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Calcio, Allegri: "Conte ha fatto benissimo, ora tocca a noi"

Roma, 14 lug. (askanews) – Un palcoscenico speciale per un nuovo inizio. Massimiliano Allegri si presenta da allenatore del Napoli nel luogo simbolo della città, il Teatro San Carlo, e sceglie subito una linea di continuità con il passato: rispetto per Antonio Conte e consapevolezza della responsabilità che lo attende.

“Qui Conte ha fatto benissimo – ha detto il tecnico toscano – sono fortunato perché è la seconda volta che eredito una sua squadra. Spero mi vada bene come quando presi la Juventus dopo di lui. Ha fatto due anni straordinari, ora dobbiamo lavorare per costruire le basi e arrivare a marzo con tutti gli obiettivi ancora raggiungibili”.

Allegri non nasconde l’emozione per la nuova avventura: “Sento orgoglio e responsabilità. Questa presentazione è anche troppo per me. Sono nel teatro più antico del mondo, l’emozione c’è. Napoli è una città pazzesca, passionale”.

Il nuovo tecnico azzurro ha parlato anche della sua filosofia e del rapporto con la società. L’etichetta di allenatore “aziendalista” non lo infastidisce: “Per alcuni è un’offesa, per me è un complimento. L’allenatore deve gestire il patrimonio della società, che sono i giocatori. Oggi la grande sfida, soprattutto in Italia, è essere competitivi e sostenibili. Bisogna essere in sintonia con il club”.

Sul Napoli che verrà, Allegri non ha voluto dare indicazioni rigide sui moduli: “Il calcio è bello perché è opinabile. Abbiamo una rosa forte, giocatori che possono giocare con sistemi diversi. Se ho molti esterni giocherò con gli esterni, ma la cosa più importante sono voglia ed entusiasmo”.

Anche sulla difesa il tecnico mantiene prudenza: “Finché non vedo i giocatori è difficile dire qualcosa. Più è larga la differenza tra gol fatti e subiti, più è facile arrivare agli obiettivi”.

Inevitabile una domanda su Kevin De Bruyne, il grande colpo del mercato azzurro. Allegri sorride: “Fatemelo vedere prima… Sicuramente gioca discretamente bene a calcio”. Poi il presidente Aurelio De Laurentiis interviene ricordando le discussioni tattiche del belga con Conte: “De Bruyne si lamentò con Conte per come lo faceva giocare, ecco perché ti hanno fatto questa domanda”.

Vacanza a Capri per George Clooney e Amal (in abito lungo bianco)

Capri, 14 lug. (askanews) – George Clooney e Amal per la prima volta in vacanza a Capri. La coppia super glamour è stata vista passeggiare sorridente lunedì sera nelle strade dell’isola azzurra e poi salire su un celebre taxi rosso scoperto.

La presenza dell’attore hollywoodiano, in completo grigio, e della moglie, in abito lungo bianco, ha attirato l’attenzione di una piccola folla di curiosi mentre i due prendevano posto sulla caratteristica vettura scoperta di Lorenzo e Paolo De Gregorio, tassisti capresi che da decenni conducono i vip alla scoperta delle bellezze dell’isola.

Venezia83, Leone d’oro alla carriera all’attrice Usa Ellen Burstyn

Roma, 14 lug. (askanews) – È stato attribuito all’attrice statunitense Ellen Burstyn (L’esorcista, Alice non abita più qui, Interstellar) il Leone d’oro alla carriera dell’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia in programma dal 2 al 12 settembre 2026. La decisione è stata presa dal cda della Biennale, che ha fatto propria la proposta del direttore artistico della Mostra, Alberto Barbera.

Ellen Burstyn, che compirà 94 anni il prossimo 7 dicembre, nell’accettare la proposta, ha dichiarato: “Wow! Non solo ho la possibilità di viaggiare in una delle mie città preferite in assoluto in tutto il mondo… ma me ne torno a casa stringendo tra le braccia un Leone d’oro. Il Leone d’oro alla carriera della Mostra del Cinema di Venezia. Mi sento così onorata — così felice — così piena di gratitudine!”.

“Interprete di rara intensità e verità, Ellen Burstyn – ha affermato il direttore Alberto Barbera – ha attraversato oltre cinquant’anni di cinema americano restituendo profondità e complessità a personaggi femminili indimenticabili, capaci di incarnare le contraddizioni e le trasformazioni della donna contemporanea. Rivelatasi con L’ultimo spettacolo di Peter Bogdanovich, ritratto crepuscolare della provincia americana, e consacrata dal successo planetario de L’esorcista di William Friedkin, Burstyn ha conquistato l’Oscar come miglior attrice con Alice non abita più qui di Martin Scorsese, film manifesto sulla riconquista di identità e libertà femminile. Negli anni ha collaborato con alcuni dei più importanti registi dell’epoca: Alain Resnais in Providence, Paul Schrader in Hardcore, Bob Rafelson ne Il re dei giardini di Marvin, Paul Mazurski in Il mondo di Alex e Harry e Tonto, Darren Aronofsky in Requiem for a Dream e Cristopher Nolan in Interstellar, per non citare che alcuni degli oltre 150 film da lei interpretati. Presidente dell’Actors Studio, Burstyn ha fatto della fragilità e della disciplina metodica gli strumenti di una recitazione fondata sulla verità emotiva, sull’ascolto e sulla generosità verso i propri personaggi. La sua arte, capace di illuminare il dolore e la resilienza quotidiana con dignità, ironia e coraggio, resta un modello assoluto di autenticità interpretativa e di impegno civile nel mestiere dell’attrice”.

Il Leone d’oro verrà consegnato a Ellen Burstyn in occasione della proiezione del cortometraggio di Maggie Gyllenhaal Flesh Impact, dedicato a Marilyn Monroe in occasione del centenario della sua nascita, nel quale l’attrice offre l’ennesima, straordinaria prova delle sue non comuni doti d’interprete. Il cast del film include anche Dakota Johnson, Peter Sarsgaard e Sepideh Moafi. Johnson interpreta Marilyn all’apice della sua fama, mentre Burstyn ne interpreta una versione che il mondo non ha mai avuto la possibilità di vedere. Flesh Impact trae il suo titolo da un’espressione un tempo utilizzata per descrivere l’aura di Marilyn Monroe, come apparisse sullo schermo così reale e luminosa da dare agli spettatori la sensazione di poterla toccare.

Caldo, verso picco terza ondata: giovedì "bollino rosso" in 15 città

Roma, 14 lug. (askanews) – Si avvicina rapidamente il picco dell’afa in Italia, nella terza ondata di caldo estremo dell’estate 2026 che sta colpendo la Penisola.

Secondo l’aggiornamento quotidiano dei Bollettini sulle ondate di calore del Ministero della Salute, mentre oggi il “bollino rosso” è previsto “solo” in 4 città (Brescia, Firenze, Perugia e Torino), in 48 ore diventeranno 15.

Giovedì 16 luglio infatti l’allerta massima è prevista a Bologna, Brescia, Cagliari, Campobasso, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Palermo, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Viterbo; “bollino arancione” per altre 5: Bolzano, Milano, Trieste, Venezia e Verona; altre 7 città saranno invece in “bollino giallo”: Ancona, Bari, Catania, Civitavecchia, Messina, Napoli, Reggio Calabria.

Domani, 15 luglio, le città in “bollino rosso” saranno 7: Bologna, Brescia, Firenze, Frosinone, Perugia, Roma, Torino; 11 con “bollino arancione”: Ancona, Bolzano, Cagliari, Campobasso, Genova, Latina, Milano, Pescara, Rieti, Roma e Viterbo; 8 quelle in “giallo”: Bari, Catania, Civitavecchia, Messina, Napoli, Reggio Calabria, Trieste e Venezia.

Secondo la tabella dei livelli di rischio del Ministero della Salute, il “bollino giallo” (livello 1 di pre-allerta) indica condizioni meteorologiche che possono precedere il verificarsi di un’ondata di calore: questo livello non richiede azioni immediate, ma indica che nei giorni successivi è probabile che possano verificarsi condizioni a rischio per la salute; il “bollino arancione” (livello 2) indica condizioni meteorologiche che possono rappresentare un rischio per la salute, in particolare nei sottogruppi di popolazione più suscettibili; il “bollino rosso” (livello 3) indica condizioni di emergenza (ondata di calore) con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche.

Nasce il Premio ANAD, primo riconoscimento promosso dai doppiatori

Roma, 14 lug. (askanews) – Un nuovo riconoscimento per celebrare il valore artistico, culturale e professionale del doppiaggio italiano. L’ANAD – Associazione Nazionale Attori Doppiatori – è al lavoro per la prima edizione del “Premio Nazionale del Doppiaggio ANAD”, un progetto nato per valorizzare l’eccellenza del doppiaggio italiano e promuovere la qualità dell’edizione italiana delle opere audiovisive.

La cerimonia di premiazione si terrà venerdì 15 gennaio 2027 nella sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. L’Associazione ha scelto di annunciare fin da ora il progetto per avviare un percorso di condivisione con il settore e costruire un appuntamento destinato a crescere negli anni.

“Il doppiaggio è un patrimonio culturale del nostro Paese e meritava un riconoscimento che nascesse dall’interno della professione, con uno sguardo autorevole e indipendente”, ha dichiarato Daniele Giuliani, presidente di ANAD. “Un premio del doppiaggio. Per il doppiaggio”, ha aggiunto.

“Da sempre rispettiamo e apprezziamo tutti i premi che negli anni contribuiscono a valorizzare il nostro lavoro, ma adesso sentiamo il bisogno di dare vita a un riconoscimento ufficiale che porti il marchio dell’Associazione e dia voce a chi, ogni giorno, lavora per custodire l’eccellenza del doppiaggio italiano. Non premiamo il film o la serie più bella. Premiamo il doppiaggio migliore”, ha sottolineato Giuliani.

“Il Premio ANAD nasce con un’ambizione precisa: contribuire a rendere la qualità dell’edizione italiana un valore sempre più riconoscibile. Perché il doppiaggio non è un servizio accessorio, ma parte dell’identità stessa di un’opera e dell’esperienza che il pubblico vive in sala o davanti allo schermo. Vogliamo riconoscere il valore di un lavoro collettivo che spesso rimane invisibile, ma che è determinante sia per il risultato finale che per l’emozione che arriva allo spettatore”, ha precisato il presidente.

Saranno prese in esame le opere doppiate e distribuite in Italia nell’ultimo anno. Oltre a valorizzare l’eccellenza dell’edizione italiana, il Premio – spiegano i promotori – si propone di creare un confronto con personalità del cinema e dell’audiovisivo, italiane e internazionali, contribuendo a promuovere una cultura della qualità nel doppiaggio e a valorizzare il ruolo dell’edizione italiana nell’esperienza di visione del pubblico.

“La qualità del doppiaggio non è un dettaglio tecnico. È parte integrante dell’esperienza di visione – ha ricordato Giuliani – è ciò che permette allo spettatore di emozionarsi, di credere ai personaggi, di entrare davvero nella storia”. “In un momento in cui il settore sta vivendo trasformazioni profonde, crediamo sia importante riconoscere e valorizzare il lavoro di chi continua a mettere studio, talento e cura in ogni interpretazione”, ha concluso.

Nei prossimi mesi ANAD presenterà il regolamento, le categorie e la giuria di questa prima edizione, dando progressivamente forma a un progetto destinato a crescere nel tempo con l’ambizione di diventare un punto di riferimento per la promozione del doppiaggio italiano, coinvolgendo il mondo del cinema, della televisione e l’intera industria audiovisiva.

Cinema, studenti di Iliadship a Cinecittà con l’attrice Irene Maiorino

Roma, 14 lug. (askanews) – Il cinema non è solo intrattenimento: è un modo per raccontare il mondo e immaginare nuove prospettive. Questo uno dei temi al centro dell’incontro che ha riunito, negli storici Studios di Cinecittà, l’attrice Irene Maiorino, alias la dottoressa Susy Penna in “I bastardi di Pizzofalcone” o Lila de “L’Amica Geniale”, e i partecipanti di iliadship, il progetto di iliad dedicato agli universitari. Una giornata dedicata alla scoperta dei linguaggi del cinema, delle professioni che lo rendono possibile e delle storie che continuano a trasformare il modo in cui interpretiamo il presente.

Ad ospitare l’incontro Cinecittà, luogo simbolo della storia del cinema italiano e internazionale, dove memoria, creatività e innovazione convivono da quasi novant’anni – che gli Studi compiranno il prossimo anno guardando sempre al futuro e alle possibilità, specie per i più giovani. Qui i partecipanti hanno visitato “Cinecittà si Mostra”, il percorso espositivo permanente che accompagna il pubblico attraverso set, costumi, scenografie, oggetti di scena e installazioni interattive, raccontando il lavoro delle professionalità che danno vita alle produzioni cinematografiche.

A seguire il talk “Davanti e dietro lo schermo: il lavoro di recitazione nel costruire nuovi mondi” con Irene Maiorino, tra le interpreti più apprezzate del panorama italiano, protagonista de “L’Amica Geniale” e “Quasi Grazia”, film sulla vita del Premio Nobel Grazia Deledda. Intervistata da Emanuele Bigi e in dialogo con i giovani universitari, Maiorino ha portato gli studenti dentro il mondo della recitazione, raccontando il percorso che accompagna la nascita di un personaggio, il lavoro sul set e il rapporto tra creatività e tecnologia, alla luce della diffusione dell’intelligenza artificiale. Un momento di confronto che ha mostrato come cinema e serie continuino a cambiare, aprendosi a nuovi modi di raccontare emozioni, idee e il tempo in cui viviamo.

L’incontro si inserisce nella Reunion annuale di iliadship, il progetto con cui iliad sostiene gli universitari in Italia con borse di studio, mentorship, formazione ed esperienze di crescita e ispirazione. In questo contesto, l’incontro con Cinecittà e il mondo del cinema ha permesso agli studenti di toccare con mano come tradizione e innovazione, cultura e tecnologia possano unirsi e generare nuovi linguaggi e forme di racconto.

Iran: il greggio supera 86 dollari per le tensioni su Hormuz, sale anche il gas

Roma, 14 lug. (askanews) – Continuano a risalire questa mattina i prezzi del greggio con il Brent sopra gli 86 dollari al barile, a 86,14 dollari (+3,41%), e il Wti a 80,80 dollari (+3,40%). L’escalation ulteriore tra Iran e Usa, che vede proprio lo Stretto di Hormuz al centro dello scontro, ha fatto aumentare le quotazioni del petrolio, nella convinzione che lo Stretto non tornerà più alla normalità.

Ieri Trump ha parlato dell’ipotesi di introdurre una sorta di pedaggio, pari al 20% del valore delle merci trasportate attraverso Hormuz, da versare agli Usa in cambio di un servzio di scorta, e ha nnunciato il blocco totale dello Stretto per le navi iraniane. Immediata la replica: a controllare lo Stretto è da sempre Teheran che continuerà a farlo. Con gli ultimi rialzi di oltre il 10%, da quando sono inziati i nuovi attacchi reciproci Usa-Iran, è stato annullato un mese di cali del prezzo del petrolio.

In rialzo sul Ttf di Amsterdam anche il prezzo del gas: a circa un’ora e mezza dall’avvio degli scambi, viaggia a quota 52,87 euro a megawattora, +3,11%:

Attentato Nizza, Mattarella: Italia rinnova sua decisa condanna a ogni forma di violenza

Roma, 14 lug. (askanews) – “Nel decennale dell’attentato di Nizza, desidero esprimere, a nome della Repubblica Italiana e mio personale, i sentimenti di partecipazione al dolore delle famiglie delle vittime e di quanti furono colpiti da quel barbaro atto di violenza, frutto di odio fondamentalista. Un’azione tanto più grave perché vilmente intesa a ferire i valori della Repubblica Francese, nella ricorrenza della festa nazionale”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una dichiarazione, diffusa dalla presidenza della Repubblica.

“Il ricordo di quella tragedia, che coinvolse anche nostri connazionali, resta vivo nella coscienza di tutti noi. Le vittime di Nizza appartengono alla memoria comune dei nostri popoli, perché il terrorismo non conosce confini e ragioni, esso è, a tutte le latitudini, minaccia alla vita e alla libertà della persona”, aggiunge.

“Oggi come ieri, l’Italia rinnova la sua decisa condanna a ogni forma di violenza, di intolleranza e di fanatismo. La lotta al terrorismo richiede unità, perseveranza, fiducia reciproca nella difesa della democrazia e dello Stato di diritto. Nel partecipe ricordo delle vittime dell’attentato di Nizza, auspico che la memoria di quell’evento così doloroso rafforzi il condiviso impegno affinché la tolleranza e la pacifica convivenza tra i popoli prevalgano sempre sull’odio e sul rifiuto dell’altro”, conclude.

’Ndrangheta, Meloni: inferto colpo durissimo, lo Stato non si piega

Roma, 14 lug. (askanews) – “Un colpo durissimo quello inferto alla ‘ndrangheta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, con l’impiego di oltre 500 agenti della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri nella grande operazione che ha portato all’arresto di 79 persone, colpendo gli interessi delle cosche. Grazie a chi ogni giorno difende la legalità con coraggio e professionalità. Lo Stato non si piega. La lotta alle mafie è e continuerà a essere una priorità assoluta del Governo”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sui social.

Ines El Gataa: i dati bugiardi e i bias dell’AI

Roma, 14 lug. (askanews) – “L’AI è uno specchio della nostra società. Quindi se la nostra società ha dei bias che siano etnici, religiosi, di genere, l’intelligenza artificale li riprodurrà in maniera esponenziale”. L’AI non è neutrale; è pensata da occidentali per occidentali, soffre di bias, o detto all’italiana, di pre-giudizi. E quando la maneggiamo è utile saperlo. Lo dice Ines El Gataa, matematica con tre nazionalità, italiana, marocchina, irachena nel nuovo podcast della serie “Italiane della Scienza” prodotta da Askanews e ideata da Alessandra Quattrocchi per la rubrica di approfondimenti SGUARDI.

Ines El Gataa ha una formazione statistica, è ricercatrice all’Università di Trieste, lavora nell’ambito dell’intelligenza artificiale fra ricerca, progettazione e divulgazione anche sulla sua pagina Instagram. In un recente post parlava di una ricerca di Harvard che spiega come l’intelligenza artificiale capisca gli americani al 70%, però rappresenti solo il 15% della popolazione mondiale. Perché, spiega El Gataa, “le intelligenze artificiali sono costruite e addestrate in modo da adeguarsi più alle popolazioni diciamo occidentali; cioè, la struttura con cui motori come Chat GPT e gli altri sono abituati a ragionare, è molto più simile alla struttura mentale con cui ragiona una persona che viene dall’Occidente: tendenzialmente molto più individualista, più razionale, basate sul numero”. È anche, aggiunge, un problema di lingua perché i sistemi sono addestrati a “performare” meglio con l’inglese; e siccome il grosso dei dati che esiste in rete già arriva da media o da ricerche occidentali, il cane si morde la coda.

Ma non finisce qui: siamo abituati a considerare “oggettivi” i dati, ma, dice El Gataa, “un numero in realtà non è quasi mai oggettivo, perché dipende dal contesto in cui viene raccolto, da chi viene raccolto, dal tempo appunto in cui viene raccolto; ci sono talmente tante variabili che definire un dato sempre reale è difficile. Rischiamo di poi prendere decisioni – che siano politiche, che siano militari, che siano di qualsiasi tipo – su dati che non sono reali e questo produce bias”.

Esiste un celebre esempio, il caso di Amazon per i CV, in cui il sistema era stato addestrato per selezionare persone simili agli impiegati già esistenti, in prevalenza uomini, “e quindi quando una donna si presentava per la stessa posizione, magari anche a parità di qualifiche, veniva scartata semplicemente perché era donna e il sistema non lo riconosceva”.

E ancora, il “compute divide”: “In sostanza ci sono pochi Stati o comunque poche aziende appartenenti a pochi Stati che detengono il monopolio di tutti i modelli che utilizziamo, e poi tutti gli altri che invece semplicemente possono limitarsi ad utilizzarli. Costruire un modello di intelligenza artificiale richiede tantissime risorse: che siano computazionali, quindi chip, server; che siano energetici; o che si tratti di cervelli, cioè avere un bacino di persone che sviluppino questi sistemi. Le menti sono l’ultimo dei problemi paradossalmente, anche nel sud del mondo ce ne sono tantissime. Il problema appunto è l’accesso alle risorse prime o alle materie; Nvidia, che è americana, è importantissima perché ha il monopolio della creazione di quelle che sono le materie prime per creare quelli che poi sono i modelli. Quindi chi ha l’accesso a Nvidia ha la capacità di crearsi i suoi modelli. Chi invece non ce l’ha naturalmente non può farlo, e questo è una leva politica e anche economica enorme per gli Stati Uniti”.

Raccontando la sua storia, El Gataa ricorda, “sono sempre stata appassionata al mondo della matematica, e all’università me ne sono totalmente innamorata. I miei genitori sono in Italia da tantissimi anni, hanno preso la cittadinanza che io mi pare avessi otto nove anni. Personalmente non ho mai visto così tanta forza come quella delle donne immigrate che sono venute in Italia, perché naturalmente immigrare si porta dietro una serie di conseguenze veramente pesanti – in fondo stai andando in un Paese che non parla la tua lingua, non conosce la tua cultura, spesso e volentieri ne ha anche un’idea negativa. Mia madre a 25 anni ha deciso di mollare tutto quello che aveva per cercare anche un futuro migliore per me, perché io appunto crescessi sulle sue spalle. E per me essere italiana vuol dire anche portarmi tutto il background dei miei genitori, quindi non rinunciare, ma in realtà accrescere quello che significa essere italiana”.

E tuttavia, di tutte le etichette che è facile applicarle – donna, musulmana, italiana, marocchina, irachena, scienziata, donna che porta il velo – “quella che mi crea più problemi” conclude El Gataa, “è sicuramente l’essere musulmana in Italia”.

Per i disabili negli enti lirici "cambiamo il contratto nazionale"

Roma, 14 lug. (askanews) – Nei teatri d’opera italiani, gli artisti disabili non hanno diritto d’accesso. Eppure, dice il regista lirico Stefano Vizioli, i corpi sono sempre una opportunità, e l’arte non ha confini. Anche gli ausili, dalle stampelle alle sedie a ruote, possono diventare strumenti di scena.

“La creatività è sicuramente stimolata; lanciare stampelle o fare i matti con la carrozzina… non sarà certo una carrozzina che ci ferma” dice Vizioli, anzi: “Non mi fanno paura le carrozzine né le stampelle né le cecità; trovo sempre nella difficoltà una opportunità, anche per me, per vedere se io per primo ho il coraggio di sfruttarle”. L’intervista appare in un video social realizzato dalla musicista Marianna Monterosso, con l’obbiettivo di puntare i riflettori sull’esclusione degli artisti che hanno problemi fisici – e in particolare sulla norma del contratto collettivo negli enti lirico sinfonici che blocca strumentisti, cantanti di coro e solisti.

Vizioli, musicista prima che regista, ha passato una vita intera nei teatri di tutto il mondo a mettere in scena l’opera e si è prestato alla campagna per lottare contro le discriminazioni in scena. “L’artista non ha barriere” dice. “Il carismo o ce l’hai o non ce l’hai, e il regista deve intuirlo. Ho lavorato con corpi bellissimi, ma immobili come menhir”.

Insomma: in Italia Itzakh Perlman, uno dei più grandi violinisti viventi, colpito da piccolo dalla poliomelite, non sarebbe nemmeno arrivato a suonare in orchestra. Non è un male solo italiano: il baritono tedesco Thomas Quastoff, affetto da focomelia, protagonista di una carriera stellare come cantante di Lieder, da ragazzo si vide negare l’ingresso al conservatorio di Hannover. Ma erano gli anni Settanta.

Monterosso, soprano prima di essere fermata da un tumore, oggi direttrice di coro e compositrice, spiega che le difficoltà in Italia “dipendono anche dal contratto nazionale per gli enti lirico sinfonici. L’articolo 2 infatti prevede l’idoneità fisica al lavoro, ma questo viene spesso interpretato non solo come ‘idoneità a svolgere la mansione di suonare o cantare’. Uno strumentista o artista attualmente non può accedere ai bandi di concorsi e alle audizioni a cause della dicitura ‘esente da difetti fisici o imperfezioni’. Basterebbe modificare l’articolo due e fare una specifica sull’effettiva idoneità alle mansioni che si intende svolgere”.

Questo autunno, riprendono le trattative per il rinnovo del contratto nazionale per gli artisti negli enti lirico-sinfonici. Il contratto firmato nel 2024 (tra l’altro riferito al triennio 2019-2021, quindi già scaduto al momento della firma) è stato un rinnovo di ristoro economico; il resto del testo è ancora quello di 20 anni fa (il Teatro alla Scala e l’Accademia di Santa Cecilia, invece, hanno avuto già il loro rinnovo con un contratto separato in quanto Fondazioni a statuto speciale).

Chissà se sarà la volta buona per cancellare finalmente una discriminazione fuori tempo e fuori luogo per orchestrali e coristi. E magari anche per rendere accessibili i nostri teatri, che presentano – anche per gli artisti ospiti – barriere insormontabili, dal salire in palcoscenico ad accedere alla buca d’orchestra.

“Le difficoltà più grosse che ho incontrato in 48 anni sui palchi dove ho recitato e nei teatri sono legate alle barriere architettoniche” dice Sergio Ciccarelli, baritono e attore, nel video social di Monterosso. “Nel 95, diciamo anche nel 99% dei casi, le barriere architettoniche le trovi; mi è capitato di dover stare sul palco dalle tre del pomeriggio fino a mezzanotte perché c’erano barriere architettoniche invalicabili”, cioè sormontabili solo con un aiuto esterno, la gentile disponibilità di qualcuno a sopperire.

“Se non ci sono le possibilità di arrivare alla sala prove, se non c’è ancora una legge, un sistema, un’attrezzatura che rende possibile fare le cose e non farle cadere dall’alto, come se fosse una concessione…” osserva ancora Stefano Vizioli. “È vero che abbiamo teatri del Seicento e del Settecento, ma ormai da tutte le parti si trova il modo di eliminare le barriere architettoniche”. In Italia, a dispetto delle leggi sull’accessibilità, troppo spesso ancora no.

’Ndrangheta, blitz della Dda di Reggio Calabria: 79 arresti

Milano, 14 lug. (askanews) – Vasta operazione antimafia all’alba di oggi della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Oltre 500 uomini della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 79 persone, indagate a vario titolo per associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, estorsione, rapina e reati in materia di armi, aggravati dal metodo mafioso e dall’agevolazione della ‘ndrangheta.

L’inchiesta, coordinata dalla Dda reggina, ha colpito le storiche cosche De Stefano, Tegano e Condello, oltre ad altre articolazioni criminali operanti nel territorio reggino, alcune delle quali dedite in particolare al narcotraffico.

Dei 79 destinatari delle misure cautelari, 73 sono stati condotti in carcere mentre per altri sei sono stati disposti gli arresti domiciliari.

Le indagini hanno consentito di ricostruire gli interessi economici delle organizzazioni criminali, facendo emergere il controllo esercitato in diversi settori illeciti, dal traffico di sostanze stupefacenti alle estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori.

“Un colpo durissimo quello inferto alla ‘ndrangheta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, con l’impiego di oltre 500 agenti della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri nella grande operazione che ha portato all’arresto di 79 persone, colpendo gli interessi delle cosche. Grazie a chi ogni giorno difende la legalità con coraggio e professionalità. Lo Stato non si piega. La lotta alle mafie è e continuerà a essere una priorità assoluta del Governo”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sui social.

Nuova ondata di caldo africano: oltre 40 gradi in Sardegna

Milano, 14 lug. (askanews) – Il 14 luglio ricorre l’anniversario della storica “Presa della Bastiglia” ma in questi giorni, in realtà da quasi un mese, Parigi è ostaggio di un’altra forza inarrestabile: è stata letteralmente “Presa dal Caldo africano”. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, ricorda infatti che nella capitale francese i termometri hanno abbondantemente superato i 40 gradi (toccando i 40,9°C lo scorso 24 giugno) e ancora oggi sfiorano questi numeri eccezionali. Se facciamo un salto indietro di 237 anni, al 14 luglio del 1789, scopriamo una realtà climatica sideralmente distante. Grazie alle precise registrazioni meteorologiche di Thomas Jefferson, sappiamo che il giorno della Rivoluzione Francese faceva addirittura fresco: una tipica giornata di maltempo estivo, con 16°C al mattino e appena 22°C nel pomeriggio. Niente a che vedere con la fornace odierna.

Ed è proprio dalla Francia che questa terza ondata di calore si sta riversando sull’Italia come avvenuto nelle precedenti due, a fine maggio e metà giugno. Nel nostro Paese, l’anticiclone ha già preso possesso della Sardegna con valori che ricalcano quelli transalpini, ma il culmine della canicola verrà raggiunto tra giovedì 16 e venerdì 17 luglio. Ecco i picchi attesi durante l’apice della fiammata: in Sardegna arriveremo a toccare i 44°C nelle zone interne, ad Oristano 41°C, a Terni, Foggia e Caltanissetta 40°C, a Firenze 39°C con Roma a 38°C e Milano a 36°C.

A fare da cornice a questa ondata opprimente sarà un paesaggio tipicamente sahariano. Un’ingente quantità di sabbia in sospensione renderà a tratti i nostri cieli lattiginosi e color ocra. Questo fenomeno porterà con sé effetti contrastanti, due buone notizie e una cattiva: la polvere in quota regalerà tramonti cromaticamente molto suggestivi e, schermando in parte i raggi solari, riuscirà ad abbassare le temperature massime diurne di circa 1°C.

La cattiva notizia è che di notte, questa stessa coltre di sabbia si comporterà come una vera e propria coperta. Intrappolando i raggi infrarossi emessi dalla superficie terrestre, impedirà la dispersione del calore, rendendo le nostre notti ancora più afose e appiccicose. La domanda che tutti si pongono è: quando finirà, e a che prezzo? Al momento, i modelli intravedono una leggera flessione dell’alta pressione tra il prossimo sabato e domenica. Questo cedimento strutturale potrebbe innescare una rinfrescata, ma il rischio di violenti nubifragi è altissimo, specialmente sul Nord-Est e in generale sulla Pianura Padana.

Tuttavia, abbiamo imparato a nostre spese durante questo 2026 che la parola “rinfrescata” ha ormai perso il suo significato originario. Dopo i forti temporali, le temperature scenderanno di 4-5 gradi, un calo importante ma che ci manterrà comunque inchiodati sui 33-34°C. In pratica, usciremo dal fuoco per restare nel bollore. E, purtroppo, le tendenze a lungo termine non lasciano ben sperare anche se necessitano ovviamente di una conferma: dal 24 luglio potrebbe infatti affacciarsi la quarta ondata di calore, con proiezioni che indicano temperature persino superiori a quelle attuali. D’altronde, come recita il detto, non c’è due senza tre, e il quattro vien da sé.

La cruda realtà è che stiamo perdendo il senso della misura stagionale. Se uniamo i puntini, ci accorgiamo che stiamo vivendo un’unica, infinita ondata di calore da maggio a settembre, con medie stabili di 37-38°C, interrotta solo da fugaci temporali e da pause a 33-34°C. Non è più un’Estate mediterranea: è un clima nordafricano. Ed è un incubo da cui sembra impossibile svegliarsi.

Incendi boschivi in Francia: 59 persone arrestate in tutto il Paese

Roma, 14 lug. (askanews) – Cinquantanove persone sono state arrestate in tutta la Francia con l’accusa di aver provocato incendi boschivi, deliberatamente o accidentalmente. Lo ha dichiarato il ministro dell’Interno francese, Laurent Nunez.

“Tra le 59 persone arrestate ci sono 30 adulti e 29 minorenni. I loro profili sono molto diversi: alcuni sono recidivi, altri hanno agito per negligenza e altri ancora per pura stupidità”, ha dichiarato Nunez all’emittente televisiva France 2.

Delle 59 persone arrestate, sette sono attualmente in custodia cautelare in attesa della decisione del tribunale, dopo aver ammesso di aver appiccato volontariamente gli incendi.Gli incendi boschivi stanno devastando la Francia nel contesto di un’ondata di caldo estremo. Alla fine di giugno, il servizio meteorologico nazionale aveva emesso il livello massimo di allerta per il caldo in 72 dei 96 dipartimenti della Francia metropolitana, stabilendo un nuovo primato. Le temperature si sono avvicinate ai 40 gradi e, in alcune zone, hanno persino superato questa soglia.

Calcio, in 90.000 accolgono la Norvegia al rientro a Oslo

Roma, 14 lug. (askanews) – Una festa da ricordare, degna di un titolo mondiale anche se il trofeo non è arrivato. La Norvegia è stata accolta da circa 90mila tifosi al rientro dai Mondiali 2026, dove ha scritto la pagina più importante della propria storia calcistica raggiungendo per la prima volta i quarti di finale della competizione.

Le strade di Oslo si sono colorate di rosso, blu e bianco fin dall’arrivo della squadra. Dopo l’atterraggio, il pullman della nazionale ha attraversato la città tra due ali di folla, con migliaia di sostenitori che hanno sventolato bandiere e indossato le maglie della selezione scandinava per rendere omaggio ai protagonisti dell’impresa.

Il momento più suggestivo della serata si è consumato nella piazza davanti al Palazzo Reale, dove si è svolta la tradizionale “Viking Row”, la caratteristica celebrazione che richiama il gesto dei rematori vichinghi. A guidare cori, tamburi e vogate simboliche è stato il principe ereditario Haakon, che ha partecipato personalmente alla festa insieme ai giocatori e ai tifosi.

“È semplicemente incredibile vedere tutto il sostegno che riceviamo e quanto l’intero Paese sia dalla nostra parte. Tanta gioia, sorrisi e buon umore. È davvero fantastico”, ha dichiarato il capitano Martin Ødegaard all’emittente pubblica NRK, ringraziando i norvegesi per l’affetto dimostrato alla squadra.

Tra gli episodi più curiosi della giornata c’è stato quello che ha visto protagonista Erling Haaland. L’attaccante del Manchester City è stato immortalato mentre scendeva dall’aereo con in mano uno “Whiskey Raccoon”, un procione imbalsamato che regge una bottiglia di whisky, suscitando sorpresa e divertimento tra fotografi e tifosi. Il centravanti ha poi preso parte al ricevimento organizzato dal re Harald V in onore della nazionale, scegliendo però di non partecipare alla successiva festa di piazza.

Iran, Lula accusa Trump: su Hormuz fa il pirata

Roma, 14 lug. (askanews) – Il presidente brasiliano Luiz Inßcio Lula da Silva ha accusato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump di comportarsi come un pirata per la proposta di imporre un pagamento sulle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz, una delle principali rotte mondiali per il trasporto del petrolio.

“Trump ha pubblicato un messaggio dicendo che libererà lo stretto, ma che per ogni nave che vi passerà il proprietario del petrolio dovrà pagargli il 20%. Un tempo questo si chiamava pirateria”, ha affermato Lula durante una visita all’Istituto Mauß di Tecnologia, nello Stato di San Paolo.

“Un Paese importante come gli Stati Uniti, che per molto tempo ha combattuto la pirateria, non può ora trasformarsi in un pirata”, ha aggiunto il presidente brasiliano.

“Lo Stretto di Hormuz è una sua responsabilità, non era chiuso. Non è stato il Brasile a inventare la guerra contro l’Iran. Il Brasile ha sparato un solo colpo? No. Il Brasile ha ucciso qualcuno? No. È stato lui a inventare questa guerra”, ha dichiarato, riferendosi a Trump.

Il presidente ha quindi difeso le misure adottate dal governo brasiliano per contenere le conseguenze economiche del conflitto, tra cui i sussidi destinati a controllare il prezzo dei carburanti.

Secondo Lula, l’obiettivo è impedire “che qualcuno finisca in una situazione di insicurezza alimentare a causa della guerra del signor Trump”.

Le dichiarazioni sono arrivate durante una visita all’Istituto Mauß di Tecnologia, che sta conducendo test sull’etanolo e sul biodiesel per sviluppare miscele di carburanti meno inquinanti.

Ue, Kallas: convocheremo l’ambasciatore russo per i cyberattacchi

Roma, 14 lug. (askanews) – L’Unione europea convocherà il rappresentante russo presso l’Ue in relazione alla campagna di cyberattacchi attribuita a Mosca. Lo ha annunciato l’Alta rappresentante europea per la politica estera Kaja Kallas.

Lunedì l’Ue ha imposto sanzioni contro nove persone e quattro organizzazioni, accusate di essere legate alla Russia e di aver partecipato ad attacchi informatici contro l’Ucraina e alcuni Paesi dell’Unione.

“Si tratta del più ampio pacchetto di sanzioni informatiche mai adottato dall’Ue. L’Unione europea convocherà inoltre un rappresentante russo presso l’Ue per la campagna informatica di Mosca”, ha dichiarato Kallas durante una conferenza stampa. Anche il ministro degli Esteri olandese Tom Berendsen ha convocato l’ambasciatore russo all’Aia per le accuse riguardanti alcuni attacchi informatici. Secondo il portale Nu.nl, la Russia è accusata di aver violato telecamere private a circuito chiuso collocate lungo le rotte utilizzate per il trasporto di equipaggiamenti militari.

La ministra degli Esteri finlandese Elina Valtonen ha a sua volta annunciato la convocazione dell’ambasciatore russo Pavel Kuznetsov.

“La Finlandia condanna le attività informatiche ostili della Russia e l’abuso dell’ecosistema cyber”, ha affermato Valtonen.

L’onda lunga del populismo: cronaca di una Repubblica in cerca di risposte

Il vuoto che ritorna

Nel 1981, anno in cui Giovanni Spadolini divenne il primo esponente laico a guidare un governo della Repubblica, il democristiano Adolfo Sarti scriveva: “Dal divano di Montecitorio l’osservatore contempla i movimenti del Palazzo. E aspetta… i tempi della crisi e la conseguente stagione di vuoto, che qualcuno, prima o poi, dovrà colmare”. Un’immagine perfetta: qualcuno che guarda il Palazzo vacillare, sapendo che il vuoto, in Italia, non resta mai vuoto a lungo.

Era l’analisi di una democrazia in piena transizione. Alle spalle restavano la ferita della vicenda Moro e il fallimento della “solidarietà nazionale”; davanti, il “Preambolo” del 1980, con cui la DC aveva sancito l’esclusione del PCI da ogni ipotesi di maggioranza. Un sistema che scivolava così verso la fine di un’epoca, soprattutto dopo la morte di Enrico Berlinguer nel 1984.

Erano, del resto, gli anni del riflusso: dopo le tensioni ideologiche e la conflittualità degli anni Settanta, nel paese emergeva un maggiore disinteresse per il pubblico e la politica. Ma quella disaffezione crescente verso il sistema dei partiti, per tutto il decennio trovò ancora uno sbocco “istituzionale”: fu Bettino Craxi – insieme ad Andreotti, Forlani e De Mita, tra i registi della stagione del “Pentapartito” – a incanalarla dentro le stanze del Palazzo, non contro di esse, pur tra tanti limiti.

Fu un argine provvisorio: negli anni Novanta il vuoto tornò ad aprirsi e da allora sono arrivate, una dopo l’altra, forze apertamente antipolitiche.

 

Dal qualunquismo ai nuovi populismi

È una legge non scritta della politica italiana. Quando il sistema si incrina, qualcuno arriva a occupare lo spazio libero. Passano i decenni, cambiano gli attori, ma il copione tende a ripetersi.

Il primo a scriverlo fu Guglielmo Giannini con il suo Fronte dell’Uomo Qualunque: uno sfogo contro la politica, contro le caste e le ideologie, in nome di un ceto medio disorientato dalla guerra appena finita. Durò poco, il qualunquismo: fu la DC di De Gasperi ad assorbirne gran parte della spinta e a farla rientrare nell’alveo del sistema. Ma quel movimento inventò una postura destinata a tornare sempre: l’antipolitica che si fa politica.

Riapparve tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, quando Tangentopoli spazzò via la “Prima Repubblica” e la Lega di Bossi occupò le macerie con un linguaggio nuovo – il federalismo, “Roma ladrona” – ma la stessa grammatica di sempre: un centro corrotto contro una periferia onesta. A differenza del qualunquismo, però, la Lega mise radici e sopravvisse, riconvertendosi più volte fino al sovranismo di Salvini.

Poi arrivò il 2008, la grande crisi, e con essa il Movimento 5 Stelle: nessuna base territoriale, nessuna lunga gestazione, solo il “Vaffa Day” di Grillo e un linguaggio nuovo, quello della Rete. Nel giro di pochi anni diventò il primo partito italiano, cavalcando insieme la sfiducia nella politica e quella, più cupa, nelle istituzioni economiche ed europee.

Fratelli d’Italia racconta invece un vuoto diverso: non quello del sistema, ma quello interno al centrodestra. Restando fuori dai governi Conte II e Draghi, Meloni raccolse nel 2022 i consensi di chi si sentiva tradito dagli alleati di governo, e diventò la prima premier donna della storia repubblicana.

 

Il ciclo che non si interrompe

Oggi il nome è Vannacci: eletto con la Lega alle europee del 2024, vicesegretario del Carroccio nel 2025 – e infine, a febbraio 2026, in rottura con Salvini per fondare Futuro Nazionale e in modalità sorpasso. Ottant’anni dopo Giannini, la stessa parabola torna a bussare.

Al netto del fatto che, nella competizione per il consenso, quasi tutti i partiti dell’attuale panorama politico presentano tratti populisti, c’è un elemento che spiega perché questo ciclo non si esaurisca mai davvero: ogni volta che una forza politica modera i propri toni per le esigenze dell’azione di governo, una parte del suo elettorato più radicale non accetta quella mediazione e si rivolge a chi propone una versione più intransigente dello stesso messaggio. È esattamente ciò che sta accadendo oggi: Vannacci raccoglie consensi puntando su temi come l’immigrazione, l’identità e l’insofferenza verso l’Europa, a differenza di altre forze della stessa area politica che, confrontandosi con l’esercizio del potere, hanno dovuto moderare le proprie posizioni.

Restano, certo, differenze profonde tra questi episodi perché il qualunquismo, agli albori della Repubblica, fu una fiammata, oggi il discorso è molto più complesso. Ma il meccanismo di fondo, quello sì, resta lo stesso: in Italia i vuoti si aprono, e qualcuno, prima o poi, arriva sempre a colmarli, mentre l’osservatore – con la flebile speranza che un giorno possa ritornare la Politica – resta seduto sul divano ad aspettare il prossimo.

Senza Europa siamo fuori dal mondo. Ma quale Europa, di grazia?

Ecco, appunto: siamo tutti d’accordo, in coro, con la mano sul cuore e lo sguardo commosso rivolto a Bruxelles — senza l’Europa siamo fuori dal mondo. Bellissimo slogan. Da stampare su una tazza, magari accanto a un cuoricino con le dodici stelline. Peccato che nessuno si prenda mai la briga di chiedersi quale Europa stiamo evocando con tanta commozione, come se il nome bastasse a garantirne il contenuto, un po’ come chiamare “ristorante gourmet” una tavola calda solo perché ha le tovagliette di carta color crema invece che a quadretti.

Perché di Europe, a ben guardare, ce ne sono almeno due, e non si assomigliano affatto. C’è l’Europa-contabile, quella che tira le somme a fine trimestre e si commuove solo davanti a uno spread che scende di due punti base. E c’è, da qualche parte, forse ibernata in un cassetto di Palazzo Berlaymont insieme ai vecchi trattati mai applicati, un’altra Europa: quella che un tempo si permetteva il lusso di avere delle idee. Indovinate quale delle due prende più aerei privati per i vertici.

 

L’Europa del PIL: la fortezza con la calcolatrice

Prendiamo l’Europa che conosciamo meglio, quella vera, quella che vediamo in azione ogni santo giorno: l’Europa-PIL. Un’entità meravigliosa il cui unico vero dogma teologico è la crescita economica, e il cui secondo comandamento, appena sotto, recita più o meno così: “proteggerai i tuoi confini da qualunque cosa possa disturbare il primo comandamento”. Semplice, elegante, quasi commovente nella sua coerenza.

Guardatela all’opera: di fronte a una crisi migratoria, la risposta non è mai “chi siamo noi, che valori vogliamo incarnare”, ma piuttosto “quanto ci costa, e come lo teniamo fuori dal grafico”. Si negoziano accordi con governi discutibili pur di delegare all’esterno il fastidio, si finanziano muri (chiamati sempre con nomi più eleganti — “infrastrutture di frontiera”, “sistemi di gestione integrata”, mai muri, Dio non voglia che la parola suoni antica quanto la cosa che descrive), e si applaude soddisfatti quando i numeri degli arrivi scendono, come se fossero le vendite di un trimestre andato male e poi corretto.

È l’Europa del “non possiamo permettercelo” applicato con zelo commovente a sanità, istruzione, ricerca, cultura — e con altrettanto zelo dimenticato quando si tratta di sussidi a settori strategici o salvataggi bancari. Perché, si sa, il pragmatismo europeo ha una geometria molto variabile: rigidissimo con i deboli, flessibilissimo con i forti. Un liberismo severo per i cittadini, un assistenzialismo generoso per le imprese di sistema. Applausi.

E badate bene, non sto dicendo che l’economia non conti. Sarebbe stupido negarlo, e persino irresponsabile. Il punto è un altro: quando il PIL diventa l’unico orizzonte semantico attraverso cui si legge la realtà, tutto il resto — diritti, cultura, solidarietà, visione del mondo — si trasforma in un costo accessorio, una voce di bilancio da tagliare alla prima congiuntura sfavorevole. Provate a chiedere a un ministero delle finanze cosa vale, in termini di PIL, la dignità umana. Vi risponderanno con un sorriso paziente, come si fa con i bambini che fanno domande ingenue.

 

L’altra Europa, quella che (a quanto pare) fa paura

Poi c’è l’Europa che potrebbe rilanciare temi forti. Quella che, invece di limitarsi a difendersi, propone. Quella che ha in tasca — se solo la tirasse fuori — una storia lunghissima di idee che hanno cambiato il mondo: i diritti dell’uomo, lo stato di diritto, il welfare, persino l’idea stessa che la pace tra nazioni si costruisce con le istituzioni e non solo con gli eserciti. Roba da niente, insomma.

Questa Europa, quando compare, lo fa con un tempismo studiatamente pessimo: un discorso commosso al Parlamento, una risoluzione non vincolante, una dichiarazione di intenti firmata da ventisette persone che poi, tornate a casa, faranno esattamente il contrario perché il loro elettorato locale la pensa diversamente. È l’Europa dei grandi propositi e delle attuazioni evanescenti, capace di firmare manifesti solenni sulla transizione ecologica e poi litigare per mesi sulla curvatura regolamentare di un cetriolo, con lo stesso trasporto emotivo.

Eppure — ed è qui che casca l’asino, o meglio, casca l’Europa — proprio quando prova a rilanciare qualcosa di forte, qualcosa che vada oltre lo spread e il deficit, apriti cielo. Diventa improvvisamente “burocrazia ideologica”, “tecnocrazia moralista”, “Bruxelles che vuole dirci come vivere”. Come se difendere lo stato di diritto o proporre una politica migratoria fondata sui diritti fosse un capriccio da salotto intellettuale, mentre proteggere i confini a colpi di accordi con regimi poco raccomandabili fosse, quello sì, pragmatismo puro, sano realismo, roba da adulti.

Notevole, no? Il coraggio politico europeo si misura a fasi alterne: fortissimo quando si tratta di imporre parametri di bilancio agli stati membri più fragili, timidissimo quando si tratta di imporre principi comuni sui diritti fondamentali. Strano paradosso di un continente capace di grande fermezza sui numeri e di altrettanta vaghezza sui princìpi costitutivi che dice di rappresentare nel mondo.

 

Il grande equivoco della “difesa dei confini”

E qui arriviamo al cuore pulsante, o forse dovremmo dire al cuore contabile, della questione. L’Europa-PIL ama definirsi “protettiva”. Protegge i mercati, protegge le filiere, protegge — soprattutto — i confini. Ma protegge da cosa, esattamente? Dai pericoli, certo, sempre dai pericoli. Peccato che il concetto di “pericolo” venga applicato con una selettività quasi artistica: pericolosissimi i migranti in fuga da guerre e carestie, assai meno pericolose le crisi climatiche che quelle stesse guerre e carestie contribuiscono a generare; pericolosissima la concorrenza cinese su acciaio e pannelli solari, assai meno pericolosa la dipendenza energetica da fornitori tutt’altro che democratici, purché il prezzo del gas resti ragionevole. Pronta a irrigidirsi su un decimale di deficit di uno stato membro, ma stranamente rispettosa e concentrata a fare buon viso quando a bussare sono i grandi della terra: con Trump che detta le condizioni commerciali come si fa con un socio di minoranza, e Putin che resta, nonostante tutto, l’interlocutore con cui prima o poi si finisce sempre per trattare. Con i piccoli, mano ferma. Con i giganti, tanta comprensione.

Insomma, un’Europa che si comporta come un condominio benestante che installa telecamere sofisticate al cancello ma lascia le finestre spalancate sul retro, perché tanto da lì passano solo gli interessi di chi conta davvero. Una fortezza dalle mura solidissime verso i deboli e porosissime verso i forti. Geniale strategia difensiva, complimenti all’architetto.

 

E allora, quale Europa vogliamo?

Delle due l’una, viene da dire, con tutta la sarcastica semplicità del caso. O ci teniamo l’Europa-ragioniere, quella che calcola tutto tranne il proprio significato, che sa a menadito il rapporto debito/PIL di ogni stato membro ma balbetta quando le si chiede per cosa, esattamente, dovrebbe stare in piedi oltre che per far quadrare i conti. Oppure proviamo, con tutto il coraggio che manca, a immaginare un’Europa che rilanci davvero — non a parole, non nei preamboli dei trattati mai applicati, ma nei fatti — i temi che l’hanno resa, un tempo, qualcosa di più di un mercato comune con la bandiera blu: i diritti, la solidarietà, una politica estera che non sia il pallido riflesso di quella americana, una transizione ecologica non negoziata al ribasso ogni volta che un lobbista bussa alla porta giusta.

Certo, resta il sospetto — legittimo, per carità — che questa seconda Europa sia più facile da scrivere in un editoriale sarcastico che da costruire davvero, tra ventisette governi, altrettanti interessi nazionali e un’opinione pubblica sempre più stanca di promesse. Anche i più convinti sostenitori di un’Europa “dei valori” ammettono, se sono onesti, che la coesione economica resta la condizione materiale senza cui nessun ideale sopravvive a lungo: niente PIL, niente risorse per finanziare diritti, welfare, transizione. E chi difende con più convinzione l’Europa-fortezza risponderebbe, non del tutto a torto, che senza confini presidiati e stabilità economica qualunque discorso sui grandi valori resta un esercizio retorico per convegni.

Ma proprio per questo la domanda resta scomoda, e va posta senza sconti: continuiamo a raccontarci che “senza Europa siamo fuori dal mondo”, magari va bene, ma sarebbe onesto, almeno una volta, specificare di quale Europa stiamo parlando prima di intonare in coro l’ennesimo inno alla sua imprescindibilità. Perché tra proteggersi e proporre, tra calcolare e credere in qualcosa, la differenza — checché se ne dica nei comunicati stampa — resta enorme. E il mondo, quello vero, fuori dai grafici, sta a guardare quale delle due Europe deciderà, finalmente, di presentarsi.

I criteri del Presidente della Repubblica. L’esempio di Mattarella

Il tempo della riflessione, non del toto-Quirinale

Il prossimo Presidente della Repubblica sarà eletto, dal Parlamento, nel febbraio del 2029. Ripeto, febbraio 2029. Ma, stranamente e curiosamente, se si leggono i quotidiani in questi giorni sembra che l’elezione dell’inquilino del Colle sia ormai questione di giorni. Intendiamoci. Parliamo dell’incarico istituzionale e politico più importante del nostro paese. Quindi è del tutto comprensibile che se ne parli. Però, se vogliamo anche essere onesti intellettualmente, non possiamo non sottolineare che per oltre 2 anni e mezzo abbiamo, e per fortuna, ancora un Presidente della Repubblica. E, lo dico senza alcuna piaggeria, abbiamo ancora un grande Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Ora, però, e per restare al vivace dibattito che è decollato in queste settimane – legando l’esito delle prossime elezioni politiche del 2027 alla scelta del futuro Capo dello Stato – credo sia anche e soprattutto opportuno indicare alcuni criteri che storicamente dovrebbero sempre accompagnare e caratterizzare il comportamento e il profilo del Presidente nel corso del suo mandato istituzionale. Comportamento e profilo che non sempre sono stati cristallini e trasparenti dal secondo dopoguerra in poi.

 

Terzietà e capacità di unire il Paese

Innanzitutto, essendo il più alto magistero istituzionale e politico del nostro paese, è indubbio che la terzietà e l’imparzialità politica sono e restano gli ingredienti fondamentali dell’inquilino del Colle. Non può esserci un Presidente politicamente schierato e di parte. Sarebbe la negazione del ruolo stesso del Presidente della Repubblica, anche come è previsto dalla Costituzione.

In secondo luogo, e forse è l’aspetto più importante, non può essere un figura politicamente “divisiva”. E, al riguardo, non è indifferente il percorso politico del candidato – o dei candidati – alla Presidenza della Repubblica. Per restare alla stagione della cosiddetta seconda repubblica, cioè la fase che si è aperta dopo la fine della Dc e lo scoppio di tangentopoli, come sarebbe possibile avere un Capo dello Stato che sino al giorno prima della sua elezione ha passato il suo tempo a demolire o a criminalizzare politicamente la parte avversa alla sua? Non faccio nomi e cognomi perchè sono noti a tutti, almeno a quelli che seguono il chiacchiericcio sui possibili candidati nei vari organi di informazione. Del resto, come potrebbe essere accettato da tutti un Capo dello Stato che ha lanciato strali, anche violenti, contro la parte politica che ritiene una sua irriducibile nemica? Sarebbe, appunto, un controsenso anche perchè più che un elemento di unità di tutto il paese sarebbe una figura fortemente destabilizzante e di profonda divisione. Politica e culturale. E forse anche istituzionale. Ecco perchè il percorso politico concreto e pregresso del candidato al Colle non è una variabile indipendente ai fini della sua credibilità e della sua autorevolezza politica, culturale, morale e istituzionale.

In terzo luogo deve essere una personalità con la P maiuscola. Non si vuole, dicendo questo, fornire giudizi sui singoli. Ma è indubbio che il profilo – politico, culturale, professionale, istituzionale e anche umano – del candidato al Colle non può non essere preso in seria considerazione. È pur sempre il riferimento a cui guardano tutti gli italiani e, di conseguenza, il mondo intero.

 

Il custode della Costituzione e lesempio di Mattarella

In ultimo, ma non per ordine di importanza, il Presidente della Repubblica è la figura più autorevole nel far rispettare, in qualsiasi momento e in qualunque occasione, i principi e i valori contemplati nella Carta Costituzionale. Detto con parole ancora più semplici, chi guarda al Presidente riconosce la Costituzione e chi pensa alla Costituzione incrocia il Presidente. Tertium non datur, come si suol dire.

Ecco perchè quando si parla del Presidente della Repubblica, si pensa anche e soprattutto a questi criteri. Ma, per essere ancora più chiari e comprensibili quando si parla, e giustamente, del profilo del Presidente della Repubblica, possiamo dire tranquillamente che l’attuale Capo dello Stato, Sergio Mattarella, conserva e trasmette quotidianamente attraverso il suo alto magistero istituzionale tutti gli elementi che dovrebbero sempre caratterizzare il comportamento del Presidente della Repubblica. Ed è proprio per questa ragione che Sergio Mattarella è, da 11 anni, non solo la figura istituzionale più stimata e più popolare del nostro paese, ma anche la persona che gode della più alta fiducia del popolo italiano. Perchè Mattarella, appunto, ha saputo incarnare concretamente il miglior profilo che deve avere il Presidente della nostra Repubblica.

David, la Rivoluzione dipinta: quando l’arte racconta la nascita della Francia moderna

La Bastiglia e gli ideali della Rivoluzione

14 luglio 1789: presa della Bastiglia. La rivolta di un popolo indigente ed affamato che prende d’assalto la fortezza-prigione, massimo simbolo del dispotismo dell’Ancien Règime. Così inizia clamorosamente la Rivoluzione Francese, un sommovimento sociale storico destinato a dare poi il via all’era napoleonica, esattamente il 9 novembre 1799, giorno del colpo di Stato del 18 Brumaio.

“Libertè, Egalité, Fratenité”, valori fondamentali che hanno sempre conservato, fino ai giorni nostri, un significato etico-sociale universale, simboli indissolubili di un concetto democratico di vita individuale e collettiva, che s’intrecciano per la costruzione di una vita migliore e per consentire agli individui di esprimersi ed agire senza subire soprusi, ossia rivendicando il diritto ad una giustizia eguale per tutti nonché ad una esistenza fondata sulla unità, solidarietà e fratellanza tra i cittadini.

A quei tempi, le arti visive, in particolar modo la pittura, narravano gli eventi, raccontando, a volte anche crudelmente, drammatici fatti di cronaca, fonte preziosa per cercare spunti di riflessione storica.

Su questo tema non si può dimenticare il contributo dato da Jacques-Louis David.

 

Il Giuramento della Pallacorda: manifesto della nuova Francia

L’autore eseguì l’opera-manifesto Il Giuramento della Pallacorda (1791), un dipinto mai concluso che celebra il momento fondante dell’Assemblea Nazionale del 1789, nel quale sono immortalati gli atteggiamenti eroici di neo-deputati determinati a scrivere una nuova Costituzione. Era il 20 giugno e nella sala della Pallacorda a Versailles i rappresentanti del Terzo Stato, autoproclamandosi membri dell’Assemblea Nazionale, giurarono solennemente che avrebbero formulato quel basilare atto costitutivo. Il quadro fu commissionato dal “Club dei Giacobini”. L’autore lo aveva concepito come un enorme manifesto corale – pieno di particolari allegorici e politici – di notevole dimensione: dieci metri per sette.

Al centro spicca la figura del primo Presidente dell’Assemblea Jean-Sylvain Bailly nell’atto del giuramento. La struttura ha una prospettiva di stampo neoclassico. La luce che illumina il Bailly è di rimando cinquecentesco, senza mai superare la classicità a favore di movimentate circolarità. Una luce solare entra dalla finestra situata sulla sinistra. Sono raggi quasi “profetici”, spirituali, una sorta di “annunciazione di una nuova nascita”. Alla luce si aggiunge una folata di vento (il vento della rivoluzione), aria nuova che si diffonde nell’ambiente, circonda i soggetti rappresentati, s’insinua tra decine di braccia che creano modularità spaziali, creando alternanze tra mani rivolte in varie direzioni, costruendo un collegamento iconografico, incroci vettoriali e creazione di un tutt’uno… la nuova Francia.

In primo piano l’autore ritrae il curato Grégoire e il certosino Dom Gerle in procinto di abbracciarsi, testimoni di una forte unione che supera barriere ideologiche e la divisione tra Clero e Terzo Stato.

Il dipinto non fu mai portato a termine per vari motivi contingenti e soprattutto per l’avvento del Terrore. Molti dei protagonisti ritratti da David vennero ghigliottinati. L’opera del grande artista fu poi considerata scomoda. Anche per questo, probabilmente, rimase allo stadio di bozzetto.

Altro celebre quadro-emblema eseguito da David è La morte di Marat (1793), ricordo dell’assassinio (13 luglio 1793) del rivoluzionario ad opera di Charlotte Corday.

 

La morte di Marat: il martirio della Rivoluzione

In quest’opera l’artista – spinto da profondi impulsi emozionali, dettati da una trascinante ideologia, a tratti in contrasto con la ferrea posizione accademica neoclassica – sembra sentimentalmente superare la barriera dell’estetica perfetta, rivolgendo fugaci sguardi lungo la strada romantica dell’emozione, tra tensioni interiori che relazionano il cuore con la mente. Egli affronta il tema del rapporto vita-morte e del superamento di quest’ultima.

Un ritratto dal forte realismo emotivo di un uomo che si trasforma in martire della Rivoluzione, ucciso mentre utilizzava la vasca come una scrivania, costretto da una grave malattia di dermatite a lunghi bagni terapeutici. David fu incaricato dalla Convenzione Nazionale di dipingere un memoriale del suo amico. In tal modo, l’artista lo rende eterno. Un’immagine che prelude alla fotografia-verità, reportage di fatti accaduti.

La penna che Marat non vuole lasciare (ultima speranza di vita) e trattiene tra le dita, il calamaio (in cui attingere per avere più forza), il foglio (nel quale manifestare il proprio altruismo) sono tutti mezzi, “armi pacifiche” che l’intellettuale usa per diffondere pensieri e supportare la lotta per una società migliore. Il braccio sfiora il pavimento, posizionandosi tra la scritta del suo nome ed il coltello insanguinato lasciato a terra da colei che l’ha ucciso così brutalmente. Una figura che rimanda alla mente iconografie della tradizione cristiana, come alcune deposizioni di Cristo realizzate da autori precedenti e manifesta parallelismi con il sacrificio di Gesù (si veda la ferita aperta sul costato).

Il soggetto occupa la parte inferiore del quadro, mentre quella superiore è un nero indefinito, leggermente illuminato lateralmente da una luce dorata, che si proietta sul corpo senza forzatura, quasi un pulviscolo diffuso. Si percepiscono gli studi tanto amati da David sul chiaroscuro del Caravaggio, ossia la luce che il grande artista proiettava sui soggetti (si veda la Deposizione). E poi si colgono singolarità di forme scultoree michelangiolesche (tra tutte, la Pietà).

David isola il dramma trasformandolo in una scena sacra, universale, ma allo stesso tempo sin troppo vera, terrena, che non riesce a staccarsi dall’oggettività del vissuto, nonostante la scritta simile ad una iscrizione sulla lapide “A Marat, David”. Un breve messaggio come inno alla libertà, uguaglianza e fraternità.

Quel treno per Taranto

Lo specchio inaccettabile della Questione Meridionale

C’è un treno che va oltre i binari. È il Frecciarossa Roma-Taranto, prima soppresso e poi ripristinato soltanto grazie all’intervento economico della Regione Puglia. Una vicenda che potrebbe apparire marginale nella cronaca dei trasporti italiani, ma che in realtà racconta molto di più: racconta il persistente divario tra Nord e Sud, la fragilità dei diritti di cittadinanza nel Mezzogiorno e l’incapacità del Paese di considerare lo sviluppo territoriale come una questione di Bene Comune.

Taranto è diventata negli anni il simbolo di una contraddizione nazionale. Per decenni la città ha pagato un prezzo altissimo in termini di salute, ambiente e qualità della vita in nome di interessi economici considerati strategici per l’intero Paese. Eppure, quando si tratta di garantire servizi essenziali, infrastrutture moderne e collegamenti efficienti, quella stessa città sembra improvvisamente diventare periferia, margine, problema locale.

La soppressione del collegamento ferroviario veloce è stata vissuta da molti cittadini come l’ennesimo segnale di una marginalizzazione che dura da troppo tempo. Non è soltanto una questione di mobilità. Un treno collega persone, opportunità, lavoro, studio, investimenti, relazioni. Quando un territorio perde connessioni, perde anche possibilità di sviluppo.

 

Le risorse e la misura dellequità

I numeri richiamati dalla Rete Civica Meridionale sono particolarmente significativi: tra il 2016 e il 2023, a fronte dell’obbligo di destinare al Mezzogiorno il 34% degli investimenti in conto capitale, successivamente elevato al 40%, ne sarebbe stato assegnato poco più del 21%, con una differenza stimata in circa 77 miliardi di euro. Se questi dati trovassero piena conferma nelle sedi istituzionali, non saremmo di fronte soltanto a un problema economico, ma a una questione di equità nazionale.

Ma oggi non basta più rivendicare maggiori risorse. Occorre anche interrogarsi su come vengono utilizzate e quali effetti producono concretamente sulla vita delle persone. Una infrastruttura, un servizio ferroviario, una struttura sanitaria o un investimento pubblico non possono essere valutati esclusivamente sulla base dei costi sostenuti o delle opere realizzate. La domanda centrale dovrebbe essere: quanto contribuiscono a migliorare la qualità della vita delle comunità, a ridurre le disuguaglianze territoriali, a favorire l’accesso ai diritti fondamentali?

 

Il Bene Comune come criterio di valutazione

In questa prospettiva, il Bene Comune non può limitarsi a essere un principio ispiratore delle politiche pubbliche, ma deve diventare un criterio concreto di valutazione. Per questo diventa sempre più necessario affiancare agli indicatori economici tradizionali strumenti capaci di misurare l’impatto umano e sociale delle decisioni pubbliche. Non basta sapere quanti chilometri di ferrovia sono stati costruiti; occorre comprendere se quei collegamenti hanno ridotto l’isolamento dei territori, aumentato le opportunità per i giovani, migliorato l’accesso alla salute, all’istruzione e al lavoro.

Un territorio che perde collegamenti non perde soltanto infrastrutture: perde relazioni, opportunità e capacità di generare Bene Comune.

La Questione Meridionale, quindi, non riguarda soltanto la distribuzione delle risorse, ma anche la capacità di valutare se le scelte pubbliche contribuiscano effettivamente a costruire sviluppo umano, coesione sociale e Bene Comune.

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: meno infrastrutture, minore accesso ai servizi, maggiore difficoltà nel garantire il diritto alla salute, opportunità lavorative ridotte e una continua emigrazione giovanile che impoverisce il capitale umano del Sud.

 

LHumanization Impact Framework

È proprio questa la sfida di nuovi approcci valutativi come l’Humanization Impact Framework (HIF), che propone di osservare e misurare quanto servizi, infrastrutture e politiche pubbliche siano realmente orientati alla persona, alla partecipazione, all’inclusione e alla generazione di valore sociale. Un collegamento ferroviario come il Frecciarossa Roma-Taranto non rappresenta soltanto una questione di trasporto: è un indicatore della capacità di un territorio di essere connesso alle opportunità del Paese e di garantire pari dignità ai propri cittadini.

Ma la Questione Meridionale non può essere affrontata soltanto attraverso la lente delle risorse finanziarie. Serve un cambio di paradigma culturale. Occorre tornare a considerare i territori non come aree da compensare occasionalmente, ma come comunità da valorizzare. L’umanizzazione delle politiche pubbliche significa proprio questo: mettere al centro la persona, i suoi diritti, la sua dignità e la possibilità concreta di vivere nel luogo in cui è nata senza essere costretta a partire per mancanza di opportunità.

In questa prospettiva, il Bene Comune non coincide con la somma degli interessi individuali né con la semplice crescita economica. Il Bene Comune si realizza quando ogni cittadino può accedere in condizioni di equità ai servizi essenziali, alla mobilità, alla salute, all’istruzione e al lavoro, indipendentemente dalla regione in cui vive.

Una Rivoluzione Gentile per il futuro del Paese

Il caso del treno per Taranto diventa allora uno specchio.

Riflette una domanda che l’Italia non può più rinviare: è accettabile che nel 2026 esistano ancora cittadini di serie A e cittadini di serie B in base alla collocazione geografica?

La risposta non può essere la protesta sterile né la contrapposizione territoriale.

Può essere, invece, quella che la Rete Civica Meridionale definisce una “Rivoluzione Gentile”: una mobilitazione civica fondata sulla partecipazione, sulla responsabilità e sulla richiesta di politiche realmente orientate alla coesione nazionale.

Perché quel treno non riguarda soltanto Taranto. Riguarda l’idea stessa di Italia che vogliamo costruire: un Paese che divide o un Paese che connette. Un Paese che lascia indietro i territori più fragili o un Paese che riconosce nella loro crescita una condizione indispensabile per il futuro di tutti.

 

FareRete InnovAzione BeneComune APS promuove la cultura del Bene Comune attraverso attività di formazione, progettazione sociale e partecipazione civica, favorendo reti di collaborazione tra cittadini, istituzioni, imprese e Terzo Settore per contribuire allumanizzazione della società e allo sviluppo dei territori.

Nuovi attacchi Usa contro l’Iran. "Nel mirino" anche un sito segreto nucleare

Roma, 13 lug. (askanews) – Sono partiti nuovi attacchi militari Usa contro l’Iran. Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha scritto su X che “oggi, alle 16:45 (ora della costa orientale), il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dato il via alla terza notte consecutiva di attacchi contro l’Iran, su ordine del Comandante in Capo. Questi attacchi continueranno a infliggere gravi perdite alle forze iraniane e a comprometterne la capacità di attaccare civili innocenti e navi mercantili nello Stretto di Ormuz”.

Secondo Al Jazeera la TV di Stato iraniana ha riferito di esplosioni nella città-porto di Bandar Abbas (sulla costa sud dell’Iran, nel Golfo Persico) e sull’isola di Kish, al largo della costa meridionale dell’Iran.

Era stato lo stesso presidente USA Donald Trump in una intervista radiofonica con il conduttore Hugh Hewitt, ad anticipare che gli Stati Uniti avrebbero sferrato un attacco “molto duro” contro l’Iran “stasera e domani”, aggiungendo che anche il sito segreto iraniano chiamato in codice “Pickaxe Mountain” (montagna del piccone) sarebbe un “possibile bersaglio per un bel colpo bello grosso”.

“Li colpiremo con grande forza stasera e li colpiremo con forza domani e non c’è un bel niente che possano fare al riguardo. Non hanno nulla. Non hanno nulla se non la bocca larga… Ho avuto modo di conoscerli, e sono completamente fuori di testa” è un regime di “fanatici”, ha detto Trump, affermando poi che il sito di Pickaxe Mountain è ancora nel mirino: “Lo teniamo d’occhio… probabilmente daremo un’occhiata a Pickaxe relativamente presto”.

“Il Memorandum d’intesa” che aveva portato al cessate il fuoco tra Usa e Iran “era una sorta di prova” per Teheran “e loro non l’hanno rispettata”, ha detto Trump: “Era una prova. Non lo sapevamo. I protocolli d’intesa, quando hai a che fare con dei farabutti, non valgono granché… era una specie di prova, e loro non c’erano. Non hanno rispettato la prova”.

Intanto – riporta ancora Al Jazeera citando “una dichiarazione diffusa dall’emittente statale IRIB – anche l’esercito iraniano ha affermato di aver sferrato un attacco con droni contro obiettivi militari statunitensi in Kuwait. L’esercito di Teheran, spiega l’emittente, “ha dichiarato di aver lanciato dei droni contro un sistema missilistico Patriot statunitense, serbatoi di carburante, una torre di guardia, un deposito di munizioni e sistemi di comunicazione”. La Marina iraniana avrebbe pure lanciato missili da crociera contro una “nave nemica del nemico Stati Uniti”, sempre secondo quanto riportato dall’emittente statale iraniana IRIB, che cita una fonte militare anonima.

Consob, Guido Stazi sarà presidente: domani attesa la nomina in Cdm

Roma, 13 lug. (askanews) – Il Governo scioglie il nodo della Consob. Secondo quanto si apprende il consiglio dei ministri in programma domani dovrebbe nominare Guido Stazi alla presidenza della commissione nazionale per le società e la Borsa.

Stazi è segretario generale dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato dall’8 marzo 2022. In precedenza, sempre in Agcm è stato responsabile del comitato valutazioni economiche. E’ stato anche capo di gabinetto dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (2005-2012) e segretario generale della Consob (2013-2017).

Iran, Trump: colpiremo con grande forza stasera e domani

Roma, 13 lug. (askanews) – In un’intervista radiofonica con il conduttore Hugh Hewitt, il presidente USA Donald Trump ha detto che gli Stati Uniti sferreranno un attacco “molto duro” contro l’Iran “stasera e domani”, aggiungendo che il sito segreto iraniano chiamato in codice “Pickaxe Mountain” (montagna del piccone) è un “possibile bersaglio per un bel colpo bello grosso”.

“Li colpiremo con grande forza stasera e li colpiremo con forza domani e non c’è un bel niente che possano fare al riguardo. Non hanno nulla. Non hanno nulla se non la bocca larga… Ho avuto modo di conoscerli, e sono completamente fuori di testa” è un regime di “fanatici”, ha detto Trump, affermando poi che il sito di Pickaxe Mountain è ancora nel mirino: “Lo teniamo d’occhio… probabilmente daremo un’occhiata a Pickaxe relativamente presto”.

Per Meloni sfida a ‘roulette’ preferenze. "Mi aspetto compattezza centrodestra"

Roma, 13 lug. (askanews) – Il leitmotiv, peraltro sin dagli albori della discussione sulla legge elettorale, è che la pratica è nelle mani del Parlamento. Ma se è vero che il governo formalmente ne è rimasto fuori, non c’è spettatore più interessato di Giorgia Meloni di ciò che accadrà da domani nell’aula della Camera. Non soltanto perché è stato su suo impulso che Fratelli d’Italia ha portato gli alleati ad abbracciare, non sempre con entusiasmo, un modello proporzionale con premio di maggioranza. Ma soprattutto perché è stata lei, dopo aver ottenuto il via libera sull’impianto complessivo, a non voler rinunciare alle preferenze. Una questione di coerenza rispetto a quanto sempre dichiarato, ovvero la contrarietà verso le liste bloccate, ma anche un modo per non prestare il fianco all’attacco ‘da destra’ di Roberto Vannacci. E tuttavia quello che all’inizio sembrava più un modo di piantare una bandierina, ovvero l’idea di presentarlo, pur sapendo che non sarebbe passato, per “non perdere la faccia”, a questo punto per la premier è diventato una questione dirimente.

Ed è quello che in più occasioni ha spiegato agli alleati di governo, sebbene ottenere conferme delle interlocuzioni tra i leader del centrodestra su questo tema specifico vada contro la narrazione che vuole la decisione esclusivamente affidata nelle mani del Parlamento. Tuttavia, ogni tentativo di presentare un testo condiviso è andato a vuoto e alla fine la proposta di modifica è stata avanzata soltanto da Fratelli d’Italia, Noi moderati e Udc. Lo schema prevede che domani, in contemporanea alle 12, si riuniscano i gruppi parlamentari della maggioranza per stabilire un orientamento di voto. E quello che i meloniani si aspettano è che l’esito degli incontri sia positivo. E’ il compromesso che è stato trovato per nascondere le divisioni. Ma non solo. I leader di Forza Italia e Lega, infatti, hanno messo in conto che sbilanciarsi a favore dell’emendamento, con una firma dei propri partiti in calce, avrebbe esposto oltremodo alle critiche la loro guida, specialmente in caso di showdown. Meloni però – viene spiegato – avrebbe chiaramente detto agli alleati di aspettarsi una prova di compattezza dalla maggioranza, a prescindere dal fatto che sull’emendamento ci si esprima con voto segreto oppure no. Non è forse un caso quindi che Matteo Salvini, dopo giorni passati a mostrare disinteresse per l’argomento legge elettorale, abbia deciso di mandare un messaggio. “Io – dice – sono sempre stato eletto sia in Europa sia nel Comune di Milano con le preferenze e quindi per quello che mi riguarda, non sarebbe un problema”.

Nelle varie riunioni avute a livello di sherpa, i meloniani hanno cercato peraltro di far passare il concetto che il sistema scelto – quello che prevede preferenze con capolista bloccato – difficilmente avrà un peso su Forza Italia e Lega che, per ragioni di percentuali di consenso, potrebbero sostanzialmente già stabilire a priori i nomi dei propri eletti.

Il voto sulla proposta, che potrebbe arrivare già domani in serata, resta tuttavia una roulette perché, la storia insegna, non c’è nessuna legge più di quella elettorale su cui la disciplina di partito fatica a fare presa. “Per la prima volta dall’inizio della legislatura l’esito del voto dell’aula non può essere scontato”, ammette un meloniano dell’inner circle. Il rischio che la maggioranza vada in frantumi, dunque, è reale. E certamente avrebbe sul prosieguo della legislatura un effetto devastante. E questo, assicura chi ci ha parlato, Giorgia Meloni lo avrebbe messo in chiaro con gli alleati.

L.elettorale, da domani alla Camera i tre giorni decisivi per la riforma

Roma, 13 lug. (askanews) – Iniziano domani i tre giorni decisivi per il destino della legge elettorale voluta dal centrodestra: un sistema proporzionale con premio di maggioranza, indicazione del premier e liste bloccate. Dopo quasi tre settimane dal via libera in Commissione, infatti, l’appuntamento è alle 14 in aula alla Camera per il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità. E già in serata potrebbero arrivare i voti più attesi e temuti: quelli sugli emendamenti che introducono le preferenze. Da sempre un pallino della premier Giorgia Meloni, pensate anche per superare il tema della dubbia costituzionalità delle liste bloccate così come concepite dall’attuale testo, le preferenze continuano a dividere la coalizione di governo che dovrà misurarsi innanzitutto con la proposta di modifica firmata Fdi, Noi Moderati e Udc depositata oggi allo scadere del termine per gli emendamenti.

La proposta – un capolista bloccato e una lista di sei nomi tra i quali esprimere fino a tre preferenze di genere alternato – in campo da diversi giorni, nonostante contatti febbrili e infinite riunioni dei cosiddetti sherpa, non ha convinto Fi e Lega che domani decideranno nelle rispettive assemblee di gruppo convocate alle 12 a Montecitorio la linea da tenere in aula. Sia nel partito di Antonio Tajani che in quello di Matteo Salvini non c’è unanimità intorno al tema quindi è probabile che non si arrivi a una convergenza palese sull’emendamento degli alleati. Se prevarrà la fedeltà alla coalizione, però, dipenderà anche dalla modalità con cui si andrà al voto.

Dalla maggioranza escludono che i venti deputati (o in alternativa un capogruppo) necessari a chiedere il voto segreto possano essere di centrodestra, si dà per scontato che la richiesta arrivi dalle opposizioni che però stanno ancora studiando la strategia da tenere in aula. Strategia che vorrebbe essere unitaria anche se già oggi l’intento di non presentare altri emendamenti in aula è stato vanificato dalla mossa di M5s che ha depositato una proposta alternativa con preferenze, premio di maggioranza ridotto, soppressione del listone e dell’indicazione del premier. A battersi per l’introduzione delle preferenze anche Futuro Nazionale con Vannacci che ha presentato un proprio emendamento.

Sono poco più di 200 le proposte di modifica da esaminare, tante – quasi tutte quelle all’articolo 1 – quelle sulle quali si può richiedere il voto segreto. Preferenze o meno, la riforma elettorale, già modificata tre volte dalla maggioranza durante l’esame in commissione, cambierà nuovamente con l’approvazione degli emendamenti unitari presentati dalla maggioranza: quelli che prevedono il voto ai fuori sede che da almeno nove mesi siano domiciliati per lavoro, studio o cura lontano dalla propria residenza previa registrazione entro il 31 dicembre in un elenco; quello sulla riduzione delle circoscrizioni Estero che diventano due alla Camera e una al Senato. Sul tavolo anche un’altra proposta di tutto il centrodestra, pensata in alternativa all’emendamento sulle preferenze, che prevede l’obbligo per i candidati nel listone legato al premio di maggioranza di candidarsi nella posizione di capilista nei collegi plurinominali: una disposizione pensata nella prospettiva di un vaglio della Consulta, particolarmente sensibile alla scarsa riconoscibilità dei candidati.

Sia domani che dopodomani è prevista la seduta notturna. I tempi sono contingentati per un totale di 22 ore di dibattito che dovrebbero esaurirsi al massimo giovedì pomeriggio anche se ai deputati di maggioranza è stata chiesta una presenza “eventuale” anche per venerdì mattina. Per la battaglia dell’aula sono precettati tutti, ministri compresi.

Mafia, Meloni: Capaci concepita per intimidire Stato, ma portò gente a reagire

Roma, 13 lug. (askanews) – Dopo la strage di Capaci è stato “chiaro a tutti che Cosa nostra non era un’invenzione, non era qualcosa d’astratto, non era qualcosa di leggendario, era reale ed era disposta a tutto per portare avanti il disegno criminale e sovversivo che aveva immaginato e cioè affermare che era più forte dello Stato, che poteva piegare le istituzioni ai propri biechi interessi, che il suo potere non conosceva limite e che quindi nessuno avrebbe potuto mettersi di traverso”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, partecipando a Palermo alla cerimonia dello svelamento della Fiat Croma su cui viaggiavano i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo.

“Giovanni Falcone – ha aggiunto – era stato uno dei primi magistrati a portare la mafia in tribunale, che significa soprattutto darle un nome, che significa processarla, che significa dire che si poteva combattere quel male. Lo ha fatto senza paura, senza paura di fare i nomi e cognomi, senza paura di inchiodare i mafiosi alle loro responsabilità, senza paura di denunciare anche la cappa di omertà che aveva fino a quel momento protetto crimini e affari, di sbattere in faccia all’opinione pubblica verità che altrimenti sarebbero state taciute. Ed è evidente che quindi per Cosa Nostra il giudice Falcone meritava una punizione esemplare, la più feroce la più violenta perché quella punizione doveva essere un monito e doveva essere un messaggio. Nessuno poteva sfidare la mafia. Solo che in quel caso Cosa nostra ha fatto un enorme errore di valutazione perché quella strage che era concepita per intimidire lo Stato e piegare la coscienza degli italiani produsse l’effetto diametralmente opposto, portò la gente a reagire, migliaia di cittadini che decisero di non voltarsi più dall’altra parte e nacque così una nuova consapevolezza civile, la consapevolezza per cui combattere la mafia diventava una responsabilità condivisa, non era più solo compito delle forze dell’ordine” e “non era solamente compito dei magistrati che pure ringraziamo per il lavoro che continuano con coraggio e con dedizione a portare avanti. Da quel dolore prese forza una mobilitazione che ha cambiato per sempre il rapporto tra gli italiani e la mafia perché gli italiani compresero esattamente allora che ognuno aveva la sua responsabilità in questa battaglia”, ha sottolineato la premier.

Calcio, Dybala prolunga con la Roma fino al 2027

Roma, 13 lug. (askanews) – Paulo Dybala e la Roma proseguono la loro avventura insieme. “Questa storia continua come volevamo tutti. Sono contento di fare un’altra stagione qui, poter difendere la maglia della Roma per me è un privilegio”. Sono queste le parole di Paulo Dybala, attaccante della Roma, con cui l’argentino accoglie il rinnovo di contratto firmato con la società giallorossa fino al 30 giugno 2027. “Ci sono state tante cose che mi hanno portato a rimanere qua, per me è un grandissimo onore. Sono contento di essere ancora qui con voi, di rivedervi all’Olimpico, in trasferta e quando suonerà quella musica (l’inno della Champions, ndr), ci guarderemo e saremo molto orgogliosi di ciò che stiamo facendo nelle notti europee”, conclude l’argentino rivolgendosi ai tifosi. Dybala, arrivato nella Capitale nel 2022 e che finora ha messo a segno 45 gol in 139 presenze, continuerà quindi a vestire la maglia giallorossa anche in questa stagione.

Nove dischi di platino per l’album Tutta Vita di Olly

Milano, 13 lug. (askanews) – L’album Tutta Vita (Epic Records/Sony Music Italy) di Olly ha conquistato oggi il nono disco di platino confermando il grande successo del disco, che si aggiunge al quarto disco di platino ottenuto la scorsa settimana da Balorda Nostalgia, brano vincitore della 75ª edizione del Festival di Sanremo. Con questi ultimi traguardi, Olly ha totalizzato durante la sua carriera 40 certificazioni complessive, di cui 30 dischi di platino e 10 dischi d’oro.

Sono inoltre sold out le date di Bologna allo Stadio Dall’Ara il 19 giugno e di Milano allo Stadio San Siro il 23 giugno del primo tour negli stadi Olly Stadi 2027 – prodotto e organizzato da Magellano Concerti – con otto date e 250 mila biglietti venduti.

Con 9 dischi di platino Tutta Vita è l’album più ascoltato del 2025, in Top 10 della classifica FIMI NIQ da 89 settimane con 24 certificazioni complessive, di cui 22 dischi di platino e 2 dischi d’oro. Il disco è un progetto capace di raccontare le esperienze e i sentimenti condivisi da un’intera generazione, ma che resta al tempo stesso profondamente intimo, perché riflette il percorso di crescita che l’artista ha condiviso con la sua famiglia di amici in dodici mesi intensi di emozioni. L’album – insieme alla sua riedizione Tutta Vita (Sempre) – ha ottenuto 30 certificazioni complessive, di cui 25 dischi di platino e 5 dischi d’oro. I brani certificati disco di platino sono Balorda Nostalgia (quattro volte disco di platino), Per Due Come Noi (triplo platino), Questa Domenica (doppio platino), Devastante (triplo platino), Scarabocchi (doppio platino), Depresso Fortunato (disco di platino) e Quei Ricordi Là (disco di platino). Hanno invece conquistato il disco d’oro i brani Così così, È Festa, A Noi Non Serve Far L’amore, I Cantieri Del Giappone e A Squarciagola.

Il 10 luglio è uscito in digitale l’album Tutta Vita – Live (Stadio Luigi Ferraris) che contiene l’intera scaletta dei tre concerti sold out di Tutta Vita, prodotti e organizzati da Magellano Concerti, che hanno visto tornare Olly nella sua Genova gli scorsi 18, 20 e 21 giugno. L’album restituisce la forza viscerale e coinvolgente della dimensione live, dando spazio anche alla componente più intima del concerto, ovvero il set acustico, uno dei momenti più emozionanti dello show, in cui Olly si circonda della sua band e dei suoi amici di sempre per ripercorrere insieme le tappe più significative della sua storia musicale. Il formato in tiratura limitata cd e vinile contiene le versioni live delle tracce di Tutta Vita (Sempre) e sarà disponibile dal 31 luglio in vinile e CD per chi lo ha preordinato.

Il successo di Olly è stato confermato anche dai live: nel corso del 2025 e del 2026 Olly è stato protagonista di una lunga serie di concerti tutti sold out tra club (Lo rifarò, lo rifaremo Tour), palazzetti (Tutta Vita Tour), l’Ippodromo SNAI di Milano e de Il gran finale tour, con cui si è esibito allo Stadio Luigi Ferraris di Genova per le tre date evento tutte sold out di Tutti a casa con oltre 90 mila spettatori riaprendo alla musica il Luigi Ferraris dopo 22 anni dall’ultimo appuntamento live (Vasco Rossi – 20 giugno 2004). Con Il gran finale, conclusosi con le ultime date del 30 giugno al Rock in Roma (sold out) e del 3 luglio alla Reggia di Caserta, Olly ha portato a termine un anno di live che ad oggi ha coinvolto 500 mila spettatori.

Inoltre sul palco del Ferraris, durante la prima serata di Tutti a casa, Olly ha sorpreso il suo pubblico con l’annuncio del suo primo tour negli stadi previsto nell’estate del 2027 prodotto e organizzato da Magellano Concerti, con 250 mila biglietti venduti e già due date SOLD OUT a Milano e Bologna. OLLY STADI ’27 è, infatti, il nuovo imperdibile viaggio live che porterà Federico l’11 giugno a Trieste allo Stadio Nereo Rocco (data zero) e proseguirà a Torino all’Allianz Stadium il 16 giugno, a Bologna allo Stadio Dall’Ara il 19 giugno (sold out), a Milano allo Stadio San Siro il 23 giugno (sold out), a Roma il 28 giugno allo Stadio Olimpico, per poi proseguire a Bari il 3 luglio allo Stadio San Nicola, a Messina il 6 luglio allo Stadio Franco Scoglio, e infine a Padova l’11 luglio con la data conclusiva allo Stadio Euganeo. I biglietti per le date del tour sono già disponibili su TicketOne e nei circuiti di vendita e prevendita tradizionali

Iran, Trump reintroduce il blocco navale, vuole il 20% sulle merci

New York, 13 lug. (askanews) – L’8 luglio scorso, a margine del summit della Nato in Turchia, lo aveva segnalato. Oggi il presidente americano lo annunciato: gli Stati Uniti hanno reintrodotto il blocco navale nello Stretto di Hormuz sulle navi dirette verso o in partenza dai porti iraniani. “Stiamo reintegrando il blocco iraniano, così chiamato perché impedisce solo alle navi o ai clienti dell’Iran di entrare o uscire”, ha scritto Donald Trump in un post su Truth Social.

Descrivendo come già fatto in un’intervista a Fox News, gli Usa come “l’angelo custode” della via d’acqua, il leader Usa ha aggiunto che “per una questione di giustizia, verrà rimborsato, al tasso del 20% su tutto il carico spedito, per tutti i costi necessari a svolgere il lavoro di garantire sicurezza e protezione in questa parte del mondo molto volatile. Il processo e la formazione inizieranno immediatamente”.

Imposto il 13 aprile scorso, il blocco navale era stato rimosso il 18 giugno, all’indomani della firma di un accordo ad interim tra Usa e Iran. Le tensioni recenti con Teheran, innescate da attacchi a navi commerciali nello Stretto di Hormuz, hanno portato alla sua nuova entrata in vigore.

L’Ue verso la restrizione dell’accesso ai social media sotto i 13 anni

Bruxelles, 13 lug. (askanews) – La Commissione europea proporrà dopo l’estate, con tutta probabilità, delle restrizioni d’uso dei social media online per i minori, articolate per fasce di età, con divieto assoluto di accesso agli schermi e dispositivi digitali per i bambini fino a due anni; l’accesso sarà consentito per un tempo limitato, e solo sotto la supervisione di genitori, insegnanti od operatori sanitari, fra i tre e i 13 anni. Queste restrizioni saranno armonizzate a livello Ue.

Per i teenager dai 13 ai 18 anni, invece, vi sarà un accesso graduale, con autonomia progressiva, ma solo se le piattaforme garantiranno di essere “progettate per essere sicure” (“safe by design”) e adattate in funzione dell’età degli utenti. Per quest’ultima fascia di età si prospetta anche la possibilità che siano prese misure restrittive nazionali diverse tra loro, lasciando che siano gli Stati membri a deciderle, adattandole alle diverse realtà.

E’ quanto è emerso dalla conferenza stampa, oggi a Bruxelles, sul rapporto finale del gruppo di esperti sulla Sicurezza online dei minori, istituito dalla Commissione europea proprio per disporre di un approccio scientifico sul quale basare la sua futura proposta legislativa in questo campo. Alla conferenza stampa hanno partecipato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e i due copresidenti del gruppo speciale di esperti, Maria Melchior, direttrice dell’Istituto nazionale francese per la Salute e la Ricerca medica (Inserm), e Joerg Fegert, direttore medico del Dipartimento di Psichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Psicosomatica e Psicoterapia dell’Ospedale universitario di Ulm, in Germania.

Il panel di esperti ha raccomandato esplicitamente l’armonizzazione, con misure legislative obbligatorie a livello Ue, delle restrizioni all’accesso autonomo ai social media per i minori sotto i 13 anni, al fine di offrire lo stesso livello di protezione a tutti i minori nell’Unione, a prescindere dal contesto socio-economico. L’armonizzazione Ue, inoltre, consentirà di facilitare la vigilanza e l’applicazione delle regole da parte delle autorità di regolamentazione nazionali ed europee, e di fornire un unico standard di conformità per le società tecnologiche e le piattaforme online.

E’ importante notare che gli esperti hanno parlato di accesso ai “social media plus” (o “social media +”), precisando che ci sono degli usi possibili delle piattaforme online, come i giochi o altre attività che mirano a rendere gli utenti dipendenti, che non sono classificabili come social media in senso stretto. “Abbiamo riunito questo gruppo di esperti – ha detto von der Leyen rispondendo ai giornalisti – appositamente per raccogliere le prove relative alla domanda su quale sia l’approccio migliore per affrontare i rischi e i danni” per i minori causati dall’accesso autonomo ai social media, come descritti nel rapporto. “Ora leggeremo attentamente il rapporto e lo discuteremo nel Collegio dei commissari, per poi presentare una proposta dopo l’estate”, ha annunciato.

“Credo sia importante – ha continuato la presidente della Commissione – ripetere quanto abbiamo appena sentito dagli esperti, perché i due copresidenti raccomandano restrizioni armonizzate a livello europeo per l’accesso ai social media per i minori di 13 anni. E credo che l’approccio che stanno promuovendo sia graduale: si inizia dai più piccoli, i bambini in età prescolare, senza accesso agli schermi, per poi passare ai bambini sotto i 13 anni, con accesso ai social media consentito solo sotto la supervisione di genitori, tutori, insegnanti e con un tempo limitato. E poi, dai 13 anni in poi, ed è molto importante, l’accesso sarà graduale, a seconda delle prove fornite dalle piattaforme, che siano adatte all’età e sicure per gli adolescenti. Quindi è responsabilità delle piattaforme dimostrarci che sono sicure e adatte all’età. Solo questo apre la strada all’accesso ai social media dopo i 13 anni. Personalmente – ha sottolineato von der Leyen -, trovo questo approccio molto convincente”.

Quanto alla possibile “frammentazione” nell’Ue causata dalle diverse misure nazionali che alcuni Stati membri stanno già prendendo per tutelare i minori, la presidente della Commissione ha osservato: “Credo che sia stato molto utile anche per questo lavoro (del panel di esperti, ndr) poter seguire i dibattiti nei diversi Stati membri, perché siamo di fronte a un cambiamento sociale e a una crescente consapevolezza dei rischi, su cui stiamo imparando cose nuove di ora in ora. La sicurezza dei bambini online è la nostra priorità assoluta, e sappiamo che i rischi per i bambini online sono enormi, e che non dipendono dai confini nazionali degli Stati membri”.

“Quindi – ha ribadito von der Leyen – credo sia fondamentale esaminare attentamente tutte le diverse proposte dei vari Stati membri, integrarle nel nostro lavoro, e poi elaborare una proposta, come spesso facciamo nell’Unione Europea, per armonizzare l’approccio e trovare una soluzione comune”.

“Ma la cosa importante – ha concluso – è che tutti dicono che è necessario regolamentare l’accesso delle piattaforme social ai nostri figli, stabilendo a che età e in quali momenti” possano accedere, “e quali siano i prerequisiti che le piattaforme devono dimostrare di rispettare, in termini di sicurezza e di contenuti adeguati all’età”.

Calcio, Gasperini: "Mi auguro Champions basti per il bilancio"

Roma, 13 lug. (askanews) – Dal futuro di Manu Koné al rinnovo di Paulo Dybala, passando per gli obiettivi della Roma, il mercato e il Mondiale. Gian Piero Gasperini, a poche ore dal raduno dei giallorossi a Trigoria, ha fatto il punto sul momento della squadra in una lunga intervista a Radio Uno, fissando le ambizioni per la nuova stagione dopo il terzo posto conquistato nello scorso campionato.

“È stata un’estate lunga, un po’ anomala rispetto agli altri anni. È finito il campionato e ripartiamo, c’è tanta voglia di farlo. Il finale della scorsa stagione ci ha lasciato entusiasmo e voglia di riproporci”, ha spiegato il tecnico.

Secondo Gasperini, il mercato entrerà nel vivo soltanto adesso dopo una fase di attesa condizionata dal Mondiale: “Il mese di giugno è stato un po’ di paralisi per tutti. Credo che da questa settimana inizierà il vero mercato, con l’inizio della preparazione. Qualcuno arriverà a singhiozzo per gli impegni del Mondiale. Tutte le squadre mi sembrano agguerrite, lo siamo anche noi”.

L’obiettivo resta quello di consolidarsi ai vertici della Serie A, senza però fare promesse premature sullo scudetto: “A luglio tante squadre vogliono rinforzarsi, poi bisognerà vedere cosa succederà nel mercato. L’Inter è sempre la favorita, poi ci sono Milan e Juventus che vorranno migliorarsi. La Roma deve continuare il suo percorso, cercare di rimanere in alto e restare dentro la competizione che ti permette di rinforzarti ogni anno. Se riesci a farlo per più stagioni allora puoi ambire anche allo scudetto”.

Per competere servono investimenti e Gasperini attende il confronto con la proprietà: “I Friedkin arriveranno nelle prossime ore. La loro presenza sarà fondamentale perché il mercato è fatto di decisioni e risposte immediate. Ci auguriamo tutti di fare un buon mercato e di dare risposte all’entusiasmo di una città che ha già fatto tantissimi abbonamenti”.

Il tema più delicato riguarda Manu Koné. Il centrocampista francese, protagonista con la Nazionale al Mondiale, potrebbe diventare una pedina importante anche sul mercato in caso di necessità economiche del club. Gasperini non nasconde le incognite: “Koné ha fatto soprattutto nel girone d’andata molto bene, nel ritorno è stato un po’ fermo e magari per questo è arrivato meglio al Mondiale. Ha saputo conquistarsi una maglia da titolare nella Francia e questo dimostra le sue qualità”.

Sulla permanenza del francese, però, il tecnico usa prudenza: “Queste condizioni del fair play finanziario variano di squadra in squadra, non sono precise. È innegabile che la Roma sapesse di avere la necessità di ripianare i bilanci. Mi auguro che l’arrivo in Champions sia sufficiente, ma è chiaro che i bilanci sono fondamentali per le società e nelle prossime settimane ci sarà più chiarezza”.

Più ottimismo invece sul rinnovo di Dybala: “Credo che iniziando da oggi pomeriggio, finora siamo stati ai blocchi di partenza, ci siamo goduti un po’ questa estate. Ci saranno accelerazioni importanti, anche per i rinnovi”.

Gasperini ha parlato anche del Mondiale e delle condizioni climatiche negli Stati Uniti: “Ci sono due tipi di calcio: quello giocato in condizioni normali e quello ad agosto. Giocare con certe temperature non è lo stesso sport. Il Mondiale è stato molto bello per organizzazione, con gli stadi pieni, ma dal punto di vista estetico queste condizioni non sono il massimo. Le pause per dissetarsi servono”.

Infine un passaggio sulla Nazionale italiana e sulle riforme necessarie: “La rinascita non dipenderà solo dall’allenatore, deve essere un sistema. Quello attuale evidentemente non funziona e non riesce a trasmettere ai giocatori di livello quello che è il nostro calcio. Serve una riforma importante, al di là delle persone valide che ci sono nel calcio italiano”.

Il tecnico della Roma ha chiuso con un attacco alle simulazioni: “Dobbiamo fare qualcosa di meglio perché questa è la piaga peggiore del nostro calcio. È uno sport dove bisogna raggiungere un risultato, ma non attraverso questi mezzi. È qualcosa che il prossimo anno deve essere combattuto da tutti”.

Ucraina, nota congiunta Bruxelles-Kiev contro Mosca e Minsk

Roma, 13 lug. (askanews) – L’Unione Europea e l’Ucraina hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui chiedono a Russia e Bielorussia di garantire il ritorno immediato e incondizionato in Ucraina di tutti i civili ucraini detenuti arbitrariamente, deportati illegalmente e sfollati con la forza, compresi i bambini.

È quanto si legge in una dichiarazione congiunta dell’Alta rappresentante europea Kaja Kallas a nome dell’Unione europea e dell’Ucraina in merito ai civili detenuti e alle conseguenze umanitarie della guerra di aggressione della Russia.

“Chiediamo con urgenza alla Russia e alla Bielorussia di garantire il ritorno immediato, sicuro e incondizionato in Ucraina di tutti i civili ucraini arbitrariamente detenuti, deportati illegalmente e trasferiti con la forza, compresi i minori. Condanniamo fermamente il sistematico rifiuto della Russia di confermare l’identità, l’ubicazione e la sorte degli ucraini detenuti o dichiarati dispersi, in violazione dei suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani, e invitiamo tutti gli Stati a intensificare la pressione coordinata sulla Russia affinché adempia a tali obblighi senza ulteriori indugi”, si legge nella nota congiunta.”Riaffermiamo il nostro impegno per la giustizia e la piena responsabilità per i crimini internazionali e le altre violazioni del diritto internazionale commessi nel contesto della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina. Incoraggiamo ulteriori sforzi costanti nell’ambito del Consiglio d’Europa per la messa in funzione del Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina e della Commissione internazionale per i reclami relativi all’Ucraina”, conclude la nota.

Meloni: operazione straordinaria a Palermo, forse anche con l’esercito

Roma, 13 lug. (askanews) – “Io penso che possiamo riuscire a fare di più, che possiamo riuscire a fare ancora meglio. Allora penso che l’obiettivo di questo comitato dovrebbe essere quello di trovare nel più breve tempo possibile le soluzioni operative per avviare una operazione straordinaria di controllo e di presidio fisso del territorio a partire dai quartieri che sono più a rischio, penso soprattutto allo Zen ma non solamente, presidio che si può garantire ovviamente con le forze di polizia ma non solamente, forse anche con il coinvolgimento dei militari dell’esercito in operazioni congiunte, se necessario possiamo anche intervenire sulle norme che oggi disciplinano ‘Strade sicure'”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel suo intervento al comitato per l’ordine e la sicurezza a Palermo.

“Penso che questo sia il passo successivo che possiamo fare per rafforzare ancora di più un lavoro importante che è stato fatto e che è necessario per stroncare l’escalation di violenza che una parte di questo territorio sta vivendo”, ha aggiunto.

L.elettorale, stamattina riunione Pd-M5s-Avs ma linea resta da definire

Roma, 13 lug. (askanews) – Pd-M5s-Avs cercano una linea comune sulla legge elettorale in vista della battaglia che inizierà domani in aula alla Camera. Data per acquisita la contrarietà di tutti e tre i partiti alla riforma del centrodestra, il ‘tridente’ del campo largo lavora alla definizione di una posizione unitaria da tenere durante le votazioni di questi giorni, alcune – come quella sulle preferenze – particolarmente delicate. Stamattina, secondo quanto apprende askanews, si è tenuta una riunione tra i capigruppo dei tre partiti in commissione Affari costituzionali e i parlamentari ‘esperti’ della materia e diverse sono risultate le questioni da risolvere. Tanto che, secondo quanto viene riferito, nel pomeriggio sono previsti ulteriori passaggi – forse a un livello più alto – per provare a sciogliere i nodi.

I tre partiti sulle preferenze hanno da sempre posizioni diverse: Pd e Avs sono contrari (anche se tra i democratici tanti, a cominciare da Stefano Bonaccini, sono invece a favore), mentre i 5 stelle storicamente sono a favore.

Durante l’incontro di stamattina M5s ha annunciato la presentazione di un proprio emendamento sulle preferenze da contrapporre a quello della maggioranza, con Pd e Avs che hanno dovuto prendere atto ma che avrebbero preferito non entrare in un gioco di modifiche del testo del centrodestra perché “la legge è invotabile nel suo complesso, a prescindere dai singoli punti”. Per i 5 stelle, invece, questo emendamento è necessario per “scoprire il gioco ad una maggioranza che propone finte preferenze, e un premierato di fatto”.

C’è poi da capire anche come comportarsi in aula. Avs sembra favorevole a chiedere il voto segreto su tutti i passaggi sui quali è possibile – a cominciare proprio dalle preferenze – nella convinzione che in un Parlamento eletto con le liste bloccate “tanti, anche dentro Fdi, finirebbero per dire no ad un meccanismo che li penalizzerebbe”.

Inoltre, altra questione da decidere è se partecipare alle votazioni – soprattutto quelle più delicate – o se evitare proprio di votare per lasciare che sia il centrodestra a risolvere le proprie grane.

La linea della segretaria Pd Elly Schlein, illustrata anche nelle recenti interviste, è che la legge è inaccettabile per il premio di maggioranza abnorme e perché introduce un premierato di fatto che intacca anche le prerogative del capo dello Stato e – dunque – non è opportuno entrare in un gioco di emendamenti che comunque non cambierebbe l’impianto generale e permetterebbe alla destra di parlare di una riforma approvata anche col contributo delle opposizioni.

Il Pd farà il punto nell’assemblea congiunta di deputati e senatori fissata per domattina alle 9. Ma nel pomeriggio, appunto, ci saranno altri passaggi con gli alleati per provare a definire una tattica parlamentare unitaria.

Calcio, Inter, Khalaili non ha superato l’idoneità del Coni

Roma, 13 lug. (askanews) – Sfuma definitivamente l’arrivo di Anan Khalaili all’Inter. A ufficializzare il mancato trasferimento del terzino israeliano è stato il presidente nerazzurro Giuseppe Marotta, che nel corso della conferenza stampa di inizio stagione ha spiegato come il giocatore non abbia ottenuto l’idoneità sportiva prevista dalla normativa italiana.

“Avevamo negoziato l’acquisizione di Khalaili, che non ha superato le visite di idoneità, come comunicatoci dal Coni. In Italia c’è una legge sulla tutela della salute molto severa. È una situazione di forza maggiore alla quale dobbiamo attenerci”, ha dichiarato Marotta.

L’operazione sembrava ormai definita. L’Inter aveva infatti raggiunto un accordo con l’Union Saint-Gilloise sulla base di circa 25 milioni di euro più bonus e il giocatore era arrivato a Milano venerdì scorso per sostenere le visite mediche e i test necessari al rilascio dell’idoneità agonistica. Dopo i primi controlli, però, l’Istituto di Medicina dello Sport del Coni aveva richiesto ulteriori accertamenti, rinviando il via libera definitivo. Al termine degli approfondimenti è arrivato il mancato rilascio dell’idoneità, che ha di fatto fatto decadere il trasferimento.

Il caso conferma la particolare severità della normativa italiana in materia di tutela sanitaria degli atleti professionisti. I protocolli previsti dal Coni sono tra i più rigorosi a livello internazionale e in passato hanno già impedito ad altri calciatori di ottenere l’idoneità pur continuando a giocare regolarmente all’estero, come accaduto a Christian Eriksen ed Edoardo Bove.

Calcio, Inter, Marotta e Chivu: "Siamo la squadra da battere"

Roma, 13 lug. (askanews) – L’Inter riparte da campione d’Italia con un obiettivo chiaro: confermarsi in Serie A e compiere un ulteriore salto di qualità in Champions League, senza rinunciare al modello di crescita sostenibile che ha caratterizzato gli ultimi anni. È il messaggio lanciato dal presidente Giuseppe Marotta nella conferenza stampa di apertura della nuova stagione, accanto al tecnico Cristian Chivu.

“Dobbiamo avere fame, il nostro vero nemico è l’appagamento”, ha spiegato Marotta, indicando nella mentalità il principale ostacolo dopo la conquista di scudetto e Coppa Italia. “Dal 2020 a oggi nessuna squadra è riuscita a vincere due scudetti consecutivi. Ripetersi sarebbe un traguardo storico e non vogliamo nasconderci: siamo la squadra da battere”.

Il presidente nerazzurro ha ribadito le ambizioni europee del club, pur riconoscendo il divario economico con le grandi potenze del continente. “La Champions League è la competizione più importante. Affronteremo squadre che sono vere corazzate dal punto di vista tecnico e finanziario, ma nello sport non esiste la legge secondo cui chi spende di più vince sempre. Noi vogliamo provarci fino in fondo”.

Grande spazio anche alla strategia societaria. Marotta ha sottolineato il sostegno garantito dalla proprietà Oaktree, arrivata in un momento delicato per il club e determinante nel consolidamento della situazione economica. “Siamo usciti dal settlement agreement e oggi il club è in una posizione solida. La proprietà non si è limitata alla gestione ordinaria, ma ha approvato investimenti strutturali per altri 100 milioni di euro, destinati a migliorare le infrastrutture sportive. È un modello di gestione che coniuga competitività e sostenibilità”.

Sul fronte mercato, il presidente ha invitato alla prudenza. “Viviamo un calcio profondamente cambiato. Tredici società di Serie A sono ormai di proprietà straniera e l’Italia non può competere economicamente con la Premier League. Per questo dobbiamo puntare sulla creatività, sulla capacità di individuare talenti prima degli altri e sulla valorizzazione del settore giovanile”.

Marotta ha anche evidenziato come il peso crescente di stipendi e commissioni agli agenti renda sempre più complicate le trattative. A questo proposito ha citato il caso del giovane Palestra, sfumato nonostante un accordo già raggiunto con l’Atalanta. “È stata una scelta del giocatore, legittima, ma oggi il ruolo degli agenti incide sempre di più sulle operazioni di mercato”.

Tra gli investimenti prioritari resta quello per l’esterno destro, dopo l’addio di Denzel Dumfries. “Non dobbiamo avere fretta. Manca ancora un mese e mezzo alla chiusura del mercato e sappiamo che Ausilio e Baccin stanno lavorando per individuare la soluzione migliore. Faremo investimenti, ma dovranno essere coerenti con il nostro modello economico”.

Un altro pilastro del progetto sarà il vivaio. Marotta ha ribadito la volontà di valorizzare i giovani attraverso Primavera e Under 23, sottolineando come il settore giovanile rappresenti una risorsa fondamentale per il futuro del club. “Il coraggio di lanciare i ragazzi deve essere accompagnato dalla pazienza di lasciarli crescere. È una strada che vogliamo percorrere con convinzione”.

Accanto al presidente è intervenuto Cristian Chivu, che ha ribadito l’identità della sua squadra: “Ripartiamo con entusiasmo e con la voglia di migliorare ancora. Vogliamo essere intensi, coraggiosi e flessibili. L’obiettivo è restare competitivi su tutti i fronti, senza mai perdere le motivazioni”.

Il tecnico ha confermato che l’Inter manterrà una grande elasticità tattica, adattandosi agli avversari senza rinunciare alla propria identità di gioco. Ha inoltre sottolineato l’importanza del gruppo, della crescita dei giovani e della capacità di non vivere dei successi ottenuti nella passata stagione. “Riparto sempre da zero. Non temo gli avversari, temo solo che possiamo smettere di migliorarci”.

L’Inter, dunque, apre la nuova stagione con ambizioni elevate ma con una linea ben definita: continuare a vincere senza mettere a rischio l’equilibrio economico, puntando su una gestione sostenibile, sulla valorizzazione dei giovani e sulla cultura del lavoro che, secondo Marotta, “ha riportato il club ai vertici del calcio italiano”.

Iran, Trump: diventeremo "l’angelo custode" dello Stretto di Hormuz

New York, 13 lug. (askanews) – Il presidente americano, Donald Trump, torna a dire che gli Stati Uniti gestiranno lo Stretto di Hormuz. Come se la via d’acqua tra Iran e Oman al centro dello scontro con Teheran fosse degli Usa, in un’intervista telefonica a Fox News, il leader Usa ha detto: “Terremo lo Stretto e probabilmente lo gestiremo. Diventeremo il guardiano dello stretto. Magari lo chiameremo l’angelo custode dello Stretto e dovremmo essere rimborsati per quello. Quando lo faremo, dovremo essere rimborsati perché le altre nazioni sono molto ricche. Non ci si può aspettare che lo facciamo per niente come fatto per molti anni”. Gli Stati Uniti hanno “colpito duramente” l’Iran “la scorsa notte. Ogni volta che lanciano un drone li colpiamo molto duramente. Nessuno lo sa ma avevamo un accordo e loro lo hanno violato. Lo violano sempre. Abbiamo avuto 10 accordi con questa gente e quindi li colpiremo molto duramente”. Sostenendo che l’Iran fino ad ora ha ucciso “52.000 manifestanti”, il presidente americano Donald Trump ha insinuato che la leader iraniana è “un brutto gruppo di persone, lasciate che ve lo dica. Non lo dico spesso” aggiungendo che “in questo momento, si stanno prendendo una sonora batosta” (letteralmente “calci nel c..o”).

Il presidente americano, Donald Trump, è quindi tornato a criticare l’ex Commander in Chief Barack Obama per l’accordo nucleare siglato nel 2015 con l’Iran e da cui lui ritirò gli Usa nel 2018. Trump ha sostenuto – senza fornire dettagli – che Obama ha messo su un aereo Boeing e inviato all’Iran 1,7 miliardi di dollari in cash. Poi ha aggiunto: “Obama è andato dalla parte dell’Iran, e per questo sono diventati più potenti.

Sono diventati molto più potenti grazie a Obama e (all’allora vicepresidente Joe) Biden, ma Biden probabilmente non aveva nulla da dire perché era stupido”.

FS, assemblea indica Strisciuglio Ad, nomina Tanzilli presidente

Roma, 13 lug. (askanews) – L’assemblea degli azionisti di Ferrovie dello Stato Italiane ha nominato il nuovo Consiglio di Amministrazione per il triennio 2026-2028, composto da Tommaso Tanzilli, Gianpiero Strisciuglio, Pietro Bracco, Franco Fenoglio, Silvia Marzot, Loredana Ricciotti e Daniela Rota. Secondo quanto riporta un comunicato, l’Assemblea ha inoltre nominato Tommaso Tanzilli Presidente e ha invitato il nuovo Consiglio di Amministrazione a nominare Gianpiero Strisciuglio quale Amministratore Delegato.

L’Assemblea degli azionisti, si legge, ringrazia i membri del Consiglio di Amministrazione uscenti per il prezioso lavoro svolto.

Ferrara Buskers Festival, per edizione 2026 "Aspettati l’inaspettato"

Roma, 13 lug. (askanews) – Dal 26 al 30 agosto il centro storico di Ferrara tornerà a trasformarsi in un grande palcoscenico a cielo aperto per la 39esima edizione del Ferrara Buskers Festival, la manifestazione internazionale dedicata all’arte e alla musica di strada che, dal 1988, richiama in città artisti e pubblico da tutto il mondo. Come da tradizione, il Festival sarà anticipato dall’anteprima di Comacchio, in programma domenica 23 agosto.

Il tema scelto per quest’anno è “Aspettati l’inaspettato”, un invito a vivere il Festival lasciandosi guidare dalla curiosità e dalla sorpresa, elementi che appartengono da sempre all’arte di strada. Il filo conduttore dell’edizione guarda verso l’Oriente, con una significativa presenza di artisti provenienti da Giappone, Corea del Sud, Hong Kong, Taiwan, Iran e da numerosi altri Paesi, protagonisti di un dialogo artistico e culturale che attraverserà l’intera manifestazione.

Saranno 78 i gruppi invitati, per un totale di 259 artisti, di cui 201 Under 35, provenienti da 27 Paesi. Musicisti, performer, acrobati, giocolieri, beatboxer, danzatori e artisti di strada trasformeranno Ferrara in un luogo di incontro tra culture, linguaggi e discipline artistiche differenti.

Oltre ai 60 spettacoli al giorno divisi in slot di un’ora, il Festival proporrà 43 laboratori, 13 talk, 6 reading, 2 mostre fotografiche, workshop musicali, attività dedicate alle famiglie, iniziative sociali, spettacoli nelle RSA e nella Casa Circondariale di Ferrara, oltre al tradizionale Dopofestival dalla mezzanotte – ad ingresso gratuito nel Cortile del Castello Estense – alla scoperta dei dj set e della musica elettronica buskers, oltre alle aree dedicate allo street food e ai mercatini.

Artista dell’Anno sarà Frankie Hi-NRG MC, protagonista storico della scena hip hop italiana e scelto per la naturale sintonia tra il suo percorso artistico e i valori che da sempre caratterizzano il Ferrara Buskers Festival: libertà espressiva, attenzione ai temi sociali, autenticità e capacità di trasformare la musica in uno strumento di incontro e partecipazione.

Come per lo scorso anno, l’accesso alle attività del Festival sarà regolato da un biglietto d’ingresso dal costo volutamente contenuto, pensato per sostenere la manifestazione mantenendola accessibile al più ampio pubblico possibile. Il ticket giornaliero costerà 12 euro, mentre l’abbonamento valido per tutte le cinque giornate sarà disponibile a 25 euro, meno di cinque euro al giorno. L’ingresso sarà gratuito per i ragazzi fino ai 13 anni e per le persone con disabilità, con ulteriori agevolazioni dedicate a diverse categorie di visitatori.

Le attività del Festival inizieranno ogni giorno già dal pomeriggio. Da mercoledì a sabato gli appuntamenti prenderanno il via alle 19, mentre le esibizioni dei buskers animeranno il centro storico dalle 20 fino a mezzanotte. Domenica 30 agosto il programma si concentrerà tra le 16 e le 21, con il tradizionale Final Party a chiudere la manifestazione.

Ferrara Buskers Festival è realizzato con il patrocinio del Comune di Ferrara, Ministero della Cultura e Regione Emilia Romagna e grazie alla consolidata partnership con Gruppo Hera, main partner del Festival, che anche quest’anno accompagnerà la manifestazione con un articolato programma di iniziative dedicate alla sostenibilità ambientale e alla promozione di comportamenti responsabili.

“Il Ferrara Buskers Festival è un patrimonio della città di Ferrara, un evento che da quasi quarant’anni contribuisce a definirne l’identità culturale e a farla conoscere nel mondo”, afferma Rebecca Bottoni, Presidente dell’Associazione Ferrara Buskers Festival. “Per questo la sua crescita e la sua realizzazione nelle migliori condizioni possibili rappresentano una responsabilità condivisa: dell’organizzazione, delle istituzioni, delle realtà economiche, delle associazioni di categoria, dei cittadini e di tutti coloro che credono nel valore della cultura come bene comune. Desidero ringraziare l’Assessore alla Cultura Marco Gulinelli e l’Assessore al Commercio Francesco Carità per aver condiviso fin da subito questa visione e per il sostegno concreto che stanno dimostrando al Festival. Un ringraziamento altrettanto sentito va ad Ascom Confcommercio Ferrara, Confesercenti Ferrara, Confartigianato Ferrara, FIPE e CNA Ferrara, che hanno sposato con convinzione questo percorso, riconoscendo nel Ferrara Buskers Festival non solo un grande evento culturale, ma una risorsa strategica per la città, capace di generare valore culturale, sociale ed economico”, ha aggiunto.

“Solo lavorando insieme possiamo custodire e far crescere un progetto unico, che continua a essere il primo e l’originale festival dedicato all’arte dei buskers, un punto di riferimento internazionale capace di unire qualità artistica, accoglienza e partecipazione. È con questo spirito che vogliamo guardare al futuro: facendo squadra per preservare e valorizzare un patrimonio di tutti, mantenendone viva l’identità e l’autenticità che da sempre contraddistinguono il Ferrara Buskers Festival”, ha sottolineato ancora.

Anna raddoppia le date dei live a Milano e Roma dopo i sold out

Milano, 13 lug. (askanews) – A pochi giorni dall’uscita dell’album Million Dollar Babe, Anna – fenomeno generazionale e artista femminile più ascoltata in Italia – annuncia il Sold Out e il raddoppio delle date a Milano e Roma del Million Dollar Babe Tour, la tournée nei principali palazzetti italiani, prodotta da Vivo Concerti. I nuovi appuntamenti sono previsti domenica 13 dicembre 2026 all’Unipol Dome di Milano e domenica 20 dicembre 2026 al Palazzo dello Sport.

In seguito all’uscita del singolo White Girl Wasted, che anticipa il nuovo album Million Dollar Babe, uscito il 10 luglio, Anna torna live con una tournée, prodotta da Vivo Concerti, che arriverà nelle principali città italiane: Pesaro, Padova, Firenze, Napoli, Milano, Torino, Bologna e Roma.

I biglietti per la nuova data a Roma saranno disponibili online su www.vivoconcerti.com da martedì 14 luglio 2026 alle ore 14:00 e in tutti i punti vendita autorizzati da domenica 19 luglio 2026 alle ore 11:00. Invece, i biglietti delle altre date del tour sono già disponibili online su www.vivoconcerti.com e in tutti i punti vendita autorizzati.

Il nuovo singolo White Girl Wasted consolida il sodalizio artistico tra Anna e il produttore MILES. Il titolo si rifà ad un celebre slang americano ed è un inno pop dalle sonorità dance e clubbing, con un ritornello super catchy, bassi potenti e un beat EDM ad altissima intensità. Il 10 luglio è uscito il secondo album in studio Million Dollar Babe, un manifesto di forza, rivalsa e autodeterminazione, che attraversa le contraddizioni del successo, partendo dai concetti di ‘status’ e ‘gloria’, fino al vuoto, alla solitudine e alle illusioni che spesso l’accompagnano. Un disco che celebra la perseveranza, la libertà di essere sé stessi e la capacità di trasformare ogni ferita in consapevolezza.

Nel 2025 ha concluso il suo “VERA BADDIE TOUR”, prodotto da Vivo Concerti, con 10 date tutte sold-out nelle principali arene italiane, è risultata tra le 20 rapper più ascoltate al mondo su Spotify ed è da due anni l’artista femminile più ascoltata in Italia. Il suo album di debutto uscito nel 2024, “VERA BADDIE” (certificato 5xPlatino), è stato il disco femminile più venduto e l’album rimasto più a lungo alla prima posizione nel corso dell’anno. L’artista ha annunciato le prime date estive che la vedranno al Velodromo Paolo Borsellino a Palermo il 7 agosto, al Red Valley Festival ad Olbia il 14, a Piazza della Repubblica a Monfalcone il 23, a Villa Bellini a Catania il 28 e al Sottosopra di Bari il 13 settembre.

Anna – calendario date palasport 2026: Sabato 28 novembre 2026 | Pesaro, Vitrifrigo Arena – Data Zero Lunedì 30 novembre 2026 | Padova, Fiera di Padova Mercoledì 2 dicembre 2026 | Firenze, Mandela Forum Sabato 5 dicembre 2026 | Napoli, Palapartenope Sabato 12 dicembre 2026 | Milano, Unipol Dome – SOLD OUT Domenica 13 dicembre 2026 | Milano, Unipol Dome Nuova Data Martedì 15 dicembre 2026 | Torino, Inalpi Arena Giovedì 17 dicembre 2026 | Bologna, Unipol Arena Sabato 19 dicembre 2026 | Roma, Palazzo Dello Sport SOLD OUT Domenica 20 dicembre 2026 | Roma, Palazzo Dello Sport Nuova Data

L’organizzatore declina ogni responsabilità in caso di acquisto di biglietti fuori dai circuiti di biglietteria autorizzati non presenti nei comunicati ufficiali.

Capolista bloccato e fino a 3 preferenze, l’emendamento Fdi-Nm-Udc

Roma, 13 lug. (askanews) – Un capolista bloccato e una lista di sei nomi tra i quali esprimere fino a tre preferenze tracciando un segno nel quadrato posto a fianco del nome e del cognome. Nel caso di più preferenze espresse, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda e della terza preferenza nell’ordine di lista. È quanto prevede l’emendamento alla legge elettorale presentato da Fdi, Noi Moderati e Udc in aula alla Camera per superare il meccanismo della lista bloccata nei collegi plurinominali. Non viene modificato invece il cosiddetto listone che prevede l’assegnazione di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato alla coalizione che ottiene il premio di maggioranza.

Il numero dei candidati è, in ogni caso, pari a sette, compreso il capolista. Nella successione dei candidati delle liste nei collegi plurinominali, il candidato che segue immediatamente il capolista può essere dello stesso genere del capolista. A pena di inammissibilità, i candidati, a partire dal candidato che segue immediatamente il capolista, sono collocati secondo un ordine alternato di genere.

L’emendamento prevede anche che nessun candidato possa essere incluso in liste con lo stesso simbolo in più di cinque collegi plurinominali, in posizione di capolista o in una diversa posizione, a pena di nullità. Il deputato eletto in più collegi plurinominali in posizione di capolista e in altra posizione è proclamato nel collegio nel quale è eletto in posizione di capolista.

Se eletto in più collegi plurinominali in posizione di capolista, è proclamato nel collegio nel quale la lista cui appartiene ha ottenuto la minore cifra elettorale percentuale di collegio plurinominale. Se eletto in più collegi plurinominali con le preferenze è proclamato nel collegio nel quale ha ottenuto più voti.

Se un deputato è eletto sia nel listone legato al premio di maggioranza che nei collegi plurinominali, si intende eletto nel listone. Tra due candidati che abbiano ottenuto lo stesso numero di preferenze prevale l’ordine di presentazione nella lista.

Capolista bloccato e fino a 3 preferenze, l’emendamento Fdi-Nm-Udc

Roma, 13 lug. (askanews) – Un capolista bloccato e una lista di sei nomi tra i quali esprimere fino a tre preferenze tracciando un segno nel quadrato posto a fianco del nome e del cognome. Nel caso di più preferenze espresse, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda e della terza preferenza nell’ordine di lista. È quanto prevede l’emendamento alla legge elettorale presentato da Fdi, Noi Moderati e Udc in aula alla Camera per superare il meccanismo della lista bloccata nei collegi plurinominali. Non viene modificato invece il cosiddetto listone che prevede l’assegnazione di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato alla coalizione che ottiene il premio di maggioranza.

Il numero dei candidati è, in ogni caso, pari a sette, compreso il capolista. Nella successione dei candidati delle liste nei collegi plurinominali, il candidato che segue immediatamente il capolista può essere dello stesso genere del capolista. A pena di inammissibilità, i candidati, a partire dal candidato che segue immediatamente il capolista, sono collocati secondo un ordine alternato di genere.

L’emendamento prevede anche che nessun candidato possa essere incluso in liste con lo stesso simbolo in più di cinque collegi plurinominali, in posizione di capolista o in una diversa posizione, a pena di nullità. Il deputato eletto in più collegi plurinominali in posizione di capolista e in altra posizione è proclamato nel collegio nel quale è eletto in posizione di capolista.

Se eletto in più collegi plurinominali in posizione di capolista, è proclamato nel collegio nel quale la lista cui appartiene ha ottenuto la minore cifra elettorale percentuale di collegio plurinominale. Se eletto in più collegi plurinominali con le preferenze è proclamato nel collegio nel quale ha ottenuto più voti.

Se un deputato è eletto sia nel listone legato al premio di maggioranza che nei collegi plurinominali, si intende eletto nel listone. Tra due candidati che abbiano ottenuto lo stesso numero di preferenze prevale l’ordine di presentazione nella lista.

Max Pezzali: il pubblico torna ai live perchè facciamo un buon lavoro

Milano, 13 lug. (askanews) – Si è chiuso a San Siro con un bilancio da record il viaggio di Max Pezzali nei più grandi stadi italiani. Il Max Forever gli anni d’oro – Stadi 2026 è il tour più venduto del 2026 con i suoi oltre 683.000 biglietti per i 15 appuntamenti live. Ed è già tempo di ripartire. Max a dicembre sarà di nuovo tour nei palasport italiani, Max Gorever – Stessa storia stesso posto stesso bar. A San Siro prima del live, incontrando la stampa ha svelato qualcosa del nuovo,

“Quello che deve arrivare sarà una figata totale perché è sempre nell’onda dell’ingredienti simili, piatto diverso. Questo sarà, stessa storia, stesso posto, stesso bar che parte nei palazzetti e lì sarà proprio il ricreare l’atmosfera e le emozioni dei bar di provincia. C’è un luogo in cui io e tanti dalla mia generazioni abbiamo costruito la nostra educazione sentimentale e narrativa” ha raccontato Pezzali. Il debutto è previsto per fine anno, a partire da una vera e propria residency all’Unipol Dome Milano Santa Giulia. Prima data già tutta esaurita il 22 dicembre, e a seguire 23, 26, 27, 29 e 30 dicembre. Altra residency attende Max al Palazzo dello Sport di Roma, nel mese di gennaio 2027. Proprio dalla Capitale è arrivato il fulmineo tutto esaurito per le prime sei date in cartellone (16, 17, 19, 20, 22 e 23 gennaio 2027), e ora Roma si fa in otto con l’annuncio di due nuovi appuntamenti: lunedì 25 e martedì 26 gennaio 2027.

Poi Max ha svelato il “segreto” del incredibile suo successo”. “La cosa mi stupisce, stupisce per primo me, però la spiegazione che vi sto dando è che ci sono buone probabilità che stiamo facendo un buon lavoro sul live. Ci sono persone che tornano, ma tanti che tornano, perché non è che i 683.000 di adesso sono diversi da quelli di precedenti, dovremmo avere una popolazione di diverse centinaia di milioni di persone, invece sono persone che si sono trovate bene, che si sono divertite, sono state bene, che hanno avuto delle vibrazioni positive e che nel momento in cui escono di qui, già prenotano l’esperienza nella prossima, diciamo, declinazione di questa avventura”.

Dopo San Siro, c’è ancora tanto da fare, ma promette che tirerà anche il fiato e andrà in vacanza. “Assolutamente sì. Però ecco, in realtà poi io continuo a dire che fino ad una certa età vedi anche l’aspetto affaticante del lavoro, pensi al tempo libero. Nel mio caso il tempo libero è questo, cioè la parte divertente, non andando più in discoteca, ormai la parte divertente è salire su quel palco è averlo a disposizione. E’ uno degli intrattenimenti, cioè delle forme di intrattenimento più costose ma anche più soddisfacenti. Con la maturità della mia età, prendi solo l’aspetto della fortuna che hai di stare lì sopra, non lo vedi come una fatica, non pensi le vacanze, un po’ come diceva Marchionne, perché questi vanno in vacanza?, Sì però vabbè, si aprono autostrade” ha concluso.

Due alpinisti morti sul Gran Paradiso

Roma, 13 lug. (askanews) – Questa mattina il Soccorso Alpino Valdostano ha recuperato i corpi senza vita di due alpinisti caduti in un crepaccio sul Gran Paradiso. I due sono partiti dal rifugio Vittorio Emanuele il 9 luglio e non hanno fatto rientro. Da qui l’allarme e l’effettuazione di alcuni sorvoli in elicottero, con esito negativo. Questa mattina è stato individuato il crepaccio ed estrarre i due alpinisti che erano caduti ad una profondità di circa 20 metri. Sono stati portati ad Aosta. Le operazioni di riconoscimento sono affidate al Sagf di Entrèves-Courmayeur. E’ quanto riferisce una nota del Soccorso Alpino Valdostano.

Carburanti, Urso: pronti a interventi mirati se blocco Hormuz persiste

Roma, 13 lug. (askanews) – “Dove questo perdurare del blocco di Hormuz dovesse comportare anche un aumento del prezzo del carburante alla fonte, ovviamente noi interverremo, come abbiamo fatto fin dall’inizio, con provvedimenti come suole specifici mirati”. Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine dell’evento degli Stati Generali della Space Economy dal titolo “Investimenti e finanziamenti per la Space Economy – Le opportunità”, in corso a Milano.

“Credo che questa vicenda – ha aggiunto – ci debba insegnare, che occorre realizzare, come stiamo facendo, politiche di lungo respiro per ridurre la dipendenza dall’estero e aumentare la capacità di produrre energia elettrica con fonti da noi controllate sul nostro paese, è per questo che il governo ha accelerato sulla strada delle rinnovabili la cui capacità produttiva in questi anni è aumentata di oltre il 40% ed è per questo che il governo ha riaperto la strada del nucleare civile di nuova generazione, ci auguriamo che il parlamento condivida il provvedimento entro la pausa estiva, così che i decreti attuativi si possano realizzare entro quest’anno, perché noi dobbiamo comunque prendere atto della realtà. La realtà ci impone di realizzare tutto quello che è necessario per la sicurezza energetica del nostro paese e del nostro continente, visto che il conflitto, l’indeterminantezza, l’incertezza, è il nuovo paradigma dell’epoca in cui viviamo, come dimostra quello che sta accadendo nel blocco dello stretto di Hormuz, come dimostrano le guerre, i conflitti armati, che circondano la nostra Europa”.

Venezia83, attrice francese Valérie Donzelli guiderà giuria Orizzonti

Roma, 13 lug. (askanews) – È ufficiale la composizione delle Giurie internazionali di Orizzonti e di Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” dell’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, diretta da Alberto Barbera, in programma dal 2 al 12 settembre 2026.

La Giuria internazionale Orizzonti sarà presieduta dalla regista, attrice e sceneggiatrice francese Valérie Donzelli e sarà inoltre composta da: il distributore cinematografico statunitense Peter Becker, la regista hongkonghese-statunitense Elizabeth Lo, il regista e sceneggiatore messicano David Pablos e l’attrice italiana Barbara Ronchi.

Presieduta dalla sceneggiatrice e regista italiana Carolina Cavalli, la giuria internazionale Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” sarà inoltre composta dal regista britannico-nigeriano Akinola Davies Jr. e dal produttore statunitense Ted Hope.

Tutti i premi ufficiali saranno annunciati e consegnati durante la cerimonia di chiusura dell’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, sabato 12 settembre sul palco della Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia.

Bresh nel 2027 porterà il suo mare a Milano sabato 11 settembre

Milano, 13 lug. (askanews) – Partito lo scorso anno con il suo primo tour nei palasport e proseguito quest’anno con tre date in Europa a Parigi, Londra e Barcellona, per poi approdare nella sua Genova con quattro live Sold Out al Porto Antico e un altro Sold Out all’Auditorium Parco della Musica di Roma, il viaggio di Bresh non accenna a fermarsi e nel 2027 arriverà, per la prima volta, all’Ippodromo Snai San Siro di Milano, sabato 11 settembre 2027, in occasione di I-Days Milano.

Un appuntamento unico, denominato “Milano Marea”, che si preannuncia una vera e propria festa davanti ai suoi fan. Una nuova tappa di quel viaggio a vele spiegate che sta portando Bresh su palchi sempre nuovi e diversi.

Gli utenti iscritti a My Live Nation potranno accedere alla presale dalle ore 11.00 di martedì 14 luglio, registrandosi gratuitamente su www.livenation.it. La vendita generale dei biglietti sarà aperta a partire dalle ore 11.00 di mercoledì 15 luglio su www.ticketmaster.it, www.ticketone.it e www.vivaticket.com.

A un anno di distanza dall’uscita di “Mediterraneo”, che dal momento della sua uscita è sempre rimasto nella classifica degli album più venduti della settimana, è disponibile in digitale “Mediterraneo – Dopo il mare”, la deluxe edition dell’ultimo album di BRESH. Oltre alle 16 tracce già in “Mediterraneo”, “Mediterraneo – Dopo il mare” contiene 4 brani inediti (“Dopo il mare”, “Cuore di latta”, “Tutto a puttane” e “Relax”), il nuovo singolo attualmente in radio “Da Dio”, e i brani “Introvabile” (certificato ORO) e “Serenamente” con JULI. Le foto sono di Sam Gregg. L’artwork è di Marco Giacobbe e Matteo Bonato. Il nuovo singolo “Da Dio”, prodotto da Shune, arriva dopo il precedente “Introvabile” (prodotto da Shune, Rocco Biazzi, Juli) e racconta di quanto a volte la vita sia capace di sorprendere quando consapevolmente si sceglie di non avere più il controllo su tutto. E così, l’unica cosa da fare diventa arrendersi e lasciarsi trasportare dal caos e dagli imprevisti che capitano lungo il cammino.

È inoltre online il video ufficiale del brano, diretto da Simone Mariano.

RADIO 105 è media partner di “Milano Marea”.

Max Pezzali racconta la serie sugli 883 Nord Sud Ovest Est

Milano, 13 lug. (askanews) – Dal 9 ottobre in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW andrà in onda Nord Sud Ovest Est. La leggendaria storia degli 883, che racconta l’album che avrebbe cambiato tutto, nuovi amori, concerti leggendari, il mitico Jolly Blu e l’America: tutte le emozioni dell’esplosivo 1993 di Max Pezzali e Mauro Repetto – interpretati da Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli.

Max Pezzali poco prima del grande show di San Siro che ha chiuso il tour negli stadi ha sveltato qualche novità sulla serie a cominciare da un nuovo singolo inedito.

Ho visto solo i primi tre episodi a Roma su otto complessivi però sono partiti veramente altissimi, è una cosa che mi piace tanto e non vedo l’ora di buttarmici dentro. La cosa fondamentale è che ci sarà un pezzo nuovo nella serie, che è legato alla serie fondamentalmente e che secondo me ci sta e si lega bene. Secondo me è molto adatto, molto bello e anche al di fuori della serie è qualcosa che potrebbe emozionare. (8:18) Come si titola? Non lo so, c’ un underscore, in trattino basso, come si dice dalla mie parti”.

La seconda stagione della dramedy Sky Original di Sydney Sibilia targata Sky Studios e Groenlandia, società del Gruppo Banijay, prodotta da Matteo Rovere e Sydney Sibilia, che dopo Hanno Ucciso l’Uomo Ragno (tra le serie Sky Original più viste di sempre) racconterà in otto nuovi episodi le vicende che portarono al secondo e ultimo album della band di Pavia, arrivato al culmine di un successo travolgente. Nuovo il team di regia, composto da Sydney Sibilia, Alessio Lauria, Simone Godano, Alice Filippi. La nuova stagione è scritta da Francesco Agostini, Marco Pettenello e Sydney Sibilia. Con Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli nei panni dei due underdog che, grazie alla musica, negli anni ’90 diventarono gli improbabili eroi di una storia in grado di far cantare ed emozionare ancora oggi intere generazioni di fan, tornano nei nuovi episodi anche Ludovica Barbarito (Silvia), Davide Calgaro (Cisco), Edoardo Ferrario (Pierpaolo), Roberto Zibetti (Claudio Cecchetto) e Riccardo Armiento (Nemorino), affiancati dalle new-entry Gaia Zampighi (Michela Rossini) e Rosa Barbolini (Caterina).