Home Blog

Il Cairo, presentato il restauro del Tondo dei due Fratelli

Milano, 12 ott. (askanews) – È stato presentato al Cairo il restauro del Tondo dei due Fratelli, uno dei più rari e affascinanti capolavori della pittura antica e tra le testimonianze più significative della tradizione dei ritratti del Fayum, punto d’incontro tra cultura egizia, greca e romana. Custodito al Museo Egizio del Cairo, il dipinto sarà tra le opere simbolo della mostra Il potere del ritratto. Egitto e Roma. I volti del Fayum, ospitata al Museo dell’Ara Pacis dal 5 novembre 2026 al 2 maggio 2027.

Proveniente da Antinoopolis, nel Medio Egitto e datato alla metà del II secolo d.C., il Tondo si distingue per qualità artistica e rarità tipologica. È dipinto su tavole lignea con la tecnica dell’encausto che impiega pigmenti mescolati alla cera, e raffigura a mezzo busto due giovani, tradizionalmente identificati come fratelli. Alla forte somiglianza dei tratti si accompagna una precisa attenzione alle individualità: il pittore distingue le fisionomie, gli incarnati e l’abbigliamento, mentre le pennellate corpose, i tocchi di luce sugli occhi e le ombre che modellano i volti danno presenza alle figure.

“Il “Tondo dei due fratelli” è un oggetto eccezionale, non solo per la qualità e l’immediatezza della sua pittura, ma anche perché la sua forma, la tecnica e lo stato di conservazione forniscono preziose testimonianze per lo studio della ritrattistica nell’Egitto romano. Il suo restauro ha richiesto un intervento estremamente accurato a causa della fragilità sia del supporto in legno che della superficie dipinta. La collaborazione tra i restauratori del Museo Egizio e i loro colleghi italiani ha rappresentato un’importante opportunità di scambio scientifico e professionale. Il lavoro è stato condotto con un intervento minimo e nel pieno rispetto dell’autenticità dell’oggetto, consentendo al ritratto di ritrovare la propria coerenza visiva, preservando al contempo le testimonianze della sua lunga storia.” ha dichiarato Hisham El-Leithy, segretario generale del Supreme Council of Antiquities (SCA).

“Nel Tondo dei due Fratelli ci attraggono la straordinaria intensità e immediatezza espressiva, la forte resa naturalistica, il contatto diretto e magnetico degli sguardi: un dialogo muto da persona a persona che travalica i secoli e ogni barriera culturale. Siamo orgogliosi di aver contribuito a restituire questa forza espressiva grazie a un intervento di restauro condotto sul posto in vista della mostra, che ci permette di tornare ad ammirare la bellezza di un capolavoro rappresentativo di un’arte che ha unito due grandi civiltà”, ha dichiarato Claudio Parisi Presicce, sovrintendente capitolino ai Beni Culturali.

Realizzato dalla cooperativa italiana Fabrica Conservazione e Restauro grazie al contributo del progetto espositivo, l’intervento ha migliorato la leggibilità e la stabilità dell’opera, mettendo in sicurezza le parti più fragili della superficie dipinta e recuperando dettagli dei volti e delle vesti. Il lavoro ha affrontato criticità legate al degrado del supporto ligneo, a precedenti interventi e alla fragilità della superficie dipinta. Un antico attacco di insetti xilofagi aveva scavato gallerie nel legno, causando perdite di materiale e lasciando, lungo i margini delle lacune, porzioni di pittura prive di sostegno. In alcuni punti anche una pressione minima avrebbe potuto provocarne la caduta.

Dopo le indagini preliminari, i restauratori hanno rimosso i depositi superficiali, attenuato gli sbiancamenti e fatto riaderire gli strati pittorici sollevati. Il passaggio più delicato ha riguardato la messa in sicurezza delle parti rimaste senza supporto. Particolare attenzione è stata dedicata ad alcuni frammenti delle labbra e del mento di uno dei giovani, ricollocati in posizione non corretta durante un precedente restauro. L’equilibratura cromatica delle piccole lacune ha infine migliorato la lettura complessiva del dipinto.

Dal Cairo a Roma, per la prima volta il pubblico italiano – e non solo – potrà ammirare quest’opera, prestito eccezionale dall’Egitto e uno dei capolavori più significativi dell’intera mostra capitolina. Al Museo dell’Ara Pacis il Tondo sarà esposto insieme a quasi cinquanta ritratti del Fayum, eccezionalmente riuniti grazie a un importante programma di prestiti internazionali. Attraverso oltre 110 opere, tra tavole dipinte, sudari, maschere funerarie, marmi, calchi in gesso e oreficerie antiche, la mostra racconterà il potere del ritratto nell’Egitto romano e nella Roma antica. Un’occasione rara per avvicinare opere delicatissime, poco rappresentate nei musei italiani e raramente concesse in prestito.

La mostra, a cura di Claudio Parisi Presicce e Laura Petacco, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, e organizzata dalla Sovrintendenza Capitolina e dall’RTI MondoMostre – Civita Mostre e Musei, con Zètema Progetto Cultura. Official Partner Fastweb + Vodafone. Radio Partner Dimensione Suono Soft.

Ediltecno, 50 anni di eccellenza nell’edilizia italiana

Milano, 12 ott. (askanews) – Un viaggio lungo cinquant’anni che non ha nessuna intenzione di fermarsi. Ediltecno Restauri festeggia il mezzo secolo di attività guardando con soddisfazione al passato ma al contempo ripensandosi in ottica futura. Guardando alle tante sfide che il settore delle costruzioni dovrà affrontare in Italia e nel mondo.

“Ciò che non è cambiato sono i nostri valori. I valori fondativi erano quelli di realizzare una società all’interno della quale i dipendenti si potessero trovare in un’azienda serena, dove il lavoro fosse sereno e a carattere familiare. All’inizio i dipendenti si contavano sulle dita di due mani, oggi ne abbiamo circa una settantina” ha dichiarato Giancarlo Bassanini, Presidente di Ediltecno Restauri.

E la costruzione del Vodafone Village di Milano nel 2008 segna una delle tappe principali dell’azienda. Una commessa da 97 milioni di euro che segna il passaggio a General Contractor.

“Vogliamo essere partner assolutamente affidabili per i nostri clienti storici e per i quelli che approcceremo per la prima volta nel prossimo futuro. Per questo occorrono dedizione, spirito di sacrificio, passione per il proprio lavoro e senso del dovere. Queste sono le qualità che noi cerchiamo costantemente di trasmettere come patrimonio verso le nuove generazioni” ha aggiunto Michael Stammelluti, CEO di Ediltecno Restauri.

Innovazione e tecnologia, ma anche familiarità e dedizione. Ediltecno Restauri guarda al futuro ritrovandosi negli stessi valori umani del 1976. Come quello della fiducia, intesa come continuità di relazioni e di responsabilità su cui fondare l’azienda.

Imprese, il costo nascosto della frammentazione digitale

Milano, 12 ott. (askanews) – Più tecnologia, ma non necessariamente più produttività. Nelle imprese italiane, la frammentazione degli strumenti digitali genera costi e rallenta il lavoro. A fotografare il fenomeno è il Factorial Business Facts Index 2026, presentato al Factorial Summit di Milano.

Secondo la ricerca, il 44,3% delle aziende italiane paga almeno due software che svolgono sostanzialmente la stessa funzione. Una dispersione che si traduce anche in perdite economiche: per un’impresa con mille dipendenti, il tempo perso dai manager vale quasi 344 mila euro l’anno.

“La verità è che oggi abbiamo un problema di efficienza: abbiamo troppi tool e sono scollegati tra loro. Immaginate quando dobbiamo cercare dei dati su diversi software, o reperire informazioni chiedendo a duemila persone nella nostra azienda. Questo non è solo un problema di efficienza, ma è anche un problema di costi che incide direttamente sulle finanze della nostra azienda” ha dichiarato Nicola Laganà, Vicepresidente del Marketing di Factorial.

Il continuo passaggio da un’applicazione all’altra sottrae tempo alle attività strategiche. Per il 63,8% dei manager italiani, infatti, questa frammentazione penalizza il lavoro. E il 76,7% dei leader ritiene che la propria azienda funzionerebbe meglio con meno strumenti software, più centralizzati.

“Al giorno d’oggi l’idea è quella di ridurre il numero di tool e utilizzarne alcuni che lavorino direttamente nei nostri processi, nei nostri dati e nei nostri sistemi. Questa è esattamente la strada che stiamo percorrendo con Factorial, un software che si occupa di gestire la parte più ridondante del lavoro e restituisce ai dipendenti il tempo da dedicare alle attività di maggior valore strategico” ha aggiunto Laganà.

La sfida, quindi, non è aggiungere tecnologia, ma connettere strumenti, dati e processi. Solo così l’innovazione, compresa l’intelligenza artificiale, può tradursi in un reale miglioramento dell’organizzazione aziendale.

Milano, La Russa: primarie non sono un dramma, ma no a imposizioni

Milano, 12 ott. (askanews) – La questione del candidato sindaco di Milano per il centrodestra si risolve “con la sintesi che è la tradizione del centrodestra. Non abbiamo mai avuto difficoltà a trovare un punto di convergenza, senza bisogno di scimmiottare la sinistra. Se dovessero esserci le primarie non sarebbe un dramma. Con le Primarie o senza primarie troveremo una via di coesione. Sbaglia solo chi dovesse dire, e facciamo finta che non l’abbia detto nessuno, ‘O così o pomì’, ‘se ci piace così bene altrimenti andate da soli…’.”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa, parlando con i giornalisti all’arrivo all’assemblea di Assolombarda.

I nomi in campo “sono tutti e tre ottimi candidati” e alla domanda se sarà necessario individuare un quarto nome, risponde: “Non credo ci sarà necessità di un nuovo nome. La rosa è questa, da parte mia non ho necessità di avanzare nuovi nomi. Poi, tutto è possibile…”.

Healthy ageing: la sfida di vivere più a lungo e meglio

Milano, 12 ott. (askanews) – Non solo vivere più a lungo, ma vivere meglio. È la grande sfida dell’healthy ageing, al centro della scena a CPHI a Milano, dove Labomar, azienda di primo piano nella nutraceutica internazionale, ha presentato il suo primo catalogo interamente dedicato alla longevity.

Il cambio di paradigma offerto dai recenti dati demografici, che dicono che in Italia una persona su quattro ha già superato i sessantacinque anni, impone anche una maggiore attenzione all’healthspan, ovvero quanti di quegli anni riusciamo a preservare in piena salute, autonomia ed efficienza fisica e mentale, come spiegato da Walter Bertin, Fondatore e Amministratore Delegato di Labomar: “Il concetto negli anni è cambiato parecchio: con la denatalità e le nuove problematiche emerse, e soprattutto con persone che vogliono essere più presenti, vivere a lungo in salute e stare bene in compagnia, c’è stata semplicemente una maggiore attenzione nei confronti di queste esigenze”.

Per rispondere a questa trasformazione, Labomar ha scelto la vetrina milanese di CPHI per svelare il suo primo catalogo focalizzato sulla longevità. Un vero e proprio contenitore di know-how che affronta l’invecchiamento come un processo multifattoriale, anticipandone le dinamiche molto prima della terza età.

“È abbastanza complesso mettere insieme una serie di prodotti che accompagnino l’uomo o la donna in questo percorso di longevità. È stato necessario seguire un processo specifico per capire a quale età possa interessare questo supporto e, soprattutto, come stimolare le persone a farlo: non è mai facile, infatti, convincere chi tutto sommato sta bene a fare prevenzione” ha proseguito Bertin.

Tra i banchi e nei laboratori del Gruppo, l’attenzione si traduce in soluzioni mirate. Tra le soluzioni di punta spicca ChoLnexT 25 , una risposta concreta e innovativa pensata come alternativa al riso rosso fermentato per il controllo del colesterolo.

“Abbiamo condotto prima dei test di laboratorio e poi scelto di investire in uno studio clinico su più di 100 persone. Il risultato è fantastico: oltre ad abbassare il colesterolo totale, riduce notevolmente l’LDL del 23-24% e innalza l’HDL del 15%. Diventa così un prodotto che, da solo e in tempi brevi, può trattare le forme di colesterolo alterato” ha concluso Bertin.

Secondo Labomar, dunque, la vera sfida oggi è offrire ai partner strumenti evoluti che trasformino la longevità da traguardo eccezionale a nuova normalità.

La Cina: Taipei non potrà impedire la riunificazione

Roma, 12 ott. (askanews) – La Cina ha attaccato il presidente taiwanese Lai Ching-te per il discorso pronunciato il 10 ottobre, in occasione della festa nazionale di Taiwan, accusandolo di perseguire l’indipendenza dell’isola attraverso il sostegno di potenze straniere e di denigrare Pechino. Il ministero degli Esteri cinese ha ribadito che la riunificazione è un obiettivo irrinunciabile e che le iniziative del governo di Taipei non potranno impedirla.

“Al mondo esiste una sola Cina, Taiwan è una parte inseparabile del territorio cinese e il governo della Repubblica popolare cinese è l’unico governo legittimo che rappresenta tutta la Cina”, ha dichiarato oggi la portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning, durante la conferenza stampa quotidiana a Pechino.

Secondo Mao, “aderire al principio di una sola Cina, opporsi alle forze separatiste favorevoli all’indipendenza di Taiwan e sostenere la riunificazione della Cina risponde alla volontà e alle aspettative della comunità internazionale”.”La cosiddetta democrazia di cui parla Lai Ching-te non può nascondere la natura e la realtà del suo separatismo indipendentista”, ha aggiunto la portavoce.

Mao ha quindi richiamato la storia della Seconda guerra mondiale, sostenendo che “il ritorno di Taiwan alla Cina costituisce una parte importante dei risultati della vittoria nella Seconda guerra mondiale e dell’ordine internazionale del dopoguerra”.

“La vera situazione nello Stretto di Taiwan è che entrambe le sponde appartengono a un’unica Cina”, ha proseguito Mao. “Qualunque cosa Lai Ching-te dica o faccia, non potrà cambiare i fatti storici e giuridici dell’appartenenza di Taiwan alla Cina, né l’esito inevitabile del fallimento dell’indipendentismo taiwanese, e tanto meno potrà fermare la tendenza storica per cui la Cina alla fine sarà riunificata, e dovrà esserlo”, ha concluso.

Mosca colpisce centrali elettriche, black out in varie zone dell’Ucraina

Roma, 12 ott. (askanews) – La Russia ha effettuato diversi attacchi notturni contro l’Ucraina che hanno colpito infrastrutture energetiche e aree civili nel Paese. Oleksandr Hanzha, capo dell’amministrazione militare regionale di Dnipropetrovsk, ha dichiarato questa mattina che la Russia ha attaccato tre distretti della regione “più di 10 volte” utilizzando artiglieria e droni. I raid hanno provocato incendi nelle zone di Petrykivka e Mykolaiv, nel distretto di Dniprovskyi, ha aggiunto Hanzha in un post su Telegram, precisando che non si registrano feriti a seguito degli attacchi.

Secondo quanto riportato dal Guardian, i residenti di diverse strade di Izyum – città a sud-est di Kharkiv, nell’Ucraina orientale – sono rimasti senza elettricità dopo che un attacco russo ha danneggiato la rete elettrica. Nel frattempo, il governatore della regione ucraina di Zhytomyr, Vitaliy Bunechko, ha affermato che le forze russe stanno bombardando ripetutamente la parte settentrionale della regione “dalla serata di ieri”. “Sono state prese di mira infrastrutture ferroviarie ed energetiche nel distretto di Korosten”, ha aggiunto in un post su Telegram questa mattina, segnalando che gli incendi sono stati rapidamente domati. Bunechko ha precisato che al momento non vi sono informazioni su eventuali vittime o feriti.

Almeno 12 persone, inoltre, sono rimaste ferite in diversi attacchi russi contro Kharkiv, nell’Ucraina orientale, nella mattinata di oggi, ha reso noto il sindaco Ihor Terekhov.

PAC Milano presenta La femme qui marche

Milano, 12 ott. (askanews) – In occasione della ventiduesima edizione della Giornata del Contemporaneo, promossa da AMACI e dedicata quest’anno alle Geografie della contemporaneità, il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano ha presentato da sabato 10 ottobre nella Project Room La femme qui marche, progetto di Francesco Clerici realizzato in collaborazione con l’antropologa Khaoula Matri. La video installazione si inserisce perfettamente nel tema perché mostra gli effetti delle politiche contemporanee di controllo delle frontiere che stabiliscono chi abbia il diritto di attraversare un confine e chi invece sia costretto a fermarsi.

Francesco Clerici, regista e artista audiovisivo, la cui pratica attraversa documentario, videoarte, film sperimentale e realtà aumentata, ha raccontato ad askanews il progetto: “La femme qui marche ripercorre un po’ quello che è stato un lavoro di tre anni insieme all’antropologa tunisina Khaoula Matri, che si è interrogata sugli elementi di violenza del corpo e degli oggetti delle donne migranti, specialmente subsahariane, nel percorso per arrivare in Europa. Noi le abbiamo incontrate in Tunisia, a metà strada, dopo aver fatto il viaggio da dove provenivano in attesa di provare ad arrivare in Europa. Quello su cui ci siamo concentrati è cercare di capire quali fossero gli oggetti e le ferite, in un senso anche metaforico, che i loro corpi e le loro storie portavano con sé per capire l’assurdità di questa situazione di immobilismo che in teoria è l’opposto di quello che dovrebbe essere una migrazione o un viaggio. È un lavoro di antropologia visiva che alla fine ha trovato forma in una installazione video artistica perché di fatto era da una parte un tentativo di trovare una forma a questo immobilismo fisico e dall’altro cercare di immergere lo spettatore in uno stato sospeso. Alcuni testi di Khaoula Matri s’intitola In sospeso, che è la condizione esistenziale di chi lascia il proprio posto per, come dicono loro, cessare di esistere, perché chi parte muore e se arriva è una rinascita in una nuova vita. Ho un incontro in particolare con una ragazza gambiana, che adesso è tornata in Gambia, che ho incontrato da solo di notte con dietro il mare. Lei cercava di convincermi che il mare non era pericoloso. La cosa bella di tutta questa conversazione, che sembra molto drammatica, che invece in un secondo ci siamo trovati a parlare come se ci fossimo sempre conosciuti e di fatto è così. I racconti, la comprensione, l’empatia dovrebbero essere e deve funzionare in questo modo”. Attraverso un linguaggio che intreccia fotografia, video, registrazioni sonore e testimonianze, La femme qui marche costruisce una forma di antropologia visiva che sceglie di non mostrare direttamente i corpi e i volti delle donne incontrate: donne che hanno intrapreso un viaggio ma che, nella realtà, vengono continuamente ricondotte a una condizione di immobilità, invisibilità e precarietà. La tensione tra movimento e immobilità si riflette nella costruzione delle immagini, dove paesaggi, oggetti, gesti quotidiani e spazi di passaggio prendono il posto di una rappresentazione diretta delle protagoniste. Sono le voci femminili ad assumere un ruolo centrale. Sono le testimonianze a restituire la complessità delle esperienze.

La ricerca antropologica di Khaoula Matri, docente presso il Dipartimento di Antropologia della Facoltà di Lettere e Filosofia di Sousse e ricercatrice associata presso l’Institut de Recherche sur le Maghreb Contemporain (IRMC) si concentra sulle rappresentazioni del corpo, sulle forme di violenza e sulle esperienze delle popolazioni marginalizzate, con particolare attenzione alle dinamiche del razzismo, della vulnerabilità e alle strategie di resistenza delle comunità migranti. Il lavoro è prodotto da MADAR – Maghreb Action on Displacement and Rights e dall’IRMC – Institut de Recherche sur le Maghreb Contemporain. MADAR è un programma di ricerca interdisciplinare dedicato alle condizioni di vulnerabilità e sfollamento nel Maghreb centrale, che promuove la collaborazione tra ricerca accademica, società civile e pratiche artistiche, valorizzando metodologie partecipative e le voci delle comunità marginalizzate e sottorappresentate. Con sede a Tunisi, l’IRMC è un’Unità degli Istituti Francesi di Ricerca all’Estero (UMIFRE), specializzata nelle scienze umane e sociali e nello studio delle trasformazioni contemporanee del Maghreb e delle sue relazioni con il resto del mondo.

La femme qui marche è visibile fino al 25 ottobre 2026.

Ucraina, fonte Axios: Trump furioso, Zelensky dà per scontato l’aiuto Usa

Roma, 12 ott. (askanews) – Il presidente statunitense Donald Trump è profondamente irritato con Volodymyr Zelensky, ritenendo che il leader ucraino consideri scontato il sostegno degli Stati uniti a Kiev. Lo riferisce Axios, citando un funzionario della Casa bianca, all’indomani delle dichiarazioni con cui Trump ha chiesto un cambio di leadership in Ucraina, accusando Zelensky di aver ripetutamente rifiutato la possibilità di raggiungere un accordo di pace con la Russia.

“Trump è davvero furioso. Ritiene che Zelensky dia per scontato il sostegno degli Stati uniti”, ha dichiarato il funzionario all’agenzia di stampa statunitense.

Sabato Trump ha sostenuto che il presidente ucraino ha avuto numerose opportunità per risolvere il conflitto con Mosca, ma ha scelto di non farlo. Il capo della Casa Bianca ha quindi affermato che l’Ucraina ha bisogno di un nuovo leader capace di raggiungere un’intesa con la Russia.

Secondo Axios, Trump ritiene inoltre che Zelensky debba indire nuove elezioni presidenziali in Ucraina, aggiungendo così un ulteriore elemento di tensione nei rapporti tra Washington e Kiev.

Borse Europa aprono in rialzo, Londra +0,40%, Milano +0,78%

Roma, 12 ott. (askanews) – Avvio di settimana positivo per le borse in Europa, mentre in precedenza le piazze finanziarie dell’Asia hanno mostrato andamenti prevalentemente orientati all’indebolimento. Alle prime contrattazioni Londra segna più 0,40%, Parigi più 0,31%, Francoforte più 0,38%, Madrid più 1,26%.

A Piazza Affari l’indice Ftse-Mib guadagna lo 0,78% con i maggiori rialzi su Inwit (+4,20%), Stellantis (+1,81%) che al Salone di Parigi sta presentando nuove iniziative, Intesa Sanpaolo (1,42%), Banca Mediolanum (+1,40%). In calo Technoprobe (-1,23%), Amplifon (-0,54%) e Unipol (-0,36%).

Poco mossi i cambi euro dollaro con la valuta condivisa a 1,1203 sul biglietto verde. Il petrolio è in calo, dopo gli annunci del presidente Usa Donald Trump di accordi con la Russia per la fornitura di maggiori quantitativi di greggio, la cui effettività resta da verificare, ma la portata dei ribassi si va nettamente smorzando. Il barile di brent si scambia 104,56 dollari.

La Francia adatta e rende visibili le esercitazioni di attacco nucleare

Roma, 12 ott. (askanews) – La Francia sta adattando le proprie esercitazioni di attacco nucleare alle lezioni delle guerre in Ucraina e Medio Oriente, aggiornando tattiche e tecnologie per superare sistemi di difesa aerea sempre più sofisticati. E, in una fase di crescenti tensioni con la Russia, Parigi ha deciso di rendere più visibile la propria capacità di deterrenza atomica, rompendo in parte la tradizionale riservatezza che circonda le operazioni delle sue forze nucleari. Lo riferisce Politico, che ha intervistato il generale Stéphane Virem, comandante della componente nucleare dell’Aeronautica militare francese.

Quattro volte all’anno, circa 50 velivoli francesi partecipano all’operazione Poker, una simulazione di attacco nucleare contro un Paese nemico. L’obiettivo è verificare la capacità dei caccia di penetrare le difese avversarie e raggiungere i bersagli assegnati, in uno scenario caratterizzato dalla rapida evoluzione di droni, radar, missili antiaerei e sistemi di sorveglianza.

“E’ evidente che oggi i nostri concorrenti non operano più come dieci anni fa, e del resto neppure noi. Tutti fanno progressi e si osservano reciprocamente”, ha spiegato Virem. Secondo il generale, l’accelerazione dell’innovazione tecnologica impone di aggiornare continuamente le modalità operative: “Dobbiamo adattarci a questo ritmo per trovare il modo di contrastarle. E’ sempre la spada contro lo scudo”.

Il riferimento è soprattutto alle esperienze dei conflitti più recenti. “Guardate quello che accade oggi in Ucraina. Compaiono nuovi droni e la lotta contro di essi si sviluppa in tempi brevissimi. Per noi è esattamente lo stesso. Dobbiamo diventare molto più agili”, ha affermato il comandante. Secondo Virem, occorre accettare che i sistemi sperimentati e introdotti in servizio possano diventare parzialmente superati nel giro di un anno, rendendo necessaria la loro frequente sostituzione.

Le esercitazioni Poker incorporano pertanto scenari sempre più complessi, comprese minacce chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari, attacchi al territorio nazionale e operazioni in condizioni di forte degrado delle capacità militari. Durante le simulazioni vengono valutati anche gli effetti dei lanci virtuali dei missili da crociera nucleari ASMPA-R e le perdite che le forze francesi potrebbero subire attraversando le difese nemiche.

“La nostra missione è penetrare le difese avversarie per garantire al presidente, e a un nostro concorrente, che se minaccia i nostri interessi vitali saremo in grado di infliggergli danni inaccettabili”, ha sottolineato Virem.

L’insolita disponibilità del generale a discutere pubblicamente queste operazioni riflette un cambiamento nella comunicazione strategica francese. Fino a pochi anni fa, gli ufficiali evitavano persino di confermare l’esistenza dell’operazione Poker. Oggi Parigi considera anche la visibilità delle proprie capacità militari uno strumento per rafforzare la credibilità della deterrenza nei confronti di Mosca. La Francia rimane l’unica potenza nucleare dell’Unione europea e il presidente Emmanuel Macron ha annunciato a marzo un aumento del numero delle testate atomiche, interrompendo contemporaneamente la comunicazione pubblica sulla consistenza dell’arsenale, nell’ambito di una politica di “ambiguità strategica”.

Macron ha inoltre avviato un dialogo con diversi partner europei, tra cui Germania, Svezia, Finlandia e Polonia, sulla possibile cooperazione nucleare. In prospettiva, alcuni di questi Paesi potrebbero partecipare alle esercitazioni Poker. Parigi continua tuttavia a mantenere volutamente indefinita la soglia oltre la quale una minaccia agli interessi vitali francesi, che comprendono anche una dimensione europea, potrebbe provocare una risposta atomica.

La modernizzazione dell’arsenale procede nonostante le difficoltà delle finanze pubbliche. Il progetto di bilancio francese per il 2027 prevede 63,4 miliardi di euro per la difesa, contro i 57 miliardi dell’anno in corso, con circa il 12% destinato alla deterrenza nucleare.

Entro il 2035 la base di Luxeuil, vicino al confine tedesco, dovrebbe ospitare due squadroni di caccia Rafale nella nuova versione F5, equipaggiati con i futuri missili da crociera ipersonici a testata nucleare ASN4G. La base si aggiungerà a quelle già operative di Istres, Avord e Saint-Dizier.

Resta però il problema delle dimensioni della flotta aerea. Secondo Virem, l’Aeronautica francese potrebbe arrivare ad avere bisogno di 230 aerei da combattimento, contro i circa 185 attuali, anche perché i Rafale destinati alla missione nucleare vengono impiegati pure nelle operazioni convenzionali.

Il generale ha comunque assicurato che le difficoltà economiche non comprometteranno la capacità nucleare del Paese. “La priorità assoluta, il cuore di tutto, è la deterrenza nucleare”, ha dichiarato. “Le scelte vengono sempre, sempre fatte a favore della deterrenza”.

Ucraina, Witkoff-Kushner sospendono i preparativi della visita a Mosca

Roma, 12 ott. (askanews) – Gli inviati del presidente statunitense Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, hanno sospeso i preparativi per una visita a Mosca, in attesa di chiarire le posizioni dell’Ucraina e dei Paesi europei su una nuova proposta di pace da sottoporre alla Russia. Lo riferisce Axios, secondo cui Washington avrebbe anche minacciato di interrompere la condivisione delle informazioni di intelligence con Kiev qualora le autorità ucraine non accettassero le richieste statunitensi.

Secondo il sito americano, durante un recente incontro a Miami tra i negoziatori statunitensi e ucraini, Witkoff e Kushner avrebbero avvertito i rappresentanti di Kiev che gli Stati uniti potrebbero sospendere la cooperazione nel settore dell’intelligence se l’Ucraina continuerà a ignorare le indicazioni di Washington. La circostanza è stata riferita ad Axios da un funzionario ucraino. In precedenza, Axios aveva riferito che i due inviati di Trump prevedevano di visitare sia la Russia sia l’Ucraina nelle prossime settimane. La missione a Mosca sarebbe ora stata rinviata per consentire ulteriori consultazioni con Kiev e gli alleati europei sui contenuti della proposta negoziale.

Secondo quanto riportato dai media, i colloqui tra le delegazioni statunitense e ucraina a Miami si sarebbero conclusi anticipatamente, in concomitanza con l’annuncio dell’accordo tra Washington e Mosca per la fornitura di gasolio russo agli Stati uniti.

Escalation di attacchi agli aeroporti tra Arabia saudita e Houthi

Roma, 12 ott. (askanews) – Nuovi attacchi hanno colpito ieri l’Arabia Saudita e lo Yemen, aggravando l’escalation militare tra Riad e gli Houthi, all’indomani del bombardamento contro l’aeroporto internazionale della capitale saudita che aveva provocato almeno 12 morti e centinaia di feriti. Un nuovo attacco contro lo scalo Re Khalid di Riad ha causato la morte di un cittadino pachistano e il ferimento di altre 11 persone, secondo il bilancio diffuso questa mattina dall’autorità saudita per l’aviazione civile. Contemporaneamente, sono stati segnalati bombardamenti sauditi sulla capitale yemenita Sana’a, controllata dagli Houthi.

Il portavoce della coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita, generale Turki al-Maliki, ha riferito che un “proiettile non identificato” ha colpito ieri l’aeroporto di Riad, provocando un incendio. Le autorità saudite hanno precisato che sono ancora in corso le valutazioni dei danni. Un altro attacco ha interessato l’aeroporto internazionale Re Fahd di Dammam, nell’est del regno. Il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, ha rivendicato un’operazione contro lo scalo, sostenendo che abbia colpito l’obiettivo e “interrotto il traffico aereo”.

Nello Yemen, l’emittente al Masirah, vicina agli Houthi, ha riferito di raid dell’aviazione saudita contro l’aeroporto internazionale di Sanaa. Secondo il ministero della Salute controllato dal movimento, un bambino è stato ucciso in un bombardamento contro un edificio residenziale della capitale. Il portavoce del ministero, Anees al Asbahi, ha affermato che dal 3 settembre gli attacchi sauditi hanno provocato 91 morti, in maggioranza donne e bambini. La nuova ondata di violenze segue l’attacco di sabato contro un terminal passeggeri dell’aeroporto di Riad, il più sanguinoso registrato in un Paese arabo del Golfo dall’inizio della guerra tra Stati uniti, Israele e Iran, lo scorso febbraio. Secondo un funzionario statunitense e uno del Golfo informati sull’accaduto, gli Houthi avrebbero utilizzato un missile da crociera. Ieri l’ambasciata indiana a Riad ha inoltre annunciato la morte di un cittadino indiano rimasto ferito nell’attacco.

L’ambasciata statunitense in Arabia Saudita ha invitato i propri cittadini e dipendenti alla massima prudenza negli aeroporti del Paese, imponendo autorizzazioni speciali per utilizzare gli scali di Riad, Dammam e Gedda e vietando gli spostamenti entro 20 miglia dal confine yemenita. Nella capitale saudita, le scuole hanno comunicato la sospensione delle lezioni in presenza per l’intera settimana, mentre numerose aziende hanno autorizzato il lavoro da remoto.

L’attuale escalation è cominciata a luglio, quando gli Houthi hanno accusato l’Arabia Saudita di aver bombardato l’aeroporto di Sanaa mentre un aereo iraniano tentava di atterrare. I combattimenti si sono intensificati a settembre, dopo che il movimento yemenita ha conquistato la costa del Mar Rosso precedentemente controllata dalle forze governative sostenute da Riad. La controffensiva avviata la scorsa settimana dalle forze governative, con l’appoggio dell’aviazione saudita, ha riportato lo Yemen in una situazione di guerra aperta.

Secondo gli analisti, gli Houthi hanno progressivamente rafforzato le proprie capacità di attacco a lungo raggio grazie al sostegno finanziario e militare dell’Iran e allo sviluppo della produzione locale di armamenti. La nuova escalation rappresenta una minaccia crescente per la sicurezza saudita e per le ambizioni di Riad di affermarsi come centro internazionale degli affari e del turismo.

A Parigi in fiamme il Marché des Enfants Rouges

Roma, 12 ott. (askanews) – Un violento incendio ha devastato nella notte tra ieri e oggi il Marché des Enfants Rouges, il più antico mercato coperto di Parigi, situato nel cuore del terzo arrondissement e classificato come monumento storico. Le fiamme sono state domate dai vigili del fuoco, ma la struttura ha subito danni ingenti. Lo ha annunciato il sindaco di Paris Centre, Ariel Weil.

“I vigili del fuoco sono intervenuti con forza ed efficacia in un luogo che fortunatamente conoscevano bene”, ha dichiarato Weil, confermando la gravità dei danni provocati dal rogo.

“Incendio sotto controllo, ma mercato completamente devastato. Evitate la zona di rue de Bretagne”, ha aggiunto il sindaco, invitando i cittadini a tenersi lontani dall’area interessata.

Non sono state al momento fornite informazioni sulle cause dell’incendio né su eventuali vittime o feriti.

La Nato esporrà oggi la sua "teoria della vittoria"

Roma, 12 ott. (askanews) – La Nato intende inviare un nuovo avvertimento alla Russia sulla capacità dell’Alleanza di respingere qualsiasi aggressione militare, mentre crescono le preoccupazioni per l’intensificarsi delle operazioni ibride attribuite a Mosca in Europa. Il comandante supremo delle forze alleate in Europa, il generale statunitense Alexus Grynkewich, presenterà oggi a Varsavia, durante una conferenza sulla sicurezza, quella che ha definito la propria “teoria della vittoria”, una strategia per garantire che la Nato possa prevalere in caso di attacco russo.

“La teoria della vittoria del comandante supremo delle forze alleate in Europa è semplice: mantenere il vantaggio della Nato, in linea con i piani di deterrenza e difesa dell’Alleanza e sulla base di questi”, ha spiegato il colonnello Martin O’Donnell, portavoce di Grynkewich.

“Ma considerando un contesto di sicurezza globale instabile e complesso, dobbiamo creare fin da ora le condizioni per scoraggiare qualsiasi aggressione e, se necessario, prevalere in caso di attacco”, ha aggiunto O’Donnell, precisando che la strategia del generale americano punta proprio a definire questo quadro operativo.

L’iniziativa arriva mentre i Paesi dell’Alleanza denunciano un’intensificazione delle operazioni di sabotaggio e interferenza attribuite alla Russia contro gli Stati che sostengono l’Ucraina. Tra gli episodi che hanno alimentato le preoccupazioni occidentali figura anche il ritrovamento di un drone carico di esplosivo in un aeroporto tedesco.

L’intervento di Grynkewich difficilmente rivelerà dettagli dei piani militari dell’Alleanza, tradizionalmente coperti dal massimo riserbo, ma intende inviare un segnale a Mosca e rassicurare soprattutto i Paesi membri del fianco orientale della Nato, maggiormente esposti a una possibile escalation. L’Alleanza ribadisce di avere una natura esclusivamente difensiva e di non avere alcuna intenzione di attaccare la Russia. Tuttavia, l’aumento delle cosiddette operazioni ibride rappresenta una sfida crescente, perché molte di queste attività, dagli incendi dolosi ai sabotaggi, si collocano nella “zona grigia” al di sotto della soglia di un’aggressione militare convenzionale.

Alla fine di settembre, il segretario generale della Nato Mark Rutte aveva invitato gli alleati a “mantenere la calma, continuare come prima e sostenere l’Ucraina”. “Non dobbiamo essere ingenui nei confronti della Russia, ma siamo più forti e loro lo sanno”, aveva aggiunto.

La nuova iniziativa militare arriva inoltre in una fase delicata per la sicurezza europea. Washington sta riesaminando il proprio schieramento militare nel continente, con la possibilità di ridurre il numero dei soldati statunitensi presenti in Europa. Una decisione è attesa entro la fine dell’anno.

Parallelamente, i Paesi europei stanno accelerando il rafforzamento delle proprie capacità militari, anche alla luce dei dubbi sull’affidabilità dell’impegno statunitense sotto la presidenza di Donald Trump.

Iran: Hormuz resta chiuso finché gli Usa non accetteranno tutte le condizioni

Roma, 12 ott. (askanews) – L’Iran non riaprirà lo Stretto di Hormuz fino a quando gli Stati uniti non avranno accettato integralmente il piano in sette punti presentato da Teheran per una soluzione pacifica del conflitto, trasmesso a Washington attraverso la mediazione del Qatar lo scorso settembre. Lo ha dichiarato il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, precisando che le autorità statunitensi hanno già accettato alcune condizioni, ma non hanno fornito risposte soddisfacenti sulle altre.

“Lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto finché non saranno soddisfatte le sette condizioni dell’Iran. Gli americani hanno cercato di comunicare con noi attraverso tre canali: Iraq, Pakistan e Qatar”, ha dichiarato Rezaei all’emittente iraniana Press Tv. “Gli Stati uniti hanno risposto alle nostre condizioni e ne hanno accettate alcune, ma la loro risposta sulle restanti è stata vaga”, ha aggiunto il responsabile iraniano.

Rezaei ha inoltre accusato Washington di aver ripetutamente tradito la fiducia di Teheran, sostenendo che ogni volta che l’Iran si è seduto al tavolo dei negoziati con gli Stati uniti, il Pentagono ha successivamente lanciato attacchi contro la Repubblica islamica. Un comportamento che Teheran considera un “chiaro tradimento”, ha affermato.

Cacio, Cagliari-Juve 1-1 con liti e polemiche

Roma, 12 ott. (askanews) – La tensione tra Luciano Spalletti e Fabio Pisacane si prende la scena dopo Cagliari-Juventus, terminata 1-1. I due allenatori sono stati espulsi dall’arbitro Marcenaro al termine della partita, dopo un faccia a faccia acceso. “Gli ho detto che son bravi, giocano bene e che sanno anche perdere tempo. E lui mi ha detto: ‘Che vuol dire che perdiamo tempo, quale tempo?’. Poi ci hanno portati via, ma tutto normale”, ha spiegato il tecnico bianconero ai microfoni di Dazn, ricostruendo il confronto con il collega rossoblù.

Pisacane ha replicato con parole altrettanto nette, sostenendo che la tensione fosse evitabile e interpretando l’atteggiamento di Spalletti come un segnale di preoccupazione. “Poteva finire tutto con un abbraccio, dispiace. Penso che già ieri Spalletti abbia dato la sensazione di essere preoccupato e questo ci rende giustizia”, ha dichiarato l’allenatore del Cagliari, aggiungendo che il nervosismo bianconero deve rendere orgogliosa la squadra sarda.

La polemica è arrivata al termine di una partita che lascia la Juventus con più di un motivo di rammarico. I bianconeri hanno controllato a lungo il possesso, senza però riuscire a trasformare la superiorità territoriale in occasioni concrete. Il Cagliari è passato in vantaggio al 20′ con Daniel Maldini, al quarto gol consecutivo, bravo a finalizzare l’azione avviata da Mendy. La squadra di Pisacane ha difeso con ordine e ha sfiorato anche il raddoppio, costringendo Vicario a un intervento decisivo.

La Juventus ha trovato il pareggio soltanto all’81’, con Randal Kolo Muani, entrato nel vivo della partita nel finale. L’attaccante francese ha interrotto un digiuno in campionato di 231 giorni, sfruttando il pallone messo in area da Alajbegovic e firmando di testa l’1-1. Poco dopo ha avuto anche l’occasione per completare la rimonta, ma la sua conclusione si è stampata sulla traversa.

“Sono arrabbiato: sono partite da vincere”, ha ammesso Spalletti nel commento alla gara. Il tecnico ha difeso la prestazione della squadra, sottolineando le potenzialità del gruppo e la necessità di aggiungere determinazione nei momenti decisivi. “Se giocheremo sempre così se ne vinceranno tante”, ha affermato, pur riconoscendo che il risultato non rispecchia le ambizioni bianconere. Spalletti ha inoltre criticato alcuni comportamenti di Yerry Mina, sostenendo che la Juventus dovrebbe essere maggiormente tutelata.

Il pareggio mantiene il Cagliari al quarto posto e lascia la Juventus a quota 11 punti, agganciata al Como e a cinque lunghezze dalla vetta. Per i bianconeri resta il problema di una manovra che produce troppo poco rispetto al possesso palla, mentre il Cagliari conferma la propria capacità di mettere in difficoltà anche le squadre più attrezzate. Le espulsioni dei due tecnici avranno conseguenze sulle prossime gare: Spalletti non sarà in panchina contro la Lazio, mentre Pisacane salterà la sfida con il Monza, in attesa delle decisioni del giudice sportivo.

Cacio, Cagliari-Juve 1-1 con liti e polemiche

Roma, 12 ott. (askanews) – La tensione tra Luciano Spalletti e Fabio Pisacane si prende la scena dopo Cagliari-Juventus, terminata 1-1. I due allenatori sono stati espulsi dall’arbitro Marcenaro al termine della partita, dopo un faccia a faccia acceso. “Gli ho detto che son bravi, giocano bene e che sanno anche perdere tempo. E lui mi ha detto: ‘Che vuol dire che perdiamo tempo, quale tempo?’. Poi ci hanno portati via, ma tutto normale”, ha spiegato il tecnico bianconero ai microfoni di Dazn, ricostruendo il confronto con il collega rossoblù.

Pisacane ha replicato con parole altrettanto nette, sostenendo che la tensione fosse evitabile e interpretando l’atteggiamento di Spalletti come un segnale di preoccupazione. “Poteva finire tutto con un abbraccio, dispiace. Penso che già ieri Spalletti abbia dato la sensazione di essere preoccupato e questo ci rende giustizia”, ha dichiarato l’allenatore del Cagliari, aggiungendo che il nervosismo bianconero deve rendere orgogliosa la squadra sarda.

La polemica è arrivata al termine di una partita che lascia la Juventus con più di un motivo di rammarico. I bianconeri hanno controllato a lungo il possesso, senza però riuscire a trasformare la superiorità territoriale in occasioni concrete. Il Cagliari è passato in vantaggio al 20′ con Daniel Maldini, al quarto gol consecutivo, bravo a finalizzare l’azione avviata da Mendy. La squadra di Pisacane ha difeso con ordine e ha sfiorato anche il raddoppio, costringendo Vicario a un intervento decisivo.

La Juventus ha trovato il pareggio soltanto all’81’, con Randal Kolo Muani, entrato nel vivo della partita nel finale. L’attaccante francese ha interrotto un digiuno in campionato di 231 giorni, sfruttando il pallone messo in area da Alajbegovic e firmando di testa l’1-1. Poco dopo ha avuto anche l’occasione per completare la rimonta, ma la sua conclusione si è stampata sulla traversa.

“Sono arrabbiato: sono partite da vincere”, ha ammesso Spalletti nel commento alla gara. Il tecnico ha difeso la prestazione della squadra, sottolineando le potenzialità del gruppo e la necessità di aggiungere determinazione nei momenti decisivi. “Se giocheremo sempre così se ne vinceranno tante”, ha affermato, pur riconoscendo che il risultato non rispecchia le ambizioni bianconere. Spalletti ha inoltre criticato alcuni comportamenti di Yerry Mina, sostenendo che la Juventus dovrebbe essere maggiormente tutelata.

Il pareggio mantiene il Cagliari al quarto posto e lascia la Juventus a quota 11 punti, agganciata al Como e a cinque lunghezze dalla vetta. Per i bianconeri resta il problema di una manovra che produce troppo poco rispetto al possesso palla, mentre il Cagliari conferma la propria capacità di mettere in difficoltà anche le squadre più attrezzate. Le espulsioni dei due tecnici avranno conseguenze sulle prossime gare: Spalletti non sarà in panchina contro la Lazio, mentre Pisacane salterà la sfida con il Monza, in attesa delle decisioni del giudice sportivo.

Serie A, Classifica, Cagliari in zona Champions

Roma, 12 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica del campionato di serie A dopo Cagliari-Juventus 1-

Sesta giornata Genoa-Fiorentina 2-1, Inter-Parma 3-0, Napoli-Frosinone 3-0; Como-Roma 0-0, Lazio-Monza 3-1, Lecce-Bologna 1-2, Sassuolo-Milan 1-1, Cagliari-Juventus 1-1; Lunedì 12 ottobre: ore 18.30 Atalanta-Venezia, ore 20.45 Torino-Udinese.

Classifica: Inter, Lazio 16, Roma 14, Cagliari 13, Milan 12, Como, Juventus 11, Frosinone, Napoli 10, Sassuolo 8, Atalanta, Lecce 6, Bologna 5, Udinese, Torino, Parma, Monza, Fiorentina, Genoa 4, Venezia 0

Settima giornata Venerdì 16 ottobre: ore 20.45 Frosinone-Sassuolo; Sabato 17 ottobre: ore 15.00 Venezia-Napoli, ore 18.00 Bologna-Inter, ore 20.45 Roma-Genoa; Domenica 18 ottobre: ore 12.30 Udinese-Lecce, ore 15.00 Fiorentina-Como, ore 18.00 Milan-Atalanta, ore 20.45 Juventus-Lazio; Lunedì 19 ottobre: ore 18.30 Monza-Cagliari, ore 20.45 Parma-Torino.

San Marino e Roma, due convegni e due idee concorrenti di Democrazia cristiana

Due convegni, in programma domani, hanno l’ambizione di mettere a fuoco due possibili letture della Democrazia cristiana intesa come storia e progetto. I soggetti promotori sono, rispettivamente, l’ANDC (Associazione Nazionale Democratici Cristiani) e la Fondazione De Gasperi.

A San Marino, dove la Dc conserva integra la sua forza, l’attenzione sarà rivolta al De Gasperi di Igino Giordani (biografia del 1955 riproposta a cura di Lucio D’Ubaldo e Alberto Lo Presti), ovvero del maggiore protagonista della rinascita dell’Italia all’indomani della catastrofe bellica. La sua idea di centro non coincideva con una posizione di semplice equilibrio o preservazione dell’esistente: era piuttosto un centro dinamico – egli parlerà, come è noto, di “centro che marcia verso sinistra” – capace di governare le trasformazioni, non avendo paura delle riforme, ma sempre in un quadro di sicurezza democratica.

A Roma, invece, il confronto ruoterà attorno al rapporto tra democrazia cristiana, liberalismo e conservatorismo, interrogandosi sulla vitalità dell’esperienza radicata eminentemente in Germania. Non sono appuntamenti contrapposti e neppure espressioni di logiche incompatibili. Ciò nondimeno, il contrasto tra i loro accenti è evidente: a San Marino il “centro degasperiano” illumina una tensione riformatrice capace di accompagnare l’evoluzione della società e di tradurre l’ispirazione cristiana in un impegno di promozione umana e civile; a Roma invece ci si concentra sull’esame di una esperienza storica che ha forgiato nell’Europa centrale il “modello volkspartei” come alternativa più diretta – restando l’anticomunismo uno sfondo astrattamente ideologico – al “modello socialdemocratico”.

Insomma, la differenza si fa problema nel modo stesso d’intendere l’eredità democristiana che il Novecento ha modellato nel crogiulo di grandi sfide ideali e politiche. Sarà  perciò interessante acquisire le conclusioni dell’una e dell’altra iniziativa, contando sulla loro indubitabile vicinanza in termini di valutazioni e prospettive.

Woodcock e i linfonodi sentinella nel reame della libera stampa

L’importanza dell’ultima indagine penale del pm della Procura di Napoli John Henry Woodcock va ben oltre i fumogeni e le bombe stordenti che certa stampa ha lanciato in nome della presunta, ricorrente fallibilità di questo magistrato.

Non sta a nessuno – eccezion fatta per l’amministrazione della giustizia in ogni ordine e grado nazionale e internazionale – dire se l’accusa di corruzione tra privati (che correva attraverso il do ut des innescato dagli investimenti pubblicitari fatti e promessi) tra alcuni vertici del gruppo Multiversity e quelli editoriali e giornalistici di diverse testate nazionali reggerà o meno in un eventuale giudizio.

 

L’altro punto di vista

Non è questo il solo punto di vista. Quello parimenti doveroso avrebbe dovuto essere l’approfondimento mediatico sull’abisso morale, etico e deontologico nel quale stanno precipitando quote di giornalismo, quasi legittimate da una sorta di prescrizione comportamentale o da una Costituzione non codificata di consuetudini, precedenti giudiziari e convenzioni.

La mossa di sviare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle indagini senza riscontro e quella di ridurre a barzelletta questa inchiesta penale ha un significato talmente profondo da offendere l’intelligenza degli italiani.

 

Senza leggere

Senza leggere il decreto di sequestro, sulla scia di un’inerzia che sbugiarda l’inquirente sulla base del suo passato giudicato fallimentare e di fatto, paradossalmente, assolve il comportamento degli indagati senza se e senza ma, certi iscritti all’Albo dei giornalisti si sono sbizzarriti nei pregiudizi. Proprio così. Non giudizi ma pregiudizi. Senza dare corpo a servizi, articoli e approfondimenti che ne descrivessero la sostanza, come è doveroso fare e tante volte si fa. Scegliendo però, sempre più spesso, tra le indagini solo quelle “giuste” su obiettivi che poco o nulla hanno a che fare con l’informazione.

 

Cortina fumogena

Dal “è così da sempre”, al “è stato scoperto il reato di marchettificio”, su su in un crescendo stordente del “se decide la magistratura la gerarchia delle notizie è finita la libertà di stampa” o “comprare una pubblicità su un giornale mette penalmente a rischio gruppi editoriali, direttori e investitori”. Un’assoluzione e un’autoassoluzione. Così, prendere o lasciare.

Chicche – alcune, solo un pugno, non tutte – alle quali si sono aggiunte quelle dei politici che, ciascuno per il proprio tornaconto personale o politico, hanno sparato a zero senza sapere di cosa stessero cianciando.

 

Come si può ignorare

La domanda è: come si può ignorare che, ben oltre la vicenda penale, ci sono spaccati “familiari” tra presunti corruttori indagati e direttori di giornali anch’essi indagati, che dovrebbero scuotere la coscienza della categoria e che richiamano scene della propria vita professionale in redazione?

Ed infatti andiamo oltre: astraiamo questi spaccati dal contesto giudiziario specifico e proiettiamoli nella vita reale e quotidiana di una redazione. Ebbene, ciò che viene lì appena parzialmente descritto, vale a dire un ecosistema nefasto per la democrazia, esiste o meno?

 

Esistono o no?

Esistono o meno nei media quello che il decreto descrive come “il coverage one to one di responsabili e direttori”, la “richiesta di anteprima delle notizie e di possibilità di intervento sul relativo contenuto, il contestuale richiamo agli investimenti pubblicitari e alle partnership progettuali”?

Esiste o no per le redazioni la pressione di alcune società di comunicazione “per ottenere una preventiva interlocuzione sulle notizie e incidere sui tempi, sui contenuti e sulle modalità della loro diffusione”?

Esistono o no pregiudicati per via giudiziaria o per reiterato comportamento criminogeno che co-pilotano alcuni direttori al punto da godere insieme di un inno alla gioia editoriale del marchettificio in servizio permanente effettivo?

Esiste o no un cerchio magico in grado di creare e distruggere notizie così come, con la stessa nonchalance, è in grado di creare e distruggere carriere e reputazioni?

 

Chi ha il coraggio di dire no?

Chi ha il coraggio di rispondere no deve assumersi la responsabilità di dirlo, scriverlo e sottoscriverlo. Attendiamo fiduciosi, conoscendo l’esito che, del resto, è già nello stato di diffusione dei quotidiani e degli indici di lettura degli italiani.

 

Ci sono molti fotogrammi (non sappiamo se penalmente rilevanti e non ci interessa qui) scattati nel decreto ma uno – tra tutti – colpisce. E’ quello in cui i presunti corruttori parlano di attivare “un sistema linfonodi sentinella nel reame”. Il reame è l’informazione.

 

I linfonodi sentinella

 

Il linfonodo sentinella è il primo in cui arrivano le cellule tumorali quando un tumore maligno inizia a diffondersi attraverso il sistema linfatico. Ergo, il sistema deve essere in grado di cogliere se la metastasi c’è – ed intervenire – o non c’è e comunque tenere sempre alta, altissima l’attenzione.

 

Ecco, sulla verità – parziale, mezza o piena – di questo sistema deve intervenire il mondo del giornalismo. Intervenire e non dibattere, perché le parole in questo campo, sono da decenni “chiacchiere e distintivo” Invece poco o nulla. Il “Fatto,it” e “Il Domani” uniche sostanziose (anche se parziali) eccezioni. Comitati di redazione perlopiù silenti, media di categoria distratti, soloni e tuttologi del giornalismo e della letteratura muti e muti persino quei media non sfiorati dalle indagini. Pesce grosso – si sa – non mangia pesce grosso.

 

Sarebbe il caso di farla finita e fingere che l’informazione sia libera. Non lo è quasi mai. Questo è ciò che conta in una democrazia. Quanto ai reati c’è la Giustizia.

Il campo largo e una comunicazione da scomunicare

Il Centro? Kaput!

Si inciampa sempre sullo stesso ostacolo, che però è anche il primo da superare per una accettabile partenza: quello di una disastrosa comunicazione.

La Schlein ha ultimamente dichiarato che questa volta non si farà fregare. Il fatto di puntare sempre a coinvolgere il “centro” per vincere le elezioni ha portato sempre alla sconfitta. Ne discende che occorre cambiare strategia, pensando a qualcosa di diverso, omettendo di dirci però cosa, lasciando intuire che la sterzata può essere solo a sinistra.

Renzi forse si preoccuperà e Ruffini arrufferà il pelo; come effettivamente la prenderanno è tutto da stabilire. “Un candidato più disponibile a larghe intese, o più moderato e rassicurante” sarebbe quindi da escludere e resta così da adottare un profilo barricadero e spaccatutto.

 

Il PD e i giochi del Colosseo

Elly ha poi continuato parlando in prima persona, ammettendo che “da quando sono la segretaria del PD hanno sempre provato a commissariarmi, federarmi o farmi fuori”, mostrando un’immagine del suo partito che corrisponde piuttosto a una vasca di coccodrilli intenti a sbranarsi vicendevolmente o a una fossa dei leoni in attesa di vittime sacrificali, nulla da ricondurre a un luogo di idee e partecipazione politica.

Su questo anche Cacciari sembra non abbia mai risparmiato commenti. La Schlein conclude poi il pensiero con il plurale maiestatis “eppure siamo ancora qui”, forse per darsi d’un tratto più forza.

 

Alla stretta conclusiva?

“Stiamo chiusi anche una notte intera, l’importante è che usciamo uniti”, dice ancora la Schlein con riferimento alle altre forze della sua coalizione.

Forse si riferisce alla suggestione di una notte dei lunghi coltelli, di epurazioni o di accordi, nulla ormai è certo circa l’esito.

Si comprende che, se non si accetta il criterio valido in tutti i Paesi europei per cui la guida spetta al partito che ha un voto in più degli altri, allora non restano che le “primarie”, che per Fratoianni invece “contengono più rischi che vantaggi”, ammonendo che chi le vincesse “non è il capo ma coordina”.

Insomma, messe così le cose, le primarie non risolverebbero un bel nulla per procedere nel futuro con la necessaria affidabilità di tenuta e compattezza dell’eventuale governo del Paese.

 

Un po’ di AVS

Anche Bonelli non le manda a dire e così dichiara che le primarie “rischiano di amplificare le differenze” e che questa alleanza per certo non potrà avere comunque mai il nome di “campo largo”.

Anche su un nome da affibbiarsi non c’è ancora un’intesa, neppure sulla sola cosa che ad oggi sembrava certa.

 

Giuseppe Conte il risolutore

Chiude la partita Giuseppe nazionale che, mentre simula un commento da statista, ricordando di aver già fatto due volte il Presidente del Consiglio e quindi non fremerebbe di nuovo per Palazzo Chigi, poi si contraddice dicendo che “non si può fare una scelta aprioristica, il partito più grande esprime il leader”.

Se fosse infondata l’ambizione a ripetersi come capo del governo, basterebbe che lasciasse semplicemente strada alla Schlein e desse conclusione a una storia infinita.

Si ha l’impressione che da quelle parti più parlano e più si incartano. Si potrebbe suggerire un po’ di silenzio fino alle decisioni prese e, gratuitamente, come nome della santa alleanza: “Inversione di marcia”.

Senza nulla a pretendere.

Il Centro come luogo del pensiero e della politica. Coda rilegge Moro.

Nell’introduzione al volume Aldo Moro. Il diritto e lo stato(Bari, Cacucci Editore, 2026, pagine 368, euro 30), che raccoglie le lezioni del giovane Moro sulla filosofia del diritto e dello Stato degli anni 1944-1945 e 1945-1946, Antonio Incampo invita a cogliere la pregnanza e attualità di una riflessione che «s’irradia dal centro». È questo infatti ciò che suscita in chi le legge un sentimento di sincero e grato stupore.

Non solo per la maturità di visione che manifestano, non solo perché lasciano intuire la portata del contributo di Moro all’Assemblea costituente, non solo perché esprimono in nuce le ragioni direttrici del suo impegno politico negli anni seguenti, da ultimo sigillato con il sacrificio della vita. Ma perché attestano il “centro” vivo e pulsante da cui originano la sua riflessione e la sua azione e le linee-guida che ne descrivono la coerente declinazione politica.

Anni dopo, nel 1967, Papa Montini — che sappiamo da quale sintonia di spirito fosse legato al giovane Moro —, nell’enciclica Populorum progressio, quasi stilando un manifesto del nuovo ordine internazionale che i «segni dei tempi» chiedevano, metteva in primo piano l’esigenza di «uomini di pensiero capaci di riflessione profonda, votati alla ricerca di un umanesimo nuovo, che permetta all’uomo moderno di ritrovare se stesso». E proseguendo con determinazione su questa strada, Leone XIV nell’enciclica Magnifica humanitas invita ad «avviare un discernimento condiviso capace di penetrare le radici spirituali e culturali delle trasformazioni in atto», perché, «se ci limitiamo alle contingenze, rischiamo di lasciare che il susseguirsi delle emergenze decida al posto nostro la direzione del cammino». Ebbene, queste pagine di Moro sembrano rispondere a questa oggi più di ieri interpellante convocazione.

Non senza ragione il primo capitolo del corso tenuto nel 1944-1945 prende le mosse da un assunto: «Il dovere del pensiero» è «il primo dovere morale», in quanto «ci svela la natura attiva del processo di conoscenza, esso stesso espressione di quel farsi in cui consiste la vita». La prima lezione che Moro dunque ci offre è questa: riaccendere la luce e la responsabilità del pensare, e del pensare alto, del pensare sino in fondo, del pensare la complessità del reale sociale non per il lusso de l’art pour l’art ma per rispondere al compito di «costruire la vita nella sua verità». A fronte della tentazione strisciante, che rischia oggi di farsi pervasiva e intossicante, di ridurre il pensiero alla mera razionalità strumentale e calcolante, disinteressata o persino ignorante del fine dell’agire e della sua verità in ordine alla realizzazione di ciò che è autenticamente e integralmente umano. Con le tragiche conseguenze che si possono prevedere e che oggi sperimentiamo sulla pelle dell’umanità e della casa comune.

Di qui la seconda lezione che costituisce l’asse portante della proposta che da Moro viene con rigore declinata. Si tratta della struttura e del “ritmo” intrinsecamente sociale e dunque relazionale che connota la verità dell’essere. E in effetti non può non colpire l’insistenza e radicalità di pensiero con cui questa costitutiva dimensione dell’esperienza morale viene rilevata e argomentata. Non solo perché riconosciuta come il fondamento dell’esperienza giuridica e politica, ma anche perché, a fronte della dialettica tra individualismo e collettivismo, Moro traccia con essa la via di un’interpretazione ontologica e assiologica della persona in cui si giocano il senso e la concretezza della sua esistenza nella vita sociale.

Basti in merito questa densa affermazione: «Ciascuno si ritrova in tutti e tutti con lui in una compenetrazione ineffabile nutrita di amore. Il ritrovamento del proprio io in universale, dell’io vero pel quale la vita vale, coincide puntualmente con il ritrovamento degli altri come diversi ed uguali, come altri uomini, ma uomini. Ritrovamento di umanità la quale si presenta come fraternità: una fraternità necessaria, inderogabile come la verità che illumina la vita». Moro pone in questo modo un’equazione tra la vocazione cui io, in quanto particolare, debbo moralmente rispondere per realizzare in me ciò che è veramente e universalmente umano, e l’impegno morale a vivere il rapporto con l’altro in modo tale che egli, da particolare qual è al pari di me, possa attingere quella stessa universalità che ci fa, insieme, esseri umani. È così — spiega — che il singolo «s’innalza all’universale nell’atto che vede innalzarsi allo stesso tutti gli altri che son con lui nella stessa esperienza sociale».

Il «reciproco riconoscimento», il «cointeresse sociale», la «presenza irriducibile del rapporto nella sua bilateralità» descrivono la forma sociale dell’ontologia e dell’assiologia di ciò che l’umano è e determinano il criterio di verità e di giustizia dell’esperienza giuridica. Per questo, «nell’azione del singolo uomo è in gioco il destino della città e, in questo, il destino stesso dell’umanità».

Ma tutto ciò, vale a dire l’esecuzione sociale in reciprocità dell’essere persona — ecco la terza lezione —, accade dentro la storia e come storia. L’ontologia della persona, essendo relazionale, è storico-processuale. Il processo costituendo «esso stesso un fondamentale dovere morale, in quanto la prima esigenza che lo spirito umano deve soddisfare, per essere se stesso è appunto di comprendere se stesso nel proprio valore; intendersi perciò nel suo significato processuale, nel suo dinamismo, in quel continuo farsi in cui consiste la vita».

La processualità intrinseca al farsi dell’ontologia della persona implica pertanto non solo la necessità dell’incarnazione storica del valore che la persona è, ma implica anche il dovere morale dell’«evoluzione» e ove necessario — Moro con lucidità lo richiama in un apposito capitolo — della «rivoluzione»: quando l’ordine sociale e statuale in cui s’esprime lo status quo più non corrisponda al grado dell’autocoscienza morale raggiunta dalle persone in un’esplicazione sociale coerente alla vocazione della persona e alla sua solidale promozione. Solo così la società «potrà essere guardata come il continuo processo, onde il soggetto celebra nella comunione con gli altri la sua vera libertà».

La quarta e ultima lezione riguarda il tema — oggi come mai impellente, proprio perché come mai impellente è la domanda intorno al senso dell’essere personale e sociale — della comunità degli Stati. La dottrina di Moro è netta.

Affermato che «la particolarità dello Stato è data con la sua particolare intuizione di giustizia, la quale, perennemente mutandosi, rappresenta l’esperienza storica che realizza, in un incessante processo, la verità universale», egli ne deriva l’assunto che «la assoluta relazionalità della pluralità degli Stati rappresenta lo svolgimento coerente della determinazione etico-sociale dell’individuo, che il confine dello Stato non può fermare, ma della quale anzi deve agevolare lo slancio, onde l’uomo attinge la totale comunità umana, ed in essa solidalmente si inserisce».

Parole che non abbisognano di commenti e che invitano a decifrare la posta in gioco nel pericoloso scontro oggi in atto non solo a livello geopolitico tra gli Stati, ma, all’interno di ciascuno di essi, tra una coscienza che ha interiorizzato la spinta ad articolare il particolare con l’universale nella logica del reciproco riconoscimento e una coscienza che è tentata d’incurvarsi in modo miope e meschino in se stessa, rivendicando un’identità esercitata in forma autoreferenziale, escludente e persino conflittuale.

Sono pagine preziose e persino sorprendenti e commoventi, per profondità, lungimiranza, apertura di nuovi e profetici orizzonti, queste scritte dal giovane Moro. E, forse, non è casualità che ci vengano riproposte oggi, quando tutti avvertiamo, con un’urgenza che più non tollera rinvii, la necessità di un pensiero che ci permetta di guardare responsabilmente al futuro col coraggio che viene dall’immaginare e organizzare la speranza di una società e di un mondo liberi, giusti, solidali e fraterni.

«Certo è — scrive Moro — solo questa serena coscienza di una verità e di una gioia, che accompagnano immancabilmente la vita, che dà significato e valore ad ogni vicenda lieta e triste e, inserendo appunto ogni esperienza nell’assoluto e nell’eterno, in cui essa è per essere nella verità, toglie l’inganno del tempo che travolge ogni cosa, perché, quello che è stato nella verità, è. Per questo è bello vivere».

 

Fonte: Osservatore Romano – 9 ottobre 2026

Titolo: Pensare il politico «dal centro»

Occhiello: Le lezioni di filosofia del diritto e dello Stato del giovane Moro

[Testo qui riproposto per gentile concessione di Andrea Monda, direttore del quotidiano vaticano]

Serie A, Classifica, Milan aggancia il Cagliari a 12

Roma, 11 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica del campionato di serie A dopo Sassuolo-Milan 1-1

Sesta giornata Genoa-Fiorentina 2-1, Inter-Parma 3-0, Napoli-Frosinone 3-0; Como-Roma 0-0, Lazio-Monza 3-1, Lecce-Bologna 1-2, Sassuolo-Milan 1-1, ore 20.45 Cagliari-Juventus; Lunedì 12 ottobre: ore 18.30 Atalanta-Venezia, ore 20.45 Torino-Udinese.

Classifica: Inter, Lazio 16, Roma 14, Cagliari, Milan 12, Como 11, Frosinone, Juventus, Napoli 10, Sassuolo 8, Atalanta, Lecce 6, Bologna 5, Udinese, Torino, Parma, Monza, Fiorentina, Genoa 4, Venezia 0

Settima giornata Venerdì 16 ottobre: ore 20.45 Frosinone-Sassuolo; Sabato 17 ottobre: ore 15.00 Venezia-Napoli, ore 18.00 Bologna-Inter, ore 20.45 Roma-Genoa; Domenica 18 ottobre: ore 12.30 Udinese-Lecce, ore 15.00 Fiorentina-Como, ore 18.00 Milan-Atalanta, ore 20.45 Juventus-Lazio; Lunedì 19 ottobre: ore 18.30 Monza-Cagliari, ore 20.45 Parma-Torino.

Zelensky: non sapevo del cessate il fuoco energetico, ma noi siamo pronti

Roma, 11 ott. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato ad Axios che l’annuncio del presidente Donald Trump di un cessate-il-fuoco energetico tra Russa e Ucraina “è stata una novità per me. Ma se i russi accetteranno un cessate il fuoco nel settore energetico, anche l’Ucraina accetterà”.

In una breve intervista successiva all’annuncio di Trump, Zelensky ha dichiarato ad Axios: “Se il presidente Trump ha negoziato l’accordo con Putin, vi preghiamo di comunicarci quando inizierà il cessate il fuoco. Siamo pronti e lo accetteremo”.

Formula1, Vasseur amareggiato: "Potevamo fare secondo e terzo"

Roma, 11 ott. (askanews) – . Il Gran Premio di Singapore di F1 lascia alla Ferrari sensazioni contrastanti. A Marina Bay, Charles Leclerc ha conquistato il secondo posto alle spalle di Max Verstappen, mentre Lewis Hamilton ha chiuso sesto dopo aver mancato un’occasione importante per salire sul podio. Un risultato che lascia rammarico a Frédéric Vasseur, convinto che la Scuderia avesse il potenziale per portare entrambe le monoposto nelle prime tre posizioni.

Intervenuto ai microfoni di Sky Sport, il Team Principal ha innanzitutto analizzato le difficoltà incontrate con gli pneumatici: “Le gomme medie sono state un problema per tutti e Hamilton ha faticato come tutti con quelle mescole. Poi è andato meglio con le soft”.A pesare sul risultato del britannico è stata soprattutto la mancata sosta durante il regime di Virtual Safety Car. La Ferrari aveva richiamato ai box entrambe le vetture, ma Hamilton non è entrato in pit lane, perdendo un’opportunità preziosa. “Abbiamo chiamato entrambe le macchine, Lewis ha mancato l’entrata ed è un peccato perché sarebbe stato terzo”, ha spiegato Vasseur. L’ingegnere francese non ha nascosto la delusione per i punti lasciati per strada, soprattutto considerando il potenziale emerso in qualifica. “Penso che potessimo fare secondo e terzo, visto anche il risultato delle qualifiche. Considerando il secondo posto di Leclerc e il sesto di Hamilton, c’è un po’ di rammarico per i punti che abbiamo perso”. Da qui la necessità di un confronto con il pilota britannico: “Dobbiamo discutere con Lewis, per cercare di evitare queste cose in futuro”. Vasseur ha comunque riconosciuto il lavoro svolto dalla squadra e l’atteggiamento dei piloti, anche quando è stato necessario chiedere uno scambio di posizioni: “Nel complesso i piloti hanno fatto un ottimo lavoro. Quando gli abbiamo chiesto di scambiare le posizioni, l’hanno fatto e il loro atteggiamento è stato lineare in pista”.

Il bilancio resta però condizionato dall’occasione sfumata con Hamilton: “Abbiamo perso 10 punti per quanto accaduto con Lewis, ma proviamo a prenderci il positivo, visto quello che abbiamo fatto in qualifica e il secondo e terzo posto che avevamo in gara, ricordando anche il risultato della Sprint”.

Formula1 Antonelli: "So che sono vicino, devo pensare a vincere"

Roma, 11 ott. (askanews) – Andrea Kimi Antonelli sorride, con il terzo posto di Singapore ha messo un mattoncino di capitale importanza per la conquista del suo primo titolo iridato. Dopo aver tagliato il traguardo il pilota del team Mercedes ha raccontato le sue sensazioni ai microfoni di Sky Sport: “Sicuramente si è trattata di una gara dura ma sono molto contento per questo podio. Penso sia stato bello sfruttare la lotta tra Lando Norris e Lewis Hamilton per superarli entrambi e cogliere un terzo posto che è un gran risultato per me e per il team”. Kimi Antonelli si avvicina ulteriormente al titolo e, anzi, nel prossimo appuntamento ad Austin potrebbe arrivare addirittura l’ufficialità. Il portacolori del team di Brackley non nasconde la sua sorpresa: “Sicuro? Lo imparo ora, ad ogni modo non mi preoccupo per questo. L’importante sarà comporre il miglior fine settimana possibile per ottenere il massimo, cercando anche di capire i nuovi aggiornamenti della vettura. Il potenziale c’è ma non abbiamo ancora trovato la giusta finestra, anche pensando al prossimo anno. Si parla da tanto del titolo e stiamo arrivando agli sgoccioli. So che sono vicino ma se non faccio le cose per bene non arrivo al risultato. Cercherò di fare più podi e vittorie possibili poi il risultato arriverà”.

Calcio, Serie A, la Lazio batte 3-1 il Monza e resta in testa

Roma, 11 ott. (askanews) – La Lazio supera 3-1 il Monza nella sesta giornata di Serie A e conquista la vittoria grazie alle reti di Nuno Tavares, Isaksen e Pinamonti. All’Olimpico i biancocelesti indirizzano la partita già nel primo tempo, portandosi sul doppio vantaggio nei primi 23 minuti. Al 3′ Nuno Tavares sblocca il risultato su assist di Noslin, poi al 23′ è Isaksen a firmare il raddoppio, ancora su passaggio del compagno. Il Monza prova a reagire, ma al 35′ resta in inferiorità numerica per l’espulsione diretta di Lucchesi, costretto a lasciare il campo.

Nonostante l’uomo in meno, la squadra ospite riapre la partita in avvio di ripresa. Al 46′ Goglichidze, entrato nel primo tempo al posto di Ngonge, trova la rete del 2-1 su assist di D. Mota. Il gol restituisce fiducia al Monza, che cerca di sfruttare le occasioni per rimettere in equilibrio la gara. D. Mota si rende pericoloso in più circostanze, ma trova la risposta del portiere avversario. La Lazio gestisce il vantaggio e prova a chiudere definitivamente l’incontro, sfiorando il gol anche con Isaksen, che all’86’ colpisce il palo o la traversa.

Il risultato resta in bilico fino all’88’, quando Pinamonti, subentrato a Noslin al 75′, firma il 3-1 su assist di Pedraza e mette al sicuro il successo dei padroni di casa. Nel finale la Lazio crea ancora occasioni con Isaksen e Floriani Mussolini, mentre il Monza tenta un ultimo assalto senza riuscire a riaprire la partita. Dopo cinque minuti di recupero arriva il fischio finale: all’Olimpico termina 3-1 per la Lazio.

Calcio, il Bologna batte 2-1 il Lecce prima vittoria rossoblù

Roma, 11 ott. (askanews) – Il Bologna batte 2-1 il Lecce in trasferta nella sesta giornata di Serie A e conquista il successo grazie alle reti di Riccardo Orsolini e Jhon Enem. I rossoblù sbloccano il risultato al 17′ del primo tempo con Orsolini, che finalizza un assist di Cambiaghi e porta avanti gli ospiti. Il Lecce prova a reagire e cerca il pareggio, ma la prima frazione si chiude con il Bologna in vantaggio per 1-0.

Nella ripresa i salentini aumentano la pressione e trovano il gol dell’1-1 al 64′ con Fatah, che va a segno su assist di Danilo Veiga. La partita torna così in equilibrio, ma il Bologna risponde al 75′: Enem, entrato in campo al 62′ al posto di Piccoli, firma il nuovo vantaggio rossoblù su assist di Cambiaghi, autore anche del passaggio decisivo per la prima rete.

Nel finale il Lecce prova a evitare la sconfitta e cerca nuovamente la via del gol, impegnando la difesa avversaria. Gandelman ci prova al 94′, ma il suo tiro viene parato, mentre al 96′ una conclusione dello stesso giocatore termina fuori. Il Bologna resiste fino al fischio finale e porta a casa i tre punti, imponendosi per 2-1 al termine dei sei minuti di recupero.

Serie A, Classifica, Lazio in testa con l’Inter

Roma, 11 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica del campionato di serie A dopo Lazio-Monza 3-1, Lecce-Bologna 1-2:

Sesta giornata Genoa-Fiorentina 2-1, Inter-Parma 3-0, Napoli-Frosinone 3-0; Como-Roma 0-0, Lazio-Monza 3-1, Lecce-Bologna 1-2, ore 18.00 Sassuolo-Milan, ore 20.45 Cagliari-Juventus; Lunedì 12 ottobre: ore 18.30 Atalanta-Venezia, ore 20.45 Torino-Udinese.

Classifica: Inter, Lazio 16, Roma 14, Cagliari 12, Milan, Como 11, Frosinone, Juventus, Napoli 10, Sassuolo 7, Atalanta, Lecce 6, Bologna 5, Udinese, Torino, Parma, Monza, Fiorentina, Genoa 4, Venezia 0

Settima giornata Venerdì 16 ottobre: ore 20.45 Frosinone-Sassuolo; Sabato 17 ottobre: ore 15.00 Venezia-Napoli, ore 18.00 Bologna-Inter, ore 20.45 Roma-Genoa; Domenica 18 ottobre: ore 12.30 Udinese-Lecce, ore 15.00 Fiorentina-Como, ore 18.00 Milan-Atalanta, ore 20.45 Juventus-Lazio; Lunedì 19 ottobre: ore 18.30 Monza-Cagliari, ore 20.45 Parma-Torino.

Trump annuncia cessate-il-fuoco energetico Russia-Ucraina

Roma, 11 ott. (askanews) – Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato l’entrata in vigore immediata di una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche nella guerra tra Russia e Ucraina, sostenendo che Mosca e Kiev hanno entrambe accettato l’accordo. L’annuncio è arrivato con un messaggio pubblicato sulla piattaforma Truth Social, nel quale il capo della Casa Bianca ha esortato le parti a rispettare l’intesa.

“Con effetto immediato, entra in vigore un cessate il fuoco energetico nella guerra tra Russia e Ucraina. Entrambe le parti hanno accettato. Non violatelo!”, ha scritto Trump.

Il presidente statunitense non ha fornito ulteriori dettagli sulle condizioni dell’accordo, sulla sua durata o sulle modalità previste per verificarne il rispetto.

Cremlino: Russia disponibile a negoziare la soluzione del conflitto in Ucraina

Roma, 11 ott. (askanews) – La Russia resta disponibile a negoziare una soluzione al conflitto in Ucraina e il presidente Vladimir Putin non ha posto lo svolgimento di nuove elezioni ucraine come condizione per la ripresa dei colloqui. Lo ha dichiarato oggi ai media russi il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha chiesto un cambio di leadership a Kiev, accusando Volodymyr Zelensky di aver ripetutamente rifiutato la possibilità di raggiungere un accordo con Mosca.

“In generale, siamo aperti ai negoziati. Continuiamo a essere aperti”, ha dichiarato Peskov.

Interrogato sulla possibilità che Mosca condizioni la ripresa delle trattative allo svolgimento di elezioni presidenziali in Ucraina, il portavoce del Cremlino ha precisato che “il nostro presidente non ha ancora detto nulla” al riguardo. Le dichiarazioni arrivano all’indomani delle parole di Trump, che sabato aveva sostenuto che Zelensky “avrebbe potuto risolvere questo conflitto molte volte e ha scelto di non farlo”, affermando che l’Ucraina ha bisogno di un nuovo leader.

Zelensky ha risposto oggi ribadendo che spetta esclusivamente agli ucraini scegliere il proprio presidente e proponendo un cessate il fuoco completo di 60 giorni con la Russia per consentire lo svolgimento delle elezioni.

Zelensky a Trump: spetta agli ucraini decidere il proprio leader

Roma, 11 ott. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha risposto al presidente USa Donald Trump, che ieri aveva chiesto un cambio di leadership a Kiev, ribadendo che spetta esclusivamente agli ucraini scegliere il proprio presidente. In un’intervista trasmessa oggi dall’emittente statunitense ABC, Zelensky ha inoltre rilanciato la proposta di un cessate il fuoco completo di 60 giorni con la Russia, che consentirebbe all’Ucraina di organizzare nuove elezioni.

“Con tutto il rispetto per il presidente Trump, spetta alla nostra società, al nostro popolo, scegliere questo o quel leader”, ha dichiarato Zelensky durante il programma “This Week” della ABC.

Il presidente ucraino ha quindi invitato Trump a chiedere al presidente russo Vladimir Putin una tregua che permetta lo svolgimento delle consultazioni elettorali. “Per favore, dica a Putin: concedeteci due mesi, 60 giorni di cessate il fuoco totale, 60 giorni, e organizzeremo le elezioni”, ha affermato.

Ieri Trump aveva sostenuto che Zelensky “avrebbe potuto risolvere questo conflitto molte volte e ha scelto di non farlo”, aggiungendo che l’Ucraina ha bisogno di un nuovo presidente capace di raggiungere un accordo con Mosca.

Formula1, Verstappen vince a Singapore, Antonelli vicino al Mondiale

Roma, 11 ott. (askanews) – Max Verstappen vince il Gran Premio di Singapore, 17esima gara del Mondiale 2026 di Formula 1. Il pilota olandese della Red Bull precede la Ferrari di Charles Leclerc e la Mercedes di Kimi Antonelli, che consolida la propria leadership iridata e avrà il primo match point per il titolo nel prossimo appuntamento di Austin, in programma dal 23 al 25 ottobre.

Quarto posto per Lando Norris, davanti al compagno di squadra Oscar Piastri e alla Ferrari di Lewis Hamilton. Settimo Liam Lawson, ottavo Nico Hulkenberg, mentre George Russell, costretto a partire dalle retrovie per una penalità, chiude al nono posto dopo una rimonta che non gli consente di raggiungere le posizioni di vertice.

Verstappen, al primo successo in carriera sul circuito di Marina Bay, ha preso il comando alla partenza resistendo all’attacco iniziale di Leclerc. L’olandese ha poi gestito la gara, aumentando progressivamente il vantaggio sulla Ferrari del monegasco. Leclerc ha provato a restare in scia alla Red Bull, ma senza riuscire a costruire un’occasione concreta per il sorpasso.

La gara è stata caratterizzata anche dalla Virtual Safety Car, entrata in pista al giro 8 per il problema tecnico alla monoposto di Gabriel Bortoleto. Nella seconda parte, Leclerc è riuscito a superare Hamilton e a riprendersi la seconda posizione, mentre Antonelli ha conquistato il terzo posto dopo aver passato il ferrarista britannico. Il giovane italiano ha dovuto gestire anche alcune difficoltà segnalate via radio e l’attenzione ai limiti della pista, senza perdere la posizione sul podio.

Nel finale Norris ha superato Hamilton, scivolato al sesto posto dopo essere stato raggiunto dai rivali. Piastri ha completato il sorpasso sul britannico all’ultimo giro, conquistando la quinta posizione. Verstappen ha tagliato il traguardo davanti a tutti dopo 62 giri, con Leclerc e Antonelli sul podio.

Il Mondiale tornerà in pista tra due settimane negli Stati Uniti, sul circuito di Austin, dove Antonelli potrà giocarsi il primo match point iridato.

Yemen, segnalato un attacco contro l’aeroporto di Sana’a

Roma, 11 ott. (askanews) – Un attacco aereo è stato segnalato oggi contro l’aeroporto internazionale di Sana’a, capitale dello Yemen controllata dagli Houthi. Lo ha riferito l’emittente televisiva al Masirah, vicina al movimento Houthi, senza fornire per il momento dettagli sugli eventuali danni o sulle vittime.

La coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita non ha finora rilasciato dichiarazioni sull’attacco.

La notizia arriva dopo una serie di attacchi condotti dagli Houthi contro aeroporti sauditi nell’ultima settimana, culminati ieri nel bombardamento dello scalo internazionale Re Khalid di Riad, che ha provocato almeno 12 morti e 309 feriti. La coalizione guidata da Riad aveva promesso una risposta militare.

Ipotesi summit Xi-Trump-Putin pesa sul futuro dell’Ucraina

Roma, 11 ott. (askanews) – Per il momento è soltanto un’ipotesi, ma la possibilità che Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping si incontrino a margine del vertice dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec), in programma il 18 e 19 novembre a Shenzhen, in Cina, comincia ad assumere un significato particolare alla luce degli ultimi sviluppi diplomatici. La brusca svolta del presidente Usa nei confronti di Volodymyr Zelensky, la ripresa del dialogo economico tra Washington e Mosca e il crescente coinvolgimento della Cina negli equilibri internazionali suggeriscono infatti uno scenario nel quale un eventuale confronto tra i tre leader potrebbe incidere anche sulle prospettive della guerra in Ucraina. Un appuntamento che, significativamente, si collocherebbe quindici giorni dopo le elezioni di metà mandato americane del 3 novembre.

La possibilità del trilaterale è stata avanzata da Mosca già all’inizio di settembre. Il primo ottobre, intervenendo al Forum Valdai, Putin ha confermato personalmente la sua disponibilità. “Siamo assolutamente favorevoli”, ha dichiarato, aggiungendo che un incontro tra i tre leader sarebbe utile per “scambiare opinioni e chiarire le rispettive posizioni”. Il presidente russo ha tuttavia riconosciuto la necessità di definire un’agenda e sottolineato che l’iniziativa dipenderà soprattutto dalla Cina, in quanto Paese ospitante.

Da allora i segnali sono rimasti interlocutori. Il 6 ottobre il consigliere diplomatico del Cremlino Yuri Ushakov ha spiegato che l’idea è conosciuta da tutti e tre i presidenti, ma che non sono ancora cominciati preparativi concreti. Due giorni dopo, il portavoce Dmitry Peskov ha ammesso che Mosca non ha ancora formulato proposte per l’agenda. Il 10 ottobre, dopo una nuova telefonata tra Trump e Putin, Ushakov è tornato sulla questione, osservando che i due leader potrebbero trovare l’occasione di incontrarsi all’Apec, pur precisando che un bilaterale non era stato discusso durante la conversazione. Pechino, dal canto suo, mantiene il riserbo. Il 3 ottobre, interrogato espressamente sull’ipotesi del trilaterale, il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun ha risposto di non avere “informazioni da fornire al momento”.

A rendere politicamente più significativa questa prospettiva è soprattutto l’accelerazione impressa da Trump ai rapporti con Putin. Il 9 ottobre, dopo una conversazione telefonica con il presidente russo, il leader americano ha annunciato un’intesa per immettere immediatamente sul mercato statunitense e internazionale 300mila tonnellate di diesel russo, con ulteriori forniture previste nei mesi successivi. Washington ha accompagnato l’accordo con un allentamento temporaneo delle restrizioni sulle esportazioni di diesel dalla Russia, formalizzato dal dipartimento del Tesoro. Una decisione che attenua la pressione economica su Mosca proprio mentre la guerra continua.

L’iniziativa risponde anche a un’esigenza politica interna. L’impennata dei prezzi energetici, aggravata dalla guerra con l’Iran e dalle perturbazioni delle forniture internazionali, pesa sull’economia americana a poche settimane dalle elezioni per il rinnovo del Congresso. Trump punta a contenere il costo del carburante, particolarmente importante per agricoltori e trasportatori, anche attraverso un’intesa con la Russia. Il prezzo politico di questa scelta si sta però manifestando nei rapporti con Kiev.

Ieri Trump è arrivato a chiedere apertamente un cambio alla guida dell’Ucraina, sostenendo che Zelensky avrebbe potuto concludere un accordo di pace in numerose occasioni. Il presidente americano ha inoltre accusato Kiev di contribuire alla crisi energetica mondiale con gli attacchi alle raffinerie russe. Secondo il Financial Times, durante i colloqui di Miami gli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner avrebbero prospettato agli ucraini conseguenze sulla condivisione delle informazioni di intelligence qualora gli attacchi proseguissero. Zelensky ha denunciato l’intesa sul diesel come una decisione che favorisce la Russia, ma oggi ha ribadito la disponibilità a sospendere i bombardamenti sulle raffinerie russe, a condizione che Mosca interrompa quelli contro le infrastrutture energetiche ucraine.

E’ in questo contesto che un eventuale vertice Trump-Putin-Xi potrebbe assumere una dimensione strategica più ampia. La convergenza tra Washington e Mosca sul terreno energetico, pur non accompagnata da progressi concreti nel negoziato di pace, potrebbe rappresentare un primo elemento di un dialogo destinato ad allargarsi alla sicurezza internazionale. E la Cina potrebbe diventare un interlocutore centrale anche sulla guerra in Ucraina. Lo stesso Putin, al Forum Valdai, ha riconosciuto esplicitamente che Pechino può contribuire alla ricerca di una soluzione diplomatica, grazie al suo crescente peso economico e militare.

Del resto, un primo possibile argomento per il trilaterale è già stato messo sul tavolo da Washington. Durante la visita di Stato di Xi Jinping negli Stati uniti del 23-25 settembre, Trump ha proposto l’avvio di negoziati a tre con Russia e Cina sul controllo degli armamenti nucleari. Lo riferisce un documento ufficiale della Casa Bianca, che indica la stabilità strategica come uno degli obiettivi del nuovo dialogo sino-americano. Pechino non ha tuttavia annunciato la propria adesione alla proposta e ha finora mostrato riluttanza ad accettare un negoziato nucleare trilaterale, considerando il proprio arsenale nettamente inferiore a quelli americano e russo.

Il possibile incontro di Shenzhen potrebbe dunque offrire a Trump l’occasione di affrontare con Putin e Xi questioni tra loro collegate: guerra in Ucraina, sicurezza strategica, rapporti economici e stabilità dei mercati energetici. Per Putin sarebbe anche un’opportunità per ribadire il ruolo della Russia come interlocutore indispensabile negli equilibri internazionali, mentre Xi potrebbe utilizzare il summit per consolidare l’immagine della Cina come potenza capace di dialogare contemporaneamente con Washington e Mosca.

Il rischio, dal punto di vista ucraino ed europeo, è che il futuro della guerra venga inserito in una trattativa più vasta tra grandi potenze, nella quale gli interessi di Kiev finirebbero per essere subordinati ad accordi su altri dossier. Non sarebbe necessariamente un negoziato di pace condotto senza l’Ucraina, ma potrebbe modificarne gli equilibri prima ancora dell’apertura di un vero tavolo diplomatico. Uno scenario tanto più delicato dopo le recenti dichiarazioni di Trump, che sembrano attribuire a Zelensky, anziché alla Russia che ha invaso il Paese, la principale responsabilità dello stallo negoziale.

Resta però un elemento essenziale di incertezza. Non esistono al momento conferme che Washington, Mosca e Pechino stiano preparando un accordo complessivo, né prove che la nuova linea americana sull’Ucraina sia stata concepita in funzione del possibile trilaterale. Inoltre, Putin non ha ancora offerto contropartite concrete per la ripresa dei negoziati di pace, mentre la Cina non ha manifestato pubblicamente la volontà di promuovere l’incontro.

La sequenza politica dei prossimi quaranta giorni potrebbe comunque essere decisiva. Prima del 3 novembre Trump deve confrontarsi con le conseguenze elettorali della crisi energetica e della propria politica estera. Dopo il voto, l’Apec potrebbe offrire un’occasione per trasformare una serie di contatti bilaterali in un dialogo diretto tra le tre potenze. L’interrogativo è se questo eventuale passaggio possa contribuire a sbloccare la guerra in Ucraina oppure finire per spostare il centro delle decisioni da Kiev e dalle capitali europee a un negoziato sugli equilibri globali tra Washington, Mosca e Pechino.

Kid Yugi annuncia "La resa dei conti 2027" a Milano

Milano, 11 ott. (askanews) – Dopo aver registrato il sold out in tutte le date di “Anche Gli Eroi Muoiono Tour”, la prima tournée di Kid Yugi nei palasport italiani tutt’ora in corso, l’artista annuncia “La resa dei conti 2027”, il suo prossimo grande appuntamento live, prodotto da Vivo Concerti, in programma sabato 19 giugno 2027 a Fiera Milano Live, RHO, Milano.

I biglietti saranno disponibili online su www.vivoconcerti.com a partire da sabato 10 ottobre 2026 alle ore 16:00 e in tutti i punti vendita autorizzati da giovedì 15 ottobre alle ore 11:00. L’organizzatore declina ogni responsabilità in caso di acquisto di biglietti fuori dai circuiti di biglietteria autorizzati non presenti nei nostri comunicati ufficiali.

“La resa dei conti 2027” vedrà Kid Yugi protagonista a Fiera Milano Live, una delle venue più suggestive dell’area milanese, per una serata destinata a diventare uno dei momenti più importanti del suo percorso live fino ad ora. L’annuncio arriva nel pieno della stagione che ha già segnato un passaggio fondamentale nella carriera dell’artista: “Anche Gli Eroi Muoiono Tour” rappresenta infatti il debutto di Kid Yugi nei palasport italiani, un primo confronto con le grandi venue che si sta traducendo in una risposta straordinaria da parte del pubblico. Il tour, che ha registrato il tutto esaurito, è partito da Bari, per poi proseguire a Padova, Roma e ora con un triplo appuntamento a Milano. Arriverà poi a Napoli e Firenze, fino a concludersi con una seconda tappa a Roma. Un’occasione per portare sul palco tutte le più grandi hit e i brani contenuti nel nuovo album “Anche gli eroi muoiono”, uscito a gennaio 2026 e certificato triplo disco di platino.

L’artista ha recentemente annunciato “Anche gli eroi muoiono POST MORTEM”, la versione deluxe del suo ultimo album, in uscita il 30 ottobre, e “Logos”, la variant edition del fumetto originale con protagonista Kid Yugi, disponibile dalla stessa data.

Con “Anche gli eroi muoiono” Kid Yugi ha conquistato il record di album più venduto di sempre nella settimana di debutto nell’epoca dello streaming, posizionandosi alla #1 della classifica FIMI/NIQ sia per gli album sia per CD, vinili e musicassette più venduti, con tutte le tracce in Top20 della classifica dei singoli. L’artista, tra i più ascoltati in assoluto in Italia, ha aperto in modo strabiliante il 2026, reduce dal successo straordinario di “I nomi del Diavolo”, album certificato sei volte disco di platino. Con 27 dischi di platino, 20 dischi d’oro, più di 2,5 miliardi di stream complessivi e milioni di ascoltatori mensili su Spotify, Kid Yugi si conferma una delle figure centrali del rap italiano contemporaneo.

Calcio, Serie A: Como-Roma 0-0, Malen espulso

Roma, 11 ott. (askanews) – Como e Roma pareggiano 0-0 al Sinigaglia nella sfida di mezzogiorno di Serie A. Giallorossi costretti all’inferiorità numerica dal 53′, quando Donyell Malen è espulso con un cartellino rosso diretto per un intervento in scivolata su Kaiki. Nonostante la superiorità numerica, i padroni di casa non riescono a trovare il gol, anche per merito di un attento Gollini, decisivo soprattutto sulle conclusioni di Nico Paz.

Al 6′ Dybala spreca una buona opportunità calciando centralmente, mentre un minuto più tardi Gollini è bravo a intervenire in uscita su Nico Paz. All’11’ la Roma sfiora il vantaggio con Lorenzo Pellegrini, schierato titolare per la prima volta dopo sei mesi: il capitano colpisce il palo con un destro su assist di Dybala e appoggio di Koné. Il Como risponde con Caqueret, che al 23′ non trova lo specchio, mentre Malen, al 24′, supera l’uscita di Butez ma conclude sull’esterno della rete. Si va al riposo sullo 0-0.

In avvio di ripresa Gasperini inserisce Soulé al posto di Pellegrini. Al 53′ arriva l’episodio che cambia la partita: Malen entra duramente su Kaiki e l’arbitro Fabbri estrae il rosso diretto, lasciando la Roma in dieci. Il Como prova subito ad approfittarne, ma Perrone al 56′ calcia alto da buona posizione. Al 60′ Douvikas trova soltanto l’esterno della rete, mentre Dybala tenta anche la conclusione da centrocampo senza sorprendere Butez.

La gara viene interrotta al 70′ per un problema al ginocchio dell’arbitro Fabbri, costretto a lasciare il posto al quarto ufficiale Sozza. Alla ripresa, il Como aumenta la pressione e Nico Paz impegna Gollini al 72′ e al 77′. Nel finale i padroni di casa cercano con insistenza il gol della vittoria, ma la difesa giallorossa resiste. Al 87′ Mancini si oppone a un tentativo di Chalobah, mentre al 95′ Rodriguez sfiora il bersaglio con un destro dal limite. Dopo sette minuti di recupero, il risultato non cambia: Como e Roma si dividono la posta.

Serie A, Classifica, Roma a quota 14, Como a 11

Roma, 11 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica del campionato di serie A dopo Como-Roma 0-0

Sesta giornata Genoa-Fiorentina 2-1, Inter-Parma 3-0, Napoli-Frosinone 3-0; Como-Roma 0-0, ore 15.00 Lazio-Monza, Lecce-Bologna, ore 18.00 Sassuolo-Milan, ore 20.45 Cagliari-Juventus; Lunedì 12 ottobre: ore 18.30 Atalanta-Venezia, ore 20.45 Torino-Udinese.

Classifica: Inter 16, Roma 14, Lazio 13, Cagliari 12, Milan, Como 11, Frosinone, Juventus, Napoli 10, Sassuolo 7, Atalanta, Lecce 6, Udinese, Torino, Parma, Monza, Fiorentina, Genoa 4, Bologna 2, Venezia 0

Settima giornata Venerdì 16 ottobre: ore 20.45 Frosinone-Sassuolo; Sabato 17 ottobre: ore 15.00 Venezia-Napoli, ore 18.00 Bologna-Inter, ore 20.45 Roma-Genoa; Domenica 18 ottobre: ore 12.30 Udinese-Lecce, ore 15.00 Fiorentina-Como, ore 18.00 Milan-Atalanta, ore 20.45 Juventus-Lazio; Lunedì 19 ottobre: ore 18.30 Monza-Cagliari, ore 20.45 Parma-Torino.

Mattarella: il popolo italiano è vicino al Papa con affetto

Milano, 11 ott. (askanews) – “Il popolo italiano Le è vicino e Le esprime i suoi sentimenti di affetto”. Lo scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato a Sua Santità Papa Leone XIV dopo il suo annuncio dell’imminente ricovero durante l’Angelus di oggi. Annuncio “accolto con partecipazione e commozione da tutto il popolo italiano”.

Scrive ancora il Capo dello Stato: “In vista del Suo ricovero nei prossimi giorni, Le giunga l’affettuoso pensiero degli italiani tutti, di cui mi faccio interprete unendovi il mio personale. Ella potrà contare, oltre che sulle preghiere dei fedeli cattolici, sul partecipe pensiero di innumerevoli persone, in Italia come da ogni parte del mondo, siano essi credenti o non credenti. Rinnovo a Vostra Santità il più sincero augurio di una serena convalescenza, e di pronto e completo ristabilimento”.

La perizia sulla strage di Crans-Montana richiede più tempo

Roma, 11 ott. (askanews) – La perizia sulla tragedia di Crans-Montana (VS) richiede più tempo del previsto. La sua presentazione è ora prevista al più presto per la fine di gennaio.

“Confermo il rinvio della scadenza a causa della complessità del lavoro da svolgere”, ha affermato oggi a Keystone-ATS la procuratrice generale del Canton Vallese, Beatrice Pilloud, confermando una notizia pubblicata dalla SonntagsZeitung. Il Ministero pubblico ha incaricato l’Istituto forense di Zurigo e la società di ispezione e certificazione Swiss Safety Center di accertare le origini e le cause dell’incendio. Il rapporto, inizialmente previsto per la fine di agosto, richiede un ulteriore impegno. Entrambe le entità hanno chiesto alla procura una proroga fino alla fine di marzo. Moltissime domande rimangono per il momento senza risposta e questa perizia è molto attesa, ha spiegato una fonte vicina al caso.

Tra gli elementi da analizzare figurano l’infiammabilità e il comportamento a contatto del fuoco della schiuma presente nel seminterrato del bar Le Constellation. L’incendio ha causato 41 morti e 115 feriti.

(Fonte ATS)

Meloni: vicinanza mia e del governo al Papa per l’intervento

Milano, 11 ott. (askanews) – “Desidero rivolgere al Santo Padre la mia vicinanza personale e quella del Governo italiano per la prova che è chiamato ad affrontare nei prossimi giorni. La serenità e la tranquillità con cui ne ha parlato nell’Angelus di oggi ci rincuorano. Sono certa che anche il popolo italiano non farà mancare il proprio sostegno e il proprio affetto”. Lo ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dopo la notizia dell’intervento cui si dovrà sottoporre papa Leone.

Gio Evan torna nei teatri con lo spettacolo "persone luminose"

Milano, 11 ott. (askanews) – Il poliedrico artista Gio Evan torna nei teatri di tutta Italia con lo spettacolo “persone luminose”.

Lo spettacolo, prodotto da Friends & Partners, inizia in un appartamento. Gio accende la luce e da quel gesto prende il via un viaggio funambolico tra parole, pensieri e luoghi poco comuni. Come un acrobata delle parole, Gio Evan cammina su un filo sottile che separa la luce dall’ombra, ribaltando significati e inciampando volutamente nelle contraddizioni, fino ad arrivare a interrogare il buio e chiedergli cosa ne pensa della luce e cosa gli manca di essa. “persone luminose” è un gioco teatrale fatto di musica e filosofia ironica, poesia e comicità, dove ogni parola può accendere un buio o spegnere una luce

Di seguito le date del tour “persone luminose”: 13 marzo – Teatro San Domenico, Crema | Data zero 14 marzo – Teatro Nuovo, Verona 15 marzo – Teatro Arcimboldi, Milano 16 marzo – Teatro Colosseo, Torino 18 marzo – Auditorium Parco della Musica, Roma 19 marzo – Teatro Cartiere Carrara, Firenze 21 marzo – Teatro delle Muse, Ancona 22 marzo – Teatro Celebrazioni, Bologna

Yemen, la condanna di Meloni per gli attacchi a Riad: inaccettabili

Milano, 11 ott. (askanews) – “Condanno con fermezza gli attacchi degli Houthi che hanno colpito l’aeroporto di Riad. Sono vicina all’Arabia Saudita e alle famiglie delle vittime e auguro ai feriti pronta guarigione”. Lo dichiara in una nota la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“Gli attacchi contro i civili e le infrastrutture civili sono inaccettabili e devono cessare”, ha aggiunto, sottolineando che “l’Italia continuerà a lavorare con i partner della Regione per ridurre le tensioni e promuovere la stabilità e la libertà di navigazione nell’area”.

Casini: mi fermo, dopo 44 anni non mi ricandido

Milano, 11 ott. (askanews) – “Alle prossime elezioni politiche, dopo 44 anni, non mi ricandiderò. Lascio il Parlamento. Ritengo sia giunto il momento di cedere spazio a personalità più in sintonia con i partiti e con le coalizioni che si presenteranno agli elettori. Ringrazio tutti per la fiducia che mi è stata finora accordata. Mi fermo qui”. Lo annuncia in un’intervista al Corriere della Sera l’ex presidente della Camera Pierferdinando Casini, che precisa: “Fin da giovane, del resto, ho sempre creduto che la cosa più difficile, in politica, non sarebbe stato tanto arrivare o rimanere, anche se poi rimanere non è che si sia rivelato così facile: il passaggio realmente complicato sarebbe stato individuare il momento giusto in cui fermarsi” Casini ricorda il giorno più bello della sua lunga carriera politica: “Quando, da presidente della Camera, ricevetti Giovanni Paolo II. Un uomo, un santo, che a un cristiano come me trasmetteva sensazioni irripetibili. Detto questo, sarei ipocrita se non ammettessi che ogni giorno è stato bello, entusiasmante, ogni giorno in cui mi sono alzato nell’emiciclo dell’Aula con la sensazione di essere ascoltato nel cuore della democrazia”.

Nella lunga intervista, non manca un giudizio politico su Giorgia Meloni. “Ha dimostrato una consistenza notevole perché ha tenuto sulle spalle tutto il peso della coalizione. A volte, però, per essere coerente, rischia di passare per testarda”. Quanto a Elly Schlein, “è testarda anche lei. E sarebbe un grave errore sottovalutarla. Molti dimenticano che è capace di parlare a un mondo giovanile non omologato alla politica tradizionale”.

Sul futuro presidente della Repubblica, Casini puntualizza: “Io uno dei candidati più accreditati? Come dimostra la storia della Repubblica, al Quirinale non ci si candida, si viene eletti”. Poi una serie di ricordi personali sui personaggi politici più noti della Prima e della Seconda Repubblica: Berlusconi, dice Casini, è stato “il più carismatico. Il suo desiderio di piacere era così forte che finiva per piacere pure ai suoi nemici”. Il politico più sottovalutato? “Gianfranco Fini. Senza la svolta di Fiuggi non ci sarebbe stata Giorgia Meloni”. Qual è stato il democristiano più grande? “Fanfani! L’uomo del ‘piano casa’ e della presidenza dell’Onu, l’amico di Giorgio La Pira e di John Fitzgerald Kennedy”. Il comunista che ha ammirato di più? “Giorgio Napolitano. Capì, prima degli altri, dove sarebbe andata la storia”. E la donna, la donna che non dimenticherà mai? “Nilde Iotti. Capace, con non poche difficoltà, di dire no anche al suo partito, il Pci”. Il giorno più triste? “Quando mi chiamarono a casa per dirmi che Marco Biagi era stato ucciso dalle Br. Era un mio caro amico. Lui, di qualche anno più grande, l’estate veniva a darmi ripetizioni di latino e greco a Lizzano in Belvedere, il paesino sotto il Corno alle Scale dove le nostre famiglie ci portavano in vacanza…”.

Il Papa: ho un nodulo al polmone, intervento nei prossimi giorni

Milano, 11 ott. (askanews) – “Di recente, durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone. È stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato. I medici ritengono opportuno intervenire e allora seguendo i loro consigli ho deciso di operarmi per toglierlo. L’intervento è già programmata nei prossimi giorni”. Lo ha annunciato Papa Leone XIV rivolgendosi dalla finestra del Palazzo Apostolico Vaticano fedeli e pellegrini riuniti in Piazza San Pietro per l’Angelus.

Ultime piogge al Centro-Sud, poi avanza l’anticiclone

Milano, 11 ott. (askanews) – Ultime precipitazioni previste al Sud ed in Sicilia, successivamente è attesa una rimonta dell’anticiclone sull’Europa occidentale e sul bacino del Mediterraneo a garanzia di una maggior stabilità atmosferica.

Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma le precipitazioni attese nel corso della giornata di Domenica 11 Ottobre principalmente al Sud ed in Sicilia. Si tratterà di fenomeni generalmente veloci e alternati a pause asciutte, inseriti tuttavia in un contesto di spiccata ventilazione.

I venti, provenienti dai quadranti settentrionali, soffieranno infatti con raffiche superiori ai 40 km/h, specie lungo le coste adriatiche, ioniche e sulle due Isole Maggiori (Maestrale). Nel frattempo, dai quadranti occidentali inizierà ad espandersi un promontorio anticiclonico che garantirà una progressiva stabilizzazione atmosferica a partire dalle regioni del Centro-Nord con maggiori spazi soleggiati. Dopo gli ultimi piovaschi previsti per la giornata di Lunedì 12 su Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia, a partire da Martedì 13 Ottobre, il quadro sinottico a scala emisferica registrerà una variazione: l’avanzata di un vasto campo di alta pressione, sostenuto sia da componenti azzorriane sia da contributi di matrice nordafricana, garantirà una progressiva stabilizzazione del tempo su tutto il Paese. Questa struttura anticiclonica favorirà ampi spazi soleggiati e un graduale quanto sensibile aumento delle temperature. Tra Mercoledì 14 e Giovedì 15 Ottobre, i valori massimi supereranno diffusamente i 22°C al Nord, per poi toccare punte di 25°C sulle regioni centrali e in Sardegna.

Città come Firenze e Roma sperimenteranno così la classica “ottobrata”, termine che nella tradizione romana rievocava le scampagnate autunnali tra campagne e vigneti, ma che in ambito meteorologico descrive una fase di prolungata stabilità atmosferica garantita da un solido blocco anticiclonico.

L’avvio della settimana segnerà dunque il passaggio da un contesto dinamico e residuamente instabile al Sud verso una presenza anticiclonica duratura. Questa figura di alta pressione assicurerà giornate stabili e cieli in prevalenza sereni su gran parte del territorio, accompagnandoci verso una metà di Ottobre dal clima decisamente mite.

Zelensky scioccato dalle parole di Trump sulla necessità di nuovo leader in Ucraina

Roma, 11 ott. (askanews) – Le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump sulla necessità di sostituire il presidente ucraino Volodymyr Zelensky con un leader disposto a raggiungere un accordo con la Russia hanno suscitato sconcerto nell’entourage del capo dello Stato ucraino. Lo riferisce il giornalista del quotidiano tedesco Bild Paul Ronzheimer, citando un consigliere vicino a Zelensky, secondo il quale Kiev si aspettava di tornare al centro delle polemiche politiche statunitensi in vista delle elezioni di metà mandato, ma non un attacco così diretto da parte della Casa Bianca.

“Avevamo capito che durante la campagna per le elezioni di metà mandato negli Stati uniti saremmo finiti nuovamente sotto i riflettori. Ma non ci aspettavamo questo”, ha dichiarato il consigliere, rimasto anonimo, secondo quanto riportato da Ronzheimer sulla piattaforma X.

Le parole arrivano dopo che Trump, parlando sabato con i giornalisti, aveva accusato Zelensky di aver ostacolato una soluzione negoziata del conflitto con Mosca. Il presidente ucraino “avrebbe potuto risolvere questo conflitto molte volte e ha scelto di non farlo”, ha sostenuto Trump, aggiungendo che l’Ucraina ha bisogno di un nuovo leader capace di raggiungere un accordo con la Russia.

Le dichiarazioni segnano un nuovo momento di tensione nei rapporti tra Washington e Kiev, mentre negli Stati uniti si avvicinano le elezioni di metà mandato del 3 novembre, che rinnoveranno la Camera dei rappresentanti e parte del Senato, oltre a numerose cariche elettive a livello statale. Il conflitto ucraino e la politica dell’amministrazione Trump nei confronti della Russia si confermano tra i temi del confronto politico statunitense.

Lavoro, Mattarella: intervenire prima sui rischi per evitare gli incidenti

Milano, 11 ott. (askanews) – “La tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro trova il suo fondamento nei principi della Costituzione. Da essi discende un dovere concreto: intervenire sui rischi prima che si traducano in incidenti, attraverso una prevenzione efficace, una formazione adeguata e misure di protezione capaci di ottimizzare, a questo scopo, i cambiamenti tecnologici e organizzativi del lavoro”. Lo scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Presidente dell’ANMIL, Amedeo Bozzer, in occasione della 76esima Giornata Nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro.

“La scelta di Longarone come luogo della 76esima Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro – evidenzia il Capo dello Stato – richiama uno dei più gravi disastri ambientali avvenuti nel nostro Paese e suona monito di quanto sia necessario porre la vita e la dignità di ciascuna persona al centro di ogni scelta, a partire da quelle collettive e da quelle che caratterizzano i contesti di produzione e di lavoro”.

“Il ruolo dell’ANMIL, libera associazione diretta a sostenere con le sue attività, anche di rappresentanza, gli infortunati, i superstiti e le loro famiglie, è prezioso – scrive ancora Mattarella -. Si tratta di un impegno che unisce alla tutela dei diritti il sostegno concreto alle persone e l’accompagnamento nei percorsi di inclusione e di reinserimento sociale e lavorativo, dopo l’infortunio. In questo senso, ANMIL opera come vero e proprio agente della Costituzione”.

“Alle vittime degli incidenti sul lavoro e alle loro famiglie va il commosso pensiero e l’impegno della Repubblica – sottolinea il Capo dello Stato -. Questa Giornata richiama istituzioni e forze sociali a una responsabilità non eludibile: fare della prevenzione un’attività permanente, affinché nessun lavoro possa mettere in pericolo la vita di chi lo svolge”.

Negli occhi di Giovanni, il ragazzo di Capaci e le foto sparite

Milano, 11 ott. (askanews) – Antonio Vassallo l’ho conosciuto trentacinque anni fa. Mi spedì a Capaci Riccardo Orioles, il redattore capo di Avvenimenti, già giornalista dei “Siciliani” di Pippo Fava: “Vai a vedere che cosa stanno combinando quei ragazzi”, mi disse. Quei ragazzi facevano parte del Gruppo Giovanile 88. E avevano occupato un tratto di spiaggia ridotta a discarica trasformandola nel primo pezzo di litorale aperto a tutti, in una costa occupata in gran parte dai lidi dei dopolavoro statali.

Antonio e i suoi amici del Gruppo Giovanile 88 ripulirono quel pezzo di costa abbandonato, lo resero accessibile ai concittadini e riuscirono anche a creare una trentina di posti di lavoro. Un’impresa che sembrava impossibile, allora, ma che fu un atto concreto di lotta e di risveglio civile in un territorio permeato dalla mafia, in un paese di mare dove non era consentito – a chi ci viveva – andarci, al mare.

Ci ho ripensato dopo aver letto “Negli occhi di Giovanni. Storia di un ragazzo di Capaci”, scritto da Fabrizio Silei con lo stesso Vassallo (Il Castoro, 224 pagine, dai 12 anni in su). Nel libro ho ritrovato lo stesso Antonio che avevo conosciuto allora.

Vassallo cresce a Capaci, va male a scuola, sogna una vita diversa, scopre quasi per caso la fotografia. È un ragazzo irrequieto, poco interessato ai libri, attratto dal mare, dagli amici, dalle ragazze. Intorno a lui c’è una Sicilia nella quale la mafia ha spesso un volto sorprendentemente familiare. Uno dei passaggi più forti riguarda un vicino di casa di nome Giovanni. Per il bambino Antonio è l’uomo che lo protegge dalle sfuriate del padre, lo prende sulle ginocchia, gli vuole bene. È persino quello che gli insegna a sparare. Quel vicino era Giovanni Battaglia, uomo d’onore della famiglia mafiosa di Capaci, poi condannato all’ergastolo per la strage. Vassallo ha raccontato anche che la casa e il terreno di Battaglia furono utilizzati dagli stragisti nella preparazione dell’attentato. E ricorda un mondo in cui si poteva sentir dire che la mafia non esisteva mentre la mafia abitava letteralmente accanto a casa. Per capire che cosa rappresenterà Giovanni Falcone nella vita di Vassallo bisogna prima conoscere quell’altro Giovanni. La mafia non appare inizialmente come un’entità astratta o come il nemico già riconoscibile dei libri di storia. È immersa nelle relazioni, nelle consuetudini, nelle persone alle quali si può perfino essere affezionati.

Poi viene il 23 maggio. Vassallo è sul terrazzo di casa e sta caricando un rullino nella macchina fotografica: quella sera deve esserci una festa per il ventesimo compleanno di Ivana. Sente un boato che descrive come più forte di un terremoto, vede una gigantesca colonna di fumo e si precipita in motorino verso l’autostrada. Sono poco più di quattrocento metri. La devastazione è totale. L’asfalto sollevato, gli alberi sradicati, pezzi di strada e terra sono ovunque. Sul bordo della voragine trova la Fiat Croma bianca. Al posto di guida c’è un uomo con il volto coperto di sangue. Nell’attentato morirono Giovanni Falcone, la moglie e magistrata Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.

Vassallo racconta di aver incrociato lo sguardo di Falcone. È l’immagine fissata nel titolo, quella che non lo avrebbe più abbandonato.

Fabrizio Silei ricostruisce quella scena con una scrittura molto visiva, quasi cinematografica. “Il botto fu enorme: l’esplosione di un vulcano, il terremoto definitivo, ma che dico? Di più: la fine del mondo”. È il modo in cui il racconto restituisce lo spaesamento di chi, in pochi secondi, vede trasformarsi un luogo familiare in qualcosa di irriconoscibile. Una scelta che parla anche ai lettori più giovani, ai quali il libro prova a avvicinare una storia avvenuta ormai più di trent’anni fa. Ci sono però passaggi in cui la testimonianza prende il sopravvento sulla costruzione narrativa. Vassallo racconta di un agente della scorta sopravvissuto all’esplosione che, disorientato e ancora sotto choc, gli punta contro l’arma. Lui fugge, poi torna sul luogo della strage e comincia a scattare fotografie.

Tra i rullini usati quel pomeriggio ce n’è uno che sparirà. Vassallo racconta che due uomini in abiti civili gli si avvicinano, si qualificano come poliziotti e gli chiedono di consegnarlo. Uno gli stringe il polso; lui riavvolge la pellicola e gliela dà. Per mesi pensa che quelle immagini siano finite nelle mani degli investigatori. Solo quando viene sentito da Ilda Boccassini, pm del pool che indagava sulla strage, scopre che agli inquirenti non risultano. Il giorno successivo, ha raccontato, viene convocato da Arnaldo La Barbera, allora capo della squadra mobile di Palermo, che attribuisce il mancato inoltro a una dimenticanza. Ma quel rullino non gli verrà mai restituito e quelle fotografie non compariranno negli atti del processo.

Ancora oggi Vassallo si chiede che cosa avesse fotografato, chi comparisse in quelle immagini e perché quel rullino sia sparito. La sua testimonianza la porta nelle scuole di tutta Italia, dove racconta Capaci, Falcone, la mafia e anche le contraddizioni della propria storia. Nell’epilogo ricompare Angelo Corbo, uno degli agenti della scorta sopravvissuti alla strage. Quel pomeriggio, ancora sconvolto dall’esplosione, aveva visto Vassallo avvicinarsi alla Croma con la macchina fotografica al collo e gli aveva puntato contro il mitra. Anni dopo gli confesserà: “Per poco non t’ho sparato!”. Oggi i due si ritrovano fianco a fianco davanti agli studenti: Corbo racconta da poliziotto sopravvissuto alla strage, Vassallo da ragazzo arrivato sul posto pochi minuti dopo.

Roberto Saviano, nella prefazione, scrive che “Antonio Vassallo non è un eroe. È qualcosa di più difficile da essere: un testimone”.

(di Marco D’Auria)