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Iran, Tajani: ad Araghchi detto di continuare dialogo di Islamabad

Roma, 22 apr. (askanews) – “Nella conversazione che ho avuto poco fa con il ministro degli Esteri dell’Iran”, Abbas Araghchi, “ho ribadito a lui la necessità di continuare il dialogo di Islamabad, di raggiungere un accordo per la pace, ho ribadito l’importanza della libertà di circolazione a Hormuz, ho ribadito l’importanza di tutelare i Paesi dell’Area del Golfo, ho ribadito l’importanza di trovare un accordo anche in Iran, ho ribadito l’importanza di non procedere nell’uso del militare del nucleare.

Queste sono elementi fondamentali anche per il Libano”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine del Forum strategico Italia-Polonia.

“Ho insistito – ha proseguito Tajani – sulla necessità di spingere Hezbollah ad arrivare ad un accordo e quindi di non attaccare più Israele, soprattutto per la parte militare, la parte politica è una questione interna. Ho ribadito che noi siamo pronti anche ad ospitare in Italia i colloqui qui tra Libano e Israele per trovare un accordo positivo. Noi lavoriamo per la pace, ripeto, per noi la libertà di navigazione in Hormuz è fondamentale”, ha concluso Tajani.

Suono, design e tecnologia: l’esperienza IQOS x Devialet

Milano, 22 apr. (askanews) – In occasione della Milano Design Week, IQOS e Devialet hanno presentato “Soundsorial Design”, un progetto che ridefinisce il confine tra suono e visione, trasformando l’esperienza sensoriale in un percorso immersivo e innovativo. Al centro dell’installazione, il suono diventa protagonista assoluto: non più semplice accompagnamento, ma elemento vivo e percepibile, capace di prendere forma attraverso il movimento e le vibrazioni. Un ambiente in cui tecnologia e design si incontrano, permettendo ai visitatori di esplorare lo spazio e trovare una propria connessione con le frequenze sonore.

L’intervista a Pasquale Frega, Presidente e Amministratore Delegato di Philip Morris Italia: “È l’undicesimo anno consecutivo di presenza alla Milano Design Week. Abbiamo iniziato questo percorso per capire dove andava il design. In realtà siamo diventati contributori della creazione di design attraverso gli anni. Philip Morris accompagna la propria trasformazione con prodotti che sono altamente iconici e la collaborazione di quest’anno con Devialet vede due aziende impegnate nella ricerca, nell’innovazione, nella creazione di quello che non esiste”.

La collaborazione tra IQOS, brand di Philip Morris International, e Devialet nasce da una visione condivisa: mettere l’innovazione al centro del design. Due realtà che, attraverso ricerca e sviluppo, puntano a superare i confini tradizionali, creando nuove esperienze che uniscono estetica, tecnologia e performance.

Il commento di Daniela Della Monica, Head of Smoke Free Products Philip Morris Italia: “La collaborazione tra Iqos e Devialet nasce da una forza comune, la forza della curiosità, quella forza che ci spinge ad andare oltre i confini della tecnologia, a sfidare lo status quo, a puntare all’eccellenza in tutto ciò che facciamo. Quando parliamo di offrire un prodotto o un’esperienza alle persone vogliamo che sia la migliore possibile e quale luogo meglio della Design Week, dove l’esperienza viene elevata, per concretizzare questa collaborazione in questa installazione meravigliosa che offre un’esperienza immersiva, non soltanto di suono ma anche di luci, di acqua, di movimenti”.

Accanto all’installazione, anche la presentazione della “Soundsorial Limited Edition Capsule”, una collezione che traduce visivamente le onde sonore attraverso pattern e geometrie, simbolo dell’incontro tra ingegneria acustica e linguaggio visivo contemporaneo.

Le parole di Jacques Demont, Chief Executive Officer di Devialet: “Quando abbiamo aperto il dialogo con il nostro partner Iqos abbiamo fin da subito dato priorità all’evento di oggi. Un elemento essenziale è stato senza dubbio la voglia in comune di evolverci e sviluppare nuove tecnologie, ma grande attenzione viene data anche al design che è il core business della mia azienda. L’esperienza sensoriale a cui avete partecipato è esattamente ciò che volevamo, cioè l’unione perfetta tra tecnologia e design”.

Un progetto che conferma il ruolo della Milano Design Week come laboratorio internazionale di idee, dove tecnologia e creatività si incontrano per ridefinire il futuro dell’esperienza sensoriale.

Largo consumo, l’EDI taglia tempi e costi

Milano, 22 apr. (askanews) – (contenuto in collaborazione con GS1 Italy) Nel largo consumo, l’EDI si conferma uno strumento centrale per migliorare l’efficienza dei processi e ridurre tempi e costi operativi.

Secondo la ricerca “Osservatorio EDI nel Largo Consumo” dell’Osservatorio Digital B2B del Politecnico di Milano e GS1 Italy, i tempi di gestione documentale si riducono fino al 78% e i costi operativi calano in modo significativo. L’integrazione con gli standard GS1 e con il GS1 GDSN migliora anche la qualità e la condivisione dei dati, con effetti su tracciabilità, logistica e time-to-market. Abbiamo parlato con Andrea Ausili, CIO, standards and innovation director di GS1 Italy:

“La ricerca che abbiamo portato avanti in collaborazione con il Politecnico ci ha consentito di quantificare gli impatti ed i benefici dell’adozione di standard anche maturi e consolidati come l’EDI ed abbiamo quantificato e valorizzato questi benefici in grandi risparmi di tempi e di costi. Questo sia per quanto riguarda la digitalizzazione del processo Order to cash con l’EDI ed anche con l’allineamento anagrafico in standard GDSN”.

L’analisi nasce per misurare l’impatto concreto dell’EDI e stimare il valore delle informazioni condivise tra imprese lungo tutta la filiera. Ha poi proseguito così Andrea Ausili, CIO, standards and innovation director di GS1 Italy:

“Abbiamo promosso questa ricerca perché l’ADI, nonostante sia una tecnologia matura e disponibile da molti decenni, in realtà è ancora adottata da un numero piuttosto limitato di aziende ed anche in termini di ampiezza dei messaggi e delle possibilità date dall’EDI non è stata ancora sfruttata a pieno. Abbiamo voluto sensibilizzare le aziende sull’importanza dell’adozione di questi standard e sul fatto che c’è ancora tanto potenziale da recuperare in termini di efficienza e di risparmio di tempi e di costi”.

Nel 2024 sono state oltre 8 mila le aziende che hanno scambiato almeno un messaggio EDI utilizzando gli standard GS1, ma la crescita si è stabilizzata. L’utilizzo resta spesso limitato a pochi documenti, soprattutto la fattura, e solo una parte delle relazioni sfrutta pienamente le potenzialità dell’EDI. Infine abbiamo parlato con Paola Olivares, Direttrice dell’Osservatorio Digital B2b:

“I GS1 GDSN è ancora poco diffuso. Sono ancora poche le coppie di produttori e distributori che utilizzano questo standard per andare a digitalizzare l’anagrafica dei prodotti. Quindi se dobbiamo andare a guardare ai risultati complessivi serve sicuramente una strategia di coinvolgimento dell’ecosistema, in particolare delle PMI, e poi di diffusione di cultura e conoscenza soprattutto dei benefici”.

Il potenziale resta ampio, soprattutto integrando EDI e GDSN per una gestione più completa e condivisa dei dati lungo tutta la supply chain.

Engineering Group, AI tra volano dell’economia e sovranità digitale

Roma, 22 apr. (askanews) – L’Intelligenza artificiale sta rapidamente ridefinendo modelli economici, processi produttivi e dinamiche sociali. Il tema della sovranità digitale assume quindi un ruolo centrale nello scenario geopolitico attuale e futuro. Se ne è parlato al convegno “AI Italia. L’AI tra innovazione e sovranità digitale” organizzato da Engineering Group che ha realizzato un modello proprio di AI, EngGPT2. Askanews ne ha parlato con Fabio Momola, Executive Vice President di Engineering Group.

“EngGPT2 è un LLM (Large Language Model ndr) proprietario di Engineering basato su un concetto molto semplice, è Open weighs e i data set sui quali il model è stato ‘trainato’ sono pubblici e certificati, quindi di fatto è il primo modello italiano pienamente compliant al layout europeo”.

Lo sviluppo tecnologico per definizione corre veloce e le normative europee anziché un volano spesso rischiano di essere una zavorra per le aziende del Vecchio continente. In questo ambito il dibattito sull’AI Act è aperto. “Ci sono posizioni molto diverse. La mia posizione è che la normativa non ha mai bloccato l’evoluzione. In verità è stato un freno per chi non si è posto nelle condizioni di poter sfruttare la normativa per fare meglio innovazione. Io credo che con la nostra architettura IS-IA (Italy’s Sovereign Intelligenza Artificiale ndr) e con EngGPT2 ci siamo messi nelle condizioni di poter vedere la normativa, e l’AI Act in particolare, come un acceleratore all’innovazione e non quindi come un freno per noi, per l’Italia e per l’Europa in generale”.

L’implementazione dell’AI è un processo molto energivoro e le aziende devono quindi fare i conti con i temi legati alla sostenibilità. “La sostenibilità è effettivamente un problema importantissimo quando parliamo di AI, se pensiamo che i grandi modelli americani consumano solo per la fase di training, di addestramento, quanto decine di famiglie europee durante un intero anno, capiamo quanto il problema sia effettivamente molto importante da affrontare, soprattutto quando le fonti energetiche per approvvigionare quella tecnologia, magari arrivano dal carbone o comunque dai combustibili fossili”.

A tale proposito Engineering ha messo a punto una soluzione per conciliare le due esigenze: “Con EngGPT2 abbiamo cercato di risolvere questo problema creando un modello che è basato su un’architettura che è chiamata Mixture-of-experts che è in grado di avere un consumo in termini di utilizzo, quindi di inferenza, cioè quando il modello viene chiamato a risolvere un task, che è molto inferiore rispetto a quello della media dei modelli esistenti, parliamo di un consumo che può aggirarsi tra il 60 e l’80% in meno rispetto al consumo medio di un modello di grandi dimensioni”.

Sullo sfondo resta il tema della profittabilità dell’AI, un obiettivo ancora da raggiungere per le aziende: “Questo dipende molto dal modo in cui verranno implementate le architetture. Quello che stiamo proponendo con IS-IA è un’architettura aperta che permetta di mettere insieme modelli provenienti da diverse sorgenti ma di governare tutto il flusso dell’AI. Con quel modello la profittabilità può essere raggiunta anche nell’arco di pochi mesi, al massimo 12-18 mesi”.

Tajani: inaccettabili insulti a Meloni da commentatore tv di Stato

Roma, 22 apr. (askanews) – All’abasciatore russo in Italia Alexey Paramonov, convocato oggi alla Farnesina, “abbiamo detto che è inaccettabile che un commentatore della televisione Russia 1, che è la televisione di Stato, usi un linguaggio volgare, inaccettabile nei confronti dei primi ministri di uno Stato libero e democratico qual è l’Italia. Noi non ci preoccupiamo delle critiche politiche, ma gli insulti, volgari, sessisti nei confronti dei primi ministri sono assolutamente inaccettabili.

L’abbiamo detto, l’abbiamo ripetuto”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa a margine del Forum strategico Italia-Polonia.

“L’ambasciatore russo ha detto che il governo ha mai offeso nessuno” con “insulti, ma quando si parla attraverso la televisione russa, con canali ufficiali, è ovvio che noi non possiamo accettarlo”, ha aggiunto Tajani.

Il caso Solovyev, Tajani all’ambasciatore russo: inaccettabili le offese a Meloni

Roma, 22 apr. (askanews) – La Farnesina ha manifestato all’ambasciatore della Federazione Russa Alexey Paramonov “profonda indignazione per le inaccettabili offese” rivolte dal noto giornalista Vladimir Solovyev alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Paramonov, convocato al ministero degli Esteri dopo il violento attacco di Solovyev, ha detto di essersi chiaramente dissociato già ieri sera dalle affermazioni del giornalista (e lo ha fatto più volte durante l’incontro a fronte delle sollecitazioni). Il capo missione russa ha aggiunto che il Governo e le istituzioni russe non hanno mai, in alcun modo, attaccato la premier.

All’ambasciatore russo in Italia Alexey Paramonov, convocato oggi alla Farnesina, “abbiamo detto che è inaccettabile che un commentatore della televisione Russia 1, che è la televisione di Stato, usi un linguaggio volgare, inaccettabile nei confronti dei primi ministri di uno Stato libero e democratico qual è l’Italia. Noi non ci preoccupiamo delle critiche politiche, ma gli insulti, volgari, sessisti nei confronti dei primi ministri sono assolutamente inaccettabili. L’abbiamo detto, l’abbiamo ripetuto”, ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa a margine del Forum strategico Italia-Polonia.

“L’ambasciatore russo ha detto che il governo ha mai offeso nessuno” con “insulti, ma quando si parla attraverso la televisione russa, con canali ufficiali, è ovvio che noi non possiamo accettarlo”, ha aggiunto Tajani.

Conti pubblici, Conte: il Governo ha fallito, è il momento di rialzarsi

Roma, 22 apr. (askanews) – “Hanno fallito. Ora bisogna rialzarsi”: lo ha scritto Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 stelle, sui suoi canali social, commentando le notizie sul calcolo del rapporto deficit-Pil ufficializzato da Eurostat. “Da italiano – ha aggiunto – la notizia di poco fa mi preoccupa molto e mi spinge a trovare soluzioni. Il Governo tutto tagli e austerità di Giorgia Meloni ha fallito e non ha centrato nemmeno l’obiettivo del 3 per cento deficit/Pil su cui avevano puntato tutto, con 4 manovre lacrime e sangue. Ora siamo totalmente chiusi nella gabbia dei vincoli del Patto di stabilità che questo stesso Governo ha sottoscritto a Bruxelles, condannando l’Italia a tagliare su sanità, scuola, imprese, energia”.

A giudizio dell’ex premier “Meloni ha dimostrato di non essere il timoniere giusto in mezzo a questa fase storica: ha fallito le scelte di politica estera ed economica. È stato l’unico governo a trovare sul tavolo, senza merito, 209 miliardi da investire, conquistati da noi in Europa: invece di puntare tutto sulla crescita accompagnando quegli investimenti per ridurre il rapporto deficit/Pil hanno depresso le forze economiche del Paese, aumentato le tasse, raggiunto una pressione fiscale record e assistito inerti a tre anni di crollo della produzione industriale. Mentre famiglie e imprese sono sempre più in difficoltà il Governo ha aumentato di 12 miliardi l’anno le spese militari e lasciato che banche e industrie energetiche accumulassero ingenti profitti. Gli italiani piangono, ma le industrie delle armi (soprattutto straniere) e le banche festeggiano”.

“Cosa farei ora? Ricostruirei. Perché l’Italia – rivendica il presidente del M5S – è forte. Ora, vista l’emergenza, bisogna subito andare a sospendere gli accordi sul riarmo in sede Nato e a Bruxelles. Bisogna rivedere gli accordi firmati sul Patto di stabilità che ci strangola. Prendiamo le risorse dagli extraprofitti di banche, colossi energetici e industria delle armi. Usiamo questi fondi per rimettere l’Italia in piedi. Non è il momento di galleggiare – ha concluso Conte – dopo quattro anni di errori e fallimenti”.

Energia, Orsini: se serve alle imprese riaprire le centrali a carbone

Milano, 22 apr. (askanews) – Sull’energia l’Italia deve “fare i compiti a casa” mettendo a terra tutto quello che è possibile, riapertura delle centrali a carbone inclusa. A dirlo il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, parlando a margine della sua visita al Salone del Mobile a Rho. “In Italia dobbiamo fare i compiti a casa, perché dobbiamo cercare subito l’area idonea per il fotovoltaico, le rinnovabili e l’eolico. Credo che sia fondamentale mettere a terra tutto ciò che è possibile sul tema dell’energia” ha detto, aggiungendo di aspettarsi che l’Europa dia “garanzie alle banche dei vari Stati per poter costruire dei nuovi impianti”.

“Quello che dobbiamo fare oggi è costruire impianti, ma se neanche i partiti politici riescono a trovare l’area idonea, capite che è un problema” ha lamentato Orsini. “Poi è logico puntare alle nuove tecnologie, i micro reattori nucleari, ma ci vogliono dieci anni. Quindi – ha concluso – occorre fare tutto quello che si può, anche riaprire le centrali a carbone, perché se oggi serve riaprire le centrali a carbone per poter dare benefici alle nostre imprese, va fatto. Ricordo che la Germania lo sta facendo”.

Afterhours celebrano quarant’anni di musica con un tour nel 2027

Milano, 22 apr. (askanews) – Gli Afterhours tornano in tour nel 2027 per celebrare i 40 anni dall’uscita del loro primo 45 giri “My Bit Boy” (1987) che sancì l’esordio del gruppo e i 25 anni dell’album “Quello che non c’è” (2002), tassello fondamentale della storia della band milanese e della musica italiana.

Il “Quello che non c’è – Tour 2027” porterà gli Afterhours nelle principali città europee e italiane tra gennaio e febbraio per 15 appuntamenti live. Biglietti disponibili da domani giovedì 23 aprile ore 10.00 su MC2Live.it, Vivaticket.com e circuiti autorizzati.

Pubblicato nel 2002, “Quello che non c’è” segue due dischi fondamentali – “Hai paura del buio?” e “Non è per sempre” – che avevano definito la traiettoria artistica della band e consolidato il progetto come una delle realtà più solide e riconoscibili del panorama alternativo nazionale. Con “Quello che non c’è”, gli Afterhours compiono un ulteriore passo decisivo che li consacrerà definitivamente portandoli al centro della scena rock italiana.

“Eravamo stanchi di urlare ritornelli simbolo, di mostrare una cinica ironia verso le realtà della vita che ci disgustano. Ironizzare sulle cose fa parte della cultura italiana, ma ormai non è più tempo per scherzare: bisogna prendere di petto la realtà dei fatti. Il mondo di oggi ci fa schifo e bisogna dirlo senza tanti sorrisi”, così Manuel Agnelli, con parole che suonano più attuali che mai, presentava all’epoca i 9 brani del disco, un album che spiazzò tutti, sia per i testi cupi e introspettivi sia per la parte musicale che lo ha reso un lavoro senza tempo.

A distanza di venticinque anni, i temi, le narrazioni e le atmosfere cardine di quel disco non hanno perso forza, ma anzi risuonano attualissime, se non più urgenti e riconoscibili. L’inquietudine esistenziale, il senso di disillusione, il rifiuto verso la realtà vuota e distorta: i nove brani sembrano parlare al presente e confrontarsi con il disagio contemporaneo. È proprio questa capacità di attraversare il tempo mantenendo intatta la sua carica emotiva e critica a rendere “Quello che non c’è” un’opera non solo significativa del suo momento storico, ma un riferimento ancora vivo, capace di dialogare con nuove generazioni.

Gli Afterhours, che negli anni hanno mantenuto saldamente il loro ruolo centrale nel panorama musicale italiano consolidando, laddove ce ne fosse ancora bisogno, lo status di band iconica e il ruolo di leader del rock fatto in Italia, daranno il via al tour da Amsterdam per poi proseguire a Bruxelles, Londra, Parigi e Berlino, continuando per Nonantola (Mo), Zurigo, Brescia, Padova, Firenze, Vanaria Reale (To), Napoli, Cesena, Roma e chiudere nella loro Milano.

Dopo il successo del tour di “Ballate Per Piccole Iene”, che lo scorso anno ha raccolto davanti agli Afterhours oltre 100 mila spettatori in occasione dei festeggiamenti per i vent’anni dell’album, la formazione vedrà, affianco al frontman Manuel Agnelli (voce, chitarra), Andrea Viti (basso), Dario Ciffo (violino, chitarra), Giorgio Prette (batteria) e Giacomo Rossetti (polistrumentista).

Questo il calendario di “Quello che non c’è – Tour 2027” (tour prodotto e organizzato da MC2LIVE, per informazioni Libraesva ESG ha rilevato un possibile tentativo di phishing da “voodoocomm.voxmail.it” https://mc2live.it/artista/afterhours/.

12 gennaio 2027 – Amsterdam, Melkweg 13 gennaio 2027 – Bruxelles, La Madeleine 15 gennaio 2027 – Londra, Islington Assembly Hall 17 gennaio 2027 – Parigi, Bal Chavaux 19 gennaio 2027 – Berlino, SO36 22 gennaio 2027 – Nonantola (Mo), Vox Club 26 gennaio 2027 – Zurigo, Volkshaus 29 gennaio 2027 – Brescia, Teatro Clerici 30 gennaio 2027 – Padova, Gran Teatro Geox 02 febbraio 2027 – Firenze, Teatro Cartiere Carrara 05 febbraio 2027 – Venaria Reale (TO), Teatro della Concordia 11 febbraio 2027 – Napoli, Casa della Musica 13 febbraio 2027 – Cesena, Pala BCC Romagnolo 17 febbraio 2027 – Roma, Atlantico 24 febbraio 2027 – Milano, Alcatraz

Nordcorea, ecco la mappa sempre più ampia del programma nucleare

Roma, 22 apr. (askanews) – Non ci sono più soltanto Yongbyon e Kangson nella geografia nucleare della Corea del Nord. A riaprire il dossier è stata la polemica esplosa a Seoul dopo che il ministro sudcoreano dell’Unificazione Chung Dong-young ha indicato in Parlamento Kusong come sede di un impianto per l’arricchimento dell’uranio. La vicenda ha provocato attriti con Washington, che secondo diverse ricostruzioni avrebbe ridotto parte della condivisione di intelligence dopo aver ritenuto quelle parole troppo vicine a informazioni sensibili. Seoul sostiene invece che il ministro si sia basato su fonti aperte e non su materiale classificato condiviso dagli Stati uniti.

Il punto, però, va oltre la polemica tra alleati. La questione Kusong tocca il cuore del problema nordcoreano: la valutazione di quanti siano davvero i siti in cui Pyongyang produce materiale fissile e di quanto sia estesa la sua infrastruttura nucleare. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) continua a monitorare a distanza il programma nordcoreano e negli ultimi rapporti ha ribadito la sua preoccupazione per le attività di arricchimento non dichiarate a Yongbyon e Kangson, oltre che per la costruzione di un nuovo edificio a Yongbyon con caratteristiche analoghe a quelle dell’impianto di Kangson. In altre parole, il programma nucleare continua ad allargarsi e a diversificarsi.

Yongbyon resta il perno storico di tutto il sistema. E’ il complesso più noto e più monitorato, nella provincia di Pyongan settentrionale, ed è l’unico nel quale si vede in modo chiaro quasi l’intera filiera: il reattore sperimentale da 5 megawatt, il laboratorio radiochimico usato per il ritrattamento del combustibile esaurito, l’impianto di arricchimento dell’uranio e il reattore ad acqua leggera. Nel marzo 2026 il direttore generale dell’Aiea Rafael Grossi ha riferito che il reattore da 5 MW risultava probabilmente nel suo settimo ciclo di irraggiamento e che tra gennaio e settembre 2025 erano state osservate operazioni del laboratorio radiochimico compatibili con il ritrattamento del combustibile del sesto ciclo. Già nel giugno 2025 l’Aiea aveva segnalato che le attività agli impianti di arricchimento di Yongbyon e Kangson erano motivo di seria preoccupazione.

Attorno a Yongbyon, inoltre, si registra un’espansione che alimenta nuovi interrogativi. Secondo il Center for Strategic and International Studies (Csis), il nuovo edificio osservato nel sito è ormai esternamente completato ed è dotato di alimentazione elettrica e capacità di raffreddamento simili a quelle associate a Kangson. Non esiste ancora una conferma definitiva sulla sua funzione, ma il sospetto è che Pyongyang stia aggiungendo ulteriore capacità di arricchimento proprio nel complesso che da anni è il baricentro del suo programma atomico.

Kangson, nei pressi di Pyongyang, è il secondo grande nodo della rete e uno dei più controversi. Per anni gli analisti lo hanno descritto come un impianto clandestino di arricchimento. Nel settembre 2024, quando la Corea del Nord diffuse per la prima volta immagini di centrifughe e di una struttura per la produzione di materiale nucleare di grado militare, diversi esperti indicarono proprio Kangson come il sito più probabile mostrato nelle fotografie diffuse dai media di stato. Reuters riferì allora che le immagini e la conformazione del complesso combaciavano con elementi già visibili nelle immagini satellitari. Esiste tuttavia una linea di analisi più prudente: un articolo di 38 North, sito specializzato in questioni nordcoreane, ha sostenuto che Kangson potrebbe non essere un vero impianto di arricchimento, ma piuttosto una grande officina per la produzione e il collaudo di componenti per centrifughe. Anche in questa lettura, però, Kangson resterebbe legato in modo diretto al programma dell’uranio altamente arricchito.

E’ qui che si inserisce Kusong. Fino a poche settimane fa il suo nome non compariva nel dibattito accanto a Yongbyon e Kangson. Ma i sospetti sono più antichi. Un rapporto del luglio 2016 dell’Institute for Science and International Security collocava nell’area dell’impianto aeronautico di Panghyon, a Kusong, un possibile sito preliminare di ricerca e sviluppo per centrifughe, con una capacità stimata fino a 300 macchine. Più di recente, in un’intervista del 2024 a Radio Free Asia, Bruce Bennett della Rand ha indicato il distretto di Yongdok, sempre a Kusong, come possibile sede di una grande struttura sotterranea compatibile con attività di arricchimento. L’agenzia di stampa Yonhap ha sottolineato che il fatto che Washington abbia reagito così duramente alle parole di Chung rafforza, agli occhi di molti osservatori, il sospetto che anche gli Stati uniti considerino Kusong un sito sensibile della rete nucleare nordcoreana.

La centralità di questi siti dipende dal fatto che il programma nordcoreano poggia su due strade parallele per ottenere materiale fissile: il plutonio e l’uranio altamente arricchito. Il plutonio lascia tracce più visibili, perché richiede reattori e impianti di ritrattamento. L’arricchimento dell’uranio, invece, si presta molto meglio alla dispersione e all’occultamento: le centrifughe possono essere installate in capannoni industriali, in edifici apparentemente ordinari o in strutture sotterranee. E’ una delle ragioni per cui la partita vera, oggi, si gioca soprattutto sugli impianti non dichiarati. Il rapporto Vertic pubblicato a fine marzo descrive le strutture note per le centrifughe nordcoreane come distribuite tra Kangson e Yongbyon, con un nuovo sito in costruzione a Yongbyon, segno che la capacità del Nord non è concentrata in un solo luogo.

Ma la mappa non finisce qui. Il programma nucleare nordcoreano comprende anche i siti a monte e a valle della produzione del materiale fissile. A monte c’è la filiera dell’uranio, con Pyongsan come snodo fondamentale: 38 North ha rilevato che nell’area continuano le attività estrattive e resta attivo l’impianto di concentrazione del minerale, che produce il cosiddetto yellowcake. A valle c’è Punggye-ri, il sito dove la Corea del nord ha effettuato tutti e sei i test nucleari noti, dal 2006 al 2017. Secondo Nuclear Threat Initiative, resta l’unico sito di test atomici del paese; l’impianto era stato dichiarato distrutto nel 2018, ma negli anni successivi nuove attività di costruzione hanno mostrato che può essere mantenuto in condizioni tali da sostenere, se deciso politicamente, un altro test.

Tutto questo aiuta a capire perché la frase di Chung abbia avuto un peso politico così forte. Non ha svelato l’esistenza del programma nucleare nordcoreano, che nessuno mette in dubbio, ma ha toccato il punto più opaco dell’intero dossier: i siti non dichiarati, quelli che Pyongyang non ammette e che gli alleati cercano di ricostruire con immagini satellitari, fonti umane e analisi tecniche. Se Kusong venisse ormai considerata, anche ufficiosamente, un terzo polo dell’arricchimento dopo Yongbyon e Kangson, il quadro diventerebbe ancora più preoccupante: significherebbe che la Corea del nord ha costruito una rete più dispersa, più resiliente e più difficile da neutralizzare.

Il messaggio che arriva dalle ultime evidenze è chiaro, a questo punto: Pyongyang non sta semplicemente mantenendo attivo il proprio arsenale, ma continua a sviluppare i siti che lo alimentano, dal combustibile ai laboratori di ritrattamento, dalle centrifughe ai possibili impianti clandestini. Per questo Kusong non è un dettaglio marginale né una semplice polemica di interna tra alleati. E’ il segnale che la geografia nucleare nordcoreana potrebbe essere ancora più ampia di quella finora ricostruita, e che il problema, per Stati uniti, Corea del Sud, Giappone e comunità internazionale, non è soltanto ciò che si vede a Yongbyon, ma soprattutto ciò che continua a restare nascosto altrove.

Papa Leone XIV in Guinea: il mondo di oggi ha fame di speranza e futuro

Città del Vaticano, 22 apr. (askanews) – C’è una fame che oggi colpisce l’umanità ed è quella di speranza nel futuro. Lo ha detto stamane Papa Leone XIV nel corso della sua omelia durante la messa che sta celebrando nella Basilica dell’Immacolata Concezione di Mongomo, in Guinea Equatoriale. “Oggi – ha detto Papa Prevost davanti a migliaia di fedeli raccolti nel luogo di culto e nella spianata antistante per partecipare con lui alla messa – è la fame più grande: c’è fame di futuro, ma di un futuro che sia abitato dalla speranza, che possa generare una nuova giustizia, che possa portare frutti di pace e di fraternità”. In questo senso il pontefice ha parlato di un futuro non “ignoto, che dobbiamo attendere in modo passivo, ma di un avvenire che proprio noi, con la grazia di Dio, siamo chiamati a costruire. “Il futuro della Guinea passa attraverso le vostre scelte; è affidato al vostro senso di responsabilità e all’impegno condiviso per custodire la vita e la dignità di ogni persona”, ha poi detto rivolgendosi alla chiesa del paese africano. “È necessario, perciò, – ha concluso – che tutti i battezzati si sentano coinvolti nell’opera di evangelizzazione, diventino apostoli di carità e testimoni di una nuova umanità”.

Lavorare instancabilmente per il bene comune per superare ogni diseguaglianza e crescere nella libertà, ha chiesto Papa Leone nella sua omelia nella Basilica dell’Immacolata Concezione di Mongomo. “Si tratta – è stata la sua esortazione – di prendere parte, con la luce e la forza del Vangelo, allo sviluppo integrale di questa terra, al suo rinnovamento, alla sua trasformazione. Tante sono le ricchezze naturali di cui il Creatore vi ha dotato: vi esorto a cooperare affinché possano essere una benedizione per tutti”. Il Papa ha infine pregato perché, ha detto, “il Signore vi aiuti a diventare sempre più una società in cui ciascuno, secondo le diverse responsabilità, opera al servizio del bene comune e non degli interessi particolari, superando le disuguaglianze tra privilegiati e svantaggiati”. “Crescano spazi di libertà, sia sempre salvaguardata la dignità della persona umana”, è stata la richiesta di Papa Leone che ha detto di pensare in particolare “ai più poveri, alle famiglie in difficoltà; penso ai carcerati, spesso costretti a vivere in condizioni igieniche e sanitarie preoccupanti”.

Il Giappone premia le good practices di Fujifilm Healthcare Italia

Milano, 22 apr. (askanews) – In occasione del 160esimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone, che cade nel 2026, Fujifilm Healthcare Italia è stata inserita dall’Ambasciata del Giappone nel volume “Il Giappone in Italia: Good Practices of Japanese Companies in Italy”, una raccolta che valorizza le esperienze più significative delle aziende nipponiche attive nel nostro Paese.

Il riconoscimento sottolinea il contributo dell’azienda allo sviluppo del sistema sanitario nazionale, attraverso iniziative che coniugano innovazione tecnologica, collaborazione con il mondo clinico e impatto sociale, nel rispetto del principio giapponese del beneficio condiviso tra azienda, cliente e società.

In Italia, Fujifilm Healthcare opera come un hub di innovazione a supporto di prevenzione, diagnosi e trattamento con sedi a Milano e Bolzano, dove vengono progettate e sviluppate soluzioni digitali avanzate che ambiscono a migliorare l’efficienza dei processi clinici, la qualità diagnostica e la gestione dei dati sanitari.

Tra le esperienze valorizzate dall’Ambasciata figura il progetto “Screening Routine”, dedicato alla diagnosi precoce del tumore al seno, che rappresenta circa il 30% delle diagnosi oncologiche nella popolazione femminile in Italia. Accanto a questo è stato riconosciuto anche il contributo dell’azienda nella digitalizzazione della sanità italiana.

“Le competenze presenti in Italia rappresentano un elemento chiave per costruire un ecosistema sanitario sempre più digitale, interoperabile e sostenibile”, ha commentato Kai Fukuzawa, presidente di Fujifilm Healthcare Italia e Fujifilm Italia.

“Continueremo a investire in soluzioni che rendano la prevenzione più accessibile e supportino percorsi diagnostici più rapidi e chiari, con un impatto reale per pazienti e operatori”, ha aggiunto Davide Campari, Managing Director di Fujifilm Healthcare Italia.

Catanzaro, madre si getta dal balcone con i tre figli piccoli: morta la donna e due bimbi

Roma, 22 apr. (askanews) – Dramma nella notte a Catanzaro dove una donna si è lanciata dal balcone di casa – dal terzo piano – insieme ai suoi tre figli piccoli. Nell’impatto, la donna ha perso la vita come due dei figli rispettivamente di quattro anni e appena quattro mesi. L’unica a sopravvivere al tragico gesto della mamma è stata invece una bimba di sei anni, con la piccola precipitata insieme ai fratelli ma – seppur adesso in condizioni gravissime – trasportata all’ospedale e ricoverata al reparto di Rianimazione sotto serrato controllo dei medici, con le sue condizioni che restano molto gravi.

L’episodio, avvenuto in via Zanotti, ha visto l’intervento tempestivo da parte delle Volanti della questura, polizia e il personale del 118, con la zona rapidamente messa in sicurezza e rilievi iniziati praticamente da subito dopo quanto accaduto. Sul caso è stato aperta un’inchiesta, con le indagini a cercare di chiarire la dinamica del drammatico lancio da parte della donna. Al momento resta da chiarire la ragione che ha spinto la donna a compiere un atto del genere, trascinando in questa tragedia i suoi tre figli.

(Fonte: Quotidiano di Sicilia)

Iran, le notizie più importanti del 22 aprile sulla guerra

Roma, 22 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di mercoledì 22 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale. Trump ha prorogato la tregua, ma resta l’incertezza sui negoziati a Islamabad.

-12:00 Il presidente Usa Donald Trump è disposto a prorogare per alcuni giorni aggiuntivi il cessate il fuoco con l’Iran, per concedere a Teheran il tempo necessario a definire una posizione unitaria sui negoziati. Lo riferisce Axios, citando tre funzionari statunitensi rimasti anonimi.

-11:50 Almeno 34 petroliere legate all’Iran hanno aggirato il blocco navale imposto dagli Stati Uniti sullo Stretto di Hormuz lo scorso 13 aprile, tra cui diverse con a bordo petrolio iraniano. E’ quanto riporta il Financial Times citando i dati dell’organizzazione di tracciamento Vortexa.

-11:10 Iran, Tajani: ad Araghchi ho detto di continuare dialogo Islamabad. E ho ribadito l’importanza della libertà di circulazione a Hormuz.

-11:00 La Cina ha respinto le allusioni del presidente Usa Donald Trump secondo cui un’imbarcazione sequestrata dagli Stati uniti mentre trasportava materiali sospetti verso l’Iran avrebbe potuto rappresentare “forse un regalo della Cina”.

-10:40 Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha avuto un colloquio telefonico con l’omologo italiano, Antonio Tajani. Lo riporta il ministero degli Esteri iraniano, precisando in una nota che Araghchi ha discusso con Tajani degli “ultimi sviluppi regionali”.

-10:20 “Se la guerra nel Golfo si fosse conclusa velocemente saremmo allo 0,5% del Pil. Se continuassimo così per altri tre mesi saremmo allo zero, ma se arriviamo a fine anno il rischio recessione è quasi una certezza”. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini.

-10:20 Un mercantile è stato attaccato nelle acque a circa otto miglia nautiche dalla costa iraniana, nell’area dello stretto di Hormuz, ma non si registrano danni all’imbarcazione né feriti tra i membri dell’equipaggio. Lo ha riferito l’United Kingdom Maritime Trade Operations (Ukmto).

-10:05 Iran, apprezzamento della Cina a proroga cessate il fuoco Pechino: pronti a lavorare in un ruolo positivo e costruttivo.

-10:00 La Marina militare è pronta a impiegare proprie unità per un’eventuale operazione di sminamento nello stretto di Hormuz, settore in cui l’Italia viene rivendicata come una delle marine di riferimento, ma un intervento del genere potrebbe avvenire solo “a ostilità concluse”, perché si tratta di operazioni “molto delicate” da condurre esclusivamente in un contesto non conflittuale. Lo ha affermato oggi il capo di stato maggiore della Marina, ammiraglio di squadra Giuseppe Berutti Bergotto, durante un’audizione in Commissione Difesa.

-09:53 Iran: proroga cessate il fuoco di Trump “non significa nulla”. Il consigliere Ghalibaf: vogliono guadagnare tempo per un attacco a sorpresa.

-09:22 Gme, Italian Gas Index in deciso rialzo a 44,15 euro-megawattora. Ieri valeva 41,96 euro-megawattora.

-09:18 Carburanti, prezzi in calo con benzina self a 1,740 euro al litro. Scendono ancora i prezzi dei carburanti, nonostante il secondo rialzo consecutivo delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati.

-09:05 Le Borse europee aprono positive. A Francoforte, il Dax 30 sale dello 0,35%. A Parigi, il Cac 40 guadagna lo 0,36%. A Londra, l’indice Ftse 100 avanza dello 0,03%.

-09:02 Piazza Affari apre in rialzo. L’indice Ftse Mib guadagna in avvio lo 0,38% mentre l’All Share sale dello 0,35%.

-08:56 La Borsa di Tokyo chiude in rialzo. Il Nikkei, l’indice dei 225 titoli guida, guadagna lo 0,40% salendo a 59.585,86 punti.

-08:32 In occasione dell’anniversario della sua creazione, il Corpo dei Guardiani della rivoluzione hanno ribadito di essere pronti ad affrontare “qualsiasi nuova aggressione”, sostenendo che dopo i risultati ottenuti nel conflitto con Stati Uniti e Israele si creerà presto “un nuovo ordine regionale in Asia occidentale”.

-08:00 Il presidente Usa Donald Trump ha affermato che l’Iran starebbe collassando sul piano finanziario e che vorrebbe la riapertura immediata dello stretto di Hormuz per fermare le perdite economiche.

-07:40 Prezzo del petrolio in calo: il Wti scende a 87,84 dollari (-2,04%), mentre il barile di Brent è quotato a 97,21 usd (-1,29%).

-07:35 Una motovedetta dei Guardiani della rivoluzione iraniani ha aperto il fuoco a Hormuz contro una nave portacontainer che avrebbe ignorato gli avvertimenti ricevuti, provocando gravi danni alla plancia dell’imbarcazione. Lo riferisce un rapporto dell’United Kingdom Maritime Trade Operations (Ukmto). Secondo il rapporto, l’incidente è avvenuto a circa 15 miglia nautiche a nord-est dell’Oman.

-07:20 La Germania prevede di schierare tre unità navali per partecipare a una missione internazionale destinata a garantire la sicurezza della navigazione nello stretto di Hormuz. Lo riferisce Der Spiegel.

-07:15 L’ambasciatore iraniano all’Onu: pronti a negoziare dopo che Usa revocherà il blocco navale a Hormuz.

-07:10 Libano, Macron: assisteremo Beirut in negoziati con Israele. Il presidente francese annuncia invio di aiuti umanitari

-07:05 L’intelligence statunitense ritiene che l’Iran conservi ancora capacità militari significative, in contrasto con le affermazioni del presidente Usa Donald Trump e del segretario alla Difesa Pete Hegseth, secondo cui le capacità difensive e offensive di Teheran sarebbero state annichilite. Lo riferisce Nbc News, citando parlamentari americani informati sulle valutazioni dell’intelligence.

-07:00 Il presidente Usa Donald Trump ha affermato che la fine del blocco Usa dello stretto di Hormuz renderebbe impossibile qualsiasi accordo con l’Iran.

Cinema, svelato il cast di "Un tranquillo funerale di famiglia"

Roma, 22 apr. (askanews) – Svelato il cast di “Un tranquillo funerale di famiglia”, adrenalinica black comedy di Massimiliano Bruno, che firma anche la sceneggiatura con Edoardo Falcone. Il film – le cui riprese sono durate sei settimane – è stato girato interamente a Roma.

Basato sul cult movie di grande successo “Funeral Party” scritto da Dean Craig e diretto da Frank Oz, vincitore del Premio del Pubblico al Locarno Film Festival 2007, il film porta sul grande schermo una storia corale in cui equivoci, umorismo nero e tensioni familiari si intrecciano in un crescendo di comicità surreale.

Nel giorno del funerale del patriarca della famiglia Mancuso, i due figli Daria e Riccardo, interpretati da Claudia Pandolfi e Pietro Sermonti, si ritrovano a fare i conti con rancori mai sopiti e segreti inconfessati. Quella che dovrebbe essere una solenne cerimonia di commiato si trasforma presto in un imprevedibile susseguirsi di rivelazioni inattese ed equivoci grotteschi, destinati a far emergere tutte le fragilità e le contraddizioni di una famiglia tutt’altro che perfetta.

Accanto a Claudia Pandolfi e Pietro Sermonti, fanno parte del cast Diego Abatantuono, Stefania Sandrelli, Stefano Fresi, Beatrice Arnera, Edoardo Ferrario, Alessandro Mauthe, Giulia Vecchio, Dino Abbrescia, Carlo Buccirosso, Carlo Amleto e Giovanni Iovino.

La fotografia è a cura di Marco Bassano, la scenografia di Sonia Peng, i costumi di Alberto Moretti e il montaggio è a cura di Luciana Pandolfelli.

“Un tranquillo funerale” di famiglia è presentato da No Name Entertainment e Rai Cinema in associazione con Sony Pictures International Productions e prodotto da No Name Entertainment con Rai Cinema e uscirà nei cinema il 29 ottobre 2026 distribuito da 01 Distribution.

Tramonta uscita anticipata Italia da procedura Ue deficit eccessivo

Roma, 22 apr. (askanews) – Tramonta, almeno per ora, l’ipotesi di una uscita anticipata dell’Italia dalla procedura europea per deficit eccessivo. Secondo i dati sui conti pubblici dei Paesi certificati oggi da Eurostat, lo scorso anno il deficit di Bilancio dell’Italia è calato al 3,1% del Pil.

Un livello che non basta a uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo, che avrebbe richiesto un disavanzo “inferiore al 3%”, come aveva ricordato ieri un portavoce della Commissione europea.

Secondo l’istituto di statistica comunitario, il disavanzo dell’Italia è sceso a 69,4 miliardi di euro, dai 73,8 miliardi del 2024, passando così al 3,1% del Pil 3,4% dell’anno precedente. Il debito pubblico ha raggiunto 3.096 miliardi di euro, da 2.967 miliardi nel 2024, portandosi al 137,1% del Pil, dal 134,7% del 2024.

Allianz Trade: effetto Medio Oriente sulle insolvenze aziendali

Milano, 22 apr. (askanews) – Il conflitto in Medio Oriente rischia di aggravare il quadro economico globale e spingere al rialzo le insolvenze aziendali. È quanto emerge dall’ultimo Insolvency Report di Allianz Trade.

Le insolvenze globali sono attese in aumento del 6% nel 2026, e segnano così il quinto anno consecutivo di crescita, e resteranno su livelli elevati anche nel 2027. Rispetto alle stime pre-crisi, il conflitto porterà circa 15mila casi in più nel biennio, tra effetti diretti e indiretti.

Secondo il report di Allianz Trade a pesare sono soprattutto la volatilità dei mercati energetici, l’aumento dei costi di trasporto e le tensioni nelle catene di approvvigionamento, con effetti su inflazione, condizioni finanziarie e fiducia delle imprese. Le aziende più esposte restano quelle con margini ridotti, alto indebitamento e minore capacità di trasferire i costi.

In Italia è atteso un aumento del 5% nel 2026, fino a circa 12.750 casi, con costruzioni e manifattura tra i settori più colpiti. A livello globale, oltre 2 milioni di posti di lavoro sono a rischio, segnale di un contesto ancora fragile.

Teatro, Momix a Roma con "Botanica Season 2" dal 28 aprile

Roma, 22 apr. (askanews) – La Natura come somma maestra d’arte torna a ispirare la creatività del visionario coreografo e fondatore di Momix Moses Pendleton, nel suo ultimo spettacolo “Botanica Season 2”. L’artista reinventa il suo acclamato capolavoro del 2009, “Botanica”, frutto della sua passione per la natura, in un processo di evoluzione artistica che ne disvela nuove profondità, trasformandolo e conducendolo verso inedite metamorfosi.

Per la prima volta nella Capitale, ad accoglierlo saranno l’Accademia Filarmonica Romana e il Teatro Olimpico dove “Botanica Season 2” sarà in scena dal 28 aprile al 10 maggio, consolidando una collaborazione che prosegue da oltre quarant’anni fra Momix, il teatro capitolino e l’istituzione romana, di cui Pendleton è Accademico dal 2012.

Dodici danzatori-acrobati che si alternano sulla scena, due atti per un totale di un’ora e mezza di emozione, in cui si fondono danza, atletica e illusione visiva in un viaggio di grande forza poetica; la musica, scelta dello stesso Pendleton, spazia da Vivaldi, con le celeberrime “Quattro stagioni” che ispirarono già il primo “Botanica”, alla musica elettronica, passando per echi di musica tradizionale indiana fino a Peter Gabriel, creando una tavolozza sonora ricercata e in perfetta sintonia con la parte visiva. Il risultato è uno spettacolo capace di lasciare gli spettatori, per usare le parole di Pendleton, “con un passo più leggero e meno forza di gravità”. “Botanica Season 2” restituisce al pubblico l’armonia e la perfezione del ciclo vitale, instillando la consapevolezza che la custodia della bellezza e della meraviglia del nostro Pianeta sia un compito che ci appartiene, toccando un argomento che è oggi di forte attualità.

“Più che una ripresa, questo secondo capitolo fa rifiorire ‘Botanica’ arricchendolo di nuove sorprese, di inediti effetti tecnologici e di proiezioni visive aggiornate che trasformano il palcoscenico in un terrario vivente. I danzatori diventano vespe leggere come colibrì, calendule luminose, tronchi e architetture arboree, rendendo visibile la stessa energia che attraversa il mondo naturale” ha raccontato Moses Pendleton, affiancato nel lavoro, come sempre, dalla moglie e codirettrice della compagnia Cynthia Quinn.

“Mi piace lavorare con l’alchimia della percezione, che trasforma il quotidiano in qualcosa di altro. Sono costantemente ispirato dall’energia del sole, da come scolpisce un paesaggio, nutre un fiore, proietta un’ombra che diventa parte della danza. ‘Botanica’ non significa soltanto creare qualcosa di bello, ma risvegliare i sensi, riconnettersi con le materie prime della vita e ricordarci che non siamo separati dalla natura: ne siamo parte, e da essa siamo plasmati. Lo spettacolo – ha aggiunto l’artista americano – è la prova che la fotosintesi può avvenire anche nell’oscurità di un teatro”.

Lo spettacolo che ha debuttato lo scorso 7 aprile a Bologna, passando poi per Mestre e Genova, proseguirà la tournée italiana dopo Roma a Vicenza (Teatro Comunale, 12-14 maggio), Firenze (Teatro Verdi, 16-19 maggio) e Trieste (Teatro Rossetti, 22 -24 maggio).

Eurostat: deficit-Pil Italia 2025 calato al 3,1%

Roma, 22 apr. (askanews) – Lo scorso anno il deficit di Bilancio dell’Italia è calato al 3,1% del Pil. Lo riporta Eurostat con la comunicazione sui conti pubblici dei Paesi Ue.

Il livello riportato non basta a garantire una uscita anticipata dalla procedura europea per deficit eccessivo, che avrebbe richiesto un disavanzo “inferiore al 3%”.

Secondo l’istituto di statistica comunitario, il disavanzo dell’Italia è sceso a 69,4 miliardi di euro, dai 73,8 miliardi del 2024, passando così al 3,1% del Pil 3,4% dell’anno precedente. Il debito pubblico ha raggiunto 3.096 miliardi di euro, da 2.967 miliardi nel 2024, portandosi al 137,1% del Pil, dal 134,7% del 2024.

Iran, negoziati in stallo. Trump proroga la tregua in attesa della risposta di Khamenei all’ultima proposta

Roma, 22 apr. (askanews) – Il presidente statunitense Donald Trump, con un annuncio su Truth Social, ha prorogato la tregua. Stante lo stallo dei negoziati con l’Iran.

Ieri sera, all’ultimo momento la decisione “considerata la grave spaccatura che sta colpendo il governo iraniano, cosa peraltro prevedibile, e su richiesta del feldmaresciallo Asim Munir e del primo ministro Shehbaz Sharif del Pakistan, ci è stato chiesto di sospendere l’attacco all’Iran fino a quando i suoi leader e rappresentanti non presenteranno una proposta unitaria. Ho quindi ordinato alle nostre Forze Armate di continuare il blocco e, per il resto, di rimanere pronte e operative, e di conseguenza estenderò il cessate il fuoco fino a quando non verrà presentata la loro proposta e non si concluderanno i negoziati, in un modo o nell’altro”, ha scritto il presidente Usa.

Secondo quanto riportato da Axios, gli Stati Uniti si aspettano che la Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei risponda domani all’ultima proposta per un accordo di pace e il presidente americano ha deciso di estendere il cessate il fuoco con l’Iran in attesa della risposta di Khamenei all’ultima proposta e delle sue istruzioni alla squadra negoziale iraniana. I negoziatori iraniani avrebbero affermato di essere in attesa del via libera dalla Guida suprema per il secondo round di negoziati con gli Stati Uniti.

L’ambasciatore iraniano alle Nazioni unite Amir Saeid Iravani, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Tasnim ha detto che l’Iran è pronto a negoziare “immediatamente” con gli Stati uniti una volta che Washington avrà revocato il blocco navale.

Ma dall’altro lato, il presidente Trump ha affermato che la fine del blocco Usa dello stretto di Hormuz renderebbe impossibile qualsiasi accordo con l’Iran. Trump ha affermato che l’Iran starebbe collassando sul piano finanziario e che vorrebbe la riapertura immediata dello stretto di Hormuz per fermare le perdite economiche.

In un messaggio pubblicato sul suo profilo, Trump ha scritto: “L’Iran sta collassando finanziariamente! Vogliono che lo stretto di Hormuz venga aperto immediatamente – Affamati di contante! Perdono 500 milioni di dollari al giorno. Militari e polizia si lamentano perché non vengono pagati. Sos!!!”.

Range Rover porta il lusso Bespoke alla Design Week

Milano, 22 apr. (askanews) – Range Rover torna alla Milan Design Week e lo fa con “Traces”, un’installazione immersiva nel cuore di Milano, alla Galleria Meravigli.

Realizzata con lo studio londinese Storey Studio, l’opera celebra il mondo Bespoke: il programma di personalizzazione che trasforma ogni veicolo in un pezzo unico.

Il percorso si sviluppa in tre capitoli sensoriali. Il primo, dedicato a memoria e colore, immerge il visitatore in un film proiettato su quattro pareti. Le immagini, riflesse negli specchi, raccontano come ogni tonalità possa nascere da un luogo preciso, diventando parte dell’identità del cliente.

Nel secondo capitolo, memoria e motivo, quattro artisti reinterpretano Milano attraverso illustrazioni personali. A queste fanno eco ricami originali realizzati dal team Range Rover Bespoke, in un dialogo tra arte e manifattura.

Il terzo spazio, memoria e materia, è un vero paesaggio immersivo. Qui prende forma la “Pearl of Tay”, una vettura unica ispirata alla perla di acqua dolce del fiume Tay in Scozia. Lo spazio ricorda il paesaggio: ghiaia nera, soffitto ispirato all’acqua, e vetrine a specchio su entrambi i lati che ospitano 14 oggetti selezionati dalla galleria scozzese Bard per raccontare il legame tra materiali e personalizzazione.

L’esperienza si conclude in un’area bar firmata Gubi, a sottolineare il legame tra automotive, design e lifestyle.

Traces sarà aperta al pubblico da 21 al 26 aprile presso la Galleria Meravigli.

Antitrust: avviata istruttoria nei confronti di Booking.com

Roma, 22 apr. (askanews) – L’Antitrust ha avviato un’istruttoria nei confronti di Booking.com, Booking.com International e Booking.com (Italia) per pratiche commerciali scorrette. In particolare, Booking.com attribuirebbe alle strutture ricettive aderenti al programma Partner Preferiti (e alla sua estensione Preferiti Plus) un migliore posizionamento nei risultati di ricerca all’interno della piattaforma, elementi grafici di maggiore evidenza e claim per enfatizzarne la qualità del servizio e la convenienza in termini di rapporto qualità-prezzo, nonostante i requisiti di ammissione a questi programmi non sarebbero idonei a supportare i vantaggi riconosciuti a quelle strutture.

Secondo l’Autorità, infatti, la selezione delle strutture aderenti ai programmi Partner Preferiti avverrebbe perlopiù sulla base di criteri che privilegiano quelle che forniscono commissioni più elevate a Booking.com, piuttosto che sulla base delle loro caratteristiche qualitative. Di conseguenza, le modalità di presentazione delle strutture e i claim utilizzati da Booking.com per enfatizzarne le qualità potrebbero indurre i consumatori ad assumere decisioni commerciali credendo, erroneamente, che queste strutture siano, a parità di caratteristiche, migliori in termini di rapporto qualità-prezzo rispetto alle strutture non aderenti. Questo potrebbe addirittura portare i consumatori a selezionare strutture in media più costose. Ieri i funzionari dell’Autorità hanno svolto ispezioni nelle sedi di Booking.com (Italia) con l’ausilio del nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

Renzi: un servizio al Paese bloccare Belloni al Colle nel 2022

Roma, 22 apr. (askanews) – “C’è caos nei servizi segreti e i giornali riportano l’apertura di indagini. Io non entro nel merito delle vicende giudiziarie perché sono garantista e credo che certi dossier vadano maneggiati con estrema cura. Ma so che prima o poi in tanti capiranno che bloccare la candidatura di Elisabetta Belloni alla Presidenza della Repubblica, nel gennaio 2022, è stato un servizio che abbiamo reso alle Istituzioni e al Paese”. E’ quanto scrive il leader di Italia Viva Matteo Renzi nella sua Enews.

“Non per la persona Belloni, si capisce. Ma perchè non è un Paese civile quello in cui il capo dei servizi segreti va a fare il capo dello Stato nel giro di una notte. Allora il mio NO a Belloni fu molto criticato, spero che ora sia più chiaro perché lo abbiamo fatto. Il tempo è davvero galantuomo”, conclude Renzi.

Benji & Fede annunciano il nuovo singolo Oh, Maria!

Milano, 21 apr. (askanews) – Benji & Fede annunciano Oh, Maria!, il nuovo singolo in uscita venerdì 24 aprile per Warner Records Italy.

Nelle ultime settimane Benji & Fede sono tornati a mettersi davanti alla camera come facevano una volta, senza filtri, condividendo sui social video che lasciano affiorare alla memoria frammenti dell’inizio della loro carriera: solo voce, chitarra e le canzoni con cui sono cresciuti.

Un’immagine semplice che riporta a quando tutto era ancora da costruire. Non nostalgia, ma il bisogno di tornare nel punto esatto in cui il loro racconto ha iniziato a prendere forma.

Oh, Maria! nasce esattamente lì: in una zona istintiva, quasi viscerale, dove il suono torna ad essere fisico, immediato. Dentro c’è Milano, con il suo ritmo accelerato e le sue contraddizioni, e quella tensione continua tra desiderio e smarrimento, il bisogno di rincorrere qualcosa, anche quando non ha un nome preciso.

È una canzone d’amore fuori asse: ironica, disordinata, a tratti ossessiva. Un flusso emotivo che cresce senza trovare davvero un punto di equilibrio, come un cuore che accelera troppo o una cassa anni ’70 che continua a spingere senza fermarsi.

Dopo ‘Zero’, primo tassello del loro 2026, Benji & Fede con Oh, Maria! continuano a muoversi con naturalezza tra passato e presente, trasformando quel dialogo in nuova musica. A ottobre questo percorso arriverà per la prima volta nei teatri italiani con Sempre in due – Live a teatro, la tournée prodotta e organizzata da Vivo Concerti, con cui torneranno ad abbracciare il loro pubblico dal vivo.

Sempre in due – Live a teatro

Sabato 3 ottobre 2026 | Modena @Teatro Storchi – DATA ZERO – SOLD OUT Lunedì 5 ottobre 2026 | Torino @Teatro Colosseo Mercoledì 7 ottobre 2026 | Firenze @Teatro Cartiere Carrara Giovedì 8 ottobre 2026 | Bologna @Teatro Duse Domenica 11 ottobre 2026 | Pescara @Teatro Massimo Martedì 13 ottobre 2026 | Roma @Teatro Brancaccio Venerdì 16 ottobre 2026 | Milano @Teatro dal Verme Lunedì 19 ottobre 2026 | Napoli @Teatro Augusteo

Governo, verso nomina 5 sottosegretari: Balboni a Giustizia, vice sindaco Palermo a Cultura

Roma, 22 apr. (askanews) – Potrebbe arrivare nel Consiglio dei ministri che si terrà oggi la nomina dei sottosegretari mancanti. Con qualche nome a sorpresa. Alberto Balboni, attuale presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, infatti, andrebbe alla Giustizia al posto di Andrea Delmastro. E Giampiero Cannella, vicesindaco di Palermo, verrebbe promosso al governo come sottosegretario alla Cultura. Sono questi, secondo quanto si apprende, i due nomi di Fratelli d’Italia scelti da Giorgia Meloni per riempire le caselle vuote nell’Esecutivo.

Queste le altre nomine previste: Paolo Barelli (FI) andrà ai Rapporti con il Parlamento, Mara Bizzotto sostituirà il collega leghista Massimo Bitonci al Mimit e Massimo Dell’Utri (Noi Moderati) andrà alla Farnesina.

Trump, il sacro e il limite: quando la politica sfiora la blasfemia


Un’immagine che rompe un confine

Nel numero del 22 aprile 2026 del Washington Examiner compare un articolo dal titolo “The Spiritual Sickness Behind Trump’s Blasphemous Jesus Post” (di Conn Carroll) che prende le mosse da un episodio destinato a far discutere: la diffusione, sui social, di un’immagine in cui Donald Trump viene rappresentato come Gesù Cristo.  

Non si tratta, osserva l’autore, di una semplice provocazione comunicativa. Il punto non è il gusto discutibile dell’operazione, ma il suo significato simbolico: la sovrapposizione tra figura politica e figura salvifica, tra leadership temporale e dimensione religiosa.

La reazione: indignazione trasversale

Un elemento interessante, sottolineato nel pezzo, è la natura trasversale delle reazioni. Non solo ambienti cristiani, ma anche ambienti laici e perfino atei hanno giudicato l’immagine “blasfema”, “offensiva”, “disturbante”.

Questo dato merita attenzione: indica che, al di là delle appartenenze, esiste ancora un senso diffuso del limite quando si tratta di simboli religiosi. In una società polarizzata, la soglia del sacro continua a rappresentare uno spazio condiviso.

Il nodo politico-spirituale

L’editoriale individua poi una radice più profonda: il rischio di una deriva personalistica che tende a sacralizzare il potere. Il riferimento è al contesto culturale e religioso che circonda Trump, in particolare ad alcune figure del mondo evangelico che ne hanno sostenuto la leadership con argomenti teologicamente discutibili.

Qui il ragionamento si fa più netto: quando la politica si appropria del linguaggio della salvezza, si produce una confusione pericolosa. La fede viene piegata a strumento di legittimazione, e il leader rischia di essere percepito non più come rappresentante, ma come figura “provvidenziale”.

Il “Vangelo della prosperità” e i suoi equivoci

Un passaggio centrale riguarda la critica al cosiddetto prosperity gospel, una corrente religiosa che collega benessere materiale e favore divino. Secondo l’autore, questa visione – diffusa in alcuni ambienti vicini a Trump – alimenta una concezione distorta della religione, in cui successo e potere diventano segni di elezione.

In questa prospettiva, l’episodio dell’immagine non sarebbe un incidente isolato, ma il sintomo di una cultura che tende a confondere il piano spirituale con quello politico ed economico.

La questione del limite

Il punto più rilevante, per un lettore europeo, è forse questo: dove si colloca il limite tra comunicazione politica e rispetto del sacro?

L’editoriale americano risponde in modo netto: quel limite è stato superato. Non per ragioni moralistiche, ma perché la distinzione tra Dio e Cesare – fondamento della tradizione cristiana occidentale – viene meno quando il leader si presenta, anche solo simbolicamente, come figura redentrice.

Una lezione per l’Europa

Per il lettore italiano, il tema non è lontano. La tradizione del cattolicesimo politico – da Sturzo a De Gasperi – ha sempre insistito sulla distinzione tra fede e potere, tra testimonianza e governo.

L’episodio americano mostra cosa accade quando questa distinzione si indebolisce: la religione diventa linguaggio identitario e la politica assume tratti quasi liturgici.

Non è solo un problema degli Stati Uniti. È una questione che riguarda tutte le democrazie occidentali, chiamate a difendere non solo le istituzioni, ma anche i confini simbolici che le rendono credibili.

Tra comunicazione e responsabilità

In definitiva, l’articolo del Washington Examiner non è soltanto una critica a Trump. È un monito più ampio: la politica contemporanea, dominata dalla logica dei social e della visibilità, tende a spingersi sempre oltre.

Ma non tutto è comunicazione. Esistono ambiti – come quello del sacro – in cui la misura non è debolezza, bensì condizione di legittimità.

E forse proprio qui si gioca una partita decisiva: non nella forza delle immagini, ma nella capacità di riconoscere ciò che non può essere ridotto a immagine.

Forza Italia al bivio: marginalità o nuova ambizione di leadership

Il dibattito di queste settimane intorno al futuro di Forza Italia, principale partito italiano aderente al Partito Popolare Europeo, dovrebbe interessare anche chi oggi non ne è elettore ma si colloca nel solco dell’eredità democristiana e centrista.

Negli ultimi anni il partito fondato da Silvio Berlusconi ha mutato profondamente il proprio posizionamento. Se in passato rappresentava il perno della coalizione, capace di aggregare forze diverse, oggi appare come la componente più moderata – e meno influente – del centrodestra guidato da Giorgia Meloni.

Per alcuni osservatori, la stessa sopravvivenza del partito, la presenza significativa nelle istituzioni e il mantenimento di una dimensione politica non marginale costituiscono già un risultato rilevante dopo la scomparsa del leader storico. E questa lettura non è priva di fondamento: nel contesto attuale, Forza Italia potrebbe trovarsi già al suo massimo potenziale.

Il vuoto del centro e la crisi dell’agenda

Resta però una domanda di fondo: è davvero questo l’unico orizzonte possibile?

Il centro politico italiano appare oggi frammentato in una pluralità di soggetti minori, senza una sintesi riconoscibile. Parallelamente, il cosiddetto “campo largo” si è progressivamente spostato verso posizioni percepite come assistenzialiste e trasformiste, sotto la guida di Giuseppe Conte.

Anche il centrodestra, dopo l’esito del referendum sulla giustizia, sembra aver smarrito una chiara agenda. Le riforme costituzionali appaiono indebolite: se quella sulla separazione delle carriere è stata respinta dal voto popolare, è lecito interrogarsi sulla sorte di eventuali iniziative su autonomia differenziata e premierato.

Sul piano internazionale, si impone con maggiore evidenza la centralità dell’Europa come ancoraggio strategico dell’Italia. Le posizioni del cancelliere Friedrich Merz, critiche verso il movimento Maga di Donald Trump, indicano una linea di chiarezza che anche il governo italiano è chiamato a considerare.

In economia, il mantenimento dei conti pubblici rappresenta una condizione necessaria, ma difficilmente costituisce, da sola, una proposta politica mobilitante.

Due strade per il centrodestra

In questo scenario, il centrodestra sembra trovarsi di fronte a un bivio netto.

Da un lato, la prosecuzione lungo la direttrice identitaria e sovranista, rispetto alla quale emergono però segnali di ripensamento anche all’interno della stessa area, come mostrano le posizioni di amministratori regionali quali Luca Zaia e Massimiliano Fedriga.

Dall’altro lato, la possibilità di imboccare una via diversa: quella di un conservatorismo popolare e liberale, radicato nella tradizione europea e rispettoso dello Stato di diritto.

Per Forza Italia, le conseguenze delle due opzioni sarebbero radicalmente diverse. Nel primo caso, il partito rischierebbe una progressiva marginalizzazione, con una parte dell’elettorato centrista orientata verso altre offerte politiche. Nel secondo, potrebbe invece ambire a dettare l’agenda dell’intera coalizione.

Ripartire da liberalismo e popolarismo

Un eventuale rilancio non potrebbe che fondarsi sui due pilastri originari: l’intuizione della rivoluzione liberale e il saldo ancoraggio al popolarismo europeo.

Su questo terreno, il riferimento classico al confronto tra Benedetto Croce e Luigi Einaudi resta utile per chiarire la distinzione tra liberalismo e liberismo, spesso confusa nel dibattito pubblico.

La proposta economica potrebbe recuperare l’impostazione berlusconiana del “meno tasse per tutti”, rendendola però concreta attraverso strumenti come il piano elaborato da Francesco Giavazzi, fondato sulla riduzione dei sussidi improduttivi.

Un simile indirizzo consentirebbe di contrapporre una visione strutturale all’assistenzialismo, senza compromettere – anzi rafforzando – gli investimenti in sanità, scuola e difesa, da sostenere attraverso una rinnovata cultura del merito e della ricerca.

Riforme e Europa: una nuova agenda

Il rilancio passerebbe anche da una ripresa credibile delle riforme istituzionali, da costruire in dialogo con le opposizioni. In questa prospettiva, ipotesi come il cancellierato sul modello tedesco, accompagnato da un sistema proporzionale, potrebbero offrire una base di discussione più solida.

Anche il tema della giustizia richiederebbe un approccio diverso: riforme meno ideologiche, più tecnicamente fondate e coerenti con una cultura liberale che valorizzi il merito, evitando soluzioni contraddittorie come il ricorso al sorteggio.

Sul piano europeo, infine, sarebbe coerente sostenere l’evoluzione delle istituzioni dell’Unione verso meccanismi decisionali più efficienti, superando il principio dell’unanimità e rafforzando la capacità di azione comune.

Una scelta di coraggio

Meno tasse, riforme condivise, investimenti strategici e un’Europa capace di decidere: pochi punti, ma essenziali, per restituire prospettiva al popolarismo europeo in Italia.

La questione, a questo punto, non è teorica ma politica. Forza Italia dispone ancora degli strumenti per compiere questa scelta. Resta da capire se avrà il coraggio di farlo.

Contro la pedagogia dell’algoritmo senza freni

Il processo di Los Angeles e la condanna delle piattaforme

Il processo apertosi davanti alla Corte Superiore di Los Angeles il 18 febbraio e conclusosi il 25 marzo 2026 con la sentenza di condanna di Meta e Google (You Tube) a risarcire i danni ad una ragazza per i danni psicologici provocati dalla dipendenza digitale dall’uso continuato e intensivo delle piattaforme social, ha destato scalpore al pari di quanto storicamente accaduto in passato negli USA alle lobby del tabacco e dell’alcool. In particolare i vulnus di colpevolezza sono stati evidenziati nelle omesse azioni di responsabilità e vigilanza rispetto allo scrolling infinito, al tipo e alla qualità delle notifiche e ai suggerimenti mirati che prescindono dalla considerazione dell’età degli utenti.

Una presa di coscienza oltre il dato tecnico

Ma nel merito e oltre il dato tecnico la condanna ha assunto il significato di una presa di coscienza riguardo alle conseguenze che possono essere provocate specialmente in danno di bambini e adolescenti dalla navigazione incontrollata e senza una rete di protezione rispetto al discernimento dei contenuti visionati – per i quali non esistono filtri o limiti di fruizione –   e alla immedesimazione emotiva – con evidenti conseguenze comportamentali – che i giovani utenti metabolizzano a seguito di una sovresposizione intensiva e perdurante nel tempo fino a creare una sorta di dipendenza virale, con distonie e patologie da malassorbimento. Una vera e propria overdose di un mix pernicioso, fino a diventare letale, tra virtuale e digitale che allontana e separa dalla coscienza del mondo reale.

La reazione globale e il ruolo della giustizia

Il fatto che la sentenza abbia provocato un’ondata planetaria di reazioni e abbia stimolato una presa di coscienza sulla consapevolezza delle conseguenze derivanti dalla full-immersion nelle piattaforme social va considerato positivamente anche se non ci si può esimere dall’osservare come solo il pronunciamento deciso e severo di una Corte di giustizia abbia indotto autorità e addetti ai lavori ma anche lo stesso generale e prevalente pensiero condiviso (finora ovattato in una specie di torpore indifferente, come se l’abitudine e la consuetudine dilagante non fossero meritevoli di maggiore attenzione e discernimento) ad una problematizzazione del fenomeno rimarcato e sancito in tutta la sua nociva e colpevole evidenza per la via giudiziaria, fino ad ipotizzare l’adozione di misure di controllo e contenimento e di veri e propri limiti cogenti adottabili in via normativa.

Il caso australiano: un apripista normativo

Nello specifico la questione dell’adozione di misure restrittive all’accesso ai social sta interessando molti Paesi a livello mondiale: ad esempio l’Australia è stata ‘pioniera ante-litteram’ in questo campo, infatti dal 10 dicembre 2025, quindi prima della sentenza USA, i minori di 16 anni non possono più creare o mantenere account su piattaforme come Facebook, X, Threads, Snapchat, Instagram, TikTok, Twitch, Reddit e YouTube di Google.
I provider che violano la legge rischiano sanzioni fino a 50 milioni di dollari australiani (28 milioni di euro).

Le iniziative europee: identità digitale e controllo

In Europa la Danimarca sta predisponendo un provvedimento legislativo che vieti l’accesso ai minori di 15 anni attraverso l’accertamento dell’identità elettronica, allo stesso modo intende comportarsi la Francia che sta mettendo a punto un progetto denominato France Identité, insistendo sul concetto di identità digitale che verrà collegata ai profili social personali.

L’intenzione di Emmanuel Macron è quella di puntare l’indice contro la navigazione in incognito (“«Le piattaforme possono verificare l’età, lo facciano») e di creare una sorta di barriera di controllo già sotto il compimento della maggiore età. Analogamente si sta orientando l’Estonia mentre in Spagna una proposta di legge prevede che i minori di 16 anni possano accedere a social network, forum, piattaforme di comunicazione o altre frequentazioni virtuali che comportino l’uso dell’intelligenza artificiale generativa solo con il consenso esplicito dei genitori, ma ci si sta orientando verso un’età minima di fruizione di 14 anni, considerate le devianze comportamentali negative negli adolescenti che stanno dilagando ovunque. Austria, Germania e Grecia stanno studiando misure analoghe ispirandosi al modello australiano, un vero apripista in materia. Anche in Italia un disegno di legge prevede il divieto di accesso alle piattaforme social per gli adolescenti sotto i 15 anni, come ribadito di recente dal Ministro dell’Istruzione e Merito Sen. Giuseppe Valditara.

Devianze giovanili e modelli negativi

Insomma il volano del ripensamento e delle contromisure rispetto ai danni provocati dai social ha preso l’abbrivio: non è solo una reazione al dilagare dell’utilizzo incontrollato delle piattaforme poiché si sta constatando l’incidenza di questa deriva rispetto all’aumento dei casi di comportamenti dissociativi negli adolescenti (con una caduta vertiginosa verso il basso, quanto all’età dei protagonisti) che agiscono individualmente o in gruppo con un devastante innalzamento della gravità dei reati, dal cyberbullismo, al revenge porn, dall’utilizzo improprio di dati e immagini personali, all’uso di armi e coltelli per colpire, ferire o uccidere.

Baby gang e imitazione sociale

Qualcuno non vuole che le si chiami baby-gang perché il fenomeno associativo è più indotto e spontaneo che aggregato secondo uno statuto malavitoso: le bravate dei maranza ricordano molto bene – tuttavia – le maras sudamericane, importate come modelli di riferimento comportamentale negativo e orientato alla commissione di azioni delittuose e di violenza, sopraffazione, devianza criminale. Le evidenze riscontrate nei sempre più frequenti casi che finiscono nelle aule giudiziarie minorili per le quali si oscilla tra l’applicare la giustizia riparativa e l’infliggere pene più severe non sempre possono essere prevenute con la narrazione sul lettino dello psicanalista, poiché esplodono in maniera incontrollata e senza remore. Quanto la frequentazione intensiva, ossessiva e compulsiva delle piattaforme social possa incidere su questi comportamenti devianti lo si può riscontrare scandagliando i modelli esistenziali negativi che si rinvengono in queste navigazioni allo sbaraglio.

Le tre concause delle devianze

In quasi tutti i Paesi che stanno adottando misure restrittive l’incipit ad una presa di coscienza più consapevole dei danni provocati dai social è stato generato da frequenti casi di azioni delittuose o di suicidi tra giovani e giovanissimi. Analizzando il fenomeno e risalendo alle “fonti generative” delle devianze si riscontrano almeno tre concause: 1) l’impostazione delle piattaforme, i loro contenuti e l’accesso facilitato e senza limiti; 2) la dimensione sociale e lata della frequentazione dei social che interessa in primis gli adulti con una smisurata produzione di esempi negativi e inappropriati per i minori; 3) il ruolo della famiglia, spesso disattenta ove non colpevole nel controllo dei propri figli e delle loro abitudini.

Il problema delle fonti e della regolazione

In questa sede si vogliono considerare le restrizioni principali che le piattaforme social dovrebbero introdurre per ottenere misure efficaci e orientate ad una netta inversione di tendenza.

E’ di tutta evidenza che devono essere i singoli governi e i parlamenti nazionali, le istituzioni internazionali, le autorità di controllo e tutela (si pensi al ruolo che potrebbe esercitare la figura del Garante per l’infanzia e l’adolescenza qualora fosse strutturalmente dotato di competenze certe nell’area delle tecnologie e del web, oltre che legittimato nell’ emanazione di misure restrittive, di censura o di divieto) a stabilire le regole dell’uso dei social, i limiti di età nell’accesso, i contenuti consentiti e quelli non ammessi, facendo opera di prevenzione e stabilendo i paletti oltre i quali scattano le sanzioni. Si pone quindi un problema delle fonti per capire fino a quando il concetto di libero mercato e libera informazione non si ripercuotano negativamente in una sorta di pedagogia del male: le piattaforme social non possono essere più generate e gestite senza un controllo preventivo e di merito, pena per i loro gestori il dover finire davanti all’ennesima corte di giustizia per rispondere di reati che devono essere prevenuti.

Interessi economici e tutela dei minori

Chiaramente la questione tocca anche il nodo degli interessi commerciali che tuttavia non devono prevalere sui principi etici di tutela dei bambini e degli adolescenti, nella veste di fruitori inconsapevoli e danneggiati. Prevenzione e sanzione sono i due strumenti che gli Stati dovranno adottare senza indugi per fronteggiare e possibilmente fermare un fenomeno che sta diventando il prevalente ubi consistam negativo di una intera generazione a livello planetario.

Il dovere di intervenire

C’è il preciso dovere di intervenire, legiferare, correggere, punire.

Le principali aree di intervento preventivo e restrittivo da adottare in via normativa, con riguardo alle fonti di produzione dei social dovrebbero riguardare i seguenti aspetti.

Innanzitutto l’età di accesso, con divieto assoluto sotto i 13 anni e restrizioni sotto i 16 anni, con limitazioni correlate all’età, considerando le potenziali devianze.
Le piattaforme dovranno pertanto realizzare rigorose metodologie di controllo e accertamento dell’età effettiva dei fruitori.

Occorre puntare sul rafforzamento dell’azione preventiva e di monitoraggio delle famiglie, potenziando il cd. “parental control”, collegando ad es. l’account del figlio a quello di un genitore. Naturalmente è parimenti necessaria una consapevole e fattiva collaborazione a livello domestico.

Algoritmi e limitazioni tecniche

Introdurre misure di contenimento alle dipendenze algoritmiche come l’infinite scroll (lo scorrimento infinito) e l’autoplay automatico dei video per i minori, per evitare importazione/esportazione di immagini e foto non consentite.

Privacy e consenso informato

I cookie di profilazione e gli strumenti di tracciamento utilizzati a scopi pubblicitari non possono essere installati prima che l’utente abbia espresso il proprio consenso esplicito e informato: e qui si rinnovano i compiti di collaborazione dei genitori poiché esercitano per i figli minori il dovere della responsabilità genitoriale. Le impostazioni predefinite devono essere le più restrittive possibile. Ciò in applicazione delle regole in materia di tutela dei dati personali come stabilito dal GDPR 679/2016, normativa europea talmente avanzata da essere fonte di ispirazione in materia di privacy anche in altre parti del mondo.

Conclusione: una inversione necessaria

Le tre concause distorsive sopra evidenziate richiamano la necessità di adottare misure adeguate sul piano legislativo e non possono essere affidate alla buona volontà o a generiche e non verificabili dichiarazioni di intenti. Ma come richiamato la fonte primaria su cui intervenire riguarda le piattaforme social, i loro contenuti, i tempi di accesso e le modalità di fruizione poiché è giunto il tempo di una radicale inversione di tendenza rispetto alla globalizzazione massimalista del ‘tutto è consentito’.

Se vogliamo che famiglia e scuola siano messe in condizione di esercitare i loro compiti di collaborazione, educazione, controllo dobbiamo responsabilizzare le aziende tecnologiche che agiscono a livello mondiale affinché modifichino le attuali piattaforme e tutte le connesse applicazioni, per evitare il pernicioso perdurare di una ‘torre di babele’ dove si sta purtroppo esplicitando una deriva di doping digitale.

Francesco Provinciali
(Fondazione Varenna per l’infanzia e l’adolescenza)

L’Ulivo, un metodo che funziona anche oggi

Una vittoria che ha fatto scuola

Sono passati 30 anni dalla vittoria dell’Ulivo — l’ormai famoso 21 aprile 1996 — eppure quella esperienza, concreta e tangibile, continua ad essere una bussola di riferimento per la galassia del centrosinistra. Certo, è inutile negarlo, fu una vittoria dovuta principalmente, se non quasi esclusivamente, al fatto che la Lega Nord di Bossi — che in quelle elezioni superò il 10% dei consensi — andò per conto suo, rompendo la coalizione di centrodestra.

Ma, comunque sia, l’Ulivo vinse le elezioni del 21 aprile 1996 e da quel momento, al di là di qualsiasi altra interpretazione, quel progetto politico e di governo è diventato una sorta di pietra miliare per qualsiasi alleanza di centrosinistra che si presentasse di fronte al corpo elettorale negli anni a venire.

Oltre la nostalgia: capire il contesto

Ora, e per non fermarsi alla tentazione nostalgica o al mero ricordo di un passato più o meno lontano, credo che proprio partendo dalla specificità dell’Ulivo in quella precisa stagione storica noi possiamo comprendere anche i comportamenti concreti di quella parte politica nell’attuale contesto politico italiano.

Un contesto in cui, come noto, non c’è più il ruolo salvifico o miracolistico del cosiddetto “papa straniero”, in cui i personalismi dei singoli capi politici sostituiscono il profilo politico e culturale dei partiti in campo e in cui, soprattutto, un programma di governo stenta a decollare per le forti e marcate differenziazioni politiche all’interno della coalizione stessa.

La crisi del progetto e il peso dei personalismi

L’assenza di un baricentro politico condiviso produce oggi una difficoltà evidente: la coalizione rischia di ridursi a una somma di leadership concorrenti, più attente alla visibilità che alla costruzione di una proposta coerente.

È proprio questa deriva che distingue l’oggi dall’esperienza ulivista, dove invece la dimensione programmatica e il profilo politico comune precedevano — e orientavano — i singoli protagonismi.

Ed è per queste ragioni che, pur senza nulla togliere a quel grande progetto politico, culturale e di governo che va sotto il nome di Ulivo, quello che oggi va ricostruito è più una coalizione normale, e forse anche tradizionale, di centrosinistra.

Ed è proprio su questo versante che si misura, oggi, la credibilità e la solidità di una concreta alternativa politica e di governo al centrodestra guidato da Giorgia Meloni.

Il vero lascito dell’Ulivo

Perché se c’è un elemento che rappresenta la vera novità e originalità — nonché fortemente attuale — dell’esperienza ulivista è stata proprio quella di avere saputo costruire una coalizione politica e di governo senza ridurla a una contrapposizione anche violenta contro l’avversario o il nemico.

Altroché l’ossessione contemporanea, del tutto patologica, contro Giorgia Meloni e la sua alleanza politica.

L’Ulivo, come del resto dovrebbe sempre essere, era sì una coalizione di partiti e movimenti ma, soprattutto, era un progetto politico e programmatico alternativo al centrodestra che non era, però, solo il frutto della demonizzazione e della criminalizzazione politica contro il nemico giurato.

Questa distinzione non è secondaria: segna il passaggio tra una politica costruita sulla proposta e una politica costruita sulla reazione.

Polarizzazione e radicalizzazione: il clima odierno

Certo, oggi siamo in un clima diverso, dominato da una persino violenta radicalizzazione del conflitto politico, alimentato da una eccessiva e nefasta polarizzazione ideologica.

In questo contesto, il rischio è che ogni tentativo di costruzione politica venga risucchiato nella logica binaria dello scontro permanente, rendendo impossibile una sintesi credibile.

Il “metodo Ulivo” come criterio operativo

Sotto questo versante, l’alleanza di centrosinistra che deve ancora essere messa in piedi, con un adeguato e pertinente progetto di governo, non può che rifarsi al “metodo” dell’Ulivo di 30 anni fa se vuole essere una coalizione seria, credibile, solida e realmente competitiva.

Ecco perché ha senso, oggi, rileggere quel progetto politico e di governo e, soprattutto, quella modalità concreta di costruire una coalizione aperta e non ideologica, se si vuole ridare dignità alla politica, alla sua categoria progettuale e, soprattutto, alla credibilità della sua classe dirigente.

Per questi motivi, semplicemente, l’Ulivo non può e non deve essere frettolosamente archiviato.

Terna, Giuseppina Di Foggia rinuncia all’indennità di fine rapporto

Roma, 21 apr. (askanews) – Terna rende noto che Giuseppina Di Foggia “ha manifestato la sua disponibilità alla sottoscrizione di un accordo finalizzato alla rinuncia dell’indennità di fine rapporto. L’azienda diffonderà ulteriori comunicazioni al completamento delle procedure previste dalla normativa e nel pieno rispetto dei principi di corporate governance”. E’ quanto si legge in una nota.

La decisione arriva dopo ‘l’ultimatum’ di oggi della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha inviato l’ad uscente di Terna a scegliere tra l’indennità di fine rapporto e la presidenza di Eni cui è stata candidata dal governo attraverso l’azionista di maggioranza relativa, il ministero dell’Economia e delle Finanze, titolare del 2,16% del capitale in via diretta e, per il tramite della Cassa depositi e prestiti (partecipata all’82,77% dal Mef), di un ulteriore 30,91%.

Il tema della buonuscita di Di Foggia che avrebbe chiesto a Terna 7,3 mln, forte di un parere legale, è stato al centro di un richiamo da parte del Mef di due giorni fa. Il Tesoro ha precisato che già nel 2023 sono state emanate direttive per limitare o escludere indennità ed emolumenti da corrispondere a fine mandato, per naturale scadenza o dimissioni volontarie, nelle partecipate. Cdp Reti, controllata da Cassa Depositi e Prestiti, detiene una partecipazione rilevante pari al 29,851% del capitale di Terna.

L’assemblea di Eni chiamata al rinnovo del Cda si terrà il 6 maggio e Di Foggia, indicata presidente dal Mef, prenderà il posto dell’uscente Giuseppe Zafarana.

Ploom presenta “Feel the Aura” alla Milano Design Week 2026

Milano, 21 apr. (askanews) – Ploom, il brand di dispositivi per il riscaldamento del tabacco di JTI, presenta “FEEL THE AURA” alla Milano Design Week 2026 per presentare la nuova colorazione di Ploom AURA “Glacier White” e per far esplorare ai consumatori Lyo, la nuova linea di stick senza tabacco contenenti nicotina. Si tratta di un’esperienza sensoriale dove il design incontra i sensi. Dal 21 al 26 aprile in Via delle Erbe 2A, nell’iconico quartiere Brera di Milano.

Sviluppata in collaborazione con i partner NSS e Billboard Italia, non è una semplice esposizione, ma un vero viaggio immersivo. Ogni interazione genera una risposta sensoriale, amplificando i sensi.

“Se dovessi scegliere una sola parola per esprimere la JTI di oggi e quella di domani, sceglierei senza dubbio la parola “innovazione”. Innovazione è intesa come la capacità di guardare oltre il presente. Attraverso l’innovazione, riusciamo infatti ad anticipare i bisogni dei consumatori e anche ad anticipare le trasformazioni del settore” ha dichiarato Adriana Valle, Corporate Affairs & Communication Director JTI

Qualcosa di davvero innovativo, che regala un’esperienza personale a ogni partecipante. D’altronde sono questi i due concetti principali per JTI.

“Il nostro approccio è soddisfare i bisogni dei consumatori in un contesto dove i comportamenti evolvono molto velocemente. Per questo motivo, non ci accontentiamo di rispondere a una domanda già esistente, ma cerchiamo di intercettare i segnali di cambiamento per poi trasformarli in un prodotto che sia rilevante per il consumatore, ma anche differenziante” ha detto Dario Ronchi, Sales Director JTI.

In perfetta sintonia con il tema della Milano Design Week 2026, Be the Project, FEEL THE AURA è l’espressione del passaggio dall’oggetto alla persona, dall’osservare al percepire. Un evento che si concluderà con un closing party con Curly Brothers, Manuelito e Boss Doms.

Papa: Francesco patrimonio Chiesa. In sintonia con predecessori

Roma, 21 apr. (askanews) – Nel primo anniversario della morte di Papa Francesco, Papa Leone XIV ha inviato al card. Giovanni Battista Re, Decano del Collegio cardinalizio un messaggio che è stato letto nel corso della Celebrazione Eucaristica di questo pomeriggio nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, che conserva le spoglie mortali del defunto pontefice argentino

“Il suo magistero, scrive Papa Leone nel suo messaggio di ricordo, “è stato vissuto da discepolo-missionario, come amava dire. È rimasto discepolo del Signore, fedele al suo Battesimo e alla consacrazione nel ministero episcopale, fino alla fine. È stato anche missionario, annunciando il Vangelo della misericordia ‘a tutti, a tutti, a tutti’, come ebbe a dire più volte”.

“I benefici suscitati dalla sua testimonianza di Pastore sollecito ha contagiato il cuore di tanta gente, sino agli estremi confini della terra, grazie anche ai pellegrinaggi apostolici e specialmente a quell’ultimo ‘viaggio’ che è stata la sua malattia e la sua morte”.

Leone ha ancora voluto sottolineare la “sintonia” di Francesco “con i suoi predecessori”; un pontefice che “ha raccolto l’eredità del Concilio Vaticano II e ha spronato la Chiesa ad essere aperta alla missione, custode della speranza del mondo, appassionata per l’annuncio di quel Vangelo che è capace di dare a ogni vita pienezza e felicità”.

Dl sicurezza, dl ad hoc dopo tensione con Colle. Ma Meloni difende norma avvocati

Roma, 21 apr. (askanews) – Una soluzione è stata abbozzata, e anche se ci sono pochi precedenti, alla fine ha consentito di trovare una via d’uscita. La tensione però resta, perché il compromesso lascia sul campo un senso di irritazione da una parte e dall’altra. Alla fine di una ennesima giornata di passione, dunque, palazzo Chigi ha deciso di tenere conto dei rilievi del Colle sulla norma sugli incentivi agli avvocati per i rimpatri volontari presente nel dl sicurezza ancora all’esame del Parlamento. Non sarà cancellata ma modificata. Ed è la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a spiegarlo al suo arrivo al Salone del Mobile di Milano, a mettere in chiaro che la correzione arriverà attraverso un decreto ad hoc ma che quella è una norma di “buon senso” alla quale il governo non intende rinunciare. Soprattutto, però, la premier sostiene che non è stato fatto “nessun pasticcio”, come a dire che per quanto riguarda l’esecutivo è stato fatto un buon lavoro. E, tuttavia, di fronte al rischio di arrivare allo scontro frontale, con il presidente della Repubblica che decide di non firmare, si è deliberato comunque di intervenire.

Trovato lo strumento – quello del provvedimento fatto su misura – resta da capire come e quando se ne uscirà fuori. Ci si lavora da ieri, da quando il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha incontrato al Quirinale Sergio Mattarella. La prima ipotesi di un emendamento abrogativo è stata poi sostituita per qualche ora da quella di una modifica correttiva. Opzione che però aveva due ordini di problemi. Il primo, i tempi: qualsiasi intervento sul testo all’esame della Camera avrebbe comportato una terza lettura e dunque una corsa contro il tempo per evitare la decadenza. Seconda questione, le coperture. La modifica prevede infatti un allargamento della platea di chi può fare ricorso in rappresentanza dei migranti che chiedono il rimpatrio e che il famoso incentivo non venga erogato dal Consiglio nazionale forense ma dallo Stato. Ergo, oneri finanziari che richiedono risorse. Nella sostanza il decreto ad hoc dovrebbe riproporre questa impostazione, ma consente al governo più tempo per elaborare il testo e trovare le coperture. Ci sono già dei precedenti, spiegano i tecnici del Colle, a chi solleva il dubbio di un via libera presidenziale a un testo incostituzionale, così come è stata valutata la norma in questione.

Il governo si è impegnato a intervenire “in tempi rapidi”, il punto ora è capire quando e come presentare il provvedimento visto che si tratta della correzione di un testo che però rischia di non essere approvato prima di venerdì, dal momento che domani è previsto il voto di fiducia e poi una seduta fiume per l’esame degli ordini del giorno che sono 145. Ma soprattuto considerando che dal Quirinale sarebbe arrivata chiara l’indicazione che la firma dei due provvedimenti, quello originale e quello ad hoc, debba avvenire in simultanea.

Per domani è già previsto un Consiglio dei ministri in cui, tra l’altro, sarà fatta la nomina dei sottosegretari mancanti, tra cui Paolo Barelli di Fi ai Rapporti con il Parlamento, oltre che il varo del Documento di finanza pubblica. Si valuta dunque se convocare una ennesima riunione in settimana, la terza considerando quella flash di oggi presieduta dalla ministra Casellati in assenza di Meloni. La stessa premier però giovedì e venerdì sarà a Cipro per partecipare al Consiglio europeo straordinario. Altra ipotesi è quella di approvarlo domani facendo una operazione di draft successiva che consenta, appunto, l’invio in simultanea. Terza strada, intervenire dopo la pubblicazione in Gazzetta del decreto originario.

Al Colle comunque si registra l’irritazione per il clamore mediatico che ha visto – si osserva – l’istituzione più alta trascinata al centro di un dibattito non solo politico ma anche parlamentare per una interlocuzione che, si sottolinea, è consuetudine ma che non dovrebbe diventare oggetto di un “ping pong pubblico” soprattutto alla vigilia di un incontro con il governo come quello avvenuto ieri con Mantovano. In altre occasioni, e sui precedenti decreti sicurezza, sempre su norme inerenti i diritti, il capo dello Stato aveva acceso un faro ed esercitato la sua moral suasion perchè venissero modificate alcune norme, o suggerito di percorrere la strada del disegno di legge piuttosto che della decretazione d’urgenza.

L’attenzione del Colle in questi anni ha riguardato oltre i decreti sicurezza anche alcune norme del decreto sport, il Ponte sullo stretto di Messina. La reazione più dura ai provvedimenti del governo Meloni risale però al 2023 quando firmando il decreto Milleproproghe il capo dello Stato aveva scritto una lettera alla premier (e ai presidenti delle Camere) esprimendo riserve sulla proroga delle concessioni ai balneari. La via della interlocuzione insomma è sempre stata quella privilegiata rispetto al rinvio alle Camere, che è uno dei poteri presidenziali. Di inedito c’è che stavolta il governo non ha voluto correggere il testo nel corso dell’iter parlamentare. Ma la convinzione è che la soluzione trovata sarà accettabile per Mattarella che quindi potrà apporre la sua firma ai testi governativi.

Papa Francesco, lunga fila a Santa Maria Maggiore per commemorazione

Roma, 21 apr. (askanews) – Una lunga fila si snoda nella piazza dell’Esquilino, prima di accedere alla Basilica di Santa Maria Maggiore, per le celebrazioni in occasione del primo anniversario della morte di Papa Francesco. Alle 17, nella Cappella Paolina che custodisce l’Icona della Salus Populi Romani, la recita del rosario, e alle 18 la celebrazione presieduta dal cardinale Giovanni Battista Re, decano del collegio cardinalizio, con un messaggio di Leone inviato per l’occasione.

Presenti in Basilica Massimiliano Strappetti, suo medico personale che lo ha assistito fino agli ultimi istanti; suor Geneviève Jeanningros, nota per la sua missione pastorale ultra-cinquantennale tra i giostrai e le comunità LGBTQ+ al Luna Park di Ostia, molto vicina a Bergoglio, Carmela, la signora con i fiori gialli che anche oggi si è presentata in chiesa con una rosa gialla-omaggio al Papa argentino a cui era legata da tempo e che come ha ricordato è stata una delle ultime persone a salutarlo il giorno prima della morte del Pontefice.

Tanti anche i cardinali presenti – in primis il vicario della Diocesi di Roma, Baldo Reina – e numerosi ambasciatori.

Sempre nella Cappella Paolina svelata una lapide commemorativa a perenne memoria dello speciale legame tra Papa Francesco e la venerata Icona della Salus Populi Romani, di fronte alla quale sostò e pregò per ben 126 volte durante il suo pontificato.

Scontro alla Camera su Dl sicurezza. Opposizioni: "Incostituzionale"

Roma, 21 apr. (askanews) – Alta tensione alla Camera sul dl sicurezza, su cui domani ci sarà il voto di fiducia e venerdì il voto finale. Di prima mattina, le opposizioni sono andate allo scontro dopo che il governo ha deciso di non cambiare la norma sui rimpatri volontari che aveva fatto saltare sulla sedia gli avvocati ‘ridotti’ a “soggetti attuatori dei governi di turno”. Le indiscrezioni circolate da ieri sera raccontavano della decisione di approvare senza modifiche il decreto per evitare un terzo passaggio al Senato e correggere solo in seguito (con un provvedimento ad hoc da varare immediatamente dopo il via libera al decreto) la norma su cui è nato un braccio di ferro con il Colle.

Strada confermata dalla premier Giorgia Meloni che, verso le 13 tra gli stand del Salone del Mobile di Milano, ha ufficializzato la scelta rivendicando il “buon senso” della misura e annunciando che “i rilievi tecnici” arrivati da Quirinale e avvocati, sarebbero stati risolti con un altro provvedimento. Altro – dunque – che cancellarla. Pochi minuti prima il ministro Matteo Piantedosi interveniva in aula per dire che i rimpatri non li ha inventati il centrodestra e che il governo “andrà avanti con determinazione”.

Ma quale ‘buon senso’ la replica del presidente M5S Giuseppe Conte che, nel pomeriggio, invitava la premier a fermarsi. Prima hanno cercato di “asservire” i magistrati, ora “vogliono asservire gli avvocati” alle direttive del governo, era il ragionamento di Conte. Il “referendum – sentenziava – non gli ha insegnato nulla” e stanno “creando un grave cortocircuito istituzionale”, concludeva entrando in aula dopo uno dei numerosi capannelli in Transatlantico della giornata, l’ultimo con la segretaria dem Elly Schlein e alcuni deputati.

Schlein secondo cui “siamo al paradosso: la Camera chiamata a votare una norma incostituzionale, per poi correggerla dopo con un nuovo decreto. È una forzatura mai vista”. Su un tema, la sicurezza, che, dice Schlein, “è la certificazione del fallimento del governo: sempre la stessa ricetta securitaria fatta di nuovi reati e inasprimento delle pene, mentre i reati commessi nel 2023 e 2024 sono persino aumentati”. Il “dibattito parlamentare è stato compresso prima al Senato e ora alla Camera. Il risultato? Una fibrillazione istituzionale senza precedenti, con uno scontro aperto tra governo e Quirinale”.

Nel frattempo, dalla mattina, le opposizioni avevano protestato in aula, dilatando i tempi ‘calcolati’ e chiedendo al governo di venire in Parlamento a spiegare come intendesse “adempiere agli impegni che Mantovano si è assunto con Mattarella, come evitare l’ulteriore mortificazione del Parlamento?” (la capogruppo dem Chiara Braga). Venivano sollecitate anche la convocazione di una capigruppo e della giunta per il regolamento. Chiamato in causa il presidente della Camera Lorenzo Fontana, ha difeso l’iter “corretto” perché, ha assicurato, ci sono “precedenti”.

La dem Deborah Serracchiani, sfogliando il dossier sulle coperture del decreto, evidenziava come la norma ‘incriminata’ avesse “il parere negativo del ministro Nordio e del ministro Giorgetti perché carente di copertura finanziaria”. Il M5S chiedeva la sospensione dei lavori fin quando la commissione Bilancio non si fosse espressa. Roberto Giachetti (Iv) si sgolava per denunciare lo strappo sulle “prerogative dei parlamentari”. Poco dopo la sottosegretaria all’Economia Lucia Albano, in un’atmosfera un po’ surreale vista la decisione di cambiare la norma, ne spiegava le coperture.

Alle 12, Fdi chiedeva di mettere ai voti la chiusura anticipata della discussione generale, dopo neanche un’ora e mezza. Approvandola a maggioranza. Poco meno di tre ore dopo venivano bocciate le pregiudiziali di costituzionalità con le opposizioni che occupavano i banchi del governo e lo spazio antistante dell’emiciclo. Il dem Arturo Scotto veniva espulso perché sui banchi ci si era seduto. Ma a quel punto veniva sospesa l’aula e convocata la capigruppo, da cui le opposizioni uscivano imbufalite parlando di “un salto mortale, peggio la toppa del buco”, criticando la “mancanza di rispetto per il Parlamento” e “lo scontro con il Colle”, un “grande pasticcio”, un “punto di non ritorno”. Un “vulnus” su tutti: “voteremo un provvedimento che è palesemente incostituzionale”.

Nel corso della riunione, la sottosegretaria ai rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano aveva spiegato a grandi linee ai capigruppo come il governo correggerà la norma: verrà estesa ad altri soggetti la possibilità di gestire le pratiche del procedimento di rimpatrio volontario eliminando il riferimento esclusivo agli avvocati come chiesto dal Cnf, ampliandolo a mediatori e associazioni che si occupano di migranti. E il compenso non sarà più legato al ‘successo’ del rimpatrio.

Dopodiché ricominciata la seduta d’aula, Piantedosi poneva la questione di fiducia sul testo arrivato dal Senato (dove è entrata la norma sui rimpatri). Il resto è rinviato a domani: alle 16,15 le dichiarazioni di voto e alle 18 le operazioni di voto sulla fiducia. Con l’obiettivo di approvare il provvedimento entro venerdì.

Carburanti, Ue prende le distanze da allarmismo Aie su approvvigiornamenti

Bruxelles, 21 apr. (askanews) – La Commissione europea non condivide i toni allarmanti delle analisi come quella dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie), secondo cui la guerra in Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz rischiano di provocare nel giro di alcune settimane una crisi degli approvvigionamenti di carburante almeno in un settore in Europa, quello dell’aviazione civile.

La Commissione lo dirà chiaramente domani a Bruxelles quando presenterà un pacchetto (formalmente si tratterà di una comunicazione dal titolo “Accelerate EU – Unione dell’Energia. Energia a buon mercato e sicura attraverso un’azione accelerata”), con cui raccomanderà una serie di misure che potrebbero prendere volontariamente gli Stati membri per far fronte ai rincari energetici, e annuncerà diverse altre iniziative in questo senso. Tuttavia, l’Esecutivo comunitario insisterà sul fatto che non siamo (o comunque non siamo ancora) in presenza di un problema di sicurezza degli approvvigionamenti, ma solo si volatilità dei prezzi, e non proporrà misure immediate e obbligatorie per quanto riguarda le scorte minime di kerosene negli Stati membri, la loro gestione coordinata e la loro eventuale condivisione in caso di crisi.

A quanto si apprende a Bruxelles, il margine di sicurezza di cui dispongono i paesi dell’Ue, con le loro scorte di kerosene (sia quelle “commerciali” detenute dalle compagnie aeree, che quelle d’emergenza gestite dalle autorità nazionali) in caso di vera e propria crisi degli approvvigionamenti sarebbe di almeno sei mesi. Enormemente di più delle allarmistiche “sei settimane” che alcuni giorni fa il direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie), il turco Fatih Birol, aveva sosenuto fossero disponibili per l’Europa.

In realtà, si rileva a Bruxelles, Birol si riferiva a tutto il continente europeo che comprende anche grandi paesi con forti consumi e senza una significativa capacità di produzione interna di carburane per aerei, e probabilmente si riferiva alle sole scorte commerciali di kerosene.

Fonti della Commissione hanno anche chiarito, oggi a Bruxelles, le cifre relative all’importazione nell’Ue e alla raffinazione del carburante per aerei, che nei giorni scorsi erano state date in modo impreciso: l’Unione europea ha una capacità di raffinazione per la produzione del kerosene che corrisponde al 70% dei propri bisogni, ma che non è sfruttata in pieno, dato che il 40% del fabbisogno dei Ventisette è soddisfatta dalle importazioni. E di questo 40%, la metà, il 20%, passa dallo Stretto di Hormuz, ed è quindi a rischio di blocco.

L’iniziativa più rilevante su questo punto annunciata per domani, secondo quanto ha anticipato oggi il commissario Ue ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, durante la conferenza stampa al termine di una riunione in teleconferenza dei ministri dei Trasporti dei Ventisette, sarà la creazione di “un nuovo osservatorio europeo per il monitoraggio delle forniture dei carburanti cominciando, ovviamente, con i carburanti per l’aeronautica”.

Presentando il pacchetto domani, la Commissione ricorderà che “nel 2025 l’Ue ha importato prodotti energetici per un valore di 336,7 miliardi di euro”, e che nei primi 44 giorni dall’inizio del conflitto, “abbiamo speso ulteriori 22 miliardi di euro per le importazioni di energia”, e avvertir) che “mentre la situazione in Medio Oriente rimane instabile e la sua durata incerta, una cosa è certa: i suoi effetti si faranno sentire almeno per diversi mesi e non solo nel sistema energetico”.

La Commissione proporrà cinque aree di intervento: 1) aumentare il coordinamento tra gli Stati membri (in particolare sulla gestione degli stoccaggi dei carburanti e delle capacità di raffinazione), sia all’interno del mercato unico che con i fornitori di combustibili fossili; 2) sostenere gli Stati membri nella protezione dei consumatori e dell’industria dai picchi di prezzo; 3) ridurre e sostituire con altre fonti il consumo di petrolio e gas; 4) promuovere l’elettrificazione, l’energia verde e i gas puliti di produzione locale nei consumi; 5) incentivare gli investimenti mobilitando finanziamenti pubblici e privati per la transizione.

Le raccomandazioni agli Stati membri sulle misure nazionali che possono essere prese includeranno innanzitutto degli “esempi di buone pratiche” già adottate da alcuni paesi: in Francia, i sussidi per le pompe di calore e per gli impianti geotermici e solari, la messa al bando delle caldaie a gas per i nuovi edifici dal 2027, meccanismi di noleggio a lungo termine o agevolati per facilitare l’accesso ai veicoli elettrici alle famiglie a basso e medio reddito (“social leasing schemes”); in Belgio, la riduzione al 6% dell’Iva per le pompe di calore, i pannelli fotovoltaici e il riscaldamento con energia solare; in Italia, la campagna di sensibilizzazione pubblica per la riduzione di un grado della temperatura del riscaldamento e l’auento di un grado per gli impianti di raffreddamento; in Spagna, la riduzione del 30% almeno dei prezzi del trasporto pubblico, fino al 100% in alcune regioni.

E’ molto probabile che la Commissione accorci la lista delle raccomandazioni per gli Stati membri rispetto a quella inizialmente prevista nella bozza della comunicazione. In particolare, potrebbero essere cancellate misure, come il telelavoro obbligatorio, quando possibile, per i dipendenti delle imprese, almeno un giorno alla settimana, e la limitazione dei viaggi aerei per il personale delle aziende e per gli impiegati pubblici. “Non c’è bisogno, a questo punto, di intervenire nel modo in cui la gente vive e lavora”, ha sottolineato sempre oggi il commissario Tzitzikostas, con un implicito riferimento a questo tipo di raccomandazioni.

Infine, la Commissione annuncerà una proposta legislativa sul mercato elettrico, al fine di ridurre gli oneri fiscali che molti Stati membri applicano all’elettricità, e renderli inferiori alla tassazione delle fonti fossili, e altre misure per sostenere l’industria ad alta intensità energetica.

SQUARE 2026, piattaforma internazionale tra design e produzione

Milano, 21 apr. (askanews) – Alla Milano Design Week riflettori su SQUARE 2026, piattaforma che promuove il dialogo tra design e produzione, riunendo designer e brand internazionali tra cultura materiale e visione contemporanea.

Un percorso espositivo che mette in relazione oggetti, installazioni e ricerca progettuale, esplorando nuove forme dell’abitare, come spiegato da Qili Chen, Fondatore e curatore di SQUARE 2026:

“Ci sono due motivi per cui ho scelto la Settimana del Design di Milano. Il primo è che ho avuto l’opportunità di allestire la mostra qui. E in secondo luogo, come persona che ha lavorato nel campo del design per così tanto tempo, capisco appieno quanto sia importante la Settimana del Design di Milano. È grazie a questo che Square 2026 si svolge qui. E l’obiettivo di questo progetto è incoraggiare i designer a collaborare con produttori e marchi”.

In questo contesto si inserisce il debutto europeo del brand cinese JIFANG con “JIFANG WOOD at SQUARE 2026”. Dal 21 al 26 aprile, al Casello 11 di Porta Nuova, un percorso espositivo dedicato al legno come linguaggio universale e come ponte tra Oriente e Occidente.

Nata come fornitore di materie prime, l’azienda è oggi guidata dal design e dalla filosofia “Wood at Home”, che interpreta la materia come elemento vivo dello spazio abitato.

E spicca la seduta Fu, manifesto del linguaggio progettuale del brand, premiata con l’iF Design Award 2026.

“Per una sedia in legno massello, non è facile ottenere un premio, ma siamo davvero fortunati ad averlo ricevuto. Essendo la prima sedia di Jifang, incarna tre principi fondamentali del design del marchio. Il primo è il comfort, il secondo è la bellezza e il terzo è la qualità. Non solo la qualità del legno massello, ma anche la maestria artigianale.” ha dichiarato Sean Yo-Yo, Direttore creativo di JIFANG.

Un progetto che porta alla Design Week una riflessione su materia, cultura e nuove forme dell’abitare.

Italgas, soci approvano bilancio 2025: anno trasformativo, ora l’IA

Torino, 21 apr. (askanews) – I soci di Italgas danno il via libera al bilancio del 2025 e approvano la distribuzione di un dividendo record da 43,2 centesimi per azione. “Abbiamo alzato l’asticella dei nostri traguardi con l’acquisizione di 2i Rete Gas”, ha detto il presidente Paolo Ciocca, aprendo i lavori dell’assemblea nella sede storica di Torino.

Il 2025, ha aggiunto l’Ad Paolo Gallo, è stato per Italgas “un anno trasformativo” che ha permesso di arrivare a garantire ai soci un ritorno complessivo del 343% nei 10 anni dal ritorno in Borsa. Lo sguardo è ora sul 2026. “Noi abbiamo di fronte un anno molto importante perché, come si vede anche dai documenti presentati in assemblea, il 2026 è un anno in cui noi dovremmo riuscire a conseguire un livello di sinergie molto elevato che è sulla traiettoria che ci porterà ai 250 milioni nel 2031, però ovviamente riuscirlo a fare in un anno solo non è una banalità, non è scontato ed è per questo che noi monitoriamo su base mensile l’avanzamento di tutti i progetti”.

Il futuro sarà sugli gli investimenti in tecnologia, con attenzione allo sviluppo di soluzioni legate all’intelligenza artificiale. “L’altra grande sfida che abbiamo di fronte è l’utilizzo esteso dell’intelligenza artificiale per migliorare i nostri processi, per renderli più efficienti e qui partiamo da un elemento di vantaggio. Italgas è una piattaforma digitale avanzata, unica al mondo, abbiamo la qualità dei dati raccolti in tutti questi anni, una qualità molto elevata e noi quindi possiamo far leva su questi due elementi per sviluppare algoritmi di intelligenza artificiale anche generativa che ci permettono di accelerare sui processi, di renderli più efficienti e di ridurre evidentemente l’impegno e poter far sì che le risorse umane che oggi magari si dedicano ad attività che non hanno grande contenuto possano invece dedicarsi ad attività maggior contenuto”. I primi risultati vengono definiti “promettenti, perché la velocità di sviluppo è superiore a quello che ci si aspettava”.

Conti pubblici, domani verdetto Eurostat. Verso limatura stime Pil

Roma, 21 apr. (askanews) – Atteso domani il verdetto di Eurostat sul deficit 2025, attualmente indicato dall’Istat a +3,1%. Una eventuale revisione al di sotto del 3% aprirebbe alla possibilità di un’uscita anticipata dell’Italia dalla procedura di infrazione che Bruxelles potrebbe formalizzare con le raccomandazioni del pacchetto di primavera, attese a giugno.

Un’uscita dalla procedura consentirebbe all’Italia di attivare la clausola di salvaguardia per le spese sulla difesa che le sottarrebbe dai vincoli della traiettoria di spesa previsti dal nuovo Patto e aprirebbe, di conseguenza, uno spazio di manovra per la prossima legge di bilancio.

Per poter uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo, ha precisato oggi un portavoce della Commissione europea, il disavanzo di bilancio dell’Italia deve risultare “inferiore al 3% del Pil”. Non basta quindi un deficit Pil al 3% se, con il gioco delle degli arrotondamenti, questo corrisponde a un disavanzo effettivo tra il 3% simmetrico e il 3,04% del Pil. Deve risultare non superiore al 2,99% del Pil.

Il dato, previsto per domani alle 11, è atteso per la definizione del Documento di Finanze Pubblica che potrebbe essere esaminato in giornata dal Consiglio dei ministri.

Il documento, che sostituisce il vecchio Def, conterrà il nuovo quadro tendenziale con, tra l’altro, l’aggiornamento delle previsioni sulla crescita del 2026. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nelle scorse settimane aveva già anticipato come il governo si apprestasse a rivedere le stime nella direzione dei principali previsori.

Ad ottobre l’esecutivo aveva già limato le previsioni sul Pil 2026 da +0,8% a +0,7% per il 2026. Nel frattempo sono arrivate le revisioni da parte del Fondo Monetario internazionale che ha tagliato le sue stime di 0,2 punti a +0,5% e dell’Ocse che ha rivisto la previsione di 0,2 punti da +0,6% a +0,4%. Il Centro Studi di Confindustria stima per quest’anno una crescita dello 0,5% nello scenario base (ma un -0,7% in quello più pessimista con la prosecuzione del conflitto in Iran).

Tanti featuring nel primo album di Sayf "Santissimo"

Milano, 21 apr. (askanews) – Dopo il brano “Buona domenica”, il primo ad anticipare l’album “Santissimo”, e una serie di freestyle e spoiler, Sayf annuncia oggi i featuring del suo primo progetto ufficiale in arrivo l’8 maggio per La Santa Srl/Atlantic Records Italy/Warner Music Italy in formato digitale e fisico in CD, CD autografato, vinile nero, vinile bordeaux autografato in tiratura limitatissima edizione “MOCH Amour”, e vinile bianco autografato in edizione limitatissima “Perché piango”, con una sorpresa per i collezionisti: nelle edizioni fisiche (cd e vinili) saranno infatti incluse anche 2 bonus track esclusive.

Già sold out i vinili neri e bordeaux autografati. Il pre-order dell’album continua ad essere attivo.

I featuring del progetto sono stati annunciati sui social attraverso un post carosello realizzato in collaborazione con Fabrizio Romano, celebre giornalista sportivo italiano, considerato tra le fonti più affidabili al mondo per quanto riguarda gli annunci di calciomercato. Famoso per il motto “Here we go”, ha costruito la sua reputazione grazie a una vasta rete di contatti e a un’enorme presenza sui social (circa 70 milioni di follower). Riprendendo proprio il linguaggio e l’estetica delle news del calciomercato, Sayf ha svelato la line up degli artisti coinvolti in “Santissimo” come se fosse una squadra pronta a scendere in campo. I nomi annunciati includono Geolier, Nerissima Serpe, Tedua, Kid Yugi, Bresh, Artie 5ive e Guè. La tracklist del progetto resta al momento ancora segreta.

“Santissimo” è un progetto che l’artista ha iniziato a raccontare già da qualche tempo, condividendone il nome in molte occasioni e regalando ai suoi fan diversi indizi a riguardo, sia attraverso i social, sia durante i suoi live, e persino sul palco del Festival di Sanremo 2026, dove nella serata delle cover ha lasciato trapelare ciò che oggi si prepara a diventare realtà. “SANTISSIMO” si preannuncia come il capitolo più completo e rappresentativo della musica di Sayf fino ad ora, un primo lavoro che raccoglie e amplifica tutte le sfumature della sua identità artistica: il racconto personale, l’energia dei live, la contaminazione tra generi e culture, e quella capacità naturale di passare da barre dirette a melodie apertissime con autenticità e leggerezza.

La copertina del disco, ideata da Gabriele Frisone e scattata da Alberto Barboni, rispecchia in modo fedele il viaggio personale e artistico di Sayf. La composizione visiva richiama il principio dello yin e dello yang: mentre la pantera è simbolo di istinto, forza e oscurità, il corpo nudo dell’artista immerso nell’acqua introduce a una dimensione più pura e spirituale.

Mark Ruffalo tra i ragazzi a Roma: “Questo è il vostro mondo, agite”

Roma, 21 apr. (askanews) – Mark Ruffalo star a Roma. L’attore e produttore americano, famoso per ruoli come l’Hulk dell’universo Marvel e film come “Povere Creature!” e “Il caso Spotlight”, è stato protagonista di un incontro al Cinema Adriano, parte del progetto ArtMedia Cinema e Scuola, con oltre 1.500 studenti di scuole di Lazio e Abruzzo, con altri circa 5.000 collegati online, dopo la proiezione del film “Tutto quello che resta di te”, diretto da Cherien Dabis, candidato dalla Giordania agli Oscar, e di cui l’attore è produttore esecutivo.

Si è prestato alle domande, ai selfie, qualcuno è riuscito anche a stringergli la mano o ad abbracciarlo. Il film è attualissimo, la storia di una famiglia palestinese attraverso tre generazioni, dallo sfollamento nel 1948 fino alle tensioni recenti e affronta temi come l’identità, la violenza, l’appartenenza a una terra e la resilienza, con un finale che però dà speranza. La regista, che lo interpreta anche, offre uno sguardo toccante sulla vita dei palestinesi. “Questo film – ha detto l’attore – ci mostra come una società arriva al punto in cui la violenza è considerata una soluzione, ma non è così, è la nostra comune umanità che ci salverà, in senso simbolico e non solo, come si vede nel film. È attraverso l’umanità – rappresentata magnificamente da una regista donna – che c’è possibilità di guarire, di raggiungere la pace e andare avanti. Ed è questo il messaggio che amo di questo film. Perché ti mostra il problema, ma suggerisce anche qual è la risposta: stiamo tutti cercando una risposta. Vogliamo una via d’uscita da questa violenza”.

Tra una battuta sui supereroi e un affondo a Donald Trump: “La maggior parte degli americani sono contrari a lui e alla sua politica, come me, ora i sondaggi lo danno molto in perdita, sta portando il mondo alla guerra”, ha detto, Ruffalo ha poi invitato i ragazzi ad agire: “Questo è il vostro mondo, forse non c’è mai stata una generazione così impegnata e che sa così tanto del mondo, potremmo vivere in un bellissimo mondo in pace, ma ci vuole un po’ di immaginazione e di partecipazione, quindi partecipate a costruire il mondo che volete vedere”.

Il progetto ArtMedia Cinema e Scuola che ha portato Ruffalo a incontrare i ragazzi è nato con l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni all’arte cinematografica e audiovisiva; è stato ideato e curato dall’Associazione Artistic Soul di Loredana Commonara, nell’ambito di CIPS – Cinema e Immagini per la Scuola – Piano nazionale di educazione all’immagine per le scuole e promosso dal Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.

La premier Meloni nel mirino della propaganda russa, violento attacco del conduttore tv Solovyov

Roma, 21 apr. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è finita nel mirino della propaganda russa, attaccata dal conduttore televisivo Vladimir Solovyov, tra i principali volti dei media filogovernativi di Mosca.

Nel corso di un intervento dedicato ai leader europei, Solovyov ha definito Meloni “fascista” e l’ha apostrofata con il termine “puta” (“prostituta”), accusandola di aver tradito i propri elettori e l’ex presidente statunitense Donald Trump. La vicenda è stata ripresa da diversi canali social russi, dove sono circolati estratti video e commenti.

In alcuni il conduttore – già al centro di polemiche interne per altri insulti rivolti nei giorni scorsi a donne del mondo dello spettacolo e influencer russe – è anche criticato: qualcuno auspica che la premier italiana lo denunci.

Meloni al Salone del Mobile a Milano: filiera fondamentale

Milano, 21 apr. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla 64esima edizione del Salone del Mobile di Milano nel giorno del taglio del nastro alla fiera di Rho.

“Sono contenta di tornare al Salone del Mobile a portare l’attenzione del governo verso una filiera fondamentale del Made in Italy – ha detto – con oltre 50 miliardi di fatturato, il 2,3% del PIL e 300.000 addetti, export stabile e in crescita”.

“Ieri abbiamo incontrato il presidente del Kenya – ha aggiunto Meloni parlando della crescita del settore in mercati nuovi – parlavamo di come in questi Paesi ci sia una crescita dell’attenzione verso i prodotti del Made in Italy. Il tema della filiera del legno-arredo è uno di questi, + 13 % l’export in Africa nello scorso anno, e quindi ovviamente il governo ci deve essere, con la sua presenza ci deve essere con le sue risposte”.

Portavoce Ue: serve deficit-Pil "sotto 3%" per uscita da procedura

Roma, 21 apr. (askanews) – Per poter uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo, il disavanzo di bilancio dell’Italia deve risultare “inferiore al 3% del Pil”. Non basta quindi un deficit Pil al 3% se, con il gioco delle degli arrotondamenti, questo corrisponde a un disavanzo effettivo tra il 3% simmetrico e il 3,04% del Pil. Deve risultare non superiore al 2,99% del Pil. Lo prevedono le normative europee, come spiega un portavoce della Commissione interpellato sulla questione alla vigilia dei dati Eurostat.

Domani l’ente di statistica comunitario pubblicherà i dati certificati sui conti pubblici dei Paesi, tra cui quello sul rapporto deficit/Pil dell’Italia che ad oggi è stato quantificato dall’Istat al 3,1%, un livello che non consentirebbe l’uscita dalla procedura.

“L’articolo 8 del regolamento 1467/97 stabilisce che una decisione per abrogare la procedura europea per deficit eccessivo può essere assunta una volta che il deficit è stato portato al di sotto del valore di riferimento del 3% del Pil”, ricorda il portavoce.

Questo parametro “è anche ribadito nelle raccomandazioni del Consiglio Ue all’Italia”, aggiunge.

Il portavoce ricorda che il disavanzo viene valutato nell’ambito del Pacchetto del “semestre europeo”. E che le norme comunitarie sui conti pubblici richiedono “anche che la Commissione preveda che il deficit resti sotto il livello di riferimento sia nell’anno in corso che nell’anno successivo”.

Karol G torna in Italia con il suo Viajando por el mundo tropitour

Milano, 21 apr. (askanews) – Dopo il successo del suo show come prima headliner latina al Coachella 2026, Karol G torna in Italia con il suo Viajando por el mundo tropitour per un’unica imperdibile data nel nostro Paese: sabato 24 luglio 2027 allo Stadio San Siro di Milano.

Gli utenti iscritti a My Live Nation potranno accedere alla presale dalle ore 14:00 di martedì 29 aprile, registrandosi gratuitamente su www.livenation.it. La vendita generale dei biglietti sarà aperta a partire dalle ore 14.00 di giovedì 30 aprile su www.ticketmaster.it, www.ticketone.it e www.vivaticket.com. RADIO 105 è media partner dell’evento.

La performance di Karol G al Coachella ha rappresentato un momento determinante, che riflette la crescita globale della musica latina e il ruolo di artisti che si esprimono con autenticità. Lo show si è aperto con la gaita hembra, strumento tradizionale colombiano, creando subito un legame con le sue radici. Costumi, suoni e immagini si sono poi intrecciati in un racconto che ha portato l’identità latina su un palcoscenico internazionale.

“Sono Carolina, vengo da Medellín, in Colombia, e oggi sono la prima donna latina a essere headliner al Coachella. Ne sono molto felice e molto orgogliosa, ma allo stesso tempo mi sembra che il tutto sia arrivato un po’ tardi. Questo festival va avanti da 27 anni ed è la prima volta che una ragazza latina è headliner al Coachella, quindi voglio solo dire che prima di me ci sono stati tantissimi grandi artisti latini, artisti latini leggendari, che mi hanno dato l’opportunità di essere qui stasera. Quindi non si tratta solo di me, si tratta della mia comunità latina, si tratta della mia gente. E allo stesso tempo, questo show è per i latini che ultimamente hanno dovuto lottare in questo Paese. Noi siamo al loro fianco, io sono al fianco della mia comunità latina e allo stesso tempo sono molto orgogliosa perché questo fa emergere il meglio di noi: unità, resilienza e uno spirito forte.”, ha detto Karol G. Pensato come un’esperienza di trasformazione, lo spettacolo ha esplorato la forza femminile attraverso la figura della donna selvaggia e libera. Grazie a un mix di musica, movimento e racconto, Karol G ha guidato il pubblico in un viaggio interiore alla ricerca della propria voce e della propria identità, fino alla piena espressione del proprio potere personale.

Mark Ruffalo:”Nessuno vuole più il mondo di Trump e Netanyahu”

Roma, 21 apr. (askanews) – Nessuno vuole più vivere nel mondo di Donald Trump e Benjamin Netanyahu secondo Mark Ruffalo, che è a Roma dove ha partecipato ad un incontro al cinema Adriano con 1.500 studenti.

“È così cinico, è così nichilista – ha detto l’attore Usa parlando di Trump – è così privo di immaginazione o creatività. Rispetta solo la forza, il potere e la violenza e, in un certo senso, è come una sorta di stupro. È prendere senza che venga offerto. ‘Mi prenderò tutto il petrolio dall’Iran, mi prenderò il petrolio dal Venezuela’, ‘l’unica cosa che mi ferma è la mia stessa moralità, non credo nel diritto internazionale'”.

“Quello che sta facendo è rendere molto chiaro in quale mondo vogliamo vivere: vogliamo vivere nel mondo di Donald Trump e Netanyahu?”, ha aggiunto l’attore. “È questo il mondo in cui vogliamo vivere? Dove qualcuno decide: ‘Non farò parte del diritto internazionale, vaffanculo, farò quello che voglio. Prenderò tutto quello che voglio’. Dove finisce tutto questo? Non è il mondo in cui la gente vuole vivere”.

“Trump non vincerà le elezioni a novembre – ha poi concluso – ci vuole tempo ma quello che stiamo vedendo è che le persone stanno chiarendo la loro visione del mondo la confusione sta svanendo e ora dobbiamo scegliere in quale mondo vogliamo vivere”.

Al cinema Adriano, Ruffalo ha incontrato studenti delle scuole periferiche della Capitale e dai comuni della provincia del Lazio e dell’Abruzzo, (e più di 5.000 collegati in diretta streaming da scuole di tutta l’Italia), dopo la proiezione del film “Tutto quello che resta di te”, diretto da Cherien Dabis di cui è produttore esecutivo. L’incontro gratuito, aperto a studenti, docenti e accompagnatori, fa parte del progetto ArtMedia Cinema e Scuola.

Dl Sicurezza, Meloni: su rimpatri migranti la norma su avvocati resta

Milano, 21 apr. (askanews) – La norma sugli incentivi agli avvocati per i rimpatri volontari presente nel dl sicurezza sarà corretta attraverso un decreto ad hoc che sarà approvato dal Consiglio dei ministri di domani. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un punto stampa durante la visita al salone del mobile di Milano.

“Io non considero un pasticcio” il provvedimento, “stiamo raccogliendo i rilievi tecnici che sono arrivati dal Quirinale e dagli avvocati, li trasformeremo in un provvedimento ad hoc, ma la norma rimane perché è una norma di assoluto buon senso”, ha detto.

Un portico per rivivere il mito classico: Rubner Haus al Fuorisalone

Milano, 21 apr. (askanews) – Il mito, il legno, la natura. Sono alcuni degli elementi che caratterizzano la grande installazione che Rubner Haus ha voluto portare al Fuorisalone di Milano e che, nell’Orto botanico di Brera, che di per sé è un luogo estremamente affascinante, guarda alla classicità, tanto delle forme quanto per delle suggestioni evocate.

“Il progetto – ha detto ad askanews Martin Oberhofer, CEO Ruben Haus – nasce dalla collaborazione con l’architetto Annabel Karim Kassar che ha voluto reinterpretare il leggendario Giardino delle Esperidi e noi l’abbiamo realizzato, questo portico centrale, nell’Orto botanico con 24 assi in legno di abete con una lunghezza di 16 metri e un’altezza di 3,66 metri. Abbiamo utilizzato il legno sempre certificato e diventa un posto magico che mette in armonia il legno, la luce e lo spazio. Questo investimento al Fuorisalone fa parte della nostra strategia di posizionamento: vogliamo rafforzare il nostro posizionamento sul lato qualità, sostenibilità e sul lato delle costruzioni all’avanguardia dal punto di vista tecnico”.

Nel giardino del mito crescevano le mele d’oro e ci si confrontava con l”immortalità, oggi si guarda alla crisi climatica e a una relazione da ricostruire con l’ambiente vivo che ci circonda. “È stato molto interessante per me – ha aggiunto Annabel Karim Kassar – confrontarmi con la dimensione del mito, il mito dei giardini perduti che erano i primi giardini, come quello delle Esperidi, che era il luogo dove viveva Era, madre della Terra e dove venivano anche le ninfe per trovare il cibo”.

Per Rubner Haus la sfida è stata quella di realizzare la visione dell’architetta, ma con un progetto ad alta sostenibilità, che guarda all’economia circolare. E, in questa prospettiva, lo spazio dell’Orto botanico diventa ancora più significante e, al tempo stesso, anche significato. “È un luogo poetico – ha concluso Gilda Bojardi, direttrice di Interni – un luogo che conserva, un luogo affascinane che va sempre tutelato e il nostro evento di quest’anno ha un titolo, che è ‘Materiae’ e qui la materia è la natura”.

Ed è la natura anche a fornire la materia prima a Rubner Haus, che in qualche modo chiude il proprio percorso di restituzione impegnandosi per ridurre le emissioni e salvaguardare la terra, che era cara alle dee che popolavano il giardino delle Esperidi.

Tennis, Sinner: "Madrid è un’opportunità"

Roma, 21 apr. (askanews) – “Il forfait di Alcaraz non ha condizionato la mia decisione di essere qui. Giocare a Madrid è un’opportunità per capire meglio come adattarmi a queste condizioni”. Così Jannik Sinner a Sky Sport alla vigilia del Madrid Open: “So cosa ho fatto negli ultimi tre tornei: è stata una lunga tirata, ma fisicamente mi sento abbastanza bene. Un po’ di stanchezza c’è ed è normale”. Poi Jannik aggiunge: “Sono bravo a non ascoltare nessuno, solo io so quanto lavoro c’è dietro. È stato un periodo positivo con tante partite vinte, ma so che la stagione può cambiare in un attimo. Non mi esalto quando vinco e non mi butto giù quando perdo”.

Tennis, Djokovic: a Roma voglio esserci ma dipende dall’infortunio

Roma, 21 apr. (askanews) – “Non posso fare previsioni adesso, perché dipende dall’evoluzione dell’infortunio. Mi sto allenando per essere in campo a Roma”. Con queste parole Novak Djokovic ha commentato le sue condizioni fisiche in un’intervista all’emittente spagnola RTVE, a margine dei Laureus World Sports Awards al Palacio de Cibeles di Madrid.

Il campione serbo, che ha già dato forfait per il Mutua Madrid Open alla Caja Mágica, ha lasciato aperta la possibilità di un ritorno in campo nelle prossime settimane, proprio in vista degli Internazionali BNL d’Italia, uno dei tornei più importanti della stagione sulla terra rossa.

Djokovic è infatti il giocatore in attività più vincente nella storia del torneo romano, con sei titoli conquistati al Foro Italico. Il primo successo risale al 2008, in un’edizione segnata da una serie di ritiri e circostanze particolari che aprirono al serbo la strada verso il trionfo in finale.

Il dominio di Djokovic a Roma si è poi consolidato nel tempo, in particolare nella stagione 2011, anno in cui il serbo visse una delle sue migliori annate in carriera, imponendosi anche agli Internazionali dopo aver battuto Rafael Nadal in finale, in un periodo in cui iniziava a emergere la sua supremazia nel circuito ATP.

Altri successi sono arrivati nel 2014, ancora contro Nadal in finale, e nel 2015, quando Djokovic superò Roger Federer in una delle finali più attese dal pubblico del Foro Italico. Più recenti i trionfi del 2020, arrivato nella stagione segnata dalla pandemia, e del 2022, quando il serbo si impose senza perdere un set, confermando la sua solidità anche nelle fasi avanzate della carriera.

In quell’edizione, Djokovic ha inoltre raggiunto un altro traguardo storico, diventando uno dei pochissimi giocatori dell’era Open a superare le mille vittorie nel circuito maggiore, ulteriore testimonianza della sua longevità ai massimi livelli.

Ora, però, tutto resta sospeso sulle condizioni fisiche. Il rientro a Roma dipenderà dall’evoluzione dell’infortunio, ma l’obiettivo del serbo è chiaro: tornare competitivo nel torneo che più di altri ha segnato una parte significativa della sua carriera sulla terra battuta.