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Calcio, Lukaku: "Napoli, il peggior anno della mia vita"

Roma, 19 ago. (askanews) – “È stato l’anno peggiore della mia vita”. Romelu Lukaku torna sulla sua ultima stagione al Napoli e lo fa con parole durissime. Il centravanti belga, appena approdato al Fenerbahce, ha spiegato i motivi dell’addio dopo una stagione condizionata dagli infortuni, dalla lunga riabilitazione e dalla rottura con Antonio Conte. “Ho sentito delle cose e sono state fatte delle scelte. È stato meglio per me andare via”, ha detto ai microfoni della tv belga, intervistato dall’ex calciatore Gilles De Bilde.

Lukaku ha respinto anche le critiche sulla sua condizione fisica, arrivate nelle ultime ore anche dall’ex ct del Belgio Rudi Garcia. “L’affermazione che non sono in forma è semplicemente falsa. Probabilmente l’hanno detta in Italia per boicottarmi. Sono al 100% della forma per giocare”, ha dichiarato il belga, deciso a rilanciarsi in Turchia.

“Ho bisogno di motivazioni”, ha spiegato Lukaku, che ha firmato con il Fenerbahce un contratto di un anno con opzione per una seconda stagione. L’obiettivo è tornare ai massimi livelli e continuare a giocare anche con la Nazionale. “Ho sempre detto di voler continuare fino al 2030, anche con i Red Devils. Dopo sarà game over”, ha aggiunto.

L’attaccante ha poi raccontato l’impatto con la nuova realtà turca e il lavoro necessario per recuperare la piena condizione. “Mi sono allenato a pieno ritmo solo per quattro giorni, anche con doppie sessioni. È un percorso che devo seguire. Ci vorrà del tempo e devo guadagnarmi il mio posto”. Una nuova avventura dopo quella napoletana, segnata anche dalla morte del padre e da una serie di problemi fisici e personali che hanno progressivamente allontanato Lukaku dal progetto azzurro.

Calcio, ufficiale, Rodrigo Mora nuovo giocatore della Roma

Roma, 19 ago. (askanews) – Arrivato ieri pomeriggio a Ciampino, accolto dai tifosi entusiasti del suo acquisto, Rodrigo Mora è da oggi un nuovo giocatore della Roma. Lo comunica sul proprio sito ufficiale il club giallorosso. Ecco la nota della società:

“L’AS Roma è lieta di annunciare l’arrivo di Rodrigo Mora dal Porto. L’operazione si conclude con l’acquisto a titolo definitivo. Il fantasista, classe 2007, con la prima squadra dei “Dragões” ha collezionato 80 presenze e 16 gol. Per la nuova avventura in giallorosso, Mora ha scelto la maglia numero 86. Benvenuto a Roma, Rodrigo!”.

Operazione da 25 milioni di euro con il 50% della futura rivendita al Porto. I giallorossi, però, potranno pagare altri 25 milioni per annullare questa percentuale.

«De Gasperi, un punto di riferimento». Parla il ministro Schillaci. Intervista

Anche quest’anno, come già nel 2025, il Ministro della Salute ed ex rettore dell’Università di Tor Vergata, Orazio Schillaci, ha rappresentato il Governo in occasione della cerimonia religiosa e civile, presso la Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, in ricordo di Alcide De Gasperi. Dopo la messa lo incontriamo per un breve colloquio.

 

Ministro, in pieno agosto è tornato a Roma per questa commemorazione.

«Sì, sono rientrato appositamente e l’ho fatto con sincero piacere: sono sempre onorato di poter rendere omaggio a questo grande statista. De Gasperi è un altissimo esempio di dedizione allo Stato, di coerenza e lungimiranza politica. Ha guidato la ricostruzione dell’Italia dal dopoguerra in poi e lo ha fatto portando avanti, con rigore, le riforme che erano necessarie per il bene della Nazione. Un dato politico cui guardiamo tutti, credo, con riconoscenza e con ammirazione per una figura tanto autorevole e rigorosa. L’Italia di oggi, nelle sue fondamenta, è quella costruita allora. De Gasperi resta un punto di riferimento».

 

Ecco, un punto di riferimento. Ci spiega di più?

«Chiunque ricopra incarichi di governo rammenta che De Gasperi ha sempre preso le decisioni necessarie, anche le più difficili, non ricercando il solo consenso, ma pensando al bene della Nazione e, in particolare, delle prossime generazioni. Per me e per il governo di cui faccio parte è un esempio prezioso. Un esempio che ho bene in mente quando facciamo scelte che impattano, ad esempio, sul presente e il futuro del Servizio sanitario nazionale. Un faro che mi ha aiutato a non fermarmi dinanzi agli inevitabili ostacoli e alle opposizioni che si incontrano quando si fa partire un processo di cambiamento. Non sempre tutto viene capito subito, ma quel che conta sono la visione e i risultati, quelli immediati, ma soprattutto quelli che hanno una durata che va oltre l’oggi».

 

De Gasperi è stato anche uno dei pionieri e padri della costruzione europea. Oggi più che mai, dinanzi ai cambiamenti geopolitici intervenuti negli ultimi anni, l’Europa è chiamata a interrogarsi sulla propria sicurezza, sulla propria identità e sul proprio ruolo nel mondo. Che cosa resta oggi della visione europeista di De Gasperi?

«In questi 80 anni è completamente cambiato lo scenario geopolitico. Ma restano alcune similitudini. Anche oggi viviamo in un momento storico piuttosto intenso: le guerre, i flussi migratori, il caro energia come derivato delle complessità che stiamo attraversando, hanno acuito un senso di precarietà, di smarrimento nelle persone. I cittadini chiedono alle istituzioni nazionali ed europee di trovare soluzioni aggiornate. All’interno di Nazioni come la nostra questo sta già avvenendo. Ma in questo scenario, è evidente che anche l’Europa, nel suo complesso, debba cercare una maggiore comunità di intenti, una strategia politica diversa. Non basta un’Unione essenzialmente burocratica o semplicemente economica, non è quello che sognava De Gasperi e non è quello che chiedono i popoli. Serve un’Europa che sia davvero capace di promuovere sicurezza per tutti, pace, prosperità economica e sociale, tutela della dignità della persona. Credo che sia proprio questa la parte più attuale dell’eredità di De Gasperi: ricordarci che l’Europa non è soltanto uno spazio geografico o un mercato, ma una scelta politica e di civiltà. E questo il nostro governo lo ha ben presente».

 

Entriamo nel suo mondo, Ministro. Oggi siamo abituati a identificare la sanità con il Ministero della Salute. Eppure, De Gasperi governò l’Italia per quasi otto anni senza un Ministero dedicato. Che insegnamento possiamo trarre da quella scelta?

«Quella che cita è una pagina poco conosciuta e che mi piace ricordare. De Gasperi si rese conto del fatto che la salute era una responsabilità strategica e fondamentale dello Stato. Per questo le diede uno spazio specifico, confermando e valorizzando l’Alto Commissariato per l’Igiene e la Sanità Pubblica presso la Presidenza del Consiglio. Una scelta che consentiva di coordinare sanità, finanza pubblica, ricostruzione e politiche sociali. Prima ancora di costruire un Ministero, De Gasperi costruì una capacità di governo della sanità e pose le basi di un’amministrazione moderna. È una lezione ancora attuale di cui teniamo conto».

 

Negli anni della ricostruzione la sanità dovette affrontare un Paese povero, con ospedali danneggiati e grandi emergenze epidemiologiche. Quali furono, a suo giudizio, i risultati più importanti raggiunti in quella stagione?

«Furono anni decisivi. Si ricostruì progressivamente la rete ospedaliera, si investirono risorse nell’edilizia sanitaria, si rafforzò la medicina preventiva e si combatterono con efficacia malattie come la tubercolosi, la difterite e il tifo. Contemporaneamente si ampliarono le tutele garantite dalle casse mutue. Non era ancora il Servizio sanitario nazionale di oggi, ma all’epoca si consolidò uno Stato capace di organizzare la salute pubblica su basi scientifiche e amministrative moderne. È un passaggio storico che merita di essere ricordato».

 

Ebbene, il Servizio sanitario nazionale nascerà soltanto venticinque anni dopo. Possiamo dire che De Gasperi ne preparò il terreno?

«Credo sia corretto affermare che egli predispose le fondamenta istituzionali sulle quali è stato possibile costruire, negli anni successivi, il Ministero della Sanità e poi il Servizio sanitario nazionale. La sua idea era semplice e molto moderna: prima rendere efficiente lo Stato, poi estendere progressivamente le tutele. Senza quella ricostruzione amministrativa, scientifica e ospedaliera del dopoguerra, le grandi riforme degli anni successivi avrebbero avuto basi molto più fragili. 

Se si volesse sintetizzare il lascito della stagione degasperiana con una formula, si potrebbe dire che De Gasperi non costruì ancora la sanità universale, ma costruì una moderna “piattaforma sanitaria” dello Stato. Dotò la Repubblica delle istituzioni, delle competenze tecniche e della capacità amministrativa necessarie per governare la salute pubblica. Senza quella fase di consolidamento, sarebbe stato molto più difficile realizzare le riforme degli anni successivi, dall’istituzione del Ministero della Sanità fino al Servizio sanitario nazionale».

 

Dunque, nell’Italia del dopoguerra De Gasperi considerò la sanità un investimento decisivo per la ricostruzione della Repubblica. Oggi, alla vigilia della legge di bilancio, ritiene che siamo davanti a una scelta altrettanto cruciale?

«De Gasperi comprese che la salute non era soltanto un capitolo di spesa. Per questo, mentre ricostruiva il Paese non trascurò la sanità. Ogni epoca ha, comunque, le sue sfide. 

Oggi l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle cronicità, l’innovazione tecnologica e terapeutica, la carenza di personale sanitario e le nuove esigenze assistenziali ci dicono che siamo entrati in una fase di trasformazione profonda. Non possiamo affrontarla con gli strumenti del passato. Per questo come governo ci siamo impegnati sin dal nostro insediamento per migliorare e modernizzare ulteriormente il Sistema sanitario italiano. Lo abbiamo fatto aumentando il Fondo sanitario che ha raggiunto un livello storico di finanziamento, lo abbiamo fatto utilizzando con efficacia i fondi del PNRR per costruire una nuova sanità territoriale e modernizzare le strutture anche con nuovi macchinari. 

Con la prossima legge di bilancio proseguiremo il lavoro già avviato in questi anni per portare a compimento la nostra visione. La sfida che ci vedrà impegnati fino all’ultimo giorno utile è quella di realizzare un Servizio sanitario nazionale che sa farsi ogni giorno più vicino e prossimo alle necessità di cura dei suoi cittadini, soprattutto dei più anziani e dei più fragili, come i malati di Alzheimer, i pazienti oncologici, le persone che convivono con malattie rare, solo per citare alcuni esempi. 

In questi anni abbiamo lavorato – e siamo ancora oggi al lavoro – per rendere concreto il principio della “casa come luogo di cura”, per garantire a tutti l’accesso alle prestazioni sanitarie senza dover più attendere tempi biblici, per rafforzare le cure primarie attraverso strutture sanitarie pronte a prendersi cura dei bisogni sanitari ma anche sociali dei cittadini. 

Quello che ci guida è la volontà di tramandare alle future generazioni una sanità moderna e allo stesso tempo fedele ai nostri principi costituzionali e agli insegnamenti di De Gasperi».

Carburanti, Conte: Governo ridicolo, costi fuori controllo

Roma, 19 ago. (askanews) – “Il costo del carocarburante è fuori controllo, l’intervento tardivo e ridicolo del Governo del 4 agosto è stato immediatamente mangiato dagli aumenti: la mazzata resta da mesi a carico di cittadini e imprese. Secondo il presidente di Federpetroli Italia nei prossimi mesi non sarà difficile toccare i 3 euro al litro sul gasolio se si continua così. Per non parlare dell’inflazione e dei rincari generalizzati, del preoccupante prezzo del gas che potrebbe tradursi in nuove stangate sulle bollette”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte.

“Sono mesi – è l’accusa lanciata dall’ex premier – che si fischietta. Un governo all’altezza della sfida dovrebbe riunire immediatamente il Consiglio dei ministri per adottare misure di emergenza recuperando tutte le risorse possibili da extraprofitti dei colossi energetici, delle banche e delle industrie militari per distribuire per sostegni mirati alle famiglie più in difficoltà e dosare interventi sui prezzi e sui crediti d’imposta per le imprese. Dovrebbe inoltre esercitare un ruolo vero a Bruxelles, dopo 4 anni di nulla. L’Europa dovrebbe mettere in campo un nuovo Pnrr per energia, lavoro e industria anziché favorire spese pazze sul Riarmo dei singoli Stati. Dovrebbe inoltre investire sulla diplomazia in maniera decisa: ha lasciato completamente impunito Netanyahu, che si è trascinato Trump in una guerra illegale all’Iran per cui gli italiani pagano il prezzo col caro-energia e anche i rischi di possibili ritorsioni di Teheran sulle basi in Europa di cui si parla in queste ore”.

“Mi pare invece – ha osservato ancora il leader del M5S – che si continui a far finta di niente. Meloni fa interviste per dire che ‘l’Italia è più forte di prima’ e cercano di coprire l’emergenza economica arruolando tutti i giornali e le tv che controllano per buttare fango 24 ore su 24 sulla redazione di un programma d’inchiesta quale Report, che ha costituito una vera spina nel fianco di un Governo che vuole TeleMeloni a reti unificate soprattutto adesso – ha concluso Conte – che la campagna elettorale è alle porte”.

L’Iran valuta di colpire obiettivi Usa in Europa se Trump intensifica la guerra

Roma, 19 ago. (askanews) – Teheran ha preso in considerazione la possibilità di attaccare obiettivi militari americani in Europa qualora il presidente Usa, Donald Trump, decidesse di intensificare il conflitto. E’ quanto riporta oggi il Financial Times citando “due fonti interne al regime”, secondo cui sarebbero stati valutati obiettivi in Bulgaria e a Cipro.

La Bulgaria ha accettato il mese scorso di ospitare nella base di Bezmer fino a otto aerei cisterna americani per il rifornimento in volo, mentre il Regno Unito ha accettato che gli Stati Uniti lancino attacchi difensivi contro l’Iran dalle sue due basi a Cipro. Una fonte ha sottolineato che Teheran potrebbe valutare attacchi a obiettivi Usa in Europa qualora Trump desse seguito alle minacce di colpire le infrastrutture iraniane. “Se gli Stati Uniti dovessero spingersi troppo oltre, l’Iran si difenderà a qualsiasi costo, estendendo le sue azioni oltre la regione e colpendo anche l’Europa”, ha dichiarato la seconda fonte. Le fonti hanno quindi sottolineato che l’attacco lanciato il mese scorso contro una base Usa in Giordania, in cui sono rimasti uccisi tre soldati americani, è stato l’attacco a lungo raggio più preciso mai condotto dalle forze iraniane. “Ed è stato anche un messaggio all’Europa: può ricevere missili, quindi deve sapere quale posizione deve assumere in questa guerra”, ha dichiarato la prima fonte al Financial Times.

L’avvocato di Ranucci annuncia querela alla giudice Forleo per il post su Fb

Milano, 19 ago. (askanews) – Il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, è pronto a querelare Clementina Forleo, consigliera della Corte d’Appello di Roma, per le affermazioni pubblicate dalla magistrata sulla sua pagina Facebook. “Dispiace che una magistrata, ben consapevole dell’importanza delle dichiarazioni pubbliche di chi riveste ruoli istituzionali, abbia fatto affermazioni prive di fondamento e gravemente calunniose, per le quali il dr. Ranucci è costretto a rivolgersi all’Autorità giudiziaria. Parole ben oltre la perdita di sobrietà, con gravi conseguenze legali”, commenta l’avvocato Roberto De Vita, legale del giornalista.

Rita Pavone reinterpreta il brano "La notte è piccola"

Milano, 19 ago. (askanews) – Arriva in radio e sulle piattaforme digitali “La notte è piccola”, il nuovo singolo di The Italian Society, l’ensemble ideato e prodotto da Diego Buongiorno che, con “We Are Italians” feat. Saturnino e Ray Gelato, ha recentemente segnato il suo debutto discografico.

Protagonista di questa nuova uscita è Rita Pavone, autentica forza della natura, che presta la sua voce inconfondibile a una travolgente reinterpretazione del classico da lei portato al successo insieme alle gemelle Kessler nello storico programma televisivo “Studio Uno” del 1965.

Ad accompagnarla, come in ogni capitolo del progetto, le voci di Coky Ricciolino, Frankie Micheli e Gabrio Gentilini, nucleo vocale stabile e cuore armonico di The Italian Society, insieme al basso elettrico di Saturnino, già presente nel primo singolo.

Un filo che lega i due brani e conferma la direzione artistica complessiva: recuperare pagine significative della nostra musica e restituirle con un linguaggio contemporaneo.

Brano dopo brano, The Italian Society prende forma come una narrazione a episodi che culminerà nel disco in uscita in autunno, dove ogni voce e ogni collaborazione aggiungono un nuovo tassello a una storia pensata per essere ascoltata con un’identità precisa, anticipando un percorso ricco di altre importanti sorprese che arriveranno nei prossimi mesi. In questa versione, gli arrangiamenti di “La notte è piccola” rispettano l’eleganza della scrittura originale, avvolgendola in quella suggestiva atmosfera cinematografica che caratterizza l’intero lavoro. Diego Buongiorno riassume così il valore di questa collaborazione: “Rita fin dall’inizio si è dimostrata curiosa nei confronti della proposta. Non ha detto subito sì, voleva capire davvero di cosa si trattasse: le ho raccontato tutto, e l’obiettivo comune è stato rimodernare questa canzone senza stravolgerla. Quando Saturnino ha saputo che ci sarebbe stata anche lei, ne è rimasto entusiasta.”

La voce di Rita Pavone è stata registrata a Milano, dove l’artista è arrivata appositamente dalla Svizzera. Da quell’incontro, racconta ancora Buongiorno, “è nata una bellissima amicizia: ci sentiamo ogni tanto anche per parlare di dischi e concerti, le sono profondamente legato. La considero la più grande rockstar italiana di sempre”.

Durante le registrazioni, Rita Pavone ha condiviso in studio un ricordo familiare che racconta bene i suoi esordi: da ragazzina, dopo essere stata iscritta dal padre al Festival degli Sconosciuti di Ariccia, la famiglia non aveva i soldi per mandarla a Roma. Il papà scelse di usare per il viaggio i risparmi che la madre aveva messo da parte per un frigorifero, rispondendo alle perplessità della moglie con una frase rimasta impressa: “Penso che la vita di mia figlia valga più di un frigorifero.”

Un altro prezioso aneddoto riguarda l’incontro di una giovanissima Rita Pavone con Elvis Presley, che al suo arrivo in studio di registrazione, dove lei era presente seduta in un angolo della regia, la riconobbe immediatamente dicendole: “Sei stata molto brava all’Ed Sullivan Show”, regalandole in seguito una tela autografata.

“Senza entrare nel merito di tutto ciò che Rita ha rappresentato in Italia – da Studio Uno, ai film, alla televisione, alle innumerevoli collaborazioni – credo sia davvero importante che faccia parte del cammino che stiamo intraprendendo”, conclude Buongiorno. “Noi siamo piccolissimi rispetto alla sua storia, e la sua presenza ci regala una luce e una forza incredibili. Per me è stato un onore aver prodotto questa canzone: ci ha trasmesso la consapevolezza che si può costruire qualcosa di importante quando si hanno idee chiare e coraggio.”

Un incontro nato dalla libertà di Rita Pavone e da una visione fieramente controcorrente. Un’intesa capace di dare nuova linfa a “La notte è piccola”, che si riaccende oggi con un impatto e una freschezza straordinari.

Ranucci ha querelato la giudice Forleo per il post su Facebook

Milano, 19 ago. (askanews) – Il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, è pronto a querelare Clementina Forleo, consigliera della Corte d’Appello di Roma, per le affermazioni pubblicate dalla magistrata sulla sua pagina Facebook.

“Dispiace che una magistrata, ben consapevole dell’importanza delle dichiarazioni pubbliche di chi riveste ruoli istituzionali, abbia fatto affermazioni prive di fondamento e gravemente calunniose, per le quali il dr. Ranucci è costretto a rivolgersi all’Autorità giudiziaria. Parole ben oltre la perdita di sobrietà, con gravi conseguenze legali”, commenta l’avvocato Roberto De Vita, legale del giornalista.

L’anticorruzione indaga su membri governo Zelensky

Roma, 19 ago. (askanews) – In Ucraina, l’ufficio anticorruzione e l’Agenzia nazionale anticorruzione stanno conducendo un’operazione speciale per smantellare un’organizzazione criminale, mirata ai membri del governo di Volodymyr Zelensky e ai parlamentari. Lo ha annunciato lo stesso ufficio anticorruzione questa mattina. Questa operazione speciale, soprannominata “Forrest Gump”, prende di mira “membri attuali ed ex del parlamento” ucraino, nonché “alti funzionari dell’Ufficio del Presidente dell’Ucraina”, ha dichiarato l’ufficio nel suo comunicato, aggiungendo che ulteriori dettagli saranno resi noti “in seguito”.

Secondo la stampa ucraina, sono in corso perquisizioni presso l’abitazione del deputato Vadym Stolar, membro del gruppo parlamentare “Restaurare l’Ucraina” ed ex rappresentante del gruppo filorusso “Piattaforma di Opposizione – Per la Vita”, messo al bando durante l’invasione russa dell’Ucraina del 2022. Anche l’abitazione di Iryna Mudra, vice capo dell’ufficio presidenziale, è oggetto di perquisizione. Secondo quanto riportato dal Kiev Independent, all’interno della presidenza della Repubblica è responsabile del sistema giudiziario e della riforma giudiziaria.

Il legale di Ranucci: ogni iniziativa Rai sarebbe inquinata da falsità

Milano, 19 ago. (askanews) – “Ogni iniziativa che la Rai dovesse assumere in questo momento nei confronti di Sigfrido Ranucci, e quindi della trasmissione Report, sarebbe inevitabilmente inquinata dalle falsità che, nonostante la posizione netta e chiara della Autorità Giudiziaria sulla vittima e la sua inconsapevolezza, sono state alimentate incessantemente da polemiche pretestuose anche all’interno della Azienda”. Lo afferma l’avvocato Roberto De Vita, difensore del conduttore di Report, che sottolinea: “Motivazioni laterali alla vicenda, quali frequentazioni, fonti e inchieste controverse, sarebbero espedienti e artifici formali e sostanziali. Motivazioni inerenti una ‘incompatibilità ambientale’ attesa la ridondanza della vicenda e i suoi riflessi negativi per l’Azienda, sarebbero pretesto cortese e si tradurrebbero di fatto nella punizione della vittima, che ben poco ospizio ha nel nostro ordinamento. Ogni ulteriore ed altra giustificazione sconterebbe inoltre le già manifestate indicazioni condizionanti di esponenti di vertice governativo e istituzionale, collocando nell’orbita della decisione politica le iniziative della Rai nei confronti del conduttore e della trasmissione”.

Macron ha firmato la legge che legalizza l’eutanasia in Francia

Roma, 19 ago. (askanews) – Il presidente francese Emmanuel Macron ha firmato la legge che legalizza l’eutanasia nel Paese, secondo quanto riportato nella Gazzetta Ufficiale (Journal Officiel). A metà luglio, l’Assemblea Nazionale francese (la camera bassa del Parlamento) aveva approvato in via definitiva la legge che legalizza l’eutanasia per i malati terminali. Il 14 agosto, il Consiglio Costituzionale francese ha dichiarato la legge costituzionale. “Il Presidente della Repubblica ha firmato questa legge”, si legge nel documento. La legge stabilisce il diritto all’eutanasia in Francia per le persone in fase avanzata o terminale di una malattia grave e incurabile che minaccia la loro vita. La procedura sarà possibile se la persona soffre di un dolore che non risponde alle cure o che diventa insopportabile una volta interrotto il trattamento. I richiedenti l’eutanasia devono avere più di 18 anni, essere cittadini francesi o residenti legali.

La Notte della Taranta-Concertone 2026 per la prima in Eurovisione

Milano, 19 ago. (askanews) – Per la prima volta nella sua storia, il Concertone La Notte della Taranta entra nel circuito dell’Eurovisione. Sabato 22 agosto, la grande notte di Melpignano supera i confini nazionali e porta in Europa il progetto culturale e musicale della Fondazione La Notte della Taranta. Un passaggio significativo per un evento che, alla sua ventinovesima edizione, sceglie proprio il Mediterraneo come filo conduttore e affida alla musica un messaggio di incontro e dialogo tra popoli, culture e lingue.

Dal piazzale dell’ex Convento degli Agostiniani di Melpignano, il Concertone sarà trasmesso in diretta dalle 21.20 su Rai3, con la conduzione di Ema Stokholma e Aurora Leone, e su RaiPlay, Rai Radio2 e San Marino RTV. Su Rai Radio2 a raccontare la notte di Melpignano sarà Martina Martorano. La diretta sarà preceduta da Aspettando La Notte della Taranta, un’anteprima dedicata al Festival Itinerante “Le vie del Mediterraneo”, che dal 30 luglio al 19 agosto ha attraversato venti comuni del Salento. Lo speciale ripercorrerà alcuni degli appuntamenti dell’edizione 2026, con la tappa di Zollino e il Premio alla carriera a Peppe Barra, i Tenore Supramonte a Cutrofiano, l’orchestra popolare a Muro Leccese, Delia Buglisi a San Cataldo e i Bab L’Bluz a Castrignano dei Greci, accompagnando il pubblico verso l’inizio del Concertone.

Quella del 22 agosto sarà una prima volta sul fronte internazionale: il Concertone entra nel circuito dell’Eurovisione, la rete dell’European Broadcasting Union (EBU) attraverso la quale programmi ed eventi vengono condivisi tra le emittenti aderenti. Per La Notte della Taranta significa aprire la notte di Melpignano a una dimensione televisiva internazionale e ampliare la possibilità di diffusione dell’evento oltre i confini nazionali.

Quest’anno a guidare l’Orchestra Popolare La Notte della Taranta sarà Ermal Meta, Maestro concertatore dell’edizione 2026, che torna a Melpignano dopo essere stato ospite speciale del Concertone 2025. Nei mesi di preparazione Meta ha lavorato con l’Orchestra e con gli ospiti alla rielaborazione del repertorio musicale, costruendo un progetto nel quale pizziche, canti di lavoro, stornelli, canti d’amore e di lontananza, nelle parlate salentina e grika, incontrano altri linguaggi musicali e culture del Mediterraneo.

Il tema del Mediterraneo attraversa l’intero Concertone: un mare che unisce e non divide, spazio storico di attraversamenti, relazioni e reciproche influenze tra popoli e culture. In un presente segnato da guerre e contrapposizioni, La Notte della Taranta sceglie la musica come strumento di ascolto, cooperazione e riconoscimento di una comune umanità, facendo del Mediterraneo un possibile orizzonte di pace.

Sul palco con Ermal Meta e l’Orchestra Popolare ci saranno gli ospiti Alessandra Amoroso, Gisela João, Welo, Maria Mazzotta, Levante, Sayf e Giulia Vecchio: artisti provenienti da esperienze e linguaggi differenti, chiamati a confrontarsi con il repertorio della musica popolare salentina.

Le coreografie del Concertone saranno firmate da Fredy Franzutti e daranno forma al lavoro del Corpo di Ballo La Notte della Taranta. Un lavoro che considera la danza popolare come un patrimonio immateriale in continua evoluzione di gesti, testimonianze e interpretazioni. I visual che accompagneranno la musica e la danza sul palcoscenico del Concertone sono realizzati da Studio ProDesign di Sergio Pappalettera e integrano Tarantype, l’opera appositamente ideata dall’artista Lorenzo Marini, fondatore della TypeArt, per la Notte della Taranta: un alfabeto originale ispirato alle cementine mediterranee, nel quale lettere, forme e motivi decorativi traducono in immagini l’incontro e la convivenza tra culture.

Lagarde: trasformare la resilienza interna della Ue in fonte di crescita

Roma, 19 ago. (askanews) – “Il modello di crescita postbellico europeo si sta erodendo. Ed è improbabile che ritorni alla forma che conoscevamo un tempo”. Lo ha detto la presidente della Bce, Christine Lagarde all’International Business Council of the World Economic Forum, specificando che sono venute meno l’espansione del commercio globale, l’energia a basso costo e un ordine globale stabile.

“Tuttavia – ha aggiunto Lagarde -, l’Europa possiede ancora punti di forza sostanziali su cui costruire”, tra cui capacità produttive a livello globale, la più ampia rete mondiale di accordi commerciali e un mercato integrato con 450 milioni di consumatori. “Il più grande tra le economie avanzate. Questo mercato sta acquisendo sempre maggiore importanza con il mutare delle fonti di crescita”, ha proseguito la presidente della Bce: “il compito ora è trasformare questa resilienza interna in una fonte di crescita più duratura nel lungo periodo”.

“Ciò richiede che l’Europa sfrutti al meglio le dimensioni del proprio mercato interno – ha poi detto -. Quando le imprese possono crescere in tutta l’Ue, possono investire in modo più efficiente e promuovere ulteriormente l’innovazione. Questo, in definitiva, le rende più produttive”.

Lega, Ceccardi: non si torna al secessionismo, stagione finita

Roma, 19 ago. (askanews) – “Fedriga e Zaia non hanno mai attaccato Salvini. Comunque non vedo tante ragioni politiche, mi stupisce che ci siano istanze che dicono: bisogna tornare alla Lega Nord. Non è possibile, è una stagione che non c’è più, né c’è questa vocazione nel nostro elettorato. Tornare a una stagione secessionista, secondo me, non è più possibile. È un’ipotesi utopica”. Lo ha detto Susanna Ceccardi, eurodeputata toscana della Lega, commentando le critiche al segretario federale da parte di alcuni alti dirigenti di area “nordista” come il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana.

Come De Gasperi costruì il suo partito nuovo

Ogni anno, in occasione delle cerimonie che ne ricordano la statura di leader politico e di statista, siamo indotti a soffermarci su questo o quell’aspetto della vita pubblica di De Gasperi, avendo soprattutto la premura di cogliervi un esempio o uno stimolo per affrontare convenientemente i problemi dell’oggi. Non dobbiamo dimenticare che dietro a una storia di successo, per la quale si citano le grandi conquiste dell’Italia del secondo dopoguerra e le vitali trasformazioni operate dai governi centristi, propedeutiche al cosiddetto miracolo economico a ridosso degli anni ‘60, ci fu il travaglio e la sofferenza di un uomo a lungo emarginato, messo in carcere dal fascismo, aiutato infine dagli amici, non ultimo il vescovo di Trento, grazie all’assunzione a modesto impiegato della Biblioteca Vaticana. Il “mito” di De Gasperi passa attraverso uno scenario di precario ma rigido equilibrio tra Stato e Santa Sede, con l’associazionismo cattolico assoggettato, sulla scia del Concordato del ‘29, a una prassi di estraneità mista a consenso, faticosamente trattenuto, verso la dittatura.

Quando ricominciò a tessere la rete di contatti e relazioni, già antivedendo sul finire degli anni ‘30 la parabola discendente di Mussolini, De Gasperi appariva come uomo del passato: un vecchio, come ebbe a dire Lazzati, amico di Dossetti, ricordando i primi incontri tra Milano e Roma. Non era scontata la sua leadership, avendo anche nel cerchio più ristretto dei reduci del Ppi un Gronchi scalpitante, con il quale l’intesa sulla costruzione del nuovo partito – la Democrazia Cristiana – si nutriva di spirito di competizione, se non di contrasto, finanche nell’elaborazione dei documenti programmatici, in primis le “Idee ricostruttive”, anticipate nel periodo della clandestinità da una sorta di manifesto proprio a firma del futuro Presidente della Repubblica. In più, il graduale risveglio del mondo cattolico non poteva occultare lo “spettacolo miserando” – sono parole di De Gasperi – dovuto ai pallidi distinguo dal fascismo, ovvero al comodo rifugio negli interstizi delle convenienze.    

Dunque, era facile perdersi nella foresta di ambiguità e riluttanze che ben presto, caduto il fascismo, si sarebbero rovesciate in propositi di novità. Ciò comunque non escludeva l’opzione, certamente lontana dalla visione di De Gasperi, di un blocco conservatore a impronta cattolica. Per questo la fatica che compì lo statista trentino nel rimettere in piedi il partito, volendo garantire continuità di valori e originalità di proposta, si presenta ai nostri giorni nella forma di un vero paradigma. De Gasperi tenne duro nel fare del nucleo dei “vecchi popolari” (Piccioni, Grandi, Tupini, Spataro, Cingolani, Scelba, ecc…) il cuore del soggetto politico destinato a rinnovare, senza gli errori e gli sbandamenti del passato, il percorso avviato nel 1919 da Luigi Sturzo. Attorno a questo nucleo, confortato dall’accordo con i neoguelfi milanesi (Malvestiti, Malavasi, Pullara) e dal decisivo sostegno della famiglia Falk, egli raccolse le forze migliori promuovendo al tempo stesso l’apertura del gruppo dirigente di partito a nuove leve provenienti dall’Azione cattolica, dalla Fuci, dall’Università del Sacro Cuore. Il lessico dei cattolici doveva cambiare, specie in economia. Gli fu d’aiuto una figura eccezionale di manager pubblico (vice direttore dell’IRI) e intellettuale raffinato, Sergio Paronetto, il regista del Codice di Camaldoli, che prospettò in alternativa al tradizionale corporativismo di scuola cattolica (Codice di Malines) la via dell’economia sociale di mercato. 

De Gasperi, insomma, non intraprese il cammino del partito nuovo, anzitutto scegliendo l’antica e gloriosa denominazione dei tempi di Murri, partendo da un generico appello all’unità dei cattolici; semmai puntò a questo obiettivo, con caparbietà e lungimiranza, mettendo l’esperienza dei “suoi” popolari al centro di un  processo di aggregazione su ampia scala, con respiro democratico e popolare; e pertanto con il contributo indubbiamente essenziale dei cattolici, ma non in forma integralistica e settaria. Tempi diversi, storia passata? Sì, ma rimane intatto un insegnamento che oggi risuona con le note del realismo, essendo forte il desiderio di superare un altro “spettacolo miserando” fatto di dispersione e inconsistenza politica dell’attuale arcipelago cattolico, complice la logica del “particulare” che avvolge l’azione nel campo del sociale di molteplici e peraltro benemerite esperienze.

Calcio, Fifa: Federazione Israele ritira sostegno a Infantino

Roma, 18 ago. (askanews) – Israele è diventato l’ultimo Paese a ritirare il proprio sostegno alla rielezione di Gianni Infantino, il contestato presidente della Fifa, a seguito delle polemiche suscitate dal suo controverso piano per vendere a investitori privati quote dei diritti relativi ai Mondiali di calcio. Lo riporta il quotidiano britannico Guardian.

Diversi altri Paesi hanno ritirato il proprio sostegno a Infantino per la rielezione e il direttore operativo dell’organizzazione che gestisce il calcio mondiale, Kevin Lamour, è stato licenziato dopo aver criticato il piano.

Secondo quanto riportato, il ritiro del sostegno da parte di Israele è stato comunicato in una lettera firmata da Moshe Zuares, presidente della Federazione calcistica dello stato ebraico.

Tennis, Williams fuori a Cincinnati: un set non basta

Roma, 18 ago. (askanews) – Un set da Williams non basta a Serena e Venus, sconfitte al primo turno del doppio del torneo di Cincinnati. Le due sorelle statunitensi, tornate a giocare insieme quasi quattro anni dopo l’ultima apparizione agli Us Open 2022, sono state battute da Marta Kostyuk e Peyton Stearns per 6-2, 1-6, 10-8 al super tie-break.

Dopo un primo set dominato dalle avversarie, Serena e Venus hanno ritrovato ritmo e colpi nel secondo parziale, imponendosi 6-1 e riportando la sfida in equilibrio. Nel super tie-break, però, Kostyuk e Stearns hanno mantenuto i nervi saldi fino al 10-8 conclusivo.

Nonostante l’eliminazione, le Williams hanno lasciato il campo tra gli applausi del pubblico. “Mi sono divertita. È stato qualcosa di speciale”, ha detto Serena. “A metà partita abbiamo un po’ smaltito la ruggine e abbiamo iniziato a prendere le misure. Non sono venuta qui per vincere il torneo, volevo semplicemente divertirmi. È stato davvero bello poterlo fare di nuovo”.

Per Serena e Venus si chiude così una parentesi di nostalgia e spettacolo, con il ritorno in coppia che ha comunque regalato al pubblico di Cincinnati un set all’altezza della loro storia. “Non giocavamo insieme da una vita, ma alla fine abbiamo trovato il modo per farlo”, ha aggiunto Serena. “È stato davvero bello”.

Tennis, Djokovic: "Ho aiutato Sinner e non me ne pento"

Roma, 18 ago. (askanews) – “Non mi pento di aver dato consigli ai suoi coach su come aiutare Sinner a migliorare. In quel momento non potevo non essere fedele a me stesso, a prescindere dalla posta in palio. Questo sono io”. Novak Djokovic racconta il rapporto con Jannik Sinner in un’intervista al Corriere della Sera, alla vigilia dell’uscita del docufilm sulla sua vita, disponibile da giovedì in 240 Paesi.

Il campione serbo vede numerosi punti di contatto con l’azzurro: entrambi provengono da zone di montagna, hanno praticato sci da bambini e hanno lasciato casa a 13 anni per inseguire il sogno sportivo. “Lo sci ci ha dato elasticità, movimenti, capacità di scivolare su ogni superficie, flessibilità delle caviglie, equilibrio e coordinazione. Quindi sì, mi rivedo in lui”.

Djokovic sottolinea soprattutto la mentalità di Sinner: “La sua dedizione mi ricorda completamente la mia. Jannik non si accontenta mai, si sveglia ogni mattina con il desiderio di essere migliore del giorno precedente. Ha la mentalità del campione”. E sulla popolare similitudine con Lionel Messi scherza: “Magari! A 39 anni mi piacerebbe giocare soltanto 90 minuti”.

Nel docufilm emerge anche il peso dell’infanzia vissuta durante la guerra in Serbia. “L’orrore delle bombe che cadono dal cielo, le notti nei rifugi con la mia famiglia e la mia gente, l’ansia che quegli aerei potessero tornare sopra Belgrado e portare la morte nel mio popolo” hanno contribuito a formare il Djokovic di oggi. “Tornando indietro, non cambierei nulla: la guerra era l’ingrediente che ci voleva perché io potessi arrivare ad avere la vita bellissima che conduco”.

Un ruolo decisivo nella sua crescita lo ha avuto Jelena Gencic, la prima allenatrice, scomparsa nel 2013. “I miei genitori si sono fidati che mi formasse come essere umano, prima che come tennista. Mi ha insegnato ad apprezzare la musica classica, a fare visualizzazioni, a respirare. Jelena è stata più di un’allenatrice”.

Da bambino Djokovic sognava Wimbledon e il numero uno del mondo. Una volta raggiunti entrambi gli obiettivi, andò a trovare proprio Jelena a Belgrado. E oggi al giovane Nole direbbe di non rinunciare mai ai propri sogni: “C’è sempre un modo, una via. E c’è sempre una persona disposta ad aiutarti a nutrire quei sogni: va solo trovata”. Poi la sua regola di vita: “Se non progredisci, regredisci. Non c’è alternativa”.

Ippica, addio al mito del trotto: Varenne è morto a 31 anni

Roma, 18 ago. (askanews) – È morto Varenne, considerato il più grande trottatore di tutti i tempi. Il cavallo aveva 31 anni e si è spento durante la notte a causa di un improvviso attacco cardiaco, come comunicato dal profilo social ufficiale. “Corri libero per sempre e rimani per sempre il nostro Capitano”, il messaggio dedicato al campione, che negli ultimi anni viveva a Eboli, nel Salernitano.

Nato il 19 maggio 1995 a Copparo, in provincia di Ferrara, Varenne ha scritto pagine indimenticabili della storia del trotto. Tra il 1998 e il 2002 ha conquistato 51 Gran Premi in tutto il mondo, chiudendo la carriera con 62 vittorie in 73 corse e oltre 6,3 milioni di euro di premi.

Tra i suoi successi più prestigiosi figurano tre vittorie nel Gran Premio della Lotteria di Napoli e i due trionfi consecutivi nel Prix d’Amérique di Parigi, nel 2001 e nel 2002. Nello stesso periodo vinse per due volte anche l’Elitlopp di Stoccolma. Nel luglio 2001 stabilì inoltre il record mondiale di 1’09″1 al Meadowlands di New York.

La sua carriera era iniziata con una squalifica a Bologna, nell’aprile 1998, ma il talento emerse immediatamente. Dopo il Derby vinto a Tordivalle nell’ottobre dello stesso anno, nel 1999 Varenne disputò una stagione perfetta con 14 vittorie in altrettante corse.

Dopo il ritiro dalle competizioni, Varenne è diventato uno degli stalloni più ricercati del mondo. Dal 2004 ha avuto oltre 2.000 figli, capaci di conquistare più di 250 Gran Premi in Europa e negli Stati Uniti.

La morte arriva a poco più di un anno dalla scomparsa del suo storico proprietario, Enzo Giordano, morto a Napoli il 2 maggio 2025. Varenne, diventato negli anni un simbolo dello sport italiano e protagonista di film e documentari, lascia così un’eredità destinata a restare nella storia dell’ippica.

Treccani: "femminicidio" è la prima delle 10 parole più consultate nel 2026

Roma, 18 ago. (askanews) – Femminicidio è la parola più consultata sul portale treccani.it dall’inizio del 2026, davanti a maranza e fake news, che occupano rispettivamente il secondo e il terzo posto. Seguono overtourism, influencer, smart working, follower, rider, meme e selfie. Parole nuove, fino a poco tempo fa, entrate ormai nei vocabolari e diventate abituali nel linguaggio di tutti i giorni, negli organi di informazione e nei fatti di cronaca, fino a imporsi nell’uso comune e tra le ricerche del portale Treccani. È il caso di femminicidio, la cui diffusione risponde alla drammatica necessità di nominare con precisione l'”uccisione di una donna da parte di un uomo, spesso il marito o il compagno, all’interno di una cultura in cui le donne vengono spesso oppresse e sottoposte a violenza per il loro genere”. Registrato tra i neologismi, entrato poi nel vocabolario Treccani è stato scelto dall’Istituto come parola dell’anno 2023 proprio per la sua rilevanza socioculturale. Particolare il caso di maranza, neologismo che negli anni Ottanta e Novanta del Novecento indicava un “abitante perlopiù delle periferie urbane, non per forza giovane, zotico, rozzo, che cerca di mettersi in mostra”, ed ha poi ampliato il suo significato indicando ora il “giovane che fa parte di gruppi di strada chiassosi, prepotenti e riconoscibili per l’abbigliamento vistoso e per il linguaggio e il modo di fare volgari”, conquistando in questo modo il suo posto nel dizionario. Internet e i social media hanno poi consacrato un altro termine che ha conquistato il podio: fake news, espressione inglese utilizzata per indicare le “notizie false, diffuse apposta online e fatte circolare rapidamente”. Overtourism è passato invece dal lessico specialistico al linguaggio giornalistico, politico e istituzionale con il significato di “sovraffollamento turistico, cioè la presenza esagerata di turisti in alcuni periodi dell’anno in città e luoghi famosi, che provoca o può provocare danni ai monumenti e all’ambiente, oltre a disagi per i residenti”. Legato alla nascita di nuove professioni è il termine influencer, usato per riferirsi a “un personaggio popolare sui social network, che può influenzare i comportamenti, le scelte e gli acquisti di un certo pubblico (i followers, cioè le persone che lo seguono”, che risultano al settimo posto in classifica). Tra i neologismi più recenti molto consultati smart working (che sarebbe meglio sostituire con l’italiano “lavoro agile”), diffusosi definitivamente durante la pandemia fino a diventare una denominazione corrente per la “flessibilità prevista dalla legge all’interno di un rapporto di lavoro, per aumentare la produttività e facilitare il lavoratore o la lavoratrice nel conciliare l’attività lavorativa con le esigenze personali”. Completano la classifica rider che indica “una persona che fa consegne a domicilio, soprattutto di piatti pronti, tramite una bicicletta equipaggiata” e che si è affermato più dell’equivalente italiano ciclofattorino; meme, coniato nel 1976 dal biologo Richard Dawkins a partire dal greco mímema, per designare un elemento culturale replicabile per imitazione, oggi sul vocabolario per indicare “un contenuto (foto, video, disegno, ecc.) che si trasmette da una persona all’altra tramite i social media, diventando virale, cioè molto diffuso”; e selfie, “l’autoscatto fatto con la treccani.it fotocamera, di solito di uno smartphone o di una webcam, che viene spesso condiviso sui social network”.

C’è un nuovo imputato per l’incendio mortale a Crans Montana

Roma, 18 ago. (askanews) – Un ex consigliere comunale responsabile della sicurezza a Crans Montana è stato aggiunto all’elenco degli imputati nell’inchiesta sul tragico incendio di Capodanno nella località sciistica svizzera, come confermato oggi da fonti vicine al caso. Thibault Beytrison, che ha ricoperto la carica di consigliere comunale dal 2017 al 2020, sarà interrogato il 29 settembre nell’ambito dell’inchiesta sulla tragedia che ha causato 41 morti e 115 feriti, hanno indicato le fonti a Keystone-ATS, confermando quanto riportato dall’emittente pubblica svizzera RTS.

Con questa nuova incriminazione sale a 16 il numero delle persone coinvolte nell’inchiesta penale aperta dopo la tragedia, tra cui sette funzionari eletti, attuali ed ex, e sette dipendenti o ex dipendenti del comune, i cui dirigenti hanno ammesso subito dopo l’accaduto la mancanza di misure di sicurezza e antincendio nel locale andato a fuoco. I principali sospettati, Jacques e Jessica Moretti, comproprietari francesi del bar Le Constellation, saranno interrogati nuovamente in due udienze di confronto previste per l’autunno, secondo quanto riportato dalle stesse fonti.

Sardegna, Mario Biondi in concerto a Porto Rafael il 22 agosto

Roma, 18 ago. (askanews) – Sarà Mario Biondi il protagonista dell’evento centrale del programma celebrativo dedicato al Centenario di Rafael Neville Rubio-Argüelles, fondatore di Porto Rafael a Palau. Il concerto si terrà il 22 agosto 2026, alle ore 22.00, nella Fortezza di Monte Altura, in uno degli scenari panoramici più suggestivi della Gallura.

Per l’occasione Mario Biondi porterà in scena il concerto speciale “This Is What You Are – 20th Anniversary”, dedicato al ventennale del brano che ha segnato l’inizio della sua carriera internazionale e che continua a rappresentare una delle pagine più significative della musica soul italiana contemporanea.

L’appuntamento riunisce in un’unica serata la musica di uno degli artisti italiani più conosciuti nel mondo e il ricordo di Rafael Neville, ideatore di Porto Rafael e protagonista di una delle esperienze urbanistiche più originali del Mediterraneo del Novecento.

A condurre la serata sarà Max De Tomassi, storica voce di Rai Radio1, da sempre impegnato nella promozione e nella divulgazione della cultura musicale italiana, internazionale e brasiliana.

L’evento, promosso dal Comune di Palau, sarà gratuito e ad inviti per una capienza massima di 1500 spettatori (infoline +39 0789 770896 – turismo@palau.it), e rappresenterà uno degli appuntamenti di maggiore rilievo del calendario culturale dell’estate 2026 nel nord Sardegna.

A rendere ancora più suggestiva la serata sarà la Fortezza di Monte Altura, luogo di straordinario valore storico e paesaggistico affacciato sulla costa palaese, sull’Arcipelago di La Maddalena e sulle coste meridionali della Corsica. Una cornice che richiama quella dimensione mediterranea che Rafael Neville, nobile spagnolo profondamente legato alla Sardegna, contribuì a interpretare e valorizzare nel corso della sua vita.

Il concerto si inserisce nel calendario ufficiale delle iniziative per il centenario della nascita di Neville, figura centrale nella storia contemporanea di Palau e artefice della nascita di Porto Rafael, borgo divenuto nel tempo uno dei luoghi più originali e riconoscibili della costa gallurese.

“Attraverso la musica di Mario Biondi vogliamo rendere omaggio non soltanto alla memoria di Rafael Neville, ma anche alla sua visione del Mediterraneo come luogo di incontro fra culture, paesaggi e sensibilità diverse – sottolinea l’Amministrazione comunale -. La Fortezza di Monte Altura offrirà una cornice unica per un evento che unisce memoria, cultura e valorizzazione del territorio”.

La serata fa parte del più ampio programma “Palau è Festa”, promosso dal Comune per celebrare il centenario attraverso iniziative culturali, musicali e di approfondimento dedicate alla figura di Rafael Neville, alla sua storia e all’eredità culturale, paesaggistica e identitaria lasciata al territorio.

Israele ammette: segnati con numeri i detenuti palestinesi in Cisgiordania

Roma, 18 ago. (askanews) – L’esercito israeliano ha ammesso che i soldati hanno scritto numeri di identificazione sul corpo dei palestinesi fermati durante l’operazione condatta ieri nel villaggio di Qabatiya, a sud di Jenin, dopo la diffusione sui social media di un video che mostra un palestinese con numeri segnati sulla fronte e sulle braccia.

“Ieri, durante un’operazione a livello di brigata nel villaggio di Qabatiya, nella regione di Menashe, le forze di sicurezza hanno segnato con dei numeri alcuni sospetti interrogati nell’ambito dell’operazione. I comandanti hanno chiarito alle truppe la gravità dell’atto e si è trattato di una lezione che hanno appreso”, hanno dichiarato le Forze di difesa israeliane (Idf).

Tuttavia, sottolinea oggi il Times of Israel, la dichiarazione diffusa oggi è simile a quella diffusa lo scorso aprile, quando emersero video che mostrano numeri segnati sulle mani di alcuni palestinesi mentre entravano nel campo profughi di Jenin controllato dai militari. Anche allora l’esercito parlò di “un errore di giudizio”, affermando che “le procedure sono state chiarite ed è stata appresa la lezione”.

Commentando quanto accaduto ieri, l’attivista palestinese per i diritti umani, Ihab Hassan, ha rilanciato sul proprio account X un articolo del 2009 sulla decisione dell’esercito israeliano di mettere fine alla pratica di segnare numeri di identificazione sul corpo dei detenuti palestinesi: “Per quelli che pensano che questa sia una pratica nuova: già nel 2009 l’esercito israeliano aveva ordinato di smettere di contrassegnare i corpi dei detenuti palestinesi con numeri di identificazione”.

Il calciatore Yael Trepy migliora ma rimane in Terapia intensiva

Milano, 18 ago. (askanews) – Il 20enne calciatore del Cagliari, Yael Trepy è “ancora sottoposto a sedazione farmacologica in Terapia intensiva Emergenza urgenza, ventilato artificialmente tramite intubazione delle vie aeree, con miglioramento della funzione respiratoria rispetto alla grave insufficienza rilevata al momento del ricovero”. Lo ha comunicato in una nota l’ospedale Santissima Annunziata dell’Azienda ospedaliero universitaria di Sassari, dove il giovane francese è ricoverato dalla sera del 16 agosto dopo aver rischiato di annegare nella piscina di una villa a Porto Cervo.

“Apiretico, prosegue con la terapia antibiotica e gli accertamenti microbiologici. Stabile la funzione cardiocircolatoria” precisa il nosocomio, spiegando che “nella giornata odierna, previa rivalutazione radiologica ed ecografica polmonare, e qualora il miglioramento respiratorio risulti consolidato, è prevista la progressiva riduzione della sedazione, con rivalutazione della risposta clinica del paziente. La prognosi continua ad essere ancora riservata”.

Meloni: la strage di Vergarolla resta impunita, pagina terribile sulla spiaggia di Pola

Roma, 18 ago. (askanews) – “Oggi l’Italia onora la memoria dei connazionali uccisi il 18 agosto 1946 sulla spiaggia di Vergarolla, nella più grave e sanguinosa strage nella storia dell’Italia repubblicana. Una carneficina caduta nell’oblio per decenni e che è stata restituita alla memoria collettiva grazie all’impagabile impegno della comunità italiana di Pola, degli esuli, dei loro discendenti e delle associazioni. Quello che è successo ottant’anni fa sulla spiaggia di Pola rappresenta ancora oggi un crimine impunito”. Così la premier Giorgia Meloni, in occasione dell’ottantesimo anniversario della strage di Vergarolla.

“Decine e decine di civili innocenti – uomini, donne e bambini – vennero uccisi – prosegue la presidente del consiglio – secondo un macabro disegno, mentre assistevano ad una manifestazione sportiva. Mai accertati gli autori, individuati i mandanti, chiarite le finalità – sottolinea – . Ricercare la verità rimane la via maestra per rendere pienamente giustizia alle vittime e svelare quello che, ancora oggi, non sappiamo di questa pagina buia del Novecento”.

Vergarolla, Meloni: strage ancora impunita, pagina terribile confine orientale

Roma, 18 ago. (askanews) – “Oggi l’Italia onora la memoria dei connazionali uccisi il 18 agosto 1946 sulla spiaggia di Vergarolla, nella più grave e sanguinosa strage nella storia dell’Italia repubblicana. Una carneficina caduta nell’oblio per decenni e che è stata restituita alla memoria collettiva grazie all’impagabile impegno della comunità italiana di Pola, degli esuli, dei loro discendenti e delle associazioni. Quello che è successo ottant’anni fa sulla spiaggia di Pola rappresenta ancora oggi un crimine impunito”. Così la premier Giorgia Meloni, in occasione dell’ottantesimo anniversario della strage di Vergarolla.

“Decine e decine di civili innocenti – uomini, donne e bambini – vennero uccisi – prosegue la presidente del consiglio – secondo un macabro disegno, mentre assistevano ad una manifestazione sportiva. Mai accertati gli autori, individuati i mandanti, chiarite le finalità – sottolinea – . Ricercare la verità rimane la via maestra per rendere pienamente giustizia alle vittime e svelare quello che, ancora oggi, non sappiamo di questa pagina buia del Novecento”.

“Ciò che è certo è che l’eccidio di Vergarolla segnò uno dei momenti più drammatici di quella stagione di violenze, contribuendo in modo determinante alla decisione della maggior parte degli italiani di lasciare Pola e intraprendere la via dell’esodo”, aggiunge Meloni.

“Dal buio abissale di quel massacro emerse la luce di un eroe: Geppino Micheletti, medico dell’ospedale di Pola che continuò ad operare i feriti e i mutilati dell’esplosione anche dopo aver saputo che tra i morti c’erano anche suo fratello, sua cognata e i suoi due bambini, di 9 e 5 anni. Un esempio luminoso di umanità, coraggio e abnegazione, riconosciuto dal Presidente Mattarella con la Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica. Anche nel suo nome e in quello di tutte le vittime di Vergarolla – conclude la premier – il Governo italiano continuerà il proprio impegno a 360 gradi per custodire e tramandare il ricordo delle complesse vicende legate al confine orientale. Pagine terribili e dolorose, per troppo tempo taciute ma che oggi appartengono alla memoria nazionale ed europea”.

Addio a Fulvio Lucisano, grande produttore del cinema italiano

Roma, 18 ago. (askanews) – È morto oggi all’età di 98 anni Fulvio Lucisano, tra i grandi produttori del cinema italiano del dopoguerra. Nato a Roma il 1° agosto 1928 e laureato in Giurisprudenza alla Sapienza, Lucisano entrò giovanissimo nel mondo del cinema: nel 1949 partecipò alla realizzazione del documentario “Anno Santo” e dal 1950 iniziò a collaborare con l’Istituto Luce. Negli anni Cinquanta realizzò circa 300 documentari prima di dedicarsi alla produzione cinematografica. Nel 1955 produsse il suo primo lungometraggio, “I quattro del getto tonante”, mentre nel 1958 fondò la Italian International Film (IIF), diventata una delle realtà più importanti dell’industria cinematografica italiana.

Nel corso di una carriera lunga oltre sette decenni ha prodotto più di 130 film, attraversando generi, epoche e generazioni. Tra i titoli figurano “Terrore nello spazio” di Mario Bava, “Ricomincio da tre”, la saga di “Fantozzi”, “Il grande cocomero” di Francesca Archibugi, “Notte prima degli esami” ed “Ex”.

Lucisano ha accompagnato l’evoluzione del cinema italiano, dal cinema popolare degli anni Sessanta e Settanta alle commedie degli anni Duemila, mantenendo un ruolo centrale anche nelle nuove produzioni televisive. È stato presidente dell’Anica dal 1998 al 2001. Nel 2007 è stato nominato Cavaliere del lavoro e nel 2009 ha ricevuto il David di Donatello alla carriera. La sua storia professionale è proseguita anche attraverso la famiglia: le figlie Federica e Paola hanno infatti seguito le sue orme nel mondo della produzione cinematografica.

Etna, stop restrizioni su aeroporto Catania. Ripresa attività di volo

Roma, 18 ago. (askanews) – Torna in piena attività l’aeroporto di Catania. In una nota diffusa dalla società che gestisce lo scalo siciliano si annuncia che “a seguito del passaggio dello stato di allerta delle attività vulcaniche da RED a ORANGE, è stata disposta la riapertura dei settori precedentemente chiusi e la cancellazione di tutte le restrizioni”.

Quindi, prosegue il comunicato, “sono ripristinate con effetto immediato le attività di volo in partenza e in arrivo all’aeroporto di Catania”.

Orsina ai democratici cristiani: il potere non si esorcizza, l’Europa va ripensata

L’ampia riflessione che Giovanni Orsina ha sviluppato ieri sul Foglio, avente per titolo “L’esorcismo del potere”, merita attenzione soprattutto perché affronta una questione che va ben oltre il confronto, pur suggestivo, tra Leone XIV e Donald Trump, entrambi nord-americani ma con visioni del mondo assai diverse. Al centro c’è infatti un interrogativo antico e insieme drammaticamente attuale: quale rapporto deve esistere tra morale, politica e potere?

Orsina muove da due modelli opposti. Da una parte la “morale senza politica” che egli riconosce, appunto, nella predicazione di Leone XIV; dall’altra la “politica senza morale” incarnata, nella sua lettura, dal presidente americano. Due estremi che finiscono per illuminare la medesima crisi: la crescente difficoltà della politica contemporanea nel governare il potere senza assolutizzarlo e, contemporaneamente, senza rinnegarlo.

Nell’insegnamento sociale della Chiesa, osserva Orsina, permane una diffidenza profonda nei confronti del potere. La politica deve essere servizio, mediazione, ricerca del bene comune; deve porre limiti alla forza, proteggere i più deboli, ricondurre l’economia e la tecnica alla dignità della persona. In questo orizzonte la pace non è soltanto assenza di guerra, ma espressione di un ordine morale. Il problema nasce quando questo patrimonio etico deve misurarsi con la durezza della storia, quindi con il conflitto e con la necessità di scegliere fra alternative entrambe imperfette. La politica, proprio perché costretta alla decisione, non può vivere esclusivamente nel territorio dei principi.

Qui Orsina introduce la tradizione democratico cristiana. Una cultura che, storicamente, ha maneggiato con cautela il concetto stesso di sovranità. Il potere dello Stato non è mai stato considerato assoluto: infatti, esso è limitato dai diritti della persona, dall’autonomia dei corpi intermedi, dalla famiglia, dalle comunità, dalla società organizzata e, sul piano internazionale, da un ordine capace di contenere la pretesa sovrana degli Stati.

La storia europea del secondo dopoguerra impose ai democratici cristiani una prova molto concreta. De Gasperi, Adenauer, Schuman dovettero confrontarsi con la Guerra fredda, con il comunismo sovietico, con la ricostruzione economica, con la sicurezza occidentale. Non bastava predicare la pace: occorreva scegliere alleanze, costruire istituzioni, accettare responsabilità di governo. La diffidenza cristiana verso il potere dovette quindi conciliarsi con il suo esercizio. Fu certamente una scelta di Realpolitik, temperata però da un riferimento morale che impediva alla forza di diventare essa stessa il criterio della politica.

L’Europa nacque anche da questa tensione. Secondo Orsina, il processo di integrazione tradusse istituzionalmente il sospetto democratico cristiano nei confronti della sovranità nazionale: poteri condivisi, regole comuni, interdipendenza economica, trasferimenti di competenze, moltiplicazione dei contrappesi. Dopo le tragedie del Novecento, limitare il potere degli Stati appariva non soltanto opportuno, ma moralmente necessario.

Proprio qui, tuttavia, emerge il problema odierno. Quel meccanismo aveva potuto funzionare perché alle spalle dell’Europa esisteva la potenza degli Stati Uniti, capace di garantire sicurezza, equilibrio internazionale e, in ultima istanza, protezione militare. Il Vecchio Continente poteva permettersi di coltivare il primato delle regole perché qualcun altro continuava a presidiare il terreno della forza.

Con il ritorno della storia, delle guerre, delle potenze e delle sfere d’influenza, questo equilibrio si è incrinato. L’Europa scopre di avere depotenziato la sovranità nazionale senza avere costruito una piena sovranità europea. Ha moltiplicato norme, procedure e vincoli, ma non dispone ancora di una capacità politica proporzionata alle nuove responsabilità. E mentre Trump riporta brutalmente al centro interesse nazionale, potenza e decisione, l’Europa continua a parlare soprattutto il linguaggio delle regole.

È questa, forse, la provocazione più interessante del ragionamento di Orsina: il potere non può essere semplicemente esorcizzato. Una democrazia ha certamente il compito di limitarlo, distribuirlo, sottoporlo alla legge e alla morale; ma nello stesso tempo deve anche essere capace di esercitarlo. Perché quando la politica rinuncia alla forza necessaria per governare la realtà, non elimina il potere: rischia soltanto di consegnarlo ad altri.

Ai democristiani di oggi – scrive proprio in conclusione Orsina – è richiesto un immenso lavoro culturale, la capacità di pensare una nuova Realpolitik che non sia priva di morale ma, al contempo, sappia risponda alle esigenze concrete delle opinioni pubbliche europee”. È un compito che onora una grande tradizione di pensiero e di azione, sebbene con un fondo di ingenuità lo si attribuisca al Ppe, un partito che ha dismesso negli ultimi trent’anni di rappresentare la genuina esperienza dei democratici cristiani, per dare spazio a partiti e movimenti nazionali di stampo genericamente conservatore. Intra ecclesiam nulla salus, sarebbe facile parafrasare: non è infatti nel Ppe – in questo Ppe! – che possa rifiorire l’europeismo immaginato a metà del secolo scorso dagli statisti cattolici di Francia, Germania e Italia.

Altro che peso: gli anziani tengono in piedi l’Italia

Il centro si edifica, non si rincorre

In questi giorni di Ferragosto, mentre la politica si consuma in liturgie di posizionamento, mi chiedo se non stiamo sbagliando domanda. Non “dove sta il centro?”, ma “su chi poggia il centro?”. La risposta è più semplice di quanto sembri: poggia su chi tiene insieme la comunità quando lo Stato arretra. E oggi, in Italia, quel compito lo svolgono in larghissima parte gli anziani.

Non destinatari, ma pilastri

Oltre quattordici milioni di ultrassessantacinquenni. Non servono trattati per capire che non sono un capitolo di spesa: sono il welfare invisibile. Custodiscono i nipoti mentre i genitori lavorano, integrano redditi familiari insufficienti, mantenendo vivi i legami di vicinato in quartieri che altrimenti si sfalderebbero. Sono memoria istituzionale, trasmissione di saperi e mestieri, presidio contro la solitudine di massa. In un Paese con le culle vuote, rappresentano la continuità tra generazioni. Chi li riduce a “problema pensionistico” non ha capito nulla della società che pretende di governare.

Una rivoluzione mite

Costruire un centro che li riconosca come contributo fondativo significa rovesciare la narrazione. Non proteggerli dall’alto, ma restituirli al ruolo che già svolgono nei fatti. Significa svuotare i populismi che urlano dei problemi senza farsene carico. Significa tutelare la nostra storia di cristiani che hanno saputo dare all’economia una funzione sociale: un patrimonio prezioso per la storia del pensiero politico democristiano.

L’orgoglio di servire ancora

Me lo chiedono tanti amici. Quelli temprati da mille battaglie, dalla ricostruzione del Paese, dallo sviluppo economico. Quelli che si sentono orgogliosi di essere democratici cristiani e vogliono continuare a servire il Paese, con la convinzione che i trent’anni sono stati una stagione, non un confine: da democratici cristiani si serve il Paese anche oggi, anche domani, con le forme che il tempo chiede.

Sinistra Dc, una storia che parla al presente

 

Un laboratorio politico e culturale

Il ruolo della sinistra democristiana è stato importante e decisivo nella storia politica del nostro paese. E non solo all’interno della Democrazia Cristiana. E questo per tre ragioni di fondo.

Innanzitutto perché la sinistra democristiana – sia quella ‘sociale’ di Carlo Donat-Cattin e di Franco Marini e sia quella ‘politica’ dei vari Ciriaco De Mita, Giovanni Galloni, Luigi Granelli, Mino Martinazzoli – è stata un laboratorio politico e culturale di straordinaria levatura. E questo non solo perché la sinistra Dc ha sempre privilegiato la progettualità politica rispetto alla sola gestione del potere. Ovvero, per dirla con altre parole, con la sinistra democristiana la politica con la P maiuscola ha sempre avuto il sopravvento in qualunque tornante della vita democratica del nostro paese. Insomma, parliamo di una concreta esperienza politica, culturale ed intellettuale che rappresenta quasi un “unicum” nelle vicende democratiche italiane.

 

Il progetto politico oltre la forza dei numeri

In secondo luogo la sinistra democristiana ha confermato che, al di là dei numeri congressuali che di volta in volta regolavano le vicende all’interno della Democrazia Cristiana, si può condizionare pesantemente l’evoluzione del partito di appartenenza e dell’intera politica italiana anche attraverso la strada della costruzione di un progetto politico. E la conferma arriva proprio dalla concreta esperienza della sinistra Dc. Basti pensare, per fare un solo esempio, alla storia della sinistra sociale di Forze Nuove guidata dal leader piemontese Donat-Cattin. Attraverso le sue riviste, i suoi tradizionali convegni settembrini e la concreta ed attiva partecipazione al dibattito politico, quella corrente era in grado di condizionare il cammino della politica italiana.

Certo, molto dipendeva anche dall’autorevolezza e dal peso di quelle leadership. Ma è altrettanto indubbio che non tutto dipende dai numeri che vengono messi di volta in volta in campo. Molto, anzi, moltissimo, dipende anche e soprattutto dall’intelligenza politica di chi sa interpretare un ruolo e giocarlo nella contesa politica più generale.

 

Una presenza riconosciuta nella politica italiana

Era così per la sinistra sociale di Forze Nuove di Donat-Cattin ma lo era altrettanto per la sinistra politica di De Mita, Bodrato, Martinazzoli e Galloni. Insomma, parliamo di un’esperienza politica che ha saputo ritagliarsi un ruolo specifico non solo nella Dc ma nella politica italiana. Un ruolo che era riconosciuto da tutti i partiti, di maggioranza e di opposizione. E anche, e soprattutto, dalla cosiddetta società civile nelle sue multiformi e variegate articolazioni sociali, culturali, professionali ed economiche.

In terzo luogo, per fermarsi solo a queste tre indicazioni, la sinistra Dc è stata forse la più alta espressione dell’iniziativa politica, della progettualità politica e dell’elaborazione culturale ed ideale dell’area cattolica italiana. Certo, anche la sinistra Dc non rappresentava e non esauriva l’intera galassia cattolica italiana. Ma è indubbio che nel corso degli anni proprio la sinistra democristiana ha saputo interpretare e tradurre politicamente le istanze, le domande, gli interessi e le richieste che provenivano da larghi settori dell’area cattolica italiana. Una esperienza e una modalità che non si sono più ripetute nella storia politica del nostro paese.

 

Una storia da non archiviare

Ecco perché, e per fermarsi a queste tre sole indicazioni, l’esperienza e la storia della sinistra Dc non possono e non devono essere archiviate banalmente. Semmai, e al contrario, occorre farne tesoro anche oggi. Soprattutto per quei cattolici impegnati in politica che ritengono ancora importante e decisivo l’apporto di questa cultura nelle dinamiche concrete della politica contemporanea.

Daryaei, storia di un pensiero amputato

A Teheran fa un gran caldo

Ahoo Daryaei è la ragazza che si è parzialmente spogliata in una Università di Teheran come gesto di protesta contro il governo di quel paese. La sta pagando assai cara. L’hanno portata in ospedale e tenuta legata in un letto per 18 giorni consecutivi. Il regime ha poi avviato una trattativa con la famiglia della ribelle che ha dovuto convincerla di accettare di passare per malata mentale. Solo in questo modo è stato possibile evitarle la prigione, essere torturata o impiccata. Così avrebbe potuto ritornare dai suoi due figli anche se marchiata di schizofrenia con l’obbligo di assumere farmaci antipsicotici e sottoposta a relativo controllo. Non le è stato concesso di avere un’idea di universo diversa da quella del suo paese..

 

Una raffinata lobotomia

Quando il potere ha scoperto che camminava normalmente, evidentemente non obbediva allacura prescritta, hanno stabilito che una volta al mese i medici le facciano una iniezione di quelle che ti stendono e si va avanti ormai in questo modo. Meglio, assai meglio che la sua libertà cammini rallentata e sbilenca e che smetta di avere voglia di levarsi gli abiti di dosso come una scalmanata. La schizofrenia è quel male che ti scinde la mente ed hanno costretto la nostra ribelle a procedere con un pistone sololasciandole l’uso di un altro che da solo sforza a tenersi in piedi. 

 

Regola del potere: ad azione reazione, chi la fa l’aspetti!

Ahoo si traduce in gazzella, un animale fragile che ha però la forza della corsa e della agilità a cui vanno spezzate le gambe perché non spazi dove vuole. Per lei adesso non c’è nulla da fare. Quando appena comincia a riprendere una punta di reattività si presentano dei mostri in camice bianco che le infliggono periodicamente un veleno per la mente. Se avesse provato a mentire, sapendo di essere controllata, recitando la parte della ammalata, con un passo abbastanza trascinato da ingannare, allora forse avrebbe scampato a questo orrore. 

Nel film “Il professore e il pazzo” il protagonista William Chester Minor, affetto da schizofrenia contribuì con il suo fondamentale genio alla creazione dell’English Oxford Dictionary, rivedendo per sua fortuna poi la libertà, La scultrice Camill Claudel ebbe peggior destino perché a causa del suo desiderio di indipendenza fuori dalle regole borghesi fu internata dalla famiglia in manicomio e lì lasciata morire. Ahoo ha per fama solo quella di spogliarellista ma le è andata comunque male.

 

Una punizione in agguato

Ma Ahoo non sa mentire e il suo pensiero ha accettato per coerenza il massacro a cui è stato destinato. Fa ribrezzo chi indossa i panni di un medico e si presenta da boia che getti dentro ad un corpo una dose di morte a metà. La puntura, di cui Ahoo è vittima, è un foro nel suo credo perché si disperda e si ravveda. I signori che le prestano questa affettuosa puntuale assistenza la sera torneranno a casa forse con un foro nella coscienza che potranno tentare di turare nel tempo, loro, per non impazzire. Ci sarà sempre un inesorabile tarlo che farà gallerie nel loro cranio già privo di minimi rivestimenti e lì dentro sguazzerà a piacimento senza antidoti. Non ci riusciranno a mettere una toppa ad Ahoo, un’altra sua metà continuerà comunque a vivere, c’è un emisfero che suona a grancassa per una infinita condanna dei suoi aguzzini.

Nave colpita da "proiettile non identificato" a Hormuz, una vittima

Roma, 18 ago. (askanews) – Una nave mercantile è stata colpita da un “proiettile non identificato” mentre si dirigeva verso l’uscita dello stretto di Hormuz, ha annunciato oggi l’Organizzazione britannica per i trasporti marittimi (UKMTO). L’impatto ha causato danni alla sala macchine e ha provocato un morto tra i membri dell’equipaggio; gli altri marinai sono stati presi in custodia dalla guardia costiera omanita.

L’agenzia, parte della Royal Navy, non ha specificato il nome o la bandiera della nave, né la provenienza del proiettile. Nessun gruppo ha ancora rivendicato la responsabilità dell’attacco.

M.O., Trump: Usa non vogliono estendere cessate fuoco con l’Iran

Milano, 17 ago. (askanews) – Il presidente Donald Trump afferma che gli Stati Uniti d’America non intendono prolungare il cessate il fuoco con l’Iran, scrive Reuters.

A giugno, i paesi hanno concordato un cessate il fuoco temporaneo, una cosiddetta lettera d’intenti, il cui scopo era quello di utilizzare la tregua per negoziare un accordo più permanente.

Ha inoltre affermato di non credere che l’Iran sia disposto a stipulare “il tipo di accordo che ritengo necessario”.

Intanto Jared Kushner, ha dichiarato che i colloqui tra gli Stati Uniti e diverse aree del governo iraniano sono probabilmente più intensi che mai, ma le due parti non hanno ancora raggiunto un’intesa.

Kushner, che si trova in visita in Medio Oriente, ha rilasciato queste dichiarazioni in un’intervista a Fox News.

Sebbene il cessate il fuoco sia entrato in vigore a giugno, sia gli Stati Uniti che l’Iran hanno condotto diversi attacchi durante questo periodo.

Uno dei principali punti di contesa tra i due Paesi è stato lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita gran parte della produzione petrolifera mondiale.

Netanyahu: un generale Usa supervisioni il disarmo di Hamas a Gaza

Roma, 17 ago. (askanews) – Il primo ministro israeliano, Benyamin Netanyahu, ha concordato con l’inviato americano Jared Kushner che un generale statunitense supervisionerà il disarmo di Hamas, e ha ribadito che non ci sarà un ritiro israeliano da Gaza prima della conclusione di questo processo. Lo ha affermato un funzionario dello stato ebraico.

Le due parti “hanno concordato che il primo passo verso la smilitarizzazione della Striscia di Gaza consisterà nel chiedere ad Hamas di consegnare le proprie armi, affinché siano messe fuori uso sotto la supervisione di un generale americano”, ha dichiarato il funzionario, senza che ci fosse nell’immediato una conferma da parte americana.

Avvistati 11 cadaveri di migranti nel Mediterraneo

Milano, 17 ago. (askanews) – Oggi, durante un volo di monitoraggio sul Mediterraneo centrale, l’equipaggio di Albatross, l’aereo di monitoraggio gestito congiuntamente da Sos Mediterranee e dall’Humanitarian Pilots Initiative (HPI), ha assistito a una scena straziante: i corpi di 11 persone che galleggiavano in mare, in avanzato stato di decomposizione. Mentre l’aereo volava a quota più bassa, l’equipaggio è riuscito a distinguere ulteriori dettagli: alcuni dei corpi indossavano ancora i vestiti, altri galleggiavano grazie a camere d’aria di pneumatici. Lo rende noto l’ong Sos Mediterranee.

“Sebbene le circostanze e il momento esatto del naufragio rimangano sconosciuti, questa testimonianza è un duro promemoria delle conseguenze umane delle politiche letali dell’Europa, improntate all’indifferenza e alla deterrenza a tutti i costi – sottolinea l’ong -. Si aggiunge al bilancio sempre più pesante delle vite perse su questa rotta, dove, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), dall’inizio dell’anno sono morte o sono scomparse almeno 872 persone – un aumento del 24% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando erano stati documentati almeno 702 decessi. Queste morti non sono tragici incidenti, ma il risultato prevedibile di scelte politiche deliberate”.

Per l’ong non ci sono dubbi: “Da oltre un decennio, gli Stati membri dell’UE si sono sottratti alle proprie responsabilità in materia di ricerca e soccorso in mare, ostacolando e criminalizzando sistematicamente le operazioni di soccorso condotte da civili. Allo stesso tempo, il continuo sostegno alla Guardia Costiera libica, compresa la fornitura di risorse, formazione e attrezzature, ha reso la traversata via mare un viaggio molto più rischioso per chi tenta di intraprenderla”.

“Il numero di persone che arrivano in Europa attraverso il Mediterraneo centrale è diminuito, ma una percentuale maggiore perde la vita lungo il percorso – sottolinea ancora Sos Mediterranee -. Il numero di persone che arrivano in Italia è sceso del 56%, un dato spesso sottolineato dal governo italiano come prova del successo delle sue politiche migratorie. Ma il calo degli arrivi non ha reso la traversata più sicura: il tasso di mortalità stimato si attesta ora a quasi il 3%, il che significa che circa una persona muore o scompare ogni 35 che tentano la traversata. Queste cifre dimostrano che un minor numero di partenze non ha comportato un minor numero di morti, ma piuttosto un rischio crescente per la vita di coloro che continuano a intraprendere il viaggio”.

Locarno 79, Pardino per miglior regia WeShort a "Mutrion" di Cavazzin

Roma, 17 ago. (askanews) – È “Mutrion”, diretto da Marco Cavazzin, il vincitore del Pardino per la migliore regia WeShort, assegnato nell’ambito del Concorso Internazionale di Pardi di Domani alla 79esima edizione del Locarno Film Festival.

Il riconoscimento, del valore di 5.000 franchi svizzeri (oltre 5.300 euro), è sostenuto da WeShort, piattaforma globale di streaming e hub dedicato alla distribuzione e alla produzione di intrattenimento premium in formato breve, nell’ambito della partnership con il Locarno Film Festival.

“Mutrion” è prodotto da Etimo, casa di produzione indipendente con sede a Venezia, in collaborazione con Goofy Studio e Magenta Film. La distribuzione internazionale e le vendite sono curate da Cattive Produzioni.

Al centro del film c’è un paesaggio: la Laguna Nord di Venezia. Tra Cavallino-Treporti, Punta Sabbioni e le isole della laguna, il territorio agisce come presenza narrativa, espressione del rapporto intimo e contraddittorio dei personaggi con il luogo a cui appartengono. Da qui prende forma il concetto di “nostalgia della dannazione”: quel sentimento contraddittorio che nasce quando si lascia un luogo e, nonostante tutto, si continua a sentirne il richiamo. “Questo corto nasce da un’esigenza interiore, prima ancora che narrativa: raccontare un paesaggio”, spiega Cavazin. “Il corto nasce da questa tensione: dal desiderio di partire e da quello, altrettanto forte, di tornare. E in mezzo c’è questo paesaggio, che per me rappresenta perfettamente quel senso di bellezza, inquietudine e disorientamento, ha aggiunto il cineasta.

Il riconoscimento premia lo sguardo di Marco Cavazzin, che da un legame profondamente personale con il territorio costruisce un’esperienza cinematografica di respiro universale, affidando al paesaggio un ruolo narrativo e percettivo centrale”, spiega WeShort. “Siamo felici che il Pardino per la migliore regia sostenuto da WeShort a Locarno vada a Marco Cavazzin per Mutrion. Nel suo lavoro abbiamo riconosciuto uno sguardo preciso e personale: un modo di utilizzare il paesaggio per parlare di qualcosa di universale, il rapporto con le proprie radici, il desiderio di partire e la difficoltà, ancora maggiore, di tornare”, ha commentato Alex Loprieno, Founder & CEO di WeShort.

I pasdaran hanno detto che non c’è dialogo con gli Usa (smentendo Trump)

Roma, 17 ago. (askanews) – Il corpo dei Guardiani della rivoluzione islamica (IRGC) non sta intrattenendo alcun dialogo con funzionari statunitensi, ha dichiarato oggi il portavoce, Hossein Mohebbi.

In precedenza, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva confermato l’esistenza di un canale di comunicazione non ufficiale con l’IRGC in un colloquio con Fox News.

“Non esiste alcun dialogo tra i rappresentanti dell’IRGC e gli americani. Questa falsa affermazione di Trump non è altro che una fantasia nata dalla sua immaginazione e dai suoi incubi, conseguenza della sua disperazione e della sconfitta in guerra”, ha dichiarato Mohebbi all’agenzia di stampa Tasnim.

Prosegue il progetto multimediale "frammenti" di Claudio Baglioni

Milano, 17 ago. (askanews) – Prosegue il progetto multimediale “frammenti”, creato appositamente sui social ufficiali di Claudio Baglioni, per accompagnare l’avvicinamento al 24 ottobre 2026: la data del debutto di “Che notte è questa! la partenza”, l’insieme unico e complessivo dei sette concerti live a Piazza di Siena, Villa Borghese, ROMA, con cui s’inaugura il GrandTour LaVitaÈAdesso.

Il video pubblicato oggi sui social di Claudio Baglioni, contiene immagini storiche e nuove elaborazioni che s’intrecciano con la musica del brano “L’amico e domani”.

A interpretare eccezionalmente alcuni passaggi del testo della canzone è Luca Argentero.

“frammenti” è un percorso narrativo inedito che rivisita, di settimana in settimana, le tracce dell’album, attraverso la composizione multimediale di immagini, illustrazioni, grafiche, colonne musicali e prestigiose voci recitanti. Con questo miscuglio di appunti, ricordi, annotazioni si prepara il bagaglio per il GrandTourLaVitaÈAdesso e si vive la vigilia che porta a “CHE NOTTE È QUESTA! la partenza”, a Piazza di Siena, dove 44 anni fa, il 24 ottobre 1982, si tenne il concerto di Alé-Oó, prima grande adunata della musica live italiana.

La scaletta presenterà il repertorio storico più conosciuto e affermato del cantautore e, per la prima volta, l’esecuzione dal vivo di tutti i pezzi dell’album dei record.

Il lungo giro del GrandTour festeggerà il suo capitolo conclusivo, ancora una volta nel cuore di Roma, ai Fori Imperiali, il 23 ottobre 2027, con l’evento “Che notte è questa! il ritorno”,

Roma, Vittorio Marcelli risale il Tevere su una tavola da surf

Milano, 17 ago. (askanews) – Una tavola da surf, il Tevere e una sfida dal forte valore simbolico. Sabato 15 agosto Vittorio Marcelli, surfista italo-hawaiano, ha risalito un tratto del Tevere sulla sua tavola, portando nel cuore della Capitale un gesto che vuole richiamare l’attenzione sul rapporto tra le grandi città europee e i loro fiumi.

Una sfida lanciata e vinta “in risposta alla Francia che usa la Senna per gli Europei di nuoto e le Olimpiadi. Noi italiani non siamo da meno”, sottolinea Marcelli.

L’idea nasce dal confronto con Parigi e la Senna, tornata negli ultimi anni al centro di grandi manifestazioni sportive internazionali. Marcelli vuole idealmente rilanciare la sfida da Roma, scegliendo il Tevere come scenario di un’iniziativa che unisce sport, provocazione e valorizzazione del fiume.

Per il surfista italo-hawaiano, il Tevere non deve essere considerato soltanto un elemento del paesaggio della Capitale, ma può tornare a essere vissuto e raccontato anche attraverso lo sport.

La prova di sabato 15 agosto è stata quindi una sfida personale ma anche un messaggio: Roma possiede un fiume unico per storia e identità e può guardare alle esperienze delle altre grandi capitali europee immaginando un rapporto sempre più vivo con le proprie acque.

Trump ha detto che non ha fretta di mettere fine alla guerra con l’Iran

Roma, 17 ago. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha detto oggi di “non avere fretta” di mettere fine al conflitto con l’Iran. “Sono bravi giocatori di poker, ma stanno morendo”, ha detto Trump al giornalista Trey Yingst di Fox News, confermando quanto rivelato ieri da Axios su un canale di comunicazione creato dall’amministrazione con i pasdaran attraverso il presidente del Kurdistan iracheno, Nechirvan Barzani. “Non ho una scadenza. Non ho fretta”, ha aggiunto Trump.

Ultimi giorni per Rothko a Firenze: pittura come spazio ulteriore

Firenze, 17 ago. (askanews) – Sono alcuni dei dipinti più famosi del mondo, star del mercato, ma anche, e soprattutto, inestimabile patrimonio culturale. Le opere di Mark Rothko, nate da una vita mai banale, carica di momenti difficili, ma guidata da un’idea di “riparare il mondo”, sono riconosciute ovunque, eppure mantengono, ed è la loro forza, una grande componente di mistero. Possono essere soglie sull’ignoto, ci possiamo vedere la luce delle prime stelle o il senso del tempo, la traccia fantasma di quello che è stato e una riflessione profonda sulla storia dell’arte. Qualcuno ci vede anche del misticismo. Nessuna risposta è definitiva, tutte possono essere giuste. Palazzo Strozzi a Firenze gli dedica una mostra che probabilmente nel futuro ricorderemo come memorabile, aperta fino al 23 agosto e che, si prevede, chiuderà con circa 250mila visitatori.

“Con la sua arte Mark Rothko ha ridefinito la pittura del Novecento – ha detto il direttore di Palazzo Strozzi Arturo Galansino – e questa mostra offre un’occasione di incontro unico, profondo, tra le sue opere e i nostri pubblici”.

A curare l’esposizione, insieme a Elena Geuna, il figlio del pittore, Christopher Rothko, che ha sottolineato la relazione del padre con Firenze, motivo guida della mostra, ma anche la decisiva dimensione spaziale delle sue opere. “La gente spesso pensa ai dipinti di mio padre come riflessioni sul colore – ci ha detto – ma io credo che lui fosse più concentrato sulla creazione di luoghi credibili nei quali sia possibile entrare. Di modo che si possa essere nello spazio del dipinto, ma andare anche oltre”.

Il punto è proprio questo: l’apertura di spazi e dimensioni ulteriori, l’amplificazione della pittura, che diventa forma, filosofia, se volete anche un’esperienza spirituale. Che è un guardare la mortalità, ma senza che questa blocchi le sensazioni, che vivono in un discorso più grande e umano. (Leonardo Merlini)

Report, Ranucci: grave la diffusione di un documento interno, denunceremo

Roma, 17 ago. (askanews) – “Grave diffusione di un documento interno strategico per l’azienda visto che rende pubblici i costi di una produzione di punta della Rai come Report. Presenteremo denuncia anche al comitato etico su chi in Rai abbia fornito a Il Tempo tale documentazione sensibile”. Lo scrive il giornalista Sigfrido Ranucci su Facebook, allegando la notizia che gli inviati di Report annunciano querela al quotidiano Il Tempo che oggi ha pubblicato ‘cifre false sugli stipendi’ e ‘a tutte le testate che riprenderanno le informazioni false e scorrette pubblicate’.

La bolla dei titoli tech Usa potrebbe scoppiare, l’allarme di 5 economisti della Bce

Milano, 17 ago. (askanews) – La ricerca economica sulle rivoluzioni tecnologiche passate indica una conclusione preoccupante: è probabile una correzione delle attuali valutazioni di mercato nel settore tech. E una forte correzione dei mercati azionari avrebbe gravi conseguenze per l’area Euro. A scriverlo cinque economisti della Bce in un articolo pubblicato sul blog della banca centrale.

I mercati su entrambe le sponde dell’Atlantico, si legge, riflettono l’entusiasmo degli investitori riguardo al ruolo dell’intelligenza artificiale nel plasmare l’economia e nel trainare gli utili. Queste valutazioni “estremamente ottimistiche” sollevano, tuttavia, il dubbio che ci sia una replica della bolla delle dot-com.

Gli economisti nella loro analisi fanno notare come l’attuale entusiasmo per l’intelligenza artificiale abbia molti precedenti storici: dal boom ferroviario del XIX secolo, all’espansione dell’elettricità e della radio negli anni ’20 a Internet o “era delle dot-com”, negli anni ’90.

Oggi la maggior parte dell’esposizione dell’area euro alle cosiddette Magnifiche sette, le sette più grandi aziende tecnologiche degli Stati Uniti, avviene tramite fondi di investimento, fondi comuni ed Etf. Le famiglie dell’area euro, che stanno sempre più investendo in Etf a basso costo, hanno un’esposizione di circa 440 miliardi di euro ai titoli tecnologici statunitensi, senza essere necessariamente consapevoli del rischio associato. Anche le compagnie assicurative e i fondi pensione presentano un’esposizione significativa alle Magnifiche sette.

Questa struttura basata sui fondi, avvertono dunque gli economisti, è di per sé un canale di trasmissione. Una brusca correzione può costringere i fondi a vendere attività per far fronte ai rimborsi spingendo ulteriormente al ribasso le valutazioni e innescando ulteriori rimborsi. Ecco perché una correzione delle Magnifiche sette è una questione di stabilità finanziaria per l’area dell’euro, e non solo per il settore privato. Lo scenario più grave non è la correzione azionaria in sé, ma una correzione che coincida con una più ampia instabilità del mercato che i responsabili delle politiche non possono facilmente placare: a differenza dell’episodio delle dot-com, avvertono, il punto di partenza odierno lascia decisamente meno margine per tagliare i tassi di interesse o utilizzare la politica fiscale per attutire le conseguenze.

Report, Ranucci: grave diffusione documento interno strategico, denunceremo

Roma, 17 ago. (askanews) – “Grave diffusione di un documento interno strategico per l’azienda visto che rende pubblici i costi di una produzione di punta della Rai come Report. Presenteremo denuncia anche al comitato etico su chi in Rai abbia fornito a Il Tempo tale documentazione sensibile”. Lo scrive il giornalista Sigfrido Ranucci su Facebook, allegando la notizia che gli inviati di Report annunciano querela al quotidiano Il Tempo che oggi ha pubblicato ‘cifre false sugli stipendi’ e ‘a tutte le testate che riprenderanno le informazioni false e scorrette pubblicate’.

Vinicio Capossela e Pierpaolo Capovilla insieme in "Tutti Bodyguard"

Roma, 17 ago. (askanews) – A trent’anni dell’uscita dell’album “Il ballo di San Vito”, il 21 agosto Vinicio Capossela pubblica “Tutti Bodyguard”, una nuova versione di “Body guard”, uno tra i brani originariamente inclusi in quel disco, realizzata insieme a Pierpaolo Capovilla, con la produzione artistica di FiloQ e gli arrangiamenti e la partecipazione della fanfara milanese Fan Fath Al.

Nata in occasione dell’omaggio a Don Andrea Gallo, che si è tenuto a Genova nel decennale della sua scomparsa, “Tutti Bodyguard” conserva un legame profondo con la città che l’ha generata, dalla produzione di FiloQ all’etichetta Pioggia Rossa Dischi, e segna il primo incontro discografico tra Vinicio Capossela e Pierpaolo Capovilla.

Un sodalizio fondato su un’affinità di pensiero e di sguardo che troverà piena espressione nella Ballad Opera “E Morte non avrà dominio”, al debutto il 3 e 4 ottobre al Teatro Olimpico per il Romaeuropa Festival e in tournée successivamente nei teatri di tutta Italia.

“Durante il tour de ‘Il Ballo di San Vito’, l’esecuzione di ìBody guard’ vedeva spesso sul palco, accanto al piano Fender Rhodes zebrato, Renato Striglia in occhiali scuri, giacca e cravatta e a braccia conserte, a rendere fisicamente visibile la bodyguard del testo – racconta Capossela – Trent’anni dopo, il produttore genovese FiloQ, insieme all’esplosiva fanfara milanese Fan Fath Al, hanno prodotto una nuova versione che a mio parere personale mette insieme due grandi momenti musicali degli anni ’90: il dub e i Balcani. L’occasione per rivisitare il testo e reincidere il brano è venuta con l’omaggio a Don Gallo nel decennale della sua morte che si è tenuto a Genova il 30 maggio scorso. La bodyguard che ai tempi accompagnava la strada bassofonda ora viene buona per corazzarsi la coscienza, per tenere lontano il mondo dal divano, per far da guardia a privilegio e santità in un mondo in cui l’alibi della sicurezza blinda ogni singulto di coscienza umanitaria. Pierpaolo Capovilla ha messo la sua voce, la sua faccia e la sua poesia civile (‘qualcuno spieghi agli sbirri che sui cuori innamorati i manganelli sono inutili’, versi degni di Majakovskij) unendosi a noi in questo brano con ambizioni ‘tormentanti’ nella calura di fine estate”.

“Un gioco? Un divertissement, che quasi sembra voler suggellare una neonata fratellanza fra due autori tanto diversi quanto simili, così lontani, così vicini – aggiunge Capovilla – Ma ‘Tutti Bodyguard’ è anche una scherzosa allegoria su questi nostri tempi di mistificazione, nel segno del timore degli altri, un’intima bugia alloggiatasi nei nostri animi impauriti. Vinicio mi ha proposto questa collaborazione così, da un momento all’altro, senza una ragione specifica, se non quella di incontrarci, nella speranza di far fiorire una nuova prossimità, nel segno della bellezza dell’amicizia. Speranza non vana. Non ci conoscevamo ancora, se non per sortite repentine, di sfuggita, nel bizzarro mondo dello spettacolo, ed eccoci qui, insieme, a disavventurarci in una canzone, quasi a suggerirci: ma guarda un po’! Come una canzone riesce ad avvicinare i cuori, i sentimenti, quelle amorevolezze di cui non siamo mai sazi. Non posso che ringraziarti, Vinicio, per la fiducia e l’affetto che mi doni, chiedendomi in cambio niente di meno che l’entusiasmo della nostra reciprocità. E così sia, amico mio, ne combineremo delle belle! Ce la spasseremo!”.

“Tutti Bodyguard” verrà presentata dal vivo alla quattordicesima edizione dello Sponz Fest, in Alta Irpinia, nelle serate del 28 e 29 agosto.

La tournée di “E Morte non avrà dominio”, dopo il debutto al Romaeuropa Festival il 3 e 4 ottobre al Teatro Olimpico di Roma, proseguirà il 9 e 10 ottobre 2026 al Teatro Due di Parma, 13 e 14 ottobre al Teatro delle Muse di Ancona, il 21 ottobre al Teatro Augusteo di Napoli, il 24 ottobre al Teatro Politeama Mario Foglietti di Catanzaro, il 28 e 29 ottobre al Teatro Massimo di Cagliari, il 1° e 2 novembre al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano, il 4 e 5 novembre al Politeama Genovese di Genova, 18 novembre al Teatro Sociale di Como, il 22 e 23 novembre al Teatro Colosseo di Torino, il 2 dicembre al Teatro Duse di Bologna, il 5 dicembre al Teatro Lyrick di Assisi, il 6 dicembre al Teatro Galli di Rimini, il 19 dicembre al Teatro Goldoni di Livorno, il 21 dicembre al Teatro Verdi di Firenze.

Lo spettacolo è prodotto da IMARTS, Fondazione Teatro Due Parma e La Cùpa.

E’ morta a 36 anni Hayden Panettiere, attrice star di Heroes e Nashville

Roma, 17 ago. (askanews) – Hayden Panettiere, l’attrice nota per i suoi ruoli in serie televisive come Heroes e Nashville, è morta all’età di 36 anni. La morte di Panettiere è stata confermata ieri sera da un suo rappresentante al Guardian, dopo essere stata riportata per la prima volta dalla rete televisiva statunitense ABC News. Non sono state rese note le cause del decesso.

“È con profonda tristezza che annunciamo la tragica scomparsa della nostra amata Hayden. Era una luce incredibile e una forza della natura che ha portato amore e gioia incommensurabili a tutti coloro che la conoscevano e ai milioni di persone che l’hanno vista sullo schermo”, ha dichiarato il padre, Skip Panettiere, in un comunicato, chiedendo rispetto per la privacy “mentre la famiglia ha bisogno di tempo per elaborare questa perdita inimmaginabile”.

Nata nel 1989, Panettiere è stata una bambina prodigio che ha iniziato a recitare a soli 11 mesi, apparendo in uno spot pubblicitario di giocattoli. Ha debuttato sul grande schermo prestando la voce a Dot in A Bug’s Life, all’età di nove anni.

Nel 2000 è apparsa in Remember the Titans. Nel 2004, ha ottenuto il suo primo ruolo da protagonista interpretando la figlia del personaggio di Bill Pullman in Tiger Cruise su Disney Channel. Panettiere ha raggiunto la fama mondiale a soli 17 anni interpretando l’invulnerabile cheerleader Claire Bennet in Heroes, una serie con il celebre e misterioso motto: “Salva la cheerleader, salva il mondo”. La serie è stata un successo ed è andata in onda per quattro stagioni, dal 2006 al 2010.

Panettiere ha anche ricevuto due nomination ai Golden Globe per la sua interpretazione della tormentata star della musica country Juliette Barnes in Nashville. Undici canzoni che la Panettiere ha registrato per Nashville sono entrate nella classifica Hot Country Songs di Billboard durante la messa in onda della serie, tra cui due con la sua co-protagonista Connie Britton. È apparsa anche nel ruolo di Kirby Reed in Scream 4 (2011) e Scream VI (2023).

Attentato a Ranucci, il legale di Lavitola: non vuole ritrattare ma chiarire

Milano, 17 ago. (askanews) – “Non si tratta di ritrattare o di dire di cose diverse: si tratta semplicemente di puntualizzare e offrire un’interpretazione autentica di ciò che è già stato riferito. Questo ci è possibile perché in sede di udienza al Riesame è possibile rendere dichiarazioni spontanee”. Lo ha detto l’avvocato Arturno Cola, difensore di Valter Lavitola, prima di incontrare nel carcere il Rebibbia il proprio assistito accusato di essere il mandante dell’attentato al conduttore di Report Sigfrido Ranucci.

L’udienza davanti al Tribunale del Riesame non è stata ancora fissata. Secondo il suo difensore, “sono due i punti” che Lavitola dovrà “puntualizzare” ai giudici: “Il primo è la modalità esecutiva dell’attentato e il secondo è il movente”, ha spiegato Cola in una dichiarazione andata in onda su SkyTg24.

Kallas: in autunno nuova lista di sanzioni contro la Russia

Roma, 17 ago. (askanews) – L’Alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, ha annunciato l’intenzione di aumentare di un terzo il numero dei soggetti russi sanzionati per la guerra in Ucraina.

“Questo autunno presenterò la lista di sanzioni più ambiziosa dall’inizio della guerra – ha detto in un’intervista al quotidiano tedesco Die Welt – se adottate, il numero degli individui e delle entità russe sanzionate aumenterebbe di un terzo”. Secondo Kallas, “le sanzioni dell’Unione Europea sono già costate caro alla Russia, privando la sua macchina bellica di oltre 1.000 miliardi di euro”.

Dall’inizio della guerra, nel febbraio 2022, l’Unione Europea ha adottato 21 pacchetti di sanzioni contro la Russia, prendendo di mira quasi 3.000 individui ed entità, secondo la Commissione europea.

Temporali e calo termico

Milano, 17 ago. (askanews) – L’anticiclone che ha sostenuto la lunga fase di caldo sull’Italia comincia a perdere forza e apre una settimana di transizione, con temporali dapprima irregolari e un peggioramento più organizzato atteso da giovedì 20 agosto al Centro-Nord. Le temperature sono destinate a diminuire, inizialmente senza variazioni drastiche e poi in modo più sensibile soprattutto sulle regioni settentrionali e lungo il versante tirrenico. La tendenza è indicata dalle previsioni di iLMeteo.it ed è accompagnata già nella giornata di lunedì 17 da un quadro di instabilità per il quale la Protezione Civile ha valutato l’allerta gialla meteo-idro in 13 regioni.

Il primo cambiamento interessa dunque l’Italia già all’inizio della settimana. Correnti più fresche in quota incontrano l’aria calda e umida presente nei bassi strati, favorendo lo sviluppo di rovesci e temporali. Il Dipartimento della Protezione Civile prevede dalla tarda mattinata di lunedì precipitazioni sparse, prevalentemente a carattere temporalesco, su Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto ed Emilia-Romagna, in successiva estensione a Toscana, Umbria, Marche e Abruzzo. I fenomeni potranno essere accompagnati localmente da forti raffiche di vento, grandine e intensa attività elettrica.

Secondo Federico Brescia, meteorologo di iLMeteo.it, questa prima fase perturbata dovrebbe restare relativamente rapida e discontinua. Le aree inizialmente più esposte comprendono Alpi e Prealpi, Nord-Est, Levante ligure, alta Toscana e parte del versante adriatico. Non si tratta quindi di una fase di maltempo uniforme su tutto il territorio nazionale: i temporali possono alternarsi ad ampie zone asciutte e colpire in maniera molto diversa anche aree vicine. Le previsioni ufficiali della Protezione Civile confermano per lunedì precipitazioni temporalesche distribuite su numerosi settori del Centro-Nord e fenomeni più isolati anche in alcune zone meridionali e insulari.

Martedì 18 il nucleo dell’instabilità dovrebbe spostarsi progressivamente verso il Centro-Sud, mentre al Nord sono attese condizioni più stabili e maggiori schiarite. Rovesci e temporali potranno ancora interessare soprattutto le aree appenniniche e le zone interne, con un quadro più soleggiato altrove. La Protezione Civile indica per martedì precipitazioni sparse su settori appenninici di Marche e Umbria, Abruzzo, Lazio centro-meridionale, Molise, aree interne della Campania, Basilicata, parte della Puglia e Calabria, oltre a fenomeni più isolati su altre zone.

Tra martedì e mercoledì 19 è prevista una breve parentesi più stabile. Al Nord dovrebbe prevalere il sole, salvo la possibilità di qualche temporale sui rilievi, mentre al Centro e al Sud l’instabilità pomeridiana resterà più probabile sulle aree montuose. Per mercoledì le elaborazioni di iLMeteo.it indicano in generale ampie schiarite e fenomeni più circoscritti, una pausa destinata però a durare poco. La data del 19 agosto è quella corretta per il mercoledì della settimana, mentre il riferimento al “mercoledì 12” presente nella scansione giornaliera originaria è incompatibile con il calendario e con le previsioni aggiornate.

Il passaggio più significativo viene prospettato da giovedì 20. Le elaborazioni illustrate da Brescia indicano l’avvicinamento di una perturbazione atlantica destinata a entrare inizialmente dal Nord-Ovest e a coinvolgere successivamente il resto del Settentrione e i settori tirrenici. Le proiezioni disponibili delineano quindi una fase più organizzata rispetto ai temporali di inizio settimana, con precipitazioni diffuse e la possibilità di fenomeni localmente intensi. Anche altre previsioni diffuse nelle ultime ore descrivono per la seconda parte della settimana un nuovo affondo perturbato sul Centro-Nord.

L’attenzione riguarda in particolare la possibile intensità dei temporali. Dopo settimane di temperature elevate, l’atmosfera e le superfici marine hanno accumulato calore e umidità; l’arrivo di aria più fresca può aumentare l’instabilità e favorire lo sviluppo di celle temporalesche capaci di produrre grandine e forti raffiche di vento. iLMeteo.it segnala per giovedì e i giorni successivi il rischio di temporali anche violenti e grandinate, soprattutto al Nord e lungo il versante tirrenico. Si tratta tuttavia di una previsione a più giorni di distanza: posizione, tempi e intensità dei fenomeni più forti dovranno essere precisati con gli aggiornamenti successivi.

Il cambiamento riguarderà anche le temperature. Tra lunedì e martedì è previsto un primo ridimensionamento del caldo, non sufficiente ovunque a determinare una svolta netta ma in grado di attenuare le punte più elevate. Il calo dovrebbe diventare più evidente nella seconda parte della settimana al Nord e sulle regioni tirreniche, in concomitanza con l’ingresso della perturbazione. Al Sud, invece, la fase più calda e stabile potrebbe resistere più a lungo.