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Poste lancia Opas totalitaria su Telecom Italia

Milano, 22 mar. (askanews) – Poste Italiane annuncia di aver assunto in data 22 marzo 2026 la decisione di promuovere un’offerta pubblica di acquisto e scambio totalitaria volontaria ai sensi e per gli effetti degli articoli 102 e 106, comma 4, del TUF, avente a oggetto la totalità delle azioni ordinarie di Telecom Italia ammesse alla negoziazione su Euronext Milan, mercato regolamentato organizzato e gestito da Borsa Italiana, ivi incluse le azioni proprie detenute dall’Emittente e le azioni di Tim che potrebbero essere eventualmente emesse – entro la fine del periodo di adesione all’Offerta – nell’ambito dei piani di compensi in essere basati su strumenti finanziari. Lo si legge in una nota di Poste Italiane.

Referendum, l’affluenza alle 19 sfiora il 39% (nel 2020 fu del 29,68%)

Roma, 22 mar. (askanews) – Alle ore 19, per il referendum sulla separazione delle carriere, ha votato il 38,90% degli aventi diritto. Si tratta del dato definitivo diffuso dal Viminale (61.533 sezioni su 61.533), tramite la piattaforma Eligendo. Secondo i dati del ministero dell’Interno, al referendum costituzionale del 2020, sulla riduzione del numero dei parlamentari, l’affluenza alle ore 19 era stata del 29,68%. Il prossimo dato verrà diffuso intorno alle ore 23, dopo la chiusura di stasera dei seggi che riapriranno domani mattina alle 7.

MotoGP, Bezzecchi trionfa in Brasile e vola in testa

Roma, 22 mar. (askanews) – Marco Bezzecchi domina il Gran Premio del Brasile e conquista vittoria e leadership del Mondiale. Sul circuito di Goiânia il pilota Aprilia prende il comando sin dalla prima curva e non lo lascia più, gestendo con autorità fino alla bandiera a scacchi. Per il pilota riminese quarta vittoria consecutiva a cavallo del mondiale 2025 e 2026.

Alle sue spalle Jorge Martin completa la doppietta della casa di Noale con una gara solida e senza errori, mentre Fabio Di Giannantonio sale sul podio al termine di un acceso duello finale con Marc Márquez, quarto al traguardo. Completano la top ten Ogura, Alex Márquez e Pedro Acosta.

La gara, accorciata a 23 giri per problemi di degrado dell’asfalto, si accende anche per le cadute: fuori Francesco Bagnaia e Joan Mir, con il pilota Ducati scivolato nella seconda metà di corsa mentre era in rimonta.

Bezzecchi costruisce il successo giro dopo giro, mantenendo un margine di sicurezza su Martin e risultando imprendibile per tutto il gruppo. Nel finale Di Giannantonio resiste al ritorno di Márquez consolidando il terzo posto.

Padel: Lucia Sainz trionfa al FIP Silver di Parma, Orsi ko in finale

Roma, 22 mar. (askanews) – È Lucia Sainz a conquistare il Fip Silver Mediolanum Padel Cup di Parma. La fuoriclasse spagnola ex numero uno del mondo – si legge in una nota – in coppia con la giovane Raquel Eugenio, supera in finale la numero uno italiana Carolina Orsi e Letizia Manquillo con il punteggio di 7-5 6-1, al termine di un match combattuto soprattutto nel primo set.

Orsi, sostenuta dal pubblico di casa, aveva accarezzato il sogno dopo un avvio brillante, arrivando a servire per il set sul 5-4. La reazione della coppia spagnola, però, ha cambiato l’incontro: controbreak decisivo e dominio fino al successo finale. “Voglio giocare ancora a lungo, mi diverto e amo questo sport”, le parole di Sainz, che ha ringraziato il pubblico di Parma. Dall’altra parte Orsi: “Avrei voluto regalarvi la vittoria, ma resta la soddisfazione di un torneo positivo”.

Nel tabellone maschile, prosegue la nota, secondo titolo stagionale per Ignacio Vilarino e Mario Del Castillo, che battono in tre set la coppia formata da Pedro Perry e Ramiro Pereyra. Dopo il 6-4 iniziale, la coppia favorita subisce il ritorno degli avversari (7-5), chiudendo poi il terzo set 6-3. “Non è stato facile, il campo era veloce e gli avversari molto abili, ma siamo felicissimi”, il commento dei vincitori.

Spazio anche allo spettacolo fuori dal circuito professionistico con la “Vip ProAm Exhibition”, che ha visto protagonisti Alessio Tacchinardi, Mark Iuliano, Nicola Amoruso e Alessandro Melli. Nella prima sfida successo di Tacchinardi-Iuliano su Melli-Amoruso (6-4), mentre nella rivincita, con l’ingresso di Stefano Morrone, vittoria al super tie-break proprio di Morrone in coppia con Amoruso (7-5).

L’ultimo saluto della Lega a Umberto Bossi sul prato di Pontida

Pontida (Bg), 22 mar. (askanews) – Si è fermato ancora per qualche minuto, il feretro di Umberto Bossi, davanti al prato di Pontida. Dalla abbazia di San Giacomo, la bara del fondatore della Lega è stata portata in corteo fino al luogo del giuramento contro il Barbarossa. Lì di nuovo la musica delle cornamuse e i cori dei militanti: “Secessione”, “Padania libera”, tra i fumogeni verdi.

Il presidente del Libano: Israele ha bombardato strade e ponti, escalation preludio di un’invasione

Roma, 22 mar. (askanews) – Il presidente del Libano Joseph Aoun ha denunciato i raid israeliani nel sud del Paese contro ponti e infrastrutture.

“Aoun ha condannato il bombardamento e la distruzione da parte di Israele di infrastrutture e installazioni vitali nel sud del Libano, in particolare il ponte di Qasmiyeh sul fiume Litani e altri ponti”, ha riferito la presidenza in una nota.

“Questi attacchi rappresentano una pericolosa escalation e una flagrante violazione della sovranità del Libano e sono considerati un preludio a un’invasione terrestre”, ha dichiarato il capo dello Stato libanese.

A Pontida i militanti della Lega: Bossi è stato tradito

Pontida (Bg), 22 mar. (askanews) – Alberto da Giussano, il sole delle Alpi, la musica celtica delle cornamuse. E gli slogan di una volta: la secessione, la Padania libera e Roma ladrona. L’addio a Umberto Bossi rimette in scena a Pontida una stagione politica lontana, bruscamente interrotta dall’ictus che nel 2004 colpì il Senatur. E la tensione tra la nuova Lega di Matteo Salvini e i nostalgici dei tempi dell’Umberto attraverserà tutta la mattinata, il segretario attuale è stato contestato. Una militante della prima ora sul Sacro Prato del giuramento contro il Barbarossa dice chiaramente: “Bossi è stato tradito, questo non era il suo progetto.

Troupe Rai aggredita a Roma mentre riprende gli stabili occupati dagli anarchici

Roma, 22 mar. (askanews) – Una troupe Rai del Tgr Lazio è stata aggredita a Roma, nel quartiere Quadraro, mentre stava riprendendo gli stabili occupati dagli anarchici: danneggiate le attrezzature e ferito un operatore, curato in ospedale. Il servizio del Tgr seguiva il grave episodio al Parco degli Acquedotti, dove due anarchici sono morti in un casolare abbandonato in un’esplosione causata da un ordigno artigianale che stavano verosimilmente mettendo a punto.

“Rai esprime la più ferma condanna per la grave aggressione subita da una troupe in servizio per la Tgr Lazio nel quartiere Quadraro di Roma, dove un operatore e un assistente stavano riprendendo stabili occupati dagli anarchici dopo la morte di due attivisti che stavano fabbricando una bomba. L’aggressione – si legge in una nota dell’azienda di servizio pubblico – ha causato il danneggiamento delle attrezzature e il ferimento di un operatore, a cui sono state prestate le cure in ospedale. A lui va la nostra piena solidarietà e l’augurio di una pronta guarigione”.

“Si tratta di un fatto inaccettabile che colpisce non solo i professionisti coinvolti, ma anche il diritto dei cittadini a essere informati. Ogni forma di violenza nei confronti di giornalisti e operatori dell’informazione – conclude la nota della Rai – rappresenta un attacco alla libertà di stampa e ai principi democratici”.

“Nella tarda mattinata di oggi una troupe della Tgr Lazio incaricata di effettuare delle riprese dall’esterno degli stabili occupati dagli anarchici nel quartiere Quadraro è stata violentemente aggredita. L’operatore è dovuto ricorrere alle cure del Pronto Soccorso, mentre la telecamera è stata gravemente danneggiata. Al collega la nostra vicinanza e solidarietà. La memory card su cui erano registrate le immagini è stata ritrovata dopo qualche ora a terra da un giornalista della Tgr Lazio”. È quanto si legge in una nota congiunta, firmata dall’Esecutivo Usigrai, dal Coordinamento dei Comitati di redazione Tgr e dal Cdr Tgr Lazio.

“Si tratta dell’ennesima aggressione a operatori dell’informazione, non è tollerabile che esistano zone dove i media non possono svolgere il loro lavoro, peraltro sulla pubblica piazza. Auspichiamo – conclude il comunicato sindacale – che l’autorità giudiziaria disponga rapidamente indagini su questa vile aggressione”.

“L’Unirai esprime la più ferma e indignata condanna per la gravissima aggressione subita dalla troupe della Tgr Lazio nel quartiere Quadraro di Roma. Si tratta di un episodio inaccettabile, che colpisce non solo i lavoratori coinvolti, ma il cuore stesso della democrazia e del diritto dei cittadini a essere informati”. È quanto si legge in una nota dell’organizzazione sindacale.

“Non è tollerabile – sottolinea il comunicato – che esistano nel nostro Paese zone franche sottratte alla legalità, dove gruppi organizzati si arrogano il diritto di impedire con la violenza il lavoro dei giornalisti e degli operatori dell’informazione. Gli stabili occupati non possono diventare territori off-limits per lo Stato e per la stampa. Aggredire una troupe significa tentare di spegnere la libertà di informazione. È un atto grave che deve trovare una risposta ferma, immediata e concreta da parte delle istituzioni”.

Calcio, Atalanta-Verona 1-0: decide Zappacosta

Roma, 22 mar. (askanews) – L’Atalanta ritrova la vittoria dopo sei partite di digiuno battendo il Verona 1-0 al termine di una gara dominata soprattutto nel primo tempo. Decisivo il gol di Zappacosta al 37′, un sinistro preciso dal limite che non lascia scampo a Montipò.

La squadra di Palladino parte forte e crea diverse occasioni già nella prima frazione, con Krstovic ed Ederson fermati da un attento Montipò e da un provvidenziale intervento di Akpa Akpro. Il Verona fatica a uscire dalla propria metà campo e va al riposo sotto di un gol.

Nella ripresa gli ospiti provano a reagire aumentando ritmo e pressione, sfiorando il pareggio in più circostanze: decisivo Carnesecchi su Bowie e Orban, mentre Djimsiti e Hien chiudono ogni spazio con interventi puntuali. L’Hellas spinge nel finale ma senza riuscire a creare vere occasioni limpide.

Da segnalare anche l’uscita tra gli applausi di De Roon, diventato il giocatore con più presenze nella storia del club bergamasco. Nel recupero il Verona ci prova ancora, ma la difesa nerazzurra resiste fino al triplice fischio. Tre punti pesanti per l’Atalanta, che interrompe il digiuno, mentre resta il rammarico per il Verona.

Calcio, Bologna-Lazio 0-2: biancocelesti corsari

Roma, 22 mar. (askanews) – La Lazio espugna il Dall’Ara battendo il Bologna 2-0 al termine di una gara decisa nella ripresa. Dopo un primo tempo equilibrato e chiuso sullo 0-0, con l’occasione più nitida rappresentata dalla traversa colpita da Moro, il match si accende nella seconda frazione.

Al 50′ grande occasione per i rossoblù: Castro si procura un calcio di rigore dopo un errore di Dele-Bashiru, ma Orsolini si fa ipnotizzare da Motta che para in due tempi. Episodio che pesa sull’inerzia della gara.

La Lazio cresce con il passare dei minuti e trova il vantaggio al 72′: dopo una respinta su conclusione di Dia, la palla arriva a Taylor che insacca con freddezza. Il raddoppio arriva all’82’, ancora con Taylor, servito da Dia: l’attaccante salta Ravaglia e deposita in rete firmando la sua prima doppietta con la maglia biancoceleste.

Nel finale il Bologna prova a reagire ma spreca con Cancellieri, mentre la Lazio sfiora anche il tris e difende il risultato fino al triplice fischio dopo quattro minuti di recupero. Vittoria importante per i biancocelesti, mentre resta il rammarico per i padroni di casa, penalizzati anche dal rigore fallito.

A Pontida l’addio a Umberto Bossi, tra Padania libera e Secessione

Pontida (Bg), 22 mar. (askanews) – Alberto da Giussano, il sole delle Alpi, la musica celtica delle cornamuse. E gli slogan di una volta: la secessione, la Padania libera e Roma ladrona. L’addio a Umberto Bossi rimette in scena a Pontida una stagione politica lontana, bruscamente interrotta dall’ictus che nel 2004 colpì il Senatur. E la tensione tra la nuova Lega di Matteo Salvini e i nostalgici dei tempi dell’Umberto attraverserà tutta la mattinata.

Il luogo è quello fondativo dell’immaginario nordista “inventato” da Bossi: il Sacro Prato del giuramento contro il Barbarossa è a poche centinaia di metri, le bandiere agitate da un vento freddo riportano agli anni ruggenti del celodurismo bossiano. Come gli slogan scanditi dai militanti, che sfociano in contestazione da parte dei nostalgici quando arriva Matteo Salvini. Il segretario dell’attuale “Lega per Salvini premier” è in completo scuro, ma la camicia è quella verde delle Guardie Padane. Qualcuno non gradisce: “Molla la camicia verde”, “Vergogna”, si sente dalla folla mentre Salvini va a stringere le mani dei militanti assiepati sulle transenne che delimitano lo spazio per il passaggio dei familiari e delle autorità sul piazzale dell’abbazia.

Salvini si ritirerà poi nella chiesa, affacciandosi talvolta sulla scalinata. Come quando arriva Giorgia Meloni, e dalla folla si alza nuovamente il coro “Secessione”. Quando si avvicina a Manuela Bossi e le dà un bacio sui capelli, il commento dalla folla è “Il bacio di Giuda”. Del resto anche Marcello Dell’Utri certifica: cosa pensava Bossi della Lega di Salvini? “Stendiamo un pietoso velo…”, dice ai cronisti. Il vice premier non si scompone e non si tira indietro, resterà tra la folla fino all’ultimo, quando il feretro di Bossi viene lasciato sostare per qualche minuto davanti al pratone: “Oggi non si dichiara, oggi è la presenza”, si limita a dire ai cronisti.

Una presenza che per tutto il giorno è stata un passo indietro rispetto a Giancarlo Giorgetti, il “capo cerimoniale” della giornata. Come un “figlioccio”, dalle 10 il ministro dell’Economia accoglie tutti sul piazzale dell’Abbazia: le cariche dello Stato, i rappresentanti delle istituzioni, ma anche lo storico autista del Senatur, che si lascia andare al pianto sulla spalla del ministro. E poi Aldo Brancher, che per anni ha svolto il ruolo di ufficiale di collegamento tra Bossi e Silvio Berlusconi. Arrivano anche Fedele Confalonieri, con Dell’Utri, l’ex premier Mario Monti (pesantemente contestato) l’editore e parlamentare della Lega Antonio Angelucci, la storica esponente della Liga Veneta Manuela Dal Lago.

È sempre Giorgetti a leggere la prima lettura, dal profeta Ezechiele durante la funzione, dopo di lui uno dei figli di Bossi, Renzo. Poi il vangelo, la resurrezione di Lazzaro, e l’omelia dell’abate Giordano Rota: tutta sul registro della fede, nessun accenno al ruolo politico di Bossi. Ad ascoltare in uno dei banchi della prima fila, le cariche istituzionali: Ignazio La Russa, Lorenzo Fontana, Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini. Dietro di loro Giorgetti, Zaia, i governatori e gli altri ministri. Nell’altra fila di banchi la famiglia.

All’uscita del feretro, i cori dei militanti più duri salgono di livello: “Abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il Tricolore”, viene scandito, insieme al classico “Secessione”. Sulle scale della chiesa, Meloni, La Russa e Tajani ascoltano, fin quando Giorgetti prende il megafono e ottiene il silenzio per l’Eterno riposo e il “Va pensiero” intonato da un coro di alpini. Poi le cariche istituzionali lasciano Pontida, un corteo dall’abbazia si muove verso il pratone dietro il feretro: c’è Massimiliano Romeo che regge coi militanti una bandiera col sole delle Alpi, Giorgetti a piedi dietro le auto con i familiari. Il corteo si ferma davanti al pratone: riparte la cornamusa, e l’ultimo coro “Bossi Bossi”.

A Pontida l’addio a Bossi, tra Padania libera e Secessione

Pontida (Bg), 22 mar. (askanews) – Alberto da Giussano, il sole delle Alpi, la musica celtica delle cornamuse. E gli slogan di una volta: la secessione, la Padania libera e Roma ladrona. L’addio a Umberto Bossi rimette in scena a Pontida una stagione politica lontana, bruscamente interrotta dall’ictus che nel 2004 colpì il Senatur. E la tensione tra la nuova Lega di Matteo Salvini e i nostalgici dei tempi dell’Umberto attraverserà tutta la mattinata.

Il luogo è quello fondativo dell’immaginario nordista “inventato” da Bossi: il Sacro Prato del giuramento contro il Barbarossa è a poche centinaia di metri, le bandiere agitate da un vento freddo riportano agli anni ruggenti del celodurismo bossiano. Come gli slogan scanditi dai militanti, che sfociano in contestazione da parte dei nostalgici quando arriva Matteo Salvini. Il segretario dell’attuale “Lega per Salvini premier” è in completo scuro, ma la camicia è quella verde delle Guardie Padane. Qualcuno non gradisce: “Molla la camicia verde”, “Vergogna”, si sente dalla folla mentre Salvini va a stringere le mani dei militanti assiepati sulle transenne che delimitano lo spazio per il passaggio dei familiari e delle autorità sul piazzale dell’abbazia.

Salvini si ritirerà poi nella chiesa, affacciandosi talvolta sulla scalinata. Come quando arriva Giorgia Meloni, e dalla folla si alza nuovamente il coro “Secessione”. Quando si avvicina a Manuela Bossi e le dà un bacio sui capelli, il commento dalla folla è “Il bacio di Giuda”. Del resto anche Marcello Dell’Utri certifica: cosa pensava Bossi della Lega di Salvini? “Stendiamo un pietoso velo…”, dice ai cronisti. Il vice premier non si scompone e non si tira indietro, resterà tra la folla fino all’ultimo, quando il feretro di Bossi viene lasciato sostare per qualche minuto davanti al pratone: “Oggi non si dichiara, oggi è la presenza”, si limita a dire ai cronisti.

Una presenza che per tutto il giorno è stata un passo indietro rispetto a Giancarlo Giorgetti, il “capo cerimoniale” della giornata. Come un “figlioccio”, dalle 10 il ministro dell’Economia accoglie tutti sul piazzale dell’Abbazia: le cariche dello Stato, i rappresentanti delle istituzioni, ma anche lo storico autista del Senatur, che si lascia andare al pianto sulla spalla del ministro. E poi Aldo Brancher, che per anni ha svolto il ruolo di ufficiale di collegamento tra Bossi e Silvio Berlusconi. Arrivano anche Fedele Confalonieri, con Dell’Utri, l’ex premier Mario Monti (pesantemente contestato) l’editore e parlamentare della Lega Antonio Angelucci, la storica esponente della Liga Veneta Manuela Dal Lago.

È sempre Giorgetti a leggere la prima lettura, dal profeta Ezechiele durante la funzione, dopo di lui uno dei figli di Bossi, Renzo. Poi il vangelo, la resurrezione di Lazzaro, e l’omelia dell’abate Giordano Rota: tutta sul registro della fede, nessun accenno al ruolo politico di Bossi. Ad ascoltare in uno dei banchi della prima fila, le cariche istituzionali: Ignazio La Russa, Lorenzo Fontana, Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini. Dietro di loro Giorgetti, Zaia, i governatori e gli altri ministri. Nell’altra fila di banchi la famiglia.

All’uscita del feretro, i cori dei militanti più duri salgono di livello: “Abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il Tricolore”, viene scandito, insieme al classico “Secessione”. Sulle scale della chiesa, Meloni, La Russa e Tajani ascoltano, fin quando Giorgetti prende il megafono e ottiene il silenzio per l’Eterno riposo e il “Va pensiero” intonato da un coro di alpini. Poi le cariche istituzionali lasciano Pontida, un corteo dall’abbazia si muove verso il pratone dietro il feretro: c’è Massimiliano Romeo che regge coi militanti una bandiera col sole delle Alpi, Giorgetti a piedi dietro le auto con i familiari. Il corteo si ferma davanti al pratone: riparte la cornamusa, e l’ultimo coro “Bossi Bossi”.

Il feretro di Bossi a Pontida lungo applauso e suono delle cornamuse

Pontida (Bg), 22 mar. (askanews) – Un lungo applauso dei militanti e il suono di un cornamusa hanno accolto il feretro di Umberto Bossi all’abbazia di San Giacomo di Pontida. Sul piazzale sempre il ministro Giancarlo Giorgetti, visibilmente commosso, che dopo aver abbracciato i familiari si è accodato al corteo mentre la bara (coperta da fiori bianchi e da una bandiera col Sole delle Alpi) veniva portata sulle scale verso il sagrato. In cima alle scalinate attendeva il segretario della Lega Matteo Salvini, che si è fatto il segno della croce al passaggio della bara.

Bossi, Roberto Castelli: Giorno triste ma può ridare speranza

Pontida (Bg), 22 mar. (askanews) – L’eredità di Bossi “è un’eredità tradita” dalla Lega di Salvini, “si è mantenuta in vita dalle persone che vediamo oggi e spero anche un po’ da me”.

Lo ha detto l’ex ministro leghista Roberto Castelli, a Pontida per i funerali di Umberto Bossi.

“Bossi prima di tutto era un amico. Io – ha ricordato – ho avuto una vita parallela da quarant’anni con lui abbiamo camminato assieme: io dietro la sua guida, lui davanti a condurci ma così è andata anche in questi ultimi anni dove molti l’avevano abbandonato. Io non l’ho mai abbandonato. Quindi questa è la prima questione dal punto di vista politico, credo che la giornata di oggi possa essere un punto di partenza per quel popolo della Lega che è rimasto così disperso perché non si riconosce più nella politica centralista di questo nuovo partito che non chiamo più neanche Lega perché è un’altra cosa: è una giornata da un lato molto triste ma dall’altra anche che ci dà un po di serenità, di speranza”.

Per Castelli infatti “la questione settentrionale esiste e qualcuno finalmente se ne sta riaccorgendo”. Non la Lega di Salvini che “non è la Lega che lei vede qua oggi, è un’altra cosa: ha mantenuto il nome ma solo quello. In via Bellerio con l’arrivo di Salvini era proibito il verde. Giusto per capirci cos’è la lega di Salvini c’è un’associazione che si chiama umanitaria Padana Onlus che aiuta le persone nei paesi del terzo mondo, gli avevano detto doveva chiamarsi umanitaria, perché la parola padana era proibita… siamo arrivati a questi paradossi quindi quella roba lì non è la Lega”, ha concluso l’ex ministro.

Applausi per Zaia e Fontana ai funerali di Bossi a Pontida

Pontida (Bg), 22 mar. (askanews) – Applausi per i governatori della Lega che arrivano all’abbazia di San Giacomo a Pontida per i funerali di Bossi. L’ex presidente della Regione Veneto Luca Zaia e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, in particolare, sono stati salutati con calore dai militanti assiepati sulle transenne che delimitano l’area riservata al passaggio delle autorità. Qualche militante scandisce anche un coro “Attilio, Attilio” per il governatore della Lombardia.

Il Papa: la morte e il dolore provocati dalle guerre sono uno scandalo, non possiamo rimanere in silenzio

Roma, 22 mar. (askanews) – Nuovo forte appello per la pace di Papa Leone XIV. “Cari fratelli e sorelle, continuo a seguire con sgomento la situazione in Medio Oriente, così come in altre regioni del mondo lacerate dalla guerra e dalla violenza. Non possiamo rimanere in silenzio”, ha detto il Papa, parlando dopo la preghiera dell’Angelus. “Non possiamo rimanere in silenzio di fronte alla sofferenza di così tante persone, vittime inermi di questi conflitti. Ciò che li ferisce, ferisce l’intera umanità, la morte e il dolore provocati da queste guerre sono uno scandalo per tutta la famiglia umana e un grido al cospetto di Dio”. Lo ha detto Papa Leone rivolgendosi ai pellegrini in piazza San Pietro, dopo la recita dell’Angelus.

“Rinnovo con forza l’appello a perseverare nella preghiera affinché cessino le ostilità e si aprano finalmente cammini di pace fondati sul dialogo sincero e sul rispetto della dignità di ogni persona umana”, ha concluso il Santo Padre.

Iran, le notizie più importanti del 22 marzo sulla guerra

Roma, 22 mar. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di domenica 22 marzo sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge ormai tutti i Paesi del Golfo e il Libano, con gravi ripercussioni sull’economia globale.

-13:10 Il ministero degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha avuto oggi un colloquio telefonico con il capo della diplomazia europea, Kaja Kallas.

-12:45 L’Iran ha dichiarato che un attacco alle centrali elettriche del paese, minacciato dal presidente americano Donald Trump se non verrà riaperto lo Stretto di Hormuz, porterebbe a “danni irreversibili” alle infrastrutture regionali.

-12:32 Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha chiesto ai leader mondiali di unirsi alla guerra lanciata contro l’Iran. “Hanno lanciato un missile balistico intercontinentale contro Diego Garcia. Hanno la capacità di raggiungere l’Europa in profondita”, ha detto il premier alla stampa durante la visita alla città di Arad.

-12:18 Papa Leone XIV all’Angelus: “Sgomento per la situazione in Medio Oriente, così come in
altre regioni del mondo lacerate dalla guerra e dalla violenza. Non possiamo rimanere in silenzio”

-11:50 L’esercito iraniano ha dichiarato di aver attaccato l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv con droni kamikaze Arash-2 di ultima generazione.

-11:45 Il Comandante del Comando centrale iraniano Khatam Al-Anbiya, il generale Abdollahi, ha annunciato oggi che “la dottrina militare iraniana è passata da una strategia difensiva a una offensiva” con “le tattiche sul campo di battaglia aggiornate di conseguenza”. Stando a quanto riportato dai media iraniani, il generale ha quindi aggiunto: “Armi all’avanguardia sviluppate da giovani scienziati vengono già usate in battaglia e altre sorprese sono in arrivo”.

-11:27 Quindici persone sono rimaste ferite, la maggior parte in modo lieve, nell’attacco missilistico iraniano che questa mattina ha colpito il centro di Israele.

-11:00 Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha dichiarato di aver ordinato all’esercito di distruggere tutti i ponti sul fiume Litani e “accelerare la distruzione delle case libanesi nei villaggi in prima linea, per contrastare le minacce alle comunità israeliane, seguendo il modello di Beit Hanoun e Rafah”, le due città distrutte nella Striscia di Gaza.

-10:45 L’Arabia Saudita ha espulso diversi membri del personale dell’ambasciata iraniana, rinnovando la condanna degli attacchi lanciati dall’Iran “che porteranno a un’ulteriore escalation e avranno gravi conseguenze sui rapporti presenti e futuri”.

-10:00 Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf su X annuncia una “nuova fase della battaglia”: “Se il regime israeliano non riesce a intercettare i missili nell’area altamente protetta di Dimona, questo è, in termini operativi, il segnale dell’inizio di una nuova fase della battaglia i cieli di Israele sono indifesi. Di conseguenza, sembra che sia giunto il momento di attuare i prossimi piani prestabiliti”.

-09:30 Il sottomarino HMS Anson a propulsione nucleare della Royal Navy è arrivato nel Mar Arabico. E’ dotato di missili Tomahawk Block IV con una gittata di 1.600 chilometri e di siluri pesanti Spearfish.

-09:10 Le forze armate iraniane sono pronte a colpire “tutte le infrastrutture energetiche, così come quelle informatiche e gli impianti di desalinizzazione” di Stati Uniti e Israele presenti nella regione, qualora venissero colpite l centrali elettriche e gli impianti petroliferi iraniani. Lo ha detto il portavoce del Comando centrale Khaam Al-Anbiya, che coordina le operazioni tra l’esercito e i Guardiani della rivoluzione, citato dai media iraniani.

-09:00 Sono 175 le persone rimaste ferite negli attacchi missilistici iraniani di ieri sera nelle città di Dimona e Arad, nel sud di Israele. Lo riporta il Times of Israel, precisando che 36 persone sono ancora ricoverate in ospedale, 11 delle quali in condizioni gravi.

-08:27 Lo Stretto di Hormuz rimane aperto a tutti, “tranne che ai nemici”. Lo ha dichiarato il rappresentante permanente dell’Iran presso l’Organizzazione Marittima Internazionale (Imo), Ali Mousavi, dopo che il presidente americano Donald Trump ha minacciato di colpire le centrali elettriche iraniane se lo Stretto non verrà riaperto.

-08:07 Il presidente americano Donald Trump su Truth ha minacciato di “colpire e distruggere” le centrali elettriche iraniane se Teheran non riaprirà lo Stretto di Hormuz entro 48 ore.

I militanti della Lega ricordano Umberto Bossi a Pontida

Pontida , 22 mar. (askanews) – Un dovere esserci, gli storici militanti della Lega si sono riuniti a Pontida per dare l’ultimo saluto a Umberto Bossi. “E’ un dovere essere qui. Era uno di noi, un padre, gli vogliamo bene” sono alcuni dei commossi ricordi del Senatur.

Bossi, Salvini a Pontida con qualche contestazione: molla la camicia verde

Pontida (Bg), 22 mar. (askanews) – Matteo Salvini arriva sul sagrato dell’abbazia di Pontida per i funerali di Umberto Bossi, indossa un completo scuro e la camicia verde. Viene accolto dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, dietro di lui si alza qualche striscione del “Patto Nord”, i fuoriusciti leghisti contro la linea della Lega nazionale. Il segretario della Lega si avvicina comunque alle transenne, stringe le mani dei militanti, si alza qualche coro “Vergogna, vergogna”, e anche un “Molla la camicia verde”. Salvini non si scompone, continua a salutare i militanti in prima fila sulle transenne che delimitano l’area riservata alle autorità. Poi si alzano bandiere della vecchia Lega: il Sole delle Alpi, l’Alberto da Giussano e parte il coro “Bossi, Bossi”. Poi Salvini, insieme alla compagna Francesca Verdini, sale la scalinata ed entra nella chiesa dove si svolgeranno le esequie del fondatore.

Iran: distruggeremo le infrastrutture della regione se verranno colpite le nostre centrali elettriche

Roma, 22 mar. (askanews) – L’Iran ha dichiarato che un attacco alle centrali elettriche del paese, minacciato dal presidente americano Donald Trump se non verrà riaperto lo Stretto di Hormuz, porterebbe a “danni irreversibili” alle infrastrutture regionali.

In un post su X il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha scritto: “Subito dopo aver preso di mira le centrali elettriche e le infrastrutture del nostro Paese, le infrastrutture critiche, le infrastrutture energetiche e gli impianti petroliferi di tutta la regione saranno considerati obiettivi legittimi e verranno distrutti in modo irreversibile, e il prezzo del petrolio rimarrà alto per lungo tempo”.

Netanyahu chiede ai leader mondiali di unirsi alla guerra: i missiliiraniani possono raggiungere l’Europa

Roma, 22 mar. (askanews) – Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha chiesto ai leader mondiali di unirsi alla guerra lanciata contro l’Iran. “Hanno lanciato un missile balistico intercontinentale contro Diego Garcia. Hanno la capacità di raggiungere l’Europa in profondita”, ha detto il premier alla stampa durante la visita alla città di Arad, nel sud di Israele, colpita ieri da un attacco iraniano. “Stanno prendendo di mira tutti. Stanno bloccando una rotta marittima internazionale, una via energetica fondamentale, e stanno cercando di ricattare il mondo intero. È ora che i leader degli altri paesi si uniscano a noi”, ha aggiunto il premier, facendo riferimento allo Stretto di Hormuz.

Venerdì l’Iran ha lanciato due missili balistici a medio raggio contro la base americano-britannica di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, a circa 4.000 chilometri dal proprio territorio – come riporta il Wall Street Journal, citando fonti statunitensi – nessuno dei due vettori ha colpito l’obiettivo: uno avrebbe subito un guasto in volo, mentre l’altro sarebbe stato intercettato da un missile statunitense SM-3 lanciato da una nave da guerra.

L’episodio, che difficilmente avrebbe potuto portare a un impatto diretto sulla base Usa-Gb, ha un forte valore di avvertimento riguardo un possibile salto qualitativo nelle capacità missilistiche iraniane. Teheran ha finora dichiarato di usare una gittata massima di circa 2.000 chilometri, mentre questo attacco suggerirebbe un raggio operativo doppio. E il primo tentativo noto di colpire un obiettivo così distante, segnalando un ampliamento geografico del confronto oltre il Medio Oriente: 4.000 chilometri significa in teoria poter raggiungere l’Europa, compreso il Regno Unito.

Il Regno Unito ha formalizzato il permesso agli americani per utilizzare le basi per “operazioni difensive” volte a colpire “le capacità utilizzate per attaccare le navi nello Stretto di Hormuz”.

“Questi missili non erano destinati a colpire Israele. Berlino, Parigi e Roma rientrano tutte nel raggio diretto di minaccia”, ha commentato il capo di stato maggiore dell’IDF, Eyal Zamir, in un post su X dopo il lancio.

A Pontida corone di fiori e tanta gente per i funerali di Umberto Bossi

Pontida (Bg), 22 mar. (askanews) – “Padania libera”, “Libertà”, “Roma ladrona, il Nord non perdona”. Sul sagrato dell’abbazia di San Giacomo a Pontida risuonano i cori della tradizione leghista, per dare l’ultimo saluto al fondatore della Lega Nord Umberto Bossi. E’ tutto pronto nel comune simbolo della Lega in provincia di Bergamo per l’ultimo saluto al fondatore.

I funerali iniziano alle ore 12 e non prevedono alcun cerimoniale, i posti riservati sono pochissimi per la famiglia e per limitatissime alte cariche istituzionali. Sarà una cerimonia semplice, e non sono previsti interventi politici sul sagrato della Chiesa. All’uscita un coro degli alpini intonerà il “Va, pensiero”. La cerimonia sarà celebrata dall’abate del monastero di San Giacomo.

Uno striscione della sezione locale appeso sui muri dell’abbazia, saluta così Bossi: “Grazie Capo, la tua storia sarà sempre con noi”. In piazza tanti militanti, con la bandiera del Sole delle Alpi o della Lega Lombarda, in coda per provare a entrare. E tanti volti storici del Carroccio: gli ex ministri Giancarlo Pagliarini, Roberto Castelli, l’ex europarlamentare Mario Borghezio. Oltre le transenne, le poche autorità con posti riservati, a partire dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, già presente.

Mondiali indoor, Larissa Iapichino argento nel salto in lungo

Roma, 22 mar. (askanews) – Larissa Iapichino conquista la medaglia d’argento nel salto in lungo ai Mondiali indoor 2026, al termine di una gara in rimonta ma segnata da errori all’asse di battuta. L’azzurra chiude con 6,87 metri, alle spalle della portoghese Agate De Sousa che si impone con 6,92.

La toscana, figlia di Fiona May e allenata dal padre Gianni, dopo un avvio incerto (6,49 e 6,69) cresce fino al 6,84 del quinto salto che le vale momentaneamente il primato. Decisiva però la replica di De Sousa, mentre l’italiana paga centimetri preziosi lasciati allo stacco nei tentativi chiave.

Completa il podio la colombiana Natalia Linares con 6,80, davanti alla svedese Khaddi Sagnia (6,78) e alla giamaicana Nia Robinson (6,75). Per Iapichino si tratta del primo podio iridato indoor in carriera.

Sci, Goggia: "Avevo paura di non farcela"

Roma, 22 mar. (askanews) – “Ho avuto dei momenti di forte pressione in questi giorni, soprattutto nella mia testa. E ho avuto anche paura di non farcela, magari per un errore o un’uscita. Al cancelletto però ho respirato e ho pensato a tutto ciò che di bello sono in grado di fare”. Così Sofia Goggia dopo la vittoria della Coppa di superG e della gara di Kvitfjell. “Quando ho tagliato e ho visto la luce verde per 6 decimi ho pensato che non sarebbero state molte le atlete in grado di passarmi davanti. E’ stata una stagione che non è stata all’altezza delle aspettative, soprattutto in discesa: una stagione non soddisfacente. Adesso però ho questa Coppa di superG che metterò a fianco alle quattro di discesa e per una velocista che vuole essere completa era molto importante conquistarla. Quando riesci ad aggiudicarti il trofeo e vinci anche la gara è positivo. Non è stato facile il weekend di Val di Fassa: arrivavo dalle Olimpiadi e avevo 84 punti di vantaggio sulla Robinson. La mia aspettativa era quella di fare punti e arrivare in Norvegia avendo già conquistato la mia coppa. Ma io in quel weekend non riuscivo a stare in piedi, non riuscivo a sciare in nessun modo. Da allora ci sono state altre due settimane di sofferenza, e di grandi tensioni che mi hanno spossato e sono state davvero pesanti per la mia testa. La particolarità del superG è che si tratta di una disciplina molto diversa dalla discesa, che si prepara giorno dopo giorno. Qui il bello è che si tratta di un mix di tecnica, strategia, istinto: è una disciplina molto complessa e molto intensa. Sono molto felice, ma sono anche molto provata. Non è stata una stagione semplice. Quando senti che il tuo livello di sci è molto alto, ma non riesci a raggiungere risultati che vanno al di là del mediocre diventa tutto complicato. Ci sono stati dei picchi in alto, ma è stata una stagione incostante. Questa Coppa però mi soddisfa”.

Sci, una fantastica Sofia Goggia a Lillehammer vince SuperG e Coppa del mondo

Roma, 22 mar. (askanews) – L’azzurra Sofia Goggia ha vinto la Coppa del Mondo di SuperG. È la sua prima coppa iridata in questa disciplina dopo averne vinte quattro di discesa. La campionessa bergamasca si è aggiudicata il trofeo nell’ultima gara alle Finali di coppa del mondo di Lillehammer, in Norvegia. Goggia ha vinto la gara lasciando alle spalle l’unica potenziale rivale, la neozelandesese Alice Robinson. È la seconda coppa vinta dall’Italia in questa stagione dopo quella conquistata sabato in discesa dalla trentina Laura Pirovano.

Sofia Goggia ha vinto in 1.29.23 l’ultimo superG della stagione. E’ il suo successo n.29 in coppa del mondo ed il terzo stagionale. Con lei sul podio la svizzera Corinne Suter in 1.29.55, la tedesca Kira Weidle-Winkelmann in 1.29.83. Quarta in 1.29.84 l’altra tedesca Emma Aicher che recupera così altri punti sull’ americana Mikaela Shiffrin – che oggi non ha fatto punti finendo dopo le prime 15 – nella corsa per la coppa del mondo. Decideranno cosi tutto il gigante e lo speciale di martedi e mercoledì prossimi. Shiffrin ha 1286 punti e la tedesca 1.241, con un distacco di soli 45. Per le azzurre, ottavo posto di Curtoni, Pirovano 13esima. Infine Melesi e Zenere, rispettivamente 23esima e 15esima.

I funerali di Umberto Bossi a Pontida, un lungo applauso e il suono delle cornamuse accoglie il feretro

Pontida (Bg), 22 mar. (askanews) – Un lungo applauso dei militanti e il suono di un cornamusa hanno accolto il feretro di Umberto Bossi all’abbazia di San Giacomo di Pontida. Sul piazzale sempre il ministro Giancarlo Giorgetti, visibilmente commosso, che dopo aver abbracciato i familiari si è accodato al corteo mentre la bara (coperta da fiori bianchi e da una bandiera col Sole delle Alpi) veniva portata sulle scale verso il sagrato. In cima alle scalinate attendeva il segretario della Lega Matteo Salvini, che si è fatto il segno della croce al passaggio della bara.

A Pontida c’è stata qualche contestazione per Matteo Salvini e applausi per la premier Giorgia Meloni.

Matteo Salvini è arrivato sul sagrato dell’abbazia di Pontida per i funerali di Umberto Bossi, indossando un completo scuro e la camicia verde. E’ stato accolto dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, dietro di lui si è alzato qualche striscione del “Patto Nord”, i fuoriusciti leghisti contro la linea della Lega nazionale. Il segretario della Lega si è avvicinato comunque alle transenne, stringendo le mani dei militanti, si è alzato qualche coro “Vergogna, vergogna”, e anche un “Molla la camicia verde”. Salvini non si è scomposto, ha continuato a salutare i militanti in prima fila sulle transenne che delimitano l’area riservata alle autorità. Intorno le bandiere della vecchia Lega: il Sole delle Alpi, l’Alberto da Giussano e parte il coro “Bossi, Bossi”. Infine Salvini, insieme alla compagna Francesca Verdini, ha salito la scalinata ed è entrato nella chiesa per le esequie del fondatore della Lega.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata accolta sul sagrato da Giancarlo Giorgetti, ha accolto tutti gli ospiti con i posti riservati, ed è stata salutata da diversi applausi e qualche “Vai Giorgia”. Ma mentre entrava si sono fatti sentire anche i “nostalgici”, con il coro “Secessione” e “Padania Libera”, chissà se rivolto però al vice premier Matteo Salvini che in quel momento si affacciava sulla soglia della scalinata. “Padania libera” è stato scandito anche all’ingresso del presidente del Senato Ignazio La Russa.

Trump: l’Iran apra Hormuz entro 48 ore o colpiremo le centrali elettriche

Roma, 22 mar. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha minacciato di “colpire e distruggere” le centrali elettriche iraniane se Teheran non riaprirà lo Stretto di Hormuz entro 48 ore. “Se l’Iran non APRE COMPLETAMENTE, SENZA MINACCE, lo Stretto di Hormuz, entro 48 ORE da questo preciso momento, gli Stati Uniti colpiranno e distruggeranno le loro varie CENTRALI ELETTRICHE, A COMINCIARE DA QUELLA PIÙ GRANDE!”, ha scritto Trump in un post pubblicato su Truth Social nella serata di sabato.

Bossi, arrivata Meloni a Pontida: applausi ma anche il coro "Secessione"

Pontida (Bg), 22 mar. (askanews) – E’ arrivata anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’abbazia di San Giacomo a Pontida per i funerali di Umberto Bossi. La premier è stata accolta sul sagrato da Giancarlo Giorgetti, che da diverse ore accoglie tutti gli ospiti con i posti riservati, ed è stata salutata da diversi applausi e qualche “Vai Giorgia”. Ma mentre entrava si sono fatti sentire anche i “nostalgici”, con il coro “Secessione” e “Padania Libera”, chissà se rivolto però al vice premier Matteo Salvini che in quel momento si affacciava sulla soglia della scalinata.

“Padania libera” è stato scandito anche all’ingresso del presidente del Senato Ignazio La Russa.

Libri, Mara Cinquepalmi contro la disparità di genere nello sport

Roma, 22 mar. (askanews) – Askanews ha intervistato la giornalista Mara Cinquepalmi, autrice del libro “Tabù. Di donne, sport e informazione” (Augh Edizioni), con una prefazione di Riccardo Cucchi. Un testo che racconta, con dati e storie significative, la disparità di genere nello sport. Sei capitoli per uno sport senza differenze.

Com’è nata l’idea di questo libro e a chi si rivolge.

Io lavoro a questo tema da oltre dieci anni. Questo libro, a differenza di altre mie pubblicazioni, prende in esame alcuni tra i tabù più diffusi. A partire da come l’informazione racconta le donne nello sport, che siano atlete, dirigenti. L’idea è di parlare sia agli appassionati di sport che a quanti sono interessati ad una lettura di genere dello sport.

Quanto è rilevante oggi il problema della disparità di genere nello sport (amatoriale e professionistico).

E’ un tema molto rilevante, soprattutto a livello economico. Abbiamo letto di gare amatoriali in cui il montepremi per gli uomini era in denaro e per le donne c’era in palio una borsa di valore. Oppure della battaglia della calciatrice USA Megan Rapinoe che, dopo anni di lotte, ha portato nel 2022 a un accordo con la US Soccer Federation per un risarcimento per la discriminazione subita dalle calciatrici nel corso della loro carriera. Soltanto nel 2019 le calciatrici dell’Ajax hanno ottenuto lo stesso contratto e gli stessi diritti dei loro colleghi. Restano, poi, quelle discriminazioni che coinvolgono le atlete durante il periodo di maternità, quando o i contratti non vengono rinnovati oppure gli sponsor si tirano indietro.

Quali sono gli stereotipi più diffusi e quale ruolo gioca l’informazione.

Nel mio libro dedico un’introduzione ai meccanismi del linguaggio perché è dalle parole che gli stereotipi vengono trasmessi. In questo il ruolo dei giornalisti e delle giornaliste è fondamentale: raccontare in un certo modo contribuisce a rafforzare o a superare gli stereotipi. L’informazione spesso ricorre a stereotipi e luoghi comuni per raccontare l’impegno delle donne nello sport. Pensiamo a quei titoli come “Belle e brave”, “Regina delle nevi”, “Mamma d’oro”. Ai risultati sportivi aggiungono sempre qualcosa che non attiene allo sport perché alle donne non basta essere brave. Il riconoscimento del loro valore, dei loro risultati passa sempre per qualcosa che attiene all’aspetto fisico o alla sfera sentimentale o familiare. Agli atleti questo non accade.

Le giornaliste italiane sono sensibili al tema?

Anche alcuni giornalisti lo sono. Nel libro, ad esempio, racconto come alcuni abbiano preso posizione in merito ad alcuni fatti di violenza perché spesso questi casi tendono ad essere annacquati. Quanto alle giornaliste, posso citare il lavoro che come associazione GiULiA Giornaliste facciamo ormai da diversi anni proprio su questi temi e che nel 2019 ci ha portato a scrivere il manifesto “Donne, media e sport”, cinque regole di buon giornalismo per raccontare le sportive senza ricorrere a stereotipi.

Rispetto al passato si sono fatti passi in avanti?

Credo ci sia una maggiore sensibilità da parte dei lettori. Penso al titolo “Il trio delle cicciottelle”, uscito ormai dieci anni fa, quando furono gli stessi lettori a sollevare l’inopportunità di quelle parole. In questo i social sono un utile strumento per evidenziare certe uscite infelici. Questa maggiore consapevolezza fa, a mio avviso, ben sperare ma la strada è ancora lunga.

Come si può risolvere il problema? Come abbattere gli stereotipi?

La questione degli stereotipi di genere non appartiene solo all’informazione sportiva. E’ ben radicata nell’informazione in generale, solo che in quella sportiva è più evidente perché qui il corpo è giocoforza protagonista. Occorre, a mio avviso, un lavoro culturale – che in parte è già avviato – capace di coinvolgere più parti.

Paolo Cirino Pomicino, protagonista scomodo e irriducibile

Un combattente che non si è mai arreso

Ho frequentato Paolo anche negli anni in cui la parola “democristiano” era diventata quasi un insulto. Lui la portava come una medaglia. Non per nostalgia cieca, non per difesa corporativa di un sistema che pure aveva avuto le sue pecche, ma perché era convinto — e me lo ripeteva con quella sua voce tagliente e napoletana — che cancellare la storia del cattolicesimo politico italiano significasse amputare una parte viva della Repubblica. La damnatio memoriae di un’intera generazione politica gli appariva non solo ingiusta, ma storicamente falsa. E su questo non ha mai ceduto di un millimetro.

Nei tribunali come in politica: a testa alta

Coinvolto in oltre quaranta procedimenti giudiziari,  Paolo ha affrontato quella stagione senza fuggire, senza espatriare, senza scrivere memoriali per salvarsi la pelle scaricando gli altri. Si presentava, rispondeva, combatteva. Sapeva distinguere — e ce lo insegnava — tra responsabilità politica e responsabilità penale, tra il clima di un’epoca e la colpa individuale. Chi lo ha conosciuto sa che non era l’uomo che i suoi detrattori hanno dipinto. Era qualcuno che credeva nelle istituzioni anche quando le istituzioni sembravano non credergli. Alla fine si è guadagnsto la stima di avversari vecchi e nuovi.

Una penna, uno sguardo, un metodo

Scriveva con il bisturi. I suoi articoli — pubblicati su testate come Il Giornale, Libero e Panorama con lo pseudonimo Geronimo  — avevano il ritmo di chi ha vissuto le cose dall’interno e non si accontenta delle versioni ufficiali. Tagliente, sì, ma mai volgare. Sapeva colpire un’idea senza aggredire la persona. Era una distinzione che teneva con cura, quasi con rispetto artigianale. E poi c’era quella sua curiosità per i giovani: li ascoltava davvero, si chiedeva come vedessero il futuro, non per compiacerli ma perché gli importava capire dove stesse andando il Paese. Non si è mai sottratto al confronto con il cambiamento. Nel 2022 aveva pubblicato Il grande inganno. Controstoria della Seconda Repubblica,  un atto d’accusa e insieme un testamento politico. Fino all’ultimo ha avuto lo sguardo puntato avanti. Ci mancherà la sua voce. Ci mancherà la sua insolenza civile, ovvero il suo amore per la causa della democrazia e del partito cardine di essa per tutto il secondo Novecento: la Democrazia cristiana.

 

Il feretro sarà esposto all’interno della Sala Aldo Moro. L’omaggio pubblico osserverà i seguenti orari:

  • Apertura: domani, dalle ore 10:30

  • Chiusura: ore 19:00

L’Italia delle periferie invisibili

Dalla storia alla metafora: il destino delle periferie

Qualche giorno fa facevo da relatore a un convegno dal titolo “1806-2026: Il Capoluogo da Montefusco ad Avellino – Prospettive future”. Montefusco, per secoli capitale della Provincia di Principato Ultra, perse nel 1806 il ruolo di capoluogo perché percepita isolata e distante dai centri decisionali. Non si tratta di un semplice fatto storico: è la metafora di un processo che si ripete in centinaia di Comuni, la trasformazione di un cuore pulsante in “periferia” geografica, demografica, culturale, politica ed economica.

Nello scrivere queste poche righe, riaffiora il discorso che don Luigi Sturzo tenne nel 1923 presso la Galleria Principe di Napoli, secondo cui la questione meridionale è una questione nazionale. Per Sturzo non era sufficiente distribuire risorse – o come diremmo oggi, “bonus” – a un territorio svantaggiato: occorreva costruire una coscienza pubblica capace di mettere in gioco energie locali, imprenditoriali e nazionali. A oltre cento anni di distanza, dobbiamo constatare che quella coscienza, anche per le aree interne, è ancora, purtroppo, in fase di formazione.

I numeri di un declino strutturale

Secondo il CNEL, si è passati dai 15,2 milioni di giovani degli anni Novanta ai 10,4 milioni del 2024: un calo che non è solo frutto della “penosa via crucis” – come avrebbe detto don Sturzo – ma anche delle “culle vuote”. Viene a mancare la spina dorsale produttiva e previdenziale del Paese.

A questo si aggiunge il mismatch occupazionale: competenze formate ma disallineate rispetto al mercato, che spingono i giovani verso un “esodo” senza più riscatto sociale. A causa della stagnazione salariale e del caro vita, molti restano in povertà anche una volta trovato un lavoro, intrappolati in quella condizione che gli studiosi definiscono working poor.

La doppia marginalità delle aree interne

Montefusco non è solo Mezzogiorno: è un’area interna. Questi territori, caratterizzati dalla lontananza dai principali poli di servizio – istruzione, sanità, mobilità – coprono oltre metà dell’Italia ma ospitano appena un quarto della popolazione.

Il Rapporto Caritas 2025 evidenzia come gli abitanti avvertano di “contare poco”, lontani dai flussi decisionali: è come se la coscienza collettiva di cui parlava Sturzo si fosse spenta. Le micro e piccole imprese, schiacciate dall’impoverimento, sopravvivono a fatica: il 30,2% soffre per il mancato ricambio generazionale, con un’età media degli imprenditori – secondo i dati del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale – di 58 anni.

L’idea di restituire alle giovani generazioni una società migliore – concetto caro a Giorgio La Pira – rischia di svanire.

Impresa, comunità e bene comune

L’impresa, che La Pira definiva “cellula vitale”, costituisce nelle aree interne un presidio territoriale, talvolta l’ultima rete sociale rimasta. Eppure manca una visione capace di riconoscere in questi territori una risorsa strategica, non un peso per il sistema Paese.

Dobbiamo leggere le aree interne come una questione politica nazionale, non come una sventura geografica. Le imprese hanno qui una funzione sociale ineludibile: come sottolineato da Benedetto XVI nella Caritas in Veritate, la gestione d’impresa deve farsi carico non solo del profitto, ma del bene comune e dello sviluppo della comunità di riferimento.

Infrastrutture e responsabilità pubblica

Eppure nessuna impresa può colmare da sola i vuoti strutturali: senza banda larga, trasporti, istruzione e sanità di prossimità, il sistema non regge. Senza queste basi, restare non è un progetto di vita consapevole, ma un atto di eroismo solitario destinato a esaurirsi.

Nel primo Ottocento Montefusco perse la centralità perché scomoda da raggiungere; oggi il Mezzogiorno interno rischia il futuro per la stessa ragione. Sturzo chiedeva che la questione diventasse “nazionale”: dopo un secolo, la posta in gioco resta la stessa.

Antonio Zizza, direttore scientifico del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale

Praga in piazza contro il populismo. Un segnale per l’Europa

Il ritorno di Letná come luogo simbolico

La vasta spianata di Letná, a Praga, è tornata a riempirsi come nei momenti cruciali della storia recente ceca. Tra 200.000 e 250.000 persone, secondo gli organizzatori, hanno manifestato ieri contro il governo guidato da Andrej Babiš, denunciandone l’impronta populista e le ambiguità sul piano europeo. Non si tratta di una protesta episodica: gli stessi promotori hanno annunciato l’intenzione di proseguire la mobilitazione fino a ottenere un cambio di indirizzo politico.

Una protesta europeista

A colpire è il profilo della piazza: accanto alle bandiere nazionali sventolano quelle dell’Unione europea, dell’Ucraina e della Nato. Non è un dettaglio folklorico, ma il segno di una domanda politica precisa. I manifestanti rivendicano una collocazione chiara della Repubblica Ceca nel campo occidentale, in un momento segnato dalla guerra in Ucraina e dalle tensioni globali. La critica al governo riguarda proprio la percezione di una linea incerta, oscillante tra europeismo di facciata e retorica sovranista.

Il nodo del populismo al governo

La figura di Babiš resta divisiva: imprenditore miliardario, già al centro di controversie su conflitti di interesse e rapporti con l’Unione, egli incarna una versione centro-europea del populismo pragmatico. Non una rottura esplicita con Bruxelles, ma una costante tensione con le istituzioni europee e con i principi dello stato di diritto. È questo equilibrio instabile che la piazza di Praga contesta, chiedendo trasparenza, responsabilità e coerenza internazionale.

Un campanello per l’Europa

Ciò che accade a Praga non è un fatto isolato. La mobilitazione ceca si inserisce in una dinamica più ampia che attraversa l’Europa: la reazione di segmenti rilevanti della società civile contro derive populiste e nazionaliste. In questo senso, Letná parla anche a Bruxelles. Ricorda che il consenso non può essere dato per scontato e che la tenuta democratica dell’Unione passa, prima ancora che dai governi, dalla vitalità delle sue opinioni pubbliche

Tra Buber e Keynes: la lezione di Hammarskjöld per il nostro tempo

Quando il segretario generale delle Nazioni Unite Dag Hammarskjöld morì — nella notte tra il 17 e il 18 settembre 1961, a seguito di un disastro aereo avvenuto nei cieli dell’allora Congo in circostanze fortemente sospette — insieme allo smarrimento vi fu sorpresa: la sua cartella conteneva un manoscritto con le prime pagine, una dozzina, della sua traduzione in svedese di Ich und Du (1923), il capolavoro di Martin Buber. Aveva tradotto forse durante il volo: «All’inizio è la relazione».

Più grande ancora fu la sorpresa quando, nel suo appartamento di New York, fu trovato un diario — «un libro bianco dei miei negoziati con me stesso e con Dio» — intitolato Vägmärken (alla lettera: «Segni lungo la via»), i cui riferimenti erano da una parte i mistici medievali come il domenicano Meister Eckhart e l’agostiniano Tommaso da Kempis e dall’altra il medico alsaziano Albert Schweitzer, premio Nobel per la pace nel 1952. Abbandono di sé, distacco dai frutti delle proprie azioni, fuga dalla tentazione della tranquillità. Dell’espressione Vägmärken è l’autore stesso a fornire la chiave di lettura: sono quei segni che, una volta oltrepassato un certo punto, non si dovrebbe perder di vista.

Chi era dunque Hammarskjöld? Non era stato, prima ancora che un diplomatico, un esponente della “scienza triste”, un economista pratico lontano dai problemi dello Spirito?

Ultimo di quattro fratelli, Dag Hammarskjöld nasce a Jönköping, in Svezia, il 29 luglio del 1905 in una influente famiglia nel cui nome troviamo un martello (hammare) e uno scudo (sköld). Il padre, Hjalmar, professore di diritto civile a Uppsala, sarà primo ministro durante la Grande Guerra e presidente del comitato per il Nobel dell’Accademia di Svezia. Il primo dei fratelli, Ake, sarà segretario della delegazione svedese alla Conferenza di Pace di Parigi, estensore dello statuto e giudice della Corte internazionale di giustizia. Il secondo, Bo, sottosegretario al ministero del Benessere. Il terzo, Sten, giornalista. La madre, Agnes Almqvist, discende da una famiglia di pastori luterani e poeti.

È questo il milieu in cui si forma Dag: impegno pubblico come professione e vocazione; ecumenismo e internazionalismo; severi studi e altrettanto severe meditazioni (sui salmi, ma anche, nel corso degli anni, sui classici della cultura cinese, indù, persiana). Consegue tre lauree: la prima, nel 1925, in lingue, letterature e storia; la seconda, nel 1928, in economia; la terza, nel 1930, in legge. Trascorre un semestre, nel 1927, a Cambridge, dove segue le lezioni di John Maynard Keynes. Nel 1934 consegue un dottorato in economia con una tesi sul ciclo economico. Si forma nella Scuola di Stoccolma, che darà due Nobel per l’economia: Gunnar Myrdal (1974) e Bertil Ohlin (1977).

Sono gli anni successivi alla Grande crisi del 1929. Aumenta la disoccupazione e crolla il reddito nazionale. In quel contesto, la teoria economica dominante predica una “correzione” che alimenta il disagio economico e sociale. Ma gli economisti svedesi rompono per tempo con la tradizione e giungono, prima che Keynes formuli la sua Teoria generale (1936), alla conclusione che la via d’uscita dalla depressione consiste in un’azione diretta del governo in campo economico.

«Da Keynes venne la teoria — ha scritto John Kenneth Galbraith, allora giovane economista impegnato nel New Deal di Franklin Delano Roosevelt (A Journey Through Economic Time, 1994) — dagli svedesi l’esperienza reale e democratica. La ripresa svedese non dipese in alcun modo dagli armamenti e dalla guerra (…) in breve, non era alla rivoluzione keynesiana che ci si sarebbe dovuti riferire, ma alla rivoluzione svedese». Dopo l’incontro del 1927 Keynes e Hammarskjöld si rivedono diverse volte a Londra e certamente a Stoccolma nel 1936, quando l’economista di Cambridge, di ritorno da un viaggio in Unione Sovietica (la moglie era una ballerina russa), tiene una conferenza significativamente intitolata My grounds for departure from orthodox economic traditions.

Di quella “rivoluzione” Hammarskjöld è parte attiva. Dal 1930 al 1934 è segretario della commissione governativa sulla disoccupazione — il grande problema dell’ora, in Svezia e nel mondo. Nel 1935 diviene segretario della Banca di Svezia (Riksbank), la più antica banca centrale al mondo. Dal 1936 al 1945 è sottosegretario alle Finanze col ministro socialdemocratico Erik Wigforss nel governo retto da Per Hansson. Dal 1941 al 1948 è anche presidente del Board della Riksbank.

Nella sua persona si congiungono in modo inedito politica fiscale (governo) e politica monetaria (Banca centrale). Pur nel contesto dell’indipendenza della Banca centrale, sancita con il nuovo statuto del 1935, egli ritiene che il coordinamento tra le politiche consenta alla Riksbank di meglio raggiungere i suoi obiettivi, e anche di meglio preservare la sua autonomia senza essere costretta a indebite supplenze. Il coordinamento è utile per il buongoverno dell’economia.

«Nessuno — ha scritto con forza di immaginazione letteraria Charles P. Snow in un ritratto (Variety of Men, 1967) — fosse pure una mescolanza di Lenin e di J.M. Keynes, potrebbe ottenere una simile carica a quella età (…) lui e Wigforss, più di chiunque altro, crearono lo stato del benessere in Svezia». Hammarskjöld non ha ancora quarant’anni quando la sua stella brilla già nel firmamento.

Eppure, i contributi dell’economista Hammarskjöld sono rimasti in un cono d’ombra. Per esempio: la distinzione, da lui introdotta nella riforma del bilancio del 1937, tra spesa corrente e spesa per investimenti: la prima da finanziare mediante la tassazione e la seconda mediante indebitamento, sempre all’interno di un ciclo economico, ineludibile riferimento di una visione dinamica. Sua, nello spirito del tempo, anche l’idea di una “economia programmata” nel contesto di una società libera, intesa come capacità del governo di indirizzare e influenzare, anche nel dialogo con gli imprenditori e con i sindacati, il livello complessivo degli investimenti tramite l’offerta di moneta e la spesa in conto capitale. L’economia diventa nelle sue mani una scienza mite: più pragmatica, più umana.

Dopo la guerra l’orizzonte si apre. Nel 1945 nascono le Nazioni Unite. La Svezia ne diviene membro nel 1946. Hammarskjöld è sottosegretario agli Esteri, segretario generale di quel ministero, viceministro degli Esteri. Conduce i negoziati commerciali e finanziari con la Gran Bretagna e con gli Stati Uniti. È delegato, a Parigi, alla conferenza di Pace del 1947 e a quella che, nel 1948, istituisce l’Organizzazione europea per la cooperazione economica (Oece) per la gestione del Piano Marshall. Dell’Oece — che ripristina fiducia e scambi europei — è vicepresidente del Comitato esecutivo. Con il segretario generale, l’economista francese Robert Marjolin, è uno dei ricostruttori dell’Europa.

Nel 1951 facilità l’ingresso della Svezia nella Banca Mondiale e nel Fondo monetario internazionale, le istituzioni nate alla conferenza di Bretton Woods del 1944. La piena occupazione e la stabilità monetaria non sono in contraddizione. Occorre ricercare una dorata via di mezzo.

È questo il legato di ideali e di esperienze che Hammarskjöld porta con sé all’Onu, al cui segretariato generale viene eletto nel 1953 con 57 voti su 60 (sarà rieletto per un secondo mandato). Sono anni difficili, dalla fine della guerra di Corea allo scoppio della crisi di Suez e oltre. In uno scontro verbale con Nikita Chruščev, che chiede le sue dimissioni, afferma: «Non è l’Unione Sovietica o qualsiasi altra grande potenza ad aver bisogno della protezione delle Nazioni Unite. Sono tutti gli altri».

Alla carica dà identità e imprime vigore. Contribuisce alla costruzione di una coscienza politica globale. A New Delhi, nel 1956, dichiara: «Non è una novità per nessuno (…) che il mondo di oggi è, più che mai, “uno”. La debolezza di uno è la debolezza di tutti, la forza di uno — non la forza militare, ma la vera forza, quella economica e sociale, la felicità del popolo — è indirettamente la forza di tutti (…) siamo, per così dire, costretti alla solidarietà. Non è più la scelta di spiriti illuminati; è qualcosa che anche coloro i quali il cui temperamento spinge in direzione dell’isolazionismo devono accettare».

Collaborazione e dialogo; aderenza alle convinzioni personali e rispetto dell’etica professionale; pace e sviluppo: sono questi gli obiettivi ideali, e i mezzi funzionali, che propugna per superare ciò che in un discorso all’Università di Cambridge (1958) definisce The Walls of Mistrust, ribadendo che «noi tutti influenziamo in certa misura le tendenze spirituali del nostro tempo».

L’arte della fiducia viene prima dell’arte del negoziato. Ed è qui che Buber e Schweitzer incontrano Keynes e Roosevelt. Un’economia umana ha bisogno di obiettivi, pensieri e strumenti umani; un’economia umana ha bisogno, per esistere, di comunità politiche, istituzioni e regole; un’economia umana ha bisogno di parole, relazioni e soggettività. «La “faccia” dell’altro è più importante della tua», scrive rivolto a sé stesso. La misura dello sviluppo è il volto dell’altro.

Pochi mesi prima della morte di Hammarskjöld, Papa Roncalli scrive al numero 68 di Pacem in Terris (1961): «Nessuna comunità politica oggi è in grado di perseguire i suoi interessi e di svilupparsi chiudendosi in sé stessa; giacché il grado della sua prosperità e del suo sviluppo sono pure il riflesso ed una componente del grado di prosperità e dello sviluppo di tutte le altre comunità politiche».

Nel 1961 ad Hammarskjöld è assegnato, post mortem, il Nobel per la pace. Egli stesso aveva fatto parte dell’Accademia di Svezia, avanzando la candidatura al Nobel per la letteratura di Saint-John Perse, che lo riceverà nel 1960, e di Ignazio Silone, che invece non lo riceverà mai. Di Saint-John Perse, pseudonimo di Alexis Léger, ama Anabasi (1924), il poema della solitudine nell’azione. Il poeta gliene fa dono: «Pensando a Lei, mio caro Dag, alla sua solitudine nascosta, come guida che conduce alla più vasta Anabasi dei popoli». E viene in mente Populorum Progressio di Papa Montini (1967).

Il diario di Hammarskjöld, apparso postumo (Albert Bonniers Förlag: Stoccolma 1963), unisce ascesi e azione. È una combinazione rara di vita activa e vita contemplativa, come scrive il poeta Wystan H. Auden nella prefazione all’edizione in lingua inglese (Markings, per i tipi di Alfred A. Knopf, New York e Faber and Faber, Londra 1964). Rara in generale, tanto che il poeta ne cerca invano altri esempi (I cannot myself recall another), rarissima nel campo dell’economia. Con un’eccezione: il diario di un altro economista, anch’egli prematuramente scomparso, intitolato L’ascetica dell’uomo d’azione e pubblicato postumo con prefazione dell’allora monsignor Giovannni Battista Montini. «Nel nostro tempo la via della santità passa necessariamente per il mondo dell’azione». È una frase scritta da Hammarskjöld in svedese; avrebbe potuto essere scritta, in italiano, da Sergio Paronetto.

 

Fonte: L’Osservatore Romano – 20 marzo 202

Titolo originale: Il martello dello sviluppo e lo scudo della pace.

[Foto restaurata con l’IA]

Calcio, oggi l’Italia a Coverciano. Giovedì contro Irlanda del Nord

Roma, 22 mar. (askanews) – Prenderà il via questa sera con il raduno fissato al Centro Tecnico Federale di Coverciano la ‘missione Mondiale’ della Nazionale, impegnata giovedì 26 marzo (ore 20.45, diretta Rai 1) allo Stadio di Bergamo nella semifinale dei play-off con l’Irlanda del Nord. In caso di successo, martedì 31 marzo l’Italia si giocherebbe poi il pass per il Mondiale in trasferta con la vincente della sfida tra Galles e Bosnia ed Erzegovina. Le due semifinaliste sconfitte del percorso A dei play-off (Italia-Irlanda del Nord/Galles-Bosnia ed Erzegovina), il 31 marzo saranno invece chiamate a disputare un’amichevole. Un match che gli Azzurri giocherebbero comunque in trasferta, a Cardiff o a Zenica.

Gianluca Scamacca è in forte dubbio a causa di un problema muscolare. Risponderà alla chiamata ma probabilmente tornerà a casa.

L’ELENCO DEI CONVOCATI

Portieri: Elia Caprile (Cagliari), Marco Carnesecchi (Atalanta), Gianluigi Donnarumma (Manchester City), Alex Meret (Napoli);

Difensori: Alessandro Bastoni (Inter), Alessandro Buongiorno (Napoli), Riccardo Calafiori (Arsenal), Andrea Cambiaso (Juventus), Diego Coppola (Paris FC), Federico Dimarco (Inter), Federico Gatti (Juventus), Gianluca Mancini (Roma), Marco Palestra (Cagliari), Giorgio Scalvini (Atalanta), Leonardo Spinazzola (Napoli);

Centrocampisti: Nicolò Barella (Inter), Bryan Cristante (Roma), Davide Frattesi (Inter), Manuel Locatelli (Juventus), Niccolò Pisilli (Roma), Sandro Tonali (Newcastle);

Attaccanti: Federico Chiesa (Liverpool), Francesco Pio Esposito (Inter), Moise Kean (Fiorentina), Matteo Politano (Napoli), Giacomo Raspadori (Atalanta), Mateo Retegui (Al-Qadsiah), Gianluca Scamacca (Atalanta).

Referendum, cosa prevede il testo del quesito referendario sulla scheda verde

Roma, 22 mar. (askanews) – “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’?”. Questo il testo che gli elettori si troveranno sulla scheda di colore verde domenica 22 e lunedì 23 marzo per il referendum sulla riforma della magistratura.

L’ultimo saluto a Paolo Cirino Pomicino: domani la camera ardente a Montecitorio

l Palazzo di Montecitorio si prepara a rendere l’ultimo omaggio a Paolo Cirino Pomicino, lo storico esponente della Democrazia Cristiana scomparso ieri all’età di 86 anni. La Camera dei Deputati ospiterà la camera ardente in quella che per decenni è stata la sua “casa” politica, segnando il congedo da uno dei volti più rappresentativi del potere centrista del dopoguerra.

Il feretro sarà esposto all’interno della Sala Aldo Moro, un luogo di profondo valore simbolico per la storia dello scudocrociato. L’omaggio pubblico osserverà i seguenti orari:

  • Apertura: domani, dalle ore 10:30

  • Chiusura: ore 19:00

Pomicino, medico chirurgo prestato alla politica con rara abilità strategica, ha ricoperto ruoli chiave come Ministro del Bilancio e della Funzione Pubblica, legando indissolubilmente il suo nome alla corrente andreottiana. Con la sua morte, si assottiglia ulteriormente la fila dei protagonisti di quella stagione politica che ha guidato l’Italia attraverso la Guerra Fredda.

Padel, Carolina Orsi conquista la semifinale al FIP Silver di Parma

Roma, 21 mar. (askanews) – Carolina Orsi conquista la semifinale del FIP Silver Mediolanum Padel Cup di Parma, al termine di un derby tutto italiano dominato dall’inizio alla fine. La numero uno azzurra e 28 del ranking mondiale FIP, in coppia con la spagnola Letizia Manquillo, ha superato con un netto 6-0 6-2 – si legge in una nota – Emily Stellato e Martina Parmigiani sul Centrale del Pro Parma Sport Center. Una sfida che metteva di fronte alcune delle protagoniste più rappresentative dell’Italpadel degli ultimi anni, insieme sul podio mondiale a Doha 2024 e agli ultimi Europei in Spagna. Dopo un riscaldamento tra sorrisi e complicità, il match ha preso subito una direzione chiara, con Orsi e Manquillo capaci di imporre ritmo e qualità senza lasciare spazio alle avversarie.

Al termine dell’incontro, Orsi – accompagnata anche dai familiari, con il padre Nando, ex portiere della Lazio – si è fermata a lungo con i giovani della scuola padel del club tra autografi e selfie. Domani alle 9 sarà ancora lei a tenere alta la bandiera azzurra nella semifinale contro la tedesca Victoria Kurz e la spagnola Nati Lopez Diaz, per un posto nella finale in programma alle 14.30.

Nell’altra semifinale femminile avanzano la spagnola Lucia Sainz, ex numero uno del mondo oggi numero 21 del ranking FIP, e Raquel Eugenio, che hanno superato con un doppio 6-2 Caterina Baldi e Clarissa Aima. Nel tabellone maschile si ferma ai quarti il cammino degli italiani Riccardo Sinicropi e Matteo Platania, battuti in tre set (6-7 6-4 6-4) dall’argentino Dylan Cuello e dal diciassettenne paraguaiano Facundo Dehnike, al termine di un match di alto livello.

Domenica il programma sarà completato anche dalla “Vip ProAm Exhibition”: alle 12 al Pro Parma Sport Center arriveranno Alessandro Melli, Nicola Amoruso, Mark Iuliano e Alessio Tacchinardi per una sfida speciale tra calcio e padel.

Mps, Lovaglio sfida la lista del cda: candidato AD dalla famiglia Tortora

Milano, 21 mar. (askanews) – Prima dello scoccare della mezzanotte di oggi, il Ceo di Mps, Luigi Lovaglio, ha rotto gli indugi ed è tornato nella partita per la governance di Rocca Salimbeni. Lovaglio, infatti, è candidato alla guida della banca senese nella lista promossa a sorpresa da Plt holding, cassaforte della famiglia Tortora, che detiene oltre l’1,2% del Monte.

A poche ore dalla scadenza del termine (fissato per le 23.59 di oggi), infatti, la holding dell’imprenditore romagnolo, che opera da anni nel settore delle rinnovabili, ha presentato la sua rosa di 12 nomi per il rinnovo del board e quella per il collegio sindacale, in vista dell’assemblea del 15 aprile che si annuncia incandescente. Una lista di maggioranza alternativa a quella del cda presentata lo scorso 4 marzo, da cui Lovaglio era stato estromesso e che per il posto di amministratore delegato indicava Corrado Passera, ex Ceo di Intesa e Poste, Fabrizio Palermo, AD di Acea ed ex di Cdp, e Carlo Vivaldi, ex manager di UniCredit.

Nella lista sostenuta dalla famiglia cesenate, accanto alla candidatura di Lovaglio come AD, troviamo l’ex presidente di Unicredit, Cesare Bisoni, indicato alla presidenza di Siena. Seguono Flavia Mazzarella (ex Bper, oggi nel consiglio di Webuild), Livia Amidani Alberti, Massimo Di Carlo (ex storico dirigente della Mediobanca di Vincenzo Maranghi), Patrizia Albano, Carlo Corradini, Paola Leoni Borali, Paolo Massimo Martelli, Andrea Cuomo, Paola Girdinio e Dante Campioni. Nella lista per il collegio sindacale troviamo, invece, Monica Vecchiati, nel ruolo di sindaco effettivo, e Francesca Sandrolini, in quello di sindaco supplente.

L’obiettivo dichiarato, nella nota con cui è stata annunciata la lista sfidante a quella del cda, è “il completamento della realizzazione del piano industriale già disegnato di Banca Monte dei Paschi di Siena, mettendo a disposizione competenze variegate che possano risultare utili ad accelerare il pieno dispiegarsi degli effetti dell’operazione trasformativa in corso e, al tempo stesso, a cogliere le opportunità di crescita esterna che dovessero presentarsi”. La lista, fa sapere la famiglia Tortora, già azionista di Mediobanca, è “in grado di garantire il perfezionarsi di un’operazione complessa e innovativa che richiede conoscenza approfondita delle due realtà coinvolte e stabilità nella leadership”.

Una conoscenza che Pierluigi Tortora riconosce esplicitamente in Lovaglio: “Il candidato Ceo è la persona che ha guidato la banca con successo nel completamento dell’azione di ristrutturazione avviata in passato e ha dato un contributo essenziale nel tracciare le linee di sviluppo del prossimo futuro”. In questo senso la lista di Plt holding punta a “rafforzare la continuità di un disegno che ha un grande valore strategico, contribuire a una governance solida ed equilibrata in grado di accompagnare la banca nella realizzazione del progetto”. E in vista del sostegno che dovrà raccogliere nell’assemblea di metà aprile definisce la sua “una proposta ‘aperta’, rivolta a tutti gli azionisti che si riconoscano negli obiettivi e nei principi fondanti dell’iniziativa, per la crescita di valore della banca a favore dei propri stakeholders”.

Intanto ieri Sgr e investitori istituzionali hanno depositato la loro lista di minoranza per il rinnovo del board, in cui sono indicati come candidati Raffaele Oriani e Paola De Martini, già consiglieri del Monte, e Ilaria Romagnoli subentrata al posto di Alessandra Barzaghi.

Aurion, primo film fantascienza creato interamente con l’AI

Roma, 20 mar. – E’ ufficiale il rilascio di Arion il primo lungometraggio di fantascienza realizzato interamente con l’intelligenza artificiale, un’opera pionieristica che ridefinisce i confini della produzione audiovisiva contemporanea. Ad annunciarlo MAX ADV Production, guidata da Massimiliano Triassi che ha rilasciato il trailer di AURION – La Prima Luce, un progetto destinato a segnare un punto di svolta nel cinema. Il film nasce da una visione ambiziosa: dimostrare come creatività umana e tecnologie avanzate possano fondersi per generare una nuova grammatica cinematografica. Ogni fase del processo – dalla scrittura alla progettazione visiva, dalla creazione dei personaggi alla generazione delle scene – è stata sviluppata attraverso strumenti di intelligenza artificiale, dando vita a un laboratorio creativo senza precedenti. Per la realizzazione del trailer, della durata di circa un minuto e mezzo, sono stati impiegati circa 17 software, tra tecnologie AI e strumenti tradizionali di post-produzione. Il lavoro ha richiesto 15 giorni di lavorazione intensiva, con un impegno quotidiano continuativo del team. Il progetto è frutto della collaborazione di un gruppo di pionieri che hanno creduto fin dall’inizio nella sfida: Graziano Iacuelli, Daniele Violante e Fabio Ruffo, figure chiave nello sviluppo creativo e tecnico dell’opera. “È più di un anno, un anno e mezzo che lavoriamo sull’intelligenza artificiale, quando ancora in pochi credevano nelle sue potenzialità – dichiara Massimiliano Triassi – Dopo aver realizzato numerosi spot anche per reti nazionali, abbiamo deciso di intraprendere questa nuova sfida. AURION è una scommessa sul futuro del cinema, ma soprattutto la prova che è già iniziato.”

Su Aurion, un pianeta antico che mantiene in vita la propria stella, ogni civiltà è destinata a scomparire. Quando una specie raggiunge la perfezione, viene disassemblata: la sua coscienza viene assorbita dal Nucleo del pianeta e la sua energia utilizzata per salvare il sistema stellare. È il Ciclo di Transizione. Ed è inevitabile. Gli Eryth vivono in armonia assoluta, uniti da una coscienza collettiva che elimina conflitto e individualità. Accettano il loro destino senza paura. Tuttià tranne uno. Daren nasce con una connessione imperfetta. Dove gli altri percepiscono unità, lui sente il silenzio. Prova emozioni, dubbi e soprattutto un desiderio proibito: esistere come individuo. Quando una civiltà di umanoidi sintetici in fuga arriva su Aurion, l’equilibrio si spezza e il Ciclo accelera. Daren scopre la verità: il sistema non è evoluzione, ma un meccanismo necessario per salvare la stella. Fermarlo significa salvare il suo popoloà ma condannare l’intero sistema. Per la prima volta, qualcuno osa sfidare l’ordine cosmico. E quando la perfezione dovrebbe segnare la fine, una scelta può cambiare il destino dell’universo.

Valanga in Trentino travolge sette persone: due morti e tre feriti gravi

Roma, 21 mar. (askanews) – Incidente della montagna sul Tallone Grande in Val Ridanna, in Alto Adige. Una valanga ha travolto sette persone, causando il decesso di 2 tra queste ed il ferimento grave di 3. Il fatto è stato comunicato dalla Centrale di emergenza di Bolzano.

La slavina si è staccata alle ore 11,40 a 2.445 metri di quota e ha coinvolto complessivamente 25 scialpinisti. Alle operazioni di soccorso hanno preso parte circa ottanta soccorritori, coadiuvati da sei elicotteri.

Valanga in Trentino travolge sette persone: due morti e tre feriti gravi

Roma, 21 mar. (askanews) – Incidente della montagna sul Tallone Grande in Val Ridanna, nel Trentino Alto Adige. Una valanga ha travolto sette persone, causando il decesso di 2 tra queste ed il ferimento grave di 3. Il fatto è stato comunicato dalla Centrale di emergenza di Bolzano.

La slavina si è staccata alle ore 11,40 a 2.445 metri di quota e ha coinvolto complessivamente 25 scialpinisti. Alle operazioni di soccorso hanno preso parte circa ottanta soccorritori, coadiuvati da sei elicotteri.

Liliana Moro apre Fivefold Tuning senza soluzione di continuità

Milano, 21 mar. (askanews) – Da venerdì 20 marzo 2026, Platea Palazzo Galeano inaugura Fivefold Tuning, il nuovo palinsesto espositivo affidato alla curatela di Giovanna Manzotti. Ad aprire la stagione è Liliana Moro con senza soluzione di continuità: un intervento architettonico e installativo che diventa asse portante dell’intera programmazione. Un gesto artistico che mette al centro la vetrina, spingendola a rinegoziare la propria funzione di spazio statico e puramente ospitante, sfondando simbolicamente le pareti con delle superfici specchianti. La curatrice e l’artista hanno raccontato ad askanews il progetto complessivo e l’opera.

Liliana Moro spiega le scelte della sua azione sulla vetrina: “Ho deciso di lavorare più sull’architettura, per cui ho messo questo materiale specchiante alle pareti che proprio aprono e cambiano il punto di vista anche di questo luogo, che si chiama Platea proprio perché il pubblico guarda le opere senza entrare. Mi piaceva pensare invece di aprire e di pensare che tutti noi diventiamo parte di questa opera che fornisce diversi punti di vista dello spazio esterno, lo spazio che riflette per cui entrano chiaramente anche tutta la vita e tutto il tempo che scorre in questa piazza per nove mesi”.

Giovanna Manzotti introduce il tema dell’interno palinsesto: “L’idea di quest’anno è stata quella di abbattere un po’ il concetto di vetrina. L’intervento di Liliana lo testimonia a tutti gli effetti e resterà per quasi dieci mesi per tutta la durata del mio programma. Il titolo Fivefold Tuning fa riferimento a un’accordatura a cinque voci, a cinque toni, dentro la quale a partire da maggio andranno poi a inserirsi anche gli interventi di artisti più giovani che all’interno di un unico lungo piano sequenza, in questo caso è dettato dall’opera di Liliana, andranno a convivere con i loro interventi”.

All’interno di questa struttura temporale estesa si inseriscono i quattro artisti emergenti: Federica Balconi, Lorena Bucur, Diana Lola Posani e Andrea Di Lorenzo che entreranno progressivamente in scena tra la primavera e l’autunno 2026, intervenendo all’interno dell’ambiente generato da Liliana Moro. Il titolo del progetto Fivefold Tuning evoca un’accordatura a cinque voci: un processo di armonizzazione che presuppone ascolto, prossimità e tensione condivisa. La voce iniziale, quella di Moro, stabilisce il ritmo entro cui le pratiche degli altri artisti si inseriscono, in un esercizio continuo di sintonizzazione tra linguaggi e sensibilità. Liliana Moro: “È stata un po’ una mia idea di chiedere agli artisti che intervengono dopo di me, sono artisti più giovani, di provare ad accumulare i nostri lavori: alla fine del progetto avremo tutti i lavori che vivono insieme all’interno di questo spazio”.

All’interno della vetrina specchiante si inserisce un elemento scultoreo essenziale ma fondamentale: un tubo giallo traffico disposto verticalmente e leggermente decentrato, che connette pavimento e soffitto. Da questa presenza emerge una deviazione inattesa: un altro piccolo tubo verde traffico che, nelle ore notturne, lascia scorrere un lieve rigagnolo d’acqua. Il suono dell’acqua evoca l’Adda poco distante e introduce nello spazio un elemento sonoro che porta altrove fuori dalla vetrina.

Il progetto Platea Palazzo Galeano è realizzato con il patrocinio del Comune di Lodi con Ferrari Giovanni Industria Casearia Spa come main partner. Il progetto grafico di Fivefold Tuning è a cura di Carolina Incerti.

Ciclismo, Milano-Sanremo: Pogacar cade, rimonta e trionfa

Roma, 21 mar. (askanews) – Una Milano-Sanremo spettacolare incorona il campione del mondo Tadej Pogacar, che conquista la classica monumento di primavera, battendo Tom Pidcock e relegando al terzo posto Wout Van Aert. Per Pogacar si tratta della prima vittoria nella “Classicissima”.

Il momento decisivo arriva sul Poggio, quando Pogacar scatta e stacca tutti i rivali, riuscendo a mantenere la leadership con Pidcock come unico corridore in grado di seguirlo. Van der Poel, uno dei favoriti, non riesce a reggere il ritmo dei due leader e crolla, mentre il gruppo principale accusa un ritardo crescente.

La gara era stata segnata da cadute e recuperi. Una caduta in gruppo ha coinvolto Pogacar e Van Aert, con il corridore sloveno che ha recuperato rapidamente posizionandosi nelle prime posizioni già sulla Cipressa e lanciando il primo assalto che al quale hanno resisitito solo Van der Poel e Pidcock. Gli attaccanti iniziali, tra cui Marcellusi, Tarozzi, Milesi e Maestri, avevano accumulato fino a 6’30″ di vantaggio, ma il gruppo ha progressivamente ricucito lo svantaggio fino all’epilogo in volata.

“L’azione prima della Cipressa è stata epica”, ha commentato Pogacar. “Dopo la caduta ho recuperato tutto il gruppo e sono riuscito a posizionarmi per la volata. È una vittoria che ancora mi mancava”.

Con questa vittoria, Pogacar aggiunge un’altra classica prestigiosa al suo palmarès, mentre Pidcock conferma le ottime prestazioni stagionali. Van Aert completa il podio dopo una giornata di grande fatica sulle salite decisive della Liguria.

Sfatato il tabù secondo il quale il campione del mondo non riesce a vincere la Sanremo. L’ultimo è stato Saronni nel 1982

Ciclismo, Pogacar: "Quando sono caduto ho pensato fosse tutto finito"

Roma, 21 mar. (askanews) – “Quando sono caduto, per un secondo ho pensato che fosse tutto finito. È successo poco prima della parte più importante della corsa. Per fortuna sono risalito subito in bici”. Tadej Pogacar è cosciente di aver fatto un miracolo vincendo l’odierna Milano-Sanremo. “I miei compagni di squadra Florian (Vermeersch) e Felix (Grossschartner) hanno dato tutto per riportarmi davanti. Mi hanno dato speranza. Senza squadra, sarei andato dritto a Sanremo a guardare l’arrivo. Prima del Poggio c’era un po’ di vento contrario. Non era una situazione ideale come l’anno scorso. Avevo timore di Tom Pidcock, sappiamo tutti che è esplosivo e veloce. Non potevo aspettare troppo, quindi ho lanciato presto lo sprint, ma tanto di cappello anche a lui, ha fatto una gara straordinaria”.

I funerali di Umberto Bossi a Pontida senza cerimoniale e pochissimi posti riservati

Milano, 21 mar. (askanews) – I funerali di Umberto Bossi domani all’abbazia di San Giacomo a Pontida ore 12 non prevedono alcun cerimoniale, e i posti riservati sono pochissimi. Sarà una cerimonia semplice, e non sono previsti interventi politici sul sagrato della Chiesa. All’uscita un coro degli alpini intonerà il “Va, pensiero”. La cerimonia sarà celebrata dall’abate del monastero di San Giacomo. L’organizzazione è affidata ad alcuni militanti della Lega, con le indicazioni della famiglia e del ministro Giancarlo Giorgetti. Lo fa sapere la comunicazione dello stesso Giorgetti.

Gli unici posti riservati sono per la famiglia e per limitatissime alte cariche istituzionali. La cerimonia funebre è aperta e i posti in abbazia sono destinati ai partecipanti in maniera libera fino a esaurimento. Fuori dall’abbazia è previsto un maxischermo che trasmetterà in diretta la cerimonia funebre. Le altre celebrazioni del mattino all’abbazia di Pontida sono sospese.

Calcio, Cremonese corsara al Tardini: 2-0 al Parma

Roma, 21 mar. (askanews) – La Cremonese ritrova la vittoria dopo 15 giornate, espugnando il Tardini con un netto 2-0 contro il Parma. Decisivi i gol di Maleh e Vandeputte, che permettono ai grigiorossi di agganciare il Lecce in classifica, mentre i padroni di casa deludono e vengono bocciati dai fischi del pubblico nel finale.

La partita ha preso una svolta subito dopo l’inizio del secondo tempo: al 50′ Maleh sorprende tutti con un eurogol da fuori area, approfittando di un rimpallo e lasciando partire un siluro imprendibile per Suzuki. La Cremonese prende fiducia e al 66′ trova il raddoppio grazie a Vandeputte, servito in contropiede da Vardy: prima rete in Serie A per il belga.

Il Parma ha provato a reagire, affidandosi alle giocate di Strefezza e Bonazzoli, senza però riuscire a impensierire la retroguardia avversaria. La partita si è accesa negli ultimi minuti con qualche ammonizione: gialli per Troilo, Payero, Pezzella e Valenti a seguito di interventi duri e contatti accesi.

Calcio, domani l’Italia a Coverciano. Giovedì contro Irlanda del nord

Roma, 21 mar. (askanews) – Prenderà il via domani sera con il raduno fissato al Centro Tecnico Federale di Coverciano la ‘missione Mondiale’ della Nazionale, impegnata giovedì 26 marzo (ore 20.45, diretta Rai 1) allo Stadio di Bergamo nella semifinale dei play-off con l’Irlanda del Nord. In caso di successo, martedì 31 marzo l’Italia si giocherebbe poi il pass per il Mondiale in trasferta con la vincente della sfida tra Galles e Bosnia ed Erzegovina. Le due semifinaliste sconfitte del percorso A dei play-off (Italia-Irlanda del Nord/Galles-Bosnia ed Erzegovina), il 31 marzo saranno invece chiamate a disputare un’amichevole. Un match che gli Azzurri giocherebbero comunque in trasferta, a Cardiff o a Zenica.

L’ELENCO DEI CONVOCATI

Portieri: Elia Caprile (Cagliari), Marco Carnesecchi (Atalanta), Gianluigi Donnarumma (Manchester City), Alex Meret (Napoli);

Difensori: Alessandro Bastoni (Inter), Alessandro Buongiorno (Napoli), Riccardo Calafiori (Arsenal), Andrea Cambiaso (Juventus), Diego Coppola (Paris FC), Federico Dimarco (Inter), Federico Gatti (Juventus), Gianluca Mancini (Roma), Marco Palestra (Cagliari), Giorgio Scalvini (Atalanta), Leonardo Spinazzola (Napoli);

Centrocampisti: Nicolò Barella (Inter), Bryan Cristante (Roma), Davide Frattesi (Inter), Manuel Locatelli (Juventus), Niccolò Pisilli (Roma), Sandro Tonali (Newcastle);

Attaccanti: Federico Chiesa (Liverpool), Francesco Pio Esposito (Inter), Moise Kean (Fiorentina), Matteo Politano (Napoli), Giacomo Raspadori (Atalanta), Mateo Retegui (Al-Qadsiah).

MotoGP Brasile, pole a sorpresa di Di Giannantonio

Roma, 21 mar. (askanews) – Colpo a sorpresa nelle qualifiche del GP del Brasile di MotoGP: Fabio Di Giannantonio conquista la pole position a Goiania con il tempo di 1:17.410, la seconda in top-class dopo Mugello 2022, a distanza di 3 anni, 9 mesi e 21 giorni dall’ultima volta. Il pilota romano precede Luca Bezzecchi, anche lui proveniente dal Q1, e Marc Marquez, che completa la prima fila.

Le qualifiche sono state caratterizzate da numerose cadute che hanno condizionato il risultato finale. Pecco Bagnaia, scivolato all’inizio del Q2, non è riuscito a completare un giro valido e partirà 11°. Jorge Martin e Marc Marquez hanno subito cadute durante la sessione, mentre Acosta è finito a terra nelle fasi iniziali. Nonostante ciò, Marc Marquez è riuscito a completare un tempo competitivo prima della scivolata, che gli garantisce la terza posizione in griglia.

La seconda fila vede Fabio Quartararo davanti a Martin e Ogura, mentre in terza fila si posizionano piloti come Acosta e altri protagonisti del campionato. Di Giannantonio, partito dal Q1, ha approfittato della doppia possibilità offerta dalle gomme soft nel Q2, migliorando progressivamente i propri riferimenti cronometrici fino a firmare la pole definitiva.

La sessione Q1 aveva già mostrato indicazioni interessanti: Bezzecchi e Di Giannantonio hanno staccato il pass per il Q2, mentre nomi come Mir e Morbidelli si sono fermati al primo turno. Le FP2 avevano anticipato il livello elevato della pista, con Ai Ogura, Marc Marquez e Jorge Martin che avevano mostrato ottime prestazioni.

Goiania rappresenta la prima volta della MotoGP su questo circuito, e Di Giannantonio regala a Ducati la 117^ pole in top-class, consolidando il primato del costruttore che ha firmato pole in tutti i circuiti del calendario. La Sprint Race, in programma stasera alle 19, assegnerà i primi punti del weekend.

Papa: un grande popolo della pace è chiamato a fare da argine ai tanti seminatori di odio e alle barbarie

Roma, 21 mar. (askanews) – Papa Leone XIV, parlando all’assemblea generale dell’Opera di Maria – Movimento dei Focolari, nell’udienza nel Palazzo Apostolico Vaticano, ha fatto appello a un “grande popolo della pace” che in questo momento storico “è chiamato a fare da contrappeso e da argine a tanti seminatori di odio che riportano indietro l’umanità a forme di barbarie e di violenza”.

“Tutti voi – ha detto Leone rivolgendosi ai Focolari – siete stati attratti dal carisma della Serva di Dio Chiara Lubich, che ha plasmato la vostra esistenza personale e lo stile della vostra vita comunitaria” che porta il “messaggio dell’unità: unità fra gli esseri umani che è frutto e riflesso dell’unità di Cristo con il Padre: ‘Tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te'”. “Questo spirito di unità voi lo vivete anzitutto tra voi, e lo testimoniate dappertutto come una nuova possibilità di vita fraterna, riconciliata e gioiosa, fra persone di diversa età, cultura, lingua e credo religioso. È un seme, semplice ma potente, che attira migliaia di donne e uomini, suscita vocazioni, genera una spinta di evangelizzazione, ma anche opere sociali, culturali, artistiche, economiche, che è fermento di dialogo ecumenico e interreligioso. Di questo fermento di unità c’è tanto bisogno oggi, perché il veleno della divisione e della conflittualità tende a inquinare i cuori e le relazioni sociali e va contrastato con la testimonianza evangelica dell’unità, del dialogo, del perdono e della pace”, ha detto ancora il Santo Padre.

Rivolgendosi ai Focolari il Pontefice ha spiegato: “Anche attraverso di voi, Dio si è preparato, nei decenni passati, un grande popolo della pace, che proprio in questo momento storico è chiamato a fare da contrappeso e da argine a tanti seminatori di odio che riportano indietro l’umanità a forme di barbarie e di violenza. E “tutti sono chiamati a discernere qual è la volontà di Dio e come si può realizzare la verità del Vangelo nelle varie situazioni della vita comunitaria o apostolica. E tutti in questo cammino di discernimento devono esercitare fraternità, sincerità, franchezza e soprattutto umiltà, libertà da sé stessi e dal proprio punto di vista. L’unità di tutti in Dio è un segno evangelico che è forza profetica per il mondo. Ecco allora che l’unità non va intesa come uniformità di pensiero, di opinione e di stile di vita, che anzi potrebbe portare a svalutare le proprie convinzioni, a detrimento della libertà personale e dell’ascolto della propria coscienza. Chiara Lubich affermava che la premessa di ogni norma è la carità. È necessario perciò che l’unità sia sempre nutrita e sostenuta dalla carità reciproca, che esige magnanimità, benevolenza, rispetto; quella carità che non si vanta, non si inorgoglisce, né cerca il proprio interesse, né tiene conto del male ricevuto, ma si rallegra soltanto della verità”.

Sci, Pirovano: "Qualcosa che non avrei mai osato sognare"

Roma, 21 mar. (askanews) – Laura Pirovano si tiene stretta la Coppa di discesa, la culla, la guarda, la soppesa. La discesa di Kvitfjell le ha regalato il terzo successo consecutivo in Coppa del Mondo dopo la doppietta in Val di Fassa, proiettando la trentina sul trono della velocità: “Ho una paura folle di farla cadere, questa coppa. Davvero non so cosa dire: se già le vittorie in Val di Fassa mi avevano tolte le parole, oggi è davvero incredibile. Al traguardo sono crollata in lacrime. In partenza ero tesa, in gara non mi sentivo perfetta e le prove non erano andate bene. Avevo quasi paura a guardare il risultato perchè non mi aspettavo nulla e poi quando ho visto… è stato devastante. Non sapevo del risultati di Aicher, avevo solo visto la gara di Weidle e mi dicevo che sarebbe stata dura. E’ incredibile – credo sia l’aggettivo migliore – perchè sono passata dall’essere sempre lì ma mai abbastanza vicina, a collezionare risultati che avrei mai immaginato, come questa coppetta. Tre podi e tutte vittorie: forse tra qualche giorno troverò le parole per esprimere tutto questo. Intanto oggi ho fatto un bel regalo di compleanno a mio papà”.