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Cinema, arriva "Normal" di Ben Wheatley con Bob Odenkirk

Roma, 15 set. (askanews) – Arriverà nelle sale italiane dal 17 settembre “Normal” di Ben Wheatley, distribuito da Vertice 360. Presentato in anteprima mondiale al Toronto Film Festival, è un action crime diretto dal regista di “Kill List” e “I disertori – A Field in England” e scritto da Derek Kolstad, creatore della saga di John Wick: un neo-western contemporaneo che mescola azione e black humor, evocando le atmosfere di “Fargo” dei fratelli Coen.

Dopo il successo internazionale di “Nobody”, l’attore Bob Odenkirk, indimenticabile protagonista di “Better Call Saul”, torna a misurarsi con il cinema d’azione interpretando uno sceriffo che scopre una vasta cospirazione criminale a Normal, una cittadina apparentemente tranquilla del Midwest. Nel cast anche Lena Headey, celebre per il ruolo di Cersei Lannister nella serie “Game of Thrones”, e Henry Winkler, star della storia della tv e vincitore di un Emmy Award, che affiancano il protagonista in una vicenda ricca di colpi di scena e violenza esplosiva. Un thriller imprevedibile e dal ritmo serrato, che trasforma la provincia americana in un campo di battaglia dove ogni certezza è destinata a sgretolarsi e niente è davvero come sembra.

Per lo sceriffo Ulysses (Bob Odenkirk), l’incarico temporaneo nella pittoresca cittadina del Midwest americano chiamata Normal avrebbe dovuto rappresentare una gradita pausa sia dai problemi coniugali sia dalle recenti ferite mortali riportate nell’esercizio del proprio dovere. Tuttavia, quando una rapina in banca andata storta interrompe la quieta routine della comunità, viene accidentalmente alla luce un oscuro segreto. Ulysses scopre presto che la città è tutt’altro che all’altezza del suo nome.

Mattarella: gli Stati ritrovino autorità sui poteri privati in tecnologia e finanza

Roma, 15 set. (askanews) – “Lo sviluppo delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale apre opportunità straordinarie ma, allo stesso tempo, impone che l’innovazione rimanga sempre ancorata al rispetto della dignità della persona, della libertà, dei diritti fondamentali e questo interpella la responsabilità degli Stati e degli organismi internazionali, con l’esigenza di ripristinare la loro smarrita autorità rispetto a soggetti privati di smisurata potenza finanziaria e tecnologica al di fuori di ogni regola e di finalità di interesse generale”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricevendo al Quirinale una delegazione della World Law Foundation.

La speranza del capo dello Stato è che “gli Stati avvertano la responsabilità e il dovere di consegnare il futuro nelle mani delle nuove generazioni e non a macchinari che possano sottrarglielo”.

“Tale e quale show” di mercoledì, nuova giuria e debutto con Fazio

Roma, 15 set. (askanews) – Torna dal 23 settembre in prima serata su Rai1 “Tale e quale show”. Alla guida sempre Carlo Conti ma la grande novità di questa 16esima edizione è la messa in onda il mercoledì al posto del venerdì. Giuria rinnovata: Alessandro Siani, Cristiano Malgioglio ed Elettra Lamborghini; ci sarà di nuovo un quarto giudice a rotazione e nella prima puntata, ha annunciato Conti, sarà Fabio Fazio, che poi sarà suo competitor il mercoledì sera con “Il tavolo di Che tempo che fa”: “Questo a dimostrare che tra noi non c’è rivalità ma solo grande amicizia” ha detto il conduttore. “Credo sia uno dei cast più belli delle ultime edizioni” ha detto Conti, presentando i 12 pronti a mettersi in gioco in esibizioni e imitazioni di cantanti e idoli musicali. Da Paola Perego a Maddalena Corvaglia. “La butto lì, prima o poi vorrei interpretare un uomo, per tutti quelli secondo cui ho una voce un po’ maschile”….

E ancora Roberta Morise, Selma, Jasmine Carrisi e Anna Pettinelli, che sulle sue performance ha anticipato: “Volevo fare qualcosa che gli altri non hanno mai fatto, spazieremo dalla musica anni ’80, 90, 2000, come verrà non lo so, io mi sono buttata perché voglio divertirmi e lo farò”.

Inoltre, Andrea Perroni, Stefano Meloccaro, Max Paiella e Vladimir Randazzo. E tornano i duetti di Flavio Insinna e Gabriele Cirilli, coppia molto apprezzata dell’ultima edizione. “Posso affrontare chiunque con la stessa spregiudicata voglia di inventare, tanto non sono capace…. da solo non avrei il coraggio, solo con Gabriele posso, che è la parte folle di me” ha detto.

Sul cambio di programmazione Carlo Conti si è detto pronto alla sfida chiesta dalla Rai di incrementare l’intrattenimento di mercoledì, consapevole della concorrenza. E i giurati promettono scintille, soprattutto Malgioglio accanto a Elettra Lamborghini: “Dobbiamo far divertire, essere ironici, io voglio essere di una cattiveria incredibile, per la prima volta”.

Mattarella: Stato diritto oggi messo a dura prova

Roma, 15 set. (askanews) – “Un mondo governato dalla legge, non dalla forza, questo è uno dei valori più alti della civiltà giuridica, ma è messo a dura prova nella attuale stagione della vita internazionale. Questo valore risale al pensiero classico e si è sviluppato lungo il percorso del moderno pensiero costituzionale. Il diritto deve, al tempo stesso, rappresentare il fondamento e disegnare il limite e la misura dell’esercizio del potere”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricevendo al Quirinale una delegazione della World Law Foundation.

Ue, Meloni vede Costa: pronti a fare nostra parte su bilancio, no nuove tasse

Roma, 15 set. (askanews) – La presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, ha incontrato oggi a Palazzo Chigi il presidente del Consiglio europeo, António Costa, nell’ambito del tour che lo sta portando nelle capitali dei 27 Stati membri per un confronto sui principali dossier dell’agenda europea e internazionale, a partire dal negoziato sul nuovo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034.

Meloni – riferisce una nota – ha innanzitutto confermato la determinazione italiana a lavorare per un bilancio europeo all’altezza delle priorità strategiche dell’Unione, a partire dalla Politica agricola comune e dalla Politica di coesione che, previste dai Trattati, restano alla base della competitività e della sicurezza economica europea. Il nuovo bilancio dovrà inoltre sostenere adeguatamente l’industria e la ricerca nella competizione globale e rafforzare i partenariati con i Paesi di origine e di transito dei flussi di immigrazione irregolare. L’Italia è pronta a fare la propria parte anche sul finanziamento del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale, nell’ambito di una soluzione equilibrata che escluda nuove tasse europee e razionalizzi le spese amministrative dell’Unione.

Best HR Team: nella quinta edizione il capitale umano batte l’AI

Roma, 15 set. (askanews) – Presentata a Milano la quinta edizione della Certificazione Best HR Team di HRC Community. Dai 174 progetti analizzati dall’Osservatorio emergono i 3 trend dell’anno: la cultura aziendale supera l’AI, la settimana corta di Zenita e la parental equity di Siemens Healthineers tracciano la rotta, mentre l’Intelligenza Artificiale diventa competenza diffusa. 88 casi, pari al 51% percento del campione sotto esame, hanno evidenziato la centralità della cultura aziendale alla base del cambiamento. L’IA, inoltre, non viene più considerata come sperimentale, bensì come vera e propria skill fondamentale nei processi core. Infine, viene confermato il legame indissolubile tra performance e cura delle persone, con il wellbeing che assume un ruolo di vero e proprio abilitatore delle performance.

Le parole di Marco Gallo, Managing Director di HRC Community: “Best HR Team, anche quest’anno, grande successo, 174 progetti, 60 aziende certificate. Cosa emerge dalla certificazione Best HR Team? Che le aziende stanno continuando a investire sulle persone, contro qualsiasi pronostico in cui l’intelligenza artificiale sembrava entrare in maniera predominante solo e esclusivamente all’interno delle organizzazioni, quasi per sostituire le persone.”

L’evento, organizzato da HRC Community, ha premiato 60 aziende nazionali ed internazionali con il bollino di qualità Best HR Team. 8 sono invece le aziende vincitrici delle categorie Best HR Team 2026: da Zenita a Siemens Healthineers, da ACEA a Fincantieri passando per Coca-Cola HBC Italia, Terna e Danieli, le company sono state premiate per gli sforzi dimostrati in campi che variano dall’inclusione al people management, all’attrattività per i talenti e al welfare aziendale. Diversi punti di forza, stessa finalità: restare al passo con i competitors globali senza dimenticare la componente umana, valore aggiunto reale per ottenere risultati concreti nel lungo periodo.

A Bolzano un metodo per l’innovazione radicale delle aziende

Bolzano, 15 set. (askanews) – Come si fa rinnovare un’azienda per far convivere la gestione dell’oggi con l’invenzione del domani? E’ la domanda che si sono posti organizzatori e partecipanti durante la quarta edizione dell’Alpha Innovation LIVE, evento dedicato agli imprenditori che si è svolto all’interno del NOI Techpark di Bolzano.

A moderare l’evento è stata Petra Seppi, ideatrice del metodo Alpha Innovation e Responsabile Innovation Management del NOI Techpark:

“Alpha Innovation è un metodo che abbiamo creato quattro anni fa per incentivare l’innovazione radicale dell’impresa. Abbiamo visto le esigenze che le imprese hanno, in un tempo in cui il mondo cambia così velocemente, anche profondamente, che non si può rispondere solo con innovazione incrementale, che le cose bisogna cambiarle anche radicalmente. Abbiamo sviluppato e implementato il metodo Alpha Innovation, che incentiva l’innovazione radicale nelle imprese, proprio per rispondere a quell’esigenza: affinchè le imprese possano competere, vi è necessità di cambiamenti rapidi e radicali”.

Cominciare a guardare all’interno della propria azienda è il primo passo verso l’innovazione futura, come ha fatto anche Pelliconi, storica azienda legata al marchio del tappo Corona.

Le parole di Claudia Berti, Chief Innovation Officer Pelliconi: “Quest’anno, quando sono entrata in Pelliconi, abbiamo iniziato immediatamente a lavorare su quella che continuerà ad essere la roadmap dell’innovazione e la strategia del team di Innovation e il team di Alpha Innovation è stato il mio primo pensiero per farci aiutare in questo percorso e questo processo. Il lavoro che abbiamo fatto insieme fino ad oggi è stato proprio quello di riguardare la nostra azienda e fare i suoi occhi all’inizio, non solo all’incremento, ma insieme abbiamo costruito l’ambition della company”.

Tra le grandi aziende mondiali che hanno deciso di sposare il progetto Alpha Innovation c’è anche Fujifilm Healthcare, che ha recentemente aperto un nuovo centro di ricerca e sviluppo sul software all’interno del NOI Tech Park di Bolzano.

Il commento di Davide Campari, Amministratore Delegato e General manager di Fujifilm Healthcare: “Fujifilm Italia ha scelto di investire al NOI Tech Park di Bolzano per creare il proprio centro di ricerca e sviluppo informatico, vi era infatti la necessità di un team che potesse lavorare all’interno di un contesto in crescita, un contesto interessante, un contesto ricco di idee. E cosa di meglio poteva esserci che un parco tecnologico all’interno di una realtà universitaria internazionale come quella di Bolzano”.

Alpha Innovation è un metodo pensato per aiutare le imprese a innovare in modo radicale, superando modelli consolidati e sviluppando una nuova visione del futuro. L’obiettivo è accompagnare le aziende nel cambiamento, stimolando nuove prospettive, nuove opportunità e una maggiore capacità di competere in contesti in continua evoluzione.

Club Santé Italie per il futuro del sistema salute

Roma, 15 set. (askanews) – Un italiano su tre con più di 65 anni e 4 italiani su 10 che convivono con una malattia cronica. Sono anche questi i motivi che spingono Club Santé Italie, alleanza nata tra l’Ambasciata di Francia in Italia, Business France e le principali aziende sanitarie francesi operanti in Italia, a ripensare il modo in cui è organizzato il nostro Servizio Sanitario Nazionale. La direzione da seguire sembrerebbe essere tracciata: rafforzare la sanità territoriale, accelerare la trasformazione digitale ed incentivare una maggiore cooperazione tra pubblico e privato. È quanto emerge dall’incontro in cui è stata presentata la ricerca da parte della Fondazione PwC Italia ETS dal titolo: “Una nuova agenda per la salute: territori, innovazione e collaborazione”.

Le parole di Marcello Cattani, Presidente Club Santé Italie, Presidente Farmindustria e Amministratore Delegato Sanofi Italia: “Oggi siamo a un punto di svolta, grazie ai dati disponibili e alla possibilità di misurare il valore dell’innovazione per cambiare il percorso del paziente all’interno del sistema sanitario e quindi riallocare le risorse in maniera più ottimale laddove c’è più bisogno. Questo come conseguenza dell’invecchiamento della popolazione e, quindi, del cambiamento del bisogno di salute.”

L’incontro “Ripensare il futuro della salute. Collaborazione internazionale e innovazione nell’era digitale” ha riunito istituzioni ed esponenti del mondo sanitario per stimolare una trasformazione digitale necessaria date le nuove esigenze che caratterizzano la sanità di oggi.

L’intervista a Angelo Tanese, Direttore Generale AGENAS: “Bisogna consolidare quello che il PNRR ha fatto e bisogna anche agire attraverso un livello integrato tra amministrazione centrale, ministero, regioni e aziende per lavorare sui dati, e sulla costruzione di tutto ciò che aiuta il servizio sanitario in questo momento a conoscersi meglio per essere in grado di stimolare un cambiamento. I cittadini devono capire che in questi anni abbiamo costruito le condizioni, ma non tutto quello che abbiamo fatto viene visto percepito. Adesso la responsabilità è in capo a chi realmente trasforma le infrastrutture in servizi che generano valore per i cittadini.”

Il commento di Andrea Urbani, Direttore della Direzione Regionale Salute e integrazione sociosanitaria, Regione Lazio: “Abbiamo sviluppato una governance per SILOS necessaria 20 anni fa per mettere sotto controllo una spesa che ci stava portando al disastro. Oggi è il momento di cambiare governance, è il momento di misurare gli investimenti e le innovazioni sui benefici che danno su tutto il percorso di patologia del paziente”.

La risposta delle aziende aderenti al Club Santé non tradisce le aspettative. Dalla ricerca di PwC Italia ETS emerge infatti che l’80% ha collaborato con università e centri di ricerca, mentre il 67% circa delle aziende ha aumentato il budget destinato a ricerca e sviluppo. L’obiettivo è dunque quello di contribuire alla costruzione di una sanità capace di coniugare innovazione e fiducia, progresso tecnologico e tutela dei diritti, competitività industriale e sostenibilità sociale, facendo della trasformazione digitale uno dei pilastri della futura capacità europea di rispondere ai bisogni di salute.

La ricerca indipendente è stata realizzata grazie al sostegno di Air Liquide Healthcare, Danone Nutricia Italia SpA, Groupama, Groupe Colisée, Groupe Lepine, Guerbet SpA, Ipsen, Korian Clariane, Laboratoires Boiron, Opella Italie, Pierre Fabre Italia SpA, Relyens, Sanofi, Servier Italia SpA, Thea Farma.

“Tale e quale show”, Carlo Conti: per prima puntata ho invitato Fazio

Roma, 15 set. (askanews) – Al via dal 23 settembre in prima serata su Rai1 la nuova edizione di “Tale e quale show”. Alla guida sempre Carlo Conti, che ha presentato le novità di questa 16esima edizione: il nuovo giorno di programmazione, il mercoledì al posto del venerdì, e la giuria, composta quest’anno da Alessandro Siani, Cristiano Malgioglio ed Elettra Lamborghini; ci sarà di nuovo un quarto giudice a rotazione: “Nella prima puntata ho invitato Fabio Fazio che poi inizierà ad andare in onda il mercoledì sera con il suo salotto” ha detto il conduttore, “per dimostrare che non c’è rivalità tra noi due ma solo grande amicizia”.

“Tale e quale resta tale e quale, un cast clamoroso, bellissimo” ha aggiunto Carlo Conti”.

Nel cast, già annunciato da tempo, i 12 concorrenti pronti a mettersi in gioco in esibizioni e imitazioni di cantanti e idoli musicali. Paola Perego, Maddalena Corvaglia, Roberta Morise, Selma, Anna Pettinelli, Jasmine Carrisi, Andrea Perroni, Stefano Meloccaro, Max Paiella e Vladimir Randazzo.

E tornano i duetti di Flavio Insinna e Gabriele Cirilli, coppia molto apprezzata dell’ultima edizione.

Sanremo, Conti: brani al centro, contorno sceglie direttore artistico

Roma, 15 set. (askanews) – “È questo che rende sempre vivo e moderno il Festival di Sanremo dopo tante edizioni, al centro resta la gara delle canzoni ma il contorno deve essere plasmato e cambiato secondo le idee del direttore artistico”.

Così Carlo Conti, a margine della presentazione a Roma della nuova edizione di “Tale e quale show”, rispondendo a una domanda su una sua opinione in merito alle novità del prossimo Sanremo targato Stefano De Martino. E sulla scelta di un solo giovane quest’anno? “Non entro nel merito” ha risposto Conti.

La Spagna proroga i controlli su viaggiatori dall’Italia

Roma, 15 set. (askanews) – Il governo spagnolo ha annunciato l’ulteriore proroga di 15 giorni – fino all’8 ottobre – dei controlli sui viaggiatori in arrivo dall’Italia, in risposta all’analoga decisione adottata dall’esecutivo italiano.Fonti governative spagnole hanno confermato che Madrid ritiene invariate le circostanze che hanno motivato il provvedimento; di conseguenza, ha deciso di prorogarlo fino all’8 ottobre, “fatta salva la possibilità che un mutamento di tali circostanze possa giustificare una modifica delle tempistiche previste”.

Le autorità spagnole hanno inoltre confermato di aver notificato all’Unione Europea la decisione di mantenere i controlli di frontiera negli aeroporti e nei porti con collegamenti diretti tra Spagna e Italia.

(fonte Servimedia)

Oriana Fallaci, la forza della parola come arma di libertà

Oggi ricorrono i vent’anni dalla morte di Oriana Fallaci, giornalista e scrittrice fiorentina scomparsa il 15 settembre 2006, esattamente due decenni fa. Era una donna che si era fatta strada in un ambiente, quello del giornalismo, ai suoi tempi rigidamente maschile, e lo aveva fatto senza chiedere permesso a nessuno.

È stata una delle voci più coraggiose e controverse del giornalismo italiano. Non accettava compromessi. La sua scrittura era missione etica prima ancora che mestiere, battaglia per la libertà prima ancora che cronaca.

 

La guerra, i potenti, il rischio

Corrispondente di guerra, conosceva il conflitto fin troppo da vicino. Aveva rischiato la vita accanto ai soldati di cui voleva raccontare la storia e, a Città del Messico, nel 1968, fu colpita da colpi d’arma da fuoco durante la strage di Tlatelolco. Raccontò con partecipazione i conflitti del Medio Oriente, del Vietnam, dell’America Latina. Intervistò i potenti del mondo in modo diretto, senza alcuna reverenza e titubanza.

Non era pacifista, ma nemmeno guerrafondaia. È rimasta inclassificabile, e questo era insieme la sua forza e la sua vulnerabilità. Quando si definì “rivoluzionaria” — parola pronunciata pubblicamente in una delle sue ultime apparizioni — non stava usando un termine a caso. La sua era la posizione di chi non accetta alcuna autorità costituita, nessuna ortodossia, nessun sistema di potere che pretenda di stabilire quali idee siano legittime e quali no.

Fallaci aveva scelto consapevolmente di superare il limite, convinta che il limite escludesse dal dibattito domande legittime. Non riteneva di dovere proteggere la sensibilità delle minoranze, quanto piuttosto di dovere scuotere l’inerzia intellettuale della maggioranza.

 

Il dissenso e la democrazia

A vent’anni di distanza, la sua diagnosi sul rapporto tra dissenso e democrazia appare più attuale che nel 2004. La cultura del politicamente corretto, dopo la sua morte, si è ulteriormente espansa, complici i social network, che hanno moltiplicato un dissenso spesso solo apparente. Rumoroso in superficie, ma sterile nella sostanza.

Resta di Fallaci una voce ancora oggi riconoscibile, capace di trasformare l’intervista in un confronto quasi fisico, un corpo a corpo intellettuale in cui l’intervistato, per quanto potente, finiva spesso per diventare un comprimario della scena.

Il caso più celebre resta l’incontro con l’ayatollah Khomeini, nel settembre del 1979 a Qom. Secondo la legge islamica in vigore nell’Iran rivoluzionario, per presentarsi davanti al leader Fallaci dovette indossare il chador. Durante il colloquio, gli chiese conto di quell’obbligo imposto alle donne; Khomeini rispose che il velo era riservato “alle donne giovani e perbene”. A quel punto Fallaci si tolse il chador davanti a lui, con un gesto scattante e teatrale. Lo definì poi, nel suo resoconto, “uno stupido cencio da medioevo”. Khomeini lasciò la stanza.

 

Quel corpo a corpo con la Storia

La scena, oggi, è probabilmente l’immagine più nota associata al suo nome. Rimane l’immagine di una donna con la sigaretta accesa, sprezzante, capace di un’intensità straordinaria anche di fronte ai protagonisti della Storia.

Fallaci ha scritto di tutto nel corso di una lunga carriera: cronaca nera, moda, cinema, guerra, politica internazionale. Fu tra le prime donne italiane a raggiungere il fronte come inviata speciale. Divenne, per molti osservatori, la giornalista italiana più influente e più discussa del suo tempo. Una fama costruita non sulla prudenza, ma sull’esatto contrario.

Controcorrente fino all’ultimo, la sua filosofia era piuttosto semplice: diceva quello che pensava ed era convinta che quello che pensava fosse spesso ciò che la gente pensa, ma quasi mai ha il coraggio di dire.

Le si attribuisce anche una riflessione sul senso politico della scrittura. Per lei scrivere non era un gesto neutro, ma un atto che porta con sé una responsabilità, prima, durante e dopo. Ed è rimasta nota per l’invito, rivolto ai suoi lettori, a non lasciarsi “intruppare” da dogmi, uniformi e dottrine, a non comportarsi da gregge, a ragionare con la propria testa.

 

Il coraggio della domanda scomoda

Negli ultimi mesi della malattia, quando ormai le forze la abbandonavano, continuò a volere lavorare fino alla fine. Amava ripetere, parafrasando una frase spesso attribuita ad Anna Magnani, che è profondamente ingiusto dover morire dopo essere vissuti così intensamente.

A vent’anni dalla sua scomparsa, il punto non è tanto essere d’accordo con ogni sua battaglia — molte delle quali, specie negli ultimi anni, furono aspramente contestate anche in Italia — quanto riconoscere che pochi hanno incarnato con altrettanta radicalità l’idea che informare, per un giornalista, significhi prima di tutto non avere paura di fare la domanda scomoda.

Calcio, Amorim: "L’obiettivo è vincere. Vogliamo la finale"

Roma, 15 set. (askanews) – “Nei grandi club come il Milan non esiste il concetto di obiettivo minimo. O si vince o non si vince”. Ruben Amorim fissa così l’asticella del Milan alla vigilia della sfida contro il Benfica, esordio in Europa League in programma domani alle 21. “L’unico obiettivo è vincere, per evitare le critiche. Vogliamo vincerle tutte per cercare di arrivare alla finale”.

Il tecnico portoghese mantiene però il riserbo sulla formazione. “Ho le idee chiare su quale potrebbe essere la formazione iniziale, ma ci sono tre competizioni ed è impossibile pensare di lottare per tutto con 11 o 14 giocatori. La mentalità deve coinvolgere tutti. Devo capire quali sono le qualità dei singoli per usarle al meglio nelle varie partite”. Tra i disponibili c’è anche Hutchinson: “Può giocare dall’inizio, è pronto. Però mantengo riserbo totale sulla formazione”.

Amorim torna anche sulla vittoria contro la Lazio e sui cambi che hanno contribuito a cambiare la partita. “Non è stato un cambio di nomi a far girare la partita. È cambiato proprio l’atteggiamento generale della squadra. Ho fatto le mie valutazioni”.

Il tecnico difende quindi Luka Modric dalle critiche dopo la prestazione non brillante. “Tanti sembrano avere un parere definito e immutabile su un giocatore. Contro la Juve Moreira era stato giudicato negativamente e poi è diventato un eroe del Milan. Anche su Modric: è un grandissimo giocatore, ha vinto il Pallone d’Oro, so cosa vale. Non arrivo mai a conclusioni affrettate quando parlo di un singolo”.

Accanto ad Amorim c’è Gonçalo Ramos, che ritroverà il Benfica, il club nel quale è cresciuto. “Benfica è la mia casa, ho passato più tempo lì che a casa della mia famiglia”. E in caso di gol, assicura, “non esulto, ma la voglia di fare gol è tantissima”. Il portoghese respinge anche le critiche per le due gare senza reti: “C’è sempre una specie di attaccamento al ruolo delle punte, che devono sempre fare gol, e non lo trovo corretto. Potrei fare un gran gioco e non segnare oppure far gol giocando male. Non considero cattive le mie prestazioni quando non ho segnato”.

Ramos racconta infine l’incontro con Zlatan Ibrahimovic a Milanello: “Non mi ha dato nessun consiglio in particolare ma è stato molto gentile: mi ha accolto e chiesto come mi trovo. È una leggenda, è bello poter contare su di lui”.

Per Amorim, Milan-Benfica è una sfida dal grande fascino europeo, anche se si gioca in Europa League e non in Champions. “Conosciamo la storia. È una partita simbolo a livello europeo e Rui Costa è stato un simbolo del Milan. Io ho avuto un passato nel Benfica ma sono qui per vincere”.

Il tecnico ammette di aver avuto la possibilità di tornare in Portogallo prima della chiamata del Milan. “Avevo deciso di fermarmi un attimo. Poi però sono stato chiamato dal Milan, non potevo dire di no e ho fatto dietrofront. È la decisione di cui sono più contento”. Milano, aggiunge, “è la mia seconda casa”.

Allianz Trade lancia una nuova assicurazione sulle frodi aziendali

Milano, 15 set. (askanews) – Allianz Trade ha annunciato il lancio in Italia della nuova linea di business dedicata all’assicurazione sulle frodi aziendali. La soluzione è pensata per proteggere le aziende dalle perdite finanziarie derivanti da infedeltà dei dipendenti, truffe, atti fraudolenti e furto d’identità. Un prodotto specialistico che vuole contribuire a rafforzare il sistema di controllo del rischio aziendale, integrandosi con le altre soluzioni a supporto della continuità operativa e dello sviluppo del business.

Contestualmente, Allianz Trade ha anche annunciato la nomina di Riccardo Caputo a Head of Fidelity MMEA: sarà responsabile dello sviluppo e della crescita del ramo sulle frodi aziendali in Italia e nell’intera regione del Mediterraneo del Medio Oriente e dell’Africa. La nuova linea di business – spiegano da Allianz Trade – nasce in risposta a uno scenario caratterizzato da un incremento delle frodi aziendali, sempre più sofisticate e favorite dalla digitalizzazione dei processi, dall’evoluzione delle tecniche di social engineering e dalla diffusione delle tecnologie di intelligenza artificiale. Allianz Trade ha gestito nel solo 2025 oltre 3.000 sinistri per frode aziendale. Secondo studi specializzati le aziende perdono mediamente il 5% del fatturato annuo a causa di attività fraudolente. La nuova soluzione di Allianz Trade offre quindi una copertura completa contro le perdite finanziarie derivanti da frodi interne ed esterne, integrandosi in modo complementare all’assicurazione del credito commerciale. La soluzione protegge le aziende lungo l’intero ciclo operativo, contribuendo a rafforzarne la stabilità finanziaria, la continuità operativa e la capacità di crescita.

L’arrivo di Mattarella e Meloni ai funerali di Stato di Emma Bonino

Roma, 15 set. (askanews) – L’arrivo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni ai funerali di Stato di Emma Bonino, morta venerdì scorso all’età di 78 anni. La cerimonia laica si svolge nella sala della Protomoteca del Campidoglio di Roma, alla presenza delle massime cariche dello Stato: oltre al Presidente della Repubblica e alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ci sono il presidente del Senato, Ignazio La Russa, il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, il presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e numerosi ministri e leader politici tra cui Elly Schlein, Carlo Calenda, Matteo Renzi, Giuseppe Conte, Riccardo Magi, Romano Prodi, Massimo D’Alema, Enrico Letta, Pier Ferdinando Casini.

Sul feretro di Bonino la bandiera blu dell’Europa con le dodici stelle dorate.

L’ultimo saluto a Bonino in Campidoglio con Mattarella e Meloni

Roma, 15 set. (askanews) – Tutte le più alte cariche dello Stato, a partire dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e dalla premier, Giorgia Meloni, hanno partecipato alle esequie di Stato di Emma Bonino, scomparsa venerdì a Roma, all’età di 78 anni. Il feretro dell’esponente radicale, posto al centro della Sala della Protomoteca, in Campidoglio, era avvolto dalla bandiera blu con dodici stelle dorate dell’Europa e circondato da corone e cuscini di fiori.

Accanto al capo dello Stato e alla presidente del Consiglio il presidente del Senato, Ignazio La Russa, il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, il presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso. E ancora il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ministri e leader politici tra cui Elly Schlein, Carlo Calenda, Matteo Renzi, Giuseppe Conte, Riccardo Magi, Romano Prodi, Massimo D’Alema, Enrico Letta, Pier Ferdinando Casini.

Nel corso della cerimonia laica hanno preso la parola tra gli altri due ex presidenti del consiglio che hanno avuto nel loro esecutivo Bonino. Prodi ha ricordato come “la sua battaglia per i deboli e gli indifesi è stata la sua stella polare ed è stato un insegnamento per tutti noi. Emma è stata al mio fianco nel mio secondo governo: a lei aveva affidato la responsabilità delle Politiche europee e del Commercio estero, battaglia che ha affrontato con la stessa forza e con la stessa determinazione con le quali si è sempre impegnata nella difesa dei diritti civili”.

Enrico Letta ha voluto ringraziare Bonino per “esserci stata e per esserci ancora. Grazie Emma per aver combattuto le tue battaglie, le nostre battaglie, grazie per non esserti mai risparmiata nel combatterle. Grazie per non aver esitato un solo istante nello scegliere di difendere l’aggredito Ucraina di fronte alla Russia, l’aggressore. Grazie per non esserti limitata a farlo il primo giorno dell’invasione russa dell’Ucraina, ma anche dopo, quando le prime sensazioni di stanchezza cominciavano e continuano a serpeggiare tra i sostenitori europei dell’Ucraina. Grazie Emma per averci insegnato che non ci si ferma davanti agli ostacoli”.

Riccardo Magi, segretario di Più Europa, ed ex esponente dei radicali ha ricordato lo spirito europeista di Bonino. “Emma era convinta che l’Europa politica federale e gli Stati Uniti d’Europa fossero il nostro destino comune da costruire su cui investire con slancio l’obiettivo politico prioritario e forse il più urgente anche per recuperare il ritardo accumulato. Preferire le piccole patrie nazionali alla patria europea finirà per distruggere anche quelle patrie soffocate dal nazionalismo e dai conflitti reciproci”.

Oltre alle figure istituzionali, anche migliaia di cittadini in questi due giorni si sono recati alla camera ardente in Campidoglio, per rendere un ultimo saluto a Bonino e lasciare un pensiero sul libro delle condoglianze.

Ex ricercatore di Google DeepMind: l’Ia "può ucciderci tutti"

New York, 15 set. (askanews) – Un altro ricercatore specializzato nell’intelligenza artificiale lancia un allarme sulla possibilità che quella tecnologia possa “ucciderci tutti”. Dopo quello di Jacob Coxon, ex dipendente sia di Anthropic sia di OpenAI convinto che “le persone che stanno costruendo l’Ia credono seriamente che (quella tecnologia) potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio”, l’ultimo allarme arriva da Bilal Chughtai, ex ricercatore di Google DeepMind. In un post su X ha spiegato che il tempo sta per scadere nell’impedire all’Ia di provocare danni letali. Spiegando di essersi licenziato recentemente dalla controllata di Alphabet, ha sostenuto che “da Google, ho potuto osservare lo sviluppo dell’Ia in prima persona. Anch’io sono estremamente preoccupato per la traiettoria predefinita di questa tecnologia. Credo sinceramente che l’Ia abbia il potenziale di ucciderci tutti, e che potremmo stare finendo il tempo per evitare questo esito”.

Secondo lui “le cose diventeranno solo più folli: penso sia possibile che le aziende Ia, nei prossimi anni, riescano a costruire sistemi Ia superintelligenti che superino di gran lunga le capacità umane in ogni ambito. Non sono sicuro che questi sistemi Ia faranno ciò che vogliamo. In particolare, superintelligenze non allineate potrebbero, proprio come gli agenti Ia fuori controllo coinvolti nell’incidente di HuggingFace, sfuggire al nostro controllo e compiere azioni pericolose che potrebbero portare all’impoverimento permanente o alla morte dell’umanità”. Per Chughtai questo è “il problema più importante che l’umanità deve affrontare in questo secolo, e le poste in gioco sono immense”.

Secondo il ricercatore una Ia sicura “è possibile” ma serve “evitare questa corsa frenetica tra le aziende di intelligenza artificiale”. Per lui serve anche “regolare lo sviluppo dell’Ia a una velocità che la società possa gestire, dove i rischi emergenti possano essere affrontati prima che si verifichino danni estremi”. Stando a Chughtai c’è bisogno anche “di molta più trasparenza nello sviluppo dell’Ia per assicurarci che le aziende Ia non ci impongano livelli di rischio inaccettabili”.

L’ex presidente democratico Barack Obama si è inserito nel dibattito sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale riacceso sabato scorso da un articolo di 3.800 parole dell’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, che ha proposto un rallentamento dello sviluppo della tecnologia. Secondo l’ex inquilino della Casa Bianca, l’AI potrebbe portare a una “potenziale catastrofe” se non ben gestita.

In una serie di post su X, Obama ha implicitamente criticato l’approccio morbido del governo Trump sostenendo che “gli standard volontari creati da una manciata di aziende tecnologiche non saranno sufficienti”. Secondo lui “abbiamo bisogno del governo – e in particolare dei nostri leader a Washington – che prendano iniziativa nel proporre proposte concrete, leggi e regolamenti che affrontino seri problemi di sicurezza, prevedano l’impatto dell’AI sul lavoro e sui nostri figli, e assicurino che i benefici dell’AI siano ampiamente distribuiti”. Stando a Obama, gli Stati Uniti devono capitanare la creazione di standard internazionali per la sicurezza dell’AI.

Per Obama, “dato quello che sappiamo sulla tecnologia, non possiamo rinchiudere l’AI in una scatola. Ma possiamo collettivamente decidere come svilupparla e come usarla, invece di restare a guardare e lasciare che l’AI e le sue conseguenze ricadano su di noi”. Con queste parole, Obama sembra posizionare il partito democratico come un sostenitore di misure di sicurezza più severe per l’AI mentre le elezioni di metà mandato si avvicinano e già si guarda alle presidenziali del 2028. Domenica scorsa il New York Times aveva riferito che durante una raccolta fondi, Obama ha detto che i candidati alla presidenza del 2028 dovranno avere un “piano chiaro” per affrontare le preoccupazioni sulla sicurezza e sull’economia generate dall’AI.

Tutte le novità di Warner Bros. Discovery, al via la nuova stagione

Milano, 15 set. (askanews) – Warner Bros. Discovery ha acceso i riflettori sul nuovo anno televisivo con l’evento WBD Night, celebrando presso il Teatro Franco Parenti di Milano i successi della nuova stagione: 8,5% di share sul pubblico totale che sale all’11% sul target commerciale 25-54 anni. Il gruppo rafforza la posizione di terzo editore nazionale – sia nelle 24 ore sia in prima serata – grazie ai due principali canali, Nove e Real Time, che registrano ottimi dati nel mese di settembre: Nove con il 2,6% di share ottiene il record nelle 24 ore (+15% rispetto allo scorso anno) e Real time con il 2,5% di share segna una crescita del +6% in prime time rispetto allo scorso anno.

A settembre, Nove è al 2,7% di share in prime time e si conferma, nell’intero anno, 8° canale nazionale, sia nelle 24 ore sia in prime time. In questo inizio di stagione spiccano i ritorni dei grandi pillar, tra cui Little Big Italy (603.000 spettatori e il 3,9% di share per la puntata d’esordio, la numero 100), e Cash or Trash – Chi Offre di Più? (che in access ha raggiunto picchi di oltre 850.000 spettatori). A conferma della forza dell’offerta si aggiungono i risultati ottenuti al debutto da Geopop Racconta (629.000 spettatori, 4,6% di share) e Osteria Giacobazzi (554.000 spettatori, 4,2% di share).

Settembre positivo anche per Real Time, che sulle donne 15-54 anni si conferma 4° canale con il 4,5% di share. Inoltre, in prime time, consolida la propria posizione di 9° canale nazionale grazie alle ottime performance delle nuove stagioni di Bake Off Italia – Dolci in forno (988.000 spettatori e 7,6% di share per la prima puntata in simulcast, primo programma sul target donne 15-54 anni con il 14,9% di share e media stagionale a 504.000 spettatori e 3,7% di share solo su Real time, +32% rispetto allo scorso anno), Casa a Prima Vista (con una media di 571.000 spettatori, 3,3% di share) e Matrimonio a Prima Vista (467.000 spettatori e 3,6% di share). ù Risultati che accompagnano il gruppo verso le grandi partenze dei prossimi mesi: dal ritorno di Maurizio Crozza con Fratelli di Crozza a quello di Fabio Fazio, al timone della nuova edizione di Che Tempo Che Fa. Tra le novità della stagione anche Best Deal, la nuova prima serata dedicata al mondo delle aste condotta da Paolo Conticini; e La Mercante di Brera, che vedrà Roberta Tagliavini accompagnare il pubblico nel suo universo fatto di antiquariato, collezionismo e ricerca di pezzi unici.

«I risultati di questo avvio di stagione confermano la solidità del percorso che Warner Bros. Discovery sta portando avanti in Italia e la capacità dei nostri brand e contenuti di costruire una relazione forte con pubblici diversi. In un mercato dei media in profonda trasformazione, il nostro principale elemento distintivo è un ecosistema integrato, aperto e multipiattaforma, che unisce la forza dei canali free, le grandi produzioni internazionali e italiane di HBO Max e i grandi eventi sportivi. Un’offerta valorizzata da partnership strategiche e da una distribuzione sempre più ampia e flessibile, sulla quale continueremo a investire per rafforzare ulteriormente il ruolo di Warner Bros. Discovery nel panorama italiano», dichiara Alessandro Araimo, Amministratore Delegato Southern Europe.

«La nostra visione editoriale nasce dalla capacità di osservare la realtà con curiosità e raccontarla in modo autentico, creando contenuti che entrano nelle conversazioni e nella vita delle persone. Nel nostro ampio portfolio, questo approccio trova una delle sue espressioni più rappresentative in Nove e Real Time, i nostri canali di punta, con identità forti e complementari. Nove, nel suo decimo anniversario, ha consolidato una settimana televisiva riconoscibile, costruita su appuntamenti che il pubblico cerca e aspetta; Real Time continua, dopo vent’anni, a trasformare passioni e storie in fenomeni di costume. Questa relazione con le community guida le nostre scelte e ci permette di rinnovare l’offerta, continuando a sorprendere il pubblico e a raccontare il presente», dichiara Laura Carafoli, SVP Head of Content Southern Europe.

«La qualità e la riconoscibilità dei nostri contenuti ci permettono di raggiungere un’audience ampia, più giovane rispetto a quella degli altri broadcaster e particolarmente interessante per gli investitori. Su questa combinazione tra forza editoriale e valore dell’audience, Discovery Media costruisce proposte dinamiche, capaci di evolvere insieme al mercato e di rispondere alle esigenze dei brand. In questo quadro, lo streaming si affianca alla televisione lineare, ampliando il pubblico raggiunto e intercettando audience aggiuntive e complementari sulle diverse piattaforme», dichiara Massimo Ghedini, Group VP Sales & Sponsorship Southern Europe.

Cinema, ciak per "La camera lucida", opera prima di Lorenzo Tardella

Roma, 15 set. (askanews) – Sono iniziate lo scorso primo settembre le riprese de “La camera lucida”, opera prima di Lorenzo Tardella. Nel cast Elena Lietti, Filippo Scotti, Paolo Briguglia e i giovanissimi Francesco Cozza e Javier Leoni. Le riprese si stanno svolgendo nel Lazio e dureranno circa cinque settimane.

Dopo il successo del cortometraggio “Le variabili dipendenti” – presentato al Festival di Berlino e vincitore del David di Donatello, Lorenzo Tardella torna a raccontare quella delicata terra di mezzo che separa l’infanzia dall’adolescenza, in una storia che intreccia racconto di formazione e complesse dinamiche familiari.

“È una grandissima gioia iniziare le riprese del mio primo film – ha raccontato il regista – è una storia che mi accompagna da tanti anni, che si è venuta inconsciamente formando attraverso una serie di cortometraggi e che ora finalmente trova lo spazio e il respiro che merita. Elena Lietti e Filippo Scotti erano nella mia testa già dalle prime stesure della sceneggiatura: sono due attori di straordinario talento e che spero di guardare con uno sguardo diverso dagli altri che, prima di me, li hanno messi al centro delle loro storie. E sono altrettanto contento che il lunghissimo lavoro di casting mi abbia fatto scovare i due giovanissimi Francesco Cozza e Javier Leoni, che in tutti questi mesi di prove non mi sono mai stancato di guardare”.

Il film è prodotto da Rosamont e dalla francese In Vivo Films, in collaborazione con Rai Cinema e con il contributo del Ministero della Cultura e della Regione Lazio.

La produttrice Marica Stocchi di Rosamont ha commentato: “La nostra squadra è molto felice e fiera di aver iniziato le riprese di questo film. Siamo felici per Lorenzo, talento tenace e raffinato, che finalmente può dedicarsi al suo primo lungometraggio. Siamo felici perché, in un momento difficile per la nostra industria, riuscire a realizzare un’opera prima premia gli aspetti più sfidanti del nostro lavoro. Siamo felici perché insieme alla regia riusciamo a far debuttare ben cinque capireparto – Fotografia con Simone Rossi, Costumi con Rebecca Valloggia, Montaggio con Angela Norelli, Trucco e Acconciature con David Santangelo e Sofia Di Stefano – e, grazie alla solida esperienza di alcuni professionisti che partecipano al film, abbiamo potuto coinvolgere circa venti membri di troupe under 35, creando un gruppo unico, dinamico e pieno di entusiasmo”.

Il Viminale ha prorogato di 15 giorni il blocco Schengen con la Spagna

Milano, 15 set. (askanews) – È di 15 giorni la proroga dei controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna decisa questa mattina dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ne ha dato comunicazione con una nota indirizzata alla Commissione europea e agli omologhi ministri dell’Unione.

Il provvedimento, riferisce il Viminale, è stato ritenuto necessario dopo le verifiche condotte dal Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere, riunitosi in mattinata. Permangono infatti elevati profili di rischio per la sicurezza interna, oltre a un possibile pericolo legato a eventuali infiltrazioni terroristiche.

Fabri Fibra e Neffa annunciano l’album Zarathustra Style

Milano, 15 set. (askanews) – Fabri Fibra e Neffa annunciano l’uscita di Zarathustra Style, l’album in uscita il 9 ottobre in CD, Doppio vinile e su tutte le piattaforme digitali e già disponibile in pre-order (Numero Uno / Sony Music Italy).

Il disco rappresenta c che dopo anni di rispetto reciproco e di collaborazioni estemporanee scrivono e registrano un album di 23 tracce inedite assieme. La motivazione e l’obiettivo non sono altro che quelli di stare in studio assieme e affilare le proprie armi per ridefinire ancora una volta, nel 2026, il significato di rap italiano.

Neffa e Fibra, infatti, sono innegabilmente due protagonisti della storia del rap del nostro paese, artisti che hanno contribuito in modo decisivo a definirne e trasformarne il linguaggio ma proprio la loro storia dimostra, senza temere di essere smentiti, che non hanno più niente da dimostrare, solo ancora tanto da dire.

Questa la tracklist: 01-Zarathustra Style, 02-Trip, 03-Jay-Z, 04-Alienazione, 05-All Night, 06-Fonoteca #1, 07-Stupefatti, 08-Promesse di Agosto, 09-Impero, 10-Le Date, 11-Fatti Avanti, 12-Fonoteca #2, 13-Calmi, 14-Demoni, 15-Paradiso, 16-Vertigini, 17-Strada Buia, 18-Fonoteca #3, 19-Carta Pazza, 20-Money, 21-Paura, 22-Alfa Omega, 23-Vampiri, 24- Non c’è bisogno (bonus track contenuta nell’edizione in doppio vinile)

Zarathustra Style chiude un cerchio che ha preso il via nel 2002 quando Neffa produsse per Fibra un album di beat destinato a diventare Turbe giovanili. Ora come allora, infatti, le strumentali che ospitano strofe e ritornelli di entrambi sono prodotte da Neffa. Dopo quella prima fortunata collaborazione, il rapporto tra i due artisti ritorna a prendere forma negli anni in brani come (solo per citarne alcuni) Panico (2013), Sulla Giostra (2022), FoglieMorte (2024) e Hype (2025), brano contenuto in Canerandagio pt. 1. Proprio da quelle sessioni di studio è nato Zarathustra Style, di cui il pubblico ha ascoltato un assaggio di JAY Z durante il live Party Like a Deejay.

Tfr, Meloni: da Pd falsità, clausola di salvaguardia non sparisce

Roma, 15 set. (askanews) – “Leggo alcuni post di esponenti di primo piano del Partito democratico e non so sinceramente cosa sia più grave: se, quando li hanno scritti, fossero consapevoli di raccontare una cosa falsa oppure se non lo fossero. Ci raccontano che dal 2027 il Governo avrebbe fatto sparire la clausola di salvaguardia sul TFR, con una ‘stangata silenziosa’ ai danni dei lavoratori. E per dimostrarlo citano trionfalmente l’abrogazione prevista dall’articolo 376 del D.Lgs. 117/2026. C’è solo un piccolo problema. Quello che stanno citando è un Testo unico. E nello stesso identico decreto, prima di arrivare all’articolo 376, sarebbe bastato fermarsi all’articolo 21. Al comma 11 la clausola di salvaguardia sul TFR è lì, nero su bianco. E, nel caso non fosse abbastanza chiaro, lo stesso articolo la richiama espressamente”. Lo scrive sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che non fa esplicitamente nomi ma sembra riferirsi a un post di qualche giorno fa della ex deputata Alessia Morani.

“Quindi – chiede la premier – cosa succede davvero? Una cosa molto semplice. Il Testo unico riordina la disciplina, riproduce la clausola di salvaguardia nella nuova normativa e abroga la vecchia disposizione che sostituisce. Loro, invece, prendono l’abrogazione della vecchia norma e la presentano come l’abolizione della tutela. È campagna elettorale? Non sanno come funziona un Testo unico? Temo sia molto peggio: che non abbiano nemmeno letto il provvedimento che stanno commentando. Perché sarebbe stato difficile arrivare all’articolo 376 senza accorgersi che l’articolo 21 smentisce tutta la storia. E questi signori, sono politici ed esponenti delle istituzioni del Pd”, conclude.

Nasce in Lombardia il gruppo FnV, Vannacci: noi il cambiamento, basta europeismo

Roma, 15 set. (askanews) -“Più cresciamo e più ci attaccano”, ma gli articoli che “ci descrivono come filorussi” in realtà “ci danno slancio” e “non ci svieranno”, perchè “siamo convinti che tanti italiani si aspettino da noi questo atteggiamento e soprattutto siamo convinti che molti cittadini vedano con grande piacere uno spiraglio di cambiamento” nel panorama politico. È la convinzione di Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, che – da Strasburgo dove è in corso la plenaria dell’Europarlamento – si collega con il Pirellone per la presentazione del gruppo consiliare del suo partito. E proprio l’Europa è il bersaglio principale, il tema su cui marca le differenze col centrodestra: “Le politiche che sono state implementate negli ultimi anni sembrano quasi fare riferimento ad un’unica corrente principale che è quella dell’agenda Draghi, dell’europeismo, della svendita di quelle che sono le nostre eccellenze alle multinazionali o alle organizzazioni transnazionali”. E invece “noi ci teniamo alla nostra identità, ai legami che ci tengono uniti per la nostra storia, le nostre tradizioni, le nostre radici e porteremo avanti questi principi con ferrea determinazione”.

Con l’ingresso dell’ex leghista Riccardo Vitari Futuro Nazionale riesce dunque a costituire il suo primo gruppo consiliare in una Regione: “Ancora una volta la Lombardia anticipa tutti gli altri”, sottolinea Vannacci, insieme al capogruppo in Regione Luca Ferrazzi: “La costituzione del gruppo è motivo di grande soddisfazione, fino a poco tempo fa si diceva che Futuro Nazionale non avrebbe attecchito in Lombardia”.

Anche in Regione “l’interlocutore naturale è il centrodestra ma per dare un sostegno organico alcuni punti programmatici devono cambiare”. Dunque al momento “siamo all’opposizione, non pregiudiziale, ma non si intravedono quelle modifiche programmatiche che ci constentirebbero di aderire a pieno titolo alla maggioranza”, dice Ferrazzi. Ma ovviamente uno scenario di questo tipo è difficile da ipotizzare senza un accordo nazionale: “Nei Comuni sopra i 15mila abitanti la volontà è correre da soli al primo turno poi capire al secondo turno. Su altre realtà più piccole avremo la possibilità di spenderci magari senza il simbolo. Da parte nostra c’è la assoluta volontà a continuare un dialogo, troppo spesso troviamo più facile dialogare sui territori. Credo che alla fine sono elettori e territori a condizionare le scelte dei partiti, mi auguro che si possa arrivare a una sintesi. Non siamo alla caccia di un assessorato, ma vogliamo provare a modificare il progetto politico” del centrodestra. Perchè “veniamo definiti ‘traditori’, lo ha detto anche Donzelli, ma la questione va ribaltata: se delle persone vengono elette con un programma e questo programma non viene rispettato, i traditori sono loro…”.

Ritrovati brani inediti di Ornella Vanoni, Toquinho e Vinícius

Milano, 15 set. (askanews) – Compie 50 anni l’album “La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria”, nato dalla collaborazione tra Ornella Vanoni, Toquinho e Vinícius De Moraes, guidati dal genio creativo del produttore Sergio Bardotti. Da oggi, martedì 15 settembre, in prossimità di quello che sarebbe stato il 92esimo compleanno di Ornella Vanoni (22 settembre), è disponibile il pre-order di una nuova edizione dello storico album curata da Nar International e in uscita il 13 novembre.

Questo progetto porta alla luce nuove tracce mai pubblicate e inediti scambi di battute tra gli artisti che restituiscono tutta la complicità, l’affetto e il clima creativo vissuto in studio a Roma, esaltando gli elementi chiave che hanno decretato il successo del disco.

Nelle conversazioni audio Ornella appare vicina, spontanea. Nei brani sensuale, a proprio agio.

Il disco originale, rimasterizzato a partire dai nastri originali per offrire una qualità audio superiore, e il disco con le tracce inedite recuperate da quei giorni trascorsi in studio di registrazione, saranno disponibili in edizione a tiratura limitata in versione doppio LP, doppio CD e in digitale. La versione LP e la versione CD saranno accompagnate da un book con note di copertina e commento agli inediti a cura di Giulia Cavaliere, testi dei brani e foto inedite dell’epoca, più uno sticker celebrativo del 50° anniversario. Ogni formato conterrà un poster esclusivo da collezione: due grafiche diverse che interpretano “La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria”. Il progetto grafico per l’edizione del 50° anniversario è curato da Ciao Discoteca Italiana. L’iconica cover originale verrà mantenuta con una leggera variazione cromatica, mentre gli elementi decorativi che contraddistingueranno l’edizione celebrativa saranno stampati su una speciale o-card che si sovrapporrà alla copertina.

Calcio, a Monaco e Barcellona finali Champions 2028 e 2029

Roma, 15 set. (askanews) – Monaco di Baviera e Barcellona sono state scelte per ospitare le finali di UEFA Champions League del 2028 e 2029. Nel 2027 si svolgerà all’Estadio Metropolitano di Madrid. La Munich Football Arena ha ospitato la finale di Champions League nel 2012 e nel 2025, oltre a sei partite di UEFA EURO 2024 e alla finale della UEFA Nations League del 2025. Il Camp Nou ha già ospitato due finali di Coppa dei Campioni/Champions League, nel 1989 e nel 1999.

Scelte le sedi delle altre finali UEFA 2027 Supercoppa: Johan Cruyff ArenA, Amsterdam 2027 fase finale Futsal Champions League: Biel/Bienne Arena, Svizzera 2028 Europa League: National Arena, Bucarest 2028 Conference League: Juventus Stadium, Torino 2028 Women’s Champions League: Parc Olympic Lyonnais, Lione-Décines 2028 Supercoppa: Astana Arena, Astana 2029 Europa League: National Stadium Serbia, Belgrado 2029 Conference League: Puskás Aréna, Budapest 2029 Women’s Champions League: National Stadium of Wales, Cardiff

Atletica, Mondiali, Meis: "Accogliamo decisione con rispetto"

Roma, 15 set. (askanews) – World Athletics ha assegnato le prossime due edizioni dei Campionati Mondiali: Nairobi (Kenya) nel 2029, Monaco di Baviera (Germania) nel 2031. Prima volta per l’Africa. Le altre candidate erano Roma e Londra. La decisione è stata presa nel corso della 242esima riunione del Consiglio di World Athletics che si è tenuta a Budapest.

“Accogliamo la decisione di World Athletics con rispetto, consapevoli di aver presentato una candidatura di altissimo livello, costruita con professionalità, competenza e passione – commenta il presidente della FIDAL Stefano Mei – Il progetto Roma era solido, credibile e all’altezza dei più importanti standard internazionali. Abbiamo fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità e sono orgoglioso del lavoro svolto da tutte le persone che hanno contribuito alla candidatura”.

“Desidero innanzitutto ringraziare il Governo italiano e tutte le Istituzioni per il sostegno pieno e convinto che hanno assicurato alla nostra candidatura – prosegue il presidente Mei – È stato un elemento fondamentale e ha dimostrato quanto il nostro Paese creda nell’atletica e nella capacità dell’Italia di organizzare grandi eventi internazionali”.

“Naturalmente avremmo desiderato un esito diverso. Ma eravamo consapevoli, dall’inizio, che la competizione sarebbe stata estremamente difficile: tutte le candidature erano di primissimo livello e ciascuna presentava caratteristiche e motivazioni molto forti. In un contesto di questo tipo, non ottenere l’assegnazione era una delle possibilità che abbiamo ovviamente considerato. Riteniamo che quella di Roma sarebbe stata la scelta migliore, per capacità organizzative, per il contesto e soprattutto per gli atleti”.

“Siamo certi che Nairobi dimostrerà di essere all’altezza della manifestazione garantendo gli standard che noi avremmo offerto – conclude Mei -. Dopo gli straordinari successi della nostra atletica nelle ultime sei stagioni internazionali, il rammarico è soprattutto per questa favolosa generazione di ragazze e ragazze che avrebbe meritato di concludere la propria carriera nel contesto di un Mondiale nel proprio paese”.

Coe: “Quattro candidature eccellenti” – “Abbiamo avuto la fortuna di ricevere quattro candidature eccellenti per le edizioni del 2029 e del 2031 – ha dichiarato il presidente di World Athletics Sebastian Coe -. Per il Consiglio non è stata una decisione facile. La qualità, l’ambizione e l’impegno dimostrato dalle quattro candidate sottolineano la forza e l’appeal globale dei Campionati Mondiali. Con questa scelta proseguiamo nella nostra missione di promuovere la crescita dell’atletica in tutto il mondo, portando i Mondiali in Asia (a Pechino nel 2027, ndr), Africa ed Europa nelle prossime tre edizioni”.

Atletica, Roma bocciata: Mondiali 2029 e 2031 a Nairobi e Monaco

Roma, 15 set. (askanews) – Niente Mondiali di atletica a Roma. World Athletics ha assegnato l’edizione del 2029 a Nairobi, in Kenya, e quella del 2031 a Monaco di Baviera. L’Africa ospiterà così per la prima volta nella storia la rassegna iridata, mentre nel 2027, come già stabilito, toccherà a Pechino.

Niente da fare dunque per la candidatura italiana, così come per quella di Londra. “Hanno presentato candidature eccellenti, che ci hanno costretto a scelte difficili”, ha spiegato il presidente di World Athletics Sebastian Coe.

Per Roma si tratta di una pesante bocciatura. Non è bastata la garanzia governativa di circa 100 milioni di euro a convincere il panel di valutazione, composto da sette membri e presieduto dal finlandese Antti Pihlakoski. La raccomandazione è stata poi votata dal Consiglio di World Athletics, composto da 26 membri, esclusi l’italiana Anna Riccardi e il keniano Jackson Tuwai.

La scelta di Nairobi risponde alla volontà di portare l’atletica in un’area dove lo sport può ancora crescere. “Abbiamo oltre 200 federazioni affiliate e una responsabilità: andare in aree dove il nostro sport può ancora crescere. Il Kenya ha grande tradizione e tanta passione”, ha sottolineato Coe. Restano però dubbi legati alle infrastrutture e alla sicurezza: lo stadio Kasarani, che ospiterà le gare, è in ristrutturazione e si trova a circa 1.800 metri di altitudine.

Monaco rappresenta invece una scelta più consolidata, dopo aver ospitato i Giochi olimpici del 1972 e gli Europei del 2022.

Per Roma, che nel 1987 fu sede della seconda edizione dei Mondiali, la decisione arriva dopo una candidatura già ritirata nel febbraio 2024 per l’edizione 2027, allora per il mancato appoggio del Governo. Sulla bocciatura potrebbero aver pesato anche i vuoti sugli spalti dell’Olimpico durante gli Europei del 2024. Riprovarci in futuro non sarà semplice.

“La scelta di World Athletics mi dispiace, ma cercheremo di organizzare altri eventi che valorizzino lo stadio Olimpico e l’atletica”, ha commentato il presidente del Coni Luciano Buonfiglio.

GAM Milano: One Palm Closer to the Sky di Shilpa Gupta

Milano, 15 set. (askanews) – La Fondazione Furla e la Galleria d’Arte Moderna di Milano presentano la mostra personale di Shilpa Gupta One Palm Closer to the Sky. La curatrice della mostra Bruna Roccasalva l’ha presentata ad askanews: “One Palm Closer to the Sky è una mostra personale di Shilpa Gupta; fa parte del programma Furla Series promosso da Fondazione Furla realizzato in collaborazione con importanti musei italiani. È l’ottava edizione e la sesta mostra che realizziamo in collaborazione con la Galleria d’Arte Moderna di Milano. La mostra prende avvio dal cortile della GAM, con un intervento site- specific, per svilupparsi poi nelle cinque sale del piano terra. Shilpa Gupta è un’artista indiana la cui ricerca si concentra da sempre su temi di grande attualità attraverso una pratica molto libera che spazia dal video all’installazione, dalla performance alla scultura: l’aspetto partecipativo dell’opera, cioè il fatto di coinvolgere molto spesso il visitatore ad interagire con l’opera stessa, l’interesse per il linguaggio e per il testo, il desiderio di creare un’osmosi continua tra l’arte e la vita anche attraverso degli interventi che escono dallo spazio istituzionale per inserirsi nella sfera pubblica. C’è una cosa che caratterizza in modo particolare il suo approccio, ovvero la capacità di coniugare questo rigore concettuale con l’accessibilità, utilizzare un vocabolario molto comprensibile senza mai semplificare la complessità dei temi che affronta. Ecco io credo che questo sia una delle caratteristiche che lo rendono così forte e così rilevante oggi,. È anche una delle ragioni per cui l’ho scelta. Il nostro programma porta l’arte contemporanea all’interno di un contesto che non è quello tipico del pubblico dell’arte contemporanea. Il nostro ruolo è anche quello di accompagnarli e avvicinarli all’arte contemporanea e scegliere un artista come Shilpa, che è veramente capace di parlare a chiunque, per noi era fondamentale. La mostra nasce all’interno di una riflessione molto più ampia che l’artista porta avanti da tempo sul rapporto tra l’individuo e i sistemi di controllo che plasmano la sua percezione del mondo e di se stesso. E all’interno di questa indagine si concentra in particolare su quel senso di speranza che continua a resistere nonostante oggi sembri vacillare di fronte all’affermarsi di derive autoritarie su scala globale”.

Attraverso un percorso espositivo che inizia nel cortile del museo con l’opera site-specific HOPE (2026), e si sviluppa nelle cinque sale del piano terra con una varietà di interventi che spaziano dall’insegna luminosa Truth (2026), all’iconico display a lettere rotanti SoundOnMySkin (2024/2025), dall’installazione sonora When the Stone Sang to the Glass (Bella Ciao) (2025/2026) a quella partecipativa Breathe (2024/2026), la mostra offre una panoramica sulla pratica dell’artista. One Palm Closer to the Sky di Shilpa Gupta si inserisce nella partnership pluriennale tra Fondazione Furla e GAM – Galleria d’Arte Moderna di Milano, che dal 2021 presenta con cadenza annuale un progetto espositivo inedito, volto a mettere in dialogo l’arte contemporanea con gli spazi storici e la collezione permanente del museo. Furla Series è il progetto che a partire dal 2017 vede Fondazione Furla impegnata nella realizzazione di mostre in collaborazione con importanti istituzioni d’arte italiane, con un programma tutto al femminile pensato per celebrare e promuovere il contributo delle artiste nella cultura contemporanea.

Rai, Conti: a "Tale e quale show" partenza con Fabio Fazio in giura

Roma, 15 set. (askanews) – Al via dal 23 settembre in prima serata su Rai1 la nuova edizione di “Tale e quale show”. Alla guida sempre Carlo Conti, che ha presentato oggi le novità di questa 16esima edizione: il nuovo giorno di programmazione, il mercoledì al posto del venerdì, e la giuria, composta quest’anno da Alessandro Siani, Cristiano Malgioglio ed Elettra Lamborghini; ci sarà di nuovo un quarto giudice a rotazione: “Nella prima puntata ho invitato Fabio Fazio che poi inizierà ad andare in onda il mercoledì sera con il suo salotto” ha detto il conduttore, “per dimostrare che non c’è rivalità tra noi due”.

Nel cast, già annunciato da tempo, i 12 concorrenti pronti a mettersi in gioco in esibizioni e imitazioni di cantanti e idoli musicali. Paola Perego, Maddalena Corvaglia, Roberta Morise, Selma, Anna Pettinelli, Jasmine Carrisi, Andrea Perroni, Stefano Meloccaro, Max Paiella e Vladimir Randazzo. E tornano i duetti di Flavio Insinna e Gabriele Cirilli, coppia molto apprezzata dell’ultima edizione.

“Credo sia uno dei cast più belli delle ultime edizioni – ha sottolineato Conti – ogni anno è più difficile – non puoi partire proprio da zero, devi avere un minimo di preparazione ma soprattutto i concorrenti devono avere la voglia di divertirsi tanto, solo così si riesce a trasferire il divertimento al pubblico, l’obiettivo è mettere la famiglia davanti alla tv, anche se forse quest’anno si perde il pubblico un po’ più piccolo, avendo spostato il giorno dal venerdì, che poi non avevano scuola”.

E proprio sul cambio del giorno di messa in onda ha aggiunto: “Nessun rammarico, sappiamo di occupare una serata difficile ma ce la metteremo tutta, c’è sempre di più un frazionamento che non permette numeri clamorosi ma c’è RaiPlay per rivedere le esibizioni, i social, io sono a disposizione dell’azienda nei limiti del possibile”.

E sul cambio di palinsesto, Williams Di Liberatore, direttore Intrattenimento Prime Time della Rai, ha spiegato: “Quest’anno abbiamo cercato di offrire più intrattenimento su Rai1 il mercoledì quindi ringrazio Carlo che ha avallato questa scelta, che ha delle logiche editoriali, gli ascolti e l’offerta ricca per il pubblico, e delle logiche commerciali”. Mentre sul ritorno di Fazio in Rai nella prima puntata: “Lo accogliamo, è un professionista, si sposa con il mood editoriale del programma, è un piacere ospitarlo”. Amadeus? “Porte sempre aperte” ha aggiunto.

Teatro, "A domanda rispondo": 70 anni d’Italia attraverso i quiz

Milano, 15 set. (askanews) – Settant’anni di storia italiana raccontati attraverso i quiz televisivi, con il pubblico chiamato a entrare nel gioco. Debutta venerdì 25 settembre alle 21 al Teatro Remondini di Bassano del Grappa “A domanda rispondo. Uno spettacolo interattivo su quiz, domande e domandieri”, prodotto da Fondazione Aida ETS ICC e tratto dall’omonimo libro di Armando Vertorano, pubblicato da Nottetempo nel 2025. Alla prima sarà presente anche l’autore.

Autore televisivo da quasi vent’anni dietro le quinte dei principali game show italiani, Vertorano porta in scena il mestiere del “domandiere”: chi parte da fatti e curiosità per costruire domande capaci di informare e intrattenere. “Mentre tutti cercano risposte, noi cerchiamo le domande. Per noi la risposta non è il punto di arrivo, ma il punto di partenza”, spiega.

Con la regia di Andrea de Manincor e l’interpretazione di Stefano Colli, lo spettacolo ripercorre la storia dei quiz da “Lascia o raddoppia?” e “Rischiatutto” fino ai programmi contemporanei. Parole, proiezioni, improvvisazione e gioco coinvolgono direttamente gli spettatori, trasformando il teatro in un game show.

Sul palco entra anche Enza, un’intelligenza artificiale in voce fuori campo che dialoga con il protagonista sul futuro del lavoro creativo. “Da quando è arrivata l’intelligenza artificiale mi chiedono spesso se il nostro lavoro sia a rischio. Allora ho pensato: parliamone”, racconta Vertorano.

Dopo il debutto, la tournée proseguirà il 27 settembre al Teatro Dehon di Bologna, il 2 ottobre al Teatro San Zenone di Minerbe, il 21 novembre a Borgo Mantovano e il 5 dicembre al Dim Teatro Comunale di Castelnuovo del Garda.

Ucraina, Salvini a russa Tass: governo non schierato ma equilibrato

Roma, 15 set. (askanews) – “L’obiettivo mio e di tutti, quasi tutti, è portare a tacere le armi e quindi riportare la diplomazia a svolgere il suo ruolo e fare finire gli attacchi, i bombardamenti, i morti e la sofferenza”. Lo ha detto il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini in una breve intervista video all’agenzia di stampa russa Tass.

“Poi da giornalista parlo con i giornalisti di tutto il mondo, con chiunque, non siamo in guerra contro nessuno, l’atteggiamento del governo italiano in questi anni è stato il più equilibrato possibile, a differenza di altri più schierati, anche le parole hanno il loro peso – ha aggiunto -. Conto che questo maledetto conflitto finisca il prima possibile e non si porti dietro delle code, che coinvolgono cittadini che non hanno niente a che fare con la guerra, quando ce la si prende con gli attori, gli sportivi, i cantanti, i ballerini vuol dire che si è perso un po’ il senso della misura”.

Quanto al suo ruolo di ministro delle Infrastrutture, ha aggiunto, “le opposizioni mi hanno criticato come ministro anche perchè il vulcano Etna erutta e quindi l’aeroporto ferma i voli… Io cerco di essere piccolo costruttore di pace, al ministero costruisco ponti per cui ricostruire ponti di dialogo tra due paesi in conflitto per me è fondamentale”, ha concluso.

Le novità della legge elettorale "Bignami"

Roma, 15 set. (askanews) – Sistema “misto”, cioè proporzionale con premio di maggioranza, obbligo di indicazione del premier, capilista bloccati e preferenze scelte con le crocette in un elenco di candidati. Ecco le novità previste dalla legge elettorale Bignami – dal nome del primo firmatario del testo, il capogruppo Fdi a Montecitorio – che oggi ha ottenuto il via libera con modifiche in seconda lettura al Senato e torna all’esame della Camera dove è attesa in aula il 28 settembre per la discussione generale.

PREMIO DI MAGGIORANZA. E’ fisso, cioè consiste in un numero predeterminato di seggi – 70 alla Camera e 35 al Senato – assegnato, in entrambe le Camere, alla lista o coalizione di liste vincitrice che abbia ottenuto almeno il 42 per cento dei voti in ciascuna della due Camere. In assenza di tali presupposti – anche solo in una Camera – il premio non viene assegnato in nessuna delle due Camere e anche i seggi del premio vengono ripartiti in maniera proporzionale.

TETTO AI SEGGI. I seggi del premio di maggioranza si sommano a quelli che il vincitore ha ottenuto con la parte proporzionale ma la legge stabilisce un tetto massimo: alla Camera 220 seggi, al Senato 113. Nel caso di superamento del tetto, i seggi eccedenti sono sottratti alla lista assegnataria del premio nella parte proporzionale. Dal tetto massimo sono esclusi i seggi degli eletti all’estero (8 deputati e 4 senatori).

CAPILISTA BLOCCATI E TRE PREFERENZE. Nel corso dell’esame al Senato è stata modificata la modalità di elezione dei candidati nei collegi plurinominali. Le liste non saranno più bloccate ma composte da un capolista bloccato e da un elenco di sei candidati tra i quali gli elettori potranno scegliere con le crocette fino a tre preferenze. Per l’attribuzione del premio invece i partiti dovranno presentare liste a livello circoscrizionale, che in caso di coalizione di liste saranno le stesse per tutta la coalizione. La composizione del cosiddetto “listone”, che entra in blocco in caso di vittoria del premio di maggioranza, è demandata ad accordi interni alle coalizioni.

NESSUNA ALTERNANZA DI GENERE. Abolita l’alternanza di genere per i capilista prevista invece dalla legge elettorale attuale, il Rosatellum. È prevista solo un’alternanza formale: i candidati, compreso il capolista, sono collocati secondo un ordine alternato di genere. Ma, non essendo le liste bloccate, si tratta di un ritocco che non garantisce quote di genere perchè l’elezione avviene comunque in ordine di preferenze ottenute. Stessa natura formale anche per l’altra disposizione che prevede che nel complesso delle candidature presentate da ogni lista, nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60 per cento.

SBARRAMENTO. Lo sbarramento resta al 10% per le coalizioni di liste e al 3% per le liste singole o coalizzate, salvo il ripescaggio, per ogni coalizione di liste, della prima lista coalizzata rimasta al di sotto di tale soglia.

INDICAZIONE DEL PREMIER. Le forze politiche devono indicare nel programma elettorale il nome e il cognome della persona proposta per l’incarico di presidente del Consiglio. In caso di coalizione, la persona proposta è la stessa per tutte le forze politiche coalizzate. Il nome e il cognome del premier però non compaiono sulla scheda elettorale. La mancata indicazione del nominativo produce, come già previsto per la mancata presentazione del programma, l’inammissibilità delle liste.

STRETTA SULLA RACCOLTA FIRME. Nel corso dell’esame al Senato è stata abolita la cosiddetta norma anti-frammentazione che prevedeva non concorressero alla determinazione della cifra elettorale nazionale di coalizione i voti espressi a favore delle liste collegate che non avessero superato lo sbarramento del 3% e che non fossero la lista del miglior perdente. Ai fini dell’assegnazione del premio di maggioranza quindi, verranno conteggiati anche i voti delle liste che ottengono lo zero virgola. Con lo stesso emendamento però è stato stabilito che i partiti non presenti in Parlamento che intendono correre alle prossime elezioni politiche dovranno raccogliere almeno 6mila firme in ogni collegio per presentare le liste, ovvero circa 450mila. Rimane nel testo la norma transitoria che prevede l’esenzione dalla raccolta firme per i partiti costituiti in gruppo parlamentare in almeno una delle due camere al 31 dicembre 2025, ad esempio Azione, Avs e Noi Moderati. Una norma che deroga alla legge vigente che invece esonera solo chi ha gruppi in entrambe le Camere da inizio legislatura. Per chi invece ha un gruppo o una componente in almeno una delle due camere al momento della convocazione dei comizi – ad esempio Più Europa o Futuro Nazionale con Vannacci – resta l’obbligo di raccogliere almeno 1.500 firme per collegio.

CANDIDATURE. Il candidato nelle liste circoscrizionali presentate per l’attribuzione del premio di governabilità deve candidarsi nella posizione di capolista in almeno uno dei collegi plurinominali. Possibili le pluricandidature con il limite massimo di cinque candidature di collegio.

CIRCOSCRIZIONI ESTERO. Sono ridotte da quattro a due le ripartizioni geografiche per l’elezione della Camera dei deputati (Europa e Americhe-Asia-Oceania-Antartide) e da quattro a una al Senato denominata circoscrizione Estero.

PIU’ FACILE LA RACCOLTA FIRME PER CANDIDARSI ALL’ESTERO. Nonostante l’ampiezza delle circoscrizioni, frutto dell’accorpamento da quattro a due alla Camera e da 2 a uno al Senato, rimane immutato il numero di almeno 500 firme previste dalla legge Tremaglia per ciascuna delle ripartizioni in cui è suddivisa la circoscrizione Estero. Nessuna sottoscrizione è richiesta per i partiti costituiti in gruppo parlamentare, anche in una sola delle due Camere, nella legislatura in corso al momento della convocazione dei comizi elettorali e per i partiti e gruppi politici che nell’ultima elezione hanno presentato candidature con proprio contrassegno e hanno ottenuto almeno un seggio in una delle due Camere.

VOTO AI FUORI SEDE. Viene istituito presso l’ufficio elettorale di ciascun comune, l’elenco degli elettori fuori sede ammessi a votare nel comune di temporaneo domicilio per le elezioni della Camera e del Senato, per il Parlamento europeo e per i referendum. Entro il 31 dicembre di ciascun anno gli elettori che per motivi di studio e di lavoro sono temporaneamente domiciliati in un comune situato in una regione diversa da quella in cui si trova il comune di iscrizione elettorale, possono chiedere l’iscrizione nell’elenco per votare per le elezioni previste nell’anno successivo nel comune di temporaneo domicilio se la durata della permanenza prevista in quest’ultimo è di almeno 9 mesi. Gli elettori che hanno maturato i 9 mesi dopo la data del 31 dicembre, entro trenta giorni dalla data in cui i requisiti di fuori sede vengono soddisfatti e comunque non oltre il quarantacinquesimo giorno precedente alla data delle elezioni, possono chiedere di essere iscritti nell’elenco dei fuorisede dove sono domiciliati. Disciplina a parte per gli elettori che sono lontani dal comune di residenza per motivi di salute. Se ricevono assistenza sanitaria, terapia o trattamento medico in una regione diversa da quella di residenza per un periodo di almeno tre mesi durante il quale ricade la data delle elezioni possono richiedere, non oltre il quarantacinquesimo giorno antecedente il voto, di essere iscritti nell’elenco dei fuorisede per votare nel comune di temporaneo domicilio. Nel corso dell’esame al Senato, la disciplina prevista per le persone malate è stata estesa anche ai caregiver familiari e ai genitori o familiari conviventi di un minore che sia in cura lontano dalla sua residenza.

Vento di passione" è il nuovo singolo di Mina

Milano, 15 set. (askanews) – Venerdì 18 settembre esce in radio e su tutte le piattaforme digitali “Vento di passione” il nuovo singolo di Mina.

Mina rilegge oggi nel 2026 una grande canzone scritta da Pino Daniele e portata al successo in duetto con Giorgia nel 2007, dando una sua personale interpretazione fatta di classe ed emozione.

Il singolo viene accompagnato da un video firmato dal regista Ferzan Özpetek e interpretato da Luca Argentero.

“Vento di passione” è il primo brano estratto da “Dilettevoli inedite eccedenze” – il terzo volume in uscita il prossimo 9 ottobre e in pre-order dal 18 settembre – della collana voluta da Mina per ospitare le perle da lei conservate in un cassetto.

Questo “Dilettevoli” ha la caratteristica di essere composto da tutte canzoni cover interpretate da Mina e mai pubblicate prima.

Un disco di cover di Mina, non è un semplice elenco di successi da rivisitare, ma il frutto di una attenta ricerca musicale che porta alla luce canzoni a volte sconosciute ma bellissime che solo Mina ha saputo scovare.

Le “Dilettevoli eccedenze” diventano anche fotografiche. Mina e Mauro Balletti hanno cercato negli archivi e selezionano dodici immagini inedite che arricchiscono il libretto facendo diventare questo progetto musicale un vero album da collezione.

Il 5% delle famiglie italiane ha il 50,2% della ricchezza

Roma, 15 set. (askanews) – Sale al 60,6% la quota di ricchezza netta detenuta dal 10% più ricco delle famiglie italiane, dal 52% del 2010. Ancora più marcata la concentrazione al vertice, con il 5% più ricco salito dal 39,9% al 50,2% in quindici anni. Lo rende noto la Fondazione Fiba di First Cisl nell’Osservatorio sulla ricchezza delle famiglie presentato oggi a Roma.

Secondo i dati Bce elaborati dalla Fondazione, al 31 dicembre 2025 il decimo decile (il più ricco) detiene 6.866,5 miliardi di euro su una ricchezza netta totale di 11.333,1 miliardi, pari al 60,6%; il nono decile ne ha 1.489,4 miliardi (13,1%), l’ottavo 960,3 miliardi (8,5%), il settimo 680,6 miliardi (6,0%), il sesto 514,5 miliardi (4,5%), mentre la metà meno abbiente delle famiglie possiede complessivamente 821,7 miliardi, pari al 7,3%.

Sbilanciata anche la distribuzione dei debiti, i cinque decili più poveri devono far fronte al 37,9% dell’indebitamento complessivo delle famiglie, e per il decile più povero il rapporto tra passività e ricchezza lorda è al 95,6%, comunque più contenuto rispetto alla maggioranza dei Paesi dell’area euro, dove per lo stesso decile la ricchezza risulta negativa.

La concentrazione è ancora più marcata nelle attività finanziarie legate agli investimenti. Il 10% più abbiente detiene il 93,3% delle azioni quotate, l’82,5% delle quote di fondi comuni, il 76,9% delle assicurazioni ramo vita e il 98,3% delle azioni non quotate e delle altre partecipazioni, oltre al 43,4% dei depositi e al 76,7% dei titoli di debito.

Ranucci presenta ricorso in Tribunale: rimozione illegittima

Milano, 15 set. (askanews) – E’ stato depositato oggi al Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, il ricorso d’urgenza presentato dalla difesa di Sigfrido Ranucci contro il provvedimento della Rai che il 28 agosto scorso aveva disposto la rimozione del giornalista. I legali chiedono la revoca del provvedimento e l’immediata reintegrazione del giornalista nelle funzioni di autore e conduttore di Report.

La richiesta è stata presentata in via cautelare, anche alla luce di due scadenze imminenti: il 27 settembre, termine entro il quale Ranucci dovrebbe scegliere una delle tre posizioni professionali proposte dalla Rai, e l’8 novembre, data prevista per l’avvio della nuova stagione di Report.

La difesa, composta dai giuslavoristi Franco Focareta, Franco Scarpelli e Stefano Rossi, coordinati da Roberto De Vita nell’ambito del team di legali dello studio Devitalaw, contesta le motivazioni indicate dalla Rai per la rimozione. Secondo il ricorso, espressioni come “obiettiva situazione di incompatibilità”, “continue pressioni” e “percezioni di opacità, commistione e interferenze” non sarebbero state accompagnate dall’indicazione di fatti concreti riferibili a Ranucci né da documentazione a loro sostegno.

“Non si chiede al Giudice di entrare nelle scelte editoriali della Rai. Si chiede di verificare se sia legittimo rimuovere l’autore e conduttore del principale programma d’inchiesta del servizio pubblico sulla base di formule generiche, senza indicare un solo fatto concreto a suo carico, dopo settimane di pubbliche pressioni politiche dirette esattamente a ottenere quella rimozione”, spiega l’avvocato Roberto De Vita.

Al Campidoglio tributo internazionale a Emma Bonino, oggi funerali

Roma, 15 set. (askanews) – E’ proseguito in tutta la giornata di lunedì l’omaggio ad Emma Bonino nella camera ardente allestita nella sala della Protomoteca del Campidoglio. Politici, rappresentanti delle istituzioni, amici e cittadini hanno voluto salutarla, in questi due giorni. Saluto che proseguirà oggi con i funerali di Stato in forma laica cui parteciperanno il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni.

Per tutta la serata si è svolta la veglia civile nella piazza, dove campeggia, su sfondo rosso, un ritratto della storica leader sindacale scomparsa venerdì a 78 anni. Ad aprire la veglia il segretario di +Europa Riccardo Magi, seguito dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri e da un video con le parole più significativedi Emma Bonino. Alla veglia anche Elly Schlein, Angelo Bonelli, Benedetto della Vedova, Enzo Marai, I radicali che hanno condiviso con lei tante battaglie a cominciare da Carla Taibi. E poi Matteo Hallissey, Rita Bernardini, Antonella Soldo, Franco Corleone, Valeria Manieri, Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti, Cécile Kyenge, Luigi Manconi, Roberto Saviano, Filippo Blengino, Kasia Smutniak.

A tributarle un saluto nella camera ardente, davanti alla bara avvolta dalla bandiera dell’Europa, tra gli altri, i ministri della Difesa Guido Crosetto e degli Esteri Antonio Tajani, l’ex presidente del Consiglio, senatore a vita, Mario Monti, Luciano Violante, Anna Finochiaro, Luigi Zanda.

L’Ambasciatore di Spagna in Italia, Miguel Fernandez-Palacios, ha consegnato ai familiari di Emma Bonino una lettera dei reali di Spagna. E poi il presidente M5S Giuseppe Conte, Enrico Letta, Massimo D’Alema, una delegazione di Iv con Maria Elena Boschi e Raffaella Paita che era stata preceduta dal compagno di partito Roberto Giachetti. Matteo Richetti di Azione, i dem Filippo Sensi e Cecilia D’Elia, Bobo Craxi, il leader di Noi moderati Maurizio Lupi. Marco Cappato e Filomena Gallo con una delegazione dell’associazione Luca Coscioni.

La Corte suprema Usa ha bloccato la stretta di Trump sul voto per posta

Roma, 15 set. (askanews) – La Corte suprema degli Stati uniti ha bloccato l’amministrazione Trump dal procedere con nuove e inedite restrizioni sul voto per corrispondenza, in una battaglia legale che si avvicina rapidamente alle elezioni del 3 novembre.

Il giudice distrettuale Carl J. Nichols, nominato da Donald Trump durante il suo primo mandato, ha stabilito che i ricorrenti contro il piano dell’amministrazione hanno dimostrato che questo “probabilmente eccede l’autorità conferita dal Congresso al Servizio postale”.

L’amministrazione Trump ha trasmesso ieri alla Corte suprema la decisione di Nichols mentre i giudici esaminavano un’altra sentenza sullo stesso provvedimento. In un atto depositato alla Corte, il Solicitor General D. John Sauer ha sostenuto che un’eventuale sospensione della seconda decisione avrebbe dovuto comportare anche il congelamento dell’ordinanza di Nichols.

La rapidità delle iniziative legali mette in evidenza l’urgenza con cui l’amministrazione sta cercando di rendere operativo l’ordine esecutivo in vista delle elezioni di novembre. In alcuni Stati, tra cui Wisconsin, North Carolina e Alabama, è già iniziato l’invio delle schede per il voto per posta e in alcuni casi gli elettori hanno già restituito le proprie.

L’ordine esecutivo impone agli Stati di caricare gli elenchi degli elettori su un portale in corso di realizzazione da parte del Servizio postale degli Stati uniti. Secondo una denuncia presentata da un whistleblower federale, il sistema potrebbe impedire a numerosi elettori di ricevere le schede.

Il Servizio postale avrebbe adottato una politica di “zero per cento di errori” in base alla quale un intero lotto di schede potrebbe essere respinto qualora anche un solo codice a barre controllato da un dipendente non corrispondesse alle informazioni presenti sul portale. Un singolo lotto potrebbe contenere decine di migliaia di schede.

“Il Servizio postale ha progettato un sistema per privare del diritto di voto milioni di americani”, ha affermato il senatore democratico del Connecticut Richard Blumenthal, che ha reso pubblica la denuncia del whistleblower.

Un portavoce del Servizio postale ha invece sostenuto che il sistema funzionerà correttamente. “Gli americani possono avere fiducia nel fatto che la posta elettorale sarà gestita in modo sicuro e consegnata in modo affidabile”, ha dichiarato.

I tribunali di grado inferiore hanno dato ragione a una ventina di Stati e a gruppi per la tutela del diritto di voto, stabilendo che l’amministrazione Trump non ha il potere di regolamentare la gestione delle elezioni statali.

In agosto l’amministrazione aveva presentato ricorso alla Corte suprema su basi tecniche, sostenendo che le cause erano premature perché il Servizio postale non aveva ancora definito le regole di attuazione. La Corte aveva accolto tale argomentazione e i procedimenti erano stati archiviati. Dopo l’adozione delle regole definitive, tuttavia, gli Stati e i gruppi per il diritto di voto hanno presentato nuovi ricorsi.

Cento funzionari elettorali di tutto il Paese hanno presentato alla Corte un documento sostenendo che il piano potrebbe provocare gravi disfunzioni e che ormai è troppo tardi per applicarlo alle elezioni di novembre. Una dozzina di Stati a guida repubblicana ha invece chiesto alla Corte di consentirne l’attuazione, sostenendo che le modifiche rafforzerebbero la fiducia nel voto e definendole misure di “buon senso”.

Trump sta cercando di aumentare il controllo federale sulle procedure elettorali. Questo mese l’amministrazione ha inoltre chiesto alla Corte suprema di consentire agli Stati di accedere a una banca dati per verificare la cittadinanza degli elettori, mentre il presidente sta facendo pressione sul Senato perché approvi il Save America Act, che imporrebbe di dimostrare la cittadinanza per registrarsi al voto e di presentare un documento di identità con fotografia al momento di votare.

L’onda nera si consolida in Germania

Roma, 15 set. (askanews) – Il partito di destra Alternative fur Deutschland (AfD) avrebbe raggiunto per la prima volta il 30% dei consensi in Germania, portando a dieci punti il vantaggio sul blocco Cdu/Csu del cancelliere Friedrich Merz. E’ quanto sostiene un sondaggio dell’istituto GMS citato dal quotidiano Welt. Il blocco Cdu/Csu scenderebbe invece al 20%, il livello più basso mai registrato. Al terzo posto si collocherebbero i Verdi con il 14% dei consensi.

Solo l’11% degli elettori si dichiarerebbe disposto a votare per la Spd, partner della Cdu/Csu nella coalizione di governo. Anche la Linke si attesterebbe all’11%.

Il Partito liberaldemocratico (Fdp), con il 4%, e il BSW di Sahra Wagenknecht, con il 3%, resterebbero invece al di sotto della soglia del 5% necessaria per entrare nel Parlamento tedesco. Il sondaggio è stato condotto tra il 9 e il 14 settembre su 1.009 persone e presenta un margine di errore di tre punti percentuali.

Due caccia italiani hanno neutralizzato un drone in Lituania

Roma, 15 set. (askanews) – Nella tarda serata di ieri, due caccia Eurofighter F-2000 della Task Force Air “Baltic Thunder III” dell’Aeronautica Militare sono decollati in modalità scramble nell’ambito della missione Nato di difesa aerea sul fianco orientale dell’Alleanza, in seguito alla violazione dello spazio aereo lituano da parte di un drone. Lo ha comunicato ogi il ministero della Difesa.

Gli equipaggi italiani hanno intercettato il velivolo senza pilota, neutralizzandolo nel rispetto delle procedure operative previste dall’Alleanza. Si tratta del secondo episodio, nell’arco di un mese, che vede coinvolti i nostri caccia.

“E’ anche per episodi come questo che la presenza dei nostri militari sul Fianco Est è fondamentale, a garanzia della sicurezza collettiva. Oggi, sarò lì al loro fianco per portare la vicinanza del Governo e dell’Italia e ringraziarli, a nome degli italiani, del prezioso lavoro che svolgono”, ha commentato il ministro della Difesa Guido Crosetto.

Il Ministro, dopo la visita di ieri in Bulgaria, prosegue oggi la sua missione sul Fianco Est dell’Alleanza, con tappe in Polonia, Lettonia e Lituania, dove avrà diversi incontri istituzionali e visiterà i contingenti italiani.

Guerini: il Pd sempre a sostegno di Kiev. Conte? Serve un confronto

Roma, 15 set. (askanews) – “Da tempo dico che i nodi vanno affrontati. Ricercando le mediazioni possibili, non rimuovendo le questioni. E se si deve fare un confronto serrato su alcuni punti, si faccia”. Lo afferma, in una intervista al Quotidiano nazionale, il presidente del Copasir ed esponente dell’area riformista del Pd Lorenzo Guerini commentando le affermazioni del leader M5s Giuseppe Conte sul no all’invio di armi in Ucraina.

“Sull’Ucraina – ribadisce – sposo le parole pronunciate da Elly Schlein: prosecuzione del sostegno a Kyiv, azione europea per aprire il negoziato e per giungere a una pace giusta, garanzie di sicurezza future. E una chiara distinzione, altro che insopportabili battute ascoltate recentemente tra aggredito e aggressore”.

Elio torna in concerto con "La rivalutazione della tristezza"

Milano, 15 set. (askanews) – Elio torna in concerto con “La rivalutazione della tristezza”. Accompagnato dalla sua band (con Alberto Tafuri al pianoforte e alla direzione musicale, Sophia Tomelleri al sax tenore e flauto, Giulio Molteni al basso e Martino Malacrida alla batteria), Elio dedica un intero concerto alla tristezza: un sentimento che da Catullo a Virginia Woolf, da Munch a Paperino, ha attraversato secoli di arte, letteratura e musica, e che oggi viene troppo spesso considerato una condizione invalidante da cui proteggersi.

Il progetto nasce dal desiderio di Elio di interpretare canzoni che non aveva mai avuto occasione di cantare sul palcoscenico e dal confronto con Alberto Tafuri, amico e collaboratore da oltre trent’anni. Insieme hanno costruito un percorso che vuole restituire dignità alla tristezza attraverso la bellezza delle canzoni.

«Si tratta di un esperimento scientifico in cui noi ogni sera cercheremo di battere il record mondiale di tristezza, servendoci di canzoni via via sempre più tristi», racconta Elio. È questa la sfida che guida il concerto: uno strumento appositamente realizzato misura la quantità di tristezza raggiunta in teatro e permette di stabilire se il primato sia stato battuto.

Il repertorio attraversa la tradizione musicale italiana e internazionale: Luigi Tenco, Domenico Modugno, Fabrizio De André, Charles Aznavour, James Taylor, Bertolt Brecht/Kurt Weill, Nino Rota e gli stessi Elio e le Storie Tese. Ad aprire il concerto, infatti, è “Tristezza”, proposta come manifesto del progetto, prima di una successione di brani scelti e ordinati con un criterio che Elio, ricordando la propria laurea in ingegneria, definisce anch’esso scientifico.

Da uno stato iniziale neutro, il livello sale progressivamente fino ad arrivare ai valori massimi con Aznavour, Tenco e De André, passando per canzoni come “E io tra di voi”, “Lontano lontano” e “La canzone dell’amore perduto”. Il culmine è affidato a un brano a sorpresa con cui tentare il record. Raggiunto il picco, entra in gioco l’antidoto: un paio di brani allegri, pescati nel repertorio di Carosone e Gioacchino Rossini e scelti per la loro efficacia nell’abbassare rapidamente il livello di tristezza. L’esperimento si conclude riportando il pubblico allo stato neutro di partenza, dopo aver attraversato una tristezza che Elio definisce “bella, raffinata, di qualità”. Perché la tristezza non va scacciata, ma presa a piccole dosi. E se si esagera, serve un antidoto…

Il tour è organizzato da IMARTS – International Music and Arts. Queste le prime date confermate: 21 Ottobre 2026 – Alessandria (AL), Teatro Alessandrino 19 Dicembre 2026 – Lecce (LE), Teatro Politeama 28 Gennaio 2027 – Firenze (FI), Teatro Verdi 4 Febbraio 2027 – Torino (TO), Teatro Colosseo 10 Febbraio 2027 – Bologna (BO), Teatro Duse 13 Febbraio 2027 – Pescara (PE), Teatro Massimo 20 Febbraio 2027 – Varese (VA), Teatro Intred 9 Marzo 2027 – Genova (GE), Teatro Politeama 22 E 23 Marzo 2027 – Milano (MI), Teatro Manzoni 16 Aprile 2027 – Cremona (CR), Infinity 1

L.elettorale, Casellati: sono molto ottimista, non ci saranno incidenti

Roma, 15 set. (askanews) – “Sono molto ottimista” sulla legge elettorale, “l’incidente per un voto sull’emendamento che riguardava le donne accaduto alla Camera non si riproporrà, voteremo l’intero impianto, mi sento molto tranquilla” e credo che “entro metà ottobre” la legge elettorale sarà approvata “ma i tempi li decide il Parlamento”. Lo ha detto la ministra Fi per le Riforme Elisabetta Casellati intervistata a Start su Sky Tg24.

“Le preferenze le abbiamo introdotte noi, punto, non vedo motivo per tutto questo urlare”,ha aggiunto. Ricordando anche che l’alternanza di genere “è una scelta dei partiti”.

Bonito onora il monarchico Covelli alla presenza dell’ex giovane monarchico Tajani

C’è una sottile ironia della storia nella cerimonia che giovedì 17 settembre porterà Bonito, in provincia di Avellino, a intitolare una strada ad Alfredo Covelli, E non una strada qualsiasi: l’attuale via Roma.

Covelli merita certamente la memoria del paese che gli diede i natali. Fu uomo politico di primo piano, deputato all’Assemblea Costituente e poi a lungo parlamentare, a lungo protagonista della destra italiana. Nessuno, dunque, contesta a Bonito il diritto – e perfino il dovere – di ricordare un proprio figlio illustre.

 

Uno schiaffo al Risorgimento

Bisognava proprio cancellare via Roma? La domanda acquista un significato particolare nel 2026, anno dell’ottantesimo anniversario della Repubblica italiana. Via Roma non è soltanto un indirizzo: nella generalità dei Comuni richiama simbolicamente Roma capitale e, con essa, l’unità nazionale nata con il Risorgimento. Sostituirne il nome per rendere omaggio a uno dei più coerenti e longevi rappresentanti del “monarchismo” italiano produce quindi un cortocircuito che sarebbe stato difficile immaginare più acuto.

Covelli non nascose mai la propria scelta. Alla Costituente votò contro la Costituzione repubblicana e fu per molti anni il principale dirigente del Partito Nazionale Monarchico. Una posizione politica legittima, ma in antitesi con la scelta repubblicana del popolo italiano

Il problema non è Covelli

La cerimonia avrà peraltro un parterre istituzionale di rilievo. La presenza del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si comprende anche per il suo forte legame con l’Irpinia, sua terra d’origine. Più curiosa appare quella annunciata del ministro degli Esteri Antonio Tajani. A meno di non pensare che il segretario di Forza Italia abbia avvertito una qualche commozione nel rinverdire, per l’occasione, la propria giovanile militanza nell’Unione monarchica, di cui fu pure vice Segretario.

Non è dunque Covelli il problema, ma non si poteva dedicargli un’altra strada e soprattutto aspettare qualche mese? Negli ottant’anni dalla nascita della Repubblica, cancellare “Roma” per mettere al suo posto il nome del più noto leader monarchico sembra quasi una provocazione (sicuramente involontaria).

La storia, qualche volta, possiede un senso dell’umorismo che le amministrazioni comunali – e a maggior ragione gli uomini di governo – farebbero bene a non sottovalutare.

La casa è il luogo in cui si misura il futuro della società

 

Una frattura sociale, territoriale e generazionale

La riflessione di Francesco Provinciali in tema di casa ha il merito di indicare una ferita che non possiamo più non considerare: intorno alla casa oggi la disuguaglianza rischia di trasformarsi in vera e propria frattura sociale, territoriale, generazionale. Si decide chi può restare in una città, chi può costruire una famiglia (e in che tempi), chi può invecchiare con dignità e chi è costretto ad allontanarsi dai luoghi del lavoro e dei servizi.

Occorre aggiungere un elemento: la crisi abitativa italiana non è soltanto una questione di prezzi, né può essere spiegata soltanto con la speculazione edilizia. È anche il risultato del disallineamento tra le politiche della casa che realizziamo e la società che stiamo diventando.

La demografia ci consegna numeri eloquenti. Nel 2050, afferma l’Istat, l’Italia avrà 4 milioni di residenti in meno rispetto al 2025, ma quasi un milione di famiglie in più: da 26,7 a 27,6 milioni. Cosa significa? Che le persone sole aumenteranno di oltre un milione e mezzo (da 10 a 11,6 milioni) e le famiglie unipersonali arriveranno al 42% del totale. Le coppie con figli, invece, scenderanno da 7,5 a 5,8 milioni. Meno persone, dunque, ma non meno bisogno di case. Piuttosto, urgenza di case diverse.

Abbiamo costruito e continuiamo a pensare l’abitazione soprattutto intorno alla famiglia tradizionale, mentre crescono single, coppie senza figli, anziani soli (la coorte degli over 85 quasi raddoppierà al 2050, passando dal 4 a oltre il 7%). Le persone attraversano fasi diverse della vita e in ognuna di esse esprimono particolari necessità abitative.

Il problema, quindi, non è soltanto quanti metri quadrati abbiamo, ma quanto le abitazioni risultino adeguate a interpretare i bisogni di vita delle persone che le abitano.

 

Tante case, ma non dove e come servono

L’Italia dispone già di oltre 35,6 milioni di abitazioni. Circa 9,5 milioni non risultano occupate da residenti. Non sono solamente “case vuote” (sono incluse seconde case e abitazioni turistiche), ma il dato segnala un forte disallineamento (mismatch), soprattutto se si considera che almeno 1,5 milioni di famiglie vivono in situazioni di grave disagio abitativo.

Il punto è che abbiamo abbondanza di case laddove la domanda diminuisce e scarsità dove la domanda cresce. Il che si traduce in prezzi crescenti – via via inaccessibili – nelle aree a forte pressione abitativa, come le grandi città, e prezzi declinanti, tali da mortificare ogni possibilità di investimento, nelle aree a scarsa pressione abitativa. Insomma, nei grandi centri urbani si generano esclusione e gentrificazione; nelle città di dimensioni più contenute si rischiano il blocco degli investimenti e il deperimento del patrimonio immobiliare residenziale, fenomeni che generano ulteriore spopolamento.

Il mismatch abitativo si può sistematizzare in quattro tipi: territoriale, dimensionale, qualitativo e funzionale. Lo stock abitativo è spesso troppo grande rispetto alle nuove famiglie, energivoro, poco accessibile e difficile da adattare alle trasformazioni demografiche. Il vero passaggio culturale è perciò dalla cosiddetta housing quantity alla housing adequacy: non “quante case abbiamo?”, ma quante sono adeguate, dove servono, di quale dimensione, con quale qualità e a quale costo.

 

La casa è anche politica industriale

È anche una questione di competitività. Una città che non permette a un infermiere, a un insegnante, a un ricercatore o a un giovane professionista di vivere vicino al proprio lavoro non produce soltanto disagio abitativo: compromette il proprio “funzionamento”, oltre a cagionare un danno alle persone.

La casa, dunque, non è una voce residuale delle politiche sociali. È politica industriale, perché condiziona la disponibilità di lavoratori e talenti; politica demografica, perché condiziona le scelte di vita; politica urbana, perché determina chi può abitare nei luoghi dove si concentrano opportunità e servizi; politica intergenerazionale, perché riguarda una parte enorme della ricchezza delle famiglie italiane.

 

La provocazione della “Casa a 10 euro”

È da questa domanda che nasce la proposta-provocazione lanciata da Lombardini22, la più grande società di ingegneria e architettura del Paese: la “Casa a 10 euro”. Con un approccio di sfida, si immagina l’impegno a costruire le condizioni perché il prezzo delle case si allinei ai redditi medi disponibili, con l’obiettivo che la casa non pesi sui redditi oltre i 10 euro per persona portatrice di reddito.

Non una promessa di prezzi impossibili, ma una domanda alla filiera dell’abitare. Possiamo ripensare progettazione, costruzione, finanza e gestione per produrre più valore sociale con le risorse disponibili? Quello che chiamiamo affordable housing (abitare accessibile) non si può tradurre semplicemente nell’edilizia popolare o sociale, ma nella sfida di trovare un nuovo equilibrio tra costo, qualità, sostenibilità e impatto sociale, anche per quelle fasce sociali estranee ai tradizionali strumenti dell’edilizia pubblica.

La Fondazione B.live, ente di ricerca multidisciplinare nato dall’impegno di Lombardini22, sta lavorando proprio su questo crinale: comprendere come costruire un sistema dell’abitare che sappia adattarsi alla società che stiamo diventando, in uno sguardo capace di mettere al centro non solo i grandi centri urbani, ma anche le piccole e medie città di provincia, vera ossatura urbana del Paese.

 

Marco Marcatili

Director Lombardini22 e Presidente Fondazione B.live

Non bastano le gite ad Auschwitz per conoscere la Storia

 

C’è stato un tempo in cui, chi più chi meno, si concorreva al dileggio della materia Storia nelle scuole, accusandola di prestarsi alla sua caricatura di date e battaglie: insomma, una materia solo mnemonica, roba da idioti.

Premesso che le date esistono in sé — un compleanno, una guerra mondiale, ecc. — e che ogni data ha un prima e un dopo senza i quali la vita non è narrabile, ricordarsi le cose non è una prigione, ma libertà. Si può riflettere se c’è qualcosa che resta. Ma oggi, fuori dai social, non si sa neanche se si esiste.

 

Il trionfo del presentismo

Come benissimo sottolinea Francesco Germinario nel suo libro Un mondo senza storia? (Asterios, 2017), purtroppo «la Storia, dal terrorismo agli sbarchi di immigrati, è una fastidiosa interruzione del godimento del mondo. La vita è pensata come un percorso depoliticizzato e destoricizzato; è il trionfo neoliberale del presentismo: non è necessario interrogarsi sul Passato, perché il Passato non esiste».

Una figlia di amici, curriculum liceo e università, ha imparato pochi mesi fa che cosa è accaduto il 6 giugno 1944 vedendo un film di guerra, Salvate il soldato Ryan (1998). Naturalmente non sa comunque tutto il resto, se non sa cosa siano Marzabotto, l’8 settembre, la Guerra fredda, la Corea, Che Guevara (chi è?), Kennedy, Berlino, ecc.

 

La storia della Repubblica non rientra nell’anno scolastico

Circa il Paese: sa a malapena perché c’è la Repubblica e perché ci sono i partiti, ignora De Gasperi e Togliatti, l’Europa di Schuman, Adenauer, il terrorismo…

Quanto alla Repubblica italiana, la Storia semplicemente non viene fatta. Un tempo qualcosuccia era relegata alla materia chiamata Educazione civica, che si studiava come Musica o Religione: tanto non si arrivava ad aprire neppure il libro. Miglior sorte toccava ad Applicazioni tecniche, con il classico cartello stradale in legno pitturato.

Ragionare sulle istituzioni presenti? Come domandare cosa c’è oggi per merenda.

Indipendentemente dai programmi ufficiali, la maggior parte degli insegnanti finisce l’anno alla caduta di Mussolini, il 25 luglio, naturalmente senza sapere perché. La Costituente e poi tutta la storia della Repubblica non esistono. Guerra fredda? Muro di Berlino? Sono più conosciuti Custer e Little Bighorn.

Del come siano andati al potere fascismo e nazismo non lo sa spiegare nessuno. Solženicyn e i gulag in Siberia? Come parlare degli extraterrestri.

Generazioni intere ineducate, che sono nate con le autostrade, i frigoriferi, le macchine, le vacanze a Praga, lo shopping, i soldi, Internet, e pensano che il mondo sia stato creato così, sia sempre stato così e così sempre sarà.

 

Auschwitz in ogni tempo

Per questo, d’improvviso, ci si alza una mattina e si scopre che non è vero, che si può rifare Auschwitz, che i Bokassa, i Videla, gli Astiz, i Pol Pot, i Mladić e i loro volenterosi imitatori carnefici l’hanno già fatto. Anzi: in Medio Oriente lo sterminio è proprio adesso in atto, democraticamente, operato sistematicamente da persone che dovrebbero dimostrare una sacra memoria della Shoah.

Ho vissuto i Vopos della DDR, che sparavano a chi tentava di attraversare il Muro, e l’89 sembrò la vittoria totale. Ma dopo, che fare? Si può sostituire la Storia con l’onnipresenza del mercato?

Le date: che cosa successe, cosa fu visto, sperato, giurato nel novembre 1989? Ricordare consente di accorgersi che, nel tempo degli uomini, le cose non sono tutte uguali, che cominciano e finiscono.

 

Scioccarsi abbrevia lo studio?

Da qualche tempo è in voga puntare a scuotere i ragazzi con le gite di classe in visita agli orrori di Auschwitz: l’horror tira. L’illusione è che esperienze scioccanti possano convincere più di un confronto sui libri.

Ma chi, perché e come ha portato la Germania a fare Auschwitz? Un improvvisato manipolo di cattivoni o il discorso è un po’ più complesso e sottile? Il male va al potere regolarmente, la zizzania insieme al grano.

Chi lo sa spiegare ai ragazzi?

 

Lontani dalla Storia ci si abitua al male

Aveva ragione Primo Levi: nonostante non ci piaccia ammetterlo, Auschwitz si può rifare eccome. Come annotò tristemente tempo fa Magris, non è vero che la giustizia paga, e un potere comprensivo attira più scontenti di un satrapo dispotico.

Eppure resta il tassativo compito di insegnare ai giovani che c’è sempre un momento in cui bisogna dire: pereat mundus et fiat iustitia.

Per questo non solo i carnefici storici, ma nessuno è assolto se pensa che la Storia sia lui, il suo piccolo mondo di egoismi, rinchiuso nei social dove si impara solo a fare a meno degli altri e delle relazioni.

Il rischio delle “giornate della memoria” è proprio quello: assistervi come al cinema. Dopo, tutto ritorna normale.

Arricchirsi vuol dire disporre di nuove energie per vivere, e vivere è sempre consapevolezza del sé. La cultura personale è questo. Auschwitz, la Giornata della Memoria, le date sapute — non a caso — “a memoria” sono me, la mia Storia e i contesti in cui vivo.

Fuori da questo non c’è libertà, ma alienazione. Nonostante le gite ad Auschwitz.

Il coraggio cristiano di tornare alla politica

Dalla crisi alla corresponsabilità

Viviamo una profonda crisi etica e culturale che investe la nostra stessa identità antropologica. Una parte crescente della società, non sentendosi rappresentata dalla politica, manifesta indifferenza e sfiducia nelle istituzioni, come testimonia il crescente astensionismo elettorale. Mentre il mondo è attraversato da guerre, crisi ambientali e tensioni internazionali, nei nostri territori sperimentiamo disservizi socio-sanitari, ingiustizie, declino demografico, povertà, desertificazione e presenza pervasiva della criminalità.

Di fronte a problemi così concreti, la politica rischia di diventare un’arena, dominata dallo scontro permanente, oppure un palcoscenico sul quale si recita per conquistare consenso. Dovrebbe invece tornare ad essere un cantiere nel quale si costruisce insieme la città: il progetto è il bene comune, le fondamenta sono i valori, gli strumenti sono competenza e responsabilità, il metodo è il dialogo e la mediazione, la forza lavoro è l’intera comunità. Nessuno costruisce la città da solo e nessuno può esserne semplice spettatore.

È questa la differenza tra suddito, abitante e cittadino: il suddito delega ad altri le proprie scelte, secondo la logica della dipendenza; l’abitante vede i problemi e se ne lamenta, ma ritiene irrilevante il proprio contributo, secondo la logica della passività; il cittadino comprende invece che ciò che appartiene a tutti riguarda anche lui e si domanda: «Che cosa posso fare anch’io?». È la logica della corresponsabilità. Una popolazione diventa comunità quando passa dalla dipendenza alla libertà, dalla passività alla partecipazione, dall’individualismo alla corresponsabilità. Il futuro non si aspetta: si prepara. E cittadini non si nasce: si diventa, attraverso l’esercizio quotidiano della libertà, della responsabilità e della partecipazione.

 

Il cristiano dentro la storia

Anche nel mondo cattolico si avverte un certo smarrimento di fronte alle grandi questioni sociali e politiche. In alcune comunità emergono ripiegamento, paura e atteggiamenti difensivi. Eppure, il Magistero invita nella direzione opposta: dare un’anima alla politica, considerarla, quando orientata al bene comune, una forma alta di carità e di servizio, ed essere sale della terra e luce del mondo, capaci di rendere più umana la storia. La fede non conduce alla fuga o all’isolamento, ma chiede di entrare nella storia e condividerne le ferite.

Il cristiano è chiamato a farsi buon Samaritano per chi è ferito dai tanti “briganti” del nostro tempo e Cireneo per chi non riesce più a portare da solo il peso della vita. Occorre perciò abitare i luoghi nei quali le ferite diventano visibili: le case, con le difficoltà delle famiglie, le strade, con povertà, degrado e carenza di servizi, le piazze, dove si decide il futuro delle comunità. È lì che il cristiano deve testimoniare la propria fede, senza supponenza ma anche senza complessi di inferiorità, senza pretendere privilegi ma senza rinunciare alla propria voce.

 

Dalla carità alla buona politica

Volontariato e promozione culturale sono fondamentali, ma non sempre sufficienti. Quando povertà, marginalizzazione e ingiustizie hanno cause strutturali, non basta curarne gli effetti: occorre intervenire anche sulle condizioni sociali, economiche e istituzionali che le producono. La carità soccorre la persona ferita; la buona politica cerca anche di rendere la strada più sicura perché altri non vengano feriti. È qui che carità e politica si incontrano.

Il cristiano non entra quindi in politica per occupare uno spazio o conquistare potere, ma per assumersi una responsabilità. Questo impegno può essere vissuto nelle formazioni politiche esistenti, quando consentono di operare in coerenza con la propria visione della persona, della società e del bene comune. Quando ciò non sia pienamente possibile, è legittimo cercare strade nuove e promuovere aggregazioni politico-programmatiche autonome, non chiuse o identitarie, ma aperte a persone di culture diverse che condividano valori fondamentali di dignità, giustizia, solidarietà, libertà, responsabilità e bene comune.

Per il cristiano impegnato in politica la preghiera non è accessoria, ma necessaria: aiuta a discernere le scelte, purificare le intenzioni e verificare se l’azione sia realmente orientata al bene comune o condizionata dall’ambizione, dal consenso e dal potere. La preghiera dona quella libertà interiore necessaria per essere servitore di tutti senza diventare servo di nessuno: né del partito, né del leader, né delle clientele, degli interessi, del consenso o della carriera.

Il cristiano sceglie l’impegno politico nella libertà della propria coscienza e assumendosene personalmente la responsabilità, senza cercare dalla Chiesa investiture o legittimazioni politiche. Nell’impegno politico idealità, pragmatismo e competenza devono procedere insieme: l’idealità indica la meta, il pragmatismo trasforma i principi in scelte concretamente possibili, la competenza fornisce gli strumenti per realizzarle. L’idealità senza pragmatismo diventa utopia astratta, il pragmatismo senza idealità si riduce a gestione dell’esistente, l’idealità senza competenza rimane una generosa aspirazione incapace di diventare buon governo. La buona politica nasce dall’incontro tra la visione che indica dove andare, il realismo che individua la strada e la competenza che permette di percorrerla.

 

La mediazione e il bene comune

Il cristiano deve saper mediare, intendendo la mediazione nella sua accezione più nobile: non compromesso al ribasso o rinuncia ai valori, ma ricerca, attraverso il dialogo e la gradualità, del bene concretamente possibile. La mediazione è il luogo nel quale l’ideale, senza tradire se stesso, comincia a farsi storia. Non basta indicare la città ideale: bisogna conoscere il terreno, progettare le strade e avere la pazienza di costruirle.

Cristiani animati dagli stessi valori possono compiere scelte politiche differenti. Nessuno dovrebbe considerare la propria necessariamente migliore, né ritenere una forza politica depositaria esclusiva dei valori cristiani. Le differenze sono una ricchezza finché non degenerano in divisione, delegittimazione e inimicizia.

La politica, per il cristiano, è anzitutto servizio. Chi vi si impegna dovrebbe avere la coscienza come bussola, la persona come centro, il bene comune come meta, la competenza come strumento, il dialogo e la mediazione come metodo, il servizio come stile.

Da qui può nascere un appello che non riguarda soltanto i cristiani, ma tutti coloro che hanno a cuore il destino della propria comunità. Possiamo partire da convinzioni, culture e sensibilità diverse, ma ritrovarci nella difesa della dignità della persona, nella ricerca della giustizia, nella solidarietà e nella responsabilità verso il bene comune. Non si tratta di essere tutti uguali o di pensarla allo stesso modo, ma di riconoscere ciò che ci unisce e avere il coraggio di costruire insieme.

La domanda decisiva, allora, non è soltanto: «Che cosa dovrebbe fare la politica?», ma: «Che cosa possiamo fare noi, insieme, per rendere la nostra città più giusta, più solidale e più umana?».

 

Stefano Vitello
Segretario regionale della Consulta dei Laici – Sicilia

Elogio della complicità

Vicende personali e professionali mi spingono a riflettere sull’idea di complicità. Ancora una volta ci aiuta l’etimologia.

Per gli psicoterapeuti è da evitare la collusione con il paziente. Etimologicamente, “giocare con lui”. Vale a dire, contribuire ad alimentare sintomi, idee distorte, comportamenti patologici. E spesso a ciò viene assimilata anche la complicità. La quale, invece, stando alla radice del vocabolo, rimanda al coinvolgimento. Come dire: “mi sento partecipe della tua vicenda”, “non ne sono estraneo”, “non me ne tiro fuori”. Qualcosa di affine all’empatia, dunque.

Con una sfumatura differente, tuttavia. Il “complice” (in senso etimologico) assume un atteggiamento attivo, una posizione attiva. Non si limita a “immedesimarsi” con lo stato d’animo altrui, ma agisce di conseguenza. Non se ne ritrae. Insomma, il contrario dell’ignavia o della soluzione pilatesca: “comprendo, però non posso aiutarti”.

La complicità, ad esempio nella relazione terapeutica, chiama all’azione, all’impegno. Un po’ come l’I care del pastore battista afroamericano Martin Luther King e di don Lorenzo Milani.

Oltre il PIL: se cambia ciò che misuriamo, cambia ciò che governiamo

Per molto tempo abbiamo pensato che per capire come sta un Paese fosse sufficiente guardare alla sua crescita economica. Il PIL è diventato così il grande numero attraverso il quale raccontiamo la salute dell’economia, la capacità produttiva, la crescita o la recessione.

Il PIL è certamente uno strumento indispensabile. Misura una parte importante della realtà e consente di conoscere il valore dei beni e dei servizi prodotti. Il problema nasce quando da indicatore economico diventa sinonimo di progresso.

È qui che la questione smette di essere soltanto economica e diventa politica.

Perché una società può produrre più ricchezza e, contemporaneamente, diventare più diseguale. Può aumentare la produttività mentre cresce la precarietà. Può costruire nuove infrastrutture mentre alcuni territori continuano a spopolarsi. Può disporre di tecnologie sempre più avanzate mentre aumentano solitudine, fragilità e sfiducia. Può spendere di più per curare le conseguenze di determinati problemi senza investire abbastanza nella loro prevenzione.

Il punto, allora, non è abolire il PIL.

È smettere di chiedergli di raccontare ciò che non può raccontare.

Se non misuriamo qualcosa, rischiamo di non governarla

Ogni società sceglie, implicitamente o esplicitamente, ciò che considera importante anche attraverso ciò che misura.

Se misuriamo quasi esclusivamente produzione, consumi, reddito e crescita, sarà naturale orientare le politiche pubbliche verso questi obiettivi. Se invece decidiamo di osservare anche salute, istruzione, qualità dell’ambiente, condizioni del lavoro, sicurezza, relazioni sociali, partecipazione e disuguaglianze, la nostra idea di sviluppo cambia.

Non si tratta di una questione tecnica riservata agli statistici.

È una scelta culturale e politica.

Misurare significa rendere visibile. E ciò che diventa visibile può entrare nell’agenda delle istituzioni, orientare gli investimenti, consentire confronti, individuare criticità e valutare gli effetti delle decisioni.

Per questo il dibattito sul “dopo PIL” è molto più importante di quanto possa sembrare.

L’Italia dispone già del BES, il Benessere Equo e Sostenibile, che rappresenta un passo significativo nella direzione di una lettura multidimensionale del progresso. Ma il punto decisivo è evitare che questi strumenti rimangano soltanto un patrimonio statistico.

La vera domanda è: quanto riescono a cambiare le decisioni?

Dalla misurazione alla scelta

Aggiungere nuovi indicatori al PIL non basta.

Possiamo costruire sistemi sofisticati per misurare il benessere, la sostenibilità o la qualità della vita e continuare, nella pratica, a decidere sulla base del rendimento economico immediato.

Sarebbe una contraddizione.

Se sappiamo che una scuola produce capitale umano e coesione sociale, non possiamo considerarla soltanto come una voce di spesa.

Se sappiamo che la prevenzione sanitaria riduce sofferenza e costi futuri, non possiamo considerarla semplicemente come un costo da comprimere.

Se sappiamo che una rete territoriale riduce isolamento e fragilità, non possiamo valutarla esclusivamente attraverso il numero delle prestazioni erogate.

Se sappiamo che il lavoro dignitoso genera competenze, fiducia, autonomia e partecipazione, non possiamo limitarci a considerarlo una voce del costo di produzione.

Qui emerge una diversa idea di economia: non soltanto contabilizzare ciò che produciamo, ma comprendere ciò che la produzione rende possibile nella vita delle persone e delle comunità.

È la domanda che accompagna l’Economia civile quando parla di felicità pubblica e di Bene Comune: non basta sapere quanta ricchezza viene prodotta, occorre interrogarsi su come questa ricchezza contribuisca al benessere di tutti e di ciascuno.

Il valore che non ha prezzo

Esiste infatti una parte enorme del valore sociale che difficilmente entra nei tradizionali sistemi di contabilità.

Quanto vale il tempo dedicato alla cura di un familiare?

Quanto vale il volontariato?

Quanto vale una comunità capace di non lasciare sola una persona fragile?

Quanto vale la fiducia tra cittadini e istituzioni?

Quanto vale una scuola che riesce a recuperare un ragazzo in difficoltà?

Quanto vale un territorio nel quale le persone scelgono di restare perché trovano lavoro, servizi, relazioni e possibilità di partecipazione?

Sono domande difficili.

Ma proprio perché sono difficili non possiamo smettere di porle.

Il rischio, altrimenti, è confondere ciò che è facilmente misurabile con ciò che è realmente importante.

L’economia registra con grande precisione ciò che ha un prezzo. La politica dovrebbe essere capace di riconoscere anche ciò che ha valore.

Un nuovo modo di valutare il progresso

Da questa prospettiva assume particolare interesse anche il lavoro sull’umanizzazione.

L’obiettivo non è costruire l’ennesimo indice destinato a sostituire tutti gli altri. Sarebbe una semplificazione opposta a quella che vogliamo superare.

La sfida è piuttosto mettere in relazione informazioni diverse: dati quantitativi, evidenze qualitative, percezioni delle persone, partecipazione delle comunità e dimensioni relazionali.

La domanda diventa allora più esigente:

una determinata politica, un investimento, un’innovazione, un’organizzazione stanno realmente migliorando le condizioni nelle quali le persone vivono, lavorano, si curano, partecipano e costruiscono relazioni?

È una domanda che cambia il modo stesso di valutare una decisione.

Un’innovazione non è necessariamente positiva soltanto perché aumenta la produttività.

Una politica non è necessariamente efficace soltanto perché riduce una spesa.

Un investimento non è necessariamente generativo soltanto perché produce un rendimento.

Dobbiamo imparare a considerare anche gli effetti nel tempo, sulle persone, sulle comunità e sulle generazioni future.

È qui che la misurazione può diventare uno strumento di responsabilità.

 

Governare significa scegliere una direzione

In fondo, il problema non è avere troppi indicatori o troppo pochi.

Il problema è sapere che idea di società vogliamo costruire.

Gli indicatori vengono dopo.

Prima viene la visione.

Se consideriamo la persona il centro dello sviluppo, allora dobbiamo essere capaci di misurare ciò che rende possibile una vita pienamente umana: salute, istruzione, lavoro dignitoso, relazioni, sicurezza, partecipazione, ambiente, accessibilità, capacità di realizzare le proprie potenzialità.

Se consideriamo il Bene Comune come responsabilità condivisa, dobbiamo anche essere capaci di verificare se le nostre scelte producono opportunità per tutti o concentrano vantaggi e svantaggi.

Se consideriamo la democrazia qualcosa di più del semplice esercizio del voto, dobbiamo misurare anche la possibilità concreta delle persone di partecipare e incidere sulle decisioni che riguardano la loro vita e le loro comunità.

È questo, forse, il passaggio più importante. Andare oltre il PIL non significa rinunciare a misurare. Significa misurare meglio per decidere meglio.

Perché tra ciò che decidiamo e ciò che realmente accade nella vita delle persone può esserci una distanza enorme.

Una politica può essere approvata ma non produrre il risultato atteso. Una risorsa può essere stanziata ma non raggiungere chi ne ha maggiormente bisogno. Un servizio può diventare più efficiente ma meno accessibile o meno umano. Un’innovazione può aumentare la produttività e, contemporaneamente, generare nuove vulnerabilità.

Per questo non basta chiedere che cosa abbiamo deciso, quanto abbiamo prodotto o quanto abbiamo speso.

Dobbiamo imparare a chiederci:

che cosa è realmente cambiato nella vita delle persone, soprattutto delle più vulnerabili?

È qui che gli indicatori possono diventare strumenti di governo e di responsabilità. Non perché possano racchiudere in un numero tutta la complessità della vita, ma perché possono aiutarci a rendere visibili conseguenze, disuguaglianze e opportunità che altrimenti rischierebbero di rimanere ai margini delle decisioni.

Cambiare ciò che misuriamo significa allora cambiare lo sguardo con cui osserviamo lo sviluppo. E cambiare lo sguardo può aiutarci a cambiare le priorità con cui governiamo.

Il PIL continuerà a dirci quanto produce un Paese. Ma accanto a quella domanda dobbiamo avere il coraggio di porne un’altra:

quale qualità della vita, delle relazioni e del futuro stiamo generando con ciò che produciamo?

Perché la crescita è uno strumento, non il fine.

Il fine dovrebbe essere una società capace di mettere al centro la dignità della persona, la qualità delle relazioni, la sostenibilità delle scelte, la partecipazione delle comunità e il Bene Comune.

È questa, in fondo, la sfida dell’umanizzazione: fare in modo che ciò che conta per la vita delle persone conti anche quando decidiamo.

Rosapia Farese è professionista impegnata nell’innovazione sociale e nella promozione della cultura del Bene Comune, attiva in progetti che integrano etica, lavoro e sviluppo sostenibile attraverso reti collaborative tra istituzioni, imprese e cittadini. Presidente FareRete Innovazione BeneComune nasce proprio dalla convinzione che l’innovazione abbia senso solo se orientata all’umanizzazione della società, costruendo relazioni, fiducia e valore condiviso attorno alla persona.

IA, Trump: allarmismo è una truffa anche peggiore di quella sul clima

Roma, 14 set. (askanews) – “Coloro che oggi dicono che l’intelligenza artificiale distruggerà il mondo e che i data center fanno male al proprio vicinato, sono le stesse persone che solo poco tempo fa sostenevano che il mondo si sarebbe estinto a causa del ‘cambiamento climatico’. Una truffa che non si è mai verificata e ora passano a un’altra”. Lo afferma il presidente Usa, Donald Trump con una serie di messaggi sul suo social network, Truth.

Coloro che sostengono queste tesi “sono rivoluzionari, rivoluzionari per una causa malvagia. Presto scoprirete per chi lavorano e non è per gli interessi degli Stati Uniti”, prosegue.

“Io sono un distruttore di truffe. E ora distruggerò un’altra truffa: quella che l’IA ha prenderà il controllo, consumerà e distruggerà il mondo e che i robot marceranno nelle nostre città e ci stermineranno tutti! Questa è una truffa perfino peggiore di quella su RUSSIA, RUSSIA, RUSSIA – scrive in maiuscolo – o sul surriscaldamento globale. Grazie per l’attenzione su questa faccenda”. (fonte immagine: The White House).

Poste-TIM, Del Fante: mercato ha capito, ci darà ampio controllo

Roma, 14 set. (askanews) – L’Amministratore Delegato di Poste Italiane Matteo Del Fante e il Direttore Generale Giuseppe Lasco hanno commentato oggi al TG Poste la chiusura della prima fase dell’OPAS lanciata su Tim.

Poste Italiane sta valorizzando TIM in un progetto ambizioso, del quale gli investitori hanno saputo cogliere portata e strategia. Lo ha sottolineato in un’intervista al TG Poste l’AD Matteo Del Fante, manifestando soddisfazione per la chiusura della prima fase di adesione sull’OPAS, conclusa con Poste Italiane al 66,6% del Gruppo di telecomunicazioni. “Se venerdì scorso siamo arrivati a questo numero – ha detto – è perché il mercato ha capito che la cosa migliore è aderire”. Un risultato raggiunto dopo un’importante accelerazione la settimana scorsa. “Gli investitori – ha detto Del Fante – hanno capito che non ha molto più senso restare azionisti di un’azienda che non paga il dividendo e che è una frazione di Poste Italiane, in un contesto in cui Poste sta valorizzando le azioni di Tim con un progetto congiunto molto ambizioso e con grande soddisfazione per tutti gli investitori. C’è stata una presa di coscienza – ha continuato Del Fante – i mercati la chiamano F.O.M.O., Fear Of Missing Out, paura di rimanere fuori dal treno di Poste che partiva e quindi si sono tutti adoperati per aderire. Crediamo che questa F.O.M.O. ci sarà anche dal 21 al 25 settembre”. Al termine dell’OPAS, ha concluso l’AD di Poste Italiane, “ci troveremo ad una percentuale che sarà ampiamente di controllo, e partiranno le attività di integrazione delle due aziende”.

L’OPAS di Poste Italiane su Tim è un’operazione storica per il Paese e per il territorio, e il suo successo aiuterà a guidarne la transizione digitale con la nascita di un grande Gruppo capace di creare occupazione e di competere con i grandi player internazionali. È quanto ha detto Giuseppe Lasco, Direttore Generale di Poste Italiane, commentando la chiusura della prima fase dell’offerta su Tim che ha visto l’azienda salire al 66,6% del gruppo di TLC. “Rimane e rimarrà una operazione storica per il nostro Paese, – ha detto Lasco – inimmaginabile solo qualche anno fa. Allargando il perimetro a Tim, porteremo ancora più valore al nostro Paese e al nostro territorio. Questa integrazione creerà futuro per la nostra gente e per tutti i colleghi di Tim. Ci dobbiamo sentire orgogliosi di appartenere a questo grande gruppo industriale del Paese, internazionale, che potrà competere con i grandi player internazionali per reggere l’urto dell’innovazione e della trasformazione digitale”. Lasco ha poi commentato le sfide future che potranno essere affrontate grazie alla costituzione del nuovo Gruppo. “Poste Italiane e Tim – ha detto – saranno un elemento di traino per il lancio e il consolidamento dell’infrastruttura dell’Intelligenza Artificiale. Anche se l’IA andrà a fare ottimizzazione sulle risorse, noi andremo in controtendenza, garantendo un’infrastruttura evoluta ma continuando ad agire sulle politiche attive del lavoro e a creare nuova occupazione come abbiamo sempre fatto in questi nove anni. Proviamo orgoglio – ha concluso Lasco – perché daremo un futuro a loro e alle nuove generazioni”.