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LetExpo, Ventura (VDP): sviluppo infrastrutture centrale

Roma, 12 mar. – “In occasione di LetExpo Verona siamo lieti di essere protagonisti di un evento che rappresenta oggi uno dei principali momenti di confronto nazionale sui temi della logistica, delle infrastrutture e della mobilità. Come VDP Srl riteniamo che lo sviluppo infrastrutturale sia un elemento centrale per la competitività del Paese. Investire in grandi opere, potenziare i sistemi portuali e migliorare la mobilità delle merci e delle persone significa rafforzare la capacità dell’Italia di essere un hub strategico nei corridoi logistici europei e mediterranei. La modernizzazione delle infrastrutture, l’integrazione tra porti, retroporti, rete ferroviaria e sistema stradale rappresentano oggi una priorità per sostenere la crescita economica e accompagnare la trasformazione del settore dei trasporti e della logistica. VDP Srl è impegnata da anni nel supportare progetti complessi legati alle grandi opere e allo sviluppo delle infrastrutture, con l’obiettivo di contribuire alla realizzazione di un sistema logistico sempre più efficiente, sostenibile e competitivo. LetExpo rappresenta quindi un’importante occasione di dialogo con istituzioni, imprese e operatori del settore per condividere esperienze, visioni e prospettive sul futuro delle infrastrutture e della mobilità nel nostro Paese”.

Lo dichiara Lo ha dichiarato il Consigliere Oice con delega all’Ambiente e amministratore unico Vdp di Roma Francesco Ventura.

Seconda edizione "Franco Frattini Lecture" con José María Aznar

Roma, 12 mar. (askanews) – È stato José María Aznar, già primo ministro della Spagna e presidente del Partito Popolare Europeo, il protagonista della seconda edizione della “Franco Frattini Lecture”, iniziativa organizzata dalla Fondazione inGENIO che si è svolta nella Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio. Ispirata all’eredità intellettuale e all’impegno internazionale di Franco Frattini, Ministro in più occasioni in diversi governi, Vicepresidente della Commissione Europea e Presidente del Consiglio di Stato, la Lectio di Aznar ha analizzato le “Sfide contemporanee della democrazia liberale”.

“La democrazia è fragile perché coinvolge un sistema delicato di equilibri – ha spiegato Aznar nella sua Lectio – e in tutto l’Occidente abbiamo assistito all’ascesa di formazioni e personaggi politici che mettono in discussione la democrazia liberale. L’Unione Europea è una comunità di diritto e gli USA rimangono la prima democrazia liberale sul pianeta. L’UE e gli USA condividono il riferimento alla democrazia liberale come ottimale politico e l’idea che non ci sia libertà senza sicurezza. In Europa abbiamo dato per scontato che la nostra sicurezza potesse essere esternalizzata, ma abbiamo bisogno di nuovi equilibri in difesa, sicurezza e diplomazia. L’UE deve rispondere a numerose sfide: globalizzazione, rivoluzione digitale, sfide ambientali e la minaccia dei nuovi regimi autoritari e del populismo”.

La lecture si è aperta con i saluti della presidente della Fondazione inGENIO Stella Coppi Frattini, seguiti dagli interventi del professor Giulio Tremonti e del già Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio in vari governi Berlusconi, Gianni Letta.

“Come Fondazione inGENIO – spiega la presidente Stella Coppi Frattini – siamo molto soddisfatti dei risultati della prima lecture dello scorso anno, che ha rispecchiato pienamente lo stile e il metodo di Franco. La Fondazione è nata per valorizzare le giovani generazioni e dare spazio ai più meritevoli, per fornire il proprio contributo al Paese. Sono convinta che questo rappresenti il modo migliore per portare avanti i valori di mio marito, onorandone al tempo stesso la memoria”.

inGENIO si occupa anche di proseguire nella gestione e nella promozione del Premio Italia Giovane, che Frattini ha presieduto dalla sua istituzione, undici anni fa. Un riconoscimento delle competenze degli under 35, serbatoio di talenti per il Paese, che celebra al tempo stesso anche il loro valore culturale, personale e professionale, offrendo l’opportunità di condividere l’evento con figure di spicco della società.

Iran, opposizioni divise su tavolo Meloni, per ora solo telefonate

Roma, 12 mar. (askanews) – Il ‘tavolo’ di Giorgia Meloni resta vuoto, la premier chiama le opposizioni per proporre una sede di confronto permanente sulla crisi in Iran ma solo i centristi offrono disponibilità, M5s e Avs pronunciano un netto no, mentre il Pd non chiude ma ripete che la sede per parlarsi è innanzitutto il Parlamento e che la premier dovrebbe prima tornare in aula. Alla fine rimane l’impegno della premier ad “aggiornare” tempestivamente – ma uno ad uno e via telefono – i leader delle minoranze.

Giuseppe Conte il suo ‘no’ lo aveva già pronunciato ieri e anche oggi lo ha ribadito pubblicamente: “Ci possono essere scambi di informazione ai vari livelli. Però permettetemi anche di dire: passerelle a Chigi – finte passerelle! – le abbiamo già fatte”. Stessa risposta è arrivata da Verdi-Sinistra, come spiega Angelo Bonelli.

Più complicata la posizione del Pd. Nel partito ci sono big come Paolo Gentiloni che già venerdì scorso sollecitava una iniziativa bipartisan sull’Iran, come pure lo stesso Lorenzo Guerini. Oggi è stata Pina Picierno a chiedere che “Governo e opposizione si incontrino urgentemente, uscendo da una campagna elettorale permanente fatta di polarizzazione e attacchi”. E Filippo Sensi posta su X: “Se c’è un varco va tenuto aperto, se c’è un tavolo – serio – si dialoga, nelle differenze”.

Elly Schlein, ieri in aula, aveva tenuto una posizione interlocutoria: “Saremo sempre disponibili al confronto, presidente, a fare le nostre proposte come le accise mobili. Ma non chiedete di votare una risoluzione”. Per i democratici quello della premier è un bluff, ma il Pd non può nemmeno rifiutare il confronto a priori su un tema come la guerra. Di fronte al no di M5s e Avs, però, tutti – anche i centristi – hanno convenuto sulla modalità ‘minimal’: aggiornamenti telefonici. Poi si vedrà.

Iran, opposizioni divise sul tavolo di Meloni, per ora solo telefonate

Roma, 12 mar. (askanews) – Il ‘tavolo’ di Giorgia Meloni resta vuoto, la premier chiama le opposizioni per proporre una sede di confronto permanente sulla crisi in Iran ma solo i centristi offrono disponibilità, M5s e Avs pronunciano un netto no, mentre il Pd non chiude ma ripete che la sede per parlarsi è innanzitutto il Parlamento e che la premier dovrebbe prima tornare in aula. Alla fine rimane l’impegno della premier ad “aggiornare” tempestivamente – ma uno ad uno e via telefono – i leader delle minoranze.

Giuseppe Conte il suo ‘no’ lo aveva già pronunciato ieri e anche oggi lo ha ribadito pubblicamente: “Ci possono essere scambi di informazione ai vari livelli. Però permettetemi anche di dire: passerelle a Chigi – finte passerelle! – le abbiamo già fatte”. Stessa risposta è arrivata da Verdi-Sinistra, come spiega Angelo Bonelli.

Più complicata la posizione del Pd. Nel partito ci sono big come Paolo Gentiloni che già venerdì scorso sollecitava una iniziativa bipartisan sull’Iran, come pure lo stesso Lorenzo Guerini. Oggi è stata Pina Picierno a chiedere che “Governo e opposizione si incontrino urgentemente, uscendo da una campagna elettorale permanente fatta di polarizzazione e attacchi”. E Filippo Sensi posta su X: “Se c’è un varco va tenuto aperto, se c’è un tavolo – serio – si dialoga, nelle differenze”.

Elly Schlein, ieri in aula, aveva tenuto una posizione interlocutoria: “Saremo sempre disponibili al confronto, presidente, a fare le nostre proposte come le accise mobili. Ma non chiedete di votare una risoluzione”. Per i democratici quello della premier è un bluff, ma il Pd non può nemmeno rifiutare il confronto a priori su un tema come la guerra. Di fronte al no di M5s e Avs, però, tutti – anche i centristi – hanno convenuto sulla modalità ‘minimal’: aggiornamenti telefonici. Poi si vedrà.

Iran, Meloni sente i leader delle opposizioni, ma il tavolo non decolla

Roma, 12 mar. (askanews) – All’indomani dell’appello al dialogo rivolto ieri in Parlamento alle opposizioni e naufragato nella stessa giornata tra rinfacci e accuse incrociate, la premier Giorgia Meloni telefona ai leader di tutti i partiti dell’opposizione e offre un tavolo di confronto permanente sulla crisi che da ieri sera ha visto salire il livello di preoccupazione nel governo dopo l’attacco subito dai militari italiani in missione a Erbil, nel Kurdistan iracheno.

La proposta della presidente del Consiglio ricalca quella avanzata ieri nella replica in aula al Senato: un tavolo a Palazzo Chigi per “affrontare questa stagione confrontandomi con le opposizioni tutte le volte che sarà necessario, anche per le vie brevi”. Ma non tutti si sono detti favorevoli. Il leader M5s, Giuseppe Conte, filtra da ambienti di governo, non ha dato la propria disponibilità. A Meloni basta il suo no per trarre la conclusione che senza la volontà unanime a sedersi un tavolo istituzionale non si può aprire. Resta comunque l’assicurazione da parte della premier a tenere tutti “costantemente informati” ed “aggiornati” sulla situazione.

Il giro di telefonate, terminato con quella a Riccardo Magi di Più Europa, a sera, dopo il comizio sul referendum al Teatro Parenti di Milano, segue la dichiarazione rilasciata da Meloni questa mattina in risposta a un intervento radiofonico della segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha sottolineato come l’appello di ieri alla coesione fosse arrivato in ritardo e durato poco. “Il mio è stato un appello al dialogo sincero e pubblico, a fronte del quale l’opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali. I toni che io ho utilizzato nella replica, invece, sono rimasti rispettosi”, le parole della premier che riprendendo quelle della leader dei dem assicura: “Nessuna clava, nessuna mancanza di rispetto, nessun insulto. A dimostrazione di quello che dico il mio invito restava valido”.

Il canale aperto con le opposizioni tuttavia non allevia la contrapposizione sul referendum. I toni della premier alla prima e unica uscita pubblica all’evento Fdi a Milano sono duri. “Oggi c’è il controllo della politica sulla magistratura, e la riforma serve anche ad eliminare quel controllo. Per questo molti sostenitori del No non dicono la verità, perche loro vogliono controllare la magistratura, per questo difendono lo status quo con le unghie e con i denti”, attacca.

Iran, Meloni sente leader opposizioni, ma tavolo non decolla

Roma, 12 mar. (askanews) – All’indomani dell’appello al dialogo rivolto ieri in Parlamento alle opposizioni e naufragato nella stessa giornata tra rinfacci e accuse incrociate, la premier Giorgia Meloni telefona ai leader di tutti i partiti dell’opposizione e offre un tavolo di confronto permanente sulla crisi che da ieri sera ha visto salire il livello di preoccupazione nel governo dopo l’attacco subito dai militari italiani in missione a Erbil, nel Kurdistan iracheno.

La proposta della presidente del Consiglio ricalca quella avanzata ieri nella replica in aula al Senato: un tavolo a Palazzo Chigi per “affrontare questa stagione confrontandomi con le opposizioni tutte le volte che sarà necessario, anche per le vie brevi”. Ma non tutti si sono detti favorevoli. Il leader M5s, Giuseppe Conte, filtra da ambienti di governo, non ha dato la propria disponibilità. A Meloni basta il suo no per trarre la conclusione che senza la volontà unanime a sedersi un tavolo istituzionale non si può aprire. Resta comunque l’assicurazione da parte della premier a tenere tutti “costantemente informati” ed “aggiornati” sulla situazione.

Il giro di telefonate, terminato con quella a Riccardo Magi di Più Europa, a sera, dopo il comizio sul referendum al Teatro Parenti di Milano, segue la dichiarazione rilasciata da Meloni questa mattina in risposta a un intervento radiofonico della segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha sottolineato come l’appello di ieri alla coesione fosse arrivato in ritardo e durato poco. “Il mio è stato un appello al dialogo sincero e pubblico, a fronte del quale l’opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali. I toni che io ho utilizzato nella replica, invece, sono rimasti rispettosi”, le parole della premier che riprendendo quelle della leader dei dem assicura: “Nessuna clava, nessuna mancanza di rispetto, nessun insulto. A dimostrazione di quello che dico il mio invito restava valido”.

Il canale aperto con le opposizioni tuttavia non allevia la contrapposizione sul referendum. I toni della premier alla prima e unica uscita pubblica all’evento Fdi a Milano sono duri. “Oggi c’è il controllo della politica sulla magistratura, e la riforma serve anche ad eliminare quel controllo. Per questo molti sostenitori del No non dicono la verità, perche loro vogliono controllare la magistratura, per questo difendono lo status quo con le unghie e con i denti”, attacca.

Netanyahu: Mojtaba Khamenei è un burattino dei Pasdaran

Roma, 12 mar. (askanews) – Il nuovo leader iraniano Mojtaba Khamenei è “un burattino dei Guardiani della rivoluzione”, che non può neanche mostrare la sua faccia in pubblico. Lo ha dichiarato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nella sua prima conferenza stampa dall’inizio dell’offensiva contro l’Iran.

“Abbiamo eliminato il vecchio tiranno e il nuovo tiranno, Mojtaba, il burattino dei Guardiani della rivoluzione, non può mostrare il suo volto in pubblico”, ha affermato Netanyahu.

Il premier israeliano ha sostenuto che le operazioni militari stanno colpendo le strutture strategiche della Repubblica islamica. “Stiamo distruggendo le infrastrutture nucleari, il sistema dei missili e dei lanciatori, i centri di comando della repressione, i centri di potere del regime e moltissimi altri obiettivi”.

Netanyahu ha aggiunto che Israele continuerà a colpire le forze legate al regime iraniano. “Stiamo infliggendo colpi durissimi ai Guardiani della rivoluzione e ai Basiji, sia nelle strade sia ai posti di blocco, e non abbiamo ancora finito”.

econdo il primo ministro, l’operazione militare mira anche a creare le condizioni per un cambiamento politico in Iran. “Parallelamente stiamo agendo per promuovere un altro obiettivo: creare le condizioni affinché il popolo iraniano possa rimuovere il crudele regime tirannico che lo opprime da quasi cinquant’anni”.

Calcio, Roberto Mancini bloccato, non può rientrare in Qatar

Roma, 12 mar. (askanews) – Roberto Mancini al momento non può rientrare in Qatar per tornare sulla panchina dell’Al-Sadd. Lo ha comunicato lo stesso club con una nota ufficiale spiegando che il tecnico italiano è bloccato in Italia a causa della situazione legata al conflitto nella regione e al conseguente blocco del traffico aereo. Mancini era rientrato nel nostro Paese a metà della scorsa settimana per motivi familiari, con l’autorizzazione della società, dopo la gara d’andata dell’AFC Champions League Elite. Tuttavia, l’aggravarsi della crisi tra Israele, Stati Uniti e Iran e le restrizioni ai voli gli impediscono al momento di tornare a Doha.

Per questo, nella partita di venerdì contro l’Umm Salal in panchina siederà il vice allenatore Sergio Alegre. Nel comunicato il club spiega che la partenza di Mancini era stata pianificata in precedenza per un problema medico familiare. “A seguito dei recenti sviluppi nella regione – si legge nella nota – Mancini è partito come previsto, ma a causa della situazione dei voli non è ancora riuscito a tornare. Sergio Alegre guiderà la squadra nella partita contro Umm Salal mentre proseguirà il coordinamento per il ritorno dell’allenatore alla prima occasione disponibile”.

Paralimpiadi, quarta medaglia per Chiara Mazzel

Roma, 12 mar. (askanews) – Chiara Mazzel non tradisce le attese. L’atleta della Val di Fassa ha vinto la quarta medaglia di questa sua straordinaria Paralimpiade portandosi a casa sull’Olimpya delle Tofane uno splendido argento nello slalom gigante categoria VI. Mazzel, con la guida di Fabrizio Casal, è arrivata seconda nella gara vinta dall’austriaca Veronika Aigner. Sul podio anche l’altra austriaca Elina Stary. Per l’Italia è la decima medaglia della spedizione paralimpica. “Ha un valore grande questa medaglia”, ha commentato Chiara Mazzel, “perchè arriva dopo un periodo difficile e con la mia guida di sempre, vale molto di più”.

Urso: intervento su accise come 4 anni fa, costoso e non efficace

Roma, 12 mar. (askanews) – Di fronte al caro carburanti “siamo pronti a intervenire come ho detto in quest’Aula appena avremo maggiore contezza sulla durata e l’estensione del conflitto e quindi sulle conseguenze economiche in modo da agire in maniera mirata ed efficace. A differenza di quello che si fece quattro anni fa quando con il taglio delle accise, che costò alle casse dello Stato 1 miliardo al mese, intollerabile, non si frenò nemmeno la spirale dell’inflazione che in poco tempo giunse infatti al 12,8%”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine del question time al Senato.

“Ecco perché è necessario prima essere pienamente consapevoli del fenomeno che si può innescare e poi intervenire in maniera responsabile determinata, mirata, quindi efficace” ha concluso.

Referendum, Meloni: chi vota No si tiene mio governo e giustizia che non va

Milano, 12 mar. (askanews) – “Non cadete nella trappola di chi dice di votare No non per il merito ma per votare contro la Meloni. Non c’è alcuna possibilità che io mi dimetta. Voglio arrivare alla fine della legislatura e voglio farmi giudicare sul complesso del mio lavoro. Se non amate questo governo ma condividete la riforma votate Sì, tra un anno alle politiche avrete l’occasione di mandare a casa il governo, ma intanto avrete una giustizia riformata e più libera. Se votate no vi tenete questo governo e pure una giustizia che non funziona. Non mi pare un affarone”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, dal palco dell’iniziativa di Fdi a Milano.

Iran, Schlein: guerra illegale, Italia non dia basi per attacchi

Roma, 12 mar. (askanews) – Per il Pd la guerra in Iran è “illegale” e bisogna dire chiaramente che non verrà mai data l’autorizzazione all’uso delle basi militari Usa in Italia per attività di supporto alle operazioni militari. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein, durante un comizio a Venezia.

“Voglio ribadire la nostra ferma posizione: no a questa guerra illegale voluta da Trump e Netanyahu. No all’autorizzazione delle basi militari in Italia per qualsiasi supporto a questi attacchi”.

“Khamenei – ha precisato – era un dittatore sanguinario che non ci mancherà di certo”, ma “la transizione democratica” deve essere affidata al popolo iraniano e non “calata dall’alto”.

Arriva al cinema il docufilm "It’s never over: Jeff Buckley"

Milano, 12 mar. (askanews) – Dopo il successo raccolto al Sundance Festival e alla Festa del Cinema di Roma, arriva al cinema il 16,17 e 18 marzo “It’s never over: Jeff Buckley”, il docufilm distribuito da Nexo Studios, diretto dalla regista nominata all’Oscar Amy Berg (Deliver Us from Evil, Janis: Little Girl Blue, West of Memphis) e co-prodotto da Brad Pitt. L’elenco dei cinema che programmano il film e i biglietti sono disponibili su www.nexostudios.it. Un solo album, il primo (“Grace”, 1994), è bastato perché Jeff Buckley, figlio del grande Tim Buckley, entrasse nella storia della musica, prima della tragica morte nelle acque di un affluente del Mississippi a 30 anni, nel 1997. Il documentario di Amy Berg ne ricostruisce la vita e l’itinerario artistico nel contesto culturale della New York degli anni Ottanta e Novanta. Raccontato attraverso materiali d’archivio inediti provenienti dal patrimonio personale di Buckley e testimonianze intime della madre Mary Guibert, delle ex compagne Rebecca Moore e Joan Wasser, dei suoi ex compagni di band — tra cui Michael Tighe e Parker Kindred — e di artisti come Ben Harper e Aimee Mann, “It’s never over: Jeff Buckley” illumina una delle figure più iconiche ed enigmatiche della musica contemporanea.

«Non ricordo un periodo della mia vita in cui non pensassi di fare un film su Jeff Buckley – dichiara la regista Amy Berg – Ci penso almeno da quando ho iniziato a fare film nel 2006. O forse dal ’94, quando per la prima volta ho ascoltato Grace… Mary, la madre di Jeff, è la prima persona che ho incontrato per abbozzare la cosa. All’epoca, 18 anni fa, lei pensava a un biopic. Ma i suoi materiali d’archivio erano indimenticabili: penso per esempio all’ultimo struggente messaggio vocale lasciato in segreteria telefonica. Io ero certa che ne sarebbe venuto fuori un documentario, e nel 2019 la mia proposta è stata accettata. Un bel travaglio d’amore, per noi che non lo abbiamo conosciuto, avvicinarci a lui il più possibile».

Dal 17 aprile, in occasione del Record Store Day, sarà disponibile per Sony Music in formato doppio LP la versione rimasterizzata dell’iconico album “Live À L’Olympia” (https://recordstoredayitalia.com/).

Le tracce sono state registrate durante due serate a Parigi, il 6 e il 7 luglio del 1995, durante il tour europeo di Jeff Buckley e la sua band a sostegno dell’uscita del suo album “Grace”. Registrato al leggendario teatro Olympia, l’album vede Buckley esibirsi davanti a un pubblico francese entusiasta, eseguendo metà dei brani del suo amato album di debutto (tra cui successi come “Lover, You Should Have Come Over” e ‘Hallelujah’) oltre a cover di vario genere, come “Kick Out The Jams” degli MC5, una parodia dei Led Zeppelin e brani resi famosi da Nina Simone e Edith Piaf. Inoltre, l’album contiene un’ulteriore performance live di Buckley e Alim Qasimov in un duetto di canto Qawwali tratto da un festival di musica sacra registrato nello stesso anno in Francia.

Iran, Schlein: mi ha telefonato Meloni

Venezia, 12 mar. (askanews) – “Mi ha telefonato la presidente Meloni, siamo rimaste d’accordo che ci aggiorneremo per le vie brevi ogni volta che fosse necessario in una situazione, quella che riguarda il conflitto in Medio Oriente, molto preoccupante anche in riferimento all’attacco che c’è stato alla nostra base a Erbil”. Così Elly Schlein, segretaria del Pd, questa sera a Venezia, a margine di un incontro sul referendum.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sentito oggi, oltre alla segretaria del Pd Elly Schlein, anche il leader di Sinistra italiana Nicola Fratoianni.

Anche a lui, secondo quanto si apprende, la premier ha dato la disponibilità a rimanere in contatto in questa fase segnata dalla crisi internazionale.

Referendum, Meloni: mai dubbi su impegno, governo e non galleggio

Milano, 12 mar. (askanews) – “Ho sentito che sarei stata ‘dilaniata’ dal dubbio di partecipare o no a questa iniziativa… Sono intatta, non sono dilaniata ma soprattutto non ho mai avuto dubbi sulla partecipazione a questa manifestazione”. Lo ha detto Giorgia Meloni, all’evento Fdi a Milano per il Sì al referendum.

E spiega: “Non ho mai avuti dubbi per due ragioni, scontate: non ho accetto di guidare il governo per vanità, ma per responsabilità. A me non interessa governare se tutto quello che posso fare è sopravvivere, galleggiare, piegarmi a interessi consolidati, fingere di non vedere le degenerazioni che dobbiamo superare. Non è per me e non è per noi, altri possono galleggiare e li abbiamo visti, a noi interessa governare per cambiare quello che non funziona. Una nazione non riformata non è poi neanche governata. E poi siamo gente che rispetta gli impegni presi, e rivendica le sue scelte perchè fa solo quello che lo convince. Riformare la giustizia era un impegno, e lo abbiamo mantenuto”.

Un libro luminoso per vincere la paura del buio e risparmiare energia

Milano, 12 mar. (askanews) – Un piccolo libro che può aiutare i bambini a superare la paura del buio e, al tempo stesso, evitare sprechi di energia. Goodnight Light è un nuovo progetto di comunicazione di Plenitude che ha l’obiettivo di incoraggiare il risparmio energetico aiutando allo stesso tempo i bambini a superare le paure legate all’oscurità. “Abbiamo fatto un’analisi – ha spiegato ad askanews Giorgia Molajoni, Chief Technology and Communication Officer di Plenitude – chiedendo ai bambini e ai ragazzi quali fossero le paure più ricorrenti e molti hanno evidenziato un timore in fondo classico e antico, che è la paura del buio. Alcuni hanno anche menzionato una preoccupazione per il pianeta, per la Terra, e quindi abbiamo deciso di unire questi due spunti per creare Goodnight Light”.

Una ricerca di Doxa realizzata in collaborazione con Plenitude in Italia, Spagna e Francia a supporto di questo progetto internazionale ha evidenziato che tre bambini su quattro tra i 3 e i 9 anni, specie quando vanno a dormire o quando si svegliano la notte, hanno timore del buio. In che modo Goodnight Light li può aiutare? “È un libro speciale che si può leggere al buio – ci ha risposto la manager Plenitude -. All’interno è totalmente luminescente e permette al bambino o alla bambina di scoprire Ombro, un personaggio che è proprio la rappresentazione del buio. Attraverso questa storia il bambino impara a diventare amico di Ombro, fino a ottenere anche un certificato di amicizia. Può anche girare per la casa e applicare degli sticker luminosi sugli interruttori per creare dei piccoli punti di luce, mentre la sua stanza resta al buio. In questo modo contribuiamo a costruire una routine che aiuta il bambino ad andare serenamente a dormire, aiutandolo a superare la paura del buio e, soprattutto, evitiamo di avere una casa lluminata, con camere e corridoi accesi, mentre il bambino dorme”.

L’idea è anche quella di creare un rituale della buonanotte, che aiuti i bambini a ridimensionare le proprie ansie e a trovare un sostegno nel superarle. Al contempo evitando sprechi energetici e abituando anche i più piccoli a pensare in termini di attenzione al pianeta e all’ambiente. “Ci piacerebbe – ha concluso Giorgia Molajoni – che questo libro, che aprendolo si trasforma in una stella luminosa, potesse essere presente su più comodini possibili, così da avere sempre meno luci accese e incentivare il risparmio energetico, in linea anche con la nostra mission di Società Benefit, che prevede finalità di beneficio comune per ambiente e persone, coinvolgendo anche le nuove generazioni”.

Realizzato in collaborazione con gli autori Elisa Binda e Mattia Perego e l’illustratrice Hello Saris, il libro, che verrà distribuito gratuitamente il 20 e 21 marzo presso i flagship store Plenitude aderenti all’iniziativa, è stato stampato con un inchiostro speciale che si manifesta solo al buio e si ricarica con la luce del giorno.

Biennale di venezia, Giuli: il rappresentante Mic rimetta il suo mandato

Roma, 12 mar. (askanews) – “Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha chiesto alla rappresentante del MiC nel Consiglio di amministrazione della Biennale, Tamara Gregoretti, di rimettere il suo mandato essendo venuto meno il rapporto di fiducia. Gregoretti, nominata nel Cda della Fondazione veneziana il 13 marzo 2024, non ha ritenuto di avvisare né della possibile presenza della Federazione Russa alla prossima Biennale né, successivamente, di essersi espressa a favore della sua partecipazione pur nella consapevolezza della sensibilità internazionale della questione”. E’ quanto si legge in una nota del ministero.

Lo spazio come esperienza e mistero: rivivere dentro Mark Rothko

Firenze, 12 mar. (askanews) – Il lavoro di Mark Rothko, uno dei più importanti pittori del secondo Novecento, è una forma di esperienza dello spazio, un percorso che diventa necessariamente filosofico, nel momento in cui ci si avvicina, ma è una filosofia della presenza, del modo in cui possiamo immaginare la nostra posizione di fronte e dentro l’arte. Palazzo Strozzi dedica all’artista una retrospettiva importante, profonda, che restituisce una lettura credibile della portata dell’opera dell’artista nato in Russia nel 1903 e diventato, negli Stati Uniti, uno dei grandi interpreti dell’astrazione. La mostra è intitolata “Rothko a Firenze” ed è curata da Elena Geuna insieme a Christopher Rothko, figlio di Mark.

“Abbiamo cercato di individuare i quadri che fossero più legati alla sua esperienza in Italia, che aveva immaginato già prima di arrivarci realmente da uomo di mezza età negli anni 50 – ha detto Rothko ad askanews -. Aveva sognato questo viaggio, che era davvero importante per lui. Aveva guardato all’arte del Rinascimento, alle tracce dell’antica Roma per tutta la sua vita nell’attesa di arrivare a conoscerle direttamente”.

Il legame con la grande pittura e i grandi edifici è importante, ma, attraversando le sale di Palazzo Strozzi – cui i dipinti portano una luce diversa, le trasformano in modo sorprendente – si sente che la potenza della pittura di Rothko va oltre i presupposti narrativi, crea una dimensione differente, occupa lo spazio. Ed è possibile percepirlo fin dalle prime opere, ispirate al surrealismo e comunque ancora in parte figurative, ma nei grandi campi di colore questa sensazione diventa totalizzante. I quadri di Rothko sono finestre aperte su di noi.

“Plasticità, tangibilità – ha detto ancora Christopher Rothko – sono parole che entrano nel suo lavoro, perché lui pensava ai quadri come a qualcosa che fosse realmente presente nella stanza, non qualcosa a cui semplicemente guardare, ma un’esperienza che deve coinvolgere, un’esperienza sentimentale. Senza questa interazione non ci sarebbe neppure il senso di mistero, sarebbero solo dei bei colori. In realtà è importante che questi dipinti pongano le grandi domande: perché siamo qui, dove andiamo… Se non prestiamo attenzione a queste domande, diceva, si vive solo una vita superficiale”.

In mostra una serie di capolavori che arrivano dai più importanti musei del mondo, dal MoMA di New York come dal Guggenheim di Bilbao, ma anche bozzetti e opere su carta che mantengono la stessa intensità delle grandi tele che abbiamo imparato a conoscere, ma che, per fortuna, continuano ad alimentare proprio quel mistero citato dal curatore. In ciò che l’opera di Rothko suggerisce e che noi però non possiamo capire fino in fondo c’è il senso dello stare insieme a queste opere meravigliose e segrete.

“La gente spesso pensa ai dipinti di mio padre come riflessioni sul colore – ha concluso Christopher Rothko – ma io credo che lui fosse più concentrato sulla creazione di luoghi credibili nei quali sia possibile entrare. Di modo che si possa essere nello spazio del dipinto, ma andare anche oltre”.

Questi “luoghi credibili” prendono forma anche a Palazzo Strozzi, sono il gradiente di un’esperienza che non è solo quella di una mostra, per quanto importante e unica per il nostro Paese, ma rappresenta una possibilità di un “altro” che è anche “alieno” a volte e, attraverso i grandi campi di colore filosofici di Mark Rothko ci viene presentato in tutta la sua segreta rilevanza. Oggi ancora di più. Non è chiaro a cosa serva l’arte, se mai deve servire a qualcosa, ma questo tipo di esperienza si candiderebbe a essere una delle possibili risposte.

Ospitata anche nel Museo di an Marco e alla Biblioteca Medicea Laurenziana, l’esposizione è aperta al pubblico fino al 23 agosto. (Leonardo Merlini)

Iran, Italia contribuisce a manovra Aie con 9,9 mln di barili di petrolio

Roma, 12 mar. (askanews) – L’Italia fa la sua parte nel rilascio coordinato di riserve petrolifere tra Paesi che aderiscono dall’Agenzia internazionale dell’energia (Aie). Lo dichiara il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, a seguito dell’accordo raggiunto per contribuire alla stabilizzazione dei mercati energetici internazionali. Il quantitativo previsto per il nostro Paese è pari a 9 milioni e 966 mila barili, riporta un comunicato, corrispondenti a circa il 2,5% del totale dei barili messi a disposizione complessivamente dai Paesi AIE per fronteggiare l’attuale emergenza petrolifera. In termini di prodotti effettivamente rilasciati, tale volume equivale a circa 1 milione e 605 mila tonnellate di petrolio equivalente (tep).

Ad oggi, le scorte petrolifere di sicurezza dell’Italia ammontano complessivamente a 11.903.843 tep, pari esattamente a 90 giorni di importazioni nette di prodotti petroliferi, in linea con gli obblighi previsti dalla normativa dell’Unione europea.

Più in particolare, prosegue il Mase, le scorte sono detenute dalle industrie petrolifere per l’equivalente di 67 giorni di importazioni nette, e dall’Organismo centrale di stoccaggio italiano (OCSIT) per l’equivalente di 23 giorni.

Il rilascio programmato nelle prossime settimane rappresenta circa il 13,5% del totale delle scorte di sicurezza del Paese.

La situazione delle scorte in Italia resta in ogni caso soddisfacente anche dopo questo consistente rilascio concordato a livello internazionale con l’AIE, garantendo il rispetto degli obblighi europei e adeguati livelli di sicurezza degli approvvigionamenti energetici nazionali.

In serata restano nettamente rialzisti i prezzi del petrolio, come ieri a dispetto di questa manovra coordinata dei paesi consumatori. A pesare sono i proclami del neo leader iraniano, Mojtaba Khamenei che ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz deve rimanere chiuso per tenere sotto pressione Washington. Il barile di Brent, il greggio del Mare del Nord guadagna oltre l’8% al 99,56 dollari. Il West Texas Intermediate sale dell’8,88% a 95 dollari.

Leonardo alza target Piano su aumento produzione per la Difesa

Roma, 12 mar. (askanews) – Leonardo aggiorna il Piano industriale al 2030, alzando gli obiettivi grazie all’aumento della produzione per la Difesa. “La nostra capacità di produzione è aumentata considerevolmente – ha detto l’ad del gruppo, Roberto Cingolani prsentando l’aggiornamento -. I conflitti aumentano a ritmo molto più incalzante rispetto alla nostra produzione”.

Tra il 2026 e il 2030, il gruppo si attende ordini cumulati per 142 miliardi e ricavi cumulati per 126 miliardi di euro. Per il solo 2030, Leonardo prevede ordini per 32 miliardi rispetto ai 23,8 miliardi dello scorso anno. Sempre al 2030, atteso anche un Ebita a 3,59 miliardi e un flusso di cassa a 2,06 miliardi di euro. In sintesi, gli ordini al 2030 dovrebbero crescere dell’85% rispetto al 2022, mentre i ricavi dovrebbero mostrare un progresso del 104% e l’Ebita del 194%.

Per ciascuna area di business, l’obiettivo del Piano 2026-2030 è quello di rafforzare il core business, aprendo la strada alla sfida più ampia in materia di sicurezza.

Elettronica: essere player globale, leader europeo e catalizzatore della cooperazione europea, grazie alle alleanze internazionali con i leader del settore, ad un portafoglio prodotti ottimizzato, e agli spillover tecnologici del Global Combat Air Programme (GCAP). Il business dell’Elettronica è anche il motore alla base del Michelangelo Dome e vanta una significativa presenza negli Usa. Nell’arco di Piano, il settore dell’Elettronica per la Difesa (inclusa Leonardo DRS e le partecipazioni strategiche Mbda ed Hensoldt) prevede una crescita di ordini, ricavi ed Ebita rispettivamente del 4,8%, 8,5% e 12,1%.

Elicotteri: mantenere il ruolo di leader globale nel settore civile e key player in quello militare, potenziando il portafoglio prodotti tramite tecnologie avanzate, sistemi manned e unmanned. Nell’arco di Piano, la Divisione Elicotteri prevede una crescita di ordini, ricavi ed Ebita rispettivamente del 4%, 3,7% e 6,4%.

Velivoli: consolidare il ruolo di leader nei programmi di cooperazione internazionale GCAP e Unmanned Aerial Vehicle (Uav), e nei servizi di training avanzati. Nell’arco di Piano, la Business Unit Velivoli & Servizi prevede una crescita di ordini, ricavi ed Ebita rispettivamente del 2,1%, 9% e 7,6%.

Aerostrutture: essere il supplier di riferimento degli Original Equipment Manufacturer (Oem) principali del settore, grazie all’eccellenza operativa e alla capacità di crescere ulteriormente attraverso diversificazione e partnership strategiche. Nell’arco di Piano, la Business Unit Aerostrutture prevede una crescita di ordini e ricavi rispettivamente del 12,9% e 17,8%, con breakeven Ebita confermato nel 2028.

Cyber: rafforzare il posizionamento quale key player europeo nella cyber security aprendo nuove frontiere nella sicurezza globale. Nell’arco di Piano, la Divisione Cyber prevede una crescita di ordini, ricavi ed Ebita rispettivamente del 13,7%, 14,5% e 21,5%.

Spazio: consolidare la leadership europea nei segmenti ad elevato valore aggiunto, facendo leva sulle capability dell’intero Gruppo e delle alleanze strategiche, per offrire soluzioni end-to-end integrate e digitalmente avanzate, che offrano vantaggi sempre maggiori al cliente finale. Tra gli obiettivi del Piano, rafforzare il posizionamento nella sorveglianza spaziale, nei servizi In-Orbit in ambienti multidominio. Nell’ambito dell’iniziativa Bromo, la Divisione Spazio mira a diventare parte del più grande player europeo del settore unendo le proprie forze con i business spaziali di Airbus e Thales, in una innovativa joint venture. Nell’arco di Piano, la Divisione Spazio prevede una crescita di ordini, ricavi ed Ebita rispettivamente del 20,7%, 20,2% e 26,4%.

Attesa anche la riduzione dell’indebitamento con l’impegno di mantenere l’Investment Grade da parte delle agenzie di credit rating: target di leverage 2028 non superiore a 0,8x.

Anche il 2025 si è chiuso con numeri in crescita: l’utile netto è aumentato del 15% a 1,3 miliardi, mentre gli ordini, raggiungono i 23,8 miliardi (+14,5% rispetto al dato “isoperimetro”), grazie anche a un importante ordine nel settore Aeronautica per la fornitura di supporto logistico integrato e addestramento per la flotta di velivoli Eurofighter della Forza Aerea del Kuwait, in un contesto di mercato nel quale la domanda di sicurezza resta elevata. In crescita anche gli altri settori di business, quale risultato dei successi commerciali e del buon posizionamento dei prodotti, delle tecnologie e delle soluzioni del Gruppo, nonché della capacità di presidiare efficacemente i mercati chiave. Il livello di Ordini equivale ad un book to bill (rapporto fra gli Ordini ed i Ricavi del periodo) pari a circa 1,2. Il Portafoglio Ordini supera la soglia di 46 miliardi e assicura una copertura in termini di produzione pari a circa 2,4 anni.

I Ricavi, pari a 19,5 miliardi, crescono del 10,9% rispetto al dato isoperimetro, con un incremento in doppia cifra in tutti i settori di business. Si confermano di particolare rilievo gli apporti dell’Elettronica per la Difesa e Sicurezza, sia per la componente europea sia per la controllata Leonardo DRS, degli Elicotteri e dell’Aeronautica, con particolare riferimento alla componente Velivoli. L’Ebita è pari a 1.752 miliardi (+18,2% rispetto al dato isoperimetro), sopra le aspettative del Gruppo, con la crescita effetto sia dei maggiori volumi sia del miglioramento della profittabilità, evidenziando un ROS che passa dal 8,4% (isoperimetro) al 9%.

Il Cda proporrà all’assemblea convocata per il 7 maggio un dividendo di 0,63 euro, in aumento del 21% rispetto all’esercizio precedente. Nel Piano sono previsti inoltre ulteriori incrementi della cedola: “se le cose andranno bene – ha chiosato Cingolani – in futuro potremmo avere un payback del 30-40%”.

Il mercato ha accolto bene l’aggiornamento del Piano, il titolo di leonardo ha infatti chiuso le contrattazioni a Piazza Affari facendo registrare un aumento del 5,69%. (fonte immagine: Leonardo S.p.A.)

Tv, Rossi (Rai): disparità player globali in nostro mercato è un tema

Roma, 12 mar. (askanews) – “Noi abbiamo un tema molto importante che è la disparità di potenziale economico che oggi hanno i grandi player globali quando entrano nei mercati nazionali. Ovviamente il tema qual è? I soggetti come Rai e Mediaset, cioè i grandi broadcaster, vivono in un sistema di regole molto vincolanti” quindi “è chiaro che se la misurazione di questo mercato è basata solo sul potere economico lo squilibrio è evidente perché alcuni soggetti che operano nel nostro mercato non hanno gli stessi vincoli normativi che abbiamo noi” quindi si tratta di “trovare delle formule per riequilbrare da una parte le disparità economiche e dall’altra di regole di ingaggio”. Lo ha detto l’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, a margine della tavola rotonda “Smart tv e telecomandi: la sfida della visibilità per l’emittenza nazionale e locale” organizzata da Confindustria a Roma, a proposito delle nuove regole che impongono un “carosello” sulla homepage delle piattaforme con accesso ai Servizi di interesse generale (Sig), cioè i grandi network come Rai, Mediaset e La7, oltre alle emittenti locali.

Ciclismo, Mathieu van der Poel vince anche a Martinsicuro

Roma, 12 mar. (askanews) – Mathieu van der Poel concede il bis alla Tirreno-Adriatico e, dopo San Gimignano fa sua anche la tappa di Martinsicuro, quarta frazione tutta abruzzese della corsa dei due mari. Uno sprint d’autore per l’olandese della Team Alpecin-Premier Tech, capace di lasciarsi alle spalle il gruppo di 14 fuggitivi, praticamente tutti i migliori compresi Van Aert, Del Toro e soprattutto Ganna, partito in anticipo e beffato da un van der Poel imprendibile, che ha chiuso in scioltezza, con tanto di dito alzato al cielo. A festeggiare con VdP è anche Giulio Pellizzari che, a 22 anni, si toglie lo sfizio di prendersi, grazie ai 6 secondi di abbuono del secondo posto, la maglia azzurra di leader della Tirreno-Adriatico, sfilata all’amico Del Toro. Domani l’arrivo a Mombaroccio, Marche profonde, percorso nervoso che potrebbe sorridere ancora a Pellizzari, peraltro marchigiano. Ci sono tutti i presupposti per un’altra giornata da ricordare.

L’Italia rilascerà 9,9 milioni di barili delle riserve petrolifere di emergenza

Roma, 12 mar. (askanews) – L’Italia parteciperà al rilascio coordinato di una quota delle proprie riserve petrolifere di emergenza. Lo dichiara il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica a seguito dell’accordo raggiunto tra i Paesi membri dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) per contribuire alla stabilizzazione dei mercati energetici internazionali.

Il quantitativo previsto per il nostro Paese è pari a 9 milioni e 966 mila barili, riporta un comunicato, corrispondenti a circa il 2,5% del totale dei barili messi a disposizione complessivamente dai Paesi AIE per fronteggiare l’attuale emergenza petrolifera. In termini di prodotti effettivamente rilasciati, tale volume equivale a circa 1 milione e 605 mila tonnellate di petrolio equivalente (tep).

Ad oggi, le scorte petrolifere di sicurezza dell’Italia ammontano complessivamente a 11.903.843 tep, pari esattamente a 90 giorni di importazioni nette di prodotti petroliferi, in linea con gli obblighi previsti dalla normativa dell’Unione europea.

Più in particolare, prosegue il Mase, le scorte sono detenute dalle industrie petrolifere per l’equivalente di 67 giorni di importazioni nette, e dall’Organismo centrale di stoccaggio italiano (OCSIT) per l’equivalente di 23 giorni.

Il rilascio programmato nelle prossime settimane rappresenta circa il 13,5% del totale delle scorte di sicurezza del Paese.

La situazione delle scorte in Italia resta in ogni caso soddisfacente anche dopo questo consistente rilascio concordato a livello internazionale con l’AIE, garantendo il rispetto degli obblighi europei e adeguati livelli di sicurezza degli approvvigionamenti energetici nazionali.

Iran, Tajani: stiamo riducendo personale nostra ambasciata in Iraq

Roma, 12 mar. (askanews) – “Abbiamo appena concluso una riunione con l’ambasciatore in Iraq e il console a Erbil”, ha dichiarato in un punto stampa alla Farnesina il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ribadendo che “stiamo riducendo la presenza del personale sia in ambasciata a Baghdad che a Erbil per ragioni di sicurezza”.

Alla riunione, ha specificato Tajani, erano presenti anche “la Difesa e la Presidenza del Consiglio”, ed è stato un momento per fare il punto sull’area del Golfo.

“Ci sono stati attacchi ad Abu Dhabi, a Dubai, Kuwait”, ha illustrato Tajani, ribadendo che “Hormuz è chiuso”.

Liguria, Salis: caso presunto dossieraggio infanga la politica

Genova, 12 mar. (askanews) – “Ritrovare Genova e la Liguria sulle prime pagine dei quotidiani nazionali per fatti negativi che infangano la nostra politica, sinceramente è qualcosa che non mi sento di accogliere di buon grado”.àLo ha affermato la sindaca di Genova Silvia Salis commentando, a margine di un evento, l’inchiesta sul presunto dossieraggio ai danni dei giornalisti del Secolo XIX da parte dello staff del presidente della Regione Liguria Marco Bucci, che riguarderebbe anche la campagna elettorale per le ultime Comunali.

“Da amministratrice pubblica – ha aggiunto Salis – le cose che mi preoccupano di questa vicenda sono due: la prima è se è normale che un ufficio stampa pagato con soldi pubblici faccia delle relazioni sull’attività di giornalisti del Secolo durante la campagna elettorale in modo da incidere su di essa. La seconda è cosa porta un presidente di Regione a pensare di avere il potere di poter scrivere a un editore e di poter incidere sulla linea politica di un giornale durante una campagna elettorale e anche dopo?àQuesti sono interrogativi abbastanza inquietanti che mi faccio da amministratrice pubblica”.

Mojtaba Khamenei: lo Stretto di Hormuz resta chiuso, via le basi Usa dalla regione

Roma, 12 mar. (askanews) – Quattro giorni dopo la sua nomina a nuova Guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei ha rilasciato il suo primo discorso, una dichiarazione scritta, letta dalla giornalista della tv di Stato Irin, in cui ha chiesto unità nazionale, ha ringraziato forze armate e alleati regionali, affermando che Teheran continuerà a combattere “per vendicare il sangue dei martiri”, bloccando lo Stretto di Hormuz e aprendo “nuovi fronti se la guerra continuerà e se le circostanze lo richiederanno”. La Guida suprema ha espresso la volontà di avere “rapporti cordiali e costruttivi” con tutti i paesi vicini, chiedendo però di “chiudere al più presto le basi Usa” contro cui Teheran continuerà a difendersi.

APPELLO ALL’UNITA’

Nella prima parte del discorso, Khamenei ha dichiarato di aver appreso della sua elezione a Guida suprema “dalla tv di Stato”, definendo “un compito arduo” occupare il posto che fu del “grande Khomeini e del martire Khamenei”. Quindi ha rimarcato come, “in questi ultimi giorni, quando il Paese si è trovato senza un leader e senza un Comandante Supremo”, dopo l’uccisione del padre e Guida suprema Ali Khamenei, la “grande nazione iraniana” abbia dato prova di “fermezza, coraggio e presenza”, di fatto “guidando il Paese e a garantendone l’autorità”.

A fronte di questo, “non si deve in alcun modo intaccare l’unità tra tutti i gruppi della nazione” ed “è necessario mantenere una presenza efficace sulla scena, sia nel modo che avete dimostrato in questi giorni e notti di guerra, sia ognuno nel proprio ruolo nei vari ambiti della vita” del paese.

VENDETTA PER I MARTIRI

“Non rinunceremo alla vendetta per il sangue dei martiri”, ha assicurato Khamenei, sottolineando che “la vendetta non riguarda solo il grande Leader, ma ogni cittadino ucciso dal nemico”, ricordando che tra questi figurano, oltre al padre e alla madre, anche la moglie, una sorella, un nipote e un cognato. Lo stesso Mojtaba Khamenei è rimasto ferito nell’attacco del 28 febbraio scorso.

STRETTO DI HORMUZ CHIUSO

La Guida suprema ha ringraziato “i nostri coraggiosi combattenti, che hanno fermato il nemico mentre il nostro Paese veniva aggredito ingiustamente dalle potenze dell’arroganza globale”, affermando che l’opinione pubblica si aspetta che questa “difesa efficace e dissuasiva prosegua”, per cui “è necessario continuare a utilizzare lo strumento della chiusura dello Stretto di Hormuz”.

Khamenei ha poi accennato a possibili nuovi fronti che “potranno essere attivati se la guerra continuerà e se le circostanze lo richiederanno”, ringraziando gli alleati regionali del Fronte della resistenza, definiti “i nostri più cari amici”. La Guida suprema ha fatto riferimento al sostegno ricevuto dal gruppo libanese Hezbollah e dalle organizzazioni irachene, citando poi lo Yemen, e non il gruppo Houthi, per “non aver smesso di difendere il popolo oppresso di Gaza”.

PAESI VICINI

Rivolgendosi ai Paesi vicini, la Guida suprema iraniana li ha invitati a “chiudere” le basi americane “il prima possibile”, sottolineando che Teheran continuerà ad attaccarle. “Condividiamo confini, via terra o via mare, con 15 paesi e siamo sempre stati, e continuiamo a essere, disposti ad avere relazioni cordiali e costruttive con tutti loro”, ha rimarcato Khamenei, denunciando le “basi, sia militari che finanziarie” create dagli Stati Uniti “in alcuni di questi paesi per garantire il proprio dominio sulla regione”.

Alcune di queste basi sono state usate nell’aggressione all’Iran, ha proseguito, per cui, “come avevamo esplicitamente avvertito, abbiamo attaccato quelle basi senza attaccare quei paesi. E continueremo a farlo”, ha ammonito la Guida suprema, invitando i leader dei paesi vicini a “chiarire la loro posizione nei confronti degli assassini del nostro popolo” e a “chiudere quelle basi il prima possibile, perché ormai dovrebbero aver capito che la pretesa americana di garantire sicurezza e pace non era altro che una menzogna”.

Khamenei ha voluto rassicurare sul fatto che Teheran “non ha intenzione di stabilire un dominio o un colonialismo nella regione”, ribadendo che l’Iran “è totalmente pronto per l’unità e per rapporti sinceri e cordiali con tutti i suoi vicini”. (di Simona Salvi)

Editoria, Barachini: garantire accesso a informazione di interesse pubblico

Roma, 12 mar. (askanews) – “Io credo che garantire un accesso rapido e facile all’informazione di interesse pubblico sia fondamentale. Viviamo in un’epoca in cui la distribuzione condiziona in qualche modo l’accesso all’informazione e questo condiziona a sua volta anche la capacità di partecipare alla vita democratica alla vita politica dei cittadini. Avere un’informazione di interesse pubblico, essere stimolati a partecipare alla vita pubblica vuol dire anche essere cittadini informati. Oggi il sistema nazionale soffre di una concorrenza internazionale con regole precise diverse e, a volte, con condizioni deontologiche e di responsabilità molto diverse”. Lo ha affermato il sottosegretario all’Editoria, Alberto Barachini, rispondendo ad una domanda sull’ipotesi di creare “un Pnrr per l’editoria”, a margine della conferenza su “Prominence, pluralismo e nuove regole nell’ecosistema digitale”, promosso da Confindustria Radio Televisioni con la partecipazione dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

“La prominence è fondamentale perché oggi tutte le norme anche europee ci ricordano quanto bisogna garantire ai cittadini un accesso sicuro a un’informazione professionale, a un’informazione certificata. I grandi over the top – ha rilevato – lavorano con regole diverse, che sono quelle commerciali della ricerca di coinvolgimento dei cittadini, ma non hanno le stesse responsabilità e questo può essere ed essere un problema oggi”.

Editoria, Barachini: servono sempre più risorse pubbliche

Roma, 12 mar. (askanews) – Per l’informazione e l’editoria “servono risorse, servono sempre più risorse pubbliche per difendere i sistemi nazionali e i sistemi europei. E io credo che serva anche un livello unitario a difesa dell’informazione europea, anche perché siamo i primi in Europa insieme all’Europa a mettere regole, ad esempio sull’intelligenza artificiale, questo è un passo in avanti fondamentale”. Lo ha affermato il sottosegretario all’Editoria, Alberto Barachini, rispondendo ad una domanda sull’ipotesi di creare “un Pnrr per l’editoria”, a margine della conferenza su “Prominence, pluralismo e nuove regole nell’ecosistema digitale”, promosso da Confindustria Radio Televisioni con la partecipazione dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Quanto all’ipotesi di girare ai gruppi editoriali parte dei proventi realizzati dalle Big Tech usando i contenuti realizzati dai primi, “sono perfettamente d’accordo sulla riflessione”, ha aggiunto Barachini. “Sul fatto che i grandi over the top partecipinò subito alla produzione di contenuti. In realtà la distribuzione oggi delle informazioni sconta una diversa responsabilità, perché distribuisce contenuti che non traduce su cui non partecipa ai costi. Se noi vogliamo difendere i sistemi editoriali nazionali ed europei – ha detto Barachini – dobbiamo fare in modo che Chi distribuisce quei contenuti li retribuisca correttamente. Oggi produrre un’informazione e costosa e distribuirla non costa nulla e questo non può andare avanti”.

Trump: nazionale di calcio dell’Iran è benvenuta ai Mondiali, ma non è appropriato

Roma, 12 mar. (askanews) – Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha affermato che la nazionale di calcio dell’Iran è “benvenuta” ai Mondiali, ma ha espresso dubbi sulla sua presenza per ragioni di sicurezza.

In un messaggio pubblicato sul social Truth Social, Trump ha scritto: “La nazionale di calcio iraniana è benvenuta alla Coppa del Mondo, ma davvero non credo sia appropriato che sia lì, per la loro stessa vita e sicurezza. Grazie per l’attenzione su questa questione”.

Generali, Donnet ribadisce focus su Asset Management e parla con tutti

Milano, 12 mar. (askanews) – Generali archivia l’esercizio 2025 con profitti record, conferma tutti i target del piano al 2027 e non abbandona l’obiettivo di dar vita insieme a un grande partner, a una piattaforma di Asset Management in grado di fronteggiare la competizione con i colossi Usa del settore. L’utile netto normalizzato dell’anno passato si è attestato a 4,3 miliardi (+14,5%), con l’utile per azione normalizzato a 2,85 euro (+16,2%), mentre il risultato operativo è stato “il migliore di sempre” a 8 miliardi (+9,7%), guidato “da tutti i segmenti di business”. Il cda proporrà all’assemblea degli azionisti – convocata per il 23 aprile prossimo in modalità da remoto tramite il sistema del Rappresentante designato – la distribuzione di un dividendo di 1,64 euro per azione (+14,7%). Ribadita anche l’intenzione di avviare nel corso del 2026 un programma di riacquisto di azioni proprie da 500 milioni di euro.

Gli obiettivi del piano strategico al 2027 sono tutti confermati. Il Leone e non intende rivederli né in senso peggiorativo, alla luce del conflitto in Iran, nè in termini migliorativi, alla luce dei risultati record raggiunti nel 2025. “Abbiamo obiettivi già molto ambiziosi. Possiamo confermare tutti gli obiettivi del piano perché questo primo anno ci mette sulla traiettoria giusta per raggiungerli. Sono tutti confermati e non saranno cambiati”, ha affermato oggi il Group Ceo Philippe Donnet, durante una conferenza stampa a Milano nel quartier generale del gruppo.

Quanto allo scenario di incertezza legato agli sviluppi della guerra in Iran, il Group Ceo Cristiano Borean, ha affermato:”Rispetto agli stress test interni che avevamo effettuato nel 2018, abbiamo dimezzato la nostra sensitivity a scenari avversi. Quindi non vediamo motivo alcuno di fare comunicazioni diverse rispetto ai nostri obiettivi. Anzi, restiamo confidenti di raggiungere i nostri obiettivi anche in questi momenti tempestosi”. “Abbiamo già vissuto la Brexit, il Covid, Russia-Ucraina, Israele-Gaza e adesso c’è un’altra guerra che può diventare anche importante, ma il nostro ruolo è navigare bene nella tempesta ein questi 10 anni abbiamo dimostrato che siamo in grado di farlo: per questo io sono fiducioso”, gli ha fatto eco Donnet.

Guardando al futuro, Generali non rinuncia ai propri propositi di accelerare lo sviluppo nell’asset management, dopo il naufragio dell’ipotesi di alleanza con i francesi di Natixis e sta parlando “con tutti quelli che ci possono aiutare a raggiungere i nostri obiettivi”, ha detto Donnet. “Vogliamo creare una piattaforma globale e far crescere le nostre masse gestite, che sono felice abbiano toccato per prima volta i 900 miliardi di euro. Guardiamo a tutte le opportunità che ci possono consentire di accelerare questo sviluppo sia in Italia che all’estero”, ha affermato il Group Ceo.”Il nostro framework strategico – ha aggiunto – non è cambiato. Quando guardiamo a possibili acquisizioni facciamo sempre attenzione alla remunerazione e al raffronto con lo share buyback. Questa è la nostra priorità”.

In tale contesto strategico, il top manager non esclude che Generali possa essere un candidato alla sostituzione di Axa quale partner di Mps nella bancassurance quando nel 2027 scadrà l’accordo che attualmente li lega. “Siamo disponibili a parlare con tutti coloro che ci possono aiutare a fare il nostro mestiere. Sappiamo che scade questo accordo di Axa con Mps e il nostro mestiere è anche la gestione del risparmio. Forse saremo un candidato per sostituire Axa e se possiamo rimpatriare il risparmio italiano in Italia saremmo felici di farlo”. Ma fare la partnership, ha aggiunto, “non è una decisione nostra”. L’apertura sull’Asset Management c’è anche nei confronti di uniCredit: “Noi – ha spiegato Donnet – abbiamo già un accordo di bancassicurazione con UniCredit in Europa Centrale e in Europa dell’Est. E’ una cosa che facciamo bene. Se c’è la possibilità di ampliare questa collaborazione con UniCredit la nostra disponibilità c’è”.

A livello di operazioni cross-border, ha rilevato il Ceo di Generali, le complessità aumentano. Avere colossi del risparmio gestito europei, secondo Donnet, sarebbe strategico per l’Italia e l’Unione europea, ma il processo di aggregazione è ostacolato da un problema “politico” legato ai nazionalismi. “E’ importante creare a livello europeo delle grandi società di Asset Management che possano competere con gli Usa. Questo è strategico per l’Italia ma anche per l’Europa. Noi vorremmo dare questo contributo all’Europa e creare una grande piattaforma di AM italiana ed europea e con 900 miliardi di masse già qualcosa lo facciamo”. Tuttavia, la realtà del business è che oggi “in Ue è molto difficile fare collaborazioni cross-borderd, perché siamo di fronte alle posizioni nazionalistiche dei paesi e questo è un problema politico. I membri dell’Ue – ha sottolineato – devono fare una scelta chiara: vogliamo o non vogliamo fare l’Europa. Oggi manca un quadro politico comune per favorire la creazione dei fondi pensione europei e di un Asset Management che possa gestirli. Purtroppo, oggi facciamo l’interesse di operatori dell’Asset Management che non sono europei”.

Tornando ai risultati, nel 2025 Generali ha visto premi lordi in aumento a 98,1 miliardi di euro (+3,6%), grazie alla crescita significativa del segmento Danni: +7,6% a 36,2 miliardi, mentre quelli del Vita si sono attestati a 61,9 miliardi (+1,4%). Il Combined Ratio è migliorato a 92,6% (-1,4 p.p.). Il Solvency ratio si è attestato a fine 2025 al 219% (dal 210% di fine 2024). Al 10 marzo 2026 risultava pari al 214%, con un peggioramento di cinque punti dei quali tre legati a un fattore “puramente tecnico” che è previsto rientrare prossimamente e gli altri due alla sensitivity di mercato, come ha spiegato il Group Cfo Cristiano Borean.

Sui rapporti con il Gruppo Mps in qualità di azionista dopo che Mediobanca è finita nell’orbita di Siena, infine, Donnet ha tagliato corto: “A me risulta che il nostro primo azionista è Mediobanca. Ci sono stati cambiamenti nell’azionariato di Mediobanca e questo riguarda Mediobanca. Il nostro primo azionista è Mediobanca. Noi abbiamo rapporti positivi e istituzionali con tutti i nostri azionisti”.

Tv, ad Rai Rossi: “Il sistema italiano garanzia libertà e pluralismo”

Roma, 12 mar. (askanews) – “Più che una campagna queste sono linee guida prodotte dall’Agcom” sulle Smart tv in Italia “che si legano a una campagna di sensibilizzazione molto importante perché il tentativo è quello di riuscire a far conciliare la grande evoluzione tecnologica in essere, nuovi modelli di distribuzione e di fruizione dei contenuti, con i nuovi sistemi tecnologici. E il valore importante della Rai, del servizio pubblico, e in più in generale del sistema televisivo e dei media italiano, che è garanzia di libertà, di pluralismo, di tutela dell’informazione corretta, di pluralità del racconto e quindi è un valore per la nostra democrazia”. Lo ha detto l’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, a margine della tavola rotonda “Smart tv e telecomandi: la sfida della visibilità per l’emittenza nazionale e locale” organizzata da Confindustria a Roma, a proposito delle nuove regole che impongono un “carosello” sulla homepage delle piattaforme con accesso ai Servizi di interesse generale (Sig), cioè i grandi network come Rai, Mediaset e La7, oltre alle emittenti locali.

Poste Italiane, più di 6 mila uffici per richiedere passaporto

Roma, 12 mar. (askanews) – Poste Italiane supera il traguardo dei 6 mila uffici postali in cui si può richiedere il passaporto. Nove province si sono aggiunte a quelle già coinvolte nel Progetto Polis, l’iniziativa per avvicinare i servizi della Pubblica Amministrazione ai Comuni con meno di 15mila abitanti.

Sono quasi 5.600 gli uffici postali dei piccoli Comuni, a cui si aggiungono gli oltre 400 sportelli nelle grandi città. Numeri che hanno portato, a febbraio 2026, al record di passaporti erogati in un singolo mese: quasi 16mila. Le richieste totali superano le 172 mila, di cui circa 130 mila raccolte negli uffici Polis. Il servizio del TG Poste

Se c’è la Russia la Commissione Ue potrebbe togliere i fondi alla Biennale di Venezia

Bruxelles, 12 mar. (askanews) – La Commissione europea potrebbe togliere alla Fondazione Biennale di Venezia la sovvenzione da due milioni di euro che le aveva concesso per sostenere i produttori cinematografici, se concluderà che la partecipazione della Russia all’esposizione di quest’anno viola i termini del contratto. Lo ha affermato il portavoce della Commissione Thomas Regnier oggi a Bruxelles, durante il briefing quotidiano per la stampa dell’Esecutivo Ue. “La Commissione – ha detto il portavoce – condanna la decisione della Fondazione Biennale di Venezia di consentire alla Russia di partecipare all’edizione 2026 dell’esposizione. La cultura in Europa dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici, dovrebbe favorire il dialogo aperto, la diversità, e la libertà di espressione. Questi valori nella Russia di oggi non sono rispettati. Per questo condanniamo la decisione”.

“Ora – ha continuato Regnier -, che cosa è in gioco? La Commissione sostiene finanziariamente la Fondazione Biennale: abbiamo un progetto in corso da due milioni di euro che sostiene i produttori di film” e la realtà virtuale. Questo progetto è in corso, e in effetti – ha puntualizzato il portavoce – se c’è una violazione del contratto di sovvenzione, come per qualunque altro sostegno finanziario concordato, la Commissione rescinderà o sospenderà il contratto”.

“La decisione della partecipazione della Russia è stata duramente condannata dalla Commissione”, ha ribadito Regnier, ricordando che “ogni volta che c’è un accordo per una sovvenzione, i beneficiari devono ottemperare alle diverse disposizioni stabilite nel contratto. Quali sono queste disposizioni? Ci sono – ha spiegato – standard etici che devono essere rispettati, i valori dell’Ue, le regole dell’Ue, etc. Ciò che può potenzialmente accadere è che noi esaminiamo questo contratto di sovvenzione, verifichiamo che tutte le condizioni siano rispettate, e se c’è una violazione, la Commissione sospende o rescinde il contratto”.

Alla domanda se i controlli siano già in corso, prima della Biennale, o se saranno fatti dopo la fine dell’esposizione, il portavoce ha risposto: “Di questo si occupa il servizio giuridico” della Commissione, “e io non anticiperò ciò che farà. Ma non siamo per ora – ha precisato – in modalità di analisi, di esame; siamo in modalità di condanna per una decisione che non è in linea con i valori” dell’Ue. “Quindi, oggi condanniamo con forza, ma la decisione sui potenziali prossimi passi sarà presa più tardi”, ha concluso Regnier.

Conte: tavolo Meloni? No a finte passerelle a Palazzo Chigi

Roma, 12 mar. (askanews) – Giuseppe Conte dice no a “finte passerelle” a Palazzo Chigi. Il leader del Movimento cinque stelle replica così alla proposta di un tavolo di confronto avanzata dalla premier Giorgia Meloni.

A margine di una iniziativa a Lecce, l’ex premier ha spiegato: “Ci possono essere scambi di informazione ai vari livelli. Però permettetemi anche di dire: passerelle a Chigi – finte passerelle! – le abbiamo già fatte. Quando c’è stato il salario minimo abbiamo visto come è andata: no salario minimo per i lavoratori, mentre sì all’aumento degli stipendi per ministri, sottosegretari e per Brunetta”.

Sigaro Toscano, due secoli di qualità ancora artigianale

Lucca, 12 mar. (askanews) -Duecento anni di storia italiana racchiusi in un sigaro. L’Antico Toscano, il più famoso dei prodotti di Manifatture Sigaro Toscano, ottiene dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il titolo di Marchio Storico di Interesse Nazionale. Un sigillo d’eccellenza, che certifica tradizione, autenticità e prestigio fondati anche sull’etica aziendale.

“Tra le nostre caratteristiche -afferma l’Amministratore delegato di Manifatture Sigaro Toscano, Stefano Mariotti- c’è stata sempre quella di una mano d’opera completamente femminile. Ancora oggi abbiamo questa eredità, quindi più del 60% della nostra mano d’opera qui a Lucca è femminile, e completamente al femminile è il reparto di sigari a mano. La manifattura di Lucca è stata la prima con gli asili aziendali. Qui potete ancora vedere alcuni oggetti che venivano utilizzati nell’asilo, ma ancora oggi da un punto di vista anche di contratto integrativo all’interno del comparto alimentare è tra i più avanzati”.

Negli anni la tecnologia nella produzione si è evoluta, anche grazie a processi di digitalizzazione e a macchinari sviluppati dall’azienda stessa, “ma -puntualizza Mariotti- di fatto il nostro processo rimane un processo completamente artigianale, sia quando parliamo dei sigari fatti a macchina, in cui l’operatore, comunque, controlla uno per uno tutti i sigari che vengono fatti e sia, ovviamente, per quella che è la parte dei sigari a mano in cui c’è una manualità e un’artigianalità unica al mondo”

Talmente unica al mondo che il fatturato export è salito al 40%, con l’obiettivo di raggiungere il 50%: “siamo market leader in Turchia nel segmento dei sigari, ma Sigaro Toscano oggi sta esplodendo in tutti i paesi dell’Europa dell’Est, la Germania e ovviamente stiamo crescendo molto bene, sebbene ancora abbiamo grosse potenzialità di sviluppo, negli Stati Uniti”.

Art Basel: mercato globale dell’arte vale 59,6 miliardi di dollari

Milano, 12 mar. (askanews) – Il valore del mercato dell’arte globale, pur a fronte di un periodo estremamente complesso a livello geopolitico – o forse anche a causa di questo elemento – continua a crescere: nel 2025 ha raggiunto i 59,6 miliardi di dollari, con un aumento percentuale del 4% rispetto all’anno precedente. È il dato principale che emerge dal nuovo report di Art Basel e UBS sul Global Art Market.

A consentire un ritorno alla crescita nel 2025, secondo lo studio, sono stati il ritorno della fiducia nella fetta più alta del mercato e una crescita delle vendite in aste pubbliche. Queste ultime hanno visto una crescita del 9%, arrivando a un valore di 20,7 miliardi di dollari, a fronte di un calo del 5% delle vendite private, fermatesi sotto i 4,2 miliardi. La fetta di mercato coperta dai dealer è cresciuta del 2% su base annua e vale 34,8 miliardi.

Altri dati chiave contenuti nel report riguardano i vari mercati: quello degli Stati Uniti resta il più grande, con il 44% delle vendite per valore, +1% sul 2024, seguito da Regno Unito (18%, stabile), Cina (14%, in calo dell’1%) e Francia (8%, +1%) “Il mercato ha accolto con favore un cambio di direzione nel 2025, passando dalla contrazione degli anni precedenti a una crescita modesta – ha dichiarato Clare McAndrew, fondatrice di Arts Economics, che ha firmato il report -. Tuttavia, ha continuato a operare in un contesto geopolitico volatile, in particolare per quanto riguarda il commercio transfrontaliero, le cui implicazioni si stanno ancora manifestando nel 2026. Mentre alcune categorie di opere d’arte sono state relativamente isolate dagli effetti diretti dei dazi, la più ampia incertezza politica e la frammentazione commerciale hanno creato sfide per le imprese, incidendo sui prezzi e sull’offerta. Un più ampio passaggio al protezionismo e a vendite più focalizzate sul mercato interno comportano anche rischi a lungo termine, poiché il commercio d’arte dipende fortemente dalla circolazione internazionale e dall’accesso a un pubblico globale. I primi indicatori suggeriscono che il commercio transfrontaliero di opere d’arte è rimasto sostanzialmente stabile nel 2025, ma l’evoluzione di questi flussi sarà fondamentale per la crescita futura del mercato”.

“Il 2025 – ha aggiunto Noah Horowitz, CEO di Art Basel – ha segnato un ritorno alla crescita per il settore dell’arte e un punto di svolta strategico nella sua continua evoluzione. Nel corso dell’anno, i galleristi hanno perfezionato i loro programmi e le strategie di coinvolgimento dei clienti con chiara intenzionalità, mentre le vendite legate alle fiere d’arte si sono rafforzate. Sebbene i costi elevati, l’incertezza geopolitica e le preoccupazioni tariffarie continuino a influenzare il business, la fiducia degli acquirenti è migliorata con il passare dell’anno, che si è chiuso con una serie di momenti di vendite dinamiche”.

"Ricordati che ti voglio bene", al via in Alto Adige le riprese

Roma, 12 mar. (askanews) – Sono iniziate in Alto Adige le riprese di “Ricordati che ti voglio bene”, il nuovo film breve scritto e diretto da Alessandro Parrello, regista romano tra gli autori più prolifici del cinema breve italiano contemporaneo.

Ambientato tra le spettacolari vette di Merano 2000, tra cime innevate, passi di montagna e pareti da scalare, il film mescola azione, dramma e suggestioni fantastiche, confermando ancora una volta la vocazione di Parrello a esplorare i generi attraverso storie fortemente incentrate sui personaggi e sulle loro sfide emotive.

Il progetto segna il dodicesimo lavoro cinematografico diretto da Parrello e si inserisce nel suo percorso autoriale dedicato a un’ampia serie antologica sull’esplorazione dei generi. Con 18 titoli di finzione diretti tra VR e cinema lineare, Parrello si è distinto negli ultimi anni per una filmografia capace di coniugare ambizione visiva, cast di primo piano e storie dal forte impatto emotivo.

La sceneggiatura è firmata dallo stesso Parrello insieme a Eugenio Ricciardi, che è anche protagonista del film. Il cast vede inoltre la partecipazione di Luca Ward e Maurizio Lombardi, quest’ultimo vincitore del Nastro d’Argento 2025 per Marcello, co-prodotto proprio da Parrello. Il film è prodotto dalla neonata Dixer Film, fondata da Ricciardi.

La storia segue un giovane scalatore impegnato a raggiungere la vetta più alta di una montagna innevata. Quando, in una situazione di estremo pericolo, rischia di precipitare nel vuoto, viene salvato da uno scalatore più esperto e maturo. Sarà quest’ultimo a guidarlo lungo un percorso alternativo verso la stessa meta. Ma lungo il cammino qualcosa sembra minacciare il loro viaggio.

Con la fotografia di Valerio Evangelista (Sandokan), il film si sviluppa come una metafora epica ed emotiva sulla rinascita e sulle scelte che ognuno è chiamato a compiere senza ricorrere all’illusione e alla dipendenza dalle sostanze stupefacenti. Proprio per questo il progetto ha ottenuto il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

“Sono emozionato nel raccontare una storia che tocca corde molto delicate. Con Eugenio lavoriamo a questo progetto da mesi e vederlo prendere forma qui, tra queste montagne, è qualcosa di speciale. È anche un momento molto importante per me, perché ho la possibilità di esprimermi sia davanti che dietro la macchina da presa nel modo in cui ho sempre desiderato. Per questo sono grato per la fiducia che le produzioni continuano a riporre in me e per i riconoscimenti che stanno arrivando”, ha dichiarato Parrello.

Per l’autore romano si tratta di un periodo particolarmente intenso. Terminato questo progetto, a fine marzo tornerà infatti sul set della serie internazionale “Felicità”, dove interpreta il protagonista maschile italiano. Le riprese riprenderanno a Polignano a Mare per circa un mese prima di concludersi a Varsavia.

Il 21 marzo, inoltre, Parrello sarà presente al Bif&st di Bari anche in veste di produttore con il film breve “Nowhere”, diretto da Andrea Arcangeli e da lui coprodotto nel 2025.

Elezioni municipali in Francia: test per corsa alla presidenza 2027

Roma, 12 mar. (askanews) – La Francia andrà alle urne il 15 e il 22 marzo per eleggere 34.875 sindaci, in un voto considerato un test chiave in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno. A capo di quasi 35.000 comuni – dalle grandi città ai villaggi con poche decine di abitanti – i sindaci sono considerati dai francesi fra le figure politiche più importanti perchè più vicine al loro quotidiano. Prova ne è che molti dei politici di fama a livello nazionale hanno almeno un loro “feudo” in provincia a cui devono spesso la loro stessa carriera, in alcuni casi anche quella di presidenti. Ci crede il leader del partito Orizzonti, Edouard Philippe, candidato sindaco aspirante presidente, che punta alla rielezione a Le Havre. L’ex primo ministro del presidente Emmanuel Macron ha già avvertito che se non sarà riconfermato non avrà il coraggio di correre per l’Eliseo.

Fra i partiti in lizza, la formazione di estrema destra Rassemblement National (Rn), sembra ad oggi la più combattiva. E se finora ha faticato a livello locale, spera di consolidare le città che già controlla – come Perpignan e Mentone – e di espandersi in aree urbane più ampie con l’obiettivo di guadagnare slancio per il 2027 anche se la sua potenziale candidata Marine Le Pen oggi rischia ancora l’ineleggibilità. In caso di esclusione c’è Jordan Bardella pronto a raccoglierne le redini. Rn a Mentone dovrà però vedersela con Louis Sarkozy, figlio dell’ex presidente Nicolas Sarkozy, che è il candidato-sindaco del centro e della destra.

I Verdi e i loro alleati di sinistra, protagonisti nel 2020 dell'”onda verde”, vincendo in importanti città tra cui Lione, Strasburgo e Bordeaux, confidano di mantenerne il controllo così come i Socialisti a Nantes e Montpellier.

Anche il partito di estrema sinistra La France Insoumise, Lfi, che come Rn, non è mai stato forte nelle elezioni locali, spera di conseguire qualche guadagno.

I Repubblicani (Lr) hanno perso pesantemente alle ultime elezioni nazionali, ma sono da tempo forti nelle comunali. Il partito, insieme ai suoi alleati (Dvd, Udc), si è assicurato circa 12.000 sindaci nelle ultime elezioni.

Il partito del presidente Emmanuel Macron e i suoi alleati centristi hanno ottenuto nel 2020 non più di 1.000 sindaci ma nessuna città con più di 100.000 abitanti. Il potenziale per un voto antigovernativo è quindi limitato.

Passando a Parigi è un campo di battaglia chiave, con sei candidati in lizza. Ha un sindaco socialista dal 2001, ma l’ex ministro della Cultura Rachida Dati aspira a riconquistare la città per i Repubblicani (Lr). Anche se in testa sembra essere il candidato della sinistra senza Lfi Emmanuel Gregoire.

A Marsiglia, altra città chiave e storicamente conservatrice, che la sinistra ha vinto alle ultime elezioni del 2020, tutti i principali partiti si stanno contendendo la vittoria. Roma, 12 mar. (askanews) – In queste elezioni a doppio turno, la lista che ottiene la maggioranza assoluta al primo round prende il controllo del comune. In caso contrario, tutte le liste con il 10% o più accedono al secondo turno. Quelle con almeno il 5% possono fondersi con liste che hanno ottenuto il quorum. Un sistema che porta spesso a ballottaggi a tre o quattro formazioni, rendendo il secondo turno piuttosto imprevedibile. (di Isabella Helfer)

Donnet: Asset Management strategico per Ue, ma nazionalismi frenano

Milano, 12 mar. (askanews) – Avere colossi del risparmio gestito europei sarebbe strategico per l’Italia e l’Unione europea, ma il processo di aggregazione è ostacolato da un problema “politico” legato ai nazionalismi. E’ la riflessione svolta dal Group Ceo di Generali, Philippe Donnet, in occasione della conferenza stampa sui risultati del 2025.

“Il business dell’Asset Management – ha proseguito – è un business globale, dobbiamo acquisire le competenze dove sono. L’assicurazione è un business mondiale. In Europa c’è una grande competizione tra asset manager per la gestione delle pensioni europee. Non pensate che anche le compagnie Usa stiano cercando di prendere una quota di questo mercato? Certo. E anche noi stiamo cercando”.

“E’ importante creare a livello europeo delle grandi società di Asset Management che possano competere con gli Usa. Questo è strategico per l’Italia ma anche per l’Europa. Noi vorremmo dare questo contributo all’Europa e creare una grande piattaforma di AM italiana ed europea. Noi con 900 miliardi di masse già qualcosa lo facciamo”, ha aggiunto Donnet.

Ma in Europa si incontrano più ostacoli che ‘assist’. “Oggi la realtà del business è che in Ue è molto difficile fare collaborazioni cross-borderd, perché siamo di fronte alle posizioni nazionalistiche dei paesi e questo è un problema politico. I membri dell’Ue – ha sottolineato Donnet – devono fare una scelta chiara: vogliamo o non vogliamo fare l’Europa. Oggi manca un quadro politico comune per favorire la creazione dei fondi pensione europei e di un Asset Management che possa gestirli. Purtroppo oggi facciamo l’interesse di operatori dell’Asset Management che non sono europei”.

Lavoro, Meloni: dati Istat incoraggianti, direzione giusta

Roma, 12 mar. (askanews) – “L’ultima rilevazione ISTAT sul mercato del lavoro, diffusa con il report sul IV trimestre 2025, conferma segnali incoraggianti. Nella media del 2025 gli occupati sono aumentati di 185 mila unità, mentre il tasso di occupazione è salito al 62,5% e la disoccupazione è scesa al 6,1%. Dati che continuano a indicare una tendenza positiva. Sappiamo bene che la strada da percorrere è ancora lunga e che resta molto da fare per rafforzare la crescita, migliorare la qualità dell’occupazione e creare sempre più opportunità. Ma questi numeri confermano che la direzione intrapresa è quella giusta. Continueremo a lavorare con determinazione per sostenere lavoro, imprese e crescita”. Lo scrive su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Iran, Meloni: orgogliosa coraggio militari al lavoro per pace e sicurezza

Roma, 12 mar. (askanews) – “Continuo a seguire con attenzione quanto accaduto alla nostra base di Erbil, sono in costante contatto con i ministri Tajani e Crosetto per monitorare la situazione. A nome del Governo e mio personale esprimo solidarietà e vicinanza ai nostri militari, rimasti illesi a seguito dell’attacco: l’Italia è orgogliosa del coraggio e della professionalità che mettono nel lavorare quotidianamente per la pace e la sicurezza nei molti teatri di crisi”. COsì la presidente del consiglio Giorgia Meloni, su X.

Fujifilm Healthcare a ECR 2026: risonanza senza elio, ecografia e IA

Vienna, 12 mar. (askanews) – In occasione del congresso ECR 2026, uno dei principali appuntamenti scientifici internazionali dedicati alla comunità radiologica che si tiene a Vienna, Fujifilm Healthcare ha presentato un pacchetto di novità tecnologiche per la diagnostica per immagini, con un focus su risonanza magnetica senza l’utilizzo di elio liquido, ultrasuoni potenziati da AI e soluzioni digitali cloud per workflow e gestione evoluta dei dati. Inoltre, ha proposto la House of Fujifilm uno spazio esperienziale e formativo sviluppato in collaborazione con la European Society of Radiology.

Sul fronte Risonanza Magnetica, Fujifilm ha messo in evidenza ECHELON ZeroHelium, tecnologia progettata per operare con zero elio liquido e insignita del premio Good Design Award. Con questa soluzione l’azienda si pone l’obiettivo di offrire un’opzione più flessibile ed efficiente per attività di assistenza tecnica e manutenzione, portando la dipendenza da elio da volumi tipici dell’ordine di migliaia di litri a zero. Sviluppata con tecnologie di Deep Learning, l’impostazione ZeroHelium mira a offrire dettaglio d’immagine avanzato e a ridurre i tempi di scansione rispetto a modelli precedenti.

Nel contesto della House of Fujifilm, sono state poi presentate in anteprima le nuove tecnologie ecografiche ARIETTA DeepInsight X, sviluppate utilizzando tecnologie di intelligenza artificiale anche in questo caso basate sul Deep Learning. Si tratta di una nuova generazione di sistemi progettati per migliorare la nitidezza e l’uniformità dell’immagine, favorendo un’analisi approfondita delle strutture anatomiche. ARIETTA DeepInsight X affronta una delle principali sfide dell’ecografia: il riconoscimento della struttura tridimensionale degli organi.

“La partecipazione di Fujifilm al congresso viennese – ha dichiarato Davide Campari, Managing Director di Fujifilm Healthcare Italia – si inserisce in una visione che vede tecnologia, dati e intelligenza artificiale come strumenti a supporto del sapere clinico”.

E’ morta Enrica Bonaccorti, volto storico della tv italiana

Milano, 12 mar. (askanews) – È morta la giornalista e conduttrice televisiva Enrica Bonaccorti, tra i volti storici della televisione italiana. Aveva 76 anni. A darne notizia è stato il direttore del TG5, Clemente Mimun, con un post pubblicato su X.

Bonaccorti, nata a Savona il 18 novembre 1949, è stata per decenni protagonista del piccolo schermo, lavorando tra Rai e Mediaset e firmando programmi di grande popolarità.

Nel corso della sua lunga carriera ha attraversato diverse stagioni della televisione italiana, conducendo programmi di grande successo che l’hanno resa un volto conosciuto per generazioni di spettatori.

Iran, Schlein: appello di Meloni all’unità è durato poco. Meloni: io insultata

Roma, 12 mar. (askanews) – Governo e opposizioni unite o meno di fronte alla guerra in Iran e alla crisi mediorientale: dall’appello all’unità si è passati rapidamente al botta e risposta Meloni-Schlein.

“L’appello all’unità di Meloni è durato un paio d’ore, nelle repliche alla Camera ho dovuto chiederle di posare la clava perchè ha passato più tempo ad attaccare le opposizioni che a parlare delle conseguenze della crisi”, ha detto di buon mattino la segretaria del Pd Elly Schlein a Rtl102.5, aggiungendo: “Noi siamo in costante contatto con il governo, io ho sentito già il ministro Crosetto e Tajani. Noi ci siamo in qualsiasi momento, il nostro numero ce l’ha ma l’appello è arrivato in ritardo e poi ha cambiato orientamento attaccando duramente le opposizioni”.

A questo punto interviene la premier.

“Mi corre l’obbligo, per ristabilire quanto accaduto, di rispondere alle dichiarazioni della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, relativamente all’appello all’unità che ho rivolto ieri, in aula, alle opposizioni. Il mio – recita la dichiarazione di Meloni – è stato un appello al dialogo sincero e pubblico, a fronte del quale l’opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali. ‘Serva’, ‘ridicola’, ‘imbarazzante’, ‘pericolo per l’umanità’, ‘persona che striscia per non inciampare’ e molti altri. Questi sono stati i toni utilizzati da esponenti dell’opposizione, che mi sembrano ben lontani da un clima di confronto costruttivo. Altri, invece, sempre nell’opposizione, hanno cominciato ad accampare condizioni surreali per sedersi al tavolo, chiarendo come non vi fosse alcuna disponibilità ad avviare questo confronto”.

“I toni che io ho utilizzato nella replica, invece – chiarisce la premier – sono rimasti rispettosi. Mi sono limitata a chiedere all’opposizione conto della differenza tra le posizioni che chiedono di assumere a noi, oggi, e quelle che assumevano quando erano all’opposizione. Nessuna clava, nessuna mancanza di rispetto, nessun insulto. Questa è la realtà – assicura – che chiunque può verificare riguardando il dibattito parlamentare. Se non vi è disponibilità da parte dell’opposizione a un coordinamento sulla crisi lo rispetto, ma non se ne dia la responsabilità a me. A dimostrazione di quello che dico – conclude Meloni – confermo che il mio invito resta valido. Se l’opposizione ha cambiato idea e intende davvero collaborare nell’interesse dell’Italia, lo dica chiaramente invece di accampare pretesti o condizioni. In questo caso, il governo è pronto ad aprire un tavolo di confronto”.

E Schlein risponde: “La presidente del Consiglio fa tutto da sola, Boccia lo ha spiegato ieri, noi ci siamo, deve posare la clava perchè agli italiani non interessa e non meritano questo spettacolo. La premier faccia il suo dovere invece che attaccare le opposizioni. Noi ci siamo, lo abbiamo detto ieri, il mio numero ce l’ha, l’ho chiamata diverse volte”.

Commercio, l’allarme di Confcommercio: 156mila negozi scomparsi dal 2012

Roma, 12 mar. (askanews) – Sempre meno edicole, negozi di abbigliamento, librerie e ferramenta. Sempre più serrande abbassate nelle città italiane: tra il 2012 e il 2025 sono scomparsi 156mila punti vendita del commercio al dettaglio e ambulante, oltre un quarto del totale. Crescono solo le imprese del comparto alloggio e ristorazione (+19mila) e aumenta il numero di locali commerciali sfitti. Il fenomeno della desertificazione commerciale, dunque, accelera, a un tasso medio annuo del 3,1% nel 2025 contro il 2,2% osservato nelle precedenti analisi. Il rischio è che da qui al 2035 avremo città meno illuminate, alcuni quartieri-dormitorio, popolazione anziana con difficoltà a fare la spesa e anche un maggior degrado delle città. I comuni del Nord evidenziano le maggiori perdite di negozi al dettaglio – tra i primi dieci, Belluno, Vercelli, Trieste, Alessandria, Savona, Gorizia con perdite di oltre il 33% – mentre al Sud si registra una maggiore tenuta. Sono questi i principali risultati che emergono dall’analisi “Città e demografia d’impresa” realizzata dall’Ufficio Studi Confcommercio.

L’analisi ha preso in considerazione 122 città italiane, 107 capoluoghi di provincia e 15 comuni non capoluogo più popolosi, e ha esaminato l’andamento di 18 categorie di attività economiche, distinguendo tra centri storici e resto del territorio urbano.

Numerose le cause della progressiva desertificazione commerciale: vendite al palo per le piccole superfici, boom incontrollato degli affitti brevi, quadruplicati al Sud, crescita esponenziale dell’online e mancanza di provvedimenti di rigenerazione urbana.

Per il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, “la desertificazione commerciale è diventata un’emergenza che penalizza le aree urbane, con meno servizi e meno sicurezza. Va avviato il nostro progetto Cities con i sindaci su tre priorità: disciplinare l’offerta commerciale nei centri storici, riutilizzo immediato dei locali sfitti, coniugare sviluppo economico e urbanistica”.

Il cambiamento dei modelli di consumo continua a incidere profondamente – rileva Confcommercio – sulla struttura commerciale delle città. Nel 2025 le vendite online rappresentano l’11,3% dei consumi totali di beni acquistabili online e il 18,4% dei servizi, contribuendo a ridurre il numero di negozi fisici e modificando l’organizzazione dell’offerta commerciale. Ma soprattutto, a fronte di una variazione dell’indice di vendite al dettaglio totale, tra il 2015 e il 2025, pari a +14,4%, le piccole superfici sono completamente ferme (0,0%) mentre l’online risulta quasi triplicato (+187%).

Nel 2019 il valore delle vendite online era pari a 31,4 miliardi, nel 2025 è arrivato a 62,3 miliardi. Questo processo, insieme alle trasformazioni socio-economiche e demografiche, tende a innescare un circolo vizioso: la riduzione del numero di negozi riduce l’attrattività commerciale delle aree urbane e alimenta ulteriormente la contrazione dell’offerta.

Iran, Schlein a Meloni: noi ci siamo, ma deve posare la clava

Roma, 12 mar. (askanews) – “La presidente del Consiglio fa tutto da sola, Boccia lo ha spiegato ieri, noi ci siamo, deve posare la clava perchè agli italiani non interessa e non meritano questo spettacolo. La premier faccia il suo dovere invece che attaccare le opposizioni. Noi ci siamo, lo abbiamo detto ieri, il mio numero ce l’ha, l’ho chiamata diverse volte”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein, a Start su Sky risponde a Giorgia Meloni che in una dichiarazione questa mattina rinnova l’appello alle opposizioni anche se si reputa “insultata”.

“Ieri la maggioranza ha offerto unità su un testo che abbiamo visto durante la discussione e in cui non si chiede a Trump e Nethanyauh di fermarsi e in cui manca una chiara posizione sul no all’uso della basi oltre gli accordi”, ha aggiunto.

Iran, Meloni: ieri insultata ma ancora disponibile ad aprire tavolo confronto

Roma, 12 mar. (askanews) – Ieri “il mio è stato un appello al dialogo sincero e pubblico, a fronte del quale l’opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali. “Serva”, “ridicola”, “imbarazzante”, “pericolo per l’umanità”, “persona che striscia per non inciampare” e molti altri”. In ogni caso “confermo che il mio invito resta valido. Se l’opposizione ha cambiato idea e intende davvero collaborare nell’interesse dell’Italia, lo dica chiaramente invece di accampare pretesti o condizioni. In questo caso, il governo è pronto ad aprire un tavolo di confronto”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in una dichiarazione.

Et voilà…come nuovo ricompare il Terzo Polo

Sulla crisi iraniana il cosiddetto Terzo Polo ha ritrovato, almeno per un momento, una voce comune. Azione, Italia Viva e +Europa hanno presentato in Parlamento una mozione unitaria che raccoglie anche il consenso di Casini. Il dato politico non è secondario. In una stagione segnata da ambizioni e fragilità dell’area di centro, la convergenza su una precisa piattaforma di politica estera indica quale sia la strada giusta per rompere l’incantesimo del bipolarismo forzoso.

La mozione muove da una constatazione precisa: la Repubblica islamica iraniana rappresenta da anni un fattore di instabilità regionale, mentre al suo interno continuano a registrarsi gravi violazioni dei diritti fondamentali. La formula parlamentare degli “impegna il Governo” individua pertanto alcune linee di azione: promuovere iniziative multilaterali per la tutela dei diritti umani in Iran; sostenere le organizzazioni internazionali e gli osservatori impegnati nella difesa delle libertà fondamentali; coordinare le iniziative italiane con quelle dell’Unione europea e degli alleati occidentali.

Accanto alla questione iraniana, il documento inserisce anche un riferimento esplicito alla solidarietà con l’Ucraina, richiamata come elemento essenziale della difesa dell’ordine internazionale e del diritto dei popoli all’autodeterminazione. È un passaggio che riflette la lettura geopolitica proposta dai promotori della mozione: le crisi internazionali non sono episodi isolati, ma tasselli di un quadro più ampio di competizione tra modelli politici e sistemi di potere.

Proprio su questo punto riemerge la frattura nel campo progressista. Il Pd resta fermo nella linea di piena solidarietà a Kiev, mentre il Movimento 5 Stelle non ha accettato di includere tale riferimento nella proposta di testo comune. In sostanza, la Schlein continua a registrare le ambiguità del suo principale interlocutore. Su quali basi solide poggia dunque l’alleanza progressista se in politica estera la distanza è siderale?

Insomma, mentre a sinistra si pattina sul ghiaccio, dividendosi su questioni decisive, il Terzo Polo riesce a presentarsi unito. Non è una resurrezione politica, ma un segnale. E in tempi di incertezza strategica, anche la capacità di parlare con una sola voce può tornare a pesare.

Europa senza scatto

Il mondo sta esplodendo e l’Europa sta ancora cercando di capire quale posto occupare nel nuovo scenario internazionale, posto che la follia guerresca che si è impadronita del pianeta (ah, quanto preveggente e ammonitore era stato Papa Francesco già 12 anni fa…) approdi a qualcosa di simile a un rinnovato assetto geopolitico planetario.

Un continente in cerca di ruolo

 

Al momento, secondo copione, gli europei formalmente agiscono in comune dietro la sigla della Commissione ma concretamente si muovono in ordine sparso. Anche con buone intenzioni, per carità. Ma come ognuno sa è difficile esprimere forza (tanto meno potenza) senza unità operativa, ammesso che vi sia quella di intenti.

Ovviamente tutto ciò appare chiaro agli occhi dei competitor, dagli USA che tendono a rinnegare un’alleanza ultradecennale, alla Russia che vorrebbe riconquistare territorio già sovietico ma oggi europeo, alla Cina che vuole imporre la sua legge commerciale e utilizza dumping industriale anche nel Vecchio Continente. Per non parlare di un intero continente, quello africano, o per lo meno della sua parte centro-settentrionale, che dell’Europa avrebbe enorme bisogno ma che invece, a fronte di iniziative frammentate e comunque prive della forza finanziaria realmente necessaria, oscilla tra parziale fiducia in queste ultime e sospettose perplessità generate dalla eco di non lontane prepotenze coloniali, magari senza avvertire il rischio di subire nuove sottomissioni operate da Mosca o da Pechino.

Le divisioni tra i leader europei

Del resto, che pensare dinnanzi all’impeto nucleare di Macron e a quello pacifista di Sanchez? Del sempre più imbarazzato filo-trumpismo di Meloni? Dell’indeciso atteggiamento di Merz, durissimo a Monaco e poi accomandante a Washington? Dell’orgogliosa reazione di Starmer agli eccessi dell’arrogante inquilino della Casa Bianca col quale vorrebbe però mantenere la special relationship? (Londra è fuori dalla UE ma dentro, oggi più che mai, all’Europa).

In questo quadro emerge in piena evidenza la grave debolezza attuale della Commissione Europea, e in particolare della sua Presidente. Non è una questione di profilo personale. Certo, anche quello conta. Ad esempio, l’Alto Rappresentante per la Politica Estera, Kaja Kallas, sconta la sua provenienza nazionale (la piccola Estonia) ma ancor più un proprio livello politico non particolarmente elevato né tantomeno carismatico. Ursula Von der Leyen, già accentratrice di suo, l’ha così quasi sostanzialmente esautorata, assumendosi in prima persona le redini delle relazioni internazionali dell’Unione ma, così facendo, indebolendo la seconda o terza funzione più importante della Commissione.

La debolezza della Commissione

Ma a sua volta la Presidente non ha dimostrato di possedere né carisma né particolari abilità politiche. Schiacciata da un lato sul tentativo di non irritare il bullo di Washington e dall’altro sul proprio partito nazionale, la CDU, che in questa fase deve cercare di coprire quanto più possibile l’area conservatrice tedesca per impedire quello sfondamento a destra da parte di Alternative fur Deutschland che oggettivamente sarebbe disastroso sia per la Germania sia per l’Unione.

Von der Leyen paga il proprio tatticismo, col quale è riuscita a imporsi per un secondo mandato a Palazzo Berlaymont che però fin dall’inizio, frutto di compromessi e tatticismi, si è dimostrato privo di spinta e votato al ribasso. E così non ha potuto – né peraltro forse avrebbe saputo – imbastire un confronto con Trump all’insegna della dignità europea: subendo i dazi imposti dal resort di un campo da golf scozzese; subendo una specie di “fatwa” ad personam contro l’ex commissario Thierry Breton, reo di aver regolamentato in Europa il “far west digitale” dei big tech statunitensi; rinunciando alla risoluta condanna dell’avventuroso attacco israelo-americano all’Iran, che all’Europa rischia di costare molto caro (e anzi in un qualche modo sostenendolo: “l’Europa non può essere la guardiana del vecchio ordine mondiale, un mondo che non c’è più e che non tornerà”, ha detto).

Il vero spartiacque politico

Eppure, sappiamo che non c’è alternativa – se non la decadenza di ogni singola nazione europea – all’unità fra i nostri popoli. Forse non c’è bisogno di divenire – come ci chiede Walter Veltroni – “estremisti dell’integrazione europea”, ma determinati suoi sostenitori, quello sì. All’insegna almeno di quel “federalismo pragmatico” di cui ha parlato Mario Draghi.

Sempre più, in questi tempi così gravi, diviene questo il vero spartiacque della politica. Anche della politica interna. Oltre le tifoserie.