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Iran, le notizie più importanti del 19 aprile sulla guerra

Roma, 19 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di domenica 19 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale.

-11:51 Gb, Londra: nella notte nuovo attacco incendiario a sinagoga.

-11:16 Iran, pasdaran: Ogni nave che si avvicina a Hormuz “presa di mira”.

-11:04 Idf: uccisi oltre 150 militanti Hezbollah giorno precedente tregua.

-10:37 Yemen, Houthi: massima allerta, pronti contro aggressione popolo.

-10:01 Iran, Cnn: il traffico sullo Stretto di Hormuz nuovamente bloccato.

-09:51 Iran, Pezeshkian: Trump non può privarci del nucleare, chi è lui?

– 09:24 Il leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei ha avvertito Stati Uniti e Israele: subiranno “nuove amare sconfitte”. In un messaggio letto dalla televisione di Stato iraniana, il leader supremo ha annunciato che la marina è pronta a infliggere “nuove amare sconfitte” agli Stati Uniti e a Israele, mentre le tensioni si intensificano nello Stretto di Hormuz, dove almeno due navi mercantili hanno riferito di essere state bersagliate da colpi d’arma da fuoco.

-08:41 Israele “ha dimostrato di essere un grande alleato” degli Usa. Il presidente americano, Donald Trump ha elogiato Israele, in un post su Truth, nella sua guerra contro l’Iran. “Hanno dimostrato di essere grandi alleati degli Stati Uniti – scrive Trump nel post – sono coraggiosi, audaci, leali e intelligenti e, a differenza di altri che hanno mostrato la loro vera natura nei momenti di conflitto e stress, Israele combatte duramente e sa come vincere”.

Libri, esce "Eva e Maria-Un corpo solo, due anime opposte" di Martinelli

Roma, 19 apr. (askanews) – È disponibile “Eva e Maria – Un corpo solo, due anime opposte”, il nuovo romanzo di Tommaso Martinelli, pubblicato da De Nigris Editore. Al centro della narrazione, la storia di due gemelle siamesi, Eva e Maria, costrette a condividere lo stesso corpo ma profondamente diverse per natura e visione del mondo. Eva è impulso, desiderio, esperienza; Maria è riflessione, equilibrio, protezione. Due anime opposte che non possono separarsi né ignorarsi: ogni scelta diventa una trattativa, ogni emozione una battaglia silenziosa.

Tra adolescenza, amore, paura e desiderio, il romanzo accompagna il lettore in un viaggio intimo e universale, dove la dualità diventa metafora dell’identità umana. In un mondo che osserva Eva e Maria come un’anomalia, le due protagoniste si trasformano nello specchio di una verità condivisa: nessuno è mai una cosa sola.

“L’idea del libro nasce del tutto casualmente, grazie all’incoraggiamento di Armando De Nigris e di Maria Antonietta Mormile della De Nigris Editore, ai quali, mesi fa, avevo raccontato che in quel periodo ero concentrato sulla stesura di un nuovo soggetto destinato al mercato dell’audiovisivo, incentrato su due gemelle siamesi – racconta Tommaso Martinelli -. Le storie dei siamesi, infatti, mi avevano sempre incuriosito e allo stesso tempo affascinato. Ma tutte quelle che mi erano state raccontate o che semplicemente avevo appreso attraverso interviste o documentari, fino ad allora, erano perennemente incentrate su siamesi sempre in simbiosi e totale sintonia tra di loro. A quel punto mi sono chiesto: e se tentassi di raccontare la storia di due gemelle siamesi che siano tra loro così diverse, a livello interiore, da non trovare mai un punto d’incontro, pur costrette a condividere quotidianamente e da sempre un unico corpo? Da lì sono nate Eva e Maria, che per il momento racconto in questo libro e che in futuro potrebbero trasformarsi anche in altro”.

Con una scrittura intensa e profondamente umana, Martinelli affronta temi universali come l’identità, il conflitto interiore e il coraggio di accettare tutte le sfumature di sé, anche quelle più scomode.

Il Papa: Angola segnata da guerra e povertà, ha fame e sete di pace

Roma, 19 apr. (askanews) – L’Angola, “Paese bellissimo e ferito” ha “fame e sete di speranza, di pace e di fraternità”. Lo ha detto il Papa alla messa a Kilamba, a 30 km di Luanda, nel suo secondo giorno in Angola. Leone ricorda “il dolore da cui questo vostro Paese è stato segnato: una lunga guerra civile con il suo strascico di inimicizie e divisioni, di risorse sperperate e di povertà”.

“Quando per lungo tempo si è immersi in una storia così marchiata dal dolore – sottolinea il Papa – si corre il rischio dei due discepoli di Emmaus: perdere la speranza e rimanere paralizzati dallo scoraggiamento”. E proprio prendendo spunto dal Vangelo che ricorda i discepoli di Emmaus, il Pontefice si sofferma sulla difficoltà nell’avere speranza di “una via di uscita”. I discepoli di Emmaus, “parlano ancora di quello che è accaduto, con la fatica di chi non sa come ricominciare, né se sia possibile farlo”. Ma “il Signore, anche oggi per noi” è “risorto e cammina al nostro fianco mentre percorriamo la strada della sofferenza e dell’amarezza, aprendo i nostri occhi perché possiamo riconoscere la sua opera e donandoci la grazia di ripartire e di ricostruire il futuro”, prosegue il Pontefice.

“Ecco tracciata anche per noi, per voi, cari fratelli e sorelle angolani, la strada per ricominciare: da una parte la certezza che il Signore ci accompagna e ha compassione di noi, dall’altra l’impegno che Egli ci chiede”, conclude il Papa.

Cnn: il traffico sullo Stretto di Hormuz è nuovamente bloccato

Roma, 19 apr. (askanews) – Il traffico nello Stretto di Hormuz si è nuovamente bloccato dopo che sabato due navi sono state oggetto di attacchi. Lo scrive la Cnn, citando i dati di Marine Traffic, secondo cui la maggior parte delle navi presenti nell’area si è spostata più all’interno del Golfo Persico o verso il Golfo di Oman, dove la situazione è relativamente più sicura.

Sabato alcune motovedette iraniane hanno aperto il fuoco contro una petroliera in transito nello stretto e, secondo quanto riferito dall’Organizzazione britannica per il traffico marittimo, una seconda nave sarebbe stata colpita da un “proiettile non identificato”. Nuova Delhi ha dichiarato che due navi battenti bandiera indiana sono state coinvolte in incidenti nello stretto e ha convocato il proprio ambasciatore iraniano per discutere della questione.

Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha affermato che bloccherà lo stretto e che “avvicinarsi allo Stretto di Hormuz sarà considerato come una forma di cooperazione con il nemico, e qualsiasi nave che violi tale divieto sarà presa di mira”.

Pezeshkian: Trump non può privarci del nucleare, chi è lui?

Roma, 19 apr. (askanews) – “Trump sostiene che l’Iran non possa avvalersi dei propri diritti in materia nucleare, ma non specifica per quale reato. Chi è lui per privare una nazione dei propri diritti?”: lo ha detto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, affermando che Trump non ha alcuna giustificazione per privare l’Iran dei suoi diritti in materia nucleare.

Secondo quanto riportato da Reuters, domenica l’agenzia di stampa studentesca iraniana ha citato il presidente iraniano in merito a Donald Trump e ai tentativi di smantellare le capacità nucleari dell’Iran.

L’instabilità attacca l’anticiclone, tornano i rovesci

Roma, 19 apr. (askanews) – La giornata di domenica sarà una giornata all’insegna della stabilità atmosferica e, soprattutto, del caldo, con valori termici che si spingeranno ben oltre le medie climatiche del periodo. Sembrerà già di essere a giugno in molte città; anche questo è uno dei tanti segnali di un cambiamento climatico ormai in atto che stravolge tutte le stagioni dell’anno.

Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma la stabilità atmosferica grazie alla protezione dell’alta pressione; oltre al sole, a far notizia saranno le temperature che si manterranno su valori più tipici dell’avvio di ciugno e che regaleranno un clima ideale per chi deciderà di trascorrere del tempo all’aria aperta. In città come Roma e Firenze raggiungeremo picchi massimi fin verso i 25-26°C durante le ore più calde.

Tuttavia, questa atmosfera tranquilla e soleggiata non è destinata a durare ovunque. Già a partire dalle ore pomeridiane e serali, lo scenario meteorologico è destinato a subire un cambiamento, in particolare sulle nostre regioni settentrionali. La causa di questo ribaltone è l’avvicinamento di un insidioso fronte instabile in discesa dal Nord Europa, che comincerà a scalfire lo scudo anticiclonico. I primi segnali dell’imminente peggioramento si manifesteranno sull’arco alpino e prealpino. Proprio qui, l’aria più fresca e instabile in quota inizierà a scontrarsi con il calore accumulato nei bassi strati, innescando lo sviluppo di nubi e i primi rovesci. Con il passare delle ore, tra la tarda serata e la notte, i temporali non si limiteranno a interessare i rilievi, ma tenderanno a sconfinare con decisione andando a colpire anche le vicine aree di pianura del Nord.

Le conseguenze di questo passaggio instabile si faranno sentire anche all’avvio della prossima settimana, che manterrà un’impronta piuttosto dinamica. Le regioni del Nord e parte di quelle del Centro faranno ancora i conti con un’atmosfera irrequieta: i rovesci si concentreranno specialmente a ridosso delle zone montuose, ma non mancheranno locali e improvvisi sconfinamenti fin verso le pianure limitrofe. Le notizie, però, volgono decisamente al bello in vista del 25 Aprile, Festa della Liberazione, l’alta pressione dovrebbe tornare a essere la grande protagonista assoluta sul bacino del Mediterraneo. Questa nuova e decisa espansione anticiclonica spazzerà via le nubi, regalando ampi spazi soleggiati e un clima nuovamente mite da Nord a Sud, offrendo così la cornice meteorologica perfetta per trascorrere la festività all’aperto.

NEL DETTAGLIO Domenica 19. Al Nord: nuvoloso, qualche rovescio dal pomeriggio. Al Centro: soleggiato e caldo. Al Sud: sole prevalente. Lunedì 20. Al Nord: nuvoloso, qualche pioggia irregolare. Al Centro: variabile con qualche rovescio sulle Adriatiche. Al Sud: sole prevalente.

Martedì 21. Al Nord: tra nubi e qualche pioggia irregolare. Al Centro: sole e caldo; instabile sulla fascia Adriatica. Al Sud: peggiora in Puglia.

Tendenza: alta pressione in rinforzo verso il 25 Aprile.

Mostro torna con un nuovo singolo dal titolo "No vabbè amo"

Milano, 19 apr. (askanews) – Mostro torna con un nuovo singolo dal titolo “No vabbè amo”, disponibile su tutte le piattaforme digitali per Epic Records / Sony Music Italy.

Prodotto da Nick Sick, “No vabbè amo” è un brano ironico e pungente in pieno stile Mostro: una traccia puramente rap, diretta e affilata. Tra punchline e immagini taglienti, Mostro alterna barre caustiche e feroci a un flow ipnotico, mantenendo quella leggerezza e quel sarcasmo che da sempre contraddistinguono la sua cifra stilistica. Il risultato è un pezzo che colpisce per immediatezza e personalità, confermando ancora una volta la sua capacità di muoversi con autenticità all’interno della scena.

“No vabbè amo” arriva dopo “Boojack freestyle”, “È crazy” feat. Madman e “Metallo e Carne”. Pubblicato il 2 maggio 2025, “Metallo e Carne” è il suo ultimo album: un progetto in 13 tracce interamente prodotto da Yoshimitsu e Nick Sick (con la partecipazione di Mixer T in “Nodo in gola”), che rappresenta uno dei lavori più intimi e immaginifici della sua carriera. Un disco che non cerca risposte ma attraversa domande profonde, costruito come un viaggio nell’inconscio dove corpo e coscienza si incontrano, tra dimensione fisica e spazio mentale. Un racconto personale e viscerale che mette al centro vulnerabilità, trasformazione e consapevolezza, confermando la profondità della sua scrittura.

Mostro è un artista che grazie al suo stile e alla sua penna ha conquistato numerosi traguardi, tra cui la certificazione Oro per l’album “THE ILLEST VOL. 2” (che ad oggi conta oltre 110 milioni di stream solo su Spotify), la certificazione Oro per il disco “Sinceramente Mostro” (che ad oggi conta oltre 89 milioni di streaming su Spotify), e il disco di Platino per “Ogni maledetto giorno”, progetto che in una sola settimana dall’esordio è riuscito a scalare ben 87 posizioni nella classifica ufficiale FIMI/Gfk dei dischi più venduti.

Podcast "Italiane della scienza": Gioia Rau, la Nasa verso la Luna

Roma, 18 apr. (askanews) – “Per come la vedo io, la scienza è di sé super partes. Ovviamente la scienza è fatta da persone. Queste persone, più variegate sono, più diversità di prospettive portano, più la scienza si arricchisce”. A parlare è Gioia Rau, astrofisica italiana da molti anni negli Stati Uniti, prima alla Nasa, oggi direttrice di programma alla National Science Foundation, l’agenzia federale Usa che finanzia progetti in tutti i campi della scienza. Gioia Rau è protagonista del nuovo episodio di “Italiane della Scienza”, una serie podcast della rubrica SGUARDI prodotta da Askanews e ideata da Alessandra Quattrocchi.

A 37 anni, Rau da Washington gestisce progetti a livello mondiale da milioni di dollari. Le abbiamo parlato nei saloni del Centro Studi Americano di Roma dove partecipava al convegno ‘The American Dream’ per parlare di spazio e di leadership. Obbiettivo numero uno tornare sulla Luna, ma i progetti dell’esplorazione spaziale sono numerosi, fino a Marte.

“Per me è una passione da quando ero piccola, tutto ciò che era spazio mi affascinava” racconta Rau. “Quando avevo più o meno otto anni ho scritto alla NASA, e loro invece di ignorarmi mi risposero… questo mi ha insegnato l’importanza dell’offrire supporto ai giovani. Mi risposero “studia, impegnati, un giorno arriverai qui”. Laureata alla Sapienza, vincitrice di una borsa alla Caltech, l’università di Big Bang Theory, poi un dottorato a Vienna, un postdoc in Germania, un progetto di ricerca che la fece diventare ‘fellow’ al NASA Goddard Space Light Center, poi ‘research scientist’. Oggi Gioia Rau mette insieme le risorse statali americane e internazionali, il mondo accademico e le grandi industrie private, sempre più rivolte allo spazio; dirige portafogli multimilionari in astrofisica e intelligenza artificiale applicata allo spazio, e guida il coordinamento strategico con il quartier generale della Nasa, l’industria e la filantropia, tutto nel quadro della National Science Foundation, “la fondazione pubblica in America più prestigiosa che finanzia la ricerca across the board”. La ricerca pura? “la continuo sia nel 20% di tempo che ho sia nelle mie notti e weekend… Tante persone decidono di rimanere ricercatori per tutta la loro carriera, è una scelta; io ho scelto diciamo di passare a un ruolo più strategico se vuoi, quindi non guardo più il singolo albero, guardo l’intera foresta, vedo dove gli alberi sono più secchi o più rigogliosi, in che modo possiamo gestirli”.

Al Centro Studi Americano ha parlato dei vari telescopi che la NASA sta costruendo. E poi Habitable Worlds Observatory, che sarà la nuova big flagship mission della NASA: “un impegno di tanti anni, stiamo parlando almeno di 15-20 anni da oggi. E HWO, Habitable Worlds Observatory, vuole scoprire biosignature, biosignatures nelle atmosfere di esopianeti, quindi non solo trovarli, ma anche osservare le loro atmosfere”.

“Siamo in un momento di fortissimo interesse per lo spazio; da un paio di anni è cambiato completamente l’approccio ad andare nello spazio. I governi da soli era, diciamo, “the old way to do space”. Adesso” dice Rau, “bisogna collaborare sempre di più: governi che collaborano con il privato, public-private partnership che collaborano con l’accademia, che collaborano con fondazioni private. Solo in questo modo, insieme, riusciamo a raggiungere vette sempre più alte” E per cosa sarebbe disponibile a tornare in Italia? “Beh, se mi offrissero una posizione almeno al pari di quella che ho negli Stati Uniti, a livello di responsabilità e di direzione, magari valuterei”.

I podcast di SGUARDI sono disponibili sul sito di Askanews, sul canale YouTube https://www.youtube.com/@SGUARDI_askanews e su tutte le piattaforme di streaming.

Calcio, risultati Serie A, Oggi in campo Milan e Juve

Roma, 19 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 33esima giornata di serie A dopo Roma-Atalanta 1-1

33ª giornata Sassuolo-Como 2-1; Inter-Cagliari 3-0, Udinese-Parma 0-1; Napoli-Lazio 0-2; Roma-Atalanta 1-1. Domenica 19 aprile, ore 12.30 Cremonese-Torino; ore 15 Verona-Milan; ore 18 Pisa-Genoa; ore 20.45 Juventus-Bologna. Lunedì 20 aprile, ore 20.45 Lecce-Fiorentina.

Classifica: Inter 78, Napoli 66, Milan 63, Juventus 60, Roma 59, Como 58, Atalanta 54, Bologna 48, Lazio 47, Sassuolo 45, Udinese 43, Torino, Parma 39, Genoa 36, Fiorentina 35, Cagliari 33, Cremonese, Lecce 27, Verona, Pisa 18.

34.a giornata Venerdì 24 aprile, ore 20.45 Napoli-Cremonese. Sabato 25 aprile, ore 15 Parma-Pisa; ore 18 Bologna-Roma; ore 20.45 Verona-Lecce. Domenica 26 aprile, ore 12.30 Fiorentina-Sassuolo; ore 15 Genoa-Como; ore 18 Torino-Inter; ore 20.45 Milan-Juventus. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

35ª giornata – Venerdì 1 maggio, ore 20.45 Pisa-Lecce. Sabato 2 maggio, ore 15 Udinese-Torino; ore 18 Como-Napoli; ore 20.45 Atalanta-Genoa. Domenica 3 maggio, ore 12.30 Bologna-Cagliari; ore 15 Sassuolo-Milan; ore 18 Juventus-Verona; ore 20.45 Inter-Parma. Lunedì 4 maggio, ore 18.30 Cremonese-Lazio; ore 20.45 Roma-Fiorentina.

Keynes, l’economista della pace e della piena occupazione

Nell’estate del 1922 un giovane economista viene invitato a pranzo al numero 46 di Gordon Square, nel cuore di Bloomsbury a Londra. Entriamo, dunque, e saliamo con lui al primo piano: «La stanza mi fece una forte impressione. Appariva vuota, spoglia dei soliti ornamenti e pendagli, in uno stile che sarebbe presto diventato di moda, ma che allora mi era nuovo. Alle pareti due soli quadri, moderni, forse di Matisse o di Picasso. Le poltrone erano straordinariamente comode. Null’altro, se non la piccola tavola alla quale avremmo mangiato (…) La conversazione era vivace e animata (…) Mi resi conto che ero in presenza di qualcosa di assolutamente straordinario, una commistione di profonda esperienza delle teorie più recenti e conoscenza diretta degli eventi di ogni giorno».

Il padrone di casa, John Maynard Keynes, non ha ancora quarant’anni ed è già un economista famoso. È nato a Cambridge nel 1883. È il primo dei tre figli del filosofo e logico John Neville Keynes e di Ada Florence Brown, prima donna nel consiglio comunale di Cambridge (e prima donna sindaco nel 1931). Maynard, come lo chiamano tutti, ha una laurea in matematica; ha studiato l’economia con Alfred Marshall; è entrato per concorso nel Civil Service (secondo su quattrocento candidati); è fellow del King’s College; è con Virginia Woolf tra gli artisti e gli intellettuali del gruppo di Bloomsbury; durante la Grande guerra ha diretto una delle sezioni del Tesoro e ha fatto parte della delegazione britannica alla Conferenza di pace di Parigi, che ha abbandonato in polemica con il suo governo intorno alle clausole del Trattato di Versailles, che egli considera una «pace cartaginese».

Soprattutto è l’autore di un libro, The Economic Consequences of the Peace (1919), che ha fatto il giro del mondo ed è stato tradotto in una dozzina di lingue, incluso l’arabo e il cinese. Ha sostenuto la necessità di favorire, e non di impedire, la ripresa dell’economia tedesca. «Se puntiamo a impoverire l’Europa centrale — ha scritto — la vendetta, oso predire, non si farà attendere. Niente potrà allora ritardare a lungo quella finale guerra civile tra le forze della reazione e le convulsioni disperate della rivoluzione, rispetto alla quale gli orrori della passata guerra tedesca svaniranno nel nulla e che distruggerà, chiunque sia il vincitore, la civiltà e il progresso della nostra generazione».

La sua proposta per il dopoguerra è diversa. Cooperare, e non punire. Le economie europee sono legate come da una «unità organica», in cui il bene del tutto è superiore a quello della parti. Occorre cancellare il debito interalleato (che costringe i francesi e gli inglesi, fortemente indebitati con gli americani, a rivalersi economicamente sui tedeschi); limitare di conseguenza la richiesta di riparazioni alla Germania; emettere un prestito internazionale per stabilizzare i cambi ed evitare il caos delle monete. C’è di più: occorre un’area di libero scambio nell’Europa continentale e la messa a fattor comune di carbone, ferro, trasporti. Su questa falsariga agiranno Jean Monnet e Robert Schuman.

A proposito di quel libro l’economista Joseph Schumpeter — suo ammiratore ma anche suo rivale — ha scritto che Keynes avrebbe avuto un posto nella storia anche se, dopo il 1919, non avesse scritto più nulla. L’influenza del libro è enorme. Una eco si ritrova secondo alcuni anche in The Waste Land (1922) dell’amico e poeta T.S. Eliot, con i suoi riferimenti a Cartagine e alla City di Londra.

Si impone come intellettuale pubblico immerso nella società. Critica il governo, parla alla radio, scrive sui giornali. È capace di fissare in pochi punti un piano di riforma. Trascorre a Londra i giorni centrali della settimana e a Cambridge i restanti. Legge l’antropologia di Frazer, la psicanalisi di Freud, il teatro di Ibsen. Sposa la ballerina russa Lydia Lopokova, grande étoile del tempo.

Alla metà degli anni Venti è tra i primi economisti a riportare in Occidente un’immagine dell’Unione Sovietica (A Short View of Russia, 1925). Il capitalismo dovrà essere reso più umano, oltre che più efficiente, per evitare che la gente subisca la fascinazione ideologica del comunismo.

Non si tratta di abbattere il capitalismo ma di riformarlo, per difendere il sistema sociale fondato sulle libertà: «Penso che il capitalismo, se ben gestito, possa probabilmente essere reso più efficiente di qualsiasi sistema alternativo sinora concepito nel perseguimento di obiettivi economici, ma penso anche che, in sé per sé esso sia per molti versi estremamente criticabile. Il nostro problema è quello di mettere in piedi una organizzazione sociale che sia in sommo grado efficiente senza pregiudicare la nostra idea di uno stile di vita soddisfacente» (The End of Laissez-faire, 1926).

L’economia è mezzo, e non fine. Si spinge con l’immaginazione fino a quel giorno in cui «saremo finalmente in grado di buttare alle ortiche molti pseudoprincìpi che ci affliggono (…) L’amore per il denaro, il possesso del denaro — da non confondersi con l’amore per il denaro che serve a vivere meglio, a gustare la vita — sarà, agli occhi di tutti, un’attitudine morbosa e repellente, una di quelle inclinazioni a metà criminali e a metà patologiche da affidare con un brivido agli specialisti di malattie mentali» (Economic Possibilities for Our Grandchildren, 1930). Ma, soggiunge, non è ancora il tempo.

La crisi del 1929 segna uno spartiacque. Comunismo, fascismo e di lì a poco nazismo propongono modelli alternativi. Lo scontro è frontale. In una lettera aperta al presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt, pubblicata sul «New York Times» alla fine del 1933, Keynes scrive: «Caro signor presidente (…) se lei dovesse fallire, in tutto il mondo sarà gravemente pregiudicato il cambiamento su basi razionali, e in campo rimarranno a scontrarsi solo l’ortodossia e la rivoluzione. Ma se lei avrà successo, ovunque metodi nuovi e più coraggiosi verranno sperimentati». Il problema è politico: l’elevata disoccupazione e le eccessive disuguaglianze indeboliscono le democrazie. Ed esse hanno bisogno, per sopravvivere, di creare condizioni di benessere e di piena occupazione.

All’inizio degli anni Trenta il mondo è a una svolta. Keynes si è lasciato alle spalle l’ortodossia, che predica il laissez-faire quando c’è il bel tempo e il «liquidazionismo» quando piove. Con coraggio si è imbarcato nella composizione di un’opera che lo impegnerà per più di un lustro. Esce nel febbraio del 1936 con un titolo innovativo e problematico: The General Theory of Employment, Interest and Money, forse con un riferimento non troppo nascosto alla “teoria generale” di Albert Einstein, che Keynes ha conosciuto a Berlino, quasi come a voler suggerire un’analoga rivoluzione di pensiero.

L’idea di fondo è che non esistono meccanismi automatici e spontanei capaci di condurre il sistema all’equilibrio. La disoccupazione esiste e non è una eccezione. Il fatto è che le decisioni di investimento presenti dipendono dallo stato delle aspettative sul futuro (in particolare sullo stato della domanda), futuro avvolto dall’incertezza. Il calcolo ci guida fino a un certo punto: «La maggior parte delle nostre decisioni di compiere un’azione le cui conseguenze non si potranno valutare pienamente che a distanza di molto tempo può essere presa solo come effetto di animal spirits, di un bisogno spontaneo di agire piuttosto che di non agire, e non come il risultato di una media ponderata di benefici quantitativi moltiplicati per le rispettive probabilità quantitative» (General Theory, 1936).

Non c’è nulla di animalesco o bestiale negli animal spirits. L’espressione ha origini nella letteratura medica e nella filosofia classica: spiritus animalis significa, alla lettera, soffio o spirito dell’anima (cfr. il Meridiano Mondadori su Keynes curato da Giorgio La Malfa, con note di commento ai testi di La Malfa e di chi scrive, 2019). Il futuro non è nel calcolo, ma in questa misteriosa spinta.

Quando gli animal spirits si affievoliscono facendo crollare gli investimenti, si può ricorrere all’intervento dello Stato: attraverso la politica fiscale, la politica monetaria e, se ciò non basta, i lavori pubblici. Keynes non ha mai proposto di «scavare buche» per favorire la ripresa. Ha solo detto con un paradosso che non resterebbe che questo, se la nostra intelligenza non fosse in grado di escogitare rimedi più utili per uscire dalla depressione. Keynes non è l’economista della spesa pubblica fine a se stessa. Al contrario, predica il pareggio di bilancio per la spesa corrente e il deficit di bilancio per gli investimenti produttivi. C’è sempre una ragione per spendere: ma il ministro del Tesoro, secondo lui, si riconosce anzitutto per i suoi “no”. Il coraggio intellettuale fa il paio con la prudenza politica.

Nel 1937 è colpito da infarto. Da quel momento la morte è in agguato. L’anno dopo in una lettera a Roy Harrod (il giovane economista che abbiamo citato all’inizio e che ne sarebbe stato primo biografo), Keynes scrive che «l’economia è essenzialmente una scienza morale e non una scienza naturale: essa si fonda, in altre parole, sull’introspezione e sul giudizio». Ma essa deve essere anche una scienza pratica, che vede la realtà delle cose. Aveva scritto: «I difetti economici più evidenti della società in cui viviamo sono l’incapacità di assicurare la piena occupazione e la sua arbitraria e iniqua distribuzione della ricchezza e dei redditi» (General Theory, 1936). Sono i problemi di oggi.

Durante la guerra è consulente del Tesoro. Prepara la conferenza di Bretton Woods (luglio 1944), che segnerà la nuova stagione della cooperazione postbellica, e vi partecipa da protagonista. Della conferenza è il vincitore morale, anche se alcune delle sue idee più innovative cedono il passo di fronte alla dominanza del dollaro e degli Stati Uniti. Non vede la luce il suo bancor, una moneta internazionale pensata per non soggiogare la creazione monetaria agli scopi di un Paese solo.

È lui a evocare, a Bretton Woods, quel «mantello di Giuseppe» che la leggenda vuole che Ismaele accettò da Giuseppe come pegno di un debito recando innumeri benefici al creditore. Il messaggio è chiaro: che non sia avaro e miope il creditore; ma buono, lungimirante e sagace. Le istituzioni nate a Bretton Woods, la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (oggi Banca mondiale) e il Fondo monetario internazionale, devono secondo lui appartenere al mondo intero. Il problema, di nuovo, non è solo economico, ma anche politico: le tensioni economiche non devono sfociare come negli anni Trenta nella guerra. Il nuovo sistema, il suo, dovrà promuovere la pace.

Del negoziatore di Bretton Woods Lionel Robbins ha lasciato una vivida descrizione, tanto più significativa perché vergata da un economista “ortodosso”: «In quei momenti mi trovo a pensare che Keynes sia probabilmente uno degli uomini più notevoli che siano mai esistiti: la logica pronta, il balzo alato dell’intuizione, la vivida fantasia, l’ampia visione delle cose, soprattutto il senso incomparabile della parola giusta, tutto concorre a farne qualcosa di superiore al normale livello umano».

Colpito a Bretton Woods da un altro infarto, Keynes sopravvive ancora una volta. Riesce, nel marzo 1946, a tenere un ultimo discorso alla Royal Economic Society, in cui sostiene che gli economisti «non sono i depositari della civiltà ma della possibilità della civiltà». Quella civiltà che, parafrasando Freud, aveva definito una crosta fragile. Crosta sempre fragile, perché umana. Muore a Tilton nella casa di campagna il 21 aprile 1946, all’alba del giorno di Pasqua. Alla fine della monumentale biografia di Keynes in tre volumi (Macmillan 1983, 1992, e 2000), Robert Skidelsky scrive che non fu inappropriato il fatto che il servizio funebre si svolse nell’abbazia di Westminster con rito anglicano. Non era solo la ragion di Stato a suggerirlo. E neppure solo il riconoscimento di aver fatto parte della cerchia di uomini che avevano illustrato la patria. Vi era, forse più sottilmente, il fatto che «Keynes era ben radicato nella cultura della cristianità»; egli era giunto a comprendere che «il nemico non era la cristianità ma (…) il materialismo mondano».

L’homo oeconomicus era una finzione: utile, ma pur sempre finzione. L’utilitarismo era secondo Keynes «il verme che ha allignato nelle viscere della civiltà moderna ed è responsabile della sua attuale decadenza morale» (My Early Beliefs, 1938). Si era da giovane abbeverato all’etica di George Edward Moore e ne era rimasto segnato: il buono, il bello, il giusto consistono nella coltivazione e godimento dell’arte, delle creazioni dello spirito, delle relazioni umane. L’economia è solo un mezzo. È stato autorevolmente scritto che «in linea con Aristotele, Keynes ritiene che una buona vita abbia delle condizioni materiali e istituzionali necessarie» e che, per l’economista di Cambridge, «il compito dell’economia politica come scienza morale e della politica economica è proprio quello di fornire queste condizioni materiali per una vita buona e felice (…). La piena occupazione è una di queste» (Anna Maria Carabelli, John Maynard Keynes: il ragionamento economico, Carocci, 2024).

Nel 1919 — quando nessuno sapeva quanto a lungo sarebbe stato possibile scongiurare un’altra guerra — Keynes aveva scritto: «Gli sviluppi dell’anno venturo non saranno foggiati dagli atti deliberati degli statisti, ma dalle correnti nascoste che incessantemente influiscono sotto la superficie della storia politica, e il cui sbocco nessuno può prevedere. In un modo soltanto possiamo agire su queste correnti nascoste: mettendo in moto quelle forze dell’istruzione e dell’immaginazione che cambiano l’opinione. Affermare la verità, svelare le illusioni, dissipare l’odio, allargare e educare il cuore e la mente degli uomini: questi i mezzi necessari». Il nostro dovere, oggi, non è diverso.

Un’altra economia e un’altra politica sono possibili nella nuova epoca

Ripensare capitalismo e politica

Il capitalismo e la politica sono da ripensare radicalmente nella nuova epoca, alla fine della Modernità. Occorre ridisegnare il nostro modello economico e politico mettendo al centro l’uguaglianza, la fraternità universale nella libertà, la solidarietà, la giustizia sociale, la sostenibilità.

La politica, sostenuta dall’etica, deve guidare l’economia e la tecnologia dopo la deriva neoliberista degli ultimi cinquant’anni. Questi enormi poteri, che minacciano la pace, il genere umano ed il pianeta, devono essere posti al servizio di un ideale di benessere e di “vita buona”.

Così potranno affermarsi diritti umani allargati, cioè diritti civili, sociali, politici e ambientali insieme. L’obiettivo è la felicità umana. Pertanto dobbiamo sconfiggere il prima possibile i regimi autocratici e dittatoriali alleati con il potere tecnologico, digitale in particolare. Va smascherata l’ideologia dominante che considera l’economia al vertice della piramide.

La storia, il pensiero critico e complesso possono aiutarci in questo compito attuale ed urgente.

La crisi del modello neoliberista

Dietro il mito del neoliberismo c’è una realtà amara di povertà, diseguaglianze, guerre. Non esiste un solo modo di fare economia. Il sistema economico attuale sta fallendo sotto gli occhi di tutti a seguito di una globalizzazione sfrenata.

Le disuguaglianze sono cresciute oltre ogni limite. Ciò ha contribuito alla crisi della democrazia in Occidente, favorendo, peraltro, i regimi autoritari nel resto del mondo ed una catastrofe ambientale imminente.

Ricomporre il sogno dell’umanità

Come ricomporre il sogno dell’umanità? Che fare? Occorre investire in istruzione ed innovazione, ridurre le disuguaglianze che ostacolano la crescita, salvare l’ambiente insieme alla democrazia.

Accanto alla concorrenza dobbiamo favorire la cooperazione e la biodiversità delle imprese, private, pubbliche ed il non profit.

Le risorse della trasformazione

Con quali risorse possiamo vincere questa battaglia politica e culturale?

Con la forza della società civile organizzata, con il potere dei cittadini unendo tutte le lotte, con un ideale di giustizia sociale, con partiti riformati e trasparenti mediante il finanziamento pubblico, con uno Stato democratico ed efficiente dentro un’Europa unita e federale.

Il primato della politica nella nuova epoca

Saremo quello che decidiamo oggi. Nulla è predeterminato. In sintesi, la politica dovrà guidare l’economia e la tecnologia.

Possiamo dare vita ad un nuovo sistema economico che metta conoscenza ed innovazione, uguaglianza, libertà e sostenibilità al centro. Fondamentale per questo è che la politica riformi sé stessa e torni ad appassionare milioni di cittadini, giovani in particolare.

Possiamo fare la storia e creare un mondo plurale, in pace, in un’unica comunità di destino.

Sudan. Da guerra civile a pedina di un più vasto conflitto regionale

Una tragedia dimenticata

Sono trascorsi già tre anni dall’inizio della guerra civile sudanese. L’anniversario di un conflitto devastante che ha provocato la più grande tragedia umanitaria in atto nel mondo (oltre 200.000 morti, ma probabilmente sono molti di più, decine di migliaia di feriti, 13 milioni di profughi e 25 milioni di persone ridotte alla fame) senza che la comunità internazionale e gli organi di comunicazione di massa ne avvertissero, se non sporadicamente, l’enormità, ha offerto l’occasione alla grande stampa internazionale per denunciare l’orrore che vivono quelle povere popolazioni con toccanti reportages sul campo. Ad esempio, qui in Italia, molto intensi sono stati gli articoli di Fabio Tonacci su Repubblica.

Ora però, trascorsi pochi giorni dal 15 aprile, tutto è già tornato alla normalità, ovvero al silenzio, soverchiato dalle notizie compulsive che informano sulla guerra principale, di enorme impatto mondiale e tale da confinare in periferia – sia nelle televisioni sia nella carta stampata – addirittura quella russo-ucraina.

Eppure quanto sta avvenendo in Sudan riveste un’elevata importanza geopolitica per tutta l’area del Corno d’Africa e del Mar Rosso, affatto secondaria nell’attuale scenario mondiale.

 

Origini del conflitto: il fallimento della transizione

La guerra è iniziata quando è esplosa la rivalità fra i due generali che avevano, appena due anni prima, attuato un colpo di stato che aveva vanificato il tentativo democratico avviato con la costituzione di un governo civile di transizione verso libere elezioni all’indomani della rivolta popolare che nel 2019 aveva abbattuto la pluridecennale dittatura islamica di Omar al-Bashir.

Sin dal suo inizio il conflitto ha assunto caratteristiche di estrema violenza, facendo precipitare il paese in un girone infernale del quale le maggiori vittime sono i civili, come sempre accade in questi casi.

Il generale Abdel Fattah al-Burhan comanda l’esercito nazionale, denominato Sudanese Armed Forces (SAF); l’altro generale, Mohammed Hamdan Dagalo detto Hemedti comanda un gruppo paramilitare, Rapid Support Forces (RSF), le cui radici risalgono alle milizie arabe Janjaweed che durante il regime dittatoriale di al-Bashir agli inizi del nuovo secolo effettuarono una sorta di “pulizia etnica” nei confronti delle popolazioni non-arabe residenti nel Darfur.

 

Un paese diviso e sull’orlo del collasso

Ed è proprio in questa regione che le RSF hanno concentrato i propri sforzi, distinguendosi per la ferocia con la quale terrorizzano la popolazione, e giungendo a conquistarla, instaurando un governo parallelo a quello di Khartoum e da qui spingendosi nel confinante Kordofan, ragion per cui si può sommariamente sostenere che, al momento attuale, il Sudan è diviso in due: il nord e l’est controllato dalle SAF, il sud e l’ovest dalle RSF.

Una situazione che molti analisti stanno cominciando ad assimilare a quella libica: contesti diversi ma simile divisione di uno Stato che pare prossimo al fallimento e forse fatalmente destinato a spaccarsi.

 

La regionalizzazione del conflitto

Questa guerra civile non è però solo lo scontro fra due gruppi sanguinari in lotta fra loro per accaparrarsi le ricchezze di una nazione che stanno distruggendo. Essa sta facendo venire alla luce rivalità regionali di una qualche importanza e finanche insospettabili fino a non molti anni fa. Come quella fra Arabia e Emirati Arabi Uniti, venuta alla luce con il conflitto yemenita e ora in dispiegamento proprio in Sudan.

Il fronte dei paesi interessati e coinvolti nella guerra sudanese è peraltro ancora più ampio. Ed il rischio di una sua esondazione oltre i confini di quella estesa nazione si sta facendo sempre più concreto, congiungendosi alla deflagrazione mediorientale.

Il Sudan, al di là di una agricoltura che può garantire generosi raccolti lungo tutto il corso del grande fiume, il Nilo, riveste infatti un’importanza strategica per tutti gli attori operanti nell’area: sia per la sua collocazione geografica alla giuntura del mondo arabo con quello africano sia soprattutto per le centinaia di km di costa sul Mar Rosso, uno dei canali principali del commercio mondiale.

 

Le alleanze in campo

Così, sin dall’inizio l’Egitto ha provveduto a sostenere l’esercito regolare sudanese e ad esso nel tempo si sono aggiunti il Qatar, l’Algeria e pure l’Iran. Al riconoscimento di al-Burhan quale legittimo capo del governo sudanese si è unita l’Eritrea, e con essa anche il Corno d’Africa è stato coinvolto nella vicenda. E non è mancata pure la Turchia, alla ricerca di un punto d’appoggio sul Mar Rosso nel quadro del suo ambizioso progetto di espansione geopolitica neo-ottomana.

A supporto delle RSF vi sarebbero gli Emirati Arabi Uniti, che però continuano a negare ogni loro coinvolgimento nel conflitto. Più recentemente si sarebbe associata anche l’Etiopia, sia pure non formalmente.

L’Arabia Saudita dal suo canto ufficialmente è rimasta neutrale e ha assunto un ruolo di mediatrice fra le parti ma in realtà supporterebbe economicamente le SAF, interessata alla stabilità di un paese che occupa le sponde occidentali del Mar Rosso, a pochi km in linea d’aria dalla città santa de La Mecca e dagli importanti insediamenti costieri aventi anche finalità turistiche in corso di realizzazione nell’ambito del piano di sviluppo “Vision 2030” voluto dal principe ereditario Mohammed bin Salman per diversificare l’economia saudita, ancora troppo legata ai soli introiti petroliferi.

 

Il rischio sistemico e lo scenario futuro

Oltre a ciò il timore di Riad – come pure dell’Egitto, soprattutto – è l’instabilità che potrebbe derivare in tutta la regione da un possibile collasso del Sudan negli sviluppi del quale potrebbero inserirsi gruppi islamisti radicali dalla vocazione terroristica e dunque sommamente pericolosi per la dinastia saudita, e non solo.

Anche Abu Dhabi, peraltro, è interessata ad un posizionamento strategico lungo le coste del Mar Rosso, ed evidentemente questo non può che essere ricercato nelle sue rive occidentali, quindi sudanesi. Ma non solo. Il Sudan è altresì di fatto il granaio emiratino, elemento questo essenziale per un paese che a causa della sua conformazione territoriale è costretto a importare la quasi totalità delle derrate alimentari e a tal fine ha sviluppato una rete di terre coltivate connessa attraverso porti e centri di ramificazione logistica la cui gran parte è allocata proprio nel Sudan.

La competizione crescente fra il Regno e gli Emirati, un tempo alleati e uniti in funzione anti-iraniana dalla comune appartenenza sunnita, sta pertanto estendendosi dopo l’iniziale avvio determinato dallo scoppio, oltre dieci anni fa, di un’altra guerra civile, quella nello Yemen.

Ora però entrambi gli stati sono sotto attacco iraniano e dunque con la comune necessità di rispondere ad esso senza però scendere direttamente in campo. Il comune pericolo e la comune appartenenza sunnita potrebbe ora riavvicinarli. E magari condurre ad un compromesso, ovvero a una spartizione del territorio fra i due generali inflessibilmente contendenti, nel disgraziato Sudan.

Centro e governabilità: la proposta di Mastella per riequilibrare il campo largo

Il centro non è scomparso ed è la tessera indispensabile del disegno del campo largo che senza il centro non sussiste, non è. Ma il centro, che esiste nella storia, nella geografia e nell’identità politica italiana, attende solo di essere riconfigurato. Occorre riattivare una offerta politica per chi è andato verso le estreme. Ma bisogna parlare ai cuori determinando un dialogo senza complessi con una sinistra a volte algida e troppo ideologizzata, spesso attratta da rigurgiti giustizialisti, dossieristici, pruriginosi o radicalismi di piazza che alimentano la marginalizzazione dei moderati che consegniamo nella migliore delle ipotesi all’apatia dell’astensionismo.

Le classi medie impoverite, con salari modesti, impantanate nella stagnazione economica e terrorizzate dalle supertecnologie robotiche, hanno ripiegato nell’astensionismo e nell’apatia politica: è la maggioranza dei non votanti. 

Il centro può recuperare quest’elettorato solo con programmi concreti, parlando ai cuori delle persone con proposte vere su tre grandi assi portanti programmatici: salari, con un piano fiscale sul recupero del potere d’acquisto e lotta al lavoro sottopagato; casa, recuperando la lezione fanfaniana sull’edilizia popolare; e sanità, con l’abbattimento delle liste d’attesa e misure dedicate sugli organici in corsia. Non è con le primarie che si riattiva il flusso e si valorizza il patrimonio referendario. 

Alle primarie sul leader del campo largo dico no. Sarebbero un’inutile zuffa. Esalterebbero le differenze, a discapito di un’unità già labile, in politica estera su grandi temi come il riarmo europeo e l’Ucraina e a valle sui territori dove personalismi e beghe di cortile compromettono gli sforzi. Lo show delle primarie servirebbe più al centrodestra. 

Noi ci siamo. Siamo forza di governo in Campania, dove siamo stati decisivi per la vittoria di Fico, di cui siamo partner leali e partiremo con iniziative in tutto il Centro-sud, cominciando da alcune imminenti in Sicilia e Calabria. Noi di Centro è pronto a fare la sua parte..

Calcio, risultati Serie A, Napoli ko, Inter resta a +12

Roma, 17 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 33esima giornata di serie A dopo Napoli-Lazio 0-2

33ª giornata Sassuolo-Como 2-1; Inter-Cagliari 3-0, Udinese-Parma 0-1; Napoli-Lazio 0-2; ore 20.45 Roma-Atalanta. Domenica 19 aprile, ore 12.30 Cremonese-Torino; ore 15 Verona-Milan; ore 18 Pisa-Genoa; ore 20.45 Juventus-Bologna. Lunedì 20 aprile, ore 20.45 Lecce-Fiorentina.

Classifica: Inter 78, Napoli 66, Milan 63, Juventus 60, Como 58, Roma 57, Atalanta 53, Bologna 48, Lazio 47, Sassuolo 45, Udinese 43, Torino, Parma 39, Genoa 36, Fiorentina 35, Cagliari 33, Cremonese, Lecce 27, Verona, Pisa 18.

34.a giornata Venerdì 24 aprile, ore 20.45 Napoli-Cremonese. Sabato 25 aprile, ore 15 Parma-Pisa; ore 18 Bologna-Roma; ore 20.45 Verona-Lecce. Domenica 26 aprile, ore 12.30 Fiorentina-Sassuolo; ore 15 Genoa-Como; ore 18 Torino-Inter; ore 20.45 Milan-Juventus. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

Salvini in piazza coi Patrioti: noi gli unici avversari di Bruxelles

Milano, 18 apr. (askanews) – Gli slogan per la remigrazione e contro l'”Eurabia” e l’islamizzazione, fino alla “Fortezza Europa” che fu già slogan del nazismo. E poi tutti insieme sul palco, con le note di YMCA dei Village People: si conclude così la manifestazione dei “Patrioti” organizzata in piazza del Duomo dalla Lega di Matteo Salvini e che ha visto sul palco la destra di diversi paesi europei: “Gli unici veri avversari dei burocrati di Bruxelles”. Appuntamento che negli ultimi giorni il vicepremier e segretario leghista aveva provato a far virare sui temi economici e sulla preoccupazione legata al caro energia, ma che alla fine resta ancorata allo schema iniziale, su migranti e sicurezza.

Anche l’intervento dello stesso Salvini resta su quel copione, salvo i due passaggi che caratterizzano la comunicazione di questi giorni, la Lega “di lotta e di governo” che fa storcere la bocca qualche alleato: il vice premier torna a chiedere alla Ue di sospendere “entro pochi giorni” il Patto di stabilità, “altrimenti faremo da soli”; e poi incita a seguire l’esempio degli Usa e “tornare a comprare gas e petrolio dalla Russia”. Altro che la proposta della Commissione Ue, “un nuovo lockdown. No, abbiamo già dato. Vogliamo vivere, studiare e lavorare”.

Ma il tema principale è l’immigrazione, la battaglia contro “l’islamizzazione dell’Europa”. A partire dal primo intervento, il giornalista Mario Giordano che scandisce dal palco “Remigrazione”. E poi i vari leader dei Patrioti europei: “Via l’Islam dai nostri paesi, via la propaganda immigrazionista”, urla la greca Afroditi Latinopoulou, presidente del Foni Logikis, invocando “piazza pulita in tutta Europa, piazza pulita in ogni quartiere e in ogni strada”. Le fa eco l’olandese Geert Wilders, leader del PVV: “Milano è nostra, non è dell’Islam, l’Italia è un paese cristiano e non diventerà mai un paese islamico. Niente più Eurabia”. Fino all’austriaco Udo Landbauer, esponente del Freiheitlichen Partei Osterreichs: “Diciamo sì a un’Europa cristiana e no all’islamizzazione. Abbiamo bisogno di una ‘Fortezza Europa’ che protegga il proprio popolo e metta alla porta i nemici dell’Europa”, afferma utilizzando una locuzione della propaganda nazionalsocialista che oggi viene usata dalla destra più estrema.

Questa alleanza per Salvini “è in Europa l’unico vero avversario per i burocrati di Bruxelles al servizio di affaristi e guerrafondai”. E che per Jordan Bardella, leader del Rassemblement National francese, è “la prima forza di opposizione a Ursula von der Leyen e alla leadership di Bruxelles: ogni giorno dimostriamo che un’altra Europa è possibile e oggi il rapporto di forza a Bruxelles sta cambiando”. L’obiettivo dunque, insiste Salvini, è “cambiare chi governa questa Europa”, per abbandonare il Green deal e “difendere i confini. Remigrazione non significa mandare a casa tutti quelli che incontri per strada: il permesso di soggiorno e di cittadinanza sono un atto di fiducia, se commetti degli errori torni a casa tua”.

Nel nome di Oriana Fallaci, citata in diversi interventi e che Salvini accosta a Charlie Kirk (“Due patrioti per la democrazia e la libertà”) tra gli applausi della platea: “Decine di migliaia di persone pacifiche – dice Salvini, ma per le forze dell’ordine siamo a diecimila – presentate dalla sinistra come una piazza sovversiva, razzista, fascista, nazista…”.

“Milano è migrante”, in piazza contro summit patrioti della Lega

Milano, 18 apr. (askanews) – Partiti, associazioni e realtà auto organizzate sono scese in piazza a Milano, in tre diverse manifestazioni, per protestare contro il summit dei patrioti europei in Piazza Duomo, con la Lega di Matteo Salvini e i sovranisti europei.

Fra gli slogan “Milano è migrante”, “Fuori i razzisti e i fascisti da Milano”. I cortei, dopo essere partiti da tre luoghi diversi, Piazza Lima, Piazza Tricolore e Piazza Argentina, si sono direttI verso Piazza Santo Stefano, non lontano dal Duomo.

Nelle immagini il corteo pacifico “Milano è migrante”, fra musica, slogan femministi, bandiere della Palestina e della pace.

Momenti di tensione invece fra il corteo dei centri sociali e le forze dell’Ordine, con lanci di fumogeni a cui gli agenti hanno risposto con gli idranti.

Il Papa: despoti e tiranni portano a paura, fanatismi e miti identitari

Roma, 18 apr. (askanews) – “Despoti e tiranni del corpo e dello spirito vogliono rendere le anime passive e le passioni tristi, inclini all’inerzia, docili e asservite al potere. Nella tristezza siamo infatti in balia delle nostre paure e dei nostri fantasmi, ci rifugiamo nel fanatismo, nella sottomissione, nel frastuono mediatico, nel miraggio dell’oro, nel mito identitario. Il malcontento, il senso di impotenza e di sradicamento ci separano, invece di metterci in relazione, diffondendo un clima di estraneità alla cosa pubblica, disprezzo per la sventura altrui e la negazione di ogni fraternità. Tale discordanza disgrega i rapporti costitutivi che ognuno intrattiene con sé, con gli altri e con la realtà”. Lo ha detto Leone XIV iniziando il suo discorso al Padiglione Protocollare del Palazzo Presidenziale, a Luanda, in Angola, durante l’incontro con le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico.

Leone ha anche sottolineato la “gioia” e la “speranza” che invece caratterizzano la “giovane società” dell’Angola: “In genere le si considera sentimenti personali, privati. Esse, invece, sono una forza intensiva ed espansiva, che contrasta ogni rassegnazione e tentazione di chiudersi”.

“La gioia è infatti ciò che intensifica la vita e sospinge nel campo aperto della socialità: ciascuno gioisce mettendo a frutto le proprie capacità relazionali, accorgendosi di contribuire al bene comune e vedendosi riconosciuto come persona unica e degna, in una comunità di incontri che si moltiplicano e allargano lo spirito. La gioia sa scavare traiettorie anche nelle zone più buie di stasi e di angustia. Esaminiamo dunque il nostro cuore, carissimi, perché senza gioia non c’è rinnovamento; senza interiorità non c’è liberazione; senza incontro non c’è politica; senza l’altro non c’è giustizia”, ha concluso il Papa.

Calcio, Udinese-Parma 0-1, decide Elphege nella ripresa

Roma, 18 apr. (askanews) – Colpo in trasferta del Parma che, grazie al primo gol in serie A di Elphege sbanca la Dacia Arena e supera 1-0 l’Udinese.

Nel primo tempo il ritmo è spezzettato, con numerosi falli e interruzioni che impediscono alle due squadre di trovare continuità. L’Udinese prova a rendersi pericolosa con qualche iniziativa sporadica, ma senza creare veri pericoli. Il Parma risponde con tentativi dalla distanza, come quello di Strefezza al 18′, ma la mira non è precisa. La frazione scivola via senza grandi sussulti, con entrambe le squadre attente più a non scoprirsi che a rischiare.

La svolta arriva a inizio ripresa. Dopo pochi minuti, al 51′, Elphege sfrutta al meglio un assist di Strefezza e trova la rete che sblocca il match. Il gol cambia l’inerzia della partita: l’Udinese è costretta ad alzare il baricentro, mentre il Parma si compatta e prova a colpire in contropiede.

Al 57′ Atta impegna il portiere avversario, mentre al 76′ Gueye colpisce una clamorosa traversa. Nel finale la pressione dell’Udinese cresce ulteriormente: all’83’ Gueye chiama ancora il portiere alla parata, mentre nei minuti di recupero Zaniolo prova la conclusione decisiva ma trova la risposta dell’estremo difensore avversario. Il Parma resiste con ordine fino al 97′, quando arriva il triplice fischio che sancisce la vittoria.

Calcio, risultati Serie A, Parma: è fatta per la salvezza

Roma, 17 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 33esima giornata di serie A dopo Udinese-Parma 0-1

33ª giornata Sassuolo-Como 2-1; Inter-Cagliari 3-0, Udinese-Parma 0-1; ore 18 Napoli-Lazio; ore 20.45 Roma-Atalanta. Domenica 19 aprile, ore 12.30 Cremonese-Torino; ore 15 Verona-Milan; ore 18 Pisa-Genoa; ore 20.45 Juventus-Bologna. Lunedì 20 aprile, ore 20.45 Lecce-Fiorentina.

Classifica: Inter 78, Napoli 66, Milan 63, Juventus 60, Como 58, Roma 57, Atalanta 53, Bologna 48, Sassuolo 45, Lazio 44, Udinese 43, Torino, Parma 39, Genoa 36, Fiorentina 35, Cagliari 33, Cremonese, Lecce 27, Verona, Pisa 18.

34.a giornata Venerdì 24 aprile, ore 20.45 Napoli-Cremonese. Sabato 25 aprile, ore 15 Parma-Pisa; ore 18 Bologna-Roma; ore 20.45 Verona-Lecce. Domenica 26 aprile, ore 12.30 Fiorentina-Sassuolo; ore 15 Genoa-Como; ore 18 Torino-Inter; ore 20.45 Milan Juventus. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

Tensione a Milano fra anti-patrioti e agenti. Idranti e fumogeni

Milano, 18 apr. (askanews) – Momenti di tensione a Milano fra i partecipanti al corteo organizzato contro il summit dei patrioti europei e gli agenti delle Forze dell’Ordine.

In via Borgogna, a pochi passi da San Babila, gli agenti si sono confrontati con i manifestanti che, dopo aver deviato dal percorso stabilito, hanno lanciato fumogeni e bottiglie. Le forze dell’ordine hanno risposto con gli idranti. Il corteo è poi arretrato e ha ripreso il percorso stabilito.

Migranti, Salvini: remigrazione per criminali, fiducia non infinita

Milano, 18 apr. (askanews) – “Remigrazione non significa mandare a casa tutti quelli che incontri per strada: il permesso di soggiorno e di cittadinanza sono una atto di fiducia, tutti sono i benvenuti ma se commetti degli errori torni a casa tua. Non ti abbiamo dato fiducia all’infinito”. Lo ha detto il vicepremier, Matteo Salvini, chiudendo la manifestazione dei Patrioti in piazza Duomo a Milano.

“Come la patente, anche il permesso di soggiorno a punti”, ha aggiunto Salvini. “Per i criminali una sola scelta: a casa loro, tutti”.

Salvini: come gli Usa, torniamo a comprare petrolio e gas da Russia

Milano, 18 apr. (askanews) – “Gli Usa in queste ore hanno sospeso fino al prossimo 16 maggio le sanzioni che bloccavano il commercio e l’acquisto di petrolio russo. Non l’ha fatto uno staterello dell’ex Unione Sovietica ma la più grande democrazia mondiale e i buoni rapporti tra Italia e Usa resteranno fondamentali a prescindere da vicende personali e momentanee. E se lo fa Washington dico che lo devono fare anche a Bruxelles: piuttosto che chiudere fabbriche, scuole e ospedali torniamo a prendere gas e petrolio da tutto il mondo, Russia compresa, visto che non siamo in guerra contro la Russia”. Lo ha detto il vice premier e segretario della Lega Matteo Salvini, dal palco di piazza del Duomo.

Commissione Ue vuole che gli Stati condividano le scorte di kerosene

Roma, 18 apr. (askanews) – Sui carburanti, in particolare sul kerosene, la crisi dei prezzi si sta trasformando in una crisi degli approvvigionamenti e la Commissione europea vuole spingere gli Stati della Ue a condividere le scorte, con Bruxelles che vorrebbe assumere il compito di redistribuire il carburante per l’aviazione tra Paesi. È l’idea che il commissario europeo all’energia, il danese Dan Joergensen, annuncia in una intervista al Financial Times.

Mercoledì prossimo la Commissione presenterà una serie di provvedimenti da proporre ai Paesi, con una comunicazione in vista del vertice dei capi di Stato e di governo della prossima settimana.

“Ci stiamo muovendo da una crisi che finora è stata prevalentemente una crisi di prezzi troppo alti, verso una crisi degli approvvigionamenti. Lo vediamo innanzitutto sui carburanti per l’aviazione: ci stiamo avvicinando a questo molto rapidamente”, ha detto Joergensen.

Tra le misure che la Commissione sta valutando c’è la possibile “condivisione e redistribuzione dei carburanti per l’aviazione tra Paesi membri”, precisa.

Ieri il quadro internazionale sembrava orientato verso un possibile miglioramento dopo che l’Iran aveva annunciato una riapertura dei traffici nello Stretto di Hormuz. Ma dopo meno di 24 ore, Teheran ha mostrato una marcia indietro annunciando di nuovo la chiusura dei traffici. Dal Golfo Persico complessivamente la Ue riceve il 40% di diesel e carburanti per l’aviazione, oltre all’11% del gas naturale liquefatto (Gnl) importato e l’8,5% circa di petrolio e raffinati, aveva riferito nei giorni scorsi la stessa Commissione.

Ieri una portavoce dell’esecutivo comunitario aveva annunciato che nel caso in cui i problemi a Hormuz dovessero proseguire Bruxelles è pronta a proporre “misure coordinate” sul keronese.

In questi giorni sono circolate diverse indiscrezioni di stampa su quelle che potrebbero essere le misure che la Ue proporrà mercoledì per far fronte alla crisi energetica. Probabilmente sono oggetto di continue valutazioni fino all’ultimo, dato il costante mutamento del quadro. Ad ogni modo, lo stesso Joergensen aveva in precedenza affermato che si sarebbero ispirate ai 10 punti precedentemente approntati dall’Agenzia internazionale per l’energia, che aveva indicato tra le possibili misure l’utilizzo del lavoro da remoto (quello che spesso in Italia viene chiamato “smart work”) la riduzione dei limiti di velocità su strade autostrade, il maggior ricorso al trasporto pubblico e provvedimenti simili.

“Dobbiamo essere onesti e spiegare che la situazione diventerà piuttosto grave – ha detto ancora l’eurocommissario al FT – e questo è il motivo per cui introdurremo queste misure. Se il conflitto continua c’è un pericolo concreto che ci avviciniamo all’estate con biglietti aerei più cari e anche cancellazioni di voli”.

Giustizia, Salvini: serve riforma con responsabilità civile magistrati

Milano, 18 apr. (askanews) – “Dopo la vittoria del ‘no’ al referendum siamo ancora più uniti, forti e determinati a lavorare insieme, senza paura di accelerare sulle riforme che servono agli italiani, a partire da una necessaria riforma della giustizia” che preveda “la responsabilità civile dei magistrati che come tutti i lavoratori devono rispondere dei loro errori”. Lo ha detto il vicepremier, Matteo Salvini, nel corso del suo intervento alla manifestazione dei Patrioti in Piazza Duomo a Milano.

Lega, Bardella: in Ue rapporti forza stanno cambiando, vittoria vicina

Milano, 18 apr. (askanews) – “L’Italia guarda alla Francia con attenzione, a volte con preoccupazione, ma la vittoria alle prossimi presidenziali è vicina, ci stiamo preparando a dire addio a Macron e una vittoria del Rassemblement National non sarà solo una vittoria francese ma per tutte le nazioni d’Europa. Al Parlamento europeo portiamo una visione chiara, un’Europa delle Nazioni, che rispetta i popoli. Alle elezioni europee una potente ondata si è alzata sul continente. Un’ondata patriottica e popolare che ci ha permesso di diventare la prima forza di opposizione a Ursula von der Leyen e alla leadership di Bruxelles. E ogni giorno dimostriamo che un’altra Europa è possibile: oggi il rapporto di forza a Bruxelles sta cambiando”. Lo ha detto Jordan Bardella, esponente del Rassemblemnt National, dal palco della manifestazione organizzata dalla Lega in piazza del Duomo a Milano.

A Milano corteo patrioti verso Duomo, trattori e bandiere Lega

Milano, 18 apr. (askanews) – A Milano è la giornata del summit dei patrioti europei. Un corteo con in testa i sindaci leghisti e lo striscione “Padroni a casa nostra” è partito dalla zona di Porta Venezia diretto verso il Duomo, dove è stato allestito il palco su cui sono attesi il leader della Lega Matteo Salvini e alcuni leader sovranisti europei. Alcuni trattori sono parcheggiati di fronte al Duomo con scritte come “Fuck Ue, No Mercosur” mentre sostenitori sventolano bandiere della Lega, dell’Italia e indossano magliette con scritto Patriots.ue

Sinistra e associazioni hanno organizzato alcune manifestazioni in segno di protesta.

Il Papa: non mi interessa dibattere con Trump, narrazioni non accurate

Roma, 18 apr. (askanews) – Durante il volo aereo tra il Camerun e l’Angola Papa Leone XIV ha precisato ai giornalisti che a lui “non interessa affatto dibattere col presidente” degli Stati Uniti Donald Trump, spiegando che sulle sue parole ci sono state “interpretazioni” che non corrispondono al vero senso dei suoi messaggi.

“Si è diffusa una certa narrazione, non del tutto accurata, a causa della situazione politica creatasi quando, il primo giorno del viaggio, il presidente degli Stati Uniti ha rilasciato alcune dichiarazioni su di me”, ha detto come riportano i media vaticani: “Gran parte di ciò che è stato scritto da allora non è altro che un commento su commento, nel tentativo di interpretare quanto è stato detto. Faccio solo un piccolo esempio: l’intervento che era avvenuto all’incontro di preghiera per la pace un paio di giorni fa era stato preparato due settimane prima, ben prima che il presidente facesse qualsiasi commento su di me e sul messaggio di pace che sto promuovendo. Eppure, è stato interpretato come se stessi cercando di dibattere nuovamente con il presidente, cosa che non è affatto nel mio interesse”.

"Fuori e dentro il borgo" di Luciano Ligabue torna in libreria

Milano, 18 apr. (askanews) – A trent’anni dalla sua prima uscita, torna in libreria Fuori e dentro il borgo, il libro d’esordio di Luciano Ligabue, in una nuova edizione rivista e ampliata in uscita il 5 maggio per Mondadori.

Da tempo esaurito, il volume torna così disponibile per lettrici e lettori, offrendo l’occasione di riscoprire una delle opere più amate dell’universo narrativo di Ligabue. Un ritorno particolarmente significativo per un libro diventato negli anni un titolo di riferimento per il suo pubblico.

Nel volume, Ligabue accompagna il lettore attraverso 50 storie dedicate a fatti, personaggi e atmosfere della Correggio della sua giovinezza, restituendo con la forza della scrittura un mondo fatto di memoria, identità, provincia, musica e relazioni umane. Racconti in cui affiorano, con autenticità e intensità, temi che attraversano anche la sua poetica musicale: la libertà, l’adolescenza, i legami familiari, il disagio, il desiderio di appartenenza.

Questa nuova edizione, volume prezioso e da collezione, si arricchisce inoltre di una riflessione sul valore della scrittura e della creatività, osservate nella loro dimensione più libera. A completare il volume anche la sceneggiatura integrale di Radiofreccia, il film tratto dal libro e diretto dallo stesso Ligabue, insieme ad altri contributi inediti.

L’uscita di Fuori e dentro il borgo segna così il ritorno di un libro capace di raccontare, con sguardo personale e d’ispirazione, una stagione generazionale e un immaginario profondamente legato alle radici di Ligabue e al suo “borgo”.

La prima presentazione del volume si terrà lunedì 18 maggio al Salone Internazionale del Libro di Torino, alle ore 18:30 all’Auditorium, in un incontro con Andrea Delogu. Un appuntamento che segna l’esordio pubblico di questa nuova edizione e celebra il ritorno in libreria di uno dei libri più amati dell’universo narrativo di Luciano Ligabue.

La prossima presentazione del libro si terrà il 12 luglio a Correggio (Reggio Emilia).

Il volume sarà disponibile in libreria dal 5 maggio e preordinabile in tutte le librerie da oggi, venerdì 17 aprile.

Corteo Lega davanti a Comune Milano, fischi e cori contro Sala

Milano, 18 apr. (askanews) – Fischi e cori contro il sindaco di Milano Beppe Sala dal corteo della Lega, diretto verso il summit dei patrioti europei in Duomo, al passaggio di fronte a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano.

Papa Leone arrivato in Angola, penultima tappa del viaggio in Africa

Roma, 18 apr. (askanews) – Papa Leone XIV è arrivato in Angola, terza e penultima tappa del viaggio in Africa, dove rimarrà fino a martedì 21 aprile.

L’aereo ITA A330-900neo con a bordo Prevost è atterrato all’Aeroporto internazionale della capitale Luanda “4 de fevereiro” – intitolato alla ricorrenza del 4 febbraio 1961, Giornata dell’avvio della lotta armata contro il regime coloniale – alle ore 14,50 locali (le 15,50 in Italia).

Cinque i Paesi sorvolati: Camerun, Guinea Equatoriale, Gabon, Repubblica Democratica del Congo, Angola.

Sui circa 35 milioni di abitanti dell’Angola – colonia portoghese per 400 anni – il 57,83% sono cattolici (circa 20,3 milioni).

Il nunzio apostolico, monsignor Kryspin Witold Dubiel, e il Capo del Protocollo dell’Angola salgono a bordo per salutare il Papa, che viene accolto dal presidente dell’Angola Joao Manuel Gonçalves Lourenço ai piedi della scala anteriore dell’aereo, mentre dei bambini in abito tradizionale offrono dei fiori.

Dopo la Cerimonia di benvenuto in Aeroporto (con gli Inni, 21 colpi di cannone, Guardia d’Onore, Presentazione delle rispettive Delegazioni) Leone si trasferisce in papamobile al Palazzo Presidenziale per la visita di cortesia al Presidente della Repubblica.

Segue l’incontro con le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico (ore 16,15 locali; 17,15 italiane), dove Leone pronuncerà un discorso, il primo in Angola.

Prevost concluderà la giornata con un incontro privato con i Vescovi dell’Angola alla Nunziatura Apostolica, dove il Papa cenerà e passerà la notte.

Durante il volo verso Luanda, nel sorvolare la Guinea Equatoriale, il Gabon e la Repubblica del Congo il Papa ha fatto pervenire ai Capi di Stato i seguenti telegrammi: – Sorvolo Guinea Equatoriale: “Sua Eccellenza Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, Presidente della Repubblica della Guinea Equatoriale, Ciudad de la Paz: Porgo i miei saluti a Vostra Eccellenza e a tutta la Nazione mentre sorvolo la Repubblica della Guinea Equatoriale nel mio viaggio apostolico verso la Repubblica dell’Angola. In gioiosa attesa della mia imminente visita nel vostro Paese, vi assicuro le mie preghiere affinché Dio Onnipotente possa generosamente benedirvi tutti con i doni della solidarietà e della prosperità”.

– Sorvolo del Gabon: Sua Eccellenza Brice Clotaire Oligui Nguema, Presidente della Repubblica del Gabon, Libreville: Mentre il mio viaggio apostolico verso la Repubblica dell’Angola mi porta a sorvolare il Suo Paese, rivolgo un cordiale saluto a Sua Eccellenza e al popolo della Repubblica del Gabon. Invocando le benedizioni di Dio Onnipotente sulla Nazione, prego affinché Egli conceda a tutti voi benessere e solidarietà fraterna”.

– Sorvolo della Repubblica del Congo: “Sua Eccellenza Denis Sassou-N’Guesso, Presidente della Repubblica del Congo, Brazzaville: Porgo i miei migliori auguri a Vostra Eccellenza e ai vostri concittadini mentre sorvolo la Repubblica del Congo nel corso del mio viaggio apostolico verso la Repubblica dell’Angola. Pregando affinché la nazione sia benedetta dalla fratellanza e dalla pace, invoco di cuore abbondanti doni divini su tutti voi”.

Meloni: in una foto Squarta indicato come mio padre, siamo al cabaret

Roma, 18 apr. (askanews) – “In queste ore alcuni utenti stanno diffondendo una foto di qualche anno fa che mi ritrae con Marco Squarta, parlamentare europeo di Fratelli d’Italia, sostenendo addirittura che si tratterebbe di mio padre. Il tutto per sostenere che avrei mentito in Aula quando ho detto di non averlo più visto da quando avevo 11 anni. Per la cronaca, Marco Squarta è anche più piccolo di me. Certo, capisco che da quella foto qualcuno avrebbe potuto scambiarlo pure per mio nonno. A questo punto non siamo più nemmeno al fango. Siamo al cabaret”. Lo scrive la premier Giorgia Meloni su Facebook.

In scena "Phenomenal Women", donne che hanno sfidato il mondo coi versi

Roma, 18 apr. (askanews) – Da Sibilla Aleramo ad Alda Merini: le donne che hanno sfidato il mondo con i loro versi. Al Teatro Golden debutta “Phenomenal Women”, con Grazia Di Michele e Alessandra Fallucchi.

“Phenomenal Women” è dedicato alle donne che hanno usato la parola come arma di liberazione, artiste speciali che hanno trasformato i versi in una rivoluzione e la poesia in una nuova percezione del femminile. A loro è dedicato questo nuovo spettacolo in scena al Teatro Golden il 22 e 23 aprile 2026.

Una rappresentazione che celebra il coraggio e il talento di figure simbolo, che hanno saputo uscire fuori dagli schemi; la parola scritta si fonde nella melodia di Grazia Di Michele e nell’interpretazione di Alessandra Fallucchi. È l’occasione per scoprire l’essere umano dietro il genio: un’avventura che unisce metrica e musica. Il pubblico sarà accompagnato nelle parole di Patrizia Cavalli, Patrizia Valduga, Maya Angelou e tante altre grandi artiste, diverse per epoca e stile, ma unite da una medesima forza.

La cantautrice Grazia Di Michele e il chitarrista Fabiano Lelli, che vestiranno di musica le opere, e l’attrice Alessandra Fallucchi, hanno realizzato una drammaturgia che ci racconta storie di poetesse speciali, non solo per il loro talento ma anche per l’audacia di rompere con le convenzioni e con le regole. Le autrici propongono, con la regia di Emanuela Caruso, un viaggio leggero, profondo, a volte ironico, nella vita e nelle opere di queste donne fenomenali.

Lega, tensione a Milano fra anti-patrioti e agenti. Idranti e fumogeni

Roma, 18 apr. (askanews) – Momenti di tensione a Milano fra i partecipanti al corteo organizzato contro il summit dei patrioti europei e gli agenti delle Forze dell’Ordine.

In via Borgogna, a pochi passi da San Babila, gli agenti si sono confrontati con i manifestanti che, dopo aver deviato dal percorso stabilito, hanno lanciato fumogeni e bottiglie. Le forze dell’ordine hanno risposto con gli idranti.

Il corteo è poi arretrato e ha ripreso il percorso stabilito.

Tennis, Cobolli vola in finale a Monaco, battuto Zverev

Roma, 18 apr. (askanews) – Sulla terra rossa dell’Atp 500 di Monaco di Baviera arriva la vittoria più importante della carriera di Flavio Cobolli. Il romano conquista la finale del torneo bavarese superando il numero 3 del mondo Alexander Zverev con un netto 6-3 6-3 in poco più di un’ora, al termine di una prestazione autoritaria per qualità e continuità.

Cobolli interpreta la semifinale con coraggio e lucidità, imponendo fin dall’inizio un tennis propositivo e aggressivo che non lascia spazio al campione in carica, già tre volte vincitore del torneo. Il romano spinge da fondo, varia con intelligenza e tiene costantemente il controllo degli scambi, firmando quella che per intensità e precisione è probabilmente la miglior partita della sua carriera.

Decisiva anche la gestione del momento più delicato del match. Dopo essere arrivato a servire per l’incontro sul 5-2 del secondo set e aver subito il controbreak, Cobolli non perde compattezza. Resta lucido, continua a comandare il gioco e nel game successivo strappa di nuovo il servizio a Zverev, chiudendo con freddezza e confermando una solidità mentale sempre più evidente nel suo percorso di crescita.

Per Cobolli è la quinta finale Atp in carriera, la seconda del 2026 e la quarta in tornei di categoria Atp 500. Domenica alle 13:30 il romano scende in campo per il titolo contro il vincente della sfida tra Ben Shelton e Alex Molcan, con il sogno di coronare una settimana già memorabile.

"Alberto Sordi Family Award 2026″ a 22 protagonisti del cinema

Milano, 18 apr. (askanews) – Il Premio internazionale ‘Alberto Sordi Family Award 2026’ è stato assegnato, in una Casa del Cinema gremita anche di tantissimi giovani, agli attori e registi Simona Izzo, Ricky Tognazzi, Edoardo Leo, Daniel McVicar e Massimiliano Bruno, per la tv Carolina Rey, per la comicità Gabriele Cirilli, per la moda Anton Giulio Grande e Gianluca Isaia, Federico Mollicone per la cultura, Elisa Zambito Marsala di Intesa Sanpaolo per l’Education. E poi Rita Lofano, Incoronata Boccia, Gianfranco Zinzilli, Roberto Genovesi, Sergio Casagrande e gli imprenditori Roberto Capobianco, Elena Aceto di Capriglia, Loredana Arcangeli, Giuseppe Marchese e Antonio Valentino. Premio speciale a Massimo Bonelli. Un omaggio a Patrizia de Blanck.

La suggestiva Casa del Cinema di Roma, a Villa Borghese, gremita anche di tanti giovani per la decima edizione del prestigioso riconoscimento, che ha conquistato anche Hollywood con quattro Premi Oscar nel suo albo d’oro come gli attori Helen Mirren e Colin Firth e i registi Taylor Hackford e Robert Moresco, è un evento diventato ormai di culto. Ventidue storie di talento tra spettacolo, informazione, imprenditoria e cultura sono state premiate dal giornalista e conduttore Rai, cugino e biografo di Alberto Sordi, Igor Righetti, con l’ambito riconoscimento internazionale da lui ideato nel 2017 per omaggiare e ricordare la figura del grande attore attraverso la premiazione di personalità che si sono distinte per il loro talento, la loro professionalità e il loro impegno, contribuendo con il proprio lavoro alla crescita culturale e allo sviluppo dello spirito critico della società nel suo complesso.

Da quest’anno il Premio, un prezioso bassorilievo dorato realizzato dal maestro orafo Massimo Palombo di “Onivars” che rappresenta il vigile Otello Celletti, interpretato da Sordi nel 1960, ha anche una sua versione nella Repubblica di San Marino, che si è svolta a marzo con il patrocinio della Segreteria di Stato al Turismo del Titano, e che ha avuto oltre 40 milioni di visualizzazioni sui social.

Il Premio, organizzato come sempre dalla società di comunicazione, social media marketing e grandi eventi “Loro Comunicazione”, con il patrocinio della Regione Lazio, della Calabria Film Commission e sotto gli auspici del presidente della Commissione Cultura della Camera dei deputati ha visto anche la presenza di decine di influencer. Media partner sono stati Forbes e SpotAndWeb.it. “Un ringraziamento speciale – dice Igor Righetti – va all’onorevole Fabrizio Santori, vice presidente della Commissione Roma Capitale, sempre presente nel ricordare Alberto Sordi”.

Il Premio internazionale “Alberto Sordi Family Award 2026” è andato all’attore e regista Edoardo Leo (Cinema-Recitazione e regia) premiato dall’avvocato e opinionista Tv Federica Candelise; alla conduttrice televisiva, radiofonica e attrice Carolina Rey (Televisione) premiata dal giornalista, conduttore e autore televisivo Riccardo Trombetta; allo stilista Anton Giulio Grande (Eccellenza nell’alta moda italiana) consegnato dalla vicedirettrice relazioni esterne e comunicazione Corporate della Rai Tiziana Ribichesu; a Gianluca Isaia, presidente e amministratore delegato di Isaia (Eccellenza nella sartoria napoletana) premiato dal giornalista e organizzatore di eventi Fabrizio Pacifici; al direttore dell’Agi (Agenzia giornalistica Italia) Rita Lofano (Informazione – Agenzie di stampa) premiata dal direttore del quotidiano SpotAndWeb.it Mario Modica; al presidente nazionale di Conflavoro – Confederazione nazionale piccole e medie imprese Roberto Capobianco (Eccellenza nella tutela delle Pmi) premiato da Igor Righetti; alla giornalista e direttrice dell’Ufficio stampa Rai Incoronata Boccia (Giornalismo televisivo e Ufficio stampa) premiata dal direttore responsabile dell’agenzia di stampa “Askanews” Gianni Todini; all’attore e regista Massimiliano Bruno (Cinema – recitazione e regia) premiato dalla critica televisiva Carmela De Rose; agli attori e registi Simona Izzo e Ricky Tognazzi (Cinema – recitazione e regia) premiati dalla presidente di Artemisia Lab e della Fondazione Artemisia, Mariastella Giorlandino; al presidente della Commissione Cultura della Camera dei deputati, on. Federico Mollicone (Politiche per la Cultura), premiato dal giornalista e componente del Consiglio di amministrazione del Parco archeologico del Colosseo Claudio Togna; alla presidente di Medspa (brand Miamo e Nutraiuvens) Elena Aceto di Capriglia (Eccellenza nella cosmetica funzionale) premiata dalla giornalista e conduttrice di “Tg2 Storie” su Rai2, Adriana Pannitteri; al comico, cabarettista e attore Gabriele Cirilli (Comicità) premiato dal maestro orafo Massimo Palombo di Onivars, autore del Premio; all’attore Daniel McVicar (Cinema – recitazione) premiato da Tiziana Appetito, figlia del celebre fotografo di scena Enrico Appetito e curatrice dell’archivio storico che porta il suo nome e dal fotografo nonché proprietario di “Reporters Associati & Archivi” di Roma, Alessandro Canestrelli; al direttore delle radio digitali, specializzate e Podcast Rai Gianfranco Zinzilli (Multimediale – Innovazione Radio e Podcast) premiato dall’influencer con oltre 1 milione di follower sui social, social media manager e speaker radiofonico Rai Lorenzo Castelluccio; al direttore di “Rai Kids” Roberto Genovesi (Intrattenimento e Tv dei ragazzi) premiato dalla fondatrice di “UnoItalia Tv – la prima Tv in Svizzera per gli italiani nel mondo, Gina Azzato; al direttore generale di “Originaltour” Loredana Arcangeli (Eccellenza nel turismo internazionale) premiata dai titolari e fondatori della società di pet food e pet care “PuraNatura”, Elisabetta e Nicola Dalla Grana; al direttore del “Corriere dell’Umbria” e dei quotidiani del Gruppo Corriere Sergio Casagrande (Informazione – Quotidiani regionali) premiato dall’editore dell’agenzia di stampa “Primapress” Pasquale Alfieri; al Ceo del Gruppo alberghiero RHC Giuseppe Marchese (Eccellenza italiana nell’ospitalità di lusso) premiato da Igor Righetti; all’imprenditore Antonio Valentino (Eccellenze d’Italia – Imprenditoria); alla responsabile della Direzione Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo Elisa Zambito Marsala (Education) premiata dal dottore commercialista e docente al Master per le professioni economico-contabili dell’Università Tor Vergata di Roma Carlo Maria Bolzan.

Il Premio Speciale “Amico di Alberto Sordi” per la Direzione artistica e la produzione culturale è stato assegnato al manager, produttore, editore e consulente musicale Massimo Bonelli consegnato da Carmela De Rose.

Targhe “Amici di Alberto Sordi” realizzate dal maestro orafo Michele Affidato – con un’emozionante e inedita immagine fuori dal set del film “Il Marchese del Grillo” scattata dal fotografo di scena Enrico Appetito – sono state assegnate ai giornalisti e autori televisivi Tommaso Martinelli e Luigi Miliucci, a “Forbes” ritirato da Alice Iadecola, al direttore dell’agenzia di stampa “Askanews” Gianni Todini, alla giornalista e conduttrice di “Tg2 Storie” su Rai2 Adriana Pannitteri, alla critica televisiva Carmela De Rose, ai titolari e fondatori della società di pet food e pet care “PuraNatura” Elisabetta e Nicola Dalla Grana, al direttore del quotidiano “SpotAndWeb.it” Mario Modica, al giornalista e organizzatore di eventi Fabrizio Pacifici, al dottore commercialista e docente al Master per le professioni economico-contabili dell’Università Tor Vergata di Roma Carlo Maria Bolzan; al giornalista e componente del Consiglio di amministrazione del Parco archeologico del Colosseo Claudio Togna, il manager e presidente del Festival internazionale della Cinematografia sociale “Tulipani di Seta Nera” Diego Righini, l’opinionista televisiva e giornalista Sara Manfuso. Tutti i premiati hanno ricevuto anche un elegante accessorio Piquadro. L’evento, con la regia di Emanuele Massari, si è concluso con una cena nella cornice di grande fascino di Palazzo Montemartini-Radisson Collection Hotel e una torta monumentale realizzata dal maestro pasticciere del ristorante personalizzata ‘Rinaldi 1957’. Un riconoscimento reso possibile grazie a realtà prestigiose che credono nel merito, nel valore della cultura e della memoria come Intesa Sanpaolo, Conflavoro PMI – Confederazione nazionale piccole e medie imprese, L’Erbolario, Medspa a cui fa capo il brand di cosmetici funzionali Miamo, NaturaSì, il tour operator Originaltour, Pasta Armando (premium brand di De Matteis Agroalimentare), Piquadro, PuraNatura – pet care e pet food, Officinalis, Isaia & Isaia di Napoli, il Gruppo alberghiero RHC-Radisson Collection Hotel Palazzo Montemartini, il gruppo alberghiero BW Best Western Hotels e resort, Artemisia Lab (Rete di centri clinici diagnostici), Pubblitre di Roma, Danylautistavip, Rinaldi 1957, Planisium – ristorante e wine bar (Roma).

“Questo Premio – spiega l’ideatore e direttore artistico Igor Righetti – nasce con un obiettivo chiaro: riconoscere e celebrare il valore autentico del talento e dell’eccellenza. In un’epoca in cui parlare di meritocrazia può sembrare controcorrente, se non addirittura blasfemo, scegliamo invece di metterla al centro, convinti che il talento non debba essere nascosto o ridimensionato, ma riconosciuto, valorizzato e raccontato. L’ Alberto Sordi Family Award è un premio apolitico e apartitico che si fonda su un unico criterio: il merito. Viene assegnato a tutte quelle personalità che, nei diversi ambiti hanno saputo lasciare un segno concreto del loro passaggio, contribuendo in modo significativo alla crescita e al benessere della collettività. Proprio come Zorro, simbolo di chi incide la realtà con coraggio e identità, premiamo coloro che hanno saputo distinguersi, lasciare un’impronta riconoscibile e offrire qualcosa di utile alla società. Perché il vero valore non è solo emergere, ma fare la differenza”.

Durante il Premio è stato fatto un emozionante omaggio alla contessa Patrizia de Blanck, scomparsa di recente, grande amica di Igor Righetti fin dagli Anni Ottanta con il quale ha condiviso non solo momenti personali ma anche tanti progetti televisivi e radiofonici, la sua unica canzone “VaffanVip” e la sua ultima apparizione televisiva e cinematografica nel docufilm “Alberto Sordi secret”, dove ha raccontato la sua storia d’amore vissuta nel 1970 con l’Alberto nazionale: un legame intenso, trasformato poi in un’amicizia rimasta fino all’ultimo. Anche Patrizia de Blanck ricevette il riconoscimento nel 2021.

Proprio nella Casa del Cinema, due anni fa è stato presentato il primo e unico docufilm internazionale, anche in inglese e spagnolo, sulla vita privata del grande attore “Alberto Sordi secret”, scritto e diretto da Igor Righetti e tratto dal suo libro “Alberto Sordi segreto” (Rubbettino editore, giunto alla 12a ristampa). Il docufilm – che ha già ricevuto 35 premi in Italia e all’estero, dall’Europa agli dagli Stati Uniti fino all’Asia – è prodotto da “CameraWorks” ed è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma e al Senato della Repubblica. Nel cast figurano, tra gli altri, Fioretta Mari, Maurizio Mattioli, Emanuela Aureli, Enzo Salvi, Mirko Frezza, Daniela Giordano, Fabrizio Raggi e Lorenzo Castelluccio. “Adesso – ha detto il produttore dell’opera Massimiliano Filippini – il docufilm è in distribuzione all’estero ed è in onda su PrimeVideo Uk e PrimeVideo Usa. Stiamo ultimando anche una versione in lingua portoghese. Tra breve sarà trasmesso anche in Nuova Zelanda, Australia e Cina”.

Negli anni passati il “Premio internazionale Alberto Sordi Family Award” è stato assegnato, tra gli altri, ai Premi Oscar Colin Firth, Helen Mirren, Robert Moresco e Taylor Hackford, a Gina Lollobrigida, Mark Strong, Matt Dillon, al regista e produttore cinematografico Pupi Avati, Fioretta Mari, Maurizio Mattioli, all’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi, al pittore e attore-trasformista Dario Ballantini del programma ‘Striscia la Notizia’, al comico e attore Maurizio Battista, alle presentatrici televisive Elisa Isoardi e Simona Ventura, al cantautore Povia, alla star di Bollywood Shefali Shah, all’illusionista Antonio Casanova, al direttore generale Rai e San Marino RTV Roberto Sergio, al direttore dell’agenzia giornalistica TgCom24 Andrea Pucci, al direttore dell’Agenzia di stampa AdnKronos Davide Desario, al direttore del settimanale ‘Oggi’ Andrea Biavardi ecc.

Camera, pace, transizione democratica e crisi umanitaria Sudan

Roma, 18 apr. (askanews) – Si è svolta presso la Sala Conferenze Stampa della Camera dei Deputati, la conferenza promossa dall’On. Isabella De Monte, dedicata all’approfondimento della situazione in Sudan, con particolare riferimento al contesto di guerra e alla grave crisi umanitaria in corso.

Il consesso ha visto la partecipazione dell’Onorevole Isabella De Monte; l’Onorevole Roberto Bagnasco; Bakri Elijack, Portavoce dell’Alleanza Civile Democratica “Somoud”; Khalid Omer Youssef, già Ministro degli Affari di Gabinetto in Sudan e relatore dell’Alleanza Civile Democratica “Somoud”; Manel Msalmi, Presidente dell’Associazione Europea per la Difesa delle Minoranze e ricercatrice ISGAP.

Nel corso dell’incontro sono stati analizzati gli sviluppi più recenti del conflitto, le condizioni della popolazione civile e il ruolo della comunità internazionale, con contributi istituzionali e testimonianze dirette da parte di esperti e rappresentanti coinvolti nel contesto sudanese.

“È necessario un cessate il fuoco umanitario immediato e l’avvio di un percorso credibile di transizione democratica guidata da civili, capace di restituire stabilità istituzionale e prospettive di pace al Sudan. Solo attraverso un impegno concreto della comunità internazionale sarà possibile accompagnare il Paese fuori dalla crisi attuale”, è quanto affermato da Khalid Omer Youssef.

Morto soldato francese dopo un attacco in Libano, Marcon: Hezbollah responsabile

Roma, 18 apr. (askanews) – Nell’attacco in Libano contro le truppe francesi di Unifil (Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite), un militare francese è morto e altri tre sono rimasti feriti. Lo ha annunciato suoi social il presidente francese, Emmanuel Macron. “Tutto lascia pensare che la responsabilità sia del Hezbollah”, ha dichiarato l’inquilino dell’Eliseo. “Il sergente capo Florian Montorio del 17esimo reggimento del genio paracadutista di Montauban è caduto questa mattina nel sud-Libano durante un attacco contro l’Unifil”, ha scritto Macron, “Tre dei suoi fratelli di armi sono feriti e sono stati evacuati. La Nazione si inchina con rispetto e rivolge il suo sostegno alle famiglie dei nostri soldati e a tutti i nostri militari impegnati per la pace in Libano”.

“Tutto lascia pensare che la responsabilità di questo attacco ricada su Hezbollah”, ha aggiunto Macron, “La Francia esige dalle autorità libanesi che arrestino immediatamente i colpevoli e assumano le loro responsabilità al fianco dell’Unifil”.

“Condanno con fermezza l’aggressione contro i membri del contingente francese” dell’Unifil, ha dichiarato in precedenza il primo ministro libanese Nawaf Salam, nel secondo giorno della tregua con Israele. Ha affermato di aver ordinato l’apertura di un'”indagine immediata” per individuare e arrestare i responsabili.

Un portavoce della forza Onu ha confermato alla France Presse che si è verificato un “incidente” questa mattina a Ghandouriyé, nel sud del Libano, senza ulteriori dettagli immediati sulle circostanze.

Pnrr, Foti: spesi 113,5 miliardi su 153, obiettivi raggiunti

Napoli, 18 apr. (askanews) – “Al 28 febbraio 2026 la spesa certificata è di 113,5 miliardi rispetto ai 153 ad oggi conquistati sul campo, avendo raggiunto gli obiettivi previsti dalle rate: 366 obiettivi per otto rate”. A dirlo il ministro per gli Affari europei, la Coesione e il Pnrr, Tommaso Foti, a Napoli in collegamento video con il convegno ‘Il Mezzogiorno dopo il Pnrr’, organizzato dalla Fondazione Merita.

“Ci sono anche i 27 miliardi pendenti di strumenti finanziari, quindi la spesa in realtà rapportava fondi ricevuti non a caso supera di gran lunga la media europea come la media degli obiettivi raggiunti superano di gran misura la media degli obiettivi europei, tenendo presente che questo italiano è un piano che è il più importante tra i piani che la Commissione europea ha poi approvato”, ha aggiunto il ministro.

Secondo Foti “dopo il Pnrr bisogna tenere presente il modello Pnrr perché sotto questo profilo non posso che constatare due fatti. In primo luogo, lavorare per obiettivi ha dimostrato che è possibile farlo anche in Italia senza dover ricorrere a sistematiche proroghe. In secondo luogo perché abbiamo raggiunto un livello di governance che può essere modellato anche successivamente a quella che è l’esperienza del Piano”.

“In terzo luogo perché comunque, al di là dell’affinamento della capacità amministrativa, la Pubblica amministrazione è passata negli ultimi dieci anni da una capacità di spesa di 3 miliardi annui a una capacità di spesa di 30 miliardi annui, che significa che queste accelerate sono anche frutto di un miglioramento della capacità della Pubblica amministrazione di spendere, ma anche del fatto che la programmazione che diventa una programmazione per obiettivi muove anche un insieme di persone e di strutture che cooperando tra loro portano a dei risultati”, ha concluso il ministro.

Calcio, Allegri: "I fischi hanno fatto bene a Leao"

Roma, 18 apr. (askanews) – Il presente è la qualificazione alla Champions League, il futuro si costruirà solo dopo. Massimiliano Allegri, nella conferenza stampa alla vigilia della sfida del Bentegodi contro il Verona, tiene il focus sull’obiettivo immediato del suo Milan: tornare tra le prime quattro.

“Il primo step è arrivare in Champions, poi si programmerà il futuro”, spiega il tecnico rossonero, allontanando le voci sul proprio destino e su quello della squadra. “La mia storia dice che faccio cicli lunghi, ma nel calcio le cose cambiano velocemente. Non si guarda a tre mesi, ma a due anni”. Parole che non chiudono, ma nemmeno aprono a scenari immediati: tutto è legato ai risultati.

Allegri sottolinea come il Milan abbia già una base solida su cui costruire. “La società ha lavorato bene, abbiamo una rosa di ottimi giocatori e qualcuno straordinario. Ma per rinforzarla bisogna arrivare in Champions”. Un passaggio chiave anche sul piano economico: senza i ricavi europei, ridurre il gap con i grandi club diventa più complicato.

Il tecnico invita a non perdere lucidità nel momento delicato della stagione. “Quando perdi tre volte in quattro partite è normale farsi delle domande, ma i valori non cambiano”. E sulla corsa Champions è netto: “63 punti non bastano, è matematica. Dobbiamo pensare una gara alla volta”.

Spazio anche ai singoli, a partire da Rafael Leão. “Ha capito, i fischi possono essere utili per crescere. Mi aspetto una reazione”. Fiducia nel gruppo, reduce da una lunga striscia positiva: “Se fai 24 partite senza perdere vuol dire che hai qualità tecniche e morali”.

Sul piano più generale, Allegri richiama la necessità di coniugare ambizione e sostenibilità. “Il Milan è uno dei brand più importanti al mondo, ma tutto ruota attorno al risultato. Se fai risultato, la società cresce”. E ancora: “Le semifinaliste di Champions sono tra i club con i maggiori fatturati. Se non ci arrivi economicamente, devi arrivarci in altro modo, riducendo al minimo gli errori”.

Inevitabile un passaggio sul confronto con le altre realtà e sulle parole di Cristian Chivu, fresco di successo. “Ha fatto un grande lavoro, vincere al primo anno è motivo di orgoglio”, commenta Allegri, senza alimentare polemiche.

Infine, lo sguardo torna al campo: “Contro il Verona serve ordine, con l’Udinese siamo stati troppo disordinati e abbiamo subito contropiedi fatali. Dobbiamo tornare a vincere”. Perché, ribadisce, tutto passa da lì: risultati, classifica e futuro.

L’arrivo di Meloni all’assemblea di Federalberghi a Roma

Roma, 18 apr. (askanews) – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è arrivata poco prima delle 11 al Salone delle fontane all’Eur per l’apertura della 76ma assemblea di Federalberghi. La premier è stata accolta dal presidente di Federalberghi Bernabò Bocca, dai ministri delle Imprese Adolfo Urso, dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, e della Cultura, Gianmarco Mazzi. È previsto un intervento della premier.

Ucraina, Conte: serve accordo pace, poi dobbiamo comprare gas russo

Roma, 18 apr. (askanews) – E’ una “follia comprare gas americano, che costa tantissimo, quando c’è gas disponibile che costa molto meno, il gas russo”, ma l’Italia non potrà comprarlo finché non viene siglato un accordo di pace tra Mosca e l’Ucraina. Lo ha detto il leader M5s Giuseppe Conte a margine di ‘Nova’.

“In queste condizioni non sarebbe serio per l’Italia – ha spiegato – noi non abbiamo un doppio standard in politica internazionale”, dal momento che “la Russia ha aggredito l’Ucraina”.

“Noi – ha ricordato – siamo stati sempre favorevoli alle sanzioni economiche e finanziarie e riteniamo un fallimento la gestione di questo conflitto perché dall’inizio occorreva una svolta negoziale”. Invece “ancora oggi in Europa abbiamo dei governanti che non riescono a esprimere un’iniziativa, ad assumere un’iniziativa diplomatica, a restituire forza e dignità alla politica”.

Invece “quella è la soluzione, facciamo subito un negoziato, gestiamolo noi, coinvolgendo anche ad esempio la Cina che è un player importante e che si è offerta sin dall’inizio. Arriviamo subito a una soluzione, perché dobbiamo comprare il gas russo: è più conveniente per le nostre imprese per i nostri cittadini”.

Iran, Meloni: quadro cambia continuamente, al lavoro per stabilizzazione

Roma, 18 apr. (askanews) – “Non siamo stati fortunati in questa stagione politica, con l’instabilità che sta diventando la nuova normalità. Mentre venivamo qui, l’Iran ha annunciato di voler nuovamente chiudere lo stretto di Hormuz rispondendo all’indisponibilità degli Usa: il quadro cambia continuamente e noi siamo al lavoro ogni minuto per la stabilizzazione”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni intervenendo alla 76ma assemblea di Federalberghi al salone delle Fontane a Roma.

Meloni: specialità italiana rialzarsi quando si è dati per spacciati

Roma, 18 apr. (askanews) – “Una straordinaria capacità di resilienza” che “avete dimostrato nei momenti di maggiore difficoltà: sembra ormai trascorsa un’eternità dalla pandemia, però io ricordo bene il contributo che questo settore ha assicurato alla nazione quando c’è stato bisogno di avere le strutture che servivano agli italiani che si trovavano in quarantena”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni intervenendo alla 76ma assemblea di Federalberghi al salone delle Fontane a Roma.

“E’ stata dimostrata in quella occasione – ha proseguito – la capacità di rappresentare non solo un settore importante dell’economia, ma un pezzo importante della comunità. E’ questo che fa la differenza anche perché raccontava, come ha raccontato la ripresa post-COVID, della capacità non solo di resistere, ma di rialzarsi, di ricominciare a correre quando magari si viene dati per spacciati. Questa è una specialità tutta italiana. Ed è stata dimostrata molto bene da questo settore”.

Il Papa: non guardare da lontano chi soffre, nessuno va lasciato solo

Roma, 18 apr. (askanews) – “Gesù si fa vicino a noi: non placa immediatamente le tempeste, ma ci raggiunge in mezzo ai pericoli, e invita anche noi, nelle gioie e nei dolori, a stare insieme, solidali, come i discepoli, sulla stessa barca; a non guardare da lontano chi soffre, ma a farci prossimi, a stringerci gli uni agli altri. Nessuno dev’essere lasciato solo ad affrontare le avversità della vita”. Così Papa Leone XIV durante l’omelia nella messa all’Aeroporto di Yaoundé-Ville, in Camerun.

Per Prevost “ogni comunità ha il compito, a tal fine, di creare e sostenere strutture di solidarietà e di aiuto reciproco in cui, di fronte alle crisi – siano esse sociali, politiche, sanitarie o economiche – tutti possano dare e ricevere aiuto, in base alle proprie capacità e secondo i propri bisogni. Le parole di Gesù, ‘sono io’, ci ricordano che, in una società fondata sul rispetto della dignità della persona, l’apporto di tutti è importante e ha un valore unico, indipendentemente dallo status o dalla posizione di ciascuno agli occhi del mondo”, ha concluso.

Iran, le notizie più importanti del 18 aprile sulla guerra

Roma, 18 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di sabato 18 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale.

-11:21 Iran, Cnn: lunedì a Islamabad secondo ciclo negoziati pace con Usa.

-11:01 Iran, esercito: scoperte cellule spionaggio collegate a Usa e Israele.

-10:22 Iran, esercito ripristina controllo militare in Stretto Hormuz.

-10:15 Iran, convoglio di petroliere visto attraversare Stretto di Hormuz.

-09:07 Iran, spazio aereo parzialmente riaperto: voli internazionali nell’est.

-08:59 Iran, capo esercito Pakistan conclude visita tre giorni a Teheran.

-08:30 Iran, Usa: Trump smentisce possibilità pedaggi in Stretto Hormuz

-07:00 Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che manterrà il blocco statunitense sui porti dell’Iran se non sarà raggiunto alcun accordo di pace con Teheran, aggiungendo che potrebbe non prorogare il cessate-il- fuoco dopo la sua scadenza mercoledì.

Trump: il blocco nei porti iraniani resterà senza accordo con Teheran

Roma, 18 apr. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che manterrà il blocco statunitense sui porti dell’Iran se non sarà raggiunto alcun accordo di pace con Teheran, aggiungendo che potrebbe non prorogare il cessate-il- fuoco dopo la sua scadenza mercoledì.

“Potrei non prorogarlo, ma il blocco continuerà”, ha dichiarato Trump a bordo dell’Air Force One ai giornalisti, rispondendo a una domanda su che cosa farebbe in assenza di un accordo con l’Iran. Tuttavia, “penso che si farà”, ha aggiunto riguardo a questo potenziale accordo di pace.

L’Iran, che aveva annunciato venerdì la riapertura dello strategico stretto di Hormuz, ha minacciato di richiuderlo se gli Stati Uniti manterranno il loro blocco in vigore.

Trump aveva precedentemente affermato che questo blocco sarebbe rimasto “completamente in vigore” fino alla fine dei negoziati con l’Iran.

L’esercito iraniano ripristina il controllo militare nello di Stretto Hormuz

Roma, 18 apr. (askanews) – Il comando militare congiunto del corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica ha trasmesso una dichiarazione in cui afferma che il controllo dello Stretto di Hormuz è tornato al suo “stato precedente” a causa del blocco continuo dei porti iraniani messo in atto dagli Stati Uniti.

In una dichiarazione citata dall’emittente iraniana Irib, il comando dei pasdaran ha affermato che gli Stati Uniti continuano a “compiere atti di pirateria e furto marittimo sotto il pretesto di un cosiddetto blocco”.

“Per questo motivo, il controllo dello Stretto di Hormuz è tornato al suo stato precedente e questa via d’acqua strategica è ora sotto la rigida gestione e il controllo delle forze armate”, si legge. “Fino a quando gli Stati Uniti non ripristineranno la piena libertà di navigazione per le navi in partenza dall’Iran verso le loro destinazioni e viceversa, lo status dello Stretto di Hormuz rimarrà strettamente controllato e nella sua condizione precedente”, ha aggiunto il corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica.

Democrazia comunitaria, oltre la crisi della rappresentanza. La proposta di Piraino

Una crisi ormai strutturale

La riflessione di Andrea Piraino prende le mosse da un dato ormai difficilmente contestabile: la democrazia rappresentativa, così come si è configurata nel secondo Novecento, è entrata in una crisi profonda, per taluni addirittura irreversibile. Globalizzazione, tecnocrazia, disintermediazione e trasformazioni digitali hanno progressivamente svuotato il ruolo dei partiti e incrinato il rapporto tra cittadini e istituzioni.

In questo contesto, il richiamo al magistero di Piersanti Mattarella non è solo commemorativo. Al contrario, offre una chiave interpretativa ancora attuale: la democrazia va difesa non solo come assetto istituzionale, ma come tensione morale e responsabilità collettiva. 

Dalla democrazia alla “popolocrazia”

Piraino descrive con precisione la metamorfosi in atto: dalla democrazia alla “popolocrazia”. Non si tratta di un rafforzamento della partecipazione, bensì di una sua deformazione.

Tre sono i tratti principali di questa deriva:

  • la personalizzazione della politica, che concentra il potere nei leader;
  • la comunicazione immediata e disintermediata, dominata dai media digitali;
  • un linguaggio pubblico semplificato e aggressivo, fondato su slogan più che su programmi.

Il risultato è una democrazia svuotata che rischia di scivolare verso forme plebiscitarie o persino verso una nuova “egocrazia”, dominata da poteri individuali e tecnologie opache.  

Il principio di responsabilità

Per uscire da questa impasse, Piraino propone un cambio di paradigma: affiancare al principio di rappresentanza quello di responsabilità.

L’esperienza dell’elezione diretta dei sindaci viene indicata come un primo laboratorio riuscito. In quel modello, il rapporto tra eletto e cittadini non è più mediato dai partiti, ma si fonda su un “patto” programmatico verificabile nel tempo.

Si tratta di un passaggio decisivo: il popolo non è più massa indistinta, ma comunità articolata che controlla e orienta l’azione di governo.  

Verso una democrazia comunitaria

La proposta si sviluppa in una prospettiva più ampia: una “democrazia comunitaria” capace di ricostruire il legame tra cittadini e istituzioni.

Ciò implica:

  • il rafforzamento delle autonomie locali, secondo la tradizione di Sturzo;
  • l’introduzione di un rapporto diretto tra elettori e governo anche a livello centrale;
  • una riforma del Parlamento che valorizzi il pluralismo e la funzione di controllo;
  • un ruolo più forte delle istituzioni di garanzia.

L’obiettivo non è semplificare la democrazia, ma renderla più esigente: meno fondata su deleghe passive e più su responsabilità condivise.

Un’eredità attuale

Nel solco di Piersanti Mattarella, Piraino indica una direzione precisa: superare tanto la crisi dei partiti quanto le illusioni della democrazia digitale immediata, per costruire un sistema in cui partecipazione e responsabilità tornino a coincidere.

È, in definitiva, una proposta che ambisce a ricomporre la frattura tra popolo ed élite, restituendo alla politica la sua funzione originaria di servizio alla comunità.

Il testo integrale della relazione è disponibile qui

La persona al centro: sfide e prospettive per le politiche del nostro tempo

Un laboratorio più che un convegno

Non sarà un convegno nel senso tradizionale del termine, ma piuttosto un luogo vivo, un passaggio di percorso in cui idee, esperienze e visioni iniziano a trovare una direzione condivisa. L’incontro del 23 aprile nasce infatti come un momento di attualizzazione, quasi un laboratorio aperto, dove il tema dell’umanizzazione della società smette di essere enunciato per diventare progressivamente pratica, relazione, costruzione collettiva.

Si parte da una consapevolezza che attraversa tutti gli interventi: le politiche pubbliche, i sistemi sanitari, i servizi sociali e persino i modelli europei di governance stanno vivendo una fase di trasformazione profonda, ma rischiano di perdere il loro punto originario, la persona. Non è un caso che il filo rosso dell’evento sia proprio il tentativo di riportare questa centralità dentro i processi decisionali, dentro le organizzazioni, dentro le città.

Europa e partecipazione civica

Nel contributo che si sviluppa attorno alla dimensione europea emerge con forza il legame tra valori e partecipazione civica. Non si tratta solo di costruire politiche più efficienti, ma di rendere i cittadini parte attiva dei processi, riconoscendo che la qualità delle politiche dipende dalla capacità di includere, ascoltare e responsabilizzare.

In questo senso, l’Europa non è solo un livello istituzionale, ma uno spazio culturale in cui la centralità della persona diventa criterio di orientamento per le scelte collettive.

Questo stesso principio si traduce, a livello nazionale e locale, nella riflessione sulla pubblica amministrazione e sul rapporto con il Terzo Settore. La transizione dai “bandi” alla co-progettazione partecipata segna un passaggio decisivo: da una logica formale e spesso distante a una logica relazionale, in cui istituzioni e comunità costruiscono insieme risposte ai bisogni.

Non è solo un cambiamento procedurale, ma culturale, perché implica fiducia, corresponsabilità e una diversa idea di governance.

Le città come banco di prova

La dimensione urbana rende tutto ancora più concreto. Nei servizi sociali delle città, l’umanizzazione non è un concetto astratto, ma si misura nella capacità di intercettare le fragilità, di costruire percorsi di inclusione, di riconoscere ogni persona come soggetto e non come destinatario passivo.

È qui che le politiche diventano vita quotidiana e dove si gioca la credibilità delle istituzioni.

La salute come paradigma

Il tema della salute attraversa l’intero impianto dell’incontro, ampliandosi fino a diventare paradigma. Non più solo sanità, ma governance della salute, intesa come capacità di prendersi cura in modo integrato delle persone e delle comunità.

La ricerca e le reti internazionali indicano chiaramente la direzione: passare da sistemi centrati sulla prestazione a modelli fondati sulla relazione e sulla presa in carico. Allo stesso modo, l’organizzazione territoriale, come quella dei distretti sanitari, viene riletta come spazio concreto di umanizzazione, dove la cura si costruisce attorno alle caratteristiche della persona e non solo alla patologia.

Innovazione e responsabilità etica

In questo scenario si inseriscono anche le sfide poste dall’innovazione tecnologica. L’intelligenza artificiale e i nuovi modelli digitali non sono neutri: richiedono una governance etica, capace di mantenere saldo il riferimento al bene comune e alla dignità umana, evitando che l’efficienza prenda il sopravvento sul senso.

C’è poi un livello più silenzioso ma decisivo, che riguarda il capitale umano. La trasformazione dei sistemi passa attraverso la valorizzazione delle persone, ma anche attraverso il riconoscimento del diritto a una normalità non performativa, lontana dalla pressione dell’apparire e della competizione continua.

Un richiamo a un’umanità più autentica, capace di ritrovare senso nel quotidiano.

Una domanda decisiva

In fondo, tutto converge verso una domanda semplice e radicale: le nostre politiche, i nostri sistemi, le nostre istituzioni sono ancora capaci di prendersi cura? Sono ancora in grado di fermarsi, per riconoscere il valore della vita dell’altro?

L’incontro del 23 aprile non darà risposte definitive, ma segna un passaggio importante. Perché mette insieme livelli diversi – europeo, nazionale, locale – e li tiene uniti da un’unica direzione: costruire una società in cui l’umanizzazione non sia un principio dichiarato, ma un criterio operativo, condiviso e misurabile nel tempo.

È da qui che può partire una nuova fase. Non un evento che si chiude, ma un processo che si apre.  

Rosapia Farese (Roma, 1947), autrice e saggista, è Presidente e co-fondatrice dell’Associazione FareRete InnovAzione BeneComune APS.

Prossimità digitale: il futuro dei territori. Una trasformazione strutturale in atto

In Italia non stiamo semplicemente assistendo alla chiusura di negozi. Stiamo osservando una trasformazione profonda del modo in cui le persone vivono i territori.

Il commercio di prossimità, per decenni elemento strutturale della vita urbana e sociale, sta progressivamente arretrando sotto la pressione combinata di tre fattori: l’aumento dei costi di gestione, la concentrazione del mercato nelle grandi piattaforme digitali e il cambiamento delle abitudini di consumo.

Secondo il rapporto “Città e demografia d’impresa” dell’Ufficio Studi di Confcommercio, tra il 2012 e il 2025 sono scomparsi 156.000 punti vendita del commercio al dettaglio e ambulante in Italia, pari a oltre un quarto del totale. Un dato che non descrive solo una crisi economica, ma un cambiamento strutturale del tessuto urbano.

Oltre la falsa alternativa tra nostalgia e digitale

Di fronte a questo scenario, il dibattito pubblico oscilla spesso tra due estremi: la nostalgia per il commercio di prossimità tradizionale e l’idea che la digitalizzazione possa sostituire integralmente ogni forma di intermediazione locale. Entrambe le letture risultano insufficienti.

La realtà è che il commercio locale non è semplicemente in competizione con il digitale: è attraversato da una trasformazione che richiede nuovi strumenti per essere governata.

La prossimità digitale come infrastruttura territoriale

È in questo spazio che si colloca il tema della prossimità digitale di quartiere: non una piattaforma alternativa ai grandi operatori globali, ma un’infrastruttura territoriale che consenta ai sistemi locali di adattarsi ai nuovi comportamenti di consumo senza perdere la propria funzione sociale.

Le piattaforme globali rispondono a logiche di scala, efficienza logistica e aggregazione della domanda. I territori, invece, hanno esigenze diverse: prossimità, relazioni, accessibilità diffusa e presidio sociale degli spazi urbani.

La sfida non è quindi sostituire i modelli esistenti, ma costruire livelli intermedi che permettano al commercio locale di non essere espulso dai processi di digitalizzazione.

Un ecosistema collaborativo

Un modello di prossimità digitale può essere definito come un’infrastruttura abilitante, costruita attraverso la collaborazione tra soggetti pubblici, operatori privati e reti territoriali.

In questo schema:

  • il settore pubblico svolge una funzione di coordinamento e facilitazione
  • i soggetti privati mettono a disposizione competenze tecnologiche e logistiche
  • le reti del territorio e del terzo settore contribuiscono alla connessione sociale e all’inclusione digitale
  • i commercianti diventano nodi attivi di un ecosistema locale integrato
  • i cittadini accedono a servizi di prossimità in forma digitale, senza perdere il legame con il territorio

Economia, spazio urbano e coesione sociale

Non si tratta solo di innovazione tecnologica. Si tratta di una trasformazione del rapporto tra economia e spazio urbano.

Un territorio senza attività di prossimità non è solo un territorio meno competitivo: è un territorio più fragile dal punto di vista sociale e relazionale.

Per questo, la questione non riguarda esclusivamente il commercio, ma la tenuta stessa dei sistemi urbani e delle comunità locali.

La sfida dei modelli ibridi

La vera sfida dei prossimi anni non sarà scegliere tra fisico e digitale, ma costruire modelli ibridi capaci di integrare entrambe le dimensioni.

In questo senso, la prossimità digitale non rappresenta una soluzione contingente, ma una possibile infrastruttura di lungo periodo per la resilienza dei territori.

Se non si governa questa trasformazione, il rischio non è solo la chiusura dei negozi, ma la progressiva desertificazione funzionale dei quartieri.