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Il giorno in cui Dio tace

La chiesa è vuota. L’altare è spoglio. Non c’è canto, non c’è parola. È il Sabato Santo: il tempo in cui Cristo giace nel sepolcro e Dio sembra ritirarsi nel silenzio.

È una scena antica, eppure familiare. Più che negare Dio, oggi lo si vive come assente. Non lo si rifiuta: semplicemente non lo si incontra. E quel silenzio, custodito dalla liturgia, sembra dilatarsi fino a diventare il clima di un’epoca. In un tempo in cui la guerra torna a segnare la storia e a spezzarne il senso, è proprio questo silenzio a farsi più radicale: non solo perché Dio sembra non parlare, ma perché anche la parola umana si incrina e si indebolisce. Forse il problema non è che Dio tace, ma che il suo silenzio non lo sopportiamo più.

I discepoli sono dispersi. Tutto appare finito. Resta il vuoto di una promessa interrotta. Eppure la tradizione conserva un dettaglio decisivo: non tutto è scomparso.

Resta Maria. Non parla, non agisce. Sta. Custodisce nel buio ciò che non comprende più. Non ha prove né segni, solo la memoria di una parola ricevuta. E non la lascia cadere. In lei il Sabato diventa attesa.

È qui che il Sabato Santo smette di essere solo calendario e diventa esperienza. Ci sono momenti in cui tutto si chiude, il senso si ritrae e anche la fede non consola. Rimane soltanto il “restare”, come Maria, senza vedere.

E tuttavia, proprio nel silenzio, la fede cristiana afferma che qualcosa si compie. È il giorno in cui Cristo discende agli inferi, nel regno dei morti: l’azione più nascosta. Non aggiunge rumore al silenzio, ma lo attraversa fino in fondo. Dio raggiunge il punto in cui tutto sembra chiuso.

Questo rovescia l’idea che conta solo ciò che è visibile. Il Sabato Santo suggerisce che il decisivo accade nel nascondimento.

Per questo non è solo vuoto, ma soglia. Fine o inizio, dove ancora non si vede.

La Pasqua non cancella questo giorno: lo abita. E solo così lo illumina dall’interno. La resurrezione non interrompe il silenzio: vi germoglia, come compimento nascosto della vita che già abita il buio del Sabato Santo. E proprio in questo silenzio matura l’attesa della Pasqua.

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La crisi senza fine del calcio italiano

di Antonio Ungaro

Basta alibi, basta ipocrisie. L’Italia è fuori dal Mondiale per la terza volta consecutiva. Dopo le mancate qualificazioni del 2018 e del 2022, anche i playoff per il 2026 si sono conclusi con l’eliminazione ai rigori contro la Bosnia. Non è più un episodio sfortunato, ma la conferma di una crisi profonda e sistemica.

Non si tratta solo di una sconfitta sportiva. È un fallimento strutturale che coinvolge l’intero sistema: dalla formazione dei giovani ai vertici della FIGC. Si continuano a cambiare commissari tecnici, ma il modello resta lo stesso. La federazione parla di riforme, ma nella sostanza resta immobile.

Serie A sempre meno italiana

La Serie A è diventata un campionato straniero: la percentuale di giocatori non italiani supera stabilmente il 65-70%. I giovani azzurri faticano a emergere. Nei settori giovanili prevale la tattica collettiva a scapito della tecnica individuale, della creatività e della libertà di pensiero. Si scelgono spesso allenatori low-cost invece di istruttori qualificati, producendo giocatori rigidi, imprigionati in inutili tatticismi e poco pensanti.

La regola degli under è unillusione

Anche la regola degli under si rivela inefficace: i ragazzi vengono schierati spesso solo per obbligo regolamentare o per contributi economici, non per reale merito. Manca loro lo spazio per giocare con continuità, sbagliare e crescere tecnicamente e mentalmente.

Il paradosso degli stranieri

Per anni si è preferito puntare sugli stranieri, anche grazie al Decreto Crescita (2019-2023), che ha reso più conveniente ingaggiarli rispetto ai talenti italiani. A questo si aggiungono infrastrutture inadeguate: stadi obsoleti e pochi centri di allenamento moderni.

La Sentenza Bosman del 1995 ha segnato uno spartiacque storico. Prima esisteva il limite “3+2”. Dopo, i giocatori comunitari hanno potuto circolare liberamente. Il numero di stranieri in Serie A è esploso: da 67 nel 1995 a oltre 200 all’inizio degli anni 2000, fino a sfiorare o superare il 70% nelle rose attuali.

I club hanno scelto la strada più comoda: acquistare giocatori già pronti, spesso a parametro zero, invece di investire sui vivai. Mentre altri Paesi hanno compensato l’arrivo degli stranieri con forti investimenti giovanili, l’Italia non l’ha fatto. Risultato: vivai impoveriti e Nazionale debole.

Un problema sistemico e culturale

Da anni si cambiano Ct e staff, ma non si tocca mai il sistema. La vittoria all’Europeo 2021 è stata una bellissima illusione che ha solo nascosto le crepe. L’ultimo Mondiale disputato risale al 2014. Un’intera generazione di ragazzi non ha mai visto l’Italia ai Mondiali. Il disinteresse verso la maglia azzurra tra i più giovani è evidente e preoccupante.

Serve un profondo cambio di mentalità: più fiducia nei progetti a medio-lungo termine, più coraggio nel lanciare i giovani italiani senza bruciarli al primo errore. Il talento ha bisogno di continuità, di sbagliare e di imparare dai propri errori.

La verità spietata

L’Italia non è più una grande potenza del calcio mondiale. Tre Mondiali consecutivi saltati non sono un caso, ma una sentenza. Il rischio più grave è abituarsi a questa decadenza e considerarla normale. Bisogna agire subito e con decisione per iniziare ad avere i risultati tra qualche anno: dirigenti competenti, investimenti mirati sui vivai, riforme concrete e il coraggio di cambiare davvero. Altrimenti la prossima esclusione non farà più notizia. E quella sarà davvero la fine.

Antonio Ungaro

Osservatore lo tesserato Associazione italiana osservatori Calcistici (AIOC)

Comportamento e progetto, ecco la buona politica

La lezione di Scoppola

Pietro Scoppola, autorevole e qualificato storico cattolico, amava sostenere che un buon politico, e non solo un buon politico cattolico, deve sempre legare nella sua attività pubblica “la cultura del comportamento con la cultura del progetto”. Una riflessione molto efficace che, soprattutto, non scade. Anche e soprattutto nel contesto politico contemporaneo.

La cultura del comportamento

Ora, non si tratta di ridurre questa riflessione ad un banale e qualunquista richiamo moralistico. Semmai, e al contrario, si tratta di affermare con forza che la politica e chi la esercita si regge su due presupposti fondamentali. “La cultura del comportamento”, innanzitutto. Ovvero, un modo d’essere in politica che, al di là della provenienza culturale, ideale o religiosa dei singoli, si caratterizza per la sua serietà, per la sua sobrietà e, nello specifico, per la sua trasparenza. Senza ridurre il tutto alla dimensione privata dove, come ovvio, non ci sono giudici che possono elargire sentenze inappellabili, il comportamento pubblico non può che essere sempre esemplare e corretto.

Ora, dopo l’irruzione del populismo e di una classe dirigente casuale, improvvisata e pressapochista, la stessa categoria della moralità pubblica ha subito una brusca battuta d’arresto. Ma è altrettanto indubbio che la politica può recuperare la sua credibilità, la sua autorevolezza e il suo prestigio solo se chi la esercita tanto a livello nazionale quanto a livello locale non si compromette con atteggiamenti e comportamenti discutibili se non addirittura squallidi.

Non si tratta di rimpiangere il passato ma, se vogliamo fare un confronto storico, non possiamo non prendere esempio da larga parte della classe dirigente della cosiddetta prima repubblica. A cominciare proprio dai due grandi partiti popolari e di massa dell’epoca, cioè la Dc e il Pci. Al riguardo, non si inventa nulla. È sufficiente, appunto, recuperare uno stile e un modo d’essere che per molti decenni hanno caratterizzato la vita pubblica del nostro paese.

La cultura del progetto

Ma la “cultura del comportamento” sarebbe monca se non è sempre accompagnata, come diceva appunto Pietro Scoppola, dalla “cultura del progetto”. E questo perchè quando un partito o, peggio ancora, una coalizione di partiti, non hanno un progetto di società, una visione di futuro, una ricetta di medio/lungo periodo, il tutto si riduce inesorabilmente al trasformismo politico, all’opportunismo parlamentare e anche, e soprattutto, ad una gestione all’insegna dell’ordinaria amministrazione e della mera sopravvivenza. Inoltre, senza una dimensione progettuale è la stessa politica ad essere perennemente in crisi e in balia delle onde.

Certo, la categoria del progetto esige e quasi impone da un lato una precisa e definita cultura politica di riferimento e, dall’altro, una concezione della stessa politica che non può essere prigioniera degli istinti più triviali e che insegue perennemente e supinamente tutto ciò che caratterizza la cosiddetta pubblica opinione. Il progetto, cioè, impone una politica che guida i processi e che orienta la società e che non si limita ad inseguire e cavalcare gli istinti. Questa, del resto, è la differenza di fondo che passa fra il popolarismo e il populismo.

Ecco perchè recuperare la “cultura del comportamento e la cultura del progetto” oggi è, oltrechè un compito politico, anche un dovere morale.

Cisl contro Report, una sentenza che pesa più di una polemica

Una doccia fredda dopo anni di scontri

C’è qualcosa di profondamente educativo nelle sentenze che arrivano dopo anni di polemiche, accuse e comunicati stampa infuocati: insegnano che, ogni tanto, la realtà presenta il conto. E stavolta il conto — con tanto di spese legali — ancora una volta è arrivato sul tavolo della Cisl.

La vicenda, che ha visto da una parte il sindacato di via Po  e dall’altra la trasmissione Report, si è conclusa con una decisione che ha il sapore di una doccia fredda servita senza preavviso: non solo le ragioni della trasmissione sono state riconosciute, ma la Cisl dovrà anche mettere mano al portafoglio.

 

La decisione del Tribunale

In un post sui social, infatti, Sigfrido Ranucci ha annunciato che il Tribunale di Roma ha bocciato il ricorso della Confederazione nei confronti di un servizio di Report sulla gestione degli ex segretari generali, Furlan e Sbarra (attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio), condannando la CISL al pagamento delle spese pari a 25 mila euro.

Una gestione da ripensare

Considerando anche precedenti situazioni analoghe, che hanno visto la Cisl sempre soccombere, forse sarebbe stato meglio affrontare la vicenda sul piano comunicativo e del confronto, iniziando con umiltà un cammino di rinnovamento e di cambiamento di metodi e comportamenti sbagliati di certi dirigenti.

La Segretaria Generale attuale, anche se pure lei fosse parte integrante di quel vertice confederale, avrebbe potuto cogliere l’attimo fuggente e distinguersi dal passato, ritirando la causa ed evitando alla CISL l’ennesima brutta figura in un’aula di tribunale.

Comunicazione, politica e responsabilità

Ma era troppo impegnata a far capire che avrebbe votato Sì al referendum o in interviste nelle quali ripete sempre le stesse cose, e soprattutto perché l’umiltà non è un valore molto apprezzato in via Po; dispiace, citando Ranucci (di cui non siamo fan sfegatati), che i 25 mila euro di spese dovranno essere sostenuti con le quote dei lavoratori e dei pensionati iscritti.

“Tutto vanità, solo Vanità”, cantava Branduardi citando San Filippo Neri e poi continuava “Lodate il Signore con umiltà”. In questo tempo di Pasqua auguriamo agli amici della Cisl di riprendere con umiltà il lavoro iniziato 76 anni fa (il 30 aprile prossimo sarà proprio quel compleanno per la CISL) da Giulio Pastore, riscoprendo propri valori fondativi dell’organizzazione.

Clara inaugura una nuova fase del suo percorso con "Primadonna"

Milano, 3 apr. (askanews) – Clara inaugura una nuova fase del suo percorso artistico con “Primadonna”, il nuovo singolo disponibile su tutte le piattaforme digitali e in radio. Con “Primadonna”, Clara dà forma a un racconto che mette in discussione ruoli e prospettive tradizionali, ribaltandone i punti di vista. Il brano si inserisce in un contesto contemporaneo di ridefinizione identitaria, intrecciando un immaginario di empowerment femminile a una narrazione lucida e consapevole, in cui l’artista gioca con gli stereotipi di genere per smontarli dall’interno. Il singolo dà il via a un nuovo percorso musicale e creativo di Clara, caratterizzato da un’attitudine ironica e dissacrante, in cui potere e vulnerabilità si mescolano, diventando elementi centrali della narrazione.

Ad accompagnare il singolo, è uscito anche il videoclip di “Primadonna”, che espande l’immaginario del brano, immergendo Clara in una dimensione narrativa che intreccia nuove consapevolezze a un racconto di emancipazione femminile, con un’estetica sospesa tra realtà e fantasia, evocando suggestioni cinematografiche d’oltreoceano. Attraverso un linguaggio visivo ironico e surreale, Clara si afferma come una protagonista magnetica e sfaccettata: forte e seducente, ma anche spontanea e imperfetta, capace di giocare con gli stereotipi di genere per ribaltarli e prenderne il controllo. Ne emerge una figura contemporanea che unisce potere e vulnerabilità, osservata da una prospettiva intima e femminile che la restituisce pienamente come soggetto nell’azione. Il videoclip si configura come un pastiche narrativo che alterna elementi comici e momenti quasi onirici, muovendosi tra realtà e invenzione. Il ritmo serrato richiama la road trip comedy e abbraccia l’imprevedibilità, trasformando il caos in linguaggio espressivo. Toni caldi, colori pastello e texture analogiche contribuiscono a costruire un’atmosfera nostalgica, in perfetta sintonia con l’identità del brano. «La parola chiave per il video di “Primadonna” è ironia: mi piaceva l’idea di raccontare quello che poteva essere un appuntamento in una coppia e ribaltare i ruoli che solitamente vengono associati all’uomo e alla donna. La scrittura di questo brano è una scrittura ironica, è un brano non solo autobiografico ma che nasce anche dai racconti di molte mie amiche. Secondo me usare l’ironia all’interno della musica è un’ottima chiave per poter sdoganare argomenti che sembrano dei tabù e fanno un po’ paura. Quella che io chiamo primadonna – una persona egocentrica ed egoriferita – non è assolutamente solo riferito all’uomo, ma è una riflessione valida per tutti». – Clara.

Meloni ripartita da Gedda, con bin Salman focus su guerra, Hormuz ed energia

Roma, 4 apr. (askanews) – La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è ripartita da Gedda, prima tappa della visita nella regione del Golfo, durante la quale sono previsti incontri anche con i leader di Qatar ed Emirati Arabi Uniti. La premieer ieri sera è stata ricevuta dal Principe Ereditario e Primo Ministro dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman. Lo riferisce Palazzo Chigi, sottolineando che la “Presidente Meloni ha voluto esprimere, con la sua presenza, la vicinanza dell’Italia all’Arabia Saudita”.

Nel corso del colloquio, informa la Presidenza del Consiglio,”i due leader hanno discusso dell’assistenza militare difensiva fornita dall’Italia, confrontandosi sulle prospettive del conflitto e sugli sforzi in corso per una soluzione diplomatica e, più ampiamente, su come promuovere un quadro regionale che possa uscire dall’attuale ciclo di conflittualità”. Inoltre “l’incontro ha anche permesso di discutere di come assicurare gli approvvigionamenti energetici e ridurre l’impatto della crisi su imprese e cittadini. I due leader hanno anche concordato sull’importanza di assicurare al più presto la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”.

Meloni e il Principe Mohammed “hanno infine discusso del partenariato strategico lanciato tra le due Nazioni in occasione della precedente missione del Presidente del Consiglio ad Al-Ula (gennaio 2025) e hanno concordato sull’importanza, ancora più nell’attuale scenario regionale e internazionale, di sviluppare una cooperazione ad ampio raggio su economia, investimenti, infrastrutture strategiche, sicurezza e difesa”, conclude palazzo Chigi.

Meloni chiude questione rimpasto con Mazzi al Turismo. Poi blitz nel Golfo

Roma, 3 apr. (askanews) – Un provvedimento atteso, due decisioni prese “a sorpresa” e, a suggellare la giornata, una intervista al Tg1 (dopo 10 giorni di sostanziale silenzio). Tutto con lo stesso, esplicitato, obiettivo: dimostrare che il governo non ha mai smesso di lavorare, che la batosta referendaria è ormai alle spalle, e che non le interessano le “ricostruzioni su dimissioni e rimpasti” che considera solo “alchimie di palazzo”.

Doveva essere un venerdì santo di quasi vacanza, un Consiglio dei ministri di prima mattina per varare l’annunciato decreto che proroga il taglio delle accise sulla benzina fino al primo maggio, e poi tutti a riposo. E invece Giorgia Meloni ha scelto questa giornata per provare a chiudere il cerchio che si è aperto con la debacle elettorale sulla riforma della giustizia, che ha terremotato il governo con le dimissioni (richieste) di Andrea Delmastro, Giusi Bartolozzi e Daniela Santanché, e che, come non bastasse, si è allargato alla ‘grana’ della relazione del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, con la giornalista Claudia Conte, rivelato dalla diretta interessata.

E così, negli stessi minuti in cui il governo si riuniva a palazzo Chigi, il Quirinale si preparava per il giuramento del nuovo ministro del Turismo: alla fine la scelta della presidente del Consiglio è ricaduta su Gianmarco Mazzi che trasloca al ministero di villa Ada direttamente da quello della Cultura, dove è stato sottosegretario prima di Sangiuliano e poi di Alessandro Giuli. Un esponente di Fratelli d’Italia, deputato alla prima legislatura ma da sempre vicino alla destra, che – almeno finora – ha frequentato più che altro il mondo della musica e dello spettacolo ma che, viene spiegato da ambienti del partito, ha due qualità che sono state ritenute fondamentali dalla premier: la fedeltà e l’affidabilità e la capacità di ottime relazioni.

Ma la vera decisione a sorpresa arriva qualche ora dopo, intorno alle 15.30, quando Giorgia Meloni atterra a Gedda, in Arabia Saudita, dove in agenda c’è l’incontro con il principe ereditario Bin Salman. Prima tappa di un blitz che domani la porterà anche in Qatar ed Emirati Arabi Uniti per parlare di persona con i principali leader dell’area e che ha il dichiarato obiettivo di “rafforzare la sicurezza energetica nazionale”. Un viaggio che, secondo fonti di palazzo Chigi, sarebbe stato deciso soltanto ieri sera, in bilico fino a stamattina, e che è stato gestito con totale riservatezza fino a quando la premier non ha messo piede a terra. Della visita avrebbe dovuto fare parte anche il Kuwait, ma la tappa è stata negata per ragioni di sicurezza.

Il messaggio che arriva da fonti italiane è che il Paese non si trova in una situazione di emergenza energetica come quella vissuta dopo l’attacco della Russia all’Ucraina, ma la presidente del Consiglio sa bene che il caro carburante è tema che tocca direttamente e quotidianamente le tasche, e dunque gli umori, degli elettori italiani. Il taglio delle accise di 25 centesimi sulla benzina è chiaramente una misura di corto respiro anche perché difficilmente sarà possibile trovare risorse per intervenire nuovamente in questo senso. Da qui, l’attivismo della presidente del Consiglio che già la settimana scorsa era stata da Algeri e che, tra maggio e giugno, andrà anche in Azerbaigian, sempre con l’obiettivo di rafforzare le forniture di petrolio e gas. Ma se la situazione è così difficile è anche in conseguenza dell’attacco che Usa e Israele hanno deciso contro l’Iran e che ha coinvolto, per rappresaglia di Teheran, anche i Paesi del Golfo. L’elettorato mostra di essere sempre più preoccupato e più critico nei confronti delle mosse di Donald Trump e la presidente del Consiglio, considerata dall’opinione pubblica “amica” del leader americano, ci tiene a ribadire ciò che ha sempre detto, e cioè di credere che “sul piano geopolitico l’Europa non abbia molto da guadagnare da una divaricazione con gli Stati Uniti”. E, tuttavia, piccole prese di distanza si sono fatte via via più frequenti. Da ultima, rispetto all’attacco di Trump alla Nato con tanto di minaccia di abbandonarla. “Il nostro lavoro – spiega al Tg1 – è soprattutto quello di difendere i nostri interessi nazionali e quando non siamo d’accordo dobbiamo dirlo e stavolta noi non siamo d’accordo”.

Papa presiede Via Crucis, folla in attesa

Roma, 3 apr. (askanews) – Migliaia di fedeli affollano l’area davanti al Colosseo in attesa della Via Crucis presieduta dal Papa, questa sera alle 21.15. L’anfiteatro Flavio, illuminato, sarà il punto di partenza della processione, con la prima stazione. Il colle del Palatino invece è il punto di arrivo della Via Crucis. Sarà Leone in persona, per sua scelta, a portare la croce in tutte le 14 stazioni.

Tantissimi i fedeli già da ore in attesa della prima Via Crucis di Prevost da Papa. Un pontefice non partecipava al rito da quattro anni. Lo scorso anno Bergoglio non poté prendervi parte, morì il giorno dopo la Pasqua.

Ingenti le misure di sicurezza con controlli ai varchi sia dai Fori Imperiali che da Via Labicana.

Montagna, meno sciatori e più qualità: la scommessa di Campiglio

Bologna, 3 apr. (askanews) – Meno è meglio. Potrebbe essere questo il manifesto della nuova montagna italiana. La stagione invernale che si chiude racconta di comprensori che scelgono di limitare gli accessi, di albergatori che ripensano il prodotto neve, di un settore che ridefinisce il concetto di vacanza invernale. Madonna di Campiglio è il laboratorio più avanzato di questa trasformazione.

“La stagione invernale che si sta concludendo, è andata bene – conferma il direttore dell’Azienda per il turismo, Matteo Bonapace -. Siamo contenti, abbiamo superato anche i numeri della scorsa stagione invernale che è stata comunque molto importante. E oltre ai numeri, che è un dato sicuramente importante da guardare, stiamo guardando sempre di più anche altri parametri, ad esempio la soddisfazione dell’ospite”.

E la soddisfazione dell’ospite è stata al centro anche di una delle novità più discusse della stagione: il cosiddetto “numero ideale”, il tetto massimo di skipass giornalieri venduti nei giorni di punta. Un esperimento che ha già prodotto risultati concreti. Come conferma Bruno Felicetti, direttore Funivia Madonna di Campiglio: “E’ andata molto bene perché abbiamo ridotto del 7% in quelle giornate i primi ingressi, mediamente 1000 persone in meno al giorno, e però abbiamo aumentato i passaggi: meno persone hanno sciato di più, hanno avuto un’esperienza di vacanza migliore, meno 5% di incidenti in pista, anche questo è un segnale molto importante, e anche il traffico in strada ha avuto dei segnali positivi”.

Intanto gli operatori guardano già oltre la neve. TH Resorts gruppo leader nel segmento montano, quasi 468mila presenze e 47 milioni di fatturato in questa stagione, il 9% in più rispetto all’anno scorso punta su una montagna a 360 gradi, che non parla solo a chi ha gli sci ai piedi.

“Stiamo lavorando molto sull’estate – spiega Felicetti – perché l’estate presenta soprattutto l’inizio e la fine stagione che sono le belle stagioni, che può avere potenzialità enormi sia sul mercato italiano sia sul mercato estero. Sempre di più vogliamo promuovere una montagna a 360°, soprattutto per i giovani, bambini che scoprono l’outdoor, scoprono la possibilità di stare nella natura, respirare a pieni polmoni, staccarsi un po’ dai social media: un po’ di detox non fa mai male”.

Governo, Meloni: nessun rimpasto, non abbiamo tempo da perdere

Roma, 3 apr. (askanews) – “Che il governo va avanti io l’ho detto un minuto dopo l’esito del referendum. Il giorno dopo eravamo al lavoro perché non abbiamo tempo da perdere. Non abbiamo tempo da perdere particolarmente in un momento come questo. A me posso dire che divertono le ricostruzioni su dimissioni e rimpasti che però per me sono alchimie di palazzo che non interessano nessuno, chi vuole continui pure a parlare di questo che noi intanto continuiamo a fare il nostro lavoro per il bene di questa nazione”. Così, in un intervista oggi al Tg1 delle 20, la premier Giorgia Meloni, a proposito dei rumors su eventuali rimpasti, dopo le dimissioni di Delmastro e Santanché e il caso Piantedosi.

Nato, Meloni: non sono d’accordo con Trump, difendo interessi Italia

Roma, 3 apr. (askanews) – “Continuo a ritenere che sul piano geopolitico l’Europa non abbia molto da guadagnare da una divaricazione con gli Stati Uniti, però il nostro lavoro è soprattutto quello di difendere i nostri interessi nazionali e quando non siamo d’accordo, dobbiamo dirlo e stavolta noi non siamo d’accordo”. Così la premier Giorgia Meloni, in un’intervista che sarà trasmessa al Tg1 delle 20, a proposito degli attacchi di Donald Trump alla Nato e agli alleati europei.

Blitz Meloni nei Golfo: no emergenza ma rafforziamo sicurezza energetica

Roma, 3 apr. (askanews) – Sicurezza energetica, sicurezza delle rotte commerciali, ma anche volontà di mostrare vicinanza ai Paesi del Golfo di fronte agli attacchi iraniani. Sono queste le tre direttrici su cui, spiegano fonti italiane, si muove la missione a sorpresa che ha portato oggi e domani la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nei Paesi del Golfo. Prima tappa a Gedda, in Arabia Saudita, dove la premier è atterrata intorno alle 15.30 ora italiana e dove ha in programma un incontro con il principe ereditario Bin Salman. Poi sarà la volta di Emirati Arabi Uniti e Qatar.

Si tratta, viene sottolineato, del primo leader dell’Unione europea e della Nato a recarsi personalmente nell’area in un momento di estrema tensione per la sicurezza regionale. Anche per questo dall’esecutivo ci tengono a sottolineare che non si tratta semplicemente di mettersi al riparo sul fronte dell’approviggionamento energetico, ma anche di mandare un segnale a questi Paesi considerati “partner strategici”. In questa ottica si ricorda che Meloni è stata ospite d’onore del GCC (Consiglio di cooperazione del Golfo) a Manama, in Bahrein, lo scorso dicembre, dunque ben prima che l’attacco di Usa e Israele all’Iran innescasse questo nuovo fronte di guerra e le conseguenti ricadute sul fronte economico.

La presidente del Consiglio – osservano sempre fonti italiane – “non è qui per chiedere, ma per offrire sostegno”. L’obiettivo – si spiega – è consolidare un rapporto “speciale” e “personale” costruito negli anni, offrendo il supporto dell’Italia per superare una fase complessa che tocca non solo l’energia, ma anche la sicurezza alimentare e la stabilità regionale. Sul fronte della difesa, è stata confermata la disponibilità italiana a valutare nuove richieste di materiale militare purché di natura esclusivamente difensiva, continuando una collaborazione già in corso con i paesi della regione.

Tuttavia, i numeri confermano l’importanza strategica dell’area dal punto di vista energetico: dal Golfo proviene circa il 15% delle forniture italiane di petrolio e il 10% di quelle di gas. L’Italia, nel fare la sua parte, punta a garantire la continuità degli investimenti di grandi gruppi come Eni in questa area per mantenere, o aumentare, l’approvigionamento. Uno schema simile a quello che, nella prospettiva anche di un percorso di diversificazione, ha portato la settimana scorsa la premier in Algeria e che, probabilmente a maggio o a giugno, la condurrà in Azerbaigian.

Le stesse fonti italiane, ad ogni modo, rimarcano che “non c’è una situazione emergenziale” paragonabile a quella che si è creata a seguito dell’attacco della Russia ai danni dell’Ucraina ma visto il momento si sta cercando di rafforzare e, appunto, “mettere al riparo l’Italia dall’eventuale prolungamento di un conflitto” che si spera “si chiuda presto”. Da questo punto di vista, si continua a lavorare per una de-escalation e la visita nel Golfo sarà ovviamente anche l’occasione per parlare di come raggiungere l’obiettivo. Anche perché, si fa notare, i tre Paesi toccati dal blitz hanno posizioni non univoche e quindi per la premier sarà possibile confrontarsi con ciascuno probabilmente in formati molto ristretti. Inoltre, si osserva come, nonostante le tensioni crescenti, l’Italia non abbia mai chiuso i canali diplomatici con l’Iran.

Inevitabile che al centro della due giorni ci sia anche la questione della sicurezza delle rotte commerciali, considerata essenziale visto un interscambio che supera i 30 miliardi di euro, di cui oltre 20 di export. Quanto al nodo dello Stretto di Hormuz, viene confermata la posizione italiana: la partecipazione a operazioni di sicurezza sarà valutata solo in presenza di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu e in un quadro di cessate il fuoco.

Bankitalia riduce le stime sul Pil (2026 +0,5%) e le alza sull’inflazione

Roma, 3 apr. (askanews) – Tagli alla crescita economica dell’Italia e revisioni al rialzo per l’inflazione. Nel suo ultimo aggiornamento sulle previsioni economiche, la Banca d’Italia ha ritoccato le attese tenendo conto degli effetti della guerra in Iran. E dato che permane la massima incertezza su questo conflitto, e quindi sulle sue ricadute, ha anche elaborato uno scenario “avverso” per le sue stime. In tutto questo, mostrano invece una tenuta le previsioni sulla disoccupazione, che segnano perfino un miglioramento rispetto alle attese dello scorso dicembre.

Ma andando con ordine, Bankitalia ha limato le previsioni di crescita economica e ora, nel suo scenario previsionale di base, indica un Pil che aumenta dello 0,5 per cento sia nel 2026 sia nel 2027 e dello 0,8 per cento nel 2028. Lo scorso dicembre l’istituzione prevedeva 0,6 per cento del Pil 2026, più 0,8 per cento nel 2027 e più 0,9 per cento nel 2028.

Ma si tratta appunto dello scenario di base. “Il quadro qui presentato dipende in misura rilevante dall’evoluzione futura del conflitto in corso in Medio Oriente e, conseguentemente, dalle ipotesi formulate sui prezzi delle materie prime, sulle quali vi è un’incertezza molto elevata”, spiega Bankitalia.

Ha quindi elaborato anche uno “scenario avverso”, con rincari dei beni energetici più elevati e persistenti, un rallentamento del commercio internazionale, più incertezza e cali della fiducia di famiglie e imprese, assieme a un irrigidimento delle condizioni di finanziamento. “Nelle nostre stime tali sviluppi comportano una crescita del Pil inferiore a quella dello scenario di base per mezzo punto percentuale nell’anno in corso e circa un punto nel prossimo”, si legge. In sostanza, sarebbe stagnazione quest’anno e recessione nel 2027.

Tornando allo scenario di base, la crescita del prodotto “è rivista al ribasso nel triennio complessivamente per circa mezzo punto percentuale, sostanzialmente per effetto del rincaro dei beni energetici”, spiega Bankitalia. “I consumi risentono dell’erosione del reddito reale connessa con la maggiore inflazione e del peggioramento della fiducia, in un contesto di accentuata incertezza; si stima che la crescita della spesa delle famiglie rimanga debole quest’anno e il prossimo, per recuperare vigore nel 2028”.

“Gli investimenti rallentano in misura marcata – prosegue l’analisi di Bankitalia – soprattutto nella componente in macchinari e attrezzature, frenati dal deterioramento della redditività e delle prospettive di domanda”.

Per l’inflazione, invece, ora l’istituzione di Via Nazionale pronostica un più 2,6% dei prezzi al consumo quest’anno, più 1,8% il prossimo e più 1,9% nel 2028. Lo scorso dicembre indicava più 1,4% su 2026, più 1,6% sul prossimo anno e più 1,9% per il 2028. Come per la crescita, queste stime riguardano lo scenario di base. Poi ci sta lo “scenario avverso”: in questo caso “l’inflazione risulterebbe più elevata rispetto alla proiezione centrale per oltre 1,5 punti percentuali all’anno nel 2026 e nel 2027 e per 0,3 punti nel 2028, rispetto alla proiezione di base”.

Questo a riflesso “dall’effetto diretto dei più elevati prezzi dell’energia” ma sul prossimo biennio “vi contribuirebbe anche la graduale trasmissione ai salari e ai prezzi degli altri beni e dei servizi, che indurrebbe effetti indiretti e di retroazione salariale pari cumulativamente a 1,5 punti percentuali”, dice Bankitalia.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, almeno per ora la situazione è meno negativa. Bankitalia ha infatti rivisto in meglio le previsioni sul tasso di disoccupazione nella Penisola: quest’anno dovrebbe scendere ad un minimo storico del 5,7%, per poi riportarsi al 5,8% sia nel 2027 che nel 2028. L’occupazione è attesa salire dello 0,4% quest’anno, dello 0,3% il prossimo e dello 0,5% nel 2028. Nelle stime dello scorso dicembre, Bankitalia prevedeva un tasso di disoccupazione al 6,1% quest’anno e al 6% sia sul 2027 che sul 2028. L’occupazione era attesa crescere dello 0,4% su 2026 e 2027 e dello 0,6% nel 2028.

Massimo Ranieri live a Teatro Sistina: "Tutti i sogni ancora in volo"

Roma, 3 apr. (askanews) – Da giovedì 16 e fino a domenica 19 aprile torna in scena al Teatro Sistina a Roma il grande show live di Massimo Ranieri “Tutti i sogni ancora in volo – e continuano a volare”, uno spettacolo ideato e scritto da Edoardo Falcone e Massimo Ranieri.

Dopo oltre 800 repliche dello spettacolo “Sogno e son desto”, questa è un’altra grande avventura tra canto, recitazione, brani celebri, sketch divertenti e racconti sia inediti che di vita privata.

Sul palco una band inedita formata da straordinari musicisti: Danilo Riccardi (pianoforte), Giovanna Perna (tastiere e voce), Francesco Puglisi (basso), Luca Trolli (batteria), Arnaldo Vacca (percussioni), Andrea Pistilli e Tony Puja (chitarre classiche ed elettriche), Valentina Pinto (violino e voce), Cristiana Polegri (sax e voce), Max Filosi (sax e flauto), Luca Giustozzi (trombone) e Fernando Brusco (tromba).

Massimo Ranieri, 75 anni il prossimo 3 maggio, nel 2025 al Festival di Sanremo ha presentato il brano “Tra le mani un cuore”, scritto da Tiziano Ferro e Nek, messaggio di speranza nel dolore, tra le chicche in programma. Ma nello spettacolo ci saranno anche numerosi brani inediti scritti per Ranieri da grandi cantautori italiani come Pino Donaggio, Ivano Fossati, Bruno Lauzi, Giuliano Sangiorgi e molti altri, canzoni che fanno parte del suo ultimo Album, che ha lo stesso titolo dello spettacolo, con la produzione musicale dell’artista internazionale Gino Vannelli.

In scaletta anche il brano vincitore del Premio della critica a Sanremo 2022 “Lettera di la’ dal mare”, un live che vuole offrire il meglio del suo repertorio più amato e acclamato in questi lunghi tour, organizzati dal producer Marco De Antoniis che ha realizzato più di 2000 spettacoli di Massimo Ranieri, sold out in Italia, Francia, Belgio, Svizzera, Stati Uniti, Canada e Australia.

(Credits photo: Angelo Tortorella)

Abbattuto in Iran un caccia Usa, promessa ricompensa a chi cattura i piloti

Roma, 3 apr. (askanews) – Gli Stati Uniti hanno lanciato operazioni di soccorso ad alto rischio dopo che un caccia statunitense F-15E è stato abbattuto nel sud-ovest dell’Iran. Un pilota si sarebbe eiettato, mentre le autorità iraniane hanno messo in palio una ricompensa per la cattura dei militari americani. Una fonte israeliana ha riferito all’emittente israeliana Channel 12 che uno dei membri dell’equipaggio statunitense dell’aereo abbattuto in Iran è stato tratto in salvo. Proseguono le ricerche per gli altri membri dell’equipaggio che si trovavano a bordo.

Si tratta della prima perdita confermata di un aereo da combattimento sul territorio iraniano dall’inizio della guerra. I media di stato iraniani hanno diffuso nelle prime ore di venerdì immagini di una deriva di coda e di altri detriti, accompagnate da un primo annuncio secondo cui un F-35 statunitense sarebbe stato colpito da un nuovo sistema di difesa aerea sull’Iran centrale.

Gli esperti di aviazione hanno però chiarito che i rottami appartenevano in realtà a un F-15E del 494° squadrone dell’aeronautica statunitense, basato a RAF Lakenheath nel Regno Unito, anche se non era possibile confermare con certezza il luogo e il momento in cui erano state scattate le foto, ha osservato il quotidiano britannico Guardian.

Dopo un iniziale silenzio, alcuni funzionari statunitensi hanno confermato al New York Times l’abbattimento del caccia e l’avvio delle operazioni di ricerca del personale militare paracadutato in Iran. Secondo il NYT, che cita l’agenzia iraniana Tasnim, per liberare il pilota abbattuto gli Stati Uniti hanno inviato un Hercules C-130 e diversi elicotteri Black Hawk nelle ultime ore, uno dei quali sarebbe stato colpito dal fuoco iraniano.

Il governatore della provincia meridionale iraniana di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad ha dichiarato che la priorità è “catturare vivo qualsiasi membro dell’equipaggio statunitense abbattuto”. “Coloro che riusciranno a catturare o uccidere forze nemiche ostili saranno particolarmente elogiati dall’ufficio del Governatore,” ha riferito la BBC, citando il governatore iraniano.  I media iraniani hanno inoltre riportato che i commercianti della provincia hanno fissato una ricompensa di 10 miliardi di toman (circa 57.000 euro) per chiunque individui l'”intruso” americano.

Bankitalia taglia le previsioni di crescita: Pil +0,5% in 2026 e 2027

Roma, 3 apr. (askanews) – La Banca d’Italia ha limato le previsioni di crescita economica della Penisola, a riflesso delle ricadute della guerra in Iran. Ora nel suo scenario previsionale di base indica un Pil che aumenta dello 0,5 per cento sia nel 2026 sia nel 2027 e dello 0,8 per cento nel 2028. Lo scorso dicembre l’istituzione prevedeva 0,6 per cento del Pil 2026, più 0,8 per cento nel 2027 e più 0,9 per cento nel 2028.

Ma si tratta appunto dello scenario di base. “Il quadro qui presentato dipende in misura rilevante dall’evoluzione futura del conflitto in corso in Medio Oriente e, conseguentemente, dalle ipotesi formulate sui prezzi delle materie prime, sulle quali vi è un’incertezza molto elevata”, spiega l’istituzione nelle Proiezioni macroeconomiche sul triennio 2026-28.

Bankitalia ha quindi elaborato anche uno “scenario avverso”, con rincari dei beni energetici più elevati e persistenti, un rallentamento del commercio internazionale, più incertezza e cali della fiducia di famiglie e imprese, assieme a un irrigidimento delle condizioni di finanziamento. “Nelle nostre stime tali sviluppi comportano una crescita del Pil inferiore a quella dello scenario di base per mezzo punto percentuale nell’anno in corso e circa un punto nel prossimo”, si legge. In sostanza, sarebbe stagnazione quest’anno e recessione nel 2027.

Tornando allo scenario di base, la crescita del prodotto “è rivista al ribasso nel triennio complessivamente per circa mezzo punto percentuale, sostanzialmente per effetto del rincaro dei beni energetici”, spiega Bankitalia. “I consumi risentono dell’erosione del reddito reale connessa con la maggiore inflazione e del peggioramento della fiducia, in un contesto di accentuata incertezza; si stima che la crescita della spesa delle famiglie rimanga debole quest’anno e il prossimo, per recuperare vigore nel 2028”.

“Gli investimenti rallentano in misura marcata, soprattutto nella componente in macchinari e attrezzature, frenati dal deterioramento della redditività e delle prospettive di domanda”.

La condanna a guerre, abusi e a "chi crede di avere un’autorità senza limiti" nella prima Via Crucis di Leone

Città del Vaticano, 3 apr. (askanews) – Ci sono le guerre e i genocidi, le “nebbie dell’indifferenza”, le “troppe madri che piangono i figli torturati e uccisi”, le donne “che soffrono”, e chi “è schiacciato a terra dall’ingiustizia, dalla menzogna, da ogni forma di sfruttamento”. C’è la condanna di tutti i conflitti nel mondo, di chi crede “di avere ricevuto un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio piacimento”, di chi “decide di avviare la guerra”, che “ne risponderà a Dio”. Come chi “deride e insulta Gesù”.

Ci sono, insomma, le tragedie, gli abissi della società ed i crocifissi di oggi nelle meditazioni della Via Crucis, scritte quest’anno dall’ex custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, che accompagneranno il rito di questa sera con il Papa al Colosseo, primo Venerdì Santo per Leone XIV. Con un filo conduttore: seguire l’esempio di San Francesco, di cui quest’anno ricorrono gli 800 anni dalla morte e del quale infatti, per ciascuna delle 14 Stazioni, citazioni degli Scritti accompagnano il Vangelo di Giovanni.

“Anche oggi c’è chi crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio piacimento”, scrive Patton, scelto personalmente dal pontefice per le meditazioni: “Francesco d’Assisi, che ha semplicemente cercato di seguire le tue orme – prosegue il francescano – ci ricorda che ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di giudicare, ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli dalla miseria, il potere di calpestare la dignità umana o di tutelarla, quello di promuovere e difendere la vita oppure di rifiutarla e soffocarla”.

C’è il pensiero, ancora attuale, alle donne sofferenti “sotto la croce”; ai naufragati “in disperati viaggi della speranza”, o trucidati in massacri e genocidi. “Le donne, Gesù, ti hanno sempre seguito e assistito, dall’inizio della tua predicazione. Ci sono anche adesso, anche sotto la croce. Dove c’è una sofferenza o un bisogno – si legge nelle meditazioni – le donne ci sono: negli ospedali e nelle case di riposo, nelle comunità terapeutiche e di accoglienza, nelle case-famiglia con i minori più fragili, negli avamposti più sperduti della missione ad aprire scuole e dispensari, nelle zone di guerra e di conflitto per soccorrere i feriti e consolare i sopravvissuti”.

“Le donne ti hanno preso sul serio; hanno preso sul serio anche queste tue parole dure – prosegue padre Patton – da secoli piangono su sé stesse e sui propri figli: portati via e incarcerati durante una manifestazione, deportati da politiche prive di compassione, naufragati in disperati viaggi della speranza, falcidiati nelle zone di guerra, annientati nei campi di sterminio. Le donne continuano a piangere. Dona anche ad ognuno di noi, Signore, un cuore compassionevole, un cuore materno, e la capacità di sentire nostra la sofferenza altrui. Donaci ancora lacrime, Signore, per non dissolvere la nostra coscienza nelle nebbie dell’indifferenza e continuare a rimanere umani”.

Poi il pensiero va alle madri. “O Maria, abbi uno sguardo di tenerezza per ciascuno di noi, ma soprattutto per le tante, troppe madri che ancora oggi, come te, vedono i propri figli arrestati, torturati, condannati, uccisi. Abbi uno sguardo di tenerezza per le madri che vengono svegliate nel cuore della notte da una notizia straziante, e per quelle che vegliano in ospedale un figlio che si sta spegnendo. E a noi – prosegue la meditazione – dona un cuore materno, per comprendere e condividere la sofferenza altrui, e imparare, anche in questo modo, cosa vuol dire amare”.

“Come al tempo di Gesù – è l’avvertimento di padre Patton – ci troviamo a camminare in un ambiente caotico, disturbato e rumoroso, in mezzo a persone che condividono la fede in Lui, ma anche ad altri che deridono e insultano. Così è la vita di tutti i giorni”. Dio, è la preghiera del padre francescano, aiuti “anche noi a scegliere di stare in basso, ai piedi degli altri, piuttosto che cercare di stare in alto e dominarli”. Il volto di Dio, osserva, è anche oggi “coperto di polvere e sangue, deturpato da ogni atto che calpesta la dignità di una qualsiasi persona umana”.

Stasera, al Colosseo, sarà il Papa in persona a portare la croce in tutte le 14 stazioni: un gesto simbolico e significativo, quasi a indicare l’idea di un Pontefice che carica su di sè, anche fisicamente, tutte le croci del mondo. “Aiutaci a continuare a rimanere umani”, la supplica di cui Leone si farà portavoce, perchè l’autentico potere “non è quello di chi ritiene di poter disporre della vita altrui nel dare la morte, ma quello di chi realmente può vincere la morte dando la vita”.

(Di Serena Sartini e Pietro Savarese)

"Guerre, abusi e autorità senza limiti" nella prima Via Crucis di Leone

Città del Vaticano, 3 apr. (askanews) – Ci sono le guerre e i genocidi, le “nebbie dell’indifferenza”, le “troppe madri che piangono i figli torturati e uccisi”, le donne “che soffrono”, e chi “è schiacciato a terra dall’ingiustizia, dalla menzogna, da ogni forma di sfruttamento”. C’è la condanna di tutti i conflitti nel mondo, di chi crede “di avere ricevuto un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio piacimento”, di chi “decide di avviare la guerra”, che “ne risponderà a Dio”. Come chi “deride e insulta Gesù”.

Ci sono, insomma, le tragedie, gli abissi della società ed i crocifissi di oggi nelle meditazioni della Via Crucis, scritte quest’anno dall’ex custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, che accompagneranno il rito di questa sera con il Papa al Colosseo, primo Venerdì Santo per Leone XIV. Con un filo conduttore: seguire l’esempio di San Francesco, di cui quest’anno ricorrono gli 800 anni dalla morte e del quale infatti, per ciascuna delle 14 Stazioni, citazioni degli Scritti accompagnano il Vangelo di Giovanni.

“Anche oggi c’è chi crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio piacimento”, scrive Patton, scelto personalmente dal pontefice per le meditazioni: “Francesco d’Assisi, che ha semplicemente cercato di seguire le tue orme – prosegue il francescano – ci ricorda che ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di giudicare, ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli dalla miseria, il potere di calpestare la dignità umana o di tutelarla, quello di promuovere e difendere la vita oppure di rifiutarla e soffocarla”.

C’è il pensiero, ancora attuale, alle donne sofferenti “sotto la croce”; ai naufragati “in disperati viaggi della speranza”, o trucidati in massacri e genocidi. “Le donne, Gesù, ti hanno sempre seguito e assistito, dall’inizio della tua predicazione. Ci sono anche adesso, anche sotto la croce. Dove c’è una sofferenza o un bisogno – si legge nelle meditazioni – le donne ci sono: negli ospedali e nelle case di riposo, nelle comunità terapeutiche e di accoglienza, nelle case-famiglia con i minori più fragili, negli avamposti più sperduti della missione ad aprire scuole e dispensari, nelle zone di guerra e di conflitto per soccorrere i feriti e consolare i sopravvissuti”.

“Le donne ti hanno preso sul serio; hanno preso sul serio anche queste tue parole dure – prosegue padre Patton – da secoli piangono su sé stesse e sui propri figli: portati via e incarcerati durante una manifestazione, deportati da politiche prive di compassione, naufragati in disperati viaggi della speranza, falcidiati nelle zone di guerra, annientati nei campi di sterminio. Le donne continuano a piangere. Dona anche ad ognuno di noi, Signore, un cuore compassionevole, un cuore materno, e la capacità di sentire nostra la sofferenza altrui. Donaci ancora lacrime, Signore, per non dissolvere la nostra coscienza nelle nebbie dell’indifferenza e continuare a rimanere umani”.

Poi il pensiero va alle madri. “O Maria, abbi uno sguardo di tenerezza per ciascuno di noi, ma soprattutto per le tante, troppe madri che ancora oggi, come te, vedono i propri figli arrestati, torturati, condannati, uccisi. Abbi uno sguardo di tenerezza per le madri che vengono svegliate nel cuore della notte da una notizia straziante, e per quelle che vegliano in ospedale un figlio che si sta spegnendo. E a noi – prosegue la meditazione – dona un cuore materno, per comprendere e condividere la sofferenza altrui, e imparare, anche in questo modo, cosa vuol dire amare”.

“Come al tempo di Gesù – è l’avvertimento di padre Patton – ci troviamo a camminare in un ambiente caotico, disturbato e rumoroso, in mezzo a persone che condividono la fede in Lui, ma anche ad altri che deridono e insultano. Così è la vita di tutti i giorni”. Dio, è la preghiera del padre francescano, aiuti “anche noi a scegliere di stare in basso, ai piedi degli altri, piuttosto che cercare di stare in alto e dominarli”. Il volto di Dio, osserva, è anche oggi “coperto di polvere e sangue, deturpato da ogni atto che calpesta la dignità di una qualsiasi persona umana”.

Stasera, al Colosseo, sarà il Papa in persona a portare la croce in tutte le 14 stazioni: un gesto simbolico e significativo, quasi a indicare l’idea di un Pontefice che carica su di sè, anche fisicamente, tutte le croci del mondo. “Aiutaci a continuare a rimanere umani”, la supplica di cui Leone si farà portavoce, perchè l’autentico potere “non è quello di chi ritiene di poter disporre della vita altrui nel dare la morte, ma quello di chi realmente può vincere la morte dando la vita”.

(Di Serena Sartini e Pietro Savarese)

La difesa dei valori della Costituzione è il tema del Roma Pride 2026

Roma, 3 apr. (askanews) – A ottant’anni dalla nascita della Repubblica italiana, il Roma Pride 2026 “radica il proprio messaggio nei valori fondativi della Costituzione: libertà, uguaglianza, dignità e autodeterminazione. Principi nati dalla Resistenza e dalla lotta antifascista, che oggi, più che mai vanno difesi”: lo hanno affermato in un comunicato il circolo omosessuale Mario Mieli e il coordinamento del Roma Pride, di cui è portavoce Marco Colamarino, preannunciando che il tema politico della grande parata che si terrà il 20 giugno a Roma si sviluppa a partire da questa eredità.

Il Roma Pride ha annunciato inoltre con orgoglio che il manifesto ufficiale dell’edizione 2026 è stato realizzato da Ellekappa, una delle firme più autorevoli e riconoscibili della satira italiana.

LGBTQIA+ – ha ricordato il Roma Pride 2026 – continua a essere violato da discriminazioni, violenze e dal mancato riconoscimento dei diritti di chi più ne ha bisogno, in un contesto internazionale segnato dall’avanzata delle destre e da attacchi sempre più espliciti ai diritti delle persone LGBTQIA+, con un accanimento particolare verso le persone trans e non binarie, il Roma Pride chiede una “risposta politica forte e collettiva”.

“Dall’Europa al contesto globale, assistiamo a un tentativo sistematico di cancellazione, marginalizzazione e negazione dell’esistenza delle nostre comunità, come dimostrano le politiche illiberali di governi come quello di Viktor Orbán in Ungheria o di Trump negli Stati Uniti”, si legge nel testo.

In Italia – prosegue il Roma Pride – questo clima trova espressione nelle scelte del governo guidato da Giorgia Meloni, che ha più volte assunto posizioni ostili sui diritti civili: dalla negazione del riconoscimento delle famiglie omogenitoriali agli attacchi all’educazione alle differenze, fino al mancato avanzamento di misure efficaci contro le discriminazioni e per il pieno riconoscimento delle identità trans e non binarie.

“È in questo scenario che il Roma Pride rilancia con forza una visione alternativa di società: aperta, plurale, laica, intersezionale, profondamente democratica e antifascista. Una società che non esclude, non gerarchizza e non cancella, ma riconosce e valorizza le differenze come elemento costitutivo della convivenza civile e della democrazia stessa”, auspicano gli organizzatori.

Lo slogan scelto dal Coordinamento Roma Pride per il 2026 è “La Repubblica è di chi la abita”. La Repubblica non è un’entità astratta né un’identità chiusa: è uno spazio vissuto quotidianamente da chi lo abita, da chi lavora, ama, studia, migra, cresce figli e si prende cura, da chi esiste, semplicemente. È una rivendicazione politica chiara: i diritti non si concedono, si riconoscono, e devono essere garantiti a tutti, senza esclusioni.

“A ottant’anni dalla nascita della Repubblica – ha dichiarato Colamarino – sentiamo il dovere di riaffermare con forza il legame tra Costituzione e diritti reali. La nostra Carta nasce dall’antifascismo e dalla lotta contro ogni forma di oppressione: tradirne lo spirito significa accettare che una parte della popolazione resti invisibile o marginalizzata. Oggi assistiamo a un arretramento preoccupante sul piano dei diritti e delle libertà: per questo il Pride torna a essere, con ancora più determinazione, uno spazio di resistenza, proposta e visione”.

“La Repubblica è di chi la abita – ha concluso Colamarino – è uno slogan che parla di presenza e appartenenza. Le persone LGBTQIA+ abitano questo Paese, contribuiscono alla sua crescita e ne sono parte integrante. Eppure continuano a essere escluse da pieni diritti: dal matrimonio egualitario al riconoscimento delle famiglie, dalla tutela contro le discriminazioni alla libertà di autodeterminazione delle persone trans e non binarie. Questa esclusione non è più accettabile. Per questo realizzeremo una campagna di comunicazione che metterà al centro i volti, le storie e le vite delle persone della nostra comunità, restituendo concretezza a questo messaggio: la Repubblica è davvero di chi la vive ogni giorno. Una campagna che racconterà la nostra Italia reale, plurale e resistente, e che darà voce a chi troppo spesso viene invisibilizzato, trasformando lo slogan in esperienza condivisa e riconoscimento collettivo”.

Sconto carburanti fino al 1 maggio. Deficit al 3,1% complica i piani

Roma, 3 apr. (askanews) – Arriva la proroga fino al 1 maggio dello sconto sulle accise dei carburanti mentre sembra allontanarsi l’ipotesi di una uscita anticipata dell’Italia dalla procedura d’infrazione Ue, dopo che l’Istat ha confermato al 3,1% il deficit 2025, restringendo gli spazi di manovra sulla finanza pubblica.

Un Consiglio dei ministri lampo, poco più di 10 minuti, a ridosso di Pasqua per evitare la scadenza dello sconto il 7 aprile, ha varato un nuovo decreto da altri 500 milioni di euro che conferma il taglio di 24,4 centesimi dell’accisa su benzina e gasolio per altri 23 giorni.

L’onere complessivo della misura “tampone”, come l’ha definita il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al termine del Cdm, sale quindi a 1 miliardo con 200 milioni che arrivano dal maggiore gettito Iva sui carburanti e 300 milioni dagli incassi della vendita delle quote ETS che si aggiungono ai 500 milioni di tagli lineari ai ministeri che avevano finanziato il primo decreto carburanti all’esame del Senato per la conversione in legge. Il provvedimento di oggi, a quanto si apprende, dovrebbe essere ‘a perdere’ e quindi non sarà convertito in legge ma dovrebbe confluire come emendamento proprio all’interno del primo dl carburanti a Palazzo Madama.

Le novità del secondo dl carburanti riguardano, tra l’altro, l’estensione al settore agricolo del credito d’imposta sui carburanti e un intervento a sostegno delle iprese esportatrici colpite dall’aumento dei costi energetici. Nel provvedimento viene poi recepito l’accordo con le organizzazioni imprenditoriali sul ripristino delle risorse per Transizione 5.0.

“È una misura necessaria per fronteggiare una fase particolarmente delicata, segnata da tensioni internazionali che stanno producendo effetti concreti sui costi dell’energia e sull’economia” ha scritto sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni “sappiamo che il quadro resta complesso. Per questo il governo continuerà a monitorare con la massima attenzione l’evoluzione dello scenario internazionale e a lavorare su ogni intervento necessario a proteggere famiglie, imprese e lavoro”.

Un decreto, ha commentato Giorgetti nella conferenza stampa al termine del Cdm, che “tampona questa situazione fino al primo di maggio. Poi gli eventi internazionali di carattere geopolitico, che non dipendono chiaramente da noi, ci suggeriranno eventuali altri tipi di interventi rispetto ad una situazione che è oggettivamente molto complicata sotto ogni aspetto”.

E che in qualche misura si complica, in Italia, anche per la conferma da parte dell’Istat del deficit 2025 al 3,1% che, se certificato da Bruxelles, impedirebbe una uscita anticipata dalla procedura d’infrazione UE (attualmente prevista nel 2027). Resta la possibilità di attivazione della clausola prevista dal nuovo Patto di stabilità e di crescita in circostanze eccezionali, evocata dallo stesso Giorgetti.

“Per quanto riguarda il 3%, e la volontà di chiedere o non chiedere la clausola di deroga prevista dal nuovo regolamento europeo di governance economica, la riflessione a livello europeo se situazione non cambia sarà inevitabile” ha detto dopo il Cdm “Ho espresso questa mia valutazione già all’inizio del conflitto, l’ho ribadita all’Eurogruppo a inizio settimana e lo farò in qualsiasi consesso internazionale a cui parteciperò perché questa è la realtà”.

Qualche elemento in più è atteso dal Documento di Finanza Pubblica, su cui ieri si è tenuto un vertice di maggioranza, che dovrebbe essere presentato tra il 10 e il 20 aprile e che conterrà le previsioni tendenziali aggiornate. Sul documento, ha riferito Giorgetti “stiamo lavorando” e “ho ovviamente, giustamente, logicamente e doverosamente relazionato il Presidente del Consiglio e i vicepresidenti del Consiglio”.

Sicurezza energetica, missione a sorpresa di Meloni in Arabia Saudita, Qatar e Emirati Arabi Uniti

Roma, 3 apr. (askanews) – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni è atterrata a Gedda, in Arabia Saudita, per un blitz di due giorni che la porterà anche in Qatar e Emirati Arabi Uniti.

Si tratta della prima vista di un leader occidentale nell’area dallo scoppio della guerra. La premier vedrà i leader dei Paesi del Golfo, l’obiettivo è tra l’altro quello di rafforzare la sicurezza energetica nazionale.

Si tratta, spiegano fonti di Palazzo Chigi, della prima visita nella regione da parte di un leader di
Ue, G20 e Nato dall’inizio del conflitto. La missione – si sottolinea – mira a rafforzare la sicurezza
energetica nazionale: il Golfo rappresenta infatti una fonte cruciale di petrolio e gas per l’Italia e ha un ruolo determinante nell’andamento dei prezzi energetici globali.

Gianni Morandi: Nessun tour d’addio, morirò con un live il giorno dopo

San Lazzaro (Bologna), 3 apr. (askanews) – Un tour per celebrare i 60 anni di uno dei brani più importanti della sua carriera. A poche settimane dalla partenza del suo tour C’era un ragazzo – Gianni Morandi Story che lo vedrà calcare i principali palasport italiani di appendere il microfono a chiodo proprio non ne vuole sentire parlare. Incontrando i giornalisti nella sua casa di Bologna, ha chiarito che non si tratta di un tour di addio anzi: “Io guardo a Charles Aznavour, è morto che il giorno dopo doveva fare un altro concerto. Quindi mi piacerebbe fare così. Vorrei però ridimensionare le tonalità delle canzoni, perché quando hai 90 anni Fai un po’ più fatica – racconta sorridente scherzando con la manager di Trident Music che gli propone di aprire nuove data del calendario dei concerti. In mezzo però ci mettiamo qualcosa, mi piacerebbe fare Aznavour, se hai dei programmi, ti dici devo arrivare lì, ho preso un impegno”.

Questi spettacoli saranno l’occasione per festeggiare i 60 anni del brano “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” scritta nel 1966 da Franco Migliacci e Mauro Lusini, e sicuramente il brano più rappresentativo e importante della carriera di Gianni Morandi.

“Alla mia età, 81 ve lo ricordo, però mi fa anche impressione il fatto che ci siano i concerti già esauriti, chi lo avrebbe mai detto? Quando trovi che a Milano non c’è più un biglietto che a Bologna non c’è più un biglietto sei contento.. Anche se c’è un

data che non va bene, c’è Genova ma è l’ultima l’abbiamo messa in vendita troppo tardi”.

Ad inaugurare il tour sarà l’appuntamento a Conegliano (15 aprile @ Prealpi SanBiagio Arena), a cui seguiranno le date di Milano (17 aprile @ Unipol Forum) SOLD OUT, Torino (19 aprile @ Inalpi Arena), Roma (21 aprile @ Palazzo dello Sport), Casalecchio di Reno (Bo) (24 aprile @ Unipol Arena), Firenze (26 aprile @ Nelson Mandela Forum), Terni (28 aprile @ Pala Terni), Montichiari (30 aprile @ PalaGeorge), Pesaro (2 maggio @ Vitrifrigo Arena), Padova (4 maggio @Kioene Arena), e si concluderà a Genova (6 maggio @ Palateknoship).

Netflix: per Tribunale Roma aumenti illegittimi, rimborsi fino a 500 euro

Roma, 3 apr. (askanews) – Il tribunale di Roma ha accolto l’azione promossa da Movimento Consumatori contro Netflix Italia, “accertando la vessatorietà, e quindi la nullità, delle clausole che consentivano la modifica del prezzo degli abbonamenti e di altre condizioni contrattuali dal 2017 a gennaio 2024”. Previsti dunque rimborsi fino a 500 euro per gli abbonati. A stretto giro è arrivata la replica dell’azienda americana che ha annunciato ricorso contro la sentenza del tribunale romano ritenendo le proprie condizioni “in linea con la normativa e le prassi italiane”.

Le clausole, fa sapere il Movimento consumatori, “in violazione del Codice del consumo, consentivano modifiche senza indicare nel contratto un giustificato motivo. Di conseguenza, sono stati dichiarati illegittimi gli aumenti unilaterali degli abbonamenti applicati da Netflix negli anni 2017, 2019, 2021 e novembre 2024 (ad eccezione degli aumenti relativi a contratti stipulati successivamente al gennaio 2024). Ciascun abbonato avrà diritto a una riduzione del prezzo attuale dell’abbonamento, alla restituzione delle somme indebitamente pagate e all’eventuale risarcimento del danno. Il tribunale ha inoltre imposto a Netflix di pubblicare il contenuto della sentenza sul proprio sito e su quotidiani di rilevanza nazionale e di informare tutti i consumatori, inclusi quelli che hanno disdetto l’abbonamento, della nullità delle clausole e del diritto al rimborso”.

“La decisione – precisano Paolo Fiorio e Corrado Pinna, legali che hanno assistito MC nella causa – riguarda milioni di consumatori. Si stima che, in Italia, Netflix sia passata da 1,9 milioni di clienti nel 2019 a circa 5,4 milioni ad ottobre 2025. Per il piano premium, gli aumenti illegittimi applicati negli anni 2017, 2019, 2021 e 2024 ammontano oggi complessivamente a 8 euro al mese, mentre per il piano standard gli aumenti ammontano ad oggi complessivamente a 4 euro al mese. Un cliente premium che abbia pagato ininterrottamente Netflix dal 2017 ad oggi ha diritto alla restituzione di circa 500 euro, mentre un cliente standard alla restituzione di circa 250 euro. Gli aumenti illegittimi riguardano anche il piano base che ha visto un aumento di 2 euro ad ottobre 2024”.

“Presenteremo ricorso contro la decisione – ha fatto sapere un portavoce del colosso dello streaming – In Netflix i nostri abbonati vengono prima di tutto. Prendiamo molto sul serio i diritti dei consumatori e crediamo che le nostre condizioni siano sempre state in linea con la normativa e le prassi italiane”.

La sentenza, inoltre, impone a Netflix di ridurre anche i prezzi degli abbonamenti attuali in misura pari agli aumenti illegittimi. Ad esempio, un cliente premium che abbia attivato l’abbonamento nel 2017 e che oggi paga 19,99 euro ha diritto allo stesso servizio al corrispettivo di 11,99 euro, mentre un cliente standard che paga 13,99 dovrà corrispondere 9,99 euro.

“Se Netflix non provvederà immediatamente a ridurre i prezzi e a rimborsare i clienti – dichiara Alessandro Mostaccio, presidente di Movimento Consumatori – avvieremo una class action per garantire a tutti gli utenti la restituzione di quanto indebitamente pagato”.

Per il Tribunale di Roma aumenti Netflix illegittimi. Rimborsi fino a 500 euro (ma la società fa ricorso)

Roma, 3 apr. (askanews) – Il Tribunale di Roma ha dichiarato nulle le clausole di aumento dei prezzi applicate tra il 2017 e il gennaio 2024; Netflix ha annunciato che farà ricorso. “Il tribunale di Roma ha accolto l’azione promossa da Movimento Consumatori contro Netflix Italia, accertando la vessatorietà – e quindi la nullità – delle clausole che consentivano la modifica del prezzo degli abbonamenti e di altre condizioni contrattuali dal 2017 a gennaio 2024”. Lo fa sapere l’organizzazione in una nota.

“Queste clausole – si legge – in violazione del Codice del consumo, consentivano modifiche senza indicare nel contratto un giustificato motivo. Di conseguenza, sono stati dichiarati illegittimi gli aumenti unilaterali degli abbonamenti applicati da Netflix negli anni 2017, 2019, 2021 e novembre 2024 (ad eccezione degli aumenti relativi a contratti stipulati successivamente al gennaio 2024). Ciascun abbonato avrà diritto a una riduzione del prezzo attuale dell’abbonamento, alla restituzione delle somme indebitamente pagate e all’eventuale risarcimento del danno. Il tribunale ha inoltre imposto a Netflix di pubblicare il contenuto della sentenza sul proprio sito e su quotidiani di rilevanza nazionale e di informare tutti i consumatori, inclusi quelli che hanno disdetto l’abbonamento, della nullità delle clausole e del diritto al rimborso”.

“La decisione – precisano Paolo Fiorio e Corrado Pinna, legali che hanno assistito MC nella causa – riguarda milioni di consumatori. Si stima che, in Italia, Netflix sia passata da 1,9 milioni di clienti nel 2019 a circa 5,4 milioni ad ottobre 2025. Per il piano premium, gli aumenti illegittimi applicati negli anni 2017, 2019, 2021 e 2024 ammontano oggi complessivamente a 8 euro al mese, mentre per il piano standard gli aumenti ammontano ad oggi complessivamente a 4 euro al mese. Un cliente premium che abbia pagato ininterrottamente Netflix dal 2017 ad oggi ha diritto alla restituzione di circa 500 euro, mentre un cliente standard alla restituzione di circa 250 euro. Gli aumenti illegittimi riguardano anche il piano base che ha visto un aumento di 2 euro ad ottobre 2024”.

La sentenza impone a Netflix di ridurre anche i prezzi degli abbonamenti attuali in misura pari agli aumenti illegittimi. Ad esempio, un cliente premium che abbia attivato l’abbonamento nel 2017 e che oggi paga 19,99 euro ha diritto allo stesso servizio al corrispettivo di 11,99 euro, mentre un cliente standard che paga 13,99 dovrà corrispondere 9,99 euro.

“Se Netflix non provvederà immediatamente a ridurre i prezzi e a rimborsare i clienti – dichiara Alessandro Mostaccio, presidente di Movimento Consumatori – avvieremo una class action per garantire a tutti gli utenti la restituzione di quanto indebitamente pagato”.

Netflix annuncia però a stretto giro la decisione di impugnare la sentenza del Tribunale di Roma che ha dichiarato nulle le clausole di aumento dei prezzi applicate tra il 2017 e il gennaio 2024.

“Presenteremo ricorso contro la decisione – fa sapere un portavoce del colosso dello streaming – In Netflix i nostri abbonati vengono prima di tutto. Prendiamo molto sul serio i diritti dei consumatori e crediamo che le nostre condizioni siano sempre state in linea con la normativa e le prassi italiane”.

Calcio, Rino Gattuso non è più il ct: "Dolore nel cuore"

Roma, 3 apr. (askanews) – Rino Gattuso non è più il commissario tecnico della Nazionale italiana. L’allenatore e la Federcalcio hanno trovato un accordo sulla risoluzione consensuale del contratto.

Questo il testo del comunicato della Figc: “La Federazione Italiana Giuoco Calcio e Gennaro Ivan Gattuso hanno risolto consensualmente il contratto che legava l’allenatore calabrese alla panchina della Nazionale italiana di calcio – e’ scritto in una nota della federcalcio – La FIGC ringrazia Gattuso e tutto il suo staff per la serietà, la dedizione e la passione con cui hanno lavorato negli ultimi nove mesi e augura loro i migliori successi per il prosieguo della carriera”.

Le parole di Gattuso: “Con il dolore nel cuore, non avendo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati, ritengo conclusa la mia esperienza sulla panchina della Nazionale – dichiara Gattuso – la maglia Azzurra è il bene più prezioso che esiste nel calcio, per questo è giusto agevolare sin da subito le future valutazioni tecniche. Desidero ringraziare il presidente Gabriele Gravina e Gianluigi Buffon, e con loro tutti i collaboratori della Federazione, per la fiducia e il supporto che mi hanno sempre garantito. È stato un onore poter guidare la Nazionale e farlo anche con un gruppo di ragazzi che hanno mostrato impegno e attaccamento alla maglia. Ma il ringraziamento più grande va ai tifosi, a tutti gli italiani che in questi mesi non hanno mai fatto mancare il loro amore e sostegno alla Nazionale. Sempre con l’azzurro nel cuore”.

E quelle del presidente dimissionario della Figc Gabriele Gravina: “Desidero ancora una volta ringraziare Gattuso – afferma Gravina – perché, oltre ad essere una persona speciale, come allenatore ha offerto un prezioso contributo, riuscendo in pochi mesi a riportare entusiasmo intorno alla Nazionale. Ha trasmesso ai calciatori e a tutto il Paese un grande orgoglio per la maglia azzurra”.

Anche Gattuso lascia la Nazionale: trovato l’accordo con la Figc

Roma, 3 apr. (askanews) – Rino Gattuso non è più il commissario tecnico della Nazionale italiana. L’allenatore e la Federcalcio hanno trovato un accordo sulla risoluzione consensuale del
contratto. Questo il testo del comunicato della Figc: “La Federazione Italiana Giuoco Calcio e Gennaro Ivan Gattuso hanno risolto consensualmente il contratto che legava l’allenatore calabrese alla panchina della Nazionale italiana di calcio. La FIGC ringrazia Gattuso e tutto il suo staff per la serietà, la dedizione e la passione con cui hanno lavorato negli ultimi nove mesi e augura loro i migliori successi per il prosieguo della carriera”.

Le parole di Gattuso: “Con il dolore nel cuore, non avendo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati, ritengo conclusa la mia esperienza sulla panchina della Nazionale – dichiara Gattuso – la maglia Azzurra è il bene più prezioso che esiste nel calcio, per questo è giusto agevolare sin da subito le future valutazioni tecniche. Desidero ringraziare il presidente Gabriele Gravina e Gianluigi Buffon, e con loro tutti i collaboratori della Federazione, per la fiducia e il supporto che mi hanno
sempre garantito. È stato un onore poter guidare la Nazionale e farlo anche con un gruppo di ragazzi che hanno mostrato impegno e attaccamento alla maglia. Ma il ringraziamento più grande va ai tifosi, a tutti gli italiani che in questi mesi non hanno mai fatto mancare il loro amore e sostegno alla Nazionale. Sempre con l’azzurro nel cuore”.

E quelle del presidente dimissionario della Figc Gabriele Gravina: “Desidero ancora una volta ringraziare Gattuso – afferma Gravina – perché, oltre ad essere una persona speciale, come allenatore ha offerto un prezioso contributo, riuscendo in pochi mesi a riportare entusiasmo intorno alla Nazionale. Ha trasmesso ai calciatori e a tutto il Paese un grande orgoglio per la maglia azzurra”.
L’addio di Gattuso arriva il giorno dopo le dimissioni di Gravina da presidente della Figc e del passo indietro di Gianluigi Buffon come capodelegazione della Nazionale azzurra.

Meloni: scenario internazionale complesso, governo al lavoro per proteggere famiglie e imprese

Roma, 3 apr. (askanews) – “Il governo è intervenuto oggi con un nuovo decreto per prorogare la riduzione delle accise sui carburanti, ampliando la misura con un intervento mirato a sostegno degli agricoltori e delle imprese esportatrici. È una misura necessaria per fronteggiare una fase particolarmente delicata, segnata da tensioni internazionali che stanno producendo effetti concreti sui costi dell’energia e sull’economia”. Lo scrive sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un post a commento del varo da parte del Cdm del nuovo decreto sul taglio delle accise sui carburanti.

“Sappiamo – prosegue la premier – che il quadro resta complesso. Per questo il governo continuerà a monitorare con la massima attenzione l’evoluzione dello scenario internazionale e a lavorare su ogni intervento necessario a proteggere famiglie, imprese e lavoro”.

Carburanti, Meloni: necessario il taglio delle accise. Proteggere famiglie, imprese e lavoro

Roma, 3 apr. (askanews) – “Il governo è intervenuto oggi con un nuovo decreto per prorogare la riduzione delle accise sui carburanti, ampliando la misura con un intervento mirato a sostegno degli agricoltori e delle imprese esportatrici. È una misura necessaria per fronteggiare una fase particolarmente delicata, segnata da tensioni internazionali che stanno producendo effetti concreti sui costi dell’energia e sull’economia”. Lo scrive sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dopo il Consiglio dei ministri che ha dato il via al decreto carburanti.

“Sappiamo che il quadro resta complesso. Per questo il governo continuerà a monitorare con la massima attenzione l’evoluzione dello scenario internazionale e a lavorare su ogni intervento necessario a proteggere famiglie, imprese e lavoro”, ha aggiunto Meloni.

Calcio, Lucescu colpito da doppio infarto: è in terapia intensiva

Roma, 3 apr. (askanews) – Grande apprensione nel mondo del calcio per Mircea Lucescu, colpito da un doppio infarto nella mattinata di oggi a Bucarest. L’ex commissario tecnico della Romania, 80 anni, si trova attualmente ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale universitario della capitale romena.

Il primo attacco cardiaco è avvenuto intorno alle 9.30, seguito da un secondo episodio poche ore dopo, proprio mentre il tecnico stava per essere dimesso dalla struttura sanitaria dove era ricoverato per un precedente malore.

Lucescu era già stato colpito nei giorni scorsi da un malore durante una riunione tecnica con la squadra, inizialmente diagnosticato come una semplice sincope, tanto da portare all’impianto di un defibrillatore.

Secondo il bollettino medico, si tratta di un infarto miocardico acuto: il paziente è stato trattato d’urgenza e le sue condizioni sono ora definite “stabili ma sotto stretto monitoraggio specialistico”.

Figura storica del calcio europeo, Lucescu ha allenato in Italia tra le altre Inter e Brescia, ed è stato recentemente sollevato dall’incarico di ct della Romania dopo i playoff mondiali.

Mps: dopo ISS anche Glass Lewis con lista cda: offre governance stabile

Milano, 3 apr. (askanews) – Anche il proxy advisor Glass Lewis, dopo ISS, ha raccomandato agli azionisti di Mps di votare la lista del cda all’assemblea del 15 aprile chiamata a rinnovare il board della banca. Il consiglio agli investitori istituzionali, che nel Monte pesano per oltre la metà del capitale, è di sostenere sia il candidato Ceo Fabrizio Palermo sia l’attuale presidente Nicola Maione, a differenza della raccomandazione di Iss che consigliava di votare contro la riconferma di ques’ultimo.

Pur in una situazione “non priva di criticità”, la lista presentata dal cda uscente, sottolinea Glass Lewis nel suo report, appare “meglio posizionata per offrire una cornice di governance bilanciata e stabile durante un periodo di transizione strategica”. Promosso Palermo come candidato per la carica di AD, “un profilo con un’esperienza che appare rilevante nel contesto dell’attuale fase strategica della società – spiega -. In particolare, il suo background include l’esperienza in operazioni complesse e contesti istituzionali, che possono supportare l’esecuzione del progetto di integrazione con Mediobanca”. Di contro, ISS rilevava come Palermo non possedesse “un’esperienza manageriale diretta all’interno di un istituto bancario paragonabile a Mps, tanto meno considerando l’imminente integrazione con Piazzetta Cuccia”. Secondo Glass Lewis, invece, proprio il suo non coinvolgimento nell’operazione Mediobanca, indagine compresa, “rappresenta un vantaggio piuttosto che una carenza, offrendo un certo grado di distacco da tali questioni”.

Entrambi i proxy sono d’accordo sulla bocciatura, nella successiva votazione sui singoli candidati, di Alessandro Caltagirone (figlio dell’azionista Francesco Gaetano Caltagirone), Elena De Simone (manager espressione del gruppo Caltagirone) e del presidente del comitato nomine, Domenico Lombardi. A tal proposito, Glass Lewis rileva come “l’operato del comitato può essere legittimamente messo in discussione dagli azionisti” e “le carenze in termini di chiarezza e trasparenza riscontrate durante l’intero processo (di formazione della lista, ndr) giustifichino una raccomandazione contraria al candidato Lombardi”. Secondo il proxy, la comunicazione e la divulgazione da parte della società dell’elenco dei candidati “sono apparse significativamente insolite rispetto alla prassi di mercato consolidata nel settore”. Anche ISS, nel consigliare di votare contro la rielezione di Maione e di Lombardi, aveva sottolineato come il processo che ha portato alla lista proposta dal cda sollevasse “preoccupazioni sostanziali, in particolare in merito alla trasparenza, alla pianificazione della successione e alla responsabilità complessiva”.

Luigi Lovaglio, che si candida a guidare nuovamente la banca con la lista presentata dal socio Plt (Tortora), pur avendo un profilo “credibile” per il ruolo di Ceo, “in una fase delicata per la banca – sottolinea Glass Lewis -, potrebbe introdurre ulteriore incertezza in termini di continuità e attuazione della governance”, considerato che la decisione di non includerlo nella lista del cda era stata sostenuta da un’ampia maggioranza del consiglio uscente. Più in generale, spiega il proxy, la lista di Plt presenta un tale livello di ricambio nel cda che “nel contesto di una fase strategica in corso e ad alta intensità operativa, che include l’integrazione di Mediobanca, potrebbe introdurre un maggiore grado di perturbazione e rischio di esecuzione”.

Nonostante la strada appaia ora più in salita dopo il parere dei due proxy, Pierluigi Tortora, numero uno della holding Plt, in un’intervista pubblicata oggi su Milano Finanza, si è detto comunque fiducioso. “Credo che il mercato possa premiare la bontà della lista, la trasparenza, la coerenza a un progetto sul quale il mercato e non solo si è già espresso – ha detto -. Secondo me con il 20-22% ce la giochiamo”. E ha svelato il retroscena della formazione della lista: “E’ stato fatto tutto in pochi giorni: dovevo andare a Dubai a inizio marzo per seguire il nostro cantiere immobiliare ma ci hanno cancellato i voli per la guerra. Allora ho ragionato un po’ e mi sono detto: ‘Ma perché non proviamo a pensare a una lista aperta al mercato?’. Così è nata. In pochi giorni l’abbiamo pensata e contattato i candidati. Abbiamo fatto la matrice delle competenze e poi ho incontrato Lovaglio, venerdì 20 e ci siamo chiesti: ‘Ce la sentiamo?’. Abbiamo lavorato tutto il venerdì sera, e sabato 21 abbiamo depositato la lista”.

Salvo ulteriori sorprese, l’attenzione ora è tutta per il 15 aprile, quando a Siena si riuniranno in presenza i soci. I fondi saranno decisivi. Secondo le attese, al voto non dovrebbe partecipare il Mef, titolare del 4,8%, mentre resta incerta la posizione di Delfin, primo socio della banca con il 17,5%, e di Banco Bpm (3,7%).

Iran, le notizie più importanti del 3 aprile sulla guerra

Roma, 3 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di venerdì 3 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale.

-11:27 Una nave portacontainer appartenent all’armatore francese CMA CGM è riuscita a lasciare ieri lo Stretto di Hormuz, mostrando sul suo sistema di navigazione il segnale di “armatore francese”, secondo i dati di tracciamento marittimo del sito web MarineTraffic consultati oggi.

-11:00 Iran: gli attacchi contro le strutture civili avranno risposte devastanti, non solo contro obiettivi Usa-Israele

-10:50 Una raffica di missili lanciati dall’Iran ha colpito il nord di Israele, ferendo lievemente una persona a Kiryat Ata e causando danni nella zona. Lo hanno riferito le autorità israeliane, secondo quanto riporta Haaretz.

-10:30 L’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito oltre 3.500 obiettivi in tutto il Libano nel corso dell’ultimo mese, da quando le sue forze sono nuovamente in guerra aperta contro Hezbollah, movimento integralista islamico alleato di Teheran.

-10:15 Il Kuwait ha reso noto che un attacco iraniano ha danneggiato oggi parti di un impianto per la produzione di energia e la desalinizzazione dell’acqua, aggiungendo che le squadre di emergenza stanno operando secondo piani di contingenza per mantenere le attività e mettere in sicurezza la struttura.

-09:18 Il numero di navi in transito nello stretto di Hormuz è in aumento, anche se il traffico resta ancora molto al di sotto dei livelli normali precedenti alla guerra. Lo riferisce oggi la società di intelligence marittima Windward, secondo quanto riporta al Jazeera.

-08:15 Un caccia americano F-35 è stato abbattuto nella zona centrale dell’Iran dalle difese aeree dei Guardiani della Rivoluzione islamica. Lo ha sostenuto un portavoce militare di Teheran, che ha aggiunto che le possibilità che il pilota sia sopravvissuto sono basse.

Immagini pubblicate dai media iraniani sembrano mostrare detriti di un caccia statunitense F-15E e non di un F-35

-08:10 I servizi di intelligence statunitensi hanno valutato che circa la metà dei lanciamissili balistici iraniani sia ancora intatta, malgrado più di un mese di intensi bombardamenti statunitensi e israeliani in tutto il Paese. Lo hanno riferito fonti alla Cnn.

-07:50 Un attacco con droni contro la raffineria di Mina Al-Ahmadi in Kuwait ha provocato incendi in diverse unità del sito. Lo ha riferito l’agenzia di stampa nazionale Kuna, che cita la compagnia petrolifera nazionale del Paese del Golfo.

-07:00 Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minacciato nuove distruzioni di infrastrutture civili in Iran, citando nel dettaglio ponti e centrali elettriche.

Maltempo al Centro-Sud, oltre 1.400 interventi dei vigili del fuoco

Roma, 3 apr. (askanews) – Prosegue l’impegno dei vigili del fuoco nelle regioni colpite dall’ondata di maltempo degli ultimi tre giorni: il bilancio complessivo delle operazioni portate a termine ammonta a oltre 1.400 interventi, di cui 656 in Abruzzo, 476 in Puglia e 299 in Molise. Attualmente, tra squadre locali e rinforzi giunti da altre regioni, sono 625 i vigili del fuoco al lavoro, supportati da 208 mezzi, tra cui veicoli speciali, motopompe e mezzi anfibi.

Prosegue a Montenero di Bisaccia (Campobasso) l’intervento a seguito del crollo parziale del ponte sul fiume Trigno: anche oggi squadre ordinarie, sommozzatori e soccorritori fluviali sono impegnate nelle operazioni di ricerca per escludere il coinvolgimento di persone o mezzi.

Conti pubblici, Istat conferma: nel 2025 deficit-Pil cala al 3,1%

Roma, 3 apr. (askanews) – Deficit-Pil in calo al 3,1% nel 2025. Complessivamente, nei quattro trimestri del 2025 le hanno registrato un indebitamento netto pari al -3,1% del Pil, in miglioramento rispetto al -3,4% del corrispondente periodo del 2024. L’Istat conferma così le stime preliminari.

Rispetto alla versione del Conto pubblicato lo scorso 2 marzo, il conto presenta “alcune lievi revisioni per l’anno 2025 dovute all’inclusione di nuove informazioni resesi disponibili dopo la chiusura delle prime stime. In conseguenza di tali nuove informazioni, l’indebitamento netto delle AP in rapporto al Pil non risulta modificato rispetto a quanto diffuso il 2 marzo scorso”, ha spiegato l’Istat.

Nei primi dodici mesi del 2025, in termini di incidenza sul Pil, il saldo primario e il saldo corrente sono risultati positivi, pari rispettivamente allo 0,8% (0,5% nello stesso periodo del 2024) e al 2,2% (1,6% nel corrispondente periodo del 2024). Nello stesso periodo, la pressione fiscale si attesta al 43,1% del Pil, in crescita di 0,7 punti percentuali rispetto al 42,4 del 2024.

Via libera al decreto carburanti, Giorgetti: prorogato taglio accise fino al 1 maggio

Roma, 3 apr. (askanews) – Via libera del Cdm al nuovo decreto carburanti che proroga il taglio delle accise. “Con il decreto proroghiamo la riduzione delle accise in essere fino al 1 maggio. C’è poi un intervento mirato sulle aziende agricole cui viene esteso il credito d’imposta del 20% e un intervendo anche per le imprese che lavorano sull’export”, ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nel corso della conferenza stampa seguita al Consiglio dei ministri sul nuovo decreto carburanti.

Il decreto, ha aggiunto, “recepisce anche l’accordo con le associazioni di categoria preso in settimana su transizione 5.0”. L’onere delle misure contenute nel nuovo decreto carburanti “è intorno ai 500 milioni. Per 200 milioni c’è l’autocopertura dell’incremento Iva, per 300 milioni sono risorse recuperate dalle risorse Ets-CO2 che non erano state ancora utlizzate. Avendo premura di non toccare quelle già destinate al sollievo dagli energivori”, ha spiegato Giorgetti, avvertendo: “Per quanto riguarda il 3%, e la volontà di chiedere o non chiedere la clausola di deroga prevista dal nuovo regolamento europeo di governance economica, la riflessione a livello europeo se situazione non cambia sarà inevitabile”. “Il tema della durata del conflitto – ha concluso – produrrà conseguenze sia sulla politica monetaria sia sulla politica fiscale dei paesi coinvolti”.

Iran, portavoce militare Teheran annuncia: abbattuto un F-35 Usa

Roma, 3 apr. (askanews) – Un caccia americano F-35 è stato abbattuto nella zona centrale dell’Iran dalle difese aeree dei Guardiani della Rivoluzione islamica. Lo ha sostenuto un portavoce militare di Teheran, che ha aggiunto che le possibilità che il pilota sia sopravvissuto sono basse.

Immagini pubblicate dai media iraniani sembrano mostrare detriti di un caccia statunitense F-15E e non di un F-35. Gli Stati Uniti non hanno commentato questa dichiarazione.

Il mese scorso, un F-35 statunitense aveva dovuto effettuare un atterraggio di emergenza in una base del Medio Oriente dopo essere stato apparentemente colpito dal fuoco iraniano.

L’Istat conferma i dati sul deficit-Pil 2025: è calato al 3,1%

Roma, 3 apr. (askanews) – Deficit-Pil in calo al 3,1% nel 2025. Complessivamente, nei quattro trimestri del 2025 le amministrazioni pubbliche italiane hanno registrato un indebitamento netto pari al -3,1% del Pil, in miglioramento rispetto al -3,4% del corrispondente periodo del 2024. L’Istat conferma così le stime preliminari.

Rispetto alla versione del Conto pubblicato lo scorso 2 marzo, il conto presenta “alcune lievi revisioni per l’anno 2025 dovute all’inclusione di nuove informazioni resesi disponibili dopo la chiusura delle prime stime. In conseguenza di tali nuove informazioni, l’indebitamento netto delle AP in rapporto al Pil non risulta modificato rispetto a quanto diffuso il 2 marzo scorso”, ha spiegato l’Istat.

Nei primi dodici mesi del 2025, in termini di incidenza sul Pil, il saldo primario e il saldo corrente sono risultati positivi, pari rispettivamente allo 0,8% (0,5% nello stesso periodo del 2024) e al 2,2% (1,6% nel corrispondente periodo del 2024). Nello stesso periodo, la pressione fiscale si attesta al 43,1% del Pil, in crescita di 0,7 punti percentuali rispetto al 42,4 del 2024.

Il governo, nelle ultime previsioni, aveva stimato un andamento del deficit per il 2025 intorno al 3%. Se fosse calato sotto questa soglia avrebbe consentito all’Italia di uscire con un anno d’anticipo, già in questo 2026, dalla procedura di deficit eccessivo. (fonte immagine: European Union)

Gianmarco Mazzi, chi è il nuovo ministro del Turismo, dallo spettacolo alla politica

Roma, 3 apr. (askanews) – Gianmarco Mazzi è il nuovo ministro del Turismo. Il neo ministro, che prende il posto della dimissionaria Daniela Santanché, ha giurato oggi al Quirinale di fronte al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. E’ nato il 1° luglio 1960 a Verona dove da sempre risiede; ha frequentato studi classici, laureandosi in giurisprudenza con una tesi di diritto amministrativo dal titolo “L’intervento pubblico nel campo dello spettacolo fra promozione culturale e mercato”. Nel 1981 prende parte al “1° Corso di Direzione per Società Sportive”, organizzato dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio presso il Centro di Coverciano.

Nel 1981, a fianco di Mogol e Gianni Morandi, e con Gianluca Pecchini, avvia il progetto di solidarietà della “Nazionale Cantanti” che gli consente di conoscere e frequentare proficuamente il mondo del volontariato italiano e internazionale; la Nazionale Cantanti in oltre quarant’anni di attività ha raccolto e devoluto per fini umanitari oltre cinquanta milioni di euro. Nel 1984 inizia a dedicarsi ad attività culturali e manageriali nel mondo della televisione e dell’entertainment.

Negli anni 1986/87 segue, a fianco di Caterina Caselli, l’iniziativa discografica per giovani talenti, denominata “Espressione Musica” che consentirà la “scoperta” di importanti artisti tra cui Ligabue; sempre nel 1987 collabora con Fabrizio De Andre’ e i Pooh e nel 1988 partecipa al progetto Dalla-Morandi.

Nel 1992 promuove a Los Angeles l’incontro tra Gianni Morandi, Eros Ramazzotti e Michael Jackson; nello stesso anno, con la Nazionale Cantanti, organizza a Roma “La Partita del Cuore” che porterà allo Stadio Olimpico oltre 85.000 persone per un ascolto televisivo di 6 milioni di spettatori; da allora questo evento rappresenta un appuntamento fisso di Rai1.

Dal 1992 cura l’attività artistica e televisiva di Adriano Celentano, per il quale nel 2012 organizza due serate evento in diretta dall’Arena di Verona, seguite in TV da oltre 9 milioni di telespettatori.

Nel 1994 partecipa all’ideazione e realizzazione delle sedici puntate della trasmissione televisiva “Rock Cafè”. Dal 1995 al 1997 ricopre l’incarico di “Direttore della comunicazione” per la CGD del gruppo multinazionale Time Warner. Nel 1997 partecipa alla realizzazione dell’album discografico “Mina Celentano”. Nel 1999, sempre in collaborazione con il Clan ed Adriano Celentano, realizza la trasmissione televisiva “Francamente me ne infischio” (vincitrice della “Rosa d’oro” al Festival Internazionale di Montreux). Nel 2000 con la Nazionale Cantanti organizza all’Olimpico di Roma la “Partita del Cuore per la pace” alla presenza del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, di Shimon Peres, di Yasser Arafat e di autorevoli esponenti dello sport e dello spettacolo quali Pelè, Michael Schumacher e Sean Connery.

Nella primavera del 2001 cura la realizzazione della nuova trasmissione di Celentano “125 milioni di caàte” (a cui seguirà nel 2005 “RockPolitik”) e la mini-serie “De Gasperi”. Nell’aprile 2003 si reca a Baghdad per portare aiuti umanitari insieme alla Croce Rossa Italiana, a Gianni Morandi e a Luca Barbarossa; per questa iniziativa la delegazione riceverà un prestigioso riconoscimento dei Nobel per la Pace, il “Manforpeace Award”, consegnato il 28 novembre 2003 in Campidoglio a Roma dal Dalai Lama e da Mikhail Gorbaciov.

Nel mese di luglio 2003, in qualità di consigliere del Direttore Generale della Rai, sovrintende all’organizzazione del Festival di Sanremo. Nel 2004 svolge attività di consulente per il Ministero delle Comunicazioni. Il 30 luglio 2004 gli viene affidata la direzione del Festival di Sanremo di Paolo Bonolis, incarico che ricopre nel 2006 con Giorgio Panariello, nel 2009 nuovamente con Paolo Bonolis e nelle edizioni 2010, condotta da Antonella Clerici e 2011/2012, condotte da Gianni Morandi, per un totale di 6 direzioni.

L’edizione del 2011 sarà dedicata al 150° anniversario dell’Unità d’Italia con una serata evento organizzata in collaborazione con la Presidenza della Repubblica.

Nel 2007 collabora con Riccardo Cocciante per il quale promuove l’opera musicale “Giulietta e Romeo” che l’1 giugno, debutta trionfalmente all’Arena di Verona con dieci rappresentazioni e oltre 100.000 spettatori. Dal 2009 al 2013 realizza, per Rai1 prima e per Canale 5 poi, lo spettacolo del “1° giugno” dedicato integralmente all’opera lirica.

Sempre all’Arena di Verona realizza due grandi eventi, il già ricordato ritorno “live” di Adriano Celentano con due concerti nel 2012 e nel 2013 due serate con Gianni Morandi.

Il 22 giugno del 2014 e il 4 dicembre 2015 realizza per Rai1 due eventi di Dario Fo, il primo dedicato a “San Francesco”, il secondo a “Maria Callas” con la partecipazione di Paola Cortellesi. La collaborazione con Dario Fo dura fino alla sua scomparsa; nel 2016/2017, insieme al figlio Jacopo, lavora alla realizzazione di una serie intitolata “Dario Fo e Franca Rame, la nostra storia”, un affresco lungo quasi un secolo sulla storia del teatro e della società italiana attraverso i lavori e la biografia del Premio Nobel e della sua compagna d’arte e di vita.

Nel 2013 e nel 2014 segue artisticamente il talent show di Rai2 “The Voice”. Il 30 aprile 2015 viene scelto per organizzare in mondovisione l’ “opening” di Expo 2015, da Piazza del Duomo a Milano, con la partecipazione di Andrea Bocelli, Lang Lang e l’Orchestra della Scala. Nel 2016 organizza una serie di spettacoli televisivi di grande successo con Zucchero, Mogol, Andrea Bocelli e Massimo Giletti.

Il primo luglio 2017 realizza il progetto televisivo “La notte di Vasco”, con il record di 230.000 persone a Modena Park e lo strabiliante risultato di share del 36% per la diretta Rai1. Nell’autunno 2017 lancia il progetto “SanremoYoung” che viene realizzato nel 2018 e nel 2019. Nel 2019, 2020 e 2021 collabora a SanremoGiovani e alle edizioni Sanremo 2020, 2021 e 2022 di Amadeus. Dal 2018 al 2020 è con Adriano Celentano nel progetto del film in animazione “Adrian”. Nel 2020 segue il progetto “The Voice Senior” su Rai1, riconfermato nel 2022. Per Fondazione Arena di Verona realizza con Rai la produzione televisiva di “Zeffirelli, l’ultimo sogno”, mondovisione Rai1 in onda il 21 giugno 2019, in occasione della scomparsa del grande artista e un ciclo di tre serate evento denominato “La grande opera all’Arena di Verona” condotte per Rai3 da Pippo Baudo e Antonio Di Bella nel 2021 e da Luca Zingaretti nel 2022.

Il 2 giugno del 2020 produce, sempre dall’Arena, “Il Canto degli Italiani” interpretato da Vittorio Grigolo che verrà trasmesso da Rai1, subito dopo il TG delle 20, per celebrare la Festa della Repubblica; questa tradizione si è poi consolidata nel 2021 con Il Volo e nel 2022 con Gianni Morandi. Dal 2017 al 2022 ha ricoperto il ruolo di direttore artistico e amministratore delegato della società che all’Arena di Verona gestisce le attività televisive e live all’Anfiteatro.

Per quanto riguarda la sua attività politica, dopo aver già operato in ambito istituzionale nel 2004 come consulente per il Ministero delle comunicazioni, alle elezioni politiche anticipate del 2022 viene candidato alla Camera dei deputati, come capolista di Fratelli d’Italia nel collegio plurinominale Veneto. Nella XIX legislatura è membro della 7 Commissione Cultura, scienza e istruzione, venendo sostituito per l’incarico di governo che occupa da Grazia Di Maggio. Con la vittoria della coalizione di centro-destra alle politiche del 2022 e la seguente nascita del governo presieduto da Giorgia Meloni, il 31 ottobre 2022 viene indicato dal Consiglio dei Ministri come sottosegretario di Stato al ministero della Cultura nel governo Meloni, entrando in carica dal 2 novembre e affiancando i ministri Gennaro Sangiuliano prima e Alessandro Giuli poi.

Governo, Gianmarco Mazzi ha giurato da Mattarella al Quirinale: è il nuovo ministro del Turismo

Roma, 3 apr. (askanews) – Gianmarco Mazzi, attuale sottosegretario alla Cultura, ha giurato al Quirinale: è il nuovo ministro del Turismo dopo le dimissioni di Daniela Santanché.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – recita un comunicato del Quirinale – ha ricevuto oggi, al Palazzo del Quirinale, il Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, su proposta del quale ha firmato il decreto di nomina a ministro del turismo di Gianmarco Mazzi, già sottosegretario di Stato per la cultura. Il presidente Giorgia Meloni cessa, pertanto, dalla carica assunta ad interim di ministro del turismo. Subito dopo il nuovo ministro ha prestato giuramento nelle mani del presidente della Repubblica, alla presenza, in qualità di testimoni, del segretario generale della Presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti, e del Consigliere militare del presidente della Repubblica, generale Gianni Candotti. Erano presenti – conclude la nota – il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il sottosegretario di Stato alla presidenza del consiglio, Alfredo Mantovano.

“Buon lavoro a Gianmarco Mazzi, nuovo ministro del Turismo. La sua esperienza nel settore della cultura e dello spettacolo, la sua capacità di riconoscere il talento e promuovere le eccellenze italiane, saranno un valore aggiunto per continuare a valorizzare al meglio l’Italia nel mondo e a
rafforzare sempre di più l’attrattività della nostra nazione”. Lo scrive su X la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Smart working, arresto e multe senza informativa sulla sicurezza

Roma, 3 apr. (askanews) – Da due a quattro mesi di arresto e multe fino a 7.500 euro: è quanto rischiano i datori di lavoro se non trasmetteranno, dal prossimo 7 aprile, l’informativa scritta ai dipendenti in smart working e ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza riguardante gli obblighi in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Si tratta di una delle novità della legge annuale sulle piccole e medie imprese (n. 34/2026), che ha reso perentorio un obbligo già previsto dall’articolo 22 della legge n. 81/2017, introducendo un regime sanzionatorio. A fare il punto è la fondazione studi consulenti del lavoro nell’ultimo approfondimento “Lavoro agile e sicurezza: cosa cambia con la nuova legge sulle Pmi”.

L’approfondimento evidenzia come l’intervento normativo si inserisca nel più ampio processo di adattamento della disciplina della sicurezza alle trasformazioni del lavoro. In particolare, la norma rafforza il ruolo dell’informativa scritta, da fornire almeno annualmente, quale strumento centrale per garantire la tutela della salute e sicurezza nei contesti diversi dai locali aziendali, dove il controllo diretto del datore di lavoro è limitato.

L’informativa dovrà indicare i rischi generali e specifici connessi alla modalità di lavoro agile, con particolare attenzione all’utilizzo dei videoterminali e ai rischi correlati, come affaticamento visivo, problematiche posturali e stress lavoro-correlato. Nel documento ci sono anche indicazioni operative e un utile modello di informativa per supportare le imprese nell’adeguamento alle nuove disposizioni.

Elisa si prepara a tornare live nei palazzetti tra skate e sala prove

Milano, 3 apr. (askanews) – Grintosa e sorridente, Elisa si prepara a tornare sul palco con una serie di date nei Palasport e lo fa a modo suo. In studio a Monfalcone, tra una prova e l’altra si diletta con la sua passione e vola con lo skate su una pista fatta ad hoc, e così prende forma il prossimo capitolo di questo viaggio: un live che promette di essere ancora più vicino ai fan, anche grazie a una scaletta in parte costruita insieme a loro attraverso i social e non solo.

“E’ nato dai concerti con i fan club, dove suoniamo B side, e la gente ci chiedeva cose che non ci saremmo aspettati, ci siamo gasate e abbiamo capito che non avevamo capito nulla”.

E mentre la sua voce torna a emozionare con brani come “Se piovesse il tuo nome”, Elisa guarda avanti: il 2026 sarà anche l’anno di nuova musica, pronta a intrecciarsi con l’energia dei concerti. Un ritorno attesissimo, tra libertà, condivisione e quella connessione unica che da sempre rende ogni suo concerto qualcosa di speciale.

Gianmarco Mazzi ministro del Turismo, dallo spettacolo alla politica

Roma, 3 apr. (askanews) – Gianmarco Mazzi è il nuovo ministro del Turismo. Il neo ministro, che prende il posto della dimissionaria Daniela Santanché, ha giurato oggi al Quirinale di fronte al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. E’ nato il 1° luglio 1960 a Verona dove da sempre risiede; ha frequentato studi classici, laureandosi in giurisprudenza con una tesi di diritto amministrativo dal titolo “L’intervento pubblico nel campo dello spettacolo fra promozione culturale e mercato”. Nel 1981 prende parte al “1° Corso di Direzione per Società Sportive”, organizzato dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio presso il Centro di Coverciano.

Nel 1981, a fianco di Mogol e Gianni Morandi, e con Gianluca Pecchini, avvia il progetto di solidarietà della “Nazionale Cantanti” che gli consente di conoscere e frequentare proficuamente il mondo del volontariato italiano e internazionale; la Nazionale Cantanti in oltre quarant’anni di attività ha raccolto e devoluto per fini umanitari oltre cinquanta milioni di euro. Nel 1984 inizia a dedicarsi ad attività culturali e manageriali nel mondo della televisione e dell’entertainment.

Negli anni 1986/87 segue, a fianco di Caterina Caselli, l’iniziativa discografica per giovani talenti, denominata “Espressione Musica” che consentirà la “scoperta” di importanti artisti tra cui Ligabue; sempre nel 1987 collabora con Fabrizio De Andre’ e i Pooh e nel 1988 partecipa al progetto Dalla-Morandi.

Nel 1992 promuove a Los Angeles l’incontro tra Gianni Morandi, Eros Ramazzotti e Michael Jackson; nello stesso anno, con la Nazionale Cantanti, organizza a Roma “La Partita del Cuore” che porterà allo Stadio Olimpico oltre 85.000 persone per un ascolto televisivo di 6 milioni di spettatori; da allora questo evento rappresenta un appuntamento fisso di Rai1.

Dal 1992 cura l’attività artistica e televisiva di Adriano Celentano, per il quale nel 2012 organizza due serate evento in diretta dall’Arena di Verona, seguite in TV da oltre 9 milioni di telespettatori.

Nel 1994 partecipa all’ideazione e realizzazione delle sedici puntate della trasmissione televisiva “Rock Cafè”. Dal 1995 al 1997 ricopre l’incarico di “Direttore della comunicazione” per la CGD del gruppo multinazionale Time Warner. Nel 1997 partecipa alla realizzazione dell’album discografico “Mina Celentano”. Nel 1999, sempre in collaborazione con il Clan ed Adriano Celentano, realizza la trasmissione televisiva “Francamente me ne infischio” (vincitrice della “Rosa d’oro” al Festival Internazionale di Montreux). Nel 2000 con la Nazionale Cantanti organizza all’Olimpico di Roma la “Partita del Cuore per la pace” alla presenza del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, di Shimon Peres, di Yasser Arafat e di autorevoli esponenti dello sport e dello spettacolo quali Pelè, Michael Schumacher e Sean Connery.

Nella primavera del 2001 cura la realizzazione della nuova trasmissione di Celentano “125 milioni di ca…te” (a cui seguirà nel 2005 “RockPolitik”) e la mini-serie “De Gasperi”. Nell’aprile 2003 si reca a Baghdad per portare aiuti umanitari insieme alla Croce Rossa Italiana, a Gianni Morandi e a Luca Barbarossa; per questa iniziativa la delegazione riceverà un prestigioso riconoscimento dei Nobel per la Pace, il “Manforpeace Award”, consegnato il 28 novembre 2003 in Campidoglio a Roma dal Dalai Lama e da Mikhail Gorbaciov.

Nel mese di luglio 2003, in qualità di consigliere del Direttore Generale della Rai, sovrintende all’organizzazione del Festival di Sanremo. Nel 2004 svolge attività di consulente per il Ministero delle Comunicazioni. Il 30 luglio 2004 gli viene affidata la direzione del Festival di Sanremo di Paolo Bonolis, incarico che ricopre nel 2006 con Giorgio Panariello, nel 2009 nuovamente con Paolo Bonolis e nelle edizioni 2010, condotta da Antonella Clerici e 2011/2012, condotte da Gianni Morandi, per un totale di 6 direzioni.

L’edizione del 2011 sarà dedicata al 150° anniversario dell’Unità d’Italia con una serata evento organizzata in collaborazione con la Presidenza della Repubblica.

Nel 2007 collabora con Riccardo Cocciante per il quale promuove l’opera musicale “Giulietta e Romeo” che l’1 giugno, debutta trionfalmente all’Arena di Verona con dieci rappresentazioni e oltre 100.000 spettatori. Dal 2009 al 2013 realizza, per Rai1 prima e per Canale 5 poi, lo spettacolo del “1° giugno” dedicato integralmente all’opera lirica.

Sempre all’Arena di Verona realizza due grandi eventi, il già ricordato ritorno “live” di Adriano Celentano con due concerti nel 2012 e nel 2013 due serate con Gianni Morandi.

Il 22 giugno del 2014 e il 4 dicembre 2015 realizza per Rai1 due eventi di Dario Fo, il primo dedicato a “San Francesco”, il secondo a “Maria Callas” con la partecipazione di Paola Cortellesi. La collaborazione con Dario Fo dura fino alla sua scomparsa; nel 2016/2017, insieme al figlio Jacopo, lavora alla realizzazione di una serie intitolata “Dario Fo e Franca Rame, la nostra storia”, un affresco lungo quasi un secolo sulla storia del teatro e della società italiana attraverso i lavori e la biografia del Premio Nobel e della sua compagna d’arte e di vita.

Nel 2013 e nel 2014 segue artisticamente il talent show di Rai2 “The Voice”. Il 30 aprile 2015 viene scelto per organizzare in mondovisione l’ “opening” di Expo 2015, da Piazza del Duomo a Milano, con la partecipazione di Andrea Bocelli, Lang Lang e l’Orchestra della Scala. Nel 2016 organizza una serie di spettacoli televisivi di grande successo con Zucchero, Mogol, Andrea Bocelli e Massimo Giletti.

Il primo luglio 2017 realizza il progetto televisivo “La notte di Vasco”, con il record di 230.000 persone a Modena Park e lo strabiliante risultato di share del 36% per la diretta Rai1. Nell’autunno 2017 lancia il progetto “SanremoYoung” che viene realizzato nel 2018 e nel 2019. Nel 2019, 2020 e 2021 collabora a SanremoGiovani e alle edizioni Sanremo 2020, 2021 e 2022 di Amadeus. Dal 2018 al 2020 è con Adriano Celentano nel progetto del film in animazione “Adrian”. Nel 2020 segue il progetto “The Voice Senior” su Rai1, riconfermato nel 2022. Per Fondazione Arena di Verona realizza con Rai la produzione televisiva di “Zeffirelli, l’ultimo sogno”, mondovisione Rai1 in onda il 21 giugno 2019, in occasione della scomparsa del grande artista e un ciclo di tre serate evento denominato “La grande opera all’Arena di Verona” condotte per Rai3 da Pippo Baudo e Antonio Di Bella nel 2021 e da Luca Zingaretti nel 2022.

Il 2 giugno del 2020 produce, sempre dall’Arena, “Il Canto degli Italiani” interpretato da Vittorio Grigolo che verrà trasmesso da Rai1, subito dopo il TG delle 20, per celebrare la Festa della Repubblica; questa tradizione si è poi consolidata nel 2021 con Il Volo e nel 2022 con Gianni Morandi. Dal 2017 al 2022 ha ricoperto il ruolo di direttore artistico e amministratore delegato della società che all’Arena di Verona gestisce le attività televisive e live all’Anfiteatro.

Per quanto riguarda la sua attività politica, dopo aver già operato in ambito istituzionale nel 2004 come consulente per il Ministero delle comunicazioni, alle elezioni politiche anticipate del 2022 viene candidato alla Camera dei deputati, come capolista di Fratelli d’Italia nel collegio plurinominale Veneto. Nella XIX legislatura è membro della 7ª Commissione Cultura, scienza e istruzione, venendo sostituito per l’incarico di governo che occupa da Grazia Di Maggio. Con la vittoria della coalizione di centro-destra alle politiche del 2022 e la seguente nascita del governo presieduto da Giorgia Meloni, il 31 ottobre 2022 viene indicato dal Consiglio dei Ministri come sottosegretario di Stato al ministero della Cultura nel governo Meloni, entrando in carica dal 2 novembre e affiancando i ministri Gennaro Sangiuliano prima e Alessandro Giuli poi.

Giorgetti: se guerra continua inevitabile riflettere a deroga Ue 3% deficit

Roma, 3 apr. (askanews) – “Per quanto riguarda il 3%, e la volontà di chiedere o non chiedere la clausola di deroga prevista dal nuovo regolamento europeo di governance economica, la riflessione a livello europeo se situazione non cambia sarà inevitabile”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nel corso della conferenza stampa seguita al Consiglio dei ministri sul nuovo decreto carburanti.

“Il tema della durata del conflitto produrrà conseguenze sia sulla politica monetaria sia sulla politica fiscale dei paesi coinvolti” ha aggiunto.

“Ho espresso questa mia valutazione già all’inizio del conflitto, l’ho ribadita all’Eurogruppo a inizio settimana e lo farò in qualsiasi consesso internazionale a cui parteciperò perché questa è la realtà” ha aggiunto Giorgetti.

“Abbiamo fatto un G7 con la partecipazione delle organizzazioni internazionali proprio in settimana e il quadro che è stato rappresentato è un quadro oggettivamente preoccupante per le ricadute economiche” ha proseguito il Ministro “naturalmente tutti collegano alla durata del conflitto le misure da assumere e appunto questo tema della durata produrrà ahimè conseguenze sia sulla politica monetaria sia sulla politica fiscale dei diversi paesi che subiscono questi effetti”.

Carburanti, Giorgetti: proroghiamo il taglio delle accise fino al 1 maggio

Roma, 3 apr. (askanews) – “Con il decreto proroghiamo la riduzione delle accise in essere fino al 1 maggio. C’è poi un intervento mirato sulle aziende agricole cui viene esteso il credito d’imposta del 20% e un intervendo anche per le imprese che lavorano sull’export”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nel corso della conferenza stampa seguita al Consiglio dei ministri sul nuovo decreto carburanti.

Il decreto, ha aggiunto, “recepisce anche l’accordo con le associazioni di categoria preso in settimana su transizione 5.0”.

Tiziano Ferro e Giorgia insieme per la prima volta con "Superstar"

Milano, 3 apr. (askanews) – Una perla, una ballad emozionante e coinvolgente, dove due voci straordinarie di incrociano, è fuori in tutti gli store digitali e per la programmazione radiofonica “Superstar”, brano che segna la prima inedita collaborazione tra due voci inconfondibili, due grandi artisti della musica italiana: Tiziano Ferro e Giorgia (SugarMusic.lnk.to/SUPERSTAR).

Tiziano Ferro e Giorgia sono legati da tempo da un rapporto di amicizia e di stima reciproca, umana e artistica ma negli anni non erano mai riusciti a incastrare le loro rispettive carriere e collaborare ad un brano inedito (si erano trovati nel 2018 a cantare insieme una versione de “Il Conforto” di Ferro). Ora questo legame è sfociato anche nella musica dando vita a “Superstar”, brano scritto a quattro mani da Ferro e Giorgia.

“Superstar” è il primo singolo annunciato di “Sono un grande (DELUXE)”, l’album di Tiziano Ferro in uscita il prossimo 22 maggio che conterrà oltre alle tracce originali pubblicate lo scorso autunno 7 nuove canzoni e 5 inedite e inaspettate collaborazioni.

“Superstar – racconta Tiziano – è nata da uno scambio di messaggi di testo e audio tra me e Giorgia. Parlavano di vita, delle nostre vite ma non solo e della voglia e necessità che tutti hanno di stare bene. Per me, come sempre, scrivere è una necessità e lo è stato anche in questo caso. Dalle nostre conversazioni sono nate una strofa e l’inciso e quando le ho mandate a Giorgia lei ha subito risposto mandandomi la sua parte, parole che mi hanno devastato, sono sincero, perché mi sono reso conto che lei aveva preso la mia provocazione e l’aveva portata 5 livelli oltre, andando a scavare ancora più a fondo. Il risultato è una canzone che può sembrare criptica ma che in realtà ha un testo molto chiaro, un testo che racconta gli alti e i bassi del mondo della musica, le canzoni, i dischi, i live, i grandi successi ma anche i momenti di difficoltà e la necessità di avere ben chiaro davanti a noi chi siamo al di là del palco, degli applausi e della fama”.

Parlando del rapporto con Ferro, Giorgia ha raccontato: “Io e Tiziano ci ritroviamo a parlare spesso di notte, per cercare di incastrare i nostri fusi orari differenti. Abbiamo un dialogo molto sincero e aperto, perché prima di tutto ci vogliamo bene, ormai da circa 25 anni, se abbiamo fatto i calcoli correttamente!”

L’artista romana dà al brano una lettura ancora più ampia del brano: “Dopo una di queste nostre conversazioni, Tiziano ha buttato giù d’istinto l’idea che è alla base di Superstar e mi ha chiesto di provare a scrivere qualcosa. Il concetto è che Superstar può essere chiunque, non serve avere un lavoro particolare, perché l’essere una superstar risiede nelle emozioni e negli affetti. È qualcuno che dà e non sempre riceve in cambio. Da questa sua idea, mi è venuto facile lasciarmi ispirare per scrivere. Il risultato è un brano in cui ci sentiamo a nostro agio, in cui ci siamo potuti abbracciare e divertire, sperando che anche il pubblico lo faccia.” afferma Giorgia.

Dal punto di vista musicale, dai primi provini registrati a Los Angeles con Marco Sonzini al brano finale vestito poi da Zef il passo è stato breve, confermando una squadra che ha già portato al successo i brani che hanno segnato il percorso dell’ultimo album di Ferro: “Cuore Rotto”, “Fingo& Spingo” e “Sono un grande”.

“Sono un grande (deluxe)” è ora disponibile in preorder in formato CD con poster e CD con poster autografato in esclusiva per Sugar Music qui: SugarMusic.lnk.to/SONOUNGRANDE_DELUXE.

Dopo essersi esibito lo scorso febbraio sul palco del Festival di Sanremo dando il via ai festeggiamenti per i 25 anni di “XDONO” e aver presentato per la prima volta dal vivo la title track del disco “Sono un grande”, Ferro tornerà in Italia a maggio per dare il via al suo nuovo tour “STADI 26” che lo vedrà esibirsi in 12 date negli stadi delle principali città italiane. Il tour, prodotto e organizzato da Live Nation, ha già venduto 400 mila biglietti (per info www.livenation.it).

Queste le date del tour: 30 maggio 2026 LIGNANO – Stadio Teghil 6 giugno 2026 MILANO – Stadio San Siro 7 giugno 2026 MILANO – Stadio San Siro 10 giugno 2026 TORINO – Allianz Stadium 14 giugno 2026 BOLOGNA – Stadio Dall’Ara 18 giugno 2026 PADOVA – Stadio Euganeo 23 giugno 2026 NAPOLI – Stadio Diego Armando Maradona 27 giugno 2026 ROMA – Stadio Olimpico 28 giugno 2026 ROMA – Stadio Olimpico 3 luglio 2026 ANCONA – Stadio Del Conero 8 luglio 2026 BARI – Stadio San Nicola 12 luglio 2026 MESSINA – Stadio San Filippo

Radio Italia Solomusicaitaliana è la radio ufficiale del tour.

Il comando è solo uno dei registri, non l’unico

l banco di prova del day after

È all’indomani delle sconfitte che si misura la qualità di una politica. E il day after della maggioranza meloniana davvero non segnala grandi qualità. Si, certo, il colpo è venuto (quasi) a sorpresa. E c’è da comprendere la difficoltà di passare nel giro di poche ore da un registro all’altro. Prima la sensazione dell’invincibilità, poi quella di una brusca discesa a vite. Fino a invocare il destino “cinico e baro” dei tempi più antichi.

Il rifugio negli alibi e la necessità di cambiare registro

Ma il destino, in politica, non è quasi mai un caso. Dunque, ci si dovrebbe fare i conti con una certa solerzia e soprattutto con un briciolo di umiltà. Invece le truppe di maggioranza sembrano dedicarsi ai dettagli minori. Qualche parola di buona volontà, qualche testa che rotola, qualche stanca ripetizione di vecchi argomenti. Quasi a sperare che la magia dei momenti migliori possa riaffiorare per incanto.

E invece, occorrerebbe fare i conti con la difficoltà svelata. Riconoscerla per quel che è: come un forte appello a cambiare registro. Abbandonare l’eccesso di hubrys e disporsi all’ascolto del Paese. Considerare che in politica il comando è solo uno dei registri, non l’unico e non il principale. Infine, smettere di venerare l’autorità come panacea di tutti i mali.

Il rischio speculare della sinistra

Sarebbe meraviglioso se la destra fosse capace di aperture tanto generose da sconfinare nell’autocritica. Tanto più generoso − e meritorio, e perfino conveniente − mentre sembra approssimarsi una stagione nella quale la sinistra apparentemente già vittoriosa si appresta a fare suoi molti degli stessi difetti e degli stessi eccessi che si è appena finito di rimproverare con severità alla destra.

 

Fonte:  La Voce del Popolo – 2 Aprile 2026

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

Pasqua nelle ferite del mondo. La pietra rimossa

Le ferite della storia

Non si può parlare della Santa Pasqua senza scrutare le ferite della storia. Non si può pronunciare la Risurrezione con leggerezza, come se fosse un alibi devoto, buono per il rito ma incapace di misurarsi con il sangue vivo del mondo. La Pasqua, se è vera, passa dentro le piaghe purulente della nostra terra, dentro il dolore sordo degli uomini, dentro quella notte che ancora oggi sembra così fitta da voler soffocare ogni speranza.

E le ferite sono tante. Sono i malati, i corpi stremati, le anime attraversate dalla prova. Sono i reparti di oncologia ospedaliera, dove ogni giorno si combatte una battaglia silenziosa, aggrappandosi a un filo di ostinata speranza per non consegnarsi alla resa. Sono le stanze spoglie, i corridoi dove la paura si mescola alla dignità, i volti che non chiedono molto: soltanto un noi vero, saldo, capace di non arretrare.

Ci sono poi gli immigrati che muoiono durante le traversate. Ci sono i naufragi che continuano a consegnare al Mediterraneo una funzione mostruosa: quella di farsi abisso di vite respinte, inghiottite nell’indifferenza del mondo. E dentro quella scena resta il grido di una madre, nel suo ultimo tentativo disperato di approdare a Lampedusa, mentre pensa al figlio: che fine farà ora? In questa domanda c’è già tutto il peso di un venerdì santo che non finisce.

Ci sono i bambini di Gaza, inchiodati troppo presto alla pedagogia della paura, con gli occhi pieni di macerie e il cuore esposto a una guerra che continua a sottrarre pane, riparo, scuola, respiro. C’è il Sudan, dove la fame e la fuga si inseguono come sorelle crudeli, e dove l’infanzia resta prigioniera di una catastrofe immensa. C’è l’Ucraina, ferita ancora aperta nel cuore dell’Europa, con le sue case spezzate, i suoi affetti dispersi e la sua ostinazione a resistere sotto il peso del fuoco. E ci sono tutte le guerre minori soltanto per i notiziari, non per chi le subisce: quelle che continuano a strappare figli alle madri, sonno ai bambini, dignità ai popoli.

Il grido degli ultimi

Ma il dolore non abita soltanto i fronti di guerra. Abita anche le nostre città. I nostri pianerottoli. Le periferie dimenticate. Le stanze chiuse dove si consuma il ritiro sociale di tanti ragazzi, come Marco, Andrea, Gloria. Attraversa i bambini e gli adolescenti intrappolati nella logica distorsiva della virtualità, smarriti in una connessione compulsiva, quasi dopaminergica, che non genera relazione, ma ulteriore solitudine. Abita nei giovani che si ritirano dalla vita, che abbassano le tapparelle dell’anima, che non riescono più ad abitare il mondo.

Abita anche il dolore più estremo, quello di chi non ce l’ha fatta e ha trovato nel suicidio una risposta tragica a una domanda rimasta senza grembo. Abita le terre della Calabria che ho conosciuto, dove i bambini, feriti dalla povertà educativa ed economica, lottano ogni giorno per strappare il futuro a un copione già scritto. Abita chi resiste alle sirene dei clan, chi non cede all’inganno di una vita che le mafie promettono come scorciatoia e che invece conduce soltanto alla morte. Abita Brancaccio, Scampia, Secondigliano, le periferie di Roma, tutti quei luoghi in cui il desiderio di riscatto deve misurarsi con l’abbandono, con la miseria che costringe a vivere di briciole e con la maledizione di mafie che uccidono, depredano, corrompono.

 

Il macigno non è destino

E tuttavia è proprio qui che la Pasqua rivela il suo senso più profondo. Non fuori dal dolore, ma dentro di esso. Non come evasione dalla storia, ma come suo attraversamento. La fede cristiana non ci dice che il male non esiste. Non ci chiede di addolcire la croce. Ci consegna, piuttosto, la vertigine di un Dio che entra nella storia polverosa di ciascuno, che non fugge il patimento, che assume la notte senza smettere di amare.

È questo che rende la Pasqua così sconvolgente: la morte non ha l’ultima parola. Il sepolcro non coincide con il destino. Il macigno può essere rimosso. E il Crocifisso non è il sigillo di una condanna definitiva, ma il punto estremo in cui l’amore di Dio si spinge fino a toccare l’abisso umano, dischiudendo orizzonti di speranza infinita.

Cristo risorto non cancella magicamente le ferite del mondo. Le attraversa. Le porta con sé. Le trasfigura. Le sue piaghe restano, ma non sono più soltanto segni di supplizio: diventano epifanie di luce. E allora la Pasqua non è una parentesi devota. È l’annuncio rivoluzionario che nessuna notte è così buia da impedire all’aurora di arrivare.

Una Pasqua che diventa carne

Se crediamo davvero nella Risurrezione, allora non possiamo limitarci a celebrarla. Dobbiamo incarnarla con trepidazione, a colpi di cuore. Dobbiamo diventare, per quanto possiamo, uomini e donne capaci di aiutare a rimuovere i massi: quelli dell’indifferenza, della miseria, della guerra, della solitudine, della dipendenza, della rassegnazione.

Questa festa ci chiede questo: di stare accanto ai malati, di custodire i feriti, di non lasciare soli gli anziani, di ascoltare il dolore dei ragazzi, di difendere l’infanzia violata, di riconoscere il volto dei migranti, di restituire dignità ai detenuti, di opporci senza ambiguità a tutte le mafie, di abitare le periferie senza paura e senza deleghe. Perché la Risurrezione, se non tocca la carne viva degli ultimi, rischia di restare una parola pronunciata bene ma vissuta male.

Questa festa è il nome di una speranza concreta. È la fede commovente nell’idea che non siamo soli. È il coraggio di credere che persino davanti al sepolcro più pesante, davanti al dolore più muto, davanti alla sconfitta più amara, Dio continua a lavorare nelle nostre vicende con la discrezione ostinata della luce.

E allora il nostro augurio non sia una formula di circostanza. Sia piuttosto una consegna esigente: che questa Pasqua raggiunga i luoghi dove la vita è più esposta, le corsie degli ospedali, le barche alla deriva, le carceri fredde, le case vuote degli anziani, le periferie ferite, i quartieri divorati dalla povertà, i cuori di chi non osa più attendere l’aurora.

E con don Tonino Bello possiamo davvero chiedere che sia la festa in cui il traboccamento della comunione venga a lambire le sponde della nostra isola solitaria.

Ma la NATO esiste ancora?

Limprevedibilità come nuova regola

Se un tempo l’imprevedibilità della politica era una categoria presente ma pur sempre una eccezione, oggi la medesima categoria è diventata paradossalmente la regola. E questo vale non solo per la politica nazionale ma, soprattutto, per lo scenario mondiale ed internazionale.

Mi riferisco, come ovvio, all’ultima e destabilizzante “uscita” – non so adoperare un termine più appropriato – del Presidente degli Stati Uniti d’America. E cioè, gli Stati Uniti potrebbero “uscire definitivamente dalla Nato”. Ora, e a proposito dell’imprevedibilità, siamo ormai abituati quotidianamente alle dichiarazioni estemporanee e sempre più contraddittorie del Presidente americano. Ma se alcune di queste dichiarazioni attengono a valutazioni politiche e dettate dal solo tatticismo, mettere in discussione la Nato significa destabilizzare i rapporti di forza a livello internazionale. E, nello specifico, condizionare lo stesso destino di molti paesi. A cominciare, come ovvio e persino scontato, dei paesi europei. Oltrechè mettere in discussione il valore dell’Occidente nello scacchiere mondiale.

Un segnale che lascia il segno

Certo, anche questa dichiarazione può rientrare nella fisiologica e ormai quasi rituale inaffidabilità/irritualità del presidente americano. Ma, al di là di questa osservazione, è altrettanto indubbio che ci sono dichiarazioni che non possono non lasciare il segno. In questo caso un segno profondo e, appunto, destabilizzante. Perchè se la NATO dovesse essere messa in discussione con una presenza passiva e quasi inesistente dell’America, soprattutto in un contesto internazionale che contempla un forte riarmo e un potenziale conflitto mondiale per le note vicende che attengono a molte regioni in guerra, è abbastanza evidente arrivare alla conclusione che siamo alla vigilia di un nuovo ordine mondiale.

Il ruolo decisivo dellEuropa

Per queste ragioni adesso è richiesto un sussulto di dignità, di coraggio e di volontà politica da parte dell’Europa. Dell’intera Europa. Anche perchè, se gli interventi del Presidente americano sono sempre più variabili e volubili, è pur vero che se dovessero contenere anche solo un pizzico di verità si tratterebbe di mettere in discussione un caposaldo storico e strategico dell’Occidente libero, democratico e costituzionale. E se dovesse cadere, o anche solo essere sfregiato, un postulato storico della stessa identità europea nata dopo la seconda guerra mondiale, sarebbe veramente a rischio la sicurezza dell’Europa e, di conseguenza, del nostro paese.

La politica estera come perno

Ed è anche per queste ragioni che la politica estera, forse più di prima, da adesso in poi diventa il perno decisivo di qualsiasi progetto politico. Di partito e di schieramento. Non ci si può candidare alla guida di un paese come il nostro senza avere una forte convergenza, e soprattutto una chiara direzione di marcia, sulla strategia di politica estera. Una esigenza che quasi si impone perchè deve fare i conti, appunto, con quella imprevedibilità che nel passato era sostanzialmente governabile mentre adesso rischia veramente di fare esplodere l’intero assetto mondiale. Con ripercussioni a tutt’oggi impensabili e, purtroppo, misteriose perchè questa volta sono dettate da valutazioni radicalmente imprevedibili.

DINK e società fragile: tra libertà individuale e crisi della generatività

Una sigla che racconta il presente

C’è una parola che negli ultimi anni si è fatta strada nel dibattito pubblico, spesso con discrezione, quasi in punta di piedi: DINK, Double Income, No Kids. Due redditi, nessun figlio. Una sigla apparentemente tecnica, neutra, ma che in realtà racchiude una trasformazione profonda del nostro modo di vivere, di lavorare, di immaginare il futuro.

Non è una moda, né un’anomalia. È uno specchio.

Uno specchio che riflette una società più ricca di opportunità, ma anche più fragile nelle relazioni: più libera nelle scelte individuali, ma spesso più povera di prospettiva collettiva. E allora la domanda non è tanto perché sempre più coppie scelgono di non avere figli. La domanda vera è: che tipo di società stiamo costruendo, se questa scelta diventa sempre più diffusa?

Una scelta che nasce dentro il tempo che viviamo

Chi osserva il fenomeno DINK con superficialità rischia di leggerlo come un segno di egoismo o di individualismo. Ma la realtà è più complessa, e soprattutto più umana.

Dietro molte scelte di non genitorialità ci sono storie concrete: lavori precari o instabili, difficoltà ad accedere a una casa, assenza di servizi per l’infanzia, paura di non riuscire a garantire un futuro dignitoso.

E poi c’è anche altro. C’è una trasformazione culturale che ha ridefinito le priorità: la realizzazione personale, il tempo per sé, la qualità della vita.

Non è una fuga dalla responsabilità. È, spesso, una ricerca di equilibrio in un contesto che quell’equilibrio non lo facilita.

La libertà, ma a quale prezzo?

Le coppie DINK rappresentano, per molti aspetti, una nuova forma di libertà: più tempo, più risorse, più possibilità. Possono investire in formazione, viaggi, esperienze e contribuire in modo significativo all’economia e alla società.

Eppure, dentro questa libertà si nasconde una tensione. Perché una società che spinge verso l’autonomia individuale, ma non sostiene la costruzione di legami duraturi, rischia di trasformare la libertà in solitudine.

Non è un caso che, parallelamente alla crescita del fenomeno DINK, aumentino il senso di isolamento, la fragilità relazionale e la difficoltà a costruire comunità.

Il vero problema non sono i figli, ma la generatività

Ridurre il tema alla natalità sarebbe un errore. Il punto non è “fare più figli” come obiettivo numerico, ma capire se siamo ancora capaci di essere una società generativa.

Generare non significa solo mettere al mondo figli: significa costruire relazioni, prendersi cura, investire nel futuro, sentirsi parte di qualcosa che va oltre sé stessi. Una coppia senza figli può essere profondamente generativa, così come una famiglia con figli può vivere in isolamento e chiusura. La differenza non sta nel modello, ma nel legame.

Una società che rende difficile scegliere

Se tante persone rinunciano a diventare genitori, forse dovremmo avere il coraggio di dirlo chiaramente: non sempre è una scelta libera. È spesso una scelta condizionata.

Condizionata da un sistema che non sostiene davvero la conciliazione tra lavoro e vita, non valorizza la genitorialità come bene sociale, non costruisce reti di supporto e non investe abbastanza nei servizi.

In una società così, la decisione di non avere figli diventa più una forma di adattamento che una vera espressione di libertà.

Il nodo culturale: dallindividuo alla comunità

C’è un passaggio silenzioso ma decisivo che abbiamo attraversato negli ultimi decenni: dal “noi” all’“io”. Un passaggio che ha portato conquiste importanti – autonomia, diritti, autodeterminazione – ma che ha anche indebolito il senso di appartenenza.

Il rischio è quello di una società in cui ciascuno costruisce il proprio percorso, ma nessuno costruisce davvero insieme. Ed è qui che il fenomeno DINK diventa una chiave di lettura più ampia: non riguarda solo la famiglia, ma il modello di società.

Umanizzare la società: la vera sfida

Se vogliamo affrontare questo tema in modo serio, dobbiamo spostare lo sguardo. Non basta parlare di incentivi, bonus, politiche demografiche. Serve qualcosa di più profondo: un processo di umanizzazione della società.

Umanizzare significa rimettere al centro la persona, ma dentro le relazioni; riconoscere il valore sociale della cura; costruire contesti che rendano possibile la vita, non solo il lavoro; promuovere comunità, non solo individui.

Significa, in fondo, recuperare l’idea che il bene di ciascuno è legato al bene di tutti.

Una responsabilità condivisa

Il futuro non si costruisce solo nelle famiglie, ma nella società: nelle politiche pubbliche, nelle imprese, nei territori, nelle reti sociali.

Una società più umana è una società che sostiene chi vuole avere figli, valorizza chi contribuisce in altri modi e non lascia nessuno solo nelle scelte di vita.

Perché la vera questione non è scegliere tra avere figli o non averne, ma costruire una società in cui ogni scelta possa essere vissuta senza paura e senza isolamento.

Il futuro che vogliamo generare

Il fenomeno DINK non va demonizzato né idealizzato. Va ascoltato. Perché ci sta dicendo qualcosa di importante: le persone non hanno smesso di desiderare una vita piena, hanno smesso – forse – di trovare le condizioni per costruirla insieme.

La sfida non è convincere qualcuno a cambiare scelta, ma creare una società che torni a essere generativa: una società che non costringa a scegliere tra libertà e relazione, ma che renda possibile entrambe.

In fondo, il futuro non dipende solo da quanti figli nascono, ma da quanto siamo ancora capaci di prenderci cura gli uni degli altri. “Non è la scelta di non avere figli a svuotare il futuro. È una società che smette di generare relazioni”.

2 Aprile, Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo

Roma, 2 apr. (askanews) – In occasione della giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, si è tenuto al Bioparco di Roma un’ incontro organizzato dalla Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico dedicato alle famiglie con bambini aventi una condizione di neurodivergenza. L’evento, reso possibile anche grazie al patrocinio della Società Italiana di Pediatria e dell’Ordine dei Medici-Chirurghi, e degli Odontoiatri della Provincia di Roma, ha permesso a ragazzi tra i 6 e i 18 anni di vivere un’esperienza utile sotto diversi aspetti, riducendo stress sensoriale e creando un clima sicuro di interazione e condivisione.

L’intervista a Pietro Ferrara, Responsabile Pediatria, NPI e Servizio Disturbi Neurosviluppo : “Abbiamo voluto dare un taglio diverso a tutte le altre iniziative, lavorando e stando vicini alle famiglie, cioè promuovendo quella che è una salute sociale. Tutte queste problematiche non sono solo relativamente alle famiglie, ma sono problematiche che riguardano tutti noi. Per cui, se vogliamo diffondere una cultura della salute vera, dobbiamo incrementare iniziative come queste.”

Le parole di Melania Martucci, Medico Neuropsichiatria infantile,Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico: “L’adattamento e la modifica non deve essere solo tramite interventi terapeutici che favoriscono la gestione delle difficoltà di questi bimbi, ma soprattutto ed è fondamentale che avvenga un adattamento da parte dell’ambiente per includerli, per essere più funzionale e più adeguato al supporto di questi bimbi. E questo era il nostro obiettivo della giornata, speriamo di essere riusciti a passare questo messaggio.”

Presso il Giardino Zoologico di Roma, inaugurato oltre 100 anni fa, i bambini hanno potuto osservare da vicino animali provenienti da ogni dove: leoni, elefanti, scimmie, rinoceronti e giraffe a rimarcare l’elevata biodiversità presente all’interno del parco, vero valore aggiunto che ha regalato ai piccoli ospiti una mattinata che conserveranno a lungo.

Luciana Di Palma, Psicologa, Servizio Neuropsichiatria infantile e Disturbi del neurosviluppo, Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico :”Giornate come queste sono molto importanti, perché è sicuramente molto importante aumentare la consapevolezza su quello che è il quadro della neurodivergenza, e i bambini e le famiglie nello spettro, e penso che giornate come queste appunto sono importanti per creare delle situazioni di condivisione, di condivisione di esperienze quotidiane”.

In prima linea la Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, organizzatrice dell’evento, da sempre impegnata nel campo della Neuropsichiatria Infantile, che negli ultimi anni ha registrato un costante aumento delle richieste di valutazione. Con questa iniziativa la Fondazione rimarca ulteriormente l’importanza di consapevolezza e diagnosi tempestive accessibili a tutti, dando assoluta priorità ai bambini e alla loro tutela.

Piantedosi, Conte: governo collassa, iniziato il fuoco amico

Roma, 2 apr. (askanews) – La vicenda Piantedosi dimostra che il referendum ha innescato il “fuoco amico” nel centrodestra, secondo il leader M5s Giuseppe Conte. In una intervista a ‘Dritto e rovescio’ che andrà in onda questa sera il leader M5s spiega: “Il tema rilevante è che ormai dopo il voto referendario sono così traballanti che stiamo assistendo a un tracollo completo di questo governo”.

“Non solo sono state prese decisioni che andavano già prese – Delmastro, Bartolozzi, Santanché – ma adesso è iniziato anche il fuoco incrociato amico. E’ chiaro che questa vicenda del ministro Piantedosi fa pensare che siano attacchi interni, l’un contro l’altro armato. La maggioranza sta franando clamorosamente, sta collassando e iniziano attacchi di fuoco amico”.