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L’Ordine di Malta all’Onu estende la propria rete diplomatica

Roma, 29 set. (askanews) – Si allarga la rete diplomatica dell’Ordine di Malta e, con essa, il suo spazio nelle relazioni internazionali.

È questo uno dei risultati della settimana diplomatica che ha accompagnato l’81 Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York, dove il Gran Cancelliere dell’Ordine di Malta, Riccardo Paternò di Montecupo, ha incontrato rappresentanti di governi e istituzioni e concluso nuovi accordi di cooperazione.

Con le intese raggiunte con Zimbabwe, Malawi e Zambia, salgono a 118 i Paesi con cui l’Ordine intrattiene relazioni diplomatiche. In Africa sono ora 42 gli Stati della rete diplomatica dell’Ordine.

Numeri che raccontano un processo di progressivo consolidamento della presenza internazionale dell’Ordine, proprio mentre il sistema multilaterale si confronta con crisi sempre più complesse e con un quadro geopolitico profondamente trasformato.

A New York, il Gran Cancelliere ha incontrato il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Abdullah bin Zayed Al Nahyan, il ministro degli Esteri libanese Youssef Rajji e il Segretario di Stato agli Esteri della Repubblica Federale di Germania, Geza Andreas von Geyr.

Tre interlocutori diversi per area geografica e ruolo, ma con un punto di contatto: la volontà di consolidare la cooperazione con l’Ordine di Malta e di sviluppare nuove forme di collaborazione.

È la dimensione della diplomazia umanitaria a rappresentare il filo conduttore di questi rapporti.

A New York, questo approccio è stato ribadito anche attraverso la partecipazione alla Piattaforma sulla Crimea e all’incontro dedicato alla diplomazia umanitaria.

In Ucraina, come negli altri principali teatri di crisi, l’Ordine traduce infatti la propria presenza diplomatica in attività concrete di assistenza alla popolazione.

Riccardo Paternò di Montecupo, Gran Cancelliere dell’Ordine di Malta: Ho avuto modo di partecipare a due eventi. Uno sull’Ucraina e sulla piattaforma Crimea che dibatte il problema molto grave del trovare una soluzione per la guerra in atto e anche qui noi siamo interessati al tema, perché in Ucraina facciamo cose straordinarie. Abbiamo in questi anni distribuito più di 10.000 tonnellate di vari generi abbiamo seguito 60.000 circa generatori. Abbiamo un vasto programma di sostegno psicologico, abbiamo 65 centri in Ucraina e quindi è chiaro che il tema per noi è molto caldo e sensibile.

La strategia di ampliamento delle relazioni passa anche da nuove intese. Sono stati sottoscritti protocolli di cooperazione con gli Stati Federati di Micronesia e Cipro, mentre Tuvalu ed Eswatini hanno firmato dichiarazioni di intenti. Geografie molto diverse, che restituiscono però la dimensione globale della rete dell’Ordine: dall’Europa all’Africa, dal Medio Oriente al Pacifico.

È una presenza che si misura quindi non soltanto sul piano diplomatico, ma anche sulla capacità di intervenire laddove le crisi producono le conseguenze più pesanti sulla popolazione. Ucraina, Gaza, Libano e altri scenari di emergenza sono il terreno sul quale l’Ordine di Malta porta avanti quella che definisce la propria diplomazia umanitaria.

E proprio da New York arriva il messaggio con cui l’Ordine lega la propria proiezione internazionale alla sua missione storica: neutralità, assistenza alle persone più vulnerabili e capacità di operare anche nei contesti di maggiore instabilità e rischio. Una rete diplomatica che cresce, dunque, ma soprattutto uno strumento per rafforzare la capacità dell’Ordine di Malta di dialogare con gli Stati e di trasformare quel dialogo in cooperazione umanitaria.

Meloni: sono vicina alla famiglia Regeni, siamo assolutamente determinati a cercare la verità

Roma, 29 set. (askanews) – “Rinnovo la mia vicinanza alla famiglia di Giulio Regeni, alla loro richiesta, che è anche la nostra, di verità e di giustizia. Lo Stato italiano è parte civile nel processo e quindi anche noi siamo assolutamente determinati a cercare la verità”, lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a Praga, dopo l’incontro con il primo Ministro della Repubblica Ceca, Andrej Babis.

“La sentenza – ha aggiunto la premier – non è ancora passata in giudicato e quindi tutto quanto andrà fatto nei modi e nei tempi in cui sarà necessario farlo. In questa ricerca di verità e di giustizia noi abbiamo sempre utilizzato tutti i canali che avevamo: canali politici e diplomatici con il Cairo”. “Ho un po’ il dubbio che chiudendo quei canali noi ci avviciniamo ai nostri obiettivi piuttosto che allontanarci da quegli obiettivi”, ha concluso.

Regeni, Meloni: chiudere canali con Egitto rischia di allontanarci da obiettivo

Roma, 29 set. (askanews) – “La sentenza non è ancora passata in giudicato e quindi tutto quanto andrà fatto nei modi e nei tempi in cui sarà necessario farlo. In questa ricerca di verità e di giustizia noi abbiamo sempre utilizzato tutti i canali che avevamo: canali politici e diplomatici con il Cairo. Ho un po’ il dubbio che chiudendo quei canali noi ci avviciniamo ai nostri obiettivi piuttosto che allontanarci da quegli obiettivi”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a Praga, dopo l’incontro con il primo Ministro della Repubblica Ceca, Andrej Babiš.

Antinfluenzale pediatrica, a Roma il vertice sulla prevenzione

Roma, 29 set. (askanews) – Aumentare la copertura vaccinale dei bambini per proteggere i più piccoli e ridurre la pressione sui servizi sanitari. È l’obiettivo del convegno “Vaccinazione antinfluenzale – La prevenzione comincia dall’infanzia”, organizzato a Roma da NOMOS Centro Studi Parlamentari con il contributo non condizionante di AstraZeneca.

Tra i nodi centrali affrontati nel corso dei lavori figura la necessità di colmare la distanza tra le raccomandazioni ufficiali e l’effettiva adesione delle famiglie, puntando sul valore del confronto diretto e sulla fiducia nei confronti degli operatori sanitari.

“Vaccinare i bambini significa proteggere non solo loro, ma anche i tanti anziani che hanno un contatto diretto con i più piccoli. Dobbiamo pensare soprattutto ai più fragili, a chi rischia conseguenze gravi, fino all’ospedalizzazione, persino per una banale influenza. È proprio questo il concetto di comunità e di protezione collettiva che dobbiamo diffondere, ed eventi come quello di oggi vanno esattamente in questa direzione. Per farlo dobbiamo anche potenziare i nostri strumenti: gli investimenti del PNRR, a partire dalle oltre mille Case di Comunità, possono diventare presidi fondamentali anche per la somministrazione dei vaccini. È un percorso che dobbiamo fare insieme, in cui ognuno può e deve dare il proprio contributo” ha dichiarato Andrea Costa, Esperto in attuazione PNRR del Ministero della Salute.

“Il messaggio è che l’influenza non è una malattia banale: soprattutto nei soggetti fragili, infatti, può causare complicanze anche gravi che rischiano di portare all’ospedalizzazione. Questo vaccino, inoltre, è uno strumento estremamente maneggevole e ben tollerato” ha aggiunto Antonio D’Avino, presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP).

Nel corso dell’incontro, istituzioni e medici si sono confrontati sulla necessità di superare i divari regionali e facilitare l’accesso alla profilassi, ricordando anche come sia fondamentale affiancare alla programmazione un’informazione trasparente capace di accompagnare i genitori nella scelta.

“Siamo alla vigilia dell’avvio della campagna di vaccinazione antinfluenzale, che partirà ad ottobre con tempistiche differenti da regione a regione. Come ogni anno, parliamo di una macchina organizzativa imponente che coinvolge una rete capillare: medici di medicina generale, pediatri, farmacie e centri vaccinali delle ASL. Nonostante questo grande sforzo, facciamo ancora fatica a raggiungere coperture vaccinali elevate. Dobbiamo quindi impegnarci di più nel convincere le persone a vaccinarsi, perché l’antinfluenzale è uno strumento fondamentale per tutelare la propria salute. Il focus di un evento come questo punta in particolare sui bambini. Vaccinare i più piccoli significa proteggere loro, ma anche le rispettive famiglie e i nonni: i bambini sono infatti la fascia della popolazione in cui il virus circola maggiormente e, interrompendo la trasmissione tra di loro, si riesce a proteggere l’intera comunità in modo davvero efficace” ha concluso Enrico Di Rosa, Presidente della Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica.

L’evento si è concluso evidenziando l’importanza della vaccinazione pediatrica per alleggerire gli accessi agli ospedali e contrastare l’antimicrobico-resistenza. Un’azione sinergica tra istituzioni, medici e reti territoriali che punta a trasformare la raccomandazione in un’opportunità di prevenzione concreta per tutti i bambini.

Grillo a pranzo con Stroppa, l’uomo di Elon Musk in Italia

Roma, 29 set. (askanews) – Beppe Grillo ha pranzato oggi con Andrea Stroppa, l’esperto di sicurezza informatica considerato il terminale italiano del miliardario Elon Musk, proprietario di alcune delle principali aziende tecnologiche a livello globale.

L’incontro si è svolto all’hotel Forum, tradizionale punto di appoggio romano dell’ex garante del M5S.

Lo riferiscono fonti vicine a Grillo, recentemente tornato alla ribalta della cronaca politica per la sua iniziativa legale per tentare di contendere il simbolo del Movimento 5 stelle al partito guidato da Giuseppe Conte.

Ue: forniture petrolio stabili ma prezzi diesel e kerosene elevati. Il commissario: inverno difficile

Roma, 29 set. (askanews) – Le forniture di petrolio all’Unione Europea continuano a risultare stabili, ma con prezzi elevati in particolare per diesel e kerosene, a riflesso di una situazione dei mercati “tirata”. È la fotografia scattata dal gruppo di coordinamento sul petrolio dell’Unione europea, secondo quanto riporta un comunicato.

Le scorte presso i poli Amsterdam, Rotterdam e Anversa risultano al di sotto della media degli ultimi cinque anni, ma stabili rispetto alle passate settimane e le raffinerie europee “stanno lavorando alla massima capacità”, dice il gruppo Ue.

Data la possibilità di ulteriori problematiche alle forniture, la Commissione europea monitora attentamente la situazione e la cooperazione tra i paesi membri. La prossima riunione del gruppo di coordinamento del petrolio si svolgerà il 15 ottobre.

Il Commissario UE per l’energia, Dan Jorgensen, ha avvertito che l’Unione europea si avvia verso un inverno difficile, che vedrà prezzi del petrolio e del gas “molto elevati” a causa della guerra tra Stati Uniti e Iran, mentre non sono previsti problemi per la sicurezza degli approvvigionamenti. Jorgensen ha annunciato inoltre la proposta di di posticipare di un anno la data di entrata in vigore delle nuove norme volte a ridurre le emissioni di metano. “Non c’è dubbio che ci stiamo avvicinando a un inverno difficile. Non prevediamo problemi di sicurezza degli approvvigionamenti, ma prevediamo prezzi molto elevati. Vorrei inoltre ricordare che, anche se per chi non può permettersi il combustibile non si tratterà tecnicamente di un problema di sicurezza degli approvvigionamenti, la percezione sarà la stessa. Già in un inverno normale, in Europa ci sono quasi 50 milioni di persone che non riescono a riscaldare adeguatamente le proprie abitazioni. Questo inverno, quindi, potrebbe essere ancora peggiore. È una situazione che prendiamo molto, molto seriamente. Per non parlare del nostro settore industriale, anch’esso sotto pressione”, ha detto Jorgensen ai giornalisti, al termine della riunione dei ministri dell’Energia a Dublino. “Stiamo valutando queste opportunità. Ho già affermato che, riguardo al regolamento sul metano, un provvedimento molto importante per l’Europa, confermiamo gli obiettivi e le nostre ambizioni. Tuttavia, propongo ora di isolarne alcune parti, nello specifico quelle relative alle importazioni, e di posticipare di un anno la data di entrata in vigore. Si spera che ciò contribuisca ad allentare le tensioni sui mercati e vada nella direzione indicata, tra gli altri, dal Presidente francese”, ha aggiunto riguardo alla proposta di rinviare l’entrata in vigore delle nuove norme volte a ridurre le emissioni di metano.

Denatalità e fertilità assistita, a Napoli CFA celebra 40 anni

Roma, 29 set. (askanews) – “Le cause principali della denatalità dipendono non solo da fattori economici e componenti sociali ma principalmente dai diversi problemi ambientali visto che viviamo in un habitat altamente inquinato con elementi chimici nuovi che creano grandi problemi alla fisiologia sia degli ovuli che degli spermatozoi. Quello che mangiamo, beviamo, respiriamo, ha un impatto significativo sulla fertilità delle coppie. Su questi aspetti è fondamentale fare una prevenzione adeguata, bisognerebbe partire già dalla fase della pubertà, nelle scuole. Poi c’è anche la reticenza della coppia ad affrontare i problemi rivolgendosi ai centri di fertilità”. Lo ha dichiarato il professore Brian Dale, founder e direttore scientifico del Centro Fertilità Assistita di Napoli a margine dell’evento celebrativo per i quarant’anni di attività, svoltosi alla presenza di cento famiglie protagoniste di percorsi di fertilità affrontati nel corso degli ultimi quattro decenni. “In questi quarant’anni – spiega il professor Dale – è aumentato il tasso di gravidanza che dal 10% è arrivato al 60% grazie ai grandi miglioramenti della tecnologia. Principalmente nelle attività di laboratorio, visto che parliamo di fecondazione in vitro. Il tema del mantenimento di gameti, ovuli e spermatozoi è sempre stata la sfida e oggi siamo arrivati al punto di poter crescere embrioni fino al quinto giorno (blastocisti) conservandoli perfettamente”. L’Italia continua a vivere un ‘inverno demografico’ come testimoniano i numeri legati alla denatalità e la medicina della riproduzione è diventata una componente strutturale del sistema sanitario. Secondo Daniela Dale, embriologa e Chief operating officer del CFA: “Le difficoltà riproduttive sono purtroppo in aumento. Parliamo di circa il 20% della popolazione. Una coppia su cinque. Il mio consiglio è quello di iniziare a fare controlli per la fertilità a partire dalla maggiore età. Soprattutto per gli uomini tra i quali si sono registrati cali importanti. Ci sono diversi approcci per superare queste criticità. Dipende, ovviamente, dal tipo di problema. Ma certamente prima si interviene più possibilità ci sono di superare il problema. Serve una presa in carico multidisciplinare da parte di più specialisti come il ginecologo, l’endocrinologo, il biologo, l’embriologo, il nutrizionista, per raggiungere un risultato veloce e sicuro. La denatalità si può superare con aiuti diversi ma spesso si aspetta troppo. Problemi sociali, la carriera, una stabilità economica. In questi casi, è bene ricordare lo strumento della preservazione della fertilità che offre la possibilità di aspettare con maggiore serenità, senza il rischio di depauperare la propria fertilità”. A raccontare il valore del lavoro compiuto dal CFA, la testimonianza delle famiglie e dei giovani presenti accompagnate dagli specialisti al traguardo del percorso di genitorialità come spiega Fabiana Esposito psicologa e psicoterapeuta del CFA: “Oggi tutti noi viviamo con l’illusione del controllo. Programmiamo la carriera, i viaggi e crediamo erroneamente di poter programmare anche la fertilità. Il rinvio forzato determina una genitorialità sospesa e questo provoca alla lunga un silenzio logorante all’interno della coppia. Tutto ciò determina delle difficoltà che impattano negativamente sia sulle chance di avere un bambino che sul benessere di coppia. La prevenzione della fertilità è un passo non più rimandabile. Oggi nelle scuole si parla tanto di prevenzione sui metodi contraccettivi e sulle patologie sessualmente trasmissibili ma purtroppo non si fa accenno alla tutela e alla conservazione del patrimonio riproduttivo. Questo fa perdere tempo prezioso, Serve una alfabetizzazione emotiva e soprattutto biologica”.

La strage di Ustica, i documenti dalla Francia per svelare un mistero lungo 46 anni

Roma, 29 set. (askanews) – Ci sarà il diario di bordo completo della portaerei Foch, che era ormeggiata a Tolone? Od anche l’identificativo della traccia denominata ‘LL004’, rilevata dal radar di Poggio Ballone? Si completerà il quadro delle attività della base corsa dell’Armée de l’air a Solenzara? Sono questi alcuni degli interrogativi che diversi consulenti e periti, impegnati negli anni nelle indagini sulla strage di Ustica, si fanno da ieri, quando è stato reso noto che la Francia è pronta a collaborare, fornendo subito documenti, riguardo i fatti avvenuti la sera del 27 giugno del 1980, quando nelle acque del Tirreno persero la vita 81 persone che erano a bordo del Dc9 Itavia.

Domani il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, ritirerà la richiesta di archiviazione del procedimento a carico di ignoti. Accanto all’alto magistrato ci saranno i pubblici ministeri che hanno seguito gli ultimi accertamenti ed anche lo stesso vice capo dell’Avvocatura dello Stato, un segnale forte, che testimonia l’attenzione per questa vicenda ed i suoi possibili sviluppi. Si vuole e si può continuare ad indagare, si ripete a piazzale Clodio. “Ma servono elementi nuovi rispetto a quelli già a conoscenza degli storici”, si riflette. Ad oggi la Francia ha sempre risposto alle richieste italiane, viene aggiunto.

Nella stessa istanza di chiudere il caso gli inquirenti fanno riferimento alle rogatorie avviate dal giudice istruttore Vittorio Bucarelli poi confermate da Rosario Priore. “Nel complesso sono 13 ed hanno svelato quasi tutto”, si aggiunge. Il presidente Chirac, nel 2000, rispose chiaramente che il suo Paese aveva sempre collaborato con l’Italia. Quanto comunicato poco tempo prima da Javier Solana, allora segretario generale della Nato, confermerebbe che non si possono rintracciare sostanziali ammissioni di colpa nella strategia attuale della Francia.

L’iniziativa della Procura capitolina, che ha chiesto alla Francia di fornire ulteriori chiarimenti, si svolge nell’ambito di un alveo aperto dall’Associazione per la Verità sul Disastro Aereo di Ustica, organismo presieduto da Giuliana Cavazza, chein quella sera di giugno 1980 perse la madre nell’esplosione del Dc-9. Lo storico Gregory Alegi, punto di riferimento per coloro che ritengono lo scenario della “bomba a bordo” più credibile rispetto a quello della “battaglia aerea”, spiega: “Non bisogna alimentare speranze, i francesi non hanno detto è colpa nostra, ma solo vi diamo tutto”.

Ma – aggiunge il professor Alegi – “certo che se facciamo sempre le stesse domande otterremo sempre le medesime risposte”. Insomma “sono stati forniti nomi, cognomi ed indirizzi del personale militare in servizio quella sera e molti di questi sono stati ascoltati negli anni, ma sarebbe il caso di porre il proprio sguardo altrove? Me lo chiedo perché di recente la Francia ha consegnato agli Usa uno degli attentatori di Lockerbie. Forse se uno va a chiedere qualcosa in quella direzione potrebbe venir fuori una novità”.

Alessandro Gamberini, avvocato dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Ustica, ritiene che fino ad ora “avevamo avuto delle risposte che erano smaccatamente menzognere o ostruzionistiche”. E “la Francia poteva avere molti motivi per entrare in questa battaglia aerea che noi riteniamo sia dimostrata da molti elementi che si svolse attorno al Dc9”. Il penalista poi converge con Alegi: inutile coltivare illusioni, guardiamo cosa i francesi ci danno.

“Darle tutte, darle noi e darle subito”. Questo motto del presidente americano Richard Nixon è spesso usato in riferimento alle notizie da fornire al pubblico. “Se non si ha nulla da nascondere”, si aggiunge. Da domani si comincerà a capire se dopo 46 anni si può finalmente intravedere una luce in fondo al tunnel rispetto alla strage di Ustica.

Ddl antisemitismo, La Russa: strano facciano finta di non capire quello che dice Segre

Roma, 29 set. (askanews) – “Ho sempre rispettato tantissimo la senatrice Liliana Segre”, “mi sembra strano che facciano finta di non capire quello che dice e di trarne anche una logica conseguenza: nessuna legge è mai perfetta ma comunque propongo ai partiti che hanno delle remore di precisare il concetto nella loro dichiarazione di voto”, “il mio è un invito sommesso ad ascoltare le parole della senatrice Segre”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa intervistato da Annalisa Chirico all’ottava edizione di “The young hope” a Palazzo Wedekind a Roma.

C.destra, La Russa: raggiungerà 42% e vincerà senza Vannacci

Roma, 29 set. (askanews) – “Onore al merito a Forza Italia per aver mantenuto un buon dato” in questi anni “dove è anche scomparso Silvio Berlusconi, complimenti a Tajani, la Lega ha avuto la sfortuna di imbattersi in Vannacci e ha pagato anche per un certo acceso dibattito interno, hanno tempo da qui alle elezioni, sono convinto risaliranno la corrente” ma “se i sondaggi ci danno a un passo dal 42%” e Vannacci “all’8%” “si tratterà di vedere se sono sondaggi o voti”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa intervistato da Annalisa Chirico all’ottava edizione di “The young hope” a Palazzo Wedekind a Roma.

“Sono estremamente convinto che il centrodestra supererà il 42% e vincerà senza l’aiuto di Vannacci”, ha aggiunto. Cosa farà nella prossima legislatura La Russa? “Quello che mi piace di più, politica a tempo pieno”.

Fujifilm punta sulla diagnostica veterinaria con la strategia FVet

Milano, 29 set. (askanews) – In tema di diagnostica veterinaria la sfida non è solo avere tecnologie sempre più avanzate, ma riuscire a farle dialogare tra loro, semplificando il lavoro del veterinario e rendendo più rapido il percorso dalla diagnosi alla decisione clinica. È quanto emerge dalla survey “Diagnostica veterinaria: strumenti, workflow e comunicazione nella pratica clinica”, realizzata con il contributo non condizionante di Fujifilm Healthcare Italia e presentata in occasione del Congresso SCIVAC 2026.

L’indagine, condotta tra i medici veterinari italiani, evidenzia un settore tecnologicamente maturo, ma ancora caratterizzato da una significativa frammentazione dei percorsi diagnostici. Solo il 15% dei veterinari dichiara infatti di disporre di un workflow completamente integrato. Tra le principali criticità emergono la refertazione, l’interoperabilità tra software e i tempi necessari per completare il percorso diagnostico. E anche l’innovazione digitale dovrà rispondere a esigenze molto concrete. L’intelligenza artificiale è indicata dal 60% dei professionisti come la tecnologia destinata ad avere il maggiore impatto nei prossimi anni.

Da questa esigenza nasce FVet “Let’s Lift the Clouds”, la strategia europea di Fujifilm Healthcare dedicata alla medicina veterinaria. L’obiettivo è ridurre l’incertezza nel percorso diagnostico, mettendo a disposizione del veterinario informazioni affidabili direttamente in clinica e supportando decisioni più rapide. Cin una visione che punta a rendere la tecnologia sempre più vicina al professionista e al paziente, trasformando l’innovazione in uno strumento concreto per una medicina veterinaria più semplice, efficiente e integrata.

Autogrill, arriva Piacenza 1714: tre territori in un morso

Piacenza, 29 set. (askanews) – Nella Sala dei Fasti di Palazzo Farnese i dipinti raccontano le nozze di Elisabetta, principessa di Parma e Piacenza, regina di Spagna dal 1714. Da quella data prende il nome Piacenza 1714, il nuovo panino Autogrill presentato proprio qui: Coppa Piacentina Dop, Asiago Dop fresco e maionese all’Aceto Balsamico di Modena Igp. Tre territori in un morso.

“Volevamo valorizzare il patrimonio enogastronomico italiano – spiega Luca D’Alba, general manager Italy F&B di Avolta – utilizzando il nostro network in tutta Italia, negli aeroporti e nelle autostrade, che ospita milioni di turisti italiani ed esteri. L’aspetto enogastronomico è uno dei principali motivi per cui soprattutto gli stranieri scelgono di venire in Italia”.

Anche la coppa ha un posto nella storia: il cardinale Giulio Alberoni, figlio di queste terre e uomo della corte di Spagna, la usava come dono diplomatico. Oggi viaggia in autostrada. E’ la quarta ricetta di Origini Edition, il progetto lanciato ad aprile con Fondazione Qualivita, dopo Carpegna 1463, Andria 1931 e Gioia 1922. “Il bilancio è positivo, molto positivo, sia per i numeri di vendita sia per quanto si sta generando attorno all’iniziativa – prosegue D’Alba -. Registriamo un fortissimo legame con i territori, un ottimo riscontro dai consumatori, la volontà di estendere il progetto alla ristorazione e al retail, e la conoscenza di nuovi fornitori”.

Un morso che parla anche di Emilia-Romagna, la regione europea con più Dop e Igp: 46 produzioni che valgono circa 3,6 miliardi di euro. “Sono prodotti buoni e autentici che dietro hanno storie secolari e millenarie – ricorda l’assessore all’Agricoltura e all’agroalimentare della Regione Emilia-Romagna, Alessio Mammi – e qui siamo in un territorio, quello di Piacenza, che è davvero una grande eccellenza. Mi fa piacere che questo progetto consentirà di far conoscere alcuni dei nostri prodotti Dop a tante persone che viaggeranno”.

La cucina italiana, riconosciuta patrimonio Unesco, si racconta anche così: l’alleanza tra Autogrill e i consorzi di tutela porta i prodotti certificati dove passano ogni giorno milioni di viaggiatori. “L’abbinamento Autogrill con una ricetta semplice come un panino può essere un buon mezzo di comunicazione – dice Mauro Rosati, direttore della Fondazione Qualivita -. Questi strumenti funzionano molto meglio della classica comunicazione per dare soprattuto ai giovani una conoscenza ampia del paniere della biodiversità italiana”.

E il viaggio continua: il prossimo traguardo è far conoscere anche all’estero le Dop e Igp ancora poco note fuori dall’Italia.

Petrolio, Ue: forniture stabili ma prezzi diesel e kerosene elevati

Roma, 29 set. (askanews) – Le forniture di petrolio all’Unione Europea continuano a risultare stabili, ma con prezzi elevati in particolare per diesel e kerosene, a riflesso di una situazione dei mercati “tirata”. È la fotografia scattata dal gruppo di coordinamento sul petrolio dell’Unione europea, secondo quanto riporta un comunicato.

Le scorte presso i poli Amsterdam, Rotterdam e Anversa risultano al di sotto della media degli ultimi cinque anni, ma stabili rispetto alle passate settimane e le raffinerie europee “stanno lavorando alla massima capacità”, dice il gruppo Ue.

Data la possibilità di ulteriori problematiche alle forniture, la Commissione europea monitora attentamente la situazione e la cooperazione tra i paesi membri. La prossima riunione del gruppo di coordinamento del petrolio si svolgerà il 15 ottobre.

Al via da Bologna le riprese di "Lucio", tv movie su vita Lucio Dalla

Roma, 29 set. (askanews) – Sono iniziate a Bologna e proseguiranno a Sorrento le riprese di “Lucio”, il tv movie sul cantautore bolognese scomparso nel 2012. Il film è diretto da Ambrogio Lo Giudice, che firma anche il soggetto con Stefano Rulli. La sceneggiatura è scritta da Stefano Sardo con lo stesso regista. Nel cast accanto a Valentino Aquilano che interpreta Lucio, Stefano Fregni (nel ruolo del produttore Renzo Cremonini), Tredici Pietro (interpreta Gianni Morandi), Achille Bianchi (Lucio bambino), Gabriele Falsetta (Gino Paoli). E con la partecipazione straordinaria di Giovanna Mezzogiorno nel ruolo di Iole, la mamma di Lucio.

Prodotto da Federico e Francesco Scardamaglia per Compagnia Leone Cinematografica in collaborazione con Rai Fiction, sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna attraverso Emilia-Romagna Film Commission, il progetto è realizzato con il contributo del fondo sviluppo degli investimenti nel Cinema e nell’Audiovisivo (MIC).

Tutti gli italiani sanno chi è Dalla, ma pochissimi conoscono Lucio, persino gli amici non sono certi di aver compreso chi fosse veramente. Cresciuto senza il padre – un fantasma, un buco nero nella sua sfera emotiva – l’unico affetto è sua madre Iole. Una mamma sui generis, una donna molto libera per i tempi e senza pregiudizi, il cui amore è sia scudo che gabbia. Lo salva un talento musicale folgorante e funambolico che gli regala una carriera precoce come clarinettista. A convincerlo a cantare è Gino Paoli, il primo di una serie di mentori – gli altri sono Ennio Melis, Paola Pallottino e Roberto Roversi – e di amici come Gianni Morandi che lo accompagnano in un periodo di formazione umana e artistica lunga tredici anni, in cui Lucio faticosamente imbocca la strada che lo porta da cantante a cantautore, da ragazzo a uomo. E da Lucio a diventare, per tutti, Dalla.

Anni dopo, a Sorrento, mentre nel pieno di un’altra crisi creativa è convinto di non aver più niente da dire, compone un successo clamoroso, il salto che lo spinge per sempre fra i classici.

Alex Bellini e Team Luna Rossa super ospiti Ocean Film Festival 2026

Roma, 29 set. (askanews) – Dal 14 ottobre torna Ocean Film Festival World Tour Italia, la rassegna cinematografica itinerante che nel 2026 celebra la sua decima edizione italiana con 22 appuntamenti da nord a sud del Paese, tra cinema e teatri e coinvolgendo una community sempre più ampia di appassionati di mare, sport, outdoor, esplorazione e sostenibilità.

Nato in Australia nel 2014 e arrivato in Italia nel 2017, Ocean Film Festival World Tour Italia è l’edizione italiana dell’Ocean Film Festival Australia e porta sul grande schermo una selezione internazionale di corto e mediometraggi dedicati all’oceano, agli sport acquatici, all’esplorazione e alla conservazione marina. In otto edizioni nelle sale, oltre all’edizione digitale del 2020, il festival ha coinvolto oltre 38.500 spettatori in 20 città italiane, anche grazie al contributo di oltre 400 volontari.

La decima edizione porta in Italia sei storie molto diverse tra loro, unite dalla capacità dell’oceano di mettere alla prova, sorprendere e trasformare chi lo attraversa. Attraverso sport, esplorazione, biodiversità, ricerca scientifica e conservazione, i film raccontano le molte facce dell’oceano e il rapporto profondo tra esseri umani e ambiente. Tra queste, “The Raftsmen” riporta alla luce una delle più straordinarie imprese oceaniche del secolo scorso. Nel 1973, dodici uomini attraversarono il Pacifico su semplici zattere di legno di balsa, affidandosi al sole e alle stelle, affrontando 178 giorni e 16.000 chilometri di navigazione, il viaggio in zattera più lungo mai realizzato.

Un altro sguardo particolarmente potente arriva dalle gelide acque della Norvegia settentrionale. In “Stone Biter – Saving the Arctic Sea Forests”, il regista italiano Ismaele Tortella parte alla ricerca del pesce lupo e di un ecosistema che, sotto la superficie, rivela una realtà drammatica: la progressiva scomparsa delle foreste marine di kelp. Un viaggio che mette al centro la fragilità degli oceani ma anche le persone che stanno lavorando per ripristinarli.

Il surf diventa invece una storia di crescita, libertà e superamento degli stereotipi in “Tainá”, cinebiografia della surfista brasiliana Tainá Hinckel, e in “The Granny Grommets”, che racconta un gruppo di donne tra i 50 e gli 80 anni che scelgono di sfidare limiti anagrafici e convenzioni per imparare a cavalcare le onde.

Completano la selezione “A Dragon’s Dance”, immersione contemplativa nella vita del raro drago marino fogliato e nella fragilità della Grande Barriera Corallina Meridionale australiana, e “Ride of a Lifetime”, la storia di Alo Slebir e del suo sogno di affrontare la grande onda perfetta di Mavericks.

Come da tradizione, le proiezioni saranno accompagnate in diverse tappe dalla presenza di protagonisti del mondo del mare, dello sport, della scienza e dell’esplorazione, chiamati a condividere con il pubblico esperienze vissute in prima persona e a creare un dialogo attorno ai temi affrontati dai film.

A Milano, ad aprire idealmente la decima edizione sarà Alex Bellini, esploratore, divulgatore ambientale e autore, ospite sul palco durante la serata e protagonista del pre-evento gratuito “Blue Voices” del 14 ottobre al Teatro Carcano, dove presenterà il suo nuovo libro in un incontro dedicato alle grandi sfide ambientali e al rapporto tra uomo e natura.

Anche a Cagliari ci sarà un doppio appuntamento: il pubblico potrà incontrare il Team Luna Rossa sul palco e, prima dell’inizio della proiezione, nel pre-evento gratuito “Blue Voices” in cui si approfondirà il tema del rapporto tra sport, sostenibilità e tutela dell’oceano, insieme a Ogyre. Un appuntamento che porterà al centro del dialogo non solo la sfida sportiva, ma anche l’impegno concreto per la salvaguardia del mare e la diffusione di una cultura del rispetto dell’ambiente, soprattutto tra le nuove generazioni.

Tra gli altri protagonisti del tour figurano Giovanni Chimienti, biologo marino e National Geographic Explorer, Andrea Morello, Presidente di Sea Shepherd Italia ETS e specialista nel contrasto ai crimini ambientali e nella conservazione marina, Alessandro Dini, pioniere e promotore del surf italiano, e molti altri.

Con la decima edizione il tour arriva a 22 appuntamenti, con due nuove città, Rovereto e Catanzaro, quest’ultima prima tappa del festival in Calabria. “La decima edizione rappresenta un traguardo importante, ma soprattutto la conferma che in Italia esiste una comunità sempre più ampia di persone che desidera conoscere e vivere l’oceano. In questi dieci anni la rassegna è cresciuta insieme al suo pubblico e continuerà a portare nelle sale storie capaci di emozionare, ispirare e promuovere una vera cultura del mare”, dichiara Alessandra Raggio, CEO di ITACA The Outdoor Community, organizzatrice di Ocean Film Festival World Tour Italia.

Ocean Film Festival World Tour Italia è oggi più di una rassegna cinematografica: è una piattaforma culturale dedicata all’oceano, dove cinema, sport, esplorazione, scienza e ambiente si incontrano per avvicinare il pubblico alla conoscenza del mare e alla sua tutela, diffondendo l’ocean literacy.

Nel corso degli anni la rassegna ha sviluppato collaborazioni con realtà impegnate nella tutela degli ecosistemi marini, tra cui Water Defenders Alliance, l’alleanza promossa da LifeGate che riunisce aziende, istituzioni, cittadini, porti e il mondo della ricerca scientifica e tecnologica per proteggere la salute delle acque dall’inquinamento da plastiche e microplastiche, da oli e idrocarburi e dalla perdita di biodiversità.

A conferma del proprio impegno nella promozione della cultura dell’oceano, Ocean Film Festival World Tour Italia è membro del Comitato Nazionale del Decennio del Mare, su invito della Commissione Oceanografica Italiana presso il CNR, e ha ricevuto l’Endorsement dell’UNESCO Ocean Decade.

Quest’anno OCEAN Film Festival Italia sosterrà la raccolta di 5.000 kg di rifiuti marini e costieri tra ottobre e novembre 2026, contribuendo direttamente alle attività portate avanti da Ogyre insieme a pescatori e comunità locali.

Nella realizzazione dell’edizione 2026, Ocean Film Festival World Tour Italia è affiancato da SCUBAPRO, dal 1963 azienda di riferimento nel settore dell’attrezzatura subacquea.

Tra i partner dell’edizione 2026 figura per la prima volta Watersight, realtà specializzata in fotografia e storytelling per gli sport e gli eventi legati all’acqua.

La manifestazione si avvale dell’Endorsement dell’UNESCO Ocean Decade, vede inoltre il Patrocinio dell’Ambasciata d’Australia in Italia e il supporto di ACSI, ACSI Surfing, Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee, Agesci, ANIS, COOL MATE, HSA Italia, Pacha Mama Surf House e Surf in Town.

Inoltre l’Ocean Film Festival World Tour Italia è affiancato da Ogyre, One Ocean Foundation, Fondazione Centro Velico Caprera, Water Defenders Alliance by LifeGate, Il Pianeta Azzurro, Marevivo e Sea Shepherd Italia. Media partner dell’edizione 2026 Radio DEEJAY, SkyTG24, Icarus, Saily.it, 4rove, SIRENEjournal.

Pasta, la filiera vale 14,3 miliardi e 78mila occupati

Milano, 29 set. (askanews) – La pasta non è soltanto uno dei simboli più riconoscibili del Made in Italy nel mondo: è una filiera industriale che continua a crescere, investire e generare valore lungo tutta la catena produttiva, contribuendo in modo significativo alla competitività dell’agroalimentare italiano. È quanto emerge dallo studio TEHA Group realizzato per Unione Italiana Food e presentato a Milano.

Un sistema che va ben oltre la produzione vera e propria: dalla coltivazione del grano duro alla trasformazione, fino a distribuzione, logistica, ristorazione e confezionamento. Nel 2025 la filiera diretta ha raggiunto 13,5 miliardi di euro di fatturato e 3 miliardi di valore aggiunto.

“Lo studio realizzato da TEHA per Unione Pastai di Unione Italiana Food guarda la pasta non solo come un semplice prodotto, ma come un vero e proprio ecosistema economico articolato lungo una filiera ricca e complessa. Se consideriamo l’industria della pasta in senso stretto, dalla coltivazione e molitura del frumento duro fino alla trasformazione, parliamo di un valore aggiunto complessivo di circa 3 miliardi di euro. Se a questo aggiungiamo lo straordinario ecosistema di attività indirette e indotte che la filiera abilita sul territorio italiano con circa 32 mila occupati in 128 mila imprese raggiungiamo un valore aggiunto di oltre 14 miliardi di euro, arrivando a generare circa lo 0,6% del PIL italiano” ha dichiarato Benedetta Brioschi, Partner e Responsabile Food & Retail, TEHA Group.

Numeri che confermano la forza di un comparto in crescita, capace di superare nell’ultimo decennio il ritmo dell’economia italiana. E con una vocazione sempre più internazionale: circa sei confezioni su dieci prodotte in Italia vengono esportate.

“I dati dimostrano che la pasta non è soltanto un prodotto simbolo del Made in Italy, un volano per l’export di tante altre nostre eccellenze e un motivo di orgoglio per cultura, tradizione e storia. Ha alle spalle una filiera articolata che va dal grano duro alla trasformazione in semola e infine in pasta capace di generare occupazione e un valore complessivo a beneficio di tutti gli attori coinvolti” ha aggiunto Luigi Cristiano Laurenza, segretario dei Pastai di Unione Italiana Food. Una leadership costruita su qualità, innovazione e competenze industriali, ma anche su un’identità riconosciuta in tutto il mondo. L’Italia è infatti il primo esportatore mondiale di pasta, con 4 miliardi di euro di esportazioni.

“L’impatto culturale è fondamentale, basti pensare a un dettaglio: il termine pasta non si traduce in nessun’altra lingua al mondo. Questo rappresenta la massima espressione dell’italianità. Per noi pastai il Made in Italy è una responsabilità grandissima: quella di portare nei vari Paesi un prodotto che è eccellenza nel vero senso della parola, sotto il profilo industriale, della trasformazione, della logistica e della distribuzione. Insomma, un’eccellenza che abbraccia l’intera filiera, dal campo alla tavola” ha concluso Fabio Divella, Supervisore Divisione Pasta F. Divella S.p.A. Un prodotto che continua così a unire economia e cultura: la pasta resta uno degli ambasciatori più forti del Made in Italy, dentro e fuori dai confini nazionali.

IA, Trump: "Non soffocherò mai la crescita di questa tecnologia"

Roma, 29 set. (askanews) – Dopo avere tacciato come una “bufale” gli scenari da fantascienza legati all’intelligenza artificiale, il presidente americano segnala la sua contrarietà a mettere un freno alla tecnologia dirompente. “Non soffocherò mai la crescita della tecnologia che sarà più grande della rivoluzione industriale… non possiamo soffocarla”, ha detto Trump parlando dal Mellon Auditorium a Washington DC, durante un evento in cui ha annunciato il lancio di un portale alimentato dall’AI per facilitare l’accesso alle informazioni del governo federale.

Nasce il “Patto per la Resilienza Idrica”

Roma, 29 set. (askanews) – 64 aziende riunite sotto un unico accordo per rinnovare e migliorare il sistema idrico nazionale. A Palazzo della Cancelleria, in occasione dell’evento di apertura del Festival dell’Acqua, è stato presentato il “Patto per la Resilienza Idrica”, un documento contenente un pacchetto di proposte con il fine ultimo di migliorare la gestione della risorsa idrica per fronteggiare la crisi dovuta al cambiamento climatico. Utilitalia, promotore dell’accordo, individua sei linee d’azione per tradurre nel concreto i propositi presenti all’interno del patto.

L’intervista al Presidente di Utilitalia, Luca Dal Fabbro: “Noi abbiamo da sempre dato per scontato il bene dell’acqua. Lo abbiamo fatto in qualità di gente, popolazione, cittadini. Dobbiamo però pensare che l’acqua è una risorsa che diventerà sempre più preziosa e scarsa. Ciò implica la necessità di una politica molto più attenta, molto più volta ad aumentare la resilienza dei sistemi idrici italiani. Saranno necessari investimenti, un attento project management e più aziende come quelle di Utilitalia che lavorano ogni giorno per garantire un sicuro approvvigionamento idrico nel Paese”.

Nello specifico, le 64 aziende si occupano di fornire acqua a 42 milioni di cittadini italiani, pari al 71% della popolazione totale.

Nuovamente, l’intervento del Presidente di Utilitalia, Luca Dal Fabbro: “L’acqua è un elemento importantissimo di competitività e di sicurezza del paese. Noi siamo la seconda potenza industriale e d’Europa ma anche la seconda potenza agroalimentare d’Europa. Abbiamo bisogno di acqua, ma al contempo anche di un sistema idrico che possa fronteggiare l’emergenza dovuta al climate change, e quindi l’aumento delle temperature e dei fenomeni straordinari, come alluvioni o forti siccità. Le aziende che rappresentiamo come Utilitalia hanno deciso di pianificare insieme un patto per aumentare la resilienza idrica del Paese”.

Non più un’emergenza ma una vera crisi strutturale. A fronte dell’ennesima estate rovente, è oramai evidente agli occhi di addetti ai lavori e non l’esigenza di interventi mirati e concreti, per ristrutturare un sistema idrico obsoleto e non più funzionale

Il primo ministro britannico: la Brexit ha fatto più danni che benefic

Roma, 29 set. (askanews) – Il primo ministro britannico Andy Burnham illustrerà a breve le sue “opzioni” sulle future relazioni della Gran Bretagna con l’Ue. Lo ha annunciato lo stesso premier intervenendo alla conferenza del Partito Laburista a Liverpool.

“Non garantiremo alla Gran Bretagna il percorso chiaro di cui abbiamo bisogno per il resto del secolo finché non avremo definito una relazione a lungo termine con quello che rimane il nostro mercato più importante – ha premesso Burnham -. Non posso affermare con onestà che la situazione attuale sia soddisfacente. La Brexit ha causato più danni che benefici. Dobbiamo ripristinare livelli più elevati di crescita e prosperità per la Gran Bretagna. Pertanto – ha spiegato -, coglierò l’occasione per illustrare a voi e al Paese quali ritengo siano le diverse opzioni per le relazioni a lungo termine della Gran Bretagna con i nostri partner europei”.

“Esistono diverse opzioni e verificherò se sia possibile trovare un consenso su una di esse”, ha aggiunto.

Trapianti, 4.678 interventi nel 2025: a Bari il Congresso SITO

Roma, 29 set. (askanews) – Si è aperto a Bari, alla presenza del Sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, il 49esimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Trapianti d’Organo (SITO). L’appuntamento scientifico mette al centro il bilancio della rete trapiantologica italiana, caratterizzato da volumi di attività importanti e livelli di eccellenza clinica diffusi lungo tutta la penisola, ma minacciato dal progressivo incremento dei rifiuti espresso dai cittadini: “La donazione -ricorda Gemmato- appartiene alla coscienza del singolo cittadino ma tutti quanti dalla stessa parte della barricata per raccontare che quel dato di donazione non costa nulla, Che in un momento di massimo dolore e da un momento di massimo dolore può nascere una vita,

Il sistema nazionale conferma dati complessivi di donazione e trapianto su livelli sempre elevati, posizionando l’Italia tra le prime nazioni in Europwa. A questo quadro positivo si contrappone tuttavia il fenomeno del diniego registrato alle anagrafi comunali al momento del rilascio o del rinnovo della carta d’identità elettronica. Le opposizioni si attestano ormai intorno al 40% delle dichiarazioni registrate, con una concentrazione del dissenso che riguarda in particolare due fasce d’età: i giovani neomaggiorenni e gli anziani over 70.

La risposta alla disinformazione richiede interventi comunicativi mirati per ciascun target di popolazione. Per i più giovani è indispensabile strutturare campagne social dinamiche e capillari sui canali digitali di riferimento, capaci di superare reticenze e sfiducia. Sul fronte degli over 70 occorre invece smontare la falsa convinzione che l’età avanzata renda i propri organi inutili al prelievo. La prassi clinica dimostra l’esatto contrario: in Italia si effettuano con successo trapianti di fegato prelevati da donatori ultracentenari, a conferma che l’idoneità biologica prevale sul dato anagrafico.

“I numeri ci dicono che il sistema sanitario funziona e risponde alle esigenze dei pazienti in lista d’attesa, ma il trend dei no al momento del rinnovo dei documenti impone una riflessione profonda e immediata”, dichiara Luciano De Carlis, presidente della SITO. “Sui giovani dobbiamo investire con i linguaggi dei social media per spiegare il valore etico e sociale della donazione. Tra gli anziani serve invece una corretta informazione scientifica: non si è mai troppo vecchi per donare. L’esperienza clinica italiana, che ha visto l’impiego con esito positivo di fegati da donatori di oltre 100 anni, ne è la dimostrazione concreta”.

Sul piano dell’innovazione tecnologica e dei modelli organizzativi, il Congresso evidenzia l’importante incremento dei donatori a cuore fermo (DCD) e il ruolo decisivo delle macchine da perfusione ex vivo per fegato, rene, polmoni e cuore. Tali apparecchiature consentono di preservare, valutare ed eventualmente ricondizionare gli organi prima dell’impianto, estendendo la quota di donatori utilizzabili in sicurezza. Parallelamente, si registra uno sviluppo costante delle donazioni da vivente -sia per il rene che per parti di fegato- affiancato dall’impiego della chirurgia robotica e mininvasiva, che garantisce al donatore standard di sicurezza elevati, ridotte complicazioni e tempi di recupero post-operatorio estremamente rapidi.

I lavori di Bari mettono inoltre in risalto il consolidamento delle performance delle strutture ospedaliere del Mezzogiorno. Il divario storico con le regioni del Nord appare progressivamente superato grazie all’elevata preparazione specialistica degli operatori e agli investimenti in tecnologie avanzate, con centri meridionali sempre più autonomi e performanti nella gestione dei casi complessi. “Scegliere Bari per questo appuntamento nazionale ha un significato preciso: testimonia la piena maturità e l’alto livello raggiunto dai centri trapianto del Sud Italia”, sottolinea Loreto Gesualdo, presidente del 49° Congresso SITO.

“Oggi -continua Gesualdo- gli ospedali meridionali esprimono professionalità e competenze al top della chirurgia e della medicina trapiantologica, garantendo standard assistenziali elevati e riducendo la mobilità sanitaria passiva.

La Russia avverte la Nato: pronti a proteggere Kaliningrad con tutto il nostro arsenale di armamenti

Roma, 29 set. (askanews) – La Russia ha avvertito la Nato e il ministero degli Esteri belga che l’aumento delle attività dell’Alleanza intorno alla regione russa di Kaliningrad accresce fortemente il rischio di uno scontro armato diretto. Lo ha affermato l’ambasciata russa in Belgio.

“Avvertiamo che questa politica avventurista e irresponsabile aumenta drasticamente i rischi di uno scontro armato diretto con il nostro Paese. Sottolineiamo che la Russia dispone dei mezzi necessari per respingere una possibile aggressione”, ha dichiarato la missione diplomatica.

L’ambasciata ha aggiunto che Mosca “è pronta a utilizzare tutto l’arsenale di armamenti a sua disposizione per proteggere il proprio territorio in caso di tentativi dei Paesi Nato di isolare la regione di Kaliningrad”.

La posizione russa, ha precisato la rappresentanza diplomatica, è stata trasmessa al Segretariato internazionale della Nato e al ministero degli Esteri belga in relazione all’aumento dell’attività militare dell’Alleanza vicino ai confini russi.

“Registriamo una crescita senza precedenti dell’attività militare del blocco lungo i confini occidentali del nostro Paese. Vengono ampliate le iniziative per contenere la presunta ‘minaccia russa’, comprese esercitazioni su larga scala nelle quali vengono simulate azioni offensive”, ha affermato l’ambasciata.

Mosca accusa inoltre la Nato di creare nuove minacce per la flotta russa nel Baltico, di simulare scenari per separare Kaliningrad dal resto della Russia e di pianificare l’isolamento politico e militare dei porti russi nordoccidentali.

La missione diplomatica ha citato anche l’operazione Nato Baltic Sentry, avviata nel gennaio 2025 e descritta da Mosca come un tentativo di sperimentare meccanismi per un blocco unilaterale della navigazione. “Invitiamo i Paesi del blocco ad astenersi da nuove dichiarazioni e azioni di escalation per evitare un confronto su larga scala”, ha concluso l’ambasciata.

Carburanti, Conte: solo uno sconticino a tempo, serve redistribuzione vera

Milano, 29 set. (askanews) – La riduzione del prezzo alla pompa praticata da alcune compagnie petrolifere è solo “uno sconticino a tempo” che “fa sembrare accettabile” un prezzo che avrebbe invece “scatenato proteste” fino a qualche tempo fa. Col risultato di togliere dal dibattito la possibilità di tassare gli extraprofitti delle compagnie, misura invece necessaria per “redistribuire le risorse” a famiglie e imprese. Lo scrive il presidente del Movimento 5 Stelle giuseppe Conte, in un post sui social in cui critica la misura su tutti gli aspetti.

Conte ricostruisce gli ultimi mesi: “Ricordiamoci il punto di partenza, il carburante attorno a 1,65 euro al litro. A gennaio di quest’anno arriva l’aumento delle accise sul gasolio deciso dal Governo in legge di bilancio. Poi scoppia la guerra illegale in Iran che il nostro Governo ‘non condanna né condivide’, i prezzi vanno alle stelle, i colossi petroliferi e dell’energia incassano profitti record e fuori scala. Noi chiediamo di intervenire per frenare i prezzi e che lo Stato sostenga gli italiani travolti dai rincari prendendo un contributo da quei mega-utili delle compagnie, colpendo la speculazione legata alla crisi petrolifera. Nulla. Figuriamoci se toccano certi interessi. Solo decretini inutili di Meloni, bruciati immediatamente dai continui rincari. E ora? Di fronte alla pressione politica per recuperare una parte dei mega-utili e di fronte a un Governo immobile, le compagnie iniziano a fissare tetti provvisori di un mese al prezzo del carburante. Quindi – osserva Conte – si poteva fare. Quindi non era la fine del mondo farlo. E perché non si è fatto prima, mentre gli italiani partivano per qualche giorno di vacanza? Ora fanno sembrare 2 euro o 2,19 euro al litro un prezzo accettabile quando fino a qualche mese fa avrebbe scatenato proteste. Intanto il Governo, con il suo vicepremier Tajani, si affretta a rassicurare che non serve ragionare di prelievi dello Stato sugli extraprofitti miliardari di questi colossi. Quindi tutto bene così? Sconticino a tempo di qualche compagnia petrolifera che comunque colleziona mega-utili e Governo che può continuare a fischiettare senza un briciolo di coraggio per mettere un tetto ai prezzi e per distribuire dagli extraprofitti un contributo per i cittadini? Chi rimane col cerino in mano è adesso in fila al distributore: non ha riavuto indietro nulla del suo stipendio bruciato per mesi e mesi o ha l’azienda in rosso per lo tsunami di questi mesi”.

Conclude dunque Conte: “Avviso ai naviganti: noi continueremo a batterci per interventi che redistribuiscano le risorse fra famiglie e imprese e frenino questa spirale di rincari. Se ci diranno ancora no, lo faremo al governo”.

Milano punta sui giovani: nasce il YesMilano Talent Bureau

Milano, 29 set. (askanews) – Trattenere le intelligenze che ogni anno scelgono le aule universitarie di Milano è la sfida per il capoluogo lombardo. Per questo, Milano & Partners, Comune di Milano e Camera di Commercio hanno presentato il YesMilano Talent Bureau, uno strumento che nasce per rispondere direttamente alle evidenze emerse dall’indagine promossa dall’ente camerale: una città attrattiva per internazionalità e opportunità professionali, ma frenata da costo della vita e burocrazia.

“Sono esattamente i problemi che ci aspettavamo: la burocrazia, le complicazioni nel convertire i permessi di studio in permessi di lavoro o nel convincere le nostre imprese ad assumere cittadini stranieri, ma anche la barriera linguistica, con un ambiente lavorativo che ancora non parla abbastanza inglese. Infine, e non meno importante, pesa il fatto che i nostri salari siano troppo bassi a fronte di un costo della vita, soprattutto sul fronte casa, che continua ad aumentare” ha dichiarato Fiorenza Lipparini, Direttrice Generale di Milano & Partners.

L’iniziativa ambisce a fare da ponte stabile tra formazione e tessuto produttivo, muovendosi su tre direttrici: Retention, Integrazione e Community & Belonging. Un ecosistema coordinato che unisce atenei, imprese e istituzioni per trasformare la vivacità accademica in un radicamento stabile sul territorio, raccontato da Fiorenza Lipparini, Direttrice Generale di Milano & Partners.

“Il grado di successo lo misureremo nei prossimi anni e non nei prossimi mesi, perché si tratta di

un progetto con un orizzonte a medio e lungo termine. Ad oggi sappiamo che, a cinque anni dalla

laurea, l’80% degli studenti internazionali sceglie di andare via. Se tra cinque anni riusciremo a far sì che il 50% di chi è arrivato a Milano rimanga qui e in Italia, sarà un grande traguardo. Si tratta di un indicatore molto ambizioso, ma è esattamente il bersaglio a cui, con l’aiuto di tutti, vogliamo puntare” ha concluso Lipparini.

Il progetto ha debuttato ufficialmente in occasione della Welcome Fest al Certosa District, l’evento di benvenuto che quest’anno ha radunato migliaia di ragazzi. La sfida, adesso, è far sì che la percentuale di studenti incerti sul proprio futuro trovi sotto la Madonnina non solo una meta di studio d’eccellenza, ma la casa ideale in cui costruire la propria vita professionale.

George Harrison, Eric Clapton e Pattie Boyd: è il "Il triangolo rock"

Roma, 29 set. (askanews) – Tre nomi, una storia d’amore, un’amicizia messa alla prova e alcune delle canzoni più celebri della storia del rock. “Il triangolo rock” di Riccardo Russino ricostruisce la vicenda di Pattie Boyd, George Harrison ed Eric Clapton, intrecciando la dimensione privata dei protagonisti con il clima irripetibile della Swinging London degli anni Sessanta.

Modella e icona della moda, Pattie Boyd entra nel mondo dei Beatles grazie al set di A Hard Day’s Night, dove incontra George Harrison, che diventerà suo marito. Anni dopo, nella sua vita irrompe Eric Clapton, amico intimo di Harrison, innamorato di Pattie. Nasce così uno dei più celebri triangoli sentimentali della cultura popolare, una vicenda segnata da passioni, tradimenti, droga, alcool e tensioni, ma anche da un’amicizia destinata a sopravvivere alle circostanze più difficili. Proprio il rapporto tra Harrison e Clapton è uno dei fili conduttori del libro. A raccontarne la singolarità è anche la musica: su invito di Harrison, Clapton suona lo storico assolo di While My Guitar Gently Weeps, trasformando una possibile rivalità in una collaborazione destinata a entrare nella storia dei Beatles. Il legame tra i due prosegue negli anni, fino alla morte di Harrison nel 2001. L’anno successivo Clapton organizza il Concert for George, grande tributo all’amico.

Pattie Boyd occupa un posto centrale anche nell’immaginario musicale: alla sua figura sono legate Something dei Beatles e, nella produzione di Clapton, Layla e Wonderful Tonight. La sua vicenda diventa così la chiave per raccontare non solo il rock, ma anche la moda, la Beatlemania e i cambiamenti sociali della Gran Bretagna degli anni Sessanta. Russino amplia il racconto con una sezione dedicata a Friar Park, la residenza di Harrison, e alle occasioni in cui i due musicisti condivisero studi e palchi. Alla base della ricostruzione ci sono autobiografie, interviste e testimonianze, insieme a due interviste inedite realizzate dall’autore con Pattie Boyd.

Pubblicato da Il Castello nella collana Chinaski e disponibile dal 30 settembre, “Il triangolo rock” restituisce il ritratto di un’epoca in cui musica, costume e vita privata finirono per confondersi.

Regista Jan Komasa presiederà giuria concorso XXI Festa Cinema di Roma

Roma, 29 set. (askanews) – La Festa del Cinema di Roma, presieduta da Salvatore Nastasi con la direzione artistica di Paola Malanga, ha annunciato le giurie della XXI edizione in programma dal 13 al 25 ottobre 2026 all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone.

Il regista e sceneggiatore polacco Jan Komasa presiederà la giuria del Concorso Progressive Cinema, la sezione competitiva della Festa del Cinema di Roma, affiancato dall’attrice e produttrice brasiliana Alice Braga, l’attrice e poetessa giordana, palestinese e canadese Saja Kilani, il regista, sceneggiatore e montatore spagnolo Carlos Marques-Marcet e il regista e sceneggiatore italo-americano Alessio Rigo de Righi.

La giuria assegnerà i seguenti riconoscimenti ai film del Concorso Progressive Cinema: Miglior Film, Gran Premio della Giuria, Miglior regia, Miglior sceneggiatura, Premio alla Miglior attrice, Premio al Miglior attore e il Premio speciale della Giuria, scelto dal Presidente e dai giurati tra altre categorie.

Al premio concorreranno 18 titoli: Brianza di Simone Catania, Ceniza en la boca (Ashes) di Diego Luna, Closure di Michal Marczak, Congo Boy di Rafiki Fariala, Dua di Blerta Basholli, Eurotrash di Frauke Finsterwalder, Gæsten (The Guest) di Mads Mengel, Giorni felici di Susanna Nicchiarelli, I Love Boosters di Boots Riley, I See Buildings Fall Like Lightning di Clio Barnard, The Life and Deaths of Wilson Shedd di Tim Blake Nelson, Mustang di Kasia Smutniak, Sants di Mikel Gurrea, Skejtanjeto ne e za devojcinja (Skateboarding Is Not for Girls) di Dina Duma, Thit-Thee Khu (Fruit Gathering) di Aung Phyoe, Ula (Ulya) di Viesturs Kairišs, Voilà, c’est fini di Gustave Kervern e Yesterday the Eye Didn’t Sleep di Rakan Mayasi.

Particolare attenzione sarà data ai giovani autori con il Premio alla Miglior Opera: una giuria presieduta dalla sceneggiatrice e regista italiana Ludovica Rampoldi con la regista francese Pauline Loquès e il regista, sceneggiatore e produttore romeno Corneliu Porumboiu assegnerà il Premio Miglior Opera Prima Poste Italiane, Main Partner della Festa, fra una selezione trasversale di titoli provenienti da diverse sezioni della Festa.

Al premio concorreranno 14 film. Dalla sezione Progressive Cinema: Congo Boy di Rafiki Fariala, Gæsten (The Guest) di Mads Mengel, Thit-Thee Khu (Fruit Gathering) di Aung Phyoe e Yesterday the Eye Didn’t Sleep di Rakan Mayasi. Dalla sezione Freestyle Film: 7 anniversari di Sabrina Iannucci, Bloques erráticos (Erratics) di Thomas Woodroffe, Cambogia di Valerio Lundini, Clementine Orange di Lisa Forslund, Club Kid di Jordan Firstman, Lady di Olive Nwosu, Mecenaten (The Patron) di Julia Thelin, The State of Us di Jake Harvey, Ollie Gardner, Tangles di Leah Nelson e El tren fluvial (The River Train) di Lorenzo Ferro e Lucas A. Vignale.

Dallo scorso anno, inoltre, la Festa conferisce un premio rivolto alle opere che esplorano il cinema del reale. Una giuria presieduta dal regista italiano Roberto Minervini e composta dalla produttrice spagnola Andrea Queralt e dalla regista argentino-britannica Jessica Sarah Rinland assegnerà il Premio al Miglior Documentario fra una selezione trasversale di titoli provenienti da diverse sezioni della Festa.

Al premio concorreranno 14 documentari. Dalla sezione Progressive Cinema: Closure di Michal Marczak e Mustang di Kasia Smutniak. Dalla sezione Special Screenings: Alea Jacarandas di Hassen Ferhani, Birds of War di Janay Boulos e Abd Alkader Habak, Dans la gueule de l’ogre (Into the Jaws of the Ogre) di Mahsa Karampour, Elza di Eryk Rocha, Un hiver russe (A Russian Winter) di Patric Chiha, Knife: The Attempted Murder of Salman Rushdie di Alex Gibney, Nowruz – Nuovo giorno di Francesco Cannavà, Rehearsals for a Revolution di Pegah Ahangarani, The Secret Reading Club of Kabul di Shakiba Adil ed Elina Hirvonen, La stanza degli altri di Enrico Maisto, Tin Castle di Alexander Murphye e To Hold a Mountain di Biljana Tutorov e Petar Glomazic.

(copyright photo: Instagram Jan Komasa)

Mattarella ricorda David Sassoli: l’Europa è una comunità di destino, sia più unita

Roma, 29 set. (askanews) – “Uomo delle istituzioni e del dialogo, Sassoli era animato dalla consapevolezza che l’Europa costituisce una comunità di destino, fondata sulla partecipazione attiva e sulla condivisione di responsabilità. Una consapevolezza oggi assai diffusa per l’aggravarsi di conflitti alle porte del continente che mettono a rischio l’orizzonte di pace, prosperità e libertà costruito dall’avvio della costruzione europea. In questa prospettiva, l’appello di David Sassoli a un’Europa più unita e conscia della propria eccezionalità costituisce termine di riferimento per l’efficacia del percorso che attende l’Unione negli anni a venire, per un’integrazione sempre più efficace”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’edificio del Parlamento europeo intitolato all’ex presidente David Sassoli.

Sassoli è stato un giornalista e politico italiano, eletto Presidente del Parlamento europeo il 3 luglio 2019, ha ricoperto tale carica fino alla sua scomparsa, l’11 gennaio 2022, all’età di 65 anni. In uno dei suoi discorsi affermò: “L’Unione europea non è un incidente della storia. (…) Noi non siamo un incidente della storia, ma figli e nipoti di coloro che sono riusciti a trovare l’antidoto a quella degenerazione nazionalista che ha avvelenato la nostra storia”. Per onorare l’eredità di David Sassoli, l’Ufficio di presidenza del Parlamento – composto dal Presidente, dai vicepresidenti e dai Questori – ha deciso il 9 febbraio 2026 di intitolare l’edificio “Treves” all’ex presidente.

Mattarella: da conflitti a porte Europa rischi per orizzone pace e prosperità

Roma, 29 set. (askanews) – “Uomo delle istituzioni e del dialogo, Sassoli era animato dalla consapevolezza che l’Europa costituisce una comunità di destino, fondata sulla partecipazione attiva e sulla condivisione di responsabilità. Una consapevolezza oggi assai diffusa per l’aggravarsi di conflitti alle porte del continente che mettono a rischio l’orizzonte di pace, prosperità e libertà costruito dall’avvio della costruzione europea. In questa prospettiva, l’appello di David Sassoli a un’Europa più unita e conscia della propria eccezionalità costituisce termine di riferimento per l’efficacia del percorso che attende l’Unione negli anni a venire, per un’integrazione sempre più efficace”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’edificio del Parlamento Europeo intitolato all’ex Presidente David Sassoli.

Da Paolo Fresu a Jeremy Pelt, Roma Jazz festival nel segno di Miles

Roma, 29 set. (askanews) – Dall’1 al 24 novembre torna il Roma Jazz Festival, che giunge alla cinquantesima edizione con ben 18 concerti nel segno di ‘Rileggere Miles, ripensare il jazz’ nel centenario della nascita del grande trombettista e compositore statunitense. Gli spettacoli si svolgeranno fra l’Auditorium Parco della Musica ‘Ennio Morricone’, la Casa del Jazz e l’Alcazar, sconfinando anche quest’anno fuori dalla Capitale con 2 concerti speciali tra Fossanova e Rieti.

Prodotto da IMF Foundation in co-produzione con Fondazione Musica per Roma, il Roma Jazz Festival 2026 è realizzato con il contributo del MIC – Ministero della Cultura e il sostegno della Regione Lazio.

“Era il 1976, sul Gianicolo, alla Quercia del Tasso. Il Roma Jazz Festival mosse i suoi primi passi quasi in sordina, e nessuno poteva immaginare cosa stesse cominciando. Oggi, alla sua cinquantesima edizione, è uno degli appuntamenti più longevi del panorama europeo’, ha affermato senza nascondere un certo orgoglio il direttore artistico Mario Ciampà. ‘La storia del festival è, in parte, la storia del jazz stesso’, ha aggiunto Ciampà. ‘I nomi che hanno attraversato questi cinquant’anni formano una mappa sonora del Novecento: Dizzy Gillespie, Sarah Vaughan, Miles Davis, Sonny Rollins, Wayne Shorter, McCoy Tyner, Pat Metheny, Ray Charles, Herbie Hancock, Chick Corea, fino a Esperanza Spalding e Kamasi Washington, per citarne soltanto alcuni’.

‘Con Miles il festival condivide una storia concreta, fatta di incontri reali: lui salì su questi palchi più volte, portando ogni volta una musica diversa dalla precedente. L’ultimo concerto romano — 23 luglio 1991, Stadio Olimpico, ventimila persone — rimane tra gli eventi più memorabili di questa storia comune – ha ricordato il direttore, sottolineando – Non una commemorazione, ma una rilettura affidata a chi con Davis ha condiviso la visione: Jason Miles, produttore e arrangiatore di Tutu e degli album che segnarono la svolta elettrica degli anni ottanta; Paolo Fresu, la voce della tromba europea che più di ogni altra ha saputo portare quell’eredità verso altri orizzonti; Gregory Hutchinson, Jeremy Pelt, Erik Truffaz — musicisti di generazioni diverse, uniti da un rapporto non reverenziale con quella musica, capaci di rileggerla senza nostalgie’.

A questo nucleo di grandi artisti che celebrano il “Principe delle Tenebre”, il Roma Jazz Festival 2026 presenta in programma ulteriori nomi altisonanti del panorama jazz internazionale come Kurt Elling insieme agli Yellowjackets, Steve Coleman con la formazione Five Elements e l’originale duo latin jazz composto dal virtuoso mandolinista Hamilton de Holanda e il pluripremiato Gonzalo Rubalcaba; ma anche esponenti della nuova scena come il quintetto polacco Omasta.

Decisamente folta la presenza di artisti italiani: da Rosa Brunello a Enzo Favata, da Chiara Civello in compagnia di Clap! Clap! all’Eiden Inverted Collective guidato da Zoe Pia, passando da due formazioni in trio – quello di Eleonora Strino e quello di Domenico Rizzuto; fino ad arrivare ai giovani partenopei Nexus Quartet e alla Casa del Jazz Orchestra diretta da Mario Corvini con Javier Girotto nelle vesti di special guest.

Poi, i concerti speciali, a partire dall’omaggio all’ultimo dei giganti del jazz, Sonny Rollins, recentemente scomparso che fu tra i protagonisti dell’edizione 2009 del festival; e due appuntamenti fuori dalla Capitale per celebrare un altro centenario importante che cade nel 2026, quello dell’immenso John Coltrane: il concerto della Priverno Jazz Orchestra all’Abbazia di Fossanova e quello della Rieti Jazz Orchestra, attesa alla Chiesa di San Domenico a Rieti.

In occasione della sua 50esima edizione, infine, il Roma Jazz Festival ha realizzato un catalogo, in collaborazione con Artribune, dal titolo Roma Jazz Festival – Jazz, Arte e Grafica (2002/2026).

Un’edizione dedicata a Miles Davis non può che aprirsi con un artista del calibro di Paolo Fresu. L’1 novembre inaugura la 50esima edizione del festival con ‘Kind of Lives’, versione concertistica – e ultimo progetto discografico, uscito lo scorso 30 giugno – dell’opera teatrale Kind of Miles, scritta e interpretata dallo stesso Fresu, che ha riscosso un incredibile successo, andando in scena con oltre 50 repliche. Sul palco della Sala Sinopoli, al suo fianco, un’eccezionale formazione di musicisti divisi idealmente in due ensemble: uno a omaggiare il primo Davis degli anni Cinquanta e uno a illuminarne la rivoluzionaria svolta musicale. Il 4 novembre invece tornano al festival gli Yellowjackets, questa volta ospitando Kurt Elling, un’artista che il Guardian ha definito “una sorta di Frank Sinatra dai super poteri”. Il numero uno al mondo dei jazz singer e una delle band più famose del panorama jazz-fusion si incontrano dunque al RJF per celebrare i leggendari Weather Report.

A seguire, il 5 novembre, sale sul palco un altro protagonista assoluto del jazz degli ultimi decenni: il sassofonista americano Steve Coleman, 70 anni appena compiuti, capace di mescolare il jazz con l’hip-hop e i ritmi del funk in un linguaggio compositivo che intreccia i molteplici fili della musica della diaspora africana. Al fianco di Mr. Coleman, la sua storica formazione Five Elements, per un concerto carico di groove ed energia esplosiva. Il 6 novembre invece il pluripremiato pianista cubano Gonzalo Rubalcaba incontra il virtuoso del mandolino di Rio de Janeiro Hamilton de Holanda, per la prima volta insieme al RJF con il progetto congiunto Collab che unisce due maestri del latin jazz in un dialogo musicale intenso ed elettrizzante tra melodie intricate, complessità ritmica e focosi scambi improvvisati.

La programmazione del Festival in Auditorium riprende poi il 16 novembre con uno dei concerti più attesi ed emozionanti di questa edizione, quello di Enzo Favata con la ripresa di uno dei suoi progetti più iconici che, alle soglie del nuovo millennio, segnò una svolta nel panorama della world music, con il suo intreccio di jazz, sonorità sudamericane e poesia. Si tratta di Atlantico, titolo del disco e della storica formazione composta da Daniele Di Bonaventura, Marcello Peghin, Salvatore Maltana e il compianto U.T. Gandhi, prematuramente scomparso la scorsa estate. Una reunion approdata al nuovo disco di Favata, Ritornare, il suo primo per la ECM, uscito da pochissimi giorni.

Il 17 novembre si torna a puntare lo sguardo sull’universo davisiano con ‘New Sketches of Spain’, uno spettacolo tra jazz e flamenco, che rievoca l’album Sketches of Spain di Miles Davis del 1960, firmato da una figura di spicco dell’electro-jazz e devoto discepolo devoto di Davis, il trombettista franco-svizzero Erik Truffaz, dal talentuoso sassofonista e cantante di flamenco Antonio Lizana. L’omaggio del Festival al “Divino Miles” prosegue il 18 novembre con il live di uno dei migliori batteristi in circolazione al mondo oggi, l’americano Gregory Hutchinson, il cui ultimo album dal titolo Kind of Now – The Pulse of Miles Davis ripercorre il repertorio di Davis a partire “dall’impulso” dei grandi batteristi che lo hanno accompagnato durante la sua carriera, da Philly Joe Jones a Jimmy Cobb e Tony Williams.

Il 19 novembre invece l’attenzione si sposta su un’altra leggenda da poco scomparsa alla veneranda età di 95 anni, il “saxophone colossus” Sonny Rollins, la cui esibizione del 2009 al Roma Jazz rimane impressa nella memoria collettiva del Festival. A rendergli omaggio sarà la CDO – Casa del Jazz Orchestra con la direzione del Maestro Mario Corvini e la partecipazione di Javer Girotto.

Una vera star della tromba è poi Jeremy Pelt – 50 anni appena compiuti e 25 album all’attivo – che arriva in quintetto al RJF il 21 novembre con la sua miscela di tradizione jazz ed elettronica, spaziando dal neo-bop a ballad più intime.

Il 22 novembre il programma si apre di mattina con il ritorno dell’apprezzatissimo format dedicato ai più piccoli, Fiabe Jazz, mentre al calar del buio sul palco salirà uno dei più luminosi talenti del jazz italiano, l’acclamata contrabbassista Rosa Brunello che arriva al festival per presentare il suo ultimo album. Ispirato dai movimenti sociali contemporanei e da un viaggio in Senegal, We Are Surging Waters richiama per sonorità un Mediterraneo musicale in cui culture diverse si intrecciano. Un disco che attraversa temi come pace, libertà, emancipazione femminile e memoria per celebrare la musica come atto di resistenza. Un’altra donna protagonista della scena jazz italiana con ampia reputazione internazionale segna l’appuntamento del 23 novembre: la cantante e compositrice Chiara Civello presenta il suo nuovo progetto discografico, di prossima uscita, nato dall’incontro con il producer Cristiano Crisci, in arte Clap! Clap!, fra i più ricercati esponenti della club culture. Un incontro al crocevia fra jazz ed elettronica, art-pop e clubbing anticipato dal vertiginoso singolo Me and the Trees.

La 50esima edizione del Roma Jazz Festival, dedicata al centenario di Miles Davis, non può che chiudersi, il 24 novembre, con il progetto 100 Miles for Miles Davis, un grande tributo al “divino” da parte di uno dei pionieri dell’industria musicale, il tastierista, produttore e compositore Jason Miles, per decenni al fianco di artisti come Aretha Franklin, Whitney Houston, Michael Jackson, Chaka Khan e Diana Ross ma soprattutto vero architetto del suono di celebri album di Davis come Tutu, Amandla e Siesta.

La programmazione di Roma Jazz Festival alla Casa del Jazz si apre il 7 novembre nel segno del Mito con il concerto della clarinettista e polistrumentista sarda Zoe Pia alla guida dell’EIC Eden Inverted Collective, ensemble composto da musicisti under 35 provenienti dalle più importanti orchestre lirico sinfoniche italiane. Il loro progetto discografico dal titolo Atlantidei prende ispirazione dalla leggenda secondo la quale la Sardegna, in un passato remotissimo, fu l’Atlantide raccontata da Platone nel Timeo. Dal Mediterraneo, invece, si spinge fino ai freddi mari del nord il trombettista e percussionista Domenico Rizzuto che l’8 novembre presenta al festival, in Trio, il suo nuovo album Disastri quotidiani, una splendida fusione tra elettronica, jazz e rock psichedelico. In trio arriva anche Eleonora Strino, una delle più talentuose chitarriste della scena jazz internazionale, che il 13 novembre, reduce dal suo primo tour negli Stati Uniti, suonerà i brani del suo ultimo album Lumithia, un disco per sola chitarra che indaga l’universo femminile attraverso l’evocazione di figure reali e immaginarie: scrittrici, personaggi di romanzi, rivoluzionarie. Il 14 novembre attenzione rivolta alla giovanissima formazione partenopea di jazz contemporaneo Nexus Quartet che presenta alla Casa del Jazz il debut album Appunti di viaggio mentre il 20 novembre ci si sposta all’Alcazar per il live della band polacca Omasta, fra le più interessanti realtà della nuova scena europea. Il loro primo album, uscito nel 2024, è un energico dialogo fra tradizione e sperimentazione, fra radici jazz e ritmi hip-hop e urban mentre si attende l’uscita del nuovo album Hits Different previsto per l’autunno.

In questa 50esima edizione del Festival non si poteva certo dimenticare l’altra fondamentale ricorrenza che cade nel 2026, i cento anni dalla nascita di John Coltrane, cui Roma Jazz dedica due progetti speciali in due luoghi di rara bellezza, fuori dai confini della Capitale, in sintonia con lo spiritualismo di Coltrane. Il 15 novembre, a Rieti, nella Chiesa di San Domenico, la Rieti Jazz Orchestra celebrerà il capolavoro di Trane, A Love Supreme. Il 22 novembre all’Abbazia di Fossanova a Priverno, in provincia di Latina, il più antico esempio di architettura gotico-cistercense in Italia, si replicherà A Love Supreme con la Priverno Jazz Orchestra.

Judo, l’Italia del judo verso il Mondiale di Baku

Roma, 29 set. (askanews) – Il judo italiano si prepara al Campionato del Mondo 2026, in programma a Baku, in Azerbaigian, dal 4 all’11 ottobre. La competizione individuale si svolgerà alla National Gymnastics Arena dal 4 al 10 ottobre, mentre l’11 ottobre sarà dedicato alla prova a squadre miste.

Per l’Italia sarà il secondo appuntamento iridato dopo i Giochi Olimpici di Parigi e un ulteriore momento di verifica all’interno del nuovo ciclo che conduce ai Giochi di Los Angeles 2028.Il precedente più recente è quello dei Mondiali di Budapest e in quell’occasione l’Italia ha ottenuto il titolo mondiale con Alice Bellandi (Fiamme Gialle) nei -78 kg ed Assunta Scutto (Fiamme Gialle) mentre Manuel Lombardo (Esercito) nei -73 kg e Kenny Komi Bedel (Fiamme Oro) nei -90 kg hanno sfiorato il podio.

In gara 640 atleti provenienti da 96 nazioni diverse. Ecco i convocati azzurri: Assunta Scutto (Fiamme Gialle) -48 kg, Odette Giuffrida (Esercito) nei -52 kg, Veronica Toniolo (Esercito) e Giulia Carnà (Fiamme Oro) nei -57 kg, Carlotta Avanzato (Faimme Oro) nei -63 kg, Irene Pedrotti (Fiamme Azzurre) e Giorgia Stangherlin (Carabinieri) nei -70 kg, Asya Tavano (Fiamme Azzurre) ed Erica Simonetti (Esercito) nei +78 kg, Andrea Carlino (Esercito) nei -60 kg, Valerio Accogli (Carabinieri) e Matteo Piras (Esercito) nei -66 kg, Giovanni Esposito (Fiamme Azzurre) e Leonardo Valeriani (Fiamme Gialle) nei -73 kg, Antonio Esposito (Fiamme Azzurre) e Manuel Parlati (Fiamme Oro) nei -81 kg, Kenny Bedel (Fiamme Oro) nei -90 kg, Gennaro Pirelli (Fiamme Oro) nei -100 kg.

Per il Mixed Teams Event si aggiungeranno alla squadra: Michela Terranova (Carabinieri) nei -57 kg e Kwadjo Anani (Fiamme Azzurre) nei +90 kg.

“Andiamo in Azerbaigian con una squadra estremamente forte, competitiva e determinata, pronta a lottare ai massimi livelli del judo internazionale.” – dichiara Raffaele Parlati – “Pur dovendo fare a meno di alcuni dei nostri big di punta come Alice Bellandi, Christian Parlati e Manuel Lombardo, il valore assoluto del nostro gruppo resta di altissimo profilo. Voglio ringraziare tutto lo staff tecnico, il settore medico e la Federazione per il supporto costante garantito a questi atleti lungo tutto il percorso di avvicinamento.”

Calcio, Buonfiglio: arrivati pareri sul tesseramento Malagò

Roma, 29 set. (askanews) – I pareri dei giuristi sul caso del mancato tesseramento in Figc di Giovanni Malagò “sono quasi tutti arrivati”. Lo ha detto il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, durante la conferenza stampa al termine della Giunta, rispondendo a una domanda sugli approfondimenti giuridici richiesti in merito alla vicenda che riguarda il presidente della Federcalcio.

“Se convocheremo una Giunta ordinaria o straordinaria? Decideremo a seconda dell’importanza dei pareri che non ho ancora avuto la possibilità di leggere”, ha aggiunto Buonfiglio.

Sulla vittoria di ieri sera della Nazionale di Mancini contro la Turchia in Nations League, invece, il presidente del Coni ha dichiarato: “Abbiamo goduto, l’Italia ha giocato bene e il sorriso sul viso degli atleti è la cosa più bella. Ci siamo divertiti anche noi”.

Formula1, Ferrari, fiducia a Vasseur: "C’era e continua a esserci"

Roma, 29 set. (askanews) – Ferrari prende posizione sul futuro di Fred Vasseur e mette a tacere le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni dopo le dichiarazioni di Christian Horner, che si era candidato per un possibile approdo a Maranello. La scuderia ha diffuso una nota ufficiale per confermare la fiducia nel team principal francese e nel suo gruppo di lavoro.

“La posizione di Ferrari è chiara, la fiducia c’era e continua ad esserci”, fa sapere il Cavallino, ribadendo il sostegno della presidenza e della squadra a Vasseur. La nota arriva dopo le parole di Horner, che aveva dichiarato: “La Ferrari sarebbe l’unico team in cui accetterei di andare anche senza quote azionarie”.

Ferrari sottolinea come l’interesse e le indiscrezioni intorno alla scuderia siano una costante, considerata l’attenzione straordinaria che da sempre accompagna il team. Ma, in questo momento, non è previsto alcun cambiamento ai vertici della squadra.

L’obiettivo, sottolinea Maranello, è garantire la necessaria serenità al gruppo di lavoro e concentrarsi sulle restanti gare della stagione. La presa di posizione ufficiale arriva a due giorni dall’inizio dell’attività in pista a Sepang e chiude, almeno per il momento, il capitolo delle voci sul futuro di Vasseur.

A Roma il Nato Cax Forum su simulazione-addestramento congiunto

Roma, 29 set. (askanews) – Collegare strumenti, dati e competenze per preparare le forze alle operazioni multidominio, nelle quali le diverse componenti militari e gli effetti informativi interagiscono tra loro. E’ il tema al centro dell’apertura del NATO CAX Forum, in programma dal 29 settembre al 1° ottobre all’Ergife Palace Hotel & Conference Center di Roma. La prima mattinata ha messo a confronto esperienze internazionali sull’addestramento congiunto, l’integrazione dei sistemi di simulazione e sull’impiego di strumenti di analisi a supporto delle decisioni.

I lavori si sono aperti con i saluti del colonnello De Rosa, direttore del Modelling & Simulation Centre of Excellence, seguiti dal panel dedicato al contributo della modellazione e simulazione alla prontezza operativa multidominio, con la partecipazione del generale di brigata Zoltan Barany. A seguire le tre sessioni parallele che hanno approfondito la collaborazione uomo-macchina, la costruzione di una struttura europea di addestramento e la valutazione della sopravvivenza dei velivoli in scenari simulati.

“La sfida principale non è più soltanto creare simulazioni ad alta fedeltà”, ha sottolineato Sebastien Loze, indicato nel programma per AECHELON “Il problema più difficile è l’interoperabilità e l’addestramento collaborativo: la capacità di integrare ambienti sintetici eterogenei, dati operativi, sistemi abilitati dall’intelligenza artificiale, piattaforme autonome e decisori umani in ecosistemi di addestramento coerenti, affidabili e pertinenti alla missione”. Il contributo mette al centro la possibilità di addestrare e valutare insieme persone e macchine, collegando scenari, sistemi di comando e controllo e strumenti di supporto alle decisioni.

La dimensione europea della cooperazione è affrontata da Marcel Scherrenburg, rappresentante del Ministero della Difesa dei Paesi Bassi. “La prontezza nelle operazioni multidominio su larga scala non sarà raggiunta attraverso simulatori nazionali che lavorano in isolamento. Richiede un ecosistema di simulazione NATO connesso, costruito attraverso la co-creazione tra difesa e industria e tra nazioni che condividono le stesse prospettive”. Il progetto presentato riguarda una struttura europea di addestramento in sviluppo presso il centro di simulazione dell’Esercito dei Paesi Bassi, SIMCEN-LAND, ad Amersfoort, con l’integrazione di un modello del carro Leopard 2A8 nell’ambiente di addestramento tattico TACTIS.

Alla valutazione quantitativa dei rischi è dedicato il lavoro di Younhyuck Chang, Seungeun Lee, Sewon Kim e Younggun Lee, autori del contributo di MOASOFTWARE. “La sopravvivenza di un velivolo dipende fortemente dalla geometria del suo passaggio rispetto a una minaccia missilistica terra-aria”, hanno spiegato durante il panel. La ricerca presentata analizza 4.464 ingaggi simulati per esaminare il rapporto tra traiettoria e probabilità di abbattimento, offrendo elementi a sostegno delle decisioni sulle rotte di evasione. Gli autori precisano che “lo studio è limitato a ingaggi durante il passaggio in prossimità di un singolo sistema di minaccia”.

I contributi della mattinata delineano così tre esigenze complementari: integrare persone e tecnologie, rendere connessi gli strumenti nazionali e fondare le scelte su valutazioni verificabili. Il confronto prosegue nel pomeriggio con le applicazioni dell’intelligenza artificiale, gli ambienti digitali condivisi e i modelli per la preparazione dei comandi.

Regeni, Schlein: gravi parole Tajani, governo faccia rispettare sentenza

Roma, 29 set. (askanews) – “Tajani ha perso un’altra occasione per tacere ed evitare imbarazzo al Paese. Dimostra di non aver capito niente della sentenza di ieri, che condanna per il sequestro e la tortura di Giulio Regeni tre componenti dell’apparato di sicurezza del regime egiziano. Nessuno può più negare la responsabilità del regime di Al Sisi. Le parole di Tajani sono molto gravi perché arrivano proprio quando la giustizia ha compiuto un importante passo avanti dopo dieci anni di tenace battaglia per la verità da parte della famiglia Regeni e uno sforzo encomiabile della Procura. Tajani si risparmi i toni da assoluzione di ufficio, anche perché adesso è compito del governo far rispettare ed eseguire la sentenza emessa, con un’iniziativa politica e diplomatica forte e determinata, per pretendere dal governo egiziano di consegnare i responsabili alla giustizia e che paghi all’Italia il risarcimento che la sentenza ha stabilito”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein.

Tajani: "La sentenza su Regeni è solo un primo passo"

Roma, 29 set. (askanews) – “La sentenza di ieri è soltanto un primo passo, non ci dice chi sono stati gli assassini di Regeni”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani al punto stampa al termine della plenaria del Forum euromediterraneo dell’acqua alla Nuvola di Roma, tornando sul verdetto della Corte d’Assise di Roma.

“Noi vogliamo che si faccia piena luce su questo, non abbiamo mai mollato”, ha aggiunto Tajani ribadendo che il governo italiano continuerà a lavorare per arrivare alla verità sulla morte del ricercatore, e sottolineando che “vale più l’azione diplomatica che il clamore”. “Noi non abbiamo mai rinunciato a insistere con le autorità egiziane in ogni incontro su quello che per noi è fondamentale: scoprire la verità, scoprire chi sono gli assassini di Regeni”, ha detto.

Il ministro ha quindi difeso la scelta di mantenere aperto il canale diplomatico con il Cairo. “Non è che agire con diplomazia, con discrezione, significa non agire”, ha sottolineato, spiegando che proprio attraverso l’attività diplomatica l’Italia ha ottenuto risultati in altri casi. “L’attività diplomatica non ha nulla a che vedere con copertura, noi non copriamo nulla, vogliamo soltanto scoprire la verità”, ha aggiunto. Tajani ha inoltre ricordato che il governo italiano è parte civile nel processo e che “rispetteremo la legge sempre e comunque”. Quanto alla posizione nei confronti dell’Egitto, ha detto che il Paese “resta amico”, ma ha aggiunto che “il regime di Al-Sisi, nonostante il coinvolgimento di tre figure così apicali degli apparati egiziani, è chiaro che non esce innocente da questa sentenza”.

“Quando ci sarà una condanna formale dell’Egitto prenderemo delle conseguenze”, ha concluso, ribadendo che l’obiettivo resta “sapere chi sono gli assassini di Regeni”.

Gas, Scornajenchi (Snam): stoccaggi all’87%, molto avanti rispetto media Ue

Milano, 29 set. (askanews) – Sul fronte degli stoccaggi di gas “oggi siamo arrivati all’87% di riempimento, sono circa 16,3 miliardi di metri cubi e arriveremo a 17 miliardi, che rappresenterà il 90%, ossia il target che inizialmente ci eravamo prefissati. Siamo molto avanti rispetto alla media europea”. Lo ha sottolineato l’amministratore delegato di Snam, Agostino Scornajenchi, a margine dell’Energy Summit del Sole24Ore.

“Abbiamo soddisfatto la condizione necessaria, perché arrivare, per un paese così legato al consumo di gas come l’Italia, alla stagione invernale con gli stoccaggi pieni è un dovere – ha sottolineato -, abbiamo rispettato questo importante dovere, ma non è una condizione sufficiente, siamo un paese che resta interconnesso con il resto dell’Europa e quindi avremmo gradito molto di più che anche altri paesi avessero fatto correttamente il loro dovere”. Su questo fronte, “è chiaro che sarebbe opportuno che la politica europea fosse più coordinata perché queste asimmetrie certamente non facilitano la gestione di un asset così delicato”

“L’Italia vive in un sistema interconnesso come gli altri paesi europei – ha proseguito l’AD di Snam -. Quindi la domanda non è quello che può dare l’Italia agli altri, è che cosa succede se il sistema europeo non ha sufficienti flussi di approvvigionamento e in questo anche qui l’Italia è messa meglio degli altri, perché siamo l’unico paese che ha 5 punti di ingresso via terra, 5 punti di ingresso via mare, una grande diversificazione di cui si parla poco. Ed è questa diversificazione, che dobbiamo difendere ed è stata realizzata a fronte di tanti sforzi e tante criticità, spesso anche con qualche discussione, che ci permette oggi di affrontare l’inverno in situazione migliore rispetto ai nostri colleghi europei”. (fonte immagine: SNAM).

Arrestato a Trento un suprematista 17enne

Roma, 29 set. (askanews) – Era pronto a colpire. Fabbricandosi una bomba od usando un machete. Per questo un ragazzo di 17 anni, residente in provincia di Trento, è stato arrestato dalla Polizia di Stato. Il minore è indagato per il reato di detenzione di materiale con finalità di terrorismo. L’attività è stata eseguita dagli investigatori della Digos delle questure di Verona e di Trento, coordinati dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione. La misura cautelare è scattata nell’ambito dell’esecuzione di un decreto di perquisizione personale, locale, domiciliare e informatica emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Venezia.

Le indagini della Digos di Verona – si spiega in una nota – sono iniziate nell’autunno del 2025 nell’ambito del consueto monitoraggio dei canali di estrazione suprematista il ragazzo arrestato si è particolarmente distinto per la marcata radicalizzazione ideologica ed una significativa proiezione verso la violenza. Inoltre – si aggiunge – ha più volte manifestato esplicita ammirazione per i cosiddetti “terroristi bianchi”, definendoli “eroi” e legittimandone le azioni con riferimenti alla “difesa della razza bianca”.

Nel medesimo contesto, ha altresì pubblicato numerosi contenuti di natura propagandistica e celebrativa riferibili al noto gruppo terroristico dell’Atomwaffen Division, distinguendosi – tra l’altro – nel ruolo di “Vice Capo” del gruppo di un noto social network “F.F.I. Fronte Fascista Italiano”, quale “referente operativo” deputato alla selezione di aspiranti aderenti alla community. Le indagini sull’assiduo frequentatore di chat e gruppi suprematisti hanno permesso di identificare l’utilizzatore dell’account. Ecco che è saltato fuori il 17enne, residente in provincia di Trento. Nel corso della perquisizione nella casa del minore, oltre a diversi vessilli neonazisti e suprematisti, sono state trovate numerose armi bianche ed oggetti atti a offendere (katane, machete e coltelli di varie dimensioni, balestre, pistole e fucili soft air) e fogli in formato A4 manoscritti con disegni, simboli ed emblemi.

L’analisi dei cellulari del giovane – si sottolinea – hanno consentito di individuare numerosi contenuti di interesse investigativo. In particolare, oltre a diverso materiale social di propaganda suprematista, accelerazionista e neonazista, sono stati acquisiti manuali per la fabbricazione di ordigni artigianali, un testo tradotto dal cirillico con indicazioni relative a sostanze chimiche aggressive; ma anche una guida operativa per realizzare attentati terroristici con l’utilizzo di veicoli pesanti. A completare il tutto un elenco dei veleni mortali, manuali sul maneggio di armi da fuoco ed un documento con istruzioni e tecniche operative per il pedinamento, l’attacco e l’eliminazione di bersagli umani.

Durante l’attività è stato, inoltre, trovato il video integrale dell’attentato terroristico compiuto a Christchurch nel 2019 da Brendon Tarrant, corredato da messaggi nei quali l’autore della strage veniva indicato come modello da emulare, e il manifesto Haters Handbook redatto dal collettivo terroristico MMC (Maniacs Murder Cult). Il ragazzo nelle chat e nelle conversazioni aveva espresso “seri propositi di immediato passaggio all’azione” – si spiega – con espliciti riferimenti all’utilizzo di armi artigianali e violenze nei confronti di specifiche categorie di soggetti, tra cui “ebrei, immigrati, omosessuali, magistrati e politici”.

Per tutto questo il ragazzo è stato arrestato e portato nella C.P.A di Treviso. Nella mattinata di ieri il provvedimento è stato convalidato dall’autorità giudiziaria.

Carburanti, Eumetra: il 71% delle famiglie si prepara a tagliare le spese

Roma, 29 set. (askanews) – Il caro carburante non è più soltanto una voce di spesa che pesa sul bilancio familiare: per molte famiglie italiane sta già traducendosi in una revisione concreta delle abitudini quotidiane, degli spostamenti e delle spese considerate rinunciabili. E con l’arrivo dell’autunno e dell’inverno, la pressione combinata dei costi di mobilità ed energia potrebbe rendere ancora più stringenti le scelte sui consumi. Il tema del caro carburanti è tornato al centro dell’attenzione anche per le iniziative annunciate dagli operatori come Eni e IP in merito all’introduzione progressiva di un limite ai prezzi di benzina e gasolio; misure che intervengono in un contesto in cui il costo dei rifornimenti è già percepito dalle famiglie come una delle principali pressioni sul bilancio quotidiano.

Secondo una recente rilevazione Eumetra, riporta un comunicato, il 79% degli italiani dichiara che, rispetto a circa sei mesi fa, la spesa familiare per carburante – benzina e gasolio – è aumentata o molto aumentata. Un dato superiore a quello relativo alle bollette di luce e gas, indicate in aumento dal 74% delle famiglie, e alla spesa alimentare, cresciuta per il 68%.

L’aumento dei costi ha già prodotto effetti concreti sulla vita quotidiana. Il 43% degli italiani ha ridotto l’uso dell’auto o gli spostamenti, mentre il 32% dichiara di aver rinunciato o ridimensionato viaggi e vacanze. Ma le conseguenze riguardano anche la gestione della casa e delle spese quotidiane: il 33% ha limitato il riscaldamento o la climatizzazione, il 28% ha ridotto la spesa alimentare e il 24% ha limitato l’uso degli elettrodomestici.

Se il presente racconta già una trasformazione delle abitudini, le aspettative per i prossimi mesi indicano che la pressione potrebbe aumentare. Sale infatti al 71% la percentuale delle famiglie che prevede comprimere alcune spese, mentre il 29% pensa che i propri consumi continueranno sostanzialmente come prima, prosegue il comunicato.Tra coloro che prevedono di comprimere le spese, il 62% indica le uscite e le spese per il tempo libero, il 54% i consumi di energia, il 53% gli spostamenti e le spese di trasporto non strettamente necessarie, il 53% abbigliamento e accessori e il 52% viaggi e vacanze. Il 27% prevede inoltre di intervenire sulla spesa alimentare e il 19% sulle spese per salute, visite, controlli e dentista.

Anche il dato relativo all’energia merita attenzione, dice ancora il comunicato: a marzo il 64% di chi prevedeva di comprimere le spese indicava i consumi energetici tra le voci da ridurre; oggi la quota è del 54%. Il dato va letto insieme all’effettivo comportamento già adottato dalle famiglie: dopo mesi di attenzione ai consumi domestici, una parte della popolazione potrebbe avere già messo in atto le principali strategie di contenimento.

Il quadro che emerge è quindi quello di una pressione che non si limita al budget familiare, ma si riflette sulle possibilità di spostarsi, viaggiare, uscire e gestire liberamente i consumi quotidiani. Il carburante assume in questo scenario un ruolo particolare: il suo aumento incide direttamente sulla mobilità e può propagarsi ad altre decisioni di consumo, dalla rinuncia agli spostamenti non indispensabili alla riduzione delle occasioni di svago e dei viaggi.

L’arrivo della stagione fredda aggiunge inoltre una variabile ulteriore: dopo aver già ridotto l’uso dell’auto, limitato il riscaldamento o la climatizzazione e modificato alcune abitudini di spesa, le famiglie si preparano ad affrontare i prossimi mesi con una maggiore attenzione alla gestione delle proprie risorse.

Il dato più significativo, prosegue il comunicato, non è soltanto quanto sono aumentati i costi, ma come gli italiani stanno progressivamente ridisegnando le proprie priorità per farvi fronte. Dal carburante all’energia, dagli spostamenti al tempo libero, il caro vita sta diventando sempre più una questione di scelte quotidiane e di qualità della vita.

Marzabotto, Mattarella: la memoria resta monito e richiama alla responsabilità

Roma, 29 set. (askanews) – “Marzabotto e le terre attorno a Monte Sole furono inghiottiti dal più profondo abisso di disumanità. Ottantadue anni sono trascorsi dallo sterminio che le SS naziste, spalleggiate dai fascisti, compirono ai danni della popolazione inerme, senza pietà neppure per i bambini, le donne, gli anziani, i sacerdoti. La forza dei sopravvissuti e lo scorrere delle generazioni sono stati capaci di riaprire i sentieri della vita, ma la memoria di quella spaventosa voragine resta un monito e continua a richiamare alla responsabilità”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una nota, in occasione dell’anniversario della strage di Marzabotto.

Corruzione e sfruttamento per i lavori dell’alta velocità Napoli-Bari: arresti

Napoli, 29 set. (askanews) – Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, emissione di fatture per operazioni inesistenti, corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio e favoreggiamento: sono i reati contestati, a vario titolo, nei confronti di 20 persone coinvolte in un’indagine della Guardia di finanza che ha riguardato le opere infrastrutturali connesse alla realizzazione della linea ferroviaria ad Alta Velocità/Capacità Napoli-Bari e, nello specifico, nelle tratte tra le province di Napoli, Avellino e Benevento.

Le investigazioni, coordinate dalla procura partenopea, hanno portato all’emissione di una misura cautelare degli arresti domiciliari per 10 persone, all’obbligo di dimora nel comune di residenza e all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per 5 persone.

Le altre misure riguardano obbligo di dimora, obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e sospensione totale dall’esercizio di un pubblico servizio per un anno per 2 persone e 3 misure interdittive della sospensione totale dell’esercizio di un pubblico servizio per un anno.

Il gip ha inoltre disposto il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca anche per equivalente, del profitto dei reati di corruzione contestati. Le verifiche degli investigatori hanno interessato le diverse fasi di gestione delle commesse, dall’affidamento dei lavori all’esecuzione e contabilizzazione, fino ai controlli e ai pagamenti alle imprese, oltre alla gestione dei materiali di scavo e dei rifiuti di cantiere, alla fornitura di calcestruzzo e al noleggio di mezzi e attrezzature.

Ne sarebbe emerso “un sistema di rapporti corruttivi tra imprenditori e pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che, per responsabilità tecniche, amministrative e di cantiere esercitate, avrebbero agevolato determinate imprese nell’ottenimento delle commesse, nell’esecuzioni e contabilizzazione dei lavori, nonché nei controlli e nei pagamenti”.

Si sarebbe, inoltre, ricostruito un meccanismo di fatture per operazioni inesistenti, che sarebbe stato finalizzato alla creazione di disponibilità di denaro contante, parte del quale sarebbe stato utilizzato anche per azioni di corruzione.

Un ulteriore filone investigativo ha riguardato l’impiego irregolare o lo sfruttamento di lavoratori extracomunitari. In particolare sarebbe stata verificata la presenza nei cantieri di lavoratori di origine egiziana sottoposti a condizioni lavorative “gravose e degradanti”, con turni protratti, in alcuni casi, fino a 20 ore, reiterate violazioni nei periodi di riposo, corresponsione di retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali o comunque spropositate alla quantità e qualità del lavoro svolto, inosservanza delle disposizioni in materia di igiene e sicurezza, sottomissione a metodi di sorveglianza e a situazioni alloggiative del tutto precarie, con irregolarità relative ai permessi di soggiorno e alla documentazione attestante l’assolvimento degli obblighi di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Carburanti, anche Q8 Italia mette tetto ai prezzi per 30 giorni

Roma, 29 set. (askanews) – Anche Q8 Italia mette un tetto ai prezzi dei carburanti, per 30 giorni, a partire dal primo ottobre.

“In un contesto caratterizzato da rilevanti crisi geopolitiche e da significative tensioni sui prezzi dei carburanti, Q8 Italia – recita un comunicato del gruppo -, accogliendo l’invito del governo italiano, applicherà un price cap sulla benzina e sul gasolio, confermando il proprio impegno a sostegno dei consumatori”.

“Il price cap – prosegue – avrà durata di 30 giorni a partire dal 1 ottobre ed è volto a generare benefici tangibili per gli automobilisti. Il tetto massimo dei prezzi si applicherà con un approccio modulare, coerente con le diverse realtà che compongono il sistema di distribuzione dell’azienda. La Q8 Italia supporterà opportunamente i gestori ed i partner per garantire la sostenibilità economica dell’intera filiera”.

“Una decisione coerente con il comportamento responsabile concretamente adottato dall’azienda anche negli ultimi mesi – prosegue Q8 -, orientato alla tutela dei consumatori e al mantenimento della propria competitività”.

“In un momento particolarmente delicato per il sistema energetico, caratterizzato da un’imprevedibile volatilità del mercato internazionale, e per i consumatori – conclude la nota -, Q8 Italia rinnova, quindi, il proprio impegno a fare la propria parte, coniugando attenzione ai prezzi, investimenti industriali, innovazione e responsabilità sociale”.

Carburanti, anche Q8 Italia mette un tetto ai prezzi per 30 giorni

Roma, 29 set. (askanews) – Anche Q8 Italia mette un tetto ai prezzi dei carburanti, per 30 giorni, a partire dal primo ottobre.

“In un contesto caratterizzato da rilevanti crisi geopolitiche e da significative tensioni sui prezzi dei carburanti, Q8 Italia – si legge -, accogliendo l’invito del governo italiano, applicherà un price cap sulla benzina e sul gasolio, confermando il proprio impegno a sostegno dei consumatori”.

“Il price cap – prosegue – avrà durata di 30 giorni a partire dal 1* ottobre ed è volto a generare benefici tangibili per gli automobilisti. Il tetto massimo dei prezzi si applicherà con un approccio modulare, coerente con le diverse realtà che compongono il sistema di distribuzione dell’azienda. La Q8 Italia supporterà opportunamente i gestori ed i partner per garantire la sostenibilità economica dell’intera filiera”.

“Una decisione coerente con il comportamento responsabile concretamente adottato dall’azienda anche negli ultimi mesi – prosegue -, orientato alla tutela dei consumatori e al mantenimento della propria competitività”.

“In un momento particolarmente delicato per il sistema energetico, caratterizzato da un’imprevedibile volatilità del mercato internazionale, e per i consumatori – conclude la nota -, Q8 Italia rinnova, quindi, il proprio impegno a fare la propria parte, coniugando attenzione ai prezzi, investimenti industriali, innovazione e responsabilità sociale”.

Carburanti, si limano i prezzi con i tetti decisi da alcuni gruppi

Roma, 29 set. (askanews) – Si limano i prezzi dei carburanti sulla rete strada italiana, mentre da ieri hanno iniziato a entrare in vigore i tetti decisi da alcuni dei maggiori gruppi, quali Eni e IP, e mentre il governo discute di operazioni analoghe con altri distributori.

Per oggi,in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi, il ministero delle Imprese e del Made in Italy riporta un prezzo medio dei carburanti in modalità “self service” lungo la rete stradale nazionale pari a 2,126 euro/l per la benzina e 2,335 euro/l per il gasolio. Ieri era stato rilevato 2,152 euro/l per la benzina e 2,369 euro/l per il gasolio.

Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,180 euro/l per la benzina e 2,383 euro/l per il gasolio, a fronte, rispettivamente, di un prezzo medio self di 2,214 euro/l per la benzina e 2,420 euro/l per il gasolio riportati ieri.

Alta pressione per l’avvio di ottobre: valori diurni fino a 29-31°C

Roma, 29 set. (askanews) – La nuova settimana, che segnerà il passaggio al mese di ottobre nella giornata di giovedì 1, si aprirà all’insegna di un tempo stabile e con temperature superiori alla media. L’alta pressione posizionata sul Mediterraneo ostacolerà il transito dei sistemi perturbati. Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it, precisa che i valori diurni si manterranno elevati, sopra la media del periodo. Le temperature massime raggiungeranno i 30°C nelle zone interne di Toscana, Umbria e Campania, oltre che nelle aree interne della Sardegna. A Oristano il termometro potrà toccare i 31°C.

Il tempo sarà soleggiato su gran parte delle regioni centro-meridionali e sulle Isole Maggiori almeno fino al fine settimana. L’unica eccezione riguarderà il Nord-Ovest, dove il passaggio di aria più umida porterà nuvolosità e qualche debole pioggia isolata, limitata quasi esclusivamente alle Alpi occidentali. Altrove il sole sarà dominante, in attesa di un possibile cambiamento che potrebbe presentarsi solo nel corso della prossima settimana.

Se di giorno le temperature si manterranno elevate, di notte il termometro scenderà in maniera importante a causa dell”assenza di nuvole che favorirà il raffreddamento dopo il tramonto. Nelle città di montagna i termometri scenderanno fino a 8-9°C, in pianura si assesteranno mediamente sui 13-15°C circa.

Mentre in Italia lo scenario meteorologico risulta particolarmente tranquillo, oltre confine è presente una configurazione globale particolare: nell’Oceano Atlantico non si è ancora visto un uragano in tutta la stagione: non si registrava la totale assenza di uragani in questo periodo da 112 anni. Sul Pacifico, invece, ne figurano contemporaneamente quattro attivi. Questa dinamica potrebbe rappresentare una risposta diretta al fenomeno dell’El Niño, che tende a inibire lo sviluppo dei sistemi tropicali in Atlantico favorendone al contempo la formazione nel bacino pacifico.

Hormuz, l’Iran attende per oggi risposta formale dagli Usa

Roma, 29 set. (askanews) – L’Iran attende per oggi una risposta formale dagli Stati Uniti alla proposta di Teheran riguardante l’apertura dello Stretto di Hormuz: lo ha affermato il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, le cui dichiarazioni sono state riportate dai dai media iraniani.Gli intermediari del Qatar “hanno presentato delle idee e le abbiamo discusse; si apprestano a sottoporre nuovamente la questione alla parte americana, dopodiché ci verrà comunicata la risposta definitiva degli Stati Uniti”, aveva spiegato ieri Araghchi.

“Il Qatar auspica che ciò avvenga entro domani” ha dichiarato il capo della diplomazia iraniana, attualmente a New York dove ha partecipato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Navi russe attraversano per la prima volta Stretto di Shokalsky

Roma, 29 set. (askanews) – Navi della Flotta del Nord russa hanno attraversato per la prima volta nella storia della Marina russa lo Stretto di Shokalsky, nell’Artico. Lo ha riferito la stessa Flotta del Nord.

“Un distaccamento di navi da guerra e unità di supporto della Flotta del Nord, al comando del vice comandante della Flotta del Nord, vice ammiraglio Oleg Golubev, ha attraversato lo Stretto di Shokalsky, che separa l’isola della Rivoluzione d’Ottobre dall’isola Bolshevik nell’arcipelago di Severnaya Zemlya, ed è entrato nelle acque del Mare di Kara per la prima volta nella storia della Marina russa”, si legge nella nota.

Durante il transito è stato disposto un allarme addestrativo a bordo delle navi per aumentare il livello di prontezza al combattimento. La ricognizione dei ghiacci è stata effettuata con un elicottero Ka-29 decollato dalla nave pattuglia rompighiaccio Ivan Papanin.

La Flotta del Nord ha riferito che durante l’attraversamento sono state incontrate condizioni particolarmente difficili a causa dei ghiacci. Gli equipaggi hanno garantito la sicurezza della navigazione modificando rotta e velocità per evitare gli iceberg.

“Durante il transito, il personale della Flotta del Nord ha valutato l’idoneità della nuova area operativa alle attività delle navi della Marina russa”, ha aggiunto il comando.

Papa Leone XIV: «Non si può parlare dell’Europa senza menzionare il cristianesimo»

[…] È sempre difficile dare una definizione d’Europa, sia per il presente che per il passato. L’Europa, infatti, ha gradualmente preso coscienza di sé nelle epoche storiche della civiltà ellenistica, dell’Impero romano, e poi della diffusione del cristianesimo, integrando, nel corso del tempo, nuove culture come, tra le altre, quelle germaniche e slave, fino a comprendere regioni sempre più vaste.

L’Europa va intesa, quindi, come una realtà culturale e storica ancor prima d’essere una realtà geografica. Nel corso dei secoli, ha assunto nuovi confini e nuove definizioni, attraversando periodi di crescita, profonde crisi e nuove rinascite. Una costante che si può notare nel suo lungo e turbolento percorso storico risiede nel fatto che l’Europa si è sviluppata ed è progredita quando è stata capace di elaborare gli aspetti positivi del suo passato, e riproponendoli in forme nuove e creative grazie all’incontro con l’altro. La civiltà europea è infatti anche frutto di incontri secolari, anche se non sempre facili. Basta pensare alla presenza della cultura araba nella penisola iberica, o alla proiezione del “Vecchio Continente” nel “Nuovo Mondo”, che ha generato, talvolta dolorosamente, nuove sintesi sul continente americano.

Per capire questa lunga storia, tuttavia, non si può tacere di un altro Padre dell’Europa: san Benedetto, che il santo Papa Paolo VI proclamò patrono d’Europa nel 1964, definendolo «messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà». L’aiuto ai poveri, ai malati, agli anziani; l’educazione dei bambini e le università; gli ospedali e la medicina; l’architettura e l’ingegneria; lo sviluppo delle scienze; il diritto e l’organizzazione delle città e degli stessi Stati: tanti ambiti, in Europa, sono stati profondamente influenzati da san Benedetto e dai suoi monaci! Senza questa coltivazione monastica, la civiltà europea così come la conosciamo non esisterebbe. Qui, a Metz, grazie all’opera, tra gli altri, di san Crodegango, si respirava uno spirito benedettino di fraternità, comunione e condivisione. È da qui che il canto gregoriano si è diffuso nei territori carolingi, portando armonia e bellezza in tutto il continente.

Non si può quindi parlare dell’Europa senza menzionare il cristianesimo. Robert Schuman ne era ben consapevole quando affermava: «Il cristianesimo ha insegnato l’uguaglianza di natura di tutti gli uomini, figli dello stesso Dio, redenti dallo stesso Cristo, senza distinzione di razza, colore, classe o professione. Ha fatto riconoscere la dignità del lavoro e l’obbligo, per tutti, di impegnarvisi. Ha riconosciuto il primato dei valori interiori che, soli, nobilitano l’uomo. La legge universale dell’amore e della carità ha fatto di ogni uomo il nostro prossimo, ed è su di essa che da allora si basano le relazioni sociali nel mondo cristiano».

Un altro Padre fondatore dell’Europa contemporanea, Alcide De Gasperi, gli fa eco mettendo l’accento sul «retaggio comune europeo», cioè «quella morale unitaria che esalta la figura e la responsabilità della persona umana col suo fermento di fraternità evangelica, col suo culto del diritto ereditato dagli antichi, col suo culto della bellezza affinatosi attraverso i secoli, con la sua volontà di verità e di giustizia acuita da un’esperienza millenaria».

Anziché essere un criterio confessionale esclusivo, il riferimento al debito della cultura europea verso il cristianesimo permette di comprendere meglio quanto l’apertura al trascendente sia sempre una dimensione costitutiva della persona umana e una fonte viva di civilizzazione.

 

Per leggere la versione integrale del discorso del Papa clicca qui

https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/september/documents/20260928-francia-radici-europa.html

L’Argentina intima agli inglesi lo stop alle esplorazioni petrolifere alle Malvine

Roma, 29 set. (askanews) – Il governo argentino ha dato al Regno unito due settimane di tempo per interrompere qualsiasi progetto di esplorazione o sfruttamento di idrocarburi nelle isole Malvine (Falkland), occupate da Londra dal 1833 e rivendicate da Buenos Aires come parte della piattaforma continentale argentina.

“La Repubblica argentina ha intimato al Regno unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord di adottare entro due settimane le misure necessarie per impedire l’avvio o la prosecuzione delle attività destinate allo sfruttamento delle risorse di idrocarburi nelle isole Malvine”, ha riferito l’ufficio del presidente Javier Milei in un comunicato.

L’esecutivo ha inoltre incaricato il ministero degli Esteri e i propri uffici legali di avviare la procedura arbitrale prevista dall’Allegato VII della Convenzione delle Nazioni unite sul diritto del mare.

L’iniziativa punta a fermare il progetto Sea Lion nel bacino settentrionale dell’arcipelago e a impedire altre iniziative considerate da Buenos Aires suscettibili di aggravare la controversia, compreso il rilascio di nuove autorizzazioni britanniche per lo sfruttamento petrolifero.

Il governo argentino ha richiamato la risoluzione 2065 dell’Assemblea generale delle Nazioni unite, che riconosce l’esistenza di una disputa sulla sovranità e invita Argentina e Regno unito a riprendere i negoziati bilaterali, oltre alla risoluzione 31/49, che chiede alle parti di astenersi dall’introdurre modifiche unilaterali finché la controversia resta aperta.

“Lo sfruttamento unilaterale delle risorse naturali delle isole Malvine, Georgia del Sud e Sandwich del Sud e degli spazi marittimi circostanti è contrario al diritto internazionale e produce un danno irreversibile e irreparabile ai diritti sovrani della Repubblica argentina”, ha affermato l’ufficio presidenziale.

Buenos Aires ha inoltre respinto la definizione britannica delle Malvine come “territorio britannico d’oltremare” e il referendum organizzato nell’arcipelago nel 2013, sostenendo che non modifica “né l’esistenza né l’oggetto della controversia riconosciuta dalle Nazioni unite”.

Il governo argentino ha infine annunciato sanzioni e denunce penali contro la società Thales UK Limited per uno spostamento dalle Malvine alla località cilena di Punta Arenas che, secondo Buenos Aires, sarebbe avvenuto senza la necessaria autorizzazione argentina.

“L’Argentina non resterà a guardare e continuerà a difendere con fermezza i propri diritti sovrani, utilizzando tutti gli strumenti diplomatici, amministrativi e giuridici riconosciuti dal diritto nazionale e internazionale”, conclude il comunicato.

La disputa sulle Falkland/Malvine sfociò nel 1982 in una guerra tra Argentina e Regno unito, conclusasi il 14 giugno con la sconfitta argentina e quasi 1.000 morti complessivi. Buenos Aires e Londra ristabilirono le relazioni diplomatiche nel febbraio 1990.

Popolari, divisi si diventa irrilevanti

Inutile girarci attorno. Quando una comunità politica e culturale come quella cattolico-popolare e cattolico-sociale, che è ancora fortemente identitaria ma senza alcuna deviazione clericale o confessionale, si frantuma e si divide, getta le condizioni per la sua irrilevanza politica e progettuale. Anche se, va pur riconosciuto, non viene meno l’impegno politico, culturale, programmatico ed organizzativo nei vari partiti e nelle rispettive coalizioni, a sottolineare le ragioni di questa presenza.

 

La marginalità dei Popolari

Del resto, è sotto gli occhi di tutti. Il ruolo, la funzione e la stessa “mission” dei Popolari in questi ultimi anni si sono progressivamente impoveriti al punto da diventare del tutto marginali. Certo, la causa principale è anche dovuta al fatto che sono scomparsi i partiti come centri di elaborazione culturale e di progettualità politica, sostituiti da grigi cartelli elettorali e, al contempo, da strumenti nelle mani dei rispettivi capi. Gli ormai famosi “partiti personali” o “partiti del capo”. Per non parlare dei “partiti proprietari”.

Ma, comunque sia, in tutte queste versioni il contributo e il ruolo dei Popolari si sono sostanzialmente dissolti. Per svariate motivazioni sulle quali non è neanche opportuno soffermarsi ulteriormente.

 

Un medesimo ceppo culturale

Ora, però, c’è un dato di fondo – ed è l’unico – che merita di essere approfondito. E cioè: i Popolari, proprio perché provengono dal medesimo ceppo culturale, ideale, valoriale e storico, non possono procedere in ordine sparso, accampandosi in partiti che hanno altre ragioni culturali e che, soprattutto, sono politicamente persino platealmente alternativi rispetto al pensiero e alla storia del popolarismo di ispirazione cristiana.

Non è un caso, del resto, se nel principale partito della sinistra italiana – cioè il Pd – è ritornata di moda l’esperienza dei “cattolici indipendenti di sinistra” eletti nel Pci negli anni ’70 e ’80 al Parlamento italiano. Una esperienza, seppur gloriosa ed importante, che aveva però un solo limite. E cioè: si trattava di personalità del mondo e dell’area cattolica che non potevano affatto condizionare il progetto politico complessivo del partito che li aveva gentilmente “ospitati” nelle proprie liste.

Mutatis mutandis, è lo stesso ruolo che viene riservato ai “cattolici professionisti”, per dirla con una felice ed antica espressione di Mino Martinazzoli, dei Delrio di turno nella stagione politica contemporanea nel Partito democratico a guida Schlein. E, specularmente, anche nei partiti di centrodestra non si va oltre la mera e protocollare presenza testimoniale. Politicamente irrilevante, culturalmente inconsistente e programmaticamente impercettibile.

 

Lo spazio centrista e riformista

L’unico spazio, concreto e tangibile, dove gli eredi del popolarismo di ispirazione cristiana e del cattolicesimo sociale potrebbero svolgere un ruolo politico significativo continua ad essere il campo centrista e riformista. Ma, anche su questo versante, non in ordine sparso o sbriciolati in mille rivoli.

Perché se anche nei partiti o nelle rispettive coalizioni di orientamento centrista i cattolici popolari e i cattolici sociali trovano il modo per spaccarsi in mille schegge, è poi perfettamente inutile lamentarsi della loro sostanziale inconsistenza politica, culturale, progettuale e soprattutto programmatica.

 

La necessità della ricomposizione

Al riguardo, e per essere chiaro sino in fondo, nessuno mette in discussione che anche e soprattutto nella galassia cattolica esista una pluralità di accenti, di sensibilità e di sfumature. Ma il compito principale, e quasi esclusivo, di chi ritiene ancora utile una presenza pubblica dei cattolici popolari e dei cattolici sociali nella cittadella politica italiana è proprio quello di favorire adesso una vera e propria “ricomposizione” politica ed organizzativa di questo mondo variegato e molto articolato.

L’alternativa, come tutti ben sappiamo, è una sola. E cioè: prendere atto che una storica tradizione ideale, un qualificato e sempre attuale e moderno filone di pensiero e una rete organizzativa ancora fortemente radicata nel tessuto sociale sono destinati a guardare la partita politica dagli spalti.

Sarebbe un triste e misero epilogo per la stessa esperienza storica dei cattolici impegnati in politica nel nostro Paese.

I dilemmi di un’economia che esclude

Nel 1938, nell’America del New Deal di Roosevelt, la Carnegie Foundation incarica un economista svedese, allora quarantenne, di condurre una ricerca sulla discriminazione razziale negli Stati Uniti. Il lavoro dura quattro anni (conosce varie interruzioni) e dà luogo a un volume che ha per titolo An American Dilemma: The Negro Problem and Modern Democracy (1944). Il libro — oltre mille pagine, espressione di un collettivo in cui spiccano l’economista Richard Sterner e la sociologa Arnold Rose — diventa un classico, tanto da essere citato in una nota a pie’ di pagina dalla Corte suprema nella storica sentenza Brown vs. Board of Education (1954), che all’unanimità dichiara incostituzionale la segregazione razziale nelle scuole pubbliche. Ci vorranno altri dieci anni prima di arrivare al Civil Rights Act (1964), che dichiara illegale la discriminazione e la segregazione.

Quell’economista svedese si chiama Karl Gunnar Myrdal. È nato nel 1898 nel villaggio di Skattungbyn, nella Svezia centrale e rurale, primo di quattro figli di un costruttore edile e proprietario terriero, Carl Adolf Pettersson, e di sua moglie Anna Sofia, née Karlsson. Nel 1914, nell’ambito della politica volta a superare l’elevata frequenza dei patronimici (come Pettersson), il padre ha cambiato il cognome dei figli in Myrdal (originariamente Myrdahl), con riferimento alla fattoria dei suoi antenati (alla lettera: myr, palude; dahl, valle). Nel 1919 Gunnar ha conosciuto Alva Reimer, che nel 1923 è diventata sua moglie e da cui ha avuto tre figli: Jan (1927), Sissela (1934), Kaj (1936). Si è laureato in legge all’Università di Stoccolma nel 1924. Si è poi indirizzato agli studi economici e — sotto la guida di Gustav Cassel e l’influenza di Knut Wicksell, i maestri della scuola di Stoccolma — ha completato la sua dissertazione di dottorato sui meccanismi di formazione dei prezzi. Dal 1927 insegna economia politica e dal 1933 tiene la cattedra di economia politica e scienza delle finanze già di Cassel.

Nel 1930 esce il suo primo libro: il titolo, alla lettera, è Scienza e politica nell’economia nazionale, ma è meglio noto (dal titolo della traduzione tedesca, 1932) come L’elemento politico nella formazione della teoria economica. Inizia a ragionare sulla ineliminabile soggettività di ogni ricerca, a partire dalle domande che il ricercatore pone, e sul suo carattere normativo spesso nascosto. Ha visitato per la prima volta gli Stati Uniti con Alva nel 1929-1930. Ha visto gli effetti della Grande crisi del 1929 e negli anni Trenta ha collaborato con il governo socialdemocratico svedese alla costruzione di una politica finanziaria e fiscale coerente con i nuovi obiettivi sociali e di welfare, specialmente nel campo delle politiche abitative, della famiglia e della popolazione. Alla rivoluzione keynesiana — che, nella considerazione del ruolo delle aspettative, gli economisti scandinavi avevano in parte anticipato — e a quella rooseveltiana si affianca, pur nelle differenze teoriche, quella svedese. Segno dei suoi rapporti, nel 1938 Myrdal riceve una laurea honoris causa dall’Università di Harvard, la prima di oltre trenta. È questo, dunque, l’economista che nel 1938 riceve l’incarico dalla Carnegie Foundation (sulla sua vita e le sue idee: cfr. William Barber, Gunnar Myrdal: An Intellectual Biography, New York, 2007 e, più recentemente, Claes Berg, Gunnar Myrdal. A Life of Many Dilemmas, 2025).

An American Dilemma — nella stesura del quale è in contatto con la first lady Eleanor Roosevelt, assai sensibile al tema, e con il suo entourage — non è un libro sulla discriminazione in sé, ma «uno studio sulla società americana dal punto di vista del gruppo più svantaggiato» (sono parole di Myrdal). Questo cambiamento di prospettiva è fondamentale. Non una economia dal lato del potere, ma dal lato degli esclusi. La chiave di volta è nel concetto, da lui via via perfezionato, di “causazione circolare cumulativa”, che mette in discussione l’esistenza di quelle forze che automaticamente e spontaneamente consentirebbero al sistema economico di ritornare in una condizione di equilibrio. Al contrario in un sistema gli effetti si accumulano, si propagano, si rinforzano gli uni con gli altri per retroazione, generando circoli che possono essere virtuosi o viziosi. Il ruolo dello Stato consiste nel contrastare gli squilibri che le forze di mercato, lasciate a se stesse, accrescono e acuiscono.

La disoccupazione, l’emarginazione, la povertà non sono una calamità naturale, né una condanna o un vizio, di cui la politica può disinteressarsi: esse hanno delle cause che possono essere conosciute e contrastate. Il fatto è che dalla povertà educativa, economica e sociale nasce — per effetto della «causazione circolare cumulativa» — ulteriore povertà educativa, economica e sociale. La discriminazione genera povertà e questa a sua volta pregiudizi, che rafforzano la discriminazione.

Il dilemma di cui al titolo consiste nel fatto che alle aspirazioni e alle enunciazioni di eguaglianza e libertà (come nella Dichiarazione di Indipendenza del 1776) corrispondono scarsi risultati pratici che finiscono per minare le basi della democrazia, che non realizza a pieno le sue promesse, e dell’economia, che non realizza il suo potenziale. Le diseguaglianze rallentano la crescita economica a causa di effetti sia reali sia psicologici. L’economia è sempre economia politica.

Non esistono per Myrdal problemi economici: esistono solo problemi, come risultato di un intreccio di fattori culturali, economici, istituzionali, politici, sociali. Pur avendo egli in gioventù partecipato, nell’ambito degli approcci allora dominanti, agli sforzi di matematizzazione dell’economia (inclusa la nascita della Econometric Society), egli perviene — per il contatto con il New Deal di Roosevelt e con la scuola istituzionalista americana, anzitutto John Rogers Commons e la “scuola del Wisconsin”, la cui università aveva visitato nel 1930, ma anche per le vie autonome e originali della scuola svedese — all’idea di una economia istituzionale aperta alle altre scienze: necessaria per discutere e affrontare il problema della distribuzione dei redditi e delle ricchezze e, più in generale, quello delle diseguaglianze, che non può essere affrontato in termini angustamente economici.

La sua economia è meno una scienza formale e più un’arte medico-pratica che considera il contesto e che non offre rimedi precostituiti indipendentemente da esso. Egli ha abbandonato ogni pretesa di obiettività, ma non di serietà: il fatto è che le premesse di valore contano e devono essere esplicitate e discusse, anche criticamente, giacché l’economia è una scienza sociale le cui risposte non sono definitive: «La mia critica all’establishment economico è che, mentre pretende di ragionare in modo esatto, preciso e rigoroso, mostra spesso una noncuranza sistematica nei presupposti e nei concetti, che troppo spesso sono logicamente incoerenti e inadeguati alla realtà» (Gunnar Myrdal, Against the Stream: Critical Essays in Economics, 1972 traduzione italiana Controcorrente, 1975). È stato detto che egli preferiva «essere vagamente nel giusto piuttosto che precisamente nell’errore» (Paul Streeten, The Cheerful Pessimist: Gunnar Myrdal the dissenter (1898-1987), «World Development», March 1998). Il detto, attribuito a Keynes, è del logico inglese Carveth Read.

Dopo American Dilemma, e dopo la fine della guerra, gli si aprono le porte e le vie delle istituzioni, della politica e della scienza ai massimi livelli. È nel Consiglio della Banca centrale di Svezia (1944-1945), membro dell’Accademia Reale delle Scienze (1945), ministro delle Attività produttive e del commercio estero (1945-1947) nel governo Hansson e nella prima parte del primo governo Erlander. Nel 1947 riceve la medaglia Söderstrom dell’Accademia Reale delle Scienze, antesignana del premio Nobel per l’Economia allora non ancora istituito: medaglia attribuita prima di lui a Keynes nel 1939 e dopo di lui — e per suo diretto interessamento — a Piero Sraffa nel 1961.

Nel 1947 è nominato segretario esecutivo della Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite (Unece), con sede a Ginevra, dove è impegnato negli sforzi per la ricostruzione dell’economia europea tutta e per la ripresa dei rapporti tra l’Est e l’Ovest (cfr. Daniel Stinsky, A Bridge Between East and West? Gunnar Myrdal and the UN Economic Commission for Europe, 1947-1957, in M. Christian, S. Kott, O. Matejka (a cura di), Planning in Cold War Europe: Competition, Cooperation, Circulations (1950s-1970s), Berlin, Boston, 2018). È legato da antica amicizia e profonda stima al connazionale Dag Hammarskjöld, che nel 1953 diventa segretario generale dell’Onu.

Nel 1955 è al Cairo su invito della National Bank of Egypt. Vi svolge una serie di lezioni da cui nasce, nel 1957, il suo Economic Theory and Underdeveloped Regions (trad. it. Teoria economica e paesi sottosviluppati, 1966). Il concetto di «causazione circolare cumulativa» viene ora applicato al contesto internazionale e alle diseguaglianze tra aree e paesi. Vi sono effetti di drenaggio di risorse (backwash effect) dalle aree avanzate a quelle meno avanzate, ma anche effetti di diffusione (spread effect). Il compito della politica, anche internazionale, è mitigare i primi e incoraggiare i secondi.

Diventa uno degli araldi dell’economia dello sviluppo (development economics). Le sue idee vengono prese in considerazione per affrontare i divari tra diverse aree del mondo e tra diversi territori di un paese. Da una conversazione con Myrdal, per esempio, nasce nella Svimez — impegnata negli anni Cinquanta nella costruzione dello Schema Vanoni — l’idea del rimboschimento come elemento regolatore del processo di sviluppo, capace, insieme al reddito, di aumentare l’occupazione.

Al termine del mandato all’Unece, nel 1957, tiene una lezione su Economic Nationalism and Internationalism nell’ambito delle Dyason Lectures dello Australasian Association for the History, Philosophy and Social Studies of Science. Rileva con preoccupazione e realismo il persistere delle forze della disgregazione internazionale e del nazionalismo economico, pur in una fase di intensa integrazione commerciale, e ribadisce che l’esistenza di istituzioni democratiche, incluso il welfare state, sono fondamentali per reggere dall’interno l’impatto della competizione con l’estero.

Alla fine degli anni Sessanta esce il monumentale Asian Drama: An Inquiry into the Poverty of Nations (New York, 1968), un’ampia indagine empirica che, echeggiando e rovesciando nel titolo il capolavoro del padre dell’economia moderna, Adam Smith, analizza le cause della povertà di undici paesi asiatici, dall’India all’Indonesia. Insiste sugli investimenti sociali, dall’istruzione alla sanità. Si spinge alla considerazione dei problemi nuovi dell’economia e nel 1972 tiene una conferenza sull’ambiente nella prospettiva di una maggiore, per quanto difficile, cooperazione internazionale (cfr. Gunnar Myrdal, Economics of an Improved Environment, «World Development», February 1973), poi ripubblicata in un volume collettaneo dall’efficace titolo: Who Speaks for Earth? (1973). Il saggio si conclude con una luminosa “professione di fede”: «La fede di uno scienziato è che una ricerca realistica che porti a una vera conoscenza è sempre e dovunque proficua, mentre le illusioni opportunistiche sono dannose. Senza questa fede, che rappresenta uno degli a priori a tutti i suoi sforzi (…) non vi sarebbero incentivi alla fatica (…). L’economia è una scienza morale, cosa che i nostri predecessori hanno riconosciuto in linea di principio, benché con logica difettosa, cento e duecento anni fa, ma che ora per lo più si dimentica». Il dilemma è dietro ogni scelta.

Nel 1974 riceve, contemporaneamente e separatamente da Friedrich von Hayek, il premio Nobel per l’Economia: «Per i loro studi sulla teoria della moneta e le fluttuazioni economiche e per le loro penetranti analisi sulla interdipendenza dei fenomeni economici, istituzionali e sociali». È la consacrazione finale. Eppure, né il 1974 (anno dell’attribuzione del Nobel) né il 1944 (anno della pubblicazione di An American Dilemma) possono sul piano personale competere con il 1919, anno in cui ha conosciuto la futura moglie Alva, nata nel 1902 e di lui più giovane di quattro anni.

Co-autrice di diversi lavori con il marito, esperta di pedagogia, psicologia e sociologia (riceverà una dozzina di lauree honoris causa), presidente della sezione di scienze sociali dell’Unesco (1950-1955), ambasciatrice in India (1955-1956), parlamentare, delegata alla Conferenza Onu sul disarmo (1962-1973), ministro per gli Affari religiosi (1966-1973), nel 1982 anche ad Alva è assegnato un premio Nobel, quello per la Pace. C’è un precedente. Anche Pierre e Marie Curie avevano infatti ricevuto il Premio Nobel in due discipline diverse: giacché dopo aver vinto, insieme, quello per la fisica (1903), Marie lo aveva vinto anche per la chimica (1911). Il fatto singolare è piuttosto che in Alva e Gunnar Myrdal l’economia e la pace idealmente si ritrovano e si ricongiungono, l’una al servizio dell’altra. Non come astratti enunciati, ma come scienze pratiche orientate al benessere concreto delle persone.

Il 29 ottobre 1929, il martedì nero di Wall Street, Myrdal aveva inviato al maestro Gustav Cassel una lettera da New York: «Vorrei lavorare su qualcosa che abbia una più diretta connessione con la vita delle persone. Perciò, per il resto della mia vita non me ne starò seduto a pensare a che cosa intendessero per “valore” Malthus o Ricardo, ma nondimeno sono felice di averlo fatto in passato». La connessione con le persone: per andare al di là dei dilemmi dell’economia.