Roma, 14 mar. (askanews) – È morto oggi nella sua casa a Starnberg, città nel Land della Baviera, il filosofo e sociologo tedesco Jurgen Habermas. Aveva 96 anni. La notizia è stata comunicata dalla casa editrice Suhrkamp Verlag, che ha citato la sua famiglia. Habermas, nato nel 1929 a Duesseldorf, è considerato uno dei filosofi più influenti del secondo dopoguerra, tra i principali esponenti della Scuola di Francoforte. Le sue opere hanno segnato in modo profondo la filosofia politica e sociale contemporanea, nonché l’epistemologia. Tra i suoi libri più noti figurano “Storia e critica dell’opinione pubblica” e “Teoria dell’agire comunicativo”.
Formula1, Antonelli nella storia: pole più giovane di sempre in Cina
Roma, 14 mar. (askanews) – Kimi Antonelli entra nella storia della Formula 1 conquistando la pole position del Gran Premio di Cina, diventando il più giovane pilota di sempre a partire davanti a tutti in una gara iridata. Il giovane talento italiano della Mercedes-AMG Petronas Formula One Team ha segnato 1’32″064, precedendo il compagno di squadra George Russell, fermatosi in pista per un problema tecnico e costretto a cambiare volante negli ultimi minuti, e le Ferrari di Lewis Hamilton e Charles Leclerc.
Antonelli, che dopo la Sprint aveva chiuso quinto tra penalità e una partenza complicata, ha ribaltato completamente la situazione: per l’Italia è la prima pole dopo quella di Giancarlo Fisichella a Spa nel 2009. Una conferma della crescita del giovane pilota, destinato a diventare una seria minaccia per le ambizioni di Russell, naturale favorito della Q3.
La sessione di qualifiche ha evidenziato anche la competitività della Ferrari, molto vicina sul passo gara: le SF-26 di Leclerc e Hamilton si sono fermate a soli tre decimi da Antonelli, pronte a dare battaglia domani al via, mentre le McLaren di Oscar Piastri e Lando Norris hanno confermato segnali di risveglio chiudendo quinta e sesta. Ottimi risultati anche per Pierre Gasly settimo con l’Alpine e Max Verstappen ottavo con la Red Bull, mentre Oliver Bearman completa la top-10.
La gara scatterà domani alle 8:00 locali, con le Mercedes davanti in prima fila e la Ferrari pronta a sfidarle, promettendo una partenza intensa sul circuito di Shanghai.
Teatro, a Milano arriva “Malena e il tango” con Cucinotta e Guspero
Milano, 14 mar. (askanews) – In una milonga senza nome, di una città senza nome, in una terra agli antipodi della nostra, una donna, Malena, siede ai tavolini della pista da ballo. Aspetta. Un amore? Un compagno di ballo? Una scelta? Qualcuno che l’ascolti? Il prossimo tango? A farle compagnia una piccola orchestrina e le ombre della sua vita.
Malena è il piccolo personaggio tragico di una favola moderna che va in scena a Milano il 16 marzo 2026 al Teatro Manzoni: i suoi grandi occhi scuri si aprono spaesati su un mondo capovolto e un po’ stracciato e, piano piano, cominciano a dare ordine e colore. Senso. Malena racconta, canta e danza: di se stessa e del mondo da cui viene, non importa se ciò che racconta sia una favola o sia la realtà, ricordi vissuti o solo fantasie; tassello dopo tassello, le sue parole danno vita a una storia ben più universale: quella del tango. Nel suo volteggiare tra le strade di Buenos Aires, Malena incontra musicisti e poeti, il ritmo delle chitarre e la melodia struggente del bandoneon. Malena balla, appoggiata alla spalla dei tanti compagni che popolano la pista della milonga o allo specchio con sé stessa, mentre, lenta, si prepara per uscire.
Il tango diventa il quaderno bianco dove scrivere tutta la propria vita, la milonga il fiume a cui si accorre per cercare di alleviare le pene della propria esistenza, dove ci si inabissa per cercare di lavar via il proprio dolore, in un rito purificatore in cui si sacrifica ogni ricordo per rinascere di una bruciante libertà.
Maria Grazia Cucinotta dà voce e cuore a una storia che Daiana Guspero balla e respira. Un incontro fra due sensibilità, fra due modi di raccontare la passione, fra due ‘sud’ contrapposti eppure così simili. Le chitarre di GianVito Pulzone, e Oscar Bellomo e il bandoneon di Gino Zambelli riarrangiano e presentano le più famose melodie di una storia di vita e passione. Il tango.
Formula1, Leclerc: "In qualifica sono pessimo"
Roma, 14 mar. (askanews) – Charles Leclerc domani partirà dalla seconda fila del Gran Premio della Cina, affiancando Lewis Hamilton. Solo 13 millesimi hanno separato il pilota Ferrari dal britannico nelle qualifiche, con le due SF-26 pronte ad attaccare le Mercedes di Kimi Antonelli e George Russell, sfruttando un vantaggio derivante da precise scelte tecniche, come l’utilizzo di un turbo più piccolo.
Leclerc ha ammesso le difficoltà sul giro secco a Shanghai: “In Qualifica su questa pista sono davvero pessimo, non è che io non faccia sforzi, ma dopo così tanti anni devo ormai accettare questo dato di fatto – ha detto ai microfoni di Sky – ciò che sicuramente è positivo è che siamo passati da otto decimi di ritardo dalla Mercedes a tre decimi, anche se Russell ha avuto problemi e quindi non sappiamo dove avrebbe potuto spingersi con una sessione pulita”.
Il pilota monegasco ha scelto un assetto orientato alla gara con un obiettivo chiaro: “L’assetto che ho scelto dovrebbe funzionare meglio in gara, domani l’obiettivo è vincere. Hamilton davanti a me in Qualifica? Essere a pochi millesimi da lui non è male, anche se l’obiettivo è sempre essere il miglior pilota Ferrari. È stato più bravo di me e si è meritato la terza posizione”.
Un Vermeer a Torino: la Donna in blu che legge una lettera
Torino, 14 mar. (askanews) – Un Vermeer a Torino: per la prima volta un’opera dell’artista olandese arriva nel capoluogo piemontese e porta quella luce unica, quello sguardo diventato in qualche modo un paradigma, oltre a quel senso di sottile mistero tipico della sua pittura. Palazzo Madama inaugura così il ciclo “Incontro con il capolavoro”.
“La ‘Donna in blu che legge una lettera’ dal Rijksmuseum di Amsterdam fino al 29 giugno a Torino a Palazzo Madama – ha detto ad askanews Clelia Arnaldi, curatrice della mostra e conservatrice del museo torinese – ha veramente offerto l’occasione di studiare le nostre collezioni abbinare al dipinto tutto quello che poteva aiutare a contestualizzarlo dal punto di vista della storia, della sua biografia, anche della storia dell’arte, del momento, ma anche del rapporto che il pittore aveva con quello che dipingeva, quindi la donna olandese, la sua presenza nella società olandese molto importante, perché le donne a quell’epoca in Olanda sono molto istruite, sono donne che leggono, che parlano, che scrivono, che suonano”.
Il dipinto è splendido, ovviamente, ma a essere molto interessante è tutto il racconto costruito intorno a esso, dalle riproduzioni in dimensioni reali degli altri quadri di Vermeer all’esposizione di disegni, tessuti, carte geogafiche, pigmenti: tutto collegato ai dipinti dell’artista e alla vita dei Paesi Bassi nel Seicento. Un percorso di avvicinamento che amplifica l’emozione della singola opera e la rende ancora più intensa. Con anche un programma di attività legate alla mostra.
“Abbiamo tante attività, laboratori per le scuole, conferenze di approfondimento – ci ha spiegato Anna La Perla, dei Servizi educativi di Palazzo Madama – ma soprattutto un piccolo concorso dedicato alle scuole in cui chiediamo ai ragazzi, agli studenti, dai 6 ai 19 anni, di immaginare il contenuto della lettera. Quindi che cosa riceve, chi è che scrive, a chi la scrive, la ragazza oppure la ragazza sta scrivendo, ha scritto e sta rileggendo. Che cosa c’è all’interno di questa lettera? Sentimenti, situazioni, lettere perse che non si sono ritrovate emozioni e provare con la scrittura”.
La ‘Donna in blu”, con quel vestito da casa ma di un colore indimenticabile, grazia all’uso del lapislazzuli, non smette di leggere la sua lettera. Non conosceremo mai tutta la sua storia, ma possiamo continuare a immaginarla e, a Palazzo Madama, abbiamo l’opportunità di entrare un po’ di più nel suo mondo.
Formula1, Hamilton: "Siamo cresciuti, miglioriamo"
Roma, 14 mar. (askanews) – La top3 delle qualifiche del GP di Cina mette in scena passato, presente e futuro della Mercedes: Lewis Hamilton accompagna George Russell e Andrea Kimi Antonelli, il più giovane poleman nella storia della F1.
Hamilton ha voluto complimentarsi con Antonelli: “Kimi è davvero un ragazzo fantastico, è ancora un teenager. La Mercedes è l’ambiente migliore per la sua crescita. Ha fatto un grandissimo lavoro”. Il ferrarista Charles Leclerc è pronto a sfidarlo domani nel GP di Shanghai.
Secondo Hamilton i distacchi odierni, meno di quattro decimi dalla pole, non rispecchiano completamente il reale potenziale: “George è sempre stato il più veloce, ma oggi non è riuscito a mettere il giro insieme. Noi siamo cresciuti, abbiamo migliorato la macchina e l’erogazione della potenza, ma la strada è lunga. Sono molto contento di essere in P3 e vediamo se riusciremo a fare un altro passo avanti”.
Iran, Tajani: chi specula su prezzi energia verrà sanzionato
Roma, 14 mar. (askanews) – “Stiamo valutando tutte le misure necessarie per impedire un aumento dei prezzi speculativi perché per adesso non c’è necessità di aumentare i prezzi, ci sono ancora le riserve dello scorso mese di petrolio e gas, vedremo nel prossimo mese se ci saranno ancora problemi a Hormuz però noi stiamo vigilando perché non ci siano speculazioni da parte delle imprese, chi specula verrà sanzionato”. Lo ha assicurato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine di una iniziativa referendaria per il Sì alla stazione Tiburtina di Roma.
Il Papa: la giustizia è virtù che cerca il bene comune
Roma, 14 mar. (askanews) – “La tradizione cristiana ha sempre riconosciuto nella giustizia una virtù fondamentale per l’ordine della vita personale e comunitaria”. Lo ha detto il Papa nella cerimonia di apertura dell’Anno Giudiziario dello Stato della Città del Vaticano. “La giustizia non è soltanto un principio giuridico, ma una virtù che contribuisce a edificare la comunione e a rendere stabile la vita della comunità”. In tal senso, per Leone, “la giustizia, che non dipende da interessi contingenti, si radica nella verità di ciascuna persona e nella ricerca del bene comune”. “Per questa ragione – ha aggiunto Leone – la giustizia, quando è esercitata con equilibrio e fedeltà alla verità, diventa uno dei più solidi fattori di unità nella comunità. Essa non divide, ma rafforza i legami che uniscono le persone e contribuisce a edificare quella fiducia reciproca che rende possibile la convivenza ordinata. Ne consegue che, laddove non vi sia una vera giustizia, non può sussistere neppure un autentico diritto, poiché il diritto stesso nasce dal riconoscimento della verità dell’essere e della dignità di ogni persona”, ha ribadito il Papa.
Formula1, Vasseur: "I progressi sono chiari"
Roma, 14 mar. (askanews) – La Mercedes commette qualche errore in qualifica e la Ferrari si avvicina, segnalando un trend incoraggiante secondo Frederic Vasseur. Il team principal sottolinea che, sebbene Lewis Hamilton e Charles Leclerc non abbiano ancora la macchina per vincere, la strada è quella giusta: i distacchi dalle Frecce d’Argento sono più che dimezzati rispetto alle ultime qualifiche di Melbourne.
“È difficile costruire statistiche basate su soli due eventi – spiega Vasseur – ma i progressi sono chiari: eravamo dietro di 8 decimi a Melbourne, di 6 ieri e di 4 oggi. Le Mercedes restano più veloci in rettilineo, quindi dobbiamo continuare a spingere. In Sprint siamo riusciti a lottare per un paio di giri, domani cercheremo di fare di più”.
Ucraina, Tajani: sanzioni alla Russia vanno mantenute assolutamente
Roma, 14 mar. (askanews) – “Le sanzioni alla Russia vanno assolutamente mantenute, l’Italia è stata tra i paesi promotori per spingere Mosca a un cessate il fuoco”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine di un evento per il referendum alla stazione Tiburtina di Roma.
“Speriamo che i colloqui vadano nella giusta direzione anche se è molto difficile – ha aggiunto – noi non siamo in guerra con la Russia, i nostri militari agiscono per proteggere, è una scelta politica ben precisa però continueremo a fare in modo che l’Ucraina sieda al tavolo non in condizioni di difficoltà, ma mi pare che ora sia la Federazione russa che non riesce a conquistare una parte importante dell’Ucraina e con decine di migliaia di morti. Questo dovrebbe far riflettere anche il Cremlino che al di là della propaganda sta andando malissimo”.
Iran, le notizie più importanti di oggi sulla guerra (in aggiornamento)
Roma, 14 mar. (askanews) – Di seguito le notizie più importanti di oggi intorno alla guerra di Usa e Israele contro l’Iran e le sue importanti ripercussioni nel Golfo e in Libano. (A cura di Fabio Santolini).
-11:00 I pasdaran: è legittimo colpire postazioni nemiche negli Emirati Arabi.
-10:00 Iran, Conte: nostre basi non vanno date agli Usa nemmeno per uso logistico.
-09:00 Iran, Wsj: Trump pensava capitolasse prima di poter chiudere Hormuz.
-08:30 Trump: Iran totalmente sconfitto vuole accordo, ma io ancora no.
-08:00 Libano, almeno quattro morti in raid israeliano nel Sud del Paese.
-07:31 Trump: raid aereo sull’isola di Kharg, Teheran: reagiremo.
-07:24 Ambasciata Usa a Baghdad colpita con razzi.
Matteo Zuppi (Cei): non bisogna mai abituarsi alla guerra
Roma, 14 mar. (askanews) – “Non bisogna mai abituarsi alla guerra, che può diventare una spirale che poi nessuno riesce a controllare, non dobbiamo considerare le vittime come effetti collaterali”. Così il cardinale Matteo Zuppi, presidente della conferenza episcopale italiana in un’intervista al Sole 24 ore.
“Non possiamo mai accettare che la guerra sia il modo con cui si risolvono i conflitti. Da questo nascono i reiterati appelli dei papi e negli ultimi mesi di Papa Leone, appelli che riguardano tutti i conflitti in corso, perché la guerra può diventare una spirale” ha aggiunto Zuppi, spiegando che “la spirale rivela che la guerra ha una sua logica terribile, geometrica, che porta a compiere quello che forse non si sarebbe pensato. Per questo bisogna accettare invece il cessate il fuoco, accettarlo per gli innocenti che ogni giorno vengono colpiti. Dobbiamo farci parte di questa sofferenza, dobbiamo necessariamente trovare altri modi per risolvere i conflitti”.
“Il conflitto stesso crea altro odio, altra sofferenza, ed è quello che noi abbiamo capito con la sapienza della Seconda Guerra Mondiale, che poi è il motivo per cui abbiamo cercato dei meccanismi, delle istituzioni, degli organismi capaci di prevenire e di risolvere i conflitti che sorgono. Dobbiamo tornare a questo. Secondo alcuni tutto questo è utopico. No, non lo è. Se questo è utopico allora davvero è soltanto la logica della forza” conclude.
Formula1, Russell ha vinto la Sprint in Cina davanti alle Ferrari
Roma, 14 mar. (askanews) – George Russell regola le due Ferrari e conquista la Sprint del Gran Premio di Cina. Il pilota della Mercedes-AMG Petronas Formula One Team taglia il traguardo davanti a Charles Leclerc e al compagno di squadra di Maranello Lewis Hamilton al termine dei 19 giri sul circuito di Shanghai.
Russell gestisce la gara con autorità dopo una lunga battaglia iniziale proprio con Hamilton, con sorpassi e controsorpassi nelle prime tornate. Il britannico della Mercedes riesce poi ad allungare, mantenendo il comando anche dopo la ripartenza negli ultimi giri successiva all’ingresso della Safety Car per la vettura ferma di Nico Hülkenberg.
Israele pianifica una massiccia operazione di terra in Libano (Axios)
Roma, 14 mar. (askanews) – Israele starebbe pianificando una significativa espansione dell’operazione di terra in Libano, con l’obiettivo di prendere il controllo dell’area a sud del fiume Litani e smantellare l’infrastruttura militare di Hezbollah: lo sostengono funzionari israeliani e statunitensi citati dal sito Axios. Se confermata, l’operazione potrebbe rappresentare la più grande invasione di terra israeliana in Libano dalla guerra del 2006, rischiando di trascinare il Paese al centro della crescente escalation regionale legata al conflitto con l’Iran. “Faremo ciò che abbiamo fatto a Gaza”, ha dichiarato un alto funzionario israeliano, riferendosi alla distruzione di edifici che Israele sostiene siano utilizzati da Hezbollah per immagazzinare armi e lanciare attacchi. Un’operazione di questa portata potrebbe inoltre portare a una presenza militare israeliana prolungata nel sud del Libano. Il governo libanese, secondo fonti diplomatiche, teme che la nuova fase della guerra possa devastare ulteriormente il Paese, già indebolito da una grave crisi economica e politica.
Secondo le fonti citate, l’amministrazione Trump sostiene un’ampia operazione israeliana per disarmare Hezbollah, ma limitando allo stesso tempo i danni allo Stato libanese. L’idea che guida i ragionamenti del governo americano è favorire negoziati diretti tra Israele e Libano su un accordo post-bellico.
Fino a pochi giorni fa il governo Netanyahu avrebbe cercato di contenere l’escalation sul fronte libanese per concentrarsi sull’Iran. La situazione sarebbe però cambiata mercoledì, quando Hezbollah ha lanciato oltre 200 missili contro Israele in un attacco coordinato con Teheran, che ha sparato decine di propri vettori.
“Prima di questo attacco eravamo pronti a un cessate il fuoco in Libano, ma dopo non c’è più modo di evitare un’operazione su larga scala”, ha affermato un alto funzionario israeliano.
Dall’inizio del conflitto con l’Iran, le Forze di Difesa iraeliane (Idf) mantengono tre divisioni corazzate e di fanteria lungo il confine con il Libano, e nelle ultime due settimane alcune unità hanno condotto incursioni limitate oltre la frontiera. Ieri l’esercito israeliano ha annunciato l’invio di rinforzi e la mobilitazione di ulteriori riservisti in vista di una espansione dell’offensiva. L’obiettivo, secondo funzionari israeliani, è occupare territori nel sud del Libano, spingere le forze di Hezbollah più a nord e distruggere posizioni militari e depositi di armi nei villaggi della zona.
Trump: l’Iran è totalmente sconfitto e vuole un accordo, io ancora no
Roma, 14 mar. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump afferma che l’Iran è “completamente sconfitto” e vuole un accordo, ma aggiunge che non sarebbe disposto ad accettare un’intesa alle condizioni attuali. In un messaggio pubblicato sulla piattaforma Truth Social, Trump ha criticato i media e rivendicato i risultati delle operazioni militari statunitensi contro Teheran. “I media delle fake news odiano riferire quanto bene abbia operato l’esercito degli Stati Uniti contro l’Iran, che è totalmente sconfitto e vuole un accordo – ma non un accordo che io accetterei!”, ha scritto Trump poche ore dopo aver annunciato (sempre su Truth) l’attacco americano all’isola iraniana di Kharg, cruciale snodo dell’export petrolifero dalla Repubblica islamica. “Le nostre armi sono le più potenti e sofisticate che il mondo abbia mai conosciuto, ma, per ragioni di decenza, ho scelto di NON distruggere le infrastrutture petrolifere sull’isola. Tuttavia, se l’Iran, o chiunque altro, dovesse fare qualcosa per interferire con il passaggio libero e sicuro delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, rivaluterò immediatamente questa decisione”, ha affermato il presidente statunitense.
Referendum, Conte: crolla tutto se prendono calcio in faccia da cittadini
Roma, 14 mar. (askanews) – “Questa è la loro unica riforma, se prendono un calcio in faccia dai cittadini è chiaro che crolla tutto, ma politicamente, poi magari restano abbarbicati lì”. Lo afferma il leader M5s, Giuseppe Conte intervenendo a Sky Tg24, in riferimento al prossimo referendum.
“Non hanno fatto nulla sulle misure sociali economiche – aggiunge – gli italiani sono in difficoltà, 5 milioni e 700mila cittadini in povertà assoluta, però Meloni non ne parla mai, il calo della produzione industriale e non ne parla mai, stiamo perdendo filiere, ci sono lavoratori poveri, non ha voluto il salario minimo per oltre tre milioni e mezzo di lavoratori”.
“La maggioranza ha politicizzato dall’inizio questo referendum perché la riforma della giustizia nasce come un progetto per rivendicare al governo e alla classe politica una preminenza rispetto alla magistratura. È un riequilibrio di poteri – rileva l’ex premier – quindi se perdono perdono tantissimo, perché sono già in crisi sulla politica estera e sul resto – ribadisce Conte – non hanno fatto nulla, a partire dalla crisi economica”.
Mons. Paglia: “Europa politica e unita, decisivo il ruolo dei cristiani”. Intervista
Un nuovo progetto per il rilancio di un’Europa veramente e credibilmente federalista. Qual è, al riguardo, l’apporto politico e progettuale dei cattolici italiani?
C’è bisogno di riprendere lo spirito creativo del secondo dopoguerra, quando alcuni intellettuali, appartenenti a fedi e culture diverse, traumatizzati da quanto stava accadendo — la seconda guerra mondiale, i totalitarismi, la Shoah — si riunirono a Camaldoli, a Ventotene e altrove per immaginare il nuovo futuro dell’Italia, dell’Europa e del mondo.
Fu quell’orizzonte culturale che permise in Italia di scrivere assieme la Costituzione, all’Europa di compiere il primo passo per l’unione e al mondo di delineare un nuovo assetto internazionale. Il cristianesimo che ha ispirato l’Europa nella prospettiva planetaria è forse il solo che può rianimarla dal ripiegamento nel quale è precipitata: ormai una realtà senza più sogni — qualcuno dice anche senz’anima — e rassegnata a frammentarsi.
Il cristianesimo europeo può — anzi deve — ridarle vigore per liberarla dalla prigionia dell’Io e suscitare uno spirito “generativo” che faccia esistere ciò che ancora non c’è, realizzandolo anche in forme organizzative e istituzionali. Come non essere preoccupati del fatto che più del 50% dei cittadini europei non sono andati a votare?
C’è bisogno di una creatività nuova. Anche e soprattutto sul piano politico. Vanno avviati progetti di cambiamento, coinvolgendo soprattutto le nuove generazioni perché siano protagoniste di un nuovo modo di vedere, di immaginare, di vivere.
Viviamo in un contesto segnato dall’irrompere del diritto della forza. L’Europa, anche in questo contesto, può e deve giocare un ruolo politico decisivo. Quali sono le linee di fondo che possono ispirarla?
Quello che stiamo vivendo è un momento opportuno per attivare un’iniziativa. Non perché l’orizzonte che abbiamo davanti sia chiaro. Tutt’altro. Al contrario. È davvero buio.
È crollata l’architettura che per 80 anni ha guidato gli equilibri del pianeta e ci troviamo nell’età della forza economica, tecnica e militare più che in quella del diritto e del dialogo.
L’Europa che in questi 80 anni, a parte il conflitto balcanico, ha vissuto in pace ispirando nel mondo visioni universalistiche, ha il dovere di ritrovare il suo posto riproponendo una visione che unisca i popoli della terra. L’Europa, infatti, può offrire una linfa univoca ai popoli della terra.
Il cristianesimo può scaldare nuovamente l’anima dell’Europa perché riscopra la passione per la sua missione universale. I popoli della terra vanno aiutati ad abbandonare la logica della forza militare come guida nelle relazioni internazionali.
I cristiani europei — le Chiese europee nelle diverse forme organizzative — debbono appassionarsi di nuovo a un’Europa dal cuore e dai pensieri universali. Non più a un’Europa chiusa in se stessa come una ridotta dentro la quale difendere un cristianesimo identitario, minoritario e residuale.
C’è bisogno, invece, di un’Europa che abbracci un nuovo umanesimo ispirato al cristianesimo sociale. Un’Europa sostenibile, federale e plurale, soggetto politico ed emotivo, con una struttura di governo multilivello basata su una chiara separazione dei poteri e una legittimazione democratica autentica.
Ma prima ancora di una riforma istituzionale, l’Europa federale deve essere sentita: diventare emozione collettiva, passione civica, desiderio di futuro condiviso. Serve un nuovo immaginario politico europeo capace di unire popoli, culture e visioni nel segno di una sovranità condivisa e cooperativa.
Il convegno che si è svolto nei giorni scorsi a Roma, al Campidoglio, sull’apporto dei cristiani per una nuova Europa non potrà non avere anche una ricaduta politica. Quali sono i prossimi passaggi operativi per dare seguito a questo progetto?
Le pagine e le proposte che abbiamo presentato al recente convegno del Campidoglio non possono esaurirsi all’interno di un dibattito. Semmai vogliono invitare i cristiani europei — e chiunque voglia impegnarsi — a vivere questo passaggio della storia come un tempo opportuno per avviare un nuovo umanesimo.
Siamo convinti che il cristianesimo europeo debba ritrovare la sua missione proattiva e profetica. Va chiusa la fase delle lamentazioni. Semmai confessiamo un po’ di vergogna per questa lagna — anche quella triste e sterile tra conservatori e progressisti — che ci sta rendendo litigiosi e inerti al tempo stesso.
Il Vangelo spinge a una nuova creatività. La Chiesa europea deve diventare un soggetto che guarda e spera un futuro nuovo per tutti. Ci guardiamo troppo e troppo ci preoccupiamo di come siamo guardati.
Mi chiedo dunque: cosa aspettiamo noi cattolici, noi cristiani per la ripresa di una politica europea adeguata all’umanesimo spirituale di cui il mondo ha bisogno?
Le politiche prevalenti appaiono sempre più polarizzate sull’umanesimo materiale della collettività. E questo, in Europa, significa — oltre che riduzionismo etico della convivenza civile — anche un’ottusa difesa del privilegio accumulato attraverso i decenni della governance democratica.
Il convegno che abbiamo recentemente organizzato vuole essere una spinta ad intraprendere una nuova strada per rilanciare le radici ideali, culturali, valoriali, spirituali e politiche della nuova Europa.
Dibattito. La porta stretta della giustizia
Un eterno braccio di ferro tra giusto e sbagliato
Da quando l’uomo ha messo piede sulla Terra si è iniziato a parlare dell’eterno confronto tra il bene ed il male. Dire che sia stata tutta colpa di Eva è un po’ sbrigativo e torna anche comodo. Un parafulmine per non dire che probabilmente, anche in sua mancanza, nel corso del tempo le cose comunque avrebbero preso una certa piega. L’umanità vive perennemente su una linea di confine immaginaria quanto inscalfibile ed eterna, chi di qua, chi di là. Ciascuno è persuaso di essere dalla parte del bene e che sul fronte avverso ci sia invece il male.
Una lettura oggi troppo comoda, troppo facile e troppo semplice. Si potrebbe infatti aggiungere anche l’appena migliore o il meno peggio e così via continuando con sfumature varie sul tema. Ogni medaglia ha il suo rovescio e c’è sempre chi per ragioni di comodo ne esalta il dorso piuttosto che la faccia. Sarebbe bene non buttarla in caciara o rimandando strategicamente la palla in tribuna.
Italia vil terra di scontri
C’è in campo un referendum che potrebbe potenzialmente aiutare la giustizia a migliorarsi. I contrari alla riforma Nordio si aggrappano alla saggezza latina “Quieta non movere et mota quietare”. I fautori del “SI” replicano che nella palude della giustizia c’è un’acqua ferma in cui si affonda e va riossigenata.
Il referendum ci dice che per l’ennesima volta la politica ha fallito mancando al suo dovere. Un accordo tra le forze politiche avrebbe potuto e dovuto trovare la quadra del cerchio su una materia che ha bisogno di un urgente tagliando. In questo contesto anche le contraddizioni lasciano perplessi. Nel 2022 il PD nel suo programma di governo proponeva l’istituzione di una Alta Corte di giustizia che oggi ripudia.
Un po’ di conti
Certamente, tutto può essere fatto e concepito meglio ma alcuni numeri non sono smentibili. Sembra infatti che dal 2017 al 2025 si contano 6.485 persone risarcite per ingiusta detenzione. Ciò ha comportato per le casse dello Stato una spesa per risarcimento, se ben si comprende oltre i 220 milioni di euro. Siamo ora intorno a circa 27 milioni annui. Dal 1991 ad oggi sembra si sia speso intorno ad 1 miliardo di euro. Secondo i fautori del SI e 93 azioni disciplinari disposte contro i magistrati meno capaci hanno maturato 10 azioni disciplinari tradotte in 9 censure ed 1 trasferimento.
Il fatto decisivo è che la separazione delle carriere potrebbe potenzialmente dare vita a magistrati più specializzati così da avere ad esempio gli “inquirenti” più abili nel mestiere di indagini.
Il caso Garlasco è un esempio di come al tempo forse si sarebbe potuto fare meglio. Per dirne una, l’ex pastore sardo Beniamino Zuncheddu ingiustamente in carcere per 33 anni avrebbe da lagnarsi. Anche Giulia Ligresti, che prima di andare sotto processo svolgeva attività umanitarie anche in quel di Gaza, era stata bollata come soggetto con “comportamento criminale” e di “particolare devianza”. Dopo il carcere e trascorsi 13 anni, la Corte d’Appello di Milano ha riconosciuto l’errore giudiziario stabilendo che il precedente patteggiamento fu ”il risultato di una pressione cautelare intensa”. Anche Enzo Tortora e l’ex Ministro Mannino avrebbe da lamentarsi per essere stato in frittura per anni prima della sua riabilitazione.
Infine anche il vescovo Giovanni D’Ercole, finito nel registro degli indagati nel 2011, è stato di recente assolto, passati 15 anni, con formula piena perché il fatto non costituisce reato, inchiesta partita dai cosiddetti “Fondi Giovanardi” per la ricostruzione post terremoto. Non va trascurato come il 60% di persone sottoposte ad indagine siano poi assolte in primo grado di giudizio.
Questioni di caste e di castità di azioni
Di esempi ce ne sarebbero infiniti così come nella malasanità o nella cattiva amministrazione della cosa pubblica negli altri settori dello Stato. L’errore è sempre in agguato ed è per questo che sarebbe opportuno arginare per quanto possibile gli inciampi in cui può cadere l’attività umana soprattutto quando le conseguenze le pagano persone innocenti e non dimenticando le parole di Georges Bernanos quando scriveva che “le colpe avvelenano l’aria”.
Chi critica Nordio lancia poi allarmi sulla indipendenza della magistratura sostenendo oltretutto che non è così che si corregge la situazione richiamando il consueto rimando circa la pochezza di mezzi, di personale etc. Resta fermo che queste rituali legittime lamentele non sarebbero decisive per ambire ad un più onesto governo dell’attuale CSM. Si riattizzano, sembra strumentalmente, rivendicazioni che in questo contesto sembrerebbero piuttosto un alibi per lasciare la palude nella sua stagnante condizione. Suona un po’ come la strategia del lanciare la palla in tribuna per evitare di centrare il punto vero della situazione. L’impegno dovrebbe essere quello di aiutare la giustizia, come detto, ad essere più efficiente ed a stabilire un riequilibrio delle responsabilità per il lavoro svolto.
Si potrebbe fare meglio? Certamente tutto è perfettibile ma l’attuale fermo immagine non è di conforto. Qualcosa va fatto ed a Nordio comunque va il merito di aver posto un tema di questo calibro finalmente alla attenzione. Sia ben chiaro che l’Italia è un paese infarcito di caste, da quelle dei tabaccai, ai farmacisti, ai burocrati e dai notai e così via continuando. Quella dei magistrati non è per certo la sola e sarebbe ipocrita urlare allo scandalo. Ciò detto, qualcosa s’ha però da fare. Le contestate correnti sindacali all’interno della magistratura utili a far carriera non sono una eccezione e vanno sotto braccio, ad esempio, alle società a partecipazione statale dove ancora i sindacati “tutelano” i loro iscritti destinandoli a posizioni di tutto rilievo. La differenza è che i magistrati hanno il potere di disporre la libertà di ciascuno di noi.
L’appello al popolo, un’occasione da non perdere
Siamo in un tempo in cui la società è chiamata a dire la sua, in cui finalmente potrebbe tornare a contare qualcosa. Una opportunità di crescita per non muoversi muniti di pregiudizi e preconcetti ma far lavorare la mente in libertà. Un’impresa tanto ardua quanto necessaria. Il pungente Flaiano diceva “Vissero infelici perché costava meno”, forse meno fatica, ma sarebbe ora di rimboccarsi le maniche.
Ogni scelta comporta sempre un rischio. Occorre semplicemente stabilire se propendere per il possibile meglio o per il meno peggio o se i vantaggi siano prevalenti sugli eventuali svantaggi. Qualche volta aprire la finestra e far cambiare un’aria stantia può essere di giovamento, pur malgrado il rischio che possa essere per qualche minima percentuale non perfettamente pulita o di prendere un piccolo raffreddore.
Nicolò Filippucci annuncia il suo primo album Un posto dove andare
Milano, 14 mar. (askanews) – Dopo la vittoria nella sezione Nuove Proposte della 76ª edizione del Festival di Sanremo, Nicolò Filippucci è pronto ad aprire un nuovo capitolo del suo percorso musicale con “Un posto dove andare”, il nuovo album in uscita il 10 aprile, già disponibile in pre-order. “Un posto dove andare” è il racconto di una crescita, un viaggio di scoperte, trasformazioni ed esperienze che hanno segnato il percorso personale e artistico di Nicolò. L’album racconta le emozioni, gli incontri e i momenti vissuti dal giovane cantautore che, nell’ultimo anno, ha affrontato tante prime volte, conosciuto nuove persone e attraversato situazioni che hanno contribuito a definire l’identità del suo progetto. Qui, la musica diventa il mezzo per dare forma e voce ai cambiamenti di questa nuova fase della sua vita. Inoltre, dopo l’esperienza sanremese Nicolò Filippucci è pronto a portare la sua musica su un palco tutto suo: il 13 aprile terrà il suo primo concerto ai Magazzini Generali di Milano, “LA PRIMA VOLTA INSIEME”, prodotto da Magellano Concerti.
Nicolò Filippucci nasce a Castiglione del Lago (PG) nel 2006. Si avvicina alla musica a sette anni, ispirato dalla madre appassionata di musica, e a nove debutta nel coro delle voci bianche del Conservatorio Morlacchi di Perugia. Nel 2023 vola a New York per la finale del NYCanta, dove conquista il secondo posto. La svolta arriva nel 2024 con l’ingresso nella scuola di Amici, dove si distingue per talento, intensità interpretativa e scrittura emotiva. Nel maggio del 2025, anticipato dall’omonimo singolo, esce il suo primo EP “Un’ora di follia”. Segue un’estate ricca di live e partecipazioni ai principali festival musicali, tra cui TIM Summer Hits, Battiti Live, RDS Summer Festival e Yoga Radio Bruno Estate. È stato opening act del Capodanno di Roma al Circo Massimo e il vincitore delle Nuove Proposte alla 76a edizione del Festival di Sanremo con il brano “Laguna”. Il 13 aprile terrà il suo primo concerto, “La prima volta insieme”, ai Magazzini Generali di Milano.
La sostenibilità oltre la burocrazia: la sfida di cambiare davvero l’impresa
Quando la sostenibilità diventa un obbligo
Negli ultimi anni la sostenibilità è entrata nelle aziende dalla porta principale. Non più solo come scelta volontaria, ma come obbligo: direttive europee, nuovi regolamenti, bilanci ambientali da redigere, controlli sempre più stringenti. Per molti imprenditori è diventata una questione di scadenze e adempimenti, anche gravosi. Ma si riduce solo a questo il senso della parola sostenibilità?
Con il saggio La formula della sostenibilità (Egea, 2026) l’economista Danilo Devigili prova a ribaltare la prospettiva. La tesi è semplice: la sostenibilità non può ridursi a un modulo da compilare o a una tabella di numeri da pubblicare nel bilancio. Se resta confinata nella burocrazia, perde la sua forza trasformativa.
Dalle battaglie ambientaliste alle regole europee
Devigili ripercorre l’evoluzione di questo concetto, dalle prime battaglie ambientaliste fino alla stagione delle grandi regole europee. Oggi la sostenibilità è entrata nella legge: le imprese devono rendicontare le proprie emissioni, dichiarare l’impatto sociale, controllare la filiera. È un passaggio importante, perché per la prima volta ambiente ed economia sono collegati in modo esplicito.
Il rischio, tuttavia, è che tutto si trasformi in un esercizio formale. Il libro insiste su una distinzione chiave: raccontare ciò che si fa non equivale a cambiare davvero il modo in cui si produce. La sostenibilità autentica nasce prima dei documenti. Nasce quando un’impresa si chiede quale sia il proprio ruolo nella società, quale contributo positivo possa offrire oltre al profitto.
La “formula” in quattro parole
Da qui nasce la formula proposta nel volume, sintetizzata in quattro parole: alleanze, innovazione, responsabilità, scopo.
Tradotto in termini semplici: nessuna azienda può affrontare da sola le grandi sfide ambientali; servono collaborazioni vere. Servono idee nuove, prodotti e processi meno inquinanti. Serve una cultura interna che metta al centro le conseguenze delle proprie scelte. E serve uno scopo chiaro, una ragione d’essere che vada oltre il guadagno immediato.
Non è un discorso idealista. L’autore conosce bene il mondo delle imprese e riconosce le difficoltà del momento. Molte aziende lamentano un eccesso di burocrazia e costi. La stessa Europa ha recentemente rinviato alcune scadenze per alleggerire il carico normativo – si pensi alla crisi dell’automotive. Ma questo rallentamento non significa che il problema ambientale sia sparito. Le temperature continuano a salire, le risorse naturali si riducono, le disuguaglianze crescono.
Oltre la sostenibilità di facciata
Il punto centrale è proprio questo: la sostenibilità non è una moda politica, ma una necessità legata ai limiti del pianeta. Le regole possono cambiare, essere corrette o semplificate. La realtà dei fatti, invece, resta.
Il libro invita quindi a superare l’idea di una sostenibilità “di facciata”. Pubblicare un bel rapporto patinato non basta se l’azienda continua a operare come prima. Allo stesso tempo, non serve demonizzare il mercato: l’impresa può essere parte della soluzione, se sceglie di innovare e di assumersi la responsabilità delle proprie decisioni.
In definitiva, il messaggio è chiaro e comprensibile anche ai non addetti ai lavori: la sostenibilità non è un costo imposto dall’alto, ma un’occasione per ripensare il modo in cui produciamo e consumiamo. Non è solo un dovere verso l’ambiente, ma anche un investimento sul futuro.
La domanda che resta, alla fine, è semplice: vogliamo limitarci a rispettare le regole, oppure vogliamo cambiare davvero?
Danilo Devigili, La formula della sostenibilità, Egea, Milano 2026, pp. 147, euro 20.
La crisi dell’umano nel tempo delle connessioni globali
Una crisi che riguarda l’umano
Viviamo un tempo paradossale. Mai l’umanità ha avuto così tante informazioni, connessioni, strumenti tecnologici e possibilità di comunicare. Eppure, mai come oggi sembra aver smarrito la cosa più semplice e più essenziale: capire cosa significa essere umani.
L’Italia, l’Europa, il mondo intero stanno attraversando una crisi che non è solo economica o politica. È una crisi dell’umano. La vediamo nelle città che diventano luoghi di passaggio più che di comunità, nei quartieri dove si vive vicini ma non insieme, nelle famiglie sempre più sole, nelle relazioni fragili tra generazioni che faticano a riconoscersi.
Per questo oggi la parola umanizzazione non è uno slogan: è una necessità.
Ricostruire relazioni, non nostalgie
Umanizzare significa tornare a porci domande semplici ma decisive.
Come vogliamo abitare la famiglia? Come vogliamo vivere il quartiere? Che tipo di città desideriamo costruire? Quale relazione vogliamo tra giovani e anziani, tra chi produce e chi cura, tra chi governa e chi vive i territori?
Non si tratta di nostalgia del passato. Si tratta di ricostruire un futuro dove la relazione torni al centro.
La realtà che abbiamo davanti è fatta di solitudine crescente, frammentazione sociale, comunità che si sfilacciano. Ma allo stesso tempo, in molti territori stanno nascendo esperienze nuove: associazioni, fondazioni, reti civiche, cittadini che scelgono di non restare spettatori. Iniziative che provano a ricostruire legami, partecipazione e responsabilità condivisa.
Il bene comune nasce dall’incontro
Il bene comune non nasce per decreto. Nasce quando persone diverse – amministratori pubblici, studiosi, scrittori, operatori sociali, professionisti, cittadini – accettano di sedersi allo stesso tavolo e interrogarsi insieme sul futuro delle comunità.
Perché una società più umana non si costruisce solo con politiche pubbliche o con l’innovazione tecnologica. Si costruisce con relazioni vive tra persone.
Oggi più che mai serve un grande confronto culturale sull’umano: sull’abitare, sulle nuove forme di comunità, sulla cura reciproca. Serve ascoltare le esperienze che stanno nascendo nei territori e metterle in rete, affinché non restino episodi isolati ma diventino un movimento culturale e civile.
La domanda che dobbiamo tornare a farci è semplice e radicale: che tipo di umanità vogliamo diventare?
Se sapremo rispondere insieme, allora l’umanizzazione della società non sarà un’utopia. Sarà il primo passo per ricostruire comunità più giuste, solidali e capaci di futuro.
In fondo, il bene comune nasce proprio da questo: dal coraggio di rimettere l’essere umano al centro della vita sociale.
Il vero progresso
“Umanizzare la società significa tornare a riconoscere che il vero progresso non è solo tecnologico o economico, ma relazionale: nasce quando rimettiamo al centro la persona, la dignità dell’umano e la responsabilità di prenderci cura gli uni degli altri.”
Rosapia Farese
Presidente Associazione FareRete InnovAzione BeneComune APS
E-mail: fareretebenecomune@gmail.com; info@fareretebenecomune.it
Sito ufficiale: www.fareretebenecomune.it
Raid Usa sull’ isola di Kharg, snodo chiave per l’export di petrolio
Roma, 14 mar. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che l’esercito americano ha condotto nella notte un raid aereo contro installazioni militari sull’isola di Kharg, nel Golfo Persico settentrionale, al largo delle coste dell’Iran. L’isola ospita il principale terminale di esportazione petrolifera della Repubblica islamica ed è considerata un’infrastruttura cruciale per l’economia iraniana e per lo smercio di petrolio.
Secondo un funzionario militare statunitense, l’operazione ha preso di mira depositi di missili e mine navali che, secondo Washington, sarebbero stati utilizzati per minacciare o bloccare le rotte di navigazione nello Stretto di Hormuz. La stessa fonte ha precisato che i bombardamenti sono stati condotti evitando le infrastrutture petrolifere presenti sull’isola.
Kharg Island, grande circa quanto l’isola del Giglio, ha un ruolo centrale nel sistema energetico iraniano. Prima della guerra in corso, le sue strutture gestivano circa il 90% delle esportazioni di greggio del Paese. Le acque profonde che circondano l’isola consentono l’attracco di grandi petroliere, una caratteristica rara lungo gran parte della costa iraniana del Golfo Persico, generalmente più bassa.
Dagli anni Sessanta l’Iran utilizza Kharg come principale punto di esportazione del petrolio via mare. Sull’isola si trovano grandi depositi di stoccaggio e oleodotti collegati ad alcuni dei maggiori giacimenti petroliferi e di gas del Paese. Un danneggiamento di queste infrastrutture potrebbe avere conseguenze non solo per l’economia iraniana ma anche per il mercato energetico globale.
Negli ultimi anni il terminal ha avuto la capacità di caricare fino a dieci superpetroliere contemporaneamente. Sull’isola operano tre principali siti energetici, tra cui la Falat Iran Oil Company, considerata una delle più grandi del Paese.
Una quota significativa del petrolio esportato da Kharg è destinata alla Cina, che acquista greggio iraniano spesso tramite una “flotta ombra” di petroliere utilizzate per aggirare le sanzioni occidentali. Le esportazioni verso Pechino rappresentano circa il 6% dell’economia iraniana e una parte rilevante delle entrate pubbliche del Paese.
L’isola era già stata bersaglio di attacchi durante la guerra Iran-Iraq negli anni Ottanta, quando l’esercito iracheno bombardò pesantemente le infrastrutture petrolifere causando gravi danni. Teheran ha però ricostruito gran parte degli impianti.
Dopo i raid statunitensi, un alto funzionario del ministero del Petrolio iraniano ha dichiarato che gli attacchi sono stati “massicci e distruttivi”. Secondo quanto riferito da dipendenti delle raffinerie, sull’isola si sarebbero verificate quasi due ore di esplosioni continue, tanto forti da far tremare il territorio “come un terremoto”.
Lo stesso funzionario, che ha chiesto di restare anonimo, ha avvertito che un eventuale attacco diretto alle infrastrutture petrolifere e del gas di Kharg potrebbe interrompere immediatamente una parte consistente delle esportazioni di greggio dell’Iran.
Calcio, risultati di A: Torino scatto salvezza
Roma, 13 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 29esima giornata di serie A dopo Torino-Parma 4-1
29esima giornata Torino – Parma 4-1, sabato 14 marzo 15.00 Inter – Atalanta, 18.00 Napoli – Lecce, 20.45 Udinese – Juventus, domenica 15 marzo 12.30 Verona – Genoa, 15.00 Pisa – Cagliari, 15.00 Sassuolo – Bologna, 18.00 Como – Roma, 20.45 Lazio – Milan lunedì 16 marzo 20.45 Cremonese – Fiorentina.
Classifica: Inter 67, Milan 60, Napoli 56, Roma, Como 51, JUventus 50, Atalanta 46, Bologna 39, Sassuolo 38, Lazio 37, Udinese 36, Parma 34, Torino 33, Genoa, Cagliari 30, Lecce 27, Fiorentina 25, Cremonese 24, Verona 18, Pisa 15.
30esima giornata venerdì 20 marzo 18.30 Cagliari – Napoli, 20.45 Genoa – Udinese sabato 21 marzo 15.00 Parma – Cremonese, 18.00 Milan – Torino, 20.45 Juventus – Sassuolo, domenica 22 marzo 12.30 Como – Pisa, 15.00 Atalanta – Verona, 15.00 Bologna – Lazio, 18.00 Roma – Lecce, 20.45 Fiorentina – Inter
Cosa lasciano le Paralimpiadi? Se ne è parlato all’Istituto dei Ciechi
Milano, 13 mar. (askanews) – “Siamo qui nella cornice dell’Istituto dei Ciechi, un palazzo meraviglioso a Milano, per parlare del lascito delle Paralimpiadi Invernali, grazie a una ricerca fatta da SWG, che abbiamo sostenuto come Coca Cola Italia, abbiamo cercato di tracciare un bilancio di come gli italiani hanno percepito questi Giochi. Sono stati sicuramente un appuntamento per celebrare la massima espressione della performance sportiva, olimpica e paralimpica. Noi come Coca Cola supportiamo da sempre i Giochi paralimpici perché condividiamo i valori di questo grandissimo evento”: così Cristina Camilli, direttrice relazioni istituzionali, comunicazione e sostenibilità di Coca Cola Italia, a margine dell’Incontro “Giochi Paralimpici Invernali: un’eredità di inclusione”, presso la Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano.
“Abbiamo creato un piccolo codice per persone ipovedenti e non vedenti, per permettere a chi ha difficoltà visive di accedere al contenuti delle etichette dei prodotti”, ha spiegato la responsabile.
L’incontro è stato promosso congiuntamente da Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI) e CocaCola: un momento di confronto dedicato al valore dei Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 come occasione concreta per rafforzare una cultura dell’accessibilità e dell’inclusione, anche oltre lo sport. Ad aprire i lavori Mario Barbuto, Presidente Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI), e Rodolfo Masto, Presidente della Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano.
Il proprietario dell’universo: storie dal Grand Universe Lucca
Lucca, 13 mar. (askanews) – Giacomo Puccini era un habitué della struttura. Chet Baker decise di soggiornare qui durante la sua avventura italiana. E pare che anche il Pascoli fosse di casa. Grand Universe Lucca ha più di una storia da raccontare. E Georges Midleje, Regional Managing Director, le conosce bene. Il Grand Universe Lucca è un luogo in cui il passato riaffiora dentro ogni dettaglio.
“Questo hotel ha una grande storia, anche un po’ nascosta, che è stata riscoperta una volta che è stato ristrutturato”, spiega, ricordando come l’edificio affondi le sue radici addirittura in epoca romana, quando nella parte bassa ospitava un atelier di un vetraio. Poi, nei secoli, diventa palazzo nobiliare della famiglia Paoli nell’Ottocento, prima di trasformarsi, nel 1857, in un albergo chiamato L’Universo, meta di scrittori, compositori e grandi poeti come Pascoli e Ungaretti. Oggi parte del portfolio di Autograph Collection Hotels, brand del gruppo Marriott International, Grand Universe Lucca è proprietà di Marcucci Italia e Shaner Italia ed è gestito da Shaner Ciocco Properties.
Per Midleje, il legame dell’hotel con la città passa soprattutto dalla musica.
“È un albergo legato a Lucca anche per la parte della musica. Lucca ancora oggi è una città della musica”, sottolinea, ricordando come il design, i colori e gli spazi dell’attuale Grand Universe siano stati pensati per riflettere l’anima lucchese: dal pianoforte che accoglie gli ospiti all’ingresso, fino al rapporto stretto con il Lucca Summer Festival, che da decenni porta grandi artisti internazionali in città. La ristrutturazione del 2016, con un investimento importante per 55 stanze, è stata l’occasione per riportare alla luce questa identità, senza snaturarla.
C’è poi la dimensione leggendaria, ma documentata, che aggiunge fascino al racconto. Midleje ricorda un episodio legato alla visita di Vittorio Emanuele III, quando l’albergatore di allora si presentò con grande orgoglio:
“Ovviamente – dice Midleje – ha una posizione invidiabile, è giusto davanti al Teatro del Giglio. Uno degli ospiti importanti fu il re Vittorio Emanuele III, che durante un viaggio venne a soggiornare qui, in una sua visita a Lucca per vedere un’opera proprio al Teatro del Giglio, che è il nostro dirimpettaio. Non è una leggenda: il proprietario, quando arrivò il re, si presentò come il proprietario dell’Universo, che era il nome italianizzato dell’albergo che si chiamava “L’Univers”, alla francese. E il re gli rispose: e io sono un umile re di un paesino che si chiama Italia”.
Un aneddoto che oggi vive nelle memorie conservate in biblioteca e che restituisce l’idea di quanto questo hotel sia intrecciato con la storia, piccola e grande, di una città ancora molto autentica.
Pirelli: verso soluzione su governance entro metà aprile
Milano, 13 mar. (askanews) – Battute finali per sbloccare l’impasse sulla governance del gruppo Pirelli e risolvere la questione delle normative Usa: è atteso infatti entro la metà di aprile l’esito del procedimento golden power, avviato per il mancato rinnovo del patto parasociale del gruppo della Bicocca. Lunedì, secondo quanto si apprende, sono previste le audizioni dei tre protagonisti – Pirelli, Camfin e i cinesi di Sinochem – davanti all’Ufficio Golden Power della Presidenza del Consiglio.
Oggi Pirelli ha comunicato che il cda per l’approvazione del bilancio 2025 e per la delibera di convocazione dell’assemblea si terrà il 16 aprile e non più, come precedentemente comunicato, il 26 marzo, proprio per tenere in considerazione le tempistiche del procedimento golden power in corso.
Ciclismo, Valgren vince a Mombaroccio
Roma, 13 mar. (askanews) – Il danese Michael Valgren (EF Education-EasyPost) ha vinto la quinta tappa della Tirreno-Adriatico da Marotta Mondolfo a Mombaroccio (184 km). Un successo speciale per il 34enne danese, che torna a festeggiare a distanza di cinque anni dopo una giornata in fuga sui muri marchigiani. Dopo aver attaccato e staccato Alaphilippe, Valgren ha chiuso una tappa decisa sull’ultimo passaggio a Santuario Beato Sante davanti a Isaac Del Toro e Matteo Jorgenson. A seguire Johannessen, Giulio Ciccone e poi Giulio Pellizzari, che perde la maglia azzurra tornata al leader Del Toro con un vantaggio di 23 secondi. Sarà decisiva la tappa di sabato da San Severino Marche a Camerino, casa proprio di Pellizzari.
Verso cancellazione Bahrain e Arabia Saudita di F1 e Qatar MotoGP
Roma, 13 mar. (askanews) – La guerra in Medio Oriente rischia di avere ripercussioni pesanti anche sul calendario dei principali campionati motoristici. Nei paddock di Formula 1 e MotoGP si attende infatti l’annuncio della cancellazione delle gare previste ad aprile in Bahrain e Arabia Saudita per la F1 e in Qatar per il Motomondiale, a causa dell’escalation del conflitto dopo gli attacchi di Israele e Stati Uniti contro l’Iran e la risposta della Repubblica islamica contro i Paesi del Golfo.
Secondi Sky Sports Germania le gare in Bahrein e a Gedda (Arabia Saudita) di Formula 1 sono state annullate ed è atteso un annuncio ufficiale nel corso di questo fine settimana, in cui si sta correndo in Cina il secondo gp della stagione 2026. Il Gran Premio del Bahrein era in programma per il 12 aprile, mentre il Gran Premio dell’Arabia Saudita si sarebbe dovuto svolgere una settimana dopo. La Formula 1 ha in programma di tornare in Medioriente quest’anno. Il Qatar, il 29 novembre e, come da tradizione, Abu Dhabi, il 6 dicembre, concluderanno la stagione.
Nel Motomondiale, invece, salterebbe il GP del Qatar in programma il 12 aprile. In questo caso il calendario passerebbe dal GP delle Americhe ad Austin del 29 marzo al primo appuntamento europeo della stagione, a Jerez, il 26 aprile, che diventerebbe l’unica gara del mese tra i due campionati.
La Formula 1 sembra orientata a proseguire la stagione con 22 Gran Premi, senza recuperare gli appuntamenti che verrebbero annullati. Per la MotoGP, invece, circola l’ipotesi di recuperare il GP del Qatar a fine stagione, nel weekend del 28-29 novembre, togliendo a Valencia il ruolo tradizionale di ultima gara del campionato.
Iran, tra Roma e Teheran "nessun negoziato sottobanco su Hormuz"
Roma, 13 mar. (askanews) – Come si apprende, “non è in corso nessun negoziato riservato per garantire il passaggio ad Hormuz di navi o petroliere italiane. Stiamo cercando di interpretare meglio l’articolo del Financial Times e di verificare se possa esserci stato qualcosa che i giornalisti del Ft possano aver interpretato a modo loro”. Palazzo Chigi e Farnesina confermano che nei loro contatti diplomatici i leader italiani vogliono favorire le condizioni per una de escalation militare generale, ma non esiste nessun “negoziato sottobanco” che punti a preservare soltanto alcuni mercantili rispetto ad altri. Faremo altre comunicazioni più tardi, osserva la Farnesina.
Maratona di Roma da record: 36mila iscritti e 60mila runner
Roma, 13 mar. (askanews) – Sarà l’edizione dei record quella dell’Acea Run Rome The Marathon, presentata questa mattina in Campidoglio e in programma domenica 22 marzo. La maratona capitolina registra numeri mai raggiunti prima: iscrizioni sold out da quattro mesi e 36mila partecipanti sulla distanza classica dei 42,195 chilometri, con atleti provenienti da 166 Paesi e oltre 10mila donne al via.
Considerando anche la Acea Water Fun Run – Saturday 5K del 21 marzo e la staffetta solidale Acea Run4Rome, saranno circa 60mila le persone che indosseranno pettorale e scarpe da corsa. Con accompagnatori e visitatori si stima la presenza in città di almeno 120mila persone, con un importante impatto turistico ed economico.
L’evento è organizzato per il sesto anno da Infront Italy, Corriere dello Sport-Stadio, Italia Marathon Club e Atielle. La partenza sarà dai Fori Imperiali, con arrivo al Circo Massimo, sede anche dell’Expo Village che per la prima volta aprirà proprio nell’area del Circo Massimo da giovedì 19 a domenica 22 marzo.
La maratona di Roma entra inoltre nel nuovo circuito European Marathon Classics, che riunisce otto tra le principali maratone europee. Il percorso è stato ulteriormente migliorato per favorire prestazioni veloci: nel 2025 la gara capitolina è stata la maratona più veloce disputata in Italia sia al maschile sia al femminile.
Acea rafforza il proprio ruolo di title sponsor in un’edizione che coincide con la Giornata mondiale dell’acqua. L’iniziativa sarà accompagnata dall’hashtag #RunForWater e dalla distribuzione di 170mila litri d’acqua ai partecipanti, equivalenti a oltre 500mila brick da 0,25 litri con il marchio “Acqua di Roma”. L’azienda ha inoltre sviluppato l’app Acquea, che permette di individuare oltre 3.500 punti idrici geolocalizzati tra fontane, nasoni e Case dell’acqua in città.
Fitto anche il programma della Rome Running Week, da lunedì 16 a domenica 22 marzo, con incontri, iniziative solidali ed eventi culturali. Tra questi l’udienza con Papa Leone XIV, la Messa del maratoneta nella basilica di Santa Maria in Ara Coeli e il Marathon Party finale.
Confermato anche il legame con Athletica Vaticana, che assegnerà per il quarto anno la “Coppa degli Ultimi”. Attesa inoltre la certificazione del Guinness World Record per il più grande team di pacer mai schierato in una maratona ufficiale: 252 atleti del World Pacer Team.
“Dal 2021 siamo passati da 8mila iscritti al sold out con 36mila runner, oltre 25mila dei quali stranieri – ha detto l’assessore ai Grandi Eventi di Roma Alessandro Onorato -. Un risultato che porterà in città più di 120mila presenze e un indotto stimato oltre i 120 milioni di euro”.
“La maratona di Roma è ormai una destinazione internazionale tra le più ambite”, ha aggiunto il managing director di Infront Italy Alessandro Giacomini, sottolineando anche l’aumento del 20% dei ricavi rispetto al 2025 e la diffusione televisiva dell’evento in oltre 60 Paesi.
Tre operai morti sull’A1 mentre andavano al lavoro nel Frusinate
Milano, 13 mar. (askanews) – Tre operai di un’azienda di Acuto (Frosinone) sono morti dopo che il furgone sul quale stavano andando al lavoro è stato violentemente tamponato da un Ducato intorno alle 7 di questa mattina sulla A1, tra i caselli di Ceprano e Pontecorvo, nel Frusinate.
Sul drammatico incidente è intervenuto il presidente dell’Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro (Anmil) del Lazio, Alberto Verzulli, dichiarando che “in un Lazio già in lutto per il decisivo aumento delle denunce di infortunio sul lavoro, che nel solo mese di gennaio hanno segnato un incremento del 26,17% rispetto al 2025, piangiamo anche oggi, nella più completa marginalizzazione dal dibattito pubblico e politico, la morte di tre operai: Valentino Perinelli di 24 anni, Mauro Agostini di 42 ed Emiliano Martucci di 45”.
“Una strage non solo assente dall’informazione ma che sembra ogni giorno di più essere depoliticizzata” continua Verzulli, sottolineando che “la nostra regione è maglia nera per infortuni occorsi ad operai over 65 – principalmente impiegati nell’edilizia – e non si tratta assolutamente di un dato nuovo, tra l’altro confermato anche al femminile dal recentissimo Dossier Donne di INAIL. Cosa si sta facendo nel merito?”.
“Non possiamo assistere alla più grande emergenza del Paese, oltretutto aggravata dal continuo insabbiamento nel dibattito pubblico, senza mobilitarci come cittadinanza. Lo scorso febbraio eravamo nelle prime fila di una grande manifestazione contro le morti di lavoro a Colleferro” continua Verzulli concludendo che “tengo a sottolineare che la mobilitazione, per noi, deve essere permanente. È l’immobilismo a chiedercelo e con lui il silenzio. La sicurezza non può continuare ad essere ridotta a slogan e marketing legislativo”.
Bertagnolli d’argento nel gigante alle Paralimpiadi
Roma, 13 mar. (askanews) – Ancora soddisfazioni per l’Italia nella giornata dedicata alle gare delle diverse categorie dello slalom gigante maschile delle Paralimpiadi. Nella categoria vision impaired, Giacomo Bertagnolli regala l’ennesimo straordinaria medaglia alla spedizione tricolore e continua ad aggiornare i record di una carriera sempre più leggendaria.
L’azzurro conquista infatti il dodicesimo podio complessivo in una rassegna olimpica. Bertagnolli, con la guida Andrea Ravelli, chiude al comando la prima manche con il tempo di 1’02″76 e taglia il traguardo con il crono complessivo 2’08″27, tempo che gli vale la conquista della medaglia d’argento. L’azzurro termina infatti secondo con trentaquattro centesimi di distacco dal vincitore. E’ la tredicesima medaglia della spedizione azzurra, eguagliato il record di Lillehammer 1994
Luchini e Perathoner oro nello snowboard alle Paralimpiadi
Roma, 13 mar. (askanews) – Altre due medaglie d’oro per l’Italia, entrambe nello snowboard. Jacopo Luchini ha trionfato nel banked slalom SB-UL; mentre Emanuel Perathoner, già oro nello snowboard cross SB-LL2, ha conquistato il suo secondo titolo vincendo anche il banked slalom SB-LL2. Con questi successi l’Italia sale a quota 12 medaglie in queste Paralimpiadi.
Jacopo Luchini ha conquistato il quarto oro per l’Italia alle Paralimpiadi invernali. Sulla pista di Socrepes, l’azzurro ha trionfato nello snowboard, specialità banked slalom SB-UL, chiudendo la prova con il miglior tempo (56″28). Medaglie d’argento e di bronzo per due atleti cinesi: Wang Pengyao (56″62) e Jiang Zihao (57″03).
Emanuel Perathoner è salito sul gradino più alto del podio nello snowboard, nel banked slalom SB-LL2. L’azzurro è al secondo trionfo dopo quello di sabato nello snowboard cross uomini SB-LL2 ed è il primo snowboarder a fare doppietta d’oro nella stessa Paralimpiade. Dodicesima medaglia per l’Italia, sempre più vicino il record fissato a Lillehammer 1994: furono 13, però senza alcun oro.
Formula1, Leclerc: "Persi quattro decimi nel rettilineo"
Roma, 13 mar. (askanews) – Qualifiche Sprint complicate per Charles Leclerc nel GP di Cina della Formula 1. Il pilota della Scuderia Ferrari scatterà dalla sesta posizione dopo una sessione segnata da difficoltà nel giro decisivo della SQ3.
Leclerc ha commesso un errore nel primo tentativo e nel secondo, mentre stava migliorando, ha perso molto tempo nel settore finale del circuito di Shanghai. Il monegasco ha chiuso a circa un secondo dalla pole position conquistata dalla Mercedes di George Russell e a quattro decimi dal compagno di squadra Lewis Hamilton, quarto in griglia.
Eloquente il team radio di Leclerc dopo l’ultimo giro: “Cosa diavolo sta succedendo? Cosa diavolo sta succedendo? Ho perso quattro decimi solo nel secondo rettilineo”.
I dati della telemetria hanno confermato la difficoltà nel tratto veloce: tra Leclerc e Hamilton si sono registrati circa 10 km/h di differenza di velocità sul rettilineo principale.
“È stata una sessione un po’ complicata, molto frustrante – ha spiegato il ferrarista -. Ho fatto un errore nel primo giro e nel secondo stavo facendo un buon tempo, ma ho perso quattro decimi nel secondo rettilineo. Non so per quale motivo, dobbiamo capire cosa è successo”.
Leclerc ha poi guardato alla Sprint con maggiore fiducia: “Non credo che non aver montato l’ala ‘Macarena’ cambi il quadro. In gara dovremmo essere relativamente più forti rispetto alle qualifiche. Sul giro secco la Mercedes sembra avere qualcosa in più, ma sul passo gara siamo più vicini e speriamo domani di poter rimontare”.
Formula1, Vasseur "Qualifica Sprint più positiva del risultato"
Roma, 13 mar. (askanews) – In casa Scuderia Ferrari si lavora sui dati dopo le qualifiche Sprint del GP di Cina della Formula 1, segnate da un funzionamento anomalo della parte elettrica della power unit sulla vettura di Charles Leclerc. Il monegasco ha perso terreno nel terzo settore nel giro decisivo, mancando così la possibilità di inserirsi in seconda fila accanto o davanti al compagno di squadra Lewis Hamilton.
Un episodio che ricorda quanto accaduto già in Australia, quando le Ferrari avevano accusato un calo di prestazione nella fase iniziale del Q2.
Il team principal Frédéric Vasseur ha commentato così il venerdì di Shanghai: “La Sprint Qualifying di oggi è stata più positiva di quanto dica il risultato finale. Lewis ha fatto un buon lavoro in una battaglia molto serrata con le McLaren. Anche Charles è stato competitivo ma purtroppo il suo secondo tentativo non è stato buono nell’ultimo settore”.
“Analizzeremo i dati nel dettaglio per capire cosa è successo, visto che non ha avuto lo stesso deployment dell’energia del suo primo giro lanciato. Domani vedremo cosa riusciremo a fare nella gara Sprint, ma sono fiducioso che possiamo ottenere un altro risultato solido”.
Vasseur ha poi spiegato che nel corso della giornata la squadra ha continuato a raccogliere informazioni tecniche: “Oggi nelle libere abbiamo anche provato l’ala posteriore rovesciata per accumulare ulteriore chilometraggio prima di poterla utilizzare stabilmente sulla vettura”
Formula1, la Mercedes domina le qualifiche Sprint in Cina
Roma, 13 mar. (askanews) – La Formula 1 parla ancora Mercedes anche in Cina. Dopo l’esordio in Australia, il team di Brackley domina anche le qualifiche Sprint del GP di Shanghai: pole position per George Russell in 1:31.520, davanti al compagno di squadra Kimi Antonelli e alla McLaren di Lando Norris.
Russell rifila quasi tre decimi ad Antonelli – penalizzato da un errore nell’ultimo settore dell’SQ3 – e oltre sei decimi al resto del gruppo.
Alle spalle delle Frecce d’Argento, Ferrari e McLaren sembrano su un livello molto simile. Norris guida il gruppo davanti alla Ferrari di Lewis Hamilton e alla McLaren di Oscar Piastri. Più attardato invece l’altro ferrarista, Charles Leclerc, lontano quattro decimi dalla seconda fila anche a causa di una perdita di velocità sul rettilineo principale.
Più complicata la situazione per il campione del mondo Max Verstappen, solo ottavo e preceduto anche dall’Alpine di Pierre Gasly. L’olandese ha lamentato problemi di guidabilità della Red Bull e traffico nel giro decisivo dell’SQ3. Davanti a lui anche Oliver Bearman e Isack Hadjar.
Nelle retrovie si confermano le difficoltà di Williams, Aston Martin e Cadillac, tutte eliminate già nella prima fase delle qualifiche.
Il programma del weekend prosegue nella notte italiana: alle 4 è in programma la Sprint, mentre alle 8 scatteranno le qualifiche per il Gran Premio. Domenica alle 8 il via alla gara del secondo appuntamento del Mondiale. ??
Formula1, Hamilton: "Lavoro fantastico del team"
Roma, 13 mar. (askanews) – Lewis Hamilton un anno fa conquistò la pole position nelle Qualifiche Sprint del GP della Cina – poi vinse la Sprint – oggi invece non è andato oltre al quarto crono assoluto alle spalle delle Mercedes e della McLaren di Lando Norris, ma è comunque soddisfatto della sua prestazione e del lavoro svolto dalla Ferrari in un venerdì frenetico in cui è stata testata l’ala Macarena nelle Prove Libere salvo poi sostituirla dopo un testacoda di Lewis Hamilton.
“Sono molto soddisfatto – ha detto il pilota della Ferrari ai microfoni di Sky Sport – il mio team ha fatto un lavoro fantastico, soprattutto i miei ingegneri che hanno ribaltato la macchina, perché nelle prove libere mi ero girato in una sessione che si è rivelata complicata. La macchina mi ha dato grandi sensazioni. Abbiamo tanto lavoro da fare e dobbiamo spingere tantissimo a Maranello per migliorare a livello di potenza. In Mercedes hanno fatto un lavoro fantastico, dobbiamo spingere per ridurre quel divario. A livello di macchina le sensazioni sono grandiose e possiamo competere con loro nelle curve, però quando ti manca potenza poi hai un problema”.
“Non saprei dire perché siamo tornati indietro – ha aggiunto Hamilton sull’ala Macarena – abbiamo affrettato i tempi per portarla qui perché non doveva essere in macchina nelle prime cinque gare. Hanno fatto un gran lavoro affrettando i tempi per portarla qui. Magari era proprio un pochino prematuro, per cui l’abbiamo tolta dalla macchina, ma lavoreremo per riportarla quando sarà pronta”.
Formula1, Russell vola: "Mercedes fantastica"
Roma, 13 mar. (askanews) – La Formula 1 conferma in Cina la superiorità della Mercedes. Nelle qualifiche Sprint del GP di Shanghai pole position per George Russell davanti al compagno di squadra Kimi Antonelli, con un vantaggio di oltre sei decimi sul resto della concorrenza.
Un margine che evidenzia la forza della W17 soprattutto sul rettilineo principale del tracciato cinese, dove il motore Mercedes ha fatto la differenza. Alle spalle delle Frecce d’Argento inseguono le Ferrari, con Lewis Hamilton quarto nonostante un giro definito “ottimo” dal britannico e la sensazione di essere comunque lontano dal ritmo del leader. Più indietro l’altra Rossa di Charles Leclerc, sesto.
In vista della Sprint, però, proprio Ferrari potrebbe provare a sfruttare la partenza. Hamilton e Leclerc dispongono infatti di un turbo più piccolo e potrebbero tentare l’attacco già alla prima curva per inserirsi davanti alle Mercedes.
Russell invita comunque alla prudenza e guarda soprattutto alla fase iniziale della gara. “Bisogna aspettarsi l’imprevisto, non so cosa accadrà. Le mie partenze in prova sono state probabilmente le migliori della stagione per ora, credo che abbiamo trovato miglioramenti”, ha spiegato il pilota britannico.
“Da Melbourne in poi abbiamo lavorato solo su questo aspetto. Ci siamo concentrati pienamente sulle partenze. Per fortuna i due piloti vicino a me sono motorizzati Mercedes, spero che non saranno veloci come le Ferrari”, ha aggiunto Russell, sottolineando come in gara possa incidere anche il fenomeno del graining, già determinante lo scorso anno sul circuito di Shanghai.
Il leader delle qualifiche Sprint si è poi detto molto soddisfatto della monoposto: “La macchina dà sensazioni fantastiche, è ottima, con un motore che oggi è andato molto bene. È stata davvero una gioia guidare. A Melbourne i primi giri sono stati un po’ più confusi del previsto, ma vedremo domani cosa accadrà”
Chirurgia della cataratta bilaterale, confronto tra specialisti
Roma, 13 mar. (askanews) – Si è svolto a Roma un incontro scientifico dedicato alla possibilità di intervenire sulla cataratta bilaterale nella stessa seduta chirurgica, un tema che negli ultimi anni sta attirando crescente attenzione nella comunità oftalmologica internazionale. All’incontro hanno partecipato alcuni tra i più autorevoli specialisti di oftalmologia per discutere opportunità, limiti e criteri di applicazione di questa tecnica. L’iniziativa è stata promossa dal dottor Guido Lesnoni, primario di Diagnostica e Chirurgia oculare dell’Ospedale Cristo Re di Roma, insieme al professor Teresio Avitabile, primario della Clinica Oculistica dell’Università di Catania, con l’organizzazione scientifica del dottor Livio Colecchia, medico chirurgo specialista in oftalmologia e autore di oltre 30 pubblicazioni scientifiche. La chirurgia bilaterale simultanea della cataratta prevede l’intervento su entrambi gli occhi nella stessa seduta operatoria. In alcuni Paesi europei questa procedura è già utilizzata con maggiore frequenza, mentre in Italia il tema continua a essere oggetto di valutazione e confronto tra gli specialisti, anche per le implicazioni cliniche, organizzative ed etiche che comporta. Secondo Guido Lesnoni l’interesse verso questa tecnica nasce anche dalle richieste dei pazienti e dall’evoluzione delle pratiche chirurgiche a livello internazionale. L’obiettivo del confronto tra gli specialisti è quello di approfondire protocolli, criteri di selezione dei pazienti e percorsi clinici che possano garantire condizioni di sicurezza adeguate. Il professor Teresio Avitabile ha sottolineato come ogni innovazione in ambito medico sia spesso accompagnata da iniziali timori. Proprio per questo, ha osservato, è importante che il tema venga discusso in modo aperto sulla base dei dati scientifici disponibili e dell’esperienza maturata nei diversi contesti sanitari. Nella pratica clinica la chirurgia bilaterale simultanea viene oggi applicata soprattutto in situazioni selezionate. Il professor Romolo Appolloni, primario oculista dell’Ospedale S. Eugenio-CTO di Roma, ha ricordato che in molti contesti ospedalieri questa procedura viene utilizzata con prudenza, ad esempio nei pazienti molto anziani o in coloro che devono essere sottoposti ad anestesia generale. Esistono inoltre condizioni specifiche in cui questa soluzione può rappresentare una risposta efficace per il paziente. Andrea Niutta, primario della Struttura Complessa di Oculistica dell’Azienda ASL Roma 3, ha spiegato che in alcuni casi di pazienti fragili, come persone con sindrome di Down che necessitano di anestesia generale, l’intervento su entrambi gli occhi nella stessa seduta può consentire di risolvere il problema visivo con un unico intervento. Tra i possibili vantaggi indicati dagli specialisti vi è la possibilità di affrontare un solo intervento chirurgico e un unico periodo di recupero. Allo stesso tempo, la comunità scientifica continua a valutare con attenzione i possibili rischi legati alla procedura. Ciro Tamburelli, primario oculista dell’Ospedale Oftalmico di Roma, ha evidenziato come la questione coinvolga anche aspetti etici e di responsabilità clinica. I benefici per il paziente possono essere rilevanti, ma è necessario considerare con attenzione ogni caso e garantire una comunicazione chiara con chi si sottopone all’intervento. Il confronto tra gli specialisti ha messo in evidenza la necessità di proseguire l’approfondimento scientifico su protocolli, criteri di sicurezza e modalità di selezione dei pazienti, per valutare in quali condizioni la chirurgia simultanea della cataratta possa trovare un’applicazione appropriata nella pratica clinica.
La migrazione dei super-ricchi sfida gli avvocati italiani
Roma, 13 mar. – La professione legale italiana attraversa una fase di profonda trasformazione, stretta tra una crisi strutturale che colpisce migliaia di avvocati e opportunità senza precedenti generate dall’arrivo massiccio di patrimoni internazionali. Mentre molti professionisti faticano a sostenere economicamente i propri studi, schiacciati dalla saturazione del mercato e dai tempi biblici della giustizia italiana, una nuova élite di specialisti sta emergendo per gestire le esigenze di una clientela internazionale sempre più numerosa e facoltosa.
I numeri parlano chiaro: nel 2025 l’Italia ha accolto 3.600 milionari, posizionandosi come terza destinazione mondiale per i super-ricchi dopo Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti. Un fenomeno alimentato dalla flat tax da 200.000 euro e dalle politiche di rientro dei cervelli, che ha trasformato Milano e altre città italiane in magneti per patrimoni miliardari provenienti soprattutto da Londra post-Brexit.
‘L’Italia è veramente invasa dai milionari da tutto il mondo, soprattutto dopo la Brexit abbiamo avuto un numero altissimo di persone che vivevano prima a Londra e che si sono spostati in Italia’, spiega Armando Cecatiello, avvocato del Foro di Milano esperto in diritto di famiglia internazionale. ‘Diciamo, quelli più abbienti tendono a stare a Milano, quindi c’è un numero importante di stranieri in Italia che sono rientrati con le varie normative fiscali più favorevoli’.
Parallelamente, il turismo matrimoniale registra cifre record: nel 2024 i matrimoni celebrati da coppie straniere in Italia hanno superato quota 15.100, segnando un incremento dell’11,4% rispetto all’anno precedente. Nel 2025, le presenze straniere dovrebbero raggiungere i 271 milioni, il massimo mai registrato, contribuendo ulteriormente al boom del settore.
Questa trasformazione del panorama clientelare sta rivoluzionando l’approccio professionale degli avvocati italiani. ‘Il nostro lavoro è capire dove è meglio separarsi o meglio dove meglio divorziare perché siamo l’unico paese, forse, che ancora ha il doppio step: la separazione poi il divorzio’, osserva Cecatiello. ‘Invece gli altri superano tutto e vanno direttamente al divorzio ‘.
La gestione di patrimoni internazionali richiede competenze che vanno ben oltre il diritto italiano tradizionale. Gli avvocati devono padroneggiare normative anglosassoni, strutture fiduciarie come i Trust e comprendere le differenze sostanziali tra i sistemi giuridici. ‘In Italia abbiamo separazione dei beni o comunione di beni, all’estero il giudice inglese, americano, australiano non riconosce la separazione di beni perché non considera la separazione di beni un pre-nup o post-nup e ciò ha conseguenze importanti sul piano patrimoniale’, spiega l’esperto.
Ma la vera rivoluzione riguarda l’approccio al conflitto familiare. ‘Io sto chiudendo adesso dei divorzi delle separazioni con assegni una tantum milionari’, rivela Cecatiello. ‘Qualche giorno fa ho curato un contratto di convivenza per un personaggio che invece non vuole assolutamente sposarsi, parliamo di un patrimonio di un bilione’.
L’evoluzione professionale richiede anche nuove competenze trasversali. ‘Sicuramente uscire dai confini italiani, ma non nella misura di andare a lavorare all’estero come fuga di cervelli, ma di aprire la mente sul fatto che le competenze che abbiamo in Italia possono essere arricchite da altre competenze che ci vengono da altri ordinamenti’, sottolinea l’avvocato, che ha studiato le tecniche di negoziazione di Harvard e la pratica collaborativa.
L’approccio costruttivo alla risoluzione dei conflitti sta diventando centrale. ‘Il concetto è che noi dovremmo impostarci per creare abbondanza, nel senso che invece di dividere, separare e impoverire, bisogna trovare dei modi per aumentare quello che sono i patrimoni e abbassare il conflitto’, afferma Cecatiello, citando esempi di divorzi che hanno generato nuove opportunità di business per entrambi i coniugi.
Tuttavia, l’arrivo di studi legali internazionali rappresenta una nuova sfida. ‘Così come arrivano tutti questi milionari, adesso arrivano anche gli studi legali internazionali’, avverte l’esperto. ‘Spesso hanno un approccio tutt’altro che conciliante, sono in grado di produrre atti su atti e allegare un numero considerevole di documenti tanto da rendere particolarmente impegnativa la difesa, di contro il numero di legali che coinvolgono e le regole interne non rendono facile il rapporto con il cliente’. La trasformazione in atto evidenzia come la professione legale italiana debba necessariamente evolversi per rimanere competitiva.
Consiglio supremo difesa: inammissibili attacchi Israele a Unifil
Roma, 13 mar. (askanews) – Il Consiglio supremo di difesa ritiene “allarmanti le continue gravi violazioni della risoluzione n. 1701 del 2006 e il ripetersi di inammissibili attacchi da parte israeliana al contingente di UNIFIL, attualmente a guida italiana”. È quanto si legge nella nota del Quirinale diffusa al termine della riunione del Consiglio supremo di difesa che si è svolta questa mattina al Colle.
“Anche in relazione alle decisioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU di concludere la missione UNIFIL, resta ineludibile garantire la sicurezza della Linea Blu, favorendo l’incremento delle capacità delle Forze Armate Libanesi”, si legge ancora nel comunicato.
Consiglio difesa: su eventuale utilizzo extra basi Usa serve voto Camere
Roma, 13 mar. (askanews) – Il Consiglio supremo di difesa “ha preso atto favorevolmente che, con propria risoluzione, il Parlamento si è già espresso sulle richieste ricevute da parte dei Paesi amici ed alleati di assistenza nella loro difesa nonché sulla necessità che l’utilizzo delle infrastrutture militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle forze statunitensi avvenga nel rispetto del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti che include fra l’altro attività addestrativa e di supporto tecnico-logistico. Il Consiglio ha inoltre preso atto che eventuali richieste che dovessero eccedere il perimetro delle attività già disciplinate dagli accordi citati saranno sottoposte al Parlamento”. È quanto si legge nella nota del Quirinale diffusa al termine della riunione del Consiglio supremo di difesa che si è svolta questa mattina al Colle.
Sci, Giovanni Franzoni secondo nella discesa di Courchevel
Roma, 13 mar. (askanews) – Giovanni Franzoni regala un altro podio all’Italia dello sci: l’azzurro è secondo in 1.47.35 nella discesa di Coppa del Mondo di Courchevel sulla pista Eclipse. Con questo risultato Franzoni consolida anche il terzo posto nella classifica di specialità. Primo l’austriaco Vincent Kriechmayr in 1.47.27 , che interrompe un digiuno di due stagioni della sua nazionale. Era infatti da 23 discese che un austriaco non vinceva. Terzo e grande protagonista di questa giornata il campione svizzero Marco Odermatt in 1.47.57. Odermatt con questo piazzamento vince con ben sei gare di anticipo la sua quinta coppa del mondo consecutiva .
Referendum, Schlein: Meloni tratta italiani come stupidi
Milano, 13 mar. (askanews) – “Ma è normale che una presidente del Consiglio tratti gli italiani come degli stupidi e dica che se passa il No ci saranno più stupratori liberi?” Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, ospite di La7, commentando un passaggio del comizio di ieri sera della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
“Strumentalizzare fatti d’attualità da parte di una premier è grave. A Rogoredo ha accusato i giudici di aver fatto partire l’indagine, ma così quel poliziotto avrebbe ancora la divisa. È giusto ci siano dei magistrati indipendenti che anche laddove si prospetti un abuso da parte dello Stato indagano. Lì ha sbagliato Meloni, e ancora non ha chiesto scusa”.
Ancora, “uno stupratore è stato liberato da questo governo e rimandato in Libia”, dice riferendosi ad Almasri. E poi la legge sul consenso: “Contro gli stupratori avevamo un accordo con Meloni sul consenso: l’hanno fatto saltare e hanno presentato un ddl che sarebbe un passo indietro”.
Insomma, ha concluso sul punto Schlein, “farei attenzione all’uso strumentale dei fatti di cronaca. Suggerirei a Meloni di seguire l’appello di Mattarella ad abbassare i toni perchè c’è un giorno dopo il referendum e delegittimando la magistratura si mina la fiducia dei cittadini: si fa male alle istituzioni e non ci guadagna nessuno”.
Lo spazio come esperienza e mistero: rivivere dentro Mark Rothko
Firenze, 13 mar. (askanews) – Il lavoro di Mark Rothko, uno dei più importanti pittori del secondo Novecento, è una forma di esperienza dello spazio, un percorso che diventa necessariamente filosofico, nel momento in cui ci si avvicina, ma è una filosofia della presenza, del modo in cui possiamo immaginare la nostra posizione di fronte e dentro l’arte. Palazzo Strozzi gli dedica una retrospettiva importante, profonda, che restituisce una lettura credibile della portata dell’opera dell’artista nato in Russia nel 1903 e diventato, negli Stati Uniti, uno dei grandi interpreti dell’astrazione. La mostra è intitolata “Rothko a Firenze” ed è curata da Elena Geuna insieme a Christopher Rothko, figlio di Mark.
“Abbiamo cercato di individuare i quadri che fossero più legati alla sua esperienza in Italia, che aveva immaginato già prima di arrivarci realmente da uomo di mezza età negli anni 50 – ha detto Rothko ad askanews -. Aveva sognato questo viaggio, che era davvero importante per lui. Aveva guardato all’arte del Rinascimento, alle tracce dell’antica Roma per tutta la sua vita nell’attesa di arrivare a conoscerle direttamente”.
Il legame con la grande pittura e i grandi edifici è importante, ma, attraversando le sale di Palazzo Strozzi – cui i dipinti portano una luce diversa, le trasformano in modo sorprendente – si sente che la potenza della pittura di Rothko va oltre i presupposti narrativi, crea una dimensione differente, occupa lo spazio. Ed è possibile percepirlo fin dalle prime opere, ispirate al surrealismo e comunque ancora in parte figurative, ma nei grandi campi di colore questa sensazione diventa totalizzante. I quadri di Rothko sono finestre aperte su di noi.
“Plasticità, tangibilità – ha detto ancora Christopher Rothko – sono parole che entrano nel suo lavoro, perché lui pensava ai quadri come a qualcosa che fosse realmente presente nella stanza, non qualcosa a cui semplicemente guardare, ma un’esperienza che deve coinvolgere, un’esperienza sentimentale. Senza questa interazione non ci sarebbe neppure il senso di mistero, sarebbero solo dei bei colori. In realtà è importante che questi dipinti pongano le grandi domande: perché siamo qui, dove andiamo… Se non prestiamo attenzione a queste domande, diceva, si vive solo una vita superficiale”.
In mostra una serie di capolavori che arrivano dai più importanti musei del mondo, dal MoMA di New York come dal Guggenheim di Bilbao, ma anche bozzetti e opere su carta che mantengono la stessa intensità delle grandi tele che abbiamo imparato a conoscere, ma che, per fortuna, continuano ad alimentare proprio quel mistero citato dal curatore. In ciò che il lavoro di Rothko suggerisce e che noi però non possiamo capire fino in fondo c’è il senso dello stare insieme a queste opere meravigliose e segrete.
“La gente spesso pensa ai dipinti di mio padre come riflessioni sul colore – ha concluso Christopher Rothko – ma io credo che lui fosse più concentrato sulla creazione di luoghi credibili nei quali sia possibile entrare. Di modo che si possa essere nello spazio del dipinto, ma andare anche oltre”.
Questi “luoghi credibili” prendono forma anche a Palazzo Strozzi, sono il gradiente di un’esperienza che non è solo quella di una mostra, per quanto importante e unica per il nostro Paese, ma rappresenta una possibilità di un incontro con qualcosa di “altro” che è anche “alieno” a volte e, attraverso i grandi campi di colore filosofici di Mark Rothko ci viene presentato in tutta la sua segreta rilevanza. Oggi ancora di più. Non è chiaro a cosa serva l’arte, se mai deve servire a qualcosa, ma qualora ce lo chiedessero questo tipo di esperienza si candiderebbe a essere una delle possibili risposte.
Ospitata anche nel Museo di San Marco e alla Biblioteca Medicea Laurenziana, l’esposizione è aperta al pubblico fino al 23 agosto. (Leonardo Merlini)
Iraq nel mirino: quali contingenti stranieri, da quali Paesi
Roma, 13 mar. (askanews) – Nell’ambito del conflitto iraniano, la presenza militare straniera nel vicino Iraq è divenuta un punto focale. Gli attacchi con droni alla base italiana di Erbil, nel Kurdistan iracheno, senza vittime, e quello contro il contingente francese, che ha provocato la morte di un militare transalpino, pongono il tema della permanenza di contingenti internazionali all’interno del paese che è stato martoriato da decenni di guerre, rivolte interne, terrorismo.
La presenza militare straniera in Iraq nel 2026 si presenta molto diversificata rispetto agli anni della guerra aperta contro lo Stato islamico, ma resta significativa e articolata. Il quadro attuale è segnato da una progressiva riduzione della missione della coalizione internazionale guidata dagli Stati uniti, da un consolidamento della Nato Mission Iraq con compiti non-combat di advisory e capacity building, e dalla permanenza di alcuni dispositivi nazionali o bilaterali, a cominciare da quello turco nel nord del paese. A rendere complessa una ricostruzione precisa di questa presenza sono soprattutto due fattori: da un lato la sovrapposizione tra missioni diverse, dall’altro la riluttanza di diversi governi a pubblicare numeri aggiornati e puntuali sugli effettivi dispiegati sul terreno.
UN DOPPIO BINARIO: COALIZIONE E NATO
Il primo elemento da chiarire è che la presenza straniera in Iraq oggi si regge su due architetture principali. La prima è quella della coalizione anti-Isis guidata da Washington, cioè la Combined Joint Task Force-Operation Inherent Resolve, nata nel 2014 per sostenere Baghdad nella lotta contro lo Stato islamico. La seconda è la Nato Mission Iraq, lanciata nel 2018 e avviata nello stesso anno a Baghdad come missione non-combat, con compiti di addestramento, consulenza e rafforzamento delle istituzioni della difesa irachene.
Negli ultimi diciotto mesi il peso relativo delle due strutture è cambiato. Stati uniti e Iraq hanno concordato nel 2024 una transizione che prevede la conclusione della missione militare della coalizione in Iraq entro settembre 2025, ma ciò non ha significato una scomparsa totale della presenza militare straniera. Piuttosto, si è assistito a una riconfigurazione: meno dispositivo direttamente legato alla campagna anti-Isis, più cooperazione bilaterale e più enfasi sulla missione Nato. Per questo, nel 2026, la presenza straniera in Iraq è più ristretta rispetto al passato, ma non marginale.
GLI STATI UNITI: TRA RIDUZIONE E PERMANENZA
Gli Stati uniti restano il paese straniero con la presenza militare più rilevante in Iraq, anche se molto ridotta rispetto agli anni precedenti. Senza calcolare il precedente ruolo di paese occupante, dopo la Seconda guerra del Golfo, il contingente americano è presente dal 2014 nel quadro di Operation Inherent Resolve. All’inizio del 2025 varie ricostruzioni giornalistiche indicavano una forza di circa 2.500 uomini in Iraq, successivamente avviata a una riduzione sotto quota 2.000 nell’ambito del processo concordato con Baghdad. Un dato ufficiale pubblico, preciso e aggiornato a marzo 2026, non risulta però disponibile.
Dal punto di vista geografico, il baricentro della presenza americana si è spostato sempre più verso Erbil, nel Kurdistan iracheno, mentre Baghdad mantiene una funzione politico-militare e di raccordo, e siti come Ain al-Asad hanno conosciuto una fase di ridimensionamento o trasferimento di responsabilità. La presenza Usa non va quindi letta come un ritiro completo, ma come il passaggio da una missione di coalizione più ampia a un assetto più leggero, più selettivo e più incardinato sul rapporto bilaterale con il governo iracheno e con le autorità curde.
L’ITALIA TRA ERBIL E BAGHDAD
L’Italia è tra i paesi europei più presenti in Iraq e continua a svolgere un ruolo rilevante sia nella cornice della coalizione anti-Daesh sia in quella della Nato Mission Iraq. Il nome della missione italiana è Operazione Prima Parthica, avviata il 14 ottobre 2014 e oggi agli ordini del colonnello Stefano Pizzotti. Il baricentro operativo italiano è Erbil, dove Camp Singara ospita il comando del contingente nazionale terrestre, ma una presenza italiana è anche a Baghdad, soprattutto nell’ambito della Nato Mission Iraq e delle strutture di supporto diplomatico e operativo come Union III e il Baghdad Diplomatic Support Center.
Per quanto riguarda i numeri, attualmente il contingente è stato fortemente ridotto. A fronte di un’autorizzazione parlamentare 2025 data per 1.270 unità, a quanto ha affermato oggi il ministro della Difesa Guido Crosetto, il personale già ridimensionato in via precauzionale, ammonterebbe al momento a 141 unità che si stanno ridislocando temporaneamente. 102 soldati sono stati riportati in Italia, altri 75 sono stati spostati in Giordania.
LA SPAGNA A BESMAYAH
Madrid partecipa dal 2015 alla missione di supporto all’Iraq, integrata sia nella coalizione anti-Isis sia nella Nato Mission Iraq. Secondo il ministero della Difesa spagnolo, il contingente conta attualmente 370 uomini. La maggior parte è schierata nella base di Besmayah, mentre il resto è distribuito tra Baghdad e Taji. Roma, 13 mar. (askanews) – La presenza spagnola si concentra in attività di formazione e assistenza, in linea con la trasformazione complessiva della presenza straniera in Iraq da missione di combattimento ad azione di supporto e addestramento.
GERMANIA E OLANDA, PRESENZA STRUTTURATA
Anche la Germania mantiene una presenza militare in Iraq, sebbene il dato pubblico più chiaro sia quello del tetto massimo autorizzato e non degli effettivi schierati nel paese. Berlino partecipa dal 2015 al dispositivo anti-Isis e dal 2020 alla Nato Mission Iraq. Il mandato tedesco autorizza fino a 500 militari nel teatro Giordania-Iraq, ma la stessa Bundeswehr chiarisce che il grosso del personale è dislocato tra al Azraq in Giordania ed Erbil in Iraq, con singoli elementi anche a Baghdad. Ne consegue che il numero effettivo di soldati tedeschi oggi presenti sul suolo iracheno è verosimilmente inferiore al massimo autorizzato, ma non risulta pubblicato in forma dettagliata.
Più trasparente appare la posizione dei Paesi Bassi, presenti in Iraq dal 2014 nel quadro della lotta contro Isis. L’Aja distingue tra la propria presenza nella Nato Mission Iraq a Baghdad, il contributo alla Joint Operational Command Advisory Team (Jocat) a Erbil, il sostegno al Ministero degli Affari Peshmerga curdo e una piccola componente di supporto nazionale tra Baghdad ed Erbil. Le cifre rese note indicano fino a 20 advisor militari e civili per la missione Nato a Baghdad, 5 militari a Erbil per il Jocat, 1 advisor presso il ministero dei Peshmerga e 5 militari del National Support Element. Un aggiornamento operativo di inizio 2026 parla in modo ancora più netto di 15 militari olandesi a Baghdad e 5 a Erbil, con l’elemento di supporto a cavallo dei due poli.
FRANCIA E REGNO UNITO, PRESENZA CONSISTENTE MA NUMERI OPACHI
La Francia opera dal 19 settembre 2014 nel quadro di Opération Chammal, il proprio contributo a Inherent Resolve. La presenza francese in Iraq è legata in particolare a Baghdad, al Baghdad Diplomatic Support Center e alle attività di formazione svolte nell’area di Union III. Il dato di 600-900 militari spesso citato per Chammal riguarda però l’insieme del dispositivo francese nella regione, compresi assetti aerei e navali, e non permette di isolare con precisione gli effettivi presenti in Iraq.
Analoga la situazione britannica. Londra è presente dal 2014 con Operation Shader e ha chiarito che intende proseguire il sostegno alla sicurezza irachena anche dopo la conclusione della missione militare della coalizione. La presenza britannica in Iraq risulta documentata soprattutto a Erbil, con precedenti rotazioni anche in altre basi come Al Asad, Taji e Besmayah. Tuttavia, anche in questo caso il numero esatto attuale non è pubblicato in modo dettagliato. La cifra di circa 200 militari britannici in Iraq circolata nel 2025 offre un ordine di grandezza plausibile, ma non equivale a un dato ufficiale consolidato e aggiornato.
DANIMARCA E ALTRI CONTRIBUTI NATO
La Danimarca rappresenta un caso a parte, perché ha ormai azzerato il proprio contributo terrestre a Operation Inherent Resolve ma mantiene una presenza in Iraq nella cornice Nato. Copenaghen partecipa alla Nato Mission Iraq dal 2018 e dichiara oggi 10 effettivi, tra ufficiali di staff e adviser, presso il quartier generale della missione a Union III. Si tratta di una presenza numericamente ridotta, ma significativa perché riflette il passaggio da una partecipazione più legata alla campagna anti-Isis a un impegno di advisory in ambito Nato.
Più in generale, la Nato afferma che tutti i 32 alleati, più l’Austria, contribuiscono oggi alla Nato Mission Iraq. Questo non significa necessariamente che ogni paese mantenga un contingente nazionale autonomo e visibile sul terreno, ma conferma che la missione è diventata il contenitore istituzionale principale della presenza occidentale in Iraq. Non esiste un quadro pubblico, aggiornato e dettagliato, che indichi paese per paese il numero preciso di uomini schierati.ù
IL PECULIARE CASO DEL CANADA
Anche il Canada continua a sostenere la Nato Mission Iraq nel quadro della nuova Operation Amarna, avviata nell’aprile 2025 in sostituzione delle precedenti operazioni nella regione. Ottawa conferma il proprio sostegno alla missione Nato, ma non rende pubblici né il numero degli effettivi presenti in Iraq né la loro esatta collocazione. Nell’intera regione ci dovrebbero essere circa 200 militari canadesi.
LA TURCHIA, PRESENZA SEPARATA E AUTONOMA
Il caso turco è diverso da tutti gli altri ed è essenziale per capire davvero la mappa della presenza militare straniera in Iraq. Ankara non opera principalmente nel quadro della coalizione anti-Isis o della missione Nato, pur essendo parte dell’Alleanza, ma mantiene una propria presenza militare autonoma nel nord dell’Iraq, legata alla lotta contro il Partito dei lavoratori curdi (Pkk), considerato un’organizzazione terroristica da Ankara. Si tratta probabilmente del secondo dispositivo straniero più consistente nel paese dopo quello americano.
Le fonti più accreditate parlano di quasi 40 basi e avamposti turchi nel nord dell’Iraq e di una consistenza stimata in tutto l’Iraq non inferiore a 5.000 uomini, forse addirittura il doppio secondo altre fonti. Non si tratta di dati ufficiali turchi, ma di stime convergenti. La base più nota è quella di Zilkan-Bashiqa, a nord-est di Mosul, la cui presenza è documentata almeno dal 2015. A questa si aggiunge una rete di postazioni e infrastrutture nelle aree di Duhok ed Erbil, rafforzata soprattutto con le operazioni della serie Claw e in particolare con Operation Claw-Lock, lanciata nel 2022. La presenza turca in Iraq non è quindi residuale né simbolica, ma costituisce un elemento strutturale del quadro di conflitto del nord del paese e, secondo diverse fonti, in espansione.
CHI NON C’E’ PIU’ O NON E’ PIU’ QUANTIFICABILE
Nel confronto con gli anni passati, emerge anche l’uscita o il forte ridimensionamento di alcuni attori. L’Australia, per esempio, ha concluso Operation Okra nel dicembre 2024 e non può più essere considerata, nel 2026, tra i paesi che mantengono un contingente in Iraq. Altri paesi Nato possono continuare a contribuire alla missione attraverso singoli ufficiali di staff, adviser o rotazioni molto ridotto.
Questo è il vero nodo dell’attuale presenza militare straniera in Iraq: il paese ospita ancora contingenti esteri, ma il modello è diventato molto più frammentato, meno massiccio e molto meno trasparente rispetto agli anni in cui la lotta all’Isis produceva una presenza multinazionale molto più visibile.
Nel complesso, al marzo 2026, i paesi con una presenza militare straniera in Iraq verificabile in modo concreto sono Stati uniti, Italia, Spagna, Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Francia, Regno unito e Turchia. A questi si aggiungono i contributi degli altri alleati Nato e dell’Austria alla Nato Mission Iraq, ma senza un dettaglio pubblico paese per paese.
Dal punto di vista geografico, i poli principali sono oggi tre. Il primo è Erbil e più in generale il Kurdistan iracheno, dove si concentrano la presenza americana residua, parte di quella italiana, contributi europei e il raccordo con le autorità curde. Il secondo è Baghdad, sede della Nato Mission Iraq, del supporto diplomatico-militare di diversi paesi e di varie cellule di advisory. Il terzo è il nord dell’Iraq interessato dalla presenza turca, in particolare le aree di Bashiqa, Duhok e le zone montane dove Ankara conduce da anni operazioni contro il Pkk.
Teatro, Federico Palmaroli alias Osho alla Sala Umberto di Roma
Roma, 13 mar. (askanews) – Federico Palmaroli va in scena, il 14 marzo, alla Sala Umberto di Roma, con lo spettacolo #Lepiubellefrasidiosho, cronaca surreale di un mondo reale, con chitarra e voce Antonio Trignani.
Questo spettacolo – si legge in una nota del Teatro – è per chi non ce la fa più a prenderla sul serio questa farsa globale che ci ostiniamo a chiamare attualità. È per chi guarda il telegiornale come si guarda una puntata di Boris, per chi scrolla i social col ghigno di chi ha capito che il re è nudo e continua a ballare il tip-tap. È per chi sente il bisogno fisico di sgonfiare, con una battuta, il pallone gonfiato della retorica quotidiana. Per chi ama i paradossi, i no sense, le iperboli: perché sa che solo così si racconta il vero. Per chi non vuole diventare un algoritmo umano, tutto ottimizzato, tutto in target, tutto coerente.
È un irresistibile carrellata di personaggi della politica, del costume, dello sport e della spiritualità che si esprimono con un linguaggio “da strada” e che proprio per quel senso del contrario, innescano meccanismi del tutto esilaranti.
Iran, le notizie più importanti di oggi sulla guerra
Roma, 13 mar. (askanews) – Di seguito le notizie più importanti di oggi sulla guerra in Iran e le sue vaste ripercussioni (A cura di Fabio Santolini) .
-11:20 In corso il Consiglio supremo di difesa convocato dal presidente Mattarella.
-11:05 Iran, l’ Usa annuncia la morte di altri 4 soldati. Aereo da rifornimento è precipitato in mare nella parte occidentale
-10:00 Libano, Israele attacca ponte sul Litani, Katz: “E’ solo l’inizio”.
-09:32 Trump: leader di Teheran miserabili squilibrati, è un onore ucciderli.
Giustizia, Mattarella: perseguirla uniti nei valori dello Stato di diritto
Roma, 13 mar. (askanews) – “Tutti gli attori che operano nella giurisdizione condividono la responsabilità di promuovere il perseguimento della giustizia nell’ambito della comune cultura dei valori posti a garanzia dello Stato di diritto. Competenza e rigore sono le caratteristiche di un esercizio della professione forense, che vede nel Consiglio Nazionale l’istanza custode della deontologia dell’Avvocatura. A tutti i presenti formulo auguri di buon lavoro”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio al presidente del Consiglio Nazionale Forense, Francesco Greco, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario 2026.
Trump: i leader iraniani sono miserabili squilibrati, è un onore ucciderli
Roma, 13 mar. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deriso i leader dell’Iran definendoli “feccia di squilibrati” e ha affermato che è per lui “un grande onore ucciderli”, mentre la guerra in Medio Oriente sta per superare le due settimane di durata, con intensi scambi di attacchi con droni e missili in tutta la regione.
Il conflitto, avviato con attacchi congiunti israelo-statunitensi contro l’Iran alla fine di febbraio, ha provocato più di 2mila morti, sconvolto la vita di milioni di persone e scosso i mercati energetici e finanziari globali.
In un messaggio pubblicato sui social media, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno “distruggendo completamente il regime terroristico dell’Iran”. “Abbiamo una potenza di fuoco senza pari, munizioni illimitate e tutto il tempo necessario: guardate che cosa succederà oggi a questa feccia squilibrata», ha scritto Trump, “Hanno ucciso persone innocenti in tutto il mondo per 47 anni, e ora io, come 47esimo presidente degli Stati Uniti d’America, li sto uccidendo. Che grande onore è farlo!”.


















































