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domenica, 22 Febbraio, 2026
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Milano-Cortina, la cerimonia di chiusura all’Arena di Verona (aggiornamenti)

Verona, 22 feb. (askanews) – All’Arena di Verona, ribattezzata per l’occasione Verona Olympic Arena, la Cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026. Per la prima volta nella storia, una Cerimonia Olimpica si svolge all’interno di un monumento storico patrimonio dell’Umanità UNESCO. Lo spettacolo, intitolato “Beauty in Action” è realizzato dall’Agenzia Creativa Italiana Filmmaster. Un palcoscenico che, per la prima volta, occupa l’intera superficie del parterre dell’Arena e che promette di celebrare una volta di più l’italianità di questi Giochi invernali, attraverso la bellezza, la cultura e la creatività del nostro Paese.

-20:40 La Cerimonia di Chiusura dei Giochi olimpici di Milano Cortina è iniziata: nello scenario dell’Arena di Verona si parte con la proiezione di un corto originale creato da Filmmaster, girato tra gli arcovoli dell’Arena di Verona. La narrazione cinematografica vede un direttore di scena, interpretato dall’attore Francesco Pannofino, che risveglia i personaggi dell’opera lirica per prepararli ad andare in scena. Tra loro figurano Rigoletto, Aida, Figaro, Alfredo e altri protagonisti del repertorio. I costumi dei personaggi operistici rappresentano vere e proprie opere d’arte concettuali, realizzati da Stefano Ciammitti, Costume Designer della Cerimonia. Ogni costume, tra l’altro, è stato creato utilizzando materiali di recupero, con un messaggio di sostenibilità e valorizzazione della creatività italiana. Il film include i camei di Achille Lauro, Manuel Agnelli, Davide Oldani, il Sindaco di Verona Damiano Tommasi, Deborah Compagnoni. Si vede inoltre una locandina realizzata dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Verona, sottolineando il coinvolgimento del territorio. Il personaggio di Rigoletto fa da padrone di casa ed emerge dalla botola sul palco a cavallo di un grande lampadario. Dalla pellicola cinematografica, fa il suo ingresso sul palcoscenico reale dell’Arena sulle note di Libiamo ne’ lieti calici, fungendo da raccordo narrativo. Il palco e i personaggi richiamano l’atmosfera teatrale sfarzosa. Dal palco si alzano i primi fuochi d’artificio. Il grande spettacolo della Cerimonia è davvero iniziato.

-19:41 “Queste Olimpiadi le ricorderemo per sempre. Grazie ai nostri atleti per le fortissime emozioni che ci hanno fatto provare. Grazie a chi ha contribuito con impegno e fatica alla riuscita di questo evento mondiale che ha dato lustro al Paese. L’Italia s’è desta!”. Lo scrive su X il vicepremier e ministro degli Esteri, Antronio Tajani.

Domani evento Asgi su ‘confinamento migranti anticamera totalitarismo’

Roma, 22 feb. (askanews) – ‘Il confinamento globale dei migranti come anticamera del totalitarismo’. E’ il titolo di un evento organizzato dall’associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), che si svolge domani lunedì 23 febbraio, a Villa Altieri a Roma, dalle ore 10 alle 13.30. Un’arena pubblica che intende aprire un confronto tra giuristi, associazioni, organizzazioni della società civile, studiosi e attivisti sui profondi mutamenti che stanno interessando il diritto e le politiche migratorie, in Italia e a livello internazionale.

“È in atto una trasformazione epocale dei valori fondanti il patto sociale come lo abbiamo conosciuto dopo la fine della Seconda guerra mondiale. L’idea di un’uguaglianza giuridica tra gli esseri umani – spiega l’Asgi – si sta progressivamente deteriorando e il diritto viene sempre più strumentalizzato per creare speciali condizioni giuridiche caratterizzate da esclusione, confinamento, subalternità e privazione dei diritti di base”. In questo scenario in frenetico movimento, i cittadini stranieri sono i “maggiormente colpiti da una proliferazione normativa finalizzata a creare uno status giuridico differenziato, che conduce milioni di persone in una condizione di vulnerabilità”.

Ma, sottolinea l’avvocato Giulia Crescini, “l’esperienza che si sta maturando in materia di contrazione dei diritti fondamentali rivolta agli stranieri non è che un esperimento di una più generalizzata sovversione dei valori fondati di una società civile”. Un’operazione che “appare come una sorta di anticamera di un totalitarismo pronto a espandersi nei confronti di altre categorie di persone e a rimettere in discussione le basi della convivenza sociale regolate dai valori costituzionali”.

Con il nuovo Patto Ue sul diritto di asilo che l’Europa si accinge a far entrare in vigore e anche guardando a quanto accade “negli Stati Uniti e in Grecia ci stiamo accorgendo ormai da almeno un decennio che attraverso il diritto in Italia e anche magari la forza negli Stati Uniti stanno cambiando dei valori e il modo di intendere le basi fondamentali della società civile, in primo luogo proprio l’uguaglianza tra le persone, la possibilità di essere libere e non sottoposte a privazioni arbitrarie e sistematiche delle libertà fondamentali”, aggiunge l’avvocata.

“Ora, con questo patto Ue, ci accorgiamo – evidenzia – di come con il diritto vengono sovvertiti questi valori fondamentali e riteniamo che questa fortissima limitazione dei diritti fondamentali di una fascia debole della popolazione non serva che per legittimare queste esperienze, introdurle nel nostro sistema normativo, tanto che possano poi diventare anche parte della comunità europea” e venire estese “ad altre fasce della popolazione, come sta già avvenendo ad esempio con le persone che partecipano alle manifestazioni” in Italia.

Attraverso interventi di esperti e momenti di discussione collettiva, l’Arena Pubblica offrirà un’occasione “per analizzare le dinamiche in atto e per individuare strategie comuni di intervento volte a riaffermare i principi democratici e costituzionali oggi messi in discussione”.

Sanremo, inaugurazione-show del Villaggio del Festival 2026 a Villa Ormond

Sanremo, 22 feb. (askanews) – Non un taglio del nastro formale, ma una vera festa. Il Villaggio del Festival 2026 è stato inaugurato a Villa Ormond a Sanremo con uno spettacolo collettivo sulle note della sigla ufficiale di Gianluca Amoruso. Il Villaggio del Festival vuole essere la casa della Gen Z, uno spazio di incontro, di esibizione e di partecipazione.

“Questa non è soltanto un’inaugurazione, è l’inizio di una settimana che vogliamo dedicare alla musica, ai giovani – ha dichiarato il direttore Giuseppe Grande -. ci fa piacere vedere il piazzale gremito. Il Villaggio nasce per creare occasioni, dare spazio ai talenti, costruire entusiasmo e partecipazione: regaleremo musica, gioia e sorrisi”.

Durante la cerimonia è stato proiettato un video di saluto e ringraziamento del Ministro per le Riforme istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati:

“Il Villaggio del Festival è uno spazio vivo, aperto e inclusivo. Valorizza musica, cultura, moda e racconta il meglio del nostro patrimonio storico e artistico. Il palco di Villa Ormond è la cornice perfetta per vivere il Festival in modo nuovo, aperto e vicino alle persone”.

Ma martedì a sabato, tutti i giorni a partire dalle 14, il piazzale si animerà con artisti, ospiti famosi ed emergenti in momenti di spettacolo aperti al pubblico per vivere il Festival anche fuori dall’Ariston.

“Il Villaggio del Festival è per noi un avvenimento molto importante, ricco di emozioni, entusiasmo e giovani. Siamo contenti che faccia parte delle manifestazioni più importanti legate al Festival” aggiunge Alessandro Sindoni Assessore al Turismo di Sanremo.

Per il terzo anno la Regione Marche è partner dell’evento di Villa Ormond.

“Il Villaggio del Festival dimostra come grandi eventi culturali possano diventare motore di sviluppo e opportunità per i territori. Creare connessioni tra istituzioni, imprese e giovani significa investire nel futuro. Questo progetto unisce energia, creatività e visione, valorizzando non solo Sanremo ma l’intero sistema Paese.” conclude

Gino Sabatini vicepresidente di Unioncamere e presidente della Camera di Commercio delle Marche,

Un grande contenitore vivo, colorato e partecipato, che mette al centro le persone e, soprattutto, i giovani con tanta musica.

Sanremo, Max Pezzali: dopo il Festival del 2011 ho pensato di mollare

Sanremo, 22 feb. (askanews) – Max Pezzali in attesa l’originalissima serie di performance “The Party Boat” a Sanremo a bordo di Costa Toscana e in collegamento con il Teatro Ariston, ha incontrato i giornalisti per raccontare tutte le novità del 2026, ma ha anche rivelato di aver pensato di ritirarsi dopo la sua partecipazione al Festival del 2011.

“Era una cosa che è stata fatta di corsa, senza il pezzo giusto, era un po’ un timbrare il cartellino. Mi sono trovato a dire, per tutto un insieme di fattori, che non è più il caso di andare avanti con questo lavoro. Se non sei in grado di farlo a questa altezza è meglio che molli. Non avevo avuto accesso alla serata finale del sabato, non ero passato, quindi sono preso le partito prima mesto. Percepivo di non essere stato all’altezza, ho detto: orse siamo arrivati al punto che progetto è arrivato alla fine come tutte le cose che iniziano e finiscono e quindi il progetto ormai è finito” Ha raccontato Pezzali.

“Sanremo è come la Champions League richiede un impegno specifico, avere un progetto molto preciso, molto definito su quello che vuoi fare, su come lo vuoi fare, su che cosa vuoi che arrivi della tua canzone. Cioè è un lavoro organico che io non sono mai riuscito a fare e quella roba lì probabilmente non è nelle mie corde. – ha raccontato e su una ipotetica partecipazione in futuro ha aggiunto – Secondo me più vai avanti con l’età e più diventa difficile fare un progetto che vada bene sia per la televisione che per le radio dopo che per lo streaming che rischi leggermente di essere patente. Non è detto però perché poi trovi l’idea che se fare una cosa formidabile è perfetta per quella roba lì però al momento non ne viene in mente come farlo”.

Dazi, Commissione Ue chiede chiarezza dopo sentenza Corte Suprema

Bruxelles, 22 feb. (askanews) – La Commissione europea, con un comunicato pubblicato a Bruxelles, “chiede piena chiarezza sulle misure che gli Stati Uniti intendono adottare a seguito della recente sentenza della Corte Suprema sull’International Emergency Economic Powers Act. La situazione attuale non favorisce la realizzazione di scambi e investimenti transatlantici ‘giusti, equilibrati e reciprocamente vantaggiosi’, come concordato da entrambe le parti e specificato nella dichiarazione congiunta Ue-Usa dell’agosto 2025”.

La “dichiarazione congiunta” è la formalizzazione dell’accordo sui dazi raggiunto dal presidente Usa Donald Trump e dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen a Turnberry, lo scorso agosto in Scozia, e che non è ancora stato approvato dal Parlamento europeo. Prevede un meccanismo asimmetrico e più favorevole agli Usa per cui, a fronte di un azzeramento dei dazi per l’importazione nell’Ue dei prodotti industrali americani, la grande maggioranza dei prodotti europei sono tassati con dazi al 15% negli Usa.

Nel comunicato, la Commissione assicura che “garantirà sempre la piena tutela degli interessi dell’Unione europea. Le aziende e gli esportatori dell’Ue devono beneficiare di un trattamento equo, prevedibilità e certezza del diritto”.

“Un accordo è un accordo – sottolinea la Commissione, avvertendo che “in qualità di principale partner commerciale degli Stati Uniti, l’Ue si aspetta che gli Stati Uniti onorino i propri impegni stabiliti nella dichiarazione congiunta, così come l’Ue si impegna a rispettarli. In particolare, i prodotti dell’Ue devono continuare a beneficiare del trattamento più competitivo, senza aumenti dei dazi oltre il tetto massimo chiaro e onnicomprensivo precedentemente concordato”.

“I dazi – ricorda la Commissione – sono tasse che fanno aumentare i costi sia per i consumatori che per le imprese, come confermano chiaramente studi recenti. Se applicati in modo imprevedibile, i dazi sono intrinsecamente destabilizzanti, perché minano la fiducia e la stabilità nei mercati globali e creano ulteriore incertezza nelle catene di approvvigionamento internazionali”.

La Commissione riferisce poi di essere “in stretto e continuo contatto con l’Amministrazione statunitense. Sabato 21 febbraio, il Commissario europeo per il Commercio Maros Sefcovic ha parlato con il Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti Jamieson Greer e il Segretario al Commercio Howard Lutnick. Continueremo a lavorare per ridurre i dazi, come previsto dalla dichiarazione congiunta”.

“La priorità dell’Ue – indica ancora il cominicato della Commissione – è preservare un ambiente commerciale transatlantico stabile e prevedibile, agendo al contempo da punto di riferimento globale per il commercio basato sulle regole. L’Ue continua ad ampliare la propria rete di accordi commerciali ‘a zero dazi’ globali e ambiziosi in tutto il mondo e a impegnarsi per rafforzare un sistema commerciale aperto e basato sulle regole”, conclude il comunicato dell’Esecutivo comunitario.

Milano-Cortina, Malagò: frutto di gioco di squadra straordianario

Milano, 22 feb. (askanews) – “Io sono decenni che sento di questo gioco di squadra, poi vedo che ogni tanto qualcuno non lo rispetta o deraglia, devo dire che nel caso nostro veramente è stato straordinario. Lo dico con molta franchezza, è sotto gli occhi di tutti, è stata una meravigliosa Torre di Babele di soggetti che però ha visto veramente remare tutti nella stessa direzione” e stasera nel mio discorso a Verona li ringrazierò. Lo ha detto il presidente della fondazione Milano Cortina 2026, Giovanni Malagò, nella conferenza stampa finale prima della cerimonia di chiusura dei Giochi. “Il successo della manifestazione doveva necessariamente passare dal successo della squadra italiana perché poi si carica l’ambiente, gli atleti, sopratutto certe dinamiche che trascinano poi sinergie che non sono magari apparentemente correlate” come il fatto che “vince un italiano e la gente si chiede ‘adesso dove fa la gara?’ e poi, l’audience in tv, i contatti digitali, l’interesse delle aziende e degli sponsor, ci si è fomentati a vicenda grazie ai successi della squadra italiana” ha aggiunto.

Ucciso un 20enne armato che cercava di entrare a Mar-a-Lago

Roma, 22 feb. (askanews) – Il secret service statunitense afferma che i loro agenti hanno sparato e ucciso un uomo sulla ventina dopo che aveva tentato di entrare illegalmente nel perimetro di sicurezza del resort Mar-a-Lago del presidente Donald Trump a West Palm Beach, in Florida. Trump si trova attualmente a Washington. Il nome della persona colpita non è stato reso noto. Secondo il secret service, l’uomo è stato “sorpreso all’ingresso Nord della proprietà di Mar-a-Lago mentre portava con sé quello che sembrava essere un fucile da caccia e una tanica di carburante”.

Berlinale76, c’è anche un po’ d’Italia tra i vincitori

Roma, 22 feb. (askanews) – Nina Roza, scritto e diretto da Geneviève Dulude-de Celles, regista e produttrice già vincitrice del Crystal Bear al Festival di Berlino con il film Une Colonie nel 2019, si è aggiudicato l’Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura. Il film, che vanta nel cast anche Chiara Caselli, è una coproduzione internazionale di Colonelle Films (Canada), Echo Bravo (Belgio), Ginger Light Films e Premiere Studio (Bulgaria) e dell’italiana UMI Films di Lorenzo Fiuzzi e Bardo Tarantelli. UMI Films è una società con sede a Roma specializzata nello sviluppo creativo, nella produzione cinematografica e nelle co-produzioni internazionali. La sua missione è dare voce a una nuova generazione di registi e narratori. Tra i lavori recenti AMUSIA di Marescotti Ruspoli (Premio del Pubblico al Tallinn Black Nights Film Festival 2022) e L’INFINITO di Umberto Contarello (scritto da Umberto Contarello e Paolo Sorrentino. UMI Films ha inoltre recentemente concluso le riprese di Dark Vertigo di Giancarlo Soldi ed è attualmente in pre-produzione con Legitima di Elisa Miller, coproduzione con la società messicana Premio Oscar Pimienta Films (Roma, Emilia Pérez), le cui riprese inizieranno ad aprile 2026. Tra i film in preparazione per il 2026 anche il secondo lungometraggio di Marescotti Ruspoli. (Segue)

La Danimarca a Trump: non ci serve una nave ospedale in Groenlandia

Roma, 22 feb. (askanews) – La Groenlandia non ha bisogno di un’iniziativa sanitaria mirata, ha dichiarato il ministro della Difesa danese, poco dopo la dichiarazione del presidente degli Stati Uniti sull’invio di una nave ospedale. “La popolazione groenlandese riceve l’assistenza sanitaria di cui ha bisogno. La riceve in Groenlandia e, se necessita di cure specialistiche, la riceve in Danimarca. Quindi non è necessaria un’iniziativa sanitaria specifica in Groenlandia”, ha dichiarato il ministro della Difesa Troels Lund Poulsen all’emittente danese DR.

Trump ha annunciato sabato che invierà una nave ospedale in Groenlandia. “Invieremo una grande nave ospedale in Groenlandia per prenderci cura delle numerose persone malate che non vengono curate lì”, ha scritto Trump sulla sua piattaforma Truth Social, senza specificare il numero di pazienti o chi potrebbe beneficiarne. “È in arrivo!!!”, ha aggiunto.

In Groenlandia, come in Danimarca, l’accesso all’assistenza sanitaria è gratuito. Ci sono cinque ospedali regionali sparsi per la vasta isola artica, con quello di Nuuk che serve pazienti provenienti da tutto il territorio. Il governo groenlandese ha inoltre firmato un accordo con Copenaghen all’inizio di febbraio per migliorare il trattamento dei pazienti groenlandesi negli ospedali danesi.

Jazz: disco, documentario e tour per Stefano Bollani

Roma, 22 feb. (askanews) – Una residenza artistica che ha riunito alcuni fra i migliori musicisti italiani di livello internazionale insieme a giovani talenti emergenti e che è culminata in un concerto memorabile, tutto racchiuso in un film. E adesso il disco: un nuovo tassello per espandere ulteriormente l’esperienza di un progetto articolato, che celebra il jazz, la musica, l’incontro con l’altro, la libertà, la vita stessa. E’ uscito il 20 marzo per Ponderosa Music Records, Tutta Vita Live di Stefano Bollani con la formazione All Stars. Il disco è stato registrato dal vivo durante il concerto al Teatro Politeama Rossetti di Trieste il 17 febbraio 2025, momento culminante dell’opera filmica coprodotta da una coppia d’arte e di vita, Valentina e Stefano, e di prossima distribuzione per Lucky Red. Il documentario Tutta Vita di Valentina Cenni, presentato all’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, nasce dalla voglia di raccontare l’improvvisazione jazz come atto di vita, come spazio di relazione, di ascolto, di libertà. Per fare questo, Valentina Cenni chiede a Bollani di riunire insieme a lui per una settimana, in una dimora storica di Gorizia, grandi artisti come Enrico Rava, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Antonello Salis, Ares Tavolazzi, Roberto Gatto ma anche tre giovani talenti: Matteo Mancuso, Christian Mascetta e Frida Bollani Magoni, in arte Frida. Un tempo sospeso in una terra di confine per vivere e condividere quella musica che per sua stessa natura non ha confini: il jazz. Una condivisione che non è soltanto fra i musicisti ma soprattutto tra i musicisti e gli spettatori, perché lo sguardo curioso ma discreto e rispettoso di Valentina Cenni mette a disposizione del pubblico questa straordinaria quotidianità dell’ensemble – giorni e notti fatti di musica, di dialoghi, battute, giochi, prove e improvvisazioni – facendo cogliere a chi guarda il momento esatto in cui il processo creativo trova forma, la musica nasce e poi approda sul palco.

Nel frattempo, alle date già annunciate con il progetto Tutta Vita Live – Stefano Bollani All Stars che a ogni data riunisce questo strabiliante parterre de rois di mostri sacri del jazz e non solo – il 6 giugno alla Rocca Brancaleone di Ravenna per il Ravenna Festival, il 29 giugno nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone” a Roma, il 6 luglio all’Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera (BS), il 9 luglio a Perugia per Umbria Jazz – si aggiungono due nuovi appuntamenti che portano sul palco progetti diversi dell’eclettico musicista milanese: il 28 maggio Bollani ritorna al Teatro Politeama Rossetti di Trieste (dove lo scorso anno ha debuttato il progetto Tutta Vita Live) ma questa volta in piano solo; e il 18 luglio in Piazza del Campo a Siena con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e la direzione di Daniel Harding.

Quella del 28 maggio a Trieste, nell’ambito della XIX stagione di Note nuove organizzata da Euritmica, è una nuova tappa del tour Piano Solo, uno spettacolo che rinasce ogni sera con un repertorio sempre inaspettato in cui il flusso musicale è governato dall’estro del momento, saltando fra i generi e le epoche, dalla musica classica al jazz ai ritmi sudamericani, da Poulenc a Lucio Dalla passando per Frank Zappa: un grande gioco musicale dove a condurre sono l’improvvisazione, creatività e una grande chimica con il suo pubblico, ogni volta chiamato a comporre insieme all’artista il programma della serata con le proprie imprevedibili richieste.

Il 18 luglio nella cornice unica di Piazza del Campo a Siena Stefano Bollani, in occasione dell’anteprima di Chigiana International Festival & Summer Academy 2026, sarà invece ospite dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Daniel Harding per l’ormai celebre Concerto per l’Italia, uno degli appuntamenti più attesi della stagione estiva. (Segue)

A Roma prima tappa Giro d’Italia 2026 Film Lab, Auditorium gremito per le premiazioni

Roma, 22 feb. (askanews) – Si è chiusa con la Sala Teatro Borgna dell’Auditorium Parco della Musica di Roma gremita l’edizione 2026 del Film Lab di Roma, prima edizione nella capitale e prima tappa del Giro d’Italia dei Film Lab, che ha celebrato il suo evento finale il 15 febbraio

L’evento che era inserito all’interno del Festival “Un solo Mare” – organizzato dalla Fondazione Musica per Roma che ha ospitato la residenza artistica del Film Lab, con la curatela di Edizione Codice e la direzione scientifica di Roberto Danovaro – si è confermato come un appuntamento originale e unico per dare voce e volto alla migliore creativtà e storie positive dei giovani. Il Film Lab di Roma per un’intera settimana ha coinvolto dodici ragazzi under 30 selezionati tramite bando pubblico nazionale. I ragazzi e ragazze con età media 24 anni, provenienti da diverse città e percorsi universitari, hanno lavorato fianco a fianco con il curatore Max Mizzau Perczel e i docenti di regia e montaggio Valerio Ferrara e Stefano Mattacchione, registrando con lo smartphone e montando con il pc – a zero budget e zero impatto ambientale, dando vita a un’esperienza formativa intensa e partecipata.

Dal laboratorio sono nati sei cortometraggi, realizzati grazie al confronto con Raffaele Ranucci, amministratore delegato di Fondazione Musica per Roma, il professor Roberto Danovaro, tra i massimi ricercatori mondiali sulla biodiversità degli oceani, la scrittrice di libri per ragazzi Claudia Fachinetti, la docente di Università di Roma Tre e ricercatrice di chiara fama in modellazione di onde marine Claudia Cecioni e del regista pluripremiato per il film “Il tempo di Cesare” Angelo Loy. I corti sono stati proiettati il 15 febbraio in Sala Borgna davanti al pubblico votante, trasformando la chiusura del festival in un momento di condivisione e resituzione tra giovani autori, registi e spettatori di tutte le età.

Tre i premi assegnati durante la cerimonia finale. Il Premio Pigneto Film Festival, scelto dal direttore Simone Vesco, è andato a M.T. – Mar Terreno di Jacopo Spanò e Francesca Testa. Il Premio Acquario di Genova, conferito dalla biologa e ricercatrice Roberta Parodi, è stato assegnato a Fiumarolo di Giorgia Cappello e Abdel Elshazly. A conquistare anche il Premio Pianeta Mare Film Festival, votato dal pubblico in sala, è stato nuovamente Fiumarolo, che si è distinto per la forza narrativa e l’ispirazione a Cesare, un figura iconica legata alla cultura popolare romana che vive in prima persona il fiume Tevere nella città di Roma. Fiume di città che potrebbe essere in qualsiasi capitale del mondo. Il corto sarà proiettato al Pianeta Mare Film Festival di Napoli, in programma dal 6 al 10 ottobre 2026, offrendo così ai giovani autori un’unica esperienze e visibilità nazionale e internazionale.

Roma Film Music Festival, dal 16 al 22 marzo

Roma, 22 feb. (askanews) – In prima assoluta italiana un nuovo capitolo di Star Wars, “Il ritorno dello Jedi”, sonorizzato dal vivo; e l’omaggio a un gigante come Piero Umiliani con una mostra immersiva e i live dei Calibro 35 e Gegè Munari Quintet. Ancora, suona per la prima volta in Italia la leggenda delle colonne sonore di Hollywood Randy Kerber: il pianista di Harry Potter e Forrest Gump (per citarne due su tutti) presenta per la prima volta al pubblico del festival il concerto immersivo “The Piano in Hollywood – A Night with Randy Kerber”. Roma Film Music Festival, la manifestazione internazionale dedicata al mondo delle colonne sonore guidata dalla direzione artistica di Marco Patrignani, torna così per la sua quinta edizione dal 16 al 22 marzo nella Capitale per una settimana di esclusive e grandi eventi, pronta a celebrare ancora una volta la musica che rende indimenticabile il cinema. Star Wars: Episode VI – Return of the Jedi – in concerto è l’evento di chiusura del festival: sul grande schermo l’intero film in alta definizione, mentre sul palco l’Orchestra Italiana del Cinema – nella sua formazione più ampia di 80 elementi – interpreta dal vivo, in perfetto sincrono con la pellicola, la colonna sonora. Tra temi immortali e orchestrazioni monumentali, le leggendarie musiche di John Williams – impresse nella memoria collettiva – tornano a vivere con una grande orchestra sinfonica a 43 anni dal debutto cinematografico. L’epica lotta tra l’Alleanza Ribelle e l’Impero Galattico di George Lucas si riaccende all’Auditorium Conciliazione di Roma sabato 21 marzo (ore 21) e domenica 22 marzo (ore 15 e 19,30) con il direttore d’orchestra Ernst Van Tiel; e ancora al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano con il Maestro Benjiamin Pope sabato 2 maggio (ore 21) e domenica 3 maggio (ore 15 e 19,30), in occasione dello Star Wars Day. Sei repliche e due città per assistere al travolgente cine-concerto che nel capoluogo lombardo coincidono con le attesissime celebrazioni per lo Star Wars day, all’insegna del motto May the fourth be with you.

Nei giorni precedenti, il festival prende vita nei luoghi dove è stato ideato: il Forum Theatre e i Forum Studios, ovvero gli storici studi fondati da Ennio Morricone, Piero Piccioni, Armando Trovajoli e Luis Bacalov, sono il cuore pulsante della manifestazione con un ricco programma di eventi e concerti che saranno svelati prossimamente e tutti disponibili al link TicketOne dedicato alla manifestazione.

Le prime tre giornate (dal 16 al 18 marzo) sono dedicate al centenario del grande compositore Piero Umiliani: pioniere del Jazz in Italia e figura centrale della musica per il cinema (ha composto oltre 150 colonne sonore, tra cui I soliti ignoti di Mario Monicelli), è l’autore dell’intramontabile Mah Nà Mah Nà ed è ancora oggi un punto di riferimento per giovani musicisti, producer e dj internazionali che ne reinterpretano il sound. A lui Roma Film Music Festival dedica due concerti e una mostra immersiva che trasporterà il pubblico in un viaggio multisensoriale tra immagini, archivi sonori e ambientazioni suggestive. Lunedì 16 marzo alle ore 20,30 si inizia con “GEGÈ MUNARI & FRIENDS”, il live guidato da Gegè Munari, storico batterista di Piero Umiliani ed Ennio Morricone. 92 anni di energia e vitalità artistica, travolgerà il pubblico del Forum Theatre con una serata di grande intensità arricchita dalla presenza di special guest e ospiti a sorpresa. Martedi 17 marzo dalle 10 alle 19 l’intera giornata è dedicata alla Mostra immersiva Piero Umiliani 100th anniversary con listening sessions in vinile e ospiti speciali. La mostra è visitabile anche un’ora prima dei concerti di lunedì 16 e mercoledì 18 marzo, in questa occasione solo per chi ha acquistato i biglietti dei live. Mercoledì 18 marzo alle ore 21 il Forum Theatre apre le porte a un concerto speciale dei CALIBRO 35 dedicato a Piero Umiliani. La band più cinéphile della scena musicale europea sale sul palco in assetto immersivo: un’esperienza sonora di grande impatto capace di mettere in dialogo la scrittura visionaria del Maestro con l’energia esplosiva e la cifra stilistica inconfondibile della formazione. Giovedì 19 marzo alle ore 21 Roma Film Music Festival presenta per la prima volta in Italia la leggenda RANDY KERBER, il pianista che ha accompagnato le emozioni del cinema mondiale. Storico collaboratore di John Williams e interprete originale di colonne sonore iconiche tra cui Harry Potter, Titanic, La La Land e Forrest Gump (suo il pianoforte nella celebre scena con la piuma che apre il film con Tom Hanks) presenta in prima mondiale il concerto immersivo “The Piano in Hollywood – A Night with Randy Kerber”, un viaggio attraverso gli indimenticabili temi del cinema internazionale in un’esperienza di straordinaria intensità emotiva. Con questa edizione – afferma Marco Patrignani, ideatore e fondatore del Festival, presidente dell’Orchestra Italiana del Cinema e patron degli storici Forum Studios – vogliamo unire memoria e dimensione internazionale. Il centenario di Piero Umiliani rappresenta le nostre radici culturali, mentre Star Wars in Concerto sprigiona tutta la potenza della formula film con orchestra dal vivo, capace di incantare e travolgere gli spettatori di ogni età. Un festival che mette al centro la grande musica del cinema come patrimonio culturale condiviso, tra memoria, ricerca e spettacolo. (Segue)

La madre del piccolo Domenico: chi ha sbagliato paghi e chieda perdono

Milano, 22 feb. (askanews) – “Chi ha sbagliato dovrà chiedere perdono a Domenico. È arrivato il momento della verità. Adesso, veramente, basta”. Lo dice in un’intervista a Repubblica Patrizia, mamma del piccolo Domenico morto dopo il trapianto di un cuore danneggiato eseguito all’ospedale Monaldi di Napoli: “Non attribuirò colpe finché non conoscerò la verità. Ma qualcuno dovrà pagare”.

Prima di essere operato, racconta la donna, Domenico “era un bambino pieno di vita. Aveva davvero tanta voglia di vivere. Ho tanti ricordi, ma ora c’è un altro modo per ricordarlo”.

L’intenzione è infatti costituire una fondazione “per ricordare lui e aiutare altri bambini. E voglio avvisare tutti di non ascoltare i tentativi di truffa di chi ha messo on line falsi profili nei quali si chiedono donazioni”.

Una vicenda, quella di Domenico, che potrà insegnare “tantissimo”, secondo Patrizia che ribadisce: “Non sto dando la colpa a nessuno. Voglio solo la verità. Quando uscirà fuori, si saprà chi ha sbagliato. A me interessa solo che venga fatta giustizia”.

Matterella: il sacrificio di Attanasio resterà patrimonio vivo

Milano, 22 feb. (askanews) – “Sono certo che il sacrificio dell’Ambasciatore Attanasio e di chi lo accompagnava rimarrà patrimonio vivo della memoria collettiva di ciascuno”. Lo scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Sindaco del Comune di Limbiate, Antonio Domenico Romeo, e alla famiglia dell’Ambasciatore Luca Attanasio.

“L’iniziativa per commemorare il quinto anniversario della cruenta scomparsa dell’Ambasciatore Luca Attanasio, del Carabiniere Scelto Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustapha Milambo richiama a riaffermare, con profonda commozione, la più sentita vicinanza della Repubblica ai familiari delle vittime e all’intera comunità”, evidenzia il capo dello Stato.

“Nel drammatico scenario di crisi che ancora funesta la Repubblica Democratica del Congo, il ricordo dell’Ambasciatore Attanasio e della sua missione resta quanto mai esemplare. La sua dedizione incarna i nobili ideali dell’Italia repubblicana che guarda al continente africano con spirito di cooperazione e sentimenti di umanità – prosegue Mattarella -. Il valore dell’impegno quotidiano dei servitori della Repubblica Italiana che, con coraggio e senso del dovere, operano in territori segnati da instabilità e pericoli, si ripropone nella figura di Luca Attanasio e di quanti erano con lui”.

“Le manifestazioni promosse dal Comune di Limbiate rappresentano un giusto tributo a chi è caduto nell’adempimento del dovere – afferma ancora il capo dello Stato esprimendo “gratitudine agli organizzatori e a quanti sono oggi presenti”.

Matterella: il sacrificio di Attanasio resterà patrimonio vivo

Milano, 22 feb. (askanews) – “Sono certo che il sacrificio dell’Ambasciatore Attanasio e di chi lo accompagnava rimarrà patrimonio vivo della memoria collettiva di ciascuno”. Lo scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Sindaco del Comune di Limbiate, Antonio Domenico Romeo, e alla famiglia dell’Ambasciatore Luca Attanasio.

“L’iniziativa per commemorare il quinto anniversario della cruenta scomparsa dell’Ambasciatore Luca Attanasio, del Carabiniere Scelto Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustapha Milambo richiama a riaffermare, con profonda commozione, la più sentita vicinanza della Repubblica ai familiari delle vittime e all’intera comunità”, evidenzia il capo dello Stato.

“Nel drammatico scenario di crisi che ancora funesta la Repubblica Democratica del Congo, il ricordo dell’Ambasciatore Attanasio e della sua missione resta quanto mai esemplare. La sua dedizione incarna i nobili ideali dell’Italia repubblicana che guarda al continente africano con spirito di cooperazione e sentimenti di umanità – prosegue Mattarella -. Il valore dell’impegno quotidiano dei servitori della Repubblica Italiana che, con coraggio e senso del dovere, operano in territori segnati da instabilità e pericoli, si ripropone nella figura di Luca Attanasio e di quanti erano con lui”.

“Le manifestazioni promosse dal Comune di Limbiate rappresentano un giusto tributo a chi è caduto nell’adempimento del dovere – afferma ancora il capo dello Stato esprimendo “gratitudine agli organizzatori e a quanti sono oggi presenti”.

Il Papa: tacciano tv e smartphone, dedichiamoci ai più soli

Milano, 22 feb. (askanews) – “In questo tempo di grazia, pratichiamola generosamente, assieme all’orazione e alle opere di misericordia: diamo spazio al silenzio; facciamo tacere un po’ i televisori, le radio, gli smartphone”. Lo ha detto Papa Leone XIV rivolgendosi dalla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano a áfedeli e pellegrini riuniti in Piazza San Pietro per la recita dell’Angelus.

“Dedichiamo tempo a chi è solo, specialmente agli anziani, ai poveri, ai malati – è l’appello lanciato dal Santo Padre nell’introdurre la preghiera mariana -. Rinunciamo al superfluo e condividiamo ciò che risparmiamo con chi manca del necessario”.

“Meditiamo la Parola di Dio, accostiamoci ai Sacramenti – ha affermato ancora il Pontefice – Ascoltiamo la voce dello Spirito Santo, che ci parla nel cuore, e ascoltiamoci a vicenda, nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nelle comunità”.

Sanremo, Ditonellapiaga: “È storia e cultura, l’esprienza più forte”

Milano, 22 feb. (askanews) – Ditonellapiaga è pronta a tornare sul palco dell’Ariston in occasione della 76° edizione del Festival di Sanremo con Che fastidio!, brano energico, diretto e pungente che segna un passaggio fondamentale nel nuovo percorso artistico della cantautrice.

“Sanremo è per me la storia e cultura della mia nazione prima di tutto, quindi, non riesco a collegarmi a questo personalmente. In secondo luogo, è il momento più forte e più grande che abbia mai vissuto nella mia carriera. Nella mia prima partecipazione con Donatella Rettore, sicuramente e poi in questa seconda partecipazione, in cui mi misuro su quel palco con brano forte, coraggioso con grande simpatia ed energia. E’ con un palco molto difficile ma che voglio affrontare con spensieratezza, cercando di concentrarmi sull’esibizione per portare il divertimento del pezzo al pubblico”.

Scritto e composto dalla stessa Margherita insieme a Edoardo Castroni, Edoardo Ruzzi e Alessandro Casagni, Che fastidio!, regala uno spaccato sincero delle piccole e grandi inconvenienze della vita quotidiana e di quella strana sensazione di sentirsi fuori posto, raccontata dall’artista in modo ironico, pungente e mai giudicante attraverso tutto ciò che può dar fastidio nella vita di tutti i giorni e nel frenetico mondo di Margherita. In occasione della serata delle cover in programma venerdì 27 febbraio, Ditonellapiaga si esibirà sulle note The Lady Is a Tramp in duetto con Tony Pitony. Il brano sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali dopo la performance sul palco dell’Ariston.

“La mia canzone si chiama Che Fasidio. È ironica, pungente e anche autoironica perché racconta ciò che mi circonda e il mio approccio a certi aspetti sociali che spesso accadono senza alcun giudizio e che in certi momenti della mia vita sono diventati un po’ stretti. Con simpatia li ho elencati e analizzati con una bellissima cassa dritta”.

Con la sua scrittura ora tagliente ora ironica e immediata, Che fastidio! apre le porte e si fa brano-manifesto di Miss Italia, il nuovo progetto discografico fuori venerdì 10 aprile per BMG/Dischi Belli e da ora disponibile in preorder. Dopo un momento di smarrimento identitario musicale, Miss Italia nasce come reazione alla necessità di fermarsi e rimettere tutto in discussione per ritrovarsi. Motore creativo dell’album è il desiderio di restare fedele a se stessa pur vivendo all’interno di un sistema che spesso chiede il contrario. Interamente scritto e composto dalla stessa Margherita -insieme ad Alessandro Casagni che ne ha anche curato la produzione- e anticipato dal singolo e videoclip Sì lo so, il nuovo album indaga il rapporto con i canoni, con la percezione degli altri e con l’idea di essere “giusti”. Ed è proprio qui che entra in gioco l’ironia pungente e dissacrante di Ditonellapiaga che, attraverso Miss Italia, ritrova la sua voce sbarazzina e volutamente fuori dal coro, proprio come il suo nome. Su sonorità elettroniche e sfumature pop-dance, la cantautrice esplora le crepe dello star system, punzecchia i suoi miti e le sue maschere, trasformando le contraddizioni di questo mondo in una parodia lucida, ironica e intelligente: Ditonellapiaga non punta il dito, stuzzica con curiosità, prendendosi i suoi spazi tra le regole e le sue ambiguità.

La nuova fase artistica di Ditonellapiaga troverà la sua espressione più diretta anche dal vivo, con il ritorno nei club previsto per l’autunno 2026: il 27 novembre 2026 la cantatrice giocherà in casa esibendosi all’Atlantico di Roma, mentre il 30 novembre 2026 porterà le sue performance magnetiche e carismatiche anche al Fabrique di Milano.

I biglietti dei live di Roma e Milano sono già disponibili su TicketOne e nei circuiti di vendita e prevendita abituali. Maggiori informazioni su Magellano Concerti.

Sanremo, Sal Da Vinci: ho atteso 17 anni per tornare, non me lo aspettavo

Milano, 22 feb. (askanews) – Sal Da Vinci, tra i protagonisti della 76 edizione del Festival di Sanremo, torna sul palco dell’Ariston a 17 anni dalla sua ultima partecipazione con “Per sempre sì,” brano che inaugura una nuova fase del suo percorso artistico. “Io ho avuto il piacere di salire sul palco del Festival di Sanremo nel 2009 e fu un’emozione grande perché è un sogno che inseguivo da molti anni, c’erano quasi 13 tentativi andati a male. Il 2009 addirittura è stato per me un festival rocambolesco perché io fui eliminato e poi ripescato e addirittura fui spinto sul podio e quindi è un ricordo molto tenero. Poi ho atteso altri 17 anni che giustamente in questi 17 anni sono accadute molte cose, tra teatro, dischi e quant’altro, bellissime soddisfazioni, ma questa invece è stata una notizia miracolosa, non me l’aspettavo. Quindi vado lì con, al di là delle aspettative, io porto la mia musica, il mio sentimento, la mia onestà nel presentare questa canzone che credo, possa appartenere a tutti quanti, lo fa danzando in punta di piedi”.

La canzone, espressione della maturità di un performer a tutto tondo con oltre quarant’anni di carriera, mette al centro l’amore e la promessa più importante della vita: il racconto di due persone che continuano a scegliersi, nonostante tutto. Un amore inteso come scelta quotidiana nella sua forma più pura, un filo invisibile che unisce due persone nel tempo. Il brano è prodotto da Merk & Kremont e Adriano Pennino e scritto da Sal Da Vinci, Francesco Da Vinci, Alessandro La Cava, Federica Abbate, Merk & Kremont ed Eugenio Maimone.

“Il mio brano si intitola Per sempre sì parla della consacrazione di un amore, parla di una promessa, delle nostre promesse che spesso magari sono un po’ così vacillanti. Invece in questa canzone non si riferisce solo alla promessa di matrimonio che è meravigliosa, ma anche del nostro impegno nel costruire il nostro futuro. Quindi le promesse vanno mantenute”.

Durante la serata cover Sal Da Vinci si esibirà insieme a Michele Zarrillo reinterpretando “Cinque Giorni”. Un incontro tra due sensibilità artistiche affini che dialogano su un brano che ha segnato la storia della canzone d’autore italiana. Una canzone che, a distanza di oltre trent’anni dalla sua prima esecuzione a Sanremo, continua a parlare al presente, attraversando nuove generazioni e linguaggi.

Dopo l’esperienza sanremese, per Sal Da Vinci si apre un anno interamente dedicato al live e alla nuova musica, con un progetto di inediti di prossima uscita attualmente in lavorazione. A partire da ottobre porterà il suo iconico repertorio sui principali palcoscenici italiani con “Sal Da Vinci – Live Teatri 2026” (organizzato da Vivo Concerti). Un ritorno all’essenza dell’esibizione dal vivo, pensato in una dimensione più intima e raccolta, che segue il grande successo di “Stasera che Sera! – Special Edition”, lo speciale concerto-evento in Piazza del Plebiscito a Napoli dello scorso 6 settembre.

Olimpiadi, le 30 medaglie azzurre: analisi per discipline

Milano, 22 feb. (askanews) – Le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 si chiudono oggi e l’Italia festeggia il più importante risultato sportivo mai ottenuto nei Giochi invernali: 30 medaglie, quando il precedente record era di 20 a Lillehammer 1994. Se a questo si aggiungono i piazzamenti tra il quarto e l’ottavo posto, che sono molto rilevanti ai fini delle classifiche internazionali e dei parametri sportivi, la spedizione risulta di assoluto rilievo e prestigio. Nelle parole del segretario generale del CONI e capo missione ai Giochi italiani, Carlo Mornati, quella azzurra del 2026 è stata “la squadra più forte di sempre”.

Analizzando più nel dettaglio le 30 medaglie italiane, le discipline che hanno raccolto più podi sono state il pattinaggio di velocità e lo sci alpino, con cinque, ma il pattinaggio di velocità ha raccolto il numero più alto di ori, tre, a cui si aggiungono due bronzi. Lo sci alpino invece ha fatto registrare due ori, un argento e due bronzi. Unica altra disciplina a raggiungere i due ori è stato lo slittino, che ha conquistato anche due bronzi, setto numero di medaglie totali (4) anche per lo short track, distribuite in un oro, due argenti e un bronzo. A quota tre medaglie complessive si collocano il freestyle (1-1-1) e lo snowboard (0-1-2), mentre il biathlon ne ha due, ma una è d’oro e l’altra d’argento. Due sono arrivate anche dallo sci di fondo, entrambe bronzi. Le ultime due discipline a fare medaglia, con un bronzo ciascuna, sono state il pattinaggio di figura e il curling. Complessivamente quindi l’Italia ha mandato a medaglia atleti in dieci discipline su 16 presenti, a dimostrazione della profondità del movimento e dell’attenzione anche a sport più recenti.

Le discipline nelle quali il Team Italia ha saputo vincere almeno una medaglia di ogni colore sono tre: sci alpino (2-1-2), short track (1-2-1) e freestyle (1-1-1). Se invece dovessimo comporre un medagliere delle discipline che hanno portato successi azzurri, secondo i criteri del CIO, al primo posto ci sarebbe il pattinaggio di velocità (3-0-2), seguito dallo sci alpino (2-1-2) e dallo slittino (2-0-2), lasciando in questo modo al quarto posto lo short track (1-2-1).

Buonfiglio: Olimpiadi un successo, Italia tra i big dello sport

Milano, 22 feb. (askanews) – “Il risultato per me è estremamente positivo ed evidentemente la formula “condannati a vincere” sta dando i suoi frutti. Con l’Olimpiade di Milano Cortina anche noi abbiamo contribuito ad arricchire la storia della nostra Repubblica, il Presidente Mattarella è sempre stato presente, affettuoso e competente. Questo è un segnale importante per lo sport italiano”. Lo ha detto il presidente del CONI Luciano Buonfiglio, nel corso della conferenza stampa conclusiva dei 25esimi Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026.

“E’ stata l’Olimpiade delle prime volte – ha aggiunto il presidente – tutti i portabandiera sono andati a medaglia, così come tutti gli atleti che erano presenti a Losanna. Abbiamo registrato il record dei premi in denaro erogati agli atleti, ma le medaglie generano un indotto importane, attivando i valori che generano economia”.

“Considerando queste Olimpiadi e quelle di Parigi – ha concluso Buonfiglio – l’Italia si pone tra le prime quattro nazioni al mondo e questi risultati non nascono per caso. E posso dire oggi con serenità che sapevamo fina da prima dell’inizio dei Giochi una alta capacità di andare a medaglia in quasi tutte le discipline, sulla base delle nostre proiezioni”.

Il campo degasperiano: non una sigla, ma un orizzonte politico

Il “campo degasperiano” non è un partito, né un cartello, né una formula. È un orizzonte e come tale accoglie molte cose, all’occorrenza anche la sua traduzione in un fatto politico concreto, ove possibile. Nasce dall’esigenza di mettere a fuoco una nuova prospettiva nella vita pubblica italiana, oggi frammentata e impoverita, spesso ridotta a esercizio di potere (o contropotere) senza visione. Non indica scorciatoie velleitarie, ma un ritorno alle “ragioni umaniste” della politica come servizio, responsabilità e costruzione del bene comune.

Al centro di questa proposta vi è una convinzione netta: senza un fondamento etico condiviso, la democrazia si svuota. De Gasperi ne era pienamente consapevole. Sapeva che il progresso non nasce dal cinismo né dall’astuzia, ma da una fiducia esigente nell’uomo e nella storia. La sua fede non fu mai bandiera identitaria, bensì sorgente interiore di una scelta politica alta: la laicità come metodo, come spazio di incontro, come linguaggio universale.

Pertanto, nella lezione degasperiana, il cattolicesimo democratico non è mai stato ideologia travestita da morale. Al contrario, è stato uno sforzo teso a distinguere, mediare e tenere insieme libertà e responsabilità, Stato e società, istituzioni e popolo. Da qui nasce un’idea non dogmatica del progresso: né automatismo storico né promessa vagamente messianica, ma cammino governato dalla politica come forza ordinatrice della vita associata.

Dunque, il campo degasperiano è uno spazio aperto. Esula da pregiudiziali identitarie senza vagheggiare sincretismi accomodanti. Non è una caserma né una somma di interessi, ma uno spazio di convergenza per chi rifiuta la riduzione della politica a spettacolo e pura gestione del consenso: cosituisce in buona sostanza un luogo in cui ricostruire solidarietà civili prima ancora che schieramenti elettorali.

In un tempo segnato da sfiducia rinuncia e rassegnazione, il campo degasperiano si propone come atto di consapevolezza e resistenza, anzitutto per controbattere al nudo meccanicismo della società ipertecnologica. Effettivamente l’occidente, prima di essere minacciato dall’esterno, subisce l’offensiva interna di potenti minoranze che agiscono o pensano di poter agire al di fuori del paradigma democratico. Un altro capitalismo, emancipato dalle premesse circa l’uguaglianza delle opportunità, mira ad imporsi sulla società. Ecco, opporsi a questa deriva significa rimettere al centro l’elemento creativo della politica  per garantire la spinta del progresso umano come misura di civiltà. È solo in questo cerchio, a nostro avviso, che si può e si deve formare un nuovo sistema di alleanze.

 

[Con questo documento l’ANDC aderisce alla proposta del “campo degasperiano” lanciata il 13 dicembre scorso, a Bologna, in occasione della presentazione del libro di Igino Giordani – Alcide De Gasperi (Studium) –  nella nuova veste editoriale curata da Lucio D’Ubaldo e Alberto Lo Presti]

Il rischio della subalternità: Italia, Europa e democrazia in bilico

Scandali globali e crisi di credibilità istituzionale

Mala tempora currunt, diceva il mio professore di greco a Messina quando ero studente liceale. Non ci siamo ancora ripresi dallo sconvolgimento per l’arresto e il lunghissimo interrogatorio del principe della casa reale inglese, che si aggiunge a un’altra sconvolgente situazione della politica americana. La Suprema Corte ha annullato decisioni giudicate truffaldine sull’aumento delle tasse introdotte dal precedente presidente Trump, dichiarandole illegittime. Non avevamo ancora superato lo sconcerto, già anticipato da numerose notizie scandalistiche apparse sui giornali e da manovre oblique all’interno della politica americana, oltre alle gravi dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti.

Quest’ultimo aveva di fatto confessato, dopo aver tentato in ogni modo di impedire la pubblicazione delle carte relative allo scandalo che coinvolgeva un noto esponente finanziario, accusato di fatti ben più gravi: attività di adescamento e coinvolgimento in comportamenti gravissimi, persino nei confronti di minorenni, con il possibile coinvolgimento di personalità importanti della vita nazionale e internazionale, compreso lo stesso presidente Trump. La vicenda, culminata nel suicidio in un carcere di New York — ancora oggi non del tutto chiarito — ha ulteriormente ampliato il senso di sconcerto e, con il coinvolgimento dell’ex principe Andrea, ha messo in discussione la stessa monarchia inglese.

L’ambiguità geopolitica italiana e il ruolo dell’Europa

La gravità della situazione è rappresentata anche dalla scelta del presidente degli Stati Uniti di imporre con grande disinvoltura le proprie decisioni, ritenute da lui vitali e sufficienti a legittimare le sue scelte, coinvolgendo anche l’Italia. Il nostro Paese, pur non potendo formalmente aderire a determinate iniziative per vincoli costituzionali, ha partecipato di fatto a un incontro internazionale promosso da Trump che mirava sostanzialmente a ridimensionare il ruolo delle Nazioni Unite.

Il sostegno a Trump, privo della presenza significativa degli Stati europei — fatta eccezione per Polonia e Ungheria — ha evidenziato una posizione ambigua dell’Italia, presente come osservatore mentre Germania e Francia, insieme ai principali Paesi europei, non risultavano coinvolti. Ne emerge una conferma dell’ambiguità, se non della dipendenza, della posizione del governo italiano rispetto alle scelte del presidente degli Stati Uniti.

Referendum, istituzioni e qualità della democrazia

Questa situazione si intreccia con il dibattito interno sul referendum riguardante la giustizia. I quesiti incidono su diversi articoli della Costituzione e impongono ai cittadini, soprattutto ai giovani, una scelta impegnativa e complessa. Tuttavia, il governo non ha favorito una piena partecipazione, non agevolando in modo adeguato i fuori sede nel recarsi ai seggi delle città di provenienza e non fornendo un’informazione sufficientemente chiara sui contenuti dei quesiti.

Si assiste inoltre a un improprio coinvolgimento del Presidente della Repubblica, più volte chiamato in causa, quasi a volergli attribuire responsabilità che non gli competono. Fortunatamente, Sergio Mattarella ha sempre rispettato i limiti costituzionali del suo ruolo, dimostrando equilibrio e saggezza e contribuendo a evitare ulteriori tensioni istituzionali.

Nel frattempo, la nascita di un nuovo partito guidato dal generale Vannacci complica ulteriormente il quadro politico e crea difficoltà aggiuntive al governo guidato da Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio ha ribadito che, qualunque sia l’esito del referendum, non vi saranno dimissioni né crisi di governo, fissando l’appuntamento politico al futuro e a un eventuale confronto elettorale.

Il futuro dell’Italia e dell’Europa

Resta tuttavia forte la preoccupazione per il futuro dell’Italia e dell’Europa. Il rischio è quello di una crescente subalternità alle scelte del presidente degli Stati Uniti e di un indebolimento del ruolo dell’Unione europea, proprio mentre sarebbe necessario rafforzare la collaborazione internazionale e rilanciare il ruolo delle Nazioni Unite.

Occorre uno sforzo di serietà e rigore per restituire ai cittadini — e soprattutto ai giovani — fiducia, partecipazione e consapevolezza democratica. Solo così l’Italia potrà rappresentare con dignità le esigenze di sviluppo, crescita e rinnovamento, superando una fase politica complessa e contribuendo al rilancio di un’Europa autonoma e realmente protagonista nello scenario internazionale.

Referendum, riflessioni tecniche per un voto consapevole

Un clima politico segnato dalla rivalsa

Pur essendo convinto a votare no al referendum, accolgo l’invito dei cattolici per il sì — Zecchino, Rapisarda, Merlo e immagino Prosperetti ed altri — per proporre qualche iniziale riflessione tecnica in merito al quesito referendario.

Mi limito ad una chiosa di due dicta di Michele Dau che condivido totalmente. Primo: «il governo in carica appare animato da un senso di rivalsa giustizialista verso i magistrati».

Si potrebbe cominciare dicendo che questa è l’eredità della visione berlusconiana circa l’amministrazione della giustizia in Italia, della quale abbiamo avuto in un quarto di secolo plurime attestazioni, ben riassunte nell’assioma: sottrarsi al processo invece che difendersi nel processo. Del resto, ce le ricordiamo tutti le adunate dei suoi deputati — agenti come fan con tanto di cartelli e slogan — sui gradini del Palazzo di giustizia di Milano.

Inoltre, sia Meloni — nel ruolo di chi scende quotidianamente in campo sui suoi social a criticare singole sentenze considerate pezzi di un disegno messo in atto da una parte di magistratura politicizzata — sia Crosetto, che cautelativamente dichiara che la Presidente non ci ha messo la firma (e chi se no?, provenendo la proposta direttamente dal Governo), e Nordio, con la sua accusa al Csm di comportamenti paramafiosi, hanno forzato Sergio Mattarella, intervenendo come Presidente della Repubblica, ad entrare solennemente e straordinariamente nel dibattito, ponendo un alt alla delegittimazione di un organo di rilievo costituzionale, rappresentativo di uno dei poteri dello Stato, per opera di altre istituzioni. Per il bene della Repubblica.

Le riforme costituzionali richiedono metodo e condivisione

Secondo: «riformare la Costituzione repubblicana in queste condizioni è altamente dannoso e pericoloso». Ha di nuovo ragione Dau: non si fanno così le modifiche della Costituzione.

Quella patrocinata dal centrosinistra nel 2001, sulla scorta di una ampia e condivisa discussione nella Commissione bicamerale D’Alema, nonché delle leggi e dei decreti Bassanini del 1997-98, fu allora un grave errore di metodo. Sfociò in una risicatissima maggioranza parlamentare, confermata però nel referendum popolare successivo con più del 64% dei voti espressi.

Ma se le forze politiche di maggioranza partono già nel programma di coalizione con una spartizione di revisioni costituzionali a loro rispettivo favore — a Forza Italia la messa a regime della magistratura; alla Lega un modello esagerato di autonomia regionale differenziata; a Fratelli d’Italia il premierato elettivo assoluto — allora viene meno ab origine quello spirito del “promettere insieme” che caratterizzò in positivo lo sforzo lungimirante dei Padri costituenti nel biennio 1946-47, quando si diede vita ad una Repubblica “per unire”.

Proprio da qui occorreva invece partire.

Il precedente virtuoso del “giusto processo”

Del resto lo si è già fatto, e non in tempi remoti, per una revisione costituzionale su questi temi ma più importante di quella attuale: quando, con legge costituzionale, si consacrò il principio accusatorio in luogo del principio inquisitorio fino ad allora vigente. Nel nuovo articolo 111 si parla in modo assai impegnativo di giusto processo; il giudice è dichiarato solennemente terzo ed imparziale e la prova si forma in dibattimento nel contraddittorio tra le parti.

Ebbene, pochi ricordano che quel progetto di legge non proveniva dal Governo, ma era di iniziativa parlamentare, scaturendo dall’unificazione di diversi progetti. Fu approvato per quattro volte e, alla fine, con la maggioranza superiore ai due terzi dei componenti alla Camera — 448 deputati su 630 — e quasi dai due terzi al Senato (202 su 219, dovendosi contare anche i senatori a vita). Avrebbe potuto essere contrastato da un quinto dei parlamentari, o da cinque consigli regionali o da 500.000 elettori. Ma nessuno di questi soggetti abilitati chiese di ricorrere al referendum, allora genuinamente oppositivo, e così la revisione entrò in vigore con largo consenso.

I rischi dell’attuale revisione

Nel caso odierno, al contrario, l’iniziativa è stata del Governo, con le firme autografe di Meloni e Nordio; non è stato concesso a nessuno dell’opposizione, né a qualcuno della maggioranza, di modificare nemmeno un epsilon della proposta iniziale: cosa mai successa nella storia costituzionale repubblicana. Il Governo si è inoltre preso in carico di adeguare entro un anno le leggi — non dice “le norme” — sul Csm, sull’ordinamento giudiziario e sulla giurisdizione disciplinare: un potere immenso e delicatissimo.

E come lo si metterà in atto? C’è da temere allo stesso modo, con l’irata solitudine che ha caratterizzato in Parlamento l’iter di approvazione della revisione attuale.

Qui stanno evidentemente i pericoli per la democrazia e la tenuta della Repubblica come Stato costituzionale di diritto.

Ci sarebbero poi altre preoccupazioni nascenti dalle disposizioni sul sorteggio e sull’Alta Corte disciplinare.

Sed de hoc satis, hodie. Ce n’è già abbastanza per rifiutare il salto nel buio che ci viene proposto.

 

Enzo Balboni, 

costituzionalista, già ordinario all’Università Cattolica del Sacro Cuore

La giustizia a geometria variabile

Il contesto: giustizia e dibattito pubblico

Il tema della giustizia è tornato con forza al centro del dibattito pubblico italiano. L’intervento del Presidente della Repubblica al CSM, dopo undici anni di assenza, e l’avvicinarsi del referendum contribuiscono ad alimentare un confronto sempre più acceso sul rapporto tra politica, magistratura e cittadini.

In questo clima così delicato è interessante leggere La Lanterna di Diogene – L’avvocato Diogene Capatosta, di Michele Russo d’Altavilla, disponibile su Amazon.

Un romanzo che racconta il mestiere dell’avvocato

Non è un saggio, né un legal thriller. È un racconto che mette al centro il mestiere dell’avvocato, troppo spesso descritto come una professione cinica e opportunistica. L’autore esplora, in forma romanzata, la funzione democratica dell’avvocatura e accompagna il lettore in un viaggio dentro le trasformazioni della giustizia, talvolta rappresentata come un talk show televisivo.

In questo scenario, la presunzione d’innocenza – come recita la Costituzione all’art. 27: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva” – sembra talvolta applicata a geometria variabile.

La voce di Diogene Capatosta

«Ho scritto questo libro», afferma Michele Russo, «perché mi è parso che il Diritto che praticavo ogni giorno non potesse più essere raccontato solo con atti, sentenze e formule. Bisognava dare voce a chi attraversa il processo dall’interno, senza illusioni».

Chi è, allora, Diogene Capatosta? «Non un alter ego compiacente, ma la voce che prende forma quando si osserva la Giustizia senza indulgenze: i suoi automatismi, le sue rigidità, le sue improvvise cecità».

Ne emerge la figura dell’avvocato come equilibrio democratico, interprete della società civile e protagonista silenzioso delle trasformazioni della giustizia italiana.

Tra diritto, opinione pubblica e percezione della colpa

Che cosa resta al lettore, chiusa l’ultima pagina? «Sembra un ossimoro, ma nulla, direi», risponde l’autore. «Chi leggerà il libro vi troverà uno sguardo onesto e, forse, qualche domanda in più sul sistema giudiziario».

In effetti il libro non offre soluzioni o tesi sistematiche. Piuttosto, solleva interrogativi: sul confine tra diritto e opinione pubblica, tra garanzie costituzionali e percezione sociale della colpa, tra giustizia formale e giustizia percepita.

Una lanterna che illumina senza dissipare il buio

Il merito del romanzo sta forse proprio qui: nel tentativo di restituire complessità a un tema spesso semplificato nel dibattito pubblico. Resta al lettore valutare se la forma narrativa riesca davvero a tradurre questa complessità in una riflessione duratura o se prevalga, in alcuni passaggi, l’intento testimoniale dell’autore.

È, in fondo, parafrasando il titolo del romanzo, una lanterna che non dissolve il buio, ma ne rende visibili i contorni, cercando — come Diogene — un uomo non necessariamente perfetto.

Calcio, risultati di serie A, senza reti tra Cagliari e Lazio

Roma, 22 feb. (askanews) – Finisce senza reti all’Unipol Domus tra Cagliari e Lazio. Nel primo tempo il Cagliari sfiora il gol con Zé Pedro, fermato dal palo. Adopo di testa ed Esposito di destro non trovano invece la porta per questione di centimetri. Nella ripresa i padroni di casa ci provano ancora, ma a Palestra viene annullato il vantaggio per fuorigioco e Provedel se la cava su Idrissi. Nel finale rosso a Mina e Lazio pericolosa: prima Caprile salva su Cataldi, poi in pieno recupero il centrocampista sfiora ancora il jolly. Questi i risultati e la classifica della 26esima giornata:

26esima giornata Sassuolo-Verona 3-0, Juventus-Como 0-2,Lecce-Inter 0-2, Cagliari-Lazio 0-0, domenica 22 febbraio ore 12.30 Genoa-Torino, ore 15 Atalanta-Napoli, ore 18 Milan-Parma, domenica 22 febbraio ore 20.45 Roma-Cremonese, lunedì 23 febbraio ore 18.30 Fiorentina-Pisa, ore 20.45 Bologna-Udinese

Classifica: Inter 64, Milan 54, Napoli 50, Roma 47, Juventus 46, Como 45, Atalanta 42, Sassuolo 35, Lazio 34, Bologna 33, Udinese 32, Parma, Cagliari 29, Torino 27, Cremonese, Genoa, Lecce 24, Fiorentina 21, Pisa e Verona 15.

27^ GIORNATA Venerdì 27 febbraio ore 20.45 Parma-Cagliari, sabato 28 febbraio ore 15 Como-Lecce, ore 18 Verona-Napoli, ore 20.45 Inter-Genoa, domenica 1 marzo ore 12.30 Cremonese-Milan, ore 15 Sassuolo-Atalanta, ore 18 Torino-Lazio, ore 20.45 Roma-Juventus, lunedì 2 marzo ore 18.30 Pisa-Bologna, ore 20.45 Udinese-Fiorentina.

Calcio, risultati di serie A, L’Inter a +10 sul Milan

Roma, 21 feb. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Inter-Lecce 0-2:

26esima giornata Sassuolo-Verona 3-0, Juventus-Como 0-2,Lecce-Inter 0-2, ore 20.45 Cagliari-Lazio, domenica 22 febbraio ore 12.30 Genoa-Torino, ore 15 Atalanta-Napoli, ore 18 Milan-Parma, domenica 22 febbraio ore 20.45 Roma-Cremonese, lunedì 23 febbraio ore 18.30 Fiorentina-Pisa, ore 20.45 Bologna-Udinese

Classifica: Inter 64, Milan 54, Napoli 50, Roma 47, Juventus 46, Como 45, Atalanta 42, Sassuolo 35, Lazio, Bologna 33, Udinese 32, Parma 29, Cagliari 28, Torino 27, Cremonese, Genoa, Lecce 24, Fiorentina 21, Pisa e Verona 15.

27^ GIORNATA Venerdì 27 febbraio ore 20.45 Parma-Cagliari, sabato 28 febbraio ore 15 Como-Lecce, ore 18 Verona-Napoli, ore 20.45 Inter-Genoa, domenica 1 marzo ore 12.30 Cremonese-Milan, ore 15 Sassuolo-Atalanta, ore 18 Torino-Lazio, ore 20.45 Roma-Juventus, lunedì 2 marzo ore 18.30 Pisa-Bologna, ore 20.45 Udinese-Fiorentina.

Schlein e la "tranquillità": gente vuole questo, alternativa dove non c’è

Firenze, 21 feb. (askanews) – Due giorni di ascolto “democratico” a Firenze, con l’operaio della Beko che racconta in due parole cosa sia una comunità (“il circolo Arci di Sovicille ci portava il pranzo quando facevamo i presidi davanti ai cancelli della fabbrica”), con l’anziano che “compra la pasta che cuoce più in fretta per risparmiare gas”, con la mamma a partita Iva e con un signore che dalla platea del teatro Niccolini, dopo quaranta minuti di intervento di Elly Schlein, urla: “E la pace?”.

“L’Italia che riparte”, il viaggio del Pd nel paese, che, come spiega la segretaria, vuole tenere insieme la campagna per il No al referendum sulla riforma della giustizia e l’ascolto del Paese, fa tappa a Firenze, a pochi passi dal Duomo. A questo popolo, che si ritrova per due giorni – per la verità in numeri piuttosto modesti, soprattutto nella prima giornata, al teatro Niccolini – Schlein promette un paese dove la parola “tranquillità” torni ad essere possibile. E’ un’idea di futuro che va al di là delle prese di posizione della giornata politica, dal capitolo dazi e dall’accusa alla premier Giorgia Meloni di “subalternità” a Trump al no a certe proposte della destra come la “schedatura” delle scuole “di sinistra” (“no alla caccia alle streghe e alle liste di proscrizione” urla la segretaria), chiesta con una mozione di Fratelli d’Italia a Bagno a Ripoli, alle porte di Firenze.

“Le persone chiedono tranquillità, tranquillità, è una parola che non abbiamo detto tanto nella nostra storia”, spiega Schlein chiudendo il suo intervento, ma le persone vogliono questo, la tranquillità, “vogliono un lavoro dignitoso, tranquillità; vogliono la certezza del diritto, tranquillità; vogliono un fisco giusto e servizi pubblici che funzionano, tranquillità; vogliono un modo più semplice per avviare e fare impresa, tranquillità; quello che noi vogliamo portare nella vita degli italiani è questa tranquillità”. Insomma, se si potesse fare una citazione – una citazione che a sinistra fa sempre scattare qualcosa – ci vorrebbe “un paese normale” (copyright Massimo D’Alema).

Per costruire questo paese non ci può essere rassegnazione, avverte Schlein. “Non ci rassegniamo a un mondo in cui le Big Tech americane pagano meno tasse di un’impresa artigiana, non ci rassegniamo a un mondo in cui il problema è mettere i giudici sotto il controllo del governo” che, contemporaneamente, dice no al salario minimo – proposta di tutte le opposizioni che Schlein rilancia anche da Firenze -, un governo che “dopo sette mesi di attesa presenta un decreto bollette” insufficiente e che si nutre di “slogan” che puntano “a spaventare le persone senza offrire soluzioni”. Di slogan Schlein ricorda quello di Margharet Thatcher (“There is no alternative”) per dire che, invece, “il lavoro della sinistra è costruire l’alternativa, anche dove sembra mancare”. Per farlo, insiste il presidente Dem Stefano Bonaccini, “non serve parlare male da mattina a sera della Meloni” ma nemmeno “un programma di 4mila pagine, tutte scritte bene, che non legge nessuno”, meglio ripartire “dal lavoro, dalle politiche industriali”. Perchè, poi, chiosa l’ex ministro del Lavoro Andrea Orlando: “Quanto è che non si parla più di classe operaia? E un partito che vuole essere popolare deve essere anche operaio” come ha detto “il compagno di Piombino”.

Trump ha confermato l’aumento dei dazi dal 10 al 15%

Roma, 21 feb. (askanews) – Donald Trump ha annunciato sul suo social Truth l’aumento dei dazi mondiali dal 10 al 15 per cento, all’indomani della decisione della Corte Suprema americana. L’alta corte aveva di fatto giudicato illegale una parte delle ‘tariffe’ annunciate nell’aprile 2025.

“Sulla base di un esame approfondito, dettagliato e completo della decisione ridicola, mal scritta ed estremamente antiamericana sui dazi resa ieri, dopo molti mesi di riflessione, dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, si prega di considerare questa dichiarazione come l’espressione della mia volontà, in qualità di presidente degli Stati Uniti d’America, di aumentare immediatamente i dazi mondiali del 10 per cento sui Paesi che, per decenni, hanno “sfruttato” gli Stati Uniti senza ritorsioni (fino al mio arrivo!), al livello pienamente autorizzato e legalmente testato del 15 per cento”, ha annunciato il presidente americano sul suo social network.

La Corte Suprema ha stabilito che il presidente americano non può ricorrere alla legge del 1977 sulle emergenze economiche internazionali (Ieepa) per imporre dazi doganali senza una esplicita autorizzazione del Congresso. La legge era nata per bloccare beni, congelare conti, imporre sanzioni a Paesi ostili, mentre Trump l’aveva resa uno strumento commerciale.

Usa, presidente Trump annuncia aumento dazi dal 10 al 15%

Roma, 21 feb. (askanews) – Donald Trump ha annunciato sul suo social Truth l’aumento dei dazi mondiali dal 10 al 15 per cento, all’indomani della decisione della Corte Suprema americana. L’alta corte aveva di fatto giudicato illegale una parte delle ‘tariffe’ annunciate nell’aprile 2025.

“Sulla base di un esame approfondito, dettagliato e completo della decisione ridicola, mal scritta ed estremamente antiamericana sui dazi resa ieri, dopo molti mesi di riflessione, dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, si prega di considerare questa dichiarazione come l’espressione della mia volontà, in qualità di presidente degli Stati Uniti d’America, di aumentare immediatamente i dazi mondiali del 10 per cento sui Paesi che, per decenni, hanno “sfruttato” gli Stati Uniti senza ritorsioni (fino al mio arrivo!), al livello pienamente autorizzato e legalmente testato del 15 per cento”, ha annunciato il presidente americano sul suo social network.

La Corte Suprema ha stabilito che il presidente americano non può ricorrere alla legge del 1977 sulle emergenze economiche internazionali (Ieepa) per imporre dazi doganali senza una esplicita autorizzazione del Congresso. La legge era nata per bloccare beni, congelare conti, imporre sanzioni a Paesi ostili, mentre Trump l’aveva resa uno strumento commerciale.

Calcio, risultati di serie A dopo Juve-Como

Roma, 21 feb. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Juventus-Como 0-2:

26esima giornata Sassuolo-Verona 3-0, Juventus-Como 0-2, ore 18 Lecce-Inter, ore 20.45 Cagliari-Lazio, domenica 22 febbraio ore 12.30 Genoa-Torino, ore 15 Atalanta-Napoli, ore 18 Milan-Parma, domenica 22 febbraio ore 20.45 Roma-Cremonese, lunedì 23 febbraio ore 18.30 Fiorentina-Pisa, ore 20.45 Bologna-Udinese

Classifica: Inter 61, Milan 54, Napoli 50, Roma 47, Juventus 46, Como 45, Atalanta 42, Sassuolo 35, Lazio, Bologna 33, Udinese 32, Parma 29, Cagliari 28, Torino 27, Cremonese, Genoa, Lecce 24, Fiorentina 21, Pisa e Verona 15.

27^ GIORNATA Venerdì 27 febbraio ore 20.45 Parma-Cagliari, sabato 28 febbraio ore 15 Como-Lecce, ore 18 Verona-Napoli, ore 20.45 Inter-Genoa, domenica 1 marzo ore 12.30 Cremonese-Milan, ore 15 Sassuolo-Atalanta, ore 18 Torino-Lazio, ore 20.45 Roma-Juventus, lunedì 2 marzo ore 18.30 Pisa-Bologna, ore 20.45 Udinese-Fiorentina.

Calcio, Juve-Como 0-2, decidono Vojvoda e Caqueret

Roma, 21 feb. (askanews) – Dopo Inter e Galatasaray terza sconfitta in una settimana per la Juventus, che perde lo scontro diretto per la Champions (0-2 come all’andata) e resta al quinto posto alle spalle della Roma che chiuderà il turno domani sera. L’avvio è traumatico. All’11’ il Como passa al primo tiro in porta: percussione centrale di Douvikas, apertura per Vojvoda che si accentra e calcia sul primo palo. La conclusione non è irresistibile, ma Di Gregorio sbaglia la respinta e il pallone finisce in rete. È il tredicesimo gol subito dalla Juve al primo tiro nello specchio in questo campionato, un dato che racconta più di tante analisi.

La reazione bianconera è generosa ma confusa. Locatelli impegna Butez dalla distanza, Openda e Da Cunha spaventano ancora la difesa juventina, con il francese che scheggia la traversa dopo una leggerezza di Koopmeiners e un’uscita di testa forzata di Di Gregorio. Prima dell’intervallo il Como sfiora il raddoppio con Valle e Douvikas, mentre la Juventus fatica a trovare linee pulite tra le maglie aggressive della squadra di Fabregas.

Nella ripresa Spalletti prova a cambiare volto inserendo Conceição, poi Boga e David. La Juve cresce d’intensità: Conceição impegna subito Butez, Koopmeiners di testa sfiora il palo sugli sviluppi di un corner, e all’84’ centra clamorosamente il legno su punizione con il portiere ormai battuto.

Ma nel momento migliore dei bianconeri arriva il colpo del ko. Al 60′ corner per la Juventus, poi ripartenza micidiale del Como: transizione perfetta, assist di Da Cunha e inserimento centrale di Caqueret che deposita a porta vuota per lo 0-2. Un’azione che fotografa la differenza di lucidità e organizzazione tra le due squadre.

Nel finale la Juve ci prova con orgoglio: David spreca di testa da buona posizione, Yildiz conquista punizioni interessanti, ma l’assalto è disordinato. Il triplice fischio certifica la sconfitta tra i mugugni dello Stadium.

Bimbo Napoli, legale famiglia: si indaga per omicidio colposo

Napoli, 21 feb. (askanews) – Per le sei persone indagate nell’ambito della morte del piccolo Domenico dopo il trapianto di un cuore risultato danneggiato, il reato ipotizzato passa da lesioni colpose a omicidio colposo. A riferirlo è l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo deceduto questa mattina all’ospedale Monaldi di Napoli. Il corpicino del bimbo è stato sequestrato per effettuare l’esame autoptico presso l’istituto di medicina legale del Policlinico e Petruzzi ha spiegato che nelle prossime ore ci sarà “una notifica dell’avviso di accertamento tecnico irripetibile”, depositerà “la copia del consulente medico legale di parte”, potrà “porre eventualmente dei quesiti, dopodiché la salma sarà dissequestrata e si potranno fare i funerali tra giovedì e venerdì”.

L’avvocato ha ribadito di stare attenti ai tentativi di truffa che stanno circolando sui social media, post “con le foto di Domenico dove il volto non è oscurato e un iban per sostenere il funerale”. “La famiglia non ha chiesto nessuna donazione per il funerale di Domenico, non ha chiesto nessuna donazione per le spese legali dell’avvocato, è un contenuto truffaldino”, ha concluso.

Rossella Brescia: “Grande emozione abbracciare mamma di Spezzacatena”

Firenze , 21 feb. (askanews) – “Un’emozione grandissima, c’era anche la madre di Andrea Spezzacatena, che è il personaggio che io interpreto, ed è stato bello abbracciarla. Ha avuto tanto coraggio a continuare a parlare di questa storia. Venite a teatro perché il musical racconta il mondo dei giovani e anche il dolore che purtroppo c’è stato, con grande pudore, ma il messaggio che ti lascia e di speranza”. Così, a margine di Danzainfiera, la ballerina, attrice e conduttrice Rossella Brescia racconta la prima de “Il ragazzo dai pantaloni rosa” andata in scena venerdì 20 febbraio al Teatro Sistina.

Lo spettacolo è diretto da Massimo Romeo Piparo, che cura anche l’adattamento insieme a Roberto Proia, già autore della sceneggiatura dell’omonimo film di grande successo prodotto da Eagle Pictures e Weekend Films. Rossella Brescia ha tenuto una masterclass di danza classica a Danzainfiera, manifestazione organizzata da Pitti Immagine a Firenze.

“Barocco Il Gran teatro delle Idee”, inaugurata grande mostra a Forlì

Forlì, 21 feb. (askanews) – E’ una rappresentazione sontuosa di un secolo decisivo per l’arte e la cultura europea: “Barocco. Il Gran Teatro delle Idee”. Già il titolo svela l’ambizione e il valore della nuova grande mostra allestita dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ai Musei San Domenico. Attraverso trecento opere da Caravaggio a Rubens, da Bernini a Van Dyck la mostra affronta una delle stagioni decisive della civiltà europea, restituendola nella sua complessità e nella sua forza generativa. Non una lettura limitata allo stile, ma una ricostruzione ampia di un sistema culturale in cui arte, fede, scienza, potere, spettacolo e vita quotidiana si intrecciano fino a diventare inseparabili. Un sistema in cui ogni immagine è insieme forma e idea, materia e progetto, emozione e strategia.

“Questa è un’occasione unica – spiega il direttore delle Grandi Mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, Gianfranco Brunelli -. La mostra raduna 300 capolavori in un percorso che racconta, sotto la cifra culturale del barocco, un intero secolo, il Seicento. Un tentativo di sintesi così ampio non era mai stato fatto: è la prima volta”.

Un secolo che non è solo quello delle grandi chiese e delle fontane di Roma: è anche il secolo di Galileo, di Cartesio, di un’umanità che si interroga sul mondo. E una stagione che ha lasciato tracce profonde anche nel Novecento.

“De Chirico si sfida con Rubens e Velàzquez – ricorda il curatore Fernando Mazzocca -. Fontana in qualche modo si considera il nuovo Bernini: fa qualcosa che ha insieme scultura, pittura, scenografia, un’opera d’arte totale. Si va da Boldini a Boccioni, il decadentismo, futurismo, lo spazialismo di Fontana, il neobarocco di De Chirico interpretano quell’arte nel passato in tutte le loro sfaccettature e in modo molto originale. E questo presente ci serve moltissimo a rileggere in maniera più originale quel passato.

Dodici sezioni, trecento opere, istituzioni da tutto il mondo: dal Prado di Madrid ai Musei Vaticani, dall’Albertina di Vienna alle Gallerie degli Uffizi. La mostra, organizzata con Civita, è visitabile fino al 28 giugno.

“Il Seicento fu Roma e Roma fu il barocco – conclude Brunelli -. Abbiamo in mostra disegni preziosissimi di Borromini, alcuni mostrati per la prima volta, e disegni di Bernini, le sperimentazioni di quegli anni. Manufatti importanti che ricostruiscono l’immagine anche di alcuni dei grandi capolavori dell’arte barocca nell’urbanistica di Roma”.

Bimbo Napoli, la mamma: ora non si dimentichi, faremo giustizia

Napoli, 21 feb. (askanews) – “Domenico se n’è andato, è diventato un angioletto. Io farò in modo che non si dimentichi e poi faremo giustizia. Alla giustizia chiedo verità”. Queste le parole di Patrizia Mercolino, la mamma del piccolo Domenico deceduto questa mattina all’ospedale Monaldi di Napoli dopo quasi due mesi di coma dopo il trapianto di un cuore risultato danneggiato.

Ai giornalisti che le chiedevano da dove le arrivasse la forza per andare avanti, la signora ha risposto: “Me la dà mio figlio” aggiungendo: “Grazie a tutti e continuate a starmi vicino perché non dimentichiamo Domenico, non lo dobbiamo dimenticare”.

Dazi, Schlein: ora Meloni difenderà Trump o per una volta l’Italia?

Firenze, 21 feb. (askanews) – Negli Stati Uniti la Corte Suprema “applicando la Costituzione ha ricordato che ogni potere incontra un limite. Siamo curiosi di sapere se Meloni farà un altro video per attaccare i giudici e difendere il suo amico Trump oppure se difenderà per una volta gli interessi italiani”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein parlando con i giornalisti a Firenze al suo arrivo all’incontro “L’Italia che riparte” al teatro Niccolini.

“Ricordo che sui dazi questo governo ha minimizzato dall’inizio l’impatto molto duro su imprese e lavoratori, aveva promesso un piano da 24 miliardi che poi è sparito nel nulla diversamente da paesi come la Spagna” ha aggiunto.

A Napoli Domenico è morto, la mamma: creeremo fondazione a suo nome

Napoli, 21 feb. (askanews) – Dopo due mesi di agonia e angoscia, il piccolo Domenico è deceduto sabato mattina (21 febbraio) all’Ospedale Monaldi di Napoli, dove era ricoverato in terapia intensiva dal 23 dicembre in seguito al trapianto di un cuore danneggiato.

Il decesso – si legge in una nota dell’Azienda Ospedaliera dei Colli che esprime “profondo dolore” – è avvenuto in seguito a “un improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche” e dopo che era stato escluso un nuovo trapianto.

La mamma Patrizia Mercolino – che ha annunciato la volontà di creare una fondazione a nome del figlio per non dimenticarlo – è stata avvisata dai sanitari del Monaldi all’alba, dove è arrivata con il marito Antonio e altri familiari per rimanere accanto al piccolo fino all’ultimo.

La Direzione Strategica dell’azienda ospedaliera, insieme a tutti i professionisti sanitari e non, ha espresso “il più sentito cordoglio e si è stretta “con rispetto e commossa partecipazione alla famiglia” nel momento di “immenso dolore”.

(Con fonte immagini TikTok Patrizia Mercolino)

Re Carlo non si opporrà all’eventuale rimozione di Andrea dalla successione

Roma, 21 feb. (askanews) – Buckingham Palace non si opporrà ai piani per rimuovere Andrea Mountbatten-Windsor dalla linea di successione reale. E’ quanto riporta il Guardian che cita fonti reali. Queste ultime hanno indicato oggi che Re Carlo III non ostacolerà il Parlamento se questo volesse garantire che l’ex principe non possa mai ascendere al trono.

Mountbatten-Windsor, arrestato questa settimana con l’accusa di abuso d’ufficio, rimane l’ottavo in linea di successione al re, nonostante sia stato privato di tutti i titoli reali e sollevato da qualsiasi incarico ufficiale.

L’arresto è avvenuto dopo che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato documenti che lasciano intendere che Mountbatten-Windsor abbia passato informazioni governative riservate al condannato per reati sessuali su minori Jeffrey Epstein e ad altri contatti mentre svolgeva il ruolo di inviato commerciale del Regno Unito.

Dazi, Panetta: impatto attenuato da IA e nuove rotte commerciali

Venezia, 21 feb. (askanews) – La ricomposizione geografica degli scambi mondiali e il forte aumento degli scambi legati all’intelligenza artificiale hanno attenuato l’impatto de dazi sui volumi commerciali mondiali. Lo ha sottolineato il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nel corso del suo intervento al 32esimo Congresso Assiom Forex a Venezia.

Nonostante la loro introduzione, infatti, “nel 2025 il commercio internazionale è cresciuto del 4%, un ritmo superiore a quello del Pil mondiale e doppio rispetto alle attese. Vi hanno contribuito l’applicazione di dazi inferiori a quelli inizialmente annunciati e l’assenza di ritorsioni generalizzate, che hanno attenuato gli effetti sulla domanda globale. Oltre la metà dell’espansione è riconducibile al forte aumento degli scambi legati all’intelligenza artificiale”.

“L’elemento che emerge con maggiore chiarezza è la profonda ricomposizione geografica dei flussi commerciali”, ha spiegato. Le importazioni statunitensi dalla Cina sono state le più colpite dai dazi, con una contrazione superiore al 25%, ma allo stesso tempo, la Cina ha rafforzato la propria presenza su mercati alternativi – in Africa, nel Sud Est asiatico, in America latina e in Europa – conseguendo nel 2025 un avanzo commerciale elevato.

Inoltre, in base alle stime disponibili, ha sottolineato il Governatore della Banca d’ Italia, l’onere dei dazi sarebbe finora ricaduto soprattutto sull’economia statunitense: “gli esportatori stranieri ne avrebbero sostenuto una quota limitata, stimata attorno al 10%”.

“Ciò non significa che i dazi siano privi di costi – ha concluso Panetta -. Essi hanno accresciuto la complessità delle catene globali del valore, con effetti sui costi di produzione, sui tempi di approvvigionamento e sulla trasparenza degli scambi. Gli oneri si sono distribuiti tra più paesi, inclusa la Cina, le cui imprese hanno dovuto ridurre i prezzi di vendita per ampliare l’accesso a mercati alternativi”.

Sanremo, LDA e AKA 7EVEN: è la risposta ai tanti sacrifici che abbiamo fatto

Milano, 21 feb. (askanews) – LDA e AKA 7EVEN, tra i protagonisti della nuova scena pop italiana, saranno in gara alla 76esima edizione per la prima volta insieme sul palco dell’Ariston con il brano “Poesie Clandestine”.

“Per noi andare a Sanremo è una risposta ai tanti sacrifici che abbiamo fatto nel corso degli anni, un po’ di sudore che abbiamo buttato, un po’ di alti e bassi, che non sempre sono negativi gli alti e bassi. Secondo me se tutto è retto c’è un problema, se scendi hai modo migliore per risalire, questa cosa potrebbe succedere in realtà a Sanremo. Fare il festival con AKA per me è un piacere, un onore enorme perché oltre alla stima artistica c’è poi il rapporto magnifico di base che ci portiamo avanti ormai da quasi dieci anni. Essere a Sanremo è il coronamento nuovamente di un sogno, tutte le volte, nonostante già l’hai fatto, continua ad essere un sogno. Lui ha 25 anni, io 22 e per tutte e due è la seconda volta che siamo tra i big quindi è tanta roba è un’emozione unica con la consapevolezza che su quel palco ci sono stati veramente le leggende e quindi fa anche una certa soggezione”.

Poesie Clandestine, scritto da Luca D’Alessio (LDA), Luca Marzano (AKA 7EVEN), Alessandro Caiazza e Vito Petrozzino, e prodotto da Noya, nasce da un’intesa autentica e quotidiana: un legame umano e artistico costruito nel tempo, fatto di amicizia, convivenza e di una condivisione naturale di musica, pensieri e visioni.

“Poesie Clandestine” di LDA e AKA 7EVEN nasce ad agosto dopo la fine dei tour di entrambi, ci siamo rivisti per rilassarci un po’ da lui a Roma, nei 3-4 giorni liberi una sera abbiamo deciso di andare in studio ma per pura perdita di tempo. Abbiamo detto facciamo qualcosa, al massimo lo buttiamo come facciamo con un sacco di pezzi che già abbiamo buttato, casualità buona che quella sera sia nata “Poesie Clandestine”. E’ nata come tutti i pezzi in modo molto casuale, spontaneo, naturale da due fratelli che vivono in casa insieme. Parla di un amore fuggitivo, ecco perché clandestino. Poi abbiamo citazioni come Napoli sotterranea, è una metafora per dire a questa lei è proprio segreta, nascosta, non si vede, è buia ma allo stesso tempo piena di vita, proprio come Napoli Sotterranea. Ci sono tanti riferimenti a Napoli, è una canzone che puoi dedicare alla città, a una persona”.

Questa amicizia di lunga data si trasforma un percorso condiviso, in un progetto artistico comune. Un momento che rappresenta il punto di partenza dei due artisti, un percorso condiviso che li unisce in un unico progetto: esce il 6 marzo l’omonimo album, in digitale e in formato CD e CD autografato.

L’album “Poesie Clandestine”, composto da 10 brani, prende forma dalla connessione umana, ancor prima che artistica, tra LDA e AKA 7EVEN, cresciuta nel tempo tra vicinanza, vita condivisa e uno scambio spontaneo e continuo di suoni, idee e prospettive.

Bankitalia, Panetta: Pil e commercio mondiali oltre attese nonostante dazi

Venezia, 21 feb. (askanews) – Nonostante le tensioni geopolitiche non si siano attenuate nel corso del 2025, rendendo il contesto internazionale più instabile, “l’economia mondiale non ha rallentato: la crescita ha superato le attese e il commercio internazionale ha continuato a espandersi”. Lo ha sottolineato il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nel corso del suo intervento al 32esimo Congresso Assiom Forex a Venezia.

Nel 2025, ha sottolineato Panetta, “la crescita globale si è rivelata più robusta del previsto, nonostante le forti tensioni geopolitiche e commerciali: il Pil mondiale è aumentato del 3,3%, mezzo punto oltre le previsioni formulate un anno fa. A sostenere l’attività produttiva – ha spiegato – ha contribuito innanzitutto il dinamismo dei settori legati all’intelligenza artificiale – in particolare la costruzione dei data center, divenuti il fulcro della trasformazione tecnologica in atto”.

Sanremo, Francesco Renga: c’è tutta la componente dei misteri umanità

Milano, 21 feb. (askanews) – Francesco Renga parteciperà in gara alla 76esima edizione del Festival di Sanremo (24-28 febbraio 2026) con il brano “Il Meglio di Me”. Una delle voci più grandi della musica italiana torna da solista sul palco dell’Ariston. “Emozioni, ricordi, paure, Sanremo è un misto di tutto, diciamo che c’è tutta la componente dei misteri dell’umanità emotivamente parlando. Quindi c’è molta emozione che parte dalla canzone, perché rappresenta soprattutto una buona occasione per farsi ascoltare e far ascoltare una canzone nella quale credi. Come avete visto sono in splendida forma, mi preparo dal punto di vista fisico, poi all’allenamento vocale, ma soprattutto dieta, dieta, dieta, dieta, dieta”.

“Il meglio di me” rappresenta una fotografia sincera e intensa di un momento significativo nella vita – artistica e personale – di Francesco Renga. Il brano nasce come un’intima riflessione sul percorso di crescita personale, in cui l’artista si confronta con le proprie fragilità e paure per imparare a gestirle senza trasferirle sugli altri. È uno sguardo profondo dentro sé stesso, un passo verso il cambiamento e verso la capacità di offrire il meglio di sé nelle relazioni con gli altri e nella vita.

“Il brano racconta di un uomo che decide di affrontare le proprie paure e fragilità da solo, perché credo che questo si debba fare per riuscire poi attraverso questo processo a portare all’altro il meglio di noi”.

Nella serata di venerdì 27 febbraio dedicata alle cover, al 76° Festival di Sanremo, Francesco Renga insieme a Giusy Ferreri si esibirà con “Ragazzo solo, ragazza sola”, versione del capolavoro “Space Oddity” cantata in italiano da David Bowie, con un testo riscritto da Mogol e pubblicata nel 1970. Sarà un emozionante omaggio a uno degli artisti più importanti di tutti i tempi David Bowie, a dieci anni dalla sua scomparsa, e allo stimatissimo paroliere della musica italiana, Mogol.

Dopo aver attraversato l’Italia per tutta l’estate 2025 con oltre 30 concerti nelle principali città per celebrare i 20 anni di “Angelo”, Francesco Renga torna live nell’autunno 2026 in venue più intime con “LIVE TEATRI 2026”. Prodotto da Friends & Partners, il nuovo tour lo vedrà protagonista nei principali teatri italiani.

Panetta (Bakitalia): serve più produttività, accelerare sul digitale

Venezia, 21 feb. (askanews) – Negli ultimi anni, l’espansione dell’economia italiana “è stata trainata dalla forte crescita dell’occupazione, che ha raggiunto livelli storicamente elevati. Mentre il prodotto rallentava, il numero di occupati e le ore lavorate hanno continuato ad aumentare, anche in risposta a una dinamica del costo del lavoro particolarmente contenuta rispetto all’inflazione”. Lo ha rilevato il Governatore della Banca d’Italia, fabio Panetta, nel suo intervento al 32mo Congresso Assiom-Forex, a proposito di occupazione e produttività.

Alla luce delle tendenze demografiche, secondo il Governatore, “un modello di crescita fondato sull’espansione dell’occupazione e su salari contenuti non è sostenibile. La riduzione della popolazione in età lavorativa, il cui impatto è stato finora compensato dall’aumento della partecipazione e dal calo della disoccupazione, si accentuerà nei prossimi anni”, ha spiegato.

“Senza un deciso aumento della produttività – ha proseguito – lo sviluppo rischia di arrestarsi. Occorre un’economia più innovativa, che ponga conoscenza e capitale umano al centro della propria strategia di crescita. Le tecnologie digitali offrono un’opportunità che non può essere rinviata: accelerarne la diffusione deve diventare una priorità per l’Italia, come per l’Europa”.

Olimpiadi, scuse della Rai dopo il fuorionda che invita a ignorare gli israeliani

Milano, 21 feb. (askanews) – “Il fuorionda andato in onda prima della gara di bob a quattro delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 su Rai 2 contiene un’espressione inaccettabile che non rappresenta in alcun modo i valori del servizio pubblico e di Rai Sport. A nome della direzione, esprimo sincere scuse agli atleti israeliani, alla delegazione e a tutti i telespettatori”. Così il responsabile ad interim di Rai Sport, Marco Lollobrigida, dopo il fuorionda trasmesso all’inizio del collegamento per la gara di bob a 4 alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 nel quale si sente una voce dire “Evitiamo l’equipaggio numero 21, che è quello dell’israeliano”.

“Sono state avviate immediate verifiche interne per accertare responsabilità. Lo sport deve unire e non dividere” ha aggiunto Lollobrigida. Nei giorni scorsi un telecronista della tv svizzera Rts, Stefan Renna, aveva criticato il bobbista israeliano-statunitense Adam Edelman per il suo sostegno pubblico a favore dell’intervento israeliano a Gaza, mettendo anche in discussione l’opportunità della partecipazione ai Giochi.

Dazi, Schlein: Meloni farà video per difendere Trump o difenderà Italia?

Roma, 21 feb. (askanews) – Negli Stati Uniti la Corte Suprema “applicando la Costituzione ha ricordato che ogni potere incontra un limite. Siamo curiosi di sapere se Meloni farà un altro video per attaccare i giudici e difendere il suo amico Trump oppure se difenderà per una volta gli interessi italiani”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein parlando con i giornalisti a Firenze al suo arrivo all’incontro “L’Italia che riparte” al teatro Niccolini.

“Ricordo che sui dazi questo governo ha minimizzato dall’inizio l’impatto molto duro su imprese e lavoratori, aveva promesso un piano da 24 miliardi che poi è sparito nel nulla diversamente da paesi come la Spagna” ha aggiunto.

Roma, Gualtieri: pronti a candidarci per le Olimpiadi 2036 o 2040

Roma, 21 feb. (askanews) – “Sarebbe bello candidare Roma ad ospitare le Olimpiadi del 2036 o del 2040. Le condizioni penso ci siano. Se si valuterà che è un obiettivo realistico, sono pronto a collaborare con il governo e il Coni per costruire la candidatura più competitiva possibile. Una Capitale come la nostra non deve avere timore di misurarsi con le grandi sfide: il Giubileo ha dato una prova concreta della nostra capacità di organizzare e gestire grandissimi eventi”. Così il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, in un’intervista al Corriere della Sera.

A Napoli è deceduto questa mattina il piccolo Domenico

Napoli, 21 feb. (askanews) – Dopo giorni di agonia e di angoscia, il piccolo Domenico è deceduto questa mattina presso l’Ospedale Monaldi di Napoli, dove era ricoverato. Il decesso – si legge in una nota dell’Azienda Ospedaliera dei Colli – è avvenuto in seguito a “un improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche”.

Nel comunicato si esprime “profondo dolore” per il decesso del piccolo paziente sottoposto a trapianto il 23 dicembre scorso. La Direzione Strategica, insieme a tutti i professionisti sanitari e non, esprime “il più sentito cordoglio e si stringe con rispetto e commossa partecipazione alla famiglia in questo momento di immenso dolore”.

Jesse Jackson, il carisma al servizio di una scelta di libertà

A qualche giorno dalla sua scomparsa, mentre si attenua l’eco emotiva dell’annuncio, si delinea con maggiore chiarezza la portata storica della testimonianza civile e politica di Jesse Jackson. Il reverendo e attivista per i diritti civili, morto il 17 febbraio 2026 all’età di 84 anni, è stato una delle figure più influenti della vita pubblica americana degli ultimi settant’anni. La famiglia lo ha ricordato come un “leader al servizio della comunità, non solo della nostra famiglia, ma anche degli oppressi, dei senza voce e degli emarginati in tutto il mondo”.

Dalle leggi di Jim Crow alle lotte per i diritti civili

Nato l’8 ottobre 1941 a Greenville, nella Carolina del Sud, Jackson crebbe immerso nella segregazione razziale imposta dalle leggi Jim Crow, che limitavano i diritti degli afroamericani nel Sud degli Stati Uniti. Questa esperienza personale segnò per sempre la sua visione politica e morale.

Negli anni Sessanta si affermò come uno dei più stretti collaboratori di Martin Luther King Jr. all’interno della Southern Christian Leadership Conference (SCLC). Era presente al Lorraine Motel di Memphis il 4 aprile 1968, il giorno in cui King fu assassinato, un momento che lo segnò profondamente e rafforzò la sua determinazione a proseguire la lotta per i diritti civili.

Dal pulpito alla politica nazionale

Dopo la morte di King, Jackson ampliò la sua visione oltre la lotta contro la segregazione razziale. Nel 1971 fondò Operation PUSH, un’organizzazione dedicata a creare opportunità economiche e sociali per le comunità nere e povere, e successivamente la Rainbow/PUSH Coalition, una coalizione multirazziale che mirava a unire diversi gruppi sociali e minoritari.

Nel corso degli anni Ottanta le sue campagne per la nomination presidenziale del Partito Democratico furono eventi storici: nel 1984 e nel 1988 raccolse milioni di voti, diventando il primo afroamericano a guidare una candidatura presidenziale con reali possibilità di influire sul risultato nazionale. Sebbene non abbia mai vinto la nomination, il suo ruolo fu fondamentale nel creare spazio politico e culturale per future generazioni di leader neri, in particolare per Barack Obama.

Voce globale per i diritti umani

Oltre alla politica interna, Jackson intraprese missioni internazionali non ufficiali per negoziare la liberazione di ostaggi e prigionieri in Paesi come Siria e Iraq. Queste operazioni dimostrarono la sua capacità di operare come ponte tra comunità civili e leadership mondiale, sfidando spesso i limiti della diplomazia ufficiale e anticipando forme di diplomazia civile oggi più riconosciute.

Luci e ombre

Carismatico oratore — il suo celebre slogan “Keep hope alive” divenne un simbolo di speranza e resilienza — Jackson fu ammirato per la sua capacità di mobilitare le masse e parlare ai poveri e marginalizzati. Tuttavia, la sua carriera non fu priva di critiche. Episodi come il commento infelice del 1984 riferito a New York con un termine offensivo per la comunità ebraica gli valsero accuse di insensibilità e gli procurarono duri attacchi pubblici. Nel corso degli anni fu anche criticato per una gestione finanziaria poco trasparente delle sue organizzazioni.

Anche la sua vita privata non fu immune da scandali: sposato con Jacqueline Lavinia Brown dal 1963, nel 2001 ammise pubblicamente di aver avuto una figlia da una relazione extraconiugale, notizia che influenzò negativamente la sua immagine di figura morale.

La malattia e gli ultimi anni

Nel 2017 Jackson aveva rivelato di essere affetto dal morbo di Parkinson e negli anni successivi sviluppò una forma più grave di malattia neurodegenerativa, la paralisi sopranucleare progressiva, che lo costrinse a ridurre drasticamente la sua presenza pubblica. Nonostante ciò, continuò a partecipare a iniziative pubbliche ogni volta possibile fino ai suoi ultimi giorni, mantenendo un forte valore simbolico per il movimento dei diritti civili.

Un’eredità duratura

Al di là delle ombre e delle controversie, la portata storica di Jackson è indiscutibile. A distanza di giorni dalla sua scomparsa, appare ancora più chiaro come la sua opera di costruzione di una coalizione multirazziale abbia lasciato un’impronta profonda nel Partito Democratico e nella società americana. Egli ha ispirato generazioni di leader progressisti e ha contribuito a radicare l’idea che il potere politico si costruisce attraverso il voto, l’organizzazione sociale e l’impegno civico.

Figure politiche di tutto lo spettro ideologico — da Joe Biden a Barack Obama, fino a esponenti conservatori — hanno reso omaggio alla sua vita e al suo lavoro, ricordandolo come un gigante del movimento per la giustizia e l’uguaglianza.

Jesse Jackson lascia un’eredità profonda nella storia americana: un ponte tra le battaglie per l’uguaglianza di metà Novecento e le sfide sociali del XXI secolo, un esempio di impegno civile che ha trasformato la politica e la coscienza collettiva degli Stati Uniti.

Gli elettori digitali e il referendum sulla giustizia

La conoscenza costituzionale che manca

Il Censis e l’Istat ci hanno spesso informati sulla scarsa conoscenza della nostra Costituzione da parte dei cittadini italiani, giovani studenti compresi, insistendo sull’importanza dell’educazione civica. Per le finalità di questo appunto, bisogna allora tener conto che l’Istituto Nazionale di Ricerca Demopolis ha fornito anche una cifra: il 58% degli italiani dichiara di non conoscere bene i principi fondamentali della nostra Costituzione.

Dato da prendere con le pinze, come tutti i numeri che non spiegano, ma da tenere comunque in considerazione.

 

Saggezza stoica e discernimento civile

Tra le virtù che gli studiosi di filosofia collocano nello stoicismo classico c’è anche la saggezza: una dote morale esplorata a fondo dalla teologia cristiana e fondamentale per il discernimento tra bene e male, per rapporti interpersonali, sociali e politici equilibrati e orientati al bene comune, alla pace e alla collaborazione tra popoli e Stati.

Si tratta prima di ogni cosa di un equilibrio interiore, che i praticanti di questo insegnamento suggerivano di alimentare costantemente con la conoscenza e lo studio: essere saggi significava conoscere, e conoscere voleva dire studiare. Nel rispetto di tutti i profili culturali e delle competenze dei cittadini con diritto di voto, ai giorni nostri l’utopia necessaria sarebbe quella di una formazione prepolitica permanente, sia per gli elettori sia per gli eletti. Ma andiamo avanti.

 

Marco Aurelio e l’obbligo di conoscere prima di giudicare

Molti studiosi di storia hanno sostenuto che l’imperatore romano Marco Aurelio fosse un innamorato dello stoicismo e riconoscevano in lui uno dei sovrani più colti della Roma antica. Amava riflettere molto, stimava la Grecia, i suoi filosofi, la sua democrazia, il suo modo di vivere e di camminare stando insieme. Invitava costantemente ad apprendere, per capire bene le cose sin nei loro risvolti più oscuri.

Tra le sue riflessioni, ne emerge una che colpisce per la sua attualità in relazione al referendum sulla giustizia:

“Il parere di diecimila uomini non ha alcun valore, se nessuno di loro sa niente sull’argomento”.

Una riflessione che invita a conoscere prima di giudicare — e prima di votare.

 

Democrazia fragile e post-democrazia digitale

Non vorrei insistere su un fatto ormai diffuso e denunciato, ma la nostra democrazia è entrata in una crisi seria, che qualcuno definisce irreversibile. Sta diventando ogni giorno di più una “post-democrazia”, avendo tra i suoi pilastri proprio l’ignoranza dei problemi che si troverà ad affrontare e contando sulla polemica quotidiana, sulle posture aggressive del leader di turno, sul suo nome e sulla sua faccia.

Una democrazia finta e gassosa che nasconde, sotto le sue strutture partecipative, autocrazie psicotiche e neo-imperiali, con manie di comando accentrate nel capo forte e solitario. Accanto a ciò si afferma una democrazia elitaria, gestita dagli addetti ai lavori, satura di superficialità e veleni digitali e analogici, personalizzata su un nome e su una faccia nervosa e decisa.

Abbiamo davanti anche una democrazia strapiena di dati statistici e sondaggi numerici che sono spesso riduzioni quantofreniche: numeri e percentuali che, come osservava Franco Ferrarotti, servono a nascondere e semplificare fenomeni sociali complessi, illudendo di far capire senza far comprendere la qualità dei valori e dei principi sottesi.

 

Il referendum e lo spirito costituente dimenticato

Arrivo al dunque. Il 22 e 23 marzo andremo a votare sul referendum sulla giustizia. Sulla scheda elettorale troveremo ben sette articoli della nostra Costituzione, voluti e decisi dopo lunghi confronti da maggioranza e opposizione unite, con uno straordinario spirito di collaborazione tra comunisti e democristiani.

Non deve scandalizzare se oggi stimati costituzionalisti e politici di sinistra voteranno Sì a un referendum voluto dalla destra.

Quando fu preparata la Costituzione, la collaborazione tra rivali politici sorprese molti: in Parlamento sedevano un Partito comunista filostalinista e una classe politica con residui fascisti. Provvidenziale fu il ruolo moderatore della Democrazia Cristiana. Su 515 votanti, i favorevoli furono l’88%, i contrari il 12%: una stragrande maggioranza composta proprio dai due antagonisti, DC e PCI.

Questo ricorda quanto sia indispensabile la collaborazione tra opposti quando si tratta di tutelare il bene comune, soprattutto in un mondo globalizzato e attraversato da cambiamenti epocali che dovrebbero trovarci tutti sulla stessa barca.

 

Un voto destinato a politicizzarsi?

Non mi sorprende dunque che su un referendum che tocca sette articoli della Costituzione destra, sinistra e centro non abbiano polarizzato le scelte, mescolando invece i consensi.

Mi auguro tuttavia di sbagliare su due questioni. La prima riguarda la percentuale di votanti — che temo attorno al 40% — e la quota di elettori che conosce davvero i sette articoli coinvolti, i loro commi e le ricadute sull’autonomia della magistratura. Solo tale conoscenza può ribaltare la preoccupazione di Marco Aurelio e dimostrare che il parere di molti ha valore quando nessuno ignora l’argomento.

La seconda questione, strettamente legata alla prima, riguarda il rischio che il referendum diventi non tanto costituzionale quanto politicizzato e personalizzato: un voto pro o contro il governo, pro o contro Meloni, pro o contro la magistratura.

Altro, temo che non interesserà. Tenendo conto che, su questi referendum semplificati e ridotti al pro o contro, ci attende anche il tema del premierato.

Libertà, giustizia sociale, desiderio: i legami che reggono la civiltà

Mi è capitato di riprendere in mano un mio libretto del 2022 (sono trascorsi ormai ben quattro anni): Quale faro per la sinistra? La sinistra italiana tra XX e XXI secolo. E immediatamente ho colto un paradosso: proprio nell’epoca degli “anni-secoli”, come la definiva Piero Angela, nella quale in pochi mesi avvengono cambiamenti estesi e profondi paragonabili a quelli che, fino al XIX secolo, richiedevano cent’anni, le questioni cruciali restano le stesse.

In particolare, due binomi inscindibili emergono con forza sia dal mio piccolo testo sia dai fatti di oggi, pubblici e privati, interni e internazionali: libertà e giustizia sociale, desiderio e libertà.

Libertà e giustizia sociale

Autocitarsi può non essere elegante; qui, però, lo trovo opportuno. Ascoltiamo brevemente: «Con Sandro Pertini al Quirinale milioni di italiani dei diversi orientamenti politico-elettorali e quasi l’intero “popolo di sinistra” imparano davvero che libertà e giustizia sociale sono un binomio inscindibile. Però gli Ottanta sono stati anche gli anni nei quali la distanza fisiologica tra parole e cose, tra annunci e comportamenti si trasformava in un abisso: da un lato, ad esempio, i proclami sulla Grande riforma delle istituzioni e della politica, dall’altro le pratiche e le miserie di un riformismo senza riforme». La situazione odierna non è poi troppo diversa.

Desiderio e libertà

Ed eccoci all’altro binomio. «Ancor oggi, in effetti, oggi più che mai, anzi, si rincorrono e paiono quasi sovrapporsi in tragica sequenza le notizie di femminicidi e di stragi familiari. Notizie di donne stuprate, da noi e nell’Ucraina invasa dai russi, come nelle mille, piccole “Ucraine” sparse nel globo». E poco dopo, a commento di un brano di Luce Irigaray, scrivevo: «Proprio Afrodite finisce per divenire l’incarnazione dell’amore come libertà e desiderio umano. Già: desiderio e libertà come binomio inscindibile». Desiderio senza libertà, per contro, comporta violenza, dolore, sopraffazione, negazione della differenza.

Un orizzonte di verità nella vita quotidiana

E come non concludere con le parole – quasi un canto, insieme amaro e speranzoso – di Raniero La Valle? «[…] e se c’è un aggiornamento dei linguaggi di verità e un più ricco annunzio della fede, vediamo che cosa tutto ciò può voler dire nella vita quotidiana, nel fare nuova la vita di tutti». Qui, credo, torniamo ai due binomi.

Libertà e giustizia sociale. Desiderio e libertà. Due nessi inseparabili che interrogano la politica, la cultura e la coscienza civile, chiedendo di essere tradotti in pratica quotidiana e responsabilità condivisa.