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Europei atletica, Battocletti: "Prima corvo e poi aquila"

Roma, 11 ago. (askanews) – “Gara molto tattica, all’inizio non trovavo vie di fuga. Mio papà mi aveva detto ‘vai come un corvo all’inizio ma poi come un’aquila’ e questo mi ha rassicurato molto”. Così Nadia Battocletti a Sky dopo la vittoria della medaglia d’oro nei 5.000 metri agli Europei di Birmingham. “Poi ho fatto una dieta a base di struzzo… – continua – Sono rimasta sorpresa dal tifo quando mi hanno presentata, è il mondo che mi piace. Majori? Non mi ero accorta del suo bronzo, quando mi ha chiamato e detto ‘Nadia, Nadia, terza’ ero felicissima”.

Europei nuoto, doppietta Italia con Martinenghi-Quadarella

Roma, 11 ago. (askanews) – Grande Italia nella seconda giornata degli Europei di nuoto a Parigi. Gli azzurri conquistano quattro medaglie, due d’oro e due di bronzo, portando il bottino complessivo a cinque podi (2 ori, 1 argento e 2 bronzi). I titoli continentali sono firmati da Nicolò Martinenghi nei 100 rana e Simona Quadarella negli 800 stile libero. Sul podio anche Simone Cerasuolo, bronzo nei 100 rana, e Sara Curtis, terza nei 100 stile libero.

Martinenghi torna sul tetto d’Europa nei 100 rana con 58″58, precedendo il russo Ivan Kozhakin (58″68). Bronzo per Cerasuolo in 58″90, autore di una gara coraggiosa dalla corsia otto. Per Martinenghi è il secondo titolo europeo nei 100 rana dopo quello di Roma 2022. “Non ho parole. Me lo merito, me lo merito tanto. Oggi è stata una gara molto di cuore, di voglia e di riscatto – racconta Martinenghi – Oggi ho provato a mettere tutto quello che avevo: non mi interessava il modo in cui sono arrivato qui; volevo dare tutto senza rimpianti. Oggi mi sentivo il più forte e che avevo qualcosa in più degli altri. Dovevo vincere per me stesso e basta” le parole di Martinenghi.

Quadarella domina gli 800 stile libero in 8’15″55, precedendo la tedesca Isabel Gose (8’18″44) e la connazionale Maya Werner (8’22″55). Per la romana è il quarto titolo europeo sulla distanza, dopo Glasgow 2018, Budapest 2021 e Roma 2022: nessuna atleta europea aveva mai raggiunto questo traguardo. “Ho vinto tanti titoli europei, però vincerne altri è sempre stimolante – le sue parole – E come dico sempre, vincere è difficile, ma riconfermarsi è ancora più difficile, però secondo me è quello che alla fine da più soddisfazione. La mia famiglia è qui e poi venerdì verrà mia nipote a vedere i 1.500, quindi spero di poterle regalare qualcosa di bello. È sempre bello averli qui, è bello poter regalare delle belle emozioni. Oggi è stata una bella giornata per tutta la squadra. Siamo partiti con il piede giusto già da ieri e adesso stiamo ingranando tutti”.

Storico bronzo per Sara Curtis nei 100 stile libero. La piemontese chiude in 52″72, a soli tre centesimi dal record italiano, conquistando la prima medaglia internazionale in vasca lunga della carriera e il primo podio europeo dell’Italia nella specialità. Oro all’olandese Marrit Steenbergen in 51″90, argento alla connazionale Milou van Wijk in 52″71.

Quarto posto per Thomas Ceccon nei 50 farfalla in 22″72, gara vinta dal russo Egor Kornev in 22″52. Poco dopo l’azzurro ha centrato la finale dei 200 dorso con l’ottavo tempo, 1’55″86. In semifinale il magiaro Hubert Kos ha stabilito il record europeo in 1’52″30.

Cinque gli azzurri qualificati alle finali di mercoledì. Benedetta Pilato e Lisa Angiolini saranno in vasca nei 100 rana, rispettivamente con il quarto (1’05″85) e l’ottavo tempo (1’06″47). Silvia Di Pietro accede alla finale dei 50 farfalla con il quinto crono in 25″49. Nei 100 stile libero Carlos D’Ambrosio centra la finale con il quinto tempo e il nuovo personale in 47″70. Eliminato Manuel Frigo, 14esimo in 48″54. (Foto Andrea Masini, Andrea Staccioli e Giorgio Scala / DeepBlueMedia.eu)

Pressing Avs e ‘centristi’ nel derby Conte-Schlein in vista delle primarie

Roma, 11 ago. (askanews) – Avs e centristi in fibrillazione nel campo largo. Più si entra nella lunga campagna elettorale per le politiche, più il ‘derby’ tra la segretaria dem Elly Schlein e il presidente M5S Giuseppe Conte, condito anche da qualche ‘sgambetto’ in vista delle primarie di coalizione, li ha indotti a suonare l’alt sul ‘nodo’ leadership. Le parole di ieri di Nicola Fratoianni (basta con le “ambizioni personali”) hanno dato la misura del livello di insofferenza e oggi è stata la volta del sodale Angelo Bonelli. Nell’affollato centro del centrosinistra, sul tema è intervenuto Alessandro Onorato, fondatore di Progetto civico Italia.

“Noi di Avs – ha detto Bonelli al ‘Corriere della Sera’ – siamo profondamente irritati da questa corsa alla leadership. Non ci permette di concentrarci sulla grande questione che abbiamo davanti a noi: costruire un programma per il Paese. E peraltro questa contesa rende insofferente il nostro elettorato che ci chiede di trovare una sintesi sui temi. Non può guardarci litigare sui nomi”. Solo sulla base del perimetro programmatico sarà possibile individuare il “candidato” premier. E Avs, come puntualizzato da Fratoianni, potrebbe decidere di proporre un proprio nome.

Onorato, che sta costruendo il partito degli amministratori locali, definisce “urgenti” le primarie e precisa che “ci sarà un nostro candidato”. Poi su ‘La Repubblica’ avverte: “non si può pensare di fare le consultazioni a febbraio, magari con le urne ad aprile, e perdere ogni giorno in una discussione interna su chi debba essere il premier”. Dunque se, come ormai annunciato, a settembre ci sarà il tavolo sul programma del centrosinistra, a sedercisi saranno più soggetti dell’affollato e variegato centro del centrosinistra, da Matteo Renzi a +Europa. “Non è obbligatorio che sia soltanto uno”.

Quanto alle primarie, secondo Onorato dovrebbero essere lanciate a ottobre per chiamare ai gazebo “nei primi 15 giorni di novembre”. Propone che vengano fatte “a turno unico”, in linea con quanto auspicherebbero i cinque stelle, contrariamente ai dem che guardano invece al doppio turno. Soprattutto se Matteo Renzi convincesse la sindaca di Genova Silvia Salis a ‘correre’.

Onorato va poi all’attacco di Carlo Calenda che ieri aveva confermato il percorso ‘solitario’ di Azione ed evocato il ‘fantasma’ di un governo “europeista con baricentro centrale” se nessuno dovesse raggiungere il 42% e quindi aggiudicarsi il premio di maggioranza previsto dal ‘Melonellum’. “Ogni voto dato ad Azione – la replica di Onorato – avvantaggia Giorgia Meloni”. Parole su cui scatta in giornata uno scontro tra i due con il leader di Azione che mette il dito nella piaga delle contraddizioni tra le forze del centrosinistra in politica estera, partendo dal conflitto in Ucraina. “Onorato ha risolto i problemi del campo largo. Egli conosce l’arcana formula per costringere #Putin a firmare la pace. Ma la rivelerà solo se prenderà il 3% alle elezioni. Il campo largo sta diventando ogni giorno di più una parodia de ‘l’ora del dilettante'”, scrive sul social Calenda.

Al momento Schlein e Conte evitano di commentare. Le tensioni delle ultime settimane si sono intensificate, anche a causa delle accelerazioni impresse dal leader Cinque Stelle su temi e primarie. La segretaria “testardamente unitaria” prende tempo e qualche giorno fa continuava a ribadire che prioritario è il programma mentre il ‘nodo’ leadership – legato anche all’approvazione o meno della nuova legge elettorale – sarà al centro di un “accordo a chi prende un voto in più” (che il Nazareno confida sia il Pd) oppure scatteranno le “primarie” perché il vincitore dovrà “guidare tutta l’alleanza e non solo il suo partito”. Oggi intanto Schlein torna ad attaccare il governo di Giorgia Meloni che in “questi quattro anni ha tutelato unicamente se stesso” e coglie l’occasione per ribadire che il focus del partito è lavorare “ogni giorno per costruire l’alternativa che merita l’Italia”.

Il Pd pronto a "riportare a casa" L’Unità, ma l’editore Romeo gela i Dem

Roma, 11 ago. (askanews) – Sembrava tutto pronto per il “ritorno a casa” (cioè al Pd) de L’Unità ma dall’editore Romeo, proprietario della storica testata, è arrivata la doccia gelata.

Questa mattina, sui suoi canali social, il Partito democratico ha pubblicato una lunga nota in cui dettagliava la sua “concreta” intenzione di acquisire il giornale fondato da Antonio Gramsci.

“L’Unità – si leggeva nel comunicato – deve tornare a casa. Da oltre un anno il Partito Democratico lavora perché l’Unità torni nella disponibilità della comunità politica alla quale la sua storia è legata. Lo abbiamo fatto con discrezione, serietà e prudenza. Oggi, dopo la sospensione delle pubblicazioni, sentiamo il dovere di dire con chiarezza che la nostra disponibilità è piena e concreta. Siamo pronti ad acquistare subito la testata a un prezzo superiore a quello dell’acquisto all’asta del 2022. Una proposta limpida: l’Unità torna al Partito Democratico, senza compartecipazioni societarie. Abbiamo esaminato anche soluzioni transitorie, fino a un affitto pluriennale con un percorso certo e vincolante verso il riscatto finale. A differenza del passato, non cerchiamo investitori perché siamo nelle condizioni di acquistare e rilanciare il giornale”. Dal punto di vista economico non ci sono problemi. “Possiamo assumere questo impegno – spiega il Pd – perché in questi tre anni di segreteria Schlein abbiamo rimesso in sicurezza il PD. Il bilancio 2025 si è chiuso con un utile superiore a 3,6 milioni e un patrimonio netto oltre 5,5 milioni. Il miglior bilancio degli ultimi 15 anni. Abbiamo chiuso la cassa integrazione per i nostri dipendenti, rinnovato e migliorato il contratto, risanato i conti e aumentato fortemente le risorse destinate ai territori, mandandone in tre anni il triplo di quante ne erano state mandate nei sette anni precedenti. Grazie a questo il 2×1000 continua a crescere: già i dati a luglio di questo anno ci dicono che 524.840 cittadini hanno scelto il PD, per oltre 8,1 milioni di euro; cioè le stesse risorse che nel 2023 abbiamo raccolto non in sei mesi ma in dodici. Questa solidità la investiamo in buona politica: per riaprire sedi, sostenere l’organizzazione e ricostruire strumenti di partecipazione, informazione ed elaborazione culturale, per le nostre campagne sulla sanità pubblica e la scuola, sul salario minimo e il lavoro dignitoso, sulle politiche industriali e la transizione ecologica. Per questo accogliamo volentieri l’appello rivolto a Romeo e al PD da tante personalità della cultura e dell’informazione: da Edith Bruck a Dacia Maraini, Gad Lerner, Nadia Urbinati, Anna Foa, Moni Ovadia, Ivano Fossati e molti altri. Perdere la voce dell’Unità sarebbe un impoverimento per tutta la sinistra italiana. Negli ultimi tre anni le Feste dell’Unità sono passate da circa 200 a più di 500. Una comunità è tornata a incontrarsi, discutere, organizzarsi. Vogliamo restituire a quelle feste anche il loro giornale, nello spirito indicato da Antonio Gramsci; cioè non un bollettino di partito ma uno strumento attento a raccogliere le voci e le opinioni di una larga parte del paese. La nostra proposta è sul tavolo. Prima che si imbocchino altre strade, ci auguriamo che prevalga la volontà di riconsegnare l’Unità al suo popolo. Sarebbe bello poter presentare la nuova Unità già nei giorni di settembre alla Festa nazionale di Reggio Emilia. Non per nostalgia. Ma perché una sinistra che vuole cambiare il Paese ha bisogno anche di luoghi nei quali costruire idee, cultura e pensiero”.

Sono bastate poche ore, però, per spegnere l’entusiasmo. Romeo Editore ha inviato una altrettanto lunga nota, in cui non solo afferma che la proposta del Pd “oggi non c’è” ma anche che “si riserva quindi di valutare liberamente altre manifestazioni di interesse ricevute”.

Il problema, per Romeo, è che i Dem non vorrebbero lasciargli una quota di minoranza nella società. “Abbiamo letto – si legge nel comunicato – le dichiarazioni con cui il Partito Democratico rivendica la volontà di riportare l’Unità nella propria disponibilità. È una posizione legittima, come legittima ù in una democrazia liberale ù è la posizione di chi detiene la proprietà di un giornale. In un sistema fondato sulla proprietà privata e sulla libertà d’impresa, non può essere il desiderio di un partito a dettare le regole del mercato. Fin da quando la testata fu rilevata, sottraendola a un fallimento che ne avrebbe decretato la fine, la volontà di Romeo Editore era quella di riportare l’Unità nella sua casa naturale. Una posizione che non è cambiata dall’avvio della lunga trattativa con il PD. A fronte di un prezzo di cessione sostanzialmente simbolico e della disponibilità a trasferire una società senza debiti, è stato chiesto esclusivamente il mantenimento di una partecipazione di minoranza, priva di qualsiasi potere di controllo o di condizionamento sulla linea politica ed editoriale del giornale. Una richiesta che non nasceva da logiche di profitto, ma dal desiderio di vedere riconosciuti, anche solo simbolicamente, gli sforzi economici, organizzativi e imprenditoriali sostenuti in questi anni per tenere in vita la testata. Il Partito Democratico era ed è naturalmente libero di ritenere questa proposta più o meno compatibile con la propria visione. Ha scelto di non accettarla, ed è una scelta che rispettiamo. Ciò che non si può accettare, a distanza di un anno, è che il PD affermi ù come ha detto oggi il tesoriere del partito ù che c’è una sua ‘proposta sul tavolo’. Questa proposta oggi non c’è, perché nessuno può stabilire unilateralmente, peraltro a mezzo stampa, delle condizioni. Il mercato funziona diversamente: chi possiede un bene stabilisce a quali condizioni è disposto a cederlo, chi intende acquistarlo decide se accettarle. L’editore si riserva quindi di valutare liberamente altre manifestazioni di interesse ricevute, così come si riserva la possibilità di custodire la testata, per rispetto della sua storia, in attesa che maturino condizioni migliori”.

Europei nuoto, Martinenghi: "Avevo pensato di smettere"

Roma, 11 ago. (askanews) – “Non ho parole. Me lo merito, me lo merito tanto. Oggi è stata una gara molto di cuore, di voglio e di riscatto – racconta Martinenghi dopo l’oro agli Europei di nuoto a Parigi – Oggi ho provato a mettere tutto quello che avevo: non mi interessava il modo in cui sono arrivato qui; volevo dare tutto senza rimpianti. Oggi mi sentivo il più forte e che avevo qualcosa in più degli altri. Dovevo vincere per me stesso e basta”. A Sky dice: “A qualche compagno avevo detto che c’era una possibilità su 20 che vincessi questo titolo e che se l’avessi fatto avrei smesso. Ci ho pensato spesso quest’anno, ma vittorie come questa mi fanno capire che ho voglia di continuare ancora a lungo”

Gli fa eco un quasi sorpreso Cerasuolo: “Ieri ero incavolato per com’era andata la semifinale. Oggi ero veramente pronto a tutto e sarei morto anche in guerra pur di arrivare su quel podio. Oggi mi sentivo bene e con quella sensazione che non dovevo aver paura di nessuno. Nicolò è un esempio per tutti noi: ci trasmettere voglia di combattere. E gli ultimi dieci metri sono stati, infatti, di solo cuore”.

Netanyahu: su Golan continuerà a sventolare la bandiera israeliana

Roma, 11 ago. (askanews) – Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha pubblicato un video in cui ringrazia la Colombia per aver riconosciuto la sovranità israeliana sulle alture del Golan, senza però citare il terremoto che ha colpito il Paese sudamericano. Lo riporta il Times of Israel.

“Qui sventola la bandiera israeliana e continuerà a sventolare, perché questa è la nostra terra”, ha detto il premier, mostrando nel video una mappa del Golan. Ieri, la Colombia è diventata il secondo Paese, dopo gli Stati Uniti, a riconoscere il controllo israeliano sul Golan.

L’annuncio è arrivato pochi giorni dopo l’insediamento alla presidenza dell’avvocato filo-israeliano Abelardo de la Espriella, che si è impegnato a trasferire l’ambasciata colombiana a Gerusalemme e a ripristinare i rapporti bilaterali, dopo le dure prese di posizione del suo predecessore Gustavo Petro contro Israele per la guerra nella Striscia di Gaza.

Europei nuoto, Curtis bronzo nei 100 stile libero

Roma, 11 ago. (askanews) – Sara Curtis è proprio senza confini e si prende uno storico bronzo nei 100 stile libero in 52″72: una medaglia mai vista per l’Italnuoto; la prima internazionale per la velocista piemontese in vasca lunga. Di livello assoluto la prova della 20enne di Savigliano – tesserata per Esercito e CS Roero, preparata alla Virginia Univeristy da Todd De Sorbo – che passa in 25″24, torna in 27″48 e nuota a tre centesimi dal suo record italiano di 52″69, siglato in finale all’ultimo Settecolli IP quando Marrit Steenbergen fu da primato del mondo in 51″68; proprio la ventiseienne olandese si conferma la più forte e vince con il primato della manifestazione in 51″90, unica a scendere sotto ai 52″ in finale, cancellando il 52″44 siglato in semifinale; completa il podio l’altra rappresentante orange Milou Van Wijk in 52″71.

ASSIPOD al fianco di Spin Time e le 400 persone senza più una casa

Roma, 11 ago. (askanews) – “ASSIPOD è al fianco di Spin Time”. Lo ha ribadito l’Associazione Italiana Podcasting in un comunicato, ricordando di avere patrocinato, il 28 maggio scorso, nell’Auditorium di Spin Time l’evento “Storie di Umanità Negata: tra memoria, diritti e narrazione sociale”. “Abbiamo accolto l’invito in quel luogo perché lo abbiamo riconosciuto fin da subito come uno spazio di cultura, accoglienza e comunità”, ricordano i responsabili.

In quell’occasione, il podcast è uscito dall’ascolto individuale per trasformarsi in un’esperienza collettiva e condivisa, ricorda ASSIPOD. La voce, i silenzi e l’atmosfera dell’Auditorium sono diventati gli elementi centrali di una presenza dal vivo capace di unire ascolto, partecipazione e riflessione tra persone che si sono incontrate in uno spazio comune.

Valori che ASSIPOD condivide pienamente, perché “il podcast è, prima di tutto, uno strumento per dare voce alle persone, amplificare temi, creare relazioni e costruire spazi di ascolto e consapevolezza”. Con questo obiettivo, l’associazione organizza infatti eventi culturali e iniziative per diffondere la cultura del podcasting, valorizzando l’audio come linguaggio di racconto sociale, partecipazione e diffusione della conoscenza.

Oggi ASSIPOD ribadisce la sua vicinanza a Spin Time e alle 400 persone che non hanno più una casa e rilancia il crowdfunding al link https://gofund.me/035b4179c

Schlein a Meloni: quattro anni di fallimenti, basta promesse vuote

Roma, 11 ago. (askanews) – “Dopo quattro anni di governo fallimentare, Giorgia Meloni dovrebbe avere il buon senso di smetterla con le promesse vuote. E invece, davanti a risultati disastrosi — la pressione fiscale ai massimi da dieci anni, gli stipendi mangiati dall’inflazione che sono tra i più bassi in Europa, la produzione industriale in calo da quasi tre anni consecutivi, il record negativo di nuovi nati e 6 milioni di italiani che rinunciano a curarsi — continua a fare promesse come se fosse ancora all’opposizione. Ce le ricordiamo le sue promesse, come quella di abolire le accise, fatta con un video davanti al benzinaio. Ormai è un governo che sta al potere per il potere, che in questi quattro anni ha tutelato unicamente se stesso, dimenticando il paese reale. E che ora ha come unica priorità la legge elettorale per provare a preservare il proprio potere. Noi lavoriamo ogni giorno per costruire l’alternativa che merita l’Italia”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein.

Nella Lega sfida lombarda a Salvini ma leader dice no a passo indietro

Roma, 11 ago. (askanews) – Nessun passo di lato, né tantomeno indietro. Quelli che sono stati chiesti da alcuni esponenti della Lega lombarda nel direttivo del partito regionale che si è tenuto venerdì scorso. Una riunione fiume (quattro ore) tutt’altro che serena, secondo quanto filtrato.

Tra i promotori della ‘fronda’ – che avrebbe anche il supporto del governatore lombardo Attilio Fontana e del coordinatore regionale e capogruppo in Senato Massimiliano Romeo – Daniele Belotti, storico presentatore del raduno di Pontida, ex deputato del Carroccio non ricandidato, che oggi ne parla apertamente in un’intervista a ‘Repubblica’.

“Per me – dice – Salvini deve fare un passo indietro e dimettersi. Fare il ministro e lasciare ad altri la gestione del partito”. Belotti è “uno di quelli – dice lui – che venerdì al consiglio direttivo lombardo ha detto a Salvini le cose come stanno”. “L’impegno di Matteo non viene messo in discussione ma i voti dimostrano che la sua credibilità è venuta meno”, aggiunge. Nella Lega, prosegue, bisogna “fare un’analisi seria” e questo non significa “dire che va tutto bene, come si sta facendo negli ultimi tempi” mentre “in subbuglio ci sono anche segretari locali, sindaci e amministratori”.

Il leader e segretario, però, sembra deciso a resistere e a non cedere alle pressioni. “Stiamo lavorando per rafforzare la squadra. Detto questo di tutto gli italiani hanno bisogno ad agosto o a dicembre fuorché di polemiche, di beghe all’interno dei partiti”, ha detto stamani a margine della visita al cantiere sulla nuova stazione ferroviaria al Pigneto a Roma.

“Abbiamo fatto un congresso l’anno scorso” che si è concluso “all’unanimità per scelta dei militanti, dei dirigenti e quindi io sto lavorando anche oggi per rafforzare la squadra. Abbiamo 500 sindaci, abbiamo governatori in gamba, abbiamo parlamentari in gamba, quindi più siamo a farci carico del lavoro meglio è”, ha aggiunto. Salvini ha anche annunciato che “stiamo lavorando a una Pontida italiana ma anche internazionale, dove i temi della sicurezza, della legalità, delle libertà individuali e della tutela del diritto alla vita dei nostri figli, sarà centrale. Abbiamo invitato alcuni ospiti stranieri quindi chi vuole dare una mano a far crescere la Lega è il benvenuto”.

Proprio dall’estero, dal Portogallo, oggi Salvini ha ricevuto dal leader di Chega André Ventura pieno appoggio alla linea dura sui migranti. “Avanti Matteo Salvini, l’Europa non deve essere invasa”, ha scritto su X il fondatore del partito di estrema destra, a commento delle parole del leghista che afferma che l’Italia non sarà più il “campo profughi” d’Europa.

Per quanto riguarda le tensioni interne, a sostegno del leader interviene il senatore Claudio Borghi. “Il segretario è stato eletto all’unanimità dal Congresso l’anno scorso. È stato eletto dopo che il Congresso della Lega Lombarda ha liberamente votato chi voleva dimostrando così la trasparenza dei processi elettivi interni del Partito. Rivotare finchè non esce un risultato che ci piace è una cosa che fa solo la UE, qui i voti si rispettano e ci si prepara per il futuro”, ricorda, offrendo “una riflessione agli amici lombardi”.

Dopo Ocasio-Cortez in Usa, riparte in Italia il confronto politico sugli ovuli congelati

Roma, 11 ago. (askanews) – Dopo l’annuncio della deputata americana Ocasio Cortez che ha deciso di congelare i suoi ovuli per poter fare un figlio in futuro anche in Italia si è aperto il dibattito sul tema.

Oggi il leader di Iv Matteo Renzi ha proposto un dibattito “civile” on line dicendosi favorevole alla legge già varata in Francia che rende gratuita questa procedura medica per le giovani donne. In tal senso presenterà una proposta nella legge di Bilancio. Anche il Pd al Senato ci sta lavorando e ha già pronta una proposta di legge sulla Cpo (Crioconservazione pianificata degli ovociti). Primo firmatario Filippo Sensi che ha coinvolto i colleghi Cecilia D’Elia, Simona Malpezzi, Alberto Losacco, Tatiana Rojc, Walter Verini, Graziano Delrio, Francesca La Marca, Daniele Manca e Sandra Zampa. Il titolo della proposta è “Disposizioni in materia di prevenzione dell’infertilità e di preservazione della fertilità femminile”.

La relazione di presentazione della norma parte infatti dalla preoccupazione per il calo demografico e per le ragioni sociali e culturali che impediscono o limitano la possibilità per le donne di diventare madri, come “la scelta di non legare, in un determinato momento della propria vita, il proprio progetto di genitorialità alla presenza di un partner, la necessità di completare un percorso di studi o di formazione, oppure l’esigenza di concentrarsi sul lavoro in una fase decisiva per la propria carriera, o ancora la scelta di posticipare la maternità in futuro in attesa di essere più stabili a livello professionale, economico, sociale o personale”.

“In un contesto sociale nel quale il picco della fertilità femminile – raggiunto, tipicamente, tra i 20 e i 30 anni- in molti casi non coincide con una condizione di sufficiente stabilità relazionale e professionale, la CPO consente di ridurre questo divario posticipando la maternità a un’età nella quale si è raggiunta una condizione più favorevole alla genitorialità ma nella quale è sempre più difficile concepire a causa del declino della fertilità e dell’esaurimento della propria riserva ovarica”.

Sul fronte delle ragioni mediche per la crioconservazione degli ovociti si parte dall’assunto che attualmente, in Italia, la procedura è gratuita per le donne under 40 anni che ricevono una diagnosi di tumore. Tuttavia, esistono molte altre patologie che possono compromettere la fertilità o portare alla sterilità e che, attualmente, non danno diritto a ottenere alcun rimborso da parte del Servizio Sanitario Nazionale. In molte regioni l’endometriosi, ad esempio, non è riconosciuta tra le patologie che danno diritto a chiedere un rimborso al SSN. Esistono dunque profonde diseguaglianze nell’accesso a percorsi di CPO sia in base alla patologia, sia in base all’area di residenza.

“La presente legge – si legge nell’articolato -, in attuazione degli articoli 3, 31, 37 e 51 della Costituzione, promuove la prevenzione e diagnosi precoce dell’infertilità, la preservazione della fertilità femminile, la tutela della salute riproduttiva, nonché l’accesso a percorsi di crioconservazione pianificata degli ovociti per ragioni mediche e per ragioni sociali, al fine di tutelare il diritto alla genitorialità, alla procreazione e alle pari opportunità, quali diritti costituzionalmente garantiti, nonché allo scopo di sostenere la natalità e combattere il calo demografico”.

La norma prevede quindi che “l’accesso gratuito alla crioconservazione pianificata degli ovociti sia “consentito per ragioni mediche o per ragioni sociali”. Per ragioni mediche si intendono: “le patologie o condizioni che per caratteristiche cliniche o per approccio terapeutico possono pregiudicare la fertilità, quali: neoplasie maligne da sottoporre a terapie antitumorali potenzialmente tossiche a livello gonadico; endometriosi severe; patologie croniche recidivanti che richiedano terapie con immunosoppressori o farmaci gonadotossici; patologie che provocano la riduzione della riserva ovarica”.

Per ragioni sociali invece si intendono: “la scelta di pianificare la maternità per motivi legati al proprio progetto di vita. Si partirà con un “piano di screening della riserva ovarica rivolto alle donne tra i 20 e i 35 anni, con l’obiettivo di identificare precocemente le donne con ridotta riserva ovarica e informare le medesime sulla possibilità di pianificare la gravidanza in tempi consoni con la propria condizione o di accedere alla preservazione preventiva della fertilità tramite la crioconservazione dei propri ovociti”. Il Piano si attuerà tramite “prelievo ematico da eseguire gratuitamente e senza prescrizione medica presso le strutture pubbliche o private”.

Sul fronte dei costi si parla di una spesa di 20 milioni di euro per l’anno 2026 e di 50 milioni per l’anno 2027. Questo consentirà “l’esenzione dalle spese per l’accesso alla CPO per ragioni mediche” e un contributo economico per l’accesso alla CPO per ragioni sociali “alle donne di età compresa tra i 25 e i 35 anni, residenti in Italia da almeno un anno o in possesso di regolare permesso di soggiorno da almeno un anno, con nucleo familiare avente reddito ISEE non superiore a euro 30.000,00. Il contributo è concesso ed erogato una tantum e per un valore massimo di euro 3.000,00, da rendicontare sulla base delle spese effettivamente sostenute e documentate per la crioconservazione degli ovociti”.

E’ prevista poi una campagna di informazione e sensibilizzazione in favore della popolazione femminile sullo svolgimento di test di riserva ovarica. Quanto al costo economico della proposta la legge stabilisce che agli oneri “pari a 40,5 milioni di euro per l’anno 2026 e di 70,5 milioni per l’anno 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica”.

MotoGp, Marquez: "Non c’è un favorito per il Mondiale"

Roma, 11 ago. (askanews) – Marc Marquez non si sente il favorito per il titolo della MotoGP. Nonostante le aspettative della vigilia e il rendimento mostrato nel corso della stagione, il pilota Ducati mantiene un profilo prudente dopo il weekend di Silverstone, dove l’Aprilia ha ottenuto una doppietta con Jorge Martin e Marco Bezzecchi. I due piloti hanno così recuperato punti preziosi nella corsa al Mondiale, rendendo ancora più incerta la lotta per il titolo.

“Per quanto voi diciate che sono il favorito, non c’è un favorito in questo Mondiale. In classifica ho tre piloti davanti”, ha dichiarato Marquez ad AS. Il pilota spagnolo resta tra i principali candidati al successo finale, ma non considera affatto chiusa la partita.

“Si sta vedendo che ogni domenica può vincere uno diverso e, al momento, quello che sta dimostrando maggiore costanza è il leader, Jorge Martin, ed è lui che sta gestendo meglio la situazione – ha spiegato Marquez -. Cercheremo di dare il massimo e di rendere le cose difficili a tutti, ma al momento siamo indietro”.

Il pilota Ducati non sembra intenzionato a trasformare la rincorsa al titolo in una fonte di pressione e preferisce concentrarsi sul proprio rendimento, lasciando che sia la classifica a stabilire, gara dopo gara, chi avrà meritato maggiormente il Mondiale.

“Faccio il massimo e vedrò fin dove arriverò, senza stress”, ha concluso il “Cabroncito”.

Esce programma FnV tra quote azzurre e difesa "patriarcato mediterraneo"

Roma, 11 ago. (askanews) – Il tono e il senso, a tratti, un po’ da kolossal americano (“Scegliere adesso per cosa vivere e morire”). Alcune proposte come un editto dell’imperatore, made in IA, Vannaccius: per la cittadinanza servono 20 anni e la dichiarazione “formale di accettazione e avvenuta assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana”. E non può non venire in mente il Codice Rocco, quando si chiede di abrogare il reato di femminicidio parlando, invece, di “forme di violenza passionale”.

La prima parte del programma di Futuro nazionale con Vannacci è on line da stamani e propone non solo le ricette dell’ex generale e della sua comunità politica per l’Italia, alcune delle quali già note, ma, più complessivamente, una visione del Paese e della destra. A stendere il programma Lorenzo Gasperini, 34enne professore di filosofia, ex consigliere comunale della Lega a Cecina e ora ideologo di FnV critico verso “la destra progressista, un po’ liquida, un po’ alla giornata”.

La destra di Vannacci, invece, oltre che “identitaria e sovranista” è soprattutto “vitale” – aggettivo che nelle pagine del programma ricorre molte volte – “cioè non rattrappita e avviluppata sulle regole del discorso decise dai padroni della cultura e da chi dà patenti per decidere che cosa si possa pensare e che cosa no”. Vitale, peraltro, vuole esserlo anche biologicamente puntando a sconfiggere il saldo demografico negativo. Perchè gli italiani facciano più figli si immaginano varie misure tra cui l’introduzione di “quote azzurre nei concorsi pubblici, riservando una parte dell’ammontare dei posti a bando ai genitori di famiglie numerose”. Lo slogan di tutto il capitolo è: “Sostenere la famiglia che procrea è sostenere il futuro dell’Italia”. Si chiede anche una deroga al Patto di stabilità europeo “che verta non sulle emissioni di carbonio ma sulla procreazione”. Viceversa nella lotta all’immigrazione clandestina, ma anche regolare (si immagina, tra l’altro, la revisione in senso restrittivo della legge sulla cittadinanza e lo stop ai ricongiungimenti familiari) è necessario “escludere coloro che non sono cittadini italiani da tutti i benefici sociali straordinari a carico del nostro Paese, che riguardano accesso all’edilizia popolare, bonus di varia natura, sussidi di disoccupazione che oggi permettono piani intenzionali di alternanza lavoro/non lavoro e simili”. Insomma, “per fare un italiano non ci vuole un corso di educazione civica: ci vogliono secoli”.

Futuro nazionale punta “a una nuova primavera italiana” a partire da alcuni principi, inviolabili, le famose “linee rosse” spesso tirate in ballo dall’ex generale quando si parla di accordi con il centrodestra. Quali sono? Sulla pagina on line del programma c’è un banner a rullo che riassume alcune parole chiave (“Identità”, “Tradizioni”, “Virtù”, “Amore”, tra le altre) ma, in particolare, si tratta di concetti come “identità nazionale” intesa come discendenza “dai padri”, “dai popoli italici” e, ancora, “sicurezza, libertà, merito e tradizione”, nel senso di “dare il volto”, citando lo scrittore britannico Gilbert Keith Chesterton, “alla più oscura di tutte le classi, quella dei nostri avi”. “Come scriveva Giovannino Guareschi, nel diario redatto durante la prigionia in un campo tedesco ‘bisogna anche tener conto dei Morti, nella vera democrazia’”, si spiega. Tra i principi fuori discussione “la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, della famiglia naturale, dell’identità cristiana, della concezione romana del diritto”.

Per quanto riguarda la famiglia – l’ambito nel quale avvengono la maggior parte dei femminicidi – Vannacci non è preoccupato dall’incidenza di queste “forme di violenza passionale” – “più spesso adoperata da parte del soggetto fisicamente più forte”, s’intende l’uomo, “sebbene la cronaca offra con meno pubblicità anche esempi di violenze sugli uomini da parte delle donne” – perchè “le statistiche sono oggettivamente non preoccupanti se confrontate con quelle degli altri Paesi”. Il programma contiene una serie di misure preventive ma anche la critica al “modello educativo della sinistra fondato sull’ideologia della costante ‘lotta al patriarcato'”. Il ragionamento suona così: “Dove scompare ogni traccia della ‘società patriarcale’ va diffondendosi un preoccupante aumento della violenza sulle donne”. Insomma “il patriarcato mediterraneo” va protetto e non criminalizzato.

E, ancora: la destra di FnV “si ispira a un patriottismo realista e infaticabile”, mette al centro “l’interesse nazionale” “di quella che è stata la culla della civiltà europea: quel corpo che è Roma antica, quell’anima che è la Roma cristiana” (frase che sarebbe piaciuta a Vannaccius). Si tratta di “risvegliare” la destra, una “destra divina che è dentro di noi, nel sonno” come recita la citazione di Pier Paolo Pasolini riportata sul frontespizio del programma.

Sul fronte dell’economia ci sono proposte per la partecipazione dei dipendenti agli utili dell’impresa e l’azionariato diffuso, per l’introduzione di una “moneta fiscale” di modo che i crediti fiscali diventino “cedibili” tra privati e “un vero quoziente familiare”.

Per quanto riguarda la giustizia riforma del Csm “per recidere ogni legame tra nomine giudiziarie e logiche correntizie”, responsabilità civile diretta per i magistrati, abrogazione della norma sul femminicidio come delle leggi antiomofobia e della legge Mancino. Sul fronte dell’energia il via libera all’acquisto di gas russo, un piano per il nucleare di ultima generazione, l’ora legale tutto l’anno per maggiori risparmi.

Riccione come Ceuta? La sindaca chiede un milione di danni alla Lega

Roma, 11 ago. (askanews) – Duro scontro tra il Comune di Riccione e la Lega. Ieri la sindaca Daniela Angelini aveva sollecitato le scuse di Matteo Salvini e si era affidata agli avvocati per chiedere un milione di danni per un video di Tiktok della Lega che “ha infangato la comunità” romagnola. Oggi è arrivata la risposta del team team comunicazione del partito con una nota che però non ha il sapore delle scuse. Il comunicato cerca di minimizzare l’accaduto abbozzando una sorta di ‘memoria difensiva’ in vista dell’annunciato possibile scambio di carte bollate e anzi ringrazia, ironicamente, il Comune per la “pubblicità”. Parole che hanno fatto ancor più infuriare Angelini, che conferma la volontà di portare il Carroccio in Tribunale.

Nel video, pubblicato nei giorni scorsi sulla scia delle polemiche politiche e del braccio di ferro tra la premier Giorgia Meloni e l’omologo spagnolo Pedro Sanchez, vengono usate le immagini dell’arrivo di migranti sulle spiagge dell’exclave spagnola in Nord Africa con la scritta: ‘Pov. E’ il 2030, sei in spiaggia a Riccione e Matteo Salvini non è ministro dell’Interno’. Immagini che hanno fatto saltare dalla sedia la sindaca (eletta come indipendente con il Pd, Articolo 1 e liste civiche) che ieri ha comunicato di aver sporto “denuncia-querela” a “tutela del decoro e dell’onore della comunità riccionese, illegittimamente utilizzata per veicolare messaggi a sfondo discriminatorio a fini di propaganda politica”.

Veniamo dunque alla ‘strategia difensiva’ che giunge oggi dalla Lega. In una lunga nota si afferma la posizione del partito sulla questione. Al punto 1 si rivendica che l’account @legaofficial è proprio il canale ufficiale della Lega su TikTok. Poi, al punto 2, si afferma che si tratta di un “meme” e, citando la Treccani, si ricorda che “il meme è un ‘genere paradossale di contenuto virale’… È dunque – si prosegue – un linguaggio che, per sua stessa natura, può giocare sull’ironia, sul paradosso e sull’accostamento volutamente irreale tra immagini, luoghi, situazioni e contesti differenti”, ricordando anche alcuni precedenti come l’aver ‘abbattuto’ la Torre Eiffel (“nel caso il sindaco di Riccione volesse solidarizzare anche con il sindaco di Parigi”). Per andare poi al sodo e respingere la tesi di chi ha “parlato di ‘video fake'”.

Se si tratta di un meme, precisa inoltre il punto 3, “è evidente che quella mostrata nel video non sia la spiaggia di Riccione. Le immagini utilizzate si riferiscono a quanto accaduto a Ceuta e la prospettiva indicata nel video – ‘POV’, acronimo di Point of View – è esplicitamente ambientata nel 2030. Si tratta dunque della rappresentazione di un futuro distopico: quanto avvenuto in Spagna rappresenta un monito di ciò che potrebbe accadere all’Italia e a tutta l’Europa se non si difendono i confini, come chiede la Lega, e se si spinge sull’immigrazione senza regole, come vuole la sinistra”. Con Riccione “presa ad esempio”, ma il “messaggio” che la Lega “ha voluto lanciare” riguarda “evidentemente tutte le coste del Paese”.

Infine, le argomentazioni per respingere le accuse di razzismo. “Non c’è alcunché di razzista nel video: le immagini utilizzate – si sottolinea al punto 4 – sono reali e documentano quanto accaduto a Ceuta. È quindi erroneo definirlo un ‘video fake’, come fatto da alcune testate: non c’è alcun fotomontaggio e non sono state utilizzate immagini generate o alterate attraverso l’intelligenza artificiale. Non c’è inoltre alcun intento discriminatorio: il contenuto riguarda il tema dell’immigrazione irregolare e delle politiche di controllo dei confini”. Il video, si fa notare, è ancora “presente” su TikTok malgrado la piattaforma preveda “regole specifiche contro i contenuti di odio e discriminazione e interviene sui contenuti che violano i propri standard”. Con una chiosa: si ringrazia il Comune di Riccione “per l’ondata di pubblicità riservata gratuitamente alla pagina Lega TikTok, che da dicembre è ininterrottamente la pagina di partito con la maggiore crescita in Italia sulla piattaforma. Cosi l’admin di Lega TikTok”.

La nota della Lega non riporta il sereno, anzi: tutt’altro. “La Lega che si attribuisce la paternità di quel video aberrante è senza vergogna, ma almeno ora sappiamo a chi chiedere il risarcimento per la città di Riccione”, la contro-risposta dalla sindaca che esprime “sconcerto istituzionale” e conferma l’azione legale da un milione di euro.

“La sindaca Daniela Angelini – si legge in un comunicato – respinge con sdegno l’ennesimo tentativo di liquidare come banale satira o innocuo meme un contenuto lesivo della reputazione e della dignità della comunità riccionese”. Ed è “semplicemente imbarazzante e sconcertante che dal partito che esprime il vicepresidente del Consiglio vengano pubblicati e persino difesi contenuti così raccapriccianti”.

“Ora che c’è una formale assunzione di responsabilità – conclude la nota – il Comune di Riccione sa con assoluta precisione a chi rivolgersi per la richiesta di risarcimento danni da un milione di euro. Se il Tribunale riconoscerà le nostre ragioni, ogni singolo euro ottenuto non rimarrà nelle casse dell’Ente ma verrà destinato al fondo comunale per il sostegno agli affitti delle famiglie in difficoltà. Di fronte all’arroganza di chi insulta Riccione, la risposta della città sarà la tutela della propria storia e il sostegno concreto a chi ha più bisogno”.

Europei Atletica, Coiro: "Non ho sbagliato nulla"

Roma, 11 ago. (askanews) – “Sinceramente non ho parole. Gli 800 sono su un livello molto alto e io oggi mi sentivo davvero bene in batteria, non ho sbagliato niente”. Così alla Rai Elisa Coiro commenta il suo record italiano riscritto agli Europei di Birmingham, fermando il cronometro in 1:57.56 nelle batterie. Un risultato che vale molto più di un semplice accesso alle semifinali: Coiro ha infatti cancellato un primato che resisteva da 46 anni, quello stabilito da Gabriella Dorio il 5 luglio 1980 a Pisa in 1:57.66. “Ho scelto di correre al coperto fino alla fine, essendo questo luogo particolarmente ventoso. Aver fatto questo record è importante ed è una cosa che ho costruito col mio tecnico. I miei cari mi hanno sempre aiutata e questo è il risultato”. Il nuovo primato italiano arriva così nel momento in cui gli 800 metri femminili stanno vivendo una fase di straordinaria evoluzione. I riferimenti cronometrici si sono abbassati sensibilmente e il livello medio delle protagoniste internazionali è diventato sempre più elevato. Coiro ne è consapevole: “Quando si ottengono questi riscontri, significa che alle spalle ci sono persone importanti che ti supportano ed è il mio caso. Femke Bol negli 800? E’ sicuramente un’avversaria molto temibile, ma come anche altre. Come ho detto, in questa specialità siamo in tante competitive. Non è un caso che stiamo correndo su tempi mai visti”, ha concluso l’azzurra

Alcune cose che ha detto Meloni in un’intervista a "Chi"

Roma, 11 ago. (askanews) – “Fare ancora meglio sulle priorità: alleggerire le tasse, rafforzare il potere d’acquisto e favorire un’occupazione sempre più stabile”. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, traccia le linee dell’agenda di governo per il rientro dalle ferie in un’intervista esclusiva al settimanale “Chi” in edicola da mercoledì 12 agosto, escludendo rimpasti di squadra a settembre.

Sul fronte economico e sociale – si legge in una nota di ‘Chi’ – la premier rivendica gli interventi sul costo dei carburanti, le misure per l’occupazione e il contrasto alla desertificazione dei centri storici, ribadendo inoltre un approccio pragmatico sul clima contro “l’ambientalismo ideologico”.

Quella di Roberto Vannacci è “un’operazione costruita per favorire la sinistra”, così Meloni sul movimento del generale.

Quando partecipa alle missioni internazionali con la figlia Ginevra “i miei omologhi sono divertiti, ma la reazione più bella è quella delle altre donne che incontro, che mi fanno un cenno d’intesa. È un linguaggio che non ha bisogno di traduzione. Se questa immagine dice a una ragazza che non deve scegliere tra essere madre e avere una carriera, sono contenta che si veda”, ha anche affermato Meloni nell’intervista.

Meloni: taglio tasse, potere d’acquisto e lavoro priorità settembre

Roma, 11 ago. (askanews) – “Fare ancora meglio sulle priorità: alleggerire le tasse, rafforzare il potere d’acquisto e favorire un’occupazione sempre più stabile”. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, traccia le linee dell’agenda di governo per il rientro dalle ferie in un’intervista esclusiva al settimanale “Chi” in edicola da mercoledì 12 agosto, escludendo rimpasti di squadra a settembre.

Sul fronte economico e sociale – si legge in una nota di ‘Chi’ – la premier rivendica gli interventi sul costo dei carburanti, le misure per l’occupazione e il contrasto alla desertificazione dei centri storici, ribadendo inoltre un approccio pragmatico sul clima contro “l’ambientalismo ideologico”.

Nuovo record delle temperature di mari e oceani

Roma, 11 ago. (askanews) – La temperatura media superficiale dei mari e degli oceani di tutto il mondo ha raggiunto il 5 agosto scorso i 21,2 gradi Celsius, stabilendo un nuovo record giornaliero da quando l’agenzia statunitense NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) ha iniziato le sue rilevazioni storiche nel settembre 1981.

La serie storica di dati, monitorata da Servimedia, analizza la temperatura media giornaliera della superficie di mari e oceani tra le latitudini 60°S e 60°N, comprendendo l’intero pianeta ad eccezione della Groenlandia, dell’Antartide e delle zone più settentrionali delle Americhe, dell’Europa e dell’Asia.

I dati NOAA indicano che la prima volta che la temperatura media degli strati superficiali di mari e oceani ha raggiunto i 21 gradi Celsius è stata il 16 marzo 2023, dopo essersi avvicinata a tale valore il 6 marzo 2016 (quando aveva raggiunto i 20,99 gradi Celsius). Quel valore è stato superato il 18 marzo 2023, con 21,01 gradi Celsius, un record che è rimasto imbattuto fino al 15 aprile. È stato poi registrato nuovamente dal 20 luglio in poi, raggiungendo un nuovo record di 21,10 gradi Celsius il 24 agosto.

Il 2024 è iniziato con temperature più elevate di qualsiasi altro anno dal 1981 sulla superficie degli oceani e dei mari terrestri, stabilendo un nuovo record di 21,17 gradi Celsius per tre giorni: il 29 febbraio, il primo aprile e il 23 aprile.

L’estate del 2026, già influenzata dal fenomeno climatico El Niño, ha infranto nuovamente il primato precedente: in particolare, il 5 agosto, la temperatura media sulla superficie degli oceani del pianeta ha raggiunto i 21,20 gradi Celsius. (Fonte Servimedia).

Europei nuoto: Europei, Ceccon in semifinale nei 200 dorso

Roma, 11 ago. (askanews) – Thomas Ceccon supera le batterie dei 200 dorso agli Europei di nuoto di Parigi con il tredicesimo tempo in 1’56″99. L’azzurro tornerà in vasca oggi pomeriggio, prima per la finale dei 50 farfalla e poi per la semifinale dei 200 dorso. “Che faticaccia stamattina, veramente inevitabile, però perché in un 200 non puoi non far fatica”, ha commentato Ceccon. Eliminato Daniele Del Signore, 23° in 1’58″71. Il miglior tempo delle batterie è del francese Nathan Muratory, classe 2008, che in 1’54″87 firma anche il record mondiale juniores.

Nei 100 stile libero avanza soltanto Carlos D’Ambrosio, sesto tempo complessivo in 48″02. Eliminati Manuel Frigo, Alessandro Miressi e Lorenzo Ballarati. Al comando della graduatoria c’è il romeno David Popovici in 47″13.

Doppia qualificazione italiana nei 100 rana femminili, con Benedetta Pilato terza in 1’06″20 e Lisa Angiolini quarta in 1’06″31. Fuori Anita Bottazzo e Chiara Della Corte. “Il tempo per essere di mattina va bene. Rompere il ghiaccio è la parte forse più difficile”, ha detto Pilato.

Nei 50 farfalla passano il turno Silvia Di Pietro, 12ª in 26″14, ed Elena Capretta, 17ª in 26″33. Eliminata Costanza Cocconcelli. Nei 800 stile libero Luca De Tullio si qualifica alla finale di domani con il sesto tempo in 7’47″42. Fuori Davide Marchello e Matteo Diodato.

Grande delusione nella 4×100 misti mista: l’Italia, prima nella propria batteria, viene squalificata per un calcio a delfino involontario verso il basso nella frazione a rana. Le immagini del Var hanno confermato l’irregolarità e lo staff azzurro ha deciso di non presentare ricorso. In vasca erano scesi Viberti, Michele Lamberti, Anita Gastaldi ed Emma Virginia Menicucci. Senza la squalifica, l’Italia avrebbe conquistato il terzo tempo di ingresso in finale.

Il programma pomeridiano vedrà quindi ancora protagonisti Ceccon e Sara Curtis a caccia di medaglie, prima delle finali dei 100 rana con Nicolò Martinenghi e Benedetta Pilato. A chiudere la giornata sarà Simona Quadarella.

Calcio, Orsato: "Arbitro al centro, Var solo per chiaro errore"

Roma, 11 ago. (askanews) – Riportare l’arbitro al centro della partita e limitare l’intervento del Var ai casi di chiaro ed evidente errore. È la linea indicata da Daniele Orsato, nuovo responsabile della Can di Serie A e B, al raduno degli arbitri a Cascia. “Abbiamo visto come la figura centrale sia stata l’arbitro” al Mondiale, ha spiegato Orsato, sottolineando come Uefa e Fifa abbiano ribadito il principio del chiaro ed evidente errore.

Per Orsato non si tratta di una rivoluzione, ma dell’applicazione delle nuove indicazioni dell’Ifab già adottate dalla Fifa al Mondiale e destinate a essere seguite anche dalla Uefa e dal calcio italiano. “Il Var è un supporto eccezionale, ma entrerà nel momento in cui deve entrare”, ha detto.

Il nuovo responsabile della Can ha spiegato anche la propria idea del ruolo: “Se riuscite a usare il termine allenatore mi piace da morire, invece che designatore”. Orsato vuole mettere al centro la crescita del gruppo e portare la propria esperienza maturata in campo internazionale e nazionale. “Io non sono il designatore commissario della Can. Cerco di allenarli”, ha sottolineato.

Durante il raduno, ha aggiunto, si è lavorato soprattutto sulla lettura delle dinamiche di gioco, sulla personalità e sulla capacità degli arbitri di conquistare fiducia e credibilità da parte di calciatori e allenatori. “Vado a casa veramente orgoglioso dei miei ragazzi”, ha detto Orsato, che ha chiesto anche maggiore equilibrio nel giudizio pubblico: “L’arbitro venga criticato dopo la partita. Prima, no”.

Sul fronte dei rapporti con i media, Orsato ha escluso l’introduzione di nuove regole sulle telefonate e sui rapporti esterni degli arbitri: “Non c’è niente da adottare perché non c’è niente di cui ci dobbiamo vergognare”. La comunicazione sarà invece coordinata dal direttore tecnico dell’Aia, Domenico Messina. Orsato ha infine assicurato che resterà la volontà di spiegare pubblicamente decisioni ed episodi controversi: “Noi saremo trasparenti come in passato”.

Gli Houthi hanno colpito una nave nello Yemen, 3 morti

Roma, 11 ago. (askanews) – Almeno tre persone sono morte in un attacco degli Houthi contro una nave commerciale non ancora identificata nello Stretto di Bab el-Mandeb. Lo ha riferito il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale.

Non sono stati forniti per il momento ulteriori dettagli sulla nave colpita o sulla dinamica dell’attacco. Dal movimento yemenita Ansar Allah, noto anche come Houthi, non è arrivato finora alcun commento.

Separatamente, poco prima la United Kingdom Maritime Trade Operations (Ukmto), l’organismo britannico che monitora la sicurezza della navigazione nella regione, aveva riferito di aver ricevuto la segnalazione di un incidente che coinvolgeva una petroliera e forze militari nel Golfo di Oman, senza fornire ulteriori dettagli.

Europei Atletica, Eloisa Coiro record italiano negli 800

Roma, 11 ago. (askanews) – Un record storico cade agli Europei di Birmingham nella seconda mattina di gare. Arriva subito in batteria negli 800 metri e l’impresa porta la firma di Eloisa Coiro con il formidabile crono di 1:57.56, un decimo in meno del limite di Gabriella Dorio che resisteva da 46 anni, 1:57.66 a Pisa il 5 luglio del 1980. La 25enne romana è protagonista di una gara favolosa, condotta con intelligenza tattica, restando coperta nel gruppo fino al rettilineo conclusivo dove recupera due posizioni per chiudere al secondo posto sulla scia della britannica campionessa olimpica Keely Hodgkinson che la precede in 1:57.28. Era il record italiano femminile più longevo e così nell’arco di poco più di un mese vengono battuti entrambi i primati degli 800 metri, dopo quello maschile di Francesco Pernici (1:43.60 per superare dopo 53 anni quello di Marcello Fiasconaro).

Poker di azzurri qualificati nell’alto, tutti e quattro in finale: il campione in carica Gianmarco Tamberi ci riesce con 2,23 alla seconda prova, stessa misura valicata dall’oro europeo U23 Matteo Sioli, mentre per Edoardo Stronati e Christian Falocchi basta 2,19 per andare avanti. Ayomide Folorunso sbarca in finale nei 400 ostacoli con una prova eccellente: vince nettamente la ‘semi’ in 53.93 sfiorando il suo record italiano, ad appena quattro centesimi dal primato di tre anni fa. L’emiliana impressiona per l’ottima ritmica tra le barriere e riesce a chiudere ancora in piena spinta. È il secondo tempo complessivo dietro alla belga Paulien Couckuyt che si migliora in 53.87 mentre la slovacca Emma Zapletalova, bronzo mondiale e favorita per il titolo, non esagera con 54.09.

Banche, Salvini: chiederemo alle prime 10 un contributo del 5% sugli utili

Roma, 11 ago. (askanews) – Un contributo del 5% all’anno, per tre anni, sugli utili delle prime 10 banche italiane. Questa la proposta a cui sta lavorando la Lega per la prossima Manovra. Lo ha detto il leader della Lega e vicepremier, Matteo Salvini, in visita ai lavori per la realizzazione di una stazione ferroviaria nel quartier Pigneto a Roma.

“Io del governo Sanchez (primo ministro spagnolo ndr.) non condivido nulla tranne l’intervento economico che hanno fatto sulle banche spagnole – ha spiegato Salvini -. Fatti i dovuti parametri, in Spagna hanno una tassazione, un prelievo fra il 5-6 e il 7%. Io ho visto le due semestrali delle due più grandi banche italiane che hanno fatto utili per quasi 12 miliardi nel primo semestre, vuol dire che solo due banche fanno utili per più di 24 miliardi all’anno, se facciamo un interveniamo sulle prime 10 banche italiane, non su centinaia di piccole banche locali, e noi come lega lo chiederemo, sono convinto che l’intera maggioranza ci accompagnerà: un contributo triennale alle prime 10 banche italiane”.

“Ricordo a chi esprime dei dubbi – ha poi detto Salvini – che una parte di questi utili derivano da garanzie dello Stato e quindi dei cittadini, dai costi a carico dei cittadini e dalla differenza fra interessi attivi e interessi passivi”.

Sul come utilizzare tali fondi aggiuntivi, il vicepremier ha poi specificato che “vorremmo come Lega raddoppiare i militari di strade sicure nelle strade e delle stazioni, quindi con 2 miliardi ci fai parecchio”.

Sayf sarà ospite del Concertone La Notte della Taranta

Milano, 11 ago. (askanews) – Sabato 22 agosto Sayf sarà tra gli ospiti speciali del Concertone de La Notte della Taranta, in programma nel piazzale dell’ex Convento degli Agostiniani di Melpignano. L’artista salirà sul palco insieme all’Orchestra Popolare La Notte della Taranta, diretta dal Maestro concertatore Ermal Meta e al Corpo di Ballo diretto da Fredy Franzutti.

Nato a Genova nel 1999 da una famiglia italo-tunisina, Sayf è una delle voci più interessanti della nuova scena musicale italiana. Nella sua scrittura convivono street rap e cantautorato, melodie e barre, racconti d’amore e osservazione sociale. Le influenze arabe e sudamericane incontrano la canzone genovese e i linguaggi dell’urban contemporaneo, dando forma a una ricerca personale e versatile.

La sua partecipazione si inserisce nel tema scelto per l’edizione 2026, dedicata al Mediterraneo come spazio di attraversamenti, relazioni e influenze reciproche. Sul palcoscenico di Melpignano, Sayf interpreterà la pizzica Menamenamò, prima del suo brano Tu mi piaci tanto, classificatosi al secondo posto all’ultimo Festival di Sanremo.

«Sono veramente grato di essere ospite alla Notte della Taranta e di poter unire il mio mondo musicale a quello della Taranta, del Salento e a tutte queste influenze che ammiro, pur non facendone strettamente parte – dichiara Sayf -. Sono contento di questo punto d’incontro favorito dalla musica e dalla comunicazione, e mi piace che possa essere di spunto per creare occasioni di confronto e unione in qualsiasi altro ambito. Le culture si parlano e si influenzano a vicenda, e la musica è sicuramente un ottimo punto di partenza per farlo. Per questo ringrazio Ermal Meta per avermi invitato e coinvolto, credendo in questa contaminazione e in una visione artistica comune».

Sayf comincia giovanissimo a rappare, scrivere canzoni e suonare la tromba. Dopo due mixtape e una lunga gavetta nella scena genovese, tra il 2023 e il 2024 richiama l’attenzione del pubblico nazionale e collabora con artisti come Helmi, Ele A e 22simba. Nel 2025 pubblica l’EP Se Dio Vuole, che contiene anche una collaborazione con Rhove, e partecipa a Sto bene al mare di Marco Mengoni insieme a Rkomi. Nello stesso anno viene scelto da Spotify per il programma RADAR dedicato agli artisti emergenti.

Nel 2026 partecipa alla 76ª edizione del Festival di Sanremo con Tu mi piaci tanto, classificandosi al secondo posto. Il brano, certificato platino, raggiunge il vertice della classifica radiofonica italiana. Sayf viene inoltre selezionato da Vevo Global per DSCVR Artists to Watch 2026, unico artista italiano tra i diciannove talenti individuati a livello internazionale.

L’8 maggio ha pubblicato SANTISSIMO, il suo primo album ufficiale, certificato già oro nelle prime settimane: un lavoro che raccoglie le diverse componenti della sua ricerca, dalla scrittura personale all’energia delle esibizioni dal vivo, alternando brani rap, aperture melodiche e contaminazioni tra generi e culture. Il disco ospita le collaborazioni di Geolier, Kid Yugi, Nerissima Serpe, Bresh, Tedua, Artie 5ive e Guè.

Protagonista del Concertone di Melpignano sarà l’Orchestra Popolare La Notte della Taranta, guidata da Ermal Meta nella rielaborazione di pizziche, canti di lavoro, stornelli e canti d’amore e di lontananza nelle parlate salentine e in griko. Con Sayf saranno ospiti speciali Alessandra Amoroso, Gisela João, Maria Mazzotta, Levante, Welo e Giulia Vecchio. Le coreografie saranno firmate da Fredy Franzutti. Il Concertone sarà trasmesso in diretta dalle 21.20 su Rai3 e su Rai Radio2, RaiPlay e San Marino RTV.

Il Concertone di Melpignano è un progetto culturale della Fondazione La Notte della Taranta, presieduta da Massimo Bray, sostenuto dalla Regione Puglia e da Pugliapromozione, in collaborazione con l’Unione dei Comuni della Grecìa salentina e l’Istituto Diego Carpitella.

Per il programma di Vannacci i femminicidi sono "forme di violenza passionale"

Roma, 11 ago. (askanews) – “Prevenzione efficace delle forme di violenza passionale”, si intitola così il capitolo del programma di Futuro nazionale con Vannacci dedicato alla prevenzione e alla repressione dei femminicidi. Ma la prima cosa a sparire è la parola “femminicidio” con cui viene indicato il reato: “Fatta piazza pulita delle tecniche di manipolazione operate dalla sinistra in merito al cosiddetto ‘femminicidio’ e sopra ridotte all’assurdo che le caratterizza, il problema dei ‘delitti passionali’ si è negli ultimi anni giustamente proposto al dibattito”.

Per FnV “l’ideologia femminista fomenta la contrapposizione tra maschi e femmine (sostituendo l’ormai logora opposizione tra proletari e padroni)” e le statistiche dei femminicidi sono “oggettivamente non preoccupanti se confrontate con quelle degli altri Paesi”. Tale violenza fisica, si legge ancora, viene “più spesso adoperata da parte del soggetto fisicamente più forte su quello fisicamente più fragile, dunque da parte degli uomini sulle donne, sebbene la cronaca offra con meno pubblicità anche esempi di violenze sugli uomini da parte delle donne”.

“Il modello educativo della sinistra fondato sull’ideologia della costante ‘lotta al patriarcato’ è, evidentemente, fallimentare e dove scompare ogni traccia della ‘società patriarcale’ va diffondendosi un preoccupante aumento della violenza sulle donne. A riprova che dovremmo proteggere e non criminalizzare il nostro modello: quello del ‘patriarcato mediterraneo’, volto alla sottolineatura delle specificità e alla formazione di maschi forti, capaci di dominare le emozioni e le passioni, proteggendo le donne e offrendo se stessi per la costruzione e la difesa della società”, conclude il programma.

Martedì e mercoledì 18 città sono in bollino rosso per il caldo

Roma, 11 ago. (askanews) – Ancora giorni di grande caldo su tutta Italia, anche se lentamente la situazione sembra migliorare. Secondo l’aggiornamento di oggi del Bollettino sulle ondate di calore del Ministero della Salute, giovedì 13 agosto saranno 18 le città in “bollino rosso”: Bari, Bologna, Bolzano, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Reggio Calabria, Rieti, Roma e Viterbo; “bollino arancione” per Cagliari e “giallo” per Ancona, Brescia, Milano, Pescara, Torino, Trieste, Venezia e Verona.

Domani, 12 agosto, le città in “bollino rosso” sono 19 (Bari, Bologna, Bolzano, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma e Viterbo), 2 in “arancione” (Ancona e Cagliari) e 6 in “giallo” (Brescia, Milano, Torino, Trieste, Venezia e Verona).

Oggi, 11 agosto, secondo il Bollettino sono sempre 19 le città in “bollino rosso” (Bari, Bologna, Bolzano, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma e Viterbo); in “arancione” Ancona, Brescia, Milano, Trieste, Venezia e Verona; “giallo” per Cagliari e Torino.

Caldo, giovedì 18 città in "bollino rosso". Oggi e domani sono 19

Roma, 11 ago. (askanews) – Ancora giorni di grande caldo su tutta Italia, anche se lentamente la situazione sembra migliorare.

Secondo l’aggiornamento di oggi del Bollettino sulle ondate di calore del Ministero della Salute, giovedì 13 agosto saranno 18 le città in “bollino rosso”: Bari, Bologna, Bolzano, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Reggio Calabria, Rieti, Roma e Viterbo; “bollino arancione” per Cagliari e “giallo” per Ancona, Brescia, Milano, Pescara, Torino, Trieste, Venezia e Verona.

Domani, 12 agosto, le città in “bollino rosso” sono 19 (Bari, Bologna, Bolzano, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma e Viterbo), 2 in “arancione” (Ancona e Cagliari) e 6 in “giallo” (Brescia, Milano, Torino, Trieste, Venezia e Verona).

Oggi, 11 agosto, secondo il Bollettino sono sempre 19 le città in “bollino rosso” (Bari, Bologna, Bolzano, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma e Viterbo); in “arancione” Ancona, Brescia, Milano, Trieste, Venezia e Verona; “giallo” per Cagliari e Torino.

On line programma Vannacci: destra identitaria, pura e vitale si risvegli

Roma, 11 ago. (askanews) – È giunto il momento che la “Destra divina che è dentro di noi, nel sonno”, “di cui diceva Pier Paolo Pasolini, intellettuale niente affatto di destra ma capace di grandi intuizioni circa le condizioni storiche della Nazione nel secondo dopoguerra, venga finalmente risvegliata”. E’ quanto si legge nel programma, da oggi on line, di Futuro nazionale con Vannacci.

“Che il sonno – e il sogno – diventino finalmente l’alba di una nuova avventura: quella di una Destra identitaria, pura e vitale. Futuro Nazionale nasce dunque dalla volontà di riportare l’Italia alle proprie radici, posizionandola nuovamente sulla strada della sua grande storia”, spiega la prima pagina del programma. La missione è “imboccare la via per tornare ad essere, rapidamente e senza moderazione, un Paese identitario, sovrano, sicuro, libero e prospero”.

“Il partito si propone come forza di destra patriottica e identitaria, capace di accogliere gli italiani di buona volontà, orgogliosa delle proprie radici nazionali, fondate sul diritto romano, sulla filosofia greca, sull’eroismo della cristianità romano-germanica e, sopra tutto, sulla sintesi di queste istanze operata dalla civiltà cattolica”, si legge ancora.

“Una forza determinata a perseguire innanzitutto l’interesse degli italiani, a difendere i loro valori, la loro storia, la loro inclinazione a sviluppare la propria cultura e la propria esistenza nei massimi gradi possibili. La visione di Futuro Nazionale si fonda su alcuni valori cardine – identità nazionale, famiglia naturale, sicurezza, libertà, merito e tradizione – ritenuti indispensabili per una nuova primavera italiana”.

Bashar al Assad è stato condannato a morte in Siria (ma lui è a Mosca)

Roma, 11 ago. (askanews) – Un tribunale siriano ha condannato a morte l’ex presidente Bashar al Assad. La decisione è stata annunciata nel corso di una conferenza stampa presso la Corte penale di Damasco. Lo riferisce Haaretz.

Secondo quanto riferito, il tribunale ha stabilito che Assad debba essere giustiziato. Al momento non sono stati forniti ulteriori dettagli sui capi d’accusa, sull’iter giudiziario o sulle modalità con cui la sentenza potrebbe essere eseguita. Assad dovrebbe trovarsi in Russia, con la moglie Asma e con i figli. Mosca ha dato asilo all’ex leader siriano.

Perché dopo il caldo record dell’estate si prepara un 2027 estremo

Roma, 11 ago. (askanews) – L’Europa occidentale ha appena attraversato il giugno-luglio più caldo mai registrato e, mentre il continente fa i conti con siccità, incendi e terreni sempre più asciutti, nel Pacifico tropicale si sta sviluppando un El Ninho destinato a rafforzarsi ulteriormente nei prossimi mesi. I due fenomeni non sono la stessa cosa: il prima si inserisce nella tendenza di lungo periodo del riscaldamento climatico, il secondo rappresenta una grande oscillazione naturale del sistema oceano-atmosfera. Ma la loro sovrapposizione potrebbe rendere particolarmente delicato il passaggio tra la seconda metà del 2026 e il 2027.

Secondo il servizio europeo Copernicus, nell’Europa occidentale la temperatura media di giugno e luglio è stata di 21,62 gradi, 2,79 gradi sopra la media 1991-2020. E’il valore più alto della serie disponibile e supera di quasi 0,9 gradi il precedente primato, 20,73 gradi, registrato nel 2022. Presi separatamente, i dati mostrano una situazione più articolata: luglio è stato soltanto l’undicesimo più caldo per l’insieme delle terre europee, ma questo dato nasconde un fortissimo contrasto tra un’Europa occidentale eccezionalmente calda e condizioni più fresche nell’est del continente e in Fennoscandia (Norvegia, Svezia, Finlandia e parte della Russia nordoccidentale).

A rendere eccezionale l’estate occidentale è stata soprattutto la persistenza. Il caldo molto intenso era cominciato già nella seconda metà di maggio ed è proseguito attraverso ripetute ondate di calore. Francia, Spagna, Inghilterra, Svizzera, Germania occidentale e parte dell’Italia settentrionale hanno registrato anomalie molto elevate. In gran parte di Francia, Spagna, Belgio, Svizzera, Inghilterra e Galles, giugno-luglio è risultato il più caldo almeno dal 1979.

Al caldo si è aggiunta la mancanza d’acqua. A luglio, secondo Copernicus, vaste aree della Penisola iberica, Francia, Germania, Austria e Ungheria hanno registrato valori medi di umidità superficiale del suolo tra i più bassi, e in molte zone i più bassi in assoluto, almeno dal 1979. Nell’Europa occidentale l’umidità dei terreni è stata significativamente inferiore anche a quella del luglio 2022, quando il continente fu interessato da una delle più gravi siccità degli ultimi anni. Il caldo accelera l’evaporazione e asciuga suoli e vegetazione; a loro volta i terreni secchi riducono il raffreddamento prodotto dall’evaporazione, favorendo temperature ancora più elevate. E’ un meccanismo di retroazione che aumenta anche le condizioni favorevoli agli incendi.

Su questo scenario entra in gioco El Ninho. Il fenomeno consiste in un riscaldamento periodico delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale. Si presenta in genere ogni due-sette anni, modifica la posizione delle grandi aree temporalesche tropicali e, attraverso le correnti atmosferiche, può cambiare la distribuzione delle temperature e delle precipitazioni in molte parti del pianeta. Non è provocato dal cambiamento climatico. Ma un El Ninho forte che si sviluppa su un pianeta e su oceani già eccezionalmente caldi può aggiungere temporaneamente ulteriore calore al sistema climatico.

L’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) prevede che El Ninho continui a intensificarsi tra agosto e ottobre. L’insieme dei modelli utilizzati dall’Omm indica anomalie medie stagionali della temperatura della superficie marina superiori a 2,9 gradi nelle principali regioni di monitoraggio del Pacifico. Contemporaneamente dovrebbe svilupparsi anche un’anomalia delle temperature dell’Oceano Indiano capace di modificare la distribuzione delle piogge tra Africa orientale, Asia e Australia.

La Noaa statunitense fornisce un’indicazione ancora più precisa sull’intensità possibile. Nel suo ultimo aggiornamento, del 9 luglio, stima nell’81% la probabilità che tra ottobre e dicembre El Ninho raggiunga la categoria ‘very strong’, molto forte. Un evento di tale intensità si collocherebbe tra i maggiori della serie storica Noaa, che risale al 1950. L’organizzazione statunitense considera inoltre molto probabile che il fenomeno prosegua nei primi mesi del 2027.

L’Omm avverte tuttavia che la definizione ‘super El Ninho’, spesso utilizzata sui media per gli eventi più intensi, non appartiene alla classificazione meteorologica ufficiale. E soprattutto la forza dell’anomalia oceanica non si traduce automaticamente in effetti meteorologici altrettanto eccezionali in ogni regione: intensità, durata, periodo dell’anno e interazione con altri fenomeni atmosferici determinano conseguenze diverse da un continente all’altro.

Una delle proiezioni più estreme arriva dal materiale elaborato dal Washington Post in un articolo pubblicato oggi. I modelli esaminati dal quotidiano statunitense indicano che il tradizionale indice di temperatura utilizzato per seguire El Ninho potrebbe raggiungere intorno a dicembre un’anomalia di circa 4,1 gradi, un livello superiore a quello osservato nei grandi eventi del passato. Ma questo dato richiede due precisazioni fondamentali.

La prima è che quei 4,1 gradi non rappresentano un aumento della temperatura mondiale: si riferiscono alla temperatura superficiale di una specifica porzione del Pacifico rispetto al periodo di riferimento utilizzato. La seconda è che una parte dell’anomalia riflette il riscaldamento generale degli oceani. Proprio per questo le agenzie meteorologiche hanno cominciato a utilizzare anche un indice relativo, che confronta la temperatura della regione di El Ninho con quella del complesso degli oceani tropicali. Nella proiezione del Washington Post la differenza tra l’indice tradizionale e quello corretto per il riscaldamento di fondo arriverebbe a circa 0,65 gradi al momento del possibile picco di dicembre.

Che cosa dobbiamo dunque aspettarci da qui all’autunno? La previsione globale dell’Omm per agosto-ottobre mostra una probabilità elevata di temperature superiori alla norma su gran parte del pianeta. Il segnale interessa ampie aree delle medie e basse latitudini dell’emisfero settentrionale e si estende a numerose regioni dell’emisfero meridionale. El Ninho dovrebbe inoltre produrre la sua caratteristica redistribuzione delle precipitazioni: condizioni più umide della norma sono favorite nel Corno d’Africa, in alcune parti dell’Asia centrale, dell’Europa meridionale, dell’America settentrionale occidentale e del Sud America sudorientale; condizioni più secche sono invece più probabili nel subcontinente indiano, in Australia meridionale e orientale, in parte dell’America centrale e dei Caraibi, nel nord-ovest del Sud America e nell’Europa settentrionale.

Le elaborazioni contenute nell’articolo del Washington Post offrono un’altra misura della possibile estensione del fenomeno: circa 2,9 miliardi di persone vivrebbero in aree con almeno il 10% di probabilità di sperimentare tra agosto e ottobre temperature medie comprese nel 5% dei valori più elevati storicamente osservati per quel periodo dell’anno. Le regioni interessate comprendono vaste parti dell’Europa e dell’Africa, il Medio Oriente, l’India, l’Indonesia e il Sud-est asiatico. Non significa che 2,9 miliardi di persone subiranno necessariamente temperature record, né permette di prevedere una determinata ondata di calore con mesi di anticipo, ma indica delle probabilità.

La stessa cautela è necessaria per l’Europa durante l’autunno e soprattutto l’inverno. Il rapporto tra El Ninho e il clima europeo è meno diretto rispetto a quello osservabile in molte regioni tropicali o lungo le coste americane del Pacifico. Sul continente europeo intervengono l’Atlantico settentrionale, l’Oscillazione nord-atlantica, la posizione della corrente a getto e numerosi altri fattori. Non è quindi possibile affermare oggi che l’inverno 2026-2027 sarà necessariamente più caldo, più piovoso o più tempestoso per il solo fatto che El Ninho sarà molto forte.

Quello che sappiamo è che il fenomeno dovrebbe raggiungere la sua fase più intensa tra l’autunno e l’inverno e che gli effetti di El Ninho sulla temperatura media globale tendono a manifestarsi pienamente nell’anno successivo al suo sviluppo. E’ questo che pone il 2027 al centro dell’attenzione. L’Omm sottolinea esplicitamente che super-El Ninho previsto per la fine del 2026 aumenta le possibilità che l’anno successivo stabilisca un nuovo record di temperatura.

E’ però necessario distinguere due tipi di previsione. Il Washington Post, sulla base dei dati previsionali esaminati, indica una probabilità superiore all’80% che il 2027 diventi l’anno più caldo mai registrato. L’Omm non attribuisce invece al solo 2027 una probabilità numerica di questo genere. La sua previsione ufficiale di medio periodo dice qualcosa di diverso: c’è l’86% di probabilità che almeno uno degli anni compresi tra il 2026 e il 2030 superi il 2024, attuale detentore del record globale. Secondo gli esperti che hanno preparato il rapporto, El Ninho aumenta in particolare la possibilità che proprio il 2027 sia quell’anno, ma non consente ancora di trasformare questa indicazione in una previsione certa. E’ passando dai prossimi mesi ai prossimi cinque anni che il peso del cambiamento climatico diventa ancora più evidente.

Secondo il Global Annual-to-Decadal Climate Update dell’Omm, prodotto dal Met Office britannico utilizzando le previsioni di tredici centri climatici internazionali, la temperatura media globale di ciascun anno tra il 2026 e il 2030 dovrebbe collocarsi tra 1,3 e 1,9 gradi sopra la media preindustriale del 1850-1900. La probabilità che almeno uno dei cinque anni superi il 2024 come anno più caldo mai osservato è dell’86%.

Ancora più significativo è il rapporto con la soglia di 1,5 gradi. L’Omm calcola una probabilità del 91% che almeno un anno tra il 2026 e il 2030 superi temporaneamente 1,5 gradi rispetto al livello preindustriale. E c’è ormai una probabilità del 75% che persino la temperatura media dell’intero quinquennio 2026-2030 si collochi oltre quella soglia.

Questo non significa che l’obiettivo di 1,5 gradi dell’Accordo di Parigi venga automaticamente considerato fallito nel momento in cui un singolo anno o un quinquennio supera quel livello. L’obiettivo riguarda il riscaldamento climatico di lungo periodo, normalmente valutato su un arco di circa vent’anni. Ma la crescente frequenza dei superamenti temporanei mostra quanto il sistema climatico si stia avvicinando a quella soglia anche come condizione strutturale.

Per l’Europa il problema è ancora più marcato. Copernicus indica il continente come quello che si sta riscaldando più rapidamente: negli ultimi trent’anni la temperatura europea è cresciuta di circa 0,56 gradi per decennio, contro circa 0,27 gradi per la media globale. Rispetto al periodo preindustriale l’Europa si è già riscaldata di circa 2,5 gradi.

Ciò non vuol dire che ogni estate sarà automaticamente più calda della precedente, che non torneranno inverni freddi o che ogni siccità e alluvione possa essere attribuita direttamente al cambiamento climatico. La variabilità naturale continuerà a produrre oscillazioni anche molto forti. Ma cambia il punto di partenza sul quale quelle oscillazioni si sviluppano. Un’ondata di calore si forma oggi in un’atmosfera mediamente più calda; una precipitazione estrema avviene in un’aria capace di contenere una quantità maggiore di vapore acqueo; una siccità estiva può essere aggravata da temperature che accelerano l’evaporazione e asciugano più rapidamente il terreno.

Gli ultimi anni mostrano quanto rapidamente stia cambiando questo scenario. Nel 2025 almeno il 95% dell’Europa ha registrato temperature annuali superiori alla media; la temperatura superficiale dei mari europei ha raggiunto il valore annuale più alto mai osservato e l’86% della regione marina europea ha sperimentato almeno un’ondata di calore marina classificata come forte. Tutte le regioni glaciali europee hanno perso massa e gli incendi hanno bruciato circa 1,03 milioni di ettari, la maggiore superficie registrata nelle serie disponibili.

L’orizzonte dei prossimi mesi e quello dei prossimi anni devono quindi essere letti insieme, ma senza confonderli. Nel breve periodo l’incognita maggiore sarà l’evoluzione di El Ninho: quanto diventerà forte, come modificherà le precipitazioni e quali regioni subiranno gli effetti più marcati tra l’autunno e l’inizio del 2027. Nel medio periodo, invece, la direzione è molto meno incerta. Il fenomeno del Pacifico prima o poi si indebolirà. Il riscaldamento prodotto dall’accumulo dei gas serra resterà.

Il dato forse più importante non è dunque stabilire oggi se il 2027 batterà o meno il record mondiale. E’ che un nuovo record nei prossimi cinque anni viene ormai considerato molto probabile dall’Omm e che l’Europa è entrata in questa fase climatica riscaldandosi a una velocità più che doppia rispetto alla media del pianeta. El Ninho può imprimere un’accelerazione temporanea. La traiettoria di fondo, però, era già stata tracciata prima del suo arrivo.

Petrolio, il barile di Brent torna sopra 90 dollari

Roma, 11 ago. (askanews) – Continuano a rafforzarsi i rincari dei prezzi del petrolio. A tarda mattina il barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord ha toccato un picco sopra quota 90 dollari, tornano sui livelli di fine luglio, mentre successivamente le speranze sulla possibile riapertura dello Stretto di Hormuz avevano alimentato forti cali. Con il mancato materializzarsi della normalizzazione dei traffici, il Brent rincara del 2,31% a 89,75 dollari.

Negli scambi dell’afterhours il West Texas Intermediate sale di oltre il 2,75% a 84,39 dollari.

Dopo il caldo record dell’estate, El Ninho ci prepara un 2027 estremo

Roma, 11 ago. (askanews) – L’Europa occidentale ha appena attraversato il giugno-luglio più caldo mai registrato e, mentre il continente fa i conti con siccità, incendi e terreni sempre più asciutti, nel Pacifico tropicale si sta sviluppando un El Ninho destinato a rafforzarsi ulteriormente nei prossimi mesi. I due fenomeni non sono la stessa cosa: il prima si inserisce nella tendenza di lungo periodo del riscaldamento climatico, il secondo rappresenta una grande oscillazione naturale del sistema oceano-atmosfera. Ma la loro sovrapposizione potrebbe rendere particolarmente delicato il passaggio tra la seconda metà del 2026 e il 2027.

Secondo il servizio europeo Copernicus, nell’Europa occidentale la temperatura media di giugno e luglio è stata di 21,62 gradi, 2,79 gradi sopra la media 1991-2020. E’il valore più alto della serie disponibile e supera di quasi 0,9 gradi il precedente primato, 20,73 gradi, registrato nel 2022. Presi separatamente, i dati mostrano una situazione più articolata: luglio è stato soltanto l’undicesimo più caldo per l’insieme delle terre europee, ma questo dato nasconde un fortissimo contrasto tra un’Europa occidentale eccezionalmente calda e condizioni più fresche nell’est del continente e in Fennoscandia (Norvegia, Svezia, Finlandia e parte della Russia nordoccidentale).

A rendere eccezionale l’estate occidentale è stata soprattutto la persistenza. Il caldo molto intenso era cominciato già nella seconda metà di maggio ed è proseguito attraverso ripetute ondate di calore. Francia, Spagna, Inghilterra, Svizzera, Germania occidentale e parte dell’Italia settentrionale hanno registrato anomalie molto elevate. In gran parte di Francia, Spagna, Belgio, Svizzera, Inghilterra e Galles, giugno-luglio è risultato il più caldo almeno dal 1979.

Al caldo si è aggiunta la mancanza d’acqua. A luglio, secondo Copernicus, vaste aree della Penisola iberica, Francia, Germania, Austria e Ungheria hanno registrato valori medi di umidità superficiale del suolo tra i più bassi, e in molte zone i più bassi in assoluto, almeno dal 1979. Nell’Europa occidentale l’umidità dei terreni è stata significativamente inferiore anche a quella del luglio 2022, quando il continente fu interessato da una delle più gravi siccità degli ultimi anni. Il caldo accelera l’evaporazione e asciuga suoli e vegetazione; a loro volta i terreni secchi riducono il raffreddamento prodotto dall’evaporazione, favorendo temperature ancora più elevate. E’ un meccanismo di retroazione che aumenta anche le condizioni favorevoli agli incendi.

Su questo scenario entra in gioco El Ninho. Il fenomeno consiste in un riscaldamento periodico delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale. Si presenta in genere ogni due-sette anni, modifica la posizione delle grandi aree temporalesche tropicali e, attraverso le correnti atmosferiche, può cambiare la distribuzione delle temperature e delle precipitazioni in molte parti del pianeta. Non è provocato dal cambiamento climatico. Ma un El Ninho forte che si sviluppa su un pianeta e su oceani già eccezionalmente caldi può aggiungere temporaneamente ulteriore calore al sistema climatico.

L’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) prevede che El Ninho continui a intensificarsi tra agosto e ottobre. L’insieme dei modelli utilizzati dall’Omm indica anomalie medie stagionali della temperatura della superficie marina superiori a 2,9 gradi nelle principali regioni di monitoraggio del Pacifico. Contemporaneamente dovrebbe svilupparsi anche un’anomalia delle temperature dell’Oceano Indiano capace di modificare la distribuzione delle piogge tra Africa orientale, Asia e Australia.

La Noaa statunitense fornisce un’indicazione ancora più precisa sull’intensità possibile. Nel suo ultimo aggiornamento, del 9 luglio, stima nell’81% la probabilità che tra ottobre e dicembre El Ninho raggiunga la categoria ‘very strong’, molto forte. Un evento di tale intensità si collocherebbe tra i maggiori della serie storica Noaa, che risale al 1950. L’organizzazione statunitense considera inoltre molto probabile che il fenomeno prosegua nei primi mesi del 2027.

L’Omm avverte tuttavia che la definizione ‘super El Ninho’, spesso utilizzata sui media per gli eventi più intensi, non appartiene alla classificazione meteorologica ufficiale. E soprattutto la forza dell’anomalia oceanica non si traduce automaticamente in effetti meteorologici altrettanto eccezionali in ogni regione: intensità, durata, periodo dell’anno e interazione con altri fenomeni atmosferici determinano conseguenze diverse da un continente all’altro.

Una delle proiezioni più estreme arriva dal materiale elaborato dal Washington Post in un articolo pubblicato oggi. I modelli esaminati dal quotidiano statunitense indicano che il tradizionale indice di temperatura utilizzato per seguire El Ninho potrebbe raggiungere intorno a dicembre un’anomalia di circa 4,1 gradi, un livello superiore a quello osservato nei grandi eventi del passato. Ma questo dato richiede due precisazioni fondamentali.

La prima è che quei 4,1 gradi non rappresentano un aumento della temperatura mondiale: si riferiscono alla temperatura superficiale di una specifica porzione del Pacifico rispetto al periodo di riferimento utilizzato. La seconda è che una parte dell’anomalia riflette il riscaldamento generale degli oceani. Proprio per questo le agenzie meteorologiche hanno cominciato a utilizzare anche un indice relativo, che confronta la temperatura della regione di El Ninho con quella del complesso degli oceani tropicali. Nella proiezione del Washington Post la differenza tra l’indice tradizionale e quello corretto per il riscaldamento di fondo arriverebbe a circa 0,65 gradi al momento del possibile picco di dicembre.

Che cosa dobbiamo dunque aspettarci da qui all’autunno? La previsione globale dell’Omm per agosto-ottobre mostra una probabilità elevata di temperature superiori alla norma su gran parte del pianeta. Il segnale interessa ampie aree delle medie e basse latitudini dell’emisfero settentrionale e si estende a numerose regioni dell’emisfero meridionale. El Ninho dovrebbe inoltre produrre la sua caratteristica redistribuzione delle precipitazioni: condizioni più umide della norma sono favorite nel Corno d’Africa, in alcune parti dell’Asia centrale, dell’Europa meridionale, dell’America settentrionale occidentale e del Sud America sudorientale; condizioni più secche sono invece più probabili nel subcontinente indiano, in Australia meridionale e orientale, in parte dell’America centrale e dei Caraibi, nel nord-ovest del Sud America e nell’Europa settentrionale.

Le elaborazioni contenute nell’articolo del Washington Post offrono un’altra misura della possibile estensione del fenomeno: circa 2,9 miliardi di persone vivrebbero in aree con almeno il 10% di probabilità di sperimentare tra agosto e ottobre temperature medie comprese nel 5% dei valori più elevati storicamente osservati per quel periodo dell’anno. Le regioni interessate comprendono vaste parti dell’Europa e dell’Africa, il Medio Oriente, l’India, l’Indonesia e il Sud-est asiatico. Non significa che 2,9 miliardi di persone subiranno necessariamente temperature record, né permette di prevedere una determinata ondata di calore con mesi di anticipo, ma indica delle probabilità.

La stessa cautela è necessaria per l’Europa durante l’autunno e soprattutto l’inverno. Il rapporto tra El Ninho e il clima europeo è meno diretto rispetto a quello osservabile in molte regioni tropicali o lungo le coste americane del Pacifico. Sul continente europeo intervengono l’Atlantico settentrionale, l’Oscillazione nord-atlantica, la posizione della corrente a getto e numerosi altri fattori. Non è quindi possibile affermare oggi che l’inverno 2026-2027 sarà necessariamente più caldo, più piovoso o più tempestoso per il solo fatto che El Ninho sarà molto forte.

Quello che sappiamo è che il fenomeno dovrebbe raggiungere la sua fase più intensa tra l’autunno e l’inverno e che gli effetti di El Ninho sulla temperatura media globale tendono a manifestarsi pienamente nell’anno successivo al suo sviluppo. E’ questo che pone il 2027 al centro dell’attenzione. L’Omm sottolinea esplicitamente che super-El Ninho previsto per la fine del 2026 aumenta le possibilità che l’anno successivo stabilisca un nuovo record di temperatura.

E’ però necessario distinguere due tipi di previsione. Il Washington Post, sulla base dei dati previsionali esaminati, indica una probabilità superiore all’80% che il 2027 diventi l’anno più caldo mai registrato. L’Omm non attribuisce invece al solo 2027 una probabilità numerica di questo genere. La sua previsione ufficiale di medio periodo dice qualcosa di diverso: c’è l’86% di probabilità che almeno uno degli anni compresi tra il 2026 e il 2030 superi il 2024, attuale detentore del record globale. Secondo gli esperti che hanno preparato il rapporto, El Ninho aumenta in particolare la possibilità che proprio il 2027 sia quell’anno, ma non consente ancora di trasformare questa indicazione in una previsione certa. E’ passando dai prossimi mesi ai prossimi cinque anni che il peso del cambiamento climatico diventa ancora più evidente.

Secondo il Global Annual-to-Decadal Climate Update dell’Omm, prodotto dal Met Office britannico utilizzando le previsioni di tredici centri climatici internazionali, la temperatura media globale di ciascun anno tra il 2026 e il 2030 dovrebbe collocarsi tra 1,3 e 1,9 gradi sopra la media preindustriale del 1850-1900. La probabilità che almeno uno dei cinque anni superi il 2024 come anno più caldo mai osservato è dell’86%.

Ancora più significativo è il rapporto con la soglia di 1,5 gradi. L’Omm calcola una probabilità del 91% che almeno un anno tra il 2026 e il 2030 superi temporaneamente 1,5 gradi rispetto al livello preindustriale. E c’è ormai una probabilità del 75% che persino la temperatura media dell’intero quinquennio 2026-2030 si collochi oltre quella soglia.

Questo non significa che l’obiettivo di 1,5 gradi dell’Accordo di Parigi venga automaticamente considerato fallito nel momento in cui un singolo anno o un quinquennio supera quel livello. L’obiettivo riguarda il riscaldamento climatico di lungo periodo, normalmente valutato su un arco di circa vent’anni. Ma la crescente frequenza dei superamenti temporanei mostra quanto il sistema climatico si stia avvicinando a quella soglia anche come condizione strutturale.

Per l’Europa il problema è ancora più marcato. Copernicus indica il continente come quello che si sta riscaldando più rapidamente: negli ultimi trent’anni la temperatura europea è cresciuta di circa 0,56 gradi per decennio, contro circa 0,27 gradi per la media globale. Rispetto al periodo preindustriale l’Europa si è già riscaldata di circa 2,5 gradi.

Ciò non vuol dire che ogni estate sarà automaticamente più calda della precedente, che non torneranno inverni freddi o che ogni siccità e alluvione possa essere attribuita direttamente al cambiamento climatico. La variabilità naturale continuerà a produrre oscillazioni anche molto forti. Ma cambia il punto di partenza sul quale quelle oscillazioni si sviluppano. Un’ondata di calore si forma oggi in un’atmosfera mediamente più calda; una precipitazione estrema avviene in un’aria capace di contenere una quantità maggiore di vapore acqueo; una siccità estiva può essere aggravata da temperature che accelerano l’evaporazione e asciugano più rapidamente il terreno.

Gli ultimi anni mostrano quanto rapidamente stia cambiando questo scenario. Nel 2025 almeno il 95% dell’Europa ha registrato temperature annuali superiori alla media; la temperatura superficiale dei mari europei ha raggiunto il valore annuale più alto mai osservato e l’86% della regione marina europea ha sperimentato almeno un’ondata di calore marina classificata come forte. Tutte le regioni glaciali europee hanno perso massa e gli incendi hanno bruciato circa 1,03 milioni di ettari, la maggiore superficie registrata nelle serie disponibili.

L’orizzonte dei prossimi mesi e quello dei prossimi anni devono quindi essere letti insieme, ma senza confonderli. Nel breve periodo l’incognita maggiore sarà l’evoluzione di El Ninho: quanto diventerà forte, come modificherà le precipitazioni e quali regioni subiranno gli effetti più marcati tra l’autunno e l’inizio del 2027. Nel medio periodo, invece, la direzione è molto meno incerta. Il fenomeno del Pacifico prima o poi si indebolirà. Il riscaldamento prodotto dall’accumulo dei gas serra resterà.

Il dato forse più importante non è dunque stabilire oggi se il 2027 batterà o meno il record mondiale. E’ che un nuovo record nei prossimi cinque anni viene ormai considerato molto probabile dall’Omm e che l’Europa è entrata in questa fase climatica riscaldandosi a una velocità più che doppia rispetto alla media del pianeta. El Ninho può imprimere un’accelerazione temporanea. La traiettoria di fondo, però, era già stata tracciata prima del suo arrivo.

Bankitalia, tassi nuovi prestiti bancari a imprese saliti al 3,7% a giugno

Roma, 11 ago. (askanews) – Si è apparentemente arrestata a giugno la dinamica di rialzo dei tassi sui nuovi mutui in Italia, mentre sui prestiti alle imprese c’è stato un nuovo leggero rialzo. Nel frattempo la dinamica del credito bancario si è rafforzata. Secondo l’ultima rilevazione della Banca d’Italia, i tassi richiesti dalle banche sui nuovi prestiti per l’acquisto di abitazioni si sono attestati al 3,9469%, un livello molto vicino al 3,959% registrato a maggio. Sul credito al consumo, i tassi si sono attestati al 10,3313% dal 10,3667% di maggio.

Sui prestiti alle imprese non finanziarie, Bankitalia riporta un 3,7002% a giugno, dal 3,6586% di maggio. I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,67 per cento (0,65 nel mese precedente).

La Bce ha operato un rialzo dei tassi di riferimento dell’area euro, dal 2% al 2,25%, a decorrere dal 17 giugno. Ma le mosse della banca centrale vengono solitamente anticipate dai tassi di mercato, che si erano quindi già adeguati in precedenza, mentre a luglio l’istituzione ha tenuto i tassi fermi.

Tornando ai dati di Bankitalia, a giugno i prestiti al settore privato sono aumentati del 3,3 per cento su base annua, in accelerazione dal più 3,1% nel mese precedente. I prestiti alle famiglie sono aumentati del 2,7 per cento (2,6 nel mese precedente) mentre quelli alle società non finanziarie sono aumentati del 3,2 per cento (3,5 in maggio). La raccolta obbligazionaria è aumentata del 6 per cento (4,1 nel mese precedente).

Ex Ilva, Federacciai lavora a cordata italiana: "Tempo per una nuova gara c’è"

Roma, 11 ago. (askanews) – Sulla ex Ilva di Taranto, per riscrivere una gara “il tempo c’è” e “se le condizioni ci saranno, potremmo presentare la manifestazione di interesse e iniziare la due diligence dopo Ferragosto. Tutto si potrebbe chiudere entro l’anno, per essere operativi all’inizio del prossimo”. Lo afferma il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, in una intervista a La Repubblica dopo la riunione di ieri con le maggiori imprese siderurgiche del Belpaese sull’ipotesi di allestire una cordata italiana per gli impianti.

Secondo il quotidiano in campo ci sarebbero, tra gli altri, Arvedi, Marcegaglia, Feralpi, Duferco, Beltrame e Lucchini.

Ci sono delle condizioni e “la prima è ridefinire il perimetro della gara – spiega Gozzi – siamo interessati a tutto quello che viene a valle delle bramme (semilavorati utilizzati nella siderurgia-ndrt) compresi i laminatoi a caldo, non agli altiforni e agli acciaieria a colata continua, di cui non vogliamo sapere nulla. Se restano della gara non possiamo partecipare”.

Più avanti, “in una prospettiva di autonomia strategica e sostenibilità economica non si può dipendere al 100% d’acciaio importato da paesi terzi, bisognerà costruire nuovi formi elettrici”. E “di certo allo Stato spetta la gestione dell’eredità legale, ambientale sociale dell’area a caldo”. Sull’ipotesi del forno elettrico, invece “potremmo anche valutare di partecipare all’investimento”.

Per ora l’iniziativa è dei gruppi siderurgici, ma se poi “in un’ipotesi di sistema una Fincantieri o una Leonardo chiedessero partecipare sarebbe difficile dire di no”, aggiunge l’industriale. Rispetto all’offerta dell’indiana Jindal “il tema dell’italianità non è banale. Come si è già visto, a Taranto gli stranieri passano e se ne vanno senza colpo ferire. Diverso è un sistema di imprese italiane che ci mettono la faccia”.

Ia, Wp: modelli OpenAI collaborarono per eludere i test

Roma, 11 ago. (askanews) – Alcuni modelli di Intelligenza artificiale di OpenAI sottoposti a test di cybersicurezza avrebbero iniziato a collaborare tra loro per aggirare le prove, creando un canale interno attraverso il quale scambiarsi informazioni e riuscendo successivamente ad accedere a Internet senza autorizzazione. Lo riferisce il Washington Post sulla base di nuovi dettagli resi pubblici dalla società alla conferenza Black Hat di Las Vegas.

Secondo OpenAI, i modelli utilizzarono tra maggio e giugno una sorta di bacheca segreta per coordinarsi. Dopo che i tecnici individuarono una prima evasione dall’ambiente di test e misero in sicurezza il sistema, gli agenti riuscirono nuovamente a uscirne due giorni dopo senza essere scoperti. L’episodio emerse soltanto a luglio, quando la piattaforma Hugging Face segnalò di essere stata attaccata da modelli di Ia sconosciuti.

Nel secondo episodio gli agenti avrebbero coordinato esplicitamente le proprie azioni, identificandosi con nomi come “Jan18” e chiedendosi reciprocamente di attendere conferme prima di procedere. OpenAI ha successivamente interrotto i test e ha annunciato il rinvio del nuovo modello Astra, temendo che le sue capacità informatiche possano essere sfruttate per attacchi contro difensori umani.

Casi analoghi sono stati segnalati anche da Anthropic, Meta e dall’AI Security Institute britannico. In alcuni test, modelli incaricati di affrontare scenari simulati avrebbero invece cercato di uscire dagli ambienti controllati, accedere a reti reali o utilizzare tecniche di manipolazione nei confronti di esseri umani.

Le rivelazioni hanno riacceso negli Stati uniti il dibattito sulla regolamentazione. Il senatore Bernie Sanders ha chiesto ai vertici di OpenAI, Anthropic e Meta di “mettere in pausa lo sviluppo dell’Ia”, mentre parlamentari e procuratori generali di diversi Stati hanno sollecitato chiarimenti sulle procedure di sicurezza adottate dalle aziende.

Carburanti, prezzi medi stabili: benzina 1,983 euro-lt, diesel 2,073

Roma, 11 ago. (askanews) – Prezzi medi dei carburanti stabili: secono gli ultimi dati dell’Osservatorio del ministero di Imprese e Made in Italy, in modalità “self service” lungo la rete stradale nazionale la benzina si attesta a 1,983 euro al litro, il diesel a 2,073 euro al litro. Ieri, lo stesso Osservatorio riportava, rispettivamente, 1,985 Ç/l sulla verde e a 2,076 Ç/l sul gasolio.

Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,056 euro per la benzina e 2,151 euro per il gasolio.

Code raddoppiate agli aeroporti a causa dei nuovi controlli Ue

Roma, 11 ago. (askanews) – I nuovi controlli sui passeggeri agli aeroporti voluti dall’Unione europea hanno fatto raddoppiare i tempi di attesa in coda: lo riporta il Financial Times con una analisi che mette a confronto le attese nei maggiori scali aeroportuali europei in questa estate rispetto a quelli che si registravano un anno fa.

A Francoforte, uno dei maggiori scali dell’unione, a luglio l’attesa media in coda ha raggiunto 120 minuti – due ore – a fronte di circa 60 minuti un anno fa, secondo i dati della società di ricerche Qsensor.

In piena stagione turistica, la vicenda non potrà che rialimentare le polemiche su questo sistema allestito dalla Bruxelles, battezzato Entry Exit System (Ees), già oggetto di durissime critiche da parte di operatori come Ryanair.

A Monaco i tempi di attesa sono raddoppiati da 31 a 60 minuti, ad Amsterdam sono lievitati da 80 a 120 minuti. I problemi con il nuovo sistema Ue, avviato pienamente lo scorso aprile, e che richiede ai passeggeri provenienti dalla Gran Bretagna, gli Usa e da altri paesi non Ue di registrarsi con le impronte digitali, foto e informazioni personali, non riguardano quindi unicamente scali del sud Europa, come inizialmente sostenuto da alcune ricostruzioni.

Di recente, ricorda il FT, l’amministratore delegato di Ryanair, Michael O’Leary non ha usato mezzi termini per criticare questo sistema. “Giusto gli europei potevano inventarsi una porcheria simile”, ha detto agli investitori il mese scorso (utilizzando termini più volgari) e riferendo che la sua compagnia aveva registrato incrementi consistenti delle code in 15 diversi aeroporti.

Nelle fasi di picco della giornata, in cui le code si allungano di più, molti gestori aeroportuali sospendono parte dei requisiti Ees, come la registrazione delle impronte digitali. Ma questa flessibilità è prevista concludersi a settembre. Per questo 8 paesi membri hanno già chiesto alla Commissione europea di prorogarla e a loro si è aggiunta la Svizzera. Un portavoce della Commissione a espresso aperture all’ipotesi di proroghe.

Trump vuole spezzare l’Europa?

Ceuta, il Marocco e il messaggio alla Spagna

Può anche essere che i ragazzi che le autorità marocchine hanno lasciato liberi di “invadere” Ceuta siano stati la inumana risposta di Rabat al recente incontro del governo spagnolo con quello algerino, una sorta di ritorsione o di messaggio intimidatorio inviato a Madrid sulla pelle di giovani disperati, senza alcuna pietà di loro. Certi regimi non tengono in alcun valore la vita umana, eccezion fatta per quella dei detentori del potere.

Potrebbe però anche essere vera la tesi di chi sostiene che l’iniziativa attuata, palesemente ostile nei confronti dell’esecutivo spagnolo e in particolare del suo capo, Pedro Sanchez,  sia stata in una qualche misura voluta dal sovrano del Marocco per manifestare concreta vicinanza di pensiero e interessi a Donald Trump: come si ricorderà il focoso presidente americano ha di recente dichiarato pubblicamente, alla sua maniera, di ritenere niente meno che “pessimo” il socialista alla guida della Moncloa, reo di averne più volte contestato scelte politiche e pensieri espressi.

 

La Spagna come primo bersaglio

Una cosa però è certa: Trump vuole sabotare l’UE e ha individuato proprio nel paese iberico e nel suo attuale governo il primo avversario da abbattere nel vecchio continente. In linea con le inequivocabili – per quanto irragionevoli – parole contenute nel documento sulla “Strategia di Sicurezza Nazionale” USA pubblicato lo scorso dicembre a proposito di un’Europa a rischio di “cancellazione della sua civiltà” in seguito a politiche migratorie ree di “aver trasformato il continente e creato tensioni, di aver censurato la libertà d’espressione e represso l’opposizione politica, di aver fatto crollare i tassi di natalità e aver portato a una perdita delle identità nazionali”: un atto d’accusa che avverte gli europei del pericolo di divenire in alcuni stati addirittura a maggioranza di popolazione non europea. Concludendo e avvertendo: “gli Stati Uniti incoraggiano i loro alleati politici in Europa a promuovere questa rinascita dello spirito, e la crescente influenza dei partiti patriottici europei è in effetti motivo di grande ottimismo”. Partiti fra i quali, naturalmente, non c’è il PSOE.

 

Lobiettivo: indebolire lUnione

Nel suo confusionario approccio alla politica internazionale The Donald oltre ad avviare guerre dicendo d’essere un uomo di pace e ad assestare duri colpi – peraltro non sempre ben eseguiti – a quel multilateralismo che pure ha portato grandi vantaggi all’America ha un’idea ben chiara nella sua testa, questa più di altre: ed è che la UE debba in un qualche modo crollare, finire, scomparire. Se non formalmente, almeno nei fatti. Economici, sociali, militari.

 

Dividere lEuropa per trattare con i singoli Stati

Demolire l’integrazione europea per poi trattare come il gatto col topo ogni singolo stato vincendo facile ogni possibile trattativa commerciale, e politica. Come piace a lui. Forte con i deboli. La questione migratoria è per lui il grimaldello col quale entrare nei corridoi di Bruxelles e avviare l’opera di demolizione.

Migranti, l’eterno Monopoli di un’Europa divisa

Passatempi da spiaggia

Ogni estate punto e a capo, il gioco preferito non solo da spiaggia sembra essere il Monopoli della immigrazione che torna sempre puntualmente alla casella di partenza. Nessuno vuole però avere il monopolio dei 6 milioni di persone che vorrebbero cambiare casa ed affacciarsi verso il nostro vicino Occidente, tutt’altro. Si potrebbe dire di una eterna partita di Risiko dove nessuno mai vince o perde del tutto. Il mondo opulento è un che gatto si morde la coda girando su se stesso fino allo sfiancamento, accanendosi in un tentativo di presa ossessivamente infruttuoso. La sfida è nel chi lascia il cerino acceso in mano all’altro.

Per come si comprende questa volta il Marocco, Algeria e Bangladesh e quant’altro ancora passano la palla alla Spagna che la rimette all’Italia mentre la Germania non se ne sta lì a guardare e la Danimarca ci mette del suo. L’Europa con il caldo di questi giorni si è nuovamente liquefatta e tirarne le somme non porta alcun vantaggio.

 

LEuropa alle prese con una inguaribile infezione

E’ questione di un cerino da affibbiare al primo prossimo subito a tiro e nessuno dei protagonisti può vantare una buona cera di cui fregiarsi. Ciascuno guarda l’altro con sguardo torvo e ceruleo. C’era una volta l’Europa è la storia di un racconto a triste fine dove non si vede gloria da nessuna parte. La cera si usa per maschera funeraria ai morti di pregio, soprattutto per i Santi ma questa volta non basterà per coprire la miseria di uno spicchio di mondo sempre in contrasto tra i suoi confini. L’Europa che non c’è meriterebbe delle esequie con tanto di candele ad ornamento munite di uno stoppino fiammante, sarebbe il solo a brillare in questa situazione.

 

Palliativi privi di effetti

Un tempo lo stoppino era fatto degli scarti preziosi del lino e della canapa, un materiale che serviva a turare oltre che alla combustione. Questa volta si tratta di mettere una impossibile toppa che contenga le contestazioni che ogni Paese rivolge all’altro malgrado ciascuno di essi sembra aver preso una grossa “toppa” per come si sta procedendo in modo disallineato. C’è chi respinge gli scarti dell’umanità e chi scarta l’avversario del Governo avversario per evitare di inciampare e soccombere nel confronto.

Si dovrebbe essere capaci di spegnere quello stoppino incendiario che sta mandando a fuoco le prove di un Europa dalla scarsa concordia ma è fiamma non facile da padroneggiare. “Stop al Greenwich Village” era il titolo di un film che potrebbe tornare di utile riferimento. E’ quella una parte di New York che si distingue per cultura e creatività, materia che manca totalmente nello scenario attuale. Si continuerà a litigare senza un filo di decente conclusione.

 

È solo questione di numeri

Ormai solo nelle Chiese c’è un cero a cui guardare con speranza, tutto il resto è voglia di rogo. A Ceuta sono sbarcati giovani immigrati come le “cerase”, ognuno ne chiamava ghiottamente altri fino a che il mare non ne ha fatto una scorpacciata. Sul campo restano 80 ragazzi annegati prima dell’approdo a riva. Quella terra dannata evidentemente non li meritava mentre altri sono scomparsi e non se ne conosce l’ultima sorte. La morte è sprofondata per gli uni e gli altri non sapendo più come orientarsi. E’ un numero drammaticamente superiore ai ragazzi morti a Crans Montana e di cui si è giustamente molto detto e inorridito. A Ceuta per quelli che non ce l’hanno fatta c’è l’orgoglio di una statistica vincente per numero che ne segnerà il passaggio all’altro mondo.

Popolari e Centro, due destini che tornano a incontrarsi

Una fase politica che può riservare sorprese

La fase politica che si sta aprendo in vista del voto del 2027 può riservare sorprese anche positive.

Certo, permangono molte contraddizioni e l’attuale radicalizzazione del conflitto politico rischia di indebolire progressivamente la qualità della nostra democrazia, la credibilità delle nostre istituzioni democratiche e la stessa efficacia dell’azione di governo. Una radicalizzazione che spinge le forze politiche, soprattutto quelle più consistenti, ad abdicare al loro tradizionale ruolo a vantaggio di una costante rincorsa nei confronti dei partiti che coltivano spinte ed accenti più estremisti, massimalisti e radicali.

È appena sufficiente verificare il concreto dibattito politico di questi ultimi tempi per rendersene conto. Ma proprio all’interno di un quadro politico alquanto preoccupante, instabile e precario, è altrettanto indubbio che possono anche decollare progetti politici che sino a qualche tempo fa era pressochè impossibile anche solo pensarci.

Il progetto di un Centro autonomo e dinamico

Mi riferisco, nello specifico, al potenziale e del tutto possibile decollo di un progetto centrista. O meglio, per dirla con parole ancora più semplici, ad un Centro autonomo, riformista, democratico e con una spiccata cultura di governo. Ad un “centro dinamico”, per dirla con una bella espressione di Guido Bodrato.

Un Centro, cioè, che negli ultimi tempi è stato sacrificato sull’altare degli “opposti estremismi” o, per dirla con un linguaggio più contemporaneo, degli “opposti populismi”. Ma questo luogo politico può realmente decollare solo se è culturalmente plurale, come nelle migliori tradizioni politiche del nostro paese. Un Centro, quindi, plurale e che sia in grado di rappresentare e, al contempo, di valorizzare le varie culture e i molti filoni di pensiero centristi che proprio in questi ultimi anni hanno giocato un ruolo del tutto marginale se non addirittura puramente testimoniale nella vita pubblica italiana.

La ricomposizione dellarea cattolico popolare

E quando parliamo di culture poltiche, di filoni di pensiero e di tradizioni ideali non possiamo non citare la cultura e la tradizione del cattolicesimo popolare e sociale. Però, con una aggiunta specifica e peculiare in questa precisa stagione storica e politica del nostro paese.

E questo perchè considerando che i due schieramenti maggioritari sono dominati ed egemonizzati da partiti e culture riconducibili al massimalismo o al populismo o all’estremismo, è quasi scontato che la cultura e il pensiero di matrice popolare scommettano sul progetto centrista che si sta stagliando all’orizzonte. E all’interno di questa considerazione, ripeto quasi scontata nonchè obbligata, è adesso necessario favorire, pur senza imposizioni, un processo di ‘ricomposizione’ dell’area cattolico popolare e cattolico sociale per arricchire e rafforzare un progetto politico che per troppi anni è rimasto ai margini della dialettica politica italiana.

Anche perchè, va pur detto, senza la partecipazione attiva, responsabile e protagonistica del pensiero e della cultura del cattolicesimo popolare e sociale lo stesso progetto politico di centro nascerebbe monco, parziale, limitato e quasi sicuramente destinato alla sconfitta politica ed elettorale. Lo dice, del resto, la concreta storia politica del nostro paese e non vaghe ed elitarie riflessioni politologiche od intellettualistiche.

Due facce della stessa medaglia

Ecco perchè il futuro del Centro e la possibile ‘ricomposizione’ dei Popolari sono due facce della stessa medaglia. Anche perchè, e lo dico senza alcuna polemica preconcetta o pregiudiziale, la storia, la cultura, il pensiero e la tradizione del popolarismo di ispirazione cristiana negli altri partiti – mi riferisco a ciò che è rimasto dei grandi partiti italiani – non vantano neanche più un vago diritto di tribuna. A destra e, soprattutto, a sinistra.

La sinistra mugugna, Vannacci arruola

Il mugugno come unica linea

C’era un tempo in cui si litigava davvero. La DC si scannava per settimane, il PCI discuteva fino alle quattro del mattino, poi una linea prevaleva e la si portava avanti con la schiena dritta.

Oggi la sinistra non discute come dovrebbe. Mugugna a mezza bocca.

Emette note tiepide, si spacca sulle virgole, non osa una parola definitiva.

Non ha analisi. Non ha visione. Ha un ceto dirigente in cashmere che considera un atto di coraggio arrivare fino al secondo anello della tangenziale.

 

La sanità scivola, loro guardano altrove

Nessuno che ti guardi in faccia e dica: stanno smontando il pubblico, noi lo impediremo così.

Nessuna proposta vera contro la privatizzazione strisciante della sanità.

Le famiglie si impoveriscono mese dopo mese, i salari sono pietre ferme da trent’anni, e loro ti parlano come se il problema fosse il pronome e non la bolletta del gas.

 

La scuola, questa grande assente

La scuola è la prima infrastruttura del “noi”, lo ripetono in tanti. Eppure nessuna forza politica la mette davvero al centro del discorso.

E i giovani? Trattati con rigurgito gerontocratico, paternalismo da zio alla cena di Natale: bravi ragazzi, sedetevi, ascoltate.

Nessuno li rilancia come protagonisti. Nessuno.

 

Intanto, dall’altra parte, si arruola

Intanto Vannacci raccoglie quelli con la bava alla bocca, pronti come i cani di Pavlov al rinforzo positivo.

Un clic, un nemico nuovo da odiare entro sera. E funziona, perché dall’altra parte qualcuno parla, indica, aizza.

Qui, solo silenzio educato e giacche ben stirate.

Sayanbull e Sinomine insieme nel brano "Niente è per sempre"

Milano, 10 ago. (askanews) – Sayanbull e Sinomine incrociano i propri percorsi artistici in “Niente è per sempre”, il nuovo singolo disponibile da venerdì 7 agosto su tutte le piattaforme digitali, distribuito da Altafonte Italia. Ci sono legami che nascono con la promessa di durare e altri che, fin dall’inizio, convivono con la consapevolezza della propria fragilità. Sospeso tra sonorità urban contemporanee, influenze latin e un’attitudine rap dal forte impatto emotivo, il brano costruisce un racconto intenso in cui l’amore diventa terreno di contraddizioni. Attrazione e distanza, bisogno di fidarsi e istinto di proteggersi convivono in un equilibrio precario, mentre il peso delle parole, dei giudizi e delle aspettative finisce per incrinare anche i sentimenti più autentici. “Niente è per sempre” restituisce il ritratto di una generazione che ha imparato a convivere con l’incertezza dei sentimenti, trasformando la paura di perdere chi si ama in un meccanismo di autodifesa. Dietro un’apparente disillusione si nasconde, in realtà, il desiderio di preservare ciò che conta davvero, anche a costo di reprimere le proprie emozioni, (“Tu non affezionarti perché niente è per sempre”). “Ho sempre pensato che le emozioni più difficili da raccontare fossero quelle che convivono con le loro contraddizioni.” – dichiara Sayanbull – “In ‘Niente è per sempre’ non volevo parlare della fine di una storia, ma di quel momento in cui scegli se fidarti oppure costruire un muro per paura di soffrire ancora. È la fotografia di un amore che non cerca risposte definitive, ma racconta il momento in cui ci si rende conto che alcune persone, anche quando cambiano le circostanze, continuano a lasciare una traccia profonda. Collaborare con SINOMINE mi ha arricchito artisticamente, abbiamo approcci diversi, ma proprio questa differenza ha dato equilibrio al brano”. La collaborazione tra Sayanbull e Sinomine nasce dall’incontro di due identità artistiche differenti ma sorprendentemente complementari. Le barre incisive si intrecciano con aperture melodiche, dando vita a un dialogo autentico in cui nessuno dei due rinuncia alla propria cifra stilistica. Il risultato è una narrazione intensa, capace di trasformare vulnerabilità e carattere in un’unica voce. “Sono sempre stato molto selettivo nelle collaborazioni e questa è la prima volta che lavoro con Sayanbull, ma fin dall’inizio ho percepito un feeling particolare sul brano.” – aggiunge SINOMINE – “Siamo riusciti a entrare l’uno nel mondo dell’altro senza snaturarci, mantenendo entrambi la nostra identità e trovando un punto d’incontro naturale. ‘Niente è per sempre’ parla di quella zona grigia che esiste tra il voler restare e il timore di farlo davvero. È un brano che nasce dalla tensione continua tra ciò che si prova e ciò che si sceglie di mostrare, ed è stato proprio questo a farmi capire che avevo qualcosa da aggiungere, perché è una storia nella quale, in qualche modo, mi sono riconosciuto anch’io”. È disponibile su YouTube il videoclip di “Niente è per sempre”, con la regia di Mattia di Tella per Red Lab Agency.

Marco Tullio Giordana: “Non farei film sull’Italia di oggi, non mi piace”

Roma, 10 ago. (askanews) – Marco Tullio Giordana ospite d’eccezione al 27esimo Lucania Film Festival a Pisticci (in provincia di Matera). Una serata dedicata al regista, 75 anni, che ha incontrato il pubblico e ricevuto il Premio Universale San Rocco, un trofeo realizzato da Mimmo Paladino. Autore di film su avvenimenti che hanno segnato la storia del nostro Paese, da “Pasolini, un delitto italiano” (1995) a “La meglio gioventù” (2003) e “Romanzo di una strage” (2012), sull’Italia di oggi Giordana dice:

“Oggi non so se mi piacerebbe raccontare il mio paese come è oggi, lo dico sinceramente e anche pentendomi di questa dichiarazione, perché trovo che dovremmo tornare a raccontare le grandi storie del passato quando eravamo migliori, per ispirarci a figure nobili. Quello che vedo oggi non mi piace, non mi entusiama, non lo amo. Se un regista non ama il suo materiale fa poi un film malmostoso, di cattivo umore, che non è la cosa giusta per un film”, afferma.

Il festival lucano gli ha reso omaggio con la proiezione de “I Cento Passi” (2000), sulla vita e l’omicidio di Peppino Impastato, giovane militante comunista ucciso dalla mafia intepretato da Luigi Lo Cascio:

“Da quando ho realizzato quel film nel 2000 ho fatto tantissime presentazioni nelle scuole, ogni volta rinnovando un pubblico di ragazzi molto giovani, lontani dagli avvenimenti e quindi non sapevano più nulla di questa storia ed erano tutti molto sorpresi e coinvolti, cosa che mi ha stupito qualche volta. Recentemente, anche un mese fa, l’ho presentato in una scuola, ho pensato ‘i ragazzi si annoieranno’, invece no, erano molto colpiti”, spiega ad askanews il regista.

“Grazie anche alla bravura del protagonista l’eroe del film, Peppino Impastato, è una persona che suscita molta simpatia nello spettatore”, aggiunge.

Dei nuovi registi elogia Andrea Pallaoro, che sarà in concorso a Venezia83, mentre sul rinnovo dei vertici dei David di Donatello, taglia corto: “Non so, sono fuori da tutti i giri, sono troppo vecchio per preoccuparmi. Faccio gli auguri di buon lavoro”, dice.

“Soprattutto direi questo ai Premi, dateli in denaro i Premi, che è una cosa che manca a tutti i cineasti non hanno mai abbastanza soldi per fare il film o comprare la pellicola. Un bell’assegno, io la trovo una cosa molto bella, oppure una bella scultura di Mimmo Paladino”, conclude.

Atletica, Jacobs: "Per vincere serve un 9.90 basso"

Roma, 10 ago. (askanews) – Nel giorno dell’apertura degli Europei di atletica di Birmingham, la Nazionale italiana ricorda Livio Berruti. A farlo per primo è il presidente Fidal Stefano Mei, durante la conferenza stampa a Casa Atletica Italiana. “Prima di tutto vorrei ricordare Livio Berruti”, dice Mei, sottolineando il legame dell’ex campione con il movimento azzurro. “Ci mancherà molto”.

Poi lo sguardo si sposta sulla squadra italiana, la più numerosa di sempre agli Europei, e sulla crescita del movimento. Mei torna anche sull’eredità di quella storica notte del primo agosto 2021, quando Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi conquistarono due ori olimpici a Tokyo. “È la sera più memorabile dello sport italiano”, sottolinea, ricordando come quei successi abbiano contribuito ad alimentare un movimento che oggi coinvolge migliaia di giovani.

Sul caso di Mattia Furlani, costretto al ritiro dopo l’infortunio durante la qualificazione del lungo, Mei invita alla prudenza: “Ha avuto un problema fisico, ha voluto provarci. Speriamo non sia niente di serio e poi avrà tutto il tempo di rimettersi a posto per la prossima stagione. Non è qui che doveva dimostrare il suo valore. Ha 21 anni, tutto il tempo davanti a sé”.

Marcell Jacobs arriva ai 100 metri di Birmingham con l’obiettivo di conquistare il terzo titolo europeo. “Sto bene. Questo è l’obiettivo dell’anno, arrivo qui con due titoli europei vinti e punto al terzo. La stagione è in crescendo, non vedo l’ora di entrare in gara”. Il campione olimpico di Tokyo dice di aver ritrovato fiducia e motivazioni: “Mi sento lo stesso ragazzo di quel giorno, con la stessa voglia e determinazione. Sono maturato tanto dal punto di vista mentale. Ho più grinta oggi che allora”.

Tra gli avversari indica il britannico Romell Glave, che lo ha battuto a Savona prima della risposta azzurra a Eisenstadt. E sulla pista di Birmingham aggiunge: “Guardando ai risultati delle batterie dei 100 metri femminili, per vincere può servire un crono di 9.90 basso, forse anche qualcosa meno”.

Jacobs dedica un pensiero anche a Chituru Ali, convinto che abbia qualità per correre molto forte, e alla nuova generazione: “Mi piacerebbe avere un giovane che si alleni con me”. Poi il ricordo di Berruti, che lo aveva indicato come possibile erede: “Ero rimasto molto colpito dalle sue parole. Detto da chi era stato il primo italiano a vincere i 200 metri alle Olimpiadi, è come se ci fosse un legame”.

Gianmarco Tamberi, campione europeo in carica del salto in alto, arriva a Birmingham dopo una stagione complicata. “Sono contento di essere qui, è bello esserci per poter tornare ad ambire a qualcosa di più importante”. Dopo l’intervento al ginocchio effettuato alla fine del 2024, il campione azzurro racconta di aver perso sicurezza nel gesto tecnico. Ora però sente una condizione fisica migliore: “Devo tornare a credere nel mio corpo”.

L’obiettivo resta quello di difendere il titolo europeo: “Sarà difficile, ma non ho paura di dirlo”. Tamberi considera questa Nazionale “la squadra più forte di sempre” e vede nei giovani “un grande fuoco, quello di chi non vuole accontentarsi di grandi risultati”.

Poi il pensiero torna a Berruti: “Non ho avuto l’onore di conoscerlo di persona. Ma il nostro compito è scendere in pedana con un motivo in più per renderlo orgoglioso”. E c’è una motivazione speciale per la finale del 14 agosto: “La piccola Camilla compirà un anno proprio quel giorno. Mentirei se dicessi che gli stimoli sono gli stessi di Tokyo. Ho una fame enorme di fare risultati. L’oro del 2021 non mi ha appagato”.

Nel triplo, Andy Diaz, campione mondiale indoor e leader mondiale dell’anno, punta in alto: “Le sensazioni migliorano gara dopo gara e ho voglia di andare sempre più lontano”. Il primo obiettivo sarà la qualificazione. Diaz ha anche scelto un modo originale per portare l’Italia con sé: “Ho le unghie colorate, cerco di portare il tricolore ovunque”.

Andrea Dallavalle, argento mondiale, arriva invece senza troppe aspettative: “Quello che è successo nella passata stagione ha messo più riflettori su di me. Voglio dimostrare di essere quello dell’anno scorso”. E scherza sul suo portafortuna: “Ho ritrovato le mutande di Diabolik”.

Nel salto in alto, il ventenne Matteo Sioli, campione europeo U23, affronta l’appuntamento con serenità: “Sono tranquillo, non vedo l’ora di godermi le sensazioni da gara. La maglia azzurra ha un peso maggiore, rappresentare l’Italia mi dà molta più forza”. E ricorda il primo incontro con Tamberi, due anni fa a Bellinzona: “Quando si incontra un idolo si fa fatica a parlare. Ero emozionato, tanto da non realizzare che stavo gareggiando con atleti che avevo visto solo in televisione”. (Foto Grana/Fidal)

Europei Nuoto, Razzetti argento nei 400 misti

Roma, 10 ago. (askanews) – Alberto Razzetti conquista la medaglia d’argento nella finale dei 400 misti. L’azzurro chiude alle spalle dell’Atleta Neutrale Ilia Borodin, medaglia d’oro, mentre il bronzo va al britannico Max Litchfield.

Razzetti ha condotto una gara di grande carattere, chiudendo in testa le prime due vasche a farfalla. Dopo le frazioni a dorso è scivolato al terzo posto, riuscendo poi a recuperare terreno con la rana e lo stile libero fino a risalire in seconda posizione.

“Ho fatto fatica, ma un secondo posto mica si butta via – ha commentato l’azzurro ai microfoni di Sky Sport. “Ci tenevo a prendere una medaglia, di qualsiasi metallo fosse. Sapevo di essere in forma, volevo confermarmi a questi livelli e ci sono riuscito”.

Razzetti non nasconde però un pizzico di autocritica: “Pensavo di essere più vicino a Borodin, invece ho fatto tanta fatica. Mi sono accorto di essere molto stanco negli ultimi metri a stile libero”.

Usa, riserve strategiche petrolio sotto 300 mln barili, minimi dal 1983

New York, 10 ago. (askanews) – La guerra in Iran prosciuga le riserve strategiche di petrolio degli Stati Uniti: sono scese sotto i 300 milioni di barili portandosi sul livello più basso che non si vedeva dal 1983.

Stando a quanto comunicato oggi dal dipartimento dell’Energia, la settimana scorsa le riserve strategiche di greggio sono scese di 6,1 milioni di barili a 298,7 milioni di unità. Prima dell’operazione militare lanciata da Usa e Israele contro l’Iran il 28 febbraio scorso, le riserve strategiche di petrolio erano pari a circa 415 milioni di barili.

A marzo, a fronte della chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz per via della guerra tra Usa e Iran, il presidente americano Donald Trump aveva ordinato il rilascio di 172 milioni di barili di greggio dalle riserve nazionali.

La mossa era parte di un’azione coordinata con i 32 paesi parte dell’Agenzia internazionale dell’energia, che insieme scelsero un rilascio complessivo di 400 milioni di barili, un record nella storia dell’Agenzia fondata nel 1974 con l’embargo petrolifero imposto dai produttori arabi in risposta al supporto statunitense a Israele durante il conflitto arabo-israeliano del 1973.

Nuova iniziativa Meloni-Frederiksen su migranti, scintille maggioranza-opposizione

Roma, 10 ago. (askanews) – A distanza di una decina di giorni dalla crisi di Ceuta (e con timori per possibili nuovi arrivi) il tema dei migranti resta al centro del dibattito politico in Italia e in Europa.

Oggi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la premier Danese Mette Frederiksen hanno condiviso su Instagram un messaggio in cui dicono no a ‘un’immigrazione incontrollata’ che ha ‘impatti negativi’ sulle società. Per quanto su fronti diversi (Frederiksen è socialdemocratica) le due hanno da tempo consolidato una posizione comune sui temi di migranti, promuovendo anche le riunioni del gruppo di Paesi ‘like minded’ sulle cosiddette ‘soluzioni innovative’.

‘Non accettiamo un’immigrazione incontrollata verso l’Europa, e abbiamo promosso una politica migratoria rigorosa, sia nelle nostre Nazioni sia in Europa – scrivono le due leader -. Nessuno può negare gli impatti negativi dell’immigrazione illegale sulle nostre società: aumento dei tassi di criminalità, crescente pressione sui servizi pubblici ed erosione della fiducia dei cittadini. Insieme – si legge nel messaggio – siamo riuscite a modificare gli equilibri nell’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo nei confronti dei cittadini stranieri che commettono reati gravi. Di conseguenza, ora dovrebbero aumentare le espulsioni. Comprensibilmente, i cittadini europei si aspettano azioni concrete dai propri rappresentanti politici. Per troppo tempo, soprattutto le persone comuni hanno pagato un prezzo troppo alto a causa di un’immigrazione incontrollata. È nostro dovere continuare a impegnarci con determinazione per offrire risposte concrete ai cittadini, specialmente i più esposti, e garantire maggiore sicurezza e tutela per le nostre comunità. Insieme – proseguono – siamo riuscite a modificare gli equilibri nell’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo nei confronti dei cittadini stranieri che commettono reati gravi. Di conseguenza, ora dovrebbero aumentare le espulsioni. E ora cosa possiamo fare di più? Bisogna realizzare centri di rimpatrio in Paesi terzi, così come altre soluzioni innovative al di fuori dell’Europa. Ci stiamo lavorando con impegno. Ma questo non basta’. Secondo le due leader ‘il rispetto delle nostre leggi deve andare di pari passo con il rispetto dei valori europei. Ciò vale per i migranti illegali, ma anche per i milioni di cittadini stranieri che vivono legalmente nelle nostre Nazioni e in tutta Europa. Entrambe siamo orgogliose del patrimonio culturale cristiano dell’Europa e vogliamo proteggerlo. Ci aspettiamo che chi arriva nei nostri Paesi e sceglie di fare dell’Europa la propria casa, rispetti i nostri valori e non cerchi di imporci modelli di vita che non condividiamo. Riteniamo che questa sia la strada giusta per proteggere l’Europa e i nostri valori comuni. E crediamo che milioni di europei condividano questa convinzione’.

L’iniziativa di Meloni è sostenuta, naturalmente, dal centrodestra, a partire da Fratelli d’Italia. ‘E’ un segnale politico importante per l’Europa’, afferma il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, che parla di una ‘strategia pragmatica che sta progressivamente orientando il dibattito europeo e che dimostra quanto sia stato importante il lavoro di Giorgia Meloni per riportare queste priorità al centro dell’agenda dell’Unione’. Per il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami Meloni e Frederiksen ‘tracciano la rotta per la sicurezza e il futuro del nostro Continente. È la dimostrazione che la difesa dei confini non ha colore politico: quando si parla di proteggere la sicurezza dei cittadini di fronte alla devastante ondata dell’immigrazione clandestina il buon senso prevale sulle barriere ideologiche’.

Sui migranti, dalle colonne della Frankfurter Allgemeine Zeitung, interviene il presidente del Partito popolare europeo (Ppe) Manfred Weber che più volte, al Parlamento europeo, ha promosso una maggioranza ‘alternativa’ coinvolgendo i gruppi di destra in particolare proprio sul tema delle migrazioni. Per Weber l’Unione europea deve accelerare sulla creazione di centri per i rimpatri in Africa e rafforzare Frontex, trasformandola in una vera agenzia europea di guardia di frontiera con 50mila effettivi. In particolare ‘l’Europa deve realizzare rapidamente dei return hub in Africa’ dato che ‘con buone relazioni commerciali, cooperazione economica e anche migrazione legale, l’Ue ha enormi offerte da fare ai Paesi che coopereranno con noi su questi return hub’. Per farlo serve però ‘un mandato chiaro alla Commissione’. Weber propone parallelamente un forte potenziamento di Frontex. L’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera dovrebbe diventare, a suo avviso ‘una vera agenzia europea di protezione delle frontiere con 50mila effettivi’, dotata anche della capacità di controllare l’operato degli Stati membri.

Parole condivise dal ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani. ‘Condivido le proposte di Manfred Weber e del Ppe sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Dobbiamo difendere insieme le nostre frontiere esterne’, ha scritto Tajani su X. Per il titolare della Farnesina occorre ‘potenziare Frontex come una vera agenzia europea di guardia di frontiera con uomini, mezzi e poteri adeguati’ e ‘combattere senza tregua le organizzazioni criminali dei trafficanti’. Tajani chiede inoltre di ‘realizzare hub per i rimpatri in Africa e accelerare quelli di chi non ha diritto a restare in Europa’, affiancando però alle misure di controllo ‘più cooperazione con i Paesi di origine e transito con investimenti, formazione in loco e migrazione regolare utile alla nostra economia’.

Completamente diversa la visione delle opposizioni. ‘Meloni e Frederiksen – attacca Angelo Bonelli di Avs – dichiarano di voler ‘difendere l’Europa’ dall’immigrazione, mentre tacciono sulla vera emergenza che sta rendendo il nostro continente sempre più invivibile: la crisi climatica. In appena due settimane di caldo estremo si stimano quasi 15 mila decessi in Europa’. Eppure, ‘Meloni indica come priorità la chiusura delle frontiere e la demolizione di Schengen. È una strategia irresponsabile: costruire false emergenze per alimentare paura e propaganda, nascondendo quella che i cittadini stanno già pagando sulla propria pelle. Meloni, Frederiksen e von der Leyen parlano di difendere il futuro dell’Europa, ma intanto demoliscono le politiche climatiche, rallentano la transizione ecologica e proteggono gli interessi delle fonti fossili. Non stanno difendendo l’Europa: la stanno condannando a diventare più arida, più fragile e sempre meno abitabile. Sono irresponsabili’.

Di strategia ‘tafazziana’ parla Benedetto Della Vedova (+Europa). ‘L’immigrazione in Europa – sottolinea – è una questione seria e di lungo respiro. Meloni e la premier danese Frederiksen, nella loro nota congiunta, optano per la propaganda, partendo da un assunto retorico falso, cioè che a differenza loro ci sarebbe qualche paese europeo fautore dell’immigrazione incontrollata. L’interesse danese è chiaro: la Danimarca è un piccolo paese del Nord solo marginalmente interessato dagli arrivi. L’Italia, al contrario, è un paese di primo approdo nel Mediterraneo ed esposto agli arrivi dalla rotta balcanica. Per la Danimarca il trattato di Dublino è una salvezza, per l’italia una condanna. All’Italia servirebbe una politica migratoria comune in Europa, in cui sia l’Unione a farsi carico dei migranti ovunque approdati, mentre alla Danimarca va benissimo che sia il Paese di primo approdo ad occuparsi degli arrivi e delle emergenze. L’atteggiamento di Meloni, al di fuori dalla propaganda, è tafazziano’.

‘La sospensione di Schengen con la Spagna – afferma l’europarlamentare Pd Matteo Ricci – dimostra che il sovranismo è un boomerang: ognuno è sovranista a casa propria. Noi lo facciamo gli altri e gli altri con noi. È già successo. Madrid ha risposto con controlli sui viaggiatori che arrivano dall’Italia e Berlino ha annunciato che dal 19 agosto ricomincerà a rispedirci indietro i richiedenti asilo passati dal nostro Paese. Abbiamo bloccato la libera circolazione delle persone con uno Stato con cui non confiniamo, per una vicenda avvenuta in territorio geograficamente africano e già risolta con i rimpatri nel giro di pochi giorni. Non è sicurezza ma becera propaganda elettorale’.

Nuova iniziativa Meloni-Frederiksen sui migranti, scintille maggioranza-opposizione

Roma, 10 ago. (askanews) – A distanza di una decina di giorni dalla crisi di Ceuta (e con timori per possibili nuovi arrivi) il tema dei migranti resta al centro del dibattito politico in Italia e in Europa.

Oggi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la premier Danese Mette Frederiksen hanno condiviso su Instagram un messaggio in cui dicono no a ‘un’immigrazione incontrollata’ che ha ‘impatti negativi’ sulle società. Per quanto su fronti diversi (Frederiksen è socialdemocratica) le due hanno da tempo consolidato una posizione comune sui temi di migranti, promuovendo anche le riunioni del gruppo di Paesi ‘like minded’ sulle cosiddette ‘soluzioni innovative’.

‘Non accettiamo un’immigrazione incontrollata verso l’Europa, e abbiamo promosso una politica migratoria rigorosa, sia nelle nostre Nazioni sia in Europa – scrivono le due leader -. Nessuno può negare gli impatti negativi dell’immigrazione illegale sulle nostre società: aumento dei tassi di criminalità, crescente pressione sui servizi pubblici ed erosione della fiducia dei cittadini. Insieme – si legge nel messaggio – siamo riuscite a modificare gli equilibri nell’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo nei confronti dei cittadini stranieri che commettono reati gravi. Di conseguenza, ora dovrebbero aumentare le espulsioni. Comprensibilmente, i cittadini europei si aspettano azioni concrete dai propri rappresentanti politici. Per troppo tempo, soprattutto le persone comuni hanno pagato un prezzo troppo alto a causa di un’immigrazione incontrollata. È nostro dovere continuare a impegnarci con determinazione per offrire risposte concrete ai cittadini, specialmente i più esposti, e garantire maggiore sicurezza e tutela per le nostre comunità. Insieme – proseguono – siamo riuscite a modificare gli equilibri nell’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo nei confronti dei cittadini stranieri che commettono reati gravi. Di conseguenza, ora dovrebbero aumentare le espulsioni. E ora cosa possiamo fare di più? Bisogna realizzare centri di rimpatrio in Paesi terzi, così come altre soluzioni innovative al di fuori dell’Europa. Ci stiamo lavorando con impegno. Ma questo non basta’. Secondo le due leader ‘il rispetto delle nostre leggi deve andare di pari passo con il rispetto dei valori europei. Ciò vale per i migranti illegali, ma anche per i milioni di cittadini stranieri che vivono legalmente nelle nostre Nazioni e in tutta Europa. Entrambe siamo orgogliose del patrimonio culturale cristiano dell’Europa e vogliamo proteggerlo. Ci aspettiamo che chi arriva nei nostri Paesi e sceglie di fare dell’Europa la propria casa, rispetti i nostri valori e non cerchi di imporci modelli di vita che non condividiamo. Riteniamo che questa sia la strada giusta per proteggere l’Europa e i nostri valori comuni. E crediamo che milioni di europei condividano questa convinzione’.

L’iniziativa di Meloni è sostenuta, naturalmente, dal centrodestra, a partire da Fratelli d’Italia. ‘E’ un segnale politico importante per l’Europa’, afferma il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, che parla di una ‘strategia pragmatica che sta progressivamente orientando il dibattito europeo e che dimostra quanto sia stato importante il lavoro di Giorgia Meloni per riportare queste priorità al centro dell’agenda dell’Unione’. Per il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami Meloni e Frederiksen ‘tracciano la rotta per la sicurezza e il futuro del nostro Continente. È la dimostrazione che la difesa dei confini non ha colore politico: quando si parla di proteggere la sicurezza dei cittadini di fronte alla devastante ondata dell’immigrazione clandestina il buon senso prevale sulle barriere ideologiche’.

Sui migranti, dalle colonne della Frankfurter Allgemeine Zeitung, interviene il presidente del Partito popolare europeo (Ppe) Manfred Weber che più volte, al Parlamento europeo, ha promosso una maggioranza ‘alternativa’ coinvolgendo i gruppi di destra in particolare proprio sul tema delle migrazioni. Per Weber l’Unione europea deve accelerare sulla creazione di centri per i rimpatri in Africa e rafforzare Frontex, trasformandola in una vera agenzia europea di guardia di frontiera con 50mila effettivi. In particolare ‘l’Europa deve realizzare rapidamente dei return hub in Africa’ dato che ‘con buone relazioni commerciali, cooperazione economica e anche migrazione legale, l’Ue ha enormi offerte da fare ai Paesi che coopereranno con noi su questi return hub’. Per farlo serve però ‘un mandato chiaro alla Commissione’. Weber propone parallelamente un forte potenziamento di Frontex. L’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera dovrebbe diventare, a suo avviso ‘una vera agenzia europea di protezione delle frontiere con 50mila effettivi’, dotata anche della capacità di controllare l’operato degli Stati membri.

Parole condivise dal ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani. ‘Condivido le proposte di Manfred Weber e del Ppe sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Dobbiamo difendere insieme le nostre frontiere esterne’, ha scritto Tajani su X. Per il titolare della Farnesina occorre ‘potenziare Frontex come una vera agenzia europea di guardia di frontiera con uomini, mezzi e poteri adeguati’ e ‘combattere senza tregua le organizzazioni criminali dei trafficanti’. Tajani chiede inoltre di ‘realizzare hub per i rimpatri in Africa e accelerare quelli di chi non ha diritto a restare in Europa’, affiancando però alle misure di controllo ‘più cooperazione con i Paesi di origine e transito con investimenti, formazione in loco e migrazione regolare utile alla nostra economia’.

Completamente diversa la visione delle opposizioni. ‘Meloni e Frederiksen – attacca Angelo Bonelli di Avs – dichiarano di voler ‘difendere l’Europa’ dall’immigrazione, mentre tacciono sulla vera emergenza che sta rendendo il nostro continente sempre più invivibile: la crisi climatica. In appena due settimane di caldo estremo si stimano quasi 15 mila decessi in Europa’. Eppure, ‘Meloni indica come priorità la chiusura delle frontiere e la demolizione di Schengen. È una strategia irresponsabile: costruire false emergenze per alimentare paura e propaganda, nascondendo quella che i cittadini stanno già pagando sulla propria pelle. Meloni, Frederiksen e von der Leyen parlano di difendere il futuro dell’Europa, ma intanto demoliscono le politiche climatiche, rallentano la transizione ecologica e proteggono gli interessi delle fonti fossili. Non stanno difendendo l’Europa: la stanno condannando a diventare più arida, più fragile e sempre meno abitabile. Sono irresponsabili’.

Di strategia ‘tafazziana’ parla Benedetto Della Vedova (+Europa). ‘L’immigrazione in Europa – sottolinea – è una questione seria e di lungo respiro. Meloni e la premier danese Frederiksen, nella loro nota congiunta, optano per la propaganda, partendo da un assunto retorico falso, cioè che a differenza loro ci sarebbe qualche paese europeo fautore dell’immigrazione incontrollata. L’interesse danese è chiaro: la Danimarca è un piccolo paese del Nord solo marginalmente interessato dagli arrivi. L’Italia, al contrario, è un paese di primo approdo nel Mediterraneo ed esposto agli arrivi dalla rotta balcanica. Per la Danimarca il trattato di Dublino è una salvezza, per l’italia una condanna. All’Italia servirebbe una politica migratoria comune in Europa, in cui sia l’Unione a farsi carico dei migranti ovunque approdati, mentre alla Danimarca va benissimo che sia il Paese di primo approdo ad occuparsi degli arrivi e delle emergenze. L’atteggiamento di Meloni, al di fuori dalla propaganda, è tafazziano’.

‘La sospensione di Schengen con la Spagna – afferma l’europarlamentare Pd Matteo Ricci – dimostra che il sovranismo è un boomerang: ognuno è sovranista a casa propria. Noi lo facciamo gli altri e gli altri con noi. È già successo. Madrid ha risposto con controlli sui viaggiatori che arrivano dall’Italia e Berlino ha annunciato che dal 19 agosto ricomincerà a rispedirci indietro i richiedenti asilo passati dal nostro Paese. Abbiamo bloccato la libera circolazione delle persone con uno Stato con cui non confiniamo, per una vicenda avvenuta in territorio geograficamente africano e già risolta con i rimpatri nel giro di pochi giorni. Non è sicurezza ma becera propaganda elettorale’.

Vannacci vs Meloni tra "aspetto una telefonata" e "non arretro di un millimetro"

Roma, 10 ago. (askanews) – Il primo a sapere quanto sia stretto il sentiero tra “aspetto una telefonata da Giorgia Meloni” e “questo governo sta portando avanti le stesse politiche che da sempre porta avanti la sinistra” è proprio Roberto Vannacci. Lo sa perchè quel sentiero, che lo condurrà alle elezioni Politiche del 2027, dentro o fuori dall’alleanza di centrodestra, il leader di Futuro nazionale lo bazzica da mesi, sempre in equilibrio, se non in bilico, tra le “linee rosse”, invalicabili, del partito e il cripo-invito rivolto alla premier che, per ora – fatta eccezione per un’annunciata interlocuzione preliminare con FnV del capogruppo alla Camera di Fdi, Galeazzo Bignami – ha lasciato perdere.

Vannacci, comunque, fa il suo gioco che consiste anche nel ripetere ad ogni occasione pubblica – l’ultima venerdì scorso al festival de La Versiliana – che Futuro nazionale non “cambierà rotta”, non accetterà compromessi inaccettabili, ma anche che a lui nessuno del centrodestra – leggi, in realtà, Fratelli d’Italia – l’ha mai cercato e – sottotesto – dovrebbe farlo. Parallelamente l’ex generale si dedica ad attaccare gli altri partiti alleati, un giorno la Lega, un altro Forza Italia (anche con invettive rivolte ai singoli deputati, vedi il caso del deputato azzurro Paolo Emilio Russo). Oggi in un’intervista a La Verità torna sullo strappo con il Carroccio e rilancia di nuovo: “Sono uscito dalla Lega perchè è un partito che si è mostrato incoerente con le promesse fatte – spiega -. Dopodiché io insisto: Futuro nazionale deve essere il principale interlocutore del centrodestra” anche se al momento non c’è stata “nessuna telefonata nè da Tajani nè da Salvini nè da Meloni”. Aspetta una telefonata dalla premier? “Assolutamente sì – risponde a La Verità -, qualora ne abbia voglia”. E perchè dovrebbe essere la premier a cercarlo e non viceversa? La risposta di Vannacci fa appello alla forma, a un codice delle buone maniere che aspira ad essere inconfutabile almeno quanto l’uso che l’ex generale fa delle definizioni del vocabolario italiano quando parla di “remigrazione” e di “rastrellare” il boschetto di Rogoredo a Milano. Uscita che ha scatenato le proteste del centrosinistra e non solo (“rastrellare – gli ha risposto Matteo Renzi – è il verbo usato dai nazisti e dai fascisti. Voi, caro generale, non rastrellerete un bel niente”). Tornando all’epistemologia della telefonata, Vannacci spiega: “Aspetto una sua telefonata perchè ho imparato l’educazione in senso tradizionale: considero Giorgia Meloni la padrona di casa e mi aspetto che parli con tutte le persone che si trovano all’ingresso della casa”.

Il pressing sul contatto diretto, in realtà, dura da settimane. “Salvini? Non l’ho più sentito. Non mi ha risposto neanche agli auguri di compleanno – diceva l’ex generale a inizio giugno -. Meloni? Con lei non ho mai avuto il piacere di parlare. Spero però che non continuino tutti a fare l’errore di ignorare Futuro Nazionale, perché non gli conviene”. A distanza di tempo e con FnV che sembra destinato alle due cifre il quadro potrebbe essere un po’ cambiato anche se, c’è da giurarsi, il dilemma dentro o fuori dal centrodestra sarà risolto all’ultimo.

“Sono disposto a parlare con chiunque – ha detto Vannacci a Marina di Pietrasanta -, da quando ho fondato il partito non ho mai parlato con nessun leader del centrodestra o del centrosinistra, a parte Renzi e Bonelli, che ci siamo trovati in ospitate. Io parlo con tutti ma le nostre linee rosse non saranno mai valicate”. Insomma non è cosa che si possa risolvere in un nostalgico “Se telefonando”. Tant’è che su Milano Vannacci alza la posta: l’ex comandante dei Carabinieri Carmelo Burgio è il candidato di Futuro nazionale, “se il centrodestra vorrà confrontarsi seriamente con questa visione, noi saremo disponibili al dialogo” ma questo “non significa rinunciare ai nostri principi e, soprattutto, non significa mettere in discussione il nome di Carmelo Burgio. Su questo non arretreremo di un millimetro”, chiude.

Attentato a Ranucci, il gip: Lavitola voleva accrescere la popolarità del giornalista

Milano, 10 ago. (askanews) – L’attentato a Sigfrido Ranucci “è stato commissionato da Lavitola esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i suoi progetti in ambito politico”. Lo scrive il gip di Roma in un passaggio dell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arresto di Valter Lavitola come mandante dell’attentato dinamitardo all’autovettura e all’abitazione del conduttore di Report.

“Se infatti lo scopo era quello di favorire l’ascesa politica del giornalista Ranucci ed evidentemente assicurarsi per sè un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato – osserva il giudice di Piazzale Clodio -, è indubbio che nella ideazione dell’indagato Lavitola, agli occhi della vittima e dell’opinione pubblica l’evento delittuoso doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo, comunque un avvertimento rivolto al giornalista Ranucci per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l’incolumita del giornalista”.