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Referendum, fuochi d’artificio a piazza del Popolo a Roma per il No

Roma, 23 mar. (askanews) – Fuochi d’artificio, striscioni e cori in piazza del Popolo, a Roma, per vittoria del No al referendum sulla riforma della Giustizia. L’opposizione, la Cgil e le associazioni degli studenti si sono prima ritrovati a piazza Barberini, poi hanno proseguito la manifestazione per celebrare la vittoria nella piazza più grande.

Premio LEADS “Alessandra Pederzoli” per chi guida cambiamento in Sanità

Roma, 23 mar. (askanews) – La IV Edizione segna una svolta per il Premio LEADS “Alessandra Pederzoli”: dopo aver valorizzato nelle precedenti edizioni le organizzazioni, quest’anno il Premio sceglie di mettere al centro le persone. Donne e uomini che, con il loro impegno quotidiano, rendono possibile il superamento delle barriere alla leadership femminile e contribuiscono concretamente a trasformare il sistema sanitario.

L’evento di presentazione della IV Edizione del Premio LEADS “Alessandra Pederzoli”, promosso dall’Associazione LEADS – Donne leader in Sanità, si è tenuto a Roma nella Sala Conferenze del Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie a Palazzo Cornaro. Patrizia Ravaioli, Presidente dell’Associazione LEADS, ha detto: “Portare questo premio e tutte le altre iniziative che portiamo avanti, è un modo più maturo, più corretto, più responsabile per fare advocacy, che si basi su dati concreti, in questo caso quelle che sono le carriere delle donne leader in Sanità, dove, come sappiamo tutti, la maggioranza è donna”.

Antonella Polimeni, Rettrice dell’Università “La Sapienza”, ha spiegato: “Nei prossimi 5 anni il 60% dei medici saranno donne, quindi a fronte di una platea che quindi percentualmente aumenta la presenza delle donne in Sanità, i dati invece del trend in leadership rimangono invece in un incremento molto lento”.

La IV edizione del Premio riconoscerà quindi persone che si sono distinte per aver promosso la parità di genere, sostenuto la crescita e l’accesso delle donne a ruoli apicali, favorito lo sviluppo di competenze e percorsi di mentoring e coaching, contribuito a diffondere un mindset inclusivo e portato avanti attività di advocacy e sensibilizzazione sui temi del gender gap e del salary gap. Un impegno che si traduce in cambiamenti concreti, organizzativi, sociali e culturali, orientati a garantire pari opportunità di leadership.

Sara Vinciguerra, Segretario del Premio e ideatrice dell’iniziativa ha sottolineato: “Riconoscere le persone può creare un circolo virtuoso, replicabile, empatico che in qualche modo faccia comprendere il coraggio, le scelte impopolari, la capacità di visione perché la leadership femminile non sia più un ostacolo per nessuno”.

Il campo largo fa festa e guarda già alla sfida delle politiche

Roma, 23 mar. (askanews) – Il blitz è riuscito, la spallata a Giorgia Meloni è stata data e il voto contro la riforma Nordio apre di fatto la campagna elettorale del ‘campo largo’ per le prossime politiche. Il risultato è oltre le attese, scaccia i fantasmi che pure si erano manifestati ieri all’ora di pranzo, dopo quella prima rilevazione dell’affluenza che aveva sorpreso e spiazzato tutti. Quella corsa al voto all’inizio aveva preoccupato molti, a cominciare dal Pd, perché gli stessi sondaggisti facevano fatica a spiegare cosa stava succedendo, ci si chiedeva chi fossero gli elettori a sorpresa in fila ai seggi: le truppe del centrodestra mobilitate dalla premier o tanti astenuti alle politiche e alle europee che però volevano dare uno schiaffo al governo? La risposta ha cominciato ad arrivare già nella serata di ieri, quando hanno cominciato a circolare i primi exit poll, ma lo spoglio vero e proprio è andato anche oltre le migliori previsioni.

“Un avviso di sfratto” al governo, per Giuseppe Conte, la dimostrazione che “batteremo Meloni alle politiche”, assicura Elly Schlein. Per Nicola Fratoianni è la prova che “cambia il vento”, Angelo Bonelli si dice certo che “l’opposizione è maggioritaria nel paese” e anche secondo Matteo Renzi “il centrosinistra può vincere”.

Certo, il lavoro è ancora lungo nel ‘campo largo’, è significativo che i leader non organizzino un’unica conferenza stampa tutti insieme, si ritrovano solo in piazza alla festa organizzata dalla Cgil e dai comitati per il no, dopo aver commentato ciascuno nella propria sede di partito. Non a caso Fratoianni avverte: “La vittoria del ‘no’ è un punto di partenza, non di arrivo. Sbagliare ora sarebbe imperdonabile”. Anche perché il dato finale del voto conferma un fenomeno a cui il centrosinistra dovrà fare molta attenzione: i ‘no’ alla fine sono quasi tre milioni in più dei voti presi da Pd-M5s-Avs messi insieme nel 2022 alle politiche, nonostante un’affluenza di circa 5 punti inferiore. Vuol dire, come riconosce la stessa Schlein in conferenza stampa, che “c’è una parte di elettrici ed elettori che hanno votato ‘no’ e che non aveva votato noi, ma soprattutto credo che non avesse proprio votato”. Elettori che hanno voluto colpire il governo Meloni ma che non è scontato riportare alle urne quando ci sarà da scegliere un partito e non basterà dire un ‘no’.

Su questo già le letture sono diverse: per l’ala sinistra del Pd sono soprattutto “giovani”, elettori che “difendono la Costituzione”, per i riformisti si tratta di quei cittadini di centrosinistra che non amano un’offerta sbilanciata a sinistra ma che sono contro la Meloni.

Soprattutto, poi, diventa ineludibile la principale questione irrisolta nella coalizione: la scelta del candidato premier. E’ Conte ha spiazzare tutti aprendo alle primarie, ma alle sue condizioni: “ci apriamo alla prospettiva delle primarie. Ma non primarie di qualche apparato ma aperte anche ai cittadini”. In casa democratica un parlamentare, a microfoni spenti, non resiste ad una battuta: “Non riusciamo mai a goderci una vittoriaà Non poteva aspettare un paio di giorni?”. Perché a differenza del passato queste primarie saranno molto più complicate, questa volta non si tratta solo di incoronare un leader sostanzialmente già scelto, la ‘competition’ potrebbe essere vera e avere esiti imprevedibili, soprattutto se anche i centristi dovessero presentare un proprio candidato, come Matteo Renzi in passato aveva detto.

La Schlein usa la solita prudenza, ribadisce di essere pronta ma senza accelerare: “Discuteremo di tutto: modalità, tempi. Ho sempre detto che in caso di primarie sarei stata assolutamente disponibile. Discuteremo di tutto insieme alle altre forze progressiste”. Del resto, continua il parlamentare Pd, “difficile a questo punto immaginare una strada diversa dalle primarie”. Certo, bisognerà anche capire cosa sarà della legge elettorale presentata dal centrodestra dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia. Ma quasi tutti scommettono ormai che si finirà con i gazebo per scegliere il leader del ‘campo largo’, magari aggiungendo la possibilità del voto online. Una prospettiva che, di fatto, dovrebbe chiudere la strada a quanti – nel giro della Schlein – ancora valutavano l’idea di un congresso anticipato.

Resta il dato politico di questo referendum, un ‘tesoretto’ di consensi che a questo punto nessuno vuole sprecare in vista della sfida finale a ‘Giorgia’.

Referendum, Boccia: ora Meloni ritiri riforma sul premierato

Roma, 23 mar. (askanews) – “Non ci dividiamo, qui ci si unisce, in difesa della Costituzione, spero che Giorgia Meloni abbia capito che la prima cosa che deve fare domani mattina è ritirare la pessima riforma sul premierato, lì si toccano i poteri del Capo dello Stato che è ancora peggio, quindi non si occupi più di riforme costituzionali il resto del tempo che le resta lo dedichi, cosa che non ha fatto in quattro anni, ai salari, a sanità, scuola, carburanti”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia commentando la vittoria del No al referendum.

Referendum, Schlein: “Ora costruire un’alternativa all’altezza”

Roma, 23 mar. (askanews) – “Certamente una gran bella vittoria questa soprattutto merito della straordinaria mobilitazione popolare che ha fermato una riforma sbagliata che non migliorava la giustiza per i cittadini”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein, in piazza a Roma per festeggiare la vittoria del No al referendum sulla Giustizia. “Un messaggio politico chiaro al suo governo che ora deve ascoltare le vere priorità del paese e un messaggio politico per noi, sono andate a votare milioni di persone che non avevano votato, dobbiamo costruire una proposta per l’alternativa che sia all’altezza dei desideri e dei bisogni di queste persone”.

Referendum, Meloni fa conti con sconfitta. "Sarà anno di fibrillazioni"

Roma, 23 mar. (askanews) – Nessuno ci gira attorno. I commenti vanno dal “molto male” al “che botta” con poche sfumature di umore. Che in questo caso è decisamente nero. Il centrodestra ammette che quella subita al referendum sulla giustizia è una sonora sconfitta.

I timori di una debacle avevano cominciato a farsi avanti già ieri sera quando era apparso ormai chiaro che il dato dell’affluenza era talmente fuori dalle previsioni che, al contrario di quanto ci si aspettava all’inizio, non avrebbe favorito il fronte governativo. Anzi. Alla fine il distacco di oltre 7 punti tra il no e il sì – con quasi il 60% di votanti – non può non essere considerato un messaggio politico verso il governo, persino da chi chi per mesi ha sostenuto il contrario.

Giorgia Meloni per tutto il giorno resta lontana da palazzo Chigi, poi nel pomeriggio pubblica sui social un video di 45 secondi registrato in giardino in cui sottolinea che “la sovranità appartiene al popolo” che si è espresso “con chiarezza”, che resta il “rammarico per un’occasione persa di modernizzare l’Italia” ma che il governo andrà comunque “avanti per onorare il mandato che ci è stato affidato”. Insomma, la premier ribadisce a sconfitta ancora calda che non intende dimettersi e che si va avanti provando a completare gli impegni presi con il programma elettorale.

Ma più di chiunque altro, la presidente del Consiglio sa bene che andare avanti come nulla fosse sarà impossibile. “Sarà un anno di campagna elettorale e di fibrillazioni”, ammette un alto dirigente di Fratelli d’Italia. Anche per questo la premier ha sentito nel pomeriggio i suoi alleati e, anche se al momento non sembra in agenda un vertice di maggioranza, il messaggio recapitato ad Antonio Tajani e a Matteo Salvini è quello di cercare di mostrare compattezza. Non intendo vivacchiare, non staremo a palazzo Chigi per galleggiare ma solo se sarà possibile andare avanti a lavorare, l’avvertimento lanciato.

Un primo banco di prova potrebbe essere proprio quello della legge elettorale. L’idea iniziale dei vertici meloniani era quella di avviare l’iter in commissione già domani. E tuttavia la questione sarebbe in queste ore oggetto di un supplemento di riflessione. La batosta referendaria avrebbe infatti rinvigorito i dubbi dei leghisti nei confronti della proposta di legge che abolisce i collegi uninominali, ma anche da Forza Italia in queste ore si predica una certa prudenza, almeno sulla tempistica. Come sia, da palazzo Chigi l’intenzione che filtra è comunque quella di portare avanti il progetto di riforma del sistema di voto, tanto più che il premierato ha ancora meno chance di vedere la luce. Peraltro, si osserva in ambienti di via della Scrofa, a questo punto la sinistra potrebbe essere interessata a un meccanismo che eviti il pareggio, come accadrebbe quasi certamente con la legge attuale.

Ma è in generale la navigazione dei prossimi mesi a impensierire Giorgia Meloni. La guerra, si ragiona a palazzo Chigi, ha certamente influito perché il quadro internazionale complesso favorisce alla fine la difesa dello status quo. Ma c’è anche chi in privato ammette che forse la presa di distanza tiepida e tardiva rispetto a Donald Trump ha avuto il suo peso. E poi c’è anche la convinzione che l’esito referendario possa ringalluzzire certa magistratura che peraltro per Meloni già da mesi lavora esplicitamente per frenare il lavoro dell’esecutivo, soprattutto su temi come sicurezza e immigrazione.

Si attendono i prossimi giorni anche per valutare e analizzare i flussi dei voti e intanto si ragiona su quella cospicua fetta di elettori non previsti che in questa occasione sono usciti dall’area dell’astensione cronica proprio per esprimere un voto “contro” il governo. Ci sono un po’ di nodi che dovranno venire al pettine, tra questi proprio uno che riguarda da vicino il ministero della Giustizia. Forse già domani la presidente del Consiglio potrebbe incontrare il sottosegretario Andrea Delmastro che tanto imbarazzo ha creato alla premier con la vicenda della famosa società con la figlia di Mauro Caroccia, condannato poi per reati di mafia nell’ambito di una indagine sul clan camorristico Senese. Finora Meloni gli ha coperto le spalle pur ammettendo una certa “leggerezza”, ma non è escluso che la situazione cambi. Soprattutto nel caso che dovesse essere lo stesso esponente di Fdi a presentarsi con le dimissioni in mano.

Referendum, Meloni fa i conti con la sconfitta. "Sarà un anno di fibrillazioni"

Roma, 23 mar. (askanews) – Nessuno ci gira attorno. I commenti vanno dal “molto male” al “che botta” con poche sfumature di umore. Che in questo caso è decisamente nero. Il centrodestra ammette che quella subita al referendum sulla giustizia è una sonora sconfitta.

I timori di una debacle avevano cominciato a farsi avanti già ieri sera quando era apparso ormai chiaro che il dato dell’affluenza era talmente fuori dalle previsioni che, al contrario di quanto ci si aspettava all’inizio, non avrebbe favorito il fronte governativo. Anzi. Alla fine il distacco di oltre 7 punti tra il no e il sì – con quasi il 60% di votanti – non può non essere considerato un messaggio politico verso il governo, persino da chi chi per mesi ha sostenuto il contrario.

Giorgia Meloni per tutto il giorno resta lontana da palazzo Chigi, poi nel pomeriggio pubblica sui social un video di 45 secondi registrato in giardino in cui sottolinea che “la sovranità appartiene al popolo” che si è espresso “con chiarezza”, che resta il “rammarico per un’occasione persa di modernizzare l’Italia” ma che il governo andrà comunque “avanti per onorare il mandato che ci è stato affidato”. Insomma, la premier ribadisce a sconfitta ancora calda che non intende dimettersi e che si va avanti provando a completare gli impegni presi con il programma elettorale.

Ma più di chiunque altro, la presidente del Consiglio sa bene che andare avanti come nulla fosse sarà impossibile. “Sarà un anno di campagna elettorale e di fibrillazioni”, ammette un alto dirigente di Fratelli d’Italia. Anche per questo la premier ha sentito nel pomeriggio i suoi alleati e, anche se al momento non sembra in agenda un vertice di maggioranza, il messaggio recapitato ad Antonio Tajani e a Matteo Salvini è quello di cercare di mostrare compattezza. Non intendo vivacchiare, non staremo a palazzo Chigi per galleggiare ma solo se sarà possibile andare avanti a lavorare, l’avvertimento lanciato.

Un primo banco di prova potrebbe essere proprio quello della legge elettorale. L’idea iniziale dei vertici meloniani era quella di avviare l’iter in commissione già domani. E tuttavia la questione sarebbe in queste ore oggetto di un supplemento di riflessione. La batosta referendaria avrebbe infatti rinvigorito i dubbi dei leghisti nei confronti della proposta di legge che abolisce i collegi uninominali, ma anche da Forza Italia in queste ore si predica una certa prudenza, almeno sulla tempistica. Come sia, da palazzo Chigi l’intenzione che filtra è comunque quella di portare avanti il progetto di riforma del sistema di voto, tanto più che il premierato ha ancora meno chance di vedere la luce. Peraltro, si osserva in ambienti di via della Scrofa, a questo punto la sinistra potrebbe essere interessata a un meccanismo che eviti il pareggio, come accadrebbe quasi certamente con la legge attuale.

Ma è in generale la navigazione dei prossimi mesi a impensierire Giorgia Meloni. La guerra, si ragiona a palazzo Chigi, ha certamente influito perché il quadro internazionale complesso favorisce alla fine la difesa dello status quo. Ma c’è anche chi in privato ammette che forse la presa di distanza tiepida e tardiva rispetto a Donald Trump ha avuto il suo peso. E poi c’è anche la convinzione che l’esito referendario possa ringalluzzire certa magistratura che peraltro per Meloni già da mesi lavora esplicitamente per frenare il lavoro dell’esecutivo, soprattutto su temi come sicurezza e immigrazione.

Si attendono i prossimi giorni anche per valutare e analizzare i flussi dei voti e intanto si ragiona su quella cospicua fetta di elettori non previsti che in questa occasione sono usciti dall’area dell’astensione cronica proprio per esprimere un voto “contro” il governo. Ci sono un po’ di nodi che dovranno venire al pettine, tra questi proprio uno che riguarda da vicino il ministero della Giustizia. Forse già domani la presidente del Consiglio potrebbe incontrare il sottosegretario Andrea Delmastro che tanto imbarazzo ha creato alla premier con la vicenda della famosa società con la figlia di Mauro Caroccia, condannato poi per reati di mafia nell’ambito di una indagine sul clan camorristico Senese. Finora Meloni gli ha coperto le spalle pur ammettendo una certa “leggerezza”, ma non è escluso che la situazione cambi. Soprattutto nel caso che dovesse essere lo stesso esponente di Fdi a presentarsi con le dimissioni in mano.

Referendum, Vendola: “Volevano mettere museruola alla magistratura”

Roma, 23 mar. (askanews) – “Ha rivelato gli intendimenti veri del governo, di mettere una museruola alla magistratura, soprattutto di rendere indisturbato il potere nelle sue azioni, c’era una voglia di assolutismo”. Così l’ex governatore della Puglia Nichi Vendola, nel festeggiare l’esito del referendum in piazza Barberini Roma.

“Il primo colpo alla democrazia lo hanno dato riducendo il Parlamento a un talk show, perché sulla modifica di 7 articoli della Costituzione il Parlamento non è potuto intervenire e questo è grave, perché la Costituzione è il bene degli italiani”, ha aggiunto.

Poi, parlando della guerra e della posizione dell’Italia, ha aggiunto: “Questi calpestano il diritto umano e internazionale, Meloni fa la bella addormentata nel bosco, è complice, la prima cosa è la pace, poi c’è il paese reale che sprofonda nella precarietà e nell’incertezza e Meloni lo copre con tonnellante di propaganda”.

Referendum, Salvini: governo avanti. Ma su l.elettorale ora Lega frena

Milano, 23 mar. (askanews) – Per Matteo Salvini il governo “deve andare avanti, con compattezza e determinazione”, nonostante la sconfitta netta sul referendum confermativo della riforma della Giustizia. Ma nel Carroccio ora tornano con più forza i dubbi sulla opportunità di andare a modificare la legge elettorale: “Rischiamo di regalare una maggioranza solida al centrosinistra”, dice più di un parlamentare leghista.

Sul merito della battaglia referendaria, nessun rimpianto: la riforma era “necessaria”, ribadisce il vice premier, per “migliorare il sistema giustizia”. Lo dice da Budapest dove si trova per l’assemblea dei Patrioti e dove celebra il “vero eroe” Viktor Orban. Una scelta che potrebbe segnalare una presa di distaza dalla partita referendaria: lettura che però i suoi respingono. “Orban è venuto a tutte le nostre iniziative, Matteo non poteva non ricambiare”. Ma soprattutto “l’impegno della Lega per il Sì è fuori discussione: i flussi elettorali lo dimostrano e anche la vittoria del Sì al Nord”. Insomma, anche nel Carroccio c’è “il rammarico per una occasione persa, che chissà ora quando ricapiterà”.

Le critiche dalla Lega arrivano però su come è stata impostata la campagna elettorale: “Abbiamo sbagliato tutto nelle ultime settimane, meglio se fossimo spariti… invece abbiamo accettato di scendere sul livello di scontro della sinistra e li abbiamo aiutati”. Senza contare “i tanti errori commessi: Tajani che dice che togliamo la polizia giudiziaria ai Pm, la Bartolozzi, e infine il caso Delmastro… Meloni ha anche tirato su il voto, negli ultimi giorni, però probabilmente non ha impostato bene la campagna”, è il ragionamento di un leghista ‘salviniano’. Più severo invece chi rappresenta l’ala ‘nordista’: “Ormai quando si vince vince il leader, e quando si perde… Soprattutto dopo che Meloni è entrata in campo con tutte le armi a disposizione”.

Tutti d’accordo, invece, i leghisti, sulla necessità di riflettere bene prima di andare a toccare la legge elettorale. Che alla Lega non fosse mai piaciuta l’idea di abbandonare i collegi (garanzia di numeri migliori per un partito radicato territorialmente) si sapeva: ora però la “botta” del referendum ridà fiato alle argomentazioni che sconsigliano una modifica. Con una battuta, “meglio una legge che ci fa rischiare il pareggio piuttosto che una che ci fa rischiare la sconfitta…”. Con un ragionamento appena più articolato: “Con lo ‘Stabilicum’ regali la stabiità a loro. La legge attuale produce uno stallo: una maggioranza di pochi seggi, è una certezza. Con lo Stabilicum hai 70 seggi alla Camera e 35 al Senato: ma la stabilità la regali al centrosinistra”.

Infine, i ragionamenti su come proseguire la legislatura: “La sconfitta sulla giustizia si riverbererà inevitabilmente sul premierato, e la prossima legge di bilancio non ha margini per essere ‘espansiva’”. Insomma, il rischio è che le tensioni nella maggioranza si acuiscano, in quella che potrebbe diventare una campagna elettorale lunga un anno.

Referendum, Bonelli:Meloni arrogante, uniti per mandare destra a casa

Roma, 23 mar. (askanews) – “È un’arrogante che continua con la sua strada, Giorgia Meloni dice che andrà avanti con determinazione, ma su cosa? La riforma del premiarato? Che vuole smantellare un altro pezzo di Stato a partire dal presidente della Repubblica? Dobbiamo essere ancora più uniti per mandare a casa questa destra e costruire un’alternativa e portare l’Italia che vuole cambiare a governare questo Paese”.

Così il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli, parlando dal palco a Roma in piazza Barberini dopo la vittoria del no al referendum.

Referendum, delusione Fi per la sconfitta: voto politico ma avanti

Roma, 23 mar. (askanews) – Grande delusione e sorpresa per un risultato clamoroso sia nell’affluenza, un record non previsto da nessun sondaggista, sia per il distacco del No sul Sì, oltre sette punti, due milioni in termini di voti. È il clima in Forza Italia nel giorno della sconfitta al referendum sulla riforma costituzionale della giustizia, battaglia storica di Silvio Berlusconi, che dopo quattro passaggi in Parlamento senza una sbavatura viene bocciata sotto i colpi di quello che, si riconosce, è stato un “voto politico e non sul merito della riforma”.

L’alta affluenza che, nelle analisi dei sondaggisti avrebbe favorito i Sì, con le ore è cresciuta oltre ogni previsione. Un post su X alle 10 del mattino di Antonio Tajani tradisce che l’aria è cambiata rispetto all’ottimismo di ieri: “‘Partita finisce quando arbitro fischia’ diceva sempre il grande Vujadin Boskov. Si vota anche oggi, fino alle 15!”. Il segretario azzurro segue lo spoglio dal palazzo dei gruppi di Montecitorio ed è annunciato ai cronisti in sala Colletti, aperta alla stampa per l’occasione. Ma dopo poco più di un’ora dalla chiusura delle urne, quando è già evidente la sconfitta, davanti alle telecamere si presentano i capigruppo Paolo Barelli e Maurizio Gasparri e il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè che per Fi ha coordinato la campagna referendaria.

Mentre i tre parlano, Giorgia Meloni posta un video sui social. E di lì a poco anche Tajani decide di affidare il commento a una nota di due pagine che poi, come fatto dalla premier, riassumerà in un video postato su X. “Ci inchiniamo alla volontà del popolo sovrano. Abbiamo fatto tutto il possibile”. Tajani ribadisce che “per il governo non cambia nulla”, che per le Politiche si vota l’anno prossimo e “di sicuro” Forza Italia sarà con le altre forze del centrodestra.

Nei confronti degli alleati non sembrano esserci recriminazioni. Anche chi come Nazario Pagano, segretario regionale di Fi in Abruzzo, aveva avanzato qualche dubbio sull’impegno al 100% soprattutto della Lega, di fronte al dato record dell’affluenza non ha dubbi sulla mobilitazione: “Non penso la sconfitta dipenda da un disimpegno di qualcuno, con un’affluenza così alta vuol dire che tutti si sono impegnati”.

Né si intende puntare il dito contro Nordio o Delmastro: “Dare la croce addosso a Nordio e Delmastro sarebbe svilire un impegno che è stato di tutti. Non sarò io a dare patenti”, osserva Mulè invitando invece a dare “uno sguardo a casa propria, a cosa non ha funzionato”. Il vicepresidente della Camera cita i casi di Calabria e Sicilia, due regioni guidate da Fi: “Lì non è andata bene, quella è una sentinella dal punto di vista politico”. Finisce 57,25% per il no contro il 42,74% del Sì nella regione governata da Roberto Occhiuto, vicesegretario di Fi, (che non commenta) più volte indicato come antagonista di Tajani nella sempreverde polemica sul rinnovamento chiesto a più riprese da Marina Berlusconi. Nella Sicilia guidata da Schifani il dato è ancora più clamoroso: finisce 61 a 39 per il no. Un alert per le elezioni regionali del prossimo anno.

Tajani assicura che “la riforma della giustizia rimane un tema sul tavolo”, “non lasceremo inascoltata la richiesta” espressa da “milioni di cittadini”. L’auspicio è “che nessuno usi più toni da guerra civile” e che ci sia “un dialogo pacifico, sereno”. Su come procedere Gasparri spiega che “occorrerà una riunione, bisogna evitare risposte d’istinto. Sarebbe irriguardoso nei confronti di chi ha votato, bisognerà tenere conto del voto. Si approfondirà che cosa fare”.

Al di là del tema giustizia, uno dei primi dossier da affrontare con gli alleati dopo il referendum è certamente la legge elettorale: è uno di quei temi su cui “sedersi con l’opposizione e trovare un punto di equilibrio”, spiega Mulè. Domani è previsto un ufficio di presidenza della commissione Affari Costituzionali della Camera che potrebbe decidere di avviare l’iter della proposta di legge targata centrodestra ma nel partito non sono pochi i dubbi: “La botta è stata talmente forte che forse sarebbe meglio fermarsi e riflettere 24 ore in più”. Quindi non è escluso che alla fine la riunione venga rinviata o che non si occupi di legge elettorale.

Referendum, a Milano la festa per il No in piazza Duomo

Milano, 23 mar. (askanews) – A Milano festa per la vittoria del No al referendum sulla Giustizia in piazza Duomo, fra bandiere del Pd, Avs e della Cgil.

Referendum, Patuanelli (M5S): “Segnale forte al governo”

Roma, 23 mar. (askanews) – “Meloni dice facciamo finta di niente, in realtà non è che non è accaduto niente, è accaduto qualcosa di molto importante. Il Paese ha dato un segnale forte al governo, quindi non ci aspettavamo un passo indietro della Meloni, ma abbiamo visto un passo avanti per il Paese. Oggi va costruita l’alternativa che deve essere un’alternativa non soltanto per mandare a casa la Meloni. Noi dobbiamo costruire una alternativa seria, un programma serio, un orizzonte diverso per il Paese, perché in questi tre anni e mezzo non hanno risolto nessuno dei problemi del Paese”. Così Stefano Patuanelli, M5S, dopo la vittoria del No al referendum sulla Giustizia.

Referendum, festa in piazza con leader Pd-M5S-Avs: unità per Meloni a casa

Roma, 23 mar. (askanews) – La ‘chiamata’ è arrivata con lo scrutinio ancora in corso ma dati che davano ormai per certa la vittoria del ‘No’. Persone di tutte le età, moltissimi giovani, sono arrivati alla spicciolata fino a riempire piazza Barberini a Roma, raccogliendo l’invito del segretario della Cgil Maurizio Landini a festeggiare il successo del No al referendum sulla giustizia. Un invito rivolto anche ai leader del campo progressista con cui Landini ha ‘improvvisato’ un comizio da un camioncino. Finito con un abbraccio tra la segretaria dem Elly Schlein, il presidente M5S Giuseppe Conte, i leader di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, immortalati dai fotografi.

Il messaggio politico al governo di centrodestra è chiaro. “Noi continueremo ad essere testardamente unitari per mandare a casa questo governo”, dice la segretaria Schlein. La piazza le risponde in coro: “unità, unità, unità”. Poi annuncia: “stiamo per partire e andare in corteo a piazza del Popolo” dove si concluderà la ‘festa’ tra i fuochi d’artificio (non a Palazzo Chigi né davanti al Parlamento, transennate e presidiate dalle forze dell’ordine). E Conte: “Meloni lo senti questo grido? Non è stato uno sfratto esecutivo ma è un avviso di sfratto”. Fratoianni mette in guardia: questa vittoria, afferma, è un “punto di partenza, non di arrivo. Perché sbagliare ora sarebbe imperdonabile”. “C’è una destra arrogante che dice che continuerà sulla sua strada: dobbiamo essere uniti ancora di più per mandare a casa questa destra”, è la strada indicata da Bonelli.

Sul palco anche il presidente Anpi Gianfranco Pagliarulo secondo cui è stato evitato lo sfregio della Costituzione. Tutti ringraziano i giovani. Tra i 18 e i 34 anni anni i No sono stati oltre il 60%, hanno rappresentato l’ago della bilancia e dai leader arriva loro un ‘tributo’. Hanno “fatto la differenza”, nonostante il governo non abbia consentito il voto dei fuori sede, osserva Schlein. Tra le bandiere della Cgil, dei partiti, della pace, della Palestina, il tricolore, i giovani, megafono alla mano, sotto la pioggia, si sgolano: “No! No! No!”, “Dimissioni, dimissioni”. “Angurie Sì, Meloni no”. “Siamo tutti antifascisti”. Dagli altoparlanti Vasco Rossi canta “c’è chi dice No”. Due allegre signore anziane, con un foulard sulla testa con i colori della bandiera dell’Italia, si dichiarano fieramente “comuniste” ed esprimono la loro contentezza. Un cartello sintetizza: “Meloni torna a casa. Il referendum è andato male”. E uno striscione: “Viva l’Italia che resiste ancora”.

Referendum, a ottobre il sogno di Berlusconi, a marzo l’incubo di Meloni

Roma, 23 mar. (askanews) – Da “sogno”, realizzato postumo, di Silvio Berlusconi a incubo inaspettato di Giorgia Meloni. In cinque mesi la riforma della giustizia, bocciata oggi dal referendum, ha percorso questa incredibile parabola. Una parabola che l’ha vista, a ottobre, “promessa” mantenuta di mille comizi dei tempi in cui Silvio Berlusconi, allora dominus del centrodestra, evocava e invocava la separazione delle carriere (senza portarla a casa), e a marzo pietra d’inciampo, a un anno dalle elezioni politiche, dell’attuale governo di centrodestra. Quello a guida Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia.

In questo giro un po’ rocambolesco si sono mischiate, forse anche al di là delle intenzioni, aspettative di “pegni” e omaggi alla figura e all’esperienza politica e personale di Silvio Berlusconi che, nella campagna referendaria, è comparso e scomparso, a seconda delle circostanze, come padre politico della riforma. Era partita con l’omaggio. Il 30 ottobre la ministra per le Riforme Elisabetta Casellati così scriveva sui social: “La riforma della giustizia era una promessa agli italiani, un impegno preciso di Forza Italia verso i suoi elettori, un sogno che porta la firma di Silvio Berlusconi. Oggi è realtà”. Parole a cui, nello stesso giorno, seguivano quelle espresse dal vicepremier e segretario azzurro Antonio Tajani con un video entusiasta (“Oggi è una giornata storica, si realizza il sogno di Silvio Berlusconi”) e qualche velleità profetica: “Non sarà certamente una scelta a favore o contro il governo, decideranno i cittadini sulla riforma”, azzardava.

Poi, nelle ultime settimane, i sondaggi hanno cominciato a segnalare la rimonta del No e il riferimento a Berlusconi è praticamente scomparso dal dibattito. Ieri la presidente di Fininvest Marina Berlusconi, incalzata dai giornalisti al seggio, rispondeva con prudenza: “Una dedica a mio padre? Certo, lo farò domani quando si sapranno gli esiti” e comunque “non è questione di dediche ma di esercitare un voto per poter dare un contributo positivo al futuro di questo paese”.

Oggi, con la vittoria del No – perfino ad Arcore, regno del Cavaliere, i contrari alla riforma costituzionale sono stati il 50,25% – la realtà ha trasformato il “sogno” in un rompicapo per il governo, con qualche punto interrogativo in più per gli azzurri. Secondo un instant poll di Youtrend per Sky Tg24 il Sì è prevalso tra l’85% degli elettori di Fratelli d’Italia, l’82% della Lega, ma solo il 72% di Forza Italia partito che, secondo questa rilevazione, avrebbe la più alta percentuale di astenuti, il 12%, tra le forze politiche di centrodestra. E se, in serata, il ministro Tajani ribadisce che “la riforma della giustizia rimane un tema sul tavolo e non rinunceremo mai ad occuparcene”, qualche commentatore politico ricorda, ironicamente, la “legge del 6”: 2006, 2016 e 2026. Tre referendum costituzionali, tutti e tre persi: “se ne riparla nel 2036”.

Referendum, a ottobre sogno di Berlusconi, a marzo incubo Meloni

Roma, 23 mar. (askanews) – Da “sogno”, realizzato postumo, di Silvio Berlusconi a incubo inaspettato di Giorgia Meloni. In cinque mesi la riforma della giustizia, bocciata oggi dal referendum, ha percorso questa incredibile parabola. Una parabola che l’ha vista, a ottobre, “promessa” mantenuta di mille comizi dei tempi in cui Silvio Berlusconi, allora dominus del centrodestra, evocava e invocava la separazione delle carriere (senza portarla a casa), e a marzo pietra d’inciampo, a un anno dalle elezioni politiche, dell’attuale governo di centrodestra. Quello a guida Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia.

In questo giro un po’ rocambolesco si sono mischiate, forse anche al di là delle intenzioni, aspettative di “pegni” e omaggi alla figura e all’esperienza politica e personale di Silvio Berlusconi che, nella campagna referendaria, è comparso e scomparso, a seconda delle circostanze, come padre politico della riforma. Era partita con l’omaggio. Il 30 ottobre la ministra per le Riforme Elisabetta Casellati così scriveva sui social: “La riforma della giustizia era una promessa agli italiani, un impegno preciso di Forza Italia verso i suoi elettori, un sogno che porta la firma di Silvio Berlusconi. Oggi è realtà”. Parole a cui, nello stesso giorno, seguivano quelle espresse dal vicepremier e segretario azzurro Antonio Tajani con un video entusiasta (“Oggi è una giornata storica, si realizza il sogno di Silvio Berlusconi”) e qualche velleità profetica: “Non sarà certamente una scelta a favore o contro il governo, decideranno i cittadini sulla riforma”, azzardava.

Poi, nelle ultime settimane, i sondaggi hanno cominciato a segnalare la rimonta del No e il riferimento a Berlusconi è praticamente scomparso dal dibattito. Ieri la presidente di Fininvest Marina Berlusconi, incalzata dai giornalisti al seggio, rispondeva con prudenza: “Una dedica a mio padre? Certo, lo farò domani quando si sapranno gli esiti” e comunque “non è questione di dediche ma di esercitare un voto per poter dare un contributo positivo al futuro di questo paese”.

Oggi, con la vittoria del No – perfino ad Arcore, regno del Cavaliere, i contrari alla riforma costituzionale sono stati il 50,25% – la realtà ha trasformato il “sogno” in un rompicapo per il governo, con qualche punto interrogativo in più per gli azzurri. Secondo un instant poll di Youtrend per Sky Tg24 il Sì è prevalso tra l’85% degli elettori di Fratelli d’Italia, l’82% della Lega, ma solo il 72% di Forza Italia partito che, secondo questa rilevazione, avrebbe la più alta percentuale di astenuti, il 12%, tra le forze politiche di centrodestra. E se, in serata, il ministro Tajani ribadisce che “la riforma della giustizia rimane un tema sul tavolo e non rinunceremo mai ad occuparcene”, qualche commentatore politico ricorda, ironicamente, la “legge del 6”: 2006, 2016 e 2026. Tre referendum costituzionali, tutti e tre persi: “se ne riparla nel 2036”.

Referendum, vittoria netta del No: decisive le grandi città e il Sud

Milano, 23 mar. (askanews) – Vince il No al referendum sulla separazione delle carriere in magistratura, ma il risultato restituisce un Paese diviso lungo linee territoriali e sociali ben definite. Secondo i dati praticamente definitivi diffusi dal Viminale attraverso il portale Eligendo (relativi a 61.528 sezioni su un totale di 61.533), i voti contrari si attestano al 53,74%, contro il 46,26% dei Sì. In termini assoluti, sono 14.454.937 gli elettori che hanno respinto la riforma della giustizia, mentre i favorevoli sono 12.442.868, con un divario che supera i 2 milioni di voti.

L’analisi territoriale evidenzia una frattura geografica piuttosto marcata. Il Sì riesce ad affermarsi soltanto in tre regioni del Nord: Friuli-Venezia Giulia (54,4%), Lombardia (53,66%) e Veneto (58,4%), che rappresenta anche il picco massimo di consenso per la riforma. Nel resto del Paese prevale invece il No, con percentuali particolarmente elevate nel Mezzogiorno. In Campania i contrari raggiungono il 65,23%, in Sicilia il 60,9% e in Basilicata il 60,03%. Dati alti anche in Sardegna (59,4%) e Toscana (58%), a conferma di un rifiuto diffuso che attraversa non solo il Sud ma anche parte del Centro. Il No si mantiene sopra il 55% anche in Calabria, Emilia-Romagna, Liguria e Puglia, mentre supera di poco il 53% in Abruzzo, Marche, Piemonte e Molise. Più equilibrata la situazione in Trentino-Alto Adige (50,6%), Umbria (51,6%) e Valle d’Aosta (51,8%), dove il confronto tra le due opzioni resta aperto fino all’ultimo. Nel Lazio il No prevale con il 54,5%.

Ancora più netta la tendenza nelle grandi città, che si schierano tutte contro la riforma. Il dato più significativo arriva da Napoli, dove il No tocca il 75,4%, segnando il divario più ampio. Percentuali molto elevate anche a Bologna (68,2%), Palermo (68%) e Firenze (66,5%). Il No supera il 60% anche a Torino (64,7%), Genova (circa 64%) e Bari (62,8%), mentre resta comunque maggioritario a Roma (60,3%) e Milano (58,4%). Venezia rappresenta l’unica grande città relativamente più equilibrata, con il No al 55,2% e il Sì al 44,8%.

Sul fronte della partecipazione, l’affluenza si attesta al 58,93%, un dato significativo che contribuisce a definire il peso politico del risultato soprattutto se paragonato all’ultima tornata referendaria, quella del 2020 sulla riduzione del numero dei parlamentari, quando alle urne si era recato il 50,78% degli aventi diritto. Anche il dato sull’affluenza fa emergere una netta differenziazione territoriale: le regioni del Centro-Nord registrano i livelli più alti, con Emilia-Romagna (66,67%), Toscana (66,27%) e Umbria (65,06%) in testa. Al contrario, il Mezzogiorno mostra una partecipazione più contenuta, con la Sicilia ferma al 46,13%, la Calabria al 48,38% e la Campania al 50,38%.

Il referendum consegna dunque un risultato chiaro ma articolato: il No vince in modo diffuso, sostenuto in particolare dal Sud e dalle grandi città, mentre il Sì mantiene una base significativa ma geograficamente limitata alle aree rurali e provinciali del Nord.

Protesta studenti e operai davanti alla Camera: Meloni dimissioni

Roma, 23 mar. (askanews) – Protesta di Usb, Potere al Popolo, Arci, e comitato No sociale, di cui fanno parte i collettivi studenteschi Osa e Cambiare Rotta, davanti a Montecitorio al grido di “Governo Meloni dimissioni”, “Giorgia Meloni devi andartene, vattene, vattene”. Mentre a Piazza Barberini i partiti di centrosinistra e la Cgil festeggiano la vittoria del No al referendum sulla riforma costituzionale della giustizia, qualche centinaio di persone in corteo ha raggiunto piazza Monte Citorio – da diverse ore blindata e chiusa al passaggio del pubblico attraverso un cordone di polizia – con uno striscione che chiede le dimissioni della premier.

“C’è un popolo che si sta organizzando in forma indipendente”, afferma uno dei manifestanti dal megafono ricordando l’assemblea di sabato 28 marzo di operai e operaie al Nuovo cinema l’Aquila di Roma. “La vittoria di oggi ci fa sperare che sia possibile cambiare questo paese”.

Tanti i giovani: “Oggi ha vinto un altro senso di giustizia, una giustizia che vuole dire giustizia sociale. I giovani fanno tremare questo governo. Hanno preso una sonora batosta”, dicono gli esponenti del Comitato no sociale. Una protesta anche contro la guerra: “Giorgia Meloni – dice una manifestante – come donna, madre, cristiana non ti daremo nessuno dei nostri figli per le vostre sporche guerre”.

Qualche slogan anche contro la segretaria del Pd, Elly Schlein, ‘rea’ di non chiedere le dimissioni di Meloni. Cosa che invece questa sera chiedono a gran voce i manifestanti davanti alla Camera.

Referendum, Fratoianni (Avs): “Vittoria che cambia l’aria del Paese”

Roma, 23 mar. (askanews) – “Una straordinaria vittoria della Repubblica e della Costituzione, una vittoria che cambia l’aria del Paese nel segno dell’alternativa, per dare della speranza, per alzare i salari, per dire basta alla precarietà, per ricostruire il diritto alla salute e all’istruzione, per un’Italia migliore”. Così il leader di Avs Nicola Fratoianni, commentando l’esito del referendum sulla giustizia.

Calcio, Nazionale, Bastoni vede il rientro

Roma, 23 mar. (askanews) – Una buona notizia per il ct Gennaro Gattuso in vista della semifinale playoff contro l’Irlanda del Nord. Dopo il forfait di Federico Chiesa e le condizioni non ottimali di Gianluca Scamacca, arrivano segnali incoraggianti da Alessandro Bastoni.

Il difensore dell’Inter ha svolto lavoro di corsa insieme a un preparatore atletico a Coverciano: la caviglia fa meno male e il dolore viene considerato gestibile. Una situazione che non garantisce ancora la presenza dal primo minuto nella sfida di Bergamo, ma che riapre uno spiraglio in vista della gara.

Come già anticipato dallo stesso Gattuso, Bastoni è rientrato da ieri al lavoro per recuperare e i progressi odierni confermano che il percorso procede nella direzione giusta. Il difensore vuole fare il possibile per esserci in una partita chiave per il cammino della Nazionale.

Intanto la seduta odierna è stata riservata ai giocatori al meglio della condizione. In campo, tra gli altri, Gatti, Buongiorno, Frattesi, Locatelli, Cambiaso, Politano, Spinazzola, Retegui e Raspadori. Domani è previsto il primo allenamento al completo, con il rientro anche degli acciaccati.

Referendum, giovani, comitati civici e campo largo bocciano riforma

Roma, 23 mar. (askanews) – Roma, 23 mar. (askanews) – Giovani, comitati civici e campo largo. E’ questo il mix vincente che ha bocciato la riforma della magistratura attraverso il referendum confermativo del 22-23 marzo. Il risultato delle urne non lascia spazio alle interpretazioni: il ‘No’ ha ottenuto il 53,60% contro il 46,40% per il ‘Sì’.

La carica degli elettori più giovani è stata una delle chiavi che spostato l’ago della bilancia verso il ‘No’. E’ quanto emerge dai dati di Opinio Rai: tra i 18-34 anni, il 61,1% ha votato ‘No’ contro il 38,9% che si è espresso per il ‘Sì’. Tra i 35-54 anni, il 53,3% ha messo una croce sul ‘No’, il 46,7% sul ‘Sì’. Oltre i 55 anni, il 50,7% ha votato a favore del ‘Sì’, il 49,3% per il ‘No’.

Analizzando il voto dei singoli partiti, secondo una rilevazione di Swg, gli elettori del centro sinistra hanno seguito convintamente le indicazioni dei propri leader: l’86% di chi vota per Alleanza verdi e sinistra si è espresso per il ‘No’, appena il 2% per il Sì; quelli del Pd si sono fermati al 75% (5% per il Sì), seguiti dagli elettori di M5s al 67% (5% per il Sì). Discorso diverso nel centrodestra, dove una componente importante è stata rappresentata dagli astenuti: il 68% di chi vota FdI ha messo una croce sul ‘Sì’, un 8% ha votato ‘No’, un 24% non è andata a votare; in Forza Italia, il 60% ha promosso la riforma anche se, sempre un 8% ha votato contro e un 32% si è astenuto. Nella Lega un 57% dei propri elettori ha scelto il ‘Sì’, un 6% il No’, mentre il 37% ha disertato le urne.

La vittoria netta del ‘No’ al referendum sulla riforma della magistratura si materializza anche sulla cartina geografica dell’Italia. Diciassette regioni su venti hanno bocciato il testo firmato dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

Pollice verso in molte regioni governate dal centrodestra, come il Piemonte, la Liguria, il Lazio, le Marche, l’Abruzzo, la Basilicata. Vera e propria débacle per il Sì anche in Calabria e Sicilia con i presidenti di Regione entrambi di Forza Italia.

Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia sono le uniche tre regioni in cui i risultati delle urne hanno premiato la riforma costituzionale. Il distacco più ampio, a livello regionale, è stato registrato in Campania, con il ‘No’ al 65,23% e il Sì al 34,77%. A Napoli e provincia il Sì si è fermato al 28,52% il No al 71,48%.

Entrando nel dettaglio: Valle d’Aosta Sì 48,19%, No 51,81%; Piemonte Sì 46,51%, No 53,49%; Lombardia Sì 53,67% No 46,33%; Veneto Sì 58,41% No 41,59%; Trentino Alto Adige Sì 49,38%, No 50,62%; Friuli Venezia Giulia, Sì 54,47% No 45,53%; Emilia Romagna, Sì 42,79%, No 57,21%; Liguria Sì 42,96%, No 57,04%; Toscana Sì 41,86%, No 58,14%; Umbria Sì 48,32%, No 51,68%; Lazio Sì 45,43%, No 54,57%; Abruzzo Sì 48,22%, No 51,78%; Campania Sì 34,77%, No 65,23%; Basilicata Sì 39,97%, No 60,03%; Puglia Sì 42,86%, No 57,14%; Molise Sì 45,26%, No 54,74%; Calabria Sì 42,77%, No 57,23%; Sicilia Sì 39,02%, No 60,98%; Sardegna Sì 40,53%, No 59,47%.

Mieloma Multiplo, Ail lancia il video talk “MettiaMoci Comodi”

Roma, 23 mar. (askanews) – Marzo è il mese della sensibilizzazione sul Mieloma Multiplo, una patologia che ogni anno colpisce in Italia circa 6.000 persone, il secondo tumore del sangue per diffusione dopo i linfomi. Ma nonostante la sua rilevanza epidemiologica, resta ancora oggi una patologia poco conosciuta. Per questo, dal 2021, l’Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma (AIL) ha scelto di dedicare proprio nel mese di marzo i propri servizi informativi a questa neoplasia, rinnovando così il proprio impegno a fianco dei pazienti ematologici. E’ stato lanciato un video talk “MettiaMoci Comodi”, uno spazio di dialogo e confronto dedicato alle conseguenze osteoarticolari del mieloma e all’importanza di un approccio multidisciplinare centrato sulla persona. A guidare il confronto è Andrea Grignolio, divulgatore e Professore Associato di Storia della Medicina e Bioetica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele. Nel mieloma multiplo il danno osseo rappresenta uno degli aspetti più rilevanti e impattanti della malattia.

Nicola Giuliani Professore Ordinario Ematologia Università di Parma, ha spiegato: “Il mieloma multiplo, unico fra i tumori del midollo osseo, è caratterizzato da questa peculiarietà, capacità di distruggere l’osso, perché le cellule di mieloma che derivano dalle nostre plasmacellule che producono gli anticorpi, direttamente o indirettamente interagendo con l’ambiente del midollo osseo inducono la produzione di fattori che attivano le cellula osteoplastiche, che sono quelle deputate a mangiare l’osso. Dall’altra parte determinano un effetto soppressorio sulle cellule che sono invece deputate a produrre tessuto osseo”.

Spesso i primi segnali si manifestano con dolore persistente, fratture o difficoltà nei movimenti, con ricadute immediate sull’autonomia e sulla qualità di vita. “Il primo segnale – ha raccontato un paziente – è stato un crollo verticale durante una mezza maratona. Ero un runner, mi allenavo costantemente e durante la corsa ho avuto un forte dolore alla colonna. Questo crollo è stato il primo di 11 crolli vertebrali che ho avuto a distanza di 2-3 anni in cui ho subito tre vertebro-plastiche. Il dolore è stato il primo sintomo”.

Affrontare il danno osseo significa prendersi cura della persona nella sua interezza, non soltanto della patologia. Significa dare valore alla mobilità, all’indipendenza, alla possibilità di continuare a sentirsi attivi.

Antonio Robecchi Majnardi Direttore U.O. Medicina Riabilitativa Istituto Auxologico Italiano, ha aggiunto: “E’ cambiata molto la consapevolezza sull’importanza dell’esercizio, sia per gli aspetti di cura della patologia, per gli aspetti di prevenzione, l’importanza dell’esercizio anche per il tono dell’umore delle persone, perché stare fermi a vedere la propria vita di tutti i giorni limitata è qualcosa che nell’ambito di un percorso di cura, appesantisce la vita di tutti i giorni, a maggior ragione ora che la malattia viene cronicizzata dalla terapia di base”.

Nel talk ci si sofferma anche sull’importanza di un approccio multidisciplinare, sul ruolo del movimento e sugli stili di vita e una sana alimentazione come parte integrante del percorso terapeutico.

Referendum, Renzi: Meloni anatra zoppa, suoi dubiteranno di lei

Roma, 23 mar. (askanews) – “Da oggi Giorgia Meloni è un’anatra zoppa, ovviamente nel senso tecnico giuridico del termine, prima o poi inizieranno a dubitare di lei i suoi, a me è successo, per lei parte un anno di via Crucis”. . Lo ha detto il leader di Italia Viva Matteo Renzi parlando dell’esito del referendum sulla riforma della magistratura. “Quando parla il popolo, il palazzo deve ascoltare e spero che qualcuno non faccia il don Abbondio”, ha concluso Renzi

Editoria, Gedi passa al gruppo greco Antenna: acquisito il 100%

Milano, 23 mar. (askanews) – Gedi passa di mano: i greci di Antenna Group hanno annunciato l’acquisizione del gruppo editoriale.

K Group, proprietaria di Antenna Group, ha acquisito il 100% di Gedi Gruppo Editoriale da Exor, inclusi il quotidiano la Repubblica, i brand radiofonici Radio Deejay, Radio Capital, m2o, insieme a HuffPost Italia, National Geographic Italia, Limes e la concessionaria pubblicitaria Manzoni.

Con l’acquisizione di Gedi, spiega, Antenna rafforzerà una realtà indipendente di primo piano nel settore dell’informazione e dell’intrattenimento con base in Italia, con una solida presenza a livello internazionale e un appeal globale. (fonte immagine: K Group)

Referendum, l’applauso del Comitato per il No ai primi exit poll

Roma, 23 mar. (askanews) – Un piccolo applauso ha salutato i primi exit poll del referendum che vedono in vantaggio il No, seppur sul filo, al “Comitato “Società Civile per il No al referendum costituzionale”, riunito Centro Congressi Frentani, a Roma.

Una attesa ottimista dopo i primi numeri fra i presenti, dove si aspetta anche l’arrivo di Maurizio Landini, segretario generale della Cgil e Giovanni Bachelet, presidente del Comitato Società Civile per il No.

Acqua, Barrile (Utilitalia): tema frammentazione risorse

Roma, 23 mar. (askanews) – Annamaria Barrile (Direttore Generale di Utilitalia), è intervenuta in occasione del convegno “Acqua, Agricoltura e Salute: innovazione e ricerca per la sicurezza, la qualità e la sostenibilità”, promosso da Fondazione UniVerde e Coldiretti.

Per Barrile “la frammentazione della gestione è un tema enorme per la gestione della risorsa idrica, con 4 ministeri che se ne occupano, autorità nazionali e territoriali, operatori dimensionati industriali che sono i nostri associati ma ci sono ancora tanti operatori piccoli e addirittura gestioni in economia. Ma c’è tanta voglia di fare sistema nonostante questa frammentazione”.

Referendum, Tajani: per attività governo non cambia nulla

Roma, 23 mar. (askanews) – “Per l’attività di governo non cambia nulla: lo abbiamo detto per tutta la campagna elettorale, noi abbiamo unicamente chiesto un voto sul merito della riforma, non un voto sull’esecutivo. Il voto sul governo sarà l’anno prossimo alla scadenza della legislatura e allora, non oggi, gli italiani decideranno se abbiamo lavorato bene o male. E di sicuro troveranno ancora una volta insieme Forza Italia con le altre forze del centro-destra”. Lo dichiara sul risultato del referendum il vicepremier e segretario di Fi Antonio Tajani in una nota.

Al via la sesta edizione del Meeting Music Contest

Roma, 23 mar. (askanews) – Un contest che è ormai un punto di riferimento per i giovani artisti e band emergenti, capace di intercettare e valorizzare nuovi talenti provenienti da tutta Italia. È il Meeting Music Contest, giunto quest’anno alla sesta edizione, promosso dal Meeting per l’amicizia fra i popoli – il più grande evento culturale e giovanile europeo – e dal MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza, la più importante piattaforma di scouting della scena musicale indipendente italiana.

Lunedì 23 marzo 2026, nella sala stampa della Regione Emilia-Romagna a Bologna, si è svolta la conferenza di presentazione del contest, che si avvale del sostegno della Regione Emilia-Romagna e della collaborazione di Made Officina Creativa. Erano presenti Roberta Frisoni, assessora al Turismo, Commercio e Sport della Regione Emilia-Romagna, Otello Cenci responsabile Spettacoli del Meeting di Rimini, Giordano Sangiorgi, fondatore e patron del MEI. Alla conferenza ha partecipato anche il vincitore della scorsa edizione, Davide Amati, che ha offerto al pubblico un assaggio del proprio talento.

Contest aperto a band e giovani artisti da 14 a 40 anni Il tema di quest’anno, ispirato al titolo del Meeting di Rimini 2026, “L’amor che move il sole e l’altre stelle”, invita i partecipanti a confrontarsi con una forza capace di muovere la realtà e la vita delle persone. Un amore che non appiattisce le differenze ma le fa dialogare, che non paralizza ma mette in movimento, che spinge ciascuno a uscire da sé per costruire qualcosa di nuovo.

Giovani artisti e band (14-40 anni) avranno l’opportunità di presentare un brano inedito e una cover reinterpretata, per accedere alle fasi finali del contest. Dopo la selezione, gli 8 semifinalisti si esibiranno a luglio al Club Hobo’s di Rimini, mentre i finalisti saliranno sul palco del Meeting per la finale, in programma sabato 22 agosto 2026 al Palco Piscine Ovest della Fiera di Rimini, nell’ambito della 46ª edizione del Meeting. Le iscrizioni vanno dal 30 marzo al 31 maggio.

Una giuria di esperti del settore musicale, coordinata da Giordano Sangiorgi (MEI) e Otello Cenci (Meeting), valuterà le performance e decreterà il vincitore.

Il contest offrirà ai vincitori un pacchetto di premi pensato per favorire l’ingresso nel mondo professionale (descritti in dettaglio nella scheda evento): live al MEI 2026, registrazione del singolo, distribuzione digitale, ufficio stampa, promozione social continuativa, buoni sconto, un microfono e altri premi in via di definizione

“Il Meeting Music Contest 2026 – ha sottolineato l’assessora regionale Roberta Frisoni – rappresenta un’iniziativa di grande rilevanza per il territorio riminese, non solo sotto il profilo culturale e musicale, ma anche dal punto di vista turistico e promozionale. Inserito nel contesto del Meeting di Rimini, uno dei più importanti eventi culturali e giovanili a livello europeo, contribuisce ad arricchire l’offerta complessiva della destinazione, attirando centinaia di partecipanti, artiste e artisti emergenti, operatori del settore e pubblico proveniente da tutta Italia”.

Nelle due serate live, semifinale e finale, sottolinea l’assessora, “Rimini diviene un palcoscenico diffuso, generando ricadute positive sull’indotto turistico locale. Il contest riveste inoltre un ruolo strategico nella valorizzazione dei giovani talenti, offrendo opportunità concrete di crescita professionale e visibilità”.

A completare questo ecosistema, il Mei – Meeting delle etichette indipendenti, partner dell’iniziativa, “consolida ulteriormente il legame tra musica e territorio attraverso la realizzazione di eventi di riferimento anche in altri contesti, come Eufonica, la fiera della musica indipendente, vetrina del contest, che si tiene a maggio a Bologna. Il Meeting Music Contest non è quindi soltanto un concorso musicale, ma un progetto integrato capace di coniugare turismo, cultura e sviluppo dei giovani talenti, rafforzando il posizionamento del territorio riminese come destinazione dinamica, attrattiva e culturalmente vivace”.

“Con la sesta edizione del Meeting Music Contest siamo particolarmente fieri della collaborazione tra il Meeting per l’Amicizia fra i Popoli, il MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti e MADE Officina Creativa, insieme ai tanti partner che ogni anno contribuiscono alla realizzazione dell’evento e agli artisti coinvolti come giurati”, commenta Otello Cenci, responsabile Spettacoli del Meeting e co-direttore artistico del Contest. “Questa sinergia si riflette anche nella crescente partecipazione di giovani artisti, segno di un forte desiderio di esprimersi e di confrontarsi. Il contest è un’occasione concreta per mettersi alla prova e incontrare maestri e professionisti, trasformando in alcuni casi una passione in un percorso. Crediamo che la creatività sia uno strumento essenziale per conoscere se stessi, leggere la realtà e contribuire alla costruzione culturale e sociale”.

“Il Meeting Music Contest si conferma come uno dei contest di riferimento della nuova scena musicale cantautorale pop-rock d’autore italiana. Lo dimostrano, da un lato, la grande partecipazione e, dall’altro, la qualità dei finalisti e dei vincitori, molti dei quali proseguono con successo il proprio percorso artistico”, prosegue Giordano Sangiorgi, fondatore e patron del MEI e co-direttore artistico del Contest.

“In un contesto in cui la canzone d’autore e il pop-rock incontrano maggiori difficoltà rispetto al mainstream commerciale, il valore di questa iniziativa diventa ancora più evidente. Il Meeting Music Contest, insieme al MEI e al Meeting per l’amicizia fra i popoli, intende infatti offrire uno spazio concreto ai giovani talenti che propongono contenuti più profondi e complessi, legati alla dimensione della musica dal vivo. Un luogo in cui la qualità artistica e il significato dei testi possano trovare ascolto, al di là delle logiche del consumo immediato. Per questo il Meeting Music Contest continua a rappresentare un punto di riferimento per i giovani artisti emergenti di maggiore interesse”.

Con oltre 300 partecipanti nell’edizione 2025, il Meeting Music Contest si conferma tra le iniziative più rilevanti del panorama musicale emergente italiano, capace di valorizzare il talento e accompagnarlo in un percorso di crescita reale.

Referendum, Tajani: ci inchiniamo a volontà popolo, grande prova

Roma, 23 mar. (askanews) – “Il popolo sovrano si è espresso, e noi ci inchiniamo alla sua volontà. Si è espresso con un grado molto alto di partecipazione e questa, al di là del risultato, è una grande prova di democrazia”. Lo afferma Antonio Tajani, segretario di Fi e vicepremier, in una nota di commento all’esito del referendum.

“Noi – prosegue – abbiamo fatto tutto il possibile per far comprendere l’importanza di una riforma che avrebbe reso la giustizia più equa e l’Italia più libera. Però gli italiani sono stati di diverso avviso e ne prendiamo atto con il massimo rispetto”.

Acqua, Gargano (Anbi): entrata anche in conflitti bellici

Roma, 23 mar. (askanews) – Massimo Gargano (Direttore Generale di ANBI) in occasione del convegno “Acqua, Agricoltura e Salute: innovazione e ricerca per la sicurezza, la qualità e la sostenibilità”, promosso da Fondazione UniVerde e Coldiretti, è intervenuto evidenziando come “L’acqua purtroppo è entrata anche nei conflitti bellici, lo abbiamo visto in Iran, lo abbiamo visto dopo l’inizio della guerra in Ucraina, la vediamo tutti i giorni con i disperati sulle carrette del mare che mettono a rischio la propria vita andando a cercare migliori condizioni dettate spesso proprio dalla mancanza d’acqua”. Ma cosa può fare l’Europa, cosa può fare l’Italia, e cosa fanno i consorzi di bonifica: “molte cose, ma ne dico una, insieme a Coldiretti l’Anbi ha presentato un piano invasi che va nella direzione di raccogliere l’acqua quando è in eccesso, e vediamo i danni derivati dai cambiamenti climatici, per metterla a disposizione quando manca”.

Meloni: rispettiamo la decisione degli italiani, noi andiamo avanti

Roma, 23 mar. (askanews) – “Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia”. Così su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Il governo ha fatto quello che aveva promesso, portare avanti una riforma della giustizia che era scritta nel nostro programma elettorale. L’abbiamo sostenuta fino in fondo e poi abbiamo rimesso la scelta ai cittadini e i cittadini hanno deciso e noi come sempre rispettiamo la loro decisione. Resta chiaramente il rammarico per un’occasione persa di modernizzare l’Italia” ha affermato poi la presidente del Consiglio in un video pubblicato sui social.

Referendum, Meloni: rammarico per occasione persa

Roma, 23 mar. (askanews) – “Il governo ha fatto quello che aveva promesso, portare avanti una riforma della giustizia che era scritta nel nostro programma elettorale. L’abbiamo sostenuta fino in fondo e poi abbiamo rimesso la scelta ai cittadini e i cittadini hanno deciso e noi come sempre rispettiamo la loro decisione. Resta chiaramente il rammarico per un’occasione persa di modernizzare l’Italia”. Lo afferma la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un video pubblicato sui social. Bac

Vivere in una colonia su Marte, l’esperienza immersiva “Cast for Mars”

Milano, 23 mar. (askanews) – Vivere in una colonia su Marte tra moduli abitativi, laboratori, allarmi e tempeste. È l’idea alla base di “Cast for Mars”, un’esperienza immersiva che ridefinisce i confini tra teatro, cinema e intrattenimento, trasformando i visitatori in colonizzatori chiamati a gestire risorse, orientarsi in ambienti ostili e affrontare imprevisti.

L’obiettivo è far vivere, in modo il più possibile realistico, cosa significhi stare su Marte, mescolando elementi scientifici e narrazione. Non uno spettacolo tradizionale ma un percorso tra teatro, tecnologia e giochi di ruolo: i partecipanti si muovono tra scenari futuristici, ma dal gusto retrò, come ha spiegato Francesco Fiore, produttore esecutivo di Cast For Mars con lo studio creativo AlterAgent: “È come entrare in un film che succede mentre si è dentro, con scenografie, attori e tecnologia che raccontano una storia: quella di un simulatore di vita su Marte”, ha sottolineato.

L’esperienza punta a coinvolgere il pubblico in prima persona, mettendolo di fronte alle difficoltà concrete della vita in condizioni estreme. Si fronteggiano tempeste di sabbia, ad esempio, e l’unico modo per salvarsi è il lavoro di squadra.

Ma il messaggio va oltre la fantascienza: raccontare Marte per riflettere, attraverso un’esperienza divertente, anche sulla fragilità della vita sulla Terra. Il progetto è stato testato e messo a punto a Treviglio, alle porte di Milano, e ha contatti già avviati in alcune regioni, a partire dall’Asia.

Referendum, Bonelli: c’è opposizione maggioritaria nel paese

Roma, 23 mar. (askanews) – “Oggi per noi è un segnale importante. Principalmente per noi è un segnale perché abbiamo la responsabilità di costruire un’alternativa perché c’è una opposizione nel paese, maggioritaria, e su quello vogliamo cominciare a costruire un’alternativa basata sui programmi e sui reali bisogni dell’Italia”. Così il leader di Avs Angelo Bonelli, su La 7.

Per quanto riguarda Avs, Bonelli ha puntualizzato: “noi abbiamo l’ambizione di andare sopra il 10% “.

Verona celebra la Giornata della Poesia tra imprese e università

Verona, 23 mar. (askanews) – Alla Biblioteca Capitolare di Verona, per la Giornata mondiale della Poesia, la parola poetica si è seduta allo stesso tavolo di imprenditori e formatori. Incontri, letture e dialoghi internazionali hanno esplorato il rapporto tra creatività, responsabilità e innovazione.

Il primo appuntamento ha messo a confronto cultura e sistema produttivo, con l’obiettivo di portare la dimensione poetica dentro la vita delle imprese. Nel corso dell’incontro è stato siglato un accordo tra Accademia Mondiale della Poesia, Confindustria Veneto e Fondazione Bevilacqua La Masa per sviluppare progetti comuni tra arte, poesia e impresa.

“L’impresa è fatta da uomini – afferma Raffaele Boscaini, presidente di Confindustria Veneto – viene misurata con numeri e dati, ma l’imprenditore prima di tutto è uomo e si muove attraverso emozioni. Anche l’intuito di un imprenditore è un’emozione, un feeling, una sensazione. La poesia può aiutare l’imprenditore, l’impresa e il mondo dell’impresa a muoversi in queste direttrici.

Un confronto che guarda anche al rapporto tra innovazione e dimensione umana del lavoro. Per Emanuela Lucchini, delegata all’innovazione e alla ricerca in Confindustria Veneto, “trovare strade nuove, percorsi nuovi permette all’animo umano di emergere, cioè di andare oltre, di ricercare quello che è ancora incognito e quindi si sposano molto bene la poesia con l’innovazione nell’impresa”.

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Accanto al tema dell’innovazione è emerso anche quello del benessere umano e sociale. Laura Troisi, segretario Generale dell’Accademia Mondiale della Poesia: “Noi crediamo che sia importante che la poesia entri nelle imprese, nella vita delle imprese. Infatti questo evento ha come titolo il respiro della poesia per le vita delle imprese, proprio perché la poesia dà la visione e questo è fondamentale”.

Il programma si è aperto anche alla dimensione internazionale con il Premio Catullo, andato alla poetessa Gabriella Sica, e un confronto tra università, poesia e formazione. Per due giorni poeti e studiosi da diversi Paesi si sono confrontati per sul presente e sul futuro della poesia, in un dialogo tra culture e generazioni chiuso da un reading internazionale.

Referendum, Lupi: nessuna resa conti, avanti con legge elettorale

Milano, 23 mar. (askanews) – Nella maggioranza “non ci sarà nessuna resa dei conti. Dovremo lavorare ancora di più per le grandi sfide che abbiamo davanti: da quelle economiche alle riforme, compresa, piaccia o non piaccia, la legge elettorale. Dobbiamo lavorare a un sistema che garantisca la governabilità, che è fondamentale, altrimenti si tornerà a governi tecnici che hanno già prodotto i risultati che abbiamo visto”. Lo ha detto il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi, ospite dello speciale di Quarta Repubblica su Retequattro.

Referendum, Renzi: sonora sconfitta per Meloni. Dimissioni? Io lasciai tutto

Roma, 23 mar. (askanews) – “Mi pare la che partita sia sostanzialmente chiusa, il No, a sorpresa, ha vinto il referendum, lo dico chiaramente: oggi si consuma un fatto politico enorme, quando il popolo parla il palazzo deve ascoltare. Meloni ci ha raccontato di essere benedetta dal consenso popolare, hanno scelto di esautorare il Parlamento, Giorgia Meloni ha scelto di portare un copia e incolla di ciò che avevano scritto negli uffici e non una riforma, oggi c’è una sconfitta sonora del governo e del modo arrogante con cui ha voluto fare questa riforma costituzionale”. Lo ha detto il leader di Italia Viva Matteo Renzi parlando a Radio Leopolda.

“Dimissioni? Io non voglio suggerire a Meloni cosa fare, io so cosa si prova quando si perde un referendumn costituzionale, ma noi avevamo fatto un lavoro parlamentare”, “io lasciai tutto quando lo persi, Palazzo Chigi e il partito”, “oggi non ascoltare la voce del popolo è da don Abbondonio, è doloroso ma si può mantenere la dignità”, ha sottolineato Renzi.

A bocca aperta: il nuovo allestimento Oral-B da Explora

Roma, 20 mar. (askanews) – Educare all’igiene orale fin dalla tenera età tramite esperienze ludiche. Ad Explora, il Museo dei Bambini di Roma, è stato inaugurato il nuovo percorso d’apprendimento interattivo che consente ai bambini di scoprire la propria bocca, ma anche tutte le buone abitudini per una giusta esecuzione della pulizia dentale. Ancora in prima fila Oral-B, il brand leader di Procter&Gamble, che da sempre insiste per informare correttamente sull’igiene orale.

L’intervista a Jessica D’Avino, Direttrice Marketing e Media Oral Care Italia di Procter & Gamble: “Oral-B continua ad innovare anno su anno per portare delle pratiche di buona igiene orale a tutti, anche ai bambini. Dallo spazzolino elettrico oscillante rotante al giusto dentifricio al floro. Quindi questo bellissimo progetto, “A bocca aperta” ha proprio l’obiettivo di promuovere la cultura della prevenzione ai bambini in modo divertente ed ingaggiante, e fa parte del progetto più ampio di P&G per l’Italia di sostenere il benessere delle famiglie e delle nuove generazioni”

Le parole del Dottor Marco Moscati, Membro del consiglio direttivo SIOI e Odontoiatra pediatrico: “Bisogna coinvolgere le famiglie affinché i bambini spazzolino i denti almeno due volte al giorno, possibilmente con uno spazzolino elettrico, con un dentifricio florato, con una concentrazione di floro adatta all’età del bambino, che il genitore si impegni a portare il bambino dal dentista pediatrico per dei controlli periodici, e soprattutto che l’alimentazione riduca il più possibile la frequenza degli attacchi acidi e in generale l’assunzione di zucchero.”

Sperimentare, crescere e conoscere. Al Museo dei Bambini di Roma l’apprendimento viene facilitato da dei percorsi ad-hoc creati per divertire ma soprattutto stimolare la curiosità dei bambini.

Il commento di Patrizia Tomasich, Presidente Explora, Museo dei Bambini di Roma: “Abbiamo sentito l’esigenza di richiedere un supporto, in questo caso l’abbiamo fatto a Oral-B e Procter & Gamble, per realizzare un nuovo allestimento dedicato a questo. Ma anche perché sappiamo tutti che l’igiene dentale, l’igiene della nostra bocca, è strettamente collegata con tutto quello che è il nostro corpo. È importante che si offra ai bambini la possibilità di giocare con un tema divertente ma complesso.”

Le parole della Dr.ssa Anna Maria Musolino, Resp.le UOS Pediatria dell’emergenza Ospedale Pediatrico Bambino Gesù: “È molto importante perché la salute orale rientra a tutto tondo nella salute generale dei bambini e anche degli adulti. La società italiana di pediatria ha a cuore la prevenzione e la salute a tutto tondo e certamente prevenire le malattie del cavo orale con una corretta igiene orale sin dai primi anni di vita può realmente aiutare ad avere poi una salute migliore. Insegnare ai bambini è importante perché i bambini apprendono molto più di quanto noi non possiamo immaginare, è importante insegnarlo però anche ai genitori. “

Un sorriso ben curato non è solo sinonimo di sane abitudini ma anche di una completa consapevolezza sull’igiene orale. Adottare fin dai primi anni di vita le giuste routine permette di prevenire moltissime patologie nella cavità orale, assicurando il benessere generale dell’individuo.

Digitale, al via la seconda edizione del canale di cofinanziamento

Roma, 23 mar. (askanews) – Annunciata dall’Impresa sociale Fondo per la Repubblica Digitale l’attivazione della seconda edizione del canale di cofinanziamento, con una dotazione complessiva di oltre 9 milioni di euro. L’iniziativa è finalizzata a sostenere progetti e interventi congiunti dedicati allo sviluppo delle competenze digitali e alla promozione dell’inclusione sociale, economica e lavorativa.

L’iniziativa – parte del Piano Strategico 2025-2026 approvato dal Comitato di Indirizzo Strategico del Fondo per la Repubblica Digitale a febbraio dello scorso anno – si configura come uno strumento volto a rafforzare la collaborazione tra soggetti privati for profit e non profit, con l’obiettivo di amplificare l’impatto delle azioni formative sul territorio.

Il canale di cofinanziamento, che attualmente mette a disposizione circa 9,5 milioni di euro grazie a un ulteriore stanziamento pari a 5 milioni di euro deliberato dal Comitato di indirizzo strategico del Fondo, rappresenta uno strumento strategico per la valorizzazione delle risorse. Esso consente infatti di sostenere progetti congiunti, favorendo la messa in comune di competenze ed esperienze e rafforzando la collaborazione tra soggetti diversi attraverso logiche di coprogettazione.

Con la nuova edizione del Regolamento, l’Impresa sociale rinnova il proprio impegno a sostenere iniziative in collaborazione con altri enti erogatori che condividono gli obiettivi e la mission del Fondo, ovvero sostenere opportunità formative in ambito digitale che promuovano l’inserimento professionale e l’inclusione sociale delle persone, con particolare attenzione alle categorie più fragilidella popolazione. Le risorse del Fondo potranno coprire fino al 50% del costo complessivo dei progetti, mentre la restante quota dovrà essere garantita da uno o più cofinanziatori. Il contributo minimo richiedibile al Fondo è pari a 100.000 euro.

Per Alessio Butti, Sottosegretario di Stato con delega all’Innovazione tecnologica: “Per il Governo rafforzare le competenze digitali rappresenta un obiettivo centrale per accompagnare il Paese nelle sfide della trasformazione tecnologica in corso. Per questo motivo, è fondamentale promuovere collaborazioni strategiche nella formazione digitale tra soggetti diversi, con l’obiettivo di rafforzare la competitività e favorire uno sviluppo economico e sociale inclusivo. L’attivazione del canale di cofinanziamento del Fondo per la Repubblica Digitale sostiene questo approccio, incentivando la condivisione di risorse, competenze ed esperienze per realizzare interventi ad alto impatto sul territorio nazionale e sulle persone. In questo quadro, l’azione del Fondo continua a rappresentare un elemento chiave per garantire continuità, visione e capacità di attuare iniziative efficaci a sostegno delle competenze digitali e dello sviluppo del Paese”.

Per Giovanni Azzone, Presidente di Acri: “Il cofinanziamento delle iniziative è da sempre uno strumento utilizzato dalle Fondazioni di origine bancaria, perché consente di attivare un effetto leva sulle risorse disponibili e favorisce il coinvolgimento di una pluralità di soggetti. In questo modo si aggregano competenze ed esperienze diverse e si rafforza l’impatto degli interventi. È quindi particolarmente positivo che il Fondo per la Repubblica Digitale prosegua con decisione in questa direzione, dedicando un apposito canale al cofinanziamento per coinvolgere soggetti profit e non profit, incluse le stesse Fondazioni di origine bancaria, con l’obiettivo di sviluppare le competenze digitali nel Paese. Investire sulle competenze digitali significa infatti incidere anche su altre disuguaglianze che attraversano la nostra società, da quelle sociali a quelle economiche e lavorative”.

Per Giovanni Fosti, Presidente del Fondo per la Repubblica Digitale Impresa sociale: “Con l’avvio della seconda edizione del canale di cofinanziamento vogliamo dare un’ulteriore opportunità concreta alle persone e ai territori che rischiano di restare esclusi dalla trasformazione digitale. La prima edizione ha già mostrato il valore di questa iniziativa, sostenendo iniziative come vIvA, Good Loop e STEMvolution, capaci di promuovere formazione e inclusione digitale su tutto il territorio nazionale. Per la seconda edizione, il Fondo prosegue in questa direzione, mettendo a disposizione circa 9,5 milioni di euro per progetti che valorizzano collaborazioni, condivisione di risorse e competenze per favorire uno sviluppo equo e inclusivo. Questo rappresenta anche un’opportunità per le Fondazioni di origine bancaria di accedere esse stesse allo strumento, nell’ottica di rafforzare l’impatto reale sui territori e sulle persone. Un ringraziamento speciale va proprio a tutte le Fondazioni che, insieme al Governo, rendono possibile questa iniziativa e sostengono la crescita delle competenze digitali dove più serve.”

MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE. Il canale di cofinanziamento è rivolto a enti erogatori privati (cofinanziatori) e a soggetti privati senza scopo di lucro (enti attuatori) che intendono, insieme al Fondo per la Repubblica Digitale, sostenere o realizzare interventi per la formazione e l’inclusione digitale su tutto il territorio nazionale.

Le iniziative possono essere originate e svolte nelle seguenti differenti modalità:

• bandi a evidenza pubblica elaborati e promossi congiuntamente dal Fondo per la Repubblica Digitale con altri cofinanziatori in funzione di enti erogatori, su tematiche di interesse comune; • progetti proposti direttamente da un ente privato senza scopo di lucro e sostenuti almeno al 50% da uno o più cofinanziatori in funzione di enti erogatori; • progetti individuati congiuntamente dal Fondo per la Repubblica Digitale con altri cofinanziatori, realizzati da enti privati senza scopo di lucro e sostenuti almeno al 50% dai cofinanziatori.

Eventuali soggetti interessati a realizzare un’iniziativa congiunta, in linea con gli ambiti di intervento del Fondo, che preveda il diretto coinvolgimento dell’Impresa sociale in qualità di co-realizzatore e cofinanziatore dell’intervento, possono contattare direttamente gli Uffici del Fondo. Selezione delle proposte

Il processo di selezione si articola in due momenti: una prima fase di presentazione dell’idea progettuale e una seconda fase di progettazione esecutiva, riservata esclusivamente alle proposte ritenute idonee. Le proposte saranno esaminate in ordine cronologico fino a esaurimento delle risorse disponibili. Per accedere alla seconda fase, le idee progettuali dovranno rispettare specifici requisiti, tra cui: coerenza con la missione del Fondo, con particolare riferimento a interventi di formazione e inclusione digitale; condivisione preliminare della proposta progettuale con uno o più cofinanziatori; coerenza complessiva tra bisogni, obiettivi, risorse e tempi di realizzazione; durata compresa tra 12 e 24 mesi; previsione di attività dedicate alla valutazione di impatto. Il Fondo per la Repubblica Digitale Impresa Sociale esaminerà tutte le idee progettuali inviate entro il 31 dicembre 2026. I termini di chiusura potranno essere anticipati in caso di esaurimento delle risorse o posticipati in caso di presenza di residui. In tal caso ne verrà data comunicazione pubblica sul sito del Fondo, all’interno della pagina dedicata. Per informazioni e per candidarsi: cofinanziamento@fondorepubblicadigitale.it

ABB a MCE: innovazione, efficienza e soluzioni per l’HVACR

Sesto San Giovanni, 23 mar. (askanews) – Un’evoluzione continua per coniugare efficienza energetica, affidabilità operativa e gestione intelligente degli impianti. È in questo scenario del settore HVAC-R che ABB si propone come partner tecnologico in grado di offrire una visione integrata che mette in relazione controllo motore, supervisione degli edifici e qualità dell’energia, con l’obiettivo di garantire prestazioni elevate e sostenibilità lungo tutto il ciclo di vita delle applicazioni.

Alla vigilia della Mostra Convegno Expocomfort, dal 24 al 27 marzo 2026, presso Fiera Milano Rho, a cui ABB parteciperà da protagonista, Stefano Cossu, Segment Manager HVAC-R dell’azienda, ha illustrato quali saranno le novità presentate: “Il cuore della nostra offerta è rappresentato dalla famiglia di drive ACH580, che presenteremo nelle novità IP66 certificato outdoor e package drive con sezionatori e fusibili. Avremo poi, a completare l’offerta, la parte di supervisione dell’edificio con un focus particolare dedicato al mondo dei data center. Attraverso i nostri prodotti è possibile monitorare l’edificio o il data center, ottimizzare i carichi e garantire la resilienza necessaria dall’infrastruttura”.

Il cuore della proposta di ABB, dunque, è rappresentato dagli azionamenti per il controllo delle applicazioni HVACR, con un fine chiaro: offrire il drive giusto per ogni applicazione significa ottimizzare consumi, prestazioni e affidabilità, agevolare il cliente nell’integrazione delle unità.

“All’interno del building, motori e drive consentono di ridurre i consumi, ottimizzare i costi operativi e chiaramente fare efficientamento. Questo garantisce un ritorno di investimento che può essere dell’ordine di mesi e non di anni. In questo senso noi aiutiamo le aziende a fare di più, utilizzando minore energia. L’energia all’interno di un building si trasforma in movimento in tantissime applicazioni, anche stando nell’ombra. Pensiamo a un ascensore, a una scala mobile e naturalmente ai sistemi di ventilazione e condizionamento dell’aria” ha proseguito Cossu.

L’intento di ABB, dunque, mira a essere protagonista nel cambio di passo del settore HVAC-R.

“Per quanto riguarda il settore HVAC-R, si tratta di un settore la cui tecnologia è in evoluzione, specialmente negli ultimi anni. C’è una particolare attenzione all’impianto ambientale, ad esempio con l’adozione di nuovi refrigeranti naturali. Ai sistemi HVAC vengono richieste performance sempre più elevate e una continuità operativa chiaramente massima per le applicazioni che sono mission critical. In questo, ABB si colloca come partner tecnologico strategico, capace di unire una visione integrata di controllo motore, supervisione degli edifici e chiaramente power quality” ha concluso Cossu.

Con questa proposta integrata, ABB conferma la propria capacità di accompagnare il settore HVACR verso modelli sempre più efficienti e performanti, offrendo tecnologie che dialogano tra loro per creare valore in ogni progetto e applicazione.

Referendum, per istituti sondaggi No in leggero vantaggio

Roma, 23 mar. (askanews) – No in leggero vantaggio sul Sì al referendum sulla riforma della magistratura, secondo i principali istituti sondaggistici.

Negli instant poll di YouTrend per SkyTg24, il No viene dato al 51,5%, il Sì invece al 48,5%.

Secondo l’Intention poll di Tecnè per Rete4 il No si colloca fra il 49 e il 53 per cento, il Sì fra il 47 e il 51 per cento.

Il primo exit poll del Consorzio Opinio Italia per la Rai accredita il Sì tra il 47 e il 51% e il No tra il 49 e il 53%.

L’affluenza è stimata di poco inferiore al 60%.

Marracash e Guè di nuovo insieme dal vivo a Milano

Milano, 23 mar. (askanews) – Marracash e Guè di nuovo insieme dal vivo. A dieci anni da “Santeria” torna la coppia iconica del rap italiano con un evento imperdibile all’Ippodromo Snai San Siro di Milano: sabato 12 settembre 2026.

Biglietti disponibili dalle ore 14:00 di domani, martedì 24 marzo, su ticketone.it. Un’occasione irripetibile per il pubblico di rivivere, in un’unica e potente dimensione live, uno dei sodalizi artistici più rilevanti della scena urban italiana.

Il 12 settembre 2026 all’Ippodromo Snai San Siro i due artisti porteranno sul palco tutti i successi confezionati insieme in 20 anni di carriera ma anche la forza, l’energia e l’estetica di un album, Santeria (Universal – 2016) che ha ridefinito il suono e l’immaginario del rap italiano in un dialogo continuo tra passato, presente e futuro.

I biglietti per lo show di Marra e Guè, organizzato e prodotto da Friends & Partners, saranno disponibili da domani martedì 24 marzo alle ore 14.00 su TicketOne e nei circuiti abituali. Per info: friendsandpartners.it.

Referendum, seggi chiusi alle 15. Exit-poll, risultati e commenti

Roma, 23 mar. (askanews) – Di seguito exit-poll, risultati e commenti sulla consultazione referendaria sulla Giustizia, dopo la chiusura dei seggi alle 15. Per gli exit-poll il “no” è avanti, ma la forbice non è tanto ampia da dare certezze.

– 15:18 Affluenza al 58,58% (36.103 seggi su 61.533).

-15:09 Referendum, exit poll Rai: sì 47-51%, No 49-53%.

-15:06 Affluenza al 58,92% (3.655 seggi su 61.533).

-15:05 Instant poll Swg per La7: No 49%-53%, Sì 47%-51%.

Calcio, Gattuso: "Serve serenità. Ho puntato sul gruppo"

Roma, 23 mar. (askanews) – “Serenità” è la parola chiave. Gennaro Gattuso detta la linea alla vigilia della semifinale playoff mondiale contro l’Irlanda del Nord, tra gestione degli infortuni, scelte di gruppo e approccio mentale. “Non posso stordire i giocatori con dieci video al giorno. Devono sapere cosa fare, ma con leggerezza. Non sono degli scappati di casa: hanno vinto trofei, scudetti, un Europeo”.

Sulla gestione degli uomini, il ct è netto: “Se capisco che qualcuno è titubante non posso forzare. I rapporti umani vengono prima. Se un giocatore non sta bene ed è convinto, è inutile insistere: rischieremmo solo infortuni”. Da qui anche la decisione condivisa con Federico Chiesa di lasciare il ritiro: “Si è presentato, ma aveva qualche problema. Abbiamo deciso insieme che era inutile restasse”.

Capitolo condizione fisica: Sandro Tonali “oggi farà un lavoro a basso carico, spero di averlo domani”, mentre Gianluca Mancini ha solo un affaticamento e Riccardo Calafiori “non dovrebbe avere nulla di serio”. Su Alessandro Bastoni, Gattuso elogia la professionalità: “È a Coverciano da ieri mattina e sta lavorando per esserci giovedì”.

Il ct difende anche le scelte di gruppo, come quella di puntare su Giacomo Raspadori: “Ho deciso di dare continuità a chi mi ha dato risposte e con cui abbiamo costruito un buon clima. Le porte restano aperte per tutti”. E su Manuel Locatelli: “È cresciuto molto, ha qualità fisiche e tecniche. Ha fiducia, un rigore sbagliato non lo condizionerà”.

Parole anche sugli interisti: “Di Federico Dimarco si diceva tutto e continua ad avere grandi numeri. Con Nicolò Barella parlo ogni giorno: da lui voglio ritmo, intensità e qualità”.

Sulla scelta di giocare a Bergamo: “È stata mia, ringrazio Gravina e Buffon. È uno stadio che può diventare un catino. A San Siro rischi divisioni tra tifosi, lì invece ho visto grande sostegno anche nei momenti difficili”.

Infine, l’avversario: “L’Irlanda del Nord ha meno qualità ma grande cuore, corre molto e va in verticale. Sui calci piazzati fa paura: la parola chiave è attenzione”. E sulla pressione: “È normale sentirla. Solo chi è senza sangue non la sente”.

Ue-Mercosur, dal 1° maggio accordo in applicazione provvisoria

Bruxelles, 23 mar. (askanews) – La Commissione europea ha compiuto oggi l’ultimo passo procedurale necessario per l’applicazione provvisoria dell’accordo commerciale interinale Ue-Mercosur (ITA), in modo che possa cominciare ad avere effetto dal prossimo primo maggio.  

Questo ultimo passo era l’invio, da parte della Commissione, di una “nota verbale” al Paraguay, custode legale dei trattati del Mercosur. La nota informa sull’attivazione dello strumento di applicazione dell’accordo commerciale interinale (Ita), in linea con quanto aveva deciso il Consiglio Ue il 9 gennaio scorso.

Per poter inviare la nota verbale bisognava che almeno uno dei quattro paesi del Mercosur avesse ratificato l’accordo. L’Ita si applicherà provvisoriamente dal primo maggio al commercio tra l’Ue e tutti i paesi del Mercosur che avranno completato le procedure di ratifica e ne daranno comunicazione entro la fine di marzo. Argentina, Brasile e Uruguay lo hanno già fatto, mentre il Paraguay ha recentemente ratificato l’accordo e si prevede che invierà a breve la sua notifica.

“L’applicazione provvisoria – spiega la Commissione in una nota – garantisce l’eliminazione dei dazi su determinati prodotti fin dal primo giorno, creando regole prevedibili per gli scambi commerciali e gli investimenti. Le imprese, i consumatori e gli agricoltori dell’Ue potranno quindi iniziare a beneficiare immediatamente dell’Accordo, mentre i settori sensibili dell’economia dell’Unione (soprattutto in campo agricolo, ndr) saranno pienamente protetti da solide garanzie”.

“L’applicazione provvisoria – sottolinea la Commissione -garantirà inoltre una più solida collaborazione tra Ue e Mercosur su questioni globali urgenti come i diritti dei lavoratori e il cambiamento climatico. Creerà catene di approvvigionamento più resilienti e affidabili, cruciali in particolare per il flusso prevedibile di materie prime critiche”.

Gli esportatori, ricorda la nota, potranno approfondire le modalità per trarre vantaggio da questo accordo attraverso la piattaforma  “Access2Markets”. Tutte le informazioni saranno presto disponibili online.

“Oggi è un passo importante per dimostrare la nostra credibilità come partner commerciale di primaria importanza. La priorità ora – ha dichiarato il commissario Ue al Commercio Maros Sefcovic – è quella di trasformare questo accordo Ue-Mercosur in risultati concreti, fornendo agli esportatori dell’Unione la piattaforma necessaria per cogliere nuove opportunità di commercio, crescita e occupazione”.

“L’applicazione provvisoria – ha rilevato il commissario – ci consentirà di iniziare a mantenere questa promessa”. E ha concluso: “Sono impaziente di vedere questo accordo realizzare il suo potenziale, rafforzando la nostra economia e consolidando la nostra posizione nel commercio globale, mentre completiamo tutte le procedure democratiche”.

Da notare che l’attivazione dell’Accordo provvisorio Ita non dovrà attendere la ratifica da parte del Parlamento europeo. Questa ratifica è stata rimandata a causa di una richiesta, inoltrata dall’Assemblea di Strasburgo alla Corte europea di Giustizia, di giudicarne la compatibilità dell’Accordo con i Trattati Ue. In caso di voto contrario dell’Europarlamento, l’Accordo Ita cadrebbe, mentre in caso di approvazione non cambierebbe nulla, e potrebbe continuare a essere applicato provvisoriamente. Per la parte esclusivamente commerciale, di competenza comunitaria, non è richiesta infatti la ratifica degli Stati membri che è necessaria, invece, per il più ampio Accordo di partenariato Ue-Mercosur.  

Violet Grohl ha pubblicato fa il nuovo singolo "595"

Milano, 23 mar. (askanews) – Violet Grohl ha pubblicato pochi giorni fa il nuovo singolo “595”, disponibile in radio da venerdì 27 marzo, accompagnato dal videoclip ufficiale, primo estratto dal suo album di debutto “Be Sweet To Me”, la cui uscita è prevista il 29 maggio 2026.

Ispirato a una t-shirt vintage che pubblicizzava una linea telefonica erotica, il nuovo brano “595” è una traccia provocante e sensuale, carica di scosse sonore e con un ritornello incisivo: “I’ll be your 1-900-G spot, baby / 595 I’m on the line / You won’t last”.

L’album con cui la cantautrice debutterà nella scena musicale, “Be Sweet To Me” è stato registrato tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025 nello studio casalingo del produttore Justin Raisen a Los Angeles, insieme a un gruppo di musicisti riuniti nello spirito delle session della Wrecking Crew degli anni ’60 e ’70. “THUM”, il primo brano scritto da Violet con i suoi collaboratori, è stato influenzato dal packaging old-school di uno smalto anti-onicofagia che l’artista aveva portato con sé in studio, contribuendo a definirne il sound ruvido. “Self help me / Self help myself / Chew my bitter fingers”, canta con un timbro graffiante, in contrasto con la dolcezza della sua voce.

“Entrare in studio e registrare mi è sembrata la strada che dovevo seguire”, racconta la giovane cantautrice. L’artista ha subito trovato sintonia con il produttore Justin Raisen: “la prima impressione è stata che fosse molto più matura della sua età. Ha una voce straordinaria ed è completamente sé stessa, senza compromessi”. “Tutto è stato scritto in studio”, racconta Violet Grohl. “Arrivavo con una playlist di ispirazione, passavamo un po’ di tempo ad ascoltare e poi iniziavamo a scrivere”. “Violet ha una conoscenza incredibile di tutti gli stili musicali; ogni playlist era diversa”, dice Raisen, citando trip hop, new wave, black metal scandinavo, folk acustico anni ’70 e vocal jazz. “Mi ha fatto scoprire molte cose che non conoscevo; la sua conoscenza enciclopedica della musica è impressionate”, continua. A metà delle registrazioni, l’energia del progetto è cambiata. “L’atmosfera che avevo inizialmente in mente non mi sembrava più autentica rispetto a quello che provavo”, racconta. “Avevo bisogno di suoni più pesanti, chitarre dense e riverberi estremi. È stato liberatorio trasformare il dolore e la tristezza in qualcosa di concreto”.

Le canzoni di “Be Sweet To Me” nascono dall’immediatezza del presente e si caratterizzano per un approccio impressionistico, fortemente influenzato dall’amore di Violet Grohl per il cinema, in particolare per il lavoro di David Lynch. In questo contesto si inserisce “Bug In A Cake”, brano melodico che richiama le presenze paranormali legate al recente trasferimento dell’artista nella casa della nonna paterna, una figura per lei fondamentale. A gennaio, Violet Grohl ha pubblicato “What’s Heaven Without You”, un brano suggestivo scritto dopo gli incendi di Altadena a Los Angeles, anch’esso ispirato a Lynch. “Applefish” è una ballata slowcore cupa e stratificata, segnata dal peso della mortalità, mentre la shoegaze “Last Day I Loved You” racconta la perdita del senso di sé. “Cool Buzz” prende in giro le incoerenze morali di certi ragazzi punk che predicano valori progressisti ma non lasciano spazio alle donne nei loro ambienti musicali.

La musica alternativa tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 rappresenta un’influenza costante nel suo percorso artistico: “C’è qualcosa di così potente in quel periodo, dai messaggi all’estetica, è autentico e crudo”, afferma l’artista. Pixies, Soundgarden, Cocteau Twins, The Breeders, PJ Harvey, The Muffs, Björk, Alice in Chains, L7 e Juliana Hatfield: influenze fondamentali nel percorso dell’artista, che racconta: “Ascolto questa musica da quando ero bambina”.

“La musica, che sia farla o semplicemente amarla, è ciò che unisce la mia famiglia”, racconta Grohl, citando suo padre Dave Grohl dei Foo Fighter e i nonni paterni, che suonavano e cantavano in gruppi locali. Violet canta e suona da sempre, ha imparato da autodidatta l’ukulele e poi la chitarra, portandoli con sé tra scuola e tour. “Verso i 12 anni ho capito che mi piaceva guardare gli altri fare musica, e che forse potevo farla anche io”, racconta. “Scrivevo anche poesie, e questo ha acceso il desiderio di trasformare le esperienze dolorose in arte”. In precedenza, il suo modo di scrivere era timido e solitario, spesso confinato nella sua stanza. “Lavorare in uno spazio collaborativo mi ha aiutata ad aprirmi anche a livello lirico”, dice. “Ma mi ha anche permesso di sperimentare con generi e strumenti che normalmente non avrei scelto”.

Tennis, Korda, così è nata l’impresa: "Fede e lucidità"

Roma, 23 mar. (askanews) – Impresa a Miami per Sebastian Korda, che elimina Carlos Alcaraz e vola agli ottavi del Masters 1000 al termine di una delle migliori prestazioni della sua carriera. Un successo costruito su lucidità, coraggio e una strategia eseguita con grande precisione, nonostante il rischio rimonta nel secondo set.

“C’erano due parole chiave nella mia testa: impegno e fiducia. Stamattina stavo leggendo la Bibbia, un passaggio dice che tutto è possibile per chi crede. È stata la cosa che mi sono ripetuto per tutta la partita”, ha spiegato l’americano, sottolineando anche l’importanza dell’approccio mentale: “Volevo controllare quello che potevo controllare: restare positivo, lucido, coinvolto in ogni punto”.

Decisiva anche la scelta tattica di non forzare oltre misura. “Contro i top player spesso cercavo troppo, oggi ho provato a essere più ‘normale’, usando la velocità della mia palla. Dovevo essere aggressivo ma in modo controllato”. Obiettivo chiaro: togliere ritmo allo spagnolo e impedirgli di comandare lo scambio. “La varietà era fondamentale, non volevo che girasse attorno al rovescio per comandare con il dritto”.

Korda ha scelto spesso la via della rete, accettando il rischio: “Sapevo che sarebbe stato difficile, ma era l’unico modo per metterlo in difficoltà”. Momento chiave sul finale del secondo set, quando l’americano ha mancato la chiusura prima di reagire: “Ero un po’ teso, ma ho resettato all’inizio del terzo set e sono tornato a lottare punto su punto”.

Determinante anche il lavoro con il nuovo team, in particolare con Ryan Harrison, oltre al supporto del padre Petr Korda. “Con Ryan lavoriamo molto sul dritto per renderlo più aggressivo. Mio padre mi conosce meglio di chiunque altro, c’è un confronto continuo”.

Una vittoria che può segnare una svolta dopo anni complicati dagli infortuni: “Negli ultimi anni sono stato anche mesi senza giocare. Ora devo trovare continuità e rimettermi spesso in situazioni come questa”. Una crescita che passa dalla fiducia: “Devo continuare così: credere e restare costante”.

Giornate Fai, 540mila visitatori. Stadio Maradona il luogo più visto

Roma, 23 mar. (askanews) – Sono stati 540.000 i visitatori dei luoghi aperti sabato e domenica per le Giornate Fai di Primaveera. Il luogo più visto – riferisce una nota – è stato lo stadio Maradona a Napoli; a seguire Roma con la Corte Suprema di Cassazione presso il Palazzo di Giustizia e con il Palazzo della Cancelleria.

Grazie a questo straordinario risultato, le Giornate Fai si confermano il più importante evento di piazza dedicato al multiforme patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese. In occasione di questa grande “festa diffusa” della cultura hanno aperto le loro porte 780 luoghi d’arte, storia e natura in 400 città in tutte le regioni – spesso poco conosciuti o poco valorizzati, e molti dei quali solitamente inaccessibili – con visite a contributo libero rese possibili grazie all’impegno di 7.500 volontari delle Delegazioni e dei Gruppi FAI e di 17.000 Apprendisti Ciceroni, studenti della scuola secondaria appositamente formati dai loro docenti per raccontare le bellezze che li circondano.

In entrambi i giorni si è registrato un eccezionale successo di pubblico, con code ordinate in attesa di entrare in numerosi luoghi visitabili, specchio dell’interesse vivo e appassionato dei cittadini per le bellezze, spesso inattese e sempre sorprendenti, che caratterizzano ogni angolo d’Italia. Grazie alle “Giornate di Primavera” il FAI ha dato dunque la possibilità a centinaia di migliaia di persone, tra cui tantissimi giovani, di esercitare con senso civico e curiosità il proprio “diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità”, come definito nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948), e ha anche potuto raccontare la sua missione di utilità pubblica di cura, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale italiano e le attività istituzionali che porta avanti ogni giorno.

Tra i partecipanti alle Giornate FAI di Primavera anche il Ministro Giuseppe Valditara che sabato mattina ha accolto i visitatori al Palazzo del Ministero dell’Istruzione e del Merito, progettato da Cesare Bazzani nel 1912 ed eccezionalmente aperto nel fine settimana per sottolineare il grande valore educativo dell’evento.

Il luogo più visitato è stato lo Stadio Diego Armando Maradona a Napoli, secondo posto per la Corte Suprema di Cassazione, con sede presso il Palazzo di Giustizia a Roma, sempre a Roma terzo posto per il Palazzo della Cancelleria, quarto posto per Porta Nuova e Cavallerizza presso il C.M.E. “Sicilia” a Palermo, mentre chiude la classifica dei primi cinque il Giardino storico di Villa Sgariglia a Grottammare (AP). Le regioni che hanno registrato maggiore pubblico sono state Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.

Anche i Beni del FAI regolarmente aperti al pubblico hanno partecipato alla grande festa delle Giornate di Primavera, accogliendo migliaia di visitatori: il Bene più visto è stato Villa dei Vescovi a Luvigliano di Torreglia (PD), secondo posto a parimerito per Villa Gregoriana a Tivoli (RM) e Villa del Balbianello a Tremezzina (CO), terza posizione per Villa Necchi Campiglio a Milano.

A Fondazione ICA Milano The Second Shadow di Dozie Kanu

Milano, 23 mar. (askanews) – La Fondazione ICA Milano presenta fino al 23 maggio 2026 The Second Shadow. Dozie Kanu Mirroring Marc Camille Chaimowicz, with Shared Echoes and Kindred Spirits, una nuova mostra che mette in relazione due generazioni di artisti e due modi distinti di abitare lo spazio espositivo: curata da Rita Selvaggio con il supporto di Giulia Civardi l’esposizione è prodotta in collaborazione con Nicoletta Fiorucci Foundation. La bipersonale trasforma le sale della Fondazione ICA Milano in un campo di trasmissione affettiva, in cui l’eredità è riattivazione. L’artista Dozie Kanu ha raccontato ad askanews il suo lavoro.

La stanza di Chaimowicz, ispirata a Jean Cocteau, si configura come un interno domestico e teatrale al tempo stesso: un ambiente abitato da oggetti carichi di memoria e intimità che evocano il cineasta francese. A vent’anni di distanza, Dozie Kanu entra in questa architettura sensibile come in un archivio vivente e ne propone una stanza gemella, non per imitazione ma per rifrazione. The Second Shadow è la sua risposta e il suo contrappunto: un ambiente che sposta le coordinate dell’opera storica, interrogandola. Le opere, scelte all’interno della collezione di Nicoletta Fiorucci e integrate nel lavoro di Kanu, non operano come omaggi né come riferimenti dichiarativi, ma come elementi di attivazione. Là dove Chaimowicz rende Cocteau una figura domestica, immersa in un paesaggio mentale intimo e teatrale, Kanu fa di Chaimowicz stesso un’architettura affettiva: una forma che si rigenera nella relazione con altre opere. La frase di Cocteau Mirrors should think longer before they reflect diventa principio generativo della mostra, chiamando l’immagine a sospendere il proprio riflesso, a interrogarsi prima di restituirsi.

A completare idealmente il percorso, nell’ambito della mostra è prevista la proiezione del film Il testamento di Orfeo (1960) di Jean Cocteau presso il Cinema Godard di Fondazione Prada giovedì 21 maggio 2026. ICA Milano ringrazia Banca Intesa Sanpaolo, sponsor ufficiale della Fondazione, Valsoia ed Enel per il supporto alla programmazione e alle attività di ICA Milano.

L’Iran smentisce Trump: nessun negoziato in corso

Roma, 23 mar. (askanews) – L’Iran ha fatto filtrare oggi, attraverso l’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim, che non ci sarebbero stati i colloqui di cui il presidente Usa Donald Trump ha parlato, nel rimandare di cinque giorni eventuali attacchi contro le centrali elettriche iraniane, e che la decisione del leader americano sarebbe dovuta al fatto che Teheran ha raggiunto un elevato livello di deterrenza.

“Nessun negoziato è stato avviato e non ce n’è alcuno in corso”, ha detto una “fonte informata” a Tasnim, aggiungendo che “con questo tipo di guerra psicologica né lo stretto di Hormuz tornerà alla situazione precedente alla guerra né la calma tornerà sui mercati energetici”.

La fonte citata da Tasnim, un alto responsabile della sicurezza, sostiene che il presidente statunitense avrebbe rinunciato all’attacco dopo che le minacce militari iraniane hanno acquisito credibilità sul piano della deterrenza.

La stessa fonte ha aggiunto che sull’arretramento di Trump avrebbe pesato anche la pressione dei mercati finanziari e la minaccia rappresentata dai titoli di Stato all’interno degli Stati uniti e dell’Occidente.

Il responsabile ha inoltre affermato che, dall’inizio della guerra a oggi, alcuni mediatori hanno trasmesso messaggi a Teheran, ma la risposta iraniana sarebbe stata negativa: la difesa – scrive Tasnim – continuerà fino al raggiungimento del livello di deterrenza ritenuto necessario.