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Iran, Trump: colloqui interrotti? Notizia falsa

Roma, 2 giu. (askanews) – “Le notizie false secondo cui la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti avrebbero interrotto i colloqui alcuni giorni fa sono infondate ed errate. I nostri colloqui sono proseguiti senza interruzioni, anche quattro giorni fa, tre giorni fa, due giorni fa, ieri e oggi”. Lo scrive il presidente americano, Donald Trump, sul suo profilo su Truth.

“Non si sa mai dove porteranno – ha aggiunto – ma come ho detto all’Iran: ‘È ora, in un modo o nell’altro, che voi raggiungiate un accordo. Lo state facendo da 47 anni e non si può permettere che continui ancora!'”.

Mattarella: inaccettabile l’IA nelle mani di pochi, servono regole globali

Roma, 2 giu. (askanews) – Gli strumenti e il settore dell’Intelligenza artificiale hanno una “complicazione che allarma” e cioè “sono concentrati in pochissime mani. Questa è una condizione inaccettabile, perché sono soggetti che rifiutano regole e controlli. Un operatore di estrema ricchezza monopolista del settore che dice: ‘Ti assicuro un servizio efficiente, tu in cambio mi dai un pezzo della tua libertà’. Questo non potremmo consentirlo”. Lo dice il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella rispondendo a una domanda di Nicola Franco, responsabile del laboratorio di sicurezza e intelligenza artificiale all’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale, sui rischi dell’IA nel corso dello speciale Rai per l’80esimo della Repubblica, “Ne parliamo con il Presidente”.

Si tratta di condizioni che “incidono sulla nostra libertà, che sono valori che sono tutelati dai pubblici poteri, dagli Stati, non possiamo consentire questa privatizzazione dei poteri pubblici a vantaggio di chi utilizzerebbe questi poteri soltanto per fini di guadagno economico e finanziario – avverte il capo dello Stato -. Quindi occorre dar vita a regole nazionali, ma non bastano, continentali, certamente europee, alcune devono essere globali. Ma il principio è questo: non è possibile che questo strumento, da essere potenzialmente un immenso vantaggio per l’umanità, divenga invece un elemento di condizionamento e di infelicità”.

Mattarella: senza multilateralismo si torna alla barbarie nei rapporti internazionali

Roma, 2 giu. (askanews) – “Da alcuni anni si sta verificando il tentativo di demolire, rimuovere, accantonare il sistema multilaterale e il diritto internazionale, per sostituirvi il criterio dei rapporti di forza, con un grave ritorno fortemente indietro della storia, come per riconsegnare alla barbarie i rapporti internazionali”. Lo dice il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso dello speciale Rai per l’80esimo della Repubblica, “Ne parliamo con il Presidente”.

“Per l’Italia il multilateralismo è indispensabile. La nostra Costituzione, che è improntata alla pace, contiene anche norme che parlano di limiti alla sovranità per la collaborazione internazionale. Per questo siamo fortemente nel fronte che vuole garantire, mantenere e difendere il multilateralismo”, aggiunge il capo dello Stato.

“Per difendere e far prevalere il multilateralismo occorre aggiornarlo. Il mondo – ha anche detto Mattarella – in questi decenni è fortemente cambiato, con nuovi protagonisti, anche in primo piano, con Paesi diventati protagonisti economicamente, chi culturalmente, chi socialmente. È stato un errore non farlo. Non si è adeguato a queste nuove condizioni. Per difenderlo con efficacia, meglio, occorre aggiornare questo sistema”.

“Dopo gli orrori nel corso della Seconda Guerra Mondiale, si è in sede internazionale sottolineato e acquisito il principio dell’intangibilità della dignità della persona. Questo ha portato nel corso del tempo alla nascita delle corti internazionali, nate su un principio irrinunziabile. E cioè chi compie nefandezze, malvagità, anche nel corso dei conflitti, non deve ottenere medaglie ma condanne. Questo sistema delle corti oggi è sotto attacco. Si cerca di demolirlo, di rimuoverlo. Sarebbe un grave danno di civiltà. Sono convinto che non riuscirà questo tentativo, perché ho sempre pensato che la coscienza dei popoli, particolarmente quella dei giovani, sia più forte”.

Mattarella: corti internazionali sotto attacco grave danno di civiltà

Roma, 2 giu. (askanews) – “Dopo gli orrori nel corso della Seconda Guerra Mondiale, si è in sede internazionale sottolineato e acquisito il principio dell’intangibilità della dignità della persona. Questo ha portato nel corso del tempo alla nascita delle corti internazionali, nate su un principio irrinunziabile. E cioè chi compie nefandezze, malvagità, anche nel corso dei conflitti, non deve ottenere medaglie ma condanne. Questo sistema delle corti oggi è sotto attacco. Si cerca di demolirlo, di rimuoverlo. Sarebbe un grave danno di civiltà. Sono convinto che non riuscirà questo tentativo, perché ho sempre pensato che la coscienza dei popoli, particolarmente quella dei giovani, sia più forte”. Lo dice il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso dello speciale Rai per l’80esimo della Repubblica, “Ne parliamo con il Presidente”.

Mattarella: distacco giovani da politica per mancanza di confronto

Roma, 2 giu. (askanews) – “Non ho mai pensato, mi rifiuto di considerare attendibili le affermazioni che attribuiscono ai giovani la scarsa partecipazione. Piuttosto i giovani avvertono di più ed esprimono in misura maggiore il disagio per il distacco che si avverte rispetto alla vita delle istituzioni. Distacco che a me sembra prevalentemente dovuto all’attenuarsi, qualche volta al venir meno, delle occasioni di confronto, non di propaganda da lontano, ma di confronto ravvicinato tra cittadini e istituzioni per affrontare, confrontandosi appunto, i temi generali del Paese, quelli specifici dei territori”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, rispondendo alle domande dei giovani nel corso dello speciale Rai per l’80esimo della Repubblica “Ne parliamo con il Presidente”.

“Questa mancanza di occasioni che consentono scambio di informazioni, scambio di esigenze, sottolineatura di problemi e di necessità è quello che fa avvertire, particolarmente ai giovani, il distacco dalla vita istituzionale e quindi non incoraggia la partecipazione. E questo crea quella disaffezione che sovente lamentiamo. Quindi la sensazione che vada aumentando la partecipazione dei giovani per l’Italia è una grande notizia”, ha aggiunto il capo dello Stato.

Mattarella: senza multilateralismo barbarie rapporti internazionali

Roma, 2 giu. (askanews) – “Da alcuni anni si sta verificando il tentativo di demolire, rimuovere, accantonare il sistema multilaterale e il diritto internazionale, per sostituirvi il criterio dei rapporti di forza, con un grave ritorno fortemente indietro della storia, come per riconsegnare alla barbarie i rapporti internazionali”. Lo dice il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso dello speciale Rai per l’80esimo della Repubblica, “Ne parliamo con il Presidente”.

“Per l’Italia il multilateralismo è indispensabile. La nostra Costituzione, che è improntata alla pace, contiene anche norme che parlano di limiti alla sovranità per la collaborazione internazionale. Per questo siamo fortemente nel fronte che vuole garantire, mantenere e difendere il multilateralismo”, aggiunge il capo dello Stato.

Mattarella: guardando indietro Repubblica ha corrisposto ad aspettative

Roma, 2 giu. (askanews) – “Guardando indietro questa storia, con quello che ne è derivato di crescita dei diritti, di tutela della salute, di difesa del lavoro, di tutela dei territori, di una quantità di avanzamenti nella vita, nella convivenza, si può dire che la Repubblica ha corrisposto a quanto ci si attendeva, alle aspettative che quel voto ha espresso”. Così Sergio Mattarella rispondendo a una delle domande dei giovani nella trasmissione “Ne parliamo con il Presidente”, lo speciale Rai in occasione dell’80esimo della Repubblica.

“Io credo che il voto da cui è nata la Repubblica, il 2 giugno del ’46, possa essere definito il completamento di un percorso storico, quello della unità del nostro Paese, quello che attraverso la liberazione ha portato a questa prova di maturità democratica che è stato il 2 giugno. Sottolineo queste due parole: unità e maturità democratica, che sono ben raffigurate in quel giorno dal voto finalmente comune delle donne e degli uomini d’Italia”, ha aggiunto.

Bolelli-Vavassori in semifinale al Roland Garros

Roma, 2 giu. (askanews) – Simone Bolelli e Andrea Vavassori non si fermano più. Dopo il titolo conquistato agli Internazionali BNL d’Italia 2026 di Roma, gli azzurri si spingono in semifinale anche a Parigi, grazie al successo in rimonta 6-7 6-1 7-6 al match tie-break contro Petr Nouza e Neil Oberleitner dopo due ore e 45 minuti. Gli azzurri tornano in semifinale a Parigi a due anni di distanza: nel 2024 raggiunsero la finale. Affronteranno la coppia vincitrice dell’incontro tra Granollers/Zeballos e Nys/Roger-Vasselin.

2 giugno, Ucraina: tricolore Italia illumina Piazza Maidan a Kiev

Roma, 2 giu. (askanews) – L’Ambasciatore d’Italia in Ucraina, Carlo Formosa, ha ospitato a Kiev le celebrazioni per l’80esimo anniversario della fondazione della Repubblica. In questa occasione unica, per la prima volta nella storia, l’iconico Monumento all’Indipendenza in Piazza Maidan è stato illuminato in omaggio a un Paese straniero, e risplende questa notte con il tricolore italiano.

“Guardando l’Ucraina di oggi e la sua resilienza, torna ad accendersi il ricordo del sacrificio che gli Italiani, dopo i drammi del fascismo e della guerra, hanno compiuto per costruire insieme uno Stato democratico. Come il nostro Paese ottanta anni fa, il coraggioso e tenace popolo ucraino attraversa il momento in cui la libertà smette di essere un’astrazione e diventa una scelta quotidiana, concreta, costosa. Una scelta che rinnovata ogni giorno, sotto i missili e i droni russi, con dignità e orgoglio commoventi”, ha dichiarato l’ambasciatore nel suo saluto.

“L’Ucraina non difende solo sé stessa, bensì quei principi che riguardano tutti noi: che la forza bruta non sia un argomento, che la sovranità non sia negoziabile, che un popolo abbia il diritto di scegliere il proprio futuro. Sono gli stessi ideali che fondano la Repubblica, ed è per coerenza profonda con i nostri valori che l’Italia è e rimane saldamente al fianco dell’Ucraina sin dal primo giorno dell’invasione russa. Continuiamo a lavorare insieme per una pace giusta e duratura”, ha aggiunto l’Ambasciatore.

Alle celebrazioni si è unito un numero eccezionale di partecipanti, di livello straordinariamente elevato: alte cariche dello Stato, esponenti della Presidenza, Ministri del Governo, numerosi rappresentanti delle istituzioni centrali e locali, i più qualificati esponenti del mondo dell’economia e delle imprese, della cultura e scienza, della stampa e della società civile.

Presenti i connazionali che operano nel Paese, contribuendo alla qualità delle relazioni bilaterali. Tutti hanno tenuto a intervenire per testimoniare la solidità e la profondità dell’amicizia tra Italia e Ucraina. Per impreziosire la ricorrenza, è stata inaugurata a Kiev l’esposizione “Renato Balestra. I Codici dell’Alta Moda”: raccogliendo undici abiti della Maison fondata a Roma nel 1959, la mostra ripercorre oltre sessant’anni di storia del Made in Italy di eccellenza e racconta la continuità tra l’eredità del fondatore e la sua rilettura contemporanea.

Nuovo regolamento Ue sui rimpatri, il Pd: calpesta diritti. Il governo: passo avanti

Roma, 2 giu. (askanews) – “L’accordo lampo tra Consiglio e Parlamento europeo sul nuovo Regolamento Rimpatri, trainato dalla maggioranza tra popolari ed estreme destre, è un fallimento normativo che non solo calpesta i diritti fondamentali, ma minerà l’efficienza stessa del sistema, generando un inevitabile caos e un blocco dei tribunali in tutta Europa”. Lo hanno dichiarato Cecilia Strada, eurodeputata Pd e Nicola Zingaretti, capodelegazione PD al Parlamento europeo.

“Il testo approvato fallisce nel suo obiettivo primario di creare una procedura di rimpatrio uniforme a livello europeo. Quasi tutte le fasi cruciali restano delegate alle legislazioni nazionali. Come se non bastasse, l’entrata in vigore asimmetrica della norma sfiora il paradosso. Solo 13 articoli entreranno subito in vigore, mentre gli altri, oltre 30, slitteranno di un anno perché gli Stati membri non sono pronti. La conseguenza è che, per diversi mesi, la vecchia Direttiva Rimpatri e una manciata di nuovi articoli del Regolamento coesisteranno in un limbo giuridico, portando a un caos amministrativo senza precedenti, che costringerà i giudici a districarsi in un labirinto di norme contraddittorie, provocando un ingolfamento inevitabile dei tribunali. Inoltre, l’introduzione di una definizione incredibilmente ampia di ‘rischio per la sicurezza’ farà sì che un numero spropositato di persone venga catalogato sotto questa voce, con il risultato che i veri profili pericolosi finiranno per perdersi nel mucchio, rendendo l’intero sistema meno sicuro e meno efficace”, concludono.

Il documento introduce anche misure di una gravità inaudita che evocano le peggiori pratiche della polizia migratoria statunitense (ICE): le autorità nazionali potranno perquisire abitazioni e “altri locali rilevanti” di persone irregolari senza alcuna autorizzazione giudiziaria, scardinando lo Stato di diritto. Ai fini del rimpatrio viene previsto un periodo di detenzione che può toccare i due anni e mezzo, esteso drammaticamente anche a famiglie con bambini e minori non accompagnati. Parliamo, è bene ricordarlo, di persone che non hanno commesso alcun reato. Inoltre, sarà possibile emettere decisioni di rimpatrio senza identificare il Paese terzo di destinazione, una misura che si traduce nella pura e semplice detenzione preventiva a tempo indeterminato, mentre la creazione di centri di detenzione extra-UE basati su semplici “intese” non vincolanti dal punto di vista giuridico espone i migranti a un vuoto di tutela totale. “Volevano rapidità, efficienza e sicurezza – hanno concluso i parlamentari democratici – otterranno paralisi dei tribunali, burocrazia inefficiente e una sistematica violazione dei diritti umani. Questo “circo” normativo non risolverà nulla, aggraverà la situazione sul campo e lascerà l’Europa più fragile e meno giusta”.

Diversa l’opinione del ministro Piantedosi. “L’accordo sul regolamento rimpatri raggiunto a Bruxelles chiude un percorso negoziale lungo e complesso. L’Italia ha sostenuto con convinzione questo provvedimento, consapevole che una politica migratoria europea equilibrata non può prescindere da norme chiare ed efficaci sui rimpatri. Le nuove disposizioni introducono obblighi concreti, rafforzano la cooperazione tra gli Stati membri e prevedono strumenti operativi nei Paesi terzi. È un passo avanti significativo verso una gestione del fenomeno migratorio che sia sostenibile per tutti”. Così il ministro dell’interno, Matteo Piantedosi.

La Ue a 9 Paesi tra cui l’Italia: stop ai controlli alle frontiere interne

Roma, 2 giu. (askanews) – La Commissione europea ha raccomandato a diversi Stati membri – tra cui l’Italia – di eliminare i controlli alle frontiere interne nell’areqa dell’Unione europea per privilegiare una cooperazione regionale più “efficace”.

Negli ultimi mesi, diversi Paesi avevano annunciato la reintroduzione o il mantenimento dei controlli alle frontiere interne in Europa, in nome della lotta all’immigrazione illegale o alla minaccia terroristica: oltre all’Italia, l’Austria, la Danimarca, la Francia, la Germania, i Paesi Bassi, la Slovenia, la Svezia, così come la Norvegia (che non fa parte dell’Ue ma dell’area Schengen).

In via eccezionale e temporanea, gli stati membri possono reintrodurre questi controlli tra Paesi vicini europei quando devono fronteggiare una grave minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza interna, ha sottolineato Bruxelles. Tuttavia, la Commissione ha ribadito il suo attaccamento al principio della libera circolazione all’interno dello spazio Schengen.

La Commissione europea ha insistito inoltre sulle conseguenze negative di questi controlli interni, in particolare per i lavoratori transfrontalieri. In queste condizioni, la Commissione ha raccomandato agli Stati interessati di eliminare progressivamente i controlli alle frontiere interne, grazie alla cooperazione regionale.

Secondo Bruxelles, esistono alternative più efficaci, come “i controlli di polizia non sistematici, l’identificazione biometrica mobile o le tecnologie di tracciamento dei veicoli”.

L’Ue ha poi sottolineato l’entrata in vigore del patto su asilo e migrazione, una normativa che “fornirà agli Stati membri strumenti più efficaci per affrontare gli spostamenti non autorizzati nello spazio Schengen”.

Iran, Fars: fermi da giorni gli scambi di messaggi tra Teheran e Washington

Roma, 2 giu. (askanews) – Secondo l’agenzia di stampa iraniana Fars, che cita una “fonte informata”, gli scambi di messaggi tra Teheran e Washington sono sospesi da diversi giorni. L’agenzia Tasnim aveva annunciato il giorno precedente la sospensione dei negoziati con gli Stati Uniti a causa del proseguimento dell’offensiva israeliana contro Hezbollah.

“Mentre Donald Trump affermava ieri sera che i colloqui con l’Iran stavano procedendo rapidamente, questa fonte informata ha precisato che l’ultimo messaggio della Repubblica Islamica dell’Iran a Washington è stato un messaggio chiaro riguardante il Libano, che ha avuto una vasta eco internazionale”, ha scritto Fars, senza fornire ulteriori dettagli.

Da parte sua, l’agenzia Mehr aveva annunciato in mattinata che la risposta iraniana al protocollo d’intesa proposto dagli Stati Uniti era ancora in fase di discussione, lasciando intendere che i negoziati fossero tuttora in corso.

Tennis, Andreeva-Kostyuk prima semifinale donne a Parigi

Roma, 2 giu. (askanews) – La prima semifinale femminile del Roland Garros sarà tra Mirra Andreeva e Marta Kostyuk. L’ucraina vince il derby contro la n.7 del seeding Elina Svitolina 6-3 2-6 6-2, tenendo ancora viva la striscia di vittorie sulla terra battuta. Chiude in 1 ora e 49 minuti sotto il tetto dello Chatrier, una terra anche più pesante che finisce per favorirla. Kostyuk oggi ottiene la sua prima semifinale Slam, dopo la seconda vittoria su una top 10 in pochi giorni. È la prima ucraina in semifinale al Roland Garros nell’Era Open, seconda contando anche il maschile con Andrei Medvedev nel 1993 e 1999. Contro Andreeva sarà una replica della finale di Madrid, vinta bene da Kostyuk.

Calcio, ufficiale: Tedesco nuovo allenatore del Bologna

Roma, 2 giu. (askanews) – Domenico Tedesco è il nuovo allenatore del Bologna. Lo annuncia la società felsinea sul proprio sito ufficiale. “Il Bologna FC 1909 – è scritto – comunica di aver affidato la guida tecnica della Prima Squadra a Domenico Tedesco, che ha sottoscritto un contratto fino al 30 giugno 2028 con opzione per una stagione successiva”.

Nato a Rossano (CS) il 12/9/1985, nel corso della sua carriera da allenatore ha lavorato nei settori giovanili di Stoccarda e Hoffenheim, quindi ha guidato Erzgebirge Aue, Schalke 04, Spartak Mosca, Lipsia, Nazionale del Belgio e Fenerbahce. Ha ottenuto un secondo e un quarto posto nella Bundesliga tedesca, un secondo posto nella Prem’er-Liga russa, ha raggiunto gli Ottavi di Finale ai Campionati Europei, e ha vinto due titoli: una Coppa di Germania (Lipsia 2021-22) e una Supercoppa di Turchia (Fenerbahce 2025). A livello di competizioni continentali, ha partecipato alla Champions League e anche all’Europa League, raggiungendo la semifinale nel 2021-22.

80 Repubblica, la spinta dell’Italia dietro le svolte dell’integrazione europea

Bruxelles, 2 giu. (askanews) – Quale è stato, e quanto è stato importante il ruolo della Repubblica italiana, nata dal referendum del 2 giugno 1946, nel lungo e complesso processo di integrazione europea, nel percorso verso quella ‘unione sempre più stretta tra i popoli d’Europa’ che prevede il Trattato Ue, con tutte le accelerazioni, ma anche le frenate e le paralisi che ha subìto in questi 80 anni? E quanto hanno contribuito i governi italiani ai momenti di svolta registrati in questo processo, soprattutto quando il presidente del Consiglio a Roma era in carica anche come presidente di turno del Consiglio europeo?

Lo abbiamo chiesto a Pier Virgilio Dastoli, lo storico assistente parlamentare di Altiero Spinelli alla Camera dei Deputati e al Parlamento europeo, dal 1976 al 1986, che presiede oggi il Consiglio italiano del Movimento europeo. Dastoli ha raccontato le tappe dell’integrazione europea di cui è stato testimone, tra l’altro, in un libro-intervista del 2024 insieme a Emma Bonino a cura di Luca Cambi, ‘A che ci serve l’Europa’ (Marsilio), con prefazione di Corrado Augias e postfazione di Romano Prodi. Quel libro, ci ha detto, ha ispirato il celebre monologo sull’Europa di Roberto Benigni dal titolo ‘Il Sogno’, trasmesso in Tv su Rai1 il 19 marzo 2025.

Nel 1984-85 partecipò come ‘sherpa’ italiano ai lavori del ‘Comitato Dooge’, e in particolare alla redazione del Rapporto di Maurice Faure che sintetizzò le conclusioni del Comitato, ed ebbe un ruolo molto importante nella preparazione del Consiglio europeo di Milano del 28 e 29 giugno 1985 al Castello Sforzesco. Fu in quell’occasione, sotto la presidenza italiana di Bettino Craxi e con Giulio Andreotti ministro degli Esteri, che fu convocata la conferenza intergovernativa per la riforma dei Trattati comunitari, poi concretizzatasi con l’Atto unico, alla base del progetto di Jacques Delors per l’unificazione del mercato interno entro il 1993.

Ma cominciamo dall’inizio. Dell’integrazione europea, ricorda Dastoli, ‘in Italia si è cominciato a parlare in due occasioni che vale la pena ricordare, una laica e l’altra cristiana. Quella laica è quel manifesto di Ventotene del 1941 che in qualche modo ha contribuito alla resistenza europea. Quella cristiana è il codice di Camaldoli che fu adottato nel ’44, in un incontro dove c’erano i più grandi leader della Democrazia Cristiana, che sono stati anche i maggiori costituenti. All’incontro di Camaldoli parteciparono Aldo Moro, Giulio Andreotti, Amintore Fanfani, Emilio Colombo, e naturalmente Alcide De Gasperi, che per primo fra gli altri ha contribuito all’idea della democrazia italiana, ma in un quadro europeo’.

‘Questi due elementi vale la pena ricordarli, perché se poi si è sviluppata l’idea della partecipazione dell’Italia al processo di integrazione europea, questa è stata data dal contributo di queste due culture, quella laica e quella cristiana o cattolica. Fin dall’inizio, quando è nata la Repubblica – ma anche nella Costituzione, e devo dire anche con il contributo del Partito Comunista di Palmiro Togliatti -, fece una scelta internazionale molto chiara: l’europeismo legato all’atlantismo. Naturalmente nel Partito Comunista questa visione è emersa in maniera chiara molto più tardi. Comunque l’europeismo era una caratteristica principale delle scelte dell’Italia subito dopo la seconda guerra mondiale, e anche, in particolare, la partecipazione dell’Italia a una dimensione internazionale di pace’.

‘Va ricordato che l’articolo 11 della Costituzione italiana, (‘l’Italia rifiuta la guerra come strumento per la soluzione dei conflitti a livello internazionale’), fu scritto dai comunisti, dai socialisti e dai democristiani. L’articolo 11 non si trova in altre Costituzioni dell’Unione Europea, ed è forse l’articolo più bello fra tutte le Costituzioni democratiche di quegli anni’.

‘Questa scelta fu determinante, e in particolare fu determinante la scelta di Alcide De Gasperi, il quale mise l’accento più sull’europeismo che sull’atlantismo, l’Europa in una dimensione atlantica e non il contrario, la dimensione atlantica nel quadro dell’integrazione europea. Tutti i discorsi di De Gasperi in quegli anni vanno in questo senso, e non soltanto quando partecipò attivamente al congresso dell’Aia del 1948 (che segnò l’avvio del processo d’integrazione europea, con l’appello di Winston Churchill, e la base della nascita del Consiglio d’Europa l’anno successivo, ndr), ma in tutti gli anni successivi’.

‘Questa scelta determinante di De Gasperi ha caratterizzato poi la politica dell’Italia almeno fino agli anni novanta, come scelta condivisa, che non è stata messa in discussione da nessuno. Questi due aspetti erano molto chiari nella linea di De Gasperi ma anche di Spinelli: le due cose erano gemelle. Questa scelta fu fatta prima dai democristiani, dai liberali, dai socialisti in maniera chiara e convinta. I comunisti la fecero verso la fine degli anni cinquanta, dopo il congresso di Bad Godesberg (1959), quando anche i socialdemocratici tedeschi accettarono la dimensione europea’.

‘Poi naturalmente le cose sono cambiate negli anni novanta quando, caduto il muro di Berlino e finita la prima Repubblica, sono emerse delle perplessità e delle tendenze che adesso chiamiamo euroscettiche, quando sono arrivate altre forze come la Lega di Umberto Bossi, con un approccio certamente non europeista e non federalista; e poi l’europeismo tiepido, se così possiamo chiamarlo, di Silvio Berlusconi. E anche nell’estrema sinistra alcune tendenze di ostilità alla dimensione europea, con la messa in discussione della scelta europea dell’Italia che era collegata anche alla scelta atlantica. E questo fenomeno è andato aumentando nel corso degli anni, tanto che oggi abbiamo una divisione chiara tra le forze politiche, tra quelle che non condividono né la scelta europea né la scelta atlantica, e le altre.

‘Ma almeno fino all’inizio degli anni novanta l’Italia ha dato al processo di integrazione europea un grande contributo che non può essere dimenticato, non soltanto grazie a Spinelli e De Gasperi ma anche a tanti altri uomini politici, per esempio i liberali: penso a Gaetano Martino, il ministro degli Esteri che organizzò la conferenza di Messina del 1955 (punto di svolta per l’avvio del negoziato sui Trattati Cee ed Euratom, poi firmati a Roma nel 1957, ndr), e penso a Ugo La Malfa. Insomma gli italiani hanno dato un contributo importante al processo di integrazione europea per almeno 40 anni’.

‘Comunque anche successivamente il ruolo importante dell’Italia in parte è continuato. Per esempio se c’è il trattato di Maastricht, questo è anche dovuto al ruolo che è stato svolto da personaggi come Giulio Andreotti, Gianni De Michelis, ma anche Carlo Azeglio Ciampi. Insomma il trattato di Maastricht, e in particolare il passaggio dalle Comunità europee (Cee, Euratom e Ceca, ndr) all’Unione, e il passaggio all’Unione economica e monetaria, furono anche dovuti al contributo e all’impegno di molti personaggi italiani, come dicevo Andreotti, De Michelis, Ciampi, Guido Carli’.

‘La scelta di aderire all’euro non fu molto facile, perché ci fu qualcuno che riteneva che la moneta unica avrebbe portato dei problemi per la partecipazione dell’Italia. Ricordiamo che el 1994 era stato pubblicato un documento della Cdu tedesca che si chiamava KernEuropa, cioè ‘nucleo duro europeo’, in cui Wolfgang Schaeuble e Karl Lamers dicevano che l’Unione economica e monetaria avrebbero dovuto farla solo quelli che erano in grado di aderire, e nella prima lista non c’erano né l’Italia né la Spagna. La Spagna per ragioni economiche, ma l’Italia non c’era perché in quel momento era presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e Schaeuble e Lamers non si fidavano del suo governo. Poi il governo Berlusconi cadde (nel dicembre 1994, ndr) e venne il governo di Lamberto Dini, e allora quel testo fu cambiato da Schaeuble e Lamers e furono inserite anche l’Italia e la Spagna nel ‘nucleo duro”.

‘A preparare l’entrata dell’Italia nell’euro, con grande convinzione e intelligenza, tra l’aprile del 1996 e l’ottobre del 1998, fu il ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione economica del governo di Romano Prodi, Carlo Azeglio Ciampi, che era stato governatore della Banca d’Italia. Ciampi era convinto che ci fossero delle ragioni politiche di fondo, ma anche economiche, perché l’Italia partecipasse all’euro fin dall’inizio. Insomma, la scelta non fu facile, ma poi l’Italia aderì in maniera convinta all’Unione economica e monetaria e alla realizzazione della moneta unica, che poi di fatto è avvenuta soltanto nel 2002’.

Dastoli ricorda poi che nel processo verso l’Unione economica e monetaria ‘un ruolo molto importante lo ebbe Tommaso Padoa Schioppa, che fu il segretario del Comitato Delors, da cui poi è nata la moneta unica’. Delors stimava molto Padoa Schioppa e si fidava di lui, era uno degli italiani che più apprezzava.

‘Ma molto importanti per l’Unione monetaria furono anche Guido Carli e Ciampi. L’intelligenza di Carli e di Ciampi li portò a chiedere e poi riuscire a inserire nel trattato alcuni elementi di flessibilità riguardo alle condizioni per l’adesione all’euro, in modo da tenere conto della situazione economica e dell’interesse dell’Italia’. In particolare, è attribuita a Carli la formulazione riguardo al criterio sul debito pubblico (il 90% del Pil) come obiettivo a cui i paesi dell’euro devono tendere ad avvicinarsi a un ritmo soddisfacente, ma che non devono necessariamente rispettare come soglia massima.

Tornando al ruolo delle presidenze di turno italiane ai vertici europei dei capi di Stato e di governo, va ricordato che fino all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, nel 2009, non esisteva il presidente ‘permanente’ del Consiglio europeo. A presiederlo era chiamato direttamente il capo dell’Esecutivo nazionale responsabile della presidenza semestrale di turno. Il presidente del Consiglio italiano era dunque anche presidente del Consiglio europeo durante il semestre di turno assegnato al governo di Roma.

Ebbene, in una buona parte dei momenti di svolta del processo d’integrazione europea, le decisioni formali al vertice sono state prese sotto la presidenza di un leader politico italiano. Andiamo con ordine, attingendo ai ricordi di Pier Virgilio Dastoli: ‘Ci fu un vertice straordinario a Roma, a inizio dicembre 1975, con Aldo Moro presidente del Consiglio, in cui fu deciso di fare le elezioni europee a suffragio universale. Lì fu presa la decisione di convocare le elezioni che avrebbero dovuto svolgersi nel ’78 e poi slittarono al 1979’. La decisione politica di Roma fu formalizzata il 20 settembre 1976 con l’Atto di Bruxelles, che poi prese più tempo del previsto per le ratifiche nazionali. ‘Ma le elezioni europee furono convocate grazie alla presidenza italiana, grazie ad Aldo Moro’.

Il secondo momento di svolta importante è il Consiglio europeo di Milano del 28 e 29 giugno 1985, al Castello Sforzesco, sotto la presidenza di Bettino Craxi. ‘Io ero lì, con una grande manifestazione per l’Europa, eravamo in 100.000’, ricorda Dastoli. ‘La premier britannica, Margaret Thatcher, e i primi ministri greco e danese si opponevano alla convocazione della conferenza intergovernativa’ per le modifiche del trattato europeo, che dovevano comunque essere adottate all’unanimità.

‘E allora Craxi si rivolse a Emile Noel (il primo, storico Segretario Generale della Commissione Europea, dal 1958 al 1987, ndr) e ad Andreotti (allora ministro degli Esteri, ndr), dicendo: ‘Trovatemi un escamotage perché si possa convocare la conferenza intergovernativa’ (Cig). Emile Noel passò un foglietto a Andreotti, il quale lo passò a Craxi, in cui spiegava che il trattato non prevedeva che il Consiglio europeo su questo punto decidesse all’unanimità. E Craxi a questo punto fregò la Thatcher, affermando: ‘Il trattato ci consente di decidere la convocazione della conferenza intergovernativa a maggioranza’. Infatti la Cig fu decisa a maggioranza: nell’85 eravamo in 10, perché non erano ancora entrati gli spagnoli e i portoghesi (che entreranno il primo gennaio 1986), e quindi la decisione fu adottata con sette paesi su 10′.

‘La conferenza intergovernativa poi fu convocata, formalmente il 22 luglio, a Lussemburgo dal Consiglio dei ministri degli Esteri. Ma quello fu un bel colpo da parte di Craxi’. E secondo Dastoli ‘anche la nostra manifestazione ha influito nella decisione, perché Craxi si è sentito in qualche modo legittimato e rafforzato dal fatto che c’erano in piazza 100mila persone’ a favore del progetto di Trattato dell’Unione europea, redatto da Altiero Spinelli, che era stato approvato dal Parlamento europeo l’anno prima, il 14 febbraio 1984, e aveva contribuito non poco ad alimentare le discussioni e i lavori del già citato Comitato Dooge (presieduto dall’ex ministro degli esteri e senatore irlandese Jim Dooge) per la preparazione del vertice di Milano.

Le divergenze di britannici, greci e danesi avevano portato alla loro marginalizzazione già all’interno del Comitato Dooge, ricorda Dastoli, creando un precedente a quanto poi avvenne al vertice nel Castello Sforzesco. ‘Nel testo del rapporto Faure, questi tre paesi sono sempre in nota a pié di pagina. Noi li abbiamo chiamati ‘i tre paesi in footnote’, perché loro su tutti i punti del rapporto hanno votato contro. Il rapporto Faure fu approvato dal Comitato Dooge a maggioranza, ed è questo che poi ha consentito, quando si è arrivati a Milano, di prendere una decisione per convocare la conferenza intergovernativa’.

Abbiamo già accennato al ruolo importante che ebbero Andreotti, De Michelis, Ciampi e Carli, in particolare durante la presidenza italiana del Consiglio europeo durante il secondo semestre del 1990, sotto il Governo Andreotti VI. È stato un semestre cruciale, caratterizzato dalla riunificazione tedesca e dai passaggi decisivi per l’Unione economica e monetaria, durante il processo che portò al Trattato di Maastricht (negoziato nella città olandese nel dicembre 1991).

Un altro italiano che ha avuto un ruolo importante in seguito è stato Giuliano Amato, nel suo ruolo di vicepresidente della Convenzione europea presieduta dall’ex Presidente francese Valéry Giscard d’Estaing, che tra il 2002 e il 2003 ebbe l’incarico di redigere il Trattato per l’adozione di una Costituzione per l’Europa. ‘Soprattutto con quella sua intelligenza giuridica, per tutta una serie di aspetti del Trattato Costituzionale Amato ha avuto un’influenza importante, proponendo fra l’altro la fusione delle presidenze del Consiglio europeo e della Commissione (una possibilità che è rimasta nei Trattati, anche se non è mai stata realizzata finora ndr); e rilevante è stata l’influenza di Giorgio Napolitano, che non era membro della Convenzione, ma in quel momento era presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento europeo’ sottolinea ancora Dastoli.

Da ricordare a questo proposito, anche un’altra presidenza italiana di turno del Consiglio europeo, quella del secondo semestre del 2004, perché ‘nell’ottobre di quell’anno fu firmato a Roma, al Palazzo dei Congressi dell’Eur, proprio il Trattato Costituzionale, che poi però sarà bocciato nel 2005 dal referendum francese e da quello olandese. Anche lì c’era stato un importante negoziato intergovernativo, condotto dall’Italia, che ha svolto un ruolo importante durante la sua presidenza’.

Dastoli ricorda infine che la prossima presidenza di turno dell’Ue (che non comprende più, come abbiamo visto, la presidenza dei vertici europei, ma gestisce e dirige comunque il lavoro politico e legislativo dei Consigli Ue a livello tecnico e ministeriale) spetterà all’Italia nel primo semestre del 2028.

‘Il 2028 sarà l’anno della realizzazione del completamento del mercato unico’, secondo quanto previsto dal rapporto di Enrico Letta e dal suo obiettivo ‘Un’Europa, un mercato’, fatto proprio dal Consiglio europeo del marzo scorso, che ha adottato una tabella di marcia su questo. ‘Quindi, una delle responsabilità dell’Italia sarà la realizzazione del completamento del mercato unico, l’unione dei capitali, il completamento dell’unione economica e monetaria. Sarà uno dei temi della presidenza di turno italiana, e se si guarda l’agenda del Consiglio europeo di marzo 2026 si capisce l’importanza delle scadenze del 2028’.

2 giugno, la parata a Roma celebra gli 80 anni della Repubblica

Roma, 2 giu. (askanews) – Più di 5.500 uomini e donne delle Forze Armate, delle Forze di Polizia e dei Corpi armati e non dello Stato hanno reso gli onori oggi al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella tradizionale Rivista Militare ai Fori Imperiali a Roma, dopo la deposizione di una corona d’alloro all’Altare della Patria, in occasione della festa del 2 giugno. Una celebrazione che quest’anno è coincisa con quella per gli 80 anni della Repubblica, e che ha avuto una piccola coda polemica sulle presenze – o meglio le assenze – sul palco delle autorità ai Fori imperiali. Qualcuno ha notato che tra le fila del governo mancava il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, mentre tra i vertici di opposizione sarebbero stati assenti sia Giuseppe Conte (M5S) che Elly Schlein (Pd). Salvini assente alla parata? “Non so, lo dovete domandare a lui. Non c’erano neanche Conte e la Schlein, non li ho visti. E’ un peccato quando si manca”, ha commentato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. E il presidente del Senato Ignazio La Russa gli ha fatto eco: “Non ho visto Salvini, ma non ho visto molti. Non ho visto un capogruppo” dell’opposizione, “tranne Italia Viva”.

In ricordo di questo compleanno speciale per la Repubblica, davanti alle più alte cariche dello Stato, la sfilata ha avuto per manifesto “80 anni di Repubblica, ottant’anni al servizio del Paese”: un messaggio che racchiude il senso più profondo della celebrazione del 2 giugno, non soltanto la ricorrenza di una data fondativa della nostra storia nazionale, ma il riconoscimento di un percorso collettivo costruito giorno dopo giorno grazie all’impegno di donne e uomini al servizio dello Stato.

“Sono trascorsi ottant’anni da quel 2 giugno del 1946 che segnò il compimento, da parte degli italiani, di un atto di libertà senza precedenti”, ha ricordato Mattarella in un messaggio inviato al capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano. “Con il suffragio universale, donne e uomini, insieme per la prima volta, decisero di lasciarsi alle spalle le macerie della guerra e le nefandezze di un regime oppressivo e totalitario, per avviare la ricostruzione di un Paese libero, democratico, repubblicano”. E oggi, ha proseguito il capo dello Stato, “non celebriamo solamente una ricorrenza storica, ma un momento di alto significato che rinnova l’impegno collettivo all’affermazione, alla tutela e alla piena attuazione dei valori che costituiscono il fulcro della nostra Costituzione, una “casa comune” che garantisce la vita della nostra comunità nazionale.

Una ricorrenza, quella odierna, che secondo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni – presente in tribuna al fianco del capo dello Stato assieme ai presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa e al presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso -, “non rappresenta soltanto una data storica, ma racconta il cammino che gli italiani hanno saputo costruire insieme: con storie di sacrificio, coraggio, unità, solidarietà e impegno, generazione dopo generazione”.

La sfilata è stata divisa in dodici settori tematici, dedicati alle Forze Armate, ai Carabinieri, alla Guardia di Finanza, alle Forze di Polizia e ai Corpi dello Stato. Tra loro, i Cappellani Militari, in onore del centenario dell’Ordinariato Militare, i Gruppi Sportivi Olimpici e Paralimpici delle Forze Armate e dei Corpi Armati dello Stato, rappresentanze dei civili della Difesa e della Sanità Militare.

I reparti hanno portato con loro 66 Bandiere di Guerra e Stendardi, 22 Gonfaloni delle Regioni e delle Province autonome, oltre a 48 Labari e Medaglieri delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma. I blocchi del personale militare e non, impegnati nella Rivista militare ai Fori imperiali, accompagnati dalla musica di 18 bande e fanfare, sono stati seguiti da una sfilata di mezzi militari, tra cui un’ampia serie di droni e di sistemi tecnologici.

Come ogni anno, hanno fatto il pieno di applausi – migliaia le persone accorse per l’occasione – il tradizionale inno dei Dimonios (Brigata Sassari), la Fanfara dei Bersaglieri, l’andamento lento degli Alpini, con i loro 33 passi al minuto. E le unità speciali, impegnate nelle operazioni più delicate in Italia e all’estero. I reparti a cavallo, un sorvolo di elicotteri e il tradizionale duplice passaggio delle Frecce Tricolori hanno chiuso l’evento. E’ saltato, per ragioni meteo (troppo vento), l’aviolancio del Tricolore con la squadra del Reparto Attività Sportive dell’Esercito, che avrebbe dovuto portare a Mattarella la bandiera italiana con una discesa dal cielo.

“Il dovere più grande che abbiamo è lasciare ai nostri giovani, ai nostri figli, un’Italia più sicura, più consapevole, ma soprattutto capace di restare fedele ai valori che ne hanno guidato il cammino fino ad oggi”, ha commentato nel suo messaggio odierno il ministro della Difesa Guido Crosetto. “Abbiamo il dovere di costruire, come da anni stiamo facendo, in silenzio, senza clamori, ma con fiducia, una Difesa credibile, moderna e preparata, per garantire la pace e tutelare i cittadini”, ha scritto il ministro, secondo il quale “è questa la missione delle donne e degli uomini della Difesa, del personale militare e civile”. “La Difesa ha sostenuto le sicurezze che hanno garantito il cammino della Repubblica”, ha insistito Crosetto. “Ne ha condiviso le ferite, le trasformazioni, le speranze. E continua a servire il Paese con lo stesso spirito: proteggere i cittadini, custodire i valori democratici, garantire alle future generazioni il diritto di vivere in un’Italia libera e sicura”.

2 giugno, Meloni: festa di riconoscenza e responsabilità

Roma, 2 giu. (askanews) – “Io penso che questa sia una festa di riconoscenza e di responsabilità. Una festa di riconoscenza perché quello che noi abbiamo oggi dobbiamo sempre ricordare che qualcuno l’ha costruito prima di noi, con grandi storie e con piccoli gesti quotidiani, con piccole scelte di ciascuno. E di responsabilità perché dopo 80 anni dobbiamo anche chiederci che Repubblica vogliamo essere domani, penso”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, durante la passeggiata in via dei Fori Imperiali, prima di raggiungere le tribune dove assisterà alla parata militare per la festa della Repubblica.

“Io credo che questa nazione abbia tutte le carte in regola per essere, se vogliamo, più ambiziosa. Credo che stia dando, nonostante le difficoltà, grande prova di sé e mi piacerebbe per questo che fosse chiaramente una festa di responsabilità ma anche una festa d’orgoglio per tutti gli italiani”, ha concluso Meloni.

2 giugno, al via la parata a Roma con onori a Mattarella

Roma, 2 giu. (askanews) – Con gli onori iniziali al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e l’inno nazionale, si è aperta la parata del 2 giugno ai Fori Imperiali a Roma, che quest’anno coincide con gli 80 anni della Repubblica. La sfilata ha per manifesto “80 anni di Repubblica, ottant’anni al servizio del Paese” e racchiude il senso più profondo della celebrazione del 2 giugno: non soltanto la ricorrenza di una data fondativa della nostra storia nazionale, ma il riconoscimento di un percorso collettivo costruito giorno dopo giorno grazie all’impegno di donne e uomini al servizio dello Stato.

Alla parata del 2 giugno onori a Mattarella e Frecce tricolori

Roma, 2 giu. (askanews) – Con gli onori iniziali al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e l’inno nazionale, si è aperta la parata del 2 giugno ai Fori Imperiali a Roma, che quest’anno coincide con gli 80 anni della Repubblica. La sfilata ha per manifesto “80 anni di Repubblica, ottant’anni al servizio del Paese” e racchiude il senso più profondo della celebrazione del 2 giugno: non soltanto la ricorrenza di una data fondativa della nostra storia nazionale, ma il riconoscimento di un percorso collettivo costruito giorno dopo giorno grazie all’impegno di donne e uomini al servizio dello Stato.

Dopo il settore di apertura con lo sfilamento dei sindaci d’Italia, banda dei carabinieri, bandiere, gonfaloni e labari, sfileranno 12 settori. Il primo sarà quello dei gruppi sportivi delle Forze Armate e del personale civile della Difesa; l’ultimo sarà quello dei Reparti a cavallo. Seguiranno il sorvolo di elicotteri, il dono al presidente della Repubblica, il lancio del tricolore e gli onori militari. A chiudere la sfilata, come da tradizione, il sorvolo della Pattuglia acrobatica nazionale.

Arriva "Morte e miracoli del numero 3", il nuovo noir di Franco Vanni

Milano, 2 giu. (askanews) – Un ragazzo investito nella periferia ovest di Milano. Un incidente che forse incidente non è. Da qui prende avvio Morte e miracoli del numero 3, il nuovo romanzo di Franco Vanni pubblicato da Baldini+Castoldi, terza indagine dedicata al giornalista investigatore Steno Molteni.

A intuire che dietro la morte del giovane calciatore si nasconda qualcosa di più oscuro sono proprio Molteni e il suo inseparabile amico Raffaele Cinà, poliziotto soprannominato Scimmia. Seguendo piste sempre più intricate, i due si muovono tra i campi della Serie D nella provincia comasca e gli ambienti esclusivi degli hotel di lusso milanesi, entrando nei meccanismi opachi del calcio contemporaneo.

Nel romanzo di Vanni il pallone è molto più di uno sport: è un territorio attraversato da interessi economici, rivalità, violenza ultras e procuratori senza scrupoli. Ma soprattutto è il luogo in cui si concentrano speranze e illusioni di ragazzi stranieri e famiglie intere che cercano nel calcio un’occasione di riscatto sociale e un senso di appartenenza.

Con una scrittura asciutta e concreta, maturata in oltre vent’anni di cronaca nera, giudiziaria e sportiva, Vanni costruisce un noir teso e realistico, capace di raccontare le contraddizioni di un mondo dove il successo convive con il fallimento e dove la ricerca della verità si intreccia continuamente con il desiderio di sopravvivere.

Giornalista de “La Repubblica”, Franco Vanni ha esordito nella narrativa con Il clima ideale, premiato al Festival du Premier Roman de Chambéry. Parallelamente ha firmato saggi dedicati alla finanza e al calcio, tra cui Il calcio ha perso, scritto con Matteo Spaziante. Il personaggio di Steno Molteni, apparso per la prima volta nel 2018 con Il caso Kellan e tornato l’anno successivo in La regola del lupo, è stato citato da Luca Crovi nella Storia del giallo italiano.

Con Morte e miracoli del numero 3, Vanni conferma la sua capacità di trasformare la cronaca in letteratura noir, usando il calcio come lente per osservare paure, ambizioni e fragilità della società contemporanea.

2 giugno, Mattarella ha reso omaggio al milite ignoto all’Altare della patria

Roma, 2 giu. (askanews) – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione dell’80esimo anniversario della Repubblica, ha reso omaggio al monumento del milite ignoto all’Altare della Patria a Roma. Il capo dello Stato, accompagnato dal ministro della Difesa Guido Crosetto, ha passato in rassegna il reparto d’onore schierato a Piazza Venezia, e deposto una corona d’alloro davanti al sacello del Milite Ignoto. Presenti alla cerimonia i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso. Il momento è stato celebrato, come da tradizione, dalle note dell’inno nazionale e dal sorvolo delle Frecce tricolori.

2 giugno, Meloni: un cammino che gli italiani hanno saputo costruire insieme

Roma, 2 giu. (askanews) – “Oggi celebriamo gli ottant’anni della Repubblica Italiana. Una ricorrenza che non rappresenta soltanto una data storica, ma racconta il cammino che gli italiani hanno saputo costruire insieme: con storie di sacrificio, coraggio, unità, solidarietà e impegno, generazione dopo generazione. Perché sono certo le grandi storie, ma anche – e forse soprattutto – le piccole scelte quotidiane ad aver fatto dell’Italia la straordinaria nazione che è oggi”. Lo scrive su X la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“Ottant’anni di Repubblica, di libertà e di partecipazione ci rendono orgogliosi e riconoscenti verso chi ci ha preceduto e ha contribuito a edificare le fondamenta della nostra comunità nazionale. Ma, allo stesso tempo, ci ricordano la responsabilità che ciascuno di noi ha nel custodire e rafforzare ogni giorno questo patrimonio, al servizio della Patria e delle generazioni future. Buona Festa della Repubblica”, ha aggiunto.

2 giugno, Mattarella: la Costituzione è la casa comune di tutti

Roma, 2 giu. (askanews) – “Non celebriamo oggi solamente una ricorrenza storica, ma un momento di alto significato che rinnova l’impegno collettivo all’affermazione, alla tutela e alla piena attuazione dei valori che costituiscono il fulcro della nostra Costituzione, ‘casa comune’ che garantisce la vita della nostra comunità nazionale, i nostri diritti, richiamandoci al contempo ai nostri doveri di solidarietà”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al capo di Stato Maggiore della difesa, Luciano Portolano, in occasione della festa del 2 giugno.

“Le difficoltà e i rischi che attraversano oggi la nostra sicurezza e il nostro benessere vanno affrontati con fermezza. Non potrà esservi vera pace fino a quando permarranno focolai di minaccia e non potrà esservi vero benessere se anche soltanto una parte dell’umanità sarà costretta a vivere nella precarietà. L’Italia, con l’Europa, è impegnata nel ripristino del valore delle regole nella vita della comunità internazionale, per uscire da una fase di permanente conflittualità, nell’edificazione di una nuova effettiva sicurezza per tutti i popoli”, continua il Capo dello Stato.

Terremoto, Occhiuto: paura e nessun danno, grazie Protezione Civile

Roma, 2 giu. (askanews) – “La scossa di terremoto di magnitudo 6.2 registrata nella notte, con epicentro al largo della costa tirrenica cosentina e a circa 250 chilometri di profondità, è stata avvertita in gran parte della Calabria, provocando comprensibilmente paura e preoccupazione tra i cittadini. Fin dai primi minuti successivi all’evento sismico, la macchina della Protezione Civile regionale, guidata dal direttore Domenico Costarella, si è immediatamente attivata per monitorare la situazione e coordinare tutte le verifiche necessarie sul territorio. Le nostre sale operative hanno ricevuto numerosissime chiamate da parte dei cittadini che chiedevano informazioni e assistenza. Fortunatamente, allo stato attuale, non si registrano danni a persone né a cose”. Così Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, in una nota.

“Nel corso della notte si è inoltre riunita l’Unità di crisi con il Dipartimento nazionale della Protezione Civile, che ringrazio per la consueta tempestività. Un ringraziamento particolare va al capo del Dipartimento, Fabio Ciciliano, per l’immediato interessamento e il costante supporto garantito alla nostra Regione. Alla riunione hanno partecipato anche le Regioni Puglia e Sicilia, nelle quali il sisma è stato chiaramente avvertito”, continua il presidente Occhiuto.

Trump a Netanyahu: sei "fottutamente pazzo", tutti odiano Israele

Roma, 2 giu. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si sarebbe scagliato contro il primo ministro Benjamin Netanyahu durante la loro telefonata di ieri, definendolo “fottutamente pazzo” e dicendogli che tutti “odiano Israele”, mentre chiedeva a Israele di accettare un cessate il fuoco con Hezbollah.

Axios ha citato un funzionario statunitense che ha riassunto il messaggio di Trump a Netanyahu come segue: “Sei fottutamente pazzo. Saresti in prigione se non fosse per me. Ti sto salvando il culo. Ora tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per questo motivo”.

Una seconda fonte informata sulla telefonata ha riferito alla testata che il presidente degli Stati Uniti era “furioso” e a un certo punto ha urlato a Netanyahu: “Che c…o stai facendo?”.

Due fonti hanno anche affermato che Trump ha accusato Netanyahu di ingratitudine durante la telefonata sull’escalation dei combattimenti in Libano, telefonata che Axios ha descritto come “piena di parolacce”.

Sebbene funzionari statunitensi abbiano dichiarato al sito di notizie che Trump era consapevole che Hezbollah aveva ripetutamente sparato contro Israele e che Gerusalemme ha il diritto di rispondere, il presidente riterrebbe che le Forze di Difesa Israeliane hanno reagito in modo sproporzionato negli ultimi giorni, mettendo a rischio gli sforzi di Washington per ottenere una proroga del cessate il fuoco con l’Iran, che subordina l’accordo a una tregua in Libano.

2 giugno, Crosetto: abbiamo dovere di costruire Difesa credibile e moderna

Roma, 2 giu. (askanews) – “Abbiamo il dovere di costruire, come da anni stiamo facendo, in silenzio, senza clamori, ma con fiducia, una Difesa credibile, moderna e preparata, per garantire la pace e tutelare i cittadini”. E’ quanto ha scritto il ministro della Difesa Guido Crosetto nel suo messaggio per l’80° Anniversario della Festa della Repubblica. “È questa la missione delle donne e degli uomini della Difesa, del personale militare e civile, che oggi desidero ringraziare con sincera riconoscenza per ciò che fanno ogni giorno. Per il servizio svolto in Patria e nei teatri internazionali. Per la professionalità, la dedizione e l’umanità con cui rappresentano l’Italia anche nei contesti più difficili”, ha commentato Crosetto. “E voglio rivolgere, qui, un pensiero, anche alle loro famiglie, che condividono sacrifici, attese, distanze e preoccupazioni spesso silenziose”.

Crosetto ha quindi ringraziato anche chi ha pagato il prezzo più alto per difendere la nostra libertà: Caduti, feriti, chi porta ancora nel corpo e nell’anima i segni del servizio reso alla Nazione. “A loro dobbiamo non soltanto memoria e gratitudine, ma la consapevolezza che la libertà e la pace non sono conquiste definitive. Sono beni preziosi, fragili, che vanno custoditi ogni giorno”, ha spiegato.

“La Difesa ha sostenuto le sicurezze che hanno garantito il cammino della Repubblica. Ne ha condiviso le ferite, le trasformazioni, le speranze. E continua a servire il Paese con lo stesso spirito: proteggere i cittadini, custodire i valori democratici, garantire alle future generazioni il diritto di vivere in un’Italia libera e sicura”, ha aggiunto il ministro.

“Ecco perché guardiamo al futuro con fiducia e con responsabilità. Perché, come ottant’anni fa i Padri Costituenti posero le basi per la nostra libertà e una vera, concreta, convivenza democratica, noi oggi stiamo ponendo le basi affinché i nostri figli possano godere degli stessi diritti e delle stesse libertà nel futuro. Perché solo il Paese che conosce la propria storia, che custodisce la propria identità nazionale e che crede nella forza della propria comunità è un Paese capace di affrontare le sfide del proprio tempo”, ha concluso.

Zuppi a Mattarella: “La Repubblica sia promessa di coesione e pace”

Illustrissimo Signor Presidente,

nell’80° anniversario della nascita della Repubblica italiana Le invio, a nome mio personale e delle Chiese in Italia, un sentimento di gratitudine, affetto e responsabilità condivisa. Questi ottant’anni racchiudono una storia iniziata con donne e uomini che, dopo la guerra, hanno scelto di ricominciare insieme, portando le differenze nel rispetto della vita democratica. Ricostruire quando tutto sembra distrutto, cercare ciò che unisce in condizioni di profonda divisione e credere nel futuro nonostante il dolore ha richiesto coraggio e fiducia.

La Repubblica è nata attraversando la sofferenza, riconquistando la libertà e rifiutando ogni forma di fascismo, con una speranza più forte della paura. È nata dal desiderio di non essere più gli uni contro gli altri, ma cittadini insieme, diversi eppure uniti da un destino comune e dal senso del bene comune. Alcuni seppero guardare oltre se stessi e consegnare alle generazioni future la Costituzione, che ci ricorda che nessuno si salva da solo e che nessuno può essere lasciato solo. L’articolo 54 richiama il dovere di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione e delle leggi, e impone a chi esercita funzioni pubbliche di adempierle con disciplina e onore; questo richiamo orienta l’impegno comune per il bene di tutti.

La Repubblica non è solo un ordinamento: è un patto tra generazioni che trova concreta attuazione nel lavoro, nella scuola, nella cura, nella giustizia, nell’accoglienza, nella pace e nella partecipazione. L’articolo 1 del Concordato, riconoscendo reciproca sovranità e indipendenza di Italia e Santa Sede, esprime principi di libertà e collaborazione a favore della persona e del bene comune. La Chiesa ha sempre voluto cooperare con lo Stato nel pieno rispetto della libertà religiosa e di coscienza, promuovendo dignità, solidarietà e bene comune, in armonia con i valori fondanti della Repubblica. A conferma, nel suo intervento all’apertura della 50ª Settimana Sociale dei Cattolici in Italia a Trieste, Ella ha riconosciuto il contributo dei cattolici alla comunità nazionale, sottolineando che la Costituzione ha dato nuovo senso all’unità del Paese e che l’adesione dei cattolici a essa ha rafforzato coesione e unità.

Le Chiese in Italia guardano a questo anniversario con riconoscenza per il cammino compiuto e con preoccupazione per le ferite presenti: la povertà crescente, la denatalità, la sfiducia, le disuguaglianze, la violenza verbale, l’indifferenza e la tentazione di chiudersi in un destino individuale. Le nostre comunità rifiutano la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti e, ispirate dall’insegnamento di papa Leone, avvertono come urgente il compito di educare alla pace, custodire la democrazia e costruire comunità.
L’80° anniversario non può essere solo memoria: deve diventare promessa. Non basta celebrare ciò che abbiamo ricevuto; occorre rinvigorirlo, preservarlo e mantenerlo vivo, con lo stesso spirito che apre al futuro.

Signor Presidente, in questa ricorrenza Le rinnoviamo la nostra sincera gratitudine per il servizio che presta al Paese. Ricordiamo quanti hanno contribuito alla costruzione della comunità civile e riaffermiamo il nostro impegno a promuovere il bene comune e la solidarietà, a contrastare disaffezione e insoddisfazione pericolosa e a sostenere la dottrina sociale della Chiesa, le cui radici convivono con il dettato costituzionale.
Possa questo anniversario richiamare tutti a custodire e rinnovare il patto che ci unisce, per consegnare alle future generazioni una Repubblica più giusta, coesa e fraterna, sempre nella prospettiva europea.

Con profonda stima e riconoscenza, Le assicuriamo la nostra preghiera per Lei, per le istituzioni della Repubblica e per il Paese.

La CIA e gli intellettuali italiani nel confronto Est-Ovest del secondo dopoguerra

Quando nel 1999 Frances Stonor Saunders pubblicò in Gran Bretagna Who Paid the Piper? — titolo che evoca con ironia la filastrocca del pifferaio di Hamelin, dove chi paga decide la musica — la stampa italiana lo ignorò quasi del tutto. Non era disattenzione: era, come ha scritto Giovanni Fasanella nella prefazione alla prima edizione italiana appena pubblicata da Fazi Editore (La guerra fredda culturale. Come la CIA ha influenzato l’immaginario europeo), un vero e proprio “meccanismo di rigetto”. Il libro scottava, e scottava in modo particolare in Italia, dove molti dei nomi citati appartenevano alla memoria viva di una cultura che si era sempre voluta indipendente e critica.

Il tema del libro è scomodo nella sua semplicità: per vent’anni, tra il 1947 e il 1967, la CIA finanziò in segreto una parte consistente della vita culturale europea. Non con la propaganda volgare dei manifesti, ma con il metodo opposto — riviste di qualità, festival musicali, mostre d’arte, borse di studio, convegni internazionali — affidando l’operazione a una rete di fondazioni filantropiche usate come copertura. Il braccio visibile era il Congresso per la libertà della cultura, fondato a Berlino nel 1950. In diciassette anni vi furono investiti oltre dieci milioni di dollari. Il nome in codice interno era “packet”. Gli intellettuali coinvolti, in molti casi, non sapevano nulla.

LItalia nello scontro est-ovest: riviste, salotti, reti

Il capitolo italiano è particolarmente rivelatore. La sezione italiana del Congresso, denominata Associazione italiana per la libertà della cultura, fu istituita da Ignazio Silone alla fine del 1951 e divenne il centro logistico ed economico di una federazione di circa cento gruppi culturali. Le riviste che hanno formato la cultura laica italiana del dopoguerra — Il Mondo, Il Ponte, Tempo Presente, Il Mulino — erano finanziate direttamente o indirettamente attraverso questo consorzio.

Alla riunione fondativa di Berlino nel luglio 1950 erano presenti Benedetto Croce come presidente e Altiero Spinelli tra i delegati italiani. La sezione italiana includeva Adriano Olivetti e Mario Pannunzio. Nei salotti romani, Marguerite Chapin Caetani dirigeva da Palazzo Caetani la rivista Botteghe Oscure, che promosse Calvino, Moravia, Pasolini, Carlo Levi, Attilio Bertolucci. Elena Croce, figlia di Benedetto, selezionava per l’USIS — l’ufficio americano di diplomazia culturale — gli intellettuali ritenuti frequentabili. Suo marito Raimondo Craveri indicava all’ambasciata americana i politici affidabili. La loro casa era frequentata da Henry Kissinger e dal giovane Gianni Agnelli, e dominata dalla figura di Raffaele Mattioli, fondatore di Mediobanca, di cui gli americani si fidavano al punto da discutere con lui i piani per la ricostruzione già nel 1944.

Perché non ci sono i cattolici o i democristiani?

Scorrendo la lista dei nomi italiani coinvolti nell’operazione emerge tuttavia un vuoto che merita riflessione. I protagonisti italiani del Congresso per la libertà della cultura appartengono quasi esclusivamente a due aree culturali: quella laica liberale — Croce, Craveri, Pannunzio, Caetani — e quella democratico-socialista o di sinistra non comunista — Silone, Chiaromonte, Spinelli, Olivetti, Calvino, Pratolini. Il mondo cattolico e democristiano, che pure in quegli anni governava l’Italia e ne incarnava la principale identità politica di massa, è completamente assente dalla mappa tracciata da Saunders.

Questa assenza non è priva di significato. La DC non aveva bisogno di essere arruolata nella rete del Congresso: era già strutturalmente ancorata all’alleanza atlantica, sostenuta dalla Chiesa, radicata in una cultura popolare che trovava nella fede e nella tradizione comunitaria le sue risorse anticomuniste. Gli intellettuali cattolici e i dirigenti democristiani non erano terreno da coltivare per Washington: erano già in campo, con motivazioni autonome e radici profonde nella società civile italiana. La CIA cercava interlocutori nella sinistra non comunista e nel laicismo liberale, ossia negli ambienti che potevano essere tentati dall’utopia sovietica o che ne avevano già subito il fascino. Il mondo cattolico era culturalmente impermeabile a quella tentazione, e non aveva bisogno di essere convinto né orientato dall’esterno.

Una storia aperta: manipolazione, consenso e autonomia della cultura

La domanda morale che Saunders lascia aperta è però universale, e riguarda anche chi non compare nella sua mappa. C’è un confine oltre il quale anche una causa giusta — e quella anticomunista aveva le sue ragioni — si trasforma in strumento di manipolazione? Alcuni degli intellettuali coinvolti sapevano dei finanziamenti CIA, altri lo intuivano senza volerlo verificare, altri erano in buona fede. Ma tutti, in misura diversa, prestavano la propria voce a una strategia che non avevano scelto.

Il punto più acuto del libro non è la rivelazione in sé — che la CIA finanziasse la cultura per combattere l’URSS era, almeno a grandi linee, già noto. Il punto è il metodo: la costruzione del consenso attraverso la cultura è tanto più efficace quanto più rimane invisibile. Le idee più nobili — libertà, pensiero critico, pluralismo — possono essere usate come involucri di una propaganda sofisticata proprio perché sembrano il contrario della propaganda. È questa la lezione duratura del libro della Saunders, che arriva in Italia con trent’anni di ritardo ma non per questo priva di attualità.

Ungheria, Magyar sfida il presidente: “Non rappresenta più l’unità nazionale”

Lultimatum che scuote  Budapest

Péter Magyar non sembra intenzionato a concedere tregue. A poche settimane dalla storica vittoria elettorale del partito Tisza, il nuovo primo ministro ungherese ha lanciato un ultimatum al presidente della Repubblica Tamás Sulyok: dimissioni immediate oppure avvio di una procedura legislativa per rimuoverlo dall’incarico. Una sfida frontale che segna l’inizio della resa dei conti con l’apparato costruito da Viktor Orbán in sedici anni di potere.

Magyar accusa Sulyok di essere stato un garante non della nazione, ma dell’ex sistema di potere di Fidesz. “È indegno di rappresentare l’unità del popolo ungherese”, aveva già dichiarato dopo le elezioni di aprile. Ora il tono è diventato ancora più duro: “Rimuoveremo tutte le marionette dell’era Orbán che hanno contribuito alla demolizione dello Stato di diritto”.

 

Il volto europeista della nuova Ungheria

Il profilo politico di Magyar è ormai chiarissimo. Conservatore moderato, ma apertamente europeista, il nuovo premier vuole riportare Budapest dentro il perimetro politico dell’Unione europea, recuperando credibilità internazionale e soprattutto sbloccando i miliardi di euro congelati da Bruxelles per le violazioni dello Stato di diritto sotto Orbán.

Non è casuale che il suo insediamento sia avvenuto simbolicamente nel giorno della Festa dell’Europa, con la bandiera europea tornata sulla facciata del Parlamento ungherese. Magyar ha parlato di “ricostruzione democratica”, di libertà dell’informazione e di ripristino dei contrappesi istituzionali.

La sua determinazione è sostenuta da una maggioranza parlamentare schiacciante: il Tisza dispone infatti dei due terzi dell’Assemblea nazionale, numeri sufficienti per modificare la Costituzione senza accordi con l’opposizione. Ed è proprio questo il punto decisivo della vicenda.

 

Il nodo costituzionale

Formalmente il presidente ungherese ha funzioni prevalentemente rappresentative. Tuttavia conserva poteri non irrilevanti: può rinviare leggi al Parlamento, sottoporle alla Corte costituzionale e rallentare l’azione del governo. In una fase di transizione così radicale, Sulyok potrebbe dunque diventare un ostacolo concreto al programma riformatore del nuovo esecutivo.

Da qui la scelta di Magyar di procedere con una revisione costituzionale che renda possibile la rimozione anticipata del capo dello Stato. Una soluzione però altamente controversa. Lo stesso Sulyok ha reagito denunciando il rischio di “una crisi costituzionale che approfondirà le divisioni della società e danneggerà la reputazione democratica dell’Ungheria”.

 

La posta in gioco oltre Orbán

La battaglia istituzionale in corso a Budapest va ben oltre il conflitto personale tra Magyar e Sulyok. È il tentativo di ridefinire l’assetto del potere ungherese dopo l’era Orbán. Il nuovo premier sostiene che non sia possibile restaurare pienamente lo Stato di diritto lasciando intatti gli uomini collocati nei gangli strategici del sistema: Corte costituzionale, procura, autorità dei media e presidenza della Repubblica.

Resta però una domanda cruciale. Fino a che punto una maggioranza parlamentare, pur forte di un consenso democratico amplissimo, può spingersi nel ridisegnare gli equilibri costituzionali senza produrre una nuova forma di concentrazione del potere? È il paradosso che oggi attraversa l’Ungheria: smantellare la “democrazia illiberale” senza incrinare le garanzie della democrazia liberale.

Danimarca, Frederiksen resta al potere: decisivo il ritorno del centro

Un terzo mandato dopo settimane di stallo

Mette Frederiksen resterà alla guida della Danimarca. Dopo oltre due mesi di trattative, la leader socialdemocratica è riuscita a formare un nuovo governo di coalizione di centro-sinistra, assicurandosi il terzo mandato consecutivo da primo ministro. Un risultato tutt’altro che scontato, visto che le elezioni del 24 marzo avevano prodotto un Parlamento estremamente frammentato e un forte ridimensionamento del Partito socialdemocratico, sceso da 50 a 38 seggi sui 179 del Folketing.

L’accordo coinvolge Socialdemocratici, Social Liberali, Verdi di Sinistra e soprattutto i Moderati centristi guidati da Lars Løkke Rasmussen, ex premier e ministro degli Esteri uscente. Proprio il ruolo di Rasmussen appare decisivo per comprendere l’esito della crisi politica danese.

 

Il centro come ago della bilancia

Per settimane la situazione sembrava orientata verso una svolta di centrodestra. A maggio Rasmussen aveva addirittura abbandonato il tavolo con Frederiksen, indicando il leader liberale Troels Lund Poulsen come possibile nuovo incaricato per formare un governo alternativo.

Ma il progetto non ha retto. Rasmussen ha progressivamente escluso l’ipotesi di sostenere una coalizione puramente conservatrice, tornando invece a privilegiare una soluzione centrista e pragmatica. Le cronache politiche danesi concordano nel descriverlo come il vero “kingmaker” della legislatura: senza i suoi Moderati non esisteva alcuna maggioranza stabile né a destra né a sinistra.

È dunque il centro, ancora una volta, ad aver determinato la soluzione della crisi. Un centro non neutrale, ma orientato alla stabilità istituzionale, all’europeismo e alla responsabilità internazionale. La nuova coalizione nasce infatti attorno a una linea politica molto netta: rafforzamento della difesa europea, sostegno all’Ucraina, cooperazione con Bruxelles e gestione della delicata questione groenlandese dopo le pressioni dell’amministrazione Trump.

 

Groenlandia, sicurezza europea e nuova fase politica

Secondo Reuters, tra le priorità immediate del nuovo esecutivo figurano i colloqui diplomatici sulla Groenlandia e il potenziamento delle capacità militari danesi nel quadro del deterioramento della sicurezza europea provocato dalla guerra russo-ucraina.

Frederiksen ha rafforzato la propria leadership proprio grazie alla fermezza mostrata nei confronti delle pressioni statunitensi sulla Groenlandia, ottenendo consenso interno e sostegno europeo.

La nuova maggioranza non dispone però di una piena autosufficienza parlamentare e dovrà cercare appoggi esterni, soprattutto dall’Alleanza Rosso-Verde. In Danimarca, tuttavia, i governi di minoranza sono una tradizione consolidata.

Resta il dato politico più significativo: in uno dei Paesi più avanzati d’Europa, il baricentro della governabilità continua a passare dal centro moderato e riformista. Ed è probabilmente questo il segnale più interessante che arriva oggi da Copenaghen.

Padel, martedì prende il via il main draw dell’Italy Major a Roma

Roma, 1 giu. (askanews) – Si apre martedì al Foro Italico di Roma il main draw del Bnl Italy Major Premier Padel, la quinta edizione di uno dei tornei più prestigiosi del mondo. Dopo i primi otto tornei del 2026 del Premier Padel Tour, si legge in una nota, il bilancio parla chiaro: tre coppie si sono spartite i titoli in palio e guidano anche la Fip Race verso le Finals di Barcellona.

Nel circuito maschile e femminile, il dato è evidente. Fede Chingotto e Ale Galan da una parte, Paula Josemaria e Bea Gonzalez dall’altra, guidano con cinque titoli stagionali, seguiti dai numeri uno del ranking Fip, Arturo Coello e Agustin Tapia da una parte e Delfi Brea e Gemma Triay dall’altra, a quota due successi. Un solo titolo invece per altre due grandi coppie del 2026, Juan Lebron e Leo Augsburger e Ari Sanchez con Andrea Ustero.

Una sfida appassionante sottolineata anche dal presidente della Federazione Internazionale Padel, Luigi Carraro, in occasione della presentazione del torneo romano, quando ha evidenziato come “almeno tre coppie siano realmente in grado di vincere il titolo”. Dove quell”almeno” apre anche ad altri scenari.

Nel tabellone maschile, la rivalità tra Chingotto-Galan e Coello-Tapia continua a caratterizzare la stagione. I primi, in svantaggio nei precedenti complessivi (21-13), arrivano però a Roma dopo quattro successi consecutivi negli scontri diretti e dei titoli conquistati nelle ultime due edizioni del Major romano. Occhi puntati anche su Lebron e Augsburger, che dopo il successo a Bruxelles sono tra le coppie più attese al Foro Italico, ma è impossibile ignorare Franco Stupaczuk e Mike Yanguas, teste di serie numero tre, in crescita dopo il titolo al FIP Platinum di Tirana vinto sabato scorso.

Nel tabellone femminile continua invece il dominio di Josemaria e Gonzalez, protagoniste di cinque vittorie stagionali, in un avvio di anno diviso con Sanchez-Ustero e Brea-Triay, già vincitrici nei primi appuntamenti del circuito. Le prime otto finali dell’anno se le sono contese queste tre coppie, mentre Claudia Fernandez e Sofia Araujo si sono sempre fermate in semifinale, ma occhio alle sorprese: Lucia Sainz e Patty Llaguno, finaliste nel 2024, dimostrano che tutto può succedere.

Ccnl Cifa-Confsal valorizzare i preposti per sicurezza sul lavoro

Bologna, 1 giu. (askanews) – In Italia gli infortuni sul lavoro continuano a crescere. Una piaga che costa al Paese il 6,3% del PIL ogni anno. Eppure in ogni azienda c’è una figura che può persino fermare le macchine per proteggere chi lavora: il preposto. Grandi responsabilità, spesso nessun riconoscimento. A Bologna, ad Ambiente Lavoro 2026, Confsal prova a cambiare le cose, con il convegno “La valorizzazione del preposto nella contrattazione collettiva”.

“Il valore della sicurezza – spiega Angelo Raffaele Margiotta, segretario generale Confsal – rimane una semplice enunciazione se poi non è seguito da atti concreti, come quelli che abbiamo fatto noi: garantire a questa figura, che è la chiave di volta della prevenzione partecipata, un’agibilità nei luoghi di lavoro. Attraverso un riconoscimento economico e soprattutto una copertura assicurativa che lo tuteli nell’esercizio delle sue funzioni. Questa è la sicurezza praticata, non la sicurezza enunciata”.

La sicurezza, dunque, non basta dichiararla: va praticata. Ma chi è davvero il preposto, e perché la sua tutela conta così tanto? “Il preposto è una figura chiave nell’organizzazione della salute e sicurezza – ricordo Marcello Fiori, direttore generale INAIL – è un lavoratore, un dipendente dell’azienda, a cui vengono affidati compiti molto importanti: può addirittura interrompere l’attività produttiva quando ritiene che non ci siano condizioni di tutela. Ma risponde direttamente del proprio operato, anche davanti al magistrato. Dobbiamo rafforzarla, anche tutelandola in termini assicurativi e di libertà di intervento”.

Una tutela che passa anche dai contratti. E qui entra in gioco chi le imprese le rappresenta. Perché valorizzare il preposto significa, prima di tutto, riconoscerlo. “Già nei nostri contratti collettivi – spiega Andrea Cafà, presidente Cifa – abbiamo previsto un’indennità per il preposto. Riteniamo sia doveroso, perché è quella figura che, oltre a svolgere le proprie mansioni, deve avere sott’occhio tutto ciò che accade, con grandi responsabilità: in alcune circostanze può decidere il blocco delle attività”.

Riconoscimento economico, copertura assicurativa, libertà di intervenire. Piccoli passi, ma concreti. Perché – dicono i promotori – con centinaia di preposti messi davvero in condizione di agire, si potrebbero avere decine di infortuni in meno. La sicurezza che si pratica, e non soltanto si racconta.

Tennis, Berrettini ai quarti del Roland Garros: Cerundolo ko 3-0

Roma, 1 giu. (askanews) – Dopo Cobolli anche Matteo Berrettini si qualifica ai quarti di finale del Roland Garros. Il tennista romano ha battuto l’argentino Francisco Cerundolo con il punteggio di 6-3, 7-6, 7-6 al termine di una partita intensa e combattuta soprattutto nei due set conclusi al tie-break. Il romano conferma un ottimo stato di forma e conquista un successo pesante che lo riporta tra i protagonisti del circuito maggiore.

L’avvio di match è equilibrato, con Berrettini che deve annullare una palla break nel primo game ma poi prende il controllo grazie a un servizio efficace e a un dritto profondissimo. L’azzurro strappa il break nel secondo game e mantiene il vantaggio fino al 6-3 del primo set, mostrando grande solidità nei turni di battuta.

Nel secondo set la sfida si alza di livello. Cerundolo reagisce, alza la pressione da fondo campo e approfitta di un passaggio a vuoto del romano per ottenere il break, ma Berrettini resta agganciato al parziale grazie al servizio e a diverse accelerazioni vincenti. Si arriva al tie-break, dove l’azzurro cambia marcia: aggressivo in risposta e preciso al servizio, domina 7-2 e si porta avanti due set a zero.

Il terzo set è il più equilibrato e fisico. Entrambi tengono i rispettivi turni di servizio con maggiore continuità, ma Berrettini mostra maggiore lucidità nei momenti chiave, salvando situazioni delicate e gestendo gli scambi più lunghi. Anche questo parziale si decide al tie-break, dove il romano mantiene alta l’intensità e chiude nuovamente in controllo, completando la vittoria in tre set.

Il successo proietta Berrettini ai quarti di finale dello Slam parigino, confermando il ritorno ad alti livelli dopo una stagione condizionata da problemi fisici. Il percorso a Parigi gli garantisce inoltre un significativo balzo nel ranking mondiale, con il rientro tra i primi 80 e la possibilità di ulteriore crescita in caso di avanzamento nel torneo.

Mattarella condanna attacco al Libano: non rassegniamoci al caos

Roma, 1 giu. (askanews) – Il Libano viene colpito “in modo brutale e indebito”. Nelle stesse ore in cui torna a inasprirsi il clima in Medioriente dopo l’attacco di Israele in Libano e la reazione dell’Iran, Sergio Mattarella pronuncia la sua condanna per quell’azione ostile davanti ai diplomatici ospiti del Quirinale per il tradizionale concerto per la festa della Repubblica. Sono assenti ancora una volta gli ambasciatori di Russia e Bielorussia ma quello israeliano e quello iraniano invece sono presenti.

E ai rappresentanti dei governi di tutto il mondo ma anche alla politica e ai cittadini che lo seguono dalla tv il Presidente della Repubblica prova a dare un pò di coraggio: “Tutto questo non deve indurre alla rassegnazione, in nome di un malinteso realismo che, oltre che moralmente deprecabile, rappresenterebbe un grave errore di valutazione. Nel quadro, che appare desolante per la legalità internazionale, va ribadito che è questione di volontà e di scelte. Possiamo decidere, infatti, di continuare a promuovere la primazia del diritto internazionale e la ricerca di soluzioni condivise, avverso alla logica dello scontro e della discordia”.

La celebrazione del 2 giugno quest’anno è più densa del solito perchè si festeggiano gli 80 anni della Repubblica e il Quirinale ha già aperto i suoi giardini questa mattina alle categorie fragili per ribadire come il Palazzo sia di tutti gli italiani. Mattarella ha accolto tutti con un sorriso e un augurio e concesso selfie senza risparmiarsi. E ha voluto per domani che il tradizionale ricevimento nei giardini fosse annullato per fare posto ad un evento “aperto” in piazza del Quirinale che andrà in diretta tv per raccontare i “volti della Repubblica” attraverso i racconti e le testimonianze di attori, cantanti, musicisti, sportivi.

La scelta compiuta 80 anni fa con il primo voto alle donne fu “un segnale di autentica svolta democratica del nostro Paese”, ricorda nel suo discorso serale, “un percorso nuovo, basato su pace, libertà, democrazia e giustizia sociale, sancito dalla Costituzione che sarebbe entrata in vigore il 1° gennaio 1948” e infatti Mattarella richiama proprio l’articolo 11 della nostra Carta quello che sancisce “il ripudio della guerra per regolare vertenze internazionali – irreversibile cambio di prospettiva rispetto al fascismo – e la scelta di condividere sovranità” in nome della convivenza con gli altri popoli. Ne seguirono poi l’adesione all’Alleanza Atlantica e all’Onu.

“La Repubblica Italiana vive saldamente ancorata ai valori che ha testimoniato in questi 80 anni, votata alla ricerca di soluzioni di pace e della indipendenza dei popoli”, principi che oggi “vediamo gravemente aggrediti” come dimostra l’aggressione russa all’Ucraina, perciò “avvertiamo come nostra la causa della indipendenza e della libertà di Kyiv”, dice il capo dello Stato. “Il caos è tristemente evidente anche in Medio Oriente, conferma che le cattive pratiche raccolgono velocemente seguaci”, è la constatazione amara legata alla crisi irrisolta a Gaza e alla “minaccia di una guerra su vasta scala che dall’Iran potrebbe irradiarsi a tutta la regione, e che già colpisce così brutalmente e in modo indebito la popolazione civile del Libano”.

Di fronte a questa “realtà internazionale frammentata e complessa il ruolo della diplomazia è ancora più essenziali, per la capacità di attingere alle radici dei rapporti tra Paesi, di saper leggere in profondità la realtà nella quale si opera”, è l’invito del Presidente della Repubblica, consapevoli che “alimentare giacimenti di rancore, di odio spinge soltanto sulla strada della guerra e dei conflitti perpetui”.

Iran, Trump: "Non mi importa se negoziati sono finiti"

New York, 1 giu. (askanews) – Al presidente americano, Donald Trump, non sembra importare se i negoziati tra Usa e Iran si sono interrotti su volere di Teheran, come riferito dai media della repubblica islamica.

In una telefonata con un giornalista di CNBC, che gli ha chiesto se le trattative sono effettivamente finite o se quello dell’Iran è un bluff, Trump ha risposto: “Non mi importa se sono finite, onestamente. Non potrebbe importarmi di meno. Se sono finite, sono finite. Se non lo sono, penso abbiamo impiegato troppo tempo. Francamente penso sia diventate un po’ noiose”.

Cosenza, 4 braccianti carbonizzati in un van: non si esclude l’omicidio

Milano, 1 giu. (askanews) – Sarebbe quella dell’omicidio la pista più battuta dai poliziotti della Squadra Mobile di Cosenza che stanno indagando sul decesso di quattro braccianti pakistani, trovati carbonizzati dai vigili del fuoco intorno alle 13 di oggi all’interno di un minivan.

Il mezzo è stato divorato dalle fiamme in una stazione di servizio della IP lungo la Statale 106 Jonica, tra Amendolara e Roseto Capo Spulico, nel Cosentino. A recuperare i corpi sono stati i vigili del fuoco.

Secondo i primi accertamenti condotti dagli investigatori, coordinati dalla Procura di Castrovillari, sembra che le vittime lavorassero nei campi della Sibaritide. Al momento gli inquirenti mantengono il massimo riserbo e ufficialmente le indagini proseguono a 360 gradi.

Auto, a maggio vendite +7,64%. Stellantis fa meglio del mercato

Roma, 1 giu. (askanews) – Nel mese di maggio sono state immatricolate 150.096 autovetture a fronte delle 139.445 iscrizioni registrate nello stesso mese dell’anno precedente, pari a un aumento del 7,64%. Lo riferisce il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. I trasferimenti di proprietà sono stati 477.820 a fronte di 466.760 passaggi registrati a maggio 2025, con un aumento del 2,37%.

Il volume globale delle vendite mensili, pari a 627.916, ha interessato per il 23,9% vetture nuove e per il 76,1% vetture usate. Si conferma anche la tendenza positiva di Stellantis in Italia. Il gruppo è cresciuto per il quinto mese consecutivo con una percentuale superiore a quella del mercato complessivo. Nella classifica delle auto più vendute, Stellantis conferma tre macchine nelle prime quattro posizioni: al primo posto Fiat Pandina, seguita da Leapmotor T03 al terzo e Jeep Avenger al quarto.

Con 43.426 registrazioni a maggio, i brand commercializzati in Italia hanno ottenuto una crescita complessiva del 9,9% rispetto all’intero mercato nazionale che è cresciuto del 7,6% e ha registrato 150.096 immatricolazioni. La quota ottenuta da Stellantis è stata del 28,9%, in crescita dello 0,6% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Significativo il risultato ottenuto nel canale dei privati, dove Stellantis è cresciuto nei volumi del 52%, così come la quota è cresciuta dal 20,8% del maggio 2025 al 27,3% dello scorso mese di maggio.

Piantedosi: fermato presunto sostenitore del terrorismo islamico

Milano, 1 giu. (askanews) – “L’arresto questa mattina di un uomo, residente in Brianza e accusato di terrorismo internazionale, testimonia ancora una volta l’efficacia delle misure messe in campo dal nostro Paese per contrastare il pericoloso fenomeno della radicalizzazione islamista. Grazie a una capillare azione di presidio del territorio, ad un costante monitoraggio degli ambienti dell’estremismo, ad un attento controllo dei canali informatici e dei social network insieme ad una elevata capacità di analisi, le nostre Forze dell’ordine e l’intelligence sono stati in grado ancora una volta di intervenire tempestivamente per individuare una minaccia terroristica. A loro, e in particolare alla Polizia di Stato per l’operazione condotta oggi con il coordinamento della Procura di Milano, va la mia gratitudine per il lavoro che svolgono ogni giorno, con professionalità e dedizione, per garantire la sicurezza dei cittadini”. Lo ha dichiarato in una nota il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

Il giovane fermato, Zakaria B. H., è un 21enne nato a Vimercate (Monza), accusato di aver pubblicato contenuti apologetici di attentati terroristici compiuti dallo Stato Islamico contro l’Occidente e di incitamento al martirio, anche con riferimento ai tragici fatti avvenuti nel centro di Modena il 15 maggio scorsi, quando un 31enne con problemi psichici aveva travolto con l’auto sette persone, ferendole.

Mattarella: con art. 11 Repubblica partecipe nuovo ordine multilaterale

Roma, 1 giu. (askanews) – L’articolo 11 della Costituzione è “il segno eloquente della volontà della Repubblica di essere parte attiva nella comunità internazionale, partecipando alla costruzione del nuovo ordine multilaterale”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella nel suo saluto prima del concerto al Quirinale per il Corpo Diplomatico e le alte cariche in occasione della Festa della Repubblica.

“Due i principi nucleo dell’Articolo 11 della nostra Carta fondamentale: il ripudio della guerra per regolare vertenze internazionali, irreversibile cambio di prospettiva rispetto al fascismo, e la scelta di condividere sovranità con altri popoli, in condizione di parità, per dar vita a un ordinamento che potesse assicurare convivenza pacifica ed eguaglianza fra gli Stati”, ha spiegato il capo dello Stato.

Tennis, Serena Williams torna in campoa 44 anni: sarà al Queen’s in doppio

Roma, 1 giu. (askanews) – Serena Williams torna a sorpresa nel circuito WTA a 44 anni. La campionessa statunitense, 23 titoli del Grande Slam, ha confermato il suo rientro ufficiale in occasione del torneo del Queen’s Club di Londra, dove parteciperà al tabellone di doppio grazie a una wildcard.

L’ex numero uno del mondo, ferma dal 2022 dopo l’ultima apparizione agli US Open, rientra così nel circuito dopo quasi quattro anni di inattività. Il suo ritorno era stato anticipato da indiscrezioni legate anche alla sua recente re-iscrizione al programma antidoping nel 2025 e da una crescente serie di segnali nelle ultime settimane.

Al Queen’s Williams farà coppia con la 19enne canadese Victoria Mboko, in un tandem che unisce esperienza e nuova generazione. L’obiettivo del rientro, oltre all’evento londinese, potrebbe essere anche quello di testare la condizione in vista di un’eventuale partecipazione a Wimbledon, torneo che l’americana ha vinto più volte nel corso della carriera. “Serena è una delle più grandi atlete di tutti i tempi, con un’eredità che va ben oltre il campo da tennis”, ha dichiarato Valerie Camillo, presidente della Wta. “Il suo ritorno è espressione della sua passione per la competizione e non vedo l’ora di vederla affrontare una nuova generazione di giocatrici di alto livello. Serena non è solo una grande campionessa. È un’imprenditrice di successo, una fervente sostenitrice delle cause che contano e una delle donne più iconiche al mondo. Siamo entusiaste di darle il bentornato nel circuito Wta in questo momento così emozionante per il tennis femminile.

Matteo Bassetti: epidemia incontrollata di Ebola in Africa, è anche colpa di Trump

Milano, 1 giu. (askanews) – “Sono molto preoccupato per l’Ebola, in Africa la situazione è incontrollata in un’area molto difficile. C’è un responsabile in tutto questo, è Donald Trump, che su questo tema ha fatto un disastro. L’Usaid, un sistema di aiuti ai paesi in via di sviluppo, è stato tagliato nel finanziamento di qualche centinaio di milioni. In quella parte di Africa, dove avevano ricevuto sempre dei finanziamenti anche per gestire questo tipo di infezione, dopo il taglio di Trump hanno avuto più problemi. Con quegli aiuti oggi la situazione sarebbe stata diversa”. A parlare è l’infettivologo Matteo Bassetti, ospite di “Un Giorno da Pecora”, su Rai Radio1, dove è stato intervistato da Giorgio Lauro e Nancy Brilli.

“Sono contento per la posizione di Giorgia Meloni, ha dimostrato grande intelligenza chiedendo convocazione tavolo a livello europeo” ha aggiunto il medico, spiegando che “difficilmente il virus arriverà in Europa”.

Vela, Max Sirena: "E’ necessario vincere l’America’s cup"

Roma, 1 giu. (askanews) – “È necessario vincere questa Coppa America. Luna Rossa rappresenta l’Italia, una nazione tecnologica: il 99% di ciò che viene utilizzato a bordo è volutamente italiano. Nel nostro Paese c’è tantissima tecnologia, ma a volte non se ne parla abbastanza”.

Così il team director e skipper Max Sirena a “La Politica nel Pallone” su Rai Gr Parlamento, sottolineando anche il ruolo dello sport come traino emotivo e identitario: “Noi italiani abbiamo bisogno di queste avventure, lo vediamo con il tennis, con il motomondiale e con la Formula 1. Siamo un popolo che si innamora e ha bisogno di innamorarsi”.

Sirena ha poi evidenziato la responsabilità del team verso il Paese e il valore delle tappe di avvicinamento alla prossima sfida: l’evento di Cagliari è stato “un passo importante” in vista dell’obiettivo del prossimo anno a Napoli. “Prima di battere i neozelandesi dobbiamo battere tutti gli altri: il Defender è già in finale e il percorso non sarà semplice, ma stiamo lavorando per arrivare pronti”.

Infine, un passaggio sulla prossima edizione della competizione, la America’s Cup: “Napoli sarà un valore aggiunto, una delle città più belle del mondo, con una storia e una cultura profondissime”. E un invito speciale: “Jannik Sinner è sempre il benvenuto a bordo, c’è molto da imparare da una persona del genere, non solo sul piano sportivo”.

Mattarella incontra i visitatori dei giardini del Quirinale

Roma, 1 giu. (askanews) – Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è sceso a salutare gli ospiti presenti ai Giardini del Quirinale per l’apertura in occasione della festa della Repubblica.

Come primo appuntamento delle celebrazioni dell’80esimo

anniversario, il 2 giugno, i Giardini sono stati aperti alle fasce deboli della popolazione coinvolte tramite invito (a cura delle Federazioni e dalle Associazioni a carattere nazionale del Terzo settore e da Roma Capitale).

Gli ospiti hanno potuto assistere alle esibizioni della Banda Interforze, del Coro dell’Associazione Nazionale Alpini e della Jazz Campus Orchestra della Casa del Jazz di Roma.

Tennis, Cobolli: "Oggi me la sono quasi fatta sotto"

Roma, 1 giu. (askanews) – “Oggi ho imparato che un match non può mai dirsi chiuso, me la sono quasi fatta addosso! Sono felice, ma ancora nervoso e adesso dovrò riposarmi un po’”. Così Flavio Cobolli che ha staccato il pass per i quarti di finale al Roland Garros. Cobolli sottolinea anche il legame speciale con il torneo parigino: “Questo è il mio Slam preferito, adoro giocare in Francia e sulla terra e oggi il pubblico mi ha aiutato molto a chiudere un match che diventa ora molto importante anche per il prossimo turno”.

Il tennista italiano aggiunge poi un riferimento al proprio team e alla gestione del momento decisivo: “Grazie al mio team, penso che anche tra di loro ci sia qualcuno che abbia rischiato di farsela sotto, ma siamo contenti di poter avere l’occasione e l’onore di giocare un’altra partita qui”. Cobolli dedica infine un ringraziamento alla Federazione e a Filippo Volandri, sottolineando il percorso di crescita che lo ha portato fino ai quarti.

Con questa vittoria, Cobolli accede al secondo quarto di finale Slam della carriera e attende ora il nome del prossimo avversario, che uscirà dalla sfida tra il canadese Felix Auger-Aliassime e il cileno Alejandro Tabilo. Il successo parigino assume un valore ulteriore anche in chiave ranking, con l’azzurro virtualmente vicino alla top 15 mondiale.

Media Iran: stop ai colloqui con gli Usa per gli attacchi di Israele in Libano

Roma, 1 giu. (askanews) – L’Iran ha interrotto i colloqui mediati con gli Stati Uniti a causa degli attacchi israeliani in Libano: lo scrive l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, vicina al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie.

Una fonte ha detto a Tasnim che, in considerazione della prosecuzione dei “crimini del regime sionista in Libano” e “tenuto conto che il Libano era una delle condizioni preliminari per il cessate il fuoco”, “e che attualmente questo cessate il fuoco è stato violato in tutti i fronti, inclusi quello libanese”, “la squadra negoziale iraniana sospende i colloqui e lo scambio di testi tramite intermediari”. “L’immediata cessazione delle operazioni aggressive e brutali dell’esercito del regime sionista a Gaza e in Libano, e la necessità di un completo ritiro del regime dalle aree occupate in Libano, sono state sottolineate dalle autorità e dai negoziatori iraniani, e finché la posizione dell’Iran e della resistenza non sarà soddisfatta su questo punto, non vi sarà alcun negoziato”, si legge ancora sul profilo X di Tasnim.

Sicurezza e controlli, l’Europa studia il futuro del settore SIT

Roma, 1 giu. (askanews) – Negli ultimi anni la sicurezza delle infrastrutture europee è diventata una priorità strategica. Crescita del commercio internazionale, aumento della mobilità e digitalizzazione stanno mettendo sotto pressione aeroporti, porti e sistemi di controllo alle frontiere. In questo contesto si inserisce lo studio Beyond the Scan realizzato dalla Luiss Business School insieme a EuFocus che analizza il settore delle tecnologie di security e inspection non solo dal punto di vista industriale ma anche sotto il profilo della governance e della sicurezza pubblica. Lo studio evidenzia come il comparto rappresenta ormai un ecosistema altamente regolato e cruciale per garantire la circolazione sicura di persone e merci all’interno dell’Unione Europea

Abbiamo parlato con Emiliano Finocchi, Adjunct Faculty Member, Luiss Business School: “Lo studio Beyond the Scan è è nato su esigenza dei cambi geopolitici che noi vediamo a livello mondiale. Purtroppo c’è un settore che è estremamente complesso che è quello dei punti di entrata dove se si creano dei colli di bottiglia nei punti d’entrata si rallenta tutto il sistema economico e quindi c’è bisogno di creare una fluidità ma allo stesso tempo di garantire e mantenere la sicurezza in quei punti specifici”.

Particolare attenzione viene data ai paesi mediterranei tra cui Italia, Spagna e Grecia considerati snodi fondamentali per il trasporto marittimo, le attività doganali e la gestione dei flussi passeggeri. L’analisi affronta anche le trasformazioni legate all’innovazione tecnologica e alla crescente dipendenza dal software nei sistemi di controllo e ispezione.

Ha così concluso Emiliano Finocchi, Adjunct Faculty Member, Luiss Business School: “Abbiamo visto che ci sono pochissimi player in questo settore e questo è un potenziale problema perché meno player ci stanno nel settore e più rischiamo che i paesi come l’Europa in questo caso possano avere minor punto d’appoggio negoziale nei confronti del settore in generale”.

Lo studio sottolinea inoltre il tema della responsabilità nella gestione e nella protezione dei dati considerando sempre più decisivo per garantire sicurezza ed efficienza. Secondo gli autori il futuro del settore passerà dalla capacità di mantenere un equilibrio tra regolamentazione, concorrenza, innovazione tecnologica e controllo pubblico.

Nasce l’Atlante del Terzo Settore, mappa dell’Italia solidale

Roma, 1 giu. (askanews) – Dopo l’apertura al pubblico della piattaforma online ad inizio mese, adesso la presentazione ufficiale. L’atlante del terzo settore è il nuovo progetto che trasforma i dati del settore del volontariato in conoscenza accessibile da organizzazioni, istituzioni e cittadini. Promotori principali Fondazione Terzjus e Italia non profit, in prima fila nella creazione della piattaforma.

Le parole di Luigi Bobba, Presidente, Fondazione Terzjus ETS: “L’Atlante è uno strumento non solo per fare i turisti del Terzo Settore, ma sopratutto per trovare le ragioni e le motivazioni per impegnarsi, per diventare noi stessi volontari, per trovare le ragioni per cui operare per il bene comune. L’Atlante è uno strumento che offriamo anche alle istituzioni affinché valutino bene, attraverso i monitoraggi che noi stessi produciamo, l’efficacia delle norme, perché le norme devono essere di natura promozionale”.

Il commento di Mara Moioli, Co-founder, Italia non Profit: ” L’Atlante fa connessione, prima di tutto, porta conoscenza, porta consapevolezza, in un contesto che è difficile da capire se non si ha una competenza specifica. Quindi l’obiettivo è proprio quello di avvicinare il più possibile le persone, i cittadini e anche i volontari e gli operatori a capire le caratteristiche specifiche del settore”.

L’atlante del Terzo Settore prova a dare una lettura di un sistema eterogeneo, complesso ed in continua evoluzione. Promuove, inoltre, la cultura del dato, valorizza il ruolo del Terzo Settore italiano e promuove lo sviluppo dell’economia sociale.

Le parole di Marco Gilli, Presidente, Consulta delle Fondazioni di Origine Bancaria del Piemonte e della Liguria:” Per noi è importante conoscere meglio il terzo settore e avere a disposizione tutti i dati che sono a disposizione nell’Atlante. Noi, come fondazione, lavoriamo con il terzo settore, che è parte integrante della nostra attività che noi svolgiamo sempre in partnership”.

Interpretare i dati e trasformarli in aiuti concreti. È questo l’impegno della Fondazione Terzjus insieme a Italia non profit, per riuscire a carpire in anticipo opportunità e minacce del terzo settore.

Nuoto, Paltrinieri vince 10 km di fondo agli Assoluti di Piombino

Roma, 1 giu. (askanews) – Gregorio Paltrinieri vince in 1h48’25″7 la dieci chilometri di nuoto di fondo che ha aperto gli Assoluti di fondo in svolgimento a Piombino fino al 7 giugno. Alle spalle del campione carpigiano, al terzo titolo nei campionati assoluti, si piazza Marcello Guidi, autore di un ottimo finale che gli vale il secondo posto in 1h48’26″6. Domenico Acerenza completa il podio tutto targato Fiamme Oro in 1h48’28″6. Quarta posizione per Andrea Filadelli (Marina Militare) in 1h48’30″1, quinto Dario Verani (Esercito) in 1h48’33″8. Nella prova femminile vince la spagnola Angela Martinez in 1h58’14″8; secondo posto per Linda Caponi (Carabinieri) in 1h58’17″6 che si prende titolo assoluto e pass per gli europei di Parigi. Completano il podio nazionale Giulia Berton (Marina Militare), quarta in 1h58’27″5, e Alessia Ossoli (Aurelia Nuoto), settima in 1h58’53″7. “È stata una gara durissima. Lo immaginavamo poiché metteva in palio la qualificazione per gli europei di Parigi. Abbiamo tirato dal quinto chilometro in poi; dunque la seconda metà è stata molto tirata. Ho cercato di mettermi davanti e tenere un ritmo alto. Baratti è proprio il mio mare: piatto, non troppo freddo, è la condizione che preferisco – prosegue il 31enne olimpionico tesserato per Fiamme Oro e Coopernuoto, allenato al Centro Federale di Ostia da Fabrizio Antonelli – Siamo la nazionale di fondo più forte al mondo insieme alla Germania e all’Ungheria. C’è una competizione notevole: almeno dieci ragazzi potevano vincere oggi. Il campionato italiano si tende a snobbarlo delle volte, ma è una gara di altissimo livello”. (Andrea Masini / DBM)

Carburanti, Pichetto: su accise fare valutazione il 5 in base ai prezzi

Roma, 1 giu. (askanews) – Sulle accise dei carburanti, alla scadenza delle misure in vigore “anzitutto, valutiamo quello che sarà il livello dei prezzi, nei prossimi giorni naturalmente. Si era già fatta una prima valutazione con l’ultimo decreto, con alcune correzioni rispetto a benzina e diesel e con un intervento specifico che riguardava l’autotrasporto. È una valutazione che va fatta verso il 5 giugno, per decidere come intervenire”. Lo ha affermato il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervistato da da TGCOM24.

Quanto ai rilievi del governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta che ha raccomandato che le misure a sostegno di imprese e famiglie siano “temporanee e mirate”, “è un parere importante – ha detto Pichetto -. Naturalmente in questo caso in particolare il ministero dell’Economia sta facendo tutte le valutazioni di merito, se intervenire, come intervenire”.

“Io ad esempio, personalmente, sono convinto che debbano essere fatte settoriali. Ma dobbiamo anche stare attenti a mantenere un equilibrio, perché interventi eccessivi che poi fanno aumentare i tassi significa penalizzare ancora di più il sistema Paese. Quindi l’equilibrio in economia e in un’economia di mercato è fondamentale”, ha concluso.

Il Power hits estate di RTL 102.5 é su RTL 102.5 Play

Roma, 1 giu. (askanews) – I droni nel cielo durante l’esibizione di Achille Lauro e l’omaggio a Roma. Biagio Antonacci, Arisa, Giorgia, I Pinguini Tattici nucleari, Fulminacci, Ditonellapiaga e tanti altri. Poi le coreografie. I ballerini sul palco pronti a saltare da una parte all’altra per tre ore, senza sosta. La line up di cantanti, uno dopo l’altro, dalle 21 alle 24, ha fatto ballare l’Italia anche grazie alla diretta televisiva in esclusiva sul canale 36 del DTT.

E’ iniziata ufficialmente con il Power hit di RTL 102.5 la stagione dei tormentoni, che ci porterà con la classifica all’Arena di Verona (il 1 settembre). Al Centrale del Foro italico, tempio della musica per una sera, la prima radio d’Italia ha portato sul palco oltre 45 artisti e tutte le hit del momento. Un’atmosfera da brividi regalata da uno show inimitabile, che vede come produttore esecutivo Fabio Marcantelli. Il Power hits di RTL102.5 viene ripreso anche a livello internazionale posizionandosi come uno degli eventi di riferimento musicali.

Per rivedere il Power hits estate di RTL102.5 basta andare su RTL102.5 Play e rivivere tutte le emozioni del 31 maggio.