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Fip Arena Polo European Championship, prima edizione alla Francia

Roma, 31 mag. (askanews) – Il primo Fip Arena Polo European Championship-U.S. Polo Assn. Trophy si è chiuso con la vittoria della Francia, che ha battuto 4-3 al tempo supplementare l’Inghilterra. Quarta, invece, l’Italia, sconfitta 7-3 – si legge in una nota – dalla Svizzera, nella finale valida per il terzo e quarto posto.

Un’edizione già entrata nella storia, perché il richiamo irresistibile di Piazza di Siena, soprattutto nell’anno del centenario, ha garantito una visibilità notevole al torneo, che ha l’ambizione di diventare da subito un appuntamento di riferimento nel calendario europeo. Un’ambizione assolutamente giustificata, vedendo lo straordinario afflusso di pubblico che, serata dopo serata, ha riempito le tribune del Galoppatoio di Villa Borghese, con un turnover di oltre 5mila spettatori nel corso delle quattro serate di gara e un livello di tifo e passione che ha assecondato lo spettacolo offerto in campo dalle quattro, prestigiose, nazionali impegnate.

“Il debutto assoluto degli Europei di Arena Polo al Galoppatoio, nell’ambito di Piazza di Siena, ha rappresentato un successo straordinario, premiato da una partecipazione di pubblico davvero eccezionale – ha dichiarato il presidente della Fise, Marco Di Paola, tracciando un bilancio al termine dei quattro giorni di gare – Pur senza i risultati sportivi che avremmo auspicato per l’Italia, resta la soddisfazione per aver dato vita a un evento innovativo e di grande impatto, che ancora una volta dimostra la capacità della Fise di promuovere progetti di alto livello e forte richiamo”.

Il campo, come detto, ha decretato la vittoria della selezione francese (bronzo ai mondiali di Arena Polo dello scorso autunno), che per l’occasione ha schierato insieme i due fratelli Delfosse, Matthieu e Clement, quest’ultimo all’esordio nel torneo. Una battaglia serrata con l’Inghilterra, capace di rimontare da 3-1 a 3-3, mandando la partita al supplementare: qui serve la grande giocata di Clement Delfosse per chiudere i conti con il golden gol del 4-3. In precedenza, l’Italia si è dovuta piegare di nuovo alla Svizzera: avvio in salita per la Nazionale dopo la sfortunata deviazione di Rampello, poi i due gol di Magini ribaltano il risultato. A questo punto la Svizzera prende il largo, e il terzo gol di Magini (che chiude il torneo con ben undici gol realizzati) non basta a evitare il 7-3 che vale il bronzo agli elvetici e il quarto posto azzurro. Al di là del risultato, però, quello che rimane è la sensazione di aver assistito a quattro serate magiche e storiche, che hanno certificato il potere attrattivo di un evento “pop” come il format dell’Arena Polo, lasciando in eredità le basi su cui poggiare le fondamenta per un’ulteriore crescita futura.

I RISULTATI DI SABATO 30 MAGGIO

Finale 1/2 posto: Francia-Inghilterra 4-3 Finale 3/4 posto: Svizzera-Italia 7-3

MotoGp, Bezzecchi: "Un sogno che avevo da quando ho memoria"

Roma, 31 mag. (askanews) – Una vittoria che vale molto più di un Gran Premio. Marco Bezzecchi conquista il Mugello per la prima volta in carriera e regala al pubblico italiano una giornata di emozioni, applausi e orgoglio. Un successo costruito con una gara perfetta e vissuto con grande intensità, tra la dedica ad Alex Zanardi e il calore del pubblico di casa.

“È un sogno che avevo da quando ho memoria – ha raccontato Bezzecchi dopo il traguardo – Vincere qui è una cosa che non potevo neanche immaginare. Supera tutte le aspettative, è un’emozione incredibile. Grazie a tutti, perché senza il supporto di tutte queste persone sarebbe tutto più difficile, quasi impossibile”.

Il pilota romagnolo ha spiegato anche la gestione della gara, caratterizzata da un avvio prudente e da una progressiva crescita di ritmo fino all’attacco decisivo: “All’inizio non volevo esagerare, ho cercato di non stressare troppo gomme e temperature. Poi ho visto che Pecco faticava e in quel momento ho deciso di spingere. Dopo il sorpasso la moto si è stabilizzata e ho potuto aumentare il vantaggio”.

A rendere ancora più speciale il successo è stato il tributo ad Alex Zanardi, celebrato con il casco dedicato: “Questa è la cosa che mi fa più piacere. Non ho avuto la fortuna di conoscerlo, ma la sua storia è incredibile. Ho sentito il bisogno di fare qualcosa per lui, perché è una figura che ispira tutti”.

Il trionfo al Mugello ha avuto anche il sapore dell’abbraccio collettivo del paddock. Kimi Antonelli lo ha applaudito dalla tribuna, mentre sul podio con lui sono saliti anche Pecco Bagnaia e Jorge Martin, in un momento che ha unito rivalità e rispetto.

“Vincere qui è difficilissimo – ha aggiunto Bezzecchi – senti tutta la pressione del pubblico e le aspettative. Ma oggi mi hanno dato una spinta enorme. Dopo momenti difficili, come Barcellona, non era scontato reagire così”.

Parole che restituiscono non solo la dimensione sportiva del successo, ma anche quella umana di un pilota cresciuto sotto i riflettori e oggi protagonista assoluto davanti al suo pubblico. Una vittoria che al Mugello diventa simbolo, emozione e memoria collettiva.

Calcio, Champions, caos a Parigi un morto nella festa del Psg

Roma, 31 mag. (askanews) – Doveva essere una notte di festa per il secondo trionfo consecutivo del Paris Saint-Germain in Champions League, ma le celebrazioni nella capitale francese sono degenerate in violenti disordini che hanno lasciato un pesante bilancio. Secondo la procura di Parigi, una persona è morta e un’altra versa in gravi condizioni, mentre il ministro dell’Interno Laurent Nunez ha riferito di 219 feriti, otto dei quali in condizioni serie.

Le tensioni si sono concentrate soprattutto sugli Champs-Elysées, nei pressi del Parco dei Principi e nell’area della Bastiglia, dove era stato allestito un maxischermo per seguire la finale. Gruppi di facinorosi hanno lanciato petardi e razzi contro le forze dell’ordine, che sono intervenute con gas lacrimogeni e cariche per disperdere i disordini. Sette agenti sono rimasti feriti.

Nel corso della notte si sono registrati incendi, danneggiamenti e saccheggi di attività commerciali. Le autorità hanno fermato 780 persone, di cui 457 trattenute in stato di detenzione. “La stragrande maggioranza è uscita di casa per festeggiare e tutto è andato benissimo. Qualche individuo è uscito per creare incidenti e disordini. Non si tratta di tifosi del Psg, ma di persone venute con l’intenzione di provocare caos”, ha dichiarato Nunez, promettendo il massimo rigore nei confronti dei responsabili.

La vittima sarebbe un uomo morto dopo essersi schiantato in moto contro una barriera di cemento installata lungo una bretella di accesso alla tangenziale parigina, nelle vicinanze del Parco dei Principi. Un’altra persona è ricoverata in prognosi riservata.

Nonostante gli incidenti, Parigi si prepara ad accogliere la squadra campione d’Europa. Oltre 100mila tifosi sono attesi per la parata celebrativa ai piedi della Torre Eiffel, prima della visita ufficiale all’Eliseo, dove i giocatori saranno ricevuti dal presidente della Repubblica francese, e della festa conclusiva al Parco dei Principi. Per garantire la sicurezza sono stati mobilitati quasi 6mila tra poliziotti e gendarmi, oltre a 2.500 vigili del fuoco.

MotoGp, il calendario del motomondiale

Roma, 31 mag. (askanews) – Questo il calendario del MotoGp 2026:

GP Thailandia (Buriram, Thailandia, 1 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Brasile (Goiânia, Brasile, 22 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Texas (Austin, Stati Uniti, 29 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Spagna (Jerez de la Frontera, Spagna, 26 aprile) vincitore: Alex Marquez (Gresini Racing) GP Francia (Le Mans, Francia, 10 maggio) vincitore: Jorge Martin (Aprilia) GP Catalogna (Barcellona, Spagna) vincitore: Fabio Di Giannantonio (Ducati) GP Italia (Mugello, Italia, 31 maggio) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia)

GP Ungheria (Balaton, Ungheria, 7 giugno) GP Repubblica Ceca (Brno, Repubblica Ceca, 21 giugno) GP Paesi Bassi (Assen, Paesi Bassi, 28 giugno) GP Germania (Sachsenring, Germania, 12 luglio) GP Regno Unito (Silverstone, Regno Unito, 9 agosto) GP Aragona (Aragón, Spagna, 30 agosto) GP San Marino (Misano, Italia, 13 settembre) GP Austria (Red Bull Ring, Austria, 20 settembre) GP Giappone (Motegi, Giappone, 4 ottobre) GP Indonesia (Mandalika, Indonesia, 11 ottobre) GP Australia (Phillip Island, Australia, 25 ottobre) GP Malesia (Sepang, Malesia, 1° novembre) GP Qatar (Lusail, Qatar, 8 novembre) GP Portogallo (Portimão, Portogallo, 22 novembre) GP Comunità Valenciana (Valencia, Spagna, 29 novembre)

Il capo negoziatore di Teheran: nessun accordo senza impegni tangibili

Roma, 31 mag. (askanews) – L’Iran non accetterà alcun accordo per porre fine al conflitto con gli Stati uniti se non avrà la certezza che i diritti del popolo iraniano siano garantiti. Lo ha detto il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, secondo i media di stato.

“Non c’è fiducia nelle parole e nelle promesse del nemico”, ha affermato Ghalibaf dopo aver prestato giuramento come presidente rieletto del Parlamento, insieme all’ufficio di presidenza.

“Il nostro unico criterio è ottenere risultati tangibili prima di adempiere, in cambio, ai nostri impegni”, ha aggiunto.

Le dichiarazioni arrivano mentre proseguono gli sforzi diplomatici per un’intesa tra Teheran e Washington, in un negoziato segnato dalla questione nucleare, dalle garanzie chieste dall’Iran e dal quadro di sicurezza regionale.

80 Repubblica, sindaco Venezia Venturini: non monumento statico ma opera viva

Roma, 31 mag. (askanews) – “Celebrando gli ottant’anni della nostra Repubblica, il mio pensiero si rivolge a quel passaggio storico fondamentale, che nel 1946 ha rifondato il patto civile degli italiani sulle fondamenta della democrazia, della libertà e del lavoro. Assumere la guida di una città dal prestigio millenario e dall’autorevolezza globale come Venezia proprio in questa ricorrenza non è solo un immenso onore, ma un preciso richiamo alla responsabilità istituzionale”. E’ quanto afferma, in una dichiarazione ad askanews, il neo sindaco di Venezia Simone Venturini.

“Come sindaco più giovane della storia di questa comunità, avverto il dovere di tradurre i valori costituzionali in azioni concrete, capaci di parlare il linguaggio del presente – continua Venturini -. La transizione generazionale che la nostra città sta vivendo nelle sue massime istituzioni deve farsi interprete di una visione nazionale: la Repubblica non è un monumento statico da venerare, ma un’opera viva che richiede continuità amministrativa unita a una forte spinta al rinnovamento, all’affidabilità e alla competenza”.

“È proprio ai giovani italiani, che in questa giornata sento di dover rivolgere l’impegno più solenne per il futuro della nostra Repubblica – continua -. Il patto repubblicano si rigenera solo se siamo capaci di offrire alle nuove generazioni non vaghe promesse, ma certezze tangibili: il diritto a una formazione d’eccellenza, l’accesso a opportunità lavorative qualificate e la valorizzazione del merito all’interno di una società coesa. Venezia, per sua natura legata alla cultura, all’innovazione e alle grandi sfide internazionali, deve diventare il laboratorio ideale di questo riscatto generazionale, un luogo dove la creatività giovanile possa radicarsi e generare valore. Il mio impegno quotidiano sarà quello di governare con lo sguardo rivolto al domani, garantendo che le istituzioni non siano percepite come barriere distanti, ma come alleate concrete delle aspirazioni di ciascuno. Difendere la Repubblica oggi significa dare gambe e futuro alle speranze dei nostri ragazzi, rendendoli protagonisti attivi della comunità”.

“In questo quadro la politica ha il compito imprescindibile di restituire fiducia, dimostrando che l’onestà e lo spirito di servizio sono i pilastri su cui poggia l’intera impalcatura dello Stato. Non possiamo permettere che il disincanto allontani le migliori intelligenze dall’impegno civile e dalla partecipazione democratica – ribadisce il sindaco -. Investire sui giovani significa anche dotarli degli strumenti necessari per governare la complessità del nostro tempo, promuovendo una cultura del dovere che cammini di pari passo con il riconoscimento dei diritti”. “Dal cuore di Venezia, città che ha saputo rigenerarsi nei secoli senza mai perdere la propria identità, lanciamo un messaggio di speranza e pragmatismo: la Repubblica del futuro si costruisce nei territori, dando ascolto alle comunità e valorizzando ogni singola risorsa. Con questa consapevolezza e con umiltà, confermo la mia dedizione al servizio dei cittadini, unendo le forze migliori per scrivere insieme una nuova pagina di storia”, conclude.

Parigi, 277 fermi dopo scontri alla fine della finale di Champions

Roma, 31 mag. (askanews) – La procura di Parigi ha registrato 277 fermi nella notte, a margine degli scontri in diversi punti della capitale dopo la vittoria del Psg contro l’Arsenal nella finale di Champions League. Lo riferisce oggi l’agenzia di stampa France Presse.

I fermi riguardano 195 maggiorenni e 82 minorenni. Secondo la procura, si tratta “in maggioranza” di episodi di violenza o offese contro pubblici ufficiali. Le contestazioni riguardano anche reati contro i beni, come furti e danneggiamenti, altri turbamenti dell’ordine pubblico, tra cui porto illegale di armi, e fatti legati a gruppi costituiti per commettere reati o ad assembramenti dopo ordine di dispersione o con porto d’arma.

Parallelamente agli arresti, un incidente mortale è avvenuto intorno all’1.10 sul périphérique di Parigi, all’altezza di Porte Maillot. Il tratto era stato temporaneamente invaso da pedoni, che avevano sfilato tra le auto ferme prima di essere dispersi dalle forze dell’ordine. Secondo il ministero pubblico, un giovane di 24 anni alla guida di uno scooter ha urtato un muretto in cemento collocato di traverso sulla carreggiata per chiudere una rampa di uscita del périphérique esterno. La rampa, ha precisato la procura, era stata chiusa su richiesta dei servizi del municipio di Parigi ed era chiaramente segnalata. Il giovane è morto poco dopo le 2 per le ferite riportate. E’ stata aperta un’indagine per accertare le cause del decesso. Nel 16mo arrondissement, un ragazzo di 17 anni è rimasto gravemente ferito durante una rissa. All’arrivo della polizia, intorno alle 4, presentava due ferite all’occhio e sanguinava abbondantemente dalla bocca. Si trova attualmente in coma, con prognosi vitale riservata. Gli aggressori sono fuggiti sotto gli occhi dei residenti.

La procura ha precisato che il bilancio potrebbe evolvere nel corso della giornata di domenica.

La Cina avverte: reagiremo se l’Ue impone restrizioni commerciali

Roma, 31 mag. (askanews) – La Cina ha avvertito l’Unione europea che adotterà contromisure se Bruxelles imporrà nuove restrizioni commerciali nei suoi confronti, mentre le due parti discutono possibili strumenti per affrontare lo squilibrio negli scambi e le pressioni della sovracapacità produttiva cinese su alcuni settori europei.

“Se l’Ue insisterà nell’introdurre unilateralmente nuovi strumenti commerciali e nell’imporre restrizioni discriminatorie, la Cina reagirà con fermezza e adotterà misure efficaci per salvaguardare i propri interessi”, ha dichiarato il ministero del Commercio cinese in una nota.

Il ministero ha precisato che i canali di comunicazione tra Cina e Ue restano aperti e che entrambe le parti intendono portare avanti i dialoghi pertinenti. Pechino ha anche annunciato che Cina e Ue stanno esplorando la creazione di un meccanismo di consultazione su commercio e investimenti, senza fornire ulteriori dettagli.

La presa di posizione arriva dopo le riunioni della Commissione europea di venerdì, dedicate alla valutazione di possibili strumenti di sicurezza economica per rispondere al crescente squilibrio commerciale con la Cina. Bruxelles non ha annunciato misure immediate, ma dovrebbe rafforzare le salvaguardie nei settori più esposti alla pressione della sovracapacità cinese.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen presenterà le raccomandazioni ai leader dell’Ue al Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, quando le relazioni con Pechino saranno all’ordine del giorno.

“L’attuale stato delle relazioni commerciali e di investimento non è sostenibile”, ha affermato Bruxelles dopo la riunione, ribadendo però che l’approccio europeo resta quello del “de-risking, non del decoupling”, cioè della riduzione dei rischi senza un disaccoppiamento dalla Cina.

Nelle ultime settimane sono aumentate in Europa le richieste di uno strumento simile alla Section 301 statunitense, che consente indagini e azioni contro Paesi accusati di pratiche commerciali scorrette. Secondo un rapporto del Centre for European Reform, uno strumento europeo di questo tipo permetterebbe a Bruxelles di intervenire contro distorsioni non coperte dalle tradizionali difese commerciali e di proteggere settori vulnerabili come auto, chimica ed energia pulita.

Il deficit commerciale dell’Ue nei beni con la Cina è salito a 360 miliardi di euro lo scorso anno, contro i 312 miliardi del 2024, secondo dati europei. Pechino ha però contestato l’uso selettivo delle statistiche da parte dell’Ue.

La portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning aveva affermato giovedì che valutare le relazioni commerciali bilaterali guardando solo al commercio di beni, ai dati complessivi e alle importazioni dalla Cina, ignorando servizi, ritorni sugli investimenti, flussi di profitti e restrizioni europee all’export, porta inevitabilmente a una conclusione parziale di squilibrio commerciale.

Ucraina, Crosetto: molto difficile ingresso in Ue. Blindare la pace

Roma, 31 mag. (askanews) – L’ingresso dell’Ucraina nell’Ue “tutti sanno, compresi i tedeschi, che è molto difficile. Non solo politicamente, ma perchè se entrasse in Europa, con la sua grandezza e il suo sistema economico, ci sarebbe immediatamente una crisi nel settore agricolo gravissima per molti paesi Ue che nessuno, neppure i tedeschi, può permettersi”. E’ quanto afferma il ministro della Difesa, Guido Crosetto in una intervista al Corriere della Sera, dopo la due giorni a Singapore, al forum sulla sicurezza asiatica.

Crosetto è convinto che “bisogna arrivare a una tregua. Poi, bisogna prepararsi a blindare la pace. La Russia potrebbe anche fermarsi per un po’, ma se non vede che dall’altra parte si è preparati, potrebbe tornare ad attaccare”. “Tanto più – prosegue il ministro della Difesa – che gli Usa hanno detto che non potranno più farsi carico della sicurezza dell’Europa da soli. E infatti i Paesi Nato si sono impegnati ad alzare, nel breve, fino al 3,5% del Pil le risorse per la difesa. Impegno che, al di là delle congiunture economiche del momento, secondo me sarebbe giusto e prudente rispettare. Per noi, non per loro”.

“E’ sempre più urgente organizzare un grande sistema di difesa comune europeo che vada oltre gli attuali confini Ue a 27, che comprenda Gran Bretagna, Norvegia, Balcani e anche Ucraina. D’altra parte, oggi loro hanno nettamente l’esercito più importante e forte. Non credo che a un sistema così qualcuno si potrebbe opporre perchè garantirebbe tutti – conclude il ministro -. Ovviamente, a tregua e pace raggiunta. Questo sì che sarebbe davvero un sistema di deterrenza efficace”.

Cronista minacciato, Meloni: attacco irricevibile a libertà stampa

Roma, 31 mag. (askanews) – “Voglio esprimere tutta la mia vicinanza ad Adriano Cappellari, oggetto questa notte di un gravissimo attentato incendiario nella sua abitazione a Enego. Minacciare un cronista che sceglie di fare luce su realtà difficili come quella di Caivano e sul prezioso impegno di chi, come don Maurizio Patriciello, è in prima linea al servizio della propria comunità, è inaccettabile e rappresenta un attacco irricevibile alla libertà di stampa e informazione”. E’ quanto afferma in una dichiarazione la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“Sono certa che Adriano Cappellari non si farà intimidire e che continuerà a portare avanti il suo lavoro, come ha fatto finora. L’Italia ha bisogno di giovani coraggiosi come lui, che non hanno paura di denunciare e di documentare ciò che non funziona, per tentare di cambiarlo e rendere la nostra società più giusta e forte. Un abbraccio ad Adriano, alla sua famiglia e ai suoi colleghi della redazione de “L’Altopiano”, conclude la premier.

Elezioni a Malta, per i laburisti storica quarta vittoria consecutiva

Roma, 31 mag. (askanews) – Il Partito laburista maltese ha conquistato una netta vittoria alle elezioni generali del 2026, assicurandosi uno storico quarto mandato consecutivo al governo. Secondo le stime dei partiti, il premier Robert Abela tornerà al potere con la maggioranza assoluta dei voti, anche se con un vantaggio ridotto rispetto al 2022.

Non ci sono ancora risultati ufficiali, ma gli esponenti del Partito laburista e del Partito nazionalista hanno indicato che le tendenze sono apparse chiare fin dall’inizio dello scrutinio. Il segretario generale del Partito nazionalista, Charles Bonello, ha confermato ai giornalisti nel centro di conteggio che il vantaggio laburista dovrebbe attestarsi attorno ai 18mila voti.

Se confermato, il dato segnerebbe un dimezzamento della maggioranza laburista rispetto alle elezioni del 2022, quando il Partito laburista ottenne il 55,1 per cento dei voti contro il 41,7 per cento del Partito nazionalista, con un margine di 39.474 voti. I partiti minori raccolsero complessivamente il 3,2 per cento.

Abela ha confermato la vittoria elettorale e ha promesso di essere un primo ministro per tutti. “Abbiamo scritto la storia. Questa è una vittoria per tutta Malta. Manteniamo vivo lo spirito nazionale positivo”, ha dichiarato.

In precedenza, parlando alla tv pubblica Tvm, Abela aveva definito il risultato “una vittoria per tutti i maltesi e i gozitani”. Il premier ha sottolineato che si tratta di un quarto successo storico consecutivo e che il Partito laburista conserva una maggioranza confortevole.

“Continueremo ad attuare il programma elettorale”, ha detto Abela, invitando all’unità nazionale e chiedendo ai sostenitori di festeggiare con rispetto.

I sostenitori laburisti hanno iniziato a celebrare nelle strade e nel centro di conteggio, dirigendosi verso Mile End, ad Hamrun, davanti alla sede del Partito laburista.

Il risultato dovrebbe riflettere i sondaggi condotti durante tutta la campagna elettorale, che avevano costantemente indicato un vantaggio confortevole del Partito laburista sul Partito nazionalista. L’ultimo sondaggio di MaltaToday aveva previsto un margine di circa 18mila voti a favore dei laburisti.

L’affluenza stimata è stata dell’87,4 per cento degli aventi diritto, in ripresa rispetto al minimo storico registrato nel 2022.

Il Partito laburista ha impostato la campagna sul proprio bilancio economico e su un messaggio di continuità, mentre il Partito nazionalista ha cercato di presentarsi come una nuova alternativa sotto la giovane leadership di Alex Borg. Le indicazioni dei partiti mostrano però che Malta ha scelto di confermare il partito al governo, al potere dal 2013.

Il risultato ufficiale è atteso più tardi nella giornata di domenica. Abela, 48 anni, avvocato, dovrebbe prestare giuramento lunedì e formare poi il nuovo governo per un mandato di cinque anni. Era succeduto a Joseph Muscat nel gennaio 2020.

Papa: nel mistero di Dio siamo a casa, pace a cuore inquieto

Roma, 31 mag. (askanews) – “Nel Mistero di Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, siamo a casa, come Nicodemo si sentì a casa presso Gesù. La vita di Dio è meravigliosa e coinvolgente, dà pace al nostro cuore, spesso così inquieto, e ci fa incontrare fratelli e sorelle nella gioia dello Spirito”. Lo ha detto Papa Leone XIV nel suo messaggio all’Angelus.

“La Trinità ci fa amare tutto e tutti: scopriamo che ogni creatura è fatta per la comunione, la relazione, l’incontro. E, per contrasto, comprendiamo perché le divisioni, le polarizzazioni, il disprezzo delle diversità portano nel mondo distruzione, tristezza e aridità”, ha aggiunto il Pontefice.

Calcio, Champions, festa Psg nel caos: oltre 400 arresti a Parigi

Roma, 31 mag. (askanews) – La notte del secondo trionfo europeo del Paris Saint-Germain è stata segnata da gravi disordini nella capitale francese. Mentre migliaia di tifosi hanno festeggiato la conquista della Champions League, le celebrazioni sono degenerate in diverse zone di Parigi, provocando centinaia di arresti e numerosi interventi delle forze dell’ordine.

Secondo il bilancio diffuso dalle autorità, sono state arrestate 416 persone in tutta la Francia, di cui 283 nella sola Parigi. Gli incidenti più gravi si sono verificati nell’area degli Champs-Elysées, presa d’assalto da migliaia di sostenitori dopo il successo dei parigini nella finale disputata a Budapest. Tra i festeggiamenti si sono infiltrati gruppi di teppisti responsabili di saccheggi, furti e atti vandalici.

Momenti di forte tensione si sono registrati anche nei pressi del Parco dei Principi, dove circa 48mila tifosi avevano seguito la partita sui maxischermi. Alcuni gruppi hanno eretto barricate utilizzando biciclette elettriche e materiale da cantiere, incendiando diversi oggetti e bloccando tratti della circonvallazione cittadina.

Le forze dell’ordine sono state bersaglio di lanci di fuochi d’artificio e petardi e hanno risposto con cariche e gas lacrimogeni per disperdere i facinorosi. Il bilancio parla di sette agenti feriti.

Le autorità restano in massima allerta anche per la giornata odierna. Il Psg presenterà il trofeo ai tifosi ai piedi della Torre Eiffel davanti a circa 100mila persone prima dell’incontro con il Presidente della Repubblica e della festa conclusiva al Parco dei Principi. Per garantire la sicurezza saranno schierati 5.790 agenti e 2.500 vigili del fuoco.

Trump irrigidisce le condizioni per un possibile accordo con l’Iran

Roma, 31 mag. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha irrigidito le condizioni di una possibile intesa quadro per porre fine alla guerra con l’Iran e ha inviato a Teheran nuove proposte, nel tentativo di accelerare una risposta iraniana su un memorandum d’intesa ancora non definito.

Secondo il New York Times, che cita tre funzionari, Trump ha modificato i termini del possibile accordo, anche se non è stato subito chiaro quali cambiamenti siano stati apportati al testo. Il presidente Usa, riferiscono due funzionari, avrebbe espresso preoccupazione per alcune parti dell’intesa che prevederebbero lo sblocco di fondi a favore dell’Iran, un punto politicamente sensibile per Trump, che in passato ha criticato duramente l’ex presidente Barack Obama per una scelta analoga nell’accordo sul nucleare iraniano firmato oltre dieci anni fa.

Trump sarebbe inoltre frustrato dai tempi della risposta iraniana alle proposte statunitensi. Le bozze sono state elaborate con il coinvolgimento di intermediari, tra cui il Pakistan. Secondo un funzionario, le modifiche più dure volute dal presidente Usa potrebbero essere pensate per aumentare la pressione su Teheran e spingerla ad accettare il quadro già trasmesso per l’approvazione alla guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei.

Il percorso resta però complesso. Raggiungere la guida suprema sarebbe difficile e qualsiasi modifica al documento, noto come memorandum d’intesa, rischia di produrre ulteriori ritardi. Venerdì Trump ha riunito per due ore nella Situation Room i principali consiglieri per discutere una possibile fine della guerra, ma l’incontro si è concluso senza annunci.

Anche Axios, citando un alto funzionario dell’amministrazione Trump e una fonte informata, ha riferito che il presidente Usa vuole precisare i dettagli del trasferimento a Washington dell’uranio arricchito iraniano e la formulazione della clausola sull’apertura dello Stretto di Hormuz.

La bozza di accordo prevede attualmente l’impegno dell’Iran a non perseguire armi nucleari. In base al testo, le parti avrebbero 60 giorni per raggiungere un’intesa sul programma nucleare iraniano e sull’allentamento delle sanzioni statunitensi. Il punto centrale dei negoziati riguarderebbe le scorte iraniane di uranio arricchito e i limiti a un ulteriore arricchimento.

“Si tratta di dettagli più specifici su come gli Stati uniti ottengono il materiale e sui tempi”, ha detto ad Axios un alto funzionario dell’amministrazione Trump, riferendosi all’uranio arricchito. Un’altra fonte citata dal portale ha aggiunto che la Casa bianca vuole modificare anche la clausola sull’apertura dello Stretto di Hormuz.

Il quadro negoziale, secondo il New York Times, porterebbe di fatto alla fine della campagna militare israelo-statunitense contro l’Iran in cambio della revoca del blocco iraniano dello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per il trasporto di petrolio e gas. Lo Stretto era aperto al traffico commerciale prima dell’inizio dei bombardamenti contro l’Iran, il 28 febbraio.

Le questioni più delicate, tra cui il futuro del programma nucleare iraniano, verrebbero rinviate a successivi round negoziali. Secondo Axios, a Trump è stato riferito che gli iraniani dovrebbero presentare una risposta entro circa tre giorni.

Salvini: si vota nell’autunno del 2027. Vannacci? Nessuno aiuti sinistra

Roma, 31 mag. (askanews) – “Non parlo di persone, ma di idee, di valori e programmi comuni. Spero che nessuno aiuti la sinistra a vincere attaccando continuamente governo maggioranza così si fa il gioco di Schlein e Conte”. Lo afferma il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini rispondendo, in una intervista al Giornale, a una domanda su quale sarà il collocamento di Futuro nazionale di Roberto Vannacci.

E Salvini dove sarà dopo le elezioni Politiche del 2027? “Lo decideranno gli italiani – risponde – come sempre da quando faccio politica”, anche su un suo eventuale ritorno al Viminale “lo decideranno gli italiani col loro voto nell’autunno 2027, a me non spaventa nessuna sfida”. Per quanto riguarda la riforma della legge elettorale “a me e alla maggioranza degli italiani interessa una legge che permetta a chi vince le elezioni, chiunque sia, di governare cinque anni senza inciuci. Lascio ai tecnici e ai giuristi le scelte migliori per arrivare a questo obiettivo”, conclude.

Trump pubblica immagine col suo busto scolpito sul monte Rushmore

Roma, 31 mag. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha pubblicato su Truth Social un’immagine realizzata con l’Ia in cui la sua testa appare scolpita sul monte Rushmore, accanto ai volti di quattro ex presidenti statunitensi.

Nell’immagine diffusa dal leader Usa, il suo ritratto compare insieme a quelli di George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln, i quattro presidenti raffigurati nel celebre memoriale del South Dakota.

Il monte Rushmore è scolpito nel granito, alto 18,6 metri.

Fu realizzato tra il 1927 e il 1941 sotto la direzione dello scultore Gutzon Borglum e dedicato al 150esimo anniversario della fondazione degli Stati uniti.

Ucraina, Crosetto: molto difficile ingresso in Ue. Blindare la pace

Roma, 31 mag. (askanews) – L’ingresso dell’Ucraina nell’Ue “tutti sanno, compresi i tedeschi, che è molto difficile. Non solo politicamente, ma perchè se entrasse in Europa, con la sua grandezza e il suo sistema economico, ci sarebbe immediatamente una crisi nel settore agricolo gravissima per molti paesi Ue che nessuno, neppure i tedeschi, può permettersi”. E’ quanto afferma il ministro della Difesa, Guido Crosetto in una intervista al Corriere della Sera, dopo la due giorni a Singapore, al forum sulla sicurezza asiatica.

Crosetto è convinto che “bisogna arrivare a una tregua. Poi, bisogna prepararsi a blindare la pace. La Russia potrebbe anche fermarsi per un po’, ma se non vede che dall’altra parte si è preparati, potrebbe tornare ad attaccare”.Tanto più – prosegue il ministro della Difesa – che gli Usa hanno detto che non potranno più farsi carico della sicurezza dell’Europa da soli. E infatti i Paesi Nato si sono impegnati ad alzare, nel breve, fino al 3,5% del Pil le risorse per la difesa. Impegno che, al di là delle congiunture economiche del momento, secondo me sarebbe giusto e prudente rispettare. Per noi, non per loro”.

“E’ sempre più urgente organizzare un grande sistema di difesa comune europeo che vada oltre gli attuali confini Ue a 27, che comprenda Gran Bretagna, Norvegia, Balcani e anche Ucraina. D’altra parte, oggi loro hanno nettamente l’esercito più importante e forte. Non credo che a un sistema così qualcuno si potrebbe opporre perchè garantirebbe tutti – conclude il ministro -. Ovviamente, a tregua e pace raggiunta. Questo sì che sarebbe davvero un sistema di deterrenza efficace”.

Playoff Nba, Spurs alle Finals contro New York

Roma, 29 mag. (askanews) – Gli Spurs tornano alle NBA Finals per la prima volta dal 2014. San Antonio espugna Oklahoma City 111-103 in gara-7 delle finali della Western Conference, chiude la serie sul 4-3 ed elimina i campioni in carica, guadagnandosi la sfida per il titolo contro i New York Knicks (Gara1 il 4 giugno alle 2.30 in Texas).

La squadra di coach Mitch Johnson interpreta meglio la partita decisiva, prendendo subito il controllo e arrivando fino al +14 nel primo tempo. I Thunder reagiscono sospinti dal pubblico del Paycom Center, rientrano fino a un solo possesso di distanza e chiudono il terzo quarto sotto di appena tre punti. Nel momento più delicato, però, gli Spurs trovano un nuovo allungo nel cuore dell’ultimo periodo e conservano il vantaggio fino alla sirena.

Protagonista ancora una volta Victor Wembanyama, autore di 22 punti e 7 rimbalzi e premiato come MVP delle finali della Western Conference. Decisivo anche il contributo corale di San Antonio, con sette giocatori in doppia cifra. Julian Champagnie firma 20 punti con sei triple a segno, mentre Dylan Harper e Keldon Johnson aggiungono rispettivamente 12 e 11 punti dalla panchina.

A Oklahoma City non bastano i 35 punti e 9 assist dell’MVP Shai Gilgeous-Alexander. Cason Wallace ne realizza 17, ma l’assenza dell’infortunato Jalen Williams pesa nell’economia della sfida. Per i Thunder svanisce così il sogno del secondo titolo consecutivo, impresa che in NBA manca dal 2018. San Antonio, invece, ritrova le Finals dodici anni dopo l’ultimo trionfo della dinastia guidata da Tim Duncan, Manu Ginobili e Tony Parker.

Questo il programma delle Finals

San Antonio Spurs-New York Knicks

Gara 1: San Antonio Spurs-New York Knicks: 4 giugno ore 2.30 Gara 2: San Antonio Spurs-New York Knicks: 6 giugno ore 2.30 Gara 3: New York Knicks-San Antonio Spurs: 9 giugno ore 2.30 Gara 4: New York Knicks-San Antonio Spurs: 11 giugno ore 2.30 Gara 5: San Antonio Spurs-New York Knicks: 14 giugno ore 2.30* Gara 6: New York Knicks-San Antonio Spurs: 17 giugno ore 2.30* Gara 7: San Antonio Spurs-New York Knicks: 20 giugno ore 2.30*

* se necessario

Libri, l’antifascista Fernando De Rosa è "Il capitano romantico"

Milano, 31 mag. (askanews) – Ci sono vite che sembrano appartenere più alla letteratura che alla storia, e quella di Fernando De Rosa è una di queste. “Il capitano romantico. Fernando De Rosa socialista libertario” di Fabio Florindi, pubblicato da Arcadia Edizioni, restituisce con efficacia la traiettoria intensa e contraddittoria di un protagonista dimenticato dell’antifascismo europeo.

Fin dalle prime pagine, la biografia colpisce per i tratti quasi romanzeschi dell’infanzia: nato a Milano nel 1908 e registrato come figlio di ignoti, De Rosa cresce a Torino con un’identità segnata da ambiguità e segreti. Questa origine incerta sembra riflettersi in una personalità inquieta, che trova un punto di svolta nella tragica morte accidentale dell’amico Mohamed Ali. L’episodio segna profondamente il giovane e accelera il suo distacco dal fascismo, cui aveva inizialmente aderito.

Florindi ricostruisce con attenzione la sua evoluzione politica, mostrando il passaggio da simpatizzante del regime a militante antifascista attivo, soprattutto nell’ambiente universitario torinese. Tra commemorazioni proibite, difesa di docenti perseguitati e diffusione clandestina di stampa, emerge il ritratto di una minoranza coraggiosa immersa in un clima di violenza e repressione.

Accanto alla dimensione politica, trovano spazio aspetti più personali: il legame con la montagna, vissuta come rifugio e forma di catarsi, e il rapporto con Luigina, figura affettiva costante ma irrisolta. Questi elementi contribuiscono a delineare un personaggio complesso, sospeso tra slancio ideale e fragilità.

L’esilio rappresenta una svolta decisiva. In Francia, De Rosa entra in contatto con i principali esponenti dell’antifascismo e compie a Bruxelles, nel 1929, l’attentato dimostrativo contro il principe Umberto di Savoia. Il processo che ne segue diventa una tribuna politica internazionale, rivelando la volontà del protagonista di trasformare la propria vita in azione.

Florindi evita una narrazione celebrativa, soffermandosi anche sulle crisi personali, sugli eccessi e sui fallimenti, soprattutto nel periodo spagnolo. Proprio in Spagna, durante la guerra civile, De Rosa approda a una visione sempre più radicale della lotta politica, fino alla morte nel 1936 sulla Sierra Guadarrama, mentre guidava i suoi uomini all’attacco.

Significativa è anche la vicenda della sua tomba: sepolto a Madrid, il suo ricordo rischiò di scomparire durante la dittatura franchista, quando molte tracce dei combattenti repubblicani furono cancellate. Solo grazie all’intervento di una parente è stato possibile conservarne la memoria e ritrovarne la sepoltura.

Nel complesso, “Il capitano romantico” è una biografia coinvolgente e rigorosa, capace di restituire la complessità umana e politica di una figura che incarna, con le sue contraddizioni, il dramma dell’antifascismo novecentesco.

Edgar Morin, il maestro della complessità che parlò alla scuola italiana

Un intellettuale capace di attraversare il tempo

La morte di Edgar Morin mi raggiunge come la scomparsa di uno dei grandi maestri del nostro tempo. Non soltanto filosofo, sociologo ed epistemologo, ma uomo capace di attraversare il Novecento e il nuovo secolo senza mai rinunciare alla fatica del pensiero, alla responsabilità della conoscenza, alla ricerca ostinata di un umanesimo all’altezza del nostro tempo.

Morin ci ha insegnato che la realtà non può essere compresa attraverso saperi separati, linguaggi chiusi, discipline incapaci di parlarsi. Ci ha ricordato che educare non significa riempire la mente di nozioni, ma aiutare ciascuno a collegare, discernere, comprendere, abitare il proprio tempo con coscienza critica e senso di responsabilità. La sua opera ha avuto la forza rara di restituire profondità alla parola “formazione”, sottraendola sia alla riduzione burocratica sia alla pura logica dell’addestramento.

Le Indicazioni del 2007 e la centralità della persona

Quando, da ministro della Pubblica Istruzione, lavorammo alle Indicazioni per il curricolo del 2007, il suo insegnamento rappresentò per me un riferimento culturale decisivo. Non volevamo produrre un semplice documento amministrativo. Volevamo offrire al sistema educativo italiano una visione. Eravamo convinti che la scuola non potesse ridursi né a un apparato di trasmissione dei contenuti né a un meccanismo orientato soltanto a competenze immediatamente spendibili. Doveva tornare a essere il luogo in cui una comunità nazionale si interroga sull’idea di persona, di cittadino e di futuro da consegnare alle nuove generazioni.

In quell’impianto c’era molto del magistero di Morin: l’intuizione che i saperi debbano dialogare; che la conoscenza non sia mai neutra rispetto alla vita; che la crescita integrale dell’essere umano venga prima di ogni frammentazione specialistica; che la cittadinanza non possa essere educata senza una coscienza della comune appartenenza a un destino più grande. Le Indicazioni del 2007 nacquero anche da questa esigenza: ricomporre ciò che troppo spesso veniva pensato separatamente, tenere insieme istruzione e formazione, rigore e umanesimo, sapere e responsabilità.

La scuola come presidio della crescita civile

Ricordo ancora la sua presenza alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, nel giorno in cui presentammo quel lavoro. Quella partecipazione dava il senso di una scelta culturale precisa: dire che la scuola italiana aveva bisogno di respirare più in alto, di non accontentarsi della gestione ordinaria, di tornare a pensarsi come presidio decisivo della crescita umana e civile del Paese.

Oggi Morin ci consegna una lezione decisiva. Fino all’ultimo, proprio mentre l’irrompere dell’intelligenza artificiale apre interrogativi nuovi dentro la complessità delle nostre società, egli ci ricorda che nessuna tecnica può sostituire la coscienza, la responsabilità, la creatività critica e quella verità dell’umano senza la quale il sapere perde il suo legame con la vita.

Una lezione contro la semplificazione

In un tempo che semplifica, divide, accelera e consuma, la sua lezione ci chiede di non impoverire l’intelligenza, di non separare il sapere dalla responsabilità, di non ridurre l’atto educativo a procedura. Ci chiede, soprattutto, di custodire la scuola come spazio in cui ogni ragazzo possa crescere, riconoscersi, comprendere il mondo e prepararsi a trasformarlo.

Per questo il suo nome resterà legato anche a una stagione importante della scuola italiana. Una stagione in cui provammo ad affermare che educare significa formare ragazze e ragazzi non soltanto più istruiti, ma più consapevoli; non soltanto più competenti, ma più liberi; non soltanto più preparati, ma più umani.

Sergio Paronetto, profeta della Ricostruzione

Nel novembre del 1952, intervenendo al quarto Congresso nazionale della Democrazia Cristiana, Alcide De Gasperi disse: «Bisogna studiare di più, rimanere nel generico è un pessimo servizio per la collettività; si può buttare facilmente una parola in un congresso ma in una riunione di competenti si deve arrivare con statistiche e dati concreti (…) Mi accorgo guardando la storia del nostro movimento sociale che vi sono sempre troppi teologi e filosofi ma pochi economisti». A chi pensava De Gasperi, quando pronunciava queste parole? A quali filosofi, a quali teologi?

È ragionevole pensare che tra gli economisti egli richiamasse alla mente anzitutto, forse soprattutto, Sergio Paronetto, il giovane manager prematuramente scomparso pochi anni prima, al quale in una lettera vergata all’indomani della Liberazione di Roma il futuro presidente del Consiglio aveva scritto «continua a consigliarmi con la tua coscienza illuminata sulla realtà». La lettera è del 20 giugno del 1944. De Gasperi ha 63 anni. Paronetto 33. Morirà il 21 marzo del 1945 a 34 anni.

Casa Paronetto, in via Reno 5 (dove Sergio e la moglie Maria Luisa Valier hanno dimora), è uno degli indirizzi-chiave della resistenza romana durante l’occupazione tedesca. Paronetto, allora vicedirettore generale dell’IRI, è nella posizione per ammaestrare molti sulla effettiva situazione del Paese. Alle sue “lezioni di economia” accorrono cattolici e laici, giovani e meno giovani. Vi accorre De Gasperi, il quale secondo Giuseppe Spataro (il cui studio in via Cola di Rienzo 217 è un altro di questi indirizzi-chiave) è tra gli ascoltatori più attenti e assidui. Paronetto connette e moltiplica le energie. Per suo tramite De Gasperi conoscerà tra gli altri Guido Carli, Donato Menichella, Ezio Vanoni.

Il fatto è che egli si trova, per virtù delle sue capacità morali e tecniche, alla confluenza di due fiumi: da una parte, quello della cultura laica degli allievi di Alberto Beneduce e prima ancora di Francesco Saverio Nitti e dei loro enti, dall’INA (1912) all’IRI (1933); dall’altra, quello della cultura cattolica della FUCI, animata tra le due guerre da monsignor Giovanni Battista Montini e dall’avvocato Igino Righetti, rispettivamente assistente ecclesiastico e presidente dell’organizzazione, i quali daranno vita all’Editrice Studium (1927) e al Movimento laureati di Azione Cattolica (1932).

La moglie di Sergio, Marisetta, come la chiamano tutti, è a sua volta figura di spicco dell’intellettualità cattolica e, dopo la scomparsa del marito, sarà collaboratrice di Guido Gonella al ministero della Pubblica istruzione e di Vittorino Veronese all’UNESCO, della cui commissione italiana sarà a lungo segretario generale. A lei si deve il primo organico contributo storiografico sul marito (M.L. Paronetto Valier, Sergio Paronetto. Libertà di iniziativa e giustizia sociale, Studium, Roma 1991).

L’azione — e l’eredità — di Paronetto è triplice.

In primo luogo, ricostruzione economica e industriale. Assunto tra i primissimi all’IRI nel 1934 — l’istituto è nato solo l’anno prima — come capo della segreteria tecnica del direttore generale, Donato Menichella, Paronetto ha parte in tutti i grandi passaggi della vita del nuovo ente: le convenzioni con le ex banche miste, funzionali alla ristrutturazione del sistema bancario colpito dalla grande crisi del 1929; la creazione delle holding di settore (a cominciare dalla Finmare e dalla Finsider); l’emissione di obbligazioni convertibili per avvicinare i piccoli risparmiatori ai mercati finanziari; la legge bancaria del 1936; la trasformazione nel 1937 dell’Istituto, nato come ente provvisorio, in ente permanente.

Soprattutto è lui, insieme con Menichella, a convincere gli americani dopo la liberazione di Roma della necessità di mantenere in vita l’Istituto, sorto durante il fascismo, anche dopo la fine della guerra, contro ogni ipotesi di smantellamento e smembramento: per garantire all’Italia la possibilità di una forte e rapida ripresa economica, condizione — insieme all’aiuto finanziario internazionale che Paronetto ha tra i primi messo a fuoco — per il consolidamento delle istituzioni democratiche. L’IRI avrà un ruolo primario nel cosiddetto “miracolo economico”, dall’acciaio alle autostrade e oltre.

In secondo luogo, ricostruzione intellettuale e di pensiero. Fin dai primissimi scritti — è appena ventenne — Paronetto conduce un aggiornamento e approfondimento sistematico su due grandi assi. Da una parte la dottrina sociale della Chiesa, dalla Quadragesimo Anno (1931) di Papa Ratti, Pio XI — che riprende il magistero della Rerum Novarum (1891) di Leone XIII e che, secondo l’economista Joseph A. Schumpeter, non tralascia nessuno dei grandi problemi dell’economia moderna — fino ai radiomessaggi di Papa Pacelli, Pio XII, in cui assurge con umiltà alla funzione di consigliere e di suggeritore. Dall’altra, un’economia nuova dell’intervento pubblico in sistemi economici liberi e regolati, che con Beveridge, Keynes, e prima ancora Rathenau, e Roosevelt soprattutto, prende corpo e forma tra le due guerre mondiali (il New Deal, il Welfare). A tutto questo Paronetto è attento come pochi.

É, infatti, tra i primi a leggere in lingua originale e a recensire le opere di Keynes (p. es. How to Pay for the War, ovvero Come pagare il costo della guerra, 1940); degli istituzionalisti americani; di Wilhelm Roepke (di cui legge Die Gesellschafts Krisis der Gegenwart, ovvero La crisi sociale del nostro tempo, 1942). Il suo metodo è integrale: filosofico e scientifico. Nulla più, nulla meno. In certo senso, è tutto già in un suo scritto giovanile intitolato Ambiente e metodo nelle scienze sociali (1930).

Aggiornamento a tutto campo: come in un suo originalissimo scritto sulla Economia della famiglia(1941), tutto teso a evitare sia di esaurire il discorso economico sulla famiglia come unità autosufficiente e conchiusa, sia di escluderla d’emblée: al contrario incline a porla in relazione con i fenomeni e le forme dell’economia moderna: il lavoro, la produzione, il risparmio, fino a delineare una “mistica d’impresa”, in cui il fondamento dell’agire economico si arricchisce di motivazioni e moventi diversi e ulteriori rispetto all’istinto di guadagno, fuoriuscendo dalle strettoie dell’utilitarismo.

Le due vie — dottrina economica e dottrina sociale — trovano concreta sintesi all’epoca della visita dell’inviato speciale del Presidente Roosevelt presso la Santa Sede, Myron Taylor, col quale Paronetto è in contatto diretto, più o meno nei mesi in cui sta scrivendo due capitoli sul bene comune internazionale per un libro di Gonella intitolato I presupposti di un ordine internazionale. Note ai messaggi di S.S. Pio XII (Civitas Gentium, Città del Vaticano 1942). Col che egli anticipa di un quarto di secolo problemi e temi dello sviluppo, che saranno della futura Populorum Progressio (1967).

In terzo luogo, ricostruzione morale e professionale. Qui pensiero e azione si ritrovano, nel tentativo di ricomporre quello iato tra la persona e la grande organizzazione burocratica sia essa pubblica o privata, tra la coscienza personale e l’etica professionale, che si è allargato con l’emergere del big business e del big government. Senza questa ricomposizione ogni azione è dimidiata e non dà frutto. Sicché il problema — centrale nelle società moderne — della formazione dei gruppi dirigenti resta insoluto. È in questo campo che deve intervenire e deve esser praticata, interiormente e nei rapporti sociali, la Ascetica dell’uomo d’azione, che è poi il titolo del diario di Paronetto pubblicato postumo nel 1948 con prefazione di Giovanni Battista Montini, allora Sostituto della Segreteria di Stato.

«La mentalità del “non mi riguarda” — scrive Paronetto nell’articolo “Professione e rivoluzione” apparso su Studium all’inizio del 1944 — se può essere giustificata individualmente in certi casi — molto più rari però di quanto comunemente si ammetta — non può essere giustificata da un punto di vista più generale: quello della responsabilità e della posizione della tecnica e della professione di fronte alla vita sociale». La crisi della professione è parte della generale trahison des clercs (Julien Benda).

È tema politico, e non solo spirituale; ed è angolare per i rapporti tra economia e politica. Esse sono due facce della stessa medaglia. Il cambiamento tecnologico, il mundus novus tecnologicus della rivoluzione industriale con le sue spinte troverà ricomposizione, sempre parziale e temporanea, in quello spirito che invoca la libertà insieme alla giustizia sociale, adattando quest’ultima ai tempi. L’opzione paronettiana è dunque democratica, ma di una democrazia non solo formale, quanto personalista, relazionale e pertanto sostanziale. Egli ha assorbito la lezione di Jacques Maritain. E nella sua biblioteca, come ci informano le ricerche, troviamo sia Humanisme Intégral (Aubier, Paris 1936), sia Christianisme et Démocratie (Éditions de la maison française, New York 1943; si veda T. Torresi, Sergio Paronetto. Intellettuale cattolico e stratega dello sviluppo, il Mulino, Bologna 2017).

La democrazia politica è un processo (in questo senso è sempre democratizzazione) che include la democratizzazione economica: oppure perisce, schiacciata dalla crescente sproporzione tra potere politico formale e potere economico sostanziale. È compito di una classe dirigente degna di questo nome agire di conseguenza. Altrimenti, parafrasando Ortega y Gasset, si potrà dire che la ribellione delle masse, di ieri e di oggi, è nient’altro che l’altra faccia del tradimento delle élite.

In uno scritto di Paronetto del 1943 si legge: «Così, anche guardando nell’avvenire, credo che io sarò fra quelli che verranno discussi e giudicati, perché faranno, non fra quelli che giudicheranno e discuteranno. Sarò con quelli che sbaglieranno, non con quelli che troveranno da ridire perché si è sbagliato; con quelli che avranno sempre torto, perché ci sarà sempre qualcheduno che potrà dire: “così bisognava fare, così io avrei fatto”. Posizione scomoda forse. Ma guai a fuggire e a rifiutare: bisogna impegnarsi fin che si può». L’ascetica dell’azione è ardore d’azione disinteressata.

Ecco: è questo, al di là dei numeri che lo compongono (76 enunciati e 99 proposizioni), il sostrato etico-politico del Codice di Camaldoli (luglio 1943), summa del cattolicesimo democratico del tempo, di cui Paronetto è coordinatore ed estensore per la parte economica insieme a Pasquale Saraceno e Ezio Vanoni. Ispirato al Codice di Malines (1926), stampato a Roma solo nel 1945 con il titolo Per la comunità cristiana. Principi dell’ordinamento sociale, il documento ha grande eco e influenza sui costituenti cattolico-democratici (La Pira, Moro, Vanoni), sulla Costituzione repubblicana e sulla nuova “economia mista” dell’Italia postbellica: cfr. S. Baietti e G. Farese (a cura di), Sergio Paronetto e il formarsi della costituzione economica italiana, Rubbettino, Soveria Mannelli 2012. À rebours: da dove veniva Paronetto? Dalla FUCI di Montini e Righetti, certo. Dall’IRI di Beneduce e Menichella, pure.

Ma prima? Si era laureato in Scienze politiche a Roma, alla Sapienza, con una tesi in Storia economica su «Dogane e dazi negli Stati preunitari» (relatori l’ex ministro delle Finanze Alberto de’ Stefani e lo storico Gioacchino Volpe). Ma non era di Roma. Era cresciuto e aveva frequentato l’intero ciclo scolastico a Ivrea, seguendo i trasferimenti del padre Antonio e della famiglia, che comprendeva la madre Rosa Dassogno e la sorella Vera. Ma non era di Ivrea.

Era nato a Morbegno, in Valtellina, in un ambiente familiare permeato dalla lettura, tra gli altri, di Lev Tolstoj — come rivelano i nomi Sergio e Vera — e Giuseppe Toniolo. Morbegno: un paese allora di cinquemila anime, in cui una decina di anni prima erano nati Pasquale Saraceno e Ezio Vanoni, ai quali egli si sarebbe legato di affetto e amicizia e che, pur più anziani di lui, lo avrebbero considerato un “maestro”. Ma bisognava per Paronetto essere di volta in volta “maestri” e “scolari”. Ed egli era stato scolaro eccellente, premiato nel 1927 tra i migliori ottanta studenti d’Italia con un viaggio di istruzione in Ungheria organizzato dal ministero della Pubblica istruzione. Ed era lì che aveva contratto quella malattia reumatica che, ledendo il cuore, ne avrebbe segnato l’esistenza: con la consapevolezza di dover imparare a morire e anzi di poter presto morire, lasciando incompiuta la propria opera.

«Se tu, o Signore, mi chiami — aveva scritto Paronetto nel suo diario il 30 ottobre del 1941 — vuole dire che quello che a me pare incompiuto è già conchiuso; quello che a me sembra un dovere era uno scrupolo; quello che credo appena avviato è già in porto». Anni dopo De Gasperi avrebbe detto a sua figlia Maria Romana parole ancora una volta consonanti: «il Signore ti fa lavorare, ti permette di fare progetti, ti dà energia e vita, poi quando credi di essere necessario, indispensabile al tuo lavoro, ti toglie tutto improvvisamente. Ti fa capire che sei soltanto utile, ti dice ora basta puoi andare. E tu non vuoi, vorresti presentarti al di là con il tuo compito ben finito e preciso. La nostra piccola mente umana ha bisogno delle cose finite e non si rassegna a lasciare ad altri l’oggetto della propria passione incompiuto» (cfr. M.R. De Gasperi, De Gasperi, uomo solo, Mondadori, Milano 1964, p. 415). Alcide De Gasperi e Sergio Paronetto — il vecchio ricostruttore della Valsugana e il giovane ricostruttore della Valtellina, lo statista e il manager — riposano entrambi a Roma, dove spesero la parte più bella della loro esistenza terrena, non lontani in fondo l’uno dall’altro, segretamente affini: il primo come sollevato dalla terra nella tomba realizzata dallo scultore Giacomo Manzù nel nartece della Basilica di San Lorenzo Fuori le Mura, l’altro nascosto fra i molti del cimitero del Verano.

 

Fonte: L’Osservatore Romano – 29 maggio 2026

Titolo originale: Professione e vocazione di un’ economia nuova

Alessandro Natta, i tre tempi del presente

Primavera 1988, ero in gita scolastica in Liguria. A Imperia ancora mi sembra di ascoltare il vicino di casa di “Sandro Natta”, come lo chiamava lui. Già, Natta, quel professore di latino mite e appassionato divenuto segretario generale del Pci dopo la morte di Enrico Berlinguer. E quasi nessuno ha ricordato l’anniversario della sua morte, avvenuta il 23 maggio 2001, un quarto di secolo fa.

È trascorso solo un quarto di secolo, appunto, eppure un’era geologica pare dividerci da lui. E se la sua attualità consistesse proprio, parafrasando Giacomo Marramao a proposito di Pier Paolo Pasolini, nel suo porsi come “inattuale”?

Un esempio: lo scorso aprile a Barcellona si è tenuta la Mobilitazione progressista globale, una sorta di “Internazionale 2.0”, guidata dal premier spagnolo Pedro Sánchez e dalle forze socialiste e democratiche europee (una sorta di Pse 2.0). Ebbene, in occasione del celebre diciassettesimo Congresso del Pci, quello di Firenze, “a tesi” e non a mozioni, dell’aprile 1986 (quarant’anni or sono, dunque), il momento forse più alto della leadership di Alessandro Natta, il Pci si definì “parte integrante della sinistra europea”. Non era l’ingresso nell’Internazionale socialista, ma neppure se ne era lontani. Il Pci non si considerava più “altro” rispetto alla costellazione dei soggetti laburisti, socialdemocratici, socialisti; non vi era più una differenza di “natura”. E l’area migliorista, che faceva riferimento a Giorgio Napolitano, otteneva una sorta di pieno riconoscimento. 

Anche un altro è il lascito di quel dirigente e segretario “illuminista, giacobino, comunista”, un lascito corposo e preziosissimo: “I tre tempi del presente. L’Italia e l’Europa viste da sinistra. Religione, politica e nuove frontiere. Intervista di Alceste Santini”, il “vaticanista” de l’Unità (un libro del 1989, poco prima del crollo del Muro di Berlino). Ascoltiamo per un istante per quale via egli conosce l’opera di Antonio Gramsci: «Ci vorrà il dono straordinario della raccolta dell’Ordine Nuovofattomi da Giovanni Piana, un dirigente socialista, un riformista delle generazioni più anziane che aveva avuto il coraggio di conservare e poi la generosità di trasmettere quel lascito politico. Così a me è accaduto di scoprire Gramsci secondo un percorso diverso da quello, che fu tipico dopo la Liberazione, dalle Lettere, ai Quaderni, all’Ordine Nuovo».

Sì, la conferma che la storia del Pci e della sinistra si nutre delle storie e dei percorsi, dei passaggi delle sue donne e dei suoi uomini.

Quando l’assenteismo diventa cronico

Il voto come eccezione, non più come abitudine

Anche nell’ultima tornata amministrativa si registra un aumento dell’astensionismo rispetto alle precedenti elezioni, in controtendenza con l’affluenza registrata al referendum costituzionale. La conclusione, senza troppi artifici interpretativi, appare semplice: gli italiani si recano alle urne quando ritengono che il loro voto possa incidere in modo significativo sul sistema di valori che regola la vita civile, a partire dalla Costituzione.

Per le questioni considerate di ordinaria amministrazione politica e locale, invece, la delega viene affidata ai partiti in un clima di sostanziale disinteresse verso il modo in cui quella delega viene esercitata.

Qui emerge una constatazione tanto banale quanto inquietante: per molti italiani la politica è diventata qualcosa di non necessario alla vita quotidiana. Che la politica eserciti il proprio potere oppure no, nella percezione comune cambia poco. Ma una delega senza controllo, tanto ampia quanto disinteressata, conduce inevitabilmente verso forme di tirannia. Eppure, in un Paese segnato da evidenti tratti di indolenza civile, questa prospettiva sembra non essere realmente avvertita.

Partiti senza popolo e consenso autoreferenziale

I partiti, che sono i delegati di questa rappresentanza sempre più fragile, non percepiscono il rischio generato da un elettorato distratto e distante. Al contrario, sembrano perseverare nella ricerca di soluzioni immediate e particolari — quel “particulare” evocato da Machiavelli — trascurando temi di più ampio respiro: la difesa dell’assetto costituzionale, la qualità delle istituzioni, la tenuta stessa della convivenza civile.

Parallelamente, sopravvive in tutti la speranza di riportare l’affluenza oltre la soglia del 50%. Ma ciascuno coltiva questo obiettivo solo per la propria parte politica, mai come un interesse condiviso dell’intero sistema democratico. Poiché il potere viene misurato sui voti raccolti e non sulla qualità delle politiche realizzate, la conquista della vasta area dei non votanti è diventata il principale terreno di scontro.

Una convinzione, tuttavia, sempre più fallace. I numeri parlano con chiarezza. Se nelle elezioni locali l’astensionismo oscillava già tra il 54 e il 58 per cento, oggi si aggiunge un ulteriore incremento che porta l’affluenza reale intorno al 40%. E quei votanti non sono affatto “diseredati” della vita civile: coincidono, in larga misura, con coloro che già partecipano attivamente ai partiti. In questa tornata elettorale, dunque, i partiti hanno sostanzialmente votato se stessi.

La crisi della partecipazione nei piccoli Comuni

Si sperava che le elezioni locali, proprio perché espressione della vita associativa più vicina ai cittadini — il tradizionale “campanile” italiano — riuscissero ancora a catalizzare interesse e partecipazione. Così non è stato.

In molti piccoli Comuni, anche sotto i mille abitanti, la partecipazione è scesa fino al 35%. Piemonte, Sardegna, Calabria, Abruzzo e Molise registrano numerosi casi di centri minuscoli, talvolta con meno di cento votanti effettivi.

Se nemmeno la dimensione più prossima della vita civile riesce più ad attrarre presenza e partecipazione, il Paese entra in una fase di regressione democratica dalla quale diventa difficile uscire: la cronicità dell’assenteismo.

La prateria vuota della politica italiana

La conseguenza più immediata di questa disaffezione crescente è la delusione di chi immaginava di poter conquistare immense “praterie” di elettori silenziosi, in attesa soltanto di essere persuasi.

Delusi risultano anche coloro che, forti di una lunga esperienza politica — soprattutto nell’area della tradizione democristiana — avevano iniziato a intravedere, dentro quella vasta area di astensione, segnali di possibile risveglio civile. Qualche fuoco acceso nella notte, qualche presenza discreta, qualche domanda di rappresentanza ancora viva.

Sembrava che, oltre la grande prateria, si muovesse qualcosa. Che vi fossero uomini e donne pronti ad ascoltare una voce capace di prendersi cura della loro inquietudine democratica.

Oggi, invece, quell’orizzonte appare nuovamente vuoto.

Oltre l’orizzonte della politica

Dove sono finite quelle presenze che sembravano attente a ciò che accadeva nella vita pubblica? Il dato statistico suggerisce una risposta amara: anche quei piccoli accampamenti di cittadini speranzosi si sono lentamente dissolti, raggiungendo il grande territorio dell’estraneità politica.

Un territorio che vive ormai oltre la visuale dei partiti, oltre la stessa geografia della rappresentanza. Persone che affrontano la quotidianità senza attendersi più nulla dalla politica e senza credere che essa possa realmente incidere sul loro destino.

Deserto o prateria che sia, l’orizzonte resta lontano. E per i partiti raggiungerlo significa attraversare uno spazio pieno di incognite.

Per questo diventa decisivo scegliere con attenzione le persone giuste: donne e uomini capaci di leggere il terreno, intuire i mutamenti profondi della società e indicare finalmente una direzione credibile.

80 Repubblica, Castagnetti: mai toccare equilibrio poteri. Il ricordo? Moro

Roma, 31 mag. (askanews) – La Repubblica ha ottanta anni e gode di buona salute perché sono in salute “le istituzioni di garanzia, a cominciare dal Quirinale”, ma anche la somma di tutte queste garanzie che è “l’equilibrio dei poteri”: valore principale che non deve essere messo “a rischio” dall’attuazione di riforme, come quella del premierato. Lo afferma, in una intervista ad askanews, Pierluigi Castagnetti, ultimo segretario del Partito popolare italiano, a lungo parlamentare ed europarlamentare, che ha la stessa età della Repubblica e che ne ricorda i valori e i drammi. Con un riferimento particolare al caso Moro che, osserva, “è stato il momento più drammatico, ma proprio allora si è rivelata la forza della Repubblica”.

“Io ho l’età della Repubblica, tolti i primi anni in cui non potevo interessarmi di politica, per il resto siamo cresciuti parallelamente. Ci siamo fatti compagnia in questi ottanta anni”, dice con un filo di ironia.

Qual è il ricordo che prevale in ottanta anni di vita repubblicana e politica? “Cito un momento per me molto doloroso – racconta -. Allora non ero in Parlamento, ma seguivo come tutti gli italiani, parlo del caso Moro. Al di là del dibattito postumo, il dibattito sulla linea della fermezza che si è sviluppato solo dopo, in quel periodo, durante quei 55 giorni, sostanzialmente la Repubblica è riuscita ad essere unita su un principio fondamentale: la Repubblica si regge sulla regola e non sull’eccezione alla regola. Anche se c’era di mezzo la vita dell’uomo politico più importante in quella fase storica, la regola è rimasta la stessa applicata ai cittadini, senza un’eccezione per il ceto politico. Secondo me, in quel momento, la Repubblica ha dimostrato una forza morale e politica, che non so se altri paesi sarebbero stati in grado di esprimere”.

Che rischi corre oggi la Repubblica? “Il cambiamento della forma istituzionale, con la creazione del premierato, avrebbe rischiato veramente di ledere l’equilibrio tra i poteri, che non è un mero equilibrio, ma un vero e proprio contrappesamento come lo chiamava uno dei padri della Costituzione, Giuseppe Dossetti – osserva Castagnetti -. Mi pare, comunque, non ci siano le condizioni né politiche né temporali”. Inoltre, aggiunge, “anche la riforma elettorale qualche rischio può averlo, si tratta di vedere quale riforma elettorale uscirà. La volontà del Costituente – riprende – era evitare che una maggioranza parlamentare potesse, da sola, senza coinvolgere l’altra parte del Parlamento, assumere decisioni importanti per la vita della Repubblica, a partire dall’elezione del Capo dello Stato fino ad arrivare all’interpretazione dell’articolo 138 come una sorta di lasciapassare alla maggioranza di turno, se è maggioranza assoluta come si verifica in questa legislatura”.

“Quindi bisogna vigilare e sono certo che la Corte Costituzionale vigilerà sulla legge elettorale sotto questo profilo”, sottolinea Castagnetti.

Tra meno di tre anni si voterà per eleggere il prossimo presidente della Repubblica….”No, no, trovo inelegante – risponde – che si discuta ora di Quirinale. Viviamo tempi complicati e imprevedibili, da qui a tre anni mi sembra molto ardito fare previsioni…”. Potrebbe essere, però, la volta in cui viene eletta una donna al Colle? “Beh, finalmente non ci sarà nessun pregiudizio verso l’elezione di una donna, non c’è nessuna concessione, è doveroso: la politica è sempre figlia del proprio tempo”, conclude.

80 Repubblica, Bertinotti: sfida più grande ricostruire democrazia perduta

Roma, 31 mag. (askanews) – “La sfida più grande da affrontare per la nostra Repubblica è quella della ricostruzione di una democrazia perduta”. Così l’ex presidente della Camera, Fausto Bertinotti, e già segretario del partito della Rifondazione Comunista, intervistato da askanews, in vista delle celebrazioni degli 80 anni della Repubblica italiana. “C’è la necessità di rinnovare il patto tra la Repubblica e il popolo che è stato spezzato dalla politica negli ultimi 30 anni. In che modo? Facendo rivivere il conflitto sociale e politico che è la vita della democrazia. Senza conflitto c’è la morte civile della democrazia”, ha spiegato.

Bertinotti ha indicato la strada da percorrere: “Occorre cominciare da un aumento generalizzato degli stipendi e delle pensioni”. Anche nell’attuale situazione economica? “Altrochè, basterebbe leggere qualche pagina di Claudio Napoleoni, uno dei più grandi economisti che il paese abbia avuto nel Dopoguerra, in particolare quelle sulle esigenza per la crescita civile e democratica di un paese di non essere soggiogati al vincolo esterno. Napoleoni parlava di due vincoli: quello interno, riferito ai bisogni delle popolazioni e l’altro, esterno, legato alla ‘logica delle compatibilità’. Questo secondo vincolo sta soffocando la vita civile. Ecco, servirebbe la rottura di questo primato per avviare una stagione di riforme”.

Nel giugno del 1946 era un bambino, che ricordo ha di quei giorni del voto per il referendum sulla democrazia o monarchia? “Avevo sei anni e ricordo solo il clima familiare che si viveva in casa: c’era una grande gioia di vivere da parte dei miei genitori, trasmessa, in particolare, da mio padre Duccio, che era stato militante antifascista e aveva vissuto la liberazione come una grande promessa di futuro e tra le promesse c’era appunto la Repubblica”.

In questi 80 anni della Repubblica quelle aspettative che aveva anche suo padre sono state realizzate? Quali invece mancano ancora all’appello? “Non credo che si possa avere di questi 80 anni un giudizio lineare perché la storia è stata contrassegnata da fasi molto diverse, da svolte molto importanti. Per ricordarne solo alcune ci sono stati gli anni del centrismo, della repressione antioperaia. Poi gli anni ’60, con le grandi speranze di rinnovamento della cultura, delle arti, delle scienze e della politica, anni di grande semina. Poi il ciclo straordinario negli anni ’70, delle lotte studentesche e di quelle degli operai, quando la Costituzione materiale si avvicinò ai principi della Carta formale. Dopo le sconfitte di quegli anni si assiste al progressivo allontanamento di nuovo della Costituzione materiale – quella che viviamo – dalla Costituzione reale, fino ad arrivare all’oggi dove vediamo una distanza abissale tra il dettato costituzionale e la vita del popolo”.

Il presidente Mattarella ha sempre avuto un’attenzione particolare nei confronti delle nuove generazioni. Nel suo ultimo discorso di fine anno ha invitato i giovani a non rassegnarsi e ad essere protagonisti del domani. “Quello del Capo dello Stato è stato ed è un messaggio importante solo che viene contraddetto dalla politica quotidiana perché i giovani si rivolgono alla politica manifestando nelle piazze, nelle strade, occupando le scuole, vivendo con grande partecipazione nelle università, arrivando a presentarsi come la generazione di Gaza, ma la politica risponde nel mondo con la guerra, in Europa con il mercato, e in Italia con politica di miseria”.

80 Repubblica, voti, sangue e speranze: giugno ’46, la democrazia muove i primi passi

Roma, 31 mag. (askanews) – “Ed è, questo saluto, rivolto ad un’assemblea nella quale il popolo italiano, per la prima volta nella sua storia, si può dire è rappresentato nella sua totalità perfetta, senza distinzione né di sesso né di classe, né di regioni o di genti, se anche, sotto quest’ultimo aspetto, si rinnovelli nel ricordo il dolore disperato di quest’ora, nella tragedia delle genti nostre di Trieste, di Gorizia, di Pola, di Fiume, di Zara, di tutta la Venezia Giulia, le quali però, se non han votato, sono tuttavia presenti, poiché nessuna forza materiale e nessun mercimonio immorale potrà impedire che siano sempre presenti dove è presente l’Italia”: nelle parole di Vittorio Emanuele Orlando, che inaugura il 25 giugno del 1946, da presidente provvisorio dell’Assemblea costituente, il primo Parlamento della Repubblica, c’è un’Italia ancora incompleta ma unita nella consapevolezza del momento storico e nella speranza della pace e della ricostruzione. Ad ascoltarlo ci sono i 535 deputati e le 21 deputate alla Costituente, pioniere di una democrazia che aspira a non essere più esclusiva del genere maschile, come lo stesso Orlando, nato nel 1860, non manca di sottolineare.

È il primo vagito della democrazia parlamentare, rinata dopo il ventennio di dittatura fascista e la catastrofe della guerra; ma non il primo passo formale dell’Italia repubblicana, figlia della scelta compiuta dalla maggioranza dei circa 25 milioni di elettori ed elettrici (chiamate al voto per la prima volta) nel referendum istituzionale del 2 giugno 1946: affluenza all’89,08 per cento, voti per la forma repubblicana al 54,27 per cento, per la monarchia 45,73.

Giovedì 6 giugno 1946 il Corriere della sera, che incorpora nella testata la dicitura “il nuovo” dovendo marcare una distanza dal suo recente passato di obbedienza al regime, titola a tutta pagina: “È nata la Repubblica italiana”, e avverte che Umberto di Savoia, rimasto poi nella storia come il re di maggio, “partirà sabato dopo la consegna dei poteri a De Gasperi, Capo provvisorio del nuovo Stato”. I risultati sono pubblici ma la proclamazione in realtà richiede più tempo e l’erede di casa Savoia non lascia ancora il Quirinale. Il 10 giugno il presidente della Corte di Cassazione, Giuseppe Pagano, nella sala della Lupa a Montecitorio, proclama la vittoria della Repubblica, anche se i risultati saranno considerati definitivi solo il 18 dello stesso mese. L’11 giugno le tensioni politiche si accendono in piazza e funestano l’alba della Repubblica: a Napoli, dove la monarchia ha prevalso con l’80 per cento dei voti, i monarchici tentano l’assalto alla Federazione comunista di via Medina, si spara, probabilmente da entrambe le parti, e spara anche la polizia. In quei giorni drammatici per la comunità partenopea, con l’Italia intera che rischia un rigurgito di guerra civile, sul terreno rimangono 9 morti e decine di feriti, fra 50 e 100 a seconda delle ricostruzioni. Nella notte fra il 12 e il 13 giugno Alcide de Gasperi riunisce il Consiglio dei ministri per dichiarare decaduta la monarchia e affianca al suo ruolo di presidente del Consiglio le funzioni di capo provvisorio dello Stato. Di fronte al fatto compiuto, Umberto si imbarca su un aereo diretto a Cascais, in Portogallo, non senza lanciare allo statista trentino l’accusa di aver assunto con “un atto rivoluzionario” poteri che non gli spettano, “in spregio alle leggi”.

Si arriva al fatidico 25 giugno, quando la Costituente avvia i suoi lavori, che porteranno alla legge fondamentale dal 1948. Dopo il saluto di Vittorio Emanuele Orlando, l’assemblea vota per il presidente che ne guiderà i lavori fino al varo della legge fondamentale della Repubblica. Giuseppe Saragat, storico militante socialista, esponente della Resistenza che poi sarà promotore, nel 1947, della scissione socialdemocratica di palazzo Barberini, viene eletto con 401 voti su 468 votanti.

Resterà in carica fino al 6 febbraio del 1947, quando a sostituirlo verrà chiamato il deputato comunista Umberto Terracini. Ultimo atto della fase di avvio della Repubblica nata a giugno del 1946 l’elezione, da parte della Costituente, del capo provvisorio dello Stato che prende il posto dell’ancor più provvisorio De Gasperi, che rimane in carica come presidente del Consiglio. Con 396 voti su 501 votanti viene eletto Enrico De Nicola, avvocato napoletano che era stato presidente della Camera tra il 1920 e il 1924. Resterà in carica fino al 12 maggio del 1948, ma dal 1° gennaio di quell’anno, col varo della Costituzione repubblicana, assume le funzioni e il titolo di presidente della Repubblica. “Che Dio acceleri e protegga la resurrezione dell’Italia!”, scrive il 15 luglio nel suo primo messaggio alla nazione, apponendo il suo sigillo a quelle storiche e drammatiche settimane di ottant’anni fa in cui la Repubblica mosse i suoi primi passi.

Ambiente, Favero (Globe): Italia leader in sport e ambiente

Roma, 30 mag. (askanews) – “Per Globe Italia è un onore e un piacere per il secondo anno essere qui alla Tenuta di Castelporziano per un evento che abbiamo promosso insieme a Conai e che combina la salute del corpo con la salute dell’ambiente. Connubio perfetto, perchè l’Italia esprime tantissimo attraverso lo sport ma è anche sul podio europeo grazie al riciclo e a Conai e nel recupero di materie prime critiche. Per questo essere qui ha un significato in più, partendo dai più piccoli, dai giovani, che saranno protagonisti della società di domani. Un impegno che entra dentro la società e coinvolge lavoro, innovazione, tecnologia partendo da piccoli gesti quotidiani, allenarsi e quindi prendersi cura del proprio corpo e fare la raccolta differenziata”. Lo ha dichiarato Matteo Favero, presidente di Globe Italia, nella Tenuta Presidenziale di Castelporziano trasformata per un giorno in un laboratorio a cielo aperto per la sostenibilità: 200 studenti delle scuole primarie italiane coinvolti in una giornata tra educazione ambientale, sport e gioco di squadra. Un’iniziativa promossa da CONAI, il Consorzio Nazionale Imballaggi, in collaborazione con Globe Italia, con la partecipazione del CONI e l’ospitalità del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica.

Rosatom: drone ucraino ha colpito la centrale di Zaporizhzhia

Roma, 30 mag. (askanews) – Un drone ucraino ha colpito oggi la sala turbine del Blocco 6 della centrale nucleare di Zaporozhzhia. Lo ha denunciato l’amministratore delegato dell’azienda nucleare russa Rosatom, Alexey Likhachev, precisando in una nota che l’attacco “ha provocato un’esplosione e danni all’edificio della sala turbine”.

Stando al comunicato riportato dalle agenzie di stampa russe, il drone era controllato tramite fibra ottica, il che esclude la possibilità di un impatto accidentale.

Riciclo, Fontana (Conai): con le scuole per tutela ambiente

Roma, 30 mag. (askanews) – “Oggi siamo qui nella Tenuta Presidenziale che è anche una riserva naturale proprio per ricordare insieme a oltre 200 bambini delle scuole primarie il significato e l’importanza di tutelare l’ambiente. E’ l’impegno di Conai e che oggi facciamo con un partner di eccezione che è il Coni nella convinzione che i valori dello sport, dell’ambiente e dell’economia circolare siano davvero simili. Dobbiamo lavorare insieme per raggiungere il risultato, la tutela del pianeta”. Lo ha sottolineato Simona Fontana, direttore generale di Conai in occasione dell’evento laboratorio a cielo aperto per la sostenibilità: 200 studenti delle scuole primarie italiane coinvolti in una giornata tra educazione ambientale, sport e gioco di squadra nella Tenuta Presidenziale di Castelporziano. Un’iniziativa promossa da CONAI, il Consorzio Nazionale Imballaggi, in collaborazione con Globe Italia, con la partecipazione del CONI e l’ospitalità del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica.

Ambiente, Cecca: iniziativa Conai-Coni-Globe, Tenuta casa comune

Roma, 30 mag. (askanews) – “L’iniziativa che si svolge nella Tenuta Presidenziale di Castelporziano a conclusione del progetto ambientale Riciclo di classe che coinvolge Conai, Globe Italia e anche il Coni, è nella linea e nella volontà della Presidenza della Repubblica di aprire le sedi presidenziali alla cittadinanza, alle iniziative che coinvolgano le scuole, tutte le istituzioni e le entità che coinvolgono i cittadini, in particolare i giovani, nel recupero della tutela ambientale, nel benessere della persona, nell’attività all’aria aperta, tutto ciò che è utile per far conciliare di nuovo l’umanità con la casa comune in cui essa vive e Castelporziano si presenta come luogo ideale per ospitare iniziative di altro genere”. Lo ha affermato Daniele Cecca, vice direttore della Tenuta Presidenziale di Castelporziano, in occasione della giornata finale del progetto Riciclo di classe che ha visto la Tenuta trasformarsi in un laboratorio a cielo aperto per la sostenibilità: 200 studenti delle scuole primarie italiane coinvolti in una giornata tra educazione ambientale, sport e gioco di squadra. Un’iniziativa promossa da CONAI, il Consorzio Nazionale Imballaggi, in collaborazione con Globe Italia, con la partecipazione del CONI e l’ospitalità del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica.

Sport e ambiente, Mornati (Coni): fondamento dello sport

Roma, 30 mag. (askanews) – “Ci fa molto piacere festeggiare il protocollo di intesa tra il Coni e il Conai, nato sotto i migliori auspici perchè è nato a Milano-Cortina, che per noi ha rappresentato un appuntamento straordinario, un record di medaglie fatto in casa nei nostri territori. Ed è estremamente significativo per il messaggio che porta, il rispetto e la tutela dell’ambiente, uno dei fondamenti dello sport”. Così in sintesi Carlo Mornati, segretario generale del Coni, ha commentato la giornata conclusiva del progetto Riciclo di classe, alla Tenuta presidenziale di Castelporziano trasformata in un laboratorio a cielo aperto per la sostenibilità: 200 studenti delle scuole primarie italiane coinvolti in una giornata tra educazione ambientale, sport e gioco di squadra. Un’iniziativa promossa da CONAI, il Consorzio Nazionale Imballaggi, in collaborazione con Globe Italia, con la partecipazione del CONI e l’ospitalità del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica.

Calcio, Donnarumma: "Ct straniero? Non avrei problemi"

Roma, 30 mag. (askanews) – Ripartire dal dolore per ritrovare l’orgoglio azzurro. È il messaggio lanciato da Gianluigi Donnarumma dal ritiro di Coverciano, dove l’Italia ha iniziato la preparazione per le amichevoli contro Lussemburgo e Grecia sotto la guida del commissario tecnico ad interim Silvio Baldini.

Il capitano azzurro è tornato sulla mancata qualificazione al Mondiale, una delusione che continua a pesare sul gruppo. “È stata una mazzata incredibile. Penso che ci farà bene portarci dietro questa ferita per un po’ di tempo. Dobbiamo ripartire anche dal dolore e sono convinto che lo faremo alla grande. Ci sono tanti giovani forti e con grande futuro”, ha dichiarato il portiere.

Donnarumma ha spiegato di aver sentito il dovere di mettersi subito a disposizione della Nazionale. “Da capitano mi sono sentito in dovere di chiamare Baldini e dare la mia disponibilità. Sono stato contento che mi abbia convocato. Anche tutti i miei compagni sarebbero venuti con piacere, perché tutti hanno voglia di riportare l’Italia dove merita. Sono qui anche a nome loro. Mi fa piacere essere d’esempio per i più giovani”.

Il numero uno azzurro ha poi parlato del nuovo gruppo che si è radunato a Coverciano. “Sono qui per dare una mano e per far capire che la maglia azzurra è troppo importante. Cerco di portare esperienza, pur essendo ancora giovane anch’io. Questi ragazzi hanno un grande futuro e possono dare molto alla Nazionale. Nel primo allenamento mi hanno impressionato sotto tutti i punti di vista. Ho conosciuto anche il mister: è un uomo di grandi valori”.

Tra gli argomenti affrontati anche il futuro della panchina azzurra. Nelle ultime settimane tra i possibili candidati è stato accostato alla Nazionale anche il nome di Pep Guardiola, che ha allenato Donnarumma al Manchester City. “Con lui sono stato molto bene. Ha fatto la storia del City e speravo potesse continuare. La sua volontà però era quella di fermarsi. Non abbiamo mai parlato della possibilità di allenare la Nazionale. Le scelte non spettano a me ma al nuovo presidente. Chi arriverà dovrà dare tutto per la maglia azzurra e per raggiungere gli obiettivi che il Paese merita”.

MotoGp Fernandez trionfa nella Sprint: "Non ho parole"

Roma, 30 mag. (askanews) – Raul Fernandez conquista la Sprint Race del Gran Premio d’Italia al Mugello e regala ad Aprilia il primo successo nella gara breve sul circuito toscano. Lo spagnolo del team Trackhouse completa una prova impeccabile, imponendosi davanti al connazionale Jorge Martin e all’italiano Fabio Di Giannantonio.

“Sono estremamente felice, non ho davvero parole”, ha dichiarato Fernandez subito dopo il traguardo. “Grazie al team, stiamo facendo un lavoro straordinario. Sia ieri sia oggi siamo andati molto bene e questo è il risultato. È bellissimo vincere con tutta questa gente intorno. Domani ci riproveremo”. Il pilota spagnolo ha inoltre rivelato di non essere al meglio dal punto di vista fisico per un lieve malessere, senza che questo abbia però influito sulla sua prestazione.

Alle sue spalle ha chiuso Martin, che continua a recuperare terreno in campionato e ha festeggiato il suo 34° podio nelle Sprint Race. “Abbiamo fatto un lavoro fantastico. Il nostro obiettivo è continuare a migliorarci e lottare sempre per il podio. Quando mi sono avvicinato a Raul ho avuto qualche difficoltà e ho preferito accontentarmi del secondo posto piuttosto che rischiare una caduta. Trackhouse è stata eccezionale, faccio i complimenti a Raul. L’Aprilia sta crescendo tantissimo e dobbiamo esserne tutti grati”.

A entusiasmare il pubblico del Mugello è stato Di Giannantonio. Partito dalla settima posizione, il pilota della VR46 ha costruito una rimonta aggressiva e precisa fino al terzo gradino del podio. “Sono felicissimo, molto più di quanto dica il risultato. Abbiamo fatto un primo giro perfetto, aggressivo ma pulito. Essere sul podio davanti ai tifosi italiani è qualcosa di speciale. Siamo italiani, siamo in Italia: andiamoli a prendere”, ha scherzato guardando alla gara lunga di domenica e lanciando la sfida ai due spagnoli che lo hanno preceduto.

Autocritica e analisi lucida per Marco Bezzecchi dopo la Sprint Race del Gran Premio d’Italia al Mugello. Il pilota Aprilia, scattato dalla pole position, ha spiegato di aver perso l’occasione di lottare per il podio a causa di un errore in staccata alla prima curva.

“Mi ha condizionato la staccata della prima curva, ho frenato troppo presto”, ha ammesso Bezzecchi, ricostruendo il momento decisivo che ha aperto la gara. Alla prima curva, infatti, il pilota italiano è stato superato da Raul Fernandez, poi vincitore della Sprint, da Jorge Martin, da Marc Marquez, da Diogo Moreira e da Fabio Di Giannantonio, che ha poi chiuso al terzo posto.

Ciclismo, Vingegaard: "Voglio vincere, sempre"

Roma, 30 mag. (askanews) – “Come corridore voglio vincere il maggior numero possibile di corse. Abbiamo deciso di provarci ancora oggi, perché era l’ultima vera tappa di montagna. Siamo andati all-in sulla vittoria di tappa, i ragazzi hanno fatto ancora una volta un lavoro straordinario e io ho vissuto una giornata fantastica in sella”. Pochi secondi dopo aver attraversato il traguardo, il vincitore di tappa Jonas Vingegaard esplode in tutta la sua felicità: “Arrivare all’ultima tappa con cinque successi di tappa e un solido vantaggio in classifica generale è qualcosa di speciale. Abbiamo dovuto improvvisare il mio attacco a 11 chilometri dalla vetta, perché Sepp Kuss ci ha detto di non avere sensazioni eccezionali. A quel punto Bart Lemmen ha svolto un lavoro incredibile. Inizialmente il piano era attaccare più tardi, ma abbiamo dovuto adattarci alle circostanze. Ora speriamo in una volata di gruppo domani a Roma e poi ci godremo gli ultimi momenti di questo Giro d’Italia”.

Ciclismo, Vingegaard trionfa a Piancavallo, il Giro è suo

Roma, 30 mag. (askanews) – Jonas Vingegaard conquista il Giro d’Italia 2026 e lo fa da dominatore, aggiudicandosi anche la ventesima e penultima tappa con arrivo a Piancavallo. Alla vigilia della passerella conclusiva di Roma, il corridore della Visma-Lease a Bike mette il sigillo definitivo su una corsa controllata e spesso dominata, centrando il quinto successo parziale dopo quelli ottenuti sul Blockhaus, a Corno alle Scale, a Pila e a Carì.

Il danese attacca come nelle migliori giornate sulle rampe finali di Piancavallo, lascia sul posto tutti gli avversari e taglia il traguardo in solitaria dopo 5h03’55″. Alle sue spalle chiude l’austriaco Felix Gall a 1’15″, davanti a Jai Hindley e Derek Gee. Sesto posto per Egan Bernal.

Per Vingegaard si tratta di un’impresa storica. Con il successo nella corsa rosa completa infatti la cosiddetta Tripla Corona del ciclismo, entrando nel ristretto gruppo dei corridori capaci di vincere tutti e tre i Grandi Giri: Giro d’Italia, Tour de France e Vuelta a España. Prima di lui ci erano riusciti soltanto Jacques Anquetil, Felice Gimondi, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Alberto Contador, Vincenzo Nibali e Chris Froome.

Il trionfo assume ulteriore valore perché Vingegaard diventa il primo corridore danese a vincere il Giro d’Italia e regala alla Visma-Lease a Bike il secondo successo consecutivo nella corsa rosa dopo quello ottenuto nel 2025 da Simon Yates.

Tra gli italiani sorride Giulio Ciccone, che conquista matematicamente la maglia azzurra di miglior scalatore grazie ai punti raccolti sull’ultima grande salita del Giro. Niente da fare invece per Davide Piganzoli nella rincorsa alla maglia bianca: il giovane lombardo chiude decimo di tappa ma non riesce a scavalcare il portoghese Afonso Eulalio, settimo al traguardo e ormai sicuro vincitore della classifica dedicata ai migliori giovani.

La corsa rosa numero 109 è così pronta a celebrare il suo nuovo re: dopo aver dominato le montagne e conquistato cinque tappe, Vingegaard si prepara a sfilare in maglia rosa nell’ultima giornata verso Roma.

Gracie Abrams arriva live in Italia con il The Look at My Life Tour

Milano, 30 mag. (askanews) – La cantautrice candidata ai Grammy Gracie Abrams arriva live in Italia con il suo The Look at My Life Tour per due imperdibili appuntamenti all’Unipol Dome di Milano, domenica 23 maggio 2027 e lunedì 24 maggio 2027. I due live saranno l’occasione per ascoltare dal vivo i brani del suo terzo e attesissimo nuovo album, “Daughter from Hell”, in uscita venerdì 17 luglio e già disponibile in pre-order. I biglietti saranno disponibili in anteprima per gli utenti My Live Nation dalle ore 09:00 di giovedì 4 giugno. Per accedere alla presale My Live Nation basterà registrarsi gratuitamente su www.livenation.it. La vendita generale dei biglietti sarà aperta a partire dalle ore 09:00 di venerdì 5 giugno su www.ticketmaster.it e www.ticketone.it.

Chi preordinerà Daughter from Hell dallo store ufficiale di Universal Music Italia entro il 1° giugno 2026 riceverà un codice esclusivo per accedere in anticipo alla pre-sale dei biglietti di Gracie Abrams: The Look At My Life Tour, attiva dal 2 giugno fino all’apertura della vendita generale del 5 giugno.

Scritto e prodotto da Gracie insieme ad Aaron Dessner, “Daughter from Hell” arriva due anni dopo l’uscita del secondo album di Gracie, “The Secret of Us” e segna l’inizio di una nuova Era per l’artista. Il primo singolo estratto dal nuovo album è “Hit the Wall”, già in radio, accompagnato da un video ufficiale che, diretto da Renell Medrano, offre una visione surreale del mondo interiore di Gracie. Essenziale, avvolto nell’ombra e ricco di immagini simboliche, il video offre ai fan un assaggio enigmatico di ciò che verrà. Ai microfoni di Vogue durante il MET GALA 2026, Gracie ha rivelato: “‘Hit the Wall’ è un’introduzione a questo nuovo capitolo e mi sento grata e sollevata che sia questa canzone ad uscire per prima. Amo questo singolo e le persone con cui l’ho realizzato. Mi sembra che abbia preso vita ed è una bella sensazione. Sono eccitata all’idea che appartenga anche a tutti gli altri”.

Dal suo debutto nel 2019, Gracie Abrams si è affermata come una delle cantautrici più interessanti della sua generazione. Dopo aver scritto la sua prima canzone all’età di otto anni, si è conquistata un pubblico fedele con gli EP “minor” (2020) e “This Is What It Feels Like” (2021), prima di intraprendere un tour nordamericano tutto esaurito nel 2022. Il suo album di debutto, “Good Riddance” (2023), ha dato il via a un altro tour da headliner che ha registrato il tutto esaurito in meno di un’ora e ha valso alla Abrams l’ambita nomination come “Miglior Artista Esordiente” alla 66ª edizione dei GRAMMY® Awards. Gracie Abrams ha poi accompagnato Taylor Swift in tour come artista di apertura in alcune date del tour di grande successo Eras Tour. Nel 2024, Gracie Abrams ha pubblicato il suo secondo album, “The Secret of Us”, che è diventato il suo primo album a raggiungere la #1 nelle classifiche del Regno Unito, dell’Australia e dei Paesi Bassi, debuttando al secondo posto della Billboard 200 negli USA. Il lead single “Close To You” ha segnato il suo primo ingresso da solista nella Billboard Hot 100, “I Love You, I’m Sorry” ha raggiunto la posizione numero 9 nella classifica Spotify degli Stati Uniti, la numero 31 nella Billboard Hot 100 e la Top 20 nella classifica globale di Spotify, mentre “us.”, in collaborazione con Taylor Swift, le è valso la sua seconda nomination ai GRAMMY®, questa volta nella categoria “Miglior performance pop di un duo o gruppo”. Il brano della versione deluxe “That’s So True” ha raggiunto la prima posizione nella classifica Spotify degli Stati Uniti, è entrato nel Billions Club di Spotify con oltre 1,5 miliardi di stream ed è diventato il suo primo successo nella Top 10 della Billboard Hot 100. In Italia sia “The Secret of Us”, sia “That’s so True” hanno raggiunto la certificazione Oro. Abrams ha trascorso il 2024 e il 2025 in giro per il mondo con il suo tour da solista nei forum e nelle arene. Al di fuori della musica, Abrams è stata recentemente nominata ambasciatrice della maison Chanel, prestando il volto alla campagna della Pre-Collezione Primavera-Estate 2025 del marchio prima di essere annunciata come musa della collezione COCO CRUSH. Mentre la sua arte continua ad evolversi, Abrams è pronta a debuttare come attrice nel prossimo film della A24 “Please”, diretto da Halina Reijn (Babygirl) e pubblicherà il suo terzo album “Daughter from Hell” il 17 luglio.

Iran, Bloomberg: feriti 5 americani in un attacco a una base in Kuwait

Roma, 30 mag. (askanews) – L’attacco missilistico lanciato dall’Iran contro una base aerea in Kuwait ha causato cinque feriti tra personale americano e ha danneggiato due droni MQ-9 Reaper. Lo riporta oggi Bloomberg.

Giovedì corso i Guardiani della rivoluzione iraniani avevano annunciato di aver preso di mira una base americana usata per lanciare un attacco contro una località nei pressi dell’aeroporto di Bandar Abbas, nel sud dell’Iran. Secondo una fonte sentita da Bloomberg, la difesa aerea kuwaitiana ha intercettato un missile Fateh-110, ma i detriti hanno colpito la base aerea di Ali Al Salem causando il ferimento di cinque persone, tra militari e contractor Usa, e danni a due droni.

Basket 3×3, parte da Alba la sesta stagione dell’Italia street circuit

Milano, 30 mag. (askanews) – Per il terzo anno consecutivo parte da Alba la nuova stagione dell’Estathé 3×3 Italia Streetbasket circuit. La presentazione sui campi di Piazza Risorgimento dà il via all’Opening tournament che inaugura la sesta edizione del circuito dedicato all’attività 3×3, Open e Giovanile, organizzato dalla Federazione italiana pallacanestro in collaborazione con Master group sport.

La cittadina piemontese è la sede storica del gruppo Ferrero che da cinque anni, con il proprio marchio Estathé, è title sponsor della manifestazione. L’Opening tournament è il primo evento di un tour che toccherà 19 regioni italiane per un totale di oltre 130 tornei, fino ad arrivare alle finals che dal 29 luglio al primo agosto assegneranno a Riccione i titoli maschili e femminili per le categorie open e giovanili (under 14, under 16 e under 18).

L’Opening tournament vede la partecipazione dei migliori ballers di Italia che si sfideranno per conquistare i primi titoli della stagione. Per il torneo maschile, inoltre, l’Opening tournament assegnerà alla squadra vincitrice un pass per la tappa di Amsterdam del Fiba 3×3 World Tour, il tour più importante del 3×3 al mondo, in programma dal 19 al 21 giugno.

Come nell’edizione passata, l’Estathé 3×3 Italia Streetbasket Circuit sarà suddiviso in due circuiti distinti: il circuito Elite, di cui fanno parte i tornei master e i t, e il circuito Classic.

Centrale la presenza dell’attività giovanile all’interno del circuito, a sottolineare il senso di appartenenza al mondo 3×3 e la voglia di avere un tour inclusivo e coinvolgente. Come per il Circuito Open, anche a livello giovanile è previsto un sistema di ranking (regionale) e le tappe master e top includeranno obbligatoriamente l’attività giovanile. Nella tappa di apertura di Alba andrà infatti in scena lo Junior Opening Tournament, il torneo riservato alle categorie maschili e femminili minibasket, esordienti, U13, U14, U16 e U18 in collaborazione con Olimpo basket Alba.

MotoGp, Fernandez trionfa nella Sprint del Mugello

Roma, 30 mag. (askanews) – Successo di Raul Fernandez nella Sprint Race del Gran Premio d’Italia al Mugello. Il pilota Aprilia conquista una vittoria autorevole sul circuito toscano al termine di una gara gestita con grande efficacia, precedendo il connazionale Jorge Martin e l’italiano Fabio Di Giannantonio.

Fernandez e Martin hanno costruito il loro risultato grazie alla scelta della gomma media posteriore, rivelatasi determinante nella seconda parte della gara. Lo spagnolo ha preso il comando dopo le prime fasi e ha saputo respingere il tentativo di rimonta del compagno di marca negli ultimi giri, tagliando il traguardo davanti a tutti.

Alle loro spalle ottima prestazione di Di Giannantonio, protagonista di una gara in costante rimonta che gli ha consentito di conquistare il terzo gradino del podio. Quarto posto per il poleman Marco Bezzecchi, autore di una progressione efficace dopo essere scivolato fuori dalle prime posizioni nelle fasi iniziali.

La gara era partita con lo spunto vincente di Marc Marquez, balzato immediatamente al comando dalla seconda fila. Lo spagnolo della Ducati è però stato superato nel corso dei primi giri da Fernandez e Martin, chiudendo infine in quinta posizione.

Sesto posto per Fermin Aldeguer davanti a Francesco Bagnaia, settimo al traguardo dopo una gara complicata che lo ha visto perdere progressivamente terreno rispetto ai battistrada. A punti anche Pedro Acosta.

La Sprint è stata caratterizzata anche da alcune cadute eccellenti. Sono finiti a terra Enea Bastianini e Franco Morbidelli, costretti al ritiro, mentre Joan Mir ha dovuto abbandonare la gara nelle fasi finali rientrando ai box.

Il weekend del Mugello proseguirà domenica con la gara lunga, in programma alle ore 14, dopo una Sprint che ha confermato l’eccellente stato di forma delle Aprilia e il grande equilibrio che caratterizza il Mondiale MotoGP 2026.

Calcio, il Liverpool e Slot si separano

Roma, 30 mag. (askanews) – E’ finita tra il Liverpool e Arne Slot: non sarà più l’olandese alla guida dei Reds nella prossima stagione. L’annuncio del club inglese è arrivato nella mattinata del 30 maggio. “Il Liverpool FC conferma che Arne Slot lascerà il suo incarico di allenatore con effetto immediato e che è già in corso la procedura per la nomina del suo successore. Lascia il suo posto con un titolo di Premier League in bacheca e con la nostra più profonda gratitudine e riconoscenza”, recita la nota del club.

Andoni Iraola. E’ lui il nome in pole per i Reds. L’ultima squadra allenata dal basco è stata il Bournemouth (giugno 2023-giugno 2026). A Iraola era interessato il Milan.

Tennis, Cobolli agli ottavi del Roland Garros

Roma, 30 mag. (askanews) – Uno splendido Flavio Cobolli guadagna il pass per gli ottavi al Roland Garros per la prima volta in carriera. La testa di serie n.10 lascia appena 7 giochi allo statunitense Learner Tien (18 del tabellone), battuto 6-2, 6-2, 6-3 in un’ora e 46′ di gioco. Azzurro solido in ogni fondamentale (anche 7 ace) contro un rivale molto falloso e nervoso. E’ la seconda volta che Cobolli si qualifica per gli ottavi in uno Slam dopo Wimbledon 2025. Affronterà lunedì agli ottavi (senza ancora aver concesso un set) il sorprendente statunitense Zachary Svajda, n.85 del mondo, capace di battere in 5 set Francisco Cerundolo. Un solo precedente, che risale a Delray Beach 2024, vinto dall’azzurro in tre set.

“Mi sono svegliato un po’ nervoso oggi perché sapevo che ci sarebbero state delle persone a cui tengo a vedermi – le sue parole a fine match – È la mia prima vittoria sul Philippe-Chatrier e vorrei fare i complimenti anche a Learner che forse stamattina era un po’ stanco. Oggi non voglio parlare di tennis, c’è la finale di Champions. Sono legato all’Arsenal per Calafiori e al PSG per Luis Enrique… quindi che vinca il migliore e che sia una finale con tanti gol. Chiedo ai tifosi solo una cortesia: se vincete la finale non fate troppo rumore, vorrei dormire stanotte…”

Nepi: "Gareggiare a Piazza di Siena come correre in F1 a Montecarlo"

Roma, 30 mag. (askanews) – “Piazza di Siena oggi è fra gli eventi di salto ostacoli più importanti al mondo. La nostra prospettiva è quella di diventare un unicum, portando Piazza di Siena a essere l’evento degli sport equestri irrinunciabile per ogni cavaliere o amazzone. Montare a Piazza di Siena è un po’ come correre a Montecarlo per la Formula 1, un qualcosa di speciale e irripetibile nella stagione agonistica e nel curriculum di qualunque atleta”. Così l’ad di Sport e Salute Diego Nepi Molineris, nel corso dell’incontro di presentazione del restauro della Fontana dei Cavalli Marini.

Poi – spiega una nota – l’ad ha rivolto lo sguardo verso la Piazza di Siena – e non solo – che sarà: “Dobbiamo viaggiare nel futuro di questo straordinario pezzo unico dell’arte, della scultura e della natura e dobbiamo farlo con una serie di progettualità dalle quali nascano nuovi servizi e occasioni per cittadini e turisti. Dobbiamo farlo costruendo nuove prospettive di riqualificazione di Villa Borghese per renderla un palcoscenico permanente, 365 l’anno, che possa soddisfare la voglia di fare sport di ognuno di noi. E soprattutto dei più giovani, bambini e bambine, creando per loro un luogo che possa generare amicizia, cultura, voglia di socializzare attraverso lo sport”.

L’ad di Sport e Salute ha poi concluso: “Abbiamo appena chiuso un capitolo lungo dieci anni, ma siamo qui proprio per aprirne un altro”.

Hegseth: nei negoziati Teheran si muove nella nostra direzione

Roma, 30 mag. (askanews) – L’Iran “si sta muovendo nella direzione” indicata dagli Stati Uniti nei negoziati sul nucleare e i colloqui sono stati “produttivi”. Lo ha detto il capo del Pentagono Pete Hegseth, parlando a margine dello Shangri-La Dialogue di Singapore.

“Stanno venendo nella nostra direzione. I colloqui sono stati produttivi. Penso che sappiano dove deve andare”, ha affermato Hegseth, ribadendo che il presidente Donald Trump accetterà solo un’intesa che consideri vantaggiosa per gli Stati uniti e per la sicurezza internazionale.

“Qualsiasi accordo che il presidente sia disposto a fare, lo farà solo se crede che sia un grande accordo per il nostro Paese e per la sicurezza del mondo”, ha detto il capo del Pentagono. Secondo Hegseth, gli obiettivi di Washington “non sono cambiati”: garantire che l’Iran non sia in grado di dotarsi di un’arma nucleare “né ora né in futuro”.Hegseth ha richiamato le parole di Trump, secondo cui Teheran può scegliere se arrivare a un’intesa o “fare i conti con il dipartimento della Guerra”. “Siamo preparati. Oggi siamo posizionati in modo ancora più forte rispetto al primo giorno per affrontare la questione in quel modo, se dovessimo farlo, ma lui preferirebbe di no”, ha affermato.

Il capo del Pentagono ha detto che l’Iran conosce “molto, molto chiaramente” le aspettative americane e che spetta al team negoziale raggiungere un risultato. “Sono abbastanza fiducioso che, con il nostro presidente, che fa solo grandi accordi, alla fine sarà qualcosa che sarà orgoglioso di difendere e che garantirà che l’Iran, che tutti sanno non dovrebbe avere un’arma nucleare, non l’abbia mai”, ha concluso.

Piazza di Siena, Lollobrigida: "Sport equestri eccellenza italiana"

Roma, 30 mag. (askanews) – “Il mondo degli sport equestri è un’eccellenza italiana che unisce tradizione, tutela del cavallo, valorizzazione del territorio, turismo e filiere agricole. Manifestazioni come Fieracavalli e Piazza di Siena dimostrano come il cavallo sia non solo protagonista dello sport, ma anche motore di sviluppo culturale, economico e sociale per la nostra Nazione”. Lo ha detto Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste a Piazza di Siena dove si è intrattenuto con il presidente della Fise Marco Di Paola e l’ad di Sport e Salute Diego Nepi Molineris.

“Dobbiamo continuare ad investire nel comparto equestre e nell’ippica, valorizzando una filiera che crea opportunità per l’agricoltura, il turismo e i territori, mettendo sempre al centro il benessere del cavallo e la qualità delle nostre tradizioni. Un augurio particolare a Piazza di Siena e alla Fise, entrambi compiono cent’anni e rappresentano sempre meglio la nostra bella Italia”, ha aggiunto Lollobrigida.

Gallerie d’Italia, a Milano sessanta’anni di Arnaldo Pomodoro

Milano, 30 mag. (askanews) – Sessant’anni di lavori artistici e la sensazione, a un anno dal morte, che la forza di tante delle sue opere sia ancora estremamente presente. Le Gallerie d’Italia di piazza Scala ospitano una retrospettiva su Arnaldo Pomodoro curata da Luca Massimo Barbero e Federico Giani.

Grazie a un nucleo antologico di quarantacinque opere provenienti dalle collezioni di Intesa Sanpaolo e Fondazione Arnaldo Pomodoro, la mostra, significativamente intitolata “Una vita”, ripercorre decennio dopo decennio, le tappe più significative dell’avventura creativa e poetica

di Pomodoro. Il percorso espositivo presenta capolavori e opere notissime accanto ad altre meno conosciute e a un nucleo di materiali d’archivio, selezionati dai curatori per suggerire anche

nuove chiavi di lettura e di visione.

Il salone centrale del museo di Intesa Sanpaolo ospita sculture monumentali in fiberglass bianco che subito danno la cifra del dialogo tra le opere e lo spazio espositivo, poi, nelle salette adiacenti, il racconto esplora i momenti più salienti del percorso di

Pomodoro: dagli esordi nel pieno della stagione informale si passa alle riflessioni sulla geometria euclidea e poi alla relazione con il minimalismo per arrivare alla celebri sfere e ai rotanti, ma anche a un altro aspetto decisivo: quello della scrittura. Per ridare spazio a una lezione che è storica, ma non smette di farsi guardare.

"Ryan Ted" di Tedua primo 1 in classifica degli album più venduti

Milano, 30 mag. (askanews) – “Ryan Ted” di Tedua debutta al 1 della classifica degli album più venduti della settimana (dati Fimi/Niq). 16 tracce che segnano un’ulteriore evoluzione artistica per Tedua, con quell’estetica ispirata al mondo della serie tv The O.C., ma filtrata attraverso le sue esperienze personali. È così che l’immaginario diventa crudo e diretto, senza compromessi e con una scrittura particolarmente incisiva e priva di sovrastrutture.

Questa la tracklist del mixtape che contiene anche feat. con Anna, Ernia, Latrelle, Nerissima Serpe, Sayf:

Rap Leggenda Faxxx feat. Latrelle Uno+Gangsta feat. Nerissima Serpe Mai Felpa Nera feat. Anna Too Late Hoola Hop feat. Ernia Volare Freestyle Giovane e bello feat. Sayf Gli Anni Gravità feat. Latrelle Blue Veliero di carta Chuniri Lettera a Tedua

L’album esce nella versione CD e LP. L’artwork della copertina è di Marco Giacobbe.

L’artista dei record, che ha all’attivo 79 certificazioni platino, 39 d’oro e 3 miliardi di stream globali, il 24 giugno 2026 terrà il suo primo live allo Stadio G. Meazza di Milano. Un evento unico, prossimo al sold out e per il quale restano disponibili solo gli ultimi biglietti del terzo anello, che arriva come una vera e propria consacrazione di quei 10 anni di carriera iniziati con la pubblicazione di “Aspettando Orange County”.

Assocarta e CIC insieme per la transizione green

Napoli, 30 mag. (askanews) – Al Green Med Expo & Symposium di Napoli, siglata un’importante alleanza da Assocarta e dal Consorzio Italiano Compostatori (CIC). Un accordo tra due eccellenze italiane nella produzione di materie e prodotti rinnovabili, che punta a creare sinergie industriali e ambientali strategiche, così da accelerare il percorso verso un’economia sempre più circolare e contribuire alla transizione ecologica ed energetica del Paese. Ha parlato così Massimo Centemero, Direttore Generale CIC: “Al Green Med Symposium abbiamo siglato un accordo con Assocarta che si fonda su due pilastri fondamentali. Il primo è che le cartiere consumano energia. I compostatori producono energia tramite la produzione di biometano, dalla trasformazione del rifiuto umido, e quindi il primo step di questo accordo è verificare le condizioni per l’accessione del biometano, quindi del metano di origine biologica e rinnovabile, da utilizzare nelle cartiere che, invece, sono notoriamente consumatrici di energia”.

Assocarta e CIC condividono l’impegno verso la minimizzazione degli impatti ambientali su aria, acqua e suolo, in coerenza con gli obiettivi europei del Green Deal e della neutralità climatica al 2050.

“Il primo passo fondamentale è fare una mappatura. Dobbiamo prendere la cartina dell’Italia, sovrapporre le cartiere, quindi i punti di generazione reflu e di esigenza di energia con i compostatori. Dobbiamo poi verificare quali sono queste sovrapposizioni territoriali, perché chiaramente più sono vicini i punti di origine di un rifiuto e il punto di trasformazione dello stesso rifiuto e meglio è. Questo per una questione legata al non spreco di energia. Dopodiché, si faranno i passi successivi per verificare la quantificazione delle masse in gioco e dei metri cubi di biometano in gioco” ha aggiunto Centemero.

In occasione del GreenMed, il CIC ha inoltre rafforzato l’accordo con Regione Campania, che prevede di ottimizzare la raccolta della frazione umida per la produzione di compost e biometano: “Il lavoro da fare è immenso, però anche qui ci stiamo concentrando su diverse linee. La prima è quella di migliorare le raccolte differenziate, non solo in termini quantitativi, ma anche qualitativi, cioè migliorare la comunicazione ai cittadini, creare nuovi meccanismi di formazione e informazione” ha concluso Centemero.

Le due associazioni vogliono poi contribuire al raggiungimento degli obiettivi definiti dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) e dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), rafforzando il ruolo dell’industria italiana nella transizione energetica. Sarà quindi istituito un Tavolo Tecnico, composto da esperti delle due organizzazioni, che avranno il compito di monitorare le attività, favorire il confronto operativo e sviluppare progetti condivisi.

Cina-Usa, a Singapore Hegseth modera toni ma approccio non cambia

Roma, 30 mag. (askanews) – L’atteso discorso del segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth allo Shangri-La Dialogue di Singapore ha segnato un cambio di registro nei toni, ma non una svolta strategica. A due settimane dal vertice di Pechino tra il presidente Usa Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping, il capo del Pentagono ha evitato la retorica più frontale dell’anno scorso, ha scelto di non nominare il tema della sovranità di Taiwan nel suo intervento e non ha evocato il Mar cinese meridionale. Ma il messaggio di fondo è rimasto netto: Washington vuole stabilizzare la competizione con Pechino, non accettare una sfera di influenza cinese nel Pacifico.

La differenza rispetto al 2025 è stata evidente. L’anno scorso Hegseth aveva definito “reale” la minaccia rappresentata dalla Cina e aveva richiamato l’ordine impartito da Xi all’Esercito popolare di liberazione di essere pronto, entro il 2027, a un’eventuale operazione contro Taiwan. Quest’anno il linguaggio è stato più calibrato. Il segretario alla Difesa ha criticato ancora il riarmo cinese, ma ha precisato che gli Stati uniti non affrontano questa sfida con un “inutile” muro contro muro, bensì con una postura di “forza misurata e deliberata”.

La scelta lessicale riflette il momento politico. Dopo il vertice Trump-Xi, Washington e Pechino cercano di contenere il rischio di incidenti e di dare alla competizione un quadro più prevedibile. La Cina resta il principale parametro della strategia americana nell’Indo-Pacifico, ma l’amministrazione Trump sembra voler evitare che Taiwan o il Mar cinese meridionale diventino immediatamente il banco di prova della fase post-vertice.

Il punto più sensibile è Taiwan. Hegseth non l’ha citata nel discorso, ma è stato costretto a parlarne nella sessione di domande e risposte. Il pacchetto di armi da 14 miliardi di dollari per Taipei non è ancora stato autorizzato da Trump e il capo del Pentagono si è limitato a dire che la decisione spetta al presidente e dipenderà anche dalla “natura” del rapporto con la Cina. Ha però respinto l’idea che il dossier sia condizionato dalla guerra Usa-Israele contro l’Iran o dall’esaurimento delle scorte americane.

L’omissione non è casuale. Per Pechino, Taiwan resta la “linea rossa” per eccellenza nei rapporti con Washington. Per gli Stati uniti, invece, l’isola è insieme un impegno di deterrenza e una variabile negoziale delicatissima. Non riconoscere Taiwan come Stato indipendente, ma armare Taipei per impedire un’annessione con la forza, è da decenni l’equilibrio su cui si regge la politica americana. Il discorso di Singapore ha mostrato quanto quell’equilibrio sia oggi sottoposto alla logica personale e transazionale di Trump.

Hegseth ha tuttavia inserito Taiwan indirettamente nel cuore della strategia americana, parlando di “deterrenza per negazione” lungo la prima catena di isole. E’ una formula tecnica, ma politicamente densa: significa rendere troppo costoso per la Cina qualsiasi tentativo di dominare lo spazio che va dal Giappone alle Filippine, passando proprio per Taiwan. Il capo del Pentagono non ha detto “Taiwan”, ma ha descritto l’architettura militare che dovrebbe impedirne l’isolamento.

Il messaggio agli alleati è stato altrettanto chiaro. Hegseth ha lodato Giappone e Corea del sud per l’aumento delle spese militari e ha salutato le riforme della difesa di Tokyo. In sostanza, gli Stati uniti restano il perno della sicurezza regionale, ma chiedono agli alleati asiatici di assumersi una quota maggiore dell’onere. E’ la stessa logica che Trump applica alla Nato: meno garanzie automatiche, più pressione sui partner perché finanzino la propria difesa.

Per la Cina, questo resta un segnale ostile, anche se espresso con toni più morbidi. Pechino guarda con crescente preoccupazione al riarmo giapponese, al rafforzamento dei legami militari tra Tokyo, Manila, Canberra e Wellington, e all’allargamento delle reti di difesa americane nella regione. Hegseth non ha ripetuto le accuse più dure sul Mar cinese meridionale, ma ha ribadito che nessuna potenza può imporre la propria egemonia nel Pacifico. E’ il modo americano per dire che il dialogo con Xi non equivale a un arretramento.

L’assenza di un alto rappresentante cinese al forum ha reso ancora più visibile il paradosso del momento. Washington parla di canali militari migliori e di relazioni meno tese, ma il principale teatro di confronto sulla sicurezza asiatica si è svolto senza il ministro della Difesa cinese. Il risultato è stato un dialogo indiretto: Hegseth ha parlato a Pechino attraverso gli alleati e i partner regionali, mentre gli osservatori cinesi hanno misurato ogni omissione e ogni sfumatura come un possibile effetto del vertice Trump-Xi.

MotoGp, il calendario del motomondiale

Roma, 30 mag. (askanews) – Questo il calendario del MotoGp 2026:

GP Thailandia (Buriram, Thailandia, 1 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Brasile (Goiânia, Brasile, 22 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Texas (Austin, Stati Uniti, 29 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Spagna (Jerez de la Frontera, Spagna, 26 aprile) vincitore: Alex Marquez (Gresini Racing) GP Francia (Le Mans, Francia, 10 maggio) vincitore: Jorge Martin (Aprilia) GP Catalogna (Barcellona, Spagna) vincitore: Fabio Di Giannantonio (Ducati) GP Italia (Mugello, Italia, 31 maggio)

GP Ungheria (Balaton, Ungheria, 7 giugno) GP Repubblica Ceca (Brno, Repubblica Ceca, 21 giugno) GP Paesi Bassi (Assen, Paesi Bassi, 28 giugno) GP Germania (Sachsenring, Germania, 12 luglio) GP Regno Unito (Silverstone, Regno Unito, 9 agosto) GP Aragona (Aragón, Spagna, 30 agosto) GP San Marino (Misano, Italia, 13 settembre) GP Austria (Red Bull Ring, Austria, 20 settembre) GP Giappone (Motegi, Giappone, 4 ottobre) GP Indonesia (Mandalika, Indonesia, 11 ottobre) GP Australia (Phillip Island, Australia, 25 ottobre) GP Malesia (Sepang, Malesia, 1° novembre) GP Qatar (Lusail, Qatar, 8 novembre) GP Portogallo (Portimão, Portogallo, 22 novembre) GP Comunità Valenciana (Valencia, Spagna, 29 novembre)

MotoGp Bezzecchi in pole record al Mugello. Aprilia domina

Roma, 30 mag. (askanews) – È di Marco Bezzecchi la pole position del Gran Premio d’Italia al Mugello. Sul circuito di Autodromo Internazionale del Mugello, il pilota Aprilia firma il miglior tempo in 1:43.921, nuovo record della pista, davanti a una prima fila tutta targata Noale.

Alle spalle di Bezzecchi si piazza infatti Raul Fernandez, secondo, mentre terzo è Jorge Martin, completando una storica tripletta Aprilia in qualifica.

La prima Ducati è quella di Marc Marquez, che chiude quarto una sessione molto positiva dopo il rientro in pista. In seconda fila anche Fermin Aldeguer, quinto, e Francesco Bagnaia, sesto, con la Ducati ufficiale.

Più indietro Fabio Di Giannantonio, settimo, seguito da Franco Morbidelli nono e Pedro Acosta decimo.

La giornata del Mugello è stata segnata da condizioni ideali e da una forte competitività già nelle libere, con i piloti italiani protagonisti anche sul piano delle iniziative personali, tra caschi speciali e tributi nel weekend del Gran Premio d’Italia.

Nel Q1 passano invece il turno Raul Fernandez e Pedro Acosta, mentre tra gli esclusi resta il gruppo guidato da Ai Ogura.

Dopo le qualifiche, il programma del weekend prevede la Sprint Race nel pomeriggio alle 15 e la gara lunga domenica alle 14 sul circuito toscano.