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martedì, 20 Gennaio, 2026
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Tennis, Australian open, avanti Musetti e Darderi, ko Cocciaretto

Roma, 20 gen. (askanews) – Lorenzo Musetti supera un debutto complesso agli Australian Open. L’azzurro è al 2° turno grazie valla vittoria sul belga Raphael Collignon, n. 72 al mondo, costretto al ritiro nel quarto set dopo 3 ore e 7 minuti di lotta intensa: 4-6, 7-6, 7-5, 3-2 il punteggio nel momento in cui Collignon ha scelto di non proseguire, rallentato dai crampi e da un vistoso calo fisico. Per Musetti non è stato un debutto facile, ma ha giocato una partita in crescendo e con il passare dei game è riuscito a trovare ritmo e solidità. Adesso c’è un derby all’orizzonte per Musetti che al secondo turno, in programma giovedì, affronterà l’amico Lorenzo Sonego che all’esordio ha battuto nettamente lo spagnolo Taberner (6-4, 6-0, 6-3)

Arriva la prima vittoria in carriera agli Australian Open per Luciano Darderi. L’italoargentino è al 2° turno grazie alla vittoria in tre set sul cileno Garin: 7-6, 7-5, 7-6 il punteggio finale in quasi tre ore di partita. Un debutto tutt’altro che semplice per Darderi, n. 22 del seeding a Melbourne Park, che ha giocato tre set combattuti e nel finale ha fatto i conti anche con problemi di stomaco. Darderi tornerà in campo giovedì contro lo spagnolo Sebastian Baez che ha superato in cinque set il francese Mpetshi Perricard.

Esordio amaro agli Australian Open per Elisabetta Cocciaretto. Reduce dal trionfo a Hobart, l’azzurra ha perso al primo turno contro l’austriaca Julia Grabher, n. 95 al mondo: 7-5, 2-6, 6-4 il punteggio in due ore e mezza di gioco. Un risultato che lascia non pochi rimpianti perché Cocciaretto non è riuscita a sfruttare le difficoltà dell’avversaria, che nel match ha commesso 10 doppi falli e 56 errori gratuiti.

Esce Luca Nardi al primo turno perdendo contro il cinese Wu 7-5 4-6 6-4 6-2. Nell’ultimo set Luca era palesemente in difficoltà fisica

Politico: contrasti franco-tedeschi indeboliscono l’Ue rispetto a Trump

Roma, 20 gen. (askanews) – Mentre l’Europa cerca di ricompattarsi di fronte alle pressioni del presidente degli Stati uniti Donald Trump sulla Groenlandia, i rapporti tra Francia e Germania attraversano una fase di forte tensione che rischia di indebolire il tradizionale asse franco-tedesco, spesso definito il motore dell’Unione europea. Lo scrive oggi Politico.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha annunciato l’intenzione di costruire nei prossimi giorni una posizione comune con il presidente francese Emmanuel Macron per ottenere un risultato negoziale con Trump. Un obiettivo che, tuttavia, arriva dopo mesi di frustrazioni reciproche, diffidenze e contrasti politici.

Da Parigi cresce la preoccupazione per una Germania sempre più assertiva, che tende a presentarsi come il principale attore politico e militare europeo. Berlino, dal canto suo, è irritata da una serie di dossier irrisolti con la Francia, dal programma congiunto per il nuovo caccia militare alle divergenze sull’accordo commerciale Ue-Mercosur, fino allo scontro sull’uso degli asset russi congelati per finanziare l’assistenza all’Ucraina.

Le differenze sono emerse con chiarezza anche nella risposta alla minaccia di Trump di imporre dazi ai Paesi europei contrari a una presa di controllo americana della Groenlandia. Macron ha invocato una reazione dura, facendo riferimento agli strumenti commerciali dell’Ue, mentre Merz ha adottato toni più concilianti, puntando sul dialogo con Washington. Lo stesso cancelliere ha ammesso pubblicamente che la Francia avrebbe voluto reagire in modo più aggressivo rispetto alla Germania. Un ulteriore elemento di frizione è rappresentato dalle divisioni interne alla coalizione di governo tedesca, che rendono difficile per Berlino parlare con una sola voce. Diplomatici europei segnalano posizioni contrastanti tra i ministri tedeschi sull’eventuale utilizzo dello strumento anti-coercizione commerciale dell’Ue, sostenuto da Macron.

Secondo funzionari comunitari, negli ultimi sei mesi il motore franco-tedesco non avrebbe prodotto risultati concreti. La sensazione a Parigi è che Berlino stia assumendo un ruolo politico più marcato, mentre in Germania cresce l’idea che la Francia non sia in grado di sostenere con fatti le proprie ambizioni europee, in particolare sul sostegno all’Ucraina e sull’apertura a nuovi partenariati commerciali.

A pesare sui rapporti bilaterali contribuiscono anche il rafforzamento militare tedesco, destinato a superare quello francese, e le incertezze politiche interne a Parigi, con l’ombra dell’ascesa del Rassemblement National in vista delle prossime elezioni presidenziali. Un contesto che rende più complesso per Francia e Germania presentarsi unite di fronte alle sfide poste dall’amministrazione Trump.

L’Impero dell’Io: la nuova geografia di Trump

Aprendo contemporaneamente più fronti di interesse e concreto o ipotizzato intervento Donald Trump sta letteralmente scompaginando la geopolitica a livello planetario: il rischio è di poter davvero gestire situazioni complicate tenuto conto che anche sul fronte interno gli USA qualche problemino ce l’hanno pure loro, dalla politica, alla FED, all’ordine pubblico.

Di fatto il disimpegno americano sul versante ucraino è di tutta evidenza: Trump addebita a Zelensky le colpe della tregua mancata e della pace rinviata, a fronte di trattative inconcludenti o di fatto inutili (che fine ha fatto il famoso piano per un ipotetico accordo?) egli è diventato il migliore alleato di Putin. Se avesse applicato la più elementare delle distinzioni tra un Paese aggressore ed uno aggredito, se si capacitasse della devastazione che i bombardamenti russi stanno provocando sul territorio martoriato dell’Ucraina avrebbe usato la stessa forza persuasiva che impiega altrove.

(Il suo distacco politico ed emotivo da un paese al buio e senza riscaldamento, con le centrali energetiche sotto tiro preluderà ad un nuovo Holodomor? Non pare fantapolitica.)

Dal disimpegno ucraino al protagonismo globale

A cominciare dal Venezuela con l’arresto e la deportazione di Maduro o dalla Nigeria con l’attacco a Boco Haram, dalle minacce interventiste in Iran contro il regime della guida suprema Alì Khamenei, dal Medio Oriente dove tutto pare ancora in sospeso mentre già si accredita per la gestione della ricostruzione di Gaza, Netanyahu permettendo. Ma il presenzialismo asfissiante che sta esercitando sulla Groenlandia va ora scuotendo le diplomazie europee, a cominciare dalla Danimarca che vi esercita un “protettorato”: l’isola è membro della Nato e fa geograficamente parte dell’Europa pur essendone decentrata.

La Groenlandia, le terre rare e la frattura dell’Occidente

Qui non il petrolio, il gas o più nobili intendimenti ispirano le sue mosse: sono le terre rare il vero motore di tanta cupidigia oltre al timore che gli USA possano essere preceduti dalla Cina e soprattutto dalla Russia per la posizione strategicamente importante per le rotte commerciali artiche (come la Northern Sea Route) grazie alla sua posizione nel GIUK gap (Groenlandia, Islanda, UK), che controlla l’accesso all’Atlantico, di questo vasto territorio abitato da poco più di 50 mila abitanti.

L’UE, il Consiglio d’Europa e alcuni Stati membri hanno reagito con fermezza a questo tentativo di ladrocinio: in ogni università del mondo al primo anno di giurisprudenza si insegna quali sono gli elementi costitutivi di uno Stato e di una Nazione, in base al sacrosanto principio dell’autodeterminazione: il popolo, il territorio e la potestà di governo. Impossessarsi di un territorio comprandolo (a 100 mila dollari a famiglia) o prendendolo con la forza nulla ha a che fare con i principi di libertà e democrazia.

È vero che finora l’Europa è stata il principale alleato degli USA ma questo sodalizio sembra destinato a frantumarsi per la cupidigia del Capo della Casa Bianca. Sostituire la Nato con un’Alleanza a guida americana significa rompere il fronte occidentale: arriveremo a due Occidenti, avversari tra loro?

Luigi Marco Bassani ha appena pubblicato un libro su questo ipotetico pericolo (Occidente contro Occidente, edizioni Liberilibri).

Il Nobel, la pace e la diplomazia come posta in gioco

Intanto Francia, Gran Bretagna e Germania (quest’ultima li ha frettolosamente ritirati come scrive Bild) hanno inviato una pattuglia di militari a presidiare simbolicamente e pacificamente l’isola.

La determinazione di Trump ad aggregare la Groenlandia è totale: in queste occasioni viene da chiedersi quanto vi sia di politicamente e strategicamente oggettivo in questo atteggiamento o quanta parte vada ascritta all’intemperanza del personaggio, evidentemente circondato da cattivi consiglieri.

Intanto Trump scrive al premier norvegese Jonas Gahr Store: «Senza il Premio Nobel non mi sento più obbligato alla pace». Un proposito che, prendendolo alla lettera, è la premessa di uno sconquasso nel campo della Nato e delle storiche alleanze dei Paesi dell’Occidente. Considerati i criteri che Trump va applicando per fregiarsi di questo riconoscimento: dazi, dazi e ancora dazi.

Dialogo, ascolto, diplomazia sono le invocazioni di chi vorrebbe evitare una crisi apicale: l’Ue i singoli Paesi dell’Europa sono concretamente impegnati in questa direzione e, francamente, il mondo intero, per l’effetto domino che sarebbe avviato ovunque a livello planetario, resta col fiato sospeso.

Referendum, accusare e giudicare sono due funzioni diverse. Dibattito

Un dibattito tecnico trasformato in scontro politico

Il dibattito in corso sul tema della divisione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri si è purtroppo radicalizzato politicamente, e per una parte della sinistra lo rappresenta non tanto un problema tecnico processuale ma piuttosto il tentativo di una rivincita rispetto alla destra, artefice di tale importante riforma.

A fronte di un problema essenzialmente tecnico ritengo estremamente inopportune le prese di posizione della magistratura e purtroppo anche di esponenti del mondo cattolico.

La costituzione del comitato “Popolari per il sì” si propone di disinnescare il problema dalla battaglia sloganistica che viene combattuta con argomenti speciosi e con affermazioni prive di ogni fondamento.

È appena il caso di ricordare come la divisione delle carriere è stata in passato proprio una bandiera della sinistra e che proprio il Partito Popolare la menzionava tra i propri obiettivi di programma.

Quando la vera pena è il processo

Partirei dalla considerazione che nel nostro sistema giudiziario la vera pena è costituita proprio dal processo.

Siamo in presenza di processi di durata decennale che vedono distrutta la figura morale e professionale di persone che, dopo anni – avendo anche avuto periodi di arresti domiciliari o di carcerazione preventiva – vengono assolte con formula piena.

Il procuratore Nicola Gratteri, di cui peraltro ho grande stima quale PM, sostiene che le tante assoluzioni dimostrerebbero come il giudice non sia un collega di scrivania del PM, rendendo quindi superflua una separazione formale delle carriere che rischierebbe solo di sottoporre l’accusa al controllo politico.

Innanzitutto va chiarito che la riforma non tocca le garanzie sull’indipendenza dei magistrati, sia giudicanti che requirenti, previste dall’art. 107 della Costituzione, e ribadisce all’art. 104 che la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.

Le assoluzioni non smentiscono il problema, lo rivelano

L’argomento relativo alle numerose assoluzioni è suggestivo ma in realtà prova il contrario di quanto si vorrebbe sostenere.

Se le assoluzioni sono tante, il problema non è dimostrare l’indipendenza del giudice dal PM, ma il fatto che molti innocenti abbiano avuto la loro vita rovinata per diversi anni.

A fronte delle tante assoluzioni, probabilmente una buona metà dei procedimenti avrebbe ben potuto essere oggetto di preventiva archiviazione.

È qui che emerge il vero nodo: il Giudice dell’Udienza Preliminare, chiamato a decidere sull’archiviazione o sul rinvio a giudizio, troppo spesso si limita a un controllo formale dell’imputazione proposta dal PM, evitando di entrare nel merito e rimandando tutto al giudizio dibattimentale, che arriverà dopo anni.

Il ruolo decisivo del giudice dell’udienza preliminare

Tutto si incentra sulla reale autonomia del Giudice dell’Udienza Preliminare nel decidere se rinviare l’imputato a giudizio o emettere sentenza di non luogo a procedere.

Questa fase è paradossalmente più importante della sentenza finale, perché l’innocente ha già “scontato” una pena: la pendenza del giudizio e, talvolta, la carcerazione preventiva.

La decisione di non luogo a procedere presuppone un giudice completamente distaccato dal PM: non un collega, ma un magistrato che, per ruolo e indipendenza, deve essere giudice super partes, oggetto di ossequio istituzionale, in un rapporto non diverso da quello che lega l’avvocato al giudice.

Una riforma coerente con il processo accusatorio

È stato più volte ricordato come la separazione delle carriere sia un corollario della riforma Vassalli sul processo accusatorio, mentre l’identità di concorso e di carriera tra magistrati giudicanti e requirenti è un residuo storico del codice penale fascista, ispirato a un modello inquisitorio.

La riforma costituzionale denominata “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” prevede la scissione dell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura in due Consigli distinti – uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri – e l’istituzione di un nuovo organo disciplinare, l’Alta Corte di Giustizia.

Nessuna subordinazione politica dell’accusa

L’argomento secondo cui la riforma sottoporrebbe l’accusa al controllo politico del Ministro della Giustizia, sul modello francese, è privo di fondamento.

Nell’ordinamento italiano i Procuratori della Repubblica conserverebbero tutte le garanzie di indipendenza, rafforzate anzi dalla costituzione di un apposito Consiglio Superiore dei magistrati requirenti.

Va inoltre ricordato che le sanzioni disciplinari oggi irrogate dal CSM sono spesso di sconcertante tenuità: riduzioni di anzianità di scarso rilievo, a fronte di comportamenti gravissimi.

Per gli stessi fatti, gli avvocati coinvolti vengono talvolta radiati dall’Albo.

L’Alta Corte di Giustizia e il nodo delle correnti

Si comprende allora perché l’istituzione dell’Alta Corte di Giustizia preoccupi molti magistrati: oggi le sanzioni possono essere impugnate davanti alle Sezioni Unite della Cassazione, cioè davanti ad altri colleghi.

Un altro argomento dei sostenitori del “no” riguarda il sorteggio per la composizione dei Consigli Superiori e dell’Alta Corte.

Come ricorda Augusto Barbera, il CSM non è un organo rappresentativo ma di garanzia: sottrarlo alle logiche correntizie significa ricondurlo alla sua funzione originaria, non a quella di “sindacato dei magistrati”.

Il sorteggio, peraltro, è già previsto in diversi ambiti dell’ordinamento costituzionale: per i giudici aggregati alla Corte costituzionale in caso di messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica, per il Tribunale dei Ministri, per i giudici popolari della Corte d’Assise.

Contro la giustizia delle correnti

È significativo che, sinora, nelle nomine direttive e nei procedimenti disciplinari, i membri del CSM abbiano votato in modo compatto secondo l’appartenenza correntizia.

La riforma mira invece a sottrarre le decisioni di carriera a questi automatismi, evitando che i magistrati debbano rispondere alle correnti del proprio operato.

L’attuale sistema ha indotto alcuni giudici a fare politica con le inchieste, cercando visibilità mediatica, con grave discredito per la magistratura, che oggi, in modo poco opportuno, ha deciso di prendere posizione sul referendum.

Due funzioni diverse, due vocazioni diverse

Accusare e giudicare sono due funzioni diverse e presuppongono anche diverse vocazioni e differenti deontologie.

Non si vede la ragione per cui due mestieri distinti debbano essere accomunati in un’unica carriera, una peculiarità che nel panorama comparato sembra sopravvivere soltanto in Turchia e in Bulgaria.

 

Giulio Prosperetti

Vice Presidente emerito della Corte costituzionale

Il campo…delle Margherite

Dunque, a fronte del dibattito che attraversa la coalizione di sinistra e progressista, emerge da tempo una domanda: ma il Centro da quelle parti esiste ancora? Stando a ciò che dicono alcuni mezzi di informazione, quelli più compiacenti e funzionali alla “causa” progressista, esiste eccome. Anzi è sempre più forte e competitivo. Al punto che esistono addirittura più Margherite. Ovvero, l’ultimo e grande partito di centro, riformista, democratico, inclusivo, plurale e con una spiccata cultura di governo nell’alleanza di centro sinistra. Il partito, cioè, di Francesco Rutelli, Franco Marini, Arturo Parisi e altri leader centristi del tempo. Dopodiché, sul versante della coalizione di sinistra, sono emersi – almeno sino ad oggi – solo virtuali e personali partiti centristi, malgrado la buona volontà di molti leader e dirigenti di quel campo politico.

La proliferazione delle “nuove Margherite”

Ora, però, ogni mese assistiamo simpaticamente ai costruttori di nuove Margherite. L’ultimo in ordine di tempo è il capo del piccolo partito personale di Italia Viva, il vulcanico Renzi che addirittura ha annunciato la costruzione di una “Margherita 4.0”. Segue una infinità di altri tentativi. A partire da quello dell’assessore di Roma Alessandro Onorato – a proposito, che fine ha fatto? – che aveva riunito in alcune occasioni i cosiddetti “civici” dietro il suggerimento dell’ex dirigente comunista del Pd Goffredo Bettini. Per non parlare dell’ex grillino Spadafora che con la sua associazione vuole dar vita e da tempo, come da copione, ad un’altra Margherita.

Ambizioni personali e sigle ornamentali

Ma non manca all’appuntamento il sempre verde ed ex renzianissimo Delrio che a nome dei cattolici democratici del Pd – ormai una piccola, insignificante ed ornamentale ridotta indiana – lascia trapelare il retroscena di una eventuale e del tutto potenziale “nuova Margherita” alleata con il Pd della Schlein. Senza dimenticare, e mi scuso se lo cito per ultimo, il neo partito/movimento/gruppo/think-tank – non si è ancora ben capito – dell’ex Direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini telecomandato, almeno così pare, dall’intramontabile Romano Prodi. E, come ovvio, non cito molti altri tentativi per evitare di allungare questa breve e sintetica riflessione.

Non ridicolizzare una storia politica

Ecco perché, alla luce di queste esperienze e di questi concreti tentativi, forse quando si parla a sproposito della Margherita è bene applicare quello che andiamo dicendo da svariati lustri sulla storica Democrazia Cristiana. E cioè, per quanto riguarda la Margherita – come, appunto, anche per la Dc – non sfregiamola con accorgimenti, tentativi, proposte e progetti che, purtroppo, contribuiscono solo a ridicolizzare una grande operazione politica, culturale e programmatica che ha caratterizzato il campo riformista nel nostro Paese nei primi anni Duemila.

E che, purtroppo, lo possiamo ormai dire senza tema di essere smentiti, è stata liquidata e sciolta forse con troppa superficialità e frettolosità dai grandi, qualificati ed autorevoli dirigenti di quel partito in quegli anni. Al punto che ormai da anni – soprattutto dopo che il Pd è diventato a tutti gli effetti un tassello organico e fondamentale della storica filiera politica e culturale del Pci/Pds/Ds/Pd – se ne invoca la rinascita o il ritorno.

Ma, con altrettanta chiarezza ed onestà intellettuale, forse è anche arrivato il momento per dire che coloro che, giustamente e legittimamente, ambiscono ad avere un ruolo e seggi parlamentari nel campo della coalizione di sinistra e progressista, non accampino nuove Margherite ma, molto più semplicemente, si limitino a concordare con i veri azionisti della coalizione qualche strapuntino attraverso le loro sigle personali, senza scomodare un partito che ha contribuito, qualunque sia l’opinione e il giudizio dei singoli, a costruire un pezzo importante del riformismo politico e di governo nel nostro Paese.

La malattia del troppo: è il vuoto che fa respirare, anche le organizzazioni

Come un artigiano modella il vaso intorno ad un vuoto e come la ruota con tutti i suoi raggi ha al centro un vuoto per poter girare su un perno, così un organismo viene continuamente rigenerato dalla circolazione di idee e discorsi fra loro diversi. Ciascuno dei quali può fornire all’organizzazione la sua forza propulsiva in un concatenamento che espande in senso generativo l’istituzionalità dell’ente.

Al contrario, ogni fissazione su un solo discorso, il suo eccesso di dominanza, spegne il lato propulsivo dello stesso a vantaggio del suo lato inerziale, cioè tendente a far diventare conforme, o quando va bene accessoria, ogni cosa che non gli corrisponde.

Insomma: ogni racconto e spiegazione ha nello stesso tempo potere di generare valore per l’organizzazione – se circolante con altri discorsi – e di sottrarglielo fino a bloccarla – se fisso ed emarginante ogni altra lettura.

Per questo, secondo Recalcati (Il vuoto e il fuoco. Per una clinica delle organizzazioni, Feltrinelli, 2024), è vitale la disponibilità di un Vuoto Centrale.  

Uno spazio libero, in  cui poter far coabitare e circolare letture diverse. Uno spazio da non correre ad inzeppare con altre caterve di cose da fare, soprattutto se pescate dal repertorio del presente. Uno spazio in cui la forza del Nuovo possa avere chanches, posssa continuamente accendersi e propagarsi.

Non si tratta tanto di far convivere per correttezza democratica istanze diverse ma di mantenere una ‘stanza vuota’ affinché la riflessione possa ruotare, così rigenerandosi di continuo, ed evitare che l’egemonia di un solo discorso si trasmetta top down in maniera incontrastata, annichilendo ogni altra lettura.

Preservare quindi la stanza vuota permette l’incontro di sguardi diversi. Permette una espansione generativa del campo istituzionale e non la sua fissazione discorsiva. 

È la fissazione discorsiva ciò che fa ammalare le organizzazioni.

Qual è qui, allora, il ruolo di una Direzione? Quello di farsi riconoscere con un nuovo discorso, il discorso della testimonianza.

Nessuna leadership può essere una leadership generativa se non sa insegnare, se il leader non è soprattutto un maestro. Ma nessuno può pensare di essere considerato un maestro se non è visto, sentito, percepito come un testimone.

“Solo il desiderio singolare del leader – il suo fuoco – può mettere in moto il desiderio di chi lavora con lui”. 

Solo il desiderio di un capo può animare il desiderio di sapere delle persone che sono con lui: l’effetto contagio che accende. Non i sermoni istituzionali, non le tecnicalità scientifiche, non gli antagonismi di comodo, non i ragionamenti inattaccabili.

L’atto della testimonianza “non ha altri fini se non quello di fare esistere la forza del desiderio come forza in atto. È quello che definisce una autentica leadership: testimoniare nei propri atti la forza del proprio desiderio, trasmettere il suo fuoco in modo tale che possa accendere e mantenere acceso quello del soggetto collettivo“. 

“No si tratta, infatti, di dire la verità, ma di fare la verità.”

Se i populismi contemporanei hanno descritto le istituzioni come nemiche della vita, per Recalcati la domanda è:  come far durare nel tempo una istituzione mantenendo vivo lo slancio “misterioso e commovente”, come direbbe Pasolini, del suo inizio?

La stanza vuota, il polmone delle organizzazioni

Ogni istituzione, ogni organizzazione chiede continua rigenerazione.

Lo fa  chi cura che vi siano luoghi dove si preserva il vuoto.

Crea chi sa stare nel vuoto, nel bianco, come lo scrittore davanti alla pagina libera, il pittore davanti alla tela immacolata. Come la musica si sprigiona dal silenzio, come l’amore si accende se c’è distanza, la scienza davanti all’ignoto, i colori appaiono se la luce ha spazio, se circola, se la stanza ha le finestre aperte.

Il futuro della Chiesa, e delle chiese? O succedono Esperienze Vitali o non succede nulla.

Quindi la Chiesa ha un futuro non se, come si dice, ‘si aggiorna’ o sfoggia dimestichezze con temi gettonati, ma se è il luogo dove è avvicinabile e possibile una Esperienza del Cristianesimo che ri-generi Vita.

Una Vita inaspettata e quindi sorprendente, che si distacca dallo stato anteriore, desolidarizza rispetto all’idea che si ha di coerenza, e genera così uno scarto dove ‘i possibili’ hanno lo spazio per nascere. Per farci Nuovi e piccoli come chi ha davanti un tesoro di possibilità.

Per ritornare al tema critico della 50ma Settimana Sociale: un posto dove si desidera stare invece che andarsene.

👉 Leggi qui la prima parte

Trump pubblica immagini IA con la bandiera Usa in Groenlandia

Roma, 20 gen. (askanews) – Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha pubblicato su Truth Social alcune immagini realizzate con l’intelligenza artificiale che mostrano la bandiera americana sovrapposta ai territori di Canada, Groenlandia e Venezuela.

In una prima immagine Trump è raffigurato nel suo ufficio alla Casa Bianca mentre mostra a leader europei una mappa in cui i territori di Canada, Groenlandia e Venezuela sono colorati con i colori della bandiera degli Stati uniti.

In una seconda immagine il presidente appare mentre colloca la bandiera statunitense sul territorio della Groenlandia, affiancato dal segretario di Stato Marco Rubio e dal vicepresidente JD Vance.

Nella foto compare anche una scritta secondo cui la Groenlandia sarebbe diventata territorio degli Stati uniti nel 2026.

Groenlandia, il premier danese: Trump non l’avrà

Roma, 20 gen. (askanews) – Il ministro degli Esteri danese Lars Lokke Rasmussen ha dichiarato che il presidente degli Stati uniti Donald Trump non potrà ottenere la Groenlandia facendo pressione sulla Danimarca e sull’Europa, dopo l’annuncio di Washington di nuovi dazi contro diversi Paesi europei legati alla questione dell’isola artica.

Trump ha annunciato l’introduzione a febbraio di un dazio del 10 per cento contro Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno unito, Paesi Bassi e Finlandia, misura destinata a salire al 25 per cento fino alla conclusione di un accordo per l’acquisto della Groenlandia da parte degli Stati uniti.

“E’ fondamentale che tutti i nostri alleati nella Nato e nell’Unione europea difendano questi principi per mostrare al presidente americano che può avere un desiderio, una visione, una richiesta, ma non potrà mai ottenerla facendo pressione su di noi”, ha affermato Rasmussen in un’intervista a Sky News.

Il capo della diplomazia danese ha invitato Trump a trasferire il confronto dalla retorica sui social media a un dialogo formale, sottolineando che esistono linee rosse invalicabili per Copenaghen.

“Possiamo commerciare con i popoli, ma non possiamo commerciare i popoli”, ha dichiarato, ribadendo il principio dell’autodeterminazione dei groenlandesi.

Groenlandia, Trump: la Danimarca non può proteggerla

Roma, 20 gen. (askanews) – Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha dichiarato che la Danimarca non è in grado di proteggere la Groenlandia, sostenendo che le autorità danesi non si recherebbero nemmeno regolarmente sull’isola artica.

“Dobbiamo averla. Questo deve essere fatto. Non possono proteggerla, la Danimarca, sono persone meravigliose”, ha affermato Trump parlando con i giornalisti, secondo quanto riportato da Reuters. Il presidente ha aggiunto che i funzionari danesi sono “ottime persone, ma non ci vanno nemmeno”.

Ecco le opzioni Ue per rispondere a Trump sulla Groenlandia

Bruxelles, 19 gen. (askanews) – Per rispondere alle nuove minacce di ulteriori dazi di Donald Trump, contro la Danimarca, e gli altri paesi europei che hanno inviato delle missioni militari simboliche in Groenlandia per dimostrare la loro solidarietà contro le pretese di annessione dell’Isola da parte del presidente americano, l’Ue ha diverse opzioni sul tavolo: dalle contromisure di difesa commerciale, a cominciare da quelle che erano già state approntate l’anno scorso (prevedendo di attivarle nel caso in cui non si fosse arrivati a un accordo con gli Usa sui nuovi dazi, allo ‘Strumento anti-coercizione’, un nuovo regolamento del 2023 che che non è mai stato usato da allora, e che potrebbe bloccare non solo le importazioni di merci americane, ma anche i servizi (inclusi quelli delle piattaforme digitali) gli investimenti e la partecipazione negli appalti dell’Unione europea da parte delle società Usa.

La lista di prodotti importati dagli Usa che la Commissione aveva preparato l’anno scorso comporterebbe l’imposizione di dazi per un valore di circa 93 miliardi di euro. L’avvertimento inviato all’Amministrazione Usa sulla possibile riattivazione di queste contromisure è, per ora, l’opzione privilegiata da parte della Commissione europea e della maggioranza degli Stati membri, come è emerso dalla riunione d’emergenza del Coreper (il Comitato permanente degli Stati membri presso l’Ue, che prepara a livello tecnico la riunioni ministeriali del Consiglio), ieri pomeriggio a Bruxelles. La riattivazione avverrebbe automaticamente, il 7 febbraio (una settimana dopo l’eventuale imposizione della prima tranche dei nuovi dazi annunciati da Trump contro i paesi europei solidali con la Groenlandia), se la Commissione non prendesse una decisione specifica per annullarle, dopo averle temporaneamente sospese fino al 6 febbraio.

L’altra opzione, quello dello Strumento anti-coercizione, a quanto pare non ha avuto un sostegno maggioritario, nonostante fosse sponsorizzata dalla Francia, soprattutto a causa dell’opposizione o delle perplessità di diversi paesi, tra cui Italia, Germania e Polonia, timorosi di alimentare l’escalation con l’Amministrazione Usa e le reazioni di Trump, e soprattutto un disimpegno nei riguardi dell’Ucraina impegnata a difendersi dall’invasione russa. Ma questo non significa che sia stata esclusa, e che non possa tornare attuale se le circostanze lo renderanno opportuno.

Va precisato che gli strumenti Ue di difesa commerciale (‘trade defense’) sono sottoposti a un meccanismo decisionale diverso sia da quello riguardante la politica estera e di difesa (dove vige la regola paralizzante dell’unanimità dei paesi membri per l’approvazione), sia dal normale processo co-legislativo per la maggior parte delle politiche comuni (che richiede la maggioranza qualificata degli Stati membri).

La competenza comunitaria esclusiva per il commercio significa che le misure di ‘trade defense’, in particolare in risposta a dazi sproporzionati e ingiustificati imposti da paesi terzi alle importazioni dall’Ue, possono essere decise su iniziativa della Commissione con ‘regolamenti di esecuzione’ secondo il meccanismo della ‘comitologia’: le proposte sono formulate dall’Esecutivo Ue e sottoposta all’approvazione dei rappresentanti degli Stati membri nel ‘Comitato degli strumenti di difesa commerciale’. Qui il meccanismo decisionale prevede che le proposte di contromisure commerciali possano essere respinte solo se è contraria la maggioranza qualificata dei rappresentanti dei Ventisette (il 55% dei paesi che rappresenti almeno il 60% della popolazione totale dell’Ue). In assenza di una maggioranza qualificata contraria o favorevole, la proposta viene ripresentata in un ‘comitato di appello’: se anche in questo caso non c’è una maggioranza qualificata contraria, la Commissione può procedere senz’altro all’esecuzione delle misure.

Lo stesso vale anche, almeno in parte, per l’altro strumento a disposizione dell’Ue, il regolamento anti-coercizione, che comunque è più complicato da usare. In questo caso, comunque, le decisione iniziale per attivare l’accertamento della coercizione economica, proposto dalla Commissione, deve essere presa dal Consiglio con la normale procedura a maggioranza qualificata (e dunque la possibilità di bocciare la proposta con la minoranza di blocco). Le decisioni successive, invece, che riguardano le misure Ue di risposta alla coercizione, vengono prese secondo le procedure della ‘comitologia’, e possono dunque essere bocciate solo se c’è una maggioranza qualificata di paesi contrari.

Tutto comincia con una valutazione della Commissione, che può esaminare, per iniziativa propria o ‘in base a una richiesta debitamente motivata’ qualsiasi misura presa da un paese terzo, che sospetti possa rispondere alle condizioni che definiscono la coercizione economica. In particolare, devono essere soddisfatte due condizioni cumulative: 1) il paese terzo interferisce nelle legittime scelte sovrane dell’Unione o di uno Stato membro cercando di impedire o di ottenere la cessazione, la modifica o l’adozione di un atto legislativo specifico Ue o nazionale; 2) l’interferenza comporta l’applicazione o la minaccia di applicare misure che incidono sugli scambi o sugli investimenti.

Lo Strumento anti coercizione, che domani potrebbe essere usato contro gli Usa, era stato concepito tre anni fa guardando chiaramente alla Cina, e in particolare al quel ‘caso di scuola’ di coercizione economica che la Cina ha esercitato nel 2021-2022 con discriminazioni commerciali contro la Lituania a causa dell’apertura di un’ambasciata di Taiwan a Vilnius, capitale dello Stato baltico. Il caso fu oggetto di una denuncia dell’Ue all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Le discriminazioni si concretizzarono in particolare nel rifiuto di sdoganare o di accettare domande di importazione di merci lituane e in pressioni sulle aziende dell’Ue esportatrici in Cina al fine di escludere eventuali input lituani dalle loro catene del valore. Il caso fu portato dall’Ue davanti all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto).

Lo Strumento anti-coercizione potrebbe essere usato anche nel caso in cui l’Amministrazione Trump decidesse di prendere di mira esplicitamente, con ordini esecutivi e divieti imposti alle imprese, l’applicazione delle normative comunitarie che regolano il settore digitale.

Le possibili contromisure anti-coercizione includono: 1) sospensione delle concessioni tariffarie e imposizione di dazi e nuovi oneri sulle merci; 2) restrizioni all’importazione o all’esportazione e al commercio di merci, comprese misure sulle merci in transito; 3) sospensione dei diritti di partecipazione alle procedure di gare di appalti; 4) misure riguardo al commercio di servizi; 5) restrizioni agli investimenti diretti esteri; 6) vincoli ai diritti di proprietà intellettuale; 7) restrizioni ai servizi finanziari, compreso l’accesso di banche e assicurazioni ai mercati dei capitali dell’Ue; 8) imposizione di restrizioni alle registrazioni e alle autorizzazioni riguardanti le sostanze chimiche e la legislazione sanitaria e fitosanitaria dell’Ue; 9) esclusione o accesso limitato ai programmi di ricerca finanziati dall’Unione.

Nel frattempo, le nuove minacce di Trump hanno causato nuovi sviluppi nel Parlamento europeo, dove i tre gruppi della vecchia maggioranza ‘europeista’, Ppe, Socialisti e Liberali di Renew, hanno preso posizione per un rinvio dell’avvio del processo di ratifica dell’accordo commerciale di quest’estate tra Ue e Usa. L’accordo prevedeva, asimmetricamente, nuovi dazi americani generalizzati al 15% per le esportazioni dall’Ue, e l’azzeramento dei dazi europei per l’importazione di prodotti industriali americane. Senza la ratifica del Parlamento europeo, gli americani stanno già applicando i loro nuovi dazi al 15% ai prodotti europei, ma non hanno ancora avuto l’azzeramento dei dazi per le loro esportazioni nell’Ue.

Con gli Usa – ha detto il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis durante la conferenza stampa dell’Eurogruppo, questa sera a Bruxelles -, stiamo cercando di trovare una soluzione costruttiva, ma stiamo anche considerando altre possibili risposte rispetto agli strumenti che abbiamo a disposizione che, con tutti questi sviluppi in atto, potrebbero essere giustificati.

‘Le opzioni sono note, se ne discuterà al Consiglio europeo’ convocato in via straordinaria giovedì prossimo a Bruxelles, ‘e da lì seguirà l’azione della Commissione europea’, ha continuato Dombrovskis. Che ha poi osservato: ‘Siamo in una situazione geopolitica complicata: vediamo delle minacce alla sovranità e all’integrità territoriale della Danimarca e della Groenlandia, e la minaccia di imporre dei dazi rispetto a questo è inaccettabile’.

‘Siamo pronti a reagire. Ma anche a cercare un compromesso, un confronto costruttivo e delle soluzioni costruttive con gli Usa, ma – ha puntualizzato il commissario – sulla base di principi chiari per il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale degli Stati membri. Su questo siamo molto chiari’, ha concluso Dombrvskis.

Durante il briefing quotidiano per la stampa della Commissione, sempre oggi a Bruxelles, il portavoce per il Commercio dell’Esecutivo Ue, Olof Gill, ha spiegato inoltre che le minacce di Trump di applicare nuovi dazi supplementari ai paesi europei che più si sono mostrati solidali con la Groenlandia è piuttosto complicata da mettere in pratica. ‘L’Unione europea – ha ricordato Gill – opera come un mercato unico e nell’ambito di un’unione doganale, garantendo la libera circolazione delle merci tra gli Stati membri senza formalità doganali interne. Secondo le norme europee, esiste un’origine Ue solo per le merci prodotte nell’Unione. Ciò non impedisce a un paese terzo di richiedere informazioni sugli Stati membri da cui provengono le merci. Ma molti prodotti di origine Ue sono realizzati attraverso catene di approvvigionamento integrate e transfrontaliere che coinvolgono più Stati membri’.

‘Inoltre – ha continuato il portavoce -, le merci prodotte nell’Ue possono essere trasportate senza formalità doganali e quindi senza tracciabilità dell’origine’. Ciò significa che, dal punto di vista doganale e operativo, è praticamente molto difficile attribuire una merce esclusivamente a un singolo Stato membro, dato che i processi di produzione e trasformazione sono spesso distribuiti in tutta l’Ue.

Quindi, in sintesi, distinguere precisamente l’origine nazionale di una merce esportata dall’Ue, per applicare dei dazi a quel paese ‘è tecnicamente possibile, ma è anche estremamente complesso dal punto di vista burocratico e procedurale, e comporterebbe livelli di complessità aggiuntivi che, se parliamo di commercio Ue-Usa, potrebbero ostacolare il corretto funzionamento del commercio transatlantico di merci, in particolare per gli importatori statunitensi’, ha precisato Gill.

Quanto alle contromisure commerciali contro gli Usa decise e immediatamente sospese l’anno scorso, il portavoce ha ricordato che ‘il 24 luglio, la Commissione ha adottato un pacchetto consolidato di misure di riequilibrio dell’Ue su un elenco di importazioni di beni dagli Stati Uniti per un valore di 93 miliardi di euro, per prepararsi a una situazione eventuale in cui queste misure di riequilibrio sarebbero state necessaria. Si tratta di un elenco ampio, che comprende un’ampia gamma di prodotti industriali e agricoli. L’attuale sospensione di tali misure di riequilibrio – ha confermato Gill – scade il 6 febbraio.

Insomma, ha proseguito il portavoce, ‘la scadenza della sospensione è automatica. Pertanto, a meno che la Commissione, in consultazione con gli Stati membri tramite la consueta procedura di ‘comitologia, non adotti misure per prorogarla, la sospensione avrà termine e le misure entreranno in vigore il 7 febbraio. Spero che sia chiaro dal punto di vista procedurale. Per essere molto, molto chiari, non è stata ancora presa alcuna decisione al riguardo. I leader si stanno consultando questa settimana a più livelli, anche in occasione della riunione straordinaria del Consiglio europei che ci aspettiamo. E da lì partiremo’, ha concluso Gill. (fonte immagine: European Union).

Miart 2026, Michele Coppola: Intesa Sanpaolo con Schifani e Ryman

 

 

Milano, 19 gen. (askanews) – “Ormai sono davvero tanti anni che affianchiamo miart nella realizzazione, nella produzione, addirittura dire nel renderla ancora più interessante per collezionisti e appassionati d’arte. Abbiamo imparato in questi anni a portare pezzi dalle nostre collezioni e se penso a quanto avvenne con Rauschenberg in occasione tra l’altro di una ricorrenza internazionale, ecco l’idea con la quale guardiamo a miart e a questa felice amicizia va proprio nella direzione di portare nel nuovo padiglione un pezzo delle Gallerie d’italia e quest’anno devo dire con questa felice intuizione del curatore abbiamo scelto tra due straordinari artisti che apparentemente possono avere poco in comune come Schifano e come Rayman. Mii piace l’idea che sia la musica legare due grandi protagonisti della storia dell’arte moderna e contemporanea”. Lo ha detto ad askanews Michele Coppola, Executive Director Arte Cultura e Beni storici di Intesa Sanpaolo, main partner della fiera.

 

Calcio, risultati serie A, Il Como incalza la Juventus

Roma, 19 gen. (askanews) – Questa la classifica di serie A al termine della ventunesima giornata

Ventunesima giornata: Pisa-Atalanta 1-1, Udinese-Inter 0-1, Napoli-Sassuolo 1-0, Cagliari-Juventus 1-0, Parma-Genoa 0-0, Bologna-Fiorentina 1-2, Torino-Roma 0-2, Milan-Lecce 1-0, Cremonese-Verona 0-0, Lazio-Como 0-3.

Classifica: Inter 49, Milan 46, Napoli 43, Roma 42, Juventus 39, Como 37, Atalanta 32, Bologna 30, Lazio 28, Udinese 26, Sassuolo, Torino, Parma, Cremonese 24, Cagliari 22, Genoa 20, Lecce, Fiorentina 17, Pisa, Verona 14.

Ventiduesima giornata: venerdì 23 gennaio ore 20.45 Inter-Pisa, sabato 24 gennaio ore 15 Como-Torino, ore 18 Fiorentina-Cagliari, ore 20.45 Lecce-Lazio, domenica 25 gennaio ore 12.30 Sassuolo-Cremonese, ore 15 Atalanta-Parma, Genoa-Bologna, ore 18 Juventus-Napoli, ore 20.45 Roma-Milan, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Torna ‘Amore’ di Delbono. Un viaggio musicale e lirico che tocca l’anima

Roma, 19 gen. (askanews) – Lo spettacolo ‘Amore’ “abbraccia l’amore come è l’amore: doloroso, gioioso, bello, vitale, triste, il vuoto quando non c’è più. Tutte queste cose. Un amore intimo e universale”. Descrive così il regista Pippo Delbono, premio Ubu alla carriera, il suo spettacolo, andato in scena in tanti teatri del mondo, dalla Cina, all’Africa, all’Europa tra Portogallo, Italia e non solo, che è al suo ‘debutto’ a Roma, dal 20 al 25 gennaio, al Vascello.

‘Amore’ è un viaggio musicale e lirico che tocca le corde dell’anima, un progetto che nasce dall’amore per il Portogallo fra Pippo Delbono e il produttore teatrale Renzo Barsotti e dall’amicizia tra i due. “Centrale è il fado – spiega Delbono – perché la musica del fado parla proprio di passione, amore, dolore, perdita”, una musica popolare e melanconica, che dialoga e di cui si appropriano i corpi, le voci, le mani di artisti che agiscono sul palco mentre Delbono li guida “come un maestro di scena: questa volta sono in fondo alla sala, in mezzo al pubblico e porto avanti il racconto di ‘Amore’ con la mia voce, con i miei testi e le mie parole” oltreché con testi in portoghese, quelli del brasiliano Carlos Drummond De Andrade (“Che altro può una creatura se non amare tra creature, amare?”), Eugenio De Andrade, il capoverdiano Daniel Damásio Ascensão Filipe, Sophia de Mello Breyner Andresen, Florbela Espanca ma anche del francese Jacques Prévert e del boemo Rainer Maria Rilke.

Lo sguardo, assicura il regista ligure, “è ottimista perché alla fine – dice – ognuno può ritrovarsi, comunque sia, con se stesso e con il resto del mondo”. E’ un viaggio in cui si cerca di “evitarlo”, l’amore, per la “paura che assale” anche se “ne riconosciamo costantemente l’urgenza” ma il percorso “riesce poi, forse, a portarci verso una riconciliazione, un momento di pace in cui quell’amore possa manifestarsi al di là di ogni singola paura”. Nominando la parola, le si dà voce.

E’ pure un “discorso politico” che domanda quando “finiranno queste guerre, queste morti, queste stragi?. Bisogna ascoltare e aprirsi agli altri, amare le persone, non solo una razza. Io vedo la bellezza nel genere umano. Bisogna vedere la bellezza che c’è negli altri, a quel punto qualcosa succederà. Se guardo negli occhi una persona non l’ammazzo”, sottolinea.

L’energia che si trasmette dalla voce ipnotica e calda del regista si fonde con il teatro, i movimenti, la musica sul palco e avvolge la platea, è palpabile, materia. “Io sento di dare amore, e il pubblico mi ridà amore. Mi dà gioia, felicità, il fatto che è contento per un viaggio molto sofferto che è anche di speranza”.

Dopo ‘Amore’, Delbono sta pensando ad un altra tappa del suo cammino artistico che definisce “odissea”, uno spettacolo dal titolo ‘Voglio più luce’. Quella luce “che si prende dalle piccole vincite” come “quando il pubblico si commuove” alla presentazione di ‘Bobò: la Voce del Silenzio’, il film su Vincenzo Cannavacciuolo, in arte Bobò, un uomo sordomuto, analfabeta cresciuto in un manicomio e poi divenuto componente storico della compagnia (il 26 e 27 gennaio al cinema Farnese). “Goethe quando stava per morire ha chiesto di aprire le finestre: ‘voglio più luce’, ha detto. Io voglio vivere però, voglio più luce nella mia vita e nella vita degli altri”, aggiunge subito Delbono ricordando il suo percorso spirituale buddista.

‘Amore’, con Dolly Albertin, Margherita Clemente, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Mario Intruglio, Pedro Jóia, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Miguel Ramos, Pepe Robledo, Grazia Spinella, Selma Uamusse. Musiche originali di Pedro Jóia e di autori vari. Al teatro Vascello a Roma, dal 20 al 25 gennaio.

Calcio, risultati serie A, Verona aggancia il Pisa in coda

Roma, 19 gen. (askanews) – Questa la classifica di serie A dopo Cremonese-Verona 0-0

Ventunesima giornata: Pisa-Atalanta 1-1, Udinese-Inter 0-1, Napoli-Sassuolo 1-0, Cagliari-Juventus 1-0, Parma-Genoa 0-0, Bologna-Fiorentina 1-2, Torino-Roma 0-2, Milan-Lecce 1-0, Cremonese-Verona 0-0, lunedì 19 gennaio ore 20.45 Lazio-Como.

Classifica: Inter 49, Milan 46, Napoli 43, Roma 42, Juventus 39, Como 34, Atalanta 32, Bologna 30, Lazio 28, Udinese 26, Sassuolo, Torino, Parma, Cremonese 23, Cagliari 22, Genoa 20, Lecce, Fiorentina 17, Pisa, Verona 14.

Ventiduesima giornata: venerdì 23 gennaio ore 20.45 Inter-Pisa, sabato 24 gennaio ore 15 Como-Torino, ore 18 Fiorentina-Cagliari, ore 20.45 Lecce-Lazio, domenica 25 gennaio ore 12.30 Sassuolo-Cremonese, ore 15 Atalanta-Parma, Genoa-Bologna, ore 18 Juventus-Napoli, ore 20.45 Roma-Milan, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Groenlandia, Dombrovskis: pronti a reagire se non c’è un accordo con Usa

Roma, 19 gen. (askanews) – Sulla partita dei nuovi dazi minacciati dagli Usa sulla vicenda della Groenlandia “sappiamo che ci sono diverse opzioni” e alla Commissione europea “siamo pronti a reagire se non siamo in grado di trovare accordi costruttivi” con gli Usa. Lo ha affermato il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis nella conferenza stampa al termine dell’Eurogruppo.

“Tutti gli strumenti sono sul tavolo – ha rimarcato – quindi non stiamo escludendo alcuna possibilità. Vedremo, cercheremo un impegno costruttivo, ma siamo pronti a reagire”.

“È chiaro che questa minaccia di dazi rispetto alla Groenlandia non è accettabile e ora ci sono intense consultazioni in corso, rispetto alla risposta Usa, tra cui il Consiglio Ue straordinario di giovedì, per discutere questa vicenda. È chiaro – ha detto – che dobbiamo chiarire la nostra strada e il nostro impegno con gli Usa e trovare una soluzione costruttiva, ma stiamo anche considerando altre possibili risposte rispetto agli strumenti che abbiamo a disposizione che, con tutti questi sviluppi che si stanno muovendo, potrebbero diventare giustificati”.

Mattarella ricorda compiti toghe: attuano Costituzione e sono imparziali

Roma, 19 gen. (askanews) – Siate “‘agenti della Costituzione”, attori nella difesa della legalità e della giustizia, presidio dei diritti di ogni persona”. E’ l’auspicio che Sergio Mattarella ha rivolto ai magistrati in tirocinio che ha ricevuto come ogni anno al Quirinale. A loro innanzitutto, ma non solo, ha ricordato quale compito li aspetti nell’iniziare questa impegnativa carriera.

Nel salone dei Corazzieri sono 354 i giovani magistrati accolti dal Presidente della Repubblica, insieme al vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, alla Presidente della Scuola Superiore della Magistratura, Silvana Sciarra, al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ai componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, il direttivo della Scuola Superiore della Magistratura, il Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione, Pasquale D’Ascola, il Procuratore generale presso la Corte Suprema di Cassazione, Pietro Gaeta.

Mentre il dibattito pubblico è monopolizzato dal referendum sulla separazione delle carriere il Presidente della Repubblica si è limitato a ribadire i principi fondanti su cui si regge il sistema repubblicano ricordando in particolare quali siano i compiti della magistratura. In questi 80 anni di Repubblica, ha ricordato il capo dello Stato “la magistratura italiana ha contribuito all’attuazione dei principi costituzionali”. Una Costituzione, ha sottolineato il Presidente “che nata all’indomani dei devastanti conflitti mondiali e delle esperienze drammatiche delle dittature, si fonda sui principi della democrazia liberale basata sulla separazione tra i poteri”, con l’obiettivo di garantire i diritti di tutti.

“In tale quadro costituzionale, alla magistratura viene affidato un compito cruciale: applicare la legge e tutelare i diritti della persona. È un’attività complessa – ha ammonito Mattarella – che richiede maturità, profonda conoscenza delle fonti giuridiche e assoluta imparzialità nell’interpretazione”. Ma l’applicazione della legge non è un “mero automatismo” richiede anzi “ponderazione e valutazione” sia per il magistrato giudicante che per quello requirente, ha precisato.

Mattarella ha ribadito che la decisione giudiziaria “non è una verità assoluta ma è sottoposta a verifiche e controlli, come richiesto dalla Costituzione per qualunque attività istituzionale”, ha sottolineato l’importanza che la motivazione sia comprensibile per rispetto della centralità della persona e in base a quanto prescritto dall’art. 3 della Costituzione, giacché assicura la parità di trattamento. Di qui l’importanza del ruolo svolto dalla Corte di Cassazione per la sua funzione di orientamento e integrazione con le corti europee. Quindi ha posto l’accento sulla necessità di una opportuna preparazione: “la magistratura è selezionata sulla base di un concorso, peraltro particolarmente impegnativo, perché in tal modo si cerca di contribuire a garantire al meglio la professionalità necessaria ad assicurare l’autonomia e l’indipendenza dell’ordine giudiziario”. Due principi, autonomia e indipendenza che per Mattarella sono “indiscutibili” per garantire “che le decisioni siano adottate secondo diritto e non in base a ragioni esterne dovute a condizionamenti, pregiudizi, influenze o per il timore di ritorsioni o critiche”. Ecco perchè “per rendere effettiva tale indipendenza la Costituzione ha scelto il modello del governo autonomo della magistratura”.

Ai giovani magistrati Mattarella ha ricordato anche l’importanza della imparzialità del giudice, che va manifestata “in ogni contesto”. “Il rigore morale e l’alta professionalità costituiscono i due elementi che sorreggono la credibilità dell’Ordine giudiziario”, ha detto il Presidente. E infine un consiglio che vale per i magistrati ma non soltanto per loro: “il rifiuto di ogni forma di presunzione, attitudini che inducono alle doti preziose dell’umiltà e alla prudenza nel giudizio. Doti che, in ogni ambito e in ogni tempo, è sempre stato più facile elogiare che praticare”.

Groenlandia, Salvini: bene Meloni che agisce con prudenza

Roma, 19 gen. (askanews) – “Sulla Groenlandia devono decidere i groenlandesi. Bene fa il governo italiano ad avere un atteggiamento prudente. Mentre altri pensano di rispondere con la minaccia, coi bazooka, con controdazi e l’invio dei militari – e penso ai francesi – all’Italia e a tutta Europa penso convenga un atteggiamento ragionevole”. Lo ha detto il leader della Lega e vice-premier Matteo Salvini parlando al Tg3.

“Sicuramente Trump si comporta in maniera irrituale”, ha spiegato”. Ma “la risposta dell’Europa però deve essere univoca, non possono esserci solo Francia e Germania che decidono per tutti, perché non funziona così”.

Salvini, inoltre si è detto “d’accordo” con Giorgia Meloni, su un eventuale invio di militari italiani in Groenlandia solo nell’ambito di un’operazione Nato.

Ettore Scola: “Il cinema è un’autobiografia dello spettatore”

Ricorre oggi il decimo anniversario della scomparsa di Scola. Quella che segue non è soltanto un’intervista (ripescata dagli archivi de Il Ticino) a uno dei maggiori protagonisti del cinema italiano del Novecento, ma un dialogo sul senso del raccontare, sulla responsabilità degli autori, sul rapporto tra arte, popolo e coscienza collettiva. Ripercorrendo il neorealismo, la commedia all’italiana, il lavoro con gli attori e le trasformazioni della società, Scola riflette sul cinema come autobiografia dello spettatore e come strumento di educazione sentimentale, capace di leggere la storia attraverso i dettagli della vita quotidiana. Ne emerge il ritratto di un maestro che guarda al passato senza nostalgia e al futuro senza illusioni, affidando soprattutto ai giovani parole semplici e decisive – onestà, fiducia, speranza – come bussola per orientarsi nel tempo della crisi.

Maestro, è un vero onore essere al cospetto di uno dei più grandi poeti della cinematografia mondiale del ‘900. Grazie ai Suoi film e agli attori che hanno lavorato con Lei ci resta il dono di capolavori che hanno accompagnato e descritto la crescita della società del secondo dopoguerra, penetrando la quotidianità, i sentimenti, gli amori, le passioni, il carattere della nostra gente, svelando l’Italia agli italiani e al mondo. Possiamo dire che la Sua straordinaria capacità narrativa e di valorizzazione dei talenti nasceva e si è conservata nel tempo come espressione di una forte, intima passione: quella di un grande amore per il nostro popolo e per il nostro Paese?

Credo che la passione per quello che si fa e l’amore per il posto in cui si vive, per il popolo con il quale si cresce siano condizioni indispensabili per la riuscita di qualunque lavoro destinato a entrare in comunicazione con gli altri.

Dopo l’esordio con ‘Il sorpasso’, per la regia di Dino Risi, la Sua lunga carriera si è sviluppata nella duplice veste di sceneggiatore e di regista. Immagino ci sia un rapporto necessariamente complementare tra i ruoli: il film è anche lunga e laboriosa preparazione, oltre che idea, immaginazione…: va seguito, studiato, concretizzato. Può spiegare con poche parole al grande pubblico questo rapporto intrinseco tra sceneggiatura e regia di un film?

In realtà il mio primo esordio fu con Tino Scotti in “Fermi tutti, arrivo io” di Sergio Grieco, poi seguito da “Due volti con Cleopatra” e “Totò nella luna”: prima di passare alla regia vera e propria firmai 70 sceneggiature di film.

Ogni opera, di artista o di artigiano che sia, nasce da una ispirazione, dall’esigenza di rappresentare una determinata realtà o di individuarne le possibilità di cambiamento. 

Questa idea e questo soggetto vanno studiati, ampliati, immaginati negli sviluppi narrativi di una storia, nella evoluzione dei personaggi e delle loro psicologie, nella invenzione di quello che essi fanno, dicono e pensano. 

Questa scrittura o sceneggiatura sarà poi tradotta nelle immagini, nei movimenti e nelle atmosfere che saranno scelti dalla regia.

Nel cinema d’autore sono fasi distinte tra loro ma non indipendenti, poiché ognuna contribuisce alla progressiva definizione del significato del film.

Perché il nostro cinema – dal neorealismo alla commedia all’italiana – ha saputo conservare una sua specificità che l’ha reso diverso, forse più intimo e vicino ai sentimenti popolari di quanto sia accaduto altrove?

Dal neorealismo alla commedia all’italiana il nostro cinema si è distinto da quello degli altri paesi per la sua particolare attenzione alla realtà, tanto che tutta la nostra storia, dal secondo conflitto mondiale fino ad oggi è stata raccontata più dal cinema che dalla scuola.

E il pubblico ha spesso riconosciuto in quei film anche la sua storia personale.

Mi consenta una rapida citazione degli attori che Lei ha diretto e che hanno fatto insieme a Lei la storia del cinema: Sordi, Tognazzi, Gassman, Manfredi, Mastroianni, Sophia Loren, Stefania Sandrelli, Fanny Ardant, Troisi, Depardieu, Castellitto…Mi scuso se mi fermo a questi nomi.  Che cosa ha significato per Lei condividere e guidare l’espressività artistica e la capacità comunicativa di questi grandi personaggi, presentarli magari con profili interpretativi diversi da quelli già noti? Com’erano, visti da vicino, da persone oltre che da attori?

La commedia italiana è stata un cinema d’autori: sceneggiatori, registi e attori e io ho avuto la fortuna di lavorare con i più grandi di loro fin dagli inizi della mia carriera, nei giornali satirici,alla radio e nel cinema (in qualità di anonimo sceneggiatore aggiunto, di gagman, di ‘negro’ dei colleghi già affermati).

Quando mi guadagnai l’onore della firma come sceneggiatore conoscevo già tutti e di qualcuno ero diventato amico personale.

Da regista fu per me naturale rivolgermi a loro per averli nei miei film: molti nel frattempo erano diventati attori di grande successo e avevano già interpretato decine e decine di ruoli, quindi sentii l’esigenza di riproporli in interpretazioni diverse da quelle che avevano già fornito, avvalendomi della conoscenza privata della loro indole, della loro natura, delle loro possibilità artistiche non ancora frequentate.

Dell’epoca contemporanea si dice che è complessa ed attraversata da una deriva di crisi e da una carenza di identità. Eppure la società del dopoguerra usciva da un periodo di tribolazioni, di miseria, di disperazione: dobbiamo alla sofferenza, al talento e alla genialità dei singoli, o alle speranze collettive, quella grande e forse irripetibile stagione del cinema? Che cosa manca a questo nostro tempo dell’omologazione culturale e dell’appiattimento del merito per esprimere nuove eccellenze artistiche?

La realtà del nostro Paese non è mai stata avara, con gli autori italiani, di spunti, suggestioni e ispirazioni drammatiche o comiche (o, talvolta, tragicomiche).

E non lo è certo neppure oggi.

La responsabilità di un ‘cinema flebile’ non è, non può essere, della realtà.
Infatti abbiamo esempi anche recenti di film assai riusciti che riescono a interpretare i disagi e le speranze della collettività.

Ma in un Paese economicamente, politicamente e culturalmente in crisi è comprensibile che anche il “suo” cinema sia in crisi. Non è tempo di sterili piagnistei e di anime afflitte, ma di forti volontà di cambiamento.

E non soltanto nel nostro cinema.

Non sono un critico cinematografico e azzardo una timida interpretazione personale: dei Suoi film mi colpisce e mi intriga l’abile capacità di ambientazione, anche in contesti intimi, ristretti, quasi teatrali, dove emergono i profili psicologici dei personaggi.  Ognuno di noi ci ritrova infatti una parte di sé. Penso ad esempio a Sordi in “La più bella serata della mia vita”, a “La famiglia” e alla descrizione del lento, lungo inesorabile declino delle consuetudini e dei ruoli domestici…  E poi lo sfondo, la cronaca che richiama la Storia e dal particolare riesce a descrivere i grandi avvenimenti valorizzando i gesti, le azioni e i vissuti di personaggi che ne sono il corollario: spiegare e far capire il tutto partendo dai dettagli. Mi riferisco a “Una giornata particolare”… “La terrazza”…”Ci eravamo tanto amati”…   Si riconosce in queste cifre stilistiche?

I due aspetti che lei evidenzia li riconosco come miei interessi prevalenti e forse caratterizzanti. Sono tendenze istintive, personali. Ciascuno ha le sue.

Lei dice che nei miei film “ognuno ritrova una parte di sé”.  Non so se sia vero ma so che è stata questa l’ambizione che ha – quasi sempre – animato le cose che ho fatto.

Non avendo soverchia fiducia nella mia autobiografia – permessa soltanto ad autori di grande esperienza di vita, come quelle di Jack London, Hemingway, Primo Levi – ho tentato allora di interpretare qualche tratto del sentire collettivo in alcune autobiografie dello spettatore.

Mi pare che si assista ad un lento e graduale declino del cinema come fonte narrativa: è la Tv, sono i mass media che parlano direttamente alla gente e al Paese. Che cosa abbiamo perduto in questo lento transito? Resterà il cinema, forse ancor più del teatro, una nicchia ristretta di fruizione dello spettacolo? Ci sarà ancora bisogno del cinema per descrivere, spiegare, far riflettere? Mentre DVD e Tv on-demand, ma in genere tutte le nuove tecnologie accrescono le possibilità di una fruizione individuale dello spettacolo e contemporaneamente aumentano i mezzi di comunicazione a nostra disposizione, la gente si parla e si capisce con sempre maggiore difficoltà: perché?

La tecnologia ha valenza eticamente neutra, è anzi un’opportunità e si caratterizza e qualifica per come viene utilizzata.

In via generale non credo che le nuove tecnologie e le conquiste dell’informatica mettano in crisi l’ispirazione di processi creativi, poichè in esse possono anzi trovare alimento inedite opportunità espressive. Possono anche introdurre elementi positivi o negativi nei comportamenti individuali e collettivi, dipende dal fatto se prevale un atteggiamento dettato dall’uso dell’intelligenza personale o se si subiscono i condizionamenti negativi delle prevalenti derive sociali.

Non vanno demonizzate né santificate: una scemenza in 3D resta una scemenza.

Certo la Tv è oggi quantitativamente preponderante: ma non è un fatto tecnico bensì di consuetudini e stili di vita indotti. I giovani subiscono infatti messaggi e spettacoli diseducativi e non certo per loro scelta, non essendo gli artefici dei palinsesti televisivi.

Maestro, oltre a conservare il dovere della memoria e la nostalgia del ricordo, affinché tutto sia utile e nulla vada perduto, ci è necessario – oggi più che mai – guardare con fiducia al domani, andare oltre, immaginare, sognare, per capire a quali speranze possiamo legare il futuro dell’umanità. Le chiedo – alla luce della Sua straordinaria esperienza umana e culturale – di suggerire ai giovani almeno tre cose per le quali vale la pena di vivere e di darsi da fare…

Tocca ai giovani – non fosse altro perché il loro futuro è più lungo – mandare avanti il mondo.

Progetto ambizioso e oggi forse più che mai difficile per una generazione che non sembra avviata a godere di particolari vantaggi: l’eredità non è succulenta, i punti di riferimento e i modelli sono scarsi, la circolazione delle idee è caotica e non si capisce perché – visto che in realtà di idee ne circolano così poche….

Le ideologie hanno tutte superato la loro data di scadenza, quanto ai ‘fulgidi esempi’ neanche a parlarne…

Ma chissà che proprio in questo deserto culturale i ragazzi non riescano a rintracciare qualche vantaggio? A scegliere per loro stessi alcune parole meno imbrattate da un uso sconsiderato? 

Vecchie parole che tornino nuove, parole semplici del tipo onestà, pulizia, fiducia, speranza. Parole che procurino pensiero, che portino ad agire, che diventino esse stesse programma.

E’ morto lo stilista Valentino Garavani

Roma, 19 gen. (askanews) – E’ morto lo stilista Valentino. Aveva 93 anni.

“Valentino Garavani – si legge nella nota della Fondazione – si è spento oggi nella serenità della sua residenza romana, circondato dall’affetto dei suoi cari”.

Si terrà mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio 2026, dalle 11:00 alle 18:00, la camera ardente dello stilista Valentino, scomparso oggi all’età di 93 anni. Lo fa sapere in una nota la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, sottolineando che la camera ardente sarà allestita presso PM23, in Piazza Mignanelli 23 a Roma, “Il funerale – prosegue la nota – si terrà venerdì 23 gennaio 2026, alle ore 11.00, presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in Piazza della Repubblica 8 a Roma”.

Mattarella: le garanzie di autonomia e indipendenza della magistratura sono indiscutibili

Roma, 19 gen. (askanews) – “La magistratura italiana ha contribuito all’attuazione dei principi costituzionali”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando al Quirinale nel corso dell’incontro con i magistrati ordinari in tirocinio nominati nell’aprile scorso.

“Al contempo, ha vissuto un’ampia evoluzione nello svolgimento dei compiti che l’architettura costituzionale le ha attribuito. Il percorso svolto fino a oggi è utile per comprendere il ruolo della magistratura e gli ambiti entro i quali si deve svolgere la funzione assegnatale dalla Costituzione, nell’esercizio della giurisdizione attraverso l’interpretazione e l’applicazione rispettosa e imparziale della legge”, ha aggiunto il capo dello Stato.

“La nostra Carta fondamentale, al pari delle altre costituzioni europee nate nel secondo novecento, all’indomani dei devastanti conflitti mondiali e delle esperienze drammatiche delle dittature, si fonda sui principi della democrazia liberale basata sulla separazione tra i poteri. Essa persegue, infatti, il duplice obiettivo di bilanciare i poteri dello Stato e di garantire i diritti inviolabili e le libertà fondamentali di ciascuno”, ha ricordato Mattarella, aggiungendo: “In questo quadro costituzionale, alla magistratura viene affidato un compito cruciale: applicare la legge e tutelare i diritti della persona. È un’attività complessa che richiede maturità, profonda conoscenza delle fonti giuridiche e assoluta imparzialità nell’interpretazione”. E “le garanzie di autonomia e indipendenza della magistratura sono indiscutibili, proprio perché funzionali ad assicurare che le decisioni siano adottate secondo diritto e non in base a ragioni esterne dovute a condizionamenti, pregiudizi, influenze o per il timore di ritorsioni o critiche. Per rendere effettiva tale indipendenza la Costituzione ha scelto il modello del governo autonomo della magistratura”.

Giustizia, Mattarella: Costituzione si fonda su separazione poteri

Roma, 19 gen. (askanews) – “La nostra Carta fondamentale, al pari delle altre costituzioni europee nate nel secondo novecento, all’indomani dei devastanti conflitti mondiali e delle esperienze drammatiche delle dittature, si fonda sui principi della democrazia liberale basata sulla separazione tra i poteri. Essa persegue, infatti, il duplice obiettivo di bilanciare i poteri dello Stato e di garantire i diritti inviolabili e le libertà fondamentali di ciascuno”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando al Quirinale nel corso dell’incontro con i magistrati ordinari in tirocinio nominati nell’aprile scorso.

“In questo quadro costituzionale, alla magistratura viene affidato un compito cruciale: applicare la legge e tutelare i diritti della persona. È un’attività complessa che richiede maturità, profonda conoscenza delle fonti giuridiche e assoluta imparzialità nell’interpretazione”, ha aggiunto il capo dello Stato.

Mattarella: magistratura ha contribuito ad attuazione Costituzione

Roma, 19 gen. (askanews) – “La magistratura italiana ha contribuito all’attuazione dei principi costituzionali”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando al Quirinale nel corso dell’incontro con i magistrati ordinari in tirocinio nominati nell’aprile scorso.

“Al contempo, ha vissuto un’ampia evoluzione nello svolgimento dei compiti che l’architettura costituzionale le ha attribuito. Il percorso svolto fino a oggi è utile per comprendere il ruolo della magistratura e gli ambiti entro i quali si deve svolgere la funzione assegnatale dalla Costituzione, nell’esercizio della giurisdizione attraverso l’interpretazione e l’applicazione rispettosa e imparziale della legge”, ha aggiunto il capo dello Stato.

Trump: dazi ai Paesi europei? Lo farò, al 100%, se non troveranno un accordo sulla Groenlandia

Roma, 19 gen. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in una breve intervista telefonica rilasciata oggi alla NBC News, ha affermato che al “100 per cento” imporrà dazi ai paesi europei se non troveranno un accordo sulla Groenlandia.

Alla domanda se avrebbe portato a termine i piani di imporre dazi sulle nazioni europee in assenza di un accordo sulla Groenlandia, Trump ha risposto: “Lo farò, al 100 per cento”. Nell’intervista, Trump ha anche criticato i leader europei che si sono opposti ai suoi sforzi per acquisire la Groenlandia, che secondo lui è necessaria per salvaguardare la sicurezza nazionale dalle minacce esterne.

“L’Europa dovrebbe concentrarsi sulla guerra con Russia e Ucraina, perché, francamente, vedete cosa hanno ottenuto, loro”, ha detto Trump. “È su questo che l’Europa dovrebbe concentrarsi, non sulla Groenlandia”. Nella breve intervista esclusiva con l’emittente statunitense NBC News, il presidente degli Usa Donald Trump è stato comunque cauto sulle sue prossime mosse in merito al controllo della Groenlandia.

Alla domanda se avrebbe usato la forza per impadronirsi della Groenlandia, il presidente ha risposto: “Nessun commento”.

In merito al Premio Nobel per la Pace, Trump ha infine respinto l’idea che la Norvegia non abbia alcuna influenza sulla competizione e che la decisione spetti esclusivamente al comitato. “La Norvegia ha il controllo totale, nonostante quello che dicono”, ha detto il presidente alla NBC News.

Donald Trump continua ad alimentare le tensioni con gli alleati Nato sulla Groenlandia e in un duro messaggio rivolto al primo ministro norvegese, il presidente degli Stati Uniti ha sottolineato che “non si sente più obbligato a pensare esclusivamente alla pace” dopo essere stato snobbato per il Premio Nobel per la Pace.

Il presidente americano, che ha inviato una bizzarra lettera – così la definisce il quotidiano inglese Independent – a Jonas Gahr Store, ha insistito sul fatto che gli Stati Uniti dovrebbero controllare la Groenlandia perché la Danimarca non sarebbe in grado di proteggerla da Russia e Cina, mettendo in discussione la rivendicazione storica di lunga data di Copenaghen sul territorio.

“Ho fatto più io per la Nato di chiunque altro dalla sua fondazione e ora” l’Alleanza atlantica “dovrebbe fare qualcosa per gli Stati Uniti”, ha scritto Trump nella missiva, trapelata questa mattina. “Il mondo non è sicuro a meno che non abbiamo un controllo completo e totale della Groenlandia”, ha aggiunto.

Il tycoon è sembrato attribuire agli alleati la responsabilità del suo “catastrofico” cambiamento di politica estera, sostenendo che, visto che la Norvegia non gli ha conferito il Premio Nobel per la Pace lo scorso anno, ora poteva mettere al primo posto gli interessi degli Stati Uniti. L’ufficio del premier di Oslo non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento. Il governo norvegese non ha alcun ruolo nel determinare l’assegnazione del Premio Nobel.

Oltre 300 pizze donate ai meno fortunati a Napoli

Roma, 19 gen. (askanews) – Sono oltre 300 le pizze donate da l’Antica Pizzeria Da Michele alle persone con fragilità che frequentano la Mensa del Carmine a Napoli. L’occasione è la festività di Sant’Antonio Abate (Sant’Antuono), patrono del focolare e protettore dei pizzaioli che si celebra il 17 gennaio, ormai anche nota come “Giornata Mondiale del pizzaiolo”, e si ripete per il secondo anno consecutivo.

L’Antica Pizzeria Da Michele, che ormai conta 80 sedi in 5 continenti, ha realizzato un calendario di iniziative benefiche proprio da dove tutto è partito, la regione Campania. L’evento segna infatti la tappa conclusiva di “Spicchi d’Amore”, il progetto del “Natale solidale” promosso dall’Antica Pizzeria Da Michele in tutta la regione del sud Italia. Il calendario ha visto le diverse sedi campane del brand – Aversa, Caserta, Pompei, Salerno e Napoli – impegnate al fianco di associazioni e parrocchie locali, con l’obiettivo di trasformare un simbolo dell’eccellenza napoletana – la pizza – in un gesto concreto di vicinanza verso le fasce più fragili della popolazione.

Nato idealmente come chiusura del mese dedicato ai diritti dell’infanzia, “Spicchi d’Amore” si è evoluto in un percorso di attenzione costante verso le comunità locali, culminando proprio nel giorno dedicato al “santo del fuoco”, figura centrale nella cultura e nella tradizione dell’arte bianca.

Sergio Condurro e Francesco Ciotola, AD de l’Antica Pizzeria Da Michele, sottolineano il valore simbolico dell’evento: “Per noi la pizza è da sempre sinonimo di accoglienza e famiglia. Celebrare Sant’Antuono, ospitando gli amici della Mensa del Carmine, non è solo un omaggio alla nostra tradizione, ma un dovere morale verso la nostra città. Con “Spicchi d’Amore” abbiamo voluto dimostrare che l’impresa può e deve farsi carico del benessere collettivo, offrendo non solo un pasto, ma un momento di gioia e dignità a chi ne ha più bisogno”.

Suor Marisa Pitrella, direttrice della Caritas Napoli, esprime profonda gratitudine per il rinnovo di questa collaborazione: “In occasione della festa di Sant’Antonio Abate abbiamo festeggiato con le nostre sorelle e fratelli nell’Antica Pizzeria Da Michele. È il secondo anno che ci invitano a mangiare una pizza da seduti insieme con tutti i nostri amici, è un momento molto bello di condivisione e di fraternità ed è per questo che vogliamo ringraziare la famiglia Condurro per questo gesto di solidarietà, un gesto bello che fa sentire vicini e dà dignità alle persone. Un gesto che dice ai fratelli: non siete soli, vi siamo vicini e vi vogliamo bene, non scoraggiatevi perché potete rialzarvi e continuare a sperare. Auspichiamo che anche altre pizzerie e ristoranti possano essere contagiati da questa esperienza per dimostrare vicinanza a chi in un periodo della propria vita vive un momento di fragilità”.

Attiva da decenni nel cuore di Napoli, la Mensa del Carmine opera quotidianamente per garantire pasti caldi e un clima di profonda umanità. La collaborazione con l’Antica Pizzeria Da Michele ribadisce l’importanza della rete tra realtà imprenditoriali e terzo settore per contrastare l’emarginazione sociale e promuovere la cultura del dono.

A Roma il cast di The Beauty, serie tra thriller e ossessione bellezza

Roma, 19 gen. (askanews) – “Una sola dose e sei una bomba”. Questo il claim per lanciare “The Beauty”, farmaco miracoloso che trasforma chiunque in bellissimo ma dagli effetti terrificanti. E il titolo della nuova serie thriller di FX creata e diretta da Ryan Murphy che debutta il 22 gennaio su Disney+.

È stata girata anche a Roma e a Venezia, e nella Capitale sono arrivati per presentarla alcuni dei protagonisti: Evan Peters, Rebecca Hall, Anthony Ramos, Jeremy Pope e Ashton Kutcher.

I primi due interpetano due agenti dell’FBI chiamati a far luce su alcune morti misteriose tra le modelle: da Parigi, all’Italia a New York, sembra un’epidemia che dilaga e minaccia l’umanità; come un virus sessualmente trasmissibile capace però di trasformare esteticamente le persone. E dietro c’è il miliardario Ashton Kutcher, che lo ha creato ed è disposto a tutto per proteggere il suo impero miliardario.

Rebecca Hall ha detto che fin dall’inizio ha pensato fosse

“la trama più estrema e fulminante di Ryan Murphy mai sentita prima”. “Poi mi hanno detto che avrei girato a Roma, Venezia e New York, dove vivo. Quindi è stato un po’ come dire: questo sì che è un progetto geniale”.

Ashton Kutcher ha detto di essersi ispirato ad alcuni amici molto ricchi per il suo personaggio, al loro modi di affrontare i problemi della vita come se non lo fossero. E sulla serie ha commentato: “Credo che ponga questa domanda fondamentale: dove ti collochi nello spettro di ciò che è accettabile? Perché è socialmente accettabile cambiarsi i denti con l’apparecchio, ma in alcuni posti non è socialmente accettabile sottoporsi a una rinoplastica? Dove si colloca ognuno in questa miriade di rischi? Potrebbero esserci effetti collaterali, potrebbero esserci cose che vanno storte e ognuno ha un diverso livello di tolleranza”.

E in merito alle sue scene con la nostra Isabella Rossellini, tra le guest star: “Lei è un’eroina, una leggenda, incredibile. È stato straordinariamente impegnativo lavorare con lei…

Ho cercato la sua approvazione in ogni singola scena. E poi la magia di Ryan Murphy e di ciò che ha creato sono questi due personaggi: quest’uomo ha creato una versione sintetica della bellezza…Lei, il modo in cui la mostra è facendole indossare tutti questi straordinari abiti di alta moda, tutti fatti a mano, ogni parte di lei è bellezza fatta a mano, mentre ogni parte del mio personaggio è bellezza sintetica, il che è davvero una dicotomia straordinaria” ha raccontato.

Farmaci RNA, risultati Spoke 6 Centro Nazionale Terapia Genica

Roma, 19 gen. (askanews) – Il Cnr, presso la sede di Napoli, ha ospitato il meeting “RNA drug development”. Due giorni per condividere i risultati maturati nell’ultimo triennio e le prospettive di sviluppo delle linee di ricerca dello Spoke 6 del Centro Nazionale per la Terapia Genica e Farmaci con Tecnologia Rna, uno dei cinque finanziati dal Pnrr.

Lo Spoke 6 ha operato con un finanziamento complessivo di circa 11 milioni di euro, sostenendo 25 progetti. Nell’ambito dei bandi a cascata (Open Call) sono stati finanziati 11 interventi per un valore di circa 6 milioni di euro. Sul fronte delle competenze, sono stati assunti 35 ricercatori a tempo determinato e sono stati attivati 14 dottorati di ricerca. I risultati scientifici hanno superato le 100 pubblicazioni; è proseguita inoltre la verifica della componente più direttamente industriale, inclusi gli esiti legati alla valorizzazione e al trasferimento tecnologico.

“Il lavoro del Centro ha espanso incredibilmente la capacità di fare terapie contro le malattie: precedentemente gli approcci farmacologici erano limitati alle proteine, mentre oggi possono essere indirizzati verso porzioni del genoma che prima non erano aggredibili”, ha dichiarato Giuseppe Biamonti del Cnr, coordinatore dello Spoke 6.

Angela Zampella, Prorettrice dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha sottolineato: “Il Centro guarda la tematica di nuovi approcci terapeutici basati sulla tecnologia dei farmaci RNA che viene dall’esperienza del Covid. Oggi si va oltre, provando a sfruttare le enormi potenzialità di espansione su moltissime patologie di diversa natura. E si guarda anche allo sviluppo di tecnologie per rendere possibile la veicolazione di questo tipo di farmaci”.

Durante il convegno è stato presentato anche Urinbb, test rapido e non invasivo per la diagnosi precoce del tumore alla vescica su campione di urine. “Grazie ai fondi del Centro nazionale abbiamo avviato questo studio clinico basato sul dosaggio di molecole di Rna nelle urine dei pazienti: un test che consente di individuare un eventuale tumore già negli stadi precoci”, ha spiegato Amelia Cimmino, responsabile del progetto, precisando che la validazione è proseguita in ambito ospedaliero in attesa degli ulteriori passaggi autorizzativi.

Nasce il Gaza Board of Peace, l’Onu personale di Trump

Roma, 19 gen. (askanews) – Gaza e non solo: la Board of Peace voluta da Donald Trump per la gestione e la ricostruzione del Territorio costiero palestinese costituisce nelle intenzioni della Casa Bianca un meccanismo internazionale in grado di soppiantare le Nazioni Unite e i suoi meccanismi di veto almeno in alcuni teatri che Washington considera fondamentali per i propri interessi, come il Venezuela.

Facile dunque immaginare che – dal momento che l’invito a far parte del Board è stato esteso anche a Vladimir Putin – l’idea sia quella di creare un meccanismo basato sul do ut des: quindi non una vera rappresentanza multipolare, quanto una certificazione delle rispettive aree di influenza di Stati Uniti, Russia e Cina.

Un forum peraltro neanche gratuito: per lo status di membro permanente Trump ha chiesto un gettone di ingresso di un miliardo di dollari – destinato beninteso alla ricostruzione di Gaza; i meno generosi dovranno accontentarsi di una membership triennale.

Se è difficile immaginare che un simile meccanismo proiettato su scala globale possa effettivamente agire per consenso nei casi in cui non vi siano opportune pedine di scambio, anche il suo funzionamento nel più limitato teatro per cui è stato originariamente concepito appare tutt’altro che garantito.

La presenza della Turchia ad esempio irrita non poco il governo israeliano, che è già proiettato verso delle elezioni che potrebbero arrivare già in primavera e che ovviamente non vuol sentire parlare di nulla che possa anche lontanamente suggerire l’ipotesi di un futuro stato palestinese: la partecipazione di Ankara e di altri importanti Paesi arabi e musulmani (che hanno attualmente una notevole ascendenza a Washington) è garanzia del contrario.

Per quanto riguarda i palestinesi, non vi è alcun rappresentante dell’Anp nel Board ma il problema rimane ovviamente Hamas o quanto meno il suo disarmo: stante il fatto che è difficile che qualsiasi Paese, musulmano o meno, invii sul terreno un proprio contingente militare per convincere la milizie con la forza (a meno che Trump non voglia entrare direttamente in quella che diventerebbe in breve tempo la ripresa della guerra) l’unica arma sembra una political suasion che solo Paesi come Turchia o Egitto possono esercitare.

Perché lo strumento del Board sia credibile però necessita di un successo, quanto meno parziale: in questo caso, l’idea di espanderne le funzioni potrebbe prendere piede anche a Mosca e Pechino con buona parte dell’America latina, Ucraina e Taiwan come principali candidati a farne le spese – per non parlare di un’Europa che malgrado l’ampia partecipazione sia a livello di singoli Stati che di Ue non sembra destinata ad avere grande voce in capitolo: il quarto polo mancato.

Nautica, Avv. Russo: quella di alto livello in forte espansione

Roma, 19 gen. (askanews) – “La nautica in Italia è in forte espansione. Sicuramente lo è quella di alto livello, per yacht di lusso da 10 milioni di euro in su, rispetto a una nautica più modesta tra i 50 e i 100 mila euro, molto più depressa e da moltissimo tempo. In Toscana il vero valore aggiunto della Versilia, punta di diamante, non è tanto nell’aspetto tecnico delle imbarcazioni ma nell’arredamento, quello degli artigiani che lavorano sulle barche. Una garanzia rispetto al rischio di una delocalizzazione”.

Così commenta l’avv. Sergio Russo, dello studio Montano-Uccelli di Livorno, il momento della nautica italiana con particolare riferimento all’eccellenza della Versilia.

Chirurgia plastica estetica, Dott. Rochira: ritorno al natural

Roma, 19 gen. (askanews) – Il medico chirurgo plastico Dario Rochira, attivo nel Regno Unito e in Italia, descrive i trend del 2026 nel campo della chirurgia plastica ed estetica.

“Si possono riassumere un pò come un ritorno al natural – spiega Rochira -, stiamo assistendo a una richiesta sempre più importante di trattamenti che risultino meno evidenti quindi più armonici ma duraturi nel tempo. Ad esempio per il viso non si punta più a gonfiare, con i filler con il botulino, al contrario si tende addirittura a sciogliere i filler in eccesso che si sono fatti nel corso degli anni e a ricorrere a soluzioni più definitive come il lifting del viso. Oggi il lifting del viso chiesto da sempre più pazienti e sempre più pazienti in età precoce e anche dai maschi. Lo stesso avviene nel naso, nella rinoplastica, campo oggi rivoluzionato dall’utilizzo della nuova tecnica più conservativa e meno invasiva che preserva le strutture anatomiche del naso, andando a rimodellare il naso e non a cambiarlo completamente. Per il seno, la mastoplastica, se in passato si tendeva ad esagerare nei volumi delle protesi, oggi c’è un ritorno al passato con volumi più sobri, meno evidenti e più naturali. E questo è possibile per l’utilizzo di protesi a goccia. In ultimo possiamo anche dire che l’incremento della richiesta di trattamenti da parte degli uomini è aumentata notevolmente, parliamo ad esempio di trattamenti come il botox o il filler o interventi chirurgici come il ringiovanimento dello sguardo, della palpebra, la blefaroplastica. Come la rinoplastica stessa o la liposuzione”.

"Mamma, ho perso Sanremo": al Brancaccio lo show di Antonio Mezzancella

Roma, 19 gen. (askanews) – Al grido “Mamma, ho perso Sanremo!”, debutta il 5 marzo al Teatro Brancaccio di Roma il nuovo tour teatrale di Antonio Mezzancella, uno degli artisti più versatili e completi dello spettacolo italiano contemporaneo, che continua a conquistare il pubblico con il suo talento poliedrico e la sua straordinaria energia.

“Mamma, ho perso Sanremo!” racconta la storia di un’impresa folle. Tutto inizia quando Antonio, imitatore di successo che non ha mai abbandonato il sogno di diventare un cantante, riceve un video messaggio insperato: è giunta finalmente l’ora di presentarsi al Festival di Sanremo con un suo brano! È arrivato il momento di abbracciare il sogno di diventare un cantautore. La gloria è a portata di mano. Ma nella vita non fila mai tutto liscio e un improvviso sciopero di artisti e maestranze impedisce lo svolgimento del Festival più famoso d’Italia mandando in frantumi il sogno di Antonio. “Ah sì? Sai che c’è? – dice Antonio – allora io, il Festival di Sanremo, me lo faccio tutto da solo!”. Si parte così per un viaggio surreale e incalzante, in cui la fantasia non conosce confini e il pubblico diventa complice della sua sfida impossibile: riprodurre tutti i più grandi protagonisti del mondo della musica, dello spettacolo e dell’attualità in una rassegna sanremese inedita, piena di ritmo e colpi di scena.

Il pubblico si prepari a ridere, ad emozionarsi e a lasciarsi travolgere da un’avventura che fa emergere una domanda che riguarda tutti: basta un grande talento per trasformare un sogno in realtà? Il Festival della canzone italiana non è mai stato così… imitato. Lo spettacolo “Mamma, ho perso Sanremo!”, prodotto da Spettacoli PRO e TGC Eventi, è scritto da Antonio Mezzancella con Marzio Rossi e Andrea Midena.

Antonio Mezzancella è un artista completo, capace di mescolare canto, imitazione, conduzione e spettacolo con naturalezza ed energia. Nato a Perugia nel 1980, ha cominciato fin da bambino a imitare le voci di cartoni animati e sigle televisive: una passione che nel tempo è diventata un mestiere. Dopo i primi anni di gavetta nei villaggi turistici, nel 2004 ha vinto il Festival di Castrocaro Terme come “volto nuovo”, trampolino di lancio per una carriera che lo avrebbe portato presto in televisione, in radio e sui palchi di tutta Italia. La sua versatilità lo ha reso celebre: con la sua voce e la sua mimica dà vita a decine di personaggi e reinterpreta oltre 65 cantanti italiani e internazionali, confermandosi come uno dei più apprezzati “cantanti-imitatori” del panorama contemporaneo. Nel 2015 ha conquistato il grande pubblico con la partecipazione a Tu sì que vales, dove si è classificato secondo, e ha poi consacrato il suo successo vincendo l’edizione 2018 di Tale e Quale Show su Rai 1, risultato che gli ha aperto le porte a collaborazioni radiofoniche, televisive e a innumerevoli serate dal vivo.

Negli anni la sua passione per la musica e lo spettacolo lo ha portato sui palchi di teatri, piazze, eventi aziendali, festival e manifestazioni in Italia e all’estero, mostrando una sorprendente capacità di trasformarsi: dal cabaret alla musica live, dalla conduzione all’imitazione, dalla parodia alla comicità. Oggi, con la maturità di un artista che ha costruito la propria carriera passo dopo passo, Antonio Mezzancella continua a sorprendere, emozionare e divertire il pubblico con il suo talento poliedrico e la sua contagiosa energia.

Miart 2026, Foresti: Fiera Milano mette al centro la cultura

Milano, 19 gen. (askanews) – “Miart è un progetto culturale capace di generare valore per il territorio, per il Paese, e noi siamo uno strumento di politica industriale quindi mettiamo con miart al centro della cultura, perché la cultura contamina, cultura genera nuove opportunità, genera nuove capacità di pensiero e soprattutto indirizza anche nuovi mercati”. Lo ha detto ad askanews Roberto Foresti, vice direttore generale di Fiera Milano, presentando l’edizione 2026 di miart.

“Tenete presente che la cultura, il sistema culturale rappresenta per l’Italia circa 112 miliardi di euro con un’occupazione di un milione e mezzo di persone. Fiera Milano è al centro per sostenere questo settore ,ma soprattutto è al centro come perno culturale per la nostra azienda. Questo è miart”.

Miart 2026, Ricciardi: tante novità, per nuove direzioni

Milano, 19 gen. (askanews) – “Siamo giunti alla trentesima edizione di miart, io dirigo miart ormai da sei anni e sarebbe anche facile questo percorso di crescita portarlo avanti facendo un copia-incolla, ma invece no: esattamente come nel jazz abbiamo deciso di improvvisare, di complicarci la vita, di cambiare veste, di cambiare sede. Ci siamo trasferiti in un nuovo padiglione che per noi è una sfida, ma è una sfida che noi rilanciamo anche al nostro pubblico e alle gallerie. Quello di ripensare un format, un format che si stava consolidando, che è molto solido, che attira gallerie da tutto il mondo, ma che aveva bisogno dal nostro punto di vista di qualcosa di fresco, di nuovo e quindi complicarsi appunto la vita, invece di fare un solo piano abbiamo tre piani, invece di avere tante gallerie e ridurre in metri quadri quindi solo 160 gallerie, ma lavorando estremamente attentamente sulla qualità dei progetti”. Lo ha detto ad askanews il direttore artistico di miart, Nicola Ricciardi, presentando l’edizione 2026 della fiera d’arte moderna e contemporanea di Milano, in programma all’Allianz MiCo in Fiera Milano dal 17 al 19 aprile e intitolata “New Directions: miart, but different”.

“Per la prima volta ho parlato praticamente con tutte le 160 gallerie – ha aggiunto Ricciardi – lavorando con loro dei progetti che siano sempre di più curati. Questo ha portato anche alla partecipazione di nuove gallerie che si sono lasciate invitare, stimolare da questo nostro input. Infatti arrivano per la prima volta gallerie che di solito uno vede ad Art Basel o a Frieze, che invece oggi scelgono di puntare su Milano, ma ci piace pensare anche proprio per questa nostra idea di fare una nuova miart, ma anche po’ sempre la stessa, noi diciamo sempre miart, but different, cioè salvare tutto quello che è funzionato negli anni e invece poi inventarsi qualcosa di nuovo, un twist come appunto nel jazz”.

Lucio Corsi, al via il 24 gennaio il "Tour europeo 2026″



Roma, 19 gen. (askanews) – Lucio Corsi è pronto per la sua nuova avventura live con il “Tour Europeo 2026” che lo porterà ad esibirsi per la prima volta sui palchi dei club delle principali città europee. Il cantautore attraverserà l’Europa insieme ai suoi musicisti in tour bus vivendo così un’esperienza artistica e personale davvero speciale.

Prodotta e organizzata da Magellano Concerti, la tournée partirà il 24 gennaio dal Padiglione Conza di Lugano – Svizzera, per poi proseguire il 1° febbraio al Volkshaus di Zurigo – Svizzera, il 3 febbraio al SimmCity di Vienna – Austria, il 5 febbraio al MeetFactory di Praga – Repubblica Ceca, il 6 febbraio al Proxima di Varsavia – Polonia (sold out), il 7 febbraio all’Heimathafen Neukölln di Berlino – Germania (sold out), il 9 febbraio al La Madeleine di Bruxelles – Belgio, il 10 febbraio all’O2 Shepherd’s Bush Empire di Londra – Regno Unito, l’11 febbraio al den Atelier di Lussemburgo – Lussemburgo, il 13 febbraio al Q-Factory di Amsterdam – Paesi Bassi (sold out) e il 15 febbraio all’Élysée Montmartre di Parigi – Francia. Info e biglietti su www.magellanoconcerti.it.

Dopo le date europee, in autunno tornerà live in Italia con “Lucio Corsi – Palasport 2026”, il suo primo tour nei palazzetti italiani – prodotto da Magellano Concerti – che farà tappa il 27 novembre al Nelson Mandela Forum di Firenze, il 5 dicembre al Palazzo dello Sport di Roma e l’11 dicembre all’Unipol Forum di Milano. Info e biglietti su magellanoconcerti.it.

Con oltre 40 concerti nel 2025 tra club e principali festival estivi, nel 2026 Lucio Corsi con il tour europeo e il tour nei palasport aggiunge due nuovi ed importanti tasselli live alla sua carriera, che arrivano in seguito a grandi riconoscimenti ottenuti nel corso del 2025, tra cui la vittoria di due Targhe Tenco per le categorie “Miglior canzone” e “Migliore album in assoluto” con il singolo e il disco “Volevo essere un duro”.

Pubblicato per Sugar Music il 21 marzo su tutte le piattaforme digitali e il 4 aprile nei formati fisici vinili e CD, l’album è attualmente certificato disco d’oro. Ha inoltre conquistato il sesto posto della Top Album Debut Global di Spotify del weekend 21-23 marzo, oltre al primo posto della classifica FIMI degli album e della classifica CD, vinili e musicassette più venduti nella settimana di pubblicazione.

Il 2025, inoltre, si è concluso con un altro significativo riconoscimento: Lucio Corsi è il personaggio e artista più cercato su Google Italia nelle classifiche di “Un anno di ricerche 2025”, l’analisi che ogni anno raccoglie le parole che hanno caratterizzato le ricerche degli italiani (su Google Trends e Google Italy Blog).

A dicembre è uscito anche il singolo “Notte di Natale”, scritto da Lucio Corsi e Tommaso Ottomano. Il brano descrive la dimensione più intima e malinconica delle festività natalizie, riflettendo sul tempo che passa, il bisogno di vicinanza e la solitudine che, spesso in queste occasioni, si fa più presente. Con una scrittura poetica e cinematografica che da sempre lo contraddistingue, Lucio riscalda gli animi con versi di rinascita, raccontati attraverso i piccoli gesti delle persone che ci circondano.

Cantautore toscano, Lucio riesce a rendere armonioso il rock d’autore e le sonorità folk insieme, trasformando le sue atmosfere surreali in poesia e legando un mondo a tratti grottesco ad una struttura musicalmente ricchissima. Ha debuttato alla 75esima edizione del Festival di Sanremo con il singolo “Volevo essere un duro”, classificandosi secondo e vincendo il Premio della Critica “Mia Martini”, entrando nel cuore del pubblico, per poi rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest 2025 di Basilea, ottenendo il quinto posto. Il singolo è stato primo tra i brani indipendenti più suonati dalle radio per 10 settimane (Earone) ed è oggi certificato disco di platino.

Trentesima esizione di miart: nuove direzioni nel segno del jazz

Milano, 19 gen. (askanews) – Fiera Milano ha presentato la trentesima edizione di miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea diretta da Nicola Ricciardi che si svolgerà dal 17 al 19 aprile 2026 (VIP preview giovedì 16) e celebrerà questo importante traguardo valorizzando la propria storia e aprendosi a nuovi orizzonti.

Con il titolo New Directions – omaggio al celebre album del 1963 del musicista statunitense John Coltrane (1926-1967) in occasione del centenario dalla sua nascita – miart 2026 fa propria la capacità del jazz di convertire uno standard noto in un terreno fertile per l’innovazione e abbraccia una trasformazione che coinvolge ogni aspetto della sua identità: dai contenuti curatoriali all’immagine coordinata, fino all’esperienza stessa del visitatore.

A segnare simbolicamente questo processo di evoluzione, miart cambia location e trova collocazione nella South Wing di Allianz MiCo, uno spazio architettonico affacciato sul paesaggio contemporaneo di CityLife, pronto ad essere interpretato come uno spartito bianco, tra sperimentazione e riconoscibilità. Sviluppandosi su una superficie più contenuta, la nuova sede apre a inedite opportunità di fruizione e di dialogo tra progetti espositivi, attraverso la rinnovata configurazione della fiera su tre piani.

In questo contesto, 160 gallerie provenienti da 24 Paesi prenderanno parte alla trentesima edizione della manifestazione, che rafforza il suo ruolo di riferimento tra le principali fiere d’arte europee. I progetti espositivi tracceranno un percorso attraverso più di un secolo di storia dell’arte, dai classici del Primo e Secondo Novecento alle esplorazioni più contemporanee.

Importanti partecipazioni coinvolgono prestigiose gallerie che scelgono il palcoscenico di Milano per la prima volta o tornano dopo alcuni anni di assenza, tra cui Alfonso Artiaco (Napoli), Bortolami (New York), DIE GALERIE (Francoforte), Lyles & King (New York), Nino Mier Gallery (New York, Bruxelles), Soft Opening (Londra), Trautwein Herleth (Berlino), Kate Werble Gallery (New York).

Significative inoltre le conferme delle gallerie che prendono parte a miart anche in occasione della prossima edizione, come APALAZZOGALLERY (Brescia), Ben Brown Fine Arts (Londra, Hong Kong, New York), Buchholz (Berlino, Colonia, New York), Cardi Gallery (Milano, Londra), ChertLüdde (Berlino), Sadie Coles HQ (Londra), Consonni Radziszewski (Lisbona, Milano, Varsavia), GALLERIA CONTINUA (San Gimignano, Pechino, Les Moulins, L’Avana, Roma, San Paolo, Parigi), Corvi-Mora (Londra), Monica De Cardenas (Milano, Zuoz), EHRHARDT FLÓREZ (Madrid), Galleria Dello Scudo (Verona), kaufmann repetto (Milano, New York), Peter Kilchmann (Zurigo, Parigi), Galerie Lelong (Parigi), Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. (Bologna, Parigi, Venezia), Mai 36 Galerie (Zurigo), Gió Marconi (Milano), MASSIMODECARLO (Milano, Londra, Hong Kong, Parigi), Mazzoleni (Torino, Londra, Milano), Francesca Minini (Milano), Galleria Massimo Minini (Brescia), ML fine art | Matteo Lampertico (Milano), Montrasio Arte (Monza, Milano, Piacenza), P420 (Bologna), Repetto Gallery (Lugano), Lia Rumma (Milano, Napoli), Richard Saltoun (Londra, Roma, New York), GIAN ENZO SPERONE (Sent), Sprovieri (Londra), Tornabuoni Arte (Firenze, Milano, Roma, Parigi, Forte dei Marmi, Crans-Montana), VISTAMARE (Milano, Pescara), Galerie Hubert Winter (Vienna), ZERO… (Milano), solo per citarne alcune.

Sezioni, gallerie e progetti speciali: il ritmo del nuovo layout 3 le sezioni che animeranno la trentesima edizione della fiera, tra conferme storiche e nuove prospettive.

Torna Established che, con 111 gallerie, si rivela ancora una volta la cornice ideale per realtà consolidate che definiscono il presente dell’arte internazionale. L’offerta espositiva spazierà dai capolavori dell’arte moderna alle produzioni più recenti, con alcune proposte di design d’autore.

miart si arricchisce inoltre quest’anno con la metasezione Established Anthology, che coinvolgerà 20 gallerie con progetti espositivi accomunati dall’intenzione di raccontare la complessita?, le traiettorie e le trasformazioni del tempo. Le opere proposte indagheranno temi come la ciclicità e la metamorfosi, l’oblio e memoria, l’attesa e l’immaginazione del futuro, giocando con i salti temporali, le stratificazioni, le inversioni della cronologia e interrogando i futuri possibili, reali o distopici. Established Anthology intende attivare un dialogo generativo tra linguaggi del moderno e pratiche del contemporaneo, promuovendo un equilibrio armonioso tra le parti che ne esalti le risonanze, in linea con lo spirito di miart, storicamente incentrata sui rimandi cronologici.

Le gallerie emergenti che credono e investono sul futuro dell’arte, attraverso progetti sperimentali e sostegno alle giovani generazioni di artisti, saranno ancora una volta protagoniste della sezione Emergent, a cura di Attilia Fattori Franchini. In una sezione ampliata che vede 29 gallerie provenienti da tutto il mondo, sono numerose quelle che per la prima volta scelgono la manifestazione milanese, confermando il ruolo di miart come piattaforma di riferimento per le realtà artistiche più contemporanee. Tra queste Amanita (New York, Roma), COMMUNE (Vienna), Crome Yellow M & C (Johannesburg), Ehrlich Steinberg (Los Angeles), Alice Folker Gallery (Copenaghen), Gaa (New York, Colonia), MERKUR (Istanbul), Satine (Venezia) South Parade (Londra), TBA (Varsavia).

miart 2026 proporrà inoltre un inedito progetto speciale dedicato all’immagine in movimento. Movements nasce dalla collaborazione con il St. Moritz Art Film Festival e dall’incontro tra il tema della quinta edizione della manifestazione – If Music – e la linea curatoriale di miart. Il programma, curato da Stefano Rabolli Pansera, Direttore Artistico di SMAFF, presenterà film realizzati esclusivamente da artisti rappresentati dalle gallerie partecipanti alla fiera, attivando un dialogo diretto tra gli espositori e la ricerca sul cinema sperimentale promossa dal festival. Movements esplorerà, per la prima volta a miart, il linguaggio poetico e sperimentale del video e del film d’artista, presentando opere che propongono una visione del cinema in chiave musicale, basata su risonanza, ritmo e vibrazione. In questa prospettiva, la musica non è una semplice colonna sonora, ma un dispositivo di apertura verso altre dimensioni, dove immagine e suono si intrecciano come forze inseparabili e trasformative. Questo approccio dà forma a un ambiente polifonico, uno spazio di pausa e immersione in cui i film diventano partiture, capaci di accordare lo sguardo, generare risonanze e far affiorare mondi possibili oltre il fotogramma.

"Disegnare le vite", la memoria nelle tavole di Barabara Yelin a Roma

Roma, 19 gen. (askanews) – Il Goethe-Institut, in collaborazione con l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo, NABA Nuova Accademia di Belle Arti, ARF! il Festival del Fumetto, Biblioteca Europea, Biblioteche di Roma e Reprodukt, inaugura il 21 gennaio alle 19 la mostra delle tavole originali tratte dai graphic novel di Barbara Yelin, artista tedesca che da settembre vive nella Capitale come borsista dell’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo.

“Disegnare le vite. Memoria e biografia nell’opera di Barbara Yelin” si terrà dal 22 gennaio al 20 marzo 2026 presso il KunstRaum del Goethe-Institut di Roma (via Savoia, 15). In esposizione oltre 80 tavole tratte dalle opere principali dell’artista tedesca.

L’artista alle 19.30 sarà protagonista di una lettura scenica in tedesco e in italiano. Barbara Yelin, una delle più importanti autrici e disegnatrici tedesche, è la prima rappresentante del genere graphic novel insignita del Premio Roma Villa Massimo nella categoria Letteratura. Con le sue storie indaga un terreno molto peculiare: quello della memoria e delle possibilità che la combinazione fra disegno, parola e sequenzialità offrono per ricostruire la Storia, o meglio i frammenti di una storia personale che si fa collettiva.

Yelin affronta il tema della memoria attraverso le vite di alcune persone e personaggi: Therese Giehse, figura rivoluzionaria del teatro tedesco, prima attrice protagonista di Madre Coraggio di Bertolt Brecht e cofondatrice, assieme a Erika e Klaus Mann, del cabaret politico “Die Pfeffermühle” (Die Giehse – Ein Leben für das Theater 1898-1975, Reprodukt, 2025); Emmie Arbel, sopravvissuta dal campo di sterminio di Ravensbrück e Bergen-Belsen e protagonista di una complessa e dolorosa vicenda personale segnata da violenza e resistenza (Emmie Arbel. Die Farbe der Erinnerung, Reprodukt, 2023); Irmina, personaggio di finzione ispirato a una vicenda reale, diventa una complice passiva del nazionalsocialismo in un percorso pieno di fratture per la scelta tra libertà personale e la spinta verso l’ascesa sociale. (Irmina,Reprodukt, 2014); Kidane, immigrato eritreo nella Svizzera dei nostri giorni (Unsichtbar, autoprodotto, 2019; Invisibile, Internazionale, 2021).

C’è un interrogativo radicale e profondo con cui l’artista prova a dialogare attraverso la narrazione per immagini: come si va incontro alla Storia? Yelin trova una chiave potentissima nel fumetto di cui sfrutta la capacità di “dire senza dire”, “mostrare senza mostrare”, dare attraverso le figure un corpo a emozioni, sensazioni, anche “illuminazioni” che ci riportano a un vissuto, dove oggettività e soggettività si mescolano.

Basato su un intenso lavoro di ricerca storica e testimonianze dirette, il processo artistico di Barbara Yelin prende forma attraverso schizzi e storyboard disegnati, in cui immagini e testi si sviluppano parallelamente. Le sue tavole nascono da una stratificazione di tecniche manuali – acquerello, matita, matite colorate e gouache – che rimangono volutamente visibili, restituendo il disegno come processo di pensiero.

Oltre a ciò, il 27 gennaio Barbara Yelin incontrerà gli studenti di alcune scuole superiori di Roma in un evento di alto valore culturale e formativo. Davanti agli alunni l’autrice e illustratrice tedesca presenterà i temi centrali della sua opera e le sue tecniche pittoriche, per poi concludere l’incontro con una lettura scenica, in italiano e in tedesco, tratta da uno dei suoi libri.

Teatro, Lucia Mascino con "Il Sen(n)o" a Bologna, Roma e Napoli

Roma, 19 gen. (askanews) – Dopo Milano, Genova e Firenze, “Il sen(n)o” prosegue la sua tournée italiana confermandosi come uno dei monologhi più incisivi del teatro contemporaneo. Accolto con entusiasmo da pubblico e critica fin dal debutto, lo spettacolo colpisce per la forza del testo e per l’interpretazione intensa di Lucia Mascino, diretta da Serena Sinigaglia.

Nel corso della stagione lo spettacolo sarà in scena in diverse città, tra cui Parma (Teatro al Parco) il 30 gennaio, Bologna al teatro Duse il 4 febbraio, Roma al Teatro Vascello il 9, 10 e 11 febbraio, a Magione (PG) Teatro Mengoni il 13, il 18 a Bollate (MI) al Teatro LaBolla, Bolzano (Teatro Cristallo) il 21 febbraio, Napoli al Piccolo Bellini dal 24 febbraio al primo marzo e Barga (LU) al Teatro dei Differenti il 7 marzo.

Scritto dalla drammaturga britannica Monica Dolan (nota per essere tra gli interpreti di “Black Mirror”), tradotto da Monica Capuani, prodotto dal Teatro Carcano di Milano e distribuito da Mismaonda, Il sen(n)o affronta con lucidità alcune delle questioni più urgenti del nostro tempo: lo sguardo imposto dalla società sul corpo femminile, la sessualizzazione precoce, l’effetto di una mancata educazione affettiva e sentimentale tanto sui minori quanto sugli adulti.

“Alla fine tutto si riduce a una sola domanda: pensiamo che il seno sia una cosa oscena oppure che sia quello che è e basta?”. Una psicoterapeuta si trova a dover valutare un gesto mai compiuto prima. Una madre ha preso una decisione sul corpo di sua figlia e questa decisione scatena intorno a lei una serie di conseguenze e di reazioni sempre più fuori controllo.

Sci, Brignone: "Voglio testare testa e gamba. Giochi? Vediamo"

Roma, 19 gen. (askanews) – Federica Brignone torna a parlare alla vigilia del suo rientro in gara a Kronplatz, nella conferenza stampa organizzata dalla Federazione alla vigilia del gigante che segna il suo ritorno alle competizioni dopo il grave infortunio. Un appuntamento carico di significati, tra aspettative ridimensionate, dolore ancora presente e la volontà di mettersi alla prova senza protezioni né scorciatoie.

La campionessa azzurra ha raccontato come l’infortunio abbia inciso soprattutto sul piano mentale: “In questi ultimi anni ho lavorato molto su quest’aspetto. Al momento mi fido della mia tecnica e del mio controllo sugli sci. Questo è oro, io sono una maniaca del controllo e nella mia sciata voglio avere sempre tutto sotto controllo. So che l’episodio dell’infortunio è stato sfortunato, indipendentemente dalla mia volontà”. Una fiducia costruita giorno dopo giorno, pur nella consapevolezza che il dolore non l’ha mai abbandonata: “Non c’è giorno in cui finora non abbia provato dolore dal momento dell’infortunio. Non solo sugli sci, ma anche nella vita di tutti i giorni. Se è troppo, non salgo sugli sci”.

Brignone ha spiegato di sciare senza tutori o supporti rigidi: “Scio senza tutore. Ho solo dei tessuti che tengono più caldo il ginocchio, non ho nulla che mi immobilizzi. Dal primo giorno ho deciso che avrei sciato in condizioni normali per il mio ginocchio. Se domani vedo che non me la sento, nessun problema. Posso fermarmi”. Una scelta coerente con il suo approccio diretto anche nelle decisioni più delicate: “Non ho mai avuto istinti conservativi. Preferisco fallire che non agire per paura di fallire. Mi sono confrontata con il mio staff e ho deciso di gareggiare qui per mettermi alla prova”.

Guardando alla gara, le sensazioni restano contrastanti. Da un lato la soddisfazione di essere al cancelletto di partenza, dall’altro i timori legati alla risposta della gamba: “Il pensiero positivo riguarda il fatto che sono qua e domani sarò davanti a un cancelletto di partenza, andando oltre le aspettative di tutti. La paura è quella che qualcosa non funzioni dentro la mia gamba, ho ancora tutta la ferraglia”. Un percorso che non ha mai avuto momenti semplici: “Tutti i giorni ho pensato di non farcela per un momento. Il momento più difficile è stato quando ho rimesso gli sci da gigante. Momenti facili non ne ho mai avuti”.

Il rientro non è stato pianificato con scadenze rigide, anche perché la priorità iniziale era un’altra: “La cosa più terribile per me riguardava la possibilità che l’infortunio pregiudicasse la mia vita normale. Per questo la parte sci è passata totalmente in secondo piano”. Solo a dicembre sono arrivate le prime sensazioni incoraggianti: “Quando ho rimesso quelli da gigante è stato un disastro. Nella seconda metà del mese ho iniziato a vedere un po’ di luce, è stata veramente tosta”.

Brignone ha commentato anche la stagione segnata da numerosi infortuni gravi: “È vero, quest’anno ci sono stati più infortuni del solito e hanno avuto più attenzione mediatica perché riguardavano grandi campionesse. Ma nello sci gli infortuni ci sono sempre stati. Nessuno può pensare di sciare senza la paura di farsi male, è un aspetto che bisogna accettare. Fa parte del fascino di questo sport e per questo considero gli sciatori degli eroi”.

Sul piano tecnico, il gigante resta la disciplina più delicata: “È diventata molto fisica e difficile negli ultimi anni. Finché non gareggio è difficile rendermi conto del livello delle avversarie. Il gigante è la prova in cui sento più dolore, anche se è quella che mi viene meglio; sulla velocità sento meno dolore”. La preparazione è stata ridotta al minimo: “Ho solo dieci giorni tra i pali. Non ho svolto una vera preparazione, ogni giorno è stato come un test”.

Il programma resta flessibile e legato alle sensazioni: “Dipende molto da come andrà domani. Poi mi sposterò a Cortina per allenarmi sulla velocità. I miei programmi sono settimanali, non a lungo termine”. Con uno sguardo già rivolto ai Giochi: “L’obiettivo è andare a Cortina e in base alle sensazioni decidere se fare altre gare prima, durante e dopo le Olimpiadi. Se sono qui è per gareggiare”.

Il ritorno avverrà su una pista speciale per lei: “Non c’è posto migliore per tornare in gara. Kronplatz mi è sempre piaciuta. Sono qui per testare mente, corpo e gamba. Non gareggio per un grande risultato, ma per me stessa. Essere in gara domani sarà già un successo, tutto ciò che verrà in più sarà guadagnato”. Un rientro senza certezze, ma con una convinzione chiara: “So di non dover dimostrare nulla a nessuno”.

FEI Endurance Forum 2026, giovani rider scrivono il futuro

Roma, 19 gen. (askanews) – Si è concluso a Perugia il FEI Endurance Forum 2026, appuntamento di riferimento per la comunità internazionale della disciplina che ha riunito gli stakeholder del settore – atleti, tecnici, veterinari, ufficiali di gara, giudici e organizzatori – in rappresentanza di oltre 40 Paesi. Nel corso dei lavori è emersa con chiarezza la volontà condivisa di rafforzare un modello di sviluppo fondato su responsabilità, competenze organizzative e attenzione ai principi che caratterizzano l’endurance.

Uno dei momenti più significativi del Forum è stata la sessione dedicata ai Young Riders (la categoria degli atleti tra i 14 e i 21 anni) in cui giovani protagonisti hanno offerto spunti concreti su temi centrali come la formazione, il training, la sostenibilità economica e il loro approccio consapevole all’endurance, dando vita a un confronto diretto con atleti più esperti e con i diversi punti di vista presenti nel panorama internazionale. In particolare, sono intervenuti Jiahe Isabella Sui (Cina), Giulia Kybett Vinci (Italia), Emma Schuber (Svezia) e Gerard Casas Maxenchs (Spagna), che hanno portato esperienze e prospettive diverse, raccontando le aspettative, le ambizioni e anche le difficoltà che i giovani atleti si trovano ad affrontare nel loro percorso di crescita.

“Il dialogo con i giovani – ha sottolineato Áine Power, FEI Executive Director of Sport & Games – è fondamentale per il futuro dell’endurance. È una disciplina che consente di competere anche in età avanzata, ma senza il coinvolgimento delle nuove generazioni il futuro è a rischio. I giovani portano idee, energia e motivazione e il loro coinvolgimento è una parte centrale della strategia FEI. Dobbiamo essere rilevanti per loro e dimostrare che il tempo trascorso con il cavallo è tempo di valore. Dalla sessione dedicata agli Young Riders sono emersi temi chiave come la sostenibilità economica della pratica sportiva, con costi in aumento per organizzatori, atleti e famiglie, e la necessità di investire su comunicazione e formazione, utilizzando strumenti moderni per rendere lo sport più accessibile”.

La due giorni ha inoltre rappresentato un’occasione di approfondimento sulle best practice organizzative delle competizioni di endurance, richiamando il ruolo centrale dei comitati organizzatori nella pianificazione e nella gestione degli eventi. Dall’organizzazione operativa al coordinamento delle risorse, fino all’attenzione per il territorio e per la sostenibilità, ogni elemento concorre a definire la qualità complessiva di una manifestazione.

“Siamo custodi dell’ambiente in cui si svolge il nostro sport – ha spiegato Gianluca Laliscia, CEO di sistemaeventi.it, organizzatore dell’evento – e abbiamo la responsabilità di lasciare un’eredità pulita, nel pieno rispetto dei valori fondanti dell’endurance. Il primo fra tutti è il rispetto della natura e dell’ambiente, insieme a un principio che deve guidare ogni scelta: la sicurezza, sempre al primo posto. La responsabilità dei Comitati Organizzatori è altissima, perché nell’organizzazione di una competizione nulla può essere lasciato al caso. In una gara di endurance su 160 chilometri, dove le variabili lungo il percorso sono molteplici, il tema della sicurezza diventa una priorità assoluta e imprescindibile”.

Il FEI Endurance Forum 2026 si chiude lasciando una visione di sviluppo basata sul dialogo tra le diverse componenti del settore, grazie a due giornate che Áine Power ha definito “motivanti, costruttive e coinvolgenti”.

Groenlandia, Ue: il dialogo con gli Usa prosegue, è la nostra priorità. Obiettivo è evitare i dazi

Roma, 19 gen. (askanews) – Sulla Groenlandia “i leader Ue stanno conducendo intense consultazioni, il dialogo con gli Stati Uniti prosegue a tutti i livelli: la nostra priorità è dialogare, non inasprire la situazione”. Lo ha dichiarato il portavoce della Commissione europea, Olof Gill, nel briefing quotidiano con la stampa dopo l’annuncio del presidente Usa Trump di imporre da febbraio dazi del 10% su Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno unito, Paesi Bassi e Finlandia. “A volte la forma più responsabile di leadership è la moderazione, e la leadership responsabile è ciò che contraddistingue la presidente von der Leyen e l’Unione europea nel suo complesso”.

“Il presidente Costa ha indicato la probabilità che questa settimana si tenga un Consiglio europeo straordinario per affrontare proprio questo argomento – ha proseguito -. Dalle consultazioni tra i leader della Ue, compresa la presidente von der Leyen, emerge chiaramente che la priorità è quella di impegnarsi, non di inasprire la situazione, ed evitare l’imposizione di dazi. Perché ciò finirebbe per danneggiare i consumatori e le imprese su entrambe le sponde dell’Atlantico. La Ue – ha sottolineato – ha costantemente sottolineato il suo interesse transatlantico condiviso per la pace e la sicurezza nell’Artico, anche attraverso la Nato”.

“Non sono a conoscenza di un incontro programmato tra i presidenti von der Leyen e Trump, ma entrambi saranno a Davos e non posso escludere la possibilità che possano incontrarsi – ha dichiarato il portavoce della Commissione Ue – ma al momento non è previsto alcun incontro”.

Enac, nel 2025 oltre 229 milioni i passeggeri negli aeroporti italiani (+5%)

Roma, 19 gen. (askanews) – Nel 2025 sono stati oltre 229 milioni i passeggeri negli aeroporti italiani, con un incremento del +5% rispetto al 2024. Questi i primi dati emersi dall’analisi fatta dall’Enac sul traffico aeroportuale del 2025 e pubblicata nel documento ‘Executive Summary – Dati di traffico 2025’.

“L’aumento del traffico aereo del 2025 – ha commentato il presidente dell’Enac, Pierluigi Di Palma – è un segnale forte e inequivocabile della definitiva ripresa del settore e della centralità del trasporto aereo per la crescita economica, la competitività e la connettività del Paese. Il comparto si conferma una leva strategica per l’economia nazionale, capace di sostenere turismo, business e competitività internazionale, accompagnando al tempo stesso l’evoluzione verso un modello di mobilità più innovativo e sostenibile. L’aviazione civile torna a volare e a guardare con fiducia al futuro. Di particolare interesse è l’incremento percentuale dei piccoli aeroporti come Reggio Calabria, Rimini, Pescara, Trieste che determina una positiva riflessione sulla Ram (Regional Air Mobility), policy che Enac sta sviluppando valorizzando la rete aeroportuale minore che potrà permettere la realizzazione di un network tra grandi e piccoli aeroporti”.

Le gravi conseguenze per la messa in discussione dell’indipendenza monetaria americana

Le sta provando tutte, Donald Trump, per far fuori il combattivo Governatore della Federal Reserve, Jerome Powell. Quasi fosse ancora alla guida di The Apprentice, con la voglia matta di urlare “You’re fired!” all’odiato banchiere. Che ha la colpa, a suo dire, di non aver voluto e di non voler abbassare il costo del denaro sino all’1%, una misura che dovrebbe favorire gli investimenti e così alleggerire il peso – elettoralmente importante – di un tasso occupazionale che non cresce e di un’economia che non decolla come il Presidente aveva con la sua solita enfasi annunciato e garantito.

Quello non cede e, con il rigore tipico del banchiere centrale, avverte e allarma circa i rischi di una ripresa inflattiva nel caso si lasciassero le briglie sciolte: il costo della vita è ancora al 3% e non dà segni di cedimenti, per cui è prudente non toccare i tassi.

L’arma giudiziaria come strumento politico

E così Trump, stretto nella stessa morsa macroeconomica che azzoppò Biden, ha ora giocato un’ultima (?) carta, facendo porre Powell sotto indagine penale dalla procuratrice di Washington, Jeannine Pirro, una sua fedelissima sostenitrice. L’accusa è imperniata sui presunti costi eccessivi e fuori controllo che avrebbero contraddistinto la ristrutturazione in corso della sede centrale della FED. Associando alla denuncia la consueta raffica di insulti, dove la parola “incompetente” è la meno offensiva.

Gli attacchi durano da tempo, e sono tutti mirati a conquistare una maggioranza in seno al consiglio direttivo della banca centrale. Dapprima ha licenziato la responsabile del Bureau of Labor Statistics, Erika Mc Entarfer, colpevole di aver pubblicato dati – rigorosamente quantitativi – sgraditi al governo. Poi ha cercato di cacciare dal Board of Directors della FED una sua componente, Lisa Cook, per una dubbia vicenda legata a una presunta frode attuata allo scopo di ottenere mutui a tassi agevolati (accusa però respinta dalla Corte d’Appello).

La conquista del Board e il controllo dei tassi

E infine ha nominato un suo fedele collaboratore, Stephen Miran, nel Board della FED: portandosi avanti col lavoro, avendo già in mente il nome del prossimo governatore (Kevin Warsh è il favorito, un uomo di Trump ovviamente).

È chiaro a chiunque la pericolosità di questa invadenza presidenziale contro l’autonomia della Banca Centrale. Autonomia che è una garanzia per i mercati e per gli operatori economico-finanziari, i quali possono reagire molto male a fronte di un esibito predominio della politica all’interno della Federal Reserve.

Un rischio sistemico per l’economia globale

Con questa voluta invasione di campo il potere esecutivo influenzerebbe non solo i tassi di interesse sul mercato, ma anche l’andamento della moneta (il dollaro, ovvero la principale valuta planetaria) e la stessa Borsa (Wall Street, la principale piazza finanziaria mondiale). Potrebbe così facendo auto-favorire il finanziamento di un debito pubblico che è già monstre e che potrebbe ulteriormente aumentare, anche in seguito agli effetti dell’ultima legge di bilancio – la “Big Beautiful Bill” – così fiscalmente favorevole al grande capitale.

Anche in questa vicenda – vedremo come si concluderà, e non è detto che non si trasformi in un pericoloso boomerang per il Presidente – Trump mostra il suo volto, quello di un aspirante autocrate che interpreta il mandato popolare ricevuto come una cambiale in bianco, liberatrice dei suoi istinti padronali, insofferenti a ogni critica e soprattutto a ogni autorità indipendente. Pure di quella destinata, nell’interesse generale, a salvaguardare la credibilità nell’ambito globale dell’intera economia statunitense.

La questione, nei suoi termini essenziali, l’ha ben spiegata il Governatore Powell: ed è “se la FED sarà in grado di continuare a fissare i tassi di interesse sulla base delle condizioni economiche, o se invece la politica monetaria sarà guidata da pressioni politiche o intimidazioni”.

Già.

Beppe Convertini presenta libro "Il Paese delle tradizioni" a Martina Franca

Roma, 19 gen. (askanews) – Questa sera, lunedì 19 gennaio, alle ore 18 presso la sala consiliare del Palazzo Ducale di Martina Franca, in provincia di Taranto, Beppe Convertini presenterà il suo ultimo libro “Il paese delle tradizioni” edito da RaiLibri. Dialogherà con l’autore, il conduttore del TGR Puglia Gianluca Veneziani. L’evento rientra nel “Progetto Lettura” dell’istituto comprensivo “A.R.Chiarelli” con il patrocinio del Comune di Martina Franca.

Previsti i saluti, nel corso della presentazione letteraria, del dirigente scolastico Roberta Leporati, del sindaco Gianfranco Palmisano e dell’assessore alle attività culturali Carlo Dilonardo. A valorizzare ulteriormente l’evento, la performance degli studenti di “Musica Parole Danza”, della Banda Musicale Città di Martina Franca “Armonie d’Itria A.P.S.” e della Polisportiva Arci Martina.

“Finalmente presenterò il mio libro nella mia amata Martina Franca, al Palazzo Ducale, in sala consiliare, con la musica, le parole e la danza in una speciale performance degli studenti dell’Istituto Comprensivo “A. R. Chiarelli”e la Banda Musicale della Città “Armonie d’itria A.P.S.”- racconta emozionato Convertini, anche aggiunge -Sono partito da Roma a Palazzo Brancaccio e ho percorso in un lungo e largo il Belpaese raccontando il mio libro Il Paese delle tradizioni edizioni Rai Libri, quindi non poteva affatto mancare la città dove sono nato e a cui sono enormemente legato”.

Hollywood Vampires a Este Music Festival, con Johnny Depp chitarrista

Roma, 19 gen. (askanews) – Il grande rock internazionale sbarca all’Este Music Festival e per la sua terza edizione, firmata da DuePunti Eventi, porta sul palco del Castello Carrarese, il 2 settembre, nientemeno che gli Hollywood Vampires, la “best bar band in the world” formata dall’attore e musicista Johnny Depp con Alice Cooper, Joe Perry e Tommy Henriksen.

Il supergruppo americano Hollywood Vampires sarà ad Este, in provincia di Padova, per una delle due uniche date italiane, con uno show che si preannuncia tra gli eventi rock più attesi della stagione. Particolarmente significativa la presenza di Johnny Depp, protagonista sul palco in una veste inedita e travolgente di musicista.

“Dopo quasi tre anni di assenza, torniamo finalmente in tour nel Regno Unito e in Europa, non vediamo l’ora di incontrare un pubblico incredibile, un’energia travolgente e vivere altre notti indimenticabili. A prestissimo”, ha dichiarato la band.

È passato un decennio da quando gli Hollywood Vampires si sono uniti per la prima volta e continuano a infiammare il palco. Formata nel 2015, la band si è legata grazie all’amore condiviso per i brani preferiti e al desiderio di celebrare i propri “amici morti e ubriachi” suonando la musica degli eroi caduti del rock. Il nome deriva dal club alcolico degli anni ’70 di Alice Cooper, che annoverava tra i suoi membri John Lennon, Keith Moon e Mickey Dolenz. Gli Hollywood Vampires si sono rapidamente guadagnati la reputazione di band dal vivo travolgente, con show incendiari: un mix esplosivo di inni originali e tributi alle leggende che li hanno ispirati.

I loro set sono una celebrazione sfrenata delle più grandi icone del rock, affiancata da un repertorio originale potente. Gli show dei Hollywood Vampires includono classici intramontabili di The Who, Led Zeppelin, David Bowie, Motörhead, The Doors, AC/DCe molti altri, insieme ai successi di Alice Cooper e Aerosmith. È attualmente in lavorazione un documentario intitolato “Unleashed Spirits – The Rise of The Hollywood Vampires”, il cui trailer è già disponibile su www.hollywoodvampires.com.

Riguardo la vendita dei biglietti, è prevista una presale dedicata agli iscritti alla newsletter D’Alessandro e Galli sarà attiva dalle 10 di giovedì 22 gennaio alle 09 di venerdì 23 gennaio. Per accedere alla presale è possibile iscriversi alla newsletter tramite dalessandroegalli.com. La vendita generale inizierà venerdì 23 gennaio alle ore 10.00 su ticketone.it.

L’edizione 2026 conferma così l’anima profondamente internazionale di Este Music Festival con grandi nomi del rock mondiale – Deep Purple (17 luglio), Savatage (28 luglio) e Hollywood Vampires (2 settembre) – e un cuore tutto italiano. In cartellone anche Claudio Baglioni (5 luglio), Riccardo Cocciante (20 luglio) e Il Volo (25 luglio), oltre allo spettacolo evento dedicato al fenomeno globale K-POP Music is coming soon in Demon hunters and Soda pop (22 luglio).

Este Music Festival è organizzato da DuePunti Eventi in collaborazione con la Città di Este e con il patrocinio della Provincia di Padova.

Info su: www.estemusicfestival.it

Borse europee in rosso per tensioni Usa-Ue su Groenlandia, Ftse Mib -1,7%

Milano, 19 gen. (askanews) – A metà mattina le borse europee proseguono in deciso calo, dopo l’acuirsi dealle tensioni tra Stati Uniti ed Europa sulla Groenlandia. Il Dax di Francoforte viaggia in ribasso dell’1,20%, il Cac40 di Parigi dell’1,44% mentre il Ftse100 di Londra contiene le perdite a un -0,45%. Male Milano dove il Ftse Mib perde l’1,67% mentre l’All Share l’1,51%.

Sul listino principale milanese ultima della classe Stm che cede il 4,34%, seguita da Amplifon (-3,19%) e Brunello Cucinelli (-2,58%). Piede sull’acceleratore, invece, per Leonardo che guida i pochi rialzi della mattinata con un +2,78%. Rialzi contenuti per Inwit (+0,27%) e Fincantieri (+0,25%).

Nuovi massimi per i prezzi dell’oro e dell’argento dopo che il presidente degli Stati Uniti ha minacciato altri dazi per i Paesi europei per il controllo della Groenlandia. L’oro spot è salito dell’1,5% a 4.663,37 dollari l’oncia, dopo aver raggiunto il massimo storico di 4.689,39 dollari. I futures sull’oro statunitense con consegna a febbraio sono balzati dell’1,6% a 4.669,90 dollari l’oncia. L’argento spot è aumentato del 3,3% a 92,93 dollari l’oncia, dopo aver toccato il massimo storico di 94,08 dollari.

Sul fronte valutario il dollaro perde terreno. L’euro è scambiato a 1,1627 dollari in rialzo dello 0,24%.

E’ stata respinta l’istanza di scarcerazione per Mohammad Hannoun

Genova, 19 gen. (askanews) – Il tribunale del Riesame di Genova ha respinto la richiesta di scarcerazione per il presidente dell’associazione Palestinesi in Italia Mohammad Hannoun, che era stato arrestato lo scorso 27 dicembre insieme ad altre 6 persone con l’accusa di aver finanziato Hamas attraverso raccolte fondi per il popolo palestinese nell’ambito di un inchiesta della locale procura. Le motivazioni del respingimento dell’istanza di scarcerazione per il leader dei palestinesi in Italia, ritenuto dagli inquirenti il capo della cellula italiana di Hamas, sono al momento riservate.

Tennis, Maestrelli avanza agli Australian Open

Roma, 19 gen. (askanews) – Francesco Maestrelli da favola agli Australian Open. All’esordio in uno Slam dopo aver superato le qualificazioni, il 23enne pisano ha staccato il pass per il secondo turno grazie alla vittoria in cinque set sul francese Terence Atmane: 6-4, 3-6, 6-7, 6-1, 6-1 il punteggio finale. Maestrelli, in lacrime alla fine del match, che si regala il secondo turno e vede all’orizzonte la sfida con Novak Djokovic (impegnato più tardi sulla Rod Laver Arena con Martinez).

Trump scrive al premier della Norvegia che senza Nobel non pensa più solo alla pace

Roma, 19 gen. (askanews) – Donald Trump continua ad alimentare le tensioni con gli alleati Nato sulla Groenlandia e in un duro messaggio rivolto al primo ministro norvegese, il presidente degli Stati Uniti ha sottolineato che “non si sente più obbligato a pensare esclusivamente alla pace” dopo essere stato snobbato per il Premio Nobel per la Pace.

Il presidente americano, che ha inviato una bizzarra lettera – così la definisce il quotidiano inglese Independent – a Jonas Gahr Store, ha insistito sul fatto che gli Stati Uniti dovrebbero controllare la Groenlandia perché la Danimarca non sarebbe in grado di proteggerla da Russia e Cina, mettendo in discussione la rivendicazione storica di lunga data di Copenaghen sul territorio.

“Ho fatto più io per la Nato di chiunque altro dalla sua fondazione e ora” l’Alleanza atlantica “dovrebbe fare qualcosa per gli Stati Uniti”, ha scritto Trump nella missiva, trapelata questa mattina. “Il mondo non è sicuro a meno che non abbiamo un controllo completo e totale della Groenlandia”, ha aggiunto.

Il tycoon è sembrato attribuire agli alleati la responsabilità del suo “catastrofico” cambiamento di politica estera, sostenendo che, visto che la Norvegia non gli ha conferito il Premio Nobel per la Pace lo scorso anno, ora poteva mettere al primo posto gli interessi degli Stati Uniti. L’ufficio del premier di Oslo non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento. Il governo norvegese non ha alcun ruolo nel determinare l’assegnazione del Premio Nobel.

Scontro treni in Andalusia: almeno 39 morti, non ci sarebbero italiani

Roma, 19 gen. (askanews) – Almeno 39 morti e oltre 150 feriti. È questo il bilancio, ancora provvisorio, di un gravissimo incidente ferroviario nel sud della Spagna avvenuto nel tardo pomeriggio di domenica, che ha coinvolto due treni ad alta velocità deragliati.

Il ministro dei Trasporti spagnolo, Oscar Puente, aveva subito sottolineato su X che “l’impatto è stato terribile” e che il bilancio rischiava di aggravarsi alla luce di “informazioni molto allarmanti” su questo incidente. Secondo Puente, “gli ultimi vagoni di un treno” della compagnia Iryo partito da Malaga, in Andalusia, e diretto a Madrid “sono deragliati” nei pressi di Adamuz, quasi 200 chilometri a nord di Malaga, entrando in collisione con un treno della compagnia Renfe che viaggiava in senso opposto su un binario adiacente in direzione di Huelva. L’Etr 1000 gestito dalla società Iryo è di fabbricazione italiana ed era entrato in servizio due anni fa. Iryo è il marchio dei treni operati da Ilsa, consorzio composto da Ferrovie dello Stato International (51%), Air Nostrum e Globalvia.

Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani oggi ha chiarito che segue l’evoluzione del tragico incidente, ma al momento non risultano connazionali coinvolti. Tuttavia, le operazioni di identificazione delle vittime sono ancora in corso. La Farnesina ha comunicato che il Console Generale d’Italia a Madrid è sul posto per seguire l’evoluzione della situazione e il ministero degli Esteri ha segnalato che per qualsiasi emergenza o segnalazione, si può contattare il Consolato al numero +34629842287 o l’Unità Tutela della Farnesina al numero +390636225.

La violenza dell’impatto tra i convogli, con centinaia di passeggeri a bordo, è stata tale da aver “scaraventato fuori dai binari i primi due vagoni del treno Renfe”, ha proseguito il ministro, spiegando che “la priorità” al momento era “prestare soccorso alle vittime”.

Il precedente bilancio della Guardia Civil parlava di almeno 21 morti; le autorità regionali andaluse menzionavano almeno 73 feriti, di cui sei in condizioni molto gravi, e “una notte [che si annuncia] molto difficile”.

“Tutte le persone ferite che necessitavano di cure ospedaliere sono state evacuate”, ha aggiunto Puente. “Si parla di 30 persone gravemente ferite che sono state trasferite negli ospedali”.

Le immagini trasmesse dalle emittenti televisive hanno mostrato i due treni circondati da una folla di persone e ambulanze, mentre i servizi di emergenza si sforzavano di prestare aiuto ai feriti.

È stato come se “un terremoto” avesse scosso il vagone, ha testimoniato un giornalista della radio pubblica Rne che viaggiava su uno dei treni, alla televisione pubblica Tve. Gli occupanti del vagone hanno preso i martelli di emergenza per rompere i vetri e iniziare a uscire dal convoglio, ha ancora raccontato.

Secondo i media spagnoli, più di 300 persone si trovavano sul treno Iryo e più di 100 sull’altro, appartenente alla compagnia nazionale spagnola Renfe. “Siamo molto preoccupati per il grave incidente ferroviario che si è verificato nella provincia di Cordova. Abbiamo inviato sul posto servizi di soccorso d’emergenza e un supporto logistico per aiutare in tutto ciò che sarà necessario”, ha indicato su X il presidente regionale dell’Andalusia, Juan Manuel Moreno.

Da parte sua, il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha deciso di recaqrsi sul posto e ha detto di “seguire molto attentamente l’incidente tra due treni ad alta velocità deragliati ad Adamuz”. Il “governo sta lavorando con le altre autorità competenti e i servizi di emergenza per prestare assistenza ai passeggeri”, ha proseguito.

“Nessuna parola può lenire una sofferenza simile, ma voglio che sappiate che l’intera Nazione è al vostro fianco in questi momenti così difficili”, ha scritto sui social, parlando di “una notte di profondo dolore”.

Nella stazione madrilena di Atocha, “saranno dispiegate squadre di supporto per accompagnare le famiglie” delle persone colpite, ha annunciato la presidente della regione di Madrid, Isabel Diaz Ayuso. Da parte sua, la famiglia reale spagnola ha espresso in un comunicato la sua “grande preoccupazione” a seguito di questo “grave incidente”, rivolgendo “le sue più sincere condoglianze alle famiglie e ai cari delle vittime”.

Alla luce della situazione, “il traffico dei treni ad alta velocità tra Madrid e Cordova, Siviglia, Malaga e Huelva (città del sud della Spagna, ndr) sarà interrotto almeno per tutta la giornata di lunedì 19 gennaio”, ha inoltre indicato su X il gestore della rete ferroviaria spagnola (Adif).

Come riporta Servimedia, il Servizio di Emergenza Medica della Comunità di Madrid, il Summa 112, ha accolto i passeggeri che, a partire dalle 4.30, sono arrivati alla stazione di Atocha a bordo dei bus con i viaggiatori dei due treni coinvolti nell’incidente. Lo ha fatto insieme al Samur, alla Croce Rossa e agli psicologi attivati da Adif, Renfe e Iryo. Psicologi, tecnici e medici del Summa 112 continuano a lavorare sul posto. Inoltre, sono state svolte attività di coordinamento presso il Centro di Assistenza ai Familiari e alle Vittime di Atocha attraverso il personale della Protezione Civile e delle Emergenze inviato sul posto dalla scorsa notte.

Il Fondo monetario ha tagliato la crescita dell’Italia per il 2026

Roma, 19 gen. (askanews) – Il Fondo monetario internazionale ha ritoccato al ribasso per 0,1 punti percentuali la crescita economica prevista per l’Italia sul prossimo su quest’anno, al più 0,7%, e ha alzato in misura analoga la stima sull’espansione 2027, ora anch’essa indicata al più 0,7%. Questo dopo il più 0,5% stimato sull’insieme del 2025. I dati sono contenuti in un aggiornamento di interim dell’Economic Outlook, presentato oggi a Bruxelles in cui il Fmi ha rivisto al rialzo di 0,2 punti percentuali la crescita globale di quest’anno al più 3,3%, lo stesso valore del 2025, mentre ha confermato per il 2027 l’attesa di un più 3,2%. Livelli che evidenziano come l’economia globale si sia dimostrata resiliente, secondo il Fmi.

L’istituzione di Washington ha rivisto di un decimale di punto al rialzo la previsione per l’insieme dell’area euro al più 1,3% quest’anno, mentre ha confermato il più 1,4% di attesa su 2027. Ha alzato di 0,2 punti percentuali la stima sulla crescita della Germania del prossimo anno al più 1,1% cui dovrebbe seguire un più 1,5% nel 2027 (confermato). Per la Francia ha alzato di 0,1 punti la stima sua crescita di quest’anno, al più 1%, e confermato quella sul 2027 al più 1,2%. Per la Spagna ha alzato di 0,3 punti la stima 2026 al più 2,3% e di 0,2 punti la stima 2027 a più 1,9%.

Per gli Stati Uniti, il Fmi ha alzato di 0,3 punti la crescita prevista di quest’anno al più 2,4% e limato di 0,1 punti quella sul 2027 al più 2%. Per il Giappone ha alzato di 0,1 punti la crescita di quest’anno al più 0,7% e confermato quella sul 2027 al più 0,6%. Per la Gran Bretagna ha confermato più 1,3% quest’anno e più 1,5% il prossimo.

Per la Cina il Fmi ha alzato di 0,3 punti percentuali la crescita prevista di quest’anno al 4,5% e limato di 0,2 punti quella sul 2027 al più 4%. Per l’India ha alzato di 0,2 punti quella di quest’anno al più 6,4% e confermato allo stesso valore quella sul 2027.

Secondo il Fmi la tenuta complessiva dell’economia globale risulta dal bilanciamento di diverse forze. “I venti contrari sulle politiche commerciali sono contrastati da venti favorevoli dagli investimenti collegati alle tecnologie, inclusa l’intelligenza artificiale, più in Nordamerica e in Asia che in altre regioni, così come da un supporto di bilancio e monetario, da condizioni di finanziamento ampiamente accomodanti – si legge – e dall’adattabilità del settore privato”. (fonte immagine: IMF).

Fmi: tensioni sui dazi possono divampare e frenare la crescita

Roma, 19 gen. (askanews) – “Le tensioni commerciali possono infiammarsi, prolungando l’incertezza e pesando maggiormente sull’attività economica”. È il monito lanciato dal Fondo monetario internazionale nell’editoriale di un aggiornamento di interim dell’Economic Outlook.

Quello delle tensioni su dazi e commercio, in realtà, non è il primo elemento di rischio citato nello studio, ma ovviamente è balzato in primo piano a seguito degli sviluppi in Groenlandia che hanno riacceso le tensioni Usa-Ue.

Il primo elemento di rischio menzionato dal Fmi è invece quello di una “riconsiderazione delle aspettative di crescita della produttività sull’intelligenza artificiale che potrebbe portare a un calo degli investimenti e innescare una brusca correzione dei mercati che – avverte il Fmi – partendo da le imprese legate all’IA finirebbe per coinvolgere altri segmenti e eroderebbe ricchezza delle famiglie”.

Seguono le già citate tensioni sul commercio e poi “le tensioni interne o geopolitiche che potrebbero creare nuovi elementi di incertezza e danneggiare l’economia globale, tramite il loro impatto sui mercati finanziari, sulle catene di approvvigionamento e sui prezzi delle materie prime. Inoltre gli ampi deficit e maggiori indebitamenti pubblici – prosegue lo studio – potrebbero creare pressioni sui tassi di interesse di lungo termine e di conseguenza sulle condizioni finanziarie generali”.

All’opposto gli elementi che potrebbero portare a miglioramenti della situazione sono ulteriori investimenti, anche correlati all’intelligenza artificiale, che si trasformino eventualmente in crescita sostenibile. Questo potrebbe tradursi in guadagni di produttività e dinamismo delle imprese. L’attività potrebbe anche essere sostenuta da una allentamento delle tensioni commerciali e anche le politiche possono contribuire alla stabilità, conclude il Fmi puntando a ricreare margini di bilancio e a preservare la stabilità dei prezzi e finanziaria, per ridurre l’incertezza, e attuando riforme strutturali senza ritardi. (fonte immagine: European Union).