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martedì, 3 Febbraio, 2026
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Elon Musk fonde Space X e xAI, obiettivo data center nello spazio

Roma, 2 feb. (askanews) – SpaceX ha acquisito xAI, ha annunciato lunedì l’azienda, fondendo due delle aziende più ambiziose di Elon Musk. “Questo non segna solo l’inizio di un nuovo capitolo, ma anche il prossimo libro della missione di SpaceX e xAI”, si legge in una dichiarazione sul sito web di SpaceX. La fusione – scrive Cnn – potrebbe essere vista come un’indicazione della liquidità di cui xAI ha bisogno per competere nel campo in rapida crescita dell’intelligenza artificiale, nonché dell’importanza della tecnologia per il futuro dell’esplorazione spaziale. “Gli attuali progressi nell’intelligenza artificiale dipendono da grandi data center terrestri, che richiedono enormi quantità di energia e raffreddamento”, ha scritto Musk in un post sul sito web di SpaceX. “L’unica soluzione logica è quindi quella di trasportare questi sforzi ad alta intensità di risorse in un luogo con grande potenza e spazio a disposizione”. Insomma nello spazio.

Calcio, risultati serie A: Roma al quinto posto

Roma, 2 feb. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Udinese-Roma 1-0

Ventitreesima giornata: Lazio-Genoa 3-2, Pisa-Sassuolo 1-3, Napoli-Fiorentina 2-1, Cagliari-Verona 4-0, Torino-Lecce 1-0, Como-Atalanta 0-0, Cremonese-Inter 0-2, Parma-Juventus 1-4, Udinese-Roma 1-0, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Classifica: Inter 55, Milan 47, Napoli 46, Juventus 45, Roma 43, Como 41, Atalanta 36, Lazio, Udinese 32, Bologna 30, Sassuolo 29, Cagliari 28, Torino 26, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventiquattresima giornata: venerdì 6 febbraio ore 20.45 Verona-Pisa, sabato 7 febbraio ore 18 Genoa-Napoli, ore 20.45 Fiorentina-Torino, domenica 8 febbraio ore 12.30 Bologna-Parma, ore 15 Lecce-Udinese, ore 18 Sassuolo-Inter, ore 20.45 Juventus-Lazio, lunedì 9 febbraio ore 18.30 Atalanta-Cremonese, ore 20.45 Roma-Cagliari. 18 febbraio ore 20.45 Milan-Como.

Askatasuna, opposizioni non si fidano di Meloni: no a voto su risoluzione unitaria

Roma, 2 feb. (askanews) – Bocche cucite per lunga parte del pomeriggio, poi un sostanziale ‘no’, seppur in ordine sparso, è arrivato dalle opposizioni alla ‘mossa’ della premier Giorgia Meloni, seguita ai fatti di Torino. Una ‘mossa’ in cui era difficile non scorgere il tentativo di metterle in difficoltà, avendo peraltro la premier chiamato in causa direttamente la segretaria dem Elly Schlien.

Il governo, dopo un vertice a palazzo Chigi sulla sicurezza, ha invitato i gruppi di minoranza a una “stretta collaborazione istituzionale” dando mandato ai “capigruppo di maggioranza” di “proporre la presentazione di una risoluzione unitaria in tema di sicurezza”, in occasione dell’informativa prevista per domani nei due rami del Parlamento – ma probabilmente al Senato slitterà – del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Nell’appello Meloni ha citato Schlein che ieri aveva telefonato alla premier per chiederle di evitare “strumentalizzazioni” (contro le accuse alla sinistra di ‘ambiguità’ con le frange violente).

Lo stop arriva prima da Avs, poi dal M5S con il presidente Giuseppe Conte, poi da +Europa. Il Pd è l’ultimo a rispondere all’invito, in serata. Una nota dei due capigruppo Chiara Braga e Francesco Boccia puntualizza come sia nel calendario della Camera che in quello del Senato è prevista una informativa, quindi “non si vota”, precisano. E per i dem sarà quello dell’informativa il contesto in cui ribadire “la netta condanna verso l’aggressione degli agenti a Torino e la solidarietà alle forze dell’ordine”. Boccia e Braga ributtano la palla dall’altro lato del campo ribadendo il ‘no’ alla “strumentalizzazione politica su questo tema”. Anzi, aggiungono che “se il Governo intende approvare già mercoledi nuove misure già annunciate e propagandate in queste settimane, su di esse ci confronteremo nella sede opportuna che è il Parlamento, attraverso l’esame di un provvedimento di legge”.

La risoluzione unitaria “nessuno la conosce. Non è stata presentata e quindi non esiste”, aveva risposto secco, per primo, il leader Avs, Angelo Bonelli, annunciando che porterà “in tribunale” chi sostiene che Avs strizza l’occhio alle frange violente nei cortei. Netto anche il presidente M5S Giuseppe Conte. In un post sui social non chiudeva a una risoluzione eventuale purché con dei paletti ben precisi (a partire da maggiori risorse per l’organico delle forze dell’ordine) e premettendo di essere pronto a discutere solo di fronte ad una vera disponibilità del governo, “a fare le cose con serietà e responsabilità”, evitando “tattiche strumentali”.

Riccardo Magi di +Europa ironizzava invece sulla tempistica dell’appello “a poche ore dal Consiglio dei Ministri che deve varare l’ennesimo pacchetto sicurezza già deciso e annunciato nei contenuti dallo stesso esecutivo”. All’esponente radicale sembrava “evidente” che manca la “reale intenzione del governo di concordare” qualcosa con le opposizioni. Per Magi “si chiede solo carta bianca per una nuova stretta repressiva, accusando altrimenti le opposizioni di essere complici dei violenti”. Il tema, sottolineano tutte opposizioni, è cosa non ha funzionato nella gestione dell’ordine pubblico e nella prevenzione dei gravi fatti accaduti a Torino. A dover essere chiamato in causa per loro è l’operato del ministro dell’Interno e la gestione della piazza.

Intanto, dopo l’appello della premier Meloni, era partito un ‘balletto’ tra informativa (senza voto come da attuale calendario) o comunicazioni con voto su un testo. Un ‘balletto’ con la maggioranza intenzionata a presentare una risoluzione con una forte presa di posizione sui fatti di Torino votando, a maggioranza, in capigruppo, la sostituzione dell’informativa con le comunicazioni del ministro. Un ‘nodo’ questo, che si scioglierà non prima di domani.

Il decreto sicurezza: misure a tutela degli agenti e stretta sui coltelli. Si discute sul fermo preventivo

Roma, 2 feb. (askanews) – Tutela processuale per gli agenti, stretta sui coltelli e fermo preventivo per i manifestanti sospetti. Sono le tre norme del pacchetto sicurezza, inizialmente previste nel disegno di legge, che dovrebbero confluire nel decreto legge. Gli approfondimenti giuridici proseguiranno da qui a mercoledì, quando in Consiglio dei ministri saranno varati entrambi i provvedimenti, e proseguirà probabilmente anche il braccio di ferro tra gli alleati. Il cosiddetto “fermo di prevenzione” che prevede “la possibilità per gli ufficiali e gli agenti di polizia di trattenere per non oltre 12 ore per gli accertamenti di polizia persone sospettate di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione”, infatti, suscita perplessità in Forza Italia. “Molte volte in Italia ci si dimentica di norme che sono in vigore, come l’obbligo di firma” per cui ad esempio “un tifoso che non può andare allo stadio viene chiamato a firmare all’ora della partita per avere la garanzia che all’ora della partita stia al commissariato e non allo stadio”, fa notare il presidente dei senatori azzurri Maurizio Gasparri, presente al vertice di governo a Palazzo Chigi mentre il vicepremier e segretario Antonio Tajani, impegnato nelle regioni del sud colpite dal maltempo, è collegato da remoto. Ed è sempre una norma pensata contro la violenza negli stadi l’alternativa proposta da Tajani: “Bisogna impedire a chi è già pregiudicato di reati violenti commessi durante le manifestazioni di partecipare, come avviene con il daspo per il calcio”.

Sul punto, tuttavia, non tutti nel partito azzurro la pensano alla stessa maniera. La misura pensata dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che Matteo Salvini ha rilanciato ieri, piace ad esempio al governatore del Piemonte Alberto Cirio (Fi). Commentando i fatti di Torino, dove al corteo pro-Askatasuna un agente è stato percosso e preso a calci da un gruppo di incappucciati, il governatore del Piemonte ha detto che “se il decreto sicurezza fosse già stato approvato tutto questo non sarebbe accaduto” perché “in quel decreto c’è lo strumento per poter prevenire queste cose: c’è scritto che se tu fermi una persona che ha dei precedenti specifici per quei reati, per 12 ore non lo lasci muovere, così per 12 ore non parteciperà a picchiare i poliziotti”.

Gli approfondimenti giuridici del caso sono stati avviati già oggi pomeriggio in una riunione con i tecnici dei ministeri coinvolti che ha fatto seguito a quella politica di questa mattina con la premier Giorgia Meloni, i vicepremier, Piantedosi, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, i sottosegretari Fazzolari e Mantovano. Dopo inizierà il confronto con il Quirinale: non sono nuovi i dubbi del Colle, infatti, proprio sulle misure che insistono sul diritto a manifestare.

C’è l’accordo sull’accelerazione verso la tutela processuale per gli agenti ma per ridurre al minimo futuri rilievi, la norma prevede che non riguardi solo gli agenti ma tutti i cittadini: il pubblico ministero quindi non provvede all’iscrizione della persona nel registro degli indagati quando il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione, ad esempio legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi, stato di necessità.

La Lega, in serata, esprime “grande soddisfazione per i passi in avanti” anche se nel decreto non sarà inserita la previsione di una “cauzione” per gli organizzatori delle manifestazioni chiesta ripetutamente da Salvini per garantire la copertura di eventuali danni: “Sono state sollevate alcune obiezioni, ma su questo siamo pronti ad aprire il dibattito in Parlamento durante l’esame del ddl”, dicono fonti del partito di via Bellerio che domani si riunirà in consiglio federale a Milano per fare il punto, tra le altre cose, sul pacchetto sicurezza. Anche sulla cauzione Forza Italia frena: “E’ una misura complicata da attuare”, osserva Gasparri.

Tutela agenti e stretta coltelli nel Dl, braccio di ferro su fermo

Roma, 2 feb. (askanews) – Tutela processuale per gli agenti, stretta sui coltelli e fermo preventivo per i manifestanti sospetti. Sono le tre norme del pacchetto sicurezza, inizialmente previste nel disegno di legge, che dovrebbero confluire nel decreto legge. Gli approfondimenti giuridici proseguiranno da qui a mercoledì, quando in Consiglio dei ministri saranno varati entrambi i provvedimenti, e proseguirà probabilmente anche il braccio di ferro tra gli alleati. Il cosiddetto “fermo di prevenzione” che prevede “la possibilità per gli ufficiali e gli agenti di polizia di trattenere per non oltre 12 ore per gli accertamenti di polizia persone sospettate di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione”, infatti, suscita perplessità in Forza Italia. “Molte volte in Italia ci si dimentica di norme che sono in vigore, come l’obbligo di firma” per cui ad esempio “un tifoso che non può andare allo stadio viene chiamato a firmare all’ora della partita per avere la garanzia che all’ora della partita stia al commissariato e non allo stadio”, fa notare il presidente dei senatori azzurri Maurizio Gasparri, presente al vertice di governo a Palazzo Chigi mentre il vicepremier e segretario Antonio Tajani, impegnato nelle regioni del sud colpite dal maltempo, è collegato da remoto. Ed è sempre una norma pensata contro la violenza negli stadi l’alternativa proposta da Tajani: “Bisogna impedire a chi è già pregiudicato di reati violenti commessi durante le manifestazioni di partecipare, come avviene con il daspo per il calcio”.

Sul punto, tuttavia, non tutti nel partito azzurro la pensano alla stessa maniera. La misura pensata dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che Matteo Salvini ha rilanciato ieri, piace ad esempio al governatore del Piemonte Alberto Cirio (Fi). Commentando i fatti di Torino, dove al corteo pro-Askatasuna un agente è stato percosso e preso a calci da un gruppo di incappucciati, il governatore del Piemonte ha detto che “se il decreto sicurezza fosse già stato approvato tutto questo non sarebbe accaduto” perché “in quel decreto c’è lo strumento per poter prevenire queste cose: c’è scritto che se tu fermi una persona che ha dei precedenti specifici per quei reati, per 12 ore non lo lasci muovere, così per 12 ore non parteciperà a picchiare i poliziotti”.

Gli approfondimenti giuridici del caso sono stati avviati già oggi pomeriggio in una riunione con i tecnici dei ministeri coinvolti che ha fatto seguito a quella politica di questa mattina con la premier Giorgia Meloni, i vicepremier, Piantedosi, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, i sottosegretari Fazzolari e Mantovano. Dopo inizierà il confronto con il Quirinale: non sono nuovi i dubbi del Colle, infatti, proprio sulle misure che insistono sul diritto a manifestare.

C’è l’accordo sull’accelerazione verso la tutela processuale per gli agenti ma per ridurre al minimo futuri rilievi, la norma prevede che non riguardi solo gli agenti ma tutti i cittadini: il pubblico ministero quindi non provvede all’iscrizione della persona nel registro degli indagati quando il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione, ad esempio legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi, stato di necessità.

La Lega, in serata, esprime “grande soddisfazione per i passi in avanti” anche se nel decreto non sarà inserita la previsione di una “cauzione” per gli organizzatori delle manifestazioni chiesta ripetutamente da Salvini per garantire la copertura di eventuali danni: “Sono state sollevate alcune obiezioni, ma su questo siamo pronti ad aprire il dibattito in Parlamento durante l’esame del ddl”, dicono fonti del partito di via Bellerio che domani si riunirà in consiglio federale a Milano per fare il punto, tra le altre cose, sul pacchetto sicurezza. Anche sulla cauzione Forza Italia frena: “E’ una misura complicata da attuare”, osserva Gasparri.

La lente del Quirinale sul pacchetto sicurezza, Meloni lo vuole in Cdm. E "sfida" le opposizioni

Roma, 2 feb. (askanews) – Il tentativo resta quello di portare nel Consiglio dei ministri di mercoledì sia il decreto che il disegno di legge, per dare quel segnale sulla sicurezza che Giorgia Meloni ha messo tra le priorità del governo per il 2026 e che, dopo gli scontri di sabato a Torino, per la premier è diventato ancora più impellente. Se l’obiettivo sarà centrato e, cosa ci sarà nell’uno e nell’altro, dipende però anche dalle interlocuzioni che nelle prossime ore ci saranno tra palazzo Chigi e il Quirinale. Non da oggi il Colle ha acceso i riflettori sui criteri di “necessità e urgenza” delle misure che l’esecutivo vuole introdurre per decreto, ma Meloni vuole che arrivi al più presto un segnale forte, anche se l’invito è quello a fare norme che siano “inattaccabili”, sia dal punto di vista costituzionale che giuridico. Anche il disegno di legge, è stato il suo input, deve andare veloce.

Ed è stato proprio questo uno dei focus della riunione che Meloni ha presieduto in mattinata, con la partecipazione non solo dei vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani (in collegamento dalla Sicilia, in parte ‘sostituito’ da Maurizio Gasparri), ma anche dei sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, dei ministri Piantedosi, Nordio e Crosetto e dei vertici delle forze armate.

Alla fine nel decreto ci dovrebbe essere la cosiddetta norma ‘anti-maranza’, con un giro di vite sulla vendita dei coltelli ai minori ma anche una sorta di scudo per le forze dell’ordine, in particolare con la previsione che non vi sia l’iscrizione d’ufficio nel registro degli indagati laddove sia ravvisabile “la sussistenza di una causa di giustificazione”, norma che per superare le obiezioni di costituzionalità dovrebbe valere per qualunque cittadino. Tutto il resto dovrebbe andare invece nel disegno di legge anche se la Lega insiste che nel provvedimento urgente ci sia anche il fermo preventivo delle persone sospette per prevenire violenze in occasione dei cortei, punto su cui però il Colle avrebbe già manifestato molte perplessità. Un tema insomma su cui sono in corso valutazioni e approfondimenti. Il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ipotizza piuttosto una “sorta di Daspo”. Perplessità degli azzurri ci sono anche sulla proposta tanto cara a Matteo Salvini del pagamento di una cauzione per chi organizza manifestazioni. “C’è un tema – spiega Gasparri – di responsabilità oggettiva. E’ una misura complicata da attuare”.

Insomma, la quadra anche dentro il governo va ancora trovata. Ma il vertice convocato a palazzo Chigi è anche occasione per Giorgia Meloni per rispondere a distanza a Elly Schlein. La premier non avrebbe affatto gradito la sollecitazione fatta ieri dalla segretaria dem a non “strumentalizzare” i recenti fatti di cronaca. Da qui l’appello-sfida alle opposizioni, messa nero su bianco in una nota, a una “stretta collaborazione istituzionale” e a convergere su “una risoluzione unitaria in tema di sicurezza, che potrebbe essere votata già questa settimana”. Sulla condanna delle violenze e il sostegno alle forze dell’ordine – avrebbe argomentato la presidente del Consiglio – è ora che Schlein passi dalle parole ai fatti. Una mossa che peraltro la premier mette in campo con la convinzione di far emergere ancora una volta le spaccature nel fronte delle minoranze. E’ possibile che un voto si tenga mercoledì in Senato, dove l’informativa già prevista sugli scontri di Torino di Piantedosi si potrebbe tasformare in una comunicazione, con conseguente presentazione di risoluzioni su cui l’aula sarebbe chiamata a esprimersi. Non è detto che altrettanto accada alla Camera dove il ministro dell’Interno è atteso domani pomeriggio.

Lente Colle su pacchetto sicurezza, Meloni lo vuole in Cdm. E ‘sfida’ opposizioni

Roma, 2 feb. (askanews) – Il tentativo resta quello di portare nel Consiglio dei ministri di mercoledì sia il decreto che il disegno di legge, per dare quel segnale sulla sicurezza che Giorgia Meloni ha messo tra le priorità del governo per il 2026 e che, dopo gli scontri di sabato a Torino, per la premier è diventato ancora più impellente. Se l’obiettivo sarà centrato e, cosa ci sarà nell’uno e nell’altro, dipende però anche dalle interlocuzioni che nelle prossime ore ci saranno tra palazzo Chigi e il Quirinale. Non da oggi il Colle ha acceso i riflettori sui criteri di “necessità e urgenza” delle misure che l’esecutivo vuole introdurre per decreto, ma Meloni vuole che arrivi al più presto un segnale forte, anche se l’invito è quello a fare norme che siano “inattaccabili”, sia dal punto di vista costituzionale che giuridico. Anche il disegno di legge, è stato il suo input, deve andare veloce.

Ed è stato proprio questo uno dei focus della riunione che Meloni ha presieduto in mattinata, con la partecipazione non solo dei vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani (in collegamento dalla Sicilia, in parte ‘sostituito’ da Maurizio Gasparri), ma anche dei sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, dei ministri Piantedosi, Nordio e Crosetto e dei vertici delle forze armate.

Alla fine nel decreto ci dovrebbe essere la cosiddetta norma ‘anti-maranza’, con un giro di vite sulla vendita dei coltelli ai minori ma anche una sorta di scudo per le forze dell’ordine, in particolare con la previsione che non vi sia l’iscrizione d’ufficio nel registro degli indagati laddove sia ravvisabile “la sussistenza di una causa di giustificazione”, norma che per superare le obiezioni di costituzionalità dovrebbe valere per qualunque cittadino. Tutto il resto dovrebbe andare invece nel disegno di legge anche se la Lega insiste che nel provvedimento urgente ci sia anche il fermo preventivo delle persone sospette per prevenire violenze in occasione dei cortei, punto su cui però il Colle avrebbe già manifestato molte perplessità. Un tema insomma su cui sono in corso valutazioni e approfondimenti. Il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ipotizza piuttosto una “sorta di Daspo”. Perplessità degli azzurri ci sono anche sulla proposta tanto cara a Matteo Salvini del pagamento di una cauzione per chi organizza manifestazioni. “C’è un tema – spiega Gasparri – di responsabilità oggettiva. E’ una misura complicata da attuare”.

Insomma, la quadra anche dentro il governo va ancora trovata. Ma il vertice convocato a palazzo Chigi è anche occasione per Giorgia Meloni per rispondere a distanza a Elly Schlein. La premier non avrebbe affatto gradito la sollecitazione fatta ieri dalla segretaria dem a non “strumentalizzare” i recenti fatti di cronaca. Da qui l’appello-sfida alle opposizioni, messa nero su bianco in una nota, a una “stretta collaborazione istituzionale” e a convergere su “una risoluzione unitaria in tema di sicurezza, che potrebbe essere votata già questa settimana”. Sulla condanna delle violenze e il sostegno alle forze dell’ordine – avrebbe argomentato la presidente del Consiglio – è ora che Schlein passi dalle parole ai fatti. Una mossa che peraltro la premier mette in campo con la convinzione di far emergere ancora una volta le spaccature nel fronte delle minoranze. E’ possibile che un voto si tenga mercoledì in Senato, dove l’informativa già prevista sugli scontri di Torino di Piantedosi si potrebbe tasformare in una comunicazione, con conseguente presentazione di risoluzioni su cui l’aula sarebbe chiamata a esprimersi. Non è detto che altrettanto accada alla Camera dove il ministro dell’Interno è atteso domani pomeriggio.

Olimpiadi Milano-Cortina, Mattarella: rispettare la tregua, tacciano le armi

Milano, 2 feb. (askanews) – “Lo sport accoglie, produce gioia, passione, speranza. È rispetto per l’altro. Sfida ai limiti propri: è libertà di progredire. Lo sport è incontro in pace: testimonia fraternità nella lealtà della competizione con altri. È il contrario di un mondo dove prevalgono barriere e incomunicabilità. Si contrappone alla violenza che, da chiunque praticata, genera altra violenza, calpesta la dignità umana, opprime i popoli e ne fa arretrare la qualità di vita. Chiediamo – con ostinata determinazione – che la tregua olimpica venga ovunque rispettata. Che la forza disarmata dello sport faccia tacere le armi”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo intervento alla cerimonia di inaugurazione della 145 Sessione del Cio al Teatro alla Scala.

“Le Olimpiadi sono opportunità di incontro e di conoscenza, come ha ricordato il presidente Malagò. Che gli atleti, i tecnici, i dirigenti di oltre novanta Paesi si ritrovino insieme è circostanza che non si limita alla dimensione sportiva. È un grande evento globale che lancia un messaggio al nostro tempo così difficile. Le guerre, le lacerazioni alla serenità della vita internazionale, gli squilibri, le sofferenze recano oscurità e feriscono le coscienze dei popoli”, ha sottolineato Mattarella. Osservando che “lo sport ha una grande forza nel mondo delle comunicazioni globali. I Giochi sono uno strumento coinvolgente per invocare pace e comprensione reciproca. ‘Dobbiamo essere la pace che desideriamo vedere nel mondo’ diceva Martin Luther King. Da Milano e Cortina, da Bormio a Livigno, da Anterselva, dalla Val di Fiemme, da Verona – che ospiterà la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi – lo sport si proporrà come veicolo di questa speranza. Speranza che accomuna i popoli di tutti i Continenti”, ha concluso sul punto il Capo dello Stato.

Mit: nuova finestra sul fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche

Roma, 2 feb. (askanews) – È aperta una nuova finestra temporale per l’accesso al Fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche. Dal primo al 28 febbraio 2026, le Stazioni Appaltanti possono presentare le istanze di accesso al Fondo relative alle lavorazioni eseguite, contabilizzate e annotate dal Direttore dei lavori nel libretto delle misure nel periodo compreso tra il 1° giugno 2025 e il 31 dicembre 2025. Lo comunica il ministro di Infrastrutture e trasporti.

Come per la prima finestra temporale, aperta nel luglio 2025, le modalità operative e le condizioni di accesso al Fondo sono disciplinate dal decreto n. 106 dell’8 maggio 2025. L’istanza di accesso alle risorse del Fondo deve essere inserita, a pena di esclusione, sulla piattaforma dedicata (https://adeguamentoprezzi.mit.gov.it).

Le richieste compilate sulla piattaforma, conclude il Mit con una nota, devono essere scaricate, firmate digitalmente dal legale rappresentante (o da un delegato) della Stazione Appaltante e trasmesse all’apposito indirizzo PEC (adeguamentoprezzi.dgespa@pec.mit.gov.it) entro i termini previsti per la finestra temporale di riferimento, a pena di esclusione.

Milano-Cortina, Mattarella: rispettare tregua, tacciano le armi

Milano, 2 feb. (askanews) – “Lo sport accoglie, produce gioia, passione, speranza. È rispetto per l’altro. Sfida ai limiti propri: è libertà di progredire. Lo sport è incontro in pace: testimonia fraternità nella lealtà della competizione con altri. È il contrario di un mondo dove prevalgono barriere e incomunicabilità. Si contrappone alla violenza che, da chiunque praticata, genera altra violenza, calpesta la dignità umana, opprime i popoli e ne fa arretrare la qualità di vita. Chiediamo – con ostinata determinazione – che la tregua olimpica venga ovunque rispettata. Che la forza disarmata dello sport faccia tacere le armi”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo intervento alla cerimonia di inaugurazione della 145 Sessione del Cio al Teatro alla Scala.

“Le Olimpiadi sono opportunità di incontro e di conoscenza, come ha ricordato il presidente Malagò. Che gli atleti, i tecnici, i dirigenti di oltre novanta Paesi si ritrovino insieme è circostanza che non si limita alla dimensione sportiva. È un grande evento globale che lancia un messaggio al nostro tempo così difficile. Le guerre, le lacerazioni alla serenità della vita internazionale, gli squilibri, le sofferenze recano oscurità e feriscono le coscienze dei popoli”, ha sottolineato Mattarella. Osservando che “lo sport ha una grande forza nel mondo delle comunicazioni globali. I Giochi sono uno strumento coinvolgente per invocare pace e comprensione reciproca. ‘Dobbiamo essere la pace che desideriamo vedere nel mondo’ diceva Martin Luther King. Da Milano e Cortina, da Bormio a Livigno, da Anterselva, dalla Val di Fiemme, da Verona – che ospiterà la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi – lo sport si proporrà come veicolo di questa speranza. Speranza che accomuna i popoli di tutti i Continenti”, ha concluso sul punto il Capo dello Stato.

Petrolio accentua i cali, barile Wti cede oltre il 5% sotto 62 dollari

Roma, 2 feb. (askanews) – Continua ad accentuarsi la correzione ribassista dei prezzi del petrolio. A New York il barile di West Texas Intermediate cade di oltre il 5% a 61,83 dollari, dopo che lo scenario di una possibile imminente operazione Usa sull’Iran e si è allontanato mentre si materializza un dialogo tra rappresentanti di Washington e Teheran. Il barile di Brent, il greggio del mare del Nord, che la scorsa settimana aveva superato i 70 dollari, cade nel 4,76% a 66,02 dollari.

Usa-India, Trump: Modi ha accettato di non comprare più petrolio russo

Roma, 2 feb. (askanews) – “È stato un onore parlare questa mattina con il primo ministro Modi, dell’India. È uno dei miei più grandi amici e un leader potente e rispettato del suo Paese. Abbiamo parlato di molte cose, tra cui il commercio e la fine della guerra tra Russia e Ucraina”, ha scritto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul proprio profilo Truth.

Modi, secondo quanto riferisce Trump, “ha accettato di smettere di acquistare petrolio russo e di comprare molto di più dagli Stati Uniti e, potenzialmente, dal Venezuela. Ciò contribuirà a FERMARE LA GUERRA in Ucraina, che è in corso in questo momento, con migliaia di persone che muoiono ogni settimana!”.

“Per amicizia e rispetto per il primo ministro Modi e, su sua richiesta, con effetto immediato abbiamo concordato un accordo commerciale tra Stati Uniti e India, in base al quale gli Stati Uniti applicheranno una tariffa reciproca ridotta, portandola dal 25% al 18%. Anche loro procederanno a ridurre le loro barriere tariffarie e non tariffarie verso gli Stati Uniti, fino a ZERO”, ha specificato Trump.

“Il primo ministro si è anche impegnato a ‘COMPRARE AMERICANO’ a un livello molto più alto, oltre a 500 MILIARDI DI DOLLARI in energia, tecnologia, prodotti agricoli, carbone e molti altri prodotti statunitensi”, ha continuato il leader statunitense, spiegando che “la nostra straordinaria relazione con l’India sarà ancora più forte in futuro”. “Il primo ministro Modi e io siamo due persone che PORTANO A TERMINE LE COSE, qualcosa che non si può dire per molti”, ha concluso il presidente Trump.

E dal canto, su X, il primo ministro indiano Narendra Modi scrive che “è stato meraviglioso parlare oggi con il mio caro amico, il presidente Trump. Sono lieto che i prodotti Made in India beneficeranno ora di una tariffa ridotta al 18%. Un grande ringraziamento al presidente Trump, a nome degli 1,4 miliardi di indiani, per questo straordinario annuncio”, ha scritto. “Quando due grandi economie e le più grandi democrazie del mondo lavorano insieme, ne traggono beneficio i nostri popoli e si aprono enormi opportunità di cooperazione reciprocamente vantaggiosa”, ha spiegato Modi. “La leadership del presidente Trump è fondamentale per la pace, la stabilità e la prosperità globali. L’India sostiene pienamente i suoi sforzi per la pace”, ha proseguito Modi, aggiungendo che “non vedo l’ora di lavorare a stretto contatto con lui per portare la nostra partnership a livelli senza precedenti”.

Sicurezza, Conte: se Meloni vuole ascoltarci davvero noi siamo pronti

Roma, 2 feb. (askanews) – “Il Governo adesso vuole davvero ascoltare le nostre proposte? È davvero disponibile a fare le cose con serietà e responsabilità senza approfittare del singolo episodio per tattiche strumentali? Se sì, noi ci stiamo e siamo disponibili a verificarlo”. Così, in un post su Facebook, il presidente M5S Giuseppe Conte, dopo la proposta del governo Meloni di firmare una risoluzione unitaria dopo i fatti di Torino.

Questi i paletti di Conte: “Siamo pronti a condividere subito una risoluzione che impegni il governo a dare le risposte che fin qui non ci sono state, a partire da maggiori investimenti per sopperire alle carenze di organico nelle forze dell’ordine e più fondi per rendere sicure le nostre città. E poi una norma che renda perseguibili d’ufficio, quindi senza che sia necessaria una querela da parte della vittima, reati odiosi che creano allarme sociale. Questo è ciò di cui le persone hanno bisogno”.

“E auspichiamo che sulla nostra proposta possa esserci la convergenza di tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione”, sottolinea il presidente Cinque Stelle.

Sicurezza, Gasparri: provvedimenti in Cdm di questa settimana

Roma, 2 feb. (askanews) – “I provvedimenti che il governo sta mettendo a punto” sulla sicurezza verranno “esaminati dal Consiglio dei ministri previsto questa settimana”. Lo ha detto il presidente dei senatori di Fi, Maurizio Gasparri, lasciando palazzo Chigi dopo il vertice.

“I fatti di Torino hanno dimostrato che c’è un’organizzazione – ha aggiunto – che già c’era in realtà ma che ha manifestato la sua virulenza e quasi diventando un fatto di terrorismo di fronte al quale il Paese, per richiesta diffusa di tutti i cittadini, e condanna, che noi riteniamo sia sincera di tutte le forze politiche, induce a delle iniziative ulteriori nel solco della nostra tradizione giuridica, nel rispetto dei principi costituzionali ma con l’obiettivo di un’azione sempre più efficace”.

Strage di Crans-Montana, Mattarella ha incontrato i genitori di Chiara Costanzo

Roma, 2 feb. (askanews) – Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha incontrato in prefettura a Milano i genitori di Chiara Costanzo, deceduta nell’incendio di Crans Montana.

Questa mattina Mattarella aveva fatto visita ai ragazzi feriti ricoverati all’ospedale Niguarda. “Devono farcela. Dobbiamo riconsegnare loro una vita piena”: ha detto il Presidente della Repubblica, ai genitori dei ragazzi ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano. Ai medici del Niguarda che curano i ragazzi sopravvissuti alla strage Mattarella ha rivolto un ringraziamento: “Ringrazio voi per ciò che fate abitualmente e per ciò che avete fatto in questa circostanza”. Mattarella ha poi concluso la visita con un breve giro nel reparto.

Terna e Comune di Firenze: al via demolizione tralicci

Firenze, 2 feb. (askanews) – Terna ha avviato la rimozione dei sostegni elettrici previsti nel Comune di Firenze, con la demolizione di un traliccio in un’area prossima all’Ospedale San Giovanni di Dio.

L’intervento, svolto alla presenza dell’Assessora all’Urbanistica e Decoro urbano del Comune di Firenze, Caterina Biti e del Responsabile del Dipartimento Trasmissione Centro-Nord di Terna, Gilberto Ricci, dà il via a una prima fase che prevede la rimozione di 2 km di collegamenti aerei, per un totale di 7 sostegni.

L’attività, resa possibile dalla precedente realizzazione di nuove linee in cavo interrato, rientra nel piano di ammodernamento della rete elettrica dell’area metropolitana di Firenze. Per la società guidata da Giuseppina Di Foggia si tratta di un investimento di oltre 45 milioni di euro

Dopo il primo ciclo di demolizioni, Terna ha programmato, a partire dalla primavera 2026, tre ulteriori interventi che coinvolgeranno anche il Comune di Scandicci e il Comune di Impruneta per rimuovere altri 12 km di linee elettriche aeree e 61 sostegni.

A conclusione dell’intero programma di demolizioni, sarà possibile restituire al territorio circa 50 ettari oggi occupati da infrastrutture. Inoltre, la dismissione dei tralicci consentirà il recupero di significativi quantitativi di materiali, tra cui circa 200 tonnellate di ferro e 40 tonnellate di conduttori e corde di guardia che saranno avviati a riutilizzo.

Milano-Cortina, primo caso di doping alle Olimpiadi: positiva la biatleta azzurra Rebecca Passler

Roma, 2 feb. (askanews) – A quattro giorni dalla cerimonia di apertura, primo caso di doping tra gli atleti di Milano-Cortina. L’azzurra Rebecca Passler, biatleta classe 2001, è stata trovata positiva a un controllo fuori competizione. La sostanza trovata è il letrozolo, un farmaco usato prevalentemente in casi oncologici ma che può essere anche adoperato per ridurre il livello di estrogeni. Ventiquattro anni, di Anterselva, Rebecca Passler ha vinto diverse medaglie a livello giovanile. Il padre Johann vinse la prima medaglia del biathlon azzurro, bronzo a Calgary 1988.

Milano-Cortina, doping: positiva la biatleta azzurra Rebecca Passler

Roma, 2 feb. (askanews) – A quattro giorni dalla cerimonia di apertura, primo caso di doping tra gli atleti di Milano Cortina. L’azzurra Rebecca Passler, biatleta classe 2001, è stata trovata positiva a un controllo fuori competizione. La sostanza trovata è il letrozolo, un farmaco usato prevalentemente in casi oncologici ma che può essere anche adoperato per ridurre il livello di estrogeni. Ventiquattro anni, di Anterselva, Rebecca Passler ha vinto diverse medaglie a livello giovanile. Il padre Johann vinse la prima medaglia del biathlon azzurro, bronzo a Calgary 1988.

Calcio, ad Antonio Conte la panchina d’oro della stagione 2024-2025

Roma, 2 feb. (askanews) – Si è tenuta a Coverciano la cerimonia che ha introdotto l’assegnazione della Panchina d’Oro, prestigioso riconoscimento che viene conferito dall’AIA agli allenatori migliori d’Italia, votati dai colleghi di Serie A, Serie B e Serie C. Nel massimo campionato il premio è stato vinto da Antonio Conte del Napoli con 20 voti su 47 davanti a Gian Piero Gasperini delle Roma, ex Atalanta, con 6 e Cesc Fabregas del Como con 4. Altri 17 invece sono andati ad altri tecnici.

In Serie B è stato invece Giovanni Stroppa, ora al Venezia e lo scorso anno alla Cremonese, a essere nominato come migliore della categoria. In Serie C il riconoscimento invece è andato a Fabio Gallo del Vicenza, che ha condotto alla Serie B la Virtus Entella nella stagione 2024-2025. Infine la Panchina d’Oro della Serie A femminile è andata a Massimiliano Canzi, quella di Serie B femminile invece ad Antonio Cincotta, che ha speso delle parole per Rocco Commisso: “Avrei voluto vincere un trofeo con le ragazze per dedicarlo a lui ma gli dedico la panchina d’oro”.

Infine Panchina d’Oro speciale per Enzo Maresca, adesso senza squadra, ma in grado di vincere Conference League e Mondiale per Club con il Chelsea. L’allenatore italiano è stato sicuramente il primo in grado di risollevare i Blues dopo anni difficili, riportandoli in Champions League.

Sondaggio: il 90% degli ucraini favorevole a colpire il territorio russo

Roma, 2 feb. (askanews) – Il 90% ritiene che l’Ucraina dovrebbe colpire il territorio russo, mentre l’80% ritiene che, oltre agli obiettivi militari, l’Ucraina dovrebbe colpire anche altri obiettivi (un aumento rispetto al 52% di febbraio 2023), riferisce un sondaggio dell’Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev (KIIS), condotto dal 23 al 29 gennaio 2026.

Secondo Anton Hrushetskyi, Direttore esecutivo dell’Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev (KIIS), a fine gennaio 2026, la campagna russa di attacchi su larga scala contro le centrali elettriche ucraine e i tentativi di gettare la popolazione nell’oscurità e nel freddo non hanno avuto un impatto significativo sul sentimento pubblico. “Non osserviamo un aumento del sostegno alla ‘pace a qualsiasi condizione’ (in particolare, non lo osserviamo nella capitale, che è stata un bersaglio privilegiato degli attacchi a gennaio). Al contrario, vediamo che la volontà di proseguire la resistenza rimane nella maggioranza della popolazione, e la maggioranza sostiene anche la missione di colpire la Russia”, ha precisato il direttore ucraino. A tal proposito, il sondaggio specifica che il 52% degli intervistati ritiene categoricamente inaccettabile il passaggio dell’intero Donbass sotto il controllo russo in cambio di garanzie di sicurezza, mentre la maggioranza degli ucraini (65%) continua a dire di essere pronta a sopportare la guerra per tutto il tempo necessario.

ZEISS a MIDO annuncia prime lenti sui principi delle neuroscienze

Milano, 2 feb. (askanews) – Vedere bene incide profondamente sulla qualità della vita quotidiana: non significa solo mettere a fuoco le immagini, ma sentirsi più concentrati e presenti. In altre parole, stare bene. È proprio in risposta a questo scenario che ZEISS ha scelto di presentare in anteprima a MIDO 2026, il più grande evento internazionale dedicato all’eyewear in corso a Fiera Milano, le sue più recenti innovazioni. Abbiamo parlato con Roberta Celin – Communication Manager di ZEISS Vision Care:

“Le novità si alternano tra area lenti e area strumentazione a disposizione per l’ottico per individuare, per monitorare i parametri principali e davvero crediamo di riuscire ad avere un’offerta che possa fare la differenza, basata sull’innovazione in primis e basata anche su una responsabilità sociale, perché tutti i nostri processi produttivi, piuttosto che tutte le nostre scelte, sono comunque scelte fatte con un occhio di attenzione sia l’ambiente sia la responsabilità sociale”.

Protagonista in fiera ZEISS ClearMind: una nuova generazione di lenti per l’uso quotidiano progettata per offrire una visione estremamente nitida e, allo stesso tempo, aiutare a ridurre il carico cognitivo, con un impatto positivo sulla concentrazione e sul benessere complessivo della persona. È poi intervenuto Marco Locatelli – Product Manager Lenses ZEISS Vision Care:

“Le lenti ClearMind si basano su una tecnologia chiamata NeuroOptics Technology che tiene in considerazione il carico cognitivo. Abbiamo eseguito degli studi scientifici sul carico cognitivo sfruttando degli elettroencefalogrammi e anche degli eye tracker per la verifica dei movimenti oculari che ci hanno permesso di ridisegnare la superficie della lente e quindi andare a intervenire su tutte quelle aree di aberrazione, aree esterne alla zona funzionale che possono andare a causare difficoltà di visione o anche affaticamento a livello cognitivo”.

Le novità presentate a MIDO 2026 raccontano l’impegno continuo di ZEISS nel trasformare la tecnologia in un alleato concreto del benessere quotidiano.

Askatasuna, Nordio: repressione immediata e severa senza indulgenze

Roma, 2 feb. (askanews) – “Bisogna essere chiari, bisogna intervenire con una repressione che sia immediata, adeguata e severa: ha ragione la nostra premier Meloni a dire che ora spetta alla magistratura dimostrare, in piena autonomia e indipendenza, che la legge va rispettata senza se, senza ma e senza indulgenze”. Lo ha detto Carlo Nordio, ministro della Giustizia a 24 Mattino su Radio 24 sui fatti di Torino.

“Purtroppo, il diritto penale deve adeguarsi alla mutevolezza dei tempi e delle circostanze. In questo decreto – che ripeto sarà in discussione, o questo disegno di legge che sarà in discussione – alcune sanzioni penali vengono degradate a quelle amministrative, che vengono ritenute più efficaci e di più immediata applicazione. Per intenderci – ha continuato – invece di prevedere un arresto che poi si risolve in una pena sospesa, erogare una sanzione amministrativa di parecchie migliaia di euro, magari anche ai genitori dei minori violenti potrebbe essere più efficace. Il diritto penale segue l’evoluzione delle cose. Abbiamo introdotto il femminicidio perché in questi anni vi è stata una recrudescenza, anzi un’esplosione di questo tipo di dati. Abbiamo introdotto il reato di occupazione fraudolenta e abusiva, cosa che negli anni precedenti non c’era, per tutelare le persone più deboli e magari anche quelle senza casa che se la trovavano occupata. Adesso ci troviamo di fronte a queste manifestazioni. Io sono abbastanza anziano, anche come ex magistrato, per ricordarmi gli anni ’70, quando si è iniziata questa opera di legittimazione delle forze dell’ordine contro le aggressioni alle forze dell’ordine. Io ricordo il nome di un agente, si chiamava Annarumma, che è stato ucciso addirittura durante una di queste manifestazioni. E da lì è cominciata tutta una legislazione in un certo senso anche preventiva e repressiva, che però è stata tardiva, perché infatti dopo un po’ sono esplosi i terrorismi delle Brigate Rosse, di Prima Linea e di altre formazioni del marxismo-leninismo violento. Quindi, naturalmente, con equilibrio e anche con proporzione questa necessità è imposta dalla natura delle cose”.

Poi sulle similitudini con gli anni ’70, il ministro ha così risposto: “No, questo no perché all’epoca vi era una fortissima ideologizzazione da parte di queste bande, che vorrei ricordare peraltro l’estrema sinistra chiamava compagni che sbagliano. Oggi questo fanatismo politico ed ideologico non c’è però vi è sempre quello che c’era 50 anni fa, ovvero un odio profondo verso la civiltà occidentale, verso i regimi liberali e democratici che si esplica con questa violenza indiscriminata che può avere ora per oggetto la TAV o il ponte di Messina, speriamo non abbia le Olimpiadi ma comunque è una violenza fine a sé stessa per dimostrare questo odio inestinguibile verso la democrazia”, ha concluso.

Frana di Niscemi, le misure di sostegno coordinate dalla Farnesina

Roma, 2 feb. (askanews) – Dopo degli eventi di natura calamitosa che hanno gravemente colpito le regioni Sicilia, Calabria e Sardegna nel gennaio 2026, su impulso del Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, la Farnesina sta coordinando un pacchetto di misure a sostegno delle aziende esportatrici o appartenenti alla filiera export, volte a compensare i danni subiti e favorire una pronta ripresa dell’attività verso l’estero. Tali misure potranno essere valorizzate in occasione della visita del VP/Ministro degli Esteri nelle regioni Sicilia, Calabria e Sardegna, prevista per lunedì 2 febbraio 2026.

Misure Ice. Le misure che Ice potrebbe mettere in campo, condizionate all’approvazione da parte del Consiglio d’Amministrazione dell’Agenzia, sarebbero valide per un anno e sarebbero rivolte a imprese di tutti i settori con sedi operative/produttive nelle aree alluvionate e prevedrebbero: Partecipazione gratuita a fiere, mostre e manifestazioni Ice in Italia e all’estero (un modulo espositivo per azienda); Accesso gratuito ad attività promozionali come workshop e incoming (una postazione per iniziativa); Promozione gratuita su piattaforme di e-commerce internazionali e azioni pubblicitarie speciali sui marketplace esteri gestiti da Ice; Gratuità dei servizi Ice, con alcune esclusioni (es. consulenza avanzata, business tour, servizi formativi specifici).

Sarebbero inoltre previste, d’intesa con le Regioni, iniziative di internazionalizzazione dedicate (incoming operatori esteri, missioni imprenditoriali, workshop, formazione online), con un budget massimo di 1,5 milioni di euro per ciascuna Regione.

Le aziende che volessero avvalersi di tali misure di sostegno dovrebbero presentare autocertificazione attestante operatività nell’area colpita, attività al momento dell’evento, danni subiti e consapevolezza delle responsabilità penali in caso di dichiarazioni false.

Il tetto di spesa complessivo sarebbe di 15 milioni di euro per le tre Regioni.

Eventuali quote già versate dalle imprese sarebbero rimborsate. Per rendere operativa tale misura, è necessaria l’approvazione da parte del Consiglio d’Amministrazione dell’Agenzia.

Misure Simest – finanza agevolata e ristori D’intesa con Simest, il Maeci sta predisponendo specifici strumenti di finanza agevolata e contributi a fondo perduto. In particolare: 1. Ristori Contributi a fondo perduto, il cui ammontare è in via di definizione, per l’erogazione di ristori alle imprese esportatrici delle aree colpite, volti a indennizzare le perdite subite, sia materiali (ad esempio danni diretti a immobili, attrezzature, macchinari, scorte), che di reddito, dovute alla sospensione totale o parziale delle attività. In linea con i precedenti ristori (predisposti a seguito delle alluvioni in Emilia Romagna e Toscana nel 2023), la misura potrà essere aperta a tutte le imprese esportatrici (con eccezione di quelle operanti nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca) – con un fatturato estero minimo del 3% – e a tutte le imprese con un fatturato realizzato per almeno il 10% del totale verso una o più imprese esportatrici.

Per rendere operativa tale misura, è necessaria l’adozione di una norma primaria.

2. Condizioni agevolate Fondo 394 Alle imprese colpite dagli eventi climatici potranno essere riservate condizioni particolarmente agevolate per l’accesso allo strumento “Transizione digitale ed ecologica”, a valere sulle risorse del Fondo 394.

In particolare, sarà possibile destinare il 90% del finanziamento a spese per il rafforzamento patrimoniale, oltre al 10% di quota a fondo perduto.

Per rendere operativa tale misura, è sufficiente una delibera del Comitato Agevolazioni.

3. Esenzione da garanzie e sospensione pagamenti Le imprese potranno avere la possibilità di chiedere l’esenzione dalla prestazione di garanzie sulle domande di finanziamento agevolato, entro termini temporali in via di definizione.

Contemporaneamente, SIMEST attiverà la possibilità di chiedere la sospensione, anche in questo caso entro termini in via di definizione, dei pagamenti in quota capitale e interessi sui finanziamenti in essere a valere sul Fondo 394.

Per l’esenzione dalle garanzie è necessaria una norma primaria, mentre per la sospensione dei pagamenti è sufficiente una delibera del Comitato Agevolazioni. Per la frana di Niscemi, Sace sta predisponendo misure emergenziali, con una durata temporale fino al 30 giugno 2026: 1. Posticipo del pagamento dei premi per le polizze di Credito Fornitore.

2. Proroghe gratuite dei termini delle coperture assicurative (di sei mesi) verso clienti esteri.

3. Favorire la concessione di moratorie (fino a 12 mesi) sui finanziamenti assistiti da Garanzia SACE in favore delle aziende con sede legale su territorio colpito dagli eventi alluvionali.

Contestualmente, SACE fornirà assistenza alle aziende con un call center dedicato.

Una volta ottenuta l’autorizzazione da parte del MEF (già richiesta da Sace), la misura potrà essere operativa.

Misure Cdp CDP potrà attivare misure di ristoro sotto forma di credito d’imposta, di importo pari al danno subito (previa certificazione dello stesso da parte del Mef). Tale credito costituisce un diritto certo verso lo Stato ed è utilizzabile in compensazione fiscale nel tempo oppure cedibile. In questo secondo caso, il beneficiario può cedere il credito d’imposta a una banca, che lo utilizza come base per erogare un finanziamento, anticipando liquidità immediata al soggetto colpito. La banca eroga un finanziamento di medio-lungo periodo (anche con durate fino a 20-25 anni) e il rimborso del capitale e degli interessi è sostenuto, in via sostanziale, dal valore del credito d’imposta riconosciuto, che la banca recupera nel tempo tramite compensazione fiscale.

In questo quadro, Cdp stipula una convenzione con Abi per attivare uno specifico plafond dedicato e mette a disposizione provvista alle banche aderenti, che operano sul territorio. Le singole banche sottoscrivono con CDP una convenzione/contratto quadro, che consente loro di accedere alla liquidità CDP nell’ambito del plafond e di finanziare i beneficiari finali.

Per lo Stato, il meccanismo consente di spalmare nel tempo l’onere dell’intervento pubblico, che si manifesta come minori entrate fiscali distribuite su più anni, evitando un esborso immediato di cassa e attivando al contempo la leva del sistema bancario e di Cdp.

Per rendere operativa tale misura, è necessaria l’adozione di una norma primaria, definita dal MEF, che individui i soggetti beneficari (imprese e/o cittadini), le tipologie di danno ammissibili, l’ammontare del ristoro riconoscibile, le modalità di utilizzo e cessione del credito d’imposta.

Frana di Niscemi, Tajani: ristori in tempi brevissimi

Palermo, 2 feb. (askanews) – “Siamo con Ice, Simest, Sace, Cassa depositi e prestiti e Cassa depositi e prestiti Venture Capital, per presentare una serie di iniziative che intendiamo trasformare in aiuti concreti alle imprese siciliane colpite dalle alluvioni” e “per fare in modo che i ristori possano essere anche assegnati in tempi brevissimi”. Lo ha assicurato il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani giunto a Palermo per incontrare gli imprenditori locali in seguito al maltempo che ha colpito la regione.

L’importante, ha aggiunto Tajani, “è far ripartire le attività produttive, tutte quelle imprese che danno lavoro e devono essere messe nelle condizioni di poter ripartire”, ha aggiunto.

“Questo è l’impegno – ha concluso Tajani – il Governo seguirà attentamente, siamo qui a disposizione non soltanto nei giorni in cui ci sono i riflettori accesi sul disastro naturale che ha colpito la Sicilia in modo particolare perché è la regione più colpita”. L’invito è affinché “i riflettori siano accesi anche nelle settimane e nei mesi successivi”.

Draghi: Ue richia di ritorvarsi divisa, subordinata e deindustrializzata

Roma, 2 feb. (askanews) – Si sta delineando “un futuro in cui l’Europa rischia di diventare contemporaneamente divisa, subordinata e deindustrializzata. E una Europa che non riesce a difendere i suoi interessi, non potrà preservare a lungo i suoi valori”. Lo ha affermato Mario Draghi, già presidente del Consiglio italiano e della Bce, nella sua lectio magistralis a Lovanio, in Belgio in occasione del conferimento di una laurea honoris causa.

“Ci troviamo davanti a degli Stati Uniti che, quantomeno nella loro postura attuale, mettono enfasi sui costi che si sono sobbarcati ignorando i benefici che hanno ottenuto”, che impongono dazi sull’Europa, “che minacciano i nostri interessi territoriali e che, per la prima volta, dicono in maniera esplicita che vedono una Europa frammentata come una cosa che va nel loro interesse”.

Al tempo stesso la Cina “controlla snodi critici delle catene di approvvigionamento globali e mostra di voler sfruttare questa leva, costringendo gli altri a sopportare il peso dei quoi squilibri”.

Di fronte a questo quadro, Draghi ha rilanciato la sua idea di quello che ha chiamato “federalismo pragmatico”.

“Pragmatico – ha detto – perché dobbiamo muovere i passi che al momento sono possibili, con i partner che sono disponibili a farli e sui settori in cui possono essere compiuti progressi. Ma federalismo perché la meta conta. L’azione comune e l’interesse reciproco creati devono diventare le fondamenta per istituzioni con veri poteri decisionali – ha sostenuto Draghi -: istituzioni in grado di agire in maniera risoluta in tutte le circostanze”.

Un approccio di questo tipo ci farebbe uscirebbe “dallo stallo in cui ci troviamo adesso e lo faremmo senza vederci subordinati a chicchesia. Gli Stati aderiscono. La porta resta aperta da altri, ma non a quelli che minerebbero lo scopo comune”.

Calcio, il Verona esonera Zanetti, D’Aversa in pole

Roma, 2 feb. (askanews) – L’Hellas Verona ha ufficializzato l’esonero del tecnico Paolo Zanetti. In attesa di individuare il nuovo allenatore, a dirigere l’allenamento in programma nel pomeriggio sarà Paolo Sammarco, tecnico della formazione Primavera. Fatali a Zanetti gli ultimi risultati, con la squadra che prima nel match interno con l’Udinese e poi a Cagliari sabato scorso è parsa allo sbando e rassegnata. I gialloblù sono ultimi in classifica con il Pisa, a quota 14 punti, a quattro lunghezze dal Lecce quart’ultimo. Tra i possibile successori di Zanetti, Roberto D’Aversa. Il comunicato: “Hellas Verona FC comunica di aver sollevato Paolo Zanetti dall’incarico di allenatore della prima squadra. Il club gialloblù ringrazia mister Zanetti e il suo staff per il lavoro svolto nell’ultima stagione e mezza e augura a loro il meglio per il prosieguo delle carriere professionali. L’allenamento odierno sarà diretto dal tecnico della Primavera Paolo Sammarco” si legge sulle pagine del sito del Verona.

Sicurezza, al via a palazzo Chigi vertice con Meloni

Roma, 2 feb. (askanews) – Al via a palazzo Chigi l’incontro convocato dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per fare il punto sui provvedimenti del pacchetto sicurezza.

Al vertice di governo partecipano i vicepremier Antonio Tajani (in collegamento da Palermo) e Matteo Salvini, i ministri Matteo Piantedosi (Interno), Guido Crosetto (Difesa) e Carlo Nordio (Giustizia), i sottosegretari Alfredo Mantovano, Autorità delegata per la sicurezza, e Giovanbattista Fazzolari, nonché i vertici delle forze dell’ordine, il comandante generale dell’Arma dei carabinieri Salvatore Luongo, il comandante generale della Guardia di finanza Andrea De Gennaro e il capo della Polizia Vittorio Pisani.

L’Iran ha convocato gli ambasciatori dei Paesi Ue a Teheran

Roma, 2 feb. (askanews) – L’Iran ha annunciato oggi di aver convocato gli ambasciatori europei accreditati nella capitale dopo la decisione dell’Unione europea di designare i Guardiani della rivoluzione islamica come “organizzazione terroristica”. Lo ha riferito l’agenzia di stampa France Presse.

“Tra ieri e oggi i rappresentanti di tutti gli stati membri dell’Unione europea che hanno un’ambasciata a Teheran sono stati convocati al ministero degli Esteri”, ha dichiarato il portavoce della diplomazia iraniana Esmaeil Baghaei.

Baghaei ha aggiunto che si tratta di “una misura minima” e che ulteriori ritorsioni saranno annunciate prossimamente, parlando nel corso di una conferenza stampa.

Milano Cortina, due orologi Swatch per i Giochi olimpici

Milano, 2 feb. (askanews) – Due nuovi modelli per essere parte dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026: Swatch ha lanciato i suoi orologi per la festa a cinque cerchi che l’Italia sta per vivere. E come per le tante aziende coinvolte, anche per la maison svizzera le Olimpiadi sono sempre un grande palcoscenico. “Per Swatch – ha detto ad askanews Carlo Giordanetti, CEO dello Swatch Art Peace Hotel Shanghai – grazie al fatto che Omega è il timekeeper ufficiale dei giochi olimpici ormai dal 1932, diciamo che è un bell’esercizio entrare nel mondo degli olimpici con degli orologi che sono anche al polso dei volontari, che sono una delle forze importanti della struttura olimpica”.

I due orologi olimpici li abbiamo scoperti nello store Swatch di Corso Vittorio Emanuele II nel capoluogo lombardo. “Per Milano-Cortina – ha aggiunto il manager – abbiamo pensato innanzitutto, ovviamente, a un cronografo, perché siamo nel mondo dello sport e perché Swatch è forse il marchio che più di altri ha tanti cronografi all’interno del suo mondo. In particolare poi per il mercato italiano è un orologio che parla molto, è un orologio bello che si esprime, che racconta di essere dinamico, che racconta di essere sportivo anche se poi magari come me non lo sei, ma comunque è un orologio che comunica emozioni, quindi il cronografo era fondamentale per noi”.

Sportivo e con un piacevole mix di bianco e colore, il cronografo “Snowy Slopes” dialoga con un modello che vira sul blu, il “Chasing Peaks”. “Accanto al cronografo quasi direi come opposto, mi viene da dire – ha concluso Giordanetti – abbiamo un Gent, quindi quello Swatch che è diventato un’icona a partire dal 1983, che tutti riconoscono come uno Swatch per la sua forma, per la sua dimensione, per i suoi dettagli e anche in questo caso forse la cosa che lo distingue maggiormente è l’utilizzo del numero 26, quindi naturalmente il 2026, esattamente naturalmente come nella grafica delle Olimpiadi, proprio al centro del quadrante”.

In attesa di viverle, queste Olimpiadi italiane che arrivano vent’anni dopo Torino, si possono per ora già mettere al polso e, volendo, usare anche per scandire il tempo che ci separa dall’inizio delle gare.

La frana di Niscemi, Ciciliano: ancora in movimento ma sta rallentando

Roma, 2 feb. (askanews) – La frana a Niscemi “continua a muoversi. Quando si parla di movimento della frana si parla della collina che continua a muoversi e che sta scendendo verso la Piana di Gela. Quello che a noi interessa è la fascia che è la parte sud del centro di Niscemi, che è interdetta alla circolazione e all’occupazione delle case, che, come si sta verificando purtroppo soprattutto sul ciglio, possono crollare e non potranno essere più abitate”. Lo ha detto il Capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, a RTL 102.5.

“Oggi – ha ricordato – riaprono le scuole che non sono in zona rossa, il ritardo è stato determinato dal fatto che il 25 gennaio, quando c’è stata la frana, per motivi di sicurezza si è dovuta chiudere l’intera rete del gas di Niscemi, che ovviamente è stata poi riaperta. Questi ultimi giorni sono serviti per redistribuire gli studenti delle scuole che non si possono aprire e che vengono accolti in questi nuovi edifici scolastici”.

“Un ritorno alla normalità? In realtà ora è prematuro dirlo. La frana è ancora in movimento, anche se la velocità sta rallentando. Stiamo monitorando, anche con il supporto dei satelliti dell’Agenzia Spaziale Italiana e dell’Agenzia Spaziale Argentina, che ha dei satelliti molto buoni per questo tipo di fenomeno, il movimento franoso, che ci darà una precisa attenzione su quando sarà possibile fare un ragionamento di lungo periodo. Però, fino a quando ci sarà acqua sul corpo di frana, quella frana sarà destinata a muoversi. Un po’ come quando si costruiscono i castelli di sabbia, se ci si versa sopra acqua, il castello si scioglie”.

“In questo momento la fascia di sicurezza di 150 metri, che è stata individuata come precauzionale, tiene al sicuro i cittadini e questo è il risultato prioritario che bisogna raggiungere. In quella fascia ci sono case che potrebbero essere restituite ai cittadini quando si sarà fatto un controllo preciso sul movimento della frana, e case che non saranno più utilizzabili e quindi non restituibili. Lo scenario futuro che prevedo è che quella fascia, con la stabilizzazione della frana e l’analisi puntuale del sottosuolo, potrà essere restituita, anche se parzialmente, ai cittadini. Quelle case sulla frana vanno demolite o precipiteranno”, ha concluso Ciciliano.

Intesa Sanpaolo, 50 miliardi agli azionisti in nuovo piano al 2029

Milano, 2 feb. (askanews) – Intesa Sanpaolo, dopo aver chiuso l’esercizio 2025 con un utile netto pari a 9,3 miliardi (+7,6%) e con risultati superiori agli obiettivi, vara il nuovo piano quadriennale promettendo 50 miliardi di euro agli azionisti, tra dividendi cash e buyback, prevedendo un risultato in crescita a oltre 11,5 miliardi nel 2029, con Roe al 22%, e mantenendo al contempo un’elevata patrimonializzazione con un obiettivo di Common equity tier 1 ratio superiore al 12,5%. Previsto un payout ratio al 95% per ciascun anno, di cui 75% da dividendi cash e 20% da buyback. Ulteriori distribuzioni saranno valutate anno per anno a partire dal 2027.

Un piano, sottolinea Intesa, focalizzato su tecnologia e commissioni, “zero-Npl” e senza rischio di esecuzione. Nel quadriennio, la banca intende creare circa 500 miliardi di euro di valore per tutti gli stakeholder: oltre ai 50 miliardi ai soci, previsto anche nuovo credito a medio-lungo termine erogato all’economia reale per circa 374 miliardi, di cui circa 260 in Italia, superiori al supporto finanziario della Ue (Next Generation Eu) per i fondi del Pnrr. Allo Stato imposte per 26 miliardi.

I ricavi saranno trainati principalmente dalle commissioni. I proventi operativi netti sono previsti in aumento a 30,7 miliardi nel 2029 da 27,3 miliardi nel 2025, con una crescita media annua del 3%. In particolare, le commissioni nette sono viste in aumento a 11,6 miliardi nel 2029 da 10 miliardi nel 2025 (+3,8% medio annuo), con il risultato dell’attività assicurativa in crescita a 2 miliardi (+3% medio annuo).

Il gruppo prevede investimenti pari a 5,1 miliardi nell’arco di piano di cui 4,6 miliardi per tecnologia e crescita. Prevista l’estensione della piattaforma tecnologica digitale cloud-native isytech, che si stima porti entro fine piano a circa il 100% degli applicativi cloud-based dal 64% del 2025, con un risparmio di costi pari a circa 380 milioni a regime. La banca digitale Isybank punta ad acquisire un milione di nuovi clienti entro il 2029, con un aumento del numero di clienti a oltre 2 milioni.

Sul fronte del personale, ci sarà un’accelerazione del ricambio generazionale senza impatti sociali, con una riduzione di circa 6.100 persone del gruppo entro il 2029, e connessi risparmi di costi pari a circa 570 milioni a regime. Ciò a seguito di circa 12.400 uscite (di cui circa 9.750 in Italia per uscite volontarie incluso il turnover naturale e circa 2.650 uscite nette per turnover naturale nelle controllate internazionali) e circa 6.300 assunzioni di giovani in Italia entro il 2030. I costi operativi sono visti in calo a 11,3 miliardi nel 2029 da 11,5 miliardi del 2025, con un cost/income ratio in miglioramento al 36,8% nel 2029 dal 42,2% nel 2025.

Per supportare l’espansione internazionale in Europa nella gestione dei patrimoni, Intesa Sanpaolo lancia isywealth Europe, avvalendosi del digitale e dei consulenti finanziari. In generale, il nuovo piano di prevede circa 3.700 persone in più per rafforzare le attività di Wealth Management & Protection, con una rete di consulenza ai clienti “ineguagliabile” in crescita a circa 22.250 persone da circa 18.550.

Vandalizzato il murale di Primo Levi a Milano

Roma, 2 feb. (askanews) – A pochi giorni dalla sua comparsa è stato vandalizzato a Milano il murale dedicato a Primo Levi, deturpandone il volto, realizzato da aleXsandro Palombo per il Giorno della Memoria.

L’opera, intitolata “Memory Is No Longer Enough”, è visibile sulla parete della Caserma Montello e ritrae Levi e Anna Frank seduti a terra in uniforme da deportati di Auschwitz, con lo sguardo rivolto a un cielo di stelle gialle, le stesse che gli ebrei erano costretti a portare cucite sugli abiti. Quel firmamento, trasformato dall’artista in un cielo della memoria, richiama i sei milioni di vittime del genocidio nazista.

Askatasuna,La Russa: la responsabilità è di chi organizza, i rischi li sapevano

Roma, 2 feb. (askanews) – “Siamo di fronte a un utilizzo della violenza immotivato e ricercato. Non è come poteva avvenire in altre epoche che la polizia ti impediva qualcosa e si apriva lo scontro. Qui c’è una decisione preventiva di attaccare lo Stato colpendo la polizia. Una decisione politica. E quindi di attaccare i figli del popolo che vestono la divisa”. Lo afferma in un’intervista al Giornale il presidente del Senato Ignazio La Russa osservando anche che “non è una dissociazione quella della sinistra: è un alibi. E gli alibi sono finiti. Certo che ti dissoci dall’episodio di violenza ma o blocchi il corteo o sei complice”.

Ci sono responsabilità politiche? “Sì. Da parte di quelli che dicono ogni volta la stessa cosa: ‘la manifestazione era pacifica poi si è inserita una frangia violenta…’. Non è così – sottolinea La Russa -. Quando organizzi una manifestazione che ha l’obiettivo dichiarato di solidarizzare con un centro sociale illegale, e sai che arrivano manifestanti da tutt’Italia e anche dall’estero, sai anche che ci sarà un epilogo violento. Li conosci benissimo quelli che chiamano black bloc”.

Insomma, aggiunge, “il corteo era la conditio sine qua non perché i black bloc potessero esercitare la violenza. Il corteo è l’acqua dentro la quale si muovono i pesci. Entrano ed escono dall’acqua molto velocemente. L’acqua li protegge. E quelli che fanno l’acqua sanno che stanno alimentando i pesci. In particolare quelli che rappresentano le istituzioni, ma non solo loro, non possono scrollarsi di dosso questa responsabilità” perchè “chi organizza e chi aderisce alla manifestazione lo sa. Allora, o è capace di buttare fuori dal corteo i violenti prima che il corteo si muova, oppure non fa partire il corteo. Fa una manifestazione senza corteo”.

I palestinesi arrivano a Rafah per la riapertura del valico

Roma, 2 feb. (askanews) – I palestinesi hanno iniziato ad arrivare sul lato egiziano del valico di frontiera di Rafah per entrare nella Striscia di Gaza, con il passaggio che viene aperto per la prima volta dopo oltre un anno. Lo hanno riferito i media palestinesi.

Ieri al valico si è svolta una giornata di controlli e test dei sistemi, con le autorità israeliane che hanno dichiarato che oggi sarebbe stato aperto al passaggio dei pedoni. Una volta che i palestinesi di ritorno a Gaza avranno attraversato il valico di Rafah – dove sono presenti una squadra di rappresentanti dell’Anp (Autorità Nazionale Palestinese) e osservatori dell’Ue (Unione Europea) – saranno sottoposti a un controllo di sicurezza presso un posto di blocco delle Forze di difesa israeliane (Idf).

Israele supervisionerà a distanza soltanto l’uscita dei gazawi verso l’Egitto.Nel frattempo, il ministero della Sanità di Gaza, gestito da Hamas, ha affermato in una nota che i palestinesi che cercano di lasciare la Striscia per ricevere cure mediche all’estero dovranno farlo attraverso il valico di Kerem Shalom con Israele, un meccanismo utilizzato per tutta la durata della guerra.

“Per quanto riguarda il viaggio dei pazienti attraverso il valico di Rafah, al momento non ci sono nuove informazioni”, ha affermato il ministero.

Soltanto i palestinesi che hanno lasciato Gaza durante la guerra sono autorizzati a rientrare nella Striscia. Secondo i dati del Cogat, circa 42mila abitanti di Gaza hanno lasciato il territorio durante il conflitto, in gran parte pazienti in cerca di cure mediche all’estero o cittadini con doppia nazionalità.

Onu in crisi finanziaria, Trump: saprei io come risolvere

Roma, 2 feb. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che potrebbe risolvere le difficoltà finanziarie delle Nazioni unite costringendo gli stati membri a saldare i contributi arretrati.

In un’intervista a Politico, Trump ha affermato che, se interpellato, farebbe pagare tutti i paesi come avrebbe già fatto in passato con altri alleati, senza però specificare se Washington intenderebbe onorare il proprio debito nei confronti dell’organizzazione. L’Onu attraversa una fase di crisi finanziaria a causa delle quote non versate da diversi paesi, tra cui gli stessi Stati Uniti, che figurano come maggiore contribuente ma anche come principale debitore con oltre 3 miliardi di dollari arretrati.

In questo contesto, l’organizzazione ha avviato tagli al personale e ridimensionato programmi umanitari, oltre a introdurre misure di contenimento dei costi nella sede centrale, tra cui aumenti dei prezzi nelle mense e chiusure di alcuni servizi.

Caso Epstein, Mandelson lascia il partito laburista inglese

Roma, 2 feb. (askanews) – Peter Mandelson ha lasciato ieri sera il Partito laburista britannico dopo nuove rivelazioni sui suoi rapporti con il finanziere statunitense Jeffrey Epstein. Lo riferisce l’agenzia di stampa France Presse.

Mandelson, già ambasciatore del Regno unito negli Stati uniti e figura storica dei laburisti, è finito di nuovo sotto i riflettori in seguito a documenti diffusi dal Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti e rilanciati dalla stampa.

Secondo i documenti pubblicati venerdì, Epstein avrebbe trasferito complessivamente 75mila dollari tra il 2003 e il 2004 su conti collegati a Mandelson. In una lettera inviata alla segretaria generale del Labour Hollie Ridley, l’ex ministro ha scritto che si tratta di accuse che ritiene false e che richiedono verifiche personali, aggiungendo: “Nel tempo necessario per chiarire, non voglio causare ulteriori imbarazzi al Partito laburista e per questo lo lascio”, e dicendosi “profondamente dispiaciuto”, secondo quanto riferito dall’agenzia PA Media.

Intervistato domenica mattina dalla BBC, Mandelson ha dichiarato di non ricordare i presunti bonifici e di non sapere se gli estratti bancari siano autentici. Ha inoltre affermato di non riuscire a identificare il luogo né la donna che appare accanto a lui in alcune foto non datate diffuse dalle autorità statunitensi.

Altri documenti indicano che nel 2009 Epstein avrebbe trasferito 10mila sterline a Reinaldo Avila da Silva, compagno di Mandelson all’epoca in cui quest’ultimo era ministro. L’ex ambasciatore, rimosso dall’incarico a settembre dopo essere stato nominato dal primo ministro Keir Starmer a fine 2024, aveva presentato scuse in gennaio per aver mantenuto rapporti con Epstein, dopo aver inizialmente sostenuto di non esserne stato complice.

Grammy per le star della musica brasiliana Caetano Veloso e Maria Bethania

Roma, 2 feb. (askanews) – Le leggende della musica brasiliana Caetano Veloso e Maria Bethania hanno vinto il Grammy per il miglior album di musica globale con Caetano e Bethania Ao Vivo, durante la 68ma edizione dei premi annuali svoltasi domenica a Los Angeles.

Per Veloso si tratta della seconda vittoria con cinque nomination complessive, mentre per Bethania è il primo riconoscimento nella storia della manifestazione. La notizia è stata commentata sui social dal presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, che ha sottolineato come la loro musica attraversi le generazioni e rappresenti nel mondo la cultura del paese, parlando di un orgoglio nazionale per il successo dei due artisti.

Nella stessa serata, il portoricano Bad Bunny è diventato il primo cantante a conquistare il premio per l’album dell’anno con un disco in spagnolo, DeBi Tirar Mas Fotos, lavoro che valorizza i ritmi tradizionali di Porto Rico e affronta anche il tema della colonizzazione dell’isola caraibica, sotto giurisdizione statunitense dal 1898.

Cinque riconoscimenti sono andati anche al rapper statunitense Kendrick Lamar, che ha ottenuto il premio per la registrazione dell’anno con luther in duo con la cantante R&B SZA. Lamar ha inoltre vinto per il miglior album rap con GNX, per la migliore canzone rap con TV Off e per la migliore performance rap grazie alla collaborazione con Clipse in Chains & Whips.

Il premio per la canzone dell’anno, che valorizza gli autori e i compositori, è stato assegnato a Billie Eilish per WILDFLOWER. Dal palco l’artista ha ribadito la propria posizione critica verso le politiche migratorie restrittive del presidente statunitense Donald Trump, invitando a continuare a prendere la parola e a manifestare, in riferimento anche alle operazioni della polizia dell’immigrazione Ice, già contestate in recenti proteste.

Tra gli altri riconoscimenti figurano Olivia Dean come rivelazione dell’anno, MAYHEM di Lady Gaga come miglior album pop vocale, Messy di Lola Young come migliore performance pop in solitaria, mentre Cynthia Erivo e Ariana Grande hanno vinto per la migliore esibizione pop in duo o gruppo con Defying Gravity dal film Wicked. Il premio per il miglior videoclip è andato a Doechii per Anxiety.

Daniela Fumarola schiera la Cisl contro Salvini

La linea della Cisl: condanna netta, senza ambiguità

Sulla violenza esplosa a Torino, la posizione della CISL è chiara e priva di ambiguità. «Ogni forma di violenza come quella di Torino va condannata senza ambiguità e perseguita, individuando i violenti e facendo loro pagare i danni». Così la segretaria generale Daniela Fumarola, intervenendo sui social nel pieno del dibattito apertosi sulle possibili restrizioni alle manifestazioni.

Un richiamo sobrio ma fermo, che ribadisce una linea storica del sindacato confederale: rifiuto della violenza, dentro e fuori i luoghi di lavoro, anche quando questo ha comportato costi e conseguenze pesanti. Nessuna giustificazione, dunque, per chi usa le piazze come terreno di scontro.

Protesta democratica e violenza: una distinzione decisiva

Il punto centrale dell’intervento di Fumarola è però un altro ed è politico prima ancora che sindacale: «Non si deve mai confondere chi semina caos con chi organizza manifestazioni e mobilitazioni democratiche, esercitando un diritto garantito dalla Costituzione, sul quale non può gravare alcuna intimidazione».

Una distinzione netta, che respinge l’idea di una responsabilità collettiva o preventiva e difende il principio secondo cui la repressione della violenza non può tradursi nella compressione del diritto di manifestare. Colpire i violenti, sì; mettere sotto sospetto l’esercizio di un diritto costituzionale, no.

La proposta della Lega: cauzione e responsabilità degli organizzatori

È su questo crinale che si inserisce la proposta rilanciata dal vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini, intervenuto dopo i disordini seguiti alla manifestazione organizzata dal centro sociale Askatasuna. «Avanti con la proposta della Lega: paga chi organizza la manifestazione», ha scritto Salvini sui social, tornando a sostenere l’idea di una cauzione preventiva per chi scende in piazza. Secondo il leader leghista, «i gravissimi scontri di Torino impongono alcune scelte: nessuna tolleranza con i violenti, subito il nuovo pacchetto sicurezza che prevede più tutele alle Forze dell’Ordine, e soprattutto l’obbligo di una cauzione per chi scende in piazza».

Una linea che punta a introdurre una responsabilità economica diretta degli organizzatori rispetto ai danni causati da incidenti di piazza. «Manifestare è legittimo – conclude Salvini – sfasciare le città e picchiare poliziotti no!».

Sicurezza e diritti: il nodo politico aperto

Il confronto, a questo punto, è tutto politico. Da un lato la richiesta di strumenti più incisivi per prevenire e reprimere la violenza urbana; dall’altro il timore che misure come la cauzione preventiva finiscano per scoraggiare o intimidire le mobilitazioni legittime, soprattutto quelle sociali e sindacali.

La posizione della Cisl si colloca esattamente su questa linea di confine: condanna totale della violenza, ma rifiuto di ogni equiparazione tra protesta democratica ed eversione. Una distinzione che torna centrale nel dibattito pubblico, in una fase in cui sicurezza e libertà rischiano di essere poste in alternativa anziché tenute insieme.

Bertinotti, Esposito e un mancato omicidio

La pelle dei poliziotti

Ogni tanto si dovrebbe avere il coraggio di parlare chiaro e riconoscere la realtà per come dicono i fatti. Rita Pavone non sapeva di aver involontariamente ispirato i delinquenti che a Torino si sono resi protagonisti, loro sì, degli scontri contro le forze dell’ordine. “Datemi un martello. Che cosa ci vuoi fare? Lo voglio dare in testa a chi non mi va…”.

Così un poliziotto è stato preso a martellate, a calci, pugni e bastonate per mano di un gruppo diimpavidi facinorosi che con il coraggio delle iene muovono in gruppo contro una sola vittima accerchiata per l’occasione di caccia.

 

Lallarme di Bertinotti

In una intervista Bertinotti, a cui non manca intelligenza e cultura, ci dice che la piazza ha sostituito le lotte di fabbrica. Osserva anche che i giovani d’oggi, che descrive sdraiati e dipendenti dalle nuove comunicazioni di massa e privi di partecipazione, se si è correttamente compreso, si sono sostanzialmente svegliati diventando i rappresentanti della nuova generazione di Gaza. In questo modo “la piazza è diventata il luogo dove questo avviene contro l’oppressione di un sistema sempre più imperante, che sorveglia e punisce ed è incapace di consenso”. Così la “piazza è il luogo deputato del nuovo conflitto…” e dunque emerge “la necessità di tornare a scendere in piazza…”.

E’ una lettura che denuncia la debolezza della politica e della sua incapacità di intercettare le idealità e la richiesta di giustizia di una parte di società. E’ una interpretazione della storia che ha una sua parte di verità ma corre il rischio diprestarsi, pur non volendo, come sostegno culturale ad episodi che richiedono invece meno sociologia e più nettezza.

 

Lambiguità del popolo dei manifestanti

A Torino i protagonisti non sono stati coloro che hanno pacificamente sfilato ma i delinquenti che hanno usato tecniche di guerriglia urbana per dare sfogo ad espressioni di pura violenza. Non si è trattato di uno sparuto gruppo di agitatori.

Se si contano oltre 100 agenti feriti vuol dire che la massa di quei banditi aveva una impressionante consistenza ed aver messo a ferro a fuoco esercizi commerciali, aver usato pietre e bastoni, appiccato incendi e quant’altro ancora testimonia che siamo di fronte ad una realtà assai diversa che va oltre il legittimo ricorso alla piazza per far valere i propri diritti.

Ancor peggio, quello stesso popolo che hapacificamente partecipato alla manifestazione non ha sollevato una voce per stigmatizzare le azioni criminali riportate in cronaca di giornali.Mettono con troppa disinvoltura nel conto il prezzo aggiuntivo dei loro cortei. E’ tornato a casa silente lasciando pericolosamente pensare che chi tace, tutto sommato, acconsente.

Qualcuno potrebbe replicare che il mondo è zeppo di gentaglia anche ad alti livelli e che non bisogna prendersela comodamente con chi vive il diritto della protesta. IL caso Epstein è un triste esempio di una nutrita schiera di “bravi ragazzi” forse meno pericolosi di quelli del film di Scorsese che pure non ci andavano con la mano leggera. Non si deve però buttare sempre la palla in tribuna per giustificare tutto.

 

La Sinistra in bilico su una pericolosa linea di confine

Se la Sinistra è apparsa tempestivamente più attenta a lanciare subito allarmi perché sui fatti accaduti non ci siano strumentalizzazioni piuttosto che chiedere azioni immediate per garantire il ripristino dell’ordine pubblico non va bene. E’ una questione di significativa priorità che deve far riflettere. A volte le sfumature sono sostanza. Nell’occasione la piazza e una parte della politica ha lasciato spiazzato il buon senso.

Non a caso l’ex senatore del PD, Stefano Esposito, ha detto “Per poco non c’è scappato il morto, è inaccettabile che ci sia qualcuno a Sinistra che continua a dare copertura politica a questi delinquenti”.

Una volta, ai tempi del terrorismo c’era una parte di società che si dichiarava “Né con lo Stato né con le BR”.

Forse tutta la politica, senza esclusione di partiti, dovrebbe avere il fegato di dichiarare di riconoscersi, senza distingui e sofismi di sorta, con lo Stato e con altrettanta nettezza contro i martellatori di ieri e di domani. Ma sul serio.

Il Messico invierà aiuti umanitari a Cuba

Roma, 2 feb. (askanews) – La presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha annunciato che il paese invierà questa settimana aiuti umanitari a Cuba sotto forma di beni di prima necessità e che continuerà a cercare una soluzione diplomatica con gli Usa per le forniture di petrolio verso l’isola.

Sheinbaum ha fatto la dichiarazione dopo la decisione degli Stati Uniti di imporre dazi ai paesi che riforniscono di greggio il paese caraibico. In un comunicato, il ministero degli Esteri ha riferito che la presidente ha assicurato che si continuerà a perseguire, per via diplomatica e per ragioni umanitarie, l’invio di petrolio a Cuba senza cercare scontri con gli Usa, aggiungendo che già nei prossimi giorni partirà un carico di aiuti composto da altri prodotti essenziali.

Calcio,Juve passeggia, Spalletti:"Icardi portava altri problemi"

Roma, 2 feb. (askanews) – Continua a crescere la Juve di Spalletti che si sbarazza del Parma in maniera netta. La Juve vince al Tardini 4-1 e continua a mettere pressione a Napoli e Roma. Parte forte la squadra di Spalletti che colpisce una traversa con Conceiçao, segna con Bremer e raddoppia con McKennie. Nella ripresa il Parma trova il gol con un’autorete di Cambiaso ma la Juve ristabilisce la distanza ancora con Bremer e poi la chiude con il 4-1 firmato da David.

“Siamo una squadra che vuole divertirsi giocando a calcio. Ogni partita è una tappa per portarci dietro delle cose”, così Luciano Spalletti ha commentato il 4-1 della sua Juve a Parma ai microfoni di Dazn. Poi, il mercato. “Di Icardi non posso che parlarne bene, ma questo non vuol dire che prenderemo Icardi. Lui mi ha dato una mano a livello di gol, ma poi portava nello spogliatoio anche altri problemi di famiglia. Era come se vivesse nello spogliatoio, ma aveva una finestra aperta su altri mondi. Presi una decisione forte nei suoi confronti. Ma lui è un ragazzo per bene, un ragazzo squisito e un goleador fantastico. Ma Icardi non si muove. Noi stiamo bene: cerchiamo un giocatore con determinate caratteristiche, ma se non lo troviamo, andiamo avanti così”. L’analisi del tecnico bianconero vira poi sulla partita e sul gruppo: “Il calcio si gioca sulle accelerazioni improvvise, sulle ripartenze, sulle seconde palle, sui duelli. È lì che si entra nella partita vera, e chi è più sveglio riesce a vincere. Elogi da parte dei giocatori? Fa piacere. Per me diventa fondamentale avere un rapporto con una squadra che vuole giocare a calcio e divertirsi. Ogni partita è una tappa che ci serve per portarci dietro delle cose per le gare successive. I complimenti i ragazzi li devono fare ai compagni, perché ho una squadra che ha la possibilità di diventare fortissima, proprio per questa unione e qualità di divertirsi quando si allena, e di voler fare ogni cosa che gli viene chiesta con determinazione ed entusiasmo”.

Calcio, risultati serie A: Juve quarta, oggi Milan e Roma

Roma, 2 feb. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Parma-Juve 1-4

Ventitreesima giornata: Lazio-Genoa 3-2, Pisa-Sassuolo 1-3, Napoli-Fiorentina 2-1, Cagliari-Verona 4-0, Torino-Lecce 1-0, Como-Atalanta 0-0, Cremonese-Inter 0-2, Parma-Juventus 1-4, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Classifica: Inter 55, Milan 47, Napoli 46, Juventus 45, Roma 43, Como 41, Atalanta 36, Lazio 32, Bologna 30, Udinese, Sassuolo 29, Cagliari 28, Torino 26, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventiquattresima giornata: venerdì 6 febbraio ore 20.45 Verona-Pisa, sabato 7 febbraio ore 18 Genoa-Napoli, ore 20.45 Fiorentina-Torino, domenica 8 febbraio ore 12.30 Bologna-Parma, ore 15 Lecce-Udinese, ore 18 Sassuolo-Inter, ore 20.45 Juventus-Lazio, lunedì 9 febbraio ore 18.30 Atalanta-Cremonese, ore 20.45 Roma-Cagliari. 18 febbraio ore 20.45 Milan-Como.

La violenza che tradisce la democrazia

Nessuna attenuante, nessun distinguo

Gli squallidi personaggi visti all’opera a Torino (e non sono i soli) vanno condannati “senza se e senza ma”. Senza i distinguo che qualche esponente della sinistra radicale ha utilizzato.

Per due motivi. Il primo, quello fondamentale e prioritario: hanno dato prova di una violenza organizzata e senza limiti, contro le forze dell’ordine e contro la città. Sono dunque nemici della Democrazia e dei valori che la devono animare.

Non può esserci nessuna benché minima ragione di “comprensione” per loro.

Il precedente degli anni di piombo

Il secondo, quello secondario: sono “utili idioti”, che aiutano le pulsioni autoritarie del sistema, concorrendo così alla riduzione di fatto degli spazi di dissenso e di libertà.

Senza voler fare – per fortuna nostra – paragoni impropri, anche negli anni di piombo la violenza politica “antagonista” operava (il caso Moro non è ancora del tutto disvelato nei suoi contorni) per favorire svolte autoritarie.

La Politica seppe reagire

I cretini visti a Torino non sono certo le Brigate Rosse, ovviamente.

Ma c’è da dire che in quegli anni la Politica ha saputo reagire – con forza e compattezza – senza ridurre gli spazi di dissenso e di democrazia. Oggi l’aria è molto diversa.

Questi violenti ed utili idioti non se ne rendono conto.

Per questo sono due volte nemici della Democrazia: perché violenti e perché utili idioti.

O con lo Stato o con l’eversione

Torino e la violenza che interroga la democrazia

Le terribili e devastanti immagini di Torino dopo la manifestazione organizzata dal centro sociale Askatasuna e appoggiata dalla rete dell’antagonismo nazionale ed europeo, non possono non far riflettere. E questo perché di fronte alla recrudescenza di quella violenza – disumana, criminale e terroristica – non ci possono più essere mezze misure.

Per dirla con parole più semplici, non ci sono terze vie. Come, del resto, non c’erano terze vie negli anni ’70 di fronte al terrorismo brigatista rosso. Ma, oggi come allora, sulla violenza politica purtroppo non c’è una convergenza politica di fondo delle forze politiche su come si deve affrontare e cercare di battere quella piaga devastante per la conservazione della nostra democrazia.

Il fantasma degli anni Settanta

Tutti ricordiamo, al riguardo, l’atroce e storico slogan “né con lo Stato né con le Br”. Uno slogan accarezzato, sostenuto e condiviso da molti settori della sinistra italiana dell’epoca. Da quella politica a quella intellettuale, da quella sindacale a quella mediatica ed universitaria.

Una deriva che fu attenuata dopo la forte presa di distanza del Pci da qualsiasi forma di violenza terroristica. Una deriva che trova, però, una puntuale conferma anche oggi. È appena sufficiente leggere le svariate interviste di molti esponenti della sinistra estremista e massimalista contemporanea per rendersene conto.

Dal sociologo Revelli ad esponenti del partito di Fratoianni/Bonelli, da molti commentatori ed opinionisti progressisti a svariati testimonial come il fumettista Zerocalcare. La lista, purtroppo, è molto lunga ed articolata.

La violenza come elemento comune

Ora, al di là delle chiacchiere e dell’ipocrisia, la riflessione è molto semplice e al tempo stesso precisa. E ci riporta, appunto, ai fatti di un passato drammatico, anche se avviene – come ovvio – con modalità diverse.

Ma c’è un elemento comune che lega le vicende di ieri con quelle di oggi. Ed è la violenza. Una violenza disumana, terribile e, appunto, di matrice terroristica.

E cioè, siamo di fronte ad un bivio. E, ieri come oggi, o si sta dalla parte dello Stato, a difesa delle Forze dell’Ordine, a tutela delle istituzioni democratiche oppure, al contrario, si accarezzano – ancora una volta – le cosiddette “ragioni” dell’estremismo violento di questi settori della sinistra antagonista.

La zona grigia” del fiancheggiamento

Le riflessioni che arrivano da chi “comprende le ragioni” di questi settori violenti non fanno altro che alimentare e consolidare quella “zona grigia” di collusione e di fiancheggiamento dell’estremismo violento, antidemocratico, anti Stato ed eversivo.

E questa è stata anche la precisa e coraggiosa denuncia del Capo della Procura torinese durante l’apertura dell’anno giudiziario nel capoluogo subalpino.

Nessuna ambiguità possibile

Ecco perché, e su questo versante il presente non si discosta affatto dal passato, ancora una volta dobbiamo semplicemente dire se si sta con lo Stato e la sua organizzazione democratica o se si parteggia formalmente e virtualmente con lo Stato ma poi si intraprende puntualmente un’altra strada.

“Né con lo Stato né con le Br” non può ridiventare il supremo riferimento politico, culturale, etico ed intellettuale per affrontare la nuova ed inedita eversione di oggi.

Almeno su questo i partiti, tutti i partiti – a cominciare da quelli estremisti, radicali e massimalisti – debbono dire una parola chiara e definitiva.

Dibattito Referendum – La riforma indebolisce i contrappesi

Un referendum che non è affatto tecnico

Chiamarlo referendum “tecnico” è la prima semplificazione. Il 22–23 marzo 2026 non si vota soltanto sulla separazione delle carriere: si decide su un’idea di democrazia, cioè sulla capacità del potere giudiziario di restare contrappeso reale, invece di diventare più permeabile alla contingenza politica.

In questa prospettiva, la chiave proposta da Luciano Canfora sposta il fuoco: non sul pittoresco della “corporazione” né sulla retorica anti-toghe, ma sulla funzione costituzionale dell’autonomia giudiziaria. In Italia essa è un presidio di garanzia: impedisce che l’azione dell’esecutivo scavalchi i limiti, soprattutto quando la pressione politica cresce e il controllo di legittimità viene dipinto come ostacolo.

Lo scenario possibile” se vince il Sì

Da qui discende un esercizio che va fatto senza isterie e senza caricature: immaginare lo scenario “possibile” se vincesse il Sì, non come profezia catastrofista, ma come traiettoria istituzionale. Che cosa accade quando la pubblica accusa, direttamente o indirettamente, diventa più agganciata al circuito politico?

Guardiamo oltre Atlantico: negli Stati Uniti d’America la funzione dell’accusa federale è incardinata nell’alveo dell’esecutivo. Non significa che quella democrazia sia “meno democratica” per definizione; significa però che lì il tema della politicizzazione della giustizia torna ciclicamente, perché la struttura stessa rende fisiologica una tensione: chi decide priorità, indirizzi, nomine? Quanto pesa il cambio di amministrazione? Quanto può diventare “politica” la selezione dei bersagli e delle urgenze?

In altre parole: non è necessario che qualcuno ordini esplicitamente; spesso basta che la catena di comando esista e sia percepita.

Democrazie polarizzate e conflitto permanente

In chiave comparativa, prendiamo l’Argentina: nelle democrazie polarizzate la frizione tra governo e magistratura tende a riemergere come tratto strutturale. Nel 2025 l’esecutivo ha nominato per decreto Ariel Lijo e Manuel García-Mansilla per la Corte Suprema, in assenza dell’approvazione del Senato; poche settimane dopo il Senato ha respinto entrambe le designazioni e García-Mansilla ha rassegnato le dimissioni.

Non è un paragone automatico, ma un monito: quando il conflitto tra governo e magistratura viene normalizzato, la legalità smette di essere cornice e diventa contesa; e a pagare il prezzo, quasi sempre, è chi non ha rete, denaro, avvocati potenti.

I contrappesi sotto pressione: una lezione storica

Infine, la memoria storica ci ricorda che nelle stagioni dei generali golpisti la prima operazione non è “fare nuove leggi”: è addomesticare i contrappesi. Mettere la giurisdizione sotto pressione, ridurre l’autonomia, trasformare il giudice in una figura che calcola conseguenze extra-giuridiche prima di decidere.

Non serve immaginare carri armati nelle piazze: spesso la cattura istituzionale avanza per ristrutturazioni, nuovi organi, nuove procedure che cambiano lentamente i rapporti di forza. La sostanza resta: se il controllore viene reso più vulnerabile, il controllato diventa più libero.

 

Separazione delle carriere: il falso bersaglio

A questo punto, lo snodo del dibattito si chiarisce. Perché la “separazione” – nel senso più concreto e quotidiano – in larga parte esiste già: funzioni diverse, percorsi distinti, passaggi rarissimi e vincolati.

Il punto, allora, non è la mitologia del “giudice amico del PM”. Il cuore della partita è la riscrittura dell’autogoverno.

Il vero nodo: il CSM e la leva di comando

La posta in gioco reale è il Consiglio Superiore della Magistratura nella sua concezione originaria: l’architrave che preserva l’autonomia dell’ordine giudiziario e regola, fuori dalla congiuntura politica, nomine, trasferimenti, progressioni e disciplina.

Qui non si “separa” soltanto: si ridisegna la leva di comando. Due Consigli, e la disciplina spostata fuori dall’autogoverno, in un’Alta Corte disciplinare. Non è tecnica: è un cambio di baricentro nei contrappesi.

Sorteggio e rappresentanza: unaccountability indebolita

Qui si tocca un punto sensibile: la rappresentanza. Con la riforma, infatti, i componenti dei due Consigli vengono estratti a sorte: per un terzo da un elenco di professori ordinari in materie giuridiche e di avvocati con almeno quindici anni di esercizio, elenco che il Parlamento italiano in seduta comune compila mediante elezione; e per due terzi tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti, nel numero e secondo procedure previsti dalla legge.

È un dispositivo che ridisegna l’accountability: la componente “laica” resta, per costruzione, politicamente tracciabile nella fase decisiva (la formazione dell’elenco), mentre la componente togata viene consegnata alla casualità della selezione, e dunque si indeboliscono responsabilità, criteri di competenza e controllo interno su chi esercita funzioni di autogoverno.

Le degenerazioni e la falsa cura

È qui che torna la domanda che dobbiamo avere il coraggio di porre, senza perifrasi: davvero la cura delle degenerazioni – correntismo, carrierismi, opacità – passa dal rendere più porosa la frontiera con la politica? Davvero si combattono distorsioni interne indebolendo gli anticorpi costituzionali?

E mentre si interviene sull’assetto delle garanzie e dei meccanismi di controllo, l’agenda della giustizia “di servizio” viene declassata: riduzione degli arretrati, dotazioni di personale, risorse, governance organizzativa, accessibilità. Il conflitto sale di quota, ma la capacità effettiva di tutela nei territori resta il nodo irrisolto.

Lequilibrio costituzionale come bene comune

Qui non si tratta di difendere “le toghe”. Si tratta di difendere l’equilibrio pensato dalla Costituente: poteri che si controllano a vicenda, legalità come limite necessario dell’azione di governo. Se quel limite diventa comprimibile, la domanda non è chi vince, ma chi sarà più protetto domani.

Dibattito Referendum – Separare per garantire: una riforma equilibrata

Un confronto necessario, non una scomunica politica

Ho letto con attenzione l’intervento di Luigi Bisignani su Il Tempo (“Un Sì alla Meloni, un No al referendum” – Il Tempo, 25 gennaio)), che pone questioni non banali e meritevoli di un confronto serio. Proprio per questo ritengo utile, con spirito di leale dialogo, chiarire alcuni profili che, a mio avviso, nell’articolo risultano tecnicamente imprecisi o logicamente contraddittori.

 

Costituzione e contesto storico: un equilibrio non dogmatico

Il primo equivoco di fondo riguarda l’idea che la separazione delle carriere sia una “scorciatoia ideologica” o, peggio, una manomissione dell’architettura costituzionale. È vero, come ricorda Bisignani, che i Costituenti scelsero un modello unitario della magistratura; ma è altrettanto vero che quella scelta non fu dogmatica né immutabile, bensì il frutto di un equilibrio storico contingente, fondato su una fiducia – allora plausibile – nella neutralità del pubblico ministero come “magistrato imparziale”. Fiducia che l’evoluzione ordinamentale, culturale e concreta della funzione requirente ha progressivamente eroso.

Un processo ormai accusatorio

Negare oggi questo dato significa ignorare la trasformazione profonda del processo penale italiano, che non è più – da tempo e progressivamente – un processo inquisitorio temperato, ma un sistema dichiaratamente accusatorio, nel quale il pubblico ministero è parte processuale a tutti gli effetti.

Continuare a collocarlo nello stesso circuito di carriera del giudice non rafforza le garanzie: le indebolisce, perché introduce una commistione strutturale tra chi accusa e chi giudica, che incide non solo sull’imparzialità reale, ma – come insegna la giurisprudenza costituzionale ed europea – anche su quella “apparente”, altrettanto essenziale per la fiducia dei cittadini.

 

Accusa ed esecutivo: un rischio evocato, non dimostrato

Non convince, poi, l’argomento secondo cui la separazione delle carriere renderebbe il pubblico ministero una “lunga manus” dell’Esecutivo o della polizia giudiziaria. È un rischio evocato, ma non dimostrato.

Nei principali ordinamenti democratici occidentali – spesso richiamati come modelli – la separazione è la regola, non l’eccezione, e ciò non ha prodotto né la subordinazione dell’accusa al potere politico né la dissoluzione delle garanzie. Al contrario, ha reso più chiari i ruoli, più trasparenti le responsabilità e più controllabili gli abusi.

Il sorteggio nel CSM: strumento, non caricatura

Quanto al sorteggio per il Consiglio Superiore della Magistratura, definirlo una “roulette russa” significa confondere lo strumento con l’uso distorto che se ne teme. Il sorteggio non è chiamato a selezionare giudici “a caso” per esercitare la giurisdizione, ma a rompere un sistema di cooptazione correntizia che ha dimostrato, nei fatti, di non essere più in grado di autoregolarsi.

È una misura di riequilibrio, non di delegittimazione; una risposta imperfetta, forse, ma necessaria a fronte di un fallimento evidente del modello precedente.

 

I veri problemi” della giustizia e il nodo ordinamentale

Si afferma, infine, che il referendum distoglierebbe l’attenzione dai “veri problemi” della giustizia: durata dei processi, organizzazione degli uffici, qualità degli operatori. Ma qui il ragionamento si rovescia su se stesso.

Proprio perché questi problemi sono strutturali e persistenti, occorre intervenire anche sull’assetto ordinamentale che li alimenta. La separazione delle carriere non è una riforma salvifica, ma è una riforma coerente con un processo penale moderno e con un’idea liberale delle garanzie, in cui l’equilibrio tra accusa e difesa non sia solo proclamato, ma praticato.

 

Un Sì come scelta riformatrice, non di appartenenza

Votare Sì al referendum non significa “giurare fedeltà” a un governo, né rinunciare allo spirito critico. Significa, più semplicemente, riconoscere che l’attuale assetto ha mostrato limiti evidenti e che una democrazia matura non deve temere di correggere se stessa, anche – e soprattutto – quando si tratta di giustizia.

Avv. Gaetano Scalise

Presidente Comitato per il SÌ di Noi Moderati-Maie e responsabile giustizia di Noi Moderati

Calcio, risultati serie A: Inter a +8 sul Milan

Roma, 1 feb. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Cremonese-Inter 0-2

Ventitreesima giornata: Lazio-Genoa 3-2, Pisa-Sassuolo 1-3, Napoli-Fiorentina 2-1, Cagliari-Verona 4-0, Torino-Lecce 1-0, Como-Atalanta 0-0, Cremonese-Inter 0-2, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Classifica: Inter 55, Milan 47, Napoli 46, Roma 43, Juventus 42, Como 41, Atalanta 36, Lazio 32, Bologna 30, Udinese, Sassuolo 29, Cagliari 28, Torino 26, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventiquattresima giornata: venerdì 6 febbraio ore 20.45 Verona-Pisa, sabato 7 febbraio ore 18 Genoa-Napoli, ore 20.45 Fiorentina-Torino, domenica 8 febbraio ore 12.30 Bologna-Parma, ore 15 Lecce-Udinese, ore 18 Sassuolo-Inter, ore 20.45 Juventus-Lazio, lunedì 9 febbraio ore 18.30 Atalanta-Cremonese, ore 20.45 Roma-Cagliari. 18 febbraio ore 20.45 Milan-Como.

"Salomon New Shapers Run": il 21 febbraio corsa di 10 km a Milano

Milano, 1 feb. (askanews) – La Salomon New Shapers Run 2026 si corre il 21 febbraio a Milano (Milano): una 10 km non competitiva che punta a portare 10mila persone sulle strade del centro durante i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026.

L’evento nasce con il supporto del Comune di Milano e di Fondazione Milano Cortina 2026. Martina Riva, assessore allo Sport, Turismo e Politiche Giovanili del Comune di Milano, ha dichiarato: “Questa corsa racconta molto bene che cosa intendiamo quando parliamo di Giochi come esperienza urbana e collettiva: la Salomon New Shapers Run porta lo spirito olimpico letteralmente in strada, rendendo la città uno spazio aperto di incontro e condivisione. È un modo concreto per coinvolgere le persone nei Giochi e rafforzare l’idea di Milano come città che vive lo sport non solo nei grandi eventi, ma nella quotidianità, come pratica accessibile e inclusiva”.

La partenza è prevista in via Legnano, poi il passaggio verso Arco della Pace e corso Sempione, con un tratto vicino al braciere olimpico. Da qui la corsa prosegue verso il Castello Sforzesco, attraversandone aree monumentali e cortili storici, e si conclude all’Arena Civica, dove è fissato l’arrivo.

Scott Mellin, Global Chief Brand Officer di Salomon, ha dichiarato: “La New Shapers Run rappresenta l’impegno di Salomon nel sostenere chi contribuisce a plasmare il futuro dello sport”. Mellin ha aggiunto: “Attraverso questa iniziativa vogliamo valorizzare l’idea di comunità, responsabilità e leadership positiva, riconoscendo il ruolo di ogni partecipante come parte di un movimento che promuove valori condivisi e destinati a durare”.

L’organizzazione della corsa prevede una valutazione dell’impatto ambientale e sociale, che riguarda mobilità, energia, materiali, rifiuti e accessibilità, con il supporto di partner specializzati.

Marie-Laure Piednoir, Global Sustainability and Impact Director di Salomon, ha commentato: “La New Shapers Run riflette i valori di Salomon: unire le persone attraverso lo sport, celebrare l’inclusione e ripensare, insieme ai nostri partner, il modo in cui ci relazioniamo con le città e le comunità in modo responsabile”.

Sul fronte dell’inclusione sportiva, è prevista la partecipazione degli atleti del Para-Team Salomon insieme ai runner del Team internazionale. Tra i nomi indicati per il Para-Team ci sono Joerome Berbard, Julien Veysseyre e Cristophe Debard, mentre per il Running Team sono stati citati Camille Bruyas, Marianne Hogan, Thibaut Baronian, Martina Valmassoi e Jonas Soldini.

Durante la presentazione è stata annunciata anche una collaborazione con ChangeTheGame, associazione che lavora contro abusi e violenze di natura emotiva, fisica e sessuale nello sport, con l’obiettivo dichiarato di contribuire a rendere la città uno spazio più sicuro per le donne che corrono. Parte della quota di iscrizione alla corsa verrà devoluta a sostegno dei progetti dell’associazione.

Daniela Simonetti, ideatrice e fondatrice di ChangeTheGame, ha affermato: “Da un’indagine svolta su quasi cinquemila runner è risultato che quasi la metà delle donne intervistate è stata vittima di molestie durante gli allenamenti. Questa collaborazione vuole restituire alle runner ciò che non dovrebbe mai essere messo in discussione: la possibilità di correre senza negoziare la propria sicurezza”.

Calcio, risultati serie A: il Como manca il sorpasso alla Juve

Roma, 1 feb. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Como-Atalanta 0-0

Ventitreesima giornata: Lazio-Genoa 3-2, Pisa-Sassuolo 1-3, Napoli-Fiorentina 2-1, Cagliari-Verona 4-0, Torino-Lecce 1-0, Como-Atalanta 0-0, ore 18 Cremonese-Inter, ore 20.45 Parma-Juventus, lunedì 2 febbraio ore 20.45 Udinese-Roma, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Classifica: Inter 52, Milan 47, Napoli 46, Roma 43, Juventus 42, Como 41, Atalanta 36, Lazio 32, Bologna 30, Udinese, Sassuolo 29, Cagliari 28, Torino 26, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventiquattresima giornata: venerdì 6 febbraio ore 20.45 Verona-Pisa, sabato 7 febbraio ore 18 Genoa-Napoli, ore 20.45 Fiorentina-Torino, domenica 8 febbraio ore 12.30 Bologna-Parma, ore 15 Lecce-Udinese, ore 18 Sassuolo-Inter, ore 20.45 Juventus-Lazio, lunedì 9 febbraio ore 18.30 Atalanta-Cremonese, ore 20.45 Roma-Cagliari. 18 febbraio ore 20.45 Milan-Como.

Attacco russo a un bus di minatori a Dnipropetrovsk in Ucraina, 15 morti

Roma, 1 feb. (askanews) – Un attacco russo contro un autobus avvenuto poco fuori dalla città di Pavlohrad, nell’Oblast’ di Dnipropetrovsk, ha ucciso almeno 15 minatori e ne ha feriti altri sette il 1° febbraio. Lo riferisce la più grande azienda energetica privata ucraina, Dtek.

La Russia ha lanciato un attacco di massa, prendendo di mira le miniere DTEK, ha spiegato l’azienda. Uno degli attacchi ha colpito un autobus di linea nella città di Ternivka, che trasportava minatori dopo il turno.

L’area vicino all’autobus è stata colpita da un drone russo, secondo il governatore dell’Oblast’ di Dnipropetrovsk, Oleksandr Hanzha.

“L’autobus di linea trasportava minatori, civili non coinvolti nei combattimenti. Questo è l’ennesimo attacco brutale con vittime, solo per oggi”, ha dichiarato il difensore civico Dmytro Lubinets.