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Atletica, ai Golden Gala oro per Matteo Sioli nel salto in alto

Roma, 5 giu. (askanews) – Nella tappa italiana della Diamond League allo Stadio Olimpico di Roma, sorprende e convince Matteo Sioli nel salto in alto. Il giovane azzurro supera 2,26 metri e conquista la vittoria grazie a un percorso praticamente impeccabile. L’assalto ai 2,28 non va a buon fine per pochissimo, ma il risultato basta per precedere tutti gli avversari e firmare uno dei successi più significativi della sua giovane carriera internazionale.

Con tantissimo onore porto questa medaglia d’oro, sono contentissimo. Diciamo che oggi l’obiettivo era fare il minimo degli europei, è arrivato, si poteva parlare di più ma sì, quindi stiamo con i piedi per terra e siamo pronti per lavorare sempre di più per andare il binario – ha detto Matteo Sioli al termine della gara. A fare il tifo per lui c’era la “Curva di Tamberi: “Lo ringrazio per averla prestata, sottolineo prestata, e su è la curva. Io cerco sempre di imitarlo perché è veramente un idolo per me, io lo seguo veramente da tanti tanti anni, sono tutti i miei saltatori, amici, con cui condividiamo spesso le pedane dei campionati italiani, io stimo ognuno di loro. Cerco di prendere tutti i loro punti e mettere insieme e incrementare il mio salto”.

Pichetto: fusione o fissione nucleare? É per buttare palla in tribuna

Milano, 5 giu. (askanews) – “Noi non scegliamo la tecnologia, noi creiamo le condizioni perché chi governerà in futuro nelle prossime legislature, e io sono convinto che sarà Giorgia Meloni con il governo di centrodestra, possa attivare la produzione di energia da fonte nucleare più moderna”: lo ha affermato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin – a margine del Festival Pianeta 2030 al Teatro Parenti – in merito alle critiche del leader del M5S Giuseppe Conte sulla tecnologia scelta indicando la fusione come il futuro.

“Poi dibattito su fissione o fusione… certamente è facile parlare di fusione, ma la fusione è un qualcosa di molto avanti nel tempo, fra decenni. La valutazione va fatta, secondo me, secondo il governo, anche sulla fissione. Parliamo di piccoli reattori che sul mercato non sono ancora disponibili. Questo dibattito è un modo per buttare la palla in tribuna”, ha concluso.

Atletica, Al Golden Gala Lyles vince i 100 chiudendo in 9″88

Roma, 5 giu. (askanews) – Noah Lyles si è preso la scena del Golden Gala nei 100 metri e firma una vittoria di alto livello tecnico e spettacolare, chiudendo in 9″88, miglior prestazione mondiale stagionale e confermando ancora una volta la sua capacità di esaltarsi nei grandi appuntamenti internazionali. “Tutti erano pieni di energia. Ed è esattamente quello che si vuole vedere. È quello che fa venire voglia a un atleta di tornare” ha detto il velocista.

Alle sue spalle si piazza il camerunense Eseme, protagonista di una prova maiuscola con il nuovo record nazionale in 9″94, mentre terzo è il botswano Letsile Tebogo in 9″95.

Atletica, ai Golden Gala, Fabbri esalta Roma nel getto del peso

Roma, 5 giu. (askanews) – Grande serata per l’atletica italiana allo Stadio Olimpico di Roma nella tappa italiana della Diamond League. Leonardo Fabbri oro nel getto del peso, è stato protagonista con una misura di 22,14 metri che gli consente di precedere due giganti della specialità come Joe Kovacs e Ryan Crouser. L’azzurro trova il lancio vincente al terzo tentativo e resiste agli assalti finali degli avversari, regalando all’Italia un altro successo di prestigio. Al termine della gara Fabbri si lascia andare all’emozione, sottolineando come le critiche ricevute in passato abbiano rafforzato la sua determinazione.

“Sì, ero veramente motivato, mi sono svegliato stamattina e sentivo proprio questo poco dentro, questa voglia di lanciare lontano, di esultare soprattutto. Infatti sono stato un po’ sciocco perché ho esultato un po’ troppo, era solo il terzo lancio, infatti l’ultimo lancio volevo fare tanto ma mentre lanciavo mi girava la testa. Quindi bravo ma, insomma, ho cercato di migliorare un pochino perché sulla gestione delle gare non sono tanto bravo – ha detto Fabbri al termine della gara – oggi è andata bene, si va a casa contenti, ma si riparte da domani perché insomma non voglio cavalcare troppo l’entusiasmo di oggi, sicuramente sono contento, ma una gara in sé fatta bene non serve a nulla. Nei primi due lanci, ero un po’ teso, c’era troppa gente che mi urlava, però ci ho creduto al terzo, ho portata a casa una bella vittoria”.

Trione nuovo presidente Triennale: "Cornice unica per più esperienze"

Milano, 5 giu. (askanews) – Al termine di un periodo non semplice di confronti e discussioni, la Triennale di Milano ha un nuovo presidente: dopo gli otto anni di Stefano Boeri tocca al docente e critico Vincenzo Trione, scelto dal nuovo Cda per presiedere la Fondazione. Lo abbiamo incontrato a poche ore dalla nomina ufficiale e gli abbiamo chiesto quali siano gli obiettivi che si propone per questo nuovo incarico. “Coniugare da un lato la fortissima identità storica della Triennale – ha detto ad askanews – e dall’altro lato far affiorare quella che è po’ sempre stata la dimensione della Triennale, che è un luogo visionario, di intuizione, di tendenze, indirizzi, decisivi per capire il nostro tempo, la nostra contemporaneità”.

L’arte contemporanea è il campo in cui Trione ha lavorato maggiormente negli anni, ma in Triennale la prospettiva sull’idea di arti si amplia molto. “Certamente la Triennale – ha aggiunto – ha il cuore nell’architettura e nel design, ma in fondo riprende anche un po’ la grande tradizione sia delle botteghe rinascimentali che del Bauhaus, ovvero uno spazio all’interno del quale le pratiche, i linguaggi si contaminano, si confondono, si danno la mano. Io vorrei che la Triennale fosse esattamente questo, ma in fondo è sempre stata questo”.

Abbiamo poi chiesto al neo presidente se abbia un sogno da provare a realizzare nei prossimi anni. “Mi piacerebbe da un lato che la Triennale fosse il luogo più avanzato della sperimentazione, della ricerca a livello europeo – ci ha risposto -. Sarebbe bello sognare davvero in grande e rafforzare ancora di più questa dimensione europea dell’istituzione. Dall’altro lato mi piacerebbe che la Triennale fosse sempre più integrata con tutto il sistema cittadino: il Parco Sempione è il luogo nel quale è la Triennale, è idealmente al centro di uno dei poli culturali più ricchi e più vivaci di tutto quanto il Paese. Mi piace molto l’idea che sia un dispositivo aperto, una cornice unitaria dentro la quale ci siano più esperienze diverse. E se dovessi una cosa che mi piacerebbe realizzare è che ogni anno possa avere dei temi forti intorno ai quali radunare mostre, progetti, incontri”.

Insieme alla nomina di Vincenzo Trione il nuovo Cda di Triennale ha confermato Carla Morogallo come direttrice generale.

Pichetto: su taglio accise valutazioni in corso a ministero Economia

Roma, 5 giu. (askanews) – Sul rinnovo del taglio delle accise sui carburanti “si valuterà nelle prossime ore”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin a margine del Festival Pianeta 2030 al Teatro Parenti.

“Ci sono – ha continuato – una serie di valutazioni da parte del ministero dell’Economia. C’è ovviamente la speranza che qualcosa succeda rispetto al Golfo Persico che incide fortemente su quello che è il livello dei prezzi del carburante”.

“Poi c’è la posizione dell’Unione Europea che ci ha concesso flessibilità rispetto agli investimenti; comunque le accise riguarderebbero una parte di bilancio puro dello Stato italiano”.

Cesare Cremonini, parte domani dal Circo Massimo il Cremonini Live26

Roma, 5 giu. (askanews) – Debutta domani (ore 21.15) con una doppia data al Circo Massimo di Roma, il “Cremonini Live26”, tra i tour più attesi e imponenti dell’anno. Le due serate nella capitale segneranno l’inizio del nuovo viaggio che nelle prossime settimane attraverserà l’Italia passando per alcuni degli spazi più maestosi mai affrontati nella sua carriera: dal Circo Massimo di Roma (6 e 7 giugno) all’Ippodromo SNAI La Maura di Milano (10 giugno), dalla nuova area all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari – Music Park Arena di Imola (13 giugno) per chiudere alla Visarno Arena di Firenze (17 giugno).

Sei appuntamenti nei più importanti green field italiani, che confermano Cesare Cremonini come uno dei protagonisti assoluti della musica live italiana, dopo il trionfale tour negli stadi del 2025. Quasi 1 milione di spettatori in meno di un anno e oltre 350 mila persone attese da tutta Italia per questi sei concerti: numeri che raccontano il successo di un artista, ma che da soli non bastano a spiegare quello che Cremonini rappresenta oggi nel panorama della musica italiana.

Sul palco, Cremonini si alterna tra sassofono, sua nuova passione musicale, fisarmonica, pianoforte e chitarra, accompagnato da una band che cresce insieme alla sua visione artistica, sempre più ambiziosa e internazionale e con una scaletta costruita come celebrazione di un percorso artistico e performativo unico nel panorama italiano.

CREMONINI LIVE26 – LE DATE:

6 giugno Roma, Circo Massimo (SOLD OUT) 7 giugno Roma, Circo Massimo 10 giugno Milano, Ippodromo SNAI La Maura 13 giugno Imola, Autodromo Enzo e Dino Ferrari – Music Park Arena (SOLD OUT) 17 giugno Firenze, Visarno Arena

Tv, si gira "L’Ombra", la nuova serie action-comedy dei Manetti bros.

Roma, 5 giu. (askanews) – Sono in corso le riprese de “L’Ombra”, la nuova serie action-comedy dei Manetti bros. con protagonisti Luigi Lo Cascio, Bianca Panconi, Serena Rossi.

Una giovane giustiziera percorre di notte le strade di Milano. La chiamano l’Ombra. Nessuno sa chi sia davvero, nemmeno Giuseppe Vitali, poliziotto pigro e scansafatiche che sogna soltanto una poltrona tranquilla ma che si ritrova, suo malgrado, a diventare lo “sceriffo” della metropoli. Chi si nasconde dietro la maschera dell’Ombra?

La serie, composta da dieci episodi da 50′, è coprodotta da Rai Fiction, Mompracem, Rai Com, prodotta da Pier Giorgio Bellocchio e Manetti bros., con il sostegno della Regione Emilia-Romagna attraverso l’Emilia-Romagna Film Commission e con il contributo di FVG Film Commission – PromoTurismoFVG. Andrà in onda prossimamente sulle reti Rai.

Il soggetto di serie è firmato dai Manetti bros., Federico Favot, Michelangelo La Neve e Roberto Recchioni; le sceneggiature sono dei Manetti bros., Roberto Recchioni, Luna Gualano, Emiliano Rubbi e Federico Favot.

Le riprese si svolgono tra Bologna, Milano, Trieste e Tarvisio. La fotografia è curata da Angelo Sorrentino, il montaggio da Federico Maria Maneschi, le scenografie da Noemi Marchica, i costumi da Ginevra De Carolis e le musiche sono composte da Pivio e Aldo De Scalzi.

Calcio, Mondiali: inni faccia a faccia e in campo le riserve

Roma, 5 giu. (askanews) – I Mondiali 2026 porteranno in campo non solo un torneo allargato a 48 squadre e organizzato tra Stati Uniti, Canada e Messico, ma anche una profonda innovazione nel cerimoniale che precede il calcio d’inizio delle partite. La FIFA ha infatti annunciato una nuova procedura per gli inni nazionali, destinata a cambiare una delle tradizioni più consolidate del calcio internazionale.

L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare il legame tra giocatori e tifosi e rendere ancora più spettacolare uno dei momenti più simbolici dell’evento. La nuova formula prevede che tutti i calciatori inseriti a referto, compresi i componenti della panchina, siano presenti sul terreno di gioco durante l’esecuzione degli inni nazionali.

Le due squadre non saranno più schierate fianco a fianco come avvenuto finora. I giocatori si posizioneranno invece attorno al cerchio di centrocampo, uno di fronte all’altro, creando una sorta di faccia a faccia collettivo tra le nazionali. Sul terreno di gioco saranno inoltre collocate grandi bandiere delle squadre partecipanti, mentre al centro del campo sarà esposto il logo della FIFA.

Il nuovo protocollo prevede che i protagonisti entrino in campo attraversando un tunnel e passando sotto un arco scenografico prima di raggiungere le rispettive posizioni. Al termine degli inni resteranno invece immutati alcuni passaggi tradizionali, come le strette di mano tra i giocatori, la foto ufficiale delle formazioni titolari e il sorteggio tra i capitani e la squadra arbitrale.

A spiegare il significato della novità è stato il presidente della FIFA, Gianni Infantino. “Volevamo continuare a innovare il modo in cui si vive il gioco: il fatto che tutti i giocatori e gli arbitri si trovino uno di fronte all’altro al centro del campo durante gli inni nazionali creerà un momento di unità, orgoglio ed emozione che appartiene davvero a tutti i componenti delle squadre e a tutte le persone presenti nello stadio”, ha dichiarato.

La federazione internazionale ha inoltre lasciato intendere che, soprattutto nelle fasi finali del torneo, il pre-partita potrà essere arricchito da ulteriori elementi scenografici, compresi effetti di fumo colorato e spettacoli pirotecnici destinati a enfatizzare l’ingresso delle squadre e l’avvicinamento al calcio d’inizio.

La prima occasione per assistere al nuovo format sarà la gara inaugurale della Coppa del Mondo 2026, che segnerà l’inizio di una nuova era anche dal punto di vista dell’intrattenimento e della presentazione dello spettacolo calcistico.

Atletica, al Golden Gala Marcell Jacobs solo quinto nei 100 metri

Roma, 5 giu. (askanews) – Nei 100 metri del Golden Gala a Roma vinti da uno straordinario Noah Lyles, Marcell Jacobs ha chiuso al quinto posto in 9″99 dopo una gara in crescita ma non sufficiente per inserirsi nella lotta per il podio. “L’obiettivo principale era quello di migliorare sotto l’aspetto tecnico quello che era stato fatto a Savona, dove ho fatto parecchi errori. Qui sono partito abbastanza bene, la fase di transizione non mi è piaciuta tantissimo, non ho trovato subito il mio ritmo, ma sono contento, è stata una gara, volevo combattere con gli altri, che è importante” ha detto il velocista al termine della gara, aggiungendo di essere contento perchè c’è stata quella scintilla che gli mancava che gli fatto riaccenderla voglia, facendo tornare la passione e la voglia di allenarsi.

MotoGp, Marquez subito davanti nelle libere in Ungheria

Roma, 5 giu. (askanews) – Marc Marquez apre il weekend del GP d’Ungheria nel segno della continuità. Alla vigilia delle Pre-qualifiche del Balaton Park, il pilota Ducati firma infatti il miglior tempo nella prima sessione di prove libere, confermando le ottime sensazioni già mostrate su un tracciato che lo aveva visto dominare nell’edizione inaugurale del 2025.

Lo spagnolo chiude la sessione in 1’38″626, riferimento che nessuno riesce a migliorare nel finale. Alle sue spalle si piazza Raul Fernandez con l’Aprilia, staccato di poco più di un decimo, mentre Pedro Acosta porta la KTM in terza posizione dopo essere stato a lungo protagonista della classifica dei tempi.

La mattinata offre indicazioni interessanti anche per i principali protagonisti del campionato. Fabio Di Giannantonio conclude al quinto posto, precedendo il compagno di marca Francesco Bagnaia, sesto. Il due volte campione del mondo lavora soprattutto sul passo e sull’adattamento alla pista, lamentando anche qualche problema di connessione del gas durante la sessione.

Più indietro Marco Bezzecchi, leader del Mondiale dopo il successo ottenuto al Mugello, che termina con il nono tempo. Il pilota Aprilia prova più volte a migliorarsi nella seconda parte del turno ma non riesce ad avvicinare i migliori riferimenti cronometrici.

Tra le note della sessione anche la buona prestazione di Luca Marini, autore di un incoraggiante quarto tempo con la Honda, e quella di Toprak Razgatlioglu, capace di inserirsi nelle posizioni di vertice nel corso della prova.

Il weekend ungherese segna inoltre il ritorno in MotoGP di Iker Lecuona, chiamato a sostituire l’infortunato Alex Marquez, mentre nel team LCR continua l’impiego di Cal Crutchlow al posto di Johann Zarco, ancora alle prese con il recupero dall’infortunio alla gamba.

Dopo le libere del mattino, l’attenzione si sposta ora sulle Pre-qualifiche del pomeriggio, decisive per assegnare i primi dieci posti utili all’accesso diretto al Q2 del sabato. Con Marquez già in evidenza e Bezzecchi chiamato a una pronta reazione, il Balaton Park si prepara a entrare nel vivo del fine settimana iridato.

Creator e motorsport insieme per un nuovo tipo di intrattenimento

Imola, 5 giu. (askanews) – All’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola è andata in scena Red Bull Kingdom of Speed, ideata da Red Bull e dallo streamer Gianmarco Tocco, conosciuto come Blur. L’evento, trasmesso in streaming sul canale Twitch di Blur, ha raggiunto oltre 1 milione di visualizzazioni alla sua chiusura piazzandosi, durante la diretta, al terzo posto al mondo come live più seguita su tutte le piattaforme di streaming, a riprova di come Red Bull Kingdom of Speed abbia riscosso un enorme successo di pubblico.

Così nel pre gara Danny Lazzarin, host dell’evento e presentatore, che per l’occasione ha ricoperto il ruolo di co-conduttore: “Avevo iniziato nel mondo del fitness e della ginnastica, poi essendo un appassionato di motori ho aperto anche la mia officina, ho cominciato a caricare video e probabilmente questo ha anche acceso un po’ l’interesse verso Red Bull. A Red Bull Kingdom of Speed porterò il mio contributo, non come meccanico ma come presentatore”.

Sempre prima dell’inizio del Game show, anche Kurolily ha rilasciato un commento in merito alla giornata: “L’anno scorso mi sentivo più confidente perché molte prove erano sportive e lì potevo dare il mio meglio, qui è una cosa che non ho mai fatto, quindi sono curiosa anch’io di sperimentare, però sono pronta a divertirmi”.

I partecipanti si sono cimentati lungo tre sfide: la Gravity race, la Trike Race e la Double Kart Race, dove audacia, coraggio e determinazione sono stati messi alla prova. Nonostante si tratti di un tipo di manifestazione assolutamente moderna, è spesso necessario che tradizione e novità si abbraccino per dar vita a prodotti nuovi.

L’intervista al Direttore del circuito Pietro Benvenuti: “L’autodromo di Imola ha una grande storia, una grande tradizione, Nonostante ciò, come abbiamo sempre detto, dobbiamo aprire ai giovani, abbiamo idee nuove, abbiamo bisogno di vivacità, di sprint e quindi perché no ospitare un evento come questo, Red Bull Kingdom of Speed, che ci permette di aprire ai giovani una nuova era e soprattutto di fare del divertimento, primo punto essenziale per noi che siamo abituati a vivere di sport, di motorsport e in generale di tutti gli sport un po’ estremi”.

Atleti, influencer, persone del mondo dello spettacolo e sana competizione. La Red Bull Kingdom of Speed non delude le aspettative, e si candida ad un posto tra le kermesse più interessanti del panorama italiano

Eurozona, Pil I trim -0,2%, crescita su base annua frena a +0,3%

Roma, 5 giu. (askanews) – Nei primi tre mesi dell’anno il Pil dell’area euro ha accusato una contrazione dello 0,2%, mentre il tasso di crescita su base annua si è smorzato al più 0,3%, a fronte del più 1,2% che si era registrato negli ultimi tre mesi del 2025. Lo riporta Eurostat, con dati che riflettono un primo contraccolpo dei conflitti, in particolare della guerra in Iran. Nell’intera Unione Europea il Pil è diminuito dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti e la crescita su base annua si è dimezzata al più 0,7%, dal più 1,4% di fine 2025.

Tpl, riunione al Mit: dal governo 80 milioni per i contratti

Roma, 5 giu. (askanews) – Il governo conferma i propri impegni verso i lavoratori del trasporto pubblico locale con 80 milioni di euro per garantire gli adeguamenti contrattuali previsti, assicurando al tempo stesso la disponibilità a sostenere i futuri rinnovi del settore. Lo afferma il ministero di Infrastrutture e trasporti con un comunicato.

Ad una riunione al Mit, “in un momento economico complesso”, presieduta dal viceministro Edoardo Rixi, si legge, hanno partecipato le segreterie nazionali di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Faisa-Cisal e Ugl-Fna, insieme alle associazioni datoriali Agens, Anav e Asstra.

I consumi delle famiglie sono in calo per paura di ulteriori rincari (Istat)

Roma, 5 giu. (askanews) – Dinamica dei consumi in rallentamento nel 2026. Quest’anno i consumi delle famiglie e delle Isp sono previsti decelerare allo 0,6%, dopo l’1,1% del 2025, risentendo di un quadro ancora prudente per le decisioni di spesa. Pur in presenza di un aumento del reddito disponibile, la dinamica delle retribuzioni pro capite si attenua e il deflatore dei consumi delle famiglie accelera, comprimendo il potere d’acquisto reale. A ciò si aggiunge un clima di fiducia ancora fragile: nonostante il recupero di maggio, l’indice resta sotto i livelli dei primi mesi dell’anno, dopo il forte calo registrato tra marzo e aprile. A stimarlo è l’Istat nelle Prospettive per l’economia italiana.

Le tensioni in Medio Oriente e i rischi di nuovi rincari energetici contribuiscono quindi a mantenere elevata la cautela delle famiglie. Nel 2027 si prevede una crescita appena più sostenuta (+0,7%). La spesa delle Amministrazioni pubbliche mantiene un contributo positivo lungo l’intero orizzonte previsivo: la crescita è attesa ridursi al +0,3% nel 2026 (+0,6% nel 2025), segnalando un orientamento più contenuto della domanda pubblica. Nel 2027 si osserva un lieve recupero (+0,4%) insufficiente, tuttavia, a riportare la dinamica sui ritmi del biennio precedente.

Ambiente, FiberCop mappa il rapporto tra infrastruttura ed ecosistemi

Roma, 5 giu. (askanews) – Capire dove passa la rete significa anche comprendere come si inserisce nel territorio, negli equilibri della natura. Per questo Fibercop sviluppa azioni sempre più mirate di tutela ambientale, confermando l’impegno a coniugare sviluppo digitale e protezione degli ecosistemi.

Alessandra Cantù, responsabile Sustainability di FiberCop, spiega: “Fibercop e l’attenzione per la biodiversità è rappresentata simbolicamente dagli apiari che abbiamo posato ad Oriolo Romano, qui a Roma, nel parco dell’Inviolatella Borghese. E rappresenta proprio l’impegno che l’azienda si è data ad unire lo sviluppo digitale e l’attenzione per l’habitat, la flora e la fauna che ci circonda”.

La piccole case per le api sono l’esempio di quella “mappa della coesistenza”, che unisce tecnologia e biodiversità.

“Siamo partiti analizzando Rete 2000 che è una rete europea raggruppa tutte le aree di biodiversità in Europa, quindi, fauna, flora e habitat. E che rappresenta il 20 per cento del territorio nazionale, facendo dell’Italia il paese più biodiverso d’Europa. Proprio così ci siamo posti la domanda ‘Noi che abbiamo una infrastruttura diffusa su tutto il territorio come ci relazioniamo con queste aree così preziose?’ E da qui è nato lo studio, l’assessment sulle biodiversità”.

Perché la conoscenza consente di migliorare la pianificazione e la gestione, riducendo gli impatti su suolo, vegetazione e fauna. Rafforzando, anche, la resilienza della rete rispetto ai rischi ambientali.

Cantù poi aggiunge: “Da qui è nato lo studio sulla biodiversità che ci ha permesso di mappare tutto quello che noi abbiamo a livello nazionale, quindi si parla di centrali, di cavidotti. Veramente centinaia di migliaia di chilometri di rete e tantissimi elementi puntuali, milioni di elementi puntuali, sulla nostra infrastruttura, con queste aree biodiverse, importanti. E’ nata così una mappa della coesistenza, fra noi e l’ambiente che ci circonda”.

Un drone marino è esploso nel porto di Costanza in Romania

Roma, 5 giu. (askanews) – Un drone marino è esploso nel porto di Costanza, in Romania. A darne informazione sono i media rumeni che segnalano che l’area è stata evacuata dalle autorità locali. Non si riscontrano feriti.

Secondo le informazioni emerse finora, gli artificieri hanno constatato che il dispositivo era dotato di un sistema di temporizzazione che poteva innescare l’esplosione a un’ora prestabilita. Per questo motivo, le misure di sicurezza sono state portate al livello massimo e l’area è stata rapidamente isolata per evitare qualsiasi rischio per il personale presente nelle vicinanze, riferisce il media rumeno Antena 3 CNN.

Pil, Istat: crescita +0,7% nel 2026 e nel 2027

Roma, 5 giu. (askanews) – Il Pil italiano è atteso in crescita dello 0,7% sia nel 2026 sia nel 2027, dopo essere aumentato dello 0,5% nel 2025. E’ la stima dell’Istat contenuta nelle Prospettive per l’economia italiana.

L’aumento del Pil, nel biennio di previsione, verrebbe sostenuto interamente dalla domanda interna al netto delle scorte (+0,9 e +0,5 punti percentuali rispettivamente); la domanda estera netta, condizionata in negativo dagli effetti del conflitto in Medio Oriente e dal conseguente aumento dei prezzi energetici, fornirebbe un contributo negativo nel 2026 (-0,2 p.p.) e nullo nel 2027.

Mattarella: Carabinieri garanzia per libertà cittadini garantite dalla Costituzione

Roma, 5 giu. (askanews) -”Nei giorni in cui si celebra l’80° anniversario della Repubblica, l’Arma dei Carabinieri compie 212 anni. L’Arma, dall’esordio del nuovo ordinamento, ha svolto un prezioso ruolo, sin dalla transizione che ha portato al consolidamento delle istituzioni repubblicane, nella conferma di un insostituibile legame con le comunità del territorio, assolvendo alla missione di garanzia della cornice di sicurezza entro cui si sviluppano le libertà dei cittadini garantite dalla Costituzione”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Salvatore Luongo.

“L’opera dei Carabinieri, nel solco di una lunga storia di fedeltà alla Patria – continua Mattarella – reca un contributo di grande rilevanza alla sicurezza collettiva e al quotidiano vivere civile, ispirandosi, con professionalità ai valori propri al Corpo. Presenza di rilievo nelle missioni di pace alle quali l’Italia partecipa, nelle crisi geopolitiche e nei conflitti, i Carabinieri raccolgono, in sinergia con le altre forze armate nazionali e alleate, apprezzamento anche da parte delle autorità locali e delle popolazioni dei Paesi nei quali sono stati chiamati a operare”.

“Il sacrificio delle donne e degli uomini dell’Arma – sottolinea il presidente – sollecita la riconoscenza di tutta la comunità nazionale. In particolare, richiamo le figure del Maresciallo Carlo Legrottaglie, del Carabiniere Sebastiano Marrone, del Sottotenente Marco Piffari, del Maresciallo Valerio Daprà e dell’Appuntato Scelto Davide Bernardello. Alle loro famiglie va la vicinanza dell’intera comunità nazionale”.

“Nell’esprimere, in questa giornata, ai Carabinieri, in servizio e in congedo, e ai loro cari, che ne condividono con trepidazione i rischi e i sacrifici, i più intensi sentimenti di riconoscenza della Repubblica – conclude Mattareella – formulo a tutti i più affettuosi auguri. Viva l’Arma dei Carabinieri, viva le Forze Armate, viva la Repubblica!”.

Mauritius, Beachcomber e le famiglie: offerte per i teenager

Mauritius, 5 lug. (askanews) – Un viaggio esotico, ma anche a misura di famiglia, per andare oltre certi stereotipi e condividere con i figli momenti di relax, scoperta e avventura a Mauritius, una delle grandi mete del turismo globale, che unisce le suggestioni dell’Africa alle atmosfere dell’Asia. Il gruppo mauriziano Beachcomber, nei suoi otto hotel in location spettacolari lungo la costa ovest dell’isola, offre diverse possibilità a chi viaggia in famiglia: dalle diverse tipologie di camere e apartment, fino alle ville. A questo si associa, in tutti i resort, l’attenzione alle attività sportive di mare e di terra, con ampia scelta gratuita, così come gratuito in ogni struttura è il Kids Club, che accoglie bambini da 3 a 11 anni e propone attività che coinvolgono anche le comunità locali.

In diversi hotel è poi previsto il Teens Club, gratuito e proposto ai ragazzi dagli 11 ai 17 anni, mentre in cinque resort Beachcomber è attivo il servizio di “Biberoneria”, ossia la messa a disposizione, senza costi, di tutto il necessario per la cura e l’assistenza dei piccoli da 0 a 2 anni.

La policy Beachcomber per i viaggiatori fino a 17 anni prevede: gratuità al 100% fino a 5 anni in camera con i genitori e con lo stesso trattamento pasti; un supplemento per il pernottamento e pasti gratuiti da 6 a 11 anni e infine un supplemento per pernottamento e pasti, in base all’hotel, da 12 a 17 anni. A questo si aggiunge un’offerta speciale Teenagers, che prevede gratuità completa in camera con i genitori e stesso trattamento pasti dall’1 al 30 giugno presso il Royal Palm, il Dinarobin, il Paradis e il Trou aux Biches Beachcomber. Stessa gratuità a giugno e in più anche dall’1 al 23 agosto in altre tre strutture Beachcomber: Shandrani, Victoria e Cannonier.

Quel che resta dei nostri buoni propositi

I cavalli imbizzarriti che nei giorni scorsi sono fuggiti al galoppo lungo le vie della capitale sono sembrati a molti la metafora della nostra vita repubblicana. Che da un lato vorrebbe essere consuetudinaria e quasi ripetitiva, e dall’altro invece non sembra più sapere, letteralmente, dove andare a parare.

Le illusioni perdute della Repubblica

Archiviate le fedi di un tempo, quelle legate a ideologie e partiti che non ci sono più; declinate le illusioni della “Seconda” Repubblica, quella che avrebbe dovuto regalarci il rinnovamento; a questo punto ci accorgiamo che perfino le grandi dispute e avversioni che ci hanno tenuto sulla corda negli ultimi anni sono svanite. Come a dire che non abbiamo più un orizzonte.

Lo spettro del pareggio”

L’unica cosa che in questi giorni accomuna un po’ tutti – o quasi – è lo spettro del “pareggio”. E cioè l’idea che nessuna delle due metà possa vincere le prossime elezioni e che dunque l’indomani occorra far ricorso a geometrie e fantasie politiche di cui nessuno sembra aver né la voglia né la capacità.

Nobile intento, sulla carta. Che, però, svela più la pochezza degli argomenti che la generosità dei propositi.

La misura e la solitudine di Mattarella

In questo contesto l’unico punto fermo resta la figura del capo dello Stato. È solo Sergio Mattarella che riesce a dare un senso comune alle nostre inquietudini e a quel che resta dei nostri buoni propositi. S’è visto anche in questi giorni di “festa”.

Ma egli non può e non vuole essere il demiurgo. Il suo regno è la misura, il suo rischio è la solitudine. Dunque, ci sarebbe bisogno di costruire un contesto più largo, in cui si potesse rispecchiare un sentire più vasto e diffuso. Senza il quale finiamo per somigliare tutti a quei cavalli imbizzarriti.

Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 4 giugno 2026

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

Chiamateli per nome

C’è un’indifferenza che non grida, non insulta, non aggredisce. E proprio per questo è ancora più pericolosa. È l’indifferenza composta delle parole misurate male. È la freddezza con cui una tragedia viene consegnata alla cronaca, scandagliata nei dettagli, consumata per qualche ora, poi lasciata scivolare nel rumore indistinto dei giorni. È quella comunicazione che racconta il fuoco, il minivan, il luogo, l’inchiesta, forse persino l’orrore, ma fatica a fermarsi davanti ai volti. Fatica a dire: erano ragazzi. Erano figli. Erano fratelli. Erano uomini venuti da lontano con addosso non soltanto la fatica della povertà, ma anche la dignità ostinata di chi cerca futuro.

E allora bisogna dirli, quei nomi. Bisogna pronunciarli lentamente, uno per uno, come si fa con le persone amate, come si fa con i morti che non vogliamo consegnare all’oblio.

Amin Fazal Khogjani, 28 anni, afghano.
Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, afghano.
Safi Iayjad, 27 anni, afghano.
Waseem Khan, 29 anni, pakistano.

Non “quattro migranti”. Non “quattro braccianti”. Non “quattro corpi carbonizzati”. Prima di tutto: quattro vite. Quattro esistenze giovani, spezzate mentre cercavano salario, pane, riconoscimento. Quattro storie attraversate da sogni che forse nessuno ha mai avuto il tempo di ascoltare davvero. Chissà quali volti portavano nel cuore. Una madre rimasta lontana. Un padre in attesa di notizie. Un fratello più piccolo da aiutare. Una casa da costruire. Un debito da restituire. Una promessa fatta prima di partire. Una fotografia conservata nel telefono. Una preghiera detta in silenzio dopo una giornata nei campi.

Noi non sappiamo tutto di loro. Ma sappiamo abbastanza per vergognarci. Sappiamo che avevano età in cui si dovrebbe progettare la vita, non difendersi dalla morte. Diciannove anni: l’età in cui un giovane dovrebbe poter sbagliare, innamorarsi, imparare una lingua, ridere con gli amici, sentirsi invincibile per un pomeriggio. E invece Ullah Ismat Qiemi, a diciannove anni, ha conosciuto il peso feroce di un mondo adulto capace di trasformare il lavoro in ricatto, la povertà in cattività, il bisogno in catena.

Una vita di diciannove anni che trova il coraggio di dire no vale più di mille discorsi pronunciati da chi osserva il dolore da lontano. C’è una santità laica in questo rifiuto. C’è una grandezza che ci giudica. Perché quei giovani non sono soltanto vittime: sono testimoni. Hanno mostrato, con la nudità estrema della loro sorte, che lo sfruttamento non è un incidente del sistema, ma una ferita morale piantata nel cuore delle nostre campagne, delle nostre economie, dei nostri consumi quotidiani.

Ogni fragola raccolta senza giustizia porta con sé una domanda. Ogni salario negato è un frammento di umanità sottratta. Ogni corpo piegato dal caporalato denuncia una società che preferisce non vedere, purché il prezzo resti basso, purché la tavola sia apparecchiata, purché il dolore degli ultimi non disturbi la nostra quiete.

Ma qui non siamo più soltanto davanti allo sfruttamento. Siamo davanti a una soglia più buia. Qui il lavoro nero si intreccia con la paura, con il dominio, con una logica di sottomissione che richiama da vicino i metodi mafiosi: quella pedagogia criminale che pretende obbedienza, produce silenzio e punisce chi prova ad alzare la testa.

E questi quattro ragazzi, venuti da Afghanistan e Pakistan, secondo quanto emerge dalle ricostruzioni, avevano provato a rialzarsi. Avevano chiesto ciò che spettava loro. Avevano detto no. Non si erano piegati. Non avevano accettato di essere trattati come strumenti, come braccia mute, come corpi senza biografia.

Per questo dobbiamo chiamarli fratelli. Per questo dobbiamo chiamarli, senza retorica, eroi. Non eroi da monumento, ma eroi da coscienza. Eroi poveri, senza medaglie, senza patria celebrata, senza una folla ad attenderli. Eroi perché hanno difeso, nel punto più fragile della loro condizione, qualcosa che riguarda tutti: la dignità dell’uomo quando il potere vorrebbe ridurlo a merce.

La loro morte non può diventare una notizia tra le altre. Non può essere inghiottita dal linguaggio impersonale delle agenzie, né dalla pietà veloce dei social, né dall’indignazione intermittente che dura il tempo di una pagina condivisa. La loro fine ci obbliga a cambiare sguardo. Ci costringe a domandarci quante volte abbiamo chiamato “manodopera” ciò che era carne viva. Quante volte abbiamo detto “migranti” per non dire figli. Quante volte abbiamo parlato di “emergenza” per non riconoscere una struttura di ingiustizia.

Amin, Ullah, Safi e Waseem non erano ombre di passaggio. Erano giovani uomini che avevano attraversato frontiere, lingue, paure, umiliazioni. Venivano da terre ferite e cercavano in Italia non la carità dei potenti, ma la possibilità elementare di lavorare e vivere. Il loro sogno assomigliava a quello dei nostri padri, dei nostri nonni, dei tanti italiani partiti nel dopoguerra con una valigia povera e una speranza ostinata. Anche loro cercavano una vita. Anche loro volevano mandare qualcosa a casa. Anche loro desideravano un domani che non fosse soltanto sopravvivenza.

Per questo la loro storia ci riguarda. Non è una vicenda straniera. È una ferita nostra.

È nostra perché accade nelle nostre terre. È nostra perché attraversa aziende, campi, filiere, mercati, consumi. È nostra perché ogni comunità che lascia soli gli ultimi finisce per smarrire se stessa. È nostra perché il caporalato, lo sfruttamento, l’omertà e ogni forma di dominio mafioso non sono soltanto fenomeni criminali: sono malattie dell’anima collettiva. Prosciugano il senso della fraternità. Educano alla paura. Rendono normale l’abisso.

Oggi, davanti a questi quattro nomi, non basta commuoversi. Bisogna indignarsi. E dopo l’indignazione bisogna agire.

Occorre una giustizia che accerti ogni responsabilità. Occorre una politica che non si limiti alle parole di cordoglio. Occorre un’economia che smetta di chiamare efficienza ciò che spesso è sfruttamento nascosto. Occorrono una Chiesa, una società civile, una comunità intera capaci di stare dalla parte dei corpi feriti, dei lavoratori invisibili, dei poveri senza protezione. Occorre il coraggio di rompere il silenzio attorno a chi recluta, trasporta, minaccia, paga poco o non paga affatto. Occorre una memoria pubblica che non lasci soli questi ragazzi nemmeno dopo la morte.

Perché una comunità che non sa piangere i suoi morti più fragili è già una comunità ferita.
E una terra che non sa onorare chi si ribella alla schiavitù rischia di diventare complice dei padroni. Amin, Ullah, Safi e Waseem chiedono a noi una cosa semplice e terribile: non lasciateci bruciare due volte. Non lasciate che il fuoco diventi oblio. Non permettete che il nostro nome venga cancellato dalla parola generica “migranti”. Non fate della nostra morte soltanto un titolo da consumare in fretta.

Allora diciamoli ancora.

Amin Fazal Khogjani, Ullah Ismat Qiemi, Safi Iayjad, Waseem Khan. Quattro nomi. Quattro giovani vite. Quattro fratelli. E davanti a loro, oggi, non possiamo più permetterci il lusso dell’indifferenza.

Don Giuseppe Cascardi,

Vicario Episcopale della Carità della Diocesi di Cassano all’Jonio

Quella strana voglia di censura

Due figure simboliche della sinistra italiana

I recenti interventi pubblici di due esponenti storici della sinistra italiana, seppur molto diversi fra di loro, hanno innescato un dibattito politico e una riflessione culturale che non possono essere frettolosamente archiviati. Parlo, come ovvio, del cantautore Francesco De Gregori e dello scrittore, intellettuale e poeta Erri De Luca. Due personalità molto diverse, come ovvio e scontato, ma anche due figure che da sempre hanno ispirato con le loro gesta il cammino e il percorso della sinistra italiana, e non solo della sinistra italiana.

De Gregori, storico ed apprezzatissimo cantautore, è sempre stato un interprete universalmente apprezzato per i testi che accompagnavano le sue note musicali. Musiche uniche ed irripetibili. De Luca, invece, è stato un autorevole dirigente di Lotta continua ed un esponente storico di quella sinistra estremista e radicale che ha accarezzato anche i settori più rivoluzionari di quell’universo culturale che proprio nel nostro paese ha sempre giocato, e gioca tuttora, un ruolo politico e culturale non indifferente.

 

Dal dissenso allabiura

Ora, per motivi diversi e con argomentazioni del tutto diverse fra di loro, sono entrambi incappati in una spiacevole situazione. Perchè, dopo aver sostenuto tesi ed argomentazioni che non rientravano nei canoni del cosiddetto “politicamente corretto” – tesi che ormai è diventata un totem ideologico dell’attuale sinistra italiana – hanno subito una serie di contestazioni, anatemi, insulti ed attacchi personali che sino a qualche tempo fa non erano nè pensabili e nè lontanamente immaginabili.

Attacchi che provengono quasi esclusivamente dal pianeta variegato e composito della sinistra italiana. Una sorta di “damnatio memoriae” simile a quella che investì anni fa lo storico giornalista di Repubblica, Giampaolo Pansa, dopo aver scritto un libro sgradito alla sinistra sulla Resistenza e, soprattutto, sul dopo Resistenza nel nostro paese.

Insomma, è scattata prima l’abiura e poi, puntuale come una stagione meteorologica, la censura. Al punto che ad Erri De Luca è stato addirittura cancellato il discorso inaugurale per l’edizione di Salerno Letteratura dopo aver pronunciato quelle parole su Gaza, su Israele e sulla situazione in Medio Oriente.

 

Il traditore” da espellere

Ma, per restare al punto centrale di questa singolare ed anacronistica discussione, non possiamo non evidenziare un aspetto che, purtroppo, rappresenta un autentico filo rosso che lega la sinistra ideologica ed intollerante del passato con la sinistra radicale massimalista del presente.

E il filo rosso è persino troppo semplice da spiegare. E cioè, ogniqualvolta qualche esponente di spicco di questo filone culturale ed ideologico – anche se molto diversi tra di loro – osano mettere in discussione l’impianto ideologico su cui si regge l’intera impalcatura della narrazione ufficiale, non solo viene pubblicamente e platealmente contestato ma, ancor più, viene individuato e bollato come un “traditore” della causa.

Insomma, un personaggio da emarginare e da espellere definitivamente ed irreversibilmente dalla comunità di riferimento.

 

Il pluralismo come tabù

Per queste ragioni, semplici ma purtroppo oggettive, dobbiamo prendere amaramente atto che il pluralismo – principio cardine della tradizione e della cultura del cattolicesimo politico, liberal-democratica, socialdemocratica, socialista, azionista e repubblicana – continua ad essere un tabù in molti e corposi settori della sinistra italiana.

Spiace che le recenti riflessioni liberamente e democraticamente espresse da Francesco De Gregori ed Erri De Luca abbiano confermato, forse inconsapevolmente, cosa significa praticare concretamente un atteggiamento profondamente illiberale ed antidemocratico.

Non vorrei, per usare un paradosso ma sino ad un certo punto, che d’ora in poi l’ex di Lotta continua De Luca non venga più invitato ai convegni e agli incontri letterari – come è già concretamente capitato a Salerno in questi giorni – e che del grande De Gregori non si ascoltino più gli indimenticabili “Generale” e “La donna cannone” ai festival dell’Unità…

Pozzolo, storia di manovre sbagliate

Lirruenza del nuovo”

Pozzolo è finito fuori strada con la sua Mercedes il cui stemma a mirino ha perso la rotta rovinando in un fossato. È accaduto dalle parti di Biella e non perché si sia rotta una parte del motore, una biella che ne ha compromesso l’efficienza. Sembra che il nostro intraprendente parlamentare si fosse messo in viaggio con un tempaccio e, a causa dell’acquaplaning, abbia avuto quindi un incidente.

Per quanto si legge, e se si è ben compreso, sembra che fosse un po’ alticcio, superando la soglia di sobrietà che richiederebbe almeno chi rappresenta l’istituzione parlamentare. Questa volta si è trattato di qualcosa in più del cambiare corsia e partito approdando di recente a Futuro d’Italia, una scelta con ogni probabilità utile ad assicurarsi personalmente un futuro in vista delle prossime elezioni.

Accade spesso così. Le nuove formazioni politiche raccolgono dagli altri partiti coloro che non avrebbero più spazio per riconfermarsi; migrano perché non hanno propriamente brillato con le loro gesta lì da dove provengono. Pozzolo è stato espulso dalla Meloni e adesso ha trovato, da ultimo, accoglienza dove si è detto.

Così l’esordio del “nuovo” mette sovente sul tavolo carte sgualcite o tarlate e questo non consola. Il buon Pozzolo già si era distinto in passato per aver inavvertitamente ferito, con la sua fida pistola, un uomo della scorta dell’allora sottosegretario alla Giustizia, Delmastro.

 

Uno stile a cui guardare

“Sei un pistola” è un modo di dire dalle parti del Nord del nostro Paese per indicare una persona non proprio avveduta nei comportamenti. Si legge che il nostro deputato, in qualche modo, pare contraddirsi quando dichiara nel corso di un’intervista a “Un giorno da pecora” che non gradisce i fuochi d’artificio preferendo il botto dello champagne.

Qualche monello potrebbe pensare che ami invece ogni artificio di posizionamento pur di continuare la militanza politica. Eppure, nell’entusiasmo per la nuova collocazione, intanto ha fatto un botto con la sua auto e, di conseguenza, per l’intanto sembra che gli abbiano ritirato la patente, ma non quella di guida quale referente regionale del partito di Vannacci in Piemonte. Chissà se Cavour ne sarebbe felice.

 

Una casacca per ogni stagione

Cambiare direzione di marcia sembra per Pozzolo un esercizio alla sua portata: da AN alla Lega, per poi correre con FdI e ora Futuro d’Italia. Nulla da dire su una certa maestria nel veleggiare tra i partiti in campo.

Per dirla tutta circa le sue felici intuizioni, Pozzolo ci dice di essere rimasto folgorato dall’incontro con il generale della Folgore Vannacci, vedendo in lui un De Gaulle dei giorni nostri.

Quando si hanno convincimenti di questo genere occorre forse un po’ di misura ed essere accorti a non inciampare, cadendo culturalmente in un pozzo. Si dovrebbe scavare un po’ meglio e di più nella storia prima di attribuire certe patenti non ritirabili. Per carità, la verità sta nel pozzo così come la luna: non si deve essere un pozzo di scienza per osservare un pizzico di maggiore cautela.

 

Lurgenza della riforma della legge elettorale

Il Sommo Poeta scriveva che “Nel dritto mezzo del campo maligno / vaneggia un pozzo assai largo e profondo…”. Qualche cattivello dedito alla lettura del testo, colorendolo di altro, potrebbe riscrivere “Vaneggia o Vannaccia”, ma insomma ci vuole prudenza prima di fare acquaplaning, scivolando da un’onda all’altra in cerca di un approdo sicuro lungo il mare del “nuovo” che avanza.

Giustino Fortunato insegnava come “nulla sia più misterioso della selezione della classe dirigente”. Anche con Pozzolo il mistero continua.

Per l’intanto sia concesso al popolo la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, evitando di far precipitare la democrazia in un pozzolo.

Ucraina, Zelensky propone incontro a Putin. La replica: venga a Mosca

Roma, 5 giu. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha scritto una lettera aperta al presidente russo Vladimir Putin per proporre un incontro.

“L’Ucraina propone di porre fine alla guerra in un formato tra noi e voi”, “propongo un incontro”, ha scritto Zelensky a Putin.

“Propongo di fissare una data precisa per l’incontro”, ha aggiunto il leader ucraino. Tutti hanno sentito come i vostri rappresentanti, sorridendo, abbiano detto che potrei andare a Mosca. Ma dopo 26 anni, un leader ucraino nella vostra capitale, come un leader russo a Kiev, non ha nulla da fare lì”, ha sottolineato Zelensky. “Ci sono paesi che tradizionalmente ricevono leader per risolvere questioni di guerra e pace. Svizzera, Turchia, paesi del mondo arabo – molti possono e vogliono ospitare questo incontro”, ha sostenuto il leader ucriano, aggiungendo che “sono i leader a decidere le questioni chiave – così è sempre stato e sarà sempre”.

“Abbiamo sentito che vi hanno promesso in Alaska soluzioni su alcune questioni riguardanti l’Ucraina e l’Europa. Ma vedete che le questioni ucraine ed europee si risolvono altrove, non ad Anchorage”, ha evidenziato Zelensky, sostenendo che “al percorso bilaterale tra noi possono unirsi altri partecipanti designati”.

“Poiché la guerra continua in Europa e noi in Ucraina abbiamo bisogno di garanzie di sicurezza, e anche voi volete garanzie di sicurezza per voi stessi, appare logica la partecipazione di chi può realmente agire da garante”, ha sostenuto ancora Zelensky, ribadendo come “la partecipazione dell’Europa sia necessaria” e come “gli Stati Uniti debbano essere parte del processo, e questo può definire la configurazione della nuova architettura di sicurezza nella nostra parte del mondo”.

Nella lettera Zelensky si dice pronto anche a “un cessate il fuoco completo, per il periodo in cui dureranno i negoziati”.

Da Putin, al momento, non è arrivata risposta. Per il Cremlino ha parlato solo il portavoce Dmitry Peskov il quale ha detto che il presidente ucraino Zelensky potrà andare a Mosca se desidera incontrare Putin.

L’iniziativa di Zelensky è stata invece accolta favorevolmente da Donald Trump: “Sono felice che parlino di un incontro. Penso che sarebbe fantastico se si incontrassero. Dovrebbero farlo”, ha detto.

Padel, Dal Pozzo super al Foro: prima azzurra ai quarti di un Major

Roma, 4 giu. (askanews) – Giornata storica per il padel italiano al BNL Italy Major Premier Padel in corso al Foro Italico. Giulia Dal Pozzo, 21 anni, in coppia con la spagnola Nuria Rodriguez, è diventata la prima giocatrice italiana a raggiungere i quarti di finale di un torneo Major, uno dei quattro eventi più prestigiosi del massimo circuito mondiale. Nel derby azzurro degli ottavi, si legge in una nota, Dal Pozzo e Rodriguez hanno superato Carolina Orsi e Patty Llaguno al termine di una battaglia durata 2 ore e 55 minuti, chiusa con il punteggio di 6-4 0-6 7-6. Un successo che consentirà alla romagnola di avvicinarsi ulteriormente alle prime 40 posizioni del ranking mondiale.

Nel tabellone femminile rispettano il pronostico le principali favorite. Le campionesse in carica Delfi Brea e Gemma Triay hanno raggiunto i quarti di finale con un netto 6-1 6-1 su Claudia Escacena e Patri Martinez. Avanti anche Bea Gonzalez e Paula Josemaria, prime nella Race e vincitrici degli ultimi cinque tornei Premier Padel, grazie al successo per 6-0 6-4 su Martina Fassio e Raquel Eugenio. Qualificate inoltre Claudia Fernandez e Sofia Araujo, Tamara Icardo e Claudia Jensen, Marta Ortega e Martina Calvo.

Nel torneo maschile continuano la loro corsa i campioni in carica Federico Chingotto e Alejandro Galan, costretti al terzo set da Javi Barahona e Gonzalo Alfonso prima di imporsi 6-3 4-6 6-4. Ai quarti anche Juan Lebron e Leo Augsburger, che hanno superato Tolito Aguirre e Alex Arroyo per 7-6 6-2, e Arturo Coello e Agustin Tapia, dominatori nel loro incontro con un netto 6-1 6-1 contro Gala-Jensen.

FnV, Vannacci: Pozzolo resta nel partito, non lascio nessuno indietro

Roma, 4 giu. (askanews) – “Se Pozzolo ha sbagliato, come sembra che effettivamente abbia sbagliato perché aveva un tasso alcolemico maggiore rispetto a quello consentito, sarà sanzionato da quello che è previsto dalla normativa vigente e quindi la legge è uguale per tutti, anche per Pozzolo. Ma io non lascio nessuno indietro, non abbandono nessuno, nessuno rimane indietro di quelli che sono stati con me in mille campi di battaglia e non rimane indietro nel mio partito politico, a meno che non ci sia dolo, colpa grave o menefreghismo”. Lo ha detto il leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci in conferenza stampa al Salone delle Fontane all’Eur.

Fnv recluta altri quattro deputati, Vannacci: non ci ferma più nessuno

Roma, 4 giu. (askanews) – A poco più di una settimana dall’assemblea costituente del partito, in programma il 13 e il 14 giugno all’auditorium della Conciliazione, Roberto Vannacci scalda i motori con il primo evento romano di Futuro Nazionale annunciando che il partito ha raggiunto quota 90mila iscritti. “Non siamo un movimento, siamo un partito. Futuro Nazionale è partito e chi lo ferma adesso? Non lo ferma Calenda, né la Piccolotti, né Bersani, né Marina Berlusconi. Se questi signori continueranno a parlare di noi raggiungeremo il 20% nel giro di poche settimane”, dice dal palco a una platea gremita – anche di giovanissimi – che lo accoglie con un’ovazione tra bandiere tricolore, bandiere del partito fresche di stampa, qualche braccialetto con la croce celtica.

Colonna sonora ‘L’italiano’ di Toto Cutugno, la location è il Salone delle Fontane all’Eur, il titolo all’evento “La mia patria è un’idea” organizzato dall’ex dirigente di An ed ex deputato del popolo della Libertà Francesco Biava. Il fu vicesegretario della Lega arringa con i suoi cavalli di battaglia: la remigrazione, la critica dell’Unione europea. Da europarlamentare ammette candidamente: “Io non mi sento europeo”. E chiede ai suoi sostenitori: “Qualcuno di voi si sente europeo?”. La risposta è corale: “Noooo”. “C’è una sola caratteristica che ci accomuna da Capo Nord a Malta: la cristianità”, dice.

Prima di salire sul palco tiene una conferenza stampa. È il giorno dell’annuncio che, dopo Laura Ravetto, altri quattro deputati transfughi stanno per aderire alla componente del Misto di FnV. Stavolta non solo dall’ex partito del generale, la Lega, ma anche da Forza Italia. Dal partito di Salvini sono pronti al passaggio il calabrese Domenico Furgiuele e il veneto Gianangelo Bof mentre dal partito di Tajani Davide Bergamini (già transfugo dalla Lega al partito azzurro) e Attilio Pierro. Vannacci non si sbottona: “Non confermo nulla ma non metto limiti alla provvidenza”. Possibile ma non confermata l’adesione del deputato Erik Pretto che pure oggi ha annunciato di aver lasciato la Lega per aderire al Misto. I nuovi ingressi saranno presentati sabato a Viareggio. Ma i rumors parlano di possibili transfughi anche da Fdi.

Alla conferenza stampa sono presenti anche il coordinatore nazionale di FnV Massimiliano Simoni e i due deputati Edoardo Ziello e Rossano Sasso, artefici della nascita della componente alla Camera. Assente Emanuele Pozzolo, finito fuori strada col suo Suv nel biellese con un tasso alcolemico doppio rispetto al consentito. Vannacci lo difende a spada tratta: “Sarà sanzionato da quello che è previsto dal codice della strada ma io non lascio nessuno indietro, non abbandono nessuno, nessuno rimane indietro di quelli che sono stati con me in mille campi di battaglia e non rimane indietro nel mio partito politico, a meno che non ci sia dolo, colpa grave o menefreghismo”. Incalzato dai giornalisti, l’ex generale teorizza anche che “risultare positivo all’alcol test non significa che una persona è ubriaca. Ubriaco è una persona incapace di intendere e di volere e che quindi non è responsabile delle azioni che sta commettendo. Non mi risulta che il codice della strada dica che chi supera lo 0,5% è ubriaco, dice che è vietato guidare con un tasso alcolemico superiore allo 0,5%”.

Dal primo evento romano, Vannacci poi annuncia che FnV avrà un candidato sindaco a Roma, ma anche a Milano. Sarà alle regionali in Sicilia e ovviamente alle politiche. Ma “oggi non parliamo di alleanze, di eventuali manovre di palazzo, lasciamo a qualcun’altro gli inciuci del Transatlantico. Noi siamo tra la gente e i risultati si vedono. Di alleanze si parlerà al momento giusto”. Anche quando sarà definita la riforma della legge elettorale. Del Bignami bis Vannacci promuove il premio di maggioranza ma promette che si batterà per le preferenze: “Uno scandalo aver tolto ai cittadini la possibilità di scegliere”.

Germania, da multikulti a hip-hop, smantellata Cosmo Radio

Roma, 4 giu. (askanews) – Dalla scorsa estate c’è allarme tra i dipendenti e i collaboratori del canale radiofonico internazionale e multiculturale Cosmo, emittente della WDR (West Deutschland Rundfunk) la “Rai tedesca”, che ha sede a Colonia, nell’ovest della Germania.

La WDR, l’ente radiotelevisivo pubblico della Renania Settentrionale-Vestfalia, che fa parte del consorzio nazionale tedesco ARD, ha infatti deciso di smantellare Cosmo – noto fino al 31 dicembre 2016 con il nome di Funkhaus Europa – un’emittente unica nel suo genere per la diversità linguistica e culturale e che negli anni scorsi ha “inglobato” anche la gloriosa Radio Colonia, un tempo nota come “la radio degli italiani in Germania”, storico programma radiofonico nato nel 1961 per aiutare i connazionali emigrati nel Paese.

Ma tra i programmi creati per rispondere alle esigenze della società multiculturale tedesca di Cosmo ci sono trasmissioni in turco, ovviamente, il gruppo più numeroso di immigrati in Germania, in serbo-croato-bosniaco, ma anche russo, polacco, curdo, greco, spagnolo e arabo.

La WDR – scrive Aurelie von Blazekovic in un articolo su Sueddeutsche Zeitung intitolato “Questo è tutto da Cosmo” – ha deciso di smantellare l’emittente Cosmo, diventerà un sottoprogramma dell’emittente pop 1Live, con il nuovo nome 1Live Street e si concentrerà sull’hip-hop. “Non si potrebbe risparmiare in modo peggiore”, sottolinea l’autrice su SZ.

Mentre è stata approvata la riforma dell’emittenza pubblica tedesca – ricorda SZ – si prevedono tagli e riorganizzazioni strutturali, ma operando “qualche taglio qua e là, in punti più semplici”. Tra le 70 emittenti radiofoniche dell’ARD attualmente ancora in attività, secondo il quotidiano ce ne sono alcune di cui si può fare a meno: 17 dovrebbero essere eliminate entro il 2027. Alla WDR a farne le spese è per ora Cosmo.

Ha già raccolto intanto quasi 100.000 firme (ad oggi 95.000) la petizione online #saveCOSMOradio. Tra queste ci sono l’esponente dei Verdi Claudia Roth, il rapper Trettmann o il popolare cantautore tedesco Herbert Groenemeyer, secondo il quale “in tempi di nazionalismo in ascesa, con tutto l’orrore che viviamo quotidianamente, e di un pensiero retrogrado e borghese per la nostra convivenza, è un segnale strano chiudere una stazione del genere. Servirebbe esattamente il contrario”.

Cosmo diventerà “1Live Street”, come deciso in una riunione nei giorni scorsi, con probabile scomparsa delle trasmissioni radiofoniche in lingua madre; a resistere dovrebbe essere l’offerta digitale in turco, in collaborazione con il formato social media WDRforyou, che produce anche contenuti in arabo e farsi. Spariranno invece i programmi radiofonici in italiano e serbo-croato-bosniaco, anche come offerta digitale.

Schlein: spiace addio Picierno ma non condivido sua lettura del Pd

Roma, 4 giu. (askanews) – “Dico che sono molto dispiaciuta e lo sono sempre quando qualcuno decide di lasciare”. Lo ha detto la segretaria del Partito democratico Elly Schlein a margine di una iniziativa pubblica, commentando l’addio di Pina Picierno.

“Noi continueremo a lavorare per un Pd plurale, inclusivo, e naturalmente senza rinunciare al mandato chiaro che abbiamo avuto per una linea chiara e progressista, però sempre con cura e attenzione al suo pluralismo che è un valore”, ha aggiunto.

Ha aggiunto la Schlein: “Non condivido questa lettura del Partito Democratico di oggi, continuerà ad essere plurale ed inclusivo, avere cura delle sue diverse culture politiche, sensibilità ed esprimere una linea chiara sui fondamentali costituzionali che dobbiamo attuare fino in fondo”.

Pd, l’allarme dei riformisti: "E’ come ne ‘I dieci piccoli indiani'"

Roma, 4 giu. (askanews) – Qualcuno tra i riformisti tira in ballo Agatha Christie: il Pd come i ‘Dieci piccoli indiani’.

L’uscita di Pina Picierno non sorprende, la vice-presidente del Parlamento europeo era con un piede sulla porta da mesi, già alla direzione dello scorso febbraio aveva chiesto di sapere se “il Pd è ancora posto per i democratici e i liberali” e oggi ha dato la sua risposta ufficiale: no, secondo lei nel Pd non c’è più spazio per posizioni non allineate con il nuovo profilo ‘identitario’ del partito. Nessuno pensa di seguirla, almeno per ora, ma la reazione del Nazareno anche questa volta non è piaciuta alla minoranza dem, troppo silenzio, solo poche frasi di circostanza.

La citazione di Agatha Christie del resto è fin troppo facile, da quando Elly Schlein è segretaria almeno una decina di parlamentari e dirigenti ha preso la valigia: negli anni passati Giuseppe Fioroni, Caterina Chinnici, Enrico Borghi, Carlo Cottarelli, Annamaria Furlan, Andrea Marcucci. Quindi, solo negli ultimi mesi, Elisabetta Gualmini, Marianna Madia e ora la Picierno. Tutti con un elemento in comune, un profilo “riformista” o “moderato”, in ogni caso diverso da quello adottato dalla nuova leadership.

Il malumore è forte tra riformisti, le chat “ribollono”, assicurano diversi di loro. La richiesta alla Schlein è di non minimizzare, di non limitarsi a dire – come accaduto all’ultima direzione – che il partito è plurale ma “la linea poi è una”. Il timore è che nel Pd in troppi, ormai, ripetano il mantra “meno siamo, meglio stiamo”, che si legge in tanti commenti nei social network.

Lorenzo Guerini avverte: “Spero che la sua uscita sia valutata con attenzione e con rispetto. Il valore del pluralismo del Pd credo sia uno delle sue fondamenta, se si impoverisce ne risente in negativo tutto il partito. Mi auguro che lo si abbia tutti presente”. Stesso richiamo di Giorgio Gori, altro nome che molti descrivono estremamente a disagio ultimamente: “Quanto al Pd, spero ci sia consapevolezza del problema che queste uscite segnalano”.

Graziano Delrio, altro osservato speciale tra i riformisti, esprime “grande dispiacere” per l’addio della Picierno, “con lei abbiamo fatto tante battaglie insieme e mi rattrista che lei consideri il Pd non più accogliente per queste sensibilità. Penso che il partito debba esserle riconoscente”. Ma anche Walter Verini, che a sua volta ha annunciato che quella in corso è la sua ultima legislatura, sottolinea: “L’uscita di Pina Picierno dal Pd non è una bella notizia per il partito. Come non lo sono state altre uscite recenti. E come non lo furono quelle dell’area Bersani e successivamente di quella di Renzi. Quando qualcuno se ne va, il partito è più povero”.

Al momento non sono previste nuove uscite, l’idea di abbandonare non convince, anche se qualcuno sarebbe tentato. Filippo Sensi spiega: “Non sono sorpreso ma molto amareggiato e dispiaciuto, Pina mancherà molto al Pd. Secondo me ha sbagliato e fatto male ad andare via, la battaglia sulla politica estera va fatta dentro e non fuori dal partito”.

Il fatto è, racconta un altro esponente riformista, che “al Nazareno la linea è minimizzare. Loro sono preoccupati solo del possibile addio dell’area cattolica: Delrio e Sandra Zampa devono essere tenuti dentro. Gli altri… Facciano come vogliono, tanto, secondo questo schema, ci sarà la ‘Casa riformista´per chi lascia il Pd”. Una ‘casa’ che però non è attrattiva per la maggior parte dei riformisti dem.

L. elettorale, maggioranza vota testo base. Muro di tutte le opposizioni

Roma, 4 giu. (askanews) – La maggioranza preme sull’acceleratore per la legge elettorale, tra le proteste delle opposizioni.

La commissione Affari costituzionali della Camera ha approvato questa mattina l’adozione della proposta Bignami bis presentata da tutto il centrodestra come testo base della riforma elettorale. Tutte le opposizioni – Pd, M5s, Avs, Iv, Azione e Più Europa – hanno votato contro.

La riforma prevede un proporzionale con premio di maggioranza fisso (70 seggi alla Camera e 35 al Senato) da assegnare alla lista o alla coalizione che abbia ottenuto almeno il 42% dei voti. Al di là del risultato ottenuto, è previsto che la coalizione che si aggiudica il premio non superi un tetto massimo di seggi: 220 alla Camera e 113 al Senato. Nell’eventualità in cui nessuno raggiunga la soglia del 42% i seggi vengono distribuiti col proporzionale puro. I parlamentari sono eletti con due tipologie di liste bloccate: quelle presentate a livello di ciascun collegio plurinominale (con massimo sei candidati) e quelle a livello circoscrizionale per l’eventuale attribuzione del premio. Le soglie di sbarramento per l’accesso al riparto dei seggi sono al 10% per le coalizioni di liste e al 3% per le liste singole o coalizzate, salvo il ripescaggio, per ogni coalizione di liste, della prima lista coalizzata rimasta al di sotto di tale soglia. Al Senato, resta la deroga prevista dal sistema vigente per le liste che abbiano superato il 20% in una sola regione. La riforma prevede anche che la coalizione, insieme al programma elettorale, presenti il nome “della persona da indicare come proposta per l’incarico di presidente del Consiglio”, pena l’inammissibilità delle liste.

L’ufficio di presidenza della Commissione affari costituzionali della Camera ha poi fissato il termine per gli emendamenti per giovedì 11 giugno alle 12. La proposta del presidente della commissione Nazario Pagano (Fi) inizialmente era stata di fissare la scadenza per lunedì 8 ma le opposizioni hanno protestato lamentando i tempi troppo stretti. Lunedì 15 la presidenza della Commissione si esprimerà sulle inammissibilità degli emendamenti presentati mentre le giornate dal 16 al 23 giugno saranno dedicate all’esame delle proposte di modifica. Il 24 giugno sarà votato il mandato ai relatori a riferire in aula dove il testo è atteso il 26 giugno per la discussione generale.

Possibile una modifica per ridurre il numero delle circoscrizioni all’estero (nella legge attualmente in vigore sono 4 per entrambi i rami del Parlamento) portandole a 2 per la Camera e 1 per il Senato. I relatori valuteranno anche eventuali emendamenti su voto ai fuori sede e raccolta digitale delle firme, ovvero le proposte contenute rispettivamente nella pdl della deputata M5s Emma Pavanelli e del leader di Più Europa Riccardo Magi. “Credo e spero ci sia la disponibilità a fare proposte che possano essere accolte e magari oggetto di valutazione – ha detto uno dei relatori, Angelo Rossi (Fdi) -. Non sono ostile a proposte che riportino le proposte Magi e una proposta sul voto ai fuori sede. Ci ritroveremo qui e speriamo, che al di là delle posizione legittime di ognuno, si possa lavorare proficuamente per dare al paese una legge elettorale valida”. Quanto alle modifiche che proporrà la maggioranza, Rossi ha spiegato che la norma che riguarda il Trentino Alto Adige e la Val d’Aosta “potrà essere oggetto di proposte di modifica che saranno affrontate nelle prossime settimane”.

Durissime le opposizioni, tutte unite da Avs ad Azione. “Le continue compressioni dei tempi da parte della maggioranza rappresentano un’umiliante forzatura su una legge elettorale che dovrebbe essere frutto di un confronto ampio tra tutte le forze politiche. Invece si procede con testi definiti fuori dal Parlamento, nei vertici di maggioranza a Palazzo Chigi, e poi semplicemente portati in Commissione per essere ratificati in fretta e furia”, affermano in una nota congiunta i capigruppo di opposizione in Commissione Affari costituzionali della Camera, Simona Bonafè (Pd), Filiberto Zaratti (Avs), Alfonso Colucci (M5s), Maria Elena Boschi (IV), Riccardo Magi (Più Europa) e Matteo Richetti (Azione).

“Si aggiunge ora – proseguono – un ulteriore elemento di gravità: la nuova compressione dei tempi per la presentazione degli emendamenti. Una vera e propria privazione delle prerogative delle opposizioni, una tempistica inaudita e provocatoria che non consente di svolgere il proprio lavoro né di valutare seriamente l’impatto delle modifiche introdotte. Non c’è neppure il tempo minimo per verificare la tenuta delle norme su una materia così delicata. Siamo davanti a una situazione inaccettabile, che mortifica il Parlamento e cancella il rispetto delle opposizioni e conferma che dalla maggioranza non c’è alcuna volontà a voler collaborare”, concludono.

“La maggioranza – replica la ministra per le riforme Elisabetta Casellati – ha accolto gran parte delle osservazioni dei costituzionalisti auditi, che coincidono con molte delle richieste avanzate dalle opposizioni. È la conferma che l’apertura al confronto è reale e concreta. Dispiace che le opposizioni rifiutino il dialogo: i ‘no’ a prescindere non aiutano né il dibattito parlamentare né l’interesse del Paese”.

Allargamento Ue riparte dai Balcani, con lo sguardo all’Ucraina

Tivat (Montenegro), 4 giu. (askanews) – L’Unione Europea rilancia il processo di allargamento, ripartendo dai Balcani occidentali e con lo sguardo rivolto a Ucraina e Moldova. Al vertice di Tivat i capi di Stato e di governo dell’Unione incontreranno i leader dei 6 paesi dell’area, per provare a dare una prospettiva concreta a percorsi aperti da anni, con i padroni di casa del Montenegro in fase in fase molto avanzata, insieme all’Albania.

L’obiettivo è dare nuovo smalto all’attrattività dell’Unione, che ha visto l’ultimo ingresso più di 10 anni fa (la Croazia nel 2013). Del resto, senza una concretizzazione degli sforzi compiuti, i paesi balcanici resterebero esposti alle pressioni degli altri attori internazionali: Russia, Cina, Turchia. Ecco allora che nella cittadina balneare sulla costa adriatica ci saranno quasi tutti i leader europei. Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Pedro Sanchez, insieme ai vertici delle istituzioni comunitarie: il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, la presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola. A loro il compito di tenere insieme le prospettive dei Paesi balcanici, da anni impegnati per raggiungere gli standard richiesti dall’Unione, con lo “sprint” che si vorrebbe imprimere all’adesione di Ucraina e Moldova.

Situazione non semplice, per l’Italia. Roma è da sempre sponsor dall’ingresso dei Balcani, mentre la posizione sull’Ucraina è più complessa per il governo di Giorgia Meloni. La Lega si oppone fermamente alla prospettiva, Forza Italia è invece favorevole. Fratelli d’Italia prova a mediare, rinviando a un momento successivo all’auspicata pace con la Russia l’ingresso: “Il sostegno all’Ucraina è per noi fondamentale”, ha chiarito qualche giorno fa il responsabile organizzazione Giovanni Donzelli, ma “è chiaro che un ingresso dell’Ucraina nelll’Unione europea in questo momento, non in una condizione di raggiunta pace con la Russia, vorrebbe dire estendere la guerra a tutta l’Europa per quelle che sono le norme europee, quelli che sono gli accordi internazionali. Quindi finché non viene raggiunta la pace è comprensibile la posizione che auspica Salvini. Raggiunta la pace è invece ben comprensibile la posizione che auspica Tajani di un ingresso anche dell’Ucraina in Europa, quindi dipende dal momento in cui si prende in considerazione l’ingresso”.

Già stasera molti leader europei saranno in Montenegro, a partire dal presidente francese Emmanuele Macron in visita nel Paese, per una cena informale ospitata dal presidente montenegrino Jakov Milatovic. La presidente del Consiglio è attesa alle 15 di domani a Tivat, prima sarà a Reggio Calabria per una parata per il 212esimo anniversario di fondazione dell’Arma dei Carabinieri. Il vertice inizierà alle 12 con una sessione plenaria, poi alle 14 il pranzo di lavoro.

Salvini: Italia non può fare a meno del nucleare, bene il voto Camera

Roma, 4 giu. (askanews) – Matteo Salvini è contento del voto della Camera sul nucleare. “Assolutamente sì”, dice ai cronisti lasciando Montecitorio. “L’Italia non può fare a meno dell’energia nucleare, è la cosa più urgente e importante per abbassare in prospettiva le bollette, per le famiglie e per le imprese. Però dobbiamo partire con i progetti entro la fine della legislatura”.

Tony Boy, il 5 giugno fuori il nuovo singolo "Cuore rotto"

Roma, 4 giu. (askanews) – Dopo il successo del “Live tour 2026” e in attesa di vederlo sui palchi dei principali festival italiani con il Summer Tour, Tony Boy, all’anagrafe Antonio Hueber (classe 99) torna con “Cuore rotto”(Atlantic Records Italy / Warner Music Italy), il suo nuovo singolo in uscita venerdì 5 giugno.

Con “Cuore rotto”, Tony Boy mette a fuoco l’esatto momento in cui un rapporto perde ogni barriera e spezza tutti gli equilibri. Prodotta da Finesse, “Cuore rotto”, con la sua topline immediata, promette di restare in testa dal primo ascolto: un brano estivo che va oltre quello a cui siamo abituati e che mantiene l’identità del “GOAT”, soprannome del rapper e trapper originario di Padova dall’acronimo inglese “Greatest Of All Time”.

Tony Boy, uno degli artisti più apprezzati della scena urban italiana, ha appena terminato il Live Tour 2026, che ha portato l’artista per la prima volta sui palchi dei palasport, registrando sold out a Padova, Roma e per ben due volte all’Unipol Forum di Milano e ora si prepara al Summer Tour 2026, che lo vedrà portare la sua energia sui palchi dei principali festival italiani durante tutta l’estate e dove canterà dal vivo per la prima volta “Cuore rotto”.

Qui le date del “Summer tour 2026”, organizzate da Vivo Concerti: sabato 11 luglio Bassano del Grappa; venerdì 7 agosto Majano (Udine); giovedì 27 agosto Palermo, sabato 29 agosto Empoli (Firenze), martedì 8 settembre Roma e venerdì 11 settembre Bari.

Le prevendite del “Summer tour 2026” sono disponibili su TicketOne e nei circuiti di vendita autorizzati. Info su http://www.vivoconcerti.com/

Gli appuntamenti saranno l’occasione per ascoltare live il suo nuovo album “Trauma”, certificato disco d’oro.

De Lise (commercialisti): servono più garanzie per contribuenti

Roma, 4 giu. (askanews) – “Stiamo attraversando una fase di rallentamento economico che spinge l’Amministrazione finanziaria a intensificare le attività di controllo e recupero delle imposte. È giusto che lo Stato persegua la riscossione dei tributi dovuti, ma troppo spesso accade che accertamenti e avvisi derivino da errori, incongruenze o interpretazioni non corrette delle dichiarazioni dei contribuenti. Per questo è fondamentale fare chiarezza su limiti dell’azione del Fisco, diritti dei cittadini e strumenti di tutela disponibili, affinché ogni contribuente possa impostare una difesa consapevole ed efficace nei confronti delle contestazioni fiscali”. Lo ha affermato Matteo De Lise, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Napoli, aprendo il convegno “Verifiche fiscali, privacy e Cedu: limiti ai poteri istruttori del Fisco e nuove strategie nel contenzioso tributario”, promosso dalla Commissione di studio Contenzioso Tributario dell’Odcec Napoli e che si è svolto a Palazzo Calabritto. Al centro del confronto, che ha riunito commercialisti, magistrati tributari, rappresentanti della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate, il tema delle garanzie costituzionali e convenzionali del contribuente nel corso delle verifiche fiscali, con particolare attenzione all’impatto delle recenti sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e alle ricadute operative sul sistema del contenzioso tributario italiano. Il tenente colonnello Giuseppe Sirica (Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli), ha portato il punto di vista investigativo delle Fiamme Gialle, concentrandosi sull’impatto delle sentenze Cedu sugli accessi nei locali promiscui e in sede d’impresa: “La sfida consiste nel trovare un equilibrio tra la tutela dei diritti del contribuente sottoposto a verifica o indagine e l’esercizio dei poteri attribuiti all’Amministrazione finanziaria. In questo contesto, la giurisprudenza europea sta assumendo un ruolo sempre più rilevante, contribuendo a ridefinire in modo concreto i limiti e le modalità dell’attività di controllo, nel rispetto dei principi di proporzionalità, trasparenza e garanzia dei diritti fondamentali”. Secondo Immacolata M. L. Vasaturo, vicepresidente dell’Odcec di Napoli, il tema della privacy del contribuente è di estrema attualità: “Alla vigilia del convegno, l’Agenzia delle Entrate ha smentito pubblicamente le indiscrezioni relative a presunti controlli sui social network effettuati attraverso l’intelligenza artificiale. Si tratta di un episodio che dimostra quanto l’argomento sia delicato. Esistono già numerose pronunce giurisprudenziali volte a tutelare la riservatezza dei contribuenti e a definire i limiti dell’attività di controllo. Per questo il dibattito non è affatto teorico, ma riguarda questioni concrete che incidono direttamente sui diritti e sulle garanzie dei cittadini. Per Renato Polise, consigliere dell’Ordine e moderatore dei lavori: “La ‘sentenza Italgomme’ ha posto l’attenzione sulle criticità ancora presenti nel nostro sistema tributario in materia di garanzie riconosciute al contribuente durante le verifiche fiscali. Si tratta di tutele che devono necessariamente trovare un equilibrio con le esigenze di accertamento dell’Amministrazione finanziaria. Il confronto odierno, arricchito dal contributo di relatori di altissimo profilo istituzionale e scientifico, ha consentito di approfondire temi che sono ormai centrali nell’attività quotidiana dei professionisti e sempre più rilevanti per la tutela dei diritti dei contribuenti”. Sul piano giuridico, Paola Coppola, professoressa ordinaria di Diritto Tributario all’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha messo a fuoco il nodo dell’inutilizzabilità processuale delle prove acquisite in violazione di legge: “Si è ormai consolidato un sistema integrato di norme e orientamenti giurisprudenziali, alimentato in particolare dalle pronunce della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che impone rigorose garanzie nella fase di acquisizione delle prove prima del loro utilizzo in giudizio. Anche la Corte di Cassazione è recentemente intervenuta sul tema, rimettendo la questione alle Sezioni Unite affinché venga chiarito quali diritti fondamentali possano essere lesi quando una prova viene acquisita in modo illegittimo. Comprendere e analizzare questa evoluzione giurisprudenziale è oggi indispensabile per garantire un corretto equilibrio tra le esigenze dell’accertamento e la tutela dei diritti dei contribuenti”. A tirare le fila dei lavori, Cristiana Ciabatti, presidente della Commissione di studio sul Contenzioso Tributario dell’Odcec di Napoli: “L’obiettivo del convegno è duplice: da un lato approfondire gli effetti delle pronunce della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sui limiti costituzionali e convenzionali dell’attività accertativa; dall’altro fornire ai professionisti strumenti operativi concreti per affrontare le verifiche fiscali e gestire in modo efficace il contenzioso tributario. In questo contesto, il ruolo del dottore commercialista assume un valore sempre più centrale: è il professionista chiamato a garantire l’equilibrio tra le prerogative dell’Amministrazione finanziaria e la tutela dei diritti del contribuente, accompagnandolo nelle fasi più delicate del rapporto con il Fisco. Una responsabilità importante che, come Ordine dei Commercialisti di Napoli, sentiamo il dovere di sostenere attraverso formazione, aggiornamento e approfondimento costante”. Nel corso della giornata, articolata in relazioni tematiche e una tavola rotonda di confronto, i lavori hanno affrontato le dimensioni giuridiche, operative e processuali della verifica fiscale nell’era post-CEDU, con un focus specifico sulle indagini bancarie, i conti di terzi, la sindacabilità degli accessi fiscali nel processo tributario e la prospettiva dell’Amministrazione finanziaria. Il convegno ha rappresentato un momento di sintesi e avanzamento del dibattito su un tema di cruciale rilevanza professionale, ponendo le basi per una più consapevole attività difensiva dei commercialisti napoletani a tutela dei diritti dei contribuenti.

Inail: in 4 mesi infortuni sul lavoro +6,4% ma decessi in calo del 4,5%

Roma, 4 giu. (askanews) – Le denunce di infortunio, comprese quelle relative a studenti, pervenute complessivamente all’Inail entro aprile 2026 sono state 204.573, in aumento del 6,4% rispetto alle 192.253 di gennaio-aprile 2025. Diminuiscono invece i casi mortali, passati da 291 a 278 (-4,5%). Risultano in aumento del 17,7% le patologie di origine professionale denunciate, che sono pari a 38.992.

Il confronto con aprile 2025 evidenzia per la modalità in occasione di lavoro un aumento degli infortuni (+5,2%) e un calo dei decessi (-7,7%). Per la componente in itinere si registra un incremento delle denunce di infortunio (+11,4%) e parità dei casi mortali (79 in entrambi i quadrimestri). Tenuto conto dei dati sul mercato del lavoro rilevati mensilmente dall’Istat nei vari anni, con ultimo aggiornamento aprile 2026, e rapportato il numero degli infortuni denunciati in occasione di lavoro (al netto degli studenti) a quello degli occupati (dati provvisori), si evidenzia un’incidenza infortunistica che passa dalle 630 denunce di infortunio in occasione di lavoro ogni 100mila occupati Istat di aprile 2019 alle 564 del 2026, con un calo del 10,5%; rispetto ad aprile 2025 si ha un aumento del 4,1% (da 542 a 564).

Le denunce di infortunio degli studenti di ogni ordine e grado presentate all’Inail entro aprile 2026 sono state 36.728, in aumento del 7,2% rispetto alle 34.268 del primo quadrimestre 2025. Delle circa 37mila denunce di infortunio, 355mila hanno riguardato studenti coinvolti nei percorsi formazione scuola-lavoro, in riduzione del 54% rispetto ad aprile 2025. L’incidenza degli infortuni occorsi a studenti rappresenta il 18% del totale delle denunce registrate ad aprile 2026. Il 42% interessa le studentesse (+6% tra il 2025 e il 2026), il 58% gli studenti (+8,1%). Tre infortuni su quattro riguardano studenti under 15 anni, un quarto quelli dai 15 anni in poi.

Tiziana Rocca: Taormina Film Festival per tutti, ricco parterre star

Roma, 4 giu. (askanews) – Russell Crowe, Helen Mirren, Jane Campion, Holly Hunter, Clive Owen, Scott Eastwood; e ancora Giancarlo Giannini, Franco Nero, Michele Placido, Can Yaman, Serena Brancale, Levante, Miriam Leone, Arisa e molti altri.

Tante le star attese al Taormina Film Festival, dal 10 al 14 giugno. Inaugura l’anteprima per l’Italia del primo episodio della nuova stagione della serie “House of the Dragon”. Quest’anno nove film nel Concorso internazionale lungometraggi, con l’italiano “Piccolo miracolo” di Guido Chiesa con Marco D’Amore e Greta Scarano; 11 film nel Concorso Cortometraggi – Sguardi di Sicilia, 10 titoli Fuori Concorso e 9 eventi speciali. La direttrice artistica Tiziana Rocca, presentando la 72esima edizione nella sede della Stampa estera a Roma ha spiegato: “Sarà un ricco parterre, come sempre, di ospiti italiani e di ospiti internazionali. Un festival per tutti, un festival dove i ragazzi saranno molto coinvolti, ho riportato il Campus Giovani, come era quando io ero direttrice tantissimi anni fa, quindi con tantissimi giovani che arriveranno, due giurie giovani create, una dall’Anec Sicilia e una Arca Enel, che giudicheranno anche il film preferito dal pubblico, il film italiano preferito dal pubblico; quindi voteranno tutti i film che vedranno al festival. È molto importante perché i giovani vivranno delle emozioni, cerchiamo di staccarli dai telefonini, di vivere una vera emozione reale, con tante conversazioni che sono tutte dedicate a loro, perché i talent veramente si danno con generosità e cercano di far capire ai giovani che se hanno una passione e se hanno un obiettivo lo possono perseguire e devono avere fiducia. Io ricordo l’anno scorso la conversazione con Martin Scorsese di un’ora e mezza, loro sono usciti veramente rigenerati, perché comunque meno social e più un festival invece dove al centro c’è l’essere umano e i ragazzi, soprattutto. I giovani sono generazioni di registi, di attori del futuro”, ha detto Rocca.

Ampio spazio anche in questa edizione alle donne a partire dalle giurate da Oscar Jane Campion e Holly Hunter: “Essendo direttore donna di festival, una delle rare direttrici di festival, sicuramente ho un occhio molto al mondo del cinema di donne registe, donne attrici bravissime e cerco di valorizzarle all’interno del festival. Abbiamo anche quest’anno il panel delle donne, che sarà l’11 giugno, con delle donne straordinarie. Oltre a tutta la giuria, anche tantissimi altri ospiti, ringrazio Francesca Archibugi, ringrazio Fernando Torres, ringrazio Clotilde Courau, ringrazio Romana Maggiore Vergano, Donatella Finocchiaro, che saranno presenti a questo panel delle donne, che sono ‘Donne oltre allo sguardo’, questo è il titolo, perché cerchiamo sempre di avere un punto della situazione, anche visto che è in questo momento difficile che stiamo vivendo, penso che le donne possano sempre dare uno sguardo, un punto di vista innovativo e anche di speranza e di pace”, ha concluso Tiziana Rocca.

Ita Airways, Eberhart: potremmo riprendere elementi del marchio Alitalia

Roma, 4 giu. (askanews) – “Ci sono degli elementi del brand Alitalia che ci interessano. Stiamo considerando di riprendere questi elementi e integrarli in un certo modo nel brand Ita, ma il brand Ita non sparisce: il marchio Ita è quello su cui abbiamo investito negli ultimi anni e rimarrà il marchio di questa compagnia”. Lo ha affermato l’amministratore delegato di Ita Airways, Joerg Eberhart a margine del convegno “Tra un’epoca e un’altra: verso quale trasporto aereo?”, promosso a Roma dall’Enac per la presentazione del Fact Book 2026.

“Ci sono dei simboli molto forti come il timone, un simbolo bellissimo, iconico. E sul timone si possono fare varie cose – ha aggiunto – possiamo riprendere il timone. E’ allo studio, non è finito ancora”.

M.O., Conte: attacchi e distruzioni, Italia continua a fare da osservatore?

Roma, 4 giu. (askanews) – “Raid dell’esercito israeliano a Gaza, altri bambini morti. In questi giorni attacchi e distruzione in Libano. Vi ricordate il giubilo del nostro Governo sulla pace a Gaza e la corsa a fare da osservatori del Board of peace che pianificava un’opera di speculazione per cui non sono stati ancora messi nemmeno i soldi? Chiedo al Governo: per quanto continueremo a ‘osservare'”? Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte.

“Il Governo Meloni – ha aggiunto l’ex premier – non si è ancora schierato in Europa per rompere gli accordi con il governo Netanyahu, da anni non si impongono sanzioni a Israele, mentre i Paesi europei continuano a essere i primi acquirenti di armi israeliane, coprendo oltre un terzo del loro export. Che altro devono fare, dopo aver causato oltre 70mila morti, di cui 20mila bambini e dopo aver sistematicamente violato il diritto internazionale provocando conflitti ed escalation che generano morte, distruzione ed enormi danni economici anche per il nostro Paese? Dove sono i patrioti?”, ha concluso Conte.

Calcio, De Laurentiis: "Non posso ancora annunciare allenatore"

Roma, 4 giu. (askanews) – Aurelio De Laurentiis interviene in occasione della presentazione dei ritiri estivi di Dimaro e Castel di Sangro e torna a parlare del futuro del Napoli, senza sbilanciarsi sul nome del nuovo allenatore.

“Ancora oggi il Napoli non ha un allenatore e anche se ce l’avesse non potrebbe annunciarlo: conoscete le regole federali, è inutile continuare a chiedere”, ha spiegato il presidente azzurro, rispondendo indirettamente alle indiscrezioni su Massimiliano Allegri. “Posso non essere d’accordo con le regole, ma le rispetto. Finché ci sarò io potete stare comunque sereni”.

De Laurentiis ha poi ripercorso la stagione appena conclusa, elogiando il lavoro di Antonio Conte: “Non bisogna dimenticare la sua grande capacità di far fronte a tutti gli incidenti che durante una stagione possono capitare. È stato sempre all’altezza della situazione, riuscendo a risolvere ogni problema. Merito ad Antonio Conte se siamo arrivati fino in fondo e se abbiamo vinto uno scudetto”.

Ampio spazio anche alla riflessione sul campionato: “Quest’anno è stato incredibile perché tutte le squadre si sono attrezzate. Abbiamo avuto un Bologna molto forte, una Lazio molto forte, una Roma che da quando è arrivato Ranieri ha fatto un campionato a sé. Il punteggio finale non vuol dire nulla”.

Guardando al futuro, il presidente ha annunciato la programmazione estiva e il via alla nuova stagione: “Faremo 24 giorni di ritiro più una settimana a Castel Volturno prima della prima partita che sarà fuori casa, per permettere di rizollare il campo dopo i concerti”.

Infine, il tema del centenario del club: “Sarà celebrato per tutto l’anno, dal 1° agosto 2026 al 31 luglio 2027 e io voglio festeggiare”. Sulle strutture, De Laurentiis ha indicato il centro sportivo come priorità risolta, mentre restano criticità legate allo stadio. Capitolo rosa: “Se alcuni giocatori dovranno andare via, andranno via. È pieno di calciatori in giro per il mondo”.

Tennis, Andreeva vola in finale al Roland Garros

Roma, 4 giu. (askanews) – La russa Mirra Andreeva centra la sua prima finale in carriera in uno Slam e si prende il Roland Garros 2026 con una prestazione solida e continua. La 19enne tennista, numero 8 del ranking e del seeding, supera in semifinale Marta Kostyuk con il punteggio di 6-1 6-3 in un’ora e 16 minuti di gioco, dominando l’incontro nella prima parte e resistendo al ritorno dell’avversaria nel secondo set.

Sulla terra rossa del Philippe-Chatrier di Parigi, Andreeva impone subito ritmo e profondità, approfittando di un avvio complicato di Kostyuk, condizionato da due doppi falli nel primo game. La russa conquista il break immediato e vola rapidamente sul 3-0, consolidando poi il vantaggio con grande solidità negli scambi da fondo. Kostyuk prova a reagire nel quinto game, annulla più palle break e riesce a muovere il punteggio, ma Andreeva mantiene il controllo e chiude il set 6-1 sfruttando gli errori dell’avversaria nei momenti chiave.

Nel secondo parziale Kostyuk alza il livello e prova a rientrare, ma Andreeva continua a essere aggressiva in risposta e precisa negli scambi. Il break iniziale indirizza nuovamente il set, con la russa che sale 2-0 e poi 3-0. La partita sembra in discesa, ma un passaggio a vuoto riapre il parziale: Andreeva concede il controbreak a zero e permette a Kostyuk di tornare fino al 4-3, approfittando di alcuni errori gratuiti e di una fase di maggiore tensione.

La reazione della 19enne russa, però, è immediata. Con un break pesante e una gestione lucida del game successivo, Andreeva ristabilisce le distanze e si porta sul 5-3. Nel momento decisivo non trema: alla prima occasione utile chiude il match con un diritto lungo della giocatrice ucraina e può festeggiare l’accesso alla sua prima finale Major.

“Sono ancora molto tesa e nervosa – ha detto Andreeva nell’intervista in campo con Marion Bartoli – lo ero anche prima del match: lei sta giocando una stagione incredibile sulla terra e sentivo molta la pressione. Sono estremamente felice. E molto soddisfatta per come ho giocato, per essermi presa la rivincita di Madrid e per essere nella mia prima finale Slam. Mai provate così tante emozioni tutte insieme! Oggi le condizioni erano molto difficili: non riuscivo a capire da che parte soffiasse il vento ma sono rimasta concentrata. Mi sono detta ‘stai tranquilla, non ti arrabbiare e, a prescindere dal risultato e dal punteggio continua a lottare'”. Conchita Martinez, il suo coach, qui ha giocato la finale nel 2000, battuta da Mary Pierce: “Non le farò domande: sta funzionando quello che stiamo facendo e siamo d’accordo che non cambieremo nulla. Guarderemo il match delle mie avversarie ma non vedo l’ora di tornare di nuovo in campo”.

In finale Andreeva attende la vincente della sfida tra Diana Shnaider e Maja Chwalinska, ultimo ostacolo prima della possibile conquista del titolo al Roland Garros. Nel suo percorso stagionale la giovane russa conferma un rendimento di altissimo livello sulla terra battuta, con numerose vittorie e una continuità che la porta per la prima volta a giocarsi un trofeo del Grande Slam.

Ita, Eberhart: speriamo accordo con sindacati in prossime settimane

Roma, 4 giu. (askanews) – A Ita Airways con i sindacati sul contratto “siamo in mezzo alle negoziazioni. Abbiamo scambiato delle posizioni, c’è un avvicinamento, speriamo che nelle prossime settimane si possa raggiungere l’accordo”. Lo ha affermato l’amministratore delegato di Ita Airways, Joerg Eberhart a margine del convegno “Tra un’epoca e un’altra: verso quale trasporto aereo?”, promosso a Roma dall’Enac per la presentazione del Fact Book 2026.

Il quadro “è un po imprevedibile. Noi come azienda direi che abbiamo fatto il nostro: abbiamo fatto delle proposte a 360 gradi, non solo sulle condizioni economiche ma anche sulla lista dei temi welfare che penso sia molto attrattiva. Adesso – ha concluso – aspettiamo un po dall’altra parte”.

MotoGP, Marquez omaggia Bezzecchi: "E’ l’uomo da battere"

Roma, 4 giu. (askanews) – La conferenza piloti del giovedì al Balaton Park, in vista del Gran Premio d’Ungheria di MotoGP, è stata caratterizzata dalle dichiarazioni di Marc Marquez, Marco Bezzecchi e Ai Ogura, tra analisi tecniche, condizioni fisiche e aspettative per il weekend.

Marquez ha indicato in Bezzecchi e in Aprilia i principali punti di riferimento della stagione. “Aprilia e soprattutto Bezzecchi fin dall’estate dell’anno scorso sono stati il mio primo rivale. Già da Misano era l’uomo da battere e noi siamo riusciti a battagliare con lui. La nostra moto sta funzionando bene ma non sto traendone il massimo per come sto ora. Prima devo raggiungere il mio massimo”, ha dichiarato il pilota Ducati, sottolineando anche la propria condizione fisica ancora non ottimale.

Lo spagnolo ha poi ridimensionato le aspettative sul weekend: “Vittoria o podio? Non è realistica come ipotesi. Per battagliare per quelle posizioni vuol dire che gli altri sbagliano. Bezzecchi, Martin e tanti altri sono più avanti di me al momento”, ha aggiunto, evidenziando un approccio prudente in vista della gara.

Ampio spazio anche alle parole di Bezzecchi, che ha analizzato il tracciato ungherese e il cambio di approccio richiesto rispetto al Mugello. “Sono piste diverse il Mugello e il Balaton, dobbiamo cambiare approccio alle curve e adattare il nostro stile. È una pista bella, stop and go e molto stretta. L’anno scorso mi è piaciuta, ho battagliato con Marquez e Acosta. Speriamo di fare un bel weekend anche qui”, ha spiegato il pilota Aprilia.

Bezzecchi ha poi insistito sull’importanza della preparazione del venerdì: “L’importante domani è partire bene con le prove e andare forte ogni giorno”, ha aggiunto, sottolineando la necessità di costruire il weekend passo dopo passo.

Poste Italiane, logistica da record nei primi tre mesi 2026

Roma, 4 giu. (askanews) – Nuovo primato della logistica di Poste Italiane, che nei primi tre mesi del 2026 ha consegnato la cifra record di 89 milioni di pacchi, in aumento del 14,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nell’ottica di offrire consegne sempre più sostenibili, prosegue anche lo sviluppo del progetto Green Delivery, che offre ai clienti numerosi punti di ritiro: oltre la rete dei 12700 uffici postali, Poste Italiane mette a disposizione circa 20 mila punti tra Rete Punto Poste e Locker. Il servizio del TG Poste.

Formula1, Leclerc: "Amo il team ma voglio vincere"

Roma, 4 giu. (askanews) – Charles Leclerc ribadisce il proprio legame con la Ferrari e chiarisce le motivazioni del rinnovo durante la conferenza piloti del giovedì del Gran Premio di Monaco. Il monegasco, intervenuto nel media day del circuito cittadino, conferma di aver valutato anche altre opzioni, ma sottolinea come la scelta di restare a Maranello sia stata quella più naturale per il suo percorso in Formula 1.

Nel corso dell’incontro con i media, Leclerc affronta in modo diretto il tema del rinnovo e delle ambizioni future del team. “Amo il team, ma voglio anche vincere. Ancora non ci siamo riusciti in una stagione intera, ma c’è fiducia”, afferma il pilota Ferrari, evidenziando la volontà di tornare stabilmente al vertice dopo stagioni in cui la Scuderia non è riuscita a lottare fino in fondo per il titolo mondiale.

Il monegasco riconosce anche la presenza di alternative sul mercato, pur evitando di entrare nei dettagli. “C’erano altre opzioni, ma non dirò di chi si tratta. Possono farlo loro. Per me restare in Ferrari è la cosa più naturale”, dichiara, ribadendo la centralità del progetto Ferrari nelle sue decisioni.

Leclerc si sofferma anche sulla dimensione personale del legame con il team e sul futuro della sua carriera. “Sono ancora giovane, ma posso dire che al momento sento che questa è la scelta giusta e per questo rinnovare mi è sembrata la cosa più naturale. Ma non penso troppo in là”, spiega, lasciando aperta ogni prospettiva ma confermando una forte convinzione nel presente.

Ampio spazio anche alla fiducia nel progetto tecnico e nella leadership della squadra. Il pilota sottolinea infatti il ruolo del team principal e la visione a lungo termine della Scuderia: “Io credo tantissimo in Vasseur, questa è la prima macchina che ha davvero progettato col team. Abbiamo una visione a lungo termine ma vogliamo tornare a vincere il prima possibile”, afferma Leclerc, indicando come la continuità progettuale sia un elemento chiave per il rilancio della Ferrari.

Il pilota monegasco collega inoltre il tema delle ambizioni sportive al lavoro complessivo del team, ribadendo la necessità di migliorare per tornare competitivi contro i principali rivali della Formula 1. La Ferrari, secondo Leclerc, ha mostrato segnali di crescita ma deve ancora colmare il gap per tornare stabilmente a competere per il Mondiale.

Bonelli: Meloni vuole il nucleare anche per scopi militari?

Roma, 4 giu. (askanews) – “Oggi si è scritta una pagina nera della storia della democrazia nel nostro paese”. Così Angelo Bonelli, insieme ai deputati di Avs davanti a Montecitorio per un flash mob contro il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile appena approvato alla Camera.

“Il governo ha fatto carta straccia della volontà popolare di 55 milioni di italiani che con ben due referendum avevano detto no al nucleare. Vogliono il nucleare – spiega – un’energia estremanente costosa, per continuare a mettere le mani nelle tasche degli italiani. Bloccano le rinnovabili, è il segno del fallimento della strategia energetica di Giorgia Meloni e la cosa grave è che hanno detto no a un emendamento di Avs che chiedeva di fermare l’uso militare nel nucleare, hanno detto no, chiediamo a Meloni: che intenzioni hai, di fare un utilizzo anche militare del nucleare?”.

Appalti, Calderone: risparmio non ricada sul costo del lavoro

Roma, 4 giu. (askanews) – A margine dell’assemblea di Confcooperative Lavoro e Servizi a Roma, la ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone interviene sul tema degli appalti e del “salario giusto”. Il decreto Primo maggio, spiega, punta a valorizzare la buona contrattazione e il trattamento economico complessivo garantito dai contratti firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Per Calderone, negli appalti la ricerca del risparmio deve fermarsi prima di comprimere il costo del lavoro, che deve remunerare in modo adeguato le energie spese dalle persone.

“Noi riteniamo importante – afferma Calderone – quello che stiamo facendo sia in termini dei rinnovi contrattuali, ma anche di valorizzazione della buona contrattazione. Non a caso il decreto primo maggio si sofferma su questo parlando di trattamento economico complessivo, minimo garantito dai contratti delle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Vuol dire fare una scelta importante e non accontentarsi di una scelta, come dire, minimale, che è quella del salario minimo, ma invece andare a guardare a un complesso di servizi, ma anche di garanzie, di tutele che i buoni contratti e la buona contrattazione possono dare. Certamente su questo ci deve essere un’attenzione anche a riconoscere in sede di gestione anche dei tanti appalti che quel salario giusto è poi la condizione – conclude – per far progredire la nostra società e che quindi certamente gli appalti non possono essere invece gestiti solo in una logica di risparmio, che poi potrebbe portare se non opportunamente accompagnata e gestita a un risparmio su un costo del lavoro che invece deve poter remunerare attentamente quelle che sono le energie lavorative spese dalle persone”.

Lavoro, Calderone: l’inclusione passa dal salario giusto

Roma, 4 giu. (askanews) – Il lavoro come strumento di dignità, sicurezza e inclusione sociale. A margine dell’assemblea di Confcooperative Lavoro e Servizi a Roma, la ministra del Lavoro Marina Calderone lega il concetto di “salario giusto”, inserito nel decreto Primo maggio, alla qualità della contrattazione e alla responsabilità delle parti sociali. Per Calderone, nelle cooperative sociali il valore del lavoro riguarda anche la cura delle fragilità: operatori qualificati, servizi alle persone, percorsi di integrazione e possibilità concreta di costruire un progetto di vita.

“Parlare di valore sociale di mercato – afferma Calderone – vuol dire tener conto di quello che è l’elemento importante di tutte le riflessioni: il valore del lavoro, il valore del lavoro sicuro e del lavoro ben retribuito e giustamente considerato e valorizzato. Si sposa molto bene con quello che il governo sta facendo e che ha inserito anche nel decreto ‘Primo maggio’, il concetto di ‘salario giusto’ che vuole guardare proprio al lavoro di qualità, alla contrattazione di qualità, anche riconoscendo la responsabilità delle parti sociali nel sottoscrivere contratti che siano utili per garantire a lavoratori e lavoratrici non solo una buona esperienza di lavoro, ma di poter vivere dignitosamente del lavor”.

“E’ uno sforzo importante – prosegue la ministra – che si collega a quello che è proprio la dimensione sociale del mondo della cooperazione che guarda nel caso delle cooperative sociali soprattutto a servizi resi a chi è in condizione di bisogno, di fragilità, chi ha bisogno di avere operatori qualificati ma ancor di più operatori sensibili che comprendano qual è l’importanza della loro missione attraverso il lavoro, cioè fare integrazione sociale e soprattutto consentire alle persone anche di poter realizzare un progetto di vita che partendo anche da una condizione di fragilità però poi possa, se opportunamente supportato portare a un’inclusione lavorativa. Inclusione sociale per noi passa attraverso il lavoro, come dicevo prima, lavoro sicuro, lavoro onesto, lavoro ben pagato, lavoro di qualità, salario giusto”.

Stragi ’93, Meloni: spazzata ogni ombra, centrodestra non si fonda su illegalità

Roma, 4 giu. (askanews) – “Silvio Berlusconi è stato il fondatore del centrodestra e per quattro volte presidente del Consiglio. Per trent’anni, insieme a lui, un’intera comunità politica, composta da milioni di italiani che esprimevano liberamente il proprio voto, è stata ingiustamente posta davanti al sospetto infamante che il consenso raccolto nelle urne poggiasse su finanziamenti mafiosi o dinamiche illegali. I fatti e le decisioni giudiziarie spazzano via definitivamente ogni ombra: quel dubbio non aveva fondamento allora e non lo ha oggi. Il centrodestra italiano non si fonda sull’illegalità e non accetta che la propria storia venga letta attraverso teoremi costantemente smentiti nel tempo. Rivendico con fermezza e orgoglio il ruolo politico e istituzionale di questa comunità: il centrodestra è, ed è sempre stato, una forza della legalità e per la legalità in Italia”. Lo dichiara in una nota la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni dopo l’archiviazione della Procura di Firenze.