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Habermas, il linguaggio come fondamento della democrazia

Con la morte di Jürgen Habermas scompare una delle figure più autorevoli della filosofia europea del dopoguerra. Nel ricordo pubblicato da Die Welt lo si definisce il Meisterdenker della Repubblica federale, cioè il “maestro del pensiero”, la coscienza critica che più di ogni altra ha accompagnato la maturazione democratica della Germania.

Per oltre mezzo secolo Habermas è stato insieme filosofo cattedratico e protagonista del dibattito pubblico. Non soltanto l’autore della teoria dell’“agire comunicativo”, ma uno dei rarissimi intellettuali capaci di intervenire con autorevolezza nelle grandi questioni del proprio tempo.

Un filosofo nella vita pubblica

Die Welt ricorda un episodio che riassume bene la sua figura. Nell’ottobre 2001, poche settimane dopo gli attentati di New York e Washington, Habermas ricevette a Francoforte il Premio della pace dei librai tedeschi.

All’inizio del discorso annunciò quasi con cautela che non avrebbe pronunciato una relazione «che polarizza, che fa alzare in piedi gli uni mentre gli altri restano seduti». Ma accadde esattamente il contrario. Alla fine tutta la sala si alzò per applaudirlo. Aveva detto, osserva il giornale, «tutt’altro rispetto a ciò che molti si aspettavano». Era uno dei momenti in cui la riflessione filosofica entrava  evidentemente nel cuore della discussione civile europea.

 

La lingua, materia originaria dellumano

Nel ricordo di Die Welt emerge con forza il nucleo del pensiero habermasiano. Per il filosofo tedesco «il linguaggio era l’Urstoff di tutto ciò che è umano», cioè la materia originaria della vita sociale.

Il linguaggio non è soltanto uno strumento per trasmettere idee. È la condizione stessa della convivenza. Solo attraverso il dialogo, il confronto pubblico e la forza degli argomenti può nascere una comunità politica degna di questo nome.

Da qui prende forma l’intero edificio teorico dell’“agire comunicativo”, che ha influenzato profondamente la riflessione contemporanea sulla democrazia.

Una parola conquistata

Il rapporto di Habermas con la lingua non fu soltanto teorico. Nato con una malformazione congenita al palato, dovette affrontare fin da giovane difficoltà nella pronuncia.

Per questo, nota Die Welt, parlare non fu mai per lui qualcosa di ovvio. La parola era «una capacità che doveva essere conquistata». Non solo un tema filosofico, ma una vera esperienza esistenziale.

Anche per questo il linguaggio divenne il centro della sua filosofia: la forma più alta della relazione tra gli uomini.

Leredità di un intellettuale europeo

Con la sua scomparsa si chiude l’epoca di uno degli ultimi grandi intellettuali pubblici del Novecento. Habermas ha attraversato le svolte decisive della storia tedesca ed europea, intervenendo nel confronto sul passato nazista, sul destino dell’Europa e sul ruolo della democrazia nel mondo contemporaneo.

La sua lezione rimane legata a un principio semplice ma esigente: la politica non vive della forza, ma della ragione. E la ragione, nella vita degli uomini, prende forma nella parola condivisa.

Per leggere il testo originale

https://www.welt.de/kultur/article255186012/juergen-habermas-gestorben-sprache-war-ihm-der-urstoff-alles-humanen.html

Prodi: “Se l’Europa resta divisa, il mondo sarà degli autocrati”. Oggi su Avvenire

“Nella Ue divisi scompariamo”. È il monito lanciato da Romano Prodi in un’intervista pubblicata oggi da Avvenire, il quotidiano della Cei. Di fronte al disordine geopolitico di queste settimane, l’ex presidente del Consiglio e già presidente della Commissione europea invita l’Europa a recuperare una vera unità politica.

 

Lallarme sullEuropa divisa

Secondo Prodi, il primo passo per tornare a essere rispettati come Unione consiste nel ricomporre il rapporto tra politica ed economia. Solo così l’Europa potrà tornare ad avere un ruolo credibile nello scenario internazionale.

In questa prospettiva, l’ex premier propone di mettere al servizio dell’intera Unione alcuni strumenti oggi nazionali, come l’arma nucleare e il diritto di veto al Consiglio di sicurezza dell’Onu di cui dispone la Francia. Un’ipotesi sulla quale, osserva, “da Macron è giunto un piccolo passo”.

Il mondo in mano agli autocrati

Prodi guarda con forte preoccupazione all’evoluzione dell’equilibrio globale. Commentando l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, osserva che “il mondo è finito in mano agli autocrati”.

Il giudizio sull’attuale leadership americana è severo: “Trump? I suoi atti non mi sembrano da liberatore dei popoli”. In questo contesto, torna di attualità – sottolinea – l’espressione usata più volte da papa Francesco, quella della “guerra mondiale a pezzi”, che descriverebbe con efficacia la frammentazione dei conflitti contemporanei.

Secondo l’ex presidente della Commissione europea, gli effetti della tensione internazionale sono già evidenti: gli Stati Uniti vendono più armi e la Russia più petrolio, mentre l’Europa fatica a definire una strategia autonoma.

Energia e scenari geopolitici

Prodi si sofferma anche sul dossier energetico, in particolare sul gas russo. Alla luce dei colloqui tra Donald Trump e Vladimir Putin, avanza un’ipotesi destinata a far discutere: non sarebbe impensabile un ritorno al gas russo, qualora nel progetto Nord Stream entrassero nuovi investitori, tra cui anche americani.

Un’eventualità che mostrerebbe, ancora una volta, quanto le dinamiche geopolitiche e quelle economiche restino strettamente intrecciate.

Difesa, Nato e il nodo della linea europea

Quanto all’utilizzo delle basi militari da parte dei Paesi europei, Prodi invita a non enfatizzare l’annuncio del premier spagnolo Pedro Sánchez. A suo giudizio, la Spagna – come gli altri Paesi membri della Nato – ha già messo a disposizione strutture logistiche analoghe.

Il problema, insiste, non è tanto questo quanto l’assenza di una vera linea comune dell’Unione europea in materia di sicurezza e politica estera.

Il giudizio su Meloni e il nodo dellunanimità

Infine, Prodi commenta l’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Parlamento con parole lapidarie: “Verba volant”. Secondo l’ex premier, la linea del governo italiano appare molto allineata a quella di Trump. L’idea di partecipare a un eventuale “Board of peace”, osserva con ironia, avrebbe poco senso se l’Europa restasse relegata a un ruolo marginale.

Il punto decisivo, conclude, riguarda il superamento dell’unanimità nelle decisioni europee. Senza un cambiamento su questo terreno, avverte, si rischia di indirizzare l’Europa verso l’irrilevanza politica.

Il metodo democristiano? Scomparso. Da qui la crisi della politica italiana

Il metodo e il merito della politica

Il “metodo” democristiano, almeno così pare, è decisamente scomparso dall’orizzonte politico italiano. Un metodo che era strettamente intrecciato con la politica, cioè con quelle categorie che caratterizzano la qualità della democrazia.

Dalla cultura della mediazione al profondo rispetto della Costituzione; dal rispetto degli avversari, che non erano mai nemici da distruggere ma interlocutori con cui confrontarsi, al valore della sintesi; dalla centralità del Parlamento al decoro delle istituzioni. Di tutte le istituzioni democratiche.

Ma accanto al metodo c’era – eccome se c’era – anche il merito della politica. E su questo versante era il progetto politico a sventolare e a trionfare. Dalla chiarezza in politica estera al ruolo delle istituzioni, dal programma economico e sociale al governo della società attraverso gli strumenti concreti della democrazia.

Ora, senza scadere nell’esaltazione acritica ed agiografica, non possiamo non sottolineare che quel metodo – e a prescindere ancora dal merito – si è progressivamente dissolto. Le forze politiche, tanto di destra quanto di sinistra, hanno infatti rinunciato a quel preciso bagaglio politico, culturale e forse anche etico. E questo per due ragioni di fondo.

 

La radicalizzazione dello scontro politico

Innanzitutto perché la radicalizzazione della lotta politica da un lato e la polarizzazione ideologica dall’altro hanno definitivamente soppiantato quella “cultura del comportamento” che ha caratterizzato l’azione della Dc per quasi cinquant’anni nella vita politica del nostro Paese e che è sopravvissuta anche per alcuni lustri dopo l’avvio della cosiddetta seconda Repubblica.

Una radicalizzazione che esalta lo scontro, la demonizzazione ideologica, la fatwa moralistica e, in ultimo ma non per ordine di importanza, la delegittimazione dell’avversario. Un avversario che non è più considerato un interlocutore politico ma diventa un nemico, ritenuto per definizione non titolato a governare.

È di tutta evidenza che, di fronte a tutto ciò, saltano sistematicamente le categorie che individuano nel confronto, nel dialogo e nel rispetto la cifra essenziale per fare e declinare la politica nella società contemporanea.

 

Labbandono della grammatica costituzionale

In secondo luogo, il metodo democristiano esaltava la grammatica politica costituzionale.

Al di là degli storici e incalliti detrattori di quell’esperienza – quasi tutti collocati, ieri come oggi, nella cultura politica della sinistra italiana, comunista o post comunista non fa differenza alcuna – è indubbio che la crisi della politica contemporanea si intreccia con la sostanziale rinuncia a osservare e, soprattutto, a vivere e praticare le norme, i principi e i valori costituzionali.

Al di là dell’ipocrita e moralistica genuflessione di molte forze politiche, è del tutto evidente che la distanza siderale dall’impianto costituzionale si registra concretamente nel comportamento quotidiano di molti partiti. O di ciò che resta dei partiti.

È appena sufficiente ascoltare quei tristi e squallidi “pastoni” televisivi dei vari Tg per rendersene conto.

 

Senza quel metodo la politica si impoverisce

Con altrettanta certezza, e senza alcuna regressione nostalgica, non si può non dire che senza il recupero di quel metodo l’intera politica italiana è destinata a convivere con i peggiori vizi che oggi la caratterizzano.

Dal trasformismo all’opportunismo, dalla radicalizzazione alla violenza verbale, dalla gestione dell’esistente all’assenza di qualsiasi visione a medio-lungo termine, dalla sostanziale negazione dei valori costituzionali al disprezzo degli amici e degli avversari.

Forse è bene pensarci prima che sia troppo tardi. Non per noi, ma soprattutto per la qualità e il futuro della democrazia italiana.

Ancora un pensiero per Enrica Bonaccorti

«La lontananza sai, è come il vento / spegne i fuochi piccoli / ma accende quelli grandi, quelli grandi». Autrice dei versi: Enrica Bonaccorti. Si tratta, lo sappiamo, del brano senza età di Domenico Modugno “La lontananza”.

Sì, Bonaccorti sapeva essere un’autrice ispirata. E, studiando il “Trattato sulla natura umana” di David Hume, quasi incredulo, trovai il motivo ispiratore del testo: «Il duca de la Rochefoucauld» (1613-1680) «ha osservato molto giustamente che la lontananza distrugge le passioni deboli, mentre accresce le forti; allo stesso modo in cui una folata di vento spegne una candela, ma ravviva un incendio. Una lontananza prolungata indebolisce naturalmente la nostra idea e diminuisce la passione: ma quando l’idea è tanto forte e vivace da sostenersi da sola, allora il dolore che deriva dalla lontananza ravviva la passione e le dà nuova forza e violenza».

Cultura alta e cultura popolare

Siamo solitamente abituati a separare con nettezza la “cultura alta” e quella “popolare”. E invece il sapere e l’arte si nutrono di una pluralità di livelli e di registri espressivi, del loro incontro, delle loro contaminazioni e intersezioni.

Enrica Bonaccorti, del resto, a cui abbiamo dato l’ultimo saluto, non trovò difficile sostituire una donna di spettacolo, vera e propria icona pop, come Raffaella Carrà nel programma del mezzogiorno di Rai1, nel cuore degli anni Ottanta.

Il rapporto con il corpo e con la vita

E poi il suo tormentato rapporto con il corpo, con la corporeità, altra dimensione costitutiva sia della cultura sia, ovviamente, della vita in generale: da alcune scelte discutibili della giovinezza all’esemplare eleganza, dignità e generosità rispetto al cancro che l’ha divorata in pochi mesi.

L’ultimo saluto, ma di certo non per dimenticarla. E mi sento di dedicarle i piccoli versi tratti dalla mia ultima silloge poetica:

“La lontananza è

come un vento impetuoso

che soffoca

il fuoco flebile

e fa divampare

gli incendi

sconfinati

della mente e

del cuore”.

Calcio, risultati Serie A: Juve quarta, oggi Milan, Como e Roma

Roma, 15 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 29esima giornata di serie A dopo Udinese – Juventus 0-1

29esima giornata Torino – Parma 4-1, Inter – Atalanta 1-1, Napoli – Lecce 2-1, Udinese – Juventus 0-1, domenica 15 marzo 12.30 Verona – Genoa, 15.00 Pisa – Cagliari, 15.00 Sassuolo – Bologna, 18.00 Como – Roma, 20.45 Lazio – Milan, lunedì 16 marzo 20.45 Cremonese – Fiorentina.

Classifica: Inter 68, Milan 60, Napoli 59, Juventus 53, Roma, Como 51, Atalanta 47, Bologna 39, Sassuolo 38, Lazio 37, Udinese 36, Parma 34, Torino 33, Genoa, Cagliari 30, Lecce 27, Fiorentina 25, Cremonese 24, Verona 18, Pisa 15.

30esima giornata venerdì 20 marzo 18.30 Cagliari – Napoli, 20.45 Genoa – Udinese sabato 21 marzo 15.00 Parma – Cremonese, 18.00 Milan – Torino, 20.45 Juventus – Sassuolo, domenica 22 marzo 12.30 Como – Pisa, 15.00 Atalanta – Verona, 15.00 Bologna – Lazio, 18.00 Roma – Lecce, 20.45 Fiorentina – Inter

Calcio, risultati Serie A: Napoli a -1 dal Milan

Roma, 14 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 29esima giornata di serie A dopo Napoli-Lecce 2-1

29esima giornata Torino – Parma 4-1, Inter – Atalanta 1-1, Napoli – Lecce 2-1, 20.45 Udinese – Juventus, domenica 15 marzo 12.30 Verona – Genoa, 15.00 Pisa – Cagliari, 15.00 Sassuolo – Bologna, 18.00 Como – Roma, 20.45 Lazio – Milan, lunedì 16 marzo 20.45 Cremonese – Fiorentina.

Classifica: Inter 68, Milan 60, Napoli 59, Roma, Como 51, Juventus 50, Atalanta 47, Bologna 39, Sassuolo 38, Lazio 37, Udinese 36, Parma 34, Torino 33, Genoa, Cagliari 30, Lecce 27, Fiorentina 25, Cremonese 24, Verona 18, Pisa 15.

30esima giornata venerdì 20 marzo 18.30 Cagliari – Napoli, 20.45 Genoa – Udinese sabato 21 marzo 15.00 Parma – Cremonese, 18.00 Milan – Torino, 20.45 Juventus – Sassuolo, domenica 22 marzo 12.30 Como – Pisa, 15.00 Atalanta – Verona, 15.00 Bologna – Lazio, 18.00 Roma – Lecce, 20.45 Fiorentina – Inter

A Roma la manifestazione per il “No sociale”: siamo più di 20.000

Roma, 14 mar. (askanews) – “Siamo più di 20 mila”, hanno detto dal palco di piazza San Giovanni gli organizzatori del corteo per il “No sociale” partito alle 15 da Piazza della Repubblica a Roma, scortato dalla polizia di Stato. Nel corteo hanno sfilato numerose bandiere dell’Usb, Potere al popolo, bandiere della Palestina, Iran, di Cuba e del Venezuela. I manifestanti hanno ribadito slogan contro il governo Meloni e contro il riarmo a livello europeo.

Risiko politica estera riaccende distinguo maggioranza su sanzioni a Putin

Roma, 14 mar. (askanews) – Il complicato risiko sulla politica estera fa riemergere differenze sull’opportunità di sanzioni alla Russia di Putin che ha invaso quattro anni fa l’Ucraina. Distinguo sulla linea di politica estera che, per una volta, non riguardano il centrosinistra – che, anche pochi giorni fa, si è presentato in aula, durante le comunicazioni della premier sull’Iran, con quattro risoluzioni diverse alla Camera e tre al Senato – ma il centrodestra. Da un lato Forza Italia e i centristi, dall’altro la Lega e, con un ruolo nel centrodestra ancora da capire, Futuro Nazionale con Vannacci. Nel mezzo il partito della premier Giorgia Meloni.

Il primo ad annusare l’aria è stato proprio il generale Roberto Vannacci, fuoriuscito con polemiche dalla Lega, e ancora vago su come il nuovo partito, Futuro Nazionale, interloquirà con la propria area di appartenenza. Nei giorni scorsi su Facebook Vannacci lo ha scritto papale: “E’ venuto il momento per l’Europa e per l’Italia di sospendere l’embargo su gas e petrolio alla Russia”. In aula alla Camera l’ha ribadito il deputato di FnV Edoardo Ziello: “Dovremmo riprendere le relazioni con la Federazione russa per pagare un prezzo del gas molto più basso”.

Oggi la presa di posizione del leader leghista Matteo Salvini, coerente con la linea che il Carroccio a sua guida ha sempre tenuto sulle sanzioni alla Russia. “Gli Stati Uniti hanno allentato le sanzioni nei confronti del petrolio che arriva dalla Russia e io ritengo che l’Italia e l’Europa debbano prendere in considerazione la stessa scelta pragmatica”, spiega Salvini. Ipotesi, quella che serpeggia dalle parti delle forze più euroscettiche della coalizione, a cui l’altro vicepremier, il ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia Antonio Tajani, sbarra la strada: “Le sanzioni alla Russia vanno assolutamente mantenute, l’Italia è stata tra i paesi promotori per spingere Mosca a un cessate il fuoco”. Netto anche il leader centrista Maurizio Lupi: “Siamo contrarissimi ad eliminare le sanzioni sul gas russo ed al suo acquisto. L’aggressione di Putin non accenna a diminuire, anzi, si è intensificata ed ha colpito infrastrutture civili”.

E Fratelli d’Italia? Il partito della presidente del Consiglio nelle ultime ore è rimasto in silenzio. E’ vero che mercoledì scorso Meloni ha ribadito che “l’Italia continuerà a promuovere, in sede G7 e Ue, la pressione economica sulla Russia”, guardando al ventesimo pacchetto di sanzioni europee come a “un passaggio necessario”. Però questo muro contro muro tra i vicepremier rivernicia di fresco alcune vecchie tensioni, crepe che nella maggioranza ci sono sempre state sul tema. Non basterà, forse, far filtrare, come avvenuto ieri, che la posizione del governo sul Cremlino non è cambiata, per scongiurare ulteriori problemi a Giorgia Meloni sul posizionamento dell’Italia, ‘amica’ degli Usa, ma anche impegnata in un lavoro comune con l’Ue per la de-escalation di un conflitto al quale non partecipa e non vuole partecipare.

E’ invece (quasi) compatto sulla necessità di mantenere le sanzioni alla Russia tutto il fronte progressista. Il leader di Italia Viva Matteo Renzi avverte che “solo dopo che la Russia si ritirerà dal Paese che ha invaso, si potranno togliere le sanzioni. Non oggi perché l’Iran ha chiuso Hormuz”. Sulla stessa linea il Pd, Avs che con Angelo Bonelli ricorda che “le sanzioni a chi viola il diritto internazionale vanno rispettate” e +Europa con Riccardo Magi che osserva come “le scelte scellerate di Trump stiano rimettendo al centro dei giochi Putin” ma “non bisogna cedere rimuovendo le sanzioni e non bisogna farsi indebolire da un punto di vista economico”.

A rompere l’armonia ritrovata sulla politica estera ci pensa il Movimento Cinquestelle con un invito al pragmatismo che viene dalla deputata Chiara Appendino secondo la quale “bisogna rimettere sul tavolo la questione del gas russo. Non è una posizione ideologica, è una questione di sopravvivenza economica per milioni di italiani”. Su questo il leader M5s Giuseppe Conte per ora tace, ma la materia è sufficiente per rievocare, per l’ennesima volta, il redivivo asse giallo-verde.

Ucraina, la Ue ha prorogato di 6 mesi le sanzioni individuali

Roma, 14 mar. (askanews) – Il Consiglio europeo ha deciso oggi di prorogare per ulteriori sei mesi – fino al 15 settembre 2026 – le misure restrittive rivolte a coloro che sono responsabili di minacciare o compromettere l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina.

Le misure individuali – si legge in una nota – continueranno ad applicarsi a circa 2.600 persone e entità, colpite in risposta all’aggressione militare ingiustificata e non provocata della Russia contro l’Ucraina. Le attuali misure restrittive comprendono restrizioni di viaggio per le persone fisiche, il congelamento degli asset e il divieto di mettere a disposizione fondi o altre risorse economiche alle persone e entità inserite nella lista.

Nel contesto della revisione delle sanzioni, il Consiglio – si legge ancora – ha anche deciso di non rinnovare l’inserimento di due individui e di rimuovere cinque persone decedute dalla lista.

Dopo il 24 febbraio 2022, in risposta all’aggressione militare della Russia contro l’Ucraina, l’Unione Europea ha ampliato massicciamente le sanzioni contro la Russia con l’obiettivo di indebolire significativamente la base economica della Russia, privarla di tecnologie e mercati critici e ridurre notevolmente la sua capacità di condurre la guerra.

Come affermato nel testo sostenuto da 25 Capi di Stato o di Governo in occasione del Consiglio europeo del 18 dicembre 2025, l’Ue riafferma il suo continuo e incrollabile sostegno all’indipendenza, alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina entro i confini riconosciuti a livello internazionale. L’Ue continuerà a fornire, in coordinamento con partner e alleati affini, un sostegno politico, finanziario, economico, umanitario, militare e diplomatico completo all’Ucraina e al suo popolo.

L’Ue – conclude la nota – resta determinata a mantenere e aumentare la pressione sulla Russia affinché fermi la sua brutale guerra di aggressione e si impegni in negoziati significativi per la pace.

Rugby, l’Irlanda travolge la Scozia e spera nel Sei Nazioni

Roma, 14 mar. (askanews) – L’Irlanda travolge la Scozia 43-21 all’Aviva Stadium di Dublino e riapre la corsa al titolo del Sei Nazioni 2026. La squadra guidata da Andy Farrell conquista anche il punto di bonus offensivo grazie a sei mete e si porta momentaneamente in testa alla classifica, in attesa del decisivo Francia-Inghilterra che determinerà il vincitore del torneo.

Gli irlandesi indirizzano la partita già nel primo tempo, chiuso avanti 19-7, con una prestazione solida e concreta. Nella ripresa la Scozia prova a restare in partita ma cede progressivamente alla maggiore intensità dei padroni di casa, che allungano fino al 43-21 finale.

Tra i protagonisti dell’incontro le mete di Jamie Osborne, Dan Sheehan e Robert Baloucoune, con Tommy O’Brien autore di una doppietta nel finale che chiude definitivamente i conti. Gli scozzesi rispondono con Russell e Darge ma non riescono a contenere il ritmo dell’Irlanda.

Il successo consente all’Irlanda di conquistare anche la Triple Crown – il riconoscimento assegnato alla nazionale britannica o irlandese che batte le altre tre del gruppo – e di restare in corsa per il titolo, che dipenderà dal risultato della sfida serale tra Francia e Inghilterra.

Se l’Inghilterra dovesse battere i francesi a Parigi, il Sei Nazioni 2026 andrebbe proprio all’Irlanda.

Ciclismo, Tirreno-Adriatico: Isaac del Toro vince a Camerino

Roma, 14 mar. (askanews) – Isaac Del Toro si prende di forza la tappa di Camerino, la più complicata di questa Tirreno-Adriatico, staccando nel finale il norvegese Johannessen e lo statunitense Jorgenson e legittimando la leadership nella classifica generale. Gli applausi più sinceri li ha strappati Giulio Pellizzari che ha tentato nel finale la prova di forza, scattando sulle strade di casa per cercare di mettere in difficoltà il messicano della UAE Team Emirates. Pellizzari ha chiuso quarto salvando così la seconda piazza nella classifica generale a 42″ dal Del Toro. Quinto e soddisfatto Giulio Ciccone. Domani settima e ultima tappa: la Civitanova Marche-San Benedetto del Tronto: 142 km con un solo GPM da scalare (nella prima parte di un percorso che poi diventa totalmente piatto), per 1.100 metri di dislivello, in cui apparentemente ci sarà poco margine per stravolgere ancora la classifica generale: l’impressione è che potrebbero cambiare alcune posizioni di rincalzo, forse anche le restanti del podio, ma è ormai certa quella di un Del Toro che, oltre a una gran gamba, ha mostrato anche tanta maturità e forza mentale.

Calcio, Inter-Atalanta 1-1: Krstovic gela San Siro

Roma, 14 mar. (askanews) – L’Inter non va oltre l’1-1 contro l’Atalanta a San Siro e manca l’occasione di rilanciarsi dopo il derby perso. I nerazzurri di Chivu passano in vantaggio con Pio Esposito, ma nel finale vengono raggiunti da Krstovic al termine di un’azione contestata, con proteste furiose dei padroni di casa per un presunto fallo su Dumfries.

In un pomeriggio segnato dalla pioggia e da un campo scivoloso, l’Inter prova subito a fare la partita ma fatica a trovare precisione negli ultimi metri. Il vantaggio arriva al 26′: bella azione manovrata con Dimarco e Dumfries, assist di Barella e sinistro vincente di Pio Esposito che batte Carnesecchi per l’1-0.

Nella ripresa i nerazzurri sfiorano più volte il raddoppio, soprattutto con Thuram, ma non chiudono la gara. L’Atalanta cresce nel finale e all’82’ trova il pareggio: Sulemana pressa Dumfries che cade a terra, l’arbitro lascia correre, Sommer respinge il primo tentativo e sulla ribattuta Krstovic segna a porta vuota. Il Var conferma la rete tra le proteste dell’Inter, con Chivu espulso per doppia ammonizione.

Nel finale resta anche il dubbio per un contatto tra Scalvini e Frattesi in area atalantina, ma Manganiello lascia giocare. Finisce 1-1 sotto la pioggia e tra i fischi di San Siro: un pareggio che rallenta la corsa dell’Inter e lascia aperte polemiche e rimpianti.

Calcio, risultati di A: frena l’Inter, +8 sul Milan

Roma, 14 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 29esima giornata di serie A dopo Inter-Atalanta 1-1

29esima giornata Torino – Parma 4-1, Inter – Atalanta 1-1, 18.00 Napoli – Lecce, 20.45 Udinese – Juventus, domenica 15 marzo 12.30 Verona – Genoa, 15.00 Pisa – Cagliari, 15.00 Sassuolo – Bologna, 18.00 Como – Roma, 20.45 Lazio – Milan, lunedì 16 marzo 20.45 Cremonese – Fiorentina.

Classifica: Inter 68, Milan 60, Napoli 56, Roma, Como 51, JUventus 50, Atalanta 47, Bologna 39, Sassuolo 38, Lazio 37, Udinese 36, Parma 34, Torino 33, Genoa, Cagliari 30, Lecce 27, Fiorentina 25, Cremonese 24, Verona 18, Pisa 15.

30esima giornata venerdì 20 marzo 18.30 Cagliari – Napoli, 20.45 Genoa – Udinese sabato 21 marzo 15.00 Parma – Cremonese, 18.00 Milan – Torino, 20.45 Juventus – Sassuolo, domenica 22 marzo 12.30 Como – Pisa, 15.00 Atalanta – Verona, 15.00 Bologna – Lazio, 18.00 Roma – Lecce, 20.45 Fiorentina – Inter

Incendiato cartellone con Meloni e Nordio alla manifestazione a Roma

Roma, 14 mar. (askanews) – Un cartellone con la premier Giorgia Meloni e il ministro della Giustizia Carlo Nordio è stata data alle fiamme durante il corteo per il “No Sociale” in corso a Roma. Tra cori contro il governo e fumogeni, alcuni manifestanti hanno incendiato l’immagine che ritraeva la premier che teneva al guinzaglio il Guardasigilli in museruola con sotto la scritta “Non al vostro referendum”. Sempre durante la manifestazione sono state incendiate una bandiera Usa e un ritratto del presidente Usa Donald Trump.

Bonaccorti, Renato Zero: addio sorella, amica e complice

Milano, 14 mar. (askanews) – “So che passerai da me prima di affrontare il viaggio di ritorno. Tutto ciò che ti avrei voluto dire, te l’ho detto. Ci siamo scambiati per tempo informazioni utili. Formule, suggerimenti per non perdere l’orientamento e il vero scopo del nostro vivere. All’occorrenza, sorella, amica e complice, pur di non lasciarmi sguarnito. Ci siamo arrangiati sempre, inventandoci giorno per giorno, un mestiere diverso. Tu ti sei persino improvvisata mia manager per farmi ottenere qualche scrittura. Certo che abbiamo vissuto. Certo che ci siamo offerti. Certo che è stato un percorso infinitamente variegato e coinvolgente. A un tratto però, mi sono svegliato e non ci sei più”. Così Renato Zero ricorda Enrica Bonaccorti in un messaggio letto da monsignor Antonio Staglianò durante l’omelia alla Chiesa degli Artisti di Roma ai funerali della conduttrice morta giovedì 12 marzo all’età di 76 anni.

“La tua fresca risata non mi arriva. I tuoi sorrisi educati e fragranti. La tua ironia pungente e stimolante. Tutto è silenzio – prosegue l’artista -. E comprendo che da adesso dovrò sbrigarmela da soloà eppure quanta di te mi resta dentro e addosso? Quanta energia sprigiona la tua poesia. Quanta bellezza che ti porti viaà ma io so che passerai da me una, cento, mille, un miliardo di volte. Ed è per questa ragione che lascerò sempre aperta quella porta. Il tuo Renato”.

E’ morto il filosofo Jurgen Habermas

Roma, 14 mar. (askanews) – È morto oggi nella sua casa a Starnberg, città nel Land della Baviera, il filosofo e sociologo tedesco Jurgen Habermas. Aveva 96 anni. La notizia è stata comunicata dalla casa editrice Suhrkamp Verlag, che ha citato la sua famiglia. Habermas, nato nel 1929 a Duesseldorf, è considerato uno dei filosofi più influenti del secondo dopoguerra, tra i principali esponenti della Scuola di Francoforte. Le sue opere hanno segnato in modo profondo la filosofia politica e sociale contemporanea, nonché l’epistemologia. Tra i suoi libri più noti figurano “Storia e critica dell’opinione pubblica” e “Teoria dell’agire comunicativo”.

Formula1, Antonelli nella storia: pole più giovane di sempre in Cina

Roma, 14 mar. (askanews) – Kimi Antonelli entra nella storia della Formula 1 conquistando la pole position del Gran Premio di Cina, diventando il più giovane pilota di sempre a partire davanti a tutti in una gara iridata. Il giovane talento italiano della Mercedes-AMG Petronas Formula One Team ha segnato 1’32″064, precedendo il compagno di squadra George Russell, fermatosi in pista per un problema tecnico e costretto a cambiare volante negli ultimi minuti, e le Ferrari di Lewis Hamilton e Charles Leclerc.

Antonelli, che dopo la Sprint aveva chiuso quinto tra penalità e una partenza complicata, ha ribaltato completamente la situazione: per l’Italia è la prima pole dopo quella di Giancarlo Fisichella a Spa nel 2009. Una conferma della crescita del giovane pilota, destinato a diventare una seria minaccia per le ambizioni di Russell, naturale favorito della Q3.

La sessione di qualifiche ha evidenziato anche la competitività della Ferrari, molto vicina sul passo gara: le SF-26 di Leclerc e Hamilton si sono fermate a soli tre decimi da Antonelli, pronte a dare battaglia domani al via, mentre le McLaren di Oscar Piastri e Lando Norris hanno confermato segnali di risveglio chiudendo quinta e sesta. Ottimi risultati anche per Pierre Gasly settimo con l’Alpine e Max Verstappen ottavo con la Red Bull, mentre Oliver Bearman completa la top-10.

La gara scatterà domani alle 8:00 locali, con le Mercedes davanti in prima fila e la Ferrari pronta a sfidarle, promettendo una partenza intensa sul circuito di Shanghai.

Teatro, a Milano arriva “Malena e il tango” con Cucinotta e Guspero

Milano, 14 mar. (askanews) – In una milonga senza nome, di una città senza nome, in una terra agli antipodi della nostra, una donna, Malena, siede ai tavolini della pista da ballo. Aspetta. Un amore? Un compagno di ballo? Una scelta? Qualcuno che l’ascolti? Il prossimo tango? A farle compagnia una piccola orchestrina e le ombre della sua vita.

Malena è il piccolo personaggio tragico di una favola moderna che va in scena a Milano il 16 marzo 2026 al Teatro Manzoni: i suoi grandi occhi scuri si aprono spaesati su un mondo capovolto e un po’ stracciato e, piano piano, cominciano a dare ordine e colore. Senso. Malena racconta, canta e danza: di se stessa e del mondo da cui viene, non importa se ciò che racconta sia una favola o sia la realtà, ricordi vissuti o solo fantasie; tassello dopo tassello, le sue parole danno vita a una storia ben più universale: quella del tango. Nel suo volteggiare tra le strade di Buenos Aires, Malena incontra musicisti e poeti, il ritmo delle chitarre e la melodia struggente del bandoneon. Malena balla, appoggiata alla spalla dei tanti compagni che popolano la pista della milonga o allo specchio con sé stessa, mentre, lenta, si prepara per uscire.

Il tango diventa il quaderno bianco dove scrivere tutta la propria vita, la milonga il fiume a cui si accorre per cercare di alleviare le pene della propria esistenza, dove ci si inabissa per cercare di lavar via il proprio dolore, in un rito purificatore in cui si sacrifica ogni ricordo per rinascere di una bruciante libertà.

Maria Grazia Cucinotta dà voce e cuore a una storia che Daiana Guspero balla e respira. Un incontro fra due sensibilità, fra due modi di raccontare la passione, fra due ‘sud’ contrapposti eppure così simili. Le chitarre di GianVito Pulzone, e Oscar Bellomo e il bandoneon di Gino Zambelli riarrangiano e presentano le più famose melodie di una storia di vita e passione. Il tango.

Formula1, Leclerc: "In qualifica sono pessimo"

Roma, 14 mar. (askanews) – Charles Leclerc domani partirà dalla seconda fila del Gran Premio della Cina, affiancando Lewis Hamilton. Solo 13 millesimi hanno separato il pilota Ferrari dal britannico nelle qualifiche, con le due SF-26 pronte ad attaccare le Mercedes di Kimi Antonelli e George Russell, sfruttando un vantaggio derivante da precise scelte tecniche, come l’utilizzo di un turbo più piccolo.

Leclerc ha ammesso le difficoltà sul giro secco a Shanghai: “In Qualifica su questa pista sono davvero pessimo, non è che io non faccia sforzi, ma dopo così tanti anni devo ormai accettare questo dato di fatto – ha detto ai microfoni di Sky – ciò che sicuramente è positivo è che siamo passati da otto decimi di ritardo dalla Mercedes a tre decimi, anche se Russell ha avuto problemi e quindi non sappiamo dove avrebbe potuto spingersi con una sessione pulita”.

Il pilota monegasco ha scelto un assetto orientato alla gara con un obiettivo chiaro: “L’assetto che ho scelto dovrebbe funzionare meglio in gara, domani l’obiettivo è vincere. Hamilton davanti a me in Qualifica? Essere a pochi millesimi da lui non è male, anche se l’obiettivo è sempre essere il miglior pilota Ferrari. È stato più bravo di me e si è meritato la terza posizione”.

Un Vermeer a Torino: la Donna in blu che legge una lettera

Torino, 14 mar. (askanews) – Un Vermeer a Torino: per la prima volta un’opera dell’artista olandese arriva nel capoluogo piemontese e porta quella luce unica, quello sguardo diventato in qualche modo un paradigma, oltre a quel senso di sottile mistero tipico della sua pittura. Palazzo Madama inaugura così il ciclo “Incontro con il capolavoro”.

“La ‘Donna in blu che legge una lettera’ dal Rijksmuseum di Amsterdam fino al 29 giugno a Torino a Palazzo Madama – ha detto ad askanews Clelia Arnaldi, curatrice della mostra e conservatrice del museo torinese – ha veramente offerto l’occasione di studiare le nostre collezioni abbinare al dipinto tutto quello che poteva aiutare a contestualizzarlo dal punto di vista della storia, della sua biografia, anche della storia dell’arte, del momento, ma anche del rapporto che il pittore aveva con quello che dipingeva, quindi la donna olandese, la sua presenza nella società olandese molto importante, perché le donne a quell’epoca in Olanda sono molto istruite, sono donne che leggono, che parlano, che scrivono, che suonano”.

Il dipinto è splendido, ovviamente, ma a essere molto interessante è tutto il racconto costruito intorno a esso, dalle riproduzioni in dimensioni reali degli altri quadri di Vermeer all’esposizione di disegni, tessuti, carte geogafiche, pigmenti: tutto collegato ai dipinti dell’artista e alla vita dei Paesi Bassi nel Seicento. Un percorso di avvicinamento che amplifica l’emozione della singola opera e la rende ancora più intensa. Con anche un programma di attività legate alla mostra.

“Abbiamo tante attività, laboratori per le scuole, conferenze di approfondimento – ci ha spiegato Anna La Perla, dei Servizi educativi di Palazzo Madama – ma soprattutto un piccolo concorso dedicato alle scuole in cui chiediamo ai ragazzi, agli studenti, dai 6 ai 19 anni, di immaginare il contenuto della lettera. Quindi che cosa riceve, chi è che scrive, a chi la scrive, la ragazza oppure la ragazza sta scrivendo, ha scritto e sta rileggendo. Che cosa c’è all’interno di questa lettera? Sentimenti, situazioni, lettere perse che non si sono ritrovate emozioni e provare con la scrittura”.

La ‘Donna in blu”, con quel vestito da casa ma di un colore indimenticabile, grazia all’uso del lapislazzuli, non smette di leggere la sua lettera. Non conosceremo mai tutta la sua storia, ma possiamo continuare a immaginarla e, a Palazzo Madama, abbiamo l’opportunità di entrare un po’ di più nel suo mondo.

Formula1, Hamilton: "Siamo cresciuti, miglioriamo"

Roma, 14 mar. (askanews) – La top3 delle qualifiche del GP di Cina mette in scena passato, presente e futuro della Mercedes: Lewis Hamilton accompagna George Russell e Andrea Kimi Antonelli, il più giovane poleman nella storia della F1.

Hamilton ha voluto complimentarsi con Antonelli: “Kimi è davvero un ragazzo fantastico, è ancora un teenager. La Mercedes è l’ambiente migliore per la sua crescita. Ha fatto un grandissimo lavoro”. Il ferrarista Charles Leclerc è pronto a sfidarlo domani nel GP di Shanghai.

Secondo Hamilton i distacchi odierni, meno di quattro decimi dalla pole, non rispecchiano completamente il reale potenziale: “George è sempre stato il più veloce, ma oggi non è riuscito a mettere il giro insieme. Noi siamo cresciuti, abbiamo migliorato la macchina e l’erogazione della potenza, ma la strada è lunga. Sono molto contento di essere in P3 e vediamo se riusciremo a fare un altro passo avanti”.

Iran, Tajani: chi specula su prezzi energia verrà sanzionato

Roma, 14 mar. (askanews) – “Stiamo valutando tutte le misure necessarie per impedire un aumento dei prezzi speculativi perché per adesso non c’è necessità di aumentare i prezzi, ci sono ancora le riserve dello scorso mese di petrolio e gas, vedremo nel prossimo mese se ci saranno ancora problemi a Hormuz però noi stiamo vigilando perché non ci siano speculazioni da parte delle imprese, chi specula verrà sanzionato”. Lo ha assicurato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine di una iniziativa referendaria per il Sì alla stazione Tiburtina di Roma.

Il Papa: la giustizia è virtù che cerca il bene comune

Roma, 14 mar. (askanews) – “La tradizione cristiana ha sempre riconosciuto nella giustizia una virtù fondamentale per l’ordine della vita personale e comunitaria”. Lo ha detto il Papa nella cerimonia di apertura dell’Anno Giudiziario dello Stato della Città del Vaticano. “La giustizia non è soltanto un principio giuridico, ma una virtù che contribuisce a edificare la comunione e a rendere stabile la vita della comunità”. In tal senso, per Leone, “la giustizia, che non dipende da interessi contingenti, si radica nella verità di ciascuna persona e nella ricerca del bene comune”. “Per questa ragione – ha aggiunto Leone – la giustizia, quando è esercitata con equilibrio e fedeltà alla verità, diventa uno dei più solidi fattori di unità nella comunità. Essa non divide, ma rafforza i legami che uniscono le persone e contribuisce a edificare quella fiducia reciproca che rende possibile la convivenza ordinata. Ne consegue che, laddove non vi sia una vera giustizia, non può sussistere neppure un autentico diritto, poiché il diritto stesso nasce dal riconoscimento della verità dell’essere e della dignità di ogni persona”, ha ribadito il Papa.

Formula1, Vasseur: "I progressi sono chiari"

Roma, 14 mar. (askanews) – La Mercedes commette qualche errore in qualifica e la Ferrari si avvicina, segnalando un trend incoraggiante secondo Frederic Vasseur. Il team principal sottolinea che, sebbene Lewis Hamilton e Charles Leclerc non abbiano ancora la macchina per vincere, la strada è quella giusta: i distacchi dalle Frecce d’Argento sono più che dimezzati rispetto alle ultime qualifiche di Melbourne.

“È difficile costruire statistiche basate su soli due eventi – spiega Vasseur – ma i progressi sono chiari: eravamo dietro di 8 decimi a Melbourne, di 6 ieri e di 4 oggi. Le Mercedes restano più veloci in rettilineo, quindi dobbiamo continuare a spingere. In Sprint siamo riusciti a lottare per un paio di giri, domani cercheremo di fare di più”.

Ucraina, Tajani: sanzioni alla Russia vanno mantenute assolutamente

Roma, 14 mar. (askanews) – “Le sanzioni alla Russia vanno assolutamente mantenute, l’Italia è stata tra i paesi promotori per spingere Mosca a un cessate il fuoco”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine di un evento per il referendum alla stazione Tiburtina di Roma.

“Speriamo che i colloqui vadano nella giusta direzione anche se è molto difficile – ha aggiunto – noi non siamo in guerra con la Russia, i nostri militari agiscono per proteggere, è una scelta politica ben precisa però continueremo a fare in modo che l’Ucraina sieda al tavolo non in condizioni di difficoltà, ma mi pare che ora sia la Federazione russa che non riesce a conquistare una parte importante dell’Ucraina e con decine di migliaia di morti. Questo dovrebbe far riflettere anche il Cremlino che al di là della propaganda sta andando malissimo”.

Iran, le notizie più importanti di oggi sulla guerra (in aggiornamento)

Roma, 14 mar. (askanews) – Di seguito le notizie più importanti di oggi intorno alla guerra di Usa e Israele contro l’Iran e le sue importanti ripercussioni nel Golfo e in Libano. (A cura di Fabio Santolini).

-11:00 I pasdaran: è legittimo colpire postazioni nemiche negli Emirati Arabi.

-10:00 Iran, Conte: nostre basi non vanno date agli Usa nemmeno per uso logistico.

-09:00 Iran, Wsj: Trump pensava capitolasse prima di poter chiudere Hormuz.

-08:30 Trump: Iran totalmente sconfitto vuole accordo, ma io ancora no.

-08:00 Libano, almeno quattro morti in raid israeliano nel Sud del Paese.

-07:31 Trump: raid aereo sull’isola di Kharg, Teheran: reagiremo.

-07:24 Ambasciata Usa a Baghdad colpita con razzi.

Matteo Zuppi (Cei): non bisogna mai abituarsi alla guerra

Roma, 14 mar. (askanews) – “Non bisogna mai abituarsi alla guerra, che può diventare una spirale che poi nessuno riesce a controllare, non dobbiamo considerare le vittime come effetti collaterali”. Così il cardinale Matteo Zuppi, presidente della conferenza episcopale italiana in un’intervista al Sole 24 ore.

“Non possiamo mai accettare che la guerra sia il modo con cui si risolvono i conflitti. Da questo nascono i reiterati appelli dei papi e negli ultimi mesi di Papa Leone, appelli che riguardano tutti i conflitti in corso, perché la guerra può diventare una spirale” ha aggiunto Zuppi, spiegando che “la spirale rivela che la guerra ha una sua logica terribile, geometrica, che porta a compiere quello che forse non si sarebbe pensato. Per questo bisogna accettare invece il cessate il fuoco, accettarlo per gli innocenti che ogni giorno vengono colpiti. Dobbiamo farci parte di questa sofferenza, dobbiamo necessariamente trovare altri modi per risolvere i conflitti”.

“Il conflitto stesso crea altro odio, altra sofferenza, ed è quello che noi abbiamo capito con la sapienza della Seconda Guerra Mondiale, che poi è il motivo per cui abbiamo cercato dei meccanismi, delle istituzioni, degli organismi capaci di prevenire e di risolvere i conflitti che sorgono. Dobbiamo tornare a questo. Secondo alcuni tutto questo è utopico. No, non lo è. Se questo è utopico allora davvero è soltanto la logica della forza” conclude.

Formula1, Russell ha vinto la Sprint in Cina davanti alle Ferrari

Roma, 14 mar. (askanews) – George Russell regola le due Ferrari e conquista la Sprint del Gran Premio di Cina. Il pilota della Mercedes-AMG Petronas Formula One Team taglia il traguardo davanti a Charles Leclerc e al compagno di squadra di Maranello Lewis Hamilton al termine dei 19 giri sul circuito di Shanghai.

Russell gestisce la gara con autorità dopo una lunga battaglia iniziale proprio con Hamilton, con sorpassi e controsorpassi nelle prime tornate. Il britannico della Mercedes riesce poi ad allungare, mantenendo il comando anche dopo la ripartenza negli ultimi giri successiva all’ingresso della Safety Car per la vettura ferma di Nico Hülkenberg.

Israele pianifica una massiccia operazione di terra in Libano (Axios)

Roma, 14 mar. (askanews) – Israele starebbe pianificando una significativa espansione dell’operazione di terra in Libano, con l’obiettivo di prendere il controllo dell’area a sud del fiume Litani e smantellare l’infrastruttura militare di Hezbollah: lo sostengono funzionari israeliani e statunitensi citati dal sito Axios. Se confermata, l’operazione potrebbe rappresentare la più grande invasione di terra israeliana in Libano dalla guerra del 2006, rischiando di trascinare il Paese al centro della crescente escalation regionale legata al conflitto con l’Iran. “Faremo ciò che abbiamo fatto a Gaza”, ha dichiarato un alto funzionario israeliano, riferendosi alla distruzione di edifici che Israele sostiene siano utilizzati da Hezbollah per immagazzinare armi e lanciare attacchi. Un’operazione di questa portata potrebbe inoltre portare a una presenza militare israeliana prolungata nel sud del Libano. Il governo libanese, secondo fonti diplomatiche, teme che la nuova fase della guerra possa devastare ulteriormente il Paese, già indebolito da una grave crisi economica e politica.

Secondo le fonti citate, l’amministrazione Trump sostiene un’ampia operazione israeliana per disarmare Hezbollah, ma limitando allo stesso tempo i danni allo Stato libanese. L’idea che guida i ragionamenti del governo americano è favorire negoziati diretti tra Israele e Libano su un accordo post-bellico.

Fino a pochi giorni fa il governo Netanyahu avrebbe cercato di contenere l’escalation sul fronte libanese per concentrarsi sull’Iran. La situazione sarebbe però cambiata mercoledì, quando Hezbollah ha lanciato oltre 200 missili contro Israele in un attacco coordinato con Teheran, che ha sparato decine di propri vettori.

“Prima di questo attacco eravamo pronti a un cessate il fuoco in Libano, ma dopo non c’è più modo di evitare un’operazione su larga scala”, ha affermato un alto funzionario israeliano.

Dall’inizio del conflitto con l’Iran, le Forze di Difesa iraeliane (Idf) mantengono tre divisioni corazzate e di fanteria lungo il confine con il Libano, e nelle ultime due settimane alcune unità hanno condotto incursioni limitate oltre la frontiera. Ieri l’esercito israeliano ha annunciato l’invio di rinforzi e la mobilitazione di ulteriori riservisti in vista di una espansione dell’offensiva. L’obiettivo, secondo funzionari israeliani, è occupare territori nel sud del Libano, spingere le forze di Hezbollah più a nord e distruggere posizioni militari e depositi di armi nei villaggi della zona.

Trump: l’Iran è totalmente sconfitto e vuole un accordo, io ancora no

Roma, 14 mar. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump afferma che l’Iran è “completamente sconfitto” e vuole un accordo, ma aggiunge che non sarebbe disposto ad accettare un’intesa alle condizioni attuali. In un messaggio pubblicato sulla piattaforma Truth Social, Trump ha criticato i media e rivendicato i risultati delle operazioni militari statunitensi contro Teheran. “I media delle fake news odiano riferire quanto bene abbia operato l’esercito degli Stati Uniti contro l’Iran, che è totalmente sconfitto e vuole un accordo – ma non un accordo che io accetterei!”, ha scritto Trump poche ore dopo aver annunciato (sempre su Truth) l’attacco americano all’isola iraniana di Kharg, cruciale snodo dell’export petrolifero dalla Repubblica islamica. “Le nostre armi sono le più potenti e sofisticate che il mondo abbia mai conosciuto, ma, per ragioni di decenza, ho scelto di NON distruggere le infrastrutture petrolifere sull’isola. Tuttavia, se l’Iran, o chiunque altro, dovesse fare qualcosa per interferire con il passaggio libero e sicuro delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, rivaluterò immediatamente questa decisione”, ha affermato il presidente statunitense.

Referendum, Conte: crolla tutto se prendono calcio in faccia da cittadini

Roma, 14 mar. (askanews) – “Questa è la loro unica riforma, se prendono un calcio in faccia dai cittadini è chiaro che crolla tutto, ma politicamente, poi magari restano abbarbicati lì”. Lo afferma il leader M5s, Giuseppe Conte intervenendo a Sky Tg24, in riferimento al prossimo referendum.

“Non hanno fatto nulla sulle misure sociali economiche – aggiunge – gli italiani sono in difficoltà, 5 milioni e 700mila cittadini in povertà assoluta, però Meloni non ne parla mai, il calo della produzione industriale e non ne parla mai, stiamo perdendo filiere, ci sono lavoratori poveri, non ha voluto il salario minimo per oltre tre milioni e mezzo di lavoratori”.

“La maggioranza ha politicizzato dall’inizio questo referendum perché la riforma della giustizia nasce come un progetto per rivendicare al governo e alla classe politica una preminenza rispetto alla magistratura. È un riequilibrio di poteri – rileva l’ex premier – quindi se perdono perdono tantissimo, perché sono già in crisi sulla politica estera e sul resto – ribadisce Conte – non hanno fatto nulla, a partire dalla crisi economica”.

Mons. Paglia: “Europa politica e unita, decisivo il ruolo dei cristiani”. Intervista

Un nuovo progetto per il rilancio di unEuropa veramente e credibilmente federalista. Qual è, al riguardo, lapporto politico e progettuale dei cattolici italiani?

C’è bisogno di riprendere lo spirito creativo del secondo dopoguerra, quando alcuni intellettuali, appartenenti a fedi e culture diverse, traumatizzati da quanto stava accadendo — la seconda guerra mondiale, i totalitarismi, la Shoah — si riunirono a Camaldoli, a Ventotene e altrove per immaginare il nuovo futuro dell’Italia, dell’Europa e del mondo.

Fu quell’orizzonte culturale che permise in Italia di scrivere assieme la Costituzione, all’Europa di compiere il primo passo per l’unione e al mondo di delineare un nuovo assetto internazionale. Il cristianesimo che ha ispirato l’Europa nella prospettiva planetaria è forse il solo che può rianimarla dal ripiegamento nel quale è precipitata: ormai una realtà senza più sogni — qualcuno dice anche senz’anima — e rassegnata a frammentarsi.

Il cristianesimo europeo può — anzi deve — ridarle vigore per liberarla dalla prigionia dell’Io e suscitare uno spirito “generativo” che faccia esistere ciò che ancora non c’è, realizzandolo anche in forme organizzative e istituzionali. Come non essere preoccupati del fatto che più del 50% dei cittadini europei non sono andati a votare?

C’è bisogno di una creatività nuova. Anche e soprattutto sul piano politico. Vanno avviati progetti di cambiamento, coinvolgendo soprattutto le nuove generazioni perché siano protagoniste di un nuovo modo di vedere, di immaginare, di vivere.

Viviamo in un contesto segnato dallirrompere del diritto della forza. LEuropa, anche in questo contesto, può e deve giocare un ruolo politico decisivo. Quali sono le linee di fondo che possono ispirarla?

Quello che stiamo vivendo è un momento opportuno per attivare un’iniziativa. Non perché l’orizzonte che abbiamo davanti sia chiaro. Tutt’altro. Al contrario. È davvero buio.

È crollata l’architettura che per 80 anni ha guidato gli equilibri del pianeta e ci troviamo nell’età della forza economica, tecnica e militare più che in quella del diritto e del dialogo.

L’Europa che in questi 80 anni, a parte il conflitto balcanico, ha vissuto in pace ispirando nel mondo visioni universalistiche, ha il dovere di ritrovare il suo posto riproponendo una visione che unisca i popoli della terra. L’Europa, infatti, può offrire una linfa univoca ai popoli della terra.

Il cristianesimo può scaldare nuovamente l’anima dell’Europa perché riscopra la passione per la sua missione universale. I popoli della terra vanno aiutati ad abbandonare la logica della forza militare come guida nelle relazioni internazionali.

I cristiani europei — le Chiese europee nelle diverse forme organizzative — debbono appassionarsi di nuovo a un’Europa dal cuore e dai pensieri universali. Non più a un’Europa chiusa in se stessa come una ridotta dentro la quale difendere un cristianesimo identitario, minoritario e residuale.

C’è bisogno, invece, di un’Europa che abbracci un nuovo umanesimo ispirato al cristianesimo sociale. Un’Europa sostenibile, federale e plurale, soggetto politico ed emotivo, con una struttura di governo multilivello basata su una chiara separazione dei poteri e una legittimazione democratica autentica.

Ma prima ancora di una riforma istituzionale, l’Europa federale deve essere sentita: diventare emozione collettiva, passione civica, desiderio di futuro condiviso. Serve un nuovo immaginario politico europeo capace di unire popoli, culture e visioni nel segno di una sovranità condivisa e cooperativa.

Il convegno che si è svolto nei giorni scorsi a Roma, al Campidoglio, sullapporto dei cristiani per una nuova Europa non potrà non avere anche una ricaduta politica. Quali sono i prossimi passaggi operativi per dare seguito a questo progetto?

Le pagine e le proposte che abbiamo presentato al recente convegno del Campidoglio non possono esaurirsi all’interno di un dibattito. Semmai vogliono invitare i cristiani europei — e chiunque voglia impegnarsi — a vivere questo passaggio della storia come un tempo opportuno per avviare un nuovo umanesimo.

Siamo convinti che il cristianesimo europeo debba ritrovare la sua missione proattiva e profetica. Va chiusa la fase delle lamentazioni. Semmai confessiamo un po’ di vergogna per questa lagna — anche quella triste e sterile tra conservatori e progressisti — che ci sta rendendo litigiosi e inerti al tempo stesso.

Il Vangelo spinge a una nuova creatività. La Chiesa europea deve diventare un soggetto che guarda e spera un futuro nuovo per tutti. Ci guardiamo troppo e troppo ci preoccupiamo di come siamo guardati.

Mi chiedo dunque: cosa aspettiamo noi cattolici, noi cristiani per la ripresa di una politica europea adeguata all’umanesimo spirituale di cui il mondo ha bisogno?

Le politiche prevalenti appaiono sempre più polarizzate sull’umanesimo materiale della collettività. E questo, in Europa, significa — oltre che riduzionismo etico della convivenza civile — anche un’ottusa difesa del privilegio accumulato attraverso i decenni della governance democratica.

Il convegno che abbiamo recentemente organizzato vuole essere una spinta ad intraprendere una nuova strada per rilanciare le radici ideali, culturali, valoriali, spirituali e politiche della nuova Europa.

Dibattito. La porta stretta della giustizia

Un eterno braccio di ferro tra giusto e sbagliato

Da quando l’uomo ha messo piede sulla Terra si è iniziato a parlare dell’eterno confronto tra il bene ed il male. Dire che sia stata tutta colpa di Eva è un po’ sbrigativo e torna anche comodo. Un parafulmine per non dire che probabilmente, anche in sua mancanza, nel corso del tempo le cose comunque avrebbero preso una certa piega. L’umanità vive perennemente su una linea di confine immaginaria quanto inscalfibile ed eterna, chi di qua, chi di là. Ciascuno è persuaso di essere dalla parte del bene e che sul fronte avverso ci sia invece il male.

Una lettura oggi troppo comoda, troppo facile e troppo semplice. Si potrebbe infatti aggiungere anche l’appena migliore o il meno peggio e così via continuando con sfumature varie sul tema. Ogni medaglia ha il suo rovescio e c’è sempre chi per ragioni di comodo ne esalta il dorso piuttosto che la faccia. Sarebbe bene non buttarla in caciara o rimandando strategicamente la palla in tribuna.

 

Italia vil terra di scontri

C’è in campo un referendum che potrebbe potenzialmente aiutare la giustizia a migliorarsi. I contrari alla riforma Nordio si aggrappano alla saggezza latina “Quieta non movere et mota quietare”. I fautori del “SI” replicano che nella palude della giustizia c’è un’acqua ferma in cui si affonda e va riossigenata.

Il referendum ci dice che per l’ennesima volta la politica ha fallito mancando al suo dovere. Un accordo tra le forze politiche avrebbe potuto e dovuto trovare la quadra del cerchio su una materia che ha bisogno di un urgente tagliando. In questo contesto anche le contraddizioni lasciano perplessi. Nel 2022 il PD nel suo programma di governo proponeva l’istituzione di una Alta Corte di giustizia che oggi ripudia.

 

Un podi conti

Certamente, tutto può essere fatto e concepito meglio ma alcuni numeri non sono smentibili. Sembra infatti che dal 2017 al 2025 si contano 6.485 persone risarcite per ingiusta detenzione. Ciò ha comportato per le casse dello Stato una spesa per risarcimento, se ben si comprende oltre i 220 milioni di euro. Siamo ora intorno a circa 27 milioni annui. Dal 1991 ad oggi sembra si sia speso intorno ad 1 miliardo di euro. Secondo i fautori del SI e 93 azioni disciplinari disposte contro i magistrati meno capaci hanno maturato 10 azioni disciplinari tradotte in 9 censure ed 1 trasferimento.

Il fatto decisivo è che la separazione delle carriere potrebbe potenzialmente dare vita a magistrati più specializzati così da avere ad esempio gli “inquirenti” più abili nel mestiere di indagini.

Il caso Garlasco è un esempio di come al tempo forse si sarebbe potuto fare meglio. Per dirne una, l’ex pastore sardo Beniamino Zuncheddu ingiustamente in carcere per 33 anni avrebbe da lagnarsi. Anche Giulia Ligresti, che prima di andare sotto processo svolgeva attività umanitarie anche in quel di Gaza, era stata bollata come soggetto con “comportamento criminale” e di “particolare devianza”. Dopo il carcere e trascorsi 13 anni, la Corte d’Appello di Milano ha riconosciuto l’errore giudiziario stabilendo che il precedente patteggiamento fu ”il risultato di una pressione cautelare intensa”. Anche Enzo Tortora e l’ex Ministro Mannino avrebbe da lamentarsi per essere stato in frittura per anni prima della sua riabilitazione.

Infine anche il vescovo Giovanni D’Ercole, finito nel registro degli indagati nel 2011, è stato di recente assolto, passati 15 anni, con formula piena perché il fatto non costituisce reato, inchiesta partita dai cosiddetti “Fondi Giovanardi” per la ricostruzione post terremoto. Non va trascurato come il 60% di persone sottoposte ad indagine siano poi assolte in primo grado di giudizio.

 

Questioni di caste e di castità di azioni

Di esempi ce ne sarebbero infiniti così come nella malasanità o nella cattiva amministrazione della cosa pubblica negli altri settori dello Stato. L’errore è sempre in agguato ed è per questo che sarebbe opportuno arginare per quanto possibile gli inciampi in cui può cadere l’attività umana soprattutto quando le conseguenze le pagano persone innocenti e non dimenticando le parole di Georges Bernanos quando scriveva che “le colpe avvelenano l’aria”.

Chi critica Nordio lancia poi allarmi sulla indipendenza della magistratura sostenendo oltretutto che non è così che si corregge la situazione richiamando il consueto rimando circa la pochezza di mezzi, di personale etc. Resta fermo che queste rituali legittime lamentele non sarebbero decisive per ambire ad un più onesto governo dell’attuale CSM. Si riattizzano, sembra strumentalmente, rivendicazioni che in questo contesto sembrerebbero piuttosto un alibi per lasciare la palude nella sua stagnante condizione. Suona un po’ come la strategia del lanciare la palla in tribuna per evitare di centrare il punto vero della situazione. L’impegno dovrebbe essere quello di aiutare la giustizia, come detto, ad essere più efficiente ed a stabilire un riequilibrio delle responsabilità per il lavoro svolto.

Si potrebbe fare meglio? Certamente tutto è perfettibile ma l’attuale fermo immagine non è di conforto. Qualcosa va fatto ed a Nordio comunque va il merito di aver posto un tema di questo calibro finalmente alla attenzione. Sia ben chiaro che l’Italia è un paese infarcito di caste, da quelle dei tabaccai, ai farmacisti, ai burocrati e dai notai e così via continuando. Quella dei magistrati non è per certo la sola e sarebbe ipocrita urlare allo scandalo. Ciò detto, qualcosa s’ha però da fare. Le contestate correnti sindacali all’interno della magistratura utili a far carriera non sono una eccezione e vanno sotto braccio, ad esempio, alle società a partecipazione statale dove ancora i sindacati “tutelano” i loro iscritti destinandoli a posizioni di tutto rilievo. La differenza è che i magistrati hanno il potere di disporre la libertà di ciascuno di noi.

 

Lappello al popolo, unoccasione da non perdere

Siamo in un tempo in cui la società è chiamata a dire la sua, in cui finalmente potrebbe tornare a contare qualcosa. Una opportunità di crescita per non muoversi muniti di pregiudizi e preconcetti ma far lavorare la mente in libertà. Un’impresa tanto ardua quanto necessaria. Il pungente Flaiano diceva “Vissero infelici perché costava meno”, forse meno fatica, ma sarebbe ora di rimboccarsi le maniche.

Ogni scelta comporta sempre un rischio. Occorre semplicemente stabilire se propendere per il possibile meglio o per il meno peggio o se i vantaggi siano prevalenti sugli eventuali svantaggi. Qualche volta aprire la finestra e far cambiare un’aria stantia può essere di giovamento, pur malgrado il rischio che possa essere per qualche minima percentuale non perfettamente pulita o di prendere un piccolo raffreddore.

Nicolò Filippucci annuncia il suo primo album Un posto dove andare

Milano, 14 mar. (askanews) – Dopo la vittoria nella sezione Nuove Proposte della 76ª edizione del Festival di Sanremo, Nicolò Filippucci è pronto ad aprire un nuovo capitolo del suo percorso musicale con “Un posto dove andare”, il nuovo album in uscita il 10 aprile, già disponibile in pre-order. “Un posto dove andare” è il racconto di una crescita, un viaggio di scoperte, trasformazioni ed esperienze che hanno segnato il percorso personale e artistico di Nicolò. L’album racconta le emozioni, gli incontri e i momenti vissuti dal giovane cantautore che, nell’ultimo anno, ha affrontato tante prime volte, conosciuto nuove persone e attraversato situazioni che hanno contribuito a definire l’identità del suo progetto. Qui, la musica diventa il mezzo per dare forma e voce ai cambiamenti di questa nuova fase della sua vita. Inoltre, dopo l’esperienza sanremese Nicolò Filippucci è pronto a portare la sua musica su un palco tutto suo: il 13 aprile terrà il suo primo concerto ai Magazzini Generali di Milano, “LA PRIMA VOLTA INSIEME”, prodotto da Magellano Concerti.

Nicolò Filippucci nasce a Castiglione del Lago (PG) nel 2006. Si avvicina alla musica a sette anni, ispirato dalla madre appassionata di musica, e a nove debutta nel coro delle voci bianche del Conservatorio Morlacchi di Perugia. Nel 2023 vola a New York per la finale del NYCanta, dove conquista il secondo posto. La svolta arriva nel 2024 con l’ingresso nella scuola di Amici, dove si distingue per talento, intensità interpretativa e scrittura emotiva. Nel maggio del 2025, anticipato dall’omonimo singolo, esce il suo primo EP “Un’ora di follia”. Segue un’estate ricca di live e partecipazioni ai principali festival musicali, tra cui TIM Summer Hits, Battiti Live, RDS Summer Festival e Yoga Radio Bruno Estate. È stato opening act del Capodanno di Roma al Circo Massimo e il vincitore delle Nuove Proposte alla 76a edizione del Festival di Sanremo con il brano “Laguna”. Il 13 aprile terrà il suo primo concerto, “La prima volta insieme”, ai Magazzini Generali di Milano.

La sostenibilità oltre la burocrazia: la sfida di cambiare davvero l’impresa

Quando la sostenibilità diventa un obbligo

Negli ultimi anni la sostenibilità è entrata nelle aziende dalla porta principale. Non più solo come scelta volontaria, ma come obbligo: direttive europee, nuovi regolamenti, bilanci ambientali da redigere, controlli sempre più stringenti. Per molti imprenditori è diventata una questione di scadenze e adempimenti, anche gravosi. Ma si riduce solo a questo il senso della parola sostenibilità?

Con il saggio La formula della sostenibilità (Egea, 2026) l’economista Danilo Devigili prova a ribaltare la prospettiva. La tesi è semplice: la sostenibilità non può ridursi a un modulo da compilare o a una tabella di numeri da pubblicare nel bilancio. Se resta confinata nella burocrazia, perde la sua forza trasformativa.

Dalle battaglie ambientaliste alle regole europee

Devigili ripercorre l’evoluzione di questo concetto, dalle prime battaglie ambientaliste fino alla stagione delle grandi regole europee. Oggi la sostenibilità è entrata nella legge: le imprese devono rendicontare le proprie emissioni, dichiarare l’impatto sociale, controllare la filiera. È un passaggio importante, perché per la prima volta ambiente ed economia sono collegati in modo esplicito.

Il rischio, tuttavia, è che tutto si trasformi in un esercizio formale. Il libro insiste su una distinzione chiave: raccontare ciò che si fa non equivale a cambiare davvero il modo in cui si produce. La sostenibilità autentica nasce prima dei documenti. Nasce quando un’impresa si chiede quale sia il proprio ruolo nella società, quale contributo positivo possa offrire oltre al profitto.

 

La formula” in quattro parole

Da qui nasce la formula proposta nel volume, sintetizzata in quattro parole: alleanze, innovazione, responsabilità, scopo.

Tradotto in termini semplici: nessuna azienda può affrontare da sola le grandi sfide ambientali; servono collaborazioni vere. Servono idee nuove, prodotti e processi meno inquinanti. Serve una cultura interna che metta al centro le conseguenze delle proprie scelte. E serve uno scopo chiaro, una ragione d’essere che vada oltre il guadagno immediato.

Non è un discorso idealista. L’autore conosce bene il mondo delle imprese e riconosce le difficoltà del momento. Molte aziende lamentano un eccesso di burocrazia e costi. La stessa Europa ha recentemente rinviato alcune scadenze per alleggerire il carico normativo – si pensi alla crisi dell’automotive. Ma questo rallentamento non significa che il problema ambientale sia sparito. Le temperature continuano a salire, le risorse naturali si riducono, le disuguaglianze crescono.

Oltre la sostenibilità di facciata

Il punto centrale è proprio questo: la sostenibilità non è una moda politica, ma una necessità legata ai limiti del pianeta. Le regole possono cambiare, essere corrette o semplificate. La realtà dei fatti, invece, resta.

Il libro invita quindi a superare l’idea di una sostenibilità “di facciata”. Pubblicare un bel rapporto patinato non basta se l’azienda continua a operare come prima. Allo stesso tempo, non serve demonizzare il mercato: l’impresa può essere parte della soluzione, se sceglie di innovare e di assumersi la responsabilità delle proprie decisioni.

In definitiva, il messaggio è chiaro e comprensibile anche ai non addetti ai lavori: la sostenibilità non è un costo imposto dall’alto, ma un’occasione per ripensare il modo in cui produciamo e consumiamo. Non è solo un dovere verso l’ambiente, ma anche un investimento sul futuro.

La domanda che resta, alla fine, è semplice: vogliamo limitarci a rispettare le regole, oppure vogliamo cambiare davvero?

 

Danilo Devigili, La formula della sostenibilità, Egea, Milano 2026, pp. 147, euro 20.

La crisi dell’umano nel tempo delle connessioni globali

Una crisi che riguarda lumano

Viviamo un tempo paradossale. Mai l’umanità ha avuto così tante informazioni, connessioni, strumenti tecnologici e possibilità di comunicare. Eppure, mai come oggi sembra aver smarrito la cosa più semplice e più essenziale: capire cosa significa essere umani.

L’Italia, l’Europa, il mondo intero stanno attraversando una crisi che non è solo economica o politica. È una crisi dell’umano. La vediamo nelle città che diventano luoghi di passaggio più che di comunità, nei quartieri dove si vive vicini ma non insieme, nelle famiglie sempre più sole, nelle relazioni fragili tra generazioni che faticano a riconoscersi.

Per questo oggi la parola umanizzazione non è uno slogan: è una necessità.

Ricostruire relazioni, non nostalgie

Umanizzare significa tornare a porci domande semplici ma decisive.

Come vogliamo abitare la famiglia? Come vogliamo vivere il quartiere? Che tipo di città desideriamo costruire? Quale relazione vogliamo tra giovani e anziani, tra chi produce e chi cura, tra chi governa e chi vive i territori?

Non si tratta di nostalgia del passato. Si tratta di ricostruire un futuro dove la relazione torni al centro.

La realtà che abbiamo davanti è fatta di solitudine crescente, frammentazione sociale, comunità che si sfilacciano. Ma allo stesso tempo, in molti territori stanno nascendo esperienze nuove: associazioni, fondazioni, reti civiche, cittadini che scelgono di non restare spettatori. Iniziative che provano a ricostruire legami, partecipazione e responsabilità condivisa.

 

Il bene comune nasce dallincontro

Il bene comune non nasce per decreto. Nasce quando persone diverse – amministratori pubblici, studiosi, scrittori, operatori sociali, professionisti, cittadini – accettano di sedersi allo stesso tavolo e interrogarsi insieme sul futuro delle comunità.

Perché una società più umana non si costruisce solo con politiche pubbliche o con l’innovazione tecnologica. Si costruisce con relazioni vive tra persone.

Oggi più che mai serve un grande confronto culturale sull’umano: sull’abitare, sulle nuove forme di comunità, sulla cura reciproca. Serve ascoltare le esperienze che stanno nascendo nei territori e metterle in rete, affinché non restino episodi isolati ma diventino un movimento culturale e civile.

La domanda che dobbiamo tornare a farci è semplice e radicale: che tipo di umanità vogliamo diventare?

Se sapremo rispondere insieme, allora l’umanizzazione della società non sarà un’utopia. Sarà il primo passo per ricostruire comunità più giuste, solidali e capaci di futuro.

In fondo, il bene comune nasce proprio da questo: dal coraggio di rimettere l’essere umano al centro della vita sociale.

 

Il vero progresso

“Umanizzare la società significa tornare a riconoscere che il vero progresso non è solo tecnologico o economico, ma relazionale: nasce quando rimettiamo al centro la persona, la dignità dell’umano e la responsabilità di prenderci cura gli uni degli altri.”

Rosapia Farese

Presidente Associazione FareRete InnovAzione BeneComune APS

E-mail: fareretebenecomune@gmail.com; info@fareretebenecomune.it

Sito ufficiale: www.fareretebenecomune.it

Raid Usa sull’ isola di Kharg, snodo chiave per l’export di petrolio

Roma, 14 mar. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che l’esercito americano ha condotto nella notte un raid aereo contro installazioni militari sull’isola di Kharg, nel Golfo Persico settentrionale, al largo delle coste dell’Iran. L’isola ospita il principale terminale di esportazione petrolifera della Repubblica islamica ed è considerata un’infrastruttura cruciale per l’economia iraniana e per lo smercio di petrolio.

Secondo un funzionario militare statunitense, l’operazione ha preso di mira depositi di missili e mine navali che, secondo Washington, sarebbero stati utilizzati per minacciare o bloccare le rotte di navigazione nello Stretto di Hormuz. La stessa fonte ha precisato che i bombardamenti sono stati condotti evitando le infrastrutture petrolifere presenti sull’isola.

Kharg Island, grande circa quanto l’isola del Giglio, ha un ruolo centrale nel sistema energetico iraniano. Prima della guerra in corso, le sue strutture gestivano circa il 90% delle esportazioni di greggio del Paese. Le acque profonde che circondano l’isola consentono l’attracco di grandi petroliere, una caratteristica rara lungo gran parte della costa iraniana del Golfo Persico, generalmente più bassa.

Dagli anni Sessanta l’Iran utilizza Kharg come principale punto di esportazione del petrolio via mare. Sull’isola si trovano grandi depositi di stoccaggio e oleodotti collegati ad alcuni dei maggiori giacimenti petroliferi e di gas del Paese. Un danneggiamento di queste infrastrutture potrebbe avere conseguenze non solo per l’economia iraniana ma anche per il mercato energetico globale.

Negli ultimi anni il terminal ha avuto la capacità di caricare fino a dieci superpetroliere contemporaneamente. Sull’isola operano tre principali siti energetici, tra cui la Falat Iran Oil Company, considerata una delle più grandi del Paese.

Una quota significativa del petrolio esportato da Kharg è destinata alla Cina, che acquista greggio iraniano spesso tramite una “flotta ombra” di petroliere utilizzate per aggirare le sanzioni occidentali. Le esportazioni verso Pechino rappresentano circa il 6% dell’economia iraniana e una parte rilevante delle entrate pubbliche del Paese.

L’isola era già stata bersaglio di attacchi durante la guerra Iran-Iraq negli anni Ottanta, quando l’esercito iracheno bombardò pesantemente le infrastrutture petrolifere causando gravi danni. Teheran ha però ricostruito gran parte degli impianti.

Dopo i raid statunitensi, un alto funzionario del ministero del Petrolio iraniano ha dichiarato che gli attacchi sono stati “massicci e distruttivi”. Secondo quanto riferito da dipendenti delle raffinerie, sull’isola si sarebbero verificate quasi due ore di esplosioni continue, tanto forti da far tremare il territorio “come un terremoto”.

Lo stesso funzionario, che ha chiesto di restare anonimo, ha avvertito che un eventuale attacco diretto alle infrastrutture petrolifere e del gas di Kharg potrebbe interrompere immediatamente una parte consistente delle esportazioni di greggio dell’Iran.

Calcio, risultati di A: Torino scatto salvezza

Roma, 13 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 29esima giornata di serie A dopo Torino-Parma 4-1

29esima giornata Torino – Parma 4-1, sabato 14 marzo 15.00 Inter – Atalanta, 18.00 Napoli – Lecce, 20.45 Udinese – Juventus, domenica 15 marzo 12.30 Verona – Genoa, 15.00 Pisa – Cagliari, 15.00 Sassuolo – Bologna, 18.00 Como – Roma, 20.45 Lazio – Milan lunedì 16 marzo 20.45 Cremonese – Fiorentina.

Classifica: Inter 67, Milan 60, Napoli 56, Roma, Como 51, JUventus 50, Atalanta 46, Bologna 39, Sassuolo 38, Lazio 37, Udinese 36, Parma 34, Torino 33, Genoa, Cagliari 30, Lecce 27, Fiorentina 25, Cremonese 24, Verona 18, Pisa 15.

30esima giornata venerdì 20 marzo 18.30 Cagliari – Napoli, 20.45 Genoa – Udinese sabato 21 marzo 15.00 Parma – Cremonese, 18.00 Milan – Torino, 20.45 Juventus – Sassuolo, domenica 22 marzo 12.30 Como – Pisa, 15.00 Atalanta – Verona, 15.00 Bologna – Lazio, 18.00 Roma – Lecce, 20.45 Fiorentina – Inter

Cosa lasciano le Paralimpiadi? Se ne è parlato all’Istituto dei Ciechi

Milano, 13 mar. (askanews) – “Siamo qui nella cornice dell’Istituto dei Ciechi, un palazzo meraviglioso a Milano, per parlare del lascito delle Paralimpiadi Invernali, grazie a una ricerca fatta da SWG, che abbiamo sostenuto come Coca Cola Italia, abbiamo cercato di tracciare un bilancio di come gli italiani hanno percepito questi Giochi. Sono stati sicuramente un appuntamento per celebrare la massima espressione della performance sportiva, olimpica e paralimpica. Noi come Coca Cola supportiamo da sempre i Giochi paralimpici perché condividiamo i valori di questo grandissimo evento”: così Cristina Camilli, direttrice relazioni istituzionali, comunicazione e sostenibilità di Coca Cola Italia, a margine dell’Incontro “Giochi Paralimpici Invernali: un’eredità di inclusione”, presso la Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano.

“Abbiamo creato un piccolo codice per persone ipovedenti e non vedenti, per permettere a chi ha difficoltà visive di accedere al contenuti delle etichette dei prodotti”, ha spiegato la responsabile.

L’incontro è stato promosso congiuntamente da Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI) e CocaCola: un momento di confronto dedicato al valore dei Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 come occasione concreta per rafforzare una cultura dell’accessibilità e dell’inclusione, anche oltre lo sport. Ad aprire i lavori Mario Barbuto, Presidente Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI), e Rodolfo Masto, Presidente della Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano.

Il proprietario dell’universo: storie dal Grand Universe Lucca

Lucca, 13 mar. (askanews) – Giacomo Puccini era un habitué della struttura. Chet Baker decise di soggiornare qui durante la sua avventura italiana. E pare che anche il Pascoli fosse di casa. Grand Universe Lucca ha più di una storia da raccontare. E Georges Midleje, Regional Managing Director, le conosce bene. Il Grand Universe Lucca è un luogo in cui il passato riaffiora dentro ogni dettaglio.

“Questo hotel ha una grande storia, anche un po’ nascosta, che è stata riscoperta una volta che è stato ristrutturato”, spiega, ricordando come l’edificio affondi le sue radici addirittura in epoca romana, quando nella parte bassa ospitava un atelier di un vetraio. Poi, nei secoli, diventa palazzo nobiliare della famiglia Paoli nell’Ottocento, prima di trasformarsi, nel 1857, in un albergo chiamato L’Universo, meta di scrittori, compositori e grandi poeti come Pascoli e Ungaretti. Oggi parte del portfolio di Autograph Collection Hotels, brand del gruppo Marriott International, Grand Universe Lucca è proprietà di Marcucci Italia e Shaner Italia ed è gestito da Shaner Ciocco Properties.

Per Midleje, il legame dell’hotel con la città passa soprattutto dalla musica.

“È un albergo legato a Lucca anche per la parte della musica. Lucca ancora oggi è una città della musica”, sottolinea, ricordando come il design, i colori e gli spazi dell’attuale Grand Universe siano stati pensati per riflettere l’anima lucchese: dal pianoforte che accoglie gli ospiti all’ingresso, fino al rapporto stretto con il Lucca Summer Festival, che da decenni porta grandi artisti internazionali in città. La ristrutturazione del 2016, con un investimento importante per 55 stanze, è stata l’occasione per riportare alla luce questa identità, senza snaturarla.

C’è poi la dimensione leggendaria, ma documentata, che aggiunge fascino al racconto. Midleje ricorda un episodio legato alla visita di Vittorio Emanuele III, quando l’albergatore di allora si presentò con grande orgoglio:

“Ovviamente – dice Midleje – ha una posizione invidiabile, è giusto davanti al Teatro del Giglio. Uno degli ospiti importanti fu il re Vittorio Emanuele III, che durante un viaggio venne a soggiornare qui, in una sua visita a Lucca per vedere un’opera proprio al Teatro del Giglio, che è il nostro dirimpettaio. Non è una leggenda: il proprietario, quando arrivò il re, si presentò come il proprietario dell’Universo, che era il nome italianizzato dell’albergo che si chiamava “L’Univers”, alla francese. E il re gli rispose: e io sono un umile re di un paesino che si chiama Italia”.

Un aneddoto che oggi vive nelle memorie conservate in biblioteca e che restituisce l’idea di quanto questo hotel sia intrecciato con la storia, piccola e grande, di una città ancora molto autentica.

Pirelli: verso soluzione su governance entro metà aprile

Milano, 13 mar. (askanews) – Battute finali per sbloccare l’impasse sulla governance del gruppo Pirelli e risolvere la questione delle normative Usa: è atteso infatti entro la metà di aprile l’esito del procedimento golden power, avviato per il mancato rinnovo del patto parasociale del gruppo della Bicocca. Lunedì, secondo quanto si apprende, sono previste le audizioni dei tre protagonisti – Pirelli, Camfin e i cinesi di Sinochem – davanti all’Ufficio Golden Power della Presidenza del Consiglio.

Oggi Pirelli ha comunicato che il cda per l’approvazione del bilancio 2025 e per la delibera di convocazione dell’assemblea si terrà il 16 aprile e non più, come precedentemente comunicato, il 26 marzo, proprio per tenere in considerazione le tempistiche del procedimento golden power in corso.

Ciclismo, Valgren vince a Mombaroccio

Roma, 13 mar. (askanews) – Il danese Michael Valgren (EF Education-EasyPost) ha vinto la quinta tappa della Tirreno-Adriatico da Marotta Mondolfo a Mombaroccio (184 km). Un successo speciale per il 34enne danese, che torna a festeggiare a distanza di cinque anni dopo una giornata in fuga sui muri marchigiani. Dopo aver attaccato e staccato Alaphilippe, Valgren ha chiuso una tappa decisa sull’ultimo passaggio a Santuario Beato Sante davanti a Isaac Del Toro e Matteo Jorgenson. A seguire Johannessen, Giulio Ciccone e poi Giulio Pellizzari, che perde la maglia azzurra tornata al leader Del Toro con un vantaggio di 23 secondi. Sarà decisiva la tappa di sabato da San Severino Marche a Camerino, casa proprio di Pellizzari.

Verso cancellazione Bahrain e Arabia Saudita di F1 e Qatar MotoGP

Roma, 13 mar. (askanews) – La guerra in Medio Oriente rischia di avere ripercussioni pesanti anche sul calendario dei principali campionati motoristici. Nei paddock di Formula 1 e MotoGP si attende infatti l’annuncio della cancellazione delle gare previste ad aprile in Bahrain e Arabia Saudita per la F1 e in Qatar per il Motomondiale, a causa dell’escalation del conflitto dopo gli attacchi di Israele e Stati Uniti contro l’Iran e la risposta della Repubblica islamica contro i Paesi del Golfo.

Secondi Sky Sports Germania le gare in Bahrein e a Gedda (Arabia Saudita) di Formula 1 sono state annullate ed è atteso un annuncio ufficiale nel corso di questo fine settimana, in cui si sta correndo in Cina il secondo gp della stagione 2026. Il Gran Premio del Bahrein era in programma per il 12 aprile, mentre il Gran Premio dell’Arabia Saudita si sarebbe dovuto svolgere una settimana dopo. La Formula 1 ha in programma di tornare in Medioriente quest’anno. Il Qatar, il 29 novembre e, come da tradizione, Abu Dhabi, il 6 dicembre, concluderanno la stagione.

Nel Motomondiale, invece, salterebbe il GP del Qatar in programma il 12 aprile. In questo caso il calendario passerebbe dal GP delle Americhe ad Austin del 29 marzo al primo appuntamento europeo della stagione, a Jerez, il 26 aprile, che diventerebbe l’unica gara del mese tra i due campionati.

La Formula 1 sembra orientata a proseguire la stagione con 22 Gran Premi, senza recuperare gli appuntamenti che verrebbero annullati. Per la MotoGP, invece, circola l’ipotesi di recuperare il GP del Qatar a fine stagione, nel weekend del 28-29 novembre, togliendo a Valencia il ruolo tradizionale di ultima gara del campionato.

Iran, tra Roma e Teheran "nessun negoziato sottobanco su Hormuz"

Roma, 13 mar. (askanews) – Come si apprende, “non è in corso nessun negoziato riservato per garantire il passaggio ad Hormuz di navi o petroliere italiane. Stiamo cercando di interpretare meglio l’articolo del Financial Times e di verificare se possa esserci stato qualcosa che i giornalisti del Ft possano aver interpretato a modo loro”. Palazzo Chigi e Farnesina confermano che nei loro contatti diplomatici i leader italiani vogliono favorire le condizioni per una de escalation militare generale, ma non esiste nessun “negoziato sottobanco” che punti a preservare soltanto alcuni mercantili rispetto ad altri. Faremo altre comunicazioni più tardi, osserva la Farnesina.

Maratona di Roma da record: 36mila iscritti e 60mila runner

Roma, 13 mar. (askanews) – Sarà l’edizione dei record quella dell’Acea Run Rome The Marathon, presentata questa mattina in Campidoglio e in programma domenica 22 marzo. La maratona capitolina registra numeri mai raggiunti prima: iscrizioni sold out da quattro mesi e 36mila partecipanti sulla distanza classica dei 42,195 chilometri, con atleti provenienti da 166 Paesi e oltre 10mila donne al via.

Considerando anche la Acea Water Fun Run – Saturday 5K del 21 marzo e la staffetta solidale Acea Run4Rome, saranno circa 60mila le persone che indosseranno pettorale e scarpe da corsa. Con accompagnatori e visitatori si stima la presenza in città di almeno 120mila persone, con un importante impatto turistico ed economico.

L’evento è organizzato per il sesto anno da Infront Italy, Corriere dello Sport-Stadio, Italia Marathon Club e Atielle. La partenza sarà dai Fori Imperiali, con arrivo al Circo Massimo, sede anche dell’Expo Village che per la prima volta aprirà proprio nell’area del Circo Massimo da giovedì 19 a domenica 22 marzo.

La maratona di Roma entra inoltre nel nuovo circuito European Marathon Classics, che riunisce otto tra le principali maratone europee. Il percorso è stato ulteriormente migliorato per favorire prestazioni veloci: nel 2025 la gara capitolina è stata la maratona più veloce disputata in Italia sia al maschile sia al femminile.

Acea rafforza il proprio ruolo di title sponsor in un’edizione che coincide con la Giornata mondiale dell’acqua. L’iniziativa sarà accompagnata dall’hashtag #RunForWater e dalla distribuzione di 170mila litri d’acqua ai partecipanti, equivalenti a oltre 500mila brick da 0,25 litri con il marchio “Acqua di Roma”. L’azienda ha inoltre sviluppato l’app Acquea, che permette di individuare oltre 3.500 punti idrici geolocalizzati tra fontane, nasoni e Case dell’acqua in città.

Fitto anche il programma della Rome Running Week, da lunedì 16 a domenica 22 marzo, con incontri, iniziative solidali ed eventi culturali. Tra questi l’udienza con Papa Leone XIV, la Messa del maratoneta nella basilica di Santa Maria in Ara Coeli e il Marathon Party finale.

Confermato anche il legame con Athletica Vaticana, che assegnerà per il quarto anno la “Coppa degli Ultimi”. Attesa inoltre la certificazione del Guinness World Record per il più grande team di pacer mai schierato in una maratona ufficiale: 252 atleti del World Pacer Team.

“Dal 2021 siamo passati da 8mila iscritti al sold out con 36mila runner, oltre 25mila dei quali stranieri – ha detto l’assessore ai Grandi Eventi di Roma Alessandro Onorato -. Un risultato che porterà in città più di 120mila presenze e un indotto stimato oltre i 120 milioni di euro”.

“La maratona di Roma è ormai una destinazione internazionale tra le più ambite”, ha aggiunto il managing director di Infront Italy Alessandro Giacomini, sottolineando anche l’aumento del 20% dei ricavi rispetto al 2025 e la diffusione televisiva dell’evento in oltre 60 Paesi.

Tre operai morti sull’A1 mentre andavano al lavoro nel Frusinate

Milano, 13 mar. (askanews) – Tre operai di un’azienda di Acuto (Frosinone) sono morti dopo che il furgone sul quale stavano andando al lavoro è stato violentemente tamponato da un Ducato intorno alle 7 di questa mattina sulla A1, tra i caselli di Ceprano e Pontecorvo, nel Frusinate.

Sul drammatico incidente è intervenuto il presidente dell’Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro (Anmil) del Lazio, Alberto Verzulli, dichiarando che “in un Lazio già in lutto per il decisivo aumento delle denunce di infortunio sul lavoro, che nel solo mese di gennaio hanno segnato un incremento del 26,17% rispetto al 2025, piangiamo anche oggi, nella più completa marginalizzazione dal dibattito pubblico e politico, la morte di tre operai: Valentino Perinelli di 24 anni, Mauro Agostini di 42 ed Emiliano Martucci di 45”.

“Una strage non solo assente dall’informazione ma che sembra ogni giorno di più essere depoliticizzata” continua Verzulli, sottolineando che “la nostra regione è maglia nera per infortuni occorsi ad operai over 65 – principalmente impiegati nell’edilizia – e non si tratta assolutamente di un dato nuovo, tra l’altro confermato anche al femminile dal recentissimo Dossier Donne di INAIL. Cosa si sta facendo nel merito?”.

“Non possiamo assistere alla più grande emergenza del Paese, oltretutto aggravata dal continuo insabbiamento nel dibattito pubblico, senza mobilitarci come cittadinanza. Lo scorso febbraio eravamo nelle prime fila di una grande manifestazione contro le morti di lavoro a Colleferro” continua Verzulli concludendo che “tengo a sottolineare che la mobilitazione, per noi, deve essere permanente. È l’immobilismo a chiedercelo e con lui il silenzio. La sicurezza non può continuare ad essere ridotta a slogan e marketing legislativo”.

Bertagnolli d’argento nel gigante alle Paralimpiadi

Roma, 13 mar. (askanews) – Ancora soddisfazioni per l’Italia nella giornata dedicata alle gare delle diverse categorie dello slalom gigante maschile delle Paralimpiadi. Nella categoria vision impaired, Giacomo Bertagnolli regala l’ennesimo straordinaria medaglia alla spedizione tricolore e continua ad aggiornare i record di una carriera sempre più leggendaria.

L’azzurro conquista infatti il dodicesimo podio complessivo in una rassegna olimpica. Bertagnolli, con la guida Andrea Ravelli, chiude al comando la prima manche con il tempo di 1’02″76 e taglia il traguardo con il crono complessivo 2’08″27, tempo che gli vale la conquista della medaglia d’argento. L’azzurro termina infatti secondo con trentaquattro centesimi di distacco dal vincitore. E’ la tredicesima medaglia della spedizione azzurra, eguagliato il record di Lillehammer 1994

Luchini e Perathoner oro nello snowboard alle Paralimpiadi

Roma, 13 mar. (askanews) – Altre due medaglie d’oro per l’Italia, entrambe nello snowboard. Jacopo Luchini ha trionfato nel banked slalom SB-UL; mentre Emanuel Perathoner, già oro nello snowboard cross SB-LL2, ha conquistato il suo secondo titolo vincendo anche il banked slalom SB-LL2. Con questi successi l’Italia sale a quota 12 medaglie in queste Paralimpiadi.

Jacopo Luchini ha conquistato il quarto oro per l’Italia alle Paralimpiadi invernali. Sulla pista di Socrepes, l’azzurro ha trionfato nello snowboard, specialità banked slalom SB-UL, chiudendo la prova con il miglior tempo (56″28). Medaglie d’argento e di bronzo per due atleti cinesi: Wang Pengyao (56″62) e Jiang Zihao (57″03).

Emanuel Perathoner è salito sul gradino più alto del podio nello snowboard, nel banked slalom SB-LL2. L’azzurro è al secondo trionfo dopo quello di sabato nello snowboard cross uomini SB-LL2 ed è il primo snowboarder a fare doppietta d’oro nella stessa Paralimpiade. Dodicesima medaglia per l’Italia, sempre più vicino il record fissato a Lillehammer 1994: furono 13, però senza alcun oro.

Formula1, Leclerc: "Persi quattro decimi nel rettilineo"

Roma, 13 mar. (askanews) – Qualifiche Sprint complicate per Charles Leclerc nel GP di Cina della Formula 1. Il pilota della Scuderia Ferrari scatterà dalla sesta posizione dopo una sessione segnata da difficoltà nel giro decisivo della SQ3.

Leclerc ha commesso un errore nel primo tentativo e nel secondo, mentre stava migliorando, ha perso molto tempo nel settore finale del circuito di Shanghai. Il monegasco ha chiuso a circa un secondo dalla pole position conquistata dalla Mercedes di George Russell e a quattro decimi dal compagno di squadra Lewis Hamilton, quarto in griglia.

Eloquente il team radio di Leclerc dopo l’ultimo giro: “Cosa diavolo sta succedendo? Cosa diavolo sta succedendo? Ho perso quattro decimi solo nel secondo rettilineo”.

I dati della telemetria hanno confermato la difficoltà nel tratto veloce: tra Leclerc e Hamilton si sono registrati circa 10 km/h di differenza di velocità sul rettilineo principale.

“È stata una sessione un po’ complicata, molto frustrante – ha spiegato il ferrarista -. Ho fatto un errore nel primo giro e nel secondo stavo facendo un buon tempo, ma ho perso quattro decimi nel secondo rettilineo. Non so per quale motivo, dobbiamo capire cosa è successo”.

Leclerc ha poi guardato alla Sprint con maggiore fiducia: “Non credo che non aver montato l’ala ‘Macarena’ cambi il quadro. In gara dovremmo essere relativamente più forti rispetto alle qualifiche. Sul giro secco la Mercedes sembra avere qualcosa in più, ma sul passo gara siamo più vicini e speriamo domani di poter rimontare”.

Formula1, Vasseur "Qualifica Sprint più positiva del risultato"

Roma, 13 mar. (askanews) – In casa Scuderia Ferrari si lavora sui dati dopo le qualifiche Sprint del GP di Cina della Formula 1, segnate da un funzionamento anomalo della parte elettrica della power unit sulla vettura di Charles Leclerc. Il monegasco ha perso terreno nel terzo settore nel giro decisivo, mancando così la possibilità di inserirsi in seconda fila accanto o davanti al compagno di squadra Lewis Hamilton.

Un episodio che ricorda quanto accaduto già in Australia, quando le Ferrari avevano accusato un calo di prestazione nella fase iniziale del Q2.

Il team principal Frédéric Vasseur ha commentato così il venerdì di Shanghai: “La Sprint Qualifying di oggi è stata più positiva di quanto dica il risultato finale. Lewis ha fatto un buon lavoro in una battaglia molto serrata con le McLaren. Anche Charles è stato competitivo ma purtroppo il suo secondo tentativo non è stato buono nell’ultimo settore”.

“Analizzeremo i dati nel dettaglio per capire cosa è successo, visto che non ha avuto lo stesso deployment dell’energia del suo primo giro lanciato. Domani vedremo cosa riusciremo a fare nella gara Sprint, ma sono fiducioso che possiamo ottenere un altro risultato solido”.

Vasseur ha poi spiegato che nel corso della giornata la squadra ha continuato a raccogliere informazioni tecniche: “Oggi nelle libere abbiamo anche provato l’ala posteriore rovesciata per accumulare ulteriore chilometraggio prima di poterla utilizzare stabilmente sulla vettura”