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lunedì, 2 Febbraio, 2026
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I palestinesi arrivano a Rafah per la riapertura del valico

Roma, 2 feb. (askanews) – I palestinesi hanno iniziato ad arrivare sul lato egiziano del valico di frontiera di Rafah per entrare nella Striscia di Gaza, con il passaggio che viene aperto per la prima volta dopo oltre un anno. Lo hanno riferito i media palestinesi.

Ieri al valico si è svolta una giornata di controlli e test dei sistemi, con le autorità israeliane che hanno dichiarato che oggi sarebbe stato aperto al passaggio dei pedoni. Una volta che i palestinesi di ritorno a Gaza avranno attraversato il valico di Rafah – dove sono presenti una squadra di rappresentanti dell’Anp (Autorità Nazionale Palestinese) e osservatori dell’Ue (Unione Europea) – saranno sottoposti a un controllo di sicurezza presso un posto di blocco delle Forze di difesa israeliane (Idf).

Israele supervisionerà a distanza soltanto l’uscita dei gazawi verso l’Egitto.Nel frattempo, il ministero della Sanità di Gaza, gestito da Hamas, ha affermato in una nota che i palestinesi che cercano di lasciare la Striscia per ricevere cure mediche all’estero dovranno farlo attraverso il valico di Kerem Shalom con Israele, un meccanismo utilizzato per tutta la durata della guerra.

“Per quanto riguarda il viaggio dei pazienti attraverso il valico di Rafah, al momento non ci sono nuove informazioni”, ha affermato il ministero.

Soltanto i palestinesi che hanno lasciato Gaza durante la guerra sono autorizzati a rientrare nella Striscia. Secondo i dati del Cogat, circa 42mila abitanti di Gaza hanno lasciato il territorio durante il conflitto, in gran parte pazienti in cerca di cure mediche all’estero o cittadini con doppia nazionalità.

Onu in crisi finanziaria, Trump: saprei io come risolvere

Roma, 2 feb. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che potrebbe risolvere le difficoltà finanziarie delle Nazioni unite costringendo gli stati membri a saldare i contributi arretrati.

In un’intervista a Politico, Trump ha affermato che, se interpellato, farebbe pagare tutti i paesi come avrebbe già fatto in passato con altri alleati, senza però specificare se Washington intenderebbe onorare il proprio debito nei confronti dell’organizzazione. L’Onu attraversa una fase di crisi finanziaria a causa delle quote non versate da diversi paesi, tra cui gli stessi Stati Uniti, che figurano come maggiore contribuente ma anche come principale debitore con oltre 3 miliardi di dollari arretrati.

In questo contesto, l’organizzazione ha avviato tagli al personale e ridimensionato programmi umanitari, oltre a introdurre misure di contenimento dei costi nella sede centrale, tra cui aumenti dei prezzi nelle mense e chiusure di alcuni servizi.

Caso Epstein, Mandelson lascia il partito laburista inglese

Roma, 2 feb. (askanews) – Peter Mandelson ha lasciato ieri sera il Partito laburista britannico dopo nuove rivelazioni sui suoi rapporti con il finanziere statunitense Jeffrey Epstein. Lo riferisce l’agenzia di stampa France Presse.

Mandelson, già ambasciatore del Regno unito negli Stati uniti e figura storica dei laburisti, è finito di nuovo sotto i riflettori in seguito a documenti diffusi dal Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti e rilanciati dalla stampa.

Secondo i documenti pubblicati venerdì, Epstein avrebbe trasferito complessivamente 75mila dollari tra il 2003 e il 2004 su conti collegati a Mandelson. In una lettera inviata alla segretaria generale del Labour Hollie Ridley, l’ex ministro ha scritto che si tratta di accuse che ritiene false e che richiedono verifiche personali, aggiungendo: “Nel tempo necessario per chiarire, non voglio causare ulteriori imbarazzi al Partito laburista e per questo lo lascio”, e dicendosi “profondamente dispiaciuto”, secondo quanto riferito dall’agenzia PA Media.

Intervistato domenica mattina dalla BBC, Mandelson ha dichiarato di non ricordare i presunti bonifici e di non sapere se gli estratti bancari siano autentici. Ha inoltre affermato di non riuscire a identificare il luogo né la donna che appare accanto a lui in alcune foto non datate diffuse dalle autorità statunitensi.

Altri documenti indicano che nel 2009 Epstein avrebbe trasferito 10mila sterline a Reinaldo Avila da Silva, compagno di Mandelson all’epoca in cui quest’ultimo era ministro. L’ex ambasciatore, rimosso dall’incarico a settembre dopo essere stato nominato dal primo ministro Keir Starmer a fine 2024, aveva presentato scuse in gennaio per aver mantenuto rapporti con Epstein, dopo aver inizialmente sostenuto di non esserne stato complice.

Grammy per le star della musica brasiliana Caetano Veloso e Maria Bethania

Roma, 2 feb. (askanews) – Le leggende della musica brasiliana Caetano Veloso e Maria Bethania hanno vinto il Grammy per il miglior album di musica globale con Caetano e Bethania Ao Vivo, durante la 68ma edizione dei premi annuali svoltasi domenica a Los Angeles.

Per Veloso si tratta della seconda vittoria con cinque nomination complessive, mentre per Bethania è il primo riconoscimento nella storia della manifestazione. La notizia è stata commentata sui social dal presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, che ha sottolineato come la loro musica attraversi le generazioni e rappresenti nel mondo la cultura del paese, parlando di un orgoglio nazionale per il successo dei due artisti.

Nella stessa serata, il portoricano Bad Bunny è diventato il primo cantante a conquistare il premio per l’album dell’anno con un disco in spagnolo, DeBi Tirar Mas Fotos, lavoro che valorizza i ritmi tradizionali di Porto Rico e affronta anche il tema della colonizzazione dell’isola caraibica, sotto giurisdizione statunitense dal 1898.

Cinque riconoscimenti sono andati anche al rapper statunitense Kendrick Lamar, che ha ottenuto il premio per la registrazione dell’anno con luther in duo con la cantante R&B SZA. Lamar ha inoltre vinto per il miglior album rap con GNX, per la migliore canzone rap con TV Off e per la migliore performance rap grazie alla collaborazione con Clipse in Chains & Whips.

Il premio per la canzone dell’anno, che valorizza gli autori e i compositori, è stato assegnato a Billie Eilish per WILDFLOWER. Dal palco l’artista ha ribadito la propria posizione critica verso le politiche migratorie restrittive del presidente statunitense Donald Trump, invitando a continuare a prendere la parola e a manifestare, in riferimento anche alle operazioni della polizia dell’immigrazione Ice, già contestate in recenti proteste.

Tra gli altri riconoscimenti figurano Olivia Dean come rivelazione dell’anno, MAYHEM di Lady Gaga come miglior album pop vocale, Messy di Lola Young come migliore performance pop in solitaria, mentre Cynthia Erivo e Ariana Grande hanno vinto per la migliore esibizione pop in duo o gruppo con Defying Gravity dal film Wicked. Il premio per il miglior videoclip è andato a Doechii per Anxiety.

Daniela Fumarola schiera la Cisl contro Salvini

La linea della Cisl: condanna netta, senza ambiguità

Sulla violenza esplosa a Torino, la posizione della CISL è chiara e priva di ambiguità. «Ogni forma di violenza come quella di Torino va condannata senza ambiguità e perseguita, individuando i violenti e facendo loro pagare i danni». Così la segretaria generale Daniela Fumarola, intervenendo sui social nel pieno del dibattito apertosi sulle possibili restrizioni alle manifestazioni.

Un richiamo sobrio ma fermo, che ribadisce una linea storica del sindacato confederale: rifiuto della violenza, dentro e fuori i luoghi di lavoro, anche quando questo ha comportato costi e conseguenze pesanti. Nessuna giustificazione, dunque, per chi usa le piazze come terreno di scontro.

Protesta democratica e violenza: una distinzione decisiva

Il punto centrale dell’intervento di Fumarola è però un altro ed è politico prima ancora che sindacale: «Non si deve mai confondere chi semina caos con chi organizza manifestazioni e mobilitazioni democratiche, esercitando un diritto garantito dalla Costituzione, sul quale non può gravare alcuna intimidazione».

Una distinzione netta, che respinge l’idea di una responsabilità collettiva o preventiva e difende il principio secondo cui la repressione della violenza non può tradursi nella compressione del diritto di manifestare. Colpire i violenti, sì; mettere sotto sospetto l’esercizio di un diritto costituzionale, no.

La proposta della Lega: cauzione e responsabilità degli organizzatori

È su questo crinale che si inserisce la proposta rilanciata dal vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini, intervenuto dopo i disordini seguiti alla manifestazione organizzata dal centro sociale Askatasuna. «Avanti con la proposta della Lega: paga chi organizza la manifestazione», ha scritto Salvini sui social, tornando a sostenere l’idea di una cauzione preventiva per chi scende in piazza. Secondo il leader leghista, «i gravissimi scontri di Torino impongono alcune scelte: nessuna tolleranza con i violenti, subito il nuovo pacchetto sicurezza che prevede più tutele alle Forze dell’Ordine, e soprattutto l’obbligo di una cauzione per chi scende in piazza».

Una linea che punta a introdurre una responsabilità economica diretta degli organizzatori rispetto ai danni causati da incidenti di piazza. «Manifestare è legittimo – conclude Salvini – sfasciare le città e picchiare poliziotti no!».

Sicurezza e diritti: il nodo politico aperto

Il confronto, a questo punto, è tutto politico. Da un lato la richiesta di strumenti più incisivi per prevenire e reprimere la violenza urbana; dall’altro il timore che misure come la cauzione preventiva finiscano per scoraggiare o intimidire le mobilitazioni legittime, soprattutto quelle sociali e sindacali.

La posizione della Cisl si colloca esattamente su questa linea di confine: condanna totale della violenza, ma rifiuto di ogni equiparazione tra protesta democratica ed eversione. Una distinzione che torna centrale nel dibattito pubblico, in una fase in cui sicurezza e libertà rischiano di essere poste in alternativa anziché tenute insieme.

Bertinotti, Esposito e un mancato omicidio

La pelle dei poliziotti

Ogni tanto si dovrebbe avere il coraggio di parlare chiaro e riconoscere la realtà per come dicono i fatti. Rita Pavone non sapeva di aver involontariamente ispirato i delinquenti che a Torino si sono resi protagonisti, loro sì, degli scontri contro le forze dell’ordine. “Datemi un martello. Che cosa ci vuoi fare? Lo voglio dare in testa a chi non mi va…”.

Così un poliziotto è stato preso a martellate, a calci, pugni e bastonate per mano di un gruppo diimpavidi facinorosi che con il coraggio delle iene muovono in gruppo contro una sola vittima accerchiata per l’occasione di caccia.

 

Lallarme di Bertinotti

In una intervista Bertinotti, a cui non manca intelligenza e cultura, ci dice che la piazza ha sostituito le lotte di fabbrica. Osserva anche che i giovani d’oggi, che descrive sdraiati e dipendenti dalle nuove comunicazioni di massa e privi di partecipazione, se si è correttamente compreso, si sono sostanzialmente svegliati diventando i rappresentanti della nuova generazione di Gaza. In questo modo “la piazza è diventata il luogo dove questo avviene contro l’oppressione di un sistema sempre più imperante, che sorveglia e punisce ed è incapace di consenso”. Così la “piazza è il luogo deputato del nuovo conflitto…” e dunque emerge “la necessità di tornare a scendere in piazza…”.

E’ una lettura che denuncia la debolezza della politica e della sua incapacità di intercettare le idealità e la richiesta di giustizia di una parte di società. E’ una interpretazione della storia che ha una sua parte di verità ma corre il rischio diprestarsi, pur non volendo, come sostegno culturale ad episodi che richiedono invece meno sociologia e più nettezza.

 

Lambiguità del popolo dei manifestanti

A Torino i protagonisti non sono stati coloro che hanno pacificamente sfilato ma i delinquenti che hanno usato tecniche di guerriglia urbana per dare sfogo ad espressioni di pura violenza. Non si è trattato di uno sparuto gruppo di agitatori.

Se si contano oltre 100 agenti feriti vuol dire che la massa di quei banditi aveva una impressionante consistenza ed aver messo a ferro a fuoco esercizi commerciali, aver usato pietre e bastoni, appiccato incendi e quant’altro ancora testimonia che siamo di fronte ad una realtà assai diversa che va oltre il legittimo ricorso alla piazza per far valere i propri diritti.

Ancor peggio, quello stesso popolo che hapacificamente partecipato alla manifestazione non ha sollevato una voce per stigmatizzare le azioni criminali riportate in cronaca di giornali.Mettono con troppa disinvoltura nel conto il prezzo aggiuntivo dei loro cortei. E’ tornato a casa silente lasciando pericolosamente pensare che chi tace, tutto sommato, acconsente.

Qualcuno potrebbe replicare che il mondo è zeppo di gentaglia anche ad alti livelli e che non bisogna prendersela comodamente con chi vive il diritto della protesta. IL caso Epstein è un triste esempio di una nutrita schiera di “bravi ragazzi” forse meno pericolosi di quelli del film di Scorsese che pure non ci andavano con la mano leggera. Non si deve però buttare sempre la palla in tribuna per giustificare tutto.

 

La Sinistra in bilico su una pericolosa linea di confine

Se la Sinistra è apparsa tempestivamente più attenta a lanciare subito allarmi perché sui fatti accaduti non ci siano strumentalizzazioni piuttosto che chiedere azioni immediate per garantire il ripristino dell’ordine pubblico non va bene. E’ una questione di significativa priorità che deve far riflettere. A volte le sfumature sono sostanza. Nell’occasione la piazza e una parte della politica ha lasciato spiazzato il buon senso.

Non a caso l’ex senatore del PD, Stefano Esposito, ha detto “Per poco non c’è scappato il morto, è inaccettabile che ci sia qualcuno a Sinistra che continua a dare copertura politica a questi delinquenti”.

Una volta, ai tempi del terrorismo c’era una parte di società che si dichiarava “Né con lo Stato né con le BR”.

Forse tutta la politica, senza esclusione di partiti, dovrebbe avere il fegato di dichiarare di riconoscersi, senza distingui e sofismi di sorta, con lo Stato e con altrettanta nettezza contro i martellatori di ieri e di domani. Ma sul serio.

Il Messico invierà aiuti umanitari a Cuba

Roma, 2 feb. (askanews) – La presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha annunciato che il paese invierà questa settimana aiuti umanitari a Cuba sotto forma di beni di prima necessità e che continuerà a cercare una soluzione diplomatica con gli Usa per le forniture di petrolio verso l’isola.

Sheinbaum ha fatto la dichiarazione dopo la decisione degli Stati Uniti di imporre dazi ai paesi che riforniscono di greggio il paese caraibico. In un comunicato, il ministero degli Esteri ha riferito che la presidente ha assicurato che si continuerà a perseguire, per via diplomatica e per ragioni umanitarie, l’invio di petrolio a Cuba senza cercare scontri con gli Usa, aggiungendo che già nei prossimi giorni partirà un carico di aiuti composto da altri prodotti essenziali.

Calcio,Juve passeggia, Spalletti:"Icardi portava altri problemi"

Roma, 2 feb. (askanews) – Continua a crescere la Juve di Spalletti che si sbarazza del Parma in maniera netta. La Juve vince al Tardini 4-1 e continua a mettere pressione a Napoli e Roma. Parte forte la squadra di Spalletti che colpisce una traversa con Conceiçao, segna con Bremer e raddoppia con McKennie. Nella ripresa il Parma trova il gol con un’autorete di Cambiaso ma la Juve ristabilisce la distanza ancora con Bremer e poi la chiude con il 4-1 firmato da David.

“Siamo una squadra che vuole divertirsi giocando a calcio. Ogni partita è una tappa per portarci dietro delle cose”, così Luciano Spalletti ha commentato il 4-1 della sua Juve a Parma ai microfoni di Dazn. Poi, il mercato. “Di Icardi non posso che parlarne bene, ma questo non vuol dire che prenderemo Icardi. Lui mi ha dato una mano a livello di gol, ma poi portava nello spogliatoio anche altri problemi di famiglia. Era come se vivesse nello spogliatoio, ma aveva una finestra aperta su altri mondi. Presi una decisione forte nei suoi confronti. Ma lui è un ragazzo per bene, un ragazzo squisito e un goleador fantastico. Ma Icardi non si muove. Noi stiamo bene: cerchiamo un giocatore con determinate caratteristiche, ma se non lo troviamo, andiamo avanti così”. L’analisi del tecnico bianconero vira poi sulla partita e sul gruppo: “Il calcio si gioca sulle accelerazioni improvvise, sulle ripartenze, sulle seconde palle, sui duelli. È lì che si entra nella partita vera, e chi è più sveglio riesce a vincere. Elogi da parte dei giocatori? Fa piacere. Per me diventa fondamentale avere un rapporto con una squadra che vuole giocare a calcio e divertirsi. Ogni partita è una tappa che ci serve per portarci dietro delle cose per le gare successive. I complimenti i ragazzi li devono fare ai compagni, perché ho una squadra che ha la possibilità di diventare fortissima, proprio per questa unione e qualità di divertirsi quando si allena, e di voler fare ogni cosa che gli viene chiesta con determinazione ed entusiasmo”.

Calcio, risultati serie A: Juve quarta, oggi Milan e Roma

Roma, 2 feb. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Parma-Juve 1-4

Ventitreesima giornata: Lazio-Genoa 3-2, Pisa-Sassuolo 1-3, Napoli-Fiorentina 2-1, Cagliari-Verona 4-0, Torino-Lecce 1-0, Como-Atalanta 0-0, Cremonese-Inter 0-2, Parma-Juventus 1-4, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Classifica: Inter 55, Milan 47, Napoli 46, Juventus 45, Roma 43, Como 41, Atalanta 36, Lazio 32, Bologna 30, Udinese, Sassuolo 29, Cagliari 28, Torino 26, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventiquattresima giornata: venerdì 6 febbraio ore 20.45 Verona-Pisa, sabato 7 febbraio ore 18 Genoa-Napoli, ore 20.45 Fiorentina-Torino, domenica 8 febbraio ore 12.30 Bologna-Parma, ore 15 Lecce-Udinese, ore 18 Sassuolo-Inter, ore 20.45 Juventus-Lazio, lunedì 9 febbraio ore 18.30 Atalanta-Cremonese, ore 20.45 Roma-Cagliari. 18 febbraio ore 20.45 Milan-Como.

La violenza che tradisce la democrazia

Nessuna attenuante, nessun distinguo

Gli squallidi personaggi visti all’opera a Torino (e non sono i soli) vanno condannati “senza se e senza ma”. Senza i distinguo che qualche esponente della sinistra radicale ha utilizzato.

Per due motivi. Il primo, quello fondamentale e prioritario: hanno dato prova di una violenza organizzata e senza limiti, contro le forze dell’ordine e contro la città. Sono dunque nemici della Democrazia e dei valori che la devono animare.

Non può esserci nessuna benché minima ragione di “comprensione” per loro.

Il precedente degli anni di piombo

Il secondo, quello secondario: sono “utili idioti”, che aiutano le pulsioni autoritarie del sistema, concorrendo così alla riduzione di fatto degli spazi di dissenso e di libertà.

Senza voler fare – per fortuna nostra – paragoni impropri, anche negli anni di piombo la violenza politica “antagonista” operava (il caso Moro non è ancora del tutto disvelato nei suoi contorni) per favorire svolte autoritarie.

La Politica seppe reagire

I cretini visti a Torino non sono certo le Brigate Rosse, ovviamente.

Ma c’è da dire che in quegli anni la Politica ha saputo reagire – con forza e compattezza – senza ridurre gli spazi di dissenso e di democrazia. Oggi l’aria è molto diversa.

Questi violenti ed utili idioti non se ne rendono conto.

Per questo sono due volte nemici della Democrazia: perché violenti e perché utili idioti.

O con lo Stato o con l’eversione

Torino e la violenza che interroga la democrazia

Le terribili e devastanti immagini di Torino dopo la manifestazione organizzata dal centro sociale Askatasuna e appoggiata dalla rete dell’antagonismo nazionale ed europeo, non possono non far riflettere. E questo perché di fronte alla recrudescenza di quella violenza – disumana, criminale e terroristica – non ci possono più essere mezze misure.

Per dirla con parole più semplici, non ci sono terze vie. Come, del resto, non c’erano terze vie negli anni ’70 di fronte al terrorismo brigatista rosso. Ma, oggi come allora, sulla violenza politica purtroppo non c’è una convergenza politica di fondo delle forze politiche su come si deve affrontare e cercare di battere quella piaga devastante per la conservazione della nostra democrazia.

Il fantasma degli anni Settanta

Tutti ricordiamo, al riguardo, l’atroce e storico slogan “né con lo Stato né con le Br”. Uno slogan accarezzato, sostenuto e condiviso da molti settori della sinistra italiana dell’epoca. Da quella politica a quella intellettuale, da quella sindacale a quella mediatica ed universitaria.

Una deriva che fu attenuata dopo la forte presa di distanza del Pci da qualsiasi forma di violenza terroristica. Una deriva che trova, però, una puntuale conferma anche oggi. È appena sufficiente leggere le svariate interviste di molti esponenti della sinistra estremista e massimalista contemporanea per rendersene conto.

Dal sociologo Revelli ad esponenti del partito di Fratoianni/Bonelli, da molti commentatori ed opinionisti progressisti a svariati testimonial come il fumettista Zerocalcare. La lista, purtroppo, è molto lunga ed articolata.

La violenza come elemento comune

Ora, al di là delle chiacchiere e dell’ipocrisia, la riflessione è molto semplice e al tempo stesso precisa. E ci riporta, appunto, ai fatti di un passato drammatico, anche se avviene – come ovvio – con modalità diverse.

Ma c’è un elemento comune che lega le vicende di ieri con quelle di oggi. Ed è la violenza. Una violenza disumana, terribile e, appunto, di matrice terroristica.

E cioè, siamo di fronte ad un bivio. E, ieri come oggi, o si sta dalla parte dello Stato, a difesa delle Forze dell’Ordine, a tutela delle istituzioni democratiche oppure, al contrario, si accarezzano – ancora una volta – le cosiddette “ragioni” dell’estremismo violento di questi settori della sinistra antagonista.

La zona grigia” del fiancheggiamento

Le riflessioni che arrivano da chi “comprende le ragioni” di questi settori violenti non fanno altro che alimentare e consolidare quella “zona grigia” di collusione e di fiancheggiamento dell’estremismo violento, antidemocratico, anti Stato ed eversivo.

E questa è stata anche la precisa e coraggiosa denuncia del Capo della Procura torinese durante l’apertura dell’anno giudiziario nel capoluogo subalpino.

Nessuna ambiguità possibile

Ecco perché, e su questo versante il presente non si discosta affatto dal passato, ancora una volta dobbiamo semplicemente dire se si sta con lo Stato e la sua organizzazione democratica o se si parteggia formalmente e virtualmente con lo Stato ma poi si intraprende puntualmente un’altra strada.

“Né con lo Stato né con le Br” non può ridiventare il supremo riferimento politico, culturale, etico ed intellettuale per affrontare la nuova ed inedita eversione di oggi.

Almeno su questo i partiti, tutti i partiti – a cominciare da quelli estremisti, radicali e massimalisti – debbono dire una parola chiara e definitiva.

Dibattito Referendum – La riforma indebolisce i contrappesi

Un referendum che non è affatto tecnico

Chiamarlo referendum “tecnico” è la prima semplificazione. Il 22–23 marzo 2026 non si vota soltanto sulla separazione delle carriere: si decide su un’idea di democrazia, cioè sulla capacità del potere giudiziario di restare contrappeso reale, invece di diventare più permeabile alla contingenza politica.

In questa prospettiva, la chiave proposta da Luciano Canfora sposta il fuoco: non sul pittoresco della “corporazione” né sulla retorica anti-toghe, ma sulla funzione costituzionale dell’autonomia giudiziaria. In Italia essa è un presidio di garanzia: impedisce che l’azione dell’esecutivo scavalchi i limiti, soprattutto quando la pressione politica cresce e il controllo di legittimità viene dipinto come ostacolo.

Lo scenario possibile” se vince il Sì

Da qui discende un esercizio che va fatto senza isterie e senza caricature: immaginare lo scenario “possibile” se vincesse il Sì, non come profezia catastrofista, ma come traiettoria istituzionale. Che cosa accade quando la pubblica accusa, direttamente o indirettamente, diventa più agganciata al circuito politico?

Guardiamo oltre Atlantico: negli Stati Uniti d’America la funzione dell’accusa federale è incardinata nell’alveo dell’esecutivo. Non significa che quella democrazia sia “meno democratica” per definizione; significa però che lì il tema della politicizzazione della giustizia torna ciclicamente, perché la struttura stessa rende fisiologica una tensione: chi decide priorità, indirizzi, nomine? Quanto pesa il cambio di amministrazione? Quanto può diventare “politica” la selezione dei bersagli e delle urgenze?

In altre parole: non è necessario che qualcuno ordini esplicitamente; spesso basta che la catena di comando esista e sia percepita.

Democrazie polarizzate e conflitto permanente

In chiave comparativa, prendiamo l’Argentina: nelle democrazie polarizzate la frizione tra governo e magistratura tende a riemergere come tratto strutturale. Nel 2025 l’esecutivo ha nominato per decreto Ariel Lijo e Manuel García-Mansilla per la Corte Suprema, in assenza dell’approvazione del Senato; poche settimane dopo il Senato ha respinto entrambe le designazioni e García-Mansilla ha rassegnato le dimissioni.

Non è un paragone automatico, ma un monito: quando il conflitto tra governo e magistratura viene normalizzato, la legalità smette di essere cornice e diventa contesa; e a pagare il prezzo, quasi sempre, è chi non ha rete, denaro, avvocati potenti.

I contrappesi sotto pressione: una lezione storica

Infine, la memoria storica ci ricorda che nelle stagioni dei generali golpisti la prima operazione non è “fare nuove leggi”: è addomesticare i contrappesi. Mettere la giurisdizione sotto pressione, ridurre l’autonomia, trasformare il giudice in una figura che calcola conseguenze extra-giuridiche prima di decidere.

Non serve immaginare carri armati nelle piazze: spesso la cattura istituzionale avanza per ristrutturazioni, nuovi organi, nuove procedure che cambiano lentamente i rapporti di forza. La sostanza resta: se il controllore viene reso più vulnerabile, il controllato diventa più libero.

 

Separazione delle carriere: il falso bersaglio

A questo punto, lo snodo del dibattito si chiarisce. Perché la “separazione” – nel senso più concreto e quotidiano – in larga parte esiste già: funzioni diverse, percorsi distinti, passaggi rarissimi e vincolati.

Il punto, allora, non è la mitologia del “giudice amico del PM”. Il cuore della partita è la riscrittura dell’autogoverno.

Il vero nodo: il CSM e la leva di comando

La posta in gioco reale è il Consiglio Superiore della Magistratura nella sua concezione originaria: l’architrave che preserva l’autonomia dell’ordine giudiziario e regola, fuori dalla congiuntura politica, nomine, trasferimenti, progressioni e disciplina.

Qui non si “separa” soltanto: si ridisegna la leva di comando. Due Consigli, e la disciplina spostata fuori dall’autogoverno, in un’Alta Corte disciplinare. Non è tecnica: è un cambio di baricentro nei contrappesi.

Sorteggio e rappresentanza: unaccountability indebolita

Qui si tocca un punto sensibile: la rappresentanza. Con la riforma, infatti, i componenti dei due Consigli vengono estratti a sorte: per un terzo da un elenco di professori ordinari in materie giuridiche e di avvocati con almeno quindici anni di esercizio, elenco che il Parlamento italiano in seduta comune compila mediante elezione; e per due terzi tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti, nel numero e secondo procedure previsti dalla legge.

È un dispositivo che ridisegna l’accountability: la componente “laica” resta, per costruzione, politicamente tracciabile nella fase decisiva (la formazione dell’elenco), mentre la componente togata viene consegnata alla casualità della selezione, e dunque si indeboliscono responsabilità, criteri di competenza e controllo interno su chi esercita funzioni di autogoverno.

Le degenerazioni e la falsa cura

È qui che torna la domanda che dobbiamo avere il coraggio di porre, senza perifrasi: davvero la cura delle degenerazioni – correntismo, carrierismi, opacità – passa dal rendere più porosa la frontiera con la politica? Davvero si combattono distorsioni interne indebolendo gli anticorpi costituzionali?

E mentre si interviene sull’assetto delle garanzie e dei meccanismi di controllo, l’agenda della giustizia “di servizio” viene declassata: riduzione degli arretrati, dotazioni di personale, risorse, governance organizzativa, accessibilità. Il conflitto sale di quota, ma la capacità effettiva di tutela nei territori resta il nodo irrisolto.

Lequilibrio costituzionale come bene comune

Qui non si tratta di difendere “le toghe”. Si tratta di difendere l’equilibrio pensato dalla Costituente: poteri che si controllano a vicenda, legalità come limite necessario dell’azione di governo. Se quel limite diventa comprimibile, la domanda non è chi vince, ma chi sarà più protetto domani.

Dibattito Referendum – Separare per garantire: una riforma equilibrata

Un confronto necessario, non una scomunica politica

Ho letto con attenzione l’intervento di Luigi Bisignani su Il Tempo (“Un Sì alla Meloni, un No al referendum” – Il Tempo, 25 gennaio)), che pone questioni non banali e meritevoli di un confronto serio. Proprio per questo ritengo utile, con spirito di leale dialogo, chiarire alcuni profili che, a mio avviso, nell’articolo risultano tecnicamente imprecisi o logicamente contraddittori.

 

Costituzione e contesto storico: un equilibrio non dogmatico

Il primo equivoco di fondo riguarda l’idea che la separazione delle carriere sia una “scorciatoia ideologica” o, peggio, una manomissione dell’architettura costituzionale. È vero, come ricorda Bisignani, che i Costituenti scelsero un modello unitario della magistratura; ma è altrettanto vero che quella scelta non fu dogmatica né immutabile, bensì il frutto di un equilibrio storico contingente, fondato su una fiducia – allora plausibile – nella neutralità del pubblico ministero come “magistrato imparziale”. Fiducia che l’evoluzione ordinamentale, culturale e concreta della funzione requirente ha progressivamente eroso.

Un processo ormai accusatorio

Negare oggi questo dato significa ignorare la trasformazione profonda del processo penale italiano, che non è più – da tempo e progressivamente – un processo inquisitorio temperato, ma un sistema dichiaratamente accusatorio, nel quale il pubblico ministero è parte processuale a tutti gli effetti.

Continuare a collocarlo nello stesso circuito di carriera del giudice non rafforza le garanzie: le indebolisce, perché introduce una commistione strutturale tra chi accusa e chi giudica, che incide non solo sull’imparzialità reale, ma – come insegna la giurisprudenza costituzionale ed europea – anche su quella “apparente”, altrettanto essenziale per la fiducia dei cittadini.

 

Accusa ed esecutivo: un rischio evocato, non dimostrato

Non convince, poi, l’argomento secondo cui la separazione delle carriere renderebbe il pubblico ministero una “lunga manus” dell’Esecutivo o della polizia giudiziaria. È un rischio evocato, ma non dimostrato.

Nei principali ordinamenti democratici occidentali – spesso richiamati come modelli – la separazione è la regola, non l’eccezione, e ciò non ha prodotto né la subordinazione dell’accusa al potere politico né la dissoluzione delle garanzie. Al contrario, ha reso più chiari i ruoli, più trasparenti le responsabilità e più controllabili gli abusi.

Il sorteggio nel CSM: strumento, non caricatura

Quanto al sorteggio per il Consiglio Superiore della Magistratura, definirlo una “roulette russa” significa confondere lo strumento con l’uso distorto che se ne teme. Il sorteggio non è chiamato a selezionare giudici “a caso” per esercitare la giurisdizione, ma a rompere un sistema di cooptazione correntizia che ha dimostrato, nei fatti, di non essere più in grado di autoregolarsi.

È una misura di riequilibrio, non di delegittimazione; una risposta imperfetta, forse, ma necessaria a fronte di un fallimento evidente del modello precedente.

 

I veri problemi” della giustizia e il nodo ordinamentale

Si afferma, infine, che il referendum distoglierebbe l’attenzione dai “veri problemi” della giustizia: durata dei processi, organizzazione degli uffici, qualità degli operatori. Ma qui il ragionamento si rovescia su se stesso.

Proprio perché questi problemi sono strutturali e persistenti, occorre intervenire anche sull’assetto ordinamentale che li alimenta. La separazione delle carriere non è una riforma salvifica, ma è una riforma coerente con un processo penale moderno e con un’idea liberale delle garanzie, in cui l’equilibrio tra accusa e difesa non sia solo proclamato, ma praticato.

 

Un Sì come scelta riformatrice, non di appartenenza

Votare Sì al referendum non significa “giurare fedeltà” a un governo, né rinunciare allo spirito critico. Significa, più semplicemente, riconoscere che l’attuale assetto ha mostrato limiti evidenti e che una democrazia matura non deve temere di correggere se stessa, anche – e soprattutto – quando si tratta di giustizia.

Avv. Gaetano Scalise

Presidente Comitato per il SÌ di Noi Moderati-Maie e responsabile giustizia di Noi Moderati

Calcio, risultati serie A: Inter a +8 sul Milan

Roma, 1 feb. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Cremonese-Inter 0-2

Ventitreesima giornata: Lazio-Genoa 3-2, Pisa-Sassuolo 1-3, Napoli-Fiorentina 2-1, Cagliari-Verona 4-0, Torino-Lecce 1-0, Como-Atalanta 0-0, Cremonese-Inter 0-2, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Classifica: Inter 55, Milan 47, Napoli 46, Roma 43, Juventus 42, Como 41, Atalanta 36, Lazio 32, Bologna 30, Udinese, Sassuolo 29, Cagliari 28, Torino 26, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventiquattresima giornata: venerdì 6 febbraio ore 20.45 Verona-Pisa, sabato 7 febbraio ore 18 Genoa-Napoli, ore 20.45 Fiorentina-Torino, domenica 8 febbraio ore 12.30 Bologna-Parma, ore 15 Lecce-Udinese, ore 18 Sassuolo-Inter, ore 20.45 Juventus-Lazio, lunedì 9 febbraio ore 18.30 Atalanta-Cremonese, ore 20.45 Roma-Cagliari. 18 febbraio ore 20.45 Milan-Como.

"Salomon New Shapers Run": il 21 febbraio corsa di 10 km a Milano

Milano, 1 feb. (askanews) – La Salomon New Shapers Run 2026 si corre il 21 febbraio a Milano (Milano): una 10 km non competitiva che punta a portare 10mila persone sulle strade del centro durante i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026.

L’evento nasce con il supporto del Comune di Milano e di Fondazione Milano Cortina 2026. Martina Riva, assessore allo Sport, Turismo e Politiche Giovanili del Comune di Milano, ha dichiarato: “Questa corsa racconta molto bene che cosa intendiamo quando parliamo di Giochi come esperienza urbana e collettiva: la Salomon New Shapers Run porta lo spirito olimpico letteralmente in strada, rendendo la città uno spazio aperto di incontro e condivisione. È un modo concreto per coinvolgere le persone nei Giochi e rafforzare l’idea di Milano come città che vive lo sport non solo nei grandi eventi, ma nella quotidianità, come pratica accessibile e inclusiva”.

La partenza è prevista in via Legnano, poi il passaggio verso Arco della Pace e corso Sempione, con un tratto vicino al braciere olimpico. Da qui la corsa prosegue verso il Castello Sforzesco, attraversandone aree monumentali e cortili storici, e si conclude all’Arena Civica, dove è fissato l’arrivo.

Scott Mellin, Global Chief Brand Officer di Salomon, ha dichiarato: “La New Shapers Run rappresenta l’impegno di Salomon nel sostenere chi contribuisce a plasmare il futuro dello sport”. Mellin ha aggiunto: “Attraverso questa iniziativa vogliamo valorizzare l’idea di comunità, responsabilità e leadership positiva, riconoscendo il ruolo di ogni partecipante come parte di un movimento che promuove valori condivisi e destinati a durare”.

L’organizzazione della corsa prevede una valutazione dell’impatto ambientale e sociale, che riguarda mobilità, energia, materiali, rifiuti e accessibilità, con il supporto di partner specializzati.

Marie-Laure Piednoir, Global Sustainability and Impact Director di Salomon, ha commentato: “La New Shapers Run riflette i valori di Salomon: unire le persone attraverso lo sport, celebrare l’inclusione e ripensare, insieme ai nostri partner, il modo in cui ci relazioniamo con le città e le comunità in modo responsabile”.

Sul fronte dell’inclusione sportiva, è prevista la partecipazione degli atleti del Para-Team Salomon insieme ai runner del Team internazionale. Tra i nomi indicati per il Para-Team ci sono Joerome Berbard, Julien Veysseyre e Cristophe Debard, mentre per il Running Team sono stati citati Camille Bruyas, Marianne Hogan, Thibaut Baronian, Martina Valmassoi e Jonas Soldini.

Durante la presentazione è stata annunciata anche una collaborazione con ChangeTheGame, associazione che lavora contro abusi e violenze di natura emotiva, fisica e sessuale nello sport, con l’obiettivo dichiarato di contribuire a rendere la città uno spazio più sicuro per le donne che corrono. Parte della quota di iscrizione alla corsa verrà devoluta a sostegno dei progetti dell’associazione.

Daniela Simonetti, ideatrice e fondatrice di ChangeTheGame, ha affermato: “Da un’indagine svolta su quasi cinquemila runner è risultato che quasi la metà delle donne intervistate è stata vittima di molestie durante gli allenamenti. Questa collaborazione vuole restituire alle runner ciò che non dovrebbe mai essere messo in discussione: la possibilità di correre senza negoziare la propria sicurezza”.

Calcio, risultati serie A: il Como manca il sorpasso alla Juve

Roma, 1 feb. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Como-Atalanta 0-0

Ventitreesima giornata: Lazio-Genoa 3-2, Pisa-Sassuolo 1-3, Napoli-Fiorentina 2-1, Cagliari-Verona 4-0, Torino-Lecce 1-0, Como-Atalanta 0-0, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Classifica: Inter 52, Milan 47, Napoli 46, Roma 43, Juventus 42, Como 41, Atalanta 36, Lazio 32, Bologna 30, Udinese, Sassuolo 29, Cagliari 28, Torino 26, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventiquattresima giornata: venerdì 6 febbraio ore 20.45 Verona-Pisa, sabato 7 febbraio ore 18 Genoa-Napoli, ore 20.45 Fiorentina-Torino, domenica 8 febbraio ore 12.30 Bologna-Parma, ore 15 Lecce-Udinese, ore 18 Sassuolo-Inter, ore 20.45 Juventus-Lazio, lunedì 9 febbraio ore 18.30 Atalanta-Cremonese, ore 20.45 Roma-Cagliari. 18 febbraio ore 20.45 Milan-Como.

Attacco russo a un bus di minatori a Dnipropetrovsk in Ucraina, 15 morti

Roma, 1 feb. (askanews) – Un attacco russo contro un autobus avvenuto poco fuori dalla città di Pavlohrad, nell’Oblast’ di Dnipropetrovsk, ha ucciso almeno 15 minatori e ne ha feriti altri sette il 1° febbraio. Lo riferisce la più grande azienda energetica privata ucraina, Dtek.

La Russia ha lanciato un attacco di massa, prendendo di mira le miniere DTEK, ha spiegato l’azienda. Uno degli attacchi ha colpito un autobus di linea nella città di Ternivka, che trasportava minatori dopo il turno.

L’area vicino all’autobus è stata colpita da un drone russo, secondo il governatore dell’Oblast’ di Dnipropetrovsk, Oleksandr Hanzha.

“L’autobus di linea trasportava minatori, civili non coinvolti nei combattimenti. Questo è l’ennesimo attacco brutale con vittime, solo per oggi”, ha dichiarato il difensore civico Dmytro Lubinets.

Crans Montana, Papa alle famiglie: affetto e vicinanza della Chiesa

Roma, 1 feb. (askanews) – Leone XVI ha inviato un messaggio in occasione della Santa Messa di trigesimo in suffragio delle vittime dell’incendio a Crans-Montana.

“Desidero semplicemente esprimervi la mia vicinanza e il mio affetto, insieme a quelli di tutta la Chiesa, che, con la sua presenza materna, desidera – per quanto possibile – condividere il vostro peso e prega il Signore Gesù di sostenere la vostra fede in questa prova” si legge nel messaggio “Prego affinché possiate trovare tra i vostri sacerdoti e le vostre comunità cristiane il sostegno fraterno e spirituale di cui avete bisogno per superare il dolore e mantenere il coraggio”.

“Come afferma San Paolo: né la morte, né la vita, né il presente, né il futuro, né le prove, né la separazione, né la sofferenza… nulla può separare voi e i vostri cari dall’amore di Dio che è in Cristo” prosegue il Pontefice “E nulla dei momenti belli e felici che avete vissuto con loro è perduto per sempre; nulla è finito!”.

“Pertanto, se Maria vi invita, in questi giorni tristi e bui, a guardare la Croce, vi invita anche a guardare il Cielo, sempre luminoso. Aggrappandovi saldamente all’ancora di speranza che vi è saldamente fissata, e che Gesù vi porge, riceverete la forza e il coraggio per perseverare e proseguire il vostro cammino”.

Askatasuna, tra gli arrestati un 22enne di Grosseto: era tra chi ha aggredito l’agente

Roma, 1 feb. (askanews) – A seguito degli attacchi alle forze dell’ordine, nel corso dei quali sono rimasti feriti circa un centinaio di operatori delle FF.PP., la Digos della Questura torinese ha arrestato in flagranza di reato un 31enne e un 35enne italiani, ritenuti responsabili dei reati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. È stato altresì arrestato – si legge in un comunicato della polizia – in flagranza differita, un 22enne, proveniente dalla provincia di Grosseto, per concorso in lesioni personali ad un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni: il giovane è stato infatti individuato, attraverso l’analisi di alcuni filmati, tra i componenti del gruppo responsabile della violenta aggressione a un operatore della Polizia di Stato del Reparto Mobile di Padova. Il ventiduenne è stato anche denunciato per violenza a Pubblico Ufficiale per i medesimi fatti, essendo stato ritratto in un’altra occasione mentre lanciava corpi contundenti contro le forze dell’ordine nonché per rapina in concorso, facendo parte del gruppo che – conclude il comunicato – oltre a cagionare lesioni al poliziotto, lo ha anche spossessato dello scudo, dell’U-bot e della maschera antigas.

Durante le violente aggressioni in danno delle forze dell’ordine, operatori della Polizia di Stato sono altresì riusciti a bloccare 24 persone, accompagnate presso gli uffici della Questura di Torino ove sono state compiutamente identificate e denunciate a vario titolo per resistenza a P.U., porto d’armi improprie, travisamento e inottemperanza ai provvedimenti dell’autorità; a costoro è stato sequestrato diverso materiale per il travisamento, oggetti atti all’offesa come sassi (custoditi negli zaini), chiavi inglesi, frombole e coltelli.

San Marino, Capitani Reggenti a 91° anniversario Fratellanza di New York

New York, 1 feb. (askanews) – Gli Ecc. mi Capitani Reggenti, Matteo Rossi e Lorenzo Bugli, il Segretario di Stato per gli Affari Esteri, Luca Beccari, e il Segretario di Stato per gli Affari Interni, Andrea Belluzzi, hanno partecipato alle celebrazioni del 91° anniversario di Fondazione della Fratellanza dei Cittadini sammarinesi a New York.

Si è trattato di un significativo evento che i Capitani Reggenti e le Autorità sammarinesi hanno voluto onorare attraverso la loro presenza a pochi giorni dalla ricorrenza del 5 febbraio che commemora la Compatrona Sant’Agata.

La serata è iniziata con il toccante momento dell’esecuzione degli Inni Nazionali della Repubblica di San Marino e degli Stati Uniti d’America e ha avuto luogo presso Leonard’s Palace di Long Island, anche alla presenza dell’Ambasciatore Damiano Beleffi, Rappresentante Permanete presso le Nazioni Unite, di una Delegazione Istituzionale e di numerosissimi Concittadini appartenenti alla Fratellanza dei sammarinesi.

Il Presidente della stessa, Gilberto Terenzi, dopo avere formulato il più partecipato benvenuto da parte della Fratellanza, ha dichiarato: “Questa sera per me e per il nostro Comitato è un onore salutare gli Eccellentissimi Capitani Reggenti e le Autorità della Repubblica di San Marino. La Vostra presenza rende omaggio, non solo alla nostra amatissima Sant’Agata, ma anche alla Fratellanza Sammarinese di New York e testimonia la vostra vicinanza”.

La Reggenza, nell’ambito del proprio intervento, ha pronunciato: “Quello che era iniziato come un mutuo soccorso tra concittadini in cerca di un futuro migliore, oggi è un pilastro d’acciaio che unisce due sponde dell’oceano. Questo legame inossidabile rende il massimo onore alla parola “Fratellanza” e ai valori che essa racchiude, oltre all’orgoglio di essere sammarinesi”.

Il Segretario di Stato per gli Affari Esteri Beccari, ha proseguito rivolgendosi all’ampia platea: “Non siete solo sammarinesi ma siete sammarinesi che, con l’emigrazione e con il vostro sacrificio, avete contribuito attivamente alla crescita del nostro Paese e per noi è importante continuare a preservare il legame sostanziale esistente”.

Il Segretario di Stato ha proseguito citando l’Accordo di associazione con l’Unione Europea come un traguardo anche per tutti i sammarinesi nel mondo che porterà benefici e opportunità, non solo per le nuove generazioni, legate a possibilità di studio e di lavoro.

Il Segretario di Stato per gli Affari Interni Belluzzi, ha sottolineato l’importanza di essere presenti a queste significative celebrazioni per omaggiare le storie che sono dietro l’emigrazione. Ha poi ricordato il debito di gratitudine che i sammarinesi hanno verso le Comunità e che le Istituzioni non possono dimenticare e devono impegnarsi nel continuare a promuovere sinapsi e progetti che portino lato il nome della Repubblica di San Marino e della nostra Comunità nel mondo. Assoluta rilevanza da parte di tutte le Autorità è stata riservata al ruolo svolto dalla Consulta dei Cittadini Sammarinesi all’estero e anche ai Soggiorni Culturali riservati ai giovani.

Inoltre è stata espressa la massima riconoscenza per l’encomiabile opera svolta a tutti coloro che nel corso di questi 91 anni si sono impegnati assumendo incarichi nel Consiglio Direttivo e, in particolare all’attuale Presidente, Gilberto Terenzi, così come a tutti i precedenti Presidenti. Il Presidente Terenzi, a nome dell’intera Fratellanza, ha voluto esprimere un sentito ringraziamento alla Segreteria di Stato e al Dipartimento per gli Affari Esteri per il costante supporto alla Fratellanza medesima anche per la messa in opera dei programmi dell’Associazione.

Come la pensa Cuperlo (Pd) sulla manifestazione di Torino

Milano, 1 feb. (askanews) – Quella di Torino è stata “una manifestazione che si è sviluppata nel corso delle ore di decine di migliaia di persone. Ci sono famiglie, famiglie con le carrozzine, bande musicali in un clima assolutamente pacifico. Poi c’è un gruppo di violenti, che va condannato senza se e senza ma, come ha fatto Elly Schlein nei minuti immediatamente successivi, che ha voluto ancora una volta distruggere questa immagine. La destra in qualche modo ovviamente cavalca questo clima che però non va nella direzione giusta, perché di fronte alla violenza potremmo unire questo paese e noi siamo disposti a farlo. Oggi una delegazione di esponenti del PD, parlamentari, consiglieri regionali, si è recato all’ospedale delle Molinette a Torino a portare la solidarietà a questi agenti feriti. Non è su questo che si costruisce la divisione”. Lo dice Gianni Cuperlo, esponente del Pd, a Milano a margine del convegno ddei Dem “Un’altra storia”.

“Era una manifestazione popolare, pacifica, inquinata, non solo inquinata, disturbata pesantemente, diciamo, da un gruppo minoritario di persone che fa questo, vorrei dire di mestiere, e questo tutto sommato lo si poteva facilmente prevedere, immaginare, ma non mi permetto di fare nessuna polemica in questo momento, se non di confermare la nostra assoluta solidarietà agli agenti feriti”, aggiunge Cuperlo.

Otto Paesi accusano Israele di avere violato il piano di pace Usa

Roma, 1 feb. (askanews) – Otto Paesi mediorientali accusano Israele di aver violato il piano di pace proposto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump per porre fine al conflitto nella Striscia di Gaza. E’ quanto si evince da una dichiarazione congiunta diffusa dal Ministero degli Esteri turco.

“I ministri degli Esteri della Repubblica di Turchia, della Repubblica Araba d’Egitto, del Regno di Giordania, della Repubblica d’Indonesia, della Repubblica Islamica del Pakistan, dello Stato del Qatar, del Regno dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti – si legge nella dichiarazione – condannano fermamente le ripetute violazioni del cessate il fuoco da parte di Israele a Gaza, che hanno causato la morte e il ferimento di oltre 1.000 palestinesi”.

Queste azioni, si legge, “creano il rischio di un’escalation delle tensioni e compromettono gli sforzi per rafforzare la calma e ripristinare la stabilità, mentre le parti regionali e internazionali lavorano insieme per far avanzare la seconda fase del piano di pace del presidente Donald Trump e l’attuazione della risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.

I ministri degli Esteri degli otto Paesi mediorientali considerano queste ripetute violazioni una minaccia diretta al processo politico e un ostacolo agli attuali sforzi per creare condizioni idonee per una transizione verso una fase più stabile a Gaza, sia in termini di sicurezza che di aspetti umanitari.

"L’Odissea – Una vera Troyata", a Milano il 27 e il 28 marzo

Roma, 1 feb. (askanews) – Nel West End londinese le Pantomimes sono un’istituzione che muove milioni di spettatori locali e internazionali, per momenti da condividere insieme al resto della famiglia; parodie in cui i personaggi principali possono contare su nomi “travisati”, vicende classiche rivisitate e testi riscritti su hit indimenticabili.

Un genere che, in Italia, conta pochissimi rappresentanti: tra loro l’autore, regista e produttore Thomas Centaro, che Hystrio ha riconosciuto come artista specializzato nella “chiave comico-musicale dei classici letterari”.

Con due attesissime serate, venerdì 27 e sabato 28 marzo Centaro porta nuovamente in scena L’ODISSEA – UNA VERA TROYATA all’EcoTeatro di Milano (ore 20.30 | via Fezzan, 11 | per info e biglietti: www.thomascentaro.com/odissea).

Un’ora e mezza di narrazione politicamente scorretta a ritmo serrato, hit italiane e internazionali riadattate con testi parodistici millimetrici, protagonisti dalle caratteristiche amplificate e battute taglienti; uno spettacolo che, dalla sua nascita 13 anni fa, ha attirato migliaia di persone, grazie alla forza della sua originalità e a un veloce passaparola sui social media e non solo, a dimostrazione di quanto il pubblico sia affamato di leggerezza e creatività autentica.

“Tanti repeaters vivono “L’Odissea – Una Vera Troyata” come un cult, e tornano ogni volta che viene riproposta, pronti per un nuovo giro a Itaca, ma anche moltissimi “neofiti” – racconta Thomas Centaro – Grazie ai prezzi calmierati che ho deciso di applicare, la mia parodia è riuscita ad avvicinare al teatro centinaia di spettatori che non avevano mai messo piede in una sala, trasformandoli in una community di fedelissimi che torna a vedere lo spettacolo replica dopo replica, che conosce le battute a memoria e canta le canzoni a squarciagola. Il Teatro è di tutti, perché lo svago non può e non deve essere un lusso”.

Sarà fondamentale scordare, o, quanto meno, rivedere, quanto imparato sui libri scolastici: in L’Odissea – Una Vera Troyata, a Itaca Penelope beve per ricordarsi di dimenticare, e ogni notte tesse e disfa la sua tela per sfuggire ai Proci mentre Ulisse si perde nel Mediterraneo dove, incontrando i ben noti personaggi dell’Odissea, coinvolgerà il pubblico in un vortice di dialoghi fulminanti, coreografie ritmate e anacronismi esilaranti.

Un ponte inedito tra la solennità del poema omerico e la cultura pop contemporanea, un viaggio irresistibile tra riferimenti al cinema, ai cartoni animati e alla TV in cui il pubblico non sarà semplicemente spettatore: cos’hanno a che vedere la città di Troya e l’R&B? Cosa accomuna Telemaco a Sailor Moon? E la Maga Circe e il Müller Thurgau? Cosa trasforma in un mostro una Sirena da favola?

Uno spettacolo in cui Centaro ha intrecciato creatività e divertimento intelligente alle vicende del poema epico, che torna in scena dopo i sold out collezionati nei mesi scorsi con “Kiss Me Licia – Il Musical” e che, insieme ad altre sue produzioni come “La Bibbia – Un Musical della Madonna”, si inserisce come titolo italiano interamente autorale in un panorama teatrale principalmente dominato da successi d’importazione.

Prossimo al debutto in una fiction internazionale, dal 2001 Thomas Centaro mette al servizio del teatro un’esperienza multidisciplinare maturata tra palcoscenico, doppiaggio, audiolibri, radio e tv. Con 5 musical e numerosi spettacoli di prosa all’attivo, ha fuso la sua passione per la letteratura con la cultura pop, creando una firma stilistica unica, abbattendo la barriera tra “cultura alta” e intrattenimento nazionalpopolare.

“Farsi ascoltare dal maggior numero di persone anche con una parodia significa fare cultura. C’è già chi si occupa di opere canoniche e lo fa benissimo, ma il teatro deve far brillare ogni sua sfumatura. Guai se uno spettacolo non fosse comprensibile da tutti, questo però non significa impoverire il linguaggio. Quando concepisco le mie opere studio a fondo e scrivo in maniera semplice curando l’aderenza alla fonte originale perché desidero essere a prova di docenti universitari, tuttavia non voglio escludere nessuno. La fase di scrittura rimane la più complessa, ma se la gente non capisce una parola si rischia di allontanarla” – conclude Centaro. “I miei musical parodia sono provocatori e sopra le righe, il pubblico li accoglie esattamente per quello che sono, e il sorriso prende forma già dal titolo. Sono il primo ad amare il sarcasmo, ma rimango onesto: che la mia Odissea sia Una Vera Troyata almeno io lo dichiaro subito!”

Calcio, risultati serie A: Torino a quota 26 punti

Roma, 1 feb. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Torino-Lecce 1-0

Ventitreesima giornata: Lazio-Genoa 3-2, Pisa-Sassuolo 1-3, Napoli-Fiorentina 2-1, Cagliari-Verona 4-0, Torino-Lecce 1-0, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Classifica: Inter 52, Milan 47, Napoli 46, Roma 43, Juventus 42, Como 40, Atalanta 35, Lazio 32, Bologna 30, Udinese, Sassuolo 29, Cagliari 28, Torino 26, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventiquattresima giornata: venerdì 6 febbraio ore 20.45 Verona-Pisa, sabato 7 febbraio ore 18 Genoa-Napoli, ore 20.45 Fiorentina-Torino, domenica 8 febbraio ore 12.30 Bologna-Parma, ore 15 Lecce-Udinese, ore 18 Sassuolo-Inter, ore 20.45 Juventus-Lazio, lunedì 9 febbraio ore 18.30 Atalanta-Cremonese, ore 20.45 Roma-Cagliari. 18 febbraio ore 20.45 Milan-Como.

Sci, Paris: "Un risultato che mi dà tanta carica"

Roma, 1 feb. (askanews) – “E’ un ottimo risultato che dà tanta carica. Probabilmente non ho fatto una gara perfetta ma molto meglio di tante altre. La fiducia così aumenta”. Così Dominik Paris, dopo il secondo posto nella discesa di Crans Montana. “Io cerco, su ogni pista, di trovare le migliori sensazioni per fare la miglior performance possibile – contoinua – Oggi ho fatto una parte centrale nella quale mi sono sentito veramente bene, forse avrei potuto fare qualcosa meglio nella parte bassa, ma ho cercato di scendere al meglio possibile. In ogni gara c’è da imparare. Da giovane si cerca il limite, e quando sei più esperto cerchi di fare tutto in modo preciso. Mi piace dare consigli ai più giovani, io lo faccio sempre volentieri”.

Sci, Von Allmen vince la libera a Crans Montana, Paris secondo

Roma, 1 feb. (askanews) – Lo svizzero Franjo Von Allmen mette sulla “piste Nationale” di Crans Montana tutta la sua classe e la sua enorme velocità e si aggiudica l’ultima discesa di Coppa del mondo prima delle Olimpiadi con il tempo di 1’55″00, ma alle spalle dell’elvetico c’è una Grande Italia, la nuova Italjet, termine coniato circa vent’anni fa per lo squadrone dei tempi di Kristian Ghedina e compagni, che oggi torna di moda. Sono ben quattro gli azzurri fra i primi nove della classifica, come solo gli svizzeri, sin qui, hanno saputo fare. Paris 2°, Alliod 5°, Casse 7° e Schieder 9° sono la rappresentazione plastica del livello raggiunto dalla squadra di velocità maschile. E sarà duello fra queste due nazioni per le medaglie olimpiche della velocità a Bormio.

Arriva, infatti, il secondo podio stagionale per Dominik Paris, il numero 52 della carriera, segno che la pista del Vallese piace al campione della Val d’Ultimo, già lo scorso anno terzo, anche se in superG. Paris ha messo in pista tutta la voglia di dimostrare, prima di tutto a se stesso, di essere competitivo per il podio, infatti è partito forse con troppa voglia di fare. La sua velocità però è sempre stata elevatissima ed è aumentata nel tratto centrale affrontato con grande precisione. Qualche imperfezione nel finale non ha tolto nulla alla gara del 35enne azzurro, che ha chiuso alle spalle del fenomenale svizzero per 65 centesimi. Ottimo viatico per i Giochi Olimpici e in vista dei Mondiali del 2027.

Tennis, Djokovic: "E’ stato un viaggio fantastico"

Roma, 1 feb. (askanews) – “Complimenti a Carlos, hai giocato un torneo straordinario. Stai ottenendo qualcosa di storico. Ti auguro il meglio per il resto della tua carriera, sei giovanissimo. Ci rivedremo ancora tante volte”. Così Novak Djokovic dopo la finale persa a Melbourne contro Carlos Alcaraz. “Grazie al mio team: siete la mia roccia nel mio angolo, vedete il meglio e il peggio di me. Voglio parlare al leggendario Rafa. È strano vederti in tribuna e non in campo. Sono onorato di aver condiviso il campo con te ed è stato un onore vederti in tribuna. Grazie al pubblico per gli incoragiamenti e la positività che mi avete trasmesso. Ho cercato di darvi del buon tennis. Credo sempre in me stesso ed è quello che hai bisogno quando giochi a questo livello contro avversari come Carlos e Jannik. Non pensavo di poter essere qui oggi, sono grato a voi per avermi spinto. Chissà cosa accadrà domani, più complicato pensare tra 6 mesi o 12 mesi. È stato un grande viaggio”.

Tennis, Alcaraz: "Nole motivo di grande ispirazione"

Roma, 1 feb. (askanews) – “Novak, quello che fai tu mi ispira. Sono onorato di aver condiviso il campo e gli spogliatoi con te, grazie per tutto quello che fai. Sei di grande ispirazione”. Così Carlos Alcaraz dopo il successo su Novak Djokovic in finale a Melbourne. “Grazie al mio team – continua – solo voi sapete quanto io abbia lavorato duro per centrare questo traguardo. La preseason è stata una montagna russa, abbiamo tenuto la testa bassa e lavorato duro. Mi avete spinto ogni giorno a fare le cose giuste e sono molto grato a ognuno di voi. Questo trofeo è vostro. È strano vedere Rafa in tribuna: sono onorato di aver condiviso con te gli allenamenti, vederti è un privilegio. Grazie a tutti coloro che rendono fantastico questo torneo, sono felice di tornare ogni anno. L’amore che sento in Australia è fantastico, sia dentro che fuori dal campo. Vi ringrazio perché mi avete spinto nei momenti difficili. Non vedo l’ora di tornare l’anno prossimo”.

Askatasuna, l’Anm: vicinanza ai feriti delle forze di polizia

Milano, 1 feb. (askanews) – “Esprimiamo la nostra piena solidarietà e vicinanza alle donne e agli uomini delle forze di polizia, impegnati quotidianamente per garantire la sicurezza di tutti i cittadini, feriti negli scontri di ieri a Torino. Condanniamo in modo netto ed inequivocabile ogni atto di violenza, che nulla ha a che fare con il diritto di manifestazione, ed esprimiamo gli auguri di pronta guarigione ai feriti”. Così la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati in una nota.

Teheran: gli addetti militari dei Paesi Ue lascino subito l’Iran

Roma, 1 feb. (askanews) – Gli addetti militari dei paesi europei devono lasciare il territorio iraniano il prima possibile. Lo ha dichiarato domenica Alireza Salimi, rappresentante ufficiale della presidenza del parlamento iraniano.

“Gli addetti militari dei paesi europei, che si trovano nelle nostre ambasciate, devono lasciare al più presto il territorio nazionale: sono terroristi. Permettere ai terroristi di rimanere nel paese contraddice la legge vigente. Il Ministero degli Esteri deve attuare questa disposizione oggi stesso”, ha affermato Salimi, citato dall’agenzia Snn.

Stamani il Parlamento iraniano ha designato le forze armate dei paesi dell’Unione Europea come organizzazioni terroristiche in rappresaglia per l’analoga decisione dell’Ue riguardante il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (i ‘Pasdaran’).

Tennis, Alcaraz vince gli Australian Open: Djokovic battuto in 4 set

Roma, 1 feb. (askanews) – Carlos Alcaraz è il nuovo campione degli Australian Open. Lo spagnolo trionfa per la prima volta in carriera a Melbourne Park battendo in finale Novak Djokovic con il punteggio di 2-6, 6-2, 6-3, 7-5 in poco più di tre ore di gioco. Il successo che vale il Career Grand Slam per il murciano, il più giovane di sempre a vincere tutti i major (a 22 anni e 272 giorni). Una vittoria in rimonta per Alcaraz, investito nel primo set dal miglior Djokovic. Nel secondo e terzo set cambiano i valori in campo: Carlos sale esponenzialmente, mentre Nole fatica di più. Il quarto set si gioca punto a punto, risolto dal n. 1 al mondo con un break nel dodicesimo gioco. Per Alcaraz è il settimo Slam in carriera, come John McEnroe e Mats Wilander. Carlos diventa il nono giocatore all-time a completare il Career Grand Slam, il quarto a riuscirci nel nuovo millennio dopo i Big 3 (Djokovic, Nadal, Federer). Resta comunque una prestazione straordinaria di Djokovic, competitivo in una finale Slam a 38 anni. Per la prima volta battuto in finale agli Australian Open, Nole deve rinviare l’appuntamento con il 25° Slam in carriera

Zelensky: nuovo round dei negoziati trilaterali il 4-5 febbraio ad Abu Dhabi

Roma, 1 feb. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che un nuovo round di negoziati trilaterali tra Russia, Stati Uniti e Ucraina per cercare una soluzione del conflitto ucraino si terrà nella capitale degli Emirati Arabi Uniti, Abu Dhabi, il 4 e 5 febbraio.

“Ho appena ricevuto il rapporto del nostro team negoziale. Le date per i prossimi incontri trilaterali sono state fissate: 4 e 5 febbraio ad Abu Dhabi. L’Ucraina è pronta per colloqui sostanziali”, ha scritto Zelensky sul suo canale Telegram.

Milano-Cortina, il Papa: tregua olimpica, i governanti facciano gesti di pace

Roma, 1 feb. (askanews) – “Venerdì prossimo inizieranno le Olimpiadi invernali e poi le Paralimpiadi. Rivolgo i miei auguri agli organizzatori e a tutti gli atleti. Queste grandi manifestazioni sportive costituiscono un forte messaggio di fratellanza e ravvivano la speranza in un mondo in pace. È questo il senso della tregua olimpica, antichissima usanza. Auspico che quanti hanno a cuore la pace tra i popoli e sono posti in autorità sappiano compiere gesti concreti di distensione e di dialogo”. Lo ha detto il Papa al termine della recita dell’Angelus in piazza San Pietro.

Il Papa: i prepotenti non saranno i padroni della terra

Roma, 1 feb. (askanews) – “Chi si aspetta che i prepotenti saranno sempre padroni sulla terra, rimane sorpreso dalle parole del Signore. Chi si abitua a pensare che la felicità appartenga ai ricchi, potrebbe credere che Gesù sia un illuso. E invece l’illusione sta proprio nella mancanza di fede verso Cristo: Egli è il povero che condivide con tutti la sua vita, il mite che persevera nel dolore, l’operatore di pace perseguitato fino alla morte in croce”. Così il Papa prima della recita dell’Angelus in piazza San Pietro, ricordando il Vangelo di oggi delle Beatitudini.

“Cari fratelli e sorelle – aggiunge il Papa – le Beatitudini diventano per noi una prova della felicità, e ci portano a chiederci se la consideriamo una conquista che si compra o un dono che si condivide; se la riponiamo in oggetti che si consumano o in relazioni che ci accompagnano. È infatti ‘a causa di Cristo’ e grazie a Lui – conclude il Papa – che l’amarezza delle prove si trasforma nella gioia dei redenti: Gesù non parla di una consolazione lontana, ma di una grazia costante che ci sostiene sempre, soprattutto nell’ora dell’afflizione”.

Askatasuna, Meloni ad agenti feriti: grazie davvero, dai

Roma, 1 feb. (askanews) – “Grazie, grazie davvero”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in una visita ai poliziotti feriti ricoverati all’ospedale Molinette di Torino.

In un video diffuso da Palazzo Chigi si vede Meloni stringere la mano ai due poliziotti e ringraziarli. Loro la ringraziano per la visita e la premier replica: “Ma stai scherzando, che potevo mancare?”. Poi li saluta lanciando un bacio e con un’esortazione: “Dai, eh”.

Meloni ha poi incontrato medici e infermieri del reparto: “Grazie per il vostro lavoro”, ha detto.

Insieme per il “campo degasperiano”: Tempi Nuovi, Popolari Uniti, Rete Bianca, ANDC

Qualcosa si muove negli interstizi di quella che appare come la “non politica” cattolica, perlopiù assorbita nel mix di alibi e dogma del suo pluralismo metodologico. Si vuole uscire dal guscio, si pensa di farlo ricominciando a discutere e a ragionare con la necessaria sensibilità di chi si sporca le mani con la politica. Va data una risposta a un bisogno di ricomposizione che pervade in maniera strisciante la dimensione sociale dell’impegno pubblico cristiano.

Le divisioni esistono, come d’altronde emerge dal dibattito in corso sul referendum del prossimo 22-23 marzo. Anche nel 1946 i cattolici si divisero tra Repubblica e Monarchia, ma ebbero di fronte una leadership che riuscì a tenere aperta la prospettiva di un partito a “vocazione unitaria”, vincolando gli iscritti alla scelta repubblicana, ma lasciando libertà di voto al vasto elettorato che la Dc chiamava a raccolta. Era importante guardare oltre la questione istituzionale – certo fondamentale – senza rinunciare a una visione strategica sul futuro dell’Italia.

Nel presentare a Bologna, lo scorso 13 dicembre, l’edizione critica della biografia di De Gasperi, scritta da Igino Giordani nel 1955, è risuonato improvviso uno slogan: non accontentiamoci del presente, lavoriamo piuttosto all’ideazione di un “nuovo campo degasperiano”. Cosa significa, di preciso? Non già un confine da imporre, semmai uno spazio da allargare. Dunque è un processo da condividere e strutturare, per fare del cattolicesimo politico il vettore di un’alternativa che muova dal significato più profondo della lezione di De Gasperi.

Sono quattro le sigle che al momento si dichiarano pronte a sostenere la nuova iniziativa: Tempi Nuovi, Popolari Uniti, Rete Bianca, ANDC. Presto si passerà a una formula più stringente e risolutiva, non senza aver prima discusso con altre realtà interessate. Parlare di “campo degasperiano” è fare squadra, aprire varchi, produrre consenso; non è l’etichetta di una parte o l’egemonia di qualcuno. I cattolici democratici possono riscoprire la loro autonomia per contribuire a rinnovare la politica italiana, sottraendosi alla logica della subalternità rispetto ad altri schieramenti. È una sfida.

Su Audible torna Borzacchiello: come restare intelligenti nell’era del clic

Milano, 1 feb. (askanews) – Cosa vuol dire “restare intelligenti” in un’epoca che pretende risposte in un clic, in cui la comunicazione è filtrata da uno schermo e i venditori di soluzioni facili hanno sempre offerte allettanti? A tentare una risposta è Paolo Borzacchiello con il suo ultimo “Restiamo intelligenti. La scienza delle interazioni umane”, il nuovo original book per Audible, la società di Amazon che produce e distribuisce audio entertainment.

Autore di numerosi titoli per Audible ed esperto di intelligenza linguistica, Borzacchiello accompagna l’ascoltatore in un viaggio lungo otto puntate (ciascuna di 45 minuti) in cui “parla di cose che ci riguardano tutti”, partendo da un concetto che è anche uno dei suoi titoli: “Usate il cervello senza esserne usati. Questa – ha detto presentando il suo ultimo lavoro – è un po’ la mia fissazione perché io sono letteralmente fissato su questa cosa. Per questo da piccoletto sono sempre stato definito un tipo molto strano, poi hanno cominciato a pagarmi, e hanno detto che sono diventato brillante!”.

L’audiolibro, in arrivo il prossimo 6 febbraio, esplora come funziona la scienza alla base delle nostre relazioni, comunicazioni e percezioni e attraverso ogni capitolo smonta miti e false credenze, dati e spunti concreti alla mano. “Sono balbuziente eppure faccio teatro e registro audiolibri – ha fatto notare – Quando devo parlare in modo disciplinato, riesco a farlo. È una soddisfazione personale, ma soprattutto mi piace pensare di poter ispirare gli altri: ognuno ha la sua forma di balbuzie, fisica o mentale”.

Nel mirino i “falsi miti” sulla crescita personale: “Purtroppo a volte ci propinano a basso prezzo frasi tipo ‘diventa intelligente in 21 giorni, pensa positivo, se pensi positivo la tua vita andrà bene, poi uno non riesce a farlo o la vita gli dimostra che a volte le cose vanno anche in modo inaspettato e uno ci resta male”. “L’opera di divulgazione che faccio io è proprio finalizzata ad aiutare le persone a capire come usarsi meglio, con i limiti che abbiamo, perché abbiamo dei limiti che sono invalicabili. Il mito del ‘se vuoi puoi, volere potere’ è uno dei miti che ha condannato così tante persone all’infelicità” ha detto. Basandosi su conoscenze di neuroscienze, psicologia e studi sul linguaggio, Borzacchiello affronta temi come la “sindrome dell’impostore”, che colpisce il 70% dei professionisti. “Io ho una vocina in testa che mi dice: ‘perché sei qui a parlare di questa cosa, cosa vuoi che glie ne importi?’ E ci devo fare i conti tutti i giorni, quindi il mio scopo è divulgare cose che non ti aiutano forse a dimenticare il bambino piccolo che sei stato, perché probabilmente non si può, ma a fare le cose lo stesso”.

Borzacchiello lambisce anche questioni di attualità, ampliando la riflessione all’importanza delle parole. “In Restiamo intelligenti spiego come funzionano veramente le parole, quando noi parliamo credendo di dire delle cose o credendo di fare il bene per noi e per gli altri e invece facciamo dei disastri totali”. E la tecnologia è inevitabilmente parte di questo ragionamento. “In questo momento stiamo delegando tantissimo all’intelligenza artificiale, l’interazione umana sta diventando una rarità e, invece, è una cosa preziosa, e non lo dico in modo critico rispetto alla tecnologia perché sono in grande fan della tecnologia e dell’intelligenza artificiale, ma questa cosa sta impoverendo il cervello di sinapsi nervose e ci sta rendendo tutti quanti un po’ meno intelligenti”.

Secondo l’autore, la comunicazione digitale costringe il cervello a pensarsi in un modo diverso, a usare un linguaggio sempre più povero. “Per essere efficaci su WhatsApp o Instagram abbreviamo, togliamo avverbi, eliminiamo le virgole. Ma così togliamo al cervello la capacità di processare l’esperienza in modo ampio, e quindi l’intelligenza emotiva”. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: “Diventiamo delle bestie pronte a scatenarci su Instagram e a infamare le persone e a perdere la capacità di gestire in modo empatico i rapporti”. “I social – avverte – non sono cattivi di per sé, ma vanno usati bene. Ascoltare un audiolibro, leggere, scrivere a mano serve a evitare una neuroplasticità inversa che fa regredire il cervello”.

Inevitabile un commento sul recente episodio che ha visto protagonista Federica Pellegrini e suo marito Matteo Giunta sui social. “Lì evidentemente c’è la mancanza di competenza a usare i social, a certi livelli quando hai una certa visibilità servirebbe la patente per usarli – ha detto – e poi secondo me, e lo dico in modo non oltraggioso rispetto alla protagonista di questa vicenda, ci può anche essere una difficoltà cognitiva: persone che hanno raggiunto magari la notorietà in certi campi, ma non riescono a pensare in termini metacognitivi”.

Calcio, risultati serie A: vince il Cagliari, oggi Juve e Inter

Roma, 1 feb. (askanews) – Il Cagliari fa suo lo scontro salvezza contro il Verona: la squadra di Pisacane raccoglie tre punti, che però sembrano sei. I rossoblu passano 4-0 grazie alle reti di Mazzitelli, Kilicsoy (con una pregevole semirovesciata), Sulemana e Idrissi. Oggi in campo l’Inter e la Juve, domani il Milan.

Ventitreesima giornata: Lazio-Genoa 3-2, Pisa-Sassuolo 1-3, Napoli-Fiorentina 2-1, Cagliari-Verona 4-0, ore 12.30 Torino-Lecce, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Classifica: Inter 52, Milan 47, Napoli 46, Roma 43, Juventus 42, Como 40, Atalanta 35, Lazio 32, Bologna 30, Udinese, Sassuolo 29, Cagliari 28, Torino, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventiquattresima giornata: venerdì 6 febbraio ore 20.45 Verona-Pisa, sabato 7 febbraio ore 18 Genoa-Napoli, ore 20.45 Fiorentina-Torino, domenica 8 febbraio ore 12.30 Bologna-Parma, ore 15 Lecce-Udinese, ore 18 Sassuolo-Inter, ore 20.45 Juventus-Lazio, lunedì 9 febbraio ore 18.30 Atalanta-Cremonese, ore 20.45 Roma-Cagliari. 18 febbraio ore 20.45 Milan-Como.

Iran, il regime alla prova finale

Un Paese in rivolta permanente

Trentamila morti ammazzati dalla violentissima reazione del regime ai moti di piazza iniziati lo scorso 28 dicembre a Teheran e poi rapidamente estesisi a tutto il territorio della Repubblica Islamica. Manifestazioni che periodicamente scuotono il Paese, ogni volta più intense. L’ultima era stata nel 2022, denominata “Donna, vita e libertà” in seguito all’uccisione di Mahsa Jina Amini, rea di non aver indossato adeguatamente l’hijab come imposto dalla Polizia Morale. È l’Iran di oggi.

La miccia sociale ed economica

Questa volta la miccia della rivolta è stata innescata dai commercianti – certo sino ad ora non i maggiori oppositori del governo – e dalla classe media, in via di impoverimento a causa dell’inflazione fuori controllo e della svalutazione della moneta. E le motivazioni si sono estese sino a comprendere le sempre maggiori difficoltà dell’approvvigionamento idrico, i costi enormi del sostegno ai proxy regionali che però impoveriscono gli iraniani, la incontrollata corruzione del sistema di potere.

 

Una repressione senza concessioni

Così, a differenza delle proteste scoppiate nel 2017–2019, e di quella, più intensa, del 2022, questa volta l’arco di popolazione coinvolto è stato molto maggiore e ciò ha comportato un impegno repressivo più intenso e radicale da parte delle autorità.

Mentre nel passato era stato utilizzato un dosato mix di repressione e concessioni economiche (mai ideologiche, ovviamente), questa volta il leader supremo Ali Khamenei non ha lasciato alcun margine, attaccando e condannando durissimamente gli insorti. Da qui la mattanza.

Un regime più debole di quanto appaia

La risposta immediata è la più semplice, ma anche la più vera: il regime è molto più debole di un tempo. Vi sono cause di natura economica, che impattano sulle condizioni di vita materiale della popolazione. Il peso delle sanzioni internazionali, reintrodotte e appesantite lo scorso settembre, si fa sentire pesantemente, rendendo sempre più onerosi i costi di quella politica regionale imperniata sull’ambiziosa “Mezzaluna sciita”.

Il crollo del disegno geopolitico

Quel disegno è crollato – ed ecco la causa di natura politica – falcidiato dalla reazione israeliana al massacro del 7 ottobre, che ha indebolito o, come nel caso di Assad, eliminato i proxy alleati; dalla conseguente “guerra dei dodici giorni”, che ha dimostrato le debolezze anche militari dell’Iran, incapace di proteggersi dalle bombe targate Stella di David; dall’attacco USA ai siti di arricchimento dell’uranio, l’altra spesa immensa che gli ayatollah hanno accollato ai loro sudditi nella speranza di potersi dotare della bomba atomica e divenire così inattaccabili.

 

La secolarizzazione come minaccia esistenziale

Sono queste evidenti difficoltà ad aver ulteriormente irrigidito il regime. Ma probabilmente c’è un’ulteriore chiave di lettura di questo atteggiamento criminale assunto su impulso diretto della Guida Suprema: la percepibile laicizzazione di larga parte degli iraniani, soprattutto dei giovani, che rappresentano la maggioranza della popolazione.

La società si è secolarizzata, la pratica religiosa è diminuita e le moschee non sono più il fulcro del controllo sociale imposto dall’ortodossia.

Un fronte sociale sempre più ampio

La necessità di stroncare tutto ciò è divenuta ancora più urgente, soprattutto innanzi all’estensione del fronte di opposizione: non più solo le donne, non più solo i giovani, ma anche esponenti del ceto medio conservatore e tradizionalmente più ligio alle regole del sistema.

E infatti così è avvenuto.

Lopposizione senza guida

Ora, alla fine di un gennaio di sangue che ha visto la morte di migliaia di iraniani, la spinta della rivolta pare essersi attenuata, come già accaduto altre volte. Il problema dell’opposizione resta la frammentazione e la mancanza di una leadership capace di compattare le diverse anime.

Non è realisticamente immaginabile che questo ruolo possa svolgerlo Reza Pahlavi, figlio dell’ex scià, in esilio negli Stati Uniti da quarantasei anni.

La paura vera: lattacco dallesterno

Una debolezza che si somma alla repressione sistematica esercitata contro qualsiasi organizzazione non allineata. Ed è forse per questa ragione che gli ayatollah temono non tanto la protesta interna, che anche questa volta sono riusciti a soffocare, quanto il possibile attacco esterno: quello che Donald Trump sta seriamente minacciando.

Il carcere invisibile e la prova della democrazia

Se la pena scompare dallo sguardo pubblico

Quando nessuno ti guarda, il carcere smette di essere un’istituzione e diventa una discarica sociale: ci gettiamo dentro vite rotte e poi fingiamo che il problema sia sparito. Ma non sparisce: marcisce e torna.

I numeri raccontano un guasto strutturale. A dodici anni dalla condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso Torreggiani, alla fine novembre 2025 i detenuti erano 63.868 a fronte di 46.124 posti effettivi: sovraffollamento al 138,5%. Nel 2025 i morti in carcere sono stati 238, di cui 79 suicidi.

Non cresce il crimine, cresce la penalizzazione del disagio

E qui c’è un paradosso sociologicamente decisivo: i reati denunciati diminuiscono, ma cresce l’uso della detenzione come risposta quasi automatica a fragilità e marginalità. In una formula: non aumenta il crimine, aumenta la penalizzazione del disagio.

Per questo, quando l’Italia rischia richiami o condanne europee, il punto non è “l’immagine”: è la tenuta di un patto democratico.

 

Inferno necessario o scandalo permanente

Se il carcere diventa invisibile, si presta a due letture opposte ma ugualmente povere: l’“inferno necessario” (deve far male, punto) e lo “scandalo permanente” (tutto è orrore e basta). Immagini potenti, ma se ci fermiamo lì, trasformiamo un problema pubblico in un riflesso emotivo.

La domanda, allora, è: che modello stiamo costruendo e che effetti produce, dentro e fuori?

La chiave sociologica è semplice: il carcere non è solo un luogo di pena, è un dispositivo culturale che traccia una linea di separazione tra “noi” e “loro”. Quando questa separazione si irrigidisce, scatta l’etichetta: non “ha commesso un reato”, ma “è quel reato”.

Se una biografia coincide con un’etichetta, le possibilità di cambiamento si fanno più esigue.

Sistema chiuso e sistema aperto

Per questo serve distinguere tra due modelli. Nel sistema chiuso il carcere funziona come un contenitore: separa, sorveglia, riduce gli scambi con l’esterno e finisce per generare tempo vuoto, identità bloccate e conflitto.

Nel sistema aperto, invece, la custodia non viene negata, ma viene resa “intelligente”: si formalizzano legami regolati con l’esterno – scuola, lavoro, attività formative e culturali, mediazione – perché la pena non si esaurisca nell’attesa, ma diventi un percorso.

È una scelta realistica, non sentimentale: o la detenzione sviluppa competenze e responsabilità, oppure si riduce a contenimento e ritorni.

Larticolo 27 come criterio di efficacia

Qui entra il criterio costituzionale: l’articolo 27. La finalità rieducativa non è un auspicio; è un criterio di efficacia sociale. Deve diventare un vincolo interno, quasi un “Super-Io” civile – direbbe Sigmund Freud – che non consenta di mettere tutto tra parentesi.

Fëdor Dostoevskij, nelle Memorie di una casa morta, lo aveva intuito: anche nel luogo più duro l’uomo non coincide con il suo reato.

Più futuro, meno decreti

Non è una disputa tra “durezza” e “buonismo”. Si tratta di scegliere se vogliamo una detenzione che produce scarti o una che produce ricomposizioni.

Perché la sicurezza vera non nasce da più chiavi: nasce da più futuro e meno decreti.

La Meloni è un angelo in secondo piano

Un restauro oggetto di allarme

Tutto è troppo spesso questioni di donne. Lucina sembra sia stata la matrona che donò la sua ricca dimora in modo che diventasse luogo di culto. Divenne poi la Basilica in cui si custodiscono le reliquie di San Lorenzo che considerava i poveri i veri tesori della Chiesa. Ogni tanto anche dove riposano i Santi occorre una messa a punto e così la Basilica accoglie al suo interno il busto marmoreo di Umberto II di Savoia fiancheggiato dall’immagine di un paio di angeli a fare da scorta.

Per quell’ affresco a contorno della scultura, c’è stato bisogno di una azione di restauro ed è nato il caso che il pittore attuale abbia provveduto dando al volto di un angelo le stesse sembianze della Meloni. Apriti cielo! Si è mosso l’esercito delle autorità competenti a vigilaare in termini di fedeltà alla figura originale e alle autorizzazioni ad eventuali censurabili guizzi di fantasia del decoratore. Sovraintendenza Speciale di Roma, Vicariato di Roma e Rettore del luogo religioso ne verranno a capo.

 

Il capriccio di un decoratore o la fedeltà alloriginale

Se l’artista avesse invece rispettato le stesse fattezze preesistenti del 2000, verrebbe da pensare che il pittore che mise mano alla cappella ebbe al tempo la capacità di leggere il futuro e di ritrarre in anticipo di decenni l’attuale Capo di Governo, forse in omaggio all’idea che anche Andreotti e Forlani, nella piazza al centro della Capitale dove impera la Basilica, avessero lì i loro uffici.

Ora sembra che il Governo Meloni sia ancora sulla linea di galleggiamento e non abbia immediato bisogno di restauri, il tempo non l’ha ancora usurato, non necessita che vengano quindi ripristinati eleganza e bellezza che per adesso ancora appaiono reggere alla maggioranza degli elettori.

La notizia è più che altro di quelle che servono per un giorno a fare notizia rendono più leggiadro il quadro politico in attesa del referendum in materia di separazione delle carriere in magistratura.

 

Una coppia di angeli entra in crisi

Ne resterà afflitto solo l’altro angelo, a far coppia con quello meloniano, di cui nessuno si sta prendendo cura, quasi fosse anonimo e privo di interesse. Sembra che mentre il cherubino, che richiama la figura della Meloni, regge un cartiglio con sopra disegnato lo Stivale, l’altro angelo offra invece la corona al Re in disgrazia.

Eppure a questa seconda creatura celeste nessuno presta attenzione. Ciò, malgrado doni al sovrano assai di più di un pezzo di carta, sia pure con una figura sopra ad impreziosirla. E’ anch’egli un messaggero di grado elevato con tanto di ali a supporto e capace di essere vigile custode della sapienza divina, proprio come si addice ad un cherubino in perfetta forma.

Anche dal Paradiso verso Terra, a seconda della fortuna, si può avere maggiore o minore fama ed occorre farci il callo.

Può solo augurarsi che il prossimo Presidente del Consiglio abbia tratti almeno gradevoli e che per compensazione qualcuno si ricordi di ispirarsi a quel futuro leader politico quando a lui, angelo trascurato, rifaranno il look nell’affresco che lo ritrae, potendo vantare la medesima ispirazione e pari rango politico.

Per adesso si accontenta di non avere somiglianze a Faccia d’Angelo, il bandito della Mala del Brenta e di essere già adesso più aderente alle parole di Dalla quando canta: ” Se io fossi un angelo, Chissà cosa farei, Alto, biondo, invisibile, Che bello che sarei, E che coraggio avrei… “.

Ricchi senza popolo: l’occidente nelle mani del mercato

Una presidenza spiegata dalla psicologia

Siamo moltissimi – credo ormai diffusi in buona parte del mondo – ad essere persuasi e convinti che la politica interna ed estera dell’attuale presidente Usa, Donald Trump, sia fortemente legata al suo profilo psicopatologico.

Una prospettiva dalla quale trae alimento anche la sua idea di democrazia: storica forma di governo tutta giocata, come sappiamo, sull’uguaglianza delle persone e sull’importanza del popolo libero e sovrano, con i suoi diritti.

Secondo il tycoon, invece, la democrazia è qualcosa da stravolgere e smontare fin nella sua radice etimologica, eliminando il demos (il popolo) e lasciando vivo solo il kratos (la forza).

Dal popolo inutile al Parlamento assediato

Con il popolo reso inutile, assieme ai Parlamenti che lo rappresentano: luoghi da far assediare e devastare dai propri fan. È una soluzione dittatoriale e autocratica che noi, in Italia, abbiamo tragicamente conosciuto per venti lunghi anni.

Una democrazia che, col correre veloce della postmodernità, viene ormai partecipata solo dal 50% dei cittadini; che si è trasformata da comunitaria in elitaria; che da solida è diventata col tempo liquida, insieme a tutti i suoi finti e diversi partiti personali.

E che ha completamente disintermediato il partito politico, relegandolo a distanza sui social.

Unuguaglianza che per Trump non esiste

Una democrazia che, nonostante tutto, dobbiamo sempre difendere nei suoi valori di fondo liberali, cristiani e sociali, a partire dall’eguaglianza.

Quest’ultima, però, è per Trump un non-senso: esistono solo i ricchi, come ha scritto in un suo libro.

Non ci sono idee diverse, e non c’è nessunissimo studioso con cui confrontarsi e discutere. Vivono solo le sue idee.

E solo i suoi studi “veloci” di economia, approfonditi lungo tutto l’arco della sua vita sul valore centrale della negoziazione e sulla compravendita di palazzi.

 

Ignoranza storica e povertà culturale

Non stravolgo le cose se suppongo che ad alimentare questo suo profilo egocentrico e specificamente mercantile ci sia anche una robusta dose di ignoranza, specie di ignoranza della storia del passato.

Vi troviamo anche ignoranza culturale e mancanza di conoscenza dei classici della filosofia e della sociologia politica, passati e recenti, che hanno riflettuto sulla democrazia.

Senza leggere i libri, sarebbe bastato leggere i riassunti sinottici, le sintesi o le recensioni critiche curate da valenti studiosi.

I titoli che dicono tutto

Nel frattempo ho scoperto, rovistando su Internet, che Trump è coautore di libri i cui soli titoli dicono molto sulle sue fissazioni, sui suoi archetipi mentali e sulle sue convinzioni.

Ne elenco alcuni fra i più significativi:

  1. Perché vogliamo che tu sia ricco
  2. Trump 101. La via per il successo
  3. Perché alcuni imprenditori diventano ricchi e altri no

E mi fermo qui. Credo bastino questi titoli a far capire quali siano stati – e siano – i temi che lo hanno realmente interessato.

Nessuna traccia dei classici

Non credo affatto che, nell’arco della sua vita passata praticamente sulla compravendita di palazzi, ci sia stata una pur minima attenzione, o anche solo un piccolissimo spazio di tempo, dedicati alla lettura di qualche autore classico del pensiero filosofico, sociologico o politico.

Una lettura che avrebbe potuto lasciare qualche traccia nella sua testa di mercante commerciale – traccia che oggi possiamo verificare quotidianamente nel suo agire politico: dalle offerte di acquisto di nazioni, agli investimenti di dollari per ricostruire grattacieli sulle coste di Gaza, fino ai territori da assorbire agli Usa perché confinanti.

Da Pericle a Perry Mason

Sono allora più che certo che Trump non sappia chi sia stato Pericle – che probabilmente confonderebbe con Perry Mason o con Anthony Perkins.

Sono più che sicuro che ignori ciò che scrisse circa duecento anni fa un nobile francese di nome Alexis de Tocqueville, durante il suo viaggio negli Stati Uniti, quando si soffermò sui pericoli della chiusura individualistica e sui benefici delle tante associazioni comunitarie, fondate su rapporti interpersonali vivi.

Bauman, la comunità e ciò che non legge

Sono altrettanto convinto che non sappia chi sia Zygmunt Bauman, con i suoi libri e le sue denunce di appena una ventina d’anni fa.

Libri che gli consiglierei di leggere: uno sulla Modernità liquida, che distrugge i rapporti umani e interpersonali; l’altro sulla Voglia di comunità, quel civismo comunitario delle associazioni che Tocqueville aveva scoperto in America.

Cristiani a parole

Infine, sono certissimo che, pur dichiarandosi spesso cristiano e pur avendo avuto sempre a che fare con Steve Bannon – nemico giurato di papa Bergoglio e rappresentante della destra populista radicale e conservatrice statunitense, antieuropeista fino al collo – Trump non abbia la minima idea di cosa sia Fratelli tutti.

Per lui, ne sono certo, Fratelli tutti è solo il titolo di una canzone.

Askatasuna, Bonelli-Fratoianni(AVS): quanto accaduto è inaccettabile

Roma, 31 gen. (askanews) – “Per noi che siamo da sempre non violenti quello che è successo durante la manifestazione di Torino è inaccettabile. Esprimiamo la nostra piena solidarietà ai membri della troupe RAI che è stata oggetto di una inaccettabile aggressione e agli agenti feriti. Condanniamo con fermezza e senza ambiguità la violenza scatenata da una frangia di manifestanti che non ha nulla a che vedere con le ragioni che hanno animato la stragrande maggioranza dei manifestanti né con la difesa degli spazi sociali e del diritto a manifestare che restano per noi questioni di primaria importanza”. Lo dichiarano in una nota Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs.

“Rigettiamo i volgari attacchi nei confronti dei nostri esponenti che hanno partecipato alla manifestazione in modo del tutto pacifico e non violento” concludono.

Askatasuna, Meloni: a Torino non manifestanti ma nemici dello Stato

Roma, 31 gen. (askanews) – “Quanto accaduto oggi a Torino, durante il corteo degli antagonisti contro lo sgombero dello stabile Askatasuna, è grave e inaccettabile”. Lo scrive la premier Giorgia Meloni su X postando il video di un poliziotto aggredito dai manifestanti.

“Uno sgombero legittimo di un immobile occupato illegalmente – aggiunge – è stato usato come pretesto per scatenare violenze, incendi, lanci di bombe carta e aggressioni organizzate, fino a colpire un blindato della Polizia. Le immagini dell’agente aggredito parlano da sole: non siamo di fronte a manifestanti, ma a soggetti che agiscono come nemici dello Stato”.

“A farne le spese sono state le Forze dell’ordine, costrette a fronteggiare una vera guerriglia urbana, e alcuni giornalisti, aggrediti mentre svolgevano il loro lavoro. A loro va la mia piena solidarietà, insieme a quella ai cittadini danneggiati, che hanno pagato il prezzo di una violenza cieca e deliberata”, sottolinea.

Askatasuna, Piantedosi sente agente aggredito e ferito a Torino

Roma, 31 gen. (askanews) – Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha sentito il poliziotto aggredito nel corso della manifestazione per Askatasuna a Torino. L’agente, come mostra un video che sta facendo il giro dei social network rilanciato anche dalla premier Giorgia Meloni, è stato ripetutamente percosso e colpito a calci da un gruppo di incappucciati, è ferito e si trova in ospedale.

Domani, fa sapere il Viminale, Piantedosi e il capo della Polizia Vittorio Pisani faranno il punto della situazione con il Prefetto e il Questore di Torino.

Torino, violenti scontri al corteo per Askatasuna. Aggredita troupe Rai

Roma, 31 gen. (askanews) – Violenti scontri a Torino tra manifestanti e polizia durante il corteo per Askatasuna, il centro sociale sgomberato a fine 2025. Diversi gli agenti feriti, particolarmente drammatiche le immagine circolate sui social di un poliziotto accerchiato e picchiato dopo essere caduto a terra ed essere rimasto senza casco.

Aggredita anche la troupe del programma “Far West”. La giornalista Bianca Leonardi e il suo filmmaker sono stati anche minacciati e costretti ad allontanarsi con la forza, mentre venivano lanciati sassi e distrutta l’attrezzatura di lavoro. “Un’azione violenta e organizzata, messa in atto con l’unico obiettivo di impedire alla Rai di documentare e raccontare quanto stava accadendo” ha stigmatizzato la stessa Rai in una nota.

Immediate le reazioni della politica ad iniziare dalla premier Giorgia Meloni che sui social ha scritto: “Quanto accaduto oggi a Torino, durante il corteo degli antagonisti contro lo sgombero dello stabile Askatasuna, è grave e inaccettabile”.

“Il Governo ha fatto la sua parte, rafforzando gli strumenti per contrastare l’impunità. Ora è fondamentale che anche la Magistratura faccia fino in fondo la propria – ha aggiunto Meloni – perché non si ripetano episodi di lassismo che in passato hanno annullato provvedimenti sacrosanti contro chi devasta le nostre città e aggredisce chi le difende”.

Per il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi “quanto accaduto a Torino conferma chi sono i veri violenti e chi rappresenta l’autentico pericolo per la convivenza civile e per la nostra democrazia: gli antagonisti ospiti dei centri sociali occupati abusivamente anche grazie a coperture politiche ben identificabili”.

Ferma condanna anche dalle opposizioni con la segretaria del Partito democratico che parla di “immagini inqualificabili di una violenza inaccettabile. La solidarietà mia e di tutto il Partito democratico va agli agenti delle forze dell’ordine e ai giornalisti colpiti e alla città di Torino, che hanno subito un’aggressione delinquenziale da parte di frange violente organizzate”.

Anche per il leader del M5S Giuseppe Conte “le immagini che arrivano da Torino sono inqualificabili. Il Movimento 5 Stelle condanna con la massima fermezza le violenze e le aggressioni perpetrate ai danni delle Forze dell’ordine e della troupe Rai. Atti che nulla hanno a che vedere con il dissenso democratico e che vanno respinti senza nessuna ambiguità”.

Askatasuna, Meloni: a Torino finti rivoluzionari nemici dello Stato

Roma, 31 gen. (askanews) – “Quanto accaduto oggi a Torino, durante il corteo degli antagonisti contro lo sgombero dello stabile Askatasuna, è grave e inaccettabile”. Lo scrive la premier Giorgia Meloni su X postando il video di un poliziotto aggredito dai manifestanti.

“Uno sgombero legittimo di un immobile occupato illegalmente – prosegue – è stato usato come pretesto per scatenare violenze, incendi, lanci di bombe carta e aggressioni organizzate, fino a colpire un blindato della Polizia. Le immagini dell’agente aggredito parlano da sole: non siamo di fronte a manifestanti, ma a soggetti che agiscono come nemici dello Stato”.

“A farne le spese – sottolinea la presidente del Consiglio – sono state le Forze dell’ordine, costrette a fronteggiare una vera guerriglia urbana, e alcuni giornalisti, aggrediti mentre svolgevano il loro lavoro. A loro va la mia piena solidarietà, insieme a quella ai cittadini danneggiati, che hanno pagato il prezzo di una violenza cieca e deliberata”.

“Questi non sono dissenso né protesta: sono aggressioni violente con l’obiettivo di colpire lo Stato e chi lo rappresenta. E per questo devono essere trattate per ciò che sono, senza sconti e senza giustificazioni. Il Governo ha fatto la sua parte, rafforzando gli strumenti per contrastare l’impunità. Ora è fondamentale che anche la Magistratura faccia fino in fondo la propria, perché non si ripetano episodi di lassismo che in passato hanno annullato provvedimenti sacrosanti contro chi devasta le nostre città e aggredisce chi le difende”, sottolinea.

“Difendere la legalità non è una provocazione: è un dovere. Lo Stato non arretra di fronte alla violenza di finti rivoluzionari abituati all’impunità e sta, senza ambiguità, dalla parte di chi indossa una divisa, di chi fa informazione e di chi rispetta le regole della convivenza civile”, conclude Meloni.

Calcio, risultati serie A: Napoli a -1 dal Milan

Roma, 31 gen. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Napoli-Fiorentina 2-1.

Ventitreesima giornata: Lazio-Genoa 3-2, Pisa-Sassuolo 1-3, Napoli-Fiorentina 2-1, ore 20.45 Cagliari-Verona, domenica 1 febbraio ore 12.30 Torino-Lecce, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Classifica: Inter 52, Milan 47, Napoli 46, Roma 43, Juventus 42, Como 40, Atalanta 35, Lazio 32, Bologna 30, Udinese, Sassuolo 29, Cagliari 25, Torino, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventiquattresima giornata: venerdì 6 febbraio ore 20.45 Verona-Pisa, sabato 7 febbraio ore 18 Genoa-Napoli, ore 20.45 Fiorentina-Torino, domenica 8 febbraio ore 12.30 Bologna-Parma, ore 15 Lecce-Udinese, ore 18 Sassuolo-Inter, ore 20.45 Juventus-Lazio, lunedì 9 febbraio ore 18.30 Atalanta-Cremonese, ore 20.45 Roma-Cagliari. 18 febbraio ore 20.45 Milan-Como.

Ucraina, Witkoff: siamo incoraggiati, con Dmitriev incontro costruttivo

Roma, 31 gen. (askanews) – Oggi a Miami, “nell’ambito dello sforzo di mediazione degli Stati Uniti per promuovere una risoluzione pacifica del conflitto ucraino”, l’inviato speciale russo Kirill Dmitriev “ha tenuto” con la delegazione Usa “incontri produttivi e costruttivi”. Lo ha scritto poco fa su X Steve Witkoff, inviato speciale degli Stati Uniti in Medio Oriente e per le missioni di pace.

“Siamo incoraggiati da questo incontro, poiché la Russia sta lavorando per garantire la pace in Ucraina e siamo grati per la leadership fondamentale del presidente Usa Donald Trump nel perseguire una pace duratura”, ha aggiunto Witkoff.

La delegazione statunitense, ha spiegato Witkoff, era composta dallo stesso inviato speciale, dal Segretario al Tesoro Scott Bessent, da Jared Kushner, genero del presidente Trump, e dal Consigliere Senior della Casa Bianca Josh Gruenbaum.

Calcio, risultati serie A: Lazio ottava

Roma, 31 gen. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Pisa-Sassuolo 1-3

Ventitreesima giornata: Lazio-Genoa 3-2, Pisa-Sassuolo 1-3, ore 18 Napoli-Fiorentina, ore 20.45 Cagliari-Verona, domenica 1 febbraio ore 12.30 Torino-Lecce, ore 15 Como-Atalanta, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Classifica: Inter 52, Milan 47, Napoli, Roma 43, Juventus 42, Como 40, Atalanta 35, Lazio 32, Bologna 30, Udinese, Sassuolo 29, Cagliari 25, Torino, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventiquattresima giornata, venerdì 6 febbraio ore 20.45 Verona-Pisa, sabato 7 febbraio ore 18 Genoa-Napoli, ore 20.45 Fiorentina-Torino, domenica 8 febbraio ore 12.30 Bologna-Parma, ore 15 Lecce-Udinese, ore 18 Sassuolo-Inter, ore 20.45 Juventus-Lazio, lunedì 9 febbraio ore 18.30 Atalanta-Cremonese, ore 20.45 Roma-Cagliari. 18 febbraio ore 20.45 Milan-Como