Home Blog

Alcune cose che ha detto Meloni in un’intervista a "Chi"

Roma, 11 ago. (askanews) – “Fare ancora meglio sulle priorità: alleggerire le tasse, rafforzare il potere d’acquisto e favorire un’occupazione sempre più stabile”. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, traccia le linee dell’agenda di governo per il rientro dalle ferie in un’intervista esclusiva al settimanale “Chi” in edicola da mercoledì 12 agosto, escludendo rimpasti di squadra a settembre.

Sul fronte economico e sociale – si legge in una nota di ‘Chi’ – la premier rivendica gli interventi sul costo dei carburanti, le misure per l’occupazione e il contrasto alla desertificazione dei centri storici, ribadendo inoltre un approccio pragmatico sul clima contro “l’ambientalismo ideologico”.

Quella di Roberto Vannacci è “un’operazione costruita per favorire la sinistra”, così Meloni sul movimento del generale.

Quando partecipa alle missioni internazionali con la figlia Ginevra “i miei omologhi sono divertiti, ma la reazione più bella è quella delle altre donne che incontro, che mi fanno un cenno d’intesa. È un linguaggio che non ha bisogno di traduzione. Se questa immagine dice a una ragazza che non deve scegliere tra essere madre e avere una carriera, sono contenta che si veda”, ha anche affermato Meloni nell’intervista.

Meloni: taglio tasse, potere d’acquisto e lavoro priorità settembre

Roma, 11 ago. (askanews) – “Fare ancora meglio sulle priorità: alleggerire le tasse, rafforzare il potere d’acquisto e favorire un’occupazione sempre più stabile”. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, traccia le linee dell’agenda di governo per il rientro dalle ferie in un’intervista esclusiva al settimanale “Chi” in edicola da mercoledì 12 agosto, escludendo rimpasti di squadra a settembre.

Sul fronte economico e sociale – si legge in una nota di ‘Chi’ – la premier rivendica gli interventi sul costo dei carburanti, le misure per l’occupazione e il contrasto alla desertificazione dei centri storici, ribadendo inoltre un approccio pragmatico sul clima contro “l’ambientalismo ideologico”.

Nuovo record delle temperature di mari e oceani

Roma, 11 ago. (askanews) – La temperatura media superficiale dei mari e degli oceani di tutto il mondo ha raggiunto il 5 agosto scorso i 21,2 gradi Celsius, stabilendo un nuovo record giornaliero da quando l’agenzia statunitense NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) ha iniziato le sue rilevazioni storiche nel settembre 1981.

La serie storica di dati, monitorata da Servimedia, analizza la temperatura media giornaliera della superficie di mari e oceani tra le latitudini 60°S e 60°N, comprendendo l’intero pianeta ad eccezione della Groenlandia, dell’Antartide e delle zone più settentrionali delle Americhe, dell’Europa e dell’Asia.

I dati NOAA indicano che la prima volta che la temperatura media degli strati superficiali di mari e oceani ha raggiunto i 21 gradi Celsius è stata il 16 marzo 2023, dopo essersi avvicinata a tale valore il 6 marzo 2016 (quando aveva raggiunto i 20,99 gradi Celsius). Quel valore è stato superato il 18 marzo 2023, con 21,01 gradi Celsius, un record che è rimasto imbattuto fino al 15 aprile. È stato poi registrato nuovamente dal 20 luglio in poi, raggiungendo un nuovo record di 21,10 gradi Celsius il 24 agosto.

Il 2024 è iniziato con temperature più elevate di qualsiasi altro anno dal 1981 sulla superficie degli oceani e dei mari terrestri, stabilendo un nuovo record di 21,17 gradi Celsius per tre giorni: il 29 febbraio, il primo aprile e il 23 aprile.

L’estate del 2026, già influenzata dal fenomeno climatico El Niño, ha infranto nuovamente il primato precedente: in particolare, il 5 agosto, la temperatura media sulla superficie degli oceani del pianeta ha raggiunto i 21,20 gradi Celsius. (Fonte Servimedia).

Europei nuoto: Europei, Ceccon in semifinale nei 200 dorso

Roma, 11 ago. (askanews) – Thomas Ceccon supera le batterie dei 200 dorso agli Europei di nuoto di Parigi con il tredicesimo tempo in 1’56″99. L’azzurro tornerà in vasca oggi pomeriggio, prima per la finale dei 50 farfalla e poi per la semifinale dei 200 dorso. “Che faticaccia stamattina, veramente inevitabile, però perché in un 200 non puoi non far fatica”, ha commentato Ceccon. Eliminato Daniele Del Signore, 23° in 1’58″71. Il miglior tempo delle batterie è del francese Nathan Muratory, classe 2008, che in 1’54″87 firma anche il record mondiale juniores.

Nei 100 stile libero avanza soltanto Carlos D’Ambrosio, sesto tempo complessivo in 48″02. Eliminati Manuel Frigo, Alessandro Miressi e Lorenzo Ballarati. Al comando della graduatoria c’è il romeno David Popovici in 47″13.

Doppia qualificazione italiana nei 100 rana femminili, con Benedetta Pilato terza in 1’06″20 e Lisa Angiolini quarta in 1’06″31. Fuori Anita Bottazzo e Chiara Della Corte. “Il tempo per essere di mattina va bene. Rompere il ghiaccio è la parte forse più difficile”, ha detto Pilato.

Nei 50 farfalla passano il turno Silvia Di Pietro, 12ª in 26″14, ed Elena Capretta, 17ª in 26″33. Eliminata Costanza Cocconcelli. Nei 800 stile libero Luca De Tullio si qualifica alla finale di domani con il sesto tempo in 7’47″42. Fuori Davide Marchello e Matteo Diodato.

Grande delusione nella 4×100 misti mista: l’Italia, prima nella propria batteria, viene squalificata per un calcio a delfino involontario verso il basso nella frazione a rana. Le immagini del Var hanno confermato l’irregolarità e lo staff azzurro ha deciso di non presentare ricorso. In vasca erano scesi Viberti, Michele Lamberti, Anita Gastaldi ed Emma Virginia Menicucci. Senza la squalifica, l’Italia avrebbe conquistato il terzo tempo di ingresso in finale.

Il programma pomeridiano vedrà quindi ancora protagonisti Ceccon e Sara Curtis a caccia di medaglie, prima delle finali dei 100 rana con Nicolò Martinenghi e Benedetta Pilato. A chiudere la giornata sarà Simona Quadarella.

Calcio, Orsato: "Arbitro al centro, Var solo per chiaro errore"

Roma, 11 ago. (askanews) – Riportare l’arbitro al centro della partita e limitare l’intervento del Var ai casi di chiaro ed evidente errore. È la linea indicata da Daniele Orsato, nuovo responsabile della Can di Serie A e B, al raduno degli arbitri a Cascia. “Abbiamo visto come la figura centrale sia stata l’arbitro” al Mondiale, ha spiegato Orsato, sottolineando come Uefa e Fifa abbiano ribadito il principio del chiaro ed evidente errore.

Per Orsato non si tratta di una rivoluzione, ma dell’applicazione delle nuove indicazioni dell’Ifab già adottate dalla Fifa al Mondiale e destinate a essere seguite anche dalla Uefa e dal calcio italiano. “Il Var è un supporto eccezionale, ma entrerà nel momento in cui deve entrare”, ha detto.

Il nuovo responsabile della Can ha spiegato anche la propria idea del ruolo: “Se riuscite a usare il termine allenatore mi piace da morire, invece che designatore”. Orsato vuole mettere al centro la crescita del gruppo e portare la propria esperienza maturata in campo internazionale e nazionale. “Io non sono il designatore commissario della Can. Cerco di allenarli”, ha sottolineato.

Durante il raduno, ha aggiunto, si è lavorato soprattutto sulla lettura delle dinamiche di gioco, sulla personalità e sulla capacità degli arbitri di conquistare fiducia e credibilità da parte di calciatori e allenatori. “Vado a casa veramente orgoglioso dei miei ragazzi”, ha detto Orsato, che ha chiesto anche maggiore equilibrio nel giudizio pubblico: “L’arbitro venga criticato dopo la partita. Prima, no”.

Sul fronte dei rapporti con i media, Orsato ha escluso l’introduzione di nuove regole sulle telefonate e sui rapporti esterni degli arbitri: “Non c’è niente da adottare perché non c’è niente di cui ci dobbiamo vergognare”. La comunicazione sarà invece coordinata dal direttore tecnico dell’Aia, Domenico Messina. Orsato ha infine assicurato che resterà la volontà di spiegare pubblicamente decisioni ed episodi controversi: “Noi saremo trasparenti come in passato”.

Gli Houthi hanno colpito una nave nello Yemen, 3 morti

Roma, 11 ago. (askanews) – Almeno tre persone sono morte in un attacco degli Houthi contro una nave commerciale non ancora identificata nello Stretto di Bab el-Mandeb. Lo ha riferito il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale.

Non sono stati forniti per il momento ulteriori dettagli sulla nave colpita o sulla dinamica dell’attacco. Dal movimento yemenita Ansar Allah, noto anche come Houthi, non è arrivato finora alcun commento.

Separatamente, poco prima la United Kingdom Maritime Trade Operations (Ukmto), l’organismo britannico che monitora la sicurezza della navigazione nella regione, aveva riferito di aver ricevuto la segnalazione di un incidente che coinvolgeva una petroliera e forze militari nel Golfo di Oman, senza fornire ulteriori dettagli.

Europei Atletica, Eloisa Coiro record italiano negli 800

Roma, 11 ago. (askanews) – Un record storico cade agli Europei di Birmingham nella seconda mattina di gare. Arriva subito in batteria negli 800 metri e l’impresa porta la firma di Eloisa Coiro con il formidabile crono di 1:57.56, un decimo in meno del limite di Gabriella Dorio che resisteva da 46 anni, 1:57.66 a Pisa il 5 luglio del 1980. La 25enne romana è protagonista di una gara favolosa, condotta con intelligenza tattica, restando coperta nel gruppo fino al rettilineo conclusivo dove recupera due posizioni per chiudere al secondo posto sulla scia della britannica campionessa olimpica Keely Hodgkinson che la precede in 1:57.28. Era il record italiano femminile più longevo e così nell’arco di poco più di un mese vengono battuti entrambi i primati degli 800 metri, dopo quello maschile di Francesco Pernici (1:43.60 per superare dopo 53 anni quello di Marcello Fiasconaro).

Poker di azzurri qualificati nell’alto, tutti e quattro in finale: il campione in carica Gianmarco Tamberi ci riesce con 2,23 alla seconda prova, stessa misura valicata dall’oro europeo U23 Matteo Sioli, mentre per Edoardo Stronati e Christian Falocchi basta 2,19 per andare avanti. Ayomide Folorunso sbarca in finale nei 400 ostacoli con una prova eccellente: vince nettamente la ‘semi’ in 53.93 sfiorando il suo record italiano, ad appena quattro centesimi dal primato di tre anni fa. L’emiliana impressiona per l’ottima ritmica tra le barriere e riesce a chiudere ancora in piena spinta. È il secondo tempo complessivo dietro alla belga Paulien Couckuyt che si migliora in 53.87 mentre la slovacca Emma Zapletalova, bronzo mondiale e favorita per il titolo, non esagera con 54.09.

Banche, Salvini: chiederemo alle prime 10 un contributo del 5% sugli utili

Roma, 11 ago. (askanews) – Un contributo del 5% all’anno, per tre anni, sugli utili delle prime 10 banche italiane. Questa la proposta a cui sta lavorando la Lega per la prossima Manovra. Lo ha detto il leader della Lega e vicepremier, Matteo Salvini, in visita ai lavori per la realizzazione di una stazione ferroviaria nel quartier Pigneto a Roma.

“Io del governo Sanchez (primo ministro spagnolo ndr.) non condivido nulla tranne l’intervento economico che hanno fatto sulle banche spagnole – ha spiegato Salvini -. Fatti i dovuti parametri, in Spagna hanno una tassazione, un prelievo fra il 5-6 e il 7%. Io ho visto le due semestrali delle due più grandi banche italiane che hanno fatto utili per quasi 12 miliardi nel primo semestre, vuol dire che solo due banche fanno utili per più di 24 miliardi all’anno, se facciamo un interveniamo sulle prime 10 banche italiane, non su centinaia di piccole banche locali, e noi come lega lo chiederemo, sono convinto che l’intera maggioranza ci accompagnerà: un contributo triennale alle prime 10 banche italiane”.

“Ricordo a chi esprime dei dubbi – ha poi detto Salvini – che una parte di questi utili derivano da garanzie dello Stato e quindi dei cittadini, dai costi a carico dei cittadini e dalla differenza fra interessi attivi e interessi passivi”.

Sul come utilizzare tali fondi aggiuntivi, il vicepremier ha poi specificato che “vorremmo come Lega raddoppiare i militari di strade sicure nelle strade e delle stazioni, quindi con 2 miliardi ci fai parecchio”.

Sayf sarà ospite del Concertone La Notte della Taranta

Milano, 11 ago. (askanews) – Sabato 22 agosto Sayf sarà tra gli ospiti speciali del Concertone de La Notte della Taranta, in programma nel piazzale dell’ex Convento degli Agostiniani di Melpignano. L’artista salirà sul palco insieme all’Orchestra Popolare La Notte della Taranta, diretta dal Maestro concertatore Ermal Meta e al Corpo di Ballo diretto da Fredy Franzutti.

Nato a Genova nel 1999 da una famiglia italo-tunisina, Sayf è una delle voci più interessanti della nuova scena musicale italiana. Nella sua scrittura convivono street rap e cantautorato, melodie e barre, racconti d’amore e osservazione sociale. Le influenze arabe e sudamericane incontrano la canzone genovese e i linguaggi dell’urban contemporaneo, dando forma a una ricerca personale e versatile.

La sua partecipazione si inserisce nel tema scelto per l’edizione 2026, dedicata al Mediterraneo come spazio di attraversamenti, relazioni e influenze reciproche. Sul palcoscenico di Melpignano, Sayf interpreterà la pizzica Menamenamò, prima del suo brano Tu mi piaci tanto, classificatosi al secondo posto all’ultimo Festival di Sanremo.

«Sono veramente grato di essere ospite alla Notte della Taranta e di poter unire il mio mondo musicale a quello della Taranta, del Salento e a tutte queste influenze che ammiro, pur non facendone strettamente parte – dichiara Sayf -. Sono contento di questo punto d’incontro favorito dalla musica e dalla comunicazione, e mi piace che possa essere di spunto per creare occasioni di confronto e unione in qualsiasi altro ambito. Le culture si parlano e si influenzano a vicenda, e la musica è sicuramente un ottimo punto di partenza per farlo. Per questo ringrazio Ermal Meta per avermi invitato e coinvolto, credendo in questa contaminazione e in una visione artistica comune».

Sayf comincia giovanissimo a rappare, scrivere canzoni e suonare la tromba. Dopo due mixtape e una lunga gavetta nella scena genovese, tra il 2023 e il 2024 richiama l’attenzione del pubblico nazionale e collabora con artisti come Helmi, Ele A e 22simba. Nel 2025 pubblica l’EP Se Dio Vuole, che contiene anche una collaborazione con Rhove, e partecipa a Sto bene al mare di Marco Mengoni insieme a Rkomi. Nello stesso anno viene scelto da Spotify per il programma RADAR dedicato agli artisti emergenti.

Nel 2026 partecipa alla 76ª edizione del Festival di Sanremo con Tu mi piaci tanto, classificandosi al secondo posto. Il brano, certificato platino, raggiunge il vertice della classifica radiofonica italiana. Sayf viene inoltre selezionato da Vevo Global per DSCVR Artists to Watch 2026, unico artista italiano tra i diciannove talenti individuati a livello internazionale.

L’8 maggio ha pubblicato SANTISSIMO, il suo primo album ufficiale, certificato già oro nelle prime settimane: un lavoro che raccoglie le diverse componenti della sua ricerca, dalla scrittura personale all’energia delle esibizioni dal vivo, alternando brani rap, aperture melodiche e contaminazioni tra generi e culture. Il disco ospita le collaborazioni di Geolier, Kid Yugi, Nerissima Serpe, Bresh, Tedua, Artie 5ive e Guè.

Protagonista del Concertone di Melpignano sarà l’Orchestra Popolare La Notte della Taranta, guidata da Ermal Meta nella rielaborazione di pizziche, canti di lavoro, stornelli e canti d’amore e di lontananza nelle parlate salentine e in griko. Con Sayf saranno ospiti speciali Alessandra Amoroso, Gisela João, Maria Mazzotta, Levante, Welo e Giulia Vecchio. Le coreografie saranno firmate da Fredy Franzutti. Il Concertone sarà trasmesso in diretta dalle 21.20 su Rai3 e su Rai Radio2, RaiPlay e San Marino RTV.

Il Concertone di Melpignano è un progetto culturale della Fondazione La Notte della Taranta, presieduta da Massimo Bray, sostenuto dalla Regione Puglia e da Pugliapromozione, in collaborazione con l’Unione dei Comuni della Grecìa salentina e l’Istituto Diego Carpitella.

Per il programma di Vannacci i femminicidi sono "forme di violenza passionale"

Roma, 11 ago. (askanews) – “Prevenzione efficace delle forme di violenza passionale”, si intitola così il capitolo del programma di Futuro nazionale con Vannacci dedicato alla prevenzione e alla repressione dei femminicidi. Ma la prima cosa a sparire è la parola “femminicidio” con cui viene indicato il reato: “Fatta piazza pulita delle tecniche di manipolazione operate dalla sinistra in merito al cosiddetto ‘femminicidio’ e sopra ridotte all’assurdo che le caratterizza, il problema dei ‘delitti passionali’ si è negli ultimi anni giustamente proposto al dibattito”.

Per FnV “l’ideologia femminista fomenta la contrapposizione tra maschi e femmine (sostituendo l’ormai logora opposizione tra proletari e padroni)” e le statistiche dei femminicidi sono “oggettivamente non preoccupanti se confrontate con quelle degli altri Paesi”. Tale violenza fisica, si legge ancora, viene “più spesso adoperata da parte del soggetto fisicamente più forte su quello fisicamente più fragile, dunque da parte degli uomini sulle donne, sebbene la cronaca offra con meno pubblicità anche esempi di violenze sugli uomini da parte delle donne”.

“Il modello educativo della sinistra fondato sull’ideologia della costante ‘lotta al patriarcato’ è, evidentemente, fallimentare e dove scompare ogni traccia della ‘società patriarcale’ va diffondendosi un preoccupante aumento della violenza sulle donne. A riprova che dovremmo proteggere e non criminalizzare il nostro modello: quello del ‘patriarcato mediterraneo’, volto alla sottolineatura delle specificità e alla formazione di maschi forti, capaci di dominare le emozioni e le passioni, proteggendo le donne e offrendo se stessi per la costruzione e la difesa della società”, conclude il programma.

Martedì e mercoledì 18 città sono in bollino rosso per il caldo

Roma, 11 ago. (askanews) – Ancora giorni di grande caldo su tutta Italia, anche se lentamente la situazione sembra migliorare. Secondo l’aggiornamento di oggi del Bollettino sulle ondate di calore del Ministero della Salute, giovedì 13 agosto saranno 18 le città in “bollino rosso”: Bari, Bologna, Bolzano, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Reggio Calabria, Rieti, Roma e Viterbo; “bollino arancione” per Cagliari e “giallo” per Ancona, Brescia, Milano, Pescara, Torino, Trieste, Venezia e Verona.

Domani, 12 agosto, le città in “bollino rosso” sono 19 (Bari, Bologna, Bolzano, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma e Viterbo), 2 in “arancione” (Ancona e Cagliari) e 6 in “giallo” (Brescia, Milano, Torino, Trieste, Venezia e Verona).

Oggi, 11 agosto, secondo il Bollettino sono sempre 19 le città in “bollino rosso” (Bari, Bologna, Bolzano, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma e Viterbo); in “arancione” Ancona, Brescia, Milano, Trieste, Venezia e Verona; “giallo” per Cagliari e Torino.

Caldo, giovedì 18 città in "bollino rosso". Oggi e domani sono 19

Roma, 11 ago. (askanews) – Ancora giorni di grande caldo su tutta Italia, anche se lentamente la situazione sembra migliorare.

Secondo l’aggiornamento di oggi del Bollettino sulle ondate di calore del Ministero della Salute, giovedì 13 agosto saranno 18 le città in “bollino rosso”: Bari, Bologna, Bolzano, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Reggio Calabria, Rieti, Roma e Viterbo; “bollino arancione” per Cagliari e “giallo” per Ancona, Brescia, Milano, Pescara, Torino, Trieste, Venezia e Verona.

Domani, 12 agosto, le città in “bollino rosso” sono 19 (Bari, Bologna, Bolzano, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma e Viterbo), 2 in “arancione” (Ancona e Cagliari) e 6 in “giallo” (Brescia, Milano, Torino, Trieste, Venezia e Verona).

Oggi, 11 agosto, secondo il Bollettino sono sempre 19 le città in “bollino rosso” (Bari, Bologna, Bolzano, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma e Viterbo); in “arancione” Ancona, Brescia, Milano, Trieste, Venezia e Verona; “giallo” per Cagliari e Torino.

On line programma Vannacci: destra identitaria, pura e vitale si risvegli

Roma, 11 ago. (askanews) – È giunto il momento che la “Destra divina che è dentro di noi, nel sonno”, “di cui diceva Pier Paolo Pasolini, intellettuale niente affatto di destra ma capace di grandi intuizioni circa le condizioni storiche della Nazione nel secondo dopoguerra, venga finalmente risvegliata”. E’ quanto si legge nel programma, da oggi on line, di Futuro nazionale con Vannacci.

“Che il sonno – e il sogno – diventino finalmente l’alba di una nuova avventura: quella di una Destra identitaria, pura e vitale. Futuro Nazionale nasce dunque dalla volontà di riportare l’Italia alle proprie radici, posizionandola nuovamente sulla strada della sua grande storia”, spiega la prima pagina del programma. La missione è “imboccare la via per tornare ad essere, rapidamente e senza moderazione, un Paese identitario, sovrano, sicuro, libero e prospero”.

“Il partito si propone come forza di destra patriottica e identitaria, capace di accogliere gli italiani di buona volontà, orgogliosa delle proprie radici nazionali, fondate sul diritto romano, sulla filosofia greca, sull’eroismo della cristianità romano-germanica e, sopra tutto, sulla sintesi di queste istanze operata dalla civiltà cattolica”, si legge ancora.

“Una forza determinata a perseguire innanzitutto l’interesse degli italiani, a difendere i loro valori, la loro storia, la loro inclinazione a sviluppare la propria cultura e la propria esistenza nei massimi gradi possibili. La visione di Futuro Nazionale si fonda su alcuni valori cardine – identità nazionale, famiglia naturale, sicurezza, libertà, merito e tradizione – ritenuti indispensabili per una nuova primavera italiana”.

Bashar al Assad è stato condannato a morte in Siria (ma lui è a Mosca)

Roma, 11 ago. (askanews) – Un tribunale siriano ha condannato a morte l’ex presidente Bashar al Assad. La decisione è stata annunciata nel corso di una conferenza stampa presso la Corte penale di Damasco. Lo riferisce Haaretz.

Secondo quanto riferito, il tribunale ha stabilito che Assad debba essere giustiziato. Al momento non sono stati forniti ulteriori dettagli sui capi d’accusa, sull’iter giudiziario o sulle modalità con cui la sentenza potrebbe essere eseguita. Assad dovrebbe trovarsi in Russia, con la moglie Asma e con i figli. Mosca ha dato asilo all’ex leader siriano.

Perché dopo il caldo record dell’estate si prepara un 2027 estremo

Roma, 11 ago. (askanews) – L’Europa occidentale ha appena attraversato il giugno-luglio più caldo mai registrato e, mentre il continente fa i conti con siccità, incendi e terreni sempre più asciutti, nel Pacifico tropicale si sta sviluppando un El Ninho destinato a rafforzarsi ulteriormente nei prossimi mesi. I due fenomeni non sono la stessa cosa: il prima si inserisce nella tendenza di lungo periodo del riscaldamento climatico, il secondo rappresenta una grande oscillazione naturale del sistema oceano-atmosfera. Ma la loro sovrapposizione potrebbe rendere particolarmente delicato il passaggio tra la seconda metà del 2026 e il 2027.

Secondo il servizio europeo Copernicus, nell’Europa occidentale la temperatura media di giugno e luglio è stata di 21,62 gradi, 2,79 gradi sopra la media 1991-2020. E’il valore più alto della serie disponibile e supera di quasi 0,9 gradi il precedente primato, 20,73 gradi, registrato nel 2022. Presi separatamente, i dati mostrano una situazione più articolata: luglio è stato soltanto l’undicesimo più caldo per l’insieme delle terre europee, ma questo dato nasconde un fortissimo contrasto tra un’Europa occidentale eccezionalmente calda e condizioni più fresche nell’est del continente e in Fennoscandia (Norvegia, Svezia, Finlandia e parte della Russia nordoccidentale).

A rendere eccezionale l’estate occidentale è stata soprattutto la persistenza. Il caldo molto intenso era cominciato già nella seconda metà di maggio ed è proseguito attraverso ripetute ondate di calore. Francia, Spagna, Inghilterra, Svizzera, Germania occidentale e parte dell’Italia settentrionale hanno registrato anomalie molto elevate. In gran parte di Francia, Spagna, Belgio, Svizzera, Inghilterra e Galles, giugno-luglio è risultato il più caldo almeno dal 1979.

Al caldo si è aggiunta la mancanza d’acqua. A luglio, secondo Copernicus, vaste aree della Penisola iberica, Francia, Germania, Austria e Ungheria hanno registrato valori medi di umidità superficiale del suolo tra i più bassi, e in molte zone i più bassi in assoluto, almeno dal 1979. Nell’Europa occidentale l’umidità dei terreni è stata significativamente inferiore anche a quella del luglio 2022, quando il continente fu interessato da una delle più gravi siccità degli ultimi anni. Il caldo accelera l’evaporazione e asciuga suoli e vegetazione; a loro volta i terreni secchi riducono il raffreddamento prodotto dall’evaporazione, favorendo temperature ancora più elevate. E’ un meccanismo di retroazione che aumenta anche le condizioni favorevoli agli incendi.

Su questo scenario entra in gioco El Ninho. Il fenomeno consiste in un riscaldamento periodico delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale. Si presenta in genere ogni due-sette anni, modifica la posizione delle grandi aree temporalesche tropicali e, attraverso le correnti atmosferiche, può cambiare la distribuzione delle temperature e delle precipitazioni in molte parti del pianeta. Non è provocato dal cambiamento climatico. Ma un El Ninho forte che si sviluppa su un pianeta e su oceani già eccezionalmente caldi può aggiungere temporaneamente ulteriore calore al sistema climatico.

L’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) prevede che El Ninho continui a intensificarsi tra agosto e ottobre. L’insieme dei modelli utilizzati dall’Omm indica anomalie medie stagionali della temperatura della superficie marina superiori a 2,9 gradi nelle principali regioni di monitoraggio del Pacifico. Contemporaneamente dovrebbe svilupparsi anche un’anomalia delle temperature dell’Oceano Indiano capace di modificare la distribuzione delle piogge tra Africa orientale, Asia e Australia.

La Noaa statunitense fornisce un’indicazione ancora più precisa sull’intensità possibile. Nel suo ultimo aggiornamento, del 9 luglio, stima nell’81% la probabilità che tra ottobre e dicembre El Ninho raggiunga la categoria ‘very strong’, molto forte. Un evento di tale intensità si collocherebbe tra i maggiori della serie storica Noaa, che risale al 1950. L’organizzazione statunitense considera inoltre molto probabile che il fenomeno prosegua nei primi mesi del 2027.

L’Omm avverte tuttavia che la definizione ‘super El Ninho’, spesso utilizzata sui media per gli eventi più intensi, non appartiene alla classificazione meteorologica ufficiale. E soprattutto la forza dell’anomalia oceanica non si traduce automaticamente in effetti meteorologici altrettanto eccezionali in ogni regione: intensità, durata, periodo dell’anno e interazione con altri fenomeni atmosferici determinano conseguenze diverse da un continente all’altro.

Una delle proiezioni più estreme arriva dal materiale elaborato dal Washington Post in un articolo pubblicato oggi. I modelli esaminati dal quotidiano statunitense indicano che il tradizionale indice di temperatura utilizzato per seguire El Ninho potrebbe raggiungere intorno a dicembre un’anomalia di circa 4,1 gradi, un livello superiore a quello osservato nei grandi eventi del passato. Ma questo dato richiede due precisazioni fondamentali.

La prima è che quei 4,1 gradi non rappresentano un aumento della temperatura mondiale: si riferiscono alla temperatura superficiale di una specifica porzione del Pacifico rispetto al periodo di riferimento utilizzato. La seconda è che una parte dell’anomalia riflette il riscaldamento generale degli oceani. Proprio per questo le agenzie meteorologiche hanno cominciato a utilizzare anche un indice relativo, che confronta la temperatura della regione di El Ninho con quella del complesso degli oceani tropicali. Nella proiezione del Washington Post la differenza tra l’indice tradizionale e quello corretto per il riscaldamento di fondo arriverebbe a circa 0,65 gradi al momento del possibile picco di dicembre.

Che cosa dobbiamo dunque aspettarci da qui all’autunno? La previsione globale dell’Omm per agosto-ottobre mostra una probabilità elevata di temperature superiori alla norma su gran parte del pianeta. Il segnale interessa ampie aree delle medie e basse latitudini dell’emisfero settentrionale e si estende a numerose regioni dell’emisfero meridionale. El Ninho dovrebbe inoltre produrre la sua caratteristica redistribuzione delle precipitazioni: condizioni più umide della norma sono favorite nel Corno d’Africa, in alcune parti dell’Asia centrale, dell’Europa meridionale, dell’America settentrionale occidentale e del Sud America sudorientale; condizioni più secche sono invece più probabili nel subcontinente indiano, in Australia meridionale e orientale, in parte dell’America centrale e dei Caraibi, nel nord-ovest del Sud America e nell’Europa settentrionale.

Le elaborazioni contenute nell’articolo del Washington Post offrono un’altra misura della possibile estensione del fenomeno: circa 2,9 miliardi di persone vivrebbero in aree con almeno il 10% di probabilità di sperimentare tra agosto e ottobre temperature medie comprese nel 5% dei valori più elevati storicamente osservati per quel periodo dell’anno. Le regioni interessate comprendono vaste parti dell’Europa e dell’Africa, il Medio Oriente, l’India, l’Indonesia e il Sud-est asiatico. Non significa che 2,9 miliardi di persone subiranno necessariamente temperature record, né permette di prevedere una determinata ondata di calore con mesi di anticipo, ma indica delle probabilità.

La stessa cautela è necessaria per l’Europa durante l’autunno e soprattutto l’inverno. Il rapporto tra El Ninho e il clima europeo è meno diretto rispetto a quello osservabile in molte regioni tropicali o lungo le coste americane del Pacifico. Sul continente europeo intervengono l’Atlantico settentrionale, l’Oscillazione nord-atlantica, la posizione della corrente a getto e numerosi altri fattori. Non è quindi possibile affermare oggi che l’inverno 2026-2027 sarà necessariamente più caldo, più piovoso o più tempestoso per il solo fatto che El Ninho sarà molto forte.

Quello che sappiamo è che il fenomeno dovrebbe raggiungere la sua fase più intensa tra l’autunno e l’inverno e che gli effetti di El Ninho sulla temperatura media globale tendono a manifestarsi pienamente nell’anno successivo al suo sviluppo. E’ questo che pone il 2027 al centro dell’attenzione. L’Omm sottolinea esplicitamente che super-El Ninho previsto per la fine del 2026 aumenta le possibilità che l’anno successivo stabilisca un nuovo record di temperatura.

E’ però necessario distinguere due tipi di previsione. Il Washington Post, sulla base dei dati previsionali esaminati, indica una probabilità superiore all’80% che il 2027 diventi l’anno più caldo mai registrato. L’Omm non attribuisce invece al solo 2027 una probabilità numerica di questo genere. La sua previsione ufficiale di medio periodo dice qualcosa di diverso: c’è l’86% di probabilità che almeno uno degli anni compresi tra il 2026 e il 2030 superi il 2024, attuale detentore del record globale. Secondo gli esperti che hanno preparato il rapporto, El Ninho aumenta in particolare la possibilità che proprio il 2027 sia quell’anno, ma non consente ancora di trasformare questa indicazione in una previsione certa. E’ passando dai prossimi mesi ai prossimi cinque anni che il peso del cambiamento climatico diventa ancora più evidente.

Secondo il Global Annual-to-Decadal Climate Update dell’Omm, prodotto dal Met Office britannico utilizzando le previsioni di tredici centri climatici internazionali, la temperatura media globale di ciascun anno tra il 2026 e il 2030 dovrebbe collocarsi tra 1,3 e 1,9 gradi sopra la media preindustriale del 1850-1900. La probabilità che almeno uno dei cinque anni superi il 2024 come anno più caldo mai osservato è dell’86%.

Ancora più significativo è il rapporto con la soglia di 1,5 gradi. L’Omm calcola una probabilità del 91% che almeno un anno tra il 2026 e il 2030 superi temporaneamente 1,5 gradi rispetto al livello preindustriale. E c’è ormai una probabilità del 75% che persino la temperatura media dell’intero quinquennio 2026-2030 si collochi oltre quella soglia.

Questo non significa che l’obiettivo di 1,5 gradi dell’Accordo di Parigi venga automaticamente considerato fallito nel momento in cui un singolo anno o un quinquennio supera quel livello. L’obiettivo riguarda il riscaldamento climatico di lungo periodo, normalmente valutato su un arco di circa vent’anni. Ma la crescente frequenza dei superamenti temporanei mostra quanto il sistema climatico si stia avvicinando a quella soglia anche come condizione strutturale.

Per l’Europa il problema è ancora più marcato. Copernicus indica il continente come quello che si sta riscaldando più rapidamente: negli ultimi trent’anni la temperatura europea è cresciuta di circa 0,56 gradi per decennio, contro circa 0,27 gradi per la media globale. Rispetto al periodo preindustriale l’Europa si è già riscaldata di circa 2,5 gradi.

Ciò non vuol dire che ogni estate sarà automaticamente più calda della precedente, che non torneranno inverni freddi o che ogni siccità e alluvione possa essere attribuita direttamente al cambiamento climatico. La variabilità naturale continuerà a produrre oscillazioni anche molto forti. Ma cambia il punto di partenza sul quale quelle oscillazioni si sviluppano. Un’ondata di calore si forma oggi in un’atmosfera mediamente più calda; una precipitazione estrema avviene in un’aria capace di contenere una quantità maggiore di vapore acqueo; una siccità estiva può essere aggravata da temperature che accelerano l’evaporazione e asciugano più rapidamente il terreno.

Gli ultimi anni mostrano quanto rapidamente stia cambiando questo scenario. Nel 2025 almeno il 95% dell’Europa ha registrato temperature annuali superiori alla media; la temperatura superficiale dei mari europei ha raggiunto il valore annuale più alto mai osservato e l’86% della regione marina europea ha sperimentato almeno un’ondata di calore marina classificata come forte. Tutte le regioni glaciali europee hanno perso massa e gli incendi hanno bruciato circa 1,03 milioni di ettari, la maggiore superficie registrata nelle serie disponibili.

L’orizzonte dei prossimi mesi e quello dei prossimi anni devono quindi essere letti insieme, ma senza confonderli. Nel breve periodo l’incognita maggiore sarà l’evoluzione di El Ninho: quanto diventerà forte, come modificherà le precipitazioni e quali regioni subiranno gli effetti più marcati tra l’autunno e l’inizio del 2027. Nel medio periodo, invece, la direzione è molto meno incerta. Il fenomeno del Pacifico prima o poi si indebolirà. Il riscaldamento prodotto dall’accumulo dei gas serra resterà.

Il dato forse più importante non è dunque stabilire oggi se il 2027 batterà o meno il record mondiale. E’ che un nuovo record nei prossimi cinque anni viene ormai considerato molto probabile dall’Omm e che l’Europa è entrata in questa fase climatica riscaldandosi a una velocità più che doppia rispetto alla media del pianeta. El Ninho può imprimere un’accelerazione temporanea. La traiettoria di fondo, però, era già stata tracciata prima del suo arrivo.

Petrolio, il barile di Brent torna sopra 90 dollari

Roma, 11 ago. (askanews) – Continuano a rafforzarsi i rincari dei prezzi del petrolio. A tarda mattina il barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord ha toccato un picco sopra quota 90 dollari, tornano sui livelli di fine luglio, mentre successivamente le speranze sulla possibile riapertura dello Stretto di Hormuz avevano alimentato forti cali. Con il mancato materializzarsi della normalizzazione dei traffici, il Brent rincara del 2,31% a 89,75 dollari.

Negli scambi dell’afterhours il West Texas Intermediate sale di oltre il 2,75% a 84,39 dollari.

Dopo il caldo record dell’estate, El Ninho ci prepara un 2027 estremo

Roma, 11 ago. (askanews) – L’Europa occidentale ha appena attraversato il giugno-luglio più caldo mai registrato e, mentre il continente fa i conti con siccità, incendi e terreni sempre più asciutti, nel Pacifico tropicale si sta sviluppando un El Ninho destinato a rafforzarsi ulteriormente nei prossimi mesi. I due fenomeni non sono la stessa cosa: il prima si inserisce nella tendenza di lungo periodo del riscaldamento climatico, il secondo rappresenta una grande oscillazione naturale del sistema oceano-atmosfera. Ma la loro sovrapposizione potrebbe rendere particolarmente delicato il passaggio tra la seconda metà del 2026 e il 2027.

Secondo il servizio europeo Copernicus, nell’Europa occidentale la temperatura media di giugno e luglio è stata di 21,62 gradi, 2,79 gradi sopra la media 1991-2020. E’il valore più alto della serie disponibile e supera di quasi 0,9 gradi il precedente primato, 20,73 gradi, registrato nel 2022. Presi separatamente, i dati mostrano una situazione più articolata: luglio è stato soltanto l’undicesimo più caldo per l’insieme delle terre europee, ma questo dato nasconde un fortissimo contrasto tra un’Europa occidentale eccezionalmente calda e condizioni più fresche nell’est del continente e in Fennoscandia (Norvegia, Svezia, Finlandia e parte della Russia nordoccidentale).

A rendere eccezionale l’estate occidentale è stata soprattutto la persistenza. Il caldo molto intenso era cominciato già nella seconda metà di maggio ed è proseguito attraverso ripetute ondate di calore. Francia, Spagna, Inghilterra, Svizzera, Germania occidentale e parte dell’Italia settentrionale hanno registrato anomalie molto elevate. In gran parte di Francia, Spagna, Belgio, Svizzera, Inghilterra e Galles, giugno-luglio è risultato il più caldo almeno dal 1979.

Al caldo si è aggiunta la mancanza d’acqua. A luglio, secondo Copernicus, vaste aree della Penisola iberica, Francia, Germania, Austria e Ungheria hanno registrato valori medi di umidità superficiale del suolo tra i più bassi, e in molte zone i più bassi in assoluto, almeno dal 1979. Nell’Europa occidentale l’umidità dei terreni è stata significativamente inferiore anche a quella del luglio 2022, quando il continente fu interessato da una delle più gravi siccità degli ultimi anni. Il caldo accelera l’evaporazione e asciuga suoli e vegetazione; a loro volta i terreni secchi riducono il raffreddamento prodotto dall’evaporazione, favorendo temperature ancora più elevate. E’ un meccanismo di retroazione che aumenta anche le condizioni favorevoli agli incendi.

Su questo scenario entra in gioco El Ninho. Il fenomeno consiste in un riscaldamento periodico delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale. Si presenta in genere ogni due-sette anni, modifica la posizione delle grandi aree temporalesche tropicali e, attraverso le correnti atmosferiche, può cambiare la distribuzione delle temperature e delle precipitazioni in molte parti del pianeta. Non è provocato dal cambiamento climatico. Ma un El Ninho forte che si sviluppa su un pianeta e su oceani già eccezionalmente caldi può aggiungere temporaneamente ulteriore calore al sistema climatico.

L’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) prevede che El Ninho continui a intensificarsi tra agosto e ottobre. L’insieme dei modelli utilizzati dall’Omm indica anomalie medie stagionali della temperatura della superficie marina superiori a 2,9 gradi nelle principali regioni di monitoraggio del Pacifico. Contemporaneamente dovrebbe svilupparsi anche un’anomalia delle temperature dell’Oceano Indiano capace di modificare la distribuzione delle piogge tra Africa orientale, Asia e Australia.

La Noaa statunitense fornisce un’indicazione ancora più precisa sull’intensità possibile. Nel suo ultimo aggiornamento, del 9 luglio, stima nell’81% la probabilità che tra ottobre e dicembre El Ninho raggiunga la categoria ‘very strong’, molto forte. Un evento di tale intensità si collocherebbe tra i maggiori della serie storica Noaa, che risale al 1950. L’organizzazione statunitense considera inoltre molto probabile che il fenomeno prosegua nei primi mesi del 2027.

L’Omm avverte tuttavia che la definizione ‘super El Ninho’, spesso utilizzata sui media per gli eventi più intensi, non appartiene alla classificazione meteorologica ufficiale. E soprattutto la forza dell’anomalia oceanica non si traduce automaticamente in effetti meteorologici altrettanto eccezionali in ogni regione: intensità, durata, periodo dell’anno e interazione con altri fenomeni atmosferici determinano conseguenze diverse da un continente all’altro.

Una delle proiezioni più estreme arriva dal materiale elaborato dal Washington Post in un articolo pubblicato oggi. I modelli esaminati dal quotidiano statunitense indicano che il tradizionale indice di temperatura utilizzato per seguire El Ninho potrebbe raggiungere intorno a dicembre un’anomalia di circa 4,1 gradi, un livello superiore a quello osservato nei grandi eventi del passato. Ma questo dato richiede due precisazioni fondamentali.

La prima è che quei 4,1 gradi non rappresentano un aumento della temperatura mondiale: si riferiscono alla temperatura superficiale di una specifica porzione del Pacifico rispetto al periodo di riferimento utilizzato. La seconda è che una parte dell’anomalia riflette il riscaldamento generale degli oceani. Proprio per questo le agenzie meteorologiche hanno cominciato a utilizzare anche un indice relativo, che confronta la temperatura della regione di El Ninho con quella del complesso degli oceani tropicali. Nella proiezione del Washington Post la differenza tra l’indice tradizionale e quello corretto per il riscaldamento di fondo arriverebbe a circa 0,65 gradi al momento del possibile picco di dicembre.

Che cosa dobbiamo dunque aspettarci da qui all’autunno? La previsione globale dell’Omm per agosto-ottobre mostra una probabilità elevata di temperature superiori alla norma su gran parte del pianeta. Il segnale interessa ampie aree delle medie e basse latitudini dell’emisfero settentrionale e si estende a numerose regioni dell’emisfero meridionale. El Ninho dovrebbe inoltre produrre la sua caratteristica redistribuzione delle precipitazioni: condizioni più umide della norma sono favorite nel Corno d’Africa, in alcune parti dell’Asia centrale, dell’Europa meridionale, dell’America settentrionale occidentale e del Sud America sudorientale; condizioni più secche sono invece più probabili nel subcontinente indiano, in Australia meridionale e orientale, in parte dell’America centrale e dei Caraibi, nel nord-ovest del Sud America e nell’Europa settentrionale.

Le elaborazioni contenute nell’articolo del Washington Post offrono un’altra misura della possibile estensione del fenomeno: circa 2,9 miliardi di persone vivrebbero in aree con almeno il 10% di probabilità di sperimentare tra agosto e ottobre temperature medie comprese nel 5% dei valori più elevati storicamente osservati per quel periodo dell’anno. Le regioni interessate comprendono vaste parti dell’Europa e dell’Africa, il Medio Oriente, l’India, l’Indonesia e il Sud-est asiatico. Non significa che 2,9 miliardi di persone subiranno necessariamente temperature record, né permette di prevedere una determinata ondata di calore con mesi di anticipo, ma indica delle probabilità.

La stessa cautela è necessaria per l’Europa durante l’autunno e soprattutto l’inverno. Il rapporto tra El Ninho e il clima europeo è meno diretto rispetto a quello osservabile in molte regioni tropicali o lungo le coste americane del Pacifico. Sul continente europeo intervengono l’Atlantico settentrionale, l’Oscillazione nord-atlantica, la posizione della corrente a getto e numerosi altri fattori. Non è quindi possibile affermare oggi che l’inverno 2026-2027 sarà necessariamente più caldo, più piovoso o più tempestoso per il solo fatto che El Ninho sarà molto forte.

Quello che sappiamo è che il fenomeno dovrebbe raggiungere la sua fase più intensa tra l’autunno e l’inverno e che gli effetti di El Ninho sulla temperatura media globale tendono a manifestarsi pienamente nell’anno successivo al suo sviluppo. E’ questo che pone il 2027 al centro dell’attenzione. L’Omm sottolinea esplicitamente che super-El Ninho previsto per la fine del 2026 aumenta le possibilità che l’anno successivo stabilisca un nuovo record di temperatura.

E’ però necessario distinguere due tipi di previsione. Il Washington Post, sulla base dei dati previsionali esaminati, indica una probabilità superiore all’80% che il 2027 diventi l’anno più caldo mai registrato. L’Omm non attribuisce invece al solo 2027 una probabilità numerica di questo genere. La sua previsione ufficiale di medio periodo dice qualcosa di diverso: c’è l’86% di probabilità che almeno uno degli anni compresi tra il 2026 e il 2030 superi il 2024, attuale detentore del record globale. Secondo gli esperti che hanno preparato il rapporto, El Ninho aumenta in particolare la possibilità che proprio il 2027 sia quell’anno, ma non consente ancora di trasformare questa indicazione in una previsione certa. E’ passando dai prossimi mesi ai prossimi cinque anni che il peso del cambiamento climatico diventa ancora più evidente.

Secondo il Global Annual-to-Decadal Climate Update dell’Omm, prodotto dal Met Office britannico utilizzando le previsioni di tredici centri climatici internazionali, la temperatura media globale di ciascun anno tra il 2026 e il 2030 dovrebbe collocarsi tra 1,3 e 1,9 gradi sopra la media preindustriale del 1850-1900. La probabilità che almeno uno dei cinque anni superi il 2024 come anno più caldo mai osservato è dell’86%.

Ancora più significativo è il rapporto con la soglia di 1,5 gradi. L’Omm calcola una probabilità del 91% che almeno un anno tra il 2026 e il 2030 superi temporaneamente 1,5 gradi rispetto al livello preindustriale. E c’è ormai una probabilità del 75% che persino la temperatura media dell’intero quinquennio 2026-2030 si collochi oltre quella soglia.

Questo non significa che l’obiettivo di 1,5 gradi dell’Accordo di Parigi venga automaticamente considerato fallito nel momento in cui un singolo anno o un quinquennio supera quel livello. L’obiettivo riguarda il riscaldamento climatico di lungo periodo, normalmente valutato su un arco di circa vent’anni. Ma la crescente frequenza dei superamenti temporanei mostra quanto il sistema climatico si stia avvicinando a quella soglia anche come condizione strutturale.

Per l’Europa il problema è ancora più marcato. Copernicus indica il continente come quello che si sta riscaldando più rapidamente: negli ultimi trent’anni la temperatura europea è cresciuta di circa 0,56 gradi per decennio, contro circa 0,27 gradi per la media globale. Rispetto al periodo preindustriale l’Europa si è già riscaldata di circa 2,5 gradi.

Ciò non vuol dire che ogni estate sarà automaticamente più calda della precedente, che non torneranno inverni freddi o che ogni siccità e alluvione possa essere attribuita direttamente al cambiamento climatico. La variabilità naturale continuerà a produrre oscillazioni anche molto forti. Ma cambia il punto di partenza sul quale quelle oscillazioni si sviluppano. Un’ondata di calore si forma oggi in un’atmosfera mediamente più calda; una precipitazione estrema avviene in un’aria capace di contenere una quantità maggiore di vapore acqueo; una siccità estiva può essere aggravata da temperature che accelerano l’evaporazione e asciugano più rapidamente il terreno.

Gli ultimi anni mostrano quanto rapidamente stia cambiando questo scenario. Nel 2025 almeno il 95% dell’Europa ha registrato temperature annuali superiori alla media; la temperatura superficiale dei mari europei ha raggiunto il valore annuale più alto mai osservato e l’86% della regione marina europea ha sperimentato almeno un’ondata di calore marina classificata come forte. Tutte le regioni glaciali europee hanno perso massa e gli incendi hanno bruciato circa 1,03 milioni di ettari, la maggiore superficie registrata nelle serie disponibili.

L’orizzonte dei prossimi mesi e quello dei prossimi anni devono quindi essere letti insieme, ma senza confonderli. Nel breve periodo l’incognita maggiore sarà l’evoluzione di El Ninho: quanto diventerà forte, come modificherà le precipitazioni e quali regioni subiranno gli effetti più marcati tra l’autunno e l’inizio del 2027. Nel medio periodo, invece, la direzione è molto meno incerta. Il fenomeno del Pacifico prima o poi si indebolirà. Il riscaldamento prodotto dall’accumulo dei gas serra resterà.

Il dato forse più importante non è dunque stabilire oggi se il 2027 batterà o meno il record mondiale. E’ che un nuovo record nei prossimi cinque anni viene ormai considerato molto probabile dall’Omm e che l’Europa è entrata in questa fase climatica riscaldandosi a una velocità più che doppia rispetto alla media del pianeta. El Ninho può imprimere un’accelerazione temporanea. La traiettoria di fondo, però, era già stata tracciata prima del suo arrivo.

Bankitalia, tassi nuovi prestiti bancari a imprese saliti al 3,7% a giugno

Roma, 11 ago. (askanews) – Si è apparentemente arrestata a giugno la dinamica di rialzo dei tassi sui nuovi mutui in Italia, mentre sui prestiti alle imprese c’è stato un nuovo leggero rialzo. Nel frattempo la dinamica del credito bancario si è rafforzata. Secondo l’ultima rilevazione della Banca d’Italia, i tassi richiesti dalle banche sui nuovi prestiti per l’acquisto di abitazioni si sono attestati al 3,9469%, un livello molto vicino al 3,959% registrato a maggio. Sul credito al consumo, i tassi si sono attestati al 10,3313% dal 10,3667% di maggio.

Sui prestiti alle imprese non finanziarie, Bankitalia riporta un 3,7002% a giugno, dal 3,6586% di maggio. I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,67 per cento (0,65 nel mese precedente).

La Bce ha operato un rialzo dei tassi di riferimento dell’area euro, dal 2% al 2,25%, a decorrere dal 17 giugno. Ma le mosse della banca centrale vengono solitamente anticipate dai tassi di mercato, che si erano quindi già adeguati in precedenza, mentre a luglio l’istituzione ha tenuto i tassi fermi.

Tornando ai dati di Bankitalia, a giugno i prestiti al settore privato sono aumentati del 3,3 per cento su base annua, in accelerazione dal più 3,1% nel mese precedente. I prestiti alle famiglie sono aumentati del 2,7 per cento (2,6 nel mese precedente) mentre quelli alle società non finanziarie sono aumentati del 3,2 per cento (3,5 in maggio). La raccolta obbligazionaria è aumentata del 6 per cento (4,1 nel mese precedente).

Ex Ilva, Federacciai lavora a cordata italiana: "Tempo per una nuova gara c’è"

Roma, 11 ago. (askanews) – Sulla ex Ilva di Taranto, per riscrivere una gara “il tempo c’è” e “se le condizioni ci saranno, potremmo presentare la manifestazione di interesse e iniziare la due diligence dopo Ferragosto. Tutto si potrebbe chiudere entro l’anno, per essere operativi all’inizio del prossimo”. Lo afferma il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, in una intervista a La Repubblica dopo la riunione di ieri con le maggiori imprese siderurgiche del Belpaese sull’ipotesi di allestire una cordata italiana per gli impianti.

Secondo il quotidiano in campo ci sarebbero, tra gli altri, Arvedi, Marcegaglia, Feralpi, Duferco, Beltrame e Lucchini.

Ci sono delle condizioni e “la prima è ridefinire il perimetro della gara – spiega Gozzi – siamo interessati a tutto quello che viene a valle delle bramme (semilavorati utilizzati nella siderurgia-ndrt) compresi i laminatoi a caldo, non agli altiforni e agli acciaieria a colata continua, di cui non vogliamo sapere nulla. Se restano della gara non possiamo partecipare”.

Più avanti, “in una prospettiva di autonomia strategica e sostenibilità economica non si può dipendere al 100% d’acciaio importato da paesi terzi, bisognerà costruire nuovi formi elettrici”. E “di certo allo Stato spetta la gestione dell’eredità legale, ambientale sociale dell’area a caldo”. Sull’ipotesi del forno elettrico, invece “potremmo anche valutare di partecipare all’investimento”.

Per ora l’iniziativa è dei gruppi siderurgici, ma se poi “in un’ipotesi di sistema una Fincantieri o una Leonardo chiedessero partecipare sarebbe difficile dire di no”, aggiunge l’industriale. Rispetto all’offerta dell’indiana Jindal “il tema dell’italianità non è banale. Come si è già visto, a Taranto gli stranieri passano e se ne vanno senza colpo ferire. Diverso è un sistema di imprese italiane che ci mettono la faccia”.

Ia, Wp: modelli OpenAI collaborarono per eludere i test

Roma, 11 ago. (askanews) – Alcuni modelli di Intelligenza artificiale di OpenAI sottoposti a test di cybersicurezza avrebbero iniziato a collaborare tra loro per aggirare le prove, creando un canale interno attraverso il quale scambiarsi informazioni e riuscendo successivamente ad accedere a Internet senza autorizzazione. Lo riferisce il Washington Post sulla base di nuovi dettagli resi pubblici dalla società alla conferenza Black Hat di Las Vegas.

Secondo OpenAI, i modelli utilizzarono tra maggio e giugno una sorta di bacheca segreta per coordinarsi. Dopo che i tecnici individuarono una prima evasione dall’ambiente di test e misero in sicurezza il sistema, gli agenti riuscirono nuovamente a uscirne due giorni dopo senza essere scoperti. L’episodio emerse soltanto a luglio, quando la piattaforma Hugging Face segnalò di essere stata attaccata da modelli di Ia sconosciuti.

Nel secondo episodio gli agenti avrebbero coordinato esplicitamente le proprie azioni, identificandosi con nomi come “Jan18” e chiedendosi reciprocamente di attendere conferme prima di procedere. OpenAI ha successivamente interrotto i test e ha annunciato il rinvio del nuovo modello Astra, temendo che le sue capacità informatiche possano essere sfruttate per attacchi contro difensori umani.

Casi analoghi sono stati segnalati anche da Anthropic, Meta e dall’AI Security Institute britannico. In alcuni test, modelli incaricati di affrontare scenari simulati avrebbero invece cercato di uscire dagli ambienti controllati, accedere a reti reali o utilizzare tecniche di manipolazione nei confronti di esseri umani.

Le rivelazioni hanno riacceso negli Stati uniti il dibattito sulla regolamentazione. Il senatore Bernie Sanders ha chiesto ai vertici di OpenAI, Anthropic e Meta di “mettere in pausa lo sviluppo dell’Ia”, mentre parlamentari e procuratori generali di diversi Stati hanno sollecitato chiarimenti sulle procedure di sicurezza adottate dalle aziende.

Carburanti, prezzi medi stabili: benzina 1,983 euro-lt, diesel 2,073

Roma, 11 ago. (askanews) – Prezzi medi dei carburanti stabili: secono gli ultimi dati dell’Osservatorio del ministero di Imprese e Made in Italy, in modalità “self service” lungo la rete stradale nazionale la benzina si attesta a 1,983 euro al litro, il diesel a 2,073 euro al litro. Ieri, lo stesso Osservatorio riportava, rispettivamente, 1,985 Ç/l sulla verde e a 2,076 Ç/l sul gasolio.

Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,056 euro per la benzina e 2,151 euro per il gasolio.

Code raddoppiate agli aeroporti a causa dei nuovi controlli Ue

Roma, 11 ago. (askanews) – I nuovi controlli sui passeggeri agli aeroporti voluti dall’Unione europea hanno fatto raddoppiare i tempi di attesa in coda: lo riporta il Financial Times con una analisi che mette a confronto le attese nei maggiori scali aeroportuali europei in questa estate rispetto a quelli che si registravano un anno fa.

A Francoforte, uno dei maggiori scali dell’unione, a luglio l’attesa media in coda ha raggiunto 120 minuti – due ore – a fronte di circa 60 minuti un anno fa, secondo i dati della società di ricerche Qsensor.

In piena stagione turistica, la vicenda non potrà che rialimentare le polemiche su questo sistema allestito dalla Bruxelles, battezzato Entry Exit System (Ees), già oggetto di durissime critiche da parte di operatori come Ryanair.

A Monaco i tempi di attesa sono raddoppiati da 31 a 60 minuti, ad Amsterdam sono lievitati da 80 a 120 minuti. I problemi con il nuovo sistema Ue, avviato pienamente lo scorso aprile, e che richiede ai passeggeri provenienti dalla Gran Bretagna, gli Usa e da altri paesi non Ue di registrarsi con le impronte digitali, foto e informazioni personali, non riguardano quindi unicamente scali del sud Europa, come inizialmente sostenuto da alcune ricostruzioni.

Di recente, ricorda il FT, l’amministratore delegato di Ryanair, Michael O’Leary non ha usato mezzi termini per criticare questo sistema. “Giusto gli europei potevano inventarsi una porcheria simile”, ha detto agli investitori il mese scorso (utilizzando termini più volgari) e riferendo che la sua compagnia aveva registrato incrementi consistenti delle code in 15 diversi aeroporti.

Nelle fasi di picco della giornata, in cui le code si allungano di più, molti gestori aeroportuali sospendono parte dei requisiti Ees, come la registrazione delle impronte digitali. Ma questa flessibilità è prevista concludersi a settembre. Per questo 8 paesi membri hanno già chiesto alla Commissione europea di prorogarla e a loro si è aggiunta la Svizzera. Un portavoce della Commissione a espresso aperture all’ipotesi di proroghe.

Trump vuole spezzare l’Europa?

Ceuta, il Marocco e il messaggio alla Spagna

Può anche essere che i ragazzi che le autorità marocchine hanno lasciato liberi di “invadere” Ceuta siano stati la inumana risposta di Rabat al recente incontro del governo spagnolo con quello algerino, una sorta di ritorsione o di messaggio intimidatorio inviato a Madrid sulla pelle di giovani disperati, senza alcuna pietà di loro. Certi regimi non tengono in alcun valore la vita umana, eccezion fatta per quella dei detentori del potere.

Potrebbe però anche essere vera la tesi di chi sostiene che l’iniziativa attuata, palesemente ostile nei confronti dell’esecutivo spagnolo e in particolare del suo capo, Pedro Sanchez,  sia stata in una qualche misura voluta dal sovrano del Marocco per manifestare concreta vicinanza di pensiero e interessi a Donald Trump: come si ricorderà il focoso presidente americano ha di recente dichiarato pubblicamente, alla sua maniera, di ritenere niente meno che “pessimo” il socialista alla guida della Moncloa, reo di averne più volte contestato scelte politiche e pensieri espressi.

 

La Spagna come primo bersaglio

Una cosa però è certa: Trump vuole sabotare l’UE e ha individuato proprio nel paese iberico e nel suo attuale governo il primo avversario da abbattere nel vecchio continente. In linea con le inequivocabili – per quanto irragionevoli – parole contenute nel documento sulla “Strategia di Sicurezza Nazionale” USA pubblicato lo scorso dicembre a proposito di un’Europa a rischio di “cancellazione della sua civiltà” in seguito a politiche migratorie ree di “aver trasformato il continente e creato tensioni, di aver censurato la libertà d’espressione e represso l’opposizione politica, di aver fatto crollare i tassi di natalità e aver portato a una perdita delle identità nazionali”: un atto d’accusa che avverte gli europei del pericolo di divenire in alcuni stati addirittura a maggioranza di popolazione non europea. Concludendo e avvertendo: “gli Stati Uniti incoraggiano i loro alleati politici in Europa a promuovere questa rinascita dello spirito, e la crescente influenza dei partiti patriottici europei è in effetti motivo di grande ottimismo”. Partiti fra i quali, naturalmente, non c’è il PSOE.

 

Lobiettivo: indebolire lUnione

Nel suo confusionario approccio alla politica internazionale The Donald oltre ad avviare guerre dicendo d’essere un uomo di pace e ad assestare duri colpi – peraltro non sempre ben eseguiti – a quel multilateralismo che pure ha portato grandi vantaggi all’America ha un’idea ben chiara nella sua testa, questa più di altre: ed è che la UE debba in un qualche modo crollare, finire, scomparire. Se non formalmente, almeno nei fatti. Economici, sociali, militari.

 

Dividere lEuropa per trattare con i singoli Stati

Demolire l’integrazione europea per poi trattare come il gatto col topo ogni singolo stato vincendo facile ogni possibile trattativa commerciale, e politica. Come piace a lui. Forte con i deboli. La questione migratoria è per lui il grimaldello col quale entrare nei corridoi di Bruxelles e avviare l’opera di demolizione.

Migranti, l’eterno Monopoli di un’Europa divisa

Passatempi da spiaggia

Ogni estate punto e a capo, il gioco preferito non solo da spiaggia sembra essere il Monopoli della immigrazione che torna sempre puntualmente alla casella di partenza. Nessuno vuole però avere il monopolio dei 6 milioni di persone che vorrebbero cambiare casa ed affacciarsi verso il nostro vicino Occidente, tutt’altro. Si potrebbe dire di una eterna partita di Risiko dove nessuno mai vince o perde del tutto. Il mondo opulento è un che gatto si morde la coda girando su se stesso fino allo sfiancamento, accanendosi in un tentativo di presa ossessivamente infruttuoso. La sfida è nel chi lascia il cerino acceso in mano all’altro.

Per come si comprende questa volta il Marocco, Algeria e Bangladesh e quant’altro ancora passano la palla alla Spagna che la rimette all’Italia mentre la Germania non se ne sta lì a guardare e la Danimarca ci mette del suo. L’Europa con il caldo di questi giorni si è nuovamente liquefatta e tirarne le somme non porta alcun vantaggio.

 

LEuropa alle prese con una inguaribile infezione

E’ questione di un cerino da affibbiare al primo prossimo subito a tiro e nessuno dei protagonisti può vantare una buona cera di cui fregiarsi. Ciascuno guarda l’altro con sguardo torvo e ceruleo. C’era una volta l’Europa è la storia di un racconto a triste fine dove non si vede gloria da nessuna parte. La cera si usa per maschera funeraria ai morti di pregio, soprattutto per i Santi ma questa volta non basterà per coprire la miseria di uno spicchio di mondo sempre in contrasto tra i suoi confini. L’Europa che non c’è meriterebbe delle esequie con tanto di candele ad ornamento munite di uno stoppino fiammante, sarebbe il solo a brillare in questa situazione.

 

Palliativi privi di effetti

Un tempo lo stoppino era fatto degli scarti preziosi del lino e della canapa, un materiale che serviva a turare oltre che alla combustione. Questa volta si tratta di mettere una impossibile toppa che contenga le contestazioni che ogni Paese rivolge all’altro malgrado ciascuno di essi sembra aver preso una grossa “toppa” per come si sta procedendo in modo disallineato. C’è chi respinge gli scarti dell’umanità e chi scarta l’avversario del Governo avversario per evitare di inciampare e soccombere nel confronto.

Si dovrebbe essere capaci di spegnere quello stoppino incendiario che sta mandando a fuoco le prove di un Europa dalla scarsa concordia ma è fiamma non facile da padroneggiare. “Stop al Greenwich Village” era il titolo di un film che potrebbe tornare di utile riferimento. E’ quella una parte di New York che si distingue per cultura e creatività, materia che manca totalmente nello scenario attuale. Si continuerà a litigare senza un filo di decente conclusione.

 

È solo questione di numeri

Ormai solo nelle Chiese c’è un cero a cui guardare con speranza, tutto il resto è voglia di rogo. A Ceuta sono sbarcati giovani immigrati come le “cerase”, ognuno ne chiamava ghiottamente altri fino a che il mare non ne ha fatto una scorpacciata. Sul campo restano 80 ragazzi annegati prima dell’approdo a riva. Quella terra dannata evidentemente non li meritava mentre altri sono scomparsi e non se ne conosce l’ultima sorte. La morte è sprofondata per gli uni e gli altri non sapendo più come orientarsi. E’ un numero drammaticamente superiore ai ragazzi morti a Crans Montana e di cui si è giustamente molto detto e inorridito. A Ceuta per quelli che non ce l’hanno fatta c’è l’orgoglio di una statistica vincente per numero che ne segnerà il passaggio all’altro mondo.

Popolari e Centro, due destini che tornano a incontrarsi

Una fase politica che può riservare sorprese

La fase politica che si sta aprendo in vista del voto del 2027 può riservare sorprese anche positive.

Certo, permangono molte contraddizioni e l’attuale radicalizzazione del conflitto politico rischia di indebolire progressivamente la qualità della nostra democrazia, la credibilità delle nostre istituzioni democratiche e la stessa efficacia dell’azione di governo. Una radicalizzazione che spinge le forze politiche, soprattutto quelle più consistenti, ad abdicare al loro tradizionale ruolo a vantaggio di una costante rincorsa nei confronti dei partiti che coltivano spinte ed accenti più estremisti, massimalisti e radicali.

È appena sufficiente verificare il concreto dibattito politico di questi ultimi tempi per rendersene conto. Ma proprio all’interno di un quadro politico alquanto preoccupante, instabile e precario, è altrettanto indubbio che possono anche decollare progetti politici che sino a qualche tempo fa era pressochè impossibile anche solo pensarci.

Il progetto di un Centro autonomo e dinamico

Mi riferisco, nello specifico, al potenziale e del tutto possibile decollo di un progetto centrista. O meglio, per dirla con parole ancora più semplici, ad un Centro autonomo, riformista, democratico e con una spiccata cultura di governo. Ad un “centro dinamico”, per dirla con una bella espressione di Guido Bodrato.

Un Centro, cioè, che negli ultimi tempi è stato sacrificato sull’altare degli “opposti estremismi” o, per dirla con un linguaggio più contemporaneo, degli “opposti populismi”. Ma questo luogo politico può realmente decollare solo se è culturalmente plurale, come nelle migliori tradizioni politiche del nostro paese. Un Centro, quindi, plurale e che sia in grado di rappresentare e, al contempo, di valorizzare le varie culture e i molti filoni di pensiero centristi che proprio in questi ultimi anni hanno giocato un ruolo del tutto marginale se non addirittura puramente testimoniale nella vita pubblica italiana.

La ricomposizione dellarea cattolico popolare

E quando parliamo di culture poltiche, di filoni di pensiero e di tradizioni ideali non possiamo non citare la cultura e la tradizione del cattolicesimo popolare e sociale. Però, con una aggiunta specifica e peculiare in questa precisa stagione storica e politica del nostro paese.

E questo perchè considerando che i due schieramenti maggioritari sono dominati ed egemonizzati da partiti e culture riconducibili al massimalismo o al populismo o all’estremismo, è quasi scontato che la cultura e il pensiero di matrice popolare scommettano sul progetto centrista che si sta stagliando all’orizzonte. E all’interno di questa considerazione, ripeto quasi scontata nonchè obbligata, è adesso necessario favorire, pur senza imposizioni, un processo di ‘ricomposizione’ dell’area cattolico popolare e cattolico sociale per arricchire e rafforzare un progetto politico che per troppi anni è rimasto ai margini della dialettica politica italiana.

Anche perchè, va pur detto, senza la partecipazione attiva, responsabile e protagonistica del pensiero e della cultura del cattolicesimo popolare e sociale lo stesso progetto politico di centro nascerebbe monco, parziale, limitato e quasi sicuramente destinato alla sconfitta politica ed elettorale. Lo dice, del resto, la concreta storia politica del nostro paese e non vaghe ed elitarie riflessioni politologiche od intellettualistiche.

Due facce della stessa medaglia

Ecco perchè il futuro del Centro e la possibile ‘ricomposizione’ dei Popolari sono due facce della stessa medaglia. Anche perchè, e lo dico senza alcuna polemica preconcetta o pregiudiziale, la storia, la cultura, il pensiero e la tradizione del popolarismo di ispirazione cristiana negli altri partiti – mi riferisco a ciò che è rimasto dei grandi partiti italiani – non vantano neanche più un vago diritto di tribuna. A destra e, soprattutto, a sinistra.

La sinistra mugugna, Vannacci arruola

Il mugugno come unica linea

C’era un tempo in cui si litigava davvero. La DC si scannava per settimane, il PCI discuteva fino alle quattro del mattino, poi una linea prevaleva e la si portava avanti con la schiena dritta.

Oggi la sinistra non discute come dovrebbe. Mugugna a mezza bocca.

Emette note tiepide, si spacca sulle virgole, non osa una parola definitiva.

Non ha analisi. Non ha visione. Ha un ceto dirigente in cashmere che considera un atto di coraggio arrivare fino al secondo anello della tangenziale.

 

La sanità scivola, loro guardano altrove

Nessuno che ti guardi in faccia e dica: stanno smontando il pubblico, noi lo impediremo così.

Nessuna proposta vera contro la privatizzazione strisciante della sanità.

Le famiglie si impoveriscono mese dopo mese, i salari sono pietre ferme da trent’anni, e loro ti parlano come se il problema fosse il pronome e non la bolletta del gas.

 

La scuola, questa grande assente

La scuola è la prima infrastruttura del “noi”, lo ripetono in tanti. Eppure nessuna forza politica la mette davvero al centro del discorso.

E i giovani? Trattati con rigurgito gerontocratico, paternalismo da zio alla cena di Natale: bravi ragazzi, sedetevi, ascoltate.

Nessuno li rilancia come protagonisti. Nessuno.

 

Intanto, dall’altra parte, si arruola

Intanto Vannacci raccoglie quelli con la bava alla bocca, pronti come i cani di Pavlov al rinforzo positivo.

Un clic, un nemico nuovo da odiare entro sera. E funziona, perché dall’altra parte qualcuno parla, indica, aizza.

Qui, solo silenzio educato e giacche ben stirate.

Sayanbull e Sinomine insieme nel brano "Niente è per sempre"

Milano, 10 ago. (askanews) – Sayanbull e Sinomine incrociano i propri percorsi artistici in “Niente è per sempre”, il nuovo singolo disponibile da venerdì 7 agosto su tutte le piattaforme digitali, distribuito da Altafonte Italia. Ci sono legami che nascono con la promessa di durare e altri che, fin dall’inizio, convivono con la consapevolezza della propria fragilità. Sospeso tra sonorità urban contemporanee, influenze latin e un’attitudine rap dal forte impatto emotivo, il brano costruisce un racconto intenso in cui l’amore diventa terreno di contraddizioni. Attrazione e distanza, bisogno di fidarsi e istinto di proteggersi convivono in un equilibrio precario, mentre il peso delle parole, dei giudizi e delle aspettative finisce per incrinare anche i sentimenti più autentici. “Niente è per sempre” restituisce il ritratto di una generazione che ha imparato a convivere con l’incertezza dei sentimenti, trasformando la paura di perdere chi si ama in un meccanismo di autodifesa. Dietro un’apparente disillusione si nasconde, in realtà, il desiderio di preservare ciò che conta davvero, anche a costo di reprimere le proprie emozioni, (“Tu non affezionarti perché niente è per sempre”). “Ho sempre pensato che le emozioni più difficili da raccontare fossero quelle che convivono con le loro contraddizioni.” – dichiara Sayanbull – “In ‘Niente è per sempre’ non volevo parlare della fine di una storia, ma di quel momento in cui scegli se fidarti oppure costruire un muro per paura di soffrire ancora. È la fotografia di un amore che non cerca risposte definitive, ma racconta il momento in cui ci si rende conto che alcune persone, anche quando cambiano le circostanze, continuano a lasciare una traccia profonda. Collaborare con SINOMINE mi ha arricchito artisticamente, abbiamo approcci diversi, ma proprio questa differenza ha dato equilibrio al brano”. La collaborazione tra Sayanbull e Sinomine nasce dall’incontro di due identità artistiche differenti ma sorprendentemente complementari. Le barre incisive si intrecciano con aperture melodiche, dando vita a un dialogo autentico in cui nessuno dei due rinuncia alla propria cifra stilistica. Il risultato è una narrazione intensa, capace di trasformare vulnerabilità e carattere in un’unica voce. “Sono sempre stato molto selettivo nelle collaborazioni e questa è la prima volta che lavoro con Sayanbull, ma fin dall’inizio ho percepito un feeling particolare sul brano.” – aggiunge SINOMINE – “Siamo riusciti a entrare l’uno nel mondo dell’altro senza snaturarci, mantenendo entrambi la nostra identità e trovando un punto d’incontro naturale. ‘Niente è per sempre’ parla di quella zona grigia che esiste tra il voler restare e il timore di farlo davvero. È un brano che nasce dalla tensione continua tra ciò che si prova e ciò che si sceglie di mostrare, ed è stato proprio questo a farmi capire che avevo qualcosa da aggiungere, perché è una storia nella quale, in qualche modo, mi sono riconosciuto anch’io”. È disponibile su YouTube il videoclip di “Niente è per sempre”, con la regia di Mattia di Tella per Red Lab Agency.

Marco Tullio Giordana: “Non farei film sull’Italia di oggi, non mi piace”

Roma, 10 ago. (askanews) – Marco Tullio Giordana ospite d’eccezione al 27esimo Lucania Film Festival a Pisticci (in provincia di Matera). Una serata dedicata al regista, 75 anni, che ha incontrato il pubblico e ricevuto il Premio Universale San Rocco, un trofeo realizzato da Mimmo Paladino. Autore di film su avvenimenti che hanno segnato la storia del nostro Paese, da “Pasolini, un delitto italiano” (1995) a “La meglio gioventù” (2003) e “Romanzo di una strage” (2012), sull’Italia di oggi Giordana dice:

“Oggi non so se mi piacerebbe raccontare il mio paese come è oggi, lo dico sinceramente e anche pentendomi di questa dichiarazione, perché trovo che dovremmo tornare a raccontare le grandi storie del passato quando eravamo migliori, per ispirarci a figure nobili. Quello che vedo oggi non mi piace, non mi entusiama, non lo amo. Se un regista non ama il suo materiale fa poi un film malmostoso, di cattivo umore, che non è la cosa giusta per un film”, afferma.

Il festival lucano gli ha reso omaggio con la proiezione de “I Cento Passi” (2000), sulla vita e l’omicidio di Peppino Impastato, giovane militante comunista ucciso dalla mafia intepretato da Luigi Lo Cascio:

“Da quando ho realizzato quel film nel 2000 ho fatto tantissime presentazioni nelle scuole, ogni volta rinnovando un pubblico di ragazzi molto giovani, lontani dagli avvenimenti e quindi non sapevano più nulla di questa storia ed erano tutti molto sorpresi e coinvolti, cosa che mi ha stupito qualche volta. Recentemente, anche un mese fa, l’ho presentato in una scuola, ho pensato ‘i ragazzi si annoieranno’, invece no, erano molto colpiti”, spiega ad askanews il regista.

“Grazie anche alla bravura del protagonista l’eroe del film, Peppino Impastato, è una persona che suscita molta simpatia nello spettatore”, aggiunge.

Dei nuovi registi elogia Andrea Pallaoro, che sarà in concorso a Venezia83, mentre sul rinnovo dei vertici dei David di Donatello, taglia corto: “Non so, sono fuori da tutti i giri, sono troppo vecchio per preoccuparmi. Faccio gli auguri di buon lavoro”, dice.

“Soprattutto direi questo ai Premi, dateli in denaro i Premi, che è una cosa che manca a tutti i cineasti non hanno mai abbastanza soldi per fare il film o comprare la pellicola. Un bell’assegno, io la trovo una cosa molto bella, oppure una bella scultura di Mimmo Paladino”, conclude.

Atletica, Jacobs: "Per vincere serve un 9.90 basso"

Roma, 10 ago. (askanews) – Nel giorno dell’apertura degli Europei di atletica di Birmingham, la Nazionale italiana ricorda Livio Berruti. A farlo per primo è il presidente Fidal Stefano Mei, durante la conferenza stampa a Casa Atletica Italiana. “Prima di tutto vorrei ricordare Livio Berruti”, dice Mei, sottolineando il legame dell’ex campione con il movimento azzurro. “Ci mancherà molto”.

Poi lo sguardo si sposta sulla squadra italiana, la più numerosa di sempre agli Europei, e sulla crescita del movimento. Mei torna anche sull’eredità di quella storica notte del primo agosto 2021, quando Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi conquistarono due ori olimpici a Tokyo. “È la sera più memorabile dello sport italiano”, sottolinea, ricordando come quei successi abbiano contribuito ad alimentare un movimento che oggi coinvolge migliaia di giovani.

Sul caso di Mattia Furlani, costretto al ritiro dopo l’infortunio durante la qualificazione del lungo, Mei invita alla prudenza: “Ha avuto un problema fisico, ha voluto provarci. Speriamo non sia niente di serio e poi avrà tutto il tempo di rimettersi a posto per la prossima stagione. Non è qui che doveva dimostrare il suo valore. Ha 21 anni, tutto il tempo davanti a sé”.

Marcell Jacobs arriva ai 100 metri di Birmingham con l’obiettivo di conquistare il terzo titolo europeo. “Sto bene. Questo è l’obiettivo dell’anno, arrivo qui con due titoli europei vinti e punto al terzo. La stagione è in crescendo, non vedo l’ora di entrare in gara”. Il campione olimpico di Tokyo dice di aver ritrovato fiducia e motivazioni: “Mi sento lo stesso ragazzo di quel giorno, con la stessa voglia e determinazione. Sono maturato tanto dal punto di vista mentale. Ho più grinta oggi che allora”.

Tra gli avversari indica il britannico Romell Glave, che lo ha battuto a Savona prima della risposta azzurra a Eisenstadt. E sulla pista di Birmingham aggiunge: “Guardando ai risultati delle batterie dei 100 metri femminili, per vincere può servire un crono di 9.90 basso, forse anche qualcosa meno”.

Jacobs dedica un pensiero anche a Chituru Ali, convinto che abbia qualità per correre molto forte, e alla nuova generazione: “Mi piacerebbe avere un giovane che si alleni con me”. Poi il ricordo di Berruti, che lo aveva indicato come possibile erede: “Ero rimasto molto colpito dalle sue parole. Detto da chi era stato il primo italiano a vincere i 200 metri alle Olimpiadi, è come se ci fosse un legame”.

Gianmarco Tamberi, campione europeo in carica del salto in alto, arriva a Birmingham dopo una stagione complicata. “Sono contento di essere qui, è bello esserci per poter tornare ad ambire a qualcosa di più importante”. Dopo l’intervento al ginocchio effettuato alla fine del 2024, il campione azzurro racconta di aver perso sicurezza nel gesto tecnico. Ora però sente una condizione fisica migliore: “Devo tornare a credere nel mio corpo”.

L’obiettivo resta quello di difendere il titolo europeo: “Sarà difficile, ma non ho paura di dirlo”. Tamberi considera questa Nazionale “la squadra più forte di sempre” e vede nei giovani “un grande fuoco, quello di chi non vuole accontentarsi di grandi risultati”.

Poi il pensiero torna a Berruti: “Non ho avuto l’onore di conoscerlo di persona. Ma il nostro compito è scendere in pedana con un motivo in più per renderlo orgoglioso”. E c’è una motivazione speciale per la finale del 14 agosto: “La piccola Camilla compirà un anno proprio quel giorno. Mentirei se dicessi che gli stimoli sono gli stessi di Tokyo. Ho una fame enorme di fare risultati. L’oro del 2021 non mi ha appagato”.

Nel triplo, Andy Diaz, campione mondiale indoor e leader mondiale dell’anno, punta in alto: “Le sensazioni migliorano gara dopo gara e ho voglia di andare sempre più lontano”. Il primo obiettivo sarà la qualificazione. Diaz ha anche scelto un modo originale per portare l’Italia con sé: “Ho le unghie colorate, cerco di portare il tricolore ovunque”.

Andrea Dallavalle, argento mondiale, arriva invece senza troppe aspettative: “Quello che è successo nella passata stagione ha messo più riflettori su di me. Voglio dimostrare di essere quello dell’anno scorso”. E scherza sul suo portafortuna: “Ho ritrovato le mutande di Diabolik”.

Nel salto in alto, il ventenne Matteo Sioli, campione europeo U23, affronta l’appuntamento con serenità: “Sono tranquillo, non vedo l’ora di godermi le sensazioni da gara. La maglia azzurra ha un peso maggiore, rappresentare l’Italia mi dà molta più forza”. E ricorda il primo incontro con Tamberi, due anni fa a Bellinzona: “Quando si incontra un idolo si fa fatica a parlare. Ero emozionato, tanto da non realizzare che stavo gareggiando con atleti che avevo visto solo in televisione”. (Foto Grana/Fidal)

Europei Nuoto, Razzetti argento nei 400 misti

Roma, 10 ago. (askanews) – Alberto Razzetti conquista la medaglia d’argento nella finale dei 400 misti. L’azzurro chiude alle spalle dell’Atleta Neutrale Ilia Borodin, medaglia d’oro, mentre il bronzo va al britannico Max Litchfield.

Razzetti ha condotto una gara di grande carattere, chiudendo in testa le prime due vasche a farfalla. Dopo le frazioni a dorso è scivolato al terzo posto, riuscendo poi a recuperare terreno con la rana e lo stile libero fino a risalire in seconda posizione.

“Ho fatto fatica, ma un secondo posto mica si butta via – ha commentato l’azzurro ai microfoni di Sky Sport. “Ci tenevo a prendere una medaglia, di qualsiasi metallo fosse. Sapevo di essere in forma, volevo confermarmi a questi livelli e ci sono riuscito”.

Razzetti non nasconde però un pizzico di autocritica: “Pensavo di essere più vicino a Borodin, invece ho fatto tanta fatica. Mi sono accorto di essere molto stanco negli ultimi metri a stile libero”.

Usa, riserve strategiche petrolio sotto 300 mln barili, minimi dal 1983

New York, 10 ago. (askanews) – La guerra in Iran prosciuga le riserve strategiche di petrolio degli Stati Uniti: sono scese sotto i 300 milioni di barili portandosi sul livello più basso che non si vedeva dal 1983.

Stando a quanto comunicato oggi dal dipartimento dell’Energia, la settimana scorsa le riserve strategiche di greggio sono scese di 6,1 milioni di barili a 298,7 milioni di unità. Prima dell’operazione militare lanciata da Usa e Israele contro l’Iran il 28 febbraio scorso, le riserve strategiche di petrolio erano pari a circa 415 milioni di barili.

A marzo, a fronte della chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz per via della guerra tra Usa e Iran, il presidente americano Donald Trump aveva ordinato il rilascio di 172 milioni di barili di greggio dalle riserve nazionali.

La mossa era parte di un’azione coordinata con i 32 paesi parte dell’Agenzia internazionale dell’energia, che insieme scelsero un rilascio complessivo di 400 milioni di barili, un record nella storia dell’Agenzia fondata nel 1974 con l’embargo petrolifero imposto dai produttori arabi in risposta al supporto statunitense a Israele durante il conflitto arabo-israeliano del 1973.

Nuova iniziativa Meloni-Frederiksen su migranti, scintille maggioranza-opposizione

Roma, 10 ago. (askanews) – A distanza di una decina di giorni dalla crisi di Ceuta (e con timori per possibili nuovi arrivi) il tema dei migranti resta al centro del dibattito politico in Italia e in Europa.

Oggi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la premier Danese Mette Frederiksen hanno condiviso su Instagram un messaggio in cui dicono no a ‘un’immigrazione incontrollata’ che ha ‘impatti negativi’ sulle società. Per quanto su fronti diversi (Frederiksen è socialdemocratica) le due hanno da tempo consolidato una posizione comune sui temi di migranti, promuovendo anche le riunioni del gruppo di Paesi ‘like minded’ sulle cosiddette ‘soluzioni innovative’.

‘Non accettiamo un’immigrazione incontrollata verso l’Europa, e abbiamo promosso una politica migratoria rigorosa, sia nelle nostre Nazioni sia in Europa – scrivono le due leader -. Nessuno può negare gli impatti negativi dell’immigrazione illegale sulle nostre società: aumento dei tassi di criminalità, crescente pressione sui servizi pubblici ed erosione della fiducia dei cittadini. Insieme – si legge nel messaggio – siamo riuscite a modificare gli equilibri nell’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo nei confronti dei cittadini stranieri che commettono reati gravi. Di conseguenza, ora dovrebbero aumentare le espulsioni. Comprensibilmente, i cittadini europei si aspettano azioni concrete dai propri rappresentanti politici. Per troppo tempo, soprattutto le persone comuni hanno pagato un prezzo troppo alto a causa di un’immigrazione incontrollata. È nostro dovere continuare a impegnarci con determinazione per offrire risposte concrete ai cittadini, specialmente i più esposti, e garantire maggiore sicurezza e tutela per le nostre comunità. Insieme – proseguono – siamo riuscite a modificare gli equilibri nell’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo nei confronti dei cittadini stranieri che commettono reati gravi. Di conseguenza, ora dovrebbero aumentare le espulsioni. E ora cosa possiamo fare di più? Bisogna realizzare centri di rimpatrio in Paesi terzi, così come altre soluzioni innovative al di fuori dell’Europa. Ci stiamo lavorando con impegno. Ma questo non basta’. Secondo le due leader ‘il rispetto delle nostre leggi deve andare di pari passo con il rispetto dei valori europei. Ciò vale per i migranti illegali, ma anche per i milioni di cittadini stranieri che vivono legalmente nelle nostre Nazioni e in tutta Europa. Entrambe siamo orgogliose del patrimonio culturale cristiano dell’Europa e vogliamo proteggerlo. Ci aspettiamo che chi arriva nei nostri Paesi e sceglie di fare dell’Europa la propria casa, rispetti i nostri valori e non cerchi di imporci modelli di vita che non condividiamo. Riteniamo che questa sia la strada giusta per proteggere l’Europa e i nostri valori comuni. E crediamo che milioni di europei condividano questa convinzione’.

L’iniziativa di Meloni è sostenuta, naturalmente, dal centrodestra, a partire da Fratelli d’Italia. ‘E’ un segnale politico importante per l’Europa’, afferma il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, che parla di una ‘strategia pragmatica che sta progressivamente orientando il dibattito europeo e che dimostra quanto sia stato importante il lavoro di Giorgia Meloni per riportare queste priorità al centro dell’agenda dell’Unione’. Per il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami Meloni e Frederiksen ‘tracciano la rotta per la sicurezza e il futuro del nostro Continente. È la dimostrazione che la difesa dei confini non ha colore politico: quando si parla di proteggere la sicurezza dei cittadini di fronte alla devastante ondata dell’immigrazione clandestina il buon senso prevale sulle barriere ideologiche’.

Sui migranti, dalle colonne della Frankfurter Allgemeine Zeitung, interviene il presidente del Partito popolare europeo (Ppe) Manfred Weber che più volte, al Parlamento europeo, ha promosso una maggioranza ‘alternativa’ coinvolgendo i gruppi di destra in particolare proprio sul tema delle migrazioni. Per Weber l’Unione europea deve accelerare sulla creazione di centri per i rimpatri in Africa e rafforzare Frontex, trasformandola in una vera agenzia europea di guardia di frontiera con 50mila effettivi. In particolare ‘l’Europa deve realizzare rapidamente dei return hub in Africa’ dato che ‘con buone relazioni commerciali, cooperazione economica e anche migrazione legale, l’Ue ha enormi offerte da fare ai Paesi che coopereranno con noi su questi return hub’. Per farlo serve però ‘un mandato chiaro alla Commissione’. Weber propone parallelamente un forte potenziamento di Frontex. L’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera dovrebbe diventare, a suo avviso ‘una vera agenzia europea di protezione delle frontiere con 50mila effettivi’, dotata anche della capacità di controllare l’operato degli Stati membri.

Parole condivise dal ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani. ‘Condivido le proposte di Manfred Weber e del Ppe sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Dobbiamo difendere insieme le nostre frontiere esterne’, ha scritto Tajani su X. Per il titolare della Farnesina occorre ‘potenziare Frontex come una vera agenzia europea di guardia di frontiera con uomini, mezzi e poteri adeguati’ e ‘combattere senza tregua le organizzazioni criminali dei trafficanti’. Tajani chiede inoltre di ‘realizzare hub per i rimpatri in Africa e accelerare quelli di chi non ha diritto a restare in Europa’, affiancando però alle misure di controllo ‘più cooperazione con i Paesi di origine e transito con investimenti, formazione in loco e migrazione regolare utile alla nostra economia’.

Completamente diversa la visione delle opposizioni. ‘Meloni e Frederiksen – attacca Angelo Bonelli di Avs – dichiarano di voler ‘difendere l’Europa’ dall’immigrazione, mentre tacciono sulla vera emergenza che sta rendendo il nostro continente sempre più invivibile: la crisi climatica. In appena due settimane di caldo estremo si stimano quasi 15 mila decessi in Europa’. Eppure, ‘Meloni indica come priorità la chiusura delle frontiere e la demolizione di Schengen. È una strategia irresponsabile: costruire false emergenze per alimentare paura e propaganda, nascondendo quella che i cittadini stanno già pagando sulla propria pelle. Meloni, Frederiksen e von der Leyen parlano di difendere il futuro dell’Europa, ma intanto demoliscono le politiche climatiche, rallentano la transizione ecologica e proteggono gli interessi delle fonti fossili. Non stanno difendendo l’Europa: la stanno condannando a diventare più arida, più fragile e sempre meno abitabile. Sono irresponsabili’.

Di strategia ‘tafazziana’ parla Benedetto Della Vedova (+Europa). ‘L’immigrazione in Europa – sottolinea – è una questione seria e di lungo respiro. Meloni e la premier danese Frederiksen, nella loro nota congiunta, optano per la propaganda, partendo da un assunto retorico falso, cioè che a differenza loro ci sarebbe qualche paese europeo fautore dell’immigrazione incontrollata. L’interesse danese è chiaro: la Danimarca è un piccolo paese del Nord solo marginalmente interessato dagli arrivi. L’Italia, al contrario, è un paese di primo approdo nel Mediterraneo ed esposto agli arrivi dalla rotta balcanica. Per la Danimarca il trattato di Dublino è una salvezza, per l’italia una condanna. All’Italia servirebbe una politica migratoria comune in Europa, in cui sia l’Unione a farsi carico dei migranti ovunque approdati, mentre alla Danimarca va benissimo che sia il Paese di primo approdo ad occuparsi degli arrivi e delle emergenze. L’atteggiamento di Meloni, al di fuori dalla propaganda, è tafazziano’.

‘La sospensione di Schengen con la Spagna – afferma l’europarlamentare Pd Matteo Ricci – dimostra che il sovranismo è un boomerang: ognuno è sovranista a casa propria. Noi lo facciamo gli altri e gli altri con noi. È già successo. Madrid ha risposto con controlli sui viaggiatori che arrivano dall’Italia e Berlino ha annunciato che dal 19 agosto ricomincerà a rispedirci indietro i richiedenti asilo passati dal nostro Paese. Abbiamo bloccato la libera circolazione delle persone con uno Stato con cui non confiniamo, per una vicenda avvenuta in territorio geograficamente africano e già risolta con i rimpatri nel giro di pochi giorni. Non è sicurezza ma becera propaganda elettorale’.

Nuova iniziativa Meloni-Frederiksen sui migranti, scintille maggioranza-opposizione

Roma, 10 ago. (askanews) – A distanza di una decina di giorni dalla crisi di Ceuta (e con timori per possibili nuovi arrivi) il tema dei migranti resta al centro del dibattito politico in Italia e in Europa.

Oggi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la premier Danese Mette Frederiksen hanno condiviso su Instagram un messaggio in cui dicono no a ‘un’immigrazione incontrollata’ che ha ‘impatti negativi’ sulle società. Per quanto su fronti diversi (Frederiksen è socialdemocratica) le due hanno da tempo consolidato una posizione comune sui temi di migranti, promuovendo anche le riunioni del gruppo di Paesi ‘like minded’ sulle cosiddette ‘soluzioni innovative’.

‘Non accettiamo un’immigrazione incontrollata verso l’Europa, e abbiamo promosso una politica migratoria rigorosa, sia nelle nostre Nazioni sia in Europa – scrivono le due leader -. Nessuno può negare gli impatti negativi dell’immigrazione illegale sulle nostre società: aumento dei tassi di criminalità, crescente pressione sui servizi pubblici ed erosione della fiducia dei cittadini. Insieme – si legge nel messaggio – siamo riuscite a modificare gli equilibri nell’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo nei confronti dei cittadini stranieri che commettono reati gravi. Di conseguenza, ora dovrebbero aumentare le espulsioni. Comprensibilmente, i cittadini europei si aspettano azioni concrete dai propri rappresentanti politici. Per troppo tempo, soprattutto le persone comuni hanno pagato un prezzo troppo alto a causa di un’immigrazione incontrollata. È nostro dovere continuare a impegnarci con determinazione per offrire risposte concrete ai cittadini, specialmente i più esposti, e garantire maggiore sicurezza e tutela per le nostre comunità. Insieme – proseguono – siamo riuscite a modificare gli equilibri nell’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo nei confronti dei cittadini stranieri che commettono reati gravi. Di conseguenza, ora dovrebbero aumentare le espulsioni. E ora cosa possiamo fare di più? Bisogna realizzare centri di rimpatrio in Paesi terzi, così come altre soluzioni innovative al di fuori dell’Europa. Ci stiamo lavorando con impegno. Ma questo non basta’. Secondo le due leader ‘il rispetto delle nostre leggi deve andare di pari passo con il rispetto dei valori europei. Ciò vale per i migranti illegali, ma anche per i milioni di cittadini stranieri che vivono legalmente nelle nostre Nazioni e in tutta Europa. Entrambe siamo orgogliose del patrimonio culturale cristiano dell’Europa e vogliamo proteggerlo. Ci aspettiamo che chi arriva nei nostri Paesi e sceglie di fare dell’Europa la propria casa, rispetti i nostri valori e non cerchi di imporci modelli di vita che non condividiamo. Riteniamo che questa sia la strada giusta per proteggere l’Europa e i nostri valori comuni. E crediamo che milioni di europei condividano questa convinzione’.

L’iniziativa di Meloni è sostenuta, naturalmente, dal centrodestra, a partire da Fratelli d’Italia. ‘E’ un segnale politico importante per l’Europa’, afferma il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, che parla di una ‘strategia pragmatica che sta progressivamente orientando il dibattito europeo e che dimostra quanto sia stato importante il lavoro di Giorgia Meloni per riportare queste priorità al centro dell’agenda dell’Unione’. Per il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami Meloni e Frederiksen ‘tracciano la rotta per la sicurezza e il futuro del nostro Continente. È la dimostrazione che la difesa dei confini non ha colore politico: quando si parla di proteggere la sicurezza dei cittadini di fronte alla devastante ondata dell’immigrazione clandestina il buon senso prevale sulle barriere ideologiche’.

Sui migranti, dalle colonne della Frankfurter Allgemeine Zeitung, interviene il presidente del Partito popolare europeo (Ppe) Manfred Weber che più volte, al Parlamento europeo, ha promosso una maggioranza ‘alternativa’ coinvolgendo i gruppi di destra in particolare proprio sul tema delle migrazioni. Per Weber l’Unione europea deve accelerare sulla creazione di centri per i rimpatri in Africa e rafforzare Frontex, trasformandola in una vera agenzia europea di guardia di frontiera con 50mila effettivi. In particolare ‘l’Europa deve realizzare rapidamente dei return hub in Africa’ dato che ‘con buone relazioni commerciali, cooperazione economica e anche migrazione legale, l’Ue ha enormi offerte da fare ai Paesi che coopereranno con noi su questi return hub’. Per farlo serve però ‘un mandato chiaro alla Commissione’. Weber propone parallelamente un forte potenziamento di Frontex. L’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera dovrebbe diventare, a suo avviso ‘una vera agenzia europea di protezione delle frontiere con 50mila effettivi’, dotata anche della capacità di controllare l’operato degli Stati membri.

Parole condivise dal ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani. ‘Condivido le proposte di Manfred Weber e del Ppe sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Dobbiamo difendere insieme le nostre frontiere esterne’, ha scritto Tajani su X. Per il titolare della Farnesina occorre ‘potenziare Frontex come una vera agenzia europea di guardia di frontiera con uomini, mezzi e poteri adeguati’ e ‘combattere senza tregua le organizzazioni criminali dei trafficanti’. Tajani chiede inoltre di ‘realizzare hub per i rimpatri in Africa e accelerare quelli di chi non ha diritto a restare in Europa’, affiancando però alle misure di controllo ‘più cooperazione con i Paesi di origine e transito con investimenti, formazione in loco e migrazione regolare utile alla nostra economia’.

Completamente diversa la visione delle opposizioni. ‘Meloni e Frederiksen – attacca Angelo Bonelli di Avs – dichiarano di voler ‘difendere l’Europa’ dall’immigrazione, mentre tacciono sulla vera emergenza che sta rendendo il nostro continente sempre più invivibile: la crisi climatica. In appena due settimane di caldo estremo si stimano quasi 15 mila decessi in Europa’. Eppure, ‘Meloni indica come priorità la chiusura delle frontiere e la demolizione di Schengen. È una strategia irresponsabile: costruire false emergenze per alimentare paura e propaganda, nascondendo quella che i cittadini stanno già pagando sulla propria pelle. Meloni, Frederiksen e von der Leyen parlano di difendere il futuro dell’Europa, ma intanto demoliscono le politiche climatiche, rallentano la transizione ecologica e proteggono gli interessi delle fonti fossili. Non stanno difendendo l’Europa: la stanno condannando a diventare più arida, più fragile e sempre meno abitabile. Sono irresponsabili’.

Di strategia ‘tafazziana’ parla Benedetto Della Vedova (+Europa). ‘L’immigrazione in Europa – sottolinea – è una questione seria e di lungo respiro. Meloni e la premier danese Frederiksen, nella loro nota congiunta, optano per la propaganda, partendo da un assunto retorico falso, cioè che a differenza loro ci sarebbe qualche paese europeo fautore dell’immigrazione incontrollata. L’interesse danese è chiaro: la Danimarca è un piccolo paese del Nord solo marginalmente interessato dagli arrivi. L’Italia, al contrario, è un paese di primo approdo nel Mediterraneo ed esposto agli arrivi dalla rotta balcanica. Per la Danimarca il trattato di Dublino è una salvezza, per l’italia una condanna. All’Italia servirebbe una politica migratoria comune in Europa, in cui sia l’Unione a farsi carico dei migranti ovunque approdati, mentre alla Danimarca va benissimo che sia il Paese di primo approdo ad occuparsi degli arrivi e delle emergenze. L’atteggiamento di Meloni, al di fuori dalla propaganda, è tafazziano’.

‘La sospensione di Schengen con la Spagna – afferma l’europarlamentare Pd Matteo Ricci – dimostra che il sovranismo è un boomerang: ognuno è sovranista a casa propria. Noi lo facciamo gli altri e gli altri con noi. È già successo. Madrid ha risposto con controlli sui viaggiatori che arrivano dall’Italia e Berlino ha annunciato che dal 19 agosto ricomincerà a rispedirci indietro i richiedenti asilo passati dal nostro Paese. Abbiamo bloccato la libera circolazione delle persone con uno Stato con cui non confiniamo, per una vicenda avvenuta in territorio geograficamente africano e già risolta con i rimpatri nel giro di pochi giorni. Non è sicurezza ma becera propaganda elettorale’.

Vannacci vs Meloni tra "aspetto una telefonata" e "non arretro di un millimetro"

Roma, 10 ago. (askanews) – Il primo a sapere quanto sia stretto il sentiero tra “aspetto una telefonata da Giorgia Meloni” e “questo governo sta portando avanti le stesse politiche che da sempre porta avanti la sinistra” è proprio Roberto Vannacci. Lo sa perchè quel sentiero, che lo condurrà alle elezioni Politiche del 2027, dentro o fuori dall’alleanza di centrodestra, il leader di Futuro nazionale lo bazzica da mesi, sempre in equilibrio, se non in bilico, tra le “linee rosse”, invalicabili, del partito e il cripo-invito rivolto alla premier che, per ora – fatta eccezione per un’annunciata interlocuzione preliminare con FnV del capogruppo alla Camera di Fdi, Galeazzo Bignami – ha lasciato perdere.

Vannacci, comunque, fa il suo gioco che consiste anche nel ripetere ad ogni occasione pubblica – l’ultima venerdì scorso al festival de La Versiliana – che Futuro nazionale non “cambierà rotta”, non accetterà compromessi inaccettabili, ma anche che a lui nessuno del centrodestra – leggi, in realtà, Fratelli d’Italia – l’ha mai cercato e – sottotesto – dovrebbe farlo. Parallelamente l’ex generale si dedica ad attaccare gli altri partiti alleati, un giorno la Lega, un altro Forza Italia (anche con invettive rivolte ai singoli deputati, vedi il caso del deputato azzurro Paolo Emilio Russo). Oggi in un’intervista a La Verità torna sullo strappo con il Carroccio e rilancia di nuovo: “Sono uscito dalla Lega perchè è un partito che si è mostrato incoerente con le promesse fatte – spiega -. Dopodiché io insisto: Futuro nazionale deve essere il principale interlocutore del centrodestra” anche se al momento non c’è stata “nessuna telefonata nè da Tajani nè da Salvini nè da Meloni”. Aspetta una telefonata dalla premier? “Assolutamente sì – risponde a La Verità -, qualora ne abbia voglia”. E perchè dovrebbe essere la premier a cercarlo e non viceversa? La risposta di Vannacci fa appello alla forma, a un codice delle buone maniere che aspira ad essere inconfutabile almeno quanto l’uso che l’ex generale fa delle definizioni del vocabolario italiano quando parla di “remigrazione” e di “rastrellare” il boschetto di Rogoredo a Milano. Uscita che ha scatenato le proteste del centrosinistra e non solo (“rastrellare – gli ha risposto Matteo Renzi – è il verbo usato dai nazisti e dai fascisti. Voi, caro generale, non rastrellerete un bel niente”). Tornando all’epistemologia della telefonata, Vannacci spiega: “Aspetto una sua telefonata perchè ho imparato l’educazione in senso tradizionale: considero Giorgia Meloni la padrona di casa e mi aspetto che parli con tutte le persone che si trovano all’ingresso della casa”.

Il pressing sul contatto diretto, in realtà, dura da settimane. “Salvini? Non l’ho più sentito. Non mi ha risposto neanche agli auguri di compleanno – diceva l’ex generale a inizio giugno -. Meloni? Con lei non ho mai avuto il piacere di parlare. Spero però che non continuino tutti a fare l’errore di ignorare Futuro Nazionale, perché non gli conviene”. A distanza di tempo e con FnV che sembra destinato alle due cifre il quadro potrebbe essere un po’ cambiato anche se, c’è da giurarsi, il dilemma dentro o fuori dal centrodestra sarà risolto all’ultimo.

“Sono disposto a parlare con chiunque – ha detto Vannacci a Marina di Pietrasanta -, da quando ho fondato il partito non ho mai parlato con nessun leader del centrodestra o del centrosinistra, a parte Renzi e Bonelli, che ci siamo trovati in ospitate. Io parlo con tutti ma le nostre linee rosse non saranno mai valicate”. Insomma non è cosa che si possa risolvere in un nostalgico “Se telefonando”. Tant’è che su Milano Vannacci alza la posta: l’ex comandante dei Carabinieri Carmelo Burgio è il candidato di Futuro nazionale, “se il centrodestra vorrà confrontarsi seriamente con questa visione, noi saremo disponibili al dialogo” ma questo “non significa rinunciare ai nostri principi e, soprattutto, non significa mettere in discussione il nome di Carmelo Burgio. Su questo non arretreremo di un millimetro”, chiude.

Attentato a Ranucci, il gip: Lavitola voleva accrescere la popolarità del giornalista

Milano, 10 ago. (askanews) – L’attentato a Sigfrido Ranucci “è stato commissionato da Lavitola esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i suoi progetti in ambito politico”. Lo scrive il gip di Roma in un passaggio dell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arresto di Valter Lavitola come mandante dell’attentato dinamitardo all’autovettura e all’abitazione del conduttore di Report.

“Se infatti lo scopo era quello di favorire l’ascesa politica del giornalista Ranucci ed evidentemente assicurarsi per sè un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato – osserva il giudice di Piazzale Clodio -, è indubbio che nella ideazione dell’indagato Lavitola, agli occhi della vittima e dell’opinione pubblica l’evento delittuoso doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo, comunque un avvertimento rivolto al giornalista Ranucci per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l’incolumita del giornalista”.

Wakeboard, tre ori azzurri ai Mondiali del Lago del Salto

Rieti, 10 ago. (askanews)- Tre ori, un argento e un bronzo. È il bilancio dell’Italia ai Mondiali di wakeboard 2026, conclusi al Lago del Salto. Protagonisti i giovani azzurri: Veronica Riva e Matteo Molinari hanno conquistato i titoli iridati nelle categorie Junior Women e Junior Men, dopo l’oro ottenuto da Noa Gualtieri negli Under 14.

Palpabile l’emozione del Presidente della Federazione Italiana Surfing, sci nautico e wakeboard, Claudio Ponzani: “Vedere questa magia a casa mia, insieme a questa gente, mi emoziona. Pensavo di fare un bel mondiale, anche meglio del 2022 ma non pensavo andasse così bene. Lo si deve a chi ha lavorato per 7-8 mesi senza stop, a tutto il comitato organizzatore, a tutti i ragazzi e a tutti gli amici che si sono impegnati affinché questo mondiale potesse andare così. A loro uno speciale ringraziamento.”

Riva ha dominato la finale Junior Women davanti alla greca Anna Maria Thomaidou e all’australiana Demi Micallef. Quarta l’altra azzurra Carolina De Lellis. Nella Junior Men, invece, Molinari ha preceduto lo statunitense Hudson Gentry e il tedesco Jacob Gauss. Sesto Giancarlo Iacorossi.

Medaglia anche nella categoria Open Men, con Federico Dal Lago secondo alle spalle dell’australiano Sam Brown. Terzo l’altro australiano Nic Rapa, sesto l’azzurro Massimiliano Piffaretti. Nelle Open Women quarto posto per Alizée Piana e quinto per Alice Virag.

A completare il bottino italiano il bronzo di Annalisa Di Corato nella categoria Over 40 Women. La Nazionale chiude così il Mondiale di casa con cinque medaglie complessive: tre ori, un argento e un bronzo, con i tre titoli conquistati tutti nelle categorie giovanili.

In Colombia terremoto di magnitudo 7,4

Roma, 10 ago. (askanews) – Un violento terremoto colpito la regione colombiana del Pacifico, provocando feriti e danni agli edifici nel dipartimento di Chocó. Le autorità hanno avviato le verifiche per stabilire l’entità dei danni. È stata rivista al rialzo – a 7,4 – la magnitudo del forte terremoto che questa mattina ha colpito la Colombia occidentale, con epicentro nel dipartimento di Chocó. È quanto emerge dall’ultimo aggiornamento del Servizio geologico colombiano (Sgc), che in precedenza aveva fornito una stima inferiore della potenza del sisma, a 6,6.

La scossa è stata registrata alle 7.34 ora locale (14.34 in Italia), con epicentro a circa 20 chilometri da San José del Palmar, nel Chocó, e a una profondità di 96 chilometri.Il terremoto ha interessato una zona vicina anche ai dipartimenti di Valle del Cauca, Risaralda e Quindío ed è stato rilevato da un’ampia rete di stazioni sismiche nell’ovest e nel centro del Paese. La scossa è stata avvertita in una vasta area della Colombia.

Ancora più elevata la stima fornita dall’Istituto geofisico dell’Ecuador, che allo stesso evento sismico ha attribuito una magnitudo di 7,6 .

Calcio, Inzaghi: "Juve se la giocherà con l’Inter per il titolo"

Roma, 10 ago. (askanews) – Vigilia di amichevole per il Palermo, che domani, nel corso della tournée australiana affronterà la Juventus, nella sfida che si giocherà all’HBF Park di Perth, con calcio di inizio fissato alle ore 12:00 italiane.

Ottimo test match per la formazione rosanero guidata dal tecnico Filippo Inzaghi che, davanti alle telecamere di Sky Sport, ha parlato dell’avversario: “La Juve sarà tra le protagoniste della prossima Serie A, l’altra sera, oltre alla partita, ho visto i cambi che ha: ha una rosa profonda, un grande allenatore, ed è stato molto importante l’arrivo di Carnevali in dirigenza. Io credo se la giocherà cn l’Inter fino alla fine per lo scudetto, anche se tra le big voglio annoverare anche formazioni come Napoli e Como. Sarà un torneo avvincente, ma ripeto che io vedo la Juve protagonista”.

Calcio, Spalletti, "Inzaghi tecnico top, Palermo difficile"

Roma, 10 ago. (askanews) – “Filippo Inzaghi diventerà sicuramente un allenatore top”. Luciano Spalletti, tecnico della Juventus, elogia il collega alla vigilia della sfida con il Palermo e presenta una partita che, dice, “sarà difficile”. “È stato un campione da calciatore, poi è una persona molto umile, sa usare le caratteristiche dei giocatori per portare a casa il più possibile. Hanno calciatori che hanno calcato tutti i campi della Serie A e conoscono benissimo il mestiere”, ha spiegato a Sky Sport. Il fischio d’inizio dell’amichevole estiva tra i bianconeri e il Palermo è fissato perdomani alle ore 12 (ora italiana). La gara si disputerà a Perth, in Australia.

Spalletti ha poi fatto il punto sulle condizioni di Federico Gatti: “Non partirà dall’inizio perché ha un affaticamento, vedremo se ce ne sarà bisogno. Giocherà al massimo 20-30 minuti”.

Sul mercato il tecnico bianconero non cambia linea: “Dall’inizio del mercato a oggi abbiamo le stesse idee, si va avanti per la nostra strada”. Infine il capitolo portieri. Spalletti ha elogiato Di Gregorio per le parate del primo tempo contro il Celta Vigo, definendolo “sfortunato sul secondo gol”, e ha annunciato la scelta per la prossima gara: “Domani giocherà Perin, lo avevamo già concordato”.

Europei di atletica, Inzoli e Fabbri finale con la miglior misura

Roma, 10 ago. (askanews) – Quattro azzurri conquistano la finale nella prima mattina di gare agli Europei di Birmingham. Nel lungo decolla Francesco Inzoli con 8,34 ventoso (+3.1) che vale la miglior misura della qualificazione, ottenuta al terzo e ultimo tentativo. Un salto fondamentale per andare avanti: il 21enne milanese, al debutto in Nazionale assoluta e cresciuto in questa stagione fino a 8,27, sarebbe rimasto fuori con il suo 7,89 di avvio. È il fratello maggiore dell’oro mondiale U20 Daniele Inzoli che ha trionfato appena due giorni fa a Eugene nella rassegna iridata giovanile. In finale martedì sera non ci sarà Mattia Furlani che esce di scena dopo il 7,73 (+1.8) del primo salto, dolorante alla coscia destra. Il campione del mondo si sta sottoponendo ad accertamenti per valutare nelle prossime 48-72 ore l’entità dell’infortunio. Tre pesisti si prendono il pass per la finale di questa sera (21.33 ora italiana): tutto facile per il campione in carica Leonardo Fabbri che lancia subito a 21,29 e domina il round eliminatorio davanti al ceco Tomas Stanek (20,66), terza misura per Nick Ponzio (20,48) e nona per Zane Weir (19,80), out Riccardo Ferrara (18,85). Negli 800 metri promossi in semifinale Francesco Pernici (vince la sua batteria con 1:45.31) e Giovanni Lazzaro (terzo in 1:47.53), mentre Catalin Tecuceanu è il primo degli esclusi con 1:46.44. Avanti in semifinale anche Gloria Hooper che eguaglia il personale nei 100 metri con 11.24 (+1.8) e Rebecca Sartori nei 400 ostacoli (56.18). Eliminati nei 400 metri Lorenzo Benati (46.23), il martellista Giorgio Olivieri (71,83), le pesiste Sara Verteramo (15,69) e Anna Musci (15,49). Gli azzurri sono scesi in pista e in pedana con un nastro nero in segno di lutto per la scomparsa della leggenda azzurra Livio Berruti. (Foto Grana/Fidal)

Europei di nuoto. In finale Razzetti e le 4×200 sl

Roma, 10 ago. (askanews) – Alberto Razzetti nei 400 misti e le staffette 4×200 stile libero puntano le prime medaglie in palio ai trentottesimi campionati europei in vasca lunga, che si sono aperti questa mattina all’Olympic Aquatic Centre di Parigi. La tricampionessa continentale Simona Quadarella vince facilmente le eliminatorie degli 800 stile libero e si candida ad allungare la striscia di successi iniziata a Glasgow nel 2018. E’ uno show dell’Italnuoto, con i suoi big e i suoi giovani, che conquista tutti i pass a disposizione.

Alberto Razzetti accede alla finale dei 400 misti con il terzo tempo e si candida a un ruolo da protagonista nella serata, anche considerando l’assenza del campione olimpico Leon Marchand, fermato da un risentimento all’adduttore. Buone indicazioni anche dai 100 stile libero femminili, con Sara Curtis quarta in semifinale grazie al 53″76. Avanza anche Emma Virginia Menicucci, quindicesima in 54″45, mentre vengono eliminate Alessandra Mao e Chiara Tarantino. Nei 50 farfalla Thomas Ceccon e Lorenzo Gargani centrano la semifinale rispettivamente con il nono e il dodicesimo tempo: 23″10 per il campione di Schio, 23″18 e primato personale per il siciliano.

Doppia qualificazione italiana anche nei 200 dorso femminili, con Federica Toma undicesima in 2’11″58 e Alessia Bianchi diciassettesima in 2’13″56. Miglior tempo per la britannica Katie Shanahan in 2’09″29.

Nei 100 rana, infine, Nicolò Martinenghi e Simone Cerasuolo volano in semifinale con il secondo tempo ex aequo in 59″11, alle spalle del solo Adam Peaty, primo in 59″08. Eliminati Ludovico Blu Art Viberti e Christian Mantegazza.

L’Italia centra inoltre la finale con entrambe le staffette 4×200 stile libero: le donne sono quarte in 7’57″57, gli uomini sesti in 7’08″73. Negli 800 stile libero Simona Quadarella conquista infine la finale con il miglior tempo, 8’23″17, precedendo la tedesca Isabel Gose, seconda in 8’26″01.

Venditti a Capri, troppi elogi e lui scherza: “Non sono ancora morto”

Capri, 10 ago. (askanews) – Antonello Venditti a Capri. Il cantautore romano si esibirà lunedì 10 agosto in concerto sull’isola per la manifestazione San Lorenzo al Porto organizzata dal Porto Turistico e dal Comune di Capri. Siparietto domenica al Municipio di Capri durante un incontro di presentazione con il sindaco Paolo Falco e l’assessore ai grandi eventi Salvatore Ciuccio. Al sindaco che lo elogiava per i suoi successi, Venditti ha risposto in maniera ironica: “Non sono ancora morto, figuriamoci dopo”, ha scherzato, entusiasta per la grande accoglienza avuta sull’isola. “Capri è il top”, ha detto, annunciando che forse stasera oltre a “Grazie Roma” canterà anche “Grazie Capri”.

Danimarca, ad Aarhus apre lo Skyspace di Turrell: il sole in una stanza

Roma, 10 ago. (askanews) – Tra l’eclissi del 12 agosto e le notti dedicate alle stelle cadenti, il cielo torna protagonista dell’estate 2026. C’è però un luogo dove questa meraviglia dura ben più di pochi minuti, e può essere vissuta ogni giorno dell’anno. Succede ad Aarhus, la seconda città della Danimarca, dove è stato da poco inaugurato al museo AROS As Seen Below – The Dome, la nuova monumentale installazione permanente di James Turrell, uno dei più influenti artisti contemporanei al mondo e maestro assoluto della luce.

L’opera è già destinata a entrare nella storia dell’arte contemporanea: è infatti il 100° Skyspace realizzato da Turrell e il più grande mai costruito all’interno di un museo. Una cupola di 40 metri di diametro e 16 metri di altezza, grande quasi quanto il Pantheon di Roma, è progettata per trasformare il cielo nella materia stessa dell’opera.

Al centro della struttura, una grande apertura circolare incornicia il cielo. La luce naturale dialoga con un sofisticato sistema di illuminazione ideato dall’artista, modificando continuamente la percezione dei colori, dello spazio e della profondità. Ogni alba, ogni tramonto, ogni nuvola e ogni stagione rendono l’esperienza diversa da quella precedente. Le sessioni Twilight, organizzate all’alba e al tramonto, sono il momento più suggestivo della visita: la luce naturale e quella artificiale si fondono, creando un’esperienza immersiva che cambia continuamente. Come ama dire James Turrell: “Posso cambiare il cielo in qualsiasi colore desideriate.”

L’installazione rappresenta il nuovo simbolo dell’ARoS Aarhus Art Museum, uno dei principali musei d’arte contemporanea del Nord Europa, visitato ogni anno da oltre 650.000 persone e già noto a livello internazionale per Your Rainbow Panorama di Olafur Eliasson. Con l’apertura di As Seen Below – The Dome, Aarhus rafforza ulteriormente il proprio ruolo di destinazione culturale di riferimento per gli amanti dell’arte, dell’architettura e del design.

Se l’eclissi del 12 agosto ricorderà a milioni di persone la bellezza di alzare gli occhi verso il cielo, As Seen Below – The Dome offre la possibilità di vivere quella stessa meraviglia ogni giorno dell’anno. Perché, ad Aarhus, il cielo non è semplicemente qualcosa da osservare: è diventato un’opera d’arte.

Nato a Los Angeles nel 1943, James Turrell è considerato uno dei più importanti artisti americani contemporanei. Da oltre cinquant’anni esplora il rapporto tra luce, spazio e percezione attraverso opere immersive che trasformano il modo in cui osserviamo il mondo. I suoi celebri Skyspace, presenti in tutto il mondo, sono ambienti architettonici progettati per incorniciare la volta celeste e invitare il pubblico a vivere il cielo come un’esperienza estetica. Con As Seen Below – The Dome, inaugurato all’ARoS Aarhus Art Museum, firma il più grande Skyspace mai realizzato all’interno di un museo.

Attentato a Ranucci, arrestato Valter Lavitola

Roma, 10 ago. (askanews) – Valter Lavitola è arrestato in relazione all’attentato a Sigfrido Ranucci. L’imprenditore è accusato di essere il mandante dell’azione eseguita ad ottobre, nella zona di Campo Ascolano, tra Pomezia e Torvajanica.

L’imprenditore ed ex editore de “L’Avanti” Valter Lavitola è stato arrestato e portato in carcere. L’ordinanza di custodia cautelare è stata decisa dal gip di Roma nell’ambito dell’indagine della Procura della Capitale. L’arresto è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma.

Atletica, Furlani si ritira: Europeo finito al primo salto

Roma, 10 ago. (askanews) – Si ferma al primo salto l’Europeo di Mattia Furlani. L’azzurro, tra i favoriti nel salto in lungo, si è infortunato durante il primo tentativo delle qualificazioni, atterrando nella sabbia con una smorfia di dolore e facendo subito segno allo staff di fermarsi.

Furlani aveva ottenuto un 7,73, ma già dalla rincorsa il movimento non era apparso fluido come al solito. Poco dopo è arrivata l’ufficialità del ritiro, con la “R” comparsa accanto al suo nome. L’azzurro, al momento tredicesimo, sarebbe comunque rimasto fuori dalla finale, alla quale accedono i primi 12.

L’infortunio sembra essere una ricaduta del problema al bicipite femorale destro accusato in Cina, dal quale Furlani si era ripreso gradualmente nelle ultime settimane. La sua gara europea si chiude dunque dopo un solo salto, nel modo più amaro.

Conte: sfido Meloni. Da me tutte le risposte, voi tirate fuori chat Delmastro

Roma, 10 ago. (askanews) – “Sfido Meloni: io mi sono dimesso e sono venuto in Commissione Covid e ci tornerò ogni volta che me lo richiederete per rispondere a tutte le domande di fronte al Paese. Nessuna esclusa. A voi chiedo solo la più elementare trasparenza: tirate fuori le chat di Delmastro e tutta la documentazione collegata al pagamento dei 100 milioni al vostro amico Bianchi”. Così il presidente M5S Giuseppe Conte, in un post su Facebook, torna a sollecitare la premier.

“Meloni dimostraci che la ‘verità’ ti sta davvero a cuore e non è solo una finta scusa per infangare gli avversari”, ha sottolineato Conte ricordando le parole “con tono fiero” della presidente del Consiglio (‘La verità non è un attacco politico. È un diritto degli italiani’). “Cosa sacrosanta – ha osservato Conte ma “poi come si comportano nei fatti i ‘leoni’ di Fratelli d’Italia? Per rimanere all’attualità non vogliono tirare fuori le chat fra il loro Delmastro e il prestanome di un clan mafioso”, ha affondato.

“Ora stanno negando l’accesso a tutta la documentazione che ha portato Presidanza del Consiglio e Ministero della Salute a sottoscrivere un accordo che ha riconosciuto 100 milioni alla JC Electronics di Bianchi, che per mesi è stato portato in giro, da Atreju alla Commissione Covid e alle tv amiche, per attaccare noi. Non hanno neanche voluto attendere l’esito della richiesta della sospensiva e del giudizio di appello. Gli hanno liquidato ben 100 milioni dei soldi dei contribuenti in tutta fretta. Cosa hanno da nascondere?”, prosegue Conte.

“La nostra battaglia per la verità e la giustizia non si arresterà mai”, conclude il presidente Cinque Stelle.

Confcommercio: Pil 2026 meglio di attese (+0,9%) e consumi in risalita

Roma, 10 ago. (askanews) – Crescita economica meglio delle attese quest’anno e consumi in risalita, ma anche più inflazione: l’Ufficio Studi Confcommercio stima per il 2026 una crescita del Pil dello 0,9%, in accelerazione dal più 0,5% del 2025 – con “un secondo semestre meno dinamico del primo” – e un’inflazione media del 2,7%, 1,2 punti percentuali in più rispetto allo scorso anno.

“Nonostante le forti incertezze generate dal conflitto in Medio Oriente e il timore di un marcato rallentamento dell’economia, il quadro congiunturale italiano si è dimostrato più favorevole delle attese”, si legge nell’analisi sui consumi delle famiglie italiane pubblicate dalla Confederazione.

Nel frattempo nel 2026 la spesa reale pro capite per consumi ha raggiunto i 23.261 euro (era 19.877 euro nel 1995), con un aumento di 314 euro rispetto al 2025, superando i livelli pre-Covid ma anche il picco del 2007 (22.975 euro), anno di inizio della grande crisi finanziaria globale. E’ quanto emerge da una analisi dei consumi delle famiglie italiane negli ultimi trent’anni condotta da Confcommercio.

“Nel nostro Paese – dice l’associazione – la presenza di un contesto produttivo che continua a mostrare segnali di miglioramento ha favorito il permanere di dinamiche positive del mercato del lavoro con gli occupati che hanno raggiunto il massimo storico (24,3 milioni), mentre la disoccupazione è scesa ai minimi, favorendo la crescita del reddito disponibile delle famiglie”.

“Questo andamento sostiene la ripresa dei consumi, che prosegue, seppur gradualmente, insieme al buon andamento del turismo, trainato soprattutto dalla domanda estera. Uno scenario quindi – secondo Confcommercio – sostanzialmente positivo anche se permangono elementi di incertezza legati all’evoluzione del quadro geopolitico e ai possibili riflessi sui prezzi dell’energia e sull’inflazione nella parte finale dell’anno”.

Guardando in particolare alle vendite al dettaglio, secondo Confcommercio, “la ripresa della domanda, favorita anche dalla progressiva crescita dell’occupazione e dei redditi, non ha consentito, però, il pieno recupero dei livelli di consumo per tutti i segmenti di spesa”.

In particolare, emerge dall’analisi, “tecnologia, telefonia e informatica guidano la classifica delle abitudini di consumo degli italiani con una crescita “monstre” della spesa pro capite, rispetto al 1995, di quasi il 3.200%. Molto sostenuti anche i consumi legati alla fruizione del tempo libero, in particolare per i servizi culturali e ricreativi cresciuti del 137%”.

Future Hits Live di Radio Zeta, all’Arena di Verona il 2 settembre

Roma, 10 ago. (askanews) – Il primo settembre l’Arena di Verona è già sold out per il Power Hits Estate di RTL 102.5, ma il giorno dopo, mercoledì 2 settembre torna il Future Hits Live di Radio Zeta con un nuovo cast spettacolare. Le prevendite sono già aperte. Altri grandi artisti si aggiungono al cast: Alfa e Irama.

Per la sua 5ª edizione il Future Hits Live porterà sul palco un cast straordinario di artisti. I primi nomi annunciati per la line-up del 2026 sono: Alfa, Angelina Mango, Anna, Artie 5ive, Baby K, Bresh, Clara, Ditonellapiaga, Faccianuvola, Fred de Palma, g.Mineiro, Gaia, Irama, J-Ax, Lda & Aka 7even, Leo Gassmann, Lorenzo Salvetti, Merk & Kremont, Mr. Rain, Nayt, Nerissima Serpe, Prima stanza a destra, Promessa, Rrari dal tacco, Samurai Jay, Sangiovanni, Serena Brancale, Settembre, Tedua, The Kolors, Tommaso Paradiso, Tonypitony, Tredici Pietro, 22 Simba.

Dopo il debutto nell’estate del 2022, il Future Hits Live si è ormai affermato come un evento imperdibile per la musica dal vivo e i giovani. Radio Zeta continua a essere la voce di riferimento per le nuove generazioni, accompagnandole nella scoperta degli artisti del momento. I biglietti per il Future Hits Live 2026 sono già disponibili su TicketOne: https://www.ticketone.it/event/radio-zeta-future-hits-live-arena-di-verona-21333620. L’hashtag ufficiale del Radio Zeta Future Hits Live è: #radiozetaFHL26

Nagasaki, 81 anni dopo: la memoria non è un lusso, è una trincea

Quella luce che non si spegne

Sono passati ottantuno anni. Era il 9 agosto del ’45 quando una seconda bomba atomica – dopo Hiroshima, appena tre giorni prima – cancellò Nagasaki dalla faccia della terra. Centinaia di migliaia di persone. Uomini, donne, bambini che stavano facendo colazione, andando a scuola, aprendo una bottega. Polverizzati. E chi sopravvisse si trascinò per anni con le radiazioni nel sangue.

Ecco, ricordare tutto questo non è un esercizio retorico da commemorazione. È guardarsi allo specchio e chiedersi: noi, oggi, che cosa stiamo facendo perché non accada più? La pace non è un trofeo che metti in bacheca e te ne dimentichi. È un lavoro sporco, quotidiano, faticoso.

 

Ponti sì, ma non sulla pelle degli oppressi

Diplomazia, dialogo, ponti: parole sacrosante. Però c’è un «però» grande come una casa. Non puoi costruire ponti se prima non sai da che parte sta il torto. Mettere sullo stesso piano chi bombarda città e chi si difende sotto le macerie non è equilibrio: è vigliaccheria travestita da prudenza.

L’Ucraina aggredita non è intercambiabile con le ossessioni espansioniste di Putin. Punto. Chi gioca a confondere oppressore e oppresso non sta lavorando per la pace. Sta apparecchiando la guerra di domani.

 

Difendersi insieme non è fare la guerra

E qui arriviamo al nodo europeo. Tenere la schiena dritta con Trump, certo. Ma senza buttare via l’alleanza atlantica, che resta un’architrave. E soprattutto: costruire una difesa comune, una politica estera che non sia la somma di ventisette voci stonate.

Un deterrente credibile non è un invito a sparare. È il contrario: è dire a chiunque coltivi sogni di conquista «qui non si passa, e se ci provi trovi un muro». Non è favorire la guerra. È vivere meglio, insieme, facendo da argine.

Questo, e solo questo, è il monumento degno di quelle ombre bruciate a Nagasaki. Non le parole. I fatti.

Solidarietà di Ken Loach allo Spin Time: "Bella Ciao con voi mai così bella"

Roma, 10 ago. (askanews) – “Mi è dispiaciuto moltissimo apprendere dell’incendio allo Spin Time, del successivo sgombero e delle terribili conseguenze che ha comportato: vivere per strada deve essere davvero difficile per tutti voi, soprattutto per i più piccoli. Ricordo con grande piacere l’incontro che abbiamo avuto, le idee che abbiamo condiviso e le canzoni che abbiamo cantato: ‘Bella Ciao’ non mi è mai sembrata così bella! Ho potuto constatare che la vostra comunità è creativa e animata da uno spirito generoso, fondata sui principi della condivisione e della compassione”. Così il regista britannico Ken Loach in un messaggio alla comunità di Spin Time, che dal quel principio d’incendio nella notte tra il 29 e il 30 luglio dorme sul marciapiede di fronte all’edificio di Via Santa Croce in Gerusalemme occupato dal 2013 e nel tempo divenuto importante spazio culturale e sociale della città di Roma.

“Spero che si trovi quanto prima una soluzione che vi garantisca sicurezza e che la comunità possa riunirsi di nuovo per ricreare quel clima di sostegno reciproco, amicizia e gioia a cui mia moglie Lesley e io abbiamo avuto il piacere di partecipare per alcune ore”, ha aggiunto Ken Loach, inviando “i migliori auguri e la mia solidarietà”.