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Autonomia, identità e alleanze: contro la polarizzazione, per una nuova direzione politica

Questo convegno di Pesaro, di cui apprezzo sinceramente le finalità, coincide con l’iniziativa promossa da “Il Domani d’Italia”, tutta giocata in diretta streaming avendo come base operativa Viterbo. Sarei venuto volentieri per interagire con le vostre riflessioni sulla “politica di centro”.

Oggi tocchiamo con mano, non senza motivi di allarme, la polarizzazione del confronto in Parlamento e nella società. In origine la speranza era un’altra. Al crepuscolo, infatti, del primo tempo della Repubblica s’impose, con l’ingaggio mediatico a favore del bipolarismo, l’idea che destra e sinistra, nella loro competizione per il potere, dovessero da entrambi i lati atteggiarsi ad interpreti dell’area intermedia dell’elettorato. Chi conquistava il centro, vinceva. Nel secondo dopoguerra, secondo l’esempio eloquente della politica americana, era avvenuto proprio questo, ovvero che Repubblicani e Democratici si contendessero il consenso dei cosiddetti ceti moderati. Tale impianto concettuale è andato in frantumi. La democrazia dell’alternanza è stata piegata a una regola di sistematica contrapposizione, nuocendo alla vita delle istituzioni e alla normale dialettica della società civile.

Dunque, è cambiato il paradigma che doveva regalarci più governabilità, insieme a più qualità nella formazione della classe dirigente. E venuto il momento perciò di fare i conti con tale dissipazione di aspettative e ambizioni.

Per giunta, anche la risposta alla fine delle ideologie, a partire da quella comunista susseguente al crollo dell’impero sovietico, ha lasciato detriti sul campo. Ci siamo illusi che la “contaminazione” delle idee e delle esperienze desse vita a forme superiori di pensiero e prassi nel contesto politico. Invece ritorna – per qualcuno inaspettatamente – il bisogno di identità a fronte di una globalizzazione impazzita, foriera di guerre, che si fa minaccia per i ceti popolari dei Paesi occidentali. La forma partito, pensata in termini di “identità plurale”, non funziona più o meglio non coinvolge, né tanto meno appassiona, la pubblica opinione più attenta e sensibile.

Ora, se non vogliamo cadere in un ingenuo embrassons-nous, la ricerca di un punto di convergenza delle diverse culture riformatrici passa attraverso l’esigenza della loro autorigenerazione, sebbene nell’ottica di sostenibili e necessari accordi di coalizione. Non possiamo fare del Centro il luogo nel quale si perde la concretezza delle affinità e insieme delle legittime distinzioni. Sturzo, esule antifascista, durante il soggiorno negli Stati Uniti si rifiutò di partecipare alla “Mazzini Society”: “Non è per convenienza o per timore delle autorità – spiegava in una lettera del 1940 al Conte Carlo Sforza, futuro ministro degli Esteri nei governi De Gasperi – che io non intendo farne parte… Io non posso ripiegare la mia bandiera di democrazia cristiana e divenire a 69 anni un seguace di Mazzini”. Ciò non compromise, tuttavia, lo sforzo unitario, non solo tra “cattolici” e “mazziniani”, per abbattere la dittatura mussoliniana.

In definitiva, la lezione sturziana non può che scuotere il presente, vale a dire questo tempo che reca in sé la sfida per la riconquista di un ruolo decisivo del centro – non nella confusione di voci, appunto, bensì nel rispetto delle specifiche matrici ideali. Se è vero che dobbiamo fare presto, è anche vero che dobbiamo fare bene.

Lucio D’Ubaldo

Direttore de “Il Domani d’Italia”

USA senza più soft power

Il logoramento dellattrazione americana

Nessuno mai come Donald Trump si è impegnato così tanto per distruggere la capacità degli Stati Uniti di generare consenso e simpatia nei loro confronti da parte di tante popolazioni e forze civili mondiali.

Le modalità comunicative intrise di continue minacce ed evocazioni della forza militare; la volgarità espressiva indegna per le istituzioni e per i luoghi della loro rappresentanza; l’inaffidabilità sperimentata ormai in numerose circostanze; le scelte operative adottate, tutte all’insegna della forte riduzione delle forme di partecipazione finanziaria americana alle organizzazioni internazionali impegnate in iniziative sociali di alto rilievo: tutto ciò ha in pochi mesi minato gravemente (e forse irrimediabilmente) il cosiddetto “soft power” a stelle e strisce nel mondo. Ovvero quella capacità di attrarre e sedurre le altre popolazioni all’american way of life, dalla libera stampa alla Coca Cola, dalla democrazia al rock and roll, dalla possibilità teorica per chiunque di realizzare il suo sogno a Hollywood (dove il sogno lo puoi davvero vivere). E così di seguito.

 

Joseph Nye e la teoria del soft power

Fu il politologo Joseph Nye a coniare l’espressione, immediatamente adottata da giornalisti e studiosi e tuttora largamente utilizzata in molte parti del globo senza doverla tradurre nelle diverse lingue locali. Soft power come “potere di attrazione” di una nazione capace di indurre le altre a emularla in virtù delle qualità espresse: esercitando così una grande influenza (politica, sociale, economica, di costume) proprio in quanto suscitatrice di ammirazione per i suoi principi elettivi così ben tradotti in iniziative valutate positivamente e, di più, considerate “fashion” da larga parte della collettività internazionale.

Combinato con l’hard power (militare, economico, finanziario) esso avrebbe continuato a offrire all’America – argomentava ottimisticamente Nye – un radioso futuro e non quel declino che qualcuno aveva vaticinato (si era negli anni Novanta).

 

LAmerica dei deals” e la rivincita dellhard power

Ed invece con Donald Trump alla Casa Bianca il ruolo del soft power è illanguidito a tutto vantaggio di quell’altro, l’hard power foriero dei famosi “deals” sempre e solo a partire dalla supposta e indiscutibile posizione di forza della potenza americana e del suo risoluto presidente.

“La venerazione per l’hard power – ha scritto recentemente su Foreign Policy il professor Stephen Walt dell’Università di Harvard – è stata accompagnata da sforzi sistematici per sottostimare le istituzioni e le politiche che rendevano gli Stati Uniti più attrattivi per gli altri”.

E in effetti la furia trumpiana si è abbattuta sull’Organizzazione Mondiale della Sanità, sull’Organizzazione delle Nazioni Unite, sull’USAID, sui Centri di Controllo per la Prevenzione delle Malattie, persino sul broadcast Voice of America, insomma su oltre 60 organizzazioni internazionali della massima importanza che hanno sperimentato o l’abbandono statunitense o la sensibile riduzione dei contributi economici americani.

 

La Cina avanza mentre Washington arretra

Con danni assai gravi e percepiti, soprattutto nei paesi più poveri, in Africa e non solo. Ma con un clamoroso danno di immagine per gli USA e per il loro una volta invidiato soft power, appunto.

“Mettete tutte queste cose insieme – ammonisce nel suo articolo il prof. Walt – e potete comprendere perché l’immagine della Cina nel mondo è in crescita mentre quella dell’America è in caduta libera”.

Esattamente l’idea che tutti gli osservatori hanno percepito nel recente vertice di Pechino fra Donald Trump e Xi Jinping. Il quale ultimo, infatti, e non per caso, ha ricordato Tucidide. Una potenza nuova ascende mentre quella vecchia discende. Più chiaro di così…

Un conflitto dimenticato nel cuore del deserto

Un conflitto dimenticato nel cuore del deserto

Ci sono crisi che dominano il dibattito internazionale e altre che, pur coinvolgendo un intero popolo, sembrano condannate all’oblio. La questione del Sahara Occidentale appartiene a questa seconda categoria. Da oltre cinquant’anni il popolo Saharawi vive sospeso tra esilio, occupazione e attesa, in una delle più lunghe e irrisolte controversie di decolonizzazione del nostro tempo.

Nel cuore del deserto, nei campi profughi attorno a Tindouf, migliaia di uomini, donne e bambini continuano a vivere in condizioni difficili, affidando il proprio futuro a una promessa mai mantenuta dalla comunità internazionale. Intere generazioni sono nate e cresciute senza conoscere la propria terra. Bambini diventati adulti, adulti diventati anziani, mentre il diritto di scegliere il proprio destino rimane sospeso. Cinquant’anni di esilio non rappresentano soltanto un fallimento politico: costituiscono una ferita umana che interpella la coscienza collettiva del nostro tempo.

 

Il nodo geopolitico del Maghreb

La vicenda del Sahara Occidentale non riguarda soltanto il destino di un popolo. Essa rappresenta uno dei nodi geopolitici più rilevanti del Maghreb e dell’intero spazio euro-mediterraneo. La sua mancata soluzione continua a influire sui rapporti tra gli Stati della regione, ostacola una più ampia cooperazione nordafricana e contribuisce a mantenere tensioni che limitano le prospettive di integrazione economica e sicurezza condivisa.

Oggi il contesto internazionale è profondamente cambiato. Le crisi che attraversano il Sahel, l’espansione dei traffici illegali, la minaccia dei gruppi armati estremisti, la competizione per le risorse energetiche e le nuove rotte commerciali atlantiche conferiscono al Sahara Occidentale una rilevanza strategica crescente. In questo scenario, una soluzione giusta e duratura non rappresenta soltanto una necessità morale, ma un interesse comune per la stabilità regionale e per la sicurezza europea.

 

Autodeterminazione e limiti della proposta marocchina

Tuttavia, nessuna considerazione strategica può prevalere sui principi fondamentali del diritto internazionale. Le Nazioni Unite continuano a considerare il Sahara Occidentale un territorio non autonomo il cui processo di decolonizzazione non è stato completato. In tale quadro, il principio di autodeterminazione non costituisce una concessione politica, bensì un diritto riconosciuto dal sistema internazionale e appartenente al popolo Saharawi.

Negli ultimi anni, la proposta marocchina di autonomia è stata presentata da numerosi attori internazionali come una possibile soluzione al conflitto. I suoi sostenitori la considerano una via pragmatica per superare lo stallo diplomatico e favorire la stabilità regionale. Tuttavia, essa continua a sollevare interrogativi sostanziali sul piano giuridico, democratico e politico.

In primo luogo, il controllo esercitato dal Marocco sulla maggior parte del territorio conteso rende indispensabile garantire che qualsiasi soluzione sia fondata sul consenso liberamente espresso della popolazione interessata.

In secondo luogo, la proposta di autonomia non prevede un processo che consenta ai Saharawi di pronunciarsi liberamente su tutte le opzioni possibili per il proprio futuro politico. L’autodeterminazione, per essere autentica, richiede una scelta reale e non una soluzione definita in anticipo.

In terzo luogo, l’esclusione dell’opzione indipendentista viene considerata da molti osservatori incompatibile con una piena applicazione del principio di autodeterminazione sancito dalle Nazioni Unite.

Infine, una soluzione che non derivi da una libera espressione della volontà popolare rischierebbe di creare un precedente internazionale problematico, contribuendo a indebolire il principio secondo cui i conflitti territoriali devono essere risolti attraverso il diritto e non attraverso rapporti di forza consolidati nel tempo.

 

La questione della dignità umana

Ma oltre agli aspetti giuridici e geopolitici esiste una dimensione ancora più profonda: quella della dignità umana.

Dietro ogni risoluzione delle Nazioni Unite, dietro ogni tavolo negoziale e dietro ogni dichiarazione diplomatica vi sono persone in carne e ossa. Vi sono famiglie separate da decenni, giovani privati della possibilità di costruire il proprio futuro nella terra d’origine, donne che hanno sostenuto il peso dell’esilio per generazioni, anziani che attendono ancora il compimento di una promessa formulata dalla comunità internazionale.

La dignità dell’essere umano non può essere subordinata agli interessi economici, alle convenienze diplomatiche o agli equilibri strategici del momento. Quando un popolo viene privato per decenni della possibilità di decidere liberamente il proprio destino, non è soltanto la sua libertà a essere compromessa: viene messa in discussione la credibilità stessa dei principi che la comunità internazionale afferma di voler difendere.

 

Il ruolo dellEuropa e la domanda che resta aperta

Per questo l’Italia e l’Unione Europea sono chiamate a svolgere un ruolo più coerente e coraggioso. Non si tratta di schierarsi contro qualcuno, ma di sostenere i principi universali che costituiscono il fondamento dell’ordine internazionale contemporaneo: il rispetto dei diritti umani, la legalità internazionale, la soluzione pacifica delle controversie e il diritto dei popoli a determinare liberamente il proprio futuro.

Le Nazioni Unite hanno il compito di creare le condizioni affinché questo diritto possa essere esercitato, non di sostituirsi ad esso. Una soluzione stabile, legittima e duratura può nascere soltanto da un processo libero, trasparente e democratico, capace di garantire al popolo Saharawi la possibilità di esprimere la propria volontà attraverso strumenti riconosciuti e credibili sotto supervisione internazionale.

Dopo cinquant’anni di attesa, il popolo Saharawi continua a ricordare al mondo una verità essenziale: la dignità non può essere occupata, la libertà non può essere sospesa indefinitamente e i diritti non possono essere accantonati in nome della convenienza politica.

Perché quando il diritto di un popolo rimane irrealizzato per mezzo secolo, non è soltanto quel popolo a essere privato della giustizia. È l’intera architettura dell’ordine internazionale a perdere autorevolezza. E quando la legalità internazionale cede il passo all’indifferenza, nessuna regione del mondo può considerarsi davvero al sicuro.

Nel silenzio del deserto, dove ogni granello di sabbia custodisce una storia di resistenza e speranza, il popolo Saharawi continua a rivolgere alla comunità internazionale una domanda semplice e universale: può esistere una pace autentica senza libertà, dignità e giustizia?

Demagogia di governo: quattro anni dopo, le stesse promesse

La banalizzazione del linguaggio politico

Quando durante un intervento all’assemblea di un’associazione di categoria senti evocare la “repubblica delle banane” ti chiedi per quale motivo una premier debba scendere a questo livello di banalizzazione per esporre un concetto esprimibile in tanti altri modi. Poi senti l’altra parte dell’intervento. Senti che dopo quattro anni durante i quali la pressione fiscale è arrivata ai massimi livelli dagli ultimi venti anni (siamo ormai oltre il 43%), la premier dice che il suo governo ha l’obiettivo di abbassare le tasse. E allora si capisce perché probabilmente non sia del tutto sbagliato parlare proprio di “repubblica delle banane”. Utilizzando un noto aforisma latino potremmo definire la poco credibile sortita come la più classica delle “excusatio non petita, accusatio manifesta”.

Promesse mancate e propaganda elettorale

Ma questo purtroppo è quello che ci aspetterà nell’anno che abbiamo davanti e che ci separa dalle prossime elezioni politiche; slogan, propaganda e soprattutto tanta demagogia che molto spesso fa rima con “bugia”. C’è da sperare che almeno gli elettori più avveduti si interroghino sul fatto che proprio in vista delle nuove elezioni si è ricominciato a promettere di fare ciò che non si è fatto negli anni di governo che abbiamo alle spalle.

Il film già visto del 2022

E’ un film già visto nella campagna del 2022. Abbiamo ancora davanti agli occhi l’ormai famoso teatrino sulle accise al distributore di carburante, come anche le promesse da marinaio fatte dal “capitano” leghista sull’abolizione della cosiddetta “legge Fornero” per i pensionamenti. In entrambi i casi non ci si è limitati a non fare quanto promesso, ma il governo è riuscito addirittura a peggiorare le condizioni di partenza. E questo certamente non per mancanza di tempo, visto che il governo in carica sbandiera il suo record di durata; certamente non per mancanza di risorse, visto che quello in carica è l’unico governo della storia repubblicana che ha potuto contare su delle ingenti risorse straordinarie ovvero i 209 miliardi del PNRR (approvato dal Parlamento europeo con il voto contrario della destra “antieuropeista”). Altro che governo poco fortunato! Semmai poco fortunate sono state le scelte politiche che ha fatto per la politica estera e quelle che non ha fatto per la politica interna.

Il giudizio degli elettori

Sono riflessioni che possono fare la differenza per un voto più o meno consapevole su ciò che il paese ed ognuno di noi vuole per il futuro, evitando così di legittimare il concetto espresso nell’800 dal filosofo francese Joseph de Maistre “Toute nation a le gouvernement q’uell mérite” più nota dalle nostre parti come “ogni popolo ha il governo che si merita”. E’ ora di dimostrare che meritiamo qualcosa di meglio.

Padel, al FIP Silver Palermo impresa Platania-Sargolini: è semifinale

Roma, 13 giu. (askanews) – Sarà una domenica tutta da vivere al Country Time Club di Palermo, dove – come spiega una nota – sono in programma le semifinali e le finali del Fip Silver Mediolanum Padel Cup, torneo della Federazione Internazionale Padel. Il programma delle semifinali – con il siciliano Matteo Platania e Matteo Sargolini a brillare tra gli uomini, e la coppia Baldi-Aima alla carica nel femminile – scatterà alle 9.30, mentre le finali inizieranno alle 16.30.

È stato intanto spettacolo nel derby dei quarti di finale tra Marco Cassetta – numero 7 italiano e 92 del mondo, punto di riferimento della Nazionale maschile – e i NextGen Matteo Sargolini, 18 anni, con l’agrigentino Matteo Platania, 19 anni. Un match che sembrava già indirizzato alla fine del primo set, con il 6-2 conquistato dall’azzurro e dal compagno spagnolo Pedro Melendez. “Io però sentivo che ce l’avremmo fatta, anche in quel momento”, racconta Sargolini dopo il match. E così è stato, con un ritorno impetuoso dei due ‘NextGen terribili’ e il 6-3 6-4 a loro favore nei due set successivi. “A un certo punto ho sentito che mi stava riuscendo tutto e ho continuato a spingere, sono felice di aver vinto ma sono ancora più felice di aver giocato a questo livello”, le parole di ‘Plata’ che prosegue. Ad attenderli, nella prima semifinale che giocheranno nel circuito internazionale della Federazione Internazionale Padel, saranno i numeri 1 del seeding, gli spagnoli Antonio “Pincho” Fernandez e Adrian Marques, che hanno superato in due set un altro azzurro, Lorenzo Di Giovanni. Nell’altra semifinale, i francesci Nathan Courrin e Thomas Seuz troveranno il connazionale Dylan Guichard, numero 2 di Francia, insieme al belga Clement Geens.

Anche dal femminile arrivano buone notizie per il padel azzurro: Caterina Baldi e Clarissa Aima (vincitrice nel 2024) passano alla semifinale dopo il ritiro della coppia Padilla-Di Battista e continuano la caccia al quarto titolo internazionale in meno di due mesi. Di fronte a loro la statunitense Brittany Dubins e la messicana Camila Ramme; nella parte del tabellone sarà invece supersfida tra le due coppie spagnole: da una parte Alba Perez e Alba Gallardo, dall’altra Rebeca Lopez e Lucia Peralta.

Byd, Li: impianti, fornitori e rete per diventare europei

Roma, 13 giu. (askanews) – Byd punta a diventare un costruttore europeo a tutti gli effetti, non solo per vendite e presenza commerciale, ma anche per produzione, forniture, prodotti, design e assistenza. E accelera sul radicamento industriale nel continente, mentre il dibattito Ue sul Made in Europe cambia la geografia degli investimenti.

Per questo il gruppo vuole accelerare anche nella ricerca del secondo impianto produttivo in Europa, in attesa dell’avvio della produzione nel primo stabilimento in Ungheria entro la fine dell’anno. “Con Altavilla stiamo lavorando su questo, vogliamo accelerare”, ha detto Stella Li, vicepresidente di Byd riferendosi alla ricerca di una struttura produttiva, senza però indicare un Paese in particolare. La scelta dipenderà dalla disponibilità di siti esistenti, dalla competitività della filiera e dall’evoluzione del quadro normativo europeo.

Sul tema, oggi a Roma a all’evento Marco Polo organizzato dal gruppo è intervenuto anche Alfredo Altavilla, special advisor per l’Europa di Byd, spiegando che la casa cinese privilegia l’acquisizione di impianti già esistenti e sottoutilizzati. “Siamo interessati a tutti gli stabilimenti esistenti in Europa sottoutilizzati i cui proprietari sono interessati a venderli”, ha affermato, escludendo ipotesi di condivisione produttiva con altri costruttori.

“Il nostro processo produttivo è abbastanza peculiare”, ha spiegato Altavilla, rendendo poco praticabile una logica di contract manufacturing o di produzione condivisa. Più coerente, per Byd, è rilevare un sito e gestirlo in autonomia. Fra i paesi indiscrezioni stampa hanno indicato la Spagna ma “la decisione finale non è stata presa”, ha detto Altavilla.

Il progetto invece dell’impianto in Turchia “è stato messa in stand-by”, ha detto Altavilla, collegando la decisione all’evoluzione delle regole europee sul contenuto locale delle auto e al dibattito sul Made in Europe. Altavilla ha chiesto chiarezza sulle regole, in particolare sull’ipotesi di una soglia del 70% di contenuto europeo. “A noi della percentuale non ce ne frega assolutamente niente. Noi arriviamo dovunque dobbiamo arrivare”, ha detto. Il problema, ha aggiunto, è capire “con quali regole si stabilisce questo numero”: a quale livello della filiera si calcola la quota locale, chi certifica, come vengono considerate le batterie e cosa accade nel periodo di transizione.

La strategia europea di Byd passa anche dalla filiera. Stella Li ha spiegato che il gruppo sta qualificando “200 fornitori locali” in Europa per ridurre l’esposizione alle catene globali e aumentare il contenuto regionale. “In futuro vogliamo fare tutto il più possibile localmente”, ha detto. Accanto agli impianti, Byd punta a costruire una presenza più solida nella rete commerciale e nell’assistenza. “Non abbiamo solo bisogno di quantità, abbiamo bisogno di qualità”, ha affermato.

Il radicamento riguarda anche i prodotti. Altavilla ha indicato l’obiettivo di coprire i principali segmenti europei “nell’arco di due anni massimo” con modelli pensati per il mercato locale. “La Dolphin G è il primo prodotto veramente europeo nato da questo team di sviluppo prodotto”. Al lavoro c’è un team di sviluppo prodotto specifico per l’Europa, mentre il design sarà curato in Italia a Milano.

Byd resta invece fredda sulle joint venture tradizionali. “Siamo aperti a ogni opportunità, ma Byd non è adatta alle joint venture”, ha detto Li, spiegando che la velocità decisionale del gruppo mal si concilia con governance complesse. Altavilla ha infine chiarito che non ci sono interlocuzioni in corso con il governo italiano su un nuovo impianto. “Non abbiamo avuto interlocuzioni con il governo italiano”, ha detto. Il punto, ha spiegato, è che Byd cerca brownfield e “i brownfield che ci sono in questo Paese sono di proprietà di altri”.

Cinema, Giannini ricorda Troisi: "Era il Chaplin italiano"

Roma, 13 giu. (askanews) – “Massimo Troisi era una persona straordinaria, un genio del cinema, un grandissimo attore, un grandissimo amico”. Così l’attore Giancarlo Giannini, che questa sera riceverà il Premio Troisi al Marefestival a Salina.

Racconta un aneddoto, un incontro particolare, che ebbe con Troisi a Cannes. “Ci siamo incontrati una volta a Cannes, abbiamo cenato insieme, abbiamo parlato di molte cose. Lui mi disse che mi invidiava perché io riuscivo a cambiare personaggi, dialetti, facce, camminate. E mi disse: ‘A me tocca fare lo stesso personaggio’. Io risposi: ‘Magari facessi come te, fare sempre Troisi’. D’altronde anche Charlie Chaplin, aveva il suo cappello, il suo bastone. Era sempre lo stesso. Ecco io dissi a Massimo Troisi: ‘Tu sei come Chaplin, anzi tu per me sei Chaplin italiano'”, aggiunge Giannini.

“E’ stata una persona straordinaria – ha ribadito ricordando il protagonista del film ‘Il Postino’ – un genio del cinema. Aveva una capacità unica di comunicare con la gente, una capacità genuina, popolare. Soprattutto aveva una grande umanità, è questo che atticchisce e che ti fa amare”.

Centrosinistra, Conte: per premiership ci sono più strade, non solo primarie

Bologna, 13 giu. (askanews) – Per la scelta del leader della coalizione di centrosinistra ci sono più strade possibili, non solo le primarie, e in ogni caso “sarò sempre un costruttore e mai un rottamatore”. Lo ha detto il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, intervistato sul palco di “Repubblica delle Idee” a Bologna, rispondendo a una domanda sul metodo per designare il candidato a Palazzo Chigi.

“Certo che ci sono altri modi. Per esempio, in tutte le elezioni regionali ci siamo confrontati con gli esponenti di tutte le forze, anche civiche, e abbiamo scelto insieme, senza mai litigare – ha spiegato Conte -. Qualche volta c’è stata qualche perplessità, ma ci siamo confrontati e abbiamo scelto il candidato più competitivo, quello che ci portava a vincere. Anche questo è un modo. L’altro è quello del partito più forte”.

Il leader del M5s ha però segnato una differenza con il centrodestra: “Non posso dire oggi alla mia comunità di incoronare il segretario del partito più numeroso, che sarebbe il Partito democratico. A differenza del centrodestra, è la prima volta che andiamo insieme, e quindi non c’è quella regola che a destra si è consolidata. Una comparazione tra le due coalizioni non si può fare”.

“Quando ho parlato di primarie è diventato un problema, ma non è una tradizione del Movimento: tutti gli esponenti del Pd ne avevano parlato prima di me – ha aggiunto -. Voglio rassicurare tutti: se non dovessi essere il premier di questa coalizione, mi troverete sempre come un costruttore, mai un rottamatore”. E “sulle primarie ho già risposto, mi sono reso disponibile – ha concluso Conte -. Detto questo, adesso è tempo di condividere il programma. Le primarie sono sul tavolo, ma se ne parlerà a tempo debito”.

"War" è il nuovo concept album di Astro

Milano, 13 giu. (askanews) – “War” è il nuovo album di Astro, disponibile su tutte le piattaforme digitali e in formato cd,vinile, cd autografato, vinile nero autografato e vinile trasparente autografato per Atlantic Records Italy/Warner Music Italy.

Anticipato da un’alta aspettativa e da spoiler che hanno già infiammato la fanbase, “War”si presenta come il progetto più ambizioso, stratificato e maturo della carriera dell’artista: un concept album curato nei minimi dettagli musicali e visivi, capace di abitare la sottile linea di confine tra la realtà e la percezione.

Il disco nasce da una tensione reale e lacerante: quella tra chi si è davvero e chi si deve sembrare per funzionare in un determinato sistema. L’ambiente che circonda l’album è un sistema in cui la percezione conta più della realtà e dove le persone finiscono per adattarsi alla versione di sé più comoda per gli altri.

Al centro di “War” c’è il sogno del successo, della realizzazione personale, di un posto all’interno di un sistema che sembra promettere tutto a chi riesce ad arrivare abbastanza in alto rappresentata come una forza capace di muovere le persone, di spingerle oltre i propri limiti e di dare una direzione precisa alle proprie scelte. Questo sentimento viene fotografato in continuo cambiamento e più ci si avvicina più diventa difficile capire se ciò che si sta inseguendo è ancora il sogno iniziale oppure una sua versione deformata.

Nel corso del disco Astro alterna momenti di affermazione a riflessioni profonde sul prezzo del successo. L’immaginario della vittoria, della leadership e della conquista convive con confessioni intime, ricordi d’infanzia e interrogativi mai completamente risolti. La sicurezza ostentata lascia spesso spazio alla vulnerabilità, mentre dietro il racconto di relazioni sentimentali emergono metafore più ampie che parlano di aspirazioni, dipendenze emotive e del rapporto complesso con l’industria musicale.

Anche musicalmente “War” riflette questa continua oscillazione. L’album attraversa banger ad alta intensità, momenti introspettivi, atmosfere malinconiche e aperture più melodiche, mantenendo sempre una forte coerenza narrativa. Le collaborazioni con Nerissima Serpe, Sayf, Tedua, Quest e Ghali non interrompono il racconto ma ne ampliano la prospettiva, portando all’interno del disco punti di vista differenti sullo stesso campo di battaglia.

A livello visuale e narrativo “War” prende ispirazione dal cinema psicologico e dalle narrazioni costruite su più livelli di interpretazione. Il riferimento più vicino è Mulholland Drive di David Lynch, opera che esplora il rapporto tra desiderio, successo e perdita dell’identità. Come nel film, anche all’interno dell’album nulla è completamente definito: ogni immagine può essere letta da prospettive diverse e ogni risposta genera nuove domande.

La struttura stessa del disco è concepita come un percorso circolare. Ascoltato dall’inizio alla fine racconta l’;ingresso progressivo all’interno di un sistema, l’ambizione, la conquista e la trasformazione. Riascoltato al contrario assume invece un significato diverso, quasi opposto: quello di qualcuno che, nel tentativo di vincere, ha lentamente sacrificato parti di sé senza accorgersene.

Governo, Conte: mandare a casa Meloni, ha fatto il contrario degli annunci

Bologna, 13 giu. (askanews) – Bisogna mandare a casa Giorgia Meloni, perché una volta insediata a Palazzo Chigi ha dimostrato di fare “assolutamente il contrario di quello che aveva promesso”. E’ l’attacco del leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, intervistato sul palco di “Repubblica delle Idee” a Bologna, che pure ha riconosciuto alla presidente del Consiglio meriti nella fase di avvio.

“Si è presentata in campagna elettorale dopo anni di opposizione, dimostrando oggettivamente una grande capacità comunicativa, idee molto chiare e grande coerenza – ha premesso Conte -. Bisogna riconoscere che anche il passaggio in Parlamento, all’inizio, è stato un passaggio con tanti spunti interessanti”.

“Però da allora, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, ha dimostrato di fare il contrario di quello che aveva promesso – ha proseguito il leader del M5s -. Ha dimostrato di essere disponibile a tantissime giravolte e soprattutto ha accumulato tantissimi fallimenti”.

“Fallimenti per quanto riguarda le politiche di crescita, dato che oggi ci ritroviamo con un debito più alto, alto deficit e una situazione economica peggiore – ha concluso Conte -. Quando invece il Paese cresceva ed era tra i primi in Europa per crescita, e nonostante i 209 miliardi che gli abbiamo lasciato sul vassoio d’argento”.

“Immigrati via a calci in c…”, a Roma sfila il corteo per la Remigrazione

Roma, 13 giu. (askanews) – Tantissime bandiere tricolori, le uniche ammesse alla manifestazione, e l’inno di Mameli. A Roma va in scena il corteo nazionale organizzato dal comitato Remigrazione e Riconquista, in piazza nel quartiere Prati per chiedere l’approvazione di una proposta di legge di iniziativa popolare, che ha superato le 150mila firme tra digitali e cartacee, come ha ricordato il vicepresidente del Comitato Remigrazione e Riconquista, Salvatore Ferrara: “E’ una proposta di legge radicale, corretta e fattibile. Non si parla di deportazione né di rastrellamenti ma è una proposta di legge fattibile. Abbiamo chiamato a raccolta gli italiani che hanno a cuore l’Italia, nelle altre piazze c’è chi odia l’Italia con tolleranza e buonismo che hanno portato al degrado”.

La proposta di legge sulla “remigrazione” punta a incentivare il ritorno degli stranieri nei Paesi d’origine, anche attraverso contributi economici per chi rinuncia definitivamente al diritto di soggiorno e alla cittadinanza italiana. Il testo prevede inoltre un forte giro di vite sull’immigrazione irregolare, espulsioni più rapide e nuove priorità per i cittadini italiani nell’accesso ad alcuni servizi pubblici.

Luca Marsella, portavoce di CasaPound, una delle realtà che promuovono l’evento del Comitato Remigrazione e Riconquista: “Noi vogliamo ricacciare a ‘calci nel c..’ gli immigrati irregolari che stuprano le nostre donne e aggrediscono i nostri anziani. E vogliamo rimandare a casa anche quelli regolari che non sono integrati. Ma non con la deportazione: anzi, offrendo addirittura degli incentivi”.

Quello dell’estrema destra è solo uno dei quattro cortei in piazza a Roma nella stessa giornata, insieme al Presidio antirazzista, ai Provita e al presidio dei giovani palestinesi. Duemila gli agenti schierati per garantire la sicurezza.

Marefestival, Cucinotta ricorda Troisi: "Massimo trasmetteva bellezza"

Roma, 13 giu. (askanews) – A Salina, nelle Isole Eolie, si festeggia il 15esimo compleanno del Marefestival, il Premio dedicato a Massimo Troisi, che proprio a Pollara girò il suo ultimo fil, “Il Postino”. Madrina dell’evento è Maria Grazia Cucinotta, che ha ricordato così l’attore scomparso nel 1994: “Massimo trasmetteva bellezza. Avere la possibilità ancora oggi di festeggiarlo e dedicare a lui un Premio – ha sottolineato – è una importante occasione per festeggiare il cinema e l’arte”.

Il cinema – ha detto Cucinotta – è prezioso, non soltanto perché porta emozioni e bellezza, ma anche perché regala opportunità. A me ha dato l’opportunità di cambiare vita”. “Massimo attraverso il film – ha ribadito Cucinotta – diceva che ‘la cultura, l’arte, l’uso delle parole, possono veramente cambiare la vita delle persone”.

Per ricevere il Premio Troisi, a Salina sono arrivati anche il maestro Giancarlo Giannini, gli attori Cristiana Capotondi, Chiara Francini, Aurora Quattrocchi, Corinne Cléry, Vincenzo Ferrera, il regista Marco Risi, il sassofonista jazz Nat Minutoli, Gerardo Ferrara (controfigura de Il Postino). L’edizione 2027 del Marefestival, ideato da Massimiliano Cavaleri, Patrizia Casale e Francesco Cappello, si terrà a Salina dal 18 al 20 giugno. “Questo compleanno non è un punto di arrivo – ha spiegato Cavaleri – segna un traguardo importante ma guarda al futuro”.

Petrolio ai minimi da 3 mesi fa sperare in nuovi cali dei carburanti

Roma, 13 giu. (askanews) – I prezzi del petrolio hanno concluso la settimana in forte calo, portandosi ai livelli più bassi da tre mesi a questa parte con il rianimarsi delle speranze di un accordo tra Stati Uniti e Iran, che metta fine alle ostilità e riapra i traffici nello snodo chiave dello Stretto di Hormuz. Ieri il Barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord ha chiuso la seduta con un calo di oltre il 3% a 87,33 dollari: si tratta del livello più contenuto dal 10 marzo. Il West Texas Intermediate negoziato a New York è caduto di quasi il 4%, 84,29 dollari in questo caso è al minimo dal 17 aprile, ma un livello analogo era stato toccato sempre il 10 marzo.

In vista della riapertura di lunedì, i fari dei mercati resteranno puntati sugli sviluppi geopolitici. Il premier del Pakistan, Shehbaz Sharif ha parlato di un possibile accordo nelle prossime 24 ore. Successivamente un portavoce del ministero degli Esteri iraniano, citato dall’agenzia Irna, ha affermato che una eventuale firma – che non ha smentito essere in vista – non è prevista nei prossimi “uno o due giorni”.

Il calo dei prezzi dell’oro nero, ieri pomeriggio, è stato improvviso e non si è ancora tradotto in flessioni dei prezzi analoghe sui carburanti e alla pompa. Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha riportato che, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio, il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,893 euro/l per la benzina e 2 e/l per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,986 e/l per la benzina e 2,080 e/l per il gasolio. Ieri erano pari, rispettivamente a 1,899 euro-litro per la benzina e 2,007 euro-litro per il gasolio.

A una settimana dall’inizio della stagione estiva, e del tradizionale aumento degli spostamenti legati alle vacanze si potrebbe ora assistere a ulteriori fessioni dei carburanti, a beneficio delle tasche degli automobilisti.

"Immigrati via a calci in c…", a Roma sfila il corteo per la Remigrazione

Roma, 13 giu. (askanews) – Tantissime bandiere tricolori, le uniche ammesse alla manifestazione, e l’inno di Mameli. A Roma va in scena il corteo nazionale organizzato dal comitato Remigrazione e Riconquista, in piazza nel quartiere Prati per chiedere l’approvazione di una proposta di legge di iniziativa popolare, che ha superato le 150mila firme tra digitali e cartacee, come ha ricordato il vicepresidente del Comitato Remigrazione e Riconquista, Salvatore Ferrara.

“E’ una proposta di legge – sottolinea- radicale, corretta e fattibile. Non si parla di deportazione né di rastrellamenti ma è una proposta di legge fattibile. Abbiamo chiamato a raccolta gli italiani che hanno a cuore l’Italia, nelle altre piazze c’è chi odia l’Italia con tolleranza e buonismo che hanno portato al degrado”.

La proposta di legge sulla “remigrazione” punta a incentivare il ritorno degli stranieri nei Paesi d’origine, anche attraverso contributi economici per chi rinuncia definitivamente al diritto di soggiorno e alla cittadinanza italiana. Il testo prevede inoltre un forte giro di vite sull’immigrazione irregolare, espulsioni più rapide e nuove priorità per i cittadini italiani nell’accesso ad alcuni servizi pubblici

“Noi vogliamo ricacciare – dice Luca Marsella, portavoce di CasaPound una delle realtà che promuovono l’evento del Comitato Remigrazione e Riconquista- a ‘calci nel c..’ gli immigrati irregolari che stuprano le nostre donne e aggrediscono i nostri anziani. E vogliamo mandare a casa anche quelli regolari che non sono integrati. Ma non con la deportazione: anzi, offrendo addirittura degli incentivi”.

Quello dell’estrema destra è solo uno dei quattro cortei in piazza a Roma nella stessa giornata, insieme al Presidio antirazzista, ai Provita e al presidio dei giovani palestinesi. Duemila gli agenti schierati per garantire la sicurezza.

Pride 2026, i Radicali per la prima volta non sfileranno:"clima inaccettabile"

Roma, 13 giu. (askanews) – “Per la prima volta parteciperemo ai Pride esclusivamente per la raccolta firme sulla nostra proposta di legge di iniziativa popolare per l’abolizione della cosiddetta tassa etica. In molti casi non sfileremo, perché riteniamo inaccettabile che manifestazioni nate per rivendicare libertà e uguaglianza diventino luoghi di esclusione. I Pride appartengono a tutti coloro che si battono per i diritti e contro le discriminazioni”. Lo annuncia il Segretario di Radicali Italiani Filippo Blengino.

“Di fronte a un Governo che alimenta sessuofobia e discriminazioni, ostacola l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole e blocca ogni avanzamento sui diritti delle persone LGBTQIA+ – dichiara Blegnino- assistere a dinamiche di chiusura e intolleranza all’interno di appuntamenti così importanti è un errore insopportabile. Chi pretende di monopolizzare tradisce lo spirito stesso dei movimenti di liberazione da cui queste manifestazioni sono nate, a partire dal F.U.O.R.I.” – conclude Blengino.

Francia e Italia sulle barricate: lingue nazionali nei trattati commerciali Ue

Roma, 13 giu. (askanews) – Francia e Italia sulle barricate – insieme, per una volta – a difesa dell’utilizzo delle lingue nazionali nei documenti e nei trattati della Unione Europea, in questo caso commerciali. Un principio storico e un presidio di democrazia e conoscibilità del diritto in tutti i Paesi membri.

Principio, tuttavia, che ora secondo le ricostruzioni del Financial Times verrebbe messo in discussione da una manovra che vede come capofila il commissario europeo al commercio, lo slovacco Maros Sefcovic, con il pretesto che la traduzione dei trattati commerciali nelle 24 lingue della Ue rallenterebbe i processi negoziale.

Secondo il quotidiano, che cita fonti anonime, il mese scorso Sefkovic avrebbe detto ai ministri responsabili dei Paesi Ue che intende proporre di utilizzare unicamente l’inglese nei documenti preparatori di un accordo con l’Indonesia.

Francia e Italia, sempre secondo le ricostruzioni del quotidiano, hanno sollevato obiezioni ai propositi del commissario slovacco, che asserisce di avere “ampio consenso” su questa proposta tra i Paesi membri. Ma Parigi e Roma hanno sollevato problemi di costituzionalità.

Una fonte dell’amministrazione transalpina spiega infatti che la Francia non può vincolarsi a trattati o testi legislativi che non siano redatti in lingua francese. Un’altra fonte, sempre secondo il FT, rileva che anche la costituzione italiana prevede vincoli analoghi.

Nelle istituzioni comunitarie il lavoro quotidiano si svolge utilizzando tre lingue ufficiali: inglese, francese e tedesco. Alla fine l’utilizzo prevalente è quello dell’inglese, seguito dal francese.

Ma le normative comunitarie impongono che i cittadini dei Paesi facenti parte dell’Unione abbiano il diritto di utilizzare ognuna delle loro 24 lingue nazionali per comunicare con le istituzioni comunitarie. E che queste ultime debbano replicare ai cittadini utilizzando la stessa lingua. Gli atti legislativi e le regole devono essere pubblicati in tutte le lingue dell’Unione e gli incontri di capi di Stato e di governo e dei ministri devono avere la possibilità di traduzione simultanea in tutte le lingue.

L’utilizzo quotidiano dell’inglese nella Ue è aumentato da quando si è verificato l’ultimo grande allargamento dell’Unione, nel 2004.

Queste nuove spinte per aumentare ancora l’uso dell’inglese – che in questo case diventerebbe esclusivo – ai danni delle altre lingue nazionali, di cui Sefcovic si farebbe portabandiera, avviene a dispetto del fatto che in questi anni lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale sta facilitando e velocizzano i processi di traduzione, anche in tempo reale, di tutti i documenti.

Ue su Anthropic: "Discutiamo con alleati rafforzamento della cybersicurezza"

Roma, 13 giu. (askanews) – La commissione europea ha preso atto delle comunicazioni di Anthropic, sull’ordinanza del governo degli Stati Uniti che ha chiesto di bloccare l’accesso ad alcuni dei suoi modelli di punta di intelligenza artificiale, sulla base di possibili rischi di utilizzo illecito ai fini di attacchi informatici. Su questi aspetti Bruxelles ribadisce che presenterà “un piano di azione complessivo sulla sicurezza informatica e l’intelligenza artificiale”. Lo afferma Thomas Reginer, portavoce della Commissione europea interpellato sulle comunicazioni di Anthropic.

“Esistono una serie di potenti modelli di intelligenza artificiale che stanno arrivando sul mercato. Sebbene questi modelli offrano grandi capacità, presentano anche gravi preoccupazioni sulla cybersicurezza. Continuiamo le discussioni con i nostri alleati su questi modelli – ha detto Reginer -. Ed è nel nostro interesse reciproco affrontare questi rischi e rafforzare la cybersicurezza”.

Precedentemente Anthropic ha riferito di aver sospeso su ordinanza del governo federale degli Stati Uniti l’accesso a due dei modelli di punta dei suoi sistemi di intelligenza artificiale, “Fable 5” e “Mithos 5”. Con un comunicato diramato ieri a tarda serata, la società spiega che l’ordinanza non fornisce dettagli specifici sulle motivazioni del provvedimento ma “da quel che capiamo il governo ritiene di aver identificato un metodo per aggirare le limitaizoni (jailbreaking) Fable 5”, con cui ottenere l’accesso a questi sistemi. Per poi eventualmente sfruttarli a scopi potenzialmente illeciti

La società assicura di aver approntato “solide salvaguardie” per ridurre le probabilità che i suoi sistemi vengano utilizzati a fini impropri, tra cui quelli collegati intrusioni sui sistemi informatici.

Quest’ultima vicenda “mette ulteriormente in rilievo la necessità dell’Europa di sovranità tecnologica. Mostra anche – conclude il portavoce della Commissione Ue – l’importanza delle nostre normative già esistenti su Cyber e sicurezza intelligenza artificiale”. (fonte immagine: European Union).

IA, il governo Usa teme falle nella sicurezza e ordina ad Anthropic di bloccare accesso a modelli di punta

Roma, 13 giu. (askanews) – Anthropic ha riferito di aver sospeso su ordinanza del governo federale degli Stati Uniti l’accesso a due dei modelli di punta dei suoi sistemi di intelligenza artificiale, “Fable 5” e “Mithos 5”. Con un comunicato diramato ieri a tarda serata, la società spiega che l’ordinanza non fornisce dettagli specifici sulle motivazioni del provvedimento ma “da quel che capiamo il governo ritiene di aver identificato un metodo per aggirare le limitazioni (jailbreaking) Fable 5”, con cui ottenere l’accesso a questi sistemi. Per poi eventualmente sfruttarli a scopi potenzialmente illeciti.

La società assicura di aver approntato “solide salvaguardie” per ridurre le probabilità che i suoi sistemi vengano utilizzati a fini impropri, tra cui quelli collegati intrusioni sui sistemi informatici. Secondo il Financial Times, l’ordinanza è stata emanata dal segretario di Stato al Commercio, Howard Lutnick, ieri sera dopo che l’amministrazione Trump ha avuto accesso ai sistemi di punta di Anthropic per diverse settimane. Sperimentazioni a seguito delle quali il governo Usa ha sollevato preoccupazioni sul loro potenziale sfruttamento per effettuare incursioni informatiche su reti e sistemi, prendendo di mira vulnerabilità aggirabili sfruttando i sistemi di IA.

La vicenda è oggetto di frizioni tra la società e il governo federale. Tutto questo mentre Anthropic sta preparando una procedura di sbarco in Borsa, per cui ha effettuato alcune operazioni preliminari.

"Quell’estate di 40 anni fa", il libro sul film cult "Stand by me"

Roma, 13 giu. (askanews) – Arriva in tutte le librerie fisiche e digitali, Quell’estate di 40 anni fa. Curiosità, interviste e aneddoti sul film cult “Stand By Me”, esordio letterario di Sacha Lunatici, edito da De Nigris Editore.

A quarant’anni dall’uscita di Stand By Me – Ricordo di un’estate, il volume ripercorre la nascita, il successo e l’eredità emotiva del film diretto da Rob Reiner, tratto dal racconto The Body di Stephen King. Un viaggio tra cinema, memoria, amicizia, adolescenza e perdita dell’innocenza, attraverso curiosità, retroscena, aneddoti, materiali di approfondimento e testimonianze.

Il libro è impreziosito dalla prefazione di Gianni Canova e raccoglie interviste esclusive agli sceneggiatori Bruce A. Evans e Raynold Gideon, candidati all’Oscar per la sceneggiatura del film, alla storica casting director Jane Jenkins, figura centrale nella scelta del cast che avrebbe reso immortali i quattro protagonisti Wil Wheaton, River Phoenix, Corey Feldman e Jerry O’Connell, e ai doppiatori italiani Massimiliano Alto, Corrado Conforti e Francesco Pezzulli.

Accanto alle interviste, il volume ospita anche contributi speciali – Chiara Francini, Pino Strabioli, Cristina Donadio, Paolo Camilli, Michelangelo Tommaso, Claudio Guerrini, Massimiliano Vado, Angela Prudenzi – che restituiscono il legame personale, culturale ed emotivo nato intorno a un film diventato molto più di un cult generazionale.

Stand By Me non è soltanto il racconto di quattro ragazzi in cammino lungo i binari, alla ricerca del corpo di un coetaneo scomparso. È il ritratto di un’età irripetibile, quella in cui l’amicizia sembra poter salvare tutto e in cui, quasi senza accorgersene, si lascia per sempre l’infanzia. Un film piccolo solo in apparenza, capace di attraversare il tempo e di parlare ancora oggi a spettatori di età diverse.

Con uno stile narrativo e documentato, Sacha Lunatici accompagna il lettore dentro la storia del film: dall’origine letteraria nel racconto di Stephen King alla scrittura della sceneggiatura, dalla costruzione del cast alla lavorazione, fino alla colonna sonora, all’eredità lasciata da River Phoenix e al posto speciale che Stand By Me continua a occupare nell’immaginario collettivo.

“Ho scritto questo libro perché Stand By Me non è mai stato, per me, soltanto un film da ricordare. È uno di quei racconti che cambiano con noi: da ragazzi ci riconosciamo nell’avventura, da adulti nella malinconia di ciò che non torna più. A quarant’anni dalla sua uscita, mi interessava capire perché quel viaggio lungo i binari continui ancora a parlarci con tanta forza. Forse perché tutti, in qualche modo, abbiamo avuto un’estate dopo la quale non siamo stati più gli stessi. Ringrazio Armando De Nigris e Maria Antonietta Mormile per la fiducia e per aver creduto in questo progetto” dichiara Sacha Lunatici.

“Quell’estate di 40 anni fa” è un omaggio a un film che ha saputo trasformare una piccola storia di provincia in un racconto universale sull’amicizia, sulla paura di crescere e sulla potenza dei ricordi.

Un libro pensato per chi ha amato Stand By Me, per chi lo ha scoperto in televisione, in videocassetta o in streaming, e per chi vuole tornare a quella estate lontana in cui quattro ragazzi partirono alla ricerca di un corpo e finirono per trovare qualcosa di molto più grande: la consapevolezza che certi amici, certi giorni e certe emozioni non si dimenticano mai.

FreshMula annuncia il We have a dream summer tour

Milano, 10 giu. (askanews) – FreshMula annuncia il We have a dream summer tour, il suo primo tour – prodotto e organizzato da Trident Music – che lo vedrà protagonista nei principali festival italiani ed europei con nove date fino a settembre 2026. Tutte le info su www.tridentmusic.it. I biglietti sono disponibili al seguente link: https://bit.ly/freshmulasummertour

Il tour, anticipato dalla data del 22 maggio al Mi Ami Festival di Segrate (MI), prenderà il via l’11 luglio al Let’s Festival di Castelnuovo di Sotto (PI), il 16 luglio al Montreux Jazz Festival in Svizzera, il 23 luglio al Sogliano Sonica di Sogliano al Rubicone (FC), il 24 luglio all’Entroterraneo Festival di Pontinvrea (SV), il 1° agosto al Light Blue Festival di Realmonte (AG), il 12 agosto al Jova Summer Party di Montesilvano (PE), il 27 agosto al Jazz:Re:Found di Cella Monte (AL) e a settembre a Poplar, Trento (data tbc).

Sul palco FreshMula porterà il suo universo sonoro e visivo che fonde rap, soul train e jazz in un live che si preannuncia come un’esperienza che reinterpreterà e darà una nuova dimensione all’estetica e ai valori che caratterizzano il suo progetto artistico. Il tour arriva in un momento importante per l’artista, che lo scorso 22 maggio ha pubblicato il singolo Sotto controllo (Numero Uno/Sony Music Italy), disponibile su tutte le piattaforme digitali (link). Lo scorso gennaio il rapper ha inoltre partecipato a COLORSxSTUDIOS – la piattaforma berlinese che ha scoperto e consacrato artisti come Billie Eilish, Doechii, Doja Cat, Jorja Smith e Ty Dolla Sign. Per l’occasione FreshMula si è esibito con la performance di Samuel L Jackson / We Have A Dream, diventando il quarto artista italiano di sempre a essere scelto dal format, dopo Nitro (2018), Yendry (2020) e Generic Animal (2021).

Sotto controllo, scritto dallo stesso FreshMula e co-scritto e prodotto da Zef e Odemosci con la co-produzione di Leonardo de Castilho e Giacomo Biondi, ha segnato l’inizio di un nuovo progetto discografico per l’artista. Il brano nasce come un atto di risveglio collettivo, un messaggio diretto alla sua generazione che parte da una lettura lucida del mondo contemporaneo. FreshMula traccia il perimetro di una realtà in cui il potere si concentra, le disuguaglianze si amplificano e il pensiero critico viene sistematicamente soffocato. Il videoclip, diretto dallo stesso FreshMula insieme a Marieme Soumare e Filippo Borgo, amplifica questo messaggio traducendolo in immagine con un’estetica che richiama gli anni ’30 e la tradizione visiva della Black culture. La strada diventa un palcoscenico di dignità collettiva in cui i pugni alzati verso il cielo, simbolo diretto del Black Power, e i guantoni da boxe incarnano la lotta di chi resiste a un mondo indifferente e la lucidità di chi legge il sistema senza subirlo.

Con un sound che fonde rap, soul e gospel, e un’estetica che omaggia antenati, attivisti e personaggi che hanno scritto la storia, FreshMula – nome d’arte di Omar Gueye- ha un’identità unica che affonda le radici nella black culture in una dimensione nuova e contemporanea. Eleganza, spiritualità e consapevolezza culturale convivono in un linguaggio musicale personale e riconoscibile che porta con sé un messaggio di libertà, integrazione e crescita. Durante il suo percorso musicale ha già collaborato con diversi artisti, tra cui: Tony Boy, 18k, Nitro, Dani Faiv e II Ghost. Dopo l’EP d’esordio KID (2022), nel 2025 ha pubblicato Diario di Bordo, confermando una visione artistica sempre più matura e definita. FreshMula costruisce immaginari, dirige visual e scolpisce identità sonore che partono dalla nicchia e arrivano dritto al globale.

Wimbledon aumenta il montepremi e allontana la protesta dei giocatori

Roma, 13 giu. (askanews) – Wimbledon risponde alle richieste dei tennisti con il più consistente aumento del montepremi nella storia del torneo. L’All England Club ha annunciato per l’edizione 2026 un incremento del 20% dei premi complessivi, che raggiungono la cifra record di 64,2 milioni di sterline, pari a circa 74 milioni di euro. Una mossa che contribuisce ad allentare le tensioni emerse negli ultimi mesi tra i giocatori e gli organizzatori degli Slam.

I vincitori dei tabelloni di singolare maschile e femminile incasseranno 3,6 milioni di sterline ciascuno, mentre chi uscirà al primo turno riceverà 80 mila sterline, il 21% in più rispetto al 2025. Incrementato del 25% anche il montepremi delle qualificazioni, salito a 6,2 milioni di sterline.

L’aumento arriva dopo le proteste portate avanti da numerosi protagonisti del circuito ATP e WTA, che chiedono una quota maggiore dei ricavi generati dai tornei del Grande Slam. Nelle scorse settimane alcuni giocatori avevano persino ipotizzato forme di boicottaggio e ridotto gli impegni con i media durante il Roland Garros.

I rappresentanti dei giocatori hanno accolto positivamente il provvedimento, definendolo “un passo
significativo” e riconoscendo che si tratta del maggiore incremento annuale mai concesso da Wimbledon. Restano però aperte altre questioni, tra cui una più ampia condivisione dei ricavi,
la creazione di fondi per il welfare degli atleti e una maggiore partecipazione dei giocatori ai processi decisionali. L’All England Club difende il proprio modello, sottolineando la natura non profit dell’organizzazione e gli investimenti effettuati nello sviluppo del tennis, nelle infrastrutture e nei
programmi di sostegno al movimento britannico e internazionale.

IA, governo Usa ordina a Anthropic di blocco l’accesso ai suoi modelli di punta

Roma, 13 giu. (askanews) – Anthropic ha riferito di aver sospeso su ordinanza del governo federale degli Stati Uniti l’accesso a due dei modelli di punta dei suoi sistemi di intelligenza artificiale, “Fable 5” e “Mithos 5”. Con un comunicato diramato ieri a tarda serata, la società spiega che l’ordinanza non fornisce dettagli specifici sulle motivazioni del provvedimento ma “da quel che capiamo il governo ritiene di aver identificato un metodo per aggirare le limitaizoni (jailbreaking) Fable 5”, con cui ottenere l’accesso a questi sistemi. Per poi eventualmente sfruttarli a scopi potenzialmente illeciti

La società assicura di aver approntato “solide salvaguardie” per ridurre le probabilità che i suoi sistemi vengano utilizzati a fini impropri, tra cui quelli collegati intrusioni sui sistemi informatici.

Secondo il Financial Times, l’ordinanza è stata emanata dal segretario di Stato al Commercio, Howard Lutnick, ieri sera dopo che l’amministrazione Trump ha avuto accesso ai sistemi di punta di Anthropic per diverse settimane. Sperimentazioni a seguito delle quali il governo Usa ha sollevato preoccupazioni sul loro potenziale sfruttamento per effettuare incursioni informatiche su reti e sistemi, prendendo di mira vulnerabilità aggirabili sfruttando i sistemi di IA.

La vicenda è oggetto di frizioni tra la società e il governo federale. Tutto questo mentre Anthropic sta preparando una procedura di sbarco in Borsa, per cui ha effettuato alcune operazioni preliminari.

Pagnoncelli (Ipsos): patriottismo dolce è antidoto al pessimismo

Mantova, 13 giu. (askanews) – “Il clima sociale è un clima improntato a pessimismo, inquietudine e forte preoccupazione. In questo contesto, tuttavia, il 72% italiani dichiara di avere orgoglio del fatto di essere italiano. Un orgoglio legato prevalentemente al patrimonio culturale e storico, alle bellezze, un po’ meno i tratti che riguardano la società e il carattere degli italiani. Il patriottismo dolce però è la capacità anche di conoscere il proprio paese e gli aspetti positivi del paese. Conoscere il paese non significa negare l’esistenza dei problemi, ma valorizzare ciò che funziona. Il patriottismo dolce è conoscere il Paese, avere elementi che ci consentono di ricondurre gli aspetti positivi alla nostra identità. Il patriottismo dolce è un antidoto al pessimismo ed è come dire un modo per riconoscere gli ancoraggi comuni, i tratti che caratterizzano il nostro paese. Il patriottismo dolce non può essere una bandiera solo di una parte, non può essere utilizzato strumentalmente e non deve essere l’alibi per non guardare chi è in condizioni peggiori rispetto alle nostre, quindi negare l’esistenza dei problemi che esistono nel paese o distogliere lo sguardo rispetto per esempio ai ceti più fragili. Dobbiamo riconoscerci in questa spina dorsale identitaria, elemento molto importante che è alla base del patriottismo dolce”. Lo ha detto Nando Pagnoncelli, presidente e amministratore delegato di Ipsos Italia, intervistato da askanews a Mantova alla giornata conclusiva del Seminario Estivo di Fondazione Symbola.

“Il sovranismo è più un ripiegamento difensivo, è un guscio, è qualche cosa che guarda con diffidenza agli altri patriottismo dolce riconosce gli aspetti positivi. Giorgio La Pira diceva che sono solo gli animali che non hanno la spina sale ad avere il guscio: in realtà la spina sale è la nostra identità – ha sottolineato Pangnoncelli -. Se noi siamo capaci di riconoscere gli aspetti che funzionano, siamo aperti alle diversità e siamo in grado di risponderle tante sfide che stanno attraversando anche il nostro Paese”.

Realacci (Symbola): patriottismo dolce alternativa al sovranismo

Mantova, 13 giu. (askanews) -“Il sovranismo costruisce muri per trovare un’identità. Noi dobbiamo trovare la nostra identità per scommettere il suo futuro. Un grande sindaco di Firenze, la Pira, una volta ha detto che solo gli animali privi di spina dorsale hanno bisogno del guscio. Al di là della biologia, cosa voleva dire? Che se tu hai un’identità forte e condivisa ti apri, quando tu non hai questa identità costruisci muri contro gli altri. Allora il patriottismo dolce è la scelta di usare la capacità italiana, di produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo, della tenuta delle comunità, dei territori e della bellezza per aprirsi e per costruire un’economia a misura d’uomo”. Lo ha detto Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola, intervistato da askanews a Mantova alla giornata conclusiva del Seminario Estivo di Fondazione Symbola.

“Noi italiani siamo un po’ più cripto-depressi, nel senso che siamo capaci di vedere i nostri mali – e sono tanti i nostri mali: il debito pubblico, le diseguaglianze, l’illegalità, parti del Paese che perdono contatto – insomma abbiamo molti difetti che non vengono affrontati. Ma siamo incapaci di vedere i nostri punti di forza – ha sottolineato il presidente di Fondazione Symbola -. Noi, per esempio, in questo Seminario, come negli altri appuntamenti, abbiamo fatto vedere i punti in cui l’Italia può fare l’Italia, utilizzando un incrocio fra qualità, bellezza, saper fare spesso un saper fare antico. Il primo giorno abbiamo dato un riconoscimento a 100 artigiani aumentati, cioè artigiani che continuano a fare cose egregie utilizzando anche elementi di innovazione. Possiamo affrontare le sfide, a cominciare da quella dei cambiamenti climatici, di un mondo sempre più teso e purtroppo attraversato da conflitti, se ne sappiamo riconoscere le ragioni dello stare assieme”.

Turismo, Assoutenti: con guerra più mete in Italia ma prezzi balzano

Roma, 13 giu. (askanews) – La guerra in Medio Oriente si abbatte sulle vacanze estive degli italiani, da un lato modificando le scelte delle famiglie, dall’altro portando a cambiamenti delle tariffe turistiche. Lo afferma Assoutenti, che ha realizzato il “Dossier vacanze 2026” attraverso il quale analizza i costi che dovranno affrontare i cittadini che si concederanno una villeggiatura nel mese di agosto.

Il primo dato che emerge dall’indagine riguarda proprio le scelte degli italiani: i motori di ricerca specializzati in prenotazioni alberghiere mostrano come chi decide di prenotare a giugno un soggiorno di 7 notti in una delle località di mare del nostro Paese per la settimana centrale di agosto, debba fare i conti con la scarsa disponibilità di strutture ancora libere – spiega Assoutenti. Questa è una conseguenza diretta del conflitto in atto, che ha spinto una crescente fetta di cittadini a preferire mete nazionali per la propria villeggiatura estiva, anche a causa dell’allarme jet-fuel e del rischio paventato di un taglio ai voli estivi da parte delle compagnie aeree.

Una famiglia con due figli che prenota in questi giorni un soggiorno di 7 notti in Italia dal 9 al 16 agosto (in hotel 3 stelle o struttura assimilata), ha un ventaglio di scelte ridotto e spende una media di 2.025 euro, in crescita del +12,6% rispetto a chi prenotava lo scorso anno lo stesso soggiorno nello stesso periodo.

Se per soggiornare a Rimini o Milano Marittima bastano meno di 1.400 euro a settimana, la spesa della famiglia in esame sale a oltre 1.700 in Veneto (Caorle, Bibione, Jesolo), supera i 2mila euro in Sicilia (Cefalù e San Vito lo Capo) e raggiunge in 4.800 euro a Baja Sardinia, in Sardegna. La meta più economica si conferma Vieste (Puglia), dove una settimana di villeggiatura ad agosto costa 1.255 euro (erano 1.200 euro ad agosto 2025).

Vera nota dolente è quella relativa ai traghetti – segnala Assoutenti. Il rincaro dei carburanti seguito alla guerra in Iran ha causato un rialzo generalizzato delle tariffe praticate dalle società di navigazione, al punto che i biglietti per una famiglia con due figli e auto al seguito costano in media il 10,9% in più rispetto allo scorso anno. Partendo la notte dell’8 agosto e tornando il 16 agosto, servono 1.665 euro per andare da Civitavecchia a Olbia, 1.412 euro da Genova a Porto Torres, 1.214 euro da Livorno a Olbia, 807 euro da Napoli a Palermo.

La crisi in Medio Oriente ha anche un lato positivo: la forte frenata della domanda di viaggi all’estero ha prodotto un abbassamento delle tariffe aeree per molte destinazioni estive, con i prezzi dei biglietti monitorati che scendono in media del -23%. Ad esempio prenotando a inizio giugno un volo di andata e ritorno (partenza 9 agosto, ritorno 16 agosto) da Milano a Santorini il prezzo del volo parte da 173 euro, contro i 398 euro che servivano a giugno dello scorso anno per coprire la stessa tratta nella settimana centrale di agosto (-56,5%).

Partendo da Roma bastano 308 euro per raggiungere nelle stesse date Creta (contro i 519 euro del 2025, -40,7%), e 323 euro per volare a Tenerife (-52,6%). Da Milano a Sharm el-Sheikh lo stesso biglietto parte da 392 euro (-34%). Se poi si analizzano le tariffe per mete più esotiche, il prezzo del volo Roma-Zanzibar (sempre 9/16 agosto) scende del -19% rispetto allo scorso anno, e per andare dalla capitale alle Seychelles la spesa è inferiore addirittura del -23%. Da Milano alle Maldive il biglietto costa il 18,3% in meno, -17,6% quello da Milano a Capo Verde, -17,8% il Milano-Zanzibar.

Al PAC di Milano l’archivio visivo di Ambrosia Fortuna

Milano, 13 giu. (askanews) – Il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano presenta solo sabato 13 e domenica 14 giugno Eravamo notte, ora siamo giorno: mostra personale di Ambrosia Fortuna a cura di Sabato De Sarno. Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta dal PAC con Wunderplace Studio in collaborazione con Orgoglio Porta Venezia Milano, la mostra riunisce per la prima volta un archivio di fotografie, video e materiali d’archivio realizzati dall’artista nell’arco di oltre dieci anni tra Milano, Napoli e Roma, che attraversa esperienza personale e memoria collettiva della scena queer e drag italiana contemporanea. Dall’intero progetto emerge una riflessione sulla possibilità di autorappresentarsi e di restituire complessità a vite troppo spesso raccontate in modo semplificato.

L’artista Ambrosia Fortuna ha raccontato ad askanews: “È un progetto che porto avanti da moltissimi anni. In realtà più che un progetto, è un archivio di tantissime foto, molte più di quelle che sono presenti oggi, di sorelle che vivono la mia stessa vita e che hanno deciso di volersi fidare di me negli anni. La sezione Belle di notte rappresenta un po’ quelli che sono i ricordi legati ad una Milano di notte. I ricordi che ho più belli di questa città sono i ricordi legati alla notte. Per molte di noi la notte era vita. È il luogo in cui tutte noi avevamo la possibilità di essere noi stesse, di poterci conoscere, di poterci esprimere, di poterci rappresentare senza sentire il giudizio. Il termine bambole è inteso non come qualcosa di costruito. La sezione Casa delle bambole è intesa come la casa in cui queste persone, le mie persone, possono sentirsi serene, in estrema tranquillità, in estrema intimità, momenti in cui ci sono delle confessioni, ci sono delle chiacchiere, ma sono soprattutto foto di persone che non stanno posando per una performance. Sono momenti estremamente intimi, non hanno sentito il bisogno di coprirsi ai miei occhi o di volermi catturare o di voler recitare o di voler performare. La naturalezza di questi scatti è proprio questo. Sono ritratti estremamente sinceri di vite dignitose ed è questo l’obiettivo che spero di poter raggiungere: quello di poter dare un po’ di verità alle nostre vite che spesso vengono raccontate da fuori da altre persone, spesso con stereotipi e spesso con delle narrazioni un po’ troppo semplificate”. La terza sezione Momenti ritrovati raccoglie immagini imperfette, a bassa risoluzione, talvolta incomplete, che diventano testimonianze di relazioni e memorie, un archivio involontario dell’intimità.

La mostra completamente gratuita è realizzata con il supporto di Levi’s, che attraverso questo progetto rinnova il proprio storico impegno a sostegno della comunità LGBTQIA+ e con questa mostra il PAC partecipa a Milano Pride 2026.

Il premier del Pakistan: accordo di pace Iran-Usa sarà firmato entro le prossime 24 ore

Roma, 13 giu. (askanews) – Stati Uniti e Iran hanno concordato un quadro di riferimento per un accordo di pace che porrebbe fine al conflitto in Medio Oriente in corso da mesi. Lo ha dichiarato il primo ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif, che ha aggiunto che è stato raggiunto un testo definitivo dell’intesa.

Sharif ha aggiunto che il suo Paese sta ora preparando una firma elettronica dell’accordo, prevista entro le prossime 24 ore, alla quale seguiranno colloqui a livello tecnico la prossima settimana.

Padre Fortunato: la patria con la P maiuscola diventa ponte

Mantova, 13 giu. (askanews) – “Oggi la parola patria sembra prestarsi a strumentalizzazioni di vario genere. Allora credo che abbiamo bisogno di riandare alle nostre radici, per comprendere che alle nostre radici c’è una lingua, una lingua che arriva dal Cantico delle Creature: il Cantico delle Creature è l’espressione della fraternità, è l’espressione del dialogo. Allora solo se maturiamo dialogo e fraternità noi avremo una patria: una patria con la P maiuscola che diventa ponte. Solo così saremo italiani”. Lo ha detto padre Enzo Fortunato, direttore di piazza San Pietro, intervistato da askanews a Mantova alla giornata conclusiva del Seminario Estivo di Fondazione Symbola dedicato quest’anno al “patriottismo dolce”

Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei sarà sepolto il 9 luglio

Roma, 13 giu. (askanews) – Le autorità iraniane hanno annunciato che l’ex guida suprema del Paese – l’ayatollah Ali Khamenei, ucciso il primo giorno della guerra contro l’Iran – sarà sepolto il 9 luglio. I suoi funerali di Stato erano stati rinviati più volte a causa del conflitto. Il 4 e 5 luglio si terrà a Teheran una cerimonia di commiato, seguita da una cerimonia funebre nella capitale iraniana il 6 luglio e da un’altra a Qom il 7 luglio.

Ali Khamenei sarà poi sepolto nel Santuario dell’Imam Reza, nella città di Mashhad, dopo un’ulteriore cerimonia funebre che si terrà nello stesso posto il 9 luglio.

Prete (Unioncamere): patriottismo dolce valorizza punti di forza

Mantova, 13 giu. (askanews) – “La patria assolutamente è un bene indispensabile per ognuno di noi, l’attaccamento alla propria patria. Però bisogna condividere con la collettività le cose buone che questo Paese ha, dobbiamo apprezzare anche delle virtù che sono sconosciute. Penso per esempio all’economia circolare: non tutti in Italia sanno che siamo leader in Europa, anzi qualcuno continua a non crederci. Questo ovviamente è uno stimolo per puntare su questi ambiti nei quali ovviamente diamo il meglio di noi, anche se non si sa”. Lo ha detto Andrea Prete, presidente di Unioncamere, intervistato da askanews a Mantova alla giornata conclusiva del Seminario Estivo di Fondazione Symbola dedicato quest’anno al “patriottismo dolce”

Luciano Ligabue: “Io a Sanremo da ospite? Mai dire mai”

Roma, 13 giu. (askanews) – Luciano Ligabue poco prima di salire sul palco dell’Olimpico per le celebrazioni per il trentennale di “Certe notti” con il tour “La notte di certe notti” ha incontrato la stampa annunciando che dopo un anno importante segnato da grandi risultati con un tour di trenta date e 452 mila spettatori totali nel 2027 non farà live in Italia, ma sarà impegnato con progetti all’estero. Sulla sua eventuale partecipazione a Sanremo da super ospite ha dichiarato: “Non credo, ne abbiamo già parlato altre volte. Sanremo è la più grande vetrina che ci sia in Italia, ma è sempre una cosa con il coltello tra i denti. E’ difficile fare musica lì perchè c’è troppa tensione, sembra sempre una questione di vita o di morte. Se dovessero invitarmi, valuterei se ci sono le condizioni per poterlo fare, al momento direi di no, ma mai dire mai”.

Da settembre il gran finale del tour: 15 città e 15 appuntamenti unici che non prevederanno repliche per rendere ogni “notte” speciale e irripetibile; una grande festa che partirà il 22 settembre dall’Arena di Verona e che si concluderà il 24 ottobre all’Unipol Dome, ultima data live di Ligabue per il 2026.

Ligabue: Non condivido De Gregori, prendo posizione quando serve

Roma, 13 giu. (askanews) – Luciano Ligabue riparte dagli stadi per proseguire il trionfale anno di celebrazioni per il trentennale di “Certe notti” con il tour “La notte di certe notti”. Prima di salire sul palco dell’Olimpico incontrando i giornalisti ha risposto a una domanda sulla posizione presa recentemente da Francesco de Gregori che si era detto imbarazzato dai colleghi che prendono posizione pubblica su temi come Gaza, ha dichiarato: “Per me De Gregori è patrimonio della musica e cultura di questo paese, ma è anche tra i cantautori più liberi di pensiero, lo trovi dove non te lo aspetti. Questa è una caratteristica che mi piace, ma detto questo, non condivido quel pensiero. La musica non deve per forza esprimersi, ma può farlo. Uno poi decide se ha voglia di farlo. Io ho sempre cercato di farlo attraverso le canzoni. Anche questa sera ci sarà “Il mio nome è mai più” io la faccio sempre da 27 anni e in ogni concerto ricordo che non c’è solo il massacro a Gaza, c’è l’Ucraina, c’è il Sudan, ci sono altri 56 conflitti in corso, ma era così anche all’epoca in cui è uscita quella canzone. Il modo migliore per poterlo fare, pensandoci bene, è attraverso le parole quando sentiamo l’urgenza di farlo”.

Assemblea costituente di Futuro nazionale con l’inno di Mameli. Vannacci: orgogliosi di essere la feccia

Roma, 13 giu. (askanews) – L’assemblea costituente di Futuro nazionale è cominciata con l’inno nazionale (tutti in piedi) nella sala dell’auditorium di via della Conciliazione. Questo mentre giornalisti e operatori non sono ancora stati sistemati per la conferenza stampa che era stata ‘convocata’ alle 10,45.

Diverse le testate, italiane e straniere che hanno trovato ad accoglierli una stanzetta di pochi metri. Dopo le proteste, sono stati sistemati nell’androne di entrata dell’auditorium, con l’invito a “portarsi le sedie”, le poche che ci sono. In una situazione che inevitabilmente blocca il passaggio e sta creando disagi anche agli stessi organizzatori. “Chiedo scusa disagio”, ha detto il coordinatore, deputato Domenico Furgiuele. Invece di comparire in conferenza stampa, Vannacci è salito sul palco a salutare i delegati, poi l’intervento introduttivo della due giorni.

“Non possiamo vedere lo schermo, non ci fate entrare nella sala, il wifi non c’è”, dice un collega tra i tanti ammassati ancora nel corridoio. Connessione instabile, l’intervento di Vannacci si sente a singhiozzo. Surreale per una assemblea costituente di un partito.

Roberto Vannacci dal palco dell’assemblea costituente di Futuro nazionale va avanti e attacca proprio la stampa, poi recita la preghiera dei paracadutisti francesi. Ringrazia Formigli, Lerner, Ranucci. E li ringrazia ironicamente perché con le loro parole e i loro articoli stanno aiutando, sostiene, il suo movimento a crescere. “Con la forza e la fede andremo avanti, il resto lo conquisteremo da soli”, dice ancora.

E rivendica: “Noi rappresentiamo lo scarto e la feccia e siamo orgogliosi di esserlo. In Parlamento siamo una sporca dozzina, qui siamo i figli di nessuno e fierissimi di esserlo”.

Musica, "Domani stesso giro": nuovo singolo del cantautore sardo Niu

Roma, 13 giu. (askanews) – Dopo il successo di Latitudine 99, che in pochissime settimane ha raggiunto i 40.000 stream, è disponibile sulle principali piattaforme streaming anche “Domani stesso giro”, il nuovo singolo del cantautore sardo Niu.

Se Latitudine 99 era il racconto dolce e malinconico della “doppia vita” di NIU – al secolo Francesco Sanniu -, oggi legata alla Capitale, dove vive e lavora come Vocal Coach presso la Papasidero Dream Factory, ma cominciata in Sardegna, terra da cui arriva il nome d’arte NIU, nido nel dialetto della sua isola, DOMANI STESSO GIRO ci riporta direttamente sulle strade di Carloforte, l’isola di San Pietro, catturando l’essenza di un’estate eterna fatta di libertà, giovinezza e salsedine.

“Anche per Domani Stesso Giro ho voluto che la mia voce restasse al centro della scena, accompagnata da un sound intimo ed essenziale e circondata da atmosfere che, dopo la malinconia di Latitudine 99, si fanno più calde e luminose, come scaldate dal sole di un pomeriggio estivo – racconta Niu – Dalla quiete del pomeriggio in spiaggia ai falò notturni alla Caletta, la canzone evoca quel senso di invincibilità tipico dei vent’anni, quando il tempo sembra fermarsi tra il fumo di una sigaretta e il profilo della costa”.

“È un brano che parla di appartenenza e di riti che si ripetono, sempre uguali eppure ogni volta nuovi. È la promessa che ci facevamo da ragazzi, un modo per dire che, nonostante tutto, quel nido di emozioni e amici resta il nostro punto fermo”. Domani Stesso Giro arriva a pochissima distanza da Latitudine 99, che in poco più di un mese ha quasi raggiunto i 40.000 stream, confermando gli apprezzamenti social e nel circuito delle radio indipendenti ricevuti con I Giorni bui.

E per il futuro? “Sto lavorando a un EP che uscirà nel corso del 2026 e, dopo Latitudine 99, Domani Stesso Giro è il secondo tassello di un percorso più ampio, sempre molto personale e intimista, continua esplorazione del concetto di NIU, nido nel mio dialetto, inteso come luogo sicuro dove i ricordi si trasformano in musica, unendo la profondità delle radici isolane alla maturità artistica maturata proprio qui a Roma”.

Venezuela, ucciso in operazione congiunta con gli Usa il leader del gruppo criminale Tren de Aragua

Roma, 13 giu. (askanews) – Il governo del Venezuela ha confermato che gli organismi di sicurezza dello stato hanno smantellato un gruppo criminale che operava nello stato di Bolivar (sud del Paese), aggiungendo che l’operazione è stata condotta in modo “congiunto con gli Stati Uniti”. In precedenza, Donald Trump aveva annunciato l’uccisione del leader dell’organizzazione criminale Tren de Aragua.

“Il governo del Venezuela informa che, nell’ambito di un’operazione congiunta tra gli organismi di sicurezza del Venezuela e degli Stati Uniti nel sud-est dello Stato di Bolivar, sono state smantellate strutture della criminalità organizzata che operavano nella zona”, si legge in un comunicato diffuso dal ministro della Comunicazione e dell’Informazione di questo Paese caraibico, Miguel Perez Pirela, sul suo canale ufficiale Telegram.

Secondo il testo, durante lo svolgimento dell’operazione “si sono verificati scontri con membri di queste strutture criminali, nei quali è stato neutralizzato (ucciso, ndr) Hector Rusthenford Guerrero Flores, capo di un’organizzazione criminale”.

Caracas ha precisato che l’operazione ha beneficiato di “supporto tecnologico specializzato” ed è stata realizzata attraverso meccanismi di cooperazione e scambio di informazioni di intelligence tra le autorità dei due Paesi.

Nel documento, il governo si congratula con i funzionari, gli organismi di sicurezza e le istituzioni che hanno partecipato a questa operazione riuscita, ribadendo al contempo “il proprio impegno nella lotta contro la criminalità organizzata”.

Il Venezuela ha inoltre affermato che continuerà ad adottare le misure necessarie per garantire la pace, la tranquillità e la protezione dei cittadini venezuelani.

“Il Comando Sud degli Stati Uniti ha effettuato un attacco rapido e letale per eliminare Nino Guerrero, il famigerato capo del Tren de Aragua”, ha dichiarato il presidente statunitense sulla sua piattaforma social Truth. Ha aggiunto che l’operazione è stata condotta “in stretto coordinamento” con il Venezuela, guidato dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez dopo la cattura di Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti a gennaio. Non ha però precisato dove sia avvenuto l’attacco. Il messaggio è accompagnato da un breve video che mostra una veduta aerea di un edificio con il tetto verde circondato dalla vegetazione, prima che un’esplosione provochi una densa nube di fumo.

Hector Rusthenford Guerrero Flores, noto come ‘Nino’, era stato incriminato a dicembre da un tribunale di New York per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati di criminalità organizzata, oltre ad altre accuse. L’organizzazione è nata come banda carceraria nel penitenziario di Tocoron, nello stato venezuelano di Aragua (ovest), e opera in diversi Paesi dell’America Latina.

Il Dipartimento di Giustizia di Washington definisce il Tren de Aragua come un’organizzazione criminale transnazionale nata a metà degli anni Duemila, che ha progressivamente esteso la propria rete criminale in tutto l’emisfero occidentale e ha stabilito una presenza anche negli Stati Uniti. Le sue attività comprendono traffico di droga e di armi, tratta di esseri umani a fini di sfruttamento sessuale commerciale, sequestri di persona, rapine, furti, frodi ed estorsioni. I membri del gruppo commettono inoltre omicidi, aggressioni e altri atti violenti per imporre e promuovere le attività criminali dell’organizzazione.

(in foto frame del video postato dal presidente Usa Trump)

Israele non si ferma: serie di attacchi nel Sud del Libano

Roma, 13 giu. (askanews) – I media ufficiali libanesi hanno riferito di attacchi israeliani nel sud del Paese poco dopo che le Forze di Difesa Israeliane (Idf) avevano emesso un avviso di evacuazione per 20 località, inclusa la città di Nabatieh, in vista di operazioni militari nella zona. L’agenzia di stampa nazionale libanese (Nna) ha riferito di raid aerei israeliani in diverse aree interessate dall’ordine di evacuazione, tra cui i villaggi di Rihan e Sujud, situati non lontano da Nabatieh.

L’agenzia di stampa statale libanese Nna ha successivamente riferito di ulteriori attacchi israeliani nel sud del Libano. Un attacco aereo ha colpito la città di Khiam, nel distretto di Marjayoun, mentre droni hanno preso di mira la località di Qasiba, nella regione di Nabatieh. Diversi attacchi hanno inoltre colpito la città di al Sarirah, nel distretto di Jezzine, mentre bombardamenti di artiglieria sono stati segnalati a Majdal Zoun, nel distretto di Tiro. Secondo l’agenzia di stampa nazionale libanese inoltre, Ali Badie, sindaco del comune di Ar Rihan, è stato ucciso nel corso dell’attacco israeliano nella zona del distretto di Jezzine.

Intanto, il presidente del Paese, Joseph Aoun, parlando nell’anniversario dell’assassinio dell’ex ministro Tony Suleiman Frangieh, ucciso nel 1978 da fazioni armate, ha affermato che l’unità nazionale è una “necessità esistenziale”. Il Libano si trova in un “momento cruciale”, dovendo scegliere tra “uno Stato sovrano che detiene il monopolio delle armi e fa rispettare lo stato di diritto” oppure rimanere “ostaggio della logica delle milizie e della cultura dell’esclusione”.

“Ci troviamo in un momento che non consente né il lusso del settarismo né il tiro alla fune regionale”, ha dichiarato. Aoun, ex comandante delle forze armate libanesi, si è trovato ad affrontare il difficile compito di disarmare Hezbollah senza spingere il Libano verso un nuovo conflitto civile.

Mondiali, Hollywood sugli spalti per l’esordio degli Usa

Roma, 13 giu. (askanews) – Non solo calcio. L’esordio degli Stati Uniti ai Mondiali 2026 contro il Paraguay al SoFi Stadium di Inglewood si trasforma in una grande vetrina dello spettacolo americano, con una parata di celebrità che porta Hollywood direttamente sugli spalti. Tra i protagonisti della serata ci sono Tom Cruise, Paris Hilton, Jamie Foxx e Owen Wilson, insieme a George Lucas con la moglie Mellody Hobson, Brad Pitt e Sofia Vergara.

Cruise, elegante in completo color melanzana, arriva allo stadio insieme all’ex stella del calcio inglese David Beckham, protagonista poche ore prima della cerimonia per la sua stella sulla Walk of Fame. Un riconoscimento simbolico che accompagna il tentativo della città di accendere sempre più l’interesse per il calcio in una regione tradizionalmente legata ad altri sport.

L’impianto di Inglewood, situato nei pressi dell’aeroporto internazionale di Los Angeles, si presenta quasi esaurito, con circa 70mila spettatori sugli spalti. Tra i volti noti avvistati durante la serata anche Halle Berry, Rob Lowe, l’attore Vince Vaughn, la cantante e attrice Teyana Taylor, il musicista Shaboozey, Jaafar Jackson e il fondatore di Microsoft, Bill Gates. Una presenza massiccia che conferma il crescente richiamo del Mondiale negli Stati Uniti e il suo ruolo di evento capace di unire sport, spettacolo e cultura popolare.

Mondiali 2026, gli Usa all’esordio hanno travolto il Paraguay 4-1

Roma, 13 giu. (askanews) – Parte nel migliore dei modi il cammino degli Stati Uniti ai Mondiali 2026 di calcio. Davanti al pubblico di Los Angeles, la nazionale guidata da Mauricio Pochettino supera il Paraguay per 4-1 nella gara d’esordio del torneo, conquistando i primi tre punti e lanciando un segnale alle rivali del girone.

La partita si sblocca già al 7′. Christian Pulisic sfonda sulla sinistra, supera due avversari e serve al centro Weston McKennie. Sul tentativo del centrocampista decisiva la deviazione sfortunata del paraguayano Damißn Bobadilla, che batte il proprio portiere per l’1-0 statunitense.

Gli Usa continuano a spingere e al 31′ trovano il raddoppio. Ancora protagonista Pulisic, che confeziona l’assist per Folarin Balogun: l’attaccante non sbaglia e firma il 2-0. Poco prima dell’intervallo arriva anche il tris. Balogun completa la sua serata da protagonista con una splendida conclusione di sinistro che vale la doppietta personale e il 3-0.

Nella ripresa il Paraguay prova a reagire e al 73′ accorcia le distanze con Mauricio, bravo a finalizzare un’azione avviata da Enciso e a battere il portiere americano con un preciso sinistro. La rete riaccende per qualche minuto le speranze sudamericane, ma gli Stati Uniti controllano senza particolari problemi.

Nel recupero arriva il definitivo 4-1. Giovanni Reyna riceve al limite e lascia partire una conclusione di destro che non dà scampo a Gill, chiudendo definitivamente il match e facendo esplodere di gioia il pubblico di casa.

Con questa vittoria gli Stati Uniti iniziano nel migliore dei modi il loro Mondiale, trascinati dalla qualità di Pulisic e dalla vena realizzativa di Balogun. Per il Paraguay, invece, una partenza in salita che rende già decisiva la prossima sfida della fase a gironi.

Usa: abbattuti diversi droni iraniani, volevano colpire navi commerciali nello stretto di Hormuz

Roma, 13 giu. (askanews) – Gli Stati Uniti hanno dichiarato di aver abbattuto diversi droni iraniani che prendevano di mira navi commerciali nello stretto di Hormuz, malgrado l’ottimismo mostrato poche ore prima da entrambe le parti riguardo a un accordo di pace.

“L’Iran ha lanciato diversi droni d’attacco con l’obiettivo di colpire navi commerciali in transito nello stretto di Hormuz”, ha scritto su X il Centcom, il Comando centrale degli Stati Uniti. “Le forze statunitensi li hanno tutti abbattuti nelle ultime ore e il traffico marittimo nello stretto continua a scorrere regolarmente”, ha aggiunto.

Questo incidente arriva proprio mentre Teheran, il Pakistan che agisce da mediatore e Washington mostrano ottimismo riguardo alla possibilità, dopo settimane di negoziati difficili e speranze deluse, di concludere un accordo che metta fine al conflitto in Medio Oriente.

Fisco, Tajani: con noi mai patrimoniale, in manovra abbassare ancora Irpef

Roma, 13 giu. (askanews) – “Con noi non ci sarà mai la patrimoniale, lavotiamo perchè con la prossima manovra si possa abbassare ancora l’irpef fino a 60 mila euro. Stiamo lavorando per abbattere anche le tasse sulle tredicesime, stiamo valutando iniziative che possano ridurre la pressione fiscale puntando sugli investimenti privati. Ci sono 1750 miliardi di risparmio privato da investire in parte, a cominciare dai fondi degli ordini professionali, i fondi pensione che possono finanziare infrastrutture permettendo allo stato di investire in altri settori”. Lo ha detto il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani a Cagliari per il congresso regionale del partito.

A Roma il Wheelchair Padel FITP: nel weekend unica tappa del Lazio

Roma, 13 giu. (askanews) – Due giorni di grande sport, inclusione e spettacolo animeranno Roma sabato 13 e domenica 14 giugno, giorni in cui il Ponte Milvio Tennis Club ospiterà la quarta Tappa del Circuito Nazionale Wheelchair Padel, competizione ufficiale della Federazione Italiana Tennis e Padel (Fitp). L’appuntamento – si legge in una nota – porterà a Roma i migliori interpreti italiani della disciplina, offrendo al pubblico un evento che coniuga alto livello agonistico e promozione dei valori dell’accessibilità e della partecipazione.

La manifestazione si svolgerà presso la sede del circolo in Lungotevere Salvo D’Acquisto 6 e gode del patrocinio della Regione Lazio e di Roma Capitale – Municipio II, oltre che del sostegno della Fondazione Entain Italia, partner impegnata nella diffusione dello sport come strumento di inclusione sociale. L’evento assume un significato ancora più importante perché rappresenta l’unica tappa ufficiale del Circuito Nazionale Wheelchair Padel organizzata interamente nel territorio della Regione Lazio, consolidando il ruolo della Capitale nella promozione dello sport paralimpico e delle discipline inclusive.

“Ospitare la quarta tappa del Circuito Nazionale Wheelchair Padel è motivo di grande orgoglio per tutto il Ponte Milvio Tennis Club. Crediamo che il padel sia uno straordinario strumento di aggregazione e inclusione, capace di abbattere ogni barriera attraverso lo sport – le parole di Dario Marcolin, ex giocatore, opinionista Dazn e tra i gestori della sezione padel del Circolo – Essere l’unica sede del Lazio inserita nel circuito nazionale rappresenta un riconoscimento importante per il lavoro che stiamo portando avanti nella promozione del wheelchair padel e nella diffusione di una cultura sportiva sempre più aperta e accessibile. Saranno due giornate di grande competizione, ma soprattutto una festa dello sport e dei suoi valori più autentici, che siamo felici di condividere con la città di Roma e con tutti gli appassionati”.

L’iniziativa si inserisce all’interno di un più ampio ecosistema di progetti promossi e sostenuti da Entain Italia, con particolare attenzione allo sport come leva di inclusione sociale. Attraverso il sostegno a iniziative come questa, Entain Italia rafforza il proprio impegno nel promuovere progetti ad alto impatto sociale, contribuendo a rendere lo sport sempre più accessibile. “Lo sport inclusivo rappresenta uno strumento straordinario di partecipazione e crescita per le comunità. Eventi come il Circuito Nazionale Wheelchair Padel dimostrano quanto sia fondamentale il contributo delle Federazioni sportive nel creare contesti organizzati, accessibili e competitivi, capaci di valorizzare il talento degli atleti e promuovere una cultura autenticamente inclusiva. Come Entain Italia siamo orgogliosi di sostenere iniziative che generano impatto concreto sui territori e sulle persone”, ha commentato Giuliano Guinci, Public Affairs & Sustainability Director del Gruppo Entain in Italia.

Tra i protagonisti della tappa di Roma Roberto Punzo, Colonnello dell’Esercito ed atleta dell’Asd Ecopadel di Roma che dichiara: “La tappa del circuito nazionale di wheelchair padel FITP (Federazione Italiana Tennis e Padel) al Ponte Milvio si annuncia come particolarmente significativa. Diversi, infatti, i nuovi tesserati in gara, al debutto in una competizione agonistica. Al di là della competizione e dei risultati, occorre soprattutto ricordare che il diritto alla pratica sportiva per le persone con disabilità si realizza solo se, ad esempio, i circoli offrono accoglienza ed accessibilità adeguate in termini strutturali, per favorire la più ampia partecipazione. Il prossimo fine settimana, al Ponte Milvio, la valenza sociale dello sport troverà un luogo per esercitarsi ed un’occasione per mettere in campo il valore della socialità. Solo attraverso il confronto ed il riconoscimento reciproco delle diversità, si favorisce la crescita di tutti. Il wheelchair padel fa anche questo”.

Alta onorificenza del Presidente Mattarella: Fioroni Grande Ufficiale della Repubblica

Istituzioni

L’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, conferitagli motu proprio il 12 giugno 2026 dal Presidente Sergio Mattarella a Giuseppe Fioroni, non è un sigillo protocollare apposto su una carriera. È il riconoscimento di una biografia pubblica nella quale la politica non è mai stata tecnica di potere, ma esercizio paziente di responsabilità.

Le motivazioni indicate — servizio alle istituzioni, alla società e al bene comune — definiscono la cifra più autentica del suo impegno. Servire le istituzioni significa riconoscerne la dignità prima ancora che occuparne gli spazi: abitare la Repubblica con rispetto, assumere le responsabilità pubbliche senza sequestrarle alla loro destinazione repubblicana, custodire il limite come forma alta della democrazia.

 

Società

C’è poi il servizio alla società. In Fioroni questo tratto ha una radice precisa: territorio, partecipazione dal basso, ascolto delle comunità reali. La sua formazione viene da una cultura popolare nella quale città, corpi intermedi, famiglie, scuola, associazioni e reti civiche non sono fregi retorici, ma luoghi vivi di democrazia vissuta.

Da qui nasce anche l’attenzione ai giovani. Da ministro della Pubblica Istruzione, Fioroni guardò alla scuola non come a un apparato amministrativo, ma come a un’infrastruttura morale del Paese. Senza entrare nel tecnicismo del curricolo, resta quella intuizione: educare non è solo trasmettere competenze, ma consegnare senso, appartenenza e responsabilità.

 

Bene comune

Il bene comune è il concetto più esigente. Non è somma di interessi individuali, né efficienza fredda delle procedure. È ciò che tiene insieme una comunità quando le biografie si fanno fragili, le disuguaglianze aumentano e la solitudine diventa questione pubblica.

Anche l’attenzione alla sanità e alla medicina appartiene alla stessa visione. Una medicina degna di questo nome non cura soltanto corpi, protocolli o prestazioni: custodisce la persona, ne riconosce la vulnerabilità, ne difende la dignità nei passaggi più difficili dell’esistenza.

In questa postura pubblica si intravede il tratto dell’uomo di fede: una fede cattolica vissuta senza ostentazione, come radice interiore di responsabilità, misura e attenzione alla dignità concreta di ogni persona.

L’onorificenza concessa da Mattarella oltrepassa la vicenda individuale di un uomo che ha servito la Repubblica nelle aule parlamentari e nelle responsabilità di governo. Dice che la Repubblica riconosce chi l’ha servita senza separare competenza e umanità, istituzioni e popolo, decisione e prossimità.

La gratitudine espressa da Fioroni, insieme all’impegno a continuare a servire “questa splendida e meravigliosa Repubblica”, non è formula di circostanza. Viene in mente Paolo VI: «La politica è una maniera esigente – ma non è la sola – di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri». In quella parola, “esigente”, si raccoglie il senso del riconoscimento: la politica non è carriera che trattiene, ma vocazione che consegna.

Meloni contro Vannacci: la battaglia per l’anima della desrra è appena iniziata

Una sfida che va oltre le coalizioni

Lo scontro decisivo delle prossime elezioni potrebbe non essere quello tra centrodestra e opposizione, ma quello interno al campo conservatore: da una parte Giorgia Meloni, oggi leader di governo impenata nella difficile arte della mediazione istituzionale; dall’altra Roberto Vannacci, che si propone come interprete di una destra più identitaria, radicale e senza compromessi.

 

Lintervista che ha cambiato il clima politico

L’intervista del generale a Otto e Mezzo ha rappresentato qualcosa di più di una semplice apparizione televisiva. È sembrata l’apertura ufficiosa di una campagna politica fondata su una domanda precisa: chi rappresenta oggi la “vera destra”? Quella che governa, dialoga con le istituzioni europee e internazionali e cerca di rassicurare i mercati, oppure quella che punta su sovranità, sicurezza, immigrazione e identità nazionale senza attenuazioni?

 

Il dilemma strategico della premier

Per Meloni il problema non è tanto il contenuto delle posizioni di Vannacci, molte delle quali sono note da tempo, quanto il rischio politico che esse rappresentano. Ogni voto che dovesse spostarsi verso Futuro Nazionale sarebbe sottratto al progetto di una coalizione compatta e vincente. Al tempo stesso, inglobare Vannacci significherebbe accettare una continua pressione verso posizioni più estreme, con inevitabili ripercussioni sull’immagine internazionale del governo.

La premier si trova così davanti a un dilemma strategico: includere Vannacci per non disperdere voti, oppure lasciarlo correre da solo, rischiando però che una parte dell’elettorato di destra lo premi come alternativa più coerente e meno istituzionale.

 

Unopposizione ridotta a spettatrice

In questa partita, l’opposizione osserva quasi da spettatrice. Perché la vera contesa riguarda la leadership culturale e politica dell’area conservatrice italiana. Non si tratta soltanto di seggi o alleanze, ma della definizione stessa di cosa sarà la destra del futuro.

 

La guerra per lidentità della destra

Nei prossimi mesi capiremo se Vannacci resterà un fenomeno di testimonianza o diventerà il principale competitore interno di Meloni. Una cosa, però, appare già evidente: la premier rischia di trovarsi stretta tra le responsabilità del governo e le aspettative di una parte dell’elettorato che considera ogni compromesso come un tradimento.

La campagna elettorale non è ancora iniziata ufficialmente. Ma la guerra per l’anima della destra italiana è già cominciata.

Guido Bodrato, una lezione che non tramonta

Un maestro del cattolicesimo politico

In questi giorni si ricordano, e giustamente, i tre anni della scomparsa del capo e fondatore di Forza Italia, Silvio Berlusconi. Ma negli stessi giorni della dipartita dell’ex Presidente del Consiglio, ci lasciava anche un altro grande
leader politico e culturale. Parlo di Guido Bodrato, uno degli ultimi “maestri” del cattolicesimo popolare e sociale del nostro paese. Un politico a tutto tondo ma anche, e soprattutto, un intellettuale prestato alla politica, come si suol dire. Sì perchè Bodrato nel suo lungo e coerente percorso politico ed istituzionale non ha mai abbandonato le ragioni più profonde riconducibili alla tradizione, alla storia, al pensiero e alla stessa prassi del cattolicesimo politico italiano. Un leader naturale figlio di una generazione che ha scoperto e intrapreso l’impegno politico e pubblico partendo da precise e definite radici culturali, sociali, etiche e valoriali. Un leader che, come il suo primo “maestro” e punto di riferimento, Carlo Donat-Cattin, ha individuato nella difesa e nella promozione sociale e politica dei ceti popolari la ragione principale della sua militanza pubblica. Nella corrente, nel partito e poi nelle istituzioni. Nella Democrazia Cristiana prima e nel Partito Popolare Italiano poi. Al Comune di Torino e poi nel Parlamento. Italiano e, infine, in quello europeo. Oltrechè come Ministro in molti governi a cavallo degli anni ‘80 e ‘90.

 

La politica come espressione di una cultura

Ma, al di là del suo concreto e qualificato impegno politico, culturale ed istituzionale, quello che non possiamo dimenticare – almeno noi cattolici popolari e sociali – di Guido Bodrato sono almeno 3 grandi insegnamenti che abbiamo potuto ricevere grazie alla sua costante, coerente e determinata “lezione” politica.

Innanzitutto la tesi che un esponente politico – qualunque esponente politico – è credibile nella misura in cui è anche espressione di una cultura politica, di un pensiero politico e, soprattutto, di una tradizione culturale. Certo, Bodrato era quasi antropologicamente alternativo rispetto a qualsiasi forma di spettacolarizzazione e di forsennata personalizzazione della politica. Non a caso, è sempre stato un qualificato ed autorevole interprete di una precisa e definita cultura politica. E quello era un richiamo che non si stancava di ripetere anche in una fase politica profondamente diversa rispetto a quella che lo ha visto protagonista indiscusso per molti anni.

 

La cultura del confronto

In secondo luogo ha praticato, e non solo predicato, la cosiddetta “cultura del confronto”. Una cultura che non era soltanto un ‘metodo’ ma che, con il suo stile inconfondibile, è sempre stato parte del suo ‘merito’ politico. Non a caso Bodrato è sempre stato un politico stimato all’interno del suo partito, la Democrazia Cristiana e anche, e soprattutto, dai suoi avversari politici. E non solo perchè era uno dei più autorevoli esponenti della sinistra Dc ma per quel metodo che lo ha sempre concretamente accompagnato e caratterizzato. Non ragionava, cioè, utilizzando le pregiudiziali dogmatiche, personali o politiche ma individuava, appunto, nel confronto lo strumento decisivo per persuadere gli amici e misurarsi con gli avversari. Sempre e solo sul terreno politico, senza moralismi ed arroganze varie.

 

Una politica davvero popolare”

In ultimo, ma non per ordine di importanza, credeva in una politica “popolare”. E quindi, e di conseguenza, l’importanza del partito politico caratterizzato da regole democratiche e partecipative al suo interno, la vitalità delle “correnti di idee” presenti nel partito, la concreta militanza, il radicamento territoriale e la rappresentatività sociale degli eletti a qualsiasi livello istituzionale. Di qui la centralità del Parlamento e delle istituzioni rappresentative perchè espressione concreta e tangibile di quel pluralismo culturale e sociale che era e resta il fulcro per conservare e rafforzare la “qualità della democrazia”. Qualità della democrazia a cui era quasi dogmaticamente aggrappato negli ultimi anni della sua vita.

Ecco perché la lezione e il magistero politico e culturale di Guido Bodrato conservano una straordinaria attualità e modernità anche nell’attuale fase politica. Dove, purtroppo, causa l’irruzione e la persistenza del populismo, del massimalismo, dell’estremismo e del radicalismo – presenti tanto a destra quanto a sinistra – i criteri e valori che hanno accompagnato la vita politica di uomini come Bodrato stentano ad affermarsi. O meglio, faticano a trovare anche solo una pallida e lontana cittadinanza. Tuttavia, anche solo attraverso la rilettura di un’esperienza come quella di Guido Bodrato noi possiamo ancora dare – come cattolici popolari e sociali – un contributo politico e culturale importante alla vita democratica del nostro paese.

Berlinguer, cosa ci ha lasciato?

Credo che per comprendere appieno la figura di Enrico Berlinguer occorra accostarla a quella di Palmiro Togliatti. Entrambi si situano lungo il solco della “democrazia progressiva”, ad esempio. E Berlinguer, dinanzi alla violenza politica e ai fatti del Cile, evocherà “un nuovo grande compromesso storico”, paragonabile a quello della Costituente.

Il Migliore, però, intravede appena i sommovimenti degli anni Sessanta (muore nell’agosto 1964, dunque prima del Sessantotto). Berlinguer, dal canto suo, è influenzato dalle nuove culture dei movimenti, specie di quelli femminili ed ecologici. Non enfatizzerei troppo, al riguardo, la cesura pur rappresentata dalla “seconda svolta di Salerno”, della fine del 1980. Già nella linea dell’austerità si ravvisano le nuove culture della frugalità e del rispetto della natura.

Altro punto controverso: Berlinguer e la modernizzazione. Si ricorda spesso il ritardo del Pci, ad esempio, nel comprendere l’importanza della tv a colori. Vero. Ma, per certi versi, il corrispondente berlingueriano del Memoriale di Jalta è l’intervista a l’Unità del dicembre 1983 in occasione dell’inserto dedicato a 1984, di George Orwell. Un’intervista rivolta al futuro, ancor oggi.

SpaceX vola al debutto al Nasdaq (+19%), Musk primo trilionario

Milano, 13 giu. (askanews) – SpaceX vola al debutto al Nasdaq e consegna a Elon Musk un nuovo primato: quello di primo uomo nella storia con un patrimonio di circa 1.000 miliardi di dollari. Il titolo del gruppo spaziale ha aperto a 150 dollari per azione, sopra il prezzo di Ipo fissato a 135 dollari, e ha chiuso in rialzo del 19,2% a 161 dollari pari a una capitalizzazione di 2,1 trilioni di dollari che ne fanno la sesta società Usa per valore.

L’operazione, la maggiore Ipo della storia, ha raccolto 75 miliardi di dollari e ha portato in Borsa circa il 5% del capitale. Il precedente record era di Saudi Aramco con 29,4 miliardi di dollari. Il prezzo di collocamento valorizzava SpaceX 1.770 miliardi, ma il balzo al debutto ha spinto il gruppo tra le maggiori società quotate al mondo, sostenuto dall’interesse degli investitori per Starlink, i lanci commerciali, i contratti governativi e le prospettive legate a spazio, connettività satellitare e intelligenza artificiale. Bene anche le banche che hanno partecipato al collocamento come Goldman Sachs (+2,6%) e Jp Morgan (+2,2%).

Dal punto di vista finanziario SpaceX non ha mai registrato un utile. Nel 2025 ha registrato un aumento dei ricavi a 18,7 miliardi di dollari, ma ha chiuso con una perdita netta di 4,9 miliardi. Le prospettive però sono di una crescita stellare. Morgan Stanley ipotizza 330 miliardi di ricavi nel 2030 e 3.400 miliardi nel 2040, mentre Goldman Sachs vede il business dell’AI crescere da 3,2 a 322 miliardi entro il 2030.

Il rialzo ha avuto un effetto diretto sulla ricchezza di Musk. La sua partecipazione in SpaceX vale ora oltre 760 miliardi di dollari; sommata alla quota in Tesla (+1,8% a 406 dollari), porta il patrimonio legato alle due società a circa 1.000 miliardi facendo dell’imprenditore il primo trilionario della storia.

Il debutto ha creato anche circa 4mila nuovi milionari tra dipendenti e manager del gruppo, oltre ad alcuni nuovi miliardari, confermando SpaceX come una delle maggiori macchine di creazione di ricchezza della Silicon Valley. Ma il nuovo record di Musk è destinato a riaccendere anche il dibattito sulla concentrazione della ricchezza e sul crescente potere dei fondatori delle grandi società tecnologiche americane.

Per Wall Street, l’Ipo di SpaceX è anche il primo test della nuova stagione di mega-quotazioni tech. Dopo anni dominati dai Magnifici Sette, il mercato guarda alle prossime possibili Ipo di OpenAI e Anthropic, mentre il successo del debutto di SpaceX conferma l’appetito degli investitori per società private cresciute su valutazioni record. Resta però il nodo della sostenibilità dei multipli: secondo Reuters Breakingviews, la valutazione di SpaceX implica oltre 100 volte i ricavi 2025, livello che lascia il titolo esposto a volatilità se le attese di crescita non verranno confermate.

Ligabue: Non condivido De Gregori, prendo posizione quando lo sento

Milano, 13 giu. (askanews) – Luciano Ligabue riparte dagli stadi per proseguire il trionfale anno di celebrazioni per il trentennale di “Certe notti” con il tour “La notte di certe notti”. Un anno importante segnato da grandi risultati: un tour di trenta date e 452 mila spettatori totali. “Quando ho iniziato a scrivere canzoni puntavamo a essere cantautore col suono di una band. La mia sfida è sempre stata scrivere quelle che per me sono belle canzoni. È una sfida costante, perchè ho sempre cercato canzoni che avessero un’anima popolare e che il sound fosse quello di cui avevo bisogno” ha raccontato Luciano Ligabue incontrando i giornalisti prima del live di Roma.

Dopo la data zero, si parte dello Stadio Olimpico di Roma: “Mi piace idea di partire da Roma perché ho ricordi precisi all’Olimpico. Il primo è quando abbiamo fatto curva la prima volta, ci fu entusiasmo pazzesco. Poi la volta che i tecnici me fecero uno scherzo e portarono la piattaforma su cui suonavo a dieci metri, se fossi caduto sarei diventato leggenda o il live del 2002 con il diluvio” ha raccontato prima di salire sul palco.

“Certe Notte” è una canzone che ha fatto epoca e che ha smosso tante cose come ha raccontato Luciano: “Non mi sarei aspettato che diventasse un singolo, fino a quel momento i singoli erano stati pezzi up tempo. Non potevo immaginare che avrebbe fatto quel che ha fatto. Ha cambiato molte cose della mia vita”.

Da sempre impegnato, facendo sue le battaglie contro la guerra e contro la violenza contro le donne, Luciano Ligabue rispetto alla posizione di De Gregori che si è detto imbarazzato dai colleghi che prendono posizione pubblica su temi come Gaza, ha dichiarato: “Per me De Gregori è patrimonio della musica e cultura di questo paese, ma è anche tra i personaggi più liberi di pensiero. Questa è una caratteristica che mi piace, ma detto questo, non condivido quel pensiero. La musica non deve per forza esprimersi, ma può farlo. Uno poi decide se ha voglia di farlo. Io ho sempre cercato di farlo attraverso le canzoni. Anche questa sera ci sarà “Il mio nome è mai più” io la faccio sempre da 27 anni e in ogni concerto ricordo che non c’è solo il massacro a Gaza, c’è l’Ucraina, c’è il Sudan, ci sono 56 conflitti in corso, ma era così anche all’epoca in cui è uscita quella canzone. Il modo migliore per poterlo fare, pensandoci bene, è attraverso le parole quando sentiamo l’urgenza di farlo”.

Ad accompagnare Luciano Ligabue ci saranno tutti i chitarristi che hanno suonato con lui nel corso della sua carriera, ma soprattutto ci sarà suo figlio Lenny alla batteria: “Stiamo vivendo insieme esperienze diverse, per lui è il primo giro negli stadi”.

Le celebrazioni proseguiranno mercoledì 17 giugno all’Allianz Stadium di Torino, sabato 20 giugno (a un anno esatto da Campovolo 2025) allo Stadio San Siro di Milano poi a settembre e ottobre con un tour nei palazzetti che si chiuderà nuovamente a Milano.

Nel 2027 ha annunciato che si fermerà, che non farà altri concerti in Italia, ma che sta pensando a dei progetti all’estero, che sono ancora in fase di elaborazione, salvo ovviamente sorprese. E la sorpresa potrebbe essere la sua partecipazione a Sanremo da super ospite: “Non credo, ne abbiamo già parlato altre volte. Sanremo è la più grande vetrina che ci sia in Italia, ma è sempre una cosa con il coltello tra i denti. E’ difficile fare musica lì perchè c’è troppa tensione, sembra sempre una questione di vita o di morte. Se dovessero invitarmi, valuterei se ci sono le condizioni per poterlo fare, al momento direi di no, ma mai dire mai”.

Seguendo la tradizione di Campovolo – RCF ARENA di Reggo Emilia e della Reggia di Caserta, negli stadi di Roma e Torino la festa inizia prima del concerto con il Ligavillage, (allestito nell’area adiacente allo stadio con accesso gratuito dalle ore 17.00 alle ore 20.00).

Da settembre il gran finale: 15 città e 15 appuntamenti unici che non prevederanno repliche per rendere ogni “notte” speciale e irripetibile; una grande festa che partirà il 22 settembre dall’Arena di Verona e che si concluderà il 24 ottobre all’Unipol Dome, ultima data live di Ligabue per il 2026.

Di Alessandra Velluto

Musk oltre tre volte più ricco di Larry Page

Milano, 12 giu. (askanews) – Elon Musk vale oltre tre volte Larry Page, secondo uomo più ricco al mondo. Secondo il Bloomberg Billionaires Index, la classifica aggiornata quotidianamente da Bloomberg alla chiusura di Wall Street, il patrimonio del fondatore di Tesla e SpaceX è salito a 971 miliardi di dollari.

Musk guida nettamente la graduatoria con un aumento giornaliero di 274 miliardi di dollari e un progresso da inizio anno di 351 miliardi. Alle sue spalle c’è Larry Page, cofondatore di Google, con 304 miliardi, seguito da Sergey Brin con 283 miliardi e da Jeff Bezos con 262 miliardi.

Quinta posizione per Larry Ellison, fondatore di Oracle, con 237 miliardi, nonostante un calo giornaliero di 16,6 miliardi e una flessione da inizio anno di 10,2 miliardi. Seguono Michael Dell con 211 miliardi, Mark Zuckerberg con 202 miliardi e Jensen Huang, numero uno di Nvidia, con 170 miliardi.

Nona posizione per Bernard Arnault, primo europeo nella classifica Bloomberg, con 166 miliardi di dollari, davanti a Jim Walton, decimo con 147 miliardi.

La top ten conferma il peso dominante della tecnologia statunitense tra i grandi patrimoni globali: otto dei primi dieci miliardari sono americani e quasi tutti legati al settore tech. Le eccezioni sono Arnault della casa di lusso francese Lvmh e Jim Walton della famiglia proprietaria del colosso della grande distribuzione Walmart.

Padel, Fip Silver Palermo: quarti azzurri, Cassetta contro i NextGen

Roma, 12 giu. (askanews) – La stella della nazionale maschile contro il talento siciliano che segue le sue orme. I quarti di finale del Fip Silver Mediolanum Padel Cup – si legge in una nota – regaleranno uno degli incroci più attesi al Country Time Club, dove sabato (non prima delle 18, a chiusura del programma), si troveranno di fronte Marco Cassetta, numero 7 italiano e top 100 mondiale, contro Matteo Platania, 19enne agrigentino. Proprio Matteo è stato protagonista, insieme al compagno Matteo Sargolini, classe 2007, della partita più bella degli ottavi di finale, contro i francesi Philemon Raichman ed Enzo Couacaud: 7-6 7-6 il risultato finale, dopo più di due ore e mezza di battaglia disputata con grande maturità dai due NextGen azzurri, entrambi già con un ricco curriculum con le Nazionali juniores.

L’azzurro brillerà anche nella parte alta del tabellone, dove Lorenzo Di Giovanni – compagno di Cassetta nel bronzo europeo dello scorso anno – sfiderà insieme a Federico Galli i numeri 1 del tabellone, gli spagnoli Antonio “Pincho” Fernandez e Adrian Marques, che hanno travolto (6-2 6-1) l’algerino Hamour e il greco Sioulis.

Nel femminile spicca invece la vittoria di Clarissa Aima e Caterina Baldi, due delle giocatrici italiane più in forma nel circuito mondiale Cupra Fip Tour della Federazione Internazionale Padel, di cui fa parte il Fip Silver palermitano. Baldi e Aima, quest’ultima già vincitrice della prima edizione di Mediolanum Padel Cup, hanno vinto in scioltezza il match contro Giuditta Beltrami e la belga Noemi Sermant (6-2 6-0), guadagnandosi il quarto di finale – in apertura di giornata, alle 10 – contro Luna Battista, abruzzese di nascita ma cresciuta sportivamente a Floridia. Di Battista e la compagna Nura Padilla hanno vissuto un altro testa a testa da batticuore, chiuso 7-6 4-6 6-1 contro Francesca Pezzillo e Ilenia Monti. Impressionanti i debutti delle prime teste di serie del tabellone, tutte spagnole: Alba Perez e Alba Gallardo hanno lasciato solo due game (6-1 6-1) contro le connazionali Martinez-Del Rio, mentre Lucia Peralta e Rebeca Lopez non hanno lasciato scampo alle marocchine Aoulad-Chaouki (6-0 6-0).

Borsa, debutto record di SpaceX apre la strada a OpenAI e Anthropic

Milano, 12 giu. (askanews) – Il debutto record di SpaceX al Nasdaq apre la strada alla prossima ondata di mega-Ipo dell’intelligenza artificiale. Dopo il gruppo spaziale di Elon Musk, capace di raccogliere 75 miliardi di dollari e superare i 2.000 miliardi di capitalizzazione nelle prime contrattazioni, Wall Street guarda già alle possibili quotazioni di OpenAI e Anthropic, in una partita che potrebbe portare sui mercati pubblici quasi 4.000 miliardi di dollari di nuovo valore.

SpaceX è stato il primo grande test. Il gruppo ha chiuso il debutto in rialzo del 19,2%, per una valutazione di circa 2.100 miliardi di dollari, confermando l’appetito degli investitori per società private cresciute fuori dai listini con valutazioni da mega-cap. Il balzo del titolo ha fatto di Elon Musk il primo trillionaire della storia e rafforza l’idea che il mercato sia pronto ad assorbire nuove quotazioni di dimensioni eccezionali, soprattutto nei settori legati a spazio, infrastrutture digitali e intelligenza artificiale.

Il dossier più avanzato è quello di Anthropic. La società che sviluppa Claude ha presentato in via riservata la documentazione per una Ipo negli Stati Uniti, accelerando la sfida con OpenAI e fissando un possibile nuovo benchmark di valutazione per il settore. Nell’ultimo round Anthropic è stata valutata quasi 1.000 miliardi di dollari post-money, dopo una precedente valutazione di 380 miliardi.

Anche OpenAI è entrata nella corsa alla quotazione, pur senza indicare tempi ufficiali. Il gruppo guidato da Sam Altman resta al centro della rivoluzione dell’intelligenza artificiale generativa, ma dovrà presentarsi al mercato con un modello di business ancora in forte evoluzione, costi infrastrutturali elevati e un fabbisogno crescente di capitale per potenza di calcolo, data center e sviluppo dei modelli.

Per Wall Street sarebbe una delle maggiori prove di assorbimento di capitale dell’ultimo decennio. Dopo anni dominati dai Magnifici Sette, le nuove Ipo potrebbero creare un secondo blocco di mega-cap tech, attirando capitali da fondi, retail e investitori globali. Già alla vigilia del debutto di SpaceX alcuni operatori avevano ridotto l’esposizione ai big tech tradizionali per liberare spazio nei portafogli.

Resta il nodo delle valutazioni. SpaceX, OpenAI e Anthropic sono società simbolo di mercati potenzialmente enormi, ma anche di investimenti colossali e ritorni ancora difficili da misurare. Il successo di SpaceX può riaprire la finestra delle Ipo, ma al tempo stesso alza l’asticella per le altre quotazioni.

Alla finestra c’è anche l’italiana Bending Spoons, che punta al Nasdaq con una possibile valutazione intorno ai 20 miliardi di dollari, circa il doppio dell’ultimo round privato. Un’eventuale quotazione avrebbe un significato rilevante anche per il capitalismo italiano: valorizzerebbe le quote dei quattro fondatori, tra cui l’amministratore delegato Luca Ferrari, e degli investitori italiani ancora presenti nel capitale, a partire da Tamburi Investment Partners.

Per Anthropic, muoversi per prima può rappresentare un vantaggio competitivo: la quotazione consentirebbe di raccogliere capitali e rafforzare il posizionamento nella corsa all’IA, in un settore in cui i costi dei modelli e dell’infrastruttura crescono rapidamente. Per OpenAI, invece, la Borsa sarebbe il passaggio naturale per sostenere una scala industriale ormai paragonabile a quella dei maggiori gruppi tecnologici globali.

La finestra resta però delicata. Il debutto di SpaceX ha mostrato che Wall Street può ancora assorbire collocamenti record, ma anche che la concorrenza per i capitali sarà forte. Se le valutazioni di OpenAI e Anthropic saranno confermate, le Ipo dell’intelligenza artificiale diventeranno il vero stress test della prossima fase del rally tecnologico americano.