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Figc, Abodi: il sistema si riformi, serve un cambio di passo

Rimini, 25 ago. (askanews) – “Mi aspetto un cambio di passo. Mi aspetto che, dopo le decisioni inevitabili prese fino ad ora dal presidente federale, il sistema si riformi, soprattutto tenendo conto degli aspetti che riguardano i settori giovanili e la competitività della Serie A, che è un fattore molto importante per tutti”. Lo ha detto il ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi, in un punto stampa al Meeting di Rimini, parlando del nuovo corso della Figc.

Il rilancio, ha premesso il ministro, “dipende soprattutto dalla capacità e dalla volontà della federazione, perché credo che l’autonomia sia un valore molto importante, affidato alla capacità di un sistema di autogenerarsi e di migliorarsi. Di sicuro abbiamo alle spalle esperienze che hanno portato a delusioni e amarezze: adesso mi auguro che tutto quello che succederà possa determinare un cambiamento nella competitività della nazionale e del nostro campionato”.

Dalla qualità del campionato, ha osservato Abodi, “dipende anche la selezionabilità degli italiani, che iniziano a giocare in numero molto rilevante anche in campionati stranieri”: l’auspicio è che quell’esperienza all’estero “possa dare nuove opportunità alla maglia azzurra” e riportare “la passione per l’azzurro, che forse si è un po’ affievolita senza una ragione precisa, perché non si rimane appassionati e innamorati del calcio e della maglia azzurra solo quando si vince, ma tanto più nei momenti di difficoltà come questi”.

Mps, Giani: lo Stato non venderà il suo 4,8%

Firenze, 25 ago. (askanews) – “Lo Stato non venderà la sua quota del 4,8% in Mps”. Lo afferma il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani dopo l’incontro al Mef con le istituzioni locali: Regione Toscana, Provincia e Comune di Siena. Secondo Giani, si è trattato di “un’interlocuzione diretta che ci ha consentito di valutare fino in fondo e con condivisione il fatto che l’integrità del Monte dei Paschi che è l’obiettivo fondamentale, non è un’esigenza locale ma un interesse nazionale”. Un’interlocuzione, continua il presidente Giani, “che noi faremo con i nostri parlamentari a livello toscano, con una convocazione, perché anche il parlamento possa prendere fino in fondo coscienza e dare questo indirizzo di interesse generale al mantenimento dell’integrità del Monte dei Paschi”.

L. elettorale, Zangrillo: su preferenze sono agnostico ma voterò sì

Rimini, 25 ago. (askanews) – “Dobbiamo preoccuparci di mettere a disposizione del Parlamento persone che hanno le caratteristiche per potersi occupare del futuro del paese. Per questo la mia posizione sulle preferenze è una posizione abbastanza agnostica”. Lo ha detto il ministro per la pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, intervenendo a margine dei lavori del Meeting di Rimini.

“Di questo ho parlato con il mio partito – ha spiegato – sono una persona assolutamente rispettosa della decisione della maggioranza, si sta portando avanti una discussione; mi dispiace che l’opposizione si sia tirata indietro da questa discussione e si sia messa sull’Aventino. Accetterò quella che sarà la soluzione finale però io continuo a rimanere della mia posizione”. Al Senato, ha confermato Zangrillo, “voterò sì”.

Noi Moderati, Lupi: i moderati sono fondamentali nel centrodestra

Rimini, 25 ago. (askanews) – “Quello che sta accadendo” nel panorama politico italiano “dimostra che il centro e i moderati all’interno del centrodestra sono fondamentali”. Lo ha detto Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati, in un punto stampa al Meeting di Rimini, a chi gli chiedeva se il partito sia pronto ad accogliere nuovi esponenti in un momento di fibrillazioni dentro maggioranza e opposizione.

“E’ la ragione per cui da due anni e mezzo Noi Moderati porta avanti la sua proposta politica, riscuotendo adesioni importanti come quelle di Mariastella Gelmini, Mara Carfagna, Giusy Versace e degli altri amici che hanno lasciato Azione per venire con noi – ha aggiunto Lupi -: continuiamo a sostenere che non bisogna rincorrere nessuno, la forza del centrodestra è l’azione di governo. Lasciamo agli altri fare le gare di pentathlon o triathlon, giocare a chi mostra se è ingrassato di 30 grammi, o con le pistole ad acqua, o avanzare proposte che servono solo a catturare l’attenzione mediatica su se stessi”.

“Noi ragioniamo con forza per portare a termine l’azione riformatrice del Paese, a settembre faremo quattro anni di azione di governo, e poi ci faremo giudicare dagli italiani”, ha proseguito il leader di Noi Moderati: “Serve sempre più responsabilità, concretezza, serietà, capacità di dire dei no e di spiegare le scelte difficili agli italiani, anziché rincorrere unicamente la pancia degli elettori. Il compito della politica, come quello del medico, è trovare la medicina per guarire il malato, non limitarsi a dirgli che ha mal di pancia”. La coalizione, ha concluso, “è da sempre unita e continua a esserlo, come dimostrato anche nel vertice di oggi”.

Cirielli: formiamo i giovani africani, non regaliamo soldi

Rimini, 25 ago. (askanews) – “È uno degli elementi strutturali del Piano Mattei voluto da Giorgia Meloni, quello della formazione. I giovani dell’Africa sono in assoluto il futuro per quel continente”. Parla così il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, intervistato al Meeting di Rimini a margine del panel ‘Chicchi di caffè in Africa. Giovani e formazione per filiere sostenibili’, per spiegare il senso della cooperazione italiana sulla filiera del caffè.

Secondo Cirielli si tratta di un modello che tiene insieme interesse nazionale e sviluppo del continente, perché se da un lato rappresenta “un investimento importante per le nostre industrie che vivono anche della lavorazione del caffè” e per la resilienza delle filiere, dall’altro, consente di dare “stabilità e forza reale alle economie africane”, in un settore che per ricchezza e potenzialità è uno dei futuri dell’umanità.

Nel merito del progetto, il viceministro entra nel dettaglio del meccanismo scelto per aumentare la catena del valore direttamente sul territorio: “Noi finanziamo UNIDO che realizza i centri insieme ai privati, perché partecipa anche il settore privato italiano senza avere nessun guadagno. Lavazza, Caffè Borbone e tanti altri danno contributi perché hanno interesse a formare i giovani. Giovani formati e ben pagati non abbandonano la produzione del caffè e non creano un ulteriore disastro climatico con l’abbandono delle colture”.

Un investimento che per il governo non ha solo una valenza economica, ma punta a rafforzare l’intero tessuto rurale: “Diamo forza e stabilità al mondo rurale, ma puntiamo anche a creare una classe media e quindi a rafforzare la stabilità e la forza economica dell’Africa, che è un partner fondamentale non solo diplomatico ma anche economico dell’Italia”. È su questo punto che Cirielli rivendica la differenza di approccio rispetto al passato, perché se esiste uno scopo umanitario, precisa, “deve essere concreto, non solo assistenza. Non regaliamo soldi, costruiamo. La realizzazione dei centri di formazione è fondamentale per il tessuto sociale ed economico dell’Africa”.

A rendere l’idea della portata dell’intervento, il viceministro cita il caso del Kenya, dove “solo lì più del 10% dell’occupazione vive grazie alla filiera del caffè”, un esempio che rende chiaro “che futuro e che stabilità può dare il nostro intervento”, un ragionamento che vale allo stesso modo per la Tanzania, per l’Uganda e per l’Etiopia. Per questo, conclude Cirielli, “è un’opportunità non solo diplomatica ed economica per l’Italia, ma soprattutto una grande opportunità per l’Africa. Un’opera di bene concreto, non campata in aria, ma fatta di sviluppi reali di persone vere che hanno un beneficio da questa iniziativa”.

Ex Ilva, Urso: piano per Taranto, a settembre tavolo a Chigi

Rimini, 25 ago. (askanews) – Dopo il decreto della Corte d’Appello di Milano che impone la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva entro fine ottobre, il Governo adeguerà le procedure della gara internazionale in corso e lavorerà “da subito, come indicato dal presidente del Consiglio, a un piano straordinario per Taranto”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, durante un punto stampa al Meeting di Rimini, confermando che “a settembre si riunirà il Tavolo di Palazzo Chigi, coordinato dal sottosegretario Mantovano”.

“I commissari hanno doverosamente fatto tutti gli atti necessari per salvaguardare il patrimonio aziendale, compreso il ricorso in Cassazione, ma nel contempo devono adempiere al decreto della Corte d’Appello”, ha spiegato il ministro, con “un impatto immediato sull’azienda e sull’indotto. Per questo, in molti l’hanno definita una bomba sociale e produttiva”.

Il paradosso, ha sottolineato Urso, è che nel resto d’Europa gli impianti riaprono: “Dal primo luglio sono scattate le misure di salvaguardia sull’acciaio che avevamo chiesto alla Commissione, con conseguenze positive per chi produce in Europa. Il decreto della Corte d’Appello riguarda ovviamente solo lo stabilimento di Taranto: nel resto d’Europa gli altiforni riprendono a produrre a pieno ritmo, anche se hanno condizioni sanitarie e ambientali meno avanzate e sicure”.

Energia, de Pascale: sconti sono doping, soldi a speculatori

Rimini, 25 ago. (askanews) – “Se continuiamo a usare le risorse come doping”, concedendo per esempio “un mese in più di sconto, due mesi in più di sconto”, e “non aggrediamo il problema alla radice riducendo strutturalmente il costo dell’energia, alla fine una parte di quei soldi va agli speculatori. Perché se abbasso il prezzo artificialmente mettendoci soldi pubblici, per chi vende è la cosa migliore del mondo: vende a un prezzo più basso di prima e non ha neanche la contrazione dei consumi”. E’ la denuncia del presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, in un punto stampa al Meeting di Rimini.

Salvini: proroga sconto accise diesel fino a settembre

Rimini, 25 ago. (askanews) – “Faremo domani un Consiglio dei Ministri. Intanto prorogheremo lo sconto sul diesel”, “per “alcuni giorni, fino a settembre”. E “poi stiamo ragionando più a lungo termine, occorrono dei soldi. Ovviamente i soldi vanno chiesti laddove ci sono, non alle piccole imprese, ma ai grandi”. Così il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, a margine dei lavori del Meeting di Rimini.

“Servono non alcuni milioni, alcuni miliardi e quindi un contributo, questo è il mio punto di vista, delle banche e degli energetici ci dovrà essere, però non basta.

In attesa che queste maledette guerre finiscano – ha ribadito Salvini – per me uno scostamento di bilancio, che significa usare i soldi degli italiani per aiutare gli italiani, è un’ipotesi da prendere in considerazione”.

Fontana: Ops Mps su Bpm? Al mercato le sue scelte, al governo le sue

Rimini, 25 ago. (askanews) – “Lasciamo al governo le scelte che spettano al governo e lasciamo al mercato le scelte che spettano al mercato. Noi siamo osservatori sempre rispettosi e difensori della nostra regione, degli interessi della nostra regione”. Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, a margine del Meeting di Rimini, a chi gli chiedeva un giudizio sull’offerta di Mps su Banco Bpm e sui timori per le ricadute dell’operazione sull’ex Popolare di Milano.

Alla domanda su fino a che punto la Regione intenda difendere quegli interessi, Fontana ha risposto: “Finché la legge ce lo consente”.

Al Meeting Corto Maltese viaggia sulle autostrade d’Italia

Rimini, 25 ago. (askanews) – Gli Alisei portano i velieri ai Caraibi con un’andatura costante, senza fatica. Il traforo del Monte Bianco fa lo stesso mestiere: ti porta dall’altra parte. Chi parte, in fondo, cerca sempre la stessa cosa. Al Meeting di Rimini, Autostrade per l’Italia la chiama “Linee in movimento”. Arrigo Giana, amministratore delegato Autostrade per l’Italia.

“Innanzitutto perché è un omaggio a Hugo Pratt che nasceva 100 anni fa qui a Rimini, e quindi questa ci sembrava la sede migliore per poter rendergli omaggio – spiega l’amministratore delegato Autostrade per l’Italia, Arrigo Giana -. E poi perché il suo personaggio simbolo, cioè Corto Maltese, è un simbolo di libertà, di movimento, di viaggio, che è un po’ quello che vuole rappresentare la rete autostradale per l’Italia”.

Cento anni di rete raccontati da un disegnatore e da un fotografo. Hugo Pratt, nato qui a Rimini, diceva: un giorno riuscirò a fare tutto con una sola linea. Iwan Baan quelle linee le ha trovate nel cemento: viadotti che sembrano navi, svincoli che entrano dentro il mare. Silvia Marocchi, curatrice della mostra.

“Sono 10 racconti, 10 storie, 10 attraversamenti dell’Italia attraverso le autostrade di Autostrade per l’Italia, dove i personaggi dei racconti immaginari incrociano le storie di Corto Maltese e di Hugo Pratt – spiega la curatrice della mostra Silvia Marocchi -. Corto Maltese è il principale rappresentante del fumetto italiano dell’essenza stessa di libertà”.

Dieci storie, dieci attraversamenti. E sotto, sempre lo stesso nastro d’asfalto, che tiene insieme dialetti, mestieri e abitudini diverse e li fa diventare un Paese solo. Non è soltanto geografia.

“La rete autostradale – continua Giana – è il vero tessuto nervoso del nostro Paese. Lo è stato in passato, è stato il veicolo di sviluppo industriale. Tutti i principali insediamenti industriali italiani sono stati costituiti in prossimità di uscite autostradali. Oggi la maggior parte del Pil si genera intorno alla rete autostradale. Questa è la vera essenza della rete autostradale e questa è la nostra missione: cioè renderla sempre più sicura ed efficiente e svilupparla là dove è necessario incrementarne la capacità”.

Venezuela, Dell’Utri: 16 milioni per l’emergenza terremoto

Rimini, 25 ago. (askanews) – “Abbiamo messo immediatamente in campo 16 milioni di euro per iniziative di cooperazione destinate alla gestione dell’emergenza e della fase post-terremoto in Venezuela, avvalendoci della rete delle organizzazioni internazionali e delle organizzazioni della società civile italiana presenti nel Paese”. Lo ha detto ad askanews Massimo Dell’Utri, sottosegretario agli Affari esteri e alla Cooperazione internazionale, a margine dell’incontro ‘Haiti. La forza di rialzarsi’ al Meeting di Rimini.

Nei giorni immediatamente successivi al sisma, ha ricordato il sottosegretario, la cooperazione italiana ha organizzato “diversi voli con approvvigionamenti di materiale di prima emergenza”, mentre l’Unità di crisi della Farnesina ha coordinato il rintraccio dei connazionali e l’intervento delle squadre di ricerca e soccorso, con vigili del fuoco e Croce Rossa italiana. Un ringraziamento è andato alla collettività italiana in Venezuela, “che ha saputo attivarsi e dare il proprio contributo in una situazione di emergenza, confermando quanto siano preziose le nostre comunità nel mondo”.

“Attenzione speciale” è dedicata ad Haiti, “un Paese che sta vivendo una crisi umanitaria molto grave”: la cooperazione italiana è impegnata “anche attraverso un importante sostegno alla Fao, per contribuire a garantire la sicurezza alimentare della popolazione”. Dell’Utri ha sottolineato il lavoro del vicedirettore generale della Fao Maurizio Martina sulle “esigenze di sviluppo agroindustriale dell’intera regione caraibica” e il ruolo delle organizzazioni italiane della società civile.

Sul piano della sicurezza, l’Italia “ha confermato e rinnovato il proprio sostegno al finanziamento della Gang Suppression Force delle Nazioni Unite, che può svolgere un ruolo fondamentale nel processo di stabilizzazione del Paese, soprattutto in vista delle elezioni”. “L’idea di fondo è molto semplice: emergenza, sicurezza e sviluppo devono procedere insieme”, ha concluso.

Natalità, De Palo: anche l’opposizione sia matura, tema di tutti

Rimini, 25 ago. (askanews) – “L’idea è quella di fare un’alleanza di tutte le forze positive che vogliono dare la loro energia e le loro idee: il mondo delle banche, delle imprese, dell’associazionismo, il mondo accademico, dello spettacolo e dello sport, per fare una riflessione ampia e trovare delle soluzioni, perché ne va del futuro dei nostri figli”. Lo ha detto Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la natalità, al Meeting di Rimini, spiegando l’obiettivo di “mettere insieme tutto il Paese” sul tema delle nascite.

Un’alleanza che deve valere anche in politica: “Le politiche nazionali non dipendono solo dal governo. Serve che anche l’opposizione sia talmente matura da dire che su questo tema dobbiamo lavorare tutti insieme, perché oggi c’è qualcuno al governo e domani ci sarà qualcun altro, ma il problema rimane. Il nostro lavoro è proprio quello di provare a creare questa alleanza”. Ai prossimi Stati generali della natalità, ha annunciato, “l’idea è fare un panel con tutti i leader dei partiti politici per chiedere quali possano essere le soluzioni”.

La posta in gioco, ha avvertito De Palo, “tocca la struttura dell’intero sistema Paese: se non riparte il numero delle nascite o se non si trovano soluzioni, crolleranno il sistema pensionistico, il sistema sanitario, il welfare e addirittura il prodotto interno lordo”. Colpisce, ha aggiunto, “che in Italia si parli per tutto agosto di gossip, mentre bisognerebbe mettersi attorno a un tavolo”: tra i nodi da affrontare, anche “il tema dell’immigrazione in maniera non ideologica e matura, mettendo insieme la sicurezza e le soluzioni di integrazione che sono necessarie”.

Hormuz, Dell’Utri: mobilitata subito la diplomazia economica

Rimini, 25 ago. (askanews) – “La Farnesina ha avuto fin da subito un’attenzione molto forte, consapevole delle possibili ricadute che la situazione nello Stretto di Hormuz può avere sui flussi commerciali e, di conseguenza, sull’economia italiana”. Lo ha detto ad askanews Massimo Dell’Utri, sottosegretario agli Affari esteri e alla Cooperazione internazionale, a margine dell’incontro ‘Haiti. La forza di rialzarsi’ al Meeting di Rimini.

Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha spiegato il sottosegretario, “ha immediatamente mobilitato la diplomazia economica e ha sensibilizzato la Cabina di regia sul tema dei flussi commerciali nello Stretto, proprio nell’ottica di monitorare la situazione e contenere il più possibile le ricadute negative sui nostri consumatori”. Un lavoro che riguarda anche le imprese, “perché la continuità dei flussi commerciali e delle catene di approvvigionamento è un elemento essenziale per la nostra economia”.

“In una fase così delicata è fondamentale seguire costantemente l’evoluzione della situazione e lavorare sul piano internazionale per limitare le conseguenze sulla nostra economia e sui cittadini”, ha concluso Dell’Utri: l’obiettivo è “fare in modo che l’Italia sia pronta a intervenire, con tutti gli strumenti della diplomazia economica, per tutelare gli interessi delle nostre imprese e soprattutto evitare che le tensioni internazionali finiscano per scaricarsi sui consumatori”.

Adolescenti, Pellai: l’Ia può diventare trappola di conforto

Rimini, 25 ago. (askanews) – “L’intelligenza artificiale ti dà le migliori risposte che tu vuoi sentirti dire: usa la logica dell’algoritmo non per tenerti nel territorio che ti fa crescere ed evolvere, ma per cullarti e confortarti in un territorio di autoconforto e autoprotezione. Questa è davvero una trappola, perché la crescita non ha bisogno di protezione e conforto: ha bisogno di perturbazione e di sfide”. Lo ha detto Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, al Meeting di Rimini, dove ha partecipato all’incontro ‘Compagni di viaggio nell’età della tempesta’.

Le ricerche, ha spiegato, dicono che gli adolescenti usano l’Ia “come strumento di sostituzione di molti dei compiti che prima venivano svolti nella vita reale”: uno studio del Journal of Adolescence condotto su migliaia di ragazzi mostra che la interrogano “sulle sfide e i quesiti della loro vita reale, sulla qualità delle loro relazioni, su come gestire il conflitto con gli amici. E’ come se l’intelligenza artificiale avesse dentro le risposte che ti risolvono i problemi della vita: un approccio molto pericoloso”.

Per Pellai la questione riguarda l’intero percorso di crescita: “La grande sfida del terzo millennio è che chi cresce ha cambiato completamente le palestre in cui si allena alla vita. La vita reale è stata sostituita dalla vita virtuale e gli adulti della comunità educante sono stati sostituiti dagli adulti della comunità virtuale, spesso influencer pagati da grandi brand che, quando vedono l’età evolutiva, non vedono un’età da allenare alla vita ma un’età da allenare al consumo”.

Il tempo dei 10-16 anni, ha aggiunto, è “un vero tempo di allenamento alla vita”: “Più che essere attenti alle tempeste, forse la cosa che serve è essere attenti alla qualità degli allenamenti e degli allenatori con cui i nostri figli e studenti vengono in contatto”. Da qui la proposta di un ripensamento, sul modello della Svezia, che “dopo aver investito tantissimo sulla digitalizzazione della crescita, negli ultimi due anni ha fatto una totale inversione di rotta, cercando di riportare la crescita il più possibile nel mondo reale”.

«Ovunque è il centro»: in arrivo il nuovo libro di Giuseppe Fioroni

Non è una semplice autobiografia, né la cronaca di stagioni politiche ormai alle spalle. Ovunque è il centro. Delle cose, della vita, della politica (Rubbettino Editore, in libreria da settembre) è il nuovo libro di Giuseppe Fioroni, frutto di un intenso e articolato dialogo con il sociologo Angelo Palmieri.

Attraverso le domande di Palmieri, l’ex ministro e storico esponente del cattolicesimo democratico si interroga su cosa resti della politica quando la si spoglia dal narcisismo, dalla propaganda e dalla tentazione proprietaria del potere. Il titolo stesso ribalta la visione tradizionale: il centro non è una collocazione tattica, una posizione geometrica o una rendita da difendere. È, piuttosto, il luogo in cui la dignità umana esige di non essere trattata come scarto. Ovunque ci sia una persona da ascoltare o una comunità da custodire, lì si sposta il vero centro della politica.

Il volume attraversa le radici profonde della formazione dell’autore – dallo scoutismo alla Dottrina Sociale della Chiesa – e si confronta con i grandi maestri della Repubblica (da Sturzo a De Gasperi, da Aldo Moro a Maritain), per poi misurarsi con le sfide più urgenti del presente. Senza scadere nella retorica, il libro affronta la frattura tra istituzioni e cittadini, il logoramento del noi”, la necessità di ricostituire un campo degasperiano e, soprattutto, il rapporto con i giovani: generazioni che non chiedono di essere blandite, ma di non essere lasciate in panchina, esigendo una politica autentica, credibile e abitabile.

Un messaggio chiaro e controcorrente chiude il cerchio del libro: la politica deve tornare a essere una forma esigente di servizio. Un invito, rivolto soprattutto alle nuove generazioni e a chi ha a cuore il bene comune, a non servirsene, ma a mettersi a disposizione per ricostruire il legame democratico e custodire la casa comune.

2027, anno molto difficile per la UE

La seconda presidenza Von der Leyen della Commissione UE è nata debole, senza respiro strategico e stravolgendo nei fatti molti degli impegni che aveva assunto nel quinquennio precedente, a cominciare dalla transizione energetica e dall’approccio “green” al grande tema del cambiamento climatico.

Eccessivo desiderio di protagonismo e di potere della Presidente ed eccessivo tatticismo delle forze politiche (europee a Strasburgo ma rigorosamente nazionali nei singoli paesi dell’Unione, ove peraltro esse devono prendere i voti) hanno condotto a un risultato che si è compreso fin da subito non avrebbe potuto raggiungere alcun traguardo significativo.

Ed infatti – se si eccettua il sostegno all’Ucraina, garantito finanziariamente e politicamente anche dopo il ritorno alla Casa Bianca di un antipatizzante dell’Unione e della stessa nazione aggredita dai russi come Donald Trump – il percorso della Commissione in questi quasi due anni è stato incerto, debole, incline al compromesso ribassista, insomma tutt’altro che entusiasmante e motivante un’Europa “sempre più coesa”.

 

Lavanzata del fronte neo-conservatore

A questa timidezza o meglio dire a questa regressione si è associato un rinnovato impulso collettivo neo-conservatore nell’intero continente che ha portato al governo o in testa ai sondaggi formazioni politiche dichiaratamente nazionaliste quando non addirittura decisamente anti-europeiste. E gli esiti positivi di alcune elezioni (in Polonia prima, in Ungheria poi) non hanno mutato il clima generale ma semplicemente ne hanno attenuato la misura, la temperatura se vogliamo dire così.

Il tema che dopo la crisi di un decennio fa era rimasto sottotraccia, ma tutt’altro che scomparso, ovvero le migrazioni, è ora prepotentemente riemerso con la vicenda di Ceuta attivando così le frange più estreme della Destra xenofoba presenti in ogni paese e spingendo per reazione difensiva le forze conservatrici moderate raccolte nel PPE (ma anche alcuni partiti socialisti) a irrigidire le proprie posizioni in argomento al fine di contrastare la concorrenza della Destra più estrema. Tutto ciò anche con il sostegno attivo degli USA trumpiani, esplicitamente favorevoli all’avvento al potere di quest’ultima nelle diverse capitali degli stati europei.

Si può proprio affermare che i tempi del merkelliano “ce la faremo” siano finiti.

 

Il rischio della «marea nera»

La situazione potrebbe sensibilmente peggiorare il prossimo anno. E non è facile comprendere quanta consapevolezza vi sia di questo rischio presso le forze politiche progressiste e pure presso le componenti moderate dei partiti democratico cristiani / popolari nonché presso le terze forze centriste presenti a macchia di leopardo nello scenario parlamentare continentale.

Se la consapevolezza fosse piena e acquisita molte fumisterie parolaie, molti individualismi inconcepibili in tempi tanto gravi, molti distinguo politici buoni per altre stagioni ma non per questa non sarebbero neppure stati immaginati. In favore di una sana concentrazione degli sforzi per sconfiggere la possibile marea nera che oggi i sondaggi lasciano intravedere. Una marea, è bene qui dirlo in chiaro, che travolgerebbe le stesse istituzioni comunitarie, mirando a svuotarle dall’interno. Di fatto, il piano auspicato da Trump, Vance, Musk e compagnia.

 

Il 2027, anno elettorale decisivo

Il prossimo anno, infatti, andranno al voto Italia, Francia, Spagna, Polonia: i paesi principali per dimensioni, popolazione, economia. E inoltre si terranno elezioni in Estonia, Grecia, Finlandia. Al momento, e con un trend costante da moti mesi in qua, la Destra radicale è favorita a Parigi, stra-favorita a Madrid (ove il Partito Popolare, di suo già più conservatore di molti fra i suoi omologhi europei rischia di dover allearsi con gli estremisti reazionari di Vox), sostanzialmente favorita a Roma (se l’opposizione, di sinistra e di centro, proseguirà con il passo attuale). Come se tutto ciò non bastasse, il prossimo mese vi saranno elezioni nei Lander orientali tedeschi ove è favorita la compagine di estrema destra Alternative fur Deutschland.

Non occorre essere politologi per comprendere che se i sondaggi dovessero confermarsi in voti reali un risultato tanto clamoroso segnerebbe l’avvio di una regressione europeista devastante cui darebbe il colpo finale un’eventuale successiva vittoria di AfD in Germania nel 2029.

Un incubo che dovrebbe indurre sinistre e centristi di vario conio a ragionare e riflettere onde adottare un piano d’azione teso a sventare la minaccia.

Non è molto, certo; ma – nella situazione data – è tutto.

Il personalismo oltre la cultura woke: diritti e comunità non si dividono

Al Centro-Sinistra italiano (purtroppo ormai inteso come Campo Largo: della serie: “dalla Politica alla geometria”) mancava solo la polemica sulla cultura Woke.

In questa polemica di origine “esogena” e di respiro tattico, non si scorge un punto fondamentale, a mio parere: una idea” di società.

A quelli che oggi discutono di cultura Woke e del suo superamento suggerisco di rileggere Emanuel Mounier.

Contrapporre i diritti personali a quelli sociali e viceversa è la negazione della Politica.

Essa ha un senso solamente se coniuga queste due polarità, non in chiave strumentale, ma come sforzo di costruzione di condivise condizioni di dignità umana.

Il personalismo comunitario rimane il pensiero più convincente a questo fine.

Perché parte da una idea di persona e non di individuo”. E da una idea di comunità” che non è semplicemente l’insieme di singole individualità e delle loro pretese, ma l’armonica convivenza tra persone e corpi sociali, che assieme costruiscono una società libera, solidale e aperta. Che assume su di sé il dovere di educarsi con responsabilità alle diversità.

Marattin e i Popolari: il Centro non è la succursale delll’ultraliberismo

Il Centro necessario contro gli opposti populismi

Una premessa è d’obbligo. Un’offerta politica e programmatica di Centro è, oggi, necessaria ed indispensabile. E questo non solo perchè gli “opposti estremismi” – o gli “opposti populismi”, per dirla con un linguaggio più contemporaneo – che si confrontano oggi hanno una scarsa dimestichezza con la cultura di governo e si caratterizzano sul terreno di una progressiva ed inarrestabile radicalizzazione del conflitto politico. La ragione vera, però, è ancora più profonda. E cioè, una democrazia non regge a lungo quando il principio, fisiologico e del tutto naturale, della democrazia dell’alternanza viene continuamente messo in discussione perchè il confronto, e lo scontro, sono sostituti dalla tentazione di distruggere il nemico prima attraverso la delegittimazione morale e poi con l’annientamento politico. Che è quello, tra l’altro, che capita quotidianamente nel rapporto tra la destra e, soprattutto, l’attuale sinistra.

 

Il pluralismo non significa liberismo

Ora, però, siamo del tutto consapevoli che il Centro nel nostro paese può e deve svolgere ancora un ruolo politico essenziale e decisivo se è culturalmente plurale al suo interno. E questo perchè il Centro è figlio e prodotto di varie culture politiche: dal pensiero cattolico popolare e sociale al filone liberal-democratico, da quello laico repubblicano a quello socialista, radicale ed ambientalista. Ma la sua pluralità culturale non può sconfinare in una sorta di progetto liberista ante litteram. Detta con parole ancora più semplici, se il Centro non può e non deve essere confuso con una sinistra estremista, populista e massimalista, al contempo non può scivolare lungo i rivoli di una destra non liberale ma chiaramente liberista e neoconservatrice. Sotto questo versante, le posizioni che vengono assunte, ad esempio, da Luigi Marattin, possono essere tranquillamente equiparate a ricette di una destra tecnocratica e liberista. Posizioni che ricordano, se pensiamo all’esperienza della prima repubblica, a quelle dell’Arel guidato da Beniamino Andreatta e in cui riconosceva la destra liberista e tecnocratica dell’epoca: da Umberto Agnelli a Roberto Mazzotta per ricordarne solo alcuni protagonisti. Ma, per tornare all’oggi, un Centro democratico e riformista non può essere confuso o, peggio ancora, equiparato ad una destra liberista e tecnocratica.

 

I Popolari non siano ospiti del Centro liberista

Richiamo questo aspetto, peraltro essenziale e decisivo per la buona riuscita del progetto centrista, perchè la componente cattolico popolare, cattolico sociale e cattolico democratica è sostanzialmente alternativa a tutto ciò che è riconducibile ad una destra tecnocratica e liberista. Sotto questo versante, chi guida oggi questo progetto politico di Centro e, di conseguenza, la futura lista di Centro alle prossime elezioni politiche, avrà anche il compito di far sì che sul versante economico e sociale non prevalgano posizioni neo conservatrici. Del resto, per declinare una autentica, nonchè credibile e pragmatica, ricetta riformista, democratica e di governo, è semplicemente indispensabile essere coerenti anche e sopratutto sul versante economico e sociale. E la galassia culturale riconducibile al cattolicesimo popolare e sociale può e deve dare un contributo di qualità all’intero progetto, peraltro decisivo ed essenziale, solo se non deve convivere con posizioni che oggettivamente confliggono con la storia, il pensiero e la tradizione di questa cultura politica che resta tutt’oggi di una straordinaria attualità e modernità.

Lilio appartiene a Cirò? È così, sostiene Francesco Vizza.

Dove nacque Luigi Lilio, l’uomo al quale dobbiamo il calendario che dal 1582 scandisce il tempo di gran parte dell’umanità? La domanda potrebbe sembrare marginale rispetto alla portata della sua invenzione. Eppure intorno alle origini del medico, astronomo e matematico del Cinquecento si è sviluppata nei secoli una curiosa controversia storiografica.

Romano, veronese, ferrarese, ravennate, umbro: a Lilio sono state attribuite patrie diverse. Il problema nasce anche dalla mancanza di un atto di nascita. Ma l’assenza del documento anagrafico non autorizza a considerare equivalenti tutte le ipotesi. In storia contano la qualità delle fonti, la loro prossimità agli avvenimenti e la possibilità di verificarne l’attendibilità.

È precisamente su questo terreno che interviene Francesco Vizza, ricercatore emerito del CNR, già direttore dell’ICCOM-CNR, membro della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e presidente dei Musei Civici di Cirò. Il suo studio, che proponiamo integralmente in allegato, ricostruisce una trama documentaria difficilmente equivocabile.

Il primo testimone è Cristoforo Clavio, protagonista scientifico della commissione pontificia che esaminò la riforma: nel 1603 definisce Lilio Hypsicroneus, cioè di Cirò, riconoscendogli contemporaneamente la paternità del nuovo ciclo calendariale. Ma Vizza mette in fila molte altre testimonianze: la Commissione pontificia del 1580, i documenti di Gregorio XIII, Arturo Lattanzio, Flaminio Parisio, Girolamo Marafioti, Giovanni Pietro Maffei, Bernardino Baldo, Bartolomeo Chioccarello. Fonti diverse che conducono allo stesso punto: Lilio era calabrese e apparteneva a Cirò, allora compresa nella diocesi di Umbriatico.

Ed è interessante osservare come siano nate le versioni alternative. Una traduzione sbagliata trasformò Umbriaticensis in un improbabile riferimento all’Umbria; nel 1651 Giovanni Battista Riccioli definì invece Lilio Veronensis, senza produrre prove. L’errore, ripetuto, acquistò nel tempo l’apparenza di una tradizione.

La ricerca di Vizza mostra così qualcosa che supera la disputa campanilistica. La storia non si decide contando quante volte un’affermazione è stata ripetuta, ma tornando alle fonti. E quelle più antiche e autorevoli, sostiene Vizza, parlano con notevole concordanza: lideatore del calendario gregoriano era Luigi Lilio, calabrese di Cirò.

Per leggere il testo integrale di Francesco Vizza clicca qui

Asili nido, l’azione del Comune di Nocera Superiore

In una comunità che cresce, si rinnova e che vuole garantire pari opportunità a ogni bambino, gli asili nido rappresentano uno dei servizi strategici e più preziosi.

Non sono semplici strutture educative, sono presìdi sociali, luoghi di cura, di sviluppo ed inclusione. Sono il primo spazio in cui un bambino incontra il mondo, per questo rappresentano un segnale di sostegno concreto che un’amministrazione comunale può offrire alle famiglie. Come Assessora alle Politiche Sociali, insieme al Sindaco D’Acunzi, ho avuto l’onore, e la responsabilità, di guidare un percorso che ha portato alla realizzazione di nuovi posti di asili nido comunali, ampliando la capacità di accoglienza e rispondendo a un bisogno reale del territorio.

Nocera Superiore nel 2024 aveva 30 posti disponibili di asili nido, una copertura molto bassa rispetto al fabbisogno locale e ai parametri Nazionali, che abbiamo portato a 110 unità, e che consegneremo entro la fine di quest’anno alla comunità. È un risultato che non nasce per caso: è frutto di programmazione, di ascolto e visione ed è tutt’ora in crescita.

In Italia (dati ISTAT – anno educativo 2023/2024), la copertura media è di 31,6 posti ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni. Teniamo conto che, prendendo a riferimento i LEP Nazionali, la copertura dovrebbe essere di 33 posti ogni 100 bambini entro il 2027 e 45 su 100 entro il 2030.

Inoltre, a ben vedere, i posti medi in asilo sono legati molto al luogo di nascita:
Centro Italia 40.4 posti su 100, Nord-est 39.1, Nord-ovest 36.6, Sud 19.0, Isole 19.5.

Attenzione, l’ampliamento dei posti negli asili nido comunali non è solo un dato amministrativo, ma un atto politico, un segnale chiaro di attenzione verso i bambini e verso le famiglie nonché, in un Comune del Sud, di riduzione del divario territoriale presente nel Paese. Abbiamo lavorato per garantire strutture moderne, servizi qualificati, personale adeguato e un’organizzazione capace di rispondere alle esigenze reali della cittadinanza, delle famiglie in particolare, sostenendole nel loro ruolo di cura e nella loro capacità di gestione di vita quotidiana.

Sono fiera di aver contribuito, insieme al Sindaco, a dare vita a questo progetto, perché ogni posto in più significa un bambino che può crescere meglio, una famiglia che può vivere con più serenità, una comunità che diventa più forte.

Credo profondamente che un’amministrazione debba misurare la propria qualità dalla capacità di prendersi cura dei più piccoli.

Gli asili nido non sono un costo, sono un investimento sociale e culturale. Sono la base su cui si costruisce una città più giusta, più moderna, più attenta alle persone. Quando un Comune apre un nuovo nido o amplia i posti disponibili, non sta solo inaugurando una struttura, sta scegliendo di credere nel futuro.

Raffaella Ferrentino

Assessore all’Istruzione e all’inclusione sociale del Comune di Nocera Superiore

Giochi del Mediterraneo, GVM in prima linea per la salute

Taranto, 24 ago. (askanews) – Novanta tra medici e infermieri, sei ambulanze e un dispositivo sanitario organizzato per fornire assistenza ad atleti, staff, volontari e pubblico. È quello messo in campo da GVM Care & Research, Official Healthcare Partner dei Giochi del Mediterraneo Taranto 2026. In occasione della cerimonia inaugurale allo stadio Erasmo Iacovone, il personale sanitario ha operato in coordinamento con il Sistema Sanitario Nazionale e con il 118 di Taranto. Ma il presidio accompagnerà gli atleti per tutta la durata dei Giochi.

Le parole di Giuseppe Speziale, Vicepresidente GVM Care & Research: “GVM Care and Research è partner ufficiale dei giochi del Mediterraneo Taranto 2026 e partecipare a questo evento per servire circa 4.000 atleti provenienti da 26 paesi del mondo è per noi motivo di grande orgoglio, perché avremo la possibilità di mettere a disposizione per questo evento la nostra esperienza e le nostre competenze. Sport e salute spesso sono legati: sarà dunque un’occasione straordinaria per parlare anche di prevenzione, di sicurezza e di cultura della salute.”

Al centro dell’organizzazione c’è il Villaggio Mediterraneo, allestito nella base navale della Marina Militare nell’area di Chiapparo, dove sono ospitati gli atleti a bordo delle navi Aroya e Romantika. Proprio sulla Aroya, GVM Care & Research gestisce un vero e proprio Medical Center, con ambulatori specialistici, una Shock Room, un’équipe composta da anestesisti-rianimatori e personale infermieristico specializzato. Il tutto si completa con il supporto di D’Amore Hospital di Taranto.

L’intervista a Enrico Bellini, Direttore Operativo D’Amore Hospital di Taranto: “Abbiamo fatto l’ultima riunione di coordinamento, precedentemente ci sono stati tanti incontri di formazione con tutti i nostri medici, i nostri infermieri ma anche i soccorritori. Inoltre, ci sono state delle riunioni con autorità locali come 118, ASL, Polizia e il medical service del comitato. È stata sia un’esperienza di formazione che un momento di unione. Abbiamo decisamente aumentato la nostra conoscenza e consapevolezza in questo campo.”

Il commento di Pasquale De Soccio, Direttore Sanitario D’Amore Hospital di Taranto: “Abbiamo allestito, più che un poliambulatorio, un vero e proprio ospedale che consentirà di assistere dal punto di vista polispecialistico gli atleti nelle loro delegazioni, ma in giornata anche tutti gli spettatori che prenderanno parte alla cerimonia d’apertura.”

Un’organizzazione complessa, studiata per fornire assistenza tempestiva ai circa quattromila atleti provenienti da 26 Paesi del Mediterraneo e a tutte le persone coinvolte nella manifestazione, resa possibile dalla competenza e professionalità di GVM Care & Research.

Patti digitali, Garassini: genitori insieme per dare regole

Rimini, 24 ago. (askanews) – “La proposta dei patti digitali parte dal basso e chiede ai genitori e agli adulti in generale di essere coinvolti in questa sfida dell’educazione digitale, mettendo delle regole e mettendosi insieme per rispettarle”. Lo ha detto Stefania Garassini, docente all’Università Cattolica e membro del cda della Fondazione Patti Digitali, in un’intervista ad askanews al Meeting di Rimini.

La prima regola, ha spiegato Garassini, è “aspettare i 13 anni per consegnare uno smartphone, ma non è l’unica: si tratta poi di riempire quel tempo di altre cose, di alternative, di formazione”. I gruppi attivi in Italia “sono più di 260 e coinvolgono oltre 26mila genitori, e ognuno di questi gruppi genera idee e proposte concrete che possono aiutarci a vivere meglio l’uso del digitale, in famiglia ma anche come società”.

Un’iniziativa che nasce mentre si attende una regolamentazione sul limite d’età, “che potremmo prendere un po’ più sul serio e avere come legge”. “C’è un disagio degli adolescenti verso l’uso dei social ed è giusto raccoglierlo”, ha aggiunto la professoressa: “Non per dire che i social non vanno usati mai, ma per dire che dobbiamo riprenderci la libertà di non usarli. Un po’ quello che ci chiede il Papa quando dice che educare all’uso dell’intelligenza artificiale significa anche sapere quando non usarla”.

Nucleare, Pinna: la paura è irrazionale, eredità di Chernobyl

Rimini, 24 ago. (askanews) – “Il punto principale è l’incidente di Chernobyl, di cui ricorrono i 40 anni proprio quest’anno: fu uno psicodramma collettivo. Venne pubblicato che le verdure a foglia larga e il latte erano stati contaminati dalla nube, quindi i supermercati, i mercati, i luoghi più familiari a tutte le persone divennero pericolosissimi, e questo ha lasciato una traccia nell’immaginario collettivo”. Lo ha detto ad askanews il divulgatore scientifico Lorenzo Pinna, già autore di Superquark, a margine della presentazione al Meeting di Rimini del suo libro in uscita ‘Cento anni in compagnia dell’atomo. Una breve storia del nucleare’ (Edizioni Ets), nell’ambito dell’incontro ‘Quanto è sicuro il nucleare?’, in collaborazione con Enea.

Quella paura, ha spiegato Pinna, “è largamente irrazionale, innanzitutto perché i reattori tipo Chernobyl non li avevamo in Occidente. Nei 40 anni da Chernobyl a oggi, nei reattori occidentali, francesi, americani, tedeschi, spagnoli, non è successo nessun incidente. Ci sono 430 reattori in funzione da almeno 40 anni e non è successo niente”. Quanto a Fukushima, ha ricordato “un terremoto di nono grado che ha spostato l’asse terrestre di 17 centimetri, con uno tsunami di 14 metri che ha ucciso 20mila persone sulla costa”.

“Statisticamente il nucleare è sicuro come le rinnovabili: sono più pericolosi il petrolio, il gas, il carbone”, ha aggiunto il giornalista. Poiché in futuro “l’elettricità ci servirà sempre di più, e anche la produzione di idrogeno”, secondo il divulgatore “conviene immaginare un futuro energetico dove c’è un mix: rinnovabili, anche maggioritarie, e nucleare, e altre fonti come le onde marine, la geotermia e molte altre”.

Pichetto: “Entro metà settembre richiesta governo su flessibilità”

Rimini, 24 ago. (askanews) – “Vi dico metà settembre, la stiamo mettendo a punto. Entro metà settembre avremo le idee più chiare” poi “per la lettera si vedrà”. Così il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin rispondendo nel corso di un punto stampa al Meeting di Rimini a chi gli chiede i tempi per la proposta formale di utilizzo della flessibilità Ue sull’energia.

Ci sarà “certamente” un “passaggio preliminare in Consiglio dei ministri” anche se non è previsto dalla procedura europea in cui “io, Giorgetti e la presidente del Consiglio informeremo il governo”. “Stiamo vedendo gli investimenti uno per uno poi valuteremo”.

Pichetto: su accise valuteremo nelle prossime ore, non c’è Cdm convocato

Rimini, 24 ago. (askanews) – “In questo momento, non c’è” da parte della premier “la convocazione del Consiglio dei ministri” ma “stiamo valutando la questione, in contatto non solo con il ministro dell’Economia, ma più uffici stanno valutando la questione, perché il tema è di estrema delicatezza. Lo vedremo nei prossimi giorni, così come vediamo di ora in ora se si apre o meno lo Stretto di Hormuz”: così il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, a margine del Meeting di Rimini, parlando della questione delle accise sui carburanti.

In merito a quanto sarebbero le risorse disponibili ad oggi, Pichetto Fratin risponde: “È una domanda da rivolgere al ministro dell’Economia – sottolinea -. Da parte mia, potrei esprimere delle opinioni personali, non sarebbe corretto prima di aver concertato con gli altri membri del governo. Il tema esiste, ma valuteremo cosa fare nelle prossime ore”.

Cisgiordania, padre Ielpo: Taybeh? Soluzioni diverse da chiusura

Rimini, 24 ago. (askanews) – “Auspichiamo che si trovino soluzioni diverse e concrete perché ci sia rispetto dei diritti fondamentali”. Così padre Francesco Ielpo, custode di Terra Santa, rispondendo a una domanda sulla situazione dell’unico villaggio cristiano in Cisgiordania, Taybeh.

“Credo che la risposta sia abbastanza scontata – dice in un punto stampa al Meeting di Rimini – non credo che (la chiusura del villaggio, ndr) sia l’unica via. Ogni giorno ci troviamo di fronte a nuove sfide e anche a nuove sofferenze, che sono veramente molto profonde. Lo dico sinceramente: quando si avvicinano queste comunità non solo quelle dei cristiani perché è una fatica che non che non riguarda soltanto la comunità cristiana, il dolore che si prova e il senso di impotenza e il grido di giustizia che si sente nascere dentro, è davvero molto forte, molto grande. Dobbiamo bisogna trovare soluzioni realistiche, concrete – ha aggiunto – ma anche efficaci perché ci sia il rispetto dei diritti fondamentali di ogni uomo e di ogni popolo”.

“Ci troviamo di fronte a un momento storico particolarmente teso, particolarmente dedicato – ha concluso – dove ogni parola, ogni frase, ogni espressione poi può essere interpretata, strumentalizzata, ma non possiamo voltarci dall’altra parte”.

Giansanti a Meeting: a settembre finisca vincolo patto di stabilità

Rimini, 24 ago. (askanews) – “Mi auguro e spero che a settembre venga sancita la fine dei vincoli del patto di stabilità, altrimenti sarà sempre più difficile rincorrere un mercato come quello attuale e aiutare i tanti settori che iniziano a risentire di una crisi che ormai va avanti da mesi”. Lo ha detto Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, in un punto stampa al Meeting di Rimini.

Il presidente ha sottolineato le diverse possibilità di intervento dei Paesi europei: “All’interno dell’Unione europea gli strumenti che ogni singolo Paese ha sono diversi, perché se penso agli aiuti che ogni singola nazione può fare, se non è soggetta a vincoli di bilancio, capite che oggi, per quanto sia mercato unico, ci sono diverse velocità”.

Da qui l’auspicio, dopo le interlocuzioni “sia col ministro Giorgetti che col ministro Lollobrigida”, che “nel minor tempo possibile l’Unione europea possa certificare la fine del periodo di infrazione legato al rientro nel patto di stabilità”: fino a quando “ci dobbiamo muovere all’interno dei paletti prefissati dall’Unione europea”, ha avvertito, il margine per sostenere i settori in difficoltà resta ridotto.

Al Meeting la serra del MAECI: così si semina il futuro

Rimini, 24 ago. (askanews) – Una serra, in mezzo alla Fiera di Rimini. Vetro, luce, piante di caffè e di cacao. È il cuore di “Seminare il futuro”, la mostra che il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale porta al Meeting 2026. Un padiglione internazionale che parte da due prodotti che tutti conosciamo per raccontare quello che c’è dietro: le filiere, le comunità, l’Africa.

“Per interpretare lo slogan di quest’anno del Meeting – spiega Alessandra Di Pippo, capo ufficio Sicurezza alimentare della Direzione generale per la Cooperazione e lo sviluppo del Maeci – abbiamo deciso di rappresentarlo attraverso una serra, che rappresenta il nostro impegno nei Paesi africani e racchiude in sé il concetto di cooperazione, di cura, di rapporto tra uomo e natura”.

Nel percorso i progetti della Cooperazione italiana: “AREA” per gli ecosistemi agroalimentari, il “Programma ACT” sulla filiera del caffè, la Visione italiana sul cacao sostenibile, “Green Cities in Action for Africa”. In un continente dove nel 2023 l’agricoltura valeva il 46 per cento dell’occupazione. “Vengono proposti dati e informazioni – continua Di Pippo – che spesso non sono scontati, pur trattandosi di prodotti noti e familiari a tutti come il caffè e il cacao. Dietro questi prodotti c’è il mondo delle filiere, che noi conosciamo bene perché lavoriamo con i Paesi produttori, ma che il grande pubblico non conosce direttamente”.

La serra, spiegano al MAECI, non è solo uno spazio espositivo: è una metafora dello sviluppo. Un luogo trasparente dove la vita non cresce da sola, ma va curata giorno dopo giorno. Il percorso si chiude nello spazio della FAO, con il MuNe, il Museo e Rete per l’alimentazione e l’agricoltura. “Portano a casa una maggiore conoscenza di ciò che accade nei Paesi del continente africano. Per noi è un grande successo, perché siamo riusciti ad avvicinare popoli ad altri popoli” ha concluso capo ufficio Sicurezza alimentare della Direzione generale per la Cooperazione e lo sviluppo del Maeci.

Carburanti, Conte: da governo schiaffo in faccia a famiglie

Roma, 24 ago. (askanews) – “Quindi, ricapitoliamo. Il governo che ha promesso ai cittadini di tagliare le accise si ritrova da mesi con i prezzi di benzina alle stelle e con il gasolio che oggi supera il record storico del 2022. E continua a fare spallucce, come nei mesi scorsi, lasciando che siano gli italiani a pagare il prezzo della crisi”. Lo afferma in un post sui social il leader M5s Giuseppe Conte.

“Anzi, peggio: decide di prorogare di 24 ore lo sconto irrisorio deciso ad inizio agosto, che non aveva comunque portato il prezzo del carburante sotto i 2 euro. Dunque – spiega -, oltre al danno la beffa: questa proroga è uno schiaffo in faccia a tutte quelle famiglie che hanno tirato la cinghia per godersi qualche giorno di meritato riposo e che adesso si ritrovano incolonnati per rientrare nelle proprie case e ricominciare a lavorare”.”Le associazioni che tutelano i consumatori – dal Codacons all’Unc – non hanno usato mezzi termini con Meloni e hanno lanciato l’allarme: dal 27 agosto, senza ulteriori interventi, il il prezzo continuerà a salire e si stabilizzerà oltre i 2,3Ç al litro”, sottolinea il leader M5s.

“Meloni vuole fare qualcosa oppure è troppo impegnata a organizzare i festeggiamenti per il party di longevità del suo governo?”, conclude Conte.

Il ghiacciaio del Monte Bianco ha perso 15 metri in 6 anni

Milano, 24 ago. (askanews) – Il Monte Bianco è sempre più fragile e i suoi ghiacciai mostrano gli effetti della crisi climatica. Negli ultimi sei anni il ghiacciaio del Miage, in Val Veny, si è abbassato mediamente di 15 metri, mentre il vicino Planpincieux continua a muoversi verso valle con punte fino a due metri al giorno. È quanto emerge dal bilancio della seconda tappa di “Carovana dei ghiacciai 2026” di Legambiente, che dal 20 al 24 agosto ha fatto tappa sul versante italiano del Monte Bianco, in Valle d’Aosta.

Secondo i dati raccolti, il Miage ha perso progressivamente volume in tutto il settore terminale. Nell’area circostante aumentano inoltre le colate detritiche e i crolli, le morene si deformano, alcuni larici vengono giù e si formano nuovi laghi. Il Planpincieux, noto per la sua instabilità e per il potenziale rischio di crolli, ha raggiunto quest’anno nel mese di luglio la velocità massima di due metri al giorno, complici, secondo quanto riferito, le alte temperature.

Il ghiacciaio è sotto costante osservazione dal 2019 da parte della Fondazione Montagna sicura e della Regione autonoma Valle d’Aosta, attraverso un sistema di monitoraggio basato anche su due radar. Negli ultimi otto anni la strada della Val Ferret è stata chiusa più volte per il rischio di distacco della massa glaciale.

“Il massiccio del Monte Bianco è un luogo dove gli effetti dei cambiamenti climatici sono particolarmente evidenti – sottolinea Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia -. Il Planpincieux ci ricorda quanto la montagna sia fragile e quanto, insieme al cambiamento del ghiaccio, stiano cambiando anche le condizioni di sicurezza per le comunità che vivono e frequentano questi territori”.

Per Legambiente, la situazione impone di rafforzare monitoraggi, ricerca scientifica e politiche di prevenzione e adattamento, coinvolgendo maggiormente le comunità locali: “Il rischio è ormai un elemento con cui dobbiamo imparare a convivere quotidianamente, senza limitarci a subirlo”, aggiunge Bonardo.

Dello stesso avviso Valter Maggi, presidente della Fondazione Glaciologica Italiana e professore all’Università di Milano-Bicocca, secondo cui la situazione del Planpincieux offre una testimonianza diretta di come i cambiamenti climatici stiano accelerando il ritiro dei ghiacciai alpini. Il monitoraggio e la gestione del rischio glaciale, sottolinea, sono ormai “una responsabilità concreta verso i territori e le comunità”.

In Valle d’Aosta sono 172 gli apparati glaciali monitorati. “Abbiamo alcune situazioni che meritano un’attenzione particolare”, spiega Jean Pierre Fosson, segretario generale della Fondazione Montagna sicura, sottolineando la necessità di collegare il monitoraggio alle azioni di protezione civile per garantire la massima sicurezza alla popolazione.

Nel corso della tappa, Legambiente, in collaborazione con CIPRA Italia e con la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana, ha organizzato anche un flash mob in quota sul sentiero verso il Rifugio Bertone e un’attività di “Puliamo il Mondo” lungo il sentiero del ghiacciaio del Miage. Una trentina di studenti provenienti da diversi Paesi, partecipanti alle Olimpiadi Internazionali di Scienza della Terra (IESO 2026), hanno preso parte alla cerimonia di tributo ai ghiacciai del Monte Bianco.

“Carovana dei ghiacciai 2026” proseguirà ora il suo viaggio lungo l’arco alpino: dal 24 al 26 agosto in Lombardia, sul ghiacciaio dei Forni; dal 26 al 29 agosto in Friuli-Venezia Giulia, sul ghiacciaio del Montasio; e dal 31 agosto al 3 settembre in Piemonte, sul ghiacciaio di Coolidge-Monviso.

Mps, enti locali domani da Giorgetti: sul tavolo richiesta golden power

Firenze, 24 ago. (askanews) – Vigilia di vertice per il futuro di Banca Monte dei Paschi di Siena. Domani, 25 agosto, una delegazione delle istituzioni toscane incontrerà al ministero dell’Economia e delle finanze il ministro Giancarlo Giorgetti per chiedere al Governo di attivare uno scudo attraverso l’esercizio della Golden Power sulla banca senese. A giugno Intesa Sanpaolo aveva annunciato l’Opas da 30,6 miliardi in accordo con Unipol a cui Rocca Salimbeni ha risposto venerdì con una doppia Ops, su Banco Bpm e Banca Generali. L’incontro, rinviato dal 20 agosto per consentire lo svolgimento del cda di Mps, vedrà la partecipazione del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, della sindaca di Siena Nicoletta Fabio e della presidente della Provincia Agnese Carletti.

Nei documenti inviati al Mef, le istituzioni toscane chiedono al Governo “di valutare l’attivazione di tutti gli strumenti normativi e di salvaguardia istituzionale preposti, a partire dall’eventuale esercizio del Golden Power”, affinché Rocca Salimbeni non venga ridotta a preda finanziaria né smembrata, mantenendo il ruolo di player nazionale in crescita del sistema bancario. Una richiesta che si è rafforzata nelle ultime ore, in particolare dopo le due offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali illustrate dall’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio: il territorio chiederà al Governo di far pesare il proprio ruolo prima di qualsiasi ulteriore passo nell’uscita dal capitale della banca, di cui il Mef detiene ancora una quota del 4,86%.

Alla vigilia dell’incontro, il presidente Eugenio Giani ha anticipato i toni dell’appuntamento: “Ritengo che domani sarà un incontro molto importante perché Giorgetti troverà una posizione ferma e forte da parte del contesto territoriale toscano”. Al centro del confronto, spiega Giani, ci sarà la richiesta di evitare qualsiasi ipotesi di smembramento della banca, “una realtà storica che dal 1472 rappresenta una realtà bancaria di rilievo internazionale”, attraverso “la divisione delle sue filiali o altre operazioni di frammentazione”. Il presidente della Regione ha inoltre sottolineato l’importanza della quota pubblica residua: “Chiederemo con forza che quel 4,86% rimanga allo Stato perché è in grado di orientare i processi verso i nostri obiettivi, che sono i lavoratori del Monte dei Paschi e la sua presenza e forza nella nostra regione”.

Sul fronte politico permangono divisioni. Il Partito democratico ha respinto le accuse di incoerenza mosse da Fratelli d’Italia: la politica, dicono i Dem, non deve scegliere vincitori e vinti nel risiko bancario, pur sostenendo che il Governo debba valutare attentamente le conseguenze delle diverse operazioni su risparmio, occupazione e credito ai territori. I democratici hanno inoltre respinto quella che definiscono una costruzione preventiva di un alibi da parte di Fratelli d’Italia sul futuro del Monte. Posizione critica anche da Futuro Nazionale, che per voce della referente provinciale Michela Guerrini e della consigliera comunale Maria Antonietta Campolo chiede chiarezza sugli assetti proprietari e di governance in caso di aggregazione con Banco Bpm, indicando come non negoziabili la permanenza della sede a Siena, la tutela dell’occupazione e la continuità del sostegno creditizio al territorio. Anche il Movimento 5 Stelle, tramite il coordinatore provinciale Alessandro Fanetti, aveva già chiesto all’esecutivo di valutare l’utilizzo della Golden Power.

Il Consiglio comunale di Siena a giugno ha approvato all’unanimità una richiesta di verifica delle condizioni per l’esercizio dei poteri speciali previsti dalla normativa, istanza già trasmessa dalla sindaca Fabio al Governo e alle autorità di vigilanza. Sempre domani, in agenda, il consiglio di amministrazione straordinario di Banco Bpm, chiamato a un primo esame dell’offerta pubblica di scambio lanciata da Mps, mentre Banca Generali aveva riunito il board già venerdì, a valle del quale aveva comunicato di aver preso atto dell’offerta che “non è stata sollecitata né preventivamente concordata”.

Migranti, card. Zuppi: no a stupide e volgari polarizzazioni

Rimini, 24 ago. (askanews) – “Salvare tutti non significa che entrino tutti, come una certa stupida e volgare polarizzazione, ma salvare tutti e poi trovare i modi, le idee, la regolarizzazione, la legalizzazione, per combattere l’illegalità con la legalità”. Lo ha detto il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, a margine dei lavori del Meeting di Rimini.

“Si tratta di fare un sistema – ha aggiunto – di migliorarlo, di scegliere un sistema che guardi al futuro. Non è soltanto una questione di più figli, più futuro. E’ anche più accoglienza e più futuro. E questo riguarda anche l’Europa. Occorre trovare una risposta che sia dell’Europa, di un’Europa solidale e unita, come deve essere e come nasce”.

Pensioni, Fava (Inps): il terzo pilastro sia gestito da noi

Rimini, 24 ago. (askanews) – “Noi siamo rispettosissimi delle indicazioni del legislatore: ciò che ci dirà il legislatore cercheremo di attuarlo a regola d’arte, come abbiamo sempre fatto”. Lo ha detto Gabriele Fava, presidente dell’Inps, in un punto stampa al Meeting di Rimini, rispondendo a una domanda sulla flessibilità in uscita e sulla proposta della Lega di consentire il pensionamento a 64 anni.

Il presidente dell’istituto ha però rivendicato le proprie proposte: “Ho visto con grande piacere che il ministro del Lavoro ha raccolto favorevolmente la proposta principale che ho formulato, ed è concorde sul fatto che questo terzo pilastro possa essere gestito dall’istituto che presiedo. E’ un’idea ragionevole e di buon senso, perché deve essere sempre a favore dei nostri giovani, dei nostri ragazzi, perché è a loro che stiamo pensando, in coerenza con il Progetto Giovani”.

Zelensky: "Raggiungeremo una pace dignitosa"

Roma, 24 ago. (askanews) – “Crediamo che riusciremo certamente a raggiungere una pace dignitosa per il nostro Stato insieme ai nostri amici e ai nostri partner. Nessuna nazione, in una guerra di questo tipo, sarebbe stata in grado di fare affidamento soltanto sulle proprie armi. Nessuna nazione avrebbe potuto resistere a colpi così potenti senza l’aiuto del mondoà Un popolo non dovrebbe rimanere senza sostegno quando contro di esso viene perpetrata una simile barbarie, una simile guerra”, ha affermato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in occasione della giornata dell’indipendenza ucraina.

“Crediamo nell’Ucraina perché crediamo nella nostra gente, che non la tradirà, nei milioni di persone che possono essere originarie di Vinnycja o Kramatorsk, di Dnipro o Zaporizhzhia, di Odessa o Kharkiv, di Leopoli o Kyiv, di Sebastopoli o della nostra Uzhhorod. Ma sono tutti ugualmente ucraini, ugualmente coraggiosi e ugualmente sognatori nel senso più forte della parola: persone che non si arrendono quando bisogna difendere il proprio sogno e l’Ucraina”, ha sottolineato Zelensky, specificando che il suo popolo non sarà mai “merce di scambio”.

Meeting, Crepaldi: in Italia almeno 200mila casi di Hikikomori, in aumento

Rimini, 24 ago. (askanews) – “La situazione è peggiorata. Il Covid ha aumentato tutti i disturbi di tipo sociale e di conseguenza anche l’hikikomori, cioè il ritiro sociale, purtroppo è aumentato”. Lo ha detto Marco Crepaldi, psicologo e presidente di Hikikomori Italia, in un’intervista ad askanews al Meeting di Rimini. “Non abbiamo ancora dati quantitativi ufficiali, ma come associazione riceviamo decine di richieste d’aiuto ogni settimana da tutta Italia. Abbiamo intercettato tra i 5.000 e i 10.000 nuclei familiari con figli o figlie isolati, e la nostra stima è che ci siano almeno 200mila casi nel nostro Paese”, ha aggiunto, precisando che si tratta di “una stima al ribasso, perché il fenomeno è facile da nascondere, specie per chi non è più in età scolare”.

L’associazione, ha spiegato Crepaldi, “dà aiuto principalmente alle famiglie, creando gruppi di auto mutuo aiuto per i genitori e aiutandoli a capire come ricostruire una relazione con i figli, per spingerli quantomeno a uscire dalla camera da letto”.

Il fenomeno, ha avvertito, “difficilmente si ridurrà nei prossimi anni, anzi è destinato ad aumentare, perché tende a cronicizzarsi: chi rimane ritirato più a lungo fa molta più fatica a uscirne. Dopo cinque o dieci anni di isolamento le possibilità di uscita sono drasticamente più basse, e l’adolescenza resta la fase più critica in cui entrano nuovi casi”. Per questo, ha concluso, “è fondamentale parlare di prevenzione: nei prossimi anni il ritiro sociale diventerà parte quotidiana della nostra vita e della nostra società. Dovremo capire come affrontarlo tutti insieme, costruendo comunità, creando legami sociali e cambiando radicalmente la percezione culturale che abbiamo di questa condizione, perché oggi non disponiamo ancora di molti strumenti per combatterla”.

Vannacci: l’aborto non è un diritto, il matrimonio è l’unico istituto di coppia

Roma, 24 ago. (askanews) – “Oggi sul sito di Futuro Nazionale sarà online la seconda parte della Base Ideologica e Programmatica. Dopo la prima, dedicata a remigrazione ed economia, questa volta mettiamo al centro ciò che decide il futuro di una Nazione: la famiglia, le politiche di riattivazione demografica, la difesa della vita, la sovranità digitale, la cyber sicurezza, il sociale e le scelte di difesa. Il matrimonio rimane l’unico istituto di coppia, perché solo la procreazione ha rilievo pubblico. Difendiamo la vita dal concepimento alla morte naturale, rifiutiamo eutanasia e omicidio del consenziente, garantiamo le cure palliative e vietiamo di far morire di fame e di sete. Come già stabilito dalla legge 194/1978 l’aborto non è un diritto. Vogliamo prevenzione, sostegno concreto a chi sceglie di tenere un figlio e riconoscimento giuridico del concepito. Introduciamo un vero quoziente familiare, esenzioni progressive per chi ha figli, il ‘Reddito di Rinascita’ per le madri e il ‘Mutuo Tricolore’ che azzera gli interessi al terzo figlio e le ‘quote azzurre’ per facilitare i trasferimenti alle famiglie numerose dei dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni. In Europa chiederemo una deroga strutturale al Patto di Stabilità proprio per le spese di riattivazione demografica”. Così il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, presentando, in una nota, la seconda parte del programma del movimento.

“Rifiutiamo l’aumento della spesa militare al 5 % del PIL imposto da NATO e UE, diciamo no al prestito SAFE e agli interventi per “esportare la democrazia”. I dati italiani restano in Italia, con incentivi al Cloud Italia e copertura in fibra dei borghi. Priorità assoluta ai cittadini italiani negli alloggi e nei sostegni, pensione minima a 750 euro, tutela della potestà genitoriale e divieto di social network sotto i 15 anni. In agricoltura gli aiuti vanno al vero agricoltore, non al proprietario di terreni; opposizione netta al Mercosur e un Made in Italy autentico. Questo è il nostro progetto: chiaro, lineare e coerente. Alla faccia di chi, per mesi, ha ripetuto che non avevamo idee o che eravamo solo slogan. Buona lettura”, conclude.

Università, Beccalli: atenei nella trappola delle iscrizioni

Rimini, 24 ago. (askanews) – “La preoccupazione è nel vedere diversi atenei, non solo in Italia ma nel mondo, catturati da quella che è la trappola delle iscrizioni: pur di riempire le aule si abbassano gli standard accademici”. Lo ha detto ad askanews Elena Beccalli, rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, a margine dell’incontro ‘Per una giovane Italia. Idee ed esperienze contro lo scontento dei giovani’ al Meeting di Rimini.

“Lo vediamo in tante situazioni, molto spesso anche perché il valore legale del titolo di studio favorisce forme di formazione di minore qualità – ha spiegato la rettrice -. Noi come Università Cattolica e sistema delle università tradizionali abbiamo la responsabilità di non cadere in questa trappola, di non accedere alle logiche di mercato e invece di continuare a coltivare la nostra identità”.

Quell’identità, ha aggiunto Beccalli, “è l’asset importante che abbiamo a disposizione, perché il nostro sguardo sull’educazione è differente e altre istituzioni non possono replicarlo: poggia sulla relazione tra docente e studente, sulla relazione tra studenti, sulla creazione di una comunità. Una comunità che fa cambiare il paradigma da una sola trasmissione del sapere a forme di esperienza del sapere”.

Sul fronte delle risorse, la rettrice ha sottolineato che serve destinarne di più “a beneficio del sistema scolastico universitario, proprio per attivare delle politiche a favore dei giovani, che io credo siano la leva più efficace per favorire il recupero di competitività di cui abbiamo bisogno”.

I trucchi contro il caldo in Sudcorea: blocchi di ghiaccio per strada

Jeonju (Corea del Sud), 22 ago. (askanews) – Estate bollente anche in Corea del Sud. L’agosto 2026 ha fatto registrare anche qui un’ondata di calore senza precedenti con la città meridionale di Yangsan che ha raggiunto la temperatura record di 42,5 gradi centigradi, la più alta mai registrata nel Paese dal 1904.

I coreani sembrano però ben attrezzati e all’avanguardia per rispondere all’afa. Nelle immagini, le strade di Jeonju, a circa due ore di treno da Seoul, noto soprattutto per il suo villaggio tradizionale di case hanok; qui, come in molte altre località della Sudcorea, si possono trovare nebulizzatori per strada dove trovare refrigerio, le persone girano con ombrellini anti raggi UV per coprirsi dal sole e abbassare la temperatura corporea e sono stati persino messi dei grandi blocchi di ghiaccio lungo le vie principali dove potersi rinfrescare mentre si passeggia. In vendita nella maggior parte dei negozi salviette che danno un effetto “ice”, collari ghiacciati e spruzzini.

Il presidente Lee Jae-myung ha dichiarato lo stato di calamità nazionale a causa del caldo estremo, oltre 20 persone sono morte e oltre duemila hanno sofferto di problemi di salute legati al caldo. Di continuo arrivano durante il giorno alert via sms da parte del Ministero dell’Interno e della

Sicurezza che invitano residenti e turisti a prestare attenzione con le temperature elevate, soprattutto se si praticano attività all’aperto.

Il mondo della Formula 1 sbarca su Topolino, arriva Kimi Paperelli

Milano, 24 ago. (askanews) – Il mondo della Formula 1 sbarca su Topolino: in occasione del Gran Premio d’Italia 2026, sul fumetto debutta Kimi Paperelli, versione “paperizzata” del campione automobilistico Andrea Kimi Antonelli, pilota ufficiale del Mercedes-Amg Petronas F1.

La collaborazione tra Disney e Formula 1 parte con “Accendete i motori!”, uno speciale volume da collezione – disponibile solo con Topolino 3692 da mercoledì 26 agosto in edicola, fumetteria e su Panini.it – che presenta un’inedita serie in 5 episodi ambientata nel mondo della Formula 1®. I lettori potranno scoprire una avventura alle prese con un mistero che li porterà a viaggiare per i circuiti dei 5 continenti. Si prosegue su Topolino 3693 – in edicola, fumetteria e su Panini.it da mercoledì 2 settembre con Kimi Paperelli, protagonista assoluto di quattro storie, brevi gag scritte da Giovanni Barbieri e Stefano Petruccelli, per i disegni di Alessandro Perina, e della cover realizzata sempre da Alessandro Perina.

“Topolino è stata la rivista della mia infanzia e sono felice di ritrovarmi oggi sulle sue pagine. Se vivessi davvero a Paperopoli andrei con Paperino sulla sua mitica 313, perché è una macchina che mi piace molto: è sportiva, ha un carattere tutto suo… e poi adoro Paperino, mi sta troppo simpatico!”, ha commentato Kimi Antonelli.

All’interno del numero 3693, il mondo delle corse fa da sfondo anche a tre storie autoconclusive sceneggiate da Alessandro Ferrari per i disegni di Marco Mazzarello che reinterpretano in perfetto stile Disney il dietro le quinte della Formula 1.

“Per inserire elementi realistici senza rendere le storie troppo tecniche per i lettori più giovani, abbiamo scelto di concentrarci sui ruoli interpretati di volta in volta da Paperino: meccanico ai box, ingegnere di pista, fan, ingegnere aerodinamico. Partendo dai suoi mestieri, il mondo delle corse diventa più accessibile: Paperino impara un nuovo ruolo e noi impariamo insieme a lui”, ha raccontato lo sceneggiatore Alessandro Ferrari. “La sfida più interessante nel far dialogare il mondo della Formula 1 con quello di Topolino è stata trovare un punto d’incontro che permettesse a entrambi gli universi di rimanere fedeli alla propria identità, valorizzando sia l’energia e la precisione delle corse sia la fantasia e l’espressività Disney”, ha aggiunto il disegnatore Marco Mazzarello.

Con Topolino 3693 e 3694 anche il modellino in scala della monoposto ufficiale di Formula 1, nata dalla collaborazione tra Formula 1 e Disney e una statuina di Topolino nel ruolo di Team Manager.

Sisma, Castelli: 4,3 miliardi in tre anni per la ricostruzione

Rimini, 24 ago. (askanews) – “In questi tre anni complicati lo Stato italiano ha messo a disposizione solo per la ricostruzione pubblica qualcosa come 4 miliardi e 300 milioni di euro”. Lo ha detto Guido Castelli, commissario straordinario per la ricostruzione post sisma, al Meeting di Rimini, sottolineando che “il governo non ha mai mancato di dare attenzione e risorse alla ricostruzione 2016”.

Insediatosi nel gennaio 2023, Castelli ha ricordato il decreto ricostruzione varato due mesi dopo, che “non solo introdusse semplificazioni importanti anche di tipo urbanistico, ma fece una cosa molto intelligente: consentì la formazione delle classi scolastiche in deroga in tutti i comuni del cratere che, diversamente, mentre stavano costruendo le scuole rischiavano di perdere l’istituzione”. Poi la stabilizzazione del personale degli uffici speciali della ricostruzione: “La ricostruzione si fa grazie a loro e grazie ai comuni”.

In Ucraina riunione dei "volenterosi" nell’anniversario dell’indipendenza

Roma, 24 ago. (askanews) – L’Ucraina ospita oggi una riunione dei suoi principali sostenitori europei, ai quali chiede sistemi di difesa antiaerea di cui ha una grave carenza e una maggiore pressione su Mosca, in un momento in cui gli attacchi russi non hanno mai provocato così tante vittime civili.

L’incontro degli stati membri della cosiddetta “Coalizione dei Volenterosi”, organizzato nel giorno del 35esimo anniversario della proclamazione dell’indipendenza dell’Ucraina (il 24 agosto 199), sarà co-presieduto da Regno Unito, Francia e Germania. È atteso anche il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa.

Diversi altri leader dovrebbero partecipare da remoto a queste discussioni, che si svolgono sullo sfondo di una nuova intensificazione della guerra, esattamente quattro anni e mezzo dopo il suo inizio, il 24 febbraio 2022.

Secondo quanto riportato dai media, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato ieri che, insieme ai partner degli Stati Uniti e dell’Europa, è stato elaborato un piano per porre fine alla guerra, che prevede “un cessate il fuoco, una zona economica libera e il ritiro delle truppe”.

Lo ha annunciato durante un incontro con i giornalisti, come riferito da un corrispondente di Ukrinform. “Si tratta di idee condivise dagli americani e dagli europei, frutto dei colloqui conclusi tra gli americani, noi e i russi”, ha dichiarato.

Terremoto in Centro Italia, Zuppi ad Arquata: non promesse ma lavoro per ricostruire

Milano, 24 ago. (askanews) – “Non promesse, ma lavoro” davanti alle difficoltà ancora aperte della ricostruzione. È il richiamo del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, nell’omelia per il decimo anniversario del sisma che il 24 agosto 2016 colpì il Centro Italia. La Messa è stata celebrata questa mattina, alle 11, nell’area Sae di Pescara del Tronto, ad Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno.

Nella parte conclusiva dell’omelia Zuppi richiama le responsabilità legate ai ritardi e alle conseguenze sociali di una ricostruzione ancora da completare. Rinascere. Non promesse, ma lavoro, di tutti, ciascuno nelle proprie funzioni e responsabilità tutte importanti, con la forza di quella solidarietà che tanto ha consolato in quei giorni terribili, chiamando le difficoltà con il proprio nome, perché solo così si possono risolvere e trasformarle in nuova capacità ed efficacia con la resistenza di cui siete stati capaci. Sappiamo che non sono senza conseguenze il tempo perduto e le risposte non date. Quanti anziani speravano di vedere di nuovo quello che il terremoto aveva distrutto e hanno sperimentato l’amarezza di chiudere gli occhi lontano dalle proprie case? Quanti non hanno la forza per aspettare e sono andati altrove? Ecco perché rinascere. L’amore accende nei cuori quella luce alla fine del tunnel che sembra non arrivare mai. Anche questa celebrazione ci aiuta a tessere di nuovo la comunità e l’unità tra di noi, perché ricostruire non è solo una questione di edifici ma soprattutto di relazioni, comunità, fiducia, solidarietà. La rinascita non nasce soltanto dai cantieri, ma soprattutto dalle persone, dalle relazioni e dalla speranza condivisa. Ci aiuta il Signore che affronta il terremoto terribile del Venerdì Santo, fallimento di tutto, ma sapendo che il tempio del suo corpo sarà ricostruito. Il Signore accenda i nostri cuori di rinnovata speranza e di senso di responsabilità, di attenzione per tutti, a iniziare dai più deboli. La roccia sicura del suo amore ci fa affrontare quello che manca, perché ora sappiamo che lo Spirito, l’amore di Dio che diventa nostro, ci trasforma, ci dona forza, capacità, forza per fare nascere di nuovo quello che sembra perduto. Dio vi benedica e vi doni di rinascere. Come è scritto sull’architrave della porta di Santa Maria in Pantano ci affidiamo a Maria: ‘Sub tuum praesídium confúgimus, sancta Dei Génetrix’, ‘Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio'”.

Sisma in Centro Italia, Meloni: rendiamo omaggio alla memoria delle 299 vittime

Roma, 24 ago. (askanews) – “Non dimenticheremo mai la notte del 24 agosto 2016. Alle 3.36 la prima, terribile, scossa della drammatica sequenza sismica che per mesi ha sconvolto il Centro Italia, distruggendo interi borghi e colpendo un pezzo vastissimo del nostro territorio nazionale”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sui social.

“Oggi rendiamo omaggio alla memoria delle 299 vittime del terremoto e torniamo a stringerci ai loro cari, in questa giornata di ricordo e commemorazione”, aggiunge la premier.

Sisma in Centro Italia, Ingv: dopo 10 anni oltre 150mila terremoti

Milano, 24 ago. (askanews) – Dieci anni dopo il terremoto del 24 agosto 2016, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) ricorda le 299 vittime e una delle sequenze sismiche più complesse, estese e distruttive della storia recente dell’Appennino centrale. Nell’area, secondo l’Ingv, sono stati localizzati oltre 150.000 terremoti nell’ultimo decennio. Per l’anniversario l’Istituto ha inoltre raccolto in un unico spazio online dati, studi, testimonianze e materiali dedicati agli eventi del 2016-2017.

La sequenza ebbe inizio nella notte del 24 agosto con una scossa di magnitudo 6.0 che colpì i comuni di Accumoli, in provincia di Rieti, e Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno. Nelle prime ore l’Ingv mobilitò le proprie strutture tecniche, scientifiche e operative, intensificando le reti di monitoraggio e avviando le attività per rilevare gli effetti geologici in superficie, censire l’impatto su abitazioni e infrastrutture, individuare eventuali fenomeni di amplificazione locale e fornire supporto ai cittadini.

“In questa significativa giornata il primo pensiero va alle 299 vittime, alle loro famiglie e alle comunità di Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e degli altri territori dell’Appennino centrale colpiti da quella lunga sequenza sismica”, dichiara il presidente dell’Ingv Fabio Florindo. “Per l’Ingv questo anniversario è anche l’occasione per ricordare il grande impegno del personale dell’Istituto che, fin dalle prime ore e poi per molti mesi, ha lavorato giorno e notte nel monitoraggio della sequenza, nell’analisi dei dati e nel supporto al sistema di Protezione Civile”.

“In questi dieci anni molto è cambiato. Conosciamo meglio la pericolosità sismica del nostro territorio, le reti di monitoraggio sono state ulteriormente sviluppate e possiamo contare su un sistema di sorveglianza attivo 24 ore su 24. Ma una maggiore capacità di osservare e comprendere i terremoti non significa essere al riparo dalle loro conseguenze. Non possiamo sapere quando e dove avverrà il prossimo forte terremoto. Sappiamo però che l’Italia continuerà ad avere terremoti importanti. Il punto, quindi, è utilizzare il tempo che abbiamo per ridurre la vulnerabilità degli edifici e delle infrastrutture e per far crescere la consapevolezza dei cittadini. La conoscenza scientifica e il monitoraggio hanno fatto grandi passi avanti. La responsabilità che abbiamo oggi è fare in modo che questa conoscenza contribuisca sempre di più alle scelte di prevenzione. Credo che, a dieci anni dal terremoto del 2016, questo sia anche un modo concreto per ricordare ciò che è accaduto e le persone che quella notte hanno perso la vita”, aggiunge Florindo.

Il direttore del Dipartimento Terremoti dell’Ingv, Salvatore Stramondo, ricorda le capacità di monitoraggio e analisi già disponibili nel 2016. “Il sisma di Amatrice ha mostrato come, già nel 2016, l’Ingv fosse un Ente scientificamente e tecnicamente maturo, in grado di acquisire, con le proprie reti sismica e geodetica, dati di qualità senza precedenti; capace di utilizzare le tecnologie più avanzate, come quelle satellitari, in maniera sistematica per la migliore comprensione dei fenomeni in atto e come dato di input per i modelli numerici e analogici; in grado di assicurare la continuità operativa dei servizi di sorveglianza sismica anche in presenza di una sismicità che, nei primi giorni dopo il 24 agosto, è stata di svariate centinaia di eventi quotidiani”.

“La nostra comunità scientifica non ha mai smesso di studiare i meccanismi all’origine di un sisma e l’evoluzione della sismicità nell’area e in Italia Centrale, lavorando senza sosta per accrescere la conoscenza di quanto accaduto e porla al servizio della sicurezza pubblica. I rapporti tecnici e di sintesi prodotti dai Gruppi Operativi dell’Istituto hanno gettato le basi per la letteratura scientifica successiva. La ricerca scientifica sul terremoto di Amatrice e sull’intera sequenza sismica del Centro Italia del 2016 è vastissima e tutt’oggi continua a produrre studi sulle maggiori riviste peer-review internazionali”, aggiunge Stramondo.

Il direttore richiama anche il tema della ricostruzione, ancora in corso nei territori interessati. “La memoria di Amatrice e il pensiero alle vittime ci impone di non abbassare mai la guardia. Ancora oggi i territori colpiti affrontano un delicato e lungo percorso di ricostruzione. Da parte nostra l’impegno rimane invariato nel fare ricerca scientifica d’eccellenza che, tradotta opportunamente, consenta sempre più di costruire case, scuole e infrastrutture fatte per resistere”, conclude Stramondo.

Per il decennale l’Ingv ha predisposto una pagina dedicata alla “Sequenza sismica in Italia centrale”, destinata a raccogliere e aggiornare i materiali prodotti sugli eventi del 2016-2017. Tra le risorse disponibili figura la story map “I forti terremoti in Italia centrale nel 2016-2017”, con mappe, contenuti multimediali e diversi percorsi per ricostruire la sequenza e le attività svolte dall’Istituto.

L’iniziativa “Custodi di Memoria” invita invece chi visse direttamente quei terremoti a lasciare una testimonianza per contribuire alla costruzione della prima mappa dei ricordi dei terremoti d’Italia. Lo spazio comprende inoltre una sezione con articoli scientifici e divulgativi pubblicati negli anni da ricercatrici e ricercatori dell’Ingv, timeline, animazioni della sequenza sismica, fotogallery e videoteca.

Sisma del 2016, Mattarella: il risanamento va ultimato presto

Roma, 24 ago. (askanews) – “I volontari accorsi da tutta Italia, il loro prezioso e generoso operato, insieme alla prontezza degli interventi delle Autorità di primo soccorso sono stati veicolo di aiuti e assistenza, portando anche un segnale di speranza e di ripartenza con cui si è dato inizio a un processo di ricostruzione. Così come in occasione delle altre catastrofi naturali che si sono registrate nel nostro Territorio, lo spirito di solidarietà che unisce il popolo italiano si è rivelato un efficace strumento di resilienza e contenimento dinanzi a calamità di così ampia portata e violenza. Il risanamento è un percorso, non privo di complessità, che richiede l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile ed è un richiamo alla responsabilità collettiva di ripristinare quella normalità che è stata spezzata nei territori colpiti da questa tragedia. In questo giorno di memoria, mi unisco al dolore di coloro che hanno subito la perdita di familiari ed esprimo la mia vicinanza ai feriti e a quanti si sono ritrovati improvvisamente in condizioni di grande difficoltà”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del decimo anniversario del terremoto che ha colpito il Centro Italia.

Stop ai radicalismi: il centro, per questo, è profezia costruttiva

Il centro non è il rifugio dei codardi

Ho letto con attenzione alcune riflessioni circolate in questi giorni a proposito della visita di Papa Leone al Meeting, e devo dire che c’è un equivoco di fondo che mi preoccupa. Chi le ha scritte teme che quella visita possa risvegliare nostalgie per un “centro cattolico” che, nelle sue parole, sa di moderatismo sterile, di mediazione tiepida tra opposti estremismi. Un centro inteso come posizione comoda, un rifugio dorato che ci permette di non sporcarci le mani con le vere periferie esistenziali.

Ma mi permetta di dissentire: il “centro” della migliore tradizione democristiana italiana – quella di De Gasperi, Moro, Dossetti, La Pira – non è mai stato questo. Non era moderatismo acquiescente quello di chi ricostruiva l’Italia dalle macerie del dopoguerra, non era fuga dalle responsabilità quella di chi scriveva la Costituzione repubblicana. Era, piuttosto, il coraggio della sintesi creativa: il luogo dove il Vangelo si faceva storia senza rinunciare alla sua radicalità.

 

Gesù: centro o provocatore?

Quando afferma che “Gesù Cristo era tutto fuorché centro e mediazione”, confonde la provocazione profetica con l’assenza di centro. È vero, Gesù ha sconvolto le certezze del suo tempo, ha ribaltato le gerarchie, ha scandalizzato i benpensanti. Ma ha anche fondato una Chiesa, ha dato comandamenti nuovi, ha istituito sacramenti. Ha creato un centro diverso, certo: non quello del potere del Tempio o di Roma, ma un centro che rimetteva gli ultimi, i poveri, i peccatori al cuore della storia.

La profezia biblica non è mai stata evasione dal mondo. I profeti parlavano ai re, costruivano comunità, indicavano percorsi concreti. Elia sul monte Carmelo è stato profetico e travolgente, ma dopo è dovuto scendere e continuare il suo ministero nella storia quotidiana. La vera profezia non fugge: trasforma.

 

Quale profezia stiamo cercando?

Lei invoca una “profezia rara”, e su questo siamo d’accordo. Ma mi spieghi: a quale profezia si riferisce esattamente?

Se parla della profezia di denuncia, quella esiste già, e spesso rischia di diventare sterile critica senza proposta costruttiva. Se pensa alla profezia delle periferie, Papa Francesco l’ha incarnata magnificamente, ma non per questo ha rinunciato a costruire ponti, dialoghi, mediazioni difficili. Se allude a una profezia radicale contro il capitalismo, allora perché non uscire completamente dalle strutture e vivere in comunità alternative?

La verità è che la vera profezia è quella che trasforma la storia, non quella che la abbandona. Tonino Bello diceva: “La profezia non è prevedere il futuro, ma costruire il futuro”. E il futuro si costruisce stando nel “centro” delle responsabilità, non solo dalle “periferie” della denuncia.

 

I corpi intermedi: salvezza o malattia?

Qui tocchiamo il nervo scoperto del nostro dissenso. Lei vede nei corpi intermedi, nella democrazia cristiana, nell’impegno costruttivo nelle istituzioni un “virus del centro” destinato a “non far primavera”.

Noi, al contrario, vediamo in quei corpi intermedi l’antivirus di una democrazia malata che, senza di essi, cade inevitabilmente nel populismo o nel tecnocratismo. La sussidiarietà, le formazioni sociali tra l’individuo e lo Stato, il tessuto associativo: sono il cuore pulsante della dottrina sociale della Chiesa, non un accidente storico da superare.

In una società sempre più frammentata e individualista, dove lo Stato diventa distante e il mercato predatorio, rinunciare al “centro” come luogo di coesione sociale significa consegnare il campo alle forze della disgregazione.

 

Una Chiesa cambiata, ma non arresa

È vero, la Chiesa è cambiata, l’Italia è “post-cattolica”, la società è multiculturale. Proprio per questo, però, serve un nuovo umanesimo cristiano che sappia essere sale della terra senza pretese egemoniche, che sappia proporre senza imporre.

Il Meeting di Rimini nasce da questa intuizione geniale: la fede che si confronta con la cultura, con la politica, con l’economia, senza paura di sporcarsi le mani. Papa Leone che viene al Meeting non è nostalgia del passato, ma audacia del presente: è la fede che dialoga, che propone, che costruisce ponti dove altri vedono solo muri.

 

Dalle parti delle vittime, costruendo alternative

La sua dicotomia è falsa: o profezia radicale dalle parti delle vittime, o irrilevanza.

Noi crediamo fermamente che si possa stare dalle parti delle vittime costruendo alternative concrete. Le cooperative sociali, l’economia civile, il terzo settore, le comunità di accoglienza: sono tutte esperienze che nascono dall’intuizione democristiana della sussidiarietà e che oggi sono più attuali che mai.

Migranti, ambiente, lavoro, critica al capitalismo: sono tutti temi su cui i cattolici democratici sono stati pionieri, non seguaci. Basti pensare a come la DC ha introdotto in Italia i diritti dei lavoratori, il welfare, la protezione sociale. Non erano forse profezia incarnata nella storia?

 

La profezia della responsabilità

In conclusione, la profezia che cerchiamo non è quella che fugge dal centro, ma quella che lo trasforma. Non è quella che denuncia e basta, ma quella che costruisce alternative credibili. Non è quella che si ritira nelle periferie per purezza, ma quella che dalle periferie sa irradiare luce al centro.

De Gasperi ricostruiva l’Italia mentre difendeva i poveri. Moro tendeva la mano mentre non dimenticava gli ultimi. Dossetti scriveva la Costituzione mentre pregava.

Questa è la profezia rara che cerchiamo: quella che non ha paura del “centro” perché sa che il Vangelo è abbastanza radicale da trasformarlo, abbastanza forte da abitarlo, abbastanza profetico da redimerlo.

Grazie Papa Leone. La profezia la stiamo cercando: non nelle fughe dal mondo, ma nella trasfigurazione del mondo.

Conte, il funambolo tra populismo e trasformismo

«Capaci di tutto»

C’è una vecchia battuta di Carlo Donat-Cattin pronunciata contro qualcuno dei suoi innumerevoli avversari politici – dentro e fuori il suo partito, la Dc – che conserva una straordinaria attualità e modernità. Diceva Donat-Cattin in quella occasione: “quelli sono capaci, capacissimi, capaci di tutto”. Ecco, si tratta di una battuta particolarmente calzante per il capo del partito populista per eccellenza. Il partito di Giuseppe Conte, i 5 stelle.

Ma quando il populismo, che rappresenta la principale insidia per conservare e rafforzare la qualità della nostra democrazia, si coniuga con il trasformismo l’antico monito di Donat-Cattin si ripropone in tutta la sua efficacia e trasparenza. E questo per la semplice ragione che il trasformismo di matrice populista non risponde a nessun criterio, è esterno a qualsiasi cultura politica, è del tutto alternativo a tutto ciò che risponde ad una impostazione etica della politica e in ultimo, ma non per ordine di importanza, è estraneo a qualsiasi coerenza programmatica. Appunto, chi interpreta quella deriva “è capace, capacissimo, capace di tutto”.

Tutto e il contrario di tutto

È appena sufficiente prendere atto del percorso politico concreto del capo dei 5 stelle per rendersi conto che la coerenza politica, da quelle parti, è un optional. Si governa con la Lega, dopo pochi gironi si governa con la sua alternativa, cioè il Pd; un giorno si ha una cultura cattolica democratica e il giorno successivo si è paladini del giustizialismo manettaro e a difesa di tutto coloro che sostengono quelle tesi; si predica la giustizia sociale da un lato e, dall’altro, si pratica l’assistenzialismo più spietato; si può essere occidentali ed europeisti e, al contempo, anche filo russi e filo cinesi. In gergo, si può tutto e il contrario di tutto.

 

Lincompatibilità con una cultura di governo

Ora, chi ha una cultura di governo, chi è sinceramente riformista, chi cerca di essere fedele ai principi e ai valori costituzionali, chi ha una coerenza con la tradizionale politica estera del nostro paese, chi respinge la deriva della radicalizzazione del conflitto politico e della polarizzazione ideologica, chi è estraneo al populismo e chi, in ultima analisi, è alternativo al trasformismo, non può stringere alleanze con il partito di Conte.

Chi lo fa è semplicemente complice di quelle derive o ne condivide lo spirito di fondo.

 

Populismo e trasformismo, due pericoli per la democrazia

Per queste ragioni, semplici ma oggettive, e al di là delle stesse appartenenze di partito, forse è anche arrivato il momento per dire apertamente che due tra i peggiori, e drammatici, pericoli che sfregiano la nostra democrazia, ridicolizzano la cultura di governo, indeboliscono le istituzioni democratiche e riducono la stessa classe dirigente ad una sorta di macchietta permanente ed itinerante, sono proprio rappresentati dal trasformismo da un lato e dal populismo dall’altro. Due derive che il capo dei 5 stelle interpreta, incarna e rappresenta in modo quasi perfetto se non addirittura scientifico.

Sarebbe questa la prospettiva democratica, riformista, liberale e costituzionale di cui si vagheggia da tempo da quelle parti? Probabilmente chi arriva da un’altra cultura politica, da un’altra tradizione democratica e costituzionale e, soprattutto, da un pensiero che è semplicemente alternativo al trasformismo e al populismo, dovrebbe, adesso, battere un colpo. Per conservare e rafforzare la qualità della democrazia, innanzitutto, come ci hanno insegnato i nostri grandi maestri del passato del cattolicesimo politico italiano.

Il campo largo, Mentana e la legge di Barnum

Mentana, un nuovo fustigatore

In una recente intervista Mentana ha scatenato un pandemonio. Dalle parti del campo largo, non del baseball, ha fatto un “fuori campo” che i gonzi che tifano per quel versante lo hanno inteso come un tradimento. Non lo hanno applaudito ma inveito contro. C’è chi gli dà del venduto alla Meloni e chi lo accusa di prepararsi già una rampa di lancio per un altro futuro.

È il solito fariseismo di chi tifa in quell’area politica e che non ammette critiche di sorta neanche davanti alla evidenza dei fatti. Mentana certamente in questa circostanza non ha mentito, piuttosto si è fatto mentore di un pensiero che dovrebbe riguardare tutti i Partiti di quella sponda e che ancora con grave ritardo fanno finta di niente.

 

Un prima, un dopo ed un tormentato durante

Il Direttore de La7 si è permesso di dire una banalità, ma denunciarla è diventata materia di scandalo. C’è un prima è un dopo in tutte le cose, una consecutio temporum che non può essere ribaltata. Chiunque decida di fare un percorso insieme ad un altro lo fa in vista di un obiettivo che nel nostro caso non può essere primariamente quello di mandare la Meloni a casa e poi si vedrà. Il traguardo vero da tagliare è un programma in cui tutti i partecipi di una cordata si riconoscono.

Sarà la definizione di punti in materia di politica estera, fiscale, di welfare, immigrazione, sanitaria etc a dire chi ci sta e chi non ci sta. Nel campo largo l’attenzione appare invece tutta spostata sul an e il quomodo delle primarie e chi debba fare il leader e chi dovrà servire da gregario.

 

Un programma vo cercando…

Se ben si comprende, Mentana ha spudoratamente sottolineato che non c’è ancora adesso uno straccio di intesa in comune, a Sinistra, tra quelli che ambiscono a vincere le elezioni e che il programma non è la facoltativa pochette che arricchisce il vestito ma è il vestito stesso senza il quale si è nudi. Forse reclama almeno un minimo di specchietto per le allodole in mancanza d’altro.

 

La maldestra calamita del populismo

In un interessante libro a titolo “Silvio ci manchi?” Patrick Fasciolo, esperto di comunicazione, ci dice un paio di cose che potrebbero servire. La legge di Barnum, spesso richiamata in commercio, è quella per cui se, affacciandosi ad una finestra, si vedono 100 persone e di queste solo meno di una decina sono intelligenti, allora si dovrà lavorare e sarà più agevole convincere solo quelli più malleabili ad essere dalla propria parte.

È a queste persone che Pd ed altri della brigata vogliono rivolgersi loro senza un minimo di impegno per sollecitarne una capacità critica e di crescita di pensiero? Voglio dunque a monte rinunciare a conquistare il consenso di un cittadino più avveduto e di maggiore qualità?

 

Il successo in mano ad una cabala fonetica grammaticale

Fra le tante riflessioni Fasciolo osserva poi come nel successo possa singolarmente contare anche l’ampiezza del proprio cognome per far presa sull’elettorato. Faciliterebbe, insomma, un cognome che abbia sillabe di un certo numero sufficienti ad occupare uno “spazio” nell’immaginario della società civile.

Se questo fosse, Moro e Craxi sono delle eccezioni illustri. Nella Prima Repubblica Martinazzoli e Zaccagnini sono andati forte e poi dopo Berlusconi è andato alla grande. Oggi si assegna appena la sufficienza, su un fronte, per la Meloni, Salvini e Taiani. Sul versante opposto pagano tutti dazio agli avversari politici e dovrebbero assai preoccuparsi la Schlein, Conte e Renzi mentre Fratoianni potrebbe frusciarsi di cavarsela alla grande. Mattarella non teme rivali.

Mentana ha tirato responsabilmente un sasso nello stagno in attesa che, come Venere dal mare, emerga un programma che non sia solo l’ossessione del campo largo a voler cantar vittoria, nutrendo la speranza che il patto da proporre agli italiani non prenderà, dopo un faticoso parto, troppa acqua e non verrà fuori, anche per necessità, allora tragicamente troppo striminzito.

Torre Pellice, il Sinodo valdese e metodista

Forse nessuno è riuscito a cogliere l’intima tensione della democrazia, la sua essenza tragica come l’impolitico Jacques Derrida: da un lato il calcolo della maggioranza (o della minoranza più numerosa), dall’altro il rispetto per il particolare.

Dove “il particolare”, nel ragionamento che propongo, sono le chiese metodiste e valdesi, riunite fino a mercoledì prossimo nel loro Sinodo, a Torre Pellice (Torino). Anche lì, ovviamente, vi sono sia la logica dei numeri sia l’eguale rispetto per ciascuna/o. Si tratta infatti, come è noto, di una sorta di parlamentino, con i deputati e le deputate che rappresentano quel piccolo mondo di fede, di pratiche e di cultura. E quest’anno, ad esempio, dalla nuova “Tavola” emergerà colui o colei che succederà alla diacona Alessandra Trotta come Moderatore/a.

E, per dirne un’altra, a proposito degli equilibri e delle dinamiche interne, vi sono sia i valdesi delle storiche Valli del Piemonte, sia quelli della diaspora e dell’evangelizzazione del resto d’Italia. Oltre, naturalmente, alle comunità metodiste, delle quali proprio Trotta è espressione.

Lo scambio con Paolo Ricca

Proprio con l’occasione mi sento, da persona vicina alla sensibilità protestante e valdo-metodista, di pubblicare parte di uno scambio epistolare con il compianto teologo, storico e pastore valdese Paolo Ricca.

Gli scrivevo (era il maggio 2021): «quasi casualmente mi sono trovato a leggere su internet un riferimento alla Sua proposta di un Concilio davvero ecumenico, di un Concilio di tutta la cristianità. Spero che ciò susciti e alimenti idee e discussioni.

Intanto, fra me e me, rifletto spesso su un fatto. Io stesso, che pure ho una consuetudine pluridecennale con il mondo evangelico, ho appreso dell’espressione diversità riconciliata dalla risonanza mediatica delle parole di papa Bergoglio. Però, ad esempio, nella sezione da Lei curata di Storia del cristianesimo. L’età contemporanea, a pagina 119, è scritto: “I tre accordi menzionati (Leuenberg, Meissen, Porvoo) configurano tre forme diverse di comunione ecclesiale che non si contraddicono, al contrario si completano e, insieme, compongono quella unità nella diversità (unità del corpo, diversità delle membra, secondo il paradigma biblico di 1 Cor. 12, 12-31) o diversità riconciliata, che è il modello protestante dell’unità cristiana”».

La «diversità riconciliata»

Ed egli: «La “diversità riconciliata” è la proposta luterana avanzata dall’Assemblea Mondiale della Federazione Luterana a Curitiba (se ben ricordo), in Brasile nel 1990. Non è dunque una invenzione mia né, tanto meno, del Papa, né dei vescovi cattolici del Congo ai quali il Papa l’attribuisce nella sua “Lettera Apostolica” Evangelii gaudium. Mi sembra che rispecchi perfettamente l’unità cristiana non solo prefigurata, ma concretamente vissuta e praticata dalle chiese cristiane del 1° secolo. Quindi è  una formula, diciamo così, canonica e, attualmente, mi sembra l’unica in grado di consentire, se accolta, l’attuazione del sospirato, ma difficilmente realizzabile, almeno per ora, Concilio di tutte le Chiese cristiane del mondo.

Sarebbe anche un ritorno all’unità vissuta e praticata dalla Chiesa cristiana dei primi secoli che manifestava la sua unità proprio nei concili – anche se convocati dall’imperatore.  Oggi dovrebbe essere convocato dal Consiglio Ecumenico di cui faccia parte anche la Chiesa di Roma, oppure dalle due istituzioni in base ad un accordo ad hoc. Ma, al momento attuale, sono più che altro sogni».

Non lasciarsi sopraffare dai numeri

Ecco, proviamo da subito a non farci sopraffare dalla logica dei numeri, neppure nella nostra quotidianità.

Chiesa e massoneria, il dialogo impossibile che torna a bussare

di Roberto Galullo

Linconciliabilità ribadita dalla Chiesa

La massoneria non perde occasione per alimentare le speranze di un dialogo con la Chiesa. I funerali vietati nel bel mezzo dell’estate a due fratelli affiliati al Grande Oriente d’Italia (Goi), hanno riacceso chat, social e canali rigorosamente anonimi della libera muratoria, che trasudano messaggi di stupore di fronte alla rinnovata inconciliabilità assoluta tra fede cattolica e giuramento massonico.

Antonio Seminario, per ora Gran Maestro del Goi, il 9 agosto ha affidato al Secolo XIX pensieri in libertà che si concludono con una domanda degna di Gigi Marzullo: «Quando difendiamo le nostre appartenenze, siamo ancora noi a possederle, oppure sono le nostre appartenenze a possedere noi?».

È un esercizio retorico ricordare che Carol Wojtyla approvò la “Declaratio de associationibus massonicis” emanata dalla Congregazione Vaticana per la dottrina della fede il 26 novembre 1983, presieduta dall’allora prefetto cardinale Joseph Ratzinger, diventato poi Papa Benedetto XVI.

La terza enciclica di Papa Francesco del 3 marzo 2020 – “Fratelli Tutti – Sulla fraternità e l’amicizia sociale”, il cui titoletto della sottosezione tra i paragrafi 102 e 103 era il motto della Rivoluzione francese massonica del 1789 “libertà, uguaglianza, fraternità”, venne letta come una subliminale apertura al dialogo da parte della massoneria. Il Goi, morto il Papa argentino, lo ricorderà come «l’Uomo aperto alle domande» (qualunque cosa voglia dire).

Ebbene, quando esplose una grana nelle Filippine, che assiste ad un continuo aumento dei fedeli iscritti alla massoneria, Papa Francesco intervenne senza indugio. La risposta del Dicastero per la Dottrina della Fede, approvata dal Papa il 13 novembre 2023 e firmata dal prefetto Victor Fernandéz, ribadì l’inconciliabilità tra l’adesione alle logge e la fede cattolica.

Da Leone XIII a Leone XIV

Non è un esercizio retorico, invece – visto che il nome in linea di continuità scelto da Robert Prevost – ricordare che Papa Leone XIII, nella lettera enciclica “Humanum genus – Condanna del relativismo filosofico e morale della massoneria”, emanata il 20 aprile 1884, «lamentando ancora una volta la fine del potere temporale, ne attribuiva la colpa principalmente alla setta massonica, accusata di ogni nefandezza (specialmente di colore politico)».

Papa Leone XIII divideva il genere umano nel Regno di Dio sulla terra (la vera Chiesa di Gesù Cristo) e il Regno di Satana, simili a due città che con leggi opposte vanno incontro a opposti fini, così come descrisse Sant’Agostino (De Civitate Dei, libro. XIV, c. 17). E così sia.

Il nuovo fronte africano

Se in Italia, in Europa e negli Usa la ricerca del dialogo da parte della massoneria è dovuto anche alla carenza di “vocazioni” (il numero di massoni in Italia è, al massimo, stabile e nel Regno Unito e negli Usa è in costante calo), che potrebbero trovare un’insperata boccata di ossigeno nelle eventuali aperture della Chiesa, altrove è esattamente il contrario.

Il 28 marzo 2026 l’Annuario Pontificio e l’Annuarium Statisticum Ecclesiae, hanno scattato l’ultima fotografia sulla vita della Chiesa Cattolica nel mondo per il 2025. Crescono meno della popolazione i cattolici in America ed in Asia mentre il contrario si verifica in Oceania, dove la crescita dei cattolici appare importante (+2,1%). Nel continente africano, con una dinamica evolutiva quasi cinque volte quella dei paesi asiatici (pari a 2,7% e superiore a quella demografica) il numero dei cattolici passa da poco più di 281 milioni nel 2023 agli oltre 288 milioni nel 2024.

Proprio l’Africa – dove cresce non solo la religione cattolica ma anche il peso politico, economico e sociale della massoneria a trazione anglosassone e francese – è il fronte che potrebbe spingere sulla necessità del dialogo, raccogliendo gli spunti dei pontieri vaticani. Veri o presunti.

I pontieri e le condizioni del confronto

Come Monsignor Antonio Staglianò, Presidente della Pontificia Accademia di Teologia e il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente emerito del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, adulati dai liberi muratori a far data 16 febbraio 2024, allorquando si svolse il seminario su “Chiesa cattolica e massoneria” svolto nella sede della Fondazione culturale dell’Ambrosianum di Milano.

Coccopalmerio lanciò la proposta di un tavolo permanente bilaterale ma quell’incontro sollevò un vespaio alla luce delle parole dell’allora Gran Maestro del Goi Stefano Bisi, che disse: «Il mio augurio – è anche una speranza – è che un giorno un Papa e un Gran Maestro possano incontrarsi e fare un pezzo di strada insieme, alla luce del sole. Mi viene da dire alla luce del Grande architetto dell’universo».

Dialogo ma nella Verità di Cristo

Il 6 marzo 2024 Monsignor Staglianò intervenne sul quotidiano “L’Avvenire”, che titolò: «Cattolici e massoni, un dialogo a precise (e strette) condizioni». «La luce del Grande Architetto – scrisse Staglianò – è però fioca: un lucignolo fumigante, con cui “camminare insieme” nel Metaverso di Zuckerberg, creandosi un Avatar-Pontefice, manipolabile da remoto (…) Il Grande Architetto ha progettato un universo in espansione buio e freddo (…) Con un Papa si può, invece, camminare alla luce luminosa del Sole di Dio-agàpe, solo e sempre amore, in Gesù crocifisso e risorto».

Il dialogo, rimarcò Staglianò, deve avvenire «nello splendore della Verità di Cristo, la cui luce si espande nell’Universo cosmico e nelle profondità del microcosmo dell’abisso umano, dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo».

Amen. Per ora.