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Intesa Sp: utile primo semestre a 5,6 miliardi (+6,5%), sopra attese

Milano, 29 lug. (askanews) – Intesa Sanpaolo ha chiuso il primo semestre dell’anno con un utile netto pari a circa 5,6 miliardi (+6,5%), sopra le attese. Nel solo secondo trimestre, il risultato è di circa 2,8 miliardi. L’attuazione del piano di impresa 2026-2029, spiega la banca, “procede a pieno ritmo, con una prospettiva di utile netto per il 2026 migliorata a oltre 10 miliardi”.

Nel corso del primo semestre, sottolinea Intesa Sp, c’è stato un “significativo ritorno cash per gli azionisti”: 5,3 miliardi di distribuzione maturata nel periodo, di cui 4,2 miliardi come dividendi (di cui 3,8 mld previsti come acconto dividendi da distribuire nel prossimo novembre), che si aggiungono al buyback, pari a 2,3 miliardi avviato a luglio. Al 30 giugno 2026, il Common equity tier 1 ratio è al 13,1%, deducendo dal capitale la distribuzione maturata e il buyback (13,8% considerando circa 75 centesimi di punto di beneficio derivante dall’assorbimento delle imposte differite attive).

“Registriamo i migliori sei mesi della nostra storia, grazie anche al miglior trimestre di sempre”, ha commentato il Ceo Carlo Messina. Intesa Sanpaolo “continua a confermarsi tra le banche europee con i più elevati livelli di remunerazione per gli azionisti. Nel corso del 2026 prevediamo di distribuire agli azionisti circa 9,4 miliardi attraverso dividendi e buyback”.

A giugno, ha sottolineato Messina, “abbiamo presentato al mercato e agli azionisti del Monte dei Paschi di Siena un’offerta che dà loro la possibilità di unirsi ad una banca che opera – con una prospettiva sostenibile nel tempo – al servizio degli azionisti, delle famiglie e delle imprese di ogni dimensione, dei territori e delle comunità, e che guarda con la massima attenzione al valore delle proprie persone. L’obiettivo è dar vita insieme ad un gruppo ancora più solido e profittevole, protagonista in uno scenario globale di crescente complessità, in grado di mantenere un forte radicamento nell’economia, nella società, nelle capacità di sviluppo del nostro Paese”.

AI, standard internazionali per un uso responsabile

Milano, 29 lug. (askanews) – L’intelligenza artificiale sta trasformando il mondo delle imprese, ma per farlo in modo sicuro servono regole e governance. Da questa esigenza nasce la ISO/IEC 42001, il primo standard internazionale per i sistemi di gestione dell’intelligenza artificiale.

Uno standard che, secondo Bureau Veritas, aiuta le organizzazioni a sviluppare e utilizzare l’AI in modo responsabile e trasparente. Di recente, l’azienda ha ottenuto l’accreditamento da Accredia per rilasciare certificazioni a fronte di questo standard.

“La ISO/IEC 42001 è la prima norma internazionale dedicata ai sistemi di gestione per l’intelligenza artificiale. Si basa su un principio fondamentale: la governance dell’IA non riguarda esclusivamente gli aspetti tecnici, come algoritmi o infrastrutture, ma richiede anche un’attenta valutazione del suo impatto sulle persone e sull’intera organizzazione. L’obiettivo è garantire uno sviluppo e un utilizzo dell’intelligenza artificiale che siano responsabili, efficaci e integrati nei processi aziendali.” ha dichiarato Nicoletta Palese, Business Unit Manager della Divisione Certificazione Nord di Bureau Veritas Italia.

Tra le prime realtà certificate sotto accreditamento c’è Fastweb, dove l’intelligenza artificiale rappresenta un pilastro strategico per l’innovazione e lo sviluppo dell’azienda.

“Quello che abbiamo voluto fare è stato costruire un framework di compliance aziendale in maniera diversa, che non fosse ancorato a una paper compliance. L’ottenimento di questa certificazione, è la prova che si può essere conformi con le migliori pratiche e le normative internazionali anche adottando un approccio basato su processi reali e soprattutto su un’importante attenzione alle persone, che sono il vero motore per far sì che le nostre aziende siano conformi alle normative internazionali” ha aggiunto Matteo Pedica, Head of Integrated Compliance di Fastweb.

Una certificazione che conferma un modello di governance dell’AI basato su trasparenza, controllo e gestione del rischio, in linea con le normative europee.

“Abbiamo iniziato a studiare con grande attenzione questa normativa fin dal 2021, quando sono state pubblicate le prime bozze del regolamento, ponendoci un obiettivo chiaro: costruire un sistema di compliance innovativo basato sulla consapevolezza e non sulla paura di una sanzione. Per questo abbiamo coinvolto tutti i dipendenti di Fastweb, affinché comprendessero sia i benefici che possono derivare da un utilizzo consapevole dell’intelligenza artificiale, sia, soprattutto, i rischi normativi e operativi a cui ci si espone quando l’IA viene utilizzata in modo non controllato” ha concluso Pedica.

Un percorso che vede Bureau Veritas e Fastweb tra i protagonisti nell’adozione di standard internazionali per un’intelligenza artificiale sempre più affidabile, responsabile e sicura.

Al via la quarta ondata di caldo: punte di 40 gradi in città

Milano, 29 lug. (askanews) – Come meteorologi, ogni volta che inizia un’ondata di caldo africano ci sentiamo rivolgere due domande: “Quanto farà caldo?” e “Quando finirà?”. Rispondere alla prima è ormai tristemente facile, dato che i modelli inquadrano i picchi termici con grande precisione.

Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma invece che, rispondere alla seconda domanda è difficile e sembra, sempre più, una rincorsa dietro un miraggio: iniziamo dicendo che la fine dell’incubo avverrà il 9 agosto, poi i calcoli la spostano al 12, poi al 13, e così via. La verità per questa quarta ondata di calore del 2026, che inizia proprio oggi, è che la tregua è attualmente stimata per il 12-13 agosto, ma c’è da scommettere che ne avremo almeno fino a Ferragosto se non oltre. Quei 4 gradi che cambiano tutto Probabilmente, senza il peso del Riscaldamento Globale, avremmo vissuto questo periodo del Solleone in modo molto diverso. Avremmo avuto cieli sereni e massime fino a 34-37°C: un’Estate soleggiata, certamente molto calda, ma del tutto normale e godibile per le vacanze. D’altronde, siamo nel periodo canicolare clou dell’anno.

Sono questi famigerati 4 gradi aggiunti dal Riscaldamento Globale a rendere la vita impossibile. Oggi, visitare una città d’arte significa correre da un museo climatizzato all’altro; passeggiare all’aria aperta all’ora di pranzo è una sauna garantita, a meno che non si salga sopra i 1500 metri di quota. E persino il classico tuffo in mare ha perso parte della sua magia: l’acqua è diventata un “brodo” a 28-30°C, limitando di molto la sensazione di refrigerio.

I numeri di questa quarta ondata parlano chiaro: avremo picchi di 38-41°C all’ombra da Nord a Sud, con valori localmente superiori nelle zone interne delle Isole Maggiori. Soffriremo notti tropicali (minime oltre i 20°C) e super tropicali (oltre i 25°C), mentre i nostri terreni diventeranno sempre più aridi e i ghiacciai continueranno a soffrire in silenzio. Non c’è da stupirsi se, per ritrovare un po’ di normalità, in molti stiano guardando al Nord Europa. Tra la Scozia e la Scandinavia si registrano massime di 20-23°C, praticamente i valori che noi registriamo in piena notte! Di questo passo, le nostre vacanze estive cambieranno radicalmente, spingendoci sempre di più verso un diffuso e inevitabile “Turismo Climatico Nordeuropeo”.

L’Italia sarà preda di una violenta escalation dell’anticiclone africano, con le temperature che passeranno, un grado al giorno, dai 37°C attuali ai picchi estremi di 41°C attesi per domenica (Firenze e Terni regine del caldo), accompagnati da afa opprimente lungo le coste e notti appiccicose.

Il sole dominerà incontrastato quasi ovunque, ma andranno tenute a mente alcune eccezioni instabili: mercoledì si formeranno dei temporali in Sicilia e sulle Alpi, mentre nel corso del fine settimana l’unica valvola di sfogo per il caldo saranno i classici rovesci pomeridiani, strettamente confinati ai rilievi alpini.

E’ iniziata la quarta ondata di caldo africano del 2026, e probabilmente non sarà l’ultima.

Manifesto antisemita in Rai, Rossi: "Intimidazioni gravissime"

Roma, 29 lug. (askanews) – “La Rai esprime la più ferma condanna per il manifesto antisemita comparso questa mattina nella bacheca di Radio1, a firma dei gruppi ‘Global Sumud’ e ‘Libere di lottare’. Si tratta di un episodio gravissimo che arriva al termine di giorni di polemiche strumentali e intimidazioni nei confronti del nostro corrispondente da Gerusalemme, Giovan Battista Brunori, che svolge da anni con professionalità e rigore il proprio lavoro in uno dei teatri di crisi più difficili e pericolosi al mondo”. E’ quanto si legge in una nota della Rai.

“Il manifesto, che ripropone stereotipi e iconografie della peggiore pubblicistica antisemita del passato, affisso all’interno della sede di una testata Rai – prosegue la nota – rappresenta un fatto di eccezionale gravità e richiama metodi di intimidazione e di isolamento nei confronti dei giornalisti che evocano le pagine più oscure della storia del nostro Paese, incompatibili con il confronto democratico e con la libertà di informazione”.

“Il Direttore di Radio1, Nicola Rao, ha immediatamente richiesto l’intervento delle Forze dell’Ordine. La Digos ha effettuato un sopralluogo, acquisendo il manifesto e gli altri elementi utili agli accertamenti. La Rai ha già disposto un’indagine interna. Ogni comportamento che favorisca o tolleri simili azioni sarà punito con il massimo rigore. Al collega Giovan Battista Brunori va la piena vicinanza mia personale e di tutta l’Azienda. La Rai continuerà a difendere la libertà di informazione, il pluralismo e la sicurezza dei propri giornalisti, respingendo con fermezza ogni forma di odio, antisemitismo, intimidazione e violenza”, conclude la nota.(Credit foto: Ufficio Stampa Rai)

Calcio, Roma, John Galantic nuovo amministratore delegato

Roma, 29 lug. (askanews) – John Galantic è il nuovo amministratore delegato (Ceo) della Roma. Manager di lunga esperienza internazionale, Galantic succede alla guida operativa del club in un momento simbolico, tra il ritorno in Champions League e le celebrazioni per il centenario della società.

Nato a Boston nel 1961 da una famiglia di origini italiane, cittadino americano e svizzero, Galantic ha conseguito un Master in Business Administration alla Harvard Business School. Ha iniziato la carriera in Procter & Gamble, lavorando anche in Italia, per poi ricoprire incarichi di vertice in Chanel e, più recentemente, come amministratore delegato del gruppo Tod’s. Nel mondo dello sport è già noto per aver fatto parte dei consigli di amministrazione della Roma e della Ferrari.

Nell’annunciare la nomina, la famiglia Friedkin ha sottolineato il profilo internazionale del nuovo dirigente e il suo legame con il club. “John ha guidato alcune delle più importanti aziende globali ai massimi livelli, da ultimo proprio in Italia. Conosce a fondo lo sport e il mondo imprenditoriale italiani, avendo fatto parte dei Consigli di amministrazione dell’AS Roma e della Ferrari. Ama questa città, ne comprende l’anima, conosce i suoi tifosi e sa cosa rappresenta questo club per loro. Siamo fermamente convinti che sia la persona giusta per guidare questo club nel suo secondo secolo di storia”.

La proprietà giallorossa ha inoltre evidenziato come la nomina si inserisca in una fase di rilancio della società: “Torniamo in Champions League, un traguardo conquistato con sacrificio sul campo e reso possibile anche dalla fedeltà dei migliori tifosi del calcio. E il 22 luglio abbiamo dato il via alle celebrazioni per il Centenario della Roma”.

Nel messaggio rivolto ai sostenitori, i Friedkin hanno infine invitato la tifoseria ad accogliere il nuovo amministratore delegato: “Unitevi a noi nel dare il benvenuto a John nel nostro Club. Forza Roma!”.

Le Nitto ATP Finals 2026 di Torino si aprirannno con Achille Lauro

Milano, 29 lug. (askanews) – Le Nitto ATP Finals 2026 si preparano ad alzare il sipario a Torino con una serata-evento che unirà il grande tennis e la grande musica. Protagonista della terza edizione del Grand Opening Show sarà Achille Lauro, che giovedì 12 novembre, dalle ore 21.00, trasformerà l’Inalpi Arena di Torino nel palcoscenico inaugurale del torneo che riunisce gli otto migliori tennisti della stagione e le migliori otto coppie di doppio.

I biglietti saranno disponibili da domani, giovedì 30 luglio, alle ore 12.00 su tickets.nittoatpfinals.com. Per chi desidera assicurarsi un posto all’evento, il consiglio è di prepararsi in anticipo: le disponibilità potrebbero esaurirsi rapidamente.

Achille Lauro, protagonista della nuova edizione, conferma la vocazione dell’evento a coniugare l’eccellenza sportiva con la grande musica e l’intrattenimento. Con centinaia di milioni di streaming e una carriera caratterizzata da una continua evoluzione artistica, Achille Lauro è oggi una delle personalità più influenti della musica italiana. Artista che, tra musica, moda e spettacolo, ha ridefinito completamente il concetto di pop star in Italia, ha costruito un immaginario unico e riconoscibile, superando i confini tra discipline e linguaggi. Dopo un 2026 costellato di concerti sold out e in vista del tour negli stadi del 2027, l’artista sarà il protagonista assoluto della serata inaugurale delle Nitto ATP Finals.

I vantaggi riservati ai tesserati FITP I tesserati FITP potranno acquistare i biglietti a condizioni esclusive. Per i tesserati Atleta e Gold (agonisti e non agonisti) è previsto uno sconto del 20%, mentre i tesserati eSports beneficeranno di una riduzione del 5%. Ancora più vantaggi con SportPay Le agevolazioni aumentano per i tesserati FITP titolari di un conto SportPay:

30% di sconto per i tesserati Atleta e Gold.

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Durante questa fase promozionale sarà possibile acquistare un solo biglietto per ciascun avente diritto.

Il Grand Opening Show rappresenta il momento inaugurale delle Nitto ATP Finals: una serata pensata per celebrare l’inizio del torneo più prestigioso della stagione, unendo spettacolo, musica ed emozioni prima che scendano in campo i migliori otto giocatori dell’anno e le migliori otto coppie di doppio.

Scherma, Mondiali, penultima giornata senza medaglie azzurre

Roma, 29 lug. (askanews) – Dopo i due splendidi ori azzurri di ieri, la penultima giornata dei Campionati del Mondo Assoluti di Hong Kong 2026 riserva all’Italia una doppia beffa all’ultima stoccata: la squadra di sciabola femminile va a un passo dal colpaccio contro la Francia ma si ferma ai quarti di finale con il punteggio di 45-44, mentre il team di spada maschile cede negli ottavi a Israele per 42-41 al minuto supplementare. È il primo giorno di questa fin qui straordinaria kermesse iridata chiuso senza podi, dunque, per la spedizione italiana, che resta comunque saldamente in testa al Medagliere per Nazioni con sette medaglie di cui tre d’oro e quattro di bronzo. (Foto Federscherma.it)

Calcio, Malagò al Senato: "Servono nuove regole e più risorse"

Roma, 29 lug. (askanews) – “Il sistema calcio ha bisogno che qualcosa succeda”. È il messaggio lanciato dal presidente della Figc Giovanni Malagò nel corso dell’audizione davanti alla VII Commissione del Senato, dedicata al disegno di legge sul sistema calcistico italiano. Dal contrasto alla pirateria ai proventi delle scommesse, fino al vincolo sportivo e alle infrastrutture, Malagò ha indicato le priorità per rilanciare il movimento.

Tra le richieste principali c’è quella di destinare al calcio una quota dei ricavi delle scommesse sportive. “Se venisse riconosciuto il 2% delle scommesse – ha detto – si darebbe tranquillità al sistema e si compenserebbe anche l’inevitabile riduzione dei ricavi dai diritti televisivi che arriverà con il prossimo bando della Serie A”. Secondo il presidente federale è anomalo che uno sport sul quale si scommette generi risorse senza alcun ritorno diretto per il movimento: quei fondi, ha spiegato, dovrebbero finanziare vivai, infrastrutture, impianti e agevolazioni fiscali.

Ampio spazio anche al tema della pirateria audiovisiva. Malagò ha sostenuto la proposta del senatore Marcheschi di destinare il 10% delle sanzioni al calcio per sostenere i settori giovanili. “Sono fondi sottratti al nostro sistema, non capisco perché non debbano tornare quasi interamente a noi”, ha affermato, pur lasciando aperta la possibilità di destinare una parte delle risorse anche a finalità sociali.

Sul fronte della lotta alla pirateria il presidente Figc ha espresso delusione per i risultati ottenuti finora. “Pensavo che le cose andassero meglio, ma i numeri dicono il contrario. Le leggi ci sono, manca l’attuazione delle sanzioni come vero deterrente”, ha osservato, sottolineando come anche altri Paesi stiano guardando al modello italiano senza che però gli effetti siano ancora soddisfacenti.

Malagò ha poi chiesto un intervento sul vincolo sportivo, definendolo un tema sul quale esiste “un grido di allarme grandissimo”, e ha criticato alcune norme che, a suo giudizio, limitano l’autonomia dell’ordinamento sportivo. Tra queste l’obbligo di convocare in Primavera giocatori formati per almeno tre anni, il numero delle società professionistiche e le disposizioni legislative che premiano l’impiego degli under 23, misure che, secondo il presidente federale, dovrebbero essere incentivate ma non imposte per legge.

Infine il richiamo alle infrastrutture. “Magari ci fosse un Piano Marshall”, ha detto ricordando una battaglia già portata avanti ai tempi della presidenza del Coni. Il messaggio conclusivo è stato rivolto alla politica: “Bisogna trovare il modo di reperire le risorse. Oggi il calcio dà molto più al Paese, in termini finanziari, di quanto riceva. E questa non la considero una situazione giusta”.

Ddl tossicodipendenze, Meloni: approvazione è vittoria su più fronti

Roma, 29 lug. (askanews) – “La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, esprime soddisfazione per l’approvazione definitiva della legge che rafforza la concreta possibilità, per chi è stato condannato per reati commessi sulla spinta della tossicodipendenza, di affrontare un percorso di recupero in detenzione domiciliare in comunità invece che restare in carcere, quando la condanna non supera gli otto anni di reclusione”. Così in una nota di Palazzo Chigi.

“Si tratta di un disegno di legge del governo, che al Senato si è arricchito con il contributo delle opposizioni, e quindi con il recepimento di emendamenti da loro proposti, e che è l’esito della concorde proposta di tutto il mondo delle dipendenze, a cominciare dalle comunità. Una proposta qualificante, ampiamente condivisa, fatta propria e rilanciata dalla Conferenza nazionale sulle dipendenze, svolta a Roma nel novembre scorso. Si tratta di una vittoria su più fronti: per chi usufruirà di questa opportunità, in maniera per un verso più estesa, per altro verso più seria, rispetto alla legislazione finora in vigore; per la sicurezza di tutti, perché con un recupero verificato viene eliminata la molla che spinge una fascia di persone a tornare a delinquere; per la popolazione penitenziaria, che verrà alleggerita dalla presenza di chi sceglierà il percorso in comunità”, prosegue la nota.

La Russa: Roggero non fu legittima difesa, ora modificare norma

Milano, 29 lug. (askanews) – “Secondo me la sentenza Roggero è criticabilissima nell’entità della pena, non è criticabile quando dice che quella non è legittima difesa, per la legge attuale. Faccio l’avvocato, non posso non dirlo… Gli auguro di uscire presto dal carcere, per il futuro modificherei l’eccesso colposo di legittima difesa, creerei uno spazio normativo qualora una persona fosse particolarmente scossa per quanto successo prima”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa, durante la cerimonia del Ventaglio con la Stampa Parlamentare.

Per i suoi 40 anni Dylan Dog debutta a teatro, all’Eliseo di Roma

Milano, 29 lug. (askanews) – Dylan Dog compie 40 anni e festeggia anche a teatro, con lo spettacolo “Dylan Dog horror show”, in scena all’Eliseo di Roma, dal 28 ottobre.

Era il 26 settembre del 1986 quando l’Indagatore dell’Incubo creato da Tiziano Sclavi sbarcò per la prima volta in edicola per Sergio Bonelli Editore con “L’alba dei morti viventi”, scritto da Sclavi, disegnato da Angelo Stano e con la copertina di Claudio Villa, primo albo di una serie che da allora ha raccolto milioni di lettori. In questi quarant’anni Dylan Dog ha attraversato l’orrore senza mai negarlo, scegliendo invece di osservarlo, interrogarlo e raccontarlo. Ed è proprio da questo sguardo che nasce il filo conduttore delle celebrazioni che punteggeranno i prossimi mesi e culmineranno con il debutto di Dylan dog sul palcoscenico.

“Dylan dog horror show”, diretto da Valter Malosti, è la prima produzione teatrale Sergio Bonelli Editore, un evento che porterà per la prima volta a teatro l’universo dell’Indagatore dell’Incubo. “Uno spettacolo immersivo, un fumetto che prende vita sulle tavole del palcoscenico”, ha spiegato il regista. Proprio con questo spettacolo, il Teatro Eliseo, chiuso dal 2020, riprenderà la sua prestigiosa storia teatrale, sotto la direzione artistica di Alessandro Longobardi per Viola Produzioni – CPT.

Con il debutto di Dylan Dog Horror Show entreranno nel vivo le celebrazioni per il 40° anniversario di Dylan Dog. Il foyer del Teatro Eliseo sarà trasformato per l’occasione in un percorso ispirato all’universo creato da Tiziano Sclavi, con installazioni, ambientazioni e attività pensate per accompagnare il pubblico all’interno dell’immaginario dell’Indagatore dell’Incubo.

“Portare Dylan Dog per la prima volta a teatro in occasione dei suoi 40 anni è per noi motivo di grande orgoglio, e farlo al Teatro Eliseo di Roma, che rinasce per l’occasione ‘Dopo un lungo silenzio’, per citare proprio un titolo iconico di Tiziano Sclavi, rende questo passaggio ancora più significativo – ha detto Michele Masiero, Direttore Editoriale di Sergio Bonelli Editore – È come se Dylan trovasse una nuova casa, viva, aperta, pronta ad accogliere il pubblico in modo continuativo”.

L’avvicinamento al debutto teatrale sarà scandito da un calendario di appuntamenti che accompagnerà i festeggiamenti per i 40 anni di Dylan Dog. Le celebrazioni prenderanno il via già nella settimana del compleanno ufficiale dell’Indagatore dell’Incubo, il 26 settembre 2026, con pubblicazioni speciali, eventi e iniziative dedicate.

Quirinale, La Russa: tabù per destra? Solo per chi vuole occupare ruoli

Milano, 29 lug. (askanews) – “Perchè deve essere un tabù che uno di destra, escluso La Russa per carità, possa diventare presidente della Repubblica? Tatarella nel ’94 era vice presidente del Consiglio, Tremaglia che aveva fatto la RSI e vestita la divisa col gladio, fu ministro … Non c’è nessuna discussione sull’accettazione totale della Costituzione da parte di tutti gli esponenti della destra del dopoguerra e di quella attuale in particolare, e dopo Fiuggi ancora di più e sono pronto a difendere con la vita i diritti della prima parte della Costituzione”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa, rispondendo ad una domanda durante la cerimonia del Ventaglio con la Stampa Parlamentare. “È un tabù di chi è abituato a occupare ruoli dello Stato sulla scorta di argomenti pretestuosi. Meloni non ci pensa nemmeno, ma se ci pensasse sarebbe un grande vantaggio per l’Italia: dopo un grande presidente come Mattarella credo che una grande donna come Meloni prima o poi sarebbe gradita agli elettori della destra e a gran parte degli elettori della sinistra”.

Fifa, il progetto di Infantino agita il mondo del calcio

Roma, 29 lug. (askanews) – Il mondo del calcio è stato scosso dalla proposta del presidente della Fifa, Gianni Infantino, di creare una nuova società da 20 miliardi di dollari che gestirebbe Mondiali e diritti Fifa con investitori privati, tra cui un fondo legato alla famiglia Kushner, genero del presidente americano Donald Trump. Un’iniziativa che ha visto l’immediata opposizione della Uefa e di alcuni esponenti politici internazionali, che hanno ribadito che il calcio appartiene ai tifosi.

In un comunicato pubblicato ieri pomeriggio, la Fifa ha annunciato il proposito di aumentare i finanziamenti per lo sviluppo del calcio fino a oltre 10 miliardi di dollari, previa approvazione delle federazioni affiliate. L’obiettivo dichiarato da Infantino, si legge nel comunicato diffuso, è quello di “far crescere il gioco a livello globale” andando a “democratizzare” il mondo del calcio attraverso incentivi che andrebbero a sostenere anche le federazioni più povere.

“In quanto organo di governo globale, la Fifa ha la responsabilità di garantire che il calcio raggiunga ogni angolo del mondo e che il valore che crea supporti le federazioni e le comunità ovunque. La nostra prossima fase di crescita richiede una struttura apposita, in cui l’aspetto commerciale del calcio operi come un’attività focalizzata e dedicata, con il suo valore condiviso in modo più ampio ed efficace in tutto il mondo”, ha detto la Fifa, illustrando il ruolo che dovrebbe andare a svolgere la Fifa Forward Enterprise (FFE), la nuova società controllata e di proprietà della Fifa che dovrebbe consolidare le attività commerciali e di gestione degli eventi della Federazione calcistica internazionale.

“Insieme ad altri programmi Fifa già esistenti, questi investimenti potrebbero portare il finanziamento totale previsto dalla Fifa per lo sviluppo a oltre 10 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni, rappresentando il più grande impegno di questo tipo mai assunto da un’organizzazione sportiva”, ha osservato la Federazione internazionale, sostenendo che “la Fifa utilizzerà questo investimento in modo equo in ogni paese, indipendentemente dalle sue dimensioni, dalla sua ricchezza o dalla sua posizione geografica, a beneficio di tutti”.

“Ogni federazione membro della Fifa dovrebbe avere l’opportunità di ottenere una quota equa dei finanziamenti disponibili per plasmare il proprio futuro, decidendo in autonomia anziché dipendere da altri. Si tratta di democratizzare il calcio a livello globale”, ha proseguito la federazione presieduta da Infantino, la quale intende “investire massicciamente anche nelle zone più piccole o remote del mondo calcistico, luoghi che troppo spesso vengono trascurati”. “Ogni federazione membro della Fifa, a prescindere dalle sue dimensioni, risorse o posizione geografica, avrà voce in capitolo e l’opportunità di determinare il proprio percorso. Il calcio è diventato uno sport veramente globale e quindi i benefici devono essere percepiti a livello globale”, ha rimarcato.

Nello specifico, la Fifa ha evidenziato che FFE raccoglierà fino a 4,2 miliardi di dollari entro la fine dell’anno per contribuire a finanziare programmi di sviluppo, “sulla base di una valutazione azionaria iniziale di 20 miliardi di dollari, selezionando attentamente investitori a lungo termine che acquisiranno partecipazioni di minoranza non di controllo”. Per la realizzazione del progetto la Fifa sta collaborando con JP Morgan, mentre tra i potenziali investitori figura Thrive Eternal, società fondata da Joshua Kushner, fratello di Jared Kushner.

Sebbene nel comunicato si faccia riferimento al fatto che i dettagli dell’annuncio sono stati illustrati da Infantino ai membri riuniti a Manhattan il 18 luglio, prima della finale dei Mondiali, le rimostranze della Uefa non si sono fatte attendere, con il presidente Aleksander Ceferin che ha minacciato di boicottare i prossimi mondiali qualora il piano di Infantino dovesse essere portato a termine.

A tal proposito, le 55 federazioni europee affiliate alla Uefa terranno un incontro straordinario questa settimana per discutere le proposte della Fifa sulla vendita di quote delle sue principali competizioni. La Uefa aveva risposto ai piani della Fifa prima ancora che questi fossero resi ufficiali, replicando alle prime indiscrezioni apparse nei giorni scorsi sul Financial Times e sul Times e sostenendo che il progetto di Infantino ha “superato il limite”.

La disputa tra la Fifa e la Uefa si inserisce in un momento in cui i rapporti tra le due federazioni sono già molto tesi, con il presidente europeo Ceferin che ha disertato la finale della Coppa del Mondo di New York in segno di protesta contro una serie di decisioni controverse avvenute durante la competizione internazionale.

Tra gli esponenti internazionali che si sono esposti contro la proposta di Infantino, c’è anche il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham che, attraverso un video pubblicato sui propri social, ha affermato che “la Coppa del Mondo non è un prodotto”, aggiungendo che “una volta che ne hai venduto un pezzo, hai venduto tutto”.

Quest’ultima iniziativa del presidente della Fifa Infantino si inserisce in un contesto di profonda divisione nel mondo calcistico, e politico, internazionale. Con l’Europa, soprattutto, che ha guardato con sospetto la relazione Infantino e il presidente Trump. Una relazione che ha portato il presidente statunitense, secondo un’indiscrezione del New York Post, a ipotizzare un ruolo come Segretario generale delle Nazioni Unite per il presidente svizzero.

Tajani: il riconoscimento della Palestina non sia demagogico

Roma, 29 lug. (askanews) – “L’Italia è favorevole a riconoscere lo Stato palestinese, ma prima deve esserci lo Stato palestinese, stiamo lavorando per quello e la due giorni di ieri e di oggi serve anche a raggiungere questo obiettivo, ma finché c’è Hamas che è armato, che cosa riconosciamo, il terrorismo di Hamas? Quindi bisogna riunificare lo Stato palestinese e noi stiamo lavorando per quello perché ci possa essere non un riconoscimento demagogico, fittizio ma possa nascere veramente uno Stato palestinese che possa vivere in pace con Israele, che riconosca Israele e il suo diritto ad esistere”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa alla Farnesina in occasione della seconda giornata della riunione dell'”Alleanza globale per la Soluzione a Due Stati”.

“Uno Stato che deve essere anche riconosciuto da Israele, non è un’operazione facile ma stiamo lavorando, anche attraverso il dialogo interreligioso”, ha aggiunto Tajani.

Ucraina, Ft: Kiev dichiara una "guerra sistemica" all’industria russa

Roma, 29 lug. (askanews) – L’Ucraina ha modificato la propria campagna di attacchi con droni a lungo raggio contro il settore energetico russo, passando da offensive su larga scala contro le raffinerie a raid più mirati contro componenti critici, difficili da sostituire. Un cambio di rotta che è stato possibile grazie al sostegno americano e francese.

Pianificatori militari ucraini, operatori di droni ed esperti del settore energetico hanno affermato al Financial Times che l’obiettivo di Kiev non è più semplicemente provocare incendi nelle raffinerie o distruggere i serbatoi di stoccaggio, bensì mantenere gli impianti fuori servizio più a lungo e rendere ogni attacco più costoso per Mosca.

Un membro di un’unità ucraina specializzata negli attacchi in profondità ha dichiarato al Ft che la strategia è “accuratamente mirata e coordinata”.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato lo scorso fine settimana di aver incaricato il nuovo comandante in capo delle forze armate e il ministro della Difesa ad interim di ampliare la campagna di attacchi in profondità dell’Ucraina.

Yevhenii Khmara, l’attuale ministro della Difesa, ha affermato di aver lavorato con il nuovo comandante in capo, Mykhailo Drapatyi, a piani per “portare la guerra quanto più possibile sul territorio dell’aggressore”.

Due operatori di droni impegnati negli attacchi in profondità hanno spiegato al Ft che la selezione degli obiettivi è guidata da un’analisi tecnica dettagliata condotta dai responsabili militari. Nella scelta vengono presi in considerazione la logistica, le rotte di volo e le priorità operative complessive.

Prima delle missioni, hanno raccontato le due fonti al giornale britannico, le unità di droni ricevono briefing da ingegneri energetici ed esperti del settore industriale, che indicano quali componenti siano indispensabili al funzionamento delle raffinerie e quali richiederebbero più tempo per essere sostituiti.

“Gli ingegneri e gli esperti ci dicono di colpire queste condutture, oppure questo camino, o questo punto preciso, questa parte del collegamento tra le apparecchiature, o questa centralina, e così via”, ha spiegato uno degli operatori, aggiungendo che alcune operazioni prevedono ancora attacchi contro grandi depositi di petrolio.

“Purtroppo impariamo dai russi”, ha affermato al Ft Andriy Zagorodnyuk, ex ministro della Difesa e presidente del Centro per le Strategie di Difesa, un think tank sulla sicurezza con sede a Kiev. “Stanno facendo esattamente la stessa cosa a noi”, ha aggiunto Zagorodnyuk, riferendosi agli attacchi russi con missili e droni contro le infrastrutture energetiche, militari e civili ucraine.Robert Brovdi, comandante delle Forze ucraine per i sistemi senza pilota, ha dichiarato al Financial Times che gli attacchi alle raffinerie fanno parte di una campagna più ampia volta a smantellare le reti che sostengono lo sforzo bellico russo: dalle esportazioni di petrolio che finanziano le operazioni militari fino alle rotte logistiche che riforniscono le truppe al fronte. Questa strategia riflette quella che i pianificatori militari definiscono una “guerra sistemica”: considerare l’infrastruttura energetica russa come una rete interconnessa, anziché come un insieme di obiettivi isolati, specifica il Financial Times.

In questo schema, un ruolo importante lo svolgono sia gli Stati Uniti che la Francia. Funzionari ucraini hanno affermato al Ft, infatti, che le informazioni d’intelligence fornite da Washington e Parigi hanno contribuito a mappare il dispiegamento delle difese aeree russe e a individuare rotte che consentono ai droni di eluderle e raggiungere obiettivi in profondità nel territorio russo.

Brovdi ha osservato che le sue forze non intendono rallentare la campagna: “L’escalation degli attacchi, fino alla completa distruzione del settore energetico e del complesso militare-industriale del nemico, è inevitabile”.

Mosca: il fondatore di Telegram nella lista dei ricercati per terrorismo

Roma, 29 lug. (askanews) – Il fondatore di Telegram, Pavel Durov, è stato inserito nella lista dei ricercati internazionali con l’accusa di favoreggiamento di attività terroristiche. Lo ha reso noto oggi il Servizio di sicurezza federale russo (Fsb).

In un comunicato riportato dalle agenzie di stampa russe, l’Fsb ha dichiarato che l’amministrazione di Telegram non ha eliminato canali, chat e bot usati dai servizi segreti ucraini per preparare atti di sabotaggio e di terrorismo in Russia.

M5s, Grillo: il MoVimento ha perso la sua identità e la sua ‘diversità’

Roma, 29 lug. (askanews) – “Il MoVimento 5 Stelle ha perso la sua identità, soprattutto ha perso la sua ‘diversità'”. Così Beppe Grillo torna a parlare della sua ‘creatura’ sul suo blog.

“Osservare la trasformazione antropologica dei suoi protagonisti serve a poco, è il solito film, il nuovo che diventa vecchio, i rivoluzionari che scoprono i palazzi e le intenzioni che lastricano la strada per l’inferno, con tanto di pedaggio”, sottolinea.

“Eppure, qualcosa deve essere ricordato, il MoVimento era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo… Era la delusione verso un modello occidentale fondato sulla democrazia e sui diritti, ma sempre più dominato dal capitalismo”, sottolinea.

SAFE: la vera posta in gioco per l’Italia e per l’Europa

Le dichiarazioni rese ieri in Commissioni riunite al Senato dai ministri Tajani e Crosetto sul ricorso dell’Italia ai prestiti europei SAFE (Security Action for Europe), oltre ad alimentare la polemica politica del giorno per giorno, possono fornire l’occasione per guardare anche al contesto nel quale si inserisce questo strumento finanziario europeo: il contesto nazionale e quello dello stato in cui si trova la difesa comune europea.

Difesa europea e scelte italiane

Per quanto riguarda il nostro Paese, il dibattito sull’adeguamento della difesa alle nuove sfide e alle nuove tecnologie appare in gran parte incentrato su necessità oggettive, che era comunque previsto di affrontare, anche nel quadro del contributo italiano al rafforzamento del pilastro europeo della Nato, anziché su proposte di nuove spese militari. In tal senso il SAFE può essere visto come uno strumento che, in qualche modo, si colloca sulla strada di un maggior coordinamento europeo per la difesa.

Proprio perché non si tratta di spese militari aggiuntive, ma di modalità diverse di finanziamento di spese già previste, trovano una loro ragione anche le considerazioni di bilancio volte a raffrontare, in termini di convenienza, i prestiti SAFE con l’emissione di nuovo debito pubblico per il finanziamento dei progetti.

Non appare politicamente trascurabile anche l’aspetto, per così dire, contrattuale del ricorso al SAFE, se tale passaggio verrà sfruttato dal nostro Paese anche per lanciare un messaggio alla Commissione europea sulla necessità di considerare pure le spese straordinarie per l’energia, e non solo le maggiori spese militari, al di fuori del Patto di stabilità.

Prestiti comuni, investimenti strategici e sostenibilità dei conti pubblici

Un altro dettaglio che risulterà decisivo per una valutazione sull’accesso al SAFE è costituito dalla scelta delle voci da finanziare.

Il programma europeo di prestiti, infatti, sostiene acquisti comuni e investimenti in due categorie principali: la prima, più offensiva, riguarda settori come munizioni e missili, sistemi di artiglieria, comprese capacità di attacco in profondità di precisione. La seconda categoria comprende, fra l’altro, sistemi di difesa aerea e missilistica, capacità marittime di superficie e subacquee, sistemi antidrone, intelligenza artificiale e tecnologie dello spazio.

Le dichiarazioni del ministro Crosetto lascerebbero intendere una scelta delle voci da finanziare in linea con il dettato costituzionale.

Dalla cooperazione militare a una nuova architettura di sicurezza europea

Così anche su scala europea, ciò che finirà per definire la natura del SAFE sarà il contesto che si crea. Occorre evitare il prevalere della celebrazione del riarmo nazionale, quello tedesco fondamentalmente, e cercare di guardare al programma SAFE come allo strumento che, con realismo, può rimettere in cammino un percorso di difesa comune europea, per il quale, seguendo anche le indicazioni di Mario Draghi, occorre muoversi con ciò che è possibile fare, senza bloccarsi in attesa di riforme istituzionali, importanti ma che necessitano di tempi lunghi, durante i quali l’Europa non può permettersi di rimanere bloccata.

Qui si colloca un’ampia serie di interventi già possibili – dalla standardizzazione dei sistemi alle sinergie fra i grandi gruppi della difesa per economie di scala e razionalizzazione della spesa – che richiedono solo una precisa volontà politica di maggiore cooperazione fra il ristretto numero di Paesi dell’Unione europea che dispongono di maggiore capacità industriale nel settore della difesa.

Tutto questo esige però un cambio di rotta sull’approccio europeo alle crisi in corso nel nostro continente. Senza una strategia che punti alla soluzione diplomatica dei conflitti, non potrà mai esserci una capacità militare adeguata a una logica di scontro che finisce per fagocitare progressivamente le risorse destinate allo sviluppo dei popoli. Accanto ai piani per adeguare la difesa, urge la riapertura di un dibattito su una nuova architettura di sicurezza e di cooperazione in Europa, recuperando lo spirito che portò nel secolo scorso agli Accordi di Helsinki, per i quali il ruolo esercitato dall’Italia fu tutt’altro che secondario.

Le fondamenta culturali del nuovo Centro

Le radici culturali di un Centro riformista

Il progetto di un Centro autonomo, riformista, democratico e di governo è, oggi, quanto mai essenziale e decisivo. E non solo per rafforzare la qualità della nostra democrazia ma anche, e soprattutto, per attenuare gli effetti devastanti di quella radicalizzazione del conflitto politico e di quella polarizzazione ideologica che sono ampiamente cavalcati dalle leadership dell’attuale sinistra e di, conseguenza, della destra contemporanea. E proprio un Centro autonomo, schiettamente riformista e con una solida e credibile cultura di governo, può invertire questa rotta negativa e nefasta per la prospettiva concreta delle nostre stesse istituzioni democratiche. Ora, come insegnano le principali esperienze politiche centriste e riformiste della seconda repubblica, ci sono due componenti culturali – accanto ad altre, come ovvio e persino scontato – che possono e devono giocare un ruolo decisivo nella costruzione di questo progetto politico. In piena sintonia anche e soprattutto con la storia democratica del nostro paese. Le componenti fondamentali – o culture politiche o filoni di pensiero – che sono e restano decisive al riguardo sono l’area liberal-democratica, laica e repubblicana e quella cattolico-popolare e cattolico-sociale. 

Due componenti che, come insegna l’ultimo grande partito centrista, riformista e culturalmente plurale, ovvero la Margherita, rappresentano il perno attorno al quale decolla un credibile progetto centrista.

Le tradizioni assenti nei due schieramenti

Al riguardo, è di tutta evidenza che si tratta di due tradizioni di pensiero e di due culture politiche che semplicemente non esistono più – o se esistono non giocano alcun ruolo significativo perché nascoste dagli azionisti principali – all’interno dei due schieramenti maggioritari. Che, com’è evidente a tutti, sono dominati in senso letterale da componenti riconducibili a precise derive: da quella massimalista a quella radicale, da quella estremista a quella sovranista. Sensibilità, culture, approcci e derive che erano, sono e restano quasi scientificamente alternativi rispetto a qualsiasi cultura o progetto o prospettiva centrista.

Ma, per tornare alle due componenti fondamentali, è abbastanza evidente che il progetto guidato da Pina Picierno e da Carlo Calenda in vista delle prossime elezioni politiche del 2027, non può fare a meno di esaltare con forza e convinzione il profilo e le potenzialità di questi due grandi ceppi culturali. Appunto, l’area liberal-democratica e laico-repubblicana e quella componente che storicamente ha accompagnato, e caratterizzato, l’evoluzione e la crescita della nostra democrazia. Cioè quella cattolico-popolare e cattolico-sociale.

Una cultura di governo contro i populismi

E questo non solo perché si recupera un prezioso tassello storico del passato ma per la semplice ragione che la stessa cultura di governo è solida e credibile solo se è affiancata dal contributo decisivo di quelle tradizioni ideali e da quei filoni di pensiero che garantiscono di centrare quell’obiettivo senza degenerare o cavalcare derive che rischiano di minare le stesse fondamenta democratiche del nostro paese.

Del resto, non passa attraverso la riscoperta degli “opposti estremismi” o, per dirla con un linguaggio più contemporaneo, degli “opposti populismi”, la strada migliore per avere governi seri, coerenti, credibili ed efficaci senza intraprendere avventure rischiose ed imponderabili.

Ecco perché il progetto di un Centro autonomo deve, sempre di più, rafforzare, affinare, irrobustire e rilanciare quelle culture che sono e restano fondanti per dare linfa e consistenza politica ad un progetto che oggi è semplicemente decisivo per le sorti stesse della nostra democrazia.

Anselmi, Merlin, Iotti: ancora oggi madri della Repubblica che parlano all’Italia

«Nessuna persona è inutile; c’è bisogno di ciascuna di voi». Leonardo Brancaccio, segretario generale della Scuola di Economia Civile e responsabile dell’ufficio legale dell’Istituto universitario Sophia, risponde così alla domanda su che cosa direbbero Tina Anselmi, Lina Merlin e Nilde Iotti ad una giovane donna desiderosa di impegnarsi oggi in politica.

Nel suo nuovo libro “Costituzione e democrazia. La lezione di tre madri della Repubblica. Tina Anselmi, Nilde Iotti, Lina Merlin” (Ecra), Brancaccio ricostruisce le biografie e il pensiero di tre protagoniste della storia repubblicana, mettendo in luce il contributo da loro offerto alla democrazia italiana. E completa la risposta richiamando quanto Tina Anselmi disse ai giovani il 30 marzo 2004, ricevendo la laurea honoris causa in Sociologia dall’Università di Trento: «La strada che abbiamo davanti a noi è ricca di problemi, ma anche di spazi che si aprono alla nostra intelligenza, alla nostra volontà. Questo è il messaggio della democrazia».

Professor Brancaccio, dopo il libro su Aldo Moro e quello su Alcide De Gasperi è arrivato quello su Tina Anselmi, Lina Merlin e Nilde Iotti. Come è nato in lei l’interesse per i padri e le madri della Repubblica?

Nel 2018 lessi un’affermazione di Maria Fida Moro, primogenita dello statista pugliese barbaramente rapito e assassinato nel 1978, che mi colpì molto: «Da tanto tempo ho smesso di leggere i libri su papà, perché sembrano interessati solo alla sua morte». Questa frase accese in me una scintilla e diede avvio al progetto di ricerca dedicato alla vita e al pensiero di Aldo Moro e, successivamente, a quello relativo a De Gasperi. Tina Anselmi definiva De Gasperi un «uomo straordinario», la cui autenticità non aveva limiti, ma osservava anche: «Oggi tutti parlano di De Gasperi richiamandosi alla sua lezione politica e poi scopri che non lo conoscono per niente, che non hanno letto neanche una pagina, ma che dico, un rigo, di quello che ha scritto». L’ultima scintilla si è accesa quando mi sono imbattuto in una frase di Livia Turco, che ho riportato nell’introduzione del nuovo libro: «La Repubblica italiana ha dei padri e delle madri. Ancora oggi, troppe volte, nel dibattito pubblico si nominano solo i padri e si dimenticano le madri».

C’è, a suo avviso, uno specifico femminile nelle madri della Repubblica che ha studiato, riconoscibile nelle loro attenzioni e nelle loro proposte? C’è qualcosa nella nostra Costituzione per cui dobbiamo essere particolarmente grati a queste donne?

Il 2 giugno 1946 Tina Anselmi aveva 19 anni e non poteva ancora votare. Ma la notte del 28 aprile 1945, a soli 18 anni, insieme a un gruppo di partigiani aveva trattato con i nazisti la fine della guerra a Castelfranco Veneto, riportando la pace nella sua comunità. Nell’aprile del 1946, inoltre, la giovane Tina partecipò a Roma, in qualità di delegata della Democrazia cristiana, al primo congresso del suo partito, portando con sé i voti per la Repubblica, che il 2 giugno avrebbe visto la luce. Tina è una giovane madre della Repubblica. Nilde Iotti, che insieme a Lina Merlin fece parte della Commissione dei 75 incaricata di scrivere la proposta di Costituzione da sottoporre all’Assemblea Costituente, fu nominata relatrice sul tema della famiglia insieme all’esponente democristiano Camillo Corsanego. Gli articoli della Costituzione dedicati a questi temi furono scritti anche dalla giovane Iotti, che all’epoca aveva soltanto 26 anni. Negli anni successivi si adoperò, insieme agli altri parlamentari, per tradurre in atto la Costituzione: la riforma del diritto di famiglia del 1975 ne è un esempio. Alla madre costituente Lina Merlin si deve, tra le altre cose, l’approvazione dell’articolo 3 della Costituzione nella parte in cui dispone che «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso». Insigni giuristi dell’Assemblea ritenevano superflua la dicitura «senza distinzione di sesso», ma l’insistenza della Merlin fu lungimirante. Ancora oggi, infatti, questo articolo legittima e sostiene le politiche e le iniziative rivolte a una sempre più efficace realizzazione della parità di genere, che è una precondizione della democrazia.

Qual è l’eredità più attuale di Anselmi, Merlin e Iotti? Dove si concentrerebbe oggi il loro impegno?

Negli ultimi anni, in Italia e nel mondo intero, la democrazia è sotto attacco e la partecipazione dei cittadini si è affievolita. Al referendum abrogativo del giugno 2025, per esempio, in Italia ha votato soltanto il 30 per cento degli aventi diritto. Oggi le tre madri della Repubblica si impegnerebbero per difendere la democrazia e per prendersene cura. Ritengo che un’esortazione di Lina Merlin sintetizzi la loro eredità più attuale: «Agire con entusiasmo e coraggio in tempi eccezionali».

Viviamo tempi inediti e complessi. L’amicizia civica sembra non godere di buona salute, così come la fiducia a livello internazionale. Con quale atteggiamento ci direbbero di affrontare le sfide attuali?

Sono commoventi le parole e i ricordi di Tina Anselmi sul periodo della sua adolescenza nella Resistenza: «Non ho mai pensato che noi ragazze e ragazzi che scegliemmo di batterci contro il nazifascismo fossimo eccezionali, ed è questo che vorrei raccontare: la nostra normalità. Volevamo costruire un mondo migliore non solo per noi». Le tre Madri della Repubblica ci invitano a rimboccarci le maniche e ad assumerci la nostra piccola, ma fondamentale, parte di responsabilità. Un impegno che deve cominciare dalla costruzione di relazioni umane sincere e sane, non artificiali: sono queste relazioni a essere alla base di una comunità.

Leggendo il libro si comprende che tutte e tre ebbero a cuore il tema della famiglia e che, allo stesso tempo, sacrificarono molto proprio su questo fronte per il loro servizio pubblico. La sua ricerca ha fatto emergere qualche aspetto meno conosciuto?

Il legame tra Lina Merlin e Dante Gallani, deputato socialista che divenne suo marito nel 1933, e quello tra Nilde Iotti e Palmiro Togliatti, segretario del Partito comunista italiano, sono noti. Approfondendo la biografia di Tina Anselmi, invece, ho scoperto che durante la Resistenza conobbe tra i partigiani un ragazzo che le fece battere il cuore. Si chiamava Nino e studiava medicina. Insieme sognavano un’Italia diversa, libera e in pace. Nella primavera del 1945 la guerra finì. Tina era felice, ma la sua passione per la vita dovette scontrarsi con la morte di Nino, colpito dalla tubercolosi. Fu un dolore enorme, che sembrò schiacciarla. Anche grazie all’aiuto dell’amica Francesca, tuttavia, Tina riprese a lottare con forza e determinazione. Dopo quel primo amore decise di non sposarsi e si dedicò alla vita politica nazionale, prendendosi cura di una famiglia più grande. La legge 833 del 1978, istitutiva del Servizio sanitario nazionale, porta la firma della ministra della Sanità Tina Anselmi.

Crede che qualcuna di loro sarebbe potuta diventare presidente della Repubblica? Perché, a suo avviso, non è accaduto?

Quest’anno celebriamo l’ottantesimo anniversario della Repubblica italiana, che fino a oggi non ha ancora avuto una presidente. Anselmi, Iotti e Merlin, se fossero state elette, sarebbero state grandi presidenti. Nel nostro Paese non si è dato grande spazio alle donne. Basti pensare che la prima donna ministro, Tina Anselmi, indicata da Aldo Moro, fu nominata soltanto il 29 luglio 1976, trent’anni dopo la nascita della Repubblica. Se è vero, come ci ha insegnato anche Lina Merlin, che «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso», mi auguro che il successore del presidente Sergio Mattarella sia una donna.

Come misurare la qualità di democrazia, partecipazione e Bene Comune?

Nell’articolo precedente abbiamo riflettuto sul significato dell’identità personale, nazionale ed europea, osservando come la Costituzione italiana e i Trattati dell’Unione Europea fondino la convivenza civile sulla dignità della persona, sulla solidarietà, sulla partecipazione e sulla responsabilità condivisa.

Ma una domanda resta aperta.

Come possiamo sapere se questi principi si stanno realmente traducendo in una società più giusta, più coesa e più democratica?

Per decenni abbiamo misurato il successo delle politiche pubbliche prevalentemente attraverso indicatori economici. Il PIL, l’occupazione, la produttività, il debito pubblico restano strumenti indispensabili, ma non sono sufficienti a raccontare la qualità della vita democratica di un Paese.

Una democrazia non è più forte solo perché cresce l’economia.

Lo è quando aumenta la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, quando diminuiscono le disuguaglianze, quando cresce la partecipazione civica, quando i giovani scelgono di impegnarsi, quando le comunità diventano più coese e le persone non si sentono sole o escluse.

Sono dimensioni che incidono direttamente sulla stabilità delle istituzioni democratiche e sulla capacità dello Stato di affrontare le grandi trasformazioni del nostro tempo.

Oltre gli indicatori economici

Non è un caso che anche a livello internazionale stia emergendo una nuova sensibilità. L’ONU, l’OCSE, la Commissione Europea e numerosi centri di ricerca stanno sviluppando indicatori che affiancano ai dati economici quelli relativi al benessere, alla qualità delle relazioni sociali, alla sostenibilità e alla fiducia istituzionale.

Anche l’Italia ha compiuto passi importanti con gli indicatori BES (Benessere Equo e Sostenibile), riconoscendo che lo sviluppo non può essere valutato esclusivamente attraverso la crescita economica.

La sfida, tuttavia, è compiere un ulteriore salto culturale.

Occorre passare dalla semplice misurazione del benessere alla valutazione della capacità delle politiche pubbliche di generare Bene Comune.

Significa chiedersi, ad esempio, se una riforma rafforza la partecipazione dei cittadini, se migliora la qualità delle relazioni tra istituzioni e comunità, se riduce le disuguaglianze, se favorisce la corresponsabilità, se restituisce fiducia nella democrazia.

In altre parole, occorre dotarsi di strumenti che aiutino i decisori pubblici a valutare non soltanto quanto spendono o quanto producono, ma quale impatto umano, sociale e civico generano.

Valutare il Bene Comune

Questa non è una questione tecnica riservata agli esperti.

È una scelta profondamente politica.

Perché una democrazia matura non teme di valutare i propri risultati. Al contrario, considera la valutazione una forma di trasparenza, di responsabilità e di rispetto verso i cittadini.

Forse il vero salto di qualità della politica del XXI secolo consisterà proprio in questo: imparare a misurare non solo la ricchezza prodotta, ma anche la fiducia costruita, la partecipazione generata, la qualità delle relazioni e la capacità delle istituzioni di perseguire il Bene Comune.

Perché ciò che non si osserva difficilmente si governa. E ciò che non si misura, difficilmente si migliora.

La sfida della politica del XXI secolo

Basti pensare ai grandi temi che oggi dividono il dibattito pubblico: dall’autonomia differenziata alla costruzione di una difesa europea comune, dalle politiche migratorie alla transizione ecologica. Le posizioni politiche si confrontano, spesso si contrappongono, ma una domanda rimane sorprendentemente senza risposta: con quali criteri misuriamo gli effetti di queste scelte sulla qualità della democrazia, sulla partecipazione dei cittadini, sulla coesione sociale e sul Bene Comune?

Finché continueremo a valutare le politiche quasi esclusivamente in termini di costi, consenso o risultati economici, rischieremo di perdere di vista ciò che più conta: il loro impatto sulle persone, sulle comunità e sulla fiducia nelle istituzioni. È questa la grande sfida che la politica è chiamata ad affrontare nei prossimi anni.

 

Per leggere l’articolo a cui si riferisce in apertura l’autrice

https://ildomaniditalia.eu/lidentita-che-unisce-dalla-costituzione-italiana-alleuropa-del-bene-comune/

Su SAFE fuga in avanti di Tajani che poi si corregge. Altolà Lega

Roma, 28 lug. (askanews) – Tutto deciso. Anzi no. In audizione nelle Commissioni parlamentari, Antonio Tajani manda in fibrillazione la maggioranza sul ricorso al SAFE per finanziare le spese militari. “Abbiamo deciso di utilizzare SAFE chiedendo un intervento di 14,9 mld. Entro la fine dell’anno formuleremo la nostra proposta”, sono le parole pronunciate dal ministro degli Esteri. A stretto giro la precisazione: “Abbiamo prenotato 14,9 miliardi, quanti ne useremo lo decideremo a fine anno, probabilmente saranno di meno, forse sei-sette-otto o nove”, dice ancora il vice premier lasciando l’audizione. Quanto basta comunque per indurre la Lega, poco dopo la precisazione di Tajani, a ribadire i suoi paletti: “Sull’uso dei fondi SAFE l’ultima parola spetta al Parlamento”.

Perchè la ‘fuga in avanti’ di Tajani va a toccare un nervo scoperto nella maggioranza, alla ricerca di risorse per gli interventi contro il caro energia e per altri capitoli più attraenti dal punto di vista del consenso. Ecco allora che la precisazione di Tajani arriva immediatamente, e – assicurano dall’esecutivo – senza bisogno di ‘pressioni’: “Tajani si è semplicemente sbagliato”, spiega un altro ministro, assicurando che non c’è stato bisogno di sollecitarlo a ingranare la retromarcia. E già nella stessa audizione il ministro della Difesa Crosetto aveva spiegato che il Safe è “uno strumento puramente tecnico di finanziamento della spesa militare, non aggiuntivo di quella prevista dal bilancio. Per cui in Italia il Safe è un’alternativa ai Bot, ed è una scelta totalmente tecnica”. La “scelta politica” invece “sarà lo scostamento di bilancio che voteremo, se lo voteremo, a settembre: lo 0,9 per la difesa, lo 0,6 per l’energia”.

Ma intanto la Lega tiene il punto: “Io credo che in questo momento le esigenze di imprese e famiglie italiane siano diverse dall’aumento dei fondi per la difesa. Spendere 14,9 miliardi per l’acquisto di armi non era nel programma di governo, mentre c’erano gli investimenti per la sicurezza delle nostre città ed è quello che stiamo facendo”, dice il vice presidente del Senato Gianmarco Centinaio. Anche Claudio Borghi tiene alta la tensione, rilanciando un suo post di qualche settimana fa sulla scarsa convenienza del tasso SAFE alla luce anche delle “condizionalità” e del “ficcanasaggio della Ue” sui conti italiani.

Per Tajani al contrario il SAFE “è vantaggioso”, ma in ogni caso smorza le polemiche: la lettera all’Ue per ‘prenotare’ i 14,9 miliardi “è stata inviata mesi fa dal ministro Giorgetti: non c’è alcuna rivelazione. Una tempesta in un bicchier d’acqua”.

Se è davvero così, lo si vedrà nei prossimi mesi, quando la questione dovrà essere affrontata. Le Ue però mette fretta: “Non c’è tempo da perdere, l’Italia deve accelerare”. La Lega ha idee diverse: “Se ne parla in autunno”. Tajani ancora una volta sopisce: “C’è tempo entro la fine dell’anno, lo ha stabilito la stessa Ue e noi rispetteremo quei tempi”.

Ma le opposizioni incalzano. Per il Pd “il governo è nel caos”, per il M5s “la maggioranza è divisa perfino sulle proprie priorità”. E Giuseppe Conte accusa: “Zero euro sui rincari della benzina e qualche briciola che non riporta il diesel nemmeno sotto i 2 euro. Sul riarmo però la strada è tracciata e si va avanti, ipotecando il nostro futuro per anni”.

Braccio di ferro in maggioranza su l.elettorale, Fi pronta a nuovi emendamenti

Roma, 28 lug. (askanews) – Si profila un nuovo braccio di ferro in maggioranza sulla legge elettorale. Sui tempi dell’esame al Senato ma soprattutto sull’entità delle modifiche da apportare in seconda lettura alla riforma già approvata alla Camera. Da un lato Fdi che vuole fissare il termine per gli emendamenti prima della pausa estiva e che, su impulso della premier Giorgia Meloni, vuole inserire le preferenze bocciate con il voto segreto a Montecitorio. Dall’altro Forza Italia che ritiene “giusto non correre” e che domani in un’assemblea dei senatori con il leader Antonio Tajani dibatterà sì sulle preferenze, ma anche, una volta riaperto il cantiere della riforma, sulla possibilità di presentare altri emendamenti su altri punti del testo.

Secondo Tajani, “si sta facendo una tempesta in un bicchier d’acqua. Le preferenze non sono l’elemento essenziale della riforma. La riforma ha come obiettivo la stabilità”. In ogni caso “non abbiamo ancora nessun emendamento” e se e “quando lo presenteranno noi lo esamineremo senza pregiudizi ma senza neanche coercizioni. Valuteremo il da farsi, così come abbiamo fatto quando è stato presentato alla Camera”.

Domani alla riunione del gruppo azzurro a Palazzo Madama, in programma alle 14, il senatore Roberto Rosso, incaricato di seguire la legge elettorale per conto di Fi in commissione Affari Costituzionali, farà una relazione tecnica sulle preferenze ricordando anche la storia, dal referendum Segni del 1991 che portò le preferenze da tre a una, a quello del 1993 che fu viatico per il Mattarellum. Insomma un excursus dal quale emergerà che dal 1994 alle elezioni politiche le preferenze non ci sono più state. Si è stati meglio o si è stati peggio? Tajani poi introdurrà le considerazioni politiche. Sul punto nel partito ci sono diverse anime ma più di un senatore azzurro fa notare che con il voto palese è impossibile per i senatori non votare l’emendamento voluto dalla premier. Poi alla Camera, con il voto finale segreto, si vedrà.

Se domani dall’assemblea dei senatori azzurri dovesse emergere un orientamento favorevole a cambiare la legge, tuttavia, la partita anziché risolversi, rischierebbe di complicarsi. Il gruppo guidato da Stefania Craxi infatti avrebbe già pronti altri emendamenti: sulle circoscrizioni estero (che la riforma ha ridotto da quattro a due per la Camera e da quattro a una per il Senato), sulla norma contro le micro-liste, introdotta alla Camera con un emendamento del forzista Paolo Emilio Russo col parere favorevole della maggioranza e del governo, che prevede l’esclusione dei voti delle liste non ammesse al riparto dei seggi, cioè quelle inferiori al tre per cento salvo la migliore perdente. E ancora altre modifiche potrebbero emergere nel dibattito di domani in assemblea, eventualità che potrebbe portare il gruppo a chiedere lo slittamento del termine per gli emendamenti a inizio settembre.

Fumo negli occhi per il partito della premier che invece ha il mandato solo alla modifica sulle preferenze tanto che da via della Scrofa è arrivato lo stop a qualsiasi iniziativa personale di singoli senatori meloniani. Tutti sono consapevoli che il superamento del meccanismo della doppia lista bloccata (quella legata al premio e quella dei collegi plurinominali) è necessario per superare il vaglio della Corte Costituzionale, come è emerso anche nelle audizioni che si sono chiuse oggi in commissione. E se la modalità come sembra sarà la stessa dell’emendamento della Camera – capilista bloccati e fino tre preferenze da scegliere in una lista di sei candidati – si dovranno rispettare le esigenze dell’articolo 51 della Costituzione, ovvero la parità di accesso per uomini e donne. “Se si intende bloccare un solo capolista, l’insieme dei capilista deve avere un equilibrio di genere”, come ha osservato Stefano Ceccanti.

“Se per avere la costituzionalità tocca mettere le preferenze le metteremo, ma a quel punto si cambia anche altro”, è il commento di un senatore forzista. Si vedrà quanto il gruppo di Stefania Craxi è pronto a insistere sul tema oppure prevarrà la linea di via della Scrofa di una sola modifica, chirurgica, per portare a casa la legge anche alla Camera prima dell’inizio, in autunno, della sessione di bilancio.

Sulla linea di Fi potrebbe avere un peso anche l’esito di un’altra partita – quella delle intercettazioni – su cui domani il partito di Tajani potrebbe incassare una prima ‘vittoria’. Gli emendamenti presentati da Fdi al decreto giustizia-migranti in aula al Senato per ampliare l’utilizzabilità delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per cui sono state autorizzate potrebbero essere dichiarati improponibili o inammissibili dal presidente del Senato Ignazio La Russa domani mattina. Sminando così un terreno su cui la maggioranza si sarebbe certamente divisa. “Sarebbe una decisione saggia e prudente”, è il commento del senatore Fi Pierantonio Zanettin che dall’inizio aveva suggerito la strada dell’inammissibilità. Il tema tuttavia è destinato a riproporsi in un altro provvedimento, visto che la norma è stata espressamente richiesta dal Procuratore Nazionale antimafia Giovanni Melillo.

In Italia nati appena 355mila bimbi: nuovo minimo storico dal Dopoguerra

Roma, 28 lug. (askanews) – Il crollo delle nascite in Italia non è il risultato di un minore desiderio di diventare genitori, ma delle difficoltà che impediscono a milioni di persone di realizzare il proprio progetto di vita. È questo il messaggio che emerge dal “Dossier Natalità 2026: Volere o Potere”, realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con ISTAT e presentato oggi a Palazzo Wedekind, nel corso di un evento patrocinato dall’Inps, alla presenza di Gigi De Palo, Presidente Fondazione per la Natalità, Francesco Maria Chelli, Presidente dell’ISTAT e Valeria Vittimberga, Direttore Generale dell’INPS. Il rapporto fotografa un Paese in cui nel 2025 sono nati appena 355mila bambini, minimo storico dal secondo dopoguerra, con un tasso di fecondità sceso a 1,14 figli per donna, ma dove la rinuncia alla genitorialità è determinata soprattutto da ostacoli economici, lavorativi e sociali.

Il dossier evidenzia come la denatalità non sia il frutto di un cambiamento culturale o della mancanza di desiderio di avere figli. Al contrario, il problema è rappresentato dalla crescente distanza tra ciò che le persone vorrebbero realizzare e ciò che riescono concretamente a fare. Tra gli italiani in età feconda che non avranno altri figli, il 62,2%afferma infatti di aver rinunciato a causa delle difficoltà incontrate, mentre soltanto il 5,5% dichiara che la genitorialità non rientra nel proprio progetto di vita. Ancora più significativo è il divario tra intenzioni e realtà. Se le intenzioni di fecondità dichiarate dalle donne italiane si fossero concretizzate, nel 2025 sarebbero nati circa 760 mila bambini, più del doppio di quelli effettivamente venuti alla luce.

Le cause della rinuncia sono principalmente economiche e strutturali. Oltre 2,8 milioni di italiani indicano le difficoltà economiche e lavorative come principale ostacolo alla scelta di avere figli. Quasi una donna su due (49,9%) teme conseguenze negative sulla propria carriera in caso di maternità, contro il 24% degli uomini. A questo si aggiunge il peso del welfare con oltre 3 milioni di donne risultate inattive per motivi familiari, contro 151 mila uomini, mentre 763 mila persone rinunciano ai figli anche per la necessità di assistere i genitori anziani.

Calcio, Serie A: "Mancini non nostro candidato ma lo sosteniamo"

Roma, 28 lug. (askanews) – La Serie A si schiera, con Malagò, suo candidato alla presidenza federale, non senza aver manifestato precedentemente le proprie perplessità in consiglio federale. E con un comunicato appoggia la scelta di Roberto Mancini che pur non è mai stato il suo candidato ideale. “A nome della Lega Calcio Serie A e mio personale rivolgo a Roberto Mancini e Claudio Ranieri i migliori auguri di buon lavoro per i nuovi prestigiosi incarichi in Figc. Dopo ore intense e certamente non semplici, non possiamo che appoggiare la bontà della scelta effettuata dal Presidente Malagò. È importante adesso guardare avanti con senso di responsabilità, unità e spirito di collaborazione. Sono certo che entrambi sapranno mettere le proprie competenze al servizio del calcio italiano, lavorando insieme a tutte le componenti per favorirne la ripartenza e riportarlo ai livelli che la sua storia e la sua tradizione meritano”.

Scherma, doppietta Italia ai mondiali, oro nella spada donne

Roma, 28 lug. (askanews) – Straripante Italia, dopo l’oro nel fioretto maschile a squadre ai mondiali di Hong Kong, arriva quello della spada femminile. L’Italia della spada femminile sale sul gradino più alto del podio con Alberta Santuccio, Giulia Rizzi, Rossella Fiamingo e Gaia Caforio. All’esordio, le azzurre hanno superato l’Australia per 40-14. Negli ottavi di finale è stata battaglia contro la Svizzera, battuta con il punteggio di 29-27. Con una grande prestazione, poi, le spadiste italiane hanno messo le mani anche sulla sfida dei quarti contro Hong Kong, squadra padrona di casa e costretta a cedere con un netto 45-24. In semifinale contro la Corea le ragazze del CT Dario Chiadò, affiancato in panchina dal maestro Daniele Pantoni, hanno disputato un match strepitoso, recuperando uno svantaggio di -5 frazione dopo frazione, e andando a chiudere sul 45-44. Il punto esclamativo sul trionfo è arrivato in finale contro l’Estonia. Un oro al cardiopalmo per l’Italia delle spadiste che ha fatto risuonare le note dell’inno di Mameli che, nella serata di Hong Kong, è diventato hit dell’Asia World Expo. Una vittoria cucita stoccata dopo stoccata contro un’avversaria coriacea e fortissima. Le azzurre hanno condotto in vantaggio sin dalle prime battute. Non si è lasciata attendere però la reazione della formazione estone guidata da Katrina Lehis. Ma con grinta e coraggio Alberta Santuccio, la regina dell’ultima stoccata, ha arginato e annullato alla perfezione il tentativo di rimonta del team estone. Lo score finale di 31-30 ha regalato alle spadiste italiane il successo mondiale. È il secondo oro nella storia per la spada femminile italiana nei Campionati del Mondo a squadre e arriva 17 anni dopo l’ultimo e unico (fino a oggi) titolo vinto ad Antalya 2009 dal quartetto composto da Nathalie Moellhausen, Bianca Del Carretto, Cristiana Cascioli e Francesca Quondamcarlo. Ora le campionesse olimpiche Santuccio, Fiamingo e Rizzi, con la giovane Caforio (al posto di Mara Navarria rispetto a Parigi 2024), sono campionesse “di tutto”.

L’Italia, con sette medaglie conquistate in quattro giorni (di cui tre ori e quattro argenti), ha già superato il bottino di un anno fa a Tbilisi (dove furono sei, di cui due ori e quattro bronzi). E domani ai Campionati del Mondo Assoluti di Hong Kong 2026, nella penultima giornata, sono in programma le gare a squadre di spada maschile e sciabola femminile. (Foto Federscherma.it)

Patrizia Mercolino: “Giustizia per Domenico, fermiamo chi insabbia”

Roma, 28 lug. (askanews) – Raccontare la storia di Domenico per “fermare chi sbaglia e vuole insabbiare tutto”. Per questo Patrizia Mercolino ha deciso di raccontare nel libro “Un cuore bruciato” la storia di suo figlio Domenico Caliendo, morto a due anni a causa di un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli con un organo espiantato al San Maurizio di Bolzano e, secondo le ricostruzioni su cui è in corso un indagine, mal conservato.

“Noi, anche se non ci facciamo vedere, ci siamo, noi continuiamo la nostra battaglia, non molliamo fino alla fine vogliamo ottenere giustizia e questo libro è anche un motivo per conoscere Domenico, per non essere dimenticato: l’ho promesso a mio figlio che non verrà mai dimenticato non solo per quello che gli è successo, ma anche per quello che era per noi, per la nostra famiglia, per quello che è ancora”, ha detto la donna a margine della presentazione del libro, scritto con Francesco Petruzzi, nella sala stampa della Camera dei deputati a Roma

“Anche se siamo persone umili questo non vuol dire che dobbiamo farci mettere i piedi in testa, quindi è arrivato il momento di fermarli”, ha dichiarato Patrizia Mercolino, fermare “chi sbaglia e vuole insabbiare tutto”, “è stato fatto fino adesso, come falsificare le cartelle cliniche”, ha accusato.

“Sbagliare è umano, l’abbiamo sempre detto che sbagliare è umano però nascondere no, si poteva salvare mio figlio. Questo non lo accettiamo perché abbiamo tanta buona sanità in Italia e non è giusto che per quello che è accaduto a mio figlio bisogna rovinare tutta la sanità italiana, non è assolutamente giusto”, ha aggiunto.

“Quando si parla di Domenico viene sempre il sorriso – ha concluso, raccontando come è stato scrivere il libro – le lacrime vengono per quello che non c’è più”.

Musumeci: spero legge nazionale su consumo suolo entro 2027

Firenze, 28 lug. (askanews) – “C’è un consumo eccessivo di suolo in parecchie regioni d’Italia. Io mi sto preoccupando, prima che si concluda la legislatura, di creare una normativa nazionale per disciplinare l’uso del suolo”. Lo ha detto il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, in conferenza stampa a Firenze nella sede dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Settentrionale.

“C’è troppo uso di cemento e non c’è l’uso del costruito che invece va a malora. Se il costruito venisse riqualificato, noi non avremmo bisogno di occupare il nuovo terreno agricolo che invece deve essere destinato, appunto, alla sua naturale vocazione”, ha aggiunto Musumeci.

“La Toscana -ha continuato il ministro- è fra le prime cinque-sei regioni in Italia per consumo di suolo, purtroppo, e finora hanno legiferato soltanto le regioni. Manca un modello nazionale. Manca un modello omogeneo, unico, dal nord al sud. Ci sto lavorando e trovo difficoltà in qualche direttore generale, anche se non del mio ministero. I veri padroni delle strutture sono i vertici burocratici, diciamo la verità. Alcune volte sono responsabili, sono partecipi, lavorano con grande spirito etico, altre volte invece si chiudono nel loro recinto e diventano un ostacolo”.

“Quindi ci stiamo lavorando per fare in modo che entro la legislatura il nostro progetto presentato 3 anni fa possa essere finalmente definito con una cabina presso Palazzo Chigi e con la possibilità di raccogliere tutte le risorse che oggi in maniera polverizzata e frammentata arrivano da Roma agli enti locali destinati anche alle emergenze idriche, al dissesto e -ha concluso Musumeci- alle frane”.

Sanità, oltre 3,8 milioni per Civitavecchia

Roma, 28 lug. (askanews) – Civitavecchia compie un passo decisivo nel rafforzamento della propria rete sanitaria. La nuova Casa di Comunità e il nuovo Pronto Soccorso dell’Ospedale San Paolo, inaugurati questa mattina, avvicinano i servizi ai cittadini e potenziano la capacità di risposta della ASL Roma 4, dalla presa in carico quotidiana fino all’emergenza-urgenza.

Alla cerimonia ha preso parte il Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, accolto dalla Direttrice Generale della ASL Roma 4, Rosaria Marino, insieme alla Direzione Strategica dell’Azienda, alle autorità civili e militari Per la realizzazione delle due opere sono stati investiti complessivamente oltre 3,8 milioni di euro: circa 1,16 milioni di fondi PNRR destinati alla Casa di Comunità e più di 2,63 milioni, nell’ambito degli interventi per il Giubileo 2025, per la riqualificazione del Pronto Soccorso, inclusi impianti, arredi e nuove dotazioni tecnologiche.

La doppia inaugurazione porta a compimento un percorso articolato, sviluppato attraverso diverse fasi della vita aziendale. I lavori, avviati durante la direzione del dott. Giuseppe Quintavalle e proseguiti sotto la guida della dott.ssa Cristina Matranga, hanno trovato nella Direzione Generale di Rosaria Marino la fase decisiva di sblocco e completamento. In particolare, il cantiere del Pronto Soccorso aveva attraversato una prolungata fase di stallo. Sotto la guida di Marino, l’Azienda ha impresso una forte accelerazione alle attività, coordinando le strutture e i soggetti coinvolti fino all’entrata in funzione dei nuovi spazi.

L’ultimazione dell’opera ha reso possibile anche la riapertura dell’ingresso principale dell’Ospedale San Paolo, completamente riqualificato. Durante il cantiere, cittadini e utenti hanno dovuto utilizzare l’accesso posteriore, raggiungibile attraverso un percorso di circa 700 metri. La restituzione dell’ingresso centrale alla comunità migliora sensibilmente la fruibilità dell’intero presidio, garantendo un accesso più moderno, funzionale e accogliente.

Questa nuova struttura rappresenta il percorso di riorganizzazione che stiamo portando avanti anche grazie alle risorse del PNRR. Abbiamo accorpato le attività per superare il frazionamento dei servizi e garantire una risposta più efficace ai cittadini. Un ruolo centrale sarà svolto dal PUA, il Punto unico di accesso, che rappresenta uno snodo strategico tra i cittadini e i servizi. La sfida più importante, però, inizia adesso: dobbiamo passare da un sistema di assistenza orientato alla prestazione a uno orientato ai bisogni, attraverso una vera trasformazione culturale. Sono fiduciosa che questo percorso ci permetterà di dare risposte sempre più efficaci ai cittadini . Ha dichiarato la direttrice Marino.

Ricavata dalla riqualificazione di un immobile ATER di circa 900 metri quadrati, la Casa di Comunità ospita ambulatori specialistici, un punto CUP, un punto prelievi e spazi amministrativi, oltre alla Centrale Operativa Territoriale, attiva dal giugno 2024. Il presidio assicura un accesso integrato ai servizi sanitari, sociosanitari e sociali, con particolare attenzione alla prevenzione, alle cronicità, alle fragilità e alla continuità delle cure.

Il Pronto Soccorso del San Paolo è stato invece completamente riorganizzato sotto il profilo funzionale e tecnologico. La struttura dispone ora di un triage ampliato, aree di attesa dedicate, percorsi assistenziali più razionali, locali per l’isolamento, una stanza protetta per le donne vittime di violenza e le persone con bisogni di assistenza psichiatrica, un’area medica dotata di sistemi di monitoraggio, una sala emergenze e una camera calda con doccia di decontaminazione. Nel loro insieme, i due presidi traducono una strategia unitaria, avvicinare i servizi ai cittadini, intercettare precocemente i bisogni di salute e assicurare, quando necessario, una risposta ospedaliera più tempestiva, efficiente e adeguata alla complessità dei casi.

Quirinale, Fontana: presidente di destra? Tanti entrano papa e poi…

Roma, 28 lug. (askanews) – “Siccome ci sono elezioni di mezzo è molto complicato dire adesso cosa sarà quando si voterà per il presidente della Repubblica. Dopo le elezioni avremo un quadro un po’ più chiaro. Sapete che tanti cardinali che sono entrati in conclave come papa poi sono usciti ancora cardinali”. Lo ha detto il presidente della Camera Lorenzo Fontana durante la cerimonia del Ventaglio, rispondendo a chi gli chiedeva di commentare l’ipotesi di un presidente della Repubblica di destra.

“La persona che va a fare il presidente – ha sottolineato – non deve essere di destra o di sinistra, deve rappresentare tutti gli italiani. Può avere un’estrazione, ma… Credo che questo debba essere l’obiettivo di chi farà il presidente della Repubblica. In una società che si radicalizza verso gli estremi penso che figure istituzionali che rappresentino tutti siano ancora più importanti che nel passato”.

Calcio, Claudio Ranieri, il garante del nuovo corso azzurro

Roma, 28 lug. (askanews) – Sarà Claudio Ranieri il nuovo presidente del Club Italia, la figura chiamata a fare da raccordo tra la Nazionale maggiore, le selezioni giovanili e il progetto tecnico della Federazione. Una scelta nel segno dell’esperienza e dell’equilibrio, voluta dal presidente federale Giovanni Malagò per accompagnare Roberto Mancini nel nuovo ciclo azzurro.

Ranieri, 74 anni, torna così protagonista nel calcio italiano dopo una carriera costruita tra panchine prestigiose, salvezze impossibili e imprese entrate nella storia. Il suo nome è stato individuato da Malagò come la figura ideale per affiancare il commissario tecnico, garantendo quella condivisione sulle scelte tecniche che era alla base del nuovo modello federale.

“Mi serviva una persona con cui condividere la decisione del commissario tecnico”, ha spiegato Malagò. La scelta è caduta su Ranieri, che ha accettato l’incarico e sarà presentato domani insieme a Mancini. Un ruolo istituzionale ma con un peso tecnico importante: coordinare le varie squadre nazionali, seguire la crescita dei giovani e contribuire alla costruzione del percorso verso Euro 2032.

La carriera di Ranieri rappresenta un patrimonio di conoscenza unico. Romano, classe 1951, ha allenato in Italia e all’estero, guidando club come AS Roma, Inter, Juventus e Napoli, oltre a importanti realtà internazionali come Chelsea FC e Leicester City FC.

Proprio con il Leicester ha firmato una delle pagine più sorprendenti della storia del calcio moderno, conquistando nel 2016 una Premier League impensabile alla vigilia. Un successo costruito su organizzazione, gestione del gruppo e capacità di valorizzare giocatori spesso considerati non protagonisti.

La sua forza è sempre stata la gestione degli uomini. Ranieri è un allenatore capace di creare consenso, unire gli ambienti e leggere le situazioni difficili. Qualità che la Figc considera fondamentali in una fase delicata per il calcio italiano, reduce da due mancate qualificazioni consecutive ai Mondiali e alla ricerca di una nuova identità.

Nel nuovo incarico Ranieri non sarà soltanto un consigliere tecnico. La sua missione sarà contribuire alla ricostruzione della filiera azzurra, lavorando insieme a Maurizio Viscidi sul settore giovanile e accompagnando la crescita dei talenti che dovranno rappresentare il futuro della Nazionale.

“Bisogna arare completamente un campo per seminare e andare a fare un raccolto nel minor tempo possibile”, ha spiegato Malagò, indicando la necessità di un progetto che parta dai giovani. In questo percorso Ranieri rappresenta la memoria del calcio italiano, ma anche una figura capace di parlare alle nuove generazioni.

Dopo una vita trascorsa in panchina, Ranieri cambia prospettiva ma resta dentro il cuore della Nazionale. Non sarà il tecnico delle scelte in campo, ma il garante di un metodo: esperienza, equilibrio e senso di appartenenza. Le qualità che la Federazione cerca per aprire un nuovo capitolo della storia azzurra.

Scherma, Italia d’oro nel fioretto maschile ai Mondiali

Roma, 28 lug. (askanews) – L’Italia del fioretto maschile si conferma campione del mondo. Ai Mondiali di Hong Kong il quartetto composto da Guillaume Bianchi, Filippo Macchi, Tommaso Marini e Tommaso Martini ha conquistato la medaglia d’oro battendo in finale i padroni di casa di Hong Kong per 45-44 al termine di una straordinaria rimonta.

Gli azzurri erano finiti sotto anche di otto stoccate (23-15), ma hanno saputo ricucire il divario fino al successo decisivo firmato da Bianchi nell’ultimo assalto.

“È un’emozione straordinaria – ha dichiarato Bianchi – contro un palazzetto pieno e con tutto il tifo contro. Ho chiuso io l’ultimo assalto, ma i ragazzi sono stati straordinari”. Il quartetto azzurro ha sottolineato come il gruppo abbia saputo reagire dopo le delusioni delle gare individuali: “Ci siamo riconfermati campioni del mondo e non era affatto facile. Abbiamo azzerato tutto e ci siamo ricompattati: questa è la nostra forza”. (Foto Bizzi/Federscherma)

Entusiasta anche il commissario tecnico Simone Vanni, che ha scherzato sulla tensione del finale: “L’ultimo minuto e mezzo? In totale serenità. Non abbiamo tirato benissimo, ma in queste gare servono soprattutto testa e cuore. Sono tutti campioni veri e hanno battuto in casa loro una grande squadra sostenuta da cinquemila spettatori. È un oro che ricorderemo per sempre”.

Con il successo del fioretto maschile prosegue il grande Mondiale dell’Italia, già protagonista nelle prove individuali con l’oro di Martina Favaretto e l’argento di Arianna Errigo nel fioretto femminile. Il bottino azzurro sale così a tre medaglie d’oro e quattro d’argento, mentre la squadra di spada femminile è attesa dalla finale contro l’Estonia per un’altra possibilità di titolo iridato.

Trasporto ferroviario italiano affronta i mesi più caldi

Roma, 28 lug. (askanews) – “La puntualità resta un indicatore essenziale della qualità del servizio e il nostro obiettivo è continuare a migliorarla. Tuttavia, i dati vanno letti nel contesto di un piano di investimenti senza precedenti. Il contratto di programma tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Rete Ferroviaria Italiana vale circa 124 miliardi di euro, una cifra mai raggiunta prima, recentemente incrementata di ulteriori 4,3 miliardi destinati all’ammodernamento, allo sviluppo tecnologico e al potenziamento della rete. Questi numeri raccontano soprattutto una rete ferroviaria che sta attraversando la più grande trasformazione della sua storia. È la dimostrazione concreta di quanto il Governo consideri il trasporto ferroviario un’infrastruttura strategica per la crescita del Paese. A queste risorse si aggiungono i 26 miliardi di euro del PNRR destinati anch’essi al settore ferroviario: solo per apprezzarne la portata, parliamo di numeri che, se considerassimo per assurdo RFI uno Stato membro dell’Unione europea, ne farebbero il nono maggiore percettore di fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza”. Lo ha dichiarato Tullio Ferrante (Fi), sottosegretario di stato al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nel corso del Cnpr forum “Treni e vacanze: il trasporto ferroviario italiano affronta i mesi più caldi dell’anno’, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. “Occorre andare oltre la semplice lettura delle statistiche”, ha evidenziato Fabrizio Benzoni, deputato di Azione in Commissione Attività produttive e turismo a Montecitorio. “Un indice di puntualità del 63%, oltre a rappresentare un dato insoddisfacente, non restituisce pienamente i disagi quotidiani vissuti dai pendolari e da chi utilizza il treno per lavoro, studio o esigenze personali. La puntualità – ha aggiunto – è un elemento essenziale del trasporto ferroviario: chi sceglie il treno lo fa per poter contare su orari certi e affidabili. Quando questo viene meno, si compromette la fiducia degli utenti e si scoraggia l’utilizzo del servizio. Gli investimenti in corso sono indispensabili per recuperare ritardi infrastrutturali accumulati negli anni, in particolare nei nodi di Bologna e Firenze e nei grandi hub ferroviari, come Milano Centrale e Roma Termini, ormai congestionati. Tuttavia, resta ancora molto da fare per rendere la rete più efficiente e sicura. Molti ritardi, infatti, dipendono da una gestione della rete che richiede ulteriori interventi di ammodernamento. I numerosi cantieri aperti sono necessari: innovazione, sviluppo tecnologico e sicurezza devono procedere riducendo al minimo i disagi per i viaggiatori”. Andrea Dara, parlamentare della Lega in Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni alla Camera, sottolinea le ingenti risorse investite i: “Quando si realizzano investimenti di grande portata, come quelli previsti nel 2025 con oltre 11,7 miliardi di euro stanziati, è inevitabile che l’apertura di numerosi cantieri possa generare disagi. I cittadini hanno pieno diritto di lamentarsi, perché i lavori incidono sulla qualità del servizio. È una situazione paragonabile alla ristrutturazione di una casa continuando ad abitarla o di una scuola durante le lezioni: qualche difficoltà è inevitabile. Il Ministero sta destinando risorse senza precedenti per affrontare criticità che il Paese si trascina da decenni, come ritardi infrastrutturali e colli di bottiglia della rete ferroviaria. Ai disagi causati dai cantieri e dagli scioperi si aggiungono anche gli episodi di sabotaggio, troppo spesso sottovalutati. La gestione della rete, dalla manutenzione alla logistica, spetta a RFI, mentre alle imprese ferroviarie compete garantire l’efficienza dei servizi. Il Ministero ha il compito di coordinare e sollecitare tutti i soggetti coinvolti affinché gli investimenti si traducano rapidamente in opere concrete e in un servizio più efficiente per i cittadini”. Denuncia la totale incapacità del governo Andrea Casu, esponente del Partito Democratico in Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni a Montecitorio: “Il problema dei ritardi che penalizzano milioni di italiani non è rappresentato dai cantieri, necessari per ammodernare la rete ferroviaria, ma dall’incapacità del Governo di gestirne gli effetti sulla vita di pendolari e viaggiatori. La rete è interessata da una profonda trasformazione che deve procedere senza perdere di vista le esigenze di chi la utilizza ogni giorno. I guasti possono verificarsi, ma è inaccettabile il caos informativo che accompagna ogni interruzione del servizio. La responsabilità politica ricade sull’esecutivo, che non affronta la crisi dei trasporti: i dati Eurostat dimostrano che il 68% degli italiani non utilizza mai il trasporto pubblico locale e che meno del 10% degli spostamenti avviene con i mezzi pubblici. Le inefficienze del sistema spingono i cittadini verso l’auto privata, con un tasso di motorizzazione superiore a 70 auto ogni 100 abitanti, allontanando il Paese dagli obiettivi europei di mobilità sostenibile. In questo contesto, è sconcertante che il ministro Salvini continui a parlare di record di puntualità, mentre cittadini e pendolari vivono una realtà ben diversa”. Nel corso del dibattito moderato da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Elisabetta Polentini, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Roma: “La puntualità del trasporto ferroviario è il risultato di una rete moderna, dove la separazione tra linee ad Alta Velocità e convenzionali si affianca a sistemi avanzati di gestione del traffico. Da quasi vent’anni l’Italia investe nel potenziamento dell’infrastruttura, un percorso tuttora portato avanti dal Ministero e da RFI. Tuttavia, mentre il Governo segnala miglioramenti, consumatori e monitoraggi indipendenti evidenziano disagi ancora significativi. Il Giappone dimostra che la puntualità è anche una cultura del rispetto del tempo e dei cittadini”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “”Sul piano economico, i ritardi incidono negativamente sulla logistica e sulla competitività del sistema produttivo; su quello sociale, significano tempo sottratto ai cittadini e minore qualità della vita. Un servizio ferroviario puntuale dimostra rispetto per i passeggeri, consentendo loro di organizzare con certezza gli impegni quotidiani. Dal punto di vista organizzativo, la puntualità è uno dei principali indicatori dell’efficienza di un’azienda ferroviaria: quanto più il servizio è affidabile, tanto maggiore è la propensione delle persone a scegliere il treno come alternativa all’auto privata. Nel settore ferroviario, la puntualità è il risultato concreto del buon funzionamento di un sistema complesso, in cui infrastrutture, tecnologia, organizzazione e gestione devono operare in perfetta sinergia”.

Cinema, finite le riprese di "Bentornati al Sud": in sala a Natale

Roma, 28 lug. (askanews) – Si sono concluse, dopo sette settimane di lavorazione tra Castellabate, Roma e Milano, le riprese di “Bentornati al Sud”, nuova commedia diretta da Luca Miniero, che riporta sul grande schermo una delle coppie più amate del cinema italiano: Claudio Bisio e Alessandro Siani. Uscirà nei cinema il 25 dicembre, distribuito da Medusa Film.

Gran parte delle riprese si sono svolte a Castellabate, il borgo cilentano che aveva già fatto da sfondo nel 2010 a “Benvenuti al Sud” e che è tornato a trasformarsi in un grande set a cielo aperto. Le sue strade, i vicoli, le piazze e gli scorci che il pubblico ha imparato ad amare con il primo film sono stati ancora una volta il cuore del racconto, accogliendo cast e troupe. La lavorazione è poi proseguita tra Roma e Milano, fino alla conclusione del set.

Accanto a Claudio Bisio e Alessandro Siani, tornano anche molti dei volti storici che hanno contribuito al successo dei due film precedenti: Angela Finocchiaro, Nunzia Schiano, Nando Paone, Salvatore Misticone e Giacomo Rizzo, con la partecipazione straordinaria di Valentina Lodovini.

Il soggetto è firmato da Alessandro Siani che ha scritto anche la sceneggiatura con Claudio Bisio e Luca Miniero. Dietro la macchina da presa, insieme a Luca Miniero, hanno lavorato il direttore della fotografia Francesco Di Pierro, la scenografa Giada Esposito, la costumista Eleonora Rella, il montaggio sarà a cura di Ian Degrassi e le musiche saranno del compositore Umberto Scipione.

“Bentornati al Sud” è una produzione Bartlebyfilm, Italian International Film (una società Lucisano Media Group) e Medusa Film, prodotta da Massimo Di Rocco e Luigi Napoleone per Bartlebyfilm e da Fulvio e Federica Lucisano per Italian International Film, con il sostegno della Film Commission Regione Campania.

(Credit foto: Gianni Fiorito)

Claudio Baglioni fa poker di live a Roma, aggiunte due date

Milano, 28 lug. (askanews) – Claudio Baglioni fa poker di live a Roma. In seguito al doppio istantaneo sold out, ecco l’annuncio dell’apertura delle date 27 e 28 ottobre 2026 per “Che notte è questa!” la speciale adunata live che ha scatenato centomila richieste di presenze e che anticipa la partenza del progetto grandtour.

I biglietti per il 24 e 25 ottobre erano andati esauriti in pochi minuti, per questo sono state previste due nuove date a Villa Borghese, dove, 44 anni fa, il 24 ottobre 1982, si tenne il leggendario concerto Alé-Oó il primo gigantesco raduno della storia della musica dal vivo in Italia, con 250 mila spettatori presenti.

I biglietti per il 27 e 28 ottobre 2026 di “Che notte è questa! La partenza” saranno disponibili da oggi, martedì 28 luglio, dalle ore 18.00 in esclusiva in prevendita per gli iscritti al Fan Club e domani, mercoledì 29 luglio, dalle ore 10.00 su TicketOne.it e nei punti vendita e nelle prevendite abituali (per info www.friendsandpartners.it).

Con gli eventi di “Che notte è questa!”, Claudio Baglioni inaugura e conclude il GrandTour LaVitaÈAdesso, il viaggio artistico che attraverserà l’Italia più bella, toccando i luoghi e i siti storici, monumentali, architettonici e paesaggistici di maggior fascino e valore.

Il percorso del GrandTour terminerà, dopo un anno, il 23 ottobre 2027 con “Che notte è questa! il ritorno”, ai Fori Imperiali, Roma.

“Che notte è questa! ” è prodotto e organizzato da Friends & Partners e Come s.r.l. in collaborazione con Roma Capitale, Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda.

Calcio, Malagò sceglie Mancini, Ranieri presidente Club Italia

Roma, 28 lug. (askanews) – Roberto Mancini è il nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana, mentre Claudio Ranieri sarà il nuovo presidente del Club Italia. Lo ha annunciato il presidente della Figc, Giovanni Malagò, al termine del Consiglio federale, spiegando che la scelta segna l’avvio del nuovo corso dopo il mancato approdo di Andrea Pirlo e le dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo.

Malagò ha confermato che Pirlo era il candidato individuato e condiviso da Maldini e Leonardo, ma di aver deciso di bloccarne la nomina dopo aver appreso di una collaborazione della quale, ha sottolineato, né lui né il direttore tecnico erano a conoscenza. “Per una serie di motivi e di opportunità non me la sono sentita di approvare quella candidatura. Mi assumo totalmente la responsabilità della decisione”, ha dichiarato.

Il presidente federale ha escluso tensioni con Maldini e Leonardo, parlando di una separazione consensuale. “Non c’è stato alcun conflitto o polemica, solo dispiacere. Abbiamo condiviso serenamente la decisione di separare le nostre strade. Li ringrazio perché sono stati dei signori”.

La scelta di Mancini, ha spiegato, nasce dalla volontà di mantenere il modello organizzativo che prevede una stretta collaborazione tra commissario tecnico e presidente del Club Italia. “Mi serviva una persona con cui condividere la scelta del ct. Se fosse stata individuata un’altra figura sarebbe venuto meno il progetto”. Quel ruolo sarà ricoperto da Claudio Ranieri, che ha accettato l’incarico e sarà presentato domani alle 18 insieme a Mancini. “I due si sono già sentiti. Ranieri sta rientrando dalla Calabria, Mancini dalla Francia”

Malagò ha inoltre annunciato che entro la fine della settimana sarà individuata una terza figura dirigenziale, destinata a ricoprire un ruolo simile a quello svolto in passato da Gigi Riva e Gianluigi Buffon, con il coordinamento delle nazionali e un lavoro a stretto contatto con Maurizio Viscidi, confermato responsabile del settore tecnico giovanile.

Rispondendo alle domande, il presidente Figc ha ribadito di non essersi pentito della gestione della vicenda. “Se tornassi indietro non cambierei nulla. Ho condiviso ogni passaggio con Maldini e Leonardo, poi il destino ha preso un’altra strada”.

Quanto alle alternative, Malagò ha confermato di avere grande stima per Antonio Conte, ma ha precisato che “l’idea è sempre stata Mancini e Ranieri”. Ha escluso inoltre di aver preso in considerazione dirigenti o tecnici attualmente sotto contratto con club di Serie A, citando anche Giorgio Chiellini e il rapporto con la Juventus.

Sul fronte sportivo, il presidente ha indicato un doppio obiettivo: affrontare nell’immediato il difficile percorso di qualificazione ai prossimi grandi tornei e, parallelamente, costruire una filiera tecnica che guardi a Euro 2032. “Bisogna lavorare su due velocità: ottenere risultati subito e ricostruire il futuro partendo dal settore giovanile. Chi oggi ha 13 o 14 anni potrebbe essere protagonista tra sei anni”.

Nel corso della conferenza Malagò ha anche comunicato alcune decisioni del Consiglio federale: la riammissione del Foggia in Lega Pro, l’ingresso di Marani, Abete, Bedin e Calcagno nel Comitato di Presidenza e la conferma di Vito Tisci alla guida del Settore Giovanile e Scolastico. Ha infine annunciato un incontro con il ministro Andrea Abodi sulla legge di bilancio e l’imminente consegna del dossier italiano per Euro 2032 alla UEFA.

Giappone, dopo il sisma crolla un centro commerciale. Persone intrappolate

Roma, 28 lug. (askanews) – A seguito del fortissimo terremoto che ha colpito oggi il Giappone sud-occidentale, con epicentro nella prefettura di Kumamoto, sull’isola di Kyushu, la catena di negozi nipponica Aeon ha comunicato di aver ricevuto informazioni su un’esplosione avvenuta presso il centro commerciale “Aeon Mall Kumamoto” nella città di Kashima.

L’azienda – riporta la tv giapponese Nhk – ha dichiarato che i clienti sono stati evacuati e che sta verificando la situazione.

I vigili del fuoco, intrervenuti sul posto, affermano che parte del secondo piano dell’edificio è crollata in seguito all’esplosione, intrappolando numerose persone all’interno.

Le immagini riprese da un elicottero della Nhk mostrano parti delle pareti esterne del centro commerciale divelte, lasciando in vista quella che sembra essere la struttura portante dell’edificio.

Calcio, Mancini, da ragazzo prodigio a possibile ct del ritorno

Roma, 28 lug. (askanews) – Roberto Mancini potrebbe ripartire dalla panchina della Nazionale italiana, la stessa che aveva lasciato nell’agosto del 2023 tra polemiche e incomprensioni. Un ritorno che chiude un cerchio per uno degli allenatori più vincenti e influenti del calcio italiano degli ultimi quarant’anni, protagonista prima da calciatore, poi da tecnico capace di riportare gli azzurri sul tetto d’Europa e oggi chiamato a rilanciare una nazionale in cerca di identità.

Nato a Jesi il 27 novembre 1964, Mancini si afferma giovanissimo nel Bologna prima di diventare la bandiera della Sampdoria. Con i blucerchiati forma insieme a Gianluca Vialli una delle coppie d’attacco più iconiche della Serie A, i “Gemelli del Gol”. In quindici stagioni conquista lo storico scudetto del 1991, quattro Coppe Italia, una Coppa delle Coppe e raggiunge la finale di Coppa dei Campioni del 1992, persa contro il Barcellona. Chiude la carriera con la Lazio, vincendo un altro scudetto nel 2000, e una breve esperienza al Leicester. In azzurro colleziona 36 presenze e quattro reti, senza però riuscire a lasciare un segno paragonabile a quello nei club.

La seconda carriera inizia quasi senza soluzione di continuità. Dopo gli esordi tra Fiorentina e Lazio, arriva la consacrazione all’Inter, dove conquista tre scudetti consecutivi, due Coppe Italia e due Supercoppe italiane. L’esperienza al Manchester City lo proietta nella dimensione internazionale: nel 2012 riporta il titolo inglese ai Citizens dopo 44 anni, grazie al leggendario gol di Sergio Agüero all’ultima giornata. Seguono le parentesi con Galatasaray, il ritorno all’Inter e lo Zenit San Pietroburgo.

Nel maggio 2018 la Figc gli affida la ricostruzione della Nazionale dopo il fallimento della mancata qualificazione ai Mondiali di Russia. Mancini cambia volto agli azzurri, punta su giovani come Barella, Bastoni e Chiesa, restituisce entusiasmo e costruisce una squadra dal gioco propositivo. Il capolavoro arriva nell’estate del 2021 con la vittoria dell’Europeo a Wembley contro l’Inghilterra, primo titolo continentale dopo 53 anni. Sotto la sua gestione l’Italia stabilisce anche il record di 37 partite consecutive senza sconfitte.

Il ciclo, però, si incrina con la clamorosa eliminazione contro la Macedonia del Nord nei playoff per il Mondiale 2022. Pur restando in panchina, Mancini non riesce a ricostruire lo stesso slancio e nell’agosto 2023 rassegna improvvisamente le dimissioni da commissario tecnico, una decisione che sorprende il calcio italiano e apre una lunga scia di polemiche. Pochi giorni dopo accetta la ricchissima offerta dell’Arabia Saudita, alimentando le accuse di aver lasciato la Nazionale per motivi economici.

L’esperienza saudita dura poco più di un anno. I risultati non sono all’altezza delle aspettative, con l’eliminazione agli ottavi della Coppa d’Asia e un cammino complicato nelle qualificazioni mondiali. Nell’ottobre 2024 il rapporto con la federazione si conclude consensualmente. Il resto è storia di oggi

Vandalizzata la statua della Madonna a Medjugorje

Roma, 28 lug. (askanews) – Il santuario di Medjugorje in Bosnia-Erzegovina è stato oggetto di un incendio doloso e di atti vandalici che hanno danneggiato l’altare esterno della chiesa di San Giacomo e una statua della Madonna. Lo riferiscono il sito bosniaco Nezavisne e l’Ufficio parrocchiale di Medjugorje. Quest’ultimo ha assicurato la regolare prosecuzione delle celebrazioni e ha invitato i fedeli a rispondere “con la preghiera, il digiuno e il perdono”, evitando di “ricambiare il male con altro male”.

In una nota, la parrocchia esprime “profondo dolore” per il gesto e rende noto che sono già in corso le operazioni di pulizia e ripristino delle aree danneggiate affinché il santuario continui a essere “luogo di incontro con Dio e di pace”. Secondo la ricostruzione di Nezavisne, un uomo avrebbe cosparso di benzina l’altare esterno della chiesa per poi appiccare il fuoco. Sono stati danneggiati anche altri simboli religiosi, tra cui una statua della Madonna imbrattata con vernice scura e ulla quale è stata scritta in inglese la frase “Devil in a skirt” (“Diavolo in gonna”). Vicino alla statua è stato inoltre lasciato uno striscione con i nomi dei veggenti di Medjugorje e una scritta in polacco li definisce “impostori”.

Difesa, Tajani: sul Safe prenotati 14,9 miliardi ma ne useremo meno

Roma, 28 lug. (askanews) – “Sul Safe noi abbiamo prenotato 14,9 miliardi, quanti ne useremo lo decideremo a fine anno, probabilmente saranno di meno, come ha detto Crosetto, forse sei-sette-otto o nove, non è che noi abbiamo detto che ne useremo 14,9, abbiamo detto ‘quello è il massimo di cui potremmo aver bisogno, poi quanti ne useremo lo decideremo, probabilmente saranno meno”. Lo ha affermato a margine il ministro degli Esteri Antonio Tajani, spiegando quanto affermato poco prima in audizione alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, riguardo al nuovo strumento finanziario dell’Ue di sostegno agli Stati per investimenti nel settore della Difesa.

Riforma Rai, relatori: ad sarà nominato da Cda, membri in carica 4 anni

Roma, 28 lug. (askanews) – Aumento da tre a quattro anni della durata del mandato del Cda, amministratore delegato nominato dal Cda, nessuna riduzione del canone del 5% ogni anno in casi eccezionali come previsto inizialmente. È quanto prevedono gli emendamenti presentati oggi dai relatori della riforma Rai Roberto Rosso e Claudio Fazzone (Fi) in commissione al Senato.

La riforma è necessaria per adeguarsi al regolamento Ue Freedom Media Act (Emfa) entrato in vigore ormai un anno fa.

“Portiamo il mandato dei componenti del Cda a 4 anni perché l’Emfa chiede maggiore tempo per applicare i piani industriali”, spiega Rosso. “Trovata la quadra” anche sui componenti che spetta al Ministero dell’Economia nominare. “Il Mef – sottolinea Rosso – continuerà a nominare due componenti del Cda ma non l’amministratore delegato che viene nominato dal Cda, così come il presidente. Che poi deve avere la ratifica della commissione di Vigilanza. Qui le prime due votazioni necessitano del quorum dei 2/3 dei componenti, dalla terza scatta la maggioranza assoluta”. Insomma “i temi grossi li abbiamo risolti”. Quanto alla norma voluta da Giorgetti che gli avrebbe consentito di tagliare il 5% del canone in casi straordinari (ad esempio se la Rai guadagna più del previsto, o spende meno) un emendamento dei relatori la elimina. “Qualcuno ha fatto notare che se questa cosa capita per 5 anni hai ridotto di un quarto il canone”, osserva Rosso. E l’Emfa impone risorse certe per la tv pubblica.

“Se va tutto bene votiamo martedì 4 agosto gli emendamenti e il mandato ai relatori”, aggiunge. “La maggioranza è pronta, attendiamo il parere del governo e soprattutto il parere del Mef che deve verificare non ci sia ricaduta finanziaria”.

In Francia nuova ondata di caldo estremo mentre si lotta con gli incendi

Roma, 28 lug. (askanews) – La Francia si prepara a una nuova ondata di caldo nel suo sud-ovest mentre prosegue l’emergenza incendi. Météo-France ha posto i dipartimenti della Gironda, in totale emergenza roghi, e delle Landes in allerta gialla per canicola a partire da oggi a mezzogiorno, prevedendo temperature fino a 40 gradi domani, accompagnate da venti meno intensi ma più secchi, condizioni che potrebbero favorire nuovi focolai.

In Gironda, dove l’incendio non ha registrato ulteriori avanzamenti nelle ultime 24 ore, la prefettura ha avvertito che la situazione resta “molto imprevedibile” e che i soccorsi rimangono pienamente mobilitati. Il rogo non è ancora sotto controllo, rendendo impossibile per il momento il rientro degli evacuati; sono inoltre sospese le attività dei campi estivi nel dipartimento.Nelle Landes invece le autorità hanno comunicato che l’incendio è stato domato dopo che le fiamme hanno devastato 3.600 ettari e distrutto o danneggiato 198 edifici. Ieri il presidente Emmanuel Macron ha invitato a mantenere alta la vigilanza, sottolineando che “le prossime settimane saranno dure” e che la lotta contro gli incendi deve proseguire “ovunque”.

Mimit: al via Ecobonus veicoli commerciali basse emissioni e retrofit

Roma, 28 lug. (askanews) – Al via la piattaforma Ecobonus in attuazione del dpcm che ha rifinanziato il fondo a sostegno del settore automotive. A partire da mercoledì 29 luglio, dalle ore 12.00, sarà possibile prenotare gli incentivi destinati all’acquisto di veicoli commerciali a basse emissioni appartenenti alle categorie N1 e N2. Lo riporta il ministero delle Imprese e del made in Italy, aggiungendo con un comunicato che saranno anche disponibili i contributi per il retrofit a GPL e metano, destinati all’acquisto e all’installazione di impianti di alimentazione su autoveicoli di categoria M1 con classe ambientale non inferiore a Euro 3. Per il 2026, le due misure dispongono di una dotazione finanziaria pari rispettivamente a 40 milioni di euro e 4 milioni di euro.

Possono accedere alle agevolazioni per l’acquisto dei veicoli commerciali le piccole e medie imprese che esercitano attività di trasporto di merci in conto proprio o in conto terzi. I contributi, si legge, sono riconosciuti anche alle società di noleggio che acquistano un veicolo commerciale per concederlo in locazione a una PMI operante nel settore del trasporto di merci, mediante un contratto di durata non inferiore a tre anni.

Per quanto riguarda il contributo destinato al retrofit GPL/Metano, possono accedere all’agevolazione le persone fisiche e giuridiche che installano nuovi impianti di alimentazione a GPL o metano su autoveicoli M1 omologati in una classe ambientale non inferiore a Euro 3. La piattaforma (ecobonus.mimit.gov.it) è gestita da Invitalia per conto del MIMIT.

Calcio, Zidane: "Allenare la Francia un sogno"

Roma, 28 lug. (askanews) – Calcio offensivo, entusiasmo e un obiettivo chiaro: proseguire il ciclo vincente della Francia. Si è presentato così Zinedine Zidane nella sua prima conferenza stampa da commissario tecnico dei Bleus, parlando di emozioni, identità di gioco e della sfida che lo attende.

Per il nuovo CT della Francia, questa nomina rappresenta molto più di un semplice incarico professionale: “Oggi per me è una continuità, un sogno. Negli ultimi quattro o cinque anni ho ricevuto proposte per tornare ad allenare un club, ma le ho rifiutate tutte pensando alla nazionale francese. Era l’unica cosa che volevo fare”. Un legame nato fin da bambino e cresciuto attraverso tutte le categorie: “Ho conosciuto questa squadra quando ero ragazzino, ho iniziato dai minimi e ho percorso tutte le tappe fino ad arrivare alla nazionale maggiore. Darò tutto me stesso affinché questa squadra continui a vincere, è l’unica cosa che mi motiva”.

Zidane ha poi voluto dedicare un pensiero a Didier Deschamps, suo ex compagno nella Francia campione del mondo del 1998 e oggi predecessore sulla panchina dei Bleus: “Voglio rendere omaggio a DD per tutto il lavoro che ha fatto e dirgli ‘Bravo!’. Si apre qualcosa di nuovo, ma con lo stesso obiettivo: continuare a vincere. Presidente, metterò tutta la mia energia al servizio di questa squadra. Non vedo l’ora di iniziare. È una gioia immensa, sono felice per quello che mi sta succedendo. Non ho altre parole, ho tante emozioni dentro di me. Sono pronto per questa sfida”.

“Lo stile di gioco lo vedrete presto, ne parleremo a settembre. Sono stato un numero 10 e quello che mi ha sempre guidato è la voglia di segnare e creare calcio. Ho vissuto 25 anni in Spagna e sapete cosa significa. In campo ero un leader tecnico, oggi divento un leader attraverso la mia esperienza”, ha detto l’ex tecnico del Real Madrid.

Zidane ha raccontato l’emozione di tornare in nazionale in una veste diversa: “Vincere il Mondiale del 1998 è stata la cosa più bella della mia vita, soprattutto perché l’ho fatto insieme ai miei compagni. Ho aspettato questo momento per quattro o cinque anni. Sono emozionato, magari non si vede, ma dentro sono pieno di entusiasmo”.

Sul rapporto con Kylian Mbappé e sulla scelta del capitano, il nuovo ct ha rinviato ogni decisione: “Non abbiamo ancora parlato con Kylian. La cosa più importante per lui ora è riposarsi. Avremo modo di confrontarci con lui e con tutti gli altri giocatori a settembre”.

Zidane ha spiegato di voler prima conoscere a fondo il gruppo: “Non posso spiegare in due parole come faremo a vincere. Ho a disposizione una squadra straordinaria. Prima devo ambientarmi, conoscere i giocatori e spiegare loro il progetto. Poi toccherà a me continuare a far vincere questa squadra”.

L’ex fuoriclasse ha ribadito che la panchina della Francia è sempre stata il suo obiettivo: “Dopo il Real Madrid l’unica cosa che volevo fare era allenare la Francia. Non ho accettato un club proprio per questo motivo. Quando Deschamps ha annunciato la sua decisione, ho capito subito che volevo essere il suo successore”.

Infine, lo sguardo è già rivolto ai primi impegni ufficiali, con un’attenzione particolare alla sfida contro l’Italia: “Le prossime quattro partite sono già segnate sul calendario. L’Italia è una sfida speciale perché ci ho giocato, conosco molte persone e parlo italiano. Mi preparo da tempo a queste gare”.

Dal neo ct anche un omaggio ai vigili del fuoco francesi: “Volevo iniziare con un messaggio di sostegno a tutti i vigili del fuoco, perché molte famiglie stanno vivendo un momento difficile. Voglio ringraziarvi per la fiducia, ringraziare il Comitato esecutivo con cui abbiamo avuto modo di confrontarci questa mattina e tutti i dipendenti della FFF per il lavoro quotidiano che svolgono”, ha dichiarato Zidane.

Calcio, l’Inter vicina a John Stones

Roma, 28 lug. (askanews) – L’Inter è vicina a John Stones. Il difensore inglese ha dato il proprio ok verbale al trasferimento in nerazzurro ed è pronto a diventare un rinforzo per la squadra di Cristian Chivu che cercava un innesto in difesa in vista della prossima stagione. Le parti devono ancora formalizzare gli ultimi dettagli dell’intesa, ma la volontà del giocatore è chiara e l’operazione è ormai ben avviata.

Stones arriverebbe a parametro zero dopo la conclusione della sua esperienza con il Manchester City. Il centrale inglese si è svincolato lo scorso 30 giugno, chiudendo dopo dieci stagioni con i Citizens. L’accordo prevede un contratto di due anni con un ingaggio da 4 milioni di euro a stagione. Le visite mediche non sono ancora state programmate, in attesa di formalizzare gli ultimi passaggi burocratici.

Calcio, Zidane nuovo ct della Francia

Roma, 28 lug. (askanews) – Zinédine Zidane sarà il nuovo commissario tecnico della Francia a partire dal 1° settembre. L’annuncio è stato dato dal presidente della Federcalcio francese, Philippe Diallo, che ha ufficializzato il passaggio di consegne con Didier Deschamps, alla guida dei Bleus dal 2012.

Deschamps lascia la panchina dopo quattordici anni e 187 partite, chiudendo il proprio ciclo con l’eliminazione in semifinale ai Mondiali 2026 per mano della Spagna. Da settimane Zidane era indicato come il naturale successore dell’ex compagno di squadra, con il quale ha condiviso alcuni dei momenti più gloriosi della storia del calcio francese, tra cui la vittoria del Mondiale 1998 e dell’Europeo 2000.

Per Zidane, 54 anni, si tratta del ritorno in panchina dopo quattro anni di inattività. L’ex fuoriclasse ha allenato finora soltanto il Real Madrid Castilla e la prima squadra del Real Madrid, con cui ha scritto una delle pagine più vincenti del calcio europeo conquistando tre Champions League consecutive tra il 2016 e il 2018, oltre a due campionati spagnoli e altri trofei internazionali. Nella sua esperienza madrilena ha guidato campioni come Cristiano Ronaldo, Karim Benzema, Luka Modric e Gareth Bale.

La nomina di Zidane apre una nuova era per la nazionale francese, con l’obiettivo di rilanciare le ambizioni dei Bleus in vista delle prossime competizioni internazionali.

Ucraina, Wsj: Trump cambia idea su Zelensky, lo vede "un vincente"

Roma, 28 lug. (askanews) – Nelle ultime settimane il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, avrebbe mostrato un rinnovato ottimismo nei confronti dell’Ucraina e del presidente Volodymyr Zelensky. Lo riferiscono fonti citate dal Wall Street Journal, secondo cui Trump sarebbe rimasto colpito dalla determinazione del leader ucraino nel portare la guerra in profondità nel territorio russo.

Un alto funzionario dell’amministrazione statunitense ha spiegato al quotidiano che Trump “apprezza i vincenti” e che, ai suoi occhi, Zelensky sta assumendo sempre più quel profilo. A rafforzare questa percezione avrebbe contribuito anche l’efficacia dell’industria ucraina dei droni. Secondo le fonti del Wall Street Journal, il presidente americano ammira la capacità di Kiev di sviluppare tecnologie in grado di contrastare gli stessi tipi di droni con cui anche gli Stati Uniti si sono confrontati durante il conflitto con l’Iran.

Questo cambio di atteggiamento, tuttavia, non modifica l’obiettivo dichiarato della Casa Bianca sul fronte diplomatico. Un funzionario dell’amministrazione ha infatti affermato al Wall Street Journal che Trump e il suo team continuano a lavorare per favorire una soluzione negoziata al conflitto tra Russia e Ucraina, mantenendo il dialogo con entrambe le parti. Lo stesso Trump, secondo il funzionario, resta fiducioso sulla possibilità di arrivare a un accordo di pace.Il quotidiano statunitense aggiunge che le convinzioni di Trump sulla guerra si sarebbero formate anche attraverso esperienze meno convenzionali. Il mese scorso, durante un incontro nello Studio Ovale prima dell’evento di Ultimate Fighting Championship organizzato alla Casa Bianca, il presidente sarebbe rimasto colpito dal pugile ucraino dei pesi massimi Oleksandr Usyk. Secondo persone informate sui fatti, Usyk avrebbe detto a Trump che “gli ucraini sono combattenti e vincenti”. Nel corso della conversazione, Trump avrebbe chiesto quale fosse la differenza tra russi e ucraini. Il pugile avrebbe indicato la testa e il cuore, rispondendo che la differenza risiede proprio lì, riferiscono le fonti citate dal Wall Street Journal.

Mafia, de Lucia: indagini in corso su enorme quantità denaro

Roma, 28 lug. (askanews) – “Abbiamo indagini in corso molto importanti, su una quantità di denaro e di beni che è oggettivamente enorme. Una di queste indagini si è conclusa all’incirca due mesi fa con l’individuazione di beni per circa 200 milioni, secondo una stima che non è la nostra ma è quella della Guardia di Finanza”. Lo ha detto il procuratore capo di Palermo, Maurizio de Lucia, riferendo in commissione parlamentare antimafia.

“Abbiamo individuato beni riciclati da parte di un pezzo della famiglia mafiosa trapanese, nella quale era coinvolto anche Matteo Messina Denaro, che percepiva il 10 per cento degli affari di questa famiglia, con investimenti in tutta Europa e in Libano. Devo dire qui è stato molto positivo la collaborazione internazionale che abbiamo avuto che ha coinvolto sette diversi Stati e sette quindi autorità giudiziarie che sono riuscite contestualmente, nello stesso giorno, ad operare ad arrestare le persone che noi abbiamo imputato dei diritti di riciclaggio pertinenti a questo tipo di investigazioni”, ha spiegato ancora il procuratore de Lucia.

Ma “soprattutto sono stati fatti dei sequestri dei beni di cui appunto dicevo che sono sia beni immobiliari che notevolissime quantità di denaro, presso conti correnti presenti i conti correnti in Libano, Montecarlo e nel Lichtenstein. Ora naturalmente viene la parte forse più difficile di questa attività, cioè questi beni che sono stati individuati e sequestrati all’estero, almeno in una parte riuscire a riportarli in Italia, cosa che è molto complicata, ma non impossibile e sul quale una parte importante del mio ufficio sta lavorando”, ha detto ancora de Lucia.

Difesa, Tajani: noi sempre stati per valorizzare il ruolo dell’Europa

Roma, 28 lug. (askanews) – Sul tema della Difesa “noi siamo sempre stati per valorizzare il ruolo dell’Europa. Abbiamo sempre detto che le spese che verranno effettuate in questa fase da oggi ai prossimi 10 anni saranno spese finalizzate a rinforzare il pilastro europeo ma non si può chiedere all’Europa di dire ‘non spendiamo per la difesa e contemporaneamente però sganciamoci dagli americani'” perchè “cioè se vogliamo garantire la nostra sicurezza la nostra difesa dobbiamo investire di più, perché altrimenti saremo sempre costretti a sottostare alle richieste degli americani, perché è ovvio che l’indipendenza ha un prezzo e la nostra sicurezza deve essere sempre più garantita da noi, fermo restando che sarà sempre indispensabile un impegno americano”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani riferendo, in sede di replica, alle Commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera e alla Commissione Esteri e Difesa del Senato per il seguito dell’audizione sul vertice Nato di Ankara del 7 e 8 luglio, la cui prima ‘sessione’ si era tenuta lo scorso 22 luglio.

Calcio, oggi Consiglio Figc, rebus ct dopo il caos Pirlo

Roma, 28 lug. (askanews) – È il giorno del Consiglio federale della Figc, convocato alle 12, chiamato a chiudere una delle crisi più turbolente degli ultimi anni attorno alla panchina della Nazionale. Il presidente Giovanni Malagò punta ad arrivare alla riunione con il nome del nuovo commissario tecnico: in pole position c’è Roberto Mancini, mentre Antonio Conte resta sullo sfondo come alternativa.

La giornata arriva dopo il terremoto di ieri, culminato con le dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo dai rispettivi incarichi nel Club Italia. La rottura è maturata dopo il definitivo stop alla candidatura di Andrea Pirlo, che sui social ha espresso “amarezza” per essere stato coinvolto in una polemica politica. Al centro della vicenda il contratto di sponsorizzazione dell’ex centrocampista con la società di scommesse russa Fonbet, considerato incompatibile da parte del mondo politico. Secondo la ricostruzione emersa nelle ultime ore, la Figc era però già a conoscenza dell’accordo e della clausola che avrebbe consentito a Pirlo di risolverlo immediatamente in caso di rientro lavorativo in Italia.

Il caso ha provocato anche un duro botta e risposta tra Malagò e il ministro per lo Sport Andrea Abodi. “Non so se la questione dello sponsor russo sia all’origine del no, ma ora va posto rimedio a una brutta figura”, ha detto il ministro. Secca la replica del presidente federale: “Dipende chi l’ha fatta”.

Nel tentativo di evitare lo strappo, Malagò aveva anche sondato la disponibilità di Thiago Motta come possibile candidato di compromesso, ipotesi che non ha però trovato il consenso di Maldini e Leonardo, portando alla definitiva separazione.

Con l’uscita di scena dei due dirigenti, il presidente federale è tornato a concentrarsi sul nome di Roberto Mancini, già individuato nei mesi scorsi come possibile successore sulla panchina azzurra. Resta sul tavolo anche Antonio Conte, mentre per il ruolo di direttore tecnico prende quota la candidatura di Giorgio Chiellini.

Oltre alla questione della Nazionale, il Consiglio federale affronterà anche la ratifica degli organici della Serie C 2026-2027, alcune nomine interne e l’approvazione di modifiche regolamentari.