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Zelensky a Trump: spetta agli ucraini decidere il proprio leader

Roma, 11 ott. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha risposto al presidente USa Donald Trump, che ieri aveva chiesto un cambio di leadership a Kiev, ribadendo che spetta esclusivamente agli ucraini scegliere il proprio presidente. In un’intervista trasmessa oggi dall’emittente statunitense ABC, Zelensky ha inoltre rilanciato la proposta di un cessate il fuoco completo di 60 giorni con la Russia, che consentirebbe all’Ucraina di organizzare nuove elezioni.

“Con tutto il rispetto per il presidente Trump, spetta alla nostra società, al nostro popolo, scegliere questo o quel leader”, ha dichiarato Zelensky durante il programma “This Week” della ABC.

Il presidente ucraino ha quindi invitato Trump a chiedere al presidente russo Vladimir Putin una tregua che permetta lo svolgimento delle consultazioni elettorali. “Per favore, dica a Putin: concedeteci due mesi, 60 giorni di cessate il fuoco totale, 60 giorni, e organizzeremo le elezioni”, ha affermato.

Ieri Trump aveva sostenuto che Zelensky “avrebbe potuto risolvere questo conflitto molte volte e ha scelto di non farlo”, aggiungendo che l’Ucraina ha bisogno di un nuovo presidente capace di raggiungere un accordo con Mosca.

Formula1, Verstappen vince a Singapore, Antonelli vicino al Mondiale

Roma, 11 ott. (askanews) – Max Verstappen vince il Gran Premio di Singapore, 17esima gara del Mondiale 2026 di Formula 1. Il pilota olandese della Red Bull precede la Ferrari di Charles Leclerc e la Mercedes di Kimi Antonelli, che consolida la propria leadership iridata e avrà il primo match point per il titolo nel prossimo appuntamento di Austin, in programma dal 23 al 25 ottobre.

Quarto posto per Lando Norris, davanti al compagno di squadra Oscar Piastri e alla Ferrari di Lewis Hamilton. Settimo Liam Lawson, ottavo Nico Hulkenberg, mentre George Russell, costretto a partire dalle retrovie per una penalità, chiude al nono posto dopo una rimonta che non gli consente di raggiungere le posizioni di vertice.

Verstappen, al primo successo in carriera sul circuito di Marina Bay, ha preso il comando alla partenza resistendo all’attacco iniziale di Leclerc. L’olandese ha poi gestito la gara, aumentando progressivamente il vantaggio sulla Ferrari del monegasco. Leclerc ha provato a restare in scia alla Red Bull, ma senza riuscire a costruire un’occasione concreta per il sorpasso.

La gara è stata caratterizzata anche dalla Virtual Safety Car, entrata in pista al giro 8 per il problema tecnico alla monoposto di Gabriel Bortoleto. Nella seconda parte, Leclerc è riuscito a superare Hamilton e a riprendersi la seconda posizione, mentre Antonelli ha conquistato il terzo posto dopo aver passato il ferrarista britannico. Il giovane italiano ha dovuto gestire anche alcune difficoltà segnalate via radio e l’attenzione ai limiti della pista, senza perdere la posizione sul podio.

Nel finale Norris ha superato Hamilton, scivolato al sesto posto dopo essere stato raggiunto dai rivali. Piastri ha completato il sorpasso sul britannico all’ultimo giro, conquistando la quinta posizione. Verstappen ha tagliato il traguardo davanti a tutti dopo 62 giri, con Leclerc e Antonelli sul podio.

Il Mondiale tornerà in pista tra due settimane negli Stati Uniti, sul circuito di Austin, dove Antonelli potrà giocarsi il primo match point iridato.

Yemen, segnalato un attacco contro l’aeroporto di Sana’a

Roma, 11 ott. (askanews) – Un attacco aereo è stato segnalato oggi contro l’aeroporto internazionale di Sana’a, capitale dello Yemen controllata dagli Houthi. Lo ha riferito l’emittente televisiva al Masirah, vicina al movimento Houthi, senza fornire per il momento dettagli sugli eventuali danni o sulle vittime.

La coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita non ha finora rilasciato dichiarazioni sull’attacco.

La notizia arriva dopo una serie di attacchi condotti dagli Houthi contro aeroporti sauditi nell’ultima settimana, culminati ieri nel bombardamento dello scalo internazionale Re Khalid di Riad, che ha provocato almeno 12 morti e 309 feriti. La coalizione guidata da Riad aveva promesso una risposta militare.

Ipotesi summit Xi-Trump-Putin pesa sul futuro dell’Ucraina

Roma, 11 ott. (askanews) – Per il momento è soltanto un’ipotesi, ma la possibilità che Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping si incontrino a margine del vertice dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec), in programma il 18 e 19 novembre a Shenzhen, in Cina, comincia ad assumere un significato particolare alla luce degli ultimi sviluppi diplomatici. La brusca svolta del presidente Usa nei confronti di Volodymyr Zelensky, la ripresa del dialogo economico tra Washington e Mosca e il crescente coinvolgimento della Cina negli equilibri internazionali suggeriscono infatti uno scenario nel quale un eventuale confronto tra i tre leader potrebbe incidere anche sulle prospettive della guerra in Ucraina. Un appuntamento che, significativamente, si collocherebbe quindici giorni dopo le elezioni di metà mandato americane del 3 novembre.

La possibilità del trilaterale è stata avanzata da Mosca già all’inizio di settembre. Il primo ottobre, intervenendo al Forum Valdai, Putin ha confermato personalmente la sua disponibilità. “Siamo assolutamente favorevoli”, ha dichiarato, aggiungendo che un incontro tra i tre leader sarebbe utile per “scambiare opinioni e chiarire le rispettive posizioni”. Il presidente russo ha tuttavia riconosciuto la necessità di definire un’agenda e sottolineato che l’iniziativa dipenderà soprattutto dalla Cina, in quanto Paese ospitante.

Da allora i segnali sono rimasti interlocutori. Il 6 ottobre il consigliere diplomatico del Cremlino Yuri Ushakov ha spiegato che l’idea è conosciuta da tutti e tre i presidenti, ma che non sono ancora cominciati preparativi concreti. Due giorni dopo, il portavoce Dmitry Peskov ha ammesso che Mosca non ha ancora formulato proposte per l’agenda. Il 10 ottobre, dopo una nuova telefonata tra Trump e Putin, Ushakov è tornato sulla questione, osservando che i due leader potrebbero trovare l’occasione di incontrarsi all’Apec, pur precisando che un bilaterale non era stato discusso durante la conversazione. Pechino, dal canto suo, mantiene il riserbo. Il 3 ottobre, interrogato espressamente sull’ipotesi del trilaterale, il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun ha risposto di non avere “informazioni da fornire al momento”.

A rendere politicamente più significativa questa prospettiva è soprattutto l’accelerazione impressa da Trump ai rapporti con Putin. Il 9 ottobre, dopo una conversazione telefonica con il presidente russo, il leader americano ha annunciato un’intesa per immettere immediatamente sul mercato statunitense e internazionale 300mila tonnellate di diesel russo, con ulteriori forniture previste nei mesi successivi. Washington ha accompagnato l’accordo con un allentamento temporaneo delle restrizioni sulle esportazioni di diesel dalla Russia, formalizzato dal dipartimento del Tesoro. Una decisione che attenua la pressione economica su Mosca proprio mentre la guerra continua.

L’iniziativa risponde anche a un’esigenza politica interna. L’impennata dei prezzi energetici, aggravata dalla guerra con l’Iran e dalle perturbazioni delle forniture internazionali, pesa sull’economia americana a poche settimane dalle elezioni per il rinnovo del Congresso. Trump punta a contenere il costo del carburante, particolarmente importante per agricoltori e trasportatori, anche attraverso un’intesa con la Russia. Il prezzo politico di questa scelta si sta però manifestando nei rapporti con Kiev.

Ieri Trump è arrivato a chiedere apertamente un cambio alla guida dell’Ucraina, sostenendo che Zelensky avrebbe potuto concludere un accordo di pace in numerose occasioni. Il presidente americano ha inoltre accusato Kiev di contribuire alla crisi energetica mondiale con gli attacchi alle raffinerie russe. Secondo il Financial Times, durante i colloqui di Miami gli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner avrebbero prospettato agli ucraini conseguenze sulla condivisione delle informazioni di intelligence qualora gli attacchi proseguissero. Zelensky ha denunciato l’intesa sul diesel come una decisione che favorisce la Russia, ma oggi ha ribadito la disponibilità a sospendere i bombardamenti sulle raffinerie russe, a condizione che Mosca interrompa quelli contro le infrastrutture energetiche ucraine.

E’ in questo contesto che un eventuale vertice Trump-Putin-Xi potrebbe assumere una dimensione strategica più ampia. La convergenza tra Washington e Mosca sul terreno energetico, pur non accompagnata da progressi concreti nel negoziato di pace, potrebbe rappresentare un primo elemento di un dialogo destinato ad allargarsi alla sicurezza internazionale. E la Cina potrebbe diventare un interlocutore centrale anche sulla guerra in Ucraina. Lo stesso Putin, al Forum Valdai, ha riconosciuto esplicitamente che Pechino può contribuire alla ricerca di una soluzione diplomatica, grazie al suo crescente peso economico e militare.

Del resto, un primo possibile argomento per il trilaterale è già stato messo sul tavolo da Washington. Durante la visita di Stato di Xi Jinping negli Stati uniti del 23-25 settembre, Trump ha proposto l’avvio di negoziati a tre con Russia e Cina sul controllo degli armamenti nucleari. Lo riferisce un documento ufficiale della Casa Bianca, che indica la stabilità strategica come uno degli obiettivi del nuovo dialogo sino-americano. Pechino non ha tuttavia annunciato la propria adesione alla proposta e ha finora mostrato riluttanza ad accettare un negoziato nucleare trilaterale, considerando il proprio arsenale nettamente inferiore a quelli americano e russo.

Il possibile incontro di Shenzhen potrebbe dunque offrire a Trump l’occasione di affrontare con Putin e Xi questioni tra loro collegate: guerra in Ucraina, sicurezza strategica, rapporti economici e stabilità dei mercati energetici. Per Putin sarebbe anche un’opportunità per ribadire il ruolo della Russia come interlocutore indispensabile negli equilibri internazionali, mentre Xi potrebbe utilizzare il summit per consolidare l’immagine della Cina come potenza capace di dialogare contemporaneamente con Washington e Mosca.

Il rischio, dal punto di vista ucraino ed europeo, è che il futuro della guerra venga inserito in una trattativa più vasta tra grandi potenze, nella quale gli interessi di Kiev finirebbero per essere subordinati ad accordi su altri dossier. Non sarebbe necessariamente un negoziato di pace condotto senza l’Ucraina, ma potrebbe modificarne gli equilibri prima ancora dell’apertura di un vero tavolo diplomatico. Uno scenario tanto più delicato dopo le recenti dichiarazioni di Trump, che sembrano attribuire a Zelensky, anziché alla Russia che ha invaso il Paese, la principale responsabilità dello stallo negoziale.

Resta però un elemento essenziale di incertezza. Non esistono al momento conferme che Washington, Mosca e Pechino stiano preparando un accordo complessivo, né prove che la nuova linea americana sull’Ucraina sia stata concepita in funzione del possibile trilaterale. Inoltre, Putin non ha ancora offerto contropartite concrete per la ripresa dei negoziati di pace, mentre la Cina non ha manifestato pubblicamente la volontà di promuovere l’incontro.

La sequenza politica dei prossimi quaranta giorni potrebbe comunque essere decisiva. Prima del 3 novembre Trump deve confrontarsi con le conseguenze elettorali della crisi energetica e della propria politica estera. Dopo il voto, l’Apec potrebbe offrire un’occasione per trasformare una serie di contatti bilaterali in un dialogo diretto tra le tre potenze. L’interrogativo è se questo eventuale passaggio possa contribuire a sbloccare la guerra in Ucraina oppure finire per spostare il centro delle decisioni da Kiev e dalle capitali europee a un negoziato sugli equilibri globali tra Washington, Mosca e Pechino.

Kid Yugi annuncia "La resa dei conti 2027" a Milano

Milano, 11 ott. (askanews) – Dopo aver registrato il sold out in tutte le date di “Anche Gli Eroi Muoiono Tour”, la prima tournée di Kid Yugi nei palasport italiani tutt’ora in corso, l’artista annuncia “La resa dei conti 2027”, il suo prossimo grande appuntamento live, prodotto da Vivo Concerti, in programma sabato 19 giugno 2027 a Fiera Milano Live, RHO, Milano.

I biglietti saranno disponibili online su www.vivoconcerti.com a partire da sabato 10 ottobre 2026 alle ore 16:00 e in tutti i punti vendita autorizzati da giovedì 15 ottobre alle ore 11:00. L’organizzatore declina ogni responsabilità in caso di acquisto di biglietti fuori dai circuiti di biglietteria autorizzati non presenti nei nostri comunicati ufficiali.

“La resa dei conti 2027” vedrà Kid Yugi protagonista a Fiera Milano Live, una delle venue più suggestive dell’area milanese, per una serata destinata a diventare uno dei momenti più importanti del suo percorso live fino ad ora. L’annuncio arriva nel pieno della stagione che ha già segnato un passaggio fondamentale nella carriera dell’artista: “Anche Gli Eroi Muoiono Tour” rappresenta infatti il debutto di Kid Yugi nei palasport italiani, un primo confronto con le grandi venue che si sta traducendo in una risposta straordinaria da parte del pubblico. Il tour, che ha registrato il tutto esaurito, è partito da Bari, per poi proseguire a Padova, Roma e ora con un triplo appuntamento a Milano. Arriverà poi a Napoli e Firenze, fino a concludersi con una seconda tappa a Roma. Un’occasione per portare sul palco tutte le più grandi hit e i brani contenuti nel nuovo album “Anche gli eroi muoiono”, uscito a gennaio 2026 e certificato triplo disco di platino.

L’artista ha recentemente annunciato “Anche gli eroi muoiono POST MORTEM”, la versione deluxe del suo ultimo album, in uscita il 30 ottobre, e “Logos”, la variant edition del fumetto originale con protagonista Kid Yugi, disponibile dalla stessa data.

Con “Anche gli eroi muoiono” Kid Yugi ha conquistato il record di album più venduto di sempre nella settimana di debutto nell’epoca dello streaming, posizionandosi alla #1 della classifica FIMI/NIQ sia per gli album sia per CD, vinili e musicassette più venduti, con tutte le tracce in Top20 della classifica dei singoli. L’artista, tra i più ascoltati in assoluto in Italia, ha aperto in modo strabiliante il 2026, reduce dal successo straordinario di “I nomi del Diavolo”, album certificato sei volte disco di platino. Con 27 dischi di platino, 20 dischi d’oro, più di 2,5 miliardi di stream complessivi e milioni di ascoltatori mensili su Spotify, Kid Yugi si conferma una delle figure centrali del rap italiano contemporaneo.

Calcio, Serie A: Como-Roma 0-0, Malen espulso

Roma, 11 ott. (askanews) – Como e Roma pareggiano 0-0 al Sinigaglia nella sfida di mezzogiorno di Serie A. Giallorossi costretti all’inferiorità numerica dal 53′, quando Donyell Malen è espulso con un cartellino rosso diretto per un intervento in scivolata su Kaiki. Nonostante la superiorità numerica, i padroni di casa non riescono a trovare il gol, anche per merito di un attento Gollini, decisivo soprattutto sulle conclusioni di Nico Paz.

Al 6′ Dybala spreca una buona opportunità calciando centralmente, mentre un minuto più tardi Gollini è bravo a intervenire in uscita su Nico Paz. All’11’ la Roma sfiora il vantaggio con Lorenzo Pellegrini, schierato titolare per la prima volta dopo sei mesi: il capitano colpisce il palo con un destro su assist di Dybala e appoggio di Koné. Il Como risponde con Caqueret, che al 23′ non trova lo specchio, mentre Malen, al 24′, supera l’uscita di Butez ma conclude sull’esterno della rete. Si va al riposo sullo 0-0.

In avvio di ripresa Gasperini inserisce Soulé al posto di Pellegrini. Al 53′ arriva l’episodio che cambia la partita: Malen entra duramente su Kaiki e l’arbitro Fabbri estrae il rosso diretto, lasciando la Roma in dieci. Il Como prova subito ad approfittarne, ma Perrone al 56′ calcia alto da buona posizione. Al 60′ Douvikas trova soltanto l’esterno della rete, mentre Dybala tenta anche la conclusione da centrocampo senza sorprendere Butez.

La gara viene interrotta al 70′ per un problema al ginocchio dell’arbitro Fabbri, costretto a lasciare il posto al quarto ufficiale Sozza. Alla ripresa, il Como aumenta la pressione e Nico Paz impegna Gollini al 72′ e al 77′. Nel finale i padroni di casa cercano con insistenza il gol della vittoria, ma la difesa giallorossa resiste. Al 87′ Mancini si oppone a un tentativo di Chalobah, mentre al 95′ Rodriguez sfiora il bersaglio con un destro dal limite. Dopo sette minuti di recupero, il risultato non cambia: Como e Roma si dividono la posta.

Serie A, Classifica, Roma a quota 14, Como a 11

Roma, 11 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica del campionato di serie A dopo Como-Roma 0-0

Sesta giornata Genoa-Fiorentina 2-1, Inter-Parma 3-0, Napoli-Frosinone 3-0; Como-Roma 0-0, ore 15.00 Lazio-Monza, Lecce-Bologna, ore 18.00 Sassuolo-Milan, ore 20.45 Cagliari-Juventus; Lunedì 12 ottobre: ore 18.30 Atalanta-Venezia, ore 20.45 Torino-Udinese.

Classifica: Inter 16, Roma 14, Lazio 13, Cagliari 12, Milan, Como 11, Frosinone, Juventus, Napoli 10, Sassuolo 7, Atalanta, Lecce 6, Udinese, Torino, Parma, Monza, Fiorentina, Genoa 4, Bologna 2, Venezia 0

Settima giornata Venerdì 16 ottobre: ore 20.45 Frosinone-Sassuolo; Sabato 17 ottobre: ore 15.00 Venezia-Napoli, ore 18.00 Bologna-Inter, ore 20.45 Roma-Genoa; Domenica 18 ottobre: ore 12.30 Udinese-Lecce, ore 15.00 Fiorentina-Como, ore 18.00 Milan-Atalanta, ore 20.45 Juventus-Lazio; Lunedì 19 ottobre: ore 18.30 Monza-Cagliari, ore 20.45 Parma-Torino.

Mattarella: il popolo italiano è vicino al Papa con affetto

Milano, 11 ott. (askanews) – “Il popolo italiano Le è vicino e Le esprime i suoi sentimenti di affetto”. Lo scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato a Sua Santità Papa Leone XIV dopo il suo annuncio dell’imminente ricovero durante l’Angelus di oggi. Annuncio “accolto con partecipazione e commozione da tutto il popolo italiano”.

Scrive ancora il Capo dello Stato: “In vista del Suo ricovero nei prossimi giorni, Le giunga l’affettuoso pensiero degli italiani tutti, di cui mi faccio interprete unendovi il mio personale. Ella potrà contare, oltre che sulle preghiere dei fedeli cattolici, sul partecipe pensiero di innumerevoli persone, in Italia come da ogni parte del mondo, siano essi credenti o non credenti. Rinnovo a Vostra Santità il più sincero augurio di una serena convalescenza, e di pronto e completo ristabilimento”.

La perizia sulla strage di Crans-Montana richiede più tempo

Roma, 11 ott. (askanews) – La perizia sulla tragedia di Crans-Montana (VS) richiede più tempo del previsto. La sua presentazione è ora prevista al più presto per la fine di gennaio.

“Confermo il rinvio della scadenza a causa della complessità del lavoro da svolgere”, ha affermato oggi a Keystone-ATS la procuratrice generale del Canton Vallese, Beatrice Pilloud, confermando una notizia pubblicata dalla SonntagsZeitung. Il Ministero pubblico ha incaricato l’Istituto forense di Zurigo e la società di ispezione e certificazione Swiss Safety Center di accertare le origini e le cause dell’incendio. Il rapporto, inizialmente previsto per la fine di agosto, richiede un ulteriore impegno. Entrambe le entità hanno chiesto alla procura una proroga fino alla fine di marzo. Moltissime domande rimangono per il momento senza risposta e questa perizia è molto attesa, ha spiegato una fonte vicina al caso.

Tra gli elementi da analizzare figurano l’infiammabilità e il comportamento a contatto del fuoco della schiuma presente nel seminterrato del bar Le Constellation. L’incendio ha causato 41 morti e 115 feriti.

(Fonte ATS)

Meloni: vicinanza mia e del governo al Papa per l’intervento

Milano, 11 ott. (askanews) – “Desidero rivolgere al Santo Padre la mia vicinanza personale e quella del Governo italiano per la prova che è chiamato ad affrontare nei prossimi giorni. La serenità e la tranquillità con cui ne ha parlato nell’Angelus di oggi ci rincuorano. Sono certa che anche il popolo italiano non farà mancare il proprio sostegno e il proprio affetto”. Lo ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dopo la notizia dell’intervento cui si dovrà sottoporre papa Leone.

Gio Evan torna nei teatri con lo spettacolo "persone luminose"

Milano, 11 ott. (askanews) – Il poliedrico artista Gio Evan torna nei teatri di tutta Italia con lo spettacolo “persone luminose”.

Lo spettacolo, prodotto da Friends & Partners, inizia in un appartamento. Gio accende la luce e da quel gesto prende il via un viaggio funambolico tra parole, pensieri e luoghi poco comuni. Come un acrobata delle parole, Gio Evan cammina su un filo sottile che separa la luce dall’ombra, ribaltando significati e inciampando volutamente nelle contraddizioni, fino ad arrivare a interrogare il buio e chiedergli cosa ne pensa della luce e cosa gli manca di essa. “persone luminose” è un gioco teatrale fatto di musica e filosofia ironica, poesia e comicità, dove ogni parola può accendere un buio o spegnere una luce

Di seguito le date del tour “persone luminose”: 13 marzo – Teatro San Domenico, Crema | Data zero 14 marzo – Teatro Nuovo, Verona 15 marzo – Teatro Arcimboldi, Milano 16 marzo – Teatro Colosseo, Torino 18 marzo – Auditorium Parco della Musica, Roma 19 marzo – Teatro Cartiere Carrara, Firenze 21 marzo – Teatro delle Muse, Ancona 22 marzo – Teatro Celebrazioni, Bologna

Yemen, la condanna di Meloni per gli attacchi a Riad: inaccettabili

Milano, 11 ott. (askanews) – “Condanno con fermezza gli attacchi degli Houthi che hanno colpito l’aeroporto di Riad. Sono vicina all’Arabia Saudita e alle famiglie delle vittime e auguro ai feriti pronta guarigione”. Lo dichiara in una nota la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“Gli attacchi contro i civili e le infrastrutture civili sono inaccettabili e devono cessare”, ha aggiunto, sottolineando che “l’Italia continuerà a lavorare con i partner della Regione per ridurre le tensioni e promuovere la stabilità e la libertà di navigazione nell’area”.

Casini: mi fermo, dopo 44 anni non mi ricandido

Milano, 11 ott. (askanews) – “Alle prossime elezioni politiche, dopo 44 anni, non mi ricandiderò. Lascio il Parlamento. Ritengo sia giunto il momento di cedere spazio a personalità più in sintonia con i partiti e con le coalizioni che si presenteranno agli elettori. Ringrazio tutti per la fiducia che mi è stata finora accordata. Mi fermo qui”. Lo annuncia in un’intervista al Corriere della Sera l’ex presidente della Camera Pierferdinando Casini, che precisa: “Fin da giovane, del resto, ho sempre creduto che la cosa più difficile, in politica, non sarebbe stato tanto arrivare o rimanere, anche se poi rimanere non è che si sia rivelato così facile: il passaggio realmente complicato sarebbe stato individuare il momento giusto in cui fermarsi” Casini ricorda il giorno più bello della sua lunga carriera politica: “Quando, da presidente della Camera, ricevetti Giovanni Paolo II. Un uomo, un santo, che a un cristiano come me trasmetteva sensazioni irripetibili. Detto questo, sarei ipocrita se non ammettessi che ogni giorno è stato bello, entusiasmante, ogni giorno in cui mi sono alzato nell’emiciclo dell’Aula con la sensazione di essere ascoltato nel cuore della democrazia”.

Nella lunga intervista, non manca un giudizio politico su Giorgia Meloni. “Ha dimostrato una consistenza notevole perché ha tenuto sulle spalle tutto il peso della coalizione. A volte, però, per essere coerente, rischia di passare per testarda”. Quanto a Elly Schlein, “è testarda anche lei. E sarebbe un grave errore sottovalutarla. Molti dimenticano che è capace di parlare a un mondo giovanile non omologato alla politica tradizionale”.

Sul futuro presidente della Repubblica, Casini puntualizza: “Io uno dei candidati più accreditati? Come dimostra la storia della Repubblica, al Quirinale non ci si candida, si viene eletti”. Poi una serie di ricordi personali sui personaggi politici più noti della Prima e della Seconda Repubblica: Berlusconi, dice Casini, è stato “il più carismatico. Il suo desiderio di piacere era così forte che finiva per piacere pure ai suoi nemici”. Il politico più sottovalutato? “Gianfranco Fini. Senza la svolta di Fiuggi non ci sarebbe stata Giorgia Meloni”. Qual è stato il democristiano più grande? “Fanfani! L’uomo del ‘piano casa’ e della presidenza dell’Onu, l’amico di Giorgio La Pira e di John Fitzgerald Kennedy”. Il comunista che ha ammirato di più? “Giorgio Napolitano. Capì, prima degli altri, dove sarebbe andata la storia”. E la donna, la donna che non dimenticherà mai? “Nilde Iotti. Capace, con non poche difficoltà, di dire no anche al suo partito, il Pci”. Il giorno più triste? “Quando mi chiamarono a casa per dirmi che Marco Biagi era stato ucciso dalle Br. Era un mio caro amico. Lui, di qualche anno più grande, l’estate veniva a darmi ripetizioni di latino e greco a Lizzano in Belvedere, il paesino sotto il Corno alle Scale dove le nostre famiglie ci portavano in vacanza…”.

Il Papa: ho un nodulo al polmone, intervento nei prossimi giorni

Milano, 11 ott. (askanews) – “Di recente, durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone. È stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato. I medici ritengono opportuno intervenire e allora seguendo i loro consigli ho deciso di operarmi per toglierlo. L’intervento è già programmata nei prossimi giorni”. Lo ha annunciato Papa Leone XIV rivolgendosi dalla finestra del Palazzo Apostolico Vaticano fedeli e pellegrini riuniti in Piazza San Pietro per l’Angelus.

Ultime piogge al Centro-Sud, poi avanza l’anticiclone

Milano, 11 ott. (askanews) – Ultime precipitazioni previste al Sud ed in Sicilia, successivamente è attesa una rimonta dell’anticiclone sull’Europa occidentale e sul bacino del Mediterraneo a garanzia di una maggior stabilità atmosferica.

Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma le precipitazioni attese nel corso della giornata di Domenica 11 Ottobre principalmente al Sud ed in Sicilia. Si tratterà di fenomeni generalmente veloci e alternati a pause asciutte, inseriti tuttavia in un contesto di spiccata ventilazione.

I venti, provenienti dai quadranti settentrionali, soffieranno infatti con raffiche superiori ai 40 km/h, specie lungo le coste adriatiche, ioniche e sulle due Isole Maggiori (Maestrale). Nel frattempo, dai quadranti occidentali inizierà ad espandersi un promontorio anticiclonico che garantirà una progressiva stabilizzazione atmosferica a partire dalle regioni del Centro-Nord con maggiori spazi soleggiati. Dopo gli ultimi piovaschi previsti per la giornata di Lunedì 12 su Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia, a partire da Martedì 13 Ottobre, il quadro sinottico a scala emisferica registrerà una variazione: l’avanzata di un vasto campo di alta pressione, sostenuto sia da componenti azzorriane sia da contributi di matrice nordafricana, garantirà una progressiva stabilizzazione del tempo su tutto il Paese. Questa struttura anticiclonica favorirà ampi spazi soleggiati e un graduale quanto sensibile aumento delle temperature. Tra Mercoledì 14 e Giovedì 15 Ottobre, i valori massimi supereranno diffusamente i 22°C al Nord, per poi toccare punte di 25°C sulle regioni centrali e in Sardegna.

Città come Firenze e Roma sperimenteranno così la classica “ottobrata”, termine che nella tradizione romana rievocava le scampagnate autunnali tra campagne e vigneti, ma che in ambito meteorologico descrive una fase di prolungata stabilità atmosferica garantita da un solido blocco anticiclonico.

L’avvio della settimana segnerà dunque il passaggio da un contesto dinamico e residuamente instabile al Sud verso una presenza anticiclonica duratura. Questa figura di alta pressione assicurerà giornate stabili e cieli in prevalenza sereni su gran parte del territorio, accompagnandoci verso una metà di Ottobre dal clima decisamente mite.

Zelensky scioccato dalle parole di Trump sulla necessità di nuovo leader in Ucraina

Roma, 11 ott. (askanews) – Le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump sulla necessità di sostituire il presidente ucraino Volodymyr Zelensky con un leader disposto a raggiungere un accordo con la Russia hanno suscitato sconcerto nell’entourage del capo dello Stato ucraino. Lo riferisce il giornalista del quotidiano tedesco Bild Paul Ronzheimer, citando un consigliere vicino a Zelensky, secondo il quale Kiev si aspettava di tornare al centro delle polemiche politiche statunitensi in vista delle elezioni di metà mandato, ma non un attacco così diretto da parte della Casa Bianca.

“Avevamo capito che durante la campagna per le elezioni di metà mandato negli Stati uniti saremmo finiti nuovamente sotto i riflettori. Ma non ci aspettavamo questo”, ha dichiarato il consigliere, rimasto anonimo, secondo quanto riportato da Ronzheimer sulla piattaforma X.

Le parole arrivano dopo che Trump, parlando sabato con i giornalisti, aveva accusato Zelensky di aver ostacolato una soluzione negoziata del conflitto con Mosca. Il presidente ucraino “avrebbe potuto risolvere questo conflitto molte volte e ha scelto di non farlo”, ha sostenuto Trump, aggiungendo che l’Ucraina ha bisogno di un nuovo leader capace di raggiungere un accordo con la Russia.

Le dichiarazioni segnano un nuovo momento di tensione nei rapporti tra Washington e Kiev, mentre negli Stati uniti si avvicinano le elezioni di metà mandato del 3 novembre, che rinnoveranno la Camera dei rappresentanti e parte del Senato, oltre a numerose cariche elettive a livello statale. Il conflitto ucraino e la politica dell’amministrazione Trump nei confronti della Russia si confermano tra i temi del confronto politico statunitense.

Lavoro, Mattarella: intervenire prima sui rischi per evitare gli incidenti

Milano, 11 ott. (askanews) – “La tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro trova il suo fondamento nei principi della Costituzione. Da essi discende un dovere concreto: intervenire sui rischi prima che si traducano in incidenti, attraverso una prevenzione efficace, una formazione adeguata e misure di protezione capaci di ottimizzare, a questo scopo, i cambiamenti tecnologici e organizzativi del lavoro”. Lo scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Presidente dell’ANMIL, Amedeo Bozzer, in occasione della 76esima Giornata Nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro.

“La scelta di Longarone come luogo della 76esima Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro – evidenzia il Capo dello Stato – richiama uno dei più gravi disastri ambientali avvenuti nel nostro Paese e suona monito di quanto sia necessario porre la vita e la dignità di ciascuna persona al centro di ogni scelta, a partire da quelle collettive e da quelle che caratterizzano i contesti di produzione e di lavoro”.

“Il ruolo dell’ANMIL, libera associazione diretta a sostenere con le sue attività, anche di rappresentanza, gli infortunati, i superstiti e le loro famiglie, è prezioso – scrive ancora Mattarella -. Si tratta di un impegno che unisce alla tutela dei diritti il sostegno concreto alle persone e l’accompagnamento nei percorsi di inclusione e di reinserimento sociale e lavorativo, dopo l’infortunio. In questo senso, ANMIL opera come vero e proprio agente della Costituzione”.

“Alle vittime degli incidenti sul lavoro e alle loro famiglie va il commosso pensiero e l’impegno della Repubblica – sottolinea il Capo dello Stato -. Questa Giornata richiama istituzioni e forze sociali a una responsabilità non eludibile: fare della prevenzione un’attività permanente, affinché nessun lavoro possa mettere in pericolo la vita di chi lo svolge”.

Negli occhi di Giovanni, il ragazzo di Capaci e le foto sparite

Milano, 11 ott. (askanews) – Antonio Vassallo l’ho conosciuto trentacinque anni fa. Mi spedì a Capaci Riccardo Orioles, il redattore capo di Avvenimenti, già giornalista dei “Siciliani” di Pippo Fava: “Vai a vedere che cosa stanno combinando quei ragazzi”, mi disse. Quei ragazzi facevano parte del Gruppo Giovanile 88. E avevano occupato un tratto di spiaggia ridotta a discarica trasformandola nel primo pezzo di litorale aperto a tutti, in una costa occupata in gran parte dai lidi dei dopolavoro statali.

Antonio e i suoi amici del Gruppo Giovanile 88 ripulirono quel pezzo di costa abbandonato, lo resero accessibile ai concittadini e riuscirono anche a creare una trentina di posti di lavoro. Un’impresa che sembrava impossibile, allora, ma che fu un atto concreto di lotta e di risveglio civile in un territorio permeato dalla mafia, in un paese di mare dove non era consentito – a chi ci viveva – andarci, al mare.

Ci ho ripensato dopo aver letto “Negli occhi di Giovanni. Storia di un ragazzo di Capaci”, scritto da Fabrizio Silei con lo stesso Vassallo (Il Castoro, 224 pagine, dai 12 anni in su). Nel libro ho ritrovato lo stesso Antonio che avevo conosciuto allora.

Vassallo cresce a Capaci, va male a scuola, sogna una vita diversa, scopre quasi per caso la fotografia. È un ragazzo irrequieto, poco interessato ai libri, attratto dal mare, dagli amici, dalle ragazze. Intorno a lui c’è una Sicilia nella quale la mafia ha spesso un volto sorprendentemente familiare. Uno dei passaggi più forti riguarda un vicino di casa di nome Giovanni. Per il bambino Antonio è l’uomo che lo protegge dalle sfuriate del padre, lo prende sulle ginocchia, gli vuole bene. È persino quello che gli insegna a sparare. Quel vicino era Giovanni Battaglia, uomo d’onore della famiglia mafiosa di Capaci, poi condannato all’ergastolo per la strage. Vassallo ha raccontato anche che la casa e il terreno di Battaglia furono utilizzati dagli stragisti nella preparazione dell’attentato. E ricorda un mondo in cui si poteva sentir dire che la mafia non esisteva mentre la mafia abitava letteralmente accanto a casa. Per capire che cosa rappresenterà Giovanni Falcone nella vita di Vassallo bisogna prima conoscere quell’altro Giovanni. La mafia non appare inizialmente come un’entità astratta o come il nemico già riconoscibile dei libri di storia. È immersa nelle relazioni, nelle consuetudini, nelle persone alle quali si può perfino essere affezionati.

Poi viene il 23 maggio. Vassallo è sul terrazzo di casa e sta caricando un rullino nella macchina fotografica: quella sera deve esserci una festa per il ventesimo compleanno di Ivana. Sente un boato che descrive come più forte di un terremoto, vede una gigantesca colonna di fumo e si precipita in motorino verso l’autostrada. Sono poco più di quattrocento metri. La devastazione è totale. L’asfalto sollevato, gli alberi sradicati, pezzi di strada e terra sono ovunque. Sul bordo della voragine trova la Fiat Croma bianca. Al posto di guida c’è un uomo con il volto coperto di sangue. Nell’attentato morirono Giovanni Falcone, la moglie e magistrata Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.

Vassallo racconta di aver incrociato lo sguardo di Falcone. È l’immagine fissata nel titolo, quella che non lo avrebbe più abbandonato.

Fabrizio Silei ricostruisce quella scena con una scrittura molto visiva, quasi cinematografica. “Il botto fu enorme: l’esplosione di un vulcano, il terremoto definitivo, ma che dico? Di più: la fine del mondo”. È il modo in cui il racconto restituisce lo spaesamento di chi, in pochi secondi, vede trasformarsi un luogo familiare in qualcosa di irriconoscibile. Una scelta che parla anche ai lettori più giovani, ai quali il libro prova a avvicinare una storia avvenuta ormai più di trent’anni fa. Ci sono però passaggi in cui la testimonianza prende il sopravvento sulla costruzione narrativa. Vassallo racconta di un agente della scorta sopravvissuto all’esplosione che, disorientato e ancora sotto choc, gli punta contro l’arma. Lui fugge, poi torna sul luogo della strage e comincia a scattare fotografie.

Tra i rullini usati quel pomeriggio ce n’è uno che sparirà. Vassallo racconta che due uomini in abiti civili gli si avvicinano, si qualificano come poliziotti e gli chiedono di consegnarlo. Uno gli stringe il polso; lui riavvolge la pellicola e gliela dà. Per mesi pensa che quelle immagini siano finite nelle mani degli investigatori. Solo quando viene sentito da Ilda Boccassini, pm del pool che indagava sulla strage, scopre che agli inquirenti non risultano. Il giorno successivo, ha raccontato, viene convocato da Arnaldo La Barbera, allora capo della squadra mobile di Palermo, che attribuisce il mancato inoltro a una dimenticanza. Ma quel rullino non gli verrà mai restituito e quelle fotografie non compariranno negli atti del processo.

Ancora oggi Vassallo si chiede che cosa avesse fotografato, chi comparisse in quelle immagini e perché quel rullino sia sparito. La sua testimonianza la porta nelle scuole di tutta Italia, dove racconta Capaci, Falcone, la mafia e anche le contraddizioni della propria storia. Nell’epilogo ricompare Angelo Corbo, uno degli agenti della scorta sopravvissuti alla strage. Quel pomeriggio, ancora sconvolto dall’esplosione, aveva visto Vassallo avvicinarsi alla Croma con la macchina fotografica al collo e gli aveva puntato contro il mitra. Anni dopo gli confesserà: “Per poco non t’ho sparato!”. Oggi i due si ritrovano fianco a fianco davanti agli studenti: Corbo racconta da poliziotto sopravvissuto alla strage, Vassallo da ragazzo arrivato sul posto pochi minuti dopo.

Roberto Saviano, nella prefazione, scrive che “Antonio Vassallo non è un eroe. È qualcosa di più difficile da essere: un testimone”.

(di Marco D’Auria)

Borsa Tel Aviv pronta a sfidare Euronext nella gara per Cipro

Roma, 11 ott. (askanews) – Sulla privatizzazione della società che gestisce il mercato azionario di Cipro (Cyprus Stock Exchange) il gigante Euronext – che oltre a Milano controlla le borse di Amsterdam, Atene, Bruxelles, Dublino, Lisbona, Oslo e Parigi – potrebbe trovarsi come concorrente l’israeliana Tel Aviv Stock Exchange.

La società israeliana ha conosciuto anni di forte crescita, con una tappa chiave nel 2029, quando si è essa stessa quotata. Da allora la sua capitalizzazione è cresciuta più di 17 volte e ora sta esaminando la possibilità di rilevare la piazza di Cipro. Secondo quanto riporta la testata finanziaria israeliana Globes, il progetto è ancora nelle fasi iniziali.

Attualmente la piazza finanziaria cipriota è a controllo pubblico, ma il Parlamento del Paese ha deciso di avviare la privatizzazione e nei prossimi mesi verrà pubblicata la documentazione per la messa all’asta.

Questo mentre la società che gestisce Tel Aviv sta, proprio in questa fase, cercando delle strade per ampliare le sue attività. Il giro d’affari del gruppo è schizzato dai 284 milioni di shekel del 2019 a 5,7 miliardi nella prima metà di quest’anno, circa 1,66 miliardi di euro.

Lo scorso mese, rileva Globes, il Tel Aviv Stock Exchange ha pubblicato un ambizioso piano di sviluppo, che punta una crescita annua tra il 15% e il 18% in termini di ricavi, sulla media dei prossimi cinque anni. Il gruppo guidato da Ittai Ben-Zeev ha manifestatto i suoi propositi di allargare le collaborazioni strategiche, sfruttando le opportunità che dovessero manifestarsi. (fonte immagine: TASE).

Conte e Grillo: una storia al miele e al fiele

Leggendo qualche traccia della vita di San Francesco vien fuori che il “poverello di Dio” non da solo si dirige verso l’Oriente, raggiungendo l’Egitto e incontrerà il sultano Melek-el-Kamel. Nell’avventuroso viaggio avrà fedelmente vicino a sé il buon Pietro Cattani, leguleio ed esperto di diritto. L’anno seguente nomina il suo caro amico come Vicario dell’Ordine Francescano di Frati Minori, che ne prenderà così la Direzione.

C’è sempre un momento in cui si comprende che le energie non sono più sufficienti ed è bene affidare ad altri certe incombenze, tanto più che l’Ordine aveva assunto dimensioni più significative ed era necessario strutturarsi anche giuridicamente in maniera più adeguata. È sempre così la storia di certi movimenti: dallo spontaneismo d’origine si fa vela per approdare ad una organizzazione con tanto di regole a supporto.

 

Una necessaria staffetta

La faccenda non portò molta fortuna al Cattani, che morì pochi mesi dopo, sostituito da frate Elia da Cortona. Qualche anno dopo San Francesco, segnato dalle stimmate e consumato da una enorme sofferenza agli occhi, compone, quasi nella cecità, il suo Cantico delle Creature. Viene da pensare che il distacco dalle incombenze di gestione della sua creatura e l’impossibilità di vedere ancora materialmente quanto lo circondi siano state le condizioni ideali perché, ricco di ispirazione, lasciasse all’umanità una poesia che è insieme una perla di preghiera e che ancora oggi incanta gli uomini alla lettura.

 

Grillo tra il tempo delle mele e quello della delega

Questa storia richiama per qualche tratto quella di Grillo, dove si intravedono affinità e ovvie dissonanze date dalla natura meno spirituale della originaria causa agendi. Anche il Beppe nazionale, per un verso, è stato un rivoluzionario dei suoi tempi, tutto cuore e dissacrazione dei costumi correnti. Poi, al culmine della crescita, non essendo sua stoffa il ruolo di gestione operativa di apparati di potere, ha affidato al Giuseppi nazionale il compito di seguire questioni di Governo. In breve, ci si è dunque dovuti adeguare alla realtà e darsi uno Statuto, norme e tutto ciò che richiede un po’ di disciplina e di indirizzo.

 

Conte sa badare a se stesso

Conte ha poi deciso di poter fare da solo, molti la chiamano emancipazione, altri la regola per cui il delfino deve sempre uccidere il leader che lo ha voluto come secondo in scena. Altri ancora, più crudamente, dicono che il tradimento è ciò che si è perpetuato. Conte ha la pelle dura ed è saldo al comando dei 5 Stelle, malgrado sia con altri imbrigliato in affari da azzeccagarbugli per stabilire se si faranno le “primarie” e se, in caso affermativo, ai gazebo potrà andare chiunque o solo gli iscritti ai partiti del campo largo.

Sarà poi interessante contare quanti siano ai tempi d’oggi gli iscritti ai partiti, ma questo è, diciamo, una questione che è più prudente non sollevare per non registrare una rappresentanza percentualmente troppo modesta e poco indicativa rispetto ai potenziali elettori del fronte anti-Meloni. Tanto più, all’orizzonte non c’è nessun Frate Elia che possa sostituirlo, ferma l’assenza di volontà di cedere il passo a chiunque aspiri a rimpiazzarlo. Santo Beppe, al contrario del Santo d’Assisi, non è rimasto neppure padrino spirituale della sua creatura, fino al punto di ripudiarla e di disconoscerne ogni attuale merito.

 

Un nuovo frinire?

Resta ancora da verificare se Grillo, da troppo tempo assorto in un silenzio meditativo, con il suo popolo cieco e non più in grado di scorgerlo come guida, saprà tirar fuori una sorta di Cantico, un qualcosa che lasci una scia luminosa nel suo passaggio nel firmamento politico. Al momento sembra invece che sia destinato ad avere la pari sorte delle sue battute da comico che, come tutte le barzellette, sono condannate a cadere nel dimenticatoio. Forse sta cantando da solo alla luna e nessuno se ne avvede, forse i suoi ex amici potrebbero suggerirgli sbrigativamente un “Canta che ti passa!”.

Qualcuno pensa che potrebbe essere il solo a saper bastonare per bene, oltre ai suoi ex amici, anche l’esuberante Vannacci. Potrebbe essere ancora lui l’uomo che fa la differenza per una vittoria al fotofinish di questa o quella parte. Così dimostrerebbe di saper far politica. Il suo silenzio per qualche verso può dispiacere, però non è detta l’ultima parola.

Premierato nascosto: lo scontro sulla democrazia senza contrappesi

La nuova legge elettorale appena approvata dal Parlamento, al di là di titoli e proclami, non ha come obiettivo quello di riportare gli elettori a votare o quello di migliorare la rappresentatività dei cittadini. La nuova legge elettorale è stata pensata e modellata in base a un calcolo che dovrebbe – nelle intenzioni dei promotori – consentire all’attuale governo di succedere a se stesso.

Ma questa legge elettorale presenta dei chiari profili di incostituzionalità. Il più macroscopico di questi è rappresentato dalla sottrazione al Presidente della Repubblica del potere di scelta e di nomina del Presidente del Consiglio, come previsto dall’articolo 92 della Costituzione.

È infatti chiaro che, indicando il candidato premier fin dalla scheda elettorale, si effettua un azzeramento de facto della più importante attribuzione che la Costituzione riconosce al Quirinale, risultando difficile immaginare che un Presidente della Repubblica possa arrivare a una decisione diversa al termine delle canoniche consultazioni che precedono la nomina del Presidente del Consiglio incaricato.

Tutto ciò senza sottovalutare che con questo sistema elettorale si delegittima il Presidente della Repubblica, che è chiamato a intervenire anche nel caso di una crisi di governo in corso di legislatura, per individuare una nuova maggioranza di governo e un nuovo Presidente del Consiglio dei ministri.

Perché non dobbiamo dimenticare che la nostra è e rimane una Repubblica parlamentare, nella quale i governi nascono in Parlamento e dallo stesso Parlamento ottengono la fiducia per governare. E questa è una regola che vale sempre e per tutti, indipendentemente da chi vince.

L’altro profilo di chiara incostituzionalità è rappresentato dall’eccessivo premio di maggioranza; un premio che, per dimensione (70 deputati e 35 senatori oltre quelli spettanti in base ai voti conseguiti), fa saltare il criterio del bilanciamento dei poteri sul quale si fonda la nostra Costituzione.

Un premio di maggioranza che viene assegnato alla coalizione che raggiunge il 42% dei consensi; ma, in una fase storica nella quale si reca a votare la metà degli aventi diritto, quella percentuale corrisponde a un quinto della cittadinanza, ovvero a un livello di rappresentatività troppo basso per poter avere una maggioranza parlamentare che, senza coinvolgere le altre forze politiche e sociali, può mettere le mani su tutti gli organismi di controllo e garanzia (Quirinale, Corte costituzionale, Consiglio superiore della magistratura, Corte dei conti).

Ma l’insofferenza dell’attuale maggioranza di governo per ogni forma di controllo è cosa nota, e non da oggi! Come altrettanto nota è la confusione tra governare e comandare che caratterizza l’attuale destra di governo; ne è la prova l’intervento di Donzelli alla Camera sulla nuova legge elettorale: «Così chi prende un voto in più degli altri comanda».

Comanda? Metastasio suggerisce: «Voce dal sen fuggita, poi richiamar non vale: non si trattien lo strale quando dall’arco uscì».

Ma, citazioni a parte, il fatto politico è che dopo quattro anni questa è l’unica riforma che il governo ha fatto. Una riforma frettolosa e assolutamente non necessaria per un Paese che è attraversato da difficoltà di tipo economico e sociale; una riforma fatta pensando di poter modificare il dettato costituzionale utilizzando una legge ordinaria.

Una scelta che risente sicuramente della sconfitta subita a marzo, quando i cittadini hanno espresso il loro dissenso sull’ennesimo tentativo di modificare la Costituzione in modo sostanziale.

Ma la politica non può sottrarsi dal fare i conti con il consenso popolare. Stratagemmi e tentativi per aggirare la Costituzione saranno vani se i cittadini torneranno a partecipare e a far contare le proprie idee.

Alla ricerca del luogo politico degli uomini di buona volontà

Una recente riflessione sul significato del centro nella vita e nella politica offre uno spunto che merita di essere sottratto alla consueta geometria degli schieramenti.

Il centro, infatti, non è necessariamente il punto che sta a metà tra destra e sinistra. Non è nemmeno il luogo di chi non sceglie, di chi cerca un compromesso per evitare i conflitti o di chi si limita a occupare uno spazio elettorale rimasto libero.

Può essere qualcosa di molto più esigente: il luogo nel quale si prova a ricomporre ciò che la politica tende continuamente a dividere.

La politica e il senso del limite

Nella riflessione di Fioroni torna con forza una parola che oggi sembra quasi fuori moda: limite. La politica è necessaria, ma non è onnipotente. Non può pretendere di dominare ogni dimensione della vita, né trasformare la persona in un ingranaggio amministrativo, elettorale o comunicativo.

Esistono la sofferenza, la coscienza, la fragilità, la dignità, le relazioni. Realtà che nessun apparato può esaurire.

È proprio qui che la parola “centro” acquista un significato diverso.

Essere al centro non vuol dire collocarsi tra due estremi. Significa assumere come criterio la persona e il Bene Comune.

Ed è in questo senso che si potrebbe dire che il centro è il luogo degli uomini di buona volontà.

Una formula che non va intesa in senso confessionale, né come attestazione di superiorità morale. La buona volontà, in politica e nella vita civile, è qualcosa di più concreto: è la disponibilità a riconoscere che nessuna parte possiede da sola tutta la verità e che il Bene Comune non coincide automaticamente con l’interesse del proprio gruppo.

È la capacità di stare nel conflitto senza trasformare l’avversario in nemico.

È la disponibilità alla mediazione, che non significa rinunciare ai propri valori, ma cercare le condizioni perché valori diversi possano convivere dentro una casa comune.

 

Un centro aperto, fondato su valori condivisi

In questo senso il centro può essere abitato da cattolici, laici, popolari, liberali sociali, riformisti, civici e da quanti non si riconoscono in alcuna appartenenza tradizionale.

Ciò che conta non è da dove si parte, ma il metodo con cui si costruisce.

Un metodo che dovrebbe fondarsi almeno su alcune convinzioni: la dignità della persona non è negoziabile; la libertà non può essere separata dalla responsabilità; la solidarietà non è assistenzialismo; la sussidiarietà non significa abbandono; la partecipazione non è semplice consultazione; il Bene Comune non coincide con la somma degli interessi individuali.

 

Oltre la personalizzazione della politica

Questo modo di intendere il centro potrebbe aiutarci anche a uscire da una delle più evidenti debolezze della politica contemporanea: la personalizzazione.

Quando il leader sostituisce il progetto, quando la comunicazione prende il posto della mediazione, quando il consenso diventa l’unico criterio di successo, la politica finisce inevitabilmente per impoverirsi.

Il problema non è trovare un nuovo leader di centro.

È ricostruire una cultura politica capace di rimettere al centro le persone, le comunità, i territori, i corpi intermedi, la responsabilità verso chi verrà dopo di noi.

Non chi occuperà il centro, ma su che cosa fare centro

Forse dovremmo allora cambiare domanda.

Non più: chi occuperà il centro?

Su che cosa vogliamo fare centro?

Sulla salute, sul lavoro, sull’educazione, sulla casa, sulla dignità delle persone fragili, sulla qualità delle relazioni, sulla partecipazione, sulla pace, sull’ambiente, sulla responsabilità intergenerazionale.

Fare centro significa scegliere priorità capaci di ricomporre la società, non soltanto di conquistare consenso.

Il centro, in questa prospettiva, non è una posizione statica. È un movimento verso ciò che tiene insieme.

E forse è proprio questo il senso più attuale della buona volontà: la decisione di non considerare mai l’altro soltanto come ostacolo, elettore, avversario o numero, ma come persona con cui condividere la responsabilità di costruire una società più umana.

Perché il centro non è il luogo di chi non sceglie. È il luogo di chi sceglie, ogni volta, il Bene Comune.

 

Rosapia Farese

Presidente dell’Associazione FareRete InnovAzione BeneComune APS (FRIBC)

Il Centro da costruire. A proposito del libro di Fioroni

Non un altro partito personale

«Non ho scritto questo libro per fondare un partito personale. Ho scritto perché non voglio che una tradizione culturale scompaia…».

Così chiarisce Giuseppe Fioroni in un’intervista a proposito del suo libro Ovunque è il centro delle cose, della vita, della politica (Rubbettino, 2026).

E la dichiarazione di non voler fondare un nuovo partito è il grande merito di Fioroni, perché, come sappiamo, non passa giorno senza che spunti qualcuno intenzionato a fondarne uno nuovo, privato e personale.

Se il centrismo si presenta come un dilemma tra «vocazione o condanna», lasciamolo allora dire a Lorella Cedroni, con il suo interessante libro sul centro politico e partitico, da lei esaminato attraverso un confronto fra Augusto Del Noce e Norberto Bobbio.

 

Il centro è una vocazione

In dialogo con il sociologo Angelo Palmieri, che gli ha rivolto domande interessanti, Fioroni ci fa capire che il «centro ovunque» è una chiara scelta per fare il bene di tutti e dello stare insieme.

Quello che cerca, infatti, Fioroni non è un partito di centro, neanche di quelli che camminano – o guardano – verso sinistra. E non è nemmeno un movimento o un’associazione. Ma è qualcosa di più serio, che rende interessante la lettura.

A pagina 161 precisa che questo suo centro è rivolto verso «…un impegno comune. Per fare in modo che la politica torni a essere percepita non come un’arena ostile macchina di autoaffermazione, ma come una forma alta di servizio, di corresponsabilità, di bene comune. In fondo, è una domanda che riguarda tutti: le istituzioni, le famiglie, la scuola, le associazioni, la Chiesa, i territori…».

 

Il bene comune contro la politica degli antagonismi

Il centro della politica, dunque, equivale al luogo dove si cerca il bene di tutti, comune a tutti. Rimaniamo così mille miglia lontani da un luogo «politico» definito come scontro perenne tra amici e nemici, secondo la concezione di Carl Schmitt, con la sua politologia in odore di nazismo.

Questo centro di Fioroni emerge anche attraverso un continuo dialogo con Lucio D’Ubaldo ed è una forma alta di servizio, corresponsabilità e ricerca del bene comune. Riguarda tutti noi, quindi, compresi i giovani e gli anziani, troppo spesso dimenticati.

È una prospettiva utilissima nei momenti in cui, con le guerre, si ritorna al passato e si invocano nazionalismi e sovranismi patriottici, autonomi perché differenti.

In questo senso, a Fioroni dà indirettamente una mano il classico Dizionario di politica di Bobbio, Matteucci e Pasquino, dove la voce «Centro» non compare e viene rimandata alla voce «spazio politico», definito come «area del conflitto politico».

Una definizione che Fioroni respinge, pur rimanendo lontano dal pensiero unico e continuando a credere nella dialettica e nel confronto fra idee diverse.

 

La centralità della persona e i valori universali

È quel centro, quel luogo, che Papa Leone, nel paragrafo 172 della sua enciclica Magnifica Humanitas, dopo essersi soffermato a lungo sui pericoli dell’intelligenza artificiale, sulle schiavitù e sulle nuove «dipendenze» a cui essa conduce, lascia indirettamente intravedere come luogo di «…rispetto della libertà e della dignità umana» e della persona, oggi, secondo il Papa, sfidate dalla mentalità tecnocratica e postumana e dalla «massimizzazione del profitto».

Un luogo e un centro politico che per Fioroni è «ovunque» e che nel suo libro diventa un centro di valori universali, da ritrovare e coltivare dappertutto.

Un libro che, tuttavia, non soddisfa i palati di chi si aspettava un tappeto steso e un invito a fondare l’ennesimo partito di centro – se ne contano più di dieci, tutti personali! – se non addirittura un nuovo partito di centro cattolico-democratico, sturziano e popolare, nel cui pensiero Fioroni si è formato e ha sempre creduto.

Si tratta, invece, di un libro rivolto a chi spera e si augura che alcuni valori, come quelli della fraternità e dell’uguaglianza, alcune idee, come quelle della giustizia sociale, dei diritti della donna e dell’uomo, del welfare e della libertà, non vadano dispersi.

Ma vengano nuovamente raccolti attorno a una cultura politica cattolico-democratica e popolare, oggi totalmente silenziosa e in disparte, frammentata, polverizzata e dispersa, oppure nelle poche mani di chi dimostra un’incomprensibile voglia di isolarsi.

Valori di base che, una volta storicizzati e calati nei tempi che viviamo, devono essere diffusi nell’ambito prepolitico, perché non vadano dispersi e siano trasmessi soprattutto ai giovani. Perché sono loro che «…amano la politica, avvertono il bisogno della politica, e ne cercano persino il senso».

 

La lezione anticipatrice di padre Sorge

Mi sembra però corretto ricordare, prima di chiudere, che c’è stato padre Bartolomeo Sorge che, con altri intenti e circa quarantacinque anni fa, ha toccato corde analoghe a quelle di Fioroni con un suo libricino: La ricomposizione dell’area cattolica in Italia (Città Nuova).

Anche padre Sorge non pensava a una «ricomposizione» utile a un partito politico come quello della DC, primo partito politico dei suoi tempi.

Ma, presagendo con larghissimo anticipo una crisi culturale, pensava anche lui di ricomporre quest’area attraverso un impegno prepolitico di formazione etica, utile a una nuova classe dirigente per far confrontare i valori cristiani con i tempi storici che si vivevano.

A pagina 18 scriveva: «…l’emergenza presente riveste prevalentemente un carattere culturale e pre-politico… ove il termine cultura ha un suo significato pregnante di visione dell’uomo e del mondo… scala di valori, mentalità e costume… che precede l’attività politica…».

Se si legge bene, tutto ciò lo lascia capire anche Fioroni nel suo libro.

Michele Pellegrino, nella Chiesa e nella società. L’auspicio della beatificazione

Quarant’anni fa, il 10 ottobre 1986, se ne andava per sempre il card. Michele Pellegrino, arcivescovo di Torino dal 1965 al 1977. Un uomo di Chiesa, un intellettuale, un pensatore e un vero pastore che, con il suo magistero, ha segnato la storia della Chiesa torinese, piemontese e nazionale.

Certo, quando si parla di Michele Pellegrino il pensiero corre immediatamente alla lettera pastorale «Camminare insieme», scritta nel 1971, che era, e resta, uno dei testi più importanti e più significativi della Chiesa italiana in quella precisa stagione storica. E che era destinato a non fermarsi a quella stagione.

Un documento, non possiamo non ammetterlo, che ha saputo anticipare i temi che poi sono diventati centrali nel dibattito pubblico nel nostro Paese. E non solo all’interno della Chiesa italiana e dell’intero mondo cattolico.

Un documento, ancora, che ha saputo toccare gli argomenti che sono poi diventati oggetto di pubblica riflessione nella Chiesa: dalla comunione ecclesiale al concreto e fattivo ruolo dei laici; dalla povertà come radicale scelta evangelica alla centralità e all’importanza dei Padri all’interno della Chiesa, sino alla libertà e soprattutto alla responsabilità dei cristiani e dei cattolici nella società.

 

Una Chiesa in uscita

Con Michele Pellegrino si può parlare, usando il linguaggio del tempo, di una «Chiesa in uscita». Una Chiesa, cioè, che non si ritrae di fronte alle richieste concrete che emergono dalla società di quella stagione convulsa e desiderosa di profondi cambiamenti nel campo sociale, religioso, culturale e politico.

E proprio l’arcivescovo di Torino diventa un punto di riferimento per tutti coloro che incrociano la volontà e il desiderio di quel cambiamento.

È stato definito anche e soprattutto «un grande pastore». Ed è profondamente vero, anche perché Pellegrino ha saputo interpretare con rara coerenza le domande di larghi settori della società torinese e italiana e lo ha fatto alla luce della lezione conciliare, attraverso la strada della fraternità, del dialogo, della corresponsabilità e della profonda attenzione alle esigenze dei più deboli e degli esclusi.

È persino inutile ricordare che i protagonisti di quella stagione nella Chiesa torinese furono le parrocchie e i laici. Qualcuno ha parlato anche della «primavera della Chiesa», che ha saputo trasformare la comunità ecclesiale e i territori.

 

Le polemiche e la forza del dialogo

Certo, non possiamo dimenticare che il card. Pellegrino fu anche molto osteggiato. E non solo nella sua diocesi torinese.

La sua predicazione, il suo stile inconfondibile, il suo alto magistero e la sua concreta testimonianza furono al centro di molte polemiche all’interno del mondo cattolico, della Chiesa torinese e della stessa politica torinese e piemontese.

Eppure Pellegrino seppe sempre, attraverso le armi del dialogo, del rispetto del pensiero di tutti e della comprensione reciproca, farsi rispettare da laici e cattolici. Anche se nel crocevia di un dibattito forte e carico di contrapposizione e di delegittimazione.

Del resto, Pellegrino ha saputo imprimere un ricordo profondo anche perché ha predicato con la testimonianza instancabile di una Chiesa che si costruisce attraverso relazioni autentiche, nell’ascolto della Parola e nella vita vissuta insieme.

 

L’auspicio della beatificazione

Ora, per tanti motivi, tutti riconducibili alla straordinaria personalità del card. Michele Pellegrino, credo che sia del tutto fondato, a quarant’anni dalla scomparsa, l’auspicio di molti affinché venga avviata la causa di beatificazione di Padre Pellegrino.

E questo per alcuni motivi di fondo che hanno sempre accompagnato il suo magistero ecclesiale. E cioè la profondità della sua testimonianza cristiana, la sua convinta e costante fedeltà al Vangelo, la sua concreta e permanente dedizione alla Chiesa e anche la serenità con cui ha affrontato gli ultimi anni di sofferenza della sua vita.

Per questi motivi, anche se mi sono limitato a richiamarne solo alcuni, la lezione del card. Michele Pellegrino non può e non deve essere dimenticata.

Equitazione, Global Champions League a Roma: trionfo dei New York Empire

Roma, 11 ott. (askanews) – Grande salto ostacoli mondiale al “Pietro Giannattasio” di Tor di Quinto per la tappa capitolina della Global Champions League, andata in scena nell’impianto miliatare sede dell’ottavo Reggimento dei Lancieri di Montebello.

Primo successo a Roma per i New York Empire, che dominano la tredicesima tappa stagionale del circuito grazie a Denis Lynch su Ping Pong van de Lentamel nel primo round e su Chicago nel secondo, Michael Pender su Madgeslane Louis nella prima manche, e Bertram Allen su Pacino Amiro nella seconda, chiudendo la competizione a squadre con zero penalità, e laureandosi campioni davanti ai Riesenbeck International (secondi) e agli Istanbul Warriors (terzi). Sul podio capitolino le tre squadre che competono alla vittoria per il titolo stagionale: in classifica restano in prima posizione i Riesenbeck International con 267 punti, seguono gli Istanbul Warriors a quota 222 punti, accorciano in terza posizione i New York Empire a 215. Le prossime due tappe, Il Cairo e Rabat, saranno decisive per incoronare la squadra campione del 2026.

La mattinata si era aperta con due gare nel 2 stelle, dove l’azzurro è tornato ancora protagonista dopo i successi di ieri di Stefano Nogara nella 1.25 m e di Luca Coata nella 1.40m. La firma tricolore di giornata è quella di Michol Del Signore, che ha conquistato la prova di apertura della 1.30m: in sella a Dreamscape chiude senza penalità in 56″12, precedendo di appena due centesimi la svizzera Charlotte Barbey su Crazy Anke (56″14). Ancora podio per Nogara, che si conferma tra i protagonisti con Just A Dream, conquistando il terzo posto con un netto in 57″37.

Doppietta svizzera nella categoria da 1.15m, dove Peter Aregger, già terzo ieri con Uncle Sam, conquista i primi due posti: vince con Erlita de Galeste in 57″00 e si piazza secondo proprio con Uncle Sam in 57″22, sempre senza penalità. Resta sul podio anche la britannica Eleanor Harmsworth che, dopo il successo nella gara di apertura di ieri, chiude terza con Bruni Portunus Z, senza errori in 57″97.

Bonelli: pronti a definizione programma ma non chiamateci “campo largo”

Roma, 10 ott. (askanews) – “Noi già da metà ottobre siamo pronti, saremmo anche pronti già da adesso a iniziare questa parte programmatica”. Così Angelo Bonelli, leader insieme con Nicola Fratoianni di Avs a margine del festival del Manifesto alla Garbatella a Roma.

“Vediamo cosa succederà nell’area di centro, se si determinerà una lista oppure due liste o qualcosa di più, ma a quel punto va definito il perimetro dell’alleanza, che sta in via di definizione, e siamo pronti a costruire l’alleanza in tutti i suoi termini”, ha detto, aggiungendo “noi non chiameremo questa alleanza campo largo, sia ben chiaro a tutti quanti”. Come la chiameremo “lo decideremo insieme, ma una cosa è certa no campo largo”.

Riguardo all’incertezza sulla data del voto Bonelli ha sottolineato “noi non stiamo ai tempi di Giorgia Meloni, deve capire una cosa che la democrazia, e quindi la data delle elezioni, non è qualcosa a sua disposizione, è qualcosa che riguarda tutta l’Italia, e quindi nel caso dovesse continuare con questo atteggiamento da vere e proprio tenebre, in ogni caso noi saremo pronti”.

Leader campo largo insieme su palco: acceleriamo e troviamo sintesi su nodi

Roma, 10 ott. (askanews) – Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni con Magi, di nuovo insieme sul palco. E’ la prima volta che si ritrovano dopo l’ok alla legge elettorale voluta dal governo Meloni che impone l’indicazione sulla scheda del candidato premier, tra i ‘nodi’ principali della coalizione (che a questo punto, salvo sorprese e obtorto collo per alcuni, potrà sciogliersi solo con le primarie). Un’occasione per ribadire l’impegno “all’unità” – con relativa foto opportunity dopo un abbraccio tra i due principali leader della coalizione – tentando di lanciare il cuore oltre l’ostacolo sull’Ucraina (Schlein) e sulle tempistiche per il programma (Conte).

Al festival del Manifesto alla Garbatella a Roma, il ‘Manifestival’, il titolo del dibattito è un’affermazione incoraggiante: “C’è alternativa”. E la prima domanda del direttore del giornale Andrea Fabozzi, va subito al dunque dei nodi da affrontare: l’Ucraina. Un’esortazione a Schlein e Conte che assicurano: “Una sintesi si troverà”. Il presidente M5s mantiene la sua posizione sul “cambio di passo” rispetto “all’escalation di riarmo” e sulla sua lettura del conflitto russo-ucraino ma i toni sono più pacati di altre volte. Schlein si dice certa che “pur nella diversità delle posizioni” ci sono le condizioni per “trovare un accordo ed esprimere una voce della nostra alleanza” e propone di stare “chiusi in una stanza anche una notte intera: facciamo presto, l’importante è uscirne uniti”. Con Conte c’è Avs; con il Pd della Schlein c’è +Europa, con Riccardo Magi che chiede di continuare a sostenere l’Ucraina anche con le armi.

Sul programma tutti si rendono conto della necessità di sedersi al tavolo, pur se il Pd punta a un orizzonte più ampio rispetto ai Cinque stelle che premono. In mattinata, alla festa del Foglio, la segretaria dem aveva risposto, interpellata in proposito, che si delineerà “entro fine anno”. Il leader dei Cinque Stelle in serata azzarda: “Se facciamo un confronto serio in un paio di settimane si chiude il programma”. Poi, Conte conviene con Schlein che cita ancora la canzone di Daniele Silvestri: “Noi insistiamo sulle cose che abbiamo in comune che sono 4.850”. Con gli alleati, afferma Conte, il M5s ha fatto un “lavoro che pesa e conta, messo a punto progetti di giustizia sociale, di politiche del lavoro e anche in politica estera e internazionale sono state firmate tante mozioni comuni”.

Quanto alla scelta del candidato premier, le strade portano, alle primarie. Schlein ha sempre sollecitato un “accordo” per dare la leadership a “chi prende un voto in più” ma si dice disposta alle primarie “se è lo strumento per tenere unita l’alleanza”. Conte non molla sul punto e insiste: “Dobbiamo portare quanti più elettori a votare e per portarceli evidentemente il Movimento non può fare una scelta aprioristica, altrimenti avremmo detto chi prende più voti” si aggiudica la leadership, ma con questa nuova legge elettorale “si sa alla fine chi prende più voti”. Quindi, è il ragionamento, non restano che le primarie visto che anche il terzo nome (“una mia proposta”, precisa nuovamente) non sembra percorribile. Ma, assicura, “non saranno divisive”.

Sul terzo nome, alla festa del Foglio, la segretaria aveva puntualizzato: “da quando sono segretaria hanno sempre provato a commissariarmi o a farmi fuori e invece siamo ancora qui”. E al ‘Manifestival’: “Non siamo arrivati qui per farci raccontare dai soliti che si vince al centro” con “qualche leader più rassicurante o disponibile alle larghe intese. Io dico: mai più larghe intese”.

Le primarie non convincono neanche Avs. Ma, sottolinea Bonelli, “dobbiamo sfuggire dal tranello di Giorgia Meloni” e “siccome sono testardamente unitario, rubo questa parola a Schlein, voglio aprire un dialogo, ma deve essere il più rapido possibile per dare un segnale forte di unità, chiarezza e prospettiva per mandare a casa questa destra”. Sulla stessa linea Fratoianni: “il suicidio politico del 2022 mai più, per me è una questione chiusa”. “le primarie portano più rischi che vantaggi ma il cuore della questione è l’unità” con un avvertimento: “chi vince le primarie guida” la coalizione, “non comanda”.

Premier Padel P1, Milano: subito derby azzurro Dal Pozzo-Marchetti

Roma, 10 ott. (askanews) – Prima il bronzo conquistato agli Europei dello scorso anno, poi le medaglie arrivate ai Giochi del Mediterraneo poco meno di due mesi fa. Giulia Dal Pozzo e Giorgia Marchetti, ricorda una nota, hanno condiviso da compagne alcuni dei momenti più belli dell’Italpadel femminile, ma stavolta – all’Oysho Milano Premier Padel P1 – si troveranno di fronte da avversarie nel primo turno di uno dei tornei più importanti del mondo. Il sorteggio all’Allianz Cloud ha regalato un nuovo derby azzurro dopo quelli del 2022, 2024 e 2025, tutti nel tabellone maschile; una ‘tradizione’ che si conferma a meno di un mese dai Mondiali di Doha (2-7 novembre) dove voleranno sia Dal Pozzo sia Marchetti. A Milano Giulia, numero 26 del mondo, giocherà con la spagnola Nuria Rodriguez, con la quale quest’anno ha conquistato la storica semifinale al Major di Roma e quella al P2 di Valladolid, mentre Marchetti sarà al fianco di Lara Arruabarrena; in palio, il passaggio agli ottavi di finale e una possibile sfida di lusso contro la “leyenda” Ale Salazar, al suo ultimo appuntamento a Milano prima del ritiro a fine anno, e Aranzazu Osoro, una delle stelle della nazionale argentina che pure sarà a Doha il mese prossimo.

Come Dal Pozzo e Marchetti, il sorteggio ha portato anche l’altra azzurra Carolina Orsi e la compagna Patty Llaguno nella parte alta del tabellone, la stessa delle numero uno del mondo Gemma Triay e Delfi Brea. All’esordio, la campionessa romana numero 30 del Ranking Fip e la ex numero 1 del mondo incontreranno Sofia Saiz e Marta Talavan, con un potenziale incrocio ai quarti di finale proprio contro Triay-Brea.

Tanta attesa anche per il tabellone maschile, dove gli occhi sono puntati sul 22enne Flavio Abbate, talentuoso azzurro da poco entrato nella top 50 mondiale. Il “figlio dell’Isola” – nato e cresciuto a Siracusa – affronterà con lo spagnolo Alonso Rodriguez una coppia proveniente dalle qualificazioni per poi trovare, in caso di passaggio del turno, Javi Garrido (numero 19 del ranking mondiale) e Juani De Pascual. Primo appuntamento con una coppia proveniente dalle qualificazioni anche per un altro pilastro dell’Italpadel maschile, Aris Patiniotis, che poi troverebbe al secondo turno i numeri uno del mondo, Arturo Coello e Agustin Tapia. Debutto impegnativo per gli altri azzurri già ammessi nel main draw: Marco Cassetta affronterà con Fabian Oviedo lo spagnolo Javi Barahona e l’argentino Nacho Piotto; per Alvaro Montiel, in coppia con Dani Santigosa, sono in arrivo Manu Castaño e Pol Hernandez, in un’affascinante incrocio tra due delle migliori coppie NextGen. Promette spettacolo anche la sfida tra Simone Iacovino e Giulio Graziotti – che insieme ai loro compagni azzurri voleranno a Doha il mese prossimo – contro il talento spagnolo David Gala e l’oriundo Enzo Jensen.

Scontro Fi-Lega su Milano. Salvini propone primarie, azzurri: vadano soli

Roma, 10 ott. (askanews) – L’argomento potrebbe essere nuovamente affrontato nella riunione dei leader del centrodestra che dovrebbe tenersi a inizio settimana per parlare di manovra. Ma la soluzione al momento sembra tutt’altro che a portata di mano. La scelta del nome da candidare a sindaco di Milano, infatti, fa litigare apertamente il centrodestra: Forza Italia, che punta su Matteo Perego, e la Lega, che schiera Silvia Sardone, non se le mandano a dire in pubblico, Noi moderati di Maurizio Lupi è spettatore interessato e Fratelli d’Italia si trova nello scomodo ruolo di arbitro. D’altra parte, per il partito di via della Scrofa l’obiettivo reale è la prossima presidenza della Regione Lombardia e, almeno al momento, Giorgia Meloni non ha intenzione di schierarsi dalla parte di uno o dell’altro alleato.

Da questo stallo nasce il caso del giorno che, paradosso vuole, gira attorno allo stesso argomento che sta infiammando il centrosinistra a livello nazionale: le primarie. A lanciarle è Matteo Salvini. Se il candidato “non si decide al tavolo” di coalizione, “e ci può stare”, allora – dice il segretario del Carroccio – “facciamolo decidere ai milanesi”. Una proposta che trova il muro degli azzurri che in questi giorni sono riuniti proprio nel capoluogo lombardo per l’iniziativa “L’ottimismo della ragione”. Per il segretario del partito regionale, Alessandro Sorte, infatti, non si può pensare di cambiare il metodo di selezione che ha funzionato per 30 anni. “O si fanno primarie dappertutto – è il ragionamento – oppure la Lega può andare da sola e non sarebbe una tragedia”. Parole che Sorte ribadisce e, anzi rafforza, anche dopo la piccata reazione di Lega (“L’unità del centrodestra non è negoziabile”) e Noi Moderati che, con il coordinatore lombardo Alessandro Colucci parla di posizione “inaccettabile”. Fonti azzurre spiegano questa escalation dei toni come una reazione a recenti attacchi che amministratori locali del Carroccio hanno fatto nei confronti di Matteo Perego. “Non ci stiamo – è il ragionamento – a stare zitti mentre si tenta di screditare il nostro che è un candidato forte”.

In questo scontro, Fratelli d’Italia si trova costretta a mediare sebbene dal partito di via della Scrofa si faccia filtrare una certa “irritazione” per certe affermazioni “irresponsabili” che puntano a “spaccare la coalizione senza motivo”. “Qualsiasi sia il metodo per scegliere il candidato e qualunque sarà il candidato – è la posizione dei meloniani – noi lavoreremo per tenere unita la coalizione, come abbiamo fatto fin dall’inizio rinunciando a esprimere un nome nostro”. A esplicitare nella sostanza questa posizione è il presidente del Senato, Ignazio La Russa, da sempre punto di riferimento di Fdi in Lombardia. “Come al solito – dice dalla festa del Foglio a Firenze – il centrodestra troverà la sintesi con o senza primarie”, “guai a fare muro contro muro, noi non abbiamo chiesto le primarie ma se un partito importante della coalizione, specie a Milano, come la Lega, le chiede non dico che bisogna farle, dico che non si può dire allora se ne va da solo, quello è sbagliato”.

La consapevolezza nel partito della premier, tuttavia, è che, in un modo o nell’altro, sarà difficile sciogliere questo nodo prima del 24-25 ottobre, data in cui si terrà il congresso della Lega, appuntamento al quale di certo Matteo Salvini arriverebbe troppo indebolito se nel frattempo avesse clamorosamente perso la battaglia per palazzo Marino.

Ruffini in campo con Più Uno: uguaglianza contro astensionismo

Roma, 10 ott. (askanews) – “Con tutti i partiti che c’erano, ne serviva proprio un altro? Rivolto la domanda: con tutta l’astensione che c’è, era proprio necessario aspettare così tanto per provare a dare un’altra offerta ai cittadini?” E’ con questa domanda che Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, presenta ‘Più Uno’, il movimento diventato partito, oggi a battesimo a Roma con la prima assemblea. Al fianco di Ruffini l’ex capo della Polizia Franco Gabrielli. “L’esattore e lo sbirro”, li chiamano i maligni. “Sempre meglio di un evasore e un delinquente”, la replica ironica dell’ex poliziotto.

“Il compito di Più Uno – spiega Ruffini – sarà quello di portare tutti gli uno che sono rimasti a casa perché non si sentono rappresentati dall’attuale offerta politica. Di fronte a questo astensionismo e allo scempio che è stato fatto della rappresentanza dei cittadini con l’approvazione della legge elettorale da parte della destra penso che sia necessario riportare tutti quanti a occuparci di questo paese”.

Nel manifesto, presentato oggi insieme al nuovo logo, al centro la parola “uguaglianza”, con un’idea di “riformismo” che è “radicalità” ma non “estremismo”. Radicalità che vuol dire “andare alla radice dei problemi, non accontentarsi di governarne gli effetti, ma intervenire sulle cause che li producono”. L’obiettivo è quello di “una comunità nazionale più libera perché offre più possibilità, più solida perché meno divisa, più competitiva perché mette a frutto un numero maggiore di talenti, più europea perché consapevole del proprio ruolo”.

Per farlo serve una coalizione unita, con un programma chiaro e condiviso. Più concentrata sulle idee e meno sulla scelta del leader. “Penso che sia doveroso in questo momento che tutte le forze politiche di centrosinistra siano generose e si trovi un nome indipendentemente dallo svolgimento delle primarie, perché si dimostrerebbe grande responsabilità politica. Dopodiché un terzo nome non esiste se prima non ci si mette d’accordo sul cosa si vuole fare e cosa si va a proporre ai cittadini perché il problema non è di trovare una persona, donna o uomo che sia, ma il problema è cosa si sta offrendo come offerta credibile ai cittadini per dire siamo meglio noi per governare il futuro di questo Paese i prossimi anni con un patto che dovrebbe durare più di una legislatura”, ha detto. Se poi ci saranno le primarie, che non auspica, è “ovvio che dovremmo esserci e vedremo poi come, sperando che siano a doppio turno con il voto possibilmente digitale, ma è l’ultimo dei problemi”. Però, ha chiarito, “non bisogna vincere le primarie, bisogna vincere le elezioni e cercare di far sì che la destra non rivinca le prossime elezioni”.

Anche perchè le politiche rappresenteranno “uno spartiacque, anzi due”. Il primo è costituzionale perché “la posta in gioco dichiarata dalla destra non è solo il governo ma soprattutto la conquista della presidenza della Repubblica” e “portare il Paese verso il presidenzialismo di fatto senza dirlo”. E’ questo l’obiettivo di una destra che prova “indifferenza verso la Costituzione e l’equilibrio dei poteri”. Il secondo spartiaque è l’Europa: “Si discute se abbia ancora senso un’Europa unita, a iniziare dalla difesa comune. Ovunque crescono destre che vogliono smontare l’Europa e il confine tra estrema destra e conservatori si fa sempre più labile. Anche questo si decide alle prossime elezioni: da che parte sarà l’Italia in Europa e da che parte sarà l’Europa nel mondo. L’Europa è il nostro bene comune e va difeso”.

“Abbiamo scelto di essere nel centrosinistra – ha concluso – perché è lì che vivono le idee in cui crediamo, l’uguaglianza scritta nella Costituzione, l’Europa come casa comune, uno Stato che rimuove gli ostacoli invece di alzarli. Non siamo di centro, lo abbiamo detto in queste settimane, siamo di centrosinistra e non crediamo che il centro sia un pezzo da aggiungere a qualcun altro per completarlo. Crediamo nell’ambizione di tenere insieme le culture che vogliono cambiare il Paese: il cattolicesimo democratico, la sinistra riformista, la tradizione liberale, l’europeismo, l’ambientalismo. E abbiamo l’ambizione di parlare a tutti, non a una parte del Paese, e quell’ambizione però si è persa per strada. Noi vogliamo riprenderla, provarci, senza chiedere a nessuno nella nostra casa di lasciare fuori dalla porta la propria storia”.

Ex Ilva: fermata impianti inevitabile, rischio chiusura

Milano, 10 ott. (askanews) – Acciaierie d’Italia, Ex Ilva, in amministrazione straordinaria ha disposto la fermata temporanea degli impianti, definendola una conseguenza “inevitabile” dei vincoli giudiziari e delle condizioni operative. Lo stop riguarda Taranto e, a cascata, anche gli stabilimenti di Novi Ligure e Genova, che dipendono dall’area a caldo pugliese per l’approvvigionamento di acciaio.

L’azienda spiega che le prescrizioni imposte dal Tribunale di Milano non erano realizzabili nei tempi concessi e che ha cercato di garantire la continuità produttiva entro il limite dei 90 giorni indicato dalla Corte d’Appello. Anche la seconda richiesta, volta a mantenere i forni in riscaldo almeno fino alla pronuncia della Cassazione, è stata respinta il 5 ottobre.

In assenza di ulteriori margini, l’amministrazione straordinaria afferma di aver dovuto assumere una decisione “dolorosa, ma inevitabile”. Il termine ultimo dei 90 giorni scade il 25 ottobre e, secondo Adi, gli ordini di materie prime non trasformabili entro quella data sarebbero rimasti in magazzino senza possibilità di utilizzo, con costi incompatibili con la procedura.

La società esclude inoltre che l’acquisto di bramme possa rappresentare una soluzione immediata: tra ordine e consegna, sottolinea, possono trascorrere diversi mesi e i materiali devono rispondere agli standard qualitativi richiesti dai clienti.

Ora l’attenzione è rivolta all’udienza del 20 ottobre davanti alla Corte di Cassazione. Acciaierie d’Italia auspica che possa arrivare una decisione “in grado di evitare la chiusura definitiva degli impianti”.

Chris de Sarandy torna col nuovo singolo indie-pop "What a View"

Milano, 10 ott. (askanews) – Chris de Sarandy torna con “What a View”; “Imparare a cambiare prospettiva”. L’artista britannico presenta il nuovo singolo indie-pop: “A volte le cose vanno storte, ma possiamo sempre scegliere come guardarle”

Cambiare prospettiva di fronte alle difficoltà e trovare il lato positivo anche nei momenti più complessi. È il messaggio al centro di “What a View”, il nuovo singolo del cantautore britannico Chris de Sarandy, da venerdi 9 ottobre disponibile su tutte le piattaforme digitali.

Dopo l’ottimo riscontro ottenuto in Europa con “Good Old Days”, l’artista torna con un pezzo indie-pop solare e travolgente, sorretto da chitarre calde e da una spiccata impronta organica. Il brano esplora la capacità di trasformare il proprio sguardo sulla realtà grazie alla sintonia con le persone giuste.

“What a View parla fondamentalmente di prospettiva», racconta Chris de Sarandy. “A volte le cose possono andare davvero male e non sempre abbiamo il controllo su ciò che ci accade, ma possiamo sempre controllare il modo in cui decidiamo di guardarle. Credo ci sia un grande potere nello scegliere di trovare qualcosa di buono in una situazione negativa, anche quando richiede uno sforzo”.

La Russa: primarie a Milano? No muro contro muro, serve sintesi

Rom, 10 ott. (askanews) – “Sono molto fiducioso, anche a Milano speriamo di vincere questa volta”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa rispondendo a una domanda dei giornalisti a proposito di eventuali primarie nel centrodestra per il scegliere il candidato alle Comunali a Milano, a margine della festa del Foglio a Firenze.

“Sarebbe sbagliato chiudere subito, come al solito il centrodestra troverà la sintesi con o senza primarie, non escludo niente. Guai a fare muro contro muro, noi non abbiamo chiesto le primarie ma se un partito importante della coalizione, specie a Milano, come la Lega le chiede non dico che bisogna farle, dico che non si può dire allora se ne va da solo, quello è sbagliato”, ha risposto La Russa.

Calcio, Amorim: "Ora spingere sull’acceleratore"

Roma, 10 ott. (askanews) – Vigilia di Sassuolo-Milan per Ruben Amorim, che presenta la sfida in programma domenica 11 ottobre alle 18, soffermandosi sulla gestione della squadra dopo la sosta per le Nazionali, sulle soluzioni tattiche e sugli obiettivi del progetto rossonero. “Non cambia tantissimo, dipende dal momento della squadra, dagli infortuni e da chi è andato in Nazionale. Abbiamo perso molti giocatori, ma questo è un bene, vuol dire che tanti sono importanti per le loro Nazionali. Ora mettiamo il piede sull’acceleratore”, afferma il tecnico.

La sosta ha offerto anche l’opportunità di lavorare con i giocatori rimasti a Milanello, tra cui Christian Pulisic, per il quale è stato importante gestire i carichi di lavoro. “Abbiamo sfruttato questi giorni, provato nuove posizioni in allenamento e nelle amichevoli”, spiega Amorim, sottolineando i segnali positivi arrivati anche da Ramos, Jashari e Moreira.

Sul possibile impiego della difesa a quattro, il tecnico non offre indicazioni definitive: “Dipende da partite e situazioni, puoi giocare a quattro o a tre, ma la squadra è la stessa, i nomi sono gli stessi, cambiano alcune piccole dinamiche in campo”. La scelta adottata nelle ultime uscite ha dato maggiore libertà ai giocatori: “Avevo visto i miei giocatori un po’ rigidi nelle posizioni, la difesa a quattro ci ha dato più libertà e i giocatori hanno reso al meglio”. Sulle scelte per la gara contro il Sassuolo, Amorim mantiene il riserbo: “So cosa faremo domani, ma non ve lo dirò, altrimenti Aquilani verrebbe a saperlo”.

Il tecnico evidenzia anche la necessità di migliorare la produzione offensiva, nonostante i gol segnati: “Stiamo segnando in media due gol a partita, ma questa non è la risposta. Non stiamo creando abbastanza perché non stiamo passando abbastanza tempo nell’area avversaria. Lavoreremo ancora molto per migliorare”. Un discorso che riguarda l’intero reparto offensivo e non soltanto Gonçalo Ramos: “Dobbiamo creare di più, portare più spesso la palla in area, non solo per Ramos ma per tutti gli attaccanti”.

Quanto agli obiettivi stagionali, Amorim ribadisce le ambizioni del club: “L’idea è sempre la stessa: vincere titoli. Non so quanto ci vorrà, ma serve anche pensare alla costruzione di questo percorso. Quando sei in un club come questo devi sempre pensare a vincere, anche subito”. Il tecnico si dice inoltre sorpreso dalla qualità della Serie A: “C’è più velocità nel gioco, si gioca di più, si sta segnando tanto. Sono rimasto sorpreso dalla qualità di calciatori e allenatori. A volte non si danno i giusti meriti al campionato italiano”.

Tra i giovani, Amorim si aspetta maggiore spazio per Francesco Camarda: “Deve ancora imparare molto, ma sicuramente avrà più minuti e mi aspetto molto”. Parole di stima anche per Alberto Aquilani, allenatore del Sassuolo: “Vedo cose moderne e un po’ di influenza di De Zerbi, nella gestione dei centrali, nel possesso e nelle scelte quando pressare. Avrà un gran futuro”.

Infine, il tecnico ricorda con affetto Nemanja Matic, che ritroverà da avversario: “È un top player e una splendida persona. È difficile portargli via la palla, non avrà la velocità di un tempo, ma l’intelligenza resta”. Ora, però, l’attenzione è tutta sulla trasferta contro il Sassuolo, con il Milan chiamato a ripartire dopo la pausa e a dare continuità al proprio percorso.

Calcio, Fabregas: "Kean ha giocato da infortunato con l’Italia"

Roma, 10 ott. (askanews) – Vigilia di Como-Roma per Cesc Fabregas, che in conferenza stampa presenta la sfida in programma domani, domenica 11 ottobre, alle 12.30, soffermandosi soprattutto sulle condizioni di Moise Kean, indisponibile per una settimana o dieci giorni dopo un infortunio rimediato con la Nazionale. Il tecnico del Como solleva anche la questione della comunicazione tra club e Federazione: “Ha preso un colpo importante nella prima partita che ha giocato contro il Belgio, la comunicazione tra Federazione e club dovrebbe migliorare, visto che poi ha giocato da infortunato un’altra partita per 90 minuti, come ha evidenziato la risonanza”.

Sulla sfida contro i giallorossi, Fabregas sottolinea il valore dell’avversario e la stima per Gian Piero Gasperini: “È una partita importante, contro una grande squadra, contro un grandissimo allenatore che conosciamo bene. Ho grande rispetto per quello che fanno, proveremo a fare una grande partita”. Il tecnico spagnolo definisce la Roma una squadra “molto propositiva, molto offensiva”, aggiungendo che Gasperini “ha fatto fare una grande carriera a molti calciatori” e che la formazione giallorossa è “un grande specchio del suo allenatore”.

Tra i pericoli principali, Fabregas indica Donyell Malen, decisivo secondo il tecnico per l’impatto avuto sulla squadra capitolina: “Lui dentro l’area è devastante, Malen è un giocatore che cambia una stagione, cambia una squadra, lui è speciale e ti fa sentire molto più forte”.

Il Como arriva alla gara dopo la sconfitta contro il Frosinone, la prima in oltre cinque mesi di Serie A. Un risultato che ha spinto la squadra a riflettere: “Non abbiamo fatto una grande gara, non abbiamo saputo gestirla, ne abbiamo parlato e ci siamo confrontati. Ho capito che c’è tanto da imparare”, spiega Fabregas, ribadendo la necessità di continuare a lavorare anche dopo le vittorie.

Con nove partite in programma nel prossimo ciclo, il tecnico annuncia possibili rotazioni e si affida all’intero gruppo: “Quando si giocano tante partite devo essere anche io bravo a capire come reagisce la squadra di fronte a tutti questi impegni”. E aggiunge: “Io credo tantissimo in tutta la squadra, abbiamo il doppio ruolo in tutte le posizioni e io mi fido di ognuno di loro”.

Fabregas affronta infine il tema della costruzione dei club e del ruolo degli allenatori, sostenendo la necessità di una maggiore continuità progettuale: “L’allenatore deve condividere con la società la scelta dei giocatori, altrimenti è finito”. Un percorso che, secondo il tecnico, richiede tempo e fiducia, elementi fondamentali per consolidare la crescita del Como, anche attraverso il lavoro dell’accademia: “Tra 5-10 anni vogliamo che sia l’opposto”, afferma riferendosi alle critiche sulla presenza di italiani nel percorso verso la Nazionale, “la strada è quella giusta”.

Le performance di High Tide a Fondazione ICA Milano

Milano, 10 ott. (askanews) – Negli spazi della Fondazione ICA Milano si è tenuta High Tide, una serata dedicata alle performance di Emma Dotti, Chiara Sibilla e Sabrina Zanolini a cura della critica e curatrice Cloe Piccoli. High Tide riflette sull’idea di trasformazione e adattamento del genere umano per la propria sopravvivenza nell’antropocene in cui il cambiamento climatico e l’ipercapitalismo rischiano di rendere il corpo umano inadeguato e superfluo. Le tre artiste, che hanno studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera, indagano le criticità dell’anatomia umana attraverso le loro pratiche performative. Nella sala centrale al primo piano Harmonic Fight di Chiara Sibilla nel tempo concentrato di dieci minuti sostituisce il direttore d’orchestra con un arbitro di pugilato. Al centro del ring due atleti combattono indossando due armoniche a bocca modificate: l’emissione d’aria varia al variare dei colpi e lo sforzo fisico diventa l’unico strumento di composizione. In Delle corporee differenze essenziali Emma Dotti su dei trampoli in equilibrio precario proclama una personale interpretazione del saggio settecentesco dell’anatomista Pietro Moscati sulla postura eretta. Nella performance la verticalità della figura umana appare non una dote naturale, ma una faticosa conquista culturale. Nelle quattro salette del corridoio le sculture di Sabrina Zanoli, moduli di legno e PVC, sembrano rulli per controlli bagagli aeroportuali in attesa in cui luci e movimenti di parti di corpi umani svolgono una coreografia organizzata, ma instabile in cui il corpo umano sembra costretto e adattato.

Fondazione ICA Milano ringrazia Banca Intesa Sanpaolo, sponsor ufficiale della Fondazione, Valsoia ed Enel per il supporto alla programmazione e alle attività di ICA Milano.

Garlasco, Nordio: sistema demenziale e irragionevole che ha fallito

Milano, 10 ott. (askanews) – “Stasi era stato assolto una volta, poi era stato assolto una seconda volta e poi alla fine, senza rifare il processo ex novo, è stato condannato sulla base di quelle stesse prove per le quali era stato assolto ben due volte. Questo sistema è demenziale. Se tu lo racconti a un americano, a un inglese o a un francese, spiegando che puoi essere assolto due volte e poi, sulla base più o meno degli stessi elementi, essere condannato, capisci quanto sia contraddittorio. Tanto è vero che, dopo 15 anni, si discute se quella condanna fosse giusta o meno – e probabilmente oggi è sbagliata – dimostra che il nostro sistema ha fallito”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, commentando gli ultimi sviluppi del caso Garlasco alla Festa dell’ottimismo promossa dal Foglio a Firenze.

Il caso Garlasco, ha proseguito il Guardasigilli, “nel suo complesso dimostra quanto sia non solo obsoleto, ma anche contraddittorio e, per certi aspetti, irragionevole il nostro sistema processuale penale. Noi abbiamo cercato di cambiarlo, ma non ci siamo riusciti anche per via di quanto è accaduto con il referendum”.

“Se dopo 15 anni si discute se quella condanna fosse giusta o meno, e probabilmente è sbagliata, dimostra che il nostro sistema ha fallito”.

Cura dell’obesità: la nuova frontiera della salute

Roma, 10 ott. (askanews) – Semaglutide e tirzepatide hanno ridefinito il trattamento dell’obesità, ma la pipeline delle molecole incretino-mimetiche non si arresta: dalle opzioni iniettive si passa alla pillola e i dosaggi diventano sempre più maneggevoli, dall’alto dosaggio al micro-dosing. È quanto emerso a Roma nel corso del 2° workshop 2026 “Incretine e salute metabolica: rivoluzione di cura per sovrappeso, obesità e patologie correlate”, organizzato con il contributo non condizionato di Lilly. L’incontro ha riunito i maggiori esperti dell’area endocrino-cardio-metabolica provenienti da atenei e centri di ricerca d’eccellenza (tra cui Università di Roma Tor Vergata, la St George’s University di Londra, la Fondazione Policlinico A. Gemelli IRCCS – Università Cattolica del Sacro Cuore, l’Università degli Studi di Perugia, l’Università di Verona e UniCamillus) per fare il punto sui dati di fase 3, sulle prime approvazioni dell’FDA americana per le pillole GLP-1 e sulle nuove prospettive di cura.

“Parliamo di queste molecole che si chiamano incretine: mimano l’azione degli ormoni prodotti dall’intestino e svolgono un ruolo fondamentale nel regolare il controllo degli zuccheri e del senso di fame. Favoriscono la perdita di peso e, allo stesso tempo, proteggono organi come cuore e fegato, prevenendo il diabete. Per tutti questi motivi, rappresentano una vera rivoluzione per la cura e la salute metabolica” ha dichiarato Andrea Fabbri, Professore di Endocrinologia, Università di Roma Tor Vergata.

Oltre alla perdita di peso, le incretine garantiscono un’azione di “sorveglianza metabolica” a tutto campo con benefici diretti su cuore, fegato, salute riproduttiva femminile e potenziale neuroprotezione precoce per malattie come l’Alzheimer.

“Un aspetto molto importante è che ultimamente queste molecole hanno dimostrato di ridurre gli eventi e la mortalità cardiovascolare: un impatto fondamentale per i pazienti diabetici, obesi o ad alto rischio cardiovascolare. Oltre a questi effetti di riduzione della mortalità, il Convegno tocca anche temi come il sistema nervoso centrale, la salute della donna e le problematiche gastrointestinali e reumatologiche, evidenziando un ulteriore beneficio per diverse comorbidità frequentemente presenti in questi pazienti” ha aggiunto Giuseppe Rosano, Professore di Cardiologia al St. George’s Hospital.

Una delle sfide principali emerse dal confronto clinico resta la gestione della composizione corporea e il mantenimento dei risultati nel lungo periodo.

“Si parla appunto della rivoluzione terapeutica determinata dai nuovi farmaci incretinomimetici. Si tratta di terapie estremamente efficaci per la gestione e il trattamento di patologie croniche oggi ad altissima prevalenza, in particolare il diabete di tipo 2, l’obesità e il sovrappeso associato a comorbidità legate all’eccesso di peso come il prediabete, l’ipertensione arteriosa, l’ipercolesterolemia e diverse altre patologie metaboliche” ha concluso Marco Infante, Professore Associato di Endocrinologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia di UniCamillus.

Gli specialisti rimarcano quindi la necessità di superare lo stigma che ancora circonda la cura, per riscoprire il valore di un approccio multidisciplinare e personalizzato, trasformando il percorso di cura in una conquista quotidiana di benessere, consapevolezza e vera longevità.

Vela, conclusa a Trieste VI Edizione Nastro Rosa Veloce 2026

Roma, 10 ott. (askanews) – La sesta edizione del Marina Militare Nastro Rosa Veloce 2026 – il Giro dell’Italia a Vela si è conclusa dopo una navigazione d’altura non stop di 1.560 miglia in direzione ovest-est da Genova a Trieste. La cerimonia di premiazione si è tenuta ieri a bordo di Nave Amerigo Vespucci, che proprio a Trieste ha concluso il “Tour Mondiale Vespucci – Campagna in Nord America 2026”, in occasione della 58ma Barcolana, la regata più partecipata al mondo.

Il Marina Militare Nastro Rosa Veloce 2026 è stato vinto dal team tedesco MW, seguito dall’equipaggio francese Caracole RORC, che si è aggiudicato anche il premio “Repubbliche Marinare” per aver ottenuto il miglior tempo complessivo al passaggio dei gate di Pisa, Amalfi e Venezia. Chiude il podio il team inglese Red Dragon. Quarto posto per Fati Group, primo equipaggio italiano in classifica. Un risultato che conferma la vocazione internazionale della regata, capace di richiamare atleti da tutto il mondo e di fare del Mediterraneo il palcoscenico di una grande sfida a vela.

Il Marina Militare Nastro Rosa Veloce 2026 è un’iniziativa del Ministero della Difesa, della Marina Militare e di Difesa Servizi, realizzata in collaborazione con SSI Sports & Events, con la partnership istituzionale del Ministro per lo Sport e i Giovani e del Ministero del Turismo, Valore Paese Italia, Regione Liguria e Comune di Genova, il supporto della Federazione Italiana Vela e del Comitato Organizzatore della XX Edizione dei Giochi del Mediterraneo – Taranto 2026, del RORC (Royal Ocean Racing Club), dello Yacht Club Italiano, Yacht Club La Maddalena, SVBG (Società Velica di Barcola e Grignano), MUMA (Istituzione Musei del Mare e delle Migrazioni) e Associazione Promotori Musei del Mare Onlus e con il patrocinio del CONI. Una sfida di respiro internazionale che unisce sport, istituzioni e territori in un unico grande racconto: quello dell’Italia che vive, cresce e si riconosce nel mare.

“È una giornata davvero eccezionale: Barcolana, Nave Vespucci e Nastro Rosa Tour Veloce si incontrano nel segno della tradizione e dell’innovazione. È la piena espressione dello spirito del Marina Militare Nastro Rosa Tour Veloce, che vuole diffondere l’amore per il mare, per la vela e i suoi valori soprattutto tra le nuove generazioni. Siamo felici di continuare questa bellissima collaborazione” ha commentato l’Ammiraglio di Divisione Flavio Biaggi Comandante Interregionale Marittimo Nord (Marina Nord) della Marina Militare intervenuto alla premiazione del Marina Militare Nastro Rosa Veloce in rappresentanza del Capo di Stato Maggiore della Marina Militare Ammiraglio di Squadra Giuseppe Berutti Bergotto.

“Siamo felici di aver premiato gli atleti del Marina Militare Nastro Rosa Veloce a bordo di Nave Amerigo Vespucci, che proprio qui a Trieste, in occasione della Barcolana, la grande festa della vela internazionale, conclude il Tour Mondiale Amerigo Vespucci – Campagna in Nord America 2026. Il Marina Militare Nastro Rosa Veloce si conferma non solo una piattaforma per promuovere la cultura del mare, i valori della Forza Armata e dello sport, ma anche un modo nuovo ed efficace di raccontare l’Italia da un punto di vista unico, quello del mare. In questo orizzonte si inserisce pienamente la vocazione di Difesa Servizi, che lavora per valorizzare la cultura della Difesa come asset strategico, attraverso un mosaico di iniziative che dimostrano come le Forze Armate sappiano essere, anche in eventi come questo, al servizio del Paese. Un applauso a tutti gli equipaggi, nazionali ed internazionali, che hanno affrontato e portato a termine la regata più lunga del Mediterraneo: 1.560 miglia senza scalo, da Genova a Trieste. Anche questo è la Difesa””, ha commentato Luca Andreoli Amministratore Delegato di Difesa Servizi.

“È stata un’edizione davvero affascinante. Arrivare qui a Trieste, in fondo all’Adriatico, significa aver navigato da un estremo all’altro dell’Italia. È stata una regata decisa da pochissimi minuti: appena 67 minuti tra il primo e il secondo classificato, dopo circa 1.700 miglia effettivamente navigate. Una vera battaglia durata 13 giorni, entusiasmante, che dimostra l’importanza di questo evento, ormai entrato nel cuore di tutti noi. Girando l’Italia siamo sempre stati accolti con grande entusiasmo lungo tutte le coste, in modo davvero inaspettato. Questo ci fa capire che il seguito della manifestazione è forse più ampio di quanto immaginassimo” ha commentato Riccardo Simoneschi Riccardo Simoneschi Presidente di SSI Sports & Events e CEO del Marina Militare Nastro Rosa.

Alla sesta edizione del Marina Militare Nastro Rosa Veloce, partito da Genova lo scorso 25 settembre, hanno partecipato 10 equipaggi – Marina Militare (ITA), Aeronautica Militare (ITA), Fati Group (ITA), La Fripouille (ITA/NZL), Red Dragon (GBR), MW (GER), Captain’s Racing (USA), N2 Sailing (GER), Young Tigullio (ITA) e Caracole RORC (FRA) – e 20 atleti provenienti da Italia, Nuova Zelanda, Stati Uniti, UK, Francia e Germania.

Gli atleti hanno affrontato oltre 300 ore di navigazione d’altura, con condizioni di vento e di correnti a tratti molto impegnative, per un totale di 1.560 miglia percorse non stop.

Il Marina Militare Nastro Rosa Veloce veicola i valori della Marina Militare di cui porta il vessillo: la vela diventa il linguaggio attraverso cui trasmettere valori fondanti come la disciplina, lo spirito di squadra, la leadership, il senso del dovere e la capacità di affrontare le sfide. La regata intende inoltre celebrare e promuovere la storia marittima italiana, collegando le quattro Repubbliche Marinare ed evidenziandone il contributo storico e culturale.

Il Marina Militare Nastro Rosa Veloce 2026 si conferma, insieme al progetto “Valore Paese Italia – Fari”, una straordinaria piattaforma di promozione della ricchezza culturale, turistica e produttiva del sistema Paese, capace di connettere identità, patrimonio e prospettive future lungo l’intero sistema costiero italiano.

Formula1, Singapore, Verstappen vince la sprint, Antonelli quarto

Roma, 10 ott. (askanews) – Max Verstappen vince la Sprint del Gran Premio di Singapore davanti alle Ferrari di Lewis Hamilton e Charles Leclerc. Quarto posto per Andrea Kimi Antonelli, che approfitta del ritiro di George Russell e dell’incidente tra le McLaren di Lando Norris e Oscar Piastri all’ultimo giro. La gara, condizionata da un violento acquazzone, è partita con circa 30 minuti di ritardo e ha fatto registrare nove ritiri.

Russell, scattato dalla seconda posizione e capace di superare inizialmente Verstappen, ha perso il controllo della Mercedes al secondo giro in uscita dall’ultima curva, finendo fuori gara. Un errore che ha favorito Antonelli nella classifica iridata: il pilota italiano sale a quota 89 punti e guadagna altri cinque punti sul compagno di squadra.

Antonelli, partito settimo, ha gestito con prudenza le condizioni di pista bagnata, risalendo senza effettuare sorpassi grazie ai ritiri degli avversari. Decisivo l’episodio all’ultimo giro, quando Norris ha tentato il sorpasso sul compagno Piastri: il contatto ha provocato il ritiro dell’australiano, mentre il britannico ha concluso ottavo, conquistando un punto.

Le qualifiche, inizialmente previste nel pomeriggio, sono state posticipate alle 15.30, in vista del Gran Premio in programma domenica.

Calcio, Gasperini: "Svilar out un mese"

Roma, 10 ott. (askanews) – Vigilia di Como-Roma per Gian Piero Gasperini, che presenta la sfida in programma domenica 11 ottobre alle 12.30, valida per il campionato di Serie A. Il tecnico giallorosso elogia gli avversari, fa il punto sulle condizioni della squadra e annuncia lo stop di almeno un mese per il portiere Mile Svilar, fermato da una frattura da stress al quinto dito del piede.

“Purtroppo lo abbiamo perso per alcune settimane. Ha avuto una frattura da stress dopo una spinta in allenamento. Non è una frattura scomposta, ma richiederà almeno un mese di guarigione”, spiega Gasperini, precisando che la valutazione medica stabilirà se intervenire con un rinforzo, come una vite. Il rientro è previsto dopo la prossima sosta per le Nazionali. A sostituirlo sarà Pierluigi Gollini: “È un ottimo secondo portiere, ha delle capacità, ha del valore e si è sempre allenato bene. Deve avere la fiducia di tutti”.

Sul Como di Cesc Fabregas, il giudizio è netto: “È una squadra che merita tutti gli elogi che riceve, di valore, che compete per le primissime posizioni”. Gasperini inserisce i lombardi nel gruppo delle formazioni in lotta per le posizioni di vertice alle spalle dell’Inter, sottolineando come la Roma debba ripartire dalla prestazione positiva contro i nerazzurri. “L’aspetto tattico è importante, ma non così determinante”, aggiunge.

Quanto alle condizioni della rosa, il tecnico conferma il recupero di Lorenzo Pellegrini e la disponibilità di Marten de Roon, mentre Koulierakis non sarà a disposizione per la sfida. In vista del calendario fitto, Gasperini sottolinea l’importanza delle rotazioni: “Con tutte queste partite e le cinque sostituzioni bisognerà utilizzare tutta la rosa. Questa per me deve essere una forza: chi è in rosa ha tutta la mia fiducia”.

Il tecnico torna anche sul progetto giallorosso e sul ruolo della proprietà Friedkin, auspicando un coinvolgimento forte per costruire una squadra competitiva in Italia e in Europa. “Per fare grande una squadra a livello italiano e internazionale, con investimenti importanti, una società importante deve avere una proprietà molto coinvolta”, afferma.

Infine, sul rapporto con l’ambiente romanista, Gasperini respinge l’idea di dover conquistare il sostegno dei tifosi: “Io non devo portare nessuno dalla mia parte. Semmai è il contrario: la gente con la sua passione contagia me e contagia la squadra”. Ora la parola passa al campo, con la Roma attesa da un esame importante contro un Como ambizioso e in crescita.

PAC Milano presente Ri-scatti Prima che sia notte

Milano, 10 ott. (askanews) – Fino al 25 ottobre 2026 il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano presenta la dodicesima mostra di Ri-scatti a cura di Diego Sileo: ideata e organizzata dall’omonima associazione di volontariato che dal 2014 realizza progetti di riscatto sociale attraverso la fotografia e promossa dal Comune di Milano con il sostegno di Tod’s. Ri-scatti. Prima che sia notte porta al centro lo sguardo di ventitré donne migranti e rifugiate, accompagnate dal Milano Welcome Center, che attraverso la fotografia raccontano il proprio percorso, i legami, la maternità, i diritti e la ricerca di un nuovo futuro: gli scatti raccontano così una pluralità di vissuti che sfuggono a qualsiasi definizione univoca. Il titolo Prima che sia notte è tratto dall’omonimo romanzo autobiografico dello scrittore cubano Reinaldo Arenas, pubblicato nel 1992, che racconta la vita dell’autore, gli anni trascorsi in prigione e la fuga negli Stati Uniti. Un testo sulla migrazione e sulla ricerca della libertà metafora universale e contemporanea, riletta nella mostra attraverso la specificità dell’esperienza femminile.

Stefano Corso, presidente di Ri-scatti ODV ha introdotto il progetto: “Quest’anno Ri-scatti si è occupato di migrazione, ma migrazione al femminile. Abbiamo fatto un corso di tre mesi con ventitré donne da tutto il mondo, da quattro continenti. Queste persone nella loro fragilità di essere straniere in Italia hanno raccontato attraverso le fotografie la loro vita, le loro speranze, le loro sofferenze, i loro sogni. Il linguaggio comune è stato quella della fotografia perché la difficoltà del corso è stata che è un corso che non abbiamo tenuto in italiano, ma è stato tenuto in inglese, in arabo, in italiano, in francese con tutte le difficoltà e la fotografia è stata poi la lingua comune con cui queste donne fantastiche hanno parlato”.

Reneina ha descritto le sue fotografie e le motivazioni alla base del suo lavoro: “C’era un filo logico a tutti gli scatti che fatto e c’era un’idea dietro tutti gli scatti che ho fatto. Parlavo di bioessenzialismo, parlavo di autodeterminazione, parlavo di omertà che vediamo tantissimo nelle persone riguardo l’ingiustizia. Siamo animali sociali, non siamo macchine, non siamo ingranaggi, siamo persone che sono uniche e che possono scegliere per loro, che possono autodeterminarsi e non devi lasciare nessuno decidere per te, devi scegliere per te e scegliere te. Io avevo necessità di far vedere il mondo attraverso gli scatti, farlo vedere bene, nel senso non nascondere niente, essere sincera, vera, dire quello che penso ed è quello che fatto”.

Cloé Villar de Souza ha raccontato: “Io sono specializzata come architetto nella luce, sono lighting designer. Lavoro da casa in smart working nel fuso orario del Brasile, quindi comincio a lavorare alla sera qui in Italia e finisco alla notte. Per questo non esco molto spesso da casa di giorno e non riesco a vedere la luce all’esterno. Per me è una contraddizione lavorare con la luce, ma non ricevere la luce della giornata: ho portato alcune foto che raccontano questo rapporto tra me, la luce, la mia professione e la mia giornata qua in Italia. È stata un’opportunità bellissima per uscire da casa e conoscere altre persone, conoscere altri mondi, come le persone vivono in altri paesi, in altre città.

Conclude Corso: “La mostra racconta un po’ questo, racconta che l’integrazione è possibile. Il Milan Welcome Center, con cui abbiamo lavorato, dà un grosso supporto all’integrazione delle persone straniere che arrivano in Italia e questo è stato un mattoncino ulteriore per aiutare le persone a sentirsi a casa. La cosa più bella è anche stato vedere persone di nazionalità, di culture, di religioni diverse che sono diventate amiche, hanno interagito tra di loro e hanno portato avanti un progetto comune”.

La mostra è gratuita. Le fotografie e il catalogo sono in vendita e l’intero ricavato sarà devoluto a sostegno dei progetti di accoglienza e inclusione del sistema cittadino Milano Welcome, con particolare attenzione alle donne che hanno partecipato a Ri-scatti, accompagnandole in un percorso di crescita e supportandole nella realizzazione dei propri desideri e progetti. Il Milano Welcome Center, attivo dal 2024 in via Sammartini 75, è il punto unico che riunisce tutti i servizi cittadini dedicati alle persone migranti e rifugiate, con una particolare attenzione a quelle neo-arrivate. Al suo interno, è possibile usufruire di consulenze sociali, giuridiche e amministrative, counselling in tema di riconoscimento dei titoli di studio e formazione professionale, supporto per l’inserimento nel mondo del lavoro, ricongiungimento familiare e per l’apprendimento della lingua italiana, l’accesso e la presa in carico integrata nell’ambito del sistema di accoglienza cittadino per i richiedenti e titolari di protezione internazionale, speciale e temporanea e della rete SAI (Sistema Accoglienza e Integrazione), orientamento per il ritorno volontario assistito.

Esecuzione in diretta negli Usa, Trump: l’ho autorizzata

Roma, 10 ott. (askanews) – Il presidente statunitense Donald Trump ha confermato di aver personalmente approvato la trasmissione in diretta dell’esecuzione di Nidal Malik Hasan, l’ex psichiatra dell’esercito americano condannato a morte per la strage compiuta nel 2009 nella base militare di Fort Hood, in Texas. Lo riferisce oggi il Washington Post.

L’esecuzione mediante fucilazione, prevista per il 3 dicembre, sarebbe la prima nella storia delle forze armate statunitensi a essere trasmessa in diretta su Internet. La decisione, annunciata dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, ha suscitato forti critiche anche all’interno del Partito repubblicano, oltre alla condanna delle Nazioni unite, di Amnesty International e della Conferenza episcopale statunitense.

Interrogato ieri dai giornalisti mentre lasciava la Casa Bianca, Trump ha inizialmente affermato di dover ancora prendere una decisione sulla diffusione delle immagini dell’esecuzione. “Prenderò una decisione al riguardo, ma sarà ucciso. Sarà fucilato. Non mi interessa davvero come morirà, purché muoia. E penso che la pena di morte sia un modo assolutamente appropriato di procedere nel suo caso”, ha dichiarato. Alla successiva domanda se avesse personalmente autorizzato la diretta, il presidente ha tuttavia risposto: “Assolutamente sì”. Trump non ha chiarito se intenda assistere alla trasmissione.

Secondo il Washington Post, il vicepresidente JD Vance ha invece espresso perplessità sulla decisione del Pentagono. Pur ribadendo che Hasan ha “brutalmente assassinato” persone innocenti, Vance ha dichiarato: “Se alla fine sarà trasmessa in diretta, io non la guarderò”. Il vicepresidente, cattolico e sostenitore della pena capitale, ha inoltre messo in dubbio che la trasmissione venga effettivamente realizzata: “Non so se questo accadrà davvero. Vedremo”. Le critiche sono arrivate anche da diversi esponenti repubblicani. Il senatore Thom Tillis, pur sostenendo la condanna a morte di Hasan, ha definito la trasmissione pubblica dell’esecuzione “più che disgustosa”. “Le esecuzioni pubbliche sono ciò che fanno le dittature oppressive come l’Iran e l’Afghanistan. Non dovrebbe accadere in America”, ha scritto sui social. La senatrice Lisa Murkowski ha avvertito che la pubblicizzazione dell’esecuzione rischierebbe di offrire al condannato “il martirio che cerca”, mentre altri parlamentari repubblicani hanno invitato Hegseth a riconsiderare la decisione.

La Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati uniti ha denunciato quella che ha definito “una promozione barbara della cultura della morte”. Anche le Nazioni unite e Amnesty International hanno condannato il progetto di trasmissione in diretta, denunciando un ulteriore aggravamento della crudeltà della pena capitale.

La controversia investe inoltre le piattaforme digitali e le emittenti televisive. Il presidente della Federal Communications Commission, Brendan Carr, ha dichiarato che la questione della trasmissione via Internet non rientra nelle competenze dell’autorità federale e che spetterà al Pentagono decidere come procedere. Meta vieta dal 2019 la trasmissione in diretta delle esecuzioni capitali su Facebook e Instagram, mentre le regole di TikTok proibiscono la diffusione di immagini che mostrino il momento della morte di una persona.

Secondo il Death Penalty Information Center, quella di Hasan sarebbe la prima esecuzione militare statunitense dal 1961. L’ultima fucilazione effettuata dalle forze armate americane risale invece al 9 novembre 1945. La diffusione pubblica delle immagini solleva anche preoccupazioni per il possibile utilizzo propagandistico da parte di organizzazioni estremiste, considerando che Hasan è considerato una figura di riferimento da alcune reti jihadiste.

Ia, ecco perché Trump ordina di definirla "superintelligenza" (SI)

Roma, 10 ott. (askanews) – Non è soltanto una questione di parole. La decisione del presidente statunitense Donald Trump di sostituire l’espressione ‘intelligenza artificiale’ (Ia) con ‘superintelligenza’ (SI), arrivando a definire addirittura ‘nemico’ chi continua a utilizzare la vecchia denominazione, sta suscitando interrogativi tra linguisti, scienziati e studiosi della comunicazione politica.

Dietro il cambiamento lessicale, formalizzato con un ordine esecutivo del 29 settembre, si intravedono questioni che riguardano la competizione con la Cina, la regolamentazione delle nuove tecnologie e il rapporto dell’amministrazione con le grandi aziende della Silicon Valley. Ma soprattutto emerge il tentativo di trasformare una scelta terminologica in un elemento di contrapposizione politica, nel quale persino l’uso delle parole può diventare un segnale di adesione o di opposizione alla linea della Casa Bianca.

‘La Casa Bianca considera chiunque utilizzi il termine ‘intelligenza artificiale’, anziché la nuova e più accurata espressione ‘superintelligenza’, UN NEMICO!’, ha scritto Trump l’8 ottobre sul suo social Truth. Il presidente non ha spiegato perché l’impiego della vecchia denominazione dovrebbe costituire un atto ostile. Il messaggio rappresenta tuttavia un’ulteriore accelerazione di una campagna avviata da mesi. Già il 29 settembre Trump aveva firmato un ordine esecutivo, intitolato ‘Inaugurating the Era of Super Intelligence’, che dispone l’utilizzo della nuova terminologia da parte delle agenzie federali, nei limiti consentiti dalla legge. Il provvedimento incarica inoltre il consigliere presidenziale per la scienza e la tecnologia di presentare entro 60 giorni una proposta per valutare se modificare, ampliare o sostituire anche la definizione legislativa di intelligenza artificiale. Secondo Reuters, il dipartimento della Giustizia ha già trasmesso al proprio personale istruzioni per adottare la nuova espressione anche negli atti giudiziari, quando appropriato.

Per Trump, il termine ‘artificiale’ trasmette un’immagine sbagliata di una tecnologia che considera straordinaria. La parola ‘superintelligenza’, invece, ne esalterebbe le potenzialità e il carattere rivoluzionario. Il presidente ha collegato esplicitamente questa scelta alla competizione geopolitica, sostenendo il 30 settembre che chi vincerà la corsa alla superintelligenza prevarrà sugli altri e indicando negli Stati uniti e nella Cina i due principali contendenti. La nuova denominazione si inserisce così nella strategia della Casa Bianca per affermare la supremazia tecnologica statunitense, accelerando gli investimenti e riducendo gli ostacoli normativi allo sviluppo dei sistemi più avanzati.

Ma perché Trump arriva a considerare addirittura un ‘nemico’ chi continua a parlare di intelligenza artificiale? Una possibile spiegazione è che il presidente intenda trasformare il nuovo linguaggio in una prova di lealtà politica, distinguendo chi aderisce alla sua visione da chi continua a utilizzare le categorie tradizionali. Secondo Kathleen Hall Jamieson, studiosa di comunicazione politica dell’Università della Pennsylvania, intervistata da Axios, convincere coloro che influenzano la percezione pubblica ad adottare il proprio linguaggio conferisce ‘un potere molto forte’. Jennifer Mercieca, docente della Texas A&M University e autrice di un libro sulla retorica politica di Trump, ha spiegato alla stessa testata che ‘se puoi plasmare le parole utilizzate in un dibattito politico e il modo in cui vengono definite, hai vinto il dibattito prima ancora che cominci’. La studiosa ricorda come Trump abbia già utilizzato questa strategia imponendo nel dibattito pubblico l’espressione ‘fake news’.

La linguista Sylvia Sierra, docente associata alla Syracuse University, ha individuato nel cambiamento un tentativo di orientare la percezione pubblica attraverso le parole. Intervistata da TheStreet, Sierra ha osservato che le innovazioni linguistiche tendono ad affermarsi quando emergono spontaneamente, mentre quelle imposte dall’alto difficilmente resistono nel tempo. La studiosa ha richiamato il precedente delle ‘Freedom Fries’, la denominazione alternativa a ‘French Fries’ (le patatine fritte) adottata negli Stati uniti nel 2003 in polemica con la Francia per la sua opposizione alla guerra in Iraq, successivamente caduta miserevoltemente in disuso. Nel caso di Trump, il termine ‘superintelligenza’ consentirebbe di associare la tecnologia a un’immagine positiva e spettacolare, allontanando l’attenzione dalle sue implicazioni più problematiche.

L’affermazione sui ‘nemici’, tuttavia, non sembra avere per ora conseguenze giuridiche. L’ordine esecutivo del 29 settembre non prevede sanzioni per chi continua a utilizzare la vecchia denominazione. Intervistato dalla Cnn, Scott Kupor, vicepresidente della Super Intelligence Force istituita da Trump, ha risposto scherzosamente ‘non posso proteggerti’ al giornalista Jake Tapper, che gli chiedeva se dovesse considerarsi un nemico per aver pronunciato l’espressione ‘intelligenza artificiale’. Alla successiva domanda se fossero previste punizioni, Kupor ha ammesso di non saperlo, invitando a rivolgersi direttamente al presidente. Un episodio che evidenzia la dimensione prevalentemente politica e retorica dell’iniziativa.

La decisione ha intanto incontrato le perplessità della comunità scientifica, dove intelligenza artificiale e superintelligenza non sono sinonimi. Come ha ricordato la rivista Nature in un approfondimento del 7 ottobre, la prima comprende una vasta gamma di tecnologie già disponibili, mentre la seconda si riferisce generalmente a sistemi ipotetici capaci di superare ampiamente le capacità cognitive umane. ‘Dubito che ‘SI’ si affermerà, anche perché esagera le capacità attuali dell’Ia’, ha osservato Simon Coghlan, ricercatore di etica digitale dell’Università di Melbourne, in dichiarazioni alla Bbc. Secondo Coghlan, una vera superintelligenza avrebbe implicazioni potenzialmente senza precedenti, mentre attribuire questa denominazione ai sistemi attuali rischia di alimentare aspettative ingiustificate. Anche Melanie Mitchell, ricercatrice del Santa Fe Institute, ha sottolineato a Nature quanto siano ancora controverse le definizioni delle forme più avanzate di intelligenza artificiale.

Un’interpretazione politica del cambiamento viene da Darrell West, esperto di politiche tecnologiche della Brookings Institution, secondo il quale la Casa Bianca starebbe cercando soprattutto di migliorare l’immagine dell’Ia in una fase di crescente diffidenza dell’opinione pubblica statunitense, dove si moltiplicano le proteste contro i data center, veri motori dell’intelligenza artificiali, per il loro impatto sull’ambiente e sui consumi e prezzi dell’energia. ‘La speranza è che cambiare il nome migliori l’accettazione pubblica della tecnologia’, ha spiegato a Nature, aggiungendo tuttavia: ‘Ma penso che sia una pia illusione’. Anche Thomas Haigh, storico dell’informatica dell’Università del Wisconsin-Milwaukee, ha osservato a PolitiFact che i cittadini sono oggi più preoccupati che entusiasti dell’Ia e che ribattezzarla superintelligenza difficilmente contribuirà a rassicurarli.

Il cambiamento potrebbe avere conseguenze anche sul piano normativo. Baobao Zhang, docente della Syracuse University ed esperta di politiche dell’Ia, ha sottolineato a PolitiFact l’importanza di definizioni precise quando si interviene su tecnologie in rapida evoluzione. ‘E’ davvero importante definire correttamente i termini in qualsiasi tentativo di regolamentare questa tecnologia’, ha affermato. Il rischio, secondo la studiosa, è che alcuni sistemi potenzialmente dannosi rimangano esclusi dalle categorie previste dalle leggi. La questione assume particolare rilievo perché l’ordine esecutivo di Trump equipara provvisoriamente le due espressioni, pur aprendo la strada a una possibile revisione della definizione legislativa.

La battaglia sul linguaggio si intreccia inoltre con la politica di deregolamentazione dell’amministrazione statunitense, che ha fatto dell’accelerazione tecnologica una priorità e privilegia un modello nel quale le aziende svolgono un ruolo centrale nella gestione dei rischi. La nuova terminologia ha trovato sostegno anche fra alcuni protagonisti della Silicon Valley. Elon Musk ha scritto su X ‘Basta Ia. SI. E’ meglio’, annunciando l’intenzione di ribattezzare SpaceXAI in SpaceXSI, mentre l’amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang, ha definito i centri di elaborazione dati ‘fabbriche di superintelligenza’. Altri protagonisti del settore, come Sam Altman di OpenAI, continuano tuttavia a utilizzare l’espressione intelligenza artificiale, mentre il concetto di superintelligenza era già impiegato da diverse aziende per indicare un obiettivo tecnologico ancora da raggiungere.

La scelta di Trump appare dunque parte di una strategia nella quale il controllo del linguaggio accompagna la promozione di una precisa visione dello sviluppo tecnologico, fondata sulla competizione internazionale, sulla leadership industriale statunitense e sulla riduzione dei vincoli normativi. Resta aperta la questione se un presidente possa effettivamente imporre una nuova denominazione a una comunità scientifica e industriale globale. E soprattutto se definire ‘nemico’ chi non si adegua al lessico della Casa Bianca possa contribuire a consolidare quella supremazia tecnologica che Trump considera ormai una questione di sicurezza nazionale.

Ue: inaccettabili attacchi Usa contro la Corte penale internazionale

Roma, 10 ott. (askanews) – Gli attacchi e le minacce degli Stati uniti contro la Corte penale internazionale (Cpi) sono “inaccettabili”. Lo ha dichiarato l’Alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, a nome dell’Unione europea, in una presa di posizione contro le nuove sanzioni annunciate da Washington nei confronti della Corte. Bruxelles ha chiesto all’amministrazione statunitense di revocare le misure, ribadendo la propria determinazione a proteggere l’indipendenza dell’istituzione giudiziaria internazionale.

“Gli attacchi o le minacce contro la Corte, i suoi rappresentanti eletti, il personale e coloro che collaborano con essa, compresi i rappresentanti della società civile e i fornitori di servizi, sono inaccettabili”, ha affermato Kallas, esprimendo il “profondo rammarico” dell’Ue per la decisione americana di imporre sanzioni contro la Cpi in quanto istituzione.

L’Alta rappresentante ha ribadito “l’incrollabile impegno” dell’Unione europea a favore dell’ordine internazionale basato sulle regole, di cui la Corte penale internazionale costituisce un elemento fondamentale. La giustizia penale internazionale, ha sottolineato, svolge un ruolo essenziale nel perseguire i responsabili dei crimini più gravi. Kallas ha ricordato che la Cpi non prende di mira gli Stati sovrani, ma interviene, secondo il principio di complementarità, soltanto quando le autorità nazionali non vogliono o non sono realmente in grado di indagare e perseguire i responsabili di genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e crimini di aggressione.

L’Ue ha inoltre richiamato la tradizione degli Stati uniti nella difesa della giustizia e nell’accertamento delle responsabilità, sottolineando che lo Statuto di Roma riconosce espressamente la priorità dei sistemi giudiziari nazionali competenti, compreso quello statunitense.

Pur sollecitando Washington a revocare le nuove sanzioni, Kallas ha accolto favorevolmente la disponibilità americana a discutere le proprie preoccupazioni con gli Stati parte dello Statuto di Roma e ha preso atto della decisione di rinviare l’entrata in vigore delle misure.

“Questo crea uno spazio per la diplomazia, con l’obiettivo di ottenere una rapida revoca delle misure e prevenire ulteriori iniziative volte a compromettere l’indipendenza e l’integrità della Corte”, ha affermato l’Alta rappresentante.

“La Corte penale internazionale deve poter operare in modo indipendente, libera da pressioni o interferenze esterne”, ha ribadito Kallas, assicurando che l’Ue continuerà a sostenere pienamente l’istituzione e a contribuire alla protezione dei suoi funzionari e di quanti collaborano con essa.

“L’Unione europea è pronta ad adottare tutte le misure necessarie per garantire che la Corte continui a operare efficacemente e ad adempiere al suo mandato indispensabile”, conclude la dichiarazione.

Troye Sivan pubblica il suo quarto album She’s the Best

Milano, 10 ott. (askanews) – L’artista pop internazionale e autore dalla grande forza creativa, Troye Sivan pubblica il suo quarto album in studio, She’s the Best, accompagnato dal nuovo singolo “FF”.

Mentre il singolo “She’s the Best” esplora la femminilità, le donne e tutte le persone di identità femminile che hanno avuto un ruolo importante nella vita di Sivan, “Party” cattura l’euforia e il senso di libertà della notte e della vita notturna. “FF”, invece, si fa più introspettivo, dando voce alla solitudine e al desiderio che si celano dietro i momenti più esplosivi dell’album. Scritta e prodotta insieme a Jack Antonoff, George Daniel, Cirkut, Madison Love, Leland e Jasper Harris, “FF” è una dichiarazione d’amore senza filtri, dedicata al desiderio per qualcuno che ancora non fa parte della nostra vita. Sivan immagina una relazione futura con un uomo che deve ancora incontrare, trasformando l’incertezza e la solitudine dell’attesa in qualcosa di euforico.

“FF” è una canzone d’amore per un uomo che ancora non conosco. O almeno, non credo di conoscere. È la versione di me più pervasa dal desiderio e parla di quanto possa essere solitario amare qualcuno che ancora non è nella tua vita. Potrebbe sembrare una promessa, ma in realtà è un desiderio. – Troye Sivan

Il brano cresce fino ad arrivare alla sua dichiarazione d’amore più diretta: “Io e il mio amore saremo fottutamente insieme per sempre, sono finiti i giorni in cui aspettavo il piacere, cemento e acciaio, come una vera e propria architettura.”

Il video che accompagna il brano, diretto dal suo storico collaboratore Gordon von Steiner, è stato girato a Fire Island e si sviluppa come un ritratto cinematografico e sospeso dell’intimità e del desiderio. Tra le spiagge di Fire Island, gli ambienti più intimi e i momenti di vicinanza tra Sivan e l’uomo al centro della canzone, il film dà vita all’universo di “FF”. Ne emerge un racconto sospeso e onirico, che cattura perfettamente il senso di attesa del brano e quella sensazione di lasciarsi completamente travolgere da una persona che, nella realtà, non è ancora entrata a far parte della vita di qualcun’altro. Fire Island, e in particolare le comunità di Cherry Grove e Fire Island Pines, è da tempo un importante punto di riferimento e di ritrovo per la comunità LGBTQ+, con una storia profondamente legata alla libertà queer, alla creatività e all’espressione di sé. È proprio in questo contesto che il video esplora l’estasi del desiderio, la connessione e l’emozione di tutte le possibilità ancora da vivere.

"Junkie Musik" il nuovo album del producer e dj TY1

Milano, 10 ott. (askanews) – Si intitola “Junkie Musik” il nuovo album di TY1, tra i più riconosciuti e affermati producer e dj della scena hip hop italiana, da sempre protagonista di un percorso musicale che unisce ricerca, tecnica e contaminazione. Il disco già disponibile su tutte le piattaforme digitali per Thaurus in licenza esclusiva M.A.S.T./Believe.

Annunciato attraverso un trailer sui social, “Junkie Musik” continua a raccontare il rapporto viscerale di TY1 con la musica, insieme alla sua necessità di ascoltare, cercare, campionare e produrre. Un’attitudine che porta avanti da sempre e che in questo nuovo progetto torna a essere il punto di partenza.

Il percorso di TY1 comincia giovanissimo, all’interno della scena hip hop italiana, e attraversa oltre tre decenni di musica, collaborazioni e sperimentazione. Si afferma come dj e producer lavorando con alcuni dei protagonisti più importanti del rap italiano e sviluppando un linguaggio personale, capace di muoversi tra hip hop, elettronica e contaminazioni diverse, senza perdere il legame con la cultura da cui è partito.

Con “Junkie Musik”, TY1 costruisce un universo sonoro attraversato da alcune delle voci più rappresentative della scena italiana contemporanea: Noyz Narcos, Guè, Rrari Dal Tacco, Kid Yugi, Marracash, Rkomi, Nerissima Serpe, Ernia, Sayf, Frah Quintale, Gemitaiz, Joshua, Promessa, Macello, G.Mineiro, Ele A, 18K, Rasty Kilo, Flaco G, Caneda, YD Frost, Ivanbi, Kay Carter, JeFlako, R3versal, SKT, Freshmüla. Il disco mette in dialogo generazioni, attitudini e linguaggi differenti, mantenendo sempre al centro la visione di TY1.

Un percorso che era già stato anticipato da “SQUALO 2”, realizzata insieme a Guè e Nerissima Serpe, traccia che chiude la tracklist. Il risultato è un album in cui le diverse personalità degli artisti entrano nell’universo di TY1 e si confrontano con il suo modo di intendere il suono. Una scelta che riflette la sua identità di producer e dj: accogliere stimoli diversi, contaminarli e ricondurli a un linguaggio personale.

Al centro del progetto c’è ancora una volta il suo lato dj: “Junkie Musik” è un disco potente – pensato anche per essere suonato dal vivo e nei club – e attraversato da influenze diverse: hip hop, afro-music, rage, trap, baile funk, phonk e bass music.

È proprio dal rapporto quotidiano e viscerale con la musica che nasce il titolo “Junkie Musik”: TY1 si nutre di suoni come fosse junk food. Un bisogno costante, una vera dipendenza dall’ascolto. Ma il titolo racconta anche il modo in cui oggi consumiamo la musica: velocemente, attraverso skip continui e un flusso di nuove uscite che rende sempre più difficile fermarsi ad ascoltare davvero un album. “Junkie Musik” nasce, in questo senso, quasi in controtendenza. Dietro ogni traccia c’è un lavoro lungo e stratificato: idee sviluppate nel tempo, suoni ricercati, produzioni ripensate e influenze sedimentate negli anni.

Trump ringrazia Putin per l’accordo sul gasolio

Roma, 10 ott. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha ringraziato la Russia per aver accettato di fornire agli Stati uniti milioni di barili di gasolio, sulla base di un accordo raggiunto durante la conversazione telefonica avuta ieri con il presidente russo Vladimir Putin. L’annuncio è stato fatto durante un comizio a Syracuse, nello Stato di New York, dove Trump ha sottolineato l’importanza delle forniture russe per il mercato americano.

“E a proposito, oggi la Russia ha accettato di inviarci milioni e milioni di barili di petrolio, e si tratta di gasolio. È proprio quello di cui abbiamo davvero bisogno. Quindi grazie”, ha dichiarato Trump, accolto dagli applausi dei suoi sostenitori.

Il presidente americano aveva già annunciato che, durante il colloquio telefonico con Putin, era stata raggiunta un’intesa sulle forniture di gasolio dalla Russia agli Stati uniti. Trump non ha fornito ulteriori dettagli sulle quantità concordate né sulle modalità e sui tempi delle consegne.

Brunori Sas e Sanremo: Mi sono divertito, appuntamento entro 2035

Milano, 10 ott. (askanews) – L’emozione dei palazzetti, la magia dei teatri e la sorpresa di Sanremo, Dario Brunori, incontrando i giornalisti dopo lo spettacolo TuttoBrunori, canzoni e monologhi che lo vedrà protagonista nei prossimo mesi in un trionfale tour teatrale già praticamente tutto esaurito, ha parlato della sua esperienza all’Ariston. Partendo e ironizzando sulla sua ritrovata forma, che potrebbe far pensare a un ritorno in riviera ha spiegato.

“Mi si fatto una larva come dice mia mamma, anche se il primo di magrimento è nato per questo, non c’è niente. Non vi posso dire niente, anzi vi posso dire che non c’è niente in questo momento. A Sanremo penso, devo dire la verità, ci penso perché comunque io mi sono divertito quando ho fatto… contro ogni previsione! Ho capito che lo volevo fare come ogni cosa che ti neghi, invece quando l’ho fatto sono stato contento di farlo. Poi è bello perché il pubblico ti sente cantare per la prima volta una canzone dal vivo, quindi per un artista è una cosa incredibile. Quindi si dovrebbe fare…quindi è il 2035…no, no, no sicuramente no, ma anche perché è giusto aspettare, che uno non ma hai fatto uno buono, meglio che…la seconda volta, magari…”.

Schlein insiste: nè ingenui nè deboli, Pd sa qual è il suo ruolo e peso

Firenze, 10 ott. (askanews) – “Nel 2022 siamo andati alle elezioni tutti scombinati e abbiamo regalato una maggioranza parlamentare enorme a chi non era maggioranza nel Paese”, “la generosità e la responsabilità della prima forza di opposizione non va confusa con l’ingenuità o la debolezza, sappiamo qual è il ruolo del Pd nell’alleanza”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein intervistata alla festa del Foglio in corso a Palazzo Vecchio a Firenze.

“Abbiamo già costruito nelle regioni e nei comuni una alleanza che non è contro ma per fare cose, vogliamo metterci a disposizione dell’alleanza” senza la pretesa “autosufficienza” che è “stata un errore”, “ma senza dimenticare che ci sono differenze, nè le dimensioni” dei diversi partiti dell’alleanza progressista.

“E’ difficile essere più divisi di quanto lo è il centrodestra in questo momento” ha concluso la segretaria Dem.