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Spagna, Meloni: pronti anche a sospendere Schengen con Madrid

Roma, 30 lug. (askanews) – DI fronte all’ondata migratoria in atto a Ceuta l’Italia è “pronta a intervenire” anche arrivando a “sospendere lo spazio di Schengen con la Spagna”. Lo dice la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“Le immagini che arrivano da Ceuta sono impressionanti – spiega – e dimostrano, ancora una volta, che l’immigrazione clandestina fuori controllo rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza dei confini europei”.

“Mi sono confrontata con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi”, aggiunge. “L’Italia non resterà a guardare. Stiamo convocando gli organismi preposti, e all’esito di queste riunioni siamo pronti a intervenire anche con strumenti straordinari per difendere i confini e la sicurezza dei cittadini, come la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna”.

Conclude la Meloni: “Sull’immigrazione clandestina non arretreremo di un millimetro: difendere i confini, fermare i trafficanti di esseri umani e garantire rimpatri efficaci continuerà a essere la linea di questo Governo”.

Delmastro: ho inoltrato io chat a Procura, nulla da nascondere

Roma, 30 lug. (askanews) – “Ho provveduto ad inoltrare al Procuratore Capo della Repubblica, Dott. Francesco Lo Voi, via pec la corrispondenza intercorsa relativa alle chat al centro delle polemiche di questi giorni, non avendo alcunché da nascondere. Spero che ora cessino le inaccettabili strumentalizzazioni di una certa parte politica che ha provato a rimestare nel torbido e ha alzato solo fango, pur non essendo io neanche indagato”. Lo dichiara in una nota Andrea Delmastro deputato di Fratelli d’Italia.

Slitta voto su Delmastro, scontro su decisione Giunta visionare chat

Roma, 30 lug. (askanews) – E’ scontro alla Camera sulle chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro (Fdi) e Mauro Caroccia, ritenuto prestanome del clan Senese. Oggi l’aula avrebbe dovuto votare sulla relazione della Giunta per le autorizzazioni che, a maggioranza, una settimana fa ha deciso di respingere la richiesta della procura di Roma di sequestrare la corrispondenza ma il voto è slittato.

L’assemblea di Montecitorio però è stata costretta a fermarsi dopo la lettera inviata dal procuratore Lo Voi al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, per ribadire “l’assoluta necessità” di un via libera al sequestro delle conversazioni per “verificare, mediante confronto con il contenuto del dispositivo telefonico in sequestro, l’esatta corrispondenza alla messaggistica ivi memorizzata e la completezza della documentazione prodotta dalla difesa”. La conferenza dei capigruppo, dunque, ha affidato alla Giunta per le autorizzazioni le valutazioni in merito e il presidente della Giunta Davis Dori (Avs) ha stabilito che da domani alle 10 i componenti della Giunta possano consultare quanto contenuto nel “dischetto” allegato alla lettera di Lo Voi. “Ho il dovere, come presidente – ha spiegato Dori – di tutelare il diritto di tutti i membri Giunta di poter prendere visione della documentazione per avere un quadro completo. Mai la Giunta ha limitato l’accesso a se stessa. Ci sono precedenti in tal senso e non intendo compromettere i diritti dei commissari e violare le prerogative parlamentari”.

La maggioranza, che oggi avrebbe voluto procedere al voto su Delmastro in aula, ha protestato con una lettera a Fontana chiedendo una convocazione della Giunta per il Regolamento. Secondo Dario Iaia (Fdi) “la lettera inviata dalla Procura di Roma non aggiunge nulla perché la nostra posizione attiene all’ufficio e alle prerogative parlamentari e non tanto a quello che Delmastro ha scritto o meno. La decisione di Dori crea un precedente”.

Per il Pd “il maldestro tentativo della destra di rimettere in discussione una decisione già assunta andava respinto con fermezza”. Fontana però decide di dare seguito alla richiesta della maggioranza convocando la Giunta per il Regolamento lunedì sera e congelando di fatto la possibiltà di consultare le chat da parte dei componenti della giunta per le autorizzazioni.

La prossima settimana, in ogni caso, la Giunta per le Autorizzazioni con un voto deciderà se alla luce della mossa di Lo Voi è necessaria un’ulteriore istruttoria o se invece si può procedere al voto dell’assemblea previsto per oggi e rinviato. Per la maggioranza la questione può essere definita la prossima settimana senza ulteriori rinvii: “L’opposizione – dice in aula la deputata Fdi Sara Kelany – ha una grandissima coda di paglia, perché mentre chiede le chat di Delmastro nasconde quelle del senatore Scarpinato con il consigliere del Csm Natoli relative a uno dei più grandi depistaggi della storia della Repubblica: la pista Mafia Appalti in merito agli omicidi di Falcone e Borsellino. Mentre Fdi è disponibile a trattare della vicenda Delmastro la prossima settimana, aspettiamo che il senatore Scarpinato venga in Antimafia a riferire tutto quello che sa su quanto accaduto in quegli anni di stragi di mafia”.

“Dentro Fratelli d’Italia sono disperati. Non sanno che pesci prendere per salvare Delmastro e nascondere le chat con un prestanome della Camorra. Alla Camera è intervenuta una meloniana che risponde al nome di Kelany, che si è permessa di attaccare Roberto Scarpinato nel tentativo, ridicolo, di distogliere l’attenzione dai rapporti del suo partito con gente in orbita mafiosa. Davanti a un eroe come Scarpinato Kelany e i suoi amici dovrebbero solo sciacquarsi la bocca”, la replica del capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini.

IA, flash mob contro misure sul riconoscimento facciale

Roma, 30 lug. (askanews) – Le opposizioni si ritrovano davanti a palazzo Chigi per dire “No al Grande fratello d’Italia”. Le minoranze hanno improvvisato un ‘flash mob’ davanti alla sede del governo per protestare contro il Dlgs che disciplina il riconoscimento facciale e l’uso dei dati biometrici, mostrando dei manifesti con la grafica della trasmissione ‘Grande fratello’. È giusto mettere l’intelligenza artificiale a disposizione di polizia e magistrati, spiegano, ma servono regole per evitare abusi e tutelare la privacy e la libertà dei cittadini.

“L’intelligenza artificiale è molto potente se applicata alle azioni di polizia e alla sicurezza. Si deve poter usare ma garantendo ai cittadini che venga tutelata la loro libertà, loro privacy, la loro riservatezza. Il governo sta andando in una direzione sbagliata e oggi gliel’abbiamo fatto notare, ma quello che è a rischio sono libertà fondamentali, garanzie fondamentali in una democrazia. Vai, ci hanno provato” ha detto Riccardo Magi, Segretario di Più Europa.

“Speriamo che strumenti innovativi come l’intelligenza artificiale vengano messi a disposizione della magistratura e delle forze dell’ordine, ma devono essere utilizzati dentro le regole. Le regole vengono date dall’Europa, dall’Italia, nostra carta costituzionale. Questo schema di decreto legislativo del governo Meno di non ne teneva assolutamente conto” ha aggiunto Debora Serracchiani, Deputata del Partito Democratico.

“Sul riconoscimento facciale – ha spiegato Filippo Sensi, Senatore del Partito Democratico – quello che loro cercano è non una questione di sicurezza, non è una questione che riguarda l’ordine del pubblico, ma riguarda l’idea della società con la sorveglianza. Il cittadino che va in strada può avere il volto riconosciuto e incrociati dati su quanto guadagna, delle bollette in pendenza o cose del genere. Noi siamo tutti per la Polizia di Stato ma non siamo per lo Stato di Polizia”.

Devono rispettare le norme europee che dicono chiaramente una cosa, non si fa raccolta massiva di dati biometrici negli spazi pubblici, perché non siamo la Cina, non siamo l’Ungheria di Orban, noi non andiamo in quella direzione. Per fortuna abbiamo tutti gli strumenti per farli dire, anche con interrogazioni, io presenterò un’interrogazione alla Commissione Europea, per far dire che una cosa del genere non va bene” conclude

Brando Maria Benifei Europarlamentare del Partito Democratico.

Calcio: Roma, Castro "Scelto subito giallorossi, qui per aiutare"

Roma, 30 lug. (askanews) – “Dal primo momento volevo venire alla Roma”. Si presenta così Santiago Castro, nuovo attaccante giallorosso, nella sua prima intervista ai canali ufficiali del club. L’argentino racconta una trattativa rapida e spiega di aver scelto subito il progetto illustratogli dalla società.

“Ho parlato con il direttore sportivo, mi ha spiegato cosa volevano da me e cosa pensavano potessi dare alla squadra. Io so quello che posso fare e come posso aiutare il mister e i compagni. Da quel momento ho scelto la Roma”, afferma.

Castro parla poi del rapporto con Gian Piero Gasperini, tecnico che considera un punto di riferimento. “Mi piace il suo modo di giocare. È un allenatore che da tanti anni dimostra il suo valore in Italia: lo ha fatto con l’Atalanta e adesso con la Roma, riportandola in Champions League. Io mi vedo dove vuole lui. Sono qui per aiutare la squadra e fare quello che mi chiederà”.

L’ex Bologna sottolinea di voler continuare a crescere senza fermarsi ai numeri personali. “Sono un giocatore che deve migliorare in tutto. Si può sempre crescere, magari facendo numeri migliori. Però sono uno che vuole aiutare la squadra: recuperare palloni, fare un assist o un movimento che permetta a un compagno di segnare. Non guardo soltanto le statistiche, ma il bene della squadra”.

Infine un pensiero all’Olimpico, stadio dove ha già lasciato il segno da avversario: “Nelle ultime due partite giocate qui ho fatto gol, ho preso anche una traversa e contro la Lazio ho segnato una doppietta. Speriamo di continuare su questa strada, magari facendo due gol nel derby”.

Ia, scontro sul riconoscimento facciale poi l’accordo: "Servono più garanzie"

Milano, 30 lug. (askanews) – Saranno rafforzate alcune garanzie a tutela della privacy e di altri diritti costituzionali, nel Decreto legislativo con cui il governo recepirà l’AI Act dell’Unione Europea, con particolare riguardo all’utilizzo dei dati biometrici per il riconoscimento facciale negli spazi pubblici. Un tema sui cui l’opposizione aveva denunciato il rischio di schedatura di massa, su cui l’Unione Europea aveva ricordato i limiti fissati nella norma, e su cui anche Forza Italia ha chiesto una impostazione maggiormente “garantista”.

Situazione che stamattina aveva determinato il rinvio del voto sul parere da parte della Commissione Politiche europee della Camera. E su cui – dopo il monito di Bruxelles – anche palazzo Chigi era dovuto intervenire: “L’Italia continuerà a rispettare la normativa europea, a partire dall’AI Act, come fatto finora, in coerenza con le garanzie costituzionali e dei diritti di libertà, la cui verifica spetta all’Autorita giudiziaria”, hanno assicurato fonti della Presidenza.

Ecco allora che l’accordo si trova nelle commissioni Affari e Costituzionali e Giustizia della Camera, dove la maggioranza vota un parere che invita il governo a recepire queste preoccupazioni. In particolare l’autorizzazione all’uso dei sistemi di identificazione biometrica deve essere rilasciata dal giudice competente; la gestione dei dati deve essere “accorta, proporzionata e realizzata dall’uomo (due persone contemporaneamente, con tracciamento della attività)”; i risultati dell’autenticazione non devono poter avere autonoma efficacia probatoria seppur preziose ai fini della prova.

Soluzione che soddisfa Forza Italia: “Abbiamo fatto un lavoro per implementare, anche con il contributo delle opposizioni, la proposta di parere, e migliorarla in senso garantista”, ha spiegato il relatore al parere in I e II commissione, Paolo Emilio Russo (Fi). “Abbiamo voluto chiarire nel testo alcuni passaggi che erano stati evidentemente male interpretati: non ci sono schedature di massa, grandi fratelli, modelli cinesi. Le nuove norme – ha sottolineato Russo – perseguono una perfetta armonizzazione tra il sacrosanto diritto alla sicurezza dei cittadini e le garanzie e gli altri diritti, come quello alla riservatezza, che sono previste dalla nostra Costituzione”.

Resta da vedere se anche l’opposizione riterrà sufficiente la raccomandazione al governo. Prima del parere votato alla Camera, la stessa Ely Schlein tuonava: “Giorgia Meloni costringe il Parlamento ad approvare una norma per raccogliere massivamente i dati biometrici dei cittadini a loro insaputa, e senza previa autorizzazione di un giudice. Una norma che si pone palesemente in contrasto con le norme europee che regolano il riconoscimento facciale in tempo reale e vietano quello generalizzato e sproporzionato negli spazi pubblici. Il governo litiga su tutto, è distante dai problemi delle persone, vanno spediti solo sul Grande Fratello: assecondare la loro ossessione per il controllo e la sorveglianza di tutti i cittadini. Evidentemente preferiscono controllare le persone, anziché risolverne i problemi”, era stata l’accusa della leader Pd.

Di sicuro il parere votato alla Camera non convince M5s che “timidamente invita il governo a valutare correttivi al testo”. Troppo poco per i Cinque Stelle, visto che “sul riconoscimento facciale negli spazi pubblici il decreto legislativo del governo apre la strada ad una deriva pericolosa che può assestare un colpo mortale ai diritti e alle libertà dei cittadini, in totale spregio della Costituzione”. Insomma, “quel decreto legislativo è pericoloso e il governo deve ritirarlo”, affermano gli esponenti del M5S nelle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera

Irma Testa e Filippo Tortu portabandiera Giochi del Mediterraneo

Roma, 30 lug. (askanews) – Saranno Irma Testa e Filippo Tortu i portabandiera dell’Italia ai XX Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026. Lo ha annunciato il Coni, ufficializzando la scelta della pugile campana e del velocista lombardo come alfieri dell’Italia Team nella cerimonia di apertura in programma venerdì 21 agosto allo stadio Erasmo Iacovone di Taranto.

La composizione della delegazione azzurra sarà resa nota domani, 31 luglio, alla chiusura delle iscrizioni. L’Italia sarà rappresentata da circa 500 atleti, impegnati in tutte le discipline del programma, e aprirà così una manifestazione che vedrà gli azzurri protagonisti in Puglia fino al 3 settembre.

Per Testa, soprannominata “The Butterfly”, si tratta di un ulteriore riconoscimento in una carriera ricca di primati. È stata la prima pugile italiana a partecipare ai Giochi Olimpici, a Rio 2016, e la prima a conquistare una medaglia olimpica nella boxe femminile italiana con il bronzo di Tokyo 2020. Nel suo palmarès figurano anche il titolo mondiale dei 57 kg conquistato a Nuova Delhi nel 2023, due titoli europei (2019 e 2022), l’argento mondiale del 2022, il bronzo ai Giochi Europei di Cracovia 2023 e l’argento ai Giochi Olimpici Giovanili di Nanchino 2014.

Tortu è invece uno dei simboli dell’atletica azzurra dell’ultimo decennio. Primo italiano a correre i 100 metri sotto i dieci secondi (9″99), è stato protagonista dello storico oro olimpico della staffetta 4×100 a Tokyo 2020. Con il quartetto azzurro ha conquistato anche l’oro alle World Relays 2021, l’argento mondiale a Budapest 2023, l’oro europeo a Roma 2024 e l’argento ai Giochi Europei 2023. Ai Giochi del Mediterraneo aveva già vinto l’oro nella 4×100 a Tarragona 2018, mentre a livello individuale vanta anche un argento e un bronzo europeo nei 200 metri.

Calcio, Malagò: "Zola? Né sì né no, penso tornerà Oriali"

Roma, 30 lug. (askanews) – Giovanni Malagò, presidente della FIGC, ha fatto il punto in esclusiva ai microfoni di SportMediaset sui movimenti in casa Nazionale, confermando la lunga riunione di questa mattina tra Roberto Mancini e Claudio Ranieri e aprendo alla possibilità di un ingresso di Gianfranco Zola nel nuovo staff azzurro: “Questa mattina c’è stata una lunga riunione fra Mancini e Ranieri. Io ho assistito ad una parte, quella più organizzativa, mentre per quella tecnica, ovviamente, non sono entrato né ho intenzione di influenzare”. Sarà quello di Gianfranco Zola il terzo volto del nuovo corso azzurro? “È sbagliato dire sì, ma sarebbe sbagliato anche dire no. A prescindere da tutto è una persona che darebbe valore aggiunto per quello che ha dimostrato anche nel suo lavoro in Lega Pro sui giovani”. Per quanto riguarda, invece, Gabriele Oriali: si può dire che tornerà anche lui in azzurro? “Questo dovete chiederlo a Roberto Mancini. Io penso di sì, ma dovete chiederlo a lui. Non spetta a me”.

Ia, scontro su riconoscimento facciale poi l’accordo: "Servono più garanzie"

Roma, 30 lug. (askanews) – Saranno rafforzate alcune garanzie a tutela della privacy e di altri diritti costituzionali, nel Decreto legislativo con cui il governo recepirà l’AI Act dell’Unione Europea, con particolare riguardo all’utilizzo dei dati biometrici per il riconoscimento facciale negli spazi pubblici. Un tema sui cui l’opposizione aveva denunciato il rischio di schedatura di massa, su cui l’Unione Europea aveva ricordato i limiti fissati nella norma, e su cui anche Forza Italia ha chiesto una impostazione maggiormente “garantista”.

Situazione che stamattina aveva determinato il rinvio del voto sul parere da parte della Commissione Politiche europee della Camera. E su cui – dopo il monito di Bruxelles – anche palazzo Chigi era dovuto intervenire: “L’Italia continuerà a rispettare la normativa europea, a partire dall’AI Act, come fatto finora, in coerenza con le garanzie costituzionali e dei diritti di libertà, la cui verifica spetta all’Autorita giudiziaria”, hanno assicurato fonti della Presidenza.

Ecco allora che l’accordo si trova nelle commissioni Affari e Costituzionali e Giustizia della Camera, dove la maggioranza vota un parere che invita il governo a recepire queste preoccupazioni. In particolare l’autorizzazione all’uso dei sistemi di identificazione biometrica deve essere rilasciata dal giudice competente; la gestione dei dati deve essere “accorta, proporzionata e realizzata dall’uomo (due persone contemporaneamente, con tracciamento della attività)”; i risultati dell’autenticazione non devono poter avere autonoma efficacia probatoria seppur preziose ai fini della prova.

Soluzione che soddisfa Forza Italia: “Abbiamo fatto un lavoro per implementare, anche con il contributo delle opposizioni, la proposta di parere, e migliorarla in senso garantista”, ha spiegato il relatore al parere in I e II commissione, Paolo Emilio Russo (Fi). “Abbiamo voluto chiarire nel testo alcuni passaggi che erano stati evidentemente male interpretati: non ci sono schedature di massa, grandi fratelli, modelli cinesi. Le nuove norme – ha sottolineato Russo – perseguono una perfetta armonizzazione tra il sacrosanto diritto alla sicurezza dei cittadini e le garanzie e gli altri diritti, come quello alla riservatezza, che sono previste dalla nostra Costituzione”.

Resta da vedere se anche l’opposizione riterrà sufficiente la raccomandazione al governo. Prima del parere votato alla Camera, la stessa Ely Schlein tuonava: “Giorgia Meloni costringe il Parlamento ad approvare una norma per raccogliere massivamente i dati biometrici dei cittadini a loro insaputa, e senza previa autorizzazione di un giudice. Una norma che si pone palesemente in contrasto con le norme europee che regolano il riconoscimento facciale in tempo reale e vietano quello generalizzato e sproporzionato negli spazi pubblici. Il governo litiga su tutto, è distante dai problemi delle persone, vanno spediti solo sul Grande Fratello: assecondare la loro ossessione per il controllo e la sorveglianza di tutti i cittadini. Evidentemente preferiscono controllare le persone, anziché risolverne i problemi”, era stata l’accusa della leader Pd.

Di sicuro il parere votato alla Camera non convince M5s che “timidamente invita il governo a valutare correttivi al testo”. Troppo poco per i Cinque Stelle, visto che “sul riconoscimento facciale negli spazi pubblici il decreto legislativo del governo apre la strada ad una deriva pericolosa che può assestare un colpo mortale ai diritti e alle libertà dei cittadini, in totale spregio della Costituzione”. Insomma, “quel decreto legislativo è pericoloso e il governo deve ritirarlo”, affermano gli esponenti del M5S nelle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera.

Mondiale "privato", nazionali Uefa: non giochiamo competizioni Fifa

Roma, 30 lug. (askanews) – “Nessuna nazionale” di calcio “appartenente alla Uefa parteciperà ad alcuna competizione Fifa finché queste proposte resteranno sul tavolo, salvo che vengano integralmente ritirate e che siano fornite garanzie vincolanti secondo cui la Fifa non aprirà mai più la propria governance o le proprie competizioni alla proprietà privata”. Lo affermano in una nota la Uefa, l’organo che governa il calcio europeo, e le sue 55 federazioni affiliate in merito alla proposta della Fifa di creare una società privata – chiamata Fifa Forward Enterprise – per gestire il Mondiale di calcio. La proposta mira a trasformare la competizione in un business da miliardi di dollari, raccogliendo fino a 4,2 miliardi di dollari con la cessione del 20 per cento del controllo del Mondiale. “La Uefa e le sue 55 federazioni affiliate sono unite. Respingeremo all’unanimità e senza alcuna ambiguità la proposta della Fifa di trasferire quote di proprietà della Coppa del Mondo e di altre competizioni Fifa a investitori privati”, esordisce il comunicato, “La Coppa del Mondo non può essere trattata come un prodotto d’investimento. È uno dei più grandi patrimoni sportivi del calcio. È stata costruita nel corso di generazioni da giocatori, nazionali e tifosi di ogni continente. Nessuna parte di essa dovrebbe mai essere ceduta a investitori privati. La Coppa del Mondo non è in vendita”.

“È al tempo stesso irresponsabile e indifendibile che una proposta di tale portata per il calcio sia stata concepita in segreto e portata a un passo dall’approvazione senza alcuna consultazione significativa con coloro ai quali è affidata la tutela del gioco”, proseguono la Uefa e le federazioni affiliate nella nota, “Questo rappresenta non solo un grave fallimento della leadership, ma anche un venir meno al dovere della Fifa quale custode del calcio mondiale. Alle federazioni nazionali di tutto il mondo viene ora presentato un ultimatum: accettare l’irreversibile cessione delle più importanti competizioni calcistiche oppure subirne le conseguenze. Questa non è una ‘decisione democratica’, bensì una forma di governo fondata sull’intimidazione, un atto di coercizione indegno di un’istituzione incaricata della tutela del calcio globale”.

“Ma la nostra opposizione va ben oltre le modalità con cui questa proposta è stata avanzata”, prosegue il comunicato, “Nel momento in cui investitori esterni acquisiscono quote di proprietà delle competizioni Fifa, il calcio cambia per sempre. Il rendimento economico diventa un obbligo permanente. Le aspettative degli investitori si trasformano in una pressione quotidiana. Da quel momento in poi, ogni decisione relativa al calendario internazionale, ai formati delle competizioni e al futuro del calcio non sarà più guidata da ciò che è meglio per il gioco, ma da ciò che meglio soddisfa gli interessi degli azionisti”.

“Questo modello non ha alcun posto nel calcio mondiale”, chiarisce l’organo di governo del calcio europeo, “Il futuro del calcio non può essere dettato dalle aspettative di chi ha come primo dovere quello di massimizzare il rendimento finanziario. Né gli interessi delle federazioni nazionali, delle leghe, dei club, dei giocatori e dei tifosi possono diventare subordinati ai rendimenti degli investitori. Il calcio non può ipotecare il proprio futuro per un guadagno economico”.

“La posizione dell’Europa è chiara. Non conferiremo mai legittimità a questo modello. Nessuno ha l’autorità morale di vendere ciò che detiene soltanto in custodia per le generazioni future”, sottolinea la nota ufficiale, “Di conseguenza, a seguito della discussione odierna, nessuna nazionale appartenente alla Uefa parteciperà ad alcuna competizione Fifa finché queste proposte resteranno sul tavolo, salvo che esse vengano integralmente ritirate e che siano fornite garanzie vincolanti secondo cui la Fifa non aprirà mai più la propria governance o le proprie competizioni alla proprietà privata. Nessuno deve avere dubbi: la Uefa e le sue federazioni nazionali si opporranno a questi piani con la massima determinazione”.

“Ci sono momenti in cui le istituzioni vengono giudicate non per ciò che sono disposte ad accettare, ma per ciò su cui si rifiutano di scendere a compromessi. Questo è uno di quei momenti”, concludono la Uefa e le federazioni affiliate, “Ci sono cose che sono semplicemente troppo importanti per essere vendute. La Coppa del Mondo Fifa appartiene al calcio. È sempre stato così e sarà sempre così. E finché l’Europa avrà voce in capitolo, non sarà mai in vendita”.

Domani 11 città con bollino rosso: domenica salgono a 19

Milano, 30 lug. (askanews) – Si intensifica l’ondata di calore sull’Italia. Secondo l’ultimo bollettino del ministero della Salute, le città con il bollino rosso, livello massimo di allerta per gli effetti delle alte temperature sulla salute, passeranno dalle 3 di oggi alle 11 di domani, fino a raggiungere quota 19 nella giornata di domenica 1° agosto. Parallelamente diminuiranno le città in bollino arancione, che passeranno da 15 oggi a 14 domani fino a 7 domenica, segno dell’aggravarsi delle condizioni meteo in gran parte del Paese.

Oggi le città in allerta massima sono Campobasso, Perugia e Rieti. Domani, venerdì 31 luglio, i bollini rossi saliranno a 11: Bolzano, Campobasso, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Perugia, Rieti, Roma, Torino e Viterbo.

L’ondata di caldo raggiungerà il suo picco domenica 1° agosto, quando saranno 19 le città contrassegnate dal livello 3 di allerta: Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campobasso, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Milano, Napoli, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona e Viterbo.

Domenica resteranno invece in bollino arancione Bari, Catania, Genova, Palermo, Trieste, mentre il bollino giallo sarà confermato ad Ancona, Messina e Reggio Calabria.

Mattarella frena la campagna elettorale (intempestiva): si pensi al Paese

Roma, 30 lug. (askanews) – Che non intenda essere “partecipe”, tirato in ballo o per la giacchetta, in scontri o dialettiche politiche lo ribadisce nettamente – e per più di una volta – nel discorso per la cerimonia del Ventaglio al Quirinale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella riceve la stampa accreditata e risponde alle domande del presidente dell’Associazione stampa parlamentare, Alfonso Raimo, nel tradizionale incontro con i giornalisti prima della pausa estiva. Un modo per fare il punto sulle tante questioni aperte e anche per ribadire prerogative e limiti della Presidenza della Repubblica. L’ha dovuto fare anche di recente sulla vicenda della grazia al gioielliere Mario Roggero, invocata e acclamata dal centrodestra.

Non entra nelle polemiche quotidiane il Capo dello Stato ma, rivendica il suo compito che è quello di stimolare una riflessione “che vada anche al di là del momento contingente”. E che, sopratutto, tenga in considerazione il bene del Paese e la ricerca delle soluzioni ai suoi problemi: questa è la prima preoccupazione di Mattarella. Mancano ancora diversi mesi alle elezioni Politiche del 2027, ma il clima da campagna elettorale tra partiti, che il Capo dello Stato bolla come intempestivo, si è surriscaldato, le polemiche non mancano e lo scontro politico talvolta supera i limiti. Il rischio è che ad essere dimenticate siano tutte quelle questioni che attendono una risposta dalla politica e che più incidono sulla vita dei cittadini. “Mi auguro che le tensioni elettorali – ancora, per la verità, piuttosto intempestive – non sottraggano attenzione ai problemi che riguardano la vita quotidiana dei nostri concittadini e non inducano ad alterare la realtà delle questioni”, osserva Mattarella augurandosi una dialettica politica senza “inopportuna e controproducente” aggressività verbale.

Questo richiamo alla concretezza vale un po’ per tutti i dossier politici aperti. A cominciare da quello, delicatissimo, della riforma della legge elettorale. La premessa è che “non mi compete intervenire nelle dinamiche parlamentari e non intendo – com’è comprensibile – parlare di progetti legislativi che si trovano all’esame del Parlamento” ma “affrontando il tema elettorale” Mattarella non nasconde “la preoccupazione” per l’astensionismo e ricorda ai partiti, impegnati in un serrato confronto su premio di maggioranza e preferenze, che proprio questo fenomeno “dovrebbe essere il punto di attenzione principale per tutte le parti politiche, al di sopra di qualsiasi altro aspetto”.

Questa attenzione ai problemi più che ai proclami, da qualsiasi parte provengano, è il modus che Mattarella, fuori dall’agone politico, di nuovo segue: “non è mio compito progettare né esprimere giudizi su temi politici”, e guarda alle questioni di cui la politica dibatte. Tra queste il tema della sicurezza su cui, rispondendo a una domanda del presidente Asp Raimo, che ha osservato come il dibattito politico sui recenti casi di cronaca – da Roggero alla morte di Abderrahim Fakir a Bologna, agli scontri No Tav a Chiomonte – si stia svolgendo in un clima emotivo, offre una riflessione: se si pensa, dice il presidente, “che le regole della legge debbano adattarsi ai comportamenti individuali, occasionali, cambiando il proprio contenuto di volta in volta, di caso in caso, non si rafforza la sicurezza ma si decide l’abdicazione dello Stato”.

Nel discorso davanti ai giornalisti c’è anche il tema della difesa europea che “non è una minaccia” ma uno strumento per la pace, la difesa del multilateralismo per non tornare alla “barbarie” della “legge del più forte”, la rivendicazione di un’Europa “non inerte nè silenziosa” che davanti a un mondo in fiamme può indicare, forte della propria storia, una strada per la pace. C’è un richiamo netto sulla Rai perchè “finalmente si ponga riparo alla paralisi del sistema radio tv pubblico determinato dal blocco nel funzionamento della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi”. E c’è una citazione, quella di Papa Leone XIV che Mattarella condivide “appieno”: per gestire il fenomeno delle migrazioni va abbandonata la “logica dell’emergenza”.

Poi i temi del giornalismo e della libera informazione da cui “dipende un valore prezioso che si chiama libertà” e che non deve essere messa a rischio da un uso distorto dell’Intelligenza artificiale attraverso “cloni di notizie, prodotti artificialmente da macchine e destinati a riprodursi all’infinito”: “L’informazione non è clone di sé stessa. Non è la caricatura della pecora Dolly”, avverte Mattarella.

Infine, nel ragionamento di Mattarella, un inciso per spiegare che no, il suo ruolo non è affatto ingessato. Parole che, inevitabilmente, suonano come una risposta indiretta al presidente del Senato Ignazio La Russa che, nell’escludere un suo desiderio rispetto al Quirinale, per cui si vota nel 2029, ha osservato che si tratta di un ruolo troppo “ingessato” per il suo carattere. Oggi Mattarella, prima ricorda che i presidenti delle Camere sono sì organi di garanzia ma “ricoperti comunque da esponenti politici” e poi osserva: “Voi tutti conoscete i limiti doverosi delle mie considerazioni. Questi limiti non rappresentano una costrizione: al contrario raffigurano una delle modalità del dovere di assicurare al Quirinale imparzialità ed estraneità alla dialettica, alla legittima dialettica, tra le parti politiche”.

Scherma, il Fioretto femminile campione del mondo a squadre

Roma, 30 lug. (askanews) – L’Italia è campione del mondo anche nel fioretto femminile. Martina Favaretto, Arianna Errigo, Martina Cristino e Martina Batini hanno sconfitto in finale gli Stati Uniti per 45-29 nella prova a squadre di fioretto femminile. Dopo il capolavoro di Arianna Errigo, capace di ribaltare la finale con due assalti straordinari, Martina Favaretto ha consolidato il vantaggio vincendo 4-1 il proprio confronto. Poi è stata ancora la capitana azzurra a mettere il sigillo sulla sfida con un altro parziale dominante, 6-2, consegnando ad Anna Cristino l’ultima frazione con un rassicurante 45-29 contro gli Stati Uniti. Alla più giovane del quartetto è bastato amministrare il margine per chiudere la sfida e riportare il titolo mondiale in Italia. Con questo successo la spedizione azzurra chiude i Mondiali di Hong Kong con otto medaglie complessive, quattro ori e quattro argenti, vincendo con ampio margine il medagliere per nazioni e confermandosi ancora una volta la prima potenza mondiale della scherma. (Foto Federscherma.it)

Mattarella frena campagna elettorale (intempestiva): si pensi a Paese

Roma, 30 lug. (askanews) – Che non intenda essere “partecipe”, tirato in ballo o per la giacchetta, in scontri o dialettiche politiche lo ribadisce nettamente – e per più di una volta – nel discorso per la cerimonia del Ventaglio al Quirinale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella riceve la stampa accreditata e risponde alle domande del presidente dell’Associazione stampa parlamentare, Alfonso Raimo, nel tradizionale incontro con i giornalisti prima della pausa estiva. Un modo per fare il punto sulle tante questioni aperte e anche per ribadire prerogative e limiti della Presidenza della Repubblica. L’ha dovuto fare anche di recente sulla vicenda della grazia al gioielliere Mario Roggero, invocata e acclamata dal centrodestra.

Non entra nelle polemiche quotidiane il Capo dello Stato ma, rivendica il suo compito che è quello di stimolare una riflessione “che vada anche al di là del momento contingente”. E che, sopratutto, tenga in considerazione il bene del Paese e la ricerca delle soluzioni ai suoi problemi: questa è la prima preoccupazione di Mattarella. Mancano ancora diversi mesi alle elezioni Politiche del 2027, ma il clima da campagna elettorale tra partiti, che il Capo dello Stato bolla come intempestivo, si è surriscaldato, le polemiche non mancano e lo scontro politico talvolta supera i limiti. Il rischio è che ad essere dimenticate siano tutte quelle questioni che attendono una risposta dalla politica e che più incidono sulla vita dei cittadini. “Mi auguro che le tensioni elettorali – ancora, per la verità, piuttosto intempestive – non sottraggano attenzione ai problemi che riguardano la vita quotidiana dei nostri concittadini e non inducano ad alterare la realtà delle questioni”, osserva Mattarella augurandosi una dialettica politica senza “inopportuna e controproducente” aggressività verbale.

Questo richiamo alla concretezza vale un po’ per tutti i dossier politici aperti. A cominciare da quello, delicatissimo, della riforma della legge elettorale. La premessa è che “non mi compete intervenire nelle dinamiche parlamentari e non intendo – com’è comprensibile – parlare di progetti legislativi che si trovano all’esame del Parlamento” ma “affrontando il tema elettorale” Mattarella non nasconde “la preoccupazione” per l’astensionismo e ricorda ai partiti, impegnati in un serrato confronto su premio di maggioranza e preferenze, che proprio questo fenomeno “dovrebbe essere il punto di attenzione principale per tutte le parti politiche, al di sopra di qualsiasi altro aspetto”.

Questa attenzione ai problemi più che ai proclami, da qualsiasi parte provengano, è il modus che Mattarella, fuori dall’agone politico, di nuovo segue: “non è mio compito progettare né esprimere giudizi su temi politici”, e guarda alle questioni di cui la politica dibatte. Tra queste il tema della sicurezza su cui, rispondendo a una domanda del presidente Asp Raimo, che ha osservato come il dibattito politico sui recenti casi di cronaca – da Roggero alla morte di Abderrahim Fakir a Bologna, agli scontri No Tav a Chiomonte – si stia svolgendo in un clima emotivo, offre una riflessione: se si pensa, dice il presidente, “che le regole della legge debbano adattarsi ai comportamenti individuali, occasionali, cambiando il proprio contenuto di volta in volta, di caso in caso, non si rafforza la sicurezza ma si decide l’abdicazione dello Stato”.

Nel discorso davanti ai giornalisti c’è anche il tema della difesa europea che “non è una minaccia” ma uno strumento per la pace, la difesa del multilateralismo per non tornare alla “barbarie” della “legge del più forte”, la rivendicazione di un’Europa “non inerte nè silenziosa” che davanti a un mondo in fiamme può indicare, forte della propria storia, una strada per la pace. C’è un richiamo netto sulla Rai perchè “finalmente si ponga riparo alla paralisi del sistema radio tv pubblico determinato dal blocco nel funzionamento della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi”. E c’è una citazione, quella di Papa Leone XIV che Mattarella condivide “appieno”: per gestire il fenomeno delle migrazioni va abbandonata la “logica dell’emergenza”.

Poi i temi del giornalismo e della libera informazione da cui “dipende un valore prezioso che si chiama libertà” e che non deve essere messa a rischio da un uso distorto dell’Intelligenza artificiale attraverso “cloni di notizie, prodotti artificialmente da macchine e destinati a riprodursi all’infinito”: “L’informazione non è clone di sé stessa. Non è la caricatura della pecora Dolly”, avverte Mattarella.

Infine, nel ragionamento di Mattarella, un inciso per spiegare che no, il suo ruolo non è affatto ingessato. Parole che, inevitabilmente, suonano come una risposta indiretta al presidente del Senato Ignazio La Russa che, nell’escludere un suo desiderio rispetto al Quirinale, per cui si vota nel 2029, ha osservato che si tratta di un ruolo troppo “ingessato” per il suo carattere. Oggi Mattarella, prima ricorda che i presidenti delle Camere sono sì organi di garanzia ma “ricoperti comunque da esponenti politici” e poi osserva: “Voi tutti conoscete i limiti doverosi delle mie considerazioni. Questi limiti non rappresentano una costrizione: al contrario raffigurano una delle modalità del dovere di assicurare al Quirinale imparzialità ed estraneità alla dialettica, alla legittima dialettica, tra le parti politiche”.

Incendi in Grecia: oltre 7.000 persone evacuate a Creta

Roma, 30 lug. (askanews) – Più di 7.000 persone sono state evacuate sull’isola greca di Creta a causa degli incendi, secondo quanto riportato dal vice governatore della regione di Rethymno, Maria Lioni.

“Abbiamo evacuato Agia Galini, una città molto grande con circa settemila-ottomila abitanti”, ha dichiarato Lioni in un’intervista all’emittente Ert. Lioni ha aggiunto che anche diversi villaggi sono stati evacuati. Inoltre, nelle zone di Agios Pavlos, Ligres e Triopetra, tradizionalmente mete turistiche molto frequentate, le autorità hanno dovuto evacuare le persone via mare, perché l’accesso stradale era impraticabile per gli autobus.

Secondo il vice governatore, Creta ha vissuto “un giorno e una notte da incubo”. L’incendio ha causato danni ingenti che non possono ancora essere completamente valutati, perché le fiamme sono ancora in corso.

Ieri sull’isola sono morti due vigili del fuoco impegnati a domare gli incendi.

Ferrari, ricavi netti II trim +8% a 1,9 mld, utile +9%, alza guidance

Roma, 30 lug. (askanews) – Ferrari ha siglato il secondo trimestre con ricavi netti pari a 1,938 miliardi di euro, in aumento dell’8% rispetto all’anno precedente (+11% a cambi costanti). L’utile operativo (Ebit) è cresciuto del 10%, a 605 milioni, con un margine pari al 31,2%, l’utile netto, pari a 463 milioni, è aumentato del 9%, secondo quanto riporta la casa del Cavallino con un comunicato, a 2,62 euro per azione (da 2,38 euro lo stesso periodo di un anno prima).

“I solidi risultati del secondo trimestre riflettono la nostra disciplina nell’esecuzione e la costante efficacia della nostra strategia. Il trend sostenuto delle personalizzazioni ci consente di alzare la guidance per il 2026”, ha dichiarato l’amministratore delegato, Benedetto Vigna.

“In un solo trimestre abbiamo presentato la Ferrari Luce e la Ferrari 12Cilindri Manuale: due auto sportive profondamente diverse tra loro ma che incarnano lo stesso DNA di Ferrari, dimostrando la nostra capacità di coniugare in modo unico tradizione e innovazione. Oggi – aggiunge – abbiamo la gamma più completa nella storia di Ferrari e continuiamo a registrare una domanda sostenuta con un portafoglio ordini che copre interamente il 2027”.

Il primo semestre si chiude con ricavi netti saliti del 6% a 3,78 6 miliardi di euro e un utile netto cresciuto del 5% 876 milioni. Le previsioni sull’intero anno sono state aggiornate e ora indicano un aumento dei ricavi netti a 7,6 miliardi (7,15 nel 2025) e un utile per azione che dovrebbe raggiungere 9,68 euro, a fronte di 8,96 euro nel 2025. (fonte immagine Ferrari).

Tv, Ferzan Ozpetek dirigerà la serie su Giorgio Armani

Roma, 30 lug. (askanews) – Ferzan Ozpetek dirigerà la serie dedicata alla vita di Giorgio Armani, simbolo del made in Italy nel mondo e creatore di uno stile inconfondibile. Lo ha annunciato Lux Vide, società del gruppo Fremantle.

La serie evento internazionale ripercorrerà la storia di Giorgio Armani, l’uomo che ha ridefinito il concetto di eleganza, cambiando la storia della moda e del costume a livello mondiale. Una storia di genialità, lavoro e amore che ha consentito a Armani di creare un regno di stile ammirato in tutto il mondo.

La Giorgio Armani ha acconsentito a mettere a disposizione abiti, archivi e luoghi celebri dello stilista e della maison. La serie sarà prodotta da Lux Vide, in associazione con Faros Film. Soggetto e sceneggiatura di Ferzan Ozpetek e Francesco Arlanch.

Tv, "La legge di Lidia Poet" in prima serata su Rai1 dal 25 agosto

Roma, 30 lug. (askanews) – Arriva in prima serata su Rai 1 la prima stagione de “La legge di Lidia Poet”, la serie evento in sei episodi ispirata alla figura della prima donna italiana ad aver ottenuto l’iscrizione all’Ordine degli Avvocati. Da martedì 25 agosto due episodi a serata per tre prime serate: 25 agosto, primo settembre e 8 settembre.

La serie Netflix, prodotta da Groenlandia, creata da Guido Iuculano e Davide Orsini che firmano la sceneggiatura insieme a Elisa Dondi, Daniela Gambaro e Paolo Piccirillo, vede protagonista Matilda De Angelis nel ruolo di Lidia Poet, una donna straordinariamente moderna che, nella Torino di fine Ottocento, sfida convenzioni, pregiudizi e discriminazioni in un’epoca in cui alle donne era negato l’esercizio della professione forense. Costretta da una sentenza della Corte d’Appello a rinunciare alla toga solo perché donna, Lidia continua a battersi per la giustizia collaborando con lo studio legale del fratello Enrico e trasformando ogni caso in un’occasione per affermare il proprio talento e la propria libertà.

Tra misteri da risolvere, casi giudiziari, ironia e sentimenti, la serie intreccia il fascino del crime investigativo con il racconto di una protagonista anticonformista, determinata e brillante, capace di anticipare il proprio tempo. Ogni episodio propone un’indagine diversa, mentre il percorso personale di Lidia racconta una lunga battaglia per l’emancipazione e il riconoscimento dei diritti.

Accanto a Matilda De Angelis, un cast composto da Eduardo Scarpetta, Pier Luigi Pasino, Sara Lazzaro, Sinéad Thornhill e Dario Aita, per una narrazione che unisce ritmo, avventura e ricostruzione storica. Girata interamente a Torino e in numerose location piemontesi, la serie restituisce una città elegante e misteriosa, resa contemporanea da una messa in scena dal forte respiro cinematografico. La regia di Matteo Rovere e Letizia Lamartire coniuga rigore storico e linguaggio visivo moderno, dando vita a un racconto capace di parlare al pubblico di oggi attraverso una protagonista che continua a incarnare valori universali come indipendenza, uguaglianza e libertà.

Pil. Meloni: Italia meglio di previsioni, sinistra tifava contro

Roma, 30 lug. (askanews) – “Ancora una volta l’Italia fa meglio delle previsioni. Gli analisti stimavano una crescita tendenziale del PIL dello 0,7%. I dati diffusi oggi dall’ISTAT certificano invece una crescita dell’1,0%, con una crescita acquisita per il 2026 pari allo 0,8%. E mentre a sinistra c’era chi tifava per il rallentamento dell’Italia, i fatti raccontano un’altra storia. Continuate pure a sottovalutarci. Noi continueremo a lavorare e l’Italia continuerà a sorprendervi”. Così su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

IA, Ue lancia gara per costruire fino a 7 Gigafactory in Europa

Roma, 30 lug. (askanews) – L’Unione europea ha lanciato una gara d’appalto per la costruzione di fino a sette “Gigafactory” di intelligenza artificiale in tutta Europa, nell’ambito della sua strategia per accelerare la sovranità tecnologica e l’ambizione di “diventare il continente dell’IA”, su cui appare tuttavia in netto ritardo rispetto a Usa e Cina.

Secondo quanto riporta un comunicato, la gara punta a mobilitare fino a 30 miliardi di finanziamenti, 10 miliardi da fondi Ue e nazionali con l’idea di “sbloccare” almeno altri 20 miliardi di investimenti privati.

Punta ad amplierà la capacità di calcolo dell’IA in Europa e consentire a start-up, scale-up, imprese di varie dimensioni, mondo accademico e autorità pubbliche di accedere a infrastrutture per la formazione e la messa a punto di modelli avanzati di IA.

Tutto questo mentre negli Stati Uniti sta diventando sempre più faticosa la costruzione di nuovi centri dati, che incontrano opposizioni trasversali sia dell’elettorato democratico sia di quello repubblicano. In molte delle aree in cui si cerca di allestirli, i progetti vengono bloccati tra problematiche sull’uso dell’acqua per il raffreddamento dei sistemi e il massiccio consumo di elettricità che comportano, con conseguenti problemi sulle reti e rincari sulle bollette.

Secondo i propositi della Ue, queste Gigafactory di IA combineranno processori avanzati, software e tecnologie cloud, connettività ad alta velocità e data center efficienti dal punto di vista energetico. Possono candidarsi alla gara consorzi o società veicolo che riuniscono società, enti pubblici, investitori e altri partner.

Cinema, si gira "Maridos" di Costella con Guzzanti, Pesce, Lodovini

Roma, 30 lug. (askanews) – Sono in corso le riprese di “Maridos” per la regia di Paolo Costella con Corrado Guzzanti, Edoardo Pesce e con Valentina Lodovini, completano il cast Lucia Mascino e Gianluca De Angelis. Le riprese sono ambientate nel borgo di Santo Stefano di Sessanio e nella città dell’Aquila.

Il soggetto è di Michele Abatantuono e Lara Prando, la sceneggiatura è firmata da Michele Abatantuono, Lara Prando e Paolo Costella.

Andrea e Manuel non hanno nulla in comune… Tranne Laura, che ha sposato entrambi all’insaputa l’uno dell’altro. Quando Laura ha un incidente, i due mariti sono costretti a una imprevedibile convivenza forzata, in attesa che la moglie si risvegli. Privati di tutte le loro certezze, mentre ricostruiscono la doppia vita di lei riscrivono ognuno la propria, scoprendo che, a volte, il tuo peggior rivale può rivelarsi il tuo migliore amico.

Tratto dal film spagnolo “Mari(dos)”, prodotto da Telecinco Cinema S.A.U, Think Studio, S.L. Producciones Cinematográficas Ciudadano Ciskul, S.L. Dos Maridos, A.I.E. e dalla sceneggiatura di Pablo Alen Varela, Breixo Corral Campos. Il film sarà distribuito in Italia da Vision Distribution.

No Tav, Mattarella: inammissibile violenza, virus letale per democrazia

Roma, 30 lug. (askanews) – “Intendo richiamare il doveroso, indispensabile contrasto alla violenza. Non è accettabile che si faccia strada la convinzione che, se le proprie posizioni risultano minoritarie all’interno della società, sia giustificabile il ricorso a forme di violenza, che aggrediscono le libere volontà democratiche del popolo italiano espresse attraverso le istituzioni previste dalla Costituzione. Una sorta di fai da te, di liberi tutti rispetto all’azione dei poteri pubblici, cioè comuni”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando durante la cerimonia del Ventaglio al Quirinale.

“Quanto avvenuto – da ultimo – sabato in Val di Susa è inammissibile: sono chiamate in causa le basi stesse della convivenza democratica e non è accettabile alcuna esitazione né circospezione nel condannare e contrastare simili comportamenti aggressivi – ha aggiunto – . La violenza è un virus letale per la democrazia e per la vita sociale. Aggredisce la Costituzione chi la pratica, chi la predica, chi la giustifica. Vi si affianca un fenomeno più volte denunziato sulle pagine di diversi giornali e che richiede maggiore responsabile attenzione da parte di tutti, nella società e nella vita politica. Il fenomeno di una sorta di rifiuto sdegnato non di condividere ma di ascoltare le opinioni altrui: non ci si può sorprendere che ne derivi un clima di reciproca intolleranza, di avversione fanatica che contribuisce a seminare germi di violenza”.

Mattarella: legge che si adatta a comportamenti individuali non è sicurezza

Roma, 30 lug. (askanews) – “Lei ha ricordato alcuni argomenti del dibattito che si è sviluppato in questi giorni su temi politici, o per meglio dire, tra forze politiche. Io, ovviamente non vi entro: non ne sono e non intendo esserne partecipe”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando durante la cerimonia del Ventaglio al Quirinale e rispondendo a una domanda del presidente dell’Associazione stampa parlamentare, Alfonso Raimo, che ha citato anche il caso Roggero.

“Mi limito a una considerazione che mi auguro induca a riflettere. In una società civilmente ordinata, rassicurante per i cittadini, i comportamenti individuali devono rispettare le regole comuni, quelle della legge – ha ribadito Mattarella -. Se invece si capovolgesse questo principio e si pensasse che le regole della legge debbano adattarsi ai comportamenti individuali, occasionali, cambiando il proprio contenuto di volta in volta, di caso in caso, non si rafforza la sicurezza ma si decide l’abdicazione dello Stato”.

Iran, guerra a due binari: bombardamenti e contatti de-escalation

Roma, 30 lug. (askanews) – Il conflitto tra Stati Uniti e Iran procede sul doppio binario di un’intensa escalation militare e di contatti diplomatici per cercare di evitare un conflitto su ancora più larga scala. Washington ha ripreso a colpire obiettivi iraniani con una vasta operazione militare e stamattina il Pakistan ha confermato che sono in corso negoziati indiretti tra le due capitali, concentrati soprattutto sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz e su possibili misure di de-escalation.

Nella notte, il Comando Centrale statunitense (CENTCOM) ha annunciato di aver completato una “pesante serie” di bombardamenti contro decine di installazioni riconducibili ai Guardiani della Rivoluzione. Tra gli obiettivi figurano centri di comando, basi missilistiche, infrastrutture per droni, sistemi di sorveglianza, difese costiere e capacità navali. Washington ha presentato l’operazione come risposta al lancio di numerosi missili balistici iraniani contro le forze americane schierate in Medio Oriente. Secondo le dichiarazioni ufficiali, tutti gli ordigni sono stati intercettati senza provocare vittime.

Il presidente Donald Trump aveva anticipato una risposta particolarmente dura dopo il lancio di missili iraniani contro una base americana in Giordania, dichiarando che era giunto “il turno” degli Stati Uniti di colpire. L’operazione seguita al monito appare come uno degli interventi più estesi condotti direttamente contro obiettivi militari iraniani dall’inizio della guerra.

Sul fronte iraniano, i media ufficiali riferiscono che i raid hanno interessato soprattutto le province meridionali di Hormozgan e Khuzestan. Sull’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz, secondo l’agenzia Fars è stata colpita un’abitazione civile provocando la morte di tre membri della stessa famiglia – padre, madre e un bambino di due anni – mentre altri due figli sarebbero rimasti feriti. Le autorità iraniane denunciano l’estensione degli attacchi ad aree civili.

L’escalation arriva all’indomani dei raid congiunti condotti da Stati Uniti e Arabia Saudita contro milizie filo-iraniane in Iraq, accusate di aver attaccato impianti petroliferi sauditi. Queste hanno respinto le accuse, ma secondo la coalizione di milizie sciite Hashd al-Shaabi (Forze di Mobilitazione Popolare), gli attacchi hanno causato venti morti e trentadue feriti, tra cui cinque cittadini iraniani. La Resistenza Islamica in Iraq, coalizione armata vicina a Teheran, ha minacciato una “risposta inevitabile”, lasciando intendere che possibili ritorsioni potrebbero colpire interessi statunitensi e sauditi nella regione.

Dopo i raid di ieri congiunto con gli Usa, l’Arabia saudita è tornata sulla posizione di prudenza che ha mantenuto fin dall’inizio del conflitto nella regione. Axios ha rivelato che tramite il suo ministro della Difesa che stesso ieri ha incontrato Donald Trump alla Casa Bianca, ha fatto recapitare al presidente americano una lettera del principe ereditario Mbs in cui gli si chiedeva espressamente una de-escalation con l’Iran.

Se Trump ha sostenuto che le operazioni in Iraq sarebbero state coordinate con il governo di Baghdad, la presidenza irachena ha definito i bombardamenti una “flagrante violazione della sovranità nazionale”, mentre Teheran ha condannato con forza gli attacchi contro il Paese vicino.Tuttavia, oggi il portavoce del ministero degli Esteri pachistano, Tahir Andrabi, ha confermato che Islamabad sta svolgendo un ruolo di mediazione tra Washington e Teheran. Secondo il governo pachistano, sono in corso negoziati tra le due parti, con particolare attenzione alla situazione nello Stretto di Hormuz. L’obiettivo dichiarato è favorire una de-escalation e impedire che il confronto degeneri in un conflitto regionale dalle conseguenze imprevedibili.

Il Pakistan non ha fornito dettagli sulla sede o sul livello dei colloqui, ma la conferma ufficiale dell’esistenza di un canale negoziale fa pensare che entrambe le parti intendano mantenere alta la pressione sul piano militare senza rinunciare alla possibilità di una soluzione negoziata.

Mattarella: dialettica politica sia rispettosa,aggressività controproducente

Roma, 30 lug. (askanews) – “Naturalmente mi auguro costantemente” che la dialettica politica “si svolga nel reciproco rispetto; senza inopportuna aggressività verbale, spesso immotivata, e, a mio avviso, anche controproducente”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando durante la cerimonia del Ventaglio al Quirinale.

“Mi auguro che le tensioni elettorali – ancora, per la verità, piuttosto intempestive – non sottraggano attenzione ai problemi che riguardano la vita quotidiana dei nostri concittadini e non inducano ad alterare la realtà delle questioni”, osserva.

Mattarella: da Ue strada per pace contro barbarie legge più forte

Roma, 30 lug. (askanews) – “Dall’Europa viene presentata una strada per la pace, contrapposta al tentativo di ritornare alla barbarie nella vita internazionale ripristinando la legge del più forte, peraltro, come si vede, di dubbia efficacia”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella rispondendo a una domanda di Alfonso Raimo, presidente dell’Associazione stampa parlamentare durante la cerimonia del Ventaglio al Quirinale.

“Conosco bene l’esercizio di critiche rivolte all’Unione per insufficiente incisività dalla sua azione, critiche avanzate con accanimento soprattutto da chi ne ostacola, in ogni modo e circostanza, la possibilità di strumenti decisionali e operativi più efficaci” ha rilevato Mattarella.

Mattarella: salvaguardare sistema multilaterale, Ue non inerte nè silenziosa

Roma, 30 lug. (askanews) – “Da parte di chi nutre senso di responsabilità, si avverte l’esigenza di salvaguardare il sistema multilaterale e, al fine di restituirgli solidità, di procedere a una sua riforma, che, ispirandosi alla realtà, lo doti di forme e di strumenti adeguati al mondo così com’è oggi e non com’era tra la fine degli anni quaranta e gli anni cinquanta del secolo scorso”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella rispondendo a una domanda di Alfonso Raimo, presidente dell’Associazione stampa parlamentare durante la cerimonia del Ventaglio al Quirinale.

“Da diverse parti ci si attende che a questo fine una spinta protagonista provenga dall’Europa: lo ha auspicato chiaramente il Primo Ministro del Canada, Carney” ha aggiunto Mattarella osservando che “non è un caso che sussista quest’attesa perché l’Europa, in pochi anni, ponendo in comune impegni del presente e prospettive del futuro, è riuscita a trasformarsi, da continente lacerato per tanti secoli da contrasti e guerre sanguinose, nella più vasta area di pace e sviluppo comune. Area che non sorprende che attiri persone da ogni parte del mondo”.

“L’Unione Europea non è inerte né silenziosa di fronte a quella invocazione di responsabilità, pur tra difficoltà di ogni genere, interne e, soprattutto, di origine esterna”, ha rilanciato Mattarella.

Mattarella: presidente Repubblica estraneo a dialettica tra forze politiche

Roma, 30 lug. (askanews) – “Nelle Camere i rispettivi Presidenti sono organi di garanzia, ricoperti comunque da esponenti politici. Diversa è la posizione del Presidente della Repubblica, estraneo alla dialettica tra le forze politiche: diverso è quindi il carattere di questo incontro, nato, a suo tempo, con i quirinalisti come occasione di scambio di auguri per la pausa estiva e sostituito, ventiquattro anni fa, dalla cortese consegna del Ventaglio”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricevendo i giornalisti accreditati e l’Associazione stampa parlamentare al Colle durante la cerimonia del Ventaglio al Quirinale.

Mps, Messina cita Draghi: "whatever it takes" per portare a termine Opas

Milano, 30 lug. (askanews) – “Posso dirvi, come Mario Draghi, che faremo tutto il necessario (whatever it takes)” per portare a termine l’offerta sul gruppo Mps. “Questo è qualcosa che vogliamo realizzare, che vogliamo raggiungere e faremo del nostro meglio per portare a termine questa operazione”. Lo ha detto il Ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, intervistato da Cnbc.

“Abbiamo fatto una buona offerta per gli azionisti di Mps, e possiamo anche garantire qualcosa che oggi manca al Monte, ovvero serenità e trasparenza nel processo di governance. Qualcosa che può creare un porto sicuro per gli azionisti di Mps”.

“Credo che attraverso questa acquisizione possiamo creare molto valore per i nostri azionisti, ma anche per gli azionisti di Mps – ha concluso Messina -, perché la valutazione che stiamo dando al Monte permette oggi di avere un rapporto price/earnings paragonabile a quello di JP Morgan, Morgan Stanley, Goldman Sachs”.

Pil, Istat: nel secondo trimestre +0,2% da trim precedente e +1% annuo

Roma, 30 lug. (askanews) – Nel secondo trimestre il prodotto interno lordo (Pil) dell’Italia, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1% su base annua. Lo riporta l’Istat nella sua stima preliminare, precidando che il preorio in esame ha avuto lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al secondo trimestre del 2025.

La crescita tra primo e secondo trimestre è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nel comparto dei servizi e di una diminuzione in quello dell’agricoltura e dell’industria. Dal lato della domanda, spiega l’Istat con un comunicato, vi è un contributo positivo della componente nazionale al lordo delle scorte e un apporto negativo della componente estera netta.

La variazione del Pil acquisita per il 2026, corretta per gli effetti di calendario, è pari allo 0,8%. Il 2026 ha 3 giornate lavorative in più rispetto al 2025. Nel primo trimestre il Pil dell’Itata aveva registrato un più 0,3% dai tre mesi precedenti e un più 0,8% annuo.

“L’economia italiana ha mostrato un lieve rallentamento congiunturale rispetto al trimestre precedente – è il commento dell’Istat -. In termini tendenziali, si è registrata una crescita dell’1%, in lieve accelerazione rispetto allo 0,8% del trimestre precedente. La dinamica congiunturale positiva osservata nel secondo trimestre determina una revisione al rialzo di due decimali della crescita acquisita per l’anno 2026, da 0,6 a 0,8”.

“Dal lato dell’offerta la crescita congiunturale risulta trainata dal comparto terziario, mentre si registrano flessioni per il valore aggiunto dell’agricoltura e dell’industria. Dal lato della domanda – aggiunge l’Istat – si rileva un contributo negativo della componente estera netta al quale si associa un più marcato contributo positivo della domanda interna al lordo delle scorte”. (fonte immagine: Istat).

Meloni: bene rinnovo contratto della sanità, valorizziamo chi serve Stato

Roma, 30 lug. (askanews) – “Chi lavora ogni giorno per garantire servizi essenziali ai cittadini merita rispetto. E il rispetto passa anche dal riconoscimento del valore del suo lavoro. Con il rinnovo del contratto della Sanità si completa il percorso dei rinnovi dei principali comparti della Pubblica Amministrazione per il triennio 2025-2027. È un risultato importante, che dà certezze a milioni di lavoratori pubblici e alle loro famiglie e conferma una scelta chiara: valorizzare chi, ogni giorno, serve lo Stato con competenza, responsabilità e dedizione. Per questo Governo il lavoro di chi fa funzionare l’Italia merita attenzione, rispetto e riconoscimento. E continuiamo a dimostrarlo con i fatti”. Lo ha scritto su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Trump ipoteca l’America: altro debito prima del voto di Midterm

L’amministrazione Trump starebbe valutando di alzare il tetto del debito federale dagli attuali 39.700 a 41.100 miliardi di dollari prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. L’obiettivo è abbastanza trasparente: evitare che, nel 2027, una Camera eventualmente riconquistata dai Democratici possa usare l’autorizzazione all’indebitamento come strumento di pressione sulla Casa Bianca.

Non si tratterebbe di autorizzare nuove spese, almeno formalmente. Il debt ceiling stabilisce infatti quanto il Tesoro possa prendere in prestito per pagare impegni già approvati dal Congresso. Ma la decisione avrebbe un evidente significato politico: Trump e i repubblicani, dopo avere a lungo denunciato l’irresponsabilità fiscale dei Democratici, vorrebbero neutralizzare preventivamente una delle più delicate scadenze finanziarie della prossima legislatura.

Il progetto non sembra tuttavia ancora definito. Nelle stesse ore, Axios ha riferito che la Casa Bianca sta premendo per una nuova legge di bilancio repubblicana da approvare prima del voto, precisando però che il provvedimento, allo stato attuale, non comprenderebbe l’innalzamento del tetto. 

I Democratici: debito per finanziare l’agenda di Trump

Non risultano ancora prese di posizione democratiche circostanziate sull’ipotesi specifica dei 41.100 miliardi. La linea politica dell’opposizione è però già chiara. Il capogruppo democratico nella commissione Bilancio della Camera, Brendan Boyle, accusa i repubblicani di aggravare il deficit per finanziare sgravi fiscali, spese militari e misure elettorali, mentre trascurano il costo della vita e i servizi sociali. Di fronte all’ultima manovra repubblicana, Boyle ha denunciato un ulteriore aumento del disavanzo senza risposte ai problemi economici delle famiglie. 

I Democratici sottolineano inoltre che lo stesso bilancio repubblicano prevede 16.700 miliardi di deficit complessivi fra il 2027 e il 2036, con il debito detenuto dal pubblico destinato a salire da 34.000 a 48.500 miliardi.  La loro accusa, in sostanza, è che Trump voglia prima ampliare lo spazio per indebitarsi e poi lasciare al futuro Congresso il problema del risanamento.

Il tetto non cura la malattia

Gli economisti distinguono nettamente fra due questioni. Alzare il tetto è necessario per evitare un default tecnico, che potrebbe scuotere i mercati e compromettere l’affidabilità dei titoli del Tesoro. Ma aumentarlo non rende sostenibile il debito: permette soltanto di continuare a finanziarlo.

Il Congressional Budget Office prevede per il 2026 un deficit di 1.900 miliardi di dollari, pari al 5,8 per cento del Pil, destinato a raggiungere i 3.100 miliardi nel 2036. La causa principale del peggioramento sarà l’aumento degli interessi.  Nel solo 2026 il loro costo netto dovrebbe superare i mille miliardi di dollari. 

Anche la crescente emissione di titoli a breve termine preoccupa gli analisti: consente al Tesoro di finanziarsi con maggiore flessibilità, ma espone più rapidamente i conti pubblici all’aumento dei tassi e alla necessità di continui rifinanziamenti. 

L’eventuale operazione della Casa Bianca eviterebbe dunque una crisi immediata e toglierebbe un’arma ai Democratici. Ma confermerebbe anche un paradosso: il partito che ha fatto del rigore fiscale una bandiera sceglie di “giocare” con il tetto, mentre il debito continua a crescere senza una strategia condivisa per contenerlo.

Bandiera che non sbiadisce: appunti dal Connecticut, con Rachel Carson in mano

La lezione di Rachel Carson

Ogni giorno, grazie ai miei mentori Titti e Antonio, scopro l’ennesima meraviglia. Sono entrato alla Beinecke Library di Yale con gli occhi spalancati. Vetri, luce, silenzio. Dentro, sospesi come reliquie, i quaderni di Rachel Carson.
Carta ingiallita, numeri, appunti a matita. Da lì è nato The Sea Around Us. Da lì è nato il modo in cui l’America ha imparato a guardare il mare non come frontiera da conquistare, ma come origine da rispettare.

La mostra si chiama Unfurling the Flag. “Spiegare la bandiera”. E la spiega davvero: nelle pieghe, nelle toppe, nelle parti sbiadite.
Non è una celebrazione retorica. È una domanda: cos’è il patriottismo quando non è slogan? È il lavoro di una donna che nel 1951 scriveva che «ogni forma di vita porta l’impronta della sua origine marina». È una scienziata che capisce che i continenti, il clima, noi, veniamo dal mare.

L’America delle biblioteche e della memoria

Questa è l’America che mi ha colpito qui dal Connecticut.

Non quella dei muri e dei titoli urlati. Quella delle biblioteche dove i manoscritti si conservano come si conserva l’acqua: perché senza memoria si muore.
Quella di Carson, che con un libro di divulgazione scientifica è riuscita a cambiare leggi, coscienze e a fondare l’ambientalismo moderno. Quella che ha avuto il coraggio di dire che la scienza, se raccontata bene, diventa cultura civile.

Ecco perché vi scrivo, dall’altra parte dell’Atlantico. Perché sento dire spesso: «L’America è Trump». No. L’America è anche questo. È la Beinecke, che custodisce la carta come un tempio. È una mostra che ti chiede: «Quando il patriottismo è spontaneo e quando è imposto?». È la capacità di mettersi in discussione in pubblico, con oggetti, libri, dubbi.

Ciò che resta oltre il potere

Ci accomuna molto di più di quanto pensiamo. Noi italiani abbiamo il mare nelle ossa come loro. Abbiamo biblioteche, archivi, il culto della bellezza e della memoria. Abbiamo scienziati che scrivono poesie senza saperlo. Abbiamo paura, anche noi, che un uomo solo possa erodere decenni di pensiero.

Ma Carson ci insegna un’altra cosa: le isole nascono e scompaiono. Gli uomini passano. Le maree no. Quello che resta è il lavoro profondo, lento, fatto di appunti, di capitoli riscritti, di convinzioni. Resta la cultura che non urla.

Un presidente può occupare una stanza alla Casa Bianca.

Non può svuotare una biblioteca. Non può cancellare un’idea che è entrata nel linguaggio comune. Non può togliere a un popolo la capacità di chiedersi da dove viene.

Uscendo dalla Beinecke avevo addosso il silenzio e il sale. E una certezza: se vogliamo difendere ciò che ci unisce all’America, dobbiamo smettere di guardare solo ai palazzi del potere. Dobbiamo guardare ai quaderni. Alle mostre. Alle donne che hanno spiegato la bandiera per farne vedere anche gli strappi.

Lì c’è la vera resilienza di una civiltà. E lì, noi italiani, abbiamo molto da riconoscere. E molto da difendere insieme.

 

[Il testo compare sulla pagina Fb dell’autore]

Il M5S tra l’eredità di Grillo e la responsabilità di governo

L’attacco di Grillo e una traiettoria difficile da invertire

Non è del tutto chiaro il significato politico del post di Beppe Grillo che, sul suo Blog, attacca il Movimento 5 Stelle denunciandone la perdita di identità e soprattutto della presunta “diversità”.

Qualcuno ha detto che questa uscita avviene in prossimità del pronunciamento del Tribunale sulla proprietà e l’uso del nome e del simbolo del Movimento ormai da tempo sotto la guida di Giuseppe Conte.

Sarà però davvero difficile tornare indietro. Altri dicono che Grillo guardi alle fronde avverse allo stesso Conte: Virginia Raggi, Chiara Appendino e Alessandro Di Battista. In realtà ben poca cosa ormai. E allora quale sarebbe il significato?

Il Movimento, ormai collocato come seconda gamba del “campo largo” si appresta a vivere a settembre “Nova”, un importante evento programmatico. Dovrebbe uscirne il contributo alla piattaforma della coalizione politica di centrosinistra che dovrà battere la destra e assumere la responsabilità di governo.

Da quasi 15 anni il Movimento ha iniziato a innervare le istituzioni della Repubblica. Nel 2013 il Parlamento designò Giuseppe Conte al Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa.

Nel 2018 Di Maio diviene vice presidente della Camera e Fico presidente della Vigilanza Rai. Nel 2020, con il 70% dei voti favorevoli, viene approvato il Referendum confermativo sulla riforma costituzionale di riduzione del numero dei parlamentari, uno dei cavalli di battaglia del Movimento.

Nel 2016 e nel 2025, contro le proposte Renzi e Meloni, i grillini si schierano a difesa della Costituzione Repubblicana e del suo equilibrio fra poteri.

Tra il 2018 e il 2021 il Movimento diviene forza essenziale dei governi guidati da Giuseppe Conte. Con risultati di qualche rilievo nell’impegno alla riconversione ecologica dell’economia, per il contrasto alla pandemia Covid 19, per l’ottenimento di eccezionali finanziamenti europei per il nostro Paese. Solo la pessima gestione di queste misure innovative da parte dei governi successivi ne ha limitato gli effetti positivi e fatto emergere talune distorsioni.

La definitiva affermazione dell’epoca post Grillo

Ora è proprio difficile che il post di Grillo possa modificare una traiettoria costruttiva in essere, ben radicata, nelle forze residue del Movimento. Una traiettoria che anche Grillo, a modo suo, ha in qualche modo ambiguamente sostenuto.

Una traiettoria che il cattolico e moderato Conte, cresciuto a Villa Nazareth sotto la guida del cardinal Silvestrini, ben comprende e orienta. Segna piuttosto la definitiva affermazione dell’epoca “post” Grillo. Un tempo politico che non ammette altri gravi errori.

Battere la destra di Meloni potrebbe infatti voler dire molte cose: superare il grottesco centrodestra fascio-berlusconiano, spregiudicatamente messo in campo dal cavaliere soprattutto per difendere i suoi interessi; aprire così spazi politici nuovi a proposte politiche capaci di rivitalizzare radici importanti della nostra storia politica democratica.

Solo allora si potrà forse assorbire l’esperienza contraddittoria ma non del tutto sterile del Movimento 5 Stelle.

La lezione di Franco Marini e il superamento dei populismi

Nel dicembre del 2007 un lungimirante Franco Marini, presidente del Senato, fu l’unica Istituzione politica ad accettare il confronto con Grillo che aveva raccolto 350 mila firme a favore di norme che impedissero candidature di persone corrotte nella vita pubblica. Grillo fu ricevuto in Senato e ascoltato. Non si trattò certo di una approvazione di linguaggi e metodi del comico genovese, piuttosto di realistica attenzione alle istanze e alle forze reali della società. Dopo Aldo Moro, nessuno come Franco Marini ha più espresso una posizione così forte a sostegno del realismo e dell’attenzione alle forze che la società fa emergere.

Il superamento dei populismi a sinistra e a destra non può prescindere anche dal contributo di quanti, pur provenendo da quelle esperienze, ne hanno chiaramente riconosciuto i limiti. Chi conosce la politica, ne comprende anche i tempi e le sfide reali.

Il mondo disegnato dai vincitori: le bugie nascoste nelle mappe

Otto miti da smontare

Le mappe geografiche che siamo abituati a guardare possono ingannarci? Quanto siamo prigionieri di certe rappresentazioni del mondo? Sono questi alcuni degli interrogativi che il geografo britannico Paul Richardson affronta nel suo libro Le bugie delle mappe. In particolare, si sofferma su otto miti che hanno attraversato i secoli e continuano a essere diffusi, condizionando alla fine la percezione che abbiamo degli assetti mondiali e delle dinamiche politiche, economiche e sociali. L’A. si propone di rimettere in discussione immaginari, basati su letture di parte o imprecise, che si sono cristallizzati nel tempo. Un intento ambizioso che non è portato avanti per una «mera curiosità intellettuale o come forma di esercizio mentale, ma perché soltanto riconoscendoli [i miti] per quello che sono potremo comprendere la realtà delle ingiustizie, delle divisioni e delle catastrofi ambientali che abbiamo di fronte» (p. 11).

Continenti, confini, nazione e sovranità

Il primo dei miti esaminato è forse quello più sorprendente, perché riguarda i continenti in cui è suddiviso il mondo. Si tratta di un dato così comune da non essere mai indagato, ma dietro la sua apparente evidenza si cela un processo di costruzione culturale, che non trova una corrispondenza altrettanto chiara a livello geografico, dato che i confini dei continenti si sarebbero potuti «tracciare pressoché ovunque» (p. 40). Di fatto, i confini che oggi conosciamo rispecchiano assetti di potere che abbiamo ereditato dal passato, sancendo un ruolo centrale dell’Europa che non corrisponde più alla realtà. Meno inattesi sono altri miti esplorati dall’A., ma non per questo meno significativi. È il caso, ad esempio, di quello dei confini che si pretende corrispondano a effettive distinzioni tra i popoli, ma che in numerosi casi sono l’esito di azioni di forza o di negoziati politici che hanno tenuto poco o per nulla conto sia delle comunità sia dei luoghi. Altre due nozioni, oggi molto in voga, che sono rilette in modo critico sono quelle di nazione e sovranità, ben più complesse di quanto si pensi in prima battuta e la cui comprensione è mutata nel corso dei secoli.

Sviluppo, geopolitica e sguardo critico

Una parte è poi dedicata al tema dello sviluppo e della sua misurazione, in cui si ritrovano considerazioni già più note, riguardo ad esempio all’insufficienza di una visione di benessere fondata sul PIL. Nell’ultima parte del libro, l’attenzione si concentra su alcuni miti “regionali”, in particolare l’espansionismo russo, la politica internazionale cinese e il progetto della Nuova via della seta, e infine la radicata e coloniale visione dell’Africa come un’unica realtà, una terra ricca di risorse, ma arretrata politicamente e culturalmente. La lettura de Le bugie delle mappe offre molti spunti, sapendo intrecciare storia, geopolitica e cultura, alternando singoli episodi e riflessioni di fondo, muovendosi con intelligenza tra il passato più o meno lontano e il nostro presente. A causa dell’ampiezza dei temi affrontati, alcuni passaggi sono inevitabilmente meno approfonditi o alcuni aspetti solo accennati, ma il volume ha un pregio di fondo: aiuta il lettore a cambiare il proprio sguardo e a riconoscere che le mappe di ieri al pari di quelle di oggi non sono strumenti neutrali.

 

=========================================== Le bugie delle mappe. Gli otto miti della geografia che capovolgono la storia
Paul Richardson
Marsilio, Venezia 2025, pp. 240

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Fonte: Aggiornamenti Sociali

Per leggere l’originale:

https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/le-bugie-delle-mappe-gli-otto-miti-della-geografia-che-capovolgono-la-storia/

Stellantis, nel II trim ricavi +13% a 43,5 mld, utile sale a 293 mln

Roma, 30 lug. (askanews) – Stellantis ha chiuso il secondo trimestre 2026 con ricavi netti in aumento del 13% a 43,5 miliardi di euro, trainati principalmente dal Nord America e Sud America, mentre l’Europa allargata non ha registrato variazioni e le regioni Medio Oriente e Africa e Asia-Pacifico hanno segnato un leggero calo. L’utile netto è migliorato a 293 milioni di euro, a fronte di un rosso da 1,869 miliardi nello stesso periodo del 2025, secondo quanto riporta la società con un comunicato a riflesso di volumi più elevati e un ulteriore miglioramento delle prestazioni operative.

“Il secondo trimestre è stato caratterizzato da continui progressi, trainati dal Nord America e supportati da importanti contributi da tutte le altre regioni”, ha commentato l’amministratore delegato, Antonio Filosa.

“Abbiamo migliorato le prestazioni di tutti i nostri principali indicatori finanziari”, dice il manager citando aumenti significativi su ricavi netti, utile operativo rettificato e flusso di cassa industriale. “Con il piano strategico FaSTLAne 2030 in piena fase di attuazione e gli entusiasmanti lanci di prodotti previsti per quest’anno che procedono secondo i piani – aggiunge Filosa – restiamo fiduciosi sulla guidance finanziaria per il 2026”.

Il primo semestre si chiude con un fatturato cresciuto del 10%, a 81,614 miliardi, e un utile netto di 670 milioni, rispetto a una perdita di 2,256 miliardi un anno prima.

Sempre sul secondo trimestre, l’utile operativo rettificato (AOI) è stato di 773 milioni (da 213 mln nel 2025), che rappresenta un margine Aoi dell’1,8%, con tutte le regioni che hanno conseguito risultati positivi ad eccezione dell’Europa allargata, con un margine Aoi dello (0,6%). Il flusso di cassa industriale (IFCF) è stato pari a 1 miliardo di euro nel secondo trimestre del 2026, riflettendo il miglioramento delle prestazioni operative. Stellantis conferma la guidance finanziaria per il 2026. (fonte immagine: Stellantis).

Fed conferma i tassi di interesse, Warsh non si sbilancia su settembre

Roma, 29 lug. (askanews) – La Federal Reserve ha deciso di mantenere i tassi di interesse sul dollaro ad una forchetta del 3,50-3,75%, con un voto preso a maggioranza: 9 favorevoli mentre altri 3 componenti del direttorio, il Fomc, avrebbero voluto un rialzo da 0,25 punti percentuali. Nelle dichiarazioni introduttive della conferenza stampa esplicativa, il presidente Kevin Warsh ha rilanciato frasi che apparentemente risuonano restrittive: “ove necessario e appropriato non esiteremo ad agire”, ha detto. Ma poi, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha evitato di sbilanciarsi sulle mosse future.

In particolare, ripetutamente interpellato sull’attesa dei mercati di un rialzo al prossimo direttorio (il 15 e 16 settembre) ha puntualizzato che alla Fed “non saremo vincolati dai prezzi di mercato, anche se penso che sia opportuno capire che i mercati possono essere una fonte di informazione molto utile, ma non perfetta”.

I tassi di mercato sono saliti. “Questo non significa che lo prendiamo come un diktat, ma lo osserviamo”, ha proseguito. Guadando avanti “abbiamo decisioni importanti da prendere. La politica monetaria conta non solo per quello che diciamo, ma per quello che facciamo”. Ad ogni modo “se l’inflazione continuerà ad essere elevata nel periodo previsionale, i tassi di interesse potrebbero essere la soluzione”, ha anche affermato.

Ma appunto, con quel “se” davanti, Warsh non ha fornito indicazioni esplicite. Del resto al suo debutto aveva detto di voler evitare assolutamente anticipazioni sulle mosse future (basta con la forward guidance).

Secondo la Federal Reserve l’attività economica “si sta espandendo a un ritmo solido, a dispetto dell’incertezza” in parte legata al conflitto in Medioriente. “L’inflazione resta elevata rispetto all’obiettivo del 2%”. Il direttorio della banca centrale Usa riafferma che assicurerà “la stabilità dei prezzi”.

La decisione è in linea con le attese dominanti, anche se i rafforzamenti dei prezzi del petrolio legati al conflitto in Iran avevano alimentato anche aspettative di un possibile rialzo.

In serata si consolida il rimbalzo del petrolio innescato dalle rinnovate ostilità tra Stati Uniti e Iran. Il Barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord risulta in aumento di oltre l’8% al 90,92 dollari. Il West Texas Intermediate scambiato sui mercati Usa sale di oltre il 7% a 84,88 dollari. Wall Street ha chiuso in netto ribasso: a fine contrattazioni il Dow Jones ha lasciato sul terreno il 2,18%, l’S&P 500 500 ha segna un meno 1,51% e il Nasdaq meno 1,74%, mentre proseguivano anche le vendite su diversi gruppi legati all’intelligenza artificiale e ai microprocessori.

Intanto sono risaliti i tassi sui Treasuries statunitensi, sulla scadenza decennale sono aumentati di 7 punti base al 4,677%, sui titoli a trent’anni i rendimenti hanno marginalmente superato il 5,20%, ai massimi dal 2007.

Simone Forti, l’arte contemporanea sotto forma di danza e corpo

Milano, 29 lug. (askanews) – È stata una figura chiave per portare la danza a tutti gli effetti a fare parte dell’arte e ha dato forma a un linguaggio performativo contemporaneo di grande influenza. Simone Forti, artista americana di origine italiana, è morta a 91 anni a Los Angeles, lasciando un’eredità che, come quella per certi versi simile di Joan Jonas, è decisiva per capire che cos’è e come si manifesta l’arte oggi.

Nel 2023 la Biennale Danza di Venezia le ha attribuito il Leone d’oro alla carriera e per l’occasione, si è collegata in video dagli Stati Uniti, e pur da così lontano il momento in cui ha sollevato il premio è stato commovente. “È straordinario vedere il mio lavoro ancora in scena – ha detto parlando anche della retrospettiva che la Biennale le aveva dedicato -. Quello che è servito è stata l’esperienza del corpo, quello che si prova quando si cammina, quando si fanno movimenti normali, quando si sta appesi a una corda, quando si sente di occupare lo spazio con il proprio corpo”.

Forse in queste parole, che rimandano a gesti comuni, alla vita reale di ogni giorno, c’è il senso profondo della lezione perdurante di Simone Forti: la danza contemporanea sta nello spazio della vita, nel gesto ripetibile, nella consapevolezza del corpo e nella riflessione su di esso nello spazio in cui si muove, e non importa se si tratta di un palco da performance o di una strada.

Nelle “Dance Constructions” di Forti e nei corpi dei suoi performer che si incastrano tra loro, oppure affrontano diverse tipologie di ostacolo si può vedere il tempo che scivola attraverso il movimento, ma anche la necessità di un pensiero sociale anche dentro le pratiche artistiche contemporanee.

L.elettorale, più tempo per emendamenti ma il 15 voto finale Senato

Roma, 29 lug. (askanews) – Il Senato avrà più tempo per presentare gli emendamenti alla legge elettorale ma il 15 settembre la riforma fortemente voluta da Giorgia Meloni sarà approvata in seconda lettura a Palazzo Madama per tornare alla Camera per l’ok definitivo prima dell’inizio della sessione di bilancio. La data certa viene fuori un po’ a sorpresa al termine di una giornata in cui sembrava che il ddl che introduce il proporzionale con premio di maggioranza e indicazione del premier fosse destinato a rallentare il suo iter. Dopo la riunione del gruppo dei senatori di Fi con Antonio Tajani, dal quale è emersa sì un’apertura sulle preferenze volute da Fdi ma anche la richiesta di un nuovo incontro tra gli sherpa per mettere a punto emendamenti unitari, il partito della premier ha abbandonato l’idea di fissare la scadenza per la presentazione delle proposte di modifica la prossima settimana, prima della pausa estiva, e l’ha programmata per il primo settembre.

“Il termine prende atto sia dei contenuti delle audizioni e della necessità di approfondire dei punti sia delle interlocuzioni politiche in corso tra le forze politiche sia di maggioranza che di opposizione”, ha spiegato il presidente della commissione Affari Costituzionali Andrea De Priamo (Fdi). Una concessione a Forza Italia e alle opposizioni che chiedevano più tempo. Senza però perderne troppo e rischiare poi tempi stretti per la terza lettura alla Camera. Con la mediazione del presidente del Senato, Ignazio La Russa, che già nei giorni scorsi aveva tentato – senza esito – una moral suasion per fissare una data certa di approdo in aula a settembre, stavolta le date cerchiate in rosso sono due: il 9 settembre approdo in aula, esame l’11 e il 14, poi il 15 il voto finale.

La prossima settimana – lunedì o martedì – si vedranno gli sherpa del centrodestra per trovare un accordo sulle modifiche da apportare. Sulle preferenze la strada dovrebbe essere la stessa della Camera (capilista bloccati e fino a tre preferenze da scegliere in un elenco di sei candidati) ma rispettando la rappresentanza di genere nella scelta dei capilista. Sul tavolo però c’è anche la richiesta di ulteriori modifiche da parte di Forza Italia: come quella che prevede l’obbligo per i candidati nel listone collegato al premio di candidarsi capilista nelle liste dei collegi plurinominali. O anche un cambio sulle circoscrizioni estero (che la riforma ha ridotto da quattro a due per la Camera e da quattro a una per il Senato). O una riflessione sulla norme contro le micro-liste. Insomma sul timing della riforma al Senato la maggioranza sembra aver trovato la quadra ma sulle eventuali modifiche è ancora in corso il braccio di ferro.

E se i nodi sulla legge elettorale sono rinviati a settembre, sul decreto giustizia-migranti che oggi avrebbe dovuto essere approvato a Palazzo Madama e domani approdare alla Camera (scade l’11 agosto) alla fine il governo è costretto a ricorrere al voto di fiducia. Non è bastato infatti disinnescare lo scontro in maggioranza sulle intercettazioni dichiarando inammissibili gli emendamenti di Fdi che ampliavano l’utilizzabilità delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per cui sono state autorizzate e che Forza Italia non avrebbe mai votato, sul provvedimento pendeva un emendamento della Lega che mirava a restringere le maglie dei ricongiungimenti familiari. Una norma sulla quale è trapelato qualche dubbio dal Quirinale ma omogenea al resto del decreto quindi difficile da stoppare con una dichiarazione di inammissibilità. Dopo una giornata di rinvii e attese, la decisione dell’esecutivo è di procedere con la questione di fiducia per evitare conte e divisioni sulla singola proposta. Fiducia che sarà votata domani alle 9,30.

Fi verso sì a preferenze, ma è alta tensione nel partito (e verso Fdi)

Roma, 29 lug. (askanews) – La riunione si è conclusa con un appello a “essere uniti” per essere più forti anche nella trattativa. Insomma, ad essere “un’unica falange”, come facevano i romani. Ma quello che si è tenuto a palazzo Madama tra il segretario Antonio Tajani e i senatori di Forza Italia per discutere del famoso emendamento per inserire le preferenze nella legge elettorale è stato, come confermano più testimoni, un incontro ad altissima tensione. La linea di fatto è tracciata e il vice premier lo ha detto abbastanza chiaramente prendendo la parola per una decina di minuti alla fine di due ore di discussione decisamente animata. Dare il via libera alla modifica fortemente voluta da Giorgia Meloni sarà praticamente inevitabile. “Con voto palese non possiamo non votarlo”, avrebbe sentenziato Tajani. Che, però, ha cercato anche di tenere conto delle rimostranze emerse e, proprio per questo, avrebbe invitato a mostrarsi coesi per poter cercare di incidere nella trattativa sul tipo di emendamento che sarà presentato. Non a caso è stata fissata una nuova riunione degli sherpa che si terrà tra lunedì e martedì alla quale, per gli azzurri, oltre a Stefano Benigni e Alessandro Battilocchio, che hanno gestito tutta la fase di elaborazione del testo fino ad ora, si aggiungerà anche il senatore Roberto Rosso.

E proprio sul (mancato) coinvolgimento dei parlamentari della Camera alta che è andato in scena un battibecco tra il segretario e la capogruppo, Stefania Craxi, con lei – raccontano – che lo ha incalzato sul fatto che dopo essere stati esclusi dalle prime trattative i senatori ora “vogliono contare” e Tajani che le ha chiesto di non interromperlo e aspettare che finisse il proprio discorso.

Per il resto, sempre secondo quanto emerge da più testimoni, il ministro degli Esteri avrebbe cercato di spiegare perché la strada delle preferenze sarebbe ormai inevitabile, soprattuto per una ragione: il rischio che la legge venga dichiarata incostituzionale nella formulazione attuale. Tajani avrebbe detto di aver parlato direttamente con qualcuno della Corte proprio di questo. “Rischiamo di ritrovarci il Rosatellum”, avrebbe argomentato. Con il senatore Claudio Lotito che ha lanciato un “magari” che ha scatenato l’ilarità generale. Sul punto sarebbe poi intervenuto il viceministro della Giustizia Paolo Sisto, sostenendo che i problemi di incostituzionalità a suo giudizio non sono così scontati perché la sentenza della stessa Consulta del 2014 “dà possibilità di liste corte”.

Ma quello di una bocciatura in punta di diritto, non è l’unico argomento utilizzato dal vicepremier. “Ormai – avrebbe affermato – si è capito che gli italiani vogliono scegliere i loro rappresentanti”. Facendo un excursus delle settimane precedenti, inoltre, il segretario di Forza Italia avrebbe anche spiegato perché di fronte all’insistenza di Meloni, avrebbe dato il suo via libera seppur obtorto collo. Ovvero, diventava difficile fare una battaglia in solitaria dopo che Salvini si era “sfilato”.

Che il clima dentro il partito non sia dei migliori, lo dimostra anche il rimprovero che Tajani ha rivolto ai suoi senatori nel momento stesso in cui li invitava a dare prova di unità. In particolare, avrebbe sottolineato che “si parla troppo in giro”, che si danno agli altri informazioni che poi gli vengono ritorte contro. In pratica, “noi ci facciamo male da soli”.

Ma in questa riunione sfogatoio, la tensione non era solo una questione interna. Raccontano che molte siano state le frecciate rivolte alla “prepotenza” di Fratelli d’Italia o i riferimenti a una scarsa capacità della presidente del Consiglio di essere “generosa” e farsi concava e convessa come da insegnamento di Silvio Berlusconi. Decisamente ruvido sarebbe stato l’intervento di Adriano Galliani che si è detto totalmente contrario alla riforma anche perché “rischia di consegnare il Paese alla sinistra per 9 anni”. In particolare, si sarebbe detto “preoccupato” dell’ordine di priorità di Meloni. Ossia, primo vincere, secondo perdere e terzo pareggiare. Nel mirino sarebbe finito anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, per le sue recenti frasi sul ‘gioco della torre’ e il rischio di suicidio di Forza Italia. “Dobbiamo pretendere rispetto”, ha chiosato un ministro.

Fed conferma tassi al 3,50%-3,75%, 3 componenti Fomc volevano rialzo

Roma, 29 lug. (askanews) – Con un voto a maggioranza la Federal Reserve ha deciso di mantenere i tassi di interesse sul dollaro a una forchetta del 3,50-3,75%. “L’attività economica si sta espandendo a un ritmo solido, a dispetto dell’incertezza che in parte deriva dal conflitto in Medioriente. L’inflazione resta elevata rispetto all’obiettivo del 2%, in parte a riflesso degli shock che hanno guidato i rialzi dei prezzi in alcuni settori, inclusa l’energia”, si legge nel comunicato diffuso al termine del Fomc.

Il direttorio della banca centrale Usa riafferma che assicurerà “la stabilità dei prezzi”. Nel comunicato viene precisato che la decisione di oggi è stata presa con 9 favorevoli e 3 contrari: questi ultimi avrebbero preferito un aumento dei tassi da 25 punti base.

La decisione è in linea con le attese dominanti, anche se i rafforzamenti dei prezzi del petrolio legati al conflitto in Iran avevano alimentato anche aspettative di un possibile rialzo. (fonte immagine: Federal Reserve).

Grillo torna e attacca: "Persa identità M5s". Conte: ‘Per lui Draghi era grillino…’

Roma, 29 lug. (askanews) – “Il MoVimento 5 Stelle ha perso la sua identità, soprattutto ha perso la sua ‘diversità'”. Beppe Grillo torna a parlare dal suo blog e ad attaccare la sua ‘creatura’.

“Osservare la trasformazione antropologica dei suoi protagonisti serve a poco, è il solito film, il nuovo che diventa vecchio, i rivoluzionari che scoprono i palazzi e le intenzioni che lastricano la strada per l’inferno, con tanto di pedaggio”, sottolinea il comico. Che poi prosegue: “Eppure, qualcosa deve essere ricordato, il MoVimento era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo… Era la delusione verso un modello occidentale fondato sulla democrazia e sui diritti, ma sempre più dominato dal capitalismo”.

Secca, e ironica, a stretto giro, la replica del leader pentastellato Giuseppe Conte. “Con tutte le nostre battaglie che stiamo facendo spesso contro tutti? Lui aveva detto che Draghi è un grillino, attenzione fate un po’ voi…”, fa notare.

Questa linea è quella che emerge anche in numerosi commenti pubblicati sui social in risposta a Grillo. “L’affermazione ‘Draghi è un grillino’ la dice tutta”, “Chi ha spinto il movimento a sostenere Draghi?”, “Guardi, con tutto il rispetto, se Lei non avesse deciso di appoggiare il governo Draghi probabilmente tutto questo non sarebbe successo”, alcune delle risposte degli utenti.

“Grillo – riflette un pentastellato di primo piano – non attacca Conte ma tutta la nostra comunità. Perché il M5S si è evoluto, da NOVA in poi si è dotato di strumenti per allargare la partecipazione ed evolvere, mantenendo identità e fermezza sulle battaglie principali. Grillo sporadicamente riemerge e attacca in maniera cieca un percorso costruito con fatica giorno dopo giorno da eletti e iscritti”.

La polemica a distanza è un nuovo capitolo della contesa tra Grillo e il ‘nuovo’ Movimento: nel marzo scorso il comico ha presentato un atto di citazione davanti al Tribunale di Roma per rivendicare la titolarità del nome e del simbolo “Movimento 5 Stelle”. L’udienza dovrebbe tenersi a gennaio.

Pirelli: utile semestre +13,3% a 299 milioni, conferma target 2026

Milano, 29 lug. (askanews) – Pirelli ha chiuso il primo semestre 2026 con un utile netto cresciuto del 13,3% a 299 milioni, grazie anche a minori oneri finanziari. Confermati i target 2026 comunicati a maggio. “I risultati – sottolinea il gruppo – confermano la resilienza del modello di business di Pirelli e l’efficace implementazione dei programmi strategici, nonostante un contesto macroeconomico ancora caratterizzato da elevata volatilità e persistenti tensioni geopolitiche”.

Nei primi sei mesi dell’anno, i ricavi si attestano a circa 3,49 miliardi, pari a una crescita organica del 2,5% escludendo l’effetto cambi e iperinflazione (-2,1%) e la variazione del perimetro di consolidamento (-0,5%). Includendo tali effetti i ricavi sono stabili rispetto al primo semestre 2025. Nel semestre si è avuto un ulteriore rafforzamento dell’High Value (82% delle vendite). L’Ebit adjusted ammonta a 557,8 milioni (558,3 mln nel primo semestre 2025), con margine stabile al 16%. I risultati sono stati approvati a maggioranza con il voto contrario dei consiglieri Zhang Haitao, Xi Xiaohong e Wang Kun.

Al 30 giugno, la posizione finanziaria netta è pari a -1,91 miliardi circa (-2,67 mld al 30 giugno 2025 e -1,1 mld al 31 dicembre 2025).

Pirelli si attende di guadagnare quote di mercato nel segmento High Value e di continuare a ridurre la propria esposizione dello Standard. La società ha confermato i target 2026 comunicati a maggio, aggiornando alcuni driver sulla base dello scenario esterno. I target incorporano l’impatto derivante dalla crisi in Medio Oriente che, come già reso noto, si prevede possa avere un impatto limitato a 20 milioni sull’Ebit adjusted, grazie alle azioni di mitigazione messe in atto e alle previsioni di una progressiva normalizzazione dei prezzi delle commodity nel terzo trimestre 2026.

Bce, 6 mln di risposte al sondaggio sulla nuova serie di banconote in euro

Roma, 29 lug. (askanews) – Hanno toccato quota 6 milioni le risposte al sondaggio pubblico lanciato dalla Banca centrale europea, merito alla scelta tra le 10 proposte finaliste selezionate per la nuova serie di banconote in euro. Lo riferisce la stessa Bce con una nota.

Un dato “incredibile”, secondo la presidente della Bce, Christine Lagarde. “Gli europei hanno condiviso i loro disegni preferiti a tavola a cena, nelle chat di gruppo e online. Se non avete espresso il vostro parere, potete farlo qui”, afferma, inserendo in un messaggio su X il collegamento al sondaggio.

L’iniziativa della consultazione pubblica era stata annunciata dalla stessa presidente della Bce, con una conferenza stampa ad hoc giovedì scorso. Le proposte finaliste selezionate si basano su due diversi temi precedentemente scelti: “Cultura europea” e “Fiumi e uccelli”, e vertono ora sui motivi decorativi selezionati per raffigurarli.

Il sondaggio online – facilmente raggiungibile dal portale internet della Bce – resterà aperto fino al 21 settembre 2026. Un altro sondaggio con le stesse domande sarà condotto in parallelo da una società di ricerca indipendente, presso un campione rappresentativo di cittadini dell’area dell’euro. La Bce pubblicherà un rapporto sui risultati di entrambi i sondaggi una volta selezionato il progetto finale.

Il Consiglio direttivo dovrebbe adottare la decisione finale sul disegno delle nuove banconote intorno alla fine dell’anno, sulla base di una combinazione di contributi, tra cui le conclusioni della giuria del concorso, una valutazione tecnica e i risultati dei due sondaggi.

La proposta selezionata sarà poi ulteriormente sviluppata e testata prima di entrare in produzione. L’immissione in circolazione delle nuove banconote è prevista negli anni successivi. Le precedenti serie di banconote in euro manterranno il proprio valore e continueranno a circolare insieme alla nuova serie, precisa la Bce. Questa sarà la prima riprogettazione completa delle banconote in euro dopo la loro emissione nel 2002.

IA, primo sì in commissione al riconoscimento facciale. Protesta Pd e M5s

Roma, 29 lug. (askanews) – Via libera in Commissione al Senato allo schema di decreto legislativo sull’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale da parte delle Forze di polizia, che prevede tra l’altro il riconoscimento facciale. Un passo che fa sollevare le opposizioni.

“La 4 Commissione – spiega il senatore di Fratelli d’Italia Giulio Terzi di Sant’Agata, presidente della Commissione Politiche Ue a Palazzo Madama – ha esaminato oggi lo schema di decreto legislativo sull’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale da parte delle Forze di polizia e ha approvato osservazioni favorevoli, sottolineandone la coerenza con il Regolamento (UE) 2024/1689 sull’intelligenza artificiale e con la delega conferita dal Parlamento con la legge n. 132 del 2025. Nel corso del dibattito sono stati espressi rilievi riguardanti la tutela delle libertà fondamentali e, in particolare, l’utilizzo dei sistemi di identificazione biometrica remota in tempo reale. Si tratta di profili che meritano la massima attenzione, ma che trovano già una disciplina puntuale nel testo del decreto, che recepisce i principi dell’AI Act europeo traducendoli in un sistema di garanzie coerente con il diritto dell’Unione. Nelle osservazioni favorevoli approvate dalla Commissione è stato sottolineato l’esplicito richiamo alle garanzie previste dall’articolo 1 dello schema. L’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale da parte delle Forze di polizia dovrà quindi avvenire in coerenza con il Regolamento europeo, nel rispetto della Costituzione, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Sono inoltre richiamati i principi di proporzionalità, non discriminazione, sorveglianza umana e trasparenza. Anche l’articolo 13 conferma la compatibilità della disciplina nazionale con il quadro europeo, prevedendo specifiche garanzie per l’utilizzo dei sistemi di identificazione biometrica remota in tempo reale. L’impiego dei sistemi al di fuori dei casi previsti dalla legge comporta l’inutilizzabilità dei risultati e la loro cancellazione. L’Italia sta quindi dando attuazione all’Artificial Intelligence Act attraverso un impianto normativo equilibrato, volto a consentire alle Forze di polizia di disporre di strumenti adeguati alle nuove sfide della sicurezza, garantendo al contempo la tutela delle libertà fondamentali dei cittadini. È questa la direzione indicata dal Governo con il decreto in esame”.

Di tutt’altro avviso il Pd. “Un parere elusivo per un tema enorme come il controllo con l’intelligenza artificiale della nostra sicurezza. Criticità enormi taciute, approfondimento soffocato, commissione usata come una clava sulle libertà dei cittadini. Un altro mattoncino per lo Stato di Polizia che verrà”, per il senatore Dem Filippo Sensi.

“Il gruppo del Partito democratico – spiega Debora Serracchiani, responsabile Giustizia – alla Camera ha presentato nelle Commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia un parere sullo schema di decreto legislativo di adeguamento all’AI Act europeo perché questo provvedimento contiene aspetti che non possono essere affrontati con leggerezza. Siamo assolutamente convinti che alla magistratura e alle forze dell’ordine debbano essere forniti tutti gli strumenti che consentano loro di svolgere al meglio le indagini e che garantiscano la loro stessa sicurezza. Ma con questo provvedimento, si eccede nell’uso di strumenti estremamente invasivi, come l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e i sistemi di identificazione biometrica e di riconoscimento facciale, destinati a incidere sui diritti fondamentali e sulle libertà personali dei cittadini. Proprio per questo è indispensabile prevedere garanzie rigorose, il controllo preventivo dell’autorità giudiziaria e il pieno rispetto dei principi di necessità e proporzionalità previsti dal diritto europeo. L’innovazione tecnologica è una grande opportunità, ma non può trasformarsi in uno strumento di compressione delle libertà personali o di arretramento dello Stato di diritto”.

“Sono stato costretto ad abbandonare i lavori della Commissione Politiche UE per protestare contro una forzatura gravissima della maggioranza. Avevamo chiesto di attendere le audizioni già calendarizzate su un provvedimento che incide direttamente su diritti e libertà dei cittadini, ma si è scelto di tirare dritto. Con il riconoscimento facciale si apre una deriva pericolosa e il Parlamento non può essere degradato a mera formalità. Un blitz che si è consumato nel silenzio dei Commissari di Fratelli d’Italia Forza Italia, come sempre garantisti a giorni alterni”, dichiara il senatore M5S Pietro Lorefice.

Thales Alenia Space svilupperà il satellite Prisma dell’Asi

Roma, 29 lug. (askanews) – Thales Alenia Space, la joint venture tra Thales (67%) e Leonardo (33%), ha firmato un contratto con OHB Italia per lo sviluppo del satellite di osservazione terrestre di seconda generazione Prisma dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Il lancio, riporta un comunicato, è previsto nel 2031, il satellite trasporterà uno strumento iperspettrale realizzato da Leonardo, con capacità funzionali e di risoluzione migliorate rispetto alla prima generazione.

Una sfida chiave nella tecnologia iperspettrale è catturare immagini con alta qualità e risoluzione spaziale, insieme a tempi di rivisita frequenti e a un elevato rapporto segnale/rumore. Il satellite Prisma di Seconda Generazione, si legge, consentirà una risoluzione spaziale migliore grazie alla maggiore agilità della piattaforma e dello strumento, aumentando la risoluzione spaziale ad almeno 10 metri, rispetto ai 30 metri attuali. Inoltre, introdurrà nuove capacità funzionali progettate per soddisfare le diverse esigenze sia degli utenti scientifici che operativi.

Il consorzio industriale sarà guidato da OHB Italia, che sarà responsabile della missione e delle attività di sistema end-to-end. Thales Alenia Space sarà responsabile dello sviluppo del satellite e della consegna della piattaforma PRIMA-S, realizzata dall’azienda, che ospiterà il carico utile iperspettrale. Derivata dalla linea di prodotti HE-R1000 (High Efficiency Radar), la piattaforma PRIMA-S fa parte della nostra linea di prodotti per l’Osservazione della Terra ed è in grado di ospitare sia carichi utili radar che ottici. L’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) procurerà da Leonardo il carico utile e lo fornirà per la successiva integrazione.

“Questa collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana e OHB Italia rappresenta un’opportunità significativa per Thales Alenia Space per migliorare le proprie capacità nell’Osservazione della Terra, a beneficio della comunità scientifica e a supporto di applicazioni pratiche per una migliore gestione delle risorse ambientali e una migliore comprensione dei fenomeni globali”, ha dichiarato Giampiero Di Paolo, Amministratore Delegato di Thales Alenia Space Italia. “Questo contratto riflette la comprovata esperienza di Thales Alenia Space nella produzione di satelliti per l’Osservazione della Terra come Copernicus e COSMO-SkyMed di Prima e Seconda Generazione, tra gli altri. Il risultato di oggi conferma le decisioni strategiche che abbiamo preso con la piattaforma PRIMA-S, rinomata per la sua grande flessibilità e capacità di ospitare diversi tipi di payload, consentendo sia missioni in orbita terrestre bassa che media”.

TG Poste, Poste Italiane, cresce la logistica

Roma, 29 lug. (askanews) – Sei mesi da primato per la logistica di Poste Italiane, che da gennaio a giugno ha consegnato la cifra record di 179 milioni di pacchi, segnando una crescita anno su anno del 12,5%. Aumenta anche il numero di pacchi recapitati dai portalettere: 81 milioni, +22,6% rispetto al primo semestre 2025. Un dato che cresce trimestre dopo trimestre: tra aprile e giugno, infatti, i portalettere di Poste Italiane hanno effettuato quasi la metà delle consegne totali in tutto il Paese. Un risultato che riflette il nuovo assetto della logistica avviato con la nascita della nuova rete corriere a gestione diretta che potrà contare, grazie ad un nuovo accordo sindacale, su un modello di distribuzione a zone capace di garantire maggiore flessibilità ed efficienza per milioni di clienti. Portalettere, dunque, sempre più centrali nella logistica di Poste Italiane legata all’e-commerce, secondo una strategia ogni giorno più green costruita su una flotta di 30 mila i veicoli a basse emissioni, 6.200 dei quali full green. E nell’ottica di avere consegne sempre più sostenibili, prosegue anche lo sviluppo del progetto Green Delivery, che offre ai clienti una gran varietà di punti di ritiro: la rete dei circa 12.700 uffici postali a cui si aggiungono i circa 20 mila punti, tra Rete Punto Poste e Locker, offre una nuova soluzione flessibile che, accentrando la consegna, permette una consistente riduzione delle emissioni di CO2. Una soluzione, questa, che gode del doppio vantaggio di rispondere alla domanda di consegne flessibili e alle esigenze di tutela dell’ambiente. Il servizio del TG Poste.

Calcio, Inter, Yann Bisseck rinnova fino al 2031

Roma, 29 lug. (askanews) – L’Inter ha annunciato il rinnovo di Yann Bisseck, che ha prolungato il suo contratto per altre cinque stagioni. Il difensore tedesco classe 2000 continuerà così la sua avventura in nerazzurro con un nuovo accordo fino al 2031. L’intesa prevede uno stipendio da 3 milioni di euro netti a stagione, con l’Inter che usufruirà del Decreto Crescita.

“FC Internazionale Milano comunica di aver raggiunto un accordo per il prolungamento di contratto del giocatore Yann Bisseck: il difensore classe 2000 sarà nerazzurro fino al 30 giugno 2031”, con questa nota ufficiale sui propri canali, l’Inter ha annunciato il prolungamento del difensore tedesco. “Un muro difensivo – si legge nel comunicato -, una certezza nei duelli aerei, una minaccia anche nell’area avversaria, come dimostrano le tre reti realizzate nell’ultimo campionato. Yann è diventato un punto di riferimento in campo e nello spogliatoio, conquistando tutti con il suo sorriso contagioso e con la sua costanza di rendimento in campo, ed è pronto a scrivere nuove pagine della storia nerazzurra”.

Calcio, Neymar lascia il Brasile, "Tempo con la Seleçao è finito"

Roma, 29 lug. (askanews) – Neymar ha annunciato l’addio alla Nazionale brasiliana. L’ottavo di finale dei Mondiali 2026 contro la Norvegia è stata l’ultima apparizione dell’attaccante con la maglia verdeoro: a 34 anni il fuoriclasse del Santos ha deciso di chiudere la sua storia con la Seleçao.

“La mia esperienza con la Seleçao è finita. Ho fatto la storia, sono stato molto felice, ho dato il mio sangue, la mia vita, ho sempre lottato per questa maglia, ma ora non voglio più continuare”, ha dichiarato Neymar, confermando una decisione ormai attesa.

La sua ultima presenza resterà quindi quella nella sfida contro la Norvegia, quando, dopo essere partito dalla panchina, è entrato nella ripresa segnando su calcio di rigore il gol del momentaneo 1-2, una rete però inutile ai fini del risultato.

Con 80 gol in 130 partite ufficiali, Neymar è il miglior marcatore nella storia della Nazionale brasiliana. Per numero di presenze occupa invece il secondo posto assoluto, alle spalle soltanto di Cafu, fermo a quota 142. Un capitolo lungo 15 anni, iniziato nel 2010, che si chiude con il talento di Mogi das Cruzes consegnato alla storia del calcio brasiliano.

Formula, Domenicali, finale in Europa se salta il Medio Oriente

Roma, 29 lug. (askanews) – La Formula 1 prepara il piano alternativo per chiudere la stagione con almeno 22 Gran Premi nonostante le tensioni in Medio Oriente. Dopo l’annuncio dello spostamento del Gran Premio del Bahrain in Malesia, previsto nel primo weekend di ottobre, resta da definire il destino delle ultime due gare del calendario, Qatar e Abu Dhabi.

Una decisione definitiva arriverà entro metà settembre. Lo ha spiegato il CEO della Formula 1 Stefano Domenicali durante la conferenza stampa di metà stagione: “Per il modo in cui siamo strutturati, ci prenderemo più tempo possibile per vedere come la situazione evolverà e prenderemo una decisione al momento giusto, che non avverrà prima di settembre. Ad oggi, le gare in Qatar e ad Abu Dhabi sono confermate, dove è già tutto esaurito. Se però la situazione non dovesse essere sufficientemente chiara per metà settembre, allora decideremmo”.

Nel caso in cui non fosse possibile correre in Medio Oriente, il campionato tornerebbe in Europa per il gran finale. “Posso confermare che, se il Medio Oriente non fosse possibile, il finale di stagione sarebbe in Europa”, ha aggiunto Domenicali, senza però indicare una sede precisa. Tra le ipotesi c’è anche Imola, che il dirigente italiano ha confermato essere una delle opzioni: “È tra le possibilità, ma non è stato definito. Non è già il posto prescelto”.

Domenicali ha poi scherzato sulle possibili condizioni climatiche di una gara europea a inizio dicembre: “Speriamo non ci sia la neve. Ricordo che tanti anni fa al Nürburgring ci fu una spolverata di neve che poi si trasformò in pioggia. Pirelli non sarà pronta per avere gomme invernali, ma magari dovrebbe lavorarci”. Poi la precisazione: “Le statistiche ci dicono che in quel periodo dell’anno le temperature in Europa sono meno rigide di quelle di Las Vegas, dove corriamo di notte”.

Scartata invece l’ipotesi di una doppia gara negli Stati Uniti. “Posso assicurare che non ci sarà un’altra gara negli Usa”, ha spiegato Domenicali. L’idea di disputare due appuntamenti a Las Vegas è stata abbandonata per non indebolire un evento considerato strategico e per evitare la concorrenza con la NFL, molto seguita negli Stati Uniti in quel periodo dell’anno. “Non volevamo svalutare quello che stiamo facendo a Las Vegas, un gioiello che sta crescendo”, ha concluso il numero uno della Formula 1.