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giovedì, 1 Gennaio, 2026
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Il Nuovo Anno secondo Romano Guardini

Romano Guardini ha dedicato pagine di rara profondità al passaggio del tempo e, in particolare, al significato del Nuovo Anno. Non si tratta mai, per lui, di una riflessione sentimentale o consolatoria. Il cambio dell’anno non è un rito magico, né una promessa automatica di rinnovamento. È piuttosto un momento di verità, in cui l’uomo è chiamato a misurarsi con il tempo che gli è dato e con ciò che egli stesso ha fatto del tempo ricevuto.

Nel pensiero di Guardini, il calendario non è mai neutro: scandisce un cammino morale e spirituale. Ogni passaggio d’anno interroga l’uomo sulla propria fedeltà a se stesso, sulle responsabilità assunte e su quelle evitate. Non è il tempo a giudicare l’uomo, ma l’uomo che viene giudicato dal modo in cui attraversa il tempo.

Il tempo non ricomincia

Per Guardini il tempo non si azzera. L’anno nuovo non cancella ciò che è stato, né rende innocente il futuro. Il passato resta con il suo carico di responsabilità, decisioni mancate, scelte compiute, ferite inflitte e ricevute. Proprio per questo il Nuovo Anno non è evasione, ma assunzione di continuità. L’uomo non entra in un tempo vergine, bensì in un tempo che porta già i segni della sua storia.

E tuttavia, questa continuità non coincide con l’immobilità. Guardini coglie con grande finezza una tensione decisiva: il nuovo non nasce dall’oblio del passato, ma dalla sua trasformazione interiore. Scrive infatti in Natale e Capodanno (Morcelliana):

«Ciò che ci rende possibile continuare a vivere, è il costante inizio: il fatto che con ogni mattino, con ogni incontro, con ogni dolore e ogni gioia ci venga incontro il nuovo. […] A ogni istante il nuovo si fa operante nella nostra vita; a ogni istante non solo ricomincia a partire da ciò che se ne è andato ma si eleva dalla intima profondità. […] Naturalmente si dovrà anche essere pronti ad accogliere il nuovo». 

Il nuovo, per Guardini, non è una tabula rasa, ma un’emersione. Non viene “dopo” il passato come una sua negazione, bensì “da dentro” la vita stessa, dalla sua profondità più vera. Il Nuovo Anno non cancella ciò che è stato: lo mette alla prova.

La responsabilità come forma della speranza

In questa prospettiva, la speranza non è ottimismo. Non è l’attesa che “le cose vadano meglio” per inerzia, né una fiducia generica nel corso degli eventi. È, piuttosto, una virtù esigente, che nasce dalla responsabilità personale. Guardini insiste sul fatto che il futuro non è qualcosa che accade automaticamente, ma qualcosa che viene affidato.

Il Nuovo Anno non promette nulla: chiede, invece, una risposta. Chiede all’uomo se intende vivere il tempo come consumo o come vocazione, come ripetizione o come fedeltà creativa. La speranza autentica non rimuove il peso del passato, ma lo assume e lo orienta. È una speranza che lavora, che sopporta, che decide.

Il limite come condizione umana

Un tema centrale delle meditazioni guardiniane è il limite. Ogni Nuovo Anno rende più evidente che il tempo non è infinito, che le possibilità non sono illimitate, che la vita non è una materia indefinita da plasmare a piacimento. L’idea moderna di una disponibilità illimitata del futuro viene così radicalmente contestata.

Ma il limite, in Guardini, non è una condanna. È piuttosto la condizione della libertà autentica. Solo chi accetta di non poter fare tutto, di non poter essere tutto, può davvero scegliere. Il tempo limitato non impoverisce l’esistenza: la rende responsabile. E proprio per questo, carica ogni inizio di serietà.

Contro la retorica del progresso automatico

Nelle riflessioni sul Nuovo Anno emerge anche una critica implicita – ma netta – alla retorica del progresso. Il semplice scorrere del tempo non migliora l’uomo. La storia del Novecento, che Guardini ha attraversato interamente, lo dimostra in modo drammatico. Tecnica, organizzazione, accelerazione non garantiscono alcun avanzamento morale.

Il Nuovo Anno può essere un passo avanti o un passo indietro. Dipende dalla qualità morale e spirituale delle decisioni. Il tempo, lasciato a se stesso, non redime; può anzi aggravare il male. Ma proprio per questo resta uno spazio aperto alla conversione, alla vigilanza, alla responsabilità.

Un tempo da abitare

Il Nuovo Anno, allora, non va celebrato come promessa, ma abitato come compito. Guardini invita a entrarvi con sobrietà, lucidità, persino con una certa gravità. Non per spegnere la speranza, ma per sottrarla all’illusione. Solo una speranza che nasce dal realismo può reggere il peso della storia.

In un tempo che tende a ridurre il futuro a slogan e il presente a consumo, la lezione del filosofo italo-tedesco resta attualissima: il tempo non salva da solo, ma rende possibile la salvezza. Sta all’uomo decidere come attraversarlo, e se essere all’altezza del nuovo che, silenziosamente, continua a venirgli incontro.

Mattarella e il futuro che nasce dalla memoria

Nel suo messaggio di fine anno, Sergio Mattarella ha compiuto un’operazione tutt’altro che rituale: ha fatto leva sul passato non come rifugio nostalgico, ma come chiave per guardare al futuro. 

Il quadro del nostro tempo 

È stato un discorso rivolto all’intero Paese, ma ha individuato nelle nuove generazioni il suo destinatario privilegiato, chiamandole esplicitamente a non accontentarsi e a non rassegnarsi. «Siate esigenti», ha detto loro, affidando ai giovani una responsabilità che non è stata soltanto simbolica.

Il Presidente ha preso avvio dalla cronaca più drammatica del nostro tempo – la guerra, la distruzione, l’odio che nega la pace – per affermare che la pace non è stata presentata come un obiettivo astratto o esclusivamente diplomatico, ma come un modo di pensare, una mentalità che ha riguardato la vita quotidiana, il linguaggio pubblico, il rispetto reciproco. In questo quadro, ha richiamato il fondamento repubblicano dell’Italia, nata dal rifiuto della sopraffazione e dalla scelta del dialogo e della responsabilità condivisa.

Passato come energia civile 

L’album immaginario degli ottant’anni della Repubblica, che Mattarella ha sfogliato davanti agli italiani, non è stato un esercizio celebrativo. È diventato, piuttosto, un racconto pedagogico: dal voto delle donne all’Assemblea costituente, dalla Costituzione alla costruzione europea, dal lavoro allo Stato sociale, dalla cultura alla lotta contro il terrorismo e la mafia. Ogni passaggio ha mostrato come diritti e conquiste siano stati il frutto di partecipazione, sacrificio e coesione democratica, e non concessioni calate dall’alto.

In questa prospettiva, il passato è stato indicato come una riserva di energia civile. Non per ignorare le ombre – diseguaglianze, povertà, corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali – ma per ricordare che nessuna di queste fratture sia mai stata affrontata senza un impegno collettivo. La Repubblica, ha ribadito Mattarella, è stata e resta una costruzione comune: «la Repubblica siamo noi».

L’appello ai giovani

È stato qui che l’appello ai giovani ha assunto il suo significato più forte. Contro chi li ha descritti come disillusi o distaccati, il Presidente ha affidato loro un compito alto: scegliere il futuro, come hanno fatto le generazioni che ottant’anni fa hanno costruito l’Italia moderna. «Siate esigenti» è diventato così non uno slogan, ma un invito a pretendere qualità dalla politica, dalle istituzioni e da se stessi.

Nel passaggio d’anno, Mattarella ha consegnato al Paese – e soprattutto ai giovani – una bussola: la memoria come fondamento, la democrazia come forza, il futuro come scelta da costruire insieme.

Il testo integrale del messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è disponibile qui.

Mattarella ricorda gli 80 anni della Repubblica. E ai giovani: non rassegnatevi

Roma, 31 dic. (askanews) – “Sfogliamo velocemente un album immaginario della storia della Repubblica, come talvolta si fa quando ci si ritrova in famiglia”. Sergio Mattarella nel suo undicesimo messaggio di fine anno sceglie un’immagine simbolica per ricordare agli italiani che lo guardano in tv per il consueto discorso di Capodanno la storia percorsa dal paese in questi 80 anni. Nel 2026 ricorre infatti l’anniversario della fondazione della Repubblica ed è occasione per fare bilanci e per recuperare i valori che hanno permesso all’Italia di diventare un “paese di successo” di cui “essere orgogliosi”.

In piedi nello studio alla vetrata tra il manifesto della nascita della Repubblica e la Costituzione il Presidente della Repubblica, in 15 minuti, si rivolge soprattutto ai giovani invitandoli a non rassegnarsi: “Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”.

Il messaggio inizia con un pensiero per la pace: “Si chiude un anno non facile e la nostra aspettativa è innanzitutto la pace”, dice Mattarella. Mentre il popolo ucraino subisce bombardamenti e a Gaza i neonati muiono per il freddo “il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte”. Ma il discorso non si dilunga sulle vicende internazionali, già affrontate negli interventi precedenti di questi giorni rivolti alla classe dirigente e alla diplomazia. Parlando agli italiani riuniti nelle case per festeggiare la fine dell’anno Mattarella sceglie di declinare la pace come “il modo di pensare, la mentalità”. Cita Papa Leone XIV che ha esortato a “disarmare le parole” e invita a raccoglierne l’invito mettendo da parte gli scontri e la polemica.

E’ un appello a tornare protagonisti della vita della Repubblica, quello del Capo dello Stato, come fecero 80 anni fa coloro che costruirono lo stato democratico in cui viviamo: è “la responsabilità di essere cittadini”. Il primo passo compiuto ill 2 giugno 1946 fu la scelta di voto alle donne: “Quel segno diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità”.

“La Repubblica è uno spartiacque nella nostra storia – ricorda -. Non uno Stato che sovrasta i cittadini ma uno Stato che riconosce i diritti inviolabili, la libertà delle persone, le autonomie della comunità”. E qui ripercorre i momenti salienti di questi 80 anni, la firma dei Trattati di Roma e il contributo alla nascita dell’Unione europea. “Ue e Nato costituiscono le coordinate della nostra azione internazionale”, scandisce. E poi le grandi riforme: il Piano casa, mentre oggi le giovani coppie hanno difficoltà a trovarla, lo statuto dei lavoratori “che richiama al pieno rispetto della irrinunziabile sicurezza sul lavoro e all’equità delle retribuzioni”. Il servizio sanitario e il sistema pensionistico “da preservare di fronte ai cambiamenti di ogni tempo”. La cultura, l’arte e il cinema, il servizio pubblico “affidato alla Rai, a garanzia del pluralismo”. La storia repubblicana vive anche di fasi buie come quelle delle stragi di mafia, due nomi tra tutti, sceglie Mattarella, come simbolo ed ispirazione per le nuove generazioni: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

“L’Italia della Repubblica è una storia di successo nel mondo. Possiamo e dobbiamo esserne orgogliosi. Possiamo perché questa storia è frutto del sacrificio, dell’impegno, della partecipazione di tante generazioni di italiane e italiani. Ognuno ha messo la sua tessera in quel mosaico”, ricorda il Presidente, e tutto questo grazie alla forza della “coesione sociale” Per Mattarella “riflettere su ciò che insieme abbiamo conquistato è la premessa per poter guardare al futuro con fiducia e con rinnovato impegno comune. La consapevolezza di questa storia può conferirci forza per affrontare con serenità le sfide e le insidie del nostro tempo”.

Ma la coesione sociale è un bene su cui impegnarsi quotidianamente perchè messo a rischio da povertà e disuguaglianze, avverte, e siamo tutti chiamati a questo impegno perchè “la Repubblica siamo noi, ciascuno di noi”. Ci sono nuove sfide, globali: economia, ambiente, clima, pandemia, terrorismo. “Ma nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia” assicura e perciò fa appello ai più giovani, il futuro del paese: “Qualcuno – che vi giudica senza conoscervi davvero – vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”.

Meloni chiama Mattarella: grazie per parole su Repubblica, impegno per pace

Roma, 31 dic. (askanews) – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha telefonato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per esprimere al Capo dello Stato “l’apprezzamento del Governo per il discorso di fine anno rivolto agli italiani”.

Nel corso del colloquio, riferisce una nota di Palazzo Chigi, Meloni “ha ringraziato il Presidente Mattarella per aver posto l’accento sul significato profondo incarnato dall’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica, che ci si appresta a celebrare nel 2026. L’Italia si presenta a questo appuntamento forte dell’autorevolezza, della credibilità e del rispetto che le vengono riconosciuti a livello globale e che sono il frutto del dinamismo, del coraggio e del sacrificio di generazioni di italiani. Una Nazione orgogliosa della propria storia, forgiata nei successi e nelle difficoltà vissuti in questi decenni, che possiede gli strumenti e l’opportunità per guardare al futuro con ottimismo e speranza”.

La premier “ha richiamato le parole del Capo dello Stato e ha ribadito che l’Italia continuerà a fare tutto ciò che è possibile, ad ogni livello, affinché la pace possa al più presto tornare in Ucraina, in Medio Oriente e in tutte le aree del mondo dove la guerra ha preso il sopravvento e ha soppiantato il dialogo tra le Nazioni. Inoltre, il Presidente del Consiglio ha ringraziato il Presidente della Repubblica per lo sprone rivolto ai più giovani, che rappresentano il motore del cambiamento e nei confronti dei quali la cura e l’attenzione delle Istituzioni devono essere massime”.

Mattarella: nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia

Roma, 31 dic. (askanews) – “Nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio di fine anno pur ammettendo che “abbiamo di fronte problemi vecchi e nuovi, accresciuti dall’incertezza del contesto internazionale che attraversiamo. Entriamo, inoltre, oggi, in un tempo in cui tutto diventa globale e interdipendente, dall’economia, all’ambiente, al clima, alle rivoluzioni tecnologiche che investono le nostre vite, ai rischi delle pandemie, alle reti del terrorismo integralista”.

Mattarella: desiderio pace più forte, ripugnante chi la nega

Roma, 31 dic. (askanews) – “Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio di fine anno.

Wall Street conclude il 2025 con un guadagno del 17%

Roma, 31 dic. (askanews) – Wall Street si avvia a chiudere l’anno con un rialzo complessivo del 17%, superiore alle attese di molti analisti e dopo aver segnato nuovi massimi storici nelle ultime settimane. La dinamica di lieve debolezza dell’ultima seduta del 2025 – a due ore da fine sessione il Dow Jones perde lo 0,17 percento, il Nasdaq segna meno 0,13 percento – non intacca la portata dei progressi delle settimane e dei mesi passati. L’indicatore più utilizzato come riferimento, l’S&P 500, che si lima dello 0,13% in serata, rispetto a un anno fa risulta aver accumulato un rialzo del 17,09%.

Guadagni che spazzano via i timori di crolli precedentemente paventati da alcuni analisti, a seguito dei dazi commerciali imposti dal presidente Usa Donald Trump fin dalle fasi iniziali dopo il suo re-insediamento.

Dazi che erano stati alzati a valori molto consistenti, in un gioco negoziale che ha visto il titolare della Casa Bianca pressare le sue controparti, per poi raggiungere progressivamente accordi con tutte le principali aree economiche del mondo, tra cui l’Unione europea.

Nel frattempo, le “blue chip” statunitensi hanno continuato a macinare utili, mentre anche le manovre di Trump hanno avuto l’effetto di far confluire massicci investimenti sulla corporate America e mentre l’inflazione si è rivelata meno aggressiva delle attese della Federal Reserve. Tanto che la Banca centrale Usa ha finito per tagliare ulteriormente i tassi, anche nell’ultima riunione dell’anno, il 9 e 10 dicembre seppure con un direttorio diviso.

Il Fomc, l’organismo che governa la politica monetaria dell’istitizione è poi apparso ancora più variegato nelle sue posizioni sul futuro dei tassi di interesse, secondo i verbali pubblicati ieri dalla Fed, in particolare su ulteriori tagli che potrebbero intervenire nel 2026. Se il rientro in inflazionistico dovreste proseguire, la banca centrale potrebbe abbassare ancora il costo del denaro.

Nel frattempo, il dollaro risale leggermente la china in questo finale di 2025, dopo un anno caratterizzato tuttavia da netti deprezzamenti della valuta statunitense. Tanto che a 1,1733 dollari in serata l’euro, per quanto in lieve calo da ieri, l’euro ha un valore che resta del 13% superiore a quello di un anno fa.

Un altro elemento che crea un effetto frenante sulle esportazioni dalla Ue verso gli Usa, mentre ha implicazioni opposte per le merci che da oltre Atlantico giungono nell’Unione. (fonte immagine: The White House).

Petrolio siglia il 2025 con -18% del Brent e quasi -20% del Wti

Roma, 31 dic. (askanews) – Petrolio in leggero calo nell’ultima giornata dell’anno. In serata il barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord cede uno 0,59% a 60,97 dollari. A New York il West Texas Intermediate cala dello 0,71% a 57,54 dollari.

Guardando all’insieme dell’anno, il Brent sigla il 2025 avendo accumulato un calo di oltre il 18%, mentre il Wti risulta diminuito del 19,67%. I livelli attuali delle quotazioni sono vincini ai minimi che erano stati toccati a metà dicembre, che a loro volta erano sui livelli più bassi dal febbraio del 2021.

In piena stagione di viaggi tra Natale e Capodanno, questo ha favorito i recenti calmieramenti dei prezzi dei carburanti a loro volta a minimi pluriennali. Lunedì scorso la benzina alla pompa, in particolare, era stata rilevata al livello più basso da oltre quattro anni, da ottobre 2021, se si esclude una parentesi con accise ridotte tra settembre e dicembre 2022.

Eurogruppo, "caloroso benvenuto" di Pierrakakis alla Bulgaria

Roma, 31 dic. (askanews) – “Un caloroso benvenuto alla Bulgaria nell’euro. Dal 1 gennaio del 2026 diventa il 21esimo Stato dell’eurozona. Questa pietra miliare riflette sforzi e riforme, rafforza la nostra valuta condivisa e le fondamenta dell’Unione a un momento decisivo per l’Europa. Congratulazioni e i migliori auguri per il 2026”. È il video messaggio di auguri del presidente dell’Eurogruppo, il greco Kyriakos Pierrakakis, inviato tramite X alla vigilia della da parte della Bulgaria dell’euro.

La prima riunione dell’Eurogruppo con il neo componente, che verrà rappresentato dal ministro delle Finanze Temenuzhka Petkova, si terrà il 19 gennaio a Bruxelles.

Migranti, Piantedosi: nel 2025 7 mila rimpatri, sbarchi 2024 -58%

Roma, 31 dic. (askanews) – “I metodi e le strategie innovative messe in campo dal nostro Governo hanno permesso di raggiungere significativi risultati” nella lotta all’immigrazione irregolare: “abbiamo colpito i traffici di esseri umani fin dai Paesi di partenza. Abbiamo stipulato accordi con i Paesi di origine per creare opportunità e rafforzato i canali regolari di ingresso. Ribadendo un principio chiaro e non negoziabile: in Italia si entra solo attraverso canali regolari. In Europa abbiamo svolto un ruolo da protagonisti, anticipando nuovi percorsi di gestione dei flussi poi condivisi dagli altri Stati membri. Sono aumentati i rimpatri: quasi 7mila quest’anno, il 55% in più rispetto al 2022. In parallelo gli sbarchi sono diminuiti in modo netto: -58% nel 2024 rispetto all’anno precedente, e lo stesso andamento si registra anche quest’anno. Un cambio di passo evidente rispetto agli anni degli arrivi incontrollati”. Lo dice il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, in un video postato su X.

“Da uomo delle istituzioni prima ancora che da ministro – dice – sento il dovere di condividere fatti e numeri veri contro ipocrisie e fake news”.

Bce, Lagarde: "Accogliamo la Bulgaria nella famiglia dell’euro"

Roma, 31 dic. (askanews) – “Mentre entriamo nel 2006 accogliamo orgogliosamente la Bulgaria nella famiglia dell’euro! I nostri sinceri ringraziamenti alla Banca nazionale bulgara per il lavoro e l’impegno profusi nella preparazione per l’adozione dell’euro. Auguro a tutti un nuovo anno felice e di successi!”. Così la presidente della Bce, Christine Lagarde su X, dove rilancia un video messaggio di auguri in occasione dell’ingresso domani della Bulgaria nella valuta condivisa. “Brinderò con un buon vino bulgaro”, aggiunge Lagarde.

Capodanno, Zelensky: "Crediamo nella pace, lottiamo per essa"

Roma, 31 dic. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nel suo messaggio di fine anno, ha rappresentato che gli ucraini credono “nella pace, combattiamo per essa e lavoriamo per realizzarla”.

“Quest’anno è stato reso possibile dai nostri difensori – coloro che lo hanno preservato non solo per l’Ucraina, ma per tutti coloro che amano la libertà e la dignità”, ha osservato Zelensky.

“Andiamo avanti insieme, portando con noi ciò che ci sostiene: l’esperienza e la memoria, la lingua madre, la speranza e la fede. Ci accompagnano la capacità di agire insieme e l’umanità – ciò che rimane, nonostante tutto”, ha proseguito il leader ucraino.”Crediamo nella pace, lottiamo per essa e lavoriamo affinché diventi realtà. Buon anno nuovo, cari ucraini”, ha concluso il presidente ucraino.

La Bulgaria adotta l’euro, Bce illuminata con la bandiera bulgara

Roma, 31 dic. (askanews) – Da domani, primo gennaio 2026, la Bulgaria adotterà l’euro come moneta ufficiale, diventando il ventunesimo Paese dell’area dell’euro. L’ingresso segna una tappa importante nel processo di integrazione europea.

L’adesione è stata approvata dal Consiglio dell’Unione europea l’8 luglio 2025, a seguito della valutazione positiva sul rispetto dei criteri di convergenza. Per celebrare l’evento, riporta un comunicato, la sede principale della Banca Centrale Europea a Francoforte sarà illuminata con i colori della bandiera bulgara, un simbolo di benvenuto nell’area dell’euro.

L’ingresso nell’euro avviene con una opinione pubblica molto divisa in Bulgaria. Il Paese è sostanzialmente spaccato in due sulla valuta condivisa e sta aumentando il malcontento generale verso l’Unione europea, con massicce proteste di piazza nelle passate settimane, che hanno faticato a trovare spazio sui media occidentali ma hanno avuto rilevanza sulla politica interna bulgara, fino alle dimissioni a dicembre del governo guidato da Rosen Zhelyazkov.

Dei sondaggi effettuati in estate mostravano che in Bulgaria una persona su due restava scettica o contraria all’adozione dell’euro.

Basket, Pozzecco nuovo coach del Galatasaray

Roma, 31 dic. (askanews) – Gianmarco Pozzecco è il nuovo allenatore del Galatasaray Istanbul. Il tecnico italiano ha firmato un contratto fino a giugno 2027, tornando così a guidare una squadra di club dopo la conclusione dell’esperienza con la nazionale azzurra e la breve parentesi all’Asvel Villeurbanne.

Chiusa la parabola in azzurro al termine degli Europei, Pozzecco riparte dalla Turchia per la sua seconda avventura internazionale. Il Galatasaray, club di grande tradizione del basket turco, è già qualificato alla seconda fase della FIBA Champions League grazie a un ottimo percorso nel primo girone (5-1), ma sta vivendo un momento complicato in campionato: attualmente è settimo in classifica con un bilancio di 7 vittorie e 6 sconfitte, tre delle quali arrivate nelle ultime quattro gare.

Putin: lavoreremo per "perseguire gli obiettivi prefissati"

Roma, 31 dic. (askanews) – I russi continueranno a perseguire gli obiettivi prefissati e ad andare sempre avanti, ha dichiarato il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin nel suo messaggio di Capodanno.

“Che le nostre tradizioni, la nostra fede e la nostra memoria uniscano tutte le generazioni, sostenendoci sempre e in ogni cosa. Siamo insieme una grande famiglia, forte e unita! E per questo continueremo a lavorare e creare, a perseguire gli obiettivi prefissati e ad andare sempre avanti – per i nostri figli e i nostri nipoti, per la nostra grande Russia!” – ha detto il capo dello Stato russo.Rivolgendo un pensiero ai militari russi al fronte, Putin ha detto che essi si sono “assunti la responsabilità di combattere per la vostra patria, per la verità e la giustizia. Milioni di persone in tutta la Russia – ve lo assicuro! – sono con voi in questa notte di Capodanno. Vi pensano, simpatizzano con voi, sperano in voi”.

“Siamo uniti nel nostro amore sincero, disinteressato e devoto per la Russia. Mi congratulo con tutti i nostri soldati e comandanti per l’imminente Capodanno! Crediamo in voi e nella nostra Vittoria”, ha specificato il leader del Cremlino.

Xi: la riunificazione di Taiwan con la madrepatria è inarrestabile

Roma, 31 dic. (askanews) – “Noi cinesi, su entrambe le sponde dello Stretto di Taiwan, condividiamo un legame di sangue e parentela. La riunificazione della nostra madrepatria, una tendenza dei nostri tempi, è inarrestabile!”. E’ quanto ha detto oggi il presidente cinese Xi Jinping, nel suo discorso di fine anno alla nazione, riportato integralmente dall’agenzia Xinhua.

Xi si è soffermato anche su Hong Kong e Macao. “Dovremmo attuare con fermezza la politica di ‘Un Paese, Due Sistemi'”, ha commentato, “e sostenere Hong Kong e Macao affinché si integrino meglio nello sviluppo complessivo del nostro Paese e mantengano prosperità e stabilità a lungo termine”.

Calcio, Allarme Lukaku: rientro rinviato di 2-3 settimane

Roma, 31 dic. (askanews) – Brutte notizie per il Napoli sul fronte Romelu Lukaku. L’attaccante belga non sarà disponibile né per la sfida con la Lazio né per quella contro l’Inter: il rientro slitta ancora. A oltre quattro mesi dall’infortunio rimediato il 14 agosto in ritiro, la “lesione di alto grado del retto femorale della coscia sinistra” continua a richiedere prudenza. Secondo le valutazioni dello staff medico, serviranno altre due o tre settimane prima di ipotizzare un ritorno in campo.

La convocazione per Riyad si è rivelata una falsa speranza: forzare non è consigliabile e il recupero procede con cautela. I tempi, inizialmente stimati più brevi, si sono allungati fino a superare i cinque mesi complessivi, con Lukaku che ha già saltato quasi tutto il girone d’andata e la vetrina europea.

Gaza, Amnesty: il divieto di Israele all’azione delle Ong è una escalation del genocidio

Roma, 31 dic. (askanews) – “La decisione del governo israeliano di revocare il permesso di operare nella Striscia di Gaza, a partire dal 1° gennaio 2026, a una serie di organizzazioni umanitarie tra le quali Medici senza frontiere, Consiglio norvegese per i rifugiati, CARE e Oxfam non è solo un oltraggio ma costituisce anche una deliberata escalation del genocidio contro le persone palestinesi”. Lo ha dichiarato Erika Guevara Rosas, Alta direttrice delle campagne e delle ricerche di Amnesty International.

“Impedire aiuti salvavita mentre la popolazione civile è colpita dalle fame, dalle malattie e dalle bombe nonostante il cosiddetto cessate il fuoco è una clamorosa violazione del diritto internazionale e un assalto all’umanità, una punizione collettiva su scala catastrofica”, ha aggiunto Guevara Rosas. “A questo si aggiunga che la Knesset ha appena approvato una nuova legge contro l’Unrwa, che affida alle autorità israeliane il potere di interrompere le forniture di acqua, elettricità, carburante e le comunicazioni alle strutture dell’agenzia Onu, sequestrare le sue proprietà a Gerusalemme Est, compresi i principali uffici e i centri di istruzione e formazione. La legge, inoltre, priva la stessa agenzia dei privilegi e delle immunità garantiti dal diritto internazionale. Questo voluto tentativo di smantellare il mandato dell’Unrwa fa parte di una sistematica campagna contro i meccanismi internazionali e i servizi umanitari essenziali”, ha proseguito Guevara Rosas.

“Il mondo non può rimanere in silenzio. Chiediamo ai governi, alle istituzioni e ai leader di agire immediatamente per pretendere la fine di queste atrocità in quanto bloccare gli aiuti e i servizi salvavita è una consapevole strategia di punizione collettiva, per opporsi allo smantellamento delle attività dell’Unrwa a Gerusalemme Est e nella Striscia di Gaza e di tutte le altre organizzazioni umanitarie e per garantire senza alcun ostacolo l’accesso umanitario e le risorse indispensabili per proteggere le persone palestinesi. Ogni ora che passa senza agire costa vite umane”, ha concluso Guevara Rosas.

Calcio, Modric: "Al Milan si gioca solo per vincere"

Roma, 31 dic. (askanews) – E’ arrivato con l’etichetta del giocatore ormai a fine carriera. Dopo pochi mesi dall’approdo in Italia Luka Modric si è invece preso il ruolo del protagonista nel Milan di Massimiliano Allegri che viaggia a ritmo scudetto. Al Corriere della Sera ha voluto raccontare questo momento della stagione e della sua carriera per certi versi inatteso anche per lui: “La vita ti sorprende sempre. Succedono cose che non avresti mai creduto possibili. Ero convinto di chiudere la carriera nel Real Madrid, invece… Questo però l’ho sempre pensato: se avessi mai avuto un’altra squadra, sarebbe stata il Milan. Sono qui per vincere”. La squadra di Allegri ha trovato continuità di rendimento ed è nel gruppetto di quelle che stanno lottando per i primi posti: “Al Milan si deve giocare sempre per vincere, solo per vincere. Scudetto? È possibile. Ma è lunga. Nel calcio devi pensare partita per partita. Se cominci a programmare a distanza di mesi, ti perdi”. Il legame di Modric con il Milan affonda nel passato: “È vero. Ero milanista per via dell’eroe della mia infanzia: Zvonimir Boban, capitano della Croazia che sfiorò l’impresa al Mondiale di Francia del 1998. Per noi fu comunque qualcosa di incredibile. Un Paese piccolo, che usciva da una guerra devastante, si affacciava sul mondo. Tutti ci sentivamo molto orgogliosi. Non avevo ancora tredici anni, e mio papà mi regalò la tuta del Milan”. Oltre a Boban Modric indica un altro dei suoi idoli: “Boban a parte, era Francesco Totti. In serie A avevate calciatori favolosi. Li guardavo e mi dicevo: quello è il calcio che voglio giocare”.

Mosca: "Partiti da Sumy e Chernihiv i droni contro la residenza di Putin"

Roma, 31 dic. (askanews) – I droni lanciati lunedì scorso contro la residenza del presidente russo Vladimir Putin sono decollati dalle regioni di Sumy e Chernihiv, nel nord-est dell’Ucraina. “Verso le 19:20 del 28 dicembre 2025, unità delle truppe radio-tecniche delle Forze aerospaziali hanno rilevato un attacco aereo da parte di velivoli senza pilota operanti a quote estremamente basse dai territori delle regioni ucraine di Sumy e Chernigov”, ha detto il generale Alexander Romanenkov delle Forze aerospaziali russe in una conferenza stampa riportata dalle agenzie di stampa russe.

Kiev ha negato di aver lanciato l’attacco.

“La struttura dell’attacco, il numero degli asset aerei coinvolti e le loro azioni dalle direzioni sud, sud-ovest e ovest direttamente nella zona della residenza del presidente russo nella regione di Novgorod confermano in modo inequivocabile che l’attacco terroristico del regime di Kiev è stato mirato, attentamente pianificato e ha avuto un carattere stratificato”, ha aggiunto Romanenkov, precisando che non ci sono state vittime nè danni.

Stando a un video della Difesa russo riportato dalle agenzie, le forze ucraine hanno usato droni Chaklun-V e l’analisi dei velivoli abbattuti ha fatto emergere che uno dei 91 velivoli abbattuti aveva una testata con una carica esplosiva di sei chilogrammi.

L’anno "tosto" che verrà: le sfide di Meloni tra riforme e Ucraina

Roma, 31 dic. (askanews) – Dovrebbe essere l’anno in cui conquista il record di governo più longevo della storia repubblicana, superando i 1412 giorni del Berlusconi II. Ma c’è una ragione se Giorgia Meloni, facendo gli auguri ai dipendenti della presidenza del Consiglio e ai parlamentari di Fratelli d’Italia, ha già detto che il “2025 è stato tosto, ma il 2026 sarà molto peggio”.

Pesa, ovviamente, il complicato scenario internazionale a cominciare dalla guerra in Ucraina e dal difficile percorso verso quella “pace giusta e duratura” di cui parla la premier. Ma il prossimo sarà anche, in tutto e per tutto, un anno elettorale. Ed è paradossale se si pensa che, a parte alcuni grandi Comuni come Venezia e Reggio Calabria, in realtà, non sono previste rilevanti tornate amministrative. Giorgia Meloni e i partiti, però, sanno bene che il 2026 sarà di fatto proiettato verso le consultazioni Politiche che si terranno nella primavera del 2027. E questo, nell’ottica di accrescere i rispettivi consensi elettorali, significa che salirà la tensione sia tra maggioranza e opposizione che all’interno della stessa coalizione di governo.

Contemporaneamente, però, l’esecutivo sarà chiamato al rush finale sulle riforme promesse e contenute nel programma presentato agli elettori. Con una aggiunta non da poco: la legge elettorale. Su questo fronte, il primo appuntamento che attende la premier è quello con il referendum confermativo sulla separazione delle carriere in magistratura. La data non è stata ancora fissata e gli esponenti della maggioranza hanno in ogni modo spiegato che l’esito non avrà alcuna conseguenza sul prosieguo della legislatura. Ovvero, che Giorgia Meloni non ripeterà l’errore fatto da Matteo Renzi di legare le sue sorti a quelle della consultazione. E tuttavia questo resta un momento cruciale per il centrodestra, non solo perché si tratta di una battaglia storica per la coalizione, ma anche perché questa riforma in particolare viene sottoposta al giudizio degli italiani esattamente nella forma in cui è uscita da palazzo Chigi, dunque senza subire alcuna modifica in nessuno dei passaggi parlamentari.

Il 2026 dovrebbe essere poi l’anno in cui si completa la riforma dell’Autonomia differenziata cara alla Lega ma anche quella in cui riprende il cammino del premierato. La presidente del Consiglio continua a indicarla come una priorità e a sottolinearne l’importanza, ma resta il dato di fatto che la cosiddetta “madre di tutte le riforme” è ferma da un anno e mezzo in commissione alla Camera dopo aver superato uno solo dei quattro passaggi parlamentari richiesti per una modifica costituzionale. Lo stesso referendum confermativo ormai viene già proiettato oltre la legislatura.

Ed è anche per questo che la grande scommessa dei prossimi mesi di Giorgia Meloni sembra essere proprio quella della modifica della legge elettorale che consentirebbe di ottenere nella pratica effetti simili ma attraverso l’utilizzo di una semplice legge ordinaria. Il modello a cui si lavora, come è noto, è quello di un proporzionale con premio di maggioranza. Restano da sciogliere ancora dei nodi all’interno del centrodestra, come quello delle preferenze o dell’indicazione del leader della coalizione nella scheda. Ma subito dopo c’è da affrontare anche il capitolo dell’iter parlamentare (voti segreti compresi) e del confronto con le opposizioni.

Tra i provvedimenti su cui si concentrerà l’attività parlamentare ci dovrebbe essere anche la legge sul fine vita che, dopo uno sprint, ha nuovamente visto il suo iter rallentare al Senato. In ordine temporale, tuttavia, il primo scoglio per la maggioranza potrebbe essere quello del decreto Ucraina. All’approvazione della proroga degli aiuti a Kiev (quelli militari compresi) in Consiglio dei ministri ci si è arrivati dopo un lungo lavoro di limature lessicali per accontentare la Lega. Ma il passaggio davvero delicato sarà l’arrivo del provvedimento in aula, con esponenti di via Bellerio che già annunciano di non avere intenzione di votarlo. Le prove generali ci saranno già il 15 gennaio quando la maggioranza sarà chiamata a votare una risoluzione a seguito delle comunicazioni del ministro della Difesa, Guido Crosetto, proprio sugli aiuti a Kiev.

Lo sforzo di Giorgia Meloni sarà dunque quello di mantenere il governo in equilibrio, ruolo che peraltro la premier gioca costantemente sul piano internazionale, a cominciare dai rapporti tra l’Unione europea e gli Stati uniti di Donald Trump. Un quadro, quello internazionale che, sconvolto dalla guerra in Ucraina prima e da quella in Medio Oriente dopo, ha condizionato anche le decisioni in ambito economico, basti pensare ai dazi o ai pesanti costi dell’energia. Ed è proprio in questo settore che, appena archiviata la manovra, dovrebbe concentrarsi uno dei primi interventi del governo, un decreto con aiuti alle famiglie e alle imprese.

Il 2026 dovrebbe anche essere l’anno di chiusura della procedura di infrazione da parte di Bruxelles mentre altro nodo per ora rinviato è quello delle pensioni.

Kallas: "Mosca mira a far deragliare i reali progressi verso la pace"

Roma, 31 dic. (askanews) – Kaja Kallas, Alta rappresentante della politica estera dell’Ue, ha affermato oggi che “Mosca mira a far deragliare i reali progressi verso la pace compiuti dall’Ucraina e dai suoi partner occidentali” attraverso “affermazioni infondate”, in riferimento al presunto attacco promosso da Kiev nei confronti della residenza del presidente russo Vladimir Putin.

“L’affermazione della Russia secondo cui l’Ucraina avrebbe recentemente preso di mira siti governativi chiave in Russia è una distrazione deliberata. Mosca mira a far deragliare i reali progressi verso la pace compiuti dall’Ucraina e dai suoi partner occidentali”, ha scritto sul proprio profilo X l’Alta rappresentante europea.”Nessuno dovrebbe accettare affermazioni infondate da parte dell’aggressore, che dall’inizio della guerra ha colpito indiscriminatamente le infrastrutture e i civili ucraini”, ha concluso Kallas.

Von der Leyen: Bulgaria in Eurozona dopo anni di duro lavoro

Roma, 31 dic. (askanews) – “Domani la Bulgaria entra a far parte dell’area dell’euro”, ha scritto sul proprio profilo X la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

“Questo traguardo riflette anni di duro lavoro e impegno”, ha proseguito la presidente, aggiungendo che questo “ora significa pagamenti più semplici, viaggi più facili e tante nuove opportunità per le imprese bulgare”.

“Congratulazioni, Bulgaria! Potete essere orgogliosi di ciò che avete raggiunto”, ha concluso von der Leyen.

Perù, un morto e 40 feriti in uno scontro fra treni vicino Machu Picchu

Roma, 31 dic. (askanews) – E’ di un morto e 40 feriti l’ultimo bilancio delle vittime fornito dalle autorità sullo scontro che ha visto coinvolti due treni lungo la linea diretta a Machu Picchu, nel sud-est del Perù.

La persona rimasta uccisa era il macchinista di uno dei due treni. Al momento non si conosce la nazionalità dei feriti.

Patrimonio dell’umanità dell’Unesco dal 1983, Machu Picchu accoglie in media 4.500 visitatori al giorno, molti dei quali stranieri, secondo i dati del ministero del Turismo.

Clima: Save the Children, i disastri climatici del 2025

Roma, 31 dic. (askanews) – Nel 2025 i bambini sono stati profondamente colpiti dai disastri climatici in tutto il mondo: dalle ondate di calore che hanno costretto le scuole a chiudere in Sud Sudan alle devastanti inondazioni in Asia e alle tempeste nelle Filippine che hanno distrutto le infrastrutture e costretto bambini e famiglie a vivere in rifugi temporanei, fino all’uragano Melissa che ha colpito Haiti e la Repubblica Dominicana.

Negli ultimi 30 anni, circa 136 mila bambini al giorno sono stati colpiti da disastri climatici. Save the Children sottolinea l’urgenza di un’azione decisiva per proteggere le bambine e i bambini dagli effetti dei cambiamenti climatici. Due milioni di minori potrebbero essere risparmiati da un’esposizione alla siccità senza precedenti se riuscissimo a raggiungere a livello globale l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C entro il 2100.

Save the Children ricorda i cinque principali episodi avvenuti nel 2025 in cui i disastri climatici hanno sconvolto la vita dei bambini.

Inondazioni in Asia: alla fine del 2025, inondazioni devastanti hanno causato la morte di centinaia di persone, tra cui anche bambini. Le inondazioni, tra le più gravi degli ultimi trent’anni, in alcuni paesi hanno costretto alla chiusura delle scuole, privando decine di migliaia di bambini dell’istruzione, anche nelle zone alluvionate di Thailandia, Indonesia, Sri Lanka e Pakistan. In molti dei paesi colpiti, Save the Children e i partner locali hanno creato spazi sicuri dove i bambini potessero giocare, imparare e riprendersi e ha fornito aiuti essenziali alle famiglie colpite.

L’uragano Melissa ha scatenato venti devastanti e piogge torrenziali su Haiti e la Repubblica Dominicana, è stato l’uragano più forte registrato nel 2025. Secondo il modello meteorologico dell’Imperial College (IRIS), i cambiamenti climatici hanno aumentato del 16% le precipitazioni estreme associate a Melissa. Save the Children ha avviato interventi di emergenza ad Haiti e nella Repubblica Dominicana per sostenere i bambini nelle zone più colpite.

In Sud Sudan, a febbraio, le temperature pericolosamente elevate hanno costretto le scuole di tutto il Paese a chiudere per il secondo anno consecutivo, rendendo l’istruzione inaccessibile a molti bambini ed esponendoli a rischi come matrimoni precoci, lavoro minorile e reclutamento in gruppi armati. Ciò ha anche messo in evidenza il grave impatto delle ondate di calore sui bambini che studiano in scuole prive di aria condizionata e con scarsa ventilazione. In Madagascar, i prolungati periodi di siccità e le inondazioni causate dai cicloni hanno contribuito alle perdite agricole di quest’anno e, secondo un’analisi di Save the Children, nei prossimi mesi si prevede un aumento del 54% dei casi di malnutrizione tra i bambini sotto i cinque anni. L’insicurezza alimentare in Madagascar è il risultato di diversi fattori, tra cui i ricorrenti shock climatici.

Quest’anno i bambini delle Filippine sono stati colpiti da 23 cicloni tropicali e diversi studi hanno dimostrato una correlazione tra l’aumento della temperatura degli oceani e l’intensità crescente dei tifoni. Il tifone Kalmaegi, che ha colpito le Filippine a novembre, ha causato la morte di circa 200 persone, tra cui neonati e bambini, e ha colpito zone del Paese già devastate dal terremoto di magnitudo 6,9 che ha devastato la parte centro-meridionale delle Filippine. “Proprio quando sta per iniziare la ricostruzione, arriva un altro disastro che chiude le scuole e sfolla le comunità”, ha dichiarato Faisah Ali, Responsabile della risposta umanitaria di Save the Children nelle Filippine.

L’Ue a Israele: lo stop alle ong a Gaza significa bloccare gli aiuti salvavita

Roma, 31 dic. (askanews) – “I piani di Israele per bloccare le ong internazionali a Gaza significano bloccare aiuti salvavita. L’Ue è stata chiara: la legge sulla registrazione delle ong non può essere attuata nella sua forma attuale”: è quanto ha scritto su X la Commissaria dell’Ue per la gestione delle crisi, Hadja Lahbib, commentando l’annuncio fatto dal ministero della Diaspora israeliano della revoca della licenza a 37 ong, tra cui Medici senza frontiere, Oxfam e Caritas.

“Tutte le barriere all’accesso umanitario devono essere rimosse – ha aggiunto – il diritto umanitario internazionale non lascio spazio a dubbi: gli aiuti devono raggiungere chi ne ha bisogno”.

Lukashenko: Putin contrario a colpire i siti decisionali di Kiev

Roma, 31 dic. (askanews) – Il presidente russo Vladimir Putin ha opposto un “rifiuto categorico” alla proposta di colpire i centri decisionali di Kiev, in Ucraina. E’ quanto ha sostenuto oggi il presidente bielorusso, Aleksandr Lukashenko, dopo aver bollato come “un atto oltraggioso di terrorismo di Stato” l’attacco alla residenza di Putin, “se queste notizie sono accurate”, chiedendosi “chi trarrebbe vantaggio da un’azione del genere”.

Secondo Lukashenko, Mosca ha avuto la possibilità di colpire le residenze del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. “Vi dirò di più – ha quindi aggiunto, secondo quanto riportato dall’agenzia Belta – quando il sistema missilistico Oreshnik è stato utilizzato per la prima volta, alcune teste calde (me lo ha detto Putin, ne discutemmo) gli suggerirono di colpire ancora, prendendo di mira persino i centri decisionali. Putin respinse categoricamente questa idea”. Lunedì scorso, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha accusato l’Ucraina di aver lanciato un attacco alla residenza presidenziale nella regione di Novgorod, usando 91 droni, abbattuti dalle difese aeree. Kiev ha respinto l’accusa.

Xi scrive a Putin: insieme per migliorare la governance globale

Roma, 31 dic. (askanews) – Il presidente cinese Xi Jinping ha inviato oggi un messaggio di auguri per il nuovo anno al suo omologo russo, Vladimir Putin, secondo quanto riportato da CCTV.

“Xi Jinping, a nome del governo e del popolo cinese, ha espresso le sue sincere congratulazioni e i suoi migliori auguri al presidente Putin e a tutto il popolo russo”, ha riportato l’emittente.

Nel suo messaggio, Xi ha confermato la sua intenzione di mantenere stretti contatti con il presidente Putin e di guidare congiuntamente le relazioni sino-russe verso una nuova era per raggiungere nuovi risultati.

“I due Paesi si sostengono a vicenda all’interno delle Nazioni Unite e di altre piattaforme multilaterali, contribuendo alla riforma e al miglioramento della governance globale con saggezza e forza”, ha sottolineato il presidente cinese.L’emittente televisiva ha riferito che anche il presidente russo ha rivolto calorosi auguri di buon anno a Xi Jinping e ha augurato salute e felicità al popolo cinese.

“Nell’ultimo anno, le relazioni Russia-Cina basate su un partenariato globale e una cooperazione strategica hanno registrato progressi costanti e hanno raggiunto risultati fruttuosi”, ha affermato il presidente russo, citato dall’emittente televisiva.

Putin ha inoltre sottolineato l’intensificazione degli scambi commerciali tra le due potenze nel 2025 e il progresso di importanti progetti bilaterali.

Il presidente russo ha rimarcato che l’abolizione dell’obbligo di visto ha contribuito all’aumento degli spostamenti tra i cittadini dei due Paesi.

Zakharova: Zelensky un mostro che sbava sangue su collo dell’Occidente

Roma, 31 dic. (askanews) – La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha definito oggi il presidente ucraino Vladimir Zelensky un “mostro” che respira sul collo dell’Occidente e “sbava sangue”. Secondo la diplomatica, la comunità occidentale ha iniziato a vedere Zelensky non più come un “combattente per la democrazia e un guerriero della luce”, ma come un corrotto. “Sì, hanno paura. E sarà ancora più spaventoso, perché il mostro che hanno allevato sta, per così dire, con il fiato sul collo. Dobbiamo capirlo, perché sta già versando sangue su di loro. Non è solo un modo di dire. Si è già mostrato, ad esempio, nel continente africano”, ha aggiunto Zakharova, le cui parole, pronunciate a Radio Sputnik, sono state rilanciate dall’agenzia Tass.La portavoce russa ha anche osservato che le armi trasferite dall’Occidente a Kiev “si sono sparse in molti angoli del pianeta”. “Pertanto, devono svegliarsi. Devono capire cosa hanno fatto e cosa intendono fare ora”, ha concluso Zakharova.

Meteo, 2025 tra i più caldi, ma Capodanno gelido in Italia

Roma, 31 dic. (askanews) – Il 2025 si sta chiudendo come uno degli anni più caldi mai registrati a livello globale, quasi certamente sarà il secondo o terzo anno più ‘rovente’ dopo il primatista 2024, pari merito con il 2023 (dati C3S – Copernicus Climate Change Service).

Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma dunque il consolidamento di un “nuovo stato climatico” del Pianeta con temperature che si attestano stabilmente 1,4°C oltre i livelli preindustriali. Ricordiamo che la soglia da non superare per evitare ulteriori disastri ambientali, indicata dall’Accordo di Parigi del 2015, sarebbe 1,5°Cà Il triennio 2023-2025, il più caldo della storia moderna, conferma dunque l’accelerazione del riscaldamento globale nel XXI secolo, come da previsioni.

E in questo caldo contesto globale, come sempre, troviamo brevi eccezioni: in Italia, nel 2025, abbiamo vissuto un mese di luglio sotto media rispetto agli ultimi 30 anni e le ultime ore dell’anno saranno in compagnia del gelo russo.

Il meteo di San Silvestro sarà infatti decisamente frizzante, rigido, anche molto freddo: il tempo sarà asciutto e buono su gran parte della Penisola, con al più qualche piovasco sulle Isole Maggiori e sulla Bassa Calabria ma, dal punto di vista termico, la gelida irruzione russa verso l’Europa sud-orientale porterà un brindisi quasi ovunque “ghiacciato” anche in Italia.

Al primo posto tra i capoluoghi più freddi a mezzanotte troveremo Potenza con -5°C, peggio di un frigorifero: per avere le bollicine alla giusta temperatura basterà lasciare lo spumante fuori dalla finestra dopo cena, in un’oretta scenderà alla temperatura ideale. Al secondo posto troveremo ex aequo Bolzano, Trento, Campobasso e L’Aquila con -4°C poi Aosta sul terzo gradino con -3°C.

Escludendo queste città di montagna o di fondovalle alpino, al primo posto tra le città di pianura troveremo la fredda Perugia con -2°C. Medaglia d’argento in pianura a Bologna e Firenze (-1°C, gran gelo per chi festeggia in piazza all’aperto), bronzo con 0°C per Milano, Torino e Venezia insieme ad una sorprendente Catanzaro, il capoluogo calabrese che oscillerà tra sopra e sotto zero all’ora del brindisi 2026!

Molto fredde anche Ancona, Roma e Napoli con solo 1°C, mentre da Trieste (3°C) in giù troveremo mete decisamente meno rigide: Bari 4°C, Genova 5°C, Cagliari e Palermo 10°C (ma qui con cieli nuvolosi).

Il Papa: l’anno trascorso segnato da eventi di guerra che sconvolgono il pianeta

Città del Vaticano, 31 dic. (askanews) – L’anno che è passato “è stato certamente segnato da eventi importanti: alcuni lieti, come il pellegrinaggio di tanti fedeli in occasione dell’Anno Santo; altri dolorosi, come la dipartita del compianto Papa Francesco e gli scenari di guerra che continuano a sconvolgere il pianeta”. Lo ha voluto sottolineare stamane Papa Leone XIV nella sua ultima udienza generale del 2025 con i fedeli in piazza San Pietro.

“Alla sua conclusione, – ha poi aggiunto il pontefice – la Chiesa ci invita a mettere tutto davanti al Signore, affidandoci alla sua Provvidenza e chiedendogli che si rinnovino, in noi e attorno a noi, nei giorni a venire, i prodigi della sua grazia e della sua misericordia”. Ed è proprio in questa “dinamica” che ha, voluto fare riferimento Papa Prevost si svolgerà questa sera il grande momento liturgico, da lui presieduto, “del solenne canto del Te Deum”, con il quale, ha detto, “ringrazieremo il Signore per i benefici ricevuti”.

Geolier esce con il singolo "Phantom" feat. 50 Cent

Milano, 31 dic. (askanews) – Uno dei momenti più attesi nel rap game è arrivato stanotte: “Phantom” di Geolier insieme a 50 Cent. Il singolo, fuori a Capodanno, segna una collaborazione senza precedenti e conferma la visione di Geolier, un artista che continua a spingersi sempre oltre.

Non è solo un feat: è l’incontro con una leggenda dell’hip hop mondiale. Per Geolier, però, rappresenta soprattutto il coronamento di un sogno, la realizzazione di un momento atteso da sempre, con uno dei miti che lo hanno formato e che lo hanno reso il rapper di successo che è oggi.

“Phantom”, insieme a “Fotografia” e “081”, è il terzo brano che anticipa un progetto già culto: “TUTTO È POSSIBILE” (https://geolierofficial.lnk.to/tuttoepossibile; Atlantic Records Italy / Warner Music Italy). Un lavoro che nasce da un racconto che parte da molto lontano: da un monito di Pino Daniele, custodito in un suo brano mai pubblicato. Una frase rimasta sospesa nel tempo, che torna a nuova vita e apre il prossimo album di Geolier.

Se l’album si apre con la voce e l’eredità della leggenda della musica italiana, Pino Daniele, la presenza di 50 Cent definisce l’altro asse del disco. A questi due artisti si aggiungono ulteriori collaborazioni di rilievo, sia sul piano internazionale sia su quello nazionale, che contribuiscono a definire la portata realmente globale del progetto. Oltre alla presenza di Anuel AA, una delle voci più iconiche e influenti del Latin trap contemporaneo, il disco riunisce figure che rappresentano punti di riferimento per la scena italiana: dall’amico di lunga data Sfera Ebbasta, con cui l’intesa artistica è ormai consolidata, fino ad Anna e Kid Yugi, due dei nomi più rispettati e innovativi della nuova generazione.

Di seguito la tracklist di “Tutto è possibile” (già disponibile in pre-orde

Riaprire il tempo

Il nuovo anno non comincia nei fuochi d’artificio, ma nei luoghi dove nessuno guarda: in una decisione rimandata, in una parola trattenuta, in un perdono che fatica a prendere forma. È lì che il tempo cambia davvero direzione. Il resto è calendario.

La nostra epoca ama i progetti, ma diffida delle promesse. Programmare è diventato più importante che sperare. Eppure la speranza — quella autentica — non è un sentimento vago: è un atto di fiducia nel fatto che il tempo non sia una ripetizione senza senso, ma una storia aperta alla redenzione. La fede cristiana lo afferma con ostinazione: il tempo non è neutro, è visitato.

Abbiamo da poco attraversato il Giubileo della speranza, una soglia che non era destinata a restare alle nostre spalle come un semplice ricordo, ma a modificare lo sguardo sul tempo ordinario. Un Giubileo non sospende la realtà: la interpreta. Ricorda che anche ciò che sembra fermo può essere riaperto, che il futuro non è mai definitivamente chiuso.

Ogni anno che inizia ci raggiunge così: non come un possesso, ma come una chiamata. Non tutto dipenderà da noi, e questa è forse la notizia più liberante. C’è un limite che non è una sconfitta, ma un varco. Accettarlo significa sottrarsi all’illusione dell’autosufficienza e riconoscere che il senso non nasce solo dall’efficienza, ma dalla fedeltà.

In un mondo che corre per non pensare, il tempo che segue chiede l’atto più controcorrente: fermarsi. Dare tempo alle domande, peso ai gesti minimi, silenzio a ciò che non ha ancora parole. È in questa lentezza che la speranza smette di essere celebrata e comincia a essere vissuta.

Che il nuovo anno non ci renda solo più diversi, ma più capaci di sperare. E che, nelle fatiche quotidiane, impariamo a riconoscere ciò che davvero salva e dà senso al tempo che ci è affidato.

Un’idea che prende corpo nel tempo sospeso

Dunque l’idea non era da prendere di sotto il banco, era già un po’ che ronzava nelle loro teste e si trattava soltanto di trovare il momento giusto perché ciascuno la dichiarasse agli altri. Si dice sempre che c’è un tempo giusto per le cose ma in Paradiso il tempo ha un corpo trasparente che è difficile da mettere a fuoco. Slitta su se stesso scappando sempre dal mirino che prova a fissarne il respiro e la polpa.

Presero il coraggio a quattro mani e si confessarono il desiderio che doveva avere un peso leggero per evitare che gli altri acconsentissero in virtù di una generosa reciproca indulgenza, sopportando ciascuno la scelta malgrado un’eventuale intima indifferenza o contrarietà. C’era in quella intenzione qualcosa di rivoluzionario e, almeno in ipotesi, Dio Padre si sarebbe frapposto malgrado l’amore di cui era pervaso, opprimendolo fino a soffocarlo.

Non nostalgia, ma verifica

Non era la nostalgia della terra, il richiamo della foresta ad ispirarli quanto l’urgenza di una verifica che serviva a far cadere le possibili illusioni che si erano create circa un timbro del loro passaggio nella umanità che avrebbe dovuto essere più o meno eterno e che si era invece scolorito fino a quasi suonare illeggibile e stonato. Negli ultimi anni le celebrazioni del Natale si erano fatte sempre più scadenti. Un’altra nascita li aveva soppiantati ed era di una carne che sembrava ignorante di ogni dolore soprattutto del prossimo.

Era giunto il tempo di ristabilire un po’ di ordine, di mettere nuovamente in equilibrio l’asse dei cuori ribaltato verso il precipizio.

Una natività ridotta allessenziale

Questa volta decisero di semplificare le procedure evitando di ripetere in ogni punto il passato. Al bando quindi un altro Erode che avrebbe dato una mano a dare un po’ di brivido alla storia ed anche gli angeli potevano rinfoderare le armi tra le spalle. Non servivano che andassero in giro a schiamazzare la nascita del figlio di Dio, questa volta gli uomini avrebbero dovuto da soli mettersi in moto per quanto già avevano avuto occasione di sapere. Fatti fuori anche i re magi, il bue e l’asinello.

Il tempo dellAvvento

Del resto si era nel tempo di Avvento, non c’era molto altro da sbandierare o da aggiungere. Non ci fu bisogno si camuffassero per evitare di essere immediatamente riconosciuti. Forse qualche abito più adatto ai tempi ma non è detto. Si limitarono a scegliere una capanna e ad attendere che qualcuno si facesse vivo. Per Giuseppe e Maria fu come fare un tuffo nel passato e ne restarono immersi d’emozione quasi ad affogarsi.

Avevano deciso di ripetere solo il capitolo della natività ridotto all’essenziale e null’altro del dopo, nessuno strazio in agguato a presentare il conto finale.

Lattesa rovesciata

Per adesso Gesù era in disparte, nel retrobottega per non farsi vedere. Non era necessario che tornasse bambino per conoscere lo sviluppo della situazione. Non si diedero neanche una urgenza particolare per avere riscontro dei fatti, c’erano ben quattro settimane perché potessero vedere se gli accadimenti si sarebbero ripetuti con la trepidazione della prima volta.

Le parti si erano invertite. Era la famiglia di Nazareth ad attendere che qualcuno si facesse vivo dalle loro parti e non gli uomini a fare il conto alla rovescia per esultare per la venuta al mondo del figlio di Dio.

Senza stella, senza cometa

Alla stella polare dovettero rinunciare e non soltanto per evitare di facilitare il compito ai viandanti che per ora non si affannavano affatto per dare una occhiata da quelle parti. Un astro luminoso ha senso solo per indicare una rotta ma quello sembrava piuttosto scappare per evitare missili che solcavano il cielo, ancor meglio di notte, per riempire di bagliori l’orgoglio che li aveva lanciati.

Avrebbe dovuto dribblare bombe e ordigni di ogni tipo ed anche tuoni e fulmini stavano dando di matto, smarriti in una marea di nuovi attori che rendevano superate le loro arti. La cometa con la coda tra le gambe ricorse alla mimesi coprendosi del buio della notte per allontanarsi, invisibile, dove fosse più semplice salvare la pelle.

Il tempo come condizione dello sguardo

C’era però una condizione necessaria a cui obbedire per riuscire nell’impresa, altrimenti non avrebbero veduto se non una capanna vuota e null’altro. Non erano oro, incenso e mirra a spalancare la visione di santità dei protagonisti del presepe. Ci si sarebbe dovuti munire di un tempo da regalare, di una sosta priva di un affanno di partenza verso il traguardo della stamberga e a digiuno di una fretta per il successivo commiato da essa, di una pausa insomma che avrebbe potuto comportare il pericolo di restarci impigliati per sempre.

Giuseppe e Maria, nel silenzio

Per l’intanto che i fatti maturassero un esito, Giuseppe e Maria erano lì in attesa di visite, accompagnati dal ricordo di quanto accadde millenni prima. Non usarono parole per ripetersi i dettagli della loro avventura. In silenzio si tennero per mano, non un commento per definire ancor meglio quanto era già perfettamente nitido in loro e che non aveva bisogno di essere rinverdito.

A Maria non le era dato il permesso di contenere anche in quel momento la sua bellezza che investì Giuseppe come fosse il giorno del loro primo incontro. Guardavano la culla vuota con l’uguale trasporto del passato e piansero senza piangere lacrime che, cadendo, lavavano il mondo dalla sporcizia in cui era ricoperto.

Giuseppe, Maria e lamore umano

Giuseppe sapeva bene del condono che gli fu fatto. Dio Padre non lo costrinse all’ordine gerarchico dei sentimenti mettendosi in prima posizione. Per Giuseppe sarebbe stato impossibile mettere Maria e Gesù in retroguardia e se costretto avrebbe scelto, a causa del peccato, piuttosto l’Inferno.

Fu perdonato quando guardò il suo Gesù non come il figlio di Dio ma come il dono di Maria e in lui si perse e perse la ragione dando infinitamente tributi a Dio per quella grazia.

La pace di Gesù

Gesù, da principio e adesso, sapendo tutto questo ha il cuore in pace. Malgrado le malefatte della terra, Gesù ha il cuore in pace. Se anche fallisse, in futuro, il progetto di Dio Padre, la salvezza è nei suoi genitori.

La presenza di Giuseppe è la garanzia che non sarà mai solo nel lavoro perenne da affrontare, quel padre è la veglia costante di cui ha bisogno persino il Figlio di Dio.

Betlemme oggi

Ora stanno passando i giorni, a Betlemme non tira una bell’aria. La Cisgiordania è terra di fermenti, è piagata da un prurito di polvere da sparo che si sparge nella zona ed oltre ancora.

Nel revival, Giuseppe e Maria hanno ricevuto qualche sbrigativo saluto ed anche gli auguri per ciò che di imminente sta accadendo, ma è un quadro provvisorio che cede il passo al primo e al dopo del gran da fare della dimenticanza.

La tentazione della dimenticanza

La Santa Famiglia non si dà ancora per vinta, non è delusa e non ha spasimato per celebrazioni, è però costretta ad aggiornare la scena rispetto al passato che conoscevano.

L’attesa della Santa Famiglia ha avuto scarsa soddisfazione. La conversione appare un pericolo che può portare ad una manovra azzardata.

Il ritorno

Maria e Giuseppe stanno riponendo i panni in valigia per tornare alla base e Gesù, uscito dalle quinte, di nuovo si lascia andare, abbracciandoli.

Il Paradiso ora agisce da riparo. Dio Padre non sbaglia mai un colpo. Lasciando fare, sa sempre come fare.

Lo storytelling delle nostre società non è più adeguato alla velocità dei progressi tecnologici

La narrazione come chiave di lettura del mondo

Un termine che oggi va molto di moda fra giornalisti, politologi e analisti geopolitici è quello di “narrazione”: in sintesi, indica il modo in cui il mondo viene raccontato, anche quando la realtà dei fatti non coincide pienamente con quanto viene rappresentato.

Uno dei maggiori storici contemporanei, Yuval Noah Harari, ha fornito una lettura dell’evoluzione umana basata sull’idea che l’Homo sapiens abbia creato e creduto in miti condivisi — come il denaro, l’identità nazionale o i diritti umani — che hanno consentito l’innesco di una cooperazione su vasta scala, permettendogli di dominare il pianeta pur attraversando guerre e conflitti.

Questi miti, che egli definisce “finzioni” perché non intrinsecamente reali, hanno comunque reso possibile il funzionamento delle società complesse fino a oggi. Inoltre, il patto siglato tra scienza e umanesimo ha posto l’uomo al centro come sorgente di significato e autorità.

Dal progresso allillusione di onnipotenza

Questa alleanza ha portato ai notevoli progressi che conosciamo, ma ha anche generato un’eccessiva fiducia nelle capacità dell’umanità di risolvere qualsiasi problema o conflitto, spingendo l’azione umana a ricercare obiettivi fuori dalla propria portata, come la felicità perfetta o l’immortalità.

Nell’illusione di avvicinarsi alla divinità attraverso le sperimentazioni genetiche e biotecnologiche, si è passati simbolicamente da Homo sapiens a Homo deus.

Nonostante queste deviazioni, la costruzione sociale ha retto e la convivenza — così come il benessere, almeno per una parte del pianeta — è stata garantita. Tuttavia, nel XXI secolo stanno emergendo alcune variabili in grado di mettere in discussione questo paradigma.

La religione dei dati” e il rischio del controllo

Tra queste vi è la cosiddetta “religione dei dati”, che misura il valore di qualsiasi entità, compresa quella umana, in base alla capacità di elaborare e condividere informazioni. Questa visione mira a sottrarre centralità all’uomo per attribuirla all’algoritmo, con la ferma convinzione che esso sia in grado di decidere e agire meglio di un essere vivente permeato di emotività e ideologie.

In questo processo, che Harari definisce transumanesimo, le élite saranno dominanti, mentre emergerà una “classe inutile”, composta da coloro che, non possedendo strumenti né competenze adeguate, verranno lasciati indietro. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, se non correttamente gestito, può portare alla creazione di regimi di controllo che finora appartenevano solo alla narrativa fantascientifica, capaci di monitorare non solo le azioni, ma anche i pensieri e le emozioni delle persone, limitandone significativamente il libero arbitrio.

Le disuguaglianze tecnologiche potrebbero inoltre ampliare il divario economico e, ancora oggi, non è chiaro quali posti di lavoro siano realmente minacciati dall’intelligenza artificiale né quali competenze il sistema educativo dovrebbe sviluppare per consentire un’integrazione armonica tra uomo e IA.

Una scelta di civiltà davanti allumanità

È ormai evidente che l’umanità si trova di fronte a una scelta: vivere in un sistema di controllo totalitario, in cui le decisioni sono prese da un ristretto gruppo di persone, oppure costruire una cooperazione globale fondata su istituzioni internazionali capaci di affrontare le sfide più urgenti che minacciano l’uomo, come il cambiamento climatico, il disarmo nucleare e lo sviluppo impetuoso dell’intelligenza artificiale.

Al momento, nelle maggiori potenze mondiali sembra prevalere la prima opzione, quella del controllo, accompagnata da un lento ma continuo indebolimento delle democrazie occidentali.

Scrivere una nuova narrazione: un compito non rinviabile

È dunque arrivato il momento di elaborare una nuova narrazione che non sia una semplice reazione difensiva al cambiamento tecnologico, ma un progetto consapevole e condiviso sul futuro dell’umanità. Una narrazione capace di restituire senso all’azione collettiva, di ricollocare la tecnologia all’interno di un orizzonte etico e politico e di riaffermare la centralità della responsabilità umana nelle decisioni fondamentali.

Senza questo sforzo, il rischio è che l’evoluzione tecnologica proceda in modo autonomo, guidata esclusivamente da logiche di efficienza, potere e profitto, svuotando progressivamente la democrazia e il libero arbitrio.

Per costruire questo nuovo racconto è indispensabile un investimento strutturale nell’informazione critica, nell’educazione al pensiero complesso e nel contrasto sistematico alla disinformazione che prolifera nei sistemi mediatici contemporanei. Tuttavia, nessuna narrazione potrà essere credibile senza una classe dirigente all’altezza delle sfide in corso: una leadership capace di superare il corto respiro degli interessi nazionali e delle convenienze elettorali, di recuperare una visione di lungo periodo e di promuovere forme autentiche di cooperazione globale.

 

Cosa significa essere umani

La posta in gioco non è soltanto l’organizzazione economica o l’evoluzione tecnologica delle nostre società, ma la definizione stessa di cosa significhi essere umani nell’era dell’intelligenza artificiale. La scelta che si profila davanti a noi non è tra progresso e conservazione, bensì tra un futuro governato consapevolmente dall’uomo e un futuro in cui l’uomo rischia di diventare un semplice ingranaggio di sistemi che non controlla più. Scrivere una nuova narrazione, oggi, non è un esercizio culturale: è un atto politico e morale non più rinviabile.

Quando le generazioni si incontrano, nasce un’altra economia

Oltre la semplice coesistenza delle età

Nell’epoca della transizione digitale e dell’ageity, l’economia sociale si propone come spazio generativo in cui le generazioni non solo coesistono, ma si co-creano. La fenomenologia dell’intergenerazionalità, in questo contesto, non è più solo una relazione tra giovani e persone anziane, ma una struttura dinamica della realtà vissuta, dove le soggettività si ridefiniscono nell’incontro.

L’economia sociale – intesa come insieme di pratiche sociali, associative e cooperative – non può più essere pensata come “settore a parte”, ma come ecosistema abilitante dove la pluralità delle età diventa leva trasformativa.

Leconomia sociale come ecosistema relazionale

Essa rappresenta una piattaforma relazionale in cui i saperi esperienziali si intrecciano con quelli digitali, i valori del dono e dell’impegno con la cultura del progetto, la cura con l’innovazione. Il tempo intergenerazionale è un tempo espanso: non cronologico, ma kairologico.

Le organizzazioni sociali diventano così “luoghi di senso” capaci di risignificare la produttività in chiave umana. In questa ottica, i giovani non sono più beneficiari, e le persone anziane non sono più depositari. Sono entrambi Attiv-Attori: co-autori di nuove narrazioni, co-costruttori di nuove economie del senso.

Dal mutualismo alla metamorfosi

È su questa sponda che si apre la sfida di una “fenomenologia intergenerazionale dell’economia sociale”. Occorre passare da una rappresentazione lineare della solidarietà a una visione circolare e trasformativa, dove ogni generazione agisce in risonanza con le altre, generando impatti durevoli e profondi.

Il mutualismo diventa metamorfosi. Questa visione riapre una rivoluzione semantica: dalla fragilità alla risorsa, dalla cura alla co-evoluzione, dalla protezione alla potenzialità. Le politiche pubbliche devono dunque supportare spazi dove l’incontro tra generazioni non sia evento, ma infrastruttura, non attività, ma cultura.

 

Leconomia del senso come orizzonte comune

La fenomenologia dell’intergenerazionalità ci chiede di ascoltare il tempo. Di abitare un’economia che non solo risponda ai bisogni, ma che li trasformi in esperienze condivise di futuro.

È qui che nasce l’economia del senso. E con essa, una nuova possibilità per la società tutta, per tutti e tutte e in particolar modo per tutte le età.

Federal Resrve, direttorio molto diviso sul futuro dei tassi Usa

Roma, 30 dic. (askanews) – All’ultimo direttorio dell’anno della Federal Reserve, “sono state espresse una gamma di punti di vista” sulla linea da portare avanti sui tassi di interesse. I verbali pubblicati oggi dalla banca centrale degli Stati Uniti riaffermano quanto era già emerso a seguito della riunione del Fomc: il direttorio si è sostanzialmente diviso sull’ultimo taglio dei tassi, comunicato il 10 dicembre: nove favorevoli e tre contrari, due perché avrebbero preferito lasciare lo status quo, mentre il terzo avrebbe voluto un taglio più consistente.

Le posizioni appaiono ancora più variegate sui mesi a venire. Secondo il documento, “la maggior parte dei partecipanti ritiene che ulteriori aggiustamenti al ribasso dei tassi risulteranno probabilmente appropriati se l’inflazione continuerà a recedere come previsto. Alcuni partecipanti – aggiungono i verbali – hanno suggerito che in base alle loro aspettative sull’economia sarà appropriato mantenere inalterato il livello dei tassi per un certo periodo, dopo l’abbassamento operato a questa riunione”.

“Pochi partecipanti – si legge – hanno osservato che questo approccio consentirebbe ai banchieri centrali di valutare gli effetti ritardati (delle mosse già decise) su mercato del lavoro e attività economica avendo una linea più neutrale, dando anche tempo per acquistare più fiducia sul ritorno dell’inflazione al 2%”.

Infine “tutti i partecipanti hanno concordato che la linea monetaria non è su un percorso predeterminato e che questo verrà deciso in base a un’ampia gamma di dati, gli sviluppi delle prospettive e l’equilibrio dei rischi”, conclude il documento della Fed. (fonte immagine: Federal Reserve).

Schlein vs Meloni su manovra: "E’ per ricchi". Premier: ‘Seria e responsabile’

Roma, 30 dic. (askanews) – Una manovra “seria e responsabile”, un “altro passo per un’Italia più solida”. No, è “sbagliata”, non affronta le “diseguaglianze” e anzi “aiuta i più ricchi”. Sull’approvazione finale della manovra va in scena l’ultimo scontro (a distanza) tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein.

Alla Camera la leader Pd prende la parola in dichiarazione di voto per ribadire tutte le critiche Dem alla legge di bilancio. “La prima preoccupazione degli italiani – scandisce – sono sanità e spesa. Molti italiani non sono tornati a casa nelle feste perchè non si potevano permettere il biglietto. Negli ultimi 4 anni l’Istat dice che i costi alimentari sono aumentati del 25% e gli stipendi si sono ridotti del 9%. Un italiano su dieci rinuncia a curarsi: è la carne viva delle disuguaglianze che sono aumentate e su cui questa manovra non interviene”. Anzi “è una manovra che aiuta i più ricchi, lo dice l’Istat: date 440 euro in più a chi guadagna 199 mila euro”. Perciò è “sbagliata, va in direzione sbagliata, di austerità”. Quella approvata oggi, accusa, “è una manovra di promesse tradite: dovevate abolire la Fornero e avete allungato l’età pensionabile e abolito opzione donna, dovevate abolire le accise e le avete aumentate. E’ sempre colpa di qualcun altro? Dopo 3 anni di governo non vi crede più nessuno”. Schlein conclude quindi il suo intervento con una ‘sfida’: “Costruiremo l’alternativa e andremo a battervi alle prossime elezioni”.

Ad ascoltarla, tra i banchi del governo, però, Meloni non c’è: mentre in Aula è in corso il confronto è impegnata in una call sull’Ucraina con altri leader europei. Affida quindi a un post su X il suo commento soddisfatto: “È una manovra seria e responsabile, costruita in un contesto complesso, che concentra le limitate risorse a disposizione su alcune priorità fondamentali: famiglie, lavoro, imprese e sanità”, rivendica. Con la legge di bilancio, per Meloni, “proseguiamo nel percorso di riduzione dell’IRPEF per il ceto medio, nel sostegno alla natalità e al lavoro, nel rafforzamento della sanità pubblica e nel supporto a chi investe, produce e crea occupazione. Abbiamo lavorato per rendere strutturali misure già avviate e per rafforzare quelle che incidono realmente sulla vita quotidiana degli italiani, mantenendo fede agli impegni assunti”. Dunque “un altro passo avanti per dare certezze alla nazione e continuare a costruire un’Italia più solida, competitiva e capace di guardare al futuro con fiducia”.

A voto terminato i Dem si alzano mostrando cartelli con la scritta “Disastro Meloni”. Un altro cartello, con la scritta “Vendesi” in precedenza era stato tirato fuori da Riccardo Magi (+ Europa). “Dovreste appenderlo fuori da questo Palazzo. Il nostro sistema di democrazia parlamentare – la sua accusa – sta marcendo dobbiamo rendercene conto tutti”. Una legge di bilancio fatta non di “prudenza” ma di “austerità”, secondo Nicola Fratoianni (Avs) che poi ironizza: “Sulle pensioni avete fatto il miracolo di peggiorare la Fornero con un gigantesco pasticcio”. “La Presidente Meloni – chiosa Giuseppe Conte – esulta per le rate dei 209 miliardi che abbiamo portato noi e su cui loro si astenevano mentre ci urlavano ‘criminali’ in pandemia. Salvini fa un teatrino contro invii di armi in Ucraina e aumento dell’età pensionabile (altro che cancellazione della “Fornero”!) e poi vota entrambi. Tajani prometteva pensioni minime a 1.000 euro per tutti e invece hanno tagliato le pensioni di cittadinanza e in Manovra mettono 3 euro nei cedolini dei pensionati minimi. Sembra un circo ma purtroppo è la realtà. E non fa ridere”.

A respingere le critiche su tagli e pensioni è il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che respira dopo aver portato in fondo la sua manovra forse più ‘faticosa’. “E’ semplicemente falso” che sia per i ricchi, assicura, mentre sulle pensioni “dicono che abbiamo allungato l’età pensionale ma in realtà l’intervento del governo è di avere ridotto di due mesi nel 2027 l’aumento dell’età pensionabile perché in automatico sarebbe aumentata di tre mesi”. Il titolare del Mef non nasconde però il problema della compressione del dibattito, cosa di cui – conclude – “mi rammarico”.

Mattarella prepara discorso, tra i temi pace, giovani, coesione sociale

Roma, 30 dic. (askanews) – La pace, i giovani e la coesione sociale saranno alcuni dei temi del discorso di fine anno del Presidente della Repubblica. Sergio Mattarella sta lavorando a limare il suo undicesmo messaggio agli italiani e secondo quanto si apprende al centro ci sarà anche un riferimento all’80/esimo anniversario della Repubblica che verrà celebrato nel 2026.

Parlerà in piedi, il capo dello Stato, come ha già fatto negli anni scorsi, nello Studio alla Vetrata. Non si tratterà di un discorso lungo, circa 15 minuti. E sarà, come è successo negli altri anni, un discorso diretto ai cittadini, alle italiane e agli italiani, specialmente ai giovani. A quella parte della società a cui sempre il Presidente dedica il suo pensiero perchè rappresenta il futuro del paese.

Gli interventi più “politici” il capo dello Stato li ha già fatti nei giorni scorsi: in occasione dello scambio degli auguri con gli ambasciatori stranieri al Quirinale, il 12 dicembre, dove ha parlato a lungo del difficile contesto internazionale in cui viviamo e delle guerre che mettono in discussione l’ordine mondiale ricordando quanto invece quell’ordine sia stato fondamentale per assicurare pace e benessere in questi 70 anni. Agli ambasciatori italiani ha quindi rivolto la raccomandazione a riprendere il filo della diplomazia per provare a dirimere i tanti conflitti in corso e infine il discorso alle alte cariche del paese a cui ha lanciato un monito sulla difesa europea e sul pericolo dell’astensionismo.

Il presidente considera questi discorsi come un corpo unico, da leggere insieme quindi quello di domani non si concentrerà nè solo sulla politica estera né sulla politica interna. Piuttosto parlerà di pace, (tra le preoccupazioni degli italiani e in particolare dei più giovani, più sensibili a ingiustizie e conflitti in corso) ma anche della coesione sociale, un tema che sta molto a cuore a Mattarella e sul quale ha ripetutamente richiamato istituzioni e parti sociali. Stavolta rivolgendosi al paese però richiamerà l’impegno che ognuno può esercitare per garantire la tenuta della società con un occhio rivolto soprattutto ai giovani, invitati a prendere in mano le loro sorti. L’anno scorso aveva fatto appello ai “patrioti” che tengono in piedi la Nazione con il loro lavoro.

Restano irrisolti anche altri due grande questioni che Mattarella aveva denunciato un anno fa nel messaggio di fine anno: la sanità – per le lunghe liste d’attesa e i tanti che rinunciano a curarsi – e le carceri, con il lungo elenco dei suicidi che in 12 mesi non ha fatto che aumentare.

Non potrà mancare evidentemente un riferimento all’imminente 80/esimo anniversario della Repubblica che si apre nel 2026, ottant’anni dopo il referendum che sancì la scelta repubblicana e che sarà celebrato in diversi momenti nel corso dell’anno. Un anniversario importante che richiama a quella storia che Mattarella cita spesso nei suoi interventi: “80 anni di democrazia, di sviluppo, di pace ci hanno insegnato il valore della parola ‘insieme’ perchè la Repubblica ha vissuto e vive del contributo di ciascuno”.

Mattarella prepara il discorso, tra i temi pace, giovani, coesione sociale

Roma, 30 dic. (askanews) – La pace, i giovani e la coesione sociale saranno alcuni dei temi del discorso di fine anno del Presidente della Repubblica. Sergio Mattarella sta lavorando a limare il suo undicesmo messaggio agli italiani e secondo quanto si apprende al centro ci sarà anche un riferimento all’80/esimo anniversario della Repubblica che verrà celebrato nel 2026.

Parlerà in piedi, il capo dello Stato, come ha già fatto negli anni scorsi, nello Studio alla Vetrata. Non si tratterà di un discorso lungo, circa 15 minuti. E sarà, come è successo negli altri anni, un discorso diretto ai cittadini, alle italiane e agli italiani, specialmente ai giovani. A quella parte della società a cui sempre il Presidente dedica il suo pensiero perchè rappresenta il futuro del paese.

Gli interventi più “politici” il capo dello Stato li ha già fatti nei giorni scorsi: in occasione dello scambio degli auguri con gli ambasciatori stranieri al Quirinale, il 12 dicembre, dove ha parlato a lungo del difficile contesto internazionale in cui viviamo e delle guerre che mettono in discussione l’ordine mondiale ricordando quanto invece quell’ordine sia stato fondamentale per assicurare pace e benessere in questi 70 anni. Agli ambasciatori italiani ha quindi rivolto la raccomandazione a riprendere il filo della diplomazia per provare a dirimere i tanti conflitti in corso e infine il discorso alle alte cariche del paese a cui ha lanciato un monito sulla difesa europea e sul pericolo dell’astensionismo.

Il presidente considera questi discorsi come un corpo unico, da leggere insieme quindi quello di domani non si concentrerà nè solo sulla politica estera né sulla politica interna. Piuttosto parlerà di pace, (tra le preoccupazioni degli italiani e in particolare dei più giovani, più sensibili a ingiustizie e conflitti in corso) ma anche della coesione sociale, un tema che sta molto a cuore a Mattarella e sul quale ha ripetutamente richiamato istituzioni e parti sociali. Stavolta rivolgendosi al paese però richiamerà l’impegno che ognuno può esercitare per garantire la tenuta della società con un occhio rivolto soprattutto ai giovani, invitati a prendere in mano le loro sorti. L’anno scorso aveva fatto appello ai “patrioti” che tengono in piedi la Nazione con il loro lavoro.

Restano irrisolti anche altri due grande questioni che Mattarella aveva denunciato un anno fa nel messaggio di fine anno: la sanità – per le lunghe liste d’attesa e i tanti che rinunciano a curarsi – e le carceri, con il lungo elenco dei suicidi che in 12 mesi non ha fatto che aumentare.

Non potrà mancare evidentemente un riferimento all’imminente 80/esimo anniversario della Repubblica che si apre nel 2026, ottant’anni dopo il referendum che sancì la scelta repubblicana e che sarà celebrato in diversi momenti nel corso dell’anno. Un anniversario importante che richiama a quella storia che Mattarella cita spesso nei suoi interventi: “80 anni di democrazia, di sviluppo, di pace ci hanno insegnato il valore della parola ‘insieme’ perchè la Repubblica ha vissuto e vive del contributo di ciascuno”.

Borsa Milano chiude il 2025 col botto, +1,14% e nuovo record Ftse-Mib

Roma, 30 dic. (askanews) – Chiusura col botto all’ultima seduta dell’anno alla Borsa di Milano. Con uno scatto sul finale, l’indice Ftse-Mib ha superato per la prima volta la soglia psicologica dei 45.000 punti, per poi concludere la seduta con un più 1,14 percento. Il nuovo massimo storico è a 45.005,02 punti.

Precedentemente Borsa Italiana aveva riportato i dati di sintesi sull’intero 2025: un rialzo complessivo del 30%, che è il bilancio annuale più positivo dal 2000 ad oggi. (fonte immagine: Borsa Italiana).

France Odeon piange la scomparsa critico cinematografico Aldo Tassone

Roma, 30 dic. (askanews) – France Odeon, festival del cinema francese di Firenze, ha appreso con profondo dolore la scomparsa del critico e storico del cinema Aldo Tassone.

Amico di Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Akira Kurosawa, Alain Resnais e di tantissimi altri maestri del cinema, assiduo frequentatore del Festival di Cannes, Tassone è stato per molti anni una delle firme di riferimento de la Repubblica per il cinema francese. Autore di numerosi saggi e instancabile animatore di convegni e incontri, nel 1986 si trasferisce a Firenze per seguire France Cinéma, rassegna che sotto la sua direzione diventa la prima e più importante manifestazione di cinema francese fuori dalla Francia.

I cataloghi delle retrospettive da lui curate sono oggi considerati pietre miliari della storia e della critica cinematografica: dalla Nouvelle Vague a Louis Malle, fino alle coproduzioni franco-italiane. Nel 2020 pubblica per la Cineteca di Bologna Fellini 23 e ½, un’opera monumentale di oltre mille pagine dedicata al cinema del maestro riminese: un lavoro immane, al quale ha dedicato quasi una vita e che ha portato a compimento durante il periodo del Covid, prima di trasferirsi a Meudon, alle porte di Parigi, dove si è spento ieri, accanto all’amata moglie Françoise, compagna di una vita.

“Con Aldo nacque una fraterna amicizia quando mi passò il testimone del festival di Firenze”, dichiara Francesco Ranieri Martinotti, direttore di France Odeon. “Senza di lui e senza la sua profonda conoscenza della Francia e del cinema francese non sarebbero mai stati possibili i risultati raggiunti in quarant’anni. Era saggio, colto, risoluto, ma aveva la freschezza di un bambino. La sua scomparsa mi fa sentire molto solo”.

Enrico Castaldi, presidente, Riccardo Zucconi, fondatore, e tutta l’équipe di France Odeon esprimono la loro sentita vicinanza a Françoise e a Jacques Pieri.

Gaza, Israele annuncia la revoca dei permessi a 37 ong, tra cui Oxfam e Msf

Roma, 30 dic. (askanews) – Il governo israeliano ha annunciato che revocherà il permesso concesso a 37 organizzazioni umanitarie per operare nella Striscia di Gaza, tra cui Medici Senza Frontiere, ActionAid e Oxfam, a causa di presunte violazioni degli standard di sicurezza e di trasparenza.

“La principale carenza emersa è stata il rifiuto di fornire informazioni complete e verificabili sui propri dipendenti – ha dichiarato il ministero degli Affari della Diaspora in una nota riportata da Haaretz – le verifiche di sicurezza hanno rivelato che i dipendenti di alcune organizzazioni erano coinvolti in attività terroristiche… in particolare, Medici Senza Frontiere”.

"Alla scoperta di Morricone" a Roma con l’Ensemble Symphony Orchestra

Roma, 30 dic. (askanews) – Gran Galà di Capodanno, il primo gennaio, all’Auditorium Conciliazione di Roma, con “Alla scoperta di Morricone” con l’Ensemble Symphony Orchestra, diretta da Giacomo Loprieno, tributo alle musiche del grande compositore italiano che si arricchisce di nuove pagine nello sconfinato repertorio del Maestro. La data è organizzata da Vincenzo Berti e Gianluca Bonanno per Ventidieci.

Non solo un concerto, un viaggio incredibile iniziato tra le melodie che sono rimaste nella memoria collettiva di generazioni con la potenza evocativa di Mission, La Leggenda del Pianista sull’Oceano, C’era una volta il West, Nuovo Cinema Paradiso, The Hateful Eight, C’era una volta in America, Per qualche dollaro in più, Malena e che ha caratterizzato l’attività dell’Ensemble Symphony Orchestra nelle scorse stagioni, prosegue affrontando altre opere come Gli Intoccabili, La Califfa, Canone inverso, con uno spazio importante per le grandi canzoni scritte per artiste come Dulce Pontes, Joan Baez e Mina in una nuova versione sinfonica.

500 colonne sonore, 70 milioni di dischi venduti nel mondo, sei nominations e due Oscar vinti, tre Grammy, quattro Golden Globe e un Leone d’Oro fanno di Ennio Morricone un gigante della musica di tutti i tempi.

In questo omaggio sul palco si alterneranno solisti, come Federico Covre al violoncello e Stefano Benedetti alla tromba. Ospiti speciali il soprano Anna Delfino, che farà rivivere l’emozione del Deborah’s Theme da “C’era una volta in America” e il violinista del Circle du Soleil Attila Simon, che eseguirà il solo di Love Affair. Ad accompagnare il pubblico dando voce ai personaggi e alle ambientazioni la bravura dell’attore Andrea Bartolomeo.

Schlein: “Aumenta solo spesa militare, potevano dire no come Sanchez”

Roma, 30 dic. (askanews) – “Se guardiamo ai tre anni di governo Meloni è scesa la spesa pubblica su sanità, scuola, ricerca, sulle politiche industriali e sulla casa. Dove è aumentata? E’ aumentata sulla spesa militare in prospettiva per aver accettato l’irrealistico e sbagliato obiettivo di portarlo al 5% come ha chiesto Trump: dovevano fare come Sanchez e dire di no”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein, sulla manovra, parlando a margine con i giornalisti dopo l’approvazione alla Camera.

Ex Ilva, accordo per vendita al fondo Usa Flacks, Stato terrà 40%

Roma, 30 dic. (askanews) – La ex Ilva passa nelle mani del fondo di investimenti e di venture capital statunitense Flacks Group. Ad ufficializzare l’accordo il fondatore e presidente del fondo Usa, Michael Flacks, che con un comunicato spiega di aver “raggiunto un’intesa con il governo italiano per rilevare Ilva, il più grande produttore di acciaio integrato europeo”.

Lo Stato italiano resterà “partner strategico” con una quota del 40% mentre il fondo Usa “dispone di un’opzione per rilevare un 40% addizionale in futuro, a riflesso della nostra focalizzazione sul lungo termine per questa partnership industriale”, precisa Flacks.

“Questa acquisizione – dice ancora il finanziere Usa – assicura un futuro di lungo termine a una storica piattaforma industriale, a supporto di 8.500 lavoratori qualificati e rafforza delle catene di approvvigionamento europee cruciali per automotive, costruzioni e infrastrutture”.

A Flacks sulla ex Ilva “ci stiamo impegnando fino a 5 miliardi di euro per modernizzare le operazioni, anche tramite l’elettrificazione e il miglioramento degli altoforni, facendo progredire la decarbonizzazione, l’efficienza e la crescita sostenibile”. (fonte immagine: Flacks).

Calcio, Rocchi: "Pronto a dimettermi se non si crede ad arbitri"

Roma, 30 dic. (askanews) – Parole nette, senza mediazioni. A Open Var, su Dazn, il designatore arbitrale Gianluca Rocchi risponde alle polemiche seguite a Udinese-Lazio e alla convalida del gol di Davis, finito sotto accusa per un presunto tocco di mano. “Se qualcuno non crede nella nostra buona fede io domattina lascio”, dice Rocchi, chiamato in causa anche dopo le proteste della Lazio.

Entrando nel merito dell’episodio, Rocchi spiega: “Sono due tocchi di mano. Nel primo va valutata solo la qualità del tocco a centrocampo e non è punibile. Poi c’è il tocco di Davis: l’immediatezza è qualcosa di immediato, colpo di mano, controllo e tiro. Questa non lo è”. Il designatore chiarisce che non esiste un numero preciso di secondi per definire l’azione, ma sottolinea come la situazione non rientri nel concetto di immediatezza previsto dal regolamento.

Rocchi ammette però la necessità di maggiore chiarezza: “È una regola sulla quale va fatta chiarezza, lo dico io per primo. Dobbiamo dare risposte il più precise possibile. Il termine ‘immediatezza’ ci mette in difficoltà”. Per questo, annuncia che la clip verrà inviata all’Ifab: “Io non sono la legge, ma voglio confrontarmi. Da appassionato di calcio non puoi non annullare un gol dove c’è un tocco di braccio, ma il regolamento è chiaro”.

Poi il passaggio più duro, legato alla fiducia nel sistema arbitrale: “Non entro in argomenti politici, ma sia a Simonelli sia a Gravina ho detto e ripeto questo: se qualcuno non crede nella nostra buona fede io domattina lascio. Io vengo qui e faccio sentire i nostri audio. Se qualcuno pensa che non siamo onesti intellettualmente, non è un problema mio”.

Durante la trasmissione viene anche diffuso l’audio della sala Var relativo a Lazio-Udinese: “Glielo calcia addosso e non è punibile. Valutiamo che è sempre lui che gioca, non è proprio immediato, fa un dribbling, ma non è immediato. Confermiamo. Rete regolare”.

Infine, un passaggio su Lecce-Como e sulla manata di Nico Paz, giudicata in modo diverso tra Var e arbitro: “Queste situazioni non vanno sanzionate. O sono fallo e giallo o non sono niente”, la chiosa di Rocchi.

Per Piazza Affari un 2025 da record: +30%, miglior rialzo dal 2000

Roma, 30 dic. (askanews) – La Borsa di Milano si appresta a chiudere il 2025 con un rialzo da record, un più 30% dell’indice principale, il Ftse-Mib in base ai dati aggiornati alla chiusura di ieri, che visto l’andamento positivo di oggi, ultima sessione dell’anno, appaiono destinati a incrementarsi ulteriormente. Si tratta del guadagno più consistente dal 2000, secondo quanto riporta Borsa Italiana nella sua “Sintesi annuale 2025”.

L’indicatore ha toccato un picco a quota 44.793 punti il 12 novembre, ma nel pomeriggio naviga a un livello più elevato dopo aver segnato 44.987 punti, al momento destinato ad aggiornare il record. Il minimo annuale, invece, pari a 32.731 punti è stato segnato il 9 aprile. Guardando all’indice Ftse Italia All Share, anche in questo caso il bilancio 2025 è di un aumento del 30% (massimo annuale e massimo storico con 47.452 punti il 19 dicembre 2025; minimo 34.769 punti il 09 aprile 2025). Infine, il Ftse Italia Growth chiude l’anno con una variazione positiva più contenuta, pari all’8%.

Al 30 dicembre 2025, prosegue un comunicato, il numero complessivo di società quotate sui mercati di Borsa Italiana, Gruppo Euronext, è pari a 411. Nel dettaglio: su Euronext Milan 199 società (di cui 62 sul segmento Star), su Euronext Growth Milan 212 società. Nel 2025 sono state registrate 21 ammissioni su Euronext Growth Milan (di cui una sul segmento professionale) e hanno riguardato: UBALDI COSTRUZIONI, HAIKI+, COM.TEL, TRADELAB, METRIKS AI, GIOCAMONDO STUDY, TECNO, DEDEM, ENERGY TIME, BRAGA MORO, OTOFARMA, RINO PETINO, VINEXT, FRIENDS, E.T.S., MARKBASS, PIÙ MEDICAL, KALEON, RT&L, gAIn360, TELMES.

La capitalizzazione complessiva delle società quotate al 29 dicembre 2025 si attesta a 1.042 miliardi di euro, pari al 47,2% del Pil dell’Italia.

Secondo Borsa Italiana gli scambi di azioni sono stati in aumento rispetto all’anno precedente, e hanno raggiunto una media giornaliera di 3,5 miliardi di euro (+31,1% rispetto all’anno 2024) e una media di oltre 370.000 contratti (+22,8%). La media giornaliera del controvalore è la più elevata a partire dalla crisi finanziaria del 2007/2008.

Complessivamente, si legge, sono stati scambiati oltre 93 milioni di contratti e un controvalore che ha superato 868 miliardi di euro. Il massimo giornaliero per contratti, che ha rappresentato anche il massimo storico, è stato raggiunto il 07 aprile 2025 con oltre 1,4 milioni di contratti scambiati. Per controvalore, il 04 aprile 2025 si sono superati i 9 miliardi di euro.

Unicredit è stata l’azione più scambiata sia per contratti che per controvalore, riporta ancora Borsa Italiana, con oltre 5 milioni di contratti per un totale di oltre 91 miliardi di euro. Nel 2025 il totale della raccolta è stato di circa 124 milioni di euro da parte delle 21 ammissioni sui mercati di Borsa Italiana. In aggiunta ci sono state 13 operazioni di aumento di capitale in opzione con un controvalore di circa 1,5 miliardi di euro. Nel 2025 le OPA sono state 23 per un controvalore di circa 2,2 miliardi di euro.

Lavrov: i crimini di Kiev ostacolano la soluzione della crisi ucraina

Roma, 30 dic. (askanews) – Il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha dichiarato oggi in una nota stampa di essere “certo che l’essenza razzista del regime di Kiev e il cinismo dei suoi sponsor esterni siano ben visibili ai membri responsabili della comunità internazionale, i quali non possono non comprendere che senza la cessazione di questa politica criminale non è possibile il successo dei negoziati per il raggiungimento di una soluzione affidabile e duratura della crisi ucraina”. “L’obiettivo principale di Bruxelles, Berlino, Parigi e Londra è quello di preservare un regime (quello ucraino, ndr) che sogna di essere aiutato a sopravvivere e a continuare a controllare una qualche porzione di territorio, dove – in violazione di tutte le norme del diritto internazionale – la lingua russa e i media in lingua russa sono vietati per legge, il cristianesimo ortodosso canonico è perseguitato, i monumenti della storia e della cultura russe vengono demoliti, si coltivano l’ideologia e le pratiche naziste e oppositori politici e semplici dissidenti sono sottoposti a dure repressioni”, ha sottolineato Lavrov, riferendosi all’attacco contro la residenza statale del Presidente della Federazione Russa nella regione di Novgorod.

Terrorismo, davanti al gip Hannoun nega finanziamenti ad Hamas

Genova, 30 dic. (askanews) – Durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Silvia Carpanini, nel carcere genovese di Marassi, il presidente dell’Associazione palestinesi in Italia Mohammad Hannoun, arrestato con l’accusa di aver finanziato Hamas attraverso raccolte fondi per il popolo palestinese, si avvalso della facolt di non rispondere, ma ha rilasciato alcune dichiarazioni spontanee.

“Ha rilasciato dichiarazioni spontanee anche perch non ha neanche iniziato a leggere gli atti, che sono tantissimi. Quindi il nostro consiglio stato quello di rilasciare dichiarazioni spontanee. Ha rivendicato la sua attivit di raccolta fondi per attivit determinate e precise di beneficenza a favore del popolo palestinese in tutte le sedi, quindi Gaza, Cisgiordania e campi profughi, ha negato di aver mai finanziato direttamente o indirettamente Hamas e ha anche precisato che la sua attivit iniziata nei primi anni ’90”. Cos Fabio Sommavigo ed Emanuele Tambuscio, avvocati difensori di Hannoun.

“Ha spiegato con un po’ di dettagli per quanto possibile – hanno aggiunto i legali – come ha funzionato la raccolta fondi e la distribuzione prima e dopo il 2023 con i grandi cambiamenti che ovviamente tutto questo ha avuto nel 2023 e ha sempre chiarito che mai ha voluto o consentito che aiuti da lui raccolti e arrivati a Gaza fossero etichettati, distribuiti o utilizzati da Hamas per i fini propri di Hamas”.