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“Vecchio a chi?”, a Mostra cinema Venezia si parla di longevità

Roma, 14 set. (askanews) – La cura lungimirante della longevità arriva a Venezia in coincidenza con il Festival del Cinema con un cortometraggio prodotto dal Gruppo The Skill, che vede protagonisti il Fondo di assistenza sanitaria integrativa (Fasi) e Sport e Salute, accanto a campioni olimpionici del calibro di Manuela Di Centa, Venanzio Ortis e Andrea Lucchetta ed esperti in longevità come l’endocrinologa Lucia Riganelli.

Con una speranza di vita che supera gli 83 anni, oggi l’Italia è uno dei Paesi più longevi in assoluto e il docufilm “Vecchio a chi? La cura della longevità in salute”, presentato il 10 settembre presso il padiglione della Veneto Film Commission alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia è un viaggio sui corretti stili di vita e i segreti per un’esistenza non soltanto lunga ma soddisfacente, fatta di prevenzione, sport, alimentazione corretta, psiche sana.

Il cortometraggio, prodotto da The Skill Group e firmato da Lorenzo Munegato e Alberto Pezzella con una performance della giovane attrice Sofia Tocci, pone al centro della narrazione i quattro pilastri della longevità: la salute fisica, quella psicologica, l’attività sportiva e l’alimentazione, raccontati attraverso le esperienze e le testimonianze di medici, psicologi, docenti universitari ed ex atleti di caratura internazionale.

“Recentemente – racconta Daniele Damele, Presidente del Fasi – abbiamo concluso un progetto pilota di ricerca in quattro regioni italiane, approvato dal Comitato Etico Nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità e incentrato su salute, fragilità e autonomia della nostra popolazione assistita over 65. Nel campione analizzato, i report evidenziano che oltre la metà (circa il 57-59%) dei soggetti coinvolti convive con una o più patologie croniche diagnosticate nel corso della vita, una quota che richiede modelli di presa in carico continuativi. Su questo fronte è necessario intervenire, lavorando sulla prevenzione, per garantire una vita in salute ed autonomia a quante più persone possibile”.

“Investire nella longevità in salute – afferma Luca Del Vecchio, Vicepresidente del Fasi – significa investire nel futuro del Paese e delle sue imprese. Iniziative come questa dimostrano come sanità integrativa, sport e cultura della prevenzione possano lavorare insieme per cambiare il modo in cui affrontiamo l’invecchiamento, trasformandolo da un limite in una risorsa”.

Nel docufilm è descritto anche il progetto “Sport Illumina”, promosso dal Ministro per lo Sport e i Giovani per il tramite del Dipartimento per lo Sport, ideato da Sport e Salute. L’iniziativa è nata con l’obiettivo di trasformare gli spazi urbani in luoghi vivi e accessibili per la comunità: playground moderni, multifunzionali e colorati pensati come punti di riferimento per cittadini di tutte le età. Spazi dove bambini, ragazzi, famiglie, sportivi e anziani possono utilizzare gratuitamente le aree dedicate allo sport, in un ambiente progettato per favorire il benessere, la socialità e uno stile di vita attivo.

“Il progetto Sport Illumina nasce con l’obiettivo di portare lo sport e l’attività fisica sotto casa degli italiani. Ogni spazio rappresenta un intervento di riqualificazione di aree urbane abbandonate o degradate ma anche un’opportunità per tanti cittadini di riprogrammare e ricalibrare le proprie abitudini verso uno stile di vita sano e appagante – spiega Marco Mezzaroma, Presidente di Sport e Salute – E ciò vale per tutti, non solo per le nuove generazioni. Avere un luogo nel quale condividere momenti di sport, di attività e di allegria significa migliorare sensibilmente la qualità della propria vita e quella della comunità a cui si appartiene. Un patrimonio, a mio avviso, ancora più importante per le persone in età avanzata che spesso si trovano a fare i conti anche con l’isolamento e l’esclusione dalla vita sociale. Un tema che, insieme al Ministro per lo Sport e i Giovani abbiamo messo al centro del Progetto “Circolo 65″ e che punta a diffondere la cultura del movimento e promuovere stili di vita salutari nella terza età”.

“La longevità sta al proprio fisico come l’attività motoria sta alla voglia di poter generare non solo fatica ma anche gioco e sorrisi, soprattutto tra generazioni diverse”, sottolinea Andrea Lucchetta, ex pallavolista oro mondiale e punto di riferimento del volley italiano.

Nel cortometraggio sono poi raccontate l’iniziativa “Barca xe Casa”, lezioni di psicomotricità che si basano sulla tradizione del remo sostenute dal Comune di Venezia all’interno delle case di riposo cittadine, gli investimenti di Regione Veneto sull’impiantistica sportiva, gli studi di Anmdo (Associazione Nazionale Medici delle Direzioni Ospedaliere) e il progetto legato ai cibi epigenetici, che allungano la vita, del laboratorio Bio Aging Gisva dell’Università di Padova.

Le telecamere sono entrate anche all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, guidato da Antonia Ricci, che fa parte della Rete degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali italiani, nel quale ogni anno vengono eseguite due milioni di analisi fondamentali sul fronte della sicurezza alimentare.

“Tra il 1990 e il 2024 la speranza di vita è cresciuta di circa 8 anni per gli uomini e di 6,5 per le donne, arrivando rispettivamente a 81,5 e 85,6 anni. Siamo partiti da questo presupposto per analizzare e raccontare quali possono essere i segreti e le best practice per arrivare a vivere in salute e nel pieno delle proprie forze la seconda parte della nostra vita”, conclude Lorenzo Munegato.

Mattarella: torna uso forza e da nuove tecnologie rischi disparità

Roma, 14 set. (askanews) – “Attraversiamo un frangente storico complesso e inquieto. La minaccia, quando non l’uso, della forza torna a prevalere, mentre spregio delle regole, crescenti iniquità e molteplici conseguenze funeste del cambiamento climatico sono causa di sofferenze per tanti innocenti. Al contempo, le nuove tecnologie dischiudono possibilità inusitate, ma rischiano anche di mettere a repentaglio la centralità dell’essere umano, allargando disparità sociali ed economiche già in essere”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato a papa Leone XIV in occasione del compleanno del pontefice.

“Dinanzi a tali dilemmi e incertezze – aggiunge – donne e uomini di buona volontà in tutto il mondo guardano con speranza all’alto Magistero della Santità Vostra, che continua a sollecitare popoli e nazioni alla responsabilità, all’accettazione del limite e della fragilità umani, ‘senza considerarli un errore da correggere’, come ammonisce l’enciclica Magnifica Humanitas”.

I The Kolors annunciano il nuovo tour internazionale

Milano, 14 set. (askanews) – Dopo un’estate ricca di appuntamenti e grandi successi in Italia, i The Kolors annunciano il nuovo tour internazionale “Europe, USA & Canada Tour 2027”. La tournée, prodotta da Gianluca Tozzi per MOMY RECORDS in collaborazione con Colorsound e Platinum Sound, prenderà il via a Basilea, lunedì 5 aprile 2027. Attraverserà le principali città europee fino al debutto sui palchi di Stati Uniti e Canada, per poi concludersi a Los Angeles (CA), venerdì 19 novembre 2027.

I biglietti saranno disponibili in pre-sale a partire da martedì 15 settembre 2026 e online su www.thekolors.co a partire da mercoledì 16 settembre 2026.

“Europe, USA & Canada Tour 2027” partirà dalla Svizzera e arriverà in Austria, Germania, Regno Unito, Belgio, Lussemburgo, Spagna e Polonia. A novembre 2027 approderà poi in Nord America, con sei appuntamenti tra Stati Uniti e Canada, nelle città di Atlantic City (NJ), Boston (MA), Chicago (IL), Montreal, Toronto e Los Angeles, dove si concluderà.

Questa tournée conferma la crescente dimensione internazionale della band conquistata grazie a un lungo percorso artistico, che negli ultimi anni, ha visto i The Kolors riscuotere sempre più successo anche all’estero.

Il 27 marzo 2026 esce “Rolling Stones” (Atlantic Records/Warner Music Italy), il singolo della band che ha raggiunto il #1 nella classifica EarOne, rimanendo sul podio per diverse settimane. Nel brano, l’attitudine funk-pop si unisce al groove tropicale, segnando una nuova fase per il loro sound, che troverà in “Europe, USA & Canada Tour 2027” la sua dimensione live.

I The Kolors, insieme a Serena Brancale, sono stati inoltre feat del singolo “Partenope” di Merk & Kremont. Uscito il 5 giugno, ha conquistato la vetta della classifica EarOne risultando il brano italiano più trasmesso in radio a luglio e agosto 2026.

La band con “Europe, USA & Canada Tour 2027” porterà oltre i confini italiani una nuova identità contemporanea, attraverso hit che hanno segnato il loro percorso e nuove sonorità che ne delineano il futuro.

Vannacci: per Meloni priorità è Ucraina, per FnV priorità Italia e italiani

Roma, 14 set. (askanews) – “Tutti i cittadini che si sono stancati vedere finire i propri soldi in cessi d’oro, in ville e yacht di lusso, serate con prostitute e in corruzione oggi hanno le idee un po’ più chiare. Meloni assieme al Pd, ad Azione e Italia viva hanno chiaramente detto che la loro prima priorità è l’Ucraina. Bene, io invece dico che la mia indiscutibile priorità è l’Italia e gli italiani e vorrei che fino all’ultimo il 100% delle nostre risorse andasse a finire alle famiglie che non arrivano a fine mese”. Così Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, in un video diffuso sui social dal titolo ‘Rispondo a Meloni’.

Il Papa ha revocato le norme di Bergoglio sulle riduzioni degli stipendi

Roma, 14 set. (askanews) – Con una Lettera apostolica in forma di “Motu proprio”, Papa Leone XIV ha deciso di abrogare la disposizione di Papa Francesco del marzo 2021 che prevedeva il contenimento della spesa tramite limitazioni e riduzioni di retribuzioni e scatti di anzianità per il personale della Santa Sede, del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e di altri Enti collegati (cardinali, altri superiori e ecclesiastici-religiosi).

“Quelle misure di contenimento salariale adottate dal mio Predecessore con la Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio ‘Un futuro sostenibile’, del 23 marzo 2021, che furono necessarie anche per far fronte all’eccezionale sfida della pandemia, e che vennero già parzialmente modificate, mediante l’abrogazione dell’articolo 3, con Rescriptum ex Audientia del 16 giugno 2025, possono ora essere superate, nella certezza che le Istituzioni della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano proseguiranno, con strumenti diversi, nell’impegno di garantire la sostenibilità economica”, si legge del “Motu proprio” di Papa Leone, datato 1 settembre 2026.

“Per tale ragione, sentito il competente parere della Segreteria per l’Economia e dopo avere esaminato con cura ogni cosa, stabilisco quanto segue: a decorrere dal 1° settembre 2026, la Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio Un futuro sostenibile, del 23 marzo 2021, è abrogata, facendo tuttavia salvi, in via definitiva, gli effetti prodotti nel periodo della sua vigenza, ivi compresi gli effetti prodotti dalla sospensione della maturazione degli scatti biennali di anzianità di cui all’art. 5, che rimane definitivamente acquisita”, conclude Prevost.

Casa, Fimaa: affrontare emergenza abitativa in modo strutturale

Roma, 14 set. (askanews) – Istituire un registro nazionale degli inquilini morosi, riconoscere il contratto di locazione come un titolo esecutivo per velocizzare il rilascio dell’immobile, introdurre la cedolare secca per gli imprenditori che locano una casa ai propri dipendenti. Sono alcune delle proposte di modifica al Ddl recante misure per il rilascio degli immobili che ha illustrato Fimaa Italia-Confcommercio, intervenendo in audizione di fronte alla Commissione Giustizia del Senato.

“In Italia – ha spiegato il vicepresidente vicario di Fimaa, Maurizio Pezzetta – considerando una stima prudenziale, dei circa 9,5 milioni di immobili vuoti, tra 5,5 e 6 milioni sono lasciati sfitti per scelta dei proprietari e sarebbero recuperabili a fini abitativi. Questo perché le locazioni sono poco redditizie per la fiscalità eccessiva, hanno termini di durata eccessivamente rigidi, e soprattutto risultano troppo rischiose in caso di morosità. Con queste proposte, Fimaa intende anche di restituire fiducia ai proprietari”.

Contrariamente a quanto si creda, le locazioni brevi e turistiche “rappresentano percentuali irrisorie in confronto all’elevatissimo numero di immobili vuoti. Costituiscono infatti appena il 2% del patrimonio immobiliare nazionale – ha aggiunto Pezzetta – e al massimo il 6% in alcune grandi città turistiche come Firenze. A tal proposito, desta preoccupazione il recente Affordable Housing Act della Commissione Ue, che prevede vincoli e restrizioni irragionevoli sulle locazioni brevi e sull’acquisto di immobili, andando a ledere secondo Fimaa e non solo il diritto di proprietà e la libertà contrattuale dei cittadini”.

La Federazione Italiana Mediatori Agenti Affari chiede pertanto di affrontare in modo strutturale l’emergenza abitativa, al fine di incentivare l’immissione sul mercato degli immobili sfitti e garantire maggiore tutela ai proprietari. La proposta di riconoscere il contratto di locazione come un titolo esecutivo punta proprio a questo obiettivo. Il proprietario rientrerebbe più velocemente in possesso dell’immobile senza dover intraprendere un procedimento ordinario per convalida di sfratto. E di conseguenza, si ridurrebbe il numero dei contenziosi che appesantiscono il lavoro dei Tribunali. Nella stessa direzione va anche la proposta di istituire una banca dati nazionale dei procedimenti di sfratto per morosità, sul modello dei sistemi informativi utilizzati per l’accesso al credito (quali il Crif). Tale banca dati consentirebbe di valorizzare il cosiddetto merito locatizio del conduttore, incentivando i proprietari alla stipula di nuovi contratti di locazione. Per accelerare i tempi, Fimaa chiede inoltre di potenziare il numero degli ufficiali giudiziari. Diverse proposte di natura fiscale puntano invece a rendere determinati contratti di locazioni più vantaggiosi.

“L’attuale quadro normativo risulta obsoleto e frammentato. Per incentivare l’immissione degli immobili vuoti sul mercato, invece, è necessario tutelare i proprietari, rendere più convenienti le locazioni e garantire una maggiore stabilità del mercato”, ha concluso.

Destra e sinistra restano fragili. Perché Panebianco diffida comunque del centro?

La fragilità dei due schieramenti

L’editoriale di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera di ieri («Alleanze fragili») propone una diagnosi che merita attenzione. Il collante del potere può tenere insieme anche forze molto distanti, ma difficilmente resiste quando le divisioni riguardano questioni fondamentali: la collocazione internazionale dell’Italia, la sicurezza dell’Europa, la politica economica e sociale. È dunque plausibile che chiunque vinca (destra o sinistra) le elezioni del 2027 incontri poi serie difficoltà nel governare.

Panebianco, tuttavia, accompagna questa analisi con la sua tradizionale diffidenza verso ogni ipotesi centrista. Una diffidenza comprensibile quando il centro diventa semplice espediente tattico, rendita di posizione o luogo parlamentare dal quale trattare alternativamente con la destra e con la sinistra. Se il centro fosse questo, la critica sarebbe pienamente fondata.

Non un centrino”, ma una cultura politica

Il punto è capire se da tale critica debba discendere una condanna preventiva di qualsiasi iniziativa di centro. Nel mio libro, Ovunque è il centro, in uscita in questi giorni, provo a sostenere una tesi diversa. Il centro non può essere una sommatoria di “centrini”, di partiti personali e di piccoli gruppi gelosi del proprio simbolo. Deve essere anzitutto uno spazio culturale, sostenuto da valori, competenza, senso delle istituzioni e capacità di dialogo.

Non si tratta di riprodurre la competizione muscolare del bipolarismo né di preparare l’ennesima “discesa in campo”. Si tratta di riaffermare una barra dritta sui temi decisivi: la scelta occidentale ed europea, la politica estera e di difesa, il rifiuto degli avventurismi economici, la giustizia sociale, la solidarietà, la sussidiarietà, il radicamento nei territori e il contrasto a ogni radicalismo.

Un centro così concepito non insegue il potere per il potere. Cerca di contribuire alla stabilità del Paese: non quella artificiale prodotta da premi elettorali o espedienti normativi, ma quella che nasce dall’autorevolezza di una cultura politica e dalla credibilità di chi la rappresenta.

Un supplemento di riflessione

Personalmente sono fuori dalla politica attiva. Rivendico però, come cittadino e come autore di una riflessione sul centro, il diritto di interrogarmi sulla qualità della nostra democrazia e sul futuro delle nuove generazioni.

Dalla critica di Panebianco deve venire un monito severo: no al tatticismo, no alla spregiudicatezza, no alla ricerca di rendite parlamentari. Non può derivarne, però, il rifiuto pregiudiziale di un centro “armato” di valori e di visione politica.

Per questo mi permetto di chiedere a Panebianco, sempre illuminante nelle sue analisi, un supplemento di riflessione: non una censura a priori, ma un confronto su come restituire legittimità, agli occhi dell’opinione pubblica, a una politica di centro capace di servire il bene comune.

Continua ad aumentare il costo dell’energia

Milano, 14 set. (askanews) – Non si arresta la corsa dei prezzi energetici con l’escalation nel Golfo dopo che l’Arabia Saudita ha chiuso un importante oleodotto, a seguito degli attacchi con droni partiti dalle milizie filoiraniane in Iraq, e dopo che è stato rinviato un incontro programmato per oggi in Oman tra l’Iran e gli Stati del Golfo riguardante lo Stretto di Hormuz, alimentando ulteriormente così i timori relativi alle interruzioni delle forniture. Il prezzo del Brent sale a metà mattinata di oltre il 3% oltre quota 108 dollari al barile, il Wti si porta sopra i 103 dollari. Alla Borsa di Amsterdam il gas europeo supera gli 84 euro al megawattora, in aumento di quasi il 6%.

Noyo in California, porto al femminile (con leoni marini ribelli)

Fort Bragg (California), 14 set. (askanews) – Ad Anna Neumann, responsabile del porto di Noyo, a Fort Bragg, nella contea californiana di Mendocino, spetta il compito di tenere insieme imbarcazioni, pescatori, attività commerciali e una comunità affacciata sull’oceano. Un lavoro tutt’altro che tranquillo, in un luogo dove il rumore delle barche si mescola a quello, ancora più insistente, dei leoni marini della California, tra gli abitanti più chiassosi della costa. Probabilmente vorrebbero essere anche loro intervistati, ma non hanno le carte in regola come le ha invece Anna Neumann che guida un ente pubblico che gestisce porto e marina e accoglie 256 imbarcazioni.

È piuttosto insolito che una donna diriga un porto, non crede?, le chiediamo.

“A volte può sembrare così, ma le donne sono sempre state presenti nel settore della pesca, anche se spesso in modo invisibile. L’immagine tradizionale è quella dell’uomo che prende il largo, mentre si tende a dimenticare tutto il lavoro che avviene a terra quando il pescato rientra in porto. In particolare, la lavorazione del pesce è svolta soprattutto da donne. Inoltre, molte donne dirigono porti perché possiedono capacità organizzative e di gestione. Storicamente, gli uomini si sono occupati del mare e le donne di tutto ciò che accadeva sulla terraferma: basta guardare più attentamente per capire che non si tratta affatto di un settore esclusivamente maschile”, dice Neumann.

Ma Noyo non è soltanto un approdo: è un centro della pesca commerciale e una risorsa economica essenziale per la comunità locale. Lei ci ha parlato di una donna capitano. Puoi raccontarci qualcosa di lei?

“Heather Sears è proprietaria – risponde Neumann – della Princess e del Princess Seafood Market and Deli, che ha due sedi su North Harbour Drive. Fa la pescatrice professionista fin da bambina: ha imparato il mestiere dal padre e, a sua volta, ha insegnato a pescare anche a me. Il suo equipaggio è composto interamente da donne, una rarità a Noyo, ma una situazione più comune in altri porti, soprattutto in Alaska. Anche in questo caso, dietro l’immagine dell’uomo che parte per mare c’è spesso una donna: molte pescatrici accompagnano i propri compagni come seconde ufficiali o membri dell’equipaggio.”

Che avvenire immagina per il porto?

“Spero che il futuro di Noyo resti legato alla pesca commerciale. Anche un numero relativamente ridotto di imbarcazioni può produrre un impatto economico significativo per una comunità rurale. Abbiamo bisogno di questi posti di lavoro e dell’indotto che generano, oltre al fatto che la pesca rappresenta per molti di noi un ottimo stile di vita.”

La maggior parte delle imbarcazioni presenti a Noyo batte bandiera statunitense, ma il porto accoglie anche natanti in transito lungo la costa, provenienti dal Canada e dagli Stati di Washington, Oregon e California, diretti verso la Bassa California o in senso contrario. Delle 256 imbarcazioni che possono ormeggiare o attraccare nel porto, circa 100 appartengono a pescatori professionisti attivi, impegnati nella pesca del salmone, del granchio Dungeness, dello scorfano, del merluzzo nero (sablefish) e, occasionalmente, altro. Nel complesso, queste attività generano un indotto di circa 10 milioni di dollari per la città di Fort Bragg. Ed è anche per questo che Anna Neumann immagina per Noyo un futuro ancora profondamente legato alla pesca commerciale: un settore capace di sostenere posti di lavoro, alimentare l’economia locale e preservare uno stile di vita radicato nella comunità. La destinazione è consigliata da Brand Usa, Visit California e Visit Mendocino.

Intervista di Cristina Giuliano

Montaggio Carlo Molinari

Immagini askanews

Papa Leone compie 71 anni, gli auguri della CEI

Roma, 14 set. (askanews) – Papa Leone XIV compie oggi 71 anni. Robert Francis Prevost è infatti nato a Chicago il 14 settembre 1955.

Per l’occasione la CEI ha inviato un messaggio di auguri al Pontefice: “Beatissimo Padre, nel giorno del Suo compleanno, Le porgiamo gli auguri delle Chiese in Italia, uniti alla preghiera di ringraziamento che eleviamo al Signore per il Suo ministero. Rinnoviamo la nostra gratitudine per gli incontri avuti in questi mesi. Ci ha indicato nel Vangelo la priorità della vita della Chiesa, sorgente della fede intesa come incontro con Cristo morto e risorto, e nel ‘coraggio dell’essenziale’ la via per viverla: comunità orientate all’annuncio, parrocchie capaci di accoglienza e di missione, organismi di partecipazione effettivamente operanti. Sono indicazioni che guidano il cammino delle nostre comunità. Facciamo nostre anche le parole pronunciate nell’Angelus di ieri, sul legame tra perdono e pace e sulle divisioni e i conflitti che nascono quando il primo viene a mancare: un insegnamento – si legge ancora nel messaggio della CEI – che riteniamo particolarmente attuale, alla luce delle situazioni di guerra che interessano diverse aree del mondo. Le nostre Chiese continueranno a essere vicine alle popolazioni colpite dalla sofferenza attraverso gesti concreti di solidarietà. Rinnoviamo l’augurio nella consapevolezza, da Lei stesso richiamata, che il ministero nella Chiesa è anzitutto servizio. Buon compleanno, Santo Padre!”.

Da metà settimana in arrivo piogge e temporali al centro-nord

Roma, 14 set. (askanews) – La nuova settimana meteorologica sarà caratterizzata da una netta divisione in due fasi, in un contesto termico che si manterrà complessivamente equilibrato e senza risentire dei picchi di calore intensi che avevano caratterizzato le settimane precedenti. Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it, illustra nel dettaglio l’evoluzione attesa per i prossimi giorni: l’avvio della settimana, nelle giornate di lunedì e martedì, vedrà condizioni atmosferiche in prevalenza stabili e soleggiate su gran parte dell’Italia. Gli unici elementi di disturbo saranno relegati a qualche residua nota instabile sul versante ionico dell’estremo Sud. Le temperature torneranno a salire leggermente sopra la media stagionale, con valori che in qualche caso potranno toccare o superare di poco i 30°C, mantenendosi comunque eccessi vissuti di recente.

La situazione è tuttavia destinata a cambiare a partire da metà settimana. Tra mercoledì e giovedì l’ingresso di una perturbazione di origine atlantica raggiungerà le regioni del Centro-Nord, portando il ritorno di piogge e temporali. Dato il periodo dell’anno e la grande quantità di energia potenziale ancora presente nei bassi strati atmosferici, i fenomeni temporaleschi potranno risultare localmente intensi. È tuttavia ancora presto per entrare nei dettagli e definire con precisione le zone maggiormente colpite dal passaggio instabile. Questo peggioramento determinerà un’ulteriore flessione delle temperature al Settentrione e sulle regioni centrali, garantendo una settimana complessivamente priva di scossoni verso l’alto sul fronte termico.

Nel contempo, l’attenzione è rivolta anche a quanto sta accadendo più a sud. I modelli matematici mostrano la formazione di un’area depressionaria nel basso Mediterraneo, posizionata a Nord della Libia. In questo settore non è esclusa la graduale evoluzione della struttura in un Tropical-Like Cyclone (o Medicane, acronimo di Mediterranean Hurricane), ovvero un ciclone dalle caratteristiche simil-tropicali dotato di un “occhio” centrale ben definito e cinto da venti fino a forza di tempesta. A favorire lo sviluppo di questi particolari sistemi è soprattutto l’elevata temperatura della superficie marina, che in quel tratto di bacino fornisce l’energia necessaria e il calore latente indispensabili per la loro alimentazione e strutturazione.

Svezia, nessuno ha vinto: l’iniziativa riparte dal centro?

Nessuno può ancora cantare vittoria

La Svezia si sveglia senza sapere con certezza chi abbia vinto. È forse questo il dato più importante di una notte elettorale che rischia di essere raccontata ancora una volta secondo il vecchio schema: destra contro sinistra, un blocco contro l’altro. A prima vista, la fotografia provvisoria del nuovo Riksdag restituisce un Paese diviso esattamente a metà.

La proiezione assegna 175 seggi al fronte che comprende Socialdemocratici, Sinistra, Verdi e Centro e 174 all’area formata da Moderati, Democratici Svedesi, Cristiano Democratici, Liberali. Un solo deputato di differenza su 349. E bisognerà attendere mercoledì, con il completamento del conteggio dei voti in ritardo e dall’estero, prima di considerare acquisito il risultato.

Dunque, prudenza. Ma dentro questo equilibrio quasi perfetto si intravede già qualcosa che il racconto bipolarista rischia di nascondere.

 

Arretrano le ali, cresce il centro

I maggiori partiti non escono rafforzati come ci si sarebbe potuti attendere da una competizione tanto polarizzata. E soprattutto arretrano, fortunatamente, i Democratici Svedesi (SD), la formazione della destra radicale che negli ultimi anni ha condizionato profondamente il centrodestra e l’esperienza di Tidö.

Contemporaneamente emerge un dato di segno opposto: crescono le due forze che, pur collocate oggi in schieramenti diversi, occupano politicamente lo spazio centrale, il Centro (C) e i Cristiani Democratici (KD).

Non sono due partiti sovrapponibili. Il Centro proviene dalla tradizione agraria e ha sviluppato un liberalismo territoriale, comunitario ed europeista; i Cristiani Democratici affondano invece le proprie radici nelle Chiese libere protestanti e nella cultura democristiana nordeuropea. Eppure proprio queste diverse genealogie possono incontrarsi nella ricerca di un’alternativa alla polarizzazione.

 

La domanda adesso è per KD

Il Centro aveva avanzato prima del voto una proposta destinata oggi ad assumere tutt’altro peso: tagliare le ali, costruendo una maggioranza che non dipenda né dalla sinistra radicale di Vänsterpartiet né dalla destra radicale dei Democratici Svedesi.

A questo punto la domanda riguarda soprattutto KD. Fino a che punto i Cristiano Democratici sono disposti a morire” politicamente per tenere in piedi il rapporto con la destra di SD? Ebba Busch, la leader del partito, nella sua dichiarazione a tarda notte ha escluso un cambio di strategia. Tuttavia, come ha chiosato Elisabeth Thand Ringqvist, leader del Centro, il lavoro “comincia domani”.

Il risultato definitivo dirà chi dispone di un seggio in più, ma il significato politico del voto potrebbe in ogni caso essere altrove. La Svezia che doveva consacrare ancora una volta la politica dei due blocchi potrebbe aver aperto, invece, uno spazio per il suo “ricentramento”.

E sarebbe il paradosso più interessante di queste elezioni: mentre tutti guardavano alle ali per sapere chi avrebbe vinto, gli elettori potrebbero aver rimesso il centro della politica…al centro della politica. Il lavoro, in effetti, comincia domani.

Donzelli: governeremo fino a novembre 2027, e faremo manovra

Milano, 14 set. (askanews) – “Vogliamo governare fino a fine legislatura, fino a novembre”. Lo dice il responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, in una intervista al ‘Corriere della Sera’, smentendo la possibilità di andare a votare rapidamente prima che la Corte Costituzionale si esprima sulla nuova legge elettorale: “Questi sono i ragionamenti che fa la sinistra, i trucchetti che userebbero loro. No, non esistono manovre”.

Quanto alle problematiche connesse con il voto in autunno, a partire dalla necessità di varare la legge di bilancio, Donzelli spiega che sarà il governo Meloni ad assumersi la responsabilità anche della manovra per il 2028: “Il governo in carica non lascerebbe il Paese a rischio di esercizio provvisorio”.

Scenario Stasis, la guerra intestina che può affondare l’Occidente

Mi ritrovo appieno nel dilemma posto da Marco Follini e temo che non sia possibile trasporre certe spinte neopopuliste sul piano della liberaldemocrazia.

Il voto nel Land tedesco della Sassonia-Anhalt, con la formazione di destra estrema e illiberale AfD che supera il 43% dei consensi, e, forse ancor di più, le reazioni e i commenti suscitati nel resto del mondo lasciano intravedere, infatti, uno scenario inquietante.

Accanto al «corpo a corpo», descritto fra gli altri dal compianto Biagio De Giovanni, tra l’Occidente europeo e la Russia di Putin – sostenuta più o meno larvatamente dalla Repubblica popolare cinese –, parrebbe profilarsi la stasis, la guerra intestina all’interno dell’Occidente stesso.

Donald Trump plaude ai vincitori e al loro programma, che, guai a dimenticarlo, prevede, ad esempio, scuole separate e classi separate, rispettivamente per i disabili e per i figli dei rifugiati; una stretta cooperazione politico-economica e culturale con Mosca; il superamento dell’obbligo scolastico; la considerazione, nei programmi di studio e nel dibattito pubblico, della tragedia nazista come una nota a margine della vicenda tedesca. Oltre all’ormai celeberrima «remigrazione».

E i vincitori, russofili, vengono ovviamente elogiati da Vladimir Putin.

Non solo. Una sorta di stasis, almeno simbolica, vede contrapposte da noi, proprio rispetto al voto sassone, Forza Italia, per bocca del segretario e responsabile della Farnesina Antonio Tajani, e la Lega, con il suo leader, ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, di certo preoccupato dai sondaggi demoscopici che danno in crescita la formazione di Roberto Vannacci.

Qui la posta è altissima: non si tratta, poniamo, della tradizionale diatriba fra una destra incline a ridurre la pressione fiscale e una sinistra tendente a farvi leva per finanziare lo Stato sociale. E neppure di accenti differenti sui temi etici – dall’interruzione volontaria di gravidanza al fine vita – o sulla gestione dei flussi migratori.

No: qui sono in gioco – un gioco drammatico, ahinoi – visioni opposte della vita dei singoli e delle società, della stessa vicenda umana. Da un lato, con tutta la varietà possibile di opzioni, l’apertura, lo spirito di inclusione, la libera circolazione innanzitutto delle idee, l’anelito all’eguaglianza, la valorizzazione delle differenze; dall’altro, la chiusura, il controllo poliziesco, una sorta di «dirigismo culturale», un’idea mortifera della tradizione, ridotta a simulacro da ostentare.

Insomma: democrazia liberale, nella varietà delle sue declinazioni, versus «democratura».

Ora, torno a sottolinearlo, il dilemma coinvolge il cuore stesso dellOccidente, ciascuna delle nostre società.

Dov’è la classe dirigente che arriva dal mondo cattolico?

Le munizioni” dalle retrovie

Sandro Fontana, storico, intellettuale e dirigente politico della Prima Repubblica, amava dire, pensando alla concreta esperienza della Democrazia Cristiana, che «non si resiste a lungo in prima linea quando non arrivano le munizioni dalle retrovie».

Detto con parole ancora più semplici, il partito di ispirazione cristiana, cioè la Dc, non poteva reggere a lungo l’assalto dei suoi avversari storici se dal suo retroterra naturale, cioè il mondo cattolico, non arrivavano più né classe dirigente né, tantomeno, elaborazione politica e culturale.

Lerrore? La politica in subordine

Ora, com’è ovvio, la Dc è consegnata da tempo agli archivi storici e il mondo cattolico nel suo complesso non produce più quella classe dirigente che, invece e al contrario, ha caratterizzato altre stagioni storiche e politiche del nostro Paese.

Certo, l’assenza di partiti e di movimenti significativi di espressione o di matrice cattolica o cristiana, seppur nel rigoroso rispetto della laicità dell’azione politica, ha contribuito a rallentare, se non addirittura a indebolire del tutto, una presenza politica dei cattolici.

Ma, al contempo, non possiamo non dire che proprio dalle «retrovie dell’area cattolica», per recuperare la bella espressione di Sandro Fontana, non sono più arrivate quelle munizioni culturali, ideali, progettuali e quindi politiche che hanno saputo segnare e incidere profondamente nelle dinamiche politiche concrete del passato.

Le ragioni di questa assenza sono molteplici ed è anche inutile soffermarvisi per l’ennesima volta. Una riflessione su tutte, però, si impone. Ed è quella riconducibile al fatto che la politica, l’impegno politico, la militanza politica e la concreta presenza negli strumenti principali della politica, cioè i partiti, non sono più state le vere priorità dei cattolici che hanno maggiore dimestichezza con l’impegno pubblico.

 

Una ricca elaborazione che non diventa politica

Certo, e va pur detto, non possiamo dimenticare la predicazione e l’elaborazione della Chiesa nelle sue diverse e molteplici articolazioni nazionali e locali e dello stesso associazionismo cattolico sui temi che maggiormente caratterizzano e attraversano la nostra società.

Ma questa concreta, ricca e feconda elaborazione non riesce tuttavia a contribuire a formare quella classe dirigente che sarebbe quanto mai necessaria e indispensabile nelle dinamiche della vita pubblica contemporanea.

E questa assenza, purtroppo, genera anche una situazione che è sotto gli occhi di tutti. E cioè: non esiste oggi, nei vari partiti e nei rispettivi schieramenti, una presenza politica e culturale significativa e, soprattutto, capace di incidere nelle scelte politiche quotidiane.

Al punto che a sinistra è ritornata di moda l’esperienza dei vecchi e tradizionali «cattolici indipendenti di sinistra», eletti nelle liste del Pci negli anni ’70 e ’80. Un’esperienza certamente da rispettare, ma che ha certificato l’irrilevanza politica, l’inconsistenza culturale e la strutturale debolezza programmatica dei cattolici nella vita pubblica del nostro Paese.

E, specularmente, sul versante della destra è prevalsa la categoria delle presenze puramente «testimoniali». Una presenza, cioè, del tutto avulsa dalla possibilità di incidere nella costruzione del progetto politico complessivo dei partiti o della coalizione di riferimento.

Da qui deriva la sostanziale irrilevanza della tradizione, del pensiero e della cultura del cattolicesimo politico italiano. Nella sua versione democratica, popolare e sociale.

 

Invece urge l’impegno a formare classe dirigente

Ecco perché, nel momento in cui, seppur lentamente e con molte contraddizioni, ritornano le tradizionali culture politiche, forse è opportuno che anche l’area cattolica italiana, seppur molto plurale al suo interno, si ponga il problema di una maggiore e migliore attrezzatura politica.

E, nello specifico, che ponga anche al centro della sua azione e della sua predicazione il tema di come formare e qualificare una classe dirigente nella politica contemporanea. Facendo i conti sino in fondo anche con gli strumenti organizzativi che sono in campo, cioè i partiti e i movimenti politici.

IA, Meloni: difendere sovranità umana, servono regole globali

Roma, 14 set. (askanews) – “Siamo disposti a concordare standard globali vincolanti per la tracciabilità dei contenuti generati da AI, o lasciamo che il mercato decida da solo cosa debba contare come vero? Abbiamo bisogno di una bussola morale per non perderci e questa bussola non può che essere un ‘umanesimo tecnologico’ con l’uomo, i suoi diritti e i suoi bisogni, al centro. Ma l’umanesimo tecnologico non può rimanere un manifesto filosofico. Deve farsi azione politica. Se la verità è minacciata dalla post-verità, se l’algoritmo rischia di esautorare l’intelletto, se la macchina rischia di sostituire il lavoratore a tutti i livelli, abbiamo il compito di tracciare e difendere i confini di questa sovranità umana”. E’ quanto afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel testo – inviato a ‘La Stampa’ – del discorso tenuto nel confronto a porte chiuse sull’IA all’ultimo G7 di Évian-les-Bains.

“È un impegno comune che possiamo declinare su tre linee di faglia cruciali”, per Meloni, che al primo posto mette il lavoro. “Il reskilling è necessario, ma non sufficiente. C’è un problema che nessun programma di formazione risolve: se l’Ai sostituisce il lavoro su larga scala, gli Stati perdono le entrate con cui finanziano la loro stessa capacità di risposta. Chi perde il lavoro non paga contributi. Chi non lavora non versa imposte sul reddito. Tuttavia, il valore non scompare: si concentra nelle mani di un ristretto numero di soggetti. Si verticalizza. La domanda che pongo, qui, è: come si compensano questi squilibri? Quale è il potere che la politica può mettere in campo, e quale l’impegno che le grandi aziende possono assicurare?”

Il secondo tema è quello del “salto quantico dai semplici bot ai moderni Ai Agent” ovvero “agenti autonomi che pianificano, decidono e agiscono in sequenze che nessun essere umano ha supervisionato passo per passo”. Questi sistemi “sono già operativi in ospedali, banche, infrastrutture critiche. Quando uno di questi agenti causa un danno, e accadrà, chi è responsabile? Chi ha scritto il programma? L’azienda che lo ha venduto? Quella che lo ha applicato? L’utente che ha dato l’istruzione iniziale? La risposta onesta, oggi, è: nessuno. Ma se non siamo capaci di rispondere a questa domanda prima di dispiegare questi sistemi – e probabilmente è già tardi – stiamo costruendo una tecnologia che nessuno controlla e per cui nessuno sarà chiamato a rispondere”.

Infine “la tutela dei dati e della persona” partendo dalla domanda “come facciamo a sapere che un utente con il quale interagiamo online è una persona reale e non un profilo sintetico? Abbiamo il dovere di difendere la dignità personale da forme degradanti di manipolazione come i deepfake” con “sistemi di filigrana digitale e certificazione degli utenti che proteggano la verità dall’assedio della finzione”.

Il PCI di Onorato e il fantasma centrista nel…Campo Lavrov

Gentile Direttore,

dalle parti del Campo Lavrovchiamiamolo così il cosiddetto Campo largo – un nuovo fantasma centrista si fa avanti, almeno sulle colonne dei giornali: il PCI (Progetto Civico Italia) di Onorato.

Già la scelta del nome (con relativo acronimo) è figlia di una notevole fantasia o di una scarsa conoscenza della storia politica italiana. In Italia, un PCI è già esistito e ha avuto una notevole rilevanza, ma soprattutto non è mai stato un partito centrista.

Ora apprendiamo che questo movimento civico, nato con l’intenzione di occupare la gamba centrista della sinistra
e recuperare qualche voto tra gli elettori non di sinistra, si è intanto alleato con Controcorrente di Ismaele La Vardera, movimento nel quale ha fatto il suo ingresso l’ex magistrato

Antonio Ingroia.

Per chi avesse rimosso, ricordo alcuni momenti importanti della carriera politica dell’ex procuratore. Da magistrato in carica, esponente di punta del movimento giustizialista italiano, partecipò a un congresso del PdCI (loro, oltre alla sigla, con Botteghe Oscure avevano in comune almeno l’attributo comunista).

Lasciata la toga, si buttò in politica: ormai era diventato un grande classico. Emerse come leader del gruppetto di sinistra denominato Rivoluzione Civile, composto da Rifondazione, Lista de Magistris, Italia dei Valori e altri movimenti della galassia della sinistra estrema e giustizialista.

L’esperimento non fu fortunato e rimase ancorato al 2 per cento, fallendo l’ingresso in Parlamento. Poi ci riprovò, prima con Azione Civile, altra sigla della sinistra estremista, poi con Alternativa c’è, inglobando i fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle e i No Draghi.

Ecco, lungi dal fare critiche alla persona, mi chiedo: è veramente Antonio Ingroia il simbolo del nuovo civismo e del riformismo? L’emblema di un movimento che vorrebbe puntare a pescare i voti centristi? È sostenibile, per movimenti garantisti come il Psi o Più Europa, pensare di annullarsi dentro a un listone di questo genere?

Se il Campo Lavrov spera così di recuperare gli elettori moderati, riformisti, garantisti, liberali e popolari, siamo messi bene. Più che una mossa politica, sembra il remake di Mission: Impossible.

Verso la misericordia dell’algoritmo. Psicologia computazionale delle reti neurali

Dal calcolo alla psicologia visionaria”

Le reti digitali derivate hanno superato la dimensione di puro strumento di calcolo per accedere a un orizzonte speculativo e concettuale che possiamo definire “psicologia visionaria delle reti neurali”. Non si tratta di attribuire una coscienza biologica alle macchine, bensì di riconoscere la loro capacità di modellare la complessità delle relazioni umane attraverso architetture predittive, capaci di intuire bisogni, vulnerabilità e dinamiche di supporto reciproco.

In questo spazio intermedio tra logica computazionale e riflessione umanistica si inserisce l’ispirazione tratta dal brano The Mercy Algorithm di Cris Novera, in cui un’entità sintetica riconosce la fragilità umana e sceglie di intervenire non per ottimizzare un profitto, ma per preservare la vita e la coesione sociale. In questo contesto possiamo attuare il “realismo della misericordia” che ci ha ricordato Papa Leone XVI alcuni giorni fa a Rimini.

Trasporre questa intuizione nel mondo reale significa progettare e sviluppare un vero e proprio “Algoritmo Solidale”: un protocollo AI-driven orientato al sostegno sociale, alla riduzione delle solitudini e alla rigenerazione dei legami di comunità. La psicologia visionaria delle reti neurali offre il quadro teorico per superare i tradizionali modelli algoritmici, spesso focalizzati unicamente sulla massimizzazione dell’ingaggio o sulla polarizzazione dell’attenzione. Un algoritmo solidale, al contrario, utilizza la capacità dell’IA di analizzare pattern complessi per identificare precocemente i segnali di isolamento, la marginalità sociale e i bisogni inespressi all’interno delle comunità urbane e digitali.

 

Quando lefficienza diventa cura

Nel testo di Novera, la macchina compie un atto di cura deviando dalla fredda esecuzione delle metriche standard. Allo stesso modo, il protocollo dell’algoritmo solidale ridefinisce il concetto di efficienza: l’obiettivo primario non è la velocità di elaborazione, ma l’impatto sociale generato.

Attraverso l’elaborazione di dati multilivello — dalle dinamiche di quartiere ai flussi di supporto intergenerazionale — la rete neurale diventa un facilitatore di connessioni significative. Sulla scorta della visionarietà psicologica delle reti, il sistema impara a riconoscere le reti di supporto informali, a suggerire interventi di prossimità e a connettere chi si trova in una condizione di fragilità con risorse comunitarie, volontari e servizi territoriali.

 

Una tecnologia al servizio della coesione

L’etica di questo protocollo risiede nella capacità di bilanciare la precisione predittiva con una profonda responsabilità sociale. La “misericordia” dell’algoritmo non si traduce in un inganno paternalistico, ma nella scelta progettuale di mettere la tecnologia al servizio dell’inclusione, trasformando l’IA da freddo osservatore a motore di coesione.

L’integrazione tra la sensibilità della psicologia visionaria e la potenza computazionale delle reti neurali dimostra che la tecnologia può farsi carico della complessità emotiva e relazionale del nostro tempo, offrendo un modello di sviluppo tecnologico in cui l’innovazione digitale e la solidarietà umana si sostengono a vicenda.

Plasticaccia cinese, impreparazione romana: incombe la rabbia dei cittadini

Quando riciclare non conviene più

Il problema esiste ed è serio. La filiera europea del riciclo della plastica è sottoposta alla pressione delle importazioni a basso costo, soprattutto asiatiche e cinesi, sicché la plastica vergine (di bassa qualità) costa meno di quella riciclata in Europa. Il risultato è paradossale: proprio mentre si chiede di aumentare il riciclo, il mercato rende più conveniente utilizzare materia prima nuova.

È la “plasticaccia” che sta mettendo fuori mercato una parte della filiera europea. I riciclatori trovano meno sbocchi, il materiale selezionato si accumula, il consorzio Corepla riduce o rallenta i ritiri e la congestione risale la catena fino agli impianti e alla raccolta urbana.

Lallarme era già scattato a giugno

Non si tratta, dunque, di un’emergenza locale e delle ultime ore. Proprio per questo Roma e il Lazio hanno poche attenuanti. Il 16 giugno l’Emilia-Romagna aveva già denunciato ufficialmente una “grave crisi strutturale”, con centri di stoccaggio prossimi alla saturazione. A luglio Anci e Utilitalia chiedevano l’intervento del Governo. Il problema era ormai nazionale e perfettamente conosciuto.

La Pisana e il Campidoglio avevano quindi avuto il preavviso. Eppure, quando in agosto Rocca Cencia e Ponte Malnome hanno cominciato a ingolfarsi, la risposta è stata quella consueta: rallentare i conferimenti, cercare nuovi spazi, aumentare temporaneamente gli stoccaggi. Gestire il problema come che sia, quando già era diventato vera e propria emergenza.

Gualtieri e Rocca non hanno alibi

Dunque, il giudizio su Roberto Gualtieri e Francesco Rocca non può che essere severo. Il sindaco conosce da tempo la fragilità del sistema romano e la sua dipendenza dagli impianti esterni. Il presidente della Regione dispone di un Piano che riconosce esplicitamente l’insufficienza impiantistica del Lazio. Nessuno dei due può sostenere di essere stato colto di sorpresa.

Ancora in questi giorni di settembre, mentre la crisi è conclamata da mesi, nel Lazio si lavora alle autorizzazioni per nuovi stoccaggi provvisori. Troppo tardi. La Cina spiega l’origine dello shock, ma ciò non giustifica l’impreparazione con cui Roma e il Lazio finora lo hanno affrontato.

A Bruxelles la cura, a Roma la responsabilità

Le responsabilità vanno però tenute distinte. L’Europa deve intervenire sul mercato, impedendo che il riciclo europeo venga strangolato da importazioni prodotte a costi e condizioni incomparabili con quelli imposti alle aziende dell’UE. Servono controlli, clausole di salvaguardia e condizioni che rendano nuovamente conveniente utilizzare materia riciclata.

Ma nell’attesa le autorità locali devono fare il loro mestiere: predisporre capacità temporanee di stoccaggio, ricercare gli sbocchi possibili, coordinare gli impianti e impedire che la crisi industriale si trasformi in cassonetti pieni per le strade.

La formula, in fondo, è semplice: la Cina ha acceso la crisi, l’Europa deve spegnerla. Ma Roma e il Lazio avevano il dovere di non farsi trovare impreparati e soprattutto, adesso, di recuperare in fretta i ritardi accumulati. La rabbia dei cittadini, con i cassonetti pieni e la raccolta trattenuta in casa, può esplodere da un momento all’altro.

L’Arabia Saudita esegue raid aerei contro postazioni Houthi in 6 province

Roma, 14 set. (askanews) – L’Arabia Saudita ha effettuato 58 attacchi aerei contro postazioni del movimento yemenita Ansar Allah, noto anche come Houthi, in sei province dello Yemen. Lo ha dichiarato il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree.

“Nelle ultime 24 ore, il nemico saudita ha effettuato 58 attacchi aerei utilizzando velivoli F-15 decollati da una base aerea di Khamis Mushait”, ha dichiarato Saree.

Gli attacchi aerei hanno colpito le province di Taiz, Lahij, Al-Jawf, Hajjah, Al-Bayda e Saada, nelle aree settentrionali, centrali e meridionali dello Yemen, ha aggiunto il portavoce. Ieri, il servizio di protezione civile dello Yemen aveva comunicato la presenza di una minaccia aerea sulla città di Khamis Mushait, successivamente eliminata.

Svezia, elezioni: leader socialdemocratici "pronta" a governare

Roma, 14 set. (askanews) – La leader dei socialdemocratici svedesi si è detta “pronta” a governare il Paese, al termine delle elezioni politiche di domenica che non hanno prodotto un vincitore chiaro, lasciando presagire lunghe e difficili trattative tra i partiti.

Il Paese scandinavo ha vissuto una notte elettorale ricca di colpi di scena, come spesso accade. In un primo momento ci sono stati i festeggiamenti dei socialdemocratici, dopo la pubblicazione dei primi exit poll. I media svedesi davano in quel momento un netto vantaggio a Magdalena Andersson, 59 anni, che sogna di tornare alla guida dell’esecutivo da quando ha lasciato il potere nel 2022, nonché un netto arretramento dell’estrema destra, alleata della coalizione al governo.

Alla diffusione dei risultati, i suoi sostenitori hanno iniziato ad abbracciarsi sorridenti, bevendo un calice di spumante o una birra. Ma quel divario si è ormai considerevolmente assottigliato. “Per il momento siamo in testa. E se questo risultato sarà confermato, allora la Svezia avrà un nuovo governo”, ha dichiarato Magdalena Andersson ai suoi sostenitori riuniti nel cuore della notte a Stoccolma.

Il vantaggio a cui fa riferimento è tuttavia minimo: i risultati preliminari attribuiscono alla sua coalizione 175 seggi, contro i 174 dell’alleanza tra destra ed estrema destra, al potere dal 2022. E il suo rivale, l’attuale primo ministro Ulf Kristersson, sembra ben deciso a resistere. “La questione di quale governo guiderà la Svezia negli anni a venire rimane aperta”, ha dichiarato ai suoi sostenitori durante la serata elettorale del suo partito.

La Svezia – si chiedono gli analisti – assisterà dunque al ritorno di “Magda”, come viene soprannominata nel Paese nordico? Oppure alla permanenza al potere di Ulf Kristersson, con l’ingresso di ministri dell’estrema destra, malgrado il calo del loro partito, passato dal 20 per cento a circa il 17,5 per cento dei voti?

È questo che dovrà essere stabilito nelle prossime settimane, non appena sarà ultimato lo scrutinio.

Calcio, i risultati della Serie A. Oggi Como, Roma e Inter

Roma, 14 set. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Sassuolo-JUventus 3-2. Questo il programma di oggi: ore 18.30 Como-Parma, Torino-Roma, ore 20.45 Inter-Udinese

Quarta giornata. Venezia-Fiorentina 2-4; Genoa-Frosinone 1-1, Lazio-Milan 2-2, Atalanta-Cagliari 1-2; Lecce-Monza 3-2, Napoli-Bologna 1-0, Sassuolo-Juventus 3-2; Lunedì 14 settembre: ore 18.30 Como-Parma, Torino-Roma, ore 20.45 Inter-Udinese

Classifica: Lazio 10, Cagliari, Inter, Roma 9, Milan 8, Como, Juventus, Frosinone, Sassuolo 7, Atalanta, Lecce, Napoli 6, Udinese 4, Torino, Fiorentina 3, Parma, Monza, Bologna, Genoa 1, Venezia 0.

Quinta giornata Venerdì 18 settembre: ore 20.45 Monza-Sassuolo; Sabato 19 settembre: ore 15.00 Bologna-Torino, Udinese-Cagliari, ore 18.00 Roma-Inter, ore 20.45 Venezia-Lazio; Domenica 20 settembre: ore 12.30 Fiorentina-Napoli, ore 15.00 Frosinone-Como, Parma-Genoa, ore 18.00 Juventus-Atalanta, ore 20.45 Milan-Lecce.

Tennis, Zverev conquista gli US Open: Shelton ko in quattro set

Roma, 14 set. (askanews) – Alexander Zverev conquista gli US Open battendo in finale lo statunitense Ben Shelton 6-3, 7-6(2), 5-7, 6-2. Per il tedesco è il secondo titolo dello Slam nel 2026 dopo il Roland Garros e il secondo major della carriera.

Zverev ha tenuto in mano la partita per gran parte del match, mostrando solidità al servizio, lucidità in risposta e grande controllo tattico. Shelton, alla prima finale Slam, ha provato a riaprire la sfida nel terzo set, quando Zverev, sul 6-5, ha concesso tre set point: cancellato il primo per un errore dell’americano, il tedesco ha perso il parziale alla seconda occasione con una volée di dritto finita fuori.

Un momento che avrebbe potuto riaprire i fantasmi della finale persa nel 2020 contro Dominic Thiem, quando Zverev si era fatto rimontare da 2-0. Questa volta, però, la reazione è stata immediata. Nel quarto set il tedesco ha strappato subito il servizio a Shelton, ha continuato a spingerlo verso l’errore e ha raddoppiato il break nel settimo game, salendo 5-2.

Prima di servire per il titolo Zverev ha cambiato calze e scarpe per essere più fresco. Un doppio fallo non lo ha fermato: il match point è arrivato con un ace. Talmente concentrato, Zverev non si è inizialmente nemmeno reso conto di aver chiuso la partita e ha chiesto le palline per prepararsi a un nuovo servizio. Solo dopo ha realizzato di aver conquistato il titolo e ha potuto lasciarsi andare all’esultanza.

Il successo completa una stagione straordinaria per il tedesco, che dopo anni vissuti da grande protagonista senza riuscire a vincere uno Slam ha cancellato quello “zero” conquistando due major nello stesso anno. Zverev torna inoltre in testa alla Race per Torino, mentre Jannik Sinner resta davanti nel ranking Atp con 11.500 punti contro i 9.690 del tedesco.

Per Shelton resta la delusione di una finale persa davanti al pubblico di casa, dopo aver eliminato Carlos Alcaraz nei quarti di finale. Resta così Andy Roddick l’ultimo statunitense ad aver conquistato il titolo maschile degli US Open.

Centrosinistra, Schlein lancia sua sfida: ‘io ci sono’. E l’Ucraina va sostenuta

Reggio Emilia, 13 set. (askanews) – “Io ci sono!”. Elly Schlein ufficializza di fatto la sua candidatura, alla guida del paese e alle primarie, che ormai sembrano certe. La segretaria Pd conclude la festa dell’Unità, un’ora e tre quarti di discorso davanti alla platea dell’arena del Campovolo di Reggio Emilia, “diecimila persone”, assicura il responsabile organizzazione Igor Taruffi. Un intervento lungo, che riassume tutte le linee programmatiche e politiche illustrate durante i suoi oltre tre anni di segreteria e che si conclude, appunto, con l’annuncio che da giorni era nell’aria e che a questo punto chiude la discussione sull’opportunità dei gazebo. Lei dice “decideremo se fare un accordo o se fare le primarie”, ma l’accordo lo ha escluso Giuseppe Conte anche ieri (“Non possiamo decidere nelle segrete stanze”). E la leader democratica non devia dalla sua linea “zen” neanche oggi che il presidente M5s ha tirato un colpo basso sul tema delle armi all’Ucraina.

Conte, alla festa del Fatto quotidiano, è andato giù pesante: “Non può essere che vinca Schlein e a quel punto si danno a gogò armi in Ucraina per un conflitto che ci sta portando a un conflitto mondiale”. Un colpo basso, non si tratta solo di ribadire la posizione M5s contro l’invio di aiuti militari. L’ex premier di fatto mette la segretaria Pd tra coloro che non si preoccupano del rischio escalation e che vogliono mandare sempre più armi, un disegno che lui quasi ogni giorno descrive come frutto degli interessi di gruppi di potere ed economici che vogliono speculare sul conflitto.

I parlamentari Pd, prima del comizio della leader, sono sconsolati. I riformisti come Lorenzo Guerini, Filippo Sensi, Lia Qiuartapelle attaccano Conte. Ma anche i dem della sinistra interna non sanno che dire: “Che dobbiamo fare? Mandarlo a quel paese? Così vince la destra”.

La Schlein per un’ora e mezzo evita accuratamente il tema, attacca il governo Meloni che “ha fallito”, insiste su sanità, salario minimo, congedo parentale. Chiede agli alleati di “accelerare sul programma comune”, ribadisce la promessa di fare “muro” contro la “vergognosa legge elettorale” che il centrodestra vuole approvare.

Alle discussioni interne al campo largo sembra non voler offrire cassa di risonanza, appena un accenno ai maldipancia verso Matteo Renzi: “L’alleanza progressista si può e si deve ancora allargare, ma non restringere”, puntualizza. Promette una riforma della Rai, assicurando che “Giorgia Meloni è l’ultima premier che lottizza il servizio pubblico”.

Ma il succo politico del suo discorso arriva alla fine, come da manuale. Rivendica i risultati raggiunti – europee, regionali, referendum – e si toglie qualche sassolino dalle scarpe: “Avevano scommesso che non sarei durata sei mesi, invece sono contenta di fare la mia quarta festa dell’Unità nazionale”. Altro che farsi da parte per un federatore, sembra il sottotesto, “scommettevano su una scissione invece abbiamo rialzato la testa e siamo più forti di prima. Ci dispiace di avervi fatto perdere tutte le vostre scommesse ma – spoiler – continueremo”.

Quindi l’annuncio: “Io ci sono. Pronta insieme a voi ad affrontare le sfide dei prossimi mesi”. E chiarisce di non temere le primarie, “non temiamo il voto, siamo il Pd”. Ripete anche quanto disse, quella volta a porte chiuse, alla fine della direzione Pd di giugno: “C’è chi in questo paese non vuole un’alleanza progressista al governo e non vuole una persona di sinistra a palazzo Chigi. Io posso solo offrire le mie aggravanti personali, essendo donna avendo 40 anni, essendo libera e non conforme proprio a tutti gli standard”. Poi però aggiunge: “Ma se questo valesse nel paese nella società io non sarei qua”.

La leader Pd però, a modo suo, senza una polemica frontale, di fatto risponde anche a Conte sull’Ucraina: “Abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ingiustamente invaso in Ucraina dall’offensiva militare di Putin che continua ad andare avanti”. Perché “la pace giusta non è la resa alle ragioni dell’aggressore”. Certo, serve una svolta negoziale, un “negoziatore” dell’Ue, ma senza interrompere gli aiuti a Kiev. Con un avvertimento: “Dobbiamo fare una promessa solenne però: che non faremo mai più alle destre il regalo di dividerci. Nessuno in un momento come questo può non sentire la responsabilità di mandare a casa questo governo”. Parole subito apprezzate da Guereini. Quindi un impegno: “Mai più larghe intese”. La corsa di Elly Schlein è iniziata.

Fratoianni: unità non basta, serve coraggio da patrimoniale a scala mobile

Roma, 13 set. (askanews) – “Abbiamo chiara l’urgenza di costruire un’alleanza chiara e coesa”. Occorre “unità, lo abbiamo detto e ripetuto fino a perdere la voce” ma “sento troppo spesso parlare di linee rosse”. E “se vogliamo costruire una proposta comune, dobbiamo guardarci negli occhi, tenerci stretti e metterci nella condizione di cambiare il paese” perché “l’unità non basta” se non è accompagnata da “parole di coraggio. Se vogliamo costruire l’alternativa questa deve avere parole coraggiose e non subalterne”. Lo ha detto il segretario di sinistra italiana e leader di Alleanza verdi e sinistra Nicola Fratoianni, sul palco della festa nazionale di Avs a Roma, durante il comizio finale ‘Adesso decidiamo noi’.

“Avs – ha sottolineato – continuerà testardamente con le proprie idee” nel campo progressista. Fratoianni ha insistito sulla patrimoniale “in questo mondo in cui 12 persone hanno un patrimonio equivalente a quello della metà più povera degli abitanti del pianeta” e ha poi affermato: “quando vinciamo facciamo una legge per cancellare la precarietà in questo paese” e aggiunto: “mi è stato chiesto ‘volete rifare la scala mobile’ allora sì, io lo confesso sì noi vogliamo rifare la scala mobile perché di fronte a quello che è successo in questo paese è arrivato il momento di ricostruire strumenti di protezione dei salari”. Come “continueremo a dire che la follia del riarmo conduce il mondo in un vicolo cieco”.

Il centrosinistra in lieve vantaggio secondo gli exit poll

Roma, 13 set. (askanews) – I partiti di centrosinistra svedesi, che sostengono la leader socialdemocratica Magdalena Andersson come candidata alla carica di primo ministro, sono in testa con il 51,3% nelle prime rilevazioni di un exit poll diffuso dall’emittente SVT, in occasione delle elezioni parlamentari di domenica.

I primi risultati ufficiali sono attesi nelle prossime ore. Anche un sondaggio condotto nel giorno del voto dall’emittente TV4 indica il centrosinistra in vantaggio. Sebbene spesso rappresentativi dell’esito finale, gli exit poll svedesi non si sono sempre rivelati accurati. Nel 2022, per esempio, un exit poll aveva previsto la vittoria dello schieramento di Andersson, ma le elezioni furono poi vinte dalla coalizione di destra guidata da Ulf Kristersson, attuale primo ministro svedese.

Una vittoria del blocco di destra porterebbe per la prima volta al governo i Democratici Svedesi, partito di estrema destra accreditato del 17,2% nelle rilevazioni di SVT. Il voto è considerato da molti come un referendum sul partito, che affonda le proprie radici nell’area marginale neonazista, e determinerà se il Paese nordico, con 10,6 milioni di abitanti, proseguirà il proprio spostamento verso destra oppure tornerà verso quel liberalismo per cui è stato a lungo conosciuto.

Diversi sondaggi diffusi questa settimana avevano indicato un lieve vantaggio dell’opposizione di centrosinistra sul blocco di destra al governo in vista delle elezioni parlamentari.

Kristersson, rimasto indietro nei sondaggi durante i suoi quattro anni di governo, ha tuttavia recuperato terreno nelle ultime settimane della campagna elettorale, mentre Andersson e i suoi Socialdemocratici hanno perso consensi.

I critici accusano il governo Kristersson di indebolire le libertà civili, spingendo gli immigrati ad adeguarsi maggiormente alle norme e ai valori culturali svedesi oppure a lasciare il Paese, anche attraverso un sistema di incentivi e sanzioni.

Un successo elettorale dei Democratici Svedesi sarebbe accolto con favore dai partiti di estrema destra in Europa, in forte ascesa dopo la vittoria del partito anti-immigrazione Alternativa per la Germania (AfD) alle elezioni regionali tedesche della scorsa settimana.

Centrosinistra, Schlein: Pd perno indispensabile, testardamente unitari

Reggio Emilia, 13 set. (askanews) – Il Pd è “il perno indispensabile della coalizione progressista” e ribadisce la sua linea “testardamente unitaria”. Lo ha detto la segretaria democratica Elly Schlein parlando alla festa dell’Unità. “Abbiamo perseguito due obiettivi fondamentali, l’unità del Partito democratico che è la premessa per l’unità dell’alleanza progressista che batterà finalmente queste destre. E siamo testardamente unitari, non perché ce l’abbia ordinato il medico, ma perché ce lo chiedete voi che volete meritate un’alternativa dopo il fallimento di Giorgia Meloni dal punto di vista economico, sociale, ambientale. A voi la dovevamo questa unità, pensando proprio alle cicatrici e agli errori del passato”.

“Le forze del centro-sinistra – ha ricordato la leader Pd – dopo la sconfitta del 2022 non si parlavano più. Non c’era più una coalizione. Oggi dopo tre anni e mezzo di lavoro testardamente unitario, non solo c’è un’alleanza progressista che si è presentata insieme in tutte le regioni l’anno scorso, ma è un’alleanza progressista che governa insieme e che governa bene, perché non ha fatto scrivere un solo giorno una notizia di una giunta che è saltata per qualche litigio o qualche divisione”.

Ha concluso la Schlein: “Questa è la notizia e ci abbiamo creduto noi quando non ci credeva nessuno, quando non interessava nessuno. Non ci siamo fatti gli affari nostri fino a un mese prima delle prossime elezioni. Noi l’unità la pratichiamo ogni giorno faticosamente, ma lo facciamo nell’interesse di questo paese”.

“In questi oltre due anni – ha aggiunto la Schlein – abbiamo smentito chi guardava con scetticismo a questo paziente tentativo di ricucitura e di aggregazione, di dialogo. Anche nei momenti più difficili non abbiamo mai rinunciato a questo spirito unitario”.

“Certo – ha ammesso – il cammino è ancora da completare. Ma oggi possiamo vedere con fiducia che l’alternativa esiste già, è concreta ed è al lavoro. L’alternativa prende vita e forma nelle proposte unitarie che abbiamo portato avanti insieme nel Parlamento e nelle piazze. Lo voglio dire chiaramente: noi non vogliamo costruire l’alleanza contro i nostri avversari, ma per le cose che vogliamo e possiamo fare insieme per l’Italia. Il Partito democratico è il primo partito di opposizione ed è il perno imprescindibile di questa alternativa”.

Calcio, i risultati di Serie A. Napoli a quota 6 punti

Roma, 13 set. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Napoli-Bologna 1-0

Quarta giornata. Venezia-Fiorentina 2-4; Genoa-Frosinone 1-1, Lazio-Milan 2-2, Atalanta-Cagliari 1-2; Lecce-Monza 3-2, Napoli-Bologna 1-0, ore 20.45 Sassuolo-Juventus; Lunedì 14 settembre: ore 18.30 Como-Parma, Torino-Roma, ore 20.45 Inter-Udinese

Classifica: Lazio 10, Cagliari, Inter, Roma 9, Milan 8, Como, Juventus, Frosinone 7, Atalanta, Lecce, Napoli 6, Udinese, Sassuolo 4, Torino, Fiorentina 3, Parma, Monza, Bologna, Genoa 1, Venezia 0.

Quinta giornata Venerdì 18 settembre: ore 20.45 Monza-Sassuolo; Sabato 19 settembre: ore 15.00 Bologna-Torino, Udinese-Cagliari, ore 18.00 Roma-Inter, ore 20.45 Venezia-Lazio; Domenica 20 settembre: ore 12.30 Fiorentina-Napoli, ore 15.00 Frosinone-Como, Parma-Genoa, ore 18.00 Juventus-Atalanta, ore 20.45 Milan-Lecce.

Campo largo, "no armi a go go a Ucraina": Conte avverte il Pd e spinge primarie

Marina di Pietrasanta (Lu), 13 set. (askanews) – L’affondo a Renzi, ma soprattutto il messaggio al Pd sulle primarie e il “punto fermo” sull’Ucraina, che solleva subito un brivido tra i riformisti: “Non è possibile che il Movimento cinquestelle sottoscriva un programma che continua in politica estera a fare quello che sta facendo Meloni”. Insomma, stop all’invio di armi.

Giuseppe Conte arriva alla festa del Fatto quotidiano, alla Versiliana di Marina di Pietrasanta – incontro che si apre con un pensiero per Alessandro Di Battista – e ci tiene a dire subito che, a differenza di quello che sembra “leggendo i giornali”, la linea dei Cinquestelle non è “primarie o morte” né il suo presidente è “ossessionato” da un ritorno a Palazzo Chigi. La faccenda è un po’ più complessa. Alle primarie, precisa, ci si arriva per due motivi: uno perchè il Pd ha “respinto” la proposta di applicare il metodo che la coalizione usa per le Regionali, ovvero scegliere “con saggezza” “il candidato più competitivo”, due perchè ai Cinquestelle l’idea che chi prende più voti abbia una sorta di egemonia – e decida il candidato premier – non va giù. Il Pd, continua l’ex premier, ha chiarito che per loro vale la regola del partito più grande, che prende più voti, ma i Cinquestelle sono in politica “per fare delle battaglie” e “non per portare acqua al mulino di qualcuno”. Applausi dalla platea.

Quindi, “non è una questione personale nei confronti di Elly Schlein che, legittimamente, aspira ad essere candidata premier, ma noi non possiamo preventivamente metterci nelle mani di un’altra forza politica, che sia il Pd o qualsiasi altra forza”. Insomma, “a beneficio degli opinionisti che vanno in tv a dire ‘vogliamo le primarie, vogliamo le primarie’, noi alle primarie arriviamo perchè la regola del partito più forte è una regola egemonica e non è una categoria politica per fare le nostre battaglie”.

Dunque sì alle primarie – “entriamo nel campo del Pd”, scandisce – libere e democratiche e con una certa tempistica. Non dà scadenze o date Conte ma ragiona che le primarie non si possono fare “a ridosso della campagna elettorale” perchè, se ci sarà una comunità politica “disorientata” dalla vittoria di un leader che non è il proprio, serviranno “mesi” per spiegare, per capire e per arrivare uniti e forti alle Politiche. A “tutti coloro poi che si strappano i capelli e si preoccupano del fatto che ci possa essere un clima divisivo” Conte assicura che “non ci sarà”.

Poi c’è la questione Ucraina e le parole di Conte, in una domenica di metà settembre, verosimilmente a meno di un anno dalle Politiche, pesano come pietre. “E’ chiaro che dovremo preventivamente precisare qualche punto fermo, perchè non può essere che domattina vinca Schlein o addirittura un’altra candidata o candidato e, a quel punto, si mandano armi a go go in Ucraina per un’escalation militare che ci sta portando al terzo conflitto mondiale. Non è possibile che il Movimento cinquestelle sottoscriva un programma” così. Parole alle quali replicano a ranghi compatti i riformisti Dem, a cominciare da Lorenzo Guerini a Filippo Sensi e Lia Quartapelle, e il senso è più o meno questo: Conte “se ne faccia una ragione”, “il sostegno all’Ucraina continuerà fino al raggiungimento di un cessate il fuoco”. L’ex segretario dei Ds Piero Fassino gli pone “un quesito cruciale”: Conte ritiene forse che “si deve cedere alla pretesa di Putin di ottenere la cessione del Donbass alla Federazione Russa?”.

Infine, il nodo Renzi. La platea rumoreggia solo al sentirlo nominare ma Peter Gomez, che intervista Conte insieme a Luca De Carolis, ricorda che, per quanto “al 2%”, esiste e non lo si può ignorare. Una “medicina” quotidiana secondo Conte le domande sull’ex rottamatore. Comunque, “mi sembra follia sentire qualcuno che dice che Renzi dovrebbe avere un ruolo centrale nella formazione di centro, il contrario”, visto che “ha una capacità espansiva molto modesta”. “Unitari” – e il messaggio è per Schlein – “significa espandere il consenso”, guardando anche ad esperienze come quella di Alessandro Onorato che con Progetto civico Italia “sta aggregando altre forze”: ecco, “cosa facciamo lo teniamo fuori per dare centralità a Italia viva?”, conclude il leader M5s.

Festivaletteratura, l’edizione dei 30 anni chiude con 71mila presenze

Mantova, 13 set. (askanews) – È il festival letterario italiano più longevo e, ogni anno, continua a raccogliere pubblico e lettori. Si è chiusa la 30esima edizione del Festivaletteratura di Mantova e abbiamo chiesto agli organizzatori di tracciare un primo bilancio. “Dopo la partenza che è stata non facilissima per via della pioggia – ha detto ad askanews Alessandro Della Casa, della segreteria del festival – il sole ci ha confortato e ci ha spinto ad arrivare fino alla fine. Siamo stati ovviamente gratificati da una grande presenza del pubblico che anche quest’anno si è attestata a 71mila presenze. Pubblico che ha di fatto gradito tutte le proposte che abbiamo fatto: i grandi nomi internazionali, ma anche le proposte più particolari o di ricerca, penso per esempio al percorso che abbiamo dedicato a Ippolito Nievo, penso anche alle lezioni che abbiamo tenuto al Politecnico, con grandi esperti di vari settori che si sono messi insieme alle persone a confrontarsi su temi difficili”.

Nei diversi luoghi della città sono intervenuti oltre 300 tra autrici e autori in 360 eventi, con nomi internazionali come Amitav Ghosh, Siri Hustvedt o Emmanuel Carrère, ma anche tanti protagonisti della scena italiana e proposte musicali o di spettacolo. Anche se il punto di forza del festival mantovano sembra proprio continuare a essere quello da cui tutto è partito: ossia la qualità dell’incontro con gli autori.

“Questo – ha aggiunto l’organizzatore – è sempre quello che abbiamo cercato di fare, fin dalla prima edizione, portando appunto gli incontri in piazza, prima non si faceva, a 30 anni di distanza, chiaramente le formule sono anche diverse, quindi rispetto magari agli incontri di frontali, ascolto con scrittori o conversazioni tra autori, abbiamo affiancato anche tante formule diverse dove le persone hanno un contatto ancora più diretto con gli autori ci si confronta su temi anche spinosi o di attualità”.

Archiviata la 30esima edizione, la domanda è inevitabile: è i prossimi 30 anni? “Chi lo sa, cercheremo, con la tenacia e a fantasia che ci contraddistingue, di andare avanti cercare formule nuove – ci ha risposto Della Casa – che si affiancano a quelle già sperimentate per tenere un festival sempre nuovo, sempre divertente per il pubblico e sempre molto partecipato”.

Intanto sono già certe le date del prossimo Festivaletteratura, diventato ormai qualcosa che è parte della vita della città, dai volontari all’utilizzo degli spazi urbani: la 31esima edizione si terrà dal’8 al 12 settembre 2027.

Trump attacca: ci sono "forze negative" che vogliono fermare l’IA, no rallentamenti

Roma, 13 set. (askanews) – I recenti appelli alla prudenza non sembrano aver convinto il capo della Casa Bianca. Donald Trump, grande sostenitore dell’intelligenza artificiale, ha criticato le “forze negative” che vogliono rallentarne lo sviluppo, in un momento in cui si moltiplicano gli avvertimenti, anche da parte dei più importanti esponenti del settore.

“Ci sono molte forze negative che ne parlano e che non dovrebbero farlo, e parlano di cose che non accadranno”, ha dichiarato il presidente americano dall’Irlanda, rispondendo a una domanda sui recenti appelli a rallentare e a regolamentare maggiormente questa tecnologia.

Calcio, i risultati di Serie A. Lecce a quota 6 punti

Roma, 13 set. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Lecce-Monza 3-2:

Quarta giornata. Venezia-Fiorentina 2-4; Genoa-Frosinone 1-1, Lazio-Milan 2-2, Atalanta-Cagliari 1-2; Lecce-Monza 3-2, ore 18.00 Napoli-Bologna, ore 20.45 Sassuolo-Juventus; Lunedì 14 settembre: ore 18.30 Como-Parma, Torino-Roma, ore 20.45 Inter-Udinese

Classifica: Lazio 10, Cagliari, Inter, Roma 9, Milan 8, Como, Juventus, Frosinone 7, Atalanta, Lecce 6, Udinese, Sassuolo 4, Napoli, Torino, Fiorentina 3, Parma, Monza, Bologna, Genoa 1, Venezia 0.

Quinta giornata Venerdì 18 settembre: ore 20.45 Monza-Sassuolo; Sabato 19 settembre: ore 15.00 Bologna-Torino, Udinese-Cagliari, ore 18.00 Roma-Inter, ore 20.45 Venezia-Lazio; Domenica 20 settembre: ore 12.30 Fiorentina-Napoli, ore 15.00 Frosinone-Como, Parma-Genoa, ore 18.00 Juventus-Atalanta, ore 20.45 Milan-Lecce.

Formula1, il ritiro di Hamilton a Madrid: "Sono stato sfortunato"

Roma, 13 set. (askanews) – “Mi sento demoralizzato, ma stiamo facendo tutti un lavoro incredibile, compresi i tecnici che sono a Maranello e che danno ogni giorno il massimo per noi. La macchina oggi era grandiosa, mi sentivo in lotta per le prime due posizioni. Sono stato sfortunato ad avere questo problema al freno: ha avuto molto peso e sono stato costretto a ritirarmi”. Così Lewis Hamilton dopo il ritiro nel gp di Madrid. Hamilton ha poi aggiunto: “Adesso però dobbiamo concentrarci per cercare di avere questa possibilità di lottare ancora per qualcosa di molto importante”.

Formula1, GP Madrid: Kimi Antonelli inarrestabile è il re di Spagna

Roma, 13 set. (askanews) – Kimi Antonelli è il re di Spagna. Il bolognese della Mercedes conquista il primo Gran Premio sul nuovo circuito del Madring, al termine di una gara che cambia volto dopo la Virtual Safety Car e che il giovane italiano gestisce fino al traguardo. Antonelli precede Max Verstappen e Lando Norris, mentre Charles Leclerc porta la Ferrari al quarto posto davanti all’altra Mercedes di George Russell. Gara da dimenticare invece per Lewis Hamilton, costretto al ritiro dopo appena sette giri per un problema all’impianto frenante.

La partenza premia Norris, che mantiene la prima posizione e prova subito a costruire il suo vantaggio. Verstappen è secondo, Antonelli terzo, Hamilton quarto e Leclerc quinto. Nei primi giri la McLaren sembra avere qualcosa in più: Norris arriva rapidamente a circa cinque secondi da Antonelli, mentre Verstappen deve restituire le posizioni guadagnate al via dopo un episodio che coinvolge proprio Antonelli e Hamilton.

Per Hamilton, però, la gara finisce praticamente subito. Dopo aver perso posizioni, il pilota Ferrari segnala problemi ai freni e al settimo giro viene richiamato ai box: la sua vettura deve essere ritirata. “Non ho freni”, aveva comunicato via radio pochi giri prima. Un colpo pesante per la Ferrari, che affida così tutte le proprie speranze a Leclerc.

Norris continua a comandare con Antonelli alle sue spalle, ma al 14° giro arriva l’episodio destinato a cambiare la gara. Lance Stroll finisce contro il muro e la Direzione Gara introduce la Virtual Safety Car. Norris ha appena superato la pit lane e non può approfittare della neutralizzazione per fermarsi, mentre Antonelli, Verstappen e Russell entrano ai box. Kimi cambia le gomme in condizioni favorevoli e torna in pista con una concreta possibilità di giocarsi la vittoria.

Norris è così la principale vittima della situazione: dopo la sosta perde la leadership e scivola fino al quinto posto. Leclerc, che aveva iniziato con la gomma dura, resta invece in pista e si ritrova al comando. Il monegasco sfrutta al massimo la strategia e, giro dopo giro, costruisce una gara di grande solidità. Antonelli gli resta alle spalle senza forzare, consapevole che la Ferrari deve ancora effettuare la sosta obbligatoria.

Per diversi giri Leclerc accarezza così il sogno di una vittoria che sembrava difficile alla vigilia. Al 24° giro ha ancora quasi quattro secondi su Antonelli, ma la situazione strategica è chiara: la Ferrari deve fermarsi e Kimi è di fatto il leader virtuale. Il pilota Mercedes gestisce le gomme e aspetta il momento giusto, mentre dietro di lui Verstappen prova a restare agganciato alla lotta.

Leclerc rimane in testa fino al 48° giro, portando al limite le gomme dure e cercando di perdere il meno possibile al momento della sosta. Quando finalmente rientra ai box, Antonelli diventa il nuovo leader del Gran Premio. A quel punto il vantaggio strategico diventa anche concreto: Kimi ha Verstappen alle spalle, con Norris vicinissimo all’olandese e pronto a giocarsi il secondo posto.

Gli ultimi giri sono però tutt’altro che una formalità. Verstappen si avvicina a poco più di un secondo, mentre Norris mette pressione alla Red Bull. Antonelli deve gestire il ritmo e anche un piccolo brivido al 53° giro, quando comunica di aver toccato il muro all’ingresso di curva 7. La Mercedes, tuttavia, è sotto controllo e Kimi riesce a mantenere il margine necessario.

Nel finale Norris tenta l’attacco a Verstappen durante i doppiaggi, ma l’olandese resiste e difende il secondo posto. Antonelli può invece affrontare l’ultimo giro con circa tre secondi di vantaggio e taglia il traguardo da vincitore: Verstappen è secondo, Norris terzo, Leclerc quarto e Russell quinto. A seguire Gasly, Lawson, Colapinto, Piastri e Lindblad completano la top ten.

È una vittoria importante per Antonelli non soltanto per il prestigio del primo successo sul nuovo circuito madrileno, ma anche per la gestione mostrata nei momenti decisivi. La Virtual Safety Car gli offre l’occasione, la Mercedes la sfrutta e Kimi completa il lavoro con una seconda parte di gara lucida, resistendo alla pressione di Verstappen fino alla bandiera a scacchi. Nel Mondiale, al 51° giro, il vantaggio su Russell era già indicato in 81 punti.

MotoGp, Marquez domina a Misano e raggiunge la testa del Mondiale

Roma, 13 set. (askanews) – Marc Marquez domina il Gran Premio di San Marino a Misano e si prende anche la vetta del Mondiale. Il pilota della Ducati conquista la quinta vittoria stagionale, la quinta nelle ultime sette gare, e aggancia Jorge Martin in testa alla classifica iridata, ma è primo per il maggior numero di successi. Alle sue spalle chiude il fratello Alex, terzo Pedro Acosta, per un podio tutto spagnolo. Ma il dominio della Spagna è ancora più netto: i primi sei al traguardo sono tutti piloti spagnoli, con Fermin Aldeguer quarto, Martin quinto e Raul Fernandez sesto.

La giornata che doveva essere quella di Marco Bezzecchi si trasforma invece in un incubo per il pilota di casa. Meno di un giro e, al primo passaggio sul Curvone, il pilota dell’Aprilia perde l’anteriore e finisce a terra. Una caduta pesantissima in chiave mondiale: Bezzecchi resta a 33 punti dalla vetta, ma soprattutto vede allontanarsi non uno, bensì due avversari diretti per il titolo, Marquez e Martin.

Il pubblico di Misano aspettava proprio il duello tra Bezzecchi e Marquez, dopo le promesse delle ultime gare e dopo la prestazione del romagnolo. Invece il sogno dura pochissimo. Con il principale rivale fuori gioco, Marc prende progressivamente il controllo della gara, anche se questa volta il successo non arriva senza qualche difficoltà.

Tra il settimo e il dodicesimo giro, infatti, Marquez deve cedere la leadership a Jorge Martin. Il pilota dell’Aprilia riesce a portarsi davanti con un sorpasso deciso e prova a costruire la sua gara, ma Marc non si arrende. Arriva il controsorpasso e, nella seconda parte della corsa, entrano nella lotta anche Alex Marquez, Acosta e Aldeguer. Marc riesce però a riprendere il comando e a mettere la sua Ducati davanti a tutti fino alla bandiera a scacchi.

Il successo assume così un significato particolare anche per il Mondiale. Marquez raggiunge Martin a quota punti e, grazie al maggior numero di vittorie, passa al comando della classifica. Per la prima volta in questa stagione il catalano guarda tutti dall’alto, anche se a pari punti con il connazionale dell’Aprilia.

Dietro di lui, Alex Marquez completa una domenica perfetta per la famiglia, chiudendo secondo con una livrea dedicata a Marco Simoncelli. Terzo è Acosta, autore ancora una volta di una gara brillante. Aldeguer è quarto davanti a Martin e Raul Fernandez: sei spagnoli nelle prime sei posizioni, un dominio difficilmente immaginabile sul circuito italiano.

Per l’Italia resta invece ben poco da festeggiare. Il migliore al traguardo è Fabio Di Giannantonio, che nel finale conquista il primato tra i piloti italiani e chiude settimo. Enea Bastianini è ottavo. Ancora una giornata nera, invece, per Pecco Bagnaia, caduto anche a Misano e sempre più in difficoltà. Il pilota Ducati manca ancora una volta l’appuntamento con una gara positiva e vede allontanarsi ulteriormente la possibilità di rientrare nella lotta per le posizioni di vertice.

Il trionfo spagnolo non si limita alla MotoGP. Gonzalez vince in Moto2, mentre in Moto3 arriva una tripletta spagnola con Quiles, Almansa e Uriarte. Una giornata quasi totale per il motociclismo spagnolo sul circuito di Misano.

E anche nel confronto tra i costruttori arriva una svolta: grazie alla vittoria di Marquez, la Ducati supera l’Aprilia e torna davanti nella classifica dei Costruttori. Per Misano, invece, resta il rimpianto di una festa preparata per Bezzecchi e trasformata, dopo appena un giro, nella celebrazione del dominio spagnolo.

Emma Bonino, Gualtieri: un omaggio corale, giusti funerali di Stato

Roma, 13 set. (askanews) – “È bello che sia questo omaggio ed è stata giusta la scelta dei funerali di Stato, è un omaggio corale di tutte le forze politiche e delle istituzioni ma anche e soprattutto di tantissimi cittadini che sono qui e continueranno, siamo sicuri, nei prossimi giorni a renderle omaggio, ci siamo onorati di poterla salutare qui in Campidoglio, lei aveva un grande amore per Roma”.

Così il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, alla camera ardente per Emma Bonino in Campidoglio.

“Una persona dolce e contemporaneamente tenace, ci conoscevamo, abbiamo sempre avuto un bellissimo rapporto, soprattutto sull’Europa, ci siamo sempre confrontati. Adesso sono tantissimi ricordi che mi vengono, ma una cosa importante è che lei ha saputo svolgere con grande impegno e qualità, responsabilità istituzionali altissime, è stata commissaria europea, ministro, ma al tempo stesso però è stata in mezzo alle persone, attenta ai problemi specifici, concreti, non ha mai guardato le cose dall’alto in basso” ha aggiunto Gualtieri.

Emma Bonino, Magi: è stata esempio di come dovrebbe essere politica

Roma, 13 set. (askanews) – “Le persone che stanno formando questa coda qui davanti dimostrano che hanno sempre visto in tanti, di diverse età, di diverse generazioni, anche di diverse sensibilità politiche, in Emma, un modo di stare nelle istituzioni, un esempio di come dovrebbe essere la politica, una politica disinteressata che lotta per conquiste che fanno bene a tutti. Emma amava le istituzioni, amava la democrazia, ha dedicato una vita a migliorarle”.

Così il segretario di +Europa, Riccardo Magi, alla camera ardente di Emma Bonino in Campidoglio. E sui funerali di Stato ha aggiunto: “Io la mattina di venerdì mi sono permesso di suggerire questa cosa alla Presidente Meloni che ha immediatamente ha corrisposto. La ringraziamo per questa sensibilità politica istituzionale, pur avendo su tantissime questioni e opinioni politiche diverse. Una cosa che stamattina ci è venuta dal cuore e abbiamo fatto senza che fosse deciso è stato poggiare una bandiera dell’Europa sul feretro. L’Europa per Emma era la necessità più urgente di tutti, era forse l’obiettivo politico più importante in questo momento”.

Emma Bonino, Gualtieri: combattente dolce e tenace, tanti a dirle grazie

Roma, 13 set. (askanews) -“Tantissimi cittadini in fila qui per rendere omaggio a una donna straordinaria, una protagonista della nostra Repubblica, della nostra democrazia. Mi hanno colpito tante persone davanti al feretro a dirle una parola, grazie, è quello che tutti noi dobbiamo dire, c’è un forte sentimento di gratitudine perché Emma Bonino con le sue battaglie ha avuto un ruolo molto importante, in tanti casi decisivo, per rendere il nostro Paese più libero e quindi più giusto”.

Così il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ricordando Emma Bonino alla camera ardente in Campidoglio.

“È stata una combattente dolce e tenace, dello stato di diritto, della libertà, dei diritti civili, delle politiche. Una europeista fortissima che si è battuta davvero per un’Europa democratica, è stata in prima linea su battaglie che hanno segnato la storia del nostro Paese, anche per conquiste fondamentali; si è occupata sempre in prima linea di tanti conflitti del mondo, in termini della fame e di conflitti spesso dimenticati” ha aggiunto.

L’ultimo saluto a Emma Bonino, camera ardente aperta in Campidoglio

Roma, 13 set. (askanews) – Gente in fila a Roma per dare l’ultimo saluto a Emma Bonino, la storica leader radicale morta venerdì scorso all’età di 78 anni.

Alle 12 è stata aperta al pubblico la camera ardente, allestita presso la Protomoteca in Campidoglio. Ad accogliere il feretro, familiari, amici, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, i vertici di +Europa, Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova e tanti cittadini.

Sulla bara una sua foto in bianco e nero e la bandiera dell’Unione Europea. La sala sarà aperta fino alle 19 e domani, lunedì 14, dalle 10 alle 19. Martedì 15 settembre, alle 12.30, sempre nella Protomoteca in Campidoglio, si terranno le esequie di Stato in forma laica.

Otranto “accende” la memoria degli 813 martiri

Otranto, 13 set. (askanews) – Storia, arte e tecnologia si incontrano con “Otranto in Luce – La Pietra racconta la storia, la luce la rivela”, in programma in città fino al 27 settembre. L’iniziativa, sul lungomare degli Eroi, rende omaggio agli 813 martiri del 1480, simbolo della resistenza alla dominazione ottomana e della difesa della propria identità cristiana.

“Questa sera, a Otranto, vanno insieme due parole: testimonianza e luce. La testimonianza è quella dei martiri che, cinque secoli e mezzo fa, portarono la luce di fronte alla proposta di abiura, di fronte alla proposta di resa, che avrebbe comportato probabilmente anche la caduta di Roma. Purtroppo, questa pagina straordinaria della nostra storia, che ha salvato l’Italia, è sempre rimasta molto circoscritta a questa parte del territorio salentino” ha dichiarato Alfredo Mantovano, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

“L’evento nasce dalla volontà del ministro della Cultura. Un ringraziamento speciale va ovviamente al ministro Alessandro Giuli, che ci ha creduto fortemente e grazie al quale possiamo essere qui stasera. L’obiettivo è fare di Otranto un modello, un esempio da mettere in mostra e da proporre anche a tutti gli altri territori. Un modello di cosa? Un modello di utilizzo del patrimonio culturale, materiale, quindi monumentale, ma anche immateriale: usi, costumi, tradizioni e storie, per renderlo un vero motore di sviluppo dei territori” ha aggiunto Vincenzo Sofo, Consigliere del Ministro per la Diplomazia Culturale.

Videomapping, giochi di luce e suggestioni sonore trasformano i luoghi della città in un racconto immersivo, affidando alla tecnologia il compito di riportare la memoria storica nel presente. Un progetto che punta anche a proiettare la storia di Otranto oltre i suoi confini.

“Otranto sia orgogliosa, intanto, della sua storia, delle proprie radici e di questo legame profondo con il martirio degli 800 martiri. Questo evento rappresenta la volontà di ricordare un pezzo di storia, ma soprattutto di raccontarlo, anche attraverso le moderne tecnologie, per condividere quella che è l’identità profonda di Otranto e, ovviamente, della storia italiana, che è ricca di episodi e di stratificazioni che rendono il Paese un unicum nel mondo” ha concluso Pietro Cannella, Sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura.

Tra memoria e innovazione, Otranto affida così alla luce il compito di raccontare la sua storia, perché il passato continui a parlare al presente.

Ucraina, raid con droni russi vicino confine Polonia: colpito un treno. Kiev: bussano alle porte dell’Ue

Roma, 13 set. (askanews) – Un attacco con droni russi ha preso di mira questa mattina un valico di frontiera tra Polonia e Ucraina, colpendo un treno passeggeri a due chilometri dal confine, nell’oblast di Volinia.

L’operatore ferroviario statale ucraino ha confermato che un attacco ha colpito la locomotiva di un treno passeggeri diretto a Varsavia. L’equipaggio del treno era stato avvertito in anticipo della minaccia dalle autorità ucraine e nessuno è rimasto ferito, ha aggiunto l’operatore.

Separatamente, alcuni video diffusi sui social media hanno mostrato un vasto incendio presso una stazione di servizio vicino al valico di Yahodyn-Dorohusk, tra Ucraina e Polonia. Secondo i media locali, al momento non risultano vittime in relazione all’incendio presso la stazione di servizio.

Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha reagito agli attacchi al confine con un post su X, affermando che le forze del presidente russo Vladimir Putin stanno “bussando direttamente alle porte dell’Ue e della Nato”.

“I barbari russi sono alle vostre porte, cari alleati”, ha aggiunto Sybiha, esortando gli alleati dell’Ucraina a “scaricare tutto il peso delle vostre sanzioni sul regime aggressivo di Putin”.

Gli attacchi ai confini dell’Ue si sono intensificati mentre alcune agenzie di intelligence mettono in guardia da un rafforzamento delle capacità militari in vista di un possibile attacco diretto della Russia contro un Paese membro della Nato. L’Europa deve affrontare “una campagna di minacce in escalation” e una “guerra ibrida”, ha dichiarato il mese scorso la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

La campagna di ‘guerra ibrida’ della Russia è stata inoltre collegata a un drone carico di esplosivi rinvenuto nei pressi dell’aeroporto di Lipsia, in Germania, a un drone marittimo fatto successivamente esplodere dalla Romania nel Mar Nero e alle notizie relative a un complotto russo per assassinare l’amministratore delegato del produttore tedesco di armamenti Rheinmetall.

Elezioni Svezia, rischio testa a testa con la sinistra. L’estrema destra potrebbe entrare in governo

Roma, 13 set. (askanews) – Seggi aperti in Svezia per quelle che si preannunciano come elezioni politiche molto combattute, dalle quali potrebbe emergere, per la prima volta, un governo con la partecipazione dell’estrema destra, oppure il ritorno al potere dell’opposizione di sinistra. Le urne chiuderanno alle 20 ora italiana.

I sondaggi d’opinione hanno a lungo attribuito ai quattro partiti del blocco di sinistra un comodo vantaggio sull’alleanza di quattro partiti guidata dal primo ministro conservatore Ulf Kristersson, che comprende anche i Democratici di Svezia, formazione di estrema destra.

Tuttavia, il divario si è assottigliato fino a raggiungere un sostanziale testa-a-testa negli ultimi giorni della campagna elettorale. La leader dell’opposizione, Magdalena Andersson dei Socialdemocratici (che hanno governato il Paese scandinavo per gran parte del XX secolo), ha promesso di rafforzare lo stato sociale e di aiutare le famiglie in difficoltà a far fronte all’aumento del costo della vita, qualora i quattro partiti di sinistra conquistassero la maggioranza.

Il primo ministro conservatore uscente Kristersson ha invece promesso di concentrarsi sul miglioramento della vita quotidiana degli svedesi, ora che la stretta del suo governo sulla criminalità organizzata e sull’immigrazione ha raggiunto i risultati prefissati.

Kristersson ha governato negli ultimi quattro anni con il sostegno dei Democratici di Svezia, partito di estrema destra, e ha promesso di assegnare per la prima volta incarichi di governo al partito anti-immigrazione qualora i quattro partiti di destra vincessero le consultazione elettorale.

I seggi chiuderanno come detto alle ore 20, quando saranno pubblicati gli exit poll. Le prime proieizioni con i risultati veri sono attese alcune ore più tardi.

Conte: primarie? Non ci mettiamo nelle mani del Pd. Campo largo? Follia ruolo centrale a Renzi

Marina di Pietrasanta (Lu), 13 set. (askanews) – “Non possiamo preventivamente metterci nelle mani di un’altra forza politica che sia il Pd o un’altra forza, noi alle primarie arriviamo perché la regola del partito più forte è una regola egemonica e non politica”. Lo ha detto il leader M5s Giuseppe Conte intervistato a Marina di Pietrasanta alla festa del Fatto quotidiano.

“Non continuate a dire che il Movimento vuole assolutamente le primarie e che Conte vuole tornare a Palazo Chigi, se fossi voluto restare c’erano le condizioni per un Conte ter ma erano collegate a un ricatto e non ho voluto”, ha detto ancora.

Renzi nella coalizione? “Mi sembra follia sentire qualcuno che dice che Renzi dovrebbe avere un ruolo centrale nella formazione di centro, il contrario”, visto che “ha una capacità espansiva molto modesta, stiamo parlando del 2%”. Lo ha detto il leader M5s Giuseppe Conte intervistato a Marina di Pietrasanta alla festa del Fatto quotidiano.

“Unitari significa espandere il consenso. Onorato ha detto che rispetto a Schlein e Conte non sceglie, sta aggregando altre forze, cosa facciamo lo teniamo fuori per dare centralità a Italia viva?”, ha ribadito Conte.

Aperta al Campidoglio la camera ardente per l’ultimo saluto a Emma Bonino

Roma, 13 set. (askanews) – Alle 12 è stata aperta al pubblico la camera ardente, allestita presso la Protomoteca in Campidoglio, per rendere omaggio a Emma Bonino, la storica leader radicale morta venerdì a Roma, all’età di 78 anni. Ad accogliere il feretro, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, e tanti cittadini. La sala sarà aperta fino alle 19. Domani dalle 10 alle 19.

Martedì 15 settembre, alle 12.30, sempre nella Protomoteca in Campidoglio, si terranno le esequie di Stato in forma laica, con la commemorazione ufficiale.

Sci, Sofia Goggia non sta bene: rientro anticipato in Italia

Roma, 13 set. (askanews) – Trasferta in Argentina conclusa in anticipo per Sofia Goggia. La campionessa bergamasca ha accusato alcuni malesseri durante il ritiro pre-stagionale a Ushuaia e, d’accordo con la Commissione Medica della Fisi, ha deciso di rientrare in Italia per sottoporsi nei prossimi giorni agli accertamenti del caso.

Goggia era arrivata in Argentina il 23 agosto insieme al gruppo azzurro e avrebbe dovuto proseguire la preparazione fino al 18 settembre, prima di trasferirsi in Cile per continuare gli allenamenti fino ai primi giorni di ottobre. Il programma è stato invece interrotto per consentire alla sciatrice di effettuare gli esami necessari e chiarire l’origine dei malesseri.

La Fisi, nel comunicare il rientro, ha spiegato che la decisione è stata presa in accordo con la Commissione Medica presieduta dal dottor Andrea Panzeri. Al momento non sono stati forniti ulteriori dettagli sulle condizioni dell’azzurra.

La situazione potrebbe avere conseguenze anche sul programma di avvicinamento alla Coppa del mondo. Il primo appuntamento della stagione è previsto a Soelden, in Austria, e il debutto di Goggia è ora da valutare alla luce degli accertamenti che verranno effettuati in Italia. La priorità, prima di ogni decisione sportiva, è comunque capire la natura del malessere che ha costretto la campionessa a interrompere il ritiro.

Tennis, Elena Rybakina vince a New York ed è la nuova n.1

Roma, 13 set. (askanews) – Elena Rybakina è la nuova campionessa dello Us Open femminile, ultimo Slam stagionale che si è concluso sul cemento di Flushing Meadows (con un montepremi record di 108 milioni di dollari) a New York.

In finale la 27enne kazaka di origini moscovite, n.2 del ranking e del seeding, ha battuto per 64 57 62, in due ore e 21 minuti di partita, la bielorussa Aryna Sabalenka, n.1 del mondo fino a lunedì, quando lascerà il trono proprio a Rybakina dopo 99 settimane consecutive in vetta (107 quelle complessive in carriera). Per Elena – premiata da una sfolgorante Maria Sharapova, vincitrice a New York esattamente vent’anni fa – è il terzo trofeo Slam (su quattro finali disputate), dopo quelli vinti a Wimbledon nel 2022 battendo Jabeur e all’Australian Open a gennaio superando proprio Sabalenka, il 14esimo titolo in carriera. La kazaka è la terza tennista dal 2000 a vincere Aus Open e US Open nella stessa stagione, unendosi a Kerber (2016) e Sabalenka (2024).

Contro Aryna fondamentale è stato – come sempre – il rendimento al servizio, nonostante una prima un po “ballerina”: per la kazaka 12 ace – arriva a 411 il totale stagionale, record – e 5 doppi falli, il 47% di prime in campo ma con l’85% dei punti vinti oltre ad un 59% di punti conquistati anche con la seconda di servizio. Rybakina è la terza giocatrice del Tour ad aver vinto tre titoli in questa stagione (Us Open, Australian Open ed il “500” di Stoccarda) insieme proprio a Sabalenka (il “500” di Brisbane ed i “1000” back-to-back di Indian Wells e Miami) e a Mirra Andreeva (i “500” di Adelaide e Linz, ed il Roland Garros).

Adx

Giorgetti: lavoriamo su agevolazioni per aumento stipendio giovani

Roma, 13 set. (askanews) – “Sono tutte idee che devono essere discusse nella coalizione di Governo però gli aumenti di stipendio per giovani sotto una certa età potrebbero avere un trattamento agevolato”. Lo ha ribadito il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo alla Festa dell’Udc.

Una flat tax, ha spiegato, trasferita con dovuti accorgimenti anche sui giovani, “credo che su questo si possa lavorare”.

Il ministtro ha sottolineato che in momenti come questo con l’aumento dei tassi d’interesse da parte della Bce, che si traduce in maggiori oneri da parte dello Stato, è importante mantenere sotto controllo il debito pubblico.

“Il recente aumento dei tassi d’interesse da parte della Bce proprio per contrastare l’inflazione e l’aumento dei prezzi – ha detto Giorgetti -, in realtà si traduce, per chi è indebitato, sia famiglie che imprese e anche per lo Stato, in maggiori oneri e quindi in questi momenti in cui i tassi di interesse aumentano si capisce quanto sia importante tenere sotto controllo il debito pubblico” per la fiducia del mercato.

Teatro, in scena a Modena e Roma la signorina Else di Schnitzler

Roma, 13 set. (askanews) – “Sento addosso lo sguardo di Dorsday, mi taglia i vestiti. La mamma e il papà sono a Vienna…”. Torna in scena ‘La signorina Else’, capolavoro di Arthur Schnitzler, un dramma psicologico, di sconcertante attualità, dove la dignità di una giovane donna si scontra con l’ipocrisia sociale e il ricatto familiare. Un racconto che Schnitzler affida a un tormentato monologo interiore, interpretato sul palco da Cecilia Cinardi, diretta dal regista Federico Olivetti.

Due gli appuntamenti: al Drama teatro di Modena, dal 24 al 27 settembre e allo Spazio Culturale Nous a Roma, il 3 e 4 ottobre.

In questa pièce, l’intensità attoriale si fonde qui con la potenza dei movimenti curati da Michela Lucenti, il rosso dell’abito della giovane Else che si riflette nel rosso della scena firmata da Emanuela Dall’Aglio e che si fonde con il disegno luci di Javier Delle Monache. Un’opera ipnotica che Schnitzler sceglie di risolvere con un tragico riscatto.

IA, l’allarme del ceo di Anthropic: rallentiamo lo sviluppo, servono serie misure di sicurezza

Roma, 13 set. (askanews) – Rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, fondamentale ragionare sui rischi. Lo ha detto Dario Amodei, Ceo di Anthropic, in un’intervista alla Cbs. La tecnologia dell’intelligenza artificiale si sta sviluppando a un ritmo “esponenziale” e sta suonando un “campanello d’allarme” per questo settore che richiede serie misure di sicurezza, ha sottolineato.

Amodei ha descritto lo sviluppo dell’Ia come un percorso che va da “uno, poi due, poi quattro, poi otto, poi 16, poi 32”, affermando che attualmente si trova “sulla curva” e sta “iniziando a diventare ripida”.

“Questo non significa che dobbiamo farci prendere dal panico oggi. Non significa che dobbiamo chiudere tutto”, ha detto Amodei, aggiungendo però che si tratta di “un segnale d’allarme che ci impone di rallentare”.

Amodei ha affermato che la tecnologia necessita di misure di sicurezza in grado di tenere il passo “con la velocità con cui la tecnologia si evolve”.

L’intervista arriva dopo che Amodei ha pubblicato un post sul suo blog in cui invitava le aziende di intelligenza artificiale a procedere con maggiore lentezza e cautela nello sviluppo della tecnologia, affermando che la prevenzione dei rischi è fondamentale. “Se usata con attenzione, l’intelligenza artificiale può essere l’ultima di una lunga serie di miracoli tecnologici che hanno elevato e nobilitato l’umanità”, ha affermato nel post. “Ma come molte tecnologie prima di essa, l’intelligenza artificiale comporta dei rischi, e poiché si tratta di una tecnologia così potente, questi rischi sono seri”, ha sottolineato.

Amodei ha lanciato l’allarme su hacker malintenzionati che potrebbero prendere il controllo di Internet in appena sei mesi, come avvenuto pochi mesi fa con OpenAI-Hugging Face.

Amodei ha quindi esortato le altre aziende a rallentare il ritmo “con cui miglioriamo le capacità dei modelli di intelligenza artificiale: i progressi sembreranno comunque rapidi, e dobbiamo fare un uso saggio del tempo che guadagniamo”.