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Applausi per Zaia e Fontana ai funerali di Bossi a Pontida

Pontida (Bg), 22 mar. (askanews) – Applausi per i governatori della Lega che arrivano all’abbazia di San Giacomo a Pontida per i funerali di Bossi. L’ex presidente della Regione Veneto Luca Zaia e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, in particolare, sono stati salutati con calore dai militanti assiepati sulle transenne che delimitano l’area riservata al passaggio delle autorità. Qualche militante scandisce anche un coro “Attilio, Attilio” per il governatore della Lombardia.

I militanti della Lega ricordano Umberto Bossi a Pontida

Pontida , 22 mar. (askanews) – Un dovere esserci, gli storici militanti della Lega si sono riuniti a Pontida per dare l’ultimo saluto a Umberto Bossi. “E’ un dovere essere qui. Era uno di noi, un padre, gli vogliamo bene” sono alcuni dei commossi ricordi del Senatur.

Bossi, Salvini a Pontida con qualche contestazione: molla la camicia verde

Pontida (Bg), 22 mar. (askanews) – Matteo Salvini arriva sul sagrato dell’abbazia di Pontida per i funerali di Umberto Bossi, indossa un completo scuro e la camicia verde. Viene accolto dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, dietro di lui si alza qualche striscione del “Patto Nord”, i fuoriusciti leghisti contro la linea della Lega nazionale. Il segretario della Lega si avvicina comunque alle transenne, stringe le mani dei militanti, si alza qualche coro “Vergogna, vergogna”, e anche un “Molla la camicia verde”. Salvini non si scompone, continua a salutare i militanti in prima fila sulle transenne che delimitano l’area riservata alle autorità. Poi si alzano bandiere della vecchia Lega: il Sole delle Alpi, l’Alberto da Giussano e parte il coro “Bossi, Bossi”. Poi Salvini, insieme alla compagna Francesca Verdini, sale la scalinata ed entra nella chiesa dove si svolgeranno le esequie del fondatore.

Iran: distruggeremo le infrastrutture della regione se verranno colpite le nostre centrali elettriche

Roma, 22 mar. (askanews) – L’Iran ha dichiarato che un attacco alle centrali elettriche del paese, minacciato dal presidente americano Donald Trump se non verrà riaperto lo Stretto di Hormuz, porterebbe a “danni irreversibili” alle infrastrutture regionali.

In un post su X il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha scritto: “Subito dopo aver preso di mira le centrali elettriche e le infrastrutture del nostro Paese, le infrastrutture critiche, le infrastrutture energetiche e gli impianti petroliferi di tutta la regione saranno considerati obiettivi legittimi e verranno distrutti in modo irreversibile, e il prezzo del petrolio rimarrà alto per lungo tempo”.

Netanyahu chiede ai leader mondiali di unirsi alla guerra: i missiliiraniani possono raggiungere l’Europa

Roma, 22 mar. (askanews) – Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha chiesto ai leader mondiali di unirsi alla guerra lanciata contro l’Iran. “Hanno lanciato un missile balistico intercontinentale contro Diego Garcia. Hanno la capacità di raggiungere l’Europa in profondita”, ha detto il premier alla stampa durante la visita alla città di Arad, nel sud di Israele, colpita ieri da un attacco iraniano. “Stanno prendendo di mira tutti. Stanno bloccando una rotta marittima internazionale, una via energetica fondamentale, e stanno cercando di ricattare il mondo intero. È ora che i leader degli altri paesi si uniscano a noi”, ha aggiunto il premier, facendo riferimento allo Stretto di Hormuz.

Venerdì l’Iran ha lanciato due missili balistici a medio raggio contro la base americano-britannica di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, a circa 4.000 chilometri dal proprio territorio – come riporta il Wall Street Journal, citando fonti statunitensi – nessuno dei due vettori ha colpito l’obiettivo: uno avrebbe subito un guasto in volo, mentre l’altro sarebbe stato intercettato da un missile statunitense SM-3 lanciato da una nave da guerra.

L’episodio, che difficilmente avrebbe potuto portare a un impatto diretto sulla base Usa-Gb, ha un forte valore di avvertimento riguardo un possibile salto qualitativo nelle capacità missilistiche iraniane. Teheran ha finora dichiarato di usare una gittata massima di circa 2.000 chilometri, mentre questo attacco suggerirebbe un raggio operativo doppio. E il primo tentativo noto di colpire un obiettivo così distante, segnalando un ampliamento geografico del confronto oltre il Medio Oriente: 4.000 chilometri significa in teoria poter raggiungere l’Europa, compreso il Regno Unito.

Il Regno Unito ha formalizzato il permesso agli americani per utilizzare le basi per “operazioni difensive” volte a colpire “le capacità utilizzate per attaccare le navi nello Stretto di Hormuz”.

“Questi missili non erano destinati a colpire Israele. Berlino, Parigi e Roma rientrano tutte nel raggio diretto di minaccia”, ha commentato il capo di stato maggiore dell’IDF, Eyal Zamir, in un post su X dopo il lancio.

A Pontida corone di fiori e tanta gente per i funerali di Umberto Bossi

Pontida (Bg), 22 mar. (askanews) – “Padania libera”, “Libertà”, “Roma ladrona, il Nord non perdona”. Sul sagrato dell’abbazia di San Giacomo a Pontida risuonano i cori della tradizione leghista, per dare l’ultimo saluto al fondatore della Lega Nord Umberto Bossi. E’ tutto pronto nel comune simbolo della Lega in provincia di Bergamo per l’ultimo saluto al fondatore.

I funerali iniziano alle ore 12 e non prevedono alcun cerimoniale, i posti riservati sono pochissimi per la famiglia e per limitatissime alte cariche istituzionali. Sarà una cerimonia semplice, e non sono previsti interventi politici sul sagrato della Chiesa. All’uscita un coro degli alpini intonerà il “Va, pensiero”. La cerimonia sarà celebrata dall’abate del monastero di San Giacomo.

Uno striscione della sezione locale appeso sui muri dell’abbazia, saluta così Bossi: “Grazie Capo, la tua storia sarà sempre con noi”. In piazza tanti militanti, con la bandiera del Sole delle Alpi o della Lega Lombarda, in coda per provare a entrare. E tanti volti storici del Carroccio: gli ex ministri Giancarlo Pagliarini, Roberto Castelli, l’ex europarlamentare Mario Borghezio. Oltre le transenne, le poche autorità con posti riservati, a partire dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, già presente.

Mondiali indoor, Larissa Iapichino argento nel salto in lungo

Roma, 22 mar. (askanews) – Larissa Iapichino conquista la medaglia d’argento nel salto in lungo ai Mondiali indoor 2026, al termine di una gara in rimonta ma segnata da errori all’asse di battuta. L’azzurra chiude con 6,87 metri, alle spalle della portoghese Agate De Sousa che si impone con 6,92.

La toscana, figlia di Fiona May e allenata dal padre Gianni, dopo un avvio incerto (6,49 e 6,69) cresce fino al 6,84 del quinto salto che le vale momentaneamente il primato. Decisiva però la replica di De Sousa, mentre l’italiana paga centimetri preziosi lasciati allo stacco nei tentativi chiave.

Completa il podio la colombiana Natalia Linares con 6,80, davanti alla svedese Khaddi Sagnia (6,78) e alla giamaicana Nia Robinson (6,75). Per Iapichino si tratta del primo podio iridato indoor in carriera.

Sci, Goggia: "Avevo paura di non farcela"

Roma, 22 mar. (askanews) – “Ho avuto dei momenti di forte pressione in questi giorni, soprattutto nella mia testa. E ho avuto anche paura di non farcela, magari per un errore o un’uscita. Al cancelletto però ho respirato e ho pensato a tutto ciò che di bello sono in grado di fare”. Così Sofia Goggia dopo la vittoria della Coppa di superG e della gara di Kvitfjell. “Quando ho tagliato e ho visto la luce verde per 6 decimi ho pensato che non sarebbero state molte le atlete in grado di passarmi davanti. E’ stata una stagione che non è stata all’altezza delle aspettative, soprattutto in discesa: una stagione non soddisfacente. Adesso però ho questa Coppa di superG che metterò a fianco alle quattro di discesa e per una velocista che vuole essere completa era molto importante conquistarla. Quando riesci ad aggiudicarti il trofeo e vinci anche la gara è positivo. Non è stato facile il weekend di Val di Fassa: arrivavo dalle Olimpiadi e avevo 84 punti di vantaggio sulla Robinson. La mia aspettativa era quella di fare punti e arrivare in Norvegia avendo già conquistato la mia coppa. Ma io in quel weekend non riuscivo a stare in piedi, non riuscivo a sciare in nessun modo. Da allora ci sono state altre due settimane di sofferenza, e di grandi tensioni che mi hanno spossato e sono state davvero pesanti per la mia testa. La particolarità del superG è che si tratta di una disciplina molto diversa dalla discesa, che si prepara giorno dopo giorno. Qui il bello è che si tratta di un mix di tecnica, strategia, istinto: è una disciplina molto complessa e molto intensa. Sono molto felice, ma sono anche molto provata. Non è stata una stagione semplice. Quando senti che il tuo livello di sci è molto alto, ma non riesci a raggiungere risultati che vanno al di là del mediocre diventa tutto complicato. Ci sono stati dei picchi in alto, ma è stata una stagione incostante. Questa Coppa però mi soddisfa”.

Sci, una fantastica Sofia Goggia a Lillehammer vince SuperG e Coppa del mondo

Roma, 22 mar. (askanews) – L’azzurra Sofia Goggia ha vinto la Coppa del Mondo di SuperG. È la sua prima coppa iridata in questa disciplina dopo averne vinte quattro di discesa. La campionessa bergamasca si è aggiudicata il trofeo nell’ultima gara alle Finali di coppa del mondo di Lillehammer, in Norvegia. Goggia ha vinto la gara lasciando alle spalle l’unica potenziale rivale, la neozelandesese Alice Robinson. È la seconda coppa vinta dall’Italia in questa stagione dopo quella conquistata sabato in discesa dalla trentina Laura Pirovano.

Sofia Goggia ha vinto in 1.29.23 l’ultimo superG della stagione. E’ il suo successo n.29 in coppa del mondo ed il terzo stagionale. Con lei sul podio la svizzera Corinne Suter in 1.29.55, la tedesca Kira Weidle-Winkelmann in 1.29.83. Quarta in 1.29.84 l’altra tedesca Emma Aicher che recupera così altri punti sull’ americana Mikaela Shiffrin – che oggi non ha fatto punti finendo dopo le prime 15 – nella corsa per la coppa del mondo. Decideranno cosi tutto il gigante e lo speciale di martedi e mercoledì prossimi. Shiffrin ha 1286 punti e la tedesca 1.241, con un distacco di soli 45. Per le azzurre, ottavo posto di Curtoni, Pirovano 13esima. Infine Melesi e Zenere, rispettivamente 23esima e 15esima.

I funerali di Umberto Bossi a Pontida, un lungo applauso e il suono delle cornamuse accoglie il feretro

Pontida (Bg), 22 mar. (askanews) – Un lungo applauso dei militanti e il suono di un cornamusa hanno accolto il feretro di Umberto Bossi all’abbazia di San Giacomo di Pontida. Sul piazzale sempre il ministro Giancarlo Giorgetti, visibilmente commosso, che dopo aver abbracciato i familiari si è accodato al corteo mentre la bara (coperta da fiori bianchi e da una bandiera col Sole delle Alpi) veniva portata sulle scale verso il sagrato. In cima alle scalinate attendeva il segretario della Lega Matteo Salvini, che si è fatto il segno della croce al passaggio della bara.

A Pontida c’è stata qualche contestazione per Matteo Salvini e applausi per la premier Giorgia Meloni.

Matteo Salvini è arrivato sul sagrato dell’abbazia di Pontida per i funerali di Umberto Bossi, indossando un completo scuro e la camicia verde. E’ stato accolto dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, dietro di lui si è alzato qualche striscione del “Patto Nord”, i fuoriusciti leghisti contro la linea della Lega nazionale. Il segretario della Lega si è avvicinato comunque alle transenne, stringendo le mani dei militanti, si è alzato qualche coro “Vergogna, vergogna”, e anche un “Molla la camicia verde”. Salvini non si è scomposto, ha continuato a salutare i militanti in prima fila sulle transenne che delimitano l’area riservata alle autorità. Intorno le bandiere della vecchia Lega: il Sole delle Alpi, l’Alberto da Giussano e parte il coro “Bossi, Bossi”. Infine Salvini, insieme alla compagna Francesca Verdini, ha salito la scalinata ed è entrato nella chiesa per le esequie del fondatore della Lega.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata accolta sul sagrato da Giancarlo Giorgetti, ha accolto tutti gli ospiti con i posti riservati, ed è stata salutata da diversi applausi e qualche “Vai Giorgia”. Ma mentre entrava si sono fatti sentire anche i “nostalgici”, con il coro “Secessione” e “Padania Libera”, chissà se rivolto però al vice premier Matteo Salvini che in quel momento si affacciava sulla soglia della scalinata. “Padania libera” è stato scandito anche all’ingresso del presidente del Senato Ignazio La Russa.

Trump: l’Iran apra Hormuz entro 48 ore o colpiremo le centrali elettriche

Roma, 22 mar. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha minacciato di “colpire e distruggere” le centrali elettriche iraniane se Teheran non riaprirà lo Stretto di Hormuz entro 48 ore. “Se l’Iran non APRE COMPLETAMENTE, SENZA MINACCE, lo Stretto di Hormuz, entro 48 ORE da questo preciso momento, gli Stati Uniti colpiranno e distruggeranno le loro varie CENTRALI ELETTRICHE, A COMINCIARE DA QUELLA PIÙ GRANDE!”, ha scritto Trump in un post pubblicato su Truth Social nella serata di sabato.

Bossi, arrivata Meloni a Pontida: applausi ma anche il coro "Secessione"

Pontida (Bg), 22 mar. (askanews) – E’ arrivata anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’abbazia di San Giacomo a Pontida per i funerali di Umberto Bossi. La premier è stata accolta sul sagrato da Giancarlo Giorgetti, che da diverse ore accoglie tutti gli ospiti con i posti riservati, ed è stata salutata da diversi applausi e qualche “Vai Giorgia”. Ma mentre entrava si sono fatti sentire anche i “nostalgici”, con il coro “Secessione” e “Padania Libera”, chissà se rivolto però al vice premier Matteo Salvini che in quel momento si affacciava sulla soglia della scalinata.

“Padania libera” è stato scandito anche all’ingresso del presidente del Senato Ignazio La Russa.

Libri, Mara Cinquepalmi contro la disparità di genere nello sport

Roma, 22 mar. (askanews) – Askanews ha intervistato la giornalista Mara Cinquepalmi, autrice del libro “Tabù. Di donne, sport e informazione” (Augh Edizioni), con una prefazione di Riccardo Cucchi. Un testo che racconta, con dati e storie significative, la disparità di genere nello sport. Sei capitoli per uno sport senza differenze.

Com’è nata l’idea di questo libro e a chi si rivolge.

Io lavoro a questo tema da oltre dieci anni. Questo libro, a differenza di altre mie pubblicazioni, prende in esame alcuni tra i tabù più diffusi. A partire da come l’informazione racconta le donne nello sport, che siano atlete, dirigenti. L’idea è di parlare sia agli appassionati di sport che a quanti sono interessati ad una lettura di genere dello sport.

Quanto è rilevante oggi il problema della disparità di genere nello sport (amatoriale e professionistico).

E’ un tema molto rilevante, soprattutto a livello economico. Abbiamo letto di gare amatoriali in cui il montepremi per gli uomini era in denaro e per le donne c’era in palio una borsa di valore. Oppure della battaglia della calciatrice USA Megan Rapinoe che, dopo anni di lotte, ha portato nel 2022 a un accordo con la US Soccer Federation per un risarcimento per la discriminazione subita dalle calciatrici nel corso della loro carriera. Soltanto nel 2019 le calciatrici dell’Ajax hanno ottenuto lo stesso contratto e gli stessi diritti dei loro colleghi. Restano, poi, quelle discriminazioni che coinvolgono le atlete durante il periodo di maternità, quando o i contratti non vengono rinnovati oppure gli sponsor si tirano indietro.

Quali sono gli stereotipi più diffusi e quale ruolo gioca l’informazione.

Nel mio libro dedico un’introduzione ai meccanismi del linguaggio perché è dalle parole che gli stereotipi vengono trasmessi. In questo il ruolo dei giornalisti e delle giornaliste è fondamentale: raccontare in un certo modo contribuisce a rafforzare o a superare gli stereotipi. L’informazione spesso ricorre a stereotipi e luoghi comuni per raccontare l’impegno delle donne nello sport. Pensiamo a quei titoli come “Belle e brave”, “Regina delle nevi”, “Mamma d’oro”. Ai risultati sportivi aggiungono sempre qualcosa che non attiene allo sport perché alle donne non basta essere brave. Il riconoscimento del loro valore, dei loro risultati passa sempre per qualcosa che attiene all’aspetto fisico o alla sfera sentimentale o familiare. Agli atleti questo non accade.

Le giornaliste italiane sono sensibili al tema?

Anche alcuni giornalisti lo sono. Nel libro, ad esempio, racconto come alcuni abbiano preso posizione in merito ad alcuni fatti di violenza perché spesso questi casi tendono ad essere annacquati. Quanto alle giornaliste, posso citare il lavoro che come associazione GiULiA Giornaliste facciamo ormai da diversi anni proprio su questi temi e che nel 2019 ci ha portato a scrivere il manifesto “Donne, media e sport”, cinque regole di buon giornalismo per raccontare le sportive senza ricorrere a stereotipi.

Rispetto al passato si sono fatti passi in avanti?

Credo ci sia una maggiore sensibilità da parte dei lettori. Penso al titolo “Il trio delle cicciottelle”, uscito ormai dieci anni fa, quando furono gli stessi lettori a sollevare l’inopportunità di quelle parole. In questo i social sono un utile strumento per evidenziare certe uscite infelici. Questa maggiore consapevolezza fa, a mio avviso, ben sperare ma la strada è ancora lunga.

Come si può risolvere il problema? Come abbattere gli stereotipi?

La questione degli stereotipi di genere non appartiene solo all’informazione sportiva. E’ ben radicata nell’informazione in generale, solo che in quella sportiva è più evidente perché qui il corpo è giocoforza protagonista. Occorre, a mio avviso, un lavoro culturale – che in parte è già avviato – capace di coinvolgere più parti.

Paolo Cirino Pomicino, protagonista scomodo e irriducibile

Un combattente che non si è mai arreso

Ho frequentato Paolo anche negli anni in cui la parola “democristiano” era diventata quasi un insulto. Lui la portava come una medaglia. Non per nostalgia cieca, non per difesa corporativa di un sistema che pure aveva avuto le sue pecche, ma perché era convinto — e me lo ripeteva con quella sua voce tagliente e napoletana — che cancellare la storia del cattolicesimo politico italiano significasse amputare una parte viva della Repubblica. La damnatio memoriae di un’intera generazione politica gli appariva non solo ingiusta, ma storicamente falsa. E su questo non ha mai ceduto di un millimetro.

Nei tribunali come in politica: a testa alta

Coinvolto in oltre quaranta procedimenti giudiziari,  Paolo ha affrontato quella stagione senza fuggire, senza espatriare, senza scrivere memoriali per salvarsi la pelle scaricando gli altri. Si presentava, rispondeva, combatteva. Sapeva distinguere — e ce lo insegnava — tra responsabilità politica e responsabilità penale, tra il clima di un’epoca e la colpa individuale. Chi lo ha conosciuto sa che non era l’uomo che i suoi detrattori hanno dipinto. Era qualcuno che credeva nelle istituzioni anche quando le istituzioni sembravano non credergli. Alla fine si è guadagnsto la stima di avversari vecchi e nuovi.

Una penna, uno sguardo, un metodo

Scriveva con il bisturi. I suoi articoli — pubblicati su testate come Il Giornale, Libero e Panorama con lo pseudonimo Geronimo  — avevano il ritmo di chi ha vissuto le cose dall’interno e non si accontenta delle versioni ufficiali. Tagliente, sì, ma mai volgare. Sapeva colpire un’idea senza aggredire la persona. Era una distinzione che teneva con cura, quasi con rispetto artigianale. E poi c’era quella sua curiosità per i giovani: li ascoltava davvero, si chiedeva come vedessero il futuro, non per compiacerli ma perché gli importava capire dove stesse andando il Paese. Non si è mai sottratto al confronto con il cambiamento. Nel 2022 aveva pubblicato Il grande inganno. Controstoria della Seconda Repubblica,  un atto d’accusa e insieme un testamento politico. Fino all’ultimo ha avuto lo sguardo puntato avanti. Ci mancherà la sua voce. Ci mancherà la sua insolenza civile, ovvero il suo amore per la causa della democrazia e del partito cardine di essa per tutto il secondo Novecento: la Democrazia cristiana.

 

Il feretro sarà esposto all’interno della Sala Aldo Moro. L’omaggio pubblico osserverà i seguenti orari:

  • Apertura: domani, dalle ore 10:30

  • Chiusura: ore 19:00

L’Italia delle periferie invisibili

Dalla storia alla metafora: il destino delle periferie

Qualche giorno fa facevo da relatore a un convegno dal titolo “1806-2026: Il Capoluogo da Montefusco ad Avellino – Prospettive future”. Montefusco, per secoli capitale della Provincia di Principato Ultra, perse nel 1806 il ruolo di capoluogo perché percepita isolata e distante dai centri decisionali. Non si tratta di un semplice fatto storico: è la metafora di un processo che si ripete in centinaia di Comuni, la trasformazione di un cuore pulsante in “periferia” geografica, demografica, culturale, politica ed economica.

Nello scrivere queste poche righe, riaffiora il discorso che don Luigi Sturzo tenne nel 1923 presso la Galleria Principe di Napoli, secondo cui la questione meridionale è una questione nazionale. Per Sturzo non era sufficiente distribuire risorse – o come diremmo oggi, “bonus” – a un territorio svantaggiato: occorreva costruire una coscienza pubblica capace di mettere in gioco energie locali, imprenditoriali e nazionali. A oltre cento anni di distanza, dobbiamo constatare che quella coscienza, anche per le aree interne, è ancora, purtroppo, in fase di formazione.

I numeri di un declino strutturale

Secondo il CNEL, si è passati dai 15,2 milioni di giovani degli anni Novanta ai 10,4 milioni del 2024: un calo che non è solo frutto della “penosa via crucis” – come avrebbe detto don Sturzo – ma anche delle “culle vuote”. Viene a mancare la spina dorsale produttiva e previdenziale del Paese.

A questo si aggiunge il mismatch occupazionale: competenze formate ma disallineate rispetto al mercato, che spingono i giovani verso un “esodo” senza più riscatto sociale. A causa della stagnazione salariale e del caro vita, molti restano in povertà anche una volta trovato un lavoro, intrappolati in quella condizione che gli studiosi definiscono working poor.

La doppia marginalità delle aree interne

Montefusco non è solo Mezzogiorno: è un’area interna. Questi territori, caratterizzati dalla lontananza dai principali poli di servizio – istruzione, sanità, mobilità – coprono oltre metà dell’Italia ma ospitano appena un quarto della popolazione.

Il Rapporto Caritas 2025 evidenzia come gli abitanti avvertano di “contare poco”, lontani dai flussi decisionali: è come se la coscienza collettiva di cui parlava Sturzo si fosse spenta. Le micro e piccole imprese, schiacciate dall’impoverimento, sopravvivono a fatica: il 30,2% soffre per il mancato ricambio generazionale, con un’età media degli imprenditori – secondo i dati del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale – di 58 anni.

L’idea di restituire alle giovani generazioni una società migliore – concetto caro a Giorgio La Pira – rischia di svanire.

Impresa, comunità e bene comune

L’impresa, che La Pira definiva “cellula vitale”, costituisce nelle aree interne un presidio territoriale, talvolta l’ultima rete sociale rimasta. Eppure manca una visione capace di riconoscere in questi territori una risorsa strategica, non un peso per il sistema Paese.

Dobbiamo leggere le aree interne come una questione politica nazionale, non come una sventura geografica. Le imprese hanno qui una funzione sociale ineludibile: come sottolineato da Benedetto XVI nella Caritas in Veritate, la gestione d’impresa deve farsi carico non solo del profitto, ma del bene comune e dello sviluppo della comunità di riferimento.

Infrastrutture e responsabilità pubblica

Eppure nessuna impresa può colmare da sola i vuoti strutturali: senza banda larga, trasporti, istruzione e sanità di prossimità, il sistema non regge. Senza queste basi, restare non è un progetto di vita consapevole, ma un atto di eroismo solitario destinato a esaurirsi.

Nel primo Ottocento Montefusco perse la centralità perché scomoda da raggiungere; oggi il Mezzogiorno interno rischia il futuro per la stessa ragione. Sturzo chiedeva che la questione diventasse “nazionale”: dopo un secolo, la posta in gioco resta la stessa.

Antonio Zizza, direttore scientifico del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale

Praga in piazza contro il populismo. Un segnale per l’Europa

Il ritorno di Letná come luogo simbolico

La vasta spianata di Letná, a Praga, è tornata a riempirsi come nei momenti cruciali della storia recente ceca. Tra 200.000 e 250.000 persone, secondo gli organizzatori, hanno manifestato ieri contro il governo guidato da Andrej Babiš, denunciandone l’impronta populista e le ambiguità sul piano europeo. Non si tratta di una protesta episodica: gli stessi promotori hanno annunciato l’intenzione di proseguire la mobilitazione fino a ottenere un cambio di indirizzo politico.

Una protesta europeista

A colpire è il profilo della piazza: accanto alle bandiere nazionali sventolano quelle dell’Unione europea, dell’Ucraina e della Nato. Non è un dettaglio folklorico, ma il segno di una domanda politica precisa. I manifestanti rivendicano una collocazione chiara della Repubblica Ceca nel campo occidentale, in un momento segnato dalla guerra in Ucraina e dalle tensioni globali. La critica al governo riguarda proprio la percezione di una linea incerta, oscillante tra europeismo di facciata e retorica sovranista.

Il nodo del populismo al governo

La figura di Babiš resta divisiva: imprenditore miliardario, già al centro di controversie su conflitti di interesse e rapporti con l’Unione, egli incarna una versione centro-europea del populismo pragmatico. Non una rottura esplicita con Bruxelles, ma una costante tensione con le istituzioni europee e con i principi dello stato di diritto. È questo equilibrio instabile che la piazza di Praga contesta, chiedendo trasparenza, responsabilità e coerenza internazionale.

Un campanello per l’Europa

Ciò che accade a Praga non è un fatto isolato. La mobilitazione ceca si inserisce in una dinamica più ampia che attraversa l’Europa: la reazione di segmenti rilevanti della società civile contro derive populiste e nazionaliste. In questo senso, Letná parla anche a Bruxelles. Ricorda che il consenso non può essere dato per scontato e che la tenuta democratica dell’Unione passa, prima ancora che dai governi, dalla vitalità delle sue opinioni pubbliche

Tra Buber e Keynes: la lezione di Hammarskjöld per il nostro tempo

Quando il segretario generale delle Nazioni Unite Dag Hammarskjöld morì — nella notte tra il 17 e il 18 settembre 1961, a seguito di un disastro aereo avvenuto nei cieli dell’allora Congo in circostanze fortemente sospette — insieme allo smarrimento vi fu sorpresa: la sua cartella conteneva un manoscritto con le prime pagine, una dozzina, della sua traduzione in svedese di Ich und Du (1923), il capolavoro di Martin Buber. Aveva tradotto forse durante il volo: «All’inizio è la relazione».

Più grande ancora fu la sorpresa quando, nel suo appartamento di New York, fu trovato un diario — «un libro bianco dei miei negoziati con me stesso e con Dio» — intitolato Vägmärken (alla lettera: «Segni lungo la via»), i cui riferimenti erano da una parte i mistici medievali come il domenicano Meister Eckhart e l’agostiniano Tommaso da Kempis e dall’altra il medico alsaziano Albert Schweitzer, premio Nobel per la pace nel 1952. Abbandono di sé, distacco dai frutti delle proprie azioni, fuga dalla tentazione della tranquillità. Dell’espressione Vägmärken è l’autore stesso a fornire la chiave di lettura: sono quei segni che, una volta oltrepassato un certo punto, non si dovrebbe perder di vista.

Chi era dunque Hammarskjöld? Non era stato, prima ancora che un diplomatico, un esponente della “scienza triste”, un economista pratico lontano dai problemi dello Spirito?

Ultimo di quattro fratelli, Dag Hammarskjöld nasce a Jönköping, in Svezia, il 29 luglio del 1905 in una influente famiglia nel cui nome troviamo un martello (hammare) e uno scudo (sköld). Il padre, Hjalmar, professore di diritto civile a Uppsala, sarà primo ministro durante la Grande Guerra e presidente del comitato per il Nobel dell’Accademia di Svezia. Il primo dei fratelli, Ake, sarà segretario della delegazione svedese alla Conferenza di Pace di Parigi, estensore dello statuto e giudice della Corte internazionale di giustizia. Il secondo, Bo, sottosegretario al ministero del Benessere. Il terzo, Sten, giornalista. La madre, Agnes Almqvist, discende da una famiglia di pastori luterani e poeti.

È questo il milieu in cui si forma Dag: impegno pubblico come professione e vocazione; ecumenismo e internazionalismo; severi studi e altrettanto severe meditazioni (sui salmi, ma anche, nel corso degli anni, sui classici della cultura cinese, indù, persiana). Consegue tre lauree: la prima, nel 1925, in lingue, letterature e storia; la seconda, nel 1928, in economia; la terza, nel 1930, in legge. Trascorre un semestre, nel 1927, a Cambridge, dove segue le lezioni di John Maynard Keynes. Nel 1934 consegue un dottorato in economia con una tesi sul ciclo economico. Si forma nella Scuola di Stoccolma, che darà due Nobel per l’economia: Gunnar Myrdal (1974) e Bertil Ohlin (1977).

Sono gli anni successivi alla Grande crisi del 1929. Aumenta la disoccupazione e crolla il reddito nazionale. In quel contesto, la teoria economica dominante predica una “correzione” che alimenta il disagio economico e sociale. Ma gli economisti svedesi rompono per tempo con la tradizione e giungono, prima che Keynes formuli la sua Teoria generale (1936), alla conclusione che la via d’uscita dalla depressione consiste in un’azione diretta del governo in campo economico.

«Da Keynes venne la teoria — ha scritto John Kenneth Galbraith, allora giovane economista impegnato nel New Deal di Franklin Delano Roosevelt (A Journey Through Economic Time, 1994) — dagli svedesi l’esperienza reale e democratica. La ripresa svedese non dipese in alcun modo dagli armamenti e dalla guerra (…) in breve, non era alla rivoluzione keynesiana che ci si sarebbe dovuti riferire, ma alla rivoluzione svedese». Dopo l’incontro del 1927 Keynes e Hammarskjöld si rivedono diverse volte a Londra e certamente a Stoccolma nel 1936, quando l’economista di Cambridge, di ritorno da un viaggio in Unione Sovietica (la moglie era una ballerina russa), tiene una conferenza significativamente intitolata My grounds for departure from orthodox economic traditions.

Di quella “rivoluzione” Hammarskjöld è parte attiva. Dal 1930 al 1934 è segretario della commissione governativa sulla disoccupazione — il grande problema dell’ora, in Svezia e nel mondo. Nel 1935 diviene segretario della Banca di Svezia (Riksbank), la più antica banca centrale al mondo. Dal 1936 al 1945 è sottosegretario alle Finanze col ministro socialdemocratico Erik Wigforss nel governo retto da Per Hansson. Dal 1941 al 1948 è anche presidente del Board della Riksbank.

Nella sua persona si congiungono in modo inedito politica fiscale (governo) e politica monetaria (Banca centrale). Pur nel contesto dell’indipendenza della Banca centrale, sancita con il nuovo statuto del 1935, egli ritiene che il coordinamento tra le politiche consenta alla Riksbank di meglio raggiungere i suoi obiettivi, e anche di meglio preservare la sua autonomia senza essere costretta a indebite supplenze. Il coordinamento è utile per il buongoverno dell’economia.

«Nessuno — ha scritto con forza di immaginazione letteraria Charles P. Snow in un ritratto (Variety of Men, 1967) — fosse pure una mescolanza di Lenin e di J.M. Keynes, potrebbe ottenere una simile carica a quella età (…) lui e Wigforss, più di chiunque altro, crearono lo stato del benessere in Svezia». Hammarskjöld non ha ancora quarant’anni quando la sua stella brilla già nel firmamento.

Eppure, i contributi dell’economista Hammarskjöld sono rimasti in un cono d’ombra. Per esempio: la distinzione, da lui introdotta nella riforma del bilancio del 1937, tra spesa corrente e spesa per investimenti: la prima da finanziare mediante la tassazione e la seconda mediante indebitamento, sempre all’interno di un ciclo economico, ineludibile riferimento di una visione dinamica. Sua, nello spirito del tempo, anche l’idea di una “economia programmata” nel contesto di una società libera, intesa come capacità del governo di indirizzare e influenzare, anche nel dialogo con gli imprenditori e con i sindacati, il livello complessivo degli investimenti tramite l’offerta di moneta e la spesa in conto capitale. L’economia diventa nelle sue mani una scienza mite: più pragmatica, più umana.

Dopo la guerra l’orizzonte si apre. Nel 1945 nascono le Nazioni Unite. La Svezia ne diviene membro nel 1946. Hammarskjöld è sottosegretario agli Esteri, segretario generale di quel ministero, viceministro degli Esteri. Conduce i negoziati commerciali e finanziari con la Gran Bretagna e con gli Stati Uniti. È delegato, a Parigi, alla conferenza di Pace del 1947 e a quella che, nel 1948, istituisce l’Organizzazione europea per la cooperazione economica (Oece) per la gestione del Piano Marshall. Dell’Oece — che ripristina fiducia e scambi europei — è vicepresidente del Comitato esecutivo. Con il segretario generale, l’economista francese Robert Marjolin, è uno dei ricostruttori dell’Europa.

Nel 1951 facilità l’ingresso della Svezia nella Banca Mondiale e nel Fondo monetario internazionale, le istituzioni nate alla conferenza di Bretton Woods del 1944. La piena occupazione e la stabilità monetaria non sono in contraddizione. Occorre ricercare una dorata via di mezzo.

È questo il legato di ideali e di esperienze che Hammarskjöld porta con sé all’Onu, al cui segretariato generale viene eletto nel 1953 con 57 voti su 60 (sarà rieletto per un secondo mandato). Sono anni difficili, dalla fine della guerra di Corea allo scoppio della crisi di Suez e oltre. In uno scontro verbale con Nikita Chruščev, che chiede le sue dimissioni, afferma: «Non è l’Unione Sovietica o qualsiasi altra grande potenza ad aver bisogno della protezione delle Nazioni Unite. Sono tutti gli altri».

Alla carica dà identità e imprime vigore. Contribuisce alla costruzione di una coscienza politica globale. A New Delhi, nel 1956, dichiara: «Non è una novità per nessuno (…) che il mondo di oggi è, più che mai, “uno”. La debolezza di uno è la debolezza di tutti, la forza di uno — non la forza militare, ma la vera forza, quella economica e sociale, la felicità del popolo — è indirettamente la forza di tutti (…) siamo, per così dire, costretti alla solidarietà. Non è più la scelta di spiriti illuminati; è qualcosa che anche coloro i quali il cui temperamento spinge in direzione dell’isolazionismo devono accettare».

Collaborazione e dialogo; aderenza alle convinzioni personali e rispetto dell’etica professionale; pace e sviluppo: sono questi gli obiettivi ideali, e i mezzi funzionali, che propugna per superare ciò che in un discorso all’Università di Cambridge (1958) definisce The Walls of Mistrust, ribadendo che «noi tutti influenziamo in certa misura le tendenze spirituali del nostro tempo».

L’arte della fiducia viene prima dell’arte del negoziato. Ed è qui che Buber e Schweitzer incontrano Keynes e Roosevelt. Un’economia umana ha bisogno di obiettivi, pensieri e strumenti umani; un’economia umana ha bisogno, per esistere, di comunità politiche, istituzioni e regole; un’economia umana ha bisogno di parole, relazioni e soggettività. «La “faccia” dell’altro è più importante della tua», scrive rivolto a sé stesso. La misura dello sviluppo è il volto dell’altro.

Pochi mesi prima della morte di Hammarskjöld, Papa Roncalli scrive al numero 68 di Pacem in Terris (1961): «Nessuna comunità politica oggi è in grado di perseguire i suoi interessi e di svilupparsi chiudendosi in sé stessa; giacché il grado della sua prosperità e del suo sviluppo sono pure il riflesso ed una componente del grado di prosperità e dello sviluppo di tutte le altre comunità politiche».

Nel 1961 ad Hammarskjöld è assegnato, post mortem, il Nobel per la pace. Egli stesso aveva fatto parte dell’Accademia di Svezia, avanzando la candidatura al Nobel per la letteratura di Saint-John Perse, che lo riceverà nel 1960, e di Ignazio Silone, che invece non lo riceverà mai. Di Saint-John Perse, pseudonimo di Alexis Léger, ama Anabasi (1924), il poema della solitudine nell’azione. Il poeta gliene fa dono: «Pensando a Lei, mio caro Dag, alla sua solitudine nascosta, come guida che conduce alla più vasta Anabasi dei popoli». E viene in mente Populorum Progressio di Papa Montini (1967).

Il diario di Hammarskjöld, apparso postumo (Albert Bonniers Förlag: Stoccolma 1963), unisce ascesi e azione. È una combinazione rara di vita activa e vita contemplativa, come scrive il poeta Wystan H. Auden nella prefazione all’edizione in lingua inglese (Markings, per i tipi di Alfred A. Knopf, New York e Faber and Faber, Londra 1964). Rara in generale, tanto che il poeta ne cerca invano altri esempi (I cannot myself recall another), rarissima nel campo dell’economia. Con un’eccezione: il diario di un altro economista, anch’egli prematuramente scomparso, intitolato L’ascetica dell’uomo d’azione e pubblicato postumo con prefazione dell’allora monsignor Giovannni Battista Montini. «Nel nostro tempo la via della santità passa necessariamente per il mondo dell’azione». È una frase scritta da Hammarskjöld in svedese; avrebbe potuto essere scritta, in italiano, da Sergio Paronetto.

 

Fonte: L’Osservatore Romano – 20 marzo 202

Titolo originale: Il martello dello sviluppo e lo scudo della pace.

[Foto restaurata con l’IA]

Calcio, oggi l’Italia a Coverciano. Giovedì contro Irlanda del Nord

Roma, 22 mar. (askanews) – Prenderà il via questa sera con il raduno fissato al Centro Tecnico Federale di Coverciano la ‘missione Mondiale’ della Nazionale, impegnata giovedì 26 marzo (ore 20.45, diretta Rai 1) allo Stadio di Bergamo nella semifinale dei play-off con l’Irlanda del Nord. In caso di successo, martedì 31 marzo l’Italia si giocherebbe poi il pass per il Mondiale in trasferta con la vincente della sfida tra Galles e Bosnia ed Erzegovina. Le due semifinaliste sconfitte del percorso A dei play-off (Italia-Irlanda del Nord/Galles-Bosnia ed Erzegovina), il 31 marzo saranno invece chiamate a disputare un’amichevole. Un match che gli Azzurri giocherebbero comunque in trasferta, a Cardiff o a Zenica.

Gianluca Scamacca è in forte dubbio a causa di un problema muscolare. Risponderà alla chiamata ma probabilmente tornerà a casa.

L’ELENCO DEI CONVOCATI

Portieri: Elia Caprile (Cagliari), Marco Carnesecchi (Atalanta), Gianluigi Donnarumma (Manchester City), Alex Meret (Napoli);

Difensori: Alessandro Bastoni (Inter), Alessandro Buongiorno (Napoli), Riccardo Calafiori (Arsenal), Andrea Cambiaso (Juventus), Diego Coppola (Paris FC), Federico Dimarco (Inter), Federico Gatti (Juventus), Gianluca Mancini (Roma), Marco Palestra (Cagliari), Giorgio Scalvini (Atalanta), Leonardo Spinazzola (Napoli);

Centrocampisti: Nicolò Barella (Inter), Bryan Cristante (Roma), Davide Frattesi (Inter), Manuel Locatelli (Juventus), Niccolò Pisilli (Roma), Sandro Tonali (Newcastle);

Attaccanti: Federico Chiesa (Liverpool), Francesco Pio Esposito (Inter), Moise Kean (Fiorentina), Matteo Politano (Napoli), Giacomo Raspadori (Atalanta), Mateo Retegui (Al-Qadsiah), Gianluca Scamacca (Atalanta).

Referendum, cosa prevede il testo del quesito referendario sulla scheda verde

Roma, 22 mar. (askanews) – “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’?”. Questo il testo che gli elettori si troveranno sulla scheda di colore verde domenica 22 e lunedì 23 marzo per il referendum sulla riforma della magistratura.

L’ultimo saluto a Paolo Cirino Pomicino: domani la camera ardente a Montecitorio

l Palazzo di Montecitorio si prepara a rendere l’ultimo omaggio a Paolo Cirino Pomicino, lo storico esponente della Democrazia Cristiana scomparso ieri all’età di 86 anni. La Camera dei Deputati ospiterà la camera ardente in quella che per decenni è stata la sua “casa” politica, segnando il congedo da uno dei volti più rappresentativi del potere centrista del dopoguerra.

Il feretro sarà esposto all’interno della Sala Aldo Moro, un luogo di profondo valore simbolico per la storia dello scudocrociato. L’omaggio pubblico osserverà i seguenti orari:

  • Apertura: domani, dalle ore 10:30

  • Chiusura: ore 19:00

Pomicino, medico chirurgo prestato alla politica con rara abilità strategica, ha ricoperto ruoli chiave come Ministro del Bilancio e della Funzione Pubblica, legando indissolubilmente il suo nome alla corrente andreottiana. Con la sua morte, si assottiglia ulteriormente la fila dei protagonisti di quella stagione politica che ha guidato l’Italia attraverso la Guerra Fredda.

Padel, Carolina Orsi conquista la semifinale al FIP Silver di Parma

Roma, 21 mar. (askanews) – Carolina Orsi conquista la semifinale del FIP Silver Mediolanum Padel Cup di Parma, al termine di un derby tutto italiano dominato dall’inizio alla fine. La numero uno azzurra e 28 del ranking mondiale FIP, in coppia con la spagnola Letizia Manquillo, ha superato con un netto 6-0 6-2 – si legge in una nota – Emily Stellato e Martina Parmigiani sul Centrale del Pro Parma Sport Center. Una sfida che metteva di fronte alcune delle protagoniste più rappresentative dell’Italpadel degli ultimi anni, insieme sul podio mondiale a Doha 2024 e agli ultimi Europei in Spagna. Dopo un riscaldamento tra sorrisi e complicità, il match ha preso subito una direzione chiara, con Orsi e Manquillo capaci di imporre ritmo e qualità senza lasciare spazio alle avversarie.

Al termine dell’incontro, Orsi – accompagnata anche dai familiari, con il padre Nando, ex portiere della Lazio – si è fermata a lungo con i giovani della scuola padel del club tra autografi e selfie. Domani alle 9 sarà ancora lei a tenere alta la bandiera azzurra nella semifinale contro la tedesca Victoria Kurz e la spagnola Nati Lopez Diaz, per un posto nella finale in programma alle 14.30.

Nell’altra semifinale femminile avanzano la spagnola Lucia Sainz, ex numero uno del mondo oggi numero 21 del ranking FIP, e Raquel Eugenio, che hanno superato con un doppio 6-2 Caterina Baldi e Clarissa Aima. Nel tabellone maschile si ferma ai quarti il cammino degli italiani Riccardo Sinicropi e Matteo Platania, battuti in tre set (6-7 6-4 6-4) dall’argentino Dylan Cuello e dal diciassettenne paraguaiano Facundo Dehnike, al termine di un match di alto livello.

Domenica il programma sarà completato anche dalla “Vip ProAm Exhibition”: alle 12 al Pro Parma Sport Center arriveranno Alessandro Melli, Nicola Amoruso, Mark Iuliano e Alessio Tacchinardi per una sfida speciale tra calcio e padel.

Mps, Lovaglio sfida la lista del cda: candidato AD dalla famiglia Tortora

Milano, 21 mar. (askanews) – Prima dello scoccare della mezzanotte di oggi, il Ceo di Mps, Luigi Lovaglio, ha rotto gli indugi ed è tornato nella partita per la governance di Rocca Salimbeni. Lovaglio, infatti, è candidato alla guida della banca senese nella lista promossa a sorpresa da Plt holding, cassaforte della famiglia Tortora, che detiene oltre l’1,2% del Monte.

A poche ore dalla scadenza del termine (fissato per le 23.59 di oggi), infatti, la holding dell’imprenditore romagnolo, che opera da anni nel settore delle rinnovabili, ha presentato la sua rosa di 12 nomi per il rinnovo del board e quella per il collegio sindacale, in vista dell’assemblea del 15 aprile che si annuncia incandescente. Una lista di maggioranza alternativa a quella del cda presentata lo scorso 4 marzo, da cui Lovaglio era stato estromesso e che per il posto di amministratore delegato indicava Corrado Passera, ex Ceo di Intesa e Poste, Fabrizio Palermo, AD di Acea ed ex di Cdp, e Carlo Vivaldi, ex manager di UniCredit.

Nella lista sostenuta dalla famiglia cesenate, accanto alla candidatura di Lovaglio come AD, troviamo l’ex presidente di Unicredit, Cesare Bisoni, indicato alla presidenza di Siena. Seguono Flavia Mazzarella (ex Bper, oggi nel consiglio di Webuild), Livia Amidani Alberti, Massimo Di Carlo (ex storico dirigente della Mediobanca di Vincenzo Maranghi), Patrizia Albano, Carlo Corradini, Paola Leoni Borali, Paolo Massimo Martelli, Andrea Cuomo, Paola Girdinio e Dante Campioni. Nella lista per il collegio sindacale troviamo, invece, Monica Vecchiati, nel ruolo di sindaco effettivo, e Francesca Sandrolini, in quello di sindaco supplente.

L’obiettivo dichiarato, nella nota con cui è stata annunciata la lista sfidante a quella del cda, è “il completamento della realizzazione del piano industriale già disegnato di Banca Monte dei Paschi di Siena, mettendo a disposizione competenze variegate che possano risultare utili ad accelerare il pieno dispiegarsi degli effetti dell’operazione trasformativa in corso e, al tempo stesso, a cogliere le opportunità di crescita esterna che dovessero presentarsi”. La lista, fa sapere la famiglia Tortora, già azionista di Mediobanca, è “in grado di garantire il perfezionarsi di un’operazione complessa e innovativa che richiede conoscenza approfondita delle due realtà coinvolte e stabilità nella leadership”.

Una conoscenza che Pierluigi Tortora riconosce esplicitamente in Lovaglio: “Il candidato Ceo è la persona che ha guidato la banca con successo nel completamento dell’azione di ristrutturazione avviata in passato e ha dato un contributo essenziale nel tracciare le linee di sviluppo del prossimo futuro”. In questo senso la lista di Plt holding punta a “rafforzare la continuità di un disegno che ha un grande valore strategico, contribuire a una governance solida ed equilibrata in grado di accompagnare la banca nella realizzazione del progetto”. E in vista del sostegno che dovrà raccogliere nell’assemblea di metà aprile definisce la sua “una proposta ‘aperta’, rivolta a tutti gli azionisti che si riconoscano negli obiettivi e nei principi fondanti dell’iniziativa, per la crescita di valore della banca a favore dei propri stakeholders”.

Intanto ieri Sgr e investitori istituzionali hanno depositato la loro lista di minoranza per il rinnovo del board, in cui sono indicati come candidati Raffaele Oriani e Paola De Martini, già consiglieri del Monte, e Ilaria Romagnoli subentrata al posto di Alessandra Barzaghi.

Aurion, primo film fantascienza creato interamente con l’AI

Roma, 20 mar. – E’ ufficiale il rilascio di Arion il primo lungometraggio di fantascienza realizzato interamente con l’intelligenza artificiale, un’opera pionieristica che ridefinisce i confini della produzione audiovisiva contemporanea. Ad annunciarlo MAX ADV Production, guidata da Massimiliano Triassi che ha rilasciato il trailer di AURION – La Prima Luce, un progetto destinato a segnare un punto di svolta nel cinema. Il film nasce da una visione ambiziosa: dimostrare come creatività umana e tecnologie avanzate possano fondersi per generare una nuova grammatica cinematografica. Ogni fase del processo – dalla scrittura alla progettazione visiva, dalla creazione dei personaggi alla generazione delle scene – è stata sviluppata attraverso strumenti di intelligenza artificiale, dando vita a un laboratorio creativo senza precedenti. Per la realizzazione del trailer, della durata di circa un minuto e mezzo, sono stati impiegati circa 17 software, tra tecnologie AI e strumenti tradizionali di post-produzione. Il lavoro ha richiesto 15 giorni di lavorazione intensiva, con un impegno quotidiano continuativo del team. Il progetto è frutto della collaborazione di un gruppo di pionieri che hanno creduto fin dall’inizio nella sfida: Graziano Iacuelli, Daniele Violante e Fabio Ruffo, figure chiave nello sviluppo creativo e tecnico dell’opera. “È più di un anno, un anno e mezzo che lavoriamo sull’intelligenza artificiale, quando ancora in pochi credevano nelle sue potenzialità – dichiara Massimiliano Triassi – Dopo aver realizzato numerosi spot anche per reti nazionali, abbiamo deciso di intraprendere questa nuova sfida. AURION è una scommessa sul futuro del cinema, ma soprattutto la prova che è già iniziato.”

Su Aurion, un pianeta antico che mantiene in vita la propria stella, ogni civiltà è destinata a scomparire. Quando una specie raggiunge la perfezione, viene disassemblata: la sua coscienza viene assorbita dal Nucleo del pianeta e la sua energia utilizzata per salvare il sistema stellare. È il Ciclo di Transizione. Ed è inevitabile. Gli Eryth vivono in armonia assoluta, uniti da una coscienza collettiva che elimina conflitto e individualità. Accettano il loro destino senza paura. Tuttià tranne uno. Daren nasce con una connessione imperfetta. Dove gli altri percepiscono unità, lui sente il silenzio. Prova emozioni, dubbi e soprattutto un desiderio proibito: esistere come individuo. Quando una civiltà di umanoidi sintetici in fuga arriva su Aurion, l’equilibrio si spezza e il Ciclo accelera. Daren scopre la verità: il sistema non è evoluzione, ma un meccanismo necessario per salvare la stella. Fermarlo significa salvare il suo popoloà ma condannare l’intero sistema. Per la prima volta, qualcuno osa sfidare l’ordine cosmico. E quando la perfezione dovrebbe segnare la fine, una scelta può cambiare il destino dell’universo.

Valanga in Trentino travolge sette persone: due morti e tre feriti gravi

Roma, 21 mar. (askanews) – Incidente della montagna sul Tallone Grande in Val Ridanna, in Alto Adige. Una valanga ha travolto sette persone, causando il decesso di 2 tra queste ed il ferimento grave di 3. Il fatto è stato comunicato dalla Centrale di emergenza di Bolzano.

La slavina si è staccata alle ore 11,40 a 2.445 metri di quota e ha coinvolto complessivamente 25 scialpinisti. Alle operazioni di soccorso hanno preso parte circa ottanta soccorritori, coadiuvati da sei elicotteri.

Valanga in Trentino travolge sette persone: due morti e tre feriti gravi

Roma, 21 mar. (askanews) – Incidente della montagna sul Tallone Grande in Val Ridanna, nel Trentino Alto Adige. Una valanga ha travolto sette persone, causando il decesso di 2 tra queste ed il ferimento grave di 3. Il fatto è stato comunicato dalla Centrale di emergenza di Bolzano.

La slavina si è staccata alle ore 11,40 a 2.445 metri di quota e ha coinvolto complessivamente 25 scialpinisti. Alle operazioni di soccorso hanno preso parte circa ottanta soccorritori, coadiuvati da sei elicotteri.

Liliana Moro apre Fivefold Tuning senza soluzione di continuità

Milano, 21 mar. (askanews) – Da venerdì 20 marzo 2026, Platea Palazzo Galeano inaugura Fivefold Tuning, il nuovo palinsesto espositivo affidato alla curatela di Giovanna Manzotti. Ad aprire la stagione è Liliana Moro con senza soluzione di continuità: un intervento architettonico e installativo che diventa asse portante dell’intera programmazione. Un gesto artistico che mette al centro la vetrina, spingendola a rinegoziare la propria funzione di spazio statico e puramente ospitante, sfondando simbolicamente le pareti con delle superfici specchianti. La curatrice e l’artista hanno raccontato ad askanews il progetto complessivo e l’opera.

Liliana Moro spiega le scelte della sua azione sulla vetrina: “Ho deciso di lavorare più sull’architettura, per cui ho messo questo materiale specchiante alle pareti che proprio aprono e cambiano il punto di vista anche di questo luogo, che si chiama Platea proprio perché il pubblico guarda le opere senza entrare. Mi piaceva pensare invece di aprire e di pensare che tutti noi diventiamo parte di questa opera che fornisce diversi punti di vista dello spazio esterno, lo spazio che riflette per cui entrano chiaramente anche tutta la vita e tutto il tempo che scorre in questa piazza per nove mesi”.

Giovanna Manzotti introduce il tema dell’interno palinsesto: “L’idea di quest’anno è stata quella di abbattere un po’ il concetto di vetrina. L’intervento di Liliana lo testimonia a tutti gli effetti e resterà per quasi dieci mesi per tutta la durata del mio programma. Il titolo Fivefold Tuning fa riferimento a un’accordatura a cinque voci, a cinque toni, dentro la quale a partire da maggio andranno poi a inserirsi anche gli interventi di artisti più giovani che all’interno di un unico lungo piano sequenza, in questo caso è dettato dall’opera di Liliana, andranno a convivere con i loro interventi”.

All’interno di questa struttura temporale estesa si inseriscono i quattro artisti emergenti: Federica Balconi, Lorena Bucur, Diana Lola Posani e Andrea Di Lorenzo che entreranno progressivamente in scena tra la primavera e l’autunno 2026, intervenendo all’interno dell’ambiente generato da Liliana Moro. Il titolo del progetto Fivefold Tuning evoca un’accordatura a cinque voci: un processo di armonizzazione che presuppone ascolto, prossimità e tensione condivisa. La voce iniziale, quella di Moro, stabilisce il ritmo entro cui le pratiche degli altri artisti si inseriscono, in un esercizio continuo di sintonizzazione tra linguaggi e sensibilità. Liliana Moro: “È stata un po’ una mia idea di chiedere agli artisti che intervengono dopo di me, sono artisti più giovani, di provare ad accumulare i nostri lavori: alla fine del progetto avremo tutti i lavori che vivono insieme all’interno di questo spazio”.

All’interno della vetrina specchiante si inserisce un elemento scultoreo essenziale ma fondamentale: un tubo giallo traffico disposto verticalmente e leggermente decentrato, che connette pavimento e soffitto. Da questa presenza emerge una deviazione inattesa: un altro piccolo tubo verde traffico che, nelle ore notturne, lascia scorrere un lieve rigagnolo d’acqua. Il suono dell’acqua evoca l’Adda poco distante e introduce nello spazio un elemento sonoro che porta altrove fuori dalla vetrina.

Il progetto Platea Palazzo Galeano è realizzato con il patrocinio del Comune di Lodi con Ferrari Giovanni Industria Casearia Spa come main partner. Il progetto grafico di Fivefold Tuning è a cura di Carolina Incerti.

Ciclismo, Milano-Sanremo: Pogacar cade, rimonta e trionfa

Roma, 21 mar. (askanews) – Una Milano-Sanremo spettacolare incorona il campione del mondo Tadej Pogacar, che conquista la classica monumento di primavera, battendo Tom Pidcock e relegando al terzo posto Wout Van Aert. Per Pogacar si tratta della prima vittoria nella “Classicissima”.

Il momento decisivo arriva sul Poggio, quando Pogacar scatta e stacca tutti i rivali, riuscendo a mantenere la leadership con Pidcock come unico corridore in grado di seguirlo. Van der Poel, uno dei favoriti, non riesce a reggere il ritmo dei due leader e crolla, mentre il gruppo principale accusa un ritardo crescente.

La gara era stata segnata da cadute e recuperi. Una caduta in gruppo ha coinvolto Pogacar e Van Aert, con il corridore sloveno che ha recuperato rapidamente posizionandosi nelle prime posizioni già sulla Cipressa e lanciando il primo assalto che al quale hanno resisitito solo Van der Poel e Pidcock. Gli attaccanti iniziali, tra cui Marcellusi, Tarozzi, Milesi e Maestri, avevano accumulato fino a 6’30″ di vantaggio, ma il gruppo ha progressivamente ricucito lo svantaggio fino all’epilogo in volata.

“L’azione prima della Cipressa è stata epica”, ha commentato Pogacar. “Dopo la caduta ho recuperato tutto il gruppo e sono riuscito a posizionarmi per la volata. È una vittoria che ancora mi mancava”.

Con questa vittoria, Pogacar aggiunge un’altra classica prestigiosa al suo palmarès, mentre Pidcock conferma le ottime prestazioni stagionali. Van Aert completa il podio dopo una giornata di grande fatica sulle salite decisive della Liguria.

Sfatato il tabù secondo il quale il campione del mondo non riesce a vincere la Sanremo. L’ultimo è stato Saronni nel 1982

Ciclismo, Pogacar: "Quando sono caduto ho pensato fosse tutto finito"

Roma, 21 mar. (askanews) – “Quando sono caduto, per un secondo ho pensato che fosse tutto finito. È successo poco prima della parte più importante della corsa. Per fortuna sono risalito subito in bici”. Tadej Pogacar è cosciente di aver fatto un miracolo vincendo l’odierna Milano-Sanremo. “I miei compagni di squadra Florian (Vermeersch) e Felix (Grossschartner) hanno dato tutto per riportarmi davanti. Mi hanno dato speranza. Senza squadra, sarei andato dritto a Sanremo a guardare l’arrivo. Prima del Poggio c’era un po’ di vento contrario. Non era una situazione ideale come l’anno scorso. Avevo timore di Tom Pidcock, sappiamo tutti che è esplosivo e veloce. Non potevo aspettare troppo, quindi ho lanciato presto lo sprint, ma tanto di cappello anche a lui, ha fatto una gara straordinaria”.

I funerali di Umberto Bossi a Pontida senza cerimoniale e pochissimi posti riservati

Milano, 21 mar. (askanews) – I funerali di Umberto Bossi domani all’abbazia di San Giacomo a Pontida ore 12 non prevedono alcun cerimoniale, e i posti riservati sono pochissimi. Sarà una cerimonia semplice, e non sono previsti interventi politici sul sagrato della Chiesa. All’uscita un coro degli alpini intonerà il “Va, pensiero”. La cerimonia sarà celebrata dall’abate del monastero di San Giacomo. L’organizzazione è affidata ad alcuni militanti della Lega, con le indicazioni della famiglia e del ministro Giancarlo Giorgetti. Lo fa sapere la comunicazione dello stesso Giorgetti.

Gli unici posti riservati sono per la famiglia e per limitatissime alte cariche istituzionali. La cerimonia funebre è aperta e i posti in abbazia sono destinati ai partecipanti in maniera libera fino a esaurimento. Fuori dall’abbazia è previsto un maxischermo che trasmetterà in diretta la cerimonia funebre. Le altre celebrazioni del mattino all’abbazia di Pontida sono sospese.

Calcio, Cremonese corsara al Tardini: 2-0 al Parma

Roma, 21 mar. (askanews) – La Cremonese ritrova la vittoria dopo 15 giornate, espugnando il Tardini con un netto 2-0 contro il Parma. Decisivi i gol di Maleh e Vandeputte, che permettono ai grigiorossi di agganciare il Lecce in classifica, mentre i padroni di casa deludono e vengono bocciati dai fischi del pubblico nel finale.

La partita ha preso una svolta subito dopo l’inizio del secondo tempo: al 50′ Maleh sorprende tutti con un eurogol da fuori area, approfittando di un rimpallo e lasciando partire un siluro imprendibile per Suzuki. La Cremonese prende fiducia e al 66′ trova il raddoppio grazie a Vandeputte, servito in contropiede da Vardy: prima rete in Serie A per il belga.

Il Parma ha provato a reagire, affidandosi alle giocate di Strefezza e Bonazzoli, senza però riuscire a impensierire la retroguardia avversaria. La partita si è accesa negli ultimi minuti con qualche ammonizione: gialli per Troilo, Payero, Pezzella e Valenti a seguito di interventi duri e contatti accesi.

Calcio, domani l’Italia a Coverciano. Giovedì contro Irlanda del nord

Roma, 21 mar. (askanews) – Prenderà il via domani sera con il raduno fissato al Centro Tecnico Federale di Coverciano la ‘missione Mondiale’ della Nazionale, impegnata giovedì 26 marzo (ore 20.45, diretta Rai 1) allo Stadio di Bergamo nella semifinale dei play-off con l’Irlanda del Nord. In caso di successo, martedì 31 marzo l’Italia si giocherebbe poi il pass per il Mondiale in trasferta con la vincente della sfida tra Galles e Bosnia ed Erzegovina. Le due semifinaliste sconfitte del percorso A dei play-off (Italia-Irlanda del Nord/Galles-Bosnia ed Erzegovina), il 31 marzo saranno invece chiamate a disputare un’amichevole. Un match che gli Azzurri giocherebbero comunque in trasferta, a Cardiff o a Zenica.

L’ELENCO DEI CONVOCATI

Portieri: Elia Caprile (Cagliari), Marco Carnesecchi (Atalanta), Gianluigi Donnarumma (Manchester City), Alex Meret (Napoli);

Difensori: Alessandro Bastoni (Inter), Alessandro Buongiorno (Napoli), Riccardo Calafiori (Arsenal), Andrea Cambiaso (Juventus), Diego Coppola (Paris FC), Federico Dimarco (Inter), Federico Gatti (Juventus), Gianluca Mancini (Roma), Marco Palestra (Cagliari), Giorgio Scalvini (Atalanta), Leonardo Spinazzola (Napoli);

Centrocampisti: Nicolò Barella (Inter), Bryan Cristante (Roma), Davide Frattesi (Inter), Manuel Locatelli (Juventus), Niccolò Pisilli (Roma), Sandro Tonali (Newcastle);

Attaccanti: Federico Chiesa (Liverpool), Francesco Pio Esposito (Inter), Moise Kean (Fiorentina), Matteo Politano (Napoli), Giacomo Raspadori (Atalanta), Mateo Retegui (Al-Qadsiah).

MotoGP Brasile, pole a sorpresa di Di Giannantonio

Roma, 21 mar. (askanews) – Colpo a sorpresa nelle qualifiche del GP del Brasile di MotoGP: Fabio Di Giannantonio conquista la pole position a Goiania con il tempo di 1:17.410, la seconda in top-class dopo Mugello 2022, a distanza di 3 anni, 9 mesi e 21 giorni dall’ultima volta. Il pilota romano precede Luca Bezzecchi, anche lui proveniente dal Q1, e Marc Marquez, che completa la prima fila.

Le qualifiche sono state caratterizzate da numerose cadute che hanno condizionato il risultato finale. Pecco Bagnaia, scivolato all’inizio del Q2, non è riuscito a completare un giro valido e partirà 11°. Jorge Martin e Marc Marquez hanno subito cadute durante la sessione, mentre Acosta è finito a terra nelle fasi iniziali. Nonostante ciò, Marc Marquez è riuscito a completare un tempo competitivo prima della scivolata, che gli garantisce la terza posizione in griglia.

La seconda fila vede Fabio Quartararo davanti a Martin e Ogura, mentre in terza fila si posizionano piloti come Acosta e altri protagonisti del campionato. Di Giannantonio, partito dal Q1, ha approfittato della doppia possibilità offerta dalle gomme soft nel Q2, migliorando progressivamente i propri riferimenti cronometrici fino a firmare la pole definitiva.

La sessione Q1 aveva già mostrato indicazioni interessanti: Bezzecchi e Di Giannantonio hanno staccato il pass per il Q2, mentre nomi come Mir e Morbidelli si sono fermati al primo turno. Le FP2 avevano anticipato il livello elevato della pista, con Ai Ogura, Marc Marquez e Jorge Martin che avevano mostrato ottime prestazioni.

Goiania rappresenta la prima volta della MotoGP su questo circuito, e Di Giannantonio regala a Ducati la 117^ pole in top-class, consolidando il primato del costruttore che ha firmato pole in tutti i circuiti del calendario. La Sprint Race, in programma stasera alle 19, assegnerà i primi punti del weekend.

Papa: un grande popolo della pace è chiamato a fare da argine ai tanti seminatori di odio e alle barbarie

Roma, 21 mar. (askanews) – Papa Leone XIV, parlando all’assemblea generale dell’Opera di Maria – Movimento dei Focolari, nell’udienza nel Palazzo Apostolico Vaticano, ha fatto appello a un “grande popolo della pace” che in questo momento storico “è chiamato a fare da contrappeso e da argine a tanti seminatori di odio che riportano indietro l’umanità a forme di barbarie e di violenza”.

“Tutti voi – ha detto Leone rivolgendosi ai Focolari – siete stati attratti dal carisma della Serva di Dio Chiara Lubich, che ha plasmato la vostra esistenza personale e lo stile della vostra vita comunitaria” che porta il “messaggio dell’unità: unità fra gli esseri umani che è frutto e riflesso dell’unità di Cristo con il Padre: ‘Tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te'”. “Questo spirito di unità voi lo vivete anzitutto tra voi, e lo testimoniate dappertutto come una nuova possibilità di vita fraterna, riconciliata e gioiosa, fra persone di diversa età, cultura, lingua e credo religioso. È un seme, semplice ma potente, che attira migliaia di donne e uomini, suscita vocazioni, genera una spinta di evangelizzazione, ma anche opere sociali, culturali, artistiche, economiche, che è fermento di dialogo ecumenico e interreligioso. Di questo fermento di unità c’è tanto bisogno oggi, perché il veleno della divisione e della conflittualità tende a inquinare i cuori e le relazioni sociali e va contrastato con la testimonianza evangelica dell’unità, del dialogo, del perdono e della pace”, ha detto ancora il Santo Padre.

Rivolgendosi ai Focolari il Pontefice ha spiegato: “Anche attraverso di voi, Dio si è preparato, nei decenni passati, un grande popolo della pace, che proprio in questo momento storico è chiamato a fare da contrappeso e da argine a tanti seminatori di odio che riportano indietro l’umanità a forme di barbarie e di violenza. E “tutti sono chiamati a discernere qual è la volontà di Dio e come si può realizzare la verità del Vangelo nelle varie situazioni della vita comunitaria o apostolica. E tutti in questo cammino di discernimento devono esercitare fraternità, sincerità, franchezza e soprattutto umiltà, libertà da sé stessi e dal proprio punto di vista. L’unità di tutti in Dio è un segno evangelico che è forza profetica per il mondo. Ecco allora che l’unità non va intesa come uniformità di pensiero, di opinione e di stile di vita, che anzi potrebbe portare a svalutare le proprie convinzioni, a detrimento della libertà personale e dell’ascolto della propria coscienza. Chiara Lubich affermava che la premessa di ogni norma è la carità. È necessario perciò che l’unità sia sempre nutrita e sostenuta dalla carità reciproca, che esige magnanimità, benevolenza, rispetto; quella carità che non si vanta, non si inorgoglisce, né cerca il proprio interesse, né tiene conto del male ricevuto, ma si rallegra soltanto della verità”.

Sci, Pirovano: "Qualcosa che non avrei mai osato sognare"

Roma, 21 mar. (askanews) – Laura Pirovano si tiene stretta la Coppa di discesa, la culla, la guarda, la soppesa. La discesa di Kvitfjell le ha regalato il terzo successo consecutivo in Coppa del Mondo dopo la doppietta in Val di Fassa, proiettando la trentina sul trono della velocità: “Ho una paura folle di farla cadere, questa coppa. Davvero non so cosa dire: se già le vittorie in Val di Fassa mi avevano tolte le parole, oggi è davvero incredibile. Al traguardo sono crollata in lacrime. In partenza ero tesa, in gara non mi sentivo perfetta e le prove non erano andate bene. Avevo quasi paura a guardare il risultato perchè non mi aspettavo nulla e poi quando ho visto… è stato devastante. Non sapevo del risultati di Aicher, avevo solo visto la gara di Weidle e mi dicevo che sarebbe stata dura. E’ incredibile – credo sia l’aggettivo migliore – perchè sono passata dall’essere sempre lì ma mai abbastanza vicina, a collezionare risultati che avrei mai immaginato, come questa coppetta. Tre podi e tutte vittorie: forse tra qualche giorno troverò le parole per esprimere tutto questo. Intanto oggi ho fatto un bel regalo di compleanno a mio papà”.

Meloni: le vittime della mafia sono eroi, non dimentichiamo e portiamo avanti la loro opera

Roma, 21 mar. (askanews) – “In occasione della Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, il nostro pensiero va anzitutto a tutte le vittime innocenti e alle loro famiglie, che portano ogni giorno il peso di un dolore che riguarda l’intera Nazione”. Così, su X, la premier Giorgia Meloni.

“Il nostro ringraziamento va a chi ha sacrificato la propria vita per proteggere quella altrui: donne e uomini, servitori dello Stato, imprenditori e cittadini che non hanno mai piegato la testa di fronte ai ricatti del crimine organizzato, e a quegli eroi silenziosi che ogni giorno lavorano incessantemente per difendere la legalità”, ha scritto la presidente del Consiglio.

“A noi il compito di non dimenticare e di portare avanti l’opera di chi ha sempre creduto in un’Italia più forte, più giusta e libera da ogni forma di mafia”, ha concluso Meloni.

Atletica, Mondiali indoor: Dosso e Doualla in semifinale

Roma, 21 mar. (askanews) – La potenza di Zaynab Dosso, l’entusiasmo di Kelly Doualla. Mattinata all’insegna dello sprint ai Mondiali indoor di Torun, in Polonia, con la doppia qualificazione azzurra per la semifinale dei 60 metri. Chi può nutrire legittime ambizioni di medaglia è la leader mondiale dell’anno e argento in carica Dosso: in batteria sfreccia a 7.07 senza spingere fino in fondo, terzo crono complessivo del turno a un centesimo dal 7.06 di Brianna Lyston (Giamaica) e dell’oro olimpico dei 100 Julien Alfred (Saint Lucia). L’emozione non gioca brutti scherzi alla sedicenne Doualla, la più giovane azzurra di sempre a gareggiare in un Mondiale: nessuna paura nella corsia al fianco della Alfred e centra il passaggio in semifinale con 7.27. Avanti anche Lorenzo Simonelli, promosso alla semifinale dei 60 ostacoli con 7.65 (out il debuttante Oliver Mulas con 7.77). Eloisa Coiro manca la finale degli 800 metri con il personale di 1:58.33 sfiorando il record italiano di soli otto centesimi. Non decolla Christian Falocchi nell’alto, undicesimo con 2,17. Nella sessione serale, grande attesa per la finale diretta dei 3000 metri con Nadia Battocletti e l’altra azzurra Micol Majori alle 19.04. Semifinale per Simonelli alle 19.48, per Dosso e Doualla dalle 20.14. Le due finali sono in programma alle 21.02 (60 ostacoli) e alle 21.20 (60 metri). Diretta su RaiSport e Sky Sport Arena. (Foto GRana/Fidal)

Nazionale di calcio, ko Scamacca: salta i playoff

Roma, 21 mar. (askanews) – Brutte notizie per la Nazionale italiana: Gianluca Scamacca non sarà a disposizione per i playoff mondiali contro l’Irlanda del Nord. L’attaccante dell’Atalanta ha riportato una lesione muscolo-fasciale all’adduttore destro, infortunio che lo costringerà a saltare anche il prossimo impegno di campionato contro il Verona.

Il centravanti classe 1999 è dunque costretto al forfait per la sfida in programma giovedì 26 marzo a Bergamo, gara decisiva per il cammino verso i Mondiali. Lo staff medico azzurro valuterà i tempi di recupero, mentre il commissario tecnico è ora chiamato a individuare il sostituto per completare il reparto offensivo.

Sci, Pirovano pigliatutto: vince Kvitfjell e Coppa di specialità

Roma, 21 mar. (askanews) – Laura Pirovano è la nuova regina della discesa libera. L’azzurra conquista a Kvitfjell la terza vittoria in carriera in Coppa del Mondo e soprattutto la prima sfera di cristallo di specialità, al termine di una gara perfetta e di un finale di stagione straordinario.

La trentina, partita con tutta la pressione addosso dopo la prova della rivale Emma Aicher, ha saputo gestire la parte alta per poi attaccare con decisione nel tratto centrale, prendendosi anche rischi importanti. Al traguardo è festa grande per lei e per tutta la squadra azzurra.

Alle sue spalle chiude l’americana Breezy Johnson a 15 centesimi, mentre il podio è completato dalla tedesca Kira Weidle-Winkelmann. Quarta l’austriaca Ariane Raedler davanti alla stessa Aicher, che perde così la Coppa di specialità.

Tra le italiane buon settimo posto per Nicol Delago, mentre Sofia Goggia chiude nona a pari merito con Ester Ledecka. Più indietro Nadia Delago undicesima ed Elena Curtoni ventunesima.

Nella classifica di discesa Pirovano trionfa con 536 punti davanti ad Aicher e Johnson, mentre nella generale resta al comando Mikaela Shiffrin con tre gare ancora da disputare.

Tennis, Alcaraz parte bene a Miami, fuori Ruud

Roma, 21 mar. (askanews) – Esordio convincente per Carlos Alcaraz al Miami Open. Il numero uno del mondo supera il brasiliano João Fonseca con un doppio 6-4, mostrando solidità e qualità nei momenti chiave. Lo spagnolo non ha mai perso il servizio e ha chiuso con 27 vincenti, centrando la tredicesima vittoria su tredici contro avversari più giovani. “Sono stato bravo nei momenti cruciali, rimanendo calmo e positivo”, ha spiegato a fine gara.

Giornata ricca di sorprese in Florida. Fuori il norvegese Casper Ruud, eliminato dallo statunitense Ethan Quinn in due set, nonostante sette set point sprecati nel secondo parziale. Esce anche il britannico Jack Draper, battuto dal potente americano Reilly Opelka, autore di 25 ace. Avanza invece il greco Stefanos Tsitsipas che elimina Alex De Minaur, mentre supera il turno anche Taylor Fritz dopo una sfida in tre set.

L’importanza dell’attacco iraniano (fallito) alla base Usa-Gb nell’Oceano Indiano

Roma, 21 mar. (askanews) – L’Iran ha lanciato oggi due missili balistici a medio raggio contro la base americano-britannica di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, a circa 4.000 chilometri dal proprio territorio. Lo riporta il Wall Street Journal, citando fonti statunitensi, secondo cui nessuno dei due vettori ha colpito l’obiettivo: uno avrebbe subito un guasto in volo, mentre l’altro sarebbe stato intercettato da un missile statunitense SM-3 lanciato da una nave da guerra. Il Pentagono per ora non ha voluto commentare.

Diego Garcia, situata nell’arcipelago delle Chagos a sovranità britannica, è una delle principali basi strategiche utilizzate dagli Stati Uniti per operazioni a lungo raggio. Ospita bombardieri, sottomarini nucleari, unità navali e piattaforme logistiche ed è stata designata, insieme ad altre installazioni, per “operazioni difensive specifiche contro l’Iran”.

La base è stata usata per le campagne militari mediorientali, in quanto permette di evitare paesi strettamente della regione, con le problematiche emerse in questi giorni: in sostanza, rende possibile rapidi interventi unilaterali in Medio Oriente e nell’Oceano Indiano senza dipendere da basi situate in paesi politicamente instabili o esposti a pressioni interne.

L’episodio, che difficilmente avrebbe potuto portare a un impatto diretto sulla base Usa-Gb, ha un forte valore di avvertimento riguardo un possibile salto qualitativo nelle capacità missilistiche iraniane. Teheran ha finora dichiarato di usare una gittata massima di circa 2.000 chilometri, mentre questo attacco suggerirebbe un raggio operativo doppio. E il primo tentativo noto di colpire un obiettivo così distante, segnalando un ampliamento geografico del confronto oltre il Medio Oriente: 4.000 chilometri significa in teoria poter raggiungere l’Europa, compreso il Regno Unito.

Il Regno Unito ieri ha formalizzato il permesso agli americani per utilizzare le basi per “operazioni difensive” volte a colpire “le capacità utilizzate per attaccare le navi nello Stretto di Hormuz”.

Esplosione nel parco degli Acquedotti a Roma: si indaga sulla rete di anarchici, serie di perquisizioni

Roma, 21 mar. (askanews) – Una serie di perquisizioni sono state eseguite nelle ultime ore in seguito alla esplosione che nella mattinata di ieri si è verificata all’interno di un casale nel parco degli Acquedotti, a Roma. E’ intenzione degli inquirenti ricostruire la ‘rete’ delle conoscenze e dei contatti, nella Capitale e non solo, a cui facevano riferimento i due anarchici rimasti uccisi dalla deflagrazione, Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone. Serviva poi a qualcosa il molto fertilizzante ritrovato tra le macerie? E’ questo uno degli interrogativi che si sta ponendo la polizia scientifica che dovrà verificare il tipo di materiale usato per assemblare l’ordigno.

Sci, Paris: "Un successo che vale tanto, avevo sensazioni ottime"

Roma, 21 mar. (askanews) – Dominik Paris trionfa ancora una volta a Kvitfjell, sbanca per la settima volta l’Olympiabakken, per la quinta volta in discesa oltre a due acuti in superG. Lo squillo ideale per completare un inverno che l’ha portato finalmente sul podio olimpico, con il bronzo di Bormio. “Non è stata una gara perfetta ma ho cercato di far correre al massimo gli sci. Avevo buone sensazioni, mi sentivo sicuro e percepivo la velocità: vedere quel tempo è stato magnifico. Vuol dire tanto per me questo successo, arrivato davanti a tanti amici e alla mia famiglia. Domani c’è un superG ancora molto importante, devo restare concentrato e non pensare troppo in avanti. Franzoni in questa stagione ha fatto vedere di essere veloce in tutte le condizioni, ha fatto un inverno pazzesco ed oggi l’ho visto un po’ deluso ma in queste giornate sono importanti anche per imparare qualche segreto in più in situazioni diverse”.

Tennis, Paolini, esordio vincente a Miami

Roma, 21 mar. (askanews) – Esordio vincente al Miami Open per Jasmine Paolini. Semifinalista un anno fa in Florida, la toscana ha battuto la statunitense Taylor Townsend, n. 80 al mondo in tabellone grazie a una wild card, con il punteggio di 6-3, 1-6, 6-2 in un’ora e 45 minuti. Una partita con qualche sbavatura, ma risolta con grande autorità nel terzo set da parte di Paolini, brava a dimenticare presto un secondo set in ombra. Ottime le percentuali al servizio soprattutto nel parziale decisivo, con il 76% di prime in campo e una resa del 74%. Per la terza volta in carriera al terzo turno a Miami, la tennista toscana tornerà in campo domenica contro la lettone Jelena Ostapenko che ha regolato l’ucraina Yastremska con un doppio 6-4.

Tennis, Berrettini al terzo turno a Miami

Roma, 21 mar. (askanews) – Matteo Berrettini brilla al Masters 1000 di Miami. Il romano è al terzo turno del torneo della Florida grazie alla vittoria su Alexander Bublik con un doppio 6-4 in un’ora e mezza di gioco. La seconda vittoria contro un top 15 negli ultimi 12 mesi per Berrettini, al miglior successo per classifica dalla sfida vinta con Zverev a Monte-Carlo lo scorso anno. L’azzurro ha sfoderato la migliore prestagione stagionale contro il kazako, n. 11 del mondo, regolato soprattutto grazie a un ottimo rendimento al servizio: 17 ace e 6 palle break su 6 annullate. A questi vanno poi aggiunti 29 colpi vincenti, oltre a una grande gestione dei punti a rete (vinti 9 su 11 “discese”). I due set sono stati dall’andamento simile, entrambi indirizzati con un break nelle fasi iniziali in favore di Berrettini che ha poi ben gestito il vantaggio. Matteo tornerà in campo domenica nel terzo turno contro il monegasco Valentin Vacherot, n. 24 del seeding. Tra i due non ci sono precedenti.

Sci, Paris vince per la quinta volta la discesa di Kvitfjell

Roma, 21 mar. (askanews) – Dominik Paris è ancora il re indiscusso dell’OlympiaBakken: il fuoriclasse azzurro domina per la quinta volta in carriera la discesa di Kvitfjell (Norvegia) che ha aperto le Finali di Coppa del Mondo. Per il trentaseienne della Val d’Ultimo si tratta del primo successo stagionale, il 25esimo complessivo della carriera, il ventesimo in discesa. E sette di questi, hanno preso forma proprio nella località sede dei Giochi Olimpici del 1994: cinque discese e due superG, tra il 2016 ed il 2026. perchè i dossi e le asperità del tracciato norvegese sanno esaltare il campione azzurro, pronto a sgretolare la gara con il tempo di 1’45″37, avvicinato solamente dal campione olimpico Franjo Von Allmen, secondo a 0″19.

Referendum sulla giustizia, il campo largo punta sul No e prepara lo sprint per le politiche

Roma, 21 mar. (askanews) – Il centrosinistra adesso ci crede, quel referendum sulla giustizia che solo pochi mesi fa sembrava perso in partenza adesso può diventare il trampolino che lancia la coalizione verso le politiche del prossimo anno. I sondaggi di questi mesi di campagna elettorale hanno galvanizzato i leader del ‘campo largo’, a cominciare da Elly Schlein e Giuseppe Conte che quasi ogni giorno si sono spesi in prima persona nei comizi in giro per l’Italia. Una vittoria del ‘no’ sarebbe uno sfregio doloroso per Giorgia Meloni, alla vigilia della maratona delle politiche, ma avrebbe anche ricadute interne al centrosinistra, rendendo non più rimandabile la discussione sulla leadership della coalizione.

La partita si gioca sulla capacità di mobilitare il proprio elettorato, vince chi motiva i suoi e non a caso tutti i leader dei partiti di centrosinistra, a partire proprio da Conte e Schlein, si sono ben guardati dal trasformare il voto in un referendum sulla Meloni, come invece accadde nel 2016 con Matteo Renzi. Un referendum visto come un ‘primo tempo’ delle politiche spingerebbe alle urne anche i sostenitori della premier, è il ragionamento, mentre per i leader del ‘campo largo’ tenere la discussione sull’attacco alla Costituzione e sul rischio di un ‘modello Trump’ dovrebbe motivare soprattutto gli elettori di centrosinistra.

Anche in questi giorni la leader Pd, per esempio, ha sempre accuratamente evitato di rispondere quando le è stato chiesto cosa accadrebbe al governo in caso di vittoria del ‘no’. “Noi non chiederemo le dimissioni – è il mantra ripetuto dalla Schlein – batteremo la desta alle urne”. E anche Conte ha sempre svicolato quando gli è stato chiesto delle sorti del governo in caso di sconfitta del ‘sì’: “A casa? Valuti lei”. Semmai “si faccia un esame di coscienza, dopo quattro anni cosa porta ai cittadini, un fallimento, una sconfitta ulteriore”.

Al tempo stesso, però, la vittoria non aiuterebbe a sciogliere il nodo della leadership della coalizione, proprio perché entrambi hanno scelto di guidare la campagna referendaria dei rispettivi partiti. La Schlein ha affiancato i comizi sulla giustizia alla “campagna di ascolto”, una prova generale della mobilitazione dei prossimi mesi per le politiche. Insieme all’allarme per il governo che “vuole scegliersi i giudici” la leader Pd ha ogni volta parlato di sanità pubblica, salario minimo, diritti, violenza sulle donne, congedo paritario.

E per Conte la contrapposizione dura e anche personale con Meloni è stata anche l’occasione per ribadire il profilo “progressista” ma “autonomo” del Movimento, come da mandato della fase costituente interna del 2024. Anche se qualche sondaggio, nelle scorse settimane, ha certificato la propensione favorevole alla riforma Nordio di un elettore M5S su cinque, la più alta nel campo progressista, il Movimento non ha fatto registrare scosse su questo tema al vertice o nei gruppi parlamentari.

L’ex premier ha spinto sulla caratterizzazione del Movimento come forza più fedele allo schieramento pro-magistratura. L’impegno del leader M5s sembra essere stato premiato con qualche apparente ritorno di immagine: l’ultimo sondaggio SWG-La7 dava il M5S in crescita di qualche decimale e se il centrodestra davvero andasse avanti sulla riforma elettorale a maggior ragione diventerebbe quasi ineludibile il tema delle primarie nel centrosinistra.

Nel Pd quasi tutti scommettono sul fatto che il leader 5 stelle chiederà di usare i ‘gazebo’, anche se Conte continuerà a ribadire che si deve partire dal “confronto sul programma”. La scelta delle primarie diventerebbe quasi inevitabile con l’indicazione del capo della coalizione previsto dalla proposta presentata dal centrodestra, a meno che non si arrivi ad un accordo a tavolino su cui al momento scommettono in pochi.

Ma le cose si complicherebbero persino di più con una sconfitta del ‘no’, perché troverebbero più spazio i tanti – soprattutto in casa Pd – che valutano ancora la figura di un nome ‘terzo’, un ‘federatore’ alla Romano Prodi, per guidare la coalizione. Tra i democratici praticamente nessuno ha contestato la scelta del ‘no’, soprattutto tra i parlamentari.

Solo Pina Picierno è ufficialmente schierata a favore della separazione delle carriere, oltre a figure come Enrico Morando e Stefano Ceccanti che animano la ‘Sinistra per il sì’, ma in direzione di fatto nessuno ha sollevato obiezioni sulla scelta di fare campagna contro la riforma Nordio. Uno scenario che più di un sostenitore della segretaria pensa di poter esorcizzare con l’anticipo del congresso, che a scadenza naturale sarebbe previsto per inizio 2027. Anche di questo si parlerà dalla prossima settimana, perché se si fanno le primarie di coalizione diventa complicato immaginare di convocare anche le assise Pd.

Referendum sulla giustizia, la scommessa di Meloni sul Sì: test (inevitabile) per il governo

Roma, 21 mar. (askanews) – Il messaggio, sin dall’inizio, non poteva essere più chiaro: le sorti del governo non sono legate all’esito del referendum sulla giustizia che si celebra domani e lunedì. Praticamente dal giorno uno, Giorgia Meloni ha spiegato e ripetuto che non si sarebbe dimessa in caso di sconfitta del sì e ha rigettato così il paragone con il precedente – tirato in ballo continuamente dagli addetti ai lavori – della bocciatura della riforma costituzionale che portò alle dimissioni di Matteo Renzi.

Quasi dieci anni dopo, insomma, la presidente del Consiglio si è ben guardata dal ripetere quello schema, ossia dal trasformare la consultazione – come fece allora il suo predecessore – in un voto pro o contro di sé. Ma ci sono molte ragioni per cui, al di là della narrazione impostata da palazzo Chigi, il referendum rischia di essere inevitabilmente un test per il governo e, soprattutto, per chi lo guida. Con conseguenze sulla stabilità dei prossimi mesi di navigazione difficili da prevedere.

Tanto per cominciare, la riforma che viene sottoposta al giudizio degli italiani è stata approvata nella sua versione definitiva esattamente come uscita dal Consiglio dei ministri, ovvero senza mai subire una modifica o una correzione nei passaggi parlamentari previsti ed è quindi interamente ascrivibile all’esecutivo.

Se questo è il dato fattuale, c’è però un altro elemento molto più politico. Di tutte quelle che erano previste nel programma elettorale del centrodestra, quella della giustizia è con ogni probabilità l’unica riforma costituzionale che vedrà la luce nella legislatura. Partita in teoria come cavallo di battaglia di Forza Italia, anche nel nome di Silvio Berlusconi, alla fine è stata scelta dalla premier come ‘prediletta’. Da un parte, perché il malfunzionamento del settore è cosa che riguarda da vicino molti cittadini, dall’altra, difficilmente si può considerare la decisione come avulsa dagli scontri avuti con la magistratura in questi anni: un caso su tutti, il decreto Albania. In teoria, la riforma simbolo di Fratelli d’Italia avrebbe dovuto essere il premierato: arenato da quasi due anni alla Camera dopo il sì del Senato, si è già visto sorpassare appunto dalla riforma della giustizia e ora, quasi certamente, anche da una modifica della legge elettorale che dovrebbe provare a ‘replicarne’ gli effetti maggioritari ma per via ordinaria. Se il premierato dovesse mai riprendere il suo cammino parlamentare, insomma, sarebbe soltanto per far vedere che i meloniani non hanno ammainato una storica bandiera.

A tutto ciò, va aggiunto che questo è l’unico test elettorale dell’anno, se si escludono alcuni Comuni: quindi di fatto l’unica chiamata alle urne collettiva prima delle elezioni Politiche.

Nelle previsioni iniziali, la presidente del Consiglio avrebbe dovuto dedicarsi a questa campagna elettorale nelle ultime 2-3 settimane, quelle che – secondo i sondaggisti – servono davvero a formare o a consolidare le intenzioni di voto. Programmi che, in buona parte, sono stati sconvolti dal nuovo conflitto in Medio Oriente scaturito dall’attacco di Usa e Israele all’Iran. Proprio le preoccupazioni dei cittadini per le ripercussioni della guerra, e un conseguente disinteresse per la battaglia referendaria che diversamente sarebbe stata centrale in queste settimane, sono considerate nel centrodestra uno dei fattori che possono penalizzare il fronte del sì. Il ragionamento che viene fatto, statistiche alla mano, è che più è alta l’affluenza più vorrà dire che si è mobilitato l’elettorato favorevole alla riforma.

L’astensione, e il voto delle regioni del Sud, vengono infatti considerati nella maggioranza i due grandi fattori per capire dove potrebbe pendere la bilancia. Una larga partecipazione nel Meridione, si prevede, andrebbe tradotta come uno spostamento soprattutto a favore del fronte del no.

Proprio per smuovere quell’ago della bilancia, Giorgia Meloni si è lanciata in un rush finale di campagna elettorale. Una sola manifestazione, quella promossa dal suo partito a Milano, e per il resto molta tv e radio insieme alla ormai nota partecipazione, nei fatti poco ‘pulp’, del podcast con Fedez.

La presidente del Consiglio ha provato a impostare il messaggio nel modo più semplice e meno tecnico possibile, visto l’alto tasso di specializzazione della materia. Nella sostanza lo slogan alla fine è stato: Se votate no per mandare a casa me, sappiate che alla fine vi terrete sia me che un sistema giustizia che non funziona.

E, tuttavia, al di là della narrazione e della costruzione della campagna elettorale è impossibile immaginare che l’esito della consultazione non influenzerà, in un modo o nell’altro, l’ultimo miglio della legislatura. Una vittoria del sì, d’altra parte, non potrebbe che essere considerata anche una vittoria della stessa premier e un consolidamento della sua leadership dopo quattro anni di governo. Allo stesso tempo, un trionfo del no sarebbe la sua prima vera sconfitta da quando è alla guida di palazzo Chigi ed è facile prevedere che possa generare fibrillazioni nella stessa maggioranza: dal giorno dopo il referendum, d’altra parte, tutti i partiti – di destra e di sinistra – saranno già totalmente proiettati sulle elezioni Politiche cercando di portare acqua al proprio mulino. Mantenere la maggioranza “compatta”, insomma, non sarà così facile.

Guerra in Iran, la Commissione Ue invita gli Stati a ridurre gli obiettivi di stoccaggio del gas

Milano, 21 mar. (askanews) – La Commissione europea ha invitato gli Stati europei a ridurre gli obiettivi di stoccaggio del gas e a iniziare gradualmente il riempimento delle riserve nel tentativo di ridurre la domanda, dopo l’impennata dei prezzi dell’energia generata dal conflitto in Iran. A scriverlo è il Financial Times che cita una lettera della Commissione europea che dovrebbe essere stata inviata agli Stati membri dopo la chiusura dei mercati di venerdì.

In questa lettera, il commissario europeo all’Energia, Dan Jørgensen, invita i ministri dell’energia dell’Unione a non affrettarsi a ricostituire le riserve di gas esaurite dei loro Paesi e a ricorrere alla “flessibilità” per ridurre la domanda di famiglie e industria in un momento “in cui l’offerta è sotto pressione”. Per Jørgensen gli Stati membri dovrebbero abbassare l’obiettivo di riempimento dei propri impianti di stoccaggio del gas all’80% della capacità, 10 punti percentuali al di sotto degli obiettivi ufficiali dell’UE, “il prima possibile nella stagione di riempimento per fornire certezza e rassicurazione agli operatori di mercato”.

Stando a quanto scrive il quotidiano finanziario inglese, il Commissario ha suggerito ai Paesi di iniziare gradualmente a riempire le riserve per evitare una “corsa di fine estate” che metterebbe sotto pressione i mercati, rimandando, tuttavia, al primo dicembre il raggiungimento degli obiettivi di stoccaggio. Si tratta di un posticipo di un mese rispetto agli obiettivi introdotti dalla legislazione europea dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022.

L’appello della Commissione ai ministri europei, osserva il Ft, “evidenzia le preoccupazioni di Bruxelles che una spinta da parte degli Stati membri per raggiungere obiettivi di stoccaggio rigorosi possa esercitare ulteriore pressione sui prezzi del gas in Europa, che sono aumentati del 21,5% questa settimana a seguito degli attacchi alle infrastrutture energetiche critiche in Medio Oriente”.

Nella sua lettera, Jørgensen ha affermato che l’approvvigionamento energetico dell’UE “rimane relativamente protetto”, ma ha chiesto una “risposta collettiva” al conflitto, avvertendo che, dati “i recenti sviluppi, potrebbe volerci più tempo prima che la produzione qatariota di gas naturale liquefatto torni ai livelli precedenti alla crisi”.

Acqua, Villa (AVR Anima): contributo importante da industria

Roma, 21 mar. (askanews) – “La gestione sostenibile della risorsa idrica è una sfida concreta e una priorità sistemica che riguarda da vicino industria, agricoltura e salute pubblica. La partecipazione di Avr, associazione dei costruttori di valvole e rubinetti federata Anima Confindustria, a questo momento di confronto promosso da Fondazione Univerde, rappresenta l’occasione per portare un contributo responsabile e collaborativo su un tema che richiede soluzioni condivise e visione di lungo periodo. Crediamo che solo attraverso una partnership reale fra istituzioni, gestori e industria sia possibile rendere le infrastrutture più efficienti; in questo contesto, il comparto del valvolame e della rubinetteria italiana è pronto ad offrire il proprio contributo”.

Così Andrea Villa (Vice Presidente di AVR – ANIMA Confindustria) in occasione del convegno “Acqua, Agricoltura e Salute: innovazione e ricerca per la sicurezza, la qualità e la sostenibilità”, promosso da Fondazione UniVerde e Coldiretti, con il supporto di UNESCO WWAP, il patrocinio di Rai, la main partnership di Almaviva Group, la media partnership di Rai Italia e con event partner Acea Acqua.

Iran, le notizie più importanti del 21 marzo sulla guerra

Roma, 21 mar. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di sabato 21 marzo sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge ormai tutti i Paesi del Golfo e il Libano, con gravi ripercussioni sull’economia globale.

-12:12 L’emittente israeliana Kan: l’attacco lanciato oggi contro l’impianto nucleare iraniano di Natanz è stato condotto dagli Stati uniti con bombe “bunker buster”.

-11:50 Un ufficiale del Servizio di intelligence nazionale iracheno (Inis) è rimasto ucciso nell’attacco con droni che questa mattina ha preso di mira il quartier generale dell’Inis a Baghdad.