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A Reggio Emilia anche Chiara e Sara, le fan della Royal Family

Reggio Emilia, 13 mag. (askanews) – In mezzo alla folla radunata in piazza Prampolini per accogliere la principessa del Galles c’è anche chi della Royal Family ha fatto la passione di una vita. Sono Chiara Simonini, di Modena, e Sara Morelli, di Ferrara: due fan italiane della monarchia britannica che non si sono fatte sfuggire la trasferta reggiana di Kate Middleton.

“Seguiamo la Royal Family sia in Italia sia all’estero”, raccontano. Una passione che le ha portate al Giubileo di Platino di Elisabetta II – Chiara ha organizzato per l’occasione un picnic londinese con la propria community -, poi al funerale della Regina, all’incoronazione di Carlo III, fino a Edimburgo per non perdersi nessuna apparizione. Lo scorso aprile erano anche a Ravenna, dove sono riuscite a stringere la mano a Carlo e Camilla durante la visita di Stato. “Quindi questa volta, che ci vengono così vicino, siamo fortunate”, sorridono.

Chiara gestisce un negozio di oggettistica vintage di provenienza inglese; Sara cura una pagina Instagram interamente dedicata ai Royal. Si sono presentate in piazza con quello che ormai è diventato il loro “segno particolare”: abiti nei colori della Union Jack, “perché ci piacciono e magari così ci nota”. Sperano di riuscire a consegnare alla principessa un mazzo di fiori e una vecchia figurina Panini con un giovanissimo William bambino, “visto che è venuta qua per i bambini”.

Energia, Schlein: inaccettabili extra-profitti a danno famiglie

Milano, 13 mag. (askanews) – “Non è possibile continuare ad avere le bollette più care d’Europa, mentre ci sono grandi partecipate pubbliche che maturano extra profitti e tutte le altre imprese e famiglie italiane che non riescono a pagare le bollette. Su questo si può fare tanto, si può chiedere un tetto al prezzo del gas a livello europeo, si può aumentare la produzione di rinnovabili in un Paese in cui vorrebbe dire dare lavoro di qualità in quantità e anche creare buona impresa a partire dal sud di questo Paese. Il costo della vita è una delle principali preoccupazioni degli italiani insieme al fatto che sei milioni di italiani non si riescono più a curare. Quando il governo avrà finito di occuparsi delle sue beghe interne magari si potrà occupare dei problemi degli italiani. Altrimenti non si deve preoccupare perché ce ne occuperemo noi non appena vinceremo le elezioni”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando a margine dell’Ecofuturo festival’.

Ritrovata la donna scomparsa con i 2 figli: stanno bene ma vogliono restare irreperibili

Milano, 13 mag. (askanews) – Sonia Bottacchiari è stata rintracciata insieme con i figli di 14 e 16: sono in buone condizioni di salute e “si trovano in una sistemazione adeguata”. Lo hanno comunicato i carabinieri, spiegando che la Procura di Piacenza non renderà pubblico il luogo in cui i tre si erano rifugiati. Secondo l’Arma infatti, Bottacchiari ha manifestato timori legati alla possibilità che il posto venga scoperto e ha chiarito che, in quel caso, potrebbe rendersi di nuovo irreperibile.

Alle ricerche e agli accertamenti hanno lavorato i carabinieri dei Comandi provinciali di Udine e di Piacenza. La donna si era resa irreperibile dal 20 aprile scorso, quando aveva lasciato Castell’Arquato (Piacenza) insieme con suoi due ragazzi e i quattro cani di famiglia.

Le indagini proseguono, al momento, con l’ipotesi di reato di “sottrazione consensuale di minorenni” e “mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice”. Gli accertamenti dovranno ricostruire i contorni dell’allontanamento, che allo stato viene ritenuto consensuale. Al momento della scomparsa la destinazione indicata da Bottacchiari era il Friuli Venezia Giulia: in particolare una vacanza di alcuni giorni, con rientro previsto il 24 aprile, e l’ipotesi di un campeggio a Gemona del Friuli (Udine). Le ricerche si erano poi concentrate nella zona di Tarcento (Udine), dove era stato agganciato l’ultimo segnale telefonico tra il 21 e il 22 aprile e dove era stata ritrovata l’auto.

Nella valutazione degli inquirenti pesa anche il quadro familiare raccontato dalla donna, indicato come fortemente problematico. La procura punta a un lavoro di ascolto sulle questioni sollevate da Bottacchiari, con l’obiettivo di verificare un possibile rientro suo e dei due minori nel luogo di residenza. Per i figli resta centrale il ritorno a una vita stabile e gli accertamenti dovranno tenere conto del loro benessere e della reintegrazione nel contesto sociale e scolastico. Prima dell’allontanamento, i due ragazzi seguivano infatti il percorso scolastico con continuità e profitto.

Ritrovata la donna scomparsa con i due figli: stanno bene

Milano, 13 mag. (askanews) – Sonia Bottacchiari è stata rintracciata insieme con i figli di 14 e 16: sono in buone condizioni di salute e “si trovano in una sistemazione adeguata”. Lo hanno comunicato i carabinieri, spiegando che la Procura di Piacenza non renderà pubblico il luogo in cui i tre si erano rifugiati. Secondo l’Arma infatti, Bottacchiari ha manifestato timori legati alla possibilità che il posto venga scoperto e ha chiarito che, in quel caso, potrebbe rendersi di nuovo irreperibile.

Alle ricerche e agli accertamenti hanno lavorato i carabinieri dei Comandi provinciali di Udine e di Piacenza. La donna si era resa irreperibile dal 20 aprile scorso, quando aveva lasciato Castell’Arquato (Piacenza) insieme con suoi due ragazzi e i quattro cani di famiglia.

Le indagini proseguono, al momento, con l’ipotesi di reato di “sottrazione consensuale di minorenni” e “mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice”. Gli accertamenti dovranno ricostruire i contorni dell’allontanamento, che allo stato viene ritenuto consensuale. Al momento della scomparsa la destinazione indicata da Bottacchiari era il Friuli Venezia Giulia: in particolare una vacanza di alcuni giorni, con rientro previsto il 24 aprile, e l’ipotesi di un campeggio a Gemona del Friuli (Udine). Le ricerche si erano poi concentrate nella zona di Tarcento (Udine), dove era stato agganciato l’ultimo segnale telefonico tra il 21 e il 22 aprile e dove era stata ritrovata l’auto.

Nella valutazione degli inquirenti pesa anche il quadro familiare raccontato dalla donna, indicato come fortemente problematico. La procura punta a un lavoro di ascolto sulle questioni sollevate da Bottacchiari, con l’obiettivo di verificare un possibile rientro suo e dei due minori nel luogo di residenza. Per i figli resta centrale il ritorno a una vita stabile e gli accertamenti dovranno tenere conto del loro benessere e della reintegrazione nel contesto sociale e scolastico. Prima dell’allontanamento, i due ragazzi seguivano infatti il percorso scolastico con continuità e profitto.

Electrolux, Schlein: licenziamenti vanno ritirati, Meloni agisca

Roma, 13 mag. (askanews) – “I 1.700 licenziamenti della multinazionale Electrolux vanno ritirati”. Lo dice la segreteria del Partito democratico, Elly Schlein esprimendo “piena solidarietà ai lavoratori, coinvolti in una vertenza lunga e complessa che seguo da molti anni e che non può chiudersi così”.

Aggiunge la leader Pd: “Non possono essere i lavoratori a pagare le ristrutturazioni aziendali. Va salvaguardata la presenza del settore elettrodomestico nel nostro paese a partire dalla ricerca e lo sviluppo”.

Per la Schlein “il tavolo convocato da Urso tra sindacati e azienda il 25 maggio prossimo non è sufficiente se palazzo Chigi non prende direttamente in mano i dossier delle drammatiche crisi industriali che stanno attraversando il paese, dall’automotive all’acciaio. E’ ora che ci sia una presa in carico di Meloni: un paese senza politiche industriali è destinato al declino. Non si può più fare finta di nulla e rivendicare risultati che non ci sono”.

Trump da Xi Jinping: un summit per rilanciare la coesistenza tra potenze

Roma, 13 mag. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump è atteso in serata a Pechino per un vertice di due giorni con il presidente cinese Xi Jinping che si annuncia più come un esercizio di stabilizzazione che come l’avvio di una nuova stagione nei rapporti tra le due maggiori potenze mondiali. La visita, la prima di un presidente statunitense in Cina da quasi nove anni, prevede il cerimoniale delle grandi occasioni: colloqui nella Grande sala del popolo, una cena di Stato, una cerimonia del tè e, secondo le attese, anche una tappa al Tempio del Cielo, uno dei luoghi simbolici del potere imperiale cinese.

Il vertice arriva in una fase in cui Washington e Pechino cercano di preservare una fragile tregua dopo mesi di tensioni commerciali, restrizioni tecnologiche, sanzioni e ritorsioni sulle terre rare. L’obiettivo più realistico è evitare una nuova escalation e dare forma a qualche risultato immediatamente spendibile: maggiori acquisti cinesi di prodotti agricoli statunitensi, possibili ordini per centinaia di aerei Boeing, un canale di confronto sull’intelligenza artificiale e forse un nuovo meccanismo bilaterale per gestire commercio e investimenti.

Alla vigilia della visita, il vicepresidente del Consiglio di stato cinese He Lifeng e il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent hanno avuto in Corea del sud colloqui preparatori con il viceministro cinese del Commercio Li Chenggang. Pechino li ha definiti scambi ‘franchi, approfonditi e costruttivi’ su questioni economiche e commerciali di interesse comune e sull’espansione della cooperazione pragmatica. E’ il segnale che le due parti vogliono arrivare al faccia a faccia fra Trump e Xi con almeno una cornice negoziale già delineata.

Trump, partito con una delegazione che include alcuni dei nomi più pesanti dell’economia americana, punta a ottenere risultati visibili. Con lui sono stati indicati, tra gli altri, il capo di Nvidia Jensen Huang, Elon Musk di Tesla, Tim Cook di Apple e il vertice di Boeing Kelly Ortberg. Durante il viaggio il presidente Usa ha detto di voler chiedere a Xi di ‘aprire’ la Cina perché i leader d’impresa americani possano ‘fare la loro magia’ e contribuire a portare la Repubblica popolare ‘a un livello ancora più alto’. E’ una formula che riassume bene l’impostazione americana: meno ambizione di ridisegnare l’intero rapporto con Pechino, più attenzione all’accesso al mercato e stabilità.

Il contrasto con la campagna elettorale del 2024 è evidente. Trump aveva promesso di colpire la Cina più duramente di qualsiasi altro partner economico, evocando dazi del 60 per cento o più e la possibilità di togliere a Pechino il trattamento commerciale preferenziale ottenuto con l’ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio. Oggi, dopo la risposta cinese ai dazi e soprattutto dopo le restrizioni sulle terre rare e sui magneti necessari all’industria americana, la Casa bianca appare più cauta. In ogni caso, le aspettative per il vertice sono limitate.

Gli analisti citati dai media statunitensi parlano di un incontro caratterizzato da diffidenza strategica e simbolismo, ma di limitate ambizioni. La formula coglie il punto: Trump e Xi hanno interesse a mostrarsi in grado di gestire la rivalità, ma nessuno dei due sembra pronto a concessioni strutturali. Washington vuole evitare nuove interruzioni nelle forniture di terre rare e minerali critici. Pechino vuole prevedibilità, soprattutto in una fase di rallentamento dell’economia interna, debolezza dei consumi e pressioni deflazionistiche.

Il commercio resta il primo dossier. Le due parti dovranno decidere se prorogare la tregua che ha finora evitato nuove tariffe e contromisure. Si discute anche della creazione di un ‘board of trade’, un organismo incaricato di supervisionare gli impegni sugli acquisti e di dare un quadro più istituzionale alla relazione economica. Per Washington, un annuncio su Boeing, soia, etanolo, carne bovina e sorgo consentirebbe a Trump di tornare a casa con risultati concreti. Per Pechino, il vantaggio sarebbe mostrare che il dialogo con gli Stati uniti è tornato su binari più prevedibili senza cedere sui principi fondamentali.

La Cina, però, non vuole apparire in posizione difensiva. La stampa ufficiale ha preparato il vertice con una serie di commenti dal tono fiducioso ma fermo. Il Quotidiano del Popolo ha scritto che le relazioni sino-americane ‘non possono tornare al passato, ma possono avere un futuro migliore’ e ha descritto la visita come un nuovo punto di partenza in una fase storica diversa. Il giornale del Partito comunista ha sostenuto che, dopo anni di scontri e negoziati, il rapporto è diventato ‘più eguale’ e che la Cina ha dimostrato, con la disponibilità a ‘parlare e osare combattere’, di poter difendere i propri diritti e interessi.

Nella lettura cinese, la fase iniziata con la guerra commerciale del primo mandato Trump e proseguita con le nuove tensioni degli ultimi mesi ha modificato il modo in cui Washington guarda Pechino. Il Quotidiano del popolo ha accusato alcuni settori americani di restare prigionieri della logica del gioco a somma zero, del ‘tu perdi, io vinco’ e del ‘tu sali, io scendo’. La linea ufficiale è che Cina e Stati uniti debbano allargare la ‘torta’ della cooperazione, perché ‘quando Cina e Stati uniti cooperano, il mondo è in pace; quando Cina e Stati uniti combattono, il mondo è turbato’.

Il punto più sensibile resta Taiwan. Pechino considera l’isola il cuore dei propri interessi fondamentali e il principale limite da non superare nei rapporti con Washington. Il premier cinese Li Qiang ha ribadito la scorsa settimana a una delegazione di senatori Usa che la questione di Taiwan è la ‘prima linea rossa inviolabile’ nelle relazioni sino-americane. Oggi anche l’Ufficio cinese per gli affari di Taiwan ha usato toni duri, affermando che la determinazione a opporsi all’indipendenza dell’isola è ‘salda come una roccia’ e che la capacità di ‘schiacciare’ le spinte indipendentiste è ‘indistruttibile’.

Trump ha alimentato l’incertezza dicendo che parlerà con Xi anche delle vendite di armi americane a Taipei. ‘Il presidente Xi vorrebbe che non lo facessimo, e ne parlerò con lui’, ha detto. La frase è stata letta da diversi osservatori come un possibile scostamento dalla linea tradizionale degli Stati uniti, che forniscono armi a Taiwan ma non riconoscono l’isola come Stato indipendente e non accettano formalmente di consultare Pechino sulle vendite militari. Gli analisti ritengono improbabile un cambiamento esplicito della politica americana, ma anche una modifica verbale, ad esempio dal ‘non sostenere’ l’indipendenza di Taiwan all”opporsi’ a essa, avrebbe un forte valore politico e aumenterebbe le inquietudini a Taipei.

Anche Tokyo seguirà il vertice con grande attenzione. Il Giappone è già in tensione con Pechino dopo le parole della premier Sanae Takaichi, che ha definito una crisi su Taiwan una possibile ‘situazione minacciosa per la sopravvivenza’ del Giappone. Per la Cina, Taiwan può diventare un cuneo fra Washington e i suoi alleati asiatici. Ma Pechino potrebbe evitare di spingere troppo, perché anche la leadership cinese ha interesse a preservare l’apparenza di stabilità.

Il secondo grande dossier geopolitico è l’Iran. La guerra pesa sull’economia globale, sui prezzi dell’energia e sulla politica interna americana. Washington vuole che Pechino faccia pressione su Teheran e contribuisca alla riapertura piena delle rotte energetiche, a partire dallo stretto di Hormuz. Un alto funzionario statunitense ha detto che si aspetta che Trump ‘applichi pressione’ sulla Cina perché usi la propria influenza sull’Iran. Per Pechino gli incentivi sono ambigui: da un lato, in quanto grande acquirente di petrolio mediorientale e potenza esportatrice, vuole stabilità e libertà di navigazione; dall’altro, un coinvolgimento americano prolungato nel Golfo può apparire politicamente vantaggioso.

Le accuse americane di sostegno cinese ai programmi missilistici e di droni iraniani rischiano di complicare il quadro. Il Tesoro Usa ha colpito negli ultimi giorni individui e società accusati di sostenere Teheran, inclusi soggetti in Cina e a Hong Kong, e ha già sanzionato raffinerie cinesi legate al greggio iraniano. Pechino ha reagito ordinando alle imprese di non conformarsi alle sanzioni statunitensi, pur avendo, secondo alcune ricostruzioni, chiesto alle banche di essere prudenti con i finanziamenti ai raffinatori colpiti. L’ambasciatore cinese negli Stati uniti Xie Feng ha respinto le accuse di aiuto militare all’Iran come ‘notizie false’ e ha ribadito che la Cina sostiene gli sforzi diplomatici utili al ripristino della pace.

L’intelligenza artificiale sarà un altro banco di prova. Le due potenze discutono della possibilità di creare un canale per evitare incidenti e gestire i rischi legati all’Ia, ma la cooperazione non cancella la competizione tecnologica. Solo nelle ultime settimane l’amministrazione Trump ha accusato Pechino di sottrarre modelli americani di intelligenza artificiale su scala industriale. Restano in vigore le restrizioni all’export di chip avanzati verso la Cina, mentre Xi potrebbe usare il controllo cinese su terre rare e materiali critici come leva per ottenere un allentamento dei vincoli. Il Congresso americano, però, ha già introdotto proposte per limitare ulteriormente la vendita di tecnologie sensibili.

Sul piano militare, il vertice si svolge mentre negli Stati uniti cresce il dibattito sugli arsenali consumati dalla guerra in Iran. Secondo analisi citate dalla stampa asiatica, le scorte di alcuni missili e sistemi di difesa aerea si sono ridotte in modo significativo, con il rischio di indebolire la capacità americana di sostenere un conflitto prolungato nell’Indo-Pacifico. E’ un elemento che Pechino conosce bene, anche se gli esperti avvertono che sfruttare apertamente questa vulnerabilità potrebbe provocare una dura reazione americana. Più probabile, per ora, che la Cina mantenga la leva dei minerali critici come strumento latente, capace da sola di moderare le scelte di Washington.

Il cerimoniale avrà un ruolo non secondario. Le immagini di Trump e Xi al Tempio del Cielo, luogo in cui gli imperatori delle dinastie Ming (1368-1644) e Qing (1644-1912) offrivano sacrifici al cielo per invocare buoni raccolti, servirebbero a sottolineare l’importanza attribuita da Pechino alla relazione. Nel 2017 Xi aveva già riservato a Trump un trattamento eccezionale, facendolo cenare nella Città proibita, gesto mai concesso a un leader straniero dalla fondazione della Repubblica popolare. Anche questa volta la Cina punta a una scenografia di grande impatto, mentre Trump ha sempre attribuito grande valore alla narrazione visiva del potere.

Il rapporto personale tra i due leader resta una variabile importante. Trump ha più volte definito Xi un amico e un leader che rispetta profondamente. Secondo ricostruzioni della stampa americana, i due hanno mantenuto nel tempo anche uno scambio di lettere, una sorta di canale personale parallelo alla diplomazia ufficiale. Ma la cordialità non elimina la diffidenza. Trump arriva indebolito politicamente dalla guerra in Iran e preoccupato per l’impatto economico dei prezzi dell’energia. Xi, pur saldamente al potere, deve gestire una fase difficile per l’economia cinese e ha bisogno di evitare una crisi improvvisa con Washington.

Il risultato più probabile del vertice è dunque una pausa, non una svolta. Ci potranno essere annunci su acquisti, cooperazione economica, fentanyl, intelligenza artificiale e stabilità energetica. Potrà essere prorogata la tregua commerciale e potranno essere fissati nuovi incontri, anche in vista del vertice Apec che la Cina ospiterà a Shenzhen in novembre e del G20 previsto negli Stati uniti a dicembre. Ma le questioni strutturali resteranno aperte: Taiwan, semiconduttori, terre rare, sanzioni, ruolo militare americano nell’Indo-Pacifico e competizione per la leadership tecnologica.

Per questo il vertice di Pechino appare soprattutto come un tentativo di guadagnare tempo. Trump vuole mostrare agli elettori risultati economici tangibili e un rapporto personale capace di contenere le crisi. Xi vuole dimostrare che la Cina tratta con gli Stati uniti da pari a pari e non arretra sui propri interessi fondamentali. Entrambi hanno bisogno di stabilità, ma nessuno dei due sembra disposto a ridurre davvero la rivalità che definisce il rapporto tra Washington e Pechino.

Papa, Massimo Franco: con Leone XIV il Vaticano guarda alle Americhe

Roma, 13 mag. (askanews) – “Robert Francis Prevost è un cittadino americano e non può essere accusato di essere antiamericano. Ma per il presidente Donald Trump la ‘tragedia’ è che Papa Leone sia ‘pro Americas’, con una visione unitaria dell’America del Nord, di quella centrale e di quella del Sud che punta a una crescita comune piuttosto che a chiusure e contrapposizioni interne, e vuole offrire agli Stati Uniti un approccio alle problematiche e alle crisi internazionali diverso da quello attuale”. È l’analisi di Massimo Franco, editorialista del Corriere della Sera, alla presentazione del suo ultimo saggio, ‘Papi, dollari e guerre’, all’Istituto Italiano di Cultura diretto da Francesco Bongarrà.

In prima fila, in una sala gremita ad ascoltare le riflessioni di Franco — secondo cui l’elezione di un Papa statunitense ha sancito il “tramonto dell’eurocentrismo di un Vaticano impoverito e diviso” — anche il Nunzio Apostolico nel Regno Unito, Monsignor Miguel Maury Buendía, e il vice ambasciatore d’Italia a Londra Riccardo Smimmo. Sul palco, insieme a John Hooper, corrispondente dell’Economist dall’Italia e dal Vaticano, il giornalista esperto d’Oltretevere ha raccontato la nuova stagione della Chiesa cattolica a un anno dall’inizio del pontificato del primo Papa americano e a pochi giorni dagli attacchi del presidente americano nei confronti del suo connazionale eletto dai cardinali a guidare la Chiesa cattolica. Un Papa che, osserva Franco dopo aver descritto un percorso “in cui il cattolicesimo americano ha spesso giocato un ruolo cruciale”, al di là delle apparenze vuole essere “segno di unità per la Chiesa”, aprendo così una nuova fase di coesione interna.

Trump da Xi Jinping: un summit per rilanciare coesistenza potenze

Roma, 13 mag. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump è atteso in serata a Pechino per un vertice di due giorni con il presidente cinese Xi Jinping che si annuncia più come un esercizio di stabilizzazione che come l’avvio di una nuova stagione nei rapporti tra le due maggiori potenze mondiali. La visita, la prima di un presidente statunitense in Cina da quasi nove anni, prevede il cerimoniale delle grandi occasioni: colloqui nella Grande sala del popolo, una cena di Stato, una cerimonia del tè e, secondo le attese, anche una tappa al Tempio del Cielo, uno dei luoghi simbolici del potere imperiale cinese.

Il vertice arriva in una fase in cui Washington e Pechino cercano di preservare una fragile tregua dopo mesi di tensioni commerciali, restrizioni tecnologiche, sanzioni e ritorsioni sulle terre rare. L’obiettivo più realistico è evitare una nuova escalation e dare forma a qualche risultato immediatamente spendibile: maggiori acquisti cinesi di prodotti agricoli statunitensi, possibili ordini per centinaia di aerei Boeing, un canale di confronto sull’intelligenza artificiale e forse un nuovo meccanismo bilaterale per gestire commercio e investimenti.

Alla vigilia della visita, il vicepresidente del Consiglio di stato cinese He Lifeng e il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent hanno avuto in Corea del sud colloqui preparatori con il viceministro cinese del Commercio Li Chenggang. Pechino li ha definiti scambi ‘franchi, approfonditi e costruttivi’ su questioni economiche e commerciali di interesse comune e sull’espansione della cooperazione pragmatica. E’ il segnale che le due parti vogliono arrivare al faccia a faccia fra Trump e Xi con almeno una cornice negoziale già delineata.

Trump, partito con una delegazione che include alcuni dei nomi più pesanti dell’economia americana, punta a ottenere risultati visibili. Con lui sono stati indicati, tra gli altri, il capo di Nvidia Jensen Huang, Elon Musk di Tesla, Tim Cook di Apple e il vertice di Boeing Kelly Ortberg. Durante il viaggio il presidente Usa ha detto di voler chiedere a Xi di ‘aprire’ la Cina perché i leader d’impresa americani possano ‘fare la loro magia’ e contribuire a portare la Repubblica popolare ‘a un livello ancora più alto’. E’ una formula che riassume bene l’impostazione americana: meno ambizione di ridisegnare l’intero rapporto con Pechino, più attenzione all’accesso al mercato e stabilità.

Il contrasto con la campagna elettorale del 2024 è evidente. Trump aveva promesso di colpire la Cina più duramente di qualsiasi altro partner economico, evocando dazi del 60 per cento o più e la possibilità di togliere a Pechino il trattamento commerciale preferenziale ottenuto con l’ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio. Oggi, dopo la risposta cinese ai dazi e soprattutto dopo le restrizioni sulle terre rare e sui magneti necessari all’industria americana, la Casa bianca appare più cauta. In ogni caso, le aspettative per il vertice sono limitate.

Gli analisti citati dai media statunitensi parlano di un incontro caratterizzato da diffidenza strategica e simbolismo, ma di limitate ambizioni. La formula coglie il punto: Trump e Xi hanno interesse a mostrarsi in grado di gestire la rivalità, ma nessuno dei due sembra pronto a concessioni strutturali. Washington vuole evitare nuove interruzioni nelle forniture di terre rare e minerali critici. Pechino vuole prevedibilità, soprattutto in una fase di rallentamento dell’economia interna, debolezza dei consumi e pressioni deflazionistiche.

Il commercio resta il primo dossier. Le due parti dovranno decidere se prorogare la tregua che ha finora evitato nuove tariffe e contromisure. Si discute anche della creazione di un ‘board of trade’, un organismo incaricato di supervisionare gli impegni sugli acquisti e di dare un quadro più istituzionale alla relazione economica. Per Washington, un annuncio su Boeing, soia, etanolo, carne bovina e sorgo consentirebbe a Trump di tornare a casa con risultati concreti. Per Pechino, il vantaggio sarebbe mostrare che il dialogo con gli Stati uniti è tornato su binari più prevedibili senza cedere sui principi fondamentali.

La Cina, però, non vuole apparire in posizione difensiva. La stampa ufficiale ha preparato il vertice con una serie di commenti dal tono fiducioso ma fermo. Il Quotidiano del Popolo ha scritto che le relazioni sino-americane ‘non possono tornare al passato, ma possono avere un futuro migliore’ e ha descritto la visita come un nuovo punto di partenza in una fase storica diversa. Il giornale del Partito comunista ha sostenuto che, dopo anni di scontri e negoziati, il rapporto è diventato ‘più eguale’ e che la Cina ha dimostrato, con la disponibilità a ‘parlare e osare combattere’, di poter difendere i propri diritti e interessi.

Nella lettura cinese, la fase iniziata con la guerra commerciale del primo mandato Trump e proseguita con le nuove tensioni degli ultimi mesi ha modificato il modo in cui Washington guarda Pechino. Il Quotidiano del popolo ha accusato alcuni settori americani di restare prigionieri della logica del gioco a somma zero, del ‘tu perdi, io vinco’ e del ‘tu sali, io scendo’. La linea ufficiale è che Cina e Stati uniti debbano allargare la ‘torta’ della cooperazione, perché ‘quando Cina e Stati uniti cooperano, il mondo è in pace; quando Cina e Stati uniti combattono, il mondo è turbato’.

Il punto più sensibile resta Taiwan. Pechino considera l’isola il cuore dei propri interessi fondamentali e il principale limite da non superare nei rapporti con Washington. Il premier cinese Li Qiang ha ribadito la scorsa settimana a una delegazione di senatori Usa che la questione di Taiwan è la ‘prima linea rossa inviolabile’ nelle relazioni sino-americane. Oggi anche l’Ufficio cinese per gli affari di Taiwan ha usato toni duri, affermando che la determinazione a opporsi all’indipendenza dell’isola è ‘salda come una roccia’ e che la capacità di ‘schiacciare’ le spinte indipendentiste è ‘indistruttibile’.

Trump ha alimentato l’incertezza dicendo che parlerà con Xi anche delle vendite di armi americane a Taipei. ‘Il presidente Xi vorrebbe che non lo facessimo, e ne parlerò con lui’, ha detto. La frase è stata letta da diversi osservatori come un possibile scostamento dalla linea tradizionale degli Stati uniti, che forniscono armi a Taiwan ma non riconoscono l’isola come Stato indipendente e non accettano formalmente di consultare Pechino sulle vendite militari. Gli analisti ritengono improbabile un cambiamento esplicito della politica americana, ma anche una modifica verbale, ad esempio dal ‘non sostenere’ l’indipendenza di Taiwan all”opporsi’ a essa, avrebbe un forte valore politico e aumenterebbe le inquietudini a Taipei.

Anche Tokyo seguirà il vertice con grande attenzione. Il Giappone è già in tensione con Pechino dopo le parole della premier Sanae Takaichi, che ha definito una crisi su Taiwan una possibile ‘situazione minacciosa per la sopravvivenza’ del Giappone. Per la Cina, Taiwan può diventare un cuneo fra Washington e i suoi alleati asiatici. Ma Pechino potrebbe evitare di spingere troppo, perché anche la leadership cinese ha interesse a preservare l’apparenza di stabilità.

Il secondo grande dossier geopolitico è l’Iran. La guerra pesa sull’economia globale, sui prezzi dell’energia e sulla politica interna americana. Washington vuole che Pechino faccia pressione su Teheran e contribuisca alla riapertura piena delle rotte energetiche, a partire dallo stretto di Hormuz. Un alto funzionario statunitense ha detto che si aspetta che Trump ‘applichi pressione’ sulla Cina perché usi la propria influenza sull’Iran. Per Pechino gli incentivi sono ambigui: da un lato, in quanto grande acquirente di petrolio mediorientale e potenza esportatrice, vuole stabilità e libertà di navigazione; dall’altro, un coinvolgimento americano prolungato nel Golfo può apparire politicamente vantaggioso.

Le accuse americane di sostegno cinese ai programmi missilistici e di droni iraniani rischiano di complicare il quadro. Il Tesoro Usa ha colpito negli ultimi giorni individui e società accusati di sostenere Teheran, inclusi soggetti in Cina e a Hong Kong, e ha già sanzionato raffinerie cinesi legate al greggio iraniano. Pechino ha reagito ordinando alle imprese di non conformarsi alle sanzioni statunitensi, pur avendo, secondo alcune ricostruzioni, chiesto alle banche di essere prudenti con i finanziamenti ai raffinatori colpiti. L’ambasciatore cinese negli Stati uniti Xie Feng ha respinto le accuse di aiuto militare all’Iran come ‘notizie false’ e ha ribadito che la Cina sostiene gli sforzi diplomatici utili al ripristino della pace.

L’intelligenza artificiale sarà un altro banco di prova. Le due potenze discutono della possibilità di creare un canale per evitare incidenti e gestire i rischi legati all’Ia, ma la cooperazione non cancella la competizione tecnologica. Solo nelle ultime settimane l’amministrazione Trump ha accusato Pechino di sottrarre modelli americani di intelligenza artificiale su scala industriale. Restano in vigore le restrizioni all’export di chip avanzati verso la Cina, mentre Xi potrebbe usare il controllo cinese su terre rare e materiali critici come leva per ottenere un allentamento dei vincoli. Il Congresso americano, però, ha già introdotto proposte per limitare ulteriormente la vendita di tecnologie sensibili.

Sul piano militare, il vertice si svolge mentre negli Stati uniti cresce il dibattito sugli arsenali consumati dalla guerra in Iran. Secondo analisi citate dalla stampa asiatica, le scorte di alcuni missili e sistemi di difesa aerea si sono ridotte in modo significativo, con il rischio di indebolire la capacità americana di sostenere un conflitto prolungato nell’Indo-Pacifico. E’ un elemento che Pechino conosce bene, anche se gli esperti avvertono che sfruttare apertamente questa vulnerabilità potrebbe provocare una dura reazione americana. Più probabile, per ora, che la Cina mantenga la leva dei minerali critici come strumento latente, capace da sola di moderare le scelte di Washington.

Il cerimoniale avrà un ruolo non secondario. Le immagini di Trump e Xi al Tempio del Cielo, luogo in cui gli imperatori delle dinastie Ming (1368-1644) e Qing (1644-1912) offrivano sacrifici al cielo per invocare buoni raccolti, servirebbero a sottolineare l’importanza attribuita da Pechino alla relazione. Nel 2017 Xi aveva già riservato a Trump un trattamento eccezionale, facendolo cenare nella Città proibita, gesto mai concesso a un leader straniero dalla fondazione della Repubblica popolare. Anche questa volta la Cina punta a una scenografia di grande impatto, mentre Trump ha sempre attribuito grande valore alla narrazione visiva del potere.

Il rapporto personale tra i due leader resta una variabile importante. Trump ha più volte definito Xi un amico e un leader che rispetta profondamente. Secondo ricostruzioni della stampa americana, i due hanno mantenuto nel tempo anche uno scambio di lettere, una sorta di canale personale parallelo alla diplomazia ufficiale. Ma la cordialità non elimina la diffidenza. Trump arriva indebolito politicamente dalla guerra in Iran e preoccupato per l’impatto economico dei prezzi dell’energia. Xi, pur saldamente al potere, deve gestire una fase difficile per l’economia cinese e ha bisogno di evitare una crisi improvvisa con Washington.

Il risultato più probabile del vertice è dunque una pausa, non una svolta. Ci potranno essere annunci su acquisti, cooperazione economica, fentanyl, intelligenza artificiale e stabilità energetica. Potrà essere prorogata la tregua commerciale e potranno essere fissati nuovi incontri, anche in vista del vertice Apec che la Cina ospiterà a Shenzhen in novembre e del G20 previsto negli Stati uniti a dicembre. Ma le questioni strutturali resteranno aperte: Taiwan, semiconduttori, terre rare, sanzioni, ruolo militare americano nell’Indo-Pacifico e competizione per la leadership tecnologica.

Per questo il vertice di Pechino appare soprattutto come un tentativo di guadagnare tempo. Trump vuole mostrare agli elettori risultati economici tangibili e un rapporto personale capace di contenere le crisi. Xi vuole dimostrare che la Cina tratta con gli Stati uniti da pari a pari e non arretra sui propri interessi fondamentali. Entrambi hanno bisogno di stabilità, ma nessuno dei due sembra disposto a ridurre davvero la rivalità che definisce il rapporto tra Washington e Pechino.

Videogame, in Italia 14,2 mln di giocatori, mercato stabile vale 2,4 mld

Roma, 13 mag. (askanews) – Il mercato dei videogiochi in Italia nel 2025 si conferma stabile. Dopo la crescita degli ultimi anni, il settore entra in una fase di consolidamento, mentre si trasformano le modalità di consumo: gli italiani giocano di più e in modo diverso, con un crescente ricorso a modelli digitali, mobile e servizi in abbonamento. È la fotografia scattata dal rapporto “I videogiochi in Italia nel 2025”, realizzato da Ipsos per IIDEA, l’associazione che rappresenta l’industria del videogioco, e come riporta un comunicato presentato oggi a Roma presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, nell’ambito di un evento dedicato all’evoluzione del settore tra innovazione digitale, nuove forme di fruizione e tutela dei giocatori.

Un mercato stabile, trainato dal software e dal digitale Nel 2025 il mercato italiano dei videogiochi vale circa 2,4 miliardi di euro, in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente (-1%). A trainare i ricavi, si legge, sono i contenuti software, che rappresentano il 77% del totale con circa 1,8 miliardi di euro (-1%). Il comparto hardware mostra dinamiche differenziate: le console crescono del 3% sfiorando i 400 milioni di euro, mentre gli accessori scendono del 5% a 152 milioni.

Secondo lo studio, i videogiocatori in Italia sono 14,2 milioni, un dato sostanzialmente in linea rispetto all’anno precedente. A crescere è invece il tempo dedicato al videogioco, che raggiunge una media di 7 ore e 53 minuti a settimana. Il coinvolgimento supera le 9 ore settimanali tra gli uomini, si attesta sopra le 5 ore tra le donne e arriva fino a 15 ore tra gli adolescenti (12-17 anni). Il pubblico resta prevalentemente maschile (60%) e giovane, con circa il 60% degli utenti sotto i 35 anni.

Lo smartphone si conferma il dispositivo più diffuso, con 11,1 milioni di giocatori e 929 milioni di euro di ricavi, pari a oltre metà del mercato software. Le console coinvolgono 6,5 milioni di utenti, prosegue lo studio, e rappresentano la piattaforma con il più alto livello di engagement (circa 6 ore settimanali), generando 643 milioni di euro. Il PC resta più di nicchia, con 3,7 milioni di giocatori e 111 milioni di euro di ricavi.

Il mercato dei videogiochi completi (console e PC) vale circa 560 milioni di euro. Il digitale rappresenta il 59% del totale (328 milioni di euro), mentre il formato fisico pesa ancora per il 41% (231 milioni di euro). Nel fisico, il retail dei nuovi prodotti incide per il 31% (174 milioni di euro), mentre l’usato vale il 10% (58 milioni di euro). Il quadro evidenzia una progressiva crescita del digitale, ma anche la persistenza di un ecosistema fisico ancora significativo.

Si consolida il modello degli abbonamenti, che nel 2025 genera 153 milioni di euro: il 59% legato alle console, il 35% a singoli giochi o publisher e il 6% al mobile. Il dato conferma la transizione verso modelli di fruizione continuativa e servizi. Le classifiche dei videogiochi più venduti confermano la centralità dei grandi brand internazionali, dice ancora l’analisi, con titoli come EA SPORTS FC 26, EA SPORTS FC 25, Grand Theft Auto V, Hogwarts Legacy e Red Dead Redemption 2 tra i più diffusi.

Tra le nuove uscite si distinguono EA SPORTS FC 26, Battlefield 6 e Assassin’s Creed Shadows, che hanno rapidamente conquistato il pubblico. Inoltre, i videogiocatori si informano sempre più attraverso canali digitali e social. Il 24% utilizza YouTube e piattaforme video, il 23% i social media e il 22% siti specializzati, mentre una quota simile si affida al confronto diretto con amici e familiari. Gli influencer incidono per il 10%.

YouTube resta il principale punto di riferimento (23%), seguito da WhatsApp (18%), Instagram (17%), Facebook (14%) e TikTok (13%). Cresce anche il ruolo dello streaming, con YouTube Gaming (14%) e Twitch (10%) tra le piattaforme più utilizzate per contenuti live e on-demand. Secondo Cédric Mimouni, Vice Presidente di IIDEA “il 2025 conferma un mercato in fase di consolidamento nei valori, ma in profonda evoluzione sul piano dei comportamenti e dei modelli di consumo. La crescente centralità del digitale, l’espansione dei servizi in abbonamento e l’aumento del tempo di utilizzo indicano una trasformazione strutturale che sta ridisegnando le modalità con cui i videogiochi vengono fruiti e monetizzati. In questo scenario, il settore si conferma una componente sempre più rilevante dell’economia dell’intrattenimento, con prospettive di crescita legate alla capacità di innovare, rafforzare la competitività e offrire maggiore valore al pubblico”.

Per Thalita Malagò, Direttrice Generale e Consigliera Delegata di IIDEA la presentazione del rapporto al Mimit “ha rappresentato un momento confronto tra istituzioni e industria sui principali temi del settore, dall’evoluzione dei modelli di business alla sicurezza dei giocatori online, anche alla luce delle nuove politiche digitali europee e degli aggiornamenti del sistema PEGI. In un contesto in trasformazione, resta centrale garantire un equilibrio tra la tutela del pubblico e un quadro competitivo capace di sostenere lo sviluppo del settore in Italia e in Europa”.

Carlo III: mondo sempre più pericoloso, rafforzare i legami con la Ue

Roma, 13 mag. (askanews) – “Un mondo sempre più pericoloso e instabile minaccia il Regno Unito, e il conflitto in Medio Oriente ne è solo l’esempio più recente. Ogni elemento della sicurezza energetica, della difesa e dell’economia nazionale sarà messo alla prova”. Lo ha dichiarato re Carlo III nel suo King’s Speech in Parlamento, in cui illustrerà le linee guida delle politiche del governo del premier laburista Keir Starmer. “Il mio governo risponderà a questo mondo con fermezza e si impegnerà a creare un Paese equo per tutti. I miei ministri prenderanno decisioni che proteggano la sicurezza energetica, della difesa e dell’economia del Regno Unito a lungo termine”, ha proseguito il monarca.

“Difenderanno i valori britannici di decenza, tolleranza e rispetto per le differenze sotto la nostra bandiera comune e sfrutteranno il potenziale dell’orgoglio che si respira in tutto il Paese per le sue comunità. Il mio governo adotterà misure urgenti per contrastare l’antisemitismo e garantire che tutte le comunità si sentano al sicuro”, ha concluso.

“I miei ministri introdurranno una legislazione per sfruttare le nuove opportunità commerciali, tra cui un disegno di legge per rafforzare i legami con l’Unione Europea”, lo ha annunciato re Carlo III.

“In questo mondo instabile, il mio governo continuerà a perseguire una politica estera basata su una serena valutazione dell’interesse nazionale. Continuerà a sostenere con fermezza il coraggioso popolo ucraino, che combatte in prima linea per la libertà”.

“I miei ministri si impegneranno a migliorare le relazioni con i partner europei, un passo fondamentale per rafforzare la sicurezza europea. Il mio governo continuerà a promuovere una pace duratura in Medio Oriente e la soluzione dei due Stati in Israele e Palestina”, ha proseguito il monarca. “Manterrà inoltre l’incrollabile impegno del Regno Unito nei confronti della Nato e dei suoi alleati, anche attraverso un costante aumento della spesa per la difesa”, ha concluso.

La Commissione Ue: non ci sono cancellazioni di viaggi né penurie di kerosene

Roma, 13 mag. (askanews) – In Europa ad oggi non si registrano cancellazioni di massa di prenotazioni di voli e viaggi vacanze, che anzi sono in lieve aumento rispetto allo scorso anno, né tantomeno penurie di kerosene o carburante per i voli. Lo ha affermato il commissario europeo ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas durante una conferenza stampa.

“Ricordo che l’Unione europea dispone del miglior sistema a livello mondiale per quanto riguarda la tutela dei passeggeri e i risarcimenti – ha detto -. E questo è un messaggio molto importante sia per gli operatori europei sia per tutti quelli che vogliono venire a visitare l’Europa, che è, vi ricordo, la prima destinazione turistica a livello mondiale”.

“Perché è una regione particolarmente stabile – ha aggiunto l’eurocommissario – e sicuramente invitiamo quindi tutti che coloro che sono interessati a venire in Europa a farlo: non vi deluderà non ci saranno problemi. E chiaramente le vacanze saranno particolarmente piacevoli”. (fonte immagine: European Union).

Commissione Ue: non ci sono cancellazioni di viaggi né penurie di kerosene

Roma, 13 mag. (askanews) – In Europa ad oggi non si registrano cancellazioni di massa di prenotazioni di voli e viaggi vacanze, che anzi sono in lieve aumento rispetto allo scorso anno, né tantomeno penurie di kerosene o carburante per i voli. Lo ha affermato il commissario europeo ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas durante una conferenza stampa.

“Ricordo che l’Unione europea dispone del miglior sistema a livello mondiale per quanto riguarda la tutela dei passeggeri e i risarcimenti – ha detto -. E questo è un messaggio molto importante sia per gli operatori europei sia per tutti quelli che vogliono venire a visitare l’Europa, che è, vi ricordo, la prima destinazione turistica a livello mondiale”.

“Perché è una regione particolarmente stabile – ha aggiunto l’eurocommissario – e sicuramente invitiamo quindi tutti che coloro che sono interessati a venire in Europa a farlo: non vi deluderà non ci saranno problemi. E chiaramente le vacanze saranno particolarmente piacevoli”. (fonte immagine: European Union).

Tennis, Alcaraz: con Sinner rivalità senza odio

Roma, 13 mag. (askanews) – La rivalità con Carlos Alcaraz e Jannik Sinner può diventare una delle grandi sfide del tennis moderno, ma senza odio o tensioni personali. Lo racconta lo stesso tennista spagnolo in un’intervista concessa a Vanity Fair, realizzata prima della rinuncia al Masters 1000 di Madrid e pubblicata mentre il numero 2 del mondo è fermo per un problema al polso che lo costringe a saltare sia gli Internazionali d’Italia sia il Roland Garros.

“Ci aiutiamo a vicenda a dare il nostro meglio – spiega Alcaraz parlando del rapporto con Sinner -. Lottiamo per lo stesso obiettivo, ma non c’è bisogno di odiarsi perché vogliamo la stessa cosa. Quando competi a questi livelli, avere una stretta amicizia è complicato, ma si può fare e io sono assolutamente a favore”.

Il campione spagnolo evita però paragoni con le grandi rivalità del passato: “Le rivalità sono processi lunghi. La nostra non è ancora paragonabile a quelle storiche del tennis perché abbiamo ancora tanti anni davanti. Speriamo di continuare a giocare uno contro l’altro tante volte, magari in molte finali, dividendoci i tornei più importanti”.

Alcaraz si sofferma anche sul momento delicato vissuto a causa dell’infortunio al polso e sulle difficoltà nel gestire la pressione del circuito. “Anche noi siamo umani – racconta -. Ci sono giorni buoni e cattivi, a volte ci si sveglia senza voglia di fare nulla ma bisogna comunque presentarsi. In alcuni momenti non mi sono fermato per prendermi una pausa e questo mi ha portato a non giocare bene e a infortunarmi”.

Il tennista spagnolo parla anche della necessità di trovare equilibrio tra carriera e vita privata: “So di vivere la vita che ho sempre sognato, ma a volte vorrei avere più momenti per me stesso, per fare le cose che farebbe un ragazzo di 22 anni. Cerco di non pensare ai 12 o 15 anni di carriera che potrei avere davanti, perché mi sentirei sopraffatto. Non voglio diventare schiavo del tennis”.

Calcio, Abete: "Figc? Non sono il candidato dei poteri forti"

Roma, 13 mag. (askanews) – “Sono un’espressione di una continuità anche significativa all’interno del mondo della federazione, che non è basata sui poteri forti, ma su un certo tipo di coerenza e certi tipi di comportamento. Sono sereno e fiducioso. La candidatura c’è ed è formalmente presentata”. Lo ha spiegato il presidente della Lega Nazionale Dilettanti Giancarlo Abete all’ingresso del Consiglio federale, annunciando di aver formalizzato la candidatura alla presidenza Figc. “Il rischio del mondo del calcio non è il livello qualitativo delle persone – e non c’è bisogno che io dica il livello di Malagò – ma che si individui le persone e non i programmi condivisi”, ha aggiunto Abete. “La Lega Pro non si è ancora espressa? Ha posto un problema di metodo, quello di parlare di contenuti”.

La Ue propone nuove regole e tutele sui biglietti dei treni Interrail

Roma, 13 mag. (askanews) – La Commissione europea ha presentato delle proposte legislative per uniformare maggiormente i sistemi di prenotazione e le tutele dei passeggeri su prenotazioni e acquisti di viaggi regionali, a lunga distanza e transfrontalieri nella Unione europea, in particolare focalizzata su treni e trasporto ferroviario e sui biglietti Interrail.

Con un comunicato, l’esecutivo comunitario rileva che attualmente risulta difficile effettuare confronti e identificare le soluzioni più adeguate, in particolare sui viaggi transfrontalieri e specialmente sui treni. “Molti passeggeri trovano ostacoli quando cercano di combinare diversi servizi di trasporto. Acquistare biglietti ferroviari multipli che coinvolgano diverse compagnie può essere complesso, in ampia misura a causa della frammentazione dei sistemi di prenotazione – afferma Bruxelles – e della forte presenza di alcune compagnie ferroviarie”.

Inoltre, secondo la Commissione, le tutele dei passeggeri sono limitate sui viaggi ferroviari che coinvolgano biglietti multipli tra diversi operatori. La proposta annunciata intende intervenire su questi ostacoli, consentendo prenotazioni singole tra più operatori rendendo il mercato più trasparente accessibile, prosegue il comunicato.

“Ai passeggeri sarà possibile trovare, paragonare e acquistare servizi combinati da diversi operatori ferroviari con unico biglietto – si legge – che potrà essere acquistato con una singola transazione su una piattaforma di prenotazioni di loro scelta”, che sia un portale indipendente o il servizio di prenotazioni dell’operatore stesso.

La proposta prevede nuove tutele su assistenza, riprogrammazione e risarcimenti per le mancate coincidenze su percorsi con più operatori. Ora l’esecutivo comunitario presenterà le normative proposte al consiglio dell’Unione europea (i governi) e al Parlamento europeo per avviare la procedura legislativa ordinaria.

Treni, Ue propone nuove regole e tutele sui biglietti interrail

Roma, 13 mag. (askanews) – La Commissione europea ha presentato delle proposte legislative per uniformare maggiormente i sistemi di prenotazione e le tutele dei passeggeri su prenotazioni e acquisti di viaggi regionali, a lunga distanza e transfrontalieri nella Unione europea, in particolare focalizzata su treni e trasporto ferroviario e sui biglietti Interrail.

Con un comunicato, l’esecutivo comunitario rileva che attualmente risulta difficile effettuare confronti e identificare le soluzioni più adeguate, in particolare sui viaggi transfrontalieri e specialmente sui treni. “Molti passeggeri trovano ostacoli quando cercano di combinare diversi servizi di trasporto. Acquistare biglietti ferroviari multipli che coinvolgano diverse compagnie può essere complesso, in ampia misura a causa della frammentazione dei sistemi di prenotazione – afferma Bruxelles – e della forte presenza di alcune compagnie ferroviarie”.

Inoltre, secondo la Commissione, le tutele dei passeggeri sono limitate sui viaggi ferroviari che coinvolgano biglietti multipli tra diversi operatori. La proposta annunciata intende intervenire su questi ostacoli, consentendo prenotazioni singole tra più operatori rendendo il mercato più trasparente accessibile, prosegue il comunicato.

“Ai passeggeri sarà possibile trovare, paragonare e acquistare servizi combinati da diversi operatori ferroviari con unico biglietto – si legge – che potrà essere acquistato con una singola transazione su una piattaforma di prenotazioni di loro scelta”, che sia un portale indipendente o il servizio di prenotazioni dell’operatore stesso.

La proposta prevede nuove tutele su assistenza, riprogrammazione e risarcimenti per le mancate coincidenze su percorsi con più operatori. Ora l’esecutivo comunitario presenterà le normative proposte al consiglio dell’Unione europea (i governi) e al Parlamento europeo per avviare la procedura legislativa ordinaria.

Eurozona avanti piano, crescita I trimestre +0,1%, occupati +0,1%

Roma, 13 mag. (askanews) – Crescita economica e dell’occupazione a rilento a inizio 2026 nell’area euro e nell’intera Unione europea. Nei primi tre mesi dell’anno il Pil aggregato dell’eurozona è salito di un marginale 0,1%, secondo quanto riporta Eurostat. Guardando all’intera Unione si è registrato un più 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti.

Nel confronto su base annua la crescita si è smorzata al più 0,8% nell’eurozona e al +1% nella Ue, a fronte del più 1,3% e più 1,4%, rispettivamente, che si era registrato a fine 2025.

Per quanto riguarda il numero di occupati, nel primo trimestre la crescita si è limitata allo 0,1% sia nell’eurozona sia nell’intera Ue. La crescita su base annua, riporta ancora Eurostat, è stata dello 0,5% nell’area euro e dello 0,6% nella UE. (fonte immagine: Eurostat).

Crociere, Costa punta su libertà e flessibilità per l’estate 2026

Genova, 13 mag. (askanews) – Nella difficile situazione internazionale che stiamo vivendo, segnata soprattutto dall’incertezza, cresce il bisogno di soluzioni di viaggio più fluide come la crociera, dove il cliente possa sentirsi accompagnato e non debba gestire troppi passaggi o imprevisti. La crociera concentra, infatti, in un’unica esperienza trasporto, ospitalità, ristorazione, intrattenimento e scoperta di più destinazioni, riducendo però la complessità organizzativa.

“Credo che la crociera – spiega Luigi Stefanelli, Vice President Worldwide Sales Costa Crociere – risponda esattamente alle esigenze attuali del consumatore. Innanzitutto iniziamo dai dati: le statistiche ci dicono che c’è una grossa fetta di mercato che ha assolutamente intenzione di viaggerà quest’estate, a conferma del fatto che l’intenzione di viaggio è lì. La crociera rappresenta un prodotto sicuramente a tutto tondo perché in un’unica piattaforma diamo la possibilità al cliente di godere di ospitalità, gastronomia e intrattenimento, ovviamente con la possibilità di visitare destinazioni diverse ogni giorno. E mi piace sottolineare l’importanza del ‘tutto organizzato’ che in un contesto come quello attuale probabilmente gioca un valore ancora superiore rispetto al solito, contrariamente al turismo fai da te che è soggetto in questo momento a tutta una serie di incertezze”.

E in vista dell’estate 2026, tra i viaggiatori cresce anche la richiesta di flessibilità. Per questo Costa Crociere ha lanciato la formula “Cambia Gratis” che permette ai clienti di scegliere e prenotare il proprio itinerario nel Mediterraneo sapendo di avere una possibilità in più se le esigenze dovessero cambiare.

“Abbiamo di recente lanciato sul mercato – conferma il Vice President Worldwide Sales Costa Crociere – questa nuova formula del cambio data gratuito che risponde appunto alla necessità del consumatore di avere maggiore flessibilità e maggiore anche serenità se vogliamo, nel momento della prenotazione. Il contesto è complesso come dicevamo e con questa formula fondamentalmente diamo la possibilità ai nostri clienti di prenotare con totale serenità la loro vacanza nel Mediterraneo con Costa Crociere dandogli la possibilità di cambiare, qualora fosse necessario, la data di partenza per tutte quelle crociere che partono entro il 30 settembre”.

E per l’estate 2026 Costa Crociere propone un’offerta molto variegata tra il Mediterraneo e il Nord Europa.

“Abbiamo tre itinerari – sottolinea Stefanelli – nel Mediterraneo Occidentale, tre itinerari nel Mediterraneo Orientale e poi due navi che performano in realtà più di un itinerario nel Nord Europa. Quindi un’offerta molto variegata in termini di scelta appunto di destinazioni, ovviamente con il nostro marchio di fabbrica che è la piattaforma ‘Sea & Land’, ovvero la possibilità che diamo al nostro cliente di sfruttare, di godere non solo delle destinazioni che avrà l’opportunità di conoscere ma anche del mare che entra a tutto tondo nell’esperienza di Costa Crociere grazie al concetto che abbiamo lanciato ormai da circa due anni delle ‘Sea Destinations’. Per farvi degli esempi concreti, lanciamo quest’anno delle assolute novità da questo punto di vista, con la ‘Sea Destination’ nel Golfo Aranci, che darà la possibilità appunto di immergersi in un’esperienza a 360 gradi al tramonto, con luci appunto del tramonto, musiche e gastronomia pensate ad hoc per questo genere di evento, piuttosto che una ‘Land Destination’, quindi un’esperienza totalmente nuova, come il bagno nelle acque cristalline di Tavolara”.

Iran, le notizie più importanti del 13 maggio sulla guerra

Roma, 13 mag. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di mercoledì 13 maggio 2026 sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con serie ripercussioni sull’economia globale.

-11:05 Il mondo sta attingendo alle proprie riserve di petrolio a una velocità record. È l’avvertimento dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie).

-11:01 Tajani: su stop relazioni commerciali con Israele dubbi da tanti.

-11:00 Iran, una petroliera cinese cerca di attraversare lo Stretto di Hormuz.

-10:40 Crosetto: “Non penso che ora una tregua sia possibile”.

-10:30 Hormuz, Crosetto: predisposto l’avvicinamento di due cacciamine.

-10:00 Tajani: Hormuz torni stretto libero e aperto, è interesse Italia.

-09:05 Crosetto: nessuna missione a Hormuz senza vera tregua.

Negativi i test per Hantavirus del turista Gb, della donna argentina e del marittimo calabrese

Roma, 13 mag. (askanews) – Il ministero della salute informa che gli accertamenti virologici eseguiti ieri a Milano sul turista britannico rintracciato e posto in quarantena perché si trovava a bordo del volo Sant’Elena-Johannesburg hanno dato esito negativo. Così come negativo è il test dell’accompagnatore che viaggiava con lui in Italia.

Sono altresì negativi i test effettuati sul giovane calabrese che si trova in isolamento fiduciario e sulla turista che è stata ricoverata a Messina per polmonite e che proviene da una zona endemica dell’Argentina. I campioni di entrambi sono stati analizzati allo Spallanzani di Roma. Il ministero ricorda che il rischio connesso al virus resta molto basso in Europa e, dunque, anche in Italia.

La direttrice dello Spem (servizio epidemiologico medicina preventiva) dell’Asp di Messina, Mariella Santoro, comunica che dall’ospedale Spallanzani di Roma fanno sapere che i campioni prelevati sulla paziente Argentina ricoverata al Policlinico di Messina in isolamento sono negativi, quindi la signora non ha l’Hantavirus. Il ministero della salute aveva informato che nella serata era stato richiesto ed effettuato un test per Hantavirus su una turista argentina partita da una zona endemica il 30 aprile scorso e arrivata in Italia con un volo Buenos Aires-Roma. La turista si è successivamente recata a Messina dove è stata ricoverata al Policlinico di Messina per una polmonite.

Le autorità sanitarie locali avevano chiesto di effettuare il test per Hantavirus. Il campione relativo alla turista è stato trasportato dai Nas allo Spallanzani di Roma dove è stato analizzato ora.

Da un sarcofago a Giotto e Picasso: storia di un gesto nell’arte

Milano, 13 mag. (askanews) – Un sarcofago romano decorato con la Morte di Meleagro e altri episodi del mito usato come elemento narrativo per raccontare la storia di un gesto, qui rappresentato. Parte da questa suggestiva costruzione la mostra intitolata proprio “Storia di un gesto” alla Fondazione Luigi Rovati di Milano, curata da Salvatore Settis.

“L’abbiamo raccontato puntando sulla formalità del gesto – ha detto il professore ad askanews – sul fatto che un gesto può essere un geroglifico, può rappresentare qualcosa con una certa costanza. Ora il gesto che è protagonista di questa mostra, una figura che accorre sulla scena di qualche evento tragico, la morte di qualcuno, gettando violentemente le braccia all’indietro nella sua corsa, questo gesto è un gesto altamente convenzionale che indica la disperazione, il dolore estremo. Questo gesto si era formato nell’antichità classica, entra nel repertorio per circa due secoli, poi sparisce completamente per mille anni e infine ritorna quando un artista, Nicola Pisano e un altro, Giotto, vedono un sarcofago, che è proprio quello qui in mostra, e riconoscono questo gesto e lo rilanciano sulla scena del mondo”.

L’esposizione ha anche una sezione dedicata al pensiero di Aby Warburg, che individuò in questo gesto un caso emblematico di trasmissione delle forme espressive dell’antico, sintetizzato nel concetto di Pathosformel. E, partendo dal sarcofago, il gesto, dopo un lungo oblio, torna per attraversare di nuovo i secoli.

“Nicola Pisano – ha aggiunto Settis – lo usa per una madre della strage degli innocenti, è una madre che piange la morte del figlio. Giotto lo usa per San Giovanni accanto al Cristo morto e così via. E Picasso lo usa invece per il bombardamento di Guernica cioè per un dolore, una guerra, per una morte collettiva”.

La mostra in Fondazione Rovati si presenta come un’indagine che unisce archeologia, storia dell’arte e teoria dell’immagine, per offrire al pubblico una prospettiva inedita sulla continuità e trasformazione dei linguaggi figurativi dall’antichità al contemporaneo.

Ancora sul fenomeno Talarico: cosa rappresenta in America e cosa dice all’Occidente?

È una novità interessante, dicevamo ieri, il fenomeno Talarico. Il giovane candidato dem, che sfida in Texas i repubblicani per il seggio al Senato federale, si mostra capace infatti di parlare all’America profonda usando un linguaggio religioso, popolare e morale, senza cadere nel fanatismo evangelical. Ciò merita un approfondimento, perché dietro questo “fenomeno” emerge qualcosa di più importante: il possibile ritorno negli Stati Uniti, dopo l’infatuazione del wokismo, di una sorta di “religione civile democratica”.

 

La matrice presbiteriana americana

Cosa rappresenta la tradizione presbiteriana? Negli Stati Uniti ha avuto un peso enorme nella formazione delle classi dirigenti, delle università, dell’etica pubblica e persino dell’idea americana di responsabilità civica.

Espressione del calvinismo scozzese, il presbiterianesimo unisce rigore morale, centralità dell’istruzione, disciplina personale e forte senso comunitario. È un cristianesimo riformato meno emozionale rispetto all’evangelicalismo pentecostale oggi dominante nel Sud americano. Più sobrio, più razionale, più legato all’idea che la fede debba produrre responsabilità pubblica.

Non è un caso che presidenti come Woodrow Wilson o George H. W. Bush provenissero da quell’ambiente culturale. In America il presbiterianesimo ha spesso rappresentato il volto “istituzionale” del protestantesimo: patriottico, colto, incline al compromesso democratico e alla costruzione della comunità nazionale.

 

La sfida al monopolio religioso della destra

Negli ultimi vent’anni il Partito Repubblicano ha quasi monopolizzato il linguaggio religioso. Trumpismo ed evangelicalismo nazionalista hanno trasformato il cristianesimo in un elemento identitario e culturale: Dio, patria, confini, guerra culturale.

Talarico prova invece a riaprire un’altra tradizione americana. Quando parla di Vangelo, istruzione pubblica, sanità, lotta alla povertà o dignità del lavoro, propone un cristianesimo sociale che ricorda, per certi aspetti, alcune esperienze europee del cattolicesimo democratico.

È qui che il fenomeno diventa interessante anche fuori dagli Stati Uniti. Per anni il progressismo occidentale ha considerato il linguaggio religioso quasi un problema da evitare. Talarico sembra sostenere l’opposto: senza una dimensione morale condivisa, la democrazia rischia di diventare soltanto conflitto identitario permanente.

 

Il nodo cattolico e il voto latino

Il vero banco di prova resta però il Texas cattolico. Lo Stato ospita milioni di latinos, in larga parte di origine messicana e di tradizione cattolica. Per molto tempo questo elettorato è stato vicino ai Democratici. Negli ultimi anni, però, una parte consistente dei latinos si è spostata verso i Repubblicani, attratta dal conservatorismo culturale, dal tema della sicurezza e da una crescente insofferenza verso le élite progressiste.

Talarico potrebbe interrompere questa tendenza. Non parla ai latinos soltanto come minoranza etnica, ma come comunità religiosa e popolare. Il suo linguaggio sulla solidarietà, sul lavoro, sulla dignità familiare e sulla responsabilità sociale entra in contatto con sensibilità profondamente radicate nel cattolicesimo americano.

Naturalmente le distanze restano. Su aborto, diritti civili e bioetica molti cattolici texani continuano a guardare con diffidenza i Democratici. Tuttavia qualcosa si muove. Per la prima volta dopo anni un democratico texano tenta di contendere alla destra il monopolio del discorso religioso.

 

Un laboratorio politico globale?

Il “caso Talarico” potrebbe dunque superare i confini americani. Perché pone una domanda destinata a tornare anche in Europa: è possibile una politica progressista che non rinneghi la dimensione religiosa? Può esistere una fede civile democratica alternativa sia al populismo identitario sia al laicismo radicale?

Nel Texas trumpiano, il giovane democratico presbiteriano sta tentando proprio questo esperimento. E forse il resto dell’Occidente, abituato comunque al discorso sulla laicità della politica, farebbe bene a osservarlo con attenzione. E il discorso vale anche per l’Italia dove la tradizione del “cristianesimo democratico” rappresenta pur sempre una radice robusta della vita civile e politica, sebbene in presenza di una estesa secolarizzazione.

1946 – 2026: l’Italia dalla Repubblica al tempo globale

In meno di un secolo il paese ha attraversato passaggi storici cruciali sul piano politico, economico e culturale, trasformandosi da nazione contadina uscita dalla guerra a società complessa immersa nella globalizzazione.

 

La nascita della Repubblica e la Costituzione (1946 – 1950)

La Repubblica nasce dalle macerie del fascismo e della guerra. Tra il 1943 e il 1948 i governi di unità nazionale guidano una “nazione allo sbando”, mentre l’antifascismo diventa il fondamento della nuova legittimità democratica. Il referendum del 2 e del 3 giugno 1946 sancisce la scelta repubblicana e introduce il suffragio universale femminile. L’Assemblea costituente elabora una Costituzione che tiene insieme culture cattolica, socialista e liberale.

Sono anni segnati dalla ricostruzione, dall’alfabetizzazione e dall’avvio della Guerra fredda. Le elezioni del 1948 trasformano la politica in una mobilitazione di massa dentro lo scontro tra blocchi internazionali. Nel mondo agricolo restano forti tensioni sociali: il “Lodo De Gasperi” tenta di contenere i conflitti sulla mezzadria, mentre Pier Paolo Pasolini ne Il sogno di una cosa racconta l’Italia contadina sospesa tra miseria ed emancipazione.

 

Il miracolo economico e le trasformazioni sociali (1950 – 1960)

Negli anni Cinquanta il “miracolo economico” cambia il volto del paese. Piano Marshall, industrializzazione e intervento pubblico favoriscono crescita e consumi. Milioni di italiani emigrano verso il Nord industriale o all’estero. Automobili, elettrodomestici e televisione diventano simboli della modernità e della “dolce vita”.

La televisione svolge anche una funzione pedagogica decisiva: programmi come Non è mai troppo tardi di Alberto Manzi contribuiscono all’alfabetizzazione nazionale, molto diversamente dall’attuale frammentazione digitale. Intanto la Riforma agraria e la Cassa per il Mezzogiorno cercano di ridurre il divario territoriale.

Figure come Enrico Mattei interpretano l’idea di un capitalismo nazionale autonomo. Ma il boom non cancella le fratture. Il 1956 ungherese incrina il mito sovietico e il governo Tambroni del 1960 riapre il conflitto sull’eredità del fascismo.

 

Il centro-sinistra (1963 – 1968)

Con il centro-sinistra la modernizzazione entra nelle istituzioni. Nascono la scuola media unificata, la nazionalizzazione dell’energia elettrica e prende forma il processo di attuazione delle Regioni. Intanto il Concilio Vaticano II modifica profondamente il rapporto tra Chiesa, società e politica, contribuendo a rendere più aperto il clima culturale.

Dopo questa stagione, Aldo Moro è tra i primi a comprendere la profondità dei cambiamenti in corso. Nel 1968 osserva che “tempi nuovi si annunciano e avanzano in fretta come non mai”, riconoscendo nella contestazione studentesca e giovanile non soltanto un conflitto politico, ma l’emergere di nuove soggettività e domande di partecipazione: “Nel profondo – scrive Moro – è una nuova umanità che vuole farsi, è il moto irresistibile della storia”.

In questi anni la tv porta la politica nelle case attraverso le “Tribune elettorali”, anticipando il ruolo centrale che i media avrebbero assunto nella costruzione del consenso. Parallelamente, a Barbiana, don Lorenzo Milani sperimenta una pedagogia democratica fondata sull’uguaglianza e sul diritto all’istruzione. Sul piano internazionale, invece, l’invasione della Cecoslovacchia nel 1968 mette in luce le contraddizioni del socialismo sovietico e apre nuove tensioni all’interno del PCI.

 

Gli anni di piombo e le tensioni sociali (1968 – 1978)

Il Sessantotto studentesco e l’“autunno caldo” operaio inaugurano una stagione di grandi conflitti sociali ma anche di importanti conquiste civili. In questi anni vengono approvati il divorzio, l’aborto, il Servizio sanitario nazionale, mentre crescono i diritti delle donne e si affermano esperienze come le “150 ore” per il diritto allo studio dei lavoratori.

Accanto a questi cambiamenti, però, gli anni Settanta sono segnati dalla crisi economica, dall’instabilità politica e dall’esplosione della violenza terroristica.

Nel tentativo di rafforzare la democrazia, si apre il dialogo tra DC e PCI. Moro non parla di “compromesso storico”, espressione usata da Enrico Berlinguer, ma di “impegnativo confronto”, perché comprende che l’Italia si trova davanti a una svolta storica. La sua idea è quella di una “democrazia operante”, capace di coinvolgere le grandi culture popolari in una logica dell’alternanza e della responsabilità comune. Il suo sequestro e il suo assassinio segnano una cesura irreversibile nella storia repubblicana.

 

Gli anni Ottanta

Gli anni Ottanta inaugurano il mondo postindustriale. La “marcia dei 40.000” alla FIAT ridimensiona il sindacato e cresce il “riflusso” nella sfera privata. Con Giovanni Spadolini nasce il primo governo non democristiano, mentre Bettino Craxi interpreta una modernizzazione fondata su leadership e comunicazione. La televisione commerciale cambia linguaggi e immaginario collettivo.

Nel 1982 i Mondiali vinti dall’Italia, con Sandro Pertini esultante a Madrid, diventano simbolo di coesione nazionale. Ma la vera cesura arriva nel 1989 con la caduta del Muro di Berlino: finisce il sistema bipolare su cui si era retta la Prima Repubblica.

 

Gli anni più recenti (1989 – 2008)

Globalizzazione, Maastricht ed Euro ridefiniscono il rapporto tra Stato, mercati e sovranità. Tangentopoli travolge i partiti storici e chiude una lunga stagione politica, mentre le stragi mafiose del 1992-93 colpiscono al cuore lo Stato.

Nasce il bipolarismo e si affermano Silvio Berlusconi e la Lega Nord. La politica si personalizza e il rapporto tra media e consenso diventa decisivo. Delocalizzazione industriale, immigrazione e precarizzazione modificano territori e identità sociali. Dopo l’11 settembre il terrorismo internazionale entra stabilmente nell’orizzonte occidentale e la crisi del 2008 chiude simbolicamente il lungo ciclo di crescita iniziato nel dopoguerra.

 

Oltre le istituzioni

La Repubblica è stata raccontata anche dal cinema, dagli intellettuali e dagli artisti capaci di smascherarne contraddizioni e conformismi. Pier Paolo Pasolini, per esempio, interpretò la modernizzazione italiana come una “mutazione antropologica”: nella metafora della “scomparsa delle lucciole” denunciò il consumismo e l’omologazione culturale dell’Italia del benessere.

Su un altro registro, Rino Gaetano mise in scena attraverso la musica le ambiguità delle classi dirigenti e i paradossi della società italiana. Il suo linguaggio ironico e disincantato non proponeva appartenenze ideologiche, ma manteneva uno spirito critico nei confronti del potere e delle sue retoriche. Il cantautore morì proprio il 2 giugno 1981, in una coincidenza che col tempo ha assunto quasi un valore simbolico.

 

La Democrazia cristiana: architrave della Repubblica

Per quasi mezzo secolo la Democrazia cristiana è stata il perno del sistema politico italiano. Più che un semplice partito, fu il luogo in cui si tennero insieme culture moderate, cattolicesimo sociale, interessi territoriali e costruzione dello Stato democratico. Da De Gasperi a Moro, da Amintore Fanfani a Giulio Andreotti, fino a Ciriaco De Mita, la DC accompagnò la trasformazione dell’Italia da paese agricolo a potenza industriale, esercitando una funzione di mediazione continua tra istituzioni, società e blocchi internazionali.

Nei congressi democristiani si decidevano spesso gli equilibri del paese, mentre correnti e leadership riflettevano le trasformazioni della società italiana. Il partito fu al tempo stesso architrave istituzionale e laboratorio politico: guidò la ricostruzione, favorì l’integrazione europea, gestì il passaggio al centro-sinistra e affrontò la lunga stagione della Guerra fredda. La sua forza fu la capacità inclusiva; il suo limite il progressivo logoramento del potere e la trasformazione del governo in gestione del consenso.

All’inizio degli anni Novanta, si concluse la parabola del “partito della nazione”. Ma a ottant’anni dalla nascita della Repubblica resta evidente quanto la storia italiana del secondo Novecento sia stata profondamente segnata dalla cultura politica, dalle leadership – e dalle contraddizioni – della Democrazia cristiana.

In Alcide De Gasperi maturò ben presto l’idea di una democrazia fondata non soltanto sulla stabilità governativa, ma soprattutto sulla “pacificazione e l’unità nazionale”: quell’unità nuova alla cui costruzione il mondo cattolico aveva contribuito accompagnando la nascita della Repubblica e cercando di tenere insieme libertà politica, rappresentanza sociale e ricostruzione.

Questo processo di avvio delle istituzioni repubblicane rappresenta il punto di arrivo di un lungo percorso di transizione dal fascismo alla democrazia e, al tempo stesso, l’inizio di una nuova fase della storia italiana. In questo quadro si inseriscono le prime scelte politiche e istituzionali della Repubblica, che avrebbero progressivamente definito l’assetto democratico del paese.

Dopo le storiche elezioni del 18 aprile 1948, nel maggio successivo si svolsero le prime sedute del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati previste dal nuovo ordinamento costituzionale. Furono eletti presidenti delle due assemblee Ivanoe Bonomi e Giovanni Gronchi, mentre pochi giorni dopo Luigi Einaudi venne eletto Presidente della Repubblica.

Nel suo messaggio di insediamento, Gronchi – che nel 1955 sarebbe stato eletto a sua volta Presidente della Repubblica – indicò uno dei nuclei ideali destinati ad attraversare tutta la storia repubblicana: “[…] La libertà e la democrazia non sono mai conquiste irrevocabili nella vita di un popolo, ma sono momenti del suo cammino faticoso verso forme superiori di convivenza sociale e politica. Ed oggi noi siamo proprio all’inizio di un nuovo periodo verso queste forme superiori di vita a cui tendiamo”.

In queste parole, pronunciate all’alba della Repubblica, si coglie il senso più profondo dell’esperienza democratica italiana: una costruzione mai definitiva, attraversata da conflitti, crisi e trasformazioni, ma capace di rinnovarsi nel tempo attraverso il passaggio tra generazioni e i mutamenti della società.

Per sempre sì: perché una canzone “antica” ha parlato al nostro tempo

La vittoria di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo 2026 con Per sempre sì non può essere liquidata come semplice ritorno del melodico o come trionfo della nostalgia sentimentale. Certo, il brano si muove dentro un codice riconoscibile: la promessa, la fedeltà, l’amore che resiste, il matrimonio come soglia simbolica. Sembra arrivare da un altro tempo, quasi da una stagione in cui l’amore poteva ancora essere raccontato come destino, scelta, durata.

Il punto è proprio questo: Per sempre sì non ha vinto malgrado il nostro presente di legami provvisori; ha vinto, forse, perché parla precisamente a questo presente.

In un paesaggio di legami fragili, identità intermittenti e relazioni reversibili, l’idea del “per sempre” non appare soltanto come un residuo del passato. Diventa una contro-domanda, quasi una provocazione affettiva. Zygmunt Bauman ci ha insegnato che l’amore contemporaneo oscilla tra desiderio di prossimità e paura del vincolo: vogliamo essere amati, ma temiamo ciò che ci trattiene; cerchiamo presenza, ma lasciamo sempre aperta una via di fuga.

In questo scenario, un brano che dice “sì” alla durata intercetta una sete profonda: non necessariamente il rimpianto del matrimonio tradizionale, ma il desiderio di una promessa affidabile.

 

Il per sempre” come desiderio ferito

Qui sta il nodo. Il pubblico non ha premiato soltanto una melodia. Ha premiato una forma di rassicurazione simbolica. La canzone melodica, quando è popolare nel senso più pieno del termine, non parla semplicemente “d’amore”: offre una casa emotiva a chi fatica a dare un nome alle proprie mancanze.

Anche i sentimenti sembrano consumarsi dentro la logica della prestazione, della scelta revocabile e dell’esperienza da ottimizzare, Per sempre sì rimette al centro una parola quasi scandalosa: durata. E la durata, oggi, non è un dato naturale. È un desiderio ferito.

Anthony Giddens parlava di “relazione pura” per indicare quel legame moderno che dura finché produce soddisfazione per entrambi. È una conquista, perché libera dall’obbligo cieco; ma porta con sé una vulnerabilità: se tutto dipende dalla qualità percepita del rapporto, ogni crisi può diventare una soglia di uscita.

Eva Illouz ha mostrato come il capitalismo emotivo abbia trasformato anche l’intimità in spazio di valutazione e prestazione. Si resta insieme, ma spesso ci si misura; ci si ama, ma ci si osserva come soggetti sostituibili. Dentro questa cornice, il “per sempre” non è la fotografia della realtà. È la domanda che la realtà non riesce più a soddisfare.

 

Sanremo come specchio emotivo del Paese

Festival di Sanremo, poi, non è soltanto una gara musicale. È uno dei pochi riti nazionali rimasti, un grande dispositivo di riconoscimento collettivo. Pur tra molti refrattari, regge ancora come sismografo emotivo del Paese. Lì, l’Italia non ascolta soltanto canzoni: mette in scena le proprie paure, i propri mutamenti, le proprie sopravvivenze.

Il successo di Sal Da Vinci dice allora qualcosa di più largo: sotto la superficie della modernità accelerata sopravvive un bisogno di stabilità, di appartenenza, di parole che non evaporino dopo un’emozione.

Non è detto che chi ha votato quel brano viva davvero un amore “per sempre”. Forse l’ha scelto perché quel “per sempre” manca, perché appare raro, perché è diventato quasi un bene simbolico di lusso.

Da sociologo, direi che questa vittoria non rappresenta un arretramento culturale. Rappresenta piuttosto una compensazione immaginaria. Dove la vita sociale frammenta, la canzone ricompone. Dove le relazioni si fanno provvisorie, la melodia promette continuità. Dove l’amore viene spesso ridotto a emozione individuale, il brano lo restituisce a una dimensione pubblica, rituale, comunitaria.

 

La fedeltà come parola inattuale

In fondo, il popolare funziona così: prende ciò che una società non riesce più a garantire e lo trasforma in canto.

Per questo Per sempre sì ha colpito. Non perché siamo tornati tutti improvvisamente tradizionalisti. Ma perché, nel frastuono delle biografie spezzate, delle chat interrotte, delle promesse leggere, una canzone ha osato pronunciare una parola enorme, quasi inattuale: fedeltà.

E quando una parola inattuale torna ad attivare un immaginario collettivo, significa che non è morta. Significa che, sotto la cenere della liquidità, brucia ancora il desiderio umano di essere scelti non per un momento, ma per una vita.

Al centro la persona: libertà, relazione e infinito nella riflessione di Cesana

Una riflessione nata dallesperienza

Nelle prime tre righe del saggio di Giancarlo Cesana sono riassunte in estrema sintesi le motivazioni ad averlo scritto: “Questo libro è una riflessione sulla mia esperienza di medico, psicologo ed educatore, con un grande debito nei confronti di Luigi Giussani, indimenticabile maestro di vita”. Emerge fin da subito un piglio narrativo che fa tesoro dell’esperienza vissuta nei profili professionali descritti dall’autore: non si tratta di un’opera astratta ma del resoconto di una vita immersa in un contesto di relazioni umane che hanno sollecitato risposte all’interrogativo posto dal titolo: “Ed io che sono?” che è un’espressione di cui siamo debitori a Leopardi e che Cesana riprende e fa propria per spiegare come pedagogia e psicologia siano due aspetti complementari dell’impegno educativo.

Un libro che descrive un percorso illuminato dal senso di infinito e dall’idea di libertà, volutamente pratico nelle argomentazioni, propositivo nelle scelte da compiere, persino metodologicamente ed epistologicamente corretto ad una analisi sottoposta agli addetti ai lavori, a coloro – cioè – che si occupano di istruzione, formazione ed educazione.

L’introduzione di Franco Nembrini e la prefazione del compianto Prof. Eugenio Borgna arricchiscono il testo soprattutto rispettivamente sotto il profilo della testimonianza e della condivisione e dal punto di vista dell’ortodossia scientifica dell’impostazione narrativa.

Entrambe sono un valore aggiunto ed un imprimatur di liceità ed apprezzamento condiviso dell’impostazione colloquiale e connotativa voluta dall’autore.

 

Educazione come incontro umano

Nel suo Ed io che sono, Giancarlo Cesana affronta il rapporto tra psicologia ed educazione partendo da una domanda decisiva: che cos’è la persona? La sua riflessione prende posizione contro una visione riduttiva che tende a subordinare la pedagogia alla psicologia, come se educare fosse semplicemente applicare modelli o schemi derivati da una scienza del comportamento.

Uno dei nuclei più significativi del libro è proprio questo: l’educazione, per Cesana, non è una tecnica né un insieme di procedure, ma un’esperienza umana irriducibile a schemi ripetibili.

Essa si realizza in un rapporto vivo tra persone, fondato sull’ascolto, sulla relazione e sul dialogo. In questo senso, ogni tentativo di ridurre l’azione educativa a un sistema prevedibile o controllabile finisce per tradirne la natura.

Da qui deriva anche una critica implicita ai modelli semplificati e replicabili— del tipo stimolo-risposta o domanda-risposta — spesso utilizzati per descrivere i processi formativi.

Cesana mostra come la formazione della persona non possa essere ridotta e contratta in modelli chiusi, perché l’essere umano è costitutivamente aperto, libero, non determinabile fino in fondo.

 

Libertà, singolarità e responsabilità educativa

Se l’educazione non è riducibile a una tecnica, allora non può nemmeno essere standardizzata.

Da qui deriva una prima implicazione decisiva: ogni atto educativo è, in fondo, irripetibile.

Non esistono protocolli validi in modo universale, perché ciò che è in gioco non è un comportamento da correggere, ma una persona da incontrare.

In questa prospettiva, la pedagogia diventa essenzialmente relazione: ascolto autentico, dialogo reale, capacità di lasciarsi interpellare dall’altro. Non si tratta semplicemente di applicare strumenti didattici, ma di costruire un rapporto in cui l’educatore riconosce l’altro come soggetto libero e non come oggetto di intervento. È qui che la critica agli schemi domanda-risposta acquista forza: tali modelli, pur utili in contesti limitati, risultano insufficienti quando si tratta della formazione della persona, perché presuppongono una prevedibilità che l’esperienza umana non possiede.

L’azione educativa, allora, si configura come un processo di individualizzazione dei percorsi. Non nel senso di un relativismo disordinato, ma come attenzione concreta all’identità irripetibile di ciascuno. Educare significa aiutare ogni persona a sviluppare sé stessa secondo la propria singolarità, valorizzando inclinazioni, domande, tempi e modalità proprie. Questo comporta una responsabilità più esigente per l’educatore: non basta conoscere metodi, occorre saper giudicare la situazione concreta, adattando continuamente il proprio intervento.

 

Linfinità della persona contro ogni riduzionismo

L’educazione dunque è – come anticipato – segnata da due dimensioni fondamentali: l’infinità, cioè l’apertura della persona a un significato che supera ogni riduzione e la libertà, intesa come capacità di aderire consapevolmente alla realtà e al proprio percorso umano.

Questa prospettiva restituisce all’atto educativo una profondità spesso dimenticata: educare non significa “produrre risultati”, ma accompagnare una persona nella scoperta della propria identità e del senso della vita.

Il tono del libro è accessibile ma mai banale. Giancarlo Cesana alterna riflessioni teoriche a osservazioni concrete, rendendo il testo fruibile anche a chi non ha una formazione specialistica. Tuttavia, la sua posizione è chiara e non neutrale: propone una visione dell’uomo che rifiuta ogni riduzionismo e rivendica la centralità dell’esperienza personale.

Nelle sue 160 pagine Ed io che sono? è un libro che provoca più che spiegare. Non offre ricette educative, ma invita a ripensare radicalmente il significato dell’educazione stessa.

Proprio per questo è particolarmente indicato per insegnanti, educatori e genitori che non vogliono limitarsi a “metodi”, ma interrogarsi sul senso profondo del loro agire.

Il contributo di Giancarlo Cesana consiste dunque nel richiamare con forza che educare non è applicare schemi, ma incontrare persone. Proprio per questo, ogni autentica azione educativa è unica: nasce da una relazione irripetibile e si sviluppa come un percorso che valorizza l’identità singolare di ciascuno. In un contesto spesso dominato da logiche standardizzanti, questa posizione rappresenta una provocazione significativa e operativamente feconda.

 

Francesco Provinciali
(Fondazione Varenna per linfanzia e ladolescenza)

 

Iran, Crosetto: nessuna missione a Hormuz senza una vera tregua

Roma, 13 mag. (askanews) – “Non siamo qui oggi per chiedere di autorizzare una missione militare – che prevede per prima cosa una vera tregua, una cornice giuridica e un voto del Parlamento – né un ampiamento operativo di quelle in essere”. Lo ha detto oggi il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nel corso dell’audizione presso le Commissioni riunite Esteri e Difesa Camera e la Commissione Esteri e Difesa Senato, assieme al ministro degli Esteri Antonio Tajani.

“Oggi 40 Paesi stanno valutando di rendere Hormuz libero e percorribile non appena sarà possibile: 24 di essi sono disposti a contribuire con assetti specialistici”, un quadro che “conferma la natura multinazionale dell’operazione”, ha commentato Crosetto.

Test per l’Hantavirus su una turista argentina, britannico al Sacco in quarantena

Roma, 12 mag. (askanews) – Il Ministero della Salute informa, con una nota, che nella serata di oggi è stato richiesto ed effettuato un test per Hantavirus su una turista argentina partita da una zona endemica il 30 aprile scorso e arrivata in Italia con un volo Buenos Aires-Roma. La turista si è successivamente recata a Messina dove è stata ricoverata per una polmonite. Quest’oggi è stato richiesto dalle autorità sanitarie locali di effettuare il test per Hantavirus. Il campione relativo alla turista è stato trasportato dai Nas allo Spallanzani di Roma dove sarà analizzato insieme al campione prelevato al venticinquenne calabrese in isolamento fiduciario.

Sempre oggi, prosegue la nota, è stato anche rintracciato sul suolo italiano, a Milano, un turista britannico che viene considerato un contatto poiché ha viaggiato sul volo Sant’Elena-Johannesburg su cui si trovava la moglie della prima vittima. Oggi l’Italia ha ricevuto la segnalazione dal governo britannico e il Ministero della Salute, con il supporto del Ministero dell’Interno, ha rintracciato il turista e contattato la Regione Lombardia che si è subito attivata. Il turista è stato trasportato all’ospedale Sacco di Milano per la quarantena, in base a quanto stabilito dalla circolare ministeriale dell’11 maggio. Con lui, al Sacco, per precauzione, anche un accompagnatore che viaggia con il turista.

ASLAM, da 30 anni nella formazione dei professionisti del fare

Milano, 12 mag. (askanews) – In Italia oggi figure professionali come: falegnami, manutentori aeronautici, macchinisti ferroviari elettricisti, addetti alla logistica, operatori del legno-arredo e della pelletteria seguono un percorso formativo di Istruzione e Formazione Professionale (leFP), a cui possono seguire percorsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS), progettati con le aziende per formare figure professionali altamente specializzate. Il livello più avanzato di formazione può essere conseguito con la specializzazione post diploma presso gli Istituti Tecnologici Superiori (ITS Academy), scuole di eccellenza post-diploma ad alta specializzazione tecnologica, vere alternative all’università. In Lombardia questa filiera rappresenta un modello di riferimento nazionale. È all’interno di questo sistema che si colloca ASLAM, realtà lombarda specializzata nella formazione professionale che quest’anno celebra 30 anni di attività. ASLAM è riconosciuta per essere una realtà educativa che integra competenze tecniche e crescita personale, offrendo percorsi fortemente orientati all’occupazione.

Le parole di Carlo Carabelli, Direttore Generale di ASLAM: “Partire dal bisogno delle aziende per avere lo spunto educativo verso i ragazzi, verso i giovani, dargli un’opportunità, fargli una proposta interessante. 30 anni fa nasceva così ASLAM e continua tuttora, perché quello che è nato dopo è nato sullo stesso tipo di sguardo, imparare dagli altri a guardare la realtà e chiedersi di che cosa c’è bisogno. I ragazzi di oggi hanno bisogno di una proposta interessante per muoversi, per accendersi e il lavoro è una grande opportunità”.

Fondamentale diviene, un quest’ottica, unire formazione a continuità lavorativa, per far sì che gli sforzi profusi durante la specializzazione possano tradursi in reale occupazione.

Il commento di Simona Tironi, Assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia: “Il prossimo passo non è solo quello di instaurare ancora di più, rafforzare questa sinergia tra la scuola e il mondo del lavoro, ma la grande sfida sarà quella di continuare ad anticipare la sfida, ovvero i bisogni sempre più emergenti delle nostre aziende, raccogliendo anche questo cambiamento importante dettato dall’innovazione, la tecnologia, l’intelligenza artificiale e quindi capire, costruire dei corsi dedicati per quelle che saranno le future professioni”.

ASLAM è oggi un ente d’eccellenza accreditato da Regione Lombardia per la formazione professionale e i servizi al lavoro confermandosi una presenza radicata nei territori.

Il commento di Lorenzo Malagola, Deputato della Repubblica Italiana: “Il governo insieme a Regione Lombardia sta davvero puntando molto su questo comparto dell’istruzione, perché crede che rappresenti un tassello per costruire una scuola di qualità del futuro e un mercato del lavoro giusto, equo, dove i nostri giovani possano sempre più trovare spazio”.

Sono oltre 15.000 gli studenti formati in ASLAM e 4.000 le aziende coinvolte in diversi progetti. In trent’anni ASLAM ha formato competenze, favorendo una reale occupazione e riducendo le distanze tra scuola e lavoro.

L.elettorale, centrosinistra fa muro: "E’ secondo tempo dei pieni poteri"

Roma, 12 mag. (askanews) – Le telefonate del centrodestra sono arrivate, ma il ‘tavolo’ della legge elettorale per ora rimane deserto. Il centrosinistra non raccoglie l’invito della maggioranza: già ieri sera a caldo il commento era “non sono credibili” e il giro di colloqui di oggi non cambia la posizione. “Non ci sono le condizioni per parlare – spiega un dirigente del Pd – questo è il secondo tempo della riforma Nordio, un altro tentativo di avere pieni poteri”. E nel centrosinistra, dopo la vittoria al referendum, sono convinti che anche un’eventuale forzatura sulla legge elettorale provocherà la stessa reazione tra gli elettori.

Lo spiega bene Francesco Boccia, capogruppo Pd: “Con chi mantiene sul tavolo il premierato non abbiamo nulla da discutere”. Perché il premierato non è ancora stato abbandonato, come sottolinea Riccardo Magi di Più Europa: “Sul tavolo c’è ancora il premierato su cui non più tardi di due giorni fa la ministra Casellati ha ribadito la volontà politica di andare avanti nonostante i tempi tecnici ristretti”.

E un parlamentare Pd che segue da vicino il dossier della legge elettorale è ancora più netto: “Ma perché dovremmo togliergli le castagne dal fuoco? Non sono d’accordo nemmeno tra di loro e noi dovremmo metterci a discutere di cosa? Se vogliono davvero il confronto ritirino il premierato e il ddl sulla legge elettorale…”. Condizioni difficilmente accettabili per il centrodestra.

Peraltro, il centrosinistra non intende rinunciare nemmeno ad un ‘calcio di rigore’ come quello di sottolineare che mentre il paese è in crisi il governo si occupa di legge elettorale: “A noi interessa discutere solo di come alzare gli stipendi agli italiani”, insiste Boccia. E Chiara Braga aggiunge: “Ci aspettavamo la convocazione su salari, lavoro, costo della vita, liste d’attesa. Sulla legge elettorale rimangono tutte le critiche già espresse da tempo. Il luogo dove confrontarsi è il Parlamento”.

Stesso copione che segue Giuseppe Conte: “Si occupano di legge elettorale per provare in tutti i modi a vincere dopo la batosta del referendum. Intanto rincari fuori controllo a carico di famiglie e imprese, 3 anni di crollo della produzione industriale”. Simili le parole di Nicola Fratoianni: “Possibile che a Giorgia Meloni non venga in mente di fare un provvedimento per alzare i salari, per risolvere i problemi delle famiglie? No, fare la legge elettorale è la loro priorità”.

M.O., Tajani accoglie 59 studenti palestinesi usciti da Gaza

Roma, 12 mag. (askanews) – Di rientro dalla missione a Bratislava, dove ha partecipato alla riunione ministeriale degli Amici dei Balcani Occidentali, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani sarà oggi pomeriggio all’aeroporto di Fiumicino per accogliere un primo gruppo di studenti universitari palestinesi usciti ieri dalla Striscia di Gaza nell’ambito dell’operazione dei “corridoi universitari”, facilitata dalla Farnesina per consentire a giovani palestinesi di proseguire il proprio percorso accademico presso Atenei italiani.

Saranno 59 gli studenti che giungeranno oggi nella Capitale, mentre gli altri raggiungeranno domani Milano. I giovani palestinesi, usciti dalla Striscia attraverso il valico israeliano di Kerem Shalom, sono stati trasferiti in Giordania e ospitati presso l’Ospedale italiano di Amman prima della partenza per l’Italia. Gli studenti saranno accolti presso 21 Atenei italiani e l’Università di San Marino, nell’ambito del programma “IUPALS” (Italian Universities for Palestinian Students), promosso dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane in collaborazione con il Ministero degli Esteri e il Ministero dell’Università e della Ricerca.

“A questa operazione la Farnesina, insieme alle Ambasciate a Tel Aviv e Amman e al Consolato Generale a Gerusalemme, lavorava da tempo. È stato un percorso complesso, anche per le difficili condizioni sul terreno, ma grazie all’impegno e alla determinazione di donne e uomini delle istituzioni siamo riusciti a portare questi giovani in sicurezza verso un’opportunità di studio e di futuro”, ha dichiarato il Ministro Tajani.

Con l’operazione in corso salgono a 229 gli studenti evacuati da Gaza dal settembre 2025: 157 studenti erano già stati trasferiti nelle quattro operazioni realizzate tra settembre e dicembre dello scorso anno, cui si aggiungono i 72 studenti usciti ieri dalla Striscia.

La Farnesina sta inoltre lavorando alla realizzazione di ulteriori operazioni nei prossimi mesi, in raccordo con le Autorità israeliane e giordane, per consentire ad altri studenti palestinesi di raggiungere l’Italia e proseguire il proprio percorso di studio in sicurezza.

Parla la star dei paleontologi: Alabama verso primato biodiversità

Gulf Shores (Alabama, Usa), 12 mag. (askanews) – L’Alabama sta rapidamente diventando un punto di riferimento riconosciuto a livello globale per la biodiversità e si candida nel medio termine a raggiungere il primo posto negli Stati Uniti d’America, che oggi appartiene alla California. A dirlo sono gli esperti. Tra loro c’è anche Andrew Gentry, paleontologo, biologo e senior education and research manager al Learning Campus di Gulf State Park, Gulf Shores, Alabama.

“Stiamo ancora lavorando per documentare tutte le specie presenti in Alabama: è uno degli aspetti che rende questa parte del paese così incredibile: continuiamo a scoprire nuove specie. Le aree intorno a Gulf Shores, a nord di Gulf Shores, proprio all’estremità settentrionale del delta, sono state soprannominate l’Amazzonia americana. Gli scienziati continuano a recarsi sul campo e a documentare nuove specie vegetali e animali in quella zona. E grazie al nostro lavoro di documentazione e registrazione scientifica di queste specie, stiamo lentamente scalando la classifica in termini di biodiversità totale. Pensiamo che nei prossimi anni riusciremo probabilmente ad avvicinarci, se non addirittura a conquistare, il primo posto negli Stati Uniti per biodiversità.” afferma.

Gentry è anche il nome dietro a una importante scoperta avvenuta proprio qui in Alabama, qualche anno fa: “Una famiglia della zona ha scoperto una tartaruga liuto fossile a più di due ore a nord di qui. Era incastonata in un grosso masso sulle rive di un fiume, e ci sono voluti circa sei mesi per dissotterrarla completamente e portarla in laboratorio. Si è rivelata essere una nuova specie di tartaruga liuto fossile, ed è una delle tartarughe liuto fossili meglio conservate mai ritrovate al mondo. Quindi sono stato molto fortunato a partecipare allo scavo e a guidare la ricerca su questa nuova specie di tartaruga marina” dichiara.

Gulf Shores è un centro chiave per la storia recente e meno recente dell’Alabama. “Lo stato ha un’incredibile diversità di fossili grazie alla sua storia geologica. Tutti questi colori indicano diversi strati di roccia: è, in sostanza, la costa del Golfo. Spostandosi verso sud, ci si avvicina sempre di più alla linea costiera moderna”, specifica.

La creazione di Gulf State Park è stata finanziata dai contributi di BP a titolo di risarcimento per il disastro della Deepwater Horizon (2010). Il parco costiero è diventato una destinazione di ecoturismo, consigliata da Sweet Home Alabama e Travel South Usa, mentre il Golfo del Messico ha dimostrato la sua grande resilienza. “Una delle cose che ho sempre amato fare come professore universitario era portare gli studenti sul campo, farli uscire dall’aula e mostrare loro cosa significa essere uno scienziato sul campo. Ed è quello che posso fare qui continuamente”, dice. E le scoperte a volte sono grandiose.

Siamo nel luogo dove il paleontologo conserva alcuni dei fossili più interessanti: “Lo squalo più grande attualmente esistente è lo squalo bianco, quindi il grande squalo bianco. Sono stati marcati un paio di squali bianchi lunghi oltre 6 metri. Quindi, sono animali grandi, ma non sono minimamente paragonabili a questo. Non sono minimamente paragonabili all’animale che aveva un dente così. Pazzesco, vero? Questi sono tutti estinti. Questa specie di Otodus è l’antenato evolutivo del Otodus megalodon. Diventavano solo più grandi. E questa è la replica di un dente di megalodonte ancora più grande”.

Nelle dune candide di Gulf Shores, dove il vento scolpisce creste eteree tra l’azzurro del Golfo e il verde rigoglioso del delta, la natura cela storie di resilienza millenaria: un invito eterno a esplorare, proteggere e stupirsi davanti al miracolo della vita che rinasce sempre dalle profondità del tempo.

Intervista di Cristina Giuliano

Montaggio di Linda Verzani

Immagini askanews

Maggioranza apre a modifiche l.elettorale, a vuoto prime prove dialogo

Roma, 12 mag. (askanews) – Come deciso ieri nel vertice di maggioranza con la premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, i capigruppo di maggioranza alla Camera hanno avviato oggi i primi contatti con i capigruppo delle opposizioni per tentare un dialogo sulla legge elettorale. Un giro di telefonate che si è chiuso con un nulla di fatto: la posizione di Pd, M5s, Avs e Più Europa resta contraria alla proposta di legge del centrodestra e contraria anche all’apertura di un tavolo di confronto.

La ‘strategia’ viene concordata in una riunione pomeridiana dei capigruppo di maggioranza in cui si decide di dividersi le chiamate. A Galeazzo Bignami, Fdi, tocca Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S alla Camera. Il pentastellato, dopo la telefonata, ribadisce che “la sede per discutere la legge elettorale è quella della commissione Affari Costituzionali”. Non va meglio a Enrico Costa (Fi) che sente Luana Zanella (Avs) per quello che la capogruppo Avs definisce “un abboccamento poco convinto” e Riccardo Magi (Più Europa). “Ormai si discute in commissione, se avessero voluto un confronto avrebbero dovuto avviarlo prima”, tuona quest’ultimo. Stessa posizione di Chiara Braga (Pd) dopo i contatti con Riccardo Molinari (Lega): “Rimangono tutte le critiche già espresse da tempo. Il luogo dove confrontarsi è il Parlamento. Ci aspettavamo la convocazione su salari, lavoro, costo della vita, liste d’attesa”.

Ma anche in Parlamento, nello specifico in Prima commissione dove proseguono le audizioni sulla riforma, arrivano le aperture della maggioranza. “Siamo pronti a qualsiasi cambiamento, non c’è un pacchetto chiuso. Ascolteremo le proposte. Siamo pronti a riflettere anche sul tetto massimo di seggi”, dice Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione Fdi, dibattendo con gli esperti sentiti oggi. “Noi abbiamo previsto per la prima volta un tetto massimo davvero”, di 230 alla Camera, “non sforabile” aggiunge sottolineando come “anche prendendo in considerazione la possibilità di ridurlo se ci venisse chiesto dalle opposizioni” ci sarebbe “il problema del Senato, dove dopo la riduzione dei senatori a 200, un 5% corrisponde a 10 senatori che anche con i senatori a vita rischia di non raggiungere quel 55% che consente di non bloccare l’attività quotidiana della maggioranza per l’assenza di un sottosegretario”.

L’ipotesi che l’esponente di Fdi sottopone agli auditi è se sia “possibile ipotizzare due soglie massime di maggioranza diversificate tra Camera e Senato: visto che c’è l’esigenza di stare sotto al 60%, si potrebbe lasciare inalterato il premio al Senato (30 seggi) e ridurlo alla Camera”. La possibilità non viene scartata da Roberto D’Alimonte secondo il quale il tetto massimo dovrebbe essere abbassato a 220 o addirittura a 215 deputati. Il professore di sistema politico italiano alla Luiss non boccia in toto la riforma del centrodestra: “Non è la migliore possibile per il nostro paese in questa fase storica” ma “ci fa fare un passo avanti rispetto al Rosatellum sul terreno della stabilità”.

Tutti gli auditi – da Stefano Ceccanti a Luciano Violante – invece demoliscono i listini bloccati della legge suggerendo chi un ritorno alle preferenze, chi ai collegi uninominali, chi come D’Alimonte, un mix tra listino legato al premio bloccato e preferenze nel proporzionale. Mentre il professore Massimo Villone, tra i firmatari dell’appello dei costituzionalisti contro la riforma, evidenzia come la legge proposta dalla maggioranza “impatta fortemente sul centrodestra” portando “un vantaggio considerevole per Fdi e un danno altrettanto considerevole in particolare per la Lega e anche per Fi seppure in misura inferiore”. Per questa ragione “è molto improbabile che lo Stabilicum veda la luce così com’è”.

Fine vita, La Russa ‘media’ e testo andrà in aula Senato il 3 giugno

Roma, 12 mag. (askanews) – Per una volta l’esito non era scontato. E a pesare è stata anche la mediazione tra maggioranza e opposizione del presidente del Senato Ignazio La Russa sulla necessità di fissare una “data certa” per l’approdo in aula di una tematica come quella del fine vita. La capigruppo di Palazzo Madama ha dunque accolto la richiesta dei gruppi di minoranza, partita per iniziativa del Pd, e la decisione è stata alla fine assunta all’unanimità: il 3 giugno inizierà l’esame dell’assemblea.

Non solo. Nel caso in cui, nelle commissioni Giustizia e Affari sociali, non si dovesse raggiungere un’intesa su un testo entro quella data, il Pd ha ottenuto che in aula giunga la Pdl del dem Alfredo Bazoli. Una decisione che impone ai partiti di uscire dalle dinamiche che sinora, tra false partenze e rinvii, hanno ostacolato il via libera in questa legislatura a una legge nazionale sul fine vita. Con ritmi scanditi, nel Paese, da sentenze di tribunali e leggi regionali (puntualmente impugnate dal governo).

All’esame delle commissioni c’è il testo dei relatori Pierantonio Zanettin (Fi) e Ignazio Zullo (Fdi) che incontra la netta contrarietà dei partiti di minoranza perchè “restrittivo” rispetto ai confini tracciati dalla Consulta che, inascoltata, in questi anni ha sollecitato il parlamento a intervenire. E’ un ‘nodo’ fondamentale il fatto che la proposta Zanettin-Zullo escluda il servizio sanitario nazionale, su cui soprattutto Fratelli d’Italia non sembra intenzionata a fare marcia indietro. Difficile ipotizzare che si possa convergere sul testo del centrodestra senza passi avanti significativi su questo (per le opposizioni il Ssn è una “priorità”) e altri aspetti come lo stop al suicidio assistito per pazienti non sottoposti a un trattamento sostitutivo di funzioni vitali.

Sul tema ci sono sensibilità diverse nella stessa maggioranza con Fi che – su impulso di Marina Berlusconi – si mostra più dialogante. Ed è la riflessione che si è aperta tra gli azzurri ad aver rimescolato un po’ le carte. Come ha rivendicato la capigruppo in Senato Stefania Craxi: “Grazie all’impegno e alla determinazione di Fi, nelle ultime settimane si è finalmente aperta una discussione seria sul tema del fine vita” e “l’iter legislativo riprende la sua strada”. Poi ha aggiunto facendo intravedere possibili percorsi: “Lavoreremo, con maggioranza e opposizione, per un testo che non lasci zone d’ombra, che tuteli i più fragili e che sappia tenere insieme sensibilità diverse senza storture e forzature”. Diversi gli interventi in questo senso di esponenti di Forza Italia.

Fdi per ora ha deciso di restare in silenzio. Mentre parla Pro-vita che addirittura si spinge ad affermare che “l’attuale classe dirigente” di Fi “sta facendo di tutto per infangare la memoria e tradire l’eredità del suo fondatore”, Silvio Berlusconi.

“Finalmente ci sarà un voto” e “si capirà da che parte stanno”, ha sottolineato invece il presidente dei senatori dem Francesco Boccia. “Se non verrà fuori un testo unitario si voterà il testo Bazoli che ha le firme di tutti i senatori e le senatrici dell’opposizione e che rappresenta l’impianto centrale che recepisce i rilievi della Consulta e che a nostro avviso deve diventare legge”. “Finalmente capiremo come si porranno le forze politiche in parlamento su un provvedimento che tutto il paese aspetta da anni, su cui la nostra posizione favorevole è nota da sempre, e che sarebbe gravissimo fosse affossato”, il commento di Peppe de Cristofaro di Avs.

Riccardo Magi di +Europa ha osservato: “Bene che il Senato abbia calendarizzato l’avvio della discussione sul Fine Vita, male che il centrodestra si ostini a voler trovare una mediazione sul suo testo” e poi è tornato a invitare a prendere in considerazione “la proposta di legge popolare depositata in Senato dall’Associazione Coscioni o dal testo depositato a mia prima firma alla Camera. Troppe criticità nel testo della destra, troppi paletti: si riparta da zero con un testo che davvero – ha concluso – rispetti la volontà dei cittadini”.

Calcio, Consiglio Napoli vota cittadinanza onoraria De Laurentiis

Roma, 12 mag. (askanews) – Il Consiglio Comunale di Napoli ha approvato a larga maggioranza – con un solo voto contrario e un astenuto – l’ordine del giorno presentato dal Gruppo Forza Italia per il conferimento della cittadinanza onoraria al presidente della S.S.C. Napoli, Aurelio De Laurentiis. “Napoli vive di calcio, respira calcio, si riconosce nel calcio” ha dichiarato in Aula la capogruppo di Forza Italia Iris Savastano. “Negli ultimi vent’anni il nome della nostra città è stato portato nel mondo anche grazie alla visione e alla determinazione di Aurelio De Laurentiis”.

Nel corso della discussione è intervenuto anche Luigi Carbone, presidente della Commissione Cultura, Turismo e Attività Produttive del Consiglio Comunale, che ha osservato come la cittadinanza onoraria non possa essere legata soltanto a risultati imprenditoriali, aggiungendo che De Laurentiis “non è che abbia creato chissà quanti posti di lavoro”.

“Questo ordine del giorno non è un atto di parte – ha concluso Savastano – ma un atto della città. Un gesto che unisce, valorizza e riconosce. Napoli è la prima città a formalizzare ciò che è evidente a tutti: Aurelio De Laurentiis ha contribuito in modo determinante alla rinascita sportiva, economica e reputazionale della nostra città”.

Calcio, Roma-Lazio, la Lega: "Decisione incomprensibile"

Roma, 12 mag. (askanews) – La Lega Calcio Serie A interviene, con una lunga nota stampa, sul caos relativo all’organizzazione della 37ª giornata, dopo che la Prefettura di Roma ha imposto la disputa del derby lunedì alle 20.45: “La Lega Serie A, quale soggetto delegato dalla FIGC all’organizzazione del campionato di competenza, ha il compito primario e indefettibile di tutelare la regolarità del campionato stesso, che ha il suo caposaldo nella contemporaneità della disputa delle gare delle ultime due giornate agonistiche. Caposaldo al quale la Lega Serie A non può certo abdicare, a garanzia del regolare svolgimento della competizione.

Il provvedimento del Signor Prefetto di Roma, che ha rinviato d’autorità il derby capitolino a lunedì 18 maggio alle ore 20:45, oltre a porsi in aperta e non comprensibile contraddizione con la sua stessa affermazione — espressa a inizio stagione sportiva — di non disputare la stracittadina di notte, non tiene in alcun conto che il differimento della gara Roma-Lazio — in una giornata di gare sottoposta al regime della contemporaneità obbligatoria — determina inevitabilmente il differimento di altre quattro gare, che movimentano realisticamente 300.000 tifosi i quali patiranno le intuibili conseguenze logistiche ed economiche di questa decisione.

Il provvedimento prefettizio, fa riferimento in fatto alla contemporaneità della finale di Coppa Italia con gli Internazionali di tennis, e lasciando intravedere il timore dell’Autorità di ordine pubblico di non essere in condizioni di poter gestire nel medesimo tempo le due manifestazioni, che peraltro si svolgono nello stesso sito del Foro Italico a poche centinaia di metri, senza tensioni tra i tifosi di due sport diversi — come dimostrato sabato scorso nella contemporaneità tra gli Internazionali e la gara di campionato Lazio-Inter — e comunque ad orari distanziati proprio grazie allo sforzo della Lega Serie A, che aveva fissato il derby e le gare contemporanee alle ore 12:30 di domenica 17 maggio (orario, quello delle 12:30, non usuale, atteso che impatta sui costi organizzativi in termini di personale che deve essere al lavoro dal giorno prima e in termini di audience del prodotto).

Peraltro, la finale degli Internazionali coinvolge un numero circoscritto di spettatori, non più di 10.000, perché sarà l’unica partita disputata nella giornata, mentre questo problema non era mai emerso in occasione delle diverse gare di Campionato e Coppa Italia giocate negli anni durante gli Internazionali di tennis con oltre 50.000 persone presenti nell’intero parco del Foro Italico. Questa tendenza interventista delle Prefetture e delle Questure, che modificano i calendari delle partite a proprio piacimento disinteressandosi dei problemi generati ai tifosi di casa e a quelli che viaggiano in trasferta, ai Club, ai calciatori, alle televisioni nazionali e internazionali che hanno già programmato la messa in onda delle gare, rappresenta un precedente estremamente pericoloso per la credibilità del sistema italiano nel gestire l’organizzazione di eventi nel nostro Paese.

La Lega Serie A, per quanto evidenziato, invita con forza le Autorità di ordine pubblico a revocare il provvedimento di rinvio che, se anche risolve le presunte criticità romane (ma non è così, quanto meno perché è già noto che per lunedì 18 maggio è stata dichiarata una giornata di sciopero dei trasporti), lo fa al prezzo di nuove tensioni connesse alle altre quattro gare rinviate, che di fatto impongono la decisione del Prefetto di Roma ai Prefetti delle quattro città ospitanti — Genova, Torino, Como e Pisa — e delle altre quattro città in trasferta — Napoli, Firenze, Milano e Parma. Diversamente, la Lega sarà costretta a reagire in ogni opportuna sede a tutela della competizione, degli interessi dei tifosi romani e del nostro campionato, nonché del nostro prodotto che, attraverso la mutualità, genera le risorse per il sostegno a tutti i livelli del calcio”.

Calcio, Inter, Chivu: "Qui si vince insieme"

Roma, 12 mag. (askanews) – Serenità, ambizione e mentalità vincente. Sono questi i concetti ribaditi da Cristian Chivu e Lautaro Martinez alla vigilia della finale di Coppa Italia. Il tecnico dell’Inter spiega il proprio contributo alla squadra: “Ho dato ambizione e la mia esperienza da calciatore in questa società. Conosco cosa vuol dire vivere la realtà Inter e ho cercato di rasserenare il gruppo dal punto di vista umano, gestendo anche la frustrazione che arriva dall’esterno. Ho trovato un gruppo di uomini veri, che lavora e vuole mantenere un livello alto”.

Chivu minimizza il peso personale del risultato: “A me non cambia un tubo di quello che sono io. Sono felice per loro, perché ho trovato una squadra che pareggia le ambizioni del club. Qui si vince e si perde insieme”. Sulla finale aggiunge: “Non dobbiamo avere ossessione. Ci siamo meritati questi risultati e dobbiamo affrontare la partita con serenità, responsabilità e voglia di divertirci”. Poi un aggiornamento su Thuram: “Sta meglio, oggi si è allenato con noi”.

Anche Lautaro Martinez sottolinea la crescita del gruppo e il rapporto con il tecnico: “Ci ha portato aria nuova e leadership, ma ci fa lavorare con tranquillità. Noi lo abbiamo seguito subito”. Il capitano nerazzurro guarda già alla possibilità del doblete: “La fame di vincere trofei c’è sempre. Domani abbiamo un’altra occasione per portare a casa una coppa”. E sulla sfida con la Lazio conclude: “Sarà una partita diversa rispetto a sabato. Sono organizzati tatticamente e ci sarà uno stadio pieno: bisogna essere pronti a tutto”.

Il pomodoro protagonista di TUTTOFOOD a Milano

Milano, 11 mag. – Casalasco tra i protagonisti della nuova edizione di TUTTOFOOD (HALL 7 Stand E01), la fiera internazionale di riferimento per il settore agroalimentare, in programma a Fiera Milano dall’11 al 14 maggio 2026.

Un appuntamento strategico per il Gruppo agroalimentare leader nella selezione, coltivazione, trasformazione del pomodoro da industria, confezionamento e commercializzazione dei suoi derivati, perché conferma la propria presenza in questa manifestazione, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo con operatori globali e valorizzare il proprio modello di filiera agroalimentare certificata. Ha parlato così Costantino Vaia, amministratore delegato del Gruppo Casalasco: “I mercati esteri, oggi, rappresentano oltre il 70% dello sbocco del prodotto di Casalasco. E’ un processo che abbiamo iniziato tanti anni fa e che stiamo implementando anno dopo anno”.

Protagonisti in fiera i brand del Gruppo, espressione di un portafoglio in continua evoluzione, che possa rispondere alle esigenze di mercati diversi. Sarà poi presentato il definitivo restyling del marchio leader nel mercato tedesco dei sughi acquisito lo scorso anno, ovvero Tomato al Gusto, e anche le nuove referenze dedicate al mercato italiano. “Quest’anno presentiamo quella che è la gamma Pummarò, con il ritorno, in particolare, di Polpabella e per quanto riguarda, invece, i marchi, Pomì e De Rica, un pomodoro datterino 100%. Inoltre, un restyling del marchio Tomato al Gusto per il mercato tedesco” ha continuato Vaia.

Protagonista è sempre il pomodoro datterino 100% italiano, a conferma dell’impegno del Gruppo nell’innovazione e nella valorizzazione delle materie prime per la valorizzazione del Made in Italy, attraverso un modello che ha l’obiettivo di portare nel mondo prodotti autentici, sostenibili e di qualità.

(servizio Pubbliredazionale)

Legge elettorale, Tajani: opposizione non proceda con no pretestuosi

Bratislava, 12 mag. (askanews) – “Noi abbiamo una proposta, siamo disposti a discutere. Poi, se non vogliono discutere, è una scelta loro”, ha dichiarato ai giornalisti il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa a margine della ministeriale del gruppo “Amici dei Balcani occidentali” a Bratislava, rispondendo ad una domanda sulla legge elettorale.

Tajani ha chiesto alle opposizioni di non procedere con no “pretestuosi” e di lavorare sul merito della legge elettorale, che “va fatta”.

“Smentisco qualsiasi ipotesi che si possa pensare a pareggi: i pareggi non esistono. O si vince o si perde” ha affermato Tajani.

“Da parte del governo c’è grande apertura per avere una legge elettorale che garantisca stabilità al paese e governabilità chiunque vinca”. “È una legge che riguarda tutti, non riguarda noi”, ha precisato il ministro.

Tensione su Centri Albania, Tirana sembra ventilare stop poi fa retromarcia

Roma, 12 mag. (askanews) – E’ stata una nuova giornata di polemica sui centri in Albania, con Tirana che prima è sembrata ventilare il mancato rinnovo dell’accordo, poi ha fatto marcia indietro. Tutto questo mentre l’opposizione andava all’attacco del Governo e di Giorgia Meloni.

La premier, alla kermesse di Atreju nel dicembre 2024, aveva ribadito, scandendo in sillabe, che i centri, alla fine “fun-zio-ne-ran-no”. Ma le parole, questa mattina, del ministro degli Esteri albanese Ferit Hoxha, sono parse l’ennesima tegola sul ‘modello Albania’, un’operazione di esternalizzazione delle frontiere, dal forte significato simbolico per il centrodestra, che sinora non è decollato. Questa mattina il ministro albanese, interpellato a Bruxelles, aveva affermato che “non” era sicuro ci sarebbe stata una “proroga” del protocollo Italia-Albania nel 2030, anche in vista dell’ingresso in Ue del paese delle Aquile. Una dichiarazione forse incauta poiché l’Albania conta sul sostegno italiano proprio per l’ingresso in Ue. Aveva subito tentato di ridimensionare il fatto il titolare della Farnesina Antonio Tajani: “il 2030 è così lontano…”. Fino alla ‘correzione’ in corsa di Hoxha: alla domanda di un giornalista, ha sostenuto il ministro in un post, “ho risposto: ‘Non ne sono certo, partendo dal presupposto che l’Albania a quel punto sarà già uno stato membro dell’Unione Europea e quindi la situazione sarà diversa’. Semplicemente questo”. Una “dichiarazione” che “non deve in alcun modo essere interpretata come un cambiamento della posizione dell’Albania riguardo al protocollo”.

Le opposizioni avevano però subito annunciato un’interrogazione urgente e non si sono lasciate scappare l’occasione per tornare a evidenziare il “fallimento” di centri costati all’erario “quasi un miliardo di euro” e che hanno visto transitare un numero di migranti decisamente molto più basso rispetto agli annunci della vigilia, quando fu lanciato il progetto dopo l’intesa siglata tra Meloni e il premier Edi Rama il 6 novembre del 2023.

“Abbiamo sempre detto che quella dei Cpr in Albania fosse un’idea sbagliata, costosa, disumana. Oggi il governo di Tirana ha assestato un colpo ulteriore ad un modello totalmente fallimentare”, il commento del responsabile dem per le Politiche migratorie Pierfrancesco Majorino. “Da ‘fun-zio-ne-ran-no’ a ‘chiu-de-ran-no’. L’annuncio del governo di Tirana è la pietra tombale sul fallimentare quanto costosissimo spot albanese di Meloni”, l’attacco del M5S. Per Avs i centri sono “un vero e proprio disastro politico, economico e umanitario. Ennesimo disastro di un governo ormai al capolinea”, ha detto Peppe De Cristofaro. Duri pure i commenti di Iv e +Europa, con Riccardo Magi che ha parlato di “sadico esperimento” costato “agli italiani 900 milioni di euro e che Giorgia Meloni ha usato per la sua propaganda”.

In serata, Rama è stato costretto a puntualizzare che il protocollo “è fatto per restare, finché l’Italia lo vorrà”. Parole che hanno permesso agli esponenti del centrodestra di liquidare le “solite pretestuose polemiche”. “Ancora una volta la sinistra fa cilecca” sul protocollo che “resta un modello concreto di cooperazione internazionale nella gestione dei flussi migratori”, ha dichiarato il capo delegazione di Fratelli d’Italia a Bruxelles Carlo Fidanza.

Da quando è nato il progetto, circa due anni e mezzo fa, i centri in Albania sono andati incontro a varie vicissitudini, anche a seguito dello ‘scontro’ tra il governo Meloni e i magistrati delle sezioni dei tribunali specializzate in materia di immigrazione cui è stata rivolta l’accusa di voler smontare a colpi di sentenze le politiche dell’esecutivo per le mancate convalide delle espulsioni in contrasto con le norme internazionali. Poi è arrivato il varo di un decreto-legge sui cosiddetti paesi sicuri (seguito da una ‘lista’ di Paesi sicuri Ue) e, infine, un cambio di ‘destinazione d’uso’: da centro di trattenimento extra-europeo per richiedenti asilo per uomini maggiorenni ‘raccolti’ in alto mare a Centro per il rimpatrio (Cpr) di soggetti già presenti sul territorio italiano (ma su cui il governo potrebbe intervenire ancora). ‘Aggiustamenti’ dettati da un imperativo: i centri in Albania per l’esecutivo devono funzionare. Ora lo sguardo è al nuovo Patto Ue sulle migrazioni e alle nuove regole comunitarie sui rimpatri.

Iran, Tajani: “La linea rossa anche per noi è il nucleare”

Bratislava, 12 mag. (askanews) – “La linea rossa, anche per noi, è l’impossibilità per l’Iran di costruire l’arma nucleare” ha dichiarato ai giornalisti il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa a margine della ministeriale del gruppo “Amici dei Balcani occidentali” a Bratislava commentando gli ultimi sviluppi in Medio Oriente.

“Noi vogliamo che si raggiunga quanto prima una pace stabile e

siamo pronti a fare la nostra parte” ha ricordato il ministro,

sostenendo che per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, bisogna che ci sia un accordo definitivo e “il tempo non sembra volgere al bello”. “Mi pare che ci siano ancora tensioni, però speriamo che invece possa prevalere la linea del buon senso”, ha sostenuto Tajani, ricordando la disponibilità dell’Italia a inviare le dragamine nell’alveo di una missione internazionale.

Tiziano Ferro festeggia i 25 anni di "XDONO" con Lazza

Milano, 12 mag. (askanews) – “XXDONO”, il nuovo brano di Tiziano Ferro disponibile in tutti gli store digitali e in radio da venerdì 15 maggio (per TZN Srl in licenza per Sugar Music e distribuito da Universal Music Italia), è la prova che la “XDONO” che festeggia quest’anno 25 anni di successi era già all’epoca della sua uscita una canzone proiettata nel futuro della musica italiana, un po’ come Marty McFly in “Back To The Future”.

La sentita strofa inedita di Lazza e la nuova strumentale del brano, firmata da NKO e Zef, non fanno che certificare l’innegabile attualità di una canzone che suonava 2026 già nel 2001.

Fin dal suo debutto Tiziano Ferro ha sempre avuto l’immediatezza, l’urgenza e la limpidità dei testi urban che oggi sono la quotidianità delle strofe, dei ritornelli e delle classifiche della musica italiana e oggi più che mai questa sua attitudine innata è resa ancora più evidente da questa nuova “XXDONO”.

Registrata da Tiziano Ferro e Lazza a Los Angeles, ripartendo da zero, “XXDONO” è stata l’occasione per far incontrare due dischi di diamante con la volontà e l’entusiasmo di celebrare e ricreare assieme un innegabile classico.

Come ha raccontato Ferro: “Quando nel 2001 presentavo questo brano alle etichette in cerca di contratto nessuno voleva firmare quel sound, troppo R’N’B per quel tempo. Oggi sono felice di aver aperto una strada e di aver dato il via ad un nuovo genere nel nostro paese”.

Parlando invece di Lazza, Ferro ha raccontato: “Lazza mi scrisse quando ancora era un ragazzo che stava iniziando a farsi largo nel mondo della musica. Era un mio fan e ci scrivemmo, come ormai succede spesso, su Instagram. Di lui mi colpiva non solo lo stile rap ma anche il fatto che fosse un ottimo musicista, uno capace di suonare anche Mozart all’occorrenza. Quando tempo dopo lo vidi sul palco di Sanremo rimasi stupito positivamente dal suo passaggio. Era uno dei pochi artisti sempre in nota e il pezzo era bellissimo, il mio brano preferito di quella edizione. Auguro a Lazza, un artista completo e fortissimo, una lunghissima carriera e di continuare a scrivere canzoni che possano rimanere, come quella “Cenere” che me lo ha fatto scoprire, nel cuore e nella testa del pubblico”.

Per Lazza: “Xdono è un brano generazionale capace di passare, come è successo a me, di madre in figlio, e che oggi come ieri tutti conoscono. Sono felice che Tiziano abbia pensato a me. Mentre parlavamo tempo fa gli avevo buttato lì il fatto che amassi quella canzone e che sarebbe stato incredibile cantarla insieme ma non avrei mai immaginato di essere il coprotagonista di questa nuova versione. Ammetto che scrivere la mia strofa è stato impegnativo, mi sentivo un grande carico di responsabilità perché sapevo di mettere mano su un brano che è un colosso della musica italiana e di lavorare accanto ad una leggenda”.

“XXDONO” arriva dopo la collaborazione con Giorgia in “SUPERSTAR” (brano che dopo aver raggiunto la vetta della classifica radio è stabile tra i singoli più programmati dalle radio italiane) e aggiunge un nuovo tassello al puzzle che andrà a comporre “SONO UN GRANDE (DELUXE)”, la nuova versione del disco pubblicato lo scorso autunno da Sugar Music che sarà disponibile dal 22 maggio in digitale e dal 29 maggio in versione CD in tutti i negozi oltre che in formato CD con poster e CD con poster autografato in esclusiva per Sugar Music qui: SugarMusic.lnk.to/SONOUNGRANDE_DELUXE.

Oltre a “SUPERSTAR” e “XXDONO”, “SONO UN GRANDE (DELUXE)” conterrà altri 5 brani di cui altre 3 collaborazioni inedite e inaspettate.

Manca sempre meno al ritorno sul palco di TIZIANO FERRO che il prossimo 30 maggio darà il via al suo nuovo tour “STADI 26” che lo vedrà esibirsi in 12 date negli stadi delle principali città italiane. Il tour, prodotto e organizzato da Live Nation, ha già venduto 400 mila biglietti (per info www.livenation.it).

Queste le date del tour: 30 maggio 2026 LIGNANO – Stadio Teghil 06 giugno 2026 MILANO – Stadio San Siro 7 giugno 2026 MILANO – Stadio San Siro 10 giugno 2026 TORINO – Allianz Stadium 14 giugno 2026 BOLOGNA – Stadio Dall’Ara 18 giugno 2026 PADOVA – Stadio Euganeo 23 giugno 2026 NAPOLI – Stadio Diego Armando Maradona 27 giugno 2026 ROMA – Stadio Olimpico 28 giugno 2026 ROMA – Stadio Olimpico 03 luglio 2026 ANCONA – Stadio Del Conero 08 luglio 2026 BARI – Stadio San Nicola 12 luglio 2026 MESSINA – Stadio San Filippo

Roma-Lazio, Abodi: "Ricorrere al giudice è errore in partenza" -RPT-

— ripetizione con testo corretto — Roma, 12 mag. (askanews) – “Quando si arriva a questo punto già si è persa l’occasione, che ci si ritrovi davanti a un giudice secondo me è il segnale non soltanto di come si è arrivati ma di come si è partiti”. Così il Ministro dello sport Andrea Abodi a margine dell’incontro al Quirinale delle finaliste di Coppa Italia con il Presidente della Repubblica in relazione alla volontà da parte della Lega di ricorrere al Tar per la decisione del Prefetto di spostare al lunedì sera il derby Roma-Lazio di campionato. “Ci sono sempre delle lezioni e ogni volta è una lezione nuova, ma ci sono state pure quelle precedenti. Io dico che quando il calendario degli eventi sportivi è non un evento straordinario ma una tradizione che si rinnova, quegli elementi lì devono essere dei punti fermi. Il tema principale è che bisogna mettersi in testa che tutta questa organizzazione vive sul presupposto di servire al meglio la tifoseria, gli appassionati, quelli che hanno il privilegio di assistere dal vivo e quelli che guardano gli eventi in televisione. Se perdiamo di vista l’obiettivo diventa una routine stanca che dimentica le priorità”

Calcio, Lazio, Sarri: "Bisogna crederci fino alla follia"

Roma, 12 mag. (askanews) – “Bisogna crederci fino alla follia”. Maurizio Sarri carica così la Lazio alla vigilia della finale, nel corso della conferenza stampa insieme al capitano Mattia Zaccagni. Il tecnico biancoceleste torna anche sulla pesante sconfitta di sabato: “Se l’atteggiamento mentale è quello di sabato, la tattica non conta nulla. Abbiamo preparato qualcosa di diverso, vedremo se può funzionare”.

Sarri si dice orgoglioso del percorso della squadra: “Sono orgoglioso della stagione e dell’atteggiamento del gruppo, che non ha mai mollato. Mi hanno fatto tornare a divertirmi durante gli allenamenti. La squadra merita di vincere per il percorso fatto in Coppa”. E aggiunge: “Potremmo anche essere scarsi ma siamo uomini”.

Sul possibile ritorno del pubblico allo stadio: “Fare riscaldamento negli ultimi tempi era un po’ deprimente. Sicuramente ci è costato dei punti”. Poi un pensiero a Pedro: “Era acciaccato ma si metterà a disposizione. È uno specialista di queste partite, ha segnato nell’80% delle finali che ha giocato, speriamo lo faccia anche domani”.

Il tecnico parla anche delle condizioni di Cataldi: “Ha fatto il primo allenamento stamattina, sta meglio ma è fermo da un mese”. E sul centrocampo scherza amaramente: “Dopo sabato ho 8-9 dubbi. Avevamo fatto una prestazione del c…o e il risultato è stato uguale”.

Infine un commento su Cristian Chivu: “Ha avuto personalità e ha sfruttato una squadra molto forte. L’Inter era la più forte di tutte”.

Senato Usa conferma Kevin Warsh a membro del board Fed

New York, 12 mag. (askanews) – Come ampiamente atteso, il Senato ha confermato Kevin Warsh come membro del board della Federal Reserve, incarica che ha una durata di 14 anni. E’ il primo passo per poi dare il via libera alla nomina da presidente della banca centrale americana al posto di Jerome Powell, il cui mandato a capo della Fed scade il 15 maggio prossimo. Quel secondo voto su un ruolo che dura quattro anni potrebbe arrivare al massimo entro domani o giovedi’.

Powell ha gia’ comunicato che restera’ nel board “fino a quando lo riterro’ necessario” al fine di garantirsi che la causa lanciata e poi ritirata dal dipartimento di Giustizia sia davvero archiviata una volta per tutte. In teoria, quell’incarico durera’ fino al 2028.

Coppa Italia, Guida:"Senza arbitri non esiste partita e rispetto"

Roma, 12 mag. (askanews) – “Per noi è un grandissimo onore essere ricevuti nella casa degli italiani. Desidero partire da un suo messaggio nel discorso di fine anno di quest’anno che sentiamo profondamente nostro ed è l’invito a disarmare le parole”. Così l’arbitro della finale di Coppa Italia, Marco Guida, in occasione dell’incontro al Quirinale con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla vigilia della finale di Coppa Italia, tra Lazio e Inter. “È un messaggio che riguarda l’intera società e che nello sport, e nel calcio in particolare, assume un valore ancora più evidente. Quando le parole perdono misura, anche il confronto perde equilibrio e non si indeboliscono solo le persone, ma il valore stesso delle regole” le sue parole.

“Siamo migliaia – continua – ogni settimana, ragazzi che scelgono di mettersi in campo per essere portatori di regole. Ci sono giovani coraggiosi e noi vogliamo sostenerli facendo sentire la nostra vicinanza. È un messaggio che assume un valore ancora più evidente, quando le parole perdono le misure anche il confronto perde equilibrio, non si indeboliscono solo le persone ma anche le regole, mettendo in discussione l’arbitro non si colpisce solo noi ma si mette in discussione il principio della responsabilità che tiene insieme ogni sistema, sportivo e civile. Avremo l’obiettivo di far sì che una grande sfida resti leale, rispettosa delle regole. Senza arbitri non esiste partita e rispetto”

Coppa Italia, Abodi: "Ricorrere al giudice è errore in partenza"

Roma, 12 mag. (askanews) – “Quando si arriva a questo punto già si è persa l’occasione, che ci si ritrovi davanti a un giudice secondo me è il segnale non soltanto di come si è arrivati ma di come si è partiti”. Così il Ministro dello sport Andrea Abodi a margine dell’incontro al Quirinale delle finaliste di Coppa Italia con il Presidente della Repubblica in relazione alla volontà da parte della Lega di ricorrere al Tar per la decisione del Prefetto di spostare al lunedì sera il derby Roma-Lazio di Coppa Italia. “Ci sono sempre delle lezioni e ogni volta è una lezione nuova, ma ci sono state pure quelle precedenti. Io dico che quando il calendario degli eventi sportivi è non un evento straordinario ma una tradizione che si rinnova, quegli elementi lì devono essere dei punti fermi. Il tema principale è che bisogna mettersi in testa che tutta questa organizzazione vive sul presupposto di servire al meglio la tifoseria, gli appassionati, quelli che hanno il privilegio di assistere dal vivo e quelli che guardano gli eventi in televisione. Se perdiamo di vista l’obiettivo diventa una routine stanca che dimentica le priorità”

Ciclismo, Narvaez vince a Cosenza, Ciccone maglia rosa

Roma, 12 mag. (askanews) – Giulio Ciccone conquista la prima maglia rosa della carriera al termine della quarta tappa del Giro d’Italia 2026, la Catanzaro-Cosenza di 136 chilometri, vinta allo sprint dall’ecuadoriano Jhonatan Narvaez davanti al venezuelano Orluis Aular. L’abruzzese della Lidl-Trek chiude terzo e balza in testa alla classifica generale con 4 secondi di vantaggio su Jan Christen e Florian Stork. L’ultimo italiano in rosa era stato Diego Ulissi nel 2025.

La corsa si anima subito con una fuga di sei uomini: Marcellusi, Rafferty, Barguil, Bais, Larsen e Jacobs. Il gruppo controlla senza forzare fino alla salita di Cozzo Tunno, dove la Movistar cambia ritmo e la tappa esplode. Perdono contatto diversi velocisti, tra cui Jonathan Milan, mentre la maglia rosa Thomas Silva crolla accumulando minuti di ritardo. In difficoltà anche Egan Bernal.

Davanti restano i migliori uomini di classifica: Vingegaard, Pellizzari, Ciccone, Ulissi ed Enric Mas. La fuga viene ripresa a 50 chilometri dall’arrivo e il finale si decide tra scatti e abbuoni. Christen passa per primo al Red Bull Km davanti a Pellizzari e Ciccone, ma nel finale viene ripreso.

Allo sprint ristretto emerge Narvaez, che precede Aular e Ciccone. Per l’azzurro, però, arriva la gioia più grande: la maglia rosa, “un sogno da bambino”, come raccontato dopo il traguardo.

Piccole imprese e governance fragile, il credito resta illusione

Roma, 11 Mag. – Oltre il 99% delle imprese italiane è composto da micro e piccole realtà. Un dato che non racconta solo una questione di dimensioni, ma che nasconde una fragilità strutturale profonda: l’assenza quasi totale di governance, di processi codificati, di una leadership capace di rendere l’azienda leggibile agli occhi del sistema finanziario. Il risultato è che migliaia di imprenditori, ogni anno, si scontrano con un muro quando cercano accesso al credito non perché le loro idee siano deboli, ma perché le loro aziende non parlano la lingua delle banche. In un contesto geopolitico instabile, con tassi di interesse in salita e una stretta creditizia che colpisce famiglie e imprese, questa debolezza rischia di trasformarsi in una condanna.

Eppure il comparto farmaceutico e nutraceutico italiano racconta anche un’altra storia. Nel 2025 l’export farmaceutico ha superato i 69 miliardi di euro, la produzione ha raggiunto i 74 miliardi e gli occupati nel settore sono 72.200. A dicembre 2025, l’indice della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici ha segnato una crescita tendenziale del 23,8%, la più alta tra tutti i comparti manifatturieri monitorati dall’Istat. Numeri che fotografano un’industria in piena espansione, ma accanto ai grandi gruppi strutturati, proliferano realtà piccole e improvvisate, soprattutto nel comparto degli integratori alimentari, dove per entrare nel mercato basta notificare un’etichetta al Ministero della Salute.

È in questo scenario che si inserisce la vicenda di Maria Francesca Aceti, ingegnere e imprenditrice, che ha rilevato un’azienda farmaceutica in stato di fallimento conclamato pignoramenti attivi, conti correnti bloccati, oltre un milione di euro di debiti tra creditori chirografari ed Equitalia e l’ha trasformata in una realtà presente in 17 paesi. Una storia che oggi viene letta non più soltanto come il classico “viaggio dell’eroe”, ma come un caso di studio sulla governance aziendale applicata a un contesto di crisi estrema.

“Sappiamo che oltre il 99% delle imprese sono piccole e micro e questo determina, oltre a un problema di dimensione, anche un problema di struttura” afferma Aceti. “Queste aziende sono imprenditore-centriche, il che vuol dire che l’imprenditore è letteralmente il collo di bottiglia: decide tutto, e questo determina difficoltà nell’accesso al credito. Mancando una struttura, manca una governance, mancano i processi: l’impresa non è leggibile e quindi non crea fiducia nel sistema bancario e nelle istituzioni.”

Il tema della fiducia è il perno del modello costruito da Aceti. “Quello che ho fatto è stato costruire una leadership, innanzitutto lavorando su me stessa, perché è importantissimo dare l’esempio, e poi dando fiducia” spiega l’imprenditrice. “Se mi fido di una persona che lavora con me, lei lo percepisce: sarà lei a controllare se stessa, lavorerà per un obiettivo, e non ci sarà più bisogno del controllore del controllore. Questa è oggi l’unica strategia vincente.”

Il modello si estende alle politiche di welfare interno, che Aceti non considera un obbligo normativo, bensì una scelta strategica per la crescita. La chiusura degli uffici alle 16:30, lo smart working gestito in autonomia dai dipendenti sulla base del buon senso, l’assicurazione sanitaria integrativa, i bonus economici in fase di strutturazione: ogni tassello concorre a costruire un ambiente in cui le persone possano crescere. “Le aziende non crescono quando crescono i numeri, ma quando crescono le persone” dice Aceti con nettezza. “Per avere persone in gamba bisogna trattarle bene. Pensiamo alla Gen Z: nessuno vuole stare in un’azienda dove ti dicono ‘fai questo perché lo dico io’. Gli orari sono fondamentali: concludere alle 16:30 vuol dire permettere alle persone di andare a casa, stare con la famiglia, andare in palestra. Questo le stimola moltissimo.”

Sul fronte del settore nutraceutico, Aceti porta una visione critica maturata dall’interno. Socia fondatrice di Asso Integratori, conosce a fondo le vulnerabilità di un mercato in cui la soglia d’ingresso è bassissima. “Improvvisarsi azienda del nutraceutico è molto semplice, perché basta notificare un’etichetta al Ministero” osserva. “Secondo me c’è bisogno di ancora più rigore, perché poi succedono cose come quelle accadute in passato, l’integratore che provoca dei danni. È fondamentale una struttura e una governance nelle aziende del nostro settore, perché il prodotto deve essere tracciato dalla materia prima fino al prodotto finito. Noi conosciamo addirittura le politiche sociali dei nostri fornitori di materie prime.”

La traiettoria dell’azienda guidata da Aceti punta ora a un ulteriore salto di qualità: la trasformazione in società per azioni. Un passaggio che nella cultura italiana delle PMI resta raro e spesso vissuto con diffidenza, ma che rappresenta uno degli strumenti più efficaci per attrarre capitali. Un percorso coerente con la visione applicata fin dall’inizio: “Ho basato molto la mia strategia sulla leadership, sul coinvolgimento delle persone, sul dare fiducia e sul costruire una struttura diversa da quella della maggior parte delle piccole aziende” sintetizza Aceti.

(Servizio pubbliredazionale)

Pericoloso felino africano trovato in un parco di Garbagnate Milanese

Milano, 12 mag. (askanews) – Un esemplare di “Leptaiilurus serval”, meglio conosciuto come servalo o gattopardo africano, un felino selvatico originario dell’Africa centro meridionale che rientra nella categoria degli animali pericolosi, è stato catturato nei giorni scorsi nel Parco della Garbatella di Garbagnate Milanese, alle porte del capoluogo lombardo.

Lo hanno comunicato oggi con una nota i carabinieri del Nucleo Forestale, dopo l’intervento, nel pomeriggio del 2 maggio scorso, dei loro colleghi di Garbagnate insieme con personale della Polizia Provinciale della Città Metropolitana e dei servizi veterinari di Milano.

La prima segnalazione era arrivata il 30 aprile: si parlava dell’avvistamento di un grande gatto con mantello giallo nel comune di Arese. Dopo pochi giorni, sabato 2 maggio un altro avvistamento, questa volta nel Parco di di Garbagnate Milanese, dopo il felino è stato narcotizzato e ricoverato in una clinica veterinaria per valutarne lo stato di salute. Infine è stato trasportato in un giardino zoologico fuori dalla Lombardia.

I carabinieri forestali hanno sottolineato che sulla base della normativa del 2022, è vietato a chiunque detenere “animali vivi di specie selvatica, anche nati e allevati in cattività, che costituiscano pericolo per la salute e per l’incolumità pubblica o per la biodiversità, nonché gli ibridi tra esemplari delle predette specie e di altre specie selvatiche o forme domestiche e le loro successive generazioni. Il responsabile è punito con l’ammenda da 20mila a 150mila euro e con la confisca dell’animale”.

Electrolux, Calderone: massimo impegno, spero anche da interlocutori

Roma, 12 mag. (askanews) – Sulla vertenza Electrolux “voglio essere ottimista” e “sonderemo tutte le possibilità, non ne lasceremo di intentate”. Così il ministro del Lavoro, Marina Calderone, a SkyTg24 Economia. “Siamo consapevoli del fatto che stiamo parlando di 1.700 posti di lavoro, 1.700 famiglie – ha proseguito – da parte nostra ci sarà il massimo impegno. Ci aspettiamo di avere identica attenzione anche dai nostri interlocutori”.

Calderone ha aggiunto che è “sempre da ricercare una soluzione. Il collega Urso ha già convocato le parti per il 25 di maggio. Il ministero del Lavoro sarà presente all’incontro. Lavoriamo di squadra con i colleghi per fare in modo che le nostre competenze si integrino a beneficio della ricerca di una soluzione”.