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Autonomia, radicalità e speranza comunitaria: perché ho firmato l’Appello per il Centro

Le ragioni di una adesione

Ho aderito all’appello lanciato da Lucio D’Ubaldo. Mi pare però onesto spiegarne le ragioni, spero non troppo eterodosse rispetto a quelle del proponente e dei tanti firmatari. Del resto, in questo tempo difficile, siamo tutti alla ricerca di una possibile via. Ma, come diceva Moro, questo è il tempo che ci è dato di vivere.

Ho aderito sulla base della mia identità di “popolare” di laica ispirazione cristiana e di spirito degasperiano (si parva licet componere magnis).

Sono convinto che – in questa fase di crisi della Democrazia – ogni cultura politica debba compiere lo sforzo di recuperare la cifra della propria “autonomia e indipendenza”, che intendo come questione “ontologica”, cioè costitutiva di una soggettività senza la quale non si esiste né da soli, né contrapposti, né alleati ad altri.

Questa idea di “autonomia e indipendenza” non è per me presunzione di autosufficienza, ma condizione per poter incarnare una identità, mettendola così a frutto, con generosità, nelle mutevoli vicende della storia, al servizio della Democrazia e del Bene Comune.

La sottovalutazione – quando non la negazione – della necessità di questo sforzo, così come – per converso – la sua traduzione in iniziative nostalgiche ed autoreferenziali, anche con arbitrarie rivendicazioni di esclusiva eredità storica, concorrono a togliere significato e ruolo alla Buona Politica; la avvicinano ad una sterile contesa per il potere; ne riducono il carisma presso il popolo.

La nostra Costituzione, del resto, dice che “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Per noi, questo “diritto” corrisponde credo ad un “dovere”.

Partiti, culture politiche e crisi della rappresentanza

Cosa sono i Partiti – per le Madri e i Padri Costituenti – se non espressione di cittadini organizzati attorno ad una idea di società?

E cosa sono le culture politiche (antiche o nuove che siano) se non il carburante senza il quale nessun motore democratico funziona e senza del quale la “rappresentanza” viene erosa ed il consenso partecipe e responsabile diventa sempre più effimero, episodico, limitato ad una minoranza di elettori e costruito sulla sabbia?

Per restare a noi, sono convinto che una rigenerata cultura politica “Popolare”(io parlerei di “Popolari”, più che di “Centro”, per evitare ogni interpretazione banalmente topografica o “di risulta”) é essenziale per accompagnare le nostre Comunità alle prese con le molte e insidiose antinomie del nostro tempo.

Mi riferisco all’antinomia tra i diritti individuali e i diritti/doveri sociali e comunitari; tra le potenti e progressive conquiste della scienza e della tecnologia e lo spiazzamento dei loro presìdi umanistici; tra il predominio del binomio “pubblico – privato” e la debolezza della “società liberamente organizzata”, spesso disconosciuta nel suo ruolo che è invece fondante di una Democrazia a tutto tondo; tra un mercato sempre più dominato dalla ricchezza di pochi e la crescita delle disuguaglianze e dall’impoverimento di larga parte delle persone e delle famiglie.

Contro il moderatismo senz’anima

No. Non c’e proprio nessun vizio di “moderatismo” che possa stare a fondamento di un progetto “Popolare”.

Anzi: esso può esistere ed avere senso solo in quanto interpreti una domanda di “radicalitá trasformativa” difronte alla deriva del nostro tempo, che produce inique dinamiche sociali e generazionali; incongruenze di un capitalismo ormai fuori controllo etico e lontano dagli stessi principi liberali; declino della Democrazia e della sua cifra “comunitaria”; degrado del nostro rapporto con il “creato”; demolizione del diritto internazionale e sua sostituzione con le vecchie logiche predatorie ; politiche migratorie giocate solo sul terreno della emergenza, senza nessuna umanità, con neppure troppo vaghi cenni di razzismo e nessuna lucida visione di prospettiva; stanco e retorico balbettio di fronte alla urgentissima necessità di una accelerazione del processo di integrazione politica europea, come hanno detto anche Enrico Letta e Mario Draghi con i loro Rapporti.

Una nuova proposta “popolare” può esistere solo se é radicale nei contenuti trasformativi e, assieme, fondata sul piano programmatico.

Nino Andreatta parlava di “utopie tecnicamente fondate”.

La crisi della destra e (anche) della sinistra

La Destra, a livello globale e nazionale, non ha idee al riguardo. Si dice “conservatrice” ma non sa cosa conservare, e come farlo, del mondo che fu e che comunque non tornerà. Per questo vive sulla costante evocazione dei nemici esterni ed interni.

La Sinistra si dice “progressista”, ma non sa più “verso cosa progredire” e appare anch’essa prigioniera degli schemi e delle ricette di una fase storica che ormai è passata. Vive di evocazione di modelli che in realtà sono falliti con la globalizzazione senza regole e senza anima e perde così la capacità di rappresentare una larga fascia sociale che da quel ciclo ha visto diminuite le proprie speranze di vita migliore.

Ambedue non colgono il senso della crisi democratica che viviamo. Essa non è solo crisi di efficienza del sistema e delle sue prestazioni. Non è solo crisi di “spiazzamento” di fronte alle nuove modalità delle comunicazioni sociali.

É piuttosto crisi di “senso”.

La secolarizzazione e il vuoto di senso

Che rinvia ad una questione fondamentale: la secolarizzazione è entrata in una nuova inedita fase. Dopo aver liberato la sfera civile dal vincolo religioso e fatto emergere il valore positivo e creativo della laicità della politica e della libertà responsabile, in questa stagione di carente elaborazione culturale di fronte alle nuove sfide poste all’umano ha lasciato spazio a due rischi uguali e contrari.

Da un lato quello di un nuovo fondamentalismo che utilizza il fatto religioso come mero strumento di potere, di blindatura del consenso attorno a politiche di “difesa” di ciascuno contro l’altro e di giustificazione dei conflitti.

Dall’altro, quello della radicale dissociazione tra la vita civile e la dimensione integrale dell’umano, trascendenza compresa, comunque essa sia concepita in base alle diverse sensibilità, religiose o non religiose.

É questa una delle radici della deriva individualistica delle relazioni sociali e, nel contempo, una delle ragioni della crisi di ruolo di una Politica intesa come speranza comunitaria.

Per questo è urgente che i Popolari di laica ispirazione cristiana tornino a dare il loro peculiare contributo ad una Politica che punti ad essere speranza di “liberazione” dal giogo della povertà, delle solitudini, delle sopraffazioni, della mortificazione delle peculiari risorse di ognuno. In sintesi, una Politica che persegua l’intreccio virtuoso, dinamico ma inscindibile tra Libertà e Giustizia, fondato sul binomio altrettanto inscindibile tra “Persona” e “Comunità”. Laddove “Persona ”non è “Individuo” e “Comunità” non è sommatoria di individualismi.

Questa è la vera Democrazia, come scriveva Aldo Moro ancora nei suoi Scritti Giovanili: una Democrazia alla quale – scriveva – “non solo può ma deve essere data una qualificazione”.

Autonomia politica e vocazione coalizionale

La “buona politica”, vista come azione volta al bene comune e non solo al potere di parte, ha per sua natura una “vocazione coalizionale”. Vive di autonomia ed assieme di attitudine ad associare sforzi plurali attorno ad una visione e ad un programma a servizio della Comunità.

Per questa ragione, non considero un assioma la automatica coincidenza tra “autonomia ontologica” e “corsa in solitaria” dei Popolari in un sistema elettorale di tipo comunque maggioritario (vedremo se in base alla Legge vigente o di una nuova norma, che al solito si sta cercando di arrabattare per ragioni di bottega).

L’andare “da soli” è opzione da non escludere affatto, ove le condizioni per una matura e dignitosa collaborazione con altri non sussistano.

Del resto, se non si fonda sulla presenza, sulla dignità autonoma e sulla vitalità delle diverse culture politiche, ogni scelta coalizionale diventa uno stratagemma puramente strumentale.

Io rimango “costitutivamente” ed irriducibilmente alternativo ad ogni Destra: radicale o moderata che essa sia. Diversamente tradirei non solo la mia storia personale, ma soprattutto l’insegnamento di quelli che considero i miei Maestri.

Concordo sul fatto che il cosiddetto “Campo Largo” é oggi impotabile.

E non perché comprende, almeno sulla carta, formazioni politiche molto lontane dalla nostra sensibilità. Non si dà il caso di coalizioni tra identici, ma tra diversi.

Il punto dirimente è che non si intravvede, lì dentro, un “baricentro” capace di garantire una proposta di futuro al Paese all’altezza delle sfide drammatiche che esso ha di fronte sul piano interno, europeo ed internazionale. E questa mancanza di baricentro – che deriva in larga parte dalle contraddizioni congenite nel progetto che ha portato alla nascita del PD e dalla sua incongruenza rispetto alla realtà italiana – non può essere compensata dalla sola chiamata a raccolta dei tifosi “contro la Meloni”.

Un partito vero per tornare ad esistere

É anche vero che nel PD e dintorni si sta sviluppando un qualche dibattito: ancora poco chiaro, ma pure, credo, degno di una certa attenzione. Occorre vedere se e come evolverà.

Se verso una soluzione di mera conta interna, con il corollario di satelliti centristi “in franchising”, oppure se verso la costruzione di nuovi scenari capaci di far emergere un possibile nuovo baricentro ed una proposta credibile di “governo”.

In ogni caso, prioritariamente ad ogni valutazione di schieramento elettorale, occorre che i Popolari di laica ispirazione cristiana e di stile degasperiano decidano di tornare ad esistere veramente. E non solo in vista del 2027.

Per farlo, senza provare almeno un poco la sensazione del ridicolo – a fronte di un storia importante e determinante per la nostra Democrazia come è quella del Popolarismo – occorre decidere con grande coraggio e grande umiltà di dare vita ad un “Partito vero”. Un “Partito” (ovviamente con nuove forme organizzative, a base federativa anche territoriale; inediti rapporti con espressioni vitali della società; nuovi linguaggi e nuove leadership) e non un florilegio di associazioni, movimenti, micro iniziative varie. Tutte positive e meritorie, ma non tali da poter costituire un “fatto politico nuovo”.

Ci deve supportare una seria preoccupazione. In Italia e in Europa, il quadro è molto incerto e le incognite per il prossimo futuro sono molte e insidiose.

Il vento freddo della Destra nazionalista, antieuropeista e sovranista é tutt’altro che finito col voto in Ungheria oppure con le difficoltà pur evidenti del Governo Meloni.

Questo vento ha origini lontane nel tempo e radici profonde nelle pieghe delle dinamiche sociali. E la Destra pare ancora in grado di connettersi con le paure e le preoccupazioni di molta parte delle persone, portandole su rotte regressive e sempre più divisive. Molte di queste persone certo non sono “di destra”, ma votano a destra oppure non votano perché non vedono una seria credibile alternativa.

Ciò deriva dalla crisi di credibilità del “progressismo” tradizionale, così come dal sonno del “Popolarismo” di laica ispirazione cristiana, che da tempo – salvo rare e lodevoli eccezioni – ha abiurato al proprio dovere di pensiero, presenza e proposta.

É fisiologico che i partiti (come la DC) finiscano il proprio ciclo storico. Non lo è affatto che le loro culture politiche, anziché evolvere e rigenerarsi su basi nuove secondo i segni dei tempi, si disperdano e si annullino.

Per questa ragione, con le sincere riflessioni sopra riportate – ovviamente a titolo personale, non avendo ormai nessuna responsabilità di rappresentanza, se non quella del mio tentativo di ragionare politicamente – ho firmato l’Appello lanciato dall’amico Lucio D’Ubaldo.

Gargani, uomo del dialogo e servitore delle istituzioni

Un ideale, uno stile

Ci sono figure della vita pubblica che attraversano le stagioni della politica lasciando dietro di sé non soltanto il segno degli incarichi ricoperti, ma soprattutto il ricordo di uno stile, di un modo di intendere le istituzioni e il rapporto con gli altri.
È questo il tratto che più resta nel pensiero di chi ha avuto modo di conoscere e frequentare Peppino Gargani. Una vita dedicata alla politica italiana senza mai smarrire la passione per i suoi ideali: l’eredità democristiana, l’idea stessa di una comunità costruita attraverso il confronto. Lo ha dimostrato, ancora una volta, in questi ultimi mesi in cui dialogava con me e con gli amici di Tempi Nuovi, spronandoci con entusiasmo, ma anche con rigore, a non abbandonare mai le ragioni e le speranze di un “centro”, inteso innanzitutto come luogo di mediazione, moderazione, equilibrio che appiani il “conflitto delle interpretazioni” e degli interessi.  

Oltre la logica della fazione

Pur avendo scelto con chiarezza un campo politico, non è mai stato un uomo “di parte” nel significato più chiuso e divisivo dell’espressione. La sua appartenenza non si è mai tradotta in faziosità, né in una concezione antagonistica della vita pubblica.
Al contrario, ha sempre interpretato il proprio ruolo con il senso profondo delle istituzioni, convinto che la politica dovesse anzitutto creare ponti, favorire il dialogo anche nei momenti più complessi e difficili della storia nazionale.  

La cultura della mediazione

Ed è forse proprio nei passaggi più delicati della vita del Paese che mi piace ricordare come questa qualità sia emersa con maggiore evidenza (forse, perché ne ho testimonianza diretta, dal dialogo politico di Peppino con mio padre Fabrizio nei difficili anni Novanta del secolo passato). In quegli anni segnati da forti tensioni giudiziarie e da vicende che hanno profondamente turbato l’opinione pubblica e gli assetti istituzionali, seppe mantenere una misura, una lucidità che gli consentiva di far quasi da mediatore tra le ragioni degli uni e degli altri, di lavorare affinché i poteri dello Stato si rispettassero, senza mai rinunciare al rigore delle proprie convinzioni.
Non cercava scorciatoie né semplificazioni: metteva a disposizione la sua esperienza e la sua autorevolezza, spesso contribuendo a ricomporre fratture che apparivano insanabili.  

Il giurista e l’uomo delle istituzioni

In questo, la formazione di avvocato e giurista (non dimentichiamo che è stato Sottosegretario alla Giustizia in numerosi governi, e presidente della Commissione Giuridica del Parlamento europeo) ha determinato anche un metodo di vita pubblica. Aveva il rispetto delle regole, la cultura delle garanzie, il senso della complessità.
Sapeva che dietro ogni conflitto esistono ragioni che meritano ascolto e che la credibilità delle istituzioni si misura anche nella capacità di custodire sobrietà quando il clima pubblico rischia di essere travolto dalla contrapposizione.  

L’eredità morale e politica

Il mio ricordo personale di Peppino si intreccia così, inevitabilmente, con quello istituzionale, ma anche con quello dell’Associazione Ex Parlamentari, in cui credeva con forza. Da Presidente ne ha animato le battaglie, le iniziative culturali e sociali, affinché fosse il luogo in cui la dignità della rappresentanza non perdesse il suo valore democratico.
E poi, Peppino ha insegnato che una presenza autorevole, non è per ciò stesso distante: se il servizio pubblico non è esercizio del potere, ma responsabilità verso la collettività, allora è vicino, non distante. Ed è proprio questa l’eredità più preziosa che ci lascia.  

Fabrizia Abbate, professoressa di Filosofia morale, è portavoce di Tempi Nuovi.

Il mio amico Gargani, oltre le battaglie della politica

Un’amicizia oltre la politica

Ci sono persone che la politica le attraversa, ma che restano nella memoria soprattutto per un tratto umano difficile da spiegare fino in fondo. Peppino Gargani per me è stato questo: un amico prima ancora che un protagonista della lunga stagione politica italiana.

Il ricordo che oggi prevale su tutto non è quello dei ruoli istituzionali, né delle cariche ricoperte in una vita parlamentare intensa e lunga. È un ricordo personale, che appartiene alla mia storia familiare e ai momenti più dolorosi: la perdita di mio padre Vincenzo e, anni dopo, di mia madre. Sono assenze che non si colmano mai.

È proprio in questi passaggi che ho compreso chi fosse davvero Peppino.

Quando la vita si è fatta più dura, la sua presenza non è mai mancata. Discreta, rispettosa, mai invadente, ma profondamente vera. Sapeva esserci senza parole inutili, con una vicinanza che non aveva bisogno di essere spiegata.

Le battaglie e il rispetto reciproco

Eppure la nostra storia non è stata fatta solo di vicinanza. Ci sono stati anche momenti di confronto politico forte, soprattutto negli anni della mia giovinezza. Una delle vicende più significative fu quella del trasferimento dello stabilimento Fiat da Eboli a Grottaminarda, deciso con quello che allora fu percepito come un vero e proprio colpo di mano.

In quella stagione il confronto attraversò i democristiani salernitani e irpini, con posizioni diverse e talvolta contrapposte sulle strategie di sviluppo del territorio. Mio padre Vincenzo si era schierato su Eboli, mentre Peppino sosteneva le ragioni dell’insediamento a Grottaminarda.

Ma anche dentro quella durezza politica, Peppino fu il primo a cercare il filo del recupero del rapporto personale: perché la sua umanità era più forte della rivendicazione territoriale e del tornaconto politico.

Il giurista e il custode delle istituzioni

Se penso alla sua biografia politica, vedo un uomo dentro le istituzioni per decenni: deputato di lungo corso, sottosegretario alla Giustizia, dirigente della Democrazia Cristiana, protagonista delle trasformazioni della politica italiana tra Prima e Seconda Repubblica, fino all’esperienza europea.

Ma soprattutto vedo un giurista e un legislatore di straordinaria competenza, capace di incidere in modo profondo nella produzione normativa, in particolare in materia di giustizia, dove il suo lavoro era fatto di studio, equilibrio e presenza costante nei passaggi decisivi.

Non era un politico di superficie. Era uno che conosceva le istituzioni dall’interno e le abitava con serietà.

Ma negli ultimi anni c’era un’altra immagine, forse ancora più forte.

Peppino fu presidente del comitato per il “No” al referendum costituzionale del 2016. In quella battaglia mi volle accanto, condividendo un percorso comune fatto di convinzione civile, rispetto istituzionale e confronto aperto. Non era solo una posizione politica: era un modo di intendere la Costituzione, il bilanciamento dei poteri e la dignità delle istituzioni.

La memoria repubblicana e il senso umano del confronto

In quest’ultimo periodo, ancora solido e vivo nonostante la dolorosa scomparsa della moglie, Peppino continuava a essere protagonista con una energia che sorprendeva. L’impegno civile lo teneva dentro la vita pubblica, dentro il dibattito e dentro le istituzioni anche quando non aveva più ruoli formali.

In questa fase si è impegnato con grande determinazione nella battaglia per impedire il varo di una legge elettorale interamente imperniata su liste bloccate e su un premio di maggioranza abnorme. Era per lui una questione decisiva di qualità della democrazia e di dignità della rappresentanza parlamentare.

Con l’Associazione degli ex parlamentari ha continuato a coltivare una funzione che sentiva profondamente: non quella della nostalgia, ma quella della responsabilità della memoria repubblicana. In questo quadro promuoveva convegni e momenti di riflessione dentro le università e nelle sedi più autorevoli del pensiero giuridico.

Ricordo in particolare un incontro al Suor Orsola Benincasa di Napoli, intenso e partecipato, in cui il confronto non fu solo tecnico, ma profondamente civile.

In quelle occasioni Peppino non cercava mai lo scontro fine a sé stesso. Cercava un punto di equilibrio possibile, ma anche — quando necessario — una solida linea di resistenza a ciò che riteneva sbagliato per la qualità della democrazia.

Anche allora, come sempre, lo si vedeva nel suo tratto più autentico: la capacità di unire lucidità politica e responsabilità istituzionale, senza mai perdere il senso umano del confronto.

L’uomo, prima di tutto

Ma tutto questo, oggi, resta sullo sfondo. Perché ciò che emerge con più forza è altro. È la sua capacità di restare umano dentro la politica e umano fuori dalla politica. È la sua discrezione nei momenti del dolore, la sua capacità di avvicinarsi senza invadere, di condividere senza pesare.

In un tempo in cui la politica tende spesso a diventare distanza o contrapposizione assoluta, Peppino rappresentava un’altra idea: quella per cui si può essere anche su fronti diversi, senza smettere di riconoscersi come persone. E questo, per me, è il suo insegnamento più grande.

Non solo il politico, non solo il giurista, non solo il protagonista di una lunga stagione istituzionale.

Ma l’uomo. E soprattutto l’amico.

Magnifica Humanitas e le “cose nuove” del XXI secolo

Le nuove frontiere della questione umana

Se alla fine dell’Ottocento la Rerum Novarum di Papa Leone XIII seppe intercettare i sommovimenti della rivoluzione industriale e la nascita della questione operaia, oggi la prima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, si consacra come il manifesto per il XXI secolo.

Il Pontefice centra con precisione chirurgica le “cose nuove” del nostro tempo: non più soltanto il rapporto tra capitale e lavoro, ma la ridefinizione stessa dei confini dell’umano nell’era dell’intelligenza artificiale.

Transumanesimo e postumanesimo: il nuovo terreno ideologico

Nel cuore del documento, Papa Leone XIV solleva il velo sulle narrazioni di fondo che muovono i grandi investimenti e le visioni geopolitiche globali. Il rischio non è lo strumento tecnologico, ma l’ideologia che lo abita, una corrente che il Papa divide in due filoni precisi.

Il Transumanesimo (n. 116) rappresenta l’aspirazione a un “uomo potenziato”. Attraverso la biomedicina, l’ingegneria del corpo e gli algoritmi, si punta a incrementare le prestazioni biologiche e cognitive, trattando l’essere umano come un software da aggiornare costantemente.

Il Postumanesimo (n. 116), nelle sue versioni più radicali, si spinge oltre il potenziamento. Supera l’antropocentrismo per teorizzare un “uomo ibridato” con la macchina e l’ambiente, ipotizzando un vero e proprio salto evolutivo in cui l’umanità supera se stessa, dissolvendosi nella tecnologia.

Il Pontefice lancia un monito severo contro la colonizzazione dell’immaginario collettivo operata dai media e dai social network, che semplificano e rendono seducenti queste visioni:

“Il punto critico, alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, non è l’uso della tecnica in quanto tale, ma la visione che vi soggiace: se l’essere umano è trattato come materiale da perfezionare o da oltrepassare, allora diventa più facile accettare che alcuni vengano considerati meno utili, meno desiderabili, meno degni.” (n. 117)

La linea di confine tra algoritmo e libertà

Il cuore pulsante dell’enciclica risiede nel capitolo dedicato al confronto con l’umanesimo cristiano. Qui Leone XIV traccia una linea di demarcazione netta tra il calcolo e la vita; tra l’errore come un bug da correggere e l’errore come feritoia di cambiamento profondo; tra il calcolo del futuro basato sulle probabilità passate e la libertà della scelta umana.

Il Papa ricorda che la persona non è un insieme di dati. Ridurre l’uomo a un comportamento calcolabile significa negare la sua libertà fondamentale e la sua capacità di riscatto, che sfuggono a qualsiasi statistica digitale.

L’enciclica, in questo senso, non assume il tono nostalgico di chi rifiuta il progresso. Al contrario, prova a stabilire un criterio di discernimento: la tecnica è legittima solo quando resta ordinata alla dignità della persona.

L’Europa e l’idea di un nuovo Umanesimo Civile 5.0

Questa sfida non può lasciarci spettatori passivi. È qui che l’enciclica dialoga direttamente con la storia e l’identità dell’Europa. La democrazia liberale europea è nata e si è sviluppata grazie a quell’umanesimo che ha posto la persona al centro dell’azione politica, della legge e delle istituzioni.

Oggi, di fronte alla transizione digitale e tecnologica, siamo chiamati a interpretare un nuovo paradigma, che potremmo definire “Umanesimo Civile 5.0”.

Non si tratta di rifiutare la modernità, ma di governarla. L’Umanesimo Civile 5.0 è lo sforzo culturale, politico, economico e sociale di rimettere la tecnologia al servizio della comunità, difendendo la centralità dell’uomo nella società iper-connessa e garantendo che il progresso produca inclusione e non solitudine.

Nel solco di De Gasperi una nuova classe dirigente

Per tradurre i principi della Magnifica Humanitas in azione politica ed economica, serve una svolta culturale. Non bastano i tecnici: servono pensatori e statisti.

Servirebbe una grande operazione di formazione culturale e politica dedicata a Alcide De Gasperi. Abbiamo urgente bisogno di una nuova classe dirigente capace di unire competenza tecnica e profondità spirituale, visione globale e prossimità verso gli ultimi.

Nel solco dello statista trentino, occorre riscoprire la politica come alta forma di carità civile, capace di abitare le complessità del nostro tempo senza smarrire l’ancora della dignità umana.

La sfida della Magnifica Humanitas è ormai lanciata. Sta a noi raccoglierla e trasformarla in storia.

Gargani, l’uomo che ha sempre difeso la dignità della politica

La politica come pensiero e tradizione

Il magistero politico, culturale ed istituzionale di Giuseppe Gargani – sì, parlando di Gargani possiamo tranquillamente definirlo come un magistero – va oltre la sua lunga presenza nel Parlamento italiano, dal 1972 al 1994, o nel Parlamento europeo, dal 1999 al 2014. E, paradossalmente, va anche oltre gli incarichi politici ed istituzionali che ha ricoperto nel corso della sua lunga, intensa e feconda attività politica. E questo per una ragione persino troppo semplice da spiegare. Perché per Gargani parla la sua storia che si articola, fondamentalmente, lungo quattro direttrici di fondo.

Innanzitutto Gargani ha concepito la politica, già sin dai tempi della sua presenza nel movimento giovanile della Dc, come un pensiero. Un pensiero in continua evoluzione, che deve fare i conti con il cambiamento della società e, soprattutto, con quella politica che, secondo la miglior tradizione democratico cristiana, è una “continua transizione”. Un pensiero che affonda le sue radici nell’umanesimo cristiano popolare, nella tradizione del cattolicesimo politico italiano e che è stato declinato per molti anni nella corrente di Base, la cosiddetta “sinistra politica” della Democrazia Cristiana. È sufficiente ricordare alcuni suoi storici amici per comprendere sino in fondo la ricchezza e la profondità di quel pensiero: da Ciriaco De Mita a Gerardo Bianco, da Nicola Mancino a Fiorentino Sullo.

Il garantismo come difesa della democrazia

In secondo luogo, quando si parla di Gargani si pensa immediatamente al politico competente. E parliamo di una competenza specifica che, però – e qui c’è la specificità e l’originalità di Gargani – sapeva legarsi e fondersi con la competenza e l’autorevolezza politica.

Certo, la giustizia era la sua passione non solo perché Gargani è stato un qualificato avvocato, ma anche perché il capitolo della giustizia lo ha sempre ritenuto un tassello decisivo per evitare l’alterazione degli equilibri istituzionali nel nostro Paese. Da qui il suo garantismo che non era un feticcio ma quasi un dogma da rispettare e da conservare gelosamente. Perché senza garantismo, osava dire spesso, si aprono le porte della gogna mediatica, giudiziaria e politica.

Garantismo che ha difeso strenuamente, per fare un solo e grande esempio, quando si batté contro l’abolizione dell’immunità parlamentare. E, come capita molte volte, fu una battaglia solitaria e fortemente antipopolare perché antipopolista, ma che dopo molti anni, puntualmente, si rivelò fondamentale e decisiva per difendere e salvaguardare la dignità e il ruolo delle stesse istituzioni democratiche.

Anche questo conferma che Gargani era un leader politico, perché sapeva precedere gli eventi e, soprattutto, sapeva valutare i rischi concreti che alcune parole d’ordine avrebbero prodotto nel sempre fragile tessuto democratico e costituzionale di un Paese.

Un democristiano autentico

E poi, terza considerazione, la sua cultura politica. Lo potremmo sintetizzare con poche parole. Gargani è stato un vero ed autentico democristiano. Nella cultura politica innanzitutto, nella postura personale, nel suo profilo istituzionale e, in ultimo, nel suo stile.

La cultura del dialogo, del confronto, della mediazione alta e dell’approfondimento sono stati i punti cardinali che lo hanno accompagnato. Sempre. Una cultura politica che ha orientato le sue scelte, nella Dc come fuori dalla Dc quando lo storico “partito italiano” è tramontato.

E non è un caso, di conseguenza, che Gargani abbia sempre privilegiato le ragioni dell’unità del partito perché individuava nell’unità della Dc la ragione essenziale del protagonismo politico e culturale dei cattolici italiani.

Fu tra i pochi che previde la fine della Dc sin dal 1992, perché non riconduceva quell’accanimento ad un fatto transitorio o episodico ma intravedeva la volontà di cancellare e liquidare definitivamente quella esperienza politica e culturale dalla cittadella politica italiana. Una intuizione che, altrettanto puntualmente, si rivelò in tutta la sua violenza e virulenza.

La sacralità delle istituzioni democratiche

E poi c’è l’ultimo aspetto, ma il primo per importanza, che ha veramente segnato il magistero del leader irpino sino all’ultimo giorno della sua vita. Lo potremmo sintetizzare con cinque parole: la sacralità delle istituzioni democratiche.

A cominciare anche e soprattutto dalla centralità del Parlamento. Non si stancava di ripeterlo in questi ultimi anni di Presidenza dell’Associazione degli ex Parlamentari. E questo era l’elemento centrale che lo spingeva a denunciare il pericolo devastante e deflagrante del populismo e del radicalismo demagogico che rappresentavano, a suo giudizio, il tarlo che corrodeva l’humus democratico alla base della qualità della nostra democrazia e della solidità delle nostre istituzioni.

Insomma, di Peppino Gargani possiamo dire che è stato un avvocato, un giurista prestato alla politica, un leader politico, un legislatore attento e scrupoloso e, in ultimo ma non per ordine di importanza, un cattolico che ha dedicato la sua vita alla comunità. Che per lui era sì il suo partito ma, soprattutto, era il suo Paese.

Fratoianni: un milione di firme contro accordo Ue-Israele una risposta

Milano, 27 mag. (askanews) – “Il posizionamento del nostro Paese impedisce che l’Europa prenda una decisione giusta. “Giustizia per la Palestina” è il titolo di questa iniziativa, di questa campagna. Si tratta di affermare la giustizia, l’idea che di fronte ai crimini infiniti, ai crimini di guerra, genocidio, l’annessione della Cisjordania, la violazione sistematica dei diritti internazionali, come abbiamo visto ancora una volta con la flottiglia, la comunità internazionale faccia qualcosa di concreto, che vada oltre gli azelli o vada oltre l’indignazione selettiva. Se è possibile fa ancora più arrabbiare l’indignazione selettiva, le misure selettive. Adesso sanzioneremo Ben Gvir, perché si è comportato molto male. Ben Gvir non è un’eccezione, non è un errore del sistema. E’ lo specchio, l’espressione del governo di Benjamin Netanyahu, di una linea politica precisa, che ha nella distruzione del diritto internazionale, della libertà dei palestinesi, un obiettivo politico dichiarato. Allora questo milione in più di firme raccolte in pochissimo tempo in Europa e che vogliamo continuare a far crescere è una risposta, quella che peraltro in questi mesi e in questi anni abbiamo visto straordinaria nelle piazze in tutta Europa di questo Paese contro l’ipocrisia, l’ignavia, l’immobilismo del governo”. Cosi il leader Avs Nicola Fratoianni, a margine di

‘Justice for Palestine’, l’iniziativa europea che ha già raccolto

pi di un milione di firme in Europa.

Piazza di Siena, il Polo dà la chance tifare Italia a Villa Borghese

Roma, 27 mag. (askanews) – Una palla, le porte, il pubblico pronto ad affollare gli spalti e incitare i protagonisti vestiti di azzurro impegnati contro alcune delle migliori nazionali a livello mondiale. Solo che in campo non ci sono “giocatori”, nel senso più comune del termine e cioè i calciatori, ma abili cavalieri su agilissimi cavalli. È questo il suggestivo scenario in cui – sottolinea una nota – si disputerà la prima edizione del FIP Arena Polo European Championship-U.S. Polo Assn. Trophy, un momento storico che integra la competizione all’interno del programma di Piazza di Siena, con l’ambizione di diventare da subito un appuntamento di riferimento nel calendario europeo.

Ma è anche un’occasione unica, per il pubblico del Galoppatoio di Villa Borghese, di tifare Italia in un momento povero di impegni per le nostre rappresentative di squadra nei vari sport. Queste, infatti, sarebbero state settimane di attesa e trepidazione in vista dei Mondiali di calcio, l’appuntamento sportivo per cui tutto il mondo si ferma, ma il destino ha riservato altri piani all’Italia del pallone. Ed ecco, allora, che il grande Polo di Piazza di Siena viene in soccorso a chi ha voglia di tifare azzurro fuori dalle corde dello sport più nazionalpopolare d’Italia, e al contempo facendo appassionare fan, neofiti e curiosi a questa splendida disciplina, resa ancora più avvincente dal format Arena Polo, la variante con campo ridotto e squadre da tre giocatori riproposta anche quest’anno.

Un mix di eleganza, fascino e azione frenetica pronto a prendere il via questa sera alle 21.30 con la sfida inaugurale tra Francia e Inghilterra, preceduta alle 20.30 dall’esibizione Junior Polo con il triangolare. L’overture perfetta per scaldare ancora di più l’ambiente in vista del debutto dell’Italia – schierata con capitan Stefano Giansanti, Giordano Magini e Roman Rampello – in programma giovedì sera contro la Svizzera. Per tutta la durata del torneo – conclude la nota – l’accesso alle tribune sarà completamente gratuito per il pubblico, che potrà godersi lo spettacolo del Polo Garden tra raffinati aperitivi al tramonto e cene a bordocampo.

L.elettorale, presentazione testo bis non rallenta corsa, è lite sui tempi

Roma, 27 mag. (askanews) – Procede spedita la maggioranza sulla riforma elettorale. La presentazione di un testo bis in commissione Affari Costituzionali alla Camera non rallenta l’iter immaginato per arrivare all’ok dell’aula di Montecitorio entro la pausa estiva. Tra le proteste delle opposizioni che parlano di “forzatura grave”, di “maggioranza che vuole andare avanti da sola” e chiedono al presidente della Camera Lorenzo Fontana di rinviare l’approdo in aula, la decisione è che il 3 giugno sarà dedicato allo svolgimento di nuove audizioni e il 4 il Bignami bis sarà adottato come testo base. Da lì partirà la fase emendativa per approdare in assemblea il 26 giugno come stabilito dalla conferenza dei capigruppo di oggi.

Si tratta di un testo, spiega il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, “che accoglie alcune esigenze degli auditi e dell’opposizione anche se l’opposizione non ha dato la disponibilità a collaborare e non si è voluta sedere al tavolo” quindi “non venite a dire che è una mancanza di rispetto del Parlamento e del ruolo delle opposizioni. Nella nuova proposta di legge sarà matematicamente impossibile raggiungere il 60% per la maggioranza a camere riunite”. In ogni caso, il Bignami-Bis “non è inemendabile: se c’è un emendamento condivisibile non abbiamo motivi per non approvarlo. Se c’è un emendamento che stravolge l’impianto ad esempio cancellando il premio di maggioranza non possiamo accettarlo”.

“È del tutto ridicola la ricostruzione secondo cui il nuovo testo terrebbe conto delle richieste delle opposizioni”, replica Simona Bonafè del Pd. “Non è pensabile che la maggioranza costruisca una legge elettorale cucita sulle proprie esigenze elettorali, per paura di perdere le elezioni”. Filiberto Zaratti (Avs) avanza un sospetto: “Ci impediscono ogni discussione, evidentemente stanno preparando le elezioni. Non ha alcun senso questa assurda accelerazione che umilia il Parlamento, se non perché vogliono scrivere al più presto le norme per andare a votare”. Anche se lo stesso Donzelli in commissione parla di “scadenza naturale della legislatura” e di voto in autunno del 2027 spiegando che l’obiettivo della riforma è “dare la fiducia a un governo in tempi rapidi per poter affrontare una situazione che potrebbe essere delicatissima” evitando l’impasse che si produsse all’indomani delle Politiche del 2018 quando “ci vollero più di tre mesi per formare il primo governo Conte”.

Ampiamente annunciata gran parte delle novità del Bignami bis: soglia per ottenere il premio innalzata dal 40 al 42 per cento, soppressione dei ballottaggi, introduzione di un sistema di coordinamento tra Camera e Senato che punta ad assicurare che il premio venga assegnato solo se non ci sono risultati difformi tra i due rami del Parlamento altrimenti si applica il proporzionale puro, abbassamento da 230 a 220 e da 114 a 113 del tetto massimo di seggi ottenibile da chi si aggiudica il premio. Un paio le novità destinate a far discutere. Un intervento sulla modalità di voto all’estero (misure per garantire il processo di stampa, qr code ecc.) “per scongiurare – spiega uno dei relatori Angelo Rossi (Fdi) – frodi elettorali”. E una norma che implica l’inammissibilità delle liste che “non abbiano dichiarato il nome e cognome della persona da indicare come proposta per l’incarico di Presidente del Consiglio dei ministri”.

Resta il doppio listino bloccato di partito per la competizione proporzionale e di coalizione per il premio di maggioranza. Su un’eventuale modifica per garantire un reale potere di scelta ai cittadini non è stato trovato un accordo tra le forze di maggioranza. Sia Fdi che Noi Moderati confermano l’intenzione di presentare in aula un emendamento sull’introduzione delle preferenze. Se l’intenzione si concretizzerà – andando incontro a una probabile bocciatura col voto segreto – è presto per dirlo. Sul punto oggi si esprime il presidente del Senato, Ignazio La Russa ricordando di essere stato “l’unico parlamentare a proporre un emendamento per inserire le preferenze nella legge attuale”, il Rosatellum. “Me lo bocciarono: me lo bocciò il relatore del Pd, me lo bocciò M5s e devo dire che lo bocciarono anche gli altri partiti di centrodestra. Quindi se chiede a me non posso che riproporre quello che ho fatto a suo tempo”.

A Roma presentato il nuovo My-LabNet MRD Mieloma Multiplo

Roma, 27 mag. (askanews) – Presentata a Roma, durante la terza Riunione Nazionale GIMEMA, la nuova rete My-LabNet MRD Mieloma Multiplo, che mette in collegamento i centri ematologici italiani con laboratori altamente specializzati nella diagnosi e nel monitoraggio della malattia minima residua nel mieloma multiplo. Il progetto rappresenta l’estensione della rete LabNet anche al mieloma multiplo (malattia che ogni anno colpisce circa 5.600 persone in Italia) e punta a portare benefici anche per il Servizio Sanitario Nazionale in termini di sostenibilità e ottimizzazione delle cure. Ha così parlato Marco Vignetti, Presidente della Fondazione GIMEMA: “Abbiamo costruito uno strumento che potrebbe essere utilizzato anche per la ricerca. E’ caratterizzato dalla messa in rete di tutti i laboratori che fanno test di diagnostica molecolare, per consentire a tutti i pazienti con patologie ematologiche, di avere una diagnosi molecolare rapida e precisa perché tutti i laboratori sono certificati, e contemporaneamente di poter monitorare l’andamento della loro malattia durante le cure. Oggi, molte patologie si curano con farmaci intelligenti e la risposta molecolare è fondamentale”.

L’obiettivo è garantire esami diagnostici sofisticati su tutto il territorio nazionale, riducendo i tempi di refertazione ed evitando ai pazienti spostamenti non necessari. Inoltre, gli ematologi italiani potranno accedere più facilmente a esami altamente specialistici, anche nei centri che non dispongono direttamente delle tecnologie necessarie. “Il progetto di GMEMA, My-LabNet MRD Mieloma Multiplo, ha l’obiettivo di diffondere, su tutto il territorio nazionale, la pratica di misurazione e di valutazione della malattia minima misurabile. Quindi di mettere a disposizione della maggior parte dei pazienti, che in questo momento sono preclusi all’accesso a questa tecnologia di livello molto elevato, la possibilità di avere una valutazione della propria profondità della risposta, sulla base della quale il clinico potrà poi prendere le decisioni migliori” ha concluso Michele Cavo, Professore Ordinario di Ematologia presso l’Università di Bologna. L’incontro rappresenta un importante momento di confronto tra medici e ricercatori sulle più innovative strategie di diagnosi precoce, monitoraggio e trattamento delle malattie ematologiche tumorali e non tumorali, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’assistenza e le possibilità di cura per i pazienti in tutto il Paese.

Fmi: incertezza pesa su economia Italia, bene risanamento ma debito elevato

Roma, 27 mag. (askanews) – L’attività economica in Italia “fronteggia sfide crescenti sul breve termine, a fronte di una maggiore incertezza globale e di rincari dei prezzi dell’energia. Le prospettive di medio termine restano sottotono, frenate dalla bassa crescita della produttività e dall’invecchiamento della popolazione”. Lo afferma il rapporto stilato dagli ispettori del Fondo monetario internazionale, a conclusione della missione annuale in Italia (in base all’articolo IV dello statuto dell’istituzione).

Secondo l’anslisi “il continuo risanamento dei conti pubblici” realizzato nella Penisola “ha rafforzato la fiducia dei mercati. Tuttavia il debito pubblico resta elevato – avverte il Fmi -. Un aggiustamento più anticipato, che faccia leva su un ampliamento della base imponibile, un miglioramento della disciplina fiscale e miglioramenti sull’efficienza della spesa aiuterebbero a ripristinare margini di bilancio a migliorare la resilienza”.

L’istituzione di Washington reputa il sistema finanziario italiano “resiliente”, essendo sostenuto da “utili record e da solide posizioni di patrimoniali e a ampi margini sulle liquidità”. In questo quadri “migliorare ulteriormente l’agilità della vigilanza e un approccio macro prudenziale più proattivo aiuterebbe a salvaguardare la stabilità”.

Quanto alle politiche strutturali da mettere in campo, secondo il Fmi avendo a che fare con una serie di shock globali “è essenziale continuare ad attuare riforme che rafforzino la crescita della produttività e supportino la riduzione del debito pubblico. Progressi decisivi sulle riforme, assieme a un rafforzamento del mercato unico aiuterebbero a sostenere la crescita delle imprese, a rafforzare l’approvvigionamento di manodopera, a migliorare l’innovazione e la sicurezza energetica”.

Commentando l’analisi, il ministro dell’Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti ha rilevato che “sappiamo che il debito è alto, non mi sembra una novità. Quando finiremo di pagare le rate del passato, come voi sapete, naturalmente riscenderà, questo è il motivo per cui siamo così attenti nella gestione della finanza pubblica”, ha detto arrivando a un convegno della Lega.

Secondo le analisi del ministro del Lavoro, Marina Calderone, le analisi del Fmi “confermano il valore del nostro impegno nel guidare, all’interno di un contesto globale sfidante, un mercato del lavoro capace di registrare livelli di occupazione storici e una progressiva riduzione del tasso di disoccupazione”.

“Ringrazio il team del Fondo per il confronto costruttivo dei giorni scorsi – ha detto – le indicazioni sulla necessità di aumentare la partecipazione di donne e giovani al mondo del lavoro, migliorare i risultati della formazione e colmare i divari di competenze intercettano pienamente la linea strategica che questo Governo sta perseguendo fin dall’inizio del mandato. La vera sfida per la sostenibilità del nostro sistema è anche, e soprattutto, qualitativa: stiamo investendo con determinazione sulle politiche attive, sulla formazione continua e sul potenziamento delle competenze digitali e green. Sono queste le leve indispensabili per accompagnare le transizioni in atto e ridurre i divari ancora presenti. Continueremo in questa direzione, attraverso un dialogo costante con le parti sociali e i partner internazionali”.

Mieloma multiplo: ecco la nuova indicazione di daratumumab

Roma, 22 mag. (askanews) – Una nuova combinazione con bortezomib, lenalidomide, desametosone e daratumumab è stata approvata dall’AIFA per il trattamento del mieloma multiplo di nuova diagnosi, indipendentemente dall’eleggibilità al trapianto di cellule staminali.

L’intervista a Elena Zamagni, Professore Associato di Ematologia: “Questa nuova quadrupletta Daratumumab, Bortezomib, Lenalidomide, Desametasone ha sostituito altre quadruplette prima del trapianto autologo ed è entrata invece come novità nel trattamento del paziente anziano non elegibile e ha consentito varie migliorie: una riduzione della tossicità, che è una cosa sempre importante, ma soprattutto un significativo incremento delle risposte, non solo generiche, ma proprio risposte più profonde, cioè la capacità di eliminare anche residui minimi di malattia a livello del sangue, a livello del midollo, non eliminabili con le metodiche più raffinate, più sofisticate, più sensibili”.

Il mieloma multiplo è un tumore del sangue che nasce nel midollo osseo e porta ad una proliferazione incontrollata delle plasmacellule. Nonostante le nuove diagnosi restino costanti, a diminuire è la mortalità. Calo reso possibile dai progressi negli ultimi anni della ricerca scientifica.

Il commento di Alessandra Baldini, Innovative Medicine, Direttrice Medica Johnson & Johnson Italia: “In Johnson & Johnson, il nostro impegno a favore della ricerca sul mieloma multiplo dura da oltre 20 anni e la nostra determinazione a migliorare i risultati clinici per i pazienti non è mai stata così forte come oggi. Questa approvazione consente di offrire ai pazienti, indipendentemente dall’età o dalle condizioni fisiche, l’accesso a un regime di combinazione in prima linea, nelle fasi del percorso terapeutico a maggiore rilevanza clinica. Questo traguardo nasce da un impegno pluriennale in ricerca e innovazione, volto a cambiare la traiettoria del mieloma multiplo: non più soltanto prolungare la sopravvivenza, ma puntare, dove possibile, a una cura funzionale. I progressi clinici più recenti sostengono questa direzione per una parte dei pazienti, in coerenza con la nuova indicazione approvata”.

Combattere ancor meglio il mieloma multiplo grazie alla nuova quadrupletta a base di daratumumab, che aumenta le possibilità non solo di convivenza con la patologia senza sintomi, ma anche di totale guarigione. Insieme alla riduzione dei tempi di somministrazione, la nuova combinazione è una vera e propria svolta in campo medico, che invita i pazienti a guardare al futuro con rinnovato ottimismo.

Alla Pinacoteca di Brera per scoprire Giovanni Agostino da Lodi

Milano, 27 mag. (askanews) – La cultura stratificata di Giovanni Agostino da Lodi e il suo percorso artistico in mostra nella Pinacoteca di Brera in dialogo coi suoi contemporanei. A Milano la prima esposizione mai dedicata al pittore, a cura di Maria Cristina Passoni e Cristina Quattrini, nasce con l’obiettivo di restituire al pubblico la sua complessità e la sua ricchezza, riprendendo e aggiornando gli studi che, soprattutto dalla fine del Novecento, hanno contribuito a definire la sua figura. Pittore raffinato e bizzarro, Giovanni Agostino da Lodi fra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento visse e lavorò fra Milano e Venezia. Riemerge negli studi all’inizio del Novecento, dapprima con il nome convenzionale di Pseudo Boccaccino coniato da Wilhelm von Bode, che nel 1890 gli restituì varie opere precedentemente riferite al cremonese Boccaccio Boccaccino. Nonostante la firma sulla tavoletta della Pinacoteca di Brera raffigurante i Santi Pietro e Giovanni Evangelista, resa nota nel 1912 da Francesco Malaguzzi Valeri, la sua si rivelò una vicenda critica a lungo controversa, fino al riconoscimento della sua statura sancito da ricerche della fine del secolo scorso.

Maria Cristina Passoni, curatrice del progetto insieme a Cristina Quattrini, ha descritto ad askanews la mostra e il quadro Madonna con il Bambino e due devoti dal Museo e Real Bosco di Capodimonte.

“Inanguriamo oggi questa mostra dedicata a Giovanni Agostino da Lodi, un pittore abbastanza sconosciuto. Chi era costui? Era un pittore il cui nome emerge nel 1912, quindi solo da un secolo. Noi cerchiamo con questa mostra di suggerire e di ricostruire il suo itinerario anche attraverso confronti con i grandi artisti con cui si è intrecciato, sia a Milano, dove probabilmente avvenne la sua formazione nella Milano di Bramantino e di Leonardo, sia a Venezia dove lui approda a fine del Quattrocento e ha modo di conoscere la pittura di Vivarini, Giovanni Bellini, Giorgione, Durer. Si è cercato di fare interagire le opere con quello che le circonda visto che siamo nei saloni della pittura veneta del Rinascimento e alla fine della mostra lombarda del Rinascimento. Ed è stato proposto un allestimento a raggiera, in cui le opere vengono messe in dialogo ma in cui è anche possibile uscire, crearsi anche dei confronti personali, divagare e farsi distrarre anche dalla collezione permanente che ci circonda.

Siamo davanti a una donna con il bambino e due devoti, di impronta belliniana, ma da qui traspare proprio quella che è anche la sua cultura stratificata. Il volto della vergine ricorda Giovanni Antonio Boltraffio negli anni novanta. La stessa composizione piramidale alla fine è quella della Vergine delle Rocce di Leonardo in cui anche questo gesto affettuoso con cui la Madonna mette le mani sulle spalle dei committenti crea una complicità intima e affettuosa. Non è naturalmente immune da Giorgione e qui lo scorgiamo soprattutto nel modo in cui la scena è ambientata nella natura, il modo in cui viene reso questo paesaggio un po’ digradante sul fondo. Noi proponiamo anche come confronto questa Madonna con il bambino di Durer della Fondazione Magnani Rocca, questo modo di rendere il bambino per tratti minuti appuntiti, questo modo di rendere i lustri sui capelli della Madonna e questa anche tattilità, questa resa molto materica sia nel velo che cinge il bambino sia nei riflessi della coppa ricorda proprio questo interesse lenticolare mimetico dell’arte nordica”.

Il percorso espositivo, immerso nelle prime sale della Pinacoteca di Brera, ricostruisce la sua carriera attraverso 46 opere, tra autografe e di autori coevi, in parte conservate a Brera ma soprattutto frutto di numerosi e importanti prestiti da musei italiani ed esteri, tra cui il Museo del Louvre a Parigi, le Gallerie dell’Accademia a Venezia, l’Allentown Art Museum in Pennsylvania, il Kunsthistorisches Museum a Vienna, la Galleria Borghese a Roma, il Museo del Prado e il Museo Thyssen-Bornemisza a Madrid, la National Gallery a Londra. Fino al 13 settembre 2026 i dipinti di Giovanni Agostino da Lodi dialogano con capolavori di Bramantino, Alvise Vivarini, Giovanni Bellini, Giorgione, D rer, Lorenzo Lotto, Girolamo Romanino.

Il comitato scientifico del progetto è composto da Alessandro Ballarin, Francesco Frangi, Mauro Natale, Maria Cristina Passoni, Cristina Quattrini, Edoardo Rossetti.

Caravaggio al Senato, Giuli: mettiamo l’arte a disposizione dei cittadini

Roma, 27 mag. (askanews) – “Noi abbiamo una visione della cultura comunitaria, è una visione dell’arte a disposizione dei cittadini. Esporre oggi qui un quadro di tale importanza significa aggiungere un altro tassello non soltanto al rapporto istituzionale e personale che lega il Ministero della Cultura con la presidenza del Senato, ma perché questa è questo il luogo in cui si rappresenta la sovranità del popolo e quindi da qui si deve per far capire che è la sovranità del popolo che ci guida, è la maestà delle istituzioni, la centralità del Parlamento ci guida”. Lo ha detto il ministro delle Cultura, Alessandro Giuli, nel corso della cerimonia di inaugurazione, a palazzo della Minerva della mostra ritratto di Maffeo Barberini (poi Papa Urbano VIII) opera di Caravaggio recentemente acquisita dallo Stato italiano.

“Ritengo – ha sottolineato Giuli – che sia molto importante far capire che il Ministero della Cultura si pone al servizio della cittadinanza, guardando alle generazioni future e ai giovani. Immaginate una famiglia che disporrà per le generazioni a venire di un patrimonio di tale importanza. I soldi dei contribuenti sono sacri e noi spendiamo i soldi che sono accantonati per le acquisizioni cercando di fare il meglio. Questo è il meglio di cui potranno godere le generazioni future, sapendo che il loro lignaggio, il lignaggio degli italiani e dell’Italia nel mondo cresciuto sulla base di una precisa idea che è la missione politica – ha concluso il ministro – che ogni giorno cerchiamo di interpretare nel migliore dei modi”.

Ferrari, Ficili: Maserati già nel mondo elettrico con Folgore

Modena, 27 mag. (askanews) – “Io sono fortemente impegnato con Alfa Romeo e Maserati, quindi ne ho già molto con i miei due brand. Noi siamo già nel mondo dell’elettrico, perché offriamo in Maserati una gamma che abbiamo chiamato Folgore, composta da Gran Turismo, Gran Cabrio e Grecale”. Lo ha detto Santo Ficili, Chief Operating Officer di Maserati e Ceo di Alfa Romeo, rispondendo a una domanda dei giornalisti sulla reazione negativa della Borsa al debutto della Ferrari Luce, il primo modello 100% elettrico del Cavallino presentato a Roma alla Vela di Calatrava, che martedì a Piazza Affari ha chiuso in calo dell’8,37% scivolando sotto quota 290 euro, bruciando circa 5 miliardi di capitalizzazione.

Ficili è intervenuto nella sede storica di viale Ciro Menotti, a Modena, in occasione dell’evento per i 100 anni del Tridente, celebrato con la cerimonia di annullo filatelico del francobollo commemorativo di Poste Italiane.

“Sicuramente l’ambiente ci sta chiedendo di fare qualcosa, lo sta chiedendo anche all’automotive – ha aggiunto il COO – e Maserati risponde con la gamma Folgore, che ovviamente ci sarà anche nel futuro”.

Calcio, Ufficiale, Sarri rescinde con la Lazio

Roma, 27 mag. (askanews) – Maurizio Sarri non è più l’allenatore della Lazio. Il club lo ha ufficializzato con una nota. “La S.S. Lazio comunica di aver depositato presso la Lega di Serie A la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con l’allenatore Maurizio Sarri e il suo staff- spiega il club- La Società prende atto della conclusione del rapporto professionale e formula al tecnico e ai suoi collaboratori i migliori auspici per il prosieguo dell’attività professionale”.

Iran, Trump: "Non ha scelta", vuole un accordo

New York, 27 mag. (askanews) – Stando al presidente americano, Donald Trump, gli Stati Uniti stanno andando bene con l’Iran, che “vuole fare un accordo”. “Fino ad ora non ne siamo soddisfatti ma lo saremo altrimenti dovremo finire il lavoro”, ha detto aprendo la 12esima riunione di gabinetto del suo secondo mandato, durante la quale ha ripetuto che “tutto in Iran e’ scomparso, Marina e Aeronautica incluse” e che quindi Teheran “sta negoziando su quel che e’ rimasto”.

Per Trump, l’Iran “non ha scelta” se non quella di fare un accordo a fronte di un’economia “in caduta libera” e di una valuta “senza valore. Stando al leader Usa, l’Iran non puo’ avere un’arma nucleare e quanto sta facendo “e’ anche per conto del resto del mondo”. Aprendo la riunione alla Casa Bianca, Trump si e’ vantato del rally degli indici a Wall Street, arrivati a livelli record, del calo “a zero” degli ingressi illegali di migranti, della riduzione del tasso di omicidi, della flessione del 61% dell’arrivo di Fentanyl via terra e del 97% via mare, del calo dei prezzi dei farmaci e dell’aumento dell’occupazione.

L.elettorale, opposizioni:"forzature gravi, maggioranza vuole andare avanti sola"

Roma, 27 mag. (askanews) – “La maggioranza si arrampica sugli specchi per giustificare una scelta gravissima: approvare da sola una nuova legge elettorale, piegando le regole democratiche a un interesse di parte. Vogliono scrivere da soli le regole del gioco, convinti solo così di poter vincere le prossime elezioni. È inaccettabile l’accelerazione impressa oggi su un testo che è stato contestato da un ampio fronte di costituzionalisti. Ed è ridicolo sostenere che il nuovo testo della maggioranza tenga conto anche delle osservazioni delle opposizioni. Non è così. Le opposizioni non sono mai state coinvolte in alcun confronto reale”. Lo affermano i capigruppo di opposizione in commissione Affari Costituzionali della Camera, Simona Bonafè, Filiberto Zaratti, Alfonso Colucci, Maria Elena Boschi, Riccardo Magi.

“Quando il testo sarà presentato pretenderemo -sottolineano le opposizioni- che il Parlamento possa esaminarlo senza strozzature procedurali. A partire dal fatto che sulle nuove parti dovranno esprimersi nuovamente gli esperti, all’interno di un nuovo ciclo di audizioni”.

Milano, La Russa: un sindaco civico di centrodestra? Se è un Caravaggio…

Roma, 27 mag. (askanews) – “Hanno fatto un nome? Io sto aspettando, sono sei mesi che aspetto questo nome fatidico, sono felice se arriva un grande civico che ci mette tutti d’accordo. Però dire un civico è come dire un quadro. Poi bisogna trovare il Caravaggio. Il quadro può essere una crosta e può essere un Caravaggio. Quindi il mio giudizio nascerà dopo che mi dicono chi è il Caravaggio. Io sono per chi ci dà maggiore chance di competenza e di vittoria”. Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha risposto a una domanda sul possibile candidato civico di centrodestra per la carica di sindaco Milano, parlando a margine della cerimonia di inaugurazione, a palazzo della Minerva, dell’esposizione del ritratto di Maffeo Barberini (poi Papa Urbano VIII) opera di Caravaggio.

Governo, Orsini: il dialogo premia, Confindustria non fa politica

Roma, 27 mag. (askanews) – Il ruolo degli imprenditori è “dire quello che va e quello che non va”. Così il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, a margine dell’assemblea generale degli industriali di Brescia, ricordando che dopo le critiche su Transizione 5.0 l’associazione “è stata ascoltata. Quindi, molto bene. Solo il dialogo premia. Noi facciamo politica industriale, non facciamo politica”.

Orsini ha poi espresso apprezzamento su iperammortamento, in particolare su software e cloud: “Ieri il presidente del consiglio ha promesso che avrebbe lavorato su questa intenzione. Quindi, positivo”. Stesso giudizio sul nucleare. “Abbiamo chiesto di modificare alcune leve sul fisco – ha aggiunto – perché ci sono ancora troppe misure che oggi servono a poco”.

Sanchez in Vaticano, sintonia con il Papa: è "bussola morale"

Roma, 27 mag. (askanews) – La difesa comune della pace di fronte alla guerra, la lotta alla povertà, l’umanesimo nell’intelligenza artificiale, le migrazioni. L’agenda “di puro buon senso” del governo spagnolo ha trovato in Leone XIV “una bussola morale” che la legittima. Il primo ministro Pedro Sanchez può ritenersi soddisfatto dei suoi due giorni a Roma. L’incontro di 45 minuti con il Papa in Vaticano ha sancito una comunanza di vedute: “ci sono questioni su cui vi è un autentico accordo” con il Pontefice e questo “convalida il buon senso delle posizioni difese dalla Chiesa cattolica e dal governo spagnolo”, ha spiegato il premier in una conferenza stampa al termine della sua visita in Santa Sede.

Posizioni evidentemente non allineate con quelle del governo italiano. Il mancato incontro con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni (Sanchez ha visto invece la segretaria del Pd Elly Schlein), per non meglio specificati “problemi di agenda”, ha di fatto confermato le frizioni su alcuni temi, e tra questi certamente la competizione tra Italia e Spagna per la direzione generale della Fao.

Il capo del governo di Madrid ha elogiato il Papa, affermando che “la sua voce è una bussola morale nella lotta contro l’ingiustizia perché è sempre dalla parte dei più vulnerabili, con un messaggio di solidarietà e di opposizione all’egoismo”. Il premier, che attende il Pontefice in Spagna dal 6 al 12 giugno, ha espresso gratitudine per gli accordi bilaterali mantenuti negli ultimi cinque anni, un sentimento manifestato anche durante il suo colloquio con il Segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin.

Con Leone XIV, Sanchez ha parlato di difesa comune della pace di fronte alle guerre in Ucraina, Medio Oriente e Striscia di Gaza. “La pace è dialogo”, ha detto, sottolineando che il “vero baluardo” contro le guerre è il rispetto del “diritto internazionale, non la corsa agli armamenti”. “La pace si costruisce con il dialogo, non con i missili”, ha commentato Sanchez. Tra i temi affrontati con il Papa anche quello della lotta contro la povertà, la malnutrizione e la difesa della salute globale. “La Spagna da sola non può colmare il vuoto lasciato da altri, ma stiamo raddoppiando il nostro impegno affinché la solidarietà prevalga sull’egoismo”, ha affermato, ricordando che lo scorso anno il Paese ha aumentato gli aiuti allo sviluppo del 13%. “La Spagna agisce responsabilmente, come abbiamo recentemente dimostrato in materia di salute globale durante la crisi dell’hantavirus”, ha ribadito.

Sanchez si è inoltre trovato d’accordo con il Papa sull’enciclica pubblicata lunedì scorso sull’intelligenza artificiale e sulla sua concezione umanistica. Il primo ministro ha affermato che “nessuna tecnologia è neutrale, e l’intelligenza artificiale non lo è, e lo stiamo vedendo”. “Abbiamo bisogno di un’intelligenza artificiale che dia priorità a quella visione umanistica con i principi e i valori che rappresentano l’umanità”, ha precisato.Riguardo alla migrazione, il capo del governo spagnolo ha anche confermato di avere spiegato al Papa il suo punto di vista e le misure attuate in Spagna con il recente processo di regolarizzazione. Sanchez ha dichiarato che “una migrazione ordinata apre opportunità sia per i paesi di origine che per quelli di destinazione e crea prosperità condivisa”, sottolineando che “la dignità umana è fondamentale”.

Chiusa la sua visita a Roma, il ritorno a casa di Sanchez non sarà però altrettanto sereno. Questa mattina l’Unità Operativa Centrale della Guardia Civil ha fatto irruzione nella sede di Madrid del Partito socialista (Psoe) nell’ambito dell’indagine sul presunto finanziamento illecito del partito. Una perquisizione che giunge a pochi giorni dalla pubblicazione del verbale del “caso Plus Ultra”, in cui il giudice José Luis Calama ha citato in giudizio l’ex primo ministro José Luis Rodríguez Zapatero, accusato, tra le altre cose, di traffico di influenze e riciclaggio di denaro.

Sanchez ha ribadito il suo sostegno all’ex premier, dopo la lettura dell’ordinanza del tribunale e del riassunto del caso in cui è accusato. “Non ci sono motivi per cambiare la mia posizione”, ha affermato, garantendo comunque piena collaborazione con la magistratura e assicurando una risposta “decisa” a qualsiasi irregolarità. Non un passo in più, al momento. Ovvero, niente elezioni anticipate. Per Sanchez è fondamentale mantenere la stabilità del governo. “Non posso indire elezioni per interessi di parte”.

Tennis, Federico Cinà eliminata al Roland Garros

Roma, 27 mag. (askanews) – Si è chiuso al secondo turno il percorso di Federico Cinà al Roland Garros. Il tennista azzurro ha perso contro il lucky loser Jesper De Jong con il punteggio di 6-3, 6-1, 6-3 in un’ora e 50 minuti di gioco. Una partita che era iniziata bene per Cinà, capace di strappare la battuta al suo avversario in apertura. Subito dopo, però, è arrivata la reazione di De Jong che ha gestito senza grandi problemi. Cinà, partito dalle qualificazioni, saluta Parigi dopo aver conquistato la prima vittoria a livello Slam e con il nuovo best ranking in classifica live (numero 179). De Jong raggiunge invece per la prima volta in carriera il terzo turno di uno Slam.

Ciclismo, Giro d’Italia: Valgren vince a Andalo

Roma, 27 mag. (askanews) – Il Giro d’Italia ritrova le strade italiane dopo la parentesi svizzera con la 17/a tappa che parte da Cassano d’Adda e si conclude in salita ad Andalo, sull’altopiano dolomitico di Brenta-Paganella, dopo 202 chilometri caratterizzati da un dislivello complessivo di circa 3.300 metri. Una frazione lunga e movimentata, con salite non durissime ma poste in punti strategici, che favoriscono una fuga numerosa e una corsa selettiva nella parte finale, mentre la Maglia rosa Jonas Vingegaard gestisce il margine sugli avversari.

La corsa si apre con condizioni meteorologiche variabili e una fase iniziale molto veloce. Dopo circa 100 chilometri si forma una fuga ampia e successivamente ristretta che coinvolge diversi corridori, tra cui Rémi Cavagna, Manuele Tarozzi, Michael Valgren, Lorenzo Milesi, Mick Van Dijke, Frank Van den Broek, Mattia Bais, Alessandro Tonelli, Jan Christen, Niklas Larsen e Andreas Leknessund. Il gruppo della Maglia rosa controlla a distanza, mantenendo inizialmente un distacco superiore ai cinque minuti.

Nella fase centrale, il percorso presenta una sequenza di salite e discese che spezzano il gruppo. Sul Passo dei Tre Termini e successivamente sulla Cocca di Lodrino si accende la battaglia per i Gpm e per i traguardi intermedi. Si moltiplicano gli attacchi nel gruppo degli inseguitori, dove emergono Damiano Caruso, Giulio Ciccone, Aleksandr Vlasov, Juanpe López, Einer Rubio, Jhonatan Narváez, Enric Mas e Gianmarco Garofoli, che provano a rientrare sulla testa della corsa. Il siciliano Caruso si distingue per continuità e aggressività, risultando tra i più attivi nella fase di selezione.

A circa 50 chilometri dall’arrivo la situazione resta fluida: il vantaggio dei fuggitivi si riduce progressivamente mentre il gruppo si fraziona in più tronconi. In vista dell’ultima salita verso Andalo, la corsa si riduce a un confronto tra i migliori interpreti della fuga e un gruppo di inseguitori in rimonta. La salita finale, lunga 8,3 chilometri con pendenza media del 3,9%, favorisce gli attacchi da lontano e una progressiva selezione.

Nel finale si forma un terzetto di testa composto da Michael Valgren, Einer Rubio e Igor Arrieta, mentre alle loro spalle Damiano Caruso prova a colmare il distacco insieme ad altri inseguitori. Negli ultimi chilometri Valgren accelera e riesce a prendere margine decisivo, presentandosi da solo all’arrivo di Andalo.

Michael Valgren vince la 17/a tappa del Giro d’Italia, anticipando Andreas Leknessund e Damiano Caruso, terzo dopo una prestazione di alto livello e grande continuità in fuga. Il gruppo Maglia rosa arriva con un ritardo superiore ai cinque minuti, con Jonas Vingegaard che mantiene il simbolo del primato senza particolari difficoltà nella gestione del distacco.

La Casa Bianca nega l’autenticità della bozza di memorandum diffusa dall’Iran

Roma, 27 mag. (askanews) – La Casa Bianca ha negato l’autenticità della bozza del Memorandum d’intesa in fase di elaborazione tra Stati Uniti e Iran pubblicata dai media iraniani.

“Questo rapporto dei media controllati dall’Iran non è vero e il Memorandum d’intesa che hanno ‘pubblicato’ è una totale invenzione. Nessuno dovrebbe credere a ciò che i media di Stato iraniani diffondono. I FATTI CONTANO”, si legge sul profilo di X della Casa Bianca.

Secondo i media iraniani la bozza prevedeva il ritiro delle forze statunitensi dalle aree limitrofe all’Iran e la revoca del blocco dei porti iraniani in cambio del ripristino da parte di Teheran del traffico marittimo commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz ai livelli prebellici entro un mese; l’Iran avrebbe inoltre il compito di gestire il traffico navale attraverso Hormuz.

Fdi, Donzelli: antisemiti sono incompatibili con noi ma non prendiamo lezioni da sinistra

Roma, 27 mag. (askanews) – “La chat pubblicata dal ‘Domani’ su cui sarebbero girati messaggi antisemiti non è di Fratelli d’Italia, tant’è che nelle conversazioni ci sono insulti anche al nostro partito. Faremo comunque le dovute verifiche: chi ha scritto quelle frasi non è compatibile con noi. Ma sia chiaro che non accettiamo in alcun modo lezioni dalla sinistra italiana.Chi arriva ad invitare in Parlamento i fiancheggiatori dei terroristi antisemiti di Hamas e non ha proferito parola sugli attacchi e gli episodi di violenza che abbiamo visto acuirsi in questi ultimi mesi contro le comunità ebraiche dovrebbe avere la decenza di rimanere in silenzio”. Lo dichiara il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli.

“Il nostro impegno contro l’antisemitismo – sottolinea- è cristallino, riconosciuto, sotto gli occhi di tutti. Come dimostra anche il lavoro portato avanti in Parlamento per rafforzare gli strumenti per contrastare questo fenomeno, che è tornato purtroppo a diffondersi con forme nuove e virulente. Proposta di legge che la sinistra non ha votato, con l’ignobile astensione del Pd e il vergognoso voto contrario di M5S e AVS. Strumentalizzare la lotta all’antisemitismo per fini di partito, come fa oggi la sinistra, è indecente e lo respingiamo al mittente”.

Piogge e temporali al Centro: domani allerta gialla in 7 regioni

Roma, 27 mag. (askanews) – L’indebolimento del settore orientale del campo di alta pressione presente sull’Europa centro-occidentale favorisce l’infiltrazione di aria fresca in quota e la conseguente formazione di fenomeni convettivi a prevalente evoluzione diurna, con associati rovesci e temporali che localmente potranno risultare anche di forte intensità.

Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le regioni coinvolte – alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati – ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse che prevede dalle prime ore di domani, giovedì 28 maggio, precipitazioni sparse, a carattere di rovescio o temporale, su Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Lazio, Basilicata e settori occidentali di Abruzzo e Molise. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, forti raffiche di vento, locali grandinate e frequente attività elettrica.

Sulla base dei fenomeni previsti e in atto è stata valutata per la giornata di domani, giovedì 28 maggio, allerta gialla sulle Marche, su gran parte di Lazio e Molise e su alcuni settori di Emilia-Romagna, Umbria, Abruzzo e Basilicata.

Pnrr, Meloni: rispettata tabella marcia, siamo stati all’altezza

Roma, 27 mag. (askanews) – Quello del Pnrr “non è stato ovviamente un cammino semplice, però abbiamo rispettato la tabella di marcia e oggi possiamo rivendicare, con un pizzico di orgoglio, che siamo stati all’altezza del compito. Grazie all’impegno corale del sistema Italia, dei ministeri, delle amministrazioni centrali, delle regioni, delle province, dei comuni e dei soggetti attuatori, siamo riusciti in questi anni a tenere sempre il passo”. Lo afferma la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un videomessaggio inviato a un evento sul Pnrr in corso a Milano.

La Toscana e Firenze capitali dei progetti europei

Firenze, 27 mag. (askanews) – Alla Fortezza del Basso di Firenze in scena “Comunicare con i progetti europei”, l’evento promosso da Europa Project Week che raccoglie opportunità e idee internazionali. Alla sua prima edizione, il nuovo format di expo-forum radunerà, dal 20 al 22 ottobre 2026 professionisti, stakeholder, business school, enti e aziende provenienti da tutta Europa, in un’occasione unica di scambio di idee, crescita e networking.

Queste le parole di Vito Cellamaro, Direttore Europa Project Week: “Abbiamo cercato di raccontare al territorio quali sono le idee, quali sono i contenuti che metteremo in campo nell’evento vero e proprio, che si terrà in Fortezza del Basso dal 20 al 22 ottobre e che vedrà arrivare numerosi partecipanti da tutta Italia, anche dall’Europa, che coinvolgerà universitari, giovani, scuole e porterà il mondo dei progetti europei in un evento nuovo ma che si preannuncia già pieno e ricco di contenuti”.

Previsti 30 progetti UE con annessi stand, 100 espositori, 300 partner, 6 aree espositive e 3 sale. Questi sono solo alcuni dei numeri che presentano la Europa Project Week, che proverà a ritagliarsi il proprio spazio all’interno delle fiere internazionali

È intervenuta Manuela Marsano, National Contact Point Italia Programma CERV: “I tre giorni di ottobre della Europa Project Week sono un evento fondamentale per chi lavora sulla progettazione europea perché saranno un luogo non solo per fare networking, ma anche per comunicare e soprattutto per entrare in connessione con le persone, così che le istituzioni si avvicinino di più ai cittadini e i cittadini di più alle istituzioni in un’ottica di fiducia reciproca”.

Il commento di Rocco De Franchi, Direttore Comunicazione Istituzionale Regione Puglia: “La Regione Puglia sarà presente all’appuntamento di ottobre con tutte le nostre autorità di gestione, con tutti i nostri programmi comunitari per mostrare attraverso casi concreti, progetti realizzati e sogni realizzati che cosa ha fatto l’Unione Europea per le nostre comunità, ma anche ciò che abbiamo fatto noi per far crescere l’Unione Europea”.

L’evento, aperto gratuitamente al pubblico, si candida a luogo di incontro, con possibilità di networking e brainstorming. Il valore aggiunto saranno proprio le persone, pronte a dire la loro con idee differenti e quindi uniche. Di fondamentale importanza, sarà l’incontro tra chi progetta, chi finanzia, chi comunica, chi realizza e chi beneficia dei progetti, per frenare una comunità comune che possa creare valore non solo per l’Italia, bensì per L’Europa intera.

Rai Cultura presenta "La Gravità del Superfluo – Daniele Sigalot"

Roma, 27 mag. (askanews) – In anteprima nazionale il 9 giugno alle ore 17:30, presso la Camera dei Deputati – Aula dei Gruppi Parlamentari, e successivamente in onda su Rai 5 il 12 giugno alle ore 23:15, a cura di Rai Cultura, arriva “La Gravità del Superfluo – Daniele Sigalot”, il nuovo documentario prodotto da Kluck Studio, dedicato al percorso umano e artistico di Daniele Sigalot, protagonista dell’arte contemporanea italiana e internazionale.

Il documentario accompagna lo spettatore all’interno dell’universo creativo di Sigalot, artista romano capace di trasformare materiali industriali come ferro e acciaio in opere leggere, ironiche e visionarie, sospese tra illusione percettiva e riflessione contemporanea. Un racconto che attraversa installazioni monumentali, opere pubbliche, luoghi simbolici e testimonianze personali, restituendo la complessità di una ricerca artistica riconosciuta ben oltre i confini nazionali.

Il progetto segna inoltre il ritorno alla conduzione in solitaria di Barbara De Nuntis, attrice già apprezzata dal pubblico per il suo percorso tra cinema, televisione e teatro, qui anche in veste di autrice. Una presenza elegante e autentica che guida la narrazione con preparazione e sensibilità artistica.

Accanto a lei, la direzione artistica è affidata a Walter Garibaldi, autore e produttore con una lunga esperienza nel linguaggio documentaristico contemporaneo, che con questo progetto consolida un percorso artistico sviluppato nel corso degli anni attraverso numerose opere dedicate alla cultura, allo spettacolo e all’arte italiana.

La regia porta invece la firma di Simone Manzi, ventiseienne al suo esordio nel documentario televisivo, considerato tra i giovani profili emergenti più interessanti del nuovo panorama audiovisivo italiano.

Il documentario rappresenta anche la prima produzione ufficiale di Kluck Studio, realtà nata con l’obiettivo di valorizzare i talenti dello spettacolo e della creatività italiana, senza barriere generazionali e con una forte attenzione alla contaminazione tra linguaggi artistici e innovazione visiva. Tra le numerose presenze, inoltre, emergono testimonianze intime e partecipate di personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, tra cui Maria Giovanna Elmi, storica icona della televisione italiana, che racconta il proprio legame con Daniele Sigalot nato da un incontro inatteso con una delle sue opere, e Nunzia De Girolamo, che offre un contributo personale e sentito all’interno del racconto.

Il documentario si distingue per l’utilizzo di musiche originali, ricostruzioni visive e una narrazione sospesa tra realtà, memoria e immaginazione, in perfetta sintonia con la poetica dell’artista protagonista.

Sottosegretario Mantovano: “Dipendenze sono un male da sconfiggere”

Roma, 27 mag. (askanews) – Le dipendenze sono “un male che si deve sconfiggere. Una giornata come quella di oggi significa che si può lavorare sul tavolo cruciale della prevenzione. Prevenzione significa consapevolezza e nelle scuole c’è tanta consapevolezza e sta crescendo. Le opere realizzate da questi ragazzi di grande pregio lo dimostrano. E significa anche tenere sempre unite due parole libertà e responsabilità. Queste due parole svincolate non hanno senso: una responsabilità senza libertà significa costrizione, una libertà senza responsabilità significa fare quello che si vuole e quindi anche autodistruggersi con una dipendenza”. Così il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano, intervenendo, nel cortile di Palazzo Chigi, alla cerimonia di premiazione della seconda edizione del concorso nazionale “No alla droga, no ad ogni forma di dipendenza”, promosso da Ministero dell’Istruzione e del Merito, Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero della Salute.

Iran, bozza di accordo: entro 30 giorni riapre Hormuz e Usa revocano il blocco

Roma, 27 mag. (askanews) – La Tv di Stato iraniana ha riferito che Teheran avrebbe ottenuto una bozza di un accordo quadro iniziale e non ufficiale per un memorandum d’intesa con gli Stati Uniti. In base a tale accordo, l’Iran ripristinerebbe il traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz ai livelli prebellici entro un mese, mentre gli Stati Uniti ritirerebbero le forze militari dalle vicinanze dell’Iran e revocherebbero il blocco navale. Le navi militari non sono incluse nella bozza, ha aggiunto la Tv di Stato.

360 Grani celebra l’Arte Bianca e la filiera del grano italiana

Ancona, 25 maggio (Askanews) – Panificatori, pizzaioli, chef e professionisti dell’Arte Bianca provenienti da tutta Europa si sono riuniti al Molino Paolo Mariani, a Barbara, in provincia di Ancona, per l’edizione 2026 di 360 Grani. Il tema guida dell’anno è “One Bakery, Many Cultures”, un concept che vuole celebrare l’incontro tra culture gastronomiche, sensibilità e tecniche differenti, accomunate dalla stessa attenzione verso qualità, ricerca e rispetto delle materie prime.

Danny Mariani, amministratore delegato del Molino Paolo Mariani: “Le Marche è una regione a vocazione agricola e poter celebrare ed esaltare le potenzialità del nostro territorio è un obiettivo comune che ci rende orgogliosi. Un grazie speciale al Molino Paolo Mariani, che utilizza grano 100% italiano e lo esporta in giro per l’Italia e per il mondo. One Bakery, Many Cultures significa unire culture diverse con uno scopo unico, promuovere il territorio e promuovere il made in Italy vero a livello internazionale”.

Il tema dell’edizione 2026 è stato dedicato al dialogo tra culture gastronomiche differenti. Sempre più forte la presenza delle donne nell’ambito della ristorazione, panificazione e pasticceria con un’attenzione particolare alla sostenibilità e alla valorizzazione dei prodotti della terra.

Le parole di Maria Vittoria Griffoni, chef: “La qualità degli ingredienti è ciò che rende un piatto eccellente. La mia cucina è semplice, quindi devo partire da un buon prodotto perché non avendo troppe tecniche o troppe lavorazioni è necessario disporre di prodotti di alta qualità. L’idea di un piatto, gli accostamenti o gli abbinamenti aiutano ma è fondamentale avere alla base cibi di qualità così come il produttore”.

Il commento dell’assessore allo sviluppo economico della Regione Marche, Giacomo Bugaro: “Grazie a questa iniziativa, che di anno in anno si rinnova, è possibile mostrare la vitalità di un territorio e dimostrare che c’è una filiera che funziona ed è, più che mai, viva. Mi piacerebbe che questo evento fosse imitato e esportato anche in altre situazioni in giro per il mondo. Di fatto, è un appuntamento che noi guardiamo con grande stima e di cui ne apprezziamo i contorni e soprattutto l’impegno di una famiglia che si rinnova generazione dopo generazione: siamo arrivati alla terza che coltiva i campi e che porta avanti questo importante impegno nei confronti di tutta la nostra comunità”.

Il 25 maggio 360 grani ha offerto una giornata ‘sul campo’, un’esperienza immersiva pensata per raccontare il valore del grano e delle persone che, con sapienza e passione, lo trasformano. È stato un momento di valorizzazione importante per il territorio che ha permesso agli ospiti provenienti da tutto il mondo di conoscere le eccellenze delle Marche, come miele, olio, ciliege, nocciole e cioccolato, protagoniste dei prodotti proposti in degustazione, dai lievitati della colazione a diversi tipi di pane e pizza per la merenda. Il Paese protagonista di questa edizione è stata la Spagna, unita all’Italia dal grano d’eccellenza. L’invito è a pensare la farina come il racconto di territori, culture e legami autentici. Una narrazione che usa un linguaggio comune a tutte le lingue del mondo.

Valditara: la scuola educhi alla libertà contro ogni dipendenza

Milano, 27 mag. (askanews) – “E’ emerso il tema della libertà che è la finalità principale della formazione nelle scuole”. o ha detto il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara intervenendo, nel cortile di Palazzo Chigi, alla cerimonia di premiazione della seconda edizione del concorso nazionale “No alla droga, no ad ogni forma di dipendenza”, promosso da MIM, Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri e da Ministero della Salute.

“Educare alla libertà, cioè alla maturità che ci rende indipendenti e libero da qualsiasi soggezione. Poi è emerso un altro tema: Dobbiamo aiutare i giovani di oggi, le fragilità dei giovani di oggi, che sono alle origini anche non soltanto nel disagio, ma anche di episodi di violenza, dobbiamo aiutarli innanzitutto con la cultura del rispetto, relazioni sane, empatia, quello che abbiamo iniziato a fare nelle nostre scuole, aiutandoli a disintossicarsi dal cellulare”, ha proseguito il ministro a margine dell’iniziativa, ricordando che “da domani sarà fruibile a tutti l’assistenza psicologica per quei ragazzi che hanno necessità di superare alcune fragilità e quindi di vincere determinati ostacoli”.

“E’ un tema questo che presuppone una grande attenzione nei confronti degli nostri giovani e che si gioca molto su empatia, relazioni, aiuto laddove vi siano fragilità”, ha concluso Valditara.

In Spagna Sanchez esclude elezioni: no al voto per interessi di parte

Roma, 27 mag. (askanews) – Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha sottolineato oggi l’importanza di mantenere la stabilità del governo per raggiungere ulteriori risultati economici. “Non sto dicendo che la stabilità che abbiamo raggiunto in questi ultimi otto anni, con me alla guida del governo, in circostanze molto difficili, con crisi di straordinaria complessità, sia fine a sé stessa, ma è chiaramente uno strumento importante per ottenere i risultati economici che stiamo registrando”, ha affermato in conferenza stampa a Roma.

“Alcuni colleghi mi chiedono ovviamente di indire elezioni anticipate perché sanno che avrò una maggioranza parlamentare al governo e in Parlamento per governare in modo molto più agevole, e lo capisco, ma non posso indire elezioni per interessi di parte; devo indire elezioni per l’interesse generale dei cittadini”, ha dichiarato.

Feltrinelli entra ne Il Saggiatore: acquisito il 30% della casa editrice

Milano, 27 mag. (askanews) – Feltrinelli entra ne il Saggiatore, storica casa editrice milanese fondata da Alberto Mondadori e oggi presieduta da Luca Formenton. Lo riporta una nota che annuncia la firma dell’accordo. Feltrinelli acquisisce così una quota del 30%, sancendo l’alleanza tra due realtà che hanno fatto la storia dell’editoria italiana. Circa due anni fa, la catena di librerie era entrata nel capitale di Adelphi, acquisendo una quota del 10%.

L’accordo di oggi, spiega la società, punta a valorizzare e dare continuità al lavoro svolto dal Saggiatore in questi decenni. La casa editrice proseguirà il proprio percorso sotto la guida e la visione di Luca Formenton, “preservando l’identità culturale e la qualità che la contraddistinguono”. L’accordo con il Ggruppo Feltrinelli permetterà al Saggiatore di beneficiare di una struttura solida e di nuove sinergie distributive e promozionali, “con l’intento di garantirne un futuro ancora più ambizioso e una diffusione sempre più capillare del suo catalogo”.

L’ingresso nel Saggiatore, sigla di riferimento per la saggistica in Italia, arricchisce il polo editoriale Feltrinelli di una nuova profondità, spiega la nota, grazie allo storico impegno del marchio nel pubblicare libri in ambiti quali la sociologia, la storia, la scienza, la storia dell’arte e la musica. Nel suo catalogo ci sono classici del pensiero come Jean-Paul Sartre, Edmund Husserl, Karl Popper, Arnold Schönberg, Simone de Beauvoir, Claude Lévi-Strauss, Ernesto De Martino fino a Nassim Taleb e Slavoj Žižek. Pubblica, inoltre, autori come Allen Ginsberg, il premio Nobel Louise Glück, Norman Manea, Jean Genet, Carlos Fuentes, Joan Didion e Mircea Cartarescu.

“Oggi – commenta Carlo Feltrinelli, presidente del gruppo Feltrinelli – celebriamo l’alleanza con una casa editrice che, nata dall’ambizione culturale di Alberto Mondadori, ha contribuito in modo determinante a introdurre nel dibattito nazionale le frontiere più avanzate della saggistica e della letteratura d’autore, con una capacità di proposta che si è alimentata fino ad oggi. Con grande entusiasmo, accanto all’amico Luca Formenton, daremo il nostro contributo per onorare e valorizzare questa storia, il catalogo e questa passione per i libri”.

“L’ingresso di Feltrinelli nel capitale del Saggiatore segna l’avvio di una collaborazione che ha per me un significato non solo professionale – commenta Luca Formenton, presidente de il Saggiatore – Il Saggiatore e Feltrinelli nascono nell’Italia del dopoguerra dalla stessa convinzione: che pubblicare libri sia un gesto civile e non solo imprenditoriale. Alberto Mondadori che crea il Saggiatore nel 1958, e Giangiacomo Feltrinelli la sua casa editrice pochi anni prima, hanno contribuito in modo decisivo ad aprire la cultura italiana alla nuova narrativa internazionale, alle scienze umane, al pensiero critico che il paese aveva a lungo tenuto ai margini. Quella tradizione di innovazione editoriale è il patrimonio comune che oggi torna a incontrarsi: una partnership che rafforza le prospettive del Saggiatore nel rispetto della sua autonomia editoriale, e rilancia una visione che le due case editrici hanno coltivato fin dalle origini”. A questo, sottolinea Formenton, si aggiunge “un motivo personale: l’amicizia che mi lega a Carlo Feltrinelli rende particolarmente felice l’apertura di una stagione nuova, da editori e cittadini prima ancora che da soci”.

Due giorni a Parma per i Corporate Wellness Games

Parma, 27 mag. (askanews) – Divertirsi e fare sport insieme per creare rete e confrontarsi. È questo lo spirito dei Corporate Wellness Games che sono andati in scena a Parma per la seconda edizione, tra risate, benessere fisico e spirito di squadra. Un’iniziativa che utilizza lo sport come strumento per promuovere valori condivisi, integrandoli con le dinamiche del tema building e con i sistemi più avanzati di welfare aziendale. Paolo Giordani, direttore tecnico Corporate Wellness Games:

“Sicuramente essere arrivati alla seconda edizione, dopo una prima edizione bellissima allo Stadio Tardini, è una soddisfazione molto importante, da un lato perché abbiamo consolidato il numero delle aziende, l’anno scorso erano 30, quest’anno sono 36, quindi avere la fiducia di grandi multinazionali, di grandi aziende del territorio è motivo di grande orgoglio, di grande fiducia e questo ci impegna a cercare di fare sempre meglio. Dall’altro è un premio anche all’idea che GoAthletic Studio, che abbiamo col mio staff, abbiamo introdotto e apportato appunto perché il gradimento e la grande partecipazione anche del Comune di Parma, delle università di studio di Parma, della Federazione Rugby, ci inorgoglisce di questo”.

Edizione 2026 che è stata patrocinata dal Comune di Parma e dall’Università di Parma, grazie all’organizzazione di GoAthletic Studio.

È poi intervenuto Marco Bosi, Assessore Bilancio e Sport: “Questo è un evento che intanto ritorna, dopo tanti anni nelle città, tanti anni fa si svolgevano questi eventi, per noi è particolarmente significativo perché da un lato aiuta le persone a capire il valore dello sport, del benessere, del movimento, dall’altro aiuta a creare un po’ di coesione territoriale, aziende diverse che si incontrano, si confrontano, si sfidano su un campo da gioco e crea comunità, è quello che lo sport può fare anche nel mondo degli adulti e non solo dei più giovani”.

Infine abbiamo parlato con Giuliana Gobbi, Delegata del Rettore per lo Sport: “L’università supporta tutte le attività che riguardano lo sport, l’attività motoria per la salute della persona, per la qualità della vita della persona e chiaramente la possibilità di supportare un evento che coinvolge tante aziende, quindi il terzo settore e la collaborazione con il territorio è sicuramente un valore aggiunto”.

Due giornate all’insegna dello sport e del divertimento che hanno visto le aziende sfidarsi in discipline come palla base, dodgeball, staffetta, basket e tanto altro. In un momento in cui il benessere delle persone è sempre più al centro, i giochi interaziendali sono un ottimo mezzo per diffondere questi messaggi.

Fdi, Schlein: messaggi antisemiti gravissimi, Meloni prenda provvedimenti

Roma, 27 mag. (askanews) – “I messaggi di odio antisemita emersi dall’inchiesta del Domani nelle chat territoriali di Fratelli d’Italia di Trento sono gravissimi e inquietanti. Parliamo di dirigenti ed ex rappresentanti istituzionali del partito di Giorgia Meloni: per questo è necessario e urgente che lei, in prima persona, condanni con fermezza questi fatti e prenda provvedimenti.L’odio antisemita rivolto contro gli ebrei non può trovare alcuno spazio. E non può esserci neppure il minimo dubbio che posizioni come quelle emerse nelle chat possano essere tollerate o derubricate”. Lo dichiara la segretaria del Pd Elly Schlein.

Fdi, Schlein: messaggi antisemiti gravissimi, Meloni condanni e prenda provvedimenti

Roma, 27 mag. (askanews) – “I messaggi di odio antisemita emersi dall’inchiesta del Domani nelle chat territoriali di Fratelli d’Italia di Trento sono gravissimi e inquietanti. Parliamo di dirigenti ed ex rappresentanti istituzionali del partito di Giorgia Meloni: per questo è necessario e urgente che lei, in prima persona, condanni con fermezza questi fatti e prenda provvedimenti.L’odio antisemita rivolto contro gli ebrei non può trovare alcuno spazio. E non può esserci neppure il minimo dubbio che posizioni come quelle emerse nelle chat possano essere tollerate o derubricate”. Lo dichiara la segretaria del Pd Elly Schlein

Cazzullo presenta "Le Dieu de nos pères", edizione francese bestseller

Roma, 27 mag. (askanews) – Venerdì 5 giugno 2026 alle 19, all’Auditorium dell’Institut Français Centre Saint-Louis di Roma, sarà presentata per la prima volta l’edizione francese del libro di Aldo Cazzullo “Le Dieu de nos pères”, pubblicato in Francia da Éditions de Grenelle dopo lo straordinario successo ottenuto in Italia, dove il volume (“Il Dio dei nostri padri: il grande romanzo della Bibbia”, Harper&Collins ed.) ha superato le 500.000 copie vendute.

L’incontro è promosso e realizzato con la preziosa collaborazione dell’Ambasciata di Francia presso la Santa Sede e della direzione del Centre Saint-Louis.

Aldo Cazzullo dialogherà con Romilda Ferrauto, giornalista franco-italiana, già per venticinque anni caporedattrice della redazione francese di Radio Vaticana e successivamente senior advisor presso la Direzione della Sala Stampa della Santa Sede.

Apriranno la serata i saluti istituzionali di Laurent Toulouse, Consigliere per la cooperazione e l’azione culturale dell’Ambasciata di Francia presso la Santa Sede e direttore dell’Institut français Centre Saint-Louis, e dell’editore Gianni Gremese.

L’evento si svolgerà prevalentemente in lingua francese e si concluderà con un momento di dialogo con il pubblico.

Con “Le Dieu de nos pères”, Aldo Cazzullo propone una rilettura intensa e accessibile della Bibbia, raccontata come il grande romanzo dell’umanità. Adamo ed Eva, Noè, Mosè, Davide e Golia, Giuditta, Ester: figure fondative della memoria occidentale che rivivono attraverso una narrazione capace di intrecciare fede, storia, arte e cultura contemporanea.

Più che un saggio religioso, il libro è un viaggio narrativo nelle radici spirituali e culturali dell’Occidente, rivolto tanto ai credenti quanto ai non credenti, ai lettori appassionati di storia e a chi desidera interrogarsi sui grandi racconti che continuano a plasmare il nostro presente.

Giornalista e scrittore tra i più autorevoli del panorama italiano, vicedirettore del Corriere della Sera, Aldo Cazzullo ha pubblicato oltre trenta saggi vendendo complessivamente più di tre milioni di copie.

Piazza di Siena, Nepi: "Uno smeraldo restituito alla città" di Roma

Roma, 27 mag. (askanews) – “Piazza di Siena oggi non celebra soltanto l’edizione del centenario di un meraviglioso concorso ippico: inaugura il risultato di una visione. Dal 2017 a oggi abbiamo accompagnato una trasformazione profonda che, grazie agli investimenti pari a 1,7 milioni di euro, ha restituito a questo luogo straordinario la sua identità più autentica. Oggi Piazza di Siena è tornata a essere uno smeraldo nel cuore della città, attraverso restauri, interventi di ripristino, manutenzione e la bonifica del Galoppatoio realizzati in piena sintonia con la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali”. Lo ha sottolineato in una nota Diego Nepi Molineris, amministratore delegato di Sport e Salute.

“L’eredità più importante non è quella di un’edizione”, ha aggiunto Nepi Molineris, “ma quella che consegniamo alle generazioni future. Piazza di Siena deve dimostrare che i grandi eventi possono produrre bellezza, non consumo. Ogni restauro è un atto di responsabilità verso la memoria della città. Il nostro lavoro guarda avanti: vogliamo una Villa Borghese sempre più aperta, accessibile, viva e partecipata, con sport gratuito, servizi per le famiglie, innovazione e qualità degli spazi. Immaginiamo un luogo vissuto dai cittadini ogni giorno, uno spazio capace di coniugare tutela del patrimonio e qualità della vita. Sul modello di Central Park o dei grandi parchi londinesi, crediamo in un coinvolgimento attivo del volontariato e della comunità nella cura e nella valorizzazione degli spazi, perché i grandi luoghi pubblici diventano davvero tali quando vengono sentiti come patrimonio comune”.

“Le stime per l’edizione 2026 di Piazza di Siena parlano di un indotto economico di 33,73 milioni di euro, in crescita rispetto ai 26,67 milioni dello scorso anno, con ogni euro investito che potrebbe generare 2,14 euro di valore economico complessivo. È la conferma di come investire nello sport significhi produrre valore, sviluppo e futuro”, ha concluso Nepi Molineris.

Sicurezza, Conte: Meloni ha fallito, diceva di avere bacchetta magica…

Roma, 27 mag. (askanews) – “Un 22enne accoltellato che ha perso la vita in stazione a Milano Certosa, le prime ricostruzioni parlano di scontri tra gang. A parti invertite oggi il centrodestra darebbe la colpa agli avversari politici di ogni episodio, ma io non lo farò. Però è un fatto che si moltiplicano aggressioni, rapine, borseggi e i cittadini si sentono sempre più insicuri anche nelle stazioni e nei centri urbani, non solo nei quartieri più decentrati”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte.

“Eppure – ha aggiunto – era la premier a garantire di avere la bacchetta magica sulla sicurezza ed è sotto gli occhi di tutti il fallimento: il tempo degli slogan, dei decreti sicurezza propaganda di cui abbiamo perso il conto è scaduto da 4 anni. Almeno ci ascoltino. Hanno detto no alla nostra proposta di riportare in Italia agenti e risorse ferme nei centri vuoti in Albania nonostante manchino più di 20mila fra poliziotti e carabinieri nelle città. In legge di bilancio hanno respinto tutte le nostre proposte su un pacchetto sicurezza che passa per più assunzioni di forze dell’ordine, un fondo da 500 milioni l’anno per il triennio 2026-2028 per un patto di sicurezza urbana con i Comuni e un fondo dedicato alla sicurezza locale e all’inclusione sociale, con attenzione a videosorveglianza in stazioni, parchi e giardini e più presidi di sicurezza nei locali commerciali lungo le tratte ferroviarie. È il momento di dare risposte vere”, ha concluso l’ex presidente del Consiglio.

Tecnologia e innovazione: come cambia la chirurgia mini-invasiva

Palermo, 27 mag. (askanews) – Lo sviluppo delle tecnologie mediche sta ridefinendo il modo in cui vengono progettate e realizzate diagnosi e terapie. L’innovazione punta a migliorare il presente in termini di sicurezza ed efficienza nei vari percorsi di cura, dalle apparecchiature più avanzate ai dispositivi pensati per supportare i professionisti sanitari.

Dal 24 al 27 maggio, Isola delle Femmine (Palermo) è stato teatro del 44esimo Congresso ACOI (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani).

B. Braun, azienda tra le principali a livello mondiale nello sviluppo di tecnologie e dispositivi medici, ha presentato una nuova proposta per la chirurgia laparoscopica di nuova generazione. Ne ha parlato così Giuseppe Mantarro, Amministratore Delegato di B. Braun Milano: “Nella nostra Innovation Room, presentiamo in anteprima una piattaforma laparoscopica di nuova generazione, ma soprattutto una visione di come crediamo che evolverà la chirurgia nel futuro. Crediamo che la sua evoluzione passi attraverso una chirurgia sempre più precisa, misurabile e connessa. L’evoluzione della chirurgia, nella nostra visione, passa sempre di più attraverso la connessione e l’integrazione tra le competenze cliniche e i dati per supportare il chirurgo, migliorando il percorso del paziente. Questa evoluzione nasce dal dialogo continuo tra la comunità scientifica e porta un valore concreto per il sistema sanitario, per proteggere e migliorare la salute delle persone”.

La chirurgia mini-invasiva viene descritta come un’innovazione non isolata, ma parte di un modello chirurgico integrato. “Oggi ha un ruolo importantissimo. Guardiamo sempre alla centralità del paziente: la tecnologia ci permette di dare sicurezza alle cure. Partiamo con il comfort del chirurgo, dall’uomo, per arrivare alla tecnologia, ma devono essere imbricate in un’unica cosa. Tutte le aziende che hanno tecnologie ci rendono la vita comoda, ma soprattutto rendono più sicuro l’intervento sul paziente” ha dichiarato Vincenzo Bottino, Presidente ACOI.

L’intento è migliorare efficacia, organizzazione e sostenibilità, rafforzando la capacità dei sistemi sanitari di rispondere alle sfide contemporanee con un approccio più moderno e integrato.

Sicurezza,Salvini: inaccettabile altra violenza a Milano, raddoppiare militari

Roma, 27 mag. (askanews) – “Altro sangue, altra violenza in una stazione per mano di bande di balordi stranieri. È inaccettabile. Siamo al lavoro per raddoppiare la presenza di militari, Forze dell’Ordine e personale di FS Security che opera sui treni e nelle stazioni. Già oggi sono oltre 5mila le donne e gli uomini in divisa impegnati ogni giorno per garantire sicurezza e tranquillità a chi viaggia ogni giorno. Questa presenza va almeno raddoppiata, per stroncare una violenza quotidiana ormai diventata intollerabile. Una preghiera per il ragazzo e per i suoi familiari”. Lo scrive su twitter il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini.

Il Canada sospende gli ingressi dai Paesi ad alto rischio Ebola

Roma, 27 mag. (askanews) – Il Canada ha sospeso temporaneamente l’ingresso ai residenti di paesi ad alto o altissimo rischio di focolai di Ebola e richiederà a coloro che hanno recentemente visitato le aree colpite di autoisolarsi per tre settimane. E’ quanto si legge in una nota pubblicata sul sito web del governo.

“Il governo del Canada intende sospendere i documenti di immigrazione per i residenti di paesi ad alto o altissimo rischio di focolai di malattia da Ebola per i prossimi 90 giorni a partire dal 27 maggio… Al momento, ciò include la Repubblica Democratica del Congo, l’Uganda e il Sud Sudan”, si legge nella dichiarazione. La misura si applica anche ai titolari di visti precedentemente rilasciati, compresi coloro che hanno diritto alla residenza permanente.

Inoltre, “il governo intende attuare un’ulteriore misura, in vigore dal 30 maggio fino al 29 agosto 2026, in base alla quale i cittadini canadesi, i residenti permanenti, le persone registrate ai sensi dell’Indian Act e i cittadini stranieri che siano stati in queste aree nei 21 giorni precedenti e non presentino sintomi, dovranno osservare un periodo di quarantena di 21 giorni”.

Le autorità hanno affermato che verrà fornito un alloggio per l’autoisolamento a coloro che non saranno in grado di organizzarlo autonomamente, mentre i passeggeri che presentano sintomi di Ebola saranno isolati in ospedale per ulteriori accertamenti.

Ebola, Tedros: non possiamo isolare i malati mentre cadono le bombe

Roma, 27 mag. (askanews) – “Non possiamo isolare i malati di Ebola mentre cadono le bombe”: questo l’allarme lanciato oggi dal direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, secondo cui l’epidemia di Ebola nella provincia di Ituri, nella zona orientale della Repubblica Democratica del Congo orientale, “sta superando la capacità di risposta” a causa del conflitto in atto nella regione.

“I continui scontri stanno causando sfollamenti di massa, spingendo i contatti esposti all’epidmia in campi sovraffollati e interrompendo i corridoi di contenimento cruciali”, ha scritto su X Tedros, ricordando che non esistono vaccini nè cure per il virus Ebola Bundibugyo, per cui “fermare la trasmissione di questa epidemia dipende interamente dall’accesso umanitario”.

“Gli operatori in prima linea rischiano tutto, mentre gli attacchi alle strutture sanitarie rendono quasi impossibile il tracciamento dei casi e dei loro contatti”, ha aggiunto il direttore dell’Oms, lanciando un appello a “tutte le parti in conflitto perchè accettino un cessate il fuoco immediato per contenere questa epidemia e consentire un accesso sicuro e continuato alle squadre mediche”.

Delmastro, il pm di Roma chiede le chat tra l’ex sottosegretario e Caroccia

Roma, 27 mag. (askanews) – Gli inquirenti della Procura capitolina hanno chiesto alla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera di poter acquisire tutte le chat tra l’ex sottosegretario alla giustizia, Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroggia. Caroccia – si ricorda – è indagato per riciclaggio, ed è in carcere nell’ambito di un procedimento sul clan di malavita dei Senese. L’iniziativa dei magistrati è anticipata dal sito del Corriere della Sera.E’ nella disponibilità degli inquirenti della Procura di Roma da alcune settimane il telefono cellulare di Caroccia. I pubblici ministeri chiedono alla giunta delle autorizzazioni a procedere di poter visionare ed acquisire le comunicazioni intercorse tra lo stesso ristoratore, in carcere per fatti di malavita, e il parlamentare di FdI, Andrea Delmastro. L’ex sottosegretario – si ricorda – è stato azionista della società ‘Le 5 Forchette’ proprietaria del ristorante in zona Tuscolana. Proprio ieri la commissione parlamentare antimafia ha ascoltato Delmastro, il quale ha ribadito di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia per la vicenda e di non essere indagato. Al vaglio dei pubblici ministeri c’è anche la possibilità se prendere anche gli atti delle dichiarazioni rese da Delmastro.

La Nasa: abitazioni sulla Luna entro il 2030

Roma, 27 mag. (askanews) – L’agenzia spaziale americana Nasa ha annunciato l’intenzione di rendere possibile la vita umana sulla Luna attraverso la realizzazione di abitazioni “semi-permanenti” entro il 2032.

Gli Stati Uniti vogliono riportare degli americani sulla Luna prima che il presidente Donald Trump lasci l’incarico nel 2029. La Nasa sta affrontando una competizione spaziale con la Cina, la quale sta portando avanti con determinazione i propri piani per far atterrare esseri umani sulla Luna entro il 2030. Ieri, ha lanciato la sua navicella spaziale Shenzhou-23, inviando un equipaggio di astronauti alla stazione spaziale cinese di Tiangong.

A marzo, la Nasa ha annunciato un programma da 20 miliardi di dollari per la costruzione di una base permanente alimentata da energia nucleare e solare al polo sud della Luna entro il 2032.

L’amministratore della Nasa, Jared Isaacman, ha dichiarato che questi annunci significano che gli Stati Uniti “non rinunceranno mai più alla Luna”.

Nella predisposizione del suo piano operativo di lungo periodo, la Nasa desidera che il modulo di atterraggio lunare di Blue Origin, chiamato Endurance, sia in grado di effettuare atterraggi precisi, nonché navigazione e controllo autonomi.

Si prevede che il lander Griffin-1 di Astrobotic atterri nel cratere Nobile, vicino al Polo Sud, riferisce l’emittente britannica Bbc.

Le macchine trasporteranno anche strumenti scientifici per la Nasa, tra cui telecamere ad alta risoluzione e strumenti che utilizzano la luce laser riflessa per aiutare il veicolo spaziale ad atterrare.

Questa esplorazione robotica dovrebbe durare fino al 2029, con 25 lanci e 4 tonnellate di carico atterrato sulla Luna, ha dichiarato ieri Carlos García-Galßn, responsabile del programma Base Lunare.

In seguito, la Nasa intende costruire sulla Luna impianti per la produzione di energia nucleare e solare, compresi reattori a fissione.

Ft: "Al Board of Peace non è arrivato nemmeno un dollaro"

Roma, 27 mag. (askanews) – Nonostante le promesse di finanziamento per 17 miliardi di dollari, il fondo per il Board of Peace del presidente statunitense Donald Trump è vuoto e l’organizzazione è sospesa in un limbo legale e politico che ha bloccato i progetti di ricostruzione della Striscia di Gaza, riferisce il quotidiano britannico Financial Times.

A quattro mesi dalla sua istituzione, il fondo finanziario del Board, istituito dalla Banca Mondiale, non ha ricevuto alcun contributo dai donatori, secondo quanto riferito da quattro persone a conoscenza dei fatti. “Non è stato depositato nemmeno un dollaro”, ha affermato una fonte al Ft.

I contributi del Marocco, pari a circa 20 milioni di dollari, hanno contribuito a finanziare l’ufficio di Nickolay Mladenov, l'”alto rappresentante” del Board of Peace, e gli stipendi del comitato tecnocratico palestinese, nato per governare la Striscia e che non è ancora entrato nell’enclave palestinese.

Da parte loro gli Emirati Arabi Uniti hanno recentemente stanziato 100 milioni di dollari per addestrare una nuova forza di polizia per Gaza, ma il programma non è ancora iniziato e i fondi sono congelati, secondo quanto riferito da due persone a conoscenza della questione.

Flotilla, gli attivisti fermati a Sirte tornano in Italia

Roma, 27 mag. (askanews) – Al rientro gli attivisti impegnati nel Land Convoy verso Gaza. Restano ancora in Libia est 10 attivisti/e della Global Sumud Flotilla, tra cui due di cittadinanza italiana, Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, e non c’è “nessuna notizia sulle loro condizioni”. La portavoce spiega in una nota: “Tutte le strade che percorriamo per raggiungere Gaza sono bloccate, in un modo o nell’altro. Non fermiamo la solidarietà con la Palestina”.

“Non è bastata la consegna di una prima lettera per chiedere un passaggio sicuro: le trattative per procedere secondo il diritto internazionale sono ancora una volta state bloccate. Nella giornata di domenica 24 maggio, alle 15,22 circa (ora locale), dieci partecipanti civili del Global Sumud Land Convoy sono stati fermati al valico 5+5 vicino Sirte, dopo aver avviato un processo negoziale volto a facilitare la missione umanitaria del convoglio di terra di GSF, partito dalla Mauritania. Il dialogo consolare avviato nei giorni precedenti è stato immediatamente intensificato. Nonostante ciò, non si hanno al momento informazioni certe sulle condizioni fisiche, sul luogo di detenzione e sui tempi di eventuale rilascio delle attiviste”.

Ieri, lunedì 25, il convoglio è stato costretto a lasciare il campo in direzione dell’aeroporto di Tripoli. La portavoce della delegazione italiana Delia, aggiunge: “Stiamo provando a raggiungere Gaza in diversi modi, e le modalità con cui viene impedito il passaggio sono altrettanto diverse ma presentano un filo conduttore comune: senza israele non é possibile raggiungere in nessun modo la Palestina”.

Oggi il picco di caldo, fino a 36 gradi al Nord

Milano, 27 mag. (askanews) – Il caldo raggiunge nelle prossime ore il picco della prima ondata di calore del 2026, con massime fino a 36 gradi in alcune città del Nord e valori fuori scala rispetto alla fine di maggio. L’Italia entra nella fase più intensa di un’anomalia termica che precederà un lieve calo delle temperature, accompagnato però da afa elevata e temporali sparsi.

Le punte più alte sono attese a Pavia, Piacenza, Cremona e Modena, dove i termometri arriveranno a 36 gradi. La soglia dei 35 gradi interesserà una larga fascia della Pianura Padana, da Torino a Bologna, coinvolgendo Alessandria, Asti, Vercelli, Milano, Lodi, Parma, Reggio Emilia, Mantova, Verona, Rovigo, Ferrara e Forlì. Secondo Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, il Nord registrerà nel complesso un’anomalia di 8-9 gradi rispetto alle medie del periodo.

La fase più calda colpirà in modo particolare l’asse della Via Emilia e il Piemonte, mentre al Centro le massime toccheranno 34-35 gradi. Al Sud i valori resteranno leggermente più bassi, ma il quadro resterà estivo anche nelle regioni meridionali. Il mese di maggio si chiude così con temperature più vicine alla piena estate che alla tarda primavera.

Dopo il picco, l’ingresso di aria più umida e meno calda in quota favorirà un calo delle massime, che scenderanno in molte aree verso 32-34 gradi. La diminuzione sarà però limitata e non porterà un vero sollievo, perché l’umidità nei bassi strati aumenterà la temperatura percepita. Le notti resteranno tropicali e le giornate saranno segnate da forte afa.

Il cambiamento della massa d’aria renderà più instabile l’atmosfera. L’energia accumulata dal suolo nelle ore più calde favorirà lo sviluppo di temporali pomeridiani localmente intensi, con possibili rovesci, colpi di vento, fulmini e grandine. I primi fenomeni riguarderanno soprattutto le Dolomiti e il Nord-Est, poi l’instabilità si estenderà alle aree a ridosso dei rilievi e alle zone interne di pianura.

Mercoledì 27 maggio il Nord dovrà affrontare temporali con grandine soprattutto sul Nord-Est, mentre il caldo anomalo raggiungerà i 36 gradi nelle aree più esposte. Al Centro prevarranno cielo sereno e temperature molto elevate. Al Sud sono attesi rovesci pomeridiani sull’Appennino, con sole sulle altre zone.

Giovedì 28 maggio i temporali diventeranno più diffusi al Nord, assieme a un lieve calo delle massime. Al Centro l’instabilità si muoverà dagli Appennini verso le coste tirreniche, con possibili sconfinamenti tra la Bassa Toscana e il Lazio, fino a Roma. Al Sud resteranno probabili rovesci pomeridiani sull’Appennino e localmente sulle coste campane, mentre altrove il tempo sarà più stabile.

Venerdì 29 maggio il Nord tornerà più soleggiato in diverse aree, ma la fase temporalesca interesserà con maggiore decisione la fascia compresa tra Lombardia, Emilia e Basso Veneto, proprio nelle zone che in queste ore stanno toccando i valori più alti. Al Centro resteranno condizioni instabili su Toscana e Lazio. Al Sud i rovesci pomeridiani riguarderanno l’Appennino e le aree interne delle Isole Maggiori, con sole sulle altre zone.

Nel fine settimana e durante il Ponte della Festa della Repubblica il tempo seguirà una dinamica più ripetitiva: sole al mattino, instabilità nelle ore pomeridiane con temporali locali, soprattutto sui rilievi, e nuova attenuazione dei fenomeni in serata. Le proiezioni per l’inizio di giugno indicano una fase ancora sopra la media termica, con precipitazioni organizzate scarse e rischio di nuovi episodi di afa.

Meteo, oggi atteso il picco di caldo: fino a 36 gradi al Nord

Milano, 27 mag. (askanews) – Il caldo raggiunge nelle prossime ore il picco della prima ondata di calore del 2026, con massime fino a 36 gradi in alcune città del Nord e valori fuori scala rispetto alla fine di maggio. L’Italia entra nella fase più intensa di un’anomalia termica che precederà un lieve calo delle temperature, accompagnato però da afa elevata e temporali sparsi.

Le punte più alte sono attese a Pavia, Piacenza, Cremona e Modena, dove i termometri arriveranno a 36 gradi. La soglia dei 35 gradi interesserà una larga fascia della Pianura Padana, da Torino a Bologna, coinvolgendo Alessandria, Asti, Vercelli, Milano, Lodi, Parma, Reggio Emilia, Mantova, Verona, Rovigo, Ferrara e Forlì. Secondo Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, il Nord registrerà nel complesso un’anomalia di 8-9 gradi rispetto alle medie del periodo.

La fase più calda colpirà in modo particolare l’asse della Via Emilia e il Piemonte, mentre al Centro le massime toccheranno 34-35 gradi. Al Sud i valori resteranno leggermente più bassi, ma il quadro resterà estivo anche nelle regioni meridionali. Il mese di maggio si chiude così con temperature più vicine alla piena estate che alla tarda primavera.

Dopo il picco, l’ingresso di aria più umida e meno calda in quota favorirà un calo delle massime, che scenderanno in molte aree verso 32-34 gradi. La diminuzione sarà però limitata e non porterà un vero sollievo, perché l’umidità nei bassi strati aumenterà la temperatura percepita. Le notti resteranno tropicali e le giornate saranno segnate da forte afa.

Il cambiamento della massa d’aria renderà più instabile l’atmosfera. L’energia accumulata dal suolo nelle ore più calde favorirà lo sviluppo di temporali pomeridiani localmente intensi, con possibili rovesci, colpi di vento, fulmini e grandine. I primi fenomeni riguarderanno soprattutto le Dolomiti e il Nord-Est, poi l’instabilità si estenderà alle aree a ridosso dei rilievi e alle zone interne di pianura.

Mercoledì 27 maggio il Nord dovrà affrontare temporali con grandine soprattutto sul Nord-Est, mentre il caldo anomalo raggiungerà i 36 gradi nelle aree più esposte. Al Centro prevarranno cielo sereno e temperature molto elevate. Al Sud sono attesi rovesci pomeridiani sull’Appennino, con sole sulle altre zone.

Giovedì 28 maggio i temporali diventeranno più diffusi al Nord, assieme a un lieve calo delle massime. Al Centro l’instabilità si muoverà dagli Appennini verso le coste tirreniche, con possibili sconfinamenti tra la Bassa Toscana e il Lazio, fino a Roma. Al Sud resteranno probabili rovesci pomeridiani sull’Appennino e localmente sulle coste campane, mentre altrove il tempo sarà più stabile.

Venerdì 29 maggio il Nord tornerà più soleggiato in diverse aree, ma la fase temporalesca interesserà con maggiore decisione la fascia compresa tra Lombardia, Emilia e Basso Veneto, proprio nelle zone che in queste ore stanno toccando i valori più alti. Al Centro resteranno condizioni instabili su Toscana e Lazio. Al Sud i rovesci pomeridiani riguarderanno l’Appennino e le aree interne delle Isole Maggiori, con sole sulle altre zone.

Nel fine settimana e durante il Ponte della Festa della Repubblica il tempo seguirà una dinamica più ripetitiva: sole al mattino, instabilità nelle ore pomeridiane con temporali locali, soprattutto sui rilievi, e nuova attenuazione dei fenomeni in serata. Le proiezioni per l’inizio di giugno indicano una fase ancora sopra la media termica, con precipitazioni organizzate scarse e rischio di nuovi episodi di afa.