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Tumore al colon retto: AI e MedTech per rafforzare la prevenzione

Milano, 11 mar. (askanews) – Prevenzione, diagnosi precoce e innovazione tecnologica sono tre leve fondamentali per ridurre l’impatto del tumore al colon retto, neoplasia che in Italia costituisce la seconda causa di morte oncologica dopo il cancro ai polmoni. E’ inequivocabile il messaggio che arriva da “Game On – Uniti per la Prevenzione, Every Adenoma Counts”, iniziativa promossa a Milano da Olympus Corporation, multinazionale del MedTech specializzata in soluzioni mini-invasive per l’endoscopia: aderire agli screening e adottare corretti stili di vita può fare davvero la differenza.

“Prevenire significa trovare una malattia quando questa ancora non ha determinato un’invasione, non ha determinato un’ avanzamento di malattia tale da poter essere ancora curata – spiega ad askanews Andrea Anderloni, Direttore della Struttura Complessa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva al Policlinico San Matteo di Pavia -. Significa trovare la patologia quando essa è ancora benigna, e quindi quando è possibile con un intervento specifico annullare la sua potenzialità maligna”.

Cruciale il ruolo ricoperto dalle nuove tecnologie e in particolare dall’intelligenza artificiale che apre nuove frontiere nella diagnosi precoce e nella colonscopia.

“L’intelligenza artificiale è uno strumento che è in grado di enfatizzare, ampliare, amplificare la nostra capacità diagnostica – sottolinea ancora Anderloni -. Considerate, anche all’interno del colon, la possibilità di avere uno strumento di questo tipo che ci consente di vedere le lesioni quando queste sono ancora talmente piccole che magari possono sfuggire all’occhio umano. Ecco, in questo modo siamo in grado di identificare, trovare e trattare quelle minime lesioni che in cinque 10 o 15 anni possono poi crescere e diventare maligne”.

“L’utilizzo dell’intelligenza artificiale a supporto del medico durante una colonoscopia va ad aumentare del 26% la Adenoma Detection Rate. In modo semplice cosa va a fare? Va ad aumentare il numero di adenomi, quindi di tumori trovati, all’interno del colon, andando quindi a poterli far trattare in modo tempestivo e immediato durante l’esame stesso – precisa Margot Mazziotti, Endoscopic Solution Sales Specialist di Olympus Italia -. Per di più Olympus ha introdotto un sistema di artificiale basato su cloud. Questo infatti permetterà una continua evoluzione, un continuo miglioramento con lo scopo ultimo, ovviamente, di andare a migliorare la prevenzione ed essere sempre a supporto dei pazienti”.

La collaborazione tra aziende del MedTech come Olympus Corporation e specialisti oncologici diventa così fondamentale per mettere in rete ricerca, tecnologia e pratica clinica, rafforzare la cultura della prevenzione e aumentare l’adesione a programmi di screening sempre più accessibili e affidabili per i pazienti.

“Unire le persone con i clinici, specialmente i clinici che riescono a parlare un linguaggio molto semplice ma anche molto preparato, fa sì che magari hai meno paura di quando vai a fare esami che in teoria potresti anche non fare perché stai bene – racconta Vittorio Martinelli, Amministratore Delegato di Olympus Italia -. Quindi andare a fare esami quando stai bene è qualcosa di oggi non così facile di avvicinare un po’ questa sponda”.

Iran annuncia raid continui: tramite Hormuz neanche un litro di petrolio

Roma, 11 mar. (askanews) – Per l’Iran la fine delle ostilità ci sarà “solo quando l’ombra della guerra sarà stata allontanata dal paese”. Lo hanno detto oggi i pasdaran nell’ultima rivendicazione degli attacchi contro obiettivi americani nella regione, sostenendo che la guerra continuerà fino alla “resa del nemico”. Intanto, al 12esimo giorno di conflitto, il portavoce della Forze armate iraniane, ha annunciato la fine della politica degli attacchi reciproci e l’inizio di raid “uno dopo l’altro”. Cambia anche la lista degli obiettivi ritenuti “legittimi”, con l’inserimento dei colossi tecnologici Usa che hanno sede nella regione e banche e centri finanziari americani e israeliane. Mentre viene ribadito che “nemmeno un litro di petrolio” passerà lo Stretto di Hormuz a beneficio degli Stati uniti e dei loro alleati, corridoio dove il traffico marittimo è praticamente fermo dall’avvio dell’offensiva militare israelo-americana, il 28 febbraio scorso, e dove oggi sono state attaccate tre navi cargo.

ATTACCHI CONTINUI E NIENTE PETROLIO PER USA E ALLEATI “La politica degli attacchi reciproci è terminata: da ora in poi la nostra politica sarà un attacco dopo l’altro”, ha detto oggi il colonnello Ali Razmjou, in un messaggio in cui ha poi ribadito che “qualsiasi nave il cui carico di petrolio o la nave stessa appartenga agli Stati Uniti, al regime sionista o ai loro alleati ostili sarà considerata un obiettivo legittimo”.

“Non passerà un solo litro di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz se questo andrà a vantaggio degli Stati Uniti, di Israele o dei loro alleati”, ha proseguito, ammonendo: “Preparatrevi ad avere il petrolio a 200 dollari al barili”.

NEL MIRINO COLOSSI TECH E BANCHE USA E ISRAELIANE

Dopo l’attacco della scorsa notte a una filiale a della banna Sepah a Teheran, il portavoce ha dichiarato che Teheran “colpirà i centri economici e le banche americane e israeliane nella regione”, invitando “la popolazione a tenersi ad almeno un chilometro di distanza dalle banche della zona”.

Nel mirino delle forze iraniane sono finiti anche uffici e asset nella regione di colossi tecnologici americani, come Google, Microsoft, Palantir, Ibm, Nvidia, Oracle e Amazon, dopo che già nei giorni scorsi erano stati colpiti tre data center di Amazon negli Emirati arabi uniti e in Bahrein.

TRE NAVI CARGO COLPITE VICINO HORMUZ Una nave è stata colpita da un “proiettile sconosciuto” a 50 miglia nautiche a nord-ovest di Dubai; un incendio è divampato dopo un attacco a una seconda a circa 11 miglia nautiche a nord dell’Oman,; infine una terza nave è stata raggiunta a 25 miglia nautiche a nord-ovest dell’Emirato di Ras Al Khaimah.

Teheran ha rivendicato due attacchi, nave deridendo “le rassicurazioni” offerte dagli Stati Uniti alle navi in transito sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz. “Le navi Express Rome e Mayuree Naree, fidandosi di promesse vane, hanno ignorato i nostri avvertimenti e hanno cercato di attraversare lo stretto, solo per essere colpite. Qualsiasi nave intenzionata a passare deve ottenere il permesso dall’Iran”. (di Simona Salvi)

Blanco annuncia il nuovo album MA’ in uscita venerdì 3 aprile

Milano, 11 mar. (askanews) – Dopo averlo anticipato con un video spoiler apparso sui suoi canali social, Blanco annuncia il nuovo album MA’ in uscita venerdì 3 aprile 2026 per EMI Records Italy (Universal Music Italy), con la direzione artistica di Stefano Clessi (Eclectic Music Group), già disponibile in preorder. L’attesissimo ritorno di Blanco, ufficializzato nei mesi scorsi dall’uscita dei primi tre singoli estratti “Piangere a 90”, “Maledetta rabbia” e “Anche a vent’anni si muore” – tutti ai vertici delle classifiche streaming e radio – si prepara ora a trovare piena consacrazione in questo nuovo e importante capitolo discografico, destinato a segnare una fondamentale tappa nel suo percorso artistico. MA’ sarà disponibile in quattro diversi formati: LP bianco autografato e numerato (Esclusiva Shop Universal), CD autografato e numerato (Esclusiva Shop Universal), LP bianco e CD.

Il nuovo disco sarà presentato dal vivo tra aprile e maggio 2026 durante “Il primo tour nei palazzetti” di BLANCO, prodotto e organizzato da Friends & Partners e Vivo Concerti. I biglietti sono disponibili su Ticketone e nei punti vendita abituali.

“Il primo tour nei palazzetti” 17.04.2026 Jesolo (VE) – Palazzo del Turismo 20.04.2026 Firenze – Nelson Mandela Forum 23.04.2026 Padova – Kioene Arena 25.04.2026 Torino – Inalpi Arena 29.04.2026 Roma – Palazzo dello Sport SOLD OUT 30.04.2026 Roma – Palazzo dello Sport 02.05.2026 Bari – Palaflorio SOLD OUT 03.05.2026 Bari – Palaflorio 05.05.2026 Eboli (SA) – Palasele 06.05.2026 Napoli – Palapartenope 08.05.2026 Bologna – Unipol Arena 11.05.2026 Milano – Unipol Forum SOLD OUT 13.05.2026 Milano – Unipol Forum 16.05.2026 Pesaro – Vitrifrigo Arena

Libera: in Piemonte ‘ndrangheta presente in almeno 24 comuni

Milano, 11 mar. (askanews) – Dal 2011 a oggi in Piemonte si contano più di 25 inchieste giudiziarie sulle mafie, con oltre 450 indagati, mentre la presenza della ‘ndrangheta è stata accertata in almeno 24 comuni attraverso 16 Locali e 30 ‘ndrine. È il quadro tracciato da Libera nel dossier “Non è altrove. Mafie, corruzione e responsabilità civica in Piemonte”, diffuso in vista della XXXI Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, in programma il 21 marzo a Torino.

Il report raccoglie i principali dati emersi da fonti investigative e istituzionali: reati spia, interdittive antimafia, segnalazioni sospette della Uif della Banca d’Italia e numeri delle principali inchieste della magistratura. Accanto al dossier, Libera lancia anche un podcast in quattro episodi, disponibile sulle principali piattaforme audio dall’11 marzo. Entrambe le iniziative accompagnano il percorso verso la manifestazione nazionale del 21 marzo, che partirà da piazza Solferino e arriverà in piazza Vittorio, dove saranno letti gli oltre 1.100 nomi delle vittime innocenti delle mafie.

Per l’associazione il punto di svolta resta l’8 giugno 2011, giorno dell’operazione “Minotauro”, che portò all’arresto di 142 presunti ‘ndranghetisti e loro complici e cambiò la percezione della presenza mafiosa nella regione. Da allora, osserva Libera, si è prodotto un “effetto valanga”: i procedimenti aperti in Piemonte hanno mostrato come il radicamento criminale non sia episodico ma in costante evoluzione. Quei processi hanno fatto emergere la continuità dei legami con altre regioni italiane e la funzione del Nord come crocevia strategico per traffici illeciti, reinvestimento di capitali, copertura di latitanze, infiltrazione negli appalti, investimenti nell’economia legale e costruzione di relazioni politiche e sociali.

Nel dossier trova spazio anche il ruolo dell’area grigia che rende più permeabili i contesti locali. Libera descrive un sistema in cui operatori economici cercano i servizi della mafia per restare sul mercato, mentre faccendieri e corrotti fanno da ponte con le organizzazioni criminali. È in questa zona di contatto, secondo l’associazione, che le mafie trovano adattamento, relazioni utili e possibilità di radicamento senza bisogno di esporsi apertamente. Sulla base dei dati contenuti nella relazione 2024 della Direzione investigativa antimafia, Libera segnala che in Piemonte la presenza della ‘ndrangheta è stata accertata in almeno 24 comuni, con 16 locali e 30 ‘ndrine. Considerando che per costituire una locale servono almeno 49 affiliati, il dossier stima per difetto la presenza di almeno 900 affiliati riconducibili alla sola ‘ndrangheta.

Il capitolo dedicato ai reati spia indica che nel 2024 in Piemonte sono stati registrati complessivamente 29.515 episodi tra usura, estorsione, riciclaggio di denaro, delitti informatici, truffe e frodi informatiche. Il dato segna una diminuzione del 6% rispetto al 2023, quando i reati spia erano 31.458, ma la regione resta la seconda in Italia per numerosità complessiva. Nello stesso periodo risultano in aumento le estorsioni, cresciute del 16%, e il riciclaggio di denaro, salito del 54%, mentre calano i reati finanziari, le truffe, le frodi e i delitti informatici. La provincia con il numero più alto di reati spia è Torino, con 17.648 episodi, pari al 60% del totale regionale. Seguono Cuneo con 2.988 reati e Novara con 2.657. Un altro indicatore richiamato nel report riguarda le interdittive antimafia. Nel 2025 la prefettura di Torino ha adottato 22 provvedimenti antimafia, di cui 8 informazioni interdittive, 9 dinieghi di iscrizione in white list, una comunicazione interdittiva, 2 prevenzioni collaborative e 2 codecisioni sfavorevoli. A crescere sono anche le segnalazioni sospette. Secondo l’ultimo rapporto della Banca d’Italia, nel 2025 hanno raggiunto quota 8.871, con un incremento del 10% rispetto alle 8.041 del 2024. Il numero più alto si registra nella provincia di Torino con 4.855 segnalazioni, seguita da Cuneo con 968 e Alessandria con 841. In termini percentuali l’aumento maggiore riguarda Vercelli, con un più 22%, seguita dal Verbano-Cusio-Ossola.

“Le inchieste giudiziarie e l’azione preventiva svolta dalla Dia e dalle altre forze di polizia hanno mostrato l’infiltrazione delle mafie, in particolare della ‘ndrangheta, nell’economia regionale, soprattutto in quei settori economici in cui sono più ampie le opportunità di profitto” ha commentato Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera, spiegando che “come è ormai evidente, le mafie riescono a radicarsi perché i contesti locali sono permeabili e offrono spazi di accoglienza. Non si tratta solo di infiltrazione, ma di adattamento reciproco tra organizzazioni criminali e territori. Per questo leggere le mafie senza tenere conto di tutti gli attori coinvolti, istituzioni, imprese, economie legali e illegali, rischia di restituire un quadro parziale e persino fuorviante”.

Nel report trova spazio anche il mercato della droga. Secondo l’ultima relazione della Direzione centrale per i servizi antidroga, nel 2024 in Piemonte le forze di polizia hanno condotto 1.447 operazioni antidroga, con un incremento del 22,42% rispetto al 2023. Le attività hanno portato alla denuncia all’autorità giudiziaria di 1.748 persone, in aumento dell’8,84%, tra cui 114 minori, mentre i sequestri complessivi di sostanze stupefacenti hanno raggiunto 4.445,93 chilogrammi, in calo del 37,71% rispetto all’anno precedente.

Libera richiama in particolare la crescita della presenza e del consumo di cocaina crack, fenomeno che in Piemonte assume un rilievo marcato nel contesto del Nord Italia. La provincia di Torino, con 5.614,28 grammi sequestrati, è la terza in Italia per quantitativi di crack dopo Napoli e Roma. Quanto alla cocaina, nel 2024 in Piemonte sono stati sequestrati 286,47 chilogrammi, con un incremento del 177,13% rispetto all’anno precedente. Crescono anche i sequestri di eroina, arrivati a 46,16 chilogrammi, il 77% in più rispetto al 2023. La maggior parte delle operazioni antidroga si è concentrata nella Città metropolitana di Torino, con 955 interventi, in aumento del 36,6%, seguita da Cuneo con 129 e Alessandria con 103. Nella stessa area metropolitana sono stati sequestrati 174,80 chilogrammi di cocaina, con un aumento del 137%.

Per l’associazione antimafia, il quadro piemontese non racconta però una terra immobile. “Sbaglia chi pensa che il Piemonte sia una terra che assiste inerme al diffondersi del sistema mafioso” ha concluso il Coordinamento di Libera Piemonte, sottolineando che “la storia passata e presente è piena di esempi concreti di donne e uomini che, anche a costo della loro vita, hanno lottato e continuano a lottare per renderla un posto migliore”.

Dopo Sanremo Tredici Pietro si prepara al tour: al via da maggio

Milano, 11 mar. (askanews) – Reduce dalla sua prima partecipazione al Festival di Sanremo con il brano Uomo che cade, Tredici Pietro si esibirà dal vivo a maggio con il Non guardare + giù tour – prodotto e organizzato da Trident Music – una tournée che lo vedrà protagonista di 8 date nei principali club d’Italia. Il tour partirà il 5 maggio con la prima data al Vox Club di Nonantola (MO), per poi proseguire il 6 maggio all’Alcatraz a Milano, il 9 maggio al Teatro Concordia a Venaria Reale (TO), l’11 maggio alla Casa della Musica a Napoli, il 12 maggio all’Atlantico Live a Roma, il 17 maggio al Teatro Clerici a Brescia, il 18 maggio al Gran Teatro Geox a Padova e, infine, il 20 maggio al Teatro Cartiere Carrara a Firenze.

Durante il tour Tredici Pietro riabbraccerà il suo pubblico, portando sul palco i brani più rappresentativi del suo repertorio insieme alle tracce contenute in NON GUARDARE + GIÙ (Sony / Epic), l’edizione speciale del suo ultimo album uscita lo scorso 27 febbraio. L’album ha svelato un lato più consapevole e maturo della sua identità musicale, lasciando ampio spazio alla sperimentazione.

La nuova versione deluxe include, oltre alle tracce originali, il brano LA FRETTA e l’inedito UOMO CHE CADE, con cui Tredici Pietro è stato per la prima volta in gara alla 76ª edizione del Festival di Sanremo. NON GUARDARE + GIÙ ha debuttato al decimo posto nella classifica FIMI/NIQ.

UOMO CHE CADE, è stato scritto da Tredici Pietro insieme ad Antonio Di Martino, la musica è di Antonio Di Martino e Marco Spaggiari ed è prodotto da Vanegas; la produzione aggiuntiva è di Giovanni Pallotti, Fudasca, Sedd e Montesacro. Il brano racconta il percorso della vita come un movimento continuo, fatto di ricerca, cadute e ripartenze. UOMO CHE CADE esplora la naturale ricerca dell’essere umano, cadendo e ricominciando in un ciclo che è parte integrante dell’esistenza. Il singolo fonde influenze hip hop, R’n’B e cantautorali, dando vita a un arrangiamento dal groove raffinato. Per l’artista, che abbraccia il genere crossover tra rap e cantautorato, la partecipazione al Festival di Sanremo ha segnato un passaggio importante che arriva dopo un album e il tour sold out di dicembre 2025 che lo ha portato ad esibirsi nei club di Bologna, Roma e Milano. Durante il suo ultimo tour la sua identità musicale si è definita con forza e autenticità, e ha contribuito significativamente a consolidare il legame live sempre più profondo con il suo pubblico.

I Pinguini Tattici Nucleari di nuovo alla conquista degli stadi

Milano, 11 mar. (askanews) – Dopo il video spoiler circolato sui social nelle scorse ore in cui la band ha giocato ironicamente sull’attesa dei fan per un nuovo ritorno live – i Pinguini Tattici Nucleari annunciano oggi il Tour Stadi 2027, con cui la band tornerà a calcare i palchi dei principali stadi italiani la prossima estate per la terza volta.

I biglietti sono già disponibili su Ticketone.it e nei punti vendita abituali.

Queste le date del tour, prodotto e organizzato da Magellano Concerti, che lascerà il segno nell’estate 2027. Per quanto riguarda la data e la venue di Napoli verranno comunicate informazioni a breve. Altre sorprese verranno ancora annunciate nei prossimi mesi.

04 giugno 2027 – Bibione 08 giugno 2027 – Bologna 12 giugno 2027 – Torino 17 giugno 2027 – Milano 21 giugno 2027 – Padova 24 giugno 2027 – Bari

TBC – Napoli 03 luglio 2027 – Messina 08 luglio 2027 – Roma

Questo annuncio arriva dopo un successo grandioso della band che, non solo ha registrato con HELLO WORLD – TOUR STADI 2025, 9 date sold out e oltre 420 mila biglietti venduti, ottenendo una definitiva consacrazione firmando uno spettacolo capace di ridefinire i confini delle produzioni nazionali per concept, impatto visivo e dimensione internazionale, ma ha anche dominato il panorama musicale italiano avendo all’attivo 86 Platini e 11 ori e confermando i Pinguini Tattici Nucleari come unica band nella TOP10 delle classifiche annuali del 2025 con l’album “Hello World” e con 4 singoli in top 100.

Nel 2025 i Pinguini sono stati fra gli artisti con più album contemporaneamente in classifica settimanale, con fino a 5 album presenti nella Top 100 nella stessa settimana (record condiviso con Marracash, Sfera Ebbasta e Tony Boy).

Anche nelle radio italiane i Pinguini Tattici Nucleari si sono affermati come uno dei gruppi più ascoltati, con tutti i singoli tratti dall’album “Hello Word” arrivati al primo posto nelle classifiche di airplay e i tre brani “Bottiglie Vuote”, “Amaro” e “Islanda” presenti nella top100 nella classifica annuale radiofonica dei brani più trasmessi (fonte EarOne).

Madame annuncia l’uscita del terzo album Disincanto

Milano, 11 mar. (askanews) – Madame annuncia l’uscita di Disincanto, il terzo album della cantautrice, fuori ovunque da venerdì 17 aprile (Sugar Music). Il disincanto è il punto di rottura che ognuno di noi si trova a dover affrontare almeno una volta nella vita, se si vuole arrivare ad una vera consapevolezza. Questo disco ne racconta le varie sfaccettature, i vari percorsi, dalla fase incantata, a quella della frattura fino alla rinascita.

Disincanto è disponibile da ora in preorder su tutte le piattaforme digitali e nei formati CD e vinile nero con poster, CD nero in esclusiva per Amazon e vinile trasparente autografato con poster e CD autografato in esclusiva per Sugar Music.

Madame ha da poco annunciato il Madame Tour Estate 2026, che vedrà la cantautrice protagonista sui palchi dei principali festival italiani. I biglietti sono disponibili su ticketone.it e nei punti vendita abituali. Prodotto e organizzato da Friends & Partners e Vivo Concerti in collaborazione con Big Picture Management e Sugar Music, il tour toccherà alcuni dei più importanti festival italiani. Madame inizierà il 3 luglio al Rugby Sound Festival di Legnano (MI), proseguirà il 6 luglio al Flowers Festival a Collegno (TO), il 9 luglio al Live in Genova Festival a Genova, il 12 luglio all’Anima Festival a Cervere (CN), il 27 luglio al Villafranca Festival 2026 a Villafranca (VR), il 29 luglio all’Udine Vola 2026 a Udine, il 3 agosto allo Zoo Music Fest a Pescara, il 9 agosto all’Arena della Regina a Cattolica (RN), l’11 agosto al Villa Bertelli Live a Forte dei Marmi (LU), il 12 agosto al Castiglioncello Festival a Castiglioncello (LI), il 23 agosto all’Arena Bianca a Ostuni (BR), il 25 agosto al Fossato del Castello a Barletta (BT), il 2 settembre al Vicenza in Festival a Vicenza, il 4 settembre al Trento Live Fest di Trento, l’11 settembre al Dream Pop Fest di Palermo e, infine, il 13 settembre al Festival Taormina Arte di Taormina (ME).

"Canzone estiva" è il titolo del nuovo brano inedito di Annalisa

Milano, 11 mar. (askanews) – “Canzone estiva” è il titolo del brano inedito di Annalisa, che esce il 13 marzo (Atlantic/Warner Music Italy) dopo il successo degli ultimi progetti che l’hanno consacrata ancora una volta tra le artiste più influenti del pop italiano contemporaneo.

Il nuovo singolo si inserisce nel percorso aperto dall’album “Ma io sono fuoco”, riprendendone il tema e tornando sul simbolo del fuoco inteso come scintilla creativa e, soprattutto, come capacità di reazione e trasformazione.

È una canzone d’amore a strati che si muove in due diverse direzioni: l’amore verso una persona, ma anche l’amore verso il pubblico.

Ed è un amore viscerale, esplosivo, non di facile comprensione, ma di certo profondo, legato a filo doppio persino con l’amore per se stessi e con l’autostima. Perché affrontare l’opinione di chi ami, così come l’opinione pubblica, non è sempre qualcosa di leggero, anzi.

Siamo ciò che ci sentiamo di essere, ma anche ciò che vedono gli altri, con tante, tantissime paia di occhi; qualunque versione può essere giudicata nel modo opposto e viceversa, anche se tutti stanno osservando la stessa persona.

Da qui l’idea della provocazione “Mi vuoi più suora o pornodiva?”, ironizzando ed estremizzando con lo stesso linguaggio del giudizio, ma conoscendo però già la risposta: l’unica via è sempre il darsi per come si è, essendo entrambe e nessuna, collocata in un personalissimo e disordinato equilibrio precario che si trova nel mezzo.

Ricordando anche che la scelta di quale versione vedere racconta una piccola parte di chi è osservato, mentre racconta moltissimo di chi osserva.

E se anche il titolo gioca e confonde le aspettative, il brano si muove su un’intensità ritmica che passa da vuoti intensi a pieni dagli ampi spazi, pensati immaginando l’interazione dal palco tra pubblico e artista, rimanendo volutamente personale, indecifrabile.

Decide chi ascolta, come sempre.

Ad aprile Annalisa sarà sui palchi dei principali palasport d’Italia con il Capitolo II del tour Ma noi siamo fuoco che vede già alcune date sold out che raddoppiano. E’ la seconda parte del viaggio live di Annalisa dopo che, tra Novembre e Dicembre 2025, ha registrato un successo straordinario di pubblico e critica conquistando sold out in quasi tutte le 13 date. Sommando queste alle prossime di primavera, il tour dell’album “Ma io sono fuoco” vanta ad oggi 24 live nei palasport di tutta Italia.

Iran, Conte a Meloni: tavolo è in Parlamento, no a sfilate a Chigi

Roma, 11 mar. (askanews) – “Il tavolo c’è già, in Parlamento. Se poi dobbiamo fare le sfilate a palazzo Chigi ed essere presi in giro come sul salario minimo, faremo… Diremo…”. Giuseppe Conte, presidente del M5S, conversando con i giornalisti in Senato risponde così alla proposta di Giorgia Meloni.

“Bene gli scambi di informazioni, però oggi ci aspettiamo un posizionamento chiaro dal governo. Vogliamo un’Italia protagonista ma non fittiziamente con la retorica di ‘ritorno di centralità’ di cui il governo ci ha riempito la testa. Un’Italia protagonista dei percorsi per ritrovare il bandolo della matassa. Questo è il tema, il posizionamento”, ha aggiunto.

Ha insistito Conte: “Il tavolo già c’è e noi portiamo proposte concrete. C’è la disponibilità a rivedere il Patto di Stabilità che ci strozza? Il Cdm di ieri si è concluso senza alcuna decisione, le accise le vogliamo tagliare, il governo vuole fare retromarcia? Una tassa sugli extraprofitti dei colossi energetici la vogliamo fare? Queste sono le urgenze del Paese”. Ancora: “Non è che ci chiamate a Chigi perchè adesso c’è la guerra…”. Dunque “valuteremo. Andiamo a far cosa? Ci chiamate a Chigi per che cosa? Qual è il posizionamento dell’Italia sulla guerra? Ditecelo adesso, non è che veniamo a Chigi e ci facciamo due chiacchiere o ci date informazioni che se leggiamo il New York Times le sappiamo prima… Se un ministro va in ferie quando l’attacco Usa è imminente che informazioni ci può dare? Andiamo a far cosa?”.

Iran, protesta M5s in Senato: berretti stile Maga ma con ‘No alla guerra’

Roma, 11 mar. (askanews) – Protesta dei senatori M5s in aula al Senato nel corso delle dichiarazioni di voto sulle risoluzioni presentate nell’ambito delle comunicazioni della premier Meloni in vista del consiglio europeo allargate alla crisi in Medio Oriente. I senatori pentastellati hanno mostrato dei berretti rossi come quelli utilizzati da Trump ma con la scritta ‘No alla guerra’ in luogo della scritta ‘Make America Great Again’.

“Ogni volta che ha incontrato il presidente Trump – ha detto il capogruppo M5s Luca Pirondini – idealmente si è messa il cappellino Maga e ha fatto sempre gli interessi degli Usa. Oggi le facciamo un regalo, un bel cappello Maga ma con scritto ‘No alla Guerra’. Dica a Trump che gli italiani non sono più disponibili a essere complici di Trump e Netanyahu, hanno la schiena dritta, che l’articolo 11 della Costituzione italiana dice che l’Italia ripudia la guerra”.

“Non mettiamo in discussione l’alleanza con gli Usa ma la postura: lei dovrebbe dire ogni tanto qualche no a Trump. Ha detto sì quando ha chiesto di acquistare le armi americane, il gas americano. E non sarà in grado di dire no a Trump quando le chiederà le basi militari. È vero ci sono accordi con gli Usa ma valgono solo nel rispetto del diritto internazionale, diversamente deve dire che le basi in Italia non le concede”, ha sottolineato.

“Di solito ci accusa per il superbonus oggi per le mascherine. Lei stava dall’altra parte, all’opposizione a fare sciacallaggio politico durante tutto il periodo della pandemia”, ha concluso il presidente dei senatori M5s.

L’Iran non parteciperà ai Mondiali di calcio in Usa

Roma, 11 mar. (askanews) – La nazionale iraniana non parteciperà ai Mondiali di calcio del 2026 in programma tra Stati Uniti, Messico e Canada. La decisione è stata confermata dal ministro dello Sport dell’Iran, Ahmad Donyamali, che in un’intervista televisiva ha annunciato il ritiro della selezione iraniana dal torneo.

“Dal momento che questo governo corrotto ha assassinato il nostro leader, non abbiamo alcuna intenzione di partecipare ai Mondiali”, ha dichiarato il ministro, riferendosi alla morte della guida suprema Ali Khamenei. Donyamali ha inoltre denunciato le “misure malvagie intraprese contro l’Iran” da parte degli Stati Uniti, ricordando che “ci sono state imposte due guerre in otto o nove mesi e diverse migliaia dei nostri cittadini sono stati uccisi. Non abbiamo assolutamente alcuna possibilità di partecipare”.

Nelle ore precedenti all’annuncio, il presidente della Fifa Gianni Infantino aveva riferito che il presidente statunitense Donald Trump auspicava la partecipazione dell’Iran alla competizione, sottolineando come “un evento come la Coppa del Mondo serve più che mai a unire le persone”. Infantino aveva aggiunto che durante i colloqui Trump aveva ribadito che la nazionale iraniana “è naturalmente la benvenuta a prendere parte al torneo negli Stati Uniti”.

L’Iran era stato inserito nel gruppo G e avrebbe dovuto disputare le proprie partite negli Stati Uniti: il 15 giugno contro la Nuova Zelanda e il 21 giugno contro il Belgio al SoFi Stadium di Inglewood, a Los Angeles, mentre il 26 giugno era previsto il match contro l’Egitto al Lumen Field di Seattle.

Resta ora da capire quale squadra prenderà il posto della nazionale iraniana. Il regolamento Fifa non prevede indicazioni precise: secondo l’articolo 6.7 sarà la stessa federazione internazionale a decidere “a propria esclusiva discrezione” eventuali misure, compresa la sostituzione della federazione rinunciataria con un’altra associazione.

Tra le ipotesi circolate c’è quella dell’Iraq, possibile prima esclusa della confederazione asiatica. Il 31 marzo è infatti in programma lo spareggio tra Iraq e la vincente della sfida Bolivia-Suriname, partita che dovrebbe disputarsi a Monterrey, in Messico, ma al momento resta in dubbio a causa della chiusura dello spazio aereo iracheno legata al conflitto in Medio Orien

Archiviate le indagini su Marco Cappato: non fu aiuto al suicidio

Milano, 11 mar. (askanews) – Finiscono in archivio i due fascicolo di indagine che vedevano Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Cosconi, sotto accusa per aiuto al suicidio. Lo ha stabilito la gip del Tribunale di Milano, Sara Cipolla, accogliendo la richiesta della procura e richiamandosi ai principi sanciti dalla Corte Costituzionale in una recente sentenza in materia di fine vita.

Cappato si era autodenunciato ai carabinieri di Milano per aver accompagnato due malati terminali in Svizzera a morire attraverso la procedura del suicidio assistito. I due, sottolinea la giudice milanese in un passaggio del decreto di archiviazione, erano “tenuti in vita a mezzi di trattamenti di sostegno vitale” che però fu da entrambi rifiutato “in quanto inutile espressivo di un accanimento terapeutico”.

Caso Epstein: un hacker non Usa è entrato nei file dell’Fbi nel 2023

Roma, 11 mar. (askanews) – Un hacker straniero ha compromesso files relativi all’indagine dell’FBI sul finanziere pedofilo morto in carcere Jeffrey Epstein: l’incursione informatica è avvenuta tre anni fa presso l’ufficio di New York del Federal Bureaul, secondo una fonte informata e documenti del Dipartimento di Giustizia recentemente pubblicati e visionati da Reuters. In una dichiarazione, l’FBI ha affermato che quello che ha definito un “cyber incident” è stato “un episodio isolato”. “L’FBI ha limitato l’accesso all’attore malevolo e ha ripristinato la rete. L’indagine rimane in corso, quindi al momento non abbiamo ulteriori commenti da fornire”. Secondo la fonte, l’intrusione sembrerebbe essere stata opera di un cybercriminale piuttosto che di un governo straniero. “Chi non cercherebbe di mettere le mani sui file Epstein se fossi i russi o qualcuno interessato al kompromat?” Ha detto Jon Lindsay, ricercatore sulle tecnologie emergenti e la sicurezza globale al Georgia Institute of Technology. “Sarei sorpreso se i servizi di intelligence stranieri non stessero prendendo seriamente in considerazione i file Epstein.” L’hackeraggio sarebbe avvenuto dopo che un server del Child Exploitation Forensic Lab dell’ufficio FBI di New York è stato involontariamente lasciato vulnerabile dall’agente speciale Aaron Spivack, mentre cercava di orientarsi nelle procedure dell’agenzia per la gestione delle prove digitali, secondo la fonte e i documenti. Una cronologia redatta dallo stesso Spivack, inclusa nel vasto archivio di documenti su Epstein pubblicati quest’anno, indica che l’intrusione è avvenuta il 12 febbraio 2023. La violazione sarebbe stata scoperta il giorno successivo, quando l’agente ha acceso il computer e ha trovato un file testuale che avvertiva che la rete era stata compromessa. Ulteriori verifiche hanno poi rilevato tracce di attività anomale sul server, che includono – secondo il documento – la consultazione di alcuni file relativi all’indagine su Epstein.

Libano, Meloni: per proroga Unifil rivedere ingaggio, ma complesso

Milano, 11 mar. (askanews) – “Sulla missione Unifil molte volte ho espresso le nostre perplessità. Da una parte riteniamo che particolarmente nell’attuale contesto la missione rimanga importante, dall’altra parte le regole di ingaggio che la missione ha avuto in questi anni non erano e non sarebbero sufficienti ad affrontare la crisi attuale. Il dibattito deve essere di questo genere. Sono più che favorevole, ho segnalato quello che non condivido nell’iniziativa particolarmente degli Usa in rapporto a Unifil, ma sappiamo che se volessimo prorogare la missione dovremmo rivedere le regole di ingaggio. Tema sul quale però non solo con gli americani ma anche con altri Paesi coinvolti non abbiamo trovato grande convergenza quando abbiamo posto il problema”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in replica al Senato.

Non solo web, la travolgente ironia di Casa Surace torna a teatro

Milano, 11 mar. (askanews) – Dopo il grande successo del format “Festival al Bar” live da Sanremo la travolgente ironia di Casa Surace, fenomeno comico della rete da milioni di followers, tra i più amati ed apprezzati dal pubblico, torna finalmente a teatro con “La riunione di Condominio – tutti sotto lo stesso tetto”, un imperdibile spettacolo tutto da ridere che dal 1 aprile li vedrà protagonisti nei teatri delle principali città italiane per una primavera di fuoco all’insegna del buon umore per celebrare oltre 10 anni di carriera.

Scritto da Simone Petrella, Alessio Strazzullo e Daniele Pugliese, founder e autori storici di Casa Surace, insieme a Paolo Ruffini che ne cura anche la regia, lo spettacolo è un vero e proprio spaccato di vita quotidiana, l’assemblea più epica e caotica che abbiate mai visto, dove un regolamento da votare, vicini “particolari” e un pubblico coinvolto in prima persona, danno vita a una commedia che è satira ma anche tenero affresco di un’Italia che si ritrova “tutta sotto lo stesso tetto”. Uno show esplosivo e intriso di quella comicità sana che affonda le radici nei paradossi più emblematici della vita quotidiana di ognuno di noi.

“Tornare a teatro ed emozionarci insieme al nostro grande pubblico è per noi motivo di grande soddisfazione – dichiara il collettivo Casa surace – l’energia dal vivo del teatro è qualcosa di unico e il calore del pubblico ti ripaga di tutti i sacrifici fatti. Regalare sorrisi è una missione che ci riempie il cuore, speriamo di donare solo good vibes a tutte le persone che verranno a trovarci per vivere con loro momenti di estrema allegria in un clima estremamente scanzonato e festoso come è nel nostro dna sin dal giorno zero”

Una commedia travolgente che racconta vizi, virtù e contraddizioni di un Paese che, proprio come un condominio, sembra diviso su tutto ma che alla fine trova sempre il modo di “stare insieme”. In un intreccio continuo di situazioni, momenti di pura improvvisazione, la scena si allarga fino a confondersi con la realtà: il teatro si fonde con la vita vera, e il pubblico si ritrova senza volerlo a partecipare alla riunione di una grande e divertentissima “famiglia allargata”, tipica del sud!

La community di Casa Surace porta in scena una riunione di Condominio metaforica ma non troppo, in cui i personaggi del cast interpretati da Antonella Morea, Daniele pugliese, Riccardo betteghella e Alessandro freschi interagiscono con il pubblico con l’intenzione di trovare l’accordo sui punti all’ordine del giorno della riunione. Tra racconti, monologhi, sketch e comicità, la riunione diventa metafora di tutta l’Italia vista come un grande condominio in cui è possibile trovare punti di contatto, se ci si ascolta e si agisce con solidarietà. E ovviamente poi si mangia tutti insieme.

La riunione di condominio è così a tutti gli effetti lo specchio della nostra società una grande festa collettiva in cui si ride e si riflette e in cui ci sente parte di una comunità l’energia di Casa surace saprà sorprendervi trasportandovi nel loro clima appassionato e inimitabile con quel sapore unico che è pienamente nel loro stile

Casa Surace sono un collettivo di comici che si distinguono per un approccio verace, fresco e diretto, mirato ad alleggerire con un sorriso la vita quotidiana di ognuno di noi. I temi trattati spaziano dalla quotidianità alle sfide contemporanee, con uno sguardo particolare alle situazioni comuni che intrecciano ironia e realtà sociale. Fra i principali temi trattati dal collettivo troviamo infatti le differenze generazionali, i paradossi dell’ambito famigliare, temi sociali e approfondimenti riflessivi e umoristici che vengono sempre trattati con una lente generazionale ad hoc

Casa surace attraverso la sua ironia e leggerezza è in grado di abbracciare differenti pubblici, dalla generazione zeta ai millenials fino agli over 60. La loro è una bella storia di rivalsa che mescola sapientemente differenti generi, dalla commedia dell’arte sino ad abbracciare i nuovi linguaggi della comicità.

Tra le date già in calendario “La riunione di condomio” approderà il 1 aprile a Firenze ( Teatro Puccini), il 7 aprile a Bologna ( Teatro Dehon), 8 Aprile a Milano ( Teatro Manzoni), 16 Aprile Roma ( Teatro Orione), 17, 18 e 19 Aprile a Napoli ( Teatro Acacia), 8 Maggio a Gallarate ( Teatro Condominio), 30 Maggio Varese ( Teatro di Varese).

MO, Siciliotti (commercialisti): Accise misura regressiva

Roma, 11 mar. (askanews) – “In un contesto internazionale segnato da forti tensioni e da un’economia sempre più orientata verso logiche di guerra, anche il ruolo dei commercialisti può diventare significativo. La nostra categoria rappresenta un corpo professionale che riflette, analizza e può offrire alla politica idee e proposte concrete. Stiamo vivendo una fase estremamente complessa e, in una situazione così incerta, credo sia difficile per chiunque formulare previsioni attendibili.

Basta osservare la realtà quotidiana per comprendere le difficoltà: il prezzo dei carburanti continua ad aumentare in modo rilevante e sappiamo bene che una parte consistente di quel costo è legata alle accise, cioè a imposte che gravano direttamente sui cittadini. Si tratta di una questione che nel tempo è stata criticata da tutte le opposizioni, ma che raramente è stata modificata quando si è passati al governo. Oggi il tema torna al centro del dibattito e merita una riflessione attenta. Ridurre queste imposte può certamente rappresentare una scelta condivisibile, ma bisogna anche considerare che si tratta di una misura con effetti regressivi: incide allo stesso modo su tutti, ma rischia di pesare in misura maggiore sulle fasce economicamente più fragili della popolazione”. Lo ha affermato Claudio Siciliotti, past president del Cndcec e candidato alla presidenza del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili per la lista ‘Unione dei territori’ nel corso del forum promosso dall’Associazione Nazionale Commercialisti.

“In un contesto internazionale segnato da una grave crisi economica e geopolitica – ha evidenziato Marco Cuchel, numero uno dell’Anc -, il ruolo dei commercialisti diventa sempre più centrale nel supporto alle imprese, chiamate a operare in quella che molti definiscono ormai una vera e propria ‘economia di guerra’. La nostra professione è chiamata a intercettare per tempo le criticità attraverso strumenti adeguati: dagli assetti organizzativi ai controlli di gestione, fino ai nuovi meccanismi di prevenzione della crisi d’impresa”.

“Il contributo dei commercialisti – ha aggiunto – non si limita però alla sola assistenza fiscale. C’è molto di più, a partire dalla disponibilità a dialogare con il governo per offrire analisi, proposte e suggerimenti in un momento particolarmente delicato per il Paese”. “Poi, alla vigilia delle elezioni per il rinnovo del Consiglio nazionale di categoria, previste per il prossimo 15 aprile, la nostra associazione ha elaborato un ‘manifesto programmatico’ con gli obiettivi che riteniamo fondamentali per rafforzare il ruolo dell’istituzione e ristabilire i necessari equilibri sia all’interno sia all’esterno della categoria. Tra le priorità – ha evidenziato Cuchel – indichiamo l’etica e la trasparenza, un maggiore protagonismo degli ordini territoriali, la centralità delle associazioni sindacali di categoria e una revisione dell’equo compenso”. Anc ha sempre sostenuto l’importanza del confronto pubblico sui temi più rilevanti per la professione, proprio per garantire ai colleghi un’informazione chiara e completa. Per questo riteniamo un’occasione mancata – ha stigmatizzato – il fatto che, per la prima volta dal 2012, uno dei candidati ha deciso di non partecipare al confronto”.

“Questioni cruciali come le esclusive professionali, l’accesso agli uffici dell’Agenzia delle Entrate, dell’Inps e dell’Inail, così come il progressivo indebolimento delle tutele dei commercialisti sia sul piano sociale sia su quello istituzionale, meriterebbero invece un dibattito aperto e costruttivo nell’interesse dell’intera categoria. Siamo convinti che la professione debba tornare a essere davvero centrale, non soltanto nelle dichiarazioni di principio, ma nei fatti. In questo percorso – ha concluso Cuchel – il ruolo delle associazioni sindacali di categoria è fondamentale, perché rappresentano un punto di riferimento concreto per tutti gli iscritti e contribuiscono in modo determinante alla tutela e alla valorizzazione della professione”. Il manifesto dell’Associazione è stato consegnato al rappresentante della lista ‘Unione dei territori. “Vogliamo rappresentare un’alternativa credibile e siamo convinti di poterlo fare. Proponiamo una visione del dottore commercialista non solo come tecnico, ma come figura sociale che contribuisce alla tutela di valori fondamentali della nostra Costituzione, come la libertà d’impresa, la tutela del risparmio e il corretto adempimento degli obblighi tributari”, ha sottolineato Siciliotti. “Il commercialista deve essere riconosciuto per il ruolo centrale che svolge. Per questo proponiamo un metodo di lavoro fondato su ascolto e confronto, senza demonizzare il dissenso, perché la critica è uno strumento indispensabile per migliorare”. “Tra i nostri principi – ha ribadito – vi è l’impegno a non accettare incarichi professionali provenienti dalla politica nazionale durante il mandato, a garantire un quadriennio pieno di attività e a sottoporre il bilancio del Consiglio nazionale all’approvazione degli Ordini territoriali, che contribuiscono alle risorse e devono poter controllarne l’utilizzo”. “Il commercialista è una sentinella della legalità: la nostra è una professione unica perché presidia insieme economia, finanza, fisco e contabilità. Proprio per questo – ha chiarito Siciliotti – dobbiamo valorizzare questa unicità con percorsi formativi rigorosi e con la massima trasparenza nelle scelte e nella gestione delle risorse”.

Meloni: per l’unità dell’Occidente non abbandonare Trump ma cercare una sintesi

Roma, 11 mar. (askanews) – “Si deve lavorare nel senso di ricomporre e non aiutare a disgregare: non faremmo gli interessi né dell’Italia né dell’Europa. Calenda diceva che per essere utili all’occidente, per avere l’unità dell’occidente dobbiamo abbandonare Orban e Trump. Noi non siamo così, non siamo noi che decidiamo cosa sia l’occidente o chi sia, non siamo noi che decidiamo chi fa parte dell’Europa. Questa è l’idea di un club che non è geopolitica, purtroppo la geopolitica è un’altra cosa. Quello che dobbiamo fare anche se non siamo d’accordo è cercare sintesi”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni replicando al dibattito sulle comunicazioni rese in vista del consiglio europeo del 19 e 20 marzo allargate alla crisi in Medio Oriente. “Il nostro compito e interesse è anche contromanovrare rispetto a certe spinte, non condivido le posizioni che mi si chiede di assumere che vanno verso la disgregazione, dobbiamo tentare di contromanovrare rispetto a quella spinta. È chiaro che ci sono difficoltà”, ha aggiunto. Meloni ha ringraziato Calenda per “l’approccio costruttivo sulla materia dei prezzi dell’energia”.

Cosa è l’Ets, che l’Italia chiede di sospendere e l’Ue vuole rivedere

Roma, 11 mar. (askanews) – Cosa sono i famigerati permessi “Ets”, di cui l’Italia, anche oggi, con la premier Giorgia Meloni, chiede una sospensione in vista della attesa “modernizzazione” che la Commissione europea ritiene necessaria. Il problema è tornato alla ribalta con la nuova fiammata dei prezzi dell’energia innescata dal conflitto in Iran.

Acronimo di European Union Emissions Trading System, l’Ets è fondamentalmente un meccanismo di scambio delle quote di CO2 che ha come obiettivo quello di ridurre le emissioni, imponendo maggiori costi alle industrie che ne producono di più.

Funziona fissando un tetto massimo alla CO2 consentita che si riduce ogni anno, costringendo le imprese a inquinare meno o a comprare permessi da chi è più efficiente.

Al sistema partecipano tutti i paesi Ue insieme a Islanda, Liechtenstein e Norvegia, coprendo settori chiave come la produzione di energia elettrica, le grandi fabbriche, i voli aerei e, dal 2024, anche le grandi navi. I soldi incassati dalle aste di queste quote, che dal 2013 hanno superato i 175 miliardi di dollari, vengono usati dai governi per finanziare pannelli solari, risparmio energetico e nuove tecnologie pulite.

Il problema è che il meccanismo Ets è stato concepito ben prima della crisi energetica esplosa con la guerra in Ucraina e non considerava questo tipo di situazione, che ha cambiato radicalmente il quadro complessivo. Il sistema di penalizzazione e sovracosti che serviva a far sviluppare le rinnovabili ha mostrato una sorta di spirale che ora rischia di ripetersi con la crisi sull’Iran.

Per questo oggi sugli Ets il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni ha lanciato un forte richiamo: il meccanismo deve essere riformato e nel frattempo l’Italia chiede di sospenderlo. Meloni ha toccato il tema nel suo intervento alla Camera in vista del Consiglio dei capi di Stato e di governo della Ue, che si svolgerà la prossima settimana, il 19 e il 20 marzo.

“Il cosiddetto Ets – ha rilevato – è un sistema che necessita di una revisione per correggere una serie di meccanismi che oggi, in un significativo numero di Stati membri, Italia inclusa, gonfiano artificialmente il prezzo dell’elettricità, con punte che, per la nostra Nazione, toccano i 30 euro per MwH, un quarto dell’intero costo dell’elettricità”.

Un problema che diventa stridente ora con questa nuova impennata dei prezzi innescata dal conflitto in Iran. Quindi, “in attesa proprio di questa necessaria revisione annunciata per la seconda metà di quest’anno”, l’Italia chiede “di sospendere urgentemente l’applicazione dell’Ets alla produzione di elettricità da fonti termiche – ha detto ancora Meloni -. Si tratta di un provvedimento che serve subito, e almeno fino a quando i prezzi globali delle fonti energetiche fossili non torneranno sui livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente”. 

Quasi contemporaneamente, sul tema interveniva anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Nell’Unione europea “gli Ets ci servono, ma dobbiamo modernizzarli”, ha affermato al Parlamento europeo, a sua volta nel suo discorso in vista del Consiglio Ue della prossima settimana. “Senza gli Ets – ha sostenuto – oggi consumeremmo 100 miliardi di metri cubici di gas in più”. Von der Leyen ha quindi auspicato che prosegua il dibattito sul questo tema anche a livello di Parlamento Ue.

Anche usando gli Ets, entro il 2030 l’obiettivo della Ue è tagliare le emissioni del 62% rispetto al 2005, e dal 2027 il sistema si allargherà includendo anche il riscaldamento degli edifici e i carburanti stradali. Per aiutare le famiglie più in difficoltà con i nuovi costi energetici, l’Europa ha creato un apposito Fondo sociale per il clima che mobiliterà oltre 86 miliardi di euro tra il 2026 e il 2032.

Secondo il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Frantin, in un Paese come l’Italia l’Ets in situazioni come quella attuale rischia di diventare “un boomerang”, perché finisce per rendere più convenienti sistemi come il riscaldamento a legna o a pellet rispetto all’elettricità, con emissioni ben più elevate di altre fonti.

Libri, arriva Il Potere di LinkedIn di Davide Caiazzo

Roma, 11 mar. (askanews) – Se LinkedIn viene ancora liquidato come un “cimitero” di curricula, “Il Potere di LinkedIn. La guida definitiva per sfruttare il social network professionale più importante al mondo” ribalta la prospettiva: la piattaforma è oggi un’infrastruttura strategica dove si costruiscono reputazione, si aprono mercati professionali e nascono relazioni qualificate. Firmato da Davide Caiazzo, imprenditore e formatore, TOP 20 Most Influential Voices in “LinkedIn Growth” secondo la classifica Favikon 2025, il volume propone un metodo operativo per trasformare presenza, contenuti e networking in un asset misurabile.

LinkedIn si definisce oggi “il più grande network professionale al mondo”, con oltre un miliardo di membri in più di 200 Paesi e territori. In Italia, la piattaforma ha raggiunto una scala ormai sistemica. Secondo gli ultimi rilievi, LinkedIn conta oltre 23 milioni di “membri” nel nostro Paese. Le stesse stime indicano che l’audience italiana equivale a circa il 38,8% della popolazione e a circa il 43,2% della base di utenti internet; un ordine di grandezza che rafforza la centralità della piattaforma nei percorsi di reputazione, networking e posizionamento professionale.

Pubblicato da Gribaudo (Gruppo Feltrinelli), l’opera propone una metodologia strutturata orientata a trasformare la presenza online in un asset funzionale agli obiettivi individuali o aziendali. Il manuale analizza in modo progressivo le leve decisive del posizionamento su LinkedIn: ottimizzazione del profilo come touchpoint reputazionale, progettazione di contenuti capaci di rispondere alle logiche dell’algoritmo, gestione delle interazioni come strumento di visibilità organica e consolidamento della fiducia. Ampio spazio è dedicato anche alla creazione di reti ad alto valore aggiunto, all’utilizzo consapevole delle funzioni premium, alla misurazione delle performance e all’impiego della piattaforma nelle strategie di social selling.

“Non basta esserci: serve farlo per bene, con una presenza curata e coerente, capace di raccontare chi siamo e cosa sappiamo fare”, spiega Davide Caiazzo. “LinkedIn non è un palcoscenico da osservare a distanza, ma un ambiente professionale in cui ci si mette in gioco, si dialoga, si costruiscono credibilità e opportunità. Ho scritto questo libro per accompagnare chiunque voglia fare un passo in avanti: trasformare il profilo in uno strumento di reputazione, i contenuti in leve strategiche, le relazioni digitali in contatti concreti”.

Con esempi applicativi, analisi di casi, indicatori di performance e linee guida operative, il volume si configura come una guida tecnica e strategica per professionisti, manager e imprenditori che intendono presidiare LinkedIn con una presenza coerente, autorevole e orientata ai risultati.

Il volume è stato insignito del Premio IusArteLibri – “Il Ponte della Legalità”, edizione 2026, nella sezione “I Saggi”, in Senato.

Vittorio Pettinato torna a teatro con "Centro di vanità permanente"

Roma, 11 mar. (askanews) – C’è un luogo reale e invisibile allo stesso tempo, un centro sempre aperto, frequentato da pellegrini dell’immagine, asceti del benessere e “professionisti” dell’autenticità. È il “Centro di vanità permanente”, il nuovo spettacolo di Vittorio Pettinato – comico e content creator da oltre mezzo milione di follower tra Instagram e TikTok – che porta sul palco un ritratto lucido e irresistibilmente comico della nostra epoca. Lo show – prodotto da Chimera Agency (To Be All Group) e Talia Media – debutta sabato 14 marzo all’Ecoteatro di Milano, proseguendo poi a Brescia (Teatro Santa Giulia), Verona (Teatro Stimate), Torino (Teatro Juvarra) e Perugia (Teatro Brecht).

Con uno sguardo ironico, intelligente e affettuosamente spietato, Pettinato accompagna il pubblico in un viaggio dentro le contraddizioni della società contemporanea, dove la vanità non è più un vizio segreto ma un’abitudine quotidiana. Oggi tutto diventa racconto, esperienza da condividere, prova di autenticità: anche il silenzio, anche la pausa, persino la fuga dal mondo. C’è chi documenta ogni tappa di un viaggio spirituale, chi annuncia il proprio detox digitale con l’ultimo post, chi lascia tutto per “ritrovarsi”, ma solo dopo averlo raccontato.

“Centro di vanità permanente” costruisce una narrazione capace di alternare leggerezza e riflessione. L’umorismo di Pettinato nasce dall’osservazione del reale: spontaneo ma preciso, surreale ma profondamente riconoscibile, sempre in equilibrio tra sorriso e consapevolezza.

Uno spettacolo che completa il ritratto ironico di una società che si specchia, si filtra, si racconta e, nel farlo, continua a cercarsi. “Non vedo l’ora di tornare sul palco e riabbracciare le persone senza la presenza di uno schermo che faccia da ostacolo”, racconta il comico.

Dopo il debutto a Milano, lo spettacolo farà tappa il 20 marzo a Brescia (Teatro Santa Giulia), l’11 aprile a Verona (Teatro Stimate), il 18 aprile a Torino (Teatro Juvarra) e il 24 aprile a Perugia (Teatro Brecht).

Calenda attacca Meloni: scelga tra l’Europa e l’asse Trump-Orban

LEuropa stretta tra tre potenze

Intervenendo al Senato durante il dibattito sulle comunicazioni della presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo e nel pieno della crisi mediorientale, Carlo Calenda ha delineato un quadro internazionale segnato da forti tensioni.

Secondo il leader di Azione, l’Europa si trova oggi al centro di una competizione strategica tra grandi potenze. Russia e Cina esercitano pressioni geopolitiche ed economiche, mentre anche gli Stati Uniti – pur restando alleati – perseguono interessi che possono portare a una frammentazione dell’unità europea.

Calenda ha citato, tra gli esempi, la strategia industriale di lungo periodo elaborata da Pechino, che prevede il controllo delle materie prime critiche e una produzione industriale eccedente destinata ai mercati occidentali, in particolare a quello europeo.

Il nodo delle alleanze politiche

Nel suo intervento, Calenda ha rivolto un attacco diretto alla linea politica del governo italiano.

A suo giudizio, non è possibile rivendicare una posizione europeista e allo stesso tempo sostenere o legittimare figure politiche che mettono in discussione il progetto dell’integrazione europea. Il riferimento è stato esplicito al rapporto politico con Viktor Orbán, spesso accusato a Bruxelles di mantenere posizioni favorevoli al Cremlino.

Il leader di Azione ha inoltre richiamato il tema della propaganda russa in Europa, sostenendo che essa non riguarda soltanto alcune componenti della sinistra radicale, ma si manifesta anche in ambienti politici vicini alla maggioranza di governo.

Difendere la civiltà europea”

Nel passaggio conclusivo del suo discorso, Calenda ha sostenuto che il punto centrale della discussione non riguarda semplicemente l’alleanza occidentale, ma la difesa della civiltà politica europea.

Questa, ha spiegato, si fonda su alcuni pilastri distintivi: lo Stato di diritto, le libertà economiche e un sistema di protezione sociale che rappresenta ancora oggi uno dei modelli di convivenza più avanzati al mondo.

Per questa ragione, ha aggiunto, il governo italiano dovrebbe chiarire se intende rafforzare l’integrazione europea – ad esempio sostenendo il progetto di rafforzamento delle istituzioni comuni promosso nel Partito popolare europeo – oppure continuare a coltivare rapporti politici con leader che si collocano su una linea opposta.

La domanda rivolta alla presidente del Consiglio è stata quindi netta: scegliere senza ambiguità la difesa dell’Europa unita oppure mantenere una posizione di equilibrio tra Bruxelles, Orbán e l’area politica che guarda a Donald Trump. Secondo Calenda, le due opzioni non possono convivere.

La Spagna ha declassato la sua rappresentanza diplomatica in Israele

Roma, 11 mar. (askanews) – Il governo spagnolo ha ritirato definitivamente il proprio ambasciatore in Israele, Ana Salomon, declassando la propria rappresentanza a Tel Aviv al livello di incaricato d’affari, in reciprocità con quanto fatto da Israele. Lo riporta El Pais citando la Gazzetta Ufficiale da cui emerge che all’ultima riunione del Consiglio dei Ministri è stato revocato l’incarico a Salomon, richiamata per consultazioni lo scorso settembre e da allora rimasta in Spagna.

Fukushima, 15 anni dopo il Giappone ricorda l’incidente nucleare e lo tsunami

Roma, 11 mar. (askanews) – Grandi muraglie anti-tsunami, barriere, paesi ricostruiti. La parte costiera del Tohoku – la regione del Giappone colpita dal terremoto-tsunami-incidente nucleare dell’11 marzo 2011 – è tornata, pur tra mille difficoltà, in parte alla vita. Tuttavia il ricordo, a 15 anni dal triplo disastro che provocò migliaia tra morti e dispersi, non è ancora impallidito. Anche perché, a tenerlo a galla, continua la lenta, balbettante e incerta operazione di messa in sicurezza e smantellamento della centrale nucleare Fukushima-1 (Fukushima Daiichi), la cui conclusione viene sempre più spostata in là nel tempo.

Il sisma di magnitudo 9.0, seguito dal gigantesco tsunami e dalla fusione dei reattori della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, causò oltre 22mila tra morti e dispersi. La cerimonia principale per commemorare il triplo disastro si è svolta nella prefettura di Fukushima, alla presenza della prima ministra Sanae Takaichi. Dal 2022 il governo centrale ha cessato di organizzare le commemorazioni ufficiali a Tokyo.

Familiari delle vittime si sono riuniti fin dalle prime ore del mattino anche presso le rovine della scuola elementare Okawa a Ishinomaki, nella prefettura di Miyagi, dove lo tsunami provocò la morte di 84 tra studenti e insegnanti. Allo stesso modo, in tutta la regione si sono tenute cerimonie più piccole, ma non meno sentite. A Odaka, all’ombra della centrale teatro del peggiore incidente nucleare dai tempi di Cernobyl, residenti hanno pregato e hanno ascoltato le note suonate da musicisti internazionali – italiani, taiwanesi, tedeschi – che hanno voluto commemorare in segno di amicizia e vicinanza un momento che ha decimato la piccola comunità.

Secondo gli ultimi dati dell’Agenzia nazionale di polizia, le vittime dirette del disastro sono state 15.901, mentre 2.519 persone risultano ancora disperse, soprattutto nelle prefetture di Miyagi, Fukushima e Iwate. Alle vittime dirette si aggiungono 3.810 morti legate alle conseguenze del disastro, come malattie o suicidi causati dallo stress dell’evacuazione e della ricostruzione.

A quindici anni dalla tragedia, circa 26.000 persone risultano ancora sfollate dalla regione. Nel frattempo alcune aree della prefettura di Fukushima hanno visto un ritorno graduale dei residenti dopo la revoca di parte degli ordini di evacuazione, anche se molte zone restano ancora parzialmente interdette a causa del rischio provocato dall’elevata radioattività.

La compagnia elettrica Tokyo Electric Power Company (Tepco), responsabile dell’impianto di Fukushima Daiichi, continua a confrontarsi con le difficoltà nello smantellamento dei reattori.

La centrale fu colpita dall’onda di maremoto che sommerse i generatori di emergenza, causando la perdita quasi totale dell’alimentazione elettrica nei reattori da 1 a 4. Nei reattori 1, 2 e 3 il combustibile nucleare si fuse provocando il cosiddetto meltdown, mentre esplosioni di idrogeno danneggiarono gli edifici dei reattori. L’incidente provocò il rilascio di grandi quantità di materiale radioattivo.

Si stima che all’interno dei reattori rimangano circa 880 tonnellate di “debris”, cioè una miscela di combustibile nucleare fuso e materiali strutturali. Il recupero di questi materiali rappresenta il principale ostacolo alle operazioni di smantellamento dell’impianto.

Il piano iniziale del governo giapponese e della Tepco prevedeva l’avvio del recupero del combustibile fuso entro il 2021 e il completamento entro il 2036. Tuttavia i progressi sono stati molto limitati: dal 2024 sono stati recuperati in via sperimentale dal reattore 2 campioni per circa 0,9 grammi complessivi, una quantità pari a circa un miliardesimo del totale stimato.

Il recupero su larga scala dei detriti dovrebbe iniziare dal reattore 3, ma secondo le stime attuali l’operazione non potrà cominciare prima dell’anno fiscale 2037, oltre la scadenza prevista dal piano originario. Al momento non esiste una data precisa per la conclusione delle operazioni, e resta incerto se l’obiettivo fissato dal governo di completare lo smantellamento della centrale entro il 2051 potrà essere rispettato.

Durante una cerimonia nella centrale, il presidente di Tokyo Electric Power Company Holdings Tomoaki Kobayakawa ha dichiarato che “lo smantellamento sicuro e costante dell’impianto è il presupposto fondamentale per la ricostruzione di Fukushima”, aggiungendo che l’azienda dovrà affrontare anche le sfide tecniche legate alla rimozione del combustibile fuso.

Anche l’Autorità di regolazione nucleare ha invitato a non dimenticare le lezioni della tragedia. Il presidente dell’ente Shinsuke Yamanaka ha affermato che il disastro ha segnato “il crollo del mito della sicurezza assoluta” dell’energia nucleare e ha chiesto di riflettere sulle responsabilità e sui rischi legati all’eccessiva fiducia nella tecnologia.

La città di Futaba, che ospita la centrale nucleare danneggiata, è rimasta completamente inabitabile per oltre undici anni a causa della contaminazione radioattiva e molte aree restano ancora oggi chiuse al pubblico.

Il governo giapponese assicura di voler continuare a lavorare alla ricostruzione delle aree colpite. Il primo ministro Takaichi ha dichiarato che “senza la ricostruzione di Fukushima non può esserci la rinascita del nord-est del Giappone”, promettendo di operare per favorire il ritorno dei residenti, il rilancio dell’agricoltura e lo sviluppo economico della regione nei prossimi anni.

Secondo le stime del ministero dell’Economia, i costi complessivi legati alla compensazione delle vittime, allo smantellamento dell’impianto e alla decontaminazione supereranno i 23mila miliardi di yen, pari a oltre 125 miliardi di euro, di cui circa 16mila miliardi a carico della stessa Tepco. (Di Antonio Moscatello).

Il cantautore olandese Dotan sarà in Italia per due live

Milano, 11 mar. (askanews) – Il cantautore olandese Dotan sarà in Italia per due appuntamenti del suo European Solo Acoustic Tour: il 27 marzo all’Alcazar Live di Roma e il 28 marzo allo Spazio 211 di Torino. Due concerti in versione acustica che offriranno al pubblico un’esperienza intima e diretta con l’artista e il suo repertorio.

Dotan si è fatto conoscere nel 2011 con l’album Dream Parade, registrato a Los Angeles, città che negli anni è diventata una fonte costante di ispirazione. Tre anni dopo ha pubblicato 7 Layers, che include il successo internazionale Home. Il brano ha segnato la sua consacrazione, portandolo a intraprendere lunghi tour nei Paesi Bassi.

Con 7 Layers Dotan ha ampliato il proprio pubblico anche oltre i confini nazionali, con tournée in tutta Europa e negli Stati Uniti, oltre a esibizioni in festival internazionali come Pinkpop, Rock Werchter, Sziget Festival, Pukkelpop, Southside Festival e Montreux Jazz Festival. Nel corso della sua carriera si è esibito anche in Città del Vaticano davanti al Papa.

Dal 2014 la sua musica è stata utilizzata in spot pubblicitari internazionali, film e serie televisive di successo come Grey’s Anatomy, Pretty Little Liars, The 100 e New Amsterdam, oltre che nel film True Spirit distribuito da Netflix. Nel 2024, a dieci anni dalla pubblicazione, Home è tornata in cima alle classifiche in Canada.

Dopo un periodo di riflessione, Dotan è tornato con il singolo Numb nel 2019 e con l’album Satellites nel 2021. Con il quarto album A Little Light In The Dark, pubblicato nel 2024, ha confermato la propria presenza sulla scena internazionale, portando la sua musica in tour in tutta Europa tra teatri e grandi venue. I concerti italiani si inseriscono in questo percorso live, mantenendo al centro la dimensione essenziale e diretta dell’esibizione acustica

Baseball, storico: l’Italia batte gli Usa a Houston

Roma, 11 mar. (askanews) – Impresa storica per la nazionale italiana di baseball che, nella terza partita del girone eliminatorio del World Baseball Classic, ha battuto gli Stati Uniti 8-6 a Houston. È la quinta vittoria azzurra contro gli Usa – l’ultima risaliva al 2007 – ma la prima contro una selezione statunitense considerata un vero e proprio “Dream Team”.

Con questo successo la squadra guidata da Francisco Cervelli sale al primo posto del girone, unica formazione a punteggio pieno. Agli azzurri resta un solo ostacolo sulla strada dei quarti di finale: la sfida contro il Messico, in programma nella notte (mezzanotte italiana) e trasmessa su Sky Sport Max. Per qualificarsi l’Italia potrebbe anche perdere, purché segni almeno quattro punti e la gara non si prolunghi agli extra-inning.

La vittoria è arrivata al termine di una partita combattuta. L’Italia era volata sull’8-0 grazie ai fuoricampo di Kyle Teel – poi costretto a uscire per infortunio – Jac Caglianone e Sam Antonacci, oltre alla solida prestazione iniziale sul monte di lancio di Michael Lorenzen.

Gli Stati Uniti, trascinati da Pete Crow-Armstrong, hanno tentato la rimonta riducendo il divario fino all’8-6, ma senza riuscire a completare il recupero. Gli azzurri possono così continuare a sognare l’accesso ai quarti di finale del torneo.

Fukushima 15 anni dopo: Giappone ricorda tsunami-incidente nucleare

Roma, 11 mar. (askanews) – Grandi muraglie anti-tsunami, barriere, paesi ricostruiti. La parte costiera del Tohoku – la regione del Giappone colpita dal terremoto-tsunami-incidente nucleare dell’11 marzo 2011 – è tornata, pur tra mille difficoltà, in parte alla vita. Tuttavia il ricordo, a 15 anni dal triplo disastro che provocò migliaia tra morti e dispersi, non è ancora impallidito. Anche perché, a tenerlo a galla, continua la lenta, balbettante e incerta operazione di messa in sicurezza e smantellamento della centrale nucleare Fukushima-1 (Fukushima Daiichi), la cui conclusione viene sempre più spostata in là nel tempo.

Il sisma di magnitudo 9.0, seguito dal gigantesco tsunami e dalla fusione dei reattori della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, causò oltre 22mila tra morti e dispersi. La cerimonia principale per commemorare il triplo disastro si è svolta nella prefettura di Fukushima, alla presenza della prima ministra Sanae Takaichi. Dal 2022 il governo centrale ha cessato di organizzare le commemorazioni ufficiali a Tokyo.

Familiari delle vittime si sono riuniti fin dalle prime ore del mattino anche presso le rovine della scuola elementare Okawa a Ishinomaki, nella prefettura di Miyagi, dove lo tsunami provocò la morte di 84 tra studenti e insegnanti. Allo stesso modo, in tutta la regione si sono tenute cerimonie più piccole, ma non meno sentite. A Odaka, all’ombra della centrale teatro del peggiore incidente nucleare dai tempi di Cernobyl, residenti hanno pregato e hanno ascoltato le note suonate da musicisti internazionali – italiani, taiwanesi, tedeschi – che hanno voluto commemorare in segno di amicizia e vicinanza un momento che ha decimato la piccola comunità.

Secondo gli ultimi dati dell’Agenzia nazionale di polizia, le vittime dirette del disastro sono state 15.901, mentre 2.519 persone risultano ancora disperse, soprattutto nelle prefetture di Miyagi, Fukushima e Iwate. Alle vittime dirette si aggiungono 3.810 morti legate alle conseguenze del disastro, come malattie o suicidi causati dallo stress dell’evacuazione e della ricostruzione.

A quindici anni dalla tragedia, circa 26.000 persone risultano ancora sfollate dalla regione. Nel frattempo alcune aree della prefettura di Fukushima hanno visto un ritorno graduale dei residenti dopo la revoca di parte degli ordini di evacuazione, anche se molte zone restano ancora parzialmente interdette a causa del rischio provocato dall’elevata radioattività.

La compagnia elettrica Tokyo Electric Power Company (Tepco), responsabile dell’impianto di Fukushima Daiichi, continua a confrontarsi con le difficoltà nello smantellamento dei reattori.

La centrale fu colpita dall’onda di maremoto che sommerse i generatori di emergenza, causando la perdita quasi totale dell’alimentazione elettrica nei reattori da 1 a 4. Nei reattori 1, 2 e 3 il combustibile nucleare si fuse provocando il cosiddetto meltdown, mentre esplosioni di idrogeno danneggiarono gli edifici dei reattori. L’incidente provocò il rilascio di grandi quantità di materiale radioattivo.

Si stima che all’interno dei reattori rimangano circa 880 tonnellate di “debris”, cioè una miscela di combustibile nucleare fuso e materiali strutturali. Il recupero di questi materiali rappresenta il principale ostacolo alle operazioni di smantellamento dell’impianto.

Il piano iniziale del governo giapponese e della Tepco prevedeva l’avvio del recupero del combustibile fuso entro il 2021 e il completamento entro il 2036. Tuttavia i progressi sono stati molto limitati: dal 2024 sono stati recuperati in via sperimentale dal reattore 2 campioni per circa 0,9 grammi complessivi, una quantità pari a circa un miliardesimo del totale stimato.

Il recupero su larga scala dei detriti dovrebbe iniziare dal reattore 3, ma secondo le stime attuali l’operazione non potrà cominciare prima dell’anno fiscale 2037, oltre la scadenza prevista dal piano originario. Al momento non esiste una data precisa per la conclusione delle operazioni, e resta incerto se l’obiettivo fissato dal governo di completare lo smantellamento della centrale entro il 2051 potrà essere rispettato.

Durante una cerimonia nella centrale, il presidente di Tokyo Electric Power Company Holdings Tomoaki Kobayakawa ha dichiarato che “lo smantellamento sicuro e costante dell’impianto è il presupposto fondamentale per la ricostruzione di Fukushima”, aggiungendo che l’azienda dovrà affrontare anche le sfide tecniche legate alla rimozione del combustibile fuso.

Anche l’Autorità di regolazione nucleare ha invitato a non dimenticare le lezioni della tragedia. Il presidente dell’ente Shinsuke Yamanaka ha affermato che il disastro ha segnato “il crollo del mito della sicurezza assoluta” dell’energia nucleare e ha chiesto di riflettere sulle responsabilità e sui rischi legati all’eccessiva fiducia nella tecnologia.

La città di Futaba, che ospita la centrale nucleare danneggiata, è rimasta completamente inabitabile per oltre undici anni a causa della contaminazione radioattiva e molte aree restano ancora oggi chiuse al pubblico.

Il governo giapponese assicura di voler continuare a lavorare alla ricostruzione delle aree colpite. Il primo ministro Takaichi ha dichiarato che “senza la ricostruzione di Fukushima non può esserci la rinascita del nord-est del Giappone”, promettendo di operare per favorire il ritorno dei residenti, il rilancio dell’agricoltura e lo sviluppo economico della regione nei prossimi anni.

Secondo le stime del ministero dell’Economia, i costi complessivi legati alla compensazione delle vittime, allo smantellamento dell’impianto e alla decontaminazione supereranno i 23mila miliardi di yen, pari a oltre 125 miliardi di euro, di cui circa 16mila miliardi a carico della stessa Tepco. (di Antonio Moscatello)

L’appello del Papa da Piazza San Pietro: preghiamo per la pace in Iran e Medio Oriente

Città del Vaticano, 11 mar. (askanews) – “La Chiesa è chiamata ad essere luce del mondo e testimone della misericordia, affinché la pace possa regnare tra tutti gli uomini”. Così il Papa salutando i fedeli di lingua araba, al termine dell’udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro.

“Continuiamo a pregare per la pace in Iran e in tutto il Medio Oriente, in particolare per le numerose vittime civili, tra cui i bambini innocenti”. E’ il nuovo appello di pace di Papa Leone, al termine dell’udienza generale in piazza San Pietro.

“Sono vicino a tutto il popolo libanese che vive il dramma della guerra” e “in questo momento di grande prova”, ha aggiunto il Papa, ricordando che oggi si celebrano i funerali di padre Pierre El Raii, parroco di Qlayaa, ucciso due giorni fa dalle bombe, “voglia il Signore che il suo sangue sparso sia seme di pace per l’amato Libano”.

Iran, appello Meloni a opposizioni: una voce sola per interesse Italia

Roma, 11 mar. (askanews) – In una crisi “tra le più complesse degli ultimi decenni”, Giorgia Meloni si rivolge alle opposizioni per invitarle a “compattarsi” intorno al “governo italiano”, a fare in modo che l’Italia “parli con una voce sola”. E avverte: anche se l’appello non dovesse essere raccolto, il governo è “serio e autorevole”, non è isolato ma anzi è “al centro di ogni coordinamento internazionale”.

E’ questa la novità dell’intervento della presidente del Consiglio in Senato: la richieta alle opposizioni di affrontare la crisi internazionale “con uno spirito costruttivo e di coesione, sottraendo la discussione a una polarizzazione politica che, banalizzando, non aiuta nessuno a ragionare con profondità”. Lo fa respingendo alcune delle accuse arrivate in questi giorni: “Qui non c’è un governo che si sottrae al confronto parlamentare. Qui non c’è un governo ‘complice’ di decisioni altrui, né tantomeno un governo ‘isolato’ in Europa, e nemmeno un governo colpevole delle conseguenze economiche che questa crisi può avere sui cittadini, le famiglie e le imprese italiane. Tutte cose che ho sentito dire in questi giorni e che non fanno giustizia dell’impegno” che Meloni rivendica di aver profuso, “affrontando la crisi con estrema cautela, in stretto raccordo con i nostri partner europei e in costante contatto con i leader del Medio Oriente e del Golfo”.

“Qui – scandisce la premier – c’è il governo italiano, chiamato, suo malgrado, ad affrontare uno dei tornanti più complessi della storia recente. E preferiremmo non doverlo fare da soli. Intendo dire che è sempre auspicabile, nelle fasi più difficili della storia, che una nazione democratica come la nostra sappia compattarsi intorno alla difesa dei propri interessi nazionali”. E precisa: “Non lo dico per proporre una sorta di unanimismo peloso o per tentare di ‘neutralizzare’ la voce delle opposizioni. Lo dico perché uno scenario come questo impone alle classi dirigenti, a tutte le classi dirigenti, responsabilità, lucidità e capacità di adattare le proprie decisioni alla rapidità degli eventi”.

Alle opposizioni la premier riconosce che l’intervento di Usa e Israele “si colloca fuori dal diritto internazionale” e ribadisce che “l’Italia non vi prende parte e non vi intende prendere parte”. Quanto all’uso delle basi militari italiane, rivendica la posizione assunta di rispetto degli accordi vigenti, “la stessa della Spagna” e garantisce che se dovesse arrivare una richiesta di uso oltre gli accordi, il governo rinuncerà alla possibilità che pure ha di decidere da solo e rimetterà la questione alle Camere.

Dunque “mi auguro che lo spirito di questo appello possa essere raccolto e che l’Italia possa parlare, nelle prossime settimane, con una sola voce. Ma voglio, allo stesso tempo, rassicurare gli italiani sul fatto che, se anche questo non dovesse verificarsi, il governo continuerà a rappresentare l’Italia con autorevolezza, serietà e abnegazione, come sempre abbiamo fatto dall’inizio del nostro mandato”.

Il crollo della Porsche

Milano, 11 mar. (askanews) – Porsche chiude il 2025 con un calo dei ricavi del 9,5% a 36,27 miliardi di euro e delle consegne del 10,1% a 279.449 auto con una quota di elettriche pari al 22,2%. Il risultato operativo si attesta a 410 milioni da 5,64 miliardi in calo del 92,7%, con un ritorno operativo sulle vendite dell’1,1% rispetto al 14,1% dello scorso anno. A pesare oneri straordinari per 3,9 miliardi, di cui 2,4 miliardi per la revisione della strategia sull’elettrico, 700 milioni per attività legate alle batterie e 700 milioni per i dazi Usa. Il flusso di cassa netta della divisione auto è pari a 1,51 miliardi pari a un margine del 4,7% rispetto al 10,2% dello scorso anno.

Il cda proporrà un dividendo di 1 euro per le azioni ordinarie e 1,01 per le privilegiate.

Per il 2026 il gruppo conta su un ritorno operativo sulle vendite fra 5,5 e 7,5%, ricavi fra 35 e 36 miliardi di euro e un margine sul flusso di cassa netto fra il 3 e il 5%.

A Milano ancora problemi sui tram, fiamme su uno della linea 27

Milano, 11 mar. (askanews) – Un principio di incendio ha interessato questa mattina un tram della linea 27 a Milano. L’allarme è scattato alle 9:11. Secondo una prima ricostruzione dei vigili del fuoco intervenuti sul posto, a provocare il rogo sarebbe stata la rottura di un cavo ddella rete aerea che, entrando in contatto con il pantografo, ha poi innescato le fiamme. L’incendio ha provocato un foro nella struttura metallica superiore del mezzo senza conseguenze per le persone a bordo: nessun ferito né contuso tra i passeggeri.

I vigili del fuoco hanno domato le fiamme e provveduto alla messa in sicurezza dell’area. Spetterà ad ATM, l’azienda municipalizzata del trasporto pubblico milanese, accertare le cause dell’ennesimo incidente avvenuto nel giro di pochi giorni sulla rete tramviaria cittadina.

Leonardo si rafforza nella cybersecurity e acquisisce Becrypt in UK

Milano, 11 mar. (askanews) – Leonardo, attraverso la controllata Leonardo UK, ha compiuto un ulteriore passo per rafforzarsi nella cybersecurity con la sigla di un accordo vincolante per l’acquisizione della società britannica Becrypt.

L’operazione, sottolinea una nota del gruppo italiano, aumenterà fin da subito il posizionamento di Leonardo in UK e le difese cyber dei paesi Five Eyes e consoliderà la forte collaborazione tra Leonardo, il Governo britannico e il National Cyber Security Centre (NCSC) per proteggere gli ambienti più sensibili del Regno Unito. L’acquisizione si basa inoltre sulla fornitura da parte dell’azienda di soluzioni cyber di nuova generazione in Italia, nella Nato e nel più ampio panorama della difesa europea.

L’iniziativa segna la fase successiva del continuo miglioramento delle soluzioni Zero Trust di Leonardo, sfruttando le capacità all’avanguardia di Becrypt nel trasferimento sicuro dei dati, nell’endpoint security e nel cloud sicuro. Fondata nel 1996 e con sede a Londra, Becrypt sviluppa tecnologie rogettate per proteggere i dati fino al livello di classificazione Top Secret.

“Quest’ultima acquisizione in UK segna un ulteriore tappa nella strategia di Leonardo volta a costruire in Europa una sicurezza cyber resiliente e sovrana che superi la frammentazione tecnologica attuale”, ha commentato Roberto Cingolani, amministratore delegato e direttore generale di Leonardo. “Testimonia inoltre il nostro impegno verso il Regno Unito, un mercato domestico fondamentale che svolge un ruolo importante nel rafforzamento della nostra presenza internazionale. Grazie alle capacità acquisite nello Zero Trust, stiamo sviluppando molto rapidamente la portata di Leonardo nel dominio cyber, fondamentale per proteggere i dati sensibili e le infrastrutture critiche delle nostre nazioni in uno scenario dove le minacce evolvono rapidamente. Ecco perché – ha concluso – la sicurezza cyber, al centro della strategia industriale di Leonardo, svolge un ruolo cruciale come fattore abilitante per lo sviluppo delle nostre soluzioni multi-dominio.”

Meloni: non siamo isolati, non chiedetemi di schierarmi di qua o di là

Milano, 11 mar. (askanews) – L’Italia “non è isolata”, ma è “al centro di ogni coordinamento internazionale” e Giorgia Meloni non intende adeguarsi alle richieste delle opposizioni che le chiedono di “scegliere da che parte stare” con una “visione provinciale” della politica internazionale.

Parlando in Senato, la premier ha sottolineato: “A Bruxelles la settimana prossima rivendicherò con orgoglio ciò che l’Italia può e deve fare, per sé stessa e per l’Europa. Perché le crisi di oggi non ammettono né debolezze né ambiguità: o l’Europa trova il coraggio di difendere i propri confini, la propria libertà e il proprio benessere, o è destinata all’irrilevanza. In un mondo che non fa sconti a nessuno. Per quello che ci riguarda abbiamo scelto da che parte stare. Dalla parte del realismo contro l’ideologia, delle soluzioni contro i proclami, dell’orgoglio nazionale contro le tifoserie. E poco importa che si tenti di dire che siamo isolati proprio mentre siamo al centro di ogni coordinamento internazionale. Poco importa che a ogni tornante difficile, debba sentirmi ripetere che il nostro governo dovrebbe scegliere da che parte stare tra uno e l’altro, che dovrebbe schierarsi con questo o con quello, che dovrebbe seguire l’uno piuttosto che l’altro, come immagino potrebbe accadere anche oggi. Perché sapete già che non condivido questa visione provinciale della politica europea e internazionale, e ancora meno condivido l’idea che ci sia sempre qualcun altro da cui dobbiamo prendere esempio. Noi seguiamo sempre e solo lo stesso obiettivo, ci schieriamo sempre e solo con un unico interesse: che è quello dell’Italia. Una grande nazione, che ha le radici nel Mediterraneo, la testa in Europa e il cuore con l’Occidente. Lo facciamo con orgoglio e determinazione, ogni giorno. E a maggior ragione intendiamo farlo con determinazione in questo tempo molto difficile”.

Meloni: anche per Ue abbiamo diritto a far funzionare centri Albania

Roma, 11 mar. (askanews) – “Anche per l’Europa il governo ha tutto il diritto a fare funzionare i centri in Albania proprio perché il meccanismo messo in piedi è in linea con il meccanismo europeo”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nel corso delle comunicazioni in aula al Senato in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente.

“Anche se temo che per alcuni non basterà neanche questo e non cesseranno le ordinanze di revoca dei trattenimenti in Albania come accaduto nel recente caso dei migranti regolari condannati per spaccio di droga e – è molto desolante doverlo raccontare – violenza su minore che per i giudici non possono essere trattenuti né rimpatriati perché hanno fatto strumentalmente richiesta di protezione internazionale. Decisioni che non trovano giustificazione nella normativa italiana ed europea”, ha aggiunto.

Massini in “Io, Vladimir”: il mio sguardo sui protagonisti dell’oggi

Milano, 11 mar. (askanews) – Diretto da Fabio Calvi, l’evento TV sul Nove “Io, Vladimir – Stefano Massini racconta Putin” – questa sera in prima serata – vede sul palco i musicisti Luca Baldini, Mariel Tahiraj, Saverio Zacchei, Massimo Ferri ad accompagnare e scandire con musiche originali un intenso racconto che copre mezzo secolo di storia russa e non solo russa, mentre sullo sfondo – come parte integrante della scenografia – si alternano suggestive immagini d’archivio frutto di un’accurata ricerca volta ad evocare le atmosfere e i significati più profondi dietro ai fatti storici.

Abbiamo intervistato il drammaturgo e protagonista Massini e gli abbiamo chiesto da dove nasce la sua interpretazione, così partecipata: “Nasce dal fatto che noi non possiamo permetterci di raccontare soltanto quello che è concluso, quello che è finito. Dobbiamo raccontare anche il presente. Ho sempre creduto, ho pensato che la narrazione debba essere uno strumento per capire meglio l’attimo, il presente, l’ora. Ecco perché mi piace molto spostare il mio sguardo su quei personaggi che sono i protagonisti del momento che noi stiamo vivendo adesso. L’ho fatto con Trump, lo faccio adesso con Vladimir Putin, un personaggio che è sulle nostre cronache tutti i giorni, il cui volto vediamo tutti i giorni al punto tale che a volte siamo in grado perfino di dubitare del fatto che siano ingrassati, dimagriti, che stiano bene o male, che siano gonfi, magari che prendano dei farmaci. Lo sguardo di noi tutti è sui lividi che stanno sulle mani di Donald Trump, piuttosto che sul gonfiore che ci racconta un qualche male non raccontato di Vladimir Putin. Siamo capaci di guardare gli sguardi di queste persone continuamente, i volti, le fisionomie, al punto, ripeto, da azzardare addirittura delle diagnosi, tanto li conosciamo” dice.

In realtà di loro non sappiamo niente, fa notare Massini. “La loro storia è una storia che, come nel caso di Vladimir Putin, ci manca, che non conosciamo così bene. E allora ben venga il cinema che le racconti, il teatro, in questo caso un teatro televisivo, una televisione teatrale. Non so che cosa sia, per fortuna non ho una definizione al mio modo di stare a metà fra i due linguaggi che amo così tanto. Però credo che sia una storia importante da raccontare per la gente, per capire, perché poi alla fine non possiamo più permetterci nemmeno di creare questa barriera fra noi e gli altri. Noi italiani e i francesi, gli inglesi, gli americani, i russi, come se fossero altra cosa. È come se in questo dire ‘noi e gli altri’ ci fosse già una scusante al fatto che ci disinteressiamo degli altri perché non saremmo in grado di capirli, non essendo noi. E invece no, invece è l’essere umano sempre. E quando vai a leggere queste storie ti rendi conto che in realtà c’è qualcosa che le unisce tutte ed è proprio l’umanità. Quindi questa è la ragione per cui è importante raccontarla”, aggiunge.

Lei prima ha parlato di violenza.

“Sì, ce n’è tanta qua”.

È un periodo di grande violenza. Da dove nasce la violenza di Putin?

“La violenza di Putin è una violenza che nasce lontana, nasce dal fatto che lui stesso, come racconta più volte, cresce da bambino dentro non una città qualunque, ma dentro Leningrado, quindi una città che, come ricordiamo, era stata eroicamente reduce dall’assedio nazista, ma ne era uscita nelle condizioni che conosciamo. Leningrado era una città poverissima, una città dove la miseria regnava sovrana, una città dove la violenza di strada era quella in cui cresce il piccolo Vladimir, che a un certo punto rischia addirittura di essere l’unico della scuola a non prendere il fazzoletto rosso dei giovani pionieri, che era una cosa quasi inammissibile. Doveva avere un voto di condotta bassissimo per non accedere a questo riconoscimento che spettava generalmente a tutti i bambini. E lui ne va fierissimo, tanto che quando rilascia la sua prima autobiografia, diciamo con due giornalisti, in occasione della sua campagna elettorale dell’anno 2000, quando il giornalista gli chiede se lui allora era un piccolo teppista, lui risponde dicendo: no, io ero il peggiore dei teppisti. E lo dice con fierezza, con orgoglio. Da quella situazione lui passa fondamentalmente a fare l’agente segreto per il KGB, incaricato di servire a Dresda nella Germania dell’Est. E quando torna in Russia dopo il crollo del Muro di Berlino, la sua città è dilaniata da un livello di violenza tale, che nasce dal caos, dalla mancanza di controllo pubblico, che addirittura la città di Leningrado finisce nelle mani di due bande criminali si fanno la guerra per strada durante il giorno, addirittura nel centro della città, non soltanto nei sobborghi”.

Quindi questa violenza c’è.

“C’è continuamente intorno a lui, ma lui non fa niente per reprimerla, per nasconderla. C’è una frase che io mi porto dietro, che in realtà è secondo me piuttosto esplicita. Lui a un certo punto, rilasciando un’intervista recentemente, ha detto: ci sono dei paesi dell’Occidente, come gli Stati Uniti d’America, l’Inghilterra, molti Paesi europei, in cui l’ideologia liberale, dice lui, è riconosciuta ed è dentro le vene della gente. Dice: da noi no. In Russia, invece, la libertà non può essere applicata così tanto. Dice: i nostri non la riconoscono. Hanno bisogno comunque di uno Stato forte, dice lui. È una legittimazione di uno Stato forte, violento, controllore, che tiene il polso della gente. Tutto questo è dichiarato. Lui lo dice proprio. Dice: da noi funziona così. Quindi questa violenza è uno strumento che lui utilizza consapevolmente”.

Intervista di Cristina Giuliano

Montaggio Gualtiero Benatelli,

Immagini askanews

Iran, Meloni: crisi complessa, invito a coesione, no a polarizzazione

Roma, 11 mar. (askanews) – La crisi in Medio Oriente “investe la sicurezza, l’economia, gli interessi italiani ed europei: è una crisi complessa tra le più complesse degli ultimi decenni che ci impone di agire con lucidità e serietà”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nel corso delle comunicazioni in aula al Senato in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente. Meloni fa appello a uno “spirito di coesione sottraendo alla polarizzazione politica che banalizzando non aiuta a nessuno ragionare con profondità”.

“Si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal diritto internazionale, lì dobbiamo collocare l’intervento di Usa e Israele. Voglio dirlo a scanso di equivoci, un attacco al quale l’Italia non prende parte e non intende prendere parte”, ha sottolineato la premier, aggiungendo che quella in Iran è “un’escalation militare che l’Italia si è invece impegnata nei mesi scorsi a evitare insieme a nazioni come l’Oman e il Qatar. Ricordo che per due volte abbiamo ospitato a Roma i negoziati sul nucleare e che dall’inizio abbiamo sostenuto ogni sforzo di facilitazione che veniva condotto. A lungo abbiamo anche tenuto aperto un canale di comunicazione con Teheran, sottolineando l’urgenza di un accordo che assicurasse il carattere esclusivamente civile del programma nucleare iraniano”.

“Intendiamo anche – ha proseguito la premier – far sentire la nostra voce affinché, nel perdurare delle azioni militari di USA e Israele, volte a neutralizzare la capacità bellica iraniana, venga preservata l’incolumità dei civili, a partire dai bambini. Per questo, a nome del governo, esprimo ferma condanna per la strage delle bambine avvenuta nella scuola di Minab, nel sud dell’Iran, la solidarietà ai familiari delle giovanissime vittime e la richiesta che si accertino rapidamente le responsabilità di questa tragedia”.

Inoltre, la premier ha ribadito che per l’eventuale uso di basi militari serve l’ok del Parlamento. “Ci sono autorizzazioni tecniche quando si parla di logistica e di operazioni non cinetiche, che
non comportano – semplificando – dei bombardamenti. Nel caso in cui dovessero giungere richieste di uso delle basi italiane per altre attività, la competenza a decidere se concedere o meno quell’utilizzo spetterebbe – sempre in virtù di quegli accordi – al governo. Ma, su questo punto, ribadisco con chiarezza la posizione che il Governo ha già espresso: la decisione, in quel caso, per noi spetterebbe al Parlamento. Allo stesso modo, e a scanso di equivoci, chiarisco che ad oggi non è pervenuta alcuna richiesta in questo senso. Così come ribadisco che noi non siamo in guerra, e non vogliamo entrare in guerra”.

“Merita – ha aggiunto la premier – un accenno anche la delicata situazione in Libano, dove purtroppo abbiamo assistito nuovamente alla decisione scellerata di Hezbollah di trascinare l’incolpevole popolo libanese in una nuova guerra con Israele. Ho sentito, nei giorni scorsi, il Primo Ministro Netanyahu, al quale ho ribadito la contrarietà dell’Italia a qualunque escalation, fermo restando il diritto di Israele di rispondere agli attacchi di Hezbollah”.

Carburanti, Meloni: pronti a tassare aziende che speculano

Roma, 11 mar. (askanews) – “Riguardo l’attuale aumento dei prezzi dei carburanti, il messaggio che voglio dare, agli italiani ma anche a chi dovesse pensare di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini e delle imprese, è: consiglio prudenza, perché faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi, compreso, se necessario, recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nel corso delle comunicazioni in aula al Senato in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente.

Iran, Schlein: Meloni oggi dica no a uso basi per attaccare

Roma, 11 mar. (askanews) – “Noi faremo la nostra parte in Parlamento ma oggi vogliamo sentire cosa risponde a Trump che dice che l’Italia è sempre disponibile ad aiutare, se Trump chiede l’uso delle basi lo escludono già ora? Perchè sarebbe contro la Costituzione”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein a Omnibus su La7.

“Bisogna chiarire e chiamare le cose con il proprio nome – insiste – Meloni ancora non ha detto che gli attacchi unilaterali violano il diritto internazionale, vorremmo una posizione chiara. Seconda cosa che vogliamo sentire oggi è che il governo esclude in maniera categorica che se Trump chiedesse il supporto delle basi in Italia per attacchi militari a Libano e Iran perchè andrebbe contro la nostra Costituzione che dice che l’Italia ripudia la guerra”.

“Noi siamo sempre disponibili a fare la nostra parte e quando serve ci sentiamo” con la premier, “in questi giorni non c’è stato un coinvolgimento diretto – conclude – mi sono sentita più volte con i ministri”.

Iran, Meloni compattiamoci per interesse nazionale

Milano, 11 mar. (askanews) – “Qui non c’è un governo che si sottrae al confronto parlamentare, come mostra la presenza di Tajani e Crosetto per ben due volte e la mia presenza oggi. Non c’è un governo complice di un’uccisione nè isolato, nè colpevole della crisi su cittadini e imprese. Cose che ho sentito e che non fanno giustizia dell’impegno di questi giorni, in cui abbiamo affrontato la crisi con cautela, in raccordo con partner europei e in contatto con i paesi del Golfo, mettendo in campo strumenti politici diplomatici, e di sicurezza e sul piano economico interno. Qui c’è il governo italiano chiamato suo malgrado ad affrontare un tornante complesso e preferiremmo non farlo da soli. È auspicabile che la nazione si sappia compattare in difesa interessi nazionali”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nelle comunicazioni al Senato.

“Non chiedo unanimismo peloso per neutralizzare la voce delle opposizioni, ma perchè la situazione impone responsabilità, lucidità e capacità di adattare decisioni alla rapidità degli eventi, e perchè in passato è quello che ho fatto io quando non esitai a schierarmi col governo che contrastavo nelle ore drammatiche dell’aggressione russa. Mi auguro che l’Italia possa parlare con una voce sola”.

Referendum, Schlein: noi non politicizziamo, batteremo Meloni a elezioni

Roma, 11 mar. (askanews) – “Batteremo Meloni alle prossime elezioni politiche con la coalizione progressista che dopo vent’anni siamo riuscirti a rimettere insieme. Ho sempre detto noi non politicizzeremo la campagna referendaria tanto sarà Meloni a farlo, ed è esattamente quello che è accaduto”. Così Elly Schlein segretaria del Pd a Omnibus su La7.

“Non abbiamo mai chiesto un voto contro il governo ma contro una riforma sbagliata – ha aggiunto -, lo ha detto Nordio che se vinciamo le elezioni servirà anche a noi ma noi non vogliamo che ci serva una riforma, in democrazia il potere di chi governa deve essere sottoposto al controllo di legalità, solo un giudice indipendente fa valere il principio che la legge è uguale per tutti”.

Iran, Meloni: crisi complessa, invito a coesione, no a polarizzazione

Roma, 11 mar. (askanews) – La crisi in Medio Oriente “investe la sicurezza, l’economia, gli interessi italiani ed europei: è una crisi complessa tra le più complesse degli ultimi decenni che ci impone di agire con lucidità e serietà”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nel corso delle comunicazioni in aula al Senato in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente.

Meloni fa appello a uno “spirito di coesione sottraendo alla polarizzazione politica che banalizzando non aiuta a nessuno ragionare con profondità”.

La mostra The New American West a 10 Corso Como

Milano, 11 mar. (askanews) – Dall’11 marzo al 7 aprile 2026 10 Corso Como presenta nella sua galleria la mostra The New American West: Photography in Conversation. Co-curata da Alessio de’ Navasques, Howard Greenberg e Carrie Scott, l’esposizione presenta le opere contemporanee di Maryam Eisler e Alexei Riboud in dialogo con fotografie storiche selezionate dall’archivio della Howard Greenberg Gallery, tra cui quelle di Ansel Adams, Diane Arbus, Esther Bubley, Lee Friedlander, Allen Ginsberg, Joel Meyerowitz, Wright Morris, Minor White, Edward Weston, Paul Strand, Mary Ellen Mark e Wim Wenders.

Alessio de’ Navasques, curatore della galleria e co-curatore della mostra, ha raccontato ad askanews: “The New American West è una mostra importante, una mostra che fa il punto su un immaginario che da sempre affascina artisti, poeti, intellettuali, inventori che è l’American West. Due artisti hanno attraversato 5 stati, Maryam Eisler e Alexei Riboud, alla scoperta di luoghi, di personaggi, di situazioni, chiedendosi cosa rappresenta oggi l’American West. Questa mostra racconta il loro viaggio, ma lo fa attraverso un viaggio anche temporale: il loro lavoro è messo a confronto con i grandi maestri della fotografia Edward Weston, Ansel Adams, la nascita della fotografia americana e le generazioni successive, Robert Adams, Paul Strand, ma anche l’immaginario di Wim Wenders o Allen Ginsberg; proprio un viaggio nel tempo alla scoperta di quello che rappresenta oggi, ha rappresentato lo spazio del West americano. Questo doppio sguardo che viene messo in luce dalla mostra in particolare da questo centro della mostra in cui gli stessi luoghi sono stati guardati dalle lenti dei due obiettivi diversi senza mai confrontarsi irradiano tutta una serie di tematiche dei classici quasi degli stereotipi sul West americano dai cowboy ai nativi americani fino appunto ai canyon ai luoghi abbandonati, le gas station e vengono ripensati, riletti, riattivati attraverso il dialogo con i lavori storici. Quello che emerge dalla mostra è che il mondo del West, il mondo naturale, continua ad essere un rifugio, una forma di escapismo, una forma di libertà e di frontiera, quindi questo contrasto fortissimo tra un luogo in cui scappare, cui rifugiarsi, in cui ritrovarsi, e da un lato invece un luogo di separazione, un border, una frontiera. In questo momento è un interrogativo importante che la mostra pone ai suoi visitatori”.

Fulcro del percorso è il viaggio intrapreso nel 2024 da Eisler e Riboud attraverso Texas, New Mexico, Arizona e Utah: un attraversamento condiviso ma vissuto in modo indipendente. I due artisti hanno fotografato gli stessi territori senza confrontarsi sulle immagini, generando risposte visive radicalmente differenti. Il lavoro di Eisler è cinematografico e carico di tensione psicologica; quello di Riboud architettonico e contemplativo. Accostate ai capolavori storici, queste opere riaffermano l’idea centrale della mostra: l’American West è una domanda ricorrente, continuamente riscritta da chi lo attraversa.

L’esposizione si inserisce nel Circuito Off di MIA Photo Fair BNP Paribas dal 19 al 22 marzo 2026 allo Superstudiopiù di Milano.

Basket Nba, pazzesco Bam Adebayo: 83 punti contro i Wizards

Roma, 11 mar. (askanews) – Nottata storica per Bam Adebayo, che nella vittoria dei suoi Heat su Washington segna 83 punti, superando così gli 81 di Kobe Bryant e piazzandosi solo dietro ai leggendari 100 di Wilt Chamberlain. Per il centro di Miami la sfida contro gli Wizards segna anche il record assoluto di tiri liberi segnati (36) e tentati (43), mentre le 22 triple tentate lo mettono al 3° posto nella specifica classifica. Il tabellino personale di Adebayo destinato a entrare nei libri di storia del gioco: 83 punti, 9 rimbalzi, 3 assist, 2 palle rubate, 2 stoppate, 20/43 dal campo, 7/22 da tre e 36/43 dalla lunetta in poco meno di 42 minuti totali giocati

Iran, la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei ferito ma "salvo"

Roma, 11 mar. (askanews) – Mojtaba Khamenei, la nuova guida suprema dell’Iran, è “sano e salvo” malgrado le ferite riportate. Lo ha dichiarato il figlio di Masoud Pezeshkian, il presidente della Repubblica islamica.

Il New York Times, citando funzionari israeliani e iraniani, ha riportato che Mojtaba Khamenei è rimasto ferito alle gambe nel giorno di inizio degli attacchi israelo-americani contro l’Iran.

Khamenei, 56 anni, è stato annunciato domenica come successore di suo padre, l’ayatollah Ali Khamenei, leader supremo di lunga data ucciso il giorno di apertura della guerra.

L’articolo del Times ha sostenuto che anche il giovane Khamenei è rimasto ferito alle gambe quel giorno, il che potrebbe essere uno dei motivi per cui non è ancora apparso in pubblico. Precedenti resoconti indicavano che Mojtaba Khamenei fosse rimasto ferito durante il conflitto, compresi i resoconti dei media statali che lo descrivevano come “janbaz”, ovvero ferito dal nemico.

Tennis, Sinner: "La chiave della vittoria essere il più aggressivo possibile"

Roma, 11 mar. (askanews) – “Cercare di essere il più aggressivo possibile è stata la chiave per la vittoria”. Jannik Sinner commenta così il suo successo in due tie-break nel primo confronto diretto con Joao Fonseca nell’attesissimo ottavo di finale del BNP Paribas Open, il Masters 1000 di Indian Wells, che non ha tradito le aspettative.

“Joao è un giocatore incredibile, ha un grandissimo talento, è molto potente da entrambi i lati. Ha servito molto bene. Io sono calato un po’ di intensità alla fine del secondo set, ma lui ha giocato un tennis incredibile e l’atmosfera è stata fantastica” ha aggiunto il numero 1 azzurro, primatista italiano per partite vinte nei Masters 1000.

Ai quarti, contro Sinner misurerà le sue ambizioni il mancino USA Learner Tien, che mai prima d’ora era arrivato così avanti in un Masters 1000. Si sono già incontrati a Pechino, nella prima finale ATP dello statunitense: un match con poca storia, vinto dall’azzurro con un doppio 62.

“Penso sia il primo di molti per lui. Learner è molto costante. Lui e Joao sono il futuro del nostro sport. Sono contento di affrontarlo di nuovo. È migliorato molto dall’ultima volta – ha detto – Sono felice di ritrovarmi di nuovo nella posizione di giocare un quarto di finale [in un grande torneo], sono già giornate molto speciali. Ovviamente speriamo in una bella partita”.

Tennis, Sinner centra i quarti di finale al torneo di Indian Wells

Roma, 11 mar. (askanews) – Al torneo di tennis di Indian Wells, Jannik Sinner vince in due set il duello con Joao “Sinnerzinho” Fonseca, che soprattutto nel primo parziale fa davvero una gran figura. Il numero 2 del mondo si impone 76(6) 76(4), dopo aver salvato tre set point di fila nel tie-break e resta da solo in testa alla classifica per numero di vittorie nei Masters 1000 tra i giocatori italiani (97, superato Fabio Fognini). Grazie al successo contro il brasiliano (35 ATP), il 62mo nelle 63 partite giocate sul duro contro avversari fuori dalla Top 20, Sinner ha raggiunto i quarti di finale per la 19ma volta in un Masters 1000.

Giocherà contro Learner Tien (27 ATP), che ha salvato due match point contro lo spagnolo Alejandro Davidovich Fokina (19) prima di festeggiare il primo quarto di finale in carriera in questa categoria di tornei. Si sono già incontrati nel 2025 in finale a Pechino, la prima per lo statunitense, allora il più giovane finalista in un ATP 500 dai tempi di Holger Rune (sconfitto a Basilea nel 2022). Una finale senza storia, vinta da Sinner 62 62.

Destra e Costituzione repubblicana: i democratici cristiani scelgano bene

Una distanza crescente dal dettato costituzionale

La destra italiana, guidata da Giorgia Meloni, si pone sostanzialmente fuori dalla Costituzione repubblicana. Il giuramento di fedeltà pronunciato al momento dell’insediamento del governo è, nei fatti, ignorato se non proprio tradito. Dopo più di tre anni dal primo gabinetto dominato da un partito di destra postfascista, e composto da altri due partiti del tutto subalterni, si può senz’altro giungere a questa valutazione.

Il caso della guerra in Iran e larticolo 11

L’ultimo, gravissimo esempio di questa radicata posizione sta nelle parole che la premier ha pronunciato di fronte all’aggressione militare, alla guerra scatenata da Trump e dal governo israeliano contro l’Iran.

“Non sono né a favore né contro la guerra in Iran”, ha detto senza giri di parole il nostro primo ministro.

Facendo così strame del dettato dell’articolo 11 della Costituzione, che dispone testualmente: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Bisognava continuare con pazienza a negoziare, a verificare, a stimolare la controparte iraniana a un comportamento trasparente sulle attività di arricchimento dell’uranio, come per lungo tempo hanno fatto le amministrazioni democratiche precedenti. Bisognava evitare di scatenare liberamente la rabbia senza fine della destra israeliana e i suoi istinti di egemonia militare, agiti ormai come durante le guerre coloniali dei secoli scorsi, senza rispetto per niente e per nessuno.

La riforma della giustizia e il referendum

La cosiddetta riforma della giustizia, approvata come “per decreto autoritario” dalla destra in Parlamento, segna un altro grave episodio che si consuma in queste settimane di avvicinamento al referendum popolare confermativo.

I falsi tentativi di confronto sul merito tecnico sono dalla destra stessa smentiti ogni giorno, dallo stesso ministro della giustizia e dai suoi collaboratori. Questo è per la destra un referendum politico, per diminuire l’autonomia di uno dei tre pilastri dello Stato democratico a vantaggio degli altri.

Se, malauguratamente, dovesse vincere il sì – cosa sempre meno probabile con il passare dei giorni, ma si sa che le urne possono sempre riservare sorprese – oltre alle grida di trionfo politico plebiscitario assisteremmo poi al rilancio della pessima riforma costituzionale del premierato, oggi parcheggiata nell’ombra, con l’obiettivo di ridurre l’autonomia del Parlamento e della democrazia rappresentativa.

 

Leggi securitarie e restrizione delle libertà

Le leggi liberticide e autoritarie, approvate a raffica per contenere la libertà di espressione e di manifestazione pubblica nelle piazze, nelle scuole, nelle università, dietro allo scudo dell’urgenza “securitaria”, hanno già messo una bella museruola ai cittadini italiani.

Premio di maggioranza e concentrazione del potere

La proposta di riforma elettorale, con uno sproporzionato premio di maggioranza avanzato allo scopo di assicurare la stabilità e la durata dei governi, costituisce poi l’espediente tecnico capace di creare una situazione completamente diversa da quella attuale.

Naturalmente “stabilità e durata” suonano come una sentenza di condanna a morte per cinquanta anni di governi democratici e riformisti garantiti dalla solida continuità della Democrazia Cristiana, a lungo anche vero baluardo contro ogni rinascita fascista. Un leader di destra, con pieni poteri, con il compito di mettere ordine.

 

Autonomia differenziata e unità della Repubblica

Da questo disegno di rovesciamento costituzionale non rimane certo fuori la proposta di autonomia differenziata fra le Regioni, che romperebbe l’unità solidale e poliarchica della Repubblica. Un equilibrio ordinamentale indispensabile per assicurare la giustizia sociale.

Lappello al mondo democratico-cristiano

Vogliamo sperare che gli amici che vengono dall’esperienza democratico-cristiana e popolare vogliano ancora riflettere e valutare cosa fare il 22 marzo.

Anche perché una nuova area di centro democratico degasperiano non può nascere fra le ambiguità di chi ritiene che, nella storia politica italiana del dopoguerra, destra e sinistra “pari sono”. Si tratta oggi di scegliere se stare nel solco e nel quadro della Costituzione, oppure se lavorare per modificare questo solido quadro che ha garantito una crescita e una promozione umana e sociale impensabile.

Il dovere della partecipazione democratica

Dunque, come hanno esortato con decisione il presidente della Repubblica e lo stesso presidente della Conferenza episcopale italiana, la partecipazione al voto è un dovere irrinunciabile in una sana democrazia.

I democratici cristiani e i popolari sono stati forti quando hanno saputo interpretare il sentimento migliore di rinascita e di progresso del popolo italiano, non il livore o il senso di rivalsa.

Il Centro conta se detta l’agenda politica

Le elezioni politiche si avvicinano e all’orizzonte si staglia la costruzione di nuovi soggetti politici in grado di condizionare nuovi ed eventuali equilibri. E, tra questi, immancabilmente riemerge la necessità di rafforzare i luoghi politici centristi. Ovvero, nuovi partiti e movimenti centristi. O all’interno delle attuali coalizioni maggioritarie o per conto proprio.

La lezione di Donat-Cattin: conti se orienti la politica

Ora, se vogliamo dirci la verità senza la solita ipocrisia e falsità, non possiamo non fare una semplice osservazione. E cioè, il Centro – democratico, riformista e di governo – esiste se riesce anche e soprattutto a dettare l’agenda politica. Lo diceva molti anni fa Carlo Donat-Cattin parlando del dibattito all’interno della Democrazia Cristiana – tutt’altro mondo, come ovvio e persino scontato – quando, riferendosi alla sua corrente, la sinistra sociale di Forze Nuove, diceva semplicemente che nel suo partito, la Dc e quindi nell’intera politica italiana, contavi se riuscivi a condizionare l’evoluzione della politica generale. E Donat-Cattin, tra l’altro, ci riusciva benissimo anche solo con una corrente che si attestava attorno all’8% dei consensi all’interno del corpaccione democristiano.

Nel campo largo il Centro resta marginale

Ed è proprio all’interno di questa cornice che si inserisce, oggi, il ruolo e la funzione di un potenziale e credibile Centro. Ora, è noto a tutti, ma proprio a tutti, che nell’attuale coalizione di sinistra e progressista le forze centriste e riformiste sono del tutto marginali, ininfluenti, irrilevanti ed inconsistenti. Per ragioni oggettive ed obiettive e non per mere argomentazioni polemiche. E questo per una ragione persin troppo semplice da spiegare.

E cioè, il cosiddetto “campo largo” è oggi saldamente guidato, egemonizzato, diretto e governato da quattro sinistre: quella radicale e massimalista del Pd della Schlein, quella populista e demagogica dei 5 stelle di Conte, quella estremista ed ideologica del trio Fratoianni/Bonelli/Salis e quella classista e pan sindacale della Cgil di Landini. Oltre, come la vicenda referendaria ha ampiamente confermato, all’ANM, a molti movimenti della società civile, ai vari conduttori di alcuni talk televisivi e agli opinionisti che vergano i commenti sulla stampa amica e compiacente. Per il resto, per dirla con una felice espressione di Goffredo Bettini, c’è posto solo sotto una “tenda”. Detta con parole più semplici, al Centro è riservato solo un gentile “diritto di tribuna”.

Nel centrodestra pesa legemonia della leadership

Sul versante del centro destra, è sotto gli occhi di tutti che esiste un partito dichiaratamente centrista, riformista e liberale, cioè Forza Italia. Ma è altrettanto evidente che la leadership politica, carismatica e di governo di Giorgia Meloni è talmente forte ed incisiva che oscura qualsiasi altro contributo. Certo, l’alleanza è di centro destra. Ma è evidente che anche da queste parti il Centro – seppur non in misura così clamorosa come nella coalizione di sinistra e progressista – stenta a condizionare e ad incidere credibilmente nella costruzione del progetto politico complessivo.

Per queste ragioni, semplici ma oggettive, l’unico spazio che ad oggi può garantire un protagonismo politico, culturale e programmatico del Centro resta quello di costruire un luogo politico e progettuale autonomo e distinto dai due schieramenti maggioritari. Un luogo che dovrà essere autenticamente plurale, seccamente riformista e capace di dispiegare una vera cultura di governo alternativa al massimalismo radicale, estremista e populista della sinistra e, al contempo, distinto e distante dalla destra sovranista e populista. Il tutto, per rifarsi ancora alla battuta iniziale di Donat-Cattin, per cercare di riuscire a dettare l’agenda politica senza confusione, opportunismi e trasformismi vari.

Oltre i muri. Contro i miti della differenza

Il pregiudizio come costruzione sociale

Il testo di Antonio Leone, 99,9% uguali. La cultura che ci unisce, le illusioni che ci dividono (Youcanprint, 2025, pp. 226, euro 20,90), è un volume divulgativo sorretto da una chiara ambizione culturale e civile. Il punto di partenza è netto: il DNA umano coincide per il 99,9%. Su questo dato l’autore costruisce un ragionamento semplice ma incisivo: se la matrice biologica comune è così evidente, le gerarchie fondate su colore della pelle, fede religiosa, genere, provenienza geografica o altre appartenenze identitarie rivelano tutta la loro fragilità simbolica, prima ancora che scientifica.

Proprio lo 0,1% di differenza, infatti, non legittima alcuna discriminazione: rinvia piuttosto alla pluralità costitutiva dell’umano, che ogni società è chiamata a riconoscere senza tradurla in stigma, esclusione o disuguaglianza.

La differenza è una risorsa sociale e relazionale

Il merito sociologico del testo sta nel mostrare che la discriminazione non nasce dalla natura, ma da confini socialmente costruiti e poi trasformati in gerarchie. Leone attraversa diverse forme di esclusione — colore della pelle, religione, genere, provenienza geografica, identità personale — evidenziando come la differenza venga convertita in stigma. Anche il fanatismo sportivo lo conferma: quando l’appartenenza si irrigidisce, il legame degenera in ostilità.

Particolarmente efficaci sono i passaggi in cui il libro evoca figure come Leonardo da Vinci, Alan Turing, Oscar Wilde, Virginia Woolf e Alexander von Humboldt. Non si tratta di semplici riferimenti, ma di strumenti di lettura: rendono evidente come i dispositivi del pregiudizio possano colpire anche soggetti dotati di straordinario capitale intellettuale, creativo e morale. Su questo sfondo emergono anche Turing, Nelson Mandela e Martin Luther King, assunti come snodi emblematici di processi storici in cui esclusione e svalutazione simbolica hanno agito come forme di contenimento sociale.

Il pregiudizio può colpire la scienza

Il testo ricorda così che il pregiudizio non investe soltanto i gruppi marginali, ma può colpire la ricerca scientifica, la produzione culturale, l’elaborazione civile e la stessa lotta per i diritti.

Sul piano della discriminazione razziale, il riferimento a Billie Holiday è tra i più riusciti. La grande voce del jazz viene assunta come emblema di un’arte che non intrattiene soltanto, ma denuncia, espone, resiste. È una scelta felice, perché restituisce come il razzismo non sia stato solo violenza materiale o istituzionale, ma anche una ferita inferta al linguaggio, alla memoria e all’immaginario.

Uno dei punti più forti del libro è il nesso tra conoscenza e convivenza. L’odio, infatti, non nasce solo dall’ignoranza, ma anche da narrazioni pubbliche distorte, paure indotte e semplificazioni. Per questo scuola, cultura e sapere scientifico sono indicati come strumenti decisivi contro le logiche discriminatorie. Ne emerge anche una critica netta alla pseudo-cultura contemporanea: disporre di più informazioni non significa capire di più.

Biografia, esperienza e responsabilità pubblica

A dare consistenza al testo è anche una sobria traccia autobiografica. Leone, nato a Bitonto nel 1937, richiama un contesto ancora segnato dal fascismo e da rigide gerarchie sociali. Da un lato emerge la discriminazione di genere osservata nella vicenda materna; dall’altro, negli anni del trasferimento a Torino per studiare al Politecnico, affiora il pregiudizio contro i meridionali.

La diffidenza, gli stereotipi e perfino gli annunci immobiliari che escludevano i “terroni” rendono evidente come l’esclusione agisca attraverso codici sociali e pratiche ordinarie. Il tema, così, smette di essere un concetto e diventa carne sociale.

Una lunga esperienza internazionale

Ad accrescere l’autorevolezza del volume contribuisce anche il profilo di Antonio Leone, segnato da una lunga esperienza internazionale nei settori biotech, medicale e dell’innovazione d’impresa. Questa traiettoria, maturata tra Europa, Stati Uniti e Giappone, si intreccia con il richiamo a protagonisti decisivi della scienza contemporanea, da Francis Crick a Rita Levi-Montalcini, fino a Rosalind Franklin, il cui contributo alla ricerca sul DNA fu a lungo oscurato dentro assetti accademici segnati da evidenti asimmetrie di genere.

Ne risulta un testo chiaro e ben costruito, che non si limita a denunciare l’intolleranza, ma ne mette a fuoco le matrici profonde. Ed è proprio qui che il libro trova la sua forza maggiore: ricordare che la discriminazione non è un residuo del passato, ma un dispositivo che si rigenera ogni volta che una differenza viene tradotta in gerarchia.

Le Idi di marzo della regina: un pomeriggio con Cesare

Le Idi di marzo, si sa, sono pericolose. Lo furono per il divo Giulio Cesare. Ma il nostro Augusto Imperatore è già scampato alle sue Idi tempo fa, e ora pare che tocchi alla regina Cleopatra-Meloni affrontare le proprie.

Curioso gioco della sorte: proprio nei giorni in cui la storia ricorda il discorso di Cesare al Senato, anche la regina Cleopatra-Meloni si prepara a presentarsi in Senato per le sue dichiarazioni.

Cesare è in casa, disteso sul triclinio in un pomeriggio tiepido d’inizio marzo, conversando con alcuni fedeli senatori.

«Dunque» – esordisce – «Tarquinius mi porti notizie dal Senato: la regina Cleopatra si recherà lì il giorno delle Idi di marzo per riferire. Ma su che cosa vuole riferire?».

«Augusto imperatore» – risponde il senatore Tarquinius – «la regina deve illustrare al Senato la posizione dell’impero circa la guerra che l’alleato suo conduce poco fuori dei confini».

Cesare alza lo sguardo.

«Quale alleato è suo, della regina intendo? E non è anche nostro? Costei per caso ha fatto alleanze con i nostri nemici?».

«No, Augusto Cesare» – interviene il senatore Marcus, già compagno di battaglia e ora tesoriere della cassa imperiale – «la regina si è portata appresso quell’alleato che sta oltre le Colonne d’Ercole. Ricordi i molti viaggi dell’estate scorsa e quanti omaggi furono resi a costui. E ricordi anche che furono pagati con i sesterzi dell’impero, non con quelli del Regno d’Egitto».

A quel punto prende la parola il senatore Tiberius.

«Quella regina che tu ci hai portato, Divo Cesare, se non ci fossimo messi tutti a protestare ci avrebbe fatto cambiare perfino le leggi sacre delle Dodici Tavole per accontentare questo alleato!».

Cesare sorride appena.

«Non esagerare, Tiberius. La regina Cleopatra-Meloni sa bene che le leggi della Repubblica romana sono sacre e inviolabili. Così come, immagino, lo saranno quelle del suo Regno d’Egitto».

La profezia dei senatori

Cesare ascolta e poi interviene con la sua consueta franchezza.

«Facciamo una profezia, senatori» – dice con un sorriso ironico – «immaginiamo di ascoltare il discorso della regina. Che cosa non sentiremo dire?».

I senatori si guardano tra loro. Tarquinius prende coraggio.

«Non sentiremo, Divino Augusto, spiegare perché la regina abbia portato le nostre navi fino alla terra dell’uomo grande che si vanta di essersi fatto da sé. Non sentiremo spiegare perché quei viaggi siano stati più d’uno e sempre in nome della Repubblica».

E continua:

«Non sentiremo parlare dei dazi che quell’alleato – suo e nostro, ahimè – ha imposto alle nostre merci, così alti che molte produzioni dell’impero già soffrono. Né sentiremo spiegare perché, all’arrivo dell’inverno, abbiamo pagato tanto per scaldarci».

Tiberius incalza.

«E neppure sentiremo parlare di quel nostro confinante d’Oriente che, con l’appoggio dell’alleato della regina, ha fatto strage dei Filistei per tre anni. Né del fatto che la regina non abbia mai alzato la voce con quell’alleato».

«Non sentiremo spiegare» – aggiunge ancora – «perché costui abbia promesso pace a tutto l’Orbis e poi non abbia portato a casa nemmeno un foedus commerciale degno di questo nome».

E infine:

«Non sentiremo parlare del perché, ora, non lontano dai confini orientali dell’impero, quell’alleato e il suo compagno d’armi abbiano deciso di muovere guerra ai Parti. A conti fatti, Cesare, questa alleanza non ci ha portato molto…».

Cesare annuisce lentamente. Il senatore Tiberius non ha tutti i torti: tre anni non hanno portato grande prosperità. Molti sesterzi sono usciti dalle casse dell’impero e poche entrate sono arrivate in cambio.

Marcus riprende la parola.

«Ora la regina Cleopatra-Meloni ci assicura che di guerra, per la Repubblica, non si parlerà. Bene. Ma non vorrei che bussasse alla porta del tesoro per finanziare truppe a sostegno dell’alleato suo. Non abbiamo sesterzi da dare. Il Paese non cresce, anzi arretra un poco. E questa guerra oltre i confini non promette nulla di buono».

Cesare si solleva leggermente sul triclinio.

«Senatori» – dice – «avete ben descritto ciò che probabilmente non ascolterò dalle parole della regina. E perciò non andrò al discorso. L’età e la salute me lo consentono. Vai tu, Marcus, al mio posto e poi mi riferirai ciò che già so».

Poi aggiunge, con tono quasi pensoso:

«Tra pochi giorni saranno le Idi di marzo. Come insegna la nostra religio, questo è l’anno in cui conviene rendere onore alla dea Anna Perenna, dea dell’abbondanza, piuttosto che al dio della guerra Marte con le sue feriae Martis. Gli auspici non sono favorevoli».

Si ferma un istante.

«Le Idi diranno quale sorte attende la regina Cleopatra. Ascolterò dai vostri racconti con quali argomenti – fallaci o convincenti – tenterà di condurre questa Repubblica, che le ho affidato in pace e prosperità, verso lo spirito di guerra del suo alleato».

Poi conclude:

«E parlerò anche con gli alleati miei in questa Europa, a cui tanto ho dato e tanto ho ricevuto in onori e gloria. Solo allora deciderò. Ave».

Nessun calice si levò in aria per il consueto brindisi. Dai confini dell’impero arrivavano notizie di molti morti. Si diceva che Marte stesse vincendo ovunque. E così l’animo dei senatori restò mesto e preoccupato, mentre le Idi di marzo si avvicinavano.

La guerra in Iran, tutti gli aggiornamenti – 11 marzo

Roma, 11 mar. (askanews) – Dodicesimo giorno della guerra israelo-americana in Iran. Mentre la situazione dello stretto di Hormuz è sempre più preoccupante, con le navi bloccate e l’ultima minaccia delle mine, Israele continua a colpire il Libano per eliminare Hezbollah e Teheran continua a lanciare missili contro i Paesi del Golfo.

Di seguito le notizie che arrivano in redazione.

-09:18 Le calciatrici iraniane che hanno chiesto asilo in Australia sono state evacuate oggi dalla loro casa sicura dopo che una componente della squadra ha cambiato idea e ha rivelato la loro posizione all’ambasciata iraniana.

-09:16 Borse europee partono in rosso: occhi sulla guerra in Iran e l’inflazione Usa. Il Dax arretra dell’1%, il Ftse 100 dello 0,67%, il Cac40 dello 0,74%.

-09:15 Mercati petroliferi ancora estremamente agitati, con quotazioni in saliscendi. Secondo la rilevazione di Staffetta Quotidiana, gasolio oltre i 2 euro-litro mentre la benzina sfonda quota 1,8 euro.

-09:12 Il ministero della Salute israeliano: nelle ultime 24 ore, 205 persone ferite sono
state trasportate negli ospedali a causa del conflitto con l’Iran. Il dato include sia civili sia soldati.

-09:03 Piazza Affari apre negativa. L’indice Ftse Mib dopo i primi scambi cede lo 0,84% a 44.821 punti.

-08:52 Due droni sono caduti oggi nei pressi dell’aeroporto internazionale di Dubai, ferendo quattro persone.

-08:47 Il premier israeliano Benjamin “Netanyahu non vuole che vediate come le nostre potenti forze
armate stanno punendo Israele per la sua aggressione”: è quanto ha scritto su X il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, commentando un post dell’emittente France24 sui divieti e le restrizioni imposte dalle autorità israeliane ai media per le riprese degli attacchi iraniani. “E siamo solo all’inizio”, ha aggiunto.

-08:42 Gas di nuovo in rialzo ad Amsterdam dopo il forte calo di ieri. Il contratto Ttf di aprile segna un progresso di circa 1,3 euro al MWh a quota 48,6 euro/MWh (+2,60%).

-08:30 La Cina “non è d’accordo” con gli attacchi agli stati del Golfo e condanna tutti gli attacchi
indiscriminati contro civili e obiettivi non militari. Lo ha dichiarato Guo Jiakun, portavoce del ministero degli Esteri cinese, durante una conferenza stampa.

-08:27 Il Washington Post: un drone ha colpito ieri il Baghdad Diplomatic Support Center, il centro logistico per diplomatici americani situato nei pressi dell’aeroporto di Baghdad.

-08:08 Attacco aereo al confine Iraq-Siria: un morto e otto feriti. Colpita la sede delle Forze di mobilitazione popolare.

-07:55 La Francia “triplicherà” il suo sostegno umanitario al Libano e invierà “60 tonnellate di aiuti”. Lo ha annunciato il ministro degli Affari esteri francese Jean-Noel Barrot all’emittente TF1.

-07:50 L’Iran non cercherà di acquisire armi nucleari. Lo ha dichiarato l’ambasciatore di Teheran in Russia, Kazem Jalali, in un’intervista alle agenzie di stampa russe.

-07:48 I media libanesi: quattro persone sono state uccise in un attacco aereo israeliano che ha preso di mira un appartamento nel centro di Beirut durante la notte.

-07:44 Il figlio di Masoud Pezeshkian, il presidente della Repubblica islamica, ha dichiarato che Mojtaba Khamenei, la nuova guida suprema dell’Iran, è “sano e salvo” malgrado le ferite riportate.

-07:40 Una nave è stata colpita da un “proiettile” di origine “sconosciuta” nello stretto di Hormuz,
che ha provocato un incendio a bordo. Lo ha riferito l’agenzia britannica per la sicurezza marittima Ukmto.

-07:33 Prevalgono i rialzi sulle principali borse asiatiche che recuperano terreno dopo il calo dei prezzi del petrolio.

-07:30 Petrolio in lieve rialzo sui mercati asiatici. Il Brent guadagna 35 centesimi a 88,09 dollari al barile (+0,34%) mentre il Wti sale di 90 centesimi a 84,32 dollari al barile (+1,05%).

-07:30 L’Iran ha effettuato attacchi aerei su larga scala contro obiettivi americani e israeliani. Lo ha annunciato la televisione di stato Irib. Questa raffica di missili, “la più violenta e la più pesante dall’inizio della guerra”, è durata tre ore e ha colpito in particolare il sud di Tel Aviv, l’ovest di Gerusalemme e Haifa (nel nord) in Israele, oltre che “numerosi obiettivi americani a Irbil”, nel Kurdistan iracheno, e la base navale della Quinta Flotta americana in Bahrein, ha aggiunto Irib citando un comunicato dei Guardiani della Rivoluzione islamica.

-07:15 Israele ha preso di mira e colpito un appartamento nella zona centrale di Beirut. Lo hanno riferito i media statali libanesi.

-07:13 Le forze di difesa aerea del Qatar hanno respinto un attacco missilistico. Lo ha dichiarato il ministero della Difesa del Qatar.

-07:01 La polizia iraniana: qualsiasi manifestante che contesti in Iran le autorità sarà trattato come un “nemico”. Il presidente americano Donald Trump ha invitato gli iraniani a prendere il potere, due mesi dopo un movimento di protesta represso nel sangue.

-01:00 Il Ministero della Difesa dell’Arabia Saudita: intercettati e distrutti sei missili balistici, diretti alla base aerea Prince Sultan, struttura militare situata nell’est del Paese.

-00:22 Attacchi dell’esercito israeliano alla periferia sud di Beirut. I media libanesi parlano di un “violento raid” nella zona meridionale della città, zona di Hezbollah.