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Cesare Cremonini infiamma il Circo Massimo: "Presto un disco rock’n’roll"

Roma, 7 giu. (askanews) – Cesare Cremonini fa il “pieno” al Circo Massimo di Roma, con una doppia data da tutto esaurito. Annuncia l’uscita di un album, entro la fine dell’anno, un disco che definisce “di rottura”, e che segnerà la fine dei live nelle grandi location. “Basta lustrini. Questi sono gli ultimi 5 concerti dai grandi numeri”, dice l’artista bolognese, che ieri sera ha infiammato la splendida location nel cuore della Capitale. Parla a ruota libera con la stampa per raccontare il suo nuovo progetto, e come il sassofono, uno strumento che ha imparato in pochi mesi, è stato il suo medicinale per la rinascita dopo un periodo difficile.

“Sono qua per annunciarvi che ho pronto un album, che ho realizzato in questo periodo, un album molto importante che uscirà entro la fine dell’anno – racconta Cremonini -. È un album particolarissimo per me. Non mi era mai successo di interrompere una ruota, segnata da tour, album, pausa, nuovo album, nuovo tour. La vita mi ha portato a vivere qualcosa di profondamente segnante, e la musica mi è venuta in soccorso (o forse sono andato io verso di lei) e ho fatto un disco in quattro mesi”. “Il nuovo album interrompe un percorso in cui i numeri sono diventati quasi un’ossessione”. L’artista bolognese, infatti, annuncia che “il prossimo disco non mi porterà negli stadi”. “Non farò un tour musica e voce”, assicura. “Un disco rock and roll, inciso in uno studio di Londra, un disco molto potente. Dove vorrei che fosse la prima data per presentare il progetto? A Londra, dove tutto è nato”.

Delle due date al Circo Massimo, Cremonini sottolinea: “E’ una location speciale. Per me è la prima volta e questo palco mi ha dato subito calma, tranquillità e sicurezza”. “Mi sento fortunato – ha aggiunto – è un momento molto fortunato e speciale della mia carriera. Non credo sia facile fare concerti in spazi come questi”. “Arrivo in un luogo che rappresenta un punto di arrivo nei sogni: poter portare la musica cantautoriale, autobiografica, direi quasi bolognese, con una sensibilità un po’ indie (da cameretta) ma con una performance e una attenzione verso il palco che rappresenta una passione molto grande”. L’artista è chiaro: “Questo concerto rappresenta un punto a capo per me”.

Poi la passione per il sax. E come questo sia diventato il farmaco per uscire da un periodo delicato. “Mi sono appassionato al sax, che mi ha trascinato a scrivere un certo tipo di musica che non c’entra con gli stadi. Voglio che la musica torni a comandare”. “Lo studio del sassofono – prosegue – mi ha soccorso in un momento complesso e delicatissimo della mia vita privata. Pensavo che mi ‘rubasse’ il tempo della scrittura, invece è stato proprio il contrario. Mi ha rubato, lo studio del sax, la parte autodistruttiva, e ho invece iniziato a produrre come non mi capitava da un po’ di tempo”.

E proprio quel sax che lo ha aiutato a superare un momento difficile, Cremonini lo alza al cielo durante il concerto. “Lo faccio per comunicare al mio pubblico che per me ha un significato. Vorrei che si capisse che è per me una sfida, non solo per dire quanto è bello è il sassofono”.

Non si sente da solo, in questa ricerca per “annegare il dolore in un’opera”. “Tutti gli artisti lo fanno”, dice. “L’autodistruzione è una forma psicologica talmente diffusa che non mi sento a disagio a parlarne. Ma è una cosa che riguarda tutti gli artisti: tutti annegano il dolore in un’opera. E io faccio soltanto il mio lavoro”.

Punta il dito, l’artista, a quella società (e al mercato) che spinge i ragazzi e gli artisti emergenti alla ricerca del successo dovuto ai grandi numeri dei live. “Sento che c’è un po’ di tensione nei ragazzi, nell’idea che qualcuno, le nuove leve dell’imprenditoria live cerca di spingere a un percorso omologato, come a dire ‘Prima fai gli stadi e prima emergerai’. Ma non è così. Torniamo al concetto del “Less is more” (meno è più)”.

Intanto ieri sera è partito il Cremonini Live26. Due serate nella Capitale segnano l’inizio del nuovo viaggio che nelle prossime settimane attraverserà l’Italia passando per alcuni degli spazi più maestosi mai affrontati nella sua carriera: dal Circo Massimo (si replica questa sera) all’Ippodromo SNAI La Maura di Milano (10 giugno), dalla nuova area all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari – Music Park Arena di Imola (13 giugno) per chiudere alla Visarno Arena di Firenze (17 giugno). Quasi 1 milione di spettatori, in meno di un anno, e oltre 350 mila persone attese da tutta Italia per questi sei concerti.

Sul palco l’artista presenta vecchi e nuovi successi, in un alternarsi tra sassofono, fisarmonica, pianoforte e chitarra, accompagnato da una band che cresce insieme alla sua visione artistica, sempre più ambiziosa e internazionale e con una scaletta costruita come celebrazione di un percorso artistico e performativo unico nel panorama italiano. “Una scaletta che cambia per ogni serata – spiega – perché anche la vita cambia giorno dopo giorno”.

Il concerto del 6 giugno al Circo Massimo diventa anche un grande evento televisivo che sarà trasmesso a settembre in prima serata su Rai1. Una location d’eccezione, con una passerella di oltre 100 metri protesa verso il parterre; quattro torri luminose alte 22 metri ciascuna dal peso di 25 tonnellate; oltre 200 metri quadrati di video ed effetti speciali pensati per creare un’esperienza immersiva e inedita. Accanto a Cremonini, sul palco alcuni ospiti d’eccezione: Lorenzo Jovanotti, Elisa e Luca Carboni.

CREMONINI LIVE26 – LE DATE: 6 giugno Roma, Circo Massimo (SOLD OUT) 7 giugno Roma, Circo Massimo 10 giugno Milano, Ippodromo SNAI La Maura 13 giugno Imola, Autodromo Enzo e Dino Ferrari – Music Park Arena (SOLD OUT) 17 giugno Firenze, Visarno Arena

Si è concluso il tour asiatico della pianista Giulia Mazzoni

Milano, 7 giu. (askanews) – Si è concluso con un successo straordinario di pubblico e critica il tour asiatico di Giulia Mazzoni, compositrice e pianista, fondatrice della Nuova Classica italiana. Un viaggio musicale attraverso prestigiose istituzioni culturali, omaggi alla tradizione locale e un’accoglienza entusiasta da parte delle principali realtà artistiche e istituzionali del Paese, sostenuto da importanti sinergie internazionali.

Il progetto “Giulia Mazzoni is Back to China” – promosso dall’Istituto Italiano di Cultura di Pechino in collaborazione con Zhong Art International – ha segnato il ritorno dell’artista in una delle nazioni più sensibili al suo talento e tappa fondamentale della sua carriera internazionale, consolidando un decennio di speciale rapporto con il pubblico cinese.

Tra le tappe e gli appuntamenti più prestigiosi del tour si distinguono il concerto tenuto in occasione della mostra internazionale “Pietro Ruffo – Lois Conner | 2 Voices on Andrea Palladio” presso il Temple Dongjingyuan di Pechino, il concerto-evento presso l’Auditorium dell’Istituto Italiano di Cultura di Pechino, accolto da una straordinaria partecipazione di pubblico, il recital esclusivoall’interno del suggestivo Padiglione Yun-Gui di Tianjin, la partecipazione come ospite internazionale speciale all’apertura di “Yan Shi · Ya Ji” presso 024 Beijing, iniziativa promossa in collaborazione con il National Theatre of China, il concerto tenuto presso l’Ambasciata d’Italia a Pechino, in occasione delle celebrazioni ufficiali per l’80° Anniversario della Festa della Repubblica Italiana.

Sul palco Giulia Mazzoni ha portato i colori piu’ vividi della sua intera produzione artistica, eseguendo brani tratti dagli album Giocando con i Bottoni, Room 2401 e YAS – Your Anima System. Non sono mancati momenti di profonda connessione culturale, come la personale rilettura della celebre melodia tradizionale cinese Jasmine Flower, un’inedita versione pianistica di Nessun Dorma di Giacomo Puccini e l’esecuzione di Hâo, brano originale composto da Giulia Mazzoni come ringraziamento e omaggio al popolo cinese.

«La Cina occupa un posto speciale nella mia vita personale e nella mia storia artistica. Tornare oggi e ritrovare lo stesso affetto, la stessa sensibilità e lo stesso entusiasmo è stato profondamente emozionante. Più che un ritorno, ho avuto la sensazione di ritrovare una casa artistica che continua a crescere insieme a me. Desidero ringraziare il Direttore Federico Roberto Antonelli e tutto lo straordinario staff dell’Istituto Italiano di Cultura di Pechino per aver creduto in questo percorso, una collaborazione che sono felice proseguirà già nei prossimi mesi con nuovi progetti e appuntamenti. Un ringraziamento speciale va all’Ambasciata d’Italia a Pechino e a Sua Eccellenza l’Ambasciatore Massimo Ambrosetti per il prestigioso invito: è stato un onore rappresentare la nostra musica in un contesto istituzionale così alto. Infine, grazie a Gianni Zhang e a Zhong Art International, partner fondamentali nello sviluppo di questa nuova stagione di attività» – Giulia Mazzoni. I preparativi per una nuova tournée nell’autunno 2026, che si svolgerà in concomitanza con l’uscita del nuovo progetto discografico della compositrice godranno dunque anche del successo di questo primo assaggio estivo.

Il tramonto dell’ordine democratico occidentale

Il crollo di un equilibrio imperfetto

Arriverà un momento nel quale riusciremo a evadere dalla prigione mortale nella quale ci rinchiude il frenetico susseguirsi degli eventi e la conseguente ossessione per la cronaca “in tempo reale” e rifletteremo, tutti, sul significato più profondo di quanto è accaduto, e sta accadendo, in questi anni convulsi che hanno disarticolato l’ordine mondiale costruito nella seconda metà dello scorso secolo.

Un ordine certo non privo di difetti e di ingiustizie generatrici di sofferenze ma che aveva, pure, favorito lo sviluppo e l’allargamento dei principi democratici in quello che chiamavamo Occidente, un concreto tentativo di composizione dei contrasti nazionali attraverso l’organizzazione delle Nazioni Unite, gli accordi per il contenimento e il controllo degli armamenti nucleari, l’affermazione del diritto internazionale, la libera circolazione nei mari e molto altro ancora.

Ora, e nel breve volgere di un decennio (dall’invasione russa della Crimea nel 2014, a quella dell’Ucraina nel 2022; alla mattanza del 7 ottobre 2023 e alla conseguente furia distruttiva israeliana a Gaza, in Cisgiordania e ora nel Libano; al neo-imperialismo trumpiano visto all’opera in Venezuela e Iran con le armi e in alcuni altri luoghi con la minaccia di usarle) tutto questo è tramontato. Per utilizzare il titolo di un famoso libro probabilmente più citato che letto, è come se una Storia fosse finita e una, nuova ma con richiami antichi, fosse iniziata.

 

Un cambio di paradigma nella cultura politica

Certo, saranno gli storici in un prossimo futuro ad analizzare e a cercare di comprendere le ragioni di fondo che hanno determinato questo cambio d’epoca. Ma già oggi possiamo – quanto meno qui in Occidente, esercitando quel diritto alla libertà di pensiero che tuttora non ci è negato – cogliere alcuni elementi significativi di quello che potremmo definire, con espressione oggi un po’ troppo di moda, un “cambio di paradigma” o, quanto meno, un corposo tentativo di mutare il paradigma democratico della cultura occidentale.

Viene meno il riconoscimento del ruolo equilibratore e pacificatore degli organismi internazionali e sovranazionali di controllo e di garanzia universale.

Viene meno il rispetto dovuto alla sovranità degli Stati, quel principio westfaliano che in un qualche modo ha segnato l’ordine mondiale e l’equilibrio fra le diverse potenze che nelle varie epoche dell’era moderna si sono succedute ai vertici del potere globale. E con esso viene meno il rispetto dell’autonomia dei popoli, della loro libertà di scelta sul come auto-governarsi, della loro indipendenza.

E per contro viene formalizzato l’arbitrio col quale viene usata la forza da parte di quanti si ritengono essere i più forti, peraltro non sempre con esiti scontati (come Ucraina e Iran stanno dimostrando).

 

Il linguaggio della forza e lerosione della democrazia

Un lessico brutale accompagna questo precipizio dell’umanità, scardinando non solo quel “politicamente corretto” in verità talvolta indisponente per eccesso di ipocrisia ma anche quello spazio di mediazione che il linguaggio diplomatico sempre concede.

Il consenso elettorale ottenuto attraverso libere votazioni viene trasformato in immediata possibilità di esercizio autocratico del mandato popolare, come se si volesse destrutturare l’articolazione democratica dello Stato inseguendo (qui, in Occidente) la via già esplorata altrove, in luoghi nei quali quella conformazione liberale non è mai esistita.

Le regole dell’ordinamento democratico vengono accantonate, pur se non formalmente rimosse, e sostituite con una concezione autoritaria del potere: verticale in quanto proveniente direttamente dal popolo, senza vere mediazioni partitiche; quasi assoluto in quanto non contestabile dagli istituti parlamentari e dalla libera stampa; quasi totale in quanto capace di evadere ogni possibile rilievo della Magistratura, un potere che si ritiene non dover essere, più, autonomo da quello politico, incarnato dalla figura del presidente-autocrate.

 

La domanda decisiva per lOccidente

Viene così infranta l’intelaiatura democratica costruita nel tempo dal pensiero e dall’esercizio della dottrina liberale occidentale.

Come è potuto accadere tutto ciò? Questa è la domanda che bisogna porsi e alla quale cercare di rispondere. Ad esempio, le motivazioni che hanno spinto così tanti americani a (ri)votare Trump sono una prima risposta. Che merita d’essere meditata.

Un inciampo della giustizia e un onore ferito

La recente sentenza della Cassazione che ha escluso ogni rapporto tra Berlusconi e Cosa Nostra ha riportato in auge gli inciampi di alcune inchieste giudiziarie.

 

A Napoli, una storia particolare

Dopo il referendum ci sono stati, peraltro, inevitabili smottamenti sia nel governo che nella magistratura. Era inevitabile. Per certo restano sul campo vicende che lasciano perplessi e che impongono ai poteri dello Stato di attivarsi perché non conoscano repliche. Non è con un’eventuale riforma elettorale che si risolveranno le ansie di chi attende tutela da norme e codicilli vari. C’è una vicenda emblematica di come le cose nella giustizia sia andate per verso contrario a se stessa ed anche di come poi abbia avuto la capacità di ravvedersi.

Ernesto Schiano è stato uno dei manager più brillanti dello Stato. Tanto per dirne una è stato amministratore delegato di Iritecna ( Società Italiana per le Infrastrutture, l’Assetto del Territorio e l’Impiantistica Industriale SpA, direttamente controllata dal Governo Italiano tramite il Ministero delle Partecipazioni Statali). Così ha pensato bene di realizzare per il mondo (Argentina, Africa, Asia e Australia, Russia, Europa, U.S.A etc) opere infrastrutturali che hanno dato lustro e prestigio all’Italia, a quel tempo quarta potenza mondiale con formidabile sorpasso anche al Regno Unito.

 

Una giustizia a passo stentato

E’ accaduto che nella sua Napoli intraprese il collegamento del sottopasso posto all’uscita della tangenziale nella zona di Fuorigrotta, con quello di Piazzale Tecchio da far correre sotto lo Stadio Maradona.

I lavori di integrazione dei due sottopassi furono affidati a due aziende appartenenti allo stesso gruppo pubblico che su quel territorio già vantava una indiscussa esperienza avendo progettato e costruito, ad esempio, la Tangenziale ed altre opere di rilievo, specificamente le società Infrasud SpA e Italstrade SpA. Il loro logo, peraltro, ancora campeggia all’ingresso del Sottopasso in argomento.

Del resto il sottopasso di Piazzale Tecchio non era frutto di un capriccio dell’ing. Schiano ma rientrava in un complessivo programma di opere da realizzare negli anni 1987,1988 e 1989 per un’importante manifestazione sportiva internazionale, da tenersi a Napoli nel 1990: i Mondiali di Calcio.

Il prevedibile afflusso di tifosi giustificò l’idea di un potenziamento di quella rete viaria e riqualificazione della zona interessata dagli eventi sportivi anche per il futuro.

L’opera era peraltro tanto più motivata dallo scudetto che la Società Sportiva Calcio Napoli aveva vinto nel 1987 e sollecitata dai sindacati delle Società interessate alla sua realizzazione che con lungimiranza intuivano l’esigenza di rendere efficiente l’afflusso degli appassionati di calcio in quell’area della città.

 

Un professionista e la sua città

Oltretutto Schiano, per la sua città, aveva ideato, progettato e realizzato interventi assai più significativi attraverso la SOTEA (Società Terminal Autostradali SpA), una apposita società del gruppo Iritecna, che in precedenza aveva realizzato imprese come la Tangenziale, il Centro Direzionale, la Prima Tratta italiana di Alta Velocità Ferroviaria per il collegamento tra Napoli e Roma, l’Università di Monte Sant’Angelo, ecc.), ma per scherzo del destino è andato sotto le maglie della legge per quella singolarmente di minor rilievo. Siamo di fronte ad una indagine per corruzione che ha poi mostrato tutta la sua consistenza.

È una faccenda che potrebbe avere per titolo “il paradosso del sottopasso”, questa fu l’espressione provocatoriamente adottata dagli anziani ex dipendenti presenti, ormai tutti pensionati e dai loro rappresentanti sindacali, anch’essi presenti nella circostanza, per rimarcare l’incongruenza, l’assurdità della vicenda che vedeva l’ingegnere Schiano messo sotto tiro dalla giustizia.

Quanto a permessi ed autorizzazioni è da dire che la variante urbanistica al Piano Regolatore del 1939, che si rese necessaria, vide l’assenso dell’Assessorato all’Urbanistica con l’adesione di tutti gli organismi deputati alla materia. Tutto ciò, sempre se si fosse ben compreso, non è stato sufficiente a che il PM Iaselli sentisse puzza di marcio in merito all’affidamento dei lavori sempre a quelle stesse aziende del gruppo delle partecipazioni Statali, insomma per intenderci non a “privati” da compiacere.

 

Sotto le maglie della legge

Ci furono quindi perquisizioni a casa del povero Schiano dove la Squadra Mobile sospettava potessero esserci armi e munizioni o materiali esplodenti, alla stregua di un pericoloso terrorista, utili a trovare almeno qualche elemento di contestazione in mancanza di uno straccio di prova a sostegno della tesi accusatoria. La vicenda si concluse con una sentenza passata in giudicato che attestava l’insussistenza del fatto.

Ne furono felici destinatari tutti gli indagati coinvolti nell’azione giudiziaria. Solo per Schiano si ebbe invece un’eccezione perché, stralciata la sua posizione, dopo quasi un decennio smise di fare la parte di un uomo nel mirino e si ebbe la prescrizione del processo.

 

Una singolare soluzione

Soprattutto una domanda sorge spontanea: se un fatto non sussiste come fa nello stesso tempo ad essere prescritto?

Accade dunque, come anche per altre vittime di inciampi giudiziari, che nel caso Schiano, l’attenzione mediatica si concentrassesull’indagine. Molto meno su ciò che poi si accertò, creandosi uno squilibrio non da poco. Perché la reputazione si compromette subito. La verità, invece, arriva dopo.

Schiano peraltro poteva dedicare poco tempo alla sua Napoli, impegnato com’era a seguire lavori di rilevanza internazionale in giro per l’intero mondo. Sarebbe stato fatto curioso se avesse dedicato “particolare attenzione” ad un intervento di consistenza marginale rispetto a quelli a cui era chiamato ad adempiere persino dal Governo.

La sua vera colpa è stata in una grave mancanza di intuito, malgrado i decenni di esperienza accumulata nel corso della sua professione.

 

Nuove insegne e onore antico

Tecchio era figura politico di spicco del Partito Fascista impegnato soprattutto in significativi progetti urbanistici che diedero vita anche alla Mostra d’Oltremare e del Lavoro Italiano nel Mondo.

A Piazzale Tecchio hanno cambiato nome ed ora è stato ribattezzato Piazza Giorgio Ascarelli, imprenditore ebreo e fondatore del Calcio Napoli. Stessa sorte ha avuto anche lo Stadio Maradona che prima aveva il nome di Stadio San Paolo. Alla Mostra d’Oltremare hanno amputato la dicitura facendo improvvidamente fuori “e del Lavoro Italiano Nel Mondo”, troppo enfatica per i tempi d’oggi.

Schiano, uomo dalla schiena dritta, avrebbe però dovuto sapere che da quelle parti si potrebbero potenzialmente sempre cambiare le cose e forse anche le verità e le personali trasparenze, piaccia o meno, giusto o no che sia. Avrebbe dovuto tenersi lontano dal dovere assegnato. Ma c’è da scommetterci che per Napoli ricorrerebbe il rischio del calvario patito. Sul campo resta un onore ferito e recuperato, un esempio italiano che sarebbe opportuno non conoscesse ulteriori repliche.

Una graphic novel di Russo D’Altavilla: storia di asilo, identità e diritti

Cosa accade quando una persona è chiamata a raccontare la propria vita per dimostrare di avere diritto alla protezione? Come si può trasformare il dolore, la paura e l’identità in un racconto credibile davanti a un’istituzione?

Sono queste le domande che attraversano La Commissione, il nuovo graphic novel firmato da Michele Russo d’Altavilla e dedicato al tema della protezione internazionale delle persone LGBTI/SOGIESC. Uno scritto che unisce racconto, cultura giuridica e sensibilità civile, scegliendo una forma narrativa originale per affrontare questioni di grande attualità e complessità.

Diogene Capatosta, il protagonista

Protagonista della vicenda è come sempre l’avvocato Diogene Capatosta, chiamato ad assistere un giovane richiedente asilo nordafricano convocato davanti alla Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale. Da qui ha inizio un racconto che si districa tra aule universitarie, studi legali e sale d’audizione, “zoomando” il complesso intreccio tra norme, procedure e vissuti personali.

La graphic novel non è retorica giudiziaria, entra nell’ottica dell’ascolto. Al centro della narrazione non c’è, infatti, il solo diritto d’asilo, ma emerge la difficoltà di raccontare sé stessi quando la propria identità troppo spesso è stata segnata dalla discriminazione e dalla paura. In alcuni casi degenera in cose ben più gravi.

L’autore vuole mettere a fuoco la credibilità del richiedente, la vulnerabilità delle persone migranti, il peso del linguaggio e il rischio degli stereotipi nelle procedure di valutazione, che troppo spesso, ahinoi, sono figli di eccessive credenze televisive. Tutte questioni che l’autore conosce da vicino e che si traducono in una narrazione asciutta, intensa e capace di restituire quella dimensione umana che spesso resta nascosta dietro noiosissimi fascicoli amministrativi o, peggio, come abbiamo accennato, nelle discussioni nei salotti delle tv nazional popolari.

Atmosfere sobrie e realistiche

Il racconto sviluppato in grafica restituisce al testo una forza di seduzione senza eguali. Le tavole accompagnano il lettore nei luoghi della storia con atmosfere sobrie e realistiche, trasformando corridoi, uffici e sale d’attesa in spazi narrativi nei quali si consumano decisioni destinate a incidere profondamente sulla vita delle persone.

Più che un’opera sul diritto, La Commissione è un’opera sulle persone. Sulla distanza che separa le procedure dalle esistenze concrete e sulla necessità, oggi più che mai, di ricordare che dietro ogni domanda di protezione internazionale esiste una storia che chiede di essere ascoltata prima ancora che giudicata.

I diritti fondamentali

Con questo nuovo lavoro, Michele Russo d’Altavilla conferma la propria attenzione ai temi sociali e ai diritti fondamentali, proponendo una graphic novel che invita alla riflessione senza rinunciare alla forza del racconto. Un’opera che parla di migrazioni, identità e giustizia, ma soprattutto della difficile arte di credere all’altro quando la sua verità non riesce a entrare perfettamente negli schemi della burocrazia. L’autore dopo anni di aule vuole restituire attraverso la scrittura l’umanità perduta della nostra società. Una passione per la professione e per l’umanità. Tutto questo è Michele Russo d’Altavilla, tutto questo troverete nella graphic novel allegata.

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Quale elasticità per l’energia?

Se confondi un prestito con un regalo, non riuscirai a gestire neanche un semplice bilancio personale. Ugualmente, se confondi la spesa corrente con la spesa per investimenti non riuscirai a gestire neanche una piccola azienda familiare. Ma è esattamente quello che sta avvenendo con la vicenda della cosiddetta “elasticità” concessa dalla Commissione dell’Unione Europea per fronteggiare la crisi energetica e le ricadute negative sul sistema economico e produttivo.

La Premier, abbandonandosi ad un eccessivo ed ingiustificato trionfalismo, ha fatto anche questa volta la consueta “passeggiata comunicativa” nei corridoi di Palazzo Chigi per raccontare agli italiani che l’Europa avrebbe – a suo dire – seguito la linea indicata dall’Italia, consentendoci di utilizzare circa quattordici miliardi in tre anni per contenere il costo di bollette e carburanti. Un’ottima notizia; peccato che non sia vera!

La maggiore flessibilità sulle politiche energetiche non potrà infatti essere utilizzata per acquistare carburanti fossili o per fareinterventi a pioggia a favore dei consumatori finali. Quelle risorse– sottratte peraltro ad interventi previsti per le aree depresse – saranno comunque nuovo debito e si potranno utilizzare per realizzare interventi infrastrutturali finalizzati ad accelerare la transizione-green verso un sistema di produzione sostenibile di energia rinnovabile; ovvero l’esatto contrario di quel che è stato fatto nel nostro paese in questi anni.

Giova ricordare che una caratteristica del governo di questi anni è stata quella di bollare sempre il “green-deal europeo” come l’origine di tutti i mali, assecondando anche le sconclusionate intemerate di Trump contro l’Europa e contro ogni politica mirata alla salvaguardia dell’ambiente e del pianeta. La buona notizia potrebbe essere quella della tardiva “conversione” di quei nazionalisti contrari alla transizione-green, ma l’insufficienza già mostrata dall’esecutivo nella gestione delle risorse PNRR autorizza più di qualche preoccupazione sulla reale capacità di dare un seguito concreto alle condizioni che accompagnano l’elasticità concessa dall’Unione Europea.

Non sfugge a nessuno il paradosso di un governo che è chiamato a realizzare oggi ciò che ha contrastato fino a ieri. Verificheremo già nelle prossime settimane se siamo in presenza di una vera conversione o di una semplice e banale convenienza destinata ad esaurirsi nel breve spazio di un comunicato stampa. Intanto ieri, dovendo far fronte all’emergenza innescata dalla guerra Usa-Iran, il Consiglio dei ministri ha prorogato al 3 luglio il taglio alle accise. Si vivacchia.

Il Papa ai giovani: voi potete cambiare la storia

Roma, 6 giu. (askanews) – “La missione che vi affido è proprio questa: essere umani. Sì, siate umani! Uomini e donne in carne e ossa. Non apparenze, ma volti affidabili. Persone che cercano la giustizia perché ne hanno fame, come del pane quotidiano. Persone che desiderano una vita onesta e retta, perché fanno volentieri agli altri quel che vorrebbero che gli altri facessero a loro”. Lo ha affermato papa Leone XIV rispondendo, dal palco allestito a Plaza de Lima di Madrid, ad alcune domande che gli ha posto un gruppo di giovani.

“Siate umani come lo è Cristo, l’uomo perfetto, il Risorto che condivide con noi la storia, in ogni tempo. Coltivando quest’impegno – ha esortato il Pontefice -, guardate agli Apostoli, ai primi cristiani, abitanti di un mondo pagano. Sul loro esempio, siate missionari del Vangelo davanti alle povertà materiali e spirituali del nostro tempo, ben sapendo che la nostra fede è uno stile di vita, che si compie nella carità. È questa, carissimi giovani, la virtù che più di tutte cambia la storia”, ha affermato il papa.

“Voi potete cambiare la storia”, ha concluso il papa.

Italy Major Premier Padel,il sogno di Dal Pozzo finisce in semifinale

Roma, 6 giu. (askanews) – Si ferma in semifinale la corsa di Giulia Dal Pozzo e Nuria Rodriguez al BNL Italy Major Premier Padel. La coppia italo-spagnola è stata sconfitta con il punteggio di 6-3 6-3 dalle numero uno del mondo Gemma Triay e Delfi Brea, che conquistano così la tredicesima finale la sconfitta.

Malgrado la sconfitta, si legge in una nota, Dal Pozzo lascia un segno indelebile nel torneo e in tutto il padel azzurro, visto che la 21enne è la prima italiana a raggiungere la semifinale in uno di quattro tornei più importanti del mondo. Nel match, durato 1 ora e 43 minuti, Dal Pozzo e Rodriguez si sono battute ad alti livelli: nel primo set sono riuscite a recuperare uno svantaggio di 1-4, mentre nel secondo si sono portate avanti 3-1 prima della rimonta decisiva delle avversarie, capaci di chiudere con un parziale di cinque giochi consecutivi.

“È stata una settimana indimenticabile, la soddisfazione per il torneo è maggiore della delusione per la sconfitta”, ha dichiarato Dal Pozzo al termine del match. I complimenti sono arrivati anche dalle avversarie. “È migliorata tantissimo in pochi mesi, soprattutto in difesa. Il suo smash è diventato molto pericoloso”, hanno detto Triay e Brea.

Grazie ai 720 punti di Roma, lunedì Dal Pozzo si porterà vicina alle prime 30 del ranking: presto andrà a caccia del sorpasso alla storica numero uno d’Italia Carolina Orsi, ma può già porsi obiettivi di maggior prestigio. Come le Premier Padel Finals di fine stagione a Barcellona, mai raggiunte dalle azzurre che l’hanno precedut.

Formula1, Antonelli: "E’ stato un giro perfetto"

Roma, 6 giu. (askanews) – “È stato uno di quei giri in cui riesci a mettere tutto insieme. La qualifica è stata molto combattuta e nel primo tentativo della Q3 i distacchi erano davvero minimi. Sapevo che l’ultimo giro sarebbe stato determinante e speravo di riuscire a rimanere davanti. Oggi siamo riusciti a fare un grande passo in avanti”. Così Kimi Antonelli dopo la fantastica pole conquistata a Monaco. Il leader del Mondiale sottolinea anche la difficoltà del tracciato monegasco, dove ogni errore può compromettere il risultato: “È stata una delle qualifiche più intense della stagione. Qui devi spingerti sempre al limite e non è facile trovare la fiducia necessaria per farlo. Però mi sono sentito a mio agio fin dalle prove del mattino e questo mi ha aiutato molto”.

Antonelli evidenzia inoltre la crescita rispetto alla stagione precedente, confermando la propria maturazione sportiva: “Mi sto godendo il momento, la macchina e tutto ciò che stiamo vivendo. Rispetto all’anno scorso ho fatto un grande passo avanti e non vedo l’ora di affrontare la gara di domani”.

La pole position nel Principato assume anche un valore statistico rilevante. Antonelli diventa infatti il primo teenager nella storia della Formula 1 a conquistare la pole a Monaco, a 19 anni, 9 mesi e 13 giorni, superando il precedente primato di precocità appartenente a Charles Leclerc, che nel 2021 si era fermato a 23 anni.

MotoGP, Marquez: "Partire bene, gestire di più"

Roma, 6 giu. (askanews) – Marc Marquez ha dominato la Sprint Race del Balaton Park. Il campione del mondo in carica, al termine della gara, è intervenuto a Sky: “In 3 giorni non cambiano le condizioni fisiche, è cambiata la pista: gira a sinistra e mi sento più comodo. Ci sono due punti in cui soffro con il braccio destro, mentre al Mugello ce ne sono di più. La strategia è stata giusta: partire bene, spingere 3-4 giri all’inizio e poi gestire fisico e gomme. Venerdì sono stato ‘Eco mode’, oggi ‘Supersport mode’, domani ‘Sport mode’: dobbiamo partire bene ma gestire un po’ di più. Dobbiamo essere bravi, mi piacerebbe finire sul podio onestamente”

Formula1, fantastico Antonelli, il più giovane poleman a Monaco

Roma, 6 giu. (askanews) – Kimi Antonelli conquista una fantastica pole position del Gran Premio di Monaco di Formula 1 al termine di una qualifica intensa e incerta fino all’ultimo giro sul circuito cittadino del Principato. Il pilota della Mercedes precede Max Verstappen e le due Ferrari di Lewis Hamilton e Charles Leclerc, in una sessione che si decide nei minuti finali con continui cambi di leadership. Per Antonelli si tratta anche di un risultato storico: è il primo teenager a conquistare la pole a Monaco e il secondo pilota italiano a partire davanti a tutti nel Principato dopo Jarno Trulli nel 2004. Inoltre, il pilota Mercedes diventa il primo a ottenere la pole a Monaco con la vettura numero 12 dai tempi di Ayrton Senna nel 1988.

La Q3 si apre con un grande equilibrio tra i top team, con McLaren, Ferrari, Red Bull e Mercedes subito protagoniste nei primi tentativi. Lando Norris e Oscar Piastri si alternano al comando nelle fasi iniziali, prima dell’accelerazione di Lewis Hamilton che porta la Ferrari davanti a tutti in 1:12.553. Poco dopo è Max Verstappen a rispondere, migliorando ulteriormente il riferimento e portandosi al comando provvisorio in una fase in cui i distacchi tra i primi restano minimi.

Nel finale, però, la lotta per la pole si restringe a pochi decimi. Charles Leclerc si inserisce nella battaglia per la prima posizione, mentre Verstappen e Antonelli continuano a migliorarsi giro dopo giro. È proprio il giovane pilota italiano a trovare il colpo decisivo: con un giro perfetto in 1:12.051 Antonelli si porta al comando e resiste all’ultimo assalto degli avversari, conquistando così la sua quarta pole position in carriera e la sesta prima fila consecutiva.

Alle sue spalle Max Verstappen chiude secondo, davanti alle Ferrari di Hamilton e Leclerc. Quinto Isack Hadjar, quindi George Russell e le due McLaren di Oscar Piastri e Lando Norris. In fondo alla griglia le due Aston Martin di Lance Stroll e Fernando Alonso.

Il Gran Premio di Monaco è in programma domenica alle 15, con Antonelli che scatterà dalla prima posizione in una delle gare più prestigiose e decisive del calendario mondiale.

"Sbarco in Normandia" FnV: +5. Vannacci: perchè Marina parla a nome di FI?

Viareggio, 6 giu. (askanews) – E’ l’anniversario dello sbarco in Normandia – data e simbolo che, ovviamente, piace all’ex generale – e in una sala liberty color champagne dell’hotel più iconico di Viareggio, sua città d’adozione, Roberto Vannacci celebra “lo sbarco in Futuro nazionale” di quattro deputati, provenienti da Forza Italia e dalla Lega – Davide Bergamini, Attilio Pierro, Domenico Furgiuele e Gianangelo Bof – e dell’ex europarlamentare (eletto con il Carroccio nel 2019) Antonio Maria Rinaldi che, parola di Vannacci, gli ha fatto “da padre”. Quando è arrivato a Bruxelles e, nel momento di transizione tra una legislatura all’altra, non aveva ancora “un luogo dove lavorare” Rinaldi gli ha dato “la sua scrivania”, gli ha spiegato come funzionava lì e oggi entra in Futuro nazionale, convinto che ci si debbano “riprendere le chiavi di casa nostra” e che la Carta costituzionale debba “prevalere sul diritto europeo”. E’ un economista euroscettico, il programma economico di FnV sarà anche farina del suo sacco.

Futuro Nazionale non mette limiti “alla Divina Provvidenza” e alla possibilità che assuma la forma dell’arrivo, dopo i deputati, anche di senatori transfughi da altri partiti, ma, ribadisce Vannacci, “ci interessa radicarci sul territorio, la politica che arriva dal basso, stiamo lontani dalle manovre di Palazzo”. I parlamentari? “Ci cercano, ci cercano loro, non siamo noi che facciamo la questua”. Ora, comunque, è conto alla rovescia verso l’assemblea costituente a Roma del prossimo fine settimana. Ci sarà un “programma completo”, sottolinea Vannacci, perchè “non è che parliamo solo di remigrazione” e ci saranno delle sedie libere per i leader di tutti i principali partiti, a cominciare da quelli del centrodestra. “Gli terremo il posto” spiega Vannacci, che vuole “buoni rapporti”, ma non è disposto a “cedere di un millimetro per quanto riguarda le nostre linee rosse”.

La questione delle alleanze in vista delle Politiche sembra ancora più lontana da queste sale, affacciate sul mare della Versilia, tanto che il ragionamento si fa arioso tra le solite “linee rosse” da non superare e i “valori” inderogabili perchè sennò la politica “diventa la Scuola radio Elettra”. C’è tempo, insomma – a occhio fino all’ultimo minuto utile -, e a Vannacci ora preme distinguersi dall’attuale centrodestra. Anche perchè, stoccata, “c’è qualcuno che dice che fintanto che sarà al governo non ci sarà mai una patrimoniale in Italia, ma poi a Bruxelles vota per le nuove risorse e sapete cosa sono? Sono tasse, altre tasse per gli italiani”.

Poi c’è il capitolo Marina Berlusconi. I giornalisti gli chiedono se ci sia antipatia, lui assicura nessuna antipatia, anzi “mi può stare simpaticissima”, “poi magari vado a prenderci un aperitivo e ci risultiamo simpatici”, si sbilancia. Ma c’è un ma. “Non capisco – attacca – perché parli a nome di Forza Italia quando non svolge un ruolo politico”. Accanto all’ex generale ricompare Emanuele Pozzolo, deputato di FnV, assente alla conferenza stampa di qualche giorno fa a Roma dopo l’incidente nel biellese, a bordo del suo Suv, e un test alcolemico fuori norma. L’ex generale, “che non ha mai lasciato solo” uno dei suoi uomini sul campo, lo difende a spada tratta in un serrato confronto con la stampa mentre lui – già noto alle cronache per lo sparo di Capodanno -, camicia blu, giacca verde di lino, un ciondolo con una croce al collo, sorride. E tace.

Tennis, la russa Andreeva ha vinto il Roland Garros

Roma, 6 giu. (askanews) – La prima volta di Mirra Andreeva. La tennista russa ha vinto il Roland Garros 2026 battendo la rivelazione del torneo, la polacca Maja Chwalinska (partita dalle qualificazioni) con il punteggio di 6-3, 6-2 in un’ora e 23 minuti di gioco. Per Andreeva arriva il primo Slam in carriera, il sesto titolo a livello Wta. Con questo successo, la 19enne diventa la terza più giovane campionessa Slam dal 2000 a oggi (dopo Sharapova e Raducanu) e saluta Parigi prendendosi anche la prima posizione della Race per le Wta Finals.

Il primo set è stato molto particolare: nessuna delle due tenniste ha infatti difeso il turno di battuta nei primi quattro game, con break e controbreak da una parte all’altra. Il match è però cambiato dal sesto game, quando sotto 3-2 Andreeva ha messo a segno un parziale di 16 punti a 4 portando a casa il primo parziale per 6-3 in 43 minuti. Dominio da parte della russa anche nel secondo parziale, in cui Chwalinska ha vinto solo due game.

MotoGp, Bezzecchi: "Sprint molto difficile, podio importante"

Roma, 6 giu. (askanews) – Marco Bezzecchi chiude al terzo posto la Sprint Race del Gran Premio d’Ungheria al Balaton Park e consolida la leadership iridata, al termine di una gara definita dallo stesso pilota “molto, molto difficile”.

Partito dalla sesta posizione in griglia, il pilota italiano ha sfruttato al meglio la partenza portandosi subito in terza posizione, dove è rimasto fino alla bandiera a scacchi. Bezzecchi non è però riuscito a tenere il ritmo dei due battistrada, Marc Marquez e Pedro Acosta, accontentandosi del gradino più basso del podio nella gara breve.

Un risultato comunque importante in ottica mondiale, che consente al leader della classifica di allungare su Jorge Martin, ora staccato di 20 punti.

Nel post gara Bezzecchi ha sottolineato le difficoltà incontrate: “La mia è stata una Sprint molto, molto difficile. La pista era un po’ strana, soprattutto l’aderenza all’inizio era molto bassa. È stato difficile trovare il ritmo. Per fortuna la partenza è andata bene, ma poi ho sentito un contatto dietro e ho iniziato ad avere tante difficoltà sul posteriore. Sono soddisfatto del risultato dopo momenti parecchio complicati. Vediamo domani”, ha dichiarato il pilota.

Calcio, Mondiali: l’11 giugno al via con Messico-Sudafrica

Roma, 6 giu. (askanews) – Sarà la sfida tra Messico e Sudafrica, in programma giovedì 11 giugno nello storico stadio Azteca di Città del Messico, ad aprire ufficialmente i Mondiali 2026. Inizia così la ventitreesima edizione della Coppa del Mondo, destinata a segnare una svolta nella storia del calcio internazionale.

Per la prima volta la fase finale coinvolge 48 nazionali invece delle tradizionali 32 e sarà ospitata da tre Paesi diversi: Stati Uniti, Canada e Messico. Il torneo si svilupperà attraverso 104 partite distribuite in poco più di un mese, fino alla finale del 19 luglio nell’area di New York-New Jersey.

L’edizione nordamericana rappresenta un passaggio storico non soltanto dal punto di vista organizzativo. Sarà infatti il Mondiale che accompagnerà il tramonto di una generazione di fuoriclasse che ha dominato il calcio degli ultimi vent’anni e, allo stesso tempo, consacrerà nuovi protagonisti destinati a raccoglierne l’eredità.

L’Argentina campione del mondo in carica si presenta con l’ambizione di difendere il titolo conquistato in Qatar nel 2022 e con Lionel Messi ancora al centro dell’attenzione. Per il fuoriclasse argentino potrebbe essere l’ultima apparizione sul palcoscenico iridato, così come per Cristiano Ronaldo con il Portogallo e per Neymar con il Brasile.

Tra le nazionali più accreditate figura la Spagna campione d’Europa, trascinata dal talento di Lamine Yamal e dalla qualità di una rosa giovane ma già vincente. La Francia si affida invece alla leadership di Kylian Mbappé, uno dei giocatori più decisivi del panorama mondiale, supportato da una generazione ricca di talento. Il Brasile, alla prima grande competizione con Carlo Ancelotti in panchina, punta sull’esperienza di Neymar e sulla freschezza del giovane Endrick. L’Inghilterra continua a inseguire il titolo che manca dal 1966 facendo affidamento soprattutto sui gol di Harry Kane e sul talento offensivo di Jude Bellingham.

Anche Germania, Portogallo e Olanda si presentano con ambizioni importanti. I tedeschi confidano nella fantasia di Jamal Musiala e nell’esperienza di Florian Wirtz, mentre il Portogallo sogna l’ultimo grande trionfo di Cristiano Ronaldo insieme alla qualità di Bruno Fernandes e Rafael Leão. L’Olanda, infine, punta sulla solidità guidata da Virgil van Dijk e sul talento offensivo di Xavi Simons.

Accanto alle grandi potenze tradizionali non mancano le possibili sorprese. La Norvegia torna a disputare un Mondiale trascinata dai talenti di Erling Haaland e Martin Ødegaard, mentre il Marocco punta a confermare i progressi mostrati negli ultimi anni. Cresce inoltre l’attesa per il rendimento di nazionali emergenti provenienti da Asia, Africa e Nord America, favorite dall’allargamento del format.

Il torneo offrirà anche la possibilità di osservare da vicino la nuova generazione di campioni destinata a dominare il calcio internazionale nel prossimo decennio. Riflettori puntati sullo spagnolo Lamine Yamal, già considerato uno dei talenti più straordinari del panorama mondiale, ma anche sul tedesco Jamal Musiala, sul brasiliano Endrick e su altri giovani pronti a imporsi sulla scena globale.

Per oltre un mese il mondo del calcio vivrà così una manifestazione che si annuncia come la più vasta e spettacolare mai organizzata. Tra le ultime sfide dei campioni che hanno segnato un’epoca e l’ascesa delle nuove stelle, il Mondiale 2026 si prepara ad aprire una nuova era del pallone.

MotoGp, il calendario del motomondiale

Roma, 6 giu. (askanews) – Questo il calendario del MotoGp 2026:

GP Thailandia (Buriram, Thailandia, 1 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Brasile (Goiânia, Brasile, 22 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Texas (Austin, Stati Uniti, 29 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Spagna (Jerez de la Frontera, Spagna, 26 aprile) vincitore: Alex Marquez (Gresini Racing) GP Francia (Le Mans, Francia, 10 maggio) vincitore: Jorge Martin (Aprilia) GP Catalogna (Barcellona, Spagna) vincitore: Fabio Di Giannantonio (Ducati) GP Italia (Mugello, Italia, 31 maggio) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Ungheria (Balaton, Ungheria, 7 giugno)

GP Repubblica Ceca (Brno, Repubblica Ceca, 21 giugno) GP Paesi Bassi (Assen, Paesi Bassi, 28 giugno) GP Germania (Sachsenring, Germania, 12 luglio) GP Regno Unito (Silverstone, Regno Unito, 9 agosto) GP Aragona (Aragón, Spagna, 30 agosto) GP San Marino (Misano, Italia, 13 settembre) GP Austria (Red Bull Ring, Austria, 20 settembre) GP Giappone (Motegi, Giappone, 4 ottobre) GP Indonesia (Mandalika, Indonesia, 11 ottobre) GP Australia (Phillip Island, Australia, 25 ottobre) GP Malesia (Sepang, Malesia, 1° novembre) GP Qatar (Lusail, Qatar, 8 novembre) GP Portogallo (Portimão, Portogallo, 22 novembre) GP Comunità Valenciana (Valencia, Spagna, 29 novembre)

MotoGp, Sprint Ungheria: Marquez domina, Acosta secondo

Roma, 6 giu. (askanews) – Marc Marquez si prende anche la Sprint Race del Gran Premio d’Ungheria al Balaton Park, confermando il dominio del weekend. Partito dalla pole position, il campione del mondo in carica ha condotto la gara dal primo all’ultimo giro, chiudendo davanti a Pedro Acosta e Marco Bezzecchi.

Marquez ha imposto subito il proprio ritmo, costruendo un vantaggio progressivo sugli inseguitori e gestendo senza difficoltà la seconda metà della gara. Alle sue spalle Acosta ha consolidato la seconda posizione resistendo al ritorno di Bezzecchi, autore di una gara solida e in rimonta nella parte centrale.

Il pilota Aprilia chiude terzo ma guadagna punti pesanti nella classifica iridata, dove ora allunga a +20 su Jorge Martin e +46 su Fabio Di Giannantonio, entrambi coinvolti nella battaglia nelle posizioni di rincalzo. Martin termina sesto al traguardo.

Gara complicata per Francesco Bagnaia, solo nono dopo una Sprint senza spunti decisivi e mai realmente in lotta per il podio. Decimo posto per Di Giannantonio, anche lui lontano dai migliori nelle fasi decisive.

Subito giù dal podio Raul Fernandez, quarto, davanti a Fermin Aldeguer, protagonista di un paio di momenti al limite nel finale ma capace di mantenere la posizione su Jorge Martin.

Per Marquez si tratta dell’ennesima affermazione in Sprint, con una gestione impeccabile dalla partenza alla bandiera a scacchi, mentre Acosta conferma la propria competitività su passo gara e Bezzecchi si consolida tra i protagonisti del mondiale.

Tv, a Napoli i Nastri d’Argento Grandi Serie: Can Yaman special guest

Roma, 6 giu. (askanews) – Can Yaman, protagonista internazionale per “Sandokan” special guest a sorpresa della serata che conclude la sesta edizione dei Nastri d’Argento Grandi Serie stasera al Teatro San Carlo di Napoli. I vincitori: “Call My Agent – Italia” Terza stagione (Sky) di Simone Spada, ‘Migliore Commedia’, “Prima di noi” (Rai) di Daniele Luchetti e Valia Santella ‘Drama’, “Il Mostro” (Netflix) di Stefano Sollima ‘Crime’, “Il Falsario” (Netflix) di Stefano Lodovichi ‘Miglior Film tv’ e “La Preside” (Rai) di Luca Miniero, da un’idea di Luca Zingaretti, che oltre a vincere come ‘Miglior Dramedy’ è il titolo in assoluto più votato dai giornalisti cinematografici.

Oltre ai riconoscimenti votati dalla stampa specializzata, il Direttivo Nazionale dei Giornalisti Cinematografici ha designato ‘Serie dell’anno’ “Portobello”, di Marco Bellocchio con Fabrizio Gifuni nel ruolo di Enzo Tortora. Una serie che ripercorre una delle pagine più dolorose della storia italiana recente, raccontando il clamoroso errore giudiziario che travolse il popolare conduttore televisivo e che ancora oggi rappresenta una ferita aperta nella coscienza civile. Con Bellocchio, autore e regista, ritirano stasera il Nastro il protagonista Fabrizio Gifuni, gli sceneggiatori Stefano Bises, Giordana Mari, Peppe Fiore (che hanno scritto la serie insieme a Marco Bellocchio), i produttori Lorenzo Mieli e Mario Gianani per Our Films (Società del gruppo Mediawan), Simone Gattoni per Kavac Film, Laura Carafoli per HBO MAX, Maria Pia Ammirati per Rai Fiction. Un premio collettivo, dunque, all’intero cast artistico e tecnico – i primi a ritirarlo stasera fra gli attori Romana Maggiora Vergano, Irene Maiorino, Lino Musella, Salvatore D’Onofrio, Gianfranco Gallo e per il montaggio Francesca Calvelli.

I Nastri d’Argento premiano inoltre gli interpreti protagonisti e non protagonisti più votati dai giornalisti: Carolina Crescentini protagonista per “Mrs Playmen” (Netflix), Luca Argentero per “Avvocato Ligas” (Sky) e i migliori non protagonisti: Benedetta Porcaroli per “Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli” (Rai) e Corrado Guzzanti per “I delitti del BarLume” (Sky).

Già annunciati, i riconoscimenti agli interpreti che hanno lasciato il segno in questa stagione nella serialità. Nastro d’Argento a Luisa Ranieri, per l’interpretazione appassionata, il talento creativo e l’impegno civile de “La Preside”, a Carlo Verdone ‘Personaggio dell’anno’, un artista che sa evolversi nel tempo e continuare a sorprendere fra “Vita da Carlo” e “Scuola di seduzione” (Paramount +), a Lino Guanciale volto iconico della serialità, fra i più poliedrici e amati del nostro panorama, a coronamento di una stagione memorabile.

Nastro speciale a Maurizio de Giovanni, celebrato a vent’anni dal primo romanzo e a dieci dal debutto alla sceneggiatura per la serialità, con la prima stagione di un successo come “I Bastardi di Pizzofalcone”.

Va a Ilaria Macchia il Nastro d’Argento SIAE, main partner 2026, che sarà consegnato dal presidente Salvatore Nastasi stasera a Napoli. Un riconoscimento ad una scrittrice e sceneggiatrice (“La Storia” di Francesca Archibugi, “Petra” di Maria Sole Tognazzi) che si è distinta per la qualità del suo lavoro tra cinema e serialità, confermando una sensibilità autoriale capace di raccontare il presente con originalità e profondità. A sottolineare il valore della scrittura, ancora una volta i Nastri d’Argento aggiungeranno ai premi, firmati dal maestro orafo Michele Affidato, le simboliche Penne d’Argento create da Campo Marzio per tutti gli sceneggiatori.

Con Nuovo Imaie premiati due giovani interpreti apprezzati dal pubblico della serialità: Lea Gavino (stasera anche protagonista di una performance musicale) per “Guerrieri – La regola dell’equilibrio” (Rai) e Romano Reggiani per “Mare Fuori 6”. Anche la Fondazione Claudio Nobis, insieme ai Nastri d’Argento, premia quest’anno un attore, Carmine Recano per “Noi del rione Sanità” (Rai) che mette in scena la forza e il coraggio del vero Don Giuseppe, parroco capace di restituire il senso della comunità e della legalità di un quartiere difficile.

Finale di serata al Teatro San Carlo con un omaggio alla soap, simbolo di una serialità che continua a parlare ogni giorno a milioni di spettatori. Premio a “Un posto al sole” (Rai) che ha segnato la nascita di un grande successo popolare – nato trent’anni fa – e insieme l’avvio di una fortunata sperimentazione che ha consolidato proprio a Napoli anche un modello produttivo all’epoca rivoluzionario. Ritirano il premio dedicato all’intero cast anche tecnico della soap Antonio Parlati, direttore del Centro di Produzione Tv Rai di Napoli e i due protagonisti Miriam Candurro e Patrizio Rispo, presente Fabio Sabbioni produttore creativo Freemantle. Sono dieci gli anni dal debutto del “Il Paradiso delle Signore” (Rai) un appuntamento quotidiano che intreccia eleganza, sentimento e costanti emozioni, mentre continua ad accompagnare gli italiani con storie capaci anche di ritrovare il fascino di un’epoca indimenticabile: questa sera sul palco a ritirare il premio la celebre Contessa di Sant’Erasmo Vanessa Gravina e il produttore Giannandrea Pecorelli di Aurora Tv.

Nel corso della serata napoletana, realizzata ancora in collaborazione con la Film Commission Regione Campania e con il sostegno del MiC – Direzione Generale Cinema e audiovisivo, saranno consegnati tutti i riconoscimenti della sesta edizione dei Nastri d’Argento Grandi Serie, che confermano il momento particolarmente felice della serialità italiana.

Calcio, Italiano riparte dal Besiktas: addio alla Serie A

Roma, 6 giu. (askanews) – Vincenzo Italiano lascia la Serie A e riparte dalla Turchia. L’allenatore è il nuovo tecnico del Besiktas, che ne ha di fatto annunciato l’arrivo con immagini e contenuti diffusi sui propri canali ufficiali dopo lo sbarco a Istanbul. Per il tecnico si apre così la prima esperienza all’estero dopo le stagioni vissute sulle panchine di Spezia, Fiorentina e Bologna.

La società turca ha accelerato i contatti nelle ultime settimane, inviando una delegazione in Italia per definire l’accordo con il tecnico. Le parti hanno raggiunto un’intesa su base biennale e l’ufficializzazione è arrivata nella giornata di sabato.

A convincere Italiano è stato soprattutto il progetto tecnico proposto dal club di Istanbul. Il Besiktas punta infatti a rilanciarsi dopo una stagione chiusa al quarto posto nella Super Lig, con un ritardo significativo dalla vetta occupata dal Galatasaray. La dirigenza avrebbe garantito investimenti importanti sul mercato per rafforzare l’organico e tornare a competere per il titolo nazionale.

Determinante anche l’aspetto economico. Secondo le indiscrezioni provenienti dalla Turchia, il nuovo accordo garantirà all’allenatore circa sei milioni di euro netti a stagione, una cifra sensibilmente superiore a quella percepita durante l’esperienza bolognese.

Per Italiano si chiude così un capitolo importante del calcio italiano e se ne apre uno nuovo in una delle piazze più prestigiose del panorama turco. Il Besiktas affida a lui il compito di riportare il club ai vertici del campionato e di rilanciare le proprie ambizioni anche sul palcoscenico europeo.

Gli Evanescence sono tornati col nuovo album "Sanctuary"

Milano, 6 giu. (askanews) – La rock band statunitense, vincitrice di Grammy Award, Evanescence è tornata: è uscito “Sanctuary”, il loro atteso nuovo album anticipato dal singolo “Who Will Your Follow”. Dal 4 settembre l’album sarà inoltre disponibile nei formati LP Standard Lapis Lazuli, LP Standard, LP Standard New Twilight, LP Standard Clear Smoke.

Le 12 tracce del nuovo album sono state prodotte da Zakk Cervini (Bad Omens, YUNGBLD, Bring Me The Horizon, Spiritbox), Jordan Fish (Bring Me The Horizon, Poppy, House of Protection, Architects), e Nick Raskulinecz (Deftones, Korn, Foo Fighters, Rush).

Con “Sanctuary”, la band spera di dare alle persone la forza di rialzarsi, di essere pienamente loro stesse e di far risplendere la propria luce nel mondo. Amy Lee ha commentato: “Voglio dare alle persone energia e forza. Non possiamo smettere di far risplendere la nostra luce, perché credo che l’amore, l’essenza dell’essere umano, sia davvero la forza più potente sulla Terra”.

Amy si è concentrata sulla creazione di un progetto che fosse allo stesso tempo di impatto e introspettivo, cercando di bilanciare un sound di chitarre potenti e voci eteree con alcuni dei testi più vulnerabili di sempre degli Evanescence.

Il primo singolo, “Who Will You Follow”, è un intenso e raffinato ritorno alle loro radici e il video, diretto da Jensen Noen, enfatizza l’importanza del ricercare l’autenticità in un’epoca in cui la verità sembra sempre più intenzionalmente corrotta. Ballate come “How Do I Heal” e “Forever Without You” vedono Amy al pianoforte, nella sua forma più autentica. Il brano di chiusura, “Wide Open Heart”, conclude l’album con un sound elegante ma imponente, e un vero e proprio messaggio di speranza. L’album comprende anche “Afterlife”, brano che ha dominato le classifiche raggiungendo il #1 negli Stati Uniti e Canada sia nella classifica di Billboard “Mainstream Rock Airplay” sia in quella di Mediabase “Active Rock Radio”.

“Sanctuary” rappresenta un luogo in cui far emergere la verità. Un luogo in cui Amy può essere completamente sé stessa, esprimendosi senza barriere. “Quando le situazioni si fanno difficili, quando c’è ansia nella mia vita, devo riuscire a esprimerla in qualche modo. Per questo ho iniziato a fare musica”. Perché vuole riversare nel mondo del bene, dell’amore, della luce, della speranza e della gioia. Per Amy, la gioia è ribellione. E benzina per alimentare questa lotta. Il potere della musica non potrà mai svanire, e gli Evanescence sperano di essere un santuario per chiunque si metta al loro ascolto.

Amy Lee commenta in merito all’album: “Sono tre anni che ci stiamo lavorando, e posso dire di essere veramente orgogliosa di ogni suo secondo. Lavorarci è stato il mio sfogo per tante cose che avverto come sbagliate e fuori controllo, un luogo dove riaccendere la speranza attraverso il potere della musica e della connessione”. La band ha anche annunciato il loro tour mondiale che li vedrà tornare nel nostro Paese per un’unica data italiana. L’appuntamento, prodotto da Vivo Concerti, è previsto per lunedì 28 settembre 2026 all’Unipol Arena di Bologna. Ad aprire il concerto di Bologna saranno la cantante e attrice statunitense Poppy – presente in tutte le date del tour nel Regno Unito e in Europa – e il duo britannico Nova Twins, che si esibirà esclusivamente nelle tappe europee.

Tv, "Plumage Party" a Roma per trionfo di Alessandra Mussolini al GF

Roma, 6 giu. (askanews) – Si è svolto ieri sera a Roma al Royal Space di Palazzo Brancaccio, il “Plumage Party”, evento ideato da Nando Moscariello per celebrare la vittoria di Alessandra Mussolini al Grande Fratello Vip 2026.

Moscariello, manager di Alessandra Mussolini ha organizzato una festa attorno a uno dei simboli che ha accompagnato il percorso della vincitrice all’interno della Casa: le piume. Tra ospiti del mondo dello spettacolo, concorrenti del reality, musica e balli, c’è stata anche l’esibizione a sorpresa di Valeria Marini che ha dedicato la sua canzone “Divina” ad Alessandra Mussolini per festeggiare la sua vittoria.

La serata si è conclusa con il taglio della torta. Tra i presenti, Antonella Elia, Adriana Volpe, Barbara Prezja, Francesca Manzini, Lucia Ilardo, Giovanni Calvario, Marco Berry, Nicolò Brigante, Raimondo Todaro, Raul Dumitras, Renato Biancardi, Livio Beshir, Laura Freddi, Imma Battaglia, Rocco Casalino, Valeria Marini, Cesara Bonamici, Matteo Garrone, Nunzia De Stefano, Andreas Muller, Veronica Peparini, Leonardo Pasquinelli, Mavi Virgili, Francesca Pascale, Romano Floriani Mussolini, Rachele Montella.

Taglio accise carburanti prorogato fino al 3 luglio, decreto in Gazzetta

Milano, 6 giu. (askanews) – Il taglio delle accise sui carburanti è prorogato fino al 3 luglio prossimo. Lo riporta il decreto del ministro dell’Economia e delle finanze di concerto con il ministro dell’Ambiente, pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale. Le aliquote vengono rideterminate “a decorrere dal 7 giugno 2026 e fino al 3 luglio”, si legge nel testo.

Le aliquote sulle accise vengono rideterminate in queste misure: benzina: 622,90 euro per mille litri; oli da gas o gasolio usato come carburante: 622,90 euro per mille litri; gas di petrolio liquefatti (Gpl) usati come carburanti: 242,77 euro per mille chilogrammi; gas naturale usato come carburante: zero euro per metro cubo.

In sostanza, rimane dunque confermato a 5 centesimi il taglio delle accise sulla benzina, mentre si dimezza da 10 a 5 centesimi lo sconto per il diesel.

Alle minori entrate derivanti dalla proroga al 3 luglio del taglio delle accise sui carburanti “si provvede, con quota parte, pari a 149,4 milioni di euro, del maggior gettito conseguito nel periodo dal 1° maggio al 31 maggio 2026 in relazione ai versamenti periodici dell’Imposta sul valore aggiunto”. La copertura finanziaria del provvdimento di proroga del taglio delle accise sui carburanti mediante l’extra gettivo Iva è indicata all’articolo due del decreto pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale.

Viareggio, ricompare Pozzolo con Vannacci: “Non lo lascio indietro”

Viareggio, 6 giu. (askanews) – Non era presente alla conferenza stampa a Roma ma c’è a Viareggio, Emanuele Pozzolo, deputato di Futuro Nazionale, finito fuori strada col suo Suv nel biellese con un tasso alcolemico che sarebbe stato doppio rispetto al consentito. L’ex generale Roberto Vannacci l’ha difeso dal primo momento e lo ha fatto ancora con le stesse parole, ribadendo che deve pagare per ciò che ha fatto ma “così come non ho abbandonato mai nessun uomo sul campo di battaglia, così non lascio indietro nessuno del mio partito”.

“La legge è uguale per tutti. Perché ci sono delle norme diverse che devono essere applicate a certe categorie di persone? A me mette in imbarazzo sempre quando qualcuno sbaglia o infrange delle norme, però sono le vicende della vita e la gente che infrange le norme paga per quello che ha fatto, o qualcuno dovrebbe pagare di più?” ha rilanciato Vannacci.

“Qua siamo siamo in Toscana, lo sapete che Giani si è catapultato dalla sua assessora che viaggiava sulla corsia di emergenza dell’autostrada e l’ha accompagnata in prefettura tutto preoccupato… E di questo non se ne parla?” ha concluso.

Vannacci: in FnV Furgiuele, Bof, Bergamini e Pierro

Viareggio, 6 giu. (askanews) – È ufficiale: a Futuro Nazionale aderiscono altri quattro deputati, due vengono dalla Lega e due da Forza Italia. Con Roberto Vannacci passano, dal Carroccio, il calabrese Domenico Furgiuele e il veneto Gianangelo Bof, mentre dal partito di Antonio Tajani arrivano Davide Bergamini (già transfugo dalla Lega agli azzurri) e Attilio Pierro. Enrico Maria Rinaldi, ex eurodeputato a Bruxelles e ora docente di economia.

Lo ha annunciato lo stesso Roberto Vannacci in una conferenza stampa all’hotel Principe di Piemonte, nella sua Viareggio (Lucca).

Prorogato il taglio alle accise dei carburanti ma cambiano le aliquote

Milano, 6 giu. (askanews) – Il taglio delle accise sui carburanti è prorogato fino al 3 luglio prossimo. Lo riporta il decreto del ministro dell’Economia e delle finanze di concerto con il ministro dell’Ambiente pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale. Le aliquote vengono rideterminate “a decorrere dal 7 giugno 2026 e fino al 3 luglio”, si legge nel testo.

Le aliquote sulle accise vengono rideterminate in queste misure: benzina: 622,90 euro per mille litri; oli da gas o gasolio usato come carburante: 622,90 euro per mille litri; gas di petrolio liquefatti (Gpl) usati come carburanti: 242,77 euro per mille chilogrammi; gas naturale usato come carburante: zero euro per metro cubo. Rimane dunque confermato a 5 centesimi il taglio delle accise sulla benzina, mentre si dimezza da 10 a 5 centesimi lo sconto per il gasolio.

Alle minori entrate derivanti dalla proroga al 3 luglio del taglio delle accise sui carburanti “si provvede, con quota parte, pari a 149,4 milioni di euro, del maggior gettito conseguito nel periodo dal 1° maggio al 31 maggio 2026 in relazione ai versamenti periodici dell’Imposta sul valore aggiunto”. La copertura finanziaria del provvedimento di proroga del taglio delle accise sui carburanti mediante l’extra gettito Iva è indicata all’articolo due del decreto pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale.

Calcio, Mondiali: l’Iran riceve i visti per gli Stati Uniti

Roma, 6 giu. (askanews) – La nazionale iraniana ha ottenuto i visti per entrare negli Stati Uniti in vista dei Mondiali 2026, risolvendo almeno in parte una situazione rimasta incerta fino agli ultimi giorni. La conferma è arrivata da fonti ufficiali statunitensi e dai media internazionali, che hanno chiarito come i giocatori e lo staff tecnico siano stati autorizzati a partecipare alla competizione.

La decisione arriva a pochi giorni dall’inizio del torneo e dopo settimane di tensioni diplomatiche che avevano messo in dubbio la presenza dell’Iran, impegnato in un contesto geopolitico complesso. La squadra dovrebbe comunque stabilirsi in Messico, a Tijuana, per poi spostarsi negli Stati Uniti in occasione delle partite del girone.

Restano invece alcune criticità sul fronte dirigenziale: diversi membri della federazione non avrebbero ancora ricevuto il via libera per l’ingresso negli USA, con possibili limitazioni agli spostamenti della delegazione ufficiale.

L’Iran è atteso al debutto il 15 giugno a Los Angeles contro la Nuova Zelanda, in un gruppo che comprende anche Belgio ed Egitto. La situazione dei visti era diventata uno dei temi più delicati dell’avvicinamento al torneo, con la FIFA costretta a seguire da vicino il dossier per garantire la partecipazione della nazionale.

Nonostante le tensioni politiche, la presenza dell’Iran al Mondiale è ora confermata, con la squadra pronta a completare la preparazione in vista dell’esordio.

Formula1, a Monaco Antonelli si prende le Libere 3

Roma, 6 giu. (askanews) – Le prove libere 3 del Gran Premio di Monaco 2026 si chiudono nel segno di Andrea Kimi Antonelli, autore del miglior tempo in una sessione ricca di colpi di scena tra incidenti, bandiere rosse e continui cambi di leadership. Il pilota Mercedes ha fermato il cronometro in 1:12.720, diventando il più veloce del weekend e il primo a scendere sotto il muro dell’1:13 sul tracciato del Principato.

Alle spalle dell’italiano si sono alternati al comando diversi protagonisti. La Ferrari ha mostrato competitività sul giro secco, con Charles Leclerc e Lewis Hamilton spesso nelle posizioni di vertice, ma con il monegasco che ha anche espresso forte insoddisfazione via radio per il comportamento dei freni, definendoli “orrendi” in un momento di tensione durante la sessione.

La Red Bull di Max Verstappen ha chiuso con il quinto tempo, senza mai riuscire a trovare il giro pulito nelle fasi decisive, mentre la McLaren di Lando Norris ha mostrato buoni segnali ma senza impensierire la vetta. Oscar Piastri si è mantenuto nelle posizioni di metà alta classifica.

La sessione è stata interrotta da una bandiera rossa causata dall’incidente di Oliver Bearman alla curva di Massenet, con il pilota che ha perso il controllo del posteriore e impattato contro le barriere. Il britannico è uscito illeso, ma l’episodio ha richiesto il ripristino delle protezioni e dello striscione pubblicitario, causando una lunga sospensione.

Problemi anche per altri piloti, tra cui Franco Colapinto, finito contro le barriere al Loews, e diversi episodi di traffico che hanno complicato i giri lanciati nel decisivo finale di sessione. Non sono mancati rischi anche per Liam Lawson, vicino al muro dopo un passaggio sul cordolo alle Piscine.

Nelle fasi iniziali era stato George Russell a dettare il ritmo, poi superato prima da Leclerc e quindi da Antonelli, in una continua alternanza dovuta anche al miglioramento progressivo della pista e all’utilizzo strategico delle gomme Soft nuove.

La giornata di Monaco si chiude quindi con Mercedes in evidenza, Ferrari competitiva ma instabile sul piano del feeling, e Red Bull chiamata a reagire in vista delle qualifiche, considerate decisive come da tradizione sul circuito cittadino più prestigioso del mondiale.

Vannacci: 94mila iscritti. Il partito è partito, non lo ferma nessuno

Viareggio, 6 giu. (askanews) – “Siamo a 94mila iscritti, il partito è partito, non ci ferma più nessuno”. Così Roberto Vannacci in una conferenza stampa all’hotel Principe di Piemonte di Viareggio, presentando i quattro nuovi deputati che hanno deciso di lasciare Lega e Forza Italia per aderire a Futuro Nazionale.

“Continuano le iscrizioni al partito, continua la formazione di comitati, i giornalisti continuano a parlare di noi, anche i politici…, l’incubo Vannacci, sarò il vostro incubo, molto bene” ha aggiunto.

Il Papa: bene la Spagna sulla fedeltà al diritto internazionale e al multilateralismo

Roma, 6 giu. (askanews) – “Esprimo apprezzamento al vostro Paese per la sua fedeltà al diritto internazionale e al multilateralismo, che si traduce in un attivo impegno per la pace e la solidarietà fra i popoli. Al tempo stesso, incoraggio a coltivare anche al suo interno il dialogo e l’amicizia sociale, a tenere conto del punto di vista dei poveri e dei giovani nell’immaginare il futuro, a volgere in positiva armonia le istanze di autonomia e quelle di unità, a favorire il processo di unione europea, non in contrapposizione ad altre potenze, ma come dono per l’intera famiglia umana”. Così Papa Leone XIV concludendo il discorso nell’incontro con le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico al Palazzo Reale di Madrid.

Ad Acaya il 72° evento di Industria Felix – L’Italia che compete

Acaya, 6 giu. (askanews) – Si è svolto presso l’Acaya Golf Resort di Acaya, in provincia di Lecce, il 72esimo evento di Industria Felix – L’Italia che compete, dedicato alle imprese più performanti di Basilicata, Calabria, Molise e Puglia. Un’iniziativa che si conferma come uno dei principali appuntamenti nazionali dedicati alla valorizzazione delle eccellenze imprenditoriali del Mezzogiorno, basata su un’inchiesta giornalistica che ha analizzato circa 10mila bilanci di società con fatturati sopra i 2 milioni di euro e che ha visto la partecipazione di imprenditori, manager, professionisti e rappresentanti delle istituzioni.

L’incontro è stato organizzato da Industria Felix Magazine, fondato da Michele Montemurro, in collaborazione con Cerved e con il patrocinio di Confindustria Puglia, del Politecnico di Bari, dell’Università degli Studi della Basilicata, dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, dell’Università degli Studi di Foggia, del Tecnopolo del Mediterraneo per lo sviluppo sostenibile, con la media partnership di Askanews e con le partnership di Banca Mediolanum, Mediolanum Private Banking, ELITE (Euronext Group), M&L Consulting Group ed EpyonVivida.

“Anche quest’anno, come banca Mediolanum, siamo presenti a questa iniziativa straordinaria che è Industria Felix, una grande intuizione di Michele Montemurro. Ci fa veramente piacere stare al fianco di queste 75 aziende premiate qui ad Acaya. Sono 75 aziende virtuose, che hanno dimostrato di essere veramente adeguate al periodo che stiamo vivendo” ha dichiarato Ugo Lombardi, regional manager di Banca Mediolanum.

“Siamo una società di consulenza con base su Milano e siamo qui come partner di Industria Felix in questa nuova tappa pugliese. Per me è un grande orgoglio parteciparvi, perché sono di origini pugliesi. Parliamo di revisione contabile, un processo importante per le aziende, anche perché Industria Felix non esisterebbe se non ci fossero valutazioni sui bilanci, che sono l’elemento essenziale con cui vengono selezionate le imprese che vengono premiate. Parleremo anche di operazioni straordinarie, come per esempio di come l’Advisor può essere determinante nell’assistere le imprese nelle operazioni di carattere straordinario, come la compravendita di un’altra azienda o di un competitor” ha aggiunto Angelo Conte, socio di EpyonVivida.

Particolare rilievo riservato alla cerimonia di conferimento delle menzioni di merito ai neo Cavalieri del Lavoro, nominati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una conferma del ruolo di Industria Felix come osservatorio di riferimento sulla competitività del sistema produttivo italiano e sulle strategie di sviluppo del Sud del Paese.

Di seguito le 75 società che hanno ricevuto le Alte onorificenze di bilancio tramite imprenditori e manager, distinte per sedi legali.

BASILICATA (16):

Matera (9): Alex S.p.a., Cave e Cantieri S.r.l., Clemente S.r.l., Datacontact S.r.l., Istituto di Vigilanza “L’aquila” Società Cooperativa, Organizzazione di Produttori Athena S.C.A R.L., Progetto Popolare Cooperativa Sociale Onlus, Sacel S.r.l., Tescom S.r.l.. Potenza (7): Autolinee Liscio S.p.a., Azzurra Società Semplificata a R.L., Edil Bradanica Calcestruzzi S.r.l., Felc S.r.l., Fiore S.r.l., Gda S.p.a., Spix Italia S.r.l..

CALABRIA (18):

Catanzaro (6): Cal.Me. S.p.a., Camas Energy S.r.l., Lamezia Multiservizi S.p.a., Raffaele S.p.a., Scamar S.r.l., Tutto Calabria di A. Celli S.r.l.. Cosenza (5): Anmi Siss S.r.l., Cps S.r.l., Greco Ecology S.r.l., No.Do. e Servizi S.r.l., Sila S.p.a.. Crotone (3): Cantine Vincenzo Ippolito S.r.l. Agricola, Gruppo Oleario Portaro S.r.l., I.C.G. S.r.l.. Reggio Calabria (3): International Juices S.r.l., Tec.Al.Co. S.r.l., Vitasì Società Cooperativa Sociale – Impresa Sociale. Vibo Valentia (1): Vivisol Calabria S.r.l..

MOLISE (14):

Campobasso (11): C.U.S. Consorzio Utilità Sociale Società Cooperativa Sociale, D.R. Multiservice S.r.l., Delta Impianti Industriali di Caposiena R. & C. S.r.l., Di Ciero S.r.l., La Molisana S.p.a., Laboratorio Niro S.r.l., M.B.C. S.r.l., Molisedea S.r.l., Ortofrutta Sol Sud Società Cooperativa Agricola Organizzazione di Produttori, Panificio Azzurro S.r.l., S.E.A. – Servizi e Ambiente S.p.a.. Isernia (3): Grafica Isernina S.r.l., Nej Donadio S.r.l., Teniamoci per mano Società Cooperativa Sociale.

PUGLIA (27):

Bari (9): Acquedotto Pugliese S.p.a., Autolinee Dover di Veccaro Cosimo S.r.l., Delizia S.p.a., Dicosola S.r.l., Domar S.p.a., Ifac S.p.a., Master Italy S.r.l., Non Solo Strade S.r.l., Sita Sud S.r.l.. Barletta Andria Trani (4): Cofra S.r.l., Idcert S.r.l. Società Benefit, Il Pastaio di Maffei Savino & C. S.r.l., Inart3 S.r.l.. Brindisi (1): Scaff System S.r.l.. Foggia (2): Garganica Residence S.r.l., Guardia Locale S.r.l.. Lecce (2): Affreschi & Affreschi S.r.l., Pellegrino Vending S.r.l.. Taranto (9): Castiglia S.r.l., Feni Gioielli di Marzano Maria Rosaria & C. S.r.l., Ilstudio Engineering & Consulting Studio S.r.l., Nuova Luce Società Cooperativa Sociale a R.L., Progeva S.r.l., Società Autotrasporti Eccezionali S.r.l., T & D S.r.l., Tecnology Project S.r.l., Zanzar S.p.a..

Il Papa: in Iran non è una guerra giusta, preoccupato per l’Ucraina

Roma, 6 giu. (askanews) – “Credo che sia già stato detto molto chiaramente: in Iran, non c’è una guerra giusta… Il problema è che la teoria della guerra giusta proviene dai secoli passati: non contemplava nemmeno le armi e la capacità di distruzione di cui dispone l’essere umano al giorno d’oggi”. Lo ha detto Papa Leone XIV sul volo da Roma Madrid, rispondendo a una domanda di un giornalista sulle dichiarazioni del vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance che ha sostenuto che la guerra in Iran presenti le caratteristiche di una “guerra giusta”.

Leone XIV si è anche detto “preoccupato” per il conflitto in Ucraina: “La situazione peggiora sempre di più. Ora, anche negli Stati Uniti, c’è chi vuole offrire il proprio sostegno. Sono passati quattro anni e mezzo. Dobbiamo trovare una soluzione”, ha detto il Papa. Prevost ha ricordato che il messaggio della sua enciclica “è promuovere i negoziati, che almeno erano in corso”, ma “dobbiamo davvero esercitare pressioni per porre fine alla violenza e alla guerra e trovare una soluzione. Si stanno perdendo troppe vite in questo momento; dobbiamo porre fine alla violenza e alla guerra”.

MotoGp: Marquez cade e poi conquista la pole in Ungheria

Roma, 6 giu. (askanews) – Ancora una volta è Marc Marquez il protagonista delle qualifiche del Gran Premio d’Ungheria della MotoGP. Sul circuito del Balaton Park, il pilota Ducati conquista la pole position dopo una sessione movimentata, segnata da una caduta nelle prime fasi del Q2. Lo spagnolo riesce però a tornare rapidamente in pista e firma il miglior tempo in 1’36″785, confermando il proprio feeling con il tracciato magiaro.

Marquez precede la KTM di Pedro Acosta, secondo in 1’36″888 dopo aver a lungo occupato la vetta della classifica, e l’altra Ducati di Fermin Aldeguer, terzo. Alle loro spalle una seconda fila interamente italiana con Fabio Di Giannantonio quarto, Francesco Bagnaia quinto e Marco Bezzecchi sesto.

Le qualifiche sono state caratterizzate da diversi colpi di scena. In apertura di Q2, Marquez e Di Giannantonio sono finiti a terra in curva 1 a pochi secondi di distanza l’uno dall’altro. Entrambi sono riusciti a rientrare ai box e a riprendere la sessione, con il campione del mondo che ha poi trovato il giro decisivo negli ultimi minuti.

Bagnaia, costretto a passare dal Q1 dopo non essere riuscito ad accedere direttamente alla seconda fase, ha ottenuto il miglior tempo della sessione preliminare in 1’37″443, guadagnandosi l’accesso al Q2 insieme a Luca Marini. Esclusi invece Joan Mir, che scatterà tredicesimo, Enea Bastianini quattordicesimo e Fabio Quartararo quindicesimo.

Nelle prove libere 2 del mattino era stato ancora Marquez il più veloce con il tempo di 1’37″436 davanti a Di Giannantonio e Acosta, confermando la competitività della Ducati sul tracciato ungherese.

Per il pilota spagnolo si tratta della 76ª pole position nella classe regina e della 104ª in carriera considerando tutte le categorie del Motomondiale. Ducati festeggia invece la 121ª pole nella top class.

Dalla nona posizione scatterà Jorge Martin, mentre Ai Ogura, Raul Fernandez e Diogo Moreira completano la top ten della griglia. Nel pomeriggio è in programma la Sprint Race, primo appuntamento del weekend che assegnerà punti iridati prima della gara di domenica.

Taormina Film Festival, l’alluvione di Giampilieri in "Fango"

Roma, 6 giu. (askanews) – Non è una Sicilia da cartolina quella raccontata in “Fango”, il nuovo documentario di Daniele Gonciaruk, selezionato in gara nella sezione “Concorso Cortometraggi – “Sguardi di Sicilia” della 72esima edizione del Taormina Film Festival, dove sarà presentato in anteprima nazionale il 14 giugno (ore 16.00) presso la Casa del Cinema.

Per Gonciaruk si tratta di un ritorno significativo: proprio al Taormina Film Festival debuttò alla regia cinematografica nel 2012 con il film indipendente “Storie Sicilian Comedy”. Oggi torna con un’opera dedicata a una delle più grandi tragedie legate al dissesto idrogeologico in Sicilia.

Già autore del documentario “Turi Ferro – L’ultimo Prospero”, presentato alla Festa del Cinema di Roma nel 2019, attore noto al pubblico per numerose interpretazioni cinematografiche e televisive – tra cui quella di Nino Bixio nel recente “L’Abbaglio” di Roberto Andò – e da anni attivo anche come regista teatrale, Gonciaruk pone al centro del suo nuovo lavoro l’alluvione che il primo ottobre 2009 devastò il villaggio di Giampilieri, frazione collinare di Messina, causando 37 vittime e lasciando dietro di sé una ferita ancora aperta nella memoria collettiva.

Attraverso un viaggio tra passato e presente, il regista torna sui luoghi della tragedia a diciassette anni di distanza, intrecciando testimonianze, memoria personale e immagini girate all’epoca dei fatti. “Fango” nasce infatti anche da un prezioso archivio personale rimasto sepolto per anni: riprese realizzate dallo stesso regista nei giorni immediatamente successivi al disastro superando divieti e difficoltà logistiche, che restituiscono una testimonianza diretta e autentica di quanto accaduto.

Suoni, voci e immagini sono assolutamente originali. Persino il rumore dei tuoni è reale, registrato dagli stessi abitanti delle zone colpite. Le interviste ai sopravvissuti si inseriscono nel flusso emotivo del racconto come frammenti di memoria: voci spezzate, esitazioni, ricordi confusi che restituiscono tutta la dimensione umana della tragedia.

“Dentro questa tragedia emerge una verità tanto semplice quanto brutale: la natura torna sempre a reclamare il proprio spazio – ha dichiarato Gonciaruk – si impone con una forza primitiva contro l’illusione del controllo umano, inghiotte case, sradica certezze e mette a nudo la fragilità delle nostre costruzioni, fisiche ed emotive”.

“Questo lavoro non cerca colpevoli né eroi – ha proseguito il regista -. Restano mani sporche di fango, occhi attoniti, oggetti quotidiani trasformati in simboli e la ricerca ostinata di una possibile rinascita”. “Fango” è prodotto da Officine Dagoruk con la collaborazione tecnica di LaserFilm e il contributo di Rai Teche.

Vannacci: in FnV Furgiuele, Bof, Bergamini e Pierro

Viareggio, 6 giu. (askanews) – E’ ufficiale: a Futuro Nazionale aderiscono altri quattro deputati, due vengono dalla Lega e due da Forza Italia. Con Roberto Vannacci passano, dal Carroccio, il calabrese Domenico Furgiuele e il veneto Gianangelo Bof, mentre dal partito di Antonio Tajani arrivano Davide Bergamini (già transfugo dalla Lega agli azzurri) e Attilio Pierro. Enrico Maria Rinaldi, ex eurodeputato a Bruxelles e ora docente di economia. Lo ha annunciato lo stesso Roberto Vannacci in una conferenza stampa all’hotel Principe di Piemonte, nella sua Viareggio (Lucca).

Ballottaggi delle comunali, domenica e lunedì un milione alle urne

Roma, 6 giu. (askanews) – Saranno i ballottaggi di domani e lunedì a stabilire chi, tra centrodestra e centrosinistra, ha vinto la tornata di elezioni amministrative di primavera che questo fine settimana coinvolge 1 milione 133.135 elettori distribuiti in 1.303 sezioni. Va scelto il nuovo sindaco di 42 comuni sopra i 15mila abitanti tra cui sei capoluoghi di provincia: Agrigento, Arezzo, Chieti, Lecco, Macerata e Trani. Si vota domani dalle ore 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15. Quello che salta subito agli occhi è che, dopo il primo turno, gli apparentamenti ufficiali sono merce rara eppure, con grande probabilità, saranno i voti presi da centristi, civici e vannacciani a fare la differenza.

Il caso più politico di tutti è a Vigevano, in provincia di Pavia, dove, per quanto non con il simbolo ufficiale del partito, ha debuttato un candidato sindaco, Furio Suvilla, sostenuto da Futuro Nazionale di Roberto Vannacci: è stato un exploit a due cifre, il 14,2%. Al ballottaggio la candidata del centrosinistra Rossella Buratti parte in vantaggio, con il 34,3%, sul civico Paolo Previde Massara (24,4%), sostenuto da Forza Italia, ma bisognerà vedere, pur in mancanza di accordi ufficiali, cosa farà la Lega, il cui candidato Riccardo Ghia, sostenuto da Fdi, è arrivato terzo con il 21,4% dei voti. E, poi, ovviamente pesa l’incognita Vannacci: dove finiranno i suoi voti?

L’accordo formale è scattato a Chieti, dove il centrodestra, diviso al primo turno, si ricompatta per provare a strappare la riconferma a sindaco al candidato del campo largo Giovanni Legnini, che è in testa con il 47,2%. A sfidarlo c’è Cristiano Sicari, uscito dal primo turno con il 27,4% che adesso, oltre al sostegno di Fratelli d’Italia e di Forza Italia, potrà contare sull’appoggio del candidato di Lega e Udc Mario Colantonio – che quindici giorni fa ha preso il 16,7% dei voti – e anche del civico Alessandro Carbone (4,7%).

Ma gli apparentamenti ufficiali, nelle grandi città, finiscono qui. Ad Agrigento il centrodestra non ritrova unità nemmeno al ballottaggio che vede in corsa Michele Sodano del campo progressista con il 39,1% e Dino Alonge appoggiato da Fi-Fdi-Udc e autonomisti con il 34,8%. Il leghista Luigi Gentile, arrivato terzo con il 14,1%, sostenuto anche da Dc e Noi moderati, non ha dato indicazione di voto anche se il Carroccio ha invitato a “non votare per il centrosinistra”.

Anche ad Arezzo i centristi di Marco Donati, sostenuto da Azione di Carlo Calenda e da alcune liste civiche, non hanno scelto dove riversare il loro, determinante, pacchetto del 20,5% di consensi. A sfidarsi saranno dunque Vincenzo Ceccarelli per il centrosinistra, con il 32,4% dei voti e Marcello Comanducci che con il suo 43,8% proverà a far restare il comune nelle mani del centrodestra, che da dieci anni governa Arezzo.

Partita delicata anche in un’altra città toscana, la città dell’ex generale Roberto Vannacci, Viareggio. Qui si sfidano Sara Grilli, candidata civica sostenuta dall’ex sindaco Del Ghingharo e dal centrodestra, che è avanti con il 34,29% e Federica Maineri appoggiata dal campo largo, più alcune liste civiche, con il 30,17%. Anche qui nessun apparentamento: Marialina Marcucci, ex vice presidente della Regione Toscana, arrivata terza al primo turno con il 27,5% dei voti, ha scelto di non dare indicazioni di voto, pur invitando a non disertare le urne.

A Lecco il ballottaggio è tra il sindaco di centrosinistra uscente Mauro Gattinoni (42,5%) e il candidato del centrodestra Filippo Boscagli, avanti con il 48,6%. Resta alla finestra Mauro Fumagalli, candidato della lista civica centrista Orizzonte per Lecco, terzo con il 5,2%. Anche a Trani secondo turno senza patti, e con un campo largo che non ha resistito alla prova dell’unità: la corsa è tra Marco Galiano (40,7%), sostenuto dal Pd ma non dal Movimento Cinquestelle, e il candidato del centrodestra Angelo Guarriello, indietro con il 30,3%. In mezzo c’è il 21,5% conquistato dal candidato civico, Giacomo Marinaro, che lascia libertà di voto.

A Macerata il sindaco uscente di centrodestra Sandro Parcaroli è andato vicinissimo alla riconferma al primo turno, sfumata per una manciata di voti: ha ottenuto il 49,96%. A sfidarlo è il candidato del campo largo Gianluca Tittarelli che parte dal 41,9% ma in queste due settimane ha raggiunto un’intesa con Marco Sigona, che al primo turno ha ottenuto il 3,48% con la lista Officina delle idee.

Mattarella al Papa in visita in Spagna: Mediterraneo sia luogo di dialogo

Roma, 6 giu. (askanews) – “Questo Suo viaggio apostolico, in un Paese dove il cattolicesimo è radicato sin dai primi secoli, ci esorta fin dal motto – ‘Alzad la mirada. Alzate i vostri occhi’ – ad allargare l’orizzonte, a sollevare lo sguardo oltre le contingenze particolari, per aprirsi agli altri e riconoscersi fratelli. L’incertezza del contesto internazionale, aggravata dai numerosi conflitti in corso, con il loro intollerabile tributo di sangue e sofferenze, suscita ovunque, tra credenti e non, una riscoperta delle domande fondamentali sulla vita e sul futuro. Come la Santità Vostra ci ha spesso ricordato, la pace nasce nei cuori di ciascuno e non bisogna mai rassegnarsi alla guerra. Confido che il Suo pellegrinaggio imprimerà un forte impulso tra tutti gli uomini e le donne di buona volontà a recuperare il senso di comunità, di incontro e sostegno reciproco”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato a Papa Leone XIV in occasione della partenza per la Spagna del Santo Padre.

“La Spagna, come l’Italia e l’Europa intera, si confronta oggi con grandi sfide. Da una parte, resta forte e largamente condiviso il richiamo alla preservazione del significativo patrimonio spirituale, storico e culturale, che sarà tra l’altro valorizzato, durante il Suo viaggio, nelle celebrazioni per i cento anni dalla morte di Antoni Gaudì. Dall’altra, si impone l’esigenza di continuare ad assicurare, anche in avvenire, condizioni di stabilità, sicurezza e progresso, a fronte di crescenti difficoltà e tumultuosi cambiamenti tecnologici, sociali ed economici. L’attenzione che Ella rivolgerà ai giovani e ai più vulnerabili, come i bisognosi, i migranti, i detenuti, consentirà di ribadire l’importanza dell’inclusione, per fare in modo che sia tutelata la dignità umana e l’intera regione mediterranea sia restituita alla sua vocazione di luogo di dialogo, di scambio e di solidarietà. Certo che il viaggio apostolico in Spagna sarà foriero di messaggi di fiducia e speranza, Le rinnovo, Santità, le espressioni della mia massima considerazione”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato a Papa Leone XIV in occasione della partenza per la Spagna del Santo Padre.

Vannacci: in FnV Furgiuele, Bof, Bergamini e Pierro

Viareggio, 6 giu. (askanews) – E’ ufficiale: a Futuro Nazionale aderiscono altri quattro deputati, due vengono dalla Lega e due da Forza Italia. Con Roberto Vannacci passano, dal Carroccio, il calabrese Domenico Furgiuele e il veneto Gianangelo Bof, mentre dal partito di Antonio Tajani arrivano Davide Bergamini (già transfugo dalla Lega agli azzurri) e Attilio Pierro. Enrico Maria Rinaldi, ex eurodeputato a Bruxelles e ora docente di economia. Lo ha annunciato lo stesso Roberto Vannacci in una conferenza stampa all’hotel Principe di Piemonte, nella sua Viareggio (Lucca).

L’uomo come dato, la persona come mistero

«Non spetta a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è fare il possibile per salvare gli anni in cui viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, affinché chi verrà dopo possa disporre di una terra pulita».

Le parole che Tolkien affida a Gandalf nel Signore degli Anelli sembrano attraversare il nostro tempo con una forza sorprendente. Non ci invitano a controllare la storia, ma ad assumerci la responsabilità del tratto di strada che ci è stato affidato. È una lezione che interpella ogni generazione, ma che oggi acquista un significato particolare.

 

La nuova questione antropologica

Viviamo infatti una stagione di trasformazioni profonde. L’AI ridefinisce il rapporto tra uomo e conoscenza. Le piattaforme digitali influenzano il modo in cui costruiamo opinioni e relazioni. Le tensioni geopolitiche ridisegnano gli equilibri internazionali. Le migrazioni, la crisi demografica e le nuove povertà interrogano la tenuta delle nostre società. Eppure, nel cuore di questi cambiamenti, permane una domanda che precede ogni altra:

Che cosa significa essere uomini nel XXI secolo?

È una questione che viene prima della politica, dell’economia e perfino della tecnologia. Perché ogni sistema sociale, ogni innovazione e ogni modello di sviluppo presuppongono sempre una determinata idea dell’essere umano. La nostra epoca sembra averne elaborata una particolarmente insidiosa. L’uomo viene progressivamente tradotto in dato per essere profilato. Le nostre preferenze, le nostre emozioni, le nostre relazioni, le nostre fragilità e i nostri desideri vengono raccolti, elaborati e trasformati in informazioni. Ogni ricerca, ogni acquisto, ogni interazione contribuisce a costruire una rappresentazione sempre più dettagliata della nostra identità. Mai nella storia l’essere umano si era mostrato così completamente. Mai aveva consegnato con tanta spontaneità parti così profonde della propria esistenza. Per secoli il potere ha cercato di conoscere gli uomini per governarli. Oggi gli uomini partecipano volontariamente alla costruzione della propria profilazione. La questione non consiste nel demonizzare la tecnologia. Sarebbe una semplificazione sterile. La tecnica è uno strumento straordinario, capace di migliorare la vita delle persone, ampliare le opportunità e generare sviluppo. La domanda decisiva è un’altra:

La tecnologia è ancora al servizio dell’uomo o l’uomo rischia di diventare funzionale ai meccanismi della tecnologia?

La tecnocrazia contemporanea si alimenta di dati. Ma quei dati non sono elementi astratti. Sono frammenti di umanità. Sono comportamenti, emozioni, convinzioni e vulnerabilità. Abbiamo creduto di essere utenti di strumenti costruiti per servirci. In molti casi siamo diventati la materia prima di sistemi economici che prosperano sulla nostra attenzione, sulle nostre emozioni e sul tempo che trascorriamo nello spazio digitale.

Il rischio più profondo non è soltanto la perdita della privacy. È la riduzione della persona a profilo. È la convinzione che l’uomo coincida con ciò che può essere misurato. È l’illusione che la libertà possa essere prevista da un algoritmo. Quando ciò accade, il cittadino diventa utente. La coscienza diventa dato. La persona diventa funzione. E una società che misura tutto rischia di non comprendere più ciò che conta davvero.

 

La persona oltre il profilo

Questa intuizione attraversa una delle correnti più feconde del pensiero cristiano del Novecento. Jacques Maritain ed Emmanuel Mounier compresero che la crisi della modernità non nasceva dall’eccesso di libertà, ma dal progressivo smarrimento della persona.

Entrambi denunciarono il rischio di una società capace di organizzare tutto, tranne ciò che conta davvero: la dignità irripetibile di ogni essere umano. La persona non è un individuo isolato né un semplice ingranaggio della collettività. È un essere relazionale, aperto alla trascendenza, portatore di una dignità che precede ogni funzione economica, sociale o politica. Una convinzione che oggi appare sorprendentemente attuale proprio mentre cresce la tentazione di ridurre l’uomo a profilo, consumatore o dato statistico. L’uomo è più dei suoi dati. La persona è più del suo profilo. La sua dignità non dipende dalla sua utilità.

 

La Dottrina Sociale come bussola del presente

Non è un caso che il Magistero sociale della Chiesa abbia dedicato crescente attenzione alle trasformazioni tecnologiche e culturali del nostro tempo. Dalla centralità della persona affermata dal Concilio Vaticano II fino alle più recenti riflessioni sull’AI nell’enciciclica Magnifica humanitas di Papa Leone XIV , emerge una preoccupazione costante: che il progresso non smarrisca il suo fondamento umano. Le grandi questioni ecclesiali contemporanee — dalla rivoluzione digitale alla crisi demografica, dalle migrazioni alle guerre che attraversano il mondo — non sono soltanto emergenze politiche o sociali. Sono anzitutto interrogativi antropologici. Ci costringono a domandarci quale idea di uomo intendiamo servire e quale civiltà desideriamo consegnare alle generazioni future.

La Chiesa non offre soluzioni tecniche ai problemi della storia. Offre però un criterio di giudizio che conserva una straordinaria attualità: la persona umana deve restare il principio, il soggetto e il fine della vita sociale. Ogni innovazione, ogni scelta politica, ogni modello economico trova la propria legittimità nella misura in cui contribuisce alla promozione integrale dell’uomo e della sua dignità. Per questo la grande questione del nostro tempo non consiste nel rallentare il progresso, ma nell’orientarlo.

 

Il ritorno del personalismo cristiano

Abbiamo bisogno di una cultura capace di tenere insieme innovazione e responsabilità, sviluppo e dignità, tecnologia e umanesimo. Forse è proprio qui che la tradizione del personalismo cristiano può tornare a offrire un contributo decisivo al dibattito pubblico.

Mounier ricordava che ogni civiltà si giudica dal modo in cui tratta la persona, mentre Maritain vedeva nella democrazia non soltanto una forma di governo, ma una concezione dell’uomo fondata sulla sua dignità e sulla sua vocazione al bene comune. In un’epoca dominata dalla velocità, dalla frammentazione e dalla logica della prestazione, il personalismo ci ricorda che la persona non è mai un mezzo, ma sempre un fine. Non un numero, non una funzione, non un algoritmo, ma una presenza irripetibile, chiamata alla relazione, alla responsabilità e alla trascendenza.

 

Una Costituente per custodire l’umano

Abbiamo bisogno, soprattutto, di una nuova Costituente cattolica. Non come operazione nostalgica e come ricostruzione di formule appartenenti ad altre stagioni politiche, ma come luogo di elaborazione culturale, civile e spirituale. Una comunità di donne e uomini che non pretende di possedere tutte le risposte, ma che riconosce la responsabilità di cercarle.

Quando è in gioco la dignità della persona, nessuna risposta può essere improvvisata. Non è nei tempi facili che si misura la qualità di una classe dirigente, ma nei passaggi più incerti della storia. Quando i rischi aumentano, aumentano anche il dovere del discernimento, la serietà della ricerca e la responsabilità delle decisioni. È allora che diventa necessario custodire l’umano senza smarrire l’orientamento.

 

Identità, migrazioni e bene comune

Questa riflessione riguarda anche uno dei temi più delicati del nostro tempo: il rapporto tra identità e migrazioni. Da una parte emerge la tentazione di considerare ogni differenza come una minaccia. Dall’altra si diffonde l’illusione che le identità siano realtà irrilevanti, destinate a dissolversi in una società globale senza radici. Entrambe le visioni appaiono insufficienti.

Una comunità che perde la propria memoria fatica a costruire il futuro. Ma una comunità che trasforma la memoria in paura rischia di rinunciare alla propria vocazione civile. L’identità non è immobilità ma continuità. È la capacità di custodire un patrimonio di valori, cultura e tradizioni rendendolo vivo nelle nuove generazioni.

La questione migratoria non può essere affrontata soltanto come un problema di sicurezza, né esclusivamente come una questione economica. Essa interpella la nostra idea di persona, di comunità e di bene comune. Una società sicura della propria identità non teme il confronto con l’altro. Ma proprio per questo non rinuncia a trasmettere ciò che la rende sé stessa.

 

Una nuova presenza cattolica nella società

Questa dovrebbe essere la missione di una nuova presenza cattolica nella società.

Non occupare spazi di potere, ma generare pensiero. Non imporre risposte, ma favorire il discernimento. Non alimentare contrapposizioni ideologiche, ma ricostruire una cultura della persona capace di parlare a tutti. Perché la sfida decisiva del XXI secolo non riguarda soltanto il controllo delle tecnologie emergenti, la competizione tra le grandi potenze o l’accesso alle risorse strategiche. Riguarda l’uomo. Riguarda la sua libertà, la sua dignità e la sua capacità di restare pienamente umano in un mondo che tende sempre più a trasformarlo in dato.

La politica, allora, torna ad essere ciò che dovrebbe sempre essere: uno strumento al servizio della persona e del bene comune.

 

Custodire gli anni che ci sono stati affidati

Il nostro compito non è dominare le maree della storia. È custodire gli anni che ci sono stati affidati. Difendere chi non ha voce.Proteggere ciò che rende umano l’uomo. Ricercare con umiltà le risposte che ancora non possediamo.

Ottant’anni fa donne e uomini usciti dalle macerie della guerra seppero costruire una casa comune fondata sulla dignità della persona, sulla libertà e sulla solidarietà. La nostra generazione è chiamata a un compito diverso, ma non meno esigente: custodire quegli stessi valori nell’era degli algoritmi, affinché il progresso non smarrisca l’uomo e quest’ultimo non smarrisca sé stesso. Perché il valore di ogni progresso, ieri come oggi, si misura sempre a partire dalla dignità della persona umana.

L’intelligenza artificiale e la centralità della persona

Dalla questione sociale alla questione algoritmica

C’è un filo che attraversa la Dottrina sociale della Chiesa e riguarda la centralità della persona umana. Lo ritroviamo nella Rerum Novarum di Leone XIII, così come nella Magnifica Humanitas di Leone XIV, scritta in un tempo in cui le macchine non muovono più ingranaggi e pistoni, ma elaborano linguaggio, generano contenuti creativi, comunicano con le persone e simulano decisioni, talvolta, purtroppo, anche poco piacevoli.

Partiamo da un presupposto: ogni tempo storico, anche in relazione alla dimensione lavorativa, affronta le sue difficoltà. Leone XIII, ad esempio, si trovò di fronte alla “questione sociale”: il salario basso, le condizioni non dignitose, l’assenza di sicurezza, lo sfruttamento dei lavoratori più fragili. Leone XIV affronta una nuova questione, quella dell’intelligenza artificiale, che rischia di sfruttare il pensiero, la creatività, il giudizio, i sentimenti e tutti quei caratteri che sono tipicamente della persona. Sebbene la macchina a vapore di fine Ottocento imponesse ritmi al corpo, l’algoritmo rischia di imporre ritmi alla mente. Eppure la risposta è la stessa: l’essere umano, creato ad imago Dei, non è un ingranaggio dell’efficienza né un costo da ottimizzare, ma il fine ultimo di tutte le cose.

 

Il rischio della velocità senza umanità

Il pericolo più concreto oggi è quello di misurare ogni relazione, a cominciare da quella lavorativa, con il metro della velocità anziché con quello della personalità. Leone XIV ricorda che «la necessità di stare al passo con il ritmo della tecnologia può erodere il senso della propria capacità di agire da parte dei lavoratori e soffocare le capacità innovative che questi sono chiamati a profondere nel loro lavoro» (n. 150). E ancora: «i lavoratori sono spesso costretti ad adattarsi alla velocità e alle richieste delle macchine, piuttosto che queste ultime progettate per aiutare chi lavora» (n. 150). In questi termini, come denuncia il Papa, la persona rischia così diventa mezzo, anziché fine.

Se riflettiamo, anche nella quotidianità siamo continuamente immersi in un’accelerazione senza sosta, tra scadenze, notifiche e piattaforme, finché ci scopriamo affaticati, svuotati e a rischio di burnout. Strumenti nati al servizio dell’uomo, e spesso acquistati spontaneamente attraverso abbonamenti mensili per “semplificarci la vita”, finiscono per invadere ciò che più ci appartiene: il tempo delle relazioni, della riflessione, della cura degli altri, ma anche la facoltà di creare, decidere, inventare.

 

Le decisioni non possono essere delegate alle macchine

Un nodo cruciale, infatti, è proprio quello delle decisioni. Nel mondo del lavoro, ad esempio, l’IA entra sempre più nella selezione del personale, nella valutazione delle prestazioni, nella stesura dei contratti, nelle scelte strategiche, nella pianificazione dei percorsi professionali, nella gestione dei turni e persino nel controllo del lavoro umano. Delegare a sistemi artificiali scelte che toccano la dignità umana nel lavoro significherebbe rinunciare alla responsabilità che ci costituisce come persone, ancor prima che come lavoratori.

Leone XIV afferma che il lavoro «non è soltanto fonte di reddito, ma un ambito decisivo in cui si forma l’identità, si intrecciano amicizie e relazioni, si imparano responsabilità concrete e si discerne la propria vocazione». In queste parole sta tutta la distanza tra la visione cristiana del lavoro e qualsiasi riduzionismo tecnocratico.

 

Il primato del lavoro umano

Per questo l’enciclica richiama la necessità di «affermare il primato del lavoro umano su ogni logica puramente produttiva o finanziaria».

In tempi di intelligenza artificiale non si tratta di una raccomandazione morale astratta, quanto piuttosto di un criterio concreto per non trasformare la rivoluzione tecnologica in regressione dell’umano. Custodire il lavoro e chi lo svolge significa, oggi, custodire quella magnifica humanitas che ci è stata affidata e che siamo chiamati a vivere.

Antonio Zizza,

Direttore Scientifico del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale

Giovani, lavoro e declino demografico: la questione rimossa

Un disagio che rischia di diventare strutturale

Il tema dei giovani in Italia compare ormai quasi quotidianamente su giornali, podcast e trasmissioni televisive. Studiosi ed esperti analizzano problemi che rischiano di diventare strutturali: l’ascensore sociale si è fermato e la mobilità tra le classi è sempre più condizionata dalla famiglia in cui si nasce; il numero dei NEET — i giovani che non lavorano, non studiano e non sono inseriti in percorsi formativi — rimane tra i più elevati d’Europa; il precariato continua a crescere, così come aumentano le occupazioni a basso contenuto professionale e salariale. I cosiddetti gig workers, inoltre, faticano a costruire progetti di vita stabili e a pianificare il proprio futuro.

Mentre il dibattito pubblico si concentra quasi esclusivamente sull’immigrazione in entrata, si sviluppa parallelamente un fenomeno più silenzioso ma altrettanto rilevante: l’emigrazione giovanile. Ogni anno migliaia di ragazzi lasciano il Paese, in larga parte laureati e altamente qualificati. Secondo i dati del CNEL e del Ministero dell’Interno, al netto dei rientri, l’Italia ha registrato una perdita di circa 61 mila giovani. Dal 2011 al 2024 sono espatriati complessivamente oltre 630 mila ragazzi, con destinazioni prevalenti in Europa e negli Stati Uniti.

 

Linverno demografico e il rischio declino

Si tratta di una dinamica che si intreccia con il progressivo calo della natalità, un fenomeno destinato ad avere conseguenze economiche e sociali profonde. L’Italia, oggi collocata tra l’ottava e la nona posizione mondiale per PIL nominale, rischia di perdere ulteriore terreno nei prossimi decenni. Diverse proiezioni internazionali indicano infatti che, entro la metà del secolo, il nostro Paese potrebbe scivolare significativamente nella classifica delle principali economie mondiali , dall’attuale 8 posto al 19 (fonte Goldman Sachs e PwC) Le ragioni non riguardano soltanto la modesta crescita della produttività, ma soprattutto il cosiddetto “inverno demografico”: una popolazione sempre più anziana e una forza lavoro progressivamente ridotta.

Eppure le forze politiche, sia di governo sia di opposizione, continuano a non proporre una vera visione di lungo periodo. Forse perché il peso elettorale delle nuove generazioni è numericamente inferiore rispetto a quello delle fasce più anziane della popolazione. Tuttavia, ignorare i giovani significa compromettere il futuro stesso del Paese.

 

La proposta di Piketty e il tema della redistribuzione

A formulare proposte concrete aveva già provato l’economista francese Thomas Piketty, tra i più autorevoli studiosi delle disuguaglianze economiche. Per riattivare i meccanismi di mobilità sociale, Piketty ha sostenuto l’introduzione di una “eredità universale”: un trasferimento economico garantito dallo Stato a ogni cittadino al compimento dei 25 anni, finanziato attraverso una maggiore tassazione dei grandi patrimoni. Nelle sue elaborazioni, la somma proposta si aggirava intorno ai 120 mila euro, con l’obiettivo di consentire soprattutto ai giovani provenienti da famiglie meno abbienti di acquistare una casa, investire nella propria formazione o avviare un’attività imprenditoriale.

Considerata da molti una proposta utopistica, l’idea è stata successivamente riproposta dallo stesso economista alla luce delle trasformazioni che l’intelligenza artificiale potrebbe produrre nel mercato del lavoro. In questo scenario, l’eredità universale non rappresenterebbe soltanto uno strumento di giustizia sociale, ma una misura di adattamento sistemico, capace di sostenere la riqualificazione professionale delle nuove generazioni e, al tempo stesso, di preservare la domanda interna e la vitalità dell’economia di mercato. Alla base vi è il principio della redistribuzione della ricchezza, tema destinato a occupare un ruolo centrale nel dibattito pubblico dei prossimi anni.

 

La politica davanti alla prova del 2027

Che la proposta di Piketty sia realistica o meno, una considerazione appare evidente: l’epoca degli slogan dovrebbe ormai avviarsi al tramonto. I giovani chiedono risposte concrete che, al momento, né la politica né le organizzazioni sindacali sembrano in grado di offrire. Ma non basta. Occorre anche pianificare politiche migratorie che prevedano reali percorsi di integrazione e un inserimento dignitoso nel mondo del lavoro.

Allo stesso tempo, l’istruzione — il più potente strumento di emancipazione sociale a disposizione di una democrazia moderna — continua a essere sottovalutata. Gli investimenti nella scuola e nell’università restano insufficienti rispetto alle esigenze del Paese. Né possono essere le pur preziose attività del volontariato a colmare lacune che richiederebbero un intervento pubblico strutturale e continuativo.

Nel 2027 gli italiani saranno chiamati a eleggere un nuovo Parlamento. La domanda è semplice: quale forza politica avrà il coraggio di mettere davvero i giovani al centro della propria agenda e di dire agli elettori la verità sulla situazione del Paese? Senza un insieme coerente di misure — favorire il rientro dei talenti emigrati, aumentare i salari, migliorare le condizioni di vita dei lavoratori più giovani e programmare un’immigrazione ordinata e integrata — il declino dell’Italia rischia di diventare una prospettiva concreta. E la storia difficilmente assolverà chi avrà scelto di ignorare questo problema.

Toniolo, profeta di pace: Pieve di Soligo ricorda il miracolo del 2006

Un anniversario che parla ancora al presente

“Giuseppe Toniolo: profeta di pace, santo per l’oggi”. Con questo titolo domani, domenica 7 giugno, la comunità cristiana di Pieve di Soligo vivrà una giornata speciale di memoria, riflessione e festa nel ventesimo anniversario della guarigione miracolosa di Francesco Bortolini, attribuita all’intercessione del beato Giuseppe Toniolo.

L’iniziativa è promossa dalla parrocchia di Santa Maria Assunta e dall’Istituto Beato Toniolo, con il patrocinio del Comitato nazionale per la canonizzazione del Toniolo, presieduto dall’arcivescovo Domenico Sorrentino. Un appuntamento che assume un significato particolare non solo per la comunità locale, ma per quanti continuano a vedere nella figura del sociologo ed economista trevigiano un riferimento spirituale e culturale di sorprendente attualità.

 

Il miracolo che aprì la strada alla beatificazione

Sono trascorsi vent’anni da quel 7 giugno 2006, quando il giovane imprenditore pievigino Francesco Bortolini, precipitato rovinosamente da un’altezza in un luogo pubblico e ricoverato in condizioni gravissime, recuperò improvvisamente e in modo permanente la salute, senza spiegazioni cliniche plausibili.

La comunità del Duomo di Pieve di Soligo, allora guidata da monsignor Giuseppe Nadal, si raccolse in una preghiera intensa e diffusa rivolta al venerabile Giuseppe Toniolo. A quella invocazione venne successivamente attribuito il merito decisivo della guarigione.

Il miracolo fu riconosciuto ufficialmente da papa Benedetto XVI il 4 gennaio 2011, divenendo il passaggio fondamentale che condusse alla beatificazione di Toniolo, celebrata il 29 aprile 2012 nella Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma.

 

Una mattinata tra dialogo, liturgia e partecipazione popolare

Il programma della giornata prenderà avvio alle ore 9.30 nell’aula magna “Giuseppe Toniolo” dell’Oratorio Beato Toniolo di via Marconi con una tavola rotonda introdotta dai saluti istituzionali di monsignor Luigino Zago, arciprete di Pieve di Soligo, di Annalina Sartori, presidente dell’Istituto Diocesano Beato Toniolo. Le vie dei Santi, di Enrico Ioppo per l’Azione Cattolica diocesana di Vittorio Veneto e del sindaco Stefano Soldan.

I “dialoghi tonioliani” vedranno gli interventi di Matteo Filippetto, direttore dell’Istituto Toniolo dell’Azione Cattolica della diocesi di Treviso, di Cristina Franceschi, insegnante e presidente della Pro Loco di Trebaseleghe, dell’attore e regista Silvio Pasqualetto e di Stefano Uliana, direttore del Collegio Vescovile Balbi Valier. I lavori saranno coordinati da Marco Zabotti, direttore scientifico dell’Istituto Beato Toniolo.

Alle ore 11 si terrà in Duomo la solenne concelebrazione eucaristica presieduta da monsignor Giuseppe Nadal, protagonista della stagione che accompagnò il riconoscimento del miracolo e la causa di beatificazione insieme al compianto monsignor Massimo Magagnin.

Al termine della celebrazione è prevista la processione verso la tomba del beato Toniolo, dove sarà recitata la preghiera per la canonizzazione. La mattinata si concluderà con un momento conviviale e con i saluti all’esterno del Duomo.

 

Toniolo, una figura che continua a generare iniziative e comunità

L’appuntamento di domani si inserisce in una fase di rinnovato interesse attorno alla figura di Giuseppe Toniolo, studioso cattolico, economista sociale e protagonista del pensiero cristiano moderno.

Negli ultimi giorni si sono moltiplicate le iniziative dedicate alla sua eredità culturale e spirituale. Il 26 maggio, a Roma, si sono svolti due incontri nazionali – al Policlinico Gemelli e in Vaticano – per avviare un coordinamento operativo tra i principali Centri Toniolo italiani e rilanciare i progetti legati alla causa di canonizzazione.

Nei giorni successivi, Marco Zabotti, vicepresidente dell’IBT, è intervenuto a Feltre in un convegno dedicato alla solidarietà sociale nel pensiero tonioliano, mentre una delegazione corale proveniente dal Padovano ha visitato la tomba del beato animando la liturgia domenicale in Duomo.

Infine, il 3 giugno, gli studenti del Collegio Balbi Valier hanno concluso un percorso scolastico dedicato a Toniolo con una visita alla storica Latteria Soligo, cooperativa nata nel 1883 con statuti firmati proprio da Giuseppe Toniolo, primo grande interprete di un cattolicesimo sociale capace di coniugare fede, economia e bene comune.

La giornata di Pieve di Soligo avrà dunque anche il valore di una testimonianza collettiva: non soltanto memoria di un evento straordinario, ma segno di una presenza spirituale e culturale che continua a parlare all’Italia di oggi.

Playoff Nba, New York vince a San Antonio e va 2-0

Roma, 6 giu. (askanews) – New York vince una incredibile gara-2 a San Antonio per 105 a 104, conquistando la 13^ vittoria consecutiva ai playoff e portandosi a soli due successi dal titolo NBA con le prossime due gare da disputare al Madison Square Garden. I Knicks vanno avanti di 14 punti a metà ultimo quarto ma subiscono la rimonta degli Spurs, che all’inizio dell’ultimo minuto di gioco vanno avanti con un gioco da tre punti di Victor Wembanyama. Sempre il francese però a 9 secondi dalla fine commette una palla persa disastrosa che regala il libero del sorpasso a Jalen Brunson e infine sbaglia il tiro dalla media distanza che avrebbe dato il successo ai suoi. Gara3 il 9 giugno

Questo il programma delle Finals

San Antonio Spurs-New York Knicks 0-2

Gara 1: San Antonio Spurs-New York Knicks: 95-105 Gara 2: San Antonio Spurs-New York Knicks: 104-105 Gara 3: New York Knicks-San Antonio Spurs: 9 giugno ore 2.30 Gara 4: New York Knicks-San Antonio Spurs: 11 giugno ore 2.30 Gara 5: San Antonio Spurs-New York Knicks: 14 giugno ore 2.30* Gara 6: New York Knicks-San Antonio Spurs: 17 giugno ore 2.30* Gara 7: San Antonio Spurs-New York Knicks: 20 giugno ore 2.30*

* se necessario

Fuori Partenope di Merk e Kremont feat. Serena Brancale e The Kolors

Milano, 6 giu. (askanews) – E’ già in radio e su tutte le piattaforme digitali “Partenope”, il nuovo singolo di Merk e Kremont feat. Serena Brancale e The Kolors, in uscita per Atlantic Records/Warner Music Italy. “Partenope” segna il grande ritorno di Merk e Kremont, che incontrano l’anima funk-pop dei The Kolors e la voce libera, riconoscibile e fortemente identitaria di Serena Brancale, oggi tra le artiste più trasversali della musica italiana contemporanea.

Ispirata alle sonorità fresche, ritmate e sfacciatamente estive delle grandi hit del passato, “Partenope” unisce una cassa dritta potentissima a un giro di basso funk “slappato”, che detta il ritmo dall’inizio alla fine. Le chitarre funk in stile italo-disco si intrecciano a percussioni travolgenti, costruendo un ponte sonoro perfetto tra la Milano da ballare e il calore del Sud.

Il risultato è un singolo solare, fisico e contagioso, in cui la cifra elettronica e pop di Merk & Kremont dialoga con l’identità brillante e riconoscibile dei The Kolors e con la vocalità esplosiva di Serena Brancale. Un brano che porta nel titolo il richiamo a Napoli e al suo mito, ma che guarda a un immaginario universale fatto di ritmo, notti d’estate, club, mare e libertà.

«Partenope nasce dalla nostra passione per il sound partenopeo, tra funk, soul e sonorità mediterranee. Avere Serena Brancale & The Kolors al nostro fianco è per noi una grande soddisfazione, dato il loro enorme talento ed energia», dichiarano Merk & Kremont.

«Tutto ciò che veniva fuori nella fase creativa in studio metteva d’accordo tutti all’istante. Ogni fraseggio, ogni colpo di batteria, ogni nota di chitarra, di basso, percussioni ecc… era come se fossimo una big band! Un grande tuffo nel funk ispirato alla Partenope che amiamo da sempre!» dichiarano i The Kolors.

«Sono molto entusiasta di Partenope, una canzone che fin dal primo ascolto mi diverte e mi ricorda il mio mare in Puglia e tutte le emozioni che porta con sé. Sono felice di aver scritto questo pezzo insieme ai ragazzi. Trovo che Partenope sia un brano pieno di energia e voglia d’estate, capace di mettere tutti di buon umore!» dichiara Serena Brancale.

Italy Major Premier Padel, Giulia Dal Pozzo in semifinale al Foro

Roma, 5 giu. (askanews) – Una settimana che cambierà la carriera di Giulia Dal Pozzo. Al BNL Italy Major di Premier Padel, la 21enne romagnola, in coppia con la spagnola Nuria Rodriguez, ha centrato una storica semifinale superando in rimonta le teste di serie numero 4 Claudia Fernandez e Sofia Araujo con il punteggio di 3-6 6-3 6-2.

Una partita – si legge in una nota – dal doppio volto sul campo del Foro Italico: avvio solido delle avversarie, più esperte nella gestione dei momenti chiave, poi la progressiva crescita della coppia italo-spagnola, capace di ribaltare inerzia e certezze del match con un secondo set di grande intensità e un terzo parziale dominato con lucidità e aggressività. Per Dal Pozzo si tratta della prima semifinale nel circuito Premier Padel: “Essere qui, e vincere partite come questa, per me è un sogno”. Ora l’attesa è per la sfida contro le numero uno del mondo Gemma Triay e Delfi Brea (3-6 6-4 6-3 su Icardo-Jensen) campionesse in carica del Major, in un confronto che rappresenta il livello più alto possibile in questo momento del torneo.

Semifinale di grande fascino anche nella parte bassa del tabellone tra Paula Josemaria e Ari Sanchez, protagoniste di uno straordinario ciclo vincente fatto di 44 titoli conquistati insieme. Stavolta si ritroveranno avversarie con Josemaria in coppia con Bea Gonzalez e Sanchez al fianco di Andrea Ustero. Josemaria e Gonzalez hanno raggiunto il penultimo atto superando Marta Ortega e Martina Calvo in tre set (6-2 2-6 6-3). Più netto il successo di Sanchez e Ustero, che hanno battuto Marta Barrera e Jimena Velasco(6-1 6-2).

Il torneo maschile intanto, vivrà la semifinale che tutti aspettavano. Ale Galan e Juan Lebron hanno rispettato i pronostici e sabato si ritroveranno uno di fronte all’altro al Foro Italico, rinnovando una delle rivalità più affascinanti del circuito mondiale. Galan e Fede Chingotto hanno ottenuto il pass per il penultimo atto con un 6-3 6-1 su Pol Hernandez e Guille Collado, mentre Lebron e Leo Augsburger hanno dovuto lottare di più per superare Coki Nieto e Jon Sanz (6-4 7-6). In serata la vittoria è invece andata a Momo Gonzalez e Lucas Campagnolo (6-3 6-3) che sabato affronteranno Arturo Coello e Agustin Tapia (6-3 7-6 su Garrido-Bergamini).

Wall Street crolla zavorrata dai chip, DJ -1,35%% e Nasdaq -4,18%

Milano, 5 giu. (askanews) – Crollo di Wall Street, oggi, in una seduta zavorrata dalle vendite sui titoli tech e dall’impennata dei rendimenti dei Treasury sui timori di un rialzo dei tassi dopo il rapporto sull’occupazione Usa di maggio risultato nettamente migliore delle previsioni. L’indice Dow Jones Industrial è sceso dell’1,35% a 50.866,78 punti e lo S&P 500 ha ceduto il 2,63% a 7.384,59 punti. Ma il vero e proprio tonfo lo ha subito il Nasdaq, finito in rosso del 4,18% a 25.709,43.

A far precipitare l’indice dei titoli tecnologici è stato in particolare il settore dei semiconduttori, colpito da forti ribassi in seno a un pesante sell-off tecnologico globale. Tra i big dei chip, le azioni Nvidia hanno segnato -6,20%, le Intel -11,28%, le Broadcom -7,92%, le Qualcomm -10,98%.

Tennis, Arnaldi: "Ritiro non lo auguro a nessuno"

Roma, 5 giu. (askanews) – È il ritiro di Matteo Arnaldi a decidere la prima semifinale del Roland Garros contro Flavio Cobolli, con il ligure costretto a fermarsi per un virus che lo ha colpito alla vigilia del match. Una rinuncia dolorosa raccontata direttamente in sala stampa.

“È difficile essere qui, non è quello che avrei voluto fare”, esordisce Arnaldi davanti ai giornalisti, ripercorrendo le ore più complicate della sua settimana parigina. Il problema, spiega, nasce nella serata precedente con segnali inizialmente sottovalutati: “Ieri sera ho iniziato a non sentirmi bene. Inizialmente pensavo fosse un problema di digestione”.

La situazione però peggiora rapidamente durante la notte: “Mi sono svegliato all’una di notte e ho iniziato a vomitare. Non stavo per niente bene. Poi ho cercato di dormire, ma non ci sono riuscito”. Il malessere continua anche nelle ore successive: “Verso le 6 o le 7 del mattino ho vomitato di nuovo, questa volta è stato più grave”.

A quel punto viene attivato lo staff medico: “Abbiamo chiamato il medico in camera e mi ha dato delle medicine. Speravo che fosse semplicemente qualcosa che avevo mangiato a cena, ma durante la giornata non sono riuscito a mangiare”. La situazione non migliora: “Ogni volta che mangiavo o bevevo qualcosa, dovevo tornare in bagno. È davvero dura”.

Il momento della decisione arriva dopo ore di incertezza: “Per come stava andando il torneo, per quante ore ho passato in campo, in realtà mi sentivo molto bene. Dovermi ritirare dalla mia prima semifinale di uno Slam non è qualcosa che augureresti a nessuno”. Arnaldi racconta anche il tentativo di restare in partita: “Ho provato a prepararmi e a restare qui il più a lungo possibile. Ho cercato di capire se sarei riuscito a scendere in campo, ma ogni volta che mi alzavo mi sentivo stordito e non stavo bene”.

La condizione fisica resta però incompatibile con la partita: “Sono abbastanza sicuro che se provassi a mangiare di nuovo non mi sentirei bene. È stata la decisione giusta da prendere per me”. Un epilogo amaro per il tennista ligure, fermato a un passo dalla prima semifinale Slam della carriera.

Sul fronte opposto, Cobolli si ritrova in finale senza scendere in campo e racconta così il momento: “Non è facile per me parlare in questo momento. Quando Matteo mi ha detto che si sarebbe ritirato ho quasi pianto. Non me l’aspettavo, ero pronto a giocare questa partita”. E aggiunge: “Ero veramente triste per lui quando me l’ha detto. Sono felice e triste allo stesso tempo”.

Per Flavio Cobolli si tratta della prima finale Slam in carriera, conquistata senza disputa della semifinale attesa contro Arnaldi, in un epilogo che chiude il percorso del torneo in modo inatteso.

Marina Militare Nastro Rosa Tour 2026 parte da Venezia

Venezia, 5 giu. (askanews) – È stata presentata a Venezia la sesta edizione del Marina Militare Nastro Rosa Tour, il Giro d’Italia a Vela che il 4 giugno ha preso il via dal Bacino San Marco per un percorso di oltre 1.250 miglia lungo le coste italiane, con arrivo previsto a Genova dopo aver attraversato Adriatico, Ionio e Tirreno.

L’intervista all’Ammiraglio di Divisione Domenico Guglielmi, Comandante dell’Istituto di Studi Militari Marittimi e Comandante del Presidio Militare di Venezia: “Una manifestazione che si è evoluta in appena sei anni, ha raggiunto un livello tecnico molto elevato e la Marina Militare è molto contenta di essere partner principale: questo evento avvicina il Paese alla sua componente principale, la sua identità che è quella marittima, attraverso il valore dello sport velico che tende a esaltare la disciplina, l’impegno e il coraggio, l’audacia.”

L’iniziativa coinvolge equipaggi italiani e internazionali chiamati a confrontarsi in diverse discipline veliche, dalle regate offshore alle prove inshore fino alle competizioni foil. Un format che racchiude differenti anime della vela e che negli anni si è affermato come uno degli appuntamenti più originali del panorama sportivo nazionale.

Le parole del Dott. Riccardo Simoneschi, CEO SSI Sport & Events: “Le discipline in questo caso sono tre: l’offshore (vela ad altura). l’inshore (regate intorno alle boe) e le tavole, (tavole a vela). Sono queste le tre grandi discipline della vela”.

Al centro dell’edizione 2026 il tema “Giovani, Mare e Futuro – Valore Paese Italia”, sviluppato attraverso attività dedicate alla formazione, alla cultura del mare e alla valorizzazione delle competenze delle nuove generazioni. Un percorso che affianca la dimensione agonistica con iniziative educative e divulgative rivolte ai territori coinvolti.

Il commento del Colonnello Elio Babbo, Capo Divisione Brand e Media – Difesa Servizi: “Questo è il primo anno che lanciamo questa attività nell’ambito delle nuove tappe. Faremo una giornata dedicata proprio a questo evento, ciò non vuol dire che i giovani non possano partecipare alle altre giornate ma questa è proprio dedicata, ci sarà un avvicinamento al mare, ci sarà un avvicinamento al rispetto del mare e chiaramente anche un promemoria relativo alla sicurezza del mare.”

La partenza da Venezia ha assunto un forte valore simbolico, nel segno della tradizione marittima della città e del suo storico rapporto con il mare. Il Tour si è confermato così non solo come una competizione sportiva, ma anche come un’occasione per promuovere il patrimonio costiero italiano, la sostenibilità ambientale e il legame tra mare, comunità e futuro.

L’Ue accelera sui Balcani, Meloni in ritardo salta il vertice

Tivat (Montenegro), 5 giu. (askanews) – Il Montenegro si avvicina all’Unione europea, con l’obiettivo di entrare nel 2028 ormai “a portata di mano”, Macron e Merz incontrano tutti i leader balcanici e lavorano sull’Ucraina, annunciando anche un incontro con Zelensky per domenica a Londra. Giorgia Meloni non è invece al vertice di Tivat: la sua presenza era nell’agenda del governo, prevista alle 15, dopo la partecipazione alla festa dei Carabinieri a Reggio Calabria, e appena mezz’ora prima che il vertice – secondo il programma – terminasse. Ma alle 13.50 ecco la nota di palazzo Chigi: con “rammarico” la partecipazione è annullata, “a causa del protrarsi della cerimonia celebrativa del 212esimo Annuale di Fondazione dell’Arma dei Carabinieri a Reggio Calabria”. La cerimonia termina all’una, la premier però si reca anche in prefettura, per uno speciale annullo filatelico dedicato all’anniversario.

L’aereo di Stato fa quindi rotta direttamente su Roma, per non rischiare di atterrare a Tivat mentre gli altri leader già decollavano. Del resto alle 14 molto si era già deciso, anche prima del vertice. Ieri il presidente francese Macron e il cancelliere tedesco Merz hanno avanzato la loro proposta per l’ingresso dei Paesi dei Balcani, e sempre ieri era diventato pubblico il piano di Parigi, Berlino e Londra per rilanciare i colloqui di pace tra Ucraina e Russia. Ieri sera la cena informale offerta ai leader presenti dal presidente montenegrino aveva invece consentito di fare passi avanti – secondo fonti francesi – anche sulla questione dell’Alto rappresentante per la Bosnia che vede l’Italia in campo con un proprio candidato – l’ambasciatore Zanardi Landi – con il sostegno degli Usa, “contro” il francese Renè Troccaz sostenuto da Germania e Gran Bretagna.

Oggi invece i leader di Francia e Germania hanno incontrato il serbo Vucic, insieme ai vertici Ue, e poi confermato l’incontro con Zelensky per il fine settimana, a Londra insieme al britannico Starmer. Non solo: Macron ha invitato i leader dei Volenterosi a Parigi, il 13 e 14 luglio, per “strutturare” la coalizione. Insomma, due giorni segnati dall’attivismo franco-tedesco, su questioni centrali per l’Europa e per l’Italia. Ieri fonti italiane sottolineavano che “da tempo l’Italia è tra i principali promotori dell’integrazione dei Balcani occidentali nell’Unione europea”, rimarcando che “l’Italia è impegnata nel sostenere un approccio strategico che, pur nella complessità delle sfide dell’area, riconosca la necessità di offrire a questi Stati una chiara prospettiva di integrazione”.

A sottolineare l’assenza dell’Italia, le opposizioni. Sarcastico il presidente M5s Giuseppe Conte: “L’ultima di Meloni è che non è riuscita a prendere l’aereo, a raggiungere un vertice Unione europea-Balcani importantissimo. Mi chiedo, ma l’aereo lo guidava Salvini? Ma è possibile, voglio dire, che l’Italia sia caduta così in basso? E abbiamo ancora un presidente che parla di ritrovo della centralità, riconquista dell’autorevolezza, della credibilità. Ma quale credibilità? Ma manco forse i suoi familiari ci credono più”. Il Dem Piero De Luca si chiede se si tratti di “disguido di agenda ed incidente diplomatico o fuga dal vertice, come precisa scelta politica? Il sospetto è fondato. Meloni guida una maggioranza attraversata da profonde fratture sulla politica estera: Salvini corteggia ancora Mosca, Tajani cerca sponde atlantiste, e Meloni oscilla tra sovranismo e ambiguità di convenienza. Presentarsi a un tavolo dove si discute di sostegno all’Ucraina, di ingresso nell’Ue, di un fronte comune con Parigi e Berlino, significava dover scegliere e scegliere, per questa maggioranza, è pericoloso”. Infine il verde Angelo Bonelli: “Europa ho perso l’aereo. Mentre a Tivat i leader europei discutono di allargamento dell’Unione ai Balcani occidentali, stabilità del continente, ruolo dell’Europa nella guerra in Ucraina, la presidente del Consiglio italiana, stando alle cronache, si dilunga alla presentazione di un francobollo e salta il vertice. Un’immagine plastica dell’irrilevanza in cui questo governo sta trascinando l’Italia. Non è una gaffe di protocollo: è un fatto politico. Meloni parla ogni giorno di patriottismo, ma nei tavoli in cui si decidono gli equilibri europei e il ruolo dell’Italia il governo non c’è”.

Tennis, Virus mette ko Arnaldi, Cobolli in finale a Parigi

Roma, 5 giu. (askanews) – Salta la semifinale tutta italiana al Roland Garros. Matteo Arnaldi è stato costretto a ritirarsi dal torneo a causa di un virus influenzale che gli ha impedito di scendere in campo per il derby azzurro contro Flavio Cobolli.

Il forfait del tennista ligure spalanca così le porte della finale a Cobolli, che raggiunge per la prima volta in carriera l’atto conclusivo di un torneo del Grande Slam senza dover disputare la semifinale. Un traguardo storico per il romano, protagonista di un percorso straordinario sulla terra rossa parigina.

Cobolli avrà ora due giorni per preparare la sfida più importante della sua carriera. Domenica alle ore 15 contenderà il titolo a Alexander Zverev, qualificato per la finale dalla parte opposta del tabellone.

Per il tennis italiano resta comunque un risultato di grande prestigio, con la presenza di un azzurro nella finale del torneo parigino. L’assenza di Arnaldi priva il pubblico di una sfida tutta italiana che avrebbe garantito la presenza certa di un connazionale nell’ultimo atto, ma Cobolli avrà ora l’occasione di inseguire il titolo più importante della sua giovane carriera sulla terra battuta del Roland Garros.

Iran, Putin: non abbiamo evidenze sviluppo armi nucleari di Teheran

Roma, 5 giu. (askanews) – Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che la Russia non ha prove che l’Iran stia perseguendo lo sviluppo di armi nucleari, sebbene Israele abbia espresso tali preoccupazioni.

“Le preoccupazioni di Israele sono ben note. Derivano dalla convinzione che l’Iran stia cercando di sviluppare armi nucleari, sebbene l’Iran abbia ripetutamente affermato in passato e continui ad affermare di non avere tali piani. Non abbiamo motivo di dubitarne, perché non abbiamo nemmeno prove che l’Iran stia cercando di sviluppare armi nucleari”, ha detto Putin durante il Forum economico internazionale di San Pietroburgo.