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Una PMI sfida le big puntando sulle persone e riduce il turnover

Roma, 24 apr. – Nel settore informatico italiano la guerra per i talenti ha raggiunto livelli senza precedenti. Il turnover sui profili tecnici più richiesti è alle stelle, e la competizione tra multinazionali e PMI si gioca sempre più a colpi di RAL. Ma c’è chi ha scelto una strada diversa. We Tech, azienda italiana di servizi informatici con sede principale a Milano e filiali a Vado Ligure e Verona, ha costruito un modello organizzativo che mette le persone al centro, ottenendo risultati concreti: con 70 dipendenti diretti e oltre 150 collaboratori esterni su tutto il territorio nazionale, l’azienda registra un tasso di turnover inferiore rispetto a molte realtà comparabili del settore.

“Il nostro settore vive una contraddizione apparente – spiega Antonio Conte, amministratore delegato di We Tech -. Da un lato abbiamo tecnologie sempre più sofisticate, dall’altro il fattore umano rimane determinante. Non possiamo sostituire un PC da remoto o installare un monitor in un negozio senza che qualcuno vada fisicamente dal cliente”. L’azienda, che realizza oltre 40.000 interventi tecnici all’anno per conto di produttori e operatori del settore IT, ha investito in modo massiccio su selezione, ascolto e affiancamento. Incontri trimestrali o semestrali face-to-face con tutti i collaboratori, team leader e service manager dedicati al supporto costante del personale, e un approccio che privilegia il senso di appartenenza rispetto ai soli incentivi economici.

“Quando facciamo i colloqui, valutiamo principalmente le soft skill – continua Conte -. Il fatto che i nostri tecnici debbano interfacciarsi quotidianamente con amministratori delegati, utenti VIP e personale di aziende diverse richiede competenze relazionali che vanno oltre la preparazione tecnica”.

I risultati si misurano anche nel feedback diretto. “In diversi casi, i professionisti valorizzano la qualità dell’ambiente di lavoro e il supporto ricevuto oltre la sola componente economica – racconta Conte -. Ce lo dicono direttamente: si sentono seguiti e non abbandonati”.

Particolarmente distintiva è la strategia di reclutamento: tre persone dedicate esclusivamente allo scouting di talenti, con colloqui che proseguono anche in assenza di posizioni aperte. “Nel momento in cui troviamo persone che rispecchiano i nostri valori, manteniamo i rapporti. Così, quando si libera una posizione, sappiamo già a chi fare una proposta”, spiega l’amministratore delegato.

Una strategia che si rivela decisiva anche alla luce delle trasformazioni in corso nel mercato IT. Il comparto dei data center, in particolare, sta attraversando una fase di profondo ripensamento: sempre più aziende rivedono le proprie scelte tra cloud pubblico, private cloud e on-premise per bilanciare costi, controllo e complessità operativa.

“Abbiamo notato un interessante fenomeno di ritorno – osserva Conte -. Alcune aziende che avevano spostato tutto sul cloud stanno riportando in casa i server per gestire dati sensibili, soprattutto in contesti regolati e in ambiti che richiedono elevati standard di sicurezza. Questo crea nuove opportunità per chi, come noi, può garantire interventi fisici sul territorio”.

We Tech ha risposto diversificando i servizi e rafforzando la copertura territoriale capillare, un asset che le multinazionali faticano a replicare.

Sul fronte dell’inclusione, l’azienda ha ottenuto la certificazione per la parità di genere con un dato che spicca: mentre la maggior parte dei tecnici è composta da uomini, oltre il 50% delle posizioni di responsabilità è ricoperto da donne. Nessun limite nemmeno sul fronte anagrafico. “Abbiamo appena assunto una persona di 56 anni – conferma Conte -. L’esperienza e la maturità professionale sono spesso più importanti dell’età anagrafica”.

I piani di crescita puntano al raggiungimento di almeno 10 milioni di euro di fatturato entro tre anni, partendo dagli attuali 6,2 milioni, risultato della fusione tra We Tech e Digitronica Solutions, acquisita nel 2020. La strategia combina crescita organica e operazioni di M&A, con alcune opportunità di acquisizione attualmente in fase di valutazione.

Per sostenere questa traiettoria, We Tech ha avviato una collaborazione con un team di manager provenienti da multinazionali del settore IT. “Vogliono rimettersi in gioco e ci aiuteranno a strutturare ulteriormente l’azienda e a far crescere professionalmente le nostre persone”, spiega Conte. Nel medio termine non è esclusa la valutazione di ulteriori percorsi di sviluppo manageriale e finanziario, coerenti con la fase di espansione.

In un mercato dominato dalla corsa tecnologica, il caso We Tech lancia un messaggio chiaro: le aziende che sapranno coniugare innovazione e attenzione autentica alle persone avranno un vantaggio competitivo difficile da replicare.

Startup italiana sfida i giganti del beverage

Roma, 24 apr. – Il settore vinicolo italiano attraversa una fase di profonda trasformazione, con l’export tradizionale che ha registrato un calo del 3,7% nel 2025, raggiungendo 7,78 miliardi di euro, mentre emergono nuovi modelli di business digitali che stanno rivoluzionando l’approccio all’internazionalizzazione. La contrazione è particolarmente evidente negli Stati Uniti, dove si registra un calo del 9,2%, nonostante una lieve crescita nei mercati UE.

Parallelo a questa difficoltà del canale tradizionale, il mercato globale dell’e-commerce per alcolici mostra dinamiche completamente diverse, con una crescita prevista del 66% nel periodo 2020-2025, trainata principalmente dagli Stati Uniti. Il valore dell’e-commerce di vino è stimato raggiungere 42 miliardi di dollari entro il 2025, evidenziando come i canali digitali stiano diventando sempre più strategici per il settore.

‘Il problema principale del settore non è la sovrapproduzione, ma l’incapacità di molti produttori di accedere ai mercati internazionali’, spiega Gian Maria Aprigliano, ingegnere energetico di 32 anni che ha fondato, insieme al fratello Cristiano, ingegnere informatico, Bottle of Italy. ‘Quando vedi aziende che esistono da 30-40 anni limitate a 10-15 paesi, capisci che c’è un gap enorme da colmare. Noi serviamo 97 paesi con 23.000 prodotti, dimostrando che il mercato c’è, ma serve un approccio diverso’.

La sfida principale per i piccoli produttori risiede nella complessità burocratica e normativa dell’export. La gestione delle accise, dell’IVA e degli aspetti doganali rappresenta una barriera quasi insormontabile per realtà medio piccole. ‘Un piccolo produttore non può permettersi di gestire internamente tutti gli adempimenti fiscali di 97 paesi diversi’, continua Aprigliano. ‘Per questo abbiamo sviluppato internamente tutti i sistemi di gestione, dai CRM alla logistica, creando una piattaforma che permette anche al più piccolo produttore di raggiungere mercati come il Sudafrica, il Giappone o gli USA. Il mercato globale del beverage vale 85 miliardi e noi ne tocchiamo ancora una frazione minima’ sottolinea Aprigliano. ‘Quando apri altri canali di vendita e altri paesi, stai lavorando su una porzione pari ad una briciola dell’insieme. La contrazione che si registra a livello globale non ci tocca perché abbiamo diversificato geograficamente’.

L’innovazione tecnologica sta giocando un ruolo cruciale in questa trasformazione. L’integrazione di intelligenza artificiale per la gestione multilingue, sommelier virtuali e sistemi di packaging brevettati stanno abbattendo le barriere tradizionali del settore. Il tasso di rottura dell’1,32% per spedizioni internazionali dimostra come l’innovazione logistica possa risolvere problemi storici del settore.

L’espansione non si limita al vino: il settore spirits mostra una crescita sostenuta, mentre il comparto olio rappresenta un’opportunità ancora largamente inesplorata nell’e-commerce internazionale. ‘L’olio nei supermercati esteri è un bene di lusso, ma online non è toccato quasi da nessuno’, evidenzia Aprigliano. ‘L’aspetto fiscale è più vantaggioso non essendoci accise, ed essendo un prodotto Made in Italy ha comunque un certo appeal’.

Le prospettive per il 2026 indicano una crescita degli acquisti online di prodotti in Italia stimata a 40,1 miliardi di euro, con un incremento del 6% rispetto al 2025, trainata da food, grocery e beauty. Questo trend supporta l’evoluzione verso modelli di business sempre più digitali e internazionali.

‘Lanceremo il progetto Marketplace al prossimo Vinitaly, permettendo a centinaia di piccoli produttori di avere una vetrina mondiale’, conclude Aprigliano. ‘Chi produce 5.000 bottiglie avrà la stessa capillarità di distribuzione di un grande gruppo, democratizzando l’accesso ai mercati internazionali’.

Bankitalia: rischi Italia contenuti, secondo nuovo indicatore ciclo finanza

Roma, 29 apr. (askanews) – “I rischi macrofinanziari di natura ciclica in Italia rimangono contenuti sulla base delle evidenze più recenti fornite da un nuovo indicatore composito del rischio sistemico relativo al ciclo finanziario domestico”. Lo afferma la Banca d’Italia, in un riquadro di analisi inserito nell’ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria.

L’istituzione di Via Nazionale spiega come negli ultimi anni diverse autorità europee abbiano ampliato l’insieme delle informazioni per la valutazione dei rischi macrofinanziari di natura ciclica, introducendo nuove misure di rischio composite che consentono di superare la tradizionale enfasi sull’andamento del credito e di offrire una lettura più articolata delle vulnerabilità emergenti.

“In questo contesto, un recente studio propone un indicatore composito del rischio sistemico relativo al ciclo finanziario (cyclical risk indicator, CRI) per l’Italia”. E questo nuovo indice “Cri” è stato costruito “a partire da un insieme di variabili comunemente impiegate in letteratura per la loro capacità di anticipare le crisi finanziarie. Tra esse, sono state selezionate quelle che si sono dimostrate maggiormente in grado di predire gli episodi di stress macrofinanziario verificatisi nel nostro paese negli ultimi cinquant’anni”.

“L’indicatore – dice Bankitalia – avrebbe fornito un segnale utile per anticipare i più importanti episodi di stress finanziario registrati in Italia nel periodo esaminato, incluse le crisi del 1991-92 e del 2011-12”.

L’indice composto da sei grandezze, spiega Bankitalia: (a) rendimento dei buoni del Tesoro poliennali; (b) rapporto tra prezzi delle abitazioni e canoni di locazione; (c) saldo delle partite correnti in rapporto al Pil (con segno invertito); (d) capitalizzazione del mercato azionario in rapporto al PIL; (e) debito delle famiglie in termini reali; (f) prestiti bancari al settore privato non finanziario in rapporto al Pil.

Le analisi mostrano che questo indicatore “fornisce informazioni aggiuntive sia rispetto ai singoli indicatori che lo compongono, sia rispetto allo scostamento del rapporto tra credito e Pil dal suo trend di lungo periodo”. E gli ultimi dati disponibili, relativi al primo trimestre del 2026, “suggeriscono che il profilo di rischio ciclico resta coerente con una fase di contenuta accumulazione di vulnerabilità. Le principali fonti di rischio – si legge – appaiono riconducibili alle possibili ricadute del significativo aumento dei tassi di interesse osservato negli ultimi anni”. (fonte immagine: Banca d’Italia)

Bankitalia: conflitto M.O. alza vulnerabilità economia e finanza mondiali

Roma, 29 apr. (askanews) – Il conflitto in Medio Oriente “ha aumentato le vulnerabilità dell’economia e del sistema finanziario a livello mondiale”, e per l’Italia “i rischi maggiori per la stabilità finanziaria derivano dai fattori internazionali”. Lo afferma la Banca d’Italia nel suo ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria, rilevando per la Penisola come “fino a febbraio la condizione macrofinanziaria del Paese e i rischi connessi con l’andamento ciclico” risultassero “stabili”.

La guerra in Iran, in particolare si è verificata “in un contesto già caratterizzato da forti tensioni geopolitiche e commerciali e da elevata incertezza. Le previsioni di crescita mondiale sono state riviste al ribasso -osserva Bankitalia – le aspettative di inflazione hanno subito un rialzo e le condizioni finanziarie si sono irrigidite. Allo stesso tempo non sono venuti meno i rischi preesistenti di valutazioni eccessive sui mercati finanziari, soprattutto nel comparto tecnologico”.

“Eventuali ulteriori aumenti dell’avversione al rischio degli investitori potrebbero avere ripercussioni sui segmenti più rischiosi del sistema finanziario internazionale”, prosegue lo studio.

In Italia, “dopo lo scoppio delle ostilità sono aumentati i rendimenti dei titoli di Stato e, in misura contenuta, il loro differenziale rispetto ai titoli tedeschi; i corsi azionari sono considerevolmente diminuiti e – dice ancora Bankitalia – pur avendo da allora recuperato le perdite accumulate, restano esposti a significative oscillazioni. Il funzionamento dei mercati è rimasto ordinato”.

Tornano dagli USA 337 beni rubati, Giuli: "La cultura non si perde"

Roma, 29 apr. (askanews) – Una testa in marmo di Alessandro Magno del I secolo d.C. rinvenuta nel Foro Romano, una scultura in bronzo trafugata a Ercolano, due sculture egizie in basalto ed una selezione di opere databili tra il V secolo a.C. e il III secolo d.C., tra cui sculture, bronzi, ceramiche e oggetti di oreficeria. Sono solo alcuni dei 337 importanti beni culturali rimpatriati dagli Stati Uniti, all’esito di operazioni concluse tra il dicembre 2025 e l’aprile 2026, e presentati alla Caserma “La Marmora” di Roma, sede del Reparto Operativo dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), dal Ministro della Cultura Alessandro Giuli e dall’Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia Tilman J. Fertitta. Presenti anche il Comandante dei Carabinieri CUMS Palidoro, Generale Massimo Mennitti, e il Comandante Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, Generale Antonio Petti.

I beni recuperati comprendono prevalentemente reperti archeologici, materiali archivistici e opere d’arte, in larga parte provenienti da scavi clandestini o sottratti a istituzioni culturali e successivamente immessi nel mercato internazionale.

Per le operazioni di ricerca e recupero il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale ha collaborato con le competenti autorità investigative e le Forze di polizia statunitensi (Manhattan District Attorney’s Office, il Federal Bureau of Investigation e l’Homeland Security Investigations): l’attività – articolata su più livelli: investigativo, giudiziario e istituzionale – ha consentito il recupero e il rimpatrio di beni illecitamente sottratti e trasferiti all’estero.

Dei 337 beni rimpatriati, 221 sono rientrati grazie alla collaborazione con il Manhattan District Attorney’s Office, mentre i restanti 116 sono stati recuperati il 10 aprile 2026 attraverso l’attività congiunta del Federal Bureau of Investigation, dell’Homeland Security Investigations, del District Attorney’s Office e, in un caso, con il contributo della casa d’aste Christie’s di New York.

“La cultura non si perde, non si dimentica, ma si tutela, si recupera e, soprattutto, si restituisce alla collettività. Queste testimonianze preziose saranno ora oggetto di studio, tutela e valorizzazione affinché possano tornare ai luoghi di provenienza e alla fruizione pubblica”, ha detto Giuli, sottolineando come i beni recuperati “sono la testimonianza viva della storia e dell’ingegno italiano che ha attraversato i secoli, il racconto tangibile delle testimonianze dei nostri antenati, delle nostre tradizioni, dei rapporti diplomatici. L’eccellente risultato che celebriamo oggi è frutto di un lavoro corale, che coinvolge istituzioni, forze dell’ordine, esperti di Italia e Stati Uniti. Il nostro è un impegno che guarda al futuro: proteggere il nostro patrimonio significa difendere la memoria, rafforzare l’identità e trasmettere alle nuove generazioni il valore della cultura come bene pubblico universale”.

“Oggi ricorre il 25mo anniversario della stretta collaborazione tra le forze dell’ordine italiane e statunitensi, tra cui l’Arma dei Carabinieri, Homeland Security Investigations e il Federal Bureau of Investigation”, ha ricordato l’Ambasciatore Usa in Italia Fertitta: “Questa partnership riflette il nostro impegno condiviso nella tutela del patrimonio culturale e nel contrasto al traffico illecito di reperti. Rappresenta un esempio concreto di ciò che possiamo realizzare insieme: preservare tesori di inestimabile valore, garantire il rispetto dello Stato di diritto e rafforzare i legami duraturi tra gli Stati Uniti e l’Italia per le generazioni future”. Il gruppo di beni recuperato con il Federal Bureau of Investigation comprende bronzi e terrecotte dall’Età del Ferro al periodo ellenistico, mentre tra i beni restituiti grazie all’assistenza dell’Homeland Security Investigations figurano un timone navale, un vaso canosino e un insieme di monete di epoca romana.

Il rimpatrio di questi beni è il frutto di indagini complesse e di un lavoro di collaborazione internazionale che negli ultimi anni si è progressivamente rafforzato nel contrasto al traffico illecito di opere d’arte.

Il 5 dicembre 2025 Giuli e l’Under-Secretary per la Diplomazia Pubblica degli Stati Uniti, Sarah Rogers, hanno rinnovato il Memorandum d’Intesa tra Italia e Stati Uniti che disciplina la cooperazione bilaterale nel settore. L’accordo ha esteso le restrizioni all’importazione di alcune categorie di beni archeologici italiani e ha rafforzato i controlli doganali, insieme allo scambio di informazioni tra le autorità dei due Stati.

A questo si affianca la collaborazione con istituzioni museali e accademiche statunitensi, che si integra con le attività investigative e consente restituzioni, prestiti a lungo termine e progetti di ricerca condivisi.

Dal 2022 a oggi sono rientrate in Italia migliaia di opere, per un valore complessivo stimato in decine di milioni di euro. Un risultato che conferma anche il ruolo degli Stati Uniti all’interno 3 delle principali rotte del traffico internazionale, in un mercato articolato che coinvolge antiquariato, case d’asta e collezionismo, sia pubblico sia privato.

I beni presentati oggi rientrano in questo quadro ed offrono una testimonianza della produzione artistica e materiale dell’Italia antica, dall’età villanoviana al periodo romano ed ellenistico, con presenze etrusche, greche, italiche ed egizie. Il loro rientro consente di ricondurre opere disperse ai contesti di origine e di renderle nuovamente accessibili allo studio e alla fruizione pubblica. L’operazione, sottolinea il Ministero della Cultura, conferma l’efficacia della sinergia sul piano investigativo, giudiziario e diplomatico e contribuisce al contrasto del traffico illecito, con effetti rilevanti anche sotto il profilo economico e culturale, restituendo alla collettività una parte del patrimonio.

Per il Comandante TPC, Generale Antonio Petti, “siamo di fronte a un fenomeno criminale complesso, capace di alimentare circuiti transnazionali sempre più sofisticati. Per contrastare con fermezza l’espoliazione del nostro patrimonio culturale è necessaria una risposta tempestiva e, soprattutto, fondata su una cooperazione investigativa senza confini. Solo attraverso una sinergia operativa costante con le Autorità estere possiamo interrompere la catena del profitto illecito e restituire alla collettività le tracce della nostra storia”.

“La cooperazione internazionale di polizia, oltre a favorire una preziosa conoscenza reciproca, permette di ricostruire la nostra memoria collettiva recuperando opere che, come “figlioli prodighi”, vengono riaccolte con un apprezzamento e un affetto persino superiore a quello goduto prima della loro perdita”, ha concluso il Comandante dei Carabinieri CUMS Palidoro, Generale Massimo Mennitti.

Allergie respiratorie: rischi e precauzioni sul luogo di lavoro

Roma, 29 apr. (askanews) – A palazzo Wedekind, in occasione della Giornata mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, si è tenuto l’incontro “Allergie respiratorie e attenzione: strategie per ridurre i rischi invisibili”, promosso da Consumers’ Forum e patrocinato da INPS, AIAS (Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza, Federfarma e Fenagifar. Presenti anche associazioni di pazienti e consumatori, con la tematica centrale di come le allergie respiratorie siano un concreto fattore di rischio sul lavoro, e di come, troppo spesso vengano sottovalutate. Stando ai numeri, fino al 40% dei lavoratori impegnati in professioni dove vi è un’elevata esposizione di agenti allergizzanti, può essere soggetto a patologie respiratorie professionali.

L’intervista a Francesco Santi, Presidente Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza: “Il tema è proprio questo, siamo tutti consapevoli che i rischi legati all’allergia stanno aumentando, anche a causa del climate change, ai nuovi inquinanti biologici e chimici. Ma non sempre riusciamo a collegare l’uso dei farmaci antistaminici con il calo dell’attenzione e quindi con un rischio legato alle professioni in cui l’attenzione è estremamente importante e sono tantissimi all’interno dell’industria e di tutte le attività produttive”.

Un impatto economico compreso tra i 30 e i 50 miliardi di euro a livello europeo, dato da fenomeni quali assenteismo e scarsa produttività. Inoltre, ed ancor più importante, è da sottolineare come anche la percentuale di infortuni sul lavoro sia condizionata proprio dalle allergie respiratorie. È necessario istituire agende chiare e protocolli ben strutturati per far sì che le allergie godano della giusta attenzione.

Il commento di Pietro Antonio Patanè, Presidente dell’Associazione Nazionale Medici d’Azienda e Competenti: “Le allergie respiratorie sono effettivamente una patologia molto diffusa che trova la sua ragione e la sua causa molto spesso in fattori ambientali, ma possono esserci anche fattori legati all’ambiente di lavoro. Ci vuole quindi massima attenzione. Inoltre, molto spesso sono presenti anche altre patologie che possono aggravare questa situazione, per cui non è una condizione che ci trova impreparati perché è conosciuta e sorvegliata da molto tempo”.

Partendo dagli antistaminici di prima generazione, con effetti collaterali evidenti quali sedazione e rallentamento dei tempi di reazione, fino ai recenti farmaci che non attraversando la barriera emato-encefalica non comportano alcuna conseguenza. Tanti passi in avanti sono stati compiuti ma non è ancora abbastanza. Proprio per questo l’obiettivo del documento è raccogliere un insieme articolato di proposte per rafforzare la consapevolezza, migliorare l’appropriatezza terapeutica e integrare il tema delle allergie respiratorie nei sistemi di prevenzione e sicurezza.

Crans Montana, Palazzo Chigi deposita costituzione parte civile

Roma, 29 apr. (askanews) – La presidenza del Consiglio dei ministri, tramite l’Avvocatura Generale dello Stato, che a sua volta ha delegato uno studio legale elvetico, ha depositato l’atto di costituzione di parte civile della Repubblica Italiana nel procedimento penale relativo all’incendio avvenuto a Crans-Montana tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026. Lo riferisce una nota di palazzo Chigi.

“La decisione – si sottolinea – è motivata dal danno diretto arrecato al patrimonio dello Stato italiano a causa delle ingenti risorse mobilitate dal Servizio nazionale della Protezione civile per l’assistenza medica, psicologica e logistica ai connazionali coinvolti”.

A Londra due ebrei accoltellati davanti ad una sinagoga

Roma, 29 apr. (askanews) – Due ebrei britannici sono stati accoltellati davanti ad una sinagoga nel quartiere di Golders Green a Londra, secondo quanto riferito dall’organizzazione di pronto intervento Shomrim.

Shomrim, che opera nella zona nordovest di Londra, ha affermato su X che un uomo è stato visto correre su Golders Green Road brandendo un coltello. L’organizzazione ha aggiunto che il suo personale ha fermato il sospetto, dopodiché è arrivata la polizia, che lo ha immobilizzato con un taser e lo ha arrestato. Le vittime sono state soccorse dal servizio di ambulanza Hatzola.

L’attacco è avvenuto a circa 300 metri dal luogo di un incendio doloso avvenuto il mese scorso e che aveva preso di mira le ambulanze di Hatzola, che sarebbero state le più vicine al luogo dell’accoltellamento odierno, e a circa 500 metri da un muro commemorativo dedicato alle vittime del 7 ottobre e ai manifestanti iraniani uccisi dal regime, che è stato dato alle fiamme ieri.

Pirelli: partnership con Univrses, acquisisce il 30% della società svedese

Milano, 29 apr. (askanews) – Pirelli e Univrses – società svedese di deep tech, specializzata in visione artificiale e IA – hanno siglato un accordo che prevede l’integrazione nel sistema Cyber Tyre di tecnologie di computer vision basate sull’intelligenza artificiale. In base all’accordo, attraverso il quale Pirelli ha acquisito una quota del 30% nella società svedese (con l’opzione per raggiungere la maggioranza), le tecnologie 3DAI di Univrses saranno integrate nelle soluzioni del sistema Cyber Tyre di Pirelli.

La combinazione delle tecnologie sviluppate da Univrses e Pirelli, sottolinea una nota congiunta, consentirà di avere veicoli più sicuri e performanti, con potenziali applicazioni nei sistemi ADAS e di guida autonoma, e inoltre fornirà in tempo reale dati per la gestione e la manutenzione delle infrastrutture stradali. Le informazioni ottenute permetteranno agli enti gestori delle reti viarie di prendere decisioni migliori e di impiegare le risorse in modo più efficace, potenzialmente riducendo gli incidenti stradali e salvando vite.

“L’accordo con Univrses potenzia ulteriormente la nostra piattaforma Cyber Tyre, grazie alle avanzate tecnologie di visione artificiale basate sull’IA – ha commentato l’amministratore delegato di Pirelli, Andrea Casaluci -. La collaborazione tra Pirelli e Univrses darà un contributo significativo alla trasformazione in atto delle auto in veri e propri software-defined vehicles”. “Il monitoraggio continuo e i dati stanno diventando le nuove fondamenta per la gestione degli asset infrastrutturali, e la tecnologia di Univrses è in grado di fornire potenti capacità analitiche basate su dati affidabili e aggiornati – ha detto il Ceo di Univrses, Jonathan Selbie -. In questo contesto, siamo lieti di avere Pirelli come investitore e di portare la nostra partnership al livello successivo: uniremo le forze per fornire servizi e prodotti sempre più avanzati”.

La società svedese ha sviluppato 3DAI Engine, un software che conferisce ai veicoli autonomi capacità di percezione (posizionamento 3D, mappatura 3D, Spatial Deep Learning), e 3DAI, un sistema basato su IA che digitalizza le infrastrutture cittadine e stradali, analizzando i dati provenienti da sensori, come le telecamere, installati sui veicoli. Un primo progetto è già in corso in Italia. Nel 2025, Pirelli e la Regione Puglia hanno lanciato un sistema di monitoraggio della rete stradale regionale per creare una mappa aggiornata delle condizioni delle infrastrutture. Il sistema fornisce analisi basate sui dati raccolti dai pneumatici ed elaborati attraverso la piattaforma Cyber Tyre, insieme ai dati visivi raccolti tramite telecamere e interpretati utilizzando la tecnologia Univrses.

Viaggio a bordo della USS Alabama, la nave che ha fermato il tempo

Mobile (Alabama, Usa), 29 apr. (askanews) – Il tempo si è fermato per la USS Alabama. Ancorata nel Battleship Memorial Park a Mobile, in Alabama, e consigliata da Travel South USA, Visit Mobile e Sweet Home Alabama, si presenta come un museo galleggiante che conserva intatta la sua identità originaria. E permette un salto indietro nella storia, intraprendendo un viaggio nel passato militare americano.

Varata nel 1942 e detta “Lucky A”, questa nave da battaglia della classe South Dakota operò nel Pacifico durante la Seconda guerra mondiale, proteggendo le portaerei americane e partecipando a diverse offensive contro il Giappone. Era una macchina bellica imponente, progettata per colpire a grande distanza e resistere agli attacchi. Oltre ad aver preso parte, dopo il secondo conflitto mondiale all’Operazione Magic Carpet , riportando a casa circa 700 uomini dall’ex zona di guerra

Trasformata in museo, la corazzata si visita attraversando spazi rimasti quasi intatti: corridoi stretti, cabine essenziali, sale operative dense di strumenti rigorosamente e ovviamente analogici. Tra dettagli tecnici e ricostruzioni, emergono anche tracce più personali, come le foto di starlette dell’epoca appese dai marinai o ritratti di famiglia in bianco e nero, piccoli frammenti di quotidianità e tenerezza in mezzo alla guerra.

Intorno alla nave, aerei militari e mezzi corazzati completano un percorso che non glorifica, ma invita a osservare da vicino cosa significasse vivere e combattere a bordo. Non più una nave da guerra, USS Alabama, salvata dalla demolizione e preservata, oggi è un luogo che conserva, senza troppi filtri, tutto il peso della sua storia. E il suo silenzio parla più di quanto facessero i suoi cannoni.

A Venezia la Fondazione Berengo presenta Tony Cragg "Ocean of Drops"

Roma, 29 apr. (askanews) – È Tony Cragg (Liverpool, 1949), tra le voci più autorevoli della scultura contemporanea internazionale, il protagonista della mostra “Ocean of Drops” presentata dal 5 maggio al 22 novembre 2026, in occasione della 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, della Fondazione Berengo negli spazi di Ca’ Tron.

Costruita attorno a una monumentale scultura in vetro realizzata a Murano – che dà il titolo all’intero progetto – la mostra riunisce una selezione di opere recenti di grande formato, offrendo una lettura concentrata degli sviluppi più attuali della ricerca dell’artista anglo-tedesco.

“Ocean of Drops” si configura come un campo di tensione tra materia e percezione. La scultura in vetro, fulcro visivo e concettuale dell’esposizione, evoca la natura profonda dei materiali, suggerendo una riflessione sulla loro struttura intrinseca e sui processi che ne determinano forma e apparenza. Più che rappresentare, l’opera scopre nuove forme che riflettono sulla trasformazione continua della materia, che sfugge a una definizione stabile.

Accanto a questa presenza centrale, il percorso espositivo include sculture in legno e pietra in cui Cragg indaga le qualità fisiche e dinamiche della materia. Le forme rimandano a strutture fondamentali – atomi, molecole, cellule, particelle – rendendo visibile ciò che normalmente resta invisibile e interrogando il rapporto tra micro e macro, tra struttura e superficie.

L’intero progetto si inscrive in una riflessione più ampia sulla relazione tra interiorità ed esteriorità della materia. Le sculture di Cragg mettono in discussione i meccanismi attraverso cui percepiamo il mondo, evidenziando i limiti dell’esperienza sensibile e il ruolo determinante delle strutture cognitive nella costruzione della realtà. In questo senso, “Ocean of Drops” si presenta come un dispositivo critico: un invito a interrogare non solo ciò che vediamo, ma il modo in cui lo vediamo.

Attivo dai primi anni Settanta, Tony Cragg, pluripremiato scultore britannico che vive in Germania (a Wuppertal), ha esposto in musei e istituzioni di tutto il mondo, affermandosi come una delle figure più influenti della scultura contemporanea. La mostra veneziana rappresenta un’occasione significativa per confrontarsi con una ricerca che continua a ridefinire il rapporto tra forma, materia e conoscenza.

Formula1, Vasseur: "A Miami con aggiornamenti aerodinamici"

Roma, 29 apr. (askanews) – A un mese dall’ultimo appuntamento disputato a Gran Premio del Giappone, il Mondiale di Formula 1 riparte dal Gran Premio di Miami. Dopo la cancellazione delle gare in Bahrain e Arabia Saudita, la Scuderia Ferrari torna dunque in pista in Florida per il secondo weekend Sprint della stagione e la prima gara americana del campionato. Per tutti i team è un fine settimana particolarmente intenso e importante sotto il profilo tecnico. “Siamo molto contenti di tornare finalmente in pista dopo una pausa così lunga, qualcosa di piuttosto insolito nel pieno della stagione – le parole del Team Principal Frederic Vasseur – In queste settimane abbiamo lavorato intensamente a Maranello per analizzare i dati raccolti nelle prime gare e preparare questo appuntamento nel miglior modo possibile. Noi porteremo alcuni aggiornamenti aerodinamici, ma sappiamo che lo stesso faranno anche i nostri concorrenti. Per questo è importante restare concentrati, affrontare il weekend con umiltà e massimizzare subito il lavoro nell’unica sessione di prove libere a disposizione. Noi ci concentriamo sul nostro weekend per cercare di portare a casa il miglior risultato possibile”.

A Miami debuttano infatti diversi aggiornamenti aerodinamici, previsti da molte squadre per la prima gara dopo la lunga pausa, mentre entrano in vigore anche alcune modifiche regolamentari da assimilare rapidamente. Proprio per consentire a squadre e piloti di prendere confidenza con le novità, l’unica sessione di prove libere del weekend è estesa a 90 minuti invece dei consueti 60, prima dell’inizio delle attività competitive previste fin dal venerdì dato il formato Sprint.

L’azione in pista al Miami International Autodrome inizia venerdì 1 maggio con l’unica sessione di prove libere, eccezionalmente della durata di 90 minuti, in programma alle 12 locali (18 CEST), seguita dalla Sprint Qualifying alle 16.30 (22.30 CEST). Sabato le vetture tornano in pista per la Sprint, al via alle 12 locali (18 CEST), mentre le qualifiche per il Gran Premio scattano alle 16 (22 CEST). Il Gran Premio di Miami prende il via domenica 3 maggio alle 16 locali (22 CEST), sulla distanza di 57 giri, pari a 308,326 chilometri.

Tornano i Made in Italy Days di Amazon

Roma, 28 apr. (askanews) – Dal 13 al 19 maggio, tornano i Made in Italy Days di Amazon. Un’iniziativa realizzata in collaborazione con Agenzia ICE, che porta le eccellenze italiane in vetrina nei negozi online Amazon di tutto il mondo. Un’occasione di visibilità internazionale per piccole e medie imprese italiane, che si inserisce nel calendario della Giornata Nazionale del Made in Italy (GNMII).

Tra le attività legate a questa giornata, e riconosciute dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, c’è l’evento “Sostenere il Made in Italy nel mondo: PMI, e-commerce e politiche per l’export”, organizzato da Netcomm, con il supporto di Amazon, e promosso dal Presidente della Xa Commissione Attività Produttive Alberto Luigi Gusmeroli, andato in scena a Roma presso la Sala Salvadori della Camera dei Deputati.

“Fler è un brand italiano, che è nato con l’intento di rendere la depilazione all’acqua del corpo un’esperienza premium di benessere. Amazon è nato fin dall’inizio per voler essere un brand internazionale con quella spinta, per cui il digitale è sicuramente stato il nostro primo passo e quello che ci ha portato ad essere sempre più spinti verso l’internazionalizzazione” ha dichiarato Allegra Violante, CEO & Co-Founder di Fler World

“Amazon ha questa risorsa, questa opportunità, però purtroppo c’è il limite del fatturato di 10.000 euro che lo si raggiunge davvero in pochissimo tempo. Le aziende devono necessariamente avvalersi successivamente di una risorsa interna, o comunque di un partner esterno per gli adempimenti e le dichiarazioni IVA” ha aggiunto Tommaso Iozzino, Titolare di ZIG – Zenone Iozzino

La vetrina del Made in Italy di Amazon, è al fianco di oltre 5.500 aziende del territorio italiano e mette a disposizione più di 3 milioni di prodotti, disponibili in 11 diversi Paesi (Italia, Francia, Spagna, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Belgio, Svezia, Polonia e Paesi Bassi). In questo scenario, l’e-commerce si conferma strumento strategico per ampliare la presenza internazionale delle imprese, a condizione che lo sviluppo venga supportato dal contesto normativo e burocratico.

“Noi facciamo parte del settore delle piccole e medie imprese, dove esportare era veramente difficile per i costi. Amazon e tutte le piattaforme hanno democratizzato questa possibilità. Quindi, con investimenti relativi, ci ha dato l’opportunità di andare oggi su 32 mercati di destinazione finale e di 12 piattaforme Amazon” ha dichiarato in merito Filippo Ciocca, Titolare di Ciocca.

“Noi siamo fortemente orientati all’export. Circa il 35% del nostro fatturato deriva dalla vendita su mercati internazionali come l’America e i principali paesi dell’Unione Europea. Negli anni, però, ho assistito a un incremento della frammentazione della complessità normativa, che se da un lato rappresenta un costo per un’azienda, quindi una riduzione di margine di profitto, soprattutto per le piccole imprese come le mie, rappresenta una vera e propria barriera all’entrata del mercato unico europeo e una grande perdita di una grossa opportunità rappresentata dal digitale” ha aggiunto Maria Antonietta Orlando, Founder di Remo Sartori

Al tavolo hanno preso parte esponenti istituzionali e parlamentari di diversi schieramenti, tra cui Alessandro Giglio Vigna (Presidente XIV Commissione Politiche UE), la Senatrice Raffaella Paita (Capogruppo in Commissione 5a Programmazione economica, bilancio) e Luca Squeri (Segretario X Commissione Attività produttive, commercio e turismo), insieme a rappresentanti delle istituzioni come Paolo Quercia (Dirigente del Centro Studi e Analisi del Dipartimento Politiche per le imprese del MIMIT) e Luca Di Persio (Direttore Centrale Marketing, Innovazione, Transizione Digitale e Servizi alle Imprese di ICE Agenzia), a conferma di un interesse trasversale sul tema della competitività del sistema produttivo italiano.

Precarietà e diritti: l’Italia raccontata da The Care

Milano, 29 apr. (askanews) – Un’Italia che lotta tra precarietà e disuguaglianze, ma che prova anche a reagire attraverso partecipazione e impegno civico. È il quadro che emerge da The CARE, il progetto promosso da ActionAid Italia e Fondazione Realizza il Cambiamento: in tre anni sono state coinvolte oltre 180 organizzazioni, 69 progetti e più di 33 mila persone.

Dai giovani alle prese con un lavoro instabile, ai riders spesso invisibili, fino alle comunità delle aree interne: storie diverse, unite dalla richiesta di diritti e opportunità. Un percorso che punta a rafforzare le comunità partendo dal basso.

“Il progetto The CARE è un progetto finalizzato alla promozione dei diritti e dei valori dell’Unione Europea, attraverso il supporto delle organizzazioni e della società civile. Si struttura in tre assi di intervento, supporto a dei progetti, capacity development, quindi formazione e sviluppo delle capacità e competenze dell’organizzazione e networking, ossia la creazione di un ambiente di autoaiuto tra le organizzazioni stesse” ha dichiarato Cosimo Chiesa, Responsabile The Care per ActionAid.

Non solo fondi, ma formazione, rete e strumenti per trasformare fragilità in partecipazione attiva con risulti concreti, visibili e duraturi nel tempo.

“In base alle diverse componenti del progetto, abbiamo raggiunto questi obiettivi. In termini di supporto finanziario, sono state raggiunte più di 33.000 persone. In termini di formazione, ogni organizzazione ha ricevuto 189 ore di formazione in diversi ambiti, che vanno dalla raccolta fondi alla comunicazione. In termini di attività di networking, è stato creato un percorso di elaborazione di un manifesto dell’organizzazione e della società civile, dove le organizzazioni stesse hanno buttato giù dei punti di miglioramento, di finanziamento alle piccole organizzazioni e di riforma del terzo settore.” ha aggiunto Chiesa.

Un progetto che lascia un segno concreto: comunità più forti e cittadini più consapevoli. Perché il cambiamento, oggi, passa proprio da chi vive e costruisce ogni giorno i territori.

The CARE – Civil Actors for Rights and Empowerment è un progetto promosso da ActionAid Italia e Fondazione Realizza il Cambiamento, cofinanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma CERV.

"Italiane della scienza": Paola Catapano, come si racconta il Cern

Roma, 29 apr. (askanews) – “Italiane della scienza”, podcast della rubrica SGUARDI ideato da Alessandra Quattrocchi e prodotto da Askanews, dedicato alle donne che lavorano nelle materie STEM, va alla scoperta dei segreti del più grande laboratorio di ricerca delle particelle al mondo, il Cern di Ginevra. Ce ne parla Paola Catapano, la comunicatrice scientifica del Cern. Giornalista scientifica con decine di documentari all’attivo, Catapano racconta il suo percorso di carriera, come si vive al Cern, come è cambiata la presenza delle donne, che rapporto c’è oggi fra fisica e filosofia.

“Il mio percorso non è stato affatto lineare” racconta, “è fatto di inseguimento di passioni e talenti perché con la passione se uno si impegna poi diventa anche un talento e cogliere le opportunità”. Dall’amore per l’astronomia a quello per le lingue e lo sport, la scuola interpreti, il posto da assistente personale per Carlo Rubbia direttore generale del Cern, poi il master in giornalismo scientifico, il nuovo incarico al Cern e le avventure nell’Artico e nell’Antartico”.

Raccontare il Cern, cioè la fisica delle particelle elementari, significa inventarsi il modo di narrare “qualcosa che tu non osservi, mentre nelle altre scienze anche l’astronomia, si osserva un fenomeno che c’è nel cielo. Le scoperte che si fanno sono scoperte epocali che fanno la scienza ma che non avvengono tutti i giorni. Quindi è un lavoro di intermediazione, dove la figura che sta in mezzo è il comunicatore scientifico”.

Catapano racconta cosa si vede arrivando al Cern, dal Super Collider ai “premi Nobel che indossano magliette spiritose e che parlano allegramente con i giovanissimi summer student o giovani dottorandi o post-doc intavolando discussioni in mensa sul caffè e scrivono strane formule sui tovagliolini di carta; spiega come la presenza di Fabiola Gianotti ha incoraggiato l’ingresso delle donne e l’effetto che ha avuto l’apertura dell’asilo nido interno fin dai primi giorni dopo il parto: “ci siamo posti l’obiettivo di 25 by 25 cioè di raggiungere il 25% nelle posizioni di staff e di management della ricerca entro il 2025, e in alcuni campi è stato addirittura superato.

Infine ricorda che “si è sempre potuto parlare di una congiunzione fra fisica e filosofia perché le domande sono le stesse che si ponevano gli antichi greci; è chiaro che la disciplina si è talmente specializzata per penetrare dentro ai segreti della natura. Solo che la risposta è matematica ed è esperimento per arrivare a questo livello. I giovani fisici che arrivano qua sono tutti campioni delle Olimpiadi della mente perché sono capaci di scriverti 17 pagine di equazioni come noi scriviamo un articolo di quattro pagine; . sono delle persone stupende, molto candide, che a volte non capiscono quello che succede nel mondo reale, perché per loro è totalmente inconcepibile”.

I podcast di SGUARDI sono disponibili sul sito di Askanews, sul canale YouTube di SGUARDI e sulle piattaforme di streaming audio.

Acqua potabile, l’Ue avvia una procedura di infrazione contro l’Italia

Roma, 29 apr. (askanews) – La Commissione europea ha deciso di avviare una procedura di infrazione inviando una lettera di costituzione in mora all’Italia per il mancato corretto recepimento della direttiva sull’acqua potabile. L’Italia dispone ora di due mesi per rispondere e porre rimedio alle carenze segnalate.

Come evidenziato nella Strategia per la resilienza idrica, la piena attuazione dei requisiti dell’UE sulla qualità dell’acqua è fondamentale per proteggere la salute umana e l’ambiente, si legge nella nota della Commissione.

La direttiva riveduta sull’acqua potabile mira a tutelare la salute umana garantendo acqua del rubinetto più pulita, aggiornando gli standard di qualità e affrontando gli inquinanti emergenti, come gli interferenti endocrini e le microplastiche, specifica la nota.

Gli Stati membri avrebbero dovuto recepire la direttiva nel diritto nazionale entro il 12 gennaio 2023 e conformarsi alle sue disposizioni. Tuttavia, nel recepimento da parte dell’Italia permangono diverse carenze, sottolinea la Commissione.

Tra queste figurano: la limitazione dell’ambito della valutazione del rischio dei sistemi di distribuzione domestica, il rinvio di alcuni obblighi, l’assenza dell’obbligo di informare le persone vulnerabili sulle modalità di accesso all’acqua potabile, la mancata limitazione delle deroghe ai soli casi debitamente giustificati e per il periodo più breve possibile, nonché l’assenza di un valore guida per gestire la presenza di metaboliti non rilevanti dei pesticidi nell’acqua potabile, precisa la nota.

La Commissione invia pertanto una lettera di costituzione in mora all’Italia, che dispone ora di due mesi per rispondere e porre rimedio alle carenze segnalate. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrebbe decidere di emettere un parere motivato, conclude la nota.

Ciclismo, Roma ancora capitale del Giro

Roma, 29 apr. (askanews) – Per l’ottava volta nella storia, la quarta consecutiva, sarà Roma ad ospitare il Grande Arrivo del Giro d’Italia. La tappa conclusiva della 109^ edizione della Corsa Rosa è stata presentata quest’oggi presso la Protomoteca del Campidoglio alla presenza di Roberto Gualtieri, Sindaco di Roma; Urbano Cairo, Presidente di RCS MediaGroup; Alessandro Onorato, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma; Paolo Bellino, Amministratore Delegato di RCS Sports & Events; Stefano Barigelli, Direttore de La Gazzetta dello Sport e Vincenzo Nibali, vincitore di due Giri d’Italia (2013 e 2016) oltre a tante altre istituzioni, rappresentanti dei Media e dei partner della Corsa Rosa. A condurre l’evento Cristina Fantoni, giornalista di TG La7. “Ci aspettano 131 chilometri di emozioni lungo un percorso che passa da Ostia, il mare di Roma, e da alcuni dei luoghi più iconici della città, passando per il Colosseo e le Terme di Caracalla fino al traguardo finale al Circo Massimo” le parole del sindaco di Roma Gualtieri. Tappa finale divisa in due parti: avvicinamento, dalla partenza a Roma-EUR, fino al primo passaggio sulla linea di arrivo si raggiunge il litorale e poi Ostia, quindi si ritorna in zona partenza e in seguito circuito finale (8 giri) all’interno della Capitale. Il circuito di 9.5 km si sviluppa interamente lungo le vie cittadine (ampie e talvolta con alcuni spartitraffico). Si alternano brevi ondulazioni e lunghi rettilinei raccordati da curve a volte impegnative. Il fondo stradale è prevalentemente asfaltato con alcuni brevi tratti in pavé (“sanpietrini”). Ultimi chilometri con solo alcune lievi variazioni di direzione. Retta finale di 350 m su asfalto, a metà dell’ultimo chilometro la pendenza della sede stradale è del 5%.

Fotografia, torna PhEST: l’11esima edizione a Monopoli dal 7 agosto

Roma, 29 apr. (askanews) – Torna PhEST, il festival internazionale di fotografia e arte, con l’undicesima edizione che si terrà a Monopoli, in Puglia, dal 7 agosto al primo novembre 2026. Tre mesi di mostre, eventi, progetti, per incentivare le attività culturali e turistiche del territorio, trasformando la città in un laboratorio diffuso di arte e ispirazione. Le giornate di inaugurazione sono fissate per il 7, 8 e 9 agosto. Dopo 10 anni di attività il festival è cresciuto, con più di 250 mostre di oltre 400 artisti provenienti da tutto il mondo, presenze che superano 1 milione e 500mila persone, e oltre 4.500 opere esposte, confermandosi come una meta per artisti di fama internazionale che scelgono PhEST come luogo privilegiato per presentare al pubblico i loro progetti.

Confermata la squadra guida di PhEST con la direzione artistica di Giovanni Troilo, quella organizzativa di Cinzia Negherbon, la curatela fotografica di Arianna Rinaldo e quella per l’arte contemporanea di Roberto Lacarbonara. Tornano anche la PhEST Pop-Up Open Call (dal 29 aprile al 13 maggio), le letture portfolio (gratuite nei giorni di inaugurazione), le visite guidate a cura degli artisti, i progetti speciali e le residenze d’artista, sul territorio e non.

Tema di questa edizione è “What if?”, un invito a sospendere la certezza del reale e ad abitare lo spazio del possibile. Attraverso fotografia e arte visiva, il festival esplora scenari alternativi in cui storia, identità, tecnologia e natura si riscrivono, si dissolvono o si reinventano. What if? non è solo una domanda, ma un dispositivo creativo e critico: apre fratture nel presente, immagina futuri divergenti e rende visibile ciò che ancora non esiste. In un tempo segnato da profonde trasformazioni, PhEST 2026 diventa un laboratorio di visioni in cui l’immaginazione non è evasione, ma uno strumento per interrogare il mondo e le sue infinite possibilità.

Per la prima volta, PhEST lancia anche una call to action rivolta alla propria community attraverso il sondaggio social What if PhEST…?, un invito a immaginare il festival che si vorrebbe. In sintonia con il tema dell’edizione 2026, il pubblico sarà chiamato a condividere desideri, visioni, suggestioni e proposte, contribuendo idealmente a disegnare un PhEST possibile, futuro, sorprendente. La CTA “What if PhEST…” sarà pubblicata sui social media ufficiali del festival .

Torna, per il sesto anno consecutivo, la PhEST Pop-Up Open Call, realizzata in collaborazione con LensCulture e PHmuseum e con il sostegno, anche quest’anno, di UniBa – Università degli Studi di Bari Aldo Moro che assegnerà un premio al miglior cortometraggio internazionale e di Fujifilm Italia che va così a riconfermare il proprio impegno nel valorizzare la fotografia come linguaggio culturale, storico e artistico, e il sostegno a iniziative, eventi e momenti partecipativi capaci di avvicinare il pubblico alla forza espressiva dell’immagine.

La PhEST Pop-Up Open Call si è progressivamente affermata come uno dei principali osservatori internazionali del festival: dalla prima edizione, che aveva raccolto oltre 500 progetti e 5.000 immagini da 56 paesi, è cresciuta fino a superare, nell’ultima, quota 800 application e 10.000 immagini provenienti da 68 Paesi. In linea con il tema centrale di PhEST 2026, What if?, la call invita artisti e fotografi a confrontarsi con ipotesi, possibilità, deviazioni del reale e immaginari alternativi. Si cercano progetti intensi, intimi e profondi, capaci di leggere il presente e insieme di proiettarlo verso ciò che ancora non vediamo. Sono ammessi tutti i linguaggi visivi: fotografia, illustrazione, collage, animazione e video, e per la prima volta cortometraggi. Gratuita e aperta a tutti, la call sarà attiva per sole due settimane, dal 29 aprile al 13 maggio 2026.

PhEST – See Beyond the Sea è prodotto e promosso dall’associazione culturale PhEST, con sostegno di Regione Puglia, PugliaPromozione, Puglia Culture e del Comune di Monopoli.

Cinema, a Vittorio Storaro il Premio Speciale Cinecittà David 71

Roma, 29 apr. (askanews) – Sarà conferito a un maestro internazionale del cinema italiano, il grandissimo autore della cinematografia Vittorio Storaro, il Premio Speciale Cinecittà David 71, promosso da Cinecittà in collaborazione con l’Accademia del Cinema Italiano, dedicato alle personalità che con la propria opera hanno contribuito all’immagine del cinema italiano e di Cinecittà nel mondo.

Il Premio Speciale David Cinecittà sarà consegnato al Maestro Storaro durante la cerimonia di premiazione dei Premi David di Donatello mercoledì 6 maggio, in prima serata su Rai 1, dagli studi di Cinecittà.

Lucia Borgonzoni, Sottosegretario alla Cultura, ha dichiarato: “Il Premio Speciale Cinecittà David 71 a Vittorio Storaro è un tributo a un Maestro che ha saputo scrivere con la luce, trasformando la tecnica in poesia visiva e portando l’eccellenza del nostro Paese sui palcoscenici più prestigiosi del mondo. Celebriamo un artista che incarna perfettamente l’anima di Cinecittà e dell’Italia: un connubio straordinario di creatività, sapienza artigiana e innovazione. La sua dedizione alla conservazione del patrimonio filmico, inoltre, testimonia l’amore per la nostra cultura, assicurando che la bellezza delle opere del passato continui a ispirare le generazioni future”.

Per il presidente di Cinecittà Antonio Saccone “la firma di Vittorio Storaro si riconosce senza scritte o titoli. Basta vedere un fotogramma di “Novecento”, di “Apocalypse Now”, de “L’ultimo imperatore”, per sapere chi ci ha messo quella luce e quei colori. Sapere che ha lavorato ad alcuni capolavori dentro la nostra Cinecittà ci emoziona. Ma non solo: la sua passione per la sopravvivenza del patrimonio cinematografico, per la conservazione e il restauro, sono opere altrettanto importanti che questo cineasta ci ha dato. Cinecittà quindi non può che essere orgogliosa di celebrare questo suo concittadino, che rappresenta al meglio i valori per cui ogni giorno lavoriamo”.

Ha dichiarato l’amministratore delegato di Cinecittà Manuela Cacciamani: “Il premio speciale Cinecittà David è concepito per sottolineare l’importanza delle persone, che sono ciò che fa grande nel mondo il nome e il marchio di Cinecittà. E quando parliamo di immagine, in pochi come Vittorio Storaro hanno creato immagini così grandiose, luminose e belle, da far invidiare Cinecittà e il cinema italiano, come un tempo succedeva alle corti estere con gli artisti del rinascimento. Vittorio Storaro è un artista, un bene culturale vivente, e con la sua opera di direttore della fotografia ha illuminato e colorato i sogni di registi, di film memorabili, e soprattutto i nostri sogni. Cinecittà è nota per la genialità dei suoi artisti/artigiani in tutto il pianeta. Questa meritata fama, è dovuta anche a ciò che ha fatto questo poeta dell’immagine, e a lui va il nostro premio, e il nostro grazie”.

Secondo Piera Detassis, presidente e direttrice artistica dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello, “il riconoscimento Speciale Cinecittà David 71 all’autore della fotografia Vittorio Storaro rappresenta per l’Accademia del Cinema italiano un grande onore e il modo più bello per festeggiare un immenso talento e, con lui, un anniversario speciale, i cinquant’anni di “Novecento”, il capolavoro di Bernardo Bertolucci. La fotografia e la luce del maestro Storaro hanno scolpito per sempre nel nostro immaginario quella traversata magistrale attraverso la Storia d’Italia, dalla Grande Guerra al fascismo alla Liberazione visti con gli occhi degli umili, i contadini e i braccianti. E con il respiro dell’umanità. Grazie anche per questo”.

Vittorio Storaro, nasce a Roma il 24 giugno del 1940 e si forma al Centro Sperimentale di Cinematografia. Debutta come direttore della fotografia con “Giovinezza giovinezza” di Franco Rossi cui seguono oltre settanta film: in Italia lavora con Bernardo Bertolucci, Dario Argento, Giuseppe Patroni Griffi, Giuliano Montaldo, Luca Ronconi; all’estero ha dato luce ai film di Francis Ford Coppola, Woody Allen, Carlos Saura, Richard Donner, Alfonso Arau, Paul Schrader.

La notorietà internazionale esplode nel 1979 con “Apocalypse now” di Francis Ford Coppola che gli vale il primo dei suoi tre premi Oscar vinti. Gli altri due arrivano con “Reds” di Warren Beatty e “L’ultimo imperatore” di Bernardo Bertolucci. Nella sua carriera Storaro ha vinto anche un Grand Prix a Cannes, un Efa, un BAFTA, un Emmy, un Premio Goya, l’Excellence Award a Locarno, un David di Donatello e otto Nastri d’Argento. È stato inoltre insignito di cinque lauree honoris causa da altrettante Accademie di Belle Arti. Ha insegnato per dieci anni Scrivere con la Luce all’Accademia delle arti e delle scienze dell’immagine dell’Aquila e conduce seminari in Cinematografia. Ambisce al riconoscimento legislativo del diritto d’autore per tutti gli Autori della Cinematografia nel mondo.

Gabriele Salvatores guiderà la giuria del Reply AI Film Festival 2026

Roma, 29 apr. (askanews) – Reply, gruppo internazionale specializzato nella creazione di nuovi modelli di business abilitati dall’IA, svela la giuria della terza edizione del Reply AI Film Festival, la competizione internazionale rivolta a creativi, registi e videomaker che vogliono mettersi alla prova nella produzione di cortometraggi realizzati con strumenti di Intelligenza Artificiale. A guidare la giuria sarà Gabriele Salvatores, regista e sceneggiatore italiano noto per aver lavorato a film come “Nirvana”, “Educazione siberiana” e “Napoli – New York”, vincitore del Premio Oscar al miglior film straniero per “Mediterraneo”.

Insieme a lui, il panel della terza edizione del Reply AI Film Festival, annovera Rob Minkoff, co-regista de “Il Re Leone” nonché animatore e autore di numerosi film come “Stuart Little”, “La casa dei fantasmi” e “Mr. Peabody e Sherman” insieme a Catherine Hardwicke, regista del fenomeno globale “Twilight”. Accanto a loro Jed Weintrob, regista e partner della società 30 Ninjas affiancato da Christina Lee Storm, produttrice cinematografica – già executive in DreamWorks Animation e Netflix – e Head of Studio, Narrative presso Secret Level, il giornalista cinematografico e reporter di IndieWire, Brian Welk e Giacomo Mineo, VFX supervisor per kolossal come “Oppenheimer” e “Odissea” di Christopher Nolan e candidato ai Primetime Emmy per “Devs” di Alex Garland.

“Sono felice di prendere parte al Reply AI Film Festival e di contribuire a un’iniziativa che guarda al futuro del linguaggio cinematografico con curiosità e apertura. Sarà particolarmente stimolante accogliere opere provenienti da tutto il mondo, realizzate con strumenti di intelligenza artificiale generativa che, se messi al servizio di una visione autentica, possono valorizzare ancora di più il talento, la sensibilità e lo sguardo del regista”, commenta Gabriele Salvatores.

Completano la giuria Filippo Rizzante, Chief Technology Officer di Reply, Guillem Martinez Roura, AI & Robotics Lead di ITU “AI for Good”, l’agenzia delle Nazioni Unite focalizzata sull’utilizzo dell’AI per migliorare la società, Nils Hartmann, Executive Vice President di Sky Studios Italia e produttore di serie televisive di successo come “Gomorra: La serie”, “The Young Pope” e “ZeroZeroZero” e la giornalista cinematografica di Sky Italia Denise Negri.

“Imaginatio Nova” è il tema dell’edizione 2026, un invito a esplorare una nuova fase dell’immaginazione, in cui la creatività umana si rinnova attraverso la tecnologia. La giuria valuterà le opere inviate entro il primo giugno 2026 sulla piattaforma aiff.reply.com, in base a creatività, qualità della produzione e impiego dell’AI nei diversi stadi di realizzazione, dalla sceneggiatura alla post-produzione.

Oltre a selezionare i cortometraggi originali più meritevoli, la giuria sarà chiamata a votare le opere che verranno insignite di due premi speciali, l’AI for Good Award, promosso in collaborazione con l’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU), destinato al miglior cortometraggio che metta in evidenza gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (SDGs) e il Reply AI Studios Grand Prix, riconoscimento che celebra l’innovazione dell’eccellenza nell’uso dell’intelligenza artificiale.

I cortometraggi finalisti avranno la possibilità di partecipare a un evento di première, organizzato da Reply e Mastercard, che si terrà a settembre a Venezia, durante il quale saranno annunciati i vincitori assoluti.

Questa iniziativa fa parte delle Reply Challenges, un programma di competizioni tecnologiche e creative che testimonia l’impegno di Reply nello sviluppo di modelli formativi innovativi, capaci di coinvolgere le nuove generazioni. Oggi, la community di Reply Challenges conta quasi 250.000 partecipanti in tutto il mondo.

Sky Italia sarà media partner del Reply AI Film Festival, una collaborazione che rafforza ulteriormente il posizionamento dell’iniziativa nel panorama media & entertainment.

Fifa: cartellino rosso per chi lascia il campo o si copre la bocca

Roma, 29 apr. (askanews) – L’International Football Association Board, su approvazione della Fifa, introduce una stretta disciplinare destinata a cambiare il comportamento in campo dei calciatori. A partire dalla prossima Coppa del Mondo, in programma dall’11 giugno al 19 luglio 2026 tra Messico, Canada e Stati Uniti, sarà previsto il cartellino rosso per chi abbandona il terreno di gioco in segno di protesta contro una decisione arbitrale o per chi si copre la bocca durante le comunicazioni con avversari o ufficiali di gara.

La decisione nasce dalla necessità di rispondere a episodi ritenuti gravi e sempre più frequenti nelle competizioni internazionali, che hanno sollevato un dibattito sulla disciplina e sul rispetto delle regole del gioco. Secondo quanto stabilito nella riunione straordinaria dell’Ifab, la misura punta a rafforzare la trasparenza dei comportamenti e a ridurre situazioni di tensione che possono compromettere il regolare svolgimento delle partite.

Tra i casi che hanno accelerato l’adozione della nuova norma figura quanto accaduto nella finale dell’ultima Coppa d’Africa, disputata a Rabat il 18 gennaio, quando il Senegal ha lasciato il campo in segno di protesta dopo un rigore assegnato al Marocco, Paese ospitante. Un gesto che ha generato polemiche e acceso il confronto tra federazioni e organi disciplinari sul tema delle proteste collettive durante le gare ufficiali.

Un altro episodio che ha contribuito alla stretta regolamentare si è verificato in Champions League, durante la sfida tra Benfica e Real Madrid. In quella occasione Gianluca Prestianni si è coperto la bocca mentre si avvicinava a Vinicius Junior, gesto interpretato come offensivo e successivamente sanzionato con una lunga squalifica. L’episodio ha riaperto il dibattito sui comportamenti ritenuti antisportivi e sulla necessità di criteri più severi per prevenirli.

La nuova norma della Fifa stabilisce quindi una linea più rigida: il semplice gesto di abbandonare il campo in segno di dissenso o l’utilizzo di modalità ritenute opache nelle comunicazioni tra giocatori potrà essere punito direttamente con l’espulsione. L’obiettivo dichiarato è quello di garantire maggiore rispetto dell’autorità arbitrale e uniformità nell’applicazione delle regole, riducendo al minimo le interpretazioni soggettive.

La misura entrerà ufficialmente in vigore proprio in occasione del Mondiale 2026, diventando uno dei cambiamenti regolamentari più significativi degli ultimi anni. L’Ifab e la Fifa sottolineano come l’intento non sia solo punitivo, ma anche educativo, per rafforzare il principio di trasparenza e correttezza all’interno del gioco.

La decisione, destinata a far discutere, apre comunque una nuova fase nella gestione disciplinare del calcio internazionale, in un momento in cui il confine tra protesta, comportamento antisportivo e tutela dell’immagine dello sport appare sempre più centrale nel dibattito globale.

Lavoro, Fumarola: Cisl giudica decreto Governo positivamente

Roma, 29 apr. (askanews) – “Abbiamo giudicato positivamente questo provvedimento sulla base di quello che abbiamo ascoltato in conferenza stampa, quindi attendiamo di leggere compiutamente il testo definitivo per fare poi delle valutazioni più di merito”. Così la leader della Cisl, Daniela Fumarola, a margine della presentazione del concertone del primo maggio.

“Intanto, ci sembra un ottimo risultato quello di aver fissato un principio: il trattamento economico complessivo dei contratti comparativamente più rappresentativi, sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale – ha detto – significa che al di sotto del Tec, di questo trattamento, non è salario degno. Questo per noi è un risultato importante perché lo abbiamo chiesto più volte al Governo e conferma ancora una volta che la buona contrattazione, che è quella che copre circa il 95% dei lavoratori, è quella da prendere a riferimento. Tutto ciò che al di sotto significa che è un contratto, un salario non degno e, quindi, è una contrattazione in dumping”.

Lavoro, Bombardieri: molto soddisfatto per decreto Governo

Roma, 29 apr. (askanews) – La Uil è “molto soddisfatta” per il varo del decreto primo maggio “perché per la prima volta c’è un intervento legislativo che identifica il salario giusto, il salario dignitoso, con i contratti di Cgil, Cisl e Uil”. Lo ha detto il segretario generale Pierpaolo Bombardieri a margine della presentazione del concertone del primo maggio.

“Avevamo posto un tema molti mesi fa, che era quello dei contratti pirata, cioè di contratti firmati da associazioni datoriali e organizzazioni sindacali non rappresentative, che diminuivano i salari e i diritti dei lavoratori – ha aggiunto il numero uno della Uil – il Governo ha deciso di non esercitare la delega su nostra richiesta perché c’è un confronto in corso con le imprese”.

Il caso Minetti, in corso verifiche sulla veridicità della sentenza di adozione in Uruguay

Roma, 29 apr. (askanews) – La procura generale di Milano ha avviato le procedure per l’acquisizione della sentenza del tribunale di Moldonado, in Uruguay, che nel 2023 ha certificato la regolarità dell’iter per l’adozione di un minore con problemi di salute da parte di Nicole Minetti.

L’obiettivo dei magistrati della procura generale, stando a quanto trapela in ambienti giudiziari milanesi, è accertare la “veridicità” di quel verdetto dopo le ombre sollevate sulla regolarità della procedura di adozione da parte di diverse testate giornalistiche.

L’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi ha ottenuto la grazia dalla presidenza della Repubblica dopo essere stata condannata in via definitiva a un cumulo pene 3 anni e 11 mesi tra il processo Ruby bis e quello sulla cosiddetta ‘rimborsopoli’ lombarda.

Lavoro, Landini: non un euro per i lavoratori, è singolare

Roma, 29 apr. (askanews) – Il leader della Cgil, Maurizio Landini, trova “singolare” che “il giorno della festa dei lavoratori tutti i soldi del decreto sono per le imprese. Per i lavoratori non c’è un euro, forse bisognerebbe segnalarlo” al Governo. A margine della conferenza stampa del concertone del primo maggio, Landini ha detto che “tra l’altro continuo a trovare singolare, e l’esperienza dovrebbe insegnare, che dare incentivi alle imprese, come noto, non stanno determinando un incremento delle assunzioni, perché un’impresa per assumere ha bisogno di lavorare. E se ha bisogno di lavorare, sinceramente non capisco perché io debba continuare a incentivare e non spendere quei soldi per fare investimenti, per creare davvero una situazione diversa”.

Secondo il numero uno della Cgil il decreto lavoro “non ha risolto il problema. C’è un tema di fondo che riguarda i salari e il fisco. In particolare, un tema che si chiama fiscal drag. Bisogna introdurre un meccanismo automatico che rivaluti le detrazioni e gli scaglioni, anche nel 2026 un reddito sopra i 30.000 euro lordi all’anno rischia di pagare dai 1.000 ai 1.500 euro di tasse in più di quelle che dovrebbe pagare”.

Pnrr, Meloni: con ok a nona rata consolidiamo primato europeo

Milano, 29 apr. (askanews) – La Commissione europea ha comunicato oggi la valutazione positiva al pagamento della nona e penultima rata del PNRR, pari a 12,8 miliardi di euro. Questo pagamento porterà nelle prossime settimane a 166 miliardi di euro il totale delle risorse complessivamente ricevute dall’Italia, “confermando il pieno raggiungimento di tutti gli obiettivi programmati”. Lo sottolinea una nota di palazzo Chigi.

“Con l’approvazione del pagamento della nona rata, legata al conseguimento di 50 obiettivi, l’Italia consolida il primato europeo nell’attuazione del PNRR per risorse ricevute e risultati raggiunti: 416 traguardi e obiettivi, tra riforme e investimenti strategici per la crescita, con ricadute concrete su famiglie e imprese. Il modello italiano del PNRR ha segnato il passaggio da una logica di spesa a una cultura delle riforme e degli investimenti strutturali. È questa la strada che guiderà le politiche di sviluppo dopo il 2026, per un’Italia più forte, coesa e protagonista nelle sfide globali”, dichiara la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“I numeri ufficiali del Piano dell’Italia – commenta il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti – sono eloquenti: 416 obiettivi raggiunti, 166 miliardi di euro assicurati all’Italia, 655.677 progetti finanziati, oltre 541 mila interventi conclusi e circa 100.000 in fase di esecuzione o completamento. Con l’approvazione della penultima rata è stato raggiunto il 73% degli obiettivi previsti dal Piano, un dato che va ben oltre la media europea. L’Italia del PNRR, con la nuova Governance, attraverso la collaborazione sinergica di tutte le istituzioni preposte, ha superato le debolezze strutturali che hanno rallentato la Nazione per decenni e ha rimosso gli ostacoli cronici alla crescita, assicurando uno sviluppo più duraturo e rappresentando un esempio da seguire dopo la positiva esperienza del Piano”.

Iran, Trump torna alle minacce, posta una sua foto col fucile e avverte: "Basta fare il bravo ragazzo"

Roma, 29 apr. (askanews) – “No more Mr Nice Guy”: basta fare il bravo ragazzo. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha corredato il suo ultimo post di Truth sull’Iran con una foto esplicativa del suo nuovo (peraltro non tanto) atteggiamento nei confronti di Teheran.

Trump indossa un’impeccabile giacca e cravatta scura, stile Men in Black, con immancabile spilletta della Stars and Stripes: a suggerire il fatto che non viene per discutere è il fucile automatico M16 che imbraccia con fare non certo diplomatico.

Lo sfondo non è meno suggestivo: una città murata nel deserto, di stile vagamente veterotestamentario, flagellata da una serie di esplosioni; all’orizzonte delle montagne riarse dal sole mentre Trump sembra stare in piedi fra un mucchio di rovine postindustriali. Insomma, quell'”età della pietra” che più volte la casa Bianca – e non solo – ha evocato come sorte finale dell’Iran in caso di mancato accordo.

Medici Emergency da Gaza: palestinesi sfiancati da fame e malnutrizione

Milano, 29 apr. (askanews) – “C’è stato un miglioramento per quanto riguarda la malnutrizione patologica, però viaggiamo sempre sul filo del rasoio e se non aumentano gli ingressi di cibo e di farmaci la situazione tornerà come prima”. A raccontare ad askanews la situazione umanitaria della popolazione palestinese a 6 mesi dal cessate il fuoco di Israele è Irdi Memaj, medico di Emergency, dalla Striscia di Gaza, dove l’ong ha due cliniche in cui cura centinaia di pazienti ogni giorno.

“Per quanto riguarda la fame abbiamo l’ambulatorio che tratta i bambini dai sei mesi ai cinque anni, la malnutrizione è un po’ diminuita rispetto al periodo in cui la guerra era in corso fino al 10 ottobre, però dai dati che vediamo c’è ancora un 4% di pazienti malnutriti, parlando di malnutrizione come patologia”, ha spiegato.

“Però per quanto riguarda la fame in realtà i numeri sono molto più elevati – ha sottolineato – perché ci sono report che fanno vedere che il 77% della popolazione è in ‘fase 3’ per quanto riguarda la sicurezza alimentare, vuol dire che le famiglie mangiano solo una volta al giorno”. A Gaza “una famiglia su 5 mangia solo una volta al giorno, oppure per riuscire ad avere l’adeguato introito di cibo deve entrare in meccanismi dannosi per la famiglia stessa che sono vendere i mezzi di produzione, far lavorare i bambini”.

Iran, Trump posta una sua foto col fucile: basta fare bravo ragazzo

Roma, 29 apr. (askanews) – “No more Mr Nice Guy”: basta fare il bravo ragazzo. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha corredato il suo ultimo post di Truth sull’Iran con una foto esplicativa del suo nuovo (peraltro non tanto) atteggiamento nei confronti di Teheran.

Trump indossa un’impeccabile giacca e cravatta scura, stile Men in Black, con immancabile spilletta della Stars and Stripes: a suggerire il fatto che non viene per discutere è il fucile automatico M16 che imbraccia con fare non certo diplomatico.

Lo sfondo non è meno suggestivo: una città murata nel deserto, di stile vagamente veterotestamentario, flagellata da una serie di esplosioni; all’orizzonte delle montagne riarse dal sole mentre Trump sembra stare in piedi fra un mucchio di rovine postindustriali. Insomma, quell'”età della pietra” che più volte la casa Bianca – e non solo – ha evocato come sorte finale dell’Iran in caso di mancato accordo.

Prodi: il problema del blocco di Hormuz non è solo il petrolio

Bologna, 29 apr. (askanews) – “Le conseguenze le sanno tutti: l’aumento del prezzo del petrolio. Ma quello che non è chiaro e che è drammatico è che questo inciderà su tutti i prezzi agricoli, tutti i fertilizzanti, tutti i costi”. Romano Prodi, a margine della presentazione del libro di Carlo Calenda a Bologna, avverte sulle conseguenze della chiusura dello Stretto di Hormuz.

“La gente non conosce l’importanza che la globalizzazione, pur malfatta, ha avuto nel mettere insieme le produzioni – spiega l’ex presidente del Consiglio -. Chiudendo Hormuz è come se tirassimo via un pezzo del sistema produttivo di tutto il mondo.

L’Africa soffrirà moltissimo per i prezzi agricoli e per la scarsità della produzione agricola. La gente ha dimenticato che la cosiddetta rivoluzione verde ha raddoppiato le produzioni agricole nel mondo con fertilizzanti, meccanizzazione e antiparassitari, e tutto questo viene fortemente prodotto nella zona che ora è bloccata”.

Sulle prospettive di soluzione, Prodi si dice cautamente ottimista: “Quello che mi auguro è che finisca presto perché sono convintissimo che in questo momento sia gli Stati Uniti che l’Iran hanno interesse a chiudere la partita. Poi siccome domina l’irrazionalità non so come vada a finire”.

Cinema, Il Diavolo Veste Prada 2. Streep: Miranda più cattiva, come me

Roma, 29 apr. (askanews) – Moda e outfit firmati, lusso, personaggi divertenti – arguti ma allo stesso tempo vulnerabili – entrati nell’immaginario collettivo – battute sagaci, musiche, ritmo, New York e Milano, tante guest star, tra cui Lady Gaga. Il piatto è servito. Arriva oggi nelle sale, a 20 anni dal successo mondiale del primo capitolo, “Il Diavolo Veste Prada 2” diretto ancora da David Frankel. Non un semplice sequel ma un “aggiornamento” a un contesto completamente nuovo di crisi del giornalismo cartaceo, con aziende che tagliano personale, sfilate e foto che vengono viste quasi solo online, con gli stessi protagonisti “invecchiati”, alle prese con nuove modalità di lavoro, nuovi compromessi da accettare, nuovi colleghi.

Tornano Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci, rispettivamente nei loro ruoli della temibile Miranda, di Andy, Emily e Nigel. Gli anni sono passati e, a parte la coppia Miranda-Nigel, le due ragazze hanno cambiato lavoro ma i quattro si ritrovano a interagire. Andy torna a Runway dopo anni da giornalista d’inchiesta, richiamata per cercare di risollevare la rivista da una crisi. Miranda all’inizio la ignora, sembra un dejavù, poi le cose cambieranno… Mentre Emily ha fatto carriera ed è passata dall’altra parte, a lavorare per brand del lusso.

Battute, commenti sarcastici, “cattiverie”, corse per New York per districare imprevisti e accontentare stilisti; il film poi si sposta a Milano per la settimana della moda, con scene girate all’Accademia di Brera, Villa Arconati, Santa Maria delle Grazie, Palazzo Clerici, Galleria Vittorio Emanuele II; e c’è tanta Italia anche nelle comparse, diversi stilisti come Donatella Versace appaiono nelle scene del film e molti hanno prestato i look che si vedono durante la sfilata (Emilio Pucci, Etro, Fendi, Moschino, Missoni, Prada, Dolce & Gabbana, Lorenzo Seghezzi, Rosamosario, Roberto Cavalli e Antonio Marras).

Un secondo capitolo in cui i personaggi non sono più quelli del libro di Lauren Weisberger, sono molto cambiati e si rimettono in gioco: Miranda deve combattere contro la crisi dell’editoria ma non si arrende e punta sempre all’eccellenza e alle promozioni, anche se deve ammettere che il suo successo, che ama, lo hanno pagato le sue figlie, per cui è stata del tutto assente. Ogni cosa ha un suo prezzo, questione di scelte e passioni.

Andy, che ha più di 47 cambi d’abito nel film, inizialmente scettica nel rientrare in quel mondo, trova il modo di farselo piacere e di relazionarsi con personaggi che, si rende conto, sono per lei come una famiglia. E poi c’è Nigel che in questo capitolo prende più spazio, tiene le fila di tutto, nonostante i tempi siano diversi, lui si adegua, lavora a testa bassa, con pazienza, e si prende una rivincita. Mentre Emily, un po’ “cattivella” e intraprendente, alla fine rivelerà la sua vera indole. Un film dove prevale alla fine la solidarietà al femminile. Nel cast, tra le new entry ci sono Justin Theroux, Lucy Liu, Kenneth Branagh, B.J. Novak, Simone Ashley.

“Sono cambiate così tante cose nel mondo delle riviste, in quello dell’editoria e nel giornalismo in generale – ha detto Meryl Streep, parlando del suo ritorno nel ruolo – il settore si è praticamente dissolto, al punto che tutti stanno cercando di capire come farlo funzionare… Probabilmente Miranda è un po’ più cattiva, come me, perché col tempo non ci importa più niente e si presta molta meno attenzione a ciò che si dice… È un po’ più libera, ma si trova anche in una posizione più precaria nel suo mondo, e lo sa. È comunque ancora astuta e mantiene un controllo rigoroso su se stessa e sul suo team. Ciò che non è cambiato è la sua voglia di lavorare, di fare ciò che ama e in cui è davvero brava”.

E raccontando come ha affrontato il set, sempre con i tacchi a spillo ai piedi, ha detto: “Con gli alluci valghi, ecco come l’ho affrontato. Lamentandomi dolorosamente. Non riesco a credere che cinquant’anni fa facessero indossare quelle cose alle donne… 16 ore al giorno di dolore con quelle cose ai piedi”.

Alla ricerca del senso del presente nello spazio Circuit a Mestre

Venezia, 29 apr. (askanews) – Uno spazio espositivo che è anche un luogo di incontro e di scambio con la cittadinanza e propone riflessioni sul senso del presente e del nostro essere in questo presente. A Mestre, sulla terraferma venezia, ha aperto Circuit, luogo che parla di arte digitale e nuovi media, ma anche di futuro e di critica dell’esistente. A fondarlo e a dirigerlo un artista: Herwig Egon Casadoro-Kopp. “Vogliamo raccontare non solo il passato – ha detto ad askanews – ma soprattuto il presente. Le tecnologie sono diventate in parte minaccia in parte un’opportunità, Vogliamo fare un discorso su come ci sentiamo adesso, in questo momento, come cittadini ma anche come produttori, come artisti”.

Lo spazio inaugura con la mostra “Sunburn” di Federica Di Pietrantonio: curata da Laura Cocciolillo, l’esposizione offre, con un linguaggio estremamente interessante, una riflessione sul rapporto tra corpo umano e ambiente digitale, tra le due tipologie di vite nelle quali tutti, alla fine, ci dividiamo. “È la nostra prima artista – ha aggiunto Casadoro-Kopp – che porta il suo sguardo sulle comunità più segrete, più nascoste, più private, diciamo così. All’inizio dell’era di internet era uno spazio più aperto, meno sotto la pressione delle pubblicità. Adesso è diverso e l’artista lavora molto sui dialoghi di queste persone che sentono un po’ le ingerenze della tecnologia nella loro vita, ma anche la usano e godono di questa tecnologia”.

Circuit ospita anche una libreria italiana e internazionale e i titoli che abbiamo visto sugli scaffali danno la misura di una volontà di pensare davvero il contemporaneo in tutta la sua affascinante e talvolta molto inquietante complessità.

Ue: Instagram e Fb violano legge sui servizi digitali: inefficace il controllo età, rischi per under 13

Roma, 29 apr. (askanews) – La Commissione europea ha rilevato in via preliminare che Instagram e Facebook di Meta violano la legge sui servizi digitali (Dsa) per non aver diligentemente identificato, valutato e mitigato i rischi di accesso ai loro servizi da parte di minori di 13 anni.

Nonostante i termini e le condizioni di Meta stabiliscano l’età minima per accedere a Instagram e Facebook in modo sicuro a 13 anni, le misure messe in atto dalla società per far rispettare queste restrizioni non sembrano essere efficaci. Le misure – spiega la Commissione europea – non impediscono adeguatamente ai minori di 13 anni di accedere ai loro servizi né li identificano e li rimuovono tempestivamente, se hanno già ottenuto l’accesso.

La Commissione rileva, ad esempio, che quando si crea un account, i minori di 13 anni possono inserire una data di nascita falsa che li renda di almeno 13 anni, senza controlli efficaci per verificare la correttezza della data di nascita auto-dichiarata.

Lo strumento di Meta per segnalare i minori di 13 anni sulla piattaforma è difficile da usare e non efficace, richiede fino a sette clic solo per accedere al modulo di segnalazione, che non viene automaticamente precompilato con le informazioni dell’utente. Anche quando un minore di età inferiore ai 13 anni è segnalato per essere al di sotto della soglia di età, spesso non vi è alcun follow-up adeguato e il minore segnalato può semplicemente continuare a utilizzare il servizio senza alcun tipo di controllo.

Ciò si basa su una valutazione del rischio incompleta e arbitraria, che identifica in modo inadeguato il rischio che i minori di 13 anni accedano a Instagram e Facebook e siano esposti a esperienze inappropriate per l’età. La valutazione di Meta contraddice grandi quantità di prove provenienti da tutta l’Unione Europea che indicano che circa il 10-12% dei bambini sotto i 13 anni accede a Instagram e / o Facebook. Inoltre, Meta sembra aver ignorato le prove scientifiche prontamente disponibili che indicano che i bambini più piccoli sono più vulnerabili ai potenziali danni causati da servizi come Facebook e Instagram.

In questa fase, la Commissione ritiene che Instagram e Facebook debbano modificare la loro metodologia di valutazione del rischio, al fine di valutare quali rischi sorgono su Instagram e Facebook nell’Unione europea e come si manifestano. Inoltre, Instagram e Facebook devono rafforzare le loro misure per prevenire, rilevare e rimuovere i minori di età inferiore ai 13 anni dal loro servizio. Meta deve contrastare e mitigare efficacemente i rischi che i minori di età inferiore ai 13 anni potrebbero incontrare sulle piattaforme, il che deve garantire un elevato livello di privacy, sicurezza e protezione per i minori.

Nell’esercizio del loro diritto di difesa, Instagram e Facebook hanno ora la possibilità di esaminare i documenti contenuti nei fascicoli di indagine della Commissione e di rispondere per iscritto alle risultanze preliminari della Commissione. Le piattaforme possono adottare misure per porre rimedio alle violazioni, in linea con gli orientamenti della legge del 2025 sulla protezione dei minori. Parallelamente sarà consultato il comitato europeo per i servizi digitali.

Se il parere della Commissione è infine confermato, la Commissione può emettere una decisione di non conformità, che può infliggere un’ammenda proporzionata all’infrazione, che non deve in alcun caso superare il 6% del fatturato mondiale totale annuo del fornitore. La Commissione può anche imporre penalità di mora per costringere una piattaforma a conformarsi. Tali risultanze non pregiudicano l’esito finale dell’inchiesta.

25 aprile, spari con piombini contro due attivisti Anpi: arrestato 21enne

Roma, 29 apr. (askanews) – Un ragazzo di 21 anni è stato fermato dagli investigatori della Digos della polizia di Stato perché ritenuto responsabile di aver esploso dei colpi di pistola a piombini contro due attivisti dell’Anpi, in occasione della manifestazione del 25 aprile, a Roma. Gli inquirenti procedono per il reato di tentato omicidio e detenzione di armi. Il fatto, nel giorno della festa della Liberazione è avvenuto vicino al Parco Schuster, non lontano dalla Basilica di San Paolo.

Le indagini che hanno portato alla individuazione ed al fermo del giovane, sarebbero partite dalle telecamere di sorveglianza, a circuito chiuso, presenti nella zona di via delle Sette Chiese, nel quartiere Ostiense. Gli investigatori della Digos sono riusciti a ricostruire il percorso effettuato dallo scooter.

Leone XIV al PPE: basta politica virtuale. Un discorso da leggere e rileggere

Il discorso rivolto da Papa Leone XIV, il 25 aprile 2026, ai membri del gruppo del Partito Popolare Europeo al Parlamento europeo non può essere liquidato come un ordinario intervento di circostanza. Certo, la cornice istituzionale è quella consueta: la Sala Clementina, il saluto ai parlamentari, il richiamo alla tradizione europea, il riferimento ai padri fondatori, la benedizione finale. Eppure, dentro questa forma apparentemente prevedibile, si muove un pensiero molto più esigente. Il Papa non si limita a ricordare al PPE la sua genealogia cristiano-democratica; gli chiede, con parole misurate ma tutt’altro che innocue, se sia ancora capace di abitarla.

È qui che il discorso diventa politicamente interessante. Il richiamo ad Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi e Robert Schuman non funziona come un ornamento commemorativo, né come una nostalgia da album europeo. È piuttosto una verifica. Quei nomi non vengono evocati per rassicurare, ma per interrogare. L’Europa nata dopo la catastrofe della guerra non fu soltanto un accordo tra Stati stanchi di combattersi. Fu un esperimento morale, culturale e istituzionale: provare a trasformare il continente delle macerie e delle lacerazioni in uno spazio di cooperazione; convertire la memoria del conflitto in grammatica della convivenza; sostituire alla logica della rivalsa il lento apprendistato della pace.

In questo senso il Papa compie un’operazione sottile: riconosce al Partito Popolare Europeo una radice nobile, ma proprio per questo gli impedisce di usarla come rendita simbolica. Non basta dirsi popolari. Non basta rivendicare l’eredità cristiana dell’Europa. Non basta citare De Gasperi, se poi la politica perde il contatto con la carne concreta del popolo: con il lavoro che manca o umilia, con le famiglie impaurite, con le periferie che non entrano nei dossier, con i migranti ridotti ora a emergenza, ora a slogan, con i giovani inchiodati a un futuro breve, intermittente, reversibile.

La domanda, allora, è inevitabile: il PPE di oggi è davvero il soggetto più adatto a recepire fino in fondo questo messaggio? La risposta non può essere ingenua. In molte sue articolazioni, il popolarismo europeo appare oggi attraversato da spinte conservatrici, securitarie, mercatiste, identitarie; talvolta sembra più preoccupato di presidiare un ordine che di rigenerare giustizia sociale. Ma proprio qui sta la forza del discorso: Leone XIV non consegna al PPE una patente di legittimità; gli consegna una responsabilità. Gli dice, in sostanza: se portate ancora nel nome la parola “popolare”, dovete tornare al popolo; se rivendicate le radici cristiane, dovete mostrare che esse non sono un vessillo culturale, ma una forma concreta di prossimità, cura, libertà e bene comune.

Non basta comunicare: occorre tornare a essere presenti

Il passaggio decisivo del discorso è quello in cui il Papa afferma: «Ricorrendo ad una metafora potremmo dire che nell’era del “trionfo digitale”, l’azione politica autenticamente orientata al bene comune richiede un ritorno all’“analogico”».

È una formula breve, ma contiene un’intera diagnosi del nostro tempo. Il “trionfo digitale” non riguarda soltanto l’uso dei social network o la trasformazione tecnologica della comunicazione politica. Riguarda una mutazione più profonda: la tendenza a sostituire la relazione con la connessione, il volto con il profilo, il territorio con la piattaforma, l’ascolto con il monitoraggio del consenso, la partecipazione con l’interazione, la comunità con la platea.

La politica contemporanea sembra spesso funzionare come un grande dispositivo di cattura dell’attenzione. Deve arrivare prima, colpire di più, semplificare meglio, polarizzare con maggiore efficacia. L’importante non è costruire un processo, ma occupare uno spazio percettivo; non accompagnare un popolo, ma intercettarne l’umore; non formare giudizio, ma produrre reazione. La politica, così, diventa una successione di segnali: dichiarazioni, post, video, repliche, indignazioni, frammenti. Tutto accade in fretta, tutto si consuma rapidamente, tutto chiede di essere sostituito da qualcos’altro.

In questo scenario, il ritorno all’analogico non è un invito passatista. Non significa rimpiangere un mondo pretecnologico, né immaginare che la politica possa sottrarsi alla dimensione digitale. Sarebbe ingenuo e persino ridicolo. Il punto è un altro. Tornare all’analogico significa rimettere al centro ciò che il digitale tende a rendere marginale: la durata, la presenza, il corpo, la parola detta senza mediazione algoritmica, la responsabilità del contatto, la fatica dell’ascolto, l’ambiguità viva delle persone reali.

L’analogico, in questa prospettiva, non è una tecnologia superata: è una categoria politica. È il nome di una politica che non si accontenta di apparire vicina, ma accetta di farsi prossima. Una politica che non confonde il consenso con la relazione. Una politica che sa che un territorio non si conosce guardando una mappa elettorale, ma attraversando le sue strade, entrando nei luoghi di lavoro, incontrando le famiglie, le scuole, gli anziani, i giovani, gli operatori sociali, i corpi intermedi — dove ancora resistono e dove, soprattutto, vanno ricostruiti — e riconoscendo le sofferenze minute che non fanno notizia.

Il cittadino…viene ascoltato?

Qui si apre la questione più radicale. La nostra contemporaneità sembra andare esattamente nella direzione opposta. Mentre il Papa chiede un ritorno all’analogico, la politica accelera verso una crescente digitalizzazione del legame rappresentativo. Il cittadino viene profilato, segmentato, raggiunto, mobilitato, sedotto, spaventato, rassicurato. Ma raramente viene davvero ascoltato. I suoi bisogni vengono tradotti in dati, le sue paure in target, la sua rabbia in bacino elettorale, la sua solitudine in opportunità comunicativa.

La politica digitale conosce il cittadino come utente, elettore, consumatore di messaggi, destinatario di campagne, produttore involontario di informazioni. Ma fatica a riconoscerlo come persona. E quando la persona scompare, il popolo si deforma: diventa massa emotiva per il populismo o astrazione statistica per l’élite. Da una parte il popolo urlato, dall’altra il popolo amministrato. In mezzo, sempre più fragile, il popolo reale.

È su questo punto che la parola del Papa diventa sociologicamente preziosa. Egli non contrappone semplicemente digitale e analogico; contrappone due forme di legame. Il digitale, quando diventa paradigma politico dominante, tende a produrre legami leggeri, reversibili, intermittenti, performativi. L’analogico, invece, richiama legami più lenti, incarnati, esigenti, esposti alla verifica della presenza. Non basta essere visibili: bisogna essere raggiungibili. Non basta parlare al popolo: bisogna stare nel popolo. Non basta interpretare il malessere: bisogna condividerne almeno la soglia, il bordo, il rumore di fondo.

Dal popolo connesso al popolo incontrato

Il vero problema democratico del nostro tempo non è soltanto la crisi dei partiti, né l’astensionismo, né la polarizzazione del dibattito pubblico. Tutti questi fenomeni sono sintomi di una frattura più profonda: la rottura della prossimità tra rappresentanza e vita quotidiana. I cittadini non percepiscono più la politica come un luogo in cui la loro esperienza possa essere raccolta, tradotta e restituita in forma di decisione pubblica. La percepiscono spesso come un teatro distante, rumoroso, autoreferenziale, incapace di modificare realmente le condizioni materiali dell’esistenza.

Per questo il ritorno all’analogico è anche ritorno alla mediazione. Una parola oggi quasi screditata, manomessa, trattata come un inciampo nel tempo dell’immediatezza. Ma una democrazia senza mediazioni non diventa più pura; diventa più fragile. Senza mediazioni restano il capo e la folla, il sondaggio e la paura, l’algoritmo e l’impulso. La mediazione, invece, è il lavoro paziente attraverso cui una società trasforma interessi dispersi in progetto comune, rabbie private in domanda pubblica, sofferenze mute in responsabilità istituzionale.

Quando questo lavoro si interrompe, la società cerca scorciatoie simboliche. Una delle più antiche, come ha mostrato René Girard, è quella del capro espiatorio: concentrare su qualcuno — lo straniero, il povero, il diverso, l’avversario, il fragile — una tensione collettiva che non si riesce più a comprendere né a governare. Dove la mediazione arretra, cresce la tentazione di semplificare il male attribuendogli un volto unico, comodo, sacrificabile. Anche per questo il ritorno all’analogico non è nostalgia: è prevenzione democratica contro la brutalizzazione del legame sociale.

Il digitale può amplificare una voce, ma difficilmente costruisce da solo una comunità. Può convocare, mobilitare, indignare, aggregare per un momento. Ma la comunità nasce altrove: nella continuità dei rapporti, nella fiducia che matura, nel conflitto che viene attraversato senza diventare distruzione, nella possibilità di riconoscersi anche quando non si è d’accordo. È questo il punto che la politica contemporanea sembra avere smarrito: il bene comune non è un contenuto da pubblicare, ma una forma di relazione da costruire.

La conversione dello stile politico

Il Papa, dunque, chiede qualcosa di molto più impegnativo di una correzione comunicativa. Chiede una conversione dello stile politico. Chiede di passare dalla politica della prestazione alla politica della presenza, dalla politica del messaggio alla politica del legame, dalla politica dell’effetto immediato alla politica della durata, dalla gestione del consenso alla costruzione di appartenenza.

In questa chiave, il termine “popolare” torna ad avere una densità enorme. Popolare non è ciò che piace alla maggioranza in un dato momento. Non è ciò che asseconda l’umore prevalente. Non è ciò che trasforma il disagio in rendita elettorale. Popolare è ciò che riconosce il popolo come soggetto storico, non come pubblico da intrattenere. È ciò che accetta la lentezza dell’incontro, la complessità dei bisogni, la fatica della rappresentanza, la responsabilità di dire anche parole non gradite quando sono necessarie al bene comune.

Una politica davvero popolare non liscia il pelo al popolo per ottenerne l’applauso, ma lo prende sul serio. Non lo idolatra e non lo disprezza. Non lo usa come clava contro le istituzioni e non lo riduce a numero nei report. Lo incontra, lo ascolta, lo educa e si lascia educare. Perché il popolo non è una sostanza mitica e immobile; è una costruzione fragile, quotidiana, fatta di legami, memorie, conflitti, riconoscimenti, promesse mantenute.

Ecco perché il ritorno all’analogico può diventare una delle categorie più feconde per leggere la crisi democratica contemporanea. In un tempo in cui tutto tende a farsi flusso, la politica deve tornare a produrre luoghi. In un tempo in cui tutto tende a farsi immagine, deve tornare a generare presenza. In un tempo in cui tutto tende a farsi opinione istantanea, deve tornare a costruire giudizio. In un tempo in cui tutto tende a farsi pubblico indistinto, deve tornare a riconoscere le persone una per una, nei loro contesti, nelle loro vulnerabilità, nelle loro attese.

La vera alternativa al populismo, allora, non è una politica più fredda, più tecnica, più distante. È una politica più incarnata. Non l’élite contro la folla, ma la comunità contro la solitudine. Non la nostalgia contro il futuro, ma le radici come condizione per non essere travolti dalla corrente. Non il digitale come nemico, ma il digitale ricondotto al suo posto: strumento, non destino; mezzo, non forma totale della vita democratica.

Il discorso di Leone XIV, letto fino in fondo, è perciò molto meno accomodante di quanto possa apparire. Non dice al PPE: custodite ciò che siete stati. Dice piuttosto: dimostrate di poter essere ancora qualcosa. Non basta conservare simboli, parole, genealogie. Occorre rigenerare prossimità. Occorre tornare là dove la politica nasce prima di diventare istituzione: nel contatto tra le persone, nella domanda di giustizia, nella paura che cerca nome, nella speranza che chiede forma.

In fondo, il ritorno all’analogico è questo: restituire alla politica un’anima e un corpo. Farla scendere dalla nuvola delle rappresentazioni e riportarla nel fango buono e impastato della vita comune: là dove le persone non sono dati da estrarre né oggetti da misurare, dove il popolo non è un hashtag, dove il bene comune non è una formula da convegno, ma la paziente costruzione di condizioni più umane per vivere insieme.

È una grande sfida. Forse, oggi, la più inattuale. Proprio per questo, la più necessaria.

👉 Per leggere il discorso di Leone XIV

Adriano Olivetti oggi: un modello controcorrente per l’impresa pubblica

Il caso delle nomine e il nodo delle retribuzioni

In questi giorni, oltre ai conflitti che continuano a occupare la scena internazionale, le cronache nazionali si sono soffermate sulla vicenda dell’ex amministratrice delegata di Terna. Pur essendo destinata a un nuovo incarico — la presidenza dell’ENI — la manager aveva inizialmente richiesto una buonuscita di circa 7 milioni di euro. Solo una discreta ma incisiva moral suasion da parte delle istituzioni l’ha indotta a rinunciare, in cambio della nuova nomina, che comporterà comunque una retribuzione stimata intorno a 1,3 milioni di euro.

L’episodio riporta al centro una questione annosa: quella delle nomine nelle aziende a partecipazione pubblica. Governi di ogni colore politico continuano a esercitare un controllo disinvolto su queste scelte, spesso accompagnandole con retribuzioni difficilmente giustificabili in un Paese come l’Italia, segnato da una progressiva erosione dei redditi da lavoro. Il contrasto tra compensi elevati ai vertici e stagnazione salariale diffusa appare sempre più evidente e difficilmente sostenibile sul piano etico e sociale.

Il mito del mercato e la realtà delle cooptazioni

La giustificazione più ricorrente richiama le logiche del “mercato”, ovvero le aspettative degli azionisti che affiancano lo Stato nella compagine societaria. Ma è davvero così? In realtà, le competenze richieste per la gestione di queste grandi realtà non sono mai certificate in modo sostanziale, se non attraverso procedure formali e burocratiche. Lo dimostra anche la ricorrenza degli stessi nomi, che si alternano negli incarichi senza un reale ricambio, mentre eventuali outsider vengono spesso marginalizzati dopo una sola esperienza.

Non si tratta, peraltro, di un limite esclusivo del settore pubblico. Emblematico resta il caso della Fiat che, sotto la guida di Gianni Agnelli, scelse di affidarsi al profilo “politico” di Cesare Romiti anziché a quello più tecnico di Vittorio Ghidella — una decisione le cui conseguenze meriterebbero un’analisi approfondita.

L’impresa come comunità

Eppure, l’Italia ha conosciuto anche modelli radicalmente diversi. Tra questi spicca quello di Adriano Olivetti, figura capace di coniugare impresa, innovazione e responsabilità sociale. In contrapposizione al modello gerarchico e rigidamente disciplinare incarnato da Vittorio Valletta alla Fiat, Olivetti concepiva la fabbrica non solo come luogo di produzione e profitto, ma come fulcro di una comunità.

La sua visione si fondava sull’idea di impresa come bene comune: i profitti dovevano essere reinvestiti a beneficio dei lavoratori e del territorio; i luoghi di lavoro progettati secondo criteri di qualità estetica e funzionale; la gestione aziendale improntata a un approccio olistico, in cui le competenze tecniche si affiancavano alla sensibilità culturale.

Non a caso, intorno alla Olivetti si sviluppò un ambiente intellettuale di straordinaria vivacità, con figure come lo scrittore Franco Volponi e il sociologo Franco Ferrarotti. Parallelamente nacque il progetto “Comunità”, un tentativo di superare i limiti dei partiti tradizionali attraverso una democrazia territoriale e partecipativa, riassunta nel motto “Humana Civilitas”.

Per Olivetti, la fabbrica non poteva limitarsi alla massimizzazione del profitto: doveva invece contribuire alla diffusione di ricchezza, cultura e democrazia. «Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica», affermava. In questa prospettiva, anche le retribuzioni dovevano essere eque, evitando divari eccessivi tra operai e dirigenti.

Un’eredità attuale, ma ancora incompiuta

Non sorprende che un modello così innovativo abbia incontrato resistenze trasversali. A destra, la sua idea di democrazia diretta appariva destabilizzante; a sinistra, il suo capitalismo “dal volto umano” sembrava attenuare il conflitto di classe. Anche sul piano internazionale, il suo dinamismo suscitò diffidenze: basti pensare all’Elea 9003, tra i primi computer commerciali al mondo, capace di competere con giganti come IBM.

Cosa resta oggi di quell’esperienza? Alcuni elementi sopravvivono in forme contemporanee come le società benefit o nei criteri ESG (Environmental, Social and Governance), oggi al centro del dibattito sulla sostenibilità. Tuttavia, si tratta spesso di applicazioni parziali o di facciata rispetto alla radicalità del progetto olivettiano, già concretamente sperimentato a Ivrea decenni fa.

Eppure, basterebbe un programma politico dotato di visione e coraggio per recuperare almeno in parte quei principi, a partire proprio dalle aziende partecipate, imprimendo una svolta concreta nella lotta alle disuguaglianze. Ma la realtà, ancora una volta, appare diversa: logiche di appartenenza, fedeltà politica e relazioni personali continuano a prevalere. E così, le dichiarazioni di principio su merito e competenze rischiano di rimanere, troppo spesso, solo parole.

Partiti, senza correnti non c’è democrazia

La democrazia interna come banco di prova

Un’antica riflessione dei leader della sinistra sociale democristiana sosteneva che, per misurare la bontà e l’affidabilità dei progetti di riforma istituzionale avanzati dai partiti, fosse sufficiente verificare come veniva praticata la democrazia al loro interno.

Detta altrimenti, i partiti personali, privi di democrazia interna o caratterizzati da una concentrazione quasi statutaria del potere nelle mani del capo, non risultano credibili proprio sul terreno delle riforme istituzionali e costituzionali.

Per questa ragione, semplice ma decisiva, la democrazia interna ai partiti non è mai stata — né ieri né oggi — una variabile indipendente rispetto alla qualità complessiva della democrazia nel sistema politico.

Il modello Dc: pluralismo e regole

Il modello più compiuto di democrazia interna resta quello incarnato, per quasi cinquant’anni, dalla Democrazia Cristiana. Un partito attraversato da molte leadership e da figure di statura statuale, ma privo di capi indiscussi e dispotici.

I leader erano punti di riferimento per correnti, aree culturali e sociali, ma non pretendevano di ridurre il partito a una platea di comparse o a un esercito di ubbidienti. Questo era possibile perché il rispetto della democrazia interna costituiva una sorta di dogma condiviso.

Regole democratiche, sistema proporzionale interno, congressi regolari, confronto tra tesi politiche diverse e, soprattutto, elezione degli organismi dirigenti: questi erano i pilastri della vita del partito. Non acclamazioni, ma procedure.

La “democrazia dell’applauso”, per usare un’espressione di Norberto Bobbio, non era né regola né eccezione. Nei congressi si applaudiva e si fischiava — spesso si fischiava — ma la selezione della classe dirigente avveniva attraverso il voto e il confronto.

Correnti e contendibilità del potere

La Dc era un partito articolato per correnti: non sempre “correnti di pensiero”, talvolta anche “correnti di potere”, come è naturale in ogni grande organizzazione politica. Tuttavia, questa articolazione garantiva un elemento essenziale: la contendibilità del partito.

Il partito non era mai il luogo in cui il capo decideva per tutti. Era, invece, uno spazio aperto al confronto e alla competizione interna, regolata da norme condivise e da un equilibrio tra le diverse componenti.

Questa struttura rendeva credibile la Dc quando affrontava il tema delle riforme dello Stato e delle istituzioni, perché ciò che proponeva all’esterno lo praticava al proprio interno.

Un monito per i partiti contemporanei

Oggi, in una fase che richiede il recupero dei valori democratici e liberali anche dentro i partiti, non è necessario inventare modelli inediti o riscrivere regole rivoluzionarie.

È sufficiente guardare a come era organizzato il più rappresentativo partito della storia democratica italiana. La Democrazia Cristiana dimostra che pluralismo, regole e partecipazione non indeboliscono il partito: lo rendono più autorevole.

Da qui deriva un monito per molti leader contemporanei: chi gestisce il proprio partito con metodi dispotici o personalistici difficilmente può risultare credibile quando propone riforme istituzionali o costituzionali.

La democrazia, per essere credibile, deve essere prima di tutto praticata.

Contrastare il bullismo è una responsabilità collettiva

Un fenomeno sociale, non episodico

Negli ultimi mesi, il tema del bullismo è tornato con forza al centro del dibattito pubblico, anche grazie alla proposta di legge di iniziativa popolare promossa da un comitato di cittadini insieme a uno studio legale. Si tratta di un’iniziativa che merita attenzione e rispetto, perché nasce da un’esigenza reale: proteggere i nostri giovani e rafforzare gli strumenti di prevenzione.

Come Assessore alle Politiche Sociali, ritengo fondamentale accogliere questo tipo di proposte non solo come atti normativi, ma come segnali chiari della società civile. Il bullismo, infatti, non è un fenomeno isolato né circoscritto alle scuole: è una manifestazione di disagio che coinvolge famiglie, istituzioni e comunità intere.

Un impegno che parte dal territorio

La proposta Perricci pone l’accento su prevenzione, educazione e intervento tempestivo. Sono principi che, come amministrazione locale, condividiamo pienamente. Nei nostri territori stiamo già lavorando per rafforzare i servizi di supporto psicologico per minori e famiglie, i progetti educativi nelle scuole, in collaborazione con insegnanti e associazioni, e le reti territoriali tra servizi sociali, istituti scolastici e forze dell’ordine.

Tuttavia, è evidente che serve un quadro normativo più solido e aggiornato, capace di coordinare questi interventi su scala nazionale, evitando frammentazioni e disomogeneità.

Il valore della prevenzione

Uno degli aspetti più rilevanti della proposta è l’attenzione alla prevenzione. Intervenire quando il problema è già esploso non basta: è necessario lavorare prima, costruendo contesti educativi inclusivi e promuovendo una cultura del rispetto.

In questo senso, il ruolo delle istituzioni locali è cruciale. I Comuni rappresentano il primo punto di contatto con i cittadini e possono attivare percorsi di ascolto, mediazione e accompagnamento. Ma per farlo in modo efficace servono risorse, formazione e strumenti adeguati.

Una sfida condivisa

Il bullismo non si combatte solo con le leggi. Serve una responsabilità diffusa. Le famiglie devono essere sostenute nel loro ruolo educativo, la scuola deve essere messa nelle condizioni di intervenire con competenza e le istituzioni devono garantire continuità e coordinamento.

La proposta di legge Perricci va nella direzione giusta, perché riconosce questa complessità e tenta di affrontarla in modo sistemico. È ora compito del Parlamento valutarla con attenzione, migliorandola dove necessario, ma senza perdere di vista l’urgenza del tema.

Guardare avanti

Come amministrazione, continueremo a sostenere ogni iniziativa che vada nella direzione della tutela dei minori e della promozione del benessere sociale. L’obiettivo è chiaro: costruire comunità più sicure, inclusive e capaci di prendersi cura dei più giovani.

Il bullismo non è inevitabile. È un fenomeno che può essere prevenuto e contrastato, se tutti – istituzioni, cittadini e realtà educative – lavorano insieme con responsabilità e determinazione.

 

Raffaella Ferrentino – Assessore del Comune di Nocera Superiore

Iran, le notizie più importanti del 29 aprile sulla guerra

Roma, 29 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di mercoledì 29 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale. La fragile tregua tra Israele e Libano è stata prorogata, mentre il cessate il fuoco in Iran è appeso alla possibilità di un accordo con gli Usa.

-07:40 Prevalgono i rialzi sulle principali borse asiatiche. Shanghai guadagna lo 0,48%, Taiwan l’1,74%, Hong Kong l’1,45%. Bene anche il Kospi di Seoul (+0,63%) ed il Set di Singapore (+0,48%). A Tokyo l’indice Nikkei-225 cede invece l’1,02% a 59.917 punti.

-07:30 Petrolio, Brent poco mosso a 111,46 dollari al barile (+0,18%). Wti sotto i 100 dollari

-07:17 Un palestinese è stato ucciso e due soldati israeliani sono rimasti feriti in uno scontro nella città di Silwad, in Cisgiordania, a nordest di Ramallah, ha dichiarato l’esercito israeliano in un comunicato.

-07:10 Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato durante la visita di Stato negli Stati Uniti del monarca britannico che Re Carlo III concorda sul fatto che l’Iran non possa possedere una bomba nucleare.

-07:09 Donald Trump ha lanciato nella notte un attacco durissimo contro il cancelliere tedesco Friedrich Merz, accusandolo sul suo Truth Social di “non sapere di cosa parla” riguardo all’Iran.

-07:05 Libano: otto morti in attacchi Idf, tra cui tre soccorritori della Protezione civile. Cinque vittime di un raid contro un edificio a Majdal Zoun.

-07:00 Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha incaricato i suoi collaboratori di prepararsi a un blocco prolungato dell’Iran, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, che cita fonti ufficiali statunitensi.

Iran, media: Trump ha dato istruzioni di prolungare il blocco dello Stretto di Hormuz

Roma, 29 apr. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha incaricato i suoi collaboratori di prepararsi a un blocco prolungato dell’Iran, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, che cita fonti ufficiali statunitensi.

In recenti incontri, Trump ha optato per continuare a strangolare l’economia e le esportazioni di petrolio iraniano bloccando le spedizioni da e verso i suoi porti, scrive il Wall Street Journal, aggiungendo che ritiene che le altre opzioni, tra cui la ripresa dei bombardamenti o l’abbandono del conflitto, comportino rischi maggiori rispetto al mantenimento del blocco.

Ex direttore Fbi James Comey incriminato per una foto di conchiglie: è una minaccia in codice contro Trump

Roma, 28 apr. (askanews) – “Nulla è cambiato. Sono ancora innocente. Non ho paura. E continuo a credere nell’indipendenza della magistratura federale”, Lo dice l’ex direttore dell’Fbi, James Comey, in un video pubblicato su Substack a proposito dell’indagine a suo carico per una foto di conchiglie che, secondo le autorità, avrebbe rappresentato una minaccia nei confronti del presidente Donald Trump. “È fondamentale però che ricordiamo una cosa: questo non è il modo in cui il dipartimento di Giustizia dovrebbe operare. La buona notizia è che, giorno dopo giorno, ci avviciniamo sempre più al ripristino di quei valori”, ha aggiunto.

Comey, è stato incriminato in relazione a una foto di conchiglie che, secondo le autorità, avrebbe rappresentato una minaccia nei confronti del presidente Donald Trump. Lo ha riportato la Cnn, citando tre diverse fonti. Si tratta del secondo tentativo dell’amministrazione americana di perseguire uno dei principali oppositori politici del presidente. Trump ha da tempo spinto perché i suoi avversari politici siano incriminati, compreso l’ex direttore dell’Fbi che considera una figura chiave nel presunto tentativo di “strumentalizzare” il sistema giudiziario contro di lui.

Lo scorso maggio, Comey aveva pubblicato sui social una foto di conchiglie su una spiaggia che formavano i numeri “86 47”, un riferimento che i critici hanno interpretato come un invito a “rimuovere” o uccidere Trump. Nel linguaggio gergale, il numero 86 può significare “eliminare” o “buttare via qualcosa”. Trump è attualmente il 47esimo presidente. Nella didascalia del post, Comey aveva scritto: “Bella formazione di conchiglie durante la mia passeggiata sulla spiaggia”.

Subito dopo la pubblicazione, esponenti repubblicani e funzionari dell’amministrazione avevano duramente criticato Comey. L’allora segretaria alla Sicurezza Interna, Kristi Noem, aveva annunciato che sarebbe stato indagato dai Servizi Segreti per quella che aveva definito un invito “all’assassinio” di Trump. I Servizi Segreti hanno poi sottoposto Comey a un interrogatorio di diverse ore a Washington, passaggio insolito per un caso di minaccia non esplicita. Comey aveva dichiarato agli investigatori di aver visto le conchiglie su una spiaggia nel North Carolina.

La direttrice dell’Intelligence nazionale, Tulsi Gabbard, aveva dichiarato a Fox News, dopo il post di Comey, che l’ex direttore “dovrebbe essere incarcerato per questo” e di essere “molto preoccupata” per la vita di Trump. Lo stesso giorno, Comey aveva rimosso il post, scrivendo sui social di aver pensato che le conchiglie rappresentassero un “messaggio politico”, ma di non sapere che alcuni associano quei numeri alla violenza. “Non mi era mai passato per la mente, ma sono contrario a qualsiasi forma di violenza, quindi ho rimosso il post”, aveva scritto.

Esperti legali e della sicurezza hanno riferito alla Cnn che un caso del genere contro Comey potrebbe avere poche possibilità di successo, soprattutto alla luce delle tutele garantite dalla libertà di espressione negli Stati Uniti.

Minetti, Meloni ‘blinda’ Nordio: mi fido di lui, escludo sue dimissioni

Roma, 28 apr. (askanews) – Ieri la telefonata con la presidente del Consiglio, oggi l’incontro con il sottosegretario Alfredo Mantovano. Palazzo Chigi blinda così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e lo fa attraverso la viva voce di Giorgia Meloni. La premier, a sorpresa, si presenta in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri. Da una parte, certo, c’è la necessità di spiegare le misure appena varate del decreto lavoro, ma dall’altra c’è anche l’esigenza di provare a chiudere, almeno per quanto riguarda le responsabilità del governo, il caso della grazia concessa a Nicole Minetti su cui, a seguito di un’inchiesta giornalistica, sono emersi elementi che hanno costretto il capo dello Stato Sergio Mattarella a chiedere che vengano acquisite maggiori informazioni. “Mi fido di Nordio”, dice secca. Quanto alle richieste dell’opposizioni affinché il Guardasigilli faccia un passo indietro, la premier le rimanda al mittente: “A oggi escludo ipotesi di dimissioni”.

D’altra parte la presidente del Consiglio non si limita a una (lunga) introduzione sul provvedimento fatto in vista del 1* maggio per “ringraziare gli italiani che ogni giorno contribuiscono con il loro lavoro per fare grande la nostra nazione”, ma risponde anche alle domande. Tra le quali, ovviamente, non poteva mancare quella sul caso che sta agitando i palazzi. Meloni dice di aver appreso lei stessa della vicenda dalla stampa, di averne chiesto conto al Guardasigili, poi si dilunga in una spiegazione sulle procedure di solito utilizzate per questo tipo di richieste. “Dall’inizio di questo governo – sottolinea – il ministero della Giustizia ha ricevuto 1241 domande di grazia” e ne ha “trasmesse alle procure generali 1045” escludendo quelle “che avevano dei vizi di forma”. Di queste migliaia “tornano con parere favorevole poche decine” e a quel punto il ministero della Giustizia “tende a confermare” il parere positivo e così fa anche il presidente della Repubblica anche se, sottolinea, “non è il mio ruolo” entrare nel merito delle scelte del capo dello Stato. Insomma, sottolinea, “questo provvedimento non ha seguito in niente un inter diverso, è stato portato avanti nel rispetto della legge e della prassi”.

Tutto viene rinviato all’istruttoria della Procura generale, in questo caso quella di Milano. “Sicuramente se è vero quello che emerge dall’inchiesta giornalistica qualcosa manca nel lavoro che è stato fatto” spiega la presidente del Consiglio che però insiste nel dire che questo “non è un lavoro che fa il ministero” che “non ha gli strumenti per operare indagini” e quindi “difficilmente” poteva sapere “qualcosa che non sapeva la Procura generale”.

Mantovano sostiene che “non si tratta di scaricare la colpa su nessuno”: semplicemente – afferma – ciò che era presente nel fascicolo arrivato a via Arenula lasciava “pochi margini alla valutazione del ministro”. Restano le ombre di una documentazione che a questo punto mostra di essere incompleta, a questo fine la procura ha chiamato in causa l’Interpol “facendo partire gli accertamenti su tutti gli aspetti emersi”. Accertamenti su cui la stessa premier si dice d’accordo.

Ma lo ‘scudo’ a Nordio e le spiegazioni della premier non bastano alle opposizioni. “Non mi stupisce che Meloni difenda il suo ministro, lo ha difeso anche sul gravissimo caso di Almasri”, dice la segretaria del Pd, Elly Schlein.

A Rock in Roma 2026 c’è grande attesa per il gruppo K-pop Ateez

Roma, 28 apr. (askanews) – A Rock in Roma 2026 arriva la band K-pop Ateez, protagonista dell’unica data italiana del loro tour l’8 luglio all’Ippodromo delle Capannelle.

I biglietti sono disponibili dalle 14 di venerdì 1 maggio su ticketone.it e in tutti i punti vendita autorizzati.

Il gruppo – formato da Hongjoong, Seonghwa, Yunho, Yeosang, San, Mingi, Wooyoung e Jongho – si esibirà a Roma per la prima volta, segnando un debutto molto atteso nella Capitale.

Guidando una line up dinamica di artisti di supporto, gli Ateez sono pronti a portare la loro energia travolgente, i successi in cima alle classifiche e coreografie di livello mondiale a Rock in Roma. Noti per la loro presenza scenica esplosiva e per una fanbase globale in rapida espansione, la loro partecipazione rappresenta un momento decisivo per la continua crescita del K-pop in Europa.

Ateez è un gruppo sudcoreano composto da otto membri che ha conquistato il mondo sin dal debutto nell’ottobre 2018. Conosciuti per performance straordinarie che fondono estetiche visive d’impatto con una vasta gamma di generi musicali, creando un’esperienza completamente immersiva, gli otto artisti si sono rapidamente affermati come protagonisti di primo livello.

Attraverso un universo narrativo ampio che si sviluppa nelle serie Treasure, Fever, The world e Golden hour, gli Ateez uniscono storytelling concettuale a una musica che risuona profondamente con la loro generazione. Come superstar globali del K-pop, sono diventati artisti da milioni di copie vendute, ottenendo nomination agli American Music Awards, vittorie agli iHeartRadio Music Awards e successo nelle classifiche Billboard 200 e Billboard Hot 100 con numerose pubblicazioni.

Legal AI, Misso (Simone): importante la competenza autoriale

Roma, 28 apr. (askanews) – Secondo le stime recenti di Industry Research Biz (Legal AI Software Market Report), il mercato europeo dei software di IA applicata al settore legale ha raggiunto nel 2025 un valore di 157,18 milioni di dollari (circa il 24% del mercato globale). Le previsioni indicano una crescita significativa del settore in Europa, con l’Italia che rappresenta circa il 13,8% del mercato. Ma come rispondere alle nuove esigenze connesse all’arrivo dell’IA rispetto alla realizzazione di dataset giuridici tecnologicamente avanzati ma che allo stesso tempo garantiscano una evidente competenza autoriale? E’ uno dei percorsi che Edizioni Simone, in una visione di valorizzazione multicanale delle proprie attività, ha attivato nell’ambito dell’evoluzione del proprio modello di business, nato oltre 50 anni fa con lo scopo di creare contenuti giuridici chiari e aggiornati accessibili a tutti gli studenti universitari. Partiamo con la legal AI, Luca Misso (Ceo Simone SpA):

“Tutti i software di legal AI sul mercato sono strutturati sulla base delle banche dati pubbliche a disposizione, quindi norme e sentenze, ma in un sistema come il nostro diverso dal common law non è sufficiente per approfondire i concetti giuridici, è necessaria l’analisi delle sentenze a favore e contro. Quindi è necessario affiancare al sistema di banche dati tradizionale dei contenuti autoriali. E’ chiaro che il dato è facilmente identificabile perchè molti software di AI consentono di andare direttamente alla fonte ma il ragionamento no, se sotto non c’è la firma di chi ha realizzato e scritto quel testo ovviamente non vale nulla”.

Fondamentale resta il patrimonio giuridico a disposizione delle delle software house. Con evidenti vantaggi sul mercato innanzitutto, potendo Simone contare su un catalogo in gran parte proprietario. Ma non solo:

“Mentre solitamente le case editrici devono chiedere autorizzazione o pagare l’autore per i diritti, gran parte del nostro catalogo è proprietario perchè abbiamo al nostro interno esperti redazionali che ogni giorno aggiornano i nostri manuali e quindi sono in grado di tenere aggiornata la banca dati. Secondo vantaggio, essendo leader nel settore dei concorsi pubblici, siamo abituati a produrre questi materiali in tempi fulminei, nel giro di poche ore dall’uscita di un concorso pubblico dobbiamo essere online con la comunicazione fornendo al cliente il libro cartaceo. Quindi già stampato”.

Guardando sempre al contenuto e non solo al contenitore, la naturale appendice al lavoro editoriale è l’alta formazione giuridica:

“Parliamo di alta formazione giuridica destinata a professionisti della materia, agli uffici legali di grandi aziende e naturalmente a tutta la pubblica amministrazione perchè abbiamo un focus particolare nell’ambito dei contratti pubblici. In un rapporto continuativo con i clienti perchè questo tipo di norme cambiano continuamente con la necessità quindi per questi enti di un aggiornamento continuo”.

Previdenza, approvato il bilancio 2025 della Cnpr

Roma, 28 apr. (askanews) – L’assemblea dei delegati dell’Associazione Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca, riunitosi in assemblea a Roma, ha approvato a larga maggioranza il bilancio d’esercizio dell’anno 2025, che chiude con un utile al lordo di accantonamenti e rettifiche di valore pari a 191,07 milioni di euro (utile netto pari a 84,96 milioni).

Il risultato a consuntivo, rispetto al preventivo assestato di novembre 2024, è influenzato positivamente dai risultati conseguiti dalle gestioni patrimoniali che nel corso dell’ultimo trimestre hanno conseguito un incremento di valore per effetto della crescita dei mercati azionari.

Inoltre, la crescita dei redditi e dei volumi d’affari degli iscritti per l’anno 2024 ha permesso di accertare a consuntivo una maggiore contribuzione soggettiva di 2,6 milioni e una maggiore contribuzione integrativa di 2,2 milioni rispetto all’assestamento del budget, altro contributo positivo deriva dalla rivalutazione di alcune immobilizzazioni finanziarie per circa 2,15, milioni, mentre l’andamento dei mercati finanziari nell’ultimo mese di trimestre 2025, ha comportato una svalutazione dei titoli iscritti nell’attivo circolante di 43 milioni circa in leggera crescita rispetto alla svalutazione iscritta nel 2024 che stimava la rettifica di valore delle gestioni patrimoniali per le minusvalenze in formazione in 37,8 milioni di euro.

Altro elemento che ha inciso positivamente sul risultato è stato il decremento della svalutazione dei crediti verso iscritti accertato per euro 51,9 milioni con un incremento di circa 12,4 milioni rispetto al budget, dovuto al maggior accertamento delle sanzioni e degli interessi per mancato pagamento a consuntivo.

La svalutazione appostata include il residuo dei crediti contributivi del 2013 ammonta complessivamente a 17,9 milioni. Il fondo svalutazione crediti verso iscritti alla fine dell’esercizio ammonta a 326,05. Il valore dei crediti verso iscritti per contributi al netto del fondo ammonta a 381,3 milioni di euro, contro i 381,9 del 2024.

L’andamento dei mercati finanziari nell’ultimo trimestre del 2025 ha mantenuto una ridotta volatilità facendo registrare un sensibile incremento del valore di mercato della quota di patrimonio gestita mediante i mandati di Gestione Patrimoniale Mobiliare un rendimento finanziario del benchmark di riferimento del 7,02% a fronte del 9,04% dell’anno 2024.

Il portafoglio delle GPM ha conseguito una performance finanziaria del 7,11% con una over performance rispetto al benchmark dello 0,09%. Il portafoglio complessivo dell’ente ha conseguito un rendimento finanziario positivo del 4,90% grazie al contributo positivo, oltre che delle gestioni patrimoniali, degli investimenti in fondi alternativi e agli altri investimenti diretti. La componente immobiliare in gestione diretta ha conseguito un rendimento lordo del 4,5% in crescita dello 0,2% rispetto al precedente esercizio.

Le poste che portano alla rilevazione del risultato lordo di 191,07 milioni, sono ascrivibili alle rettifiche di valore dei crediti verso iscritti e conduttori di immobili che assommano a 52,1 milioni di euro circa (in riduzione rispetto al 2024 di circa 23,9 milioni, per effetto dell’accertamento delle minori sanzioni ed interessi determinate in base al nuovo regolamento e del volume dei crediti residui riferiti al 2013), alla svalutazione delle immobilizzazioni finanziarie e dei titoli dell’attivo circolante per 56 milioni a fronte della perdita di valore ritenute durevoli e dall’accantonamento del fondo oscillazione titoli del circolante per le minusvalenze implicite, mitigato dalla rivalutazione dei titoli iscritti nell’attivo immobilizzato per 2,1 milioni

Gli iscritti al fondo tra attivi e pensionati attivi sono pari 25.903 (26.399 a fine 2024), a fronte della stima di 27.054 con i quali si sono stimate le entrate contributive del 2025 nel bilancio di previsione. Il minor numero di iscritti consuntivati, ha comportato un minor accertamento a consuntivo della contribuzione che rileva a fine 2025 per 379,9 milioni a fronte dei 401,8 milioni dell’esercizio 2024: il dato è influenzato dal minor accertamento di sanzioni ed interessi per tardivo versamento della contribuzione per 22,9 milioni.

Le pensioni erogate tra dirette e indirette rilevano 12.487 prestazioni (11.985 nel 2024, si incrementano di 502 prestazioni tra dirette, e indirette pari al 4,02% in più) a fronte di una stima previsionale di 12.500: il rapporto iscritti pensionati è pari a 1,72 contro il 1,85 del 2024.

Il patrimonio investito, a valori contabili, è pari a 2.576,2 milioni di euro a fronte di una valutazione a mercato di 2.737,2 milioni di euro. Il rendimento finanziario delle gestioni patrimoniali mobiliari si è attestato al +7,11%, registrando un risultato superiore rispetto all’asset allocation strategica che ha chiuso il 2025 al 7,02%. Dall’iniziale conferimento dei mandati ai gestori selezionati mediante gara europea, 25 giugno 2015 – 31 dicembre 2025, il rendimento finanziario è pari a +55,58% a fronte del rendimento del benchmark dell’AAS che registra da inizio mandato un +59,43% (i dati sono riferiti ai mandati delle quattro case di gestione che hanno visto confermato il mandato nell’ambito della gara europea aggiudicata lo scorso 21 aprile 2022). Il nuovo gestore aggiudicatario ha conseguito da inizio del proprio mandato (30 giugno 2022) al 31 dicembre 2025 (tre anni e sei mesi) un rendimento positivo del 24,32% a fronte di un rendimento dell’AAS nel medesimo periodo di +27,86%.

Minetti: procedura di adozione nel pieno rispetto della legge

Milano, 28 apr. (askanews) – “Smentisco categoricamente di aver mai intrapreso contenziosi con i genitori biologici di mio figlio, che non ho mai conosciuto. L’intero percorso adottivo si è svolto nel pieno rispetto della legge, seguendo la procedura ordinaria, dalla fase di pre-adozione fino all’affidamento definitivo, come documentalmente dimostrato e allegato”. Lo afferma in una nota Nicole Minetti che interviene così nella polemica sulla grazia ricevuta dalla Presidenza della Repubblica “per tutelare la mia persona, la mia famiglia e, soprattutto, mio figlio, gravemente esposti a una indebita e ingiustificata esposizione mediatica”.

Secondo Minetti, “sono state diffuse ricostruzioni false, gravemente lesive della mia reputazione, accompagnate dalla divulgazione di informazioni riguardanti un minore che, per legge, non avrebbero mai dovuto essere rese pubbliche, in palese violazione dei principi posti a tutela dei minori. È particolarmente grave che siano state attribuite alla mia persona circostanze e dichiarazioni mai rese, costringendomi a difendermi da fatti del tutto inesistenti. Preciso, con assoluta chiarezza, di non essere mai stata indagata né di aver mai ricevuto comunicazioni di indagini a mio carico, né in Uruguay né in Spagna. Di fronte a una grave patologia che ha colpito mio figlio, io e la mia famiglia ci siamo rivolti a strutture sanitarie di eccellenza, al fine di garantire le migliori cure possibili. In tale contesto, è stata individuata una struttura altamente specializzata a Boston, dove mio figlio è stato sottoposto a un intervento chirurgico molto delicato e complesso”.

“Le ricostruzioni diffuse da alcuni organi di stampa risultano pertanto infondate e lesive, oltre che in contrasto con le norme e gli stessi principi deontologici a tutela dei minori – prosegue Minetti -. Confido che tutte le competenti Autorità valutino quanto accaduto nei profili di ripartiva competenza affinché venga fatta piena luce sulle falsità divulgate e venga ristabilita la verità dei fatti. Mi riservo, sin d’ora, unitamente ai miei legali, di adire senza indugio le competenti sedi giudiziarie, civili e penali, nei confronti di chiunque abbia contribuito alla diffusione di notizie false e lesive, al fine di ottenere ogni tutela e ristoro dei danni subiti”.

Minetti, Meloni: su iter grazia da ministero rispettata legge e prassi

Roma, 28 apr. (askanews) – “Di queste migliaia” di domande di grazia che vengono mandate alla Procura “tornano con parere favorevole decine, a quel punto il ministero della Giustizia tende a confermare il parere positivo che è pervenuto e che di solito conferma anche il Quirinale. Se chiede a me questo provvedimento non ha seguito in niente un inter diverso, è stato portato avanti nel rispetto della legge e della prassi”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso della conferenza stampa al termine del Cdm.

Tensione Ucraina-Israele per il grano "rubato dalla Russia"

Roma, 28 apr. (askanews) – Un nuovo focolaio di tensione internazionale emerge lungo le coordinate diplomatiche tra Ucraina e Israele. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha pubblicamente condannato Israele, accusandolo di aver acquistato grano rubato de facto da Mosca, in quanto coltivato nelle zone ucraine occupate dalla Russia. Nel frattempo, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha affermato che Kiev, prima di accusare, dovrebbe fornire delle prove e non lanciarsi in una “diplomazia di Twitter”.

Ieri le prime indiscrezioni fatte trapelare dall’agenzia Axios ieri su possibili ritorsioni da parte ucraina contro Israele qualora avessero fatto sbarcare il grano ucraino sottratto dai russi. Oggi Zelensky ha affermato che “in qualsiasi Paese normale, l’acquisto di merce rubata è un atto che comporta responsabilità legale. Questo vale, in particolare, per il grano rubato dalla Russia”.

“Un’altra nave che trasporta questo grano è arrivata in un porto israeliano e si sta preparando a scaricare. Questa non è, e non può essere, un’attività commerciale legittima. Le autorità israeliane non possono ignorare quali navi arrivano nei porti del Paese e quale carico trasportano”, ha specificato Zelensky, aspettandosi che ” le autorità israeliane rispettino l’Ucraina e si astengano da azioni che possano compromettere le nostre relazioni bilaterali”.

Kiev ha convocato l’ambasciatore israeliano in Ucraina, Michael Brodsky, per sollecitare una risposta israeliana ha osservato il ministro degli Esteri Andrii Sybiha il 27 aprile, sottolineando come “è difficile comprendere la mancanza di una risposta adeguata da parte di Israele alla legittima richiesta dell’Ucraina riguardo alla precedente nave che consegnava merci rubate a Haifa.

Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha risposto pubblicamente a Sybiha, respingendo le accuse di Kiev e affermando che le relazioni diplomatiche tra “nazioni amiche” non dovrebbero essere condotte tramite social media o stampa, specificando altresì che “il governo ucraino non ha fornito prove a sostegno delle proprie affermazioni”.

A tal proposito, il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Georgij Tikhij, ha esposto oggi di poter “confermare che non si tratta di due navi, ma di più”. “Al momento non posso fornire cifre esatte, ma parliamo di diverse imbarcazioni. È vero, e abbiamo informato Israele su tutte”, ha evidenziato il portavoce, aggiungendo che Kiev si è rivolta a Israele attraverso canali riservati, ma dopo “decine” di richieste ha ricevuto dal ministero degli Esteri israeliano una sola risposta ufficiale il 20 aprile.Interpellata dal presidente Zelensky, l’Unione europea ha affermato che sta valutando sanzioni contro individui ed entità israeliane che aiutano la Russia a eludere le sanzioni internazionali e sta chiedendo informazioni riguardo al grano ucraino arrivato ad Haifa che, secondo Kiev, sarebbe stato rubato dalla Russia.

Il portavoce per gli Affari esteri dell’Unione europea, Anwar El Anuni, ha detto al quotidiano israeliano Haaretz che l’Ue “ha preso nota delle notizie secondo cui una nave della flotta segreta russa, che trasportava grano ucraino rubato, è stata autorizzata a scaricare nel porto di Haifa, in Israele, nonostante i precedenti contatti tra le autorità ucraine e israeliane in merito alla questione”.

“Condanniamo tutte le azioni che contribuiscono a finanziare lo sforzo bellico illegale della Russia e a eludere le sanzioni dell’Ue, e restiamo pronti a colpire tali azioni”, ha concluso Anuni. (di Lorenzo Della Corte)

Malattia di Huntington, un confronto per prevenzione e presa in carico

Roma, 28 apr. (askanews) – Caratterizzata da disabilità motoria, cognitiva e disturbo mentale, quella di Huntington è una malattia rara ma profondamente impattante: genetica, neurodegenerativa ed ereditaria, si stima colpisca in Italia circa 6.000 persone, ma almeno altre 30.000 sono a rischio di ereditarla, se pur senza una mutazione ancora clinicamente espressa. Con l’obiettivo di portare al centro dell’attenzione pubblica la malattia di Huntington, promuovendo un impegno condiviso tra politica, istituzioni, società scientifiche e pazienti per superare stigma ed invisibilità e per costruire percorsi di cura sempre più efficaci e inclusivi, si è svolto a Roma il convegno “Malattia di Huntington: mai più nascosta”, promosso dalla Fondazione LIRH-Lega Italiana Ricerca Huntington, con il patrocinio del Ministero della Salute.

Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute con delega per le Malattie Rare: “L’Italia è seconda al mondo per la presa in carico e cura dei pazienti affetti da malattie rare. Questo risultato si raggiunge come? Tramite lo straordinario sforzo delle associazioni, della comunità scientifica, delle associazioni dei pazienti, importantissime, l’impegno del governo nel legiferare e finanziare provvedimenti come il Testo unico sulle malattie rare, insieme anche all’esecutività dello stesso testo con un finanziamento di 50 milioni, che contribuisce insieme a sviluppare una presa in carico precoce e fondamentalmente anche dei percorsi di cura che siano uniformi sul territorio: è questo l’obiettivo che noi ci poniamo”.

La mutazione genetica si eredita fin dalla nascita, ma la malattia si manifesta ad un certo punto della vita, di solito in età adulta. Le famiglie dei malati chiedono quindi di poter ricevere un’assistenza competente e multidisciplinare, difficile da garantire se la malattia non si conosce. In altri termini, la conoscenza e la ricerca sono i punti da cui bisogna inevitabilmente partire.

Mario Zappia, presidente SIN Società Italiana di Neurologia: “E’ una patologia che non colpisce soltanto chi ne è affetto, ma riguarda la famiglia e chi sta intorno al paziente con questa condizione. Certamente è una malattia di cui il neurologo si occupa, ma il neurologo deve interagire anche con altre figure professionali, dal fisioterapista allo psichiatra allo psicologo, insomma tutto un entourage di professionisti che possano stare intorno alle persone con malattia di Huntington e alle loro famiglie. E’ solo grazie alla ricerca che riusciremo, si spera, ad avere nel prossimo futuro dei farmaci efficaci per contrastare adeguatamente questa patologia”.

La Fondazione LIRH ha così messo a punto e presentato un Manifesto con sei “azioni” da intraprendere per chiedere alla politica, alle istituzioni e alle società scientifiche coinvolte l’assunzione di un impegno per il futuro sulla malattia di Huntington.

Barbara D’Alessio, presidente Fondazione LIRH Lega Italiana Ricerca Huntington: “Contiene i sei punti di partenza, le cose da cui cominciare. È necessario, abbiamo inserito in questo manifesto, parlare di più di malattia di Huntington nei contesti sia clinici che istituzionali; è necessario restituire una narrazione corretta a questa malattia, che non è soltanto un disturbo del movimento, ma una malattia che ha anche molti risvolti psichici e psichiatrici di cui bisogna tenere conto; è necessario che si parli di Huntington anche nella programmazione sanitaria ed è anche necessario che chi si occupa di clinica di malattia di Huntington sia sempre anche collegato alla ricerca scientifica. E’ fondamentale che le professioni sanitarie collaborino tra di loro: la figura del genetista medico, dello psichiatra, dell’urologo e dello psicologo non possono agire per silos, ma devono necessariamente avere un approccio olistico, sia alla malattia che alla persona”.

L’obiettivo, chiedono le associazioni, è accendere i riflettori sui bisogni e le necessità delle persone con malattia di Huntington.

In scena a Latina l’Agrifestival di NaturaSì

Latina, 27 apr. (askanews) – Nel giorno della Festa della Liberazione, a Latina si è celebrata un’altra forma di libertà: quella di un’agricoltura che rinuncia ai pesticidi e alla chimica di sintesi per restituire salute alla terra e alle persone. L’Azienda Agricola Biodinamica Agrilatina ha aperto le sue porte al pubblico per l’AgriFestival di NaturaSì, una giornata pensata per avvicinare famiglie e cittadini al mondo del biologico e del biodinamico.

Nel cuore del Parco Nazionale del Circeo, è il paesaggio l’assoluto protagonista, che di concerto alla fauna locale donano un riassunto perfetto di ciò che vuol dire agricoltura nel rispetto della natura. Agrilatina pratica agricoltura biodinamica da quarant’anni. Il 15% della superficie aziendale è dedicato ad aree naturali: siepi, boschetti, corridoi ecologici; che non fungono da semplici decorazioni, bensì agiscono come veri e propri alleati, creando un sistema dinamico capace di ospitare specie rare e di conservare un vero e proprio patrimonio genetico formato da tredici varietà di grano antico, sei di grano duro e sette di grano tenero.

L’intervista a Pasquale Falzarano, titolare Agrilatina: “L’agricoltura biologica, se praticata con cura e rispetto, non si limita a produrre cibo sano: diventa uno scrigno per la biodiversità. La biodiversità aiuta l’agricoltura e l’agricoltura pulita produce biodiversità, in un circolo virtuoso che si autoalimenta. Inoltre crea e tutela i cosiddetti servizi ecosistemici, cioè acqua e aria pulite, suolo, biodiversità ecc.., beni preziosi di cui tutti noi non possiamo fare a meno”.

Al centro della giornata c’è un messaggio preciso che coincide con quello della campagna 2026 di NaturaSì: “Il giusto prezzo del cibo per la salute dell’uomo e della Terra”. Una riflessione sul valore reale di ciò che mettiamo nel piatto, che va ben oltre il prezzo esposto sullo scaffale. Perché ogni prodotto biologico porta con sé un valore invisibile ma determinante: aria e acqua più pulite, suolo fertile, paesaggio curato, clima più stabile. In Italia, gli ecosistemi generano benefici stimati in oltre settantuno miliardi di euro ogni anno, e l’agricoltura biologica è tra i principali attori di questa ricchezza collettiva.

Le parole di Fabio Brescacin, Presidente NaturaSì: “Vogliamo rendere chiaro al consumatore il prezzo pagato per il prodotto da quello pagato per i servizi ecosistemici: il mantenimento della fertilità del suolo, il rispetto della biodiversità, la salute dell’uomo e la tutela del paesaggio. Sono valori che è bene conoscere, per capire che acquistando un prodotto biodinamico o biologico si investe non solo sul prodotto in sé ma anche sulla propria salute e su quella dell’ambiente in cui tutti viviamo. Allo stesso tempo è importante avere la consapevolezza che pagando un prezzo troppo basso, sarà qualcuno o qualcos’altro a farne le spese”.

Un esempio concreto: per l’insalata, NaturaSì paga al produttore due euro al chilo contro un costo di produzione di un euro e trentatré. Per i finocchi, un euro e ottanta contro un euro e venticinque. Quel margine in più non è un regalo, è il riconoscimento del lavoro di chi custodisce il Pianeta ogni giorno. L’AgriFestival chiude con una promessa: tornare l’anno prossimo, con ancora più storie di agricoltori che scelgono di essere custodi del pianeta e più terra salvata da pesticidi, veleni e desertificazione.