fermenti e nei modi di essere e di porsi dei cosiddetti movimenti nuovi.

La “politica-spettacolo” è la conferma del fatto che parole, azioni, comportamenti di coloro che la rappresentano la rendono più simile a una fiction che alla viva realtà, all’ordine naturale delle cose vissute.

Il luogo tipico-ideale dell’apparire più che dell’essere, sia che ciò avvenga nelle sedi istituzionali o in quelle virtuali: perché – da un po’ di tempo – sta prendendo campo e si diffonde un modo nuovo di far politica, fatto di frasi ad effetto, di “cinguettii”, di blog, di effetti speciali, di pose studiate, di forzature volute che usano parole e immagini per convincere, sorprendere, simulare e dissimulare la realtà.

In ciò muovendo e spostando impressioni ed opinioni, radicando linguaggi settari, utilizzando la retorica delle evidenze svincolate dall’onere della prova e dall’uso del pensiero critico, autonomo, libero.

La politica-spettacolo è un prodotto commerciale, un marketing che dà fatturato, una conventio ad excludendum che proietta sullo schermo nuovi modelli di protagonismo istintivo e virtuale: sarebbe interessante approfondire le modalità di reclutamento della classe dirigente, spesso pescata da fatti di cronaca non sempre nobili, da comparsate televisive, senza un minimo retroterra culturale.

Un tempo i capilista erano attinti nel mondo accademico, gente che scriveva libri e si presentava ai congressi con un progetto politico, un’idea di Stato e un modello di società: cavalli di razza di fronte ai molti ronzini attuali.

Per la politica-spettacolo attuale c’è spazio nelle piazze e sul web, ma anche nei cenacoli televisivi: luoghi solitamente celebrativi e lapidari, fintamente dialogici, dove impressiona chi la spara più grossa.

La politica come servizio al bene comune

E c’è – infine – un modo tipico-ideale di vivere e rappresentare la politica che viene tuttavia spesso evocato come una condizione di “dover essere” quasi aprioristicamente teoretica e irrealizzabile, affascinante ma lontana dalle nostre prassi.

È l’idea della politica come strumento per realizzare il bene comune e gli interessi condivisi, dove si respira il senso dello Stato e della gratuità dell’agire, un modello che vive sulla dedizione e si sorregge su una concezione etica della vita, della società e della persona.

La politica dei buoni esempi, dell’integrità morale e dell’attenzione alla vita degli altri.

Per realizzarla servono competenze e responsabilità, senso civico e umiltà, sobrietà nei comportamenti e negli stili di vita, un forte rinnovamento della classe dirigente, la valorizzazione delle persone in grado di esprimere esperienze di coerenza e di testimoniarle.

Una concezione popolare della politica nella quale in molti si ritrovano, ma che necessita di essere ripensata, rimodulata, agita.

Una campagna elettorale senza un disegno?

La campagna elettorale è iniziata tra le reciproche accuse e le inevitabili promesse: si ha come l’impressione di una vistosa assenza di consapevolezza rispetto alla contingenza epocale – fatta di derive incombenti e pericolose – e ad un disegno di ricomposizione di una società disorientata e dai destini incerti che nessuno riesce ad interpretare.

L’italiano impoverito della politica

C’è un modo per misurare quanto sia cambiata la politica senza guardare ai programmi, ai partiti o ai volti: basta ascoltare come parla. Non è solo diventata più artificiale di un tempo. Ha cambiato casa: non nasce più nell’aula del Parlamento o in piazza, ma nello spazio breve e rancoroso degli schermi, e lì ha imparato modi nuovi di parlare.

La retorica del nemico e della vittima

È un linguaggio che pesca nella marginalità. Accarezza desideri inespressi o insoddisfatti – la precarietà del lavoro, l’appiattimento delle aspettative, un futuro che sembra essersi ristretto – ma invece di provare a rispondere a quei desideri li usa come materiale per lo scontro. Cerca la provocazione, la miccia polemica, la vittima da sacrificare pubblicamente per costruirci sopra una narrazione che sembri vincente.

Lo si vede in dibattiti che dovrebbero riguardare l’inclusione e finiscono per diventare terreno di scontro identitario: pensiamo alla proposta, tornata a galla più volte, di classi separate per alunni con disabilità, o al modo in cui il bambino straniero che non parla ancora bene l’italiano diventa, in certi discorsi, il simbolo di un declino da cui difendersi, invece che una risorsa da valorizzare.

Questi temi funzionano proprio perché semplificano un disagio vero – la scuola in affanno, le poche risorse – riducendolo a uno scontro tra “noi” e “loro”.

E il pubblico è sempre meno attrezzato a riconoscere la semplificazione. Leggiamo sempre meno e guardiamo sempre più uno schermo: un contatto veloce, fatto di immagini, che allena poco a seguire un ragionamento articolato.

Quando si parlava, e si ascoltava, di più

Il linguaggio politico di ieri non era per forza più onesto, ma era più ricco di contenuto. Raccontava, metteva a confronto visioni diverse dell’uomo e dei suoi desideri. La piazza non era un luogo di passaggio ma uno spazio vivo, anche se spesso in mano alla folla, alla pancia, alla violenza verbale.

Ci si ascoltava, ci si contestava, e dentro lo scontro restava comunque un pensiero lungo, capace di reggere un’argomentazione dall’inizio alla fine. Quel modo di imparare stando insieme in pubblico è proprio ciò che oggi sembra venuto meno.

Non è solo un’impressione

Chi si è occupato di media e di lingua lo aveva già raccontato. Marshall McLuhan diceva che il medium è il messaggio: la televisione, il giornale, i social non trasportano solo un contenuto, ma gli danno anche una forma, un ritmo. E il ritmo dello schermo è quello dello slogan, non quello del discorso disteso.

Umberto Eco, il 10 giugno 2015, ricevendo la laurea honoris causa a Torino, disse una cosa che fece discutere: i social avevano dato diritto di parola a chi prima si esprimeva solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza fare danni, e che ora aveva lo stesso megafono di un premio Nobel. Era una battuta cattiva, ma il punto restava: allargare la voce pubblica senza filtri critici rischia di appiattire il dibattito invece che arricchirlo.

Un’idea simile ritorna anche in Luca Serianni, che della lingua italiana si è occupato per tutta la vita: il linguaggio pubblico peggiora quando smette di curare la sintassi e l’argomentazione per rincorrere l’effetto immediato. Si vede anche da lì, in fondo, se una lingua sta bene: se chi parla, e chi ascolta, riesce ancora a seguire un ragionamento un po’ complesso senza perdersi.

Chi ci salverà?

Verrebbe da dire che tutto tace, che ogni discorso appassionato sulle grandi sfide del nostro tempo si è appiattito. Forse è così. Ma non è un destino: è l’effetto di scelte precise, su come ci informiamo, su cosa premiamo quando ascoltiamo un politico, su cosa insegniamo a leggere ai più giovani.

E finché sono scelte, resta un margine: quello di pretendere, da cittadini prima ancora che da elettori, un linguaggio che torni a misurarsi con la complessità invece di scioglierla in una misera battuta.

Alla scuola di Giorgio La Pira. La politica come arte di pensare e “essere città”

Pensare la città prima di amministrarla

A quasi 50 anni dalla morte di Giorgio La Pira (e ci si augura che nel 2027 ci siano adeguate iniziative per ricordare la ricorrenza), ritengo che, nell’attuale dibattito sociale e politico, fare memoria del “Sindaco santo” possa essere esercizio fecondo non solo per i cattolici, ma per quanti avvertono il bisogno di alimentare la politica con ispirazioni forti: ideali ed esistenziali.

Affermava La Pira: «Non si vince restando sul piano soltanto economico, sociale e tattico: si vince includendo questi valori nella scala integrale, teologale, dei valori», secondo la prospettiva dell’umanesimo integrale di Jacques Maritain, suggeriva La Pira.

Questa annotazione, al di là dell’autore citato, è importante per dire che la riflessione sulla polis va collocata in un contesto più ampio, che è antropologico e sociale, in quanto chiama in causa il bene della persona e il bene della società. È questa un’indicazione importante per coloro che hanno il compito di amministrare a livello locale o di legiferare e governare a livello nazionale: tutti sono chiamati non a fare filosofia, ma ad avere una filosofia cui ispirare l’azione pratica, in modo tale da dare un senso all’amministrazione della città o al governo del Paese.

In particolare, direi che l’impegno di La Pira è stato caratterizzato dall’esigenza non solo di “amministrare la città” – nel suo caso Firenze – ma anche e prima ancora di “pensare la città”, la civitas. In questo orizzonte si colloca e prende senso l’amministrare, che diversamente si riduce a un puro fatto tecnico senza respiro, per cui, quand’anche risolva problemi, non dà ossigeno alla città. Alla città è invece indispensabile disporre di una “visione”, nella quale i problemi non solo possano essere risolti, ma soprattutto possano essere compresi e colti nella loro complessità.

Non soltanto abitare, ma “essere città”

Proprio tale cultura della città ha portato La Pira a non limitarsi ad “abitare la città” ma, vorrei dire, a “essere città”. E questo significa non semplicemente “risiedere in una città” o “governare una città”, ma creare un tessuto di convivenza caratterizzato, per un verso, da condivisione valoriale, pur nelle differenti concezioni, e, per altro verso, da collaborazione operazionale, pur nelle differenti posizioni.

Più precisamente, “essere città” significa dare vita a un contesto unitario nel rispetto dei diversi orientamenti ideologici e metodologici, far crescere il senso di appartenenza a una comunità, pur senza campanilismi e provincialismi, e implementare la capacità di stare gli uni “accanto” agli altri e operare “insieme” con gli altri, fino a portare attenzione “verso” gli altri: in questi tre avverbi è da vedere il senso più vero dell’essere città.

Infine, aggiungerei che “essere città” comporta alcune convinzioni fondamentali: che la politica è propria della condizione umana (essere politici); che occorre tradurre questa vocazione tutta umana negli specifici contesti esistenziali e sociali (pensare e agire politicamente); e che, a tal fine, alcuni sono chiamati a dedicarsi temporaneamente all’attività politica, da intendere come ruolo da svolgere con competenza (fare politica).

La coltivazione dell’umano

Con questi significati, mi pare che “essere città” si possa ben applicare all’opera civica di La Pira, e si dovrebbe applicare ai politici convinti che la finalità principale della città sia la coltivazione dell’umano, cioè il rispetto della dignità di tutti e di ciascuno e, nel contempo, il perseguimento del bene comune come bene superiore al bene del singolo e pur sempre espressione del bene della persona.

Il bene comune non è infatti la somma di interessi individuali, bensì è il bene della società in quanto composta di persone, perché la socialità non si aggiunge all’individualità, ma con essa costituisce il tutto inscindibile della persona.

La città come organismo vivente

Ebbene, tale convinzione è alla base del personalismo che, per questo, si definisce comunitario e si caratterizza come pluralista, e porta a concepire la città – ecco la cifra di La Pira “politico” – come comunità squisitamente umana, cui attribuire un ruolo “umanistico”.

La Pira configurava infatti la città come “organismo” e, in quanto tale, destinata a crescere, a svilupparsi nella coerenza di una “identità”. Così Le città sono vive, come suona il titolo di una sua raccolta di saggi degli anni Cinquanta, conserva un grande significato anche oggi.

La Pira vi insiste sul senso della città non come agglomerato urbano, bensì come comunità di persone, radicate «negli elementi essenziali della città», per dire che «in una città un posto ci deve essere per tutti: un posto per pregare (la chiesa), un posto per amare (la casa), un posto per lavorare (l’azienda), un posto per pensare (la scuola), un posto per guarire (l’ospedale)».

E – quel che più conta – non si tratta di una somma di elementi, bensì di una realtà organica capace di offrire alle persone una dimora comune che affratella.

Auto: vendite Europa agosto +5,3%, boom Bev. Stellantis +3,5%

Milano, 23 set. (askanews) – Il mercato automobilistico europeo continua a crescere, sostenuto dall’accelerazione delle elettriche e dall’avanzata dei costruttori cinesi. Secondo Acea, l’associazione europea dei costruttori di auto, ad agosto nell’area Ue+Efta+Regno Unito le immatricolazioni sono aumentate del 5,3% a 832.637 unità. Nei primi otto mesi il mercato è salito del 5,8% a 9,19 milioni di vetture.

La spinta principale arriva dalle auto elettriche a batteria, cresciute del 52,2% ad agosto a 243.207 unità, con una quota del 29,2%. Le plug-in sono aumentate del 13,5%, mentre benzina e diesel hanno perso oltre il 23%. Nei primi otto mesi le Bev sono salite del 38,8% a 2,13 milioni. Nella sola UE la quota delle elettriche nel cumulato ha raggiunto il 21,7% dal 15,8% di un anno prima.

Tutti in crescita i cinque principali mercati europei: Regno Unito +13,7%, Spagna +11,8%, Francia +7,4%, Italia +3,2% e Germania +2,6%. Nei primi otto mesi il Regno Unito guida con +9,8%, seguito dall’Italia (+8,5%), dalla Spagna (+6,3%), dalla Germania (+4,8%) e dalla Francia (+3%).

Tra i gruppi, sempre secondo Acea, Volkswagen resta leader europeo nonostante un calo del 3,6% ad agosto. Stellantis ha registrato 109.823 immatricolazioni, +3,5%, con una quota del 13,2%, mentre Renault Group ha ceduto il 4,4%. Nei primi otto mesi Stellantis è cresciuta del 4,7% a 1,36 milioni di vetture, con una quota del 14,8%.

Tra i marchi Stellantis, ad agosto Fiat ha segnato l’incremento più forte, +24,8% a 18.351 auto, mentre Citroen è cresciuta dell’11,5%. In calo soprattutto Alfa Romeo (-23,7%) e Jeep (-14,5%), mentre Peugeot è rimasta sostanzialmente stabile. Nei primi otto mesi Fiat cresce del 28,1% a oltre 240mila unità, Citroen dell’11,1% e Opel/Vauxhall del 7,2%; sul fronte opposto Alfa Romeo perde il 22%, DS il 17,8% e Jeep il 6,5%.

Prosegue il recupero di Tesla che ha chiuso agosto in crescita del 4% a 15.430 immatricolazioni nell’area Ue+Efta+UK. Nei primi otto mesi il costruttore statunitense ha raggiunto 191.787 vetture, +43,3%, portando la quota al 2,1% dall’1,5%.

La crescita più marcata resta però quella dei marchi cinesi. Secondo dati Dataforce riportati da Automotive News, le vendite sono aumentate ad agosto del 111% a 97.639 unità, portando la quota a un record dell’11,7%. Byd è diventato il primo marchio cinese in Europa con 26.103 immatricolazioni, davanti a Chery e Saic. Nei primi otto mesi i brand cinesi hanno venduto 913.703 vetture e portato la quota al 9,9% dal 5,2% di un anno prima.

A sostenere l’avanzata cinese contribuiscono anche le ibride plug-in (Phev) che non sono soggette a dazi aggiuntivi. Le vendite sono triplicate ad agosto, raggiungendo una quota del 34% nel segmento.

Endometriosi: il confronto per il futuro delle terapie

Milano, 23 set. (askanews) – L’endometriosi riguarda in Italia circa 3 milioni di donne, una patologia cronica e infiammatoria che può avere un impatto importante sulla qualità di vita

È proprio partendo da questa complessità che si è sviluppata la conferenza stampa “Endometriosi: linzagolix personalizza la terapia e ridefinisce la cura”, organizzata da Theramex Italia.

Un momento di confronto dedicato all’evoluzione delle opzioni terapeutiche e ai nuovi modelli di gestione della malattia.

Intervista al Prof. Stefano Uccella, Professore ordinario di Ginecologia e ostetricia, Università degli Studi di Verona, Primario di Ostetricia e Ginecologia presso l’Ospedale di Verona e Direttore della Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia – Università di Verona: “Questo farmaco blocca l’attività dell’ovaio: in pratica fa smettere di produrre all’ovaio estrogeni e progesterone, gli ormoni femminili dell’età fertile. Questa cosa di fatto è un’induzione di menopausa, che non è accettabile in una donna giovane e infatti per questo motivo va aggiunta quella che, in termini tecnici, si chiama add-back therapy. Di fatto è una terapia ormonale fatta di estrogeni naturali e progesterone che permettono alla donna di non avere i sintomi della menopausa.”

Una novità che si inserisce in un percorso orientato a una maggiore personalizzazione delle cure, tenendo conto delle caratteristiche e delle esigenze delle singole pazienti.

Intervista a Fabrizio Savoldi, General Manager Theramex Italia: “Da sempre l’impegno di Theramex è quello di offrire soluzioni innovative per la cura della salute della donna a 360 gradi, dalla età giovane all’età adulta. Obiettivi raggiunti o obiettivi da raggiungere? L’obiettivo raggiunto è sicuramente quello di oggi, che è il lancio di linzagolix nell’indicazione in endometriosi, ma il nostro impegno non si ferma: gli obiettivi futuri saranno quelli di continuare a supportare clinici, istituzioni e pazienti per migliorare la cura della salute della donna.”

L’obiettivo è dunque quello di rendere la gestione dell’endometriosi sempre più personalizzata, intervenendo sui sintomi e puntando a un miglioramento concreto della qualità di vita delle donne.

Paradosso San Francisco: Faraoni e robotaxi sotto lo stesso cielo

San Francisco (California), 23 set. (askanews) – Dopo aver fatto registrare oltre 400.000 visitatori a Roma, la mostra “Treasures of the Pharaons” arriva a San Francisco, al de Young Museum di Golden Gate Park, fino al 31 gennaio 2027. Più di cento reperti – molti mai esposti prima in Nord America – raccontano tremila anni di civiltà egizia, inclusi oggetti importanti provenienti dalla “Città d’Oro” di Amenhotep III.

Il passaggio dalle Scuderie del Quirinale al de Young non è solo geografico: segna il transito da uno dei palazzi espositivi più prestigiosi d’Europa a un’istituzione americana di primo piano. Il de Young, nato come padiglione permanente dell’Esposizione Internazionale del 1894 e intitolato al magnate dei giornali M.H. de Young, è oggi un protagonista culturale della West Coast. La sua sede attuale, firmata dagli architetti svizzeri Herzog & de Meuron e inaugurata nel 2005, è una sorta di scultura di rame ossidato che sembra emergere dal verde di Golden Gate Park, con una torre-osservatorio da cui lo sguardo spazia sulla città e sull’oceano.

L’esperienza della visita si carica così di una doppia stratificazione temporale. Dentro, la luce calda delle sale accompagna il visitatore tra maschere funerarie, gioielli, stele e frammenti di vita quotidiana dell’antico Egitto, con un allestimento che valorizza la narrazione storica e il dettaglio archeologico. Fuori, il museo è immerso in un parco disegnato all’inizio del Novecento, dove viali intitolati a figure chiave del presente – da John F. Kennedy Drive a Martin Luther King Jr. Drive – disegnano una geografia simbolica della modernità. Attorno, San Francisco mostra il suo volto più contemporaneo: lungo le strade che costeggiano il parco, i robotaxi Waymo sfrecciano silenziosi, guidati da intelligenze artificiali che leggono il traffico in tempo reale. E prendere un Waymo per raggiungere il de Young sembra un modo per vivere in pieno il paradosso della città: un luogo dove i faraoni e i veicoli autonomi coesistono sotto lo stesso cielo. La città è destinazione consigliata da Brand Usa, Visit California e Visit San Francisco.

Da supply chain a ecosistema, le sfide del canale ICT italiano

Roma, 23 sett. (Askanews) – Cinquecentosessantuno milioni di euro contro seicento. È la fotografia che divide l’Italia dalla penisola iberica, dove le cose sono andate meglio, e racconta meglio di qualsiasi discorso lo stato di salute del mercato ICT nostrano. Fermo. I dati raccolti nell’ultimo trimestre parlano di un andamento sostanzialmente piatto dall’inizio del 2025, con variazioni comprese tra +0% e -2% a seconda degli indicatori considerati (Esprinet, Investor Call). E in un comparto hardware ormai maturo la partita vera si gioca da un’altra parte: nei segmenti a maggiore marginalità come Solutions & Services, quelli che mostrano crescita e peso strategico superiori rispetto ai settori più stagnanti. A dare la spinta ci pensano software e intelligenza artificiale gli acceleratori che stanno tenendo in piedi i distributori europei.

Proprio dentro questa trasformazione va letto il cambio di guida di TD SYNNEX Italy, realtà

che fa parte del gruppo global TD SYNNEX (NYSE:SNX), primo distributore di soluzioni IT al

mondo per fatturato e quota di mercato. Dal primo settembre Vincenzo Bocchi ha preso in mano la responsabilità della country italiana in qualità di VP, poco meno di diecimila clienti e circa 350 dipendenti. Dal primo settembre prendo la responsabilità di tutta la parte Country Italia, dopo dodici anni passati in distribuzione con il gruppo , dichiara Bocchi che con un percorso costruito in oltre trent’anni di information technology, ha iniziato in un’azienda che allora fatturava mezzo miliardo in Italia e che oggi ragiona su cifre ben più grandi.

Ma il punto vero è che è cambiato il mestiere stesso del distributore. Il vecchio schema lineare magazzino, credito al canale, logistica ha ceduto il passo a qualcosa di molto più complicato. Oggi quello che era il distributore tradizionale è divenuto l’aggregatore di soluzioni precisa Bocchi e continua siamo passati dall’intermediazione logistica all’orchestrazione dell’ecosistema, con ulteriore specializzazione tecnica e servizi a valore aggiunto .

Non è questione di etichette. Non si parla più tanto di supply chain ormai nel nostro settore quanto di ecosistema, perché è un concetto completamente diverso continua il manager.

E l’ecosistema, per come lo descrive lui, è un intreccio di attori vendor, integratori, startup, clienti finali che non camminano più su una catena a senso unico.

Tre le dinamiche che spingono il riposizionamento. La prima è il consolidamento dei rivenditori, che le stime collocano tra le quindici e le ventimila imprese in contrazione. Poi c’è l’esternalizzazione delle competenze da parte dei vendor. Infine la riduzione dei tier-one nei nuovi contratti. Bocchi tira fuori il caso Microsoft e il passaggio al modello CSP (Cloud Solution Provider): meno partner diretti e con la distribuzione che eroga prevendita, supporto tecnico di primo e secondo livello, formazione certificata. Quelle competenze che una volta i produttori si tenevano strette adesso le chiedono a chi sta in mezzo.

Sull’intelligenza artificiale, invece, il collo di bottiglia lo identifica senza giri di parole. Il problema vero per cui queste soluzioni iniziano a scalare è legato al fatto che oggi tutti fanno il proof of concept e pochissime di queste soluzioni vanno in produzione precisa Bocchi.

Piattaforme e software non mancano di certo. Mancano le persone capaci di calarli nei processi di business reali. Da qui il programma Destination AI, che nel corso di tutto lo scorso anno ha girato l’Italia partendo dalla formazione su tecnologia e mercato per arrivare a colmare il gap sul singolo progetto. Con risultati tangibili: fornitori italiani di soluzioni AI diventati vendor software europei, startup nate al Politecnico di Milano che lavorano in white label su progetti di architettura del dato per il canale.

Che la domanda sia selettiva ma tutt’altro che ferma lo confermano le stime: per l’IT business italiano si parla di un CAGR di circa 8% nel periodo 2022-2025 . Non crescono i volumi indistinti, però crescono le componenti a valore aggiunto, quelle dove la marginalità tiene e dove la competizione si sposta dal prezzo alla capacità di progettare. Sull’hardware puro, i pc e gli endpoint senza servizi attaccati, la guerra resta feroce e il cliente cambia distributore con un clic. Sulle progettualità complesse il legame invece si stringe.

Poi c’è il territorio, e le persone. TD SYNNEX Italy ha sedi a Milano, Roma, Firenze e Lecce, dove il radicamento genera occupazione qualificata. Trovare figure preparate resta un problema, soprattutto nella fascia tra i venticinque e i trent’anni. L’azienda ci prova con stage, un’Academy interna aperta anche a utenti esterni e un modello organizzativo flessibile ereditato dagli anni della pandemia.

Il payoff “Making IT Personal” e il significato del logo ispirato al Nautilus, alla sezione aurea e alla successione di Fibonacci come simbolo di crescita continua sono fonte di ispirazione per il solido nuovo gruppo di distribuzione che si affaccia alla nuova sfida del mercato.Nella struttura capitanata da Bocchi ci sono anche Antonella Baldassarre e Marella D’Avino che hanno dato un forte impulso alla strategia di comunicazione anche con l’apertura del canale TikTok italiano come pilot mondiale per l’employer branding.

Davanti c’è anche una razionalizzazione ancora più spinta dei portafogli vendor e un peso crescente di cloud, sicurezza e AI. Chi riuscirà a passare da fornitore di prodotti a orchestratore di soluzioni troverà spazio in un mercato che, sui numeri complessivi, cresce poco ma seleziona parecchio.

Suppletive, Vannacci "Ponzio Pilato" spinge Giannetta: volete Reggio o Barabba?

Roma, 23 set. (askanews) – Ci sono l’affondo, l’appello e il fuoriprogramma perchè, a un certo punto, nella piazza di Reggio Calabria, dove Futuro nazionale con Vannacci ha organizzato il comizio conclusivo della campagna elettorale per la corsa di Domenico “Mimmo” Giannetta, ex Forza Italia, alle suppletive alla Camera, va via la luce. Telefoni accesi e un coro: “Chi non salta comunista è”. “Ci provano, ma non ci riescono, abbiamo tutte le tv contro e cresciamo ancora” urla l’ex generale appena torna la luce e lo sguardo sulle prime file mette in risalto la giovane, giovanissima età, dei militanti.

“Dicono che io faccio paura ai giovani, ma sono loro ad avere paura” osserva Roberto Vannacci punzecchiando il centrodestra che ha candidato Fabio Roscioli, avvocato romano, tesoriere del partito e legale di fiducia ieri di Silvio Berlusconi, ora della figlia Marina. “Uno calato dall’alto, che non conosce Reggio” e non potrà rappresentarla a Montecitorio, dicono nel partito dell’europarlarmentare.

E proprio su questo punto Vannacci sfida la platea, usando un linguaggio che sarebbe sacrale, se i suoi stessi social non fossero infestati dai meme che hanno come protagonista “Vannaccius”. Eccolo, dunque, ricalcare alla bisogna la celebre domanda, riportata dai Vangeli, del governatore romano della Giudea Ponzio Pilato alla folla (“Volete Gesù o Barabba?”): “Vogliono convincervi che se siete stati cornuti in passato dovete continuare ad essere mazziati anche in futuro, scegliendo qualcuno che non vi rappresenta, dovete scegliere tra Reggio Calabria e Barabba. Giannetta è Reggio Calabria”, incalza.

L’ex generale spera che Giannetta “sia il decimo deputato” di FnV a Montecitorio ma comunque vada quello del 27 e 28 settembre, dopo tutti i sondaggi, è il primo test nazionale del partito.

Pd si divide su antisemitismo, minoranza: ma su Ucraina no cedimenti

Roma, 23 set. (askanews) – L’appello di Elly Schlein al centrodestra sull’antisemitismo cade nel vuoto, se la leader Pd ieri sera aveva dato disponibilità a votare il testo a condizione che venga cambiata la definizione di antisemitisimo, il centrodestra fa sapere che non toccherà una virgola del ddl e il ‘no’ dei democratici a questo punto è un dato acquisito. Un esito scontato, che però mette agli atti anche lo smarcamento dei riformisti che ancora non hanno ufficializzato come voteranno, ma che sicuramente non diranno ‘no’ come il resto del partito. Una rottura che la minoranza incassa con rammarico, Piero Fassino parla di “errore”, ma i commenti di altri esponenti riformisti, a microfoni spenti, vanno ben oltre: “E’ l’ennesimo scivolamento verso M5s. A questo punto rimane solo la posizione sull’Ucraina a distinguerci da loro. E su questo non accetteremo sorprese…”.

Il sostegno, anche militare, a Kiev sarà uno dei punti centrali della convention dei riformisti in programma nel fine settimana a Prato, anche perché la linea rossa tracciata da Conte sul no alle armi a Kiev preoccupa molto, proprio alla luce di ciò che è successo sull’antisemitismo. Il Pd al Senato si era astenuto sul ddl, mentre alla Camera la segretaria Schlein e praticamente tutto il resto del partito hanno optato per il no. Solo l’ala che fa riferimento a Stefano Bonaccini e gli ex lettiani, raccontano, sono rimasti prudenti durante il dibattito di ieri sera al gruppo Pd.

Per i riformisti la spiegazione è una sola: “Elly teme di essere scavalcata da Conte su questo, ha ascoltato le sue parole a Nova e non ha voluto lasciargli lo spazio su un terreno molto sentito dalla nostra base”. Una spiegazione di fatto confermata da alcuni parlamentari della sinistra del partito che in Transatlantico, ieri, ragionavano: “Dobbiamo dire no, il nostro mondo altrimenti non capirebbe”, spiegava uno. “Ma Elly lo sa bene”, era la chiosa dell’altro parlamentare.

In assemblea, ieri sera, sono stati Fassino e poi Lorenzo Guerini a proporre la mediazione: asteniamoci tutti, così il partito resta unito. Tesi che non è passata, appunto, la Schlein ha spiegato le ragioni del no e ha rilanciato con l’appello al centrodestra: se cambiano la definizione di antisemitismo, abbandonando quella Ihra e assumendo quella della Dichiarazione di Gerusalemme lo votiamo. La prima definizione, è il ragionamento, rischiava di mettere fuorilegge anche le legittime critiche allo Stato di Israele.

La destra però ha detto no e ora la spaccatura al momento del voto pare inevitabile. Resta solo da capire se i 5 deputati riformisti (Fassino, Guerini, Quartapelle, Merola e Carè) voteranno sì o si asterranno. I dubbi registrati anche tra i bonacciniani e i lettiani hanno spinto i riformisti a prendere tempo, in attesa di capire se si può creare una pattuglia più ampia di astenuti, anziché votare sì, per dare più forza al dissenso rispetto alla linea ufficiale.

Ma, appunto, il vero timore ora riguarda l’Ucraina. Conte dice di non essere disposto a trattare e tra i riformisti sono state notate le parole di Francesco Boccia, l’altro giorno in tv: “Kiev si sostiene in molti modi: sostenendo l’Ucraina in maniera economico finanziario, sostenendo l’Ucraina sul piano della ricostruzione e su questo c’è una discussione aperta molto franca”. Qualche altro esponente della sinistra Pd invece ipotizzava: “Potremmo dire che ribadiamo anche il sostegno militare, ma se entro una data precisa – magari tre o sei mesi – l’Europa non nomina un negoziatore e non parte un vero negoziato smettiamo di mandare armi”. Tutti scenari che la minoranza non è disposta ad accettare: “Questo non lo accettiamo, non possiamo diventare M5s. E a Prato lo diremo chiaramente”.

Il fascino dell’autunno in Val di Fiemme tra foliage e benessere

Cavalese (Tn), 23 set. (askanews) – In Val di Fiemme l’autunno non è una pausa tra due stagioni, ma una stagione a sé, tutta da vivere, tra sport, natura, benessere e sapori.

“La quarta stagione, in un mondo come quello delle Olimpiadi, è qualcosa di unico e di magico, perché la consapevolezza di un territorio finalmente emerge per la qualità di ciò che riesce ad esprimere e lo pone la stagione va per molti chiudendosi – racconta ad askanews Paolo Gilmozzi, presidente dell’Azienda per il Turismo Fiemme-Cembra -. Invece no: per noi la natura non si spegne. Anzi, è tinta di tanti colori che danno una forza e un’attività dove il benessere vero e proprio emerge e ti fa vivere dei periodi incredibilmente belli, rilassanti. E ti dà la carica per poi passare un inverno spettacolare”.

Ottobre e novembre sono i mesi del foliage: così questo magnifico territorio del Trentino, incastonato fra le Dolomiti del Latemar e la Catena del Lagorai, si trasforma in uno spettacolo di colori da assaporare attraverso un’esperienza unica come il Forest Bathing, vero e proprio “bagno di foresta” per rigenerarsi immersi tra i boschi di abete rosso di Cavalese.

Per chi ama lo sport l’appuntamento è a Cembra, patria del curling e terra di medaglie olimpiche, dove per tutto ottobre si può scoprire e provare questa disciplina sul ghiaccio. La Val di Cembra è protagonista anche per l’enogastronomia, con degustazioni, visite nelle cantine e appuntamenti come Dolo-Vini-Miti e il Wine Trekking Gourmet. In Val di Fiemme, invece, torna la Desmontegada delle Vache, le mucche che rientrano dagli alpeggi, ed è possibile anche visitare gli impianti olimpici di Predazzo e del Lago di Tesero. Mentre per i più sportivi c’è la Fiemme UltraSky, con il trail running d’alta quota.

Puntare sull’autunno fa parte di una precisa strategia, mirata a fare della Val di Fiemme una destinazione turistica tutto l’anno. “Ci siamo impegnati molto, assieme a tutto il sistema turistico trentino, per valorizzare l’inizio dell’estate e la fine dell’estate, cercando di non considerarli solo dei momenti di spalla della stagione estiva, ma dando identità e dignità a questi due splendidi momenti dell’anno. E abbiamo organizzato numerosi eventi, numerose attività per rendere il territorio ancora più attrattivo – ci spiega Giancarlo Cescatti, Direttore generale dell’Azienda per il Turismo Fiemme-Cembra – . Il lavoro fatto ci sta dando ragione siamo molto fiduciosi quindi di trasformare la Val di Fiemme in un posto dove fare turismo e venire a fare vacanza tutto l’anno”.

Tra chi ha scelto di vivere la Val di Fiemme anche dopo l’estate c’è la coppia di artisti Stefano Bollani e Valentina Cenni.

“È molto stimolante da tutti i punti di vista essere in Val di Fiemme in un posto così importante per la musica. Ci ritempra, ci permette di nutrirci di bellezza – assicurano -. Si respira musica ovunque. Il silenzio di questo bosco è musicale in realtà. Ci fa star bene, ci nutre, ci permette di aprire dei canali, per cui appunto l’ispirazione sgorga, arriva e la possiamo poi mettere nelle nostre cose”.

Tajani: discorso Pezeshkian "molto duro, deve cambiare toni"

New York, 23 set. (askanews) – Il discorso del presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, tenuto oggi all’Assemblea generale dell’Onu è stato “molto duro”. Lo ha detto Antonio Tajani, il vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro degli Affari esteri parlando alla stampa a margine dei lavori al Palazzo di Vetro.

Il capo della diplomazia italiana ha aggiunto: “L’abbiamo detto: Noi lavoriamo per una soluzione diplomatica. L’Iran deve usare toni diversi. L’Iran deve rinunciare al percorso della costruzione dell’atomica. Quindi da questo punto di vista credo che bisogna sempre usare toni meno duri anche qui anche per difendere le proprie posizioni. Mai usare la parola terrorismo”.

Al via il Festival franco-italiano "Una Striscia di Terra Feconda"

Roma, 23 set. (askanews) – Torna il l festival Una Striscia Di Terra Feconda, giunto alla XXIX edizione, in programma dal 25 settembre al 25 ottobre a Roma, tra la Casa del Jazz, il Museo Macro e il Teatro Tor Bella Monaca, ma anche nel Lazio, a Santa Marinella, all’Auditorium ‘R. Trenta’ di Velletri e al Conservatorio Licinio Refice di Frosinone.

Dopo le due anteprime di Santa Marinella, il festival prende il via ufficialmente, venerdì 25 settembre, alle 19.30, alla Casa del Jazz di Roma con il trio Riessler, Melozzi e Riessler. Il trio riunisce tre voci distintive della musica europea contemporanea: Enrico Melozzi (violoncello), Michael Riessler (clarinetto basso) e Lorenzo Riessler (batteria).

Sabato 26 settembre alle 19.30 alla Casa del Jazz, Roberto Gatto Trio con Marco Molendini in Around Miles and Trane. Miles Davis e John Coltrane: due geni della musica, due inventori immaginifici, due simboli di un’America creativa, due amici legati da una storia profondamente connessa. Per rievocare la loro forza contagiosa, tutt’ora fortemente evocativa, Roberto Gatto e Marco Molendini uniscono musica e parole, suoni e storie in un viaggio libero, costruito per rendere omaggio a quei due maestri del jazz con gli occhi e le orecchie di oggi. Una produzione originale per questa edizione di Una Striscia di Terra Feconda. Un doppio appuntamento per domenica 27 settembre: in mattinata: alle 11,00, alla Casa del Jazz, Ludus Gradus, Cerchi Concentrici. Indagini disegnate e partiture musicali dialogano nell’architettura del qui e ora. Ludus Gravis è un ensemble di soli contrabbassi dedito alla ricerca e all’esplorazione di nuova musica, nato dall’incontro tra Stefano Scodanibbio e Daniele Roccato.

Alle 18, sempre alla Casa del Jazz, Lorenzo Simoni Quartet con Javier Girotto: Lorenzo Simoni, Vittorio Solimene, Giulio Scianatico e Fabrizio Doberti incontrano Javier Girotto, sassofonista argentino di fama internazionale, dando vita ad un quintetto inedito. Doppio appuntamento, venerdì 2 ottobre, alla Casa del Jazz, alle 19.30, Sarah Chaksad Quartet, una delle voci più interessanti del jazz europeo, sassofonista e compositrice svizzera, ha conquistato il pubblico e la critica internazionale. A seguire, A forza di essere vento con Maria Laura Baccarini, voce e Hélène Labarrière, contrabbasso, dedicato alle canzoni di Fabrizio De André. Ancora un doppio appuntamento, sabato 3 ottobre, alla Casa del Jazz. Alle 19.30, Residenza “Una Striscia di Insulae Mediterranee” (bando di concorso nazionale) Gruppo Under 35: vincitore VMV Trio feat. Laurent Dehors; il VMV Trio nasce dall’incontro di tre giovani musicisti pugliesi: Vincenzo Di Gioia (’03) al sax alto, Marco Cutillo (’01) alla chitarra e Vito Tenzone (’99) alla batteria, fra i più talentuosi e promettenti musicisti pugliesi della loro generazione. Ospite del trio il clarinettista Laurent Dehors. A seguire, Jacky Molard Quartet, il violinista Jacky Molard ha dato vita a un quartetto insieme a Hélène Labarrière (contrabbasso), Yannick Jory (sassofoni) e Janick Martin (fisarmonica).

Nuovo doppio appuntamento, domenica 4 ottobre, alla Casa del Jazz. Alle 18, Thomas Lasca Quartet ospite Javier Girotto “Prime Parole”, il primo progetto da solista del giovane chitarrista marchigiano Thomas Lasca, affiancato da Emilio Marinelli (pianoforte e synth) e da Andrea Elisei (batteria e drumpad).

A seguire, Canto Conte Trio, Ilaria Pilar Patassini interpreta le canzoni di Paolo Conte, il nuovo progetto di Ilaria Pilar Patassini, qui in veste di interprete e ideatrice, dedicato a una rilettura del mondo delle canzoni Paolo Conte e che ha avuto un grande riscontro a livello di critica tanto da risultare finalista della cinquina del Premio Tenco 2025 nella categoria Miglior Interprete.

Mercoledì 7 ottobre, alle 21, al Teatro di Tor Bella Monaca, il duo Javier Girotto e Vince Abbracciante: il talento della fisarmonica e l’argentino Girotto, lirici e molto melodici, dialogano alla ricerca di conversazioni intimiste.

Giovedì 8 ottobre, alle 19.30, ritorno alla Casa del Jazz, con un doppio appuntamento, Il Premio SIAE Top Jazz, un riconoscimento nato dalla collaborazione tra la SIAE e il prestigioso mensile Musica Jazz per valorizzare i migliori talenti e i vincitori del celebre referendum Top Jazz. Il trombettista toscano Jacopo Fagioli, vincitore del premio “Nuovo Talento” al Top Jazz 2025, presenterà Dialogue, il suo secondo album da leader. Alla guida di un quartetto con Davide Strangio (chitarra), Amedeo Verniani (contrabbasso) e Mattia Galeotti (batteria). A seguire, Ambrosetti, Angeleri, Esposito trio, sodalizio tra il pianista Claudio Angeleri, il flicornista Franco Ambrosetti e il bassista Marco Esposito nato negli anni Novanta.

Sabato 10 ottobre, alle 19.30, alla Casa del Jazz, Franco D’Andrea, piano solo. Con oltre 160 dischi incisi in Italia e all’estero e 20 premi Top Jazz vinti nella sua carriera, Franco D’Andrea è ormai considerato uno dei migliori pianisti contemporanei e rappresenta l’eccellenza che il jazz italiano ha saputo partorire negli ultimi 50 anni.

Domenica 11 ottobre, alle 18, alla Casa del Jazz, Alta Formazione Jazz, tre progetti nati dalla collaborazione con importanti istituzioni formative. Nel corso della serata si avvicenderanno tre formazioni. In apertura, il debutto di “Wildflowers”, un prestigioso ensemble nato dalla collaborazione con il Conservatorio di Musica “G. Martucci” di Salerno, con, Elena Paparusso voce, Mario Sacchettino voce, Pasquale Geremia sassofono tenore, Giada De Prisco chitarra, Carmine Storzillo pianoforte, Christian Trotta basso elettrico e Riccardo Leone batteria.

A seguire, Roberto Ottaviano Chansons en trois couleurs, in collaborazione con il Conservatorio di Musica N. Piccinni di Bari, nato dall’idea che esista una sottile linea transalpina capace di unire, al di là dei confini geografici, lo spirito di alcuni fra i più grandi musicisti francesi e italiani.

A chiudere la serata, Rosario Giuliani Hammond Jazz trio, in collaborazione con Saint Louis College of Music.

Martedì 13 ottobre, alle 21, al Teatro Tor Bella Monaca, Gabriele Coen/ Donatella Patino Quintet “Respiro”.

Domenica 18 ottobre, alle 18, all’Auditorium ‘R. Trenta’ di Velletri, Note di Piacere, tratto da Il Piacere, di Gabriele D’Annunzio, con Barbara Bovoli, voce narrante e Paolo Damiani contrabbasso, e composizioni.

Sabato 24 ottobre, alle 18, ingresso gratuito, al Conservatorio Licinio Refice di Frosinone, Paolo Damiani “Last Land Band”. Il nuovo progetto di Paolo Damiani, che propone un repertorio in bilico tra jazz e canzone, con Antonio Jasevoli ed Elena Paparusso, tra le più emozionanti voci del jazz italiano.

Chiusura di Una Striscia Di Terra Feconda, domenica 25 ottobre, alle 17, con un doppio appuntamento, a ingresso gratuito, al Museo Macro. Ad aprire il duo composto da Mederic Collignon, tromba e Christophe Monniot, sassofono.

A seguire, Eric Sèva e Daniel Zimmerman, due solisti d’eccezione che hanno deciso di prolungare la loro esperienza comune esplorando una formula intimista e del tutto inedita: il duo sax baritono / trombone, una combinazione di suoni che sprigiona una vibrazione calda, profonda e potente.

Il festival di jazz e musiche improvvisate Una Striscia di Terra Feconda, fondato e diretto da Paolo Damiani e da Armand Meignan, è nato nel 1998 per promuovere innovazione e ricerca, valorizzando la diversità musicale e coinvolgendo non solo artisti assai noti ma anche nuovi talenti, invitati ad esibirsi in contesti di notevole prestigio, grazie al Premio Siae e alle residenze: 4-5 artisti- spesso senza mai essersi incontrati prima , provano per 3-4 giorni le loro composizioni, creando così’ nuovi gruppi e repertori, a volte registrati su disco e diffusi grazie a Radio3; l’obiettivo è sostenere forme e linguaggi musicali contemporanei, sperimentali, ibridi, che vadano oltre i generi tradizionali, promuovendo anche l’incontro tra musica e altre discipline- letteratura, video, danza- verso l’interdisciplinarietà.

La manifestazione è ritenuta dalla critica specializzata tra le più originali e innovative in Europa, nella graduatoria nazionale relativa alla Qualità Artistica dei 19 Festival storici, stilata dal Ministero della Cultura, Una striscia di terra feconda risulta al secondo posto in Italia. Nel 2022 il festival ha vinto il Premio Gender Equality assegnato dalla Federazione nazionale del jazz italiano, per la consistente presenza di artiste donne nel programma.

La rassegna fa parte delle più importanti reti europee di jazz, EJN e I-JAZZ.

Diverse prestigiose istituzioni italiane sostengono il festival: il Ministero della Cultura , la la Regione Lazio, il Comune di Roma (Municipio II), Zetema, la SIAE (main sponsor), la Fondazione Musica per Roma – Auditorium Parco della Musica, la Casa del Jazz, Institut Français in Italia- Ambasciata Francese a Roma, la Fondazione Nuovi Mecenati, Goethe Institut, il Museo Macro, RAI Radio 3 (media partner), il Centro di Produzione Insulae Lab, MIDJ, Puglia Sounds, Azienda Speciale PalaEXPO, Promu, Musica Jazz, il Teatro di Tor Bella Monaca, I-jazz, il Conservatorio di Salerno, il Conservatorio di Bari, il Conservatorio di Frosinone, la Scuola Saint Louis, i Comuni di Santa Marinella e Velletri.

Caos tra i moderati del centrosinistra, Onorato attacca Tabacci

Roma, 23 set. (askanews) – Lite tra i moderati del centrosinistra, l’area centrista non trova pace e alla polemica tra Iv e le altre forze dell’area adesso si aggiunge lo scontro aperto tra Alessandro Onorato, promotore di ‘Progetto civico’ e Bruno Tabacci di Centro democratico. Un tutti contro tutti che, in parte è un’eco del braccio di ferro tra Elly Schlein e Giuseppe Conte e che al momento frammenta la galassia riformista in una pletora di sigle che non trovano un denominatore comune. Il leader M5s punta su Onorato, patrocinato da Goffredo Bettini, Matteo Renzi sconta l’ostilità dei 5 stelle, non è amato da tanti anche nel Pd, ma ha un rapporto consolidato con la segretaria dem. Alle primarie i voti di Progetto civico all’eventuale ballottaggio potrebbero finire proprio a Conte, mentre Renzi andrebbe sulla Schlein.

Oggi Onorato attacca Tabacci per un articolo comparso sul Foglio nel quale il parlamentare di Centro democratico dice di non avere intenzione di mettere il proprio simbolo a disposizione di Progetto civico, operazione che abbasserebbe drasticamente il numero di firme necessarie per presentare le liste. Tabacci, inoltre, chiede: “Cosa vogliono fare? Andare con Conte? Esplicitino i loro progetti e poi vediamo”. L’assessore romano replica duramente: “Ha detto che gli avrei chiesto il simboloà Non è vero, è una fake news”.

Ma Onorato non si limita a smentire: “Caro Bruno, sono più di trent’anni che stai in Parlamento. Alla tenera età di ottant’anni rappresenti perfettamente il nostro paese: gente che ha avuto tutto, forse troppo, e non vuole lasciare il campo al cambiamento”. L’attacco è frontale, il promotore di Progetto Civico Italia accusa Tabacci di non avere voti: “Vuoi fare il partito con Ruffini, che è una bravissima persona? In bocca al lupo, fallo. Con te più che ‘Più uno’ diventa ‘Meno uno’à So che voi siete abituati ad andare in Parlamento senza voti. Vi apprestate a fare i camerieri di Matteo Renzi”.

Un affondo che fotografa appunto il caos che continua a regnare sull’ala destra del ‘campo largo’. Allo stato Renzi, con la sua ‘Casa riformista’, è l’unico pronto a correre alle elezioni: ha il simbolo, ha una sua struttura organizzata. Ma proprio questo è ciò che temono gli altri, ovvero Più Europa, Avanti Psi, Centro democratico, Più Uno di Ernesto Ruffini. Il leader Iv è abile e nessuno è disposto a lasciargli il timone del comando: “Quelli di Più Europa – racconta uno dei centristi – ricordano ancora le europee del 2024, quando due su tre dei candidati in lista erano di Renzià”. Inoltre preoccupa la presenza ingombrante dell’ex premier, “è continuamente in Tv. Ma noi non possiamo entrare nel ‘partito di Renzi'”.

La nuova legge elettorale, del resto, non facilita le cose per ‘gli altri’, l’alto numero di firme richiesto per le nuove liste avvantaggia Iv e questo “concede un potere contrattuale enorme a Renzi, così non ci stiamo”. D’altro canto, i rapporti non sono facili nemmeno con Onorato, come dimostra il botta e risposta di oggi. Perché, appunto, sullo sfondo c’è il posizionamento delle ‘truppe’ in vista della conta tra Schlein e Conte alle primarie.

Con le norme della nuova legge elettorale solo il ‘miglior perdente’ sotto lo sbarramento del 3% potrà eleggere qualche parlamentare, anche se tutti i voti di chi supera almeno l’1% verranno conteggiati per definire il risultato della coalizione. Stando ai sondaggi attuali più o meno tutte le forze centriste rischiano di essere sotto l’asticella e con queste premesse c’è il rischio di avere addirittura tre liste centriste diverse accanto a Pd-M5s-Avs. Un caos che forse potrebbe risolversi almeno in parte solo dopo le primarie.

Adm

A Firenze la forza del frammento nella mostra “Broken”

Firenze, 23 set. (askanews) – Cinquemila anni di storia e scultura attraverso la forza rivoluzionaria del frammento. È la mostra “Broken. The Power of the Fragment” a Palazzo Strozzi, nata in stretta collaborazione con la National Gallery of Art di Washington e curata da Arturo Galansino, C.D. Dickerson III e Andrew Sears. Un viaggio monumentale che spazia dai reperti egizi ed etruschi fino alle sculture della Costa d’Avorio e del Vietnam, passando per capolavori di Giovanni Pisano, Michelangelo, Canova e icone come la mano colossale di Costantino, per arrivare fino all’arte contemporanea di Louise Bourgeois e Francesco Vezzoli.

Arturo Galansino, direttore generale della fondazione Palazzo Strozzi: “Vediamo che dietro queste rotture ci sono rivoluzioni politiche, culturali, religiose, ci sono dei passaggi di potere, di regimi, ci sono delle vere proprie trasformazioni storiche. Spesso è la natura stessa a distruggere le opere. Quindi, come vediamo, queste rotture diventano subito molto più attuali perché ci portano in una storia che conosciamo, anche purtroppo in questi giorni, anche in modo diretto di distruzioni, di guerre, di conflitti, di cambiamenti climatici”.

Il percorso unisce epoche e linguaggi diversi per insegnarci a guardare la potenza dell’arte al di là della sua interezza. L’esposizione resterà aperta a Palazzo Strozzi fino al 24 gennaio 2027 per poi trasferirsi, in veste rinnovata, proprio a Washington.

Verdone: aiutiamo giovani con Premio Mario Verdone, ma momento è cupo

Roma, 23 set. (askanews) – E’ stata annunciata a Roma la cinquina dei finalisti del Premio Mario Verdone, padre di Carlo, Luca e Silvia: sono Davide Angiuli per “Cattiva strada”, Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico per “Strike – Figli di un’era sbagliata”, Mara Fondacaro per “Il primo figlio”, Alberto Palmiero per “Tienimi presente”, Tommaso Renzoni per “Notte prima degli esami 3.0”.

Come ogni anno il premio dedicato al professore e grande storico del cinema, verrà consegnato dai figli durante il Festival del Cinema Europeo diretto da Alberto La Monica, che si terrà a Lecce dal 7 al 14 novembre. Carlo Verdone ha detto: “Devo dire che in questi 17 anni, perché siamo arrivati alla 17esima edizione del premio Mario Verdone, molti di questi giovani autori sono andati avanti con una certa autorevolezza”.

Il premio viene assegnato a un autore italiano di opera prima che si è distinto nella stagione cinematografica appena trascorsa. Anche se, sottolinea Verdone, oggi non è facile fare film.

“Viviamo in tempi che non sono dei bei tempi, anche dal punto di vista delle relazioni umane è tutto così complicato. – ha detto il regista – C’è tante cattive notizie che vediamo continuamente, una bella notizia non la trovi più. Tutto questo incupisce in qualche modo l’autore, che deve fare uno sforzo enorme per guardare nella realtà dei dettagli che può poi sviluppare in un racconto ma non è facile”.

“Preti contro il genocidio” sfilano a Roma: serve pace coraggiosa

Roma, 23 set. (askanews) – La rete “Preti contro il genocidio” è tornata a manifestare a Roma a un anno dalla prima mobilitazione. Circa cento sacerdoti, arrivati da otto Paesi e da diverse regioni italiane, hanno attraversato la città, da San Pietro alle vie del centro, tra preghiere, testimonianze e un messaggio forte contro la guerra.

“Pregare e camminare per la pace, siamo qui sotto alla sede di Leonardo, come punto finale di questa nostra marcia”, ha raccontato ad askanews Don Paolo, parroco di Anguillara Sabazia.

La marcia si è conclusa davanti alla sede di Leonardo Spa in Piazza Monte Grappa, a ricordare le responsabilità legate al settore degli armamenti.

La rete è nata un anno fa, quando – secondo il presidente di Pax Christi Italia, il vescovo Giovanni Ricchiuti – parlare di genocidio a proposito di Gaza veniva considerato da alcuni una forma di blasfemia e antisemitismo. Da allora la mobilitazione si è allargata e sarebbero circa duemila – tra sacerdoti, vescovi e cardinali – quelli che hanno aderito al movimento nel mondo.

Padre Dario Bossi, missionario comboniano: “Questo stesso movimento si sta replicando in Spagna, in Irlanda, in UK, Stati Uniti e in Brasile. Quindi iniziative diverse, con molta libertà, senza nessuna istituzionalità, per scuotere dal di dentro la Chiesa, perché una parola di pace coraggiosa sia assunta non solo dai preti”.

Il movimento nasce anche dalle testimonianze raccolte direttamente sul terreno, durante un recente pellegrinaggio in Terra Santa. Racconta Don Paolo, parroco di Anguillara Sabazia: “È stato un pellegrinaggio di giustizia, siamo andati ad ascoltare il popolo palestinese, con le sue ferite, i suoi drammi”, ha affermato.

“È una terra dove succedono delle cose senza un perché. Non c’è un perché per uccidere un bambino di 7 anni, da un giovane militare israeliano, che spara a un bambino in braccio alla sua mamma, questo abbiamo ascoltato”, ha aggiunto.

“Abbiamo sentito la fatica delle donne delle comunità che devono sostenere le proprie famiglie, in quanto i propri mariti sono ormai uccisi o incarcerati senza nessun, nessun processo”, ha sottolineato.

Nucleare, Meloni: scelta coraggiosa e di buon senso, altro impegno mantenuto

Roma, 23 set. (askanews) – “Oggi il Parlamento ha approvato in via definitiva la legge sul nucleare. Dopo quasi quarant’anni, l’Italia torna ad avere un quadro di regole per produrre energia nucleare. Una scelta coraggiosa e di buon senso”. Lo scrive sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“Oggi – sottolinea – importiamo elettricità prodotta dalle centrali nucleari di nazioni vicine, ma non possiamo produrla noi. Questa legge serve a cambiare le cose. Cosa significa per famiglie e imprese: Più sicurezza energetica: meno dipendenza dall’estero e meno esposizione alle crisi internazionali che abbiamo pagato in bolletta. Energia stabile e a basse emissioni, che lavora insieme a tutte le altre, a partire dalle rinnovabili. Una risposta concreta alla domanda di elettricità che crescerà con data center e intelligenza artificiale. Parliamo di tecnologie di nuova generazione, non delle vecchie centrali. Ora il Governo scriverà le norme attuative su sicurezza, autorizzazioni, gestione dei rifiuti e rapporto con i territori. Era un impegno preso con gli italiani. Un altro impegno che abbiamo mantenuto”.

Direttrici e scienziate: i Podcast di Askanews presentati a Roma

Roma, 23 set. (askanews) – Un pomeriggio per parlare di donne, scienza, musica e podcasting: è “Podcast Askanews, notizie, storie, sguardi”, la tavola rotonda che ha luogo il 25 settembre nella sede dell’agenzia a via San Martino della Battaglia. L’incontro fa parte del festival diffuso che prelude alla due giorni di incontri a Milano del Festival del Podcasting.

Askanews (che da quasi 15 anni produce oltre al suo flusso di testo un flusso consistente e quotidiano di videonotizie), da un anno ha varato la rubrica di approfondimento SGUARDI. Curata dalla caporedattrice Alessandra Quattrocchi, si declina in interviste video long format e in podcast per raccontare il mondo che cambia, identificando persone emblematiche delle correnti trasformative della nostra società.

SGUARDI produce attualmente tre filoni di podcast con particolare attenzione ai racconti delle donne: uno è dedicato alle “Direttrici d’Orchestra” italiane e straniere attive negli enti lirici in Italia; il secondo alle “Italiane della Scienza” attive in Italia e all’estero, in enti pubblici e aziende private. Il terzo intervista altri protagonisti dell’attualità.

L’evento del 25 settembre presenterà questi podcast con il direttore di Askanews Gianni Todini, la curatrice di SGUARDI Alessandra Quattrocchi, Annamaria Nassisi, fisica e manager in Thales Alenia Space (una delle intervistate della serie “Italiane della Scienza”, curatrice del festival “Donne fra le stelle”), il direttore editoriale di Askanews Paolo Mazzanti, il direttore de La Voce di New York Giampaolo Pioli, e il direttore della produzione di Askanews Alessandro Zicca.

Appuntamento alle 17 a via San Martino della Battaglia 31, la sede centrale di Askanews di fronte alla stazione della metropolitana Castro Pretorio.

Si parlerà anche di come mutano le prospettive dell’astrofisica a fronte del massiccio ingresso del capitale privato nella corsa allo spazio; e più vicino a noi, di come sia mutato il panorama produttivo delle fonti primarie in Italia, e del valore che hanno, per un’agenzia di stampa, in generale gli approfondimenti e in particolare lo strumento podcast, per la sua agilità e per le nicchie di pubblico a cui può offrire il suo contributo informativo.

Immigrazione, prima anticipazione del Dossier statistico 2026

Roma, 23 set. (askanews) – L’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) diminuisce a livello globale, proprio quando le disuguaglianze aumentano rapidamente insieme alla popolazione nei Paesi più poveri. Intanto la cooperazione internazionale sta cambiando pelle e rischia sempre più di diventare uno strumento improprio di controllo delle partenze, oltre che di sostegno agli investimenti e di riduzione dei rischi delle imprese dei Paesi donatori. Lo evidenziano i dati raccolti nel Dossier Statistico Immigrazione 2026 realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS (in collaborazione con il Centro studi Confronti e l’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”), che sarà presentato il 27 ottobre al Teatro Nuovo Orione di Roma e, in contemporanea, in tutte le regioni italiane, con approfondimenti locali.

Una cooperazione che cambia scopo La popolazione mondiale potrebbe superare i 9,7 miliardi entro il 2050, ma l’aumento non è omogeneo tra Nord e Sud del mondo. Mentre l’Europa perde rapidamente abitanti (-4,4%), sono i Paesi con Isu più basso – l’indice di sviluppo umano, che misura il benessere non solo in base a criteri economici – a crescere di più (+65,9%). Il continente africano, ad esempio, potrebbe raggiungere i 2,5 miliardi di abitanti entro il 2050, producendo appena il 5,5% del Pil globale a parità di potere di acquisto. È su questo scenario che dovrebbe intervenire la cooperazione internazionale, contribuendo a riequilibrare le diseguaglianze e le vulnerabilità che affliggono in maniera crescente i Paesi del Sud del mondo. Un obiettivo, evidenzia il Dossier, sempre più urgente e che non può tradursi in una mera strategia per contrastare l’emigrazione da quei Paesi: la sua efficacia non può essere cioè valutata sulla capacità di “trattenere le persone”, anche perché i dati smentiscono l’equazione secondo cui più sviluppo significherebbe automaticamente meno emigrazione. Bisogna anzi accettare che, almeno nelle prime fasi, un corretto aiuto allo sviluppo possa addirittura favorire la mobilità: il miglioramento delle condizioni di vita accresce le risorse disponibili e apre nuove prospettive, alimentando anche l’aspirazione a partire.

Invece, proprio mentre guerre, povertà e crisi climatiche accrescono i bisogni, la cooperazione si contrae e, non raramente, viene piegata al contenimento delle migrazioni, come mostra l’intesa dell’Ue con la Tunisia di Kais Saied, che affianca aiuti economici a finanziamenti per il controllo delle frontiere. Dopo il picco di 223,9 miliardi di dollari nel 2023, l’Aps dei Paesi Dac (gli Stati membri del Comitato per l’aiuto allo sviluppo dell’Ocse) è diminuito negli ultimi due anni di quasi il 28% in termini reali, scendendo a 174,3 miliardi. Con 7,3 miliardi di dollari, anche l’Italia resta lontana dall’obiettivo internazionale dello 0,7% del reddito nazionale lordo, fermandosi allo 0,3% nel 2025. Ad aggravare il quadro si aggiunge la constatazione che una quota rilevante dell’Aps italiano non raggiunge i Paesi partner destinatari degli aiuti, ma resta sul territorio nazionale. Nel 2024 il 26,7% delle risorse sono state destinate all’accoglienza dei rifugiati in Italia, dato più che doppio rispetto alla media dei Paesi Dac.

Un Piano Mattei molto italiano È in questo contesto che va analizzato il Piano Mattei per l’Africa, che ha assunto un peso notevole nella cooperazione italiana, coinvolgendo oggi 18 Paesi africani e 76 progetti principali. Il rischio è che con il Piano, spiega il Dossier, cresca soprattutto “il peso della finanza mista, che utilizza risorse e garanzie pubbliche per ridurre il rischio degli investimenti privati”.

Il tema non è stabilire se una cooperazione, sulla carta paritaria, sia positiva o negativa, né negare l’importanza degli investimenti – come la conversione di circa 269 milioni di euro di crediti bilaterali in progetti di sviluppo – ma capire quale funzione debba avere la cooperazione allo sviluppo e quali interessi vadano privilegiati. Nel Piano Mattei, ricostruisce il Dossier, la lotta alla povertà e alle disuguaglianze, la tutela dei diritti umani e lo sviluppo sostenibile si affiancano a obiettivi come la sicurezza energetica, l’internazionalizzazione delle imprese, l’accesso alle materie prime e la prevenzione dell’immigrazione irregolare. Resta da capire quali obiettivi prevalgano: i governi africani sono coinvolti, ma società civile e comunità locali hanno ancora poco spazio nella scelta e nella valutazione degli interventi. Il rischio è che gli interessi italiani pesino più dei bisogni locali.

Aiutarsi… da soli Se la cooperazione internazionale fatica a mantenere le proprie promesse, il vero aiuto allo sviluppo che continua a funzionare è quello informale: le rimesse che i migranti inviano nei Paesi di origine. Oggi queste, pur non sostituendo gli Aps, sono una parte strutturale della migrazione, con un volume complessivo di trasferimenti che è arrivato a 879 miliardi a livello mondiale lo scorso anno e che toccherà i 1.100 miliardi nel 2030. Il Dossier fornisce un andamento decennale delle rimesse dall’Italia: gli oltre 8,6 miliardi di euro inviati nel 2025 sono quasi il 70% in più rispetto al 2016. Nello stesso anno, l’Aiuto pubblico allo sviluppo italiano ha raggiunto quasi 7,3 miliardi di dollari, pari a circa 6,5 miliardi di euro: le rimesse lo hanno superato dunque di oltre 2,1 miliardi di euro. Quello delle rimesse, oltretutto, è un fenomeno anticiclico, cioè costante e praticamente immune a condizionamenti esterni; ma il loro impiego sta cambiando almeno per due importanti aspetti: il primo è che oggi solo il 22% dei risparmi accumulati in Italia vengono inviati “a casa”, contro il 47% del 2017, a indicare che gli immigrati reinvestono le proprie risorse soprattutto nel Paese in cui vivono. Il secondo è che una quota sempre più alta delle rimesse viene finalizzata a investimenti veri e propri nel Paese di origine, piuttosto che a coprire necessità immediate. Come a dire: “a casa loro” già si aiutano essi stessi.

Comprendere e governare l’IA, un percorso formativo per creare leader

Roma, 23 set. (askanews) – Presso la Pontificia Università Antonianum, a Roma, si svolge il percorso formativo “L’antropocentrismo e la visione critica ai tempi dell’IA”, promosso dall’Osservatorio internazionale per l’Intelligenza Integrale, l’Etica e il Valore pubblico, in collaborazione con la Mississippi State University. Il presidente Formez, prof. Giovanni Anastasi, ha tenuto una lezione su “Il pensiero critico contro il fatalismo tecnologico”.

Giovanni Anastasi, presidente Formez: “Continuiamo a chiedere le stesse risposte, quando in realtà il futuro sarà di chi sarà in grado di fare nuove domande. Quindi aiutiamo soprattutto i nostri ragazzi a sviluppare la capacità di fare nuove domande. Tutti, o molte persone, parlano di necessità di essere antropocentrici nel rapporto col New Normal, quindi col mondo dell’Intelligenza Artificiale, ma non diventeremo antropocentrici in modo automatico. Quindi occorre fare qualcosa: la formazione è una via importantissima, non è una formazione tecnica, ma una formazione basata sulla logica”.

“Lavoriamo per creare più leader, perché consapevolezza in un mondo tecnocratico è democrazia. Il senso dell’essere leader – spiega ancora il presidente Formez – nasce dal fatto di avere consapevolezza: a mio avviso un follower ad esempio è una persona che cerca le notizie e le fonti legate ad esse sulla base dei propri pregiudizi, non è in grado di confrontare differenti fonti, non è in grado di analizzarne la veridicità e in realtà non ha così voglia di pensare, perché pensare o avere la voglia di essere leader, quindi di condurre e creare il proprio futuro tutto sommato è uno sforzo”.

“È importante aiutare le persone a sviluppare pensiero critico e consapevolezza di sé e un percorso logico basato sui concetti di data driven, il tutto ai tempi dell’intelligenza artificiale. Il fatalismo tecnologico sta già avvenendo, cioè se fino a ieri la nostra pigrizia, la nostra inerzia, il nostro credo, ci faceva dire che qualcosa era venuto a causa del destino, adesso magari i ragazzi diranno ‘me lo ha detto ChatGPT’. Ora questo non significa che non sia vero o non sia corretto, ma di fondo questo fatalismo tecnologico è un modo per addormentare la nostra volontà di fare la differenza e di creare noi il nostro percorso”, conclude Anastasi.

Carburanti, Giorgetti: spero Europa si svegli e dia risposta

Roma, 23 set. (askanews) – “Come saprete i prezzi dei carburanti non dipendono dal governo ma da come và il prezzo del Brent e da quante raffinerie funzionano, il prezzo si alza indipendentemente, perciò gli interventi che all’inizio sono significativi poi sembrano irrisori. Noi abbiamo portato a livello europeo il tema all’inizio eravamo in pochi ma ogni giorni aumentano i paesi che sono convinti si debba fare qualcosa e che l’Europa debba dare una risposta, abbiamo calendarizzato un Ecofin ad inizio ottobre, spero anche il resto d’Europa si svegli”. Così il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, a margine del questio time alla Camera risponde ai cronisti a proposito del prezzo dei carburanti e degli interventi del governo.

Formula1, Hamilton: "Devo pensare a mantenere il secondo posto"

Roma, 23 set. (askanews) – Alla vigilia del weekend di Baku, Lewis Hamilton fa il punto sulle residue speranze di rimonta iridata con un sano bagno di realtà: “Antonelli ha 101 punti di vantaggio su di me, e soltanto in un paio di gare ha guadagnato una quarantina di punti, mentre noi abbiamo lavorato tantissimo soltanto per guadagnare qualche punticino qua e là. La strada è ancora lunga… E penso che io debba concentrarmi sul cercare di fare in modo di tenermi il secondo posto o magari provare in qualche modo a riprendere la Mercedes per il campionato Costruttori, sarebbe straordinario. Ma dobbiamo anche pensare a dove eravamo l’anno scorso e fin dove siamo arrivati quest’anno. A volte sembra tutto nero, c’è tanto pessimismo, ma io voglio guardare gli aspetti positivi. Abbiamo vinto una gara, abbiamo ottenuto dei podi e il team ha fatto un lavoro incredibile”. Consapevole del divario e della continuità del leader, il pilota britannico sposta dunque la priorità sulla difesa del secondo posto piloti e sulla caccia al Mondiale Costruttori, rivendicando con orgoglio i progressi della squadra nel corso di questi mesi: “E’ stato fatto un lavoro incredibile”.

Formula1, Antonelli: "A Baku sensazioni buone"

Roma, 23 set. (askanews) – Il Mondiale di Formula 1 entra nella fase più intensa e Kimi Antonelli arriva a Baku da leader della classifica, pronto ad affrontare una sequenza di tre Gran Premi che porterà il Circus dall’Azerbaigian alla Malesia, fino a Singapore. Una tripletta che, nelle parole del pilota Mercedes, servirà anche a capire meglio i rapporti di forza in pista.

Il fine settimana azero comincia in anticipo, visto che il Gran Premio si correrà sabato. “Siamo tutti in anticipo di un giorno perché si corre di sabato – racconta Antonelli con un sorriso -. Quando sono partito da casa continuavo a chiedermi perché stessimo già andando lì. In realtà è un vantaggio, soprattutto con una tripletta come quella che abbiamo davanti, perché ci permetterà di spostarci in Malesia con un giorno di anticipo e abituarci meglio al fuso orario”.

A Baku, intanto, le sensazioni del pilota italiano sono positive. Il circuito azero alterna lunghi rettilinei e passaggi molto lenti, una caratteristica che può adattarsi alle qualità della Mercedes. “Solitamente andiamo bene sulle curve lente e questo ci aiuterà. Dobbiamo però sempre guardare gli altri: Red Bull porterà degli aggiornamenti questo fine settimana, il che li aiuterà. Poi sarà interessante vedere dove saranno McLaren e Ferrari”.

Antonelli guarda già oltre il Gran Premio azero. Dopo Baku arriverà Sepang, circuito che torna nel calendario iridato al posto del Gran Premio del Bahrain e sul quale il pilota Mercedes non ha mai corso. “È un gran tracciato, l’ho provato al simulatore e non vedo l’ora di esserci. Non mi preoccupa il fatto di non averci mai corso, perché sarà una novità per la maggior parte di noi. Sono pochi i piloti dell’attuale griglia ad averlo affrontato quando era ancora nel calendario di Formula 1”.

La Malesia sarà anche il momento degli aggiornamenti Mercedes. La W17 non riceveva sviluppi aerodinamici dal Gran Premio del Canada dello scorso maggio. “Finalmente”, dice Antonelli ridendo. “Non posso lamentarmi perché fino ad adesso le cose sono andate molto bene anche senza sviluppi, però non vedo l’ora di provare come risponderà la vettura con i nuovi aggiornamenti. Al simulatore sembra andare tutto bene, ma finché non lo vivi realmente in pista non puoi saperlo”.

Sepang potrebbe inoltre offrire una variabile in più: la pioggia. Le condizioni meteorologiche annunciate per il fine settimana alimentano l’ipotesi di una gara sul bagnato, scenario che Antonelli attende con curiosità. “Sinceramente mi piacerebbe. Prima della fine della stagione mi piacerebbe fare almeno qualche giro sul bagnato. Siamo sempre stati molto fortunati: l’abbiamo scampata a Miami, in Canada e a Zandvoort. E su piste dove solitamente piove, come Spa e Silverstone, abbiamo trovato bel tempo. Quindi magari in Malesia vedremo finalmente come si comportano queste vetture sotto la pioggia”.

Poi sarà la volta di Singapore, altra tappa impegnativa soprattutto per il clima e per la gestione delle energie. Antonelli racconta come sta preparando una fase del campionato che prevede sei gare in sette settimane. “Per affrontare così tante gare tutte insieme è fondamentale l’organizzazione. Partiamo sempre presto dopo una gara per passare abbastanza tempo nel Paese successivo e abituarci. Mangio bene, mi alleno con costanza e provo a prendere il fuso orario nel minor tempo possibile”.

Anche l’adattamento al clima rientra nella preparazione. “Da martedì sarò a girare con le macchine telecomandate all’aperto – dice scherzando – così mi abituo al clima caldo e umido di Singapore”.

A Marina Bay ci sarà anche l’ultima Sprint Race della stagione. Antonelli apprezza il format, pur distinguendo tra i diversi circuiti. “A me piace il formato Sprint, è divertente e crea un po’ di sorprese nel corso del fine settimana. Però non penso sia adatto a tutti i weekend di gara. A Monaco, per esempio, io non l’avrei fatto: forse toglie un po’ di unicità a quel fine settimana, dove ogni sessione serve per raggiungere il limite che poi si ha in qualifica”.

Il presente, però, è Baku. E l’obiettivo di Antonelli è semplice e ambizioso: continuare sulla strada delle ultime due gare. “Provare a ripetere quello che abbiamo fatto negli ultimi due Gran Premi”. Vincere.

Putin: in Ucraina raggiungeremo tutti gli obiettivi dell’operazione speciale

Roma, 23 set. (askanews) – Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato oggi che “saranno raggiunti tutti gli obiettivi fissati nell’ambito dell’operazione militare speciale” nel corso di un videocollegamento con i membri del governo riportato dalle agenzie di stampa russe.

Putin ha poi denunciato tentativi di “interferire e di ostacolare” le elezioni russe, “come dimostrano i continui tentativi del nemico di violare le difese aeree di Mosca e di altre regioni”. Quindi ha rimarcato che “è impossibile rafforzare la capacità di difesa dello Stato senza un’efficace politica monetaria”.

La Cei: è urgente una pace disarmata e disarmante, che interpella le coscienze

Roma, 23 set. (askanews) – E’ urgente “una pace disarmata e disarmante, che interpella le coscienze e chiede un impegno concreto per contrastare le ingiustizie, fermare la violenza e percorrere con determinazione le vie del dialogo”: lo scrivono i vescovi italiani nel comunicato finale a conclusione del Consiglio episcopale permanente.

“I Vescovi – si legge nel testo – hanno allargato il loro sguardo anche alla situazione internazionale: nell’ambito della responsabilità pubblica, hanno ribadito l’urgenza di una pace disarmata e disarmante, che interpella le coscienze e chiede un impegno concreto per contrastare le ingiustizie, fermare la violenza e percorrere con determinazione le vie del dialogo. In questa prospettiva – proseguono i vescovi italiani – assumono un significato particolare due ricorrenze: l’ottavo centenario del transito di san Francesco e il quarantesimo anniversario dell’incontro interreligioso di Assisi del 1986, che ha mostrato la forza del dialogo e il contributo delle religioni alla costruzione della pace. Due anniversari che, per i Vescovi, rappresentano un’occasione per rilanciare le indicazioni della Nota pastorale Educare a una pace disarmata e disarmante”.

Lega (ri)presenta pacchetto con Salvini: "Islam politico" nemico numero 1

Roma, 23 set. (askanews) – “L’Islam politico è il nemico pubblico numero uno. Invece dell’islamofobia, bisogna preoccuparsi della cristiano-fobia” perché “qui in Europa tra un po’ c’è la caccia al cristiano e all’ebreo”. E’ quanto ha affermato il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini alla conferenza stampa alla Camera dove sono state ri-presentate le proposte del partito contro l’integralismo islamico e per l’acquisto e la revoca della cittadinanza. Sulla base di quello che viene definito “un principio semplice: in Italia non possono esistere zone franche e classi ghetto”. Al suo fianco le tre eurodeputate del Carroccio Susanna Ceccardi, Silvia Sardone e Anna Maria Cisint. Da New York si è collegato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara per spiegare i contenuti del provvedimento sulla scuola che andrà in Cdm domani e prevede il tetto del 30% degli alunni e lo stop al burqa a scuola. Un “decreto-legge”, ha annunciato il ministro, che andrà in vigore subito per i “nuovi arrivi”.

Sull’islam ci sono “altre proposte di legge di altri partiti della maggioranza”, a partire da quelle di Fdi che stanno per essere tirate fuori dai cassetti dopo le parole della premier Giorgia Meloni su tetto degli studenti stranieri nelle classi e sul burqa e così il leader della Lega ha invitato gli alleati a mettersi “insieme, abbiamo ancora un anno di legislatura, si può approvare un testo che ci porta alla pari di altri paesi europei, con governi a guida socialisti”. Per poi aggiungere: “ringrazio il ministro Valditara che da anni sta lavorando su questo tema, non ci interessano primogeniture”.

Non manca quindi la polemica verso il centrosinistra. “Invitiamo l’amica Elly Schlein a chiamare alcune sue colleghe di governo in altri paesi che sono più avanti della sinistra più bigotta e ottusa che abbiamo noi”, una “sinistra complice e idiota” che spera “di trovare nuovi schiavi, nuovi iscritti o nuovi elettori. Finirà male se non li fermiamo prima”, prevede.

Con le misure proposte, il “rischio di essere tacciati di islamofobia, razzismo, è dietro l’angolo. La realtà è che il rischio che lasciamo ai nostri figli è l’Italia islamizzata”. Nella “storia dell’Occidente – è la tesi di Salvini – ai confini dei nostri territori si ripetono da sempre tentativi di invasione e aggressione”.

Nonostante il numero delle studentesse con il volto coperto sia esiguo, per Valditara il burqa e niqab non devono avere “spazio nella scuola italiana”. “Fossero anche mille o duemila io credo sia giusto” il divieto a scuola “perché noi dobbiamo lanciare un messaggio forte: la dignità della donna va rispettata sempre e comunque”. Si tratta di una “battaglia di civiltà: se vogliamo combattere il patriarcato e l’isolamento della donna”.

Ai “prefetti e ai sindaci”, Salvini è tornato invece a chiedere un “censimento delle realtà islamiche abusive e l’immediata chiusura. Il problema – ha aggiunto – non è l’islam come religione ma l’utilizzo politico della religione islamica, che è il nemico pubblico nemico numero uno”.

Il provvedimento della Lega, depositato a marzo e già all’esame del Senato, contiene il registro nazionale delle confessioni religiose “prive di intesa con lo Stato” (l’Islam), il carcere per chi istighi “all’odio o promuova un approccio radicale o radicalizzato”, l’obbligo di “trasparenza” finanziaria per gli enti religiosi e i finanziamenti provenienti dall’estero, il registro nazionale dei ministri di culto, predicatori “radicalizzati”. Proposte sovrapponibili in parte con la Pdl di Fratelli d’Italia all’esame della commissione Affari costituzionali della Camera (che contiene tra l’altro lo stop al burqa nei luoghi pubblici, la tracciabilità dei finanziamenti per moschee e luoghi di culto e introduce il reato di chi professa “idee fondate sulla superiorità o l’odio religioso”) a cui sono state abbinate due proposte della Lega su radicalismo e moschee, a prima firma Bordonali e Iezzi (entrambe sottoscritte dall’ex leghista Gianangelo Bof passato a Futuro nazionale).

Per 7 docenti universitari su 10 gli studenti sono oggi meno preparati

Milano, 23 set. (askanews) – Gli studenti universitari arrivano agli esami sempre meno preparati. È la conclusione di sette docenti su dieci (il 68%), secondo i quali una delle principali cause è la progressiva perdita dell’abitudine a leggere e studiare integralmente i manuali universitari, sebbene questi siano i mezzi didattici considerati più efficaci (88%) e quelli più spesso indicati come obbligatori (50%) e consigliati (45%) per la preparazione degli esami. Solo il 17% dei professori, infatti, ritiene che gli strumenti didattici progettati dagli editori siano oggi molto letti. È quanto emerge dall’indagine su 463 docenti di prima e seconda fascia appartenenti a 34 atenei italiani svolta da Talents Venture per l’Associazione Italiana Editori.

Dalle evidenze dell’indagine prende le mosse il convegno “Dal sapere fragile al sapere critico. Editoria universitaria, qualità e innovazione”, promosso da Aie, che ha riunito oggi a Roma istituzioni, politica, università ed editori per discutere il futuro dell’apprendimento nel Paese. Un confronto che ha posto al centro il valore dell’editoria universitaria come infrastruttura della conoscenza e presidio di una formazione critica nell’era dell’evoluzione dei sistemi di apprendimento, sempre più frammentati.

Negli ultimi 3-5 anni, infatti, ben l’83% dei docenti rileva un cambiamento nelle modalità di studio, con una sempre minore consultazione dei testi suggeriti o indicati come obbligatori, un maggiore ricorso a materiali sintetici e riassunti, difficoltà crescenti nell’affrontare testi complessi o di ampia estensione. Presentazioni e slide del corso (69%) e appunti (52%) sono i materiali più spesso utilizzati, sempre secondo l’opinione dei docenti. Il risultato? Senza libri si riduce la capacità critica e di analisi.

Il 68% dei docenti identifica nella mancata abitudine a leggere e studiare manuali di studio integrali la causa delle criticità riscontrate nella preparazione degli studenti. Tra i deficit più citati ci sono la ridotta capacità di analisi e di ragionamento critico (41%), una preparazione nozionistica superficiale (28%), difficoltà nel collegare argomenti tra loro (24%), scarsa comprensione dei concetti di base (19%).

“Questo – ha dichiarato il presidente di Aie Innocenzo Cipolletta – è tra i settori storicamente più aperti all’innovazione e al cambiamento: sette editori su dieci hanno portato l’IA nei processi lavorativi e nell’offerta di strumenti didattici nuovi. Al contempo, assistiamo a un utilizzo scorretto, passivo, degli strumenti di IA da parte di alcuni studenti, tanto che il 55% dei docenti ritiene che l’impatto degli algoritmi sulla preparazione degli studenti sia negativa. Il problema però non è nella tecnologia in sé, ma nel modo in cui viene utilizzata: dobbiamo governare questa transizione rimettendo i contenuti editoriali per l’università e, più in generale, il sapere strutturato al centro dei processi di formazione”.

“L’editoria universitaria è il punto di incontro tra ricerca, didattica e impresa (i numeri in allegato). Realizziamo gli strumenti della conoscenza e per questo ci definiamo un osservatorio privilegiato sui cambiamenti dell’apprendimento e sentiamo il dovere di richiamare l’attenzione del Paese – ha spiegato il presidente del gruppo Accademico Professionale Maurizio Messina -. Non bastano informazioni sempre più accessibili o sintetiche: servono contenuti autorevoli, validati e organizzati in percorsi di conoscenza strutturati. È questo il valore che l’editoria universitaria porta alla formazione e alla competitività del Paese. Per questo è essenziale rafforzare la collaborazione tra editori, università, istituzioni e mondo produttivo. La qualità della formazione è una responsabilità comune. Allo stesso tempo, occorre affrontare due criticità: il peso crescente della pirateria, che ha ormai superato il valore dell’intero mercato, e la riduzione dell’utilizzo dei testi universitari da parte degli studenti. Garantire l’accesso ai materiali didattici e sostenere la produzione di contenuti autorevoli significa investire nella qualità delle competenze e quindi nel futuro dell’Italia”.

“Non è una battaglia tra carta e digitale, tra libri e intelligenza artificiale. Non è questo il punto. La vera sfida è mettere ogni strumento, anche il più innovativo, al servizio della conoscenza – ha sottolineato in un messaggio il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini -. Il libro continua ad avere una forza straordinaria: ci chiede tempo, attenzione. Ci accompagna dentro un ragionamento, non ci consegna soltanto una risposta. Ed è esattamente ciò che chiediamo anche all’università: non riempire i ragazzi di informazioni, ma insegnare a pensare con la propria testa”.

“Nell’era del sovraffollamento informativo e della spinta digitalizzazione, la questione prioritaria non risiede più solo nella pura reperibilità delle nozioni. Essa risiede nella capacità di riordinarle, validarle e contestualizzarle all’interno di architetture logiche strutturate. – ha spiegato Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati -. Gli algoritmi devono operare in un regime di legalità e responsabilità, assicurando che la fruizione dei contenuti, specialmente tra i giovani e negli atenei, avvenga all’interno di un ecosistema sano. Promuoverò un incontro tra Aie e la Conferenza dei Rettori per chiedere che questa si impegni in tutte le università italiane a stanziare dei fondi interni per campagne di sensibilizzazione contro la pirateria da diffondere ogni anno in tutti gli atenei insieme all’orientamento alle matricole”.

Vitiligine e alopecia, nuove cure oltre lo stigma

Milano, 23 set. (Askanews) – Una macchia sulla pelle o una chiazza priva di capelli vanno ben oltre la sfera estetica. Vitiligine e alopecia areata sono patologie autoimmuni croniche e imprevedibili, capaci di incidere profondamente sulla salute psicologica di oltre 270mila italiani.

Del loro impatto sociale e delle nuove prospettive di ricerca si è parlato a Milano durante l’evento “Oltre la pelle”, promosso da AbbVie. Sul fronte terapeutico, la Commissione Europea ha recentemente approvato due nuove indicazioni per il trattamento di pazienti adulti e adolescenti con alopecia areata grave o vitiligine non segmentale.

“Upadacitinib è una piccola molecola che blocca un punto specifico del sistema immunitario, ovvero quello che aggredisce le cellule che producono l’abbronzatura, dando poi luogo alla vitiligine, e il follicolo pilifero, dando poi luogo all’alopecia areata” ha dichiarato Antonio Costanzo, Vicepresidente di SIDeMaST.

Per l’alopecia areata, che in Italia conta circa 120mila pazienti, il rischio di ansia è più che doppio e oltre il 60% delle persone tende a isolarsi per timore dello stigma legato alla perdita dei capelli.

“L’alopecia areata è una malattia genetico-autoimmune, tra le più antiche al mondo. Che cosa serve? Serve assolutamente il riconoscimento da parte del Servizio Sanitario Nazionale, affinché noi pazienti possiamo finalmente ritenerci tali e, quindi, essere presi in carico e curarci” ha aggiunto Claudia Cassia, Presidente di AIPAF.

Un vissuto analogo caratterizza chi convive con la vitiligine: quasi un paziente su due cerca di nascondere le macchie con abbigliamento o trucco, mentre il 35,5% riporta diagnosi di ansia.

“Oggi è stata un’ottima occasione per stare insieme e parlare proprio di questa patologia che, come è stato giustamente evidenziato, non è un semplice difetto estetico ma una vera e propria malattia. E di questa malattia bisogna parlare: bisogna farlo tutti insieme, per questo aver riunito allo stesso tavolo l’associazione di pazienti, le aziende farmaceutiche e la Società Italiana di Dermatologia è stato davvero un momento prezioso” ha concluso Davide Rossetti, Presidente di AIV.

La sfida resta quella di strutturare percorsi di cura integrati, capaci di guarire la pelle senza trascurare l’impatto psicologico sulla vita quotidiana.

Bce, quasi 10 mln di partecipanti al sondaggio sulle nuove banconote

Roma, 23 set. (askanews) – Quasi dieci milioni di persone (9,96 mln) hanno partecipato al sondaggio organizzato dalla Bce sulle nuove banconote in euro, secondo quanto afferma la stessa istituzone con un comunicato si tratta del 2,6% della popolazione. Gli esiti del sondaggio contribuiranno alla decisione del Consiglio direttivo sul concetto grafico definitivo.

Secondo Christine Lagarde, presidente della Bce si tratta di “un risultato straordinario” che dimostra “quanto gli europei siano interessati alle loro future banconote. Coinvolgendo i cittadini nel processo di progettazione, abbiamo compiuto un importante passo avanti verso la realizzazione della prossima serie di banconote”, afferma in un comunicato.

L’interesse, dice ancora la Bce è stato “forte” in tutte le fasce di età, comprese le generazioni più giovani, con due terzi delle risposte provenienti da persone sotto i 35 anni. Per assicurare che i risultati rappresentino accuratamente la popolazione dell’area dell’euro, i dati saranno analizzati mediante metodi statistici standard.

Il sondaggio, svolto tra il 23 luglio e il 21 settembre 2026, invitava i partecipanti a esprimere il proprio parere su dieci disegni finalisti ispirati ai temi “Cultura europea” e “Fiumi e uccelli”. Un secondo sondaggio, composto dalle stesse domande e condotto da una società di ricerca indipendente presso un campione rappresentativo di cittadini dell’area dell’euro, è attualmente in fase di conclusione.

Gli esiti dei due sondaggi, insieme alle raccomandazioni della giuria indipendente del concorso e a una valutazione tecnica, contribuiranno alla decisione del Consiglio direttivo della Bce sul concetto grafico definitivo per le future banconote in euro, attesa intorno alla fine del 2026. Nella fase attuale la Bce non pubblica i risultati relativi ai singoli disegni proposti. Una volta adottata la decisione, sarà divulgata una relazione dettagliata sui due sondaggi, con le risposte ricevute su ciascuna proposta e i risultati per i diversi paesi.

A seguito della decisione del Consiglio direttivo, il disegno prescelto sarà adattato ed elaborato ulteriormente per la realizzazione delle banconote definitive. Nei nuovi biglietti in euro, dice ancora l’istituzione, saranno integrate caratteristiche di sicurezza più avanzate e miglioramenti in termini di accessibilità e sostenibilità. La loro emissione dovrebbe avvenire gradualmente a partire dagli inizi degli anni 2030. Le banconote in euro attualmente in circolazione continueranno ad avere corso legale e a essere utilizzate parallelamente alla nuova serie.