Roma, 1 apr. (askanews) – Una giornata a preparare gli interventi di quella che a palazzo Chigi chiamano la fase due del governo, quella cioè in cui Giorgia Meloni intende dimostrare che il referendum non ha fermato l’attività dell’esecutivo. La presidente del Consiglio vuole arrivare al 9 aprile, giorno dell’informativa al Parlamento, con una serie di provvedimenti già presi. Il primo della serie è quello che sarà varato venerdì in Consiglio dei ministri e che consentirà una proroga del taglio delle accise sulla benzina che altrimenti sarebbero scadute lunedì prossimo.
La premier sente a più riprese il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti “per definire – spiegano fonti di palazzo Chigi – gli aspetti tecnici e reperire le risorse necessarie”. L’orientamento, viene spiegato, sarebbe quello di fare un decreto fotocopia del precedente con identica durata di 20 giorni. Sempre nell’ottica di affrontare il tema del costo dell’energia e dell’approvvigionamento, poi, Giorgia Meloni ha visto l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi.
La premier ha poi sentito al telefono il ministro dell’Istruzione Valditara in merito alla firma del rinnovo della parte economica del contratto collettivo nazionale della scuola e incontrato la ministra del Lavoro, Elvira Calderone, “per fare il punto sulle misure già adottate a sostegno dell’occupazione e dei salari” e per avviare “una riflessione in vista della Festa dei lavoratori del 1° maggio, su nuovi interventi finalizzati a rafforzare le politiche per il lavoro e a contrastare il fenomeno del lavoro povero”.
Ma in questo giro di incontri, quello che forse la presidente del Consiglio non si aspettava di dover fare è stato quello con il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Il titolare del Viminale è al centro di ogni discorso in Transatlantico da stamattina, da quando cioè è stata pubblicata l’intervista al sito Money.it in cui la giornalista e influencer Claudia Conte di fatto ammette di avere una relazione con lui. Una notizia svelata dalla stessa protagonista che da “affare privato” è diventata rapidamente fatto pubblico, in particolare dopo che sono emersi una serie di incarichi a lei affidati. Tra questi, quello di consulente della commissione parlamentare sulle periferie, presieduta dal forzista Alessandro Battilocchio, il quale ha poi precisato che Conte è una tra i 30 di cui si avvale la commissione e che, come gli altri, opera “a titolo gratuito”. Troppo forte, tuttavia, resta il ricordo del caso Boccia che alla fine portò alle dimissioni del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano.
Nell’incontro a palazzo Chigi – viene riferito – Piantedosi avrebbe rassicurato la presidente del Consiglio sul rischio che vi siano fatti o eventi che vadano oltre la sfera privata e che possano mettere in difficoltà il governo. Lo stesso responsabile del Viminale, inoltre, nel pomeriggio avrebbe avuto un lungo incontro con il leader del suo partito di riferimento, Matteo Salvini. A sera, infatti, la Lega in una nota “conferma totale stima e amicizia” nei confronti del ministro e spiega di non chiedere “modifiche alla squadra di governo”.
Chi di certo non le vuole, anche per evitare un vero rimpasto, è Giorgia Meloni che sa bene che il Viminale non è paragonabile al ministero del Turismo rimasto senza responsabile dopo le dimissioni (richieste) di Daniela Santanché. Ed è anche pienamente consapevole che un caso che polpisse un dicastero così importante difficilmente non innescherebbe una serie di effetti a catena, a cominciare dall’ipotesi di un bis. Anche perché, al di là delle smentite, Salvini non ha mai fatto mistero di voler tornare a ricoprire il ruolo che aveva nel primo governo Conte.


















































