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Festival "Collega-Menti": bilancio record, oltre 5.000 presenze e 72 eventi

Roma, 4 ott. (askanews) – Si conclude con un bilancio di pubblico e partecipazione che supera ogni aspettativa la quarta edizione di “Collega-Menti”, il festival della divulgazione scientifica e culturale organizzato dall’Università di Udine per condividere con la cittadinanza il valore, l’impatto e le scoperte della ricerca accademica. In tre giorni di programmazione intensa, che si aggiungono ad alcune fortunate antreprime, le iniziative diffuse sul territorio hanno registrato oltre 5.000 presenze complessive, confermando la manifestazione come un momento importante per condividere con le persone di tutte le età il valore, l’impatto e le scoperte della ricerca accademica.

I numeri dell’edizione 2026 – si legge in un comunicato – testimoniano l’imponente macchina organizzativa e la capillarità del progetto targato Ateneo friulano. Il festival ha visto la partecipazione di oltre 90 ospiti tra docenti, ricercatori, esperti, giornalisti e rappresentanti delle istituzioni, che hanno dato vita a un palinsesto di ben 72 appuntamenti complessivi. Tra questi si sono distinti 23 laboratori interattivi per famiglie e studenti e 19 “Vetrine della Ricerca” allestite all’ex Chiesa di San Francesco a Udine, trasformata per un intero fine settimana in un percorso esperienziale.

A caratterizzare fortemente questa edizione è stata la scelta di estendere la rassegna a tutte le città sedi dell’Ateneo – Udine, Pordenone, Gorizia e Gemona del Friuli – articolando le attività in ben 20 luoghi. Una dimensione policentrica che ha valorizzato le specificità di ciascun territorio e che ha visto la presenza di eventi di grandissimo richiamo: dalle serate speciali al Teatro San Giorgio di Udine, con artisti come Moni Ovadia e Barbara Errico e scrittrici come Elisabetta Dami e Lucia Tancredi, allo spettacolo dei Papu a Pordenone scritto appositamente per il festival, fino all’evento inaugurale al Teatro Nuovo Giovanni da Udine con il fisico Marco Testa alla presenza di oltre mille studentesse e studenti delle scuole secondarie di secondo grado, alla lezione del divulgatore scientifico Massimo Polidoro a Pordenone con circa 200 studenti e a quella del matematico Medaglia Fields Alessio Figalli con oltre 300 giovani a Udine.

A trainare l’entusiasmo dei visitatori è stato anche il cartellone dei laboratori interattivi ed esperienziali, che ha registrato un vero e proprio boom di adesioni con la stragrande maggioranza degli appuntamenti andati sold out in pre-iscrizione. Grande partecipazione per le attività dedicate al mondo delle scuole e per i percorsi volti al benessere psicofisico, tra cui le apprezzatissime “passeggiate benessere”, le sessioni e lezioni di yoga e gli incontri dedicati alle strategie operative per la gestione dello stress e delle ansie quotidiane. Tra le iniziative che hanno fatto segnare il tutto esaurito si evidenziano il laboratorio di scrittura con l’intelligenza artificiale, la caccia al tesoro fotografico per le vie cittadine, la riscoperta degli spazi verdi urbani con “l’architettura della calma” e il laboratorio con le scrittrici Elisabetta Dami e Lucia Tancredi, dedicato all’esplorazione della parola come cura dell’anima.

“Il successo di questa quarta edizione e il sold out registrato da tanti laboratori per le famiglie dimostrano quanta sete vi sia di una divulgazione pratica, coinvolgente e rigorosa. Collega-Menti è un progetto realizzato interamente da docenti, ricercatori e personale tecnico e amministrativo del nostro Ateneo – sottolinea il rettore dell’Università di Udine, Angelo Montanari -. L’interdisciplinarietà è la cifra identitaria del festival fin dalla sua nascita, nella convinzione che le sfide contemporanee vadano affrontate integrando cultura scientifica e cultura umanistica. La scelta di espandere capillarmente la rassegna in tutte le sedi universitarie si è rivelata vincente – continua il rettore Montanari – Il Friuli è il nostro territorio di riferimento e la risposta ricevuta a Udine, Pordenone, Gorizia e Gemona ci spinge a confermare con convinzione questa formula diffusa anche per il prossimo anno. In una società che spinge verso facili semplificazioni, l’Università rivendica il compito di raccontare la complessità e offrire strumenti critici alla comunità. Il nostro sentito grazie va a tutti coloro che hanno lavorato all’organizzazione e alle migliaia di cittadini e studenti che hanno vissuto con noi questa straordinaria festa del sapere, oltre che alla curatrice scientifica Barbara Gallavotti”.

Un’impostazione corale e un approccio rigoroso che trovano perfetto riscontro nelle parole della direzione scientifica della rassegna. “Scegliere il tema degli Equilibri per questa edizione è stata una sfida affascinante e al tempo stesso quanto mai necessaria – sottolinea la curatrice scientifica del festival, Barbara Gallavotti -. Oggi abbiamo sempre più l’impressione di aver perso l’equilibrio, di essere sul punto di cadere, e questo ci mette molto a disagio. Con questo festival abbiamo voluto proporre un punto di vista diverso: in un mondo in rapida evoluzione l’equilibrio non può che essere dinamico, e quanto più abbiamo l’impressione di perderlo tanto più è il momento di trovarne uno nuovo: adatto ai tempi che viviamo e al futuro che desideriamo costruire. Tutti insieme, ricercatori e cittadini, ognuno condividendo, anzi mettendo in collegamento, le proprie competenze e conoscenze, ma anche i propri valori, le proprie priorità e i propri desideri”.

Centrosinistra, appello Renzi a riformisti Forza Italia: venite con noi

Firenze, 4 ott. (askanews) – “Lanciamo un appello a tutti i centristi, il mio è un grande appello ai riformisti di Forza Italia, lasciatela e venite con noi, non è casa vostra, non potete stare con chi nega l’Europa, non può farlo chi ha creduto al sogno europeo di Berlusconi. Le porte sono aperte, venite a darci una mano e sono certo che nelle prossime ore qualche segnale arriverà”. Lo ha detto Matteo Renzi chiudendo i lavori della Leopolda 14 a Firenze.

Renzi lancia anche un appello ai centristi del centrosinistra: “Chi vuole venire noi siamo pronti a metterci in discussione, la condizione di parità è rinunciare al maggioritario, mettiamoci in lista senza il posto sicuro, io sono il primo che dice a se stesso se vuoi una garanzia comprati un tostapane, misuratevi con i voti, con il consenso”, ha concluso.

Mosca: intensificheremo gli attacchi contro le infrastrutture ucraine

Roma, 4 ott. (askanews) – La Russia ha annunciato che intensificherà gli attacchi contro le infrastrutture ucraine, in risposta alle dichiarazioni del presidente Volodymyr Zelensky, che aveva promesso di aumentare gli attacchi di Kiev contro le raffinerie russe. “A seguito delle dichiarazioni di Zelensky, – ha scritto il ministero della Difesa russo in un comunicato – gli attacchi delle forze armate russe contro siti militari e industriali, nonché contro le relative infrastrutture, a Kiev e in altre regioni dell’Ucraina, saranno intensificati”.

Formula1, Antonelli: "Abbiamo sofferto, felice del secondo posto"

Roma, 4 ott. (askanews) – “Prima di tutto volevo fare le mie congratulazioni a Max e a tutta la Red Bull per questa vittoria”. Kimi Antonelli commenta così il secondo posto conquistato nel Gran Premio del Bahrain a Sepang, alle spalle di Max Verstappen. Un risultato importante per il pilota Mercedes, che al termine di una gara ricca di colpi di scena ha consolidato la sua leadership nel Mondiale.

“Questo weekend abbiamo sofferto più del solito, ma sono molto contento di aver portato a casa questo secondo posto”, ha aggiunto Antonelli al parco chiuso. Il pilota italiano ha gestito la gara dopo essere partito davanti a Verstappen, prima di cedere il comando al pilota Red Bull.

Per Antonelli era la prima gara in Malesia: “Era la prima volta per me in Malesia, la pista mi è piaciuta, i fan ci hanno dato un supporto incredibile, speriamo di poter tornare qui in futuro”.

L’appello di Merz a Putin: Fermi guerra insensata, pronti al dialogo

Roma, 4 ott. (askanews) – Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, durante la visita a sorpresa a Kiev ha rivolto un appello al presidente russo Vladimir Putin affinchè ponga fine “a questa guerra insensata”. “Siamo pronti ai negoziati, siamo pronti a discutere la fine di questa guerra. Ma questi attacchi barbari contro la popolazione civile ucraina devono cessare”, ha dichiarato Merz.

“L’Ucraina ha bisogno di tutto il nostro sostegno nelle prossime settimane” ha detto al suo arrivo il Cancelliere al suo arrivo, affermando poi che “Se la Russia non verrà fermata, prima o poi la sua macchina da guerra si rivolgerà contro di noi”.

È la seconda volta che Merz si reca in Ucraina in qualità di cancelliere federale. Questa volta in una situazione decisamente tesa. Poco dopo il suo arrivo, a Kiev è suonato l’allarme aereo. Su X Merz ha ribadito che “La Germania è al vostro fianco come partner affidabile anche nei momenti difficili”, allegando una foto col presidente Volodimir Zelensky.

Formula1, Verstappen: "Una vittoria significativa"

Roma, 4 ott. (askanews) – “E’ una vittoria molto bella dopo l’anno vissuto. Sono fiero di tutti”. Max Verstappen festeggia così il successo nel Gran Premio del Bahrain, disputato sul circuito di Sepang, in Malesia. Per il pilota della Red Bull è il 72° successo in carriera, al termine di una gara condizionata dalla pioggia, dal rinvio della partenza e da una lunga serie di imprevisti.

Verstappen ha preceduto Kimi Antonelli e Lewis Hamilton, tornando sul gradino più alto del podio dopo un periodo complicato. La Red Bull ha inoltre gestito le difficoltà nelle fasi iniziali e la successiva Safety Car, mantenendo la leadership fino alla bandiera a scacchi.

“Sono successe tante cose, all’inizio mancava potenza, la scelta delle gomme intermedie è stata corretta, cercando di fare il nostro passo fino alla fine, anche se c’è stata la Safety Car”, ha spiegato l’olandese.

Un successo che Verstappen considera particolarmente importante anche per la squadra: “Incredibile questo risultato, visto che vinciamo il nostro primo GP da costruttore ed è molto significativo per il lavoro che c’è dietro”.

Il cardinale Zuppi (Cei): chi fa credere che la pace si trova con le armi è un imbroglione

Roma, 4 ott. (askanews) – Frate Francesco “ci ricorda che la guerra non è un destino e la pace inizia da noi ed è l’unico futuro possibile. Scrive ai reggitori delle nazioni perché scelgano la pace. Non c’è tempo da perdere, perché la sofferenza è enorme, il divisore complica le soluzioni, imbroglia le menti, fa credere – è imbroglione! – che la pace la troviamo con le armi e non con il dialogo e il diritto”. Sono le parole pronunciate dall’arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, ad Assisi, durante l’omelia della celebrazione eucaristica nella Basilica di San Francesco di Assisi.

“Il suo e il nostro – ha aggiunto Zuppi – è un mondo segnato da guerre, terribili, follia che rende folli, dove l’unica ragione da cercare è la pace e la giustizia, perché solo queste fanno trovare e difendere tutte le ragioni”.

“In questa stagione – ha ricordatoil cardinale – siamo tentati e sedotti dalla cultura della potenza, la versione digitale è ancora più complicata ma c’è anche quella pratica, che è volgare e invadente, ingannevole, frutto anche di enfasi mal riposte e di sfacciati ed enormi interessi economici, di nazionalismi che rovinano le nazioni, di campagne che creano il nemico invece di cercare quello che unisce”. “Laudato si’ perché proprio lui, l’umile, sgonfia, sempre con tanta cortesia e senza nessuna supponenza, l’arroganza dei forti – e ci si impiega poco a diventarlo – parla con tutti perché la sua fede non è contro qualcuno ma amore per tutti, perché vede tutto con gli occhi di Dio, quelli che fanno cantare la vita”, ha sottolineato il cardinal Zuppi.

Iran, Teheran: Hormuz rimarrà chiuso finché gli Usa non soddisfano le nostre richieste

Roma, 4 ott. (askanews) – Il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf afferma che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso finché gli Stati Uniti non soddisferanno le condizioni poste.

Mohammad Bagher Ghalibaf, che è anche presidente del parlamento iraniano, ha dichiarato che Washington ha avanzato “alcune proposte tramite un mediatore” dopo che Teheran ha presentato una tabella di marcia di sette giorni per la riapertura dello Stretto di Hormuz, lo riporta Al Jazeera.

Tuttavia, ha sottolineato che gli Stati Uniti devono sapere “che l’epoca in cui si perdeva tempo e si imponevano richieste unilaterali è finita” e che la posizione dell’Iran rimane “chiara e definita”. “Lo Stretto di Hormuz non riaprirà finché non saranno soddisfatte le nostre sette condizioni basate sul Memorandum di Islamabad”, ha aggiunto.

Mentre il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato, secondo quanto riporta sempre Al Jazeera: “Se i nostri nemici sceglieranno nuovamente la via dello scontro militare, la nostra risposta sarà più forte di prima e ci difenderemo con ancora maggiore vigore”. “Non esiste una soluzione militare, né alcuna soluzione basata su nuove sanzioni”, ha aggiunto.

Formula1, Verstappen vince a Sepang. Antonelli secondo e allunga in classifica

Roma, 4 ott. (askanews) – Max Verstappen torna alla vittoria e lo fa al termine di un Gran Premio di Malesia caotico, condizionato dalla pioggia, dai problemi software alla partenza e dal ritiro di George Russell nel finale. Il pilota della Red Bull conquista il 72esimo successo della carriera, il primo della stagione, precedendo Kimi Antonelli e Lewis Hamilton. Quarto Charles Leclerc, protagonista di una gara in rimonta dopo una partenza complicata dalla scelta delle gomme.

Antonelli porta così a casa un secondo posto pesantissimo in chiave Mondiale. Il ritiro di Russell, fermato dal motore a quattro giri dalla fine quando era terzo, permette al giovane pilota Mercedes di consolidare la leadership iridata: il vantaggio sul compagno di squadra sale a 81 punti.

La gara era cominciata con un ritardo di circa un’ora e mezza. Prima il diluvio che aveva reso impraticabile il tracciato di Sepang, poi il caos elettronico che aveva coinvolto diverse monoposto, soprattutto quelle motorizzate Ferrari. Durante i giri di formazione Hamilton, Leclerc, alcune Haas e Cadillac avevano segnalato problemi e spento e riacceso le vetture. Anche Verstappen aveva avuto un problema all’acceleratore. La procedura di partenza era stata quindi sospesa.

Quando finalmente si è partiti, Antonelli ha sfruttato perfettamente la situazione. Il pilota Mercedes ha bruciato Verstappen allo scatto e ha preso il comando, mentre le Ferrari hanno pagato la scelta delle gomme slick su una pista ancora insidiosa. Leclerc è stato anche coinvolto in un contatto con un’Audi ed è dovuto rientrare ai box per montare le intermedie.

Verstappen ha però progressivamente recuperato terreno. Al tredicesimo giro ha superato Antonelli e Russell è passato a sua volta davanti al compagno di squadra. Da quel momento la Red Bull ha costruito il successo, con Verstappen capace di aumentare il ritmo e di gestire anche i momenti più delicati della gara.

Nel finale la Safety Car ha riaperto la corsa. Verstappen e Antonelli erano ancora in lotta per la vittoria, mentre Hamilton ha sfruttato la ripartenza per risalire fino al podio. Russell, invece, ha dovuto fermare la Mercedes per un problema al motore, trasformando definitivamente la classifica iridata.

Per Verstappen è una vittoria dal peso particolare: il successo interrompe un digiuno di 15 Gran Premi, il secondo più lungo della sua carriera. L’ultimo trionfo risaliva al 7 dicembre 2025 ad Abu Dhabi. Con questo successo raggiunge inoltre le 72 vittorie con Red Bull, lo stesso numero dei successi ottenuti da Michael Schumacher con la Ferrari.

Quarto Leclerc, dunque, davanti a Isack Hadjar. La rimonta di Hamilton si ferma invece sul podio, mentre Fernando Alonso, a 45 anni, riesce a chiudere in zona punti. Una gara che consegna alla Formula 1 un nuovo equilibrio in testa al Mondiale e rilancia Verstappen nella corsa al titolo.

Il campionato torna in pista dal 9 all’11 ottobre a Singapore.

Incendio all’alba in un camping di Peschiera del Garda, diversi feriti

Roma, 4 ott. (askanews) – Vasto incendio all’alba al Camping Bella Italia di Peschiera del Garda, in provincia di Verona. Sono 24 le persone rimaste ferite e prese in cura dal 118. I vigili del fuoco sono al lavoro con cinque squadre dalle 6 del mattino e le fiamme sono sotto controllo: coinvolti 20 bungalow, alcune auto e parte della vegetazione vicina.

Secondo quanto riferisce il presidente del consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, su facebook, sono in corso gli accertamenti per chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto e il bilancio dei feriti.

“Grazie a tutti i vigili del fuoco intervenuti immediatamente sul posto e ai quattro vigili del fuoco di Dietzenbach, in Germania, che si trovavano da ieri in vacanza all’interno del campeggio che, di fronte all’emergenza, hanno deciso di intervenire subito, contribuendo a domare le fiamme in attesa dell’arrivo dei Vigili del Fuoco”, scrive Zaia.

MotoGP, Marquez trionfa in Giappone: battuti Martin e Bezzecchi

Roma, 4 ott. (askanews) – Marc Marquez non si ferma. Lo spagnolo della Ducati vince anche il Gran Premio del Giappone a Motegi, bissa il successo nella Sprint e riapre definitivamente la corsa al titolo. Alle sue spalle Jorge Martin, secondo con l’Aprilia, mentre Marco Bezzecchi completa il podio. Grande gara di Enea Bastianini, quarto a soli 78 millesimi dal connazionale.

Marquez ha costruito il successo con un sorpasso decisivo all’11° giro, quando ha infilato Martin nel cambio di direzione della curva 9. Una manovra spettacolare e pulita che gli ha permesso di prendere il comando e imporre il proprio ritmo fino al traguardo. Per il pilota Ducati è la sesta vittoria stagionale, la quinta doppietta Sprint-GP negli ultimi nove appuntamenti.

“Era molto importante fare questi punti – ha detto Marquez – e l’ho fatto. È stata una gara lunga, ma sapevo che se fossi stato capace di passare poi avrei avuto un buon passo”.

Martin ha provato a resistere, ma alla fine ha dovuto arrendersi. “Sono contento del feeling con la moto, non del risultato. Ma oggi era difficile battere Marc, anche se io ho guidato bene. Marc è stato bravo”, ha commentato il leader del Mondiale.

Con il secondo posto, Martin resta in testa con 333 punti, ma Marquez sale a 331: appena due lunghezze di distanza. Più staccato Bezzecchi, terzo con 284 punti, a 49 dalla vetta. Il pilota Aprilia ha difeso il podio dall’attacco di Bastianini, protagonista di una rimonta nella seconda parte della gara.

“È stato un fine settimana duro”, ha raccontato Bezzecchi. “In gara Enea era on fire, ma io volevo il podio. Ho perso una persona per me importante, l’ho saputo arrivando in Giappone e ci tenevo molto al podio, volevo dedicarglielo”.

Bastianini ha chiuso quarto a 2″330 da Marquez, davanti a Raul Fernandez, Ai Ogura e Pedro Acosta. Ottavo Francesco Bagnaia con l’altra Ducati.

Per Gigi Dall’Igna, direttore generale di Ducati Corse, quella di Motegi è stata anche la centesima vittoria personale in MotoGP. “Tutte le vittorie sono importanti – ha detto – questa lo è molto. Il circuito era buono per noi, anche se circuiti buoni e circuiti cattivi nel finale di campionato contano poco. Marc ha fatto la gara che voleva”.

Meloni: centrodestra unito da visione, onoreremo mandato fino all’ultimo

Roma, 4 ott. (askanews) – “Oggi l’Italia è molto diversa da quella che ha visto il primo convegno di Saint Vincent ma ci sono domande profonde che attraversano le generazioni e a cui anche noi siamo chiamati a rispondere. Oggi come ieri gli italiani chiedono a chi li rappresenta di difendere l’interesse nazionale in Europa e nel mondo, chiedono di costruire uno stato amico della famiglia, alleato di chi lavora e produce, intransigente con chi non rispetta le regole, attento ai più fragili, meritocratico. Questa è la visione che tiene unito il centrodestra e il mandato che gli italiani ci hanno affidato quattro anni fa e che onoreremo fino all’ultimo. Lo faremo anche grazie al contributo prezioso di chi come voi è erede di una storia antica che sa ancora guardare al futuro”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un videomessaggio in occasione del tradizionale convegno democristiano di Saint Vincent organizzato da Gianfranco Rotondi, deputato di Fdi.

Mattarella: guerre insensate, San Francesco possa indicare via della pace

Roma, 4 ott. (askanews) – “Nell’undicesimo canto del paradiso Dante parla di Francesco come di un sole sorto per il mondo intero, tanto che Assisi andrebbe denominata come ascesi, come Oriente. In questi tempi segnati da guerre insensate e crudeli, da tanta violenza, manipolazione, arroganza, come ha detto giorni fa Leone XIV, l’auspicio è che il sole di Francesco possa illuminare il mondo, convertire le menti indurite dall’odio, indicare la via della pace, della speranza, della serena fraterna convivenza”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ad Assisi intervenendo alla cerimonia in occasione della Festa nazionale di San Francesco, nell’ottavo centenario della morte.

Il Cantico tra le macerie: Francesco oggi

La pace come sguardo sull’abisso

Oggi il calendario ci riporta a Francesco. Ma in un’epoca in cui i tamburi di guerra tornano a coprire le voci, l’incontro con il Sultano non è una fiaba: è un atto di resistenza. Francesco non predicava la pace al sicuro; la costruiva guardando negli occhi chi aveva di fronte, anche il nemico. Tra trincee e muri, ci insegna che la pace non è il silenzio delle armi, ma il coraggio ostinato di riconoscere l’umano dove altri vedono solo un bersaglio.

La dignità degli invisibili

Francesco si spoglia non per romanticismo, ma per restituire un volto a chi l’ha perso. Oggi la povertà ha mille forme: non è solo mancanza di pane, ma la solitudine delle periferie esistenziali, lo scarto degli anziani, la disperazione di chi migra. Stare dalla parte degli ultimi significa non accontentarsi dell’elemosina, ma lottare per la loro dignità: sedersi a terra accanto a loro, senza paura di sporcarsi le mani.

Patrono d’Italia, custode della salute

Francesco scrisse il Cantico malato e quasi cieco: lodava la vita dentro la fragilità. E aveva abbracciato il lebbroso che lo ripugnava. Il patrono d’Italia ci consegna un’idea di salute che non è privilegio, ma cura reciproca. Un Paese che lo onora non può lasciare che curarsi diventi un lusso.

Un’Europa forte perché fraterna

Il suo respiro è europeo: i suoi frati portarono il Vangelo dalle Fiandre alla Spagna, dall’Inghilterra all’Ungheria. Un’Europa forte non alza muri per paura, ma ha il coraggio della propria anima: la difesa della persona, la cura del creato, l’accoglienza come misura di civiltà. L’unità non nasce solo dai trattati, ma da popoli capaci di sentirsi fratelli.

Perché proprio oggi

Celebrarlo non è un rito, è una scelta di campo. Francesco ci chiede di scendere dal piedistallo delle nostre certezze per abbracciare le fragilità del mondo.

"La tavola dell’umore" è il primo album ufficiale di Chris Nolan

Milano, 4 ott. (askanews) – Si intitola “La tavola dell’umore” il primo album ufficiale di Chris Nolan, producer che ha contribuito a plasmare il suono di un’intera generazione.

Il disco sarà disponibile da venerdì 23 ottobre 2026 su tutte le piattaforme digitali e in fisico in formato CD e LP. Per anni Chris Nolan è stato uno dei nomi più riconoscibili dietro le quinte della nuova musica italiana: ha dato vita a beat, atmosfere e mondi sonori per alcuni degli artisti che hanno ridisegnato il rap e l’urban italiani dell’ultimo decennio.

“La tavola dell’umore” è stato annunciato attraverso un trailer pubblicato sui canali social di Chris Nolan, ma il primo annuncio dell’album era arrivato a sorpresa già a giugno, durante il live di Tedua a San Siro, quando sul ledwall è comparso il titolo del progetto: “La tavola dell’umore”. Una frase che suggerisce fin da subito la direzione del lavoro, restituendo l’idea della sua cifra stilistica: un suono capace di lavorare sugli stati d’animo prima ancora che sulle strofe.

Il percorso di Chris Nolan, pseudonimo di Christian Mazzocchi, è un produttore discografico e artista italiano classe 1995 originario di Milano, parte dalle collaborazioni con una generazione di artisti che, dalla metà degli anni Dieci del Duemila, ha cambiato il linguaggio della musica italiana.

Nel 2017 Nolan era già al lavoro con Ghali, Izi, Tedua e Sfera Ebbasta. Ma è soprattutto il sodalizio con Tedua a diventare uno dei capitoli fondamentali della sua carriera. Nolan contribuisce alla costruzione di Orange County California, progetto che contiene diverse sue produzioni, tra cui “Circonvalley” feat. Izi, “Lingerie” feat. Sfera Ebbasta, “Wasabi Freestyle”, “Step By Step” feat. Bresh, “OC (California)”, “Telefonate” feat. Izi e “Pegaso”. Nel 2018 arriva Mowgli, il secondo album ufficiale di Tedua – prodotto quasi interamente da Chris Nolan – che ben presto conquista il doppio disco di platino e consolida il ruolo di Nolan come uno dei pochi producer italiani davvero capaci di costruire veri e propri universi sonori. A questi segue anche la produzione e direzione artistica della prima parte di La Divina Commedia di Tedua, che ha debuttato al primo posto della classifica FIMI, a cui si affiancano le collaborazioni con Ketama126 e Tony Boy.

Nel 2020 arriva “Euforia”, il primo singolo ufficiale a suo nome, featuring Tedua, Madame, Aiello e Birthh. Con “La tavola dell’umore”, Chris Nolan compie il passo più importante del suo percorso, continuando al tempo stesso a creare il contesto ideale nel quale artisti diversi possono incontrarsi. L’album, infatti, nasce da anni di studio, collaborazioni e sperimentazione e promette di riunire attorno allo stesso tavolo un ampio ed eterogeneo gruppo di artisti e sensibilità.

Se Francesco bussasse oggi. La società davanti alla radicalità del suo messaggio

Due libri, lo stesso interrogativo

Due libri, a distanza di quarantacinque anni, si pongono una questione di fantasia eppure di grande impatto realistico:

Se tornasse San Francesco è un saggio del 1981 di Carlo Bo; E se tornasse Francesco? è un libro del 2025 di padre Enzo Fortunato, che fa suo l’interrogativo del grande critico letterario e lo sviluppa in modo autonomo, dimostrando la fecondità dell’ipotesi ermeneutica; questo libro è prefato da Erri De Luca.

Proprio sui due testi di Bo e De Luca vorrei richiamare l’attenzione per la pregnanza dei due interventi, brevi quanto intensi, scritti da due personalità letterarie, immerse (ma non sommerse) nel sociale e convinte che anche la società dovrebbe misurarsi con san Francesco per diventare migliore.

 

Carlo Bo: se tornasse san Francesco

Immaginando che Francesco bussi alla nostra porta, Carlo Bo si pone una triplice domanda: possiamo dire di conoscerlo? Sapremmo riconoscerlo? Gli apriremmo la porta?

E non si nasconde che il nostro tempo è poco o nulla francescano, tanto da ritenere che al massimo apriremmo alla «leggenda» del Santo, non al suo «messaggio». Su questa distinzione si muove il testo di Bo, il quale svolge una riflessione molto penetrante sulla povertà e sull’obbedienza francescane, di fronte alle quali misuriamo tutta la nostra distanza, che fa nascere una grande nostalgia.

Ecco il risultato della pagina di Bo, ed è il motivo per cui ritengo che la sua lettura sarebbe significativa dal punto di vista esistenziale e sociale.

 

Una nostalgia che apre al futuro

Occorre aggiungere che si tratta di una nostalgia prospettica, nel senso che è generativa. Infatti, proprio la presa di coscienza della nostra distanza da Francesco apre alla possibilità di non farne solo un «racconto», bensì di coglierlo nella sua «verità», la quale è la “follia” paradossale del cristianesimo che ha trovato in Francesco un’espressione paradigmatica.

Essa porta alla radice della povertà e dell’obbedienza, intese – ecco il punto cruciale – non come privazione e sottomissione, bensì come liberazione, cioè autentica libertà: sta qui la novità della radicalità evangelica di Francesco, e Bo vi dedica pagine molto belle e illuminanti.

Dopodiché, Bo ribadisce che, «quando Francesco batte alle nostre porte e questo avviene molto più spesso di quanto non crediamo, noi ci limitiamo al metro dello spiraglio, facciamo entrare nelle nostre case la sua leggenda e lasciamo fuori le sue verità che sono la pazienza, il perdono, l’amore. In fondo soltanto l’amore che le raccoglie e le riassume tutte».

Perché lasciamo fuori di casa la sua verità d’amore? Perché ne siamo incapaci.

 

Non Francesco, ma noi siamo sconfitti

La nostra visione è del tutto opposta alla sua, per cui non c’è possibilità d’intesa e si arriva al «rifiuto» e all’«irrisione», tanto che, pure in presenza di «un san Francesco di oggi», noi «non vediamo, non c’interessa vedere»: siamo incapaci.

Eppure, Bo ritiene di poter dire che «la memoria di Francesco non si è perduta e tocca la nostra intelligenza, perché non si è chiusa quella strada che è temporaneamente cancellata dai nostri itinerari».

Da qui la conclusione: non Francesco è stato sconfitto, ma «siamo noi a essere sconfitti», perché «lasciamo fuori della nostra porta ciò che invece dovrebbe starci più a cuore: la verità del cuore».

Questo esame di coscienza di Bo fa avvertire l’esigenza di incontrare san Francesco non nella sua “immagine” edulcorata, ma nella sua “verità” paradossale, che – è importante sottolinearlo – ha una valenza individuale e pure sociale, se la politica è consapevole che, oltre a vivere “accanto” e “insieme”, è necessario vivere “per”, cioè esistere per gli altri.

 

Erri De Luca: un messaggio spirituale e civile

Con stile diverso Erri De Luca – nella prefazione al libro di padre Enzo Fortunato (Edizioni San Paolo), riprodotta sul Corriere della Sera con il titolo Francesco, voce che chiama anche nel nostro deserto – riflette sul Santo, ricordando che l’Assisiate scrisse la formula di una «vita rinnovata», una regola da abbracciare più che da seguire, e che fu capace di esercitare un’ammirazione profonda e trasformativa sugli altri, in quanto invita a essere all’altezza del suo gesto radicale.

Secondo De Luca, «Francesco forza i limiti del tempo e del solo ambito spirituale. Non può scacciare i mercanti dal tempio, ma li può alla lunga convertire».

Una precisazione conclusiva: lo scrittore napoletano rileva la presenza di san Francesco in papa Francesco, a partire dal gesto simbolico del pellegrinaggio di Bergoglio a Lampedusa.

 

Da una società “maramaldesca” a una società “samaritana”

Un gesto che va oltre la dimensione religiosa, aprendosi al senso di un’umanità che non consiste solo nell’appartenenza alla stessa specie, ma soprattutto nella valenza di scelte umanizzanti.

Con altro linguaggio si potrebbe parlare della necessità di una politica impegnata per una società non “maramaldesca” bensì “samaritana”, nel senso che – oltre la carità individuale, cioè la misericordia del soccorso immediato – c’è bisogno della carità sociale.

E tale è la politica, quando non tradisce la sua missione di cura della casa comune.

Merkel scuote la CDU: «Chi è oggi questo popolo?»

La domanda di Merkel

«Dobbiamo tornare a riflettere più intensamente: chi è questo popolo?». Angela Merkel torna a parlare della CDU e lo fa andando al cuore della crisi che le sconfitte elettorali di settembre hanno reso evidente. Premiandola a Kiel con l’Hermann-Ehlers-Preis, la fondazione vicina alla CDU le offre l’occasione per richiamare il partito alle sue radici di Volkspartei (Partito di popolo).

Il punto non è soltanto elettorale. Merkel ammonisce: «Non dobbiamo permettere che si spezzi il ponte tra coloro che hanno responsabilità e coloro che votano». Il rischio, insomma, è che la CDU dimentichi «su che cosa costruiamo»: la capacità di mettere in relazione società e politica, gruppi e interessi differenti.

 

Radtke e la crisi della Volkspartei

Sono parole che arrivano pochi giorni dopo la denuncia di Dennis Radtke, europarlamentare e presidente federale della CDA, la Christlich-Demokratische Arbeitnehmerschaft, cioè l’organizzazione dei lavoratori e l’ala cristiano-sociale della CDU. È la componente che, dentro il partito, insiste maggiormente su lavoro, coesione sociale ed economia sociale di mercato.

Radtke è stato netto: «Non siamo più all’altezza della nostra pretesa di essere un partito popolare». E ha aggiunto: «La CDU non è né una FDP-light né un partito esclusivamente conservatore». Il documento approvato dalla CDA, Riforma di un partito popolare, denuncia infatti il progressivo restringimento sociale dell’Unione: troppi gruppi non vi sono più adeguatamente rappresentati e troppi cittadini non la considerano più la propria casa politica.

 

Günther e il modello Merkel

Non è secondario che la laudatio di Kiel sia stata pronunciata da Daniel Günther, presidente del governo dello Schleswig-Holstein dal 2017 ed esponente dell’area moderata della CDU, tradizionalmente vicino alla linea centrista e pragmatica di Merkel. Günther ha ricordato l’ex cancelliera come una grande statista ed europeista, capace di dare alla Germania «peso e stabilità» in un’Europa stabile.

Il suo non è stato un attacco a Friedrich Merz. Ma la scelta di rivendicare oggi il metodo e l’eredità politica di Merkel assume inevitabilmente un significato nel dibattito interno.

Il problema viene prima di Merz

Radtke, Merkel e Günther parlano da posizioni diverse. Eppure le loro parole finiscono per convergere su una questione: la CDU può continuare a essere Volkspartei (Partito di popolo) se perde la capacità di tenere insieme lavoratori e imprese, città e periferie, conservatori e cristiano-sociali, generazioni e ceti differenti?

È una domanda che precede perfino quella sulla leadership di Merz. Perché riguarda non tanto chi debba guidare la CDU, quanto quale CDU debba essere guidata.

Cattolici, il vizio dell’autoinvestitura esclusiva

Dai “sepolcri imbiancati” ai “cattolici professionisti”

Carlo Donat-Cattin nella Prima Repubblica li bollava come “sepolcri imbiancati”. Mino Martinazzoli, con raro sarcasmo, nella Seconda Repubblica li chiamava semplicemente “cattolici professionisti”.

Al di là dell’efficacia della terminologia, entrambi gli appellativi appartengono alla stessa categoria. E cioè, si tratta di cattolici che, impegnati nella politica, pensano di avere l’esclusiva della rappresentanza dei cattolici stessi. O meglio, per essere più corretti e più precisi, si tratta di coloro che pensano – del tutto consapevolmente – di essere i migliori, i più coerenti e i più fedeli interpreti della tradizione del cattolicesimo politico, seppur nelle sue diverse e plurali sfumature e declinazioni, nella società italiana del momento.

Gli esempi si potrebbero moltiplicare perché sono sotto gli occhi di tutti. Sia nel passato sia nel presente. Parlo di persone, com’è ovvio, e non solo di tendenze generiche.

 

Un vizio antico dell’area cattolica

Ora, e senza alcuna polemica pretestuosa o pregiudiziale, è indubbio che questa deriva sia sempre stata presente nell’area cattolica italiana. Come ho ricordato poc’anzi, esisteva addirittura all’interno della Democrazia Cristiana, il principale “partito di cattolici” della storia democratica del nostro Paese.

Basti pensare, per citare un solo esponente autorevole e molto rappresentativo, al ruolo che ebbe concretamente in quel partito Oscar Luigi Scalfaro. O, per citare un’altra esperienza altrettanto concreta, ai cosiddetti “cattolici adulti” di prodiana memoria.

Parliamo, cioè, di una modalità d’essere in politica che, al di là dei numeri che rappresenta o della reale consistenza politica ed elettorale, si autoattribuisce un ruolo esclusivo e quasi totalizzante nella galassia cattolica. Ovvero, molto semplicemente, costoro si ritengono i più coerenti e, di conseguenza, i più titolati nel rappresentare i cattolici nella dialettica politica italiana.

 

I “cattolici del Pd” e l’investitura mediatica

Del resto, è appena sufficiente registrare il commento della stampa progressista, e non solo, quando intervengono alcuni “cattolici” che militano nell’attuale Pd. Un partito che, come tutti sanno e del tutto legittimamente, è diventato con la guida Schlein non solo il principale partito della sinistra italiana – cosa, del resto, nota da molto tempo – ma esprime una linea politica riconducibile a una sinistra radicale, massimalista e libertaria.

Eppure, quando intervengono i cosiddetti “cattolici del Pd”, larghi settori della stampa italiana, prevalentemente di sinistra e progressista, attribuiscono a queste dichiarazioni la voce più autorevole, più titolata e forse, grottescamente, anche più coerente dei cattolici impegnati in politica nella società contemporanea.

E questo in virtù di un’investitura che, francamente e oggettivamente, resta misteriosa e del tutto singolare, se non addirittura anacronistica. Ma così è. Ecco perché, al di là di ogni polemica ideologica e, men che meno, di natura personale, si tratta di un elemento che incuriosisce ma che persiste, purtroppo, da molti decenni.

 

Nessuno ha l’esclusiva della rappresentanza

Forse, e lo dico sommessamente, è anche arrivato il momento per un’osservazione talmente banale che non meriterebbe neanche di essere ricordata. Ma le circostanze quasi lo impongono.

E cioè, nessuno, ma proprio nessuno, può rivendicare – ieri come oggi, la riflessione non cambia affatto – di rappresentare in esclusiva i cattolici in politica. E, men che meno, può ritenersi più coerente o più titolato di altri nel rappresentare concretamente i valori contenuti nella dottrina sociale della Chiesa.

E questo lo dico per un solo motivo. A volte il clericalismo e il confessionalismo trovano cittadinanza proprio nei settori che maggiormente li rinnegano e li denunciano. È una sorta di eterogenesi dei fini che non aiuta i cattolici e, soprattutto, non contribuisce a qualificare la politica partendo da un’angolatura cattolica.

Per questi motivi i “sepolcri imbiancati” e i “cattolici professionisti” erano, e restano, una realtà singolare e, soprattutto, del tutto anacronistica.

Legge elettorale, burqa e benzina per il Paese che non c’è

Una campagna elettorale già cominciata

L’eccitazione degli animi è un ingrediente fondamentale per serrare le fila della propria tifoseria, predisponendola al confronto e, se necessario, anche allo scontro. È il clima che si respira leggendo le notizie che riempiono le testate giornalistiche da un mese a questa parte, per una campagna elettorale latente che si preannuncia lunga e logorante, soprattutto per le nostre menti.

E poco conta se, per rastrellare qualche voto in più, si devono evocare paure e fantasmi inesistenti; poco conta se in modo artificioso si cambiano le priorità di una scuola pensando di vietare degli inesistenti burqa, dimenticando invece di stanziare urgentemente risorse per manutenere e non far degradare ulteriormente il patrimonio edilizio scolastico.

 

Gli allarmi che fanno notizia

Ma la manutenzione non fa notizia e non porta voti, come invece si riesce a fare lanciando un «allarme di invasione islamica»; un allarme che ovviamente non esiste, se non nella testa di qualche prezzolato comunicatore incaricato di generare e diffondere paura a piene mani.

Se oggi esiste una presenza della quale ci si dovrebbe occupare maggiormente è invece quella di alcune confessioni appartenenti alla galassia evangelica, all’interno delle quali è stato sdoganato l’odio razziale e il disprezzo per la diversità di ogni genere. Ma anche in questo caso fa più notizia puntare il dito su realtà che garantiscono una maggiore visibilità, determinata da una diversità di lingua o di colore della pelle.

Il fantasioso «mondo meloniano»

Ma nel fantasioso «mondo meloniano», dove tutto va bene — purtroppo non è così per il resto del mondo — può accadere anche che si festeggi il fatto che i carburanti costino oltre il trenta per cento in più rispetto all’inizio dell’anno, con le inevitabili ricadute sui prezzi di tutti gli altri beni di consumo.

Sempre in quel fantasioso mondo si cerca di far passare l’idea che la legge elettorale sia la priorità per un Paese nel quale, in quattro anni, non è stata fatta una riforma per andare incontro alle esigenze di famiglie e imprese, mentre è aumentato il numero delle persone in condizioni di povertà e sono cresciute le differenze tra le diverse classi sociali.

 

E il centrosinistra tarda

In questa difficile situazione il centrosinistra tarda a mettere in campo un programma che da mesi viene annunciato ma non scritto. E, nonostante questo ritardo, la segretaria del Pd sembra aver fretta di andare a elezioni politiche anticipate, pur non avendo ancora sciolto importanti nodi come alleanze, programma e leader.

C’è il legittimo dubbio che il virus del «mondo fantasioso» sia contagioso e si sia insinuato anche tra le fila delle opposizioni. E c’è anche la legittima preoccupazione che le stesse forze di opposizione facciano confusione tra una lodevole attività di testimonianza e la doverosa battaglia politica per cambiare il governo di questo Paese.

Per costruire una proposta di governo — diceva Aldo Moro — è necessario coniugare i valori e le idee con il realismo. I buoni insegnamenti non invecchiano mai e restano sempre validi.

Rimini, il Palacongressi ospita il 127′ Congresso Nazionale Simi

Rimini, 3 ott. (askanews) – La medicina interna si dà appuntamento a Rimini. Dal 2 al 4 ottobre, al Palazzo dei Congressi si tiene il 127′ Congresso Nazionale Simi, che riunisce gli esponenti di una comunità scientifica composta da oltre 5mila soci. Durante le tre giornate, 56 sessioni scientifiche, la presentazione di oltre 700 abstract, ma anche letture magistrali, tavole rotonde e workshop. Al centro del simposio la ricerca clinica e traslazionale, senza dimenticare le nuove terapie e digital health, l’organizzazione dell’assistenza e formazione delle nuove generazioni di specialisti.

L’intervista al Prof Nicola Montano, Presidente di SIMI Società Italiana di Medicina Interna: “La sfida più grande è rispondere ai bisogni dei nostri pazienti è dei cittadini, perché viviamo in una società dove l’invecchiamento e le comorbidità, sono una sfida sia per quanto riguarda l’ecosostenibilità del sistema sanitario nazionale che per l’appropriatezza clinica. Noi vogliamo giocare un ruolo importante e fondamentale, perché è quello che già facciamo”.

Nel corso di questa edizione, sono stati premiati anche i tre testi vincitori del Contest di medicina narrativa per medici internisti, promosso dalla SIMI in collaborazione con la Scuola Holden, fondata da Alessandro Baricco nel 1994. Sono stati raccolti 100 elaborati che raccontano le loro esperienze vissute accanto ai pazienti.

Il commento del Prof. Christian Bracco, membro del direttivo SIMI e promotore dell’iniziativa di medicina narrativa con la Scuola Holden: “In un’epoca in cui la tecnologia sembra diventare prevalente, riappropriarsi dell’attenzione alle storie, alle emozioni, diventa uno strumento che ci permette di affrontare meglio la nostra professione”.

Tra i premiati anche Richard Horton, direttore della rivista medica The Lancet, che ha ricevuto il SIMI International Award. Presentato anche SIMICURA.it il nuovo portale della Società Italiana di Medicina Interna dedicato alla divulgazione medico-scientifica e a un’informazione sulla salute chiara e autorevole, con l’obiettivo di promuovere una maggiore cultura della salute e un rapporto più consapevole tra cittadini e medicina.

Intesa Sp rilancia su Mps ma stop Opas se passa progetto Lovaglio

Milano, 3 ott. (askanews) – Intesa Sanpaolo annuncia un rialzo di 25 centesimi della parte cash dell’Opas su Mps e condiziona la sua offerta alla bocciatura, da parte degli azionisti di Siena, delle Ops su Banco Bpm e Banca Generali e della riduzione del capitale per la distribuzione del dividendo da 4 miliardi, nell’assemblea del 29 ottobre.

“L’Opas promossa su Mps diverrà inefficace nel caso in cui l’assemblea del 29 ottobre approvi uno dei punti 3, 4 o 5 all’ordine del giorno – ha fatto sapere la banca al termine di una riunione straordinaria del cda nel tardo pomeriggio, – In quel caso, Intesa non si avvarrà della facoltà di rinunciare alle condizioni di efficacia e invocherà il loro mancato avveramento”. Ca’ de Sass ha anche espresso l’auspicio che “gli azionisti di Mps non approvino la fusione con Mediobanca ma che questo avvenga “successivamente all’Opas da parte del management di Intesa”, per ridurre il rischio di “ripercussioni negative nelle attività di integrazione informatica e operativa dei sistemi” e di evitare la “duplicazione dei costi”.

Nella nota Intesa chiarisce, inoltre, che il rapporto di cambio annunciato a giugno “verrà adeguato nel caso di distribuzione dell’acconto sul dividendo 2026 da parte di Intesa Sanpaolo”. In generale, in caso di adesione totalitaria all’offerta di Ca’ de Sass, il controvalore complessivo salirà a 31,4 miliardi di euro, di cui 27,6 miliardi di euro per il corrispettivo in azioni (calcolato sui valori di borsa del titolo alla vigilia dell’annuncio di giugno) e 3,8 miliardi in denaro. Inizialmente l’offerta di Ca’ de Sass prevedeva 16 azioni ogni 10 di Mps, più un euro in contanti per ciascuna azione della banca senese, per un controvalore complessivo di 30,6 miliardi.

La banca milanese, tuttavia, evidenzia alcune “criticità” nel progetto dell’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, che, “non offre alcun premio, ma è a sconto per gli azionisti delle società target e configura una struttura complessa caratterizzata da elementi di incertezza, sinergie sfidanti e rischi di esecuzione”. Per converso sottolinea che la sua Opas “genera in maniera certa un valore significativo, immediato e sostenibile per gli azionisti di Mps e valorizza Siena”. A proposito di Siena, Intesa definisce “infondato” il timore di una sua perdita di centralità. “L’Opas e le operazioni che ne potranno conseguire, in un’ottica strategica di rafforzamento del sistema bancario italiano, non determinano alcun ridimensionamento di Mps: al contrario, pongono le basi per farne il fulcro di un polo bancario di riferimento, con dimensioni significativamente superiori a quelle attuali”.

Rassicurazioni anche sul fronte dei livelli occupazionali. “La dimensione industriale dell’Opas – ha fatto sapere Intesa – si accompagna a un forte impegno sul fronte delle persone. Per il perimetro destinato a integrarsi in Intesa Sp, l’operazione prevede un ricambio generazionale senza impatti sociali: circa 6.800 uscite esclusivamente volontarie, accompagnate da circa 6.800 nuove assunzioni, un’assunzione per ogni uscita volontaria, di cui circa 2.700 global advisor, a rafforzamento della capacità commerciale e consulenziale del gruppo. Le sinergie industriali dell’operazione non vengono perseguite attraverso una riduzione netta dell’occupazione, ma attraverso il ricambio generazionale”. Lo stesso principio, assicura ancora, “sarà adottato nell’integrazione che darà vita al polo bancario facente capo a Unipol, con l’obiettivo di coniugare la crescita dimensionale con la tutela dell’occupazione, e mantenendo altresì a Siena l’hub direzionale di tutte le attività per il Centro e il Sud Italia”.

Chef Leah Di Bernardo: guardo al cibo italiano attraverso mie radici

Torino, 3 ott. (askanews) – Leah Di Bernardo è la fondatrice e chef di EAT, un ristorante che propone una filosofia “dalla fattoria alla tavola”, un mercato di prodotti alimentari specializzati, uno spazio per eventi e formazione sulla sostenibilità con prodotti biologici locali a Temecula in California. L’abbiamo incontrata a Torino, dove ha preso parte alla delegazione californiana per Terra Madre 2026.

Che cosa rappresenta Terra Madre per lei e com’è stata la sua esperienza qui?, le abbiamo chiesto.

“La mia esperienza con Terra Madre, e in particolare con Terra Madre qui a Torino, è sempre stata d’amore. Credo di essere stato alla prima e alla seconda edizione con mia figlia Gigi, che allora aveva nove anni. Tornando quest’anno, ciò che ho visto e notato davvero è stata la convivialità: persone che si riuniscono autenticamente, come a una festa, con il desiderio di confrontarsi, di parlare, di chiedersi da dove vengono e cosa succede nel loro villaggio, nel loro paese, nel loro stato. Per me siamo tutti uguali; dobbiamo solo abbassare la guardia e aprirci a una buona conversazione. Questo è Terra Madre”.

Avete mostrato una comunità californiana di altissimo livello. Come guarda invece alla comunità italiana?

“Beh, mia nonna è italiana, di Palermo. Mio papà era di origini tedesche. Purtroppo non parlo molto bene l’italiano, mi dispiace davvero. Ma il modo in cui guardo al cibo italiano è attraverso le mie radici, il mio cuore, il mio amore. Anche questo piatto di stasera, in gran parte, è un incontro: innanzitutto perché in America non esiste una cucina completamente “nuova”, a meno che non sia quella nativa americana; e poi perché noi prendiamo in prestito dalle culture. Sono entusiasta di poter prendere in prestito dalla cultura italiana per il mio cibo. Lo amo. È il meglio. Il cibo italiano è il meglio”.

Qual è stato il suo “parco giochi” per diventare chef?

“Sono cresciuta circondata da donne italo-americane. Giovanna. Rosalia. Ero la piccola di famiglia. Da sempre ascoltare, annusare, desiderare di cucinare. Poi, da adulta, ho viaggiato per l’Europa: ho cucinato a Gstaad, in Belgio a La Louvière, e in Italia. Vedere il mondo e viaggiare mi hanno insegnato moltissimo sul cibo. Le persone mi hanno insegnato tantissimo sul cibo. In realtà, il mondo è il nostro terreno di gioco, no?”

Qual è il suo ingrediente preferito?

“Beh, il mio ingrediente preferito cambia continuamente. Ma amo il sumac. Amo il sumac. La mia nuova passione è usare il caffè: lo macino perché non mi piace sprecare. Dunque, cambiamo risposta: il mio ingrediente preferito è qualsiasi cosa la gente stia per buttare via e sprecare; io la uso. Abbiamo molto caffè in eccesso, quindi lo sto scomponendo, strofinandolo sul pollo – come stasera – . si può fare così tanto”.

Intervista di Cristina Giuliano

Montaggio Carla Brandolini

Immagini askanews

Spagna, proteste di massa e cortei per il diritto alla casa, mentre cresce l’incertezza politica

Roma, 3 ott. (askanews) – Decine di migliaia di persone, circa 70mila secondo la delegazione del governo, mentre per gli organizzatori 500.000mila, sono scese in piazza nel centro della capitale spagnola Madrid in un fronte comune contro tutti i settori che ostacolano l’accesso alla casa e favoriscono gli sfratti, includendo tra i responsabili la classe politica e i fondi speculativi internazionali, presentati come “i veri invasori”.

“Diritto a un tetto”; “serve subito uno sciopero generale”; “questa è lotta di classe, non possiamo fare la pace”: sono stati alcuni degli slogan più scanditi. La folla ha dimostrato che la sinistra è mobilitata nelle piazze, anche se non sono mancate le critiche ai partiti che fanno parte del governo di coalizione. La manifestazione è arrivata in piazza Cibeles intorno alle 14, dopo un corteo partito da quattro punti diversi della capitale.

Convocata dal Sindacato degli Inquilini, l’organizzazione che ha guidato le proteste dallo sfratto di Maricarmen (un’anziana di 87 anni) avvenuto lo scorso 23 settembre, la manifestazione ha ribadito la necessità di convocare “presto” uno sciopero generale. A questo proposito, Valeria Racu, portavoce del sindacato, ha anticipato di essere in contatto soprattutto con i sindacati tradizionali dei lavoratori, CC OO e Ugt, e ha spiegato che fisseranno insieme una data definitiva. Racu ha distinto la data di un eventuale sciopero generale da possibili elezioni anticipate alla fine di novembre. “Questo è un avvertimento. La protesta continuerà, governi chiunque governi”, ha insistito. Il Sindacato degli Inquilini ha inoltre attaccato il governo: “Otto giorni di sostegno popolare hanno fatto più di otto anni di governo progressista”. E ha criticato le destre “in ginocchio davanti ai fondi speculativi”. Uno dei momenti più emozionanti è stato quando le quattro colonne del corteo si sono unite a Cibeles, agitando le chiavi e lanciando critiche “al governo progressista, ad Almeida e ad Ayuso”.

Il ruolo che il Sindacato degli Inquilini svolgerà d’ora in poi entra in una nuova fase: l’organizzazione ha annunciato che lascerà l’accampamento di Puerta del Sol, ma non la mobilitazione nelle strade finché le sue richieste non saranno soddisfatte. Il progetto è ora portare le proteste “nei quartieri” e in altre città. A Bilbao, Valencia, nelle Canarie e in un’altra cinquantina di città si sono svolte manifestazioni simili a quella della capitale, portando secondo alcune stime il bilancio delle presenze complessive a mezzo milione di persone.

Quella di questo sabato è stata la seconda manifestazione di massa per il diritto alla casa in appena sette giorni. La settimana scorsa migliaia di persone – 25mila secondo la Delegazione del Governo – avevano marciato per le strade di Madrid per difendere Maricarmen, ma da allora il tema si è ampliato fino alla richiesta di uno sciopero generale. Si tratta di un appello insolito, organizzato da un sindacato che non appartiene a quelli tradizionali e che non si rivolge agli operai, alle fabbriche o ai dipendenti pubblici, bensì agli inquilini.

Se Pedro Sanchez aspettava di valutare fin dove sarebbe arrivata la mobilitazione della sinistra per decidere se anticipare o meno le elezioni, il corteo di questo sabato gli ha offerto un’immagine significativa: decine di migliaia di persone che esprimevano il loro rifiuto di un eventuale governo di Pp e Vox, lo scenario previsto dai sondaggi. Ma la protesta ha anche reso evidente, attraverso cori, slogan e striscioni il profondo malcontento nei confronti dello stesso governo di Pedro Sanchez e dei decreti dell’ultimo momento per cercare di evitare nuovi sfratti come quello di Maricarmen, diventato il detonatore della mobilitazione cittadina.

La manifestazione è stata anche l’epilogo di dieci giorni che hanno cambiato il dibattito pubblico. Tutto è iniziato mercoledì 23, quando Maricarmen è stata sfrattata dalla sua casa ed è uscita in barella diretta verso l’ospedale. Il suo caso ha mobilitato centinaia di attivisti che da tempo chiedono un intervento sul mercato immobiliare e protestano discretamente ogni settimana contro gli sfratti. Ma il caso di Maricarmen ha fatto un ulteriore passo avanti e ha mobilitato migliaia di persone, che sono scese in piazza per la prima volta sabato scorso. Quello stesso pomeriggio, molti di loro hanno protestato contro Ayuso davanti all’attico appena acquistato dalla Comunità di Madrid. Il giorno successivo, Maricarmen ha inviato dall’ospedale il suo primo video. Un giorno dopo, le proteste sono arrivate nelle strade di Madrid ed è comparsa la prima tenda a Puerta del Sol, che da allora è diventata l’epicentro delle rivendicazioni per il diritto alla casa.

Manovra, Schlein: per Meloni priorità è battere record spesa militare

Roma, 3 ott. (askanews) – “Quattordici miliardi di aumento delle spese militari, indebitando il futuro del paese. Non si era mai visto un aumento così. Con la sanità allo stremo e gli stipendi troppo bassi mangiati dall’inflazione al 4%, pare che per Giorgia Meloni la priorità sia battere il record storico di aumento della spesa militare. Noi non ci stiamo, e ci opporremo. Il Paese è in difficoltà e le persone hanno bisogno di cure, stipendi più alti e scuole, servizi e infrastrutture che funzionano. Se vincerà la destra porterà al 5% del PIL la spesa militare, se vinceremo noi porteremo al 7% la spesa sanitaria”. Lo afferma la segretaria del Pd, Elly Schlein.

Calcio, tensione con i reporter israeliani: interrotta la conferenza stampa del ct dell’Irlanda

Roma, 3 ott. (askanews) – La conferenza stampa del commissario tecnico della nazionale irlandese di calcio, oggi in Serbia, alla vigilia della partita contro Israele, è stata interrotta prematuramente dopo nuove tensioni con alcuni giornalisti israeliani, legate al conflitto israelo-palestinese.

L’Irlanda sostiene da tempo la causa palestinese e il doppio confronto di questo autunno tra la sua nazionale e Israele, nell’ambito della Nations League, ha già suscitato diverse controversie.

Dopo le minacce di boicottaggio della partita d’andata da parte di alcuni giocatori irlandesi, in segno di protesta contro la guerra condotta da Israele a Gaza, il primo incontro si è infine disputato come previsto il 27 settembre a Debrecen, in Ungheria, perché Israele non può ospitare partite sul proprio territorio a causa della situazione di sicurezza.

Durante quella partita, vinta dall’Irlanda 3-0, i giocatori irlandesi indossavano una fascia al braccio e hanno abbassato platealmente la testa durante l’inno israeliano. Prima del calcio d’inizio non ci sono stati né lo scambio dei gagliardetti né la stretta di mano tra i capitani.

Mentre la partita di ritorno si giocherà domani a Backa Topola, in Serbia – dopo che la Federazione irlandese si è rifiutata di ospitare l’incontro sul proprio territorio per motivi di sicurezza – è stata la conferenza stampa pre-partita del ct dell’Irlanda a dare luogo a nuove tensioni.

Secondo le immagini di Afptv, queste sono iniziate quando una giornalista ha chiesto a Heimir Hallgrimsson, l’allenatore islandese dell’Irlanda, un commento sull’attacco avvenuto mercoledì a bordo di un volo Flydubai diretto dagli Emirati Arabi Uniti verso Israele, definito “un atto terroristico” dalla magistratura emiratina e dalle autorità israeliane.

“Cosa pensa delle persone che sostiene? La loro ideologia si basa sull’omicidio. Proprio questa settimana, uno di loro ha cercato di uccidere 170 passeggeri israeliani”, ha dichiarato in inglese la giornalista, la cui identità non è stata al momento accertata.

“Oggi non risponderemo a questo tipo di domande. Risponderemo esclusivamente a domande riguardanti il calcio”, ha immediatamente replicato un addetto stampa. Poco dopo, un altro giornalista si è rivolto a sua volta al ct dell’Irlanda: “I vostri giocatori chiamano scimmie i nostri giocatori durante la partita…”, ha detto, venendo subito interrotto da un addetto stampa, che ha ripetuto più volte: “È completamente falso”, mentre al giornalista in questione veniva tolto il microfono.

“Non mi tocchi, non mi tocchi”, ha dichiarato quest’ultimo, mentre la delegazione irlandese poneva prematuramente fine alla conferenza stampa. Le autorità israeliane hanno criticato duramente le iniziative intraprese dalla nazionale irlandese. Il ministro degli Esteri dello stato ebraico, Gideon Sa’ar, ha accusato Dublino di essere “dalla parte sbagliata della storia”.

Festival della Tuscia, otto concerti diffusi per un viaggio tra mondi

Roma, 3 ott. (askanews) – Otto concerti, otto mondi musicali, un patrimonio artistico e architettonico che diventa parte integrante dell’esperienza d’ascolto. Dal 23 ottobre al primo novembre torna il Festival della Tuscia, che attraversa Viterbo e alcuni dei luoghi più suggestivi del territorio trasformando ville storiche, castelli, palazzi monumentali, teatri e basiliche in altrettanti scenari di un viaggio tra epoche, culture e tradizioni. Il programma della nuova edizione sarà presentato ufficialmente martedì 13 ottobre alle ore 11, nella sede del Comune di Viterbo, nel corso di una conferenza stampa alla presenza della sindaca Chiara Frontini, del vicesindaco e assessore alla Capitale Europea della Cultura Alfonso Antoniozzi e del direttore artistico Massimo Spada.

È la Molteplicità, ispirata a una delle Lezioni americane di Italo Calvino, il filo conduttore dell’edizione 2026: un programma che attraversa il repertorio classico, barocco, la musica popolare e quella contemporanea, accostando grandi pagine della tradizione a composizioni meno frequentate, interpreti affermati – come Marcello Panni, Enrico Dindo e Alessandro Carbonare – e nuove generazioni di musicisti. Da Villa Giustiniani di Bassano Romano al Palazzo dei Papi di Viterbo, dal Teatro San Francesco di Bolsena al Castello Odescalchi Orsini di Bracciano, da Palazzo Ruspoli a Vignanello alla Basilica della Quercia, fino alla Sala Regia e al Teatro dell’Unione, il Festival costruisce un dialogo continuo tra musica e patrimonio culturale. I luoghi diventano parte del racconto, ciascuno con la propria storia e una particolare relazione con il repertorio che ospita. Un festival, molteplici universi musicali «Quest’anno sono partito da una parola di Calvino, molteplicità, una delle sue Lezioni americane, perché mi sembrava dicesse qualcosa di vero anche sulla musica: una tradizione, se la ascolti bene, non è mai una sola cosa. È una rete, una costellazione, tante voci che in qualche modo si tengono insieme senza annullarsi», spiega il direttore Massimo Spada. «Ogni concerto di questa edizione può stare in piedi da solo. Ma insieme raccontano qualcosa di più grande: non un percorso con un inizio e una fine, quanto una costellazione. La si può guardare da punti diversi e cambia disegno. La molteplicità non significa dispersione, ma scoprire quante strade possono partire dalla stessa nota, quante storie possono convivere nello stesso Festival e quanti mondi diversi la musica può farci attraversare».

Dal Sud al cuore dell’Europa: il programma Il viaggio comincia il 23 ottobre alle ore 20 a Villa Giustiniani di Bassano Romano, con Sud e Magia, concerto inaugurale a ingresso libero affidato a Marcello Panni e al Nuovo Ensemble del Sud. Un Sud che non è soltanto geografia, ma memoria, desiderio e trasformazione. Rossini, Massenet, Verdi, Händel, Tosti e De Curtis incontrano la canzone napoletana, la taranta, la pizzica e Gershwin, in un intreccio di tradizioni colte e popolari.

Il giorno successivo, 24 ottobre alle ore 20, il Festival approda al Palazzo dei Papi di Viterbo con La morte e la fanciulla. Protagonista L’Appassionata, in un programma che accosta Grieg a uno dei capolavori più intensi di Schubert, il Quartetto n. 14 in re minore, proposto nella versione per orchestra d’archi.

Il 25 ottobre alle ore 18, il Teatro San Francesco di Bolsena ospita Cuadratura, secondo appuntamento a ingresso libero. L’Ensemble Brezza conduce il pubblico alla scoperta delle Sonates à quatre parties di Jean-Baptiste Quentin, un repertorio nel quale la pluralità delle voci si trasforma in architettura musicale.

Il 29 ottobre alle ore 20, il Castello Odescalchi Orsini di Bracciano diventa lo scenario di Conversazione in Sicilia, con Alessio Pianelli, Andrea Cicalese e l’Ensemble Avos Project. Un itinerario che parte dal Mediterraneo e attraversa Georgia, Romania, Armenia, Grecia e tradizione afroamericana.

A Palazzo Ruspoli di Vignanello, il 30 ottobre alle ore 20, il Quartetto Goldberg è protagonista di On the Road, un attraversamento della storia del quartetto d’archi attraverso Haydn, Bartók e Mendelssohn. Tre compositori, tre epoche e tre differenti modi di intendere la scrittura cameristica: un viaggio nel quale è la trasformazione stessa del linguaggio musicale a diventare protagonista.

La musica come comunità: un concerto speciale alla Basilica della Quercia Il 31 ottobre alle ore 11, il Festival dedica alla dimensione collettiva della musica uno dei momenti più significativi dell’edizione. Nella Basilica della Quercia di Viterbo, Preghiera per un amico riunisce l’Orchestra Sistema Musica Arnesano e i Pueri Cantores del Vaticano in un concerto a ingresso libero che mette al centro i giovani, le famiglie e il valore dell’esperienza musicale condivisa. Dal barocco alla suite dello Schiaccianoci di Cajkovskij, dalla Carmen di Bizet alle pagine sacre di Bartolucci, Liberto, Perosi e Rutter, il programma attraversa repertori e sensibilità differenti, trovando nella dimensione corale un punto d’incontro. La stessa giornata, alle ore 20 nella Sala Regia di Viterbo, cambia radicalmente registro con Furore, affidato al flautista Alberto Navarra e al pianista Leonardo Pierdomenico. Debussy, Schubert, Poulenc e Jolivet disegnano un percorso tra impressionismo, romanticismo, neoclassicismo e modernità, in un dialogo serrato tra flauto e pianoforte.

Il gran finale: sei musicisti, infinite relazioniIl Festival si conclude il 1° novembre alle ore 18 al Teatro dell’Unione di Viterbo con Sei personaggi in cerca d’autore, un titolo che richiama Pirandello e racchiude il senso dell’intera edizione. Sul palcoscenico Massimo Spada, Andrea Obiso, Daniele Valabrega, Enrico Dindo, Alessandro Carbonare e Mirko Landoni danno vita a un gioco di combinazioni e identità musicali attraverso due Trii di Brahms, per violino, corno e pianoforte e per violoncello, clarinetto e pianoforte, e il Sestetto op. 37 di Erno Dohnányi. Sei interpreti, tre formazioni, due compositori. Gli strumenti cambiano ruolo, gli equilibri si ricompongono e ogni voce acquista significato nella relazione con le altre. Una conclusione che restituisce in musica l’intuizione da cui nasce il Festival: la ricchezza di un insieme non dipende dall’uniformità dei suoi elementi, ma dalla possibilità di far convivere differenze e identità.

Yemen, forti esplosioni nella capitale Sana’a. Gli Houthi: raid aerei dall’Arabia Saudita

Roma, 3 ott. (askanews) – Forti esplosioni sono state udite sabato nella capitale yemenita, Sana’a, mentre i ribelli Houthi – sostenuti dall’Iran – hanno segnalato dei raid aerei condotti dalle forze saudite: è quanto riporta l’Agence France Presse.

Al-Masirah TV, emittente legata agli Houthi, parla di un'”aggressione saudita” contro la capitale, senza fornire alcun dettaglio su obiettivi o vittime; alcuni attacchi missilistici avrebbero poi colpito la rete di telecomunicazioni nel governatorato di Saada (nel nord-ovest dello Yemen), roccaforte degli Houthi.

Secondo quanto riporta l’agenzia Reuters una densa colonna di fumo si è levata nelle vicinanze di un impianto della Aramco a Riad; le autorità saudite non hanno tuttavia confermato nell’immediato l’incendio presso l’impianto petrolifero statale.

A Milano il Festival del Podcasting: entusiasmo e creatività

Milano, 3 ott. (askanews) – Due giorni di seminari, presentazioni, interviste e workshop al Festival del Podcasting di Milano. Sono 18,5 milioni le persone che in Italia hanno ascoltato almeno un podcast nell’ultimo anno: oltre 500 mila in più rispetto al 2025 (+3%) e una crescita dell’80% dal 2018. A questa platea in espansione è dedicato il Festival che venerdì 2 e sabato 3 ottobre ha tenuto la sua X edizione a Cascina Triulza, nell’area MIND Milano Innovation District.

I dati della ricerca NielsenIQ per Audible sono stati presentati dal vivo da Giorgio Pedrazzini, Customer Success Manager di NielsenIQ. I 25-34enni si confermano il pubblico più coinvolto, ma i dati raccontano di un paese dove il podcast è ecumenico e trasversale per generazioni, geografia, genere e destinazione d’uso; piace il suo essere multitasking – cioè che si possa fare anche altro mentre si ascolta – ma sempre di più il podcast si trasforma anche in video, magari da rivedere in secondo momento, e sempre di più si ascolta a casa oltre che in auto o in palestra o in cammino.

Informazione e approfondimento restano tra le principali motivazioni all’ascolto, mentre cresce lo spazio dell’intrattenimento. Come raggiungere questi ascoltatori, farsi trovare e dare continuità ai progetti è stato uno dei fili conduttori delle due giornate milanesi, tra distribuzione, promozione, videopodcast e monetizzazione.

Diretto da Ester Memeo e organizzato da Podstar, il Festival infatti ha riunito podcaster, autori, giornalisti, creator e professionisti dell’audio. Ospiti celebri ma anche grandissima presenza di donne fra le podcaster e le organizzatrici. Tra gli appuntamenti del Creator Day anche “Raccontare Patti Smith”, la presentazione di Elisa Graci del podcast in cinque puntate realizzato in occasione della presenza dell’artista alle celebrazioni per i 50 anni di Radio Popolare.

Anche Alessandra Quattrocchi caporedattrice di Askanews ha presentato le due serie di podcast dedicati alle donne che fanno parte del nuovo settore “approfondimenti” con la rubrica SGUARDI dell’agenzia: “Italiane della scienza” e “Direttrici d’orchestra”.

Assegnati inoltre diversi riconoscimenti. Il Premio Media Key al miglior podcast emergente è andato a Serena Gerli, Marco Previato, Niccolò Nettis e Alessandro Bena con “Arte Scorretta”, da Torino con amore e scorrettezza, tanti pensieri sul cinema e l’arte; il premio Audioboost per il Miglior Branded Podcast, dedicato ai progetti audio e audio-video realizzati o commissionati da aziende, enti e organizzazion, è andato a “Dolomiti Sound Stories” prodotto da Vois e Dolomiti Supersky, con menzione speciale a “Non chiamatela fortuna” a cura di Daniela Magnetti e Daniele Scaglione.

Il Premio POD24, promosso da 24Ore Podcast e rivolto ai migliori podcast indipendenti di inchiesta e reportage, è andato invece a Maria Vittoria Sparano con “A chi interessa”, la storia del capitano di corvetta Natale De Grazia morto in circostanze misteriose e sospette. Menzione speciale invece a “Noi restiamo qui, giovani storie montanare”; un audio documentario di Marco Romano e Sara Sartori, progetto del Museo Etnografico Trentino di San Michele all’Adige.

Il Festival del Podcasting 2026 aveva fra i media partner Askanews oltre a Radio 24 e 24Ore Podcast, RaiPlay Sound, Sky, Radio Popolare, Media Key, RadioSpeaker, Urban Radio, LINKioni, Eurowaves, Radio Active 20068, Radio Fragola e Spot&Web. Oltre al patrocinio del Comune di Milano, tra gli sponsor dell’edizione Acast, Audioboost, Audible, Insieme Salute, ASSIPOD.org – Associazione Italiana Podcasting, Steady, Yamaha Pro Audio e Banca Investis. Sony ha affiancato il Festival come sponsor tecnico. Tra i partner figurano Fondazione Triulza ETS, ITS Rizzoli, ACLI Milano, Betania Travel, Silent Emotion, Auphonic, Casio, Podcast Academy, Dizione.it, Dreams Donuts Milano e Tag Lab.

Leopolda peace and love, Renzi evita lo scontro con Conte, ma sottolinea: "Non devo dare garanzie"

Firenze, 3 ott. (askanews) – La Leopolda come ‘camera di compensazione’ tra le liti e i veti che agitano il centrosinistra? No, forse così è un po’ troppo ma, di certo, l’intenzione è di lanciare dalla stazione fiorentina “segnali di pace” o, meglio, precisa Matteo Renzi, “idee” più che “veti, polemiche ed esclusioni” al campo progressista.

Sono lontanissimi i tempi in cui Renzi, proprio da qui, attaccava duramente il Pd di Pierluigi Bersani – era il 2010 – ma oggi tutto è cambiato – anche più volte – e sedici anni in politica sono più di un’era geologica. Soprattutto, è il ragionamento dell’ex rottamatore, dopo quattro anni di governo Meloni in cui “l’Italia sta peggio”, “le famiglie sono più povere, la gente se ne va”, chi si propone come alternativa “non può stare a litigare, a escludere, a fare polemiche” perchè “se il centrosinistra si mette a litigare e perde le elezioni è da rinchiudere”. La posta in gioco è alta, come ripete da giorni: “Meloni è a un bivio, o va al Quirinale o va a casa”.

Il palco della Leopolda, anche per la tempistica della kermesse, si pone a metà strada tra la direzione Pd di ieri, in cui Elly Schlein ha lanciato il mantra “generosi, non ingenui”, gli incontri di Giuseppe Conte, in aperta competizione con la segretaria Dem per la leadership, in giro per l’Italia – il leader M5s è atteso oggi all’Unione operaia Colonnata, a Sesto Fiorentino – e i maldipancia dei riformisti Dem che oggi vedranno Giorgio Gori ospite della tribuna renziana.

In tutto questo, Renzi, che notoriamente non è un tipo ‘peace e love’, cerca di tenersi lontano dalla polemica diretta, one to one, con Giuseppe Conte. I giornalisti incalzano, gli chiedono di quella frase di ieri del leader M5s sulla necessità che Schlein gli faccia da garante, e lui fa un giro largo, smorza, smussa: “Vedremo se sarà Conte o saranno altri” a guidare il centrosinistra, “ma è l’ultimo dei problemi”. In questo momento, ricorda, serve “attenzione ai problemi” degli italiani, alla “sicurezza, al garantismo, al riformismo”, non al “chiacchiericcio Conte-non Conte, che personalmente ritengo assolutamente non importante rispetto al dibattito che stiamo vivendo”.

Ma quando i cronisti rilanciano sulla parola “garanzia” l’ex premier non resiste e tira fuori una delle sue citazioni preferite: “Clint Eastwood diceva: ‘Se vuoi una garanzia comprati un tostapane”. E spiega: “La politica non si fa sulla base dei rapporti personali, si fa sulla base delle idee. Allora io dico a Conte e a tutti gli altri: se volete stare su discussioni di merito, noi ci siamo. Magari con un contratto alla tedesca. Continuare a litigare nel centrosinistra significa regalare il Paese e il Quirinale alla Meloni”.

Proprio sulla questione Colle Renzi tira fuori l’orgoglio (“Io ho portato Sergio Mattarella al Quirinale, non ho portato Matteo Salvini al Quirinale”) e, alla fine, arriva anche la risposta diretta a Conte: “Non ho bisogno di dare garanzie, ho bisogno di portare i voti in una scommessa che abbia chiari i paletti per tutti e, quindi, che nessuno possa permettersi di uscire da questi paletti”, conclude.

Mattarella: garantire il multilateralismo, è indispensabile

Roma, 3 ott. (askanews) – “Abbiamo poi parlato ieri con il principe di alcuni aspetti generali registrando la nostra comune convinzione della indispensabilità del multilateralismo e delle sue forme che vanno garantite per una corretta e positiva modalità di relazione nella nella vita internazionale. Abbiamo parlato anche di tanti problemi che ci sono in questo momento nella vita internazionale registrando una costante, piena sintonia e convergenza ispirate a valori della pace, della libertà, della pari dignità di ogni Stato e della tutela dello stato di diritto e dei dei diritti umani”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nelle dichiarazioni alla stampa con il Principe Alberto II durante la visita di Stato nel Principato di Monaco.

Premio Mattia Torre 2026, svelati i sette brani finalisti

Roma, 3 ott. (askanews) – Si è svolta ieri sera, venerdì 2 ottobre, al Teatro dell’Unione di Viterbo, la prima serata della seconda edizione del Premio “Mattia Torre”, condotta magistralmente da Geppi Cucciari. Nel corso della serata sono stati presentati i sette brani dei finalisti, letti da attrici e attori.

I sette brani finalisti, con i rispettivi autori in ordine alfabetico, sono: Giulio Armeni (Il pozzo di Valloxen) – letto da Carlo De Ruggieri; Francesca Bertozzi (Poi mi viene l’ansia) – letto da Cristina Pellegrino; Laura Guerrieri (Gli piaccio o non gli piaccio?) – letto da Caterina Guzzanti; Stefano Rinaudo (Cronache ospedaliere) – letto da Massimo De Lorenzo; Fabrizio Sani (Lucio) – letto da Luca Amorosino; Nemanja Suvajac (Il curioso caso del Bulldog) – letto da Alessandro Tiberi; Giulietta Tisminetzky (Nutella Love) – letto da Giulia Mombelli.

Zerocalcare è salito sul palco del Teatro dell’Unione insieme al suo inseparabile cane Ziggy. In una conversazione intima e profonda con Geppi Cucciari, ha raccontato ciò che Mattia Torre ha significato per lui, condividendo un breve e sentito ricordo. Geppi Cucciari ha accompagnato il pubblico tra letture e ricordi con ironia e sensibilità, dando alla serata un tono affettuoso e partecipe. Gli interventi musicali della Boris Band hanno accompagnato la serata.

Questa sera, sabato 3 ottobre, alle ore 19 la Boris Band partirà da Piazza delle Erbe fino a raggiungere il Teatro dell’Unione. Al teatro si terrà poi la cerimonia di consegna del Premio della Giuria, del Premio del Pubblico e dei premi speciali “Splendida Cornice” e “Propaganda Live”.

Rai, "Sul cammino di Francesco-La vita di Biagio Conte" su Rai1

Roma, 3 ott. (askanews) – Il racconto della straordinaria vita di Fratel Biagio Conte, definito da molti “il nuovo San Francesco” è al centro del film tv “Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte” in onda domenica 11 ottobre in prima serata su Rai 1, prodotto da Gloria Giorgianni per Anele in collaborazione con Rai Fiction, scritto da Costanza Quatriglio e Stefano Rulli, da un soggetto di Stefano Rulli, Gloria Giorgianni, Celestino Pietro Pesce, Nicola Campiotti e Costanza Quatriglio, e diretto da Costanza Quatriglio.

Il film porta al grande pubblico la storia di un San Francesco moderno e siciliano, nato a Palermo negli anni Sessanta in una famiglia di imprenditori, che scelse di abbandonare un’esistenza agiata per dedicarsi interamente agli ultimi, vivendo accanto ai senzatetto della sua città una vita di solidarietà, accoglienza e povertà.

L’opera, della durata di 100 minuti circa, segue Biagio Conte nella sua scelta di vita radicale, dal suo pellegrinaggio ad Assisi al successivo ritorno a Palermo e ai numerosi incontri che lo porteranno a fondare la sua comunità insieme ai senzatetto della stazione, dando vita alla figura di Fratel Biagio. Un’eredità di fede e solidarietà che continua ancora oggi con la Missione di Speranza e Carità – fondata nel 1991 da Biagio Conte e, a seguito della sua morte avvenuta nel 2023, portata avanti da Don Pino Vitrano – che accoglie e favorisce il rientro nel tessuto sociale ai senzatetto e a tutti i bisognosi della comunità siciliana e non solo.

Con la collaborazione della Missione di Speranza e Carità, consulenza di Giacomo Mirto, Giacomo Pilati e Davide Rondoni; realizzato con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, con il sostegno della Regione Siciliana, della Sicilia Film Commission e del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione e con il sostegno di Banca Agricola Popolare di Sicilia, Fondazione Sicilia e Consorzio Sisifo.

Realizzato con il Patrocinio del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’Ottavo Centenario della morte di San Francesco d’Assisi, che ricorre quest’anno, il film – che vede protagonista Alessio Vassallo affiancato da Donatella Finocchiaro nel ruolo di Rosa, Antonio Catania e Alessandra Fazzino in quelli dei genitori Giuseppe e Maria, Giuseppe Spata nel ruolo dell’amico – ripercorre la storia di un uomo capace di incarnare lo spirito francescano nella contemporaneità.

Ad arricchire il racconto è la città di Palermo, protagonista insieme ai suoi luoghi e alle sue contraddizioni: dai quartieri popolari alla stazione, dai vicoli del centro storico fino al litorale e ai palazzi monumentali. Alcune sequenze sono state girate anche nei dintorni di Assisi, nei luoghi che hanno accompagnato il percorso spirituale di San Francesco; una tappa fondamentale nella trasformazione interiore di Biagio, in quel cammino che intraprese lasciando la casa paterna e che ha rappresentato la strada nella quale ha portato avanti i suoi progetti di comunità.

La procura degli Emirati Arabi Uniti: l’incidente al volo Flydubai è stato un attacco terroristico

Roma, 3 ott. (askanews) – Un’indagine preliminare della Procura degli Emirati Arabi Uniti sull’incidente a bordo di un volo Flydubai tra Dubai e Tel Aviv ha stabilito che si è trattato di un attacco terroristico: lo ha riferito l’agenzia di stampa statale emiratina, la WAM.

“Il Procuratore Generale degli Emirati Arabi Uniti, Hamad Saif Al Shamsi, ha dichiarato che l’indagine sull’incidente del volo Flydubai FZ1073 ha stabilito che il copilota ha tentato di compiere un attacco terroristico”, riferisce l’agenzia.

Il Boeing 737 MAX 8 della Flydubai, con 174 persone a bordo del volo FZ1073 da Dubai a Tel Aviv la mattina del 30 settembre, è stato costretto a effettuare un atterraggio di emergenza in Arabia Saudita in seguito a una colluttazione tra i due piloti. Alcuni testimoni a bordo hanno riferito che il copilota ha aggredito il collega con un’arma da taglio nel tentativo di prendere il controllo dell’aereo, ma diversi passeggeri sono riusciti a bloccarlo, scongiurando una tragedia.

Sinner rimanda ancora il rientro: salta Shanghai

Roma, 3 ott. (askanews) – Jannik Sinner rinuncia al Masters 1000 di Shanghai e deve ancora rimandare il rientro in campo. L’azzurro ha annunciato sui social la decisione di non partecipare al torneo cinese, in programma dal 7 ottobre: “Purtroppo non potrò giocare il Rolex Shanghai Masters quest’anno, come avevo sperato. Mi piace sempre giocare davanti ai tifosi di Shanghai e mi dispiace molto non poterlo fare la prossima settimana. Grazie a tutti per il vostro sostegno. Non vedo l’ora di rivedervi l’anno prossimo”.

Sinner è fermo dalle competizioni dalla finale di Wimbledon del 12 luglio per un problema ai tendini del ginocchio destro. Dopo i controlli effettuati a Milano e le settimane di riabilitazione al J Medical di Torino, erano già saltati gli appuntamenti di Canada, Cincinnati, Us Open e Pechino. Ora anche Shanghai esce dal calendario dell’azzurro.

La rinuncia arriva dopo il consulto effettuato a Lione con Bertrand Sonnery-Cottet, chirurgo ortopedico specializzato nelle patologie del ginocchio. Secondo quanto riportato dalla stampa francese, il medico avrebbe consigliato a Sinner di evitare l’intervento chirurgico e proseguire con le terapie conservative.

Il prossimo appuntamento previsto sarebbe il Six Kings Slam di Riad, esibizione in programma dal 21 al 24 ottobre. Anche la partecipazione all’evento saudita, però, resta al momento da valutare. L’obiettivo dell’azzurro è recuperare nelle migliori condizioni prima di tornare alle competizioni.

Meloni e 16 leader Ue: agricoltura e coesione priorità prossimo bilancio

Roma, 3 ott. (askanews) – “Insieme al presidente della Romania Nicusor Dan, abbiamo unito 17 Amici della Coesione, Stati membri dell’UE, attorno a un obiettivo comune: preservare l’Agricoltura e la Coesione come priorità centrali nel prossimo bilancio europeo, garantendo al contempo risorse adeguate per affrontare le nuove sfide dell’Europa”. Lo annuncia la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, su X pubblicando la lettera inviata dai leader di 17 paesi europei al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e al premier irlandese Micheál Martin che guida il semestre di Presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea “in vista dei prossimi passi nelle negoziazioni sull’MFF”, il bilancio pluriennale europeo.

“Siamo fortemente convinti che ciò sia realizzabile”, osserva la premier.

Calcio, Chivu: "All’Inter voglio costruire qualcosa che duri"

Roma, 3 ott. (askanews) – “Voglio creare e lasciare qualcosa di importante nella pagina di questa meravigliosa società”. Cristian Chivu racconta così la sua idea di Inter, tra l’ambizione di tornare a competere fino in fondo in Champions League e il lavoro quotidiano sulla crescita dei giovani. “Non penso mai troppo a lungo termine, perché è partendo con i piccoli passi che puoi raggiungere quelli che sono gli obiettivi che ti permettono poi di sognare più in grande”, spiega l’allenatore nerazzurro in un’intervista a FutNet.

La Champions resta il grande obiettivo: “Vincere è bellissimo. È il sogno di tutti”, ammette Chivu, che però non vede ricette sicure per arrivare al trionfo europeo. “Non esiste una ricetta che ti dà la certezza che puoi vincerla, non esistono soldi e nemmeno idee che ti permettano di comprarne una. È una somma di tante cose”. E sul momento in cui sarà possibile capire le reali ambizioni dell’Inter aggiunge: “Durante la stagione arrivi a un certo punto, tipo a marzo, e capisci a che punto sei”.

Il tecnico torna poi sul percorso di Pio Esposito, attaccante che conosce fin dalle giovanili nerazzurre e sul quale ha puntato anche in prima squadra. “Ha avuto il coraggio, perché nessuno lo racconta, di mollare la Primavera. Poteva scegliere la strada più comoda, fare un altro anno, accrescere l’autostima segnando magari 30 o 40 gol, però ha capito, andando in un altro posto, quanto doveva lavorare”.

Dopo i 10 gol della scorsa stagione, Esposito ha già segnato due volte nel 2026-27. “Ora è più pronto, più maturo, con la stessa fame e la stessa voglia di migliorarsi”, sottolinea Chivu, che lo aveva fatto debuttare in Primavera e gli aveva affidato la fascia da capitano.

L’allenatore parla anche della crescita dei giovani e respinge l’idea di attribuire la responsabilità delle difficoltà ai soli settori giovanili: “È facile puntare il dito, ‘gli allenatori del settore giovanile sbagliano, i giovani non ci sono più’. No, non è così, queste sono scuse”. Per Chivu, “bisogna trovare modi e soluzioni nel fare, nel capire dove abbiamo sbagliato noi, perché la colpa è nostra, non è di quelli che arrivano da sotto”.

Un impegno che il tecnico vuole portare avanti anche fuori dal campo: “Io voglio dare qualcosa indietro al calcio e ho questa possibilità di offrire qualcosa a qualcuno che magari non ha la disponibilità”.

MotoGP, Giappone: Marquez vince la Sprint

Roma, 3 ott. (askanews) – Marc Marquez vince la Sprint del Gran Premio del Giappone e accorcia ulteriormente in classifica su Jorge Martin. Il pilota della Ducati domina i 12 giri di Motegi dopo aver superato al via il poleman dell’Aprilia, che ha chiuso secondo sul traguardo ma è stato penalizzato per aver oltrepassato il limite della pista all’ultima curva. La sanzione di tre secondi fa così scivolare Martin al terzo posto e regala la seconda posizione a Diogo Moreira, al primo podio della carriera in MotoGP con la Honda.

Marquez, partito dalla prima fila, ha preso il comando già alla seconda curva dopo aver resistito all’attacco iniziale di Martin. Da quel momento i due spagnoli hanno fatto gara a parte, con il pilota Ducati sempre al comando. Per Marquez è la settima vittoria nelle Sprint del 2026 e un risultato che gli permette di portarsi a soli sette punti da Martin nel Mondiale.

Martin ha dovuto fare i conti con un forte degrado della gomma posteriore, ma è riuscito a difendere la seconda posizione fino al traguardo. Anche Enea Bastianini, protagonista di una delle sue migliori gare stagionali, aveva conquistato il podio con il terzo posto, ma è stato penalizzato per la stessa infrazione di Martin ed è scivolato quarto.

Alle loro spalle Moreira ha approfittato delle penalità per conquistare un risultato storico sul circuito di casa della Honda. Quinto posto per Ai Ogura, mentre Marco Bezzecchi ha chiuso soltanto sesto. Il pilota dell’Aprilia, partito dalla pole, ha scelto una gomma media posteriore in controtendenza rispetto agli avversari e ha pagato la scelta per tutta la gara, perdendo progressivamente posizioni.

La Sprint è stata segnata anche dall’incidente alla curva 3: Alex Marquez ha sbagliato la staccata coinvolgendo Pedro Acosta e Fabio Di Giannantonio, tutti costretti al ritiro.

Giornata da dimenticare per Francesco Bagnaia, soltanto 18° al traguardo e alle prese con un forte degrado della gomma posteriore. In classifica, Marquez sale così a sette punti da Martin, mentre Bezzecchi scivola a 45 lunghezze dalla vetta.

“Il mio obiettivo era sfruttare la prima fila. Ho fatto una piccola modifica sulla moto e mi trovo davvero molto a mio agio”, ha detto Marquez dopo la vittoria.

F1, Bahrain, pole di Verstappen a Sepang

Roma, 3 ott. (askanews) – Max Verstappen conquista la pole position nelle qualifiche del Gran Premio di Malesia, sul circuito di Sepang, precedendo la Ferrari di Lewis Hamilton di 298 millesimi. L’olandese della Red Bull, autore del miglior tempo in 1’35″130, scatterà dunque dalla prima posizione nella gara di domani, mentre al suo fianco partirà Hamilton, protagonista di una qualifica molto positiva.

In seconda fila ci sarà Kimi Antonelli. Il pilota della Mercedes ha chiuso con il quarto tempo in 1’35″631, ma guadagna una posizione per la penalità di cinque posti inflitta a Isack Hadjar per la sostituzione della power unit. Il pilota della Red Bull, terzo in qualifica in 1’35″558, sarà quindi costretto a partire dall’ottava posizione. Al fianco di Antonelli scatterà Charles Leclerc, quinto con la seconda Ferrari in 1’35″666.

Terza fila tutta McLaren con Lando Norris, sesto in 1’35″757, e Oscar Piastri, settimo in 1’35″762. George Russell partirà invece dalla nona posizione dopo l’ottavo tempo in qualifica. Chiudono la top ten Pierre Gasly con l’Alpine e Gabriel Bortoleto con l’Audi.

La sessione ha regalato anche qualche sorpresa nelle fasi precedenti. Ferrari aveva scelto di mandare in pista Hamilton e Leclerc con gomme medie nel Q1, mentre gli altri principali protagonisti avevano optato per le soft. Fuori nel primo segmento Valtteri Bottas, Sergio Perez, Alex Albon, Esteban Ocon, Oliver Bearman e Nico Hulkenberg.

Nel Q2 sono state eliminate entrambe le Aston Martin di Fernando Alonso e Lance Stroll, rispettivamente dodicesimo e quattordicesimo. Alonso ha comunque centrato un risultato significativo dopo il rinnovo con il team. Fuori anche le Racing Bulls di Arvid Lindblad e Liam Lawson e l’Alpine di Franco Colapinto, che sconterà domani una penalità complessiva di 15 posizioni.

Per Antonelli la qualifica è stata condizionata da un errore nel Q2: il suo primo tempo è stato cancellato per track limits in curva 6, costringendolo a un secondo tentativo con una nuova soft. La gomma utilizzata in precedenza gli ha poi consentito un solo giro lanciato in Q3, chiuso con il quarto tempo.

Il pilota italiano partirà quindi davanti a Leclerc e con George Russell alle sue spalle, mentre Verstappen proverà a trasformare la pole nel successo sul circuito che lo aveva visto vincere nell’ultima gara di Formula 1 disputata in Malesia, nel 2017.

Manovra, Conte: lo scostamento bilancio per avere piu’ armi una follia

Roma, 3 ott. (askanews) – “Il carrello della spesa è sempre più caro, le bollette e i carburanti sono alle stelle, la pressione fiscale è al record e la crescita dell’Italia al lumicino. E il governo cosa fa? Fa uno scostamento e trova 14 miliardi di spesa aggiuntiva da mettere sulle armi, una follia. Prendiamo quei soldi e gli extraprofitti di banche e colossi energetici, restituiamo potere d’acquisto agli italiani, al ceto medio, facciamo ripartire imprese e fasce più deboli della popolazione, dobbiamo cambiare passo radicalmente”. Lo ha detto il leader M5s, Giuseppe Conte, parlando a margine della cerimonia delle medaglie d’oro Libertas allo Stadio Olimpico di Roma.

Kiev sotto attacco, i bombardamenti russi hanno colpito il ponte Pivnitchny

Roma, 3 ott. (askanews) – I bombardamenti russi hanno colpito un importante ponte di Kiev, il ponte Pivnitchny (Nord), due giorni dopo l’attacco al Pivdenny (Sud): lo ha annunciato il sindaco della capitale ucraina, Vitali Klitschko, sul suo canale Telegram.

Secondo il sindaco, sono stati danneggiati il manto stradale e i cavi dei filobus; la circolazione è stata interrotta nella direzione che va dalla riva sinistra alla riva destra del fiume Dnepr. Giovedì e venerdì, il ponte Pivdenny era stato colpito da droni russi, causando la chiusura al traffico e ingenti ingorghi nella metropoli, divisa in due dal fiume Dnepr.

Si tratta dei primi attacchi significativi contro i principali ponti di Kiev dall’inizio dell’invasione russa, nel febbraio del 2022.

Intanto il Ministero degli Esteri russo ha ribadito l’avvertimento rivolto ai cittadini stranieri e al personale delle missioni diplomatiche di non rimanere a Kiev o nelle vicinanze di siti di interesse militare in Ucraina, perchè “stanno consapevolmente esponendo la propria vita a un pericolo mortale”.

In arrivo il 16 ottobre Tutto è possibile. Atto II." di Geolier

Milano, 3 ott. (askanews) – Quella appena trascorsa è stata per Geolier un’estate impossibile da dimenticare: ha radunato oltre 300.000 fan nel corso del suo primo tour nei maggiori stadi italiani, ha dichiarato immediatamente sold out 6 date al Maradona previste nel 2027, è tornato più volte primo in classifica Album Fimi con il suo ultimo disco uscito a gennaio, ha esordito alla #1 di Apple Music raggiungendo la vetta delle classifiche di Amazon Music, della Spotify Daily Top Songs e tra i brani di tendenza su YouTube con il suo ultimo singolo “Per noi” feat Achille Lauro ed è stato l’artista più premiato ai BYD Music Awards.

A coronamento di un anno da vero protagonista, in cui Geolier ha continuato a superare sé stesso e ad alzare sempre più l’asticella, non poteva non fare un ultimo regalo ai suoi fan e dare via al countdown di “Tutto è possibile. Atto II.” (Atlantic Records Italy / Warner Music Italy), il secondo capitolo del suo ultimo disco, già certificato quadruplo platino, in uscita il 16 ottobre.

Ancora nuova musica in arrivo per il rapper napoletano che l’estate prossima sarà impegnato in “Napoli è casa tua”: non un semplice live, ma un’esperienza in 6 atti pensata per far immergere i fan di tutta Italia nel suo mondo. Il progetto live, che porterà oltre 300.000 persone nel capoluogo campano per sei concerti allo Stadio Diego Armando Maradona, ha raddoppiato il primato dell’artista e firmato un nuovo record nella sua città.

Geolier è senza dubbio uno dei fenomeni musicali più eclatanti che l’Italia abbia visto e vissuto negli ultimi anni. Forte delle sue radici e sempre teso a superare qualsiasi limite geografico e musicale, in pochi anni è riuscito a diventare punto di riferimento per l’urban italiano, nonché nome tra i più richiesti da tutta la scena, ottenendo, in così poco tempo, importanti certificazioni: ben 103 dischi di platino e 48 dischi d’oro. Un successo inarrestabile dietro l’altro non soltanto discografico, ma anche live, un artista da record, che oltre a collezionare sold out, continua a riscrivere primati.

Il centro ritrovi il popolo e il coraggio della politica

Centro e riformismo, una parabola in crisi

Nella generale crisi della rappresentanza, che indebolisce la democrazia, spiccano i percorsi del “centro” e del “riformismo”, che ad un certo punto si sono incrociati suscitando grandi attese, finendo però per indebolirsi a vicenda e per regalare ampie fasce di elettorato popolare alla polarizzazione politica e all’astensione. Lo

Nella Prima Repubblica l’incontro fra il centro e il riformismo avviene quando l’area di centro (ispirata al cattolicesimo democratico e al liberalismo) dialoga e giunge a governare con la sinistra non massimalista, dando il via a storiche riforme sociali e amministrative.

Ma con il graduale spostamento del baricentro del potere — avvenuto in tutto l’Occidente — dalla politica al denaro, il dialogo fra centro e area riformista si sbiadisce o addirittura subisce una metamorfosi. L’ingresso dei radicali nelle varie forme che l’alleanza fra forze centriste e riformiste ha assunto nei decenni recenti certifica simbolicamente questo cambio di natura. Complici anche le leggi elettorali maggioritarie, il centro riformista perde progressivamente consenso, con l’eccezione della breve stagione del Pd di Renzi, verso il quale però la fiducia popolare guadagnata si trasforma presto in disillusione.

 

Ritrovare la dimensione popolare

Ora, a mio avviso, questa parabola del centro e del riformismo nella Seconda Repubblica sembra essere arrivata ai titoli di coda. Bisogna recuperare la dimensione popolare della politica insieme allo spirito del dialogo di frontiera — anche laddove allora sembrava impossibile per la mole delle forze che lo avversavano — che dischiuse la stagione dei governi di centro-sinistra. Per riaccreditarsi di fronte all’elettorato non è sufficiente però creare contenitori di centro, bisogna costruire un programma coerente con la tradizione dei De Gasperi, dei Fanfani, dei Moro, nel mutato contesto storico.

Pensiamo solo a come potrebbe incidere sul dibattito politico un centro capace di caratterizzarsi, di portare un contributo autonomo sulla politica economica e su quella estera intorno a questioni centrali per lo sviluppo e per la sicurezza del Paese.

 

Fisco e ruolo dello Stato

Di recente il governo Meloni ha fatto la classica manovra elettorale acchiappavoti con l’abolizione del bollo auto. È questa un’occasione straordinaria da cogliere al volo per discutere seriamente di una riforma complessiva (questa sì riformista nel senso antico e buono del termine) dell’imposizione sul patrimonio che tenga conto dei cambiamenti avvenuti nella composizione della ricchezza delle famiglie.

Altro assist dal governo, che andrebbe sfruttato per rilanciare il modello economico misto (non l’ambigua terza via blairiana) caro al centro, è stato quello della moral suasion su Eni per il tetto al prezzo dei carburanti. Questo caso costituisce l’ennesima conferma che i grandi gruppi strategici per il Paese fanno la differenza, se sono controllati dallo Stato.

 

Energia, la lezione per l’Europa

Infine, sempre in materia economica ma con apertura europea, occorrerebbe un centro capace di dire che è ora di imparare la lezione dai madornali errori commessi dalla Commissione europea in materia energetica. Oltre allo sbaglio di fondo, considerare le rinnovabili sostitutive e non in coabitazione con le altre fonti di energia, come fa la Cina con brillanti risultati, si è rivelato profondamente dannoso il passaggio voluto da Bruxelles, e che ha fatto la felicità della comunità degli speculatori finanziari dentro e soprattutto fuori l’Ue, dai contratti trentennali fra Stati sulle materie prime ai contratti di mercato stabiliti nelle quotazioni di borsa.

I primi garantivano risorse energetiche da fornitori vicini, quindi con un minore impatto ambientale, sicure e a buon prezzo. Il secondo tipo di contratti ha finito spesso per comprare la stessa merce triangolata per eludere le sanzioni ma a prezzi superiori di svariate volte, e per approfittare di ogni tensione internazionale per fare salire il prezzo di gas e petrolio.

 

La ferita della politica estera

E qui veniamo a quella che considero la vera ferita aperta nel centro. Un centro che sembra aver smarrito la grande tradizione diplomatica degli statisti democristiani, che diede un contributo non marginale anche agli accordi di Helsinki, non può attestarsi sulla linea di avversione sistematica ad ogni soluzione diplomatica del conflitto russo-ucraino come quella espressa dalla rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas, la quale non gode di troppe simpatie neanche in diversi ambienti europei della Nato.

Farsi consigliare, o andare al seguito, delle centrali neoconservatrici, come Il Foglio ad esempio, non si è rivelato un grande affare né per il centro né per i riformisti.

Costruire una nuova architettura di difesa e di sicurezza in Europa, rinnovare e adeguare le istituzioni globali al nuovo ordine multilaterale sono le sfide per la politica, e a maggior ragione lo sono per quella di centro, non quella di lasciarsi trascinare in un conflitto sempre più gravoso finanziariamente, con conseguenze economiche e sociali sempre più difficili da gestire nei Paesi europei.

 

Una risposta politica, oltre la paura

Non è che in nome dello spauracchio del ritorno di Conte a Palazzo Chigi si debba digerire tutto. Se non si concorre a dare una risposta politica ai rischi di populismo e di trasformismo, si può correre addirittura il rischio di facilitare, anziché ostacolare, ciò che si paventa.

Il caso Rossi e il dovere del dubbio

Tredici anni dopo la morte di David Rossi, precipitato il 6 marzo 2013 dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni, il caso torna a interrogare il rapporto tra accertamento dei fatti e responsabilità delle istituzioni. Le nuove risultanze impongono il riesame di una vicenda per due volte conclusa con l’archiviazione.

Già nella relazione intermedia approvata il 3 marzo 2026, la Commissione parlamentare d’inchiesta aveva escluso l’ipotesi del suicidio, concludendo per l’omicidio sulla scorta delle consulenze acquisite. Le simulazioni eseguite il 28 settembre al Foro Italico, con il supporto dei RIS dei Carabinieri, corroborano e approfondiscono tale ricostruzione: secondo i consulenti, Rossi sarebbe stato aggredito prima della caduta e trattenuto all’esterno della finestra.

La portata di simili conclusioni esige rigore. Valutazioni dei consulenti, conclusioni dell’inchiesta parlamentare e accertamento giudiziario delle responsabilità appartengono a piani distinti. Preservare tale separazione è l’unico modo per valorizzare gli elementi di novità senza cadere in anticipati giudizi di colpevolezza.

Il dubbio come metodo

Le precedenti indagini avevano accolto la ricostruzione suicidaria. Per comprenderne la distanza rispetto agli esiti oggi prospettati, occorre verificare come vennero vagliati gli elementi discordanti rispetto a quell’ipotesi e su quali basi vennero considerate esaurite le piste alternative.

Il dubbio metodologico è la costante disponibilità a mettere alla prova l’ipotesi che orienta l’indagine. Esso impone di ricercare i dati in grado di smentirla, di porre a confronto tesi antitetiche e di motivare rigorosamente le ragioni per cui vengano escluse. Come ho già osservato riflettendo sul dovere del limite che grava sul pubblico ministero, l’autonomia della funzione inquirente richiede completezza nell’accertamento e correttezza del metodo. La statura istituzionale di chi indaga si misura dalla capacità di confrontarsi con ciò che contraddice la propria ricostruzione.

La relazione parlamentare del 2022 aveva evidenziato criticità concrete: su tutte, la mancata analisi dei fazzoletti rinvenuti nell’ufficio e la loro distruzione prima della conclusione delle indagini. Scelte che hanno irrimediabilmente sottratto materiale a verifiche successive. La perdita di una fonte di prova produce un vulnus a cui il progresso tecnologico non può ex post porre rimedio.

È su questi snodi che la critica deve esercitare il proprio sindacato, ricostruendo gli atti e la ratio delle decisioni. La fiducia nella magistratura esige che le carenze documentate ricevano una spiegazione trasparente. Il rispetto dovuto alla funzione giudiziaria deve dimostrarsi compatibile con un esame severo del metodo seguito.

Anche la prova scientifica, d’altronde, non sfugge al dovere del controllo. Una simulazione acquista valore euristico solo quando ne vengano esplicitati i dati di partenza, le condizioni sperimentali e i limiti intrinseci dei risultati. Il rigore impone di vagliare criticamente anche la ricostruzione che oggi appare più persuasiva: sarebbe un grave errore metodologico sostituire una certezza dogmatica, sottratta al controllo, con un’altra di segno opposto.

 

Il contesto dei poteri

Nel 2013, la Banca Monte dei Paschi di Siena attraversava una grave crisi finanziaria e giudiziaria. Il rapporto tra banca, fondazione e città coinvolgeva il credito, l’occupazione e una parte rilevante della vita pubblica senese. Rossi, in qualità di responsabile della comunicazione, si muoveva all’interno di questa rete di relazioni, in una fase di forte esposizione dell’istituto.

Una simile cornice merita un’indagine accurata sulle relazioni professionali e sugli interessi coinvolti. Il nesso tra tali interessi e la morte di Rossi resta, pertanto, un tema di prova fondamentale. Tuttavia, la centralità della banca nella vita di Siena non può assurgere, da sola, a dimostrazione di un condizionamento delle indagini. Qualsiasi legame con ambienti criminali necessita di riscontri autonomi e stringenti.

L’indipendenza dell’accertamento si misura proprio nella possibilità di esaminare ogni rapporto rilevante con la medesima esigenza di verifica. Nessun interesse economico o reputazionale può legittimare un’indagine parziale. Al contrario, la rilevanza dei poteri coinvolti rende ancora più stringente il dovere di trasparenza: una morte che resta un enigma incrina inevitabilmente la fiducia dei cittadini nella capacità dello Stato di applicare il diritto senza riguardi per nessuno.

 

Il Parlamento e la giurisdizione

Il contributo della Commissione parlamentare va collocato nel suo fondamento costituzionale. L’articolo 82 attribuisce alle commissioni d’inchiesta poteri di indagine corrispondenti a quelli dell’autorità giudiziaria, assoggettandole alle medesime limitazioni. L’inchiesta parlamentare esercita così una funzione autonoma di accertamento su questioni di interesse pubblico, che include la verifica sulla completezza e sulla tempestività dell’attività investigativa.

L’accertamento della responsabilità penale individuale è, invece, appannaggio esclusivo della giurisdizione, da celebrarsi nel contraddittorio e con le garanzie del giusto processo. Il merito del lavoro parlamentare risiede nell’aver recuperato elementi trascurati, sollecitato nuovi approfondimenti e reso conoscibili questioni rimaste aperte. La leale collaborazione tra istituzioni acquista senso profondo quando ciascuna esercita le proprie prerogative nel pieno rispetto di quelle altrui.

L’apertura di un nuovo fascicolo a Siena, annunciata dal presidente della Commissione già il 2 marzo 2026, segna la ripresa degli approfondimenti in sede giudiziaria. Il significato di questo nuovo capitolo dipenderà dalla qualità degli accertamenti e dalla possibilità di sottoporne gli esiti a una verifica effettiva e trasparente.

Difendere l’autorevolezza della magistratura significa accettare il controllo democratico sulle sue scelte. Lo stesso rigore impone che eventuali responsabilità o omissioni degli investigatori siano vagliate nelle sedi competenti, rifuggendo da processi sommari o anticipazioni di colpevolezza. Il garantismo conserva il suo significato più autentico soprattutto quando viene applicato a chi esercita i poteri dello Stato.

La verità dovuta alla famiglia

La domanda di giustizia dei familiari di David Rossi merita una risposta ancorata ai fatti, non alle suggestioni. Il tempo trascorso rende l’accertamento più complesso e più oneroso il dovere di motivare le lacune del passato. Per la famiglia, conoscere la verità non è una concessione, ma l’essenza stessa della tutela dovuta alla dignità della persona.

Per David Rossi resta da accertare la verità materiale: che cosa sia accaduto, chi ne sia il responsabile e perché. Questo esame, condotto senza timori reverenziali e senza deroghe, è l’unica via per restituire piena credibilità alle istituzioni della Repubblica.

Carlo Acutis, oltre i like: la fede e la sfida digitale

Dopo il successo del documentario su Carlo Acutis, per alcuni versi commovente, si sono riaccesi i riflettori su questa figura, che rappresenta senza dubbio una novità nel panorama cattolico giovanile.

La canonizzazione di Carlo Acutis, celebrata il 7 settembre 2025 in piazza San Pietro da papa Leone XIV, ha riportato al centro dell’attenzione una figura religiosa insolita per la sua età e per il rapporto con la tecnologia. Nato a Londra nel 1991, cresciuto a Milano e morto nel 2006, a soli quindici anni, a causa di una leucemia fulminante, Acutis è diventato santo dopo un percorso iniziato con la causa di beatificazione e proseguito con il riconoscimento di due miracoli attribuiti alla sua intercessione.

In modello per gli adolescenti?

La sua storia divide meno sul piano della devozione personale che su quello dell’interpretazione: per alcuni rappresenta un modello vicino agli adolescenti di oggi; altri invitano invece a non trasformare la sua vicenda in un’immagine semplificata o in un fenomeno esclusivamente mediatico.

Carlo Acutis trascorse gran parte della sua vita a Milano. Frequentò la scuola, praticò sport e si interessò molto all’informatica. Parallelamente sviluppò una forte partecipazione alla vita religiosa: secondo le fonti della Santa Sede, era legato alla Messa, alla preghiera, all’Eucaristia e al volontariato. Utilizzò inoltre le proprie competenze digitali per realizzare materiali e siti dedicati alla fede, tra cui una ricerca sui miracoli eucaristici.

Il percorso verso la beatificazione passò attraverso il riconoscimento delle virtù eroiche nel 2018; nel 2020 Acutis fu beatificato ad Assisi. La Santa Sede riconobbe poi un secondo miracolo e il percorso si concluse con la canonizzazione del 7 settembre 2025. Il Dicastero delle Cause dei Santi lo presenta come un giovane molto legato alla devozione mariana e all’Eucaristia, ricordando anche il volontariato con le persone senza dimora e nelle mense dei poveri.

 

Perché i sostenitori lo considerano una figura vicina ai giovani

Tra coloro che guardano positivamente alla figura di Acutis, un elemento ricorrente è la sua età. Non viene presentato come un personaggio vissuto in un’epoca lontana, ma come un adolescente cresciuto tra scuola, sport, amicizie e computer. Questo rende la sua biografia facilmente comprensibile ai ragazzi contemporanei.

Alcuni educatori e studiosi citati dalla stampa hanno osservato che proprio questa vicinanza generazionale favorisce l’identificazione. La sua storia viene quindi proposta come quella di un ragazzo che, pur utilizzando strumenti moderni, attribuiva grande importanza alla propria esperienza religiosa. Anche il suo lavoro con Internet viene letto dai sostenitori come esempio di utilizzo della tecnologia per comunicare contenuti religiosi.

Per i fedeli che ne sostengono la devozione, la canonizzazione rappresenta inoltre il riconoscimento di un percorso spirituale iniziato molto presto. La grande partecipazione alla cerimonia del 2025 e il flusso di pellegrini ad Assisi sono indicati come segnali dell’interesse suscitato dalla sua figura.

 

Le posizioni più caute e le discussioni

Accanto all’entusiasmo esistono però anche posizioni più caute. Una prima questione riguarda il modo in cui Acutis viene definito “santo di Internet” o “patrono di Internet”. Questa formula è molto diffusa nel linguaggio giornalistico e popolare, ma non coincide con il dato essenziale del processo canonico: la Chiesa ha valutato la sua vita e ha seguito una procedura specifica per riconoscerne le virtù e i miracoli, non semplicemente il suo rapporto con la tecnologia.

Un secondo punto riguarda i miracoli attribuiti alla sua intercessione. Il riconoscimento ecclesiastico dei miracoli appartiene alla procedura della canonizzazione, ma il loro significato religioso non viene interpretato nello stesso modo da tutti. Inoltre, alcuni teologi guardano con prudenza alla diffusione dei materiali sui miracoli eucaristici raccolti da Acutis, distinguendo tra devozione e valutazione storico-teologica dei singoli episodi.

Un’ulteriore discussione riguarda il rischio di trasformare una figura religiosa in un fenomeno commerciale o mediatico. Nel 2025 il vescovo di Assisi denunciò la vendita online di presunte reliquie di Acutis. Il Dicastero delle Cause dei Santi ribadì che le reliquie autentiche devono essere certificate e che non devono essere vendute. L’episodio non riguarda direttamente la validità della canonizzazione, ma mostra le tensioni che possono accompagnare una figura diventata molto popolare.

Il caso Acutis mostra quindi due modi differenti di leggere la stessa vicenda. Per i sostenitori, l’aspetto più importante è la possibilità di presentare ai giovani una persona della loro stessa epoca, capace di unire fede, scuola, amicizie e tecnologia. Per gli osservatori più critici, invece, è necessario distinguere la biografia documentata dalla costruzione di un’immagine pubblica: il successo mediatico, la definizione di “santo di Internet” e la grande attenzione intorno alla sua tomba sono fenomeni successivi alla sua morte e non costituiscono, da soli, elementi del processo di canonizzazione.

La discussione riguarda anche il ruolo della famiglia e della comunicazione. La madre di Carlo, Antonia Salzano, ha sostenuto pubblicamente la memoria del figlio e ha risposto alle accuse secondo cui la ricchezza della famiglia avrebbe potuto influenzare il processo, respingendole e affermando che i miracoli non possono essere comprati. Si tratta di una posizione personale che va distinta dai passaggi formali della procedura ecclesiastica.

 

Social media e giovani: tra rischi e opportunità

Oggi Carlo Acutis è dunque una figura religiosa riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa cattolica e, nello stesso tempo, un fenomeno culturale che interessa educatori, giornalisti, credenti e osservatori esterni alla Chiesa. Le valutazioni sul suo significato possono essere diverse, ma i fatti essenziali restano: è nato nel 1991, è morto nel 2006, è stato beatificato nel 2020 e canonizzato nel 2025. Il confronto tra le interpretazioni favorevoli e quelle più critiche riguarda soprattutto il modo in cui questa vicenda viene raccontata e il significato che le viene attribuito nella società contemporanea.

La storia di Carlo Acutis permette però di riflettere anche su un tema più ampio: il rapporto tra i giovani e i social media. Questi strumenti non sono, di per sé, né positivi né negativi. Molto dipende dal modo in cui vengono utilizzati, dagli obiettivi che si perseguono e dalla capacità di sviluppare un uso consapevole della tecnologia.

I social possono certamente essere utilizzati per diffondere informazioni false, alimentare fenomeni di emulazione, costruire immagini artificiali di sé o trasformare la ricerca di consenso in una competizione continua. Per alcuni giovani il numero di “like”, commenti e visualizzazioni può diventare un parametro con cui misurare la propria popolarità e, in alcuni casi, il proprio valore personale. Anche la pubblicazione continua di fotografie e contenuti relativi ai luoghi visitati, alle vacanze o alle esperienze quotidiane può trasformarsi in una sorta di gara a mostrare agli altri una vita apparentemente perfetta.

Ma sarebbe riduttivo considerare i social media soltanto attraverso i loro aspetti problematici. Le piattaforme digitali possono infatti rappresentare anche importanti strumenti di comunicazione, informazione, educazione e crescita personale. Attraverso Internet un giovane può approfondire un argomento scolastico, seguire corsi e conferenze, confrontarsi con persone che condividono gli stessi interessi, conoscere realtà culturali diverse e accedere a contenuti che altrimenti sarebbero difficilmente disponibili.

In questo senso, la vicenda di Carlo Acutis può essere letta anche come un esempio di come le competenze tecnologiche possano essere messe al servizio della comunicazione di idee e valori. Acutis utilizzò le proprie conoscenze informatiche per realizzare contenuti legati alla fede. Al di là della dimensione religiosa della sua esperienza, il suo caso permette di porsi una domanda attuale: è possibile utilizzare gli strumenti digitali non soltanto per intrattenersi, ma anche per imparare, comunicare e costruire qualcosa di utile per gli altri?

 

Educare alla tecnologia: il compito di famiglia e scuola

La risposta dipende in larga misura dall’educazione all’uso della tecnologia. Per i giovani non è sufficiente conoscere il funzionamento tecnico di uno smartphone o di un social network: è importante sviluppare anche capacità di analisi e senso critico. Significa, per esempio, imparare a distinguere una notizia verificata da una fake news, riconoscere i contenuti manipolatori, comprendere che ciò che viene mostrato sui social rappresenta soltanto una parte della realtà e riflettere sulle conseguenze della condivisione di un contenuto.

Un ruolo importante può essere svolto dalla collaborazione tra famiglia e scuola. L’educazione digitale non dovrebbe essere considerata soltanto come un insieme di divieti o restrizioni, ma come un percorso che aiuti i ragazzi a comprendere le opportunità e i rischi del mondo online. Famiglie e insegnanti possono accompagnare i giovani nella costruzione di un rapporto più equilibrato con la tecnologia, promuovendo il confronto, la responsabilità e la capacità di scegliere autonomamente come e quando utilizzare gli strumenti digitali.

Pensare di fermare la tecnologia attraverso provvedimenti esclusivamente repressivi può rivelarsi una pura illusione. Smartphone, Internet e social media fanno ormai parte della vita quotidiana e il problema non consiste soltanto nel limitarne l’utilizzo, ma soprattutto nel comprendere come utilizzarli in modo consapevole.

In questa prospettiva, la storia di Carlo Acutis può offrire uno spunto di riflessione anche a chi non è credente. Al di là della fede e della sua canonizzazione, la sua vicenda richiama infatti l’attenzione su una questione molto contemporanea: come trasformare la tecnologia da semplice strumento di consumo e intrattenimento in un mezzo attraverso il quale comunicare, imparare, condividere conoscenze e sviluppare relazioni. È proprio su questo terreno che il rapporto tra giovani, educazione e mondo digitale può diventare una delle sfide più importanti della società contemporanea.

Schuman, l’Europa si costruisce: la pace ha bisogno di coraggio e concretezza

Le radici di un progetto ancora aperto

Il recente viaggio apostolico di Leone XIV in Francia e, specialmente, l’omaggio che il papa ha reso a Robert Schuman hanno richiamato l’attenzione sulle “radici” dell’Europa e sulla cosiddetta Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950, considerata l’atto di nascita dell’Europa unita, tanto che in questa data è stata fissata la Giornata dell’Europa.

Ma l’anniversario del discorso pronunciato da Schuman può offrire l’occasione per riflettere sul senso dell’Europa, realtà storico-culturale prima che geografica, e sull’Unione europea di ieri e di oggi. Mi sembra che dalla Dichiarazione Schuman si possano estrarre alcune indicazioni di carattere filosofico, che danno da pensare alla politica in generale e a quella europea specificamente.

 

La pace richiede sforzi creativi

L’incipit della Dichiarazione fornisce il presupposto; così recita: «La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano». È importante sottolineare l’espressione “sforzi creativi” e soprattutto il fatto che gli sforzi debbano essere “creativi”; anche per la pace l’immaginazione può e deve giocare un ruolo; diversamente si rischia di essere ripetitori stanchi di formule algide.

La pace richiede inventiva, capacità di aprirsi al nuovo; le vie della pace possono essere non solo quelle collaudate, ma anche altre inedite, e ciò che non è stato sperimentato richiede sempre una buona dose di coraggio. La creatività non è astrattezza, ma concretezza originale, che reclama impegno senza retorica e moralismo, che invece caratterizzano spesso l’approccio alla pace, dando luogo a quello che Leone XIV chiama “ingenuo irenismo”: non di questo si nutre la pace, che non ha bisogno di essere proclamata quanto costruita con un eroismo della quotidianità.

Successivamente la Dichiarazione afferma: «Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche», e con ciò riconosce l’apporto che può provenire dall’Europa per l’edificazione della pace.

Occorre avere contezza di questo contributo, definito addirittura “indispensabile”: si badi, ciò è tutt’altro che un’affermazione eccessiva, serve a rendere anche più impegnativo il ruolo dell’Europa, alla quale è richiesto, a tal fine, di essere “organizzata e vitale”, per dire che non si può improvvisare. E non c’è contrasto tra la richiesta di “sforzi creativi” e la configurazione “organizzata e vitale”: questa senza quelli scade nella burocrazia, e quelli senza questa scadono nel velleitarismo.

 

L’Europa non nasce una volta per tutte

E veniamo al punto cruciale, quando nella Dichiarazione si afferma che «L’Europa non potrà farsi una sola volta, né sarà costruita tutta insieme». Un po’ alla volta, infatti, si è costruita l’Europa e continua a costruirsi: dai sei paesi fondatori della Comunità europea ai ventisette membri attuali dell’Unione europea, e non finisce qui.

Ne consegue l’avvertenza importante per l’Europa: di non pensare di farsi una volta per tutte e per sempre; vale invece la logica della costruzione, con le sue leggi di gradualità e di fattibilità, all’insegna di una prassi generativa.

E qui si inserisce un’indicazione metodologicamente preziosa della Dichiarazione, vale a dire che l’Europa «sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto»: due i punti rilevanti di questa affermazione, la concretezza e la solidarietà; quindi non astratte teorie né esclusivi interessi. L’Europa ha invece bisogno di misurarsi con iniziative specifiche all’insegna della condivisione e della collaborazione.

Si tratta di una filosofia che nulla concede all’ideologismo né all’utopismo, ma esercita un realismo, richiamato anche da Jean Monnet, l’altro architetto dell’unità europea, con il cosiddetto metodo dei “piccoli passi”: piccoli, ma di chi sa dove vuole andare e arrivare.

 

Piccoli passi, un grande ideale

E più avanti ancora la Dichiarazione precisa la necessità di «concentrare immediatamente l’azione su un punto limitato ma decisivo»: la concretezza reclama un obiettivo delimitato da perseguire senza indugio o procrastinazione; ancora una volta l’indicazione è di estrema praticità.

Epperò s’inserisce in un contesto che è quello della costruzione europea; non è quindi un asfittico fare, ma un fare in vista di uno scopo che lo sopravanza. Solo che questo scopo non è indicato astrattamente, ma guardato attraverso una programmazione limitata e mirata: una programmazione che alle origini della Comunità europea era economica — più precisamente riguardava la condivisione della produzione del carbone e dell’acciaio — ma fin dalle origini legata a un ideale: quello europeista o federalista.

 

Dall’idealità alla costruzione della pace

Insomma, la teoria è motivata dalla prassi: di essa si nutre e la nutre, rompendo il circolo vizioso di una teoria autarchica o di una prassi subordinata. Il circolo virtuoso che si può trarre dalla Dichiarazione Schuman è l’interazione di teoria e prassi, di idealità ed economia, che avviano un modello nuovo di costruzione statuale: aperto e collaborativo, e impegnato nella “salvaguardia dei suoi fini pacifici”.

Ancora una volta, la pace non come astratta idealità — ideologia — ma la pace come costruzione, come pacificazione.

Gargani, la forza dell’equilibrio e l’arte del dialogo

Il saluto a un protagonista della politica

Ho partecipato ai funerali di Giuseppe Gargani nel maggio scorso, uno dei «Magnifici 7» della Democrazia cristiana irpina, protagonisti di una stagione politica che ha saputo esprimere personalità capaci di ricoprire ruoli istituzionali di grande rilievo a livello nazionale ed europeo. Per me non è stato soltanto il saluto a un importante uomo delle istituzioni.

Ho conosciuto Giuseppe Gargani fin da quando ero adolescente. Era un amico di mio padre e ho avuto l’opportunità di seguirlo in numerosi convegni, presentazioni di libri e campagne elettorali, sia nazionali che europee.

 

Una visione oltre l’immediato

Da ragazzo, quando parlava di politica con una visione di lungo periodo, spesso consideravo quei ragionamenti troppo complessi o lontani dalle preoccupazioni quotidiane. Con il passare degli anni, però, ho ripensato molte volte alle sue parole e oggi mi rendo conto di aver avuto la fortuna di ascoltare e osservare una persona dotata di una lungimiranza politica fuori dal comune, capace di guardare oltre l’immediato e di comprendere con largo anticipo le trasformazioni della società e delle istituzioni.

 

L’equilibrio che rende possibile il confronto

Una delle qualità che più mi ha colpito nel corso degli anni era la sua capacità di creare dialogo. In un tempo in cui il confronto politico è spesso segnato da divisioni e contrapposizioni, Gargani riusciva a riunire persone di destra e di sinistra nei suoi convegni e nelle sue presentazioni, favorendo sempre un dibattito civile e rispettoso. Non era un risultato scontato, ma il frutto della sua autorevolezza, del suo equilibrio e del rispetto che sapeva conquistare in ogni ambiente.

Non a caso, anche durante l’omelia, il sacerdote ha ricordato come una delle caratteristiche che più lo contraddistinguevano fosse proprio l’equilibrio: quella rara capacità di mantenere un dialogo costruttivo tra posizioni politiche diverse, senza mai alimentare divisioni, ma cercando sempre punti di incontro.

 

Un insegnamento affidato all’esempio

L’Irpinia perde una delle sue figure politiche più autorevoli. Io porto con me il ricordo di un uomo delle istituzioni, di un riferimento culturale e politico, ma soprattutto di una persona che ha saputo insegnare, con l’esempio, il valore del confronto, della moderazione e della visione.

Ciao, onorevole. Grazie per gli insegnamenti, le riflessioni e gli esempi che hai lasciato a chi ha avuto il privilegio di conoscerti e di seguirti nel tuo lungo percorso umano e politico. Riposa in pace.

Sabatino Fonso

Consiglere comunale di Lioni (Av)

Calcio, Francia-Italia 1-1, Bastoni risponde a Olise

Roma, 2 ott. (askanews) – L’Italia pareggia 1-1 a Saint-Denis contro la Francia nella terza giornata di Nations League. La squadra di Mancini soffre per larghi tratti il possesso e la pressione dei padroni di casa, ma riesce a reagire al vantaggio francese e porta a casa un punto al termine di una partita intensa, nella quale Donnarumma è protagonista con diversi interventi decisivi.

La Francia parte con maggiore aggressività e prende subito il controllo del gioco. Gli Azzurri faticano a costruire dal basso e sono costretti spesso ad abbassarsi sotto la linea della palla, cercando soprattutto di sfruttare gli spazi lasciati dalla squadra di Zidane. Dopo i primi minuti di sofferenza, però, l’Italia riesce a trovare qualche buona ripartenza.

Al 9′ una bella azione porta Sebastiano Esposito a servire Kayode, che mette la palla sul secondo palo: Kean, da posizione favorevole, trova però la risposta di Maignan, che devia in angolo. La Francia continua a gestire il possesso e al 23′ sfiora il vantaggio con un cross di Dembelé deviato da Tonali: la palla colpisce la traversa e termina in calcio d’angolo.

L’Italia cresce con il passare dei minuti e, quando riesce a ripartire con spazio, crea qualche problema alla difesa francese. Al 41′ Kean trova anche il gol, ma la rete viene annullata per fuorigioco. Poco dopo Frattesi arriva alla conclusione, trovando la deviazione di Jacquet in angolo. All’intervallo è 0-0.

La ripresa si apre con una Francia ancora aggressiva. Donnarumma deve subito intervenire due volte in rapida successione, prima su Doué e poi su Dembelé, evitando il vantaggio francese. Al 50′ il portiere azzurro si ripete su Olise, ma cinque minuti più tardi non può nulla.

Al 55′ la Francia passa in vantaggio. Cherki tocca per Olise, che calcia una punizione con grande precisione: la palla colpisce la traversa e rimbalza dentro la porta, all’altezza dell’incrocio dei pali. L’Italia accusa il colpo e per alcuni minuti è ancora la Francia a fare la partita.

Mancini prova a cambiare l’inerzia inserendo Barella e Vergara al posto di Pio Esposito e Tonali. Al 68′ arriva la risposta azzurra. La Francia commette un errore in disimpegno, Bastoni anticipa Da Cunha sulla trequarti e parte verso la porta. Il difensore si presenta davanti a Maignan e con freddezza firma il gol dell’1-1.

Il pareggio non frena la Francia, che torna immediatamente ad attaccare. Al 70′ Rabiot sfiora il nuovo vantaggio con una conclusione diagonale, ma Donnarumma si oppone con una grande parata. Il portiere azzurro è ancora decisivo all’84’, quando respinge una potente conclusione di Camavinga.

Nel finale la partita si accende anche sul piano agonistico. Kean e Upamecano vengono ammoniti dopo un confronto in campo e all’85’ il difensore francese viene espulso per doppia ammonizione dopo un fallo proprio su Kean. La Francia resta in dieci, ma continua a cercare il gol della vittoria.

L’Italia prova a sfruttare la superiorità numerica e all’81’ si rende pericolosa con un cross morbido di Vergara per Kean, il cui colpo di testa viene alzato in angolo da Maignan. Nel recupero, però, è ancora Donnarumma a salvare gli Azzurri con un altro intervento su Camavinga.

Dopo quattro minuti di recupero arriva il fischio finale. Francia e Italia chiudono sull’1-1 una partita nella quale gli Azzurri hanno dovuto soprattutto difendersi e ripartire, ma hanno mostrato carattere dopo il vantaggio dei padroni di casa. A decidere il risultato sono stati il gol di Bastoni e soprattutto gli interventi di Donnarumma, determinante nei momenti di maggiore pressione francese.

Padel, al Fip Gold di Perugia derby azzurro Orsi-Casali nei quarti

Roma, 2 ott. (askanews) – Esordio vincente per le azzurre Carolina Orsi, Carlotta Casali e Giulia Dal Pozzo al Fip Gold di Perugia, il terzo torneo di padel più importante d’Italia dopo il Major di Roma e il P1 di Milano. I risultati della giornata – si legge in una nota – hanno definito il derby italiano tra Orsi e Casali, in programma sabato nei quarti di finale, mentre Dal Pozzo, in coppia con la spagnola Nuria Rodriguez, affronterà Clarissa Aima e Caterina Baldi.

Orsi, numero 29 del ranking mondiale, in coppia con la spagnola Patty Llaguno, ex numero uno del mondo, ha superato Giuditta Beltrami e Michela Zaccagnini concedendo un solo game in due set. Vittoria per 6-1 6-1 anche per Casali e Nerea Guerra contro Deborah Cruciani e Micaela Moroni. Le due azzurre si contenderanno così un posto in semifinale in un confronto che mette in palio anche punti preziosi per il ranking internazionale e darà una carica in più per il Mondiale di Doha di novembre al quale entrambe aspirano.

Avanza con decisione anche Dal Pozzo, numero 26 del mondo. La 20enne azzurra e Rodriguez hanno superato Francesca Scrinzi e Vittoria Giraldi in due set. Nei quarti troveranno Aima e Baldi, quest’ultima tra le italiane più in evidenza nella stagione. Le due avversarie si sono già distinte insieme nel 2024, quando raggiunsero gli ottavi di finale del Milano Premier Padel P1 partendo dalle qualificazioni.

Prosegue intanto il cammino anche della coppia testa di serie numero 1 del tabellone femminile, formata da Veronica Virseda e Martina Fassio, che hanno battuto Coppola e Livioni per 6-0 6-2. Nei quarti affronteranno Daniela Portilla e Claudia Ordonez.

Nel tabellone maschile avanzano le principali teste di serie. Alex Arroyo, numero 28 del mondo, e Jose Jimenez, numero 29, hanno battuto in due set Mario Huete e Jaime Munoz. Successo in rimonta per Lucas Bergamini e Jairo Bautista, teste di serie numero uno, che dopo aver perso il primo set contro Morales e Varo hanno ribaltato il risultato – conclude la nota – imponendosi 5-7 6-1 7-6.

Manovra, approccio "più prudente". Ok a Dpfp e richiesta scostamento

Roma, 2 ott. (askanews) – Una manovra che richiederà “un approccio un attimino più prudente” perchè “il contesto in cui ci muoviamo richiede un’attenzione maggiore”, avverte il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ma che d’altra parte potrà contare su una crescita migliore delle previsioni della scorsa primavera e dello spazio della clausola di salvaguardia, che sarà attivata a pieno per la spesa per l’energia ed in misura ridotta nel 2028 per la difesa.

Inizia a profilarsi il percorso verso la legge di bilancio dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri del Documento programmatico di finanza pubblica che, ha sottolineato Giorgetti, “arriva in un contesto particolarmente complesso sotto molti aspetti e in cui fare previsioni diventa sempre più complicato”.

Ma le previsioni comunque vanno fatte e quelle del Dpfp parlano di un Pil rivisto al rialzo da +0,6% a +1% nel 2026, che proseguirà con un +0,8% nel 2027, un +0,9% nel 2028 e +0,8% nel 2029. Il deficit viene confermato al 2,9% nel 2026 per poi crescere al 3,4% nel 2027, scendere leggermente al 3,3% nel 2028 e ridursi di nuovo sotto il 3% nel 2029 (2,4%). I dati del deficit aggiornati, ha precisato Giorgetti, sono calcolati “tenendo conto della spesa supplementare consentita dalle regole europee e di cui quindi non si tiene conto per quanto riguarda il sentiero di spesa e il deficit”. Di conseguenza, ha tenuto a precisare, “se voi depurate lo 0,6% dello scostamento troverete un dato inferiore al 3%. Naturalmente, sapete che poi qui i decimali fanno la differenza, il nostro auspicio è di rimanere sotto il 3% nel 2026 e quindi aprire questo spazio”.

Sul debito, invece, “abbiamo un impatto dovuto alla spesa per interessi, diciamo che il sentiero discendente riparte dal 2028 quando finalmente saranno esaurite le code per cassa del superbonus”. Nelle nuove previsioni del Dpfp il debito si attesterà al 138,1% del Pil nel 2026, al 138,4% nel 2027, al 137,7% nel 2028 e al 136,3% nel 2029.

Giorgetti ha confermato la richiesta di scostamento al Parlamento per l’attivazione della clausola di salvaguardia per 28 miliardi complessivi. “Chiederemo uno scostamento quantificato per 2027 nello 0,3% del Pil per l’energia e dello 0,3% per la sicurezza, con una analoga previsione per il 2028”, ha detto il Ministro precisando che “rispetto alle intenzioni di qualche settimana fa abbiamo deciso di ridimensionare lo scostamento per la difesa” per 0,3 punti di Pil (circa 7 miliardi).

Nella conferenza stampa seguita al Cdm Giorgetti è infine tornato sulla lettera inviata dalla premier Giorgia Meloni a Bruxelles precisando che “la proposta italiana di considerare l’impatto dell’inflazione sul sentiero di spesa non nasce per chiedere una diversa e ulteriore flessibilità, ma viene fatta per richiamare l’attenzione sul fatto che i target di tre anni fa, fissati con un tasso di inflazione profondamente diverso, non possono non considerare il diverso impatto che l’inflazione ha avuto sul sentiero della spesa”.

Life sciences, ricerca e imprese per l’attrattività dell’Italia

Milano, 2 ott. (askanews) – Ricerca, produzione e formazione per rafforzare l’attrattività dell’Italia nel settore delle life sciences. È la sfida lanciata da Luiss Business School e Farmindustria, che hanno riunito in un convegno a Milano esperti e protagonisti del settore per fare il punto sui nuovi scenari che impongono alle imprese di ripensare strategie di investimento per favorire una maggiore competitività internazionale e preservare la sicurezza delle filiere

‘Questo primo incontro alla sede milanese dedicato al mondo pharma per noi è di fondamentale importanza, perché noi vogliamo fortemente che le nostre sedi – in particolare quella di Milano – diventino un luogo di incontro e di scambio tra imprese, accademia, studenti e professionisti di settore – spiega ad askanews Federica Brunetta, Direttrice MBA in Pharmaceutical Management Luiss Business School -. In particolare, quello che desideriamo è che in un settore come quello farmaceutico, che è molto dinamico e quindi richiede competenze specifiche, questi incontri diventino fonte di scambio di competenze, nascita di collaborazioni anche di nuove progettualità, e soprattutto di expertise che poi vengono a trasferire nei nostri partecipanti’.

In uno scenario geopolitico internazionale sempre più complesso, la formazione diventa così una leva cruciale di competitività: il confronto tra università, imprese e professionisti assume un’importanza fondamentale per costruire competenze sempre più in linea con le esigenze di un settore in continua evoluzione.

‘In un settore come quello farmaceutico, caratterizzato da forti dinamiche, è proprio dalla nascita di collaborazione, degli scambi di expertise che nascono programmi informativi di eccellenza – prosegue Federica Brunetta – : questo è un po’ lo spirito con cui noi creiamo la nostra offerta formativa, partendo dall’MBA in Pharmaceutical Management che si avvierà con la seconda edizione, unendo una formazione di eccellenza in contesto di executive master, in particolare quelli dedicati alla filiera della salute, e programmi verticali molto specializzanti per chi già ha bisogno di approfondimenti avanzati e già opera nel settore’.

Rendere l’Italia più attrattiva significa soprattutto creare condizioni favorevoli agli investimenti, alla ricerca e alla capacità produttiva del Paese.

‘Occuparsi di salute richiede altissimi tassi di investimenti. Mi piace condividere un dato che riguarda il 2025: le aziende che operano in Italia hanno investito oltre 4 miliardi per quanto riguarda ricerca, sviluppo e innovazione, anche dal punto di vista industriale – sottolinea Raffaello Innocenti, vicepresidente di Farmindustria -. Questo vuol dire investire in competenze, investire in tecnica, in sviluppo industriale, investire ovviamente in salute, attrarre investimenti e contribuire fortemente a sostenere il sistema paese Italia’.

La collaborazione tra Luiss Business School e Farmindustria punta così a creare nuove sinergie e a rafforzare l’attrattività del sistema Paese grazie a una rete sempre più stretta tra università, ricerca e imprese.

‘Sono occasioni preziose, ma secondo me sono preziose sicuramente per gli studenti che hanno l’opportunità l’occasione di incontrare l’industria, ma altrettanto per l’industria che deve essere in contatto con i giovani che poi saranno i professionisti domani nelle nostre aziende. Quindi questo è un aspetto fondamentale, un’occasione unica – puntualizza ancora il vicepresidente di Farmindustria -. L’obiettivo è quello fondamentalmente di avvicinare domanda e offerta: avvicinando domanda offerta, il vantaggio va per gli studenti che saranno i professionisti del prossimo futuro, per le aziende e per l’università stessa. Ma siccome ci occupiamo di life sciences dico che a beneficiarne sarà l’intero sistema Paese’.