Home Blog

Il Re Carlo e Camilla da oggi negli Usa per una visita di quattro giorni

Roma, 27 apr. (askanews) – Re Carlo e la regina Camilla arriveranno oggi negli Stati Uniti per una visita di quattro giorni, un viaggio che ha assunto un’importanza ancora maggiore dopo la sparatoria avvenuta durante la cena dell’Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca e nel contesto delle tensioni tra i due stretti alleati.

L’ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti, sir Christian Turner, ha spiegato in diverse interviste che il primo ministro sir Keir Starmer ha parlato con Trump ieri e che il viaggio procederà in gran parte come previsto. Ha dichiarato che la visita servirà a “rinnovare e rilanciare un’amicizia unica” tra i due Paesi. La visita reale, le sue parole, metterà in evidenza la “storia condivisa, il sacrificio condiviso e i valori comuni” di Stati Uniti e Regno Unito e dimostrerà che la partnership rende entrambi i popoli “più sicuri, più ricchi e più felici”.

La visita di Stato, di gran lunga la più rilevante e significativa del regno di Carlo, segna il 250esimo anniversario della dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti dal dominio britannico ed è la prima visita nel Paese da parte di un monarca britannico in due decenni.

Il programma prenderà il via con un incontro privato con il presidente Donald Trump, che si è autoproclamato fan della famiglia reale, e comprenderà un discorso al Congresso e una sontuosa cena alla Casa Bianca. Il viaggio, pianificato da tempo, si è però intrecciato con la disputa politica tra i due Paesi sul conflitto Stati Uniti-Israele contro l’Iran, che ha portato Trump a esprimere profondo disappunto nei confronti del governo di Londra per non aver sostenuto l’offensiva.

La sparatoria di sabato durante la cena dell’Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca a Washington, in cui secondo il procuratore generale ad interim degli Stati Uniti il presidente e alcuni funzionari della sua amministrazione sarebbero stati i probabili bersagli, ha gettato un’ulteriore ombra sulla visita.

Buckingham Palace ha dichiarato che il viaggio si svolgerà comunque come previsto, dopo consultazioni tra le autorità britanniche e statunitensi.

Lavoro, Landini: non convocati su decreto, il Governo si fermi

Roma, 27 apr. (askanews) – I sindacati non sono stati convocati dal Governo in vista del decreto primo maggio sul lavoro. Pertanto, non ne conoscono il contenuto. Lo ha detto il leader della Cgil, Maurizio Landini, a margine di una conferenza stampa per illustrare i contenuti e le finalità di due proposte di legge di iniziativa popolare su sanità pubblica e appalti.

“No – ha risposto – non ho il piacere di conoscere il contenuto né di essere stato convocato al tavolo perché questo Governo con le parti sociali, almeno con le organizzazioni sindacali, almeno con la Cgil, ha deciso di non discutere. Conosco quello che si dice sui giornali. Come è noto, insieme con Cisl e Uil e anche alle altre controparti imprenditoriali abbiamo chiesto esplicitamente al Governo di fermarsi, di non mettere mano alle discussioni che possono riguardare i contratti e la rappresentanza, perché c’è un confronto, una trattativa aperta proprio per cancellare i contratti pirata, per aumentare i salari, per dare ai lavoratori il diritto di poter votare, di poter essere loro a decidere da chi farsi rappresentare”.

Landini ha poi affermato di non sapere cosa il Governo intenda fare, “visto che ormai per loro il lavoro esiste solo il primo maggio. Penso sarebbe meglio che si fermassero perché i disastri che hanno combinato sono già abbastanza. I lavoratori esistono anche gli altri 364 giorni dell’anno”.

Presentata a Milano la XIV edizione del Festival dell’Energia

Milano, 25 apr. (askanews) – Crisi energetica e conflitti internazionali. Questi i temi del confronto tra aziende e istituzioni a Milano, nella sede della Rappresentanza in Italia della Commissione europea a Palazzo delle Stelline, per la presentazione della XIV edizione del “Festival dell’Energia”, in programma a Lecce dal 28 al 30 maggio 2026.

La kermesse ha al centro il tema del rapporto tra sicurezza, competitività e transizione. L’Europa deve bilanciare sostenibilità e stabilità produttiva. Così nasce il titolo dell’edizione, “Energia e libertà. L’Europa alla prova del futuro”. Ci ha detto di più Alessandro Beulcke, Presidente del Festival dell’Energia: “Perché sia importante lo si legge su tutti i giornali, tutte le televisioni, web, social, eccetera. Insomma, fa parte dell’agenda politica e, soprattutto, il tema energia è diventato fondamentale. Non che non lo fosse prima, ma è diventato ancora più fondamentale in questo quadro geopolitico sempre più complesso e sempre più complicato”.

All’appuntamento hanno preso parte, tra gli altri, Antonio Decaro, Presidente Regione Puglia; Pierfrancesco Maran, Presidente Commissione per l’ambiente, il clima e la sicurezza alimentare del Parlamento Europeo e Emmanuel Conte, Assessore al Bilancio, Demanio e Piano straordinario Casa del Comune di Milano. Queste le sue parole sull’importanza di eventi come questo: “È un tema fondamentale vedere energia e libertà insieme, sia da un punto di vista di miglioramento di come produciamo la nostra energia, sia di come diventiamo indipendenti e sicuri rispetto a quello che è cronaca e storia attuale”.

Ma di cosa hanno bisogno le aziende come Accenture in un momento come questo dal punto di vista energetico? Ha parlato così Fausto Torri, Responsabile Energy e Utility Accenture: “Le aziende hanno bisogno di poter cavalcare e dominare due grandi megatrend. Uno, appunto, quello della transizione energetica e il secondo che è quello della trasformazione tecnologica portata dall’intelligenza artificiale. Le due cose non sono in conflitto. Noi, come Accenture, pensiamo che reinventarsi in un’epoca di grande instabilità richieda la necessità di dominare queste due grandi forze”.

Viviamo in un contesto di profondi mutamenti negli equilibri energetici, industriali e geopolitici. E’ importante quindi capire quali iniziative possono essere messe in campo e qual è la strategia di aziende come E.ON per affrontare la transizione energetica, in un momento in cui si parla sempre più di autonomia energetica. Temi al centro del dibattito a cui era presente anche Leonardo Santi, Direttore Affari Regolatori e Istituzionali di E.ON Italia, che ci ha spiegato: “E.ON porta avanti un concetto di tripla transizione. Per noi non è soltanto un tema ecologico che resta al centro della nostra iniziativa. Come dicevo, la decarbonizzazione è sicuramente la chiave per rispondere alle criticità di sistema che stiamo riscontrando adesso. Però, la transizione ecologica deve accompagnarsi ad una transizione sociale, perché il costo della transizione deve essere sopportato da tutti. Quindi la transizione non deve lasciare indietro nessuno”.

A Lecce si susseguiranno tre giorni di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, mostre e spettacoli. Un ricco cartellone che prevede anche figure di rilievo del mondo delle istituzioni, dell’informazione, dell’industria e della cultura.

Delfin, ok assemblea a riassetto: Leonardo Maria Del Vecchio sale al 37,5%

Milano, 27 apr. (askanews) – Via libera dell’assemblea di Delfin al passaggio delle quote di Luca e Paola Del Vecchio alla Lmdv Fin del fratello, Leonardo Maria Del Vecchio, che sale così al 37,5% del capitale. Lo si apprende da fonti finanziarie. Si è tenuta, infatti, in mattinata l’assemblea della cassaforte della famiglia Del Vecchio, che oltre a controllare il gruppo dell’occhialeria, EssilorLuxottica, ha anche in pancia un pacchetto di partecipazioni finanziarie in Mps (17,5%), Generali (10%) e UniCredit (2,7%).

Due i punti all’ordine del giorno: il trasferimento delle quote del 12,5% ciascuna di Luca e Paola in capo alla finanziaria del fratello, che ha ottenuto il via libera a maggioranza con il voto favorevole di sei soci su otto, e la politica di distribuzione dei dividendi, pari all’80% dell’utile per il triennio 2025-2027, che ha incassato l’ok da parte di sette su otto votanti.

Il Papa all’Arcivescovo donna di Canterbury: le divisioni indeboliscono la ricerca della pace

Roma, 27 apr. (askanews) – “Sebbene il nostro mondo sofferente abbia grande bisogno della pace di Cristo, le divisioni tra i cristiani indeboliscono la nostra capacità di essere portatori efficaci di tale pace. Se vogliamo che il mondo accolga a cuore la nostra predicazione, dobbiamo quindi essere costanti nelle nostre preghiere e nei nostri sforzi per rimuovere ogni ostacolo che impedisca la proclamazione del Vangelo. Questa attenzione alla necessità di unità per una più fruttuosa evangelizzazione è stata un tema ricorrente nel mio ministero; si riflette infatti nel motto che ho scelto quando sono diventato vescovo: In Illo uno unum, ‘Nell’Uno – cioè Cristo – siamo uno'”. Lo ha detto Papa Leone XIV rivolgendosi oggi all’Arcivescovo donna di Canterbury Sarah Mullally, durante la sua visita in Vaticano.

“Ho spesso detto che la pace di Gesù risorto è ‘disarmata’. Questo perché egli ha sempre risposto alla violenza e all’aggressione in modo disarmato, invitandoci a fare altrettanto. Credo inoltre che i cristiani debbano rendere insieme una testimonianza profetica e umile di questa profonda realtà”, ha aggiunto Prevost.

Sarebbe “scandaloso se non continuassimo a impegnarci per superare le nostre divergenze, per quanto insanabili possano apparire”, ha detto Papa Leone XIV rivolgendosi all’Arcivescovo donna di Canterbury Sarah Mullally, primate della Chiesa anglicana, durante la sua visita in Vaticano.

“Quando l’arcivescovo Michael Ramsey e San Paolo VI annunciarono il primo dialogo teologico tra anglicani e cattolici – ha ricordato Prevost – parlarono di ricercare il ‘ristabilimento della piena comunione nella fede e nella vita sacramentale’. Certamente questo cammino ecumenico è stato complesso. Se da un lato sono stati compiuti molti progressi su alcune questioni storicamente divisive, dall’altro negli ultimi decenni sono emersi nuovi problemi, rendendo più difficile discernere la via verso la piena comunione. So che anche la Comunione anglicana si trova ad affrontare molte di queste stesse questioni. Tuttavia, non dobbiamo permettere che queste continue sfide ci impediscano di sfruttare ogni possibile opportunità per annunciare insieme Cristo al mondo”.

“Come disse il mio amato predecessore, Papa Francesco , ai Primati della Comunione anglicana nel 2024, ‘sarebbe uno scandalo se, a causa delle nostre divisioni, non adempissimo alla nostra comune vocazione di far conoscere Cristo’. Da parte mia, aggiungo che sarebbe altrettanto scandaloso se non continuassimo a impegnarci per superare le nostre divergenze, per quanto insanabili possano apparire”, ha concluso il Papa.

Una retrospettiva su Mimmo Rotella a Palazzo Ducale a Genova

Milano, 27 apr. (askanews) – Mimmo Rotella 1945-2005, la grande retrospettiva a vent’anni dalla morte dell’artista, realizzata da Palazzo Ducale di Genova nelle sale del Sottoporticato in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella e prodotta e organizzata da MetaMorfosi Eventi, ripercorre oltre sessant’anni di attività dell’artista e riunisce oltre 100 opere provenienti da musei, fondazioni e collezioni pubbliche e private tra cui la Fondazione Mimmo Rotella, il MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, la Sovrintendenza Capitolina e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, Heidi Horten Collection di Vienna, la Collezione Intesa Sanpaolo di Milano, la Casa della Memoria di Catanzaro, l’Archivio Paolo Di Paolo di Roma, la Giò Marconi Gallery. Ne hanno parlato ad askanews alcune figure chiave dell’iniziativa.

Sara Armella, presidente di Palazzo Ducale: “Una mostra veramente molto importante, 100 opere prestate da importanti istituzioni museali e da molti privati che attraversano proprio il percorso artistico di uno dei più importanti protagonisti dell’arte contemporanea e del secondo Novecento”. Pietro Folena, presidente di MetaMorfosi Eventi: “È stata una grande avventura anche perché le opere erano in località diverse, riunirle alcune andavano restaurate, ripulite, trasportarle, assicurarle e soprattutto immaginare un progetto di allestimento come quello di questa mostra all’altezza delle celebrazioni di un artista che è stato un grande sperimentatore, un innovatore. Per un uomo come Rotella era necessario immaginare una mostra che potesse emozionare e quindi il progetto allestitivo è stato un lavoro molto significativo”. Ha poi proseguito Armella: “Riusciamo veramente a entrare dentro uno straordinario percorso che attraversa la civiltà dell’immagine, le nuove dinamiche e prefigura anche una visione su quello che sarebbe poi stato il mondo dei social network. Da questo punto di vista troviamo che questa mostra sia particolarmente attuale e interessante”.

La direttrice di Palazzo Ducale, Ilaria Bonacossa, ha evidenziato un elemento di vicinanza alla città: “Avere Rotella a Genova è particolarmente significativo anche perché uno dei suoi ultimi interventi e azioni fu per la grande mostra di Germano Celant Arti e Architettura nel 2004, quando Genova era Capitale Europea della Cultura, dove proprio nella strada Mimmo Rotella fece una sua azione e in mostra ci sono il video, un frammento dell’opera e una fotografia che raccontano questo momento”. Ha concluso la presidente di Palazzo Ducale: “Un’opportunità importante per venire a Genova che si sposa molto bene con l’altra mostra, la mostra dedicata a Van Dyck e credo che questo leghi insieme la nostra esplorazione costante sull’arte, sull’arte classica, sull’arte moderna, sull’arte contemporanea”.

La mostra resterà aperta al pubblico fino al 13 settembre 2026.

Iran, le notizie più importanti del 27 aprile sulla guerra

Roma, 27 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di lunedì 27 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale. La fragile tregua tra Israele e Libano è stata prorogata, mentre il cessate il fuoco in Iran è appeso alla possibilità di un accordo con gli Usa.

-12:00 Tre membri di Hezbollah, individuati ieri nei pressi delle truppe israeliane di stanza nel sud del Libano, sono stati uccisi in attacchi aerei. Lo ha dichiarato l’esercito dello stato ebraico.

-10:30 L’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy: oggi il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,738 euro al litro per la benzina e 2,059 euro al litro per il gasolio. Sulla rete autostradale, il prezzo medio self è di 1,789 euro al litro per la benzina e 2,118 euro al litro per il gasolio.

-10:20 Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato di aver discusso modi per continuare il dialogo con gli Stati Uniti durante la sua visita in Pakistan.

-10:10 Israele, contro Netanyahu torna il tandem Bennet-Lapid. I due leader creano una forza politica per le prossime elezioni

-10:00 Almeno una persona è stata uccisa in un attacco effettuato da un drone israeliano nella città di Qalila, nel sud del Libano. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Nna.

-09:20 Borse europee in rialzo in attesa di novità Usa-Iran, Ftse Mib +0,2% Brent sopra 100 usd. Focus su Banche centrali. Bene Leonardo.

-09:03 Avvio poco mosso per Piazza Affari. Il Ftse Mib e il Ftse All Share fanno segnare un rialzo dello 0,04%.

-08:42 Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi incontrerà oggi il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov durante la sua visita a San Pietroburgo. Lo ha riportato l’agenzia di stampa Fars.

-08:33 Petrolio in rialzo in avvio di mattinata, in attesa di sviluppi nelle trattative Usa-Iran. Brent +2,1% a 101,2 dollari. Wti +1,9% a 96,2 usd.

-08:20 Borse asiatiche in positivo bene Tsmc, Nikkei +1,4%. Seduta positiva per le principali Borse asiatiche spinte dai titolo tecnologici e dalle attese di sviluppi nelle trattative fra Usa e Iran, dopo che Axios ha svelato di un piano di pace presentato da Tehran.

-07:20 L’Iran ha proposto un accordo agli Stati Uniti per raggiungere un’intesa sulla riapertura dello Stretto di Hormuz e mettere fine alla guerra, rinviando a una fase successiva i negoziati sul programma nucleare di Teheran. Lo riporta Axios, citando un funzionario statunitense anonimo e due fonti a conoscenza dei dettagli.

-07:10 Iran e Russia costituiscono “un fronte unito” contro le “forze egemoniche mondiali” che si oppongono ai Paesi che aspirano “a un mondo privo di unilateralismo e di dominio occidentale”. Lo ha scritto su X l’ambasciatore iraniano in Russia, Kazem Jalali.

-07:00 Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, è arrivato a San Pietroburgo, dove ha in agenda un incontro con Vladimir Putin, nuova tappa di un percorso diplomatico riguardante il conflitto in Medio Oriente, dopo il mancato incontro con gli Stati Uniti a Islamabad.

Merendine e innovazione: in Italia ogni anno lanciate 8-10 novità

Roma, 27 apr. (askanews) – Un prodotto unico del mercato nazionale, frutto da un lato della tradizione dolciaria italiana e dall’altro di un grande lavoro di ricerca e sviluppo: sono le merendine, che hanno accompagnato generazioni di italiani.

Luca Ragaglini, vice direttore e segretario del settore Prodotti da Forno di Unione italiana Food: “La merendina è un prodotto iconico tipico del mercato italiano, che negli anni ha saputo conquistare l’apprezzamento di diverse generazioni di consumatori nazionali. Da non confondere assolutamente con lo ‘snacking’, che è tipico invece dei paesi anglosassoni, dove mangiano in maniera diversa con porzionature, composizione nutrizionale e soprattutto porzioni ben più ampie delle nostre”.

“Da non dimenticare una cosa molto importante: la merendina non è altro che la replica, su larga scala, di prodotti tipici fatti in casa, dei nostri dolci delle tradizioni fatti in formato monodose”.

Ma dietro le merendine italiane c’è anche tanto lavoro in ricerca e sviluppo.

Luca Ragaglini, vice direttore e segretario del settore Prodotti da Forno di Unione italiana Food: “Accanto alle merendine classiche, che sono sugli scaffali da lunghissimo tempo, ogni anno vengono affiancate 9-10 nuove referenze con una componente di innovazione molto molto forte”.

Un numero rilevante, se si pensa che in media ci vogliono da 1 a 5 anni prima di lanciare sul mercato una nuova merendina e a volte si arriva fino a 10. E quindi oggi

Luca Ragaglini, vice direttore e segretario del settore Prodotti da Forno di Unione italiana Food: “Accanto alle merendine classiche, ormai sono sugli scaffali anche molte merendine fortemente innovative che seguono un po’ i gusti e le necessità degli italiani”.

Oltre ai miglioramenti nutrizionali apportati negli ultimi 15 anni, tra cui la riduzione delle porzioni e delle calorie, oggi si distinguono anche per una forte presenza nel segmento “rich-in”.

Luca Ragaglini, vice direttore e segretario del settore Prodotti da Forno di Unione italiana Food :”Le merendine italiane hanno oggi più fibre, più frutta, meno zuccheri, meno acidi grassi saturi e meno calorie”.

Teheran ha proposto un accordo agli Usa per la riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine della guerra

Roma, 27 apr. (askanews) – L’Iran ha proposto un accordo agli Stati Uniti per raggiungere un’intesa sulla riapertura dello Stretto di Hormuz e mettere fine alla guerra, rinviando a una fase successiva i negoziati sul programma nucleare di Teheran. Lo riporta Axios, citando un funzionario statunitense anonimo e due fonti a conoscenza dei dettagli.

L’offerta, trasmessa secondo quanto riferito tramite mediatori del Pakistan, arriva in un contesto di negoziati bloccati e mentre la leadership iraniana non riesce a presentare una posizione unitaria sulle concessioni nucleari che è disposta a fare.

Qualsiasi accordo su Hormuz lascerebbe il presidente degli Stati Uniti Donald Trump con scarsa leva per ottenere tali concessioni. L’articolo sottolinea che Trump avrà una riunione nella Situation Room sui negoziati oggi: lo hanno riportato tre funzionari statunitensi sotto anonimato.

Gaza, elezioni palestinesi: vittoria per i sostenitori di Abu Mazen

Roma, 27 apr. (askanews) – I sostenitori del presidente palestinese Abu Mazen (Mahmoud Abbas) hanno vinto la maggior parte delle consultazioni nelle elezioni municipali palestinesi, in un voto che per la prima volta in quasi due decenni ha incluso una città della Striscia di Gaza amministrata da Hamas. Lo hanno indicato i funzionari elettorali.

Le votazioni di sabato hanno segnato le prime elezioni di qualsiasi tipo a Gaza dal 2006 a oggi e le prime consultazioni palestinesi dall’inizio del conflitto a Gaza, iniziato più di due anni fa con l’attacco del 7 ottobre di Hamas nel sud di Israele.

L’Autorità Nazionale Palestinese con sede in Cisgiordania ha dichiarato che l’inclusione della città di Deir al-Balah, che ha subito meno danni rispetto ad altre aree del territorio costiero durante la guerra, era volta a dimostrare che Gaza è parte inseparabile di un futuro Stato palestinese. Le elezioni, in cui l’affluenza è stata bassa, si sono svolte “in un momento altamente sensibile, tra sfide complesse e circostanze eccezionali”, ha affermato il premier palestinese Mohammad Mustafa al momento dell’annuncio dei risultati domenica.

Tuttavia, rappresentano ½un importante primo passo in un processo nazionale più ampio volto a rafforzare la vita democratica…e, in ultima analisi, a raggiungere l’unità del Paese”, ha aggiunto.

Hamas, che ha estromesso l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) da Gaza nel 2007, non ha formalmente presentato candidati nella Striscia e ha boicottato le elezioni nella Cisgiordania occupata da Israele, dove la vittoria di Fatah era ampiamente prevista.

Tuttavia, alcuni candidati di una delle liste di Deir al-Balah erano considerati da residenti e analisti vicini al movimento, rendendo il voto un possibile indicatore del sostegno al movimento integralista islamico palestinese. I risultati preliminari hanno mostrato che la lista, nota come “Deir al-Balah ci unisce”, ha ottenuto solo due dei quindici seggi in palio a Gaza.

La lista Nahdat Deir al Balah, sostenuta da Fatah di Abu Mazen e dall’Autorità Nazionale Palestinese appoggiata dall’Occidente, ha conquistato sei seggi. I restanti seggi sono stati vinti da altri due gruppi locali, “Future of Deir al-Balah” e “Peace and Building”, non affiliati a nessuna delle due fazioni.

I sostenitori di Abu Mazen hanno dominato le elezioni in Cisgiordania, spesso senza opposizione. Il portavoce di Fatah, Abdul Fattah Dawla, ha osservato che l’affluenza è stata simile a quella delle ultime elezioni municipali in Cisgiordania nel 2022, elogiando gli elettori per aver partecipato nonostante le violenze in corso da parte di Israele.

“Eleggendo figure legate a Fatah, gli elettori sembrano cercare un sostegno internazionale senza restrizioni per la governance municipale e un graduale cambiamento politico che potrebbe estendersi oltre il livello locale”, ha affermato l’analista politica palestinese Reham Ouda. La recente guerra ha lasciato gran parte di Gaza in macerie, con molti residenti sfollati e concentrati sulla sopravvivenza. Israele ha continuato a condurre attacchi nonostante un cessate il fuoco a ottobre.

A Gaza l’affluenza è stata appena del 23 per cento, mentre in Cisgiordania ha raggiunto il 56, secondo il presidente della Commissione elettorale centrale, Rami al Hamdallah. Al Hamdallah ha dichiarato che alcune urne e attrezzature di voto non sono riuscite a entrare nell’enclave a causa delle restrizioni di sicurezza israeliane, anche se tali difficoltà sono state superate.

Il portavoce di Hamas a Gaza, Hazem Qassem, ha minimizzato l’importanza dei risultati elettorali, affermando che non hanno alcun impatto sulle questioni nazionali più ampie.

Israele, contro Netanyahu torna il tandem Bennet-Lapid

Roma, 27 apr. (askanews) – In Israele l’ex premier di destra Naftali Bennett e il leader centrista dell’opposizione Yair Lapid hanno annunciato la fusione dei loro partiti in vista delle elezioni previste per la fine dell’anno, in un’apparente mossa per ripetere l’esperienza che cinque anni fa ha prodotto una temporanea uscita di scena di Benjamin Netanyahu. L’alleanza della ‘strana coppia’ è ispirata anche dallo scenario ‘ungherese’, dove l’opposizione si è unita e ha rinunciato a correre da sola per spodestare Viktor Orban.

I due hanno annunciato ieri che i rispettivi partiti, Bennett 2026 e Yesh Atid, si uniranno in una unica formazione battezzata Yachad – “Insieme” in ebraico – sotto la guida di Bennett. “L’era della polarizzazione è finita”, ha dichiarato Bennett in una conferenza stampa congiunta mentre Lapid ha descritto il suo nuovo alleato come “un uomo di destra, ma di una destra liberale, rispettosa della legge”.Lapid ha evocato le recenti elezioni ungheresi, dove il premier Viktor Orban “ha perso con una valanga di voti dopo 16 anni al potere perché la gente ha creduto che il cambiamento fosse possibile”. “Si sono uniti dietro un solo candidato”, ha sottolineato.

I sondaggi danno il Likud di Netanyahu primo partito, con oltre 25 seggi nella Knesset composta da 120 rappresentanti. Tuttavia la coalizione di governo complessivamente ha perso consensi dopo l’attacco di Hamas dell’ottobre 2023 e la devastante campagna militare a Gaza, un quadro complicato dalle guerre in Iran e in Libano.

Festa della Liberazione, ogni anno punto e a capo

Ogni anno è sempre la stessa storia. La festa della Liberazione diventa una occasione di contestazione e di violenza al punto da far pensare che sarebbe assai meglio non celebrarla sostituendola magari con la festa della Primavera o quanto altro la fantasia possa suggerire. Si è trattata di una torta ricca di troppi ingredienti. Insultati quelli che innalzavano la bandiera ucraina, imbrattati cartelli in ricordo delle Foibe, ostacolato il passo alla Brigata Ebraica fino a costringerla a lasciare il campo ed altro ancora a rendere un raduno di popolo una avvilente occasione di rissa e di tristezza.

La balorda confusione tra passato e presente

Il punto debole della questione è voler ogni volta adeguare al presente, ai fatti di oggi, il sentimento di una storia passata in ricordo della fine della oppressione nazista e fascista. Il 25 aprile è diventato il giorno per auspicare anche la liberazione dalla suocera che oggi ci rompe le scatole e per inveire contro chiunque non ci stia bene. Se invece ci si attenesse al tema che diede principio a quella festa forse non avremmo più problemi. È tutta uno sforzo di leggere questa celebrazione alla luce della attualità relegando in ultimo piano, fino al dimenticatoio, la liberazione che fu e che diede vita ad un commovente tripudio popolare.

Quella dell’altro ieri a Milano non è stato il procedere di una allegra e lieta brigata e del resto si dice anche “Poca brigata, vita beata”. Si è brigato in modo tale che non le si è ceduto il passo, qualche buon difensore della libertà si è messo i vestiti da brigante forse invidioso di non appartenere al gruppo di ebrei che contribuirono a toglierci di mezzo dagli oppressori del secolo scorso.

L’ebreo è “colui che passa e va oltre” cocciutamente diretto verso la Terra Promessa. Eber, il suo capostipite, non poteva prevedere quanto sarebbe accaduto al suo popolo successivamente, tanto da potersi mettere in piedi la leggenda di Buttadeo, l’ebreo errante condannato a vagare senza tregua sino alla fine del mondo, per avere schernito Gesù sulla via del Calvario.

Una marcia che marcisce e la vittoria della intolleranza

Dunque la Brigata ebraica è stata costretta all’abbandono, costretta ad una marcia fuori dal percorso stabilito, imputandole peccati e nessun merito. Del resto, l’ebreo è colui che “sta dall’altra parte” abbracciando una fede monoteista, distinta da quelle politeiste della epoca di allora, e quindi va tenuto ben distinto fuori da ogni consesso umano.

Sarà in ricordo di questo che il 25 aprile qualcuno, ebbro di odio, ne ha contrastato di fatto il passo, mettendo la Brigata da parte, dimenticando i meriti del sangue versato da quei protagonisti per affrancarci dalla schiavitù del potere e dalla dittatura che segnò il nostro Paese. Alla Brigata ebraica è stato urlato di essere solo “saponette mancate”. Il grasso animale misto a cenere una volta era usato per tingere i capelli di rosso o renderli lucidi, così pare sia nato il nostro prezioso detergente. C’è chi oggi ragiona solo con il colore del sangue e non sia provvisto di alcune lucentezza di pensiero. Questo si candida ad essere il secolo delle ombre e dovremo rassegnarci all’idea.

Fuochi e non d’artificio

In un’altra piazza, a Roma, qualche valoroso ha sparato con pistola ad aria compressa ferendo con proiettili a piombini due persone che colpe non avevano se non stare lì dove si trovavano tra i manifestanti dell’ANPI. Purtroppo c’è sempre chi comprime per frustrazione i propri sentimenti per poi farli incontenibilmente esplodere in qualche modo, potendo finalmente mettere in mostra tutta la miseria di cui si è armati, magari ispirandosi agli anni di piombo e piombando a terra il senso minimo di civiltà umana.

Comunque “Passata la festa, gabbato lo Santo”, l’anno prossimo i buoni propositi per un festeggiamento unitario e soprattutto gioioso verranno nuovamente traditi. Ogni anno persa l’opportunità di un pizzico di felicità per vestire invece la tristezza del nostro cammino quotidiano. Nessuno ci libererà mai dalla imbecillità del nostro tempo.

Trump: se l’Iran vuole trattare c’è il telefono. E attacca i "No KIngs"

Roma, 27 apr. (askanews) – “Se vogliono trattare, possono venire da noi o possono chiamarci. Sa, esiste il telefono. Abbiamo belle linee sicure”: lo ha detto il presidente americano Donald Trump, commentando lo stallo nei negoziati con Teheran dopo l’annullamento della missione a Islamabad dell’inviato Steve Witkoff assieme a Jared Kushner, il genero del presidente diventato mediatore per i conflitti internazionali in corso.

“Sanno cosa deve esserci nell’accordo. È molto semplice: non possono avere l’arma nucleare, altrimenti non c’è motivo di incontrarsi”, ha aggiunto Trump, intervenendo su Fox News nel programma “The Sunday Briefing”. In un’altra intervista, al programma “60 Minutes” di Cbs News, Trump è tornato sul tentato attacco alla cena con la stampa accreditata alla Casa Bianca. “La ragione per cui hai gente così è che hai persone dei ‘no kings’. Io non sono un re. Se fossi un re, non mi troverei qui a parlare con voi”, ha dichiarato.

Lo stallo diplomatico ha fatto salire i prezzi del petrolio e fatto invece scendere i futures sulle borse americane nelle prime contrattazioni asiatiche. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transitava sino al conflitto iniziato il 28 febbraio un quinto delle forniture mondiali di petrolio, rimane di fatto bloccato. Teheran ha in gran parte chiuso il passaggio mentre Washington ha imposto un blocco navale ai porti iraniani.

Sabato, parlando dalla Florida, Trump ha giustificato l’annullamento della missione dei suoi inviati con i costi eccessivi di un viaggio che a suo avviso non sarebbe stato giustificato dall’offerta iraniana. “L’Iran ha offerto molto, ma non abbastanza”, ha detto. Secondo il ben informato sito Axios, Teheran avrebbe nel frattempo presentato tramite mediatori pachistani una nuova proposta per la riapertura di HOrmuz, con i negoziati sul nucleare rinviati a una fase successiva. La Casa Bianca e il Dipartimento di Stato non hanno commentato.

Sul fronte iraniano, il ministro degli Esteri Abbas Araqchi ha fatto la spola domenica tra Pakistan e Oman prima di volare a Mosca per incontrare il presidente Vladimir Putin. L’ambasciatore iraniano in Russia, Kazem Jalali, ha descritto la missione come parte di un “jihad diplomatico per far avanzare gli interessi del paese”. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha nel frattempo avvertito il premier pachistano Shehbaz Sharif che Teheran non accetterà “negoziati imposti” sotto minaccia o blocco navale, chiedendo la rimozione preliminare di tutti gli ostacoli prima di qualsiasi trattativa.

I disaccordi tra Washington e Teheran vanno oltre il dossier nucleare e il controllo dello stretto: Trump vuole limitare il sostegno iraniano ai proxy regionali, tra cui Hezbollah in Libano e Hamas a Gaza, e punta a ridurre la capacità missilistica balistica dell’Iran. Teheran chiede la revoca delle sanzioni e la fine degli attacchi israeliani a Hezbollah.

In Libano, raid israeliani hanno ucciso domenica 14 persone e ci sono stai almeno 37 feriti, secondo il ministero della Sanità di Beirut.

Domeniche a piedi, la crisi del 1973 è tra noi

L’Italia dei primi anni Settanta è attraversata da profonde contraddizioni. La VI legislatura (1972-1976) è segnata da instabilità politica: in pochi anni si alternano più governi, dal secondo esecutivo guidato da Giulio Andreotti fino a quelli presieduti da Mariano Rumor e poi da Aldo Moro. Le coalizioni continuano a ruotare attorno alla Democrazia Cristiana, in un equilibrio fragile ma ancora vitale.

La partecipazione politica resta altissima: nel 1972 vota circa l’88% degli aventi diritto nelle prime elezioni anticipate della storia repubblicana. È un’Italia profondamente coinvolta nella vita pubblica, ma segnata da tensioni fortissime: gli anni di piombo, la strategia della tensione, il terrorismo. Eppure, accanto alle ombre, emergono anche riforme decisive, come l’abbassamento dell’età per il voto a 18 anni e la riforma del diritto di famiglia.

In questo contesto, la riflessione di Aldo Moro si concentra sui partiti e si fa via via più esigente. Già dalla fine degli anni Sessanta egli coglie i limiti interni del sistema: la Democrazia Cristiana è, nelle sue parole, vittima della grandezza degli eventi e del prevalere, al proprio interno, di meschinità, mediocrità e debolezze. Una consapevolezza che investe non solo le istituzioni, ma la dimensione morale della politica.

Il dibattito pubblico converge sempre più sulle dinamiche interne dei partiti, soprattutto del PCI guidato da Enrico Berlinguer, mentre prende forma il confronto attorno alle premesse del cosiddetto “compromesso storico”: un percorso nel quale Moro svolge un ruolo paziente e strategico di tessitura. Parallelamente, egli elabora l’idea di una “terza fase”, fondata su “equilibri più avanzati” per ridare vitalità alla “Repubblica dei partiti” nata dalla Costituzione: una prospettiva che mira, nel lungo periodo, a costruire una compiuta democrazia dell’alternanza.

Una squadra di governo tra crisi e responsabilità nazionali

Il quarto governo Rumor (luglio 1973 – marzo 1974) è composto da figure di primo piano chiamate a gestire una fase tra le più complesse della storia repubblicana. Accanto al presidente del Consiglio, spicca Aldo Moro agli Esteri, in un contesto segnato da tensioni internazionali. All’Interno opera Emilio Taviani impegnato a gestire l’escalation della violenza politica; sul piano economico, Antonio Giolitti, Emilio Colombo e Ugo La Malfa garantiscono un equilibrio tra diverse sensibilità. In crescita anche una nuova generazione, rappresentata da Ciriaco De Mita, mentre Amintore Fanfani torna alla segreteria della DC.

Questa composizione restituisce l’immagine di una classe dirigente ampia e articolata, chiamata a confrontarsi con sfide sistemiche, pur fra tante contraddizioni (è anche l’anno dell’introduzione delle c.d. “baby pensioni”). In un quadro di instabilità governativa, emergeva comunque una densità politica che oggi appare distante.

Il 1973: lo shock che cambia tutto

Il 1973 è uno spartiacque. L’11 settembre il colpo di Stato in Cile contro Salvador Allende ha ripercussioni anche sulla sinistra italiana. Nello stesso anno si concentrano crisi profonde: shock petrolifero, stagflazione, la strage davanti alla Questura di Milano, il rogo di Primavalle, il colera a Napoli. Una sequenza che accresce la vulnerabilità del Paese.

Il governo Mariano Rumor invita alla sobrietà: meno consumi, meno auto. È l’austerity. Il petrolio diventa leva geopolitica: i Paesi OPEC riducono la produzione e alzano i prezzi. L’Italia, dipendente dall’estero, scopre la propria fragilità.

Le conseguenze sono immediate. Le “domeniche a piedi” diventano il simbolo dell’epoca: strade vuote, città silenziose, biciclette al posto delle auto. Anche nelle case si risparmia energia, come raccomanda il governo, fino al ritorno delle candele.

In un Paese cresciuto nel boom economico, la rinuncia diventa necessaria e ridefinisce il rapporto con i consumi e lo spazio urbano.

Crisi e adattamento: ieri e oggi

A distanza di cinquant’anni, la crisi del 1973 offre ancora chiavi di lettura. Snodi come lo Stretto di Hormuz restano centrali per il commercio energetico globale. Le tensioni cambiano forma, ma dipendenza energetica e vulnerabilità economica restano strutturali.

La crisi del 1973 impose nuovi stili di vita. In modo diverso, anche la recente pandemia ha costretto a rivedere abitudini. In entrambi i casi si tratta di adattamenti imposti da sconvolgimenti esterni. Ma mentre nel 1973 la trasformazione aveva un ritmo più lento, oggi i cambiamenti avvengono in tempo reale, spesso senza il tempo necessario per elaborarli.

Il tempo lento dell’austerity e l’ansia del presente

Negli anni Settanta il tempo aveva una sua densità: le notizie circolavano lentamente e venivano interiorizzate. Oggi il flusso è continuo. Come osserva lo scrittore Mattia Insolia, siamo immersi in una sorta di “apnea emotiva”: sappiamo tutto, ma comprendiamo poco. Non per mancanza di strumenti, ma per eccesso di stimoli.

Il 1973 segna la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova consapevolezza: le risorse non sono infinite e la stabilità economica dipende dagli equilibri geopolitici.

In quel passaggio si colloca anche il tentativo di Aldo Moro e Enrico Berlinguer di rinnovare il sistema politico italiano attraverso nuovi equilibri.

Oggi, in un mondo più veloce, quella lezione resta valida: cambiano gli scenari, ma permane una fragilità di fondo. E forse manca proprio ciò che allora, anche nella crisi, non veniva meno: il tempo per capire.

Il timone della democrazia: pensiero, responsabilità, presenza

Il tempo della reazione, non della riflessione

Viviamo un tempo nel quale molti parlano, pochi ascoltano, tutti reagiscono e quasi nessuno riflette. È il tempo della velocità, dell’opinione immediata, del giudizio senza incontro. Eppure, proprio nei momenti in cui tutto sembra correre senza direzione, una comunità ha bisogno di fermarsi e domandarsi dove sta andando.

Per questo sento il dovere di parlare di un nuovo rinascimento del pensiero. Non una nostalgia del passato, non il desiderio di tornare a ciò che è stato, ma la scelta di restituire profondità al presente e responsabilità al futuro. Perché una società che smette di pensare insieme comincia lentamente a smarrire sé stessa, come una nave con un capitano che non conosce il suo equipaggio e non è consapevole dei suoi bisogni e delle sue competenze.

Ditemi la verità: voi salireste mai su questa nave?

La distanza della politica e la crisi della rappresentanza

Oggi si dice spesso che la politica è distante. Io credo che la politica non sia morta: si è allontanata dai luoghi dove la vita accade davvero. Dai quartieri, dai piccoli comuni, dalle periferie, dalle sale d’attesa degli ospedali, dai mercati rionali, dalle scuole, dalle famiglie che ogni giorno affrontano difficoltà concrete.

La rappresentanza non è finita. È cambiata. I social consentono un rapporto più diretto, ma guai a confondere la connessione con la relazione, la visibilità con la fiducia, i follower con il consenso.

La democrazia non vive nei numeri di uno schermo. Vive negli occhi e nella presenza delle persone.

E così accade che un’anziana non riesca a prenotare una visita medica, che un giovane lasci il Paese non per mancanza di talento ma di opportunità, che una famiglia debba affrontare complessità burocratiche per ottenere ciò che dovrebbe essere semplice.

Ecco dove la politica deve tornare: nella vita concreta.

Populismo e responsabilità: la scelta decisiva

Noi critichiamo spesso il populismo, e facciamo bene. Ma il populismo è la tentazione del consenso facile, della semplificazione, della rabbia che sostituisce il pensiero.

La politica vera è più faticosa: cerca soluzioni, costruisce fiducia, parla al futuro. Come ricordava Alcide De Gasperi, il politico guarda alle prossime elezioni, lo statista alle prossime generazioni.

Dobbiamo scegliere la strada della serietà, della pazienza, della costruzione. E se servirà tempo, così sia. La credibilità e la coerenza sono radici forti. Non si estirpano per convenienza, non si svendono per opportunità momentanee.

De Gasperi, una lezione politica che attraversa il tempo

Un dialogo tra Novecento e presente

Questa edizione, inserita nella collana della Fondazione De Gasperi e sostenuta dall’Istituto Giuseppe Toniolo, non si limita a ripubblicare il testo di Giordani: lo riattualizza attraverso un dialogo tra passato e presente. Il merito è soprattutto degli interventi introduttivi, che guidano il lettore contemporaneo dentro una riflessione che nasce nel Novecento ma parla chiaramente anche all’oggi.

La presentazione di Giuseppe Fioroni svolge una funzione decisiva: non è un semplice omaggio istituzionale, ma una lettura che sottolinea l’attualità del pensiero di De Gasperi. Fioroni insiste su un punto chiave: la politica, per De Gasperi, non è gestione del potere, ma servizio fondato su valori. In questo senso, la triade “rivoluzione–riforme–libertà” – sottotitolo del volume odierno – viene reinterpretata come un programma ancora aperto.

L’introduzione di Lucio D’Ubaldo e Alberto Lo Presti è più analitica e storicamente orientata. I due curatori aiutano a collocare il testo nel quadro del cattolicesimo democratico, nel rapporto tra pensiero spirituale e azione politica, nella stagione costituente italiana.

Il loro contributo è prezioso perché evita una lettura nostalgica e restituisce la figura di De Gasperi letta nella sua integralità, di uomo e di politico, non rifondatore ma fondatore dell’Italia del dopoguerra.

La politica come vocazione morale

Nel testo emerge chiaramente l’autorevolezza morale di Alcide De Gasperi, artefice di una politica vissuta come vocazione morale, sempre ispirata al senso del dovere. I tre concetti chiave sopra richiamati – rivoluzione, riforme e libertà – non sono slogan, ma categorie etiche profonde.

Essi vanno letti rispettivamente come cambiamento interiore e sociale, responsabilità concreta e fine ultimo dell’impegno politico. Giordani descrive De Gasperi in modo molto diverso dalla retorica ufficiale: uno statista sobrio e realistico, misurato e concreto, profondamente consapevole dei limiti della politica rispetto alla salvaguardia della dignità umana e del valore sacro di ogni persona.

Fu un leader carismatico la cui forza consisteva nell’intuizione, nella lucidità dell’analisi, nel pragmatismo – mai declinato in convenienza – e nell’adesione alla fede come criterio etico fondativo e guida interiore, senza mai trasformarla in imposizione ideologica né compromettere la laicità dello Stato.

Pluralismo, riforme e visione dello Stato

Questa impostazione è la premessa della sua lezione di pluralismo e della sua apertura alle riforme per la modernizzazione del Paese. De Gasperi seppe mantenere un’attenzione non comune verso le urgenze sociali, mostrando una capacità di mediazione che non degenerò mai in compromesso.

Possedeva un senso innato della misura e una lungimiranza nelle scelte fondative. La sua visione lo colloca come uomo delle istituzioni al di sopra degli schieramenti: una qualità di cui appare oggi orfana gran parte della classe politica, spesso imprigionata in logiche di corto respiro.

Nella sua concezione riformatrice, l’idea di libertà è insieme tutela delle istituzioni democratiche e responsabilità personale diretta e pubblica.

Un modello umano prima ancora che politico

Il libro restituisce un’immagine storicamente fondata di De Gasperi, mai mitizzata ma ricomposta nella sua dimensione umana, di alto profilo etico e di indiscussa competenza politica. Emerge la sua capacità di leggere i bisogni della società e di trasformarli in una visione riformatrice coerente.

Tra le righe si coglie anche un elemento decisivo: queste qualità non possono essere separate dall’integrità morale e spirituale della persona. È forse proprio questa unità interiore ciò che oggi si fatica a ritrovare.

La testimonianza di Andreotti

Tra fede e libertà, ideali e pragmatismo, intuizione e responsabilità, la figura di De Gasperi diventa – oltre ogni tentazione celebrativa – un riferimento storico imprescindibile. Lo conferma una testimonianza di Giulio Andreotti, che si integra perfettamente con la narrazione del volume: “Di De Gasperi quello che creava entusiasmo era la sua integrità. Cioè a dire: era ‘tutto uno’, come politico, come cattolico, come uomo di cultura, non era fatto a compartimenti come siamo fatti spesso molti di noi. Esprimeva il grandissimo fascino di saper testimoniare la sua assoluta coerenza con la sua vita anche quando questo gli era costato molto, compreso il carcere.

Noi dobbiamo moltissimo a De Gasperi e al modo con cui ha interpretato quella che era stata una prima bozza di Democrazia Cristiana di Don Romolo Murri e gli altri. Tutte le sue scelte successive furono ispirate a quella sua costitutiva coerenza”.

Un libro che pone domande

Di un libro così analitico e ricco non si può fare un semplice riassunto. Ogni pagina rappresenta un’occasione di approfondimento umano e politico. Si tratta di un’opera ponderosa, che non offre risposte semplici ma pone interrogativi attuali su cosa significhi davvero fare politica.

A intellettuali impegnati come Lucio D’Ubaldo e Alberto Lo Presti, nonché a uomini politici e delle istituzioni come Giuseppe Fioroni e Angelino Alfano (quest’ultimo autore di un intervento conclusivo in qualità di presidente della Fondazione De Gasperi) si deve una rilettura completa e rigorosa della figura dello statista di Pieve Tesino: un tratteggio limpido, privo di retorica, capace di restituirne il carisma e l’attualità.

Un contributo prezioso per comprendere non solo un grande protagonista della storia italiana, ma anche le condizioni necessarie per una politica all’altezza del nostro tempo.

 

Per acquistare il volume 👉Igino Giordani, Alcide De Gasperi, a cura di Lucio D’Ubaldo e Alberto Lo Presti, Editrice Studium, 2025, vai su Amazon 

 

https://amzn.eu/d/01qud0jM

Calcio, Serie A. Oggi Cagliari-Atalanta e Lazio-Udinese

Roma, 27 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 34esima giornata di serie A dopo Milan-Juventus 0-0:

34.a giornata Napoli-Cremonese 4-0,Parma-Pisa 1-0; Bologna-Roma 0-2; Verona-Lecce 0-0. Domenica 26 aprile, Fiorentina-Sassuolo 0-0; Genoa-Como 0-2; Torino-Inter 2-2; Milan-Juventus 0-0. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

Classifica: Inter 79, Napoli 69, Milan 67, Juventus 64, Roma, Como 61, Atalanta 54, Bologna 48, Lazio 47, Sassuolo 46, Udinese 43, Parma 42, Torino 40, Genoa 39, Fiorentina 37, Cagliari 33, Lecce 29, Cremonese 28, Verona, Pisa 18.

35ª giornata – Venerdì 1 maggio, ore 20.45 Pisa-Lecce. Sabato 2 maggio, ore 15 Udinese-Torino; ore 18 Como-Napoli; ore 20.45 Atalanta-Genoa. Domenica 3 maggio, ore 12.30 Bologna-Cagliari; ore 15 Sassuolo-Milan; ore 18 Juventus-Verona; ore 20.45 Inter-Parma. Lunedì 4 maggio, ore 18.30 Cremonese-Lazio; ore 20.45 Roma-Fiorentina.

36esima giornata – Venerdì 8 maggio, ore 20.45 Torino-Sassuolo. Sabato 9 maggio, ore 15 Cagliari-Udinese; ore 18 Lazio-Inter; ore 20.45 Lecce-Juventus. Domenica 10 maggio, ore 12.30 Verona-Como; ore 15 Cremonese-Pisa; ore 15 Fiorentina-Genoa; ore 18 Parma-Roma; ore 20.45 Milan-Atalanta.

Padel, al torneo Fip Silver di Bari trionfa l’azzurro Cassetta

Roma, 26 apr. (askanews) – Si chiude con il successo dell’azzurro Marco Cassetta in coppia con lo spagnolo Jose Luis Gonzalez il Fip Silver Mediolanum Padel Cup di Bari, tappa del circuito della Federazione Internazionale Padel. La coppia italo-spagnola – si legge in un comunicato – si è imposta in finale sugli spagnoli Nacho Moragues e Manuel Aragon con il punteggio di 7-6 6-3, al termine di un match disputato davanti alle tribune gremite del Green Park Sport. Dopo un primo set equilibrato e deciso al tie-break, Cassetta e Gonzalez hanno preso il controllo del secondo parziale, chiudendo nettamente il match. Per Cassetta si tratta di un grande ritorno dopo quasi sei settimane di stop per infortunio. La coppia conferma inoltre l’intesa già dimostrata nel circuito, dove nel 2025 aveva conquistato sei titoli. “Non mi aspettavo di vincere subito in un torneo così prestigioso – ha dichiarato Cassetta -. Pensavo di ritrovare il ritmo, invece è arrivata una grande vittoria, ancora più speciale davanti al pubblico italiano”. Soddisfatto anche Gonzalez: “Giocare con Marco è sempre un piacere. Ringrazio anche il pubblico per il sostegno”.

Nel torneo femminile, successo per la francese Alix Collombon e la spagnola Jana Montes, che hanno superato in finale le spagnole Aida Martinez e Camila Fassio con il punteggio di 7-6, 6-3. Le vincitrici, teste di serie numero uno, avevano raggiunto la finale battendo in semifinale la coppia azzurra formata da Emily Stellato e Giulia Sussarello in tre set (1-6, 7-5, 6-4). Nell’altra semifinale, Carlotta Casali, in coppia con Ana Dominguez, è stata superata da Martinez-Fassio (6-4, 4-6, 4-6). “È una vittoria importante dopo un torneo difficile – ha commentato Collombon – Il pubblico è stato straordinario”. Sulla stessa linea Montes: “Il sostegno sugli spalti ci ha aiutato nei momenti più duri”.

Calcio, i risultati di Serie A. Inter a +10 sul Napoli

Roma, 26 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 34esima giornata di serie A dopo Torino-Inter 2-2:

34.a giornata Napoli-Cremonese 4-0,Parma-Pisa 1-0; Bologna-Roma 0-2; Verona-Lecce 0-0. Domenica 26 aprile, Fiorentina-Sassuolo 0-0; Genoa-Como 0-2; Torino-Inter 2-2; ore 20.45 Milan-Juventus. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

Classifica: Inter 79, Napoli 69, Milan 66, Juventus 63, Roma, Como 61, Atalanta 54, Bologna 48, Lazio 47, Sassuolo 46, Udinese 43, Parma 42, Torino 40, Genoa 39, Fiorentina 37, Cagliari 33, Lecce 29, Cremonese 28, Verona, Pisa 18.

35ª giornata – Venerdì 1 maggio, ore 20.45 Pisa-Lecce. Sabato 2 maggio, ore 15 Udinese-Torino; ore 18 Como-Napoli; ore 20.45 Atalanta-Genoa. Domenica 3 maggio, ore 12.30 Bologna-Cagliari; ore 15 Sassuolo-Milan; ore 18 Juventus-Verona; ore 20.45 Inter-Parma. Lunedì 4 maggio, ore 18.30 Cremonese-Lazio; ore 20.45 Roma-Fiorentina.

36esima giornata – Venerdì 8 maggio, ore 20.45 Torino-Sassuolo. Sabato 9 maggio, ore 15 Cagliari-Udinese; ore 18 Lazio-Inter; ore 20.45 Lecce-Juventus. Domenica 10 maggio, ore 12.30 Verona-Como; ore 15 Cremonese-Pisa; ore 15 Fiorentina-Genoa; ore 18 Parma-Roma; ore 20.45 Milan-Atalanta.

Calcio, i risultati di Serie A. Il Como aggancia la Roma

Roma, 26 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 34esima giornata di serie A dopo Genoa-Como 0-2:

34.a giornata Napoli-Cremonese 4-0,Parma-Pisa 1-0; Bologna-Roma 0-2; Verona-Lecce 0-0. Domenica 26 aprile, Fiorentina-Sassuolo 0-0; Genoa-Como 0-2; ore 18 Torino-Inter; ore 20.45 Milan-Juventus. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

Classifica: Inter 78, Napoli 69, Milan 66, Juventus 63, Roma, Como 61, Atalanta 54, Bologna 48, Lazio 47, Sassuolo 46, Udinese 43, Parma 42, Torino 40, Genoa 39, Fiorentina 37, Cagliari 33, Lecce 29, Cremonese 28, Verona, Pisa 18.

35ª giornata – Venerdì 1 maggio, ore 20.45 Pisa-Lecce. Sabato 2 maggio, ore 15 Udinese-Torino; ore 18 Como-Napoli; ore 20.45 Atalanta-Genoa. Domenica 3 maggio, ore 12.30 Bologna-Cagliari; ore 15 Sassuolo-Milan; ore 18 Juventus-Verona; ore 20.45 Inter-Parma. Lunedì 4 maggio, ore 18.30 Cremonese-Lazio; ore 20.45 Roma-Fiorentina.

36esima giornata – Venerdì 8 maggio, ore 20.45 Torino-Sassuolo. Sabato 9 maggio, ore 15 Cagliari-Udinese; ore 18 Lazio-Inter; ore 20.45 Lecce-Juventus. Domenica 10 maggio, ore 12.30 Verona-Como; ore 15 Cremonese-Pisa; ore 15 Fiorentina-Genoa; ore 18 Parma-Roma; ore 20.45 Milan-Atalanta.

Marotta: l’Inter sempre agito con la massima correttezza



Roma, 26 apr. (askanews) – “Apprendiamo tutto dalla stampa, infatti questi comunicati e queste dichiarazioni fatte ci meravigliano perché innanzitutto noi non abbiamo arbitri graditi o non graditi. Sappiamo di aver agito nella massima correttezza e questo deve tranquillizzare tutti”. Così il presidente dell’Inter a Sky Sport poco prima di Torino-Inter sui capi d’imputazione contenuti nell’avviso di garanzia all’ex designatore Rocchi. “È chiaro – continua – che l’anno scorso è stata un’annata in cui oggettivamente abbiamo avuto anche delle decisioni avverse e acclarate successivamente dai vertici arbitrali. Mi riferisco per esempio a un rigore non dato in occasione di Inter-Roma e quindi oggi noi siamo qua pensando a questa partita, a questo campionato e a questo scudetto che vogliamo portare a casa. Sono tranquillo che l’Inter è estranea e sarà estranea anche in futuro”.

In merito al riferimento della Procura di Milano a una giornata specifica, ai nomi degli arbitri Colombo e Doveri e alla gara d’andata di Coppa Italia: quanto è sorpreso e che ricordo ha “Sono sorpreso perché assolutamente non trovo un collegamento con questo, ma non voglio addentrarmi. Noi abbiamo appreso tutte queste notizie dalla stampa, mi sembra di aver risposto in modo esaustivo, non voglio addentrarmi di più. Ci tengo a tranquillizzare tutti i tifosi e soprattutto a dire che noi siamo qua a Torino oggi a giocarci una partita importante, vogliamo portare a casa più in fretta possibile questo scudetto, meritato. Ribadisco ancora una volta come noi abbiamo agito nella massima correttezza”.

Sulla stagione dell’Inter e la possibilità di conquistare campionato e Coppa Italia: “I complimenti vanno sicuramente riservati in primis all’allenatore e poi alla squadra: credo che il merito principale sia loro. Mi sento di sottolineare come dobbiamo ancora arrivare a questo doppio traguardo, per cui oggi posso dire che la squadra è molto concentrata su questo esame e sulla partita di stasera. Dopodiché affronteremo domenica prossima un altro avversario e poi penseremo anche a quello che è un altro bel trofeo che vorremmo vincere. Saremmo alla decima volta, per cui sarebbe una cosa straordinaria per l’Inter”.

Tennis, Sinner agli ottavi di finale a Madrid

Roma, 26 apr. (askanews) – Jannik Sinner batte Elmer Moller per 6-2, 6-3 ed è agli ottavi di finale del Masters 1000 di Madrid. Una partita solida da parte del numero 1 al mondo, che ha gestito dall’inizio alla fine. Nel primo set Sinner ha conquistato due break (nel quarto e sesto game), ma ha perso la battuta nel settimo gioco. Dopo un medical timeout chiamato da Moller, Jannik ha strappato nuovamente il servizio al danese chiudendo 6-2 in 40 minuti. Nel secondo set, invece, a Sinner è bastato il break nel sesto game. Con questo successo, l’azzurro sale a 19 vittorie consecutive. Agli ottavi di finale del Madrid Open per la terza volta in carriera, affronterà uno tra Norrie e Tirante.

Calcio, Genoa-Como 0-2: decidono Douvikas e Diao

Roma, 26 apr. (askanews) – Il Como batte in trasferta il Genoa 2-0 e conquista tre punti che rendono vivissima la volata Champions. Fabregas aggancia la Roma a quota 61, entrambe a -2 dalla Juve quarta impegnata stasera contro il Milan. Al 10′ subito avanti il Como: cross di Da Cunha e colpo di testa vincente di Douvikas. Al 28′ rischio di papera di Butez, ma Vitinha spreca il pari. Al 34′ palo di Nico Paz. Frendrup va vicino all’1-1 al 63′, ma nel miglior momento del Genoa arriva il bis di Diao

La Fondazione Teatro La Fenice licenzia il maestro Beatrice Venezi: offensive le sue dichiarazioni

Roma, 26 apr. (askanews) – La Fondazione Teatro La Fenice annulla la collaborazione con il maestro Beatrice Venezi. “La Fondazione Teatro La Fenice, per voce del Sovrintendente Nicola Colabianchi, comunica di aver deciso di annullare tutte le collaborazioni future con il maestro Beatrice Venezi”, si legge in una nota.

“La decisione è maturata anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del Maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua Orchestra. Tali affermazioni, non condivise nel merito e nei giudizi espressi, risultano incompatibili con i principi della Fondazione e con la tutela e rispetto dovuto ai Professori d’Orchestra”, spiega la nota. “La Fondazione Teatro La Fenice ribadisce il proprio impegno nella promozione di un ambiente professionale fondato sul rispetto reciproco, sulla collaborazione costruttiva e sull’eccellenza artistica”.

“Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, prende atto della decisione di Nicola Colabianchi, assunta in autonomia e indipendenza, e conferma al sovrintendente de La Fenice la sua più completa fiducia. Con l’auspicio che tale scelta possa sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni d’ogni ordine e grado; nell’interesse del Teatro e della città di Venezia”. E’ quanto si legge in una nota.

[Annullate tutte le collaborazioni. Giuli: piena fiducia nel sovrintendente de La Fenice, decisione assunta in autonomia|PN_20260426_00048|in04 rj01|https://ildomaniditalia.eu/wp-content/uploads/2026/04/La-Fondazione-Teatro-La-Fenice-licenzia-il-maestro-Beatrice-Venezi.jpg|26/04/2026 17:35:27|La Fondazione Teatro La Fenice licenzia il maestro Beatrice Venezi: offensive le sue dichiarazioni|Teatro|Cronaca]

MotoGp, Alex Marquez: "Potevo guidare come volevo"

Roma, 26 apr. (askanews) – Alex Marquez vince il Gran Premio di Spagna 2026 a Jerez, conquistando il suo primo successo stagionale e la quarta vittoria in MotoGP. “Ho ritrovato il feeling con questa moto, la mia guida scorrevole è tornata. Ho spinto dall’inizio alla fine, sapevo che il mio ritmo fosse particolarmente buono”, ha raccontato a caldo Marquez. “Penso che giovedì nessuno avrebbe puntato un euro su di noi, ma alla fine abbiamo lavorato molto bene. E’ un risultato importante per la squadra e per me”, ha aggiunto ai microfoni di Sky Sport. Entrando più nello specifico, ha concluso: “Abbiamo fatto degli interventi di aerodinamica e non posso entrare troppo nel dettaglio. E’ cambiato poi anche il mio approccio: meno lamenti ai box, maggior concentrazione sull’andar forte e sfruttare i punti di forza della moto. Qui a Jerez la Ducati funzionava molto bene, potevo frenare molto forte e avevo velocità di percorrenza. Domani nei test sarà importante analizzare, in vista di Le Mans”.

Cilsimo, Pogacar cala il poker alla Liegi davanti a Seixas

Roma, 26 apr. (askanews) – Lo slovenno Tadej Pogacar domina la Liegi-Bastogne-Liegi e conquista per la quarta volta in carriera la classica monumento più antica del calendario, al termine di una gara spettacolare decisa sull’ultima salita. Lo sloveno della UAE Emirates si impone in solitaria sul traguardo di Liegi con una media record di oltre 44 km/h, precedendo il francese Paul Seixas, sorprendente secondo a 44 secondi, e il belga Remco Evenepoel, terzo a 1’41″.

La corsa si decide sulla Côte de la Roche-aux-Faucons, dove Pogacar lancia l’attacco decisivo a poco meno di 14 chilometri dall’arrivo. Seixas prova a resistere nei primi metri ma deve cedere al ritmo imposto dal campione sloveno, che si invola verso il successo dopo aver già selezionato il gruppo sulla Redoute senza però riuscire inizialmente a staccare il giovane rivale.

È proprio il duello tra Pogacar e Seixas a caratterizzare la 112ª edizione della Doyenne. Il 19enne francese, al debutto nella corsa, resta a lungo incollato alla ruota del favorito, rispondendo colpo su colpo anche sulle pendenze più dure, fino all’azione decisiva che spezza definitivamente l’equilibrio. Alle loro spalle Evenepoel perde contatto già sulla Redoute e si deve accontentare del terzo gradino del podio, regolando il gruppo inseguitore.

Per Pogacar si tratta del quarto successo alla Liegi dopo quelli del 2021, 2024 e 2025, un risultato che lo avvicina ulteriormente ai grandi della storia della corsa. Lo sloveno sale così a 13 vittorie nelle Classiche Monumento, confermando una stagione straordinaria già impreziosita dai trionfi alla Milano-Sanremo, al Giro delle Fiandre e alla Strade Bianche.

La gara era stata animata anche da una fase iniziale caotica, con una caduta dopo pochi chilometri che aveva costretto Pogacar a inseguire per oltre 160 chilometri un gruppo di testa guidato da Evenepoel. Decisivo il lavoro della UAE Emirates per ricucire lo strappo e riportare lo sloveno nelle posizioni di testa prima del trittico finale di salite.

Nel finale, però, emerge ancora una volta la superiorità di Pogacar, capace di fare la differenza nel momento chiave e di chiudere con un gesto di dedica, indicando il cielo in ricordo dell’ex compagno Camilo Munoz. Un successo che consolida il suo dominio nel ciclismo mondiale e apre nuove prospettive in vista dei grandi giri della stagione.

Atletica, Schwazer a 41 anni vince a Francoforte con il record italiano

Roma, 26 apr. (askanews) – Impresa di Alex Schwazer che, a 41 anni, torna protagonista e conquista la maratona di marcia a Francoforte stabilendo il nuovo record italiano sulla distanza dei 42,195 chilometri. L’altoatesino si impone con il tempo di 3h01’55″, migliorando nettamente il precedente primato nazionale e confermandosi competitivo anche nella nuova specialità introdotta nel programma internazionale.

La gara, disputata in Germania e valida per i campionati tedeschi, vede Schwazer dominare dall’inizio alla fine, lasciando gli avversari a distanza e chiudendo in solitaria al traguardo. Il suo tempo abbassa di circa due minuti il limite precedente e rappresenta uno dei migliori crono stagionali a livello mondiale.

Per il campione olimpico della 50 km di marcia a Pechino 2008 si tratta di un ritorno ad altissimo livello, dopo anni complessi, segnati da squalifiche e vicende extrasportive. A Francoforte dimostra invece una condizione eccellente, costruita con una preparazione mirata proprio sulla nuova distanza, più corta rispetto alla tradizionale 50 km ma comunque estremamente impegnativa.

La maratona di marcia, inserita di recente nel calendario dell’atletica, rappresenta una novità per gli specialisti della disciplina. In questo contesto, il risultato di Schwazer assume un valore ancora maggiore, perché segna subito un riferimento importante per il movimento italiano e internazionale.

Con questa vittoria e il record nazionale, l’azzurro rilancia anche le proprie ambizioni future, tornando tra i protagonisti della marcia mondiale e mandando un segnale forte in vista dei prossimi grandi appuntamenti internazionali.

MotoGp, Bezzecchi secondo: "Contento del risultato"

Roma, 26 apr. (askanews) – Marco Bezzecchi non può che essere soddisfatto dopo aver concluso al secondo posto il Gran Premio di Spagna, quarto appuntamento del Mondiale di MotoGP 2026. Sul tracciato di Jerez de la Frontera il pilota romagnolo ha disputato una gara solida, estraendo il massimo dalla sua domenica. “Sono molto contento per questo risultato – ha detto l pilota romagnolo a Sky – Oggi era estremamente importante fare una bella gara dopo la caduta di ieri. Ad ogni modo è importante questo secondo posto perchè ho sofferto un po’ tutto il weekend. La gara? Oggi Alex Marquez ne aveva di più e ha meritato la vittoria. Io come sempre ho fatto il massimo e dato tutto”.

La classifica generale ora sorride al Bezz che allunga su Jorge Martin e, soprattutto, manda Marc Marquez a 44 lunghezze. “Chiudo questo weekend spagnolo con tanta fiducia. Sapevo di poter fare bene, ma non così tanto bene sinceramente. La moto si adatta bene ad ogni pista e dobbiamo fare in modo di continuare in questa maniera. Domani abbiamo un test importante. Ora testa alla prossima gara di Le Mans”.

Arbitri, Simonelli: "Non mettere in dubbio credibilità del sistema"

Roma, 26 apr. (askanews) – “Non mettere in dubbio credibilità del sistema e regolarità del campionato” In una nota, il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli ha parlato dell’inchiesta della Procura di Milano: “A valle di quanto letto su tutti i media vorrei ricordare che, come in qualsiasi altra situazione, si tratta di accuse degli inquirenti e che è dovere di tutti ritenerle come tali in una normale dialettica democratica. Giudizi affrettati o conclusioni di qualsiasi genere sono fuori posto, nell’attesa doverosa che le indagini compiano il loro percorso per stabilire la verità”.

“Nessuno di noi – prosegue Simonelli – conosce alcun dettaglio della vicenda ed essere garantisti è un nostro preciso dovere sino all’ultimo grado di giudizio. C’è il rischio, altrimenti, di enormi danni reputazionali al sistema Serie A, e a tutto l’intero movimento calcistico italiano, con una narrazione distorta e una vera e propria gogna mediatica. Peraltro, nel merito, è noto che sia la Procura Federale che la Procura del CONI si siano mosse tempestivamente e si siano già espresse su alcuni punti dell’indagine. La giustizia ordinaria farà il suo corso, ma non possiamo ignorare il lavoro già svolto all’epoca dagli organi sportivi competenti, che si sono peraltro già attivati alla luce di nuovi fatti di possibile rilievo disciplinare”.

“Abbiamo il dovere – conclude il presidente della Lega di Serie A – di garantire che il sistema calcio assicuri trasparenza e parità di trattamento, richiamando chiunque a evitare strumentalizzazioni che generano solo disinformazione. Confidando nel lavoro degli organi competenti, non può essere un avviso di garanzia a porre in discussione l’onestà intellettuale e il lavoro di un intero sistema. Se poi dovesse risultare che qualcuno ha sbagliato, sarà giusto che paghi. Ma giammai è consentito mettere in dubbio la credibilità e la regolarità del del sistema”.

Calcio, i risultati di Serie A. Fiorentina a quota 37

Roma, 26 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 34esima giornata di serie A dopo Fiorentina-Sassuolo 0-0:

34.a giornata Napoli-Cremonese 4-0,Parma-Pisa 1-0; Bologna-Roma 0-2; Verona-Lecce 0-0. Domenica 26 aprile, Fiorentina-Sassuolo 0-0; ore 15 Genoa-Como; ore 18 Torino-Inter; ore 20.45 Milan-Juventus. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

Classifica: Inter 78, Napoli 69, Milan 66, Juventus 63, Roma 61, Como 58, Atalanta 54, Bologna 48, Lazio 47, Sassuolo 46, Udinese 43, Parma 42, Torino 40, Genoa 39, Fiorentina 37, Cagliari 33, Lecce 29, Cremonese 28, Verona, Pisa 18.

35ª giornata – Venerdì 1 maggio, ore 20.45 Pisa-Lecce. Sabato 2 maggio, ore 15 Udinese-Torino; ore 18 Como-Napoli; ore 20.45 Atalanta-Genoa. Domenica 3 maggio, ore 12.30 Bologna-Cagliari; ore 15 Sassuolo-Milan; ore 18 Juventus-Verona; ore 20.45 Inter-Parma. Lunedì 4 maggio, ore 18.30 Cremonese-Lazio; ore 20.45 Roma-Fiorentina.

36esima giornata – Venerdì 8 maggio, ore 20.45 Torino-Sassuolo. Sabato 9 maggio, ore 15 Cagliari-Udinese; ore 18 Lazio-Inter; ore 20.45 Lecce-Juventus. Domenica 10 maggio, ore 12.30 Verona-Como; ore 15 Cremonese-Pisa; ore 15 Fiorentina-Genoa; ore 18 Parma-Roma; ore 20.45 Milan-Atalanta.

MotoGP, Alex Marquez trionfa a Jerez

Roma, 26 apr. (askanews) – La MotoGP 2026 regala spettacolo a Jerez con il dominio di Alex Marquez, che vince il Gran Premio di Spagna davanti a Marco Bezzecchi e Fabio Di Giannantonio.

Gara autoritaria per il pilota spagnolo, capace di prendere il comando nelle prime fasi e imporre un ritmo imprendibile per tutti gli avversari. Alle sue spalle Bezzecchi gestisce un prezioso secondo posto, mentre Di Giannantonio completa il podio dopo una prova solida e costante. Quarto Jorge Martin, seguito dal giapponese Ai Ogura e da Raul Fernandez.

La gara è segnata anche dai colpi di scena che coinvolgono il team ufficiale Ducati. Fuori subito Marc Marquez, caduto al secondo giro mentre era nelle prime posizioni, senza conseguenze fisiche ma costretto al ritiro. Stessa sorte per Francesco Bagnaia, fermato al 14° giro da un problema allo pneumatico anteriore.

Decisiva la fase centrale della corsa, con Alex Marquez che allunga progressivamente fino a costruire un vantaggio superiore ai due secondi su Bezzecchi, controllando poi senza rischi nel finale. Dietro, serrata la lotta per il podio, con Di Giannantonio bravo a mantenere la terza posizione.

Con questo risultato Bezzecchi consolida la propria posizione in classifica generale, portandosi a +11 su Martin e a +30 su Di Giannantonio, in un campionato che resta comunque apertissimo.

La MotoGP tornerà in pista dall’8 al 10 maggio a Le Mans per il prossimo appuntamento del mondiale.

Iran, il Pakistan: le iniziative di mediazione con gli Usa vanno avanti

Roma, 26 apr. (askanews) – La leadership politica e militare di alto livello del Pakistan sta continuando a mediare tra Stati Uniti e Iran, con negoziati indiretti per un cessate-il-fuoco ancora in corso malgrado le crescenti tensioni tra le parti. Lo hanno dichiarato due funzionari del Pakistan.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è atteso questa sera nella capitale del Pakistan, Islamabad, per una seconda visita in altrettanti giorni dopo un breve viaggio in Oman.

Araghchi si trovava ieri a Islamabad e ha presentato la posizione di Teheran sulla fine del conflitto regionale al primo ministro pachistano Shehbaz Sharif, al capo dell’esercito – maresciallo Asim Munir – al ministro degli Esteri Ishaq Dar e ad altri alti funzionari. Non ci sono piani immediati per il ritorno degli inviati statunitensi ai negoziati, secondo i funzionari pakistani, che hanno parlato a condizione di anonimato perché non autorizzati a parlare con i media.

Netanyahu: le azioni di Hezbollah in Libano smantellano la tregua

Roma, 26 apr. (askanews) – Il primo ministro israeliano ha denunciato le azioni di Hezbollah in Libano. “Bisogna capire che le violazioni di Hezbollah smantellano di fatto il cessate-il- fuoco”, ha affermato Benjamin Netanyahu in un video diffuso in occasione del consiglio dei ministri settimanale. “Faremo quello che è necessario per ristabilire la sicurezza”, ha ribadito con forza.

Ha inoltre respinto quella che ha definito un’idea errata secondo cui l’esercito non sarebbe attivo in Libano. “È attivo e lo è con forza”, ha dichiarato, secondo quanto riporta il quotidiano Haaretz. Ha precisato che le operazioni condotte dall’esercito rientrano nell’ambito di intese concluse con gli Stati Uniti e il Libano.

Secondo lui, Israele agisce per preservare i propri interessi di sicurezza, in particolare mantenendo una “libertà d’azione” che gli consente non solo di rispondere agli attacchi, ma anche di anticipare le minacce. Netanyahu ha inoltre fatto sapere che, secondo i dati del comando nord dell’esercito, 46 combattenti di Hezbollah sono stati uccisi nelle ultime settimane, promettendo la prosecuzione di azioni “energiche” per ristabilire la sicurezza nel nord del Paese.

Papa mette in guardia da "quei ladri" che saccheggiano la terra e combattono guerre rubando a tutti il futuro

Roma, 26 apr. (askanews) – Papa Leone XIV da piazza San Pietro mette in guardia contro “quei ladri” che saccheggiano la terra e combattono guerre sanguinose rubando a tutti il futuro.

“Fratelli e sorelle, siamo invitati a riflettere e soprattutto a vigilare sul recinto del nostro cuore e della nostra vita, perché chi vi entra può moltiplicare la gioia oppure, come un ladro, può rubarcela. I ‘ladri’ possono assumere tanti volti: sono coloro che, nonostante le apparenze, soffocano la nostra libertà o non ci rispettano nella nostra dignità; sono convinzioni e pregiudizi che ci impediscono di avere uno sguardo sereno sugli altri e sulla vita; sono idee sbagliate che possono portarci a compiere scelte negative; sono stili di vita superficiali o improntati al consumismo, che ci svuotano interiormente e ci spingono a vivere sempre all’esterno di noi stessi. E non dimentichiamo anche quei ‘ladri’ che, saccheggiando le risorse della terra, combattendo guerre sanguinose o alimentando il male in qualsiasi forma, non fanno altro che rubare a tutti noi la possibilità di un futuro di pace e di serenità”. Così ha detto Papa Leone XIV prima del Regina Caeli in piazza San Pietro.

Usa, Meloni: l’odio politico non può trovare spazio nelle nostre democrazie

Roma, 26 apr. (askanews) – “Desidero esprimere la mia piena solidarietà e più sincera vicinanza al Presidente Trump, alla First Lady Melania, al Vice Presidente Vance e a tutti i presenti per quanto accaduto alla cena dei Corrispondenti della Casa Bianca di ieri sera”. Lo ha scritto sui suoi profili social il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“Nessun odio politico può trovare spazio nelle nostre democrazie. Non permetteremo al fanatismo di avvelenare i luoghi del libero dibattito e dell’informazione”, ha proseguito Meloni nel post, “La difesa della civiltà del confronto deve restare l’argine invalicabile contro ogni deriva intollerante, a tutela dei valori che fondano le nostre Nazioni”.

Calcio, risultati Serie A. Oggi Torino-Inter e Milan-Juve

Roma, 26 apr. (askanews) – Si chiude 0-0 l’ultimo anticipo di serie A tra Verona e Lecce, con gli scaligeri vicini al “colpaccio”. Punizione di Lovric, il portiere Falcone esce a vuoto e Edmundsson colpisce quasi senza vedere, fra testa e spalla: 1-0. Poi il Var richiama l’arbitro Massa che annulla per fallo del difensore delle Far Oer sul portiere. Oggi in campo Torino-Inter e Milan-Juventus.

Questi i risultati e la classifica della 34esima giornata di serie A:

34.a giornata Napoli-Cremonese 4-0,Parma-Pisa 1-0; Bologna-Roma 0-2; Verona-Lecce 0-0. Domenica 26 aprile, ore 12.30 Fiorentina-Sassuolo; ore 15 Genoa-Como; ore 18 Torino-Inter; ore 20.45 Milan-Juventus. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

Classifica: Inter 78, Napoli 69, Milan 66, Juventus 63, Roma 61, Como 58, Atalanta 54, Bologna 48, Lazio 47, Sassuolo 45, Udinese 43, Parma 42, Torino 40, Genoa 39, Fiorentina 36, Cagliari 33, Lecce 29, Cremonese 28, Verona, Pisa 18.

35ª giornata – Venerdì 1 maggio, ore 20.45 Pisa-Lecce. Sabato 2 maggio, ore 15 Udinese-Torino; ore 18 Como-Napoli; ore 20.45 Atalanta-Genoa. Domenica 3 maggio, ore 12.30 Bologna-Cagliari; ore 15 Sassuolo-Milan; ore 18 Juventus-Verona; ore 20.45 Inter-Parma. Lunedì 4 maggio, ore 18.30 Cremonese-Lazio; ore 20.45 Roma-Fiorentina.

36esima giornata – Venerdì 8 maggio, ore 20.45 Torino-Sassuolo. Sabato 9 maggio, ore 15 Cagliari-Udinese; ore 18 Lazio-Inter; ore 20.45 Lecce-Juventus. Domenica 10 maggio, ore 12.30 Verona-Como; ore 15 Cremonese-Pisa; ore 15 Fiorentina-Genoa; ore 18 Parma-Roma; ore 20.45 Milan-Atalanta.

Cna: Oltre 1 mln di piccole imprese a rischio sul passaggio generazionale

Roma, 26 apr. (askanews) – La trasmissione d’impresa si conferma una delle sfide decisive per il futuro del sistema produttivo italiano e nei prossimi anni oltre un milione di imprese dovrà fare i conti con le forti criticità del passaggio generazionale. È quanto emerge dall’indagine realizzata dalla CNA, che ha coinvolto oltre 2.000 imprenditori su tutto il territorio nazionale. I dati parlano chiaro, afferma l’associazione con un comunicato: oltre l’80% degli imprenditori over 40 ha già affrontato il tema della trasmissione della propria attività. Tuttavia, tra il dire e il fare permane una distanza significativa: più della metà non ha ancora avviato azioni concrete per pianificare il passaggio di testimone.

La trasmissione si conferma più efficace in ambito familiare, dove il passaggio generazionale va a buon fine nel 63,7% dei casi. Al contrario, emergono forti criticità nelle cessioni a dipendenti o a terzi: mancano acquirenti, risorse finanziarie e spesso anche condizioni di accordo soddisfacenti. Un dato su tutti: tra chi prova a vendere sul mercato, quasi nessuno riesce a concludere l’operazione. Insomma, prosegue la Cna, quasi il 30% delle piccole imprese deve affrontare forti difficoltà nel percorso di trasmissione. Un dato che segnala una criticità strutturale e che rischia di compromettere la continuità di una parte rilevante del tessuto produttivo nazionale.

A pesare sul processo intervengono anche fattori esterni: burocrazia eccessiva, pressione fiscale elevata, costo del lavoro e carenza di personale qualificato rappresentano barriere che rallentano non solo la nascita di nuove imprese, ma anche la continuità di quelle esistenti.

Il tema si intreccia inoltre con quello della trasmissione delle competenze. In particolare, nell’artigianato, dove impresa e “saper fare” coincidono, il rischio non è solo la chiusura dell’attività, ma la perdita di conoscenze che costituiscono un patrimonio unico del Paese. Il quadro si complica ulteriormente alla luce delle trasformazioni demografiche. I giovani imprenditori under 40 rappresentano appena l’11,3% del campione, rileva Cna, mentre cresce il peso delle classi più anziane. Una dinamica che incide non solo sulla trasmissione delle imprese, ma anche su quella delle competenze, elemento distintivo dell’artigianato e della qualità italiana.

Proprio l’artigianato, tuttavia, mostra segnali di resilienza: il 68,1% dei giovani imprenditori opera in questo ambito, confermandone l’attrattività e il ruolo strategico per il futuro del Paese.

L’indagine evidenzia anche gli ostacoli strutturali al “fare impresa”: burocrazia eccessiva (46,2%), pressione fiscale (44%), costo del lavoro e difficoltà nel reperire personale qualificato. A questi si aggiunge un nodo sempre più critico: l’accesso al credito. Negli ultimi anni si registra una riduzione significativa del supporto bancario, soprattutto per micro e piccole imprese, penalizzando in particolare chi intende acquistare un’attività esistente.

Nonostante le difficoltà, resta elevata la soddisfazione per la scelta imprenditoriale: oltre l’83% degli intervistati si dichiara complessivamente soddisfatto. Un segnale importante, osserva l’associazione, che testimonia la resilienza e la determinazione del tessuto imprenditoriale italiano.

“Il passaggio generazionale non è solo una questione privata delle imprese – sottolinea il Presidente Cna, Dario Costantini – ma una sfida strategica per l’intero Paese. I dati della nostra indagine confermano che la consapevolezza c’è, ma manca ancora una pianificazione concreta e, soprattutto, un contesto favorevole che accompagni questo processo. Servono meno burocrazia, più accesso al credito e strumenti mirati per sostenere chi vuole rilevare un’impresa. Solo così possiamo garantire continuità al nostro sistema produttivo e valorizzare quel patrimonio di competenze che rende unico il Made in Italy”. (fonte immagine: CNA).

La bussola perduta del sindacato bianco

La cerimonia e il corteo

Ho partecipato ieri mattina alle cerimonie per il 25 aprile in piazza Ferretto a Mestre, come faccio ogni anno. Una cerimonia istituzionale con i rappresentanti di tutte le istituzioni politiche, militari e d’arma. Tornato a casa, dal mio balcone ho assistito al dipanarsi di un corteo che sembrava non finire mai, con bandiere di tutte le diverse associazioni mestrine, CGIL in testa, rappresentative di movimenti e gruppi della vasta galassia della nostra società civile.

La Questura parla di duemila, ma gli organizzatori di circa settemila persone. Da parte mia posso solo dire che il corteo appariva interminabile e continuava a sfilare per oltre mezz’ora, dal suo avvio dal piazzale della stazione di Mestre sino al centro della città. Piazza Ferretto è intestata a un martire della resistenza veneziana, Erminio Ferretto, e da quando seguo questa celebrazione non ho mai visto una partecipazione così straordinaria di giovani, donne e uomini di tutte le età, uniti nella difesa della pace, della libertà e della Costituzione repubblicana.

 

Il vuoto della CISL

Spiccava il ruolo determinante della CGIL e delle diverse sigle sindacali ad essa collegate, mentre dolorosa, per me, è risultata l’assenza della CISL che, dopo quanto sta accadendo nella sua dirigenza nazionale, sembra aver smarrito la bussola del proprio orientamento.

Cresciuto nelle file dell’Azione Cattolica e delle ACLI con Livio Labor e Gennaro Acquaviva, ho partecipato e condiviso la cultura politico-sociale di Giulio Pastore e Carlo Donat Cattin, fino a svolgere un ruolo decisivo, dopo la morte di Donat Cattin, per il passaggio del testimone alla guida di Forze Nuove, la corrente della sinistra sociale della DC, a Franco Marini.

La CISL è sempre stata riconosciuta come il sindacato dei cattolici, alternativa alla CGIL, storicamente legata al PCI, ma con Carniti e i suoi successori è divenuta elemento fondamentale dell’unità sindacale, assumendo come priorità l’autonomia e la contrattazione, centrale e aziendale, come stelle polari dell’iniziativa sindacale.

 

Una deriva da interrogare

Nelle recenti dirigenze cisline abbiamo notato un progressivo slittamento verso posizioni filogovernative, una scelta strategica che rischia di stravolgere la storia stessa di un grande sindacato di ispirazione cattolico-democratica e cristiano-sociale, così come pensato dai suoi padri fondatori.

C’è stato un momento, durante la sfilata della marcia per la pace dei mestrini, in cui avrei voluto scendere dal balcone e unirmi al corteo con le due bandiere, quella della DC e quella italiana. Alla fine ha prevalso la prudente determinazione di mia moglie, preoccupata dei miei 81 anni.

Confesso che l’assenza del “sindacato bianco”, in una giornata così carica di significato storico e politico, non rende onore alla storia di un movimento che, anche a Venezia, ha scritto pagine importanti della nostra vita sociale, con particolare riferimento alle grandi battaglie operaie di Porto Marghera.

 

Il segnale delle nuove generazioni

Resta l’esperienza straordinaria di una manifestazione tra le più imponenti mai avvenute nella città, tanto più significativa per la grandissima partecipazione di giovani e delle diverse realtà associative locali. Ho potuto verificare, de visu, anche le ragioni del voto al NO nel recente referendum sulla separazione delle carriere, leggendo i numerosi cartelli inneggianti alla Costituzione e alla difesa dei valori della pace, della giustizia e della libertà.

È un segnale che fa ben sperare: oggi come ieri resta salda la fiducia nella Carta dei padri fondatori, molti dei quali membri attivi della Resistenza. Tentativi illiberali, portati avanti progressivamente dal governo del trio, dovranno fare i conti con questa sensibilità politica, culturale e istituzionale che continua a vivere nelle nuove generazioni.

 

Un auspicio necessario

Mi auguro che esempi simili a quello mestrino si siano verificati anche in altre realtà italiane e che, allo stesso tempo, gli amici della CISL, fedeli alla loro storia, sappiano ritrovare la propria identità e tornare sui loro passi, in una fase così complessa, sul piano interno e internazionale, come quella che stiamo vivendo.

Se fosse chiuso anche Bab el-Mandeb

Lo scenario peggiore da considerare

Ora che la delegazione americana non è più partita per Islamabad, è utile immaginare il possibile scenario peggiore, così da potervi meglio far fronte nel caso si verificasse davvero o anche per dare maggior impulso alla trattativa proprio in virtù della consapevolezza di quello che un eventuale fallimento potrebbe comportare.

Ieri abbiamo accennato alla eventualità che la frustrazione dovuta al mancato immediato successo dell’attacco all’Iran, e della conseguente sua capacità di resistenza e di controffensiva militare ma soprattutto economica e mediatica, potrebbe indurre Donald Trump a ordinare quella devastante azione distruttiva che minaccia da settimane con parole altisonanti e del tutto inaccettabili nell’ambito di una comunità umana che voglia definirsi civile.

 

Il nodo strategico di Bab el-Mandeb

Ma alle viste c’è un altro incubo, di natura economica e prodromico di una effettiva recessione mondiale. La chiusura, dopo Hormuz, anche dello Stretto di Bab el-Mandeb.

Un altro dei principali colli di bottiglia navali, per il quale transita circa il 12% del traffico marittimo internazionale (e, nello specifico, circa il 10% – un po’ meno, un po’ di più a seconda degli anni – del greggio e l’8% del gas naturale liquefatto).

Si tratta dell’accesso al Mar Rosso dal Golfo di Aden e dunque dall’Oceano Indiano: lo sbocco al Mar Mediterraneo attraverso il Canale di Suez garantisce il 40% del traffico commerciale fra Asia ed Europa.

Bloccato lo Stretto, le navi sarebbero costrette alla circumnavigazione dell’intero continente africano, con l’aggravio dei costi derivante da un viaggio che diventa più lungo di almeno 10 giorni.

 

Gli Houthi e la leva iraniana

Sarebbero le milizie Houthi a incaricarsi della cosa. Lo hanno minacciato, hanno già dimostrato di poterlo fare, e l’Iran ha fatto intendere che questi suoi proxy yemeniti sono effettivamente pronti ad agire se ciò verrà loro chiesto da Teheran.

Giusto per avvertire che la parziale lontananza di questi ultimi dal conflitto in corso (sinora avevano lanciato “solo” alcuni missili verso Israele alla fine di marzo, un mese dopo l’avvio della guerra) non era dovuta a una frattura politica bensì a una scelta calcolata.

Gli Houthi come deterrente di riserva, Bab el-Mandeb come ulteriore minaccia, tenuta sullo sfondo. Incombente e dunque inquietante.

 

Dalle missioni di sicurezza al rischio sistemico

Come si ricorderà, dopo gli attacchi anche scenografici che nel 2024 i guerriglieri yemeniti avevano portato ai convogli marittimi transitanti nel Mar Rosso quale ritorsione per l’iniziativa devastatrice israeliana a Gaza (con la conseguente attivazione ritorsiva degli americani tramite l’operazione Prosperity Guardian e degli europei con la missione difensiva Aspides), era subentrato nel maggio 2025 un accordo che aveva raffreddato la situazione e garantito la navigazione nel Mar Rosso.

La sua tenuta aveva probabilmente indotto gli americani a ritenere improbabile un intervento degli Houthi a supporto dell’Iran in maniera diretta. O forse, vista la superficialità con la quale a Washington si è presa la decisione di avviare la guerra, non si era analizzata a fondo la questione.

 

Il rischio di paralisi dell’economia globale

Che, nei suoi termini più crudi, consiste nel rischio che fra Hormuz e Bab el-Mandeb si blocchi oltre un terzo del trasporto mondiale di greggio. Ovvero il semi-collasso dell’economia mondiale.

Nulla transiterebbe più sino a quando non si dovesse raggiungere un vero accordo di pace. Niente petrolio, niente gas, niente merci.

Un’ulteriore carta in mano all’Iran. Alla quale evidentemente, e pare incredibile anche solo immaginarlo, gli strateghi che occupano la Casa Bianca non avevano pensato.

 

La variabile cinese

Resta una speranza. Questo è uno scenario inaccettabile per la Cina. Devastante per la sua Belt and Road Initiative, la nuova Via della Seta sulla quale ha investito capitali ingentissimi.

Pechino si attiverà, sia con la Repubblica Islamica sia con gli Stati Uniti. Anche questo ha ottenuto Trump: che l’Occidente, e non solo, confidi in Xi Jinping.

Proprio un grande risultato.

Il futuro format dei talk politici

Un format che divide

Ma il nuovo format dei talk televisivi è quello della fascia serale La 7 oppure, e al contrario, quello del servizio pubblico radiotelevisivo, di quasi tutti i talk di Mediaset o degli stessi talk de La 7 della fascia mattutina? Ne parlo perchè il format che si sta affermando nei programmi più gettonati di quella importante emittente televisiva, o del canale 9 per fare un altro esempio, si caratterizza per un dato su tutti: e cioè, viene sistematicamente cancellato il pluralismo delle opinioni. Che resta, detto fra di noi, l’abc della democrazia e della sua conservazione e qualità. Un pluralismo delle opinioni che prevede, a volte, una sola presenza di chi non appartiene al “coro” e a cui viene ritagliato un ruolo quasi tenero se non addirittura ridicolo perchè emerge in modo inequivocabile che la musica che viene suonata è tutt’altra. Sotto questo versante il “modello” di Gruber, o Floris o Formigli è lo stesso e quindi non si differenzia da questo clichè.

Il nodo del pluralismo

Ora, al di là della linea editoriale di ciascuna emittente televisiva – ognuno, come ovvio, fa ciò che vuole ed esercita la propaganda a favore di chi ritiene opportuno contestando sistematicamente il nemico politico che viene individuato come tale – quello su cui merita riflettere è quale sarà il “format” futuro prescelto per approfondire i temi politici, sociali e culturali. E, nello specifico, i temi riconducibili al dibattito e al confronto politico quotidiano. E questo per una semplice e persin banale ragione. Perchè se viene a mancare la valenza del pluralismo e del confronto tra tesi diverse ed alternative, il rischio di una deriva illiberale, autoritaria e sostanzialmente anti democratica si staglia all’orizzonte. Se la platea degli invitati alla trasmissione televisiva proviene dalla stessa parte politica compreso, come ovvio e scontato, il conduttore, il quadro si completa e la qualità della democrazia rischia realmente di entrare in crisi.

Il ruolo del servizio pubblico

Certo, il rapporto tra la politica e l’informazione è sempre stato un tema complesso, difficile e molto articolato. Ne è un esempio il dibattito, sempre più stantio ed antico, sull’occupazione della Rai da parte della maggioranza politica di turno che vince le elezioni. Anche se, va pur detto, il pluralismo nel servizio pubblico radiotelevisivo, al di là delle chiacchiere e della propaganda, viene sistematicamente e quasi religiosamente osservato per ragioni se non altro di natura regolamentare perchè il rischio concreto, se si viola il pluralismo, è quello di incappare anche in severe sanzioni pecuniarie.

Democrazia e informazione

Ecco perchè il dibattito e il confronto sul “format” dei talk di approfondimento politico non è legato ad un tema astratto, burocratico o puramente protocollare. Attiene, appunto, alla qualità della democrazia, alla libertà di opinione e in ultimo, ma in cima per importanza, al rispetto dei valori e dei principi costituzionali. Anche perchè sarebbe curioso, nonchè singolare, predicare quotidianamente il richiamo alla nostra Costituzione e poi violarla altrettanto quotidianamente nella declinazione concreta sul terreno più delicato, cioè quello del rapporto tra la politica e l’informazione. E questo perchè il tema in questione non è soltanto di natura regolamentare o legislativa ma, al contrario, attiene proprio alla qualità della nostra democrazia. E senza un rapporto corretto, trasparente, democratico e costituzionale tra la politica e l’informazione il rischio di una deriva autoritaria dello stesso sistema democratico è drammaticamente concreto. È in gioco, infatti, la vera ed autentica qualità della nostra democrazia.

La funzione sociale d’impresa e la prima generazione di stranieri in Italia

La storia di Omar: una biografia esemplare

Omar, nome di fantasia tratto da una storia vera, arriva nel nostro Paese dal Marocco nel 1998, a 38 anni, per lavorare nei campi. Per anni fa il bracciante agricolo, spesso in condizioni disumane; solo dopo molto tempo ottiene un contratto regolare e un lavoro che può forse chiamarsi dignitoso. Con quei sacrifici sostiene la famiglia d’origine e fa studiare i figli. Oggi, a 66 anni, senza un’occupazione e senza più le forze per lavorare, è malato di tumore. La moglie è morta lo scorso anno, i figli – anche loro emigrati – hanno con lui un rapporto difficile. A occuparsene sono i volontari delle Caritas parrocchiali, gli operatori sociali, i sanitari che provano a procurargli qualche farmaco. Senza reddito, la salute è diventata per lui un privilegio lontano.

 

Una nuova area di fragilità sociale

La storia di Omar è una delle migliaia che attraversano il nostro Paese. Tra il 2020 e il 2021, durante il mio breve servizio presso la Caritas Diocesana di Roma, nella Casa di Accoglienza Santa Giacinta, la condizione degli immigrati over 60 con patologie appariva già una frontiera di disagio che il welfare pubblico faticava a intercettare. Persone che avevano lavorato per anni arrivavano alla vecchiaia sospese tra malattia, povertà e solitudine, spesso invisibili alle statistiche e alle narrazioni pubbliche.

Secondo il progetto Immidem, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, oggi in Italia gli stranieri over 60 sono oltre 590.000 e circa 45.000 migranti convivono con disturbi cognitivi o demenza, incontrando barriere significative nell’accesso ai percorsi di diagnosi, cura e long-term care.

 

Dalla forza lavoro alla terza età

Per decenni l’immigrazione è stata letta come apporto di forza lavoro giovane, impiegata nei settori più faticosi e meno tutelati. Anche i dati del nostro Centro Studi mostrano che ad abbassare l’età media dei lavoratori sono soprattutto gli immigrati, risorsa essenziale per il Paese e per il tessuto produttivo. A garantire continuità in molti comparti sono proprio loro: uomini e donne che reggono intere filiere, spesso nei ruoli più esposti.

Ma il ciclo di vita è lo stesso per tutti. Quella prima generazione migrante entra oggi nella terza età con percorsi lavorativi frammentati, redditi bassi, contributi discontinui, reti familiari fragili o lontane. Le difficoltà, già grandi, che i nativi incontrano nell’assistenza agli anziani risultano amplificate quando si tratta di immigrati, per barriere linguistiche, assenza di prossimità familiare e minore capacità di accesso ai diritti.

 

Le domande che interpellano il sistema

Da qui nascono interrogativi inevitabili: chi si prende cura di queste persone quando vengono meno le energie e le tutele del lavoro? Le RSA e le strutture sociosanitarie sono pronte ad accoglierle, anche sul piano culturale e relazionale, oltre che economico? E chi sostiene i costi di percorsi di cura di lunga degenza per lavoratori con biografie contributive deboli o insufficienti?

L’invecchiamento degli immigrati non è un capitolo marginale, ma una nuova frontiera del sistema sociosanitario e politico. Per affrontarla occorre una presa di coscienza, una coscienza collettiva – direbbe Luigi Sturzo – che assuma questa realtà come questione civile, non come semplice emergenza da gestire ai margini.

 

La funzione sociale dell’impresa

In questo orizzonte entra in gioco la funzione sociale d’impresa. Nella prospettiva dell’economia civile e della dottrina sociale della Chiesa, l’impresa non è solo luogo di produzione, ma comunità di persone che concorre al bene comune. Se prendiamo sul serio la centralità della persona, l’impresa non può limitarsi a utilizzare il lavoro degli stranieri per poi voltarsi dall’altra parte quando quei lavoratori invecchiano o si ammalano.

La responsabilità sociale non si esaurisce nei bilanci di sostenibilità, ma si misura nella continuità dello sguardo sulla vita dei lavoratori lungo tutto il loro arco biografico.

 

Verso un’alleanza per il “dopo”

Da qui l’urgenza di sistemi di welfare aziendale e contrattuale, oltre che di strumenti di sanità integrativa, che guardino anche al “dopo”, prevedendo tutele specifiche per l’avanzare dell’età biografica. Non si tratta di sostituirsi al settore pubblico, ma di costruire un’alleanza responsabile.

Un’impresa che assume fino in fondo la propria funzione sociale contribuisce a prevenire le fragilità, riconosce il debito che il Paese ha verso quella prima generazione di stranieri e restituisce dignità a vite che non possono essere considerate “scarti” una volta terminata la loro “utilità” produttiva.

È anche da come sapremo guardare a questi anziani che si misurerà il domani dell’Italia.

 

Antonio Zizza, Direttore Scientifico del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale

 

Usa, spari alla cena di Trump con la stampa, presidente illeso

Roma, 26 apr. (askanews) – Il presidente Donald Trump è illeso dopo che un uomo armato ha tentato di fare irruzione ieri sera alla cena della White House Correspondents’ Association, l’appuntamento che ogni anno riunisce il capo della Casa Bianca e la stampa accreditata. Trump è stato portato in sicurezza mentre gli agenti del Secret Service hanno bloccato e arrestato l’attentatore prima che raggiungesse la sala del banchetto al Washington Hilton.

“Che serata a Washington, D.C. I Servizi Segreti e le Forze dell’Ordine hanno fatto un lavoro fantastico. Hanno agito rapidamente e con coraggio. L’attentatore è stato arrestato, e ho raccomandato di “LASCIARE CHE LO SPETTACOLO CONTINUI”, ma mi affiderò completamente alle Forze dell’Ordine”, ha scritto poi lo Trump su Truth, dove ha postato anche la foto dell’attentatore.

Come riporta Associated Press l’uomo, identificato come Cole Tomas Allen, 31 anni, di Torrance in California, si è presentato armato di pistole e coltelli e ha tentato di farsi strada verso il salone sotterraneo dove si trovavano Trump e numerosi altri esponenti di primo piano dell’amministrazione invitati per la serata. Diversi ospiti si sono gettati sotto i tavoli. Alcuni hanno riferito di aver sentito colpi d’arma da fuoco provenire dalla hall. Un agente delle forze dell’ordine è stato raggiunto da uno sparo, fermato però dal giubbotto antiproiettile e le sue condizioni non sono gravi.

L’FBI ha confermato l’arresto del sospettato e ha attivato l’ufficio locale di Washington. L’evento è stato sospeso e sarà riprogrammato e due ore circa dopo i fatti, Trump è comparso alla Casa Bianca ancora in smoking. “Quando conti qualcosa, ti vengono contro”, ha detto, definendo l’attentatore “malato”. A suo stesso avviso gli inquirenti sembrano orientati verso la pista del lupo solitario.

Padel, al torneo Fip Silver di Bari poker azzurro in semifinale

Roma, 25 apr. (askanews) – Sarà una domenica di grande spettacolo a Bari per il Fip Silver Mediolanum Padel Cup, torneo della Federazione Internazionale Padel, con le semifinali in programma nella mattinata e le finali a partire dalle 14. Nei quarti di finale del tabellone maschile, si legge in una nota, spicca intanto la prestazione dell’azzurro Marco Cassetta, in coppia con lo spagnolo Jose Luis Gonzalez, protagonisti di una grande vittoria contro le teste di serie numero uno, Javi Ruiz e l’italo-argentino Facundo Dominguez, compagno di Cassetta di tante vittorie in Nazionale. Il torinese e lo spagnolo si sono imposti 6-2 6-4 in un match gestito perfettamente fin dai primi punti. “Sono felicissimo, è la vittoria più bella della mia carriera contro il mio idolo Ruiz e il mio amico ‘Facu'”, ha dichiarato Cassetta, rientrato dopo uno stop per infortunio. In semifinale affronterà, insieme al compagno, la coppia formata da Marc Quilez e Fede Mouriño.

Nella parte bassa del tabellone – prosegue il comunicato – avanzano Nacho Moragues e Manuel Aragon, che hanno superato gli azzurri Giulio Graziotti e Simone Iacovino. Gli spagnoli sfideranno in semifinale l’argentino Maxi Sanchez, già numero uno del mondo e campione iridato 2016, in coppia con Juani Rubini. Nel tabellone femminile bene le “Magnifiche 3” azzurre, Emily Stellato, Giulia Sussarello e Carlotta Casali. Stellato e Sussarello hanno dominato il loro quarto di finale con un doppio 6-1 contro le francesi Agosti-Barla e affronteranno in semifinale Jana Montes e Alix Collombon, coppia numero uno del seeding. In coppia con Ana Dominguez, conclude la nota, Casali sfiderà invece le spagnole Aida Martinez e Camila Fassio.

Calcio, risultati Serie A, Roma Champions nel mirino

Roma, 25 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 34esima giornata di serie A dopo Bologna-Roma 0-2

34.a giornata Napoli-Cremonese 4-0,Parma-Pisa 1-0; Bologna-Roma 0-2; ore 20.45 Verona-Lecce. Domenica 26 aprile, ore 12.30 Fiorentina-Sassuolo; ore 15 Genoa-Como; ore 18 Torino-Inter; ore 20.45 Milan-Juventus. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

Classifica: Inter 78, Napoli 69, Milan 66, Juventus 63, Roma 61, Como 58, Atalanta 54, Bologna 48, Lazio 47, Sassuolo 45, Udinese 43, Parma 42, Torino 40, Genoa 39, Fiorentina 36, Cagliari 33, Cremonese, Lecce 28, Verona, Pisa 18.

35ª giornata – Venerdì 1 maggio, ore 20.45 Pisa-Lecce. Sabato 2 maggio, ore 15 Udinese-Torino; ore 18 Como-Napoli; ore 20.45 Atalanta-Genoa. Domenica 3 maggio, ore 12.30 Bologna-Cagliari; ore 15 Sassuolo-Milan; ore 18 Juventus-Verona; ore 20.45 Inter-Parma. Lunedì 4 maggio, ore 18.30 Cremonese-Lazio; ore 20.45 Roma-Fiorentina.

36esima giornata – Venerdì 8 maggio, ore 20.45 Torino-Sassuolo. Sabato 9 maggio, ore 15 Cagliari-Udinese; ore 18 Lazio-Inter; ore 20.45 Lecce-Juventus. Domenica 10 maggio, ore 12.30 Verona-Como; ore 15 Cremonese-Pisa; ore 15 Fiorentina-Genoa; ore 18 Parma-Roma; ore 20.45 Milan-Atalanta.

Tennis, esordio vittorioso di Cobolli a Madrid su Carabelli

Roma, 25 apr. (askanews) – Flavio Cobolli esordisce con un successo sofferto al Madrid Open. Il romano, 13 del ranking dopo la finale della scorsa settimana a Monaco di Baviera, si è liberato in rimonta dell’argentino Camilo Ugo Carabelli, n. 57 del mondo. 6-7, 6-1, 6-4 i parziali per Cobolli, che dopo un avvio nervoso, ha alzato il livello dal secondo set in avanti, facendo valere la sua caratura dopo quasi due ore e 30′ di gioco.

Il romano, per la terza volta alla Caja Magica, eguaglia il suo miglior risultato sulla terra spagnola: lunedì affronterà da favorito il paraguaiano Adolfo Daniel Vallejo, n°96 del ranking: tra i due non ci sono precedenti.

“Inside the experience” di Haier alla Milano Design Week

Milano, 25 apr. (askanews) – In occasione della Milano Design Week, Haier, brand numero uno al mondo per i grandi elettrodomestici, presenta “Inside the Experience”: un racconto immersivo e diffuso che trasforma Milano in un Haier Hub. Un ecosistema di spazi, tecnologia e contenuti.

Il progetto ha l’epicentro in Via Bergognone 26, ma si estende poi in altri punti chiave: da Superstudio Maxi, con Invictus Yacht, a Eurocucina con lo stand Arrex – Technology by Haier.

“La Design Week quest’anno, per Haier, ha una grandissima opportunità: quella di far toccare con mano, alle persone che vengono a trovarci, la tecnologia di Haier. L’abbiamo fatto grazie a collaborazioni illustri, a partnership illustri in giro per la città di Milano. Questo è nato dall’esigenza di voler raccontare, in maniera molto semplice, la nostra sofisticata tecnologia” ha dichiarato Emiliano Garofalo, Country Manager Haier Italy.

Andare all’Haier Hub, significa immergersi in un percorso guidato dalla luce, con ambienti pensati per sorprendere e ispirare. C’è una ricca programmazione tra eccellenza, sport, gaming e cultura del cibo, con il coinvolgimento di chef, influencer e protagonisti del mondo dello sport e del design: “A me piace definire la tecnologia Haier una tecnologia invisibile. E’ quella tecnologia che aiuta il consumatore nelle esigenze di tutti i giorni. Noi ci mettiamo al servizio del consumatore ed è quello che, grazie a Design Week, grazie alle installazioni in Via Bergognone, quest’anno riusciamo a trasferire. Certamente, le partnership che abbiamo in essere quest’anno, ci aiuteranno tanto in questa missione” ha continuato Garofalo.

Gli appassionati di calcio conosceranno già l’Haier Cam, che regala un POV esclusivo durante le partite. La collaborazione con la Lega Calcio Serie A e con DAZN si concretizza in una cabina di regia dedicata. Parallelamente, Nintendo, in una postazione dedicata, trasforma le Smart TV Haier MiniLED da 75 pollici, in veri e propri portali immersivi con un titolo iconico come “Mario Tennis Fever”. A completare la visione di ecosistema connesso e sostenibile è BYD, partner di Haier durante la Design Week, che porta al centro la propria innovazione tecnologica con una riflessione concreta sul rapporto tra casa e mobilità: DOLPHIN SURF si trasforma in una vera e propria fonte di energia per alimentare gli elettrodomestici.

Infine, la cucina si trasforma in spettacolo: gli showcooking, vedono protagonisti chef rinomati come Chiara Pavan e Gennaro Esposito, mentre l’effervescenza di Ferrarelle e le degustazioni esclusive, curate da Antinori, completano la dimensione sensoriale: “E’ fondamentale per noi dare diverse chiavi di lettura alla tecnologia. Le persone sono abituate ad usare la tecnologia quotidianamente. Negli elettrodomestici, è molto difficile trasferire quanto la tecnologia possa aiutare quotidianamente la vita di tutti i giorni delle persone” ha concluso Garofalo.

Le soluzioni Haier portano l’innovazione “dentro l’esperienza” quotidiana. La Milano Design Week, quindi, diventa occasione per ospitare eventi di approfondimento sul ruolo della tecnologia nell’abitare domestico, a cui si può partecipare.

Iran, Trump: cancellata la visita in Pakistan di Witkoff e Kushner

Roma, 25 apr. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha detto in un’intervista a Fox News che la visita in Pakistan dei suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner è stata cancellata.

“Ho detto ai miei collaboratori poco fa mentre si stavano preparando a partire: ‘No, non farete un volo di 18 ore per andare laggiù. Abbiamo tutte le carte in regola. Possono chiamarci quando vogliono, ma non farete più voli di 18 ore per stare lì a parlare del nulla’”, ha detto Trump alla giornalista Aishah Hasnie.

Calcio, Parma-Pisa 1-0: decide Elphege

Roma, 25 apr. (askanews) – Il Parma supera il Pisa per 1-0 al termine di una gara equilibrata e decisa nella ripresa, alla vigilia della sfida del Tardini. A firmare il successo degli emiliani è Elphege, in gol al 37′ del secondo tempo su assist di Sørensen, episodio che spezza l’equilibrio di un match combattuto e ricco di interruzioni. Emiliani salvi, toscani a un passo dalla B

Nel primo tempo le due squadre si affrontano con prudenza, lasciando pochi spazi e costruendo occasioni soprattutto su episodi isolati. Il Parma si rende pericoloso nel finale di frazione, quando Stojilkovic colpisce il palo al 45′, mentre Valeri poco dopo non trova lo specchio della porta. Il Pisa risponde con ordine, senza però riuscire a impensierire concretamente la difesa avversaria.

Nella ripresa il ritmo resta spezzettato dai numerosi falli e dalle sostituzioni, con entrambe le panchine che cercano soluzioni per sbloccare il risultato. Il Parma cresce progressivamente e crea le occasioni migliori: Pellegrino e Valeri impegnano il portiere avversario, mentre Meister sfiora il gol al 76′. Il Pisa prova a reagire con Moreo, ma senza precisione.

La svolta arriva all’82’: Sørensen serve Elphege che trova la rete del vantaggio, facendo esplodere il Tardini. Nel finale il Pisa tenta l’assalto, ma la difesa del Parma regge senza concedere spazi. Nei minuti conclusivi sale la tensione, con ammonizione per Ndiaye e diversi falli che spezzano il gioco, ma il risultato non cambia.

Il Parma porta così a casa tre punti preziosi al termine di una sfida intensa e tattica, mentre il Pisa esce sconfitto nonostante una prova ordinata ma poco incisiva in fase offensiva.

25 aprile, bloccato corteo a Milano: la polizia scorta la Brigata ebraica

Roma, 25 apr. (askanews) – I rappresentanti della Brigata ebraica sono stati scortati dalla polizia fuori dal corteo del 25 aprile, a Milano. L’intervento di sicurezza – secondo quanto riferito – è avvenuto in seguito all’azione posta in essere da attivisti Pro Pal che avevano bloccato la manifestazione in corso Venezia, all’angolo di via San Donato. Le forze dell’ordine, a quel punto, in tenuta antisommossa hanno permesso alla Brigata ebraica di poter mettersi al riparo.

Roma, spari con una pistola a pallini al corteo del 25 aprile: feriti due manifestanti

Roma, 25 apr. (askanews) – Una donna ed un uomo sono rimasti feriti dai colpi di una pistola a pallini, mentre erano nell’area di Parco Schuster, vicino alla Basilica di San Paolo, a Roma, in occasione della manifestazione per il 25 aprile. Dal palco dell’iniziativa è stato riferito che a sparare sarebbero stati dei soggetti a bordo di una moto. I due attivisti feriti sono stati subito soccorsi da una ambulanza presente in zona. “Adesso li hanno portati in commissariato – è stato spiegato – Non stavano facendo nulla di particolare. Avevano il fazzoletto dell’Anpi intorno al collo”. E’ stato un uomo a bordo di una moto, con casco integrale, ad esplodere dei colpi da una pistola a pallini contro una coppia che aveva il fazzoletto dell’Anpi attorno al collo. Saranno gli agenti del commissariato San Paolo a svolgere i primi accertamenti sulla vicenda, dopo la denuncia che sarà presentata dall’uomo e dalla donna oggetto dei colpi segno. Secondo quanto si è appreso la donna sarebbe stata raggiunta ad una spalla, mentre l’uomo al collo. Ma sono diversi i proiettili che sono stati esplosi.