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La pratica di Marinella Senatore alla Casa di The Human Safety Net

Venezia, 6 mag. (askanews) – Un’esperienza corale di trasformazione attraverso l’arte e la parola, che ha coinvolto persone a Varsavia, Palermo e Mestre, e ora la mostra su tutto il lavoro fatto: La Casa di The Human Safety Net alle Procuratie a Venezia presenta la mostra “We Rise by Lifting Others”, culmine del progetto dell’artista Marinella Senatore che ha lavorato con famiglie con bambini tra 0 e 6 anni a rischio esclusione sociale, a fianco di ONG che sono partner di The Human Safety Net.

“Io sono stata attivista per tanti anni – ha detto Senatore ad askanews – però capisco bene la differenza tra essere artista ed essere attivista, non era solo un discorso di innescare dei processi ma anche di dare l’opera. L’opera è molto importante, è la restituzione finale di un processo ma è anche un monumento, proprio un monumento celebrativo a tutto lo sforzo collettivo che abbiamo fatto insieme ai partecipanti”.

In mostra gli arazzi realizzati insieme ai partecipanti, un monumento luminoso e le immagini del lavoro fatto con i bambini e le famiglie, in un’idea di inclusione e crescita attraverso l’arte. E il coinvolgimento delle persone non si ferma. “Io prevedo degli incontri e dei workshop e dei laboratori con me, che sono proprio il fondamento della mia pratica – ha aggiunto l’artista – anche per mostrare a chiunque vorrà come lavoro con le persone. Quindi nei prossimi mesi ci sarà questa programmazione e poi i partecipanti più vicini come zona verranno, ma stiamo anche lavorando per portarne altri provenienti da Palermo e dalla Polonia”.

I progetti di Marinella Senatore sono da sempre animati da una prospettiva sociale, che in questo caso ha trovato un dialogo fertile con l’impegno della Fondazione The Human Safety Net, per questo la mostra negli spazi della Casa veneziana risuona ancora di più. “È una casa dove mostriamo il risultato di questo progetto, di questo sforzo che è durato quasi un anno – ha concluso Marinella – e i principi che ci legano, perché legano la mia pratica alla pratica di The Human Safety Net”.

Inaugurata nei giorni della preview della Biennale Arte, la mostra resta aperta al pubblico fino al 22 marzo 2027.

Apre la Biennale, lo spazio dell’arte oltre tutte le polemiche

Venezia, 6 mag. (askanews) – Piove, dopo giorni di sole, sulla prima giornata di pre apertura della Biennale Arte 2026, “In minor keys”, progettata da Koyo Kouoh e realizzata poi da un team curatoriale di suoi assistenti. Piove ed è probabilmente giusto così, sia per un tributo di malinconia alla curatrice scomparsa improvvisamente un anno fa, sia per il clima di polemiche feroci che ha accompagnato la gestazione e ora l’apertura della manifestazione: la presenza della Russia, di Israele, l’assenza di artisti italiani, la mancata partecipazione dell’Iran, le tensioni tra la Biennale, il governo e anche la Ue, le dimissioni della giuria e il posticipo della premiazione. In tutto questo nessuno ha parlato di arte. Piove, si diceva, e viene da pensare che, in effetti, non poteva essere altrimenti.

Ma al di là della pioggia la mostra esiste, si è rivelata nella sua ricchezza di pratiche e mondi, nella sua volontà di allargare lo spazio dell’arte e mostrare il lavoro di artisti che sono profondamente calati nella contemporaneità e che ci permettono di cambiare prospettiva.

“Quello che vedete nella mostra – ha spiegato ad askanews Rasha Salti del team curatoriale – sono in primo luogo artisti con i quali Koyo ha lavorato per molto tempo, quindi rappresentano veramente il suo modo, ma allo stesso tempo ci sono anche artisti che noi le abbiamo proposto, pratiche che ha scoperto attraverso di noi, che sono in una fertile conversazione con quelli che lei aveva pensato per questa Biennale”.

Una mostra che fa quello che una Biennale dovrebbe fare, ossia guarda alle manifestazioni più vive del sistema dell’arte, accoglie territori, fisici e mentali, che a lungo sono stati esclusi da un discorso occidentale-centrico, guarda alla pratiche che ragionano concretamente sul presente e, ancora più nello specifico, riflette su parole come speranza, futuro, spiritualità.

“Uno degli obiettivi di questa mostra fin dall’inizio, fin dall’idea da cui Koyo è partita e su cui ha costruito relazioni e lavoro – ha aggiunto Siddhartha Mitter, un altro dei curatori – era che avesse un’anima, lo spirito. E senza preoccuparci di quello che i critici potevano dire, perché la cosa più importante è il pubblico, e io penso che oggi possiamo dire che questa mostra ha un’anima e se in qualche modo raggiunge altre anime è già un successo”.

Nella mostra ci sono artisti che utilizzano la struttura della seduta spiritica, altri che creano vestiti rituali e propiziatori; ci sono film che raccontano la storia di un Robin Hood africano e alberi d’ulivo che ruotano sulla loro base; c’è tanta pittura, soprattutto nel rinnovato Padiglione centrale, ma senza nessun gusto, potremmo dire, “orientalista”, no, quello di cui si ragiona è la nostra vita sul pianeta terra, riguarda tutti noi. E poi, e probabilmente questa è la parte più intensa, ci sono tante grandi installazioni all’Arsenale, che utilizzano la scienza e la tecnologia, ma che guardano come primo aspetto all’essere umano, anche in questo mondo in guerra e in mezzo alle polemiche. (Leonardo Merlini)

Eurozona, attività imprese terziario cade a minimi 62 mesi ad aprile

Roma, 6 mag. (askanews) – Ad aprile l’attività delle aziende del terziario per l’insieme dell’eurozona è caduta ai minimi da 62 mesi a questa parte, secondo l’indice S&P Global Pmi, sceso a 47,6 punti, a fronte di 50,2 punti di marzo (50 punti è la soglia di neutralità). L’economia dell’area euro si contrae per la prima volta in quasi un anno e mezzo, afferma S&P Global con un comunicato, con l’inflazione che continua a crescere mentre i prezzi di vendita hanno segnato il maggior aumento da tre anni.

“I dati di aprile confermano i precedenti segnali di un’economia che scivola in contrazione”, dice Chris Williamson, capo economista di S&P Global Market Intelligence. “Finora il settore terziario è stato colpito più duramente, con le aziende a contatto col cliente che hanno sofferto restringimenti dei margini significativi dovuti al duplice impatto dell’impennata dei prezzi energetici e dell’interruzione dei trasporti”.

Il settore manifatturiero “ha mostrato resilienza accumulando scorte, a causa dei timori di ulteriori impennate dei prezzi e di strozzature negli approvvigionamenti. Nei prossimi mesi, man mano che le scorte vengono smaltite, tutto ciò non solo smorzerà la crescita manifatturiera, ma, se si concretizzeranno i timori su rifornimenti e prezzi, avrà anche un effetto domino sull’economia terziaria, che conta sulle richieste dell’industria, soprattutto alimentare e certamente quella dei combustibili raffinati”, aggiunge.

Peraltro “il timore è che, con una crescita economica già in forte contrazione dall’inizio del conflitto, l’aumento dei tassi di interesse” che potrebbe operare la Bce “potrebbe peggiorare questa iniziale crisi”, conclude. (fonte immagine: Europea Union).

Antitrust: indagine su Glovo e Deliveroo, "ingannevoli" sull’etica (specie riguardo alla gestione dei rider)

Roma, 6 mag. (askanews) – L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha annunciato di aver avviato un’istruttoria nei confronti di alcune società del gruppo Glovo (Glovoapp23 S.A., Foodinho S.r.l. e Glovo Infrastructure Services Italy S.r.l.) e un’istruttoria nei confronti di Deliveroo Italy Srl per possibili condotte illecite nell’attività relativa all’offerta di servizi di consegna a domicilio di prodotti alimentari.

Le società, spiega l’Antitrust con un comunicato, avrebbero messo in evidenza, nelle proprie comunicazioni rivolte ai consumatori (ad esempio, nel codice etico e sul loro sito web nelle sezioni “chi siamo”), un’immagine aziendale fondata sul rispetto di standard etici e di responsabilità sociale che non corrisponderebbe al vero.

In particolare ciò è accaduto per quanto riguarda le condizioni di lavoro e il rispetto della legalità nella gestione dei rider, con riferimento anche al modello operativo e all’algoritmo utilizzato dalle due società. Ieri, si legge, i funzionari dell’Autorità, con l’ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza, hanno svolto ispezioni nelle sedi delle società Foodinho S.r.l. e Glovo Infrastructure Services Italy S.r.l., e nella sede della società Deliveroo Italy Srl.

Il Papa: la Chiesa deve dire parole chiare contro guerre e sfruttamento

Città del Vaticano, 6 mag. (askanews) – La Chiesa è “custode di una speranza che illumina il cammino”, ma essa “è anche investita della missione di pronunciare parole chiare per rifiutare tutto ciò che mortifica la vita e ne impedisce lo sviluppo e prendere posizione a favore dei poveri, degli sfruttati, delle vittime della violenza e della guerra e di tutti coloro che soffrono, nel corpo e nello spirito”. Lo ha detto stamane Papa Leone XIV nella sua catechesi, durante l’udienza generale in piazza San Pietro, davanti a migliaia di fedeli. Proseguendo le sue riflessioni sui temi toccati dal Concilio Vaticano II e, in questo caso, puntando sulla Costituzione dogmatica “Lumen gentium”, il pontefice ha ricordato che “Gesù ha dato inizio alla Chiesa proprio annunciando questo Regno di amore, di giustizia e di pace”.

Antitrust: indagine su Glovo e Deliveroo, "ingannevoli" sull’etica

Roma, 6 mag. (askanews) – L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha annunciato di aver avviato un’istruttoria nei confronti di alcune società del gruppo Glovo (Glovoapp23 S.A., Foodinho S.r.l. e Glovo Infrastructure Services Italy S.r.l.) e un’istruttoria nei confronti di Deliveroo Italy Srl per possibili condotte illecite nell’attività relativa all’offerta di servizi di consegna a domicilio di prodotti alimentari.

Le società, spiega l’Antitrust con un comunicato, avrebbero messo in evidenza, nelle proprie comunicazioni rivolte ai consumatori (ad esempio, nel codice etico e sul loro sito web nelle sezioni “chi siamo”), un’immagine aziendale fondata sul rispetto di standard etici e di responsabilità sociale che non corrisponderebbe al vero.

In particolare ciò è accaduto per quanto riguarda le condizioni di lavoro e il rispetto della legalità nella gestione dei rider, con riferimento anche al modello operativo e all’algoritmo utilizzato dalle due società. Ieri, si legge, i funzionari dell’Autorità, con l’ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza, hanno svolto ispezioni nelle sedi delle società Foodinho S.r.l. e Glovo Infrastructure Services Italy S.r.l., e nella sede della società Deliveroo Italy Srl. (fonte immagine: AGCM).

Gaza, il Board of Peace non obbligherà Israele a rispettare la tregua se Hamas non accetterà il disarmo

Roma, 6 mag. (askanews) – Il Board of Peace guidato dagli Stati Uniti e incaricato di dare attuazione al piano di pace per la Striscia di Gaza non intende obbligare Israele a rispettare i termini del cessate il fuoco entrato in vigore lo scorso ottobre, se Hamas non accetterà il piano per il suo disarmo. E’ quanto emerge da un documento riportato dal Times of Israel, che sottolinea che, sebbene il rappresentante del Board of Peace, Nickolay Mladenov, abbia avvertito sul rischio di una ripresa del conflitto in caso Hamas rifiuti di deporre le armi, “nel documento si spinge molto oltre, affermando che non ci si aspetta che Israele metta fine agli attacchi a Gaza o garantisca l’ingresso degli aiuti umanitari”.

“Il rifiuto di Hamas di accettare il quadro di riferimento entro un lasso di tempo ragionevole, come stabilito dal Board of Peace e dopo aver consultato le parti, renderà tali impegni nulli e privi di effetto”, ha scritto Mladenov nel documento, una lettera sottoscritta anche dall’alto funzionario americano Aryeh Lightstone e inviata al capo del governo tecnico palestinese che dovrebbe insediarsi a Gaza.

Hamas ha sempre sostenuto che non si può passare alla questione del disarmo, prevista dalla seconda fase dell’accordo di cessate il fuoco, prima che sia stata data piena attuazione alla prima fase che, oltre allo scambio di ostaggi e prigionieri, prevede un aumento degli aiuti umanitari nella Striscia, l’apertura del valico di Rafah per l’uscita dei feriti bisognosi di cure e il ritiro parziale delle forze israeliane.

Nella lettera non si afferma chiaramente che Israele ha violato i termini previsti dalla prima fase, ma vengono indicati otto punti chiave, tratti in gran parte da un allegato dell’accordo di cessate il fuoco, sostenendo che Israele si è nuovamente impegnato a rispettarli. Ad esempio, scrive il Times of Israel, viene citata la clausola dell’accordo di ottobre che stabilisce che “tutte le operazioni militari, compresi i bombardamenti aerei e di artiglieria e le operazioni di individuazione degli obiettivi, saranno sospese”; si afferma che Israele si è impegnato di nuovo a “sospendere tutte le operazioni militari”.

Altri punti dell’accordo di cessate il fuoco che Israele si è impegnato di nuovo a rispettare riguardano l’ingresso a Gaza di 4.200 camion di aiuti umanitari ogni settimana, la riapertura completa del valico di Rafah tra Gaza e l’Egitto, l’ingresso di materiale per la costruzione di rifugi, di forniture mediche e di attrezzature utili per la riparazione delle infrastrutture, e il ritiro delle truppe israeliane fino alla Linea Gialla. Negli ultimi mesi le forze israeliane hanno ampliato unilateralmente la zona della Striscia delimitata dalla Linea Gialla che, secondo l’accordo, sarebbe dovuta rimanere sotto il loro controllo solo in via temporanea.

“La decisione degli inviati del Board of Peace di richiedere prima garanzie israeliane su questioni specifiche sollevate da Hamas e poi di esporle nella lettera sembra un implicito riconoscimento del fatto che Israele ha violato i termini chiave della prima fase”, ha sottolineato il Times of Israel, aggiungendo che “Mladenov e Lightstone appaiono soddisfatti delle garanzie ottenute da Israele, scrivendo nella lettera che la palla è ora nel campo di Hamas”.

Nella missiva, infatti, i due funzionari fanno sapere di aver presentato ad Hamas a inizio aprile un “quadro per il suo disarmo e il ritiro delle Forze di difesa israeliane”, che prevede la graduale consegna di tutte le armi nell’arco di otto mesi. Hamas ha respinto il quadro, sostenendo che la consegna delle armi potrà avvenire solo nell’ambito di un quadro che porti alla creazione di uno Stato palestinese, secondo quanto hanno riferito da diplomatici arabi.

Mladenov ha incontrato ieri a Gerusalemme il premier israeliano Benjamin Netanyahu, scrivendo poi su X di aver avuto una “discussione positiva e importante”. Secondo il Times of Israel, Israele si starebbe preparando a riprendere le operazioni militari a Gaza.

Bruxelles: la Biennale di Venezia violerebbe le sanzioni Ue se includesse il padiglione della Russia

Roma, 6 mag. (askanews) – La Biennale di Venezia violerebbe le sanzioni dell’Unione europea se includesse il padiglione nazionale della Russia. È l’avvertimento che Bruxelles ha lanciato – scrive il Financial Times – al governo italiano della premier Giorgia Meloni, mentre la controversia sulla partecipazione di Mosca si intensifica prima dell’apertura della prestigiosa manifestazione culturale.

La Commissione europea ha avvertito Roma e gli organizzatori della Biennale, in lettere che il quotidiano ha potuto visionare, che consentire la partecipazione della Russia violerebbe il divieto di “fornire servizi” al Cremlino, poiché il padiglione russo è di proprietà del governo di Vladimir Putin.

“Non rispettando le sanzioni Ue, la Biennale ha messo in discussione il proprio obbligo di garantire il rispetto dei valori dell’Unione europea”, ha scritto l’agenzia della Commissione per la cultura in una lettera agli organizzatori dell’evento.

“Qualsiasi costo sostenuto dalla Russia per consentire la partecipazione della delegazione di artisti alla Biennale avvantaggia la Biennale stessa e sembra configurarsi come una fornitura indiretta di sostegno economico”, si legge in un’altra lettera inviata dalla Commissione al governo italiano. La decisione del presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, di consentire alla Russia di allestire una mostra nel proprio padiglione nazionale per la prima volta dall’invasione dell’Ucraina nel 2022 – prosegue il Ft nel suo articolo – ha messo in imbarazzo il governo Meloni.

Kiev ha dichiarato che la prestigiosa rassegna internazionale “non deve diventare un palcoscenico per la riabilitazione dei crimini di guerra che la Russia commette quotidianamente contro il popolo ucraino e il nostro patrimonio culturale”.

Bruxelles ha chiesto “chiarimenti sugli accordi tra la Biennale e il governo russo per valutarne la compatibilità con la normativa sulle sanzioni”, si legge nella lettera. Un portavoce della Commissione ha confermato l’esistenza delle lettere in una dichiarazione al Financial Times e ha affermato che la Biennale ha 30 giorni di tempo per rispondere.

“Gli eventi culturali finanziati con denaro dei contribuenti europei dovrebbero tutelare i valori democratici, promuovere il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione: valori che non sono rispettati nella Russia odierna”, ha aggiunto il portavoce.

La Biennale ha dichiarato in una nota ieri di aver “verificato e rispettato tutte le normative nazionali e internazionali”, aggiungendo di aver “operato nell’ambito e nei limiti delle proprie competenze”. A marzo la Commissione aveva minacciato di revocare una sovvenzione triennale da 2 milioni di euro alla Biennale, affermando di “condannare con fermezza” una decisione “non compatibile con la risposta collettiva dell’Ue alla brutale aggressione della Russia”.

Tuttavia, Buttafuoco, nominato nel 2024 per guidare l’edizione di quest’anno, ha resistito alle pressioni di Bruxelles e del ministro della Cultura italiano Alessandro Giuli per riconsiderare la partecipazione della Russia, affermando di essere profondamente impegnato nella libertà di espressione. La settimana scorsa Meloni ha dichiarato di non essere d’accordo con la decisione di Buttafuoco di consentire la partecipazione della Russia, ma che la Fondazione Biennale opera in modo autonomo senza interferenze del governo.

Carburanti, prezzo benzina al massimo da due anni e mezzo

Roma, 6 mag. (askanews) – Continua a salire il prezzo della benzina, spinto, oltre che dall’aumento delle accise, anche dalle quotazioni internazionali: questa mattina il prezzo medio nazionale alla pompa tocca il massimo da oltre due anni e mezzo, dall’11 ottobre 2023. Sostanzialmente stabile invece il gasolio.

Questa mattina 6 maggio la benzina self service sulla rete stradale è a 1,934 euro/litro (+8 millesimi rispetto a ieri), gasolio a 2,042 euro/litro (-1). Il Gpl è a 0,821 euro/litro (+1), il metano a 1,572 euro/kg (-1). In autostrada, la benzina self è a 1,989 euro (+8), il diesel a 2,112 euro (-2), il Gpl a 0,928 euro (+1) e il metano a 1,594 euro (invariato).

Stando alla consueta rilevazione di Staffetta Quotidiana, Q8 ha ridotto di due centesimi al litro i prezzi consigliati del gasolio.

Venendo al dettaglio per modalità di vendita e per marchio sui dati rilevati alle 8 di ieri mattina, considerando tutti i circa 20mila punti vendita che comunicano i prezzi all’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del made in Italy (rete stradale e autostradale insieme), queste sono le medie dei prezzi praticati elaborati dalla Staffetta: benzina self service a 1,928 euro/litro (compagnie 1,936, pompe bianche 1,912), diesel self service a 2,046 euro/litro (compagnie 2,050, pompe bianche 2,038). Benzina servito a 2,060 euro/litro (compagnie 2,104, pompe bianche 1,978), diesel servito a 2,183 euro/litro (compagnie 2,225, pompe bianche 2,106). Gpl servito a 0,827 euro/litro (compagnie 0,840, pompe bianche 0,813), metano servito a 1,573 euro/kg (compagnie 1,571, pompe bianche 1,574), Gnl 1,514 euro/kg (compagnie 1,530 euro/kg, pompe bianche 1,501 euro/kg).

Sulla benzina self service Eni è a 1,950 euro/litro (2,152 il servito); IP a 1,936 (2,097 servito); Q8 a 1,936 (2,083 servito); Tamoil a 1,935 (2,006 servito); sul gasolio self service Eni è a 2,045 (2,254 servito); IP a 2,060 (2,228 servito); Q8 a 2,053 (2,219 servito) e Tamoil a 2,043 (2,125 servito).

Fino al 30 giugno a Via Veneto "Armonie del Corpo"

Roma, 6 mag. (askanews) – Dal primo maggio e fino al 30 giugno Via Veneto vive in una nuova, vitale prospettiva grazie alla mostra d’arte statuaria en plein air “Armonie del Corpo” della scultrice romana – padovana d’adozione – Rabarama. Nota a livello internazionale per i suoi lavori spesso monumentali – ma a Roma, per l’occasione, in dimensione intermedia – che affrontano il tema del corpo umano in una sorta di realismo magico tra cultura yogi e coloratissime decorazioni, i suoi pattern altamente simbolici attingono dal mondo i-ching, dalla numerologia e dalle rune, in una caleidoscopica riflessione in chiave figurativa sulle eterne connessioni tra l’uomo e il cosmo.

L’esposizione è patrocinata da Regione Lazio, Roma Capitale – Municipio I e in collaborazione con Philart, Am-Arte e Associazione “Via Veneto”. Il taglio del nastro avverrà il giorno 14 maggio alle ore 18.00 a Largo Federico Fellini.

Rabarama, alias Paola Epifani, è nata nel 1969 a Roma ed è oggi artista d’esperienza alla testa di un gruppo di talenti emergenti cresciuti grazie a Philart, dopo un lungo corso nel panorama internazionale, anche in chiave trasversale come ad esempio la fortunata collaborazione con Cirque du Soleil. “L’Arte di Rabarama è spesso molto aggressiva, non solo per lo spettatore ma anche per il creatore”, ha affermato George S. Borge, direttore esecutivo del Museum of Art di Boca Raton a Miami. Nel 2021 Rabarama ha partecipato alla 54esima Biennale di Venezia con l’opera monumentale ‘Abbandono’ e le sue opere sono state esposte nelle più importanti capitali fra cui Parigi, Firenze, Cannes, Miami, Shangai. Rilevanti istituzioni pubbliche e private hanno scelto di acquistare le sue opere, tra le tante vale nominare il Museo d’Arte della Biennale di Pechino, lo Sculpture Space di Shangai, il Copelouzos di Atene e il Comune di Reggio Calabria che espone presso il Lungomare Falcomatà tre opere monumentali.

Il principale organizzatore della mostra è Artevents Mazzoleni, realtà attiva dal 2004 nel panorama artistico italiano, con cinque gallerie sul territorio nazionale e una consolidata esperienza nell’organizzazione di eventi artistici e culturali. Al suo fianco un nuovo modello di attore nel panorama europeo al servizio del futuro delle arti figurative, Philart di Bologna: senza alcun precedente a cui ispirarsi o con cui misurarsi, Philart è una società inedita, nata allo scopo di sostenere la produzione di nuovi e promettenti artisti e giovanissimi talenti, Philart seleziona prima gli artisti su cui investire, in una prospettiva di ampio respiro e non a scopo di lucro, quindi li sostiene in tutto il percorso produttivo nell’innovativo atelier di Padova, accompagnando poi i giovani talenti fin nella ricerca e creazione di occasioni di visibilità e lavoro, intrattenendo rapporti con le principali gallerie ed istituzioni internazionali.

A partire dal 7 maggio e per tutto il periodo della mostra Philart ha inoltre voluto aprire una challenge fotografica (info su philart.it) per creare un maggior coinvolgimento nella condivisione e diffusione dell’evento: tra tutte le foto ne sarà poi scelta una che rifletta maggiormente lo spirito del concorso, e che verrà omaggiata con un sorpresa “by Rabarama”.

Centro: dove la politica deve ricominciare

Caro Direttore,

non c’è più tempo. Non c’è più tempo per il piccolo cabotaggio delle sigle, per le geometrie elettorali costruite a tavolino, per le caselle da occupare, per i candidati sistemati secondo equilibri interni, correnti, fedeltà e convenienze di apparato.

Non c’è più tempo per una politica che continua a muoversi dentro liturgie consumate, ereditate da un Novecento che ha già mostrato fino in fondo le sue grandezze, ma anche le sue ambiguità, le sue degenerazioni, le sue macerie.

Un Paese reale lasciato ai margini

Il Paese soffre, e la politica troppo spesso recita se stessa. Recita nei talk show, nei congressi, nei tavoli delle alleanze, nelle formule di sopravvivenza, nelle parole d’ordine buone per un titolo e inutili per una riforma. Intanto crescono il lavoro povero, la solitudine sociale, la crisi della sanità pubblica, il disagio giovanile, la frattura educativa, lo svuotamento delle periferie, l’abbandono delle aree interne, la sfiducia verso le istituzioni.

A tutto questo si aggiunge una stortura che pesa come una pietra sulla qualità della nostra democrazia: una legge elettorale che ha progressivamente amputato il rapporto vivo tra cittadini e rappresentanti. Da anni gli elettori vengono chiamati a votare liste, sigle, simboli, coalizioni, ma sempre meno persone riconoscibili, radicate, scelte davvero dal basso. I candidati troppo spesso non emergono da una comunità, da una storia territoriale, da una responsabilità pubblica verificabile; vengono calati dall’alto, composti in liste bloccate, ordinati secondo equilibri interni, fedeltà correntizie e convenienze di apparato.

È una logica assurda: si chiede ai cittadini di credere nella democrazia mentre si riduce il loro potere di scelta; si invoca la partecipazione mentre si costruisce un sistema che la mortifica; si parla di rappresentanza mentre la rappresentanza viene sequestrata da pochi decisori. Così il Parlamento rischia di non essere più il luogo in cui il Paese si riconosce, ma lo specchio deformato di accordi preventivi, fedeltà verticali e candidature senza volto. E quando il cittadino non può scegliere davvero chi lo rappresenta, non ci si deve poi stupire se si allontana, se diserta, se guarda alla politica come a un teatro chiuso, abitato sempre dagli stessi attori.

Le responsabilità della sinistra

Alla sinistra bisogna dire parole chiare, senza indulgenze e senza compiacimenti. Non basta più intonare Bella ciao se poi non si ha il coraggio di scendere nelle faglie vive del Paese, là dove la frattura sociale attraversa il lavoro, la sanità, la scuola, le periferie, il ceto medio impoverito, le famiglie consumate dall’ansia del domani. La memoria antifascista è una cosa seria, troppo seria per essere ridotta a liturgia identitaria, a rito consolatorio, a medaglia morale appuntata sul petto quando il pensiero arretra e la giustizia sociale resta senza casa. Perché una memoria che non diventa riforma, prossimità, salario giusto, sanità accessibile, scuola viva e periferia abitata, rischia di trasformarsi in canto senza popolo, in parola nobile ma disincarnata, in eco di una storia che non riesce più a farsi promessa.

La sinistra deve guardare la propria crisi senza indulgenze. Ha parlato per anni di popolo, ma spesso ha smarrito il popolo reale. Ha evocato gli ultimi, ma talvolta ha abitato i salotti dei penultimi. Ha difeso i diritti, ma non sempre ha saputo difendere i salari. Ha parlato di sanità pubblica, ma non può ritenersi estranea a processi di aziendalizzazione, marginalizzazione territoriale e privatizzazione strisciante che hanno lasciato intere comunità con il sospetto amaro di essere state abbandonate.

C’è gente che si è sentita tradita guardando la propria busta paga, nella fatica quotidiana di arrivare a fine mese, nella solitudine dei quartieri degradati e periferici che storicamente avrebbero dovuto costituire il cuore pulsante di una cultura progressista. Non basta pronunciare la parola “uguaglianza” se poi non si costruiscono strumenti capaci di renderla visibile. Non basta dire “welfare” se i servizi territoriali arretrano. Non basta parlare di giovani se poi la scuola viene trattata come un edificio da ritoccare con qualche intervento del PNRR, e non come la principale infrastruttura democratica del Paese.

La scuola di oggi non è quella di trent’anni fa. Incontra fragilità emotive più profonde, diseguaglianze familiari più complesse, povertà educative più stratificate, nuove solitudini digitali, adolescenti che non chiedono prediche ma adulti credibili, presenze competenti, spazi di ascolto, orientamento e futuro. Parlare di disagio giovanile senza ripensare radicalmente la scuola, la neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, gli spazi educativi, lo sport di base, la cultura e la prevenzione significa restare nella retorica.

Le illusioni della destra

Alla destra bisogna rivolgere una critica altrettanto netta. Non si governa un Paese trasformando ogni paura in consenso. Non si costruisce sicurezza seminando diffidenza. Non si difendono le comunità indicando nello straniero il capro espiatorio permanente, il corpo estraneo su cui scaricare le inquietudini di una società impoverita, impaurita, disorientata.

La destra contemporanea sembra spesso rinchiudersi dentro un immaginario di pascolo identitario, dove il muro appare più rassicurante del ponte, dove l’identità viene confusa con la recinzione, dove la patria non è più responsabilità comune, ma rifugio emotivo contro il mondo. Il problema non è amare la propria terra. Il problema è trasformare l’amore per la propria terra in ostilità verso chi arriva da altrove. Il problema non è chiedere ordine. Il problema è ridurre ogni questione sociale a un problema di controllo, pattugliamento, confine, emergenza.

Una comunità non vive di sola paura. Vive di fiducia, scuola, sanità, lavoro, cura, relazioni, istituzioni credibili. Vive di quartieri non abbandonati, di paesi interni non lasciati morire, di periferie non nominate solo in campagna elettorale, di giovani non usati come categoria retorica buona per un convegno.

Crisi dellimmaginazione politica

Siamo davanti a qualcosa di più profondo della semplice crisi dei partiti. È una crisi dell’immaginazione politica, una povertà dello sguardo, una fatica collettiva nel pensare ancora un destino comune. La sinistra spesso non sa più pronunciare la parola popolo senza abbassare la voce; la destra la stringe in un recinto, trasformandola in appartenenza chiusa.

Da una parte resta il rischio del moralismo sterile; dall’altra avanza il rischio del risentimento organizzato. E intanto, tra queste due povertà, il Paese reale resta spesso senza nome, senza ascolto, senza casa.

In mezzo, però, ci sono gli italiani in carne e ossa: lavoratori poveri, giovani precari, anziani soli, insegnanti sfibrati, medici e infermieri allo stremo, famiglie che rinunciano alle cure, ragazzi che si sentono senza domani, territori che non chiedono propaganda ma presenza.

Un luogo per ripensare la politica

Per questo, Direttore, Le propongo una cosa semplice e ambiziosa: proviamo a dare ulteriore forma, anche attraverso questo giornale, a una riflessione che in parte è già aperta e che oggi chiede forse un supplemento di coraggio, di profondità, di ascolto. Non si tratta di aggiungere una rubrica ornamentale, né di costruire l’ennesimo spazio di commento dove ciascuno conferma ciò che già pensa. Si tratta, piuttosto, di consolidare un luogo.

Un luogo che profumi di politica nel senso più alto del termine. Non politica come tattica, ma come cura della città, come lettura del dolore sociale, come capacità di pensare riforme strutturali prima ancora di usarle come formule d’ordine.

Un luogo in cui si possa ragionare seriamente di sanità pubblica, scuola, lavoro povero, disagio giovanile, immigrazione, aree interne, periferie urbane, casa, denatalità, anziani, solitudine, cooperazione sociale, nuova questione meridionale, crisi dei corpi intermedi, partecipazione democratica, riforma della rappresentanza.

Facciamolo senza rigurgiti ideologici. Senza la superiorità morale di chi pensa che basti cantare Bella ciao per avere capito la storia. Senza la muscolarità rancorosa di chi vorrebbe trasformare ogni piazza, ogni porto, ogni scuola, ogni parola straniera in un problema di ordine pubblico. Facciamolo rispettando le idee di ciascuno, ma chiedendo a ciascuno di uscire dalla propria trincea.

La democrazia non muore solo quando viene assaltata. Muore anche quando diventa prevedibile, quando non sorprende più, quando non ascolta più, quando riduce il pensiero a schieramento e lo schieramento a tifoseria.

Incontriamoci. Forse Roma può essere il luogo più adatto, anche simbolicamente: non per centralismo, ma perché resta il grande teatro italiano delle fratture e delle possibilità. Incontriamoci con studiosi, amministratori, educatori, operatori sociali, medici, insegnanti, imprenditori, giovani, credenti e non credenti, persone che abbiano però una condizione comune: non accontentarsi più delle formule morte.

Non c’è più tempo

Abbiamo bisogno di una cultura della responsabilità: una cultura capace di tenere insieme libertà e giustizia, identità e apertura, sicurezza e accoglienza, diritti e doveri, istituzioni e comunità. E lo dico anche con un po’ di Vangelo in mano, senza imporlo a nessuno: perché ci ricorda che nessun uomo è scarto, che nessuna comunità si salva da sola, che il povero è un volto, che lo straniero è una domanda alla nostra umanità.

Il Paese ha bisogno di meno slogan e più pensiero. Meno appartenenze gridate e più responsabilità condivise. Meno correnti — correnti d’acqua ormai putrida — e più sorgenti. Sorgenti di idee, studio, confronto, proposte. Perché la politica, quando torna a essere seria, non serve a occupare spazi. Serve ad aprire strade.

E allora, Direttore, apriamolo questo spazio. Anzi, questo luogo. Facciamolo ora. Perché non c’è più tempo.

– La risposta del direttore Lucio D’Ubaldo –

 

Caro Palmieri,
la tua lettera coglie un punto essenziale: il tempo delle liturgie è finito e serve un luogo – o più luoghi – dove la politica torni a pensare. Su questo c’è piena consonanza. Ma proprio perch
é l’urgenza è reale, dobbiamo scongiurare l’illusione di una scorciatoia: non si tratta di inaugurare uno spazio tutto “nostro” pensando di trasformare, con qualche artificio, questa confort zone in una realtà politicamente attrattiva.

Il confronto che invochi, in verità, è già in atto — diffuso, irregolare, talvolta carsico. Il compito di un giornale come il nostro non è sovrapporvisi, ma accompagnarlo, riconoscerlo, farlo emergere, senza pretendere di ricondurlo a una linea precostituita.

Un luogo autentico nasce così: non per decisione, ma per sedimentazione; non per proclamazione, ma per ascolto. Se sapremo tenere aperto questo spazio, senza ansia di egemonia, allora potremo davvero contribuire a quella ricostruzione che tu chiedi.

Il resto verrà – speriamo in tempi brevi – se saremo fedeli a questo metodo.

Diritti dei lavoratori e lavoro: serve un progetto politico

Il 1° maggio di quest’anno ci ha ricordato, per l’ennesima volta, che ci sono articoli costituzionali – nello specifico l’art. 1 e l’art. 3 – che da troppo tempo vengono disattesi se non addirittura violati. Disattesi e violati dalla politica, dal legislatore e da chi, di volta in volta, guida il nostro Paese.

Ora, non si tratta, semplicemente, di scagliare la pietra contro il nemico politico di turno. Anche perché si tratta di una violazione che coinvolge molti partiti, moltissimi governi e buona parte delle ultime classi dirigenti politiche.

La crisi del lavoro e linsufficienza delle risposte

Perché lavoro non dignitoso, crisi e debolezza dei salari, crescenti disuguaglianze sociali e aumento esponenziale della povertà e dell’emarginazione non possono essere affrontati, e possibilmente risolti, con gli strumenti desueti della propaganda, della demagogia o con le ricette del populismo antipolitico nostrano.

Questi sono temi che richiedono cultura politica, sensibilità sociale, preparazione e competenza di settore e, soprattutto, una vera e credibile progettualità politica. Senza questi ingredienti la cosiddetta “questione sociale”, che poi si intreccia con le politiche dello sviluppo e della crescita, non riesce ad essere adeguatamente affrontata.

Le lezioni della tradizione politico-sociale

Certo, ci sono state stagioni politiche nel passato in cui questi temi, anche se si manifestavano con forme e modalità diverse rispetto alla fase contemporanea, hanno trovato partiti ed esponenti politici che erano autentici e qualificati interlocutori e punti di riferimento.

A cominciare, per fare un esempio storico, dalla sinistra sociale di ispirazione cristiana. Ovvero, la storica corrente della Democrazia Cristiana che faceva capo prima a Giulio Pastore, poi a Carlo Donat-Cattin e infine a Franco Marini. Una sinistra sociale democristiana a cui si aggiungevano, seppur con minor incisività politica, la sinistra socialista e alcuni, sporadici, pezzi della stessa storia comunista.

Senza un luogo politico, solo scontro demagogico

Ricordo queste concrete esperienze perché senza un luogo politico organizzato, la questione sociale, come purtroppo confermano le dinamiche di questa confusa fase storica, si riduce ad essere un tema che genera uno scontro quotidiano fra opposti demagogismi.

Da una parte si moltiplicano risorse finanziarie inesistenti; dall’altra si esalta il poco che si fa, spacciandolo come elemento risolutore della questione sociale.

Listanza sociale diventi Stato”

Ed è proprio per queste ragioni, semplici ma essenziali, che si impone una presenza politica – e quindi culturale e programmatica – che sappia trarre da una persistente, ormai endemica, questione sociale la chiave per ridurre le disuguaglianze e, al contempo, far sì che “l’istanza sociale diventi Stato”, per dirla con una felice espressione pronunciata dallo storico “ministro dei lavoratori”, Carlo Donat-Cattin, all’indomani dell’approvazione dello Statuto dei lavoratori nel maggio del 1970.

Ovvero, e detto con parole più semplici, che ogni progetto legato alla crescita e allo sviluppo del Paese non può mai prescindere, o dimenticare, un’altrettanto necessaria e indispensabile politica sociale.

Ridare voce al cattolicesimo sociale

Ecco perché, al di là della formazione di nuovi partiti, nuovi equilibri e nuove coalizioni, una delle priorità politiche vere è oggi quella di ridare voce, fiato e gambe a una presenza politica e culturale che affonda le sue radici nel pensiero e nella tradizione del cattolicesimo sociale del nostro Paese.

Senza nostalgie o rimpianti, ma con la consapevolezza che tutto ciò che è riconducibile al suo patrimonio ideale può ancora offrire criteri, metodo e visione per affrontare le sfide del presente.

Longevità senza risultati: il paradosso del governo più stabile

In questi giorni si celebra il record che colloca l’esecutivo Meloni al secondo posto nella storia repubblicana per durata. La cosa che sfugge ai più, soprattutto a chi è intento a festeggiare il record, è che la longevità governativa toglie ulteriormente alibi a questa maggioranza per tutti agli obiettivi non raggiunti e per la situazione di difficoltà in cui versa il Paese.

La durata non è un merito in sé

La longevità governativa avrebbe infatti consentito di incidere in modo significativo sulla situazione, considerato anche che quello in carica è – checché ne dica la Premier – il governo più fortunato della storia repubblicana. Nessun precedente governo ha potuto infatti contare su un tesoretto unico e irripetibile come i duecentonove miliardi del PNRR.

Nessun precedente governo ha potuto contare su un significativo aumento del gettito fiscale; un aumento dovuto da un lato all’aumentata pressione fiscale (che ha raggiunto quasi il 44% con un aumento di oltre tre punti percentuali negli ultimi tre anni) e dall’altro al minor numero di lavoratori e lavoratrici che non riescono più ad andare in pensione grazie (si fa per dire!) all’inasprimento delle misure previste dalla legge-Fornero. Si, proprio grazie a quella legge che la destra e Salvini in particolare avevano promesso di abolire come primo atto del nuovo governo.

Il nodo dei conti pubblici

In questi quattro anni la maggioranza governativa ha motivato i tagli agli investimenti e il mancato sviluppo, come anche la riduzione di retribuzioni e potere d’acquisto, con la necessità di tenere i conti pubblici in ordine con l’obiettivo di uscire dalla procedura di infrazione per lo sforamento del parametro UE del 3% nel rapporto Debito pubblico/PIL.

Peccato che a fronte di questi sacrifici imposti al paese reale l’Italia non sia riuscita a scendere al di sotto del 3,1% rimanendo quindi assoggettata alla procedura europea di infrazione. Il mancato raggiungimento del parametro UE comporterà un’ulteriore difficoltà per impostare delle politiche economiche espansive per la prossima manovra di bilancio e sarà quindi molto improbabile che si possa aprire una fase di crescita per l’Italia.

I maldestri tentativi di scaricare la colpa sul superbonus del 110% possono funzionare solo con chi ha la memoria corta e non ricorda i proclami a difesa dello stesso superbonus fatti dai leader di tutti i partiti, a cominciare proprio da Meloni e Salvini; ma oggi fa ovviamente comodo tentare una rimozione tattica di quelle posizioni assunte all’epoca anche con una certa determinazione.

Un record che rischia di ritorcersi contro

Oggi di fronte a questa situazione l’esecutivo più stabile e duraturo della storia non potrà certo lamentarsi per non aver avuto le risorse o il tempo necessario per governare e per fare le necessarie riforme. Ecco perché la sbandierata longevità governativa genererà un effetto boomerang per un inutile ed improduttivo record di galleggiamento, utile solo a chi nonostante tutto continua a gestire potere, nomine e risorse pubbliche.

Pacelli, Pio XI e il caso Mundelein: la Santa Sede non cede al Reich

Tra le pagine più significative del periodo trascorso da Eugenio Pacelli a fianco di Pio XI come segretario di Stato vi è certamente quella relativa alla difesa del cardinale arcivescovo di Chicago, George William Mundelein, il quale il 18 maggio 1937 in un discorso a porte chiuse con i suoi preti aveva pronunciato parole durissime contro Adolf Hitler: «Forse mi domanderete come sia possibile che una nazione di sessantasei milioni di uomini, e di uomini intelligenti, si voglia sottomettere a uno straniero, a un tappezziere austriaco, e uno schiappino per giunta, a quanto mi dicono, e a pochi soci come Goebbels e Göring i quali decidono di ogni mossa del popolo germanico».

Il cardinale arrivava a ipotizzare polemicamente che i cervelli di sessantasei milioni di tedeschi fossero stati asportati senza che gli interessati se ne siano accorti. Era un intervento pesantissimo, pronunciato senza alcuna preoccupazione diplomatica da un ecclesiastico che viveva a migliaia di chilometri di distanza dall’Europa. Le sue parole vengono rilanciate sulle prime pagine di tutti i giornali americani.

Il 24 maggio l’ambasciatore tedesco von Bergen chiede e ottiene di vedere il cardinale segretario di Stato, al quale consegna un foglio con l’intestazione dell’ambasciata di Germania, senza data e senza firma, in cui è trascritta una dura protesta del governo di Berlino per le parole dell’arcivescovo di Chicago. Pacelli risponde a voce, ma quello stesso giorno fa giungere a von Bergen la trascrizione di quanto da lui detto la mattina: «Alla comunicazione fattami or ora di un discorso di Sua Eminenza il Signor Cardinale Mundelein mi permetto di rispondere con una constatazione e con una contro-domanda. 1) Non sono solito di pronunciarmi su discorsi, dei quali — come nel caso presente — non si ha ancora un testo ineccepibilmente sicuro. 2) Anche se si avesse già un tale testo, non sarei in grado di prendere posizione circa la comunicazione fattami, prima di ricevere una risposta chiara, definitiva e soddisfacente alla seguente domanda: che cosa ha fatto il Governo germanico, che cosa intende esso fare nell’avvenire contro le basse ingiurie e diffamazioni, contro le vituperose calunnie, che si ripetono ogni giorno in giornali e periodici tedeschi, come nei discorsi anche di preminenti personaggi, contro la Chiesa, le istituzioni ecclesiastiche, il Papa, i Cardinali, i Vescovi, i Sacerdoti e via dicendo? Per alleggerire il compito a Vostra Eccellenza, risponderò io stesso alla prima parte della domanda: il Governo germanico — malgrado tutte le rimostranze — non ha fatto nulla contro tutto ciò. Al contrario: esso stesso ne porta la responsabilità, perché uffici dello Stato e del Partito, e specialmente il Ministero della propaganda, organizzano e dirigono in gran parte un simile atteggiamento nelle pubblicazioni e nei discorsi, o per lo meno lo favoriscono e lo promuovono con tutti i mezzi. Alla seconda parte della contro-domanda concernente l’avvenire può darle risposta soltanto il Governo germanico. La Santa Sede attende, come ho detto, una risposta in merito, chiara, definitiva e soddisfacente».

La protesta veniva dunque rispedita con forza al mittente: la Santa Sede chiedeva conto al governo del Reich delle tante proteste per la violazione del concordato rimaste senza alcuna risposta. Il 29 maggio l’incaricato d’affari dell’ambasciata tedesca Fritz von Menshausen consegnava una nuova minacciosa nota a Pacelli, il cui scopo era quello di ottenere una pubblica sconfessione di Mundelein da parte del Vaticano. «Il Governo germanico — si legge nel documento — è costretto a constatare che la Santa Sede lascia sussistere senza correggerli quegli attacchi pubblici inqualificabili di uno dei suoi più alti dignitari contro la Persona del Capo dello Stato germanico e con ciò li copre di fatto davanti agli occhi del mondo».

Quest’ultima formale protesta non poteva rimanere senza risposta. Papa Ratti convoca dunque una riunione dei cardinali membri della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari, che si tiene a Castelgandolfo, alle ore 11 del 20 giugno 1937, ed è presieduta personalmente dal Pontefice. La relazione introduttiva è affidata al cardinale Pacelli.

Ecco la trascrizione delle sue parole: «La Santa Sede non può essa stessa correggere o deplorare il discorso dell’Em.mo Mundelein. Sarebbe un atto di debolezza che non farebbe che rendere ancora più superbi i capi del nazionalsocialismo e lo stesso Hitler, che nella sua auto-illusione crede che tutto il mondo debba subito inchinarsi dinanzi a lui. Certamente la parte del discorso del cardinale Mundelein riguardante le parole contro il capo dello Stato germanico è stata poco felice. Egli potrebbe come da sé dare qualche pubblica spiegazione. Siccome però il Governo germanico ha pubblicato la Nota dell’ambasciatore alla Santa Sede del 29 maggio, il pubblico in tal caso penserebbe facilmente che quella dichiarazione del card. Mundelein sia stata fatta dietro ordine e suggerimento della Santa Sede, la quale apparirebbe così di aver finito col cedere alla imposizione del governo».

Il brano è molto eloquente e fa emergere ancora una volta quale sia il pensiero di Eugenio Pacelli su Hitler. Emerge anche l’abilità con cui il cardinale presenta il problema al papa e agli altri collaboratori della Segreteria di Stato, facendo in modo che l’arcivescovo di Chicago non debba ritrattare neanche una parola di quanto ha detto. Pio XI si associa e fa proprio il parere espresso da Pacelli definendolo «il Cardinale nostro segretario di Stato per cui non vi è elogio che basti».

Nella risposta, trasmessa da Pacelli all’ambasciata tedesca quattro giorni dopo la riunione, si afferma che Mundelein non rappresentava né parlava a nome della Santa Sede, e che il suo discorso non era pubblico. Inoltre, viene fatto notare che l’arcivescovo di Chicago è un libero cittadino il quale si era avvalso del diritto garantitogli dalla Costituzione del suo Paese di manifestare il proprio giudizio su persone e fatti accaduti in Germania che erano offensivi nei confronti del Papa e della Chiesa. Il Vaticano non si rifiutava di discutere il caso Mundelein, ma ribadiva che per farlo erano necessarie condizioni di parità, e dunque il governo del Reich doveva fornire adeguate spiegazioni e risposte alle tante proteste inoltrate invano dalla Santa Sede. La reazione tedesca non approda dunque a nulla. Anzi, il 17 luglio 1937, accogliendo un gruppo di pellegrini provenienti da Chicago, Pio XI elogerà la città americana e il «loro magnifico cardinale arcivescovo, così sollecito e zelante nella difesa dei diritti di Dio e della Chiesa per la salute delle anime».

Addio a Evaristo Beccalossi, idolo dell’Inter anni ’80

Roma, 6 mag. (askanews) – È morto a 69 anni Evaristo Beccalossi, ex attaccante dell’Inter e simbolo del calcio nerazzurro tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80. Nato a Brescia il 12 maggio 1956, Beccalossi è stato uno dei protagonisti più amati dai tifosi interisti, grazie al suo talento, alla fantasia e a un carattere fuori dagli schemi. Il decesso è avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì in clinica Poliambulanza a Brescia, dove Beccalossi era ricoverato.

Arrivato all’Inter nel 1978, vive le stagioni più importanti della sua carriera sotto la guida di Eugenio Bersellini, contribuendo alla conquista dello scudetto 1979-80 e della Coppa Italia 1981-82. Con la maglia nerazzurra colleziona 216 presenze tra campionato e coppe, segnando 37 gol, tra cui una memorabile doppietta nel derby del 28 ottobre 1979.

Giocatore di grande classe, dotato di dribbling e colpi di tacco, “il Becca” entra nell’immaginario collettivo anche per episodi iconici, come i due rigori sbagliati in sette minuti contro lo Slovan Bratislava in Coppa delle Coppe nel 1982. Un momento diventato leggendario anche grazie al celebre monologo del comico Paolo Rossi.

Dopo l’esperienza all’Inter, lascia Milano nel 1984 per approdare alla Sampdoria, prima di chiudere la carriera nel 1991 dopo aver vestito anche le maglie di Monza, Barletta e Pordenone. Negli anni successivi resta legato al calcio come opinionista televisivo e dirigente, ricoprendo anche il ruolo di capo delegazione delle giovanili della Federcalcio.

Beccalossi è morto nella notte nella clinica Poliambulanza di Brescia, dove era ricoverato da tempo dopo un malore accusato nel gennaio 2025. Avrebbe compiuto 70 anni tra pochi giorni. Figura amata e autentica, lascia un ricordo indelebile tra i tifosi e nella storia del calcio italiano.

Iran, le notizie più importanti del 6 maggio sulla guerra

Roma, 6 mag. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di mercoledì 6 maggio 2026 sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con serie ripercussioni sull’economia globale.

-07:40 Tutte in deciso rialzo le principali borse asiatiche sulla scia dell’allentamento delle tensioni nello stretto di Hormuz. Vola Seoul (+6,56%), Tokyo chiusa per festività.

-07:30 Petrolio, Brent in flessione a 108,79 dollari al barile (-0,98%).Wti scende a 101,13 dollari (-1,13%)

-07:06 L’asse Teheran-Pechino si attiva mentre la crisi in Medio Oriente entra in una fase diplomatica incerta. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha avuto colloqui oggi a Pechino con il suo omologo cinese Wang Yi.

-07:00 Il presidente Usa Trump ha annunciato la sospensione del suo “Project freedom” per scortare le navi nello Stretto di Hormuz per vedere se “un accordo potesse essere finalizzato e firmato” con l’Iran.

Iran, Trump ha annunciato la sospensione del suo Project Freedom per scortare le navi nello Stretto di Hormuz

Roma, 6 mag. (askanews) – Donald Trump ha annunciato la sospensione del suo “Project freedom” per scortare le navi nello stretto di Hormuz, il tempo necessario a vedere se “un accordo potesse essere finalizzato e firmato” con l’Iran, dopo quelli che il presidente degli Stati Uniti ha definito “grandi progressi” nei negoziati.

“Tenuto conto dell’enorme successo militare” e dei “grandi progressi compiuti verso un accordo completo e definitivo con i leader iraniani”, il “Project freedom (…) sarà sospeso per un breve periodo per vedere se l’accordo può essere finalizzato e firmato”, ha scritto il repubblicano sul suo social Truth.

Papa Leone XIV sulle critiche di Trump: se qualcuno vuole criticarmi lo faccia con la verità

Roma, 5 mag. (askanews) – “La missione della chiesa è predicare il Vangelo, predicare la pace, se qualcuno vuole criticarmi per annunciare il Vangelo che lo faccia con la verità, la Chiesa da anni ha parlato contro tutte le armi nucleari, quindi lì non c’è nessun dubbio e quindi spero semplicemente di essere ascoltato per il valore della parola di Dio”. Così papa Leone XIV ha risposto da Castelgandolfo a chi gli chiedeva delle critiche arrivate anche oggi contro di lui dal presidente Usa Donald Trump.

Peter Magyar arriva al Riviera Film Festival di Sestri Levante

Genova, 5 mag. (askanews) – Il premier ungherese designato, Péter Magyar, è tra i protagonisti della decima edizione del Riviera International Film Festival di Sestri Levante, in provincia di Genova.

Magyar è arrivato poco dopo le 18 al Cinema Ariston, dove è stato allestito il red carpet, per presentare, insieme al regista Tamàs Yvan Topolànszky e alla produttrice Claudia Suemeghy, il documentario “Spring Wind – The Awakening” dedicato alla sua affermazione politica e scelto come film di apertura della kermesse.

All’arrivo davanti al Cinema Ariston, Magyar è stato salutato e applaudito anche da alcuni connazionali, con i quali si è fermato qualche secondo a conversare, prima delle foto di rito sul red carpet. Il neo-eletto premier ungherese ha poi preso posto in sala senza rilasciare dichiarazioni ai cronisti presenti.

Internazionali di Roma, folla per Djokovic a Piazza del Popolo

Roma, 5 mag. (askanews) – Folla di curiosi e tifo per Novak Djokovic, arrivato a piazza del Popolo, a Roma, per la sessione di allenamento alla vigilia degli Internazionali Bnl d’Italia. I fan hanno atteso il campione di tennis anche diverse ore pur di vedere per qualche istante l’ex numero uno del tennis mondiale.

Djokovic è arrivato sul campo e ha abbracciato Stefanos Tsitsipas, che si è allenato poco prima di lui. Poi il campione serbo si è riscaldato sul campo, prima di iniziare la sessione di allenamento, tra gli applausi della folla. Al termine anche selfie e autografi.

Acustica, Giancola: leva strategica qualità vita

Roma, 5 mag. – Presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Roma La Sapienza, è stato promosso il convegno organizzato dall’Associazione Italiana di Acustica dal titolo: “30 anni della legge quadro sull’inquinamento acustico – Bilanci e prospettive”.

“Per noi di VDP Srl essere qui non è una scelta formale, ma una presa di posizione chiara, l’acustica non è un tema accessorio, è una leva strategica per la qualità della vita e per lo sviluppo dei territori. Da oltre 35 anni fin dal 1991 lavoriamo in questo ambito con continuità, contribuendo a trasformare l’acustica da semplice adempimento normativo a strumento concreto di pianificazione, innovazione e tutela della salute. Oggi il confronto è più che mai necessario. I modelli di sviluppo stanno cambiando, emergono nuove fonti di pressione dalla movida urbana alla logistica h24, fino alle attività in ambiente marino e il sistema normativo è chiamato ad evolversi con la stessa rapidità. La sfida è chiara: trovare un equilibrio reale tra crescita economica e benessere delle persone. Un equilibrio che richiede competenza tecnica, visione e, soprattutto, la capacità di affrontare anche i temi più complessi senza semplificazioni”. Così Ing.Filippo Giancola – Direttore Tecnico VDP Srl Roma, commentando l’iniziativa.

Pd, Schlein non teme "esodo": riformisti hanno cittadinanza ma linea chiara e netta

Roma, 5 mag. (askanews) – Il giorno dopo l’addio al Pd (verso Italia viva) di Marianna Madia, la segretaria del Pd Elly Schlein dice di non temere un ‘esodo’ dal partito. La segretaria punta a ‘rassicurare’ i riformisti, ma allo stesso tempo rivendica la linea “chiara e netta” che ha portato il Pd a “crescere in questi anni come nessun altro”.

“Dispiace sempre – ha detto Schlein a Tagadà su La7 – quando qualcuno decide di andarsene, nello specifico Marianna che è stata anche la mia compagna di banco appena sono arrivata”. In ogni caso, ha aggiunto, “cercherà comunque – così ha detto – di stare nell’ambito della nostra alleanza progressista”. Le idee riformiste, ha precisato la leader Pd “continueranno ad avere piena cittadinanza anche nel Partito democratico, che rimane un partito plurale. Ma è un partito – e mi hanno votata come segretaria per questo – che vuole avere delle posizioni chiare”. Il Pd “ha ricostruito un’identità chiara, progressista, che ci ha consentito in questi anni di crescere come nessun altro partito è cresciuto in Europa”. La Schlein ha sottolineato: “Eravamo dati per spacciati dopo la sconfitta elettorale del 2022”, i sondaggi davano il Pd “al 14%, che era il minimo storico nei sondaggi. Oggi siamo il perno di questa coalizione progressista che testardamente unitari stiamo costruendo” e “che ha vinto in regioni, governa insieme i comuni, senza litigare un giorno. Abbiamo vinto anche un referendum, quando nessuno all’inizio ci credeva”.

La leader Pd non vede il pericolo di un esodo dal partito: “Io penso di no, penso che noi continueremo a fare il nostro lavoro in una logica unitaria, inclusiva, che rispetta il pluralismo ma non rinuncia ad avere un posizionamento chiaro e netto. Perché questo è quello che ha convinto tanta gente a ridarci fiducia dopo che l’aveva persa e se oggi il partito è così forte e radicato e continua a crescere è proprio per questa chiarezza”.

Tra i riformisti, intanto, assicurano di non voler uscire i senatori Filippo Sensi e Walter Verini. “Non vado da nessuna parte, non ho pensieri a riguardo – ha garantito il primo – io sono del Pd, nel Pd, non vado da nessuna parte. E’ il mio partito, sono nato e cresciuto democratico, non ho mai accarezzato l’idea di andarmene”. Per Verini “l’uscita di Marianna Madia dal Pd è, dal suo punto di vista comprensibile, ma sbagliata. Chi peró riduce queste scelte – dolorose – a mercanteggiamento di posti non è solo offensivo, ma ha una visione della politica molto triste e limitata, pari a quella di chi, nel Pd, ha esultato per la scelta di Madia, auspicando altri allontanamenti. Tipico di queste situazioni, poi, è il toto-uscenti. Anche io, ovviamente, non sono tra questi, come non lo sono tanti riformisti senza i quali il Pd non è più il Pd”.

“Il Partito Democratico – sottolinea Alessandro Alfieri – non deve avere paura dei punti di vista differenti. Detto questo, se c’è una percezione di disagio bisogna farsene carico. So che ci sono delle preoccupazioni e bisogna farsene carico, ma da qui ad andarsene dal Pd ce ne passa. Nella storia del Pd ci sono sensibilità diverse; penso ai tanti sindaci e amministratori locali che continuano a dire: stiamo dentro e diamo una mano. Indebolire il Pd in questo momento è sbagliato”.

Domani vertice Meloni-Tajani-Salvini, focus su rapporti con Usa

Roma, 5 mag. (askanews) – Un vertice di governo, a due giorni dagli incontri di venerdì 8 con il segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio, per fissare la posizione da tenere nei confronti dell’amministrazione americana nella nuova fase in cui anche l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni è finito nel mirino delle critiche del presidente Usa Donald Trump. Domani la presidente del Consiglio vedrà i suoi vice Antonio Tajani e Matteo Salvini a Palazzo Chigi intorno a mezzogiorno, prima di recarsi a Gemona del Friuli, in provincia di Udine, per celebrare il cinquantesimo anniversario del terremoto.

Di fronte all’ultima minaccia del tycoon di ritirare i militari statunitensi dal territorio italiano, la replica di Meloni è stata ferma: “Alcune cose che sono state dette nei nostri confronti non le considero corrette” anche perché “l’Italia ha sempre mantenuto tutti gli impegni”, ha detto ieri a Yerevan dopo aver preso parte all’ottavo Vertice della Comunità Politica Europea. “A livello di Patto Atlantico – ha puntualizzato la premier – nessuno si è presentato in una sede formale a chiedere un sostegno degli alleati sulle scelte che stava facendo”. Una linea ribadita oggi anche dalla Lega con il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari: “Un eventuale ritiro punitivo delle truppe americane dall’Italia non avrebbe senso, abbiamo sempre rispettato gli impegni dell’Alleanza, pagando anche un prezzo nelle missioni internazionali”. Per il presidente dei deputati del partito di via Bellerio “si può essere alleati leali degli Stati Uniti e della Nato e continuare a credere che l’Alleanza atlantica non debba essere rotta, senza rinunciare a difendere il proprio interesse nazionale”.

Lontana tutto il giorno da Palazzo Chigi, dopo l’intensa giornata di ieri tra Armenia e Azerbaigian, oggi Meloni sceglie la linea del silenzio sull’alleato Usa. Non commenta l’ennesimo attacco di Trump a Papa Leone XIV (“Mette in pericolo i cattolici”, l’affondo del presidente americano). Anche Fdi tace. Tocca a Tajani ribadire su X il sostegno al Santo Padre definendo “non condivisibili” e “non utili alla pace” gli attacchi nei suoi confronti e sottolineando che “la sua visione è condivisa dal governo impegnato attraverso la diplomazia a garantire stabilità e pace in tutte le aree dove ci sono conflitti”. Ne parla anche Salvini da Torre Annunziata dove ha presenziato all’avvio dei lavori di demolizione di Palazzo Fienga: “Sicuramente attaccare il Santo Padre non serve a nulla e non risolve nessun problema”, afferma il leader della Lega tuttavia “convinto che siamo e rimarremo amici, alleati degli Stati Uniti d’America a prescindere da questo o quel malinteso, da questo o quel presidente. La nostra alleanza coi paesi liberi democratici e occidentali non è in discussione”.

Sul conflitto nel Golfo la premier interviene per esprimere “vicinanza agli Emirati Arabi Uniti per gli ingiustificabili attacchi subiti che devono immediatamente cessare” rinnovando l’impegno dell’Italia “per favorire il dialogo e scongiurare il propagarsi della crisi a livello regionale”. Per Meloni “la libertà di navigazione attraverso lo stretto di Hormuz è un principio fondamentale del diritto internazionale ed essenziale per l’economia globale”.

Non è escluso che la riunione di domani a Palazzo Chigi sarà l’occasione per trovare l’accordo sui presidenti della Consob e dell’Agcm. “Sono ottimista: la prossima settimana avremo entrambi”, aveva detto sette giorni fa la premier. Ma un consiglio dei ministri per procedere al rinnovo tuttavia non è (ancora) in programma per questa settimana. Il vertice della Consob è vacante dall’8 marzo scorso e la candidatura leghista dell’attuale sosttosegretario al Mef Federico Freni non ha superato la contrarietà di Forza Italia. A lui Tajani preferirebbe la soluzione interna di Federico Cornelli, attuale commissario dell’Authority. Per quanto riguarda l’Agcm, scade domani il mandato del presidente Rustichelli. La nomina del successore spetta ai presidenti delle Camere ma vista la concomitanza delle scadenze la posizione del governo è che avvenga “contestualmente” a quella della Consob.

Vespucci, Andreoli: fenomeno planetario invidiato dal mondo

Roma, 5 mag. (askanews) – “Un fenomeno planetario, emblema e ambasciatore del “bello e ben fatto” italiano” ma che testimonia come la capacita’ e la creativita’ italiana riesca a trasformare una nave scuola della MM di 95 anni, in una moderna icona pop, senza tempo che il mondo ci unvidia non per quello che e’ ma per quello che rappresenta: l’Italia e gli italiani. Per questo e non solo, siamo orgogliosi di continuare a promuovere nel mondo questo nostro campione nazionale che, insieme al Villaggio Italia, e’ stato celebrato, ammirato e, talvolta, benevolmente invidiato, da tutti i popoli che incontra sul suo cammino”.

Lo dichiara Luca Andreoli, Ad di Difesa Servizi, alla vigilia dell’avvio del “Tour Mondiale Amerigo Vespucci – Campagna in Nord America 2026”, che partirà da Genova il 9 maggio per attraversare l’Oceano Atlantico e raggiungere le coste nordamericane tra Stati Uniti e Canada, toccando i principali porti dei due Paesi.

Annunciato a settembre 2025 dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, in occasione della conferenza stampa di chiusura del Tour Mondiale Vespucci 2023-2025, il “Tour Mondiale Amerigo Vespucci – Campagna in Nord America 2026” si inserisce nelle celebrazioni per il 250° anniversario dell’Indipendenza degli Stati Uniti, ed è un’iniziativa del Ministero della Difesa e della Marina Militare ed è prodotta da Difesa Servizi S.p.A., la società in house del Ministero della Difesa che valorizza in chiave duale gli asset del Dicastero.

Le infiorate di Spello, nel borgo umbro la natura diventa arte

Spello (Pg), 5 mag. (askanews) – Nel borgo di Spello ogni anno la natura diventa arte. Qui, nel cuore dell’Umbria, in occasione del Corpus Domini, le strade diventano un museo a cielo aperto con le tradizionali Infiorate.

Quest’anno la notte dei fiori sarà nel weekend del 6 e 7 giugno: tra sabato e domenica oltre duemila persone, tra cui centinaia di giovanissimi, danno forma a quasi due chilometri di tappeti e quadri floreali, circa settanta opere, realizzate esclusivamente con materiali naturali. All’alba tutto è pronto per solenne processione del Corpus Domini. Un evento che unisce arte, fede e la comunità che per mesi lavora alla raccolta dei fiori e alla preparazione dei petali, tramandata di generazione in generazione.

Accanto alla tradizione, anche tanti eventi collaterali: street food con specialità enogastronomiche regionali, concerti e spettacoli, corsi di cucina floreale, mostre, laboratori e la possibilità, per i visitatori, di partecipare direttamente alla creazione delle opere con maestri infioratori.

Tennis, Roma, Paolini riparte dal Foro: "Energia positiva"

Roma, 5 mag. (askanews) – Jasmine Paolini prova a ritrovare se stessa ripartendo dal luogo dei ricordi più belli. Il Foro Italico, teatro della straordinaria doppietta conquistata dodici mesi fa, rappresenta per la tennista toscana un punto di ripartenza in una stagione 2026 fin qui al di sotto delle aspettative. “Tornare qui è stata una bellissima sensazione: ci sono tanti bei ricordi ed emozioni forti, tanta energia positiva”, ha spiegato la numero 8 del ranking mondiale nella conferenza stampa pre-torneo.

Un anno fa Paolini aveva scritto una pagina di storia, trionfando sia in singolare che in doppio insieme a Sara Errani, diventando la sesta giocatrice nell’Era Open a riuscire nell’impresa a Roma. Un exploit che oggi rappresenta più un ricordo da gestire che un peso: “Quello che è successo l’anno scorso è passato. Cerco di non pensarci troppo. Il primo match sarà il più importante, come sempre. Spero di riuscire a mantenere un buon atteggiamento”.

L’avvio di stagione racconta di un bilancio non brillante, con dieci vittorie e nove sconfitte, numeri lontani dal potenziale dell’azzurra: “Avrei voluto fare meglio. Sto cercando di cambiare le cose, di concentrarmi sull’allenamento e di stare meglio in campo. Alzare un po’ il livello è l’obiettivo in questo momento”. Un percorso che passa anche dalla tenuta mentale: “Non sono riuscita a restare positiva quando le cose andavano male, e poi quelle partite te le porti dietro. È importante tornare competitiva ad alto livello, perché è quello che mi piace e che mi diverte”.

Fondamentale resta il supporto del team, a partire da Errani: “L’anno scorso, nella partita con Shnaider, il suo apporto è stato decisivo. Lei e tutto il team mi aiutano anche a capire quando spingere di più o quando fermarmi”.

Non manca uno sguardo alle questioni fuori dal campo, con il tema del possibile boicottaggio degli Slam sul tavolo: “Stiamo cercando condizioni migliori su pensioni e maternità. È importante essere uniti. Se siamo tutti d’accordo, il boicottaggio è una strada praticabile”.

Inserita nella parte alta del tabellone guidata dalla numero uno del mondo Aryna Sabalenka, Paolini entrerà in gara direttamente al secondo turno contro la vincente tra Jaqueline Cristian e Beatriz Haddad Maia. Un percorso impegnativo, ma con il sostegno del pubblico romano e nuove motivazioni, l’azzurra cerca la svolta proprio dove aveva toccato il punto più alto della sua carriera.

Il rock non invecchia, nuova musica per i Rolling Stones

Milano, 5 mag. (askanews) – Inossidabili Rolling Stones. La band ha annunciato oggi l’uscita dell’attesissimo nuovo album in studio, “Foreign Tongues”, in arrivo il 10 luglio in tutto il mondo. Il nuovo disco contiene 14 brani incredibilmente vividi e arriva a meno di tre anni di distanza da “Hackney Diamonds”, album acclamato dalla critica e vincitore di 1 Grammy Award, che ha scalato le classifiche di tutto il mondo e ha ottenuto un successo enorme. Il nuovo album sarà anticipato dal primo singolo “In the Stars”, un brano allegro e coinvolgente, da ora disponibile sulle piattaforme digitali insieme alla traccia di apertura dell’album “Rough and Twisted”. L’album sarà disponibile in edizione fisica e digitale dal 10 luglio, mentre il singolo “In the Stars/Rough and Twisted” uscirà in formato fisico il 15 maggio. È possibile pre-ordinare tutti i prodotti a questo link. Mick Jagger, Keith Richards e Ronnie Wood parteciperanno oggi a Brooklyn, New York, alla presentazione di “Foreign Tongues” alla stampa. Prima dell’annuncio ufficiale di oggi, la band ha saputo alimentare con discrezione l’attesa per il nuovo progetto, anche grazie all’uscita in edizione limitata del brano “Rough and Twisted” su vinile con etichetta bianca, sotto pseudonimo The Cockroaches. Circolando tra fan e collezionisti, questa pubblicazione ha già suscitato entusiasmo e speculazioni sul sound e sulla direzione di “Foreign Tongues”, offrendo un primo assaggio dell’energia esplosiva ed esplorativa dell’album. Registrato durante un periodo di eccezionale creatività, “Foreign Tongues” ha preso vita in meno di un mese ai Metropolis Studios di West London, con Mick Jagger, Keith Richards e Ronnie Wood che si sono riuniti con il produttore vincitore di 1 Grammy Andrew Watt, già alla guida del precedente “Hackney Diamonds”. Il risultato è un disco dinamico e lungimirante che cattura il suono inconfondibile della band mentre si spinge in nuovi territori sonori e testuali, consolidando ulteriormente la loro eredità senza pari. L’album presenta interpretazioni eccezionali di Jagger, Richards e Wood, affiancati dai loro collaboratori abituali, tra cui Darryl Jones, Matt Clifford e Steve Jordan. Include, inoltre, una partecipazione speciale di Charlie Watts, registrata durante una delle sue ultime sessioni in studio prima della sua scomparsa nel 2021. A completare il tutto, una schiera impressionante di artisti ospiti, tra cui Steve Winwood, Paul McCartney, Robert Smith dei The Cure e Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers. Riflettendo sul processo di registrazione, Mick Jagger ha affermato: “Adoro fare queste sessioni di registrazione a Londra, al Metropolis. Sono state settimane molto intense quelle dedicate alla registrazione di “Foreign Tongues”. Avevamo 14 brani fantastici e abbiamo lavorato il più velocemente possibile. Mi piace quella sala perché non è troppo grande, così si percepisce la passione di tutti i presenti”. Keith Richards ha aggiunto: “L’album “Foreign Tongues” è in continuità con “Hackney Diamonds” ed è stato fantastico lavorare di nuovo a Londra e avere quell’atmosfera londinese intorno a noi. È stato un mese di grande intensità. Per me, ciò che conta è il divertimento. Sono fortunato a poter fare questo e spero che duri a lungo”. Ronnie Wood ha commentato: “L’atmosfera in studio era davvero creativa e tutta la band ha dato il meglio di sé durante l’intero processo. Molto spesso abbiamo centrato l’obiettivo già alla prima ripresa. Spero che piaccia a tutti”. La suggestiva copertina dell’album è un dipinto realizzato dal celebre artista americano Nathaniel Mary Quinn, che ha commentato: “Creare la copertina dell’album per i Rolling Stones è un onore artistico: un dialogo con una delle forze più durature della storia culturale”.

Made in Italy, Urso: imprese familiari elemento di forza

Roma, 5 mag. (askanews) – “Le vostre imprese familiari sono un aspetto importante, significativo, peculiare del sistema produttivo del nostro Paese, appunto le imprese familiari che nell’atto di generazioni hanno saputo mantenere e valorizzare l’identità dei loro territori e nel contempo innovarsi per saper meglio competere nel mondo”. Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, è intervenuto a Roma per l’inaugurazione della mostra “Il Made in Italy tra radici e trasformazione: le imprese familiari nei vent’anni del Premio Alberto Falck” dell’associazione Aidaf (Associazione Italiana delle Aziende Familiari) a palazzo Piacentini.

David, Mainetti: tutelare sguardo autori, non ideologizzare discorso

Roma, 5 mag. (askanews) – “Lo doveva fare, sono contento che l’abbia fatto, il discorso è stato giusto, è stato saggio dire che loro sono di passaggio mentre il cinema resta e quando si sostiene uno sguardo che abbia un’identità e una forza tale da essere riconosciuto come unico, quello resta quasi per sempre. Quindi è giusto riconoscere che bisogna tutelare gli sguardi degli autori di questa contemporaneità e non limitarci a ideologizzare il discorso e a politicizzarlo, che è la cosa peggiore che si possa fare”.

Così il regista Gabriele Mainetti, uscendo dall’incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ogni anno riceve i candidati ai David di Donatello, commentando le parole del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che, tornando sulla questione della gestione dei finanziamenti per i film, ha detto che è stato “inaccettabile” non aver finanziato il documentario sulla morte di Giulio Regeni.

Il film di Mainetti, “La città proibita”, tra le otto candidature ha ottenuto anche quella per la miglior regia. Il regista ha detto: “Sono contento, molto contento, è molto bello, fa piacere, vuol dire che ti vogliono bene nonostante tu faccia un film di genere, che ormai in Italia non si fanno più”.

Ucraina, attacco russo su Kramatorsk: 5 morti

Roma, 5 mag. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato la morte di cinque civili a Kramatorsk, in seguito ad un attacco russo.

“È in corso un’operazione di soccorso a Kramatorsk, nella regione di Donetsk, sul luogo di un attacco russo. Bombe aeree russe hanno colpito proprio il centro della città, prendendo di mira i civili”, ha spiegato su X il leader ucraino.

“Al momento si segnalano almeno 5 feriti e 5 vittime. Le mie più sincere condoglianze alle loro famiglie e ai loro cari. Purtroppo, il numero delle vittime potrebbe aumentare. Tutti i servizi di emergenza sono ora al lavoro sul posto: i soccorritori e le squadre mediche stanno assistendo la popolazione”, ha concluso il presidente ucraino.

Presentato il bilancio 2025 del Fondo Pensione Nazionale BCC/CRA

Roma, 5 mag. (askanews) – Sì è tenuta presso il Bettoja Hotel l’Assemblea Annuale dei Delegati del Fondo Pensione Nazionale per il Personale delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali ed Artigiane (BCC-CRA), dove sono stati presentati i risultati economici relativi al 2025. Segnali incoraggianti di crescita e sviluppo da parte del Fondo Nazionale, che conferma il trend positivo degli ultimi anni.

L’intervista a Osvaldo Scalvenzi, Presidente del Fondo Pensione Nazionale per il Personale delle BCC-CRA: “Il 2025 è andato molto bene, il risultato è stato oltre i 120 milioni che vengono ovviamente ripartiti sugli oltre 35 mila nostri iscritti. Siamo molto contenti di questo lavoro che abbiamo fatto e dovremmo continuare in questa direzione”.

Nel 2025 il comparto Raccolta ha registrato una performance del +2,76%, il comparto Crescita del +3,33% e il comparto Semina del +5,21%. Ad aumentare sono anche gli iscritti, che passano da 34.260 a 35.781.

Le parole di Giuseppe Longo, Direttore Generale del Fondo Pensione Nazionale per il Personale delle BCC-CRA: “Avere un veicolo che gestisce quattro subfans significa, per il Fondo, avere una reattività decisamente superiore a quella che era l’impalcatura, la struttura precedente, con effetti benefici per tutti i nostri aderenti in termini di rendimento e in termini anche di risparmio”.

Il commento di Claudio Durigon, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali:” Questo Governo sta facendo molti atti verso la prudenza complementare e capiamo che oggettivamente dal 1996 in poi la legge che pone il sistema retributivo sempre più all’angolo, il sistema invece contributivo, preferentemente sul salario pensionistico, pone oggettivamente che la prudenza complementare possa non essere più un salario differito ma anche un salario accessorio per un sistema pensionistico”.

Al centro dell’assemblea anche la creazione di una SICAV nel 2025 che ha portato risultati oltremodo positivi. Il veicolo societario lussemburghese gestisce, infatti, oltre 10.000 posizioni in portafoglio. Con un margine della gestione finanziaria a fine 2025 pari a 120.691.786 euro, e un saldo della gestione previdenziale pari a circa 66 milioni di euro, Il Fondo Pensione Nazionale si prepara ad un nuovo anno all’insegna della crescita e dello sviluppo.

Al Sistina "SereNata a Napoli", omaggio Serena Rossi alla sua città

Roma, 5 mag. (askanews) – “SereNata a Napoli” è il nome del primo spettacolo teatrale ideato e interpretato da Serena Rossi e dedicato a Napoli, che sta attraversando l’Italia e che farà tappa al Teatro Sistina di Roma da giovedì 7 a domenica 10 maggio.

Un viaggio intenso, fatto di musica e parole, per raccontare la città che l’ha cresciuta e ispirata, un invito a lasciarsi incantare da una Napoli che vive e vibra, che soffre e si innamora, che risuona di storia e di futuro.

Dalla leggenda di Partenope al canto dei vicoli, dai suoni delle feste popolari alle ninne nanne che hanno cullato generazioni, Serena Rossi dedica alla sua città una serenata piena di amore, nostalgia e ammirazione.

Lo spettacolo, che vede la regia di Maria Cristina Redini, è prodotto da Agata Produzioni e Savà Produzioni Creative.

Con Rossi un’orchestra di sei elementi, parte viva dello spettacolo, guidata dal Maestro Valeriano Chiaravalle; al violino Gennaro Desiderio, alla chitarra Gianpaolo Ferrigno, al pianoforte e clavicembalo Antonio Ottaviano, alle percussioni Michele Maione, al violoncello Matteo Parisi e alla fisarmonica e clarinetto Luca Sbardella. Ad arricchire il racconto la proiezione di immagini storiche dell’Istituto Luce e i disegni dell’illustratrice Flora Palumbo.

Meloni: girano mie foto false, deepfake strumento pericoloso

Roma, 5 mag. (askanews) – “Girano in questi giorni diverse mie foto false, generate con l’intelligenza artificiale e spacciate per vere da qualche solerte oppositore. Devo riconoscere che chi le ha realizzate, almeno nel caso in allegato, mi ha anche migliorata parecchio. Ma resta il fatto che, pur di attaccare e di inventare falsità, ormai si usa davvero qualsiasi cosa”. Lo scrive la premier Giorgia Meloni in un post su X, allegando una foto incriminata che la ritrae in un completino da notte.

“Il punto, però – sottolinea – va anche oltre me. I deepfake sono uno strumento pericoloso, perché possono ingannare, manipolare e colpire chiunque. Io posso difendermi. Molti altri no. Per questo una regola dovrebbe valere sempre: verificare prima di credere, e credere prima di condividere. Perché oggi capita a me, domani può capitare a chiunque”.

Il gemello digitale del Tevere, tecnologie al servizio dell’ambiente

Roma, 5 mag. (askanews) – Strumenti ad alta tecnologia per mappare il corso del fiume Tevere con un programma sistematico di rilievi ad altissima precisione per creare un patrimonio informativo e dettagliato senza precedenti. Il progetto, illustrato nel corso del convegno ‘Governare la complessità – digitalizzazione e strategie integrate per la gestione del distretto geografico del fiume Tevere’ organizzato dall’Università La Sapienza, si inserisce nel programma di digitalizzazione del distretto portato avanti da AUBAC, Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale. “Il Tevere è il terzo fiume italiano per lunghezza e il principale bacino idrografico dell’Italia centrale. Per noi governarlo significa sostanzialmente tre cose: La prima è curarne gli aspetti legati al rischio alluvionale. Il secondo riguarda la sua capacità di portare acqua, la terza riguarda poi l’inserimento nel territorio e quindi la possibilità di fruirne per tutti i cittadini. Per fare questo stiamo lavorando su più fronti, chiaramente sfruttando tutte le leve tecnologiche a disposizione. Un Digital Twin di elevatissima precisione che ci consente di ricostruire interamente il modello del fiume in modo digitale, unire sensori che ci forniscono dati puntuali sui valori di temperatura dell’acqua, di quelli idrometrici, condizioni atmosferiche, inquinamento e quindi tenerlo monitorato lungo tutto il suo percorso fino addirittura a un progetto che è quello di arrivare a una balneabilità del Tevere”.

Il progetto è tra le esperienze più avanzate in Italia di applicazione delle tecnologie digitali a un grande corso d’acqua urbano al servizio di prevenzione, monitoraggio e pianificazione. “Il governo del territorio oggi anche di fronte al cambiamento del clima richiede strumenti nuovi di gestione di pianificazione. Bisogna tenere sotto controllo un’enorme quantità di dati. Noi questo lo stiamo facendo attraverso il gemello digitale del nostro distretto, un progetto che è partito tre anni fa e che racchiude tutte le informazioni che noi generiamo, ma anche quelle che ai nostri partner istituzionali piuttosto che imprese sul territorio ci forniscono. Il risultato è una replica digitale che ci consente di prevedere e anticipare le possibili criticità. Questo modello lo stiamo poi dettagliando in determinate aree, una di queste è proprio il Tevere, dove stiamo svolgendo rilievi di altissima precisione fatti con droni fatti con cani robot, fatti anche con strumentazione a terra e anche in alveo”.

Una mole di dati a disposizione per progettare strategie ed eventualmente rimedi. “I risultati che adesso stiamo tirando fuori riguardano innanzitutto il comportamento della portata del Tevere lungo l’anno che nel tempo purtroppo ha cambiato il suo modo di essere e abbiamo un fiume molto più torrentizio che durante l’estate perde gran parte della sua portata e questo porta in foce delle conseguenze importanti la prima delle quali il cuneo salino, quindi abbiamo una risalita dal mare del sale che è arrivata quasi a 10 km dalla foce, quindi dalla dal mare e questo sta portando grandi problematiche sull’irrigazione dei campi quindi questi dati ci servono proprio per capire i comportamenti e mettere in campo azioni efficaci”.

La natura morta come primo gesto: Picasso, Morandi e Parmiggiani

Venezia, 5 mag. (askanews) – Tre artisti, tre approcci diversi, ma in qualche modo collegati, al tema della natura morta. La Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia ospita la mostra “Picasso, Morandi, Parmiggiani. Still Lifes”, che attiva un dialogo articolato tra due grandi figure del Novecento e la pratica di un artista a noi più vicino ed estremamente intenso come Claudio Parmiggiani. La mostra è organizzata da Tornabuoni Art, con la partecipazione del Musée national Picasso di Parigi, la cui presidente, Cécile Debray, è anche la curatrice dell’esposizione.

“Abbiamo voluto presentare una sorta di dialogo poetico tra i lavori di due grandi artisti come Picasso e Morandi, che hanno lavorato negli stessi periodi e hanno condiviso la stessa scena culturale in un certo senso – ha spiegato ad askanews -. A loro si aggiunge Parmiggiani, un artista contemporaneo e in questo modo abbiamo cercato di costruire una conversazione sul tema della rappresentazione pittorica, attraverso la natura morta, che è un genere molto antico, fondato alle origini mitologiche dell’arte, ma è anche la relazione più semplice tra l’artista e i suoi temi, tanto da dire che per ogni pittore la natura morta è il suo primo gesto artistico”.

In mostra opere importanti sia di Morandi sia di Picasso a cui i lavori di Parmiggiani, che spesso escono dalla dimensione della tela e diventano tridimensionali, offrono un’ulteriore possibilità di allargamento dello spazio narrativo. La sensazione è quella di un percorso che è anche meditativo e porta il visitatore a riconsiderare l’idea della natura morta. Che qui diventa presente, evocativa e carica di significanti.

Novara porta a teatro mondo genitori-figli: Non mi somiglia per niente

Roma, 5 mag. (askanews) – “Avete mai notato che quando si parla di educazione si assume subito un tono serioso, quasi malinconico, come se dovessimo autoflagellarci? Così diventa difficile affrontare il tema, perché sembra sempre una questione pesante”: lo afferma Daniele Novara, pedagogista autore di best seller e direttore del CPP, che arriva a teatro con “Non mi somiglia per niente – come rovinare i figli in 10 mosse”, in scena il 15 maggio a Brescia (Teatro Santa Giulia) e il 26 maggio a Torino (Teatro Gioiello).

“Io invece trovo che educare sia appassionante. Vedere i figli crescere, provare a fare le mosse giuste, sorridere dei nostri errori, delle fragilità, delle fatiche. Tutto questo è vita vissuta. Educare è avventura, libertà, crescita, coraggio”, ha aggiunto.

“Ho deciso di portare in teatro il mondo dei genitori. Un mondo che conosco molto bene, perché da trent’anni li incontro, li ascolto, condivido con loro fatiche e domande. E ogni volta mi accorgo di una cosa: le loro storie sono fantastiche, bellissime. Come le loro inquietudini e i loro tentativi, nel desiderio profondo di fare del proprio meglio”, ha ricordato Novara.

“Non porto regole o lezioni in teatro. Porto le vostre storie. Perché è da lì che si impara davvero, dalla vita raccontata, condivisa, attraversata insieme”, ha sottolineato.

“Educare significa anche sdrammatizzare, respirare, lasciare spazio. Non serve fare tutto giusto. Serve stare dentro a un percorso umano, pieno di vita, con tutti i suoi inciampi. Ogni età porta con sé qualcosa di unico: la meraviglia dei bambini piccoli, le scosse dell’adolescenza, i bisogni dei figli che non coincidono mai con i nostri. Ed è proprio questo che ci spiazza, ci mette alla prova, ci costringe a cercare strade nuove”, ha concluso il pedagogista, pronto per il debutto teatrale, ribadendo che lo spettacolo nasce per attraversare queste storie partendo da un sorriso, anzi da una risata, perché si può ridere, e anche molto, parlando di educazione.

Le prevendite dello spettacolo sono disponibili su TicketOne e nei punti vendita e circuiti locali.

Nuovo brano per le Bambole di Pezza: si intitola "Porno"

Milano, 5 mag. (askanews) – Nuovo brano per le Bambole di Pezza: si intitola “Porno” il singolo in arrivo l’8 maggio per Emi Records/Universal Music, inedito che conferma l’attitudine diretta e senza filtri della band, tra le voci più riconoscibili della scena rock italiana contemporanea. Il lancio arriva a pochi giorni dalla partecipazione al Concerto del Primo Maggio di Roma, dove il gruppo ha infiammato Piazza San Giovanni, raccogliendo consensi e una forte risposta del pubblico, sempre più legato ai temi di empowerment e autodeterminazione portati avanti dal progetto. “Porno” mette al centro una prospettiva chiara e rivendicata: è la donna a scegliere per sé, anche sul piano affettivo e sessuale, sottraendosi a dinamiche imposte o aspettative esterne, e rifiutando il ruolo di interprete dei desideri altrui, tanto nelle forme più esplicite quanto in quelle più sottili e mascherate. Nel testo, non manca un riferimento pop (“Miglior attore / Timothée Chalamet”) che rafforza il tono sarcastico e contemporaneo del pezzo. Il singolo prosegue il percorso artistico delle Bambole di Pezza, da sempre impegnate a decostruire stereotipi di genere e narrazioni convenzionali attraverso una scrittura esplicita e identitaria. “Porno” sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali dall’8 maggio. Intanto prosegue il loro ritorno live nei club con il “Club Tour 2026”, che sta riportando la band sui palchi italiani in una dimensione diretta e viscerale. Dopo le prime date di aprile, il tour entra nel vivo con gli appuntamenti del 6 maggio a Bologna (Estragon), il 7 maggio a Roma (Atlantico) e il 9 maggio a Napoli (Casa della Musica), tappa conclusiva del tour. Ulteriori informazioni su biglietti e aggiornamenti sono disponibili sui canali ufficiali della band e su www.friendsandpartners.it.

David, Martone: le parole di Giuli? Dopo gli orali ci sono gli scritti

Roma, 5 mag. (askanews) – Come a scuola “ci sono gli orali e gli scritti, andiamo agli scritti”. Così il regista Mario Martone ha commentato le parole del ministro della Cultura Alessandro Giuli, dopo l’incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ogni anno riceve i candidati dei David di Donatello.

La cerimonia di premiazione della 71esima edizione si tiene il 6 maggio, trasmessa in diretta, in prima serata su Rai 1, dagli studi di Cinecittà, condotta da Flavio Insinna e Bianca Balti. Sono attese proteste delle maestranze per la situazione del cinema italiano.

“Penso che domani ci sarà chi protesterà fuori, chi protesta ha tutto il diritto di protestare – ha aggiunto Martone – ci sono tutte le ottime ragioni per protestare, gli argomenti sono tutti sul tappeto, li conosciamo tutti, non c’è niente da nascondere. Così è. È bene che ci si confronti, è bene che di sentire che le cose si muovono e, come dicevo prima, dopo gli orali, gli scritti. Vediamo”.

Tedua sta per tornare con il nuovo mixtape "Ryan Ted"

Milano, 5 mag. (askanews) – A 10 anni di distanza dall’uscita del primo mixtape, “Aspettando Orange County”, Tedua sta per tornare con “Ryan Ted”, il suo nuovo mixtape in uscita il 22 maggio e in pre-order da domani alle 14.00!

L’album sarà disponibile in pre-order nei formati CD e LP. L’artwork della copertina è di Marco Giacobbe.

“Ryan Ted” è un vero e proprio ritorno alle origini per Tedua, che riabbraccia quelle sonorità e scrittura che hanno fatto innamorare i primi fan, con quell’estetica ispirata al mondo della serie tv The O.C., ma filtrata attraverso le sue esperienze personali. È così che l’immaginario diventa crudo e diretto, senza compromessi e con una scrittura particolarmente incisiva e priva di sovrastrutture.

Il mixtape è stato anticipato dal singolo “Chuniri” (prodotto da SHUNE), di cui è online il video, diretto da Simone Mariano & Bogdan “Chilldays” Plakov per Borotalco.tv e girato tra Los Angeles e l’Italia, che sul finale vede Tedua dirigersi in macchina a tutta velocità verso lo Stadio San Siro di Milano.

Infatti, l’artista dei record, che ha all’attivo 79 certificazioni platino, 39 d’oro e 3 miliardi di stream globali, il 24 giugno 2026 terrà il suo primo live allo Stadio G. Meazza di Milano. Un evento unico, che arriva come una vera e propria consacrazione di quei 10 anni di carriera iniziati con la pubblicazione di “Aspettando Orange County”.

Biglietti disponibili su livenation.it

Con 79 platini, 39 ori e 3 miliardi di stream globali in carriera, Tedua è ormai considerato un trendsetter della scena ed è tra i nomi più affermati del panorama italiano. Il suo ultimo progetto “La Divina Commedia”, certificato 7 volte platino, è stato uno degli album più venduti del 2023. Il suo ultimo tour tutto sold out nei palasport ha registrato oltre 100.000 biglietti venduti.

RTL 102.5 è la radio partner di “San Siro Tedua”.

David, Procacci: governo è stato ostile, ma penso si possa cambiare

Roma, 5 mag. (askanews) – “C’è un po’ di rabbia, c’è tanto malcontento, ho sentito dei dati sull’occupazione impressionanti, quanto sia calata in questi ultimi anni. C’è stato un atteggiamento da parte di questo governo, che poi si è esplicitato nei primi tempi del mandato del ministro Sangiuliano, molto ostile, conflittuale, quasi punitivo”. Così il produttore cinematografico Domenico Procacci all’uscita dall’incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ogni anno riceve i candidati dei David di Donatello. Una edizione caratterizzata dagli appelli del settore alle istituzioni perché intervengano in un momento complicato per l’industria.

“Io vengo considerato uno, diciamo, di una certa parte politica, ma quanti film alla fine politici ho fatto? Ne ho fatti 100, quanti ne saranno? Due, Tre? Diaz? Partigiano Johnny?, Beppe Fenoglio certo non era un comunista – ha continuato Procacci – Alla fine noi facciamo il nostro lavoro e cerchiamo di farlo meglio possibile. Invece c’è stato proprio un atteggiamento molto ostile, ripeto, quasi punitivo”.

“Penso che questa cosa possa cambiare – ha concluso – penso che debba cambiare per il bene di tutti, per il bene soprattutto di chi è molto arrabbiato perché ha meno lavoro, il settore sta vivendo un momento estremamente complicato certo le parole sono quelle giuste ora aspettiamo che a queste parole seguano i fatti”.

Durante la cerimonia al Quirinale è intervenuto anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli, tornando sulla questione della gestione dei finanziamenti e in particolare su quelli mancati per il documentario sulla morte di Giulio Regeni, che vede fra i produttori proprio Procacci. “Negli ultimi anni abbiamo assistito a paradossi, a incomprensioni e, ammettiamolo, a errori dei quali sono io il primo a dolermi”, ha detto Giuli. “Alcuni film hanno ottenuto finanziamenti pubblici immeritati, sia su base automatica, sia su base selettiva. Altri, pur meritandoli, non li hanno avuti. Valga su tutti l’inaccettabile caduta sul docufilm ‘Tutto il male del mondo’, dedicato a Giulio Regeni, alla cui memoria vanno il mio pensiero accurato e la promessa, già in parte mantenuta, di mettere ordine e un sovrappiù di coscienza morale, laddove hanno prevalso invece l’opacità e l’imperizia”, ha aggiunto, citando il documentario che dal 20 maggio sarà su Sky Documentaries e in streaming su Now.

La cerimonia di premiazione della 71esima edizione dei David si tiene il 6 maggio, trasmessa in diretta, in prima serata su Rai 1, dagli studi di Cinecittà, condotta da Flavio Insinna e Bianca Balti.

In arrivo il nuovo brano dei Pinguini Tattici Nucleari

Milano, 5 mag. (askanews) – Sorry Scusa Lo Siento è il nuovo singolo dei Pinguini tattici nucleari in uscita il 15 maggio (Epic/Sony Music Italy) e già in presave.

Il nuovo brano inedito viene annunciato dopo una serie indizi che hanno fatto pensare ad un ritorno della band: cartelloni con la scritta “Scusa” a Milano, “Sorry” a Londra e “Lo siento” a Madrid e una cappelino con la scritta del titolo indossata da Riccardo sul palco del Concertone del Primo Maggio a Roma.

Sorry Scusa Lo Siento è una canzone estiva anomala, una favola gotica che si muove tra amore, fantasmi e xenoglossia. Più in generale, affronta il tema dell’incomunicabilità nei rapporti.

“Il brano racconta una storia vestita di mistero e urbex, passione che abbiamo coltivato negli ultimi tempi e che consiste nell’esplorazione di strutture abbandonate e fatiscenti come ville o fabbriche. La nostra intenzione è di vivere l’estate con delle atmosfere diverse rispetto al solito, perché l’estate non sia solo ombrelloni, mare e drink in spiaggia.” – racconta Riccardo Zanotti.

Sorry Scusa Lo Siento arriva dopo il successo dell’anno precedente dell’album “Hello World” che, uscito nel 2024 conquistando in una sola settimana il DISCO D’ORO, ha raggiunto il TERZO disco di Platino, posizionandosi nel 2025 nella top 10 degli album più venduti dell’anno (rispettivamente alla settima posizione) con 4 singoli in top 100 e confermando ancora di più i PINGUINI TATTICI NUCLEARI come la band più importante nel panorama musicale italiano con all’attivo 86 Platini e 11 ori.

Nel 2025 i Pinguini sono stati fra gli artisti con più album contemporaneamente in classifica settimanale, con fino a 5 album presenti nella Top 100 nella stessa settimana.

Anche nelle radio italiane i Pinguini Tattici Nucleari si sono affermati come uno dei gruppi più ascoltati, con tutti i singoli tratti dall’album “Hello Word” arrivati al primo posto nelle classifiche di airplay e i tre brani “Bottiglie Vuote”, “Amaro” e “Islanda” presenti nella top100 nella classifica annuale radiofonica dei brani più trasmessi (fonte EarOne).

C’è già molta attesa per i TOUR STADI 2027 con cui la band tornerà a calcare i palchi dei principali stadi italiani la prossima estate per la terza volta.

I biglietti sono già disponibili su Ticketone.it e nei punti vendita abituali.

Galles, le elezioni che fanno tremare Starmer

Roma, 5 mag. (askanews) – Il 7 maggio 2026, i 2,3 milioni di elettori gallesi si recheranno alle urne per eleggere il loro parlamento regionale, il Senedd, in quelle che si preannunciano come una delle elezioni più sensazionali nella storia politica della nazione celtica. Per la prima volta, in oltre un secolo, esatammete dal 1923, il Partito Laburista gallese potrebbe essere spazzato via dal potere a favore del partito indipendentista di sinistra Plaid Cymru, o Reform UK, il movimento nazional-populista di Nigel Farage che gli ultimi sondaggi mostrano testa a testa.

Inoltre è fondamentale segnalare la recente legge di riforma del Senedd, approvata nel maggio 2024, che aumenta il numero dei membri del Parlamento gallese da 60 a 96. L’obiettivo è di fornire al Senedd gli strumenti per esercitare i propri poteri in modo più completo, in un contesto in cui il Galles ha un potere significativamente inferiore rispetto alla vicina Scozia. Il partito indipendentista Plaid Cymru chiede da tempo un maggiore trasferimento di poteri.

L’ultimo sondaggio YouGov, pubblicato il 22 aprile 2026 prevede per il Partito Laburista solo il 13% dei voti, un calo di 23 punti rispetto al 2021. Per quanto riguarda i seggi, 37 sono previsti per Reform UK, 36 per Plaid Cymru, ma solo 12 per il Partito Laburista gallese. Una vasta area del Paese rientrerebbe in una zona in cui il partito di Eluned Morgan, la premier laburista uscente, non avrebbe alcun rappresentante eletto.

Plaid Cymru – il Partito Gallese nazionalista di sinistra fondato nel 1925 – sta cercando di capitalizzare sul calo del Labour. Sotto la guida di Rhun ap Iorwerth, diventato leader del partito nel giugno 2023, Plaid Cymru si è collocato su posizioni più moderate. Rhun ap Iorwerth ha esplicitamente escluso qualsiasi referendum per un primo mandato, pur mantenendo l’indipendenza come “obiettivo a lungo termine”.

L’altra grande forza emergente è Reform UK, il movimento di Nigel Farage che con 37 seggi su 96, diventerebbero la principale forza politica nel nuovo Senedd. Alla sua guida c’è Dan Thomas, un ex consigliere conservatore di Londra. I Conservatori gallesi potrebbero essere gli altri grandi sconfitti con soli 3 seggi, rispetto ai 26 del precedente parlamento mentre i Liberal Democratici potrebbero ridursi a un solo seggio.

Dai sondaggi emerge però la certezza che nessun partito dovrebbe ottenere la maggioranza assoluta di 49 seggi necessaria per governare da solo. La coalizione più papabile è quella fra Plaid Cymru-Laburisti-Verdi, seguita da una coalizione più ristretta tra Plaid Cymru e il Partito laburista.Anche se Rhun ap Iorwerth ha espresso la sua preferenza per un governo di minoranza monocolore.

La posta in gioco delle elezioni gallese va ben oltre i confini della nazione celtica. Se Plaid Cymru riuscisse a formare un governo, invierebbe un segnale forte a tutti i movimenti indipendentisti britannici, e soprattutto al Partito Nazionale Scozzese (SNP), che si presenta anch’esso agli elettori scozzesi lo stesso giorno. Gli indipendentisti potrebbero trovarsi, per la prima volta, nella posizione di governare simultaneamente a Edimburgo e Cardiff, mettendo il governo Starmer in una situazione estremamente delicata minacciando direttamente la leadership del premier.

Così come anche una vittoria di Reform UK – o anche solo la conquista del maggior numero di seggi – rappresenterebbe un monito grave per il Labour britannico e il suo leader.

Apre la Biennale, il peso della politica e il tentativo dell’arte

Venezia, 5 mag. (askanews) – Piove, dopo giorni di sole, sulla prima giornata di pre apertura della Biennale Arte 2026, “In minor keys”, progettata da Koyo Kouoh e realizzata poi da un team curatoriale di suoi assistenti. Piove ed è probabilmente giusto così, sia per un tributo di malinconia alla curatrice scomparsa improvvisamente un anno fa, lei che è stata la prima donna africana chiamata come direttrice della Biennale, sia per il clima di polemiche feroci che ha accompagnato la gestazione della manifestazione, legate principalmente alla decisione del presidente della Fondazione della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, di riaprire alla partecipazione della Russia con il proprio padiglione nazionale, che era chiuso dall’inizio della guerra in Ucraina. Il ministro della Cultura e con lei tutto il governo, con la premier Meloni, si sono schierati contro questa scelta, ma Buttafuoco, che è stato scelto da questa maggioranza, non ha mai cambiato idea. Oggi il padiglione della Russia ha aperto, ha ospitato delle performance e delle opere video, oltre che molti fiori. Quando la Biennale aprirà effettivamente al pubblico non sarà più possibile entrare all’interno, ma le opere video presenti saranno comunque visibili dall’esterno, attraverso le vetrate. Altri nodi complessi hanno riguardato la presenza di Israele, con un suo padiglione, ma anche quella degli Stati Uniti, accusati anch’essi di violenze di guerra. E l’Iran, alla fine, ha scelto di non partecipare.

Una Biennale da mondo in conflitto, insomma, che negli ultimi giorni ha vissuto anche il trauma delle dimissioni dell’intera giuria e ha dovuto annullare la cerimonia di premiazione del 9 maggio per spostarla a novembre, all’ultimo giorno di apertura al pubblico, quando verranno assegnati i Leoni dei visitatori, sulla base proprio dei voti del pubblico. Piove, si diceva, e viene da pensare che, in effetti, non poteva essere altrimenti.

Eppure la Biennale va avanti e ci appella allo spirito fondativo dell’istituzione veneziana “basato sull’apertura, sul dialogo e sul rifiuto di ogni forma di chiusura e censura. La Biennale vuole e si conferma luogo della tregua in nome dell’arte, della cultura e della libertà artistica”. Questo il presupposto su cui Buttafuoco ha costruito il progetto, questa la postura con la quale oggi si aprono gli spazi dell’Arsenale e dei Giardini, anche se di arte fino a ora non si è praticamente mai parlato.

Eppure “In minor keys” è una Biennale che fa quello che una mostra di questo tipo dovrebbe fare, ossia guarda alle manifestazioni più vive del sistema dell’arte, accoglie territori, fisici e mentali, che a lungo sono stati esclusi da un discorso occidentale-centrico, guarda alla pratiche che ragionano concretamente sul presente e, ancora più nello specifico, riflette su parole come speranza, spiritualità, futuro. Nell’andare lontanissimo, e lo sappiamo, uno dei temi di polemica è stata anche l’assenza di artisti italiani dalla mostra internazionale, i protagonisti scelti da Koyo Kouoh parlano di comunità, agricoltura, bisogni reali così come di storia, di schiavismo e oppressione, di libertà e cambiamento, di metodi per de-colonizzare il pensiero. Nell’andare lontanissimo tornano, in fondo, alle radici dell’umano, al senso di fare arte, certo, ma anche solo di essere abitanti di questo pianeta terra. “Portami dove sono già stata”, diceva la poetessa Anna Toscano: la sensazione è che questa Biennale, utilizzando linguaggi diversissimi, compia esattamente questo percorso: aprire spazi che sono riferiti a un “noi”, attraverso pratiche e opere d’arte che arrivano da culture “loro”, che la storia ha tenuto a lungo “in tono minore”, ma che sono parte della condizione umana che riguarda tutti, a prescindere dalle geografie. Luoghi dove siamo già stati, ma che forse possiamo guardare con una prospettiva diversa.

Ci sono artisti che utilizzano la struttura della seduta spiritica, altri che creano vestiti rituali e propiziatori; ci sono film che raccontano la storia di un Robin Hood africano e alberi d’ulivo che ruotano sulla loro base; c’è tanta pittura, soprattutto nel rinnovato Padiglione centrale, e ci sono tante grandi installazioni all’Arsenale, che utilizzano la scienza e la tecnologia, ma che guardano come primo soggetto all’essere umano. C’è perfino una vera fattoria, dove si coltiva con i principi di una agricoltura sociale e partecipativa e ci sono opere colossali che vogliono dire una sola cosa: amicizia. Ci sono sculture dedicate ai capelli e divinità femminili che si apprestano a riemergere dalla laguna, ci sono vasi fatti con la terra che conteneva il sangue degli schiavi e progetti sui mercati di seconda mano in Africa o che hanno una forte componente scientifica. A qualcuno non piacerà, qualcun’altro dirà, come sempre, “già visto”, altri ancora sentiranno il senso di novità e di freschezza che, in un modo cupo, questa Biennale cerca, faticosamente, di portare. Dopo mesi di silenzio sarebbe bello se si cominciasse a ragionare su quello che “In minor keys” propone, a prescindere dalle scelte politiche che stanno dietro l’esposizione. “Questa mostra – ci hanno spiegato dal team curtoriale – vuole e deve avere un’anima e vuole entrare in contatto reale con i visitatori, anche a livello di sentimenti”. Partire da questo sarebbe già un grande risultato, oggi. (Leonardo Merlini)

M5S, Conte tornato a casa dopo l’intervento: sto molto bene

Roma, 5 mag. (askanews) – “Tornato finalmente a casa. A tutti voi, che mi avete inondato di messaggi di affetto, voglio dire che l’intervento è perfettamente riuscito, sto molto bene, ora ovviamente c’è solo da rimettersi in piena forma dopo questa settimana di stop. Ringrazio il personale medico e sanitario per l’accurata assistenza”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, a una settimana dall’intervento chirurgico che lo ha costretto a uno stop forzato dell’attività politica.

“Con tutto il M5S – ha aggiunto – sono a lavoro in queste ore perché si entra nel momento cruciale per l’organizzazione delle due giornate di Nova del 16 e 17 maggio: ‘100 spazi aperti per la democrazia’. È lì che con tutti voi inizieremo a dare forma concreta al programma per cambiare l’Italia”.

“Le notizie di questi giorni su stipendi e rincari confermano che c’è bisogno di tutta la vostra passione e del vostro contributo di idee per cambiare in meglio la vita delle persone in questo periodo così complicato. Insieme”, ha concluso l’ex premier.

Schlein: da Trump attacco inaccettabile al papa, da bullo arrogante

Roma, 5 mag. (askanews) – Le parole di Donald Trump contro il pontefice “non sono solo falsità ma un attacco grave e senza precedenti da un capo di Stato al papa”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando a ‘Tagadà’ su La7.

“Non era mai accaduto nella storia, non posso che ribadire la nostra solidarietà a papa Leone, che predica la pace”, ha aggiunto.

Ha detto ancora la leader Pd: “Trump si comporta in modo inaccettabile, un bullo prepotente che non accetta alcuna idea diversa dalla sua”.

Crans Montana, su conti ospedali Parmelin conferma a Mattarella stop fatture

Roma, 5 mag. (askanews) – Nell’incontro di oggi al Quirinale tra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente della confederazione svizzera Guy Parmelin, quest’ultimo ha confermato quanto detto ieri alla presidente del Consiglio, cioè che non verranno più inviate alle famiglie italiane i conti degli ospedali svizzeri dopo la strage di Crans Montana.

Nel colloquio è stata fatta anche una analisi della situazione internazionale con l’impegno comune a promuovere politiche di pace e di mediazione.

Parolin: Trump? Il Papa va avanti per la sua strada e predica la pace

Roma, 5 mag. (askanews) – “Il Papa va avanti per la sua strada, nel senso di predicare il Vangelo, di predicare la pace, come direbbe San Paolo, ‘opportune et importune'”. È quanto ha affermato il cardinale segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, come riferiscono i media vaticani, a margine delle celebrazioni a San Giovanni Rotondo per i 70 anni di Casa Sollievo della Sofferenza, l’ospedale di San Giovanni Rotondo, rispondendo alle domande dei giornalisti su “un altro attacco” da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump contro Leone XIV, a due giorni dall’udienza in Vaticano del segretario di Stato Usa Marco Rubio.

“Anche di fronte a questi nuovi attacchi io non so se il Papa avrà occasione di rispondere perché in quell’occasione – ha aggiunto Parolin in riferimento alle risposte di Leone in aereo lo scorso 13 aprile, giorno della partenza verso l’Africa – c’era l’incontro coi giornalisti. Ma la linea rimane quella”.

“Il Papa ha già risposto, io non aggiungerei nulla”, ha affermato ancora il segretario di Stato, sottolineando come la risposta di Leone XIV sia stata “una risposta molto, molto cristiana dicendo che lui sta facendo quello che il suo ruolo esige e cioè di predicare la pace. Che questo possa piacere o non possa piacere, è un discorso: capiamo che non tutti sono sulla stessa linea. Però quella è la risposta del Papa”, ha concluso Parolin secondo quanto riportano i media vaticani.

David, Valeria Golino: discorso Giuli di ottimo auspicio

Roma, 5 mag. (askanews) – Il discorso del ministro della Cultura Alessandro Giuli è stato “di ottimo auspicio”. Lo ha detto l’attrice Valeria Golino all’uscita dall’incontro al Quirinale per il consueto incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ogni anno riceve i candidati dei David di Donatello.

“Un bellissimo discorso, molto bello, sia del presidente Mattarella sia della nostra presidente”, ha aggiunto riferendosi a Piera Detassis, alla guida della Fondazione Accademia del Cinema Italiano e presidente della giuria dei David.

La cerimonia di premiazione della 71esima edizione si tiene il 6 maggio, trasmessa in diretta, in prima serata su Rai 1, dagli studi di Cinecittà, condotta da Flavio Insinna e Bianca Balti.

Marina Abramovic a Venezia con l’esperienza di “Transforming Energy”

Venezia, 5 mag. (askanews) – Marina Abramovic, grande madre dell’arte performativa, è la prima artista donna vivente che entra da protagonista alle Gallerie dell’Accademia di Venezia: a lei è dedicata la mostra “Marina Abramovic: Transforming Energy”, fino al 19 ottobre 2026. In occasione dell’80esimo compleanno della grande artista serba, vincitrice del Leone d’oro alla Biennale del 1997 con “Balkan Baroque”, le Gallerie la celebrano con l’esposizione curata da Shai Baitel che si sviluppa sia nelle gallerie della collezione permanente del museo che negli spazi per le esposizioni temporanee.

Marina Abramovic ha raccontato: “La mia storia con Venezia è iniziata molto tempo fa. Avevo 14 anni e venni qui con mia madre in treno, da Belgrado. Mi ricordo che quando posai la mia valigia alla stazione e vidi per la prima volta la città cominciai a piangere a dirotto, sopraffatta dalla bellezza. Era un posto così diverso dalla Yugoslavia comunista. Ora, essere qui, per me è un onore incredibile”.

In una sala delle Gallerie è stata riallestita la performance con cui vinse il Leone d’oro ma “Transforming Energy” è soprattutto frutto della sua decennale ricerca sulla resistenza, la vulnerabilità, la trasformazione e punta al coinvolgimento diretto del pubblico, che diventa protagonista dell’esperienza e della performance. I visitatori sono invitati a sperimentare una serie di “Transitory Objects” interattivi: indossano cuffie che li isolano dai rumori esterni, si sdraiano su letti di pietra o si siedono su sedie incorporate con cristalli, stazionano nelle grandi porte che convogliano le energie dei cristalli, o aprono e chiudono lentamente una porta, per liberare la mente. Il contatto diretto con quarzi, ametista e altri elementi naturali pone il corpo del visitatore al centro dell’opera. La mostra invita non solo ad osservare ma a partecipare e ascoltare la possibilità di un cambiamento interiore. Mentre su piccoli schermi un avatar di Marina mostra come interagire con l’opera.

“Normalmente io eseguo le performance e le persone la guardano, ma ho capito che il pubblico deve far parte di tutto questo, per avere la sua esperienza, individuale. – ha detto l’artista – La sola cosa importante è darsi del tempo: tutti corriamo, a volte facciamo foto prima ancora di sperimentare una cosa. Qui, se voi mi darete del tempo io vi restituirò un’esperienza”.

David, Bianca Balti: essere qua è un grandissimo dono

Roma, 5 mag. (askanews) – “È stato tutto bellissimo, non è il mio mestiere quello del cinema, per cui essere qua per me è come un grandissimo dono e veramente una grande emozione, sia stare al cospetto del Presidente della Repubblica che a tutti questi grandi del cinema”. Così Bianca Balti, presentatrice della serata dei David di Donatello insieme con Flavio Insinna, uscendo dal Quirinale dopo il consueto incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ogni anno riceve i candidati dei David di Donatello. La cerimonia di premiazione della 71esima edizione si tiene il 6 maggio, trasmessa in diretta, in prima serata su Rai 1, dagli studi di Cinecittà.

“Ero lontana, mannaggia – ha detto poi sorridendo commentando il discorso del presidente della Repubblica – Avrò un’altra occasione per dare una stretta di mano col presidente.