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Conte: “Governo blocca Italia, si ferma per proteggere amichetti partito”

Roma, 22 lug. (askanews) – “Questo è diventato il governo blocca Italia. Il governo si ferma e blocca i lavori parlamentari per discutere di come acconciare una legge elettorale per perpetuare il potere di chi sa che lo sta perdendo e che si ferma addirittura per proteggere gli amichetti di partito e noi non possiamo permettere che il Parlamento sia ridotto a colle Oppio”. Lo ha detto il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte durante una conferenza stampa organizzata per commentare il no della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera alla richiesta di acquisizione da parte della Procura di Roma delle chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia, coinvolto in un’inchiesta per riciclaggio e false intestazioni.

“Tra l’altro non hanno tratto nessun insegnamento dal referendum sulla giustizia. 15 mila di voti dei cittadini sono passati invano – ha aggiunto – Questo significa esibire una spocchia, un’arroganza, un’improntitudine che merita assolutamente una forte risposta da parte nostra, da parte delle forze di opposizione , da parte delle milioni di energie, quelle più sane della società”.

Delmastro, Giunta Camera dice no a uso chat, opposizioni all’attacco in Parlamento

Roma, 22 lug. (askanews) – Opposizioni all’attacco in Parlamento per la decisione della Giunta delle autorizzazioni della Camera di negare alla Procura di Roma la possibilità di acquisire le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia. Il caso è quello della “Bisteccheria”, in cui i due erano soci, che ha portato alle dimissioni di Delmastro dalla carica di sottosegretario alla Giustizia.

Per la Procura quelle chat sono “indispensabili” per un procedimento penale che ipotizza reati come l’intestazione fittizia di beni e il riciclaggio. Dopo il “no” della Giunta, la parola passerà all’Aula di Montecitorio il 30 luglio.

Dopo la decisione della Giunta, questa mattina, le opposizioni sono insorte. Alcuni esponenti del Movimento Cinque Stelle hanno occupato i banchi del governo durante la seduta dell’aula del Senato, alzando i cartelli con scritto “Fuori le chat”. La seduta è stata sospesa per circa mezz’ora. Gli stessi cartelli sono stati esposti anche nel pomeriggio alla Camera. Su Delmastro “noi riteniamo che questa votazione debba avvenire il più presto possibile, perché quello che è avvenuto in giunta è una cosa scandalosa: aver negato alla Procura la posibilità di utilizzare le chat che il sottosegretario aveva con un pregiudicato prestanome di una famiglia mafiosa è una cosa scandalosa.Pretendiamo che si voti domani”, ha detto il capogruppo pentastellato Riccardo Ricciardi prendendo la parola dell’Aula di Montecitorio. “Il prossimo 30 luglio il Parlamento sarà chiamato a una decisione fondamentale che segnerà la dignità delle nostre istituzioni repubblicane. Non ci sono zone d’ombra: o si sceglie di stare dalla parte della magistratura che contrasta la mafia, o si sceglie di piegare le prerogative parlamentari per erigere uno scudo protettivo attorno ad un amico di partito. Dopo aver promesso, all’indomani del referendum perso per il No espresso da 15 milioni di italiani, che non avrebbe più coperto nessuno, Giorgia Meloni ci metta la faccia: il 30 luglio non ci sono alternative al voto a favore della richiesta della Magistratura per difendere la legalità e sostenere la lotta alla mafia”, ha aggiunto il Pd Federico Gianassi.

Fratelli d’Italia, il partito di Delmastro, difende la decisione.”Politicamente – assicura il responsabile Organizzazione Giovanni Donzelli – Andrea Delmastro ha dato la massima disponibilità dicendo alla Giunta per le autorizzazioni ‘fate voi, io sono pronto a fare qualsiasi cosa, non ho nulla da nascondere’. Poi la Giunta, valutando la Costituzione, i regolamenti e il fatto che le conversazioni dei parlamentari sono riservate e che lui non è nemmeno indagato su questa vicenda, ha scelto di non acquisire le chat. Ma si tratta di una scelta tecnica. Delmastro ha agito con la massima serenità e senso delle istituzioni. Noi di Fratelli d’Italia siamo fatti così, non abbiamo mai nulla da nascondere”. E Dario Iaia, capogruppo Fdi nella Giunta, va al contrattacco del M5s: “Continuano le sceneggiate del Movimento 5 Stelle, anche sulla vicenda delle ‘chat’. Come sempre, due pesi e due misure. Oggi si scandalizzano, ma ieri non lo hanno fatto quando il loro senatore Roberto Scarpinato, componente della Commissione parlamentare Antimafia, ha promosso un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale per impedire che la Commissione potesse mettere a disposizione dei suoi componenti le intercettazioni delle sue conversazioni telefoniche e dei suoi messaggi con l’ex magistrato Gioacchino Natoli, indagato dalla Procura di Caltanissetta per favoreggiamento aggravato dell’associazione mafiosa”.

Le spiegazioni di Donzelli, naturalmente, non convincono Giuseppe Conte che nel pomeriggio convoca una conferenza stampa rivolgendo un appello direttamente alla presidente del Consiglio. “Dimostri davvero che quel che lei dice ha un fondamento nell’azione concreta. Prenda in mano la situazione e il giorno 30 ci ritroviamo con tutta l’Italia migliore. Vi aspettiamo al varco rimangiatevi questo voto vergognoso. Perché non possiamo consentire che addirittura amici e amichetti di partito siano ‘scudati'”.

La Giunta della Camera dice no a uso chat Delmastro, opposizioni all’attacco

Roma, 22 lug. (askanews) – Opposizioni all’attacco per la decisione della Giunta delle autorizzazioni della Camera di negare alla Procura di Roma la possibilità di acquisire le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia. Il caso è quello della “Bisteccheria”, in cui i due erano soci, che ha portato alle dimissioni di Delmastro dalla carica di sottosegretario alla Giustizia.

Per la Procura quelle chat sono “indispensabili” per un procedimento penale che ipotizza reati come l’intestazione fittizia di beni e il riciclaggio. Dopo il “no” della Giunta, la parola passerà all’Aula di Montecitorio il 30 luglio.

Dopo la decisione della Giunta, questa mattina, le opposizioni sono insorte. Alcuni esponenti del Movimento Cinque Stelle hanno occupato i banchi del governo durante la seduta dell’aula del Senato, alzando i cartelli con scritto “Fuori le chat”. La seduta è stata sospesa per circa mezz’ora. Gli stessi cartelli sono stati esposti anche nel pomeriggio alla Camera. Su Delmastro “noi riteniamo che questa votazione debba avvenire il più presto possibile, perché quello che è avvenuto in giunta è una cosa scandalosa: aver negato alla Procura la posibilità di utilizzare le chat che il sottosegretario aveva con un pregiudicato prestanome di una famiglia mafiosa è una cosa scandalosa. Pretendiamo che si voti domani”, ha detto il capogruppo pentastellato Riccardo Ricciardi prendendo la parola dell’Aula di Montecitorio. “Il prossimo 30 luglio il Parlamento sarà chiamato a una decisione fondamentale che segnerà la dignità delle nostre istituzioni repubblicane. Non ci sono zone d’ombra: o si sceglie di stare dalla parte della magistratura che contrasta la mafia, o si sceglie di piegare le prerogative parlamentari per erigere uno scudo protettivo attorno ad un amico di partito. Dopo aver promesso, all’indomani del referendum perso per il No espresso da 15 milioni di italiani, che non avrebbe più coperto nessuno, Giorgia Meloni ci metta la faccia: il 30 luglio non ci sono alternative al voto a favore della richiesta della Magistratura per difendere la legalità e sostenere la lotta alla mafia”, ha aggiunto il Pd Federico Gianassi.

Fratelli d’Italia, il partito di Delmastro, difende la decisione. “Politicamente – assicura il responsabile Organizzazione Giovanni Donzelli – Andrea Delmastro ha dato la massima disponibilità dicendo alla Giunta per le autorizzazioni ‘fate voi, io sono pronto a fare qualsiasi cosa, non ho nulla da nascondere’. Poi la Giunta, valutando la Costituzione, i regolamenti e il fatto che le conversazioni dei parlamentari sono riservate e che lui non è nemmeno indagato su questa vicenda, ha scelto di non acquisire le chat. Ma si tratta di una scelta tecnica. Delmastro ha agito con la massima serenità e senso delle istituzioni. Noi di Fratelli d’Italia siamo fatti così, non abbiamo mai nulla da nascondere”. E Dario Iaia, capogruppo Fdi nella Giunta, va al contrattacco del M5s: “Continuano le sceneggiate del Movimento 5 Stelle, anche sulla vicenda delle ‘chat’. Come sempre, due pesi e due misure. Oggi si scandalizzano, ma ieri non lo hanno fatto quando il loro senatore Roberto Scarpinato, componente della Commissione parlamentare Antimafia, ha promosso un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale per impedire che la Commissione potesse mettere a disposizione dei suoi componenti le intercettazioni delle sue conversazioni telefoniche e dei suoi messaggi con l’ex magistrato Gioacchino Natoli, indagato dalla Procura di Caltanissetta per favoreggiamento aggravato dell’associazione mafiosa”.

Le spiegazioni di Donzelli, naturalmente, non convincono Giuseppe Conte che nel pomeriggio convoca una conferenza stampa rivolgendo un appello direttamente alla presidente del Consiglio. “Dimostri davvero che quel che lei dice ha un fondamento nell’azione concreta. Prenda in mano la situazione e il giorno 30 ci ritroviamo con tutta l’Italia migliore. Vi aspettiamo al varco rimangiatevi questo voto vergognoso. Perché non possiamo consentire che addirittura amici e amichetti di partito siano ‘scudati'”.

Bologna, Salvini: su Fakir aspettiamo verità scienza, non di piazza

Bologna, 22 lug. (askanews) – “La gente perbene non ha nulla da temere dal fatto che la polizia intervenga. La morte è tragica, ogni morte è una sconfitta, però aspettiamo le risultanze dell’autopsia e della scienza. Quindi senza additare poliziotti, carabinieri, Croce Rossa come colpevoli, spero che tutti colori che hanno cariche istituzionali prima di convocare piazze che rischiano di sfociare in violenza e guerriglia ci pensino due volte”. “Tutti noi aspettiamo verità e giustizia, scientifica e non di piazza. Leggere sui muri ‘sbirri assassini’ è quacosa che fa male”.

Lo ha detto il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini, che a Bologna ha incontrato il prefetto, il questore e una rappresentanza della polizia di Stato.

“Sono venuto a Bologna a ringraziare la polizia di Stato per quello che tutti i giorni fa per tutelare la sicurezza e la vita dei bolognesi, degli italiani in generale, ho voluto incontrare e salutare anche i ragazzi che hanno fatto servizio in piazza l’altra sera. Ci sono mesi di prognosi in ospedale, fratture, stampelle, fasciature per una violenza veramente inaccettabile e ci tenevo a esserci. Ho preso il Frecciarossa puntuale Roma-Bologna, mi riprendo il Frecciarossa, spero altrettanto puntuale Bologna-Roma per tornare in ufficio, però al di là dei comunicati e delle dichiarazioni ritenevo giusto e doveroso venire in questura a Bologna, che è la casa dei bolognesi, a ringraziare tutte le donne e gli uomini che fanno servizio e mi ha fatto piacere ad esempio sentire il dirigente del commissariato della Bolognina che in questi giorni sono tanti i cittadini che stanno andando in commissariato portando pensieri, portando fiori, portando regali: non è usuale”, ha aggiunto Salvini.

Bologna, Salvini: non dico Lepore abbia istigato ma se usi certi toni..

Bologna, 22 lug. (askanews) – “Non voglio dire che qualcuno abbia istigato alla violenza o abbia voluto la violenza, abbia organizzato la violenza. Però se usi certi toni… “. Lo ha affermato il vice premier e segretario della Lega Matteo Salvini, tornando sul presidio convocato dal sindaco di Bologna, Matteo Lepore, dopo la morte di Abderrahim Fakir al Pilastro, e sugli scontri con la polizia.

“Stando alle stime, c’erano in quella piazza persone perbene. Poi per 10 ore un centinaio di poliziotti hanno fronteggiato 3.000 delinquenti. Ripeto, questo non vuol dire che tutti quelli che erano in piazza erano violenti, per fortuna. Questo non vuol dire che il sindaco di Bologna ha organizzato, auspicato, istigato alle violenze, per fortuna. Ma è altrettanto chiaro – ha detto Salvini, che oggi a Bologna ha incontrato il prefetto, il questore e una rappresentanza della polizia di Stato – che se invochi una piazza senza avere gli elementi per capire cosa è successo, lasciando supporre che la polizia di Stato possa essere corresponsabile di una morte di un innocente e se poi qualcuno sfascia la città, spero che qualcuno ci pensi due volte la prossima volta. Se qualcuno in coscienza ritiene di aver sbagliato qualcosa, ci penserà la prossima volta”.

“Spero che istituzionalmente tutti coloro che hanno delle cariche istituzionali prima di convocare piazze, che poi rischiano di sfociare in violenza e guerriglia, ci pensino due volte. Ritengo giusto che chi convoca una manifestazione lasci una garanzia perchè non è giusto che paghino tutti gli italiani. Se fosse già operativa la pdl della Lega, oggi non pagherebbero tutti i bolognesi ma qualcun altro” ha aggiunto.

Ilaria Salis condannata per licenziamenti ingiusti, destra: "Sinistra predica bene, razzola male"

Roma, 22 lug. (askanews) – La condanna inflitta dal Tribunale di Milano in contumacia della europarlamentare Avs Ilaria Salis a 300mila euro quale risarcimento per suoi collaboratori assunti in campagna elettorale con contratti fino al termine del mandato parlamentare nel 2029 ed invece da lei mandati via prima con per “licenziamento senza giusta causa” ha suscitato ironie e dita puntate da molti esponenti del centrodestra.

“Predicano bene, ma razzolano male. Anzi – afferma il presidente Fi della commissione Esteri del Senato Maurizio Gasparri- razzolano malissimo. Ilaria Salis già ha avuto un rapporto problematico con le case. Ne auspicava l’occupazione poi pare che lei stessa abbia avuto qualche problema economico per pagamenti mancati. Ora si rivela anche una discutibile datrice di lavoro. Infatti, un giudice del tribunale di Milano l’ha condannata a pagare 300mila euro perché avrebbe licenziato due suoi collaboratori senza giusta causa. Le motivazioni addotte per interrompere i due contratti, che sarebbero scaduti alla fine del suo mandato parlamentare, nel luglio del 2029, non sono state considerate adeguate da parte del magistrato a cui i licenziati hanno fatto ricorso. Insomma, quelli che danno lezioni in materia di socialità lo fanno puntando alle case degli altri e maltrattando i propri collaboratori a cui hanno negato un sereno rapporto di lavoro. La teoria è una cosa, la pratica è un’altra. Quindi la Salis, come Soumahoro e come altri ‘campioni’ della sinistra, si conferma un autentico bluff. Con tanti complimenti a chi ha creduto a persone di questo tipo”.

“C’è chi difende il lavoro e i lavoratori con le chiacchiere e chi, come Ilaria Salis – fa eco il Vicepresidente Fdi della Camera Fabio Rampelli-.sceglie persino di umiliarli. Licenziare senza giusta causa i propri collaboratori è un atto meschino che mette alla porta persone dall’oggi al domani e che non permette loro il tempo per riorganizzare la propria vita. Per fortuna, il diritto del lavoro esiste e viene applicato, diversamente dalle occupazioni abusive di casa altrui, così Ilaria Salis è stata condannata a risarcirli con oltre 300mila euro. Era facile fare la paladina degli ultimi a chiacchiere, un po’ più difficile mettere in pratica le belle parole. Siamo abituati, in fondo, al comportamento della sinistra: gratta gratta, sotto al rosso c’è sempre un conto in banca”.

Calcio, sorteggiato calendario di B, la prima giornata

Roma, 22 lug. (askanews) – La Serie B 2026/27 prenderà il via il 22 agosto 2026. La stagione regolare si concluderà nel weekend del 14-16 maggio 2027. La Lega Serie B ha ufficializzato il calendario con le principali date della nuova stagione.

Le pause per gli impegni delle Nazionali sono previste dal 21 settembre al 6 ottobre 2026, dal 9 al 17 novembre 2026 e dal 22 al 30 marzo 2027. Quattro i turni infrasettimanali: il 27 ottobre, il 24 novembre e l’8 dicembre 2026, oltre al 2 marzo 2027. Previsto anche il turno natalizio del 27 dicembre 2026, prima della sosta invernale fissata dal 28 dicembre all’8 gennaio 2027.

La prima giornata vedrà subito sfide interessanti, con il derby campano tra Palermo e Juve Stabia e gli incroci tra neopromosse e squadre ambiziose. Questo il programma completo del primo turno:

1ª giornata – 22 agosto 2026

Avellino-Arezzo Benevento-Modena Carrarese-Mantova Cesena-Sampdoria Empoli-Cremonese Hellas Verona-Ascoli Vicenza-Catanzaro Palermo-Juve Stabia Pisa-Padova Südtirol-Virtus Entella

Giffoni promuove il riciclo degli pneumatici fuori uso

Giffoni Valle Piana, 22 lug. (askanews) – C’è un filo che a Giffoni, quest’anno, unisce il cinema, lo sport e l’ambiente: è l’idea che ciò che sembra arrivato alla fine possa trasformarsi in un nuovo inizio. Il tema dell’edizione 2026, “Le cose impossibili”, trova un interprete perfetto in Ecopneus, per la prima volta Sustainability Partner del Festival.

Ecopneus è una delle società senza scopo di lucro che in Italia si occupano di raccogliere e riciclare gli Pneumatici Fuori Uso. E proprio quegli pneumatici, arrivati a fine corsa, tornano a vivere: solo nel 2025 il Consorzio ne ha raccolte quasi 200mila tonnellate, trasformate in nuove risorse per lo sport, le città e le comunità.

A Giffoni quella trasformazione si tocca con mano: un carpet realizzato in gomma riciclata accoglie ospiti e protagonisti, mentre nell’arena sportiva la stessa gomma diventa la pavimentazione di un campo da basket 3×3.

Le parole di Giuseppina Carnimeo, Direttore Generale Ecopneus: “Cinema sport sono linguaggi universali, sono linguaggi fondamentali proprio per comunicare e promuovere la cultura della sostenibilità. E poi il tema di quest’anno di Giffoni, le sfide impossibili, era una scommessa alla quale non potevamo sottrarreci, perché è un po’ alla base anche dei principi dell’economia circolare. Ciò che sembra impossibile, ciò che sembra avere avuto una fine.”

Il 21 luglio, sul palco di Giffoni Sport, la sostenibilità ha incontrato lo sport in un talk dedicato alle storie di rinascita. Perché un percorso che sembra interrotto uno pneumatico a fine vita, ma anche un infortunio o un errore a volte ha solo bisogno di una deviazione per ripartire.

Lo sa bene Giulia Imperio, campionessa europea di pesistica, che ha raccontato la fatica di tornare in pedana dopo lo stop e la vittoria di Batumi 2026, vissuta come una rinascita personale.

L’intervista a Giulia Imperio, Atleta: “Sono stati sei mesi di buio totale per me: sono passata da fare quello che facevo tutti i giorni in maniera costante a non farlo più completamente, ho avuto una sensazione di vuoto. Questo momento mi ha regalato tanta consapevolezza in più per quanto riguarda proprio la mia forza, nel senso che ho scoperto di essere molto più forte in realtà”

E lo sa Giacomo “Gek” Galanda, tra i più grandi cestisti della Nazionale, che di quel tiro sbagliato a Sydney 2000 ha fatto non una condanna, ma il trampolino verso l’argento olimpico di Atene 2004.

Il commento di Giacomo Galanda, ex cestista: “Nel momento in cui ho sbagliato quel tiro nel 2000, è stato un momento più che altro di uno stop mio personale, nel quale ho dovuto rimettermi in gioco, fare una valutazione di quelle che potevano essere poi le possibilità per crescere, per migliorarsi. Perché gli stop possono essere degli stop definitivi, ma in realtà se ragioniamo e sappiamo come poterli affrontare possiamo anche andare oltre”

Tre viaggi diversi, un’unica lezione per i ragazzi di Giffoni: uno stop non definisce chi sei, ma è spesso l’inizio di una traiettoria nuova. Come per uno pneumatico che, invece di diventare rifiuto, sceglie di lasciare una traccia. Positiva, solida e duratura.

Bologna, Parolin: cercare la verità, la violenza non serve a nessuno

Roma, 22 lug. (askanews) – “Si trovi la verità, la violenza non serve a nessuno”. Così il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, commentando la vicenda di Fakir, morto domenica scorsa durante un fermo della polizia, a Bologna.

“Ho visto le immagini di Bologna. Mi dispiace di quanto successo. Spero solo che si possa riparare e trovare la verità”, ha aggiunto il porporato a margine di un evento a Roma a Palazzo Borromeo.

“Il clima di violenza – ha concluso – non serve a nessuno. Si indaghi, si cerchi la verità senza violenza. La violenza non è mai produttiva non porta mai a nulla di buono”.

65 miliardi UE fermi. La burocrazia rallenta la transizione green

Roma, 22 lug. (askanews) – Il territorio italiano continua a pagare il prezzo di decenni di mancata manutenzione e cementificazione selvaggia. Ogni inverno le cronache si riempiono di frane, alluvioni e dissesti idrogeologici che colpiscono un Paese geologicamente fragile, dove la prevenzione viene sistematicamente sacrificata sull’altare dell’emergenza. Eppure, mentre l’Italia conta i danni di eventi climatici sempre più estremi, l’Unione Europea ha messo sul piatto risorse senza precedenti per invertire questa tendenza. L’UE ha stanziato 31,7 miliardi di euro per la finanza climatica, di cui 4,6 miliardi provengono direttamente dal bilancio europeo. Il bilancio annuale dell’UE per il 2026 prevede inoltre 56.971,9 milioni di euro destinati a risorse naturali e ambiente. Al centro di questa strategia ci sono i cosiddetti “Nature Credits”, un meccanismo innovativo che potrebbe rivoluzionare l’approccio alla tutela del territorio. “L’Unione Europea si è finalmente resa conto che prevenire è meglio che curare il disastro dopo che è avvenuto”, spiega Pasquale Vessa, esperto in politiche ambientali ed energetiche CEO di Vessa Holding. “Dopo eventi come quelli che abbiamo visto recentemente, parlare dei crediti di natura che l’Europa sta mettendo in campo diventa fondamentale per il nostro territorio”. La Commissione Europea ha lanciato una roadmap per la creazione di un mercato dei Nature Credits che potrebbe valere fino a 180 miliardi di dollari a livello globale. L’UE si è impegnata a destinare il 10% del suo bilancio alla biodiversità entro il 2026-2027 e a raddoppiare la spesa esterna per la biodiversità. Si tratta di crediti che riconoscono economicamente interventi di manutenzione del territorio, pulizia di alvei fluviali, gestione del sottobosco e regimentazione delle acque piovane. “Questi crediti possono essere utilizzati anche dagli agricoltori e silvicoltori”, continua Vessa. “Come si faceva una volta, ogni agricoltore si puliva il proprio tratto di ciglio stradale e quindi l’acqua defluiva normalmente. Il sistema riconosce un credito d’imposta per ettaro di intervento manutentivo”. Tuttavia, il meccanismo dei Nature Credits si scontra con la realtà burocratica italiana. Mentre l’Europa accelera sui finanziamenti, i processi autorizzativi nel nostro Paese sono praticamente fermi. “Non esce nessuna autorizzazione, le imprese hanno disponibilità di fondi e potrebbero fare i lavori, ma questo non viene fatto”, denuncia Vessa. “Quando si fanno convegni sulla transizione energetica è tutto molto bello sulla carta, ma i processi autorizzativi del ministero sono fermi da mesi”. Il problema non riguarda solo le energie rinnovabili, ma si estende a tutti gli interventi di tutela ambientale. “Secondo me si dovrebbe passare dall’autorizzazione unica all’autodichiarazione unica”, propone l’esperto. “L’impresa, dopo aver fatto redigere il progetto da professionisti qualificati e aver messo una fideiussione a garanzia, dovrebbe poter procedere. I controlli si fanno a posteriori e se il progetto non rispetta le norme, si escute la cauzione”. L’urgenza di sbloccare questa situazione è evidente se si considera che il periodo cruciale per l’implementazione dei Nature Credits è proprio il 2025-2027, e siamo già nel pieno di questa finestra temporale. La domanda potenziale globale di crediti per la biodiversità potrebbe superare i 180 miliardi di dollari, ma l’Italia rischia di perdere questa opportunità a causa della paralisi burocratica. Il territorio italiano, caratterizzato da un “puzzle” come lo definisce Vessa, ha bisogno più di altri di questi interventi. “Non siamo di fronte a un deserto o a zone sterminate come in altre parti del mondo. La condizione del territorio italiano richiede il mantenimento di un equilibrio molto delicato, e questa misura è fondamentale”. I Nature Credits potrebbero funzionare come un nuovo piano di sviluppo rurale, avvicinando il mondo delle imprese all’agricoltura e rimettendo in moto l’economia italiana legata alla tutela ambientale. “C’è tutto un mondo attorno alla questione ambientale che potrebbe essere sostenuto”, conclude Vessa. “Ma bisogna agire rapidamente, perché il Paese è fermo e non possiamo permetterci di perdere questa occasione”. La sfida ora è duplice: da un lato l’Europa deve completare le linee guida operative per evitare fenomeni di greenwashing, dall’altro l’Italia deve snellire drasticamente i suoi processi per non sprecare risorse che potrebbero trasformare radicalmente l’approccio alla prevenzione del dissesto idrogeologico.

FS, bodycam per oltre mille operatori della sicurezza

Roma, 22 lug. (askanews) – Oltre mille operatori di FS Security indossano le bodycam nelle attività di sicurezza nelle stazioni e a supporto del Gruppo FS.

Dal primo luglio la dotazione è stata estesa a tutto il personale operativo: oggi i dispositivi sono 1.028, diventeranno 1.100 entro la fine del 2026 e circa 1.300 entro il 2028, seguendo il piano di assunzioni della società.

Il sistema è stato presentato nella Sala Esquilino della stazione di Roma Termini, alla presenza dei ministri Matteo Salvini e Matteo Piantedosi, dei vertici del Gruppo FS, di FS Security e FS Technology.

“In questi mesi – afferma il ministro Salvini – si sono ridotti del 50% le aggressioni al personale di ferrovie e furti e rapine nelle stazioni, quindi siamo su una buona strada. Le bodycam di cui tutti saranno forniti sono un ulteriore passo in avanti per la sicurezza di lavoratori e viaggiatori”.

La sperimentazione era partita nel 2025 in Liguria, Puglia, Toscana e Lombardia. I test hanno portato all’estensione progressiva del dispositivo a tutti gli operatori.

Il funzionamento è collegato alla Security Control Room sviluppata da FS Technology. Quando viene attivato l’allarme, la sala operativa riceve la posizione dell’operatore e può accedere in tempo reale alle immagini e all’audio trasmessi dalla bodycam.

L’obiettivo è rendere più rapida la gestione degli interventi e aumentare gli standard di sicurezza per il personale ferroviario e per i viaggiatori.

AI e talento, una nuova formula nel real estate italiano

Roma, 21 Lug. – Il mercato immobiliare tradizionale è spesso percepito come complesso e stressante, un settore in cui la burocrazia e la mancanza di trasparenza possono scoraggiare anche i più determinati. Tuttavia, a Milano Ovest, una nuova realtà sta emergendo per cambiare le regole del gioco: Smart Agency Real Estate. Questa innovativa agenzia si propone come una piattaforma digitale multiservizi, offrendo un ecosistema completo di professionisti e un unico referente per ogni fase della compravendita.

Silvia Di Gregorio, cofondatrice di Smart Agency Real Estate, spiega: “Grazie all’intelligenza artificiale integrata nel nostro CRM, abbiamo costruito un workflow fluido e scalabile”. L’applicazione proprietaria Smart Home, dotata dell’intelligenza artificiale Miss Re, automatizza i flussi di lavoro, gestisce la burocrazia e invia notifiche in tempo reale al cliente su appuntamenti proposti e feedback dei visitatori. Questo approccio non solo semplifica il processo, ma permette ai consulenti di concentrarsi sulla relazione umana, portando nel settore doti fondamentali come l’empatia e la precisione.

Jessica Caia, titolare dell’ufficio di Milano Ovest, testimonia l’efficacia di questo modello: “In passato, mi avevano relegata alla segreteria, dicendomi che non avevo la capacità di vendere. Oggi, a 25 anni, grazie a una struttura che premia le competenze e offre servizi integrati all’avanguardia, gestisco un intero ufficio e sto per aprire il mio secondo punto vendita”. Questo dimostra come un modello di business alternativo e meritocratico possa valorizzare il talento e promuovere la crescita personale e professionale.

L’impatto positivo di Smart Agency Real Estate sulla società è evidente: un servizio più trasparente e personalizzato che risponde alle esigenze dei clienti moderni, sempre più orientati verso soluzioni digitali e immediate. “La tecnologia svolge gran parte del lavoro di routine”, afferma Di Gregorio, “permettendo ai nostri consulenti di concentrarsi sulla relazione umana”.

Con una strategia che unisce assistenza personalizzata e massima efficienza digitale, l’agenzia è ora pronta a esportare il suo modello multiservizi su tutto il territorio nazionale. “Questo connubio tra strumenti digitali avanzati, marketing d’avanguardia e valorizzazione del talento ha permesso di creare un modello di business alternativo e meritocratico”, conclude Di Gregorio.

(Servizio Pubbliredazionale)

Ciclismo, Philipsen torna al successo. Pogacar resta in giallo

Roma, 22 lug. (askanews) – Jasper Philipsen torna a vincere al Tour de France. Il velocista belga della Alpecin-PremierTech conquista la 17ª tappa della Grande Boucle, la Chambéry-Voiron di 174,7 chilometri, grazie al perfetto lavoro di Mathieu Van der Poel, che nel finale si mette al servizio del compagno e gli prepara la volata decisiva.

Sul traguardo di Voiron Philipsen precede lo svizzero Mauro Schmid (Jayco AlUla) e l’olandese Olav Kooij (Decathlon Cma Cgm). Per il belga, vincitore della Milano-Sanremo 2024, si tratta della settima vittoria in carriera al Tour de France e del primo successo nell’edizione 2026. Il Belgio festeggia così la terza vittoria consecutiva alla Grande Boucle dopo le due ottenute da Remco Evenepoel tra domenica e lunedì.

La tappa è stata animata da una lunga fuga che ha coinvolto una quarantina di corridori. A 57 chilometri dall’arrivo hanno preso il largo Mads Pedersen, Ben Healy, Michal Kwiatkowski, Felix Engelhardt, Jasper Stuyven ed Ed Planckaert. Stuyven ha poi tentato l’azione solitaria dopo il traguardo volante di Colombe, ma è stato ripreso a pochi chilometri dal traguardo, quando il gruppo degli attaccanti è stato riassorbito.

Nel finale la Alpecin-PremierTech ha imposto il proprio ritmo. Pedersen, maglia verde della classifica a punti, ha pagato lo sforzo della fuga e non è riuscito a difendere il vantaggio nello sprint. Ora il danese della Lidl-Trek guida la graduatoria con appena sette punti di margine su Philipsen: la sfida per la maglia verde si deciderà probabilmente nell’ultimo sprint sugli Champs-Élysées.

Nessun cambiamento invece nella classifica generale. Tadej Pogacar conserva la maglia gialla davanti ai principali rivali, con il gruppo dei big arrivato al traguardo con oltre otto minuti e mezzo di ritardo dal vincitore di giornata. Dopo la cronometro dominata da Evenepoel e il ritiro di Florian Lipowitz per una frattura alla clavicola, la giornata è trascorsa senza attacchi tra gli uomini di classifica.

A preoccupare la UAE-XRG è però la condizione di Adam Yates, uno dei principali gregari di Pogacar in salita. Il britannico, 14° nella generale prima della tappa, ha accusato problemi di stomaco e ha perso terreno. “Dopo la cronometro aveva avuto anche conati di vomito, oggi si sentiva vuoto. Speriamo possa recuperare nelle prossime 24-48 ore”, ha spiegato il team principal Mauro Gianetti.

Intanto l’International Testing Agency ha comunicato che tutti i corridori del Tour sono stati sottoposti ai controlli antidoping, dopo le polemiche nate nei giorni scorsi per alcuni test effettuati durante la notte su diversi protagonisti, tra cui Pogacar e Jonas Vingegaard. (© A.S.O / Charly Lopez)

Economia del mare, La Spezia si conferma eccellenza nazionale

La Spezia, 22 lug. (askanews) – Cantieristica, turismo, portualità e innovazione. Sono questi i punti di forza che permettono a La Spezia di confermarsi tra i territori leader della Blue Economy italiana. A certificarlo è il XIV Rapporto sull’Economia del Mare, che fotografa una provincia sempre più specializzata nelle attività legate al mare e capace di rafforzare il proprio peso nell’economia nazionale.

“È stato fatto un lavoro importante in questi anni, puntando sull’innovazione e sul collegamento con il mondo universitario, soprattutto grazie alle aziende che hanno investito tantissimo. È anche grazie a questa tradizione, che a La Spezia affonda le radici dalla metà dell’Ottocento, che siamo riusciti a diventare primi in Italia per incidenza dell’economia del mare sul totale dell’economia” ha dichiarato Pierluigi Peracchini, Sindaco di La Spezia.

A trainare La Spezia sono soprattutto due settori: la cantieristica e il turismo. La provincia è prima in Italia per incidenza delle imprese della Blue Economy sul totale del tessuto economico locale, con il 17,5%, di cui il 12,1% legato al turismo. Primo posto anche per il peso della cantieristica sull’export provinciale, che raggiunge il 61,6%, con un valore delle esportazioni salito a 1,165 miliardi di euro. Cresce anche l’occupazione, con 15.336 addetti pari al 15,8% del totale, dato che vale il terzo posto nazionale, mentre il Sistema Mare genera il 17,1% del valore aggiunto dell’economia provinciale.

“La Spezia era caratterizzata soprattutto dal porto militare e dal porto commerciale. Oggi, grazie all’innovazione legata al Miglio Blu, siamo diventati leader mondiali nella produzione di megayacht: il 26% della produzione mondiale avviene a La Spezia, con oltre 16mila occupati. Inoltre, grazie agli investimenti sul turismo, siamo passati da 100 mila a un milione e mezzo di presenze, cambiando l’economia della città e della provincia, con prospettive molto importanti per il futuro” ha proseguito Peracchini.

Ma il rapporto non fotografa soltanto i risultati raggiunti. Indica anche le prospettive di un settore destinato ad avere un ruolo sempre più centrale nei campi della difesa, dell’innovazione e delle tecnologie subacquee.

“La storia ci insegna che chi domina il mare domina il mondo. La Spezia ha avuto questo destino nel passato e lo avrà anche nel futuro, grazie alle opportunità offerte dal polo nazionale della dimensione subacquea: dalla tutela delle reti energetiche e di comunicazione alla ricerca sulle terre rare. Un settore strategico che già oggi ci sta dando grandi opportunità” ha concluso Peracchini.

Insomma, tra numeri e prospettive è ancora il mare ciò su cui la Spezia punta per consolidare il proprio futuro.

In Francia trovato morto il sospetto reclutatore di modelle per Epstein

Roma, 22 lug. (askanews) – Daniel Siad, agente di modelle sospettato di aver procurato giovani donne a Jeffrey Epstein, è stato trovato morto nella sua abitazione a Nanterre, in Francia. Lo ha confermato la procura di Nanterre, dopo le indiscrezioni apparse su Le Parisien.

Di origini algerine, naturalizzato svedese e francese, il 69enne era stato denunciato da cinque donne. Il nome di Siad compare negli “Epstein Files” pubblicati lo scorso gennaio dal dipartimento di Giustizia americano e da allora veniva presentato come colui che reclutava modelle in tutto il mondo per conto dell’ex finanziere pedofilo americano trovato morto in carcere nel 2019 in attesa di processo.

L’uomo aveva respinto ogni accusa: “Non ho mai violentato nessuno in vita mia – aveva detto a Bfmtv – non ho mai avuto una relazione con una modella. Sono un uomo di famiglia”. Stando alle testimonianze delle ex modelle, Siad le avvicinava con la scusa di opportunità professionali, per poi metterle in contatto con Jeffrey Epstein o altri uomini influenti.

Siad è stato trovato morto lunedì sera. “Un’indagine sulle cause della morte è stata aperta lunedì sera in seguito al ritrovamento” del suo corpo nella sua “abitazione”, ha detto la procura di Nanterre, aggiungendo che “verrà eseguita un’autopsia”.

A Modena, morta la donna investita nell’attentato del 16 maggio

Bologna, 22 lug. (askanews) – Non ce l’ha fatta la donna di 55 anni investita nel corso dell’attentato in centro a Modena il 16 maggio scorso. La paziente, in un primo momento ricoverata in condizioni critiche nella Terapia intensiva dell’Ospedale Maggiore dell’Azienda Usl di Bologna, nelle scorse settimane era stata trasferita nella Terapia intensiva dell’Ospedale Civile di Baggiovara, dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena, dove è deceduta stamattina. Le sue condizioni erano apparse subito gravissime e, nonostante siano stati tentati tutti gli approcci medico-chirurgici possibili, non ha mai ripreso conoscenza, fino all’irrimediabile peggioramento.

La famiglia, nel rispetto della volontà espressa in passato dalla donna, ha dato parere favorevole alla donazione degli organi. Le direzioni, i medici e il personale infermieristico dell’Azienda ospedaliero-universitaria, dell’Azienda Usl di Modena e dell’Azienda Usl di Bologna hanno espresso il loro cordoglio alla famiglia della paziente.

Attentato a Ranucci, Riesame conferma arresti e accuse alla ‘banda’

Roma, 22 lug. (askanews) – Il tribunale del riesame della Capitale ha confermato l’ordinanza di custodia e l’aggravante del metodo mafioso contestata alle 4 persone raggiunte da misura cautelare in relazione all’attentato nei confronti di Sigfrido Ranucci. Il fatto è avvenuto il 16 ottobre 2025 – si ricorda – in località Campo Ascolano, nel litorale romano. Nei giorni scorsi i difensori degli indagati avevano sollecitato l’annullamento dell’ordinanza di custodia o la concessione degli arresti domiciliari. Le quattro persone accusate di aver compiuto l’attentato a Sigfrido Ranucci, tutti residenti tra la provincia di Napoli e l’area dell’Avellinese, sono: Antonio Passariello ed il figlio Pellegrino D’Avino e Saverio Mutone. Ai domiciliari è invece Marika De Filippi, compagna di D’Avino.

Nei loro confronti la misura cautelare è stata eseguita il 30 giugno scorso. D’Avino è uno degli arrestati come presunto esecutore dell’attentato all’abitazione del conduttore di Report. I quattro indagati al vaglio del tribunale del riesame sono considerati gli esecutori materiali dell’esplosione dell’ordigno piazzato davanti all’abitazione del conduttore Rai a Pomezia.

Secondo la Procura l’azione criminosa sarebbe stata commissionata dall’imprenditore Valter Lavitola e pagata tra i 5mila e i 10mila euro. Tramite un suo collaboratore, Gomes Clesio Tavares, Lavitola avrebbe assoldato il gruppo, la presunta ‘Banda’.

Calcio, Inter tutto facile alla prima: 16-0 all’Aasen

Roma, 22 lug. (askanews) – Tutto facile per l’Inter nella prima amichevole estiva disputata in mattinata, con i ragazzi di Christian Chivu che nel ritiro tedesco di Donaueschingen hanno affrontato la squadra locale dell’Aasen. 16-0 la vittoria dei nerazzurri, dove il mattatore assoluto è stato Francesco Pio Esposito autore di 5 gol. Tripletta, invece, per il giovane Luka Topalovic. Doppiette per Davide Frattesi, Andy Diouf e Jamal Iddrissou. In gol, infine, Federico Dimarco e Mattia Mosconi. L’Inter tornerà in campo domenica 26 luglio contro il Karlsruher SC al BBBank Wildpark, stadio di casa della formazione del Baden-Wurttemberg.

Musica, "Sono Lucio": dal 18 settembre antologia di Dalla

Roma, 22 lug. (askanews) – Il 18 settembre esce “Sono Lucio” (Sony Music Italy), l’antologia che celebra il genio intramontabile di Lucio Dalla. E da oggi la raccolta è disponibile in pre-order.

Un emozionante viaggio tra poesia, musica e immagine pensato sia per i fan storici, sia per chi desidera entrare in contatto per la prima volta con l’universo di uno dei più importanti cantautori della storia della musica italiana.

A rendere “Sono Lucio” un vero e proprio oggetto d’arte è la cura del visual del progetto, a partire dalla copertina per la quale è stata scelta un’iconica fotografia di Luigi Ghirri. La cover, inoltre, è impreziosita da un particolare dettaglio strettamente legato al cantautore: il titolo della raccolta è scritto con la calligrafia di Lucio Dalla.

All’interno, l’antologia è arricchita da una selezione di immagini incredibili di Luigi Ghirri, scelte accuratamente per raccontare al meglio l’artista.

La raccolta con i più grandi successi del cantautore bolognese sarà disponibile in 3 formati fisici: l’esclusivo doppio LP numerato colorato “Azzurro Mare” (disponibile unicamente sul Sony Music Store), il doppio LP black 180g e il doppio CD.

Tutti i brani sono stati rimasterizzati partendo direttamente dai nastri analogici originali a 192 kHz / 24 bit con il marchio l’Archivio del Suono.

Per offrire un’esperienza di ascolto con la massima fedeltà e qualità su tutti i formati, le tracklist dell’LP e del CD presentano alcune lievi differenze, studiate per rispettare i limiti di minutaggio del vinile e preservare l’elevata qualità audio. La versione CD, grazie alla maggiore capacità, include un numero ancora più ampio di capolavori di Dalla.

In entrambi i prodotti sono presenti alcune delle canzoni più amate e rappresentative del suo repertorio: da “Caruso” ad “Anna e Marco”, passando per “Futura”, “Cara”, “Attenti al lupo” e molti altri brani che hanno segnato la storia della musica italiana.

Calcio: Malagò, "Maldini la chiave, ai Mondiali 2030 ci saremo"

Roma, 22 lug. (askanews) – Paolo Maldini è stato scelto come direttore tecnico perché “non si tratta solo di azzeccare il commissario tecnico, ma di riorganizzare tutto il sistema”. Lo ha detto il presidente della Figc Giovanni Malagò, intervenuto a Chora Media e Cronache di Spogliatoio, spiegando di aver pensato all’ex capitano del Milan fin dalla campagna elettorale. “Ho impiegato due settimane per approfondire tutti gli aspetti e alla fine ci siamo stretti la mano insieme a Leonardo”, ha raccontato.

Malagò ha sottolineato che la scelta del nuovo ct sarà condivisa con Maldini e nascerà da una valutazione di profili più che di nomi. “Ci sono anche aspetti di budget, ma possono esserci eccezioni come Guardiola. Era giusto aprire un dialogo, senza mancare di rispetto agli altri candidati. Si può anche puntare su allenatori di una nuova generazione”.

Il presidente federale ha indicato tra le priorità anche il dossier per Euro 2032. “Entro il 31 luglio dobbiamo presentare il progetto sugli stadi. Oggi abbiamo la certezza di poter candidare cinque impianti pronti e altri otto-dieci in fase di sviluppo. Mi piacerebbe poi portare in Italia anche l’Europeo femminile del 2033”.

Sul fronte arbitrale, Malagò ha ribadito di voler rispettare l’autonomia dell’Aia, pur seguendone l’evoluzione. “La scuola arbitrale italiana resta di altissimo livello. Lo dimostrano Collina alla Fifa, il ruolo internazionale di Rizzoli e il curriculum di Orsato”.

Infine un passaggio sui giovani tecnici italiani, citando Alberto Aquilani e Fabio Grosso come esempi di una nuova generazione capace di valorizzare i talenti azzurri. Alla domanda sulla qualificazione ai Mondiali del 2030, Malagò ha risposto con una promessa: “Ci saremo”.

Musica, Big Fish annuncia il nuovo singolo "Pressing"

Roma, 22 lug. (askanews) – Big Fish, produttore simbolo della scena hip hop e urban italiana, annuncia oggi “Pressing”, il nuovo singolo – edito da Warner Records Italy/Warner Music Italy – in collaborazione con Macello & Enny P, fuori su tutte le piattaforme digitali venerdì 24 luglio.

Il brano è un ritratto crudo e senza filtri di una generazione sospesa tra ambizione e vulnerabilità, schiacciata da ansie, aspettative e sovraccarico mentale. Al centro del racconto c’è anche il denaro, al tempo stesso via di fuga e fonte di soffocamento, un dualismo che il ritornello martellante rende ancora più incisivo, trasmettendo tutta la tensione e l’inquietudine che attraversano il brano. A dare voce a questo immaginario sono il giovane rapper classe 2001 Macello insieme a Enny P, rapper italo-colombiana, tra le voci più disruptive della nuova scena urban: due voci che raccontano in modo diretto le contraddizioni della propria generazione, in una quotidianità dove denaro, eccessi e fragilità convivono costantemente.

Così Big Fish racconta il brano: “‘Pressing’ nasce da una session in studio con Macello. Dopo qualche giorno mi sono messo al lavoro e ho cambiato il mood del brano, trasformandolo in un brano tech house, raddoppiando i BPM. Ho poi coinvolto Enny P perché la sua attitudine e il suo immaginario completavano perfettamente il brano. Penso sia qualcosa di fresco per il rap e, soprattutto, una proposta nuova per il pubblico che ascolta prevalentemente trap”.

Con una carriera iniziata nel 1994 nel gruppo hip-hop Sottotono, Big Fish ha continuato a farsi conoscere nell’industria musicale come solista e come produttore, contribuendo alla realizzazione di alcune delle canzoni e degli album più importanti della scena rap. Tra le sue collaborazioni più note spiccano opere storiche all’interno del panorama hip-hop del nostro Paese, fra cui “Tradimento” di Fabri Fibra, “Supereroe” di Emis Killa e “Nesliving, Vol. 3 – Voglio di +” di Nesli. In seguito alla reunion dei Sottotono nel 2021, Big Fish è tornato sulla scena in veste di solista nell’estate del 2025 con il singolo “Lato B” e a febbraio 2026 con “Amore Disonesto” featuring Jake La Furia e Carl Brave, proseguendo ora con “PRESSING” insieme a Macello e Enny P, in attesa del suo prossimo progetto discografico.

Giffoni, arrivano le fatine: premiere di Winx Club: The Magic is Back

Roma, 22 lug. (askanews) – Alla 56esima edizione del Giffoni Film Festival sono arrivate anche le fatine per l’evento Winx Club. Le eroine della celebre saga tv, nate dall’estro di Iginio Straffi, sono state protagoniste al festival del cinema per ragazzi di una première dedicata ai giovanissimi fan.

I jurors della sezione Elements +6 hanno avuto l’opportunità di partecipare a un incontro con le fate e di assistere in anteprima alla proiezione di uno dei nuovi episodi della serie “Winx Club: The Magic is Back”, prodotta da Rainbow in collaborazione con Rai Kids. Bloom, Stella, Flora, Musa, Tecna e Aisha tornano infatti con nuove avventure dal 28 luglio su Netflix, in tutto il mondo con sei nuovi episodi, mentre la serie completa incluso il finale di stagione, sarà in programmazione in anteprima in Italia su Rai Gulp e Rai Play a partire da settembre.

Due gli incontri nella Sala Lumière della Cittadella, che hanno entusiasmato una platea di circa 1.200 bambini e bambine tra i 6 e i 9 anni, e durante i quali è stato presentato in anteprima uno dei nuovi episodi. La giornata è poi proseguita con momenti di spettacolo e intrattenimento insieme alle Winx, protagoniste di una performance sulle note delle nuove canzoni, culminata con la loro partecipazione al Blu Carpet del Giffoni Film Festival.

La prima parte della serie, uscita a settembre dello scorso anno, è stato un successo in tutto il mondo e i nuovi episodi sono attesi da milioni di fan. Realizzata in CGI con un’animazione di altissima qualità, effetti speciali e uno stile visivo rinnovato, “Winx Club: The Magic is Back” ha segnato l’inizio di un nuovo capitolo per Winx Club con una narrazione pensata per coinvolgere una nuova generazione di spettatori, mantenendo sempre al centro i valori che hanno reso il brand un punto di riferimento dell’animazione internazionale. La storia segue Bloom, una sedicenne terrestre che scopre di essere una fata e intraprende un viaggio nel mondo magico di Alfea. Insieme a Stella, Flora, Musa, Tecna e Aisha costruirà un legame fondato sulla fiducia, sul coraggio e sulla forza dell’amicizia, affrontando sfide che metteranno alla prova il loro destino.

OpenAI ammette: suoi modelli hanno "autonomamente" hackerato un’azienda

New York, 22 lug. (askanews) – OpenAI ha ammesso che due suoi modelli hanno autonomamente hackerato una startup amata dagli sviluppatori in quello che l’azienda dietro a ChatGPT ha definito un “cyber incidente senza precedenti”. E’ successo la settimana scorsa, quando OpenAI stava testando la combinazione dei due modelli, GPT-5.6 Sol e uno più potente non ancora diffuso, con l’intento di capire le loro capacità cyber. Anche se OpenAI aveva intenzionalmente allentato le misure di salvaguardia cyber, teoricamente i modelli erano pensati per restare nella cosiddetta “sandbox”, un contesto sicuro in cui effettuare test. Tuttavia, i modelli sono riusciti a fuggire e a collegarsi a internet. A quel punto hanno rubato le credenziali di accesso di Hugging Face, una libreria digitale di tecnologia AI, presupponendo che in essa potessero trovare indicazioni su come superare il test.A scoprire l’intrusione era stata il 16 luglio scorso la stessa Hugging Face. Pur sapendo che fosse stata provocata da un sistema autonomo, il gruppo non sapeva inizialmente che a esserne responsabile fosse OpenAI. In un post ieri su X, il CEO Clément Delangue ha spiegato che nelle precedenti 24 ore aveva lavorato a stretto contatto con OpenAI: “Crediamo fermamente che da parte loro non ci fosse alcuna intenzione maliziosa. È piuttosto incredibile che tutto questo sia successo in modo autonomo”.

Parmigiano Reggiano, Bertinelli: il futuro è nel mercato estero

Reggio Emilia, 22 lug. (askanews) – “L’Italia, come tanti paesi occidentali, sta affrontando un inverno demografico che da noi è molto incidente: nascono circa 322.000 bambini all’anno, vuol dire che in 80 anni saremo meno di 30 milioni di italiani. E’ un tema che va oltre il Parmigiano Reggiano, ma il Parmigiano Reggiano deve vedere nel mercato internazionale il luogo dove poter crescere per garantire alla filiera e anche al Paese una traiettoria di futuro”. Lo ha detto Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, a margine della conferenza stampa di presentazione della 60a Fiera del Parmigiano Reggiano di Casina.

Un trend già in atto: “Nel 2025 il Parmigiano Reggiano ha portato all’estero oltre il 53% della sua produzione, con una domanda che chiede sempre più prodotto. Oggi il mondo vuole mangiare italiano e vuole visitare l’Italia: nel turismo, che vale circa il 12% del Pil, un turista straniero su due decide il suo itinerario non per il mare, la montagna o le città d’arte, ma in funzione dell’enogastronomia”, ha aggiunto.

“Ecco perché con il progetto Vivi Parmigiano Reggiano ci candidiamo a diventare una destinazione turistica, un luogo da visitare. Questo porterà le persone ad acquistare, spendere, consumare e alloggiare nelle nostre terre. E le zone di montagna, le più belle dal punto di vista paesaggistico, saranno un’importante destinazione turistica”, ha concluso Bertinelli.

Formula1, Vasseur: "A Budapest con grande fiducia"

Roma, 22 lug. (askanews) – Il Mondiale di Formula 1 arriva all’ultimo appuntamento prima della pausa estiva. La undicesima prova stagionale si disputa all’Hungaroring, circuito che dal 1986 ospita senza interruzioni il Gran Premio d’Ungheria e che quest’anno accoglie la Formula 1 per la quarantunesima volta.

La Ferrari arriva a Budapest con fiducia dopo i segnali incoraggianti emersi nelle ultime due gare, nelle quali la squadra ha confermato i progressi mostrati nelle recenti uscite. Il tracciato ungherese, tecnico e selettivo, rappresenta però una nuova sfida, soprattutto per le condizioni climatiche: caldo e alte temperature dell’asfalto saranno ancora una volta elementi decisivi nella gestione della vettura e degli pneumatici.

L’Hungaroring, lungo 4,381 chilometri e situato a pochi chilometri da Budapest, è uno dei circuiti più impegnativi del calendario. Le curve si susseguono in rapida successione e il lungo rettilineo principale costituisce quasi l’unico punto di respiro per i piloti. Per caratteristiche viene spesso definito un “kartodromo in grande”, dove precisione, ritmo e continuità di guida sono fondamentali.

I sorpassi sono tradizionalmente difficili e si concentrano soprattutto alla prima curva e nel tratto successivo fino a curva 3. Per questo motivo la qualifica assume un ruolo particolarmente importante nell’economia del weekend.

La gestione delle gomme sarà uno dei temi centrali. Il caldo estivo mette infatti sotto pressione monoposto e pneumatici, obbligando i team a trovare il giusto equilibrio tra prestazione sul giro singolo e rendimento sulla distanza di gara.

Il programma prevede venerdì le prime due sessioni di prove libere, alle 13.30 e alle 17. Sabato alle 12.30 si terrà la terza sessione, mentre le qualifiche scatteranno alle 16. Il Gran Premio d’Ungheria prenderà il via domenica alle 15 e si correrà sulla distanza di 70 giri, pari a 306,63 chilometri.

“Arriviamo a Budapest dopo due weekend incoraggianti, nei quali siamo riusciti a massimizzare il risultato grazie a un grande lavoro di squadra – ha spiegato il team principal della Ferrari Fred Vasseur -. Questo ci dà fiducia, ma sappiamo che ogni Gran Premio rappresenta una storia a sé. Sulla carta l’Hungaroring potrebbe adattarsi un po’ meglio alle caratteristiche della nostra vettura, ma questo da solo non garantisce nulla”.

“Come sempre sarà l’esecuzione a fare la differenza: dovremo affrontare il weekend con la stessa concentrazione, disciplina e attenzione ai dettagli mostrate nelle ultime gare. Abbiamo una squadra affiatata, due piloti motivati e il sostegno dei nostri tifosi: l’obiettivo è continuare il nostro percorso lavorando bene fin dal venerdì per arrivare nelle migliori condizioni a qualifiche e gara”.

Intercettazioni, Tajani: no a modifica della legge, va bene così

Roma, 22 lug. (askanews) -“Non capiamo perché si debba cambiare la legge sulle intercettazioni che abbiamo cambiato noi”. Così il vicepremier e segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, conversando con i cronisti fuori da Montecitorio, a proposito della richiesta della presidente della commissione Antimafia, Chiara Colosimo (FdI), di allargare la possibilità di intercettazioni su una serie di reati.

Legge elettorale, Tajani: ci sono stati malumori in tutti i partiti

Roma, 22 lug. (askanews) – Sulle legge elettorale e sulle preferenze “i malumori ci sono stati in tutti i partiti. Vedremo se in Senato ci sarà un emendamento, esamineremo i contenuti. A noi la legge va bene così com’è”. Così il vicepremier e segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, conversando con i cronisti fuori da Montecitorio.

“Poi vedremo se ci saranno delle proposte degli alleati, le esamineremo come abbiamo fatto l’altra volta: vedremo quale sarà la proposta, se ci sarà un emendamento, chi lo presenterà, cosa dirà questo emendamento e lo si esaminerà con grande serenità e interesse. I gruppi decideranno autonomamente, ma non si può dare un giudizio prima che venga presentata una proposta”, ha aggiunto.

Venezia83, alle Notti Veneziane "Il mestiere", esordio di Tufarulo

Roma, 22 lug. (askanews) – Sarà presentato alle Notti Veneziane sezione delle Giornate degli Autori in accordo con l’Isola di Edipo, “Il mestiere”, film d’esordio di Beppe Tufarulo con Luigi Lo Cascio, Claudia Potenza, Riccardo Maiello, George Li Tournaire, Massimiliano Rossi.

Il film racconta di Sauro Cantafame, che di mestiere “aggiusta” i morti. Nei corpi degli anziani defunti monta dei cuori meccanici così che sembrino vivi. E con questo trucco le famiglie continuano a riscuotere la pensione. Con la sua Apecar attraversa un Sud di frontiera, violento, lunare, tra la realtà e l’inverosimile. Sarà l’incontro con Giocondo Infelice, un ragazzo murato in sé stesso ma con un misterioso dono, a riportarlo alla vita e ai sentimenti, tanto da affrontare il rischio di sfidare la deità criminale di Vito la Scimmia che, in quel territorio alla fine del mondo, tutto comanda e dispone…

“Sauro Cantafame, antieroe tragico fa un mestiere illegale per le regole scritte, sacro per necessità – ha raccontato Tufarulo. Nel suo mondo la morte non è la fine di qualcosa: è una risorsa. ‘Il Mestiere’ è un film su un Sud che non esiste sulle mappe. Un Sud tribale, periferico e senza certezze, una sorta di west senza leggi dove le regole sono saltate e con loro anche la distinzione tra ciò che è vero e ciò che è inventato”.

“Il mestiere”, da una sceneggiatura vincitrice del Premio Solinas di Massimo De Angelis, è una produzione Mad Entertainment, Dude Originals e Art of Panic in collaborazione con Rai Cinema, coprodotto da Umedia e Rosebud Entertainment Films in collaborazione con uFund, opera realizzata e distribuita con il contributo di Ministero della Cultura – Fondo per lo Sviluppo degli Investimenti nel cinema e nell’audiovisivo; con il contributo di Fondazione Calabria Film Commission, Lazio Cinema International, Regione Campania e Film Commission Regione Campania; vendite internazionali affidate a True Colours.

Beppe Tufarulo, regista e sceneggiatore, dopo gli esordi a Mtv ha costruito un percorso autoriale tra documentario e finzione, distinguendosi per una forte sensibilità visiva e per l’attenzione alle storie più intime e profondamente umane. Ha diretto documentari dedicati al mondo della musica, dello sport e della moda, tra cui “Ferro”, “All or Nothing: Juventus”, “Armani Privé – A View Beyond”, “Una favola siciliana” e “Puglia: Appunti di viaggio”. I cortometraggi “Baradar” (Brother) e “We’ll Let You Know” hanno ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali e sono stati selezionati tra i candidati ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento. Il “Mestiere”, coprodotto da Italia, Belgio e Francia, segna il suo esordio nel lungometraggio di finzione.

Venezia83, "Scarpe rotte" di Roberta Torre apre le Notti Veneziane

Roma, 22 lug. (askanews) – “Scarpe rotte”, di Roberta Torre, è il film d’apertura delle Notti Veneziane, sezione delle Giornate degli Autori in accordo con l’Isola di Edipo. Interpretato da Barbara Ronchi e Mersila Sokoli, racconta in che modo a volte il sogno ha la capacità di tenere a bada il caos del mondo.

Roma, durante la Seconda Guerra Mondiale. Clara e Vera trascorrono il tempo in casa: bevono il tè, mettono in ordine, parlano. Clara e Vera parlano di tutto. Di ciò che è accaduto all’una e all’altra, di chi non c’è, di chi manca. Al centro dei loro discorsi – come un leitmotiv musicale, e come un’occasione per parlare di ciò di cui non si può parlare – ci sono le scarpe. Che dovrebbero essere intere, se non addirittura eleganti almeno decenti, e invece sono rotte, piene di spaccature, con la suola che si stacca; ma ci sono solo quelle, bisogna arrangiarsi, esserne orgogliosi e persino – anche se in tempo di guerra sembra assurdo – un poco gioirne. Perché allora non organizzare un concorso di scarpe rotte, con tanto di giudice e concorrenti? Scarpe rotte racconta la storia di due donne e del loro legame. Racconta in che modo, a volte, il sogno ha la capacità di tenere a bada il caos del mondo.

“Scarpe rotte – racconta Roberta Torre – è un film sul tempo e sulla Storia che lascia le sue tracce negli oggetti e nei corpi, sulla memoria come presenza viva e sui fantasmi di chi abbiamo amato come abitatori complici delle nostre giornate”.

Insieme a Barbara Ronchi e Mersila Sokoli completano il cast Glen Blackhall, Diana Collepiccolo, Paola Giannetti, Tatiana Lepore, Alfonso Guadagnino, Michele Savoia, Rocco Castrocielo.

Scarpe rotte è una produzione Faber Produzioni, Stemal Entertainment, Draka Production con Rai Cinema, prodotto da Donatella Palermo e Corrado Azzollini. Da un soggetto di Roberta Torre, sceneggiatura di Roberta Torre e Giorgio Vasta, si avvale della fotografia di Daniele Ciprì (con cui la Torre ha già collaborato fin dal suo folgorante esordio “Tano da morire”), del montaggio di Simona Paggi, dei costumi di Erika Carretta, della scenografia di Luigi Bisceglia, del suono di Gianfranco Tortora.

Roberta Torre ha esordito con “Tano da morire” (1997), presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ha ottenuto il Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima, il Premio della Settimana Internazionale della Critica e una Menzione Speciale Fipresci. I suoi film, tra cui “Sud Side Stori”, “Angela”, “Mare Nero”, “I baci mai dati”, “Riccardo va all’inferno”, “Le Favolose” e “Mi fanno male i capelli”, sono stati presentati nei principali festival internazionali, tra Venezia, Cannes, Locarno, Roma, IDFA, Tokyo e Outfest Los Angeles, ottenendo numerosi riconoscimenti. Impegnata anche con l’attività teatrale, dedicata alla riscrittura contemporanea dei classici, dal 2025 è direttrice artistica del Teatro Luigi Pirandello di Agrigento.

Massimiliano Gallo: gli artisti devono esporsi e raccontare la realtà

Roma, 21 lug. (askanews) – E’ stata presentata in anteprima al festival di Giffoni “Minerva – La Scuola”, la serie teen drama in otto episodi diretta da Ivan Silvestrini che sarà su Netflix dal 22 settembre. E’ ambientata in un liceo militare di Napoli dove non sono consentiti i cellulari, gli abiti civili e le storie d’amore. I protagonisti sono due ragazzi e una ragazza, molto diversi fra loro, mentre Massimiliano Gallo interpreta Achille Giordano, il comandante, autorevole e tradizionalista.

L’attore, proprio a Giffoni, ha raccontato: “Parte da una scuola militare ma alla fine parla di formazione, parla soprattutto di un passaggio, quello dall’adolescenza al diventare adulti. Dell’aspetto morale del seguire le regole, a prescindere perché sono comandi, oppure interpretarli. In somma è una serie che secondo me può piacere tantissimo ai ragazzi e che può esplorare tanto sul mondo dei più giovani”.

Gallo è attualmente sul set della nuova stagione della serie “Vincenzo Malinconico, avvocato d’insuccesso”, tratta dai romanzi di Diego De Silva. L’attore recentemente aveva denunciato una certa mancanza di coraggio da parte della sua categoria, sottolineando l’importanza di esporsi, come artista. “L’artista è colui che riesce a vedere prima degli altri le brutture di una guerra, le brutture di un racconto, la bellezza di un racconto, della vita. – ha detto l’attore – Noi stiamo perdendo questa capacità, critica e di raccontarci. E quello fa male anche al nostro lavoro perché quando poi ci lamentiamo del nostro cinema, probabilmente non sappiamo denunciare, non sappiamo raccontare”.

Il ministro dell’Interno Piantedosi: per le forze dell’ordine c’è pregiudizio e si inverte onere prova

Roma, 22 lug. (askanews) – “Le forze dell’ordine sono le istituzione che tutte le indagini statistiche pongono al primo posto nel gradimento della maggioranza degli italiani. Poi esiste questo pregiudizio per cui si rovescia e si inverte l’onere della prova quando c’è qualche cosa che riguarda l’azione delle forze dell’ordine: da parte di alcuni se ne presume la non legittimità”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, intervenendo alla stazione Termini di Roma a margine della presentazione delle nuove bodycam di FS Security.

Piantedosi non è preoccupato dallo sviluppo delle indagini sulla morte del marocchino Fakir a Bologna: “Noi non abbiamo timore di nulla. Tutti gli episodi che sono ampiamente documentati: c’è una documentazione video e fotografica molto diffusa e ne siamo contenti”.

Pallavolo, l’italdonne in semifinale alla Nations League

Roma, 22 lug. (askanews) – L’Italia continua la sua corsa nella Nations League femminile. Le azzurre di Julio Velasco superano l’Olanda con un netto 3-0 (25-21, 25-16, 25-16) nei quarti di finale delle Finals di Macao e conquistano l’accesso alla semifinale, dove affronteranno la vincente della sfida tra Brasile e Giappone.

La nazionale campione olimpica e mondiale, numero uno del ranking Fivb, resta così in corsa per il terzo titolo consecutivo nella competizione. Un successo arrivato al termine di una gara dominata, chiusa in appena 82 minuti, nonostante Velasco avesse chiesto alle sue giocatrici di affrontare la sfida “come se avessero perso le ultime competizioni”, senza pensare ai trofei conquistati negli ultimi anni.

Confermata la formazione delle ultime uscite: Orro in regia, Antropova opposta, Danesi e Fahr al centro, Sylla e Nervini in banda, Fersino libero. L’avvio è tutto azzurro con il primo allungo sull’8-3, ma l’Olanda reagisce e trova la parità sul 12-12. Da quel momento l’Italia cambia ritmo: cresce Antropova, protagonista con 6 punti nel primo set, e le azzurre prendono il controllo chiudendo il parziale 25-21.

Nei due set successivi non c’è storia. La regia di Orro valorizza il gioco al centro con Danesi e Fahr, Sylla aumenta il proprio impatto offensivo e Antropova diventa il riferimento principale dell’attacco italiano. L’opposta chiude la gara da miglior realizzatrice con 16 punti, mentre Sylla ne mette a segno 11.

Velasco concede spazio anche alle giocatrici della panchina, inserendo Egonu nel doppio cambio. L’Olanda prova a reagire solo in apertura di terzo set, ma la risposta italiana è immediata: Omoruyi firma il punto del 24-16 e poco dopo arriva il definitivo 25-16.

L’Italia ora attende la semifinale di Macao con l’obiettivo di conquistare la terza Nations League consecutiva, un’impresa riuscita in passato soltanto agli Stati Uniti nella Vnl e al Brasile nell’epoca precedente del World Grand Prix.

Tennis, otto italiani nel main draw degli Us Open

Roma, 22 lug. (askanews) – Sono 10 i rappresentanti del tennis tricolore presenti nelle-entry list per i main draw dello Us Open, l’ultimo Slam dell’anno in programma sul cemento di Flushing Meadows dal 30 agosto al 13 settembre. Otto i tennisti italiani presenti in quella maschile: Jannik Sinner (nr. 1 del ranking), Flavio Cobolli (nr. 9), Lorenzo Musetti (nr. 15), Luciano Darderi (nr. 21), Matteo Arnaldi (nr. 33), Matteo Berrettini (nr. 42), Lorenzo Sonego (nr. 77), Mattia Bellucci (nr. 79).. Due le giocatrici italiane inserite in quella femminile: Jasmine Paolini (nr. 15) ed Elisabetta Cocciaretto (nr.69). Questa la top ten maschile: Jannik Sinner (ITA, nr. 1); Alexander Zverev (GER, nr. 2); Carlos Alcaraz (ESP, nr. 3); Felix Auger-Aliassime (CAN, nr. 4); Alex de Minaur (AUS, nr. 5); Ben Shelton (USA, nr. 6); Novak Djokovic (SRB, nr. 7); Daniil Medvedev (nr. 8); Flavio Cobolli (ITA, nr. 9); Taylor Fritz (USA, nr. 10).

Tra i protagonisti sul palcoscenico dell’USTA Billie Jean King Tennis Center di Flushing Meadows ci saranno i numeri uno al mondo Aryna Sabalenka e Jannik Sinner. La bielorussa punta a diventare la prima donna a vincere tre titoli consecutivi di singolare allo US Open dopo Serena Williams (2012-14): l’azzurro, trionfatore a Wimbledon, cerca il bis newyorkese dopo il successo del 2024. Seguono i numeri 2 del mondo Elena Rybakina, campionessa in carica dell’Australian Open, e Alexander Zverev, vincitore del Roland Garros 2026. Il campione in carica del singolare maschile è Carlos Alcaraz: lo spagnolo, fermo da fine aprile per l’infortunio al polso destro (dovrebbe rientrare nel “1000” di Cincinnati), punta a conquistare il suo terzo titolo a New York dopo quelli vinti nel 2022 e lo scorso anno. Il campo di partecipazione comprende 17 campioni di singolare Slam (11 donne, 6 uomini), tra cui 10 campioni dello US Open. L’ex numero uno del mondo Novak Djokovic, finalista agli Australian Open e semifinalista a Wimbledon in questa stagione, è in testa alla classifica dei vincitori con 24 trofei Slam in singolare, quattro dei quali conquistati a New York. Lo US Open 2026 si svolgerà da domenica 23 agosto a domenica 13 settembre: la settimana precedente si disputeranno le qualificazioni.

Pistoia Capitale Libro, arriva il gratta e vinci che premia lettori

Roma, 22 lug. (askanews) – Dopo il successo del primo appuntamento torna “Venerdì? Giorno fortunato!”, il format di Pistoia Capitale Italiana del Libro 2026 che trasforma un gesto semplice come prendere in prestito un libro in un’occasione di gioco, scoperta e partecipazione.

La Biblioteca San Giorgio ospiterà tre nuove giornate: venerdì 24 e venerdì 31 luglio più eccezionalmente lunedì 27, dalle 9 alle 18.30. In ciascun giorno tutti coloro che prenderanno in prestito almeno un volume riceveranno uno speciale “gratta e vinci” con il quale provare ad aggiudicarsi i gadget ufficiali della Capitale del Libro, fino a esaurimento delle scorte.

L’obiettivo è promuovere la lettura attraverso un’attività semplice e coinvolgente, capace di incentivare la frequentazione della biblioteca e di avvicinare un pubblico sempre più ampio ai libri. L’iniziativa ha riscosso interesse anche sui social: il post dedicato all’iniziativa pubblicato sul profilo Instagram della Capitale del Libro 2026 ha ottenuto più di 8mila visualizzazioni.

“Questo è il momento dell’anno in cui si legge di più: arrivano le vacanze e aumenta il tempo libero da dedicare alla lettura. Con questi piccoli doni vogliamo sottolineare il fatto che la lettura è sempre una piccola vittoria sulle esigenze della quotidianità: una vittoria che desideriamo festeggiare, appunto, con un ricordo di Pistoia Capitale”, dichiara Maria Stella Rasetti, Responsabile del progetto Pistoia Capitale del Libro. Con un piccolo gesto, quello del prestito, i lettori potranno così partecipare a un gioco pensato per rendere ancora più piacevole l’esperienza della biblioteca, luogo di cultura, incontro e condivisione. L’appuntamento rientra nel calendario di Pistoia Capitale Italiana del Libro 2026, che per tutto l’anno propone eventi e progetti dedicati alla diffusione della lettura e alla valorizzazione delle biblioteche come spazi aperti alla cittadinanza. In questo caso il premio, in fondo, è già quello di portare a casa una nuova storia.

Sanremo, Francesca Michielin: bene conduttore giovane come De Martino

Roma, 22 lug. (askanews) – Ospite al Giffoni Film Festival, Francesca Michielin ha dialogato con i ragazzi e ha presentato il suo nuovo album “Magia bianca”, per la prima volta in assoluto anche dal vivo.

Dal femminismo alla creatività, tanti i temi toccati dall’artista con i ragazzi, tra cui la riflessione sulla provincia, partendo proprio dall’esempio del Festival di Giffoni: “La provincia ti da tanto. Giffoni è un posto immerso nel verde dove avete creato in una provincia un luogo dove si fa e si genera cultura tramite l’incontro. La provincia può diventare a tutti gli effetti uno spazio culturale”

A proposito di Sanremo e della nuova direzione artistica di Stefano De Martino: “Al netto che noi non possiamo sapere che Festival sarà e come sarà destrutturato – magari verranno destrutturati anche dei ruoli – la cosa sicuramente positiva è che Stefano De Martino è un conduttore giovane ed è una cosa molto positiva, secondo me”.

Centrodestra, Tajani: Vannacci? Vota assieme a Schlein e a Conte

Roma, 22 lug. (askanews) – “Vannacci è uscito dal centrodestra, non è stato cacciato da nessuno: vota assieme alla Schlein e a Conte: Futuro Nazionale sembra un partito di sinistra, è schierato con l’opposizione”. Così il vicepremier e segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, conversando con i cronisti fuori da Montecitorio.

“Vannacci non è stato mandato certamente via da noi, è lui che se n’è andato liberamente. È stata una scelta sua e dei suoi”, ha aggiunto.

Meloni torna all’attacco: sindaco Bologna irresponsabile, perché sinistra mai in piazza quando muore un agente?

Roma, 22 lug. (askanews) – “Tolleranza zero nei confronti di chi pensa di poter sfasciare tutto, di terrorizzare le persone perbene, di trasformare i nostri quartieri in zone franche”. Cosí la premier Giorgia Meloni in un’intervista a Il Giornale, ritorna a commentare ciò che è successo a Bologna, con gli scontri con la polizia e la guerriglia urbana, dopo la manifestazione, pacifica, per Abderrahim Fakir, morto mentre veniva ammanettato dalla polizia. La premier attacca di nuovo il sindaco della città e il centrosinistra.

“Ho trovato irresponsabile – ha proseguito – l’idea del sindaco Lepore di chiamare la piazza all’indomani di quella tragedia, senza che ci fosse stato neanche modo di appurare le responsabilità. Era evidente che quella scelta sarebbe suonata come una condanna a priori delle forze dell’ordine e un ottimo pretesto per i soliti noti dei centri sociali e del mondo antagonista di mettere a ferro e fuoco Bologna, alimentare lo scontro sociale, aggredire la polizia e seminare violenza in città. Fa molto riflettere, poi, che la sinistra non sia mai scesa in piazza per esprimere solidarietà in occasione del decesso in servizio di un agente delle forze dell’ordine”, ha sottolineato.

Zelensky sceglie "il pompiere del fronte": chi è Drapatyi, nuovo Comandante in capo delle forze armate ucraine

Roma, 22 lug. (askanews) – Mikhail Drapatyi, 42 anni, è il nuovo Comandante in capo delle Forze armate ucraine. Nato a Kamianets-Podilskyi nel 1982, in Ucraina lo chiamano “il pompiere del fronte”, sottolineando la fama di militare inviato dove la situazione è più critica.

Drapatyi ha cominciato nel 2004 come tenente nella 72esima brigata meccanizzata. Nel 2014, da maggiore, è diventato famoso dopo l’ “assalto volante” con cui la sua BMD ha sfondato le barricate di Mariupol: già storica l’immagine del veicolo blindato da lui condotto che vola letteralmente attraverso l’ostacolo. Pochi mesi dopo, è stato lui a coordinare il recupero di 260 uomini e decine di veicoli da un accerchiamento sotto fuoco dell’artiglieria russa. Drapatyi è ricercato dalla Russia.

Dalla primavera 2022 in poi, una sequenza di incarichi su fronti sempre più instabili. Ha fermato l’avanzata russa verso Kryvyi Rih, ha partecipato alla liberazione di Kherson, è stato paracadutato su Kharkiv quando i russi hanno sfondato nel maggio 2024. Ogni volta, momenti di visibilità e gloria, poi di nuovo in prima linea. Nel novembre 2024 è stato promosso comandante delle forze Terrestri salvo poi essere di nuovo spostato agennaio 2025 per rafforzare il Raggruppamento Khortytsia, il settore più sanguinoso.

Di lui si dice che Syrksky, il precedente comandante supremo, silurato ieri sera, lo ha sistematicamente ostacolato con una serie di note di demerito: “Punizioni burocratiche” secondo Fedorov, l’ex ministro della Difesa che lo ha pubblicamente sostenuto dopo essere stato a sua volta licenziato, cosa che ha scatenato proteste a Kiev e in ultima istanza la decisione del presidente Zelensky di rimuovere Sirskyi, noto per l’approccio’ ‘sovietico’ al fronte.

La sua nomina è un segnale di discontinuità. Zelensky gli ha ordinato di aggiornare la strategia difensiva, di riformare il sistema dei corpi, di garantire approvvigionamenti d’armi e droni secondo le richieste dei comandanti di campo. Se Drapatyi ha il profilo di chi sa muoversi sul fronte, la sfida è se riuscirà a tradurre le vittorie tattiche in una visione strategica durevole e a crearsi una base solida istituzionale, cosa non necessaria da ‘pompiere’, ma cruciale da Comandante in capo.

Meloni: la nuova legge elettorale evita inciuci. Sulle preferenze non ho cambiato idea

Roma, 22 lug. (askanews) – “È sotto gli occhi di tutti quanto sia stato importante per l’Italia godere di questo periodo di stabilità, con un governo solido e i numeri per governare. Ecco perché penso sia utile per la Nazione avere una legge elettorale che assicuri governabilità e stabilità e permetta a chi vince le elezioni di governare senza inciuci o maggioranze arcobaleno. Questo è il cuore della riforma, ed è quello che fa impazzire la sinistra, che è abituata a governare anche quando perde le elezioni, proprio grazie ai giochi di palazzo. Ma questa Nazione merita di non tornare indietro. E sulle preferenze non ho cambiato idea”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, intervistata dal Giornale.

Il nuovo segretario generale dell’Onu? Trump punta su Infantino

Roma, 22 lug. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump punta a far diventare il presidente della Fifa, Gianni Infantino, il prossimo segretario generale delle Nazioni Unite. È quanto appreso dal New York Post, che pubblica un lungo articolo su questo possibile scenario.

Infantino, 56 anni, ha chiari origini italiane: padre calabrese, madre bresciana, la coppia viveva a Domodossola prima di emigrare per lavoro a Briga, in Svizzera. Si è avvicinato a Trump grazie all’organizzazione dei Mondiali di calcio di questa estate. Il dirigente svizzero della Fifa si è impegnato molto per conquistare la simpatia del presidente americano e coinvolgerlo, arrivando persino a consegnargli il primo ‘Premio per la Pace della Fifa’ lo scorso dicembre.

Trump ritiene che Infantino “sia rispettato da tutti nel mondo e riconosce che possiede una capacità speciale di unire le persone”, ha riferito al New York Post una fonte vicina al presidente.

Il prossimo segretario generale delle Nazioni Unite sarà eletto quest’anno per sostituire il portoghese Antonio Guterres, che lascerà l’incarico alla fine di dicembre. Per ottenere la nomina, Infantino dovrebbe ricevere il sostegno del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, composto da quindici membri, dove i cinque membri permanenti dispongono del diritto di veto, per poi essere confermato dall’Assemblea Generale.

Non è chiaro se Infantino sia interessato all’incarico né fino a che punto Trump abbia discusso con lui di questa possibilità. Tuttavia, Trump ritiene che ci sia un’opportunità concreta in un campo di candidati che, secondo una fonte interna, comprende sette candidati “deboli”.

Tra i nomi più noti figurano l’ex presidente socialista del Cile Michelle Bachelet, che potrebbe incontrare l’opposizione degli Stati Uniti, e l’argentino Rafael Grossi, attuale direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea), sul quale il Regno Unito potrebbe nutrire riserve a causa della disputa sulle Isole Falkland.

L’idea di Trump romperebbe la consuetudine che prevede la scelta di un candidato proveniente dall’America Latina o dai Caraibi, una regione che ha espresso per l’ultima volta un segretario generale con il peruviano Javier Perez de Cuellar, in carica dal 1982 al 1991.

Tuttavia, diverse fonti affermano che questa rotazione geografica informale non rappresenterebbe necessariamente un ostacolo per Infantino e che potrebbe ottenere più candidature oltre a quella sostenuta da Trump.

Paolo Zampolli, imprenditore e diplomatico italo-americano che ricopre il ruolo di inviato speciale di Trump per i partenariati globali, ha dichiarato al New York Post che “solo il presidente Trump poteva avere un’idea così geniale”.

Secondo Zampolli, Infantino “farebbe un ottimo lavoro” ed è “apprezzato da tutti”. Potrebbe portare nuova energia all’enorme macchina burocratica delle Nazioni Unite e utilizzare lo sport per costruire nuovi ponti tra i popoli e ispirare i giovani e le popolazioni più povere del mondo.

“C’è una certa somiglianza” tra il ruolo di presidente della Fifa e quello di segretario generale dell’Onu, ha affermato Zampolli, amico personale di Infantino ed ex ambasciatore presso le Nazioni Unite per il piccolo Stato insulare della Dominica. “Alle Nazioni Unite bisogna gestire 193 Stati membri. Nella Fifa ce ne sono oltre 200 e gli eccellenti risultati ottenuti da Gianni dimostrano che sa come amministrare un’organizzazione di queste dimensioni”.

Zampolli ha trascorso del tempo con Infantino durante la finale dei Mondiali disputata lo scorso fine settimana nel New Jersey, ma ha precisato che non hanno parlato di questa ipotesi e di essere rimasto sorpreso nell’apprenderla dal New York Post.

Trump ha più volte criticato quella che considera l’inerzia delle Nazioni Unite nella mediazione dei principali conflitti mondiali e, lo scorso anno, ha creato un nuovo Consiglio per la Pace guidato dagli Stati Uniti, alimentando speculazioni sulla possibile nascita di un’organizzazione alternativa. Trump ha però smentito questa interpretazione, affermando di sperare che l’Onu assuma un ruolo più attivo, mentre lui stesso favoriva accordi di pace, tra cui quello tra Israele e Hamas.

Da quando è tornato alla Casa Bianca lo scorso anno, Trump ha ridotto in modo significativo i contributi finanziari degli Stati Uniti alle Nazioni Unite e ha ritirato il Paese da diverse agenzie dell’Onu, tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), l’Unesco e il Consiglio per i Diritti Umani.

L’eventuale nomina di Infantino potrebbe migliorare i rapporti tra Trump e le Nazioni Unite. Tuttavia, se il presidente riuscisse nel suo intento, per Infantino questo comporterebbe un notevole ridimensionamento dello stipendio: alla Fifa percepisce infatti circa 6 milioni di dollari all’anno.

Il sindaco di New York si arrende: non abbiamo l’autorità per arrestare Netanyahu

Roma, 22 lug. (askanews) – Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha dichiarato che la sua amministrazione non dispone dell’autorità giuridica per arrestare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, come aveva preso in considerazione di fare, e ha invitato le autorità federali statunitensi ad agire.

L’esponente democratico aveva affermato di essere impegnato in discussioni sulla possibilità legale di eseguire il mandato d’arresto emesso dalla Corte penale internazionale (Cpi) nei confronti del premier dello stato ebraico, qualora questi si recasse all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a settembre.

“La mia amministrazione ha esaminato tutte le strade possibili” ed “è chiaro che non disponiamo dell’autorità giuridica indipendente necessaria per eseguire questo mandato”, ha dichiarato Mamdani in un breve videomessaggio pubblicato sui social media. “Il governo federale, invece, ne dispone, e lo invito a collaborare con la Cpi per dare esecuzione a questo mandato”, ha aggiunto.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha assicurato lunedì che il primo ministro israeliano, suo alleato nella guerra contro l’Iran, non sarà arrestato negli Stati Uniti, in risposta alle dichiarazioni di Mamdani, che il presidente repubblicano critica apertamente.

La Corte penale internazionale, con sede all’Aja, ha emesso nel 2024 mandati di arresto contro Benjamin Netanyahu per sospetti crimini di guerra e crimini contro l’umanità nella Striscia di Gaza, nell’ambito dell’offensiva israeliana condotta in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

“Chiunque abbia occhi, cuore e coscienza dovrebbe riconoscere la devastazione che lui (Benjamin Netanyahu, ndr) ha causato e comprendere che deve comparire di fronte a un tribunale”, ha aggiunto il primo cittadino della Grande Mela nel suo video, ribadendo quanto aveva scritto sabato sul New York Times, dichiarazioni che erano state condannate dall’ufficio del primo ministro israeliano.

“Condivido il parere della CPI secondo cui Benjamin Netanyahu dovrebbe essere arrestato e processato per i suoi crimini, così come riterrei opportuno per qualsiasi altra persona incriminata dalla Cpi”, ha concluso.

Un’altra notte di raid Usa, l’Iran lancia droni su Camp Doha. Rubio: Teheran non prende sul serio i negoziati

Roma, 22 lug. (askanews) – L’esercito americano ha annunciato di aver concluso l’undicesima notte consecutiva di attacchi in Iran. Stando a quanto precisato dal Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), sono stati presi di mira “centri operativi militari iraniani, capacità marittime, hangar per aerei, depositi per droni e infrastrutture logistiche militari” con l’obiettivo di “indebolire ulteriormente la capacità dell’Iran di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz”.

Secondo Centcom, “negli ultimi tre mesi, l’Iran ha attaccato più di 30 navi mercantili” nello Stretto di Hormuz che, “nonostante l’aggressione iraniana, rimane aperto al transito delle navi commerciali”. “Dall’inizio di maggio, le forze di Centcom hanno contribuito a facilitare il transito di circa 900 navi e 450 milioni di barili di petrolio”, ha concluso Centcom. L’esercito iraniano ha dichiarato di aver attaccato una base militare americani in Kuwait in risposta alla “ripetuta aggressione” degli Stati Uniti.

In risposta alla nuova serie di attacchi Usa, l’esercito di Teheran ha riferito di aver lanciato “un gran numero di droni” contro “depositi di munizioni e attrezzature logistiche” dell’esercito americano a Camp Doha, nella zona occidentale del Kuwait.

Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha dichiarato che l’Iran “non prende sul serio i negoziati” per mettere fine al conflitto. “Gli Stati Uniti sono sempre impegnati nella diplomazia. Siamo aperti al dialogo e sempre disposti a impegnarci, a negoziare e appianare le divergenze”, ha detto Rubio nel suo intervento alla riunione a Manila dei ministri degli Esteri dell’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico (Asean) riportato dalla Cnn. “Il problema che stiamo avendo ora – ha aggiunto – è che non prendono sul serio i negoziati. Se lo fanno, lo facciamo anche noi. Se non lo fanno, faremo quanto è necessario per proteggere i nostri interessi e anche quelli dei nostri alleati”.

Intanto, i prezzi del petrolio segnano un deciso rialzo oggi, con lo scenario del conflitto Usa-Iran ancora teso. In mattinata i future sul Brent con scadenza a settembre 2026 vengono scambiati a 92 dollari Usa al barile (+1,09%) e quelli sul Greggio Wti a 85,18 dollari al barile (+1%).

Sicurezza, etica e democrazia: la filiera che non si può spezzare

 

Il sonno della politica e la crisi del senso etico

Ricordando Goya (“Il sonno della ragione genera mostri”), quello della “Buona Politica” genera regressione della coscienza civile e domanda di populismo autoritario.
Succede quando la “Politica” abdica al suo ruolo anche educativo e di guida “saggia” della società.
Si sta scomponendo una filiera di valori che dovrebbe invece essere indissolubile: quella che lega Etica, Sicurezza e Democrazia.
Metà dello schieramento politico italiano si mobilita per la “Grazia subito” a favore del gioielliere “giustiziere” e qualche partito anche di governo lo vorrebbe candidato alle elezioni.
Naturalmente vanno capite le particolari condizioni psicologiche del signor Roggero al momento dei fatti. Ed è anche legittimo nutrire qualche sorpresa per una sentenza così pesante sia sul piano penale che su quello civile.
Resta però il fatto che egli ha rincorso tre rapinatori in fuga, sparando loro alle spalle sulla pubblica strada, uccidendone due e ferendo il terzo.
Una reazione di questo tipo non è concessa dallo Stato di Diritto neppure alle Forze dell’Ordine: sarebbe una pena di morte applicata per le vie brevi.
Una parte della politica e della stessa pubblica opinione pensa che il gioielliere ha fatto benissimo; che i tre meritavano quella fine; che si tratta di “legittima difesa”.
La Legge vigente – modificata peraltro nel 2019 durante il Governo Conte Uno (Ministro dell’Interno era Salvini) – dice chiaramente il contrario e su questo si basa la sentenza finale della Cassazione. Ciò non pare avere, per molti, nessun valore.
Ed ora la Lega ha proposto una nuova modifica dell’articolo 52 del Codice Penale per rendere del tutto legittime reazioni di questo genere, senza limite alcuno.
La deriva alla quale assistiamo è di una enorme gravità.
In primo luogo sul piano “etico”.
Una Comunità non è tale senza “senso etico condiviso”, uno dei collanti che la tengono assieme – al di là delle legittime divisioni di ogni natura – e che danno consistenza anche civile agli stessi valori spirituali che considerano inviolabile il valore della vita, della persona e dell’umano.
Molta parte della Destra, che sta trasformando la tragica vicenda di Roggero in una specie di romanzo eroico a fini di consenso, fa spesso spudorato sfoggio di richiami alla identità “cristiana”. Farebbe bene – ma forse è chiedere troppo – a rileggere e meditare il Magistero della Chiesa su questo come su altri temi.

La sicurezza come bene comune, non come vendetta privata

La deriva in atto è grave, in secondo luogo, sul piano della politica di Sicurezza.
La Sicurezza pubblica è un Bene Comune fondamentale.
Il “patto sociale” che regge ogni ordinamento democratico si fonda anche sul presupposto che le Pubbliche Istituzioni – in cambio del potere che i cittadini affidano loro – debbono garantire, tra gli altri Diritti, quello alla Sicurezza.
Ciò che la Destra sta propugnando è la violazione di questo patto.
Laddove – ed è evidente in Italia – non riesce, essendo al Governo, a garantire Sicurezza, legittima il “fai da te” da parte dei cittadini. Ma così – al di la dei casi di “legittima difesa” previsti come detto sopra dalla Legge – la Sicurezza intesa come Bene Comune e Diritto Pubblico viene meno e lascia campo libero alla vendetta privata.

La lezione di Gabrielli contro il populismo securitario

Vi è, al fondo, un deficit di comprensione di ciò che oggi significa “produrre Sicurezza” nelle nostre società sempre più plurali e complesse.
Assieme a Carlo Bonini, ne ha scritto bene recentemente Franco Gabrielli, già Capo della Polizia, nel libro Contro la paura: manifesto per una sicurezza democratica.
Gabrielli colloca il tema Sicurezza in una organica filiera di gestione dei fenomeni sociali: una filiera fatta certamente di efficienza degli apparati di Polizia e di credibilità della sanzione penale, ma composta anche da tante altre azioni di sistema che oggi colpevolmente mancano.
Questa mancanza viene coperta dal populismo securitario e penale. La cosa non può funzionare e infatti non funziona, né sul piano della riduzione del numero dei reati, anche commessi da giovanissimi, né su quello della “percezione” di Sicurezza dei cittadini.

La democrazia davanti al bivio

In terzo luogo, quello che sta accadendo è grave dal punto di vista del valore della Democrazia.
Esso non vive senza che i cittadini avvertano in maniera credibile la possibilità almeno di due speranze: quella del progressivo superamento delle disuguaglianze e quella di poter essere sicuri in tutti gli ambiti privati e pubblici.
Oggi queste speranze si sono largamente affievolite.
Cresce cosi la domanda di risposte sbrigative: quasi un baratto tra il valore della “Libertà” e quello della “Sicurezza”.
E cresce sullo sfondo la tendenza verso la “post democrazia”, affidata ad un potere autoritario e verticalizzato.
Le pulsioni che si notano da tempo in larga parte della Destra vanno decisamente in questa direzione, agevolate purtroppo da una parte della Sinistra, spesso disattenta e superficiale nella lettura di ciò che si muove nelle pieghe più intime della nostra società in radicale trasformazione.
C’è anche tutto questo nella pericolosa e sguaiata propaganda legata al caso Roggero. E deve farci riflettere sulla cruciale domanda: verso quale idea di società e di convivenza stiamo andando

Roggero, la politica d’estate e tutti in gita al Colosseo

Un disegno di legge con colori da stabilire

Purtroppo non poteva andare a finire se non per come sta andando. Il caldo dà alla testa e non abbassa la pressione del fervore di chi vuole una volta per tutte stendere una linea netta di confine tra ciò che si fa e ciò che non è ammesso. Sul caso Roggero la Lega ha scelto politicamente di tracciare una linea di confine netta tra ciò che si può fare e ciò che invece non è ammissibile.

Se si fosse adeguatamente compreso, si tratta di un disegno di legge che prevede come “in caso di aggressione a mano armata all’interno del proprio domicilio” o del luogo di lavoro “qualsiasi reazione posta in essere nell’immediatezza del fatto da chi subisce l’aggressione è non punibile, indipendentemente dalla sproporzionalità dei mezzi usati”.

Saremmo di fronte ad una modifica dell’art. 52 del codice penale che fa riflettere. Ora, senza la pretesa di essere giuristi, si gioca una partita a carte scoperte, al bando ogni sfumatura, e necessariamente si è dovuto ricorrere ad un sostantivo che segna un discrimine di posizioni.

C’è sempre un prima, durante e dopo?

Senza scomodare Heidegger ed il suo “Essere e tempo”, ragionando solo sulla prima parte della modifica normativa proposta, secondo la Treccani “l’immediatezza” si traduce in un subito, senza indugiare. Qui parte il roviglio delle interpretazioni dalla quale nessuna norma può sfuggire ed essere esente. Immediatezza e simultaneità sono perfettamente sinonimi o c’è invece un tempo pure minimo che differenzia i due termini? Che si sia dentro casa o per strada chiunque sia vittima di un’aggressione è legittimo muova una azione a propria difesa. E’ quindi una iniziativa contestuale all’evento criminoso, un “nel mentre” che giustifica il diritto dovere di proteggere se stessi. Non si è potuto meditare sul proprio agire perché il fatto ti ha portato direttamente al centro della scena.

Immedesimarsi nella immediatezza, un problema impossibile

Sembra di comprendere nel caso Roggero che invece la vicenda abbia avuto due momenti distinti, conseguenziali e non esattamente coincidenti. Ad una aggressione ha fatto poi seguito la rincorsa dei criminali con l’esito noto alle cronache. Questo parrebbe essere, a meno che non si intenda per immediatezza il complesso dell’evento senza distinguerne le fasi temporali. Solo in questa ultima ipotesi Roggero troverebbe un motivo di sorriso.

Cosa sarà?

“Cosa sarà… che ti porta a cercare il giusto, dove giustizia non c’è”, cantava l’impareggiabile Lucio Dalla. Immediata è stata nel bene o nel male il tentativo della politica di dire la propria sul tema, eppure si rischia per eccesso di slancio di trovarsi in un pantano dalla quale non si esce con la stessa tempestività con cui ci si è tuffati.

Siamo solo all’inizio di un dibattito che coinvolgerà anche la possibilità di essere sproporzionati, per cui si può sparare con un cannone ad una zanzara che potrebbe avere potenzialmente un pungiglione letale, oltre al tema del risarcimento che pure scatenerà polemiche all’infinito.

Il futuro, ferma la difficoltà di una regola che giustizi ogni confusione di pensiero in materia, stempererà le attuali tensioni e si resterà senza certezze, se non quella di augurarsi di non essere mai vittime della violenza altrui.

Per l’intanto ci pensa Vannacci a giocare al Colosseo trascurando che quello è tutt’oggi un luogo sacro e non un circo. Lì il sangue dei martiri non si cancella con l’AI. Non a caso Santa Teresina di Lisieux, entrandovi, non mancò di inginocchiarsi in silenziosa preghiera.

Pio XII, il “Defensor Civitatis” di Roma

Il 25 luglio e la Roma ferita

Sono trascorsi oltre 80 anni da quel 25 luglio 1943, quando l’annunciatore Titta Arista, dai microfoni dell’EIAR, alle 22.45 informava gli italiani ignari che il regime fascista si era dissolto e il suo Duce si era “dimesso”, come un qualunque presidente del Consiglio dell’Italietta prefascista.

Il lunedì precedente, 19 luglio, Roma era stata sottoposta a un violento bombardamento, il primo dall’inizio della guerra, che era costato al popolare quartiere di San Lorenzo oltre mille vittime, alcune delle quali ancora oggi neppure censite perché dissolte dalle bombe dei “Liberator”. Il Santo Padre Pio XII era uscito dal Vaticano accompagnato da mons. Montini e dal conte Galeazzi quando il bombardamento non era ancora terminato, arrivando tra gente disperata con la veste insanguinata, come poi lo stesso Montini, una volta diventato Papa, volle ricordare con la statua che si trova accanto alla basilica di San Lorenzo.

Il Santo Padre arrivò tra le vittime quasi da solo, con la vettura dello stesso conte Galeazzi. Tuttavia occorre fare una precisazione, perché sovente si eccepisce che ci fossero già le macchine da presa, non sapendo nessuno né della visita del Papa né, ovviamente, del bombardamento.

 

La visita a San Lorenzo e la fotografia simbolo

Alle 11.00 di quel lunedì i “Liberator” si diressero dal mare verso lo scalo ferroviario di San Lorenzo. La sera precedente gli Alleati, soprattutto gli Stati Uniti, avevano lanciato volantini per invitare la popolazione ad allontanarsi da quei luoghi, obiettivi di una possibile incursione aerea, ma i militi fascisti li avevano fatti quasi del tutto sparire e i pochi rimasti nelle mani degli abitanti del quartiere, tra i più antifascisti di Roma, non credettero che proprio l’Urbe, sede del Papa, venisse attaccata dal cielo.

In realtà di quella visita inaspettata del Santo Padre esiste una sola fotografia, con lui assieme a Montini vicino alle rovine della basilica distrutta, a braccia aperte, mentre la popolazione è inginocchiata per ricevere la benedizione. Di filmati di quel tragico lunedì non ne esistono, proprio per l’inaspettato arrivo del Pontefice e per la sterminata serie di rovine prodotte dall’immane bombardamento.

Le immagini filmate e le fotografie più dettagliate appartengono invece alla seconda visita di Pio XII, dopo il secondo grande bombardamento della capitale, il 13 agosto 1943.

Il secondo bombardamento e la vicinanza alla popolazione

Quel giorno l’uscita del Papa era prevista per una celebrazione liturgica in onore di padre Raffaele Melis, parroco della chiesa di Sant’Elena in via Casilina (la stessa dove poi Rossellini collocherà, non a caso, il personaggio di don Pietro, interpretato da Aldo Fabrizi nel film Roma, città aperta), morto durante il bombardamento del 19 luglio mentre portava soccorso alle vittime, come ricorda una lapide posta nelle vicinanze della chiesa.

Il 13 agosto Papa Pacelli era atteso nella chiesa dei Santi Fabiano e Venanzio a Villa Fiorelli, poco distante da Sant’Elena, per una commemorazione di padre Melis e una conseguente processione che si sarebbe snodata per le vie del quartiere San Giovanni fino alla Basilica Lateranense, cattedrale di Roma e sede del Vicario, all’interno della quale il Pontefice avrebbe impartito la Santa Benedizione.

Nei luoghi martoriati dal raid aereo 

Tuttavia il bombardamento, anch’esso inatteso, sconvolse i piani previsti, ma il Santo Padre anche questa volta volle uscire ugualmente e recarsi nei luoghi martoriati dalle incursioni. Avvolto da centinaia di persone lacere, sporche e ferite, venne accolto come vero successore di Cristo in terra.

La visita fu così intensa e partecipata che l’auto del Papa fu letteralmente presa d’assalto dai fedeli e resa inutilizzabile, tanto che dovette poi usare una piccola Topolino per tornare in Vaticano, senza rinunciare a percorrere buona parte delle vie devastate del quartiere di San Giovanni, arrivando, come illustrano alcuni video, fino alla zona di Porta Maggiore e distribuendo banconote per sollevare almeno materialmente quella povera e ignara popolazione, che era il popolo della sua diocesi come Vescovo di Roma.

A orientarlo in quelle vie polverose di macerie fu un altro grande sacerdote romano, il futuro cardinale Fiorenzo Angelini, allora eroico parroco della chiesa della Natività in via Gallia, dove durante l’occupazione nazista dei mesi successivi avrebbe nascosto e salvato decine di antifascisti ed ebrei, rischiando la vita e guidando di notte, durante il coprifuoco, il camion con vettovaglie e alimenti per i rifugiati nel Seminario Lateranense, da via Urbisaglia a piazza San Giovanni, con i nazisti ben presenti nel quartiere, a cominciare dalla vicina ambasciata di Villa Wolkonsky in via Umberto Biancamano.

Il “Defensor Civitatis” e la ricostruzione morale di Roma

Per il ruolo svolto da Pio XII in quei mesi terribili si attribuì al Pontefice il titolo di “Defensor Civitatis” e nel 1950, a ringraziamento per l’ulteriore incolumità della città, i fedeli parteciparono alla ricostruzione del Santuario del Divino Amore, avendo il Papa posto la città sotto la protezione della Vergine Santissima.

Ma vi sono altri due avvenimenti che pochi oggi ricordano, relativi al ruolo svolto da Pio XII per difendere Roma.

Monte Mario e la nascita della SIAE: due episodi poco ricordati

Sulla salita di Monte Mario esiste una bella statua della Madonna che ha una storia particolare. Nel 1939 Mussolini, all’apice del suo delirio di onnipotenza, aveva promosso la costruzione di una gigantesca statua dedicata a sé stesso, il “Colosso Littorio”, che ne avrebbe celebrato la gloria nel 1942, una volta ultimato il quartiere EUR per il ventennale della Rivoluzione fascista. Ma la guerra, che egli stesso aveva voluto, ne bloccò i lavori e nel 1945 Arrigo Minerbi, ebreo convertito al cristianesimo e nascosto presso gli orionini di via Appia Nuova durante l’occupazione nazista, propose allo stesso Pontefice di proseguirne la costruzione non per il Duce ormai caduto, ma per Maria Santissima.

Altro episodio collaterale al disastroso bombardamento fu la promozione, da parte di Pio XII, della SIAE, la celebre società che avrebbe accompagnato nei decenni successivi l’attività di generazioni di autori e compositori. Egli volle realizzarla chiedendo agli stessi americani l’elargizione di una somma di denaro in riparazione dei danni e dei lutti provocati dai bombardamenti, affidandone la guida al dott. Ennio Melis, non a caso parente di don Raffaele Melis, il mitico ed eroico parroco della chiesa di Sant’Elena nel quartiere Casilino, così duramente segnato dalle bombe dei liberatori.

Bettazzi-Berlinguer, l’inizio di un confronto nuovo

Un dialogo che segnò un’epoca

Il rapporto tra i cattolici e i comunisti è stato una costante storica della politica italiana. Certo, va preso atto dell’evoluzione della politica e delle culturale politiche nel nostro paese ma è indubbio che il dialogo/confronto tra i cattolici, seppur nella loro pluralità, e il mondo della sinistra italiana – ex o post comunista che sia fa poca differenza – continua ad essere un tassello importante del dibattito politico italiano.

E quando parlo dei cattolici e del pianeta della sinistra italiana il pensiero corre immediatamente allo storico carteggio, avvenuto proprio 50 anni fa, nel luglio del ‘76, tra il Vescovo di Ivrea, Luigi Bettazzi, e il segretario generale del Pci, Enrico Berlinguer. Una lettera, quella spedita dal vescovo canavesano al capo del Pci, del tutto inusuale e destinata, comunque sia, a suscitare un forte dibattito che in quella stagione fu ricco ma anche carico di polemiche. Certo, erano gli anni che precedevano la cosiddetta “solidarietà nazionale” al governo del paese ma sarebbe anche ingeneroso dimenticare che l’unità politica dei cattolici, anche se non è mai stata un dogma ma sempre e solo un fatto storico, era ancora un elemento oggettivo a vantaggio della Democrazia Cristiana. Anche se proprio nelle elezioni politiche del 1976 il Pci toccò il suo massimo storico, il 34% dei voti.

La lettera di Bettazzi e la risposta di Berlinguer

Comunque sia, la lettera di Bettazzi a Berlinguer fu una sorta di fulmine a ciel sereno. Alla lettera del Vescovo di Ivrea nel luglio del ‘76, Berlinguer, scusandosi, rispose l’anno successivo, nel 1977. Come ovvio, parliamo di un’altra Italia rispetto a quella contemporanea. Anche perchè gli steccati tra cattolici e comunisti erano sempre stati molto alti a livello religioso e dottrinario. Sul piano politico le dinamiche concrete sono sempre state, invece, un po’ diverse anche se non molto dissimili. Il Concilio Vaticano II aveva aperto nuovi orizzonti e lo stesso leader comunista Togliatti, saldamente legato alla dittatura comunista sovietica, si era già interrogato nel discorso di Bergamo del 1963 sul “destino comune” dinnanzi al pericolo atomico. Ma fu Bettazzi a prendere l’iniziativa. “Onorevole – scrive Bettazzi nel luglio ‘76 – Le sembrerà forse singolare, tanto più dopo le ripetute dichiarazioni dei vescovi italiani, che uno di loro scriva una lettera, sia pura aperta, al Segretario di un partito, come il Suo, che professa esplicitamente l’ideologia marxista, evidentemente inconciliabile con la fede cristiana. Eppure mi sembra che anche questa lettera non si discosti dalla comune preoccupazione per un avvenire dell’Italia più cristiano e più umano”.

E ancora, “Penso a quelli che hanno votato per voi e sono cristiani, e non intendono rinunciare alla loro fede religiosa, che anzi – forse nella sofferenza per la ‘disobbedienza’ alla gerarchia – pensano così di promuovere una società più giusta, più solidale, più partecipata, quindi più cristiana”. Bettazzi, cioè, cerca di capire le ragioni del successo del Pci anche tra i cattolici e ritene di intravederle nella aspirazione dei deboli a una società migliore e sulla scia dello stesso pensiero conciliare.

Un confronto tra fede, politica e laicità

Berlinguer, come noto, risponde dopo un anno forse anche in attesa di un possibile dialogo con la DC e con Aldo Moro nello specifico. Si tratta di una risposta lunga, articolata e anche un po’ contorta tesa a riaffermare con forza la laicità del suo partito da un lato e confermare, dall’altro, l’interesse verso le pulsioni più aperte del cattolicesimo così come emergevano dal Concilio: dalla Pacem in terris alla Gaudium et spes ma anche alla necessità, ideale e storica, di un incontro tra i cattolici e i comunisti. “Noi comunisti – scrive Berlinguer – vogliamo una società organizzata in maniera tale da essere sempre più aperta e accogliente anche verso i valori cristiani. Non vogliamo, però, una società ‘cristiana’ o uno Stato ‘cristiano’. E non già perchè siamo anticristiani, ma solo perchè sarebbero anch’essi una società e uno Stato ‘ideologici, integralisti”. Per poi concludere che è questo il Pci “nè teista, nè ateista, nè antiteista”. Cioè un partito laico e non laicista.

Ecco perchè quella lettera di Bettazzi, al di là che si condivida o meno, rappresenta un punto saliente della complicata, difficile, tortuosa e contraddittoria strada del dialogo e del confronto tra i cattolici e i comunisti. E il vescovo Bettazzi, comunque sia, rompe un tabù e contribuisce ad aprire una stagione nuova.

La corsa più importante di Nico Williams: una medaglia al collo di mamma María

Ci sono corse che strappano gli applausi dello stadio, frazioni di secondo in cui un calciatore brucia l’erba, salta l’uomo e scarica in rete il pallone che vale una Coppa del Mondo. E poi ci sono corse che non hanno telecamere a seguirle, che durano mesi, consumate sotto un sole che spacca le pietre, dove il traguardo non è una coppa dorata, ma la pura e semplice sopravvivenza.

Nico Williams, l’esterno fulmineo che ha appena trascinato la Spagna sul tetto del mondo, queste due velocità le conosce benissimo. Sa che la sua, per quanto devastante palla al piede, non sarà mai rapida come quella di sua madre. Per questo, non appena l’arbitro ha sancito il trionfo mondiale – replicando una scena già vista agli Europei del 2024 – Nico non ha cercato i flash dei fotografi. Ha cercato lei, María Comfort Arthuer. Le ha messo la medaglia d’oro al collo e ha pronunciato parole che pesano come macigni:

“Ho dato la mia medaglia a mia madre perché la merita più di chiunque altro. Correvo veloce in campo, ma lei ha corso molto più di me nella vita.”

L’odissea oltre il deserto

Per capire il senso di quel gesto, bisogna riavvolgere il nastro. Bisogna spogliarsi della retorica del calcio milionario e guardare dentro l’atlante del dolore e della speranza che definisce le rotte migratorie globali. Quello di María non è stato un viaggio, è stata un’odissea.

Ha lasciato le coste del Ghana con il cuore in gola e il vuoto nelle mani. Ha attraversato il Burkina Faso, il Mali, l’Algeria. Mappe concettuali che per chi si occupa di flussi migratori significano una cosa sola: la terra di nessuno. Ha camminato a piedi nudi e testa alta nel deserto del Sahara, dove la sabbia cancella i passi e spesso anche i destini di chi ci prova. Infine, l’impatto con la frontiera fisica dell’Europa: quella recinzione metallica tra il Marocco e la Spagna, a Melilla, che divide la disperazione dal futuro. L’ha scavalcata. Senza scarpe bullonate, senza preparatori atletici. Solo con la forza feroce di chi vuole dare un domani ai propri figli.

Arrivata in Spagna, la storia è quella comune a milioni di migranti: la burocrazia, i lavori umili, la fatica invisibile di chi deve ricominciare tutto daccapo, ricostruendo un’identità un mattone alla volta, in una terra che spesso ti guarda con diffidenza.

Le eroine senza nome che cambiano la storia

Possiamo studiare i dati dell’immigrazione, i decreti flussi, le statistiche di integrazione. Ma la verità è che i numeri non racconteranno mai l’umanità profonda che muove queste storie. Oggi il mondo celebra Nico Williams, il campione, l’idolo delle nuove generazioni, il simbolo di una Spagna multietnica che vince e convince.

Ma il vero trionfo non è sportivo, è umano. È il riscatto di María. Dietro ogni seconda generazione che ce la fa, dietro ogni ragazzo che brilla nello sport, nella scienza o nell’arte, c’è quasi sempre una madre che ha camminato nel deserto. Donne straordinarie, spesso relegate nell’ombra della cronaca o etichettate semplicemente come “clandestine” prima e “manodopera” poi.

Ieri sera, su quel podio ideale, Nico Williams ha ricordato a tutti noi che le storie più grandi della nostra epoca non le scrivono i vincitori dei trofei, ma chi, con dignità e coraggio silenzioso, ha sconfitto la geografia e la fame per regalare al mondo un campione.

Giustizia Tributaria, Lussana: “Tappa storica i 170 magistrati”

Roma, 21 lug. (askanews) – Si è svolto a Roma, presso la Biblioteca Nazionale, l’incontro di presentazione con i 170 magistrati tributari, vincitori del primo concorso pubblico per magistrato tributario. Un appuntamento che ha segnato una tappa storica nel percorso di piena attuazione della riforma della giustizia tributaria e dell’avvio della magistratura tributaria professionale. L’iniziativa, promossa dal Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria, ha rappresentato un momento di confronto tra l’organo di autogoverno e i neo magistrati, chiamati ad intraprendere il tirocinio formativo che precede l’esercizio delle funzioni giurisdizionali.

“Si apre una nuova era per la giustizia tributaria, che entra a pieno titolo a essere la quinta magistratura del Paese. Ovviamente questo è un primo passo importante, ma il percorso deve ancora essere completato, soprattutto sotto il profilo dell’ulteriore reclutamento dell’organico. Io vengo da una nostra seduta di Plenum, dove abbiamo dato avvio alle procedure di nomina della seconda commissione di concorso” ha dichiarato Carolina Lussana, Presidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria.

L’incontro, finalizzato a delineare il quadro normativo e organizzativo di riferimento, ha fornito ai magistrati di nuova nomina gli strumenti conoscitivi necessari per l’avvio delle attività previste dalle linee guida elaborate dal Consiglio, affrontando i nodi cruciali dell’indipendenza e

dell’imparzialità del magistrato tributario.

“Era un obiettivo che probabilmente andava raggiunto prima, senza nulla togliere al percorso professionale rappresentato dall’attività dei giudici tributari onorari. Hanno dato un contributo fondamentale alla crescita della giurisdizione tributaria, ma credo fosse arrivato il momento che anche la giustizia tributaria passasse a magistrati professionali. Ciò non toglie che l’apporto dei giudici tributari onorari potrà continuare a essere utile, ma la professionalizzazione significa armonizzazione tra tutte le magistrature” ha aggiunto Carlo Fucci, componente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria.

Un momento storico per la giustizia tributaria fondamentale nel rapporto tra fisco e cittadino

“È una svolta per la giustizia tributaria, in un sistema che deve andare e muoversi nella stessa direzione: magistrati, giudici tributari professionali e dipendenti del MEF che mandano avanti le Corti di giustizia tributaria. Bisogna continuare a migliorare il servizio della giustizia tributaria per favorire il rapporto tra fisco e cittadino, perché è nella giustizia che funziona che il cittadino può avere fiducia. Allo stesso tempo, si può garantire una politica fiscale giusta ed equa, capace di consentire al Paese di assicurare tutti i servizi ai cittadini” ha concluso Cosimo Maria Ferri, componente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria.

Con l’inizio di questo percorso formativo, la magistratura tributaria volta ufficialmente pagina. L’ingresso di queste nuove e qualificate risorse porterà linfa vitale all’interno delle Corti, contribuendo a rendere il rapporto tra fisco e contribuenti sempre più equo, trasparente e tempestivo, consolidando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni dello Stato.

Biennale Danza, la consegna del Leone d’argento a Mamela Nyamza

Venezia, 21 lug. (askanews) – La coreografa, danzatrice e attivista sudafricana Mamela Nyamza ha ricevuto il Leone d’argento della Biennale Danza 2026. Sul palco a premiarla il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco e il direttore del festival Sir Wayne McGregor. Dopo il discorso e i ringraziamenti il ballo di festa della sua compagnia di danzatori.

Meloni riunisce alleati, ok a flessibilità energia. E rilancia su preferenze

Roma, 21 lug. (askanews) – Una introduzione del ministro degli Esteri sulle crisi internazionali, che preoccupano molto il governo. Poi la decisione di accedere rapidamente alla maggiore flessibilità consentita dall’Ue con l’estensione della clausola nazionale di salvaguardia per l’energia, in totale circa 14 miliardi di maggiore capacità di spesa. A leggere il comunicato che segue la conclusione del vertice di maggioranza, sarebbe stato questo il punto focale dell’incontro voluto all’ora di pranzo a palazzo Chigi dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con i due vice premier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, e con il presidente di Noi moderati, Maurizio Lupi (con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti collegato). Si è deciso anche lo strumento parlamentare per autorizzare l’avvio della richiesta a Bruxelles: ci saranno comunicazioni del governo, con annesse risoluzioni, da far votare sia a Camera che Senato a inizio agosto.

Un incontro, durato un’ora e mezza, che viene descritto come “consueto confronto sulle principali questioni dell’azione di governo”. Di fatto, molto di più dal momento che segue quella “riflessione” annunciata dalla premier subito dopo la bocciatura, per un voto, dell’emendamento sulle preferenze. Ed è proprio la legge elettorale il tema caldo che continua ad agitare la maggioranza. L’ordine di scuderia è dire che non se n’è parlato, anche perché la presidente del Consiglio vuole mostrare di essere totalmente concentrata sul fronte interno: in questa fase, ormai di piena campagna elettorale, Meloni – come annunciato al termine del vertice Nato di Ankara – ha intenzione di concentrarsi sui dossier ‘di casa’. Lo dimostra la grande attenzione mostrata sul tema della sicurezza, fianco su cui la maggioranza è insidiata da Vannacci. Ma anche gli interventi via social dedicati oggi a difendere le forze dell’ordine intervenute a Bologna nel caso del decesso di Abderrahim Fakir, o a prendere le distanze dal video prodotto con l’IA dallo stesso generale, a cui è seguito un invito alla sinistra a fare altrettanto nei confronti di chi “alimenta odio e violenza”. Giovedì o venerdì, poi, la premier sarà con il Guardasigilli a inaugurare “nuovi padiglioni” di alcune carceri.

Di legge elettorale, dunque, ufficialmente bisogna dire che non se n’è parlato. Eppure, al termine del vertice, qualcosa filtra sui progetti della premier. E in primo luogo ci sarebbe l’intenzione di andare avanti con le preferenze. Meloni, viene raccontato, avrebbe ottenuto obtorto collo un via libera, soprattutto da Antonio Tajani, a riprovarci al Senato dove il provvedimento è stato incardinato proprio oggi. L’emendamento dovrebbe però essere presentato in un testo leggermente diverso da quello della Camera, introducendo quote di genere per i capilista bloccati.

Significa, nella sostanza, mettere in conto un terzo passaggio alla Camera con allegato rischio di voto segreto finale sul provvedimento. Alla riflessione di questi giorni della premier non ha contribuito solo la necessità di mostrare di tenere veramente alla battaglia per il diritto di scelta dei cittadini, ma anche il timore – sussurratole anche dal presidente del Senato, Ignazio La Russa – che così come uscita da Montecitorio la legge corra seriamente il rischio di essere dichiarata incostituzionale dalla Consulta. Resta comunque un percorso rischioso, ma il ragionamento che la presidente del Consiglio avrebbe fatto a Tajani e Salvini, sarebbe più o meno questo: se la legge elettorale viene bocciata è chiaro che non esiste più una maggioranza e quindi è inutile andare avanti. Ma al di là degli impegni che gli alleati possono prendere come capi dei loro partiti – e che magari possono reggere al Senato dove si voterebbe in maniera palese – il problema è che con scrutinio segreto nessuno può essere certo di tenere le sue truppe. A questo punto, nello schema che è stato abbozzato, la legge elettorale dovrebbe arrivare nell’aula di palazzo Madama a settembre, il presidente dei senatori di Fdi Lucio Malan ipotizza il 9, con esame della commissioni da concludere entro inizio settembre. E’ lo stesso La Russa, al termine della capigruppo convocata su richiesta delle opposizioni, a garantire che “è escluso che palazzo Madama la approvi “prima delle ferie”.

Ma il tema della legge elettorale si porta dietro anche quello dei rapporti con Roberto Vannacci. Se da una parte è vero che il Rosatellum non costringerebbe a decidere prima le alleanze, e quindi consentirebbe di tenersi mani libere fino all’esito del voto, dall’altro la premier continua a voler evitare il rischio che dalle urne esca un pareggio. Con la riforma, i voti di Futuro nazionale potrebbero essere preziosissimi per il centrodestra, ma Meloni è sempre più convinta che il generale vada tenuto fuori. L’idea è quella che possa essere penalizzato dal cosiddetto voto utile e che, al contrario, lasciandogli aperte le porte della coalizione, si finirebbe per farlo crescere ancora di più nei consensi. “Molti elettori del centrodestra, fosse anche solo per sfizio, potrebbero votarlo sapendo che comunque i consenti non andrebbero dispersi”, ragiona un alto esponente di via della Scrofa.