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Valore Acqua: il progetto a tutela delle falde acquifere

Massafra, 15 lug. (askanews) – L’acqua è una risorsa sempre più preziosa, soprattutto in territori come la Puglia, dove gli effetti del cambiamento climatico rendono la gestione idrica una delle principali sfide per il futuro.

Le parole dell’Amministratore Delegato Heineken, Alexander Koch: “Per noi crescita e sostenibilità non sono due percorsi separati. La nostra strategia brew a better world, o brew a better Italia, prende forma ogni giorno qui in Italia con gli investimenti che facciamo nel birrificio e anche questo progetto è nato da questa idea. Ovviamente le grandi sfide ambientali non le possiamo risolvere da soli, lo faremo con i nostri partner nel territorio. Restare uniti è l’unico modo per risolvere le grandi sfide”.

Da Massafra, Heineken Italia lancia Valore Acqua, un progetto sviluppato insieme ad ARIF con l’obiettivo di contribuire alla tutela della falda della Murgia attraverso il recupero di infrastrutture esistenti e un utilizzo più efficiente delle risorse idriche.

L’intervista al direttore del Birrificio di Massafra, Alessandro Merlo: “Da sempre la caratteristica di questo birrificio è stata mantenere la tradizione innovando in maniera sostenibile nel territorio. Sicuramente l’acqua per noi è un bene importantissimo, lavoriamo in un territorio a forte vocazione agricola, quindi l’acqua è importante per il territorio ed è importante per noi”.

L’iniziativa punta a recuperare una vasca di accumulo oggi inutilizzata e ad alimentarla con acque superficiali già disponibili, destinate all’irrigazione delle campagne della zona.

Il commento del Sustainability Management Heineken, Leo Gasparri: “Andremo quindi a ripristinare il canale che collega la Basilicata ad una vasca di raccolta che si trova nell’area, che raccoglie circa 10 mila metri cubi di acqua. Poi attraverso l’installazione di un sistema di sollevamento con tre pompe dedicate andremo a spingere quest’acqua all’interno del territorio attraverso una tubazione di circa 5 chilometri”.

Il progetto si inserisce nella strategia di sostenibilità di Heineken Italia, dal 2010 il Gruppo ha ridotto del 60% il consumo di acqua necessario per produrre un litro di birra, mentre lo stabilimento di Massafra rappresenta già oggi uno dei siti più avanzati della rete produttiva dell’azienda sul fronte dell’efficienza idrica ed energetica. Con Valore Acqua, l’obiettivo è estendere questo impegno oltre i confini del birrificio, contribuendo concretamente alla tutela del territorio e delle sue risorse naturali.

Padel ai Giochi del Mediterraneo 2026, i convocati dell’Italia

Roma, 15 lug. (askanews) – Saranno otto gli azzurri, quattro uomini e quattro donne, che rappresenteranno l’Italia nei tornei maschile, femminile e per coppie miste ai Giochi del Mediterraneo a Taranto. Gli incontri di padel si disputeranno dal 22 al 28 agosto al Parco del Mediterraneo alla Salinella.

Questa la lista dei convocati per l’Italia: Flavio Abbate, Alvaro Montiel, Simone Iacovino, Marco Cassetta; Carolina Orsi Giorgia Marchetti, Giulia Dal Pozzo, Carlotta Casali.

La delegazione azzurra è accompagnata dalla responsabile e capitana della nazionale maggiore Marcela Ferrari e dai coach assistenti Filippo Scala e Saverio Palmieri.

Mondiali, chiusura con Laura Pausini e Robbie Williams

Roma, 15 lug. (askanews) – La cerimonia di chiusura della Coppa del Mondo FIFA 2026 che si terrà prima della finale al New York New Jersey Stadium domenica 19 luglio, celebrerà l’indimenticabile percorso delle 48 squadre attraverso i tre paesi ospitanti e le 16 città ospitanti durante il torneo. Questo spettacolo stellare vedrà esibirsi Laura Pausini, Nicole Scherzinger, Robbie Williams e IShowSpeed, oltre a un’apparizione speciale di Tom Cruise, riunendo alcuni dei più grandi nomi della musica e dello spettacolo mondiale per una celebrazione indimenticabile prima del fischio d’inizio. Jennifer Hudson, vincitrice di Emmy, Grammy, Oscar e Tony Award, reciterà in una speciale interpretazione dell’inno nazionale degli Stati Uniti prima della finale della Coppa del Mondo FIFA 2026™. Considerata una delle artiste più acclamate al mondo, la potente performance di Hudson creerà l’atmosfera perfetta per la partita di calcio più importante e per il momento più atteso del torneo.

L.elettorale, La Russa: bene Meloni a riflessione su voti mancati

Roma, 15 lug. (askanews) – “Fa bene Meloni a considerare un motivo di riflessione importante i voti che sono mancati a un provvedimento voluto dal governo, mi pare che si stia facendo una esagerazione sul voto a un emendamento”. Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, a margine di un evento a Palazzo Giustiniani, è tornato a parlare del voto di ieri alla Camera sulla legge elettorale. “Al Senato non c’è voto segreto: ognuno ci deve mettere la faccia su quello che vota. Questo vuol dire che nessuno può nascondersi dietro al dito” ha aggiunto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, a margine della proiezione di un documentario a Palazzo Giustiniani, tornando a parlare del voto sulla legge elettorale di ieri alla Camera.

Tennis, Sinner, controlli ok al J Medical

Roma, 15 lug. (askanews) – Una tappa veloce prima di concedersi qualche giorno di riposo. Jannik Sinner è passato dal J Medical di Torino per un controllo programmato dopo il trionfo a Wimbledon. Nessun allarme e nessun nuovo problema fisico per il numero uno del mondo, reduce dalle due intense settimane londinesi che lo hanno portato alla conquista del titolo ai Championships.

La visita ha confermato le buone condizioni dell’azzurro, che ora potrà dedicarsi a qualche giorno di vacanza prima di tornare a preparare la seconda parte della stagione. La destinazione più probabile è la Sardegna, dove Sinner aveva già trascorso alcuni giorni di relax prima di Wimbledon.

Il check-up è servito a fare il punto dopo uno Slam affrontato ad altissima intensità e gestito con grande attenzione anche dal punto di vista medico. Durante il torneo, infatti, oltre alle normali difficoltà di un appuntamento di due settimane, Sinner e il suo staff hanno dovuto affrontare anche temperature insolitamente elevate per gli standard britannici.

Il caldo ha reso fondamentale il monitoraggio costante dell’idratazione, del recupero e dei carichi di lavoro, con l’obiettivo di ridurre lo stress fisico e permettere al giocatore di mantenere il massimo rendimento. La risposta del corpo è stata positiva: partita dopo partita Sinner ha aumentato il livello della sua condizione fino alla vittoria finale, dimostrando una straordinaria solidità atletica e mentale.

Il controllo al J Medical ha quindi confermato che gli sforzi sostenuti sull’erba londinese non hanno lasciato conseguenze e che le strategie adottate durante il torneo hanno funzionato.

Ora per il campione altoatesino è il momento del recupero. Qualche giorno lontano dai campi per ricaricare energie fisiche e mentali, prima di affrontare la stagione sul cemento americano. All’orizzonte ci sono i Masters 1000 e soprattutto lo US Open, appuntamenti nei quali Sinner dovrà ancora una volta fare i conti con condizioni climatiche impegnative. La cura dei dettagli, già decisiva a Wimbledon, sarà una delle sue armi principali.

L.elettorale, La Russa: voto alla Camera può essere modificato al Senato

Roma, 15 lug. (askanews) – “Le Critiche dalle opposizioni per le mie dichiarazioni? E’ una buona notizia, ma penso che non sappiano leggere ed è strano perché Boccia è una persona intelligente”, ha aggiunto La Russa sottolineando che “la devono smettere di considerare il presidente del Senato come se fosse con gli stessi doveri del presidente della Repubblica, lo sono solo nell’esercizio delle mie funzioni”.

“Ieri ho parlato da presidente del Senato e ho detto che in un sistema bicamerale quello che viene votato in un ramo del Parlamento può essere cambiato nell’altro ramo del Parlamento. C’è qualcosa che non piace in questo? Me lo spieghino”. Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, a margine di un evento a Palazzo Giustiniani, è tornato a parlare del voto di ieri alla Camera sulla legge elettorale. “Se a qualcuno non piace riformuli la Costituzione”, ha aggiunto.

Omicidio Saman, Meloni: in Italia non c’è spazio per chi nega libertà donna

Roma, 15 lug. (askanews) – “Con la sentenza definitiva per l’omicidio di Saman Abbas si chiude una dolorosa vicenda giudiziaria. Saman, giovane di origine pakistana in Italia, è stata uccisa dai suoi genitori e da alcuni familiari dopo essersi opposta a un matrimonio forzato e aver rivendicato il diritto di scegliere liberamente il proprio futuro. Nessuna sentenza potrà restituirle la vita, ma è giusto che i responsabili di questo barbaro delitto siano stati condannati in via definitiva. In Italia non c’è spazio per chi pretende di negare, in nome di presunte giustificazioni culturali o religiose, la libertà, la dignità e la vita di una donna. Questi sono principi irrinunciabili sui quali non arretreremo mai. Il mio pensiero va a Saman. Che possa finalmente riposare in pace”. Lo afferma la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un post sui social.

Formula1, si riparte da Spa, Vasseur: "Attenzione al meteo"

Roma, 15 lug. (askanews) – La Formula 1 torna in pista questo weekend con il Gran Premio del Belgio, decimo appuntamento della stagione. Dopo la pausa, il Circus riparte da uno dei tracciati più affascinanti e impegnativi del calendario: Spa-Francorchamps, un circuito che unisce velocità, dislivelli e condizioni meteorologiche spesso imprevedibili.

In Belgio torna il format tradizionale, con tre sessioni di prove libere a disposizione delle squadre per preparare al meglio qualifiche e gara. Con i suoi 7.004 metri, Spa è il circuito più lungo del Mondiale e rappresenta una vera “università” della Formula 1. Eau Rouge-Raidillon, Kemmel, Pouhon, Blanchimont e la chicane Bus Stop sono curve leggendarie che richiedono un equilibrio tecnico perfetto tra efficienza aerodinamica, stabilità alle alte velocità, trazione e carico nelle parti più guidate.

Come spesso accade nelle Ardenne, il meteo potrebbe diventare un fattore determinante. A Spa può capitare che piova in un settore del circuito mentre gli altri rimangono asciutti, creando situazioni difficili da interpretare e rendendo strategia e capacità di adattamento elementi fondamentali.

Il programma prevede venerdì due sessioni di prove libere alle 13.30 e alle 17, mentre sabato si chiuderà il lavoro in pista con le terze libere alle 12.30. Le qualifiche scatteranno alle 16. Domenica alle 15 il via del Gran Premio, sulla distanza di 44 giri per un totale di 308,052 chilometri.

Il team principal della Ferrari Fred Vasseur presenta così il weekend belga: “Arriviamo a Spa-Francorchamps sapendo che ci attende un appuntamento particolarmente impegnativo. È uno degli appuntamenti più difficili del calendario, sia per le caratteristiche del circuito sia per il meteo delle Ardenne, spesso variabile e imprevedibile. Sappiamo di poter contare su una squadra unita, che continua a spingere nella stessa direzione, e su due piloti che lavorano molto bene insieme e si stimolano a vicenda ogni volta che scendono in pista”.

“L’obiettivo – aggiunge Vasseur – sarà massimizzare il risultato e fare in modo di eseguire ogni dettaglio nel miglior modo possibile, dalla prima sessione fino alla bandiera a scacchi”.

Mostre, ad Aquileia i tre frammenti del Vangelo di Marco

Roma, 15 lug. (askanews) – Per la prima volta dopo quasi sette secoli, le tre parti superstiti del Vangelo di Marco, uno dei più importanti codici dell’Europa medievale, saranno insieme ad Aquileia. Dal 12 settembre 2026 al 25 aprile 2027, Palazzo Meizlik ospiterà la mostra “Il Vangelo di Marco. Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto europeo”, promossa e organizzata da Fondazione Aquileia con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Friuli Venezia Giulia e in collaborazione con il Comune di Aquileia, la Basilica di Aquileia, il Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli afferente al Museo storico e Parco del Castello di Miramare – Direzione regionale Musei nazionali del Friuli Venezia Giulia, la Basilica di San Marco di Venezia, il Capitolo Metropolitano di San Vito di Praga, l’Archivio del Castello di Praga presso la Cancelleria della Presidenza della Repubblica ceca e l’Arcidiocesi di Praga. Il progetto è il risultato di un articolato lavoro di diplomazia culturale promosso da Fondazione Aquileia, che ha costruito un dialogo tra istituzioni civili, religiose e museali italiane e ceche, rendendo possibile un’operazione di straordinario valore scientifico e simbolico. Tra gli elementi di maggiore rilievo figura il prestito del frammento appartenente al Capitolo Metropolitano di San Vito di Praga e al Tesoro della Cattedrale, considerato patrimonio indivisibile dello Stato e del suo popolo, che lascerà per la prima volta il territorio ceco.

Aquileia è il luogo in cui questa storia ha avuto inizio. “Splendida Civitas” nella tarda antichità e, nell’alto Medioevo, la più vasta diocesi d’Europa, il Patriarcato di Aquileia fu ponte tra Roma, Bisanzio, il Sacro Romano Impero e il mondo slavo, rappresentando uno dei principali centri spirituali, politici e culturali del continente. È proprio questa centralità storica ad aver reso possibile la riunione dei tre frammenti nello stesso luogo, confermando il sito UNESCO di Aquileia come crocevia di una rete di relazioni che continua ancora oggi a unire istituzioni, culture e Paesi europei. Più che un antico manoscritto, il Vangelo di Marco rappresenta una delle più alte testimonianze della cultura medievale. Venerato come autografo dell’Evangelista Marco, la ricerca storica ne colloca la realizzazione nel VI secolo. Custodito per secoli ad Aquileia, il Vangelo fu smembrato e le sue tre parti seguirono destini differenti. La mostra narra questa vicenda, restituendo unità a una storia che appartiene al patrimonio culturale dell’Europa.

Il progetto e il programma di iniziative scientifiche e divulgative della mostra saranno presentati alla stampa italiana e internazionale giovedì 10 settembre 2026 a Roma.

L.elettorale, in aula Camera maggioranza divisa su emendamento Ziello

Roma, 15 lug. (askanews) – Maggioranza divisa in aula alla Camera sulla votazione dell’emendamento Ziello (Futuro Nazionale con Vannacci) che chiedeva l’introduzione delle preferenze. La proposta di modifica, su cui governo e maggioranza si sono rimessi all’aula, è stata bocciata a voto segreto con 233 no e 139 sì. Tra i voti a favore quelli di Fratelli d’Italia che in aula ha dato indicazione di votare a favore.

“C’era Fdi che diceva positivo alzando il pollice e Fi che lo abbassava. Ma ci rendiamo conto di quello che è successo o facciamo i sonnanbuli?”, ha detto Luana Zanella (Avs) intervenendo in aula. Mentre lo stesso Ziello ha svelato che anche la Lega ha dato indicazione di votare contro.

“Noi ci siamo espressi con coerenza a differenza vostra. Abbiamo sempre dimostrato che quando un provvedimento è premiale per gli italiani Fdi lo vota al di là di chi lo presenta”, ha detto il deputato Fdi Gianluca Vinci.

Legge elettorale, l’aula della Camera boccia anche l’emendamento sulle preferenze dei vannacciani

Roma, 15 lug. (askanews) – L’aula della Camera ha bocciato a scrutinio segreto l’emendamento del deputato di Futuro Nazionale con Vannacci Edoardo Ziello che prevedeva l’introduzione delle preferenze nella legge elettorale. I no sono stati 233, 139 i sì. Il governo e la maggioranza si erano rimessi all’aula.

Prima del voto, con un video sui social il leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci aveva invocato il voto del centrodestra chiamando in causa direttamente la premier: “Dopo il disastro di ieri Meloni ha un’altra opportunità oggi: far votare l’emendamento di Fn che propone le preferenze senza alcun capolista bloccato. Venga in Aula, parli con i capigruppo del centrodestra, si scateni, tiri fuori gli attributi perchè la partita non è ancora persa, ci vuole solo la volontà per vincerla”.

Ucraina, Zelensky: presto Patriot "Made in Ukraine" (e lo scudo antimissilistico con l’Europa)

Roma, 15 lug. (askanews) – Presto ci saranno missili Patriot “Made in Ukraine”, ha dichiarato oggi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, durante le celebrazioni per la Giornata della statualità ucraina.

“Per la prima volta l’Ucraina si avvicina alla possibilità di produrre missili per i Patriot e potrebbe diventare il terzo Stato nella storia ad avere questo accordo e questo privilegio”, ha spiegato Zelensky, ringraziando “il presidente degli Stati Uniti per la decisione politica, che è già storica e che contribuirà a salvare la vita di migliaia di persone in Ucraina. È molto importante che, lungo questo percorso, tutto vada a buon fine per le nostre parti e per i nostri team, e che i missili per i Patriot con il marchio ‘Made in Ukraine’ diventino al più presto una realtà che avvicinerà la sicurezza e la vittoria della vita in Ucraina”, ha affermato il capo dello Stato ucraino.

Zelensky ha inoltre sottolineato che per la prima volta Ucraina ed Europa costruiranno insieme uno scudo antimissilistico. Il presidente ucraino ha definito il progetto “storico” e ha ribadito che l’Ucraina non sarà un semplice osservatore, ma uno dei leader nel riunire i Paesi e le più importanti aziende della difesa europee.

“Il progetto FREYJA è iniziato. Faremo tutto il possibile per costruire il sistema antimissilistico dell’Europa, unendo tutte le capacità antimissilistiche europee, affinché i cieli dei nostri popoli siano protetti e affinché i dittatori non possano imporre alle persone libere in Europa come vivere. Affinché la vita delle persone in Ucraina e in ogni Stato europeo non dipenda dal fatto che Putin e quelli come lui dispongano o meno di capacità balistiche”, ha dichiarato il presidente.

“Il nostro obiettivo principale non è una Russia senza benzina” ma “un’Ucraina senza la Russia. Un’Ucraina senza guerra. L’Ucraina con l’Europa. E l’Ucraina e l’Europa senza la minaccia di Mosca”, ha concluso Zelensky nel suo discorso pubblico a Kiev.

Eolico offshore, Palummo: coniugare tutela biodiversità

Roma, 15 lug. (askanews) – Per Valeria Palummo (Assegnista di ricerca della Stazione Zoologica Anton Dohrn presso il Sicily Marine Centre – Sede di Palermo), “Le attività di ricerca condotte dall’istituto hanno permesso di acquisire una conoscenza approfondita degli habitat e degli ecosistemi dell’area di mare interessata alla realizzazione dell’eolico offshore. L’analisi dei dati raccolti ha portato a risultati scientifici di particolare rilievo, consentendo di individuare aree prioritarie di interesse conservazionistico. Queste evidenze hanno rappresentato un supporto fondamentale per le procedure di valutazione di impatto ambientale legate alla realizzazione di impianti eolici offshore, dimostrando come la ricerca scientifica sia uno strumento essenziale per orientare scelte strategiche in grado di coniugare tutela della biodiversità e sviluppo delle energie rinnovabili. Una transizione realmente condivisa può essere costruita solo su una conoscenza scientifica solida, continua e aggiornata, alimentata dalla sinergia tra ricerca, istituzioni, imprese e territori. È proprio dall’integrazione di competenze e dalla condivisione delle conoscenze che possono nascere decisioni più consapevoli, capaci di coniugare innovazione, conservazione e sviluppo sostenibile”.

L’intervento in occasione del convegno convegno “Sicilia tra minaccia climatica e opportunità. Energia, paesaggio, pesca e sviluppo: come costruire una transizione condivisa”. L’evento è stato promosso da Fondazione UniVerde, CNR-DSSTTA (Dipartimento di Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente), Stazione Zoologica Anton Dohrn – Sicilia e CNR-IRBIM (Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine) con il patrocinio del Libero Consorzio di Trapani.

L. elettorale, Conte: emendamento preferenze farlocco, furbata Meloni

Roma, 15 lug. (askanews) – Quello sulle preferenze era un “emendamento farlocco”, ora “Fdi sta facendo caciara” ma la verità è che “per lavarsi la coscienza Meloni si era inventata una furbata per prendere in giro gli italiani”. Così il leader M5s Giuseppe Conte, intervenuto a La7.

Con l’emendamento gli italiani avevano “sei nomi prestampati con capilista bloccati” ma “queste non si chiamano preferenze” che invece “erano contenute nel nostro emendamento che è stato bocciato”, ha aggiunto.

Ddl sicurezza, Meloni: ulteriore tassello contro fenomeno violenza minori

Roma, 15 lug. (askanews) – “In questi anni noi abbiamo affrontato la criminalità minorile con norme coraggiose, dalla custodia cautelare in carcere anche per i minorenni che fanno uso di armi fino alle misure severe contro l’uso dei coltelli tra i più giovani. Ora aggiungiamo un ulteriore tassello per contrastare quei fenomeni di violenza di gruppo che stanno coinvolgendo sempre più spesso anche i minorenni”. Lo dichiara la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un videomessaggio sui social a proposito del via libera di ieri del Cdm al nuovo ddl sicurezza.

“È per esempio quello che è accaduto pochi giorni fa al Colosseo, dove gruppi di ragazzi hanno assaltato le volanti delle forze dell’ordine e provocato gravi disordini. Sono fenomeni che vogliamo stroncare. Per questo – spiega – con le nuove norme introduciamo misure di buon senso. Se hai precedenti penali e decidi di organizzarti in gruppo per commettere atti di violenza, il questore può vietarti di stare insieme alle persone con cui delinqui. Se violi quel divieto è prevista la reclusione. Se partecipi a un danneggiamento di gruppo rischi fino a 5 anni di carcere con la possibilità di arresto anche in flagranza differita. E poi chi ha tenuto comportamenti aggressivi nelle aree della movida potrà essere identificato e trattenuto fino a 12 ore per impedire che torni a creare problemi. Uno strumento che ha già dimostrato di funzionare contro i manifestanti violenti”.

L’emendamento è sostanza politica: in gioco resta una riforma elettorale inaccettabile

Nei giorni scorsi, al seminario promosso da Matteo Orioli ed altri sulla “deriva antidemocratica” di cui la riforma elettorale rappresenta l’aspetto più immediato ed evidente, era stata affacciata timidamente la tesi di un qualche sostegno alla reintroduzione delle preferenze. La classica foglia di carciofo veniva ad oscurare per un momento il giudizio negativo sulla riforma stessa. Questo l’approccio dell’ex parlamentare Erminia Mazzoni, conosciuta per la sua lunga militanza nel Ccd/Udc: con lei si palesava, insomma, l’aspettativa di tutti i centristi desiderosi di “farsi belli” agli occhi della Destra. Ettore Bonalberti li ha definiti con rara efficacia i nuovi “cavazzoniani”, emuli a distanza di un secolo di quel Cavazzoni che ruppe con Sturzo per mettersi al servizio del Duce.

Anche oggi, sconfitta la Meloni alla Camera, si cerca di mettere tra parentesi il fattore d’indigeribilità della legge per lamentare con toni surreali la bocciatura dell’ormai famoso emendamento Bignami.

Non siamo d’accordo. Si potrebbe spiegare che in gioco a Montecitorio si è visto solo un maldestro recupero del sistema delle preferenze, ma non di questo giova adesso discutere di fronte alla pubblica opinione, forse legittimamente disorientata. In realtà, se fosse stato approvato l’emendamento (con il voto di Vannacci!)  nessuno avrebbe potuto fermare la marcia trionfale della maggioranza. Come potevano le opposizioni – tutte, compresa quella incarnata da Calenda – abboccare all’amo del governo per averla vinta in astratto  sul terreno delle preferenze fittiziamente riproposte?

Oggi, con una Premier smarrita nei suoi esercizi di acrobazia, specie sul fronte della politica estera, questa sconfitta parlamentare compromette l’agibilità di un percorso trionfalistico. Come a seguito della débâcle referendaria, anche dopo l’incidente di ieri si proverà comunque ad andare avanti. Invece la Meloni dovrebbe salire al Colle e  rimettere nelle mani del Presidente della Repubblica il suo mandato: se la maggioranza si dovesse mostrare coesa, capace pertanto di garantire la continuità del lavoro fin qui svolto dal governo, non sarebbe in discussione l’eventualità del reincarico. Difficile però che il coraggio della Premier giunga a tanto, piuttosto prevarrà l’istinto di sopravivenza. Con il Ministro dell’Economia che nel frattempo si dichiara contrario alle elezioni anticipate…

Mare, Luna (CNR-IRBIM): scienza deve essere la bussola

Roma, 15 lug. (askanews) – Per Gian Marco Luna (Direttore del CNR-IRBIM): “La transizione ecologica non può essere affrontata senza una conoscenza scientifica profonda del Mar Mediterraneo. Solo attraverso dati, monitoraggi di lungo periodo e ricerca sarà possibile gestire in modo sostenibile le risorse marine, comprendere gli effetti dei cambiamenti climatici e accompagnare la blue economy verso un futuro più resiliente e competitivo. La scienza deve essere la bussola che consente di trasformare le sfide del cambiamento climatico in opportunità di sviluppo sostenibile per il mare, la pesca e le comunità costiere”.

L’intervento a Trapani in occasione “Sicilia tra minaccia climatica e opportunità. Energia, paesaggio, pesca e sviluppo: come costruire una transizione condivisa”. L’evento è stato promosso da Fondazione UniVerde, CNR-DSSTTA (Dipartimento di Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente), Stazione Zoologica Anton Dohrn – Sicilia e CNR-IRBIM (Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine) con il patrocinio del Libero Consorzio di Trapani.

Mps, Messina (Intesa): riteniamo che prezzo Opas sia il massimo possibile

Roma, 15 lug. (askanews) – “Riteniamo che il prezzo offerto sia il massimo possibile: se guardate i livelli di price earning oggi di Mps è in linea con quelli di Morgan Stanley e Goldman Sachs nel mondo, non c’è un’altra banca che oggi ha un price earning così alto”. Lo ha dichiarato il Ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, interpellato a margine dell’assemblea annuale dell’Abi. “La nostra offerta si rivolge agli azionisti – ha spiegato -, il management, il cda di Montepaschi di Siena farà le sue valutazioni, ovviamente con grande rispetto, ma noi parliamo con gli azionisti, questo è per noi fondamentale”.

“Noi abbiamo fatto la nostra offerta – ha concluso -, l’offerta di mercato è trasparente, punta a rafforzare non soltanto il nostro gruppo, ma anche il sistema bancario nazionale e a posizionare correttamente l’Italia anche in Europa, salvaguardando degli asset strategici come possono essere la partecipazione in Generali e quella che è Mediobanca e la componente Montepaschi di Siena”.

Mare, Giannì (Greenpeace): serve alleanza a protezione risorse

Roma, 15 lug. (askanews) – Per Alessandro Giannì (Responsabile delle Relazioni Istituzionali e Scientifiche, Greenpeace Italia), “L’ecosistema del Mediterraneo è fortemente minacciato dagli impatti di fattori come la pesca eccessiva, l’inquinamento e il cambiamento climatico. Gli attori politici, economici e sociali, in Sicilia come altrove, devono allearsi in uno sforzo concertato per proteggere e restaurare le risorse del nostro mare”.

L’intervento al convegno “Sicilia tra minaccia climatica e opportunità. Energia, paesaggio, pesca e sviluppo: come costruire una transizione condivisa”. L’evento è stato promosso da Fondazione UniVerde, CNR-DSSTTA (Dipartimento di Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente), Stazione Zoologica Anton Dohrn – Sicilia e CNR-IRBIM (Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine) con il patrocinio del Libero Consorzio di Trapani.

Giorgetti: le banche possono e devono contribuire di più alla crescita

Roma, 15 lug. (askanews) – “Forti della rinnovata solidità, le banche possono e devono contribure a portare l’economia italiana nel quadro dell’integrazione europea del mercato dei capitali, su un livello più sostenuto di crescita”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nel suo intervento all’assemblea dell’Abi, oggi a Roma.

“Le banche italiane sono le più solide e redditizie in Europa anche perché il Paese sta rimettendo i conti in ordine – ha detto -. La compressione dello spread si è traslata sul costo della raccolta. Il costo di una sua emissione senior di una grande banca italiana si è ridotta di quasi 160 punti base rispetto a quanto era all’insediamento questo governo”.

Quanto al cosiddetto ‘Risiko’, secondo Giorgetti “le dimensioni degli istituti e le aggregazioni non sono un valore in sé, tranne forse per gli azionisti, ma lo possono diventare per il Paese quando esse migliorano la capacità del sistema bancario di accrescere la proiezione internazionale delle aziende italiane e rafforzano le condizioni per investire in tecnologia, sicurezza e innovazione”.

Quadricicli elettrici, le nuove soluzioni per la mobilità urbana

Milano, 15 lug. (askanews) – I quadricicli elettrici trovano sempre più spazio nel dibattito sulla mobilità urbana, tra nuove soluzioni per gli spostamenti quotidiani e la ricerca di veicoli compatti a basse emissioni. La gamma Linktour Alumi, distribuita da ATFlow, società del Gruppo Autotorino, era stata mostrata in anteprima all’IAA Mobility 2025 di Monaco, mentre ora arriva sul mercato italiano. L’evento si è svolto al Magma Milano, con la partecipazione del CEO di Linktour, William Tang, e l’installazione immersiva “Blaze: Alumi accende la città”.

“Abbiamo sempre in testa il fatto che alla fine c’è un cliente a cui dobbiamo dare un servizio. Oggi per noi è un momento molto importante perchè annunciamo l’inizio di un percorso con Linktour, brand cinese che si occupa di mobilità urbana, unendo grande competenza costruttiva, contenuti tecnologici e un design molto accattivante” ha dichiarato Mattia Vanini, Presidente di ATFlow e Vicepresidente di Autotorino.

La gamma comprende il modello L6e, guidabile a partire dai 14 anni, e il modello Elite L7e. Le due versioni si differenziano per caratteristiche tecniche e dotazioni tecnologiche.

“Linktour rappresenta per noi un importante ingresso nella gamma di distribuzione dei quadricicli, un segmento della mobilità urbana oggi sempre più rilevante. Si distingue per offrire dotazioni tecnologiche all’avanguardia che, al momento, non trovano eguali nella concorrenza. Per questo crediamo possa rappresentare una vera novità nel panorama della mobilità urbana. La gamma parte dalla versione L6, guidabile dai 14 anni, per arrivare alla L7, accessibile dai 16 anni. Ma in realtà, il pubblico di riferimento è molto più ampio: non si rivolge solo ai più giovani, ma anche ai professionisti e a tutti coloro che, vivendo in città, cercano una soluzione pratica, compatta ed efficiente per gli spostamenti quotidiani, ottimizzando tempi e spazi” ha aggiunto Giuseppe Rovito, Consigliere Delegato e Direttore Generale di ATFlow.

L’arrivo di nuovi modelli nel segmento dei quadricicli elettrici si inserisce in un mercato della mobilità urbana in evoluzione, con una crescente attenzione verso veicoli compatti ed elettrici per gli spostamenti quotidiani. Operatori della mobilità, case automobilistiche e istituzioni sono impegnati nella ricerca di soluzioni alternative per affrontare le sfide del traffico cittadino e sviluppare nuovi modelli di spostamento.

Patuelli (Abi): in Italia le banche fanno più della loro parte

Roma, 15 lug. (askanews) – “Le banche in Italia fanno più della loro parte, per senso di responsabilità, per la lotta costante ad ogni forma di illegalità, per gli interventi di solidarietà a famiglie e imprese innanzitutto per le calamità naturali, per il sostegno diretto e indiretto alle esigenze sociali e con livelli di tassazione superiori a quelli dovuti per l’art. 53 della Costituzione”. Lo ha sottolineato Antonio Patuelli, presidente Abi, nel corso del suo intervento all’assemblea annuale dell’Associazione bancaria italiana.

“Le banche – ha proseguito – hanno affrontato ogni tipo di crisi, hanno applicato in Italia tante riforme e hanno fatto in questi anni continui, ingenti rafforzamenti di capitale e riorganizzazioni più che in altre parti d’Europa, con il costruttivo ruolo dei sindacati dei bancari”.

Più in generale, “basso debito pubblico e banche sane, solide e rispettate sono indispensabili per la stabilità finanziaria, lo sviluppo e per ancor migliori rating internazionali che l’Italia merita”, ha proseguito.

“Apprezziamo – ha detto – quanto sostenuto dal Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta al Forex: ‘la solidità raggiunta dalle banche italiane costituisce oggi un elemento di stabilità per l’Italia. Traducendola in sostegno agli investimenti, all’innovazione e alla diffusione delle tecnologie digitali, gli intermediari forniranno un apporto fondamentale alla crescita della nostra economia’”.

Secono Patuelli, in Italia sono necessarie “misure che stimolino gli investimenti privati, con la migliore utilizzazione, sempre libera e responsabile, del risparmio che è opportuno venga attratto da investimenti produttivi e finanziari anche a medio e lungo termine, con la riduzione della pressione fiscale per i risparmiatori in proporzione alla durata”.

“Ciò – ha notato – sarebbe vantaggioso per i risparmiatori, che potrebbero ottenere maggiori rendimenti, e per gli Stati che, pur riducendo le aliquote fiscali in proporzione alla durata degli investimenti, avrebbero più introiti per la maggiore redditività degli investimenti del risparmio a medio lungo termine”.

Panetta: l’Italia ha basi solide, ma restano i rischi geopolitici

Roma, 15 lug. (askanews) – “L’instabilità geopolitica e il rapido progresso tecnologico continueranno a incidere sulle prospettive di famiglie, imprese e intermediari. Non possiamo eliminarne i rischi, né prevederne tutti gli sviluppi. Possiamo però rafforzare la capacità della nostra economia di assorbire gli shock e di trasformare in crescita le opportunità offerte dall’innovazione”. Lo ha sottolineato il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nel suo intervento in occasione dell’assemblea annuale dell’Abi, mettendo in evidenza come tuttavia l’Italia disponga di “basi solide”.

“L’Italia dispone di basi solide: un sistema bancario rafforzato, famiglie con un’elevata capacità di risparmio, imprese che hanno dimostrato di sapersi adattare anche nelle fasi più difficili. La sfida è trasformare questi punti di forza in investimenti, innovazione e sviluppo duraturo”, ha aggiunto Panetta.

Definitive le condanne per i familiari di Saman Abbas, uccisa perché voleva vivere come una ragazza italiana

Roma, 15 lug. (askanews) – Definitive le condanne all’ergastolo per i genitori di Saman Abbas, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, e per i cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq. Questa la decisione dei giudici della Cassazione, che hanno rigettato i ricorsi proposti dalle difese, compreso quello relativo alla pena di 22 anni di reclusione per lo zio della ragazza, Danish Hasnain.

Era il passaggio tra il 30 aprile e il primo maggio 2021 quando la diciottenne, che amava definirsi una “italian girl”, sparì nel buio di quella stradina bianca nelle campagne di Novellara, nella provincia di Reggio Emilia, vittima di un destino atroce decretato dal suo stesso clan familiare per il solo desiderio di vivere secondo i propri canoni.

Saman Abbas era stata ritenuta “colpevole”, agli occhi dei parenti, di aver rifiutato un matrimonio combinato e di aver scelto di amare chi voleva, preferendo i jeans al velo e i selfie col rossetto alle tradizioni rigide del Punjab.

Il mese scorso, in occasione della requisitoria, il procuratore generale Marco Dall’Olio, chiedendo la conferma delle condanne del secondo grado, aveva detto: “Saman doveva essere punita: questo è un punto fermo di tutto il processo. La volontà era di impartirle una lezione. Il delitto è stato organizzato nei minimi dettagli, un atto corale e premeditato. Una vicenda agghiacciante. L’omicidio, pur avendo radici culturali proprie, tradisce il ricorso a una violenza estrema e sproporzionata he realizza la natura turpe e ignobile del movente”.

Saman Abbas venne uccisa la sera del 30 aprile 2021. I suoi cinque parenti, ritrovati uno dopo l’altro nell’arco di tre anni tra l’Europa e il Pakistan e riportati in Italia, sono stati da subito gli unici indagati per quel delitto. La sera della sua morte, Saman era tornata a Novellara da pochi giorni dopo un periodo trascorso a Bologna in una comunità protetta. La sua intenzione sarebbe stata quella di prendere i documenti e partire per vivere la sua vita col fidanzato, una relazione che la famiglia non accettava.

La conferma della sentenza d’appello per il caso di Saman Abbas, sancito stamane in Cassazione, è la chiusura di una storia di dolore. I resti del corpo senza vita della ragazza vennero ritrovati nel novembre 2022. Il cadavere era sotto un rudere, a poche decine di metri dall’abitazione.

Saman sparì nella notte tra il 30 aprile e il 1 maggio 2021. Fu strangolata e poi sepolta in una buca. L’ergastolo dovrà esser scontato dai genitori, la madre Nazia Shaheen ed il padre Shabbar Abbas; i due cugini, Noman Ul Haq e Ijaz Ikram. Lo zio della giovane, Danish Hasnain, ha avuto 22 anni di reclusione.

Panetta: le aggregazioni tra banche possono rafforzare il sistema

Roma, 15 lug. (askanews) – Le aggregazioni in corso tra banche, assiccurazione e società di gestione del risparmio in Italia possono “rafforzare gli intermediari e il sistema nel suo complesso”, ma “questi risultati non sono automatici”. Lo ha affermato il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta nel suo intervento all’assemblea annuale dell’Associazione bancaria italiana (Abi), in corso a Roma.

Di fronte a queste dinamiche, Bankitalia “esercita le proprie competenze, in collaborazione con la Bce, l’Ivass, la Consob e le altre autorità nazionali ed estere, valutando ciascuna operazione sulla base di questi criteri e verificandone la conformità alle norme italiane ed europee. Fermo il rispetto di tali condizioni – ha spiegato Panetta – l’esito delle operazioni resta affidato al mercato e alle scelte degli azionisti”.

“Gli indicatori relativi al primo trimestre confermano la robustezza del sistema bancario italiano: la redditività resta elevata, la patrimonializzazione è più che adeguata, la qualità degli attivi molto buona. Questa valutazione è condivisa dagli operatori di mercato e dalle istituzioni internazionali”, ha detto ancora Panetta.

“Nel Financial Sector Assessment Program recentemente concluso, il Fondo monetario internazionale ha espresso un giudizio positivo sul nostro sistema finanziario – ha notato – riconoscendo anche il contributo di una vigilanza efficace”.

Secondo il numero uno di Bankitalia “il miglioramento più evidente riguarda la qualità del credito. Dieci anni fa i prestiti deteriorati superavano l’8 per cento del totale dei finanziamenti, uno dei valori più elevati nell’area dell’euro; oggi la quota è dell’1 per cento”.

Autostrade chiede scusa (otto anni dopo) per la tragedia del Ponte Morandi: rompiamo il silenzio

Roma, 15 lug. (askanews) – “In queste ore siamo in attesa della sentenza di primo grado sulla tragedia del Ponte Morandi, con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime, i cittadini genovesi e tutti gli italiani. Tutti noi ricordiamo, come fosse oggi, quella mattina del 14 agosto 2018. Io ero uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione, dove scorrevano le drammatiche immagini di quella tragedia che si stava consumando a Genova”. Inizia così la lettera aperta dell’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Arrigo Giana, diffusa questa mattina, alla vigilia della sentenza di primo grado per il crollo del Ponte Morandi a Genova che provocò la morte di 43 persone.

“In quegli istanti il pensiero di tutti correva alle vittime innocenti, alle loro famiglie irreparabilmente distrutte, ai feriti assistiti da eroici soccorritori – scrive – nel tempo che seguì il crollo del Ponte Morandi, continuavo quindi a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo. Un’ulteriore incomprensibile ferita, vissuta altrettanto drammaticamente dalla comunità. Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della Giustizia verso la verità”.

Autostrade per l’Italia “preserva la sua storia e il suo nome anche per custodire la memoria di quanto accaduto il 14 agosto 2018 come monito costante, anche se oggi questa azienda è altro rispetto ad allora: un nuovo corso sotto il controllo dello Stato e con nuovi azionisti – aggiunge – una nuova gestione, con nuovi dirigenti che lavorano giorno per giorno per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi, garantendo così la sicurezza delle infrastrutture, dei viaggiatori e dei lavoratori. Rompiamo il silenzio dunque. Ribadendo l’assoluto impegno delle nostre diecimila lavoratori affinché fatti del genere non si ripetano mai più, a nome del gruppo Autostrade per l’Italia voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi. Pur consapevole che il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore”.

Accordo Deliveroo-Sole365 attiva 60 nuovi store del Gruppo Selex

Marcianise (Caserta), 15 lug. (askanews) – I prodotti Sole365 comodamente a casa grazie ai servizi Deliveroo. E’ quanto garantisce l’accordo tra la catena di supermercati del Gruppo Selex e la società di delivery. Sono 60 i nuovi store disponibili sull’app e sulla piattaforma di acquisto on line, 59 dei quali in Campania e uno nella provincia di Latina, nel Lazio. “Questa partnership è importante con il Sole365 – ha spiegato Francesco Sireci, Head of New Verticals di Deliveroo Italy – ci permette di ampliare il servizio ai nostri clienti con l’apertura di 60 store, di cui 59 in Campania e offrire, dunque, al nostro cliente un servizio migliorato e grazie al quale riusciremo ad entrare ed espanderci in una regione per noi molto importante”. I supermercati Sole365 da cui possono ordinare i consumatori offrono un assortimento che conta fino a 10mila prodotti, di cui oltre 2mila a marchio Selex. “Il nostro obiettivo – ha aggiunto Raffaele Fedele, responsabile CRM e-commerce di AP Commerciale – è quello di riportare la stessa esperienza di acquisto del fisico, on line. E grazie alla collaborazione con Deliveroo lo faremo utilizzando i nostri personal shopper al fine di garantire servizio e qualità anche sul nostro servizio di e-commerce”. Alla ricezione dell’ordine, gli impiegati del punto vendita si occupano della preparazione dei sacchetti della spesa, rendendoli disponibili ai rider a cui viene proposta la consegna, che viene completata in circa 30 minuti. “Sole365 è un’insegna che è riconosciuta dai propri clienti per essere molto attenta ai loro bisogni e a dare un servizio ottimale. In quest’ottica la collaborazione con Deliveroo serve proprio a offrire ai clienti il miglior servizio di spesa come, quando e dove vogliono”, ha sottolineato Pietro Paolo Peluso CRM e-commerce specialist Sole365.

L’accordo tra i due gruppi permette l’espansione del servizio di spesa a distanza di Deliveroo anche ad Avellino e a Salerno, con un rafforzamento dell’offerta a Napoli dove già sono attivi 14 supermercati.

Bce, Panetta: deciderà tassi valutando energia, Pil, salari e prezzi

Roma, 15 lug. (askanews) – La politica monetaria della Bce “si trova nuovamente a gestire un equilibrio delicato, con un’economia in rallentamento e un’inflazione superiore all’obiettivo del 2 per cento. L’aumento dei tassi di interesse di 25 punti base deciso dal Consiglio direttivo della Banca centrale europea nella riunione di giugno ha rappresentato una prima risposta, misurata, alla prevalenza di rischi al rialzo per l’inflazione”. Lo ha rilevato il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta nel suo intervento all’assemblea annuale dell’Associazione bancaria italiana (Abi), in corso a Roma.

“Nel vagliare le prossime decisioni – ha detto – il Consiglio valuterà con attenzione l’andamento dei mercati energetici, l’evoluzione del quadro congiunturale e le dinamiche dei salari e dei prezzi di beni e servizi. L’obiettivo è preservare il saldo ancoraggio delle aspettative di inflazione, limitando gli effetti indiretti e di secondo impatto degli shock”.

Legge elettorale, Ciriani: una ventina di franchi tiratori per istinto di conservazione ma il governo va avanti

Roma, 15 lug. (askanews) – “Una ventina di parlamentari di centrodestra” per “istinto di conservazione” hanno deciso “di fare i propri interessi, non pensare agli interessi generali del governo, del Parlamento, degli italiani”. Così il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani commenta a Sky Tg24 il voto di ieri sull’emendamento per le preferenze.

“Molti in Parlamento temono le preferenze, questo è un parlamento di nominati”, ha aggiunto. Ma “non intendiamo concludere la nostra esperienza di governo”, assicura il ministro, aggiungendo: “Abbiamo lavorato bene per quattro anni, c’è stato questo episodio di ieri che intendiamo superare”.

“Abbiamo voluto mantenere le promesse elettorali, sapevamo  – spiega Ciriani – di andare incontro a un’ostilità trasversale di molte parti del Parlamento e abbiamo lottato per questo emendamento. Meloni ieri ha fatto un appello pubblico, ma si è scelta la strada del voto segreto, delle tenebre. Quello che è grave è che la sinistra ha votato con il voto segreto contro la possibilità per i cittadini di votare i propri rappresentanti e hanno festeggiato come se avessero vinto i mondiali, una scena grottesca. Noi abbiamo perso una partita politica ma andiamo a testa alta perché abbiamo fatto quel che avevamo promesso, altri invece hanno tradito quello che dicevano in campagna elettorale”.

Legge elettorale, Schlein: si è fratturata la maggioranza, Meloni a casa. Noi pronti alle urne

Roma, 15 lug. (askanews) – “Ieri si è fratturata la maggioranza”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein, a Rtl 102.5. “E’ inutile andare avanti con questa farsa perché è mancata la maggioranza, evidentemente il problema Giorgia Meloni ce l’ha tra i suoi alleati che non vogliono andare avanti con questa legge elettorale e dovrebbe trarne le conseguenze e andare a casa”, ha aggiunto.

“Con tutte le opposizioni siamo pronti alle elezioni in qualunque momento”, ha proseguito la segretaria del Pd.

“La vera notizia di ieri è che è crollata tutta la narrazione di questo governo che si basava sull’idea di una maggioranza solida e compatta e di divisioni presunte nelle opposizioni: ieri la fotografia chiara arrivata al Paese è stata quella di una maggioranza divisa mentre tutte le opposizioni hanno agito unitariamente e insieme siamo usciti anche fuori in piazza al presidio che era stato convocato da +Europa”, ha sottolineato.

Verso l’apice dell’ondata di calore: forti temporali al Nord

Milano, 15 lug. (askanews) – La terza ondata di calore africano si avvicina al picco, con temporali violenti attesi al Nord e temperature fino a 45 gradi nelle zone interne della Sardegna. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media di iLMeteo, indica tra mercoledì 15 e giovedì 16 luglio la fase più delicata: al Centro-Sud continuerà il caldo intenso, mentre sulla Val Padana aumenterà il rischio di fenomeni forti.

L’anomalia dell’estate 2026 riguarda anche i tempi. Il caldo si è acceso già in primavera, prima del periodo tradizionalmente più rovente dell’anno, tra fine luglio e fine agosto. I terreni secchi aggravano la situazione: con poca umidità al suolo, l’energia solare non viene assorbita dall’evaporazione dell’acqua e contribuisce in misura maggiore al riscaldamento dell’aria.

Il passaggio più critico è atteso tra il pomeriggio di mercoledì e le prime ore di giovedì. In Pianura Padana il calore e l’umidità accumulati incontreranno aria più fresca in quota in arrivo dalle Alpi centro-orientali e venti diversi per direzione e velocità alle varie quote. Questa combinazione può favorire temporali violenti, grandinate, supercelle e possibili tornado.

L’area a rischio più alto è il Triveneto, ma i fenomeni potranno interessare l’intera Val Padana, con possibili sconfinamenti verso Milano nella tarda serata. I temporali non interromperanno però la fase calda: l’aumento delle temperature proseguirà fino al fine settimana, soprattutto al Centro-Sud e sulle Isole.

Le punte più elevate sono previste nelle zone interne della Sardegna, dove si potranno raggiungere i 45 gradi. Sono attesi 42 gradi a Nuoro, 41 a Caltanissetta, Foggia e Oristano, 40 a Firenze, Terni e Matera, 37 a Roma e 36 a Milano.

Mercoledì 15 luglio il Nord avrà caldo e sole fino all’arrivo dei temporali forti dal pomeriggio e dalla sera. Al Centro il tempo resterà soleggiato e molto caldo, mentre al Sud il caldo sarà eccezionale, con punte di 41-43 gradi in Sardegna e Sicilia. Giovedì 16 luglio al Nord i temporali proseguiranno fino al primo mattino, poi il tempo migliorerà. Al Centro continueranno sole e caldo intenso. Al Sud resterà una fase di caldo eccezionale, con punte di 42-43 gradi in Sardegna e Sicilia. Venerdì 17 luglio il Nord resterà caldo e soleggiato, con temporali limitati alle Alpi. Al Centro e al Sud la fase rovente continuerà, con valori fino a 44-45 gradi in Sardegna e Sicilia. Da domenica è previsto un aumento dell’instabilità dal Nord verso il Centro e un calo termico destinato a durare 5-6 giorni, con temperature in discesa dai 40 gradi a circa 34 gradi in molte aree. Al Sud, però, il caldo resterà anomalo.

Legge elettorale, i franchi tiratori e la rabbia di Meloni: ha vinto la palude. Cosa è successo

Roma, 15 lug. (askanews) – Non è bastato il lavoro di presidio del Transatlantico del ministro Francesco Lollobrigida, né le rassicurazioni offerte a chi sentiva la propria ricandidatura in bilico. E nemmeno la promessa di rispettare la parità di genere a prescindere dalle prescrizioni legislative che Antonio Tajani ha fatto alle sue deputate. Giorgia Meloni aveva deciso di scommettere sulla roulette delle preferenze ma alla fine ha perso. Il lavoro con gli alleati dei giorni scorsi, che ha portato ieri mattina Lega e Forza Italia a dichiararsi a favore di un emendamento che pure avevano deciso di non firmare, si è infranto dopo qualche ora contro quel voto in meno e con i veleni sul manipolo di franchi tiratori che, nel segreto dell’urna, ha portato a una bocciatura che non può non essere considerata una sconfitta personale della premier.

Ci sono stati, prima del voto, gli attacchi all’opposizione, rea a suo dire di non aver voluto che ci si esprimesse con scrutinio palese. La presidente del Consiglio li “sfida” a metterci la faccia e molti già lo considerano un modo per mettere le mani avanti. Eppure prima dello showdown tra i maggiorenti di Fratelli d’Italia aveva cominciato a diffondersi un certo ottimismo. L’assetto era quasi militare, controlli a uomo, l’invito a votare inserendo nella buca con la pulsantiera il solo dito indice e non l’intera mano per poter mostrare con maggiore chiarezza il proprio sì. Un ottimismo, chissà quanto condiviso dalla premier, che ha reso la successiva doccia ancora più gelida. “Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude”, il commento affidato ad un post sui social in cui Meloni rivendica la sua coerenza nell’aver cercato di evitare le liste bloccate, a differenza della sinistra. Insomma, il tentativo di girare, almeno in parte a suo favore, la narrazione di una giornata nera.

Ma al di là delle ovvie accuse alle opposizioni, Giorgia Meloni è costretta anche a guardarsi in casa. “Nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione”, ammette la premier. In che modo questa verifica si svolgerà e quando è difficile da prevedere. Di certo, il messaggio che Giorgia Meloni aveva recapitato agli alleati nei giorni scorsi, era stato chiaro: “Non intendo tirare a campare”. Come a dire: se non reggiamo su questo punto per me dirimente, mi chiedo come sia possibile fare ancora affidamento sulla maggioranza. Anche perché sarà necessaria una disamina a freddo sull’identità di quella trentina di franchi tiratori. C’è chi mette nel mirino soprattutto le deputate preoccupate di essere penalizzate, chi ci vede lo zampino della famiglia Berlusconi e chi, invece, evoca la storica insofferenza della Lega verso le preferenze. Tutti indistintamente nella maggioranza puntano il dito contro i vannacciani che pure hanno dichiarato il loro voto favorevole.

Al momento, comunque, la strategia del day by day prevede che si vada avanti con l’esame della legge elettorale, cercando di portare a casa comunque l’impianto proporzionale con premio di maggioranza che peraltro è quello uscito dall’esame della commissione. Sempre che non ci siano altre sorprese, visto che i voti segreti non sono finiti. Ma a suggerire una ulteriore strada è anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, da sempre grande esperto di materia elettorale in Fdi. “Nel bicameralismo – dice – esiste la concreta possibilità di modificare, anche chirurgicamente, quanto votato alla Camera”, “ovviamente con un voto favorevole che per il regolamento del Senato non consente sul punto il voto segreto e rende perciò palesi gli intendimenti dei singoli senatori”. Un messaggio che sembra indirizzato tanto all’opposizione quanto alla maggioranza.

Iran, Teheran: Hormuz chiuso fino a che non cesseranno gli atti di aggressione degli Usa

Roma, 15 lug. (askanews) – I Guardiani della Rivoluzione islamica in Iran hanno annunciato che lo stretto strategico di Hormuz resterà chiuso fino alla cessazione degli “atti di aggressione” da parte degli Stati Uniti. Lo indica un comunicato diffuso dalla televisione di stato iraniana Irib.

Washington ha lanciato ieri una nuova serie di attacchi contro l’Iran e ha ripreso a bloccare i suoi porti. “Le operazioni di rappresaglia dei combattenti continueranno e lo stretto di Hormuz resterà chiuso fino a quando gli Stati Uniti non porranno fine ai loro atti di aggressione”, ha dichiarato il corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica.

“Il nemico (…) deve inoltre aspettarsi la chiusura di altre vie di esportazione di petrolio e gas che servono gli interessi degli Stati Uniti e dei loro alleati”, hanno proseguito. “Le esportazioni di petrolio e gas della regione saranno accessibili o a tutti, oppure a nessuno”, hanno aggiunto.

Iran, Trump a Teheran: distruggeremo tutte le centrali elettriche e i ponti se non si siedono ai negoziati

Roma, 15 lug. (askanews) – “Stiamo facendo molta attenzione alla popolazione civile, come sapete. Ma ho detto: ‘Fareste meglio a concludere un accordo. Non vi rimarrà più niente'”. Lo ha detto il presidente americano, Donald Trump, in una intervista a Fox.

Le operazioni militari Usa contro l’Iran “continueranno finché non dirò che è abbastanza. Hanno grinta. È come un grande pugile: pensi di averlo battuto e poi all’improvviso torna indietro e ti sferra un colpo. Hanno ancora un po’ di grinta” ha continuato il presidente americano.

Escludete un attacco terrestre? “Direi di no, se è appropriato. A volte serve un attacco terrestre, ma abbiamo altri che lo faranno posto nostro”, ha aggiunto Trump, avvertendo: “La prossima settimana tocca alle centrali elettriche, la prossima settimana tocca ai ponti. Vogliamo distruggere tutte le loro centrali elettriche, vogliamo distruggere tutti i loro ponti a meno che non si siedano al tavolo e negozino”.

Il Comando Centrale degli Stati Uniti  (Centcom) ha annunciato di aver colpito decine di obiettivi
iraniani nel corso dell’ultima ondata di attacchi aerei notturni contro la repubblica islamica, mentre reintroduce un blocco navale nei confronti dell’Iran. Secondo il Centcom, le forze armate statunitensi hanno colpito “siti di lancio di missili e droni, capacità navali e sistemi di difesa costiera durante l’ondata di attacchi durata sette ore, al fine di ridurre ulteriormente la capacità dell’Iran di minacciare
il traffico marittimo commerciale e gli equipaggi civili”.

Guerra Iran – USA. Si torna al punto di partenza

Una tregua che non ha mai risolto i nodi

Dunque la guerra fra Stati Uniti e Iran è ripresa. In realtà non si era affatto conclusa, poiché il fragile e contraddittorio accordo siglato un mese fa aveva mostrato sin da subito tutte le sue crepe, a cominciare dalle opposte interpretazioni che ne davano i sottoscrittori, impegnati in un duello propagandistico nel quale eccelleva la Repubblica Islamica mentre le affermazioni ultra-minacciose di Trump apparivano sempre meno credibili a causa la loro abnormità già esibita durante la prima fase del conflitto.

In realtà i 60 giorni di tregua definiti nell’accordo avrebbero dovuto delineare almeno i contorni essenziali e ineludibili delle questioni aperte fra le quali – autogol clamoroso degli USA – era emersa come la principale non più quella relativa al nucleare iraniano quanto quella dello Stretto di Hormuz, collo di bottiglia improvvisamente divenuto un asset strategico dell’Iran: un regalo del quale ora i pasdaran non intendono assolutamente fare a meno. Ed infatti è su quel fronte che si è riacceso lo scontro.

 

Il Libano, Hezbollah e il confronto tra Trump e Netanyahu

Ma ve ne è un altro, pure esso decisivo. Il Libano e la presenza in esso di Hezbollah. Lo testimonia la determinazione con la quale gli iraniani hanno voluto collegarlo alla effettiva possibilità di un cessate il fuoco e di un possibile, ancorché futuribile, accordo di pace. Divenendo così terreno di scontro, neppure tanto mascherato, fra Trump e Netanyahu.

Quest’ultimo ha sì dovuto subire un paio di sfuriate del tycoon, che aveva un estremo bisogno di chiudere le operazioni militari. Ma ha tenuto duro, diminuendo gli interventi in Libano ma non annullandoli del tutto, lasciando così il tema sul tappeto: convinto che l’Iran senza una soluzione accettabile per Hezbollah (e dunque inaccettabile per Israele) non avrebbe davvero chiuso un accordo vero nei 60 giorni. E questo avrebbe fatto infuriare Trump. Che poi è quanto effettivamente è avvenuto.

L’obiettivo di Tel Aviv, del governo israeliano attualmente in carica, dominato dagli estremisti, con riguardo al Libano è sempre lo stesso: l’eliminazione di ogni potenziale minaccia proveniente da Hezbollah. E nell’accordo firmato col governo di Beirut questo punto è chiaro: non per niente il Partito di Dio non lo riconosce e non lo rispetterà.

 

I proxy iraniani e la strategia di Israele

Hezbollah rimane – questa la convinzione israeliana – un asset fondamentale della Repubblica Islamica, il cui Asse della Resistenza è stato fortemente indebolito in questi ultimi due anni ma non annientato. Hamas vive una fase di oggettiva difficoltà in una Gaza distrutta e ridotta in condizioni subumane dalla devastazione priva di ogni umana pietà apportatavi dall’IDF israeliana. Gli Houthy yemeniti mantengono un potenziale offensivo importante già dimostrato nello Stretto di Bab el-Mandeb (da cui transita circa il 12% del commercio mondiale) ma rimangono logisticamente un po’ lontani dal cuore dello scontro e dunque non immediatamente letali per il nemico israeliano. Da dove inoltre è ormai da oltre un anno e mezzo scomparso Bashar al-Assad e con lui la fondamentale via siriana di collegamento e di rifornimento che conduceva la cosiddetta “autostrada sciita” sin sulle sponde del Mediterraneo e dunque sino al Libano meridionale di fatto controllato da Hezbollah, giusto al confine con l’odiato stato della Stella di David.

Un disegno al quale Teheran non ha affatto rinunciato, ma solo provvisoriamente accantonato: lo testimonia la volontà con la quale ha tenuto la questione dei proxy esterna ai negoziati con gli USA mediati dal Pakistan.

Per contro, e qui il cerchio si chiude e conduce – come si è visto – alla ripresa della guerra, Israele non ha affatto rinunciato al suo, di disegno: eliminare definitivamente ogni possibile pericolo proveniente da Teheran. Che significa, in sequenza: rendere inoffensivi i proxy, impedire a qualsiasi costo le potenzialità nucleari dell’Iran, abbattere – più prima che poi – il regime dei pasdaran.

Fame e spreco: il mondo diviso tra carenza e abbondanza

La geografia della fame: unemergenza ancora aperta

Nel 2024 circa 673 milioni di persone – pari all’8,2% della popolazione mondiale – hanno sofferto la fame secondo il più recente rapporto delle agenzie ONU sulla sicurezza alimentare.
Un dato in lieve miglioramento rispetto agli anni precedenti, ma ancora superiore ai livelli pre-pandemici e lontano dagli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
Ancora più ampio è il fenomeno dell’insicurezza alimentare: circa 2,3 miliardi di persone (28% della popolazione mondiale) vivono senza accesso stabile ad un cibo sufficiente e nutriente.
Il fenomeno è fortemente diseguale se rapportato alle aree più colpite: in Africa ci sono oltre 307 milioni di persone denutrite pari ad oltre il 20% della popolazione, in Asia occidentale si stima che circa il 12,7% della popolazione complessiva ne sia colpita, mentre in America Latina e in Asia meridionale vengono segnalate fragilità strutturali con segnali di lieve miglioramento.
In particolare i dati più recenti evidenziano come l’America Latina presenti una prevalenza della ‘condizione di fame’ intorno al 5-6%, pari a circa 41 milioni di persone, mentre nell’Asia meridionale il fenomeno assume dimensioni molto più rilevanti, coinvolgendo circa 229 milioni di individui, pari a oltre il 10% della popolazione. Tali differenze dimostrano che la fame non è un fenomeno uniforme, ma espressione di modelli diversi di disuguaglianza e accesso alle risorse alimentari.
Secondo le proiezioni demografiche, sempre su base ONU, entro il 2030 fino a 512 milioni di persone potrebbero restare cronicamente denutrite, di cui circa il 60% in Africa.
Il volto più tragico della fame è quello della malnutrizione dei bambini, è dunque questa la dimensione più drammatica del fenomeno: 150 milioni di bambini sotto i 5 anni soffrono di malnutrizione cronica, 118 milioni di minori hanno sofferto la fame nel 2025, di cui oltre la metà a causa dei conflitti armati mentre nei contesti territoriali afflitti da crisi umanitarie acute, centinaia di migliaia di bambini sono a rischio immediato di morte per denutrizione.
Il dato evidenzia una correlazione strutturale tra fame, guerra e instabilità politica, rendendo la questione non solo economica ma anche giuridico-internazionale.

 Il diritto al cibo tra principi e realtà

Il fenomeno della fame nel mondo, lungi dall’essere superato, rappresenta ancora oggi una delle principali criticità a livello planetario. Ad esso si contrappone, in termini apparentemente antitetici, il fenomeno dello spreco alimentare, particolarmente diffuso nei Paesi economicamente avanzati.
La coesistenza di tali fenomeni evidenzia una contraddizione strutturale: da un lato, sopravvivono milioni di individui privi di accesso a risorse alimentari sufficienti; dall’altro si riscontra una significativa dispersione di beni alimentari lungo la filiera produttiva e distributiva nei sistemi sociali più evoluti ed a maggior tutela di welfare.
In questa breve riflessione si intende approfondire tale paradosso sotto il profilo giuridico, esaminando il diritto al cibo nel contesto internazionale, le politiche normative volte al contenimento dello spreco e le implicazioni socio-economiche connesse alla distribuzione delle risorse.
Va preliminarmente rimarcato che il diritto al cibo costituisce innanzitutto una componente essenziale dei diritti economici e sociali riconosciuti a livello internazionale.
La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo sancisce, all’art. 25, il diritto di ogni individuo a un adeguato tenore di vita, comprensivo dell’alimentazione.
Tale previsione trova ulteriore specificazione nel ‘Patto internazionale sui diritti economici sociali e culturali’ (adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con Risoluzione 2200A (XXI) del 16 dicembre 1966, entrata in vigore a livello internazionale il 3 gennaio 1976, mentre recentemente si contavano 173 Stati aderenti alla data del 20 ottobre 2025) il quale, all’art. 11, riconosce il diritto di ogni individuo a un livello di vita adeguato, comprendente un’alimentazione sufficiente e il diritto fondamentale ad affrancarsi dalla fame.
La norma impone agli Stati obblighi giuridici articolati, che la dottrina deve sancire e legittimare con riguardo ai tre profili del rispetto (astensione da interferenze nell’accesso al cibo), della protezione (attraverso la prevenzione di violazioni da parte di terzi) e dell’attuazione concreta di presìdi e provvedimenti normativi e regolamentativi (adozione di misure positive per garantire l’accesso al cibo).
Il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti economici, sociali e culturali ha chiarito che il diritto al cibo non si esaurisce nella mera disponibilità calorica, ma implica un accesso stabile, adeguato e culturalmente appropriato agli alimenti.

 Povertà, disuguaglianze e nuove vulnerabilità

Nonostante il riconoscimento normativo, il diritto al cibo incontra notevoli ostacoli nella sua attuazione, in primis per l’esistenza di criticità strutturali.
Nei Paesi in via di sviluppo, la fame assume carattere endemico ed è riconducibile ad un mix di fattori tra i quali si evidenziano l’instabilità politica e i conflitti armati, l’esposizione alla vulnerabilità climatica, l’insufficienza delle infrastrutture agricole, la debolezza dei sistemi economici locali.
In tali contesti, la violazione del diritto al cibo si configura non solo come problema economico, ma come inadempimento degli obblighi internazionali degli Stati, sebbene condizionato dal principio della realizzazione progressiva delle prestazioni sociali.
Parallelamente, fenomeni di insicurezza alimentare si manifestano anche nei Paesi del cosiddetto benessere, poiché si verificano condizioni esistenziali di precarietà e di indigenza nei contesti territoriali economicamente avanzati.
L’emergere di nuove forme di povertà evidenzia infatti come il diritto al cibo possa risultare compromesso anche in contesti caratterizzati da elevata disponibilità di risorse: negli ambiti metropolitani si sedimentano sacche di emarginazione sociale, specialmente nelle periferie.
In Italia, i dati elaborati dall’ ISTAT (che ha aderito – a partire dal 2004 – al progetto Eu-Silc (European Union Statistics on Income and Living Conditions) attestano un incremento della “povertà assoluta”, con conseguente difficoltà di accesso ai beni essenziali: la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale nel 2024 era pari al 23,1% (era 22,8% nel 2023), per un totale di circa 13 milioni e 525mila persone, in pratica circa 1 italiano su 4. Il concetto di “rischio di povertà” riguarda peraltro le famiglie il cui reddito netto equivalente è inferiore al 60% di quello mediano mentre risulta stabile l’indice della popolazione in condizione di ‘grave’ deprivazione materiale e sociale – oltre 2 milioni e 710 mila persone, pari al 4.6% – classificata in base ad indicatori-standard europei riferiti a difficoltà economiche quali non potersi permettere un pasto completo, dover affrontare spese impreviste o essere in arretrato con l’affitto o il mutuo. Si conferma il gap di rischio povertà o di esclusione sociale tra il nord-est del Paese (considerata l’area geografica di popolazione più abbiente) e il Mezzogiorno, rispettivamente quantificate all’11.2% e al 39.2%: è di tutta evidenza il dato relativo al Sud che lievemente peggiora rispetto all’anno precedente, un trend che interroga sulle decantate, decennali politiche di investimenti mirati allo sviluppo di questo territorio.
Il quadro dei dati ISTAT dimostra che la questione alimentare non attiene esclusivamente alla produzione, ma riguarda anche la distribuzione e l’accessibilità economica, mentre colpisce la radicalizzazione percentuale dei due contenitori di riferimento: quello della povertà assoluta e quello (ad esso prodromico) a rischio di povertà ed emarginazione sociale.

 Lo spreco alimentare e le risposte normative

Il fenomeno dello spreco alimentare viene peraltro considerato nel più ampio contesto delle politiche europee in materia di sostenibilità e economia circolare.
L’Unione Europea ha affrontato la questione attraverso diversi strumenti normativi e programmatici, tra cui la direttiva 2008/98/CE (e successive modifiche) sui rifiuti, il piano d’azione per l’economia circolare, la strategia “Farm to Fork”, volta a rendere sostenibile il sistema alimentare.
In tale ambito, l’UE ha fissato obiettivi di riduzione dello spreco alimentare entro il 2030, in linea con l’Agenda delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile (Agenda 2030, obiettivo ‘fame zero’).
A livello nazionale, particolare rilievo assume la Legge 166/2016, che rappresenta un modello avanzato di intervento normativo in materia.
Essa persegue finalità di solidarietà sociale e sostenibilità ambientale, prevedendo la semplificazione delle procedure di donazione delle eccedenze alimentari, degli incentivi fiscali per gli operatori economici, la promozione del recupero e della redistribuzione dei prodotti invenduti.
Tale disciplina si fonda sul principio secondo cui il riutilizzo delle eccedenze costituisce una priorità rispetto allo smaltimento, in coerenza con la gerarchia europea del trattamento dei rifiuti.

 Il ruolo del terzo settore e i limiti del mercato

Accanto agli strumenti normativi, un contributo significativo è fornito dagli enti del terzo settore, quali il Banco Alimentare e la Caritas.
Tali organizzazioni operano come intermediari tra eccedenza e bisogno, contribuendo alla concreta attuazione del diritto al cibo a livello locale.
Tuttavia, la loro azione, pur essenziale, non può sostituire l’intervento pubblico, ma deve integrarsi con politiche strutturali.
La coesistenza di fame e spreco nei Paesi a più elevato e diffuso benessere evidenzia un limite strutturale del sistema giuridico ed economico globale.
Sebbene il diritto al cibo sia formalmente riconosciuto, nella prassi i prodotti alimentari continuano ad essere disciplinati prevalentemente come beni di mercato, soggetti alle regole della domanda e dell’offerta.
Ciò determina una distribuzione delle risorse non basata sul bisogno, ma sul potere d’acquisto, generando disuguaglianze profonde e persistenti, sussistendo nelle aree di persistente ed intangibile benessere molteplici e differenziate sacche di emarginazione sociale, di indigenza e povertà assoluta.

 Verso un sistema alimentare fondato su equità e dignità

L’analisi condotta evidenzia come il fenomeno della fame e quello dello spreco alimentare, pur distinti nelle cause, risultino strettamente interconnessi sul piano sistemico.
La loro compresenza impone una riflessione sul ruolo del diritto nella regolazione dei processi economici e nella tutela dei diritti fondamentali.
In tale prospettiva, appare necessario rafforzare l’effettività del diritto al cibo a livello internazionale, promuovere politiche di riduzione dello spreco alimentare, garantire una più equa distribuzione delle risorse, sviluppare strumenti di cooperazione internazionale.
Non va dimenticato infine quanto sia determinante per il raggiungimento di obiettivi condivisi un’opera di sensibilizzazione dei cittadini per maturare un’avvertita consapevolezza circa l’importanza del problema, il consolidamento del senso civico che la supporta, l’assunzione di responsabilità sul piano dei comportamenti personali, l’affinamento del sentimento di solidarietà.
Lo spreco alimentare è il correlato speculare negativo della carenza di cibo che affligge gli indigenti.
Solo attraverso un approccio integrato, che coniughi dimensione giuridica, economica e sociale, sarà possibile superare il paradosso attuale e realizzare un sistema alimentare globale fondato sui principi di equità, sostenibilità e dignità umana.

La rivoluzione francese e la secolarizzazione

Destra e sinistra

Spesso si ricorda che la distinzione tra destra e sinistra (“voi della destra”, “voi della sinistra”) nasce con la rivoluzione francese.

Ma anche un altro, possente fenomeno ne è il lascito: la secolarizzazione. Poniamoci in ascolto del compianto teologo, storico e pastore valdese Paolo Ricca: «“Secolarizzazione” è il termine scelto da Napoleone e dai suoi consiglieri per descrivere lapidariamente la storica decisione presa, per volere dello stesso Napoleone, dai delegati degli stati tedeschi riuniti a Ratisbona il 25 febbraio 1803: essi decretarono la fine del regime dei vescovi-principi, cioè del potere temporale dei vescovi cattolici, creato più di otto secoli prima da Ottone I (936-973), incamerando le loro vaste proprietà terriere. Il fatto che il XIX secolo s’inauguri con atto pubblico di “secolarizzazione”, oltre che un grande rilievo storico, ha anche un’indubbia valenza simbolica».

In seguito, infatti, la portata semantica del vocabolo si è assai estesa, finendo per indicare quasi un’estraneità di fondo dell’uomo e della donna contemporanei, almeno nel Nord del globo, rispetto al fenomeno religioso. E quando, tra gli altri, il filosofo Jürgen Habermas parlava di mondo post-secolare, aveva ben presenti ed esplicitava le differenze fra Europa e Stati Uniti. Non solo; il prefisso “post” non nega e non cancella l’aggettivo che segue: semplicemente, segnala che esso va letto e concepito in maniera articolata, quasi problematica, come una “questione” aperta.

 

Martini, Ruini e il ruolo delle autorità morali

Ecco, nel nostro angolo di mondo la secolarizzazione è un fatto. Nel mio piccolo, tocco con mano un diffuso senso di estraneità e talora quasi di insofferenza, poniamo, quando propongo qualche riferimento biblico o teologico. E qui si impone, di nuovo, una distinzione. Privi ormai di ancore e stelle polari, smarriti, molti di noi avvertono un gran bisogno di “autorità morali”. Da qui, ad esempio, l’attenzione verso le affermazioni e le encicliche di papa Francesco e, ora, di papa Leone.

Credo che proprio in tale distinzione si situi, tra l’altro, la differenza fondamentale fra due figure assai prestigiose quali il compianto cardinale Carlo Maria Martini e il compianto cardinale Camillo Ruini. Non è questione di orientamento “verso destra” o “verso sinistra”. Per il primo, ormai tutte le confessioni cristiane sono minoranze: grandi minoranze e piccole minoranze. Il biblista, comprensibilmente, poneva attenzione proprio al rapporto degli italiani (e degli europei) con le Scritture e con le acquisizioni e le discussioni della teologia. Ruini, più attento alla portata politica dei fenomeni religiosi, rilevava proprio la presa della Chiesa di Roma intesa come “autorità morale”. Anzi; potremmo aggiungere che a motivarlo era, per l’appunto, la preoccupazione per la realtà, così evidente, della secolarizzazione.

Valorizzare l’umano, fondamento spirituale della vita politica democratica

La politica come servizio e la crisi della democrazia

Quando uno Stato, e di conseguenza i suoi territori, si svuotano di credibile senso politico, sempre più proni ai dettami autoreferenziali del potente di turno, non possiamo parlare di Stato/territori democratici. È urgente che la politica torni ad esercitare, con determinazione civile il suo proprio, ovvero ‘servire la povera gente’, edificandone vita. Una politica che punta solo a occupare posti di potere, beneficiare di privilegi, senza incarnare i bisogni reali della società, svuota il suo ruolo di servizio al bene comune e di rispetto verso il popolo. Ecco che la gente perde di motivazione, di senso di appartenenza, di fiducia, rendendo deserte le urne elettive, abiurando il voto. È un messaggio preoccupante per ogni democrazia la non partecipazione, una questione che tanto la politica in assemblea legislativa, tanto gli amministratori locali, eludono da decenni, nonostante aumenti la percentuale di chi si astiene dal partecipare alle elezioni poiché non se ne sente parte, non si sente rappresentato, né rispettato.

Nel tempo attuale vige un fare politico spogliato del suo fine, vestito di spregiudicata noncuranza e disinteresse verso la realtà e il bene comune. Un segno emblematico è stato il dono fatto dal Presidente della Turchia, Erdogan, ai potenti della terra, rappresentanti dei Paesi della Nato, al summit di Ankara alla chiusura dei lavori: una pistola con cartucce. Un ‘ricordino’ che ha dato un chiaro messaggio di legittimata arroganza travestita di cortesia, una sorta di ‘concessione’ a togliere la vita a chi si oppone alle democrature evidenti.

Cosa può generare questo modo raccapricciante di intendere la politica? Certo non ci dobbiamo aspettare fiori, né democrazia da tale sistema di vergognoso e squilibrato interpretare la politica. I doni insolenti offendono i popoli civili, e chi accetta il ‘ricordino’ si pone, prono, allo stesso intendere, ovvero non servire ma servirsi della politica intesa come potere da esercitare con la forza di una canna fumante. Sgradevole gesto, bruttissimo messaggio che tutti i ‘potenti politici’ presenti hanno però intascato senza proferire minimo disappunto, sdegno, riprovazione, come se fosse normale!

 

La centralità della persona e la coscienza morale

È doveroso recuperare una politica autentica, di servizio, che sappia essere incisiva nelle coscienze sane e libere. È l’uomo il fine della società democratica, ed essendo primari per l’uomo i beni di natura spirituale, la condizione fondamentale per il suo perfezionamento intellettuale e morale è la possibilità di aderire spontaneamente alla verità. Quando ci domandiamo “Che cosa è un uomo?”, la risposta è la sua definizione: “È proprio dell’uomo essere animale ragionevole” (Tommaso d’Aquino, C. Gent., III, 39). Determinante, però, nell’uomo è l’autoaffermazione coscienziale, ovvero la sinderesi come capacità di distinguere il bene dal male. La sinderesi, cioè, permette all’uomo di avere autocoscienza, esame di sé, conoscenza innata del bene e del male, capacità di dirigersi verso ciò che lo protegge, verso il bene che lo favorisce. Questo bene però non è sommo egoismo, o compiacimento di sé, auto soddisfacimento di ciò che è più utile al soggetto aspirante, piuttosto è elemento di relazione con il prossimo: non si può ignorare di vivere in una collettività chiamata a includere e non a escludere.

 

Testimoni credibili e giustizia come virtù civile

Andando oltre le banalità del relativismo qualunquista e dell’opportunismo interessato, appare lampante l’incapacità al determinismo, alla responsabilità, all’incisività verso il bene civico e dei Popoli da parte delle rappresentanze deputate: assistiamo a una sgradevole retorica che mostra muscoli e non intelligenza, prestanza votata all’apparire che innesca contrapposizioni, divisioni tra personaggi che fermano il cammino della civiltà verso l’oggi creare e il domani sperare.

Quaestio: esistono testimoni credibili, penetrati dalla passione politica autentica, che sappiano tenere fermo l’ideale della vita, della civiltà, dei diritti umani, che sappiano con determinazione esporsi e affermare la propria visione, senza tentennamenti o timori di perdere sostegno, poltrona, appoggio anche economico? Sembra, ahimè, di vivere costantemente sotto la cappa della mala pianta con associazioni costringenti, massoneria affarista, delinquenza psicologica che frena desideri di crescita. I bisogni umani sono un dato realistico, anelano risposte, e non alimento di terrore che si ciba del terrore stesso.

In tanti abbiamo sperato e speriamo che testimoni sani, infervorati di senso del servizio al bene comune, difendano i valori umani nel criterio nobile del senso della giustizia umana. La giustizia è più una qualità del cuore, la disposizione virtuosa dei rapporti umani. Coinvolge chiunque appartenga ad una comunità, rappresenta la costante e perpetua volontà, tradotta in azione, e sa riconoscere a ciascuno ciò che gli è dovuto. E, mentre le virtù morali rendono l’uomo migliore in se stesso, la giustizia lo rende migliore anche in rapporto agli altri. Per di più, poiché Dio non è morto, per analogia, occorre fare in modo che nella politica non si celebri la morte del pensiero: la società civile, ingolfata da mediocrità politica, diventa sempre più liquida e sempre meno aperta, a discapito della dignità umana ferocemente insultata.

 

Cultura, fede e speranza per una politica dellumano

Permane salda la speranza nel cuore mio pensante: se si nasce, è alla vita, e allora, come monito, si crede con fermezza che la meta sia il bene, l’umano sentire, il bonum facere. La fede si incontra con l’uomo in un terreno molto privilegiato: la cultura. Cultura, da còlere, significa coltivare, e coltivare è il dato massimo della sensibilità, implica un’azione contemplata, di cura, di comprensione, di penetrazione dell’anima. Cultura è sensibilità prima di ogni cosa, è sensibilità! E se “La politica è una maniera esigente di vivere l’impegno al servizio degli altri”, (Paolo VI, Octogesima adveniens, n. 46), valorizzare l’umano non può prescindere da un atto di fede che consolida, integra e illumina il patrimonio di verità che la ragione umana acquisisce.

Non si può rinunciare al sogno della vita: l’anima, in quanto forma spirituale, sorpassando tutta la capacità della materia, immette anche nell’uomo la vita propria dello spirito, cioè la vita intellettiva. Essa mostra capacità aperte sulla totalità dell’essere: l’intelletto per conoscere e la volontà per volere. Di fronte a tale umanità completa, dilaga nell’uomo ragionevole, che ambisce impegno politico, il senso del ritrovarsi e rinnovarsi, scardinando la morte sociale e restituendo vita, azione, cultura democratica.

L.elettorale, blitz del ‘campo largo’ che si ricompatta

Roma, 14 lug. (askanews) – Il ‘campo largo’ si ritrova sulla legge elettorale: dopo giorni di tensioni e polemiche le opposizioni – unite – giocano di sponda con i malpancisti della maggioranza e fanno cadere Giorgia Meloni sulle preferenze. Un blitz che scuote la maggioranza e che porta il centrosinistra a chiedere le dimissioni della premier e le elezioni. “E’ un voto di sfiducia – dice Elly Schlein – oggi è venuta giù la maggioranza”. E Giuseppe Conte usa toni simili: “Oggi Giorgia Meloni – se ha il senso della dignità, dell’onore – va dal presidente Mattarella a informarlo, apre una crisi di governo e va a casa”. Lo stesso dicono Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, e poi Riccardo Magi, mentre Matteo Renzi invoca addirittura il voto “a settembre”.

Fratoianni lo aveva detto già nel pomeriggio, in Transatlantico alla Camera, quando diversi giornalisti dicevano che ormai la Meloni aveva ottenuto l’ok anche da Lega e Fi. “Non ci scommetterei dei soldi che le preferenze passinoà”. Da giorni, in realtà, era in preparazione la trappola. Già la scorsa settimana dai due partiti “ribelli” del centrodestra erano arrivati messaggi chiari al centrosinistra, che ipotizzava di uscire dall’aula: “Non fate questo errore – era stato il suggerimento – voi chiedete il voto segreto e tenete la vostra posizione, al resto ci pensiamo noi…”.

Per questo già dallo scorso venerdì l’idea di uscire e non votare era stata di fatto accantonata, anche se per motivi di tattica solo ieri sera la scelta è diventata ufficiale. “La Meloni – spiega ora un parlamentare Pd – non ha capito quello che stava succedendo. Ha avuto la garanzia da Salvini e Tajani che l’emendamento sarebbe passato, ci ha creduto perché il sistema che avevano congegnato di fatto consentiva a Lega e Fi di evitare le preferenze, dal momento che chi è sotto al 20% praticamente elegge solo i capilista”. La premier però, secondo il parlamentare dem, “non ha capito che c’era sotto dell’altro, Lega e Fi non vogliono questa legge elettorale. E, soprattutto, non si è resa conto che c’è un problema politico nella maggioranza”. Un problema che è stato portato allo scoperto con questo voto.

Un elisir per le opposizioni, reduci da settimane di polemiche per il ‘campo largo’ che lasciava indietro i riformisti e per il passo falso della manifestazione di Napoli di Pd-M5s-Avs. Le barricate sulla legge elettorale permettono di voltare pagina e in particolare la Schlein trova una conferma che la sua “testardaggine unitaria” paga. E alla fine la ‘maratona oratoria’ organizzata da Più Europa in qualche modo supplisce anche alla manifestazione di Padova annunciata a giugno e poi rinviata dopo Napoli. Tutti insieme in piazza, anche se per una mezz’ora soltanto, a chiedere al governo di andare “a casa”.

Franchi tiratori bocciano preferenze ma maggioranza prosegue esame

Roma, 14 lug. (askanews) – La maggioranza e il governo sono stati sconfitti in aula alla Camera sulle preferenze: non è passato a scrutinio segreto per un solo voto (188 no contro 187 sì) l’emendamento a prima firma del capogruppo Fdi Galeazzo Bignami, sottoscritto anche da Noi Moderati e Udc. Nonostante l’annuncio del voto favorevole di Fi e Lega, nonostante l’appello via facebook della premier Giorgia Meloni. Le opposizioni parlano di governo sfiduciato e chiedono alla presidente del Consiglio di salire al Quirinale, il centrodestra forza e procede come da calendario con la seduta notturna con il refrain: il testo resta quello approvato dalla commissione, funziona benissimo.

Sono tra trenta e quaranta i franchi tiratori della maggioranza che affossano la proposta che trasforma le liste bloccate di sei candidati bloccati in liste con il primo candidato bloccato e la possibilità di esprimere fino a tre preferenze scelte tra sei candidati. “Preferenze fake”, secondo l’opposizione visto che i partiti medio piccoli avrebbero eletto solo i capilista, quindi i candidati decisi dalle segreterie dei partiti. Gli occhi sono puntati sul partito di Antonio Tajani e su quello di Matteo Salvini che fino all’ultimo non hanno voluto siglare l’intesa facendo sì che l’emendamento fosse unitario. Troppe divisioni all’interno delle due forze politiche.

Stamattina l’assemblea del gruppo degli azzurri in modo particolare ha visto Tajani dover rassicurare le donne molto critiche su una proposta che non prevedeva l’obbligo di assicurare la rappresentanza di genere, garantita invece nel listone legato al premio di maggioranza. “Noi siamo stati presentissimi e solidissimi nel voto quindi sicuramente non cercate tra di noi”, si schermisce il presidente dei deputati Fi Enrico Costa. Anche il capogruppo della Lega Riccardo Molinari dice di non aver motivo di pensare ci siano leghisti che hanno tradito e avanza anche il sospetto che i sette esponenti presenti di Futuro Nazionale con Vannacci abbiano votato diversamente da quanto annunciato contro anziché a favore: “Dai conti che abbiamo fatto ballano 31 voti”, spiega. Anche Galeazzo Bignami dice di avere “elementi fondati per ritenere che non sia così”, che non ci siano franchi tiratori in Fdi. Ma il numero dei voti mancanti sono così tanti da far ritenere che ad affossare la norma sia stato un fronte trasversale alla coalizione.

Dopo la bocciatura dell’emendamento, il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, accoglie la richiesta delle opposizioni di una conferenza dei capigruppo ma la riunione non cambia il timing. Per la maggioranza e per la terza carica dello Stato si può procedere. “Portiamo a termine il provvedimento e poi dopo faremo un punto su tutto”, spiega Bignami. “Confidiamo di portare a termine la riforma nei tempi previsti”, aggiunge.

Ma alla ripresa dei lavori, alle 21,30 le opposizioni non rinunciano alla battaglia intervenendo a raffica e impedendo successive votazioni. Nel mirino degli interventi anche le dichiarazioni del presidente del Senato Ignazio La Russa che fa sapere come al Senato, dove non c’è il voto segreto, si possano introdurre le preferenze. “Il presidente del Senato La Russa interviene per dire che il Senato correggerà la norma. È arbitro o giocatore?”, si chiede Angelo Bonelli ricordandogli “che non è capogruppo di Fdi ma è presidente del Senato e non può fare affermazioni di questo genere e deve avere rispetto della Camera”.

L. elettorale, Magi: governo sfiduciato, Meloni non ha più i numeri

Roma, 14 lug. (askanews) – “Quello che è accaduto alla Camera dei deputati è un fatto che segna uno spartiacque. Il governo Meloni non ha più i numeri”. Lo ha detto Riccardo Magi di Più Europa intervenendo dopo la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze di Fdi.

“Meloni ha detto a noi metteteci la faccia, – ha aggiunto al presidio -la premier ci ha messo la faccia e l’ha persa, ora dare un segnale di unità per costruire una alternativa”.

L.elettorale, Conte: Meloni sfiduciata, apra la crisi e vada a casa

Roma, 14 lug. (askanews) – “Come siamo arrivati a questo emendamento? Dopo quattro anni di zero riforme. Meloni ha inteso sfidare questo Parlamento poche ore fa dicendo che bisognava metterci la faccia. E’ sfiducaiata, apra la crisi di Governo e vada a casa “. Lo ha detto il leader M5s Giuseppe Conte intervenendo al presiodio fuori dalla Camera dei deputato dopo la bocciatura a voto segreto dell’emendamento di maggioranza sulle preferenze. Conte ha definito il provvediamento “un obrorio incostituzionale”.

The Wall, I Pink Floyd Legend tornano a Roma

Roma, 14 lug. (askanews) – I Pink Floyd Legend tornano a Roma, con la messa in scena integrale di The Wall, il celebre concept album dei Pink Floyd. Lo spettacolo in programma il 24 luglio 2026 alle ore 21 all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone sarà una vera e propria Opera Rock dal vivo, che unirà musica, teatro e immagini.

Sul grande palco della Cavea del Roma Summer Fest prenderà vita la costruzione in tempo reale del leggendario muro, elemento centrale della narrazione, che sarà eretto e abbattuto nel corso della performance, riproducendo fedelmente lo storico spettacolo dei Pink Floyd. A rendere ancora più immersivo l’evento contribuiranno performer, proiezioni video mapping, effetti speciali e straordinari elementi visivi, creando un’esperienza multisensoriale di grande impatto. Inoltre, saranno presenti scenografie e oggetti di scena fedelmente riprodotti, ispirati a quelli utilizzati dai Pink Floyd nel tour originale di The Wall e in quello più recente di Roger Waters.

I Pink Floyd Legend – Fabio Castaldi (voce e basso), Alessandro Errichetti (voce e chitarre), Simone Temporali (voce e tastiere), Paul Enjoy (chitarre, basso e voce), AnderTool (The Teacher) ed Emanuele Esposito (batteria) – con gli oltre 200.000 spettatori negli ultimi cinque anni, sono riconosciuti da pubblico e critica come la formazione più rappresentativa del panorama floydiano grazie alla qualità, all’intensità e alla fedeltà delle loro interpretazioni. Ad affiancarli sul palco della Cavea saranno Daphne Nisi Mete e Giorgia Zaccagni alle voci, Manfredi Roberti al basso, l’ensemble vocale Anonima Armonisti ai cori e una rappresentanza dei giovanissimi performer di Musical Weekend, preparati dal team di professionisti di Pianeta Cipriani.

Sotto la regia di Fabio Castaldi, la narrazione sarà accompagnata dalle grandi strutture gonfiabili realizzate da Fly In e dalle proiezioni in video mapping firmate Plasmedia (gli stessi artefici delle installazioni sul Castello Aragonese di Taranto per la mostra Hipgnosis Studio: Pink Floyd and Beyond). A completare l’impatto visivo contribuiscono la scenografia di Alessandra Traina, i costumi di Vanessa Mantellassi e il make-up e hair styling supervisionati da Lara Crisci, il tutto realizzato appositamente per lo spettacolo prodotto da Gilda Petronelli di Menti Associate.

L. elettorale, Schlein: Oggi è venuta giù la maggioranza

Roma, 14 lug. (askanews) – “Oggi è venuta giù la maggioranza. È venuta giù per l’arroganza con cui ha provato a imporre a questo Parlamento una legge elettorale. L’ha fatto come tutte le altre riforme compresa quella costituzionale su cui erano stati già fermati da 15 milioni di italiani. L’hanno fatto anche stavolta una riforma calata dall’alto fatta di accordi di potere tra i partiti di maggioranza a cui però evidentemente neanche tutti i deputati di maggioranza e tutte le deputate hanno voluto dare il loro a senso. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein commentando il no all’emendamento di Fdi sulle preferenze al presidio fuori dalla Camera. “E’ il momento di ritornare a casa”, ha aggiunto: “Prendete atto del vostro fallimento, andate a casa noi lavoreremo per costruire un’alternativa in questo Paese”

L. elettorale, Schlein: un voto contro l’arroganza di Meloni, a casa

Roma, 14 lug. (askanews) – “Un voto contro l’arroganza. Alcuni deputati della loro stessa maggioranza evidentemente hanno pensato di dire no”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando in aula alla Camera e commentando il no all’emendamento di Fdi sulle preferenze. “E’ il momento di ritornare a casa”, ha aggiunto: “Prendete atto del vostro fallimento”.

L.elettorale, campo largo si ritrova in piazza e chiede elezioni

Roma, 14 lug. (askanews) – Il ‘campo largo’ si ritrova a piazza Montecitorio, davanti alla Camera, alla maratona oratoria organizzata da Più Europa per protestare contro la legge elettorale. Ci sono tutti: dal Pd a Iv, passando per M5s, Avs e Psi. Dopo il ‘colpaccio’ in aula che ha affossato l’emendamento di Fdi sulle preferenze tutti accorrono in piazza: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Davide Faraone, Enzo Maraio, Bruno Tabacci.

Il messaggio è uno solo: “A casa!”. Per le opposizioni il voto della Camera ha un solo significato: il governo è stato sfiduciato, quel post di oggi pomeriggio in cui Giorgia Meloni contestava il voto segreto e chiedeva a tutti di “metterci la faccia” viene letto come una sorta di questione di fiducia informale. E, dicono tutti, il Parlamento la fiducia l’ha negata.

“E’ un voto di sfiducia – dice Elly Schlein – oggi è venuta giù la maggioranza”. Conte concorda: “Vanno sotto perché viene sfiduciata lei che ha sfidato noi. E’ lei la perdente. Oggi Giorgia Meloni – se ha il senso della dignità, dell’onore – va dal presidente Mattarella a informarlo, apre una crisi di governo e va a casa”. Lo ripetono tutti, da Magi a Faraone, con il deputato Iv che chiede anche di votare “a settembre”, come accadde nel 2022.

Ranking Censis atenei, Luiss: premiata strategia con al centro studente

Roma, 14 lug. (askanews) – La Luiss Guido Carli si conferma, anche quest’anno, la migliore Università non statale di grandi dimensioni in Italia. A stabilirlo è la classifica annuale del Censis dedicata all’analisi del panorama accademico nazionale, giunta alla sua ventiseiesima edizione.

Con un punteggio medio complessivo di 95,8 punti, la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali conquista per il terzo anno consecutivo il gradino più alto del podio tra gli atenei non statali con oltre 10.000 iscritti, consolidando una strategia fortemente orientata all’eccellenza, al sostegno del merito e all’innovazione, nelle cinque macroaree considerate da questa classifica nazionale: servizi, borse e contributi, strutture, comunicazione e servizi digitali, internazionalizzazione.

A premiare l’Ateneo il punteggio pieno (110/110) registrato nell’ambito delle borse di studio e dei contributi e le ottime valutazioni delle strutture (+2 punti rispetto all’anno precedente), nettamente superiori rispetto alla media delle altre università valutate. Si registra, inoltre, una straordinaria accelerazione nell’area della comunicazione e dei servizi digitali che cresce di ben 9 punti rispetto allo scorso anno (108 vs 99).

Il Presidente della Luiss, Giorgio Fossa, ha commentato: “Questo risultato, che ci vede saldamente sul gradino più alto del podio per il terzo anno consecutivo, premia una strategia che mette al centro lo studente. La qualità della nostra didattica esige, infatti, contesti strutturali all’avanguardia e servizi digitali avanzati, aree su cui continueremo a investire per consolidare i successi raggiunti. Un posizionamento che si riflette anche fuori dai confini italiani e che certifica la nostra crescente attrattività a livello internazionale. Infine, la valutazione molto positiva sulle borse di studio ci rende particolarmente orgogliosi e conferma il nostro impegno nel sostenere il merito e valorizzare i giovani talenti”.

L.elettorale, Conte: Meloni sfiduciata, apra la crisi e vada a casa

Roma, 14 lug. (askanews) – “Meloni ha inteso sfidare questo Parlamento poche ore fa dicendo che bisognava metterci la faccia. La faccia ce lavete messa, siete andati sotto e sfidato la vostra premier”. Lo ha detto il leader M5s Giuseppe Conte intervenendo in aula alla Camera subito dopo la bocciatura a voto segreto dell’emendamento di maggioranza sulle preferenze.

Conte ha ricordato quando “con senso di onore” nel governo Conte 2 “ha aperto una crisi di governo” ed è andato “al Quirinale con la maggioranza sia al Senato che alla Camera. Oggi siere andati sotto, vi rimane un’unica cosa: aprire una crisi di governo e andare a casa perché tocca a noi”.

Camera boccia emendamento centrodestra su preferenze: battuti governo e maggioranza. Opposizioni: dimissioni

Roma, 14 lug. (askanews) – L’aula della Camera ha respinto a scrutinio segreto per un voto l’emendamento del centrodestra che introduce le preferenze nella riforma elettorale. I sì sono stati 187, i no 188. Dopo che l’aula della Camera ha respinto l’emendamento del centrodestra sulle preferenze, dai banchi delle opposizioni sono partiti applausi e i cori “dimissioni, dimissioni” e “elezioni, elezioni”. Sull’emendamento Bignami (Fdi), Romano (Nm) e Cesa (Udc) i relatori avevano espresso parere favorevole e il governo con la ministra delle Riforme Elisabetta Casellati aveva dato parere conforme.

“Meloni ha inteso sfidare questo Parlamento poche ore fa dicendo che bisognava metterci la faccia. La faccia ce l’avete messa, siete andati sotto e sfidato la vostra premier”. Lo ha detto il leader M5s Giuseppe Conte intervenendo in aula alla Camera subito dopo la bocciatura a voto segreto dell’emendamento di maggioranza sulle preferenze. Conte ha ricordato quando “con senso di onore” nel governo Conte 2 “ha aperto una crisi di governo” ed è andato “al Quirinale con la maggioranza sia al Senato che alla Camera. Oggi siete andati sotto, vi rimane un’unica cosa: aprire una crisi di governo e andare a casa perché tocca a noi”.

“Un voto contro l’arroganza. Alcuni deputati della loro stessa maggioranza evidentemente hanno pensato di dire no”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando in aula alla Camera e commentando il no all’emendamento di Fdi sulle preferenze. “E’ il momento di ritornare a casa”, ha aggiunto: “Prendete atto del vostro fallimento”.

“Il voto di oggi in aula, visto che la ministra si è rimessa al parere della commissione, è un voto di sfiducia piena verso il governo Meloni”. Lo ha detto Riccardo Magi di Più Europa intervenendo in Aula dopo la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze di Fdi. “La storia di questa legge elettorale è quella di una imposizione: Meloni ha detto ‘noi andremo avanti, se l’opposizione la vota bene, altrimenti andremo dritti con la forza dei numeri’. Non avete più i numeri dovrete prenderne atto – ha aggiunto – questa è una sanzione del Parlamento verso la prepotenza del governo, Meloni vada al Colle”.

“Siamo da sempre a favore delle preferenze. E riteniamo una vergogna che a scrutinio segreto i parlamentari della destra abbiano bocciato un emendamento che migliorava la pessima legge elettorale. A questo punto però il dato di fatto è semplice: la maggioranza non c’è più. Meloni vada al Quirinale subito e si dimetta. Non ha la fiducia del popolo e oggi ha perso anche quella del palazzo. Noi prendiamo un impegno: nessun inciucio, nessun governo tecnico. Si vada subito al voto: restituiamo la parola ai cittadini, con questa legge elettorale.

Le opposizioni chiedono di sospendere i lavori sulla legge elettorale e convocare una capigruppo. Prima Ricciardi del M5s e poi Zaratti di Avs (“io mi andrei a nascondere, bisogna sospendere i lavori, non ci sono più le condizioni democratiche dopo che la maggioranza così sonoramente bocciata”) a cui si è associata Boschi di Iv: “sospendere i lavori è ragionevole anche per la maggioranza dopo che il governo è andato sotto, bisogna sospendere i lavori finché non c’è disponibilità a una capigruppo”.

“Nessuno vuole nascondersi – ha replicato Maurizio Lupi – tanti emendamenti della maggioranza vengono bocciati, è evidente che qui c’è un valore politico, ma la legge elettorale ha un testo base dove non erano previste le preferenze, l’emendamento non mette in discussione l’impianto, c’è una riflessione da fare ma la sospensione lavori non è corretta”. Anche la capogruppo Pd Chiara Braga è intervenuta per dire che “non possiamo derubricare questo come un voto qualsiasi, non prendiamoci in giro, per fortuna questo voto ha ridato un minimo di dignità all’aula, la sede opportuna è la conferenza dei capigruppo”.

Al termine del dibattito il vicepresidente Fabio Rampelli ha annunciato che il Presidente Lorenzo Fontana è disponibile a convocare la capigruppo durante la pausa dei lavori già prevista tra le 20 e le 21. La richiesta di sospensione è stata messa ai voti e bocciata. Contestualmente è intervenuta Fdi per chiedere di procedere con le votazioni dalle 21 alle 24, anche questa richiesta è stata votata e approvata.

Dopo il voto, il ‘campo largo’ si ritrova a piazza Montecitorio, davanti alla Camera, alla maratona oratoria organizzata da Più Europa per protestare contro la legge elettorale. Ci sono tutti: dal Pd a Iv, passando per M5s, Avs e Psi. Dopo il ‘colpaccio’ in aula che ha affossato l’emendamento di Fdi sulle preferenze tutti accorrono in piazza: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Davide Faraone, Enzo Maraio, Bruno Tabacci.

Il messaggio è uno solo: “A casa!”. Per le opposizioni il voto della Camera ha un solo significato: il governo è stato sfiduciato, quel post di oggi pomeriggio in cui Giorgia Meloni contestava il voto segreto e chiedeva a tutti di “metterci la faccia” viene letto come una sorta di questione di fiducia informale. E, dicono tutti, il Parlamento la fiducia l’ha negata.

“E’ un voto di sfiducia – dice Elly Schlein – oggi è venuta giù la maggioranza”. Conte concorda: “Vanno sotto perché viene sfiduciata lei che ha sfidato noi. E’ lei la perdente. Oggi Giorgia Meloni – se ha il senso della dignità, dell’onore – va dal presidente Mattarella a informarlo, apre una crisi di governo e va a casa”. Lo ripetono tutti, da Magi a Faraone, con il deputato Iv che chiede anche di votare “a settembre”, come accadde nel 2022.

Buonfiglio (Coni): "Sinner ha reso orgogliosi gli italiani"

Roma, 14 lug. (askanews) – “Jannik Sinner ha reso fieri e orgogliosi tutti gli italiani, non solo per il suo valore tecnico ma anche come uomo”. Così il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, ha celebrato il secondo trionfo consecutivo del numero uno del mondo a Wimbledon, al termine della Giunta nazionale del Coni.

Buonfiglio, primo presidente del Coni ad assistere dal vivo a una finale di Wimbledon, ha raccontato di essersi complimentato personalmente con l’altoatesino: “Gli ho detto che non è soltanto un’eccellenza sportiva e tecnica”. Un riconoscimento è stato rivolto anche alla Federazione italiana tennis e padel e al suo presidente Angelo Binaghi “per il lavoro dell’intera Federazione”.

Il presidente del Coni è intervenuto anche sul caso del calciatore israeliano Anan Khalaili, che non ha ottenuto l’idoneità sportiva per il trasferimento all’Inter: “I controlli più rigorosi sono nell’interesse degli atleti stessi. È vero che giocare significa guadagnare, ma credo che sia più importante la vita”.

Spazio poi alla scelta del prossimo commissario tecnico della Nazionale. “Giovanni Malagò ha deciso di condividere questa scelta con Paolo Maldini e Leonardo. Stanno valutando con attenzione non solo le capacità tecniche, ma il profilo più adatto a completare il progetto. Non penso manchi ancora molto tempo”, ha spiegato Buonfiglio.

Quanto all’identikit del futuro Ct, il presidente del Coni ha espresso una preferenza netta: “Sono sempre per l’italianità. Da presidente federale abbiamo sbagliato diverse volte scegliendo un tecnico straniero. Prima bisogna assimilare la mentalità italiana, altrimenti il percorso diventa più complicato. In Italia abbiamo eccellenze tecniche, basti pensare che Carlo Ancelotti oggi allena il Brasile”.

Sulla stessa linea anche il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, che ha definito Paolo Maldini “una garanzia” per il nuovo corso della Nazionale e si è detto convinto che il prossimo commissario tecnico sarà italiano. “Abbiamo tanti allenatori di grandissimo livello”, ha osservato, auspicando inoltre un ritorno a un Ct cresciuto all’interno del percorso federale e delle nazionali giovanili.

Abodi ha infine dedicato un pensiero a Sinner: “Nei suoi occhi ho rivisto una felicità che aveva un po’ perduto negli ultimi mesi. Ha ritrovato l’equilibrio e ha dimostrato una straordinaria capacità di rialzarsi, diventando ancora più forte”.