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Genova, Salis: molto positivo che si parli così tanto della città

Genova, 11 giu. (askanews) – “Credo che non si sia mai parlato così tanto di Genova come in questo momento e credo che questo sia qualcosa di molto positivo per la città perché è stata sui giornali internazionali come mai nella nostra storia, per elementi positivi: elementi di dinamismo, eventi legati ai giovani, devo dire anche per elementi di posizionamento della città che la rendono visibile e sempre più interessante, in questo senso credo non ci sia niente di sbagliato”. Lo ha detto la sindaca di Genova Silvia Salis durante la conferenza stampa convocata per fare il punto sul primo anno del suo mandato.

Salis: resto sindaca di Genova senza sottrarmi a dibattito nazionale

Genova, 11 giu. (askanews) – “Io sono la sindaca di Genova e rimango la sindaca di Genova. Che ci sia un’attenzione nazionale su Genova è un dato di fatto. Il fatto che faccia la sindaca di Genova non vuol dire che non entrerò nel dibattito nazionale perché i temi del dibattito nazionale hanno ricadute ogni giorno sulla nostra città”. Lo ha detto la sindaca di Genova Silvia Salis, rispondendo ad una domanda di un giornalista durante la conferenza stampa convocata per fare il punto sul primo anno del suo mandato.

“Sulle interviste – ha aggiunto la prima cittadina – basta una frase per cambiare il senso di quello che si dice, basta riportare la prima parte della risposta senza mettere il prosieguo e chiaramente la risposta diventa un’altra cosa, ma fa parte dell’informazione e del fatto che un articolo di giornale deve diventare attrattivo, quindi se Bloomberg avesse riportato tutta la risposta non sarebbe stato attrattivo, è il gioco delle parti”.

“Un conto – ha sottolineato Salis – è dire ‘sicuramente sono proposte che fanno riflettere, ma io sono la sindaca di Genova’, un conto è dire ‘mi hanno fatto una proposta e questo mi ha fatto riflettere’. Sono due cose diverse, è sempre la stessa risposta ma viene riportata solo la prima parte”.

Iran, Trump: stasera nuovi attacchi. E Kharg torna nel mirino Usa

Roma, 11 giu. (askanews) – Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti torneranno a colpire l’Iran “molto duramente” in serata, sostenendo che gran parte delle capacità militari offensive e difensive iraniane sarebbe già stata neutralizzata. In un post su Truth, il presidente Usa ha affermato che Washington assumerà in futuro il controllo dell’isola di Kharg e di altre infrastrutture energetiche iraniane, arrivando a dominare i mercati petroliferi e del gas del Paese “come fatto con il Venezuela”. Kharg ospita il principale terminal petrolifero iraniano ed è considerata cruciale per l’economia della Repubblica islamica.

Un eventuale controllo americano dell’isola consentirebbe effettivamente di bloccare gran parte delle esportazioni petrolifere iraniane e offrirebbe una piattaforma avanzata per operazioni contro il territorio iraniano. Un’operazione del genere, tuttavia, presenterebbe notevoli difficoltà logistiche e militari.

In un’intervista a Fox News, Trump ha poi sostenuto che Teheran si troverebbe già in una condizione di resa di fatto: “Si sono già arresi, ma non se ne rendono conto”. Secondo l’emittente Usa, il presidente americano vorrebbe che l’eventuale firma di un futuro accordo tra Stati Uniti e Iran avvenisse in Svizzera. L’agenzia iraniana Fars riferisce che l’Iran considera obiettivi militari tutte le attività economiche riconducibili a Elon Musk in Medio Oriente. Tra i possibili bersagli citati figura anche una stazione terrestre regionale del sistema satellitare Starlink.

Pakistan, India, Russia, Cina, Turchia e Arabia Saudita hanno espresso preoccupazione per la nuova escalation e hanno invitato Stati Uniti e Iran a riprendere il dialogo. Mosca ha avvertito che nuovi attacchi potrebbero avere conseguenze sull’economia globale, mentre Pechino ha sottolineato che il ricorso alla forza non risolverà le cause del conflitto. L’Arabia Saudita ha esortato a intavolare nuovi negoziati con la mediazione di Pakistan e Qatar.

Calcio, Juventus: Comolli verso addio da amministratore delegato

Roma, 11 giu. (askanews) – Si profila un cambio ai vertici della Juventus: Damien Comolli non sarà più l’amministratore delegato del club bianconero. La decisione, secondo quanto trapela, sarebbe stata presa dalla proprietà, che sta lavorando per definire un nuovo Ceo e un nuovo assetto dirigenziale in vista del rilancio societario.

Si attende ora soltanto l’ufficialità, mentre proseguono le valutazioni interne per ridisegnare la struttura del club. L’obiettivo della proprietà sarebbe quello di imprimere una svolta dopo una stagione complicata e il mancato raggiungimento degli obiettivi sportivi principali.

Nelle ultime ore si sono susseguiti incontri e riunioni per definire il futuro della dirigenza, con l’ipotesi sempre più concreta di un profondo rinnovamento dei vertici societari.

Comolli, secondo quanto riportato, avrebbe continuato a operare anche nelle ultime settimane su mercato e gestione sportiva, ma la riflessione complessiva della proprietà avrebbe portato alla scelta di un cambio di rotta.

Il club bianconero, dunque, si prepara a una fase di transizione gestionale, con la ricerca di un nuovo amministratore delegato che possa guidare la riorganizzazione interna e il rilancio del progetto tecnico e sportivo.

Premio Agnes, Mara Venier: “So’ la zia de tutti, fra un po’ la nonna”

Roma, 11 giu. (askanews) – “Si premiano le eccellenze, e poi è un premio che va a 360 gradi, nel senso che c’è la televisione, la musica, i grandi giornalisti, i giovani giornalisti. Va bene premiare i grandi giornalisti, ma è molto importante dare la possibilità ai giovani, come sempre viene fatto, di partecipare e di essere premiati a un premio così importante. Io ormai so’ la zia de tutti, fra un po’ la nonna, ma vado avanti con la zia, mi conviene”: lo ha detto la conduttrice Mara Venier, a margine della presentazione della XVIII edizione del Premio Biagio Agnes nella sala di via Asiago, che, come da tradizione, condurrà, assieme ad Alberto Matano, la cerimonia di premiazione in programma il 25 giugno da Piazza di Spagna a Roma e poi in onda il 3 luglio in seconda serata su Rai1.

Matano: anche in epoca AI, giornalismo è sempre fatto da esseri umani

Roma, 11 giu. (askanews) – “In un’epoca in cui la realtà sembra un film di fantascienza e un uso distorto della tecnologia, come l’Intelligenza Artificiale, può alterare la realtà, il premio Agnes ci ricorda che il giornalismo è fatto da esseri umani che sono cruciali sempre nel racconto e nella verità”: così il conduttore Alberto Matano, a margine della presentazione della XVIII edizione del Premio Biagio Agnes nella sala di via Asiago, che, come da tradizione, condurrà, assieme a Mara Venier, la cerimonia di premiazione in programma il 25 giugno a Piazza di Spagna a Roma e poi in onda il 3 luglio in seconda serata su Rai1.

“Il premio Agnes comunque porta fortuna ed è sempre un riconoscimento a chi si accosta a questo lavoro, c’è il grande giornalismo, l’esperienza, e poi c’è il talento, i giovani, che vanno premiati e incoraggiati, perché questo lavoro è più vivo che mai”, ha aggiunto.

Ucraina, Mattarella: molto opportuno che l’Ue si presenti con una voce sola

Roma, 11 giu. (askanews) – E’ “molto opportuno che l’Unione europea – nei confronti dell’Ucraina e della Russia – si presenti con una voce sola”. E’ l’opinione espressa, secondo quanto si apprende, dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso del pranzo di oggi con la premier Giorgia Meloni e i ministri competenti in vista del prossimo Consiglio europeo.

L’incontro di oggi è stato anche l’occasione per fare il punto alla vigilia di importanti appuntamenti: non solo il consiglio europeo ma anche il G7 a Evian che si terrà all’inizio della prossima settimana, il bilaterale con la Francia il 25 giugno a Cannes. Subito dopo si terrà il vertice NATO ad Ankara ai primi di luglio.

Il capo dello Stato ha anche ascoltato la relazione del ministro della Salute Orazio Schillaci sull’Ebola. Fissata anche la data del 23 ottobre per la Conferenza sulla droga a San Patrignano.

Tennis, Mboko si ritira, Queen’s già finito per Serena Williams

Roma, 11 giu. (askanews) – Si chiude anticipatamente l’esperienza nel doppio al torneo del Queen’s per Serena Williams e Victoria Mboko. La coppia non potrà proseguire nel torneo sull’erba londinese a causa del ritiro della giovane canadese per un problema al ginocchio destro.

Mboko, già uscita sconfitta nel singolare contro Karolina Pliskova, ha annunciato l’impossibilità di scendere in campo per i quarti di finale del torneo di doppio, interrompendo così il cammino della coppia dopo la vittoria all’esordio.

Per Williams si trattava del primo evento ufficiale dopo quasi quattro anni, dall’US Open 2022, e il rientro aveva già attirato grande attenzione del pubblico londinese. In campo, la statunitense aveva mostrato buone sensazioni al fianco della giovane canadese, anche nel successo contro le teste di serie Erin Routliffe e Nicole Melichar-Martinez.

Il forfait impedisce così la sfida contro Laura Siegemund e Leylah Fernandez, attesa nei quarti, deludendo i tifosi presenti per il ritorno della campionessa americana nel circuito. Williams è comunque attesa al prossimo appuntamento nel doppio del WTA 500 di Berlino, dove farà coppia con Karolina Muchova.

Formula1, Antonelli: "Non penso al Mondiale ma al percorso"

Roma, 11 giu. (askanews) – Testa bassa e concentrazione sul lavoro. È il messaggio lanciato da Andrea Kimi Antonelli nella conferenza stampa che precede il weekend del Gran Premio di Barcellona. Il giovane pilota della Mercedes, reduce dall’entusiasmo per il successo conquistato a Monaco, invita a non guardare troppo avanti e a restare concentrati sul percorso di crescita.

“L’anno di esperienza è stato fondamentale per capire cosa è buono o meno durante il weekend e non solo”, spiega Antonelli. “Poter tornare su una pista dopo averla già affrontata l’anno prima permette di riequilibrare le energie e diventare più consapevole del proprio potenziale. Anche il rapporto con il team si rafforza sempre di più”. Quanto alle prospettive iridate, il bolognese mantiene i piedi per terra: “Per ora non penso al campionato. So quale opportunità c’è e voglio capitalizzarla, ma non voglio guidare pensando sempre a quello. La mia attenzione è sul processo di crescita durante la stagione e sulla guida”.

Antonelli ha poi ricordato un momento delicato vissuto dodici mesi fa. “Un anno fa ho avuto una fase in cui dubitavo di me stesso, ma oggi non più. Si matura come piloti e come persone. Quel periodo difficile mi ha aiutato a conoscermi meglio e sono grato di averlo vissuto. Certo, ci sono ancora domande su quanto posso migliorare e fino a dove posso arrivare, ma servirà ancora del tempo”.

Fondamentale, nel suo percorso, il sostegno delle persone più vicine. “Senza dubbio la famiglia e mio padre, che è una vera roccia. Insieme a mia madre sono le persone che mi conoscono meglio. Mi hanno sempre indirizzato sulla strada giusta. E poi c’è il team: faccio parte del programma junior Mercedes dal 2018. Toto Wolff e Bono mi conoscono bene, ma da tutti ricevo grande sostegno in ogni momento”.

Guardando al weekend spagnolo, Antonelli ha ricordato i festeggiamenti di Monaco con la squadra dopo il podio canadese. “È stato bello celebrare con il team in acqua, anche se non voglio sapere cosa ci fosse nel porto…”, scherza. “Ma adesso il presente è Barcellona. Cercheremo di ripeterci anche se non sarà facile. Sarà un fine settimana importante per capire il reale potenziale del pacchetto portato in Canada, dove le condizioni erano particolari. Gli avversari sono molto vicini e vedremo quanto potremo essere competitivi”.

Tennis, Montepremi record per Wimbledon, 74,4 milioni di euro

Roma, 11 giu. (askanews) – Record per il montepremi di Wimbledon Championships 2026. L’All England Lawn Tennis Club ufficializza infatti una dotazione complessiva di 64,2 milioni di sterline, pari a circa 74,4 milioni di euro, con un incremento del 20% rispetto all’edizione 2025. Si tratta dell’aumento annuale più consistente nella storia del torneo londinese.

L’incremento riguarda in particolare i primi turni del tabellone principale e le qualificazioni, con aumenti superiori al 20%, una scelta che arriva anche in risposta alle richieste avanzate nei mesi scorsi da tennisti e tenniste sul tema della distribuzione dei premi negli Slam, soprattutto a favore dei giocatori meno affermati.

Nelle qualificazioni, i premi salgono a 20.000 sterline per il primo turno (+29%), 32.000 sterline per il secondo (+23%) e 50.000 sterline per il turno decisivo (+20%).

Nel tabellone principale, chi viene eliminato al primo turno riceverà 80.000 sterline (+21%), mentre il secondo turno vale 126.000 sterline (+26%) e il terzo 185.000 sterline (+23%). Gli ottavi di finale garantiscono 300.000 sterline (+25%), i quarti 480.000 (+20%) e le semifinali 900.000 (+16%).

Per il finalista sconfitto il premio sale a 1,8 milioni di sterline (+18%), mentre il vincitore del singolare maschile e femminile incasserà 3,6 milioni di sterline, con un aumento del 20% rispetto allo scorso anno.

Il terzo Slam stagionale prenderà il via il 29 giugno sui campi in erba di Londra.

Lagarde: "Crescita ridotta ma non assente, né sotto grave minaccia"

Roma, 11 giu. (askanews) – Nell’area euro, nonostante le difficoltà dovute ai rincari dell’energia e le limature alle previsioni sul Pil “non siamo in un contesto in cui la crescita è assente o sotto grave minaccia. E si può fare molto di più, con riforme strutturali, incoraggiando un mercato europeo che non abbia ostacoli al commercio, facendo l’unione dei risparmi e degli investimenti” per sostenere l’attività, per cui “incoraggiamo tanto” queste manovre. Lo ha affermato la presidente della Bce, Christine Lagarde nella conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo.

Lagarde: "Crescita ridotta ma non assente, né sotto grave minaccia"

Roma, 11 giu. (askanews) – Nell’area euro, nonostante le difficoltà dovute ai rincari dell’energia e le limature alle previsioni sul Pil “non siamo in un contesto in cui la crescita è assente o sotto grave minaccia. E si può fare molto di più, con riforme strutturali, incoraggiando un mercato europeo che non abbia ostacoli al commercio, facendo l’unione dei risparmi e degli investimenti” per sostenere l’attività, per cui “incoraggiamo tanto” queste manovre. Lo ha affermato la presidente della Bce, Christine Lagarde nella conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo.

Taormina Film Festival, arriva Can Yaman: bagno di folla

Taormina, 11 giu. (askanews) – Bagno di folla a Taormina per “Sandokan” Can Yaman, arrivato al Palacongressi per un incontro con il pubblico e tanti ragazzi al Taormina Film Festival.

Occhiali da sole, completo grigio, cravatta, l’attore e modello turco ha richiamato numerosi fan, soprattutto giovani, pronti a farsi firmare autografi e a scattare foto. Yaman è tra gli ospiti più attesi di questa 72esima edizione e durante l’incontro con il pubblico ha parlato di Sandokan, dei ruoli che ha interpretato, dei suoi sogni di quando era ragazzo, come di diventare un avvocato internazionale, incoraggiando i ragazzi presenti a impegnarsi e a perseguire i loro obiettivi.

Crans Montana, verso credito supplementare per vittime incendio

Roma, 11 giu. (askanews) – Il parlamento vallesano ha approvato oggi un progetto di decreto a favore delle vittime dell’incendio di Crans-Montana e l’assegnazione di un credito supplementare di 10,18 milioni di franchi. Il testo è stato adottato con 109 voti contro 2 e 7 astensioni.

Lo scorso 14 gennaio, a due settimane dal rogo del bar “Le Constellation” che è costato la vita a 41 persone, il Consiglio di Stato aveva scelto di mettere a disposizione un aiuto d’urgenza di 10mila franchi per ciascuna delle vittime ricoverate in ospedale o decedute. Otto giorni più tardi, aveva deciso di farsi carico delle spese per il funerale e di rimpatrio.

Il decreto, della durata limitata a cinque anni, prevede così di sottoporre al Gran Consiglio l’autorizzazione a versare il suddetto aiuto d’urgenza e a confermare la presa a carico, anch’essa a fondo perso, delle spese funerarie e di rimpatrio delle salme, per un importo massimo di 820.000 franchi. Il documento regolamenta inoltre il prefinanziamento del contributo di solidarietà unico di 50.000 franchi concesso dalla Confederazione.

Oggi, i deputati non hanno discusso il contenuto del decreto. Questo è stato accettato in un’unica lettura.

(Con fonte: Ats).

Tim: incassato rimborso da 1 miliardo per canone concessorio 1998

Milano, 11 giu. (askanews) – Tim ha incassato, in data odierna, il rimborso relativo al canone concessorio 1998, pari a un importo di poco superiore a 1 miliardo di euro. Il pagamento fa seguito alla sentenza della Corte di Cassazione che, lo scorso dicembre, ha confermato in via definitiva la restituzione, chiudendo così un contenzioso durato oltre 20 anni.

L’importo incassato include il canone originario, pari a oltre 500 milioni, più la rivalutazione monetaria e gli interessi maturati. Come già comunicato al mercato, il relativo provento, di natura non ricorrente, è stato interamente contabilizzato nel 2025. L’incasso determina invece un effetto netto positivo sulla posizione finanziaria dell’esercizio in corso, già incluso nella guidance finanziaria per il 2026, di poco inferiore a 1 miliardo.

Achille Lauro show all’Olimpico: lo sogno da 25 anni

Roma, 11 giu. (askanews) – “L’Olimpico? Sono contentissimo. E’ un po’ che aspettavamo questo momento. E’ un cosa che sogni per 25 anni e poi accade. Io scrivo canzoni da quando ho 15 anni e ora, dopo tanti concerti suonati in ogni dove, arrivo all’Olimpico. E dire che i primi concerti a Roma mi affittavo i locali, pagavo e mi mettevo in scaletta”. Achille Lauro incanta la ‘sua’ Roma, e l’Olimpico è il punto di partenza. E’ emozionato, si dice “felice”, e annuncia il raddoppio, sempre all’Olimpico, per il 2027. “Dopo il 30 giugno, apriamo la data dell’1 luglio”, dice incontrando la stampa alla vigilia dello show nella Capitale.

“Lo spettacolo – racconta l’artista – ripercorre a livello narrativo una rappresentazione del paradiso dell’Eden, degli incoscienti giovani prima di essere catapultati sulla terra. È questo il filone narrativo che lega lo spettacolo. E’ una figata… La mia fortuna in questi anni – prosegue – è di aver avuto tanti brani diventati parte della storia della mia fan base, della mia storia personale. Questo show si regge sulle canzoni e si crea una magia bellissima. Dopo i 15 palazzetti e la data zero a Rimini, ora siamo all’Olimpico. È un anno particolarmente fortunato”.

Taormina Film Festival, Fernanda Torres: ispirata dal cinema italiano

Taormina (Me), 11 giu. (askanews) – “Io amo il cinema italiano, Guadagnino è incredibile, ‘La grande bellezza’ che film, l’Italia è sempre un’ispirazione, amo il cinema italiano”.

Così Fernanda Torres, attrice brasiliana candidata all’Oscar per “Io sono ancora qui” di Walter Salles, protagonista al Taormina Film Festival del panel ‘Donne oltre lo sguardo’ alla 72esima edizione.

“Le donne oggi penso siano meno perse degli uomini, perché il mercato è ancora molto aperto agli uomini ma credo che le donne facciano la differenza, Jane Campion è un genio, Bàrbara Paz, così tante donne fanno la differenza nel cinema e anche nel mondo penso, oggi trovo gli uomini molto più persi delle donne”, ha spiegato l’attrice.

La bagarre alla Camera su Meloni e le "ginocchiere"

Roma, 11 giu. (askanews) – “Ginocchiere”. E’ questa parola che trasforma il dibattito, a tratti abbastanza soporifero, sulle comunicazioni della premier alla Camera – prassi consolidata in vista di ogni Consiglio europeo, il prossimo è il 18 e 19 giugno -, in qualcos’altro. Molto più di un (prevedibile) confronto acceso sulla linea di politica estera del governo perchè, tra polemiche, attestati di solidarietà e richieste di istruttoria rivolte alla Presidenza della Camera, ritorna, a sorpresa, la ‘poetica’ dell’underdog. Giorgia Meloni, tra un crescendo di applausi della sua maggioranza, coglie appieno il momento e l’occasione e rivendica la propria storia, quella che l’ha portata “senza mai indossare ginocchiere” a Palazzo Chigi.

Il copyright dell’espressione, da cui ha origine la piega che prende la mattinata a Montecitorio, è del deputato M5s Francesco Silvestri, secondo il quale il governo non ha raddrizzato la sua linea rispetto al rapporto con Netanyahu e con Trump: “Lei non ha rialzato la schiena – ha detto l’esponente Cinquestelle rivolgendosi alla premier -, ha semplicemente indossato delle ginocchiere per stare più comoda. Noi abbiamo bisogno di un leader completamente diverso e spero che tra qualche mese” ci sarà.

Il deputato e questore di Fratelli D’Italia Paolo Trancassini solleva la questione definendo “vergognose” le parole rivolte a Meloni: “Si sa cosa si intende quando si dice che una donna, di fronte a un uomo, si è messa le ginocchiere. Mi auguro si apra un’istruttoria su quanto è stato detto” perchè “c’è un limite a tutto”. Da parte sua il capogruppo di Fdi, Galeazzo Bignami, accusando le opposizioni di “difendere la dignità della donna a corrente alternata”, chiede la sospensione per Silvestri che “dovrebbe rassegnare le dimissioni”. E quando torna al banco della presidenza la Dem Anna Ascani, alla guida dell’emiciclo al momento dell’intervento di Silvestri, si scusa per il mancato intervento, spiegando di “non aver colto quel senso che è stato poi detto”.

Infine Meloni, che chiude la sua replica potendo contare su un argomento sempre rivendicato in campagna elettorale e ora offerto su un piatto d’argento dall’uscita del pentastellato. “Quello che voi non riuscite ad accettare è che c’è una persona che senza mai indossare le ginocchiere è arrivata dove è arrivata, senza aiuti, senza favoritismi e senza scorciatoie… vi dà fastidio – accusa con tono risentito – che la prima donna premier in Italia sia arrivata dalla destra perchè voi non siete stati capaci di proporla”. Ciliegina sulla torta l’inesauribile questione sull’uso degli articoli femminili e maschili. “So che la collega Boldrini si è indignata perchè prima il collega Vigna si rivolgeva a me dicendo ‘signor presidente’, so che la collega Boldrini è molto mobilitata su queste materie, è una posizione che rispetto ma che non condivido – affonda Meloni – e mi chiedo se sia questo il punto del rispetto delle donne o sia piuttosto ascoltare un collega che non mi invita a indossare delle ginocchiere, mi dice che ho indossato delle ginocchiere”.

La Bce alza i tassi di 0,25 punti al 2,25%, è il primo aumento dal 2023

Roma, 11 giu. (askanews) – La Banca centrale europea ha rotto gli indugi operando un primo rialzo dei tassi, in risposta ai rincari dell’energia e alla generale accelerazione dell’inflazione nell’eurozona innescate dalla guerra in Iran e dalla chiusura dello stretto di Hormuz. Si tratta del primo aumento dei tassi da parte della Bce dal settembre del 2023, quando operò l’ultimo rialzo in occasione della precedente fase di rialzo inflazionistico (all’epoca i tassi di riferimento erano stati aumentati al 4%).

Oggi, in linea con le aspettative, il consiglio direttivo alzato di 0,25 punti percentuali i livelli guida e il principale riferimento, che resta il tasso sui depositi, sale così al 2,25%. “Il Consiglio si impegna a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine – reciyta un comunicato diffuso al termine della riunione -. Il conflitto in Medio Oriente sta generando pressioni inflazionistiche e la decisione di aumentare i tassi è solida rispetto a una serie di scenari che delineano come lo shock potrebbe evolvere e incidere sulle prospettive di medio termine per l’area dell’euro”.

La Bce precedentemente aveva portato i tassi al 2% nel giugno del 2025 e da allora non li aveva più modificati. Oggi la Bce ha anche rivisto al rialzo le previsioni di inflazione e limato quelle di crescita economica.

Meloni contro i vannacciani: altro che vera destra, votate con la sinistra

Milano, 11 giu. (askanews) – “Per difendere l’interesse nazionale stiamo facendo quello che c’è scritto nel nostro programma, per realizzare il quale siete stati eletti nelle fila del centrodestra in questo Parlamento. Cionostante per ben sei volte avete votato contro la fiducia a questo governo, insieme a Schlein, Conte, Renzi e compagnia… Votare contro la fiducia a un governo significa votare per mandare a casa quel governo, io penso che fare quello che serve alla sinistra non sia mai difendere l’interesse nazionale. E quindi non mi si parli di vera destra perché la vera destra non è mai funzionale alla sinistra”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, replicando alle osservazioni del vannacciano Pozzolo nel corso del dibattito sul Consiglio europeo.

Bce alza i tassi di 0,25 punti al 2,25%, primo aumento dal 2023

Roma, 11 giu. (askanews) – La Banca centrale europea ha rotto gli indugi operando un primo rialzo dei tassi, in risposta ai rincari dell’energia e alla generale accelerazione dell’inflazione nell’eurozona innescate dalla guerra in Iran e dalla chiusura dello stretto di Hormuz. Si tratta del primo aumento dei tassi da parte della Bce dal settembre del 2023, quando operò l’ultimo rialzo in occasione della precedente fase di rialzo inflazionistico (all’epoca i tassi di riferimento erano stati aumentati al 4%).

Oggi, in linea con le aspettative, il consiglio direttivo alzato di 0,25 punti percentuali i livelli guida e il principale riferimento, che resta il tasso sui depositi, sale così al 2,25%. “Il Consiglio si impegna a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine – reciyta un comunicato diffuso al termine della riunione -. Il conflitto in Medio Oriente sta generando pressioni inflazionistiche e la decisione di aumentare i tassi è solida rispetto a una serie di scenari che delineano come lo shock potrebbe evolvere e incidere sulle prospettive di medio termine per l’area dell’euro”.

La Bce precedentemente aveva portato i tassi al 2% nel giugno del 2025 e da allora non li aveva più modificati. Oggi la Bce ha anche rivisto al rialzo le previsioni di inflazione e limato quelle di crescita economica.

Calderone alla Cgil: Dl lavoro non apre assolutamente ai contratti pirata

Roma, 11 giu. (askanews) – “Non è assolutamente così”. Così il ministro del Lavoro, Marina Calderone, ha risposto alle critiche della Cgil al decreto lavoro e, in particolare, al fatto che il provvedimento lasci la porta aperta ai contratti pirata.

“Credo che la risposta più importante l’abbiano data tutte le parti sociali che hanno commentato positivamente il salario giusto e il decreto primo maggio – ha detto a margine del congresso della Uila – bisogna guardare a come hanno letto il decreto per esempio la Cisl e la Uil e nello stesso tempo anche alle valutazioni delle associazioni datoriali. Non è una questione di chi è bravo e chi è cattivo. Per noi è importante dare una lettura univoca, che è quella che la presidente Meloni ha ribadito anche ieri all’assemblea di Confcommercio e che io ribadisco con forza”.

Calderone ha sottolineato che “la nostra scelta di campo è stata quella di dare un’indicazione chiara sui nostri punti di riferimento: la determinazione del trattamento economico complessivo (Tec) e, quindi, del salario giusto”. Riferimenti legati ai “contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative – ha aggiunto – per noi quello fa la differenza nella scelta. Abbiamo tenuto conto non solo della rappresentatività delle organizzazioni stipulanti, ma anche della qualità dei contratti e del fatto che ai lavoratori deve essere garantito un salario dignitoso, giusto”.

Taormina Film Festival, Can Yaman: ognuno ha battaglie, sorridere sempre

Taormina, 11 giu. (askanews) – “Avete visto come è rilassato Sandokan anche mentre combatte? Il suo personaggio mi ha insegnato tanto. Ognuno di noi è un guerriero, abbiamo tutti le nostre battaglie nella vita ma non bisogna mai dimenticare di sorridere, magari potessimo essere tutti Sandokan”.

Così Can Yaman, incontrando il pubblico e tanti ragazzi in delirio, al Taormina Film Festival.

L’attore e modello turco è stato accolto da un bagno di folla, con fan in attesa per selfie e autografi, ha parlato della sua carriera, dei ruoli interpretati e della prossima serie in cui sarà un avvocato – è laureato in giurisprudenza- e ha risposto a molte domande sul suo personaggio di Sandokan che lo ha reso famosissimo in Italia.

Rispondendo a una domanda sull’IA, Yaman ha detto: “Ho iniziato a usarla due settimane fa, mi ha risposto così bene a una domanda che mi ha lasciato a bocca aperta. Se usata bene può essere utile ma non credo possa sostituire gli artisti, il loro cuore, se arrecherà danni si vedrà, ma gli artisti serviranno sempre”.

Centrosinistra, Salis: campo largo è imprescindibile per vincere

Genova, 11 giu. (askanews) – “Il campo largo è uno degli ingredienti, per me imprescindibile, per vincere le elezioni. Non può bastare perché poi serve il programma e il candidato o la candidata visto che siamo in tempi di personalismi e il peso dei candidati è importante”. Lo ha affermato la sindaca di Genova Silvia Salis durante la conferenza stampa convocata per fare il punto sul primo anno del suo mandato.

“Quando mi sono candidata – ha aggiunto Salis – la presenza di tutti era la mia richiesta perché non volevo passare mesi con il centrodestra a farci le pulci su chi c’è e chi non c’è. Io sono sicura di rimanere a fare la sindaca e non cambierò mai idea perché è il mandato che mi hanno dato”.

Il Papa: per i migranti rotte legali e soccorso. Non abituarci a contare i morti

Roma, 11 giu. (askanews) – “La dignità umana esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra. Se esiste il diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata, esiste anche il diritto di non dover migrare: il diritto di rimanere nella propria casa senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza violenza, senza che la terra diventi inabitabile, senza che la corruzione rubi il pane ai poveri, senza che le armi distruggano il futuro dei bambini. Non possiamo abituarci a contare i morti. La dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera”. Così Papa Leone XIV nel suo discorso durante l’incontro con le realtà di accoglienza dei migranti al Porto di Arguineguín sull’isola di Gran Canaria.

“Da quest’isola – ha detto ancora – vorrei che la voce di coloro che hanno parlato oggi raggiungesse chi ha in mano responsabilità decisive – autorità civili, parlamenti, governi e organizzazioni internazionali – e anche le comunità cristiane, le altre tradizioni religiose e tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Non basta gestire gli arrivi, distribuire cifre, rafforzare le frontiere o lamentare le morti quando sono già avvenute. Ogni barca che arriva non porta solo migranti; porta con sé una domanda: che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita?”, ha domandato concludendo.

Auto, la mobilità elettrica nel mosaico italiano delle Ztl

Roma, 11 giu. (askanews) – Su circa 500 zone a traffico limitato attive in Europa, ben 446 si trovano in Italia. E’ un vero e proprio mosaico quello descritto dal nuovo report dell’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School, presentato oggi a Roma, nel quale lancia una sfida: passare dalla confusione normativa a una mobilità tecnologicamente avanzata. Su questi temi si sono confrontati l’ANCI in rappresentanza dei Comuni Italiani, i gestori delle infrastrutture per la mobilità elettrica e i costruttori di auto estere.

“Unrae si è posta a disposizione per la realizzazione di una cabina di regia nazionale – dichiara Roberto Pietrantonio, presidente di Unrae – sarebbe importante fornire al conducente di un’auto X, esattamente con tempo reale, le informazioni veloci, facili, necessarie per sapere in quella città a che ora posso accedere, come posso accedere, se posso accedere e se, per accedere, devo pagare qualcosa. Ecco, Unrae è a disposizione. Ha dichiarato anche collaborazione con l’Anci a tale scopo. Già forniamo un servizio limitato a centri urbani più grossi. Sarebbe bello poter avere una copertura totale nazionale”.

Un ruolo chiave per superare queste sfide è quello della tecnologia. “Noi come Toyota stiamo sviluppando oltre, diciamo, a tutte le tecnologie elettrificate di cui Toyota è sicuramente oggi una azienda leader, stiamo sviluppando anche tutti quelli che sono i sistemi di sicurezza attiva – spiega Alberto Santilli, CEO di Toyota Motor Italia – sistemi di sicurezza attiva che rendono le nostre automobili sempre più sicure e rendono sempre più sicure le nostre città in cui le nostre automobili si muovono. Sistemi di sicurezza che hanno come obiettivo quello, come dire, di supportare il guidatore in tutte quelle che possono essere le manovre e in tutti quei momenti in cui il guidatore compie, diciamo, delle manovre errate o ha delle disattenzioni. I nostri sistemi di sicurezza hanno proprio questo obiettivo, quello di entrare in funzione nel momento in cui il guidatore non compie determinate, diciamo, determinate azioni”.

E le case automobilistiche fanno la loro parte sulla transizione energetica, con nuove soluzioni per i consumatori. “Noi come Honda stiamo seguendo un approccio step by step nella transizione energetica, dando dei prodotti affidabili e accessibili con tecnologie low-emission – dice Simone Mattogno, direttore generale auto di Honda Italia – quindi a basse emissioni ma ad alte prestazioni, passando per un approccio step by step, come detto prima, quindi iniziando con powertrain full-hybrid e powertrain plug-in hybrid che uniscono i vantaggi del dell’elettrico a una motorizzazione endotermica, soprattutto al di fuori delle aree metropolitane. Quindi ciò significa che nelle aree metropolitane il cliente viaggia praticamente al 95% in elettrico e al di fuori dell’area metropolitana viaggia in una modalità mista a seconda delle condizioni di della strada e del traffico”.

Il Papa alle Canarie: se guardiamo i migranti come nostri figli la coscienza non ha più scuse

Roma, 11 giu. (askanews) – La “conversione dello sguardo” inizia “quando il migrante smette di essere ‘uno dei tanti’, smette di essere una categoria e una cifra. Solo allora comprendiamo che quella bambina potrebbe essere nostra figlia, quei volti parte della nostra famiglia. E allora, la coscienza non ha più scuse”. Così Papa Leone XIV nel suo discorso durante l’incontro con le realtà di accoglienza dei migranti al Porto di Arguineguín sull’isola di Gran Canaria.

“La misericordia – ha ricordato – inizia con piccoli gesti: a volte con qualche biscotto e un po’ di latte; altre volte, con cinque pani e due pesci. Non si tratta di risolvere tutto, ma di mettere tutto nelle mani di Dio e di essere presenti là dove l’essere umano soffre, dove le risorse non bastano e non c’è una lingua comune, ma dove ancora possono parlare i gesti. Grazie di cuore a tutti coloro che si uniscono ai soccorsi, all’accoglienza e all’accompagnamento, testimoniando che la misericordia concreta può salvare e cambiare molte vite”, ha concluso Prevost.

ENGIE ed Heineken, ad Assemini nasce il nuovo parco fotovoltaico

Cagliari, 11 giu. (askanews) – Ad Assemini, alle porte di Cagliari, è entrato in funzione il nuovo parco fotovoltaico realizzato da ENGIE Italia per HEINEKEN Italia all’interno dello storico birrificio Ichnusa. Oltre 15 mila pannelli solari installati su una superficie di 137 mila metri quadrati, una potenza complessiva di 8,6 megawatt e una produzione attesa di circa 15 gigawattora all’anno. Numeri che consentiranno di coprire il 100 per cento del fabbisogno elettrico diurno dello stabilimento, facendo del sito uno dei principali esempi italiani di produzione rinnovabile integrata direttamente in un impianto industriale. Alla base dell’operazione c’è un accordo di fornitura energetica di lungo periodo, un Power Purchase Agreement della durata di quindici anni, che punta a garantire energia rinnovabile e maggiore stabilità dei costi. Abbiamo parlato con Monica Iacono – CEO ENGIE Italia:

“La partnership di ENGIE con Heineken è un esempio molto concreto di come supportiamo la transizione energetica dei nostri clienti industriali, con soluzioni che riescono a coniugare sostenibilità e competitività. Attraverso la combinazione tra impianti di energia rinnovabili sul sito delle aziende, e strumenti contrattuali di fornitura di lungo periodo possiamo garantire, non solo energia pulita, ma anche una maggiore stabilità dei prezzi nel lungo periodo, raggiungendo importanti risparmi. È un modello che replichiamo con tante aziende su tutto il territorio nazionale. Abbiamo l’obiettivo di raggiungere 200 MW di capacità installata, entro il 2030. Il valore di progetti come quelli realizzati nel birrificio Ichnusa è proprio questo: accelerare la decarbonizzazione, rafforzare la resilienza energetica delle imprese e, allo stesso tempo, migliorare l’efficienza riducendo i costi operativi”.

Quello di Assemini è un investimento che si inserisce nel più ampio percorso di ammodernamento dello stabilimento Ichnusa, avviato negli ultimi anni. Per HEINEKEN Italia il nuovo impianto rappresenta una tappa strategica nel percorso di crescita sostenibile dell’azienda e uno dei progetti più significativi sviluppati dal gruppo in Europa. È poi intervenuto Alexander Koch – Amministratore Delegato Heineken Italia:

“È un progetto sviluppato insieme ad ENGIE che ci permette di produrre energia elettrica pulita localmente. Questo ci permette di coprire il 100% del nostro fabbisogno diurno. È un passo importante nel percorso di crescita sostenibile della nostra azienda e, soprattutto, un punto di riferimento tra i progetti fotovoltaici del gruppo Heineken in Europa. Il sole della Sardegna accompagna da sempre i momenti in cui si beve una Ichnusa, e da oggi questo sole accompagna anche il modo in cui la produciamo”.

Con l’avvio del nuovo parco fotovoltaico, il birrificio Ichnusa compie dunque un passo importante verso una produzione sempre più sostenibile. Un progetto che unisce innovazione industriale, sicurezza energetica e riduzione delle emissioni, confermando il ruolo crescente delle energie rinnovabili nei processi produttivi delle grandi aziende e indicando una possibile strada per la competitività dell’industria italiana nei prossimi anni.

Mondiali, il pallone che racconta il mondo

Un secolo di storia e potere

I Mondiali di calcio non sono soltanto il più importante evento sportivo del pianeta. Da quasi un secolo rappresentano uno straordinario osservatorio geopolitico, capace di raccontare i cambiamenti della società, delle relazioni internazionali e dei costumi collettivi.

Dalla prima edizione del 1930 ai tornei del XXI secolo, la Coppa del Mondo ha accompagnato guerre, ricostruzioni, globalizzazione e rivoluzioni tecnologiche. Ospitare un Mondiale è diventato uno strumento di prestigio internazionale, come dimostrano il Qatar nel 2022 e il prossimo torneo del 2026 organizzato da Stati Uniti, Canada e Messico, simbolo di una nuova dimensione continentale dello sport.

 

La Partita del Secolo” e lItalia davanti alla tv

Per l’Italia, i Mondiali rappresentano una parte importante della memoria nazionale. Prima ancora dei quattro titoli conquistati nel 1934, 1938, 1982 e 2006, c’è una partita entrata nella leggenda: il 4-3 contro la Germania Ovest nella semifinale di Messico ’70.

La cosiddetta “Partita del Secolo” fu molto più di una vittoria sportiva: diventò un evento capace di unire milioni di italiani davanti alla televisione e di consegnare all’immaginario collettivo una delle pagine più emozionanti dello sport mondiale.

 

Da Pertini alle Notti Magiche”

Dodici anni dopo arrivò il trionfo del 1982. L’Italia di Bearzot e Paolo Rossi vinse il Mondiale in Spagna, regalando al Paese un momento di orgoglio e riscatto in anni segnati da tensioni politiche e sociali. Indimenticabile l’esultanza del Presidente della Repubblica Sandro Pertini nella finale di Madrid.

Nel 1990 furono invece le “Notti Magiche” a conquistare il cuore degli italiani. Pur senza vincere il torneo, il Mondiale organizzato in casa rappresentò uno dei momenti di maggiore partecipazione popolare della storia repubblicana. Infine, nel 2006, la vittoria di Berlino contro la Francia riportò il Paese sul tetto del mondo in uno dei momenti più difficili per il calcio italiano.

 

Un torneo che fotografa il presente

Oggi i Mondiali continuano a essere molto più di una competizione sportiva. Raccontano l’ascesa di nuove potenze economiche, l’evoluzione delle identità nazionali, il ruolo dei social media e la crescente influenza dello sport nelle relazioni internazionali.

Le nazionali sono sempre più multiculturali, i calciatori diventano figure globali e il calcio si intreccia con temi come diritti, sostenibilità e inclusione.

Per questo, ogni Mondiale rappresenta qualcosa di più di un torneo. È una fotografia del mondo in un determinato momento storico. E per l’Italia resta soprattutto un patrimonio di emozioni condivise, capace di attraversare generazioni diverse, dalla “Partita del Secolo” del 1970 alle notti trionfali di Madrid e Berlino.

Anche per questi motivi la mancata qualificazione della nostra nazionale ci farà vivere questo evento come spettatori esterni e non da protagonisti, dentro e fuori dal campo.

Non si ferma la caccia allo straniero in Irlanda del Nord

Roma, 11 giu. (askanews) – Dopo due notti di tensione e violenze nell’area di Belfast, il segretario di Stato britannico per l’Irlanda del Nord, Hilary Benn, ha accusato alcuni utenti dei social media di alimentare i disordini e ha lanciato un appello a fermare quella che ha definito una spirale di odio e intimidazioni, riferisce il Guardian.

Le proteste sono esplose dopo l’accoltellamento di Stephen Ogilvie, avvenuto lunedì nella capitale nordirlandese. Per l’aggressione è stato incriminato il trentenne sudanese Hadi Alodid con l’accusa di tentato omicidio. Da quel momento manifestazioni contro l’immigrazione hanno preso piede in diverse aree della città, degenerando in alcuni casi in scontri e vandalismi.

La seconda notte di proteste ha visto nuovi episodi di violenza nell’area di Newtownabbey, a nord di Belfast, dove crica 300 persone hanno dato vita a nuovi scontri con la polizia. Sono stati incendiati veicoli e cassonetti, mentre contro gli agenti sono volati mattoni e bombe molotov. La polizia ha risposto utilizzando anche i cannoni ad acqua. Il bilancio è di 12 poliziotti feriti e 16 arresti. Secondo le autorità, alcuni gruppi avrebbero inoltre cercato di dirigersi verso una struttura alberghiera ritenuta destinata a ospitare migranti.

Benn ha puntato il dito contro la diffusione online di informazioni personali e contenuti incendiari legati ai disordini. Il ministro ha definito “completamente inaccettabile” la pubblicazione di indirizzi privati di persone che potrebbero diventare obiettivo di intimidazioni o aggressioni e ha ricordato che le piattaforme social hanno la responsabilità di rimuovere i contenuti illegali.

Il ministro ha anche riferito di segnalazioni riguardanti persone appartenenti a minoranze etniche fermate per strada e interrogate sulla propria nazionalità: “abbiamo ricevuto segnalazioni di persone fermate nelle loro auto e interrogate sulla propria nazionalità mentre andavano al lavoro, ed è qualcosa di completamente inaccettabile”, ha affermato.

Interpellato a Bbc sulla natura delle violenze, Benn non ha usato mezzi termini: “Se si prendono di mira le persone in base al colore della loro pelle, come altro si possono definire? È teppismo razzista”. Pur condannando con fermezza gli episodi degli ultimi giorni, ha sottolineato che si tratta delle azioni di “un piccolo numero di teppisti” e non dell’immagine reale dell’Irlanda del Nord.

Anche la famiglia di Ogilvie ha preso le distanze dalle proteste e ha invitato a fermare la disinformazione che si sta diffondendo online attorno all’accoltellamento.

Taormina, da Campion a House of the Dragon: si accende il red carpet

Taormina (Me), 11 giu. (askanews) – Tanti i fan a Taormina per il primo red carpet di questa 72esima edizione del Taormina Film Festival. A dare il via alle passerelle vista mare, alcuni dei protagonisti di “House of the Dragon”, Tom Glynn-Carney, Harry Collett, Bethany Antonia, Phoebe Campbell e Steve Toussaint, che si sono concessi a foto e autografi prima di presentare l’anteprima del pimo episodio della terza stagione dell’attesa serie Hbo al Teatro Antico.

Sul tappeto rosso hanno sfilato tra gli altri Francesca Archibugi, Clotilde Courau, Romana Maggiora Vergano, Paola Minaccioni, Emile Hirsch, Paola Egonu, la madrina Anna Valle, Malika Ayane e la giuria di questa edizione, capitanati dalla regista Jane Campion e formata da Miyako Bellizzi, Francine Maisler, Akinola Davies Jr., Holly Hunter, Sue Kroll e Pietro Castellitto.

Iran, Mattarella: auspico riapertura completa Hormuz

Roma, 11 giu. (askanews) – L’auspicio per la riapertura completa dello stretto di Hormuz anche per evitare che diventi un precedente quello di bloccare le vie del libero commercio. È una delle considerazioni condivise da Sergio Mattarella con il presidente Coreano Lee Jae Myung in visita di stato in Italia.

“Abbiamo parlato di Hormuz per cui auspichiamo una soluzione e la riapertura completa anche per evitare un precedente – ha spiegato – che le popolazioni lungo la costa utilizzino la paralisi della rete del commercio internazionale a danno di tutte le popolazioni”.

“Abbiamo parlato delle varie crisi: Ucraina, Medioriente, Libano, Gaza, e abbiamo parlato del sostegno all’Ucraina e della necessità di raggiungere una pace giusta e duratura e delle conseguenze di queste crisi sulle persone più deboli”.

Romana Maggiora Vergano: donne mia generazione hanno tanto da dire

Taormina (Me), 11 giu (askanews) – “Io sono riuscita ad emergere in un momento in cui le donne registe soprattutto stanno prendendo sempre più piede, quindi ho avuto la fortuna di lavorare praticamente con più donne registe che con uomini registi e sento che la mia generazione, non solo di giovani attrici ma anche di giovani registe, ha tanto da dire, tanta voglia di sperimentare, quindi io vedo onestamente un futuro luminoso”.

Così Romana Maggiora Vergano, sul primo red carpet del Taormina Film festival. L’attrice di “Portobello”è tra le protagoniste del panel “Donne oltre lo sguardo” al festival e ha sfilato nella serata d’apertura.

“C’è ancora tanto da fare, la disparità è ancora purtroppo molto evidente, soprattutto mi viene da dire da esperienze che mi vengono raccontate ad alti livelli, anche salariale e anche di occupazione dei reparti tecnici forse, è più facile vedere ancora le donne coprire reparti come costume, trucco e meno nella fotografia, ancora meno nella regia, però ci sono under 35 pazzesche, mi vengono in mente la Samani, Carolina Cavalli, insomma io vedo una luce bella” ha aggiunto.

Taormina Film Festival, Jane Campion: giudicherò i film con il cuore

Taormina (Me), 11 giu. (askanews) – “Sono venuta in Italia quando avevo 21 anni a Perugia, a imparare la lingua, mi piace tanto l’Italia” ha detto Jane Campion, la regista premio Oscar presidente di giuria del Taormina Film Festival, parlando sul red carpet della serata d’apertura della 72esima edizione.

“Giudicherò con tutto il cuore, rispetto davvero questi registi. Quindi è davvero bello portare tutta la nostra attenzione e comprensione al loro cinema e la giuria è entusiasta di approfondire i film perché penso che sia stata la cultura del cinema ad avermi fatto desiderare di essere viva da bambina” ha aggiunto.

La dj e producer Georgia Mos torna a far ballare con "Pasaporte"

Milano, 11 giu. (askanews) – L’energia contagiosa e la carica esplosiva di Georgia Mos, una delle donne dj e producer più seguite d’Italia con migliaia di followers, nonché uno dei volti di spicco della scena dance ed house mondiale inserita anche nella classifica tra le migliori dj al mondo, torna a farci ballare con “Pasaporte”, il nuovo singolo in collaborazione con Kanu già disponibile su tutte le principali piattaforme digitali, pronto ad accendere il dancefloor di quest’estate alle porte. L’artista si prepara anche alla partenza del “Georgia Mos summer tour” nuovo tour estivo che la vedrà protagonista nei principali club e festival d’Italia e d’Europa.

La dj dal carattere cosmopolita e globale che ha saputo conquistare le folle dei palchi più prestigiosi al Mondo grazie allo straordinario carisma delle sue performance si prepara così a far scatenare il pubblico per un’estate in costante levare e dal sapore indimenticabile.

“Sono davvero contenta di tornare in musica con questa nuova produzione – dichiara Georgia Mos – “Pasaporte” racconta una realtà che conosco molto da vicino: quella di chi vive costantemente in viaggio. Tra aeroporti, valigie sempre pronte e passaporti consumati da timbri e partenze, il brano è una fotografia perfettamente autentica della vita di chi attraversa il mondo inseguendo esperienze, musica e nuove ispirazioni. Un brano che rispecchia tutta la mia grinta, positività, e personalità in vortice di energia ed emozioni allo stato puro che fuoriescono soltanto con le good vibes della musica. “Pasaporte” è anche Una dedica a tutti coloro che hanno sempre una valigia pronta e un passaporto in mano.

“Pasaporte” è una traccia Afro House dal forte carattere internazionale, impreziosita dalla voce della stessa Georgia Mos, che interpreta il brano interamente in spagnolo. Le sue sonorità evocano scenari estivi e destinazioni iconiche come Mykonos, Ibiza e Miami, trasformando il viaggio in uno stato mentale prima ancora che in una destinazione. Il risultato è una produzione coinvolgente e solare, pensata per accompagnare chi è sempre in movimento e considera il mondo la propria casa.

Con “Pasaporte”, Georgia Mos e Kanu firmano così una traccia che unisce groove Afro House, influenze internazionali e un messaggio universale: vivere senza confini, lasciandosi guidare dalla curiosità e dalla voglia di scoprire cosa c’è oltre la prossima partenza.

L’impatto del destination wedding sul settore turismo in Italia

Napoli, 11 giu. (askanews) – La filiera del turismo è da sempre trainante nell’economia italiana: anche nel 2025, il settore si conferma in crescita con un impatto del 13,2% sull’occupazione e di 237,4 miliardi di euro sul PIL nazionale. Ad aver contribuito in maniera significativa sui dati è stato lo sviluppo del turismo internazionale, segmento nel quale il ‘destination wedding’ ricopre un ruolo chiave. L’Italia, infatti, è sempre di più una meta di riferimento per i matrimoni stranieri: solo nel 2025 sono stati registrati 16.700 eventi celebrati da coppie straniere in Italia, per un fatturato complessivo superiore a 1,1 miliardi di euro. La Costiera Amalfitana, in questo mercato, rappresenta una delle cornici italiane più richieste in assoluto.

Stefano Miranda, Wedding Planner operante in Campania ed in particolare in costiera amalfitana e sorrentina, ha dichiarato: “La richiesta sicuramente è sempre quella di intercettare delle postazioni geografiche di grande impatto scenografico. Il cliente che proviene da fuori Italia tende tantissimo al concetto del mare, dei panorami, delle viste che ci sono ad esempio su Ravello, Amalfi, Positano e Sorrento”.

Fattori chiave nella scelta della destinazione sono la ricerca di unicità, esclusività e la personalizzazione dell’evento. In questo scenario il contesto naturalistico italiano, riconoscibile e apprezzato in tutto il mondo, assume un ruolo cardine nello storytelling richiesto dal mercato di settore.

Sebastiano Longano, CEO dello Studio fotografico Longano, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: “Gli sposi che provengono dall’estero vogliono vivere il matrimonio in maniera diversa, senza regole e formalità, preferiscono vivere quella giornata in modo libero. Di conseguenza, le figure professionali che prestano servizio durante il matrimonio, come ad esempio il fotografo, non devono imporre regole. Noi, come studio fotografico, garantiamo un servizio di reportage, come se l’evento fosse un racconto. Il contesto scenografico gioca un ruolo principale in questo settore. In Campania, nello specifico, sono presenti dei posti magnifici, alcuni sono tra i più belli in Italia”.

Il destination wedding si conferma pertanto come un segmento fondamentale per la filiera del turismo italiano: oltre al fatturato strettamente collegato agli eventi, è l’indotto generale a riportare importanti benefici per il sistema Paese e, soprattutto, per i tessuti economici locali.

Ucraina, Meloni: Ue stia al tavolo, fissi obiettivo e nomini inviato

Roma, 11 giu. (askanews) – L’Europa ha il dovere di stare al tavolo con la Russia, evitare la “cecità diplomatica” o “l’autoesclusione”, ma per farlo in maniera efficace bisogna smetterla di “procedere a tentoni” e con formati “variabili” ma al contrario stabilire “in maniera univoca l’obiettivo del negoziato” con Mosca, e poi “individuare chi possa rappresentare gli interessi europei”, ovvero individuare una figura autorevole, investita della fiducia degli Stati membri”. Nelle comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio Europeo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni critica l’attivismo di Francia e Germania che sulla crisi ucraina stanno promuovendo riunioni ristrette insieme alla Gran Bretagna. “Procedere a tentoni, con formati variabili, non adeguatamente rappresentativi, produce solo frammentazione, confusione, debolezza”, è l’accusa di Meloni, per la quale “il tema non è chi faccia o meno parte di questo formato, ma il fatto che allo stato nessun formato ha la legittimità per parlare a nome dell’intera Europa”.

Per “contribuire a costruire le condizioni della pace” occorre “costruire solide garanzie per l’Ucraina” e “un’architettura di sicurezza di lungo periodo. Preservare l’unità euroatlantica, rafforzare il coordinamento tra Europa e Stati Uniti, non è facile ma necessario”. E tuttavia “coordinamento non significa delega. Diverse condizioni dipendono dall’Europa, impattano sull’Europa ed è l’Europa a doverle negoziare. La Ue deve essere pronta a guidare questo dialogo, farebbe un errore a subirlo”.

Meloni frena invece sul percorso di adesione dell’Ucraina all’Ue, che “deve proseguire nel rispetto del merito e della parità di tutti i paesi candidati”. E dunque senza corsie preferenziali. Ma assicura che “la nostra solidarietà all’Ucraina resta piena, convinta, concreta”.

Parole che però alimentano dubbi di chi – dall’opposizione – chiede un sostegno più convinto a Kiev: “A mia memoria – accusa il dem Filippo Sensi in un tweet – da Meloni la più blanda, mesta, burocratica, recalcitrante difesa delle ragioni del sostegno italiano alla Ucraina. L’effetto Vannacci comincia a mordere eccome (bastava la faccia di Salvini accanto alla premier)”. Anche sull’adesione di Kiev all’Ue “la premier risponde in modo burocratico, quando invece si dovrebbe gettare il cuore oltre l’ostacolo e riconoscere che l’Ucraina sta difendendo i nostri valori e la nostra libertà dall’aggressione imperialista di Mosca e che serve accompagnare l’allargamento dell’UE con una profonda riforma democratica e federale dei suoi meccanismi decisionali e delle sue istituzioni. La timidezza della premier su Kiev è d’altronde la dimostrazione che Meloni è ormai ostaggio del suo vicepremier filo russo Salvini e del suo diretto competitor a destra, il putiniano Vannacci. Una morsa che aumenta la sua pressione ogni giorni di più con l’avvcinarsi delle elezioni”, osserva il segretario di +Europa, Riccardo Magi.

Sace, al via il Piano Strategico 2026-2028, impegni per 150 mld

Roma, 11 giu. (askanews) – Sace, l’Export Credit Agency italiana partecipata dal ministero dell’Economia e delle Finanze, presenta “SACE50”, il Piano Strategico 2026-2028 che definisce le priorità e il ruolo a supporto della competitività del Sistema Paese per il prossimo triennio. Approvato dal Cda e frutto di un percorso di ascolto di oltre 400 imprese, secondo quanto riporta un comunicato nasce in un contesto globale in rapida trasformazione, caratterizzato da elevata incertezza.

Sace, si legge supporterà le imprese mettendo a disposizione circa 150 miliardi di euro di nuovi impegni per il periodo 2026-2028, articolati in circa 40 miliardi nel 2026, 51 miliardi nel 2027 e 58 miliardi nel 2028. Il livello complessivo degli impegni si colloca in continuità rispetto al triennio precedente ma con una diversa composizione, coerente con le nuove priorità strategiche individuate: rafforzamento del ruolo di SACE a supporto della proiezione internazionale delle imprese italiane e maggiore capacità di intervento su iniziative nazionali ad alto impatto sistemico.

Il Piano Strategico 2026-2028 mira a rafforzare il ruolo di SACE come leva di politica industriale ed economica del Paese e accompagnare l’Export Credit Agencyverso il 50° anniversario della sua fondazione (1977-2027). “Il Piano Strategico 2026-2028 accompagnerà SACE verso il suo cinquantesimo anniversario, valorizzando appieno la missione originaria della società a supporto dell’export e della proiezione internazionale delle imprese italiane, da sempre motori della crescita del Paese. In un contesto in cui economia e geopolitica sono sempre più connesse, rafforziamo il nostro impegno per sostenere il Made in Italy nel mondo e contribuire alla competitività dell’Italia, lavorando in sinergia con le istituzioni, il sistema finanziario e tutti gli attori del Sistema Paese”, ha dichiarato Guglielmo Picchi, Presidente di SACE.

“Presentiamo oggi con orgoglio il Piano Strategico 2026-2028 che oltre a valorizzare la missione storica di SACE a supporto dell’export e dell’internazionalizzazione segna anche un cambio di passo nel supporto pubblico alle imprese italiane. In uno scenario globale sempre più complesso, SACE evolve verso un approccio orientato ad addizionalità, selettività e impatto misurabile per accompagnare le aziende nei mercati internazionali, rafforzare la competitività delle filiere e indirizzare la garanzia pubblica a sostegno di nuovi investimenti nel Paese, valorizzando l’effetto leva e il coinvolgimento di capitali privati, coerentemente e in raccordo con gli strumenti europei di garanzia, al fine di concentrare risorse pubblico su mercati, filiere e progetti d’investimento in grado di produrre ricadute tangibili sulla crescita del Paese”, ha dichiarato Michele Pignotti, Amministratore Delegato di SACE.

Meloni: inaccettabile Ben Gvir ma isolare Israele è pericoloso

Roma, 11 giu. (askanews) – “Io non credo che isolare Israele possa essere un obiettivo o una strategia europea. L’isolamento di Israele è un fenomeno pericoloso che allontana la pace la rende più difficile e finisce per rafforzare le posizioni più estremiste, tanto in Israele quanto tra i nemici di Israele che a quell’isolamento hanno sempre lavorato lo dico soprattutto in relazione all’ipotesi di sospensione dell’accordo di associazione Ue-Israele. Unire la società civile israeliana con misure restrittive sarebbe non soltanto sbagliato, sarebbe controproducente, tra le altre cose metterebbe a rischio la presenza europea sul terreno in Cisgiordania in un momento in cui invece io credo che l’Europa debba cercare di essere più presente e fare di più tanto per sostenere la popolazione civile quanto per preservare la soluzione dei due stati”. Lo ha detto la premier, Giorgia Meloni, durante le comunicazioni alla Camera in vista del prossimo Consiglio Ue, dopo aver definito “inaccettabili” per l’Italia le parole di Ben Gvir.

La guerra in Ucraina ha superato in durata la Prima Guerra Mondiale

Roma, 11 giu. (askanews) – La guerra in Ucraina ha superato la durata della Prima guerra mondiale. Il conflitto, iniziato con l’invasione russa del febbraio 2022, ha raggiunto oggi 1.569 giorni, oltre quattro anni e tre mesi, superando una soglia che all’inizio sembrava impensabile.

Quando il presidente russo Vladimir Putin ordinò l’ingresso delle truppe in Ucraina, Mosca riteneva che il paese sarebbe caduto in pochi giorni. Dopo la resistenza ucraina e il ripiegamento russo da Kiev, il conflitto si è invece trasformato in una lunga guerra di logoramento.

I colloqui di pace restano bloccati e la guerra non mostra segnali di una conclusione imminente. I sondaggi indicano che circa la metà degli ucraini ritiene che il conflitto non finirà prima del prossimo anno, avvicinandosi così a un’altra soglia simbolica: la durata della Seconda guerra mondiale, sei anni. Anche se molti ucraini sostengono inoltre che la guerra sia iniziata già nel 2014, con l’occupazione russa della Crimea.

Gli storici avvertono che i paragoni con le due guerre mondiali hanno limiti evidenti, per scala globale, numero di fronti e dimensione degli eserciti coinvolti. Ma, come la Prima guerra mondiale, il conflitto ucraino è destinato a rientrare tra le guerre più decisive della storia europea moderna, perché ha trasformato gli equilibri geopolitici, ridisegnato le alleanze militari e spinto a un riarmo che in Europa non si vedeva da decenni.

“Per molti aspetti, questa guerra in Ucraina è quella che più assomiglia alla Prima guerra mondiale”, ha detto Michel Goya, ex colonnello francese e storico militare, secondo quanto riporta oggi il New York Times.

Il parallelo riguarda innanzitutto la fase iniziale. Nel 1914 la Germania lanciò una rapida offensiva verso Parigi nella speranza di ottenere una vittoria fulminea. Nel 2022 le forze russe puntarono allo stesso modo su Kiev. In entrambi i casi, gli attaccanti arrivarono vicino all’obiettivo, ma furono respinti.

Poi entrambe le guerre si sono stabilizzate lungo fronti in gran parte immobili. Dalla fine del 2022, le trincee e i bunker del campo di battaglia ucraino hanno richiamato direttamente la guerra di posizione del 1914-1918. “In generale, quando il fronte si congela, si torna alla Prima guerra mondiale”, ha osservato Goya.

A imporre le trincee, allora come oggi, è stata l’intensità del fuoco, soprattutto dell’artiglieria. “Ci si seppellisce per proteggersi”, ha spiegato lo storico francese. In Ucraina, però, questa logica è stata modificata dall’arrivo massiccio dei droni, che sorvegliano il campo di battaglia in modo costante e colpiscono con precisione superiore ai proiettili d’artiglieria.

Le grandi reti di trincee sono diventate più vulnerabili. I soldati cercano oggi rifugi più piccoli e profondi, bunker per pochi uomini, difficili da individuare dall’alto e abbastanza robusti da resistere agli attacchi.

Il dominio dei droni ha trasformato anche la linea del fronte. Le trincee contrapposte separate da una stretta terra di nessuno hanno lasciato il posto a una vasta zona contesa, larga diversi chilometri, disseminata di rifugi. In questa “zona di uccisione”, qualsiasi movimento viene rapidamente individuato e colpito.

Le grandi offensive di fanteria del secolo scorso sono diventate quasi impossibili. Gli assalti vengono spesso condotti da uno o due soldati. Anche i carri armati, temuti nei primi anni della guerra, sono oggi usati molto meno, perché le loro dimensioni li rendono bersagli facili per i droni.

Il campo di battaglia moderno assomiglia sempre meno a quello di un secolo fa nelle tattiche, ma resta simile nella distruzione: alberi spezzati, villaggi devastati, case in rovina, campi segnati dai crateri.

Le perdite sono difficili da confrontare. Nella Prima guerra mondiale morirono tra nove e 11 milioni di soldati su più fronti europei. In Ucraina, le vittime militari sarebbero finora circa mezzo milione. Tuttavia, secondo analisti e funzionari Nato, i droni hanno reso il campo di battaglia ucraino letale a livelli paragonabili a quelli del 1914-1918.

Il logoramento è tale che alcune avanzate russe sono state più lente di quelle registrate nelle battaglie più bloccate della Prima guerra mondiale. Secondo un’analisi del Center for Strategic and International Studies, l’offensiva russa su Pokrovsk è avanzata in media di circa 69 metri al giorno, meno che nella battaglia della Somme.

La domanda, ora, è se una delle due parti riuscirà a rompere lo stallo. Nella Prima guerra mondiale, gli alleati prevalsero combinando la pressione economica del blocco navale contro la Germania con la pressione militare di offensive continue. La strategia ucraina richiama in parte quel modello: gli attacchi con droni contro gli asset petroliferi russi mirano a ridurre la capacità di Mosca di finanziare la guerra, mentre Kiev cerca di infliggere perdite insostenibili all’esercito russo con l’uso massiccio di piccoli droni d’attacco.

Guterres (Onu): il mondo ha bisogno di un cessate il fuoco completo

Roma, 11 giu. (askanews) – “Il mondo ha bisogno di un cessate il fuoco completo, con il ripristino dei diritti e delle libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, in conformità con il diritto internazionale”: lo ha affermato il Segretario generale dell’Onu, António Guterres, sul suo profilo di X. “Le restrizioni ai diritti e alle libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e nelle aree circostanti stanno causando difficoltà e instabilità in tutto il mondo. Anche nello scenario migliore, questi shock si faranno sentire per molti mesi, con i paesi in via di sviluppo che ne subiranno le conseguenze maggiori”, ha concluso.

Istat: nel I trim maggiori rialzi di export al Sud (+13,1%) e Centro (+7,2%)

Roma, 11 giu. (askanews) – Sul primo trimestre 2026, l’Istat stima una crescita congiunturale dell’export per tutte le ripartizioni territoriali. L’aumento congiunturale è più ampio per il Sud e Isole (+13,1%) e per il Centro (+7,2%), più contenuto per il Nord-ovest (+1,5%) e per il Nord-est (+0,8%), secondo quanto riporta un comunicato.

Nello stesso periodo, riporta un comunicato dell’istituto, la crescita tendenziale dell’export nazionale in valore (+1,3%) è sintesi di dinamiche territoriali differenziate: l’aumento delle esportazioni è marcato per il Centro (+13,8%) e per il Sud (+7,1%), più contenuto per il Nord-ovest (+1,3%), mentre si rileva una flessione per il Nord-est (-2,4%) e una decisa contrazione per Isole (-19,0%).

Nel primo trimestre del 2026, le regioni italiane che registrano gli incrementi tendenziali più marcati dell’export in valore sono: Toscana (+30,2%), Abruzzo (+23,5%), Liguria (+20,8%), Basilicata (+18,2%) e Marche (+15,5%); quelle che registrano le flessioni più ampie, Friuli-Venezia Giulia (-35,4%), Sardegna (-21,1%), Sicilia (-18,1%), Valle d’Aosta (-13,3%) e Lazio (-11,4%).

Nei primi tre mesi del 2026, dice ancora l’Istat, l’aumento delle esportazioni di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti dalla Toscana spiega per 2,7 punti percentuali la crescita su base annua dell’export nazionale; ulteriori contributi positivi, entrambi pari a 1,1 punti percentuali, derivano dalle maggiori vendite di mezzi di trasporto, esclusi autoveicoli, da Veneto e Marche e dalle maggiori esportazioni di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici da Toscana, Abruzzo e Lombardia. All’opposto, la contrazione delle vendite di mezzi di trasporto, esclusi autoveicoli, da Friuli-Venezia Giulia e Lazio fornisce un contributo negativo di 2,0 punti percentuali.

I contributi positivi maggiori all’export nazionale derivano dall’aumento delle vendite della Toscana verso Svizzera (+537,3%) e Cina (+104,4%) e di Veneto (+56,2%), Abruzzo (+68,3%) e Marche (+199,0%) verso gli Stati Uniti. Gli apporti negativi più ampi, invece, provengono dal calo delle vendite del Friuli-Venezia Giulia verso Stati Uniti (-82,7%) e Germania (-65,7%), della Campania verso la Svizzera (-29,5%) e della Toscana verso la Turchia (-63,4%).

Nell’analisi provinciale dell’export, l’Istat segnala le performance positive di Arezzo, Venezia, Firenze, Varese e Massa-Carrara; i contributi negativi più ampi derivano da Trieste, Roma, Frosinone, Palermo e Lodi.

“Le stime territoriali prodotte per il primo trimestre 2026 recepiscono il nuovo assetto delle province della Sardegna. Nel primo trimestre 2026, l’export registra una dinamica congiunturale positiva per tutte le ripartizioni territoriali, seppure con intensità diverse. Su base annua – commenta l’istituto – l’export si conferma in forte crescita per il Centro, trainato dalla performance ampiamente positiva della Toscana per effetto principalmente delle maggiori vendite di metalli e di articoli farmaceutici”.

Bce, fari su nuove previsioni e possibile stretta anti inflazione

Roma, 11 giu. (askanews) – Fari dei mercati puntati sulle decisioni della Banca centrale. Alle 14 e 15, al termine del Consiglio direttivo, l’istituzione di Francoforte comunicherà le sue mosse e l’attesa prevalente è che venga operato un primo rialzo dei tassi di interesse in risposta all’ondata di rincari dell’energia e rafforzamenti dell’inflazione, innescata dalla guerra in Iran e dalla chiusura dello stretto di Hormuz.

Contestualmente verranno pubblicate le previsioni aggiornate dei tecnici della Bce su crescita economica e inflazione. In particolare, queste ultime saranno determinanti per la scelta che verrà operata dai banchieri centrali e anche per l’orientamento nei mesi successivi.

Alle 14 e 45 la presidente Christine Lagarde terrà la consueta conferenza stampa esplicativa. Sarà anche il debuto a un direttorio del nuovo vicepresidente, il croato Boris Vujcic. Nelle ultime settimane ha ripetutamente ribadito che le decisioni vengono prese volta per volta, sulla base dell’evolversi dei dati, senza vincolarsi ad alcun percorso predeterminato, ma il persistere delle tensioni in Medioriente, in particolare sullo stretto chiave per le forniture globali di greggio, con tentativi di tregua che regolarmente si infrangono in nuove tensioni, alimenta l’aspettativa di un intervento sui tassi.

Risulta infatti sempre più scomodo, per la Bce, il mantenimento di un livello del costo del denaro ritenuto neutrale a fronte di un quadro di pressioni inflazionistiche in aumento. A metà mattina l’euro è poco mosso a quota 1,1542 sul dollaro.

I mercati danno per scontato da tempo una mossa rialzista: già ad aprile si sono verificati netti aumenti dei tassi di interesse sui prestiti bancari in Italia, proprio in attesa degli aumenti dei livelli di riferimento che (domani) potrebbe decidere la Bce.

Ad aprile, secondo le rilevazioni della Banca d’Italia, il tasso annuale effettivo globale (Taeg) sui nuovi prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni, i mutui si è collocato al 3,91 per cento, dal 3,81 nel mese precedente). Il Tasso sulle nuove erogazioni di credito al consumo si è collocato al 10,41 per cento (10,34 nel mese precedente). I tassi di interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie sono stati pari al 3,56 per cento, dal 3,38 nel mese precedente. (fonte immagine: ECB 2026).

Ucraina, Meloni: Ue individui rappresentante autorevole

Milano, 11 giu. (askanews) – “Una volta stabilito in maniera univoca l’obiettivo del negoziato” con Mosca, “occorre individuare chi possa rappresentare gli interessi europei. Procedere a tentoni, con formati variabili, non adeguatamente rappresentativi, produce solo frammentazione, confusione, debolezza. Il tema non è chi faccia o meno parte di questo formato, ma il fatto che allo stato nessun formato ha la legittimità per parlare a nome dell’intera Europa. Per questo motivo sostengo da tempo la necessità di individuare una figura autorevole, investita della fiducia degli Stati membri”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nelle comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio Europeo.

La premier ha ricordato che per “contribuire a costruire le condizioni della pace” occorre “costruire solide garanzie per l’Ucraina” e “un’architettura di sicurezza di lungo periodo. Preservare l’unità euroatlantica, rafforzare il coordinamento tra Europa e Stati Uniti, non è facile ma necessario. Coordinamento non significa delega. Diverse condizioni dipendono dall’Europa, impattano sull’Europa ed è l’Europa a doverle negoziare. La nostra fermezza nei confronti della Russia non deve trasformarsi in cecità diplomatica o autoesclusione. Continuo a porre il tema che l’Europa avvii una riflessione comune e pragmatica sulle modalità di una sua interazione con Mosca. La Ue deve essere pronta a guidare questo dialogo, farebbe un errore a subirlo”.

Meloni: nostra linea non cambia, sostegno a Ucraina e pressione su Mosca

Roma, 11 giu. (askanews) – “La nostra solidarietà all’Ucraina resta piena, convinta, concreta sosteniamo attivamente la sua difesa, la resilienza del suo sistema energetico, la sicurezza dei suoi impianti nucleari, progetti per la ricostruzione. La nostra linea non cambia: sostenere Kiev e mantenere la pressione su Mosca rappresentano ancora oggi a nostro avviso l’unico modo concreto di creare condizioni che possano costringere all’apertura di una seria stagione negoziale per questo sosteniamo il 20º pacchetto di sanzioni europee perché fino a quando la Russia rifiuterà un cessato il fuoco e l’avvio di trattative reali sarà necessario mantenere alta la pressione politica ed economica”. Lo ha detto la premier, Giorgia Meloni, durante le comunicazioni alla Camera in vista del prossimo Consiglio Ue.

Sindacati “amici” del Governo? Una frase di Donzelli chiama in causa la CISL

Una frase che pesa

Ieri, nel corso della trasmissione Cinque Minuti di Bruno Vespa, il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Giovanni Donzelli, nel confronto con l’esponente del Movimento 5 Stelle Luca Pirondini, ha affermato che le misure del Governo sul modello salariale, alternative al salario minimo legale, avrebbero raccolto il consenso di tutte le organizzazioni sindacali ad eccezione della CGIL, «compresa la UIL, che non è certo amica del Governo».

Una frase che merita qualche riflessione.

 

Il nodo dellautonomia sindacale

Se infatti la UIL viene esplicitamente esclusa dal novero degli “amici del Governo”, la domanda sorge spontanea: gli altri sindacati che hanno condiviso quelle stesse misure dovrebbero forse essere considerati tali?

Naturalmente sarebbe una conclusione sbagliata. Il sindacato non dovrebbe essere amico né nemico di alcun Governo. Dovrebbe semplicemente essere autonomo e giudicare i provvedimenti nel merito, nell’interesse delle lavoratrici e dei lavoratori.

Se un autorevole esponente della maggioranza lascia intendere che la UIL non è “amica” del Governo, mentre altri sindacati sembrerebbero esserlo, ci aspettiamo una pronta e chiara precisazione in particolare da parte della CISL.

 

Una percezione pericolosa

E ciò non per alimentare polemiche, ma per difendere appunto un principio fondamentale: l’autonomia sindacale non può essere oggetto di interpretazioni politiche.

Il rischio, altrimenti, è quello di rafforzare una percezione già diffusa nell’opinione pubblica: che esistano organizzazioni più vicine al Governo di turno e altre più indipendenti. Una rappresentazione che non fa bene né al sindacato né al confronto democratico.

La storia della CISL, come quella della UIL e della CGIL, è fondata sull’autonomia dai governi e dai partiti. Proprio per questo sarebbe utile che la stessa CISL ricordasse con chiarezza che il dialogo con le istituzioni non equivale alla vicinanza politica e che la condivisione di alcuni provvedimenti non trasforma nessuno in un “amico” dell’Esecutivo.

 

La domanda a Daniela Fumarola

Certo, le parole di Donzelli possono essere state infelici o semplicemente formulate male; ma quando non vengono smentite da chi ne sarebbe indirettamente coinvolto, finiscono inevitabilmente per alimentare interrogativi, dubbi o sospetti.

Dunque, se la UIL non è “amica del Governo”, come ha certificato a modo suo Donzelli, sarebbe interessante sapere se la CISL ritiene di esserlo. Per storia e tradizione, nulla autorizza a crederlo. Proprio per questo, allora, sarebbe opportuno ascoltarla direttamente dalla Segretaria Generale, Daniela Fumarola.

La parodia del “partito dei sindaci” domani in scena a Roma

A pochi giorni dal 2 giugno, Roma tornerà a ospitare un’onorata squadra di amministratori locali. Ma tra i due appuntamenti esiste una differenza sostanziale.

Il 2 giugno oltre seicento sindaci, in rappresentanza delle comunità italiane, hanno aperto la Festa della Repubblica. Erano lì come espressione delle istituzioni territoriali, salutati con affetto dal Presidente della Repubblica e dai cittadini per il ruolo di raccordo che svolgono tra Stato e comunità locali.

Domani, invece, un altro gruppo di amministratori locali — nel solco del “partito dei sindaci”, evocato più volte negli ultimi trent’anni — si riunirà con l’obiettivo di dare vita a una nuova formazione politica al fianco di Schlein e Conte (sembra più di quest’ultimo). Non più rappresentanti di un limpido disegno politico, bensì di logiche strumentali.

 

Il limite strutturale del partito dei sindaci”

In effetti, la prima domanda è stringente: quali istanze politiche nuove porterebbe questa formazione che non trovano già spazio nei partiti presenti in Parlamento?

La Costituzione incoraggia la partecipazione politica, ma qui emerge una peculiarità: il quasi “partito dei sindaci” sarebbe composto da persone che esercitano una funzione istituzionale temporanea. E proprio la temporaneità rappresenta il suo limite principale.

Ogni anno le elezioni amministrative modificano profondamente la composizione degli enti locali. Chi oggi entra nel progetto potrebbe uscirne nel giro di pochi mesi o alla fine del mandato. Una quota significativa della classe dirigente sarebbe dunque destinata a un ricambio continuo.

È difficile immaginare, in queste condizioni, la costruzione di una visione politica stabile, con un chiaro indirizzo politico nazionale. Più realistico pensare, a sprezzo del ridicolo, a una forma di rappresentanza corporativa degli amministratori locali.

 

Governare un Comune non significa governare il Paese

Vale la pena ripeterlo. Amministrare bene una città è certamente un merito, non implica automaticamente la capacità di interpretare gli interessi generali della nazione.

La comunità nazionale non coincide con la semplice somma delle comunità locali. Governare il Paese richiede una visione complessiva: politica estera, economia, coesione sociale, rapporti internazionali, equilibrio istituzionale.

Per questo il rischio è che il cosiddetto “partito dei sindaci” o degli amministratori locali si trasformi soprattutto in uno strumento di selezione elettorale: sindaci popolari che cercano nel Parlamento una naturale prosecuzione della propria carriera amministrativa.

Il meccanismo non è nuovo. In passato anche organizzazioni economiche e associazioni di categoria hanno cercato una rappresentanza diretta nelle assemblee legislative per presidiare i propri interessi.

 

Un cartello elettorale più che un nuovo soggetto politico

Se si osservano le finalità dichiarate del progetto, invero molto esile, appare evidente la natura prevalentemente elettorale dell’operazione.

Più che un nuovo partito nazionale, sembra delinearsi un cartello politico-amministrativo costruito attorno alla notorietà -locale dei suoi aderenti.

Resta allora un interrogativo finale: questa nuova offerta politica riuscirà davvero a parlare a quel vasto elettorato che da anni diserta le urne? Oppure interesserà soprattutto chi già vive dentro i circuiti della rappresentanza istituzionale, in specie quella del proteiforme campo largo?

La risposta, naturalmente, spetta ai lettori. Ma sarà interessante capire quanti dei sindaci applauditi il 2 giugno come simboli delle autonomie locali sceglieranno ora di trasformare quel consenso civico in una personale prospettiva politica nazionale. Non siamo ai tempi di Rutelli o Bassolino.

Libertà e caso

Capita di sentirsi in balia del caso; di eventi rispetto ai quali non abbiamo alcun controllo. Eppure è proprio nella casualità che si annidano la libertà e la possibilità.

Se il filosofo Martin Heidegger scorge il massimo della libertà proprio nella necessità e nel destino, io mi ritrovo con il compianto Salvatore Veca che citava Marx, a proposito di Epicuro: “infelicità è vivere nella necessità; ma non è necessario vivere nella necessità”.

Il caso è un guizzo, un’occasione, un invito. È esso a caratterizzare gli incontri, quelli veri.

Si tratta, in definitiva, della dimensione creativa, originale, inedita. Non tutto è riducibile alla ripetizione di una sorta di copione. Non tutto è riproposizione del già visto, del già vissuto.

Il caso è come uno squarcio rispetto alla stanca trama del non-senso. È un po’ così anche in politica: l’imprevisto, l’imponderabile possono essere alleati e promotori della libertà. Lì è l’evento.

La mistica della pietra: Leone XIV e la torre di Cristo di Gaudí

Il Papa davanti alla torre del Cristo

Alle 19.30 di ieri sera, nella Basilica della Sagrada Família di Barcellona, Papa Leone XIV ha inaugurato la torre di Gesù Cristo, la più alta dell’intero complesso progettato da Antoni Gaudí e oggi la più alta chiesa del mondo. La cerimonia, culminata con la benedizione della nuova torre e con lo svelamento della targa commemorativa della visita papale, si è svolta nel giorno esatto del centenario della morte del grande architetto catalano.

Con questo gesto simbolico si chiude anche la tappa barcellonese del viaggio apostolico di Leone XIV in Spagna, prima della partenza per le Canarie. Ma ciò che resterà non sarà soltanto la cronaca di una visita pastorale. Alla Sagrada Família il Papa ha voluto parlare il linguaggio della verticalità, della trascendenza e della speranza.

 

Gaudí, il mistico della luce

Antoni Gaudí non concepì mai la Sagrada Família come un semplice monumento. La immaginò come una “Bibbia di pietra”, un organismo vivente capace di raccontare il mistero cristiano attraverso luce, geometrie, simboli naturali e slancio verso l’alto.

Negli ultimi anni della sua vita l’architetto catalano abbandonò ogni altro incarico per dedicarsi esclusivamente al tempio espiatorio. Dormiva nel cantiere, viveva quasi da asceta e considerava il proprio lavoro una missione religiosa. Non a caso Papa Francesco lo dichiarò venerabile, riconoscendo il carattere spirituale della sua opera.

La nuova torre di Gesù Cristo rappresenta il culmine di questa visione: 172 metri e mezzo d’altezza, volutamente inferiori di pochi metri alla collina del Montjuïc, perché — secondo Gaudí — l’opera dell’uomo non deve superare quella di Dio.

 

Una cattedrale contro il vuoto

La Sagrada Família nasce nel pieno della modernità industriale, ma sembra parlare soprattutto al nostro tempo. In un’epoca dominata dalla velocità, dalla frammentazione e dall’individualismo, Gaudí costruisce lentamente un’opera destinata a superare la vita del suo autore. È il contrario della cultura dell’immediato.

Per questo la torre inaugurata da Leone XIV assume oggi un significato che va oltre l’architettura religiosa. Essa ricorda all’Europa che una civiltà non vive soltanto di mercati, algoritmi e tecnica, ma anche di simboli condivisi, di memoria spirituale e di desiderio dell’infinito.

La verticalità della torre non è un’esibizione di potenza. È una domanda rivolta all’uomo contemporaneo: verso cosa stiamo andando?

 

La fede come costruzione paziente

La storia stessa della Sagrada Família contiene una lezione civile. Il tempio è stato edificato grazie a offerte popolari, attraversando guerre, crisi economiche e mutamenti politici. È un’opera incompiuta che continua a crescere nel tempo, quasi un’immagine della Chiesa e forse dell’Europa stessa.

Leone XIV, sostando davanti alla tomba di Gaudí e inaugurando la torre centrale del tempio, ha voluto probabilmente indicare proprio questo: il cristianesimo non è nostalgia del passato, ma costruzione paziente di un ordine umano capace di elevare senza schiacciare.

Nel cuore della Catalogna, tra pietra, luce e preghiera, il Papa ha ricordato che esiste ancora un linguaggio capace di unire bellezza e fede. E che perfino una torre può diventare una professione di speranza.

Berlinguer, Meloni: si può fare politica senza demonizzare avversario

Roma, 11 giu. (askanews) – “Nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa, voglio ricordare con rispetto una figura che ha rappresentato un punto di riferimento per la sinistra italiana e uno dei protagonisti della storia politica della Repubblica, Enrico Berlinguer. Ricordo anche il gesto di Giorgio Almirante, che volle rendere omaggio al feretro del suo avversario politico. Un segno di rispetto umano e istituzionale che ancora oggi richiama il valore di un confronto politico fermo negli ideali ma rispettoso delle persone. Perché si può fare politica secondo visioni diverse, anche diametralmente opposte, senza per forza demonizzare l’avversario”. Con queste parole la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ricorda Enrico Berlinguer, segretario del Pci dal 1972 fino alla sua morte avvenuta l’11 giugno 1983.

“Senza rinunciare al confronto, anche acceso, e allo stesso tempo alla consapevolezza di appartenere tutti alla stessa comunità nazionale. Il nostro compito è servire l’Italia e gli italiani. L’ho sempre pensato e sostenuto: le idee forti non temono il confronto”, conclude la premier.