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Può la politica ritrovare un suo codice di civiltà?

Il valore di un gesto

L’editoriale di Antonio Polito pubblicato sul Corriere della Sera il 15 ottobre scorso andrebbe letto e riletto. Conservato e consegnato a figli e nipoti.

Il suo titolo è molto semplice, anche se offensivo per chi valuta la politica solo come una costante e insanabile lotta fra rivali diversi, fra amici e nemici: «Civiltà degli applausi bipartisan».

Si tratta dell’applauso rivolto a Giorgia Meloni in Parlamento anche da parte della sinistra riformista, a proposito del «tradimento di Trump sull’Ucraina». Un applauso bipartisan che per Polito rappresenta «un piccolo […] gesto di civiltà politica e di coerenza morale», perché «i parlamenti esistono proprio per parlarsi, anche tra schieramenti diversi».

Bene. Ma queste sue parole vanno oltre. E ci fanno capire molte cose. Perché riguardano solo apparentemente l’eccezione alla quotidiana cronaca rissosa fra i nostri partiti, satura, come sappiamo, di invettive e improperi spesso offensivi, fra i tanti leader e leaderini che compongono la galassia frantumata della mezza democrazia a pezzi italiana.

Il pluralismo e le sue deformazioni

Una democrazia rappresentativa solo formalmente, perché nelle mani di una trentina di segretari autoeletti che si combattono quotidianamente. Una democrazia liquefatta fra partiti, partitini, movimenti e gruppi parlamentari personali, che offendono il vero e autentico pluralismo e che spesso — anche se non sempre — si fotocopiano i valori di fondo della democrazia liberale e sociale.

Se li personalizzano con la voglia di distinguersi e isolarsi il più possibile, senza mai arrivare a una conclusione condivisa. Ma sempre dimentichi del fatto che c’è solo l’1% di superricchi e di potere tecnocratico supercapitalistico privato che oggi, con la finanza, comanda l’intero mondo.

E nonostante queste fotocopie di valori di fondo, il periodo che viviamo è quello di un bipolarismo giocato sulle facce dei leader e sulle loro nervose posture. “Vannaccianamente” diviso sui sovranismi e sulla sacralità delle etnie.

Un bipolarismo disturbato a volte da un terzo polo, che si fa fatica a chiamare centro se è vera, come è vera, la definizione del centrismo che ha dato Sturzo in un suo articolo pubblicato il 26 agosto 1923 su Il Popolo Nuovo, definendo la divisione fra destra e sinistra un «[…] semplicismo politico […] inadeguato a interpretare la realtà sociale e morale del Paese».

E spiegando poi che il centro «non è una mediazione debole e […] una via di mezzo opportunistica, un colpo alla botte e uno al cerchio […] o una tattica da equilibrista per accontentare tutti», ma è qualcosa di più concreto e specifico.

 

Parlarsi fra diversi

Ecco. Parlarsi tra schieramenti diversi, condividere idee diverse e dialogare fra diversi.

Ricordo sempre che è anche quello che Aldo Moro, rivolto ai comunisti, disse moltissimi anni fa a Benevento, in un suo famoso discorso, per indicare quello che Polito definisce un consenso civile e una coerenza morale tra schieramenti opposti su questioni rilevanti di interesse generale.

Oggi siamo di fronte a sfide epocali che ci coinvolgono tutti, senza distinzione di collocazione geometrica e spaziale. Destre, sinistre e centri della politica, a partire dall’Europa ancora bloccata al passato ottocentesco del primato delle singole nazioni, non possono dividersi e avere idee diverse nell’affrontare problemi generali come le emissioni di CO₂, con il clima capovolto, i mari bollenti e i ghiacciai che si sciolgono ogni ora; le inarrestabili migrazioni, l’ancora sconosciuta intelligenza artificiale, le pandemie e le guerre ricomparse.

E con la povertà assoluta arrivata in Italia nel 2025, come dice l’Istat, a 2,1 milioni di famiglie, equivalenti a 5,4 milioni di persone. Senza mai dimenticare la pace, richiamata anche dalla telefonata di papa Leone, appena operato, a Putin.

Sono problemi epocali enormi che interrogano la politica in generale, senza distinzioni di appartenenza e senza ricorrere a dove si sta seduti negli emicicli dei Parlamenti.

 

La pace come valore della convivenza

Se questo è il segno della civiltà politica e della coerenza morale a cui si riferisce Polito, vuol dire che almeno ogni tanto iniziamo a lanciare un segnale sul futuro e riscopriamo l’armonia della vita in comune e dello stare insieme con chi ha idee diverse dalle nostre.

Anche con chi è povero. Oppure con chi ci dà una mano enorme, ma non è nato in Italia e ancora non parla bene la nostra lingua.

Mettendo da parte chi proclama il pacifismo solo con le parole e come occasionale momento storico, ed esaltando invece chi sente la pace come valore fondamentale della convivenza umana.

Bilancio 2027, i pannicelli caldi che non servono all’Italia

Una manovra dagli spazi ridotti

La nuova legge di bilancio sulla quale stanno lavorando Governo e Parlamento si preannuncia come un pannicello caldo per la traballante economia nazionale. L’attuale fase di inflazione crescente contribuisce ad accrescere la pressione sulla spesa per gli interessi sul debito pubblico, riducendo lo spazio disponibile per la manovra del 2027.

La crescita dell’inflazione, trascinata dalla difficile congiuntura che attraversa il mercato dei prodotti energetici, determina una significativa erosione del potere d’acquisto di stipendi e pensioni, con una conseguente contrazione dei consumi. Le famiglie italiane faticano sempre più ad arrivare alla fine del mese, in alcuni casi perfino alla metà.

I dati Istat relativi al 2025 certificano che in Italia sono oltre 2,1 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di persone, tra le quali più di un milione sono bambini: parliamo di circa il dieci per cento della popolazione.

 

La povertà che compromette il futuro

La condizione di povertà assoluta compromette l’accesso a un’alimentazione sana e completa sul piano nutrizionale, alle cure mediche e agli accertamenti per la prevenzione.

Incide in modo decisivo anche sull’accesso all’istruzione e alla formazione, determinando un divario professionale destinato a trasformarsi in uno svantaggio sociale che può segnare l’intera vita delle persone e delle famiglie che convivono con un forte disagio economico.

Da diversi anni la povertà non è più una prerogativa esclusiva di chi non ha un lavoro. In altre parole, per essere poveri non è necessario essere disoccupati. L’eccessiva precarizzazione del lavoro ha infatti alimentato il fenomeno dei cosiddetti working poor: persone che rimangono povere pur lavorando, magari anche con un regolare contratto a tempo indeterminato.

La stessa durata indeterminata del contratto assume, peraltro, un valore relativo: la continuità dell’occupazione rimane esposta alla congiuntura economica, il cui peggioramento può condurre alla perdita del posto di lavoro.

 

Dietro le crisi industriali, le famiglie

Al MIMIT, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, oltre alla crisi dell’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia, che coinvolge Taranto e Genova con migliaia di persone senza lavoro, ci sono altri trentasei tavoli aperti per altrettante crisi aziendali di grande importanza: Electrolux, Eurallumina, Cogne Acciai Speciali, Bekaert Sardegna, Natuzzi, Hydro, Pfizer, Tiscali e altre ancora.

Dietro ognuno di questi tavoli ci sono numeri importanti di lavoratori e famiglie che vivono nella più totale incertezza sul proprio futuro.

In questa fase di grande difficoltà economica, il Paese avrebbe bisogno di interventi strutturali per andare incontro alle esigenze quotidiane delle famiglie. A cominciare dalla restituzione del potere d’acquisto, eroso dall’inflazione e dal prelievo fiscale.

Occorre intervenire sul drenaggio fiscale, il cosiddetto fiscal drag, che può accrescere il peso dell’imposizione sui redditi quando gli aumenti nominali compensano soltanto l’inflazione. A questo si aggiunge l’effetto delle imposte proporzionali sui consumi: più salgono i prezzi, più cresce, a parità di aliquota, l’imposta pagata sul singolo acquisto.

 

Carburanti e pensioni, le promesse dimenticate

Un discorso a parte meritano i carburanti, aumentati subito dopo lo scoppio della guerra in Iran. I consumatori hanno pagato fin da subito prezzi più alti per benzina e gasolio, anche quando derivavano da greggio acquistato in precedenza a condizioni diverse. Si è così lasciato spazio a rincari che hanno il sapore della speculazione a danno dei consumatori.

Senza dimenticare che sui carburanti gravano anche le accise: quelle stesse accise che furono oggetto di un famoso spot elettorale, evidentemente dimenticato dall’autrice di allora, che oggi, da Palazzo Chigi, si guarda bene dal dare seguito a quel proclama pronunciato con tanta veemenza.

Un altro pietoso velo va steso sulle promesse di abolizione della cosiddetta legge Fornero, visto il progressivo allungamento del periodo contributivo necessario per conseguire il pieno trattamento pensionistico.

 

La priorità della maggioranza

In questo quadro di crescente preoccupazione, che riguarda non soltanto il futuro ma anche l’immediato presente, l’unica riforma realizzata è quella del sistema elettorale, peraltro con diversi profili di incostituzionalità.

Una riformina che non dà certo risposte alle inquietudini della popolazione, ma risponde soltanto alle esigenze della ristrettissima cerchia dell’attuale maggioranza di governo, che vorrebbe perpetuarsi nel tempo.

L’IA e le domande nascoste: la supervisione umana comincia dalle premesse

Oltre la verifica dei dati

Che cosa dobbiamo poter riconoscere, recuperare e modificare perché la supervisione umana, nell’interazione con l’intelligenza artificiale, sia effettiva lungo il dialogo e non soltanto al momento di accettare una risposta?

La domanda riguarda un’esperienza per noi ormai familiare: ci rivolgiamo a un sistema informatico per comprendere un argomento, confrontare interpretazioni, mettere alla prova un’idea. Leggiamo ciò che restituisce, chiediamo precisazioni, formuliamo obiezioni. La risposta successiva tiene conto di questo scambio e il ragionamento prosegue. Ma mentre discutiamo il contenuto della risposta che ci viene data, quanto riusciamo a vedere del modo in cui viene organizzato il problema e, di conseguenza, formulata la risposta?

Una risposta può essere corretta nei singoli dati e lasciare fuori una relazione decisiva. Può presentare due alternative plausibili senza farci intravedere una terza. Può rispondere con precisione a una domanda la cui premessa avrebbe meritato di essere discussa. In questi casi, verificare l’esattezza delle informazioni è necessario, ma non esaurisce il lavoro critico. Occorre interrogare anche il campo entro il quale quelle informazioni acquistano un significato per noi rilevante.

La questione precede l’intelligenza artificiale. Un insegnante, un giornale, un libro selezionano, ordinano e interpretano. La conoscenza umana si sviluppa attraverso mediazioni e dipende largamente da competenze che il singolo non possiede. Non sarebbe ragionevole identificare l’autonomia con la capacità di verificare personalmente tutto ciò che sappiamo. Possiamo però domandarci quali siano le condizioni che ci permettono di riconoscere una mediazione, valutarne l’affidabilità e contestarne l’impostazione.

Nel dialogo con l’IA questa domanda assume una forma particolare.

La risposta viene costruita mentre interagiamo e può cambiare insieme alle nostre stesse richieste. Anche la domanda iniziale si trasforma: incontriamo un collegamento inatteso, precisiamo un dubbio, abbandoniamo una spiegazione. È proprio questa possibilità a rendere il dialogo fecondo. L’esito non era necessariamente contenuto nell’intenzione con cui avevamo cominciato l’interazione.

Sarebbe dunque riduttivo considerare ogni contributo imprevisto del sistema di IA come una sottrazione di controllo. Un’obiezione pertinente può liberarci da un errore; una rappresentazione diversa può rendere visibile ciò che non riuscivamo a comprendere. La capacità di giudizio si esercita anche lasciandosi correggere. Il problema emerge quando diventa difficile distinguere l’apertura di una possibilità dall’adozione silenziosa di una cornice interpretativa.

 

Le premesse dentro la domanda

Supponiamo di chiedere perché una certa iniziativa pubblica abbia fallito. La domanda contiene già un giudizio: che il fallimento sia avvenuto. Se il sistema elenca le possibili cause, può offrirci informazioni corrette e tuttavia lasciare inesaminata proprio quella premessa. Un servizio pubblico, per esempio, potrebbe aver superato il budget previsto e contemporaneamente raggiunto persone che prima ne erano escluse. Per valutarne l’esito occorre chiarire quali obiettivi consideriamo, quale peso attribuiamo ai costi e ai benefici e quale periodo prendiamo in esame. Chiedere subito le cause del fallimento può far passare in secondo piano queste distinzioni.

L’orientamento può dunque cominciare dalla nostra stessa domanda. Il sistema può accoglierne l’impostazione e svilupparla, oppure renderla esplicita e sottoporla a confronto. Nel primo caso, una risposta articolata rischia di apparirci come una conferma indipendente di ciò che avevamo già presupposto. Nel secondo, il dialogo ci permette di tornare sul criterio con cui abbiamo formulato il problema. Questo non significa che ogni premessa debba essere contestata: potrebbe essere già sostenuta da prove adeguate. Significa poter distinguere ciò che abbiamo stabilito da ciò che abbiamo semplicemente assunto.

Anche il concetto di errore richiede, allora, una precisazione. Una data inesatta o una fonte inesistente sono errori fattuali. Una conclusione che non segue dalle premesse presenta un difetto di ragionamento. Ma una risposta può risultare inadeguata anche quando le informazioni sono corrette e i passaggi coerenti: accade, per esempio, se valuta un servizio soltanto in termini di spesa, mentre la domanda riguarda anche la sua accessibilità. In questo caso è il criterio adottato a restringere l’indagine. Non ogni omissione costituisce un errore: ogni risposta deve selezionare. Occorre capire quando ciò che viene escluso potrebbe modificare il giudizio.

La supervisione comprende quindi la possibilità di riconoscere le premesse e i criteri che ciascuno scambio introduce, prima che i passaggi successivi li trattino come acquisiti.

 

Recuperare il percorso, non solo l’esito

La durata della conversazione aggiunge un’altra difficoltà. Un percorso di ricerca comprende ipotesi provvisorie, obiezioni, correzioni e cambiamenti di criterio. Conservarne una conclusione non equivale a conservarne il significato. Conta anche sapere a quali condizioni l’avevamo ritenuta valida e che cosa ci aveva poi indotto a modificarla.

Se, riprendendo un lavoro, riemerge un’interpretazione senza la critica che l’aveva superata, possiamo tornare inconsapevolmente su un terreno già abbandonato. Non è necessario immaginare un’intenzione di orientamento: una selezione incompleta è sufficiente a modificare il punto dal quale ricominciamo.

Anche nell’esperienza umana possiamo ricordare un giudizio e dimenticare le circostanze che lo rendevano provvisorio. Ci torna in mente che un progetto fosse stato considerato inefficace, ma non l’obiezione emersa in seguito o il criterio diverso con cui lo avevamo rivalutato. Il confronto con l’IA riguarda questa possibile conseguenza, senza presumere un’identità fra i meccanismi: ciò che torna disponibile può aver perso una parte delle condizioni necessarie per essere interpretato. Diventa allora importante poter confrontare la ricostruzione proposta con le tracce del percorso, riconoscere una discrepanza e correggerla.

Anche la forma con cui una risposta si presenta merita attenzione. Una tabella facilita il confronto, ma richiede che siano state scelte le categorie da confrontare. Un diagramma rende evidenti alcuni rapporti; una sintesi stabilisce che cosa può essere omesso. La chiarezza è preziosa, purché rimanga possibile interrogare le scelte che l’hanno prodotta. Una rappresentazione facilmente leggibile può essere difficile da mettere in discussione proprio perché appare già ordinata e compiuta.

 

Riconoscere, recuperare, modificare

I tre verbi della domanda iniziale cominciano così ad acquistare un contenuto. Riconoscere le premesse e le selezioni rilevanti; recuperare gli elementi necessari a esaminare come si è sviluppato il ragionamento; modificare la domanda, le categorie o la rappresentazione quando non sono più adeguate. Questo non richiede di conoscere ogni operazione interna del modello di IA che si sta usando. Richiede però di poter intervenire su ciò che rende una risposta pertinente e convincente rispetto alla domanda che è stata posta, non necessariamente ai risultati che speriamo possano venirne.

Quanto di questo lavoro cognitivo può essere affidato alla competenza dell’utente? E quanto deve essere reso possibile dalla progettazione del sistema? Chiedere alle persone di esercitare spirito critico lascia aperta la questione degli strumenti, del tempo e delle conoscenze necessari per farlo. Una facoltà formalmente riconosciuta può essere molto onerosa da esercitare.

La responsabilità della politica

Il punto incontra così una responsabilità della politica. Chi progetta gli ambienti nei quali cerchiamo, confrontiamo e interpretiamo informazioni contribuisce a stabilire le condizioni del nostro lavoro conoscitivo. La possibilità di riconoscere e discutere quelle condizioni riguarda anche la formazione dell’opinione pubblica: come valutiamo un provvedimento, confrontiamo programmi, attribuiamo responsabilità e maturiamo una scelta elettorale.

La politica dovrebbe assumere queste possibilità come obiettivi concreti: promuovere una formazione che insegni a interrogare anche i criteri delle risposte; sostenere una ricerca indipendente sugli effetti dell’interazione; chiedere che gli strumenti consentano di recuperare i passaggi rilevanti e correggere le informazioni e le interpretazioni sulle quali il dialogo prosegue. L’accesso a queste capacità merita attenzione quanto l’accesso alla tecnologia. Altrimenti la supervisione rischia di essere effettiva soprattutto per chi dispone già di competenze, tempo e risorse.

Questa responsabilità coinvolge anche i partiti nel proprio uso dell’IA. Chi la impiega per analizzare problemi, elaborare proposte o comunicare con i cittadini dovrebbe rendere conto delle verifiche effettuate e delle scelte assunte. Il ricorso a un sistema non attenua la responsabilità politica per ciò che si sostiene, si omette o si presenta come inevitabile.

Resta da capire come tradurre questi obiettivi in condizioni praticabili, come verificarne l’efficacia e a chi affidarne il controllo. È il terreno di un ulteriore approfondimento. La domanda che lo apre riguarda la democrazia: come garantire ai cittadini la possibilità di discutere i criteri attraverso cui l’IA contribuisce a rendere conoscibile la realtà, senza attribuire al potere politico il compito di stabilire quale interpretazione debba prevalere?

Beveridge, la libertà comincia dalla lotta al bisogno

Una allegra famiglia, attorno a una tavola ben imbandita, nel giorno di festa mentre viene servita la portata principale: è questa la rappresentazione che nel 1943 Norman Rockwell offre di quella «libertà dal bisogno» che Franklin Delano Roosevelt aveva citato, due anni prima — insieme alla libertà di parola, alla libertà di culto, alla libertà dalla paura — nel suo Discorso delle quattro libertà, all’inizio dell’anno nel quale gli Stati Uniti sarebbero infine entrati in guerra al fianco degli Alleati.

Il fatto è che, con la guerra, la «libertà dal bisogno» diventa, oltre che messaggio di propaganda, obiettivo politico per i governi alleati: è un invito, ma anche una promessa. È chiaro a molti, infatti, specie tra le forze che con diverse gradazioni guardano con favore alla prospettiva del progresso sociale, che alla fine del conflitto gli assetti economici dovranno mutare, e mutare profondamente, anche se si è lontani da un consenso sulla direzione di quel mutamento. Diverse sono le posizioni tra i cattolici e i comunisti, tra i liberali e i socialisti. Ma pochi dubitano del fatto che quel progresso, quando e se verrà, non potrà più escludere la parte più larga della popolazione.

 

Un rapporto per cambiare la società

Questi sviluppi sono di là da venire quando, nel giugno del 1940, Ernest Bevin, allora ministro del Lavoro nel governo Churchill, chiama a collaborare col suo ministero William Beveridge. L’idea iniziale è di affidargli il dipartimento del welfare, ma Beveridge rifiuta e ripiega sulla preparazione di un rapporto sulla formazione della forza lavoro in tempo di guerra. L’anno dopo, nel 1941, il ministro della Salute Ernest Brown gli affida la presidenza di un comitato chiamato a compiere un’indagine sullo stato delle assicurazioni sociali, insieme alla possibilità di produrre delle raccomandazioni.

Come ha scritto Robert Skidelsky, Beveridge «era un eroe improbabile: era uno scienziato sociale rigido come un monumento, tutto compreso di sé, un solista, il quale tuttavia bramava più alte responsabilità ed era convinto che i propri talenti fossero largamente sottovalutati dai suoi referenti politici» (Robert Skidelsky, John Maynard Keynes. Fighting for Britain 1937-1946, Macmillan 2000).

Da quell’attività collegiale, che a poco a poco Beveridge sempre più avoca a sé, sarebbe emerso, nel novembre del 1942, quel famoso rapporto al Parlamento intitolato Social Insurance and Allied Services, che costituirà la base per la nascita, dopo la guerra, del moderno welfare state. Prima di darvi uno sguardo, sarà bene dire qualcosa di più sul suo autore e sulle origini del welfare state.

 

Le radici di un riformatore

Quanto all’autore, William Henry Beveridge nasce a Rangpur, allora in India, oggi in Bangladesh, il 5 marzo 1879. È il figlio di Henry Beveridge, un magistrato dell’Impero in servizio in India, e di Annette Akroyd, orientalista e traduttrice. È inoltre fratello di Annette Jeanie Beveridge, che convolerà a nozze con Richard Henry Tawney, storico dell’economia e riformatore sociale. William consegue la laurea al Balliol College a Oxford, dove compie studi classici e matematici, prima di dedicarsi al diritto. Il padre è un fervente seguace delle idee di Auguste Comte e in specie della sua “religione” secolare dell’umanità. Lo stesso Beveridge si definirà un «materialista agnostico» (José Harris, William Beveridge: A Biography, Oxford University Press 1997).

Le successive convinzioni, esperienze e influenze si possono racchiudere in tre insiemi. Il primo gruppo di esperienze matura a Toynbee Hall, una di quelle settlement house esistenti a Londra alla fine del secolo come sorta di avamposti nelle aree socialmente più fragili, dove gli esponenti delle classi medio-alte trasferiscono la propria abitazione nella speranza di poter contribuire al progresso e alla riforma del quartiere. Qui lavora a stretto contatto con Beatrice e Sidney Webb e ne assorbe la carica riformatrice. Sono gli anni del fabianesimo e della Fabian Society (1884), che propugna l’idea di un cambiamento graduale della società, dal nome di Quinto Fabio Massimo, il Temporeggiatore.

Il secondo gruppo di esperienze matura tra il 1908 e la fine della Prima guerra mondiale, dieci anni dopo. Beatrice Webb lo presenta a Winston Churchill, che in quel momento è a capo del Board of Trade, il ministero del Commercio e dell’Industria, nel governo Asquith (David Lloyd George è al Tesoro). Beveridge diventa il direttore dell’Agenzia del lavoro nell’ambito del Board of Trade. Nel 1909 pubblica un libro sulla disoccupazione (Unemployment: A Problem of Industry, Longman 1909), oramai modernamente intesa come problema del sistema economico nel suo insieme e non più solo dei singoli lasciati a se stessi.

Il terzo gruppo di esperienze copre l’intero periodo tra le due guerre mondiali, allorché Beveridge lascia il Civil Service e diviene direttore della London School of Economics, fondata nel 1895 dai coniugi Webb, da George Bernard Shaw e da altri “fabiani”, con l’idea di contribuire al cambiamento della società. Di qui il motto dell’istituzione, suggerito dall’economista Edwin Cannan: rerum cognoscere causas, tratto da un verso delle Georgiche di Virgilio. Beveridge assicura la crescita dell’istituzione, nella quale convivono diversi tipi di liberalismo. Dal 1929 al 1939 guida, inoltre, il Comitato internazionale sulla storia dei prezzi, una grande ricerca a carattere storico-economico finanziata dalla Rockefeller Foundation, all’interno della quale maturano importanti studi sulla formazione e sulle tendenze secolari dei prezzi in diversi Paesi europei dal Medioevo in poi.

Quanto al contesto, basta ricordare che la storia del moderno welfare inizia nella Germania di Bismarck negli anni Ottanta dell’Ottocento; che essa si intensifica — passando per la Rerum novarum di Leone XIII (1891), che con forza pone il tema dei rapporti tra capitale e lavoro — all’inizio del nuovo secolo, quando si assiste a una riforma del capitalismo nel seno stesso del capitalismo: per esempio in Italia con Giolitti, Luzzatti e Nitti; nel Regno Unito con Asquith, Churchill e Lloyd George; negli Stati Uniti con Theodore Roosevelt. Una fase di democratizzazione, questa, interrotta dalla Grande guerra e sul cui esito in assenza di quel conflitto si può soltanto speculare. Ultimo, non per importanza, il New Deal di Roosevelt, che negli anni Trenta aggiorna istituzioni e politiche del lavoro.

 

La sfida ai cinque giganti

In che cosa consiste, dunque, il rapporto Beveridge? Nella proposta di istituzione di un sistema nazionale di assicurazioni sociali per tutti i cittadini, per far fronte alla disabilità, alla disoccupazione, alla pensione, equamente finanziato dai datori di lavoro, dai lavoratori e dallo Stato. Ciò avrebbe garantito, nelle parole di Beveridge, «uno standard di vita al di sotto del quale a nessuno sarebbe stato concesso di cadere». Al contrario, nelle sue intenzioni ne sarebbe derivato un generale sollevamento delle condizioni di vita della popolazione, insieme al raggiungimento dell’obiettivo della piena occupazione.

«L’organizzazione delle assicurazioni sociali — si legge nel rapporto — deve essere trattata come complessiva politica di progresso sociale. L’assicurazione sociale, quando sia pienamente sviluppata, può procurare sicurezza di reddito; è un attacco alla miseria. Ma la miseria è soltanto uno dei cinque giganti sul cammino della ricostruzione, e forse il più facile ad attaccare. Gli altri sono la malattia, l’ignoranza, lo squallore e l’ozio». Beveridge è un riformatore sociale.

Keynes ne legge con entusiasmo le bozze: «Penso — scrive — che sia una riforma vasta e costruttiva, di importanza reale, e sono contento di trovarla fattibile sotto il profilo finanziario» (Skidelsky). Una difesa finanziaria e non solo ideale, quella di Keynes, decisiva di fronte alle occhiute considerazioni del ministero del Tesoro e di quanti temono non solo per la tenuta delle finanze pubbliche, ma anche per l’ampliarsi dei compiti dello Stato a spese di una libertà classicamente intesa.

Il fatto è che Beveridge crede in una «libertà solidale», nella quale l’acquisizione di gradi, forme e strumenti di libertà da parte degli altri, specie da parte dei più fragili, accresce la propria libertà sostenendone le fondamenta, all’insegna della collaborazione tra comunità, persona e Stato, senza sterili contrapposizioni: «Non era in discussione l’economia di mercato, quanto la sua incapacità di assicurare da sola al cittadino quella sicurezza ritenuta indispensabile per poter suggellare un nuovo patto sociale tra cittadini e istituzioni, fondamentale in guerra ma soprattutto nel dopoguerra» (dall’introduzione di Michele Colucci, curatore del volume con i testi di Beveridge La libertà solidale. Scritti 1942-1945, Donzelli 2010).

 

Coesione, mercato e piena occupazione

Ai critici, del resto, egli è pronto a illustrare la crescita della competitività che deriverebbe per l’industria da una classe di lavoratori benestanti e maggiormente motivati, insieme a una domanda più elevata e più stabile. Coesione e competitività non sono in contraddizione. Avvicinatosi vieppiù a Keynes, la cui Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta era apparsa nel 1936, Beveridge non ritiene che debbano essere gli imprenditori a farsi carico di assicurare un certo livello della domanda aggregata, ma che solo lo Stato — uno Stato rinnovato, ma non appesantito — possa agire per favorire la piena occupazione.

Va detto che Keynes non è favorevole a un sistema di alte imposte per pagare pensioni e sussidi, il cui costo deve secondo lui essere sostenuto dai datori di lavoro. Il fatto è che Keynes pensa all’intervento pubblico soprattutto in termini di investimenti per la piena occupazione, mentre Beveridge è più interessato a trasferimenti e servizi pubblici per affrontare l’incertezza, come emerge nel saggio di Maria Cristina Marcuzzo Whose Welfare State? Beveridge versus Keynes, in No Wealth but Life. Welfare Economics and the Welfare State in Britain, 1880-1945, a cura di Roger Backhouse e Tamotsu Nishizawa (Cambridge University Press 2010). Ma c’è una convergenza di fondo: il welfare, infatti, può agire da stabilizzatore implicito della domanda aggregata, altra faccia della medaglia degli investimenti.

Da quel rapporto sarebbe nato nel secondo dopoguerra, prima nel Regno Unito e poi anche altrove, il moderno welfare state, come insieme di concrete istituzioni e politiche pubbliche volte in senso liberale a ridurre le diseguaglianze nei punti di partenza, assicurando, mediante sistemi di tassazione progressiva, la fornitura di beni pubblici come l’istruzione, la mobilità, la sanità.

Si dimentica spesso che il genere di capitalismo che nel dopoguerra ha creato e diffuso benessere è quello democratico e sociale, fondato sì sulle libertà, ma legato anche, come insegnava John Kenneth Galbraith, a Beveridge, a Keynes, alle Labour Union e alla paura del comunismo, un fattore questo che, per paradosso della storia, ha temperato gli eccessi di un certo capitalismo, riemersi poi dopo la fine della guerra fredda e tendenti a una società senza comunità, senza persona, senza Stato.

La coesistenza — da tenere sempre sotto controllo, anche finanziario — tra innovative forme di intervento pubblico e canoni classici dell’economia di mercato ha un ulteriore sviluppo in un libro emblematico fin dal titolo, Full Employment in a Free Society (Allen & Unwin 1944), tradotto in italiano da Paolo Baffi e Felice di Falco come Relazione sull’impiego integrale di lavoro in una società libera (Einaudi 1948). Cruciale è l’apporto anche statistico dell’economista Nicholas Kaldor.

 

Il prezzo della pace

Nel libro non si discute solo delle implicazioni di una politica di piena occupazione, ma anche di quelle internazionali, coerentemente con le intuizioni di Keynes, di cui peraltro si citano le idee sulla gestione internazionale dell’offerta di materie prime.

All’inizio del 1945 — dunque pochi mesi prima della fine della Seconda guerra mondiale — esce The Price of Peace, nel quale Beveridge sostiene che «la pace è un bene che, come tutte le altre cose che mette conto di avere, può venire ottenuto solo pagandone un prezzo (…) il prezzo della pace dev’esser pagato in termini sia di potenza sia di ricchezza dalle nazioni potenti e ricche, con la decisione di usare della loro potenza, non per dei fini ristretti, ma per il bene comune dell’ordine mondiale; e con la decisione di diffondere la ricchezza in tutto il mondo mediante la collaborazione economica» (Bompiani 1946). Negli affari internazionali, conclude, gli egoismi conducono spesso alla rovina reciproca.

Alla cooperazione internazionale dedica i suoi ultimi anni, sostenendo per esempio la prima Convenzione mondiale dei popoli, che si svolge a Ginevra tra la fine del 1950 e l’inizio del 1951, insieme a personalità come Albert Camus, Albert Einstein, Thomas Mann e Jacques Maritain.

«Ho mille cose da fare»

Beveridge muore nel 1963. Pochi anni prima era morta sua moglie, Janet Thomson Philip (1876-1959), civil servant e responsabile della segreteria della London School of Economics. Si erano sposati alla fine del 1942, in piena guerra, poco dopo la pubblicazione del Beveridge Report. Ed era stata lei a suggerire la citazione in exergo al libro del 1944, quello sulla piena occupazione in una società libera. Era una breve frase tolta dal secondo capitolo di Shirley, un romanzo di Charlotte Brontë pubblicato un secolo prima (1849).

La frase, lapidaria, da accogliere come espressione di una possibilità di cui occuparsi, e non come forma di determinismo sociale, dice: Misery generates hate. A evitare quello sbocco Beveridge aveva dedicato la sua vita. E gli dovette parer di aver fatto poco se le sue ultime parole prima della morte, secondo le testimonianze, furono: «Ho mille cose da fare».

 

N.B. I titoletti e le parole in grassetto sono a cura della redazione

Guerriglia urbana a Milano, scontri in Duomo tra polizia e manifestanti

Milano, 17 ott. (askanews) – Piazza Duomo a Milano teatro di violenti scontri tra polizia e manifestanti, durante una manifestazione nazionale organizzata dal movimento “Italia in Piazza”, che ha riunito oltre 5 mila persone per protestare contro il carovita, il caro benzina, gli stipendi bassi, la crisi abitativa e lo stato della sanità e della scuola pubblica.

Sul sagrato della chiesa e nelle vie del centro di Milano, gruppi di giovani, molti dei quali vestiti di nero e a volto coperto, hanno ingaggiato una fitta sassaiola e lanciato bombe carta, petardi, fumogeni, transenne, dato fuoco a cestini e divelto segnali stradali. Le forze dell’ordine hanno risposto ai ripetuti assalti con cariche di alleggerimento usando gas lacrimongeni ma anche gli idranti. La piazza è stata fatta evacuare ma i manifestanti sono tornati in massa a hanno ripreso la battaglia. Si registrano feriti e fermati.

Cortei, Landini: chi va in piazza per fare casino danneggia diritto manifestare

Roma, 17 ott. (askanews) – “Noi oggi a Roma eravamo in 100mila, non è successo assolutamente nulla: gente pacifica, volto scoperto. Penso che chi va in piazza con volto coperto e per fare casino in realtà sta danneggiando anche il diritto di manifestare di tutte le altre persone, c’è il rischio che anziché parlare di 100mila persone che oggi a Roma hanno chiesto di cambiare la politica tutti parlino di quello…” Lo ha detto Maurizio Landini, segretario della Cgil, ospite della trasmissione L’Elefante su Rai3.

“Penso che queste forme – ha aggiunto, commentando gli scontri di oggi nei cortei a Milano e in altre città – siano forme assolutamente non accettabili, sbagliate, che vanno assolutamente condannate. Dopo di che bisogna fare attenzione e capire qual è la rabbia sociale che c’è, cioè l’altro tema è capire perché c’è una rabbia sociale che sta crescendo”

Francia, Macron: chi ha distrutto e saccheggiato "sarà punito"

Roma, 17 ott. (askanews) – Quelli che hanno “distrutto” e “saccheggiato” durante le manifestazioni contro il caro vita in Francia saranno “perseguiti e puniti” e il Paese farà “fronte comune contro i seminatori di caos, che non mirano ad altro che ad abbattere le nostre istituzioni”. Lo ha scritto sui suoi profili social il presidente francese, Emmanuel Macron.

“Faremo tutti fronte comune contro i seminatori di caos, che non mirano ad altro che ad abbattere le nostre istituzioni e impediscono a chi esprime pacificamente le proprie rivendicazioni di farlo”, ha aggiunto.

Jean-Luc Mélenchon si unisce alla manifestazione di Parigi

Parigi, 17 ott. (askanews) – Jean-Luc Mélenchon, leader di La France Insoumise (LFI) e candidato alle presidenziali del 2027, si è nuovamente unito ai manifestanti che sfilano contro il caro-vita al grande corteo di Parigi organizzato dai Gilet Gialli. Qui le immagini alla Gare du Nord. La settimana scorsa Mélenchon si era unito alle manifestazioni studentesche abbracciando Elwan, il diciassettenne diventato uno dei simboli della mobilitazione.

Cortei, Meloni: le opposizioni non siano ambigue sulle violenze di piazza

Roma, 17 ott. (askanews) – “Ho grande rispetto per le migliaia di persone che oggi hanno manifestato pacificamente, anche partecipando alla mobilitazione indetta dalla Cgil che ha visto anche la partecipazione dei leader della sinistra. Qualunque siano le idee per le quali si manifesta, la partecipazione è alla base di qualunque sana democrazia. Dall’altro lato, però, non possiamo ignorare quanto accaduto in altre piazze italiane”. Lo ha scritto su Facebook la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, rilanciando le immagini degli scontri di piazza di oggi.

“A Milano, come mostrano queste immagini, lanci di pietre contro le Forze dell’Ordine, agenti feriti, danneggiamenti e violenze – ha aggiunto la premier – che hanno costretto a interrompere il corteo. A Torino sono state fermate persone con sanpietrini e martelletti frangivetro. A Bologna i disordini hanno portato alla chiusura precauzionale della stazione ferroviaria. Teppisti che sfruttano le manifestazioni per seminare il caos, aggredire chi garantisce la sicurezza e tenere in ostaggio intere città. Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è”.

“Rinnovo la mia richiesta alle opposizioni: non siano ambigue su questo. Condannino senza ambiguità queste violenze e lancino un appello chiaro affinché ogni mobilitazione sia pacifica. Di fronte a scene del genere, il rifiuto deve essere unanime. Ogni reticenza diventa giustificazione. Il silenzio non è accettabile, ha concluso Meloni”.

Festa di Roma, Javier Bardem star sul red carpet: “It’s amazing!”

Roma, 17 ott. (askanews) – Alla Festa del Cinema di Roma è il giorno di Javier Bardem: l’attore spagnolo premio Oscar per “Non è un paese per vecchi” ha sfilato sul red carpet dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone prima di ricevere il Premio alla Carriera, consegnatogli da Paolo Sorrentino, in occasione della proiezione del film “El ser querido” di Rodrigo Sorogoyen.

Bardem si è a lungo concesso ad autografi e selfie sul tappeto rosso, ha detto che essere a Roma “è incredibile” e che ricevere il riconoscimento alla carriera è “un grande onore”.

Il film, presentato allo scorso Festival di Cannes, è nella sezione Best of 2026 della Festa e vede Bardem nel ruolo di Esteban Martìnez, leggendario regista con un passato segnato da violenza ed eccessi.

Calcio, il Napoli cade a Venezia. Allegri: "La rosa è questa"

Roma, 17 ott. (askanews) – Il Napoli cade anche a Venezia, sconfitto 1-0 dal gol di Adams e dalle parate di Stankovic, che nella ripresa neutralizza anche un calcio di rigore di De Bruyne. Per gli azzurri arriva la quinta sconfitta in nove giornate, un risultato che aggrava la crisi della squadra di Massimiliano Allegri e rilancia le speranze dei lagunari, al primo successo stagionale dopo l’arrivo in panchina di Davide Nicola. Al termine della partita, il tecnico azzurro invita a non perdere lucidità e a reagire, guardando già alla sfida di Champions League di martedì contro il Bodo/Glimt.

“Non ho sentito De Laurentiis. Capisco gli umori, ma c’è solo da lavorare con grande voglia. Ci sono momenti nel calcio in cui le cose non vanno bene. Con serietà e professionalità bisogna mettersi a lavorare per fare meglio degli altri e segnare quando creiamo le occasioni”, ha dichiarato Allegri. “Ora psicologicamente si può subire la situazione, invece dobbiamo tirare fuori orgoglio e carattere per far bene martedì”.

Una lettura improntata alla fiducia, nonostante una sconfitta pesante anche per il valore dell’avversario, ultimo in classifica prima della partita. “In questo momento essere preoccupati non serve a niente, bisogna rimanere giusti. Vuol dire fare meglio, perché deve girare l’episodio dalla nostra parte”, ha aggiunto l’allenatore, che ha individuato nella capacità di creare occasioni un elemento da cui ripartire. “Mentre martedì ci siamo disuniti, oggi siamo rimasti lucidi e abbiamo creato occasioni. Il calcio è così, alle volte gli episodi sono avversi, ma dobbiamo pensare positivo perché i valori ci sono”.

La partita, però, racconta anche le difficoltà di una squadra che fatica a concretizzare e continua a commettere errori decisivi. Dopo un primo tempo avaro di emozioni, il Napoli ha provato a cambiare passo in avvio di ripresa, ma al 49′ un’incertezza difensiva di Rrahmani ha aperto la strada ad Adams. Il difensore ha letto male un pallone alto, senza riuscire ad allontanarlo, consentendo all’attaccante di accentrarsi e calciare verso la porta. La deviazione dello stesso Rrahmani ha reso imparabile il tiro per Meret.

Il Napoli ha reagito soprattutto dopo i cambi, con gli ingressi di Hojlund, De Bruyne e Alisson, aumentando la pressione e costringendo il Venezia a difendersi nella propria metà campo. Al 38′ della ripresa, De Bruyne ha avuto l’occasione per pareggiare dal dischetto, ma Stankovic ha intuito la conclusione e ha respinto il rigore. Il portiere si è poi superato su Lobotka, con un intervento all’incrocio, e nel recupero ha negato il gol anche ad Alisson, protagonista di una conclusione pericolosa prima di accusare un nuovo problema fisico.

“Abbiamo creato molto, abbiamo chiuso il Venezia lì dietro”, ha osservato Allegri. “Dall’inizio della stagione commettiamo errori e veniamo penalizzati, non riusciamo a fare gol e bisogna affrontare questo momento con grande lucidità, perché abbiamo tutto il tempo di recuperare terreno in campionato e martedì c’è il Bodo/Glimt”. Il tecnico ha riconosciuto una differenza tra le due frazioni: “Loro si sono difesi bene nel primo tempo, comunque abbiamo avuto delle situazioni favorevoli che non abbiamo sfruttato. Nella ripresa è stata sicuramente un’altra partita”.

Allegri ha poi richiamato le caratteristiche dei giocatori a disposizione, senza nascondere le difficoltà della rosa: “La rosa che abbiamo è questa, con elementi buoni e ottimi che hanno caratteristiche diverse”. E, a proposito di Lucca, ha aggiunto: “È buono, ma in queste condizioni…”. Parole che riportano l’attenzione sulle alternative e sulle soluzioni offensive, mentre il Napoli deve fare i conti con una produzione di occasioni che non trova riscontro nel risultato.

Dall’altra parte, il Venezia si gode una vittoria che può cambiare il clima della stagione. L’arrivo di Nicola coincide con i primi tre punti in campionato e con una prova di carattere, costruita sulla solidità difensiva e sulle prodezze di Stankovic. Per il Napoli, invece, la sconfitta impone una reazione immediata: la trasferta europea di martedì diventa il primo appuntamento per provare a interrompere una spirale negativa che, dopo nove giornate, non può più essere liquidata soltanto come una questione di episodi.

A Piacenza tra mongolfiere e Frecce Tricolori

San Giorgio Piacentino, 17 ott. (askanews) – Le mongolfiere tornano a colorare i cieli di Piacenza. Ha preso il via all’Aeroporto Militare San Damiano di San Giorgio Piacentino la terza edizione dell’Aeronautica Militare Balloon Cup, iniziativa del Ministero della Difesa organizzata da Difesa Servizi e dall’Aeronautica Militare che unisce la passione per il volo ai valori della forza armata.

Le parole di Tommaso Foti, Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione:

“Una grandissima iniziativa che si ripete per il terzo anno all’aeroporto di San Damiano. Dobbiamo ringraziare il Ministero della Difesa, l’Aeronautica Militare, Difesa Servizi, oltre che l’Aero Club d’Italia per questa bellissima opportunità che viene data al territorio piacentino. Questo è un aeroporto che ha una storia che merita di essere valorizzata e quindi mai come oggi, le gare che vengono realizzate, le interviste che ci saranno agli astronauti, un programma che effettivamente ogni anno migliora di anno in anno, ci fa sicuramente sperare per il futuro che quello che doveva essere forse un appuntamento occasionale diventi una occasione, invece, stabile di incontro tra la popolazione, l’aeronautica militare, il Ministero della Difesa, Difesa Servizi”.

32 equipaggi internazionali, 16 mongolfiere ad aria calda e 16 a gas, con lo spettacolo della Formazione Legend e delle Frecce Tricolori ad animare i cieli di Piacenza.

Il commento del Generale di Squadra Aerea Antonio Conserva, Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare: “La bellissima iniziativa, giunta alla terza edizione, “Aeronautica Militare Balloon Cup”, grazie a Difesa Servizi, al Ministero della Difesa e al territorio piacentino, rinnova questo patto di affetto tra il territorio e l’Aeronautica Militare. Abbiamo le mongolfiere da tutto il mondo, una grande competizione internazionale, ma abbiamo anche velivoli storici, giochi per i bambini e le Frecce Tricolori. Quindi tre giornate di alto entusiasmo, di passione per il volo, di sogno, di sogno collettivo che dai bambini fino agli adulti portiamo in volo con noi e con le mongolfiere”.

Per l’occasione, l’aeroporto diventa un villaggio di 19 ettari con mongolfiere, aerei storici e simulatori di volo virtuale per tutte le età.

Le dichiarazioni di Luca Andreoli, Amministratore Delegato di Difesa Servizi: “Terza edizione della “Aeronautica Militare Balloon Cup”, una manifestazione che ormai è entrata nei cuori dei piacentini e non solo. Una manifestazione che insieme alle altre Forze Armate portiamo avanti con il Ministero della Difesa e che tendono a rappresentare quel complesso di valori che le nostre Forze Armate esprimono insieme al concetto di cultura della difesa tanto caro al Ministro della Difesa Guido Crosetto che in un contesto come quello piacentino trova un terreno fertile per potersi radicare. È nostra intenzione continuare a farlo all’aeroporto di San Damiano che tanto si presta ad una manifestazione di questo tipo. Anche questa è la difesa”.

Dalla valorizzazione della storia aeronautica al futuro dei giovani: l’Aeronautica Militare Balloon Cup si conferma molto più di un evento, un ponte solido tra le istituzioni e il territorio.

Cortei, Tajani: l’opposizione non soffi sul fuoco della protesta violenta

Roma, 17 ott. (askanews) – “Il diritto e la libertà di manifestare sono sacrosanti, ma non è da meno il diritto di tutti i cittadini alla sicurezza e quello delle forze dell’ordine a non essere aggredite”. Lo dichiara in una nota il vicepremier, ministro degli Esteri e segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani.

“Violenze e vandalismi – sottolinea – sono totalmente inaccettabili e vanno condannati, a Milano come a Bologna, a Torino e nelle altre città attraversate in queste ore da gruppi di facinorosi. Altrettanto inaccettabile è che parte dell’opposizione soffi sul fuoco della protesta violenta di piazza, nel tentativo di compensare la propria assenza di idee e proposte”.

“Esprimo piena solidarietà – conclude Tajani – alle forze dell’ordine, alle nostre donne e ai nostri uomini in divisa, ancora una volta impegnati a tutelare i diritti di ciascuno, anche dei manifestanti non violenti, e la sicurezza delle nostre città”.

Washington, Giorgio Mulè: “Rilanciare le relazioni transatlantiche”

Washington, 17 ott. (askanews) – “Il punto è quello di relazioni transatlantiche che vanno rilanciate. Oggi l’American Chamber abbiamo lanciato la sfida, che diventerà realtà, di una giornata ogni anno tra il Parlamento italiano e il Congresso americano che serva, non a celebrarsi ma a rinsaldare e a rilanciare le relazioni che vivono di scambi di deputati, dei parlamenti, dei governi”. Lo ha detto il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè facendo il punto sulle relazioni transatlantiche in occasione dell’evento a Washington The Transatlantic Partnership at a Turning Point dedicato alla cooperazione tra Italia e Stati Uniti che si è tenuto per celebrare il 51° anniversario della NIAF (National Italian American Foundation).

Durante la sessione dei lavori tenutasi il 16 ottobre 2026 presso l’Ambasciata d’Italia a Washington, è stato ufficialmente lanciato lo U.S.-Italy Trusted Tech Accelerator.

“È in questo modo che l’Italia e gli Stati Uniti riusciranno a progredire nelle loro relazioni, che vanno al di là delle amministrazioni politiche del momento, perché sono antiche di due secoli rispetto a ciò che sta accadendo oggi” ha proseguito Mulè.

C’è una realtà imprenditoriale ormai presente, statunitense ma di matrice italiana che cerca e vuole essere anche protagonista di queste nuove relazioni. “Ci sono spazi enormi di lavoro con loro, vanno però istradati soprattutto nel canale degli investimenti dell’attrazione di capitale, là dove l’innovazione e il capitale in America si incontrano, pensiamo al Nasdaq, alle grandi piattaforme di capitali che possono andare verso imprese italiane che hanno grandi idee ma spesso pochi capitali” ha concluso il vicepresidente della Camera.

Presenti all’evento tra gli altri anche l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti d’America Marco Peronaci, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, gli onorevoli Carlo Fidanza, Alessandro Cattaneo, Christian Di Sanzo, la senatrice Elena Murelli e Simone Crolla Managing Director, AmCham Italy.

Amcham Italy a Washington: svolta non è rottura ma scelta direzione

Washington, 17 ott. (askanews) – Istituzioni, parlamentari e imprese di Italia e Stati Uniti si sono confrontati questa mattina all’Hamilton Hotel di Washington nell’Executive Breakfast Meeting di AmCham Italy “The Transatlantic Partnership at a Turning Point – Priorities for the Next Chapter”. L’incontro si inserisce nella missione di AmCham Italy a Washington per il 51° Gala della National Italian American Foundation, che quest’anno celebra la Lombardia come Regione d’Onore.

Dopo l’apertura dei lavori di Simone Crolla, Consigliere Delegato di AmCham Italy, e di Fabrizio Grillo Aldrovandi, Corporate Director del Gruppo Bracco e Presidente di Federated Innovation @MIND, sono intervenuti l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti Marco Peronaci, il Presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e il Vicepresidente della Camera dei Deputati Giorgio Mulè. Al confronto hanno preso parte l’europarlamentare Carlo Fidanza, la senatrice Elena Murelli, i deputati Alessandro Cattaneo e Christian Di Sanzo e l’Ambasciatore Philip T. Reeker, Senior Advisor di DGA-Albright Stonebridge Group. Presente anche il Presidente di SACE Guglielmo Picchi. L’incontro è stato realizzato con il sostegno di Bracco.

“Il rapporto con gli Stati Uniti è interesse nazionale, non di parte”, ha detto Crolla salutando i parlamentari di maggioranza e opposizione seduti allo stesso tavolo. Nell’anno dei 250 anni della Dichiarazione d’Indipendenza e degli 80 della Repubblica italiana, ha richiamato il senso del titolo: “Una svolta non è una rottura: è il punto in cui si sceglie la direzione”. Con l’Amministrazione Trump, ha aggiunto, “funziona ciò che è reciproco, misurabile e concreto”: lo dimostrano il memorandum Tajani-Rubio sui minerali critici, l’adesione dell’Italia a Pax Silica, il dialogo sul nucleare e il Trusted Tech Accelerator Italia-USA, presentato il 16 ottobre all’Ambasciata d’Italia. “Ringrazio Simone Crolla e AmCham Italy per aver riunito a Washington, allo stesso tavolo, istituzioni, Parlamento e imprese. È il modo giusto di leggere questa fase: la relazione tra Italia e Stati Uniti cresce quando il dialogo politico diventa progetti concreti, dai minerali critici all’energia, da Pax Silica alle tecnologie fidate. L’Italia ha capacità avanzate da offrire, e le nostre imprese lo dimostrano ogni giorno sulle due sponde dell’Atlantico. Nei momenti di svolta si riconoscono i partner affidabili, e AmCham è da oltre un secolo uno dei ponti più solidi di questa amicizia”, ha dichiarato l’Ambasciatore Marco Peronaci.

Secondo SACE l’export italiano verso gli Stati Uniti vale circa 70 miliardi di euro nel 2025 ed è cresciuto del 3,7% nei primi otto mesi del 2026. Secondo l’Istat, nel primo semestre le importazioni dagli Stati Uniti sono salite del 21,7% e l’avanzo italiano è sceso da 20,3 a 17,7 miliardi di euro. “Riequilibriamo comprando più americano, non vendendo meno italiano”, ha detto Crolla, ricordando che negli Stati Uniti 5.954 imprese italiane impiegano oltre 300 mila persone e in Italia 3.350 imprese americane generano 334 mila posti di lavoro.

Crolla ha indicato cinque terreni di interazione: l’energia, con il GNL americano salito nel primo semestre al 62% delle importazioni italiane di gas liquefatto e il ritorno al nucleare; la tecnologia e le filiere fidate; la difesa, con il primo contratto di Fincantieri con la US Navy nel programma LSM; gli investimenti in America, da Pirelli in Georgia ai 27 miliardi di euro di impegni di SACE; le regole del commercio, dove con il dazio base sui prodotti europei al 10% dal 24 luglio la priorità è la prevedibilità.

In chiusura Crolla ha richiamato la candidatura di Milano a sede di un nuovo pilastro delle Nazioni Unite per la governance dell’intelligenza artificiale, promossa con Assolombarda e Confcommercio Milano Lodi Monza e Brianza: “Stiamo costruendo insieme la filiera fidata di chip e minerali. Ora serve anche un metro fidato per misurare i modelli”. E ha concluso con Ennio, ripreso da Cicerone nel De amicitia: “Amicus certus in re incerta cernitur: l’amico sicuro si riconosce nell’incertezza”.

A Milano violenti scontri in piazza Duomo tra polizia e manifestanti

Milano, 17 ott. (askanews) – Piazza Duomo a Milano teatro di violenti scontri tra polizia e manifestanti, durante una manifestazione nazionale organizzata dal movimento “Italia in Piazza”, che ha riunito oltre 5 mila persone per protestare contro il carovita, il caro benzina, gli stipendi bassi, la crisi abitativa e lo stato della sanità e della scuola pubblica. Sul sagrato della chiesa e nelle vie del centro di Milano, gruppi di giovani, molti dei quali vestiti di nero e a volto coperto, hanno ingaggiato una fitta sassaiola e lanciato bombe carta, petardi, fumogeni, transenne, dato fuoco a cestini e divelto segnali stradali. Le forze dell’ordine hanno risposto ai ripetuti assalti con cariche di alleggerimento usando gas lacrimongeni ma anche gli idranti. La piazza è stata fatta evacuare ma i manifestanti sono tornati in massa a hanno ripreso la battaglia che ancora in corso. Si registrano feriti e fermati

Washington, Giorgio Mulè: “Rilanciare le relazioni transatlatiche”

Washington, 17 ott. (askanews) – “Il punto è quello di relazioni che vanno rilanciate. Oggi l’American Chamber abbiamo lanciato la sfida, che diventerà realtà, di una giornata ogni anno tra il Parlamento italiano e il Congresso americano che serva, non a celebrarsi ma a rinsaldare e a rilanciare le relazioni che vivono di scambi di deputati, dei parlamenti, dei governi”. Lo ha detto il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè facendo il punto sulle relazioni transatlatiche in occasione dell’evento a Washington The Transatlantic Partnership at a Turning Point dedicato alla cooperazione tra Italia e Stati Uniti che si è tenuto per celebrare il 51° anniversario della NIAF (National Italian American Foundation).

Durante la sessione dei lavori tenutasi il 16 ottobre 2026 presso l’Ambasciata d’Italia a Washington, è stato ufficialmente lanciato lo U.S.-Italy Trusted Tech Accelerator.

“È in questo modo che l’Italia e gli Stati Uniti riusciranno a progredire nelle loro relazioni, che vanno al di là delle amministrazioni politiche del momento, perché sono antiche di due secoli rispetto a ciò che sta accadendo oggi” ha proseguito Mulè.

C’è una realtà imprenditoriale ormai presente, statunitense ma di matrice italiana che cerca e vuole essere anche protagonista di queste nuove relazioni. “Ci sono spazi enormi di lavoro con loro, vanno però istradati soprattutto nel canale degli investimenti dell’attrazione di capitale, là dove l’innovazione e il capitale in America si incontrano, pensiamo al Nasdaq, alle grandi piattaforme di capitali che possono andare verso imprese italiane che hanno grandi idee ma spesso pochi capitali” ha concluso il vicepresidente della Camera.

Presenti all’evento tra gli altri anche l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti d’America Marco Peronaci, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, gli onorevoli Carlo Fidanza, Alessandro Cattaneo, Christian Di Sanzo, la senatrice Elena Murelli e Simone Crolla Managing Director, AmCham Italy.

Cortei, Salvini: guerriglia urbana da vigliacchi e criminali

Roma, 17 ott. (askanews) – “Vigliacchi e criminali! Guerriglia urbana nelle piazze, negozi e auto danneggiati, poliziotti aggrediti”. Lo ha scritto sui suoi canali social il vicepremier Matteo Salvini, leader della Lega.

“Il Parlamento approvi subito la proposta della Lega: chi organizza una manifestazione o un corteo deve depositare una cauzione economica personale e, in caso di danni a beni pubblici o privati, ne risponde direttamente. CHI ROMPE, PAGA! (maiuscole dell’autore, ndr)”, ha concluso.

Crolla (AmCham Italy): “Le relazioni transatlantiche a un punto di svolta”

Washington, 17 ott. (askanews) – “Noi diciamo che siamo a turning point ma non al breaking point, insomma. Le consuetudini cambiano, gli interlocutori cambiano, ma i valori che condividiamo rimangono sempre quelli. Sono valori che vengono anche qualificati dall’interscambio commerciale che è molto potente e assolutamente in crescita” ha detto Simone Crolla Managing Director, AmCham Italy in occasione dell’evento The Transatlantic Partnership at a Turning Point dedicato alla cooperazione tra Italia e Stati Uniti a Washington rispondendo alla domanda sulla relazione transatlantica, in occasione di questo breakfast meeting che ci porta a ragionare anche in termini nuovi con lo storico alleato americano.

“Le esportazioni italiane, nonostante le turbolenze, i dazi, anche le guerre mondiali che naturalmente rallentano la crescita e creano delle strozzature importanti, ad esempio sulle forniture di energia, però non fermano il Made in Italy negli Stati Uniti, come non fermano neanche il Made in USA nel nostro Paese. Quindi stamattina tiriamo un bilancio nell’ambito del lungo weekend della NIAF, mettiamo a confronto gli imprenditori, professionisti italiani con le istituzioni italiane che sono qua, preposte a dialogare con gli Stati Uniti. Tiriamo le somme come dicevo e cerchiamo di individuare una strada per andare avanti che sia, come è stata fino ad oggi, di grande soddisfazione e noi crediamo ci siano assolutamente i numeri, le premesse e anche le opportunità da accogliere” ha concluso Crolla.

Presenti all’evento anche l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti d’America Marco Peronaci, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, gli onorevoli Giorgio Mulè, Carlo Fidanza, Alessandro Cattaneo, Christian Di Sanzo e la senatrice Elena Murelli.

Cgil, Landini: 20 novembre sciopero generale

Milano, 17 ott. (askanews) – “Il 20 novembre la Cgil proclamerà lo sciopero generale in questo Paese, perchè noi ci mettiamo a disposizione di questo processo democratico di cambiamento che rimette al centro il lavoro, i diritti e la giustizia sociale”. Lo ha annunciato il leader della Cgil, Maurizio Landini, concludendo il suo intervento dal palco della manifestazione La Via Maestra a Roma. “Non ci fermerà nessuno, andiamo avanti con forza e solidarietà”, ha proseguito. Il 20 novembre è il giorno in cui si terrà lo sciopero studentesco internazionale.

Landini: siamo davvero tanti, più di 100mila persone in piazza a Roma

Roma, 17 ott. (askanews) – “Siamo davvero tanti, penso che possiamo essere più di centomila persone oggi che qui, da questa piazza, parlano a tutti”. Lo ha detto il leader della Cgil, Maurizio Landini, nel corso del suo intervento alla manifestazione La Via Maestra, promossa a Roma dalla Cgil e da oltre cento associazioni laiche e cattoliche.

“Il valore di questa giornata, di questa piazza, è una piazza che unisce i lavoratori, le lavoratrici, dall’Ilva all’Elettrolux e tutti quelli che si stanno battendo in questo paese per i loro diritti – ha proseguito -. E’ una piazza che unisce i giovani, gli studenti, gli agricoltori e anche i camionisti che si stanno battendo perché tutti abbiamo lo stesso problema, quello di un carovita che non ci permette di andare avanti”.

Crolla (AmCham Italy): “Le elazioni transatlantiche a un punto di svolta”

Washington, 17 ott. (askanews) – “Noi diciamo che siamo a turning point ma non al breaking point, insomma. Le consuetudini cambiano, gli interlocutori cambiano, ma i valori che condividiamo rimangono sempre quelli. Sono valori che vengono anche qualificati dall’interscambio commerciale che è molto potente e assolutamente in crescita” ha detto Simone Crolla Managing Director, AmCham Italy in occasione dell’evento The Transatlantic Partnership at a Turning Point dedicato alla cooperazione tra Italia e Stati Uniti a Washington rispondendo alla domanda sulla relazione transatlantica, in occasione di questo breakfast meeting che ci porta a ragionare anche in termini nuovi con lo storico alleato americano.

“Le esportazioni italiane, nonostante le turbolenze, i dazi, anche le guerre mondiali che naturalmente rallentano la crescita e creano delle strozzature importanti, ad esempio sulle forniture di energia, però non fermano il Made in Italy negli Stati Uniti, come non fermano neanche il Made in USA nel nostro Paese. Quindi stamattina tiriamo un bilancio nell’ambito del lungo weekend della NIAF, mettiamo a confronto gli imprenditori, professionisti italiani con le istituzioni italiane che sono qua, preposte a dialogare con gli Stati Uniti. Tiriamo le somme come dicevo e cerchiamo di individuare una strada per andare avanti che sia, come è stata fino ad oggi, di grande soddisfazione e noi crediamo ci siano assolutamente i numeri, le premesse e anche le opportunità da accogliere” ha concluso Crolla.

Presenti all’evento anche l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti d’America Marco Peronaci, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, gli onorevoli Giorgio Mulè, Carlo Fidanza, Alessandro Cattaneo, Christian Di Sanzo e la senatrice Elena Murelli.

Carburanti, Schlein rinnova proposta Pd: tetto dinamico ai prezzi

Roma, 17 ott. (askanews) – “Noi abbiamo fatto anche ieri una proposta, che peraltro abbiamo ripreso perché è una proposta della Faib Confesercenti e di Fegica, ed è una proposta chiara, che chiede un tetto al prezzo dei carburanti”. Lo ha ribadito la segretaria del Pd, Elly Schlein, parlando con i cronisti nel corso della manifestazione La via maestra in corso a Roma.

“Un tetto dinamico – ha spiegato – fissato con criteri oggettivi, temporaneo per 90 giorni, verificato ogni 15, tutelando l’approvvigionamento e avendo un ruolo per il garante dei prezzi per capire quando ci sono le condizioni eccezionali per farlo partire. Un price cap, un tetto al prezzo dei carburanti: perché agricoltori, autotrasportatori, pescatori, lavoratori della logistica stanno bloccando il Paese, stanno bloccando il Sud perché non riescono più a tirare avanti e servono – ha concluso Schlein – risposte immediate”.

Manovra, Schlein: priorità Meloni spesa armi al 5%, nostra è spesa sanità al 7%

Roma, 17 ott. (askanews) – “In questa piazza ritrovo tanto dello spirito che ci ha portato insieme a vincere il referendum costituzionale, che secondo tutti avevamo già perso e invece la straordinaria mobilitazione delle forze civiche, della società civile, delle associazioni che sono qui oggi in piazza, con un grande protagonismo delle nuove generazioni, ha fatto la differenza”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, parlando con i cronisti durante la manifestazione La via maestra, promossa da Cgil e molte associazioni a Roma.

“È di questo che abbiamo bisogno, di costruire l’alternativa insieme, di riuscire ad andare noi – ha aggiunto – verso quelle persone che si sono mobilitate e che magari in questi anni sono state più distanti o che magari non si fidano più molto della politica, dei partiti e delle istituzioni, ma hanno ben chiaro cosa vuol dire difendere la nostra Costituzione; che va attuata fino in fondo, articolo per articolo. A partire dal fatto che in questa manovra, in un Paese dove gli studenti piantano le tende perché non riescono più a pagare gli affitti, gli autotrasportatori e agricoltori non riescono più a pagare i carburanti, è incredibile che la priorità in questa manovra per Giorgia Meloni sia alzare la spesa militare con 14 miliardi di euro. Loro, se vinceranno porteranno la spesa militare al 5%. Se vinceremo noi dobbiamo portare invece quella sanitaria al 7% che è la media europea”.

“Perché – ha detto ancora la leader del Pd – la prima preoccupazione degli italiani a prescindere da come votino, destra, sinistra, centro, o che non votano, è di non riuscire più a curarsi; perché ci sono 6 milioni di italiani che rinunciano alle cure per le liste d’attesa troppo lunghe o perché non se lo possono permettere. Quindi queste devono essere le priorità costituzionali su cui costruire l’alternativa: non da soli, ma con tutti quelli che vogliono contribuire e oggi in piazza ce ne sono davvero tanti”, ha concluso Schlein.

Festa di Roma, applausi e autografi per la “Wednesday” Jenna Ortega

Roma, 17 ott. (askanews) – Tra le star più attese della Festa del Cinema di Roma, sopprattutto dai più giovani che l’hanno amata come Wednesday, Mercoledì Addams della serie tv, Jenna Ortega è arrivata a presentare “Klara and the Sun”, insieme al regista Premio Oscar Taika Waititi, presentato nella sezione Grand Public.

Tanti gli applausi per l’attrice, arrivata in conferenza stampa con un abito bianco corto con un disegno a cerchi colorati concentrici su un lato, che si è concessa generosamente ai tanti autografi richiesti dai fan.

Il film è tratto dal bestseller del Premio Nobel Kazuo Ishiguro e Ortega interpreta Klara, un’Amica Artificiale che viene acquistata per fare compagnia all’adolescente Josie (Mia Tharia) che ha un rapporto conflittuale con la madre (Amy Adams). Non un robot di ultima generazione, un modello un po’ vecchio ma ottimista, capace di mostrare a una famiglia umana come provare le emozioni e soprattutto esprimerle.

“La sua intelligenza emotiva e lo stupore per la vita sono davvero uno dei punti più forti della storia – ha detto l’attrice 24enne in conferenza stampa – Klara riesce a riconoscere l’amore nelle persone che la circondano e in un certo senso le guida a riconnettersi tra loro in questo mondo distopico dove prima si ignoravano forse perché troppo prese da se stesse. Penso che sia dolce che si concentri sulla connessione umana, non sulla connessione artificiale”.

Ortega, diventata famosa nel ruolo di Mercoledì per Tim Burton, ha poi scherzato rispondendo a una domanda su che fine farebbe un amico artificiale come Klara nelle mani del suo personaggio di Wednesday Addams. “Beh di sicuro non parlerebbe mai e finirebbe depresso”, ha detto, mimando poi con la mani il gesto di un’eplosione: “Forse finirebbe così”.

Corteo Roma, Schlein in piazza con Cgil: un’enorme partecipazione

Roma, 17 ott. (askanews) – “Sì, un’enorme partecipazione. Siamo qui anche noi al fianco della Cgil, di tutte le associazioni della Via Maestra per la giustizia sociale e per la pace, per difendere la nostra Costituzione, per difendere la sanità pubblica, la scuola pubblica, il lavoro dignitoso, il salario degli italiani dimenticato dal governo di Giorgia Meloni e anche l’industria di questo paese”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, parlando con i cronisti durante la manifestazione La via maestra, promossa da Cgil e molte associazioni a Roma.

“Ho incontrato adesso – ha sottolineato – un operaio che mi racconta le difficoltà al Sud, dove molte delle loro fabbriche stanno in difficoltà per il costo dell’energia e li mettono in cassa integrazione. È incredibile che in 4 anni questo governo non sia riuscito a fare nulla per migliorare la condizione materiale di vita degli italiani”.

“Credo che sia molto importante – ha detto ancora Schlein – essere qui ed essere qui così tanti. Io ho fatto quasi tutto il corteo. È pieno di ragazze e di ragazzi giovani che hanno molto da dire, molto da dare perché non sono il nostro futuro, sono già il nostro presente e vanno ascoltati. E Giorgia Meloni deve smettere di criminalizzare il dissenso e chi protesta per il caro vita, per il caro energia, per il caro carburanti, cominciare a dare risposte agli italiani anziché incolparli”, ha concluso.

Mps, Comune e Provincia Siena: Coppini motivi scelta Fondazione su Opas

Milano, 17 ott. (askanews) – “In un’ottica di doverosa trasparenza e nel rispetto del ruolo istituzionale ricoperto, riteniamo indispensabile che il presidente Coppini chiarisca al più presto le motivazioni e il senso di queste scelte, spiegando come esse possano conciliarsi con la tutela degli interessi generali della comunità senese”. E’ quanto dichiarano Agnese Carletti, presidente della Provincia di Siena, e Nicoletta Fabioil, sindaco di Siena, in merito alle dichiarazioni del presidente della Fondazione Mps, Riccardo Coppini, relative all’ipotesi di adesione all’offerta di Intesa Sanpaolo, ritendendo “opportuno intervenire per richiamare l’attenzione sull’importanza del legame storico, sociale ed economico tra il Monte dei Paschi e il nostro territorio”.

“Pur nel pieno rispetto dell’autonomia gestionale e di indirizzo che la legge riconosce alla Fondazione Mps e della tutela del suo patrimonio, riteniamo che tale autonomia non debba mai tramutarsi in isolamento – proseguono -. La Fondazione nasce e opera quale presidio strategico, terzo e autonomo, a garanzia e supporto del territorio”.

“Fin dall’inizio di questo percorso abbiamo sostenuto con coerenza la necessità di tutelare l’integrità del Monte dei Paschi di Siena, il radicamento sul territorio, la permanenza a Siena della direzione generale e la salvaguardia dei livelli occupazionali”, scrivono Comune e Provincia. “La posizione del Comune e della Provincia di Siena pertanto resta immutata: continueremo a lavorare, nell’ambito delle nostre competenze, per tutelare il futuro della banca e il suo legame storico, economico e sociale con il territorio”.

Crolla (AmCham Italy): relazioni transatlantiche un punto di svolta

Washington, 17 ott. (askanews) – “Noi diciamo che siamo al turning point ma non al breaking point. Le consuetudini cambiano, gli interlocutori cambiano, ma i valori che condividiamo rimangono sempre quelli. Sono valori che vengono anche qualificati dall’interscambio commerciale che è molto potente e assolutamente in crescita”. Lo ha detto ad askanews Simone Crolla, Managing Director AmCham Italy in occasione dell’evento The Transatlantic Partnership at a Turning Point dedicato alla cooperazione tra Italia e Stati Uniti a Washington.

“Le esportazioni italiane, nonostante le turbolenze, i dazi, anche le guerre mondiali, che naturalmente rallentano la crescita e creano delle strozzature importanti, ad esempio sulle forniture di energia, però non fermano il Made in Italy negli Stati Uniti, come non fermano neanche il Made in Usa nel nostro Paese”, ha spiegato. “Quindi tiriamo un bilancio nell’ambito del lungo weekend della NIAF, mettendo a confronto gli imprenditori, professionisti italiani con le istituzioni italiane che sono qui, preposte a dialogare con gli Stati Uniti. Tiriamo le somme e cerchiamo di individuare una strada per andare avanti che sia, come è stata fino ad oggi, di grande soddisfazione. Noi crediamo ci siano assolutamente i numeri, le premesse e anche le opportunità da cogliere” ha concluso Crolla.

Presenti al tavolo dei relatori l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti d’America Marco Peronaci, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, gli onorevoli Giorgio Mulè, Carlo Fidanza, Alessandro Cattaneo, Christian Di Sanzo e la senatrice Elena Murelli.

Mattarella scrive a Leone XIV: caloroso augurio per un pronto ristabilimento

Roma, 17 ott. (askanews) – “Santità, ho appreso la notizia delle Sue dimissioni questo pomeriggio dal Policlinico Gemelli a pochi giorni all’intervento chirurgico cui Ella si è sottoposta. In queste circostanze mi unisco nuovamente alle vaste testimonianze di vicinanza e affetto che Le sono state rivolte da semplici cittadini e leader politici di numerosi Paesi”. Lo ha scritto Il residente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una messaggio inviato a Papa Leone XIV.

“Espressioni di grande solidarietà nei confronti della Santità Vostra e diffuse manifestazioni di buoni auspici per la Sua salute – ha sottolineato il capo dello Stato – hanno accomunato moltitudini di persone da ogni luogo del mondo, e certamente, con particolare sensibilità, tutte le comunità cattoliche che, grate per le cure del personale medico-sanitario che La assiste, trovano altresì rassicurazione nell’esortazione agostiniana a conservare sempre la fiducia, anche nella guarigione dalle malattie, nel superamento delle difficoltà”.

“Con questi sentimenti Le rinnovo a nome dell’intera Italia e mio personale il più caloroso augurio di una serena convalescenza per un Suo pronto e completo ristabilimento”, ha concluso Mattarella.

Festa Roma, Jenna Ortega versione robot che riconnette le persone

Roma, 17 ott. (askanews) – Tra le star più attese della Festa del Cinema di Roma, sopprattutto dai più giovani che l’hanno amata come Wednesday, Mercoledì Addams della serie tv, Jenna Ortega è arrivata a presentare “Klara and the Sun”, insieme al regista Premio Oscar Taika Waititi, nella sezione Grand Public. Tanti gli applausi per l’attrice statunitense che in conferenza stampa si è concessa generosamente agli autografi per i fan.

Il film è tratto dal bestseller del Premio Nobel Kazuo Ishiguro e Ortega interpreta Klara, un’Amica Artificiale che viene acquistata per fare compagnia all’adolescente Josie (Mia Tharia) che ha un rapporto conflittuale con sua madre (Amy Adams). Non un robot di ultima generazione, un modello un po’ vecchio e “goffo”, ma ottimista e positivo, capace di mostrare a una famiglia umana come provare le emozioni e soprattutto come esprimerle.

“La sua intelligenza emotiva e lo stupore per la vita sono davvero uno dei punti più forti della storia – ha detto l’attrice 24enne in conferenza stampa – Klara riesce a riconoscere l’amore nelle persone che la circondano e in un certo senso le guida a riconnettersi tra loro in questo mondo distopico dove prima si ignoravano forse perché troppo prese da se stesse. Penso che sia dolce che si concentri sulla connessione umana, non sulla connessione artificiale”.

Il regista premio Oscar per “Jojo Rabbit” ha detto di essere preoccupato al giorno d’oggi dalla tecnologia e dalla Ia che isola sempre di più le persone; la protagonista del suo film, invece, “mostra che va bene essere rotti, spezzati, è la fragilità – ha affermato – che fa avvicinare le persone”. “Mi sono innamorato di questo libro che ho trovato per caso nella libreria di un aeroporto, mi ha colpito la storia di questa protagonista con il suo modo particolare di guardare il mondo e i rapporti umani”.

Ortega, parlando delle pressioni che ci sono oggi su chi come lei è un personaggio pubblico e del successo raggiunto, ha raccontato: “A volte è stato travolgente e terrificante, ti senti disconnesso dal mondo che ti circonda; sono consapevole di essere un personaggio pubblico, so bene che le persone sono libere di farsi le loro idee ed esprimersi online e so che non posso cercare di accontentare tutti, di piacere a tutti…. Ma questo vale per la vita di tutti i giorni, non posso portare il peso del mondo sulle mie spalle, posso solo cercare di essere la versione migliore di me stessa e imparare il più possibile a essere gentile con chi mi circonda”. L’attrice ha detto inoltre di sentirsi fortunata ad avere intorno “un meraviglioso sistema di supporto tra famiglia e amici”, che non hanno mai esercitato pressioni su di lei e “sono molto protettivi” nei suoi confronti.

Diventata famosa nel ruolo di Mercoledì per Tim Burton, Jenna Ortega ha poi scherzato rispondendo a una domanda su che fine farebbe un amico artificiale come Klara nelle mani del suo personaggio di Wednesday Addams. “Beh di sicuro non parlerebbe mai e finirebbe depresso”, ha detto, mimando poi con la mani il gesto di un’eplosione: “Forse finirebbe così”.

Papa Leone è stato dimesso dal Gemelli

Città del Vaticano, 17 ott. (askanews) – Papa Leone ha lasciato il Gemelli dopo il ricovero, l’intervento al polmone e la degenza di cinque giorni al “Terzo Vaticano”, come è stato ribattezzato da Giovanni Paolo II l’ospedale.

E’ uscito a piedi da solo. Ha salutato la folla e benedetto alcuni pazienti. Una ragazza ucraina ha regalato un ritratto del Pontefice in stoffa, realizzato a mano.

Il volto disteso e sorridente: Papa Leone ha percorso a piedi (e senza alcun aiuto) il tragitto che dall’interno dell’ospedale lo ha portato fino all’auto. Il finestrino abbassato e la mano alzata per salutare i fedeli e impartire la benedizione. Il Pontefice ha lasciato il Gemelli dopo 5 giorni; martedì scorso, poco dopo le 13, Prevost era stato ricoverato al policlinico, e in serata aveva subito un intervento di asportazione di un tumore al polmone.

Papa Leone, a bordo del suv Ford targato SCV1, ha varcato la Porta del Perugino alle 15.43 e ha
fatto così rientro in Vaticano.

Show a sorpresa di Tajani a Capri: canta con il tamburello in mano

Capri, 17 ott. (askanews) – Show di Antonio Tajani a Capri. Siparietto canoro a sorpresa questa mattina nella Piazzetta di Capri per il ministro degli esteri, giunto sull’isola per partecipare al 41esimo convegno dei giovani imprenditori di Confindustria. Mentre transitava in Piazzetta, Tajani è stato riconosciuto dal gruppo folk locale Bella Capri e invitato a cantare con loro. Ne è nato un simpatico siparietto, durato alcuni minuti, con il ministro che – tamburello in mano – ha intonato anche alcune note di tipici canti popolari napoletani, prima di salutare il gruppo e di salutare anche alcuni simpatizzanti di Forza Italia che lo attendevano e recarsi al grand hotel Quisisana sede del convegno.

Landini: Governo impari ad ascoltare, i giovani chiedono cambiamento

Milano, 17 ott. (askanews) – “Scendiamo in piazza perché la gente non ce la fa più, perché c’è bisogno di aumentare i salari, perché c’è bisogno di far funzionare le scuole, perché c’è bisogno di rispondere al caro vita e perché c’è una domanda di partecipazione e di cambiamento che parte anche dalle nuove generazioni. Noi pensiamo che il Paese, il Governo, il Parlamento debbano imparare ad ascoltare e debbano soprattutto dare ascolto e voce a chi tiene in piedi questo Paese con la sua intelligenza e con il suo lavoro”. Lo ha dichiarato il leader della Cgil, Maurizio Landini, in corteo a Roma per la manifestazione de La Via Maestra, promossa dalla Cgil e da oltre cento associazioni laiche e cattoliche, per rivendicare un Paese fondato sul lavoro, sulla giustizia sociale, sull’uguaglianza e sulla pace.

“Quattro anni fa si stava meglio o si stava peggio? Credo – ha spiegato Landini – sia sotto gli occhi di tutti quello che sta succedendo oggi in tutto il Paese, dagli agricoltori, ai trasportatori, ai lavoratori che devono scendere in piazza per difendere le industrie come è successo per l’Ilva o l’Electrolux, agli studenti che stanno dicendo che le scuole li cadono in testa, che vogliono poter studiare. Soprattutto c’è un punto di fondo che l’unico vero investimento che questo Governo sta facendo è quello sulle armi. Mentre noi – ha proseguito – abbiamo bisogno di una sanità che funzioni, di una scuola funzioni, di un lavoro che faccia vivere le persone. E’ chiaro che c’è la necessità di un cambiamento radicale delle politiche economiche e sociali che stanno portando il nostro Paese a sbattere”.

“Noi siamo qui per dare voce alla maggioranza di questo Paese che non ne può più e che chiede un cambiamento – ha detto Landini -. Siamo qui per unire, non per dividere, soprattutto per unire e metterci a disposizione dei giovani e delle nuove generazioni”.

Ghemon da aprile a teatro col nuovo spettacolo di stand-up comedy

Milano, 17 ott. (askanews) – “La Prima Volta. L’Ultima Volta. L’Unica Volta”: Ghemon torna ad aprile nei teatri italiani con il suo nuovo spettacolo di stand-up comedy. Dopo l’esordio con “Una cosetta così” il suo primo show portato dal vivo tra il 2023 e il 2024 con oltre 70 repliche e conclusosi con l’evento speciale al Teatro Arcimboldi di Milano, Ghemon è pronto a tornare con il suo secondo show, che lo porterà a toccare diverse città come Bari, Avellino, Napoli, Roma, Nichelino (TO), Genova, Milano e Bologna.

«L’ho chiamato così perché la vita mi sta insegnando che ogni cosa che facciamo, ogni momento che viviamo, ogni occasione che incontriamo è unica. Anche quando tutto sembra ripetersi, cambiano le persone, il momento, noi stessi. Meglio vivere che aspettare: questa è la prima, l’ultima e l’unica volta» – spiega Ghemon a proposito del titolo dello spettacolo, che parte dalla quotidianità di ciascuno di noi per ironizzare sui temi più diversi: dal passaggio di carriera – quello che lo ho portato dalla musica alla comicità – alla vita di coppia, fino a temi più delicati e intimi come, ad esempio, i funerali o la prima visita dall’andrologo.

A fare da sfondo all’intero spettacolo c’è la nuova avventura di Ghemon negli Stati Uniti. Originariamente programmato per novembre e dicembre 2026, il tour è stato spostato ad aprile 2027 per via dei numerosi impegni che lo stanno coinvolgendo tra Los Angeles e New York, come ha spiegato lo stesso Ghemon nel post pubblicato sul suo profilo Instagram: «Come molti di voi avranno visto, negli ultimi mesi ho intrapreso un percorso nella stand-up comedy anche negli Stati Uniti, che mi sta offrendo opportunità che non avrei mai immaginato. Ho scelto di posticipare il tour italiano di pochi mesi per provare a coglierle».

Dopo vent’anni di carriera musicale e quattro dedicati alla stand-up comedy, Ghemon ha infatti deciso di affrontare una delle sfide più importanti del suo percorso artistico: trasferirsi negli States per mettersi alla prova come comico anche in inglese. Un’esperienza, raccontata attraverso i suoi profili social, che lo ha portato a ripartire da zero, tornando alla gavetta degli open mic e approcciando lo studio dell’improvvisazione presso la prestigiosa UCB. Un percorso che negli ultimi mesi lo ha portato a esibirsi in alcuni dei locali di riferimento per la stand-up comedy americana e a collaborare con alcuni degli stand-up comedian più importanti e famosi al mondo, come Rafi Bastos, che lo ha chiamato ad aprire il suo spettacolo sold out al New York Comedy Club, e Ismo, che lo ha voluto come opening per il suo show in Florida.

Un viaggio tra sperimentazione, crescita e confronto con una scena comica completamente diversa da quella italiana, che ha arricchito ulteriormente il bagaglio artistico di Ghemon in vista del suo ritorno nei teatri in primavera. Questo il calendario completo del tour “La Prima Volta”. L’Ultima Volta. L’Unica Volta”:

Dl bollette, Orsini: sollievo alle imprese ma sugli Ets l’Ue è miope

Capri (Napoli), 17 ott. (askanews) – “Siamo contenti che il Governo sia stato a fianco a noi in questa battaglia per portare comunque sollievo alle imprese italiane. L’Europa in questo momento è miope, nessuno stato può farcela da solo. Credo che sugli Ets si debba fare ancora cose in più”. Così il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, a margine del 41esimo meeting dei giovani imprenditori.

“Quando noi parliamo di Ets parliamo di competitività – ha detto – la Cina nel 2025-2026 ha aperto 135 centrali a carbone. In Europa abbiamo abbassato le emissioni dello 0,1% e la Cina fa il 32%. Fatemi capire, vogliamo veramente distruggere l’industria europea? Chiediamo è una riflessione importante. Per questo che chiediamo la sospensione del sistema Ets. Serve fare qualcosa, ma soprattutto sospenderlo. E non si può più continuare a questa diatriba. L’Europa faccia l’Europa. L’Europa unita deve avere una reazione a quello che accade nel mondo”.

Manovra, Orsini: ok attenzione ai conti, fare cose che servono per il futuro

Capri (Napoli), 17 ott. (askanews) – In questo momento è “giusto” essere attenti ai “conti” pubblici; è “importante, visto che siamo in campagna elettorale, che si facciano cose che servono per il futuro e che si pensi a un piano industriale del Paese”. Lo ha sottolineato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, a margine del 41esimo convegno dei giovani imprenditori.

“Bene continuare con il superammortamento – ha detto – abbiamo chiesto, visto che c’è un problema di produttività, di far sì che le aggregazioni o fusioni tra piccole imprese possano essere aiutate fiscalmente. Abbiamo chiesto anche, visto che sappiamo che il Pnrr ha dato uno 0,5% al Pil quest’anno, di fare un nuovo piano che possa attrarre gli investimenti dai fondi pensioni e dai capitali dei privati che sono sui conti correnti e che oggi non vengono utilizzati. Credo che queste misure debbano essere messe a terra, oltre alla patrimonializzazione e al come riuscire a far sì che le nostre imprese possano essere più competitive”.

Corteo Roma, Fratoianni sfila con Cgil: in piazza tutti insieme per cambiare rotta

Roma, 17 ott. (askanews) – “Bisogna stare sempre nelle piazze: con chi protesta, con chi si mobilita. Oggi con lavoratori e lavoratrici di questo Paese chiamate in piazza dal più grande sindacato italiano e da moltissime associazioni, quelle della via Maestra. Dunque questo è il posto dove oggi bisogna stare. “. Lo ha affermato il leader Avs Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, partecioando alla manifestazione a Roma da piazza della Repubblica a piazza del Popolo “la Via Maestra”, promossa da Cgil e numerose associazioni della società civile

“Siamo tutti qui per dire una cosa molto semplice: bisogna cambiare strada. Un paese che non ce la fa, attraversato da proteste che segnalano un malessere crescente, occorre invertire la rotta rispetto alle scelte di un governo che aumenta la spesa militare, ma non è in grado di dare una risposta a chi, con l’inflazione che schizza verso l’alto e lo stipendio fermo al palo, non ce la fa più ad arrivare alla fine, alla metà del mese, non più alla fine di questo. Occorre ridistribuire la ricchezza, scelte coraggiose, ìdire che al posto della spesa militare vogliamo investire nella transizione ecologica, nella ricerca, nell’innovazione e nell’aumento dei salari, è il contrario di quello che sta facendo il governo della destra da ormai oltre quattro anni ed è arrivato il momento di cambiare e noi siamo insieme perché ci candidiamo insieme a governare il paese nel segno dell’alternativa”

Corteo Roma, Bonelli in piazza con Cgil: Meloni volta spalle a Italia che soffre

Roma, 17 ott. (askanews) – “Siamo in piazza per sostenere una mobilitazione sociale che oggi pone con forza due grandi questioni: il caro vita, che sta distruggendo le prospettive di benessere delle famiglie e delle imprese italiane, e le scelte di un governo che ha privilegiato la politica del riarmo e favorito l’accumulazione di grandi ricchezze, a partire dai profitti delle società energetiche”. Lo ha dichiarato il leadeer Avs Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde, sfilando a Roma alla manifestazione della Cgil.

“Sono grandi questioni che questo governo non affronta, insieme a quella della politica energetica, strettamente legata alla crisi climatica, negata da Giorgia Meloni con un atteggiamento ideologico”, ha sottolineato il leader Avs.

“Durante la mia replica in Parlamento – ha affermato ancora Bonelli- Giorgia Meloni mi ha accusato di essere ideologico. Ma è lei ad avere una posizione ideologica, che in questi anni è servita a favorire le società energetiche e l’accumulazione di enormi ricchezze. Pensiamo ai grandi profitti che queste società hanno realizzato, mentre qui c’è un’Italia che chiede giustizia sociale e, aggiungo, giustizia ambientale, di fronte a un governo che le ha voltato le spalle.Per questo, a maggior ragione, il centrosinistra, che oggi è qui in piazza, ha una responsabilità ancora più grande: essere unito e uscire da ogni forma di tatticismo. Perché chiunque mi abbia fermato oggi, e presumo fermerà anche Elly Schlein e Giuseppe Conte, mi ha detto una cosa sola: ‘Siate uniti, siate uniti’.Sarebbe imperdonabile non raggiungere questa unità. E hanno ragione. Non li deluderemo, saremo uniti”.

“Questa manifestazione, insieme alle altre che seguiranno, rappresenta l’avvio di una grande stagione di mobilitazione per mandare all’opposizione Giorgia Meloni e il suo governo”, ha concluso Bonelli.

I.A., Meloni: va colta straordinaria opportunità riaffermare il genio italiano

Roma, 17 ott. (askanews) – Oggi con l’intelligenza artificiale abbiamo una nuova straordinaria opportunità e non dobbiamo aver paura di coglierla e sfruttarla al massimo per portare in questa trasformazione la nostra identità e dimostrare ancora una volta di che cosa l’Italia è capace”. Lo ha affermato la premier Giorgia Meloni in un videomessaggio inviato l convegno “Ai.Dea-Forum di Varignana-Conoscenza, dati e Ai per l’impresa italiana”, promosso da Nomisma e Confindustria.

“La politica – ha sottolineato ancora fra l’altro Meloni- ha il compito di salvaguardare l’uomo, difendere il bene comune, garantire che i benefici dell’innovazione siano condivisi. La nostra storia ci racconta che il genio italiano è in grado di trarre il meglio dagli strumenti che ha a disposizione, con utilizzi e impieghi che nessun altro aveva ipotizzato”.

Inoltre, “noi vogliamo che anche una piccola impresa possa usare l’intelligenza artificiale per valorizzare ciò che la rende unica lavorare meglio, migliorare la produttività, essere sempre più competitiva”. E dunque “servono strumenti accessibili, competenze diffuse, un legame sempre più forte tra università e produzione”. Perchè “il valore di un’idea non dipende dalle dimensioni dell’azienda nella quale nasce”.

Manovra, Tajani: sì contributo banche, ma senza aggressioni o minacce

Capri (Napoli), 17 ott. (askanews) – “Nessuno pensa che muore qualcuno” se si chiede un contributo alle banche, ma “è una questione di modi con i quali ci si rapporta con il mondo imprenditoriale. Il Governo non deve essere aggressivo, deve essere coinvolgente. Quindi, un Governo di centrodestra non può essere il Governo che aggredisce una parte del nostro sistema economico, perché il sistema bancario è fondamentale per il sostegno alle imprese”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine del 41esimo meeting dei Giovani di Confindustria.

“Attenzione a non far sì che poi tutto si riverberi sui correntisti – ha proseguito – bisogna essere molto prudenti, tenendo conto anche della specificità del nostro sistema, che è un sistema binario: banche grandi e banche di territorio. Bisogna sempre approfondire l’argomento, non con demagogia, non con aggressività. Vediamo chi dovrà contribuire, bisognerà parlarne e vedere. Sono sempre dell’idea che si debba fare un confronto serio e approfondito. Ne parleremo con la maggioranza e all’interno del Governo. Sono favorevole a un contributo da parte del sistema finanziario, ma i contributi non si chiedono con le minacce o gli improperi”.

Le banche sono “una parte del nostro sistema economico, ma i problemi si risolvono con il dialogo – ha aggiunto Tajani – ci auguriamo che si possano risolvere anche questa volta come abbiamo fatto lo scorso anno, con il dialogo, e come abbiamo fatto con le compagnie petrolifere nelle scorse settimane”.

Calcio, Calcio, Gattuso: "Juve più forte ma la Lazio se la gioca"

Roma, 17 ott. (askanews) – “Loro sono più forti di noi sulla carta, però voglio vedere una squadra che va là e se la gioca”. Gennaro Gattuso presenta così la sfida tra Juventus e Lazio, in programma domani alle 20.45 a Torino. L’allenatore biancoceleste chiede coraggio e personalità ai suoi giocatori: “Mi interessa andare a fare una partita di mentalità, senza paura. Se andiamo e cominciamo ad avere timore non ci porta a nulla. Dobbiamo avere tanto coraggio, poi si vedrà come andrà”.

Gattuso riconosce le qualità dei bianconeri, che a suo giudizio hanno raccolto meno di quanto seminato, e invita la Lazio a migliorare la continuità di rendimento. “Stiamo facendo cose buone, ma dobbiamo migliorare in tanti aspetti. Voglio vedere una squadra che cresce partita dopo partita”, spiega il tecnico, che sottolinea la fisicità della Juventus sui calci piazzati, la velocità sugli esterni e la capacità di sfruttare i cross.

Tra i principali aspetti da correggere ci sono i cali di concentrazione. “Ogni tanto ci addormentiamo, non andiamo sulle preventive. È un aspetto da migliorare- osserva Gattuso, che indica come priorità evitare – quei blackout da 15-20 minuti” emersi nelle ultime partite e mantenere meglio il controllo del campo.

Il tecnico torna anche sulle critiche ricevute nel corso della carriera. “Far cambiare idea a chi mi critica? Se avessi ascoltato tutte le persone che mi hanno giudicato da giocatore avrei fatto un quarto della carriera che ho fatto. Io non posso piacere a tutti, però l’importante è essere onesti e secondo me in questi anni con me non sono stati onesti”, afferma. “Non è per fare il piangina, è un dato di fatto”. Gattuso rivendica quindi il proprio percorso professionale: “Ho passione, il calcio mi fa venire ancora il formicolio. Lo faccio perché è la mia vita e sento questo mestiere più mio di quando facevo il calciatore”.

Infine, una novità riguarda Luca Pellegrini, reintegrato nella lista dei disponibili. “La società ha deciso così ed è a tutti gli effetti un giocatore a disposizione”, conferma Gattuso, che non anticipa le scelte di formazione. Il tecnico elogia inoltre Taylor, importante per gli equilibri della catena di sinistra e per il contributo offerto sia in fase di possesso sia in quella di non possesso.

Tennis, Zverev eliminato a Shanghai: "Non sono un robot,sono stanco"

Roma, 17 ott. (askanews) – Clamoroso ma non troppo a Shanghai, dove Sascha Zverev esce di scena in semifinale al penultimo Masters 1000 della stagione. Il numero 1 del tabellone (e prossimo n.1 del ranking) ha ceduto alla furia agonistica di Alejandro Davidovich Fokina, 25 del seeding, che si è imposto in rimonta 5-7, 6-4, 6-3 in poco più di due ore di gioco. Il tedesco ha accusato un chiaro calo fisico dopo aver vinto un primo set in cui sembrava in controllo, soprattutto grazie a un servizio che gli rendeva l’82% di prime in campo. Da quel momento, nonostante un match sempre in equilibrio, la maggior energia dello spagnolo ha fatto la differenza. Per Fokina è la seconda finale in un 1000 della carriera dopo quella persa a Monte-Carlo nel 2022: il malagueno rientra anche nella Top-15 del ranking grazie al 2° successo in carriera contro un Top-3.

“Non sono un robot, sono stanco – ha spiegato Zverev in conferenza stampa -. Dopo gli Us Open, ho avuto un solo un giorno off. Non sono stato reattivo in questo match. Ora mi serve qualche giorno senza allenamenti, ho bisogno di riposo. Vienna è tra dieci giorni, se decido di giocare. La caviglia? Non è un problema, faceva piu male giorni fa”.

Mps: nessun passo indietro di Lovaglio, smentite indiscrezioni stampa locale

Milano, 17 ott. (askanews) – Nessun passo indietro da parte dell’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio. Lo fanno sapere fonti vicine al Monte dopo le indiscrezioni della stampa locale su sue presunte dimissioni, alla luce anche dell’appoggio della Fondazione Mps all’Opas di Intesa Sanpaolo, in vista della assemblea del 29 ottobre.

Ieri, il presidente della Fondazione, Riccardo Coppini, in una nota, ha proposto alla Deputazione amministratrice, che si riunirà il 23 ottobre, di esprimere una valutazione positiva dell’offerta lanciata da Intesa sul Monte. Coppini “esporrà ai componenti della Deputazione il valore insito nell’operazione di Intesa Sanpaolo per la Fondazione Mps nella sua veste di azionista e punto di riferimento dei territori del senese, nei confronti dei quali si ritiene che Intesa Sanpaolo avrà un ruolo di particolare significato per l’economia e la società”. Allo stesso tempo il presidente “valuta positivamente lo storico rapporto virtuoso tra Intesa Sanpaolo e le sue fondazioni azioniste”.

Zelensky: gli Usa incoraggiano Putin a provocare un blackout alla vigilia dell’inverno

Roma, 17 ott. (askanews) – “Proprio mentre i russi sferrano un attacco così massiccio contro il nostro sistema energetico, negli Stati Uniti si è purtroppo deciso di ignorare completamente il ‘Lindsey Graham Act’, una normativa pensata per esercitare una pressione realmente efficace sulla Russia, tale da porre fine a questa guerra. Questo provvedimento avrebbe potuto essere di enorme aiuto, e può esserlo ancora! Ma è necessario che diventi operativo, e ogni voce a suo sostegno è fondamentale”. Lo ha scritto su X il presidente curaino Volodymyr Zelensky dopo la sospensione del pacchetto di sanzioni americane alla Russia decise ieri sera dal presidente Usa Trump con un ordine esecutivo.

“La Russia – ha proseguito Zelensky – sta cercando di provocare un blackout in Ucraina, proprio alla vigilia dell’inverno; vuole lasciare milioni di nostri concittadini senza elettricità né riscaldamento. Per fermare tutto ciò, serve esercitare pressione. Un ‘blackout’ nelle sanzioni statunitensi – che allenta la pressione sull’aggressore e si traduce in vantaggi finanziari per Putin – non fa altro che incoraggiarlo a proseguire con gli attacchi. Non dobbiamo cedere terreno. Dobbiamo continuare a impegnarci per porre fine alla guerra. Per porvi fine, non per dare a Putin ogni motivo per farla proseguire all’infinito. Ringrazio tutti coloro che si battono sinceramente per la pace e che aiutano l’Ucraina”, ha concluso Zelensky.

Nuoto, torna la copertura sulla piscina del Foro Italico

Roma, 17 ott. (askanews) – Il Foro Italico continua a rinnovarsi, ampliando i propri spazi e rafforzando la propria capacità di rispondere alle esigenze dello sport di oggi e di domani. Nel quadro dell’ampio progetto di riqualificazione del Parco Sportivo, a vent’anni dall’ultima volta, torna la copertura della piscina dello Stadio del Nuoto di Roma: un intervento che restituisce a uno degli impianti più belli al mondo una nuova dimensione, rendendolo fruibile dodici mesi l’anno. “La copertura dello Stadio del Nuoto rappresenta un passaggio strategico per la città e l’intero movimento acquatico – dichiara il Presidente Paolo Barelli – Grazie all’accordo di collaborazione tra Federazione Italiana Nuoto e Sport e Salute viene restituita a Roma un’infrastruttura d’eccellenza operativa anche nei mesi invernali dopo 20 anni. Questo intervento risponde in modo concreto alle necessità delle società sportive del territorio, autentico presidio sociale ed educativo, offrendo ai cittadini maggiori spazi acqua dedicati alla salute, al benessere e all’attività motoria. In un momento storicamente complesso per i costi di gestione delle piscine, garantire continuità e sostenibilità alle realtà sportive è un segnale di grande responsabilità istituzionale e di reale sostegno al settore. Inoltre la copertura dello Stadio del Nuoto s’inserisce nell’ambito di un programma strategico condiviso con Sport e Salute per rendere ulteriormente il Parco del Foro Italico centro dell’interesse dei cittadini per attività ludiche e sportive quotidiane, oltre che per i grandi eventi organizzati insieme come gli Internazionali di Nuoto / Trofeo Settecolli IP che dal 2027 durerà 4 giorni, aumentando una giornata il programma delle finali, e ospiterà due amichevoli del Settebello per rispondere alla sempre maggiore richiesta degli appassionati di nuoto e pallanuoto”. Dalla fine di ottobre, grazie a una struttura pressostatica installata da Sport e Salute, lo Stadio del Nuoto sarà nuovamente utilizzabile anche durante la stagione invernale. La copertura, che misura 37 metri di larghezza, 66 metri di lunghezza e 7 metri di altezza, rappresenta un investimento concreto nella valorizzazione del patrimonio esistente e nell’ampliamento delle opportunità di pratica sportiva. “Abbiamo fortemente voluto questo intervento perché crediamo che il Foro Italico debba continuare a evolversi, anticipando le esigenze dello sport di domani – prosegue Diego Nepi Molineris, Amministratore Delegato di Sport e Salute – Questa nuova copertura è molto più di un’opera infrastrutturale: è un investimento sulle persone, perché consentirà a un numero sempre maggiore di atleti e cittadini di allenarsi e vivere lo sport in ogni stagione, con spazi ancora più funzionali e versatili. La nostra visione è quella di un Foro Italico sempre più multidisciplinare, moderno e proiettato al futuro, capace di accogliere i grandi eventi internazionali e, allo stesso tempo, di generare ogni giorno nuove opportunità di pratica sportiva. Perché il successo dello sport non si misura soltanto nelle medaglie conquistate ai grandi appuntamenti, ma anche in ogni persona che avviciniamo all’attività fisica, in ogni giovane che trova nello sport la propria strada, in ogni cittadino che scopre il benessere del movimento. È questa la sfida più importante: fare in modo che lo sport non abbia confini, che sia sempre più accessibile e che ogni spazio possa trasformarsi in un’opportunità di crescita, benessere e futuro. Un ringraziamento alla Federazione Italiana Nuoto per la collaborazione che ha reso possibile raggiungere questo importante obiettivo”. L’obiettivo è restituire alle società sportive uno spazio acqua strategico, garantendo continuità alle attività e agli allenamenti durante tutto l’anno. Dal nuoto alla pallanuoto, al salvamento, l’impianto potrà accogliere discipline e attività diverse, offrendo nuove opportunità agli atleti e alle società che ogni giorno animano il Foro Italico. “Lo Stadio del Nuoto di Roma ha rappresentato per me un passaggio fondamentale: la transizione da atleta dilettante a professionista – evidenzia Alessia Filippi, tra l’altro vice campionessa olimpica negli 800 stile libero e campionessa del mondo nei 1500 ai Mondiali di Roma 2009 – So bene cosa significhi poter nuotare tutto l’anno in un impianto di questo livello e quanto possa fare la differenza per un atleta. Da anni, durante il periodo invernale, questa possibilità era venuta meno. Finalmente, grazie all’intervento di Sport e Salute, sarà di nuovo possibile. Restituire alla comunità un impianto così importante e garantire agli atleti la possibilità di allenarsi in condizioni adeguate era doveroso, ma per nulla scontato. Grazie a Sport e Salute per aver reso possibile tutto questo”. La disponibilità dello Stadio del Nuoto coperto rappresenta inoltre una risposta concreta alle esigenze di gestione degli spazi acqua anche in vista degli Internazionali BNL d’Italia 2027. La possibilità di contare su un impianto fruibile per dodici mesi consentirà di garantire continuità alle attività delle società sportive anche durante il periodo del grande evento tennistico, conciliando al meglio le esigenze delle manifestazioni internazionali con quelle dello sport praticato quotidianamente.

Sci alpino, il ruolo delle 27 aziende del Pool Sci Italia

Milano, 14 ott. (askanews) – Ventisette marchi, otto categorie di prodotti e una collaborazione con le Squadre Nazionali di Sci Alpino che prosegue da oltre cinquant’anni. Il Pool Sci Italia, consorzio fornitore ufficiale delle Nazionali della Federazione italiana sport invernali (Fisi), riunisce aziende concorrenti sul mercato che mettono a disposizione degli atleti attrezzature e competenze tecniche. Il rapporto con il mondo agonistico comprende anche il confronto diretto con chi utilizza i materiali, un’attività che contribuisce alla loro evoluzione. Atleti, tecnici, skiman e responsabili della ricerca e sviluppo delle imprese partecipano a uno scambio di informazioni utile a perfezionare i prodotti sotto il profilo delle prestazioni, dell’affidabilità e della sicurezza. Secondo il consorzio, le conoscenze acquisite attraverso questa collaborazione possono trovare applicazione anche nelle attrezzature destinate agli appassionati.

Nato alla fine degli anni Sessanta per sostenere tecnicamente e finanziariamente le Nazionali, il Pool Sci Italia comprende produttori di sci, scarponi, attacchi, bastoncini, caschi, maschere, guanti e protezioni. Aziende che operano in settori diversi dell’industria dello sci e che, attraverso il consorzio, partecipano alla fornitura dei materiali utilizzati dalle squadre azzurre.

Tra le attività legate alla stagione 2026/2027 figura anche la realizzazione di nuovi contenuti fotografici e video con gli atleti delle Nazionali. Le riprese, effettuate negli spazi di Veronafiere in collaborazione con Fisi e Infront, alimenteranno la comunicazione del Pool Sci Italia durante la stagione.

Il presidente del consorzio, Alessio Meda, spiega il significato della collaborazione: “Dietro ogni atleta azzurro c’è anche il lavoro, la competenza e la capacità di innovare delle aziende che lo accompagnano nella sua crescita agonistica. È questa la forza del Pool Sci Italia, 27 marchi di riferimento che, pur competendo sul mercato, condividono un obiettivo comune, mettere il meglio della propria tecnologia al servizio dello sci alpino italiano. Lo shooting Fisi – ha aggiunto – è un’occasione importante per dare visibilità a questo legame e valorizzare i protagonisti delle nostre Squadre Nazionali. Grazie alla collaborazione con Fisi e Infront, abbiamo realizzato nuovi contenuti fotografici e video che ci permetteranno di raccontare questa eccellenza durante tutta la stagione 2026/2027. Un impegno – ha concluso Meda – che va ben oltre la fornitura dei materiali e che conferma la nostra volontà di essere, oggi come in futuro, al fianco degli atleti e della Federazione, contribuendo concretamente ai loro successi e alla crescita dell’intero movimento”.

Manovra, Salvini: banche mazzolate? Patuelli sorprendente, 5 mld il minimo

Milano, 17 ott. (askanews) – “Sorprendenti le parole del presidente dell’Abi Antonio Patuelli che, tirando in ballo addirittura la Costituzione, lamenta che i banchieri siano economicamente ‘mazzolati'”. Così il vicepremier e ministro Matteo Salvini. “Profitti giganteschi che derivano soprattutto dagli interessi e dalle commissioni pagati da cittadini, famiglie e imprese. Chiedere un contributo di almeno 5 miliardi a uno dei settori più ricchi e tutelati d’Italia sarà un intervento di assoluto buonsenso”.

“I numeri, buon per loro, raccontano l’esatto contrario – ha sottolineato Salvini -, 25,5 miliardi di utili nel 2022, 40,6 nel 2023, 46,5 nel 2024 e 47,5 nel 2025. E quest’anno si prevedono profitti per oltre 50 miliardi. Nel frattempo, tra il 2022 e il 2025, le banche hanno chiuso 2.510 sportelli e lasciato a casa 12.900 dipendenti. Senza dimenticare che nel 2025 il loro tax rate effettivo è stato del 19,2%, una tassazione ben inferiore a quella di altre imprese”.

Manovra, Abi: intervento non concordato, accordi vanno rispettati

Milano, 17 ott. (askanews) – “Riprendo le dichiarazioni del presidente Patuelli, l’intervento in manovra è assolutamente non concordata, diversamente da quello che è avvenuto negli ultimi due anni”. Lo ha dichiarato il vicedirettore generale vicario Abi Gianfranco Torriero, riferendosi al contributo richiesto al settore bancario nella manovra, nel corso della call sul rapporto mensile dell’associazione.

“Ricordiamo che come banche abbiamo aumentato il gettito per lo Stato, sia con la legge di bilancio per il 2025, con 4,5 miliardi, e poi oltre 10,2 miliardi con la legge di bilancio per il 2026 – ha spiegato -, e in particolare per la legge di bilancio del 2026 c’era stato un impegno concordato con il governo e con le forze parlamentari che lo rappresentano per un periodo di tre anni”.

“Questa è solamente una fotografia che rappresentiamo, – ha concluso -, quando si fanno accordi gli accordi andrebbero sempre rispettati, mi attengo assolutamente alle parole che formalmente ha rappresentato il nostro presidente”.

La Russia: lo stop alle sanzioni Usa è "un momento storico"

Roma, 17 ott. (askanews) – La Russia festeggia la sospensione del pacchetto di sanzioni americane sui combistibili fossili russi decisa ieri sera dal presidente Usa Donald Trump con un ordine esecutivo. In un post su X l’inviato presidenziale russo e negoziatore Kirill Dmitriev ha affermato che “la sospensione di alcune disposizioni del ‘Graham Act’ segna un momento importante e davvero storico. La normativa, che in seguito alla morte del senatore Graham ha subito modifiche sostanziali e profondamente negative, avrebbe potuto di fatto azzerare ogni cooperazione economica tra Russia e Stati Uniti, arrecando gravi danni innanzitutto all’economia statunitense e ai mercati globali”. Secondo il Ceo del Fondo russo per gli investimenti diretti russi, “la cooperazione economica tra Russia e Stati Uniti risponde agli interessi di entrambe le nazioni, contribuisce alla stabilità economica globale e getta le basi per costruire fiducia e raggiungere una pace duratura. Anziché ricorrere a sanzioni e confronto, occorrono dialogo, una cooperazione reciprocamente vantaggiosa e una responsabilità condivisa per la stabilità globale”.