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Calcio, Serie A: Lazio frena al Maradona

Roma, 8 nov. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Napoli-Lazio 1-1

Undicesima giornata: Venezia-Udinese 2-1; Cagliari-Frosinone 1-0, Torino-Lecce 1-1, Parma-Bologna 1-2, Roma-Sassuolo 3-0: Napoli-Lazio 1-1, Genoa-Milan (ore 15:00), Monza-Atalanta (ore 15:00), Inter-Como (ore 18:00), Fiorentina-Juventus (ore 20:45).

Classifica: Lazio 29, Roma 27, Inter 25, Como 23, Milan 21, Frosinone 20, Juventus, Bologna 17, Cagliari 16, Napoli 15, Torino 14, Genoa 13, Atalanta 11, Lecce 10, Parma, Fiorentina, Sassuolo 8, Monza 7, Venezia 6, Udinese 5.

Dodicesima giornata: Como-Cagliari (21/11, ore 15:00), Lazio-Lecce (21/11, ore 15:00), Parma-Roma (21/11, ore 18:00), Napoli-Torino (21/11, ore 20:45), Juventus-Venezia (22/11, ore 12:30), Bologna-Udinese (22/11, ore 15:00), Sassuolo-Genoa (22/11, ore 15:00), Milan-Frosinone (22/11, ore 18:00), Atalanta-Inter (22/11, ore 20:45), Monza-Fiorentina (23/11, ore 20:45).

Calcio, Napoli-Lazio 1-1, capolista fermata al Maradona

Roma, 8 nov. (askanews) – Spettacolo e occasioni al Maradona, ma Napoli e Lazio si dividono la posta. Il big match termina 1-1, con i biancocelesti che interrompono la striscia di sei vittorie consecutive e gli azzurri che ritrovano un risultato positivo dopo le due sconfitte rimediate tra campionato e Champions League.

La Lazio parte forte e mette subito in difficoltà la squadra di casa, sfiorando il vantaggio con Isaksen e Sutalo. Al 28′ arriva il gol che sblocca la partita: Noslin serve in profondità Frattesi, che si inserisce e batte Milinkovic con un preciso sinistro, riportando al gol dopo due mesi.

Il Napoli prova a reagire e va vicino al pareggio con Hojlund, fermato da un intervento decisivo di Mandas sulla linea. Nella ripresa cambia l’inerzia della gara. Gli azzurri alzano il baricentro e al 48′ trovano l’1-1 grazie a un’autorete di Pedraza, che nel tentativo di anticipare McTominay e Hojlund spedisce il pallone nella propria porta.

La squadra di casa prende coraggio e sfiora anche il sorpasso. McTominay impegna Mandas, Olivera spreca una buona opportunità e De Bruyne, dopo essersi presentato davanti al portiere, vede il proprio tentativo salvato sulla linea da Belahyane.

Nel finale la partita resta aperta, con occasioni da entrambe le parti, ma il risultato non cambia. Al triplice fischio è 1-1: un punto per parte in una sfida intensa e ricca di emozioni, con Napoli e Lazio che si dividono il bottino del Maradona.

I pasdaran: incendi su 3 petroliere nello Stretto di Hormuz

Roma, 8 nov. (askanews) – La marina dei Guardiani della rivoluzione islamica dell’Iran ha affermato che “dalle prime ore di oggi tre petroliere sono esplose e hanno preso fuoco nello Stretto di Hormuz, mentre transitavano lungo una rotta non autorizzata”. Stando alla nota riportata dai media iraniani, gli incendi hanno causato dense colonne di fumo nello Stretto. La marina ha ammonito che qualunque navi violi “le normative iraniane che regolano il transito attraverso lo Stretto di Hormuz, collaborando con l’esercito americano di contrabbandieri nell’utilizzo di rotte non autorizzate, andrà incontro alla stessa sorte”.

Basket, Banchi all’Olimpia Milano, rimarrà ct Italia

Roma, 8 nov. (askanews) – Luca Banchi è il nuovo allenatore dell’Armani Pallacanestro Milano. L’annuncio è arrivato ufficialmente dall’Olimpia, che ha affidato al tecnico toscano la guida della squadra, mantenendo il doppio incarico con quello di commissario tecnico della Nazionale italiana maschile.

“Sono onorato di poter tornare ad allenare l’Olimpia Milano”, ha dichiarato Banchi al sito ufficiale del club, ringraziando la proprietà per la fiducia e il presidente della Federbasket, Gianni Petrucci, per avergli concesso la possibilità di proseguire anche alla guida degli azzurri.

Il nuovo tecnico ha rivolto inoltre un pensiero al predecessore Peppe Poeta, sottolineando quanto sia riuscito a lasciare un segno nella storia del club in poco tempo. Banchi ha quindi espresso entusiasmo e determinazione per l’inizio di questo nuovo capitolo della sua carriera, consapevole delle responsabilità legate all’incarico.

Banchi guiderà l’Olimpia già da domani e farà il suo debutto giovedì contro lo Zalgiris Kaunas. Non sarà invece in panchina per l’impegno di Eurolega del 24 contro l’Asvel, a causa degli impegni con la Nazionale.

Gli azzurri saranno infatti attesi da due appuntamenti nelle qualificazioni ai Mondiali: il 26 novembre affronteranno la Turchia a Roma, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, mentre il 29 novembre saranno impegnati a Belgrado contro la Serbia.

Cyber sicurezza, Foti: gli indizi portano a Mosca, serve strategia Ue

Milano, 8 nov. (askanews) – “In attesa di analisi della nostra intelligence si può dire che un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una quasi prova”. Lo afferma il ministro degli Affari europei Tommaso Foti in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ dopo i cyberattacchi e la diffusione di dati personali sul dark web che ha riguardato anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, sottolineando che non si sente di escludere l’ipotesi che l’Italia sia nel mirino per via del sostegno all’Ucraina: “Alcuni account hanno una matrice russa”.

Di fronte agli attacchi ibridi, “non siamo disarmati, la nostra Agenzia sta funzionando”. Eppure “l’Europa è ancora scoperta da questo punto di vista. Serve maggiore coordinamento anche con i Paesi extra Unione”, osserva il ministro riguardo a una stategia comune. “Viviamo una fase delicata. Sull’Ucraina con Giorgia Meloni continuiamo a ribadire l’esigenza, arrivati a questa fase cruciale, di accelerare sulla scelta di un inviato che parli con un’unica voce per l’Europa al tavolo delle trattative. Basta andare in ordine sparso, altrimenti festeggeranno coloro che non vogliono la pace”. A livello interno, invece, per Foti gli attacchi contro supermercati e ospedali portano allo “sviluppo di un ragionamento che il centrodestra porta avanti e che il centrosinistra boicotta: se un agente esterno modifica la temperatura dei frigoriferi dove sono custoditi i generi alimentari o il sangue significa che è in corso un atto ostile contro la nostra sicurezza nazionale. Un atto di guerra, appunto. E dunque quando rivendichiamo gli investimenti sulla Difesa non stiamo togliendo risorse dalla sanità o dalla scuola, ma stiamo proteggendo anche sanità e scuola”.

Sulla necessità di nuove misure davanti a questa emergenza Foti sottolinea: “Come ministro che ha, tra le altre, la delega al Pnrr posso dire che abbiamo un investimento proprio su questo settore per rafforzare l’ecosistema digitale nazionale potenziando i servizi di gestione della minaccia cyber. Il tutto grazie a una rinnovata capacità di monitoraggio, prevenzione e scrutinio tecnologico a supporto della transizione digitale del Paese. Nell’ambito delle misure del Pnrr, l’Agenzia per la cybersicurezza, in stretto contatto con il Dipartimento per la trasformazione digitale (Dtd), ha curato l’attuazione dell’investimento connettendo il mondo della Pubblica amministrazione, dell’impresa e dei fornitori di tecnologia. I 623 milioni di fondi disponibili hanno promosso l’attuazione di 8 avvisi pubblici, 300 tra progetti e investimenti coinvolti, oltre 200 soggetti finanziati e circa 3.500 richieste gestite”.

Cybersicurezza, Tajani: attacchi pesanti, vogliono condizionare il voto

Milano, 8 nov. (askanews) – “La natura della guerra ibrida è chiara: siamo di fronte a reti opache che compiono operazioni illecite. In vista delle prossime scadenze elettorali ci sarà un tentativo sistematico di condizionare l’opinione pubblica e dividere gli europei attraverso la disinformazione”. Lo afferma il vicempremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani in un’intervista al Giornale. “I cittadini italiani sono svegli – aggiunge il ministro – ma serve massima vigilanza. È un problema con cui dobbiamo fare i conti”.

“Gli attacchi iniziano a essere davvero pesanti. Non si tratta solo di hackeraggio – spiega Tajani – ma di colpire i cavi, i segreti industriali, gli ospedali, le infrastrutture critiche. È per questo che lunedì al G7 Esteri porrò il tema e ho già scritto al mio omologo francese. I russi non faranno una guerra tradizionale con noi, la minaccia è a 360 gradi e va affrontata attraverso una presa di coscienza collettiva”. Quanto all’episodio emerso nelle ultime ore di un’attività nel darkweb per acquisire informazioni sulla sua famiglia, Tajani rivela di essere stato informato della cosa due giorni fa: “Me l’ha segnalata la direzione generale del ministero. Quando il presidente Zelensky venne a Roma ci fu un pesante attacco contro il sito della Farnesina, che abbiamo respinto. Oggi la minaccia si alza di livello, toccando gli affetti personali. Ma le nostre difese cibernetiche sono operative e pronta la risposta a ogni tentativo di intrusione”. Sull’ipotesi che l’operazione sia riconducibile direttamente alla Russia, il ministro precisa: “Finché non ci sono prove formali bisogna muoversi con cautela insieme all’intelligence e alla polizia postale. Ma la natura della guerra ibrida è chiara: siamo di fronte a reti opache che compiono operazioni illecite”.

Nell’intervista viene affrontato anche l’episodio della foto realizzata con l’IA pubblicata da Stefano Bonaccini che ritraeva il vicepremier col cappellino Maga di Trump: “Ho lanciato un appello per evitare l’uso dell’intelligenza artificiale in campagna elettorale. Utilizzarla per manipolare la realtà e dimostrare una tesi falsa alimenta la disinformazione. Evidentemente alla scuola del Pci insegnavano questo”.

Max Angioni torna in teatro con "Reunion" e "Fingersi morti"

Milano, 8 nov. (askanews) – Dopo il successo dei suoi primi due spettacoli, “Miracolato” e “Anche meno”, Max Angioni torna sui palcoscenici italiani con un progetto inedito: un doppio tour parallelo, al via il 6 aprile 2027, che lo vedrà protagonista di due spettacoli, “Reunion” e “Fingersi morti”, per mostrare due diverse sfaccettature della sua comicità.

Il primo, della durata di 90 minuti, si intitola “Reunion”. Nessun ritorno alle origini, nessuna rimpatriata tra vecchi componenti: Max Angioni, del resto, è uno solo. Tutto parte da una riflessione sulla grottesca attualità quotidiana, utilizzandola come punto di partenza per aprire le porte della propria memoria, provando a rispondere alla domanda che attraversa l’intero spettacolo: che senso ha questa vita?

«In questa epoca di grande incertezza è normale che una persona sia spaventata e senza una direzione, o almeno così mi sento io,» dichiara Max Angioni «E ho capito che quando si è in mezzo alla tempesta è molto importante aggrapparsi a qualcosa, per non sprofondare. Reunion è l’invito ad aggrapparsi a sé stessi, a ricongiungersi con quello che siamo davvero, per affrontare con più sicurezza questi tempi complessi».

Di tutt’altro tenore è il secondo spettacolo, “Fingersi morti”: un appuntamento di 60 minuti, in uno spazio più raccolto e riservato a un pubblico adulto (l’ingresso sarà permesso dai 16 anni in su), con posti limitati e una regola imprescindibile: niente telefoni. Qui Max Angioni si presenta senza freni, aprendo le porte del suo universo più irriverente e imprevedibile.

Il titolo trae ispirazione dalla strategia di sopravvivenza dell’opossum che, di fronte a un pericolo dal quale non può fuggire, sceglie di fingersi morto. Allo stesso modo, davanti a una realtà sempre più grottesca e minacciosa, Max individua nella possibilità di essere pienamente sé stesso, senza filtri né censure, la propria via di fuga: uno spazio di assoluta libertà, riservato a un pubblico adulto, in cui affrontare anche gli argomenti più sensibili senza preoccuparsi troppo delle conseguenze. “Fingersi morti” andrà in scena in alcune città selezionate in cui sarà prevista una doppia programmazione con entrambi gli spettacoli. In queste occasioni, per consentire lo svolgimento di entrambi gli appuntamenti, “Reunion” inizierà alle ore 20.30 e a seguire, in seconda serata, “Fingersi morti”.

"Il rumore delle cose nuove" è il nuovo brano di Brunori Sas

Milano, 8 nov. (askanews) – Esce il 9 novembre per Island Records il nuovo brano di Brunori Sas “Il rumore delle cose nuove”, canzone originale dell’omonimo film di Paolo Genovese, nelle sale dal 12 novembre distribuito da 01 Distribution.

Co-scritto con Riccardo Sinigallia, “Il rumore delle cose nuove” è una dichiarazione d’amore intima e disarmante, che trova la propria forza nella semplicità delle parole e nella sincerità dei sentimenti. Una canzone che attraversa le piccole inquietudini dell’esistenza, il disordine dei pensieri, le paure e le contraddizioni quotidiane, per ritrovare nell’altro un punto fermo, una presenza che renda più sopportabile anche il peso delle giornate difficili.

Nella scrittura di Dario Brunori l’amore perde ogni idealizzazione romantica per assumere i contorni familiari della vita vera: non ci sono grandi imprese da compiere né destini straordinari da inseguire, ma il desiderio semplice e universale di condividere il tempo, abitare gli stessi luoghi, riconoscersi anche a distanza e continuare a scegliersi, nonostante tutto. Persino una storia d’amore apparentemente scontata può custodire qualcosa di prezioso, se vissuta in due: la felicità, in fondo, non è necessariamente una conquista, ma anche qualcosa che si può aspettare insieme, senza fretta e senza garanzie.

È proprio questa sensibilità a creare un legame naturale con l’universo cinematografico di Paolo Genovese, da sempre attento alle complessità dei rapporti umani e alle contraddizioni che attraversano la vita di coppia. Attraverso le vicende di tre coppie, “Il rumore delle cose nuove” esplora gli equilibri precari delle relazioni, i desideri rimasti inespressi e le certezze che un evento inatteso può improvvisamente mettere in discussione, aprendo interrogativi su ciò che siamo, ciò che desideriamo e ciò che siamo disposti a cambiare. La canzone e il film finiscono così per incontrarsi in uno stesso territorio emotivo, quello in cui l’amore si misura con la realtà, con le sue imperfezioni e i suoi inevitabili imprevisti.

Diretto da Paolo Genovese, che firma la sceneggiatura insieme a Igor Artibani, “Il rumore delle cose nuove” è una produzione Lotus Production, una società Leone Film Group, con Rai Cinema in associazione con Vice Pictures. Il film ha inaugurato la 21ª Festa del Cinema di Roma che ha accolto sul red carpet il cast d’eccezione composto da Emanuela Fanelli, Claudia Pandolfi, Vittoria Puccini, Stefano Accorsi, Lino Musella, Edoardo Pesce e Claudio Santamaria.

“Il rumore delle cose nuove” arriva nel vivo di TUTTOBRUNORI, la tournée teatrale di Brunori Sas (prodotta da Vivo Concerti) che fonde in un unico racconto musica, parole e narrazione. Un viaggio a tutto tondo dentro il suo universo poetico e umano, dove le canzoni si intrecciano con riflessioni, ricordi, racconti personali, incursioni nella stand-up e osservazioni sul presente, continuando ad attraversare a colpi di sold out i teatri italiani fino al 25 novembre.

Quando Rigobello poneva il problema della «indipendenza» di chi esercita funzioni pubbliche

Un filosofo del personalismo cristiano

Armando Rigobello è stato una figura significativa del pensiero filosofico italiano del Novecento. La sua ricerca, nutrita dal confronto con il personalismo cristiano e con la tradizione filosofica europea, ha posto al centro la persona, la sua libertà e la sua responsabilità morale.

Mercoledì 25 novembre 2026, dalle ore 10 alle 13.30, l’Istituto Internazionale Jacques Maritain gli dedicherà a Roma un seminario di studi dal titolo «Fede e ricerca in Armando Rigobello», presso il Centro di Servizio per il Volontariato (CSV) Lazio, in via Liberiana 17.

Dopo gli interventi introduttivi di Gennaro Giuseppe Curcio, Marco Ivaldo e Francesco Miano, il programma prevede i contributi di Fabrizia Abbate, Luigi Alici, Emilio Baccarini, Massimo Borghesi, Paolo Nepi e Giovanni Salmeri. Le conclusioni saranno affidate a Lucio D’Ubaldo.

La lezione civile di Rigobello

Per accompagnare questa occasione di approfondimento, Il Domani d’Italia ripropone un articolo dello stesso Rigobello, «Stato, funzionari e società nazionale», pubblicato su Il Popolo il 31 gennaio 1980.

È una pagina che permette di cogliere un aspetto importante del suo pensiero: il nesso tra riflessione filosofica, coscienza morale e vita delle istituzioni.

Rigobello pone una questione tuttora attualissima, quella dell’indipendenza delle funzioni pubbliche, inseparabile dalla responsabilità verso l’interesse generale. Il rapporto tra Stato, funzionari e società nazionale non può essere ridotto a una questione puramente amministrativa: investe il significato stesso del servizio pubblico e la qualità della convivenza democratica.

A quasi mezzo secolo di distanza, il recupero di questa riflessione significa anche ricordare quanto il pensiero personalista abbia contribuito a formare una cultura politica attenta alla dignità della persona, alla responsabilità delle istituzioni e al bene comune.

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Stato, funzionari e società nazionale

 

di Armando Rigobello

Ho avuto occasione recentemente di rileggere pagine dei Lineamenti di filosofia del diritto di Hegel e precisamente quelle in cui delinea la figura del pubblico funzionario. Il cittadino che esercita un servizio pubblico è, secondo Hegel, la concreta realizzazione dello Stato poiché lo Stato diventa qualcosa di sensibile, di sperimentale proprio quando si traduce in atti amministrativi. Per poter adempiere al suo compito il funzionario pubblico è tenuto «al sacrificio del suo punto di vista soggettivo, la sua identificazione con l’interesse generale determinano il suo isolamento sociale, la sua solitudine etica, una solitudine che in qualche modo ricorda quella di cui parla Humboldt a proposito del professore universitario».

Questo tipo di vita che il funzionario deve assumere richiede d’altra parte, e per conseguenza, determinate garanzie e, al limite, dei privilegi: «L’appagamento garantito della sua particolarità e la liberazione della sua posizione esterna e della sua attività ufficiale da altra dipendenza e da altro influsso soggettivo» (par. 294). In altre parole deve avere protezione giuridica e sicurezza economica, privilegi e indipendenza come condizioni per esercitare il suo compito in piena libertà. Lo Stato, conclude Hegel, deve difendere il pubblico funzionario anche «contro le passioni dei governanti, il cui privato interesse sia offeso, col far valere l’universale contro di esso» (par. 294). In sintesi la condizione del funzionario incaricato di pubblico servizio si riassume in due elementi intimamente connessi: rinuncia alla sua soggettiva valutazione e privilegi che rendano possibile in concreto questa rinuncia.

Ho richiamato queste pagine hegeliane non tanto per una curiosità culturale ma per l’attualità, o inattualità se si vuole, che essa riveste se le rileggiamo pensando alla situazione presente nelle strutture amministrative e giudiziarie della nostra Repubblica, oggi. Pensiamo alla situazione in cui si trova oggi il tessuto connettivo del nostro Stato, così come concretamente si manifesta ed agisce attraverso coloro che sono investiti di pubbliche funzioni dal magistrato al burocrate, all’insegnante, a chiunque è impegnato in un pubblico servizio, non esclusi gli operatori nel campo delle comunicazioni di massa. Non intendo soffermarmi su alcun caso particolare, ma accennare ad un’atmosfera morale e politica, ad una situazione che tutti ci coinvolge poiché tocca i cardini stessi della nostra vita associata: la certezza del diritto, l’interpretazione della legge, l’efficacia dell’educazione e dell’informazione.

In numerosi dibattiti e prese di posizione si rivendica l’autonomia, la professionalità, la garanzia di indipendenza per il pubblico funzionario. Ciò è particolarmente giusto: rappresenta un’esigenza fondamentale. La stessa divisione dei poteri, che è un cardine dell’ordinamento democratico dello Stato, lo esige. Il modo problematico è tuttavia un altro, quel rapporto di intima connessione, posto in luce da Hegel, tra l’autonomia garantita e la rinuncia al giudizio soggettivo e al criterio particolaristico nell’esercizio della pubblica funzione. Spesso assistiamo ad un’aperta lacerazione di questo legame e si rivendica la propria autonomia, si chiedono garanzie ma per poter far prevalere, con la forza dei mezzi istituzionali, propri particolari e talvolta particolarissimi e settari punti di vista. La lacerazione dell’equilibrio tra rinuncia e privilegio conduce lo Stato alla disgregazione.

Il nodo centrale del discorso va tuttavia ulteriormente spostato e investe il contenuto ideale dello Stato stesso. Per Hegel era relativamente facile delineare la figura del pubblico funzionario poiché il suo sistema concepisce lo Stato quale organismo etico, depositario di precisi valori, anzi è la loro incarnazione pubblica e storica. Ma al di fuori di questa prospettiva, come individuare «l’interesse generale»? Il nostro Stato non è dotato della «eticità» hegeliana, ma ha tuttavia una Costituzione ricca di principi ideali. Sappiamo bene come anche la Costituzione possa essere variamente interpretata, e ciò è anche garanzia per un suo duttile adattamento a situazioni storiche che mutano. Si tratta però di senso delle proporzioni e di saggezza interpretativa.

Si ha la sensazione, ma si tratta di una sensazione precisa, che il problema sia sì un problema giuridico e quindi politico, ma sia soprattutto un problema morale. Il pubblico servizio è un punto focale in cui emergono concezioni e situazioni di fondo in merito al senso della vita associata e quindi dell’uomo in se stesso. Il problema ideologico o più esattamente speculativo: una dottrina che cala direttamente nelle convinzioni morali, che in esse trova lo stimolo, la direttiva e il sostegno nella stessa ricerca teorica. È nota l’affermazione di Péguy secondo cui la rivoluzione o sarà morale o non sarà affatto. Lo stesso possiamo dire del rinnovamento della nostra vita pubblica.

Il dossettismo, laboratorio politico e culturale della Costituzione

Le radici culturali e spirituali del dossettismo

Da Giuseppe Dossetti (1913-1996) ha tratto il nome il cosiddetto dossettismo, un orientamento politico nell’ambito della Democrazia Cristiana dopo il fascismo, e tra gli anni quaranta e cinquanta i dossettiani, a partire dai “professorini” (Amintore Fanfani, Giuseppe Lazzati e Giorgio La Pira), hanno svolto un ruolo non solo politico, ma anche culturale e spirituale, che si è riverberato in particolare nei lavori dell’Assemblea Costituente, cioè nella elaborazione del testo costituzionale, da loro inteso come la Casa comune per i suoi valori, che erano condivisi non per compromissione, bensì per mediazione.

In questa ottica, Dossetti svolse un compito importante, anche come animatore del gruppo dei democristiani di sinistra, svolgendo un ruolo che ritornerà nel tempo, cioè punto di riferimento ideale dei valori costituzionali.

Filosofo di riferimento fu Jacques Maritain per il suo libro Umanesimo integrale, che indicava la fine della cristianità sacrale e auspicava l’avvento di una società non decorativamente cristiana, bensì vitalmente cristiana; da qui, da parte dei dossettiani, l’accettazione della laicità e del pluralismo come coordinate per individuare un nuovo senso dello Stato.

Come ha ricordato Enrico Galavotti, Dossetti intravedeva la necessità di impostare una riflessione sullo Stato postfascista e sul futuro ruolo dei cattolici e per questo coinvolse alcuni amici e colleghi: oltre ai “professorini”, anche Laura Bianchini, Antonio Amorth, Sofia Vanni Rovighi, Gustavo Bontadini, padre Carlo Giacon e Umberto A. Padovani.

Casa Padovani e la preparazione dei cattolici alla democrazia

Riguardo al docente universitario Padovani è da dire che, per quanto il suo impegno maggiore fosse di carattere teoretico (come filosofo della religione e filosofo morale), non si può trascurare il suo impegno civile. Infatti, in una serie di incontri a Casa Padovani a Milano si svolse un confronto sul tema dell’assetto del futuro Stato ed è proprio in queste riunioni clandestine che si deve individuare la genesi del dossettismo.

L’idea di fondo condivisa dal gruppo, che troverà espressione in un «documento programmatico» (andato perduto), è che dalla morte del fascismo non dovesse scaturire una rinascita dello Stato liberale, considerato responsabile dell’avvento di Mussolini.

Occorreva, invece, dare vita a una vera democrazia che, accantonando la prospettiva elitaria perseguita sino alla crisi del 1922, fosse capace di inserire nel circuito decisionale della vita del paese le masse popolari: occorreva in definitiva uno Stato che ponesse al vertice della propria autorealizzazione la persona umana.

Non mancarono iniziative clandestine di riflessione e progetti di società democratica: nella Democrazia Cristiana segnaliamo il progetto di Costituzione elaborato da Umberto Tupini (che abbiamo ricordato su queste colonne).

Dal canto loro i dossettiani davano al problema un taglio culturale e educativo, nel senso che per loro era piuttosto essenziale un lavoro di preparazione dei cattolici italiani, al fine di “alfabetizzarli” dopo il periodo di assenza dalla vita politica o di presenza clerico-fascista: l’obiettivo era dare vita a quella che essi chiamavano la Civitas humana (l’omonima associazione fu fondata da Dossetti nel 1946).

Erano dell’idea che i cattolici italiani non fossero maturi per formulare una propria proposta politica e quindi occorresse prepararli con un lavoro educativo.

In questo contesto gli incontri di Casa Padovani puntavano (come è stato osservato in occasione della celebrazione della nascita di questo pensatore) a pensare la ricostruzione, e a Padovani va riconosciuto un significativo impegno politico, aspetto meno noto rispetto alla sua speculazione filosofica, eppure interessante.

Infatti, la possiamo avvicinare alla impostazione che Maritain presenterà nelle lezioni tenute nel 1949 e pubblicate nel 1951 e raccolte nel libro L’uomo e lo Stato, dove fin dal titolo la priorità e il primato sono riconosciuti alla persona umana, mentre allo Stato è assegnato un ruolo strumentale di servizio; l’indicazione maritainiana de L’uomo e lo Stato coglie nel riconoscimento della originaria dignità dell’uomo come persona il senso del rapporto con lo Stato democratico in opposizione alle diverse forme di totalitarismo politico delle ideologie novecentesche.

Dalla comunità del Porcellino ai lavori della Costituente

È da aggiungere che gli incontri milanesi di Casa Padovani ebbero un seguito negli incontri romani a casa delle sorelle Portoghesi con la cosiddetta comunità del Porcellino di via della Chiesa Nuova, frequentati da diverse personalità (dal 1945 ai primi anni ’50).

Come ha ricordato Telemaco Tuzi, più frequentemente partecipavano quelli legati a Cronache Sociali (periodico fondato da Dossetti nel ’47), tra i quali Aldo Moro, Benigno Zaccagnini, Leopoldo Elia, Raniero La Valle, Luigi Gui, Giuseppe Alberigo, Vittorino Veronesi, padre Davide Turoldo e lo stesso Padovani; ospiti eccezionali furono Alcide De Gasperi, Mario Scelba, padre Agostino Gemelli, mons. Sergio Pignedoli, nonché Jacques Maritain, all’epoca ambasciatore di Francia presso la Santa Sede.

Richiamerei l’attenzione su quanto ha rilevato Paolo Giuntella, ossia che questa Comunità “fraterna e operosa” appare per molti versi simile al sodalizio di Casa Maritain o di Casa Mounier.

La comunità di intellettuali cattolici detti “dossettiani” era a diverso titolo interessata alla politica, e l’interesse era motivato soprattutto dalla esigenza di prepararsi all’Assemblea Costituente, nella quale diedero un apporto cospicuo, specialmente alla prima parte della Costituzione repubblicana, relativa ai diritti e doveri del cittadino.

I piccoli gruppi, De Gasperi e la questione del centro

Dunque, fu un lavoro importante quello svolto dai Costituenti cattolici presenti nell’Assemblea Costituente che molto deve anche al lavoro preparatorio a Casa Padovani e a Casa Portoghesi, nonché ai cosiddetti “costituenti ombra”.

Sono tutte espressioni di “piccoli gruppi”; una categoria, questa, cara a Maritain, che la configurava a livello politico, educativo e spirituale; diversamente denominati (piccoli gruppi, élites democratiche, minoranze profetiche) sono da Maritain additati come efficaci mezzi di risvegliamento etico del popolo.

Il dossettismo in qualche modo svolse questa funzione in ottica alternativa a De Gasperi: al riguardo si potrebbe forse dire che con De Gasperi la DC aveva una impostazione di centro che guardava a sinistra, mentre con Dossetti una impostazione di sinistra che guardava al centro: in ogni caso i conti con il centro erano da fare.

Ed è un problema anche di oggi.

Dc, la terza generazione che voleva conservare lo Stato immaginando la rivoluzione

Una generazione alla ricerca della propria strada

Volevano cambiare profondamente la società italiana, ma senza demolire lo Stato. Anzi, facendo delle istituzioni democratiche lo strumento della trasformazione. È la tensione ideale che attraversa La terza generazione. Da Dossetti a De Gasperi, tra Stato e rivoluzione, il libro di Giovanni Tassani che torna in libreria il 15 novembre, pubblicato dalle Edizioni di Storia e Letteratura.

Apparso originariamente nel 1988, il volume ricostruisce un capitolo poco conosciuto della storia democristiana: quello dei giovani che, dopo la Liberazione, cercarono una propria identità politica, distinguendosi tanto dalla generazione sturziana quanto da quella formatasi durante il fascismo.

 

Tra Dossetti, De Gasperi e La Base

Il percorso fu tutt’altro che lineare. Dall’esperienza dei gruppi giovanili alla suggestione dossettiana, dalla crisi di quella stagione alla (ri)scoperta di De Gasperi, fino al confronto con l’apparato fanfaniano e alla nascita della sinistra di Base.

La questione decisiva riguardava il rapporto – per echeggiare Lenin fuori dal leninismo – tra Stato e rivoluzione: come promuovere una trasformazione sociale senza sacrificare la democrazia rappresentativa? Come conciliare la radicalità delle aspirazioni con la responsabilità delle istituzioni?

Non tutti trovarono una risposta dentro la Dc. Alcuni rimasero nel partito, altri scelsero le professioni, l’impegno culturale o differenti approdi politici.

 

Le voci ritrovate di una stagione politica

La ripubblicazione si accompagna a un’importante operazione di recupero documentale. La Biblioteca Gino Bianco – Fondazione Alfred Lewin ha digitalizzato le interviste raccolte da Tassani tra il 1985 e il 1987.

Ne è nata una serie di dieci podcast, con le voci, tra gli altri, di Giovanni Galloni, Achille Ardigò, Lucio Magri, Giuseppe Chiarante, Corrado Guerzoni e Franco Maria Malfatti.

Non soltanto memoria, dunque. Il lavoro di Tassani restituisce una stagione nella quale la politica era anche ricerca intellettuale, formazione delle coscienze e confronto sul destino dello Stato. Una lezione che, nell’Italia dei partiti sempre più personali e delle appartenenze sempre più fragili, conserva una sorprendente attualità.

Giovanni Tassani,

storico e saggista, è autore, tra gli altri, di: Diplomatico tra due guerre. Vita di Giacomo Paulucci di Calboli Barone, Le Lettere 2012; per Edizioni di Storia e Letteratura ha pubblicato: Tommaso Tittoni. Politica estera e dibattito politico in età giolittiana, 2023. Ha curato l’inedito di Raniero Paulucci di Calboli, Journal de l’année 1898. Au coeur de l’Affaire Dreyfus, Stock 1998, e di suo figlio Fulcieri, La patria, l’amore e la guerra, 1911-1919, Clueb 1999.

Liberaldemocratici, Marattin a destra e Marcucci al centro

Due strade per i liberaldemocratici

Il Partito Liberaldemocratico, nato appena diciotto mesi fa con l’ambizione di costruire un’alternativa ai due poli, rischia già la scissione. A dividere Luigi Marattin e Andrea Marcucci non sono tanto le proposte economiche quanto la collocazione politica.

Il segretario guarda con crescente interesse al centrodestra, senza escludere interlocuzioni con la maggioranza di Giorgia Meloni. Il presidente, già capogruppo del Pd al Senato, insiste invece sulla necessità di un Centro autonomo, liberale ed europeista, alternativo tanto alla destra sovranista quanto al campo largo.

Una maggioranza che non ricompone la frattura

Quali sono gli antefatti? La direzione nazionale del 3 novembre ha approvato la linea di Marattin con 27 voti favorevoli e 22 contrari. Il segretario rivendica inoltre il sostegno di 14 segretari regionali su 18 e di 50 provinciali su 75.

Numeri che certificano una maggioranza, ma anche una divisione profonda. Marcucci contesta soprattutto il mutamento di prospettiva rispetto al progetto originario: costruire una casa politica indipendente dalle coalizioni esistenti.

La sua obiezione è sostanziale: un’intesa con il centrodestra significherebbe sostenere Meloni, condividendo una coalizione nella quale pesano posizioni sovraniste difficilmente conciliabili con l’identità liberaldemocratica.

Bologna e la scelta del Centro

Ieri Marcucci ha partecipato a Bologna all’iniziativa promossa da “Europeisti” con Carlo Calenda. L’obiettivo è una lista europeista e riformatrice, alternativa al bipolarismo condizionato da opposti populisti.

La risposta del PLD è arrivata con una nota ufficiale: Marcucci era presente «a titolo esclusivamente personale», senza mandato di rappresentare il partito.

Dunque, la prossima assemblea nazionale dovrà sciogliere il nodo politico. Ma la questione supera i confini di una piccola formazione: riguarda la possibilità stessa di costruire un “centro” che non sia una semplice appendice elettorale dei due schieramenti.

È su questo terreno che Marcucci continua a misurare la coerenza del progetto liberaldemocratico.

Dopo Trump. Il grigiore della politica e la luce della democrazia

Una manovra che nessuno vuole difendere

L’immagine iconica di questa legge di bilancio che ha iniziato il consueto iter parlamentare rimarrà sicuramente quella del ministro dell’Economia Giorgetti che si alza dal tavolo della conferenza stampa di presentazione, con la presidente del Consiglio con il braccio proteso per invitarlo a restare con un perentorio richiamo: «Però, se te ne vai pure tu che facciamo? Viè qua!»

È la scena emblematica di una manovra sulla quale tutti faticano a mettere la faccia, soprattutto se bisogna mettercela in solitudine. Giorgetti che cerca di svincolarsi il più possibile, Tajani che si trasforma in scudo umano a difesa delle banche e Meloni che non vuole restare sola a difendere il fortino governativo, sempre più assediato dai problemi e dalla crescente insofferenza presente in larghi strati della popolazione.

L’insufficienza della manovra di previsione per il 2027 è scritta nei numeri che raccontano in quale situazione si troveranno alcuni importanti comparti dei servizi pubblici.

Un taglio di circa settemila addetti nella scuola tra personale docente e non docente, tecnici e ausiliari, ovvero settemila persone che avranno un’opportunità di lavoro in meno; una decisione che ha trovato la decisa contrarietà anche della Cisl, sindacato tradizionalmente molto vicino in termini politici a questo governo.

A ciò si accompagna una stretta su assegni previdenziali e pensionistici con la quale il governo risparmierà circa un miliardo e mezzo di euro. Su sanità e sicurezza vengono appostate risorse insufficienti che non copriranno neanche le necessità create dall’aumento di costi generato dall’inflazione.

 

Il divario sociale è destinato ad ampliarsi

La cosiddetta leva fiscale viene utilizzata per aumentare ulteriormente l’insopportabile sperequazione tra lavoratori dipendenti e pensionati da una parte e lavoratori autonomi dall’altra; i primi continueranno a pagare tasse con un prelievo calcolato con un’aliquota che oscilla tra il 33 ed il 43 per cento in base agli scaglioni di riferimento, mentre per i lavoratori autonomi la flat tax del 15% sarà estesa per il 2027 fino a 100 mila euro, rispetto agli attuali 85 mila euro.

Un differenziale di tassazione forte, a chiaro svantaggio e danno di pensionati e lavoratori dipendenti.

Sono scelte e numeri che ci descrivono uno scenario nel quale il divario tra chi sta bene e chi non riesce ad arrivare alla fine del mese è destinato ad ampliarsi, soprattutto in una fase di inflazione crescente.

È un bilancio figlio di nessuno e che nessuno aiuta.

 

Dagli Stati Uniti un segnale di speranza

Ma in questo grigio periodo autunnale, reso ancora più pesante dal clima politico che prepara un difficile 2027 per l’economia e per la nostra società, si intravede una luce in fondo al tunnel.

È la luce della speranza che arriva dagli Stati Uniti con una parte dell’elettorato statunitense che sembra aver riattivato la porzione cerebrale nella quale avviene il discernimento e con la fresca memoria delle follie di Trump ha deciso di ridimensionarne fortemente il potere e il peso politico.

E proprio partendo da questo appuntamento elettorale americano ci viene un ulteriore messaggio; in questo caso è un messaggio di incoraggiamento da Papa Leone, che votando per le elezioni Usa – suo Paese di origine – ha dato a tutti un importante segnale di senso civico.

Ai cattolici in particolare ha voluto ricordare l’importanza di prendere parte attiva alle vicende che riguardano direttamente o indirettamente il bene della comunità, quel bene comune richiamato più volte nell’enciclica Magnifica Humanitas.

La democrazia non si alimenta con i commenti e con l’indignazione, ma con la partecipazione attiva alle scelte per il bene della comunità. Speranze e segnali positivi ci sono. Spetta ora alle donne e agli uomini di buona volontà rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro. Perché qualcosa di meglio si può fare!

Israele, riserve in valuta estera risalite a 238 mld a ottobre

Roma, 8 nov. (askanews) – Le riserve in valuta estera di Israele sono tornate a salire ad ottobre, portandosi a quota 237,773 miliardi di dollari. Lo riporta La Banca centrale, secondo cui la consistenza delle riserve in valuta estera è cresciuta di 775 milioni di dollari rispetto al mese precedente.

Il livello delle riserve in valuta estera di Israele si attesta così al 34,3% del Pil, riporta ancora l’istituzione monetaria con un comunicato.

Le riserve in valuta estera israeliane avevano toccato un massimo storico sopra 241 miliardi di dollari lo scorso agosto.

L’incremento registrato ad ottobre, dopo un calo su settembre, deriva prevalentemente da una rivalutazione delle riserve detenute, precisa la Banca centrale.

Israele, domani Herzog conferirà a Eisenkot incarico formare governo

Roma, 7 nov. (askanews) – Il presidente israeliano Isaac Herzog conferirà domani, domenica, alle ore 17 (le 16 italiane) al leader del partito Yashar, Gadi Eisenkot, l’incarico di formare il prossimo governo dello stato ebraico. Lo ha annunciato la presidenza israeliana.

Herzog ha comunicato questa sera la propria decisione a Eisenkot, dopo aver tenuto nel fine settimana ulteriori colloqui con esponenti di tutto lo spettro politico, tra cui lo stesso Eisenkot e il primo ministro Benjamin Netanyahu. Durante le consultazioni della scorsa settimana con le delegazioni dei partiti, Eisenkot aveva ricevuto 67 raccomandazioni per l’incarico di primo ministro, mentre Netanyahu ne aveva ottenute soltanto 4.

Eisenkot riceverà formalmente l’incarico domani, domenica, nel corso di una cerimonia presso la residenza del presidente.

Il leader del partito Yashar avrà quindi 28 giorni di tempo per formare un nuovo esecutivo. Se necessario, Herzog potrà concedergli una proroga di ulteriori 14 giorni.

Sparatoria Cracovia, killer affascinato da ideologie estrema destra

Roma, 7 nov. (askanews) – L’uomo armato che ha ucciso sei persone in una sparatoria nel centro storico di Cracovia, la seconda città più grande della Polonia, era “affascinato dalle ideologie di estrema destra”. Lo ha dichiarato il ministro degli Interni polacco, Marcin Kierwinski.

“Tutto lascia pensare che l’autore della sparatoria avesse idee molto, molto radicali. Nell’auto che stava guidando sono state trovate diverse armi”, ha affermato Kierwinski, aggiungendo che “tutto lascia pensare che fosse affascinato dalle ideologie di estrema destra”.

Polonia, Meloni: condoglianze per vile e inaccettabile atto violenza

Roma, 7 nov. (askanews) – “Esprimo profondo dolore e le mie più sentite condoglianze alla Polonia per il vile e inaccettabile atto di violenza che ha colpito la città di Cracovia. Il mio pensiero, e quello del Governo italiano, va alle famiglie delle vittime innocenti, ai feriti, ai quali auguro una pronta e totale guarigione, e all’intero popolo polacco. Difenderemo sempre la nostra sicurezza e la nostra libertà contro ogni forma di terrore e violenza”. E’ quanto afferma in una nota la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in merito alla sparatoria a Cracovia.

A Cracovia un uomo in mimetica spara sulla folla: 5 morti

Roma, 7 nov. (askanews) – Almeno sei morti e dodici feriti. È questo l’ultimo bilancio di una sparatoria che ha investito nel primo pomeriggio il centro della città polacca di Cracovia: lo hanno riferito Tvn24 e la polizia locale. “Al momento, sono state confermate sei vittime nell’attacco avvenuto oggi nella Piazza del Mercato di Cracovia”, si legge in un comunicato della Polizia. L’uomo che ha aperto il fuoco è un cittadino polacco di 25 anni, ha riferito la polizia.

Secondo i media polacchi e fonti della polizia citate dalla France Presse, l’attentatore indossava una divisa militare ed era armato di un fucile d’assalto dotato di mirino telescopico. Si spostava a bordo di un’automobile nel centro cittadino, quando ha aperto il fuoco indiscriminatamente contro i passanti, prima di essere colpito dalle forze dell’ordine.

L’uomo sarebbe stato ferito da colpi d’arma da fuoco e trasportato in ospedale, secondo quanto riferito dalla polizia locale, che al momento ha dichiarato di non essere alla ricerca di altri attentatori. Secondo quanto riportato su X dall’account della polizia della Piccola Polonia, la regione polacca in cui si trova Cracovia, alcuni agenti sono rimasti feriti durante il conflitto a fuoco. Un video diffuso sui social network mostra un poliziotto aprire il fuoco contro l’autore della sparatoria sul ciglio di una strada, prima di accasciarsi a sua volta, apparentemente ferito da un colpo d’arma da fuoco. Il primo ministro Donald Tusk ha parlato di una “tragica sparatoria”, precisando che “la polizia sta indagando sulle circostanze e sul contesto dell’attacco”. Il ministro degli Interni Marcin Kierwinski è atteso sul posto. Il presidente della Repubblica Karol Nawrocki ha espresso la propria “immensa preoccupazione”.

“Attendo spiegazioni complete sulle circostanze di questi tragici eventi (…). La sicurezza dei polacchi è una priorità assoluta”, ha scritto Nawrocki su X.

Numerosi mezzi di soccorso sono arrivati sul posto e un elicottero di emergenza è stato avvistato al centro della piazza. Le forze dell’ordine e i servizi di soccorso hanno invitato residenti e turisti a non recarsi nella piazza del Mercato e raccomandato a chiunque si trovi nelle vicinanze di mettersi al sicuro.

“Sul luogo dell’accaduto sono già al lavoro i procuratori, la polizia e tutte le forze dell’ordine, impegnati a mettere in sicurezza le prove e a chiarire le circostanze dell’attacco. Lo Stato è operativo. Invitiamo tutti alla calma e a non ostacolare il lavoro delle autorità. Faremo in modo che l’autore di questo crimine riceva una punizione esemplare”, ha dichiarato su X il ministro polacco della Giustizia, Waldemar Zurek.

In un messaggio pubblicato su X, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Polonia, Tom Rose, ha espresso la solidarietà dell’America alle vittime, definendo l’accaduto un “attacco brutale e mortale”.

Allarmi bomba sugli aerei, la Francia indaga su potenze straniere

Roma, 7 nov. (askanews) – La procura francese ha avviato un’indagine sulle false minacce bomba che, nell’ultima settimana, hanno preso di mira decine di voli commerciali in Europa. Tra gli aspetti al vaglio degli inquirenti – riportano i media – c’è anche l’eventuale coinvolgimento di potenze straniere.

L’indagine mira a individuare “gli autori delle e-mail che hanno diffuso queste false informazioni […] e a determinare eventuali legami che potrebbero avere con potenze straniere”, ha dichiarato alla France Presse l’ufficio della procura di Parigi.

Formula1, Verstappen il migliore terze libere ma parte ultimo

Roma, 7 nov. (askanews) – Max Verstappen su Red Bull è il più veloce delle terze libera a Interlagos per il Gp del Brasile di Formula1: 1:11.622 per l’olandese che scatterà dal fondo della griglia per cambio motore. Cinque posizioni anche per Russell e 10 per le Ferrari di Leclerc e Hamilton. Attenzione però a Lewis, che ha chiuso anzitempo la sessione per un problema ancora da chiarire sulla SF-26. Il neo campione Antonelli chiude secondo, terzo l’oramai ex iridato Norris. Alle 19 le qualifiche

Calcio, Torino-Lecce 1-1, autorete per il toro poi N’Dri

Roma, 7 nov. (askanews) – Torino e Lecce pareggiano 1-1 nella sfida di campionato. Succede tutto nella ripresa, con i granata che passano in vantaggio al 60′ grazie a un’autorete di Kialonda Gaspar, prima del pareggio salentino firmato da N’Dri al 73′, su assist di Coulibaly.

Dopo un primo tempo senza reti, il Torino sblocca il risultato al 60′, sfruttando un episodio sfortunato per la difesa ospite: Gaspar devia il pallone nella propria porta. Il Lecce reagisce e trova il pareggio al 73′ con N’Dri, entrato da pochi minuti, bravo a finalizzare il suggerimento di Coulibaly.

Nel finale entrambe le squadre cercano il colpo decisivo. All’88’ il Torino sfiora il nuovo vantaggio con Adams, che colpisce il palo, mentre Simeone impegna il portiere avversario. I granata insistono fino al recupero, ma il risultato non cambia.

Ucraina, la Russia: gli europei non hanno nulla da fare al tavolo dei negoziati

Roma, 7 nov. (askanews) – Gli europei non hanno nulla da fare al tavolo dei negoziati sull’Ucraina. Lo ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova.

La sua dichiarazione è stata pubblicata in relazione allo svolgimento delle prime esercitazioni militari della cosiddetta “Forza multinazionale per l’Ucraina”, nell’ambito della Coalizione dei Volenterosi.

“Ciò conferma ancora una volta che gli europei non hanno nulla da fare al tavolo dei negoziati”, ha affermato Zakharova in un commento pubblicato sul sito internet del ministero degli Esteri russo.

La portavoce ha aggiunto che l’Occidente non è disposto a tenere conto delle legittime preoccupazioni di Mosca in materia di sicurezza e continua ad alimentare una spirale di escalation. Il prossimo ciclo di colloqui tra Russia, Stati Uniti e Ucraina è previsto per il 10 e 11 novembre ad Abu Dhabi.

L’inviato speciale del presidente statunitense, Steve Witkoff, ha riferito che le parti intendono discutere le garanzie di sicurezza, la de-escalation, le questioni umanitarie e i prossimi passi verso una soluzione pacifica.

Il Cremlino ha confermato la partecipazione della delegazione russa, che sarà guidata dal consigliere presidenziale Vladimir Medinsky.

Il Papa: la pace è possibile e vogliamo costruirla

Roma, 7 nov. (askanews) – “Molte grazie per l’accoglienza e per essere qui. Nell’omelia della santa messa” celebrata oggi a Paysandú “ho parlato di tre simboli, tre espressioni che spiegano molto bene parte della nostra vita cristiana. Essere costruttori di ponti: come qui avete voi ponti che uniscono Paesi, dobbiamo costruire ponti che uniscono tutti i popoli, non solo nella fede, perchè crediamo in un solo Dio, crediamo che la pace è possibile e vogliamo costruirla”. Così Papa Leone XIV, in un piccolo saluto parlando a braccio alla folla che si è raccolta davanti la Basilica di Nuestra Señora del Rosario y San Benito de Palermo, Cattedrale di Paysandú, nel tragitto verso l’aeroporto.

Quindi Prevost ha citato “le palme, che rappresentano che vogliamo essere tutti uniti, costruire comunità di fede. E il mate: questa espressione così importante nella vostra cultura, due amici o due familiari che sono uniti molte volte a condividire, senza parole molte volte, ma stando uniti, a condividire la vita, le difficoltà e l’allegria”.

“Questi simboli ci aiutano a continuare a vivere, a soppesare dolori, difficoltà e le sfide, cercando la presenza di Dio tra noi stessi e ricevendo dal Signore la forza e il coraggio di vivere la nostra fede, di proclamare la nostra fede in Gesù Cristo che ci ha dato la vita”, ha concluso il Papa, benedicendo infine i presenti.

Una sparatoria a Cracovia ha provocato almeno 2 morti e 10 feriti

Roma, 7 nov. (askanews) – È di cinque morti il bilancio delle vittime di una  sparatoria a Cracovia, in Polonia. Lo ha riferito la polizia della città. La polizia aveva comunicato che nel centro di Cracovia alcuni individui non identificati avevano aperto il fuoco da un’auto in movimento. In un primo momento erano stati segnalati due morti e 10 feriti, tra cui due agenti di polizia. “Al momento disponiamo di informazioni su cinque persone decedute nell’incidente a colpi d’arma da fuoco avvenuto a Cracovia”, ha riferito la polizia. Secondo un testimone oculare, le forze dell’ordine sono riuscite a ferire l’aggressore durante l’operazione che ha portato alla sua cattura.

“Durante l’arresto, l’attentatore è rimasto ferito. Mi trovavo nelle vicinanze e ho visto gli agenti medicargli la ferita sul posto. L’agente presente ha confermato che si trattava di una ferita da arma da fuoco e che l’uomo è già stato portato via”, ha raccontato il testimone.

L’interlocutore ha inoltre riferito che l’uomo ha esploso diverse raffiche di colpi. “È successo tutto nei pressi della Piazza del Mercato. In un primo momento ho sentito tre spari, poi, in un altro punto, gli spari sono ricominciati. In entrambi i luoghi ci sono delle vittime”, ha concluso.

Il primo ministro Donald Tusk ha parlato di una “tragica sparatoria”, dichiarando di essere stato informato dell’accaduto dal ministro degli Interni e precisando che sono in corso indagini da parte della polizia.

Secondo una fonte delle forze dell’ordine, il responsabile della sparatoria è stato arrestato.

A Lione la polizia utilizza i lacrimogeni contro i manifestanti

Roma, 7 nov. (askanews) – La polizia ha utilizzato gas lacrimogeni contro i manifestanti a Lione, scesi in piazza per protestare contro l’aumento dei prezzi. Lo ha riferito l’emittente televisiva Bfmtv.

Le autorità municipali di Lione avevano precedentemente vietato le manifestazioni nel centro della città, citando un “elevato rischio per la sicurezza”.

Le autorità francesi prevedono che oggi fino a 170mila persone prenderanno parte alle proteste contro il caro vita in tutto il Paese, di cui 60mila a Parigi. Le proteste in Francia sono iniziate a metà settembre, quando alcuni studenti delle scuole superiori sono scesi in piazza nei sobborghi di Parigi per chiedere un miglioramento delle condizioni degli istituti scolastici.

Le manifestazioni si sono presto trasformate in proteste di massa in tutto il Paese, molte delle quali caratterizzate da episodi di violenza, spingendo le autorità a rafforzare i controlli delle forze dell’ordine e ad arrestare centinaia di persone.

Calcio, Nazionale arriva Palma, forfait Mancini

Roma, 7 nov. (askanews) – Una novità e un forfait per l’Italia di Roberto Mancini. Dopo il via libera della Fifa per il cambio di nazionalità sportiva di Matteo Palma (nato in Germania e con alcune presenze nelle selezioni giovanili tedesche), il ct azzurro ha deciso di chiamarlo per i match con Francia e Belgio, ultimi due impegni per l’Italia nel girone di Nations League in programma rispettivamente giovedì 12 novembre allo stadio Giuseppe Meazza di Milano e domenica 15 novembre allo stadio Re Baldovino di Bruxelles. Per il difensore classe 2008 dell’Udinese si tratta della prima volta in Nazionale. Non potrà invece rispondere alla convocazione Gianluca Mancini: il difensore della Roma, costretto a dare forfait a causa di un infortunio, resterà presso il club di appartenenza per seguire le terapie del caso.

Gli azzurri si raduneranno domani sera al Centro Tecnico Federale di Coverciano, dove lunedì pomeriggio sosterranno la prima seduta di allenamento. Questo l’elenco dei convocati aggiornato: Portieri: Marco Carnesecchi (Atalanta), Gianluigi Donnarumma (Manchester City), Guglielmo Vicario (Juventus), Difensori: Honest Ahanor (Crystal Palace), Alessandro Bastoni (Inter), Riccardo Calafiori (Arsenal), Federico Dimarco (Inter), Daniele Ghilardi (Roma), Michael Kayode (Brentford), Marco Palestra (Chelsea), Matteo Palma (Udinese), Giorgio Scalvini (Atalanta). Centrocampisti: Nicolò Barella (Inter), Riccardo Cassano (Como), Issa Doumbia (Sporting CP), Nicolò Fagioli (Fiorentina), Davide Frattesi (Lazio), Simone Lontani (Parma), Niccolò Pisilli (Roma), Samuele Ricci (Como), Alessandro Romano (Cagliari), Sandro Tonali (Tottenham). Attaccanti: Nicolò Cambiaghi (Bologna), Alphadjo Cisse (Milan), Francesco Pio Esposito (Inter), Sebastiano Esposito (Sassuolo), Luca Koleosho (Paris FC), Mattia Liberali (Como), Gianluca Scamacca (Atalanta), Antonio Vergara (Napoli), Nicolò Zaniolo (Udinese).

Exclusive Padel Cup, nel weekend a Bergamo terza tappa circuito Msp

Roma, 7 nov. (askanews) – Cristiano Doni, Massimo Carrera, Cristian Zenoni, Riccardo Maspero, Nicholas Frey. Nel weekend – si legge in una nota – ci sarà una passerella di ex calciatori al 27Padel di Bergamo per la terza tappa della Exclusive Padel Cup, circuito organizzato da Msp Italia, ente di promozione sportiva riconosciuto dal Coni, leader in Italia nei tornei di padel amatoriali, e firmato da Exclusive, la carta di credito premium del Gruppo Intesa Sanpaolo.

Dopo le prime due tappe disputate a Roma e Trani, e in attesa di quella di chiusura al Pro Green Padel di Parma (28-29 novembre), la Exclusive Padel Cup – giunta alla sua sesta edizione – fa tappa nel ‘gioiello’ di Cristiano Doni, che ha deciso di chiamare il club con il suo storico numero di maglia, il 27. Con lui, in campo ci saranno altre due colonne dell’Atalanta tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000 come Cristian Zenoni e Massimo Carrera, l’ex Samp, Cremonese e Torino Riccardo Maspero e l’ex Chievo Nicholas Frey. Completano il parterre de roi a Bergamo l’ex tennista (ora apprezzato talent) Claudio Mezzadri, l’ex pallavolista Claudio Galli (un altro dei protagonisti della ‘Generazione di fenomeni’) e l’ex campione di atletica Gennaro Di Napoli.

Iscrizioni da record per la tappa di Bergamo del circuito amatoriale riservato alla categoria ‘non classificati’ o mai classificati oltre la terza, quarta e quinta fascia ed è diviso in tre categorie: maschile, femminile e misto. E per esaltare lo spirito della competizione, nel segno del fair play, le coppie si arbitreranno da sole, con la supervisione dei direttori di gara di Msp. In campo, tra gli altri, anche Martin Materassi e Valentina Silenzi (figlia di Andrea, ex giocatore del Torino), che proseguono il loro ‘giro d’Italia’ seguendo la Exclusive Padel Cup dopo aver già vinto nel misto le tappe di Roma e Trani.

“Dopo Roma e Trani, ecco Bergamo, per un altro weekend di grande padel nella ‘casa’ di un amico e di un grande calciatore come Cristiano Doni – ha sottolineato Claudio Briganti, responsabile nazionale padel di MSP Italia – La Lombardia, e quindi anche Bergamo, è diventata una delle regioni dove il padel è più diffuso e popolare, e siamo felici di ‘debuttare’ in questa città con la Exclusive Padel Cup, diventata ormai un appuntamento fisso e un’eccellenza nel calendario dei tornei amatoriali più apprezzati della stagione, per lo spirito competitivo ma soprattutto per quello aggregativo. Un aspetto, questo, che nella pratica del padel è assolutamente prioritario e che rende questa disciplina sempre più popolare”.

Roma, Gualtieri: avanti per continuare a cambiare la città, con tutti

Roma, 7 nov. (askanews) – “Ho deciso di candidarmi per continuare a cambiare la città” ha detto il sindaco della Capitale, Roberto Gualtieri, nel corso del suo intervento a Roma all’Auditorium della Conciliazione, in occasione dell’incontro con elettori e sostenitori della lista “Per Roma con Gualtieri”.

La nostra attenzione “si sposterà sempre di più sulle persone, su tutte e su tutti, su tutte le romane e su tutti i romani, e quando si dice tutte e tutti, bisogna sempre partire da chi è più fragile, da chi è più in difficoltà e di chi ha di meno” ha detto il sindaco.

“Avanti tutti significa però un’altra cosa, una cosa molto importante, perché una trasformazione ambiziosa e profonda come quella che noi abbiamo intrapreso e che dovremo proseguire e rafforzare non potrà mai essere svolta da sola da un sindaco. È necessario che il sindaco ce la metta tutta, io ce la metterò tutta, lavorerò tantissimo, ci metterò tutto il mio impegno, tutta la mia passione come ce l’ho messa in questi cinque anni, ma da soli non si cambia in profondità. E quindi il senso di tutti, di questo ‘Avanti tutti’ significa anche coinvolgere ancora di più la città nel processo di trasformazione, di cambiamento e di miglioramento della qualità della vita della nostra città, promuovere la partecipazione dei cittadini, ascoltare i cittadini, rendere i protagonisti anche della scrittura del programma e poi della realizzazione delle nostre politiche; dovrà essere il nostro assilo, portare la città dentro la campagna elettorale e soprattutto dentro il governo e l’amministrazione di Roma sarà la scelta di fondo che noi abbiamo iniziato a fare e che faremo con ancora più determinazione nella campagna elettorale e nei prossimi cinque anni.

Ex Ilva, Fumarola: no a spezzatino e a lavoratori di serie B

Milano, 7 nov. (askanews) – “No, no, dobbiamo tenere insieme tutte le necessità e tutte le esigenze di impianti che sono ovviamente diversi fra loro, ma guai a immaginare di fare lo spezzatino. Non possiamo permettere di creare lavoratori di serie A e lavoratori di serie B”.

Così la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, a Genova a margine della prima tappa della mobilitazione nazionale “Il Patto che unisce. Lavoro, salari, welfare, pensioni per lo sviluppo”, parlando dell’ex Ilva a proposito dell’ipotesi spezzatino.

“Noi pensiamo che l’acciaio vada difeso, la produzione vada difesa, ma deve essere resa necessariamente ecocompatibile, deve mantenere in equilibrio i diritti costituzionalmente previsti: lavoro, ambiente, salute e sicurezza”, ha rimarcato Fumarola.

Manovra, Fumarola: pensionati non sono bancomat, correggere intervento

Milano, 7 nov. (askanews) – Nella legge di Bilancio 2027 va “corretto l’intervento sulle pensioni. Noi crediamo che i pensionati non debbano assolutamente essere un bancomat, quindi l’indicizzazione va lasciata così com’è, anzi magari migliorata per dare qualcosa in più ai pensionati”. A dirlo la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, a Genova a margine della prima tappa della mobilitazione nazionale “Il Patto che unisce. Lavoro, salari, welfare, pensioni per lo sviluppo”.

Per la segretaria della Cisl, inoltre, “va corretto l’intervento sulla flat tax perché crediamo che la Costituzione abbia inserito tra gli articoli la progressività e quindi non possono pagare sempre pensionati e lavoratori le tasse e magari lavoratori autonomi, che hanno già altri redditi, avere una tassa piatta”.

Altro intervento “importantissimo” va fatto “sulla scuola perché crediamo che oggi più che mai l’emergenza educativa sia uno dei problemi che il nostro Paese deve affrontare e quindi non è possibile tagliare gli organici, tagliare quelle 7.000 persone che invece devono agevolare il percorso di crescita dei ragazzi” ha detto. Infine la Fumarola cita “il tema della sanità che è quel filo rosso che unisce tutto il nostro Paese: apprezziamo l’intervento che è stato fatto aggiungendo delle risorse ma pensiamo che ne vadano aggiunte delle altre e soprattutto pensiamo che bisogna stabilizzare e aumentare gli organici”.

Trieste, Piantedosi: nulla giustifica l’aggressione agli agenti

Roma, 7 nov. (askanews) – “Ho sentito al telefono il dottor Leonardo Boido, vicario della questura di Trieste, ferito ieri sera durante le intemperanze dei soliti teppisti, per esprimere la mia personale solidarietà a lui e agli altri poliziotti coinvolti. Nonostante quanto accaduto, è già pronto a tornare al lavoro: un esempio concreto di professionalità e senso del dovere, propri di chi svolge il suo lavoro”. Così ha detto il ministro dell’interno, Matteo Piantedosi.

“Nulla può giustificare un’aggressione alle Forze dell’ordine. Su questo non possono esserci ambiguità. Alle donne e agli uomini in divisa va la gratitudine mia e del governo. Rinnovo loro anche l’impegno, mio personale e del governo, a garantire, ogni giorno, sostegno e protezione concreti. Lo faremo a partire dai lavori parlamentari di approvazione della legge di bilancio, disposti a sostenere ogni possibile riconoscimento al loro prezioso contributo alla nostra democrazia”, ha detto ancora il ministro Piantedosi.

Il Papa: siamo tutti chiamati a costruire ponti e legami di amore

Roma, 7 nov. (askanews) – “La vocazione a cui tutti siamo chiamati” è “costruire ponti, rafforzare legami, unire, comunicare, trasmettere la gioia della fede, come ha fatto il beato Jacinto ‘al momento opportuno e non opportuno'”. Così Papa Leone nell’omelia della messa a Paysandú, in Uruguay.

Spiegando che “ci sono tre simboli che caratterizzano questa regione e che possono aiutarci a riflettere sul tesoro della fede che ci è stato dato e sulla missione che oggi ci viene affidata”, ovvero “il ponte, le palme e il mate”, partendo dal ponte Prevost ha ricordato che “in questa città di Paysandú si trova il Ponte internazionale Generale Artigas, che attraversa il fiume Uruguay, unendo due Paesi vicini. Non è difficile immaginare i benefici che genera un ponte: apertura, comunicazione, scambio. Perciò, quanto è importante essere costruttori di ponti!”.

Inoltre, ha proseguito il Papa, “è necessario che il ponte abbia buone fondamenta, affinché non soccomba alle correnti più impetuose. Certamente, così come la casa costruita sulla roccia rimane salda in mezzo alla tempesta e la casa edificata sulla sabbia rischia di crollare, anche un ponte ha bisogno dei supporti adeguati per non crollare sotto la forza del vento e delle acque. Ogni volta che andrete sulla costa e vedrete il ponte, ricordate che questo simbolo ci rappresenta e ci indica l’importanza di una solida formazione cristiana. Dobbiamo essere ben preparati per dare ragioni della nostra fede a chiunque ce lo chieda e non lasciarci trascinare ‘da dottrine varie ed estranee’. Solo così saremo strumenti di unità e legami di carità”, ha concluso.

Calcio, Gattuso: "Non pensiamo al primato, umiltà e rispetto"

Roma, 7 nov. (askanews) – “Non pensiamo al primato, ma a fare le nostre prestazioni. Dobbiamo continuare a pedalare forte, partita dopo partita”. Così l’allenatore della Lazio, Gennaro Gattuso, alla vigilia della sfida contro il Napoli, in programma domani allo stadio Diego Armando Maradona, nell’ultimo turno di campionato prima della sosta per le nazionali.

La formazione biancoceleste si presenta all’appuntamento da capolista, ma il tecnico invita a non lasciarsi condizionare dalla posizione in classifica. “Non abbiamo pressioni, ma siamo consapevoli di giocare contro una squadra forte, che sta attraversando un momento complicato. Ci vuole rispetto e umiltà”, ha spiegato Gattuso in conferenza stampa.

Il tecnico si aspetta una partita difficile, nonostante le difficoltà attraversate dagli azzurri: “Mi aspetto dai miei giocatori spensieratezza, voglia di stare in campo, soffrire e battere colpo su colpo. Non abbiamo nulla da perdere, dobbiamo andare a fare la nostra partita con identità e mentalità”.

Gattuso ha poi ricordato il suo passato sulla panchina del Napoli: “Sono stato benissimo, sono riuscito a vincere un trofeo. Per me è stato un onore e un privilegio allenare quel club”. Sulla sfida con Massimiliano Allegri, suo ex allenatore e capitano, ha aggiunto: “La storia dice che non ho ancora mai vinto contro di lui. È uno che nei momenti di difficoltà trova sempre lucidità. Per questo non mi fido”.

Sul fronte della formazione, resta in dubbio Nuno Tavares, mentre è pesante l’assenza di Mattia Zaccagni, alle prese con un problema al quadricipite. “Speriamo che non siano sei settimane, la prossima settimana faremo una risonanza”, ha precisato Gattuso. Recuperati Rovella e Marusic, che saranno a disposizione per la trasferta. Il tecnico ha inoltre indicato Isaksen come probabile capitano.

“Anche per noi sarà una finale, perché è una partita importante”, ha concluso Gattuso, che invita la Lazio a mantenere concentrazione e umiltà nella sfida contro gli azzurri.

MotoGp, Marco Bezzecchi pole in Qatar

Roma, 7 nov. (askanews) – Marco Bezzecchi conquista la pole position del Gran Premio del Qatar di MotoGP. Il pilota italiano dell’Aprilia ha fatto segnare il miglior tempo nelle qualifiche sul circuito di Lusail in 1’50″028, precedendo di 266 millesimi lo spagnolo Marc Marquez su Ducati. Terzo posto per Fabio Di Giannantonio, staccato di 299 millesimi. Per Bezzecchi si tratta della 14ª pole in carriera, la quarta della stagione. Il romagnolo ha anche migliorato di 471 millesimi il precedente riferimento della pole, stabilito da Marquez lo scorso anno. “E ho anche fatto un errore nell’ultima curva”, ha commentato sorridendo il pilota Aprilia.

Quinto tempo per Francesco Bagnaia, alle spalle di Raul Fernandez, quarto. In seconda fila anche Ai Ogura, sesto. Pedro Acosta scatterà dall’ottava posizione, mentre Enea Bastianini è decimo.

Qualifiche difficili per Jorge Martin, undicesimo a oltre un secondo da Bezzecchi. Lo spagnolo dell’Aprilia è ancora condizionato dalla frattura al radio del braccio destro e dal dolore che si è fatto più intenso nel corso della giornata.

La Sprint Race è in programma alle 17 ora italiana, con Bezzecchi che scatterà dalla prima casella davanti a Marquez e Di Giannantonio.

Rugby, Italia travolta a Torino dal Sudafrica: 66-7

Roma, 7 nov. (askanews) – Pesante ko dell’Italia nel primo dei quattro impegni dell’Italrugby nelle Northern Series del Nations Championship 2026. All’Allianz Stadium di Torino gli azzurri del ct Quesada, sono stati battuti 66-7 dai vicecampioni del mondo del Sudafrica. Il Sudafrica domina il primo tempo e chiude i primi 40 minuti sul 45-0, segnando sette mete con Mngomezulu, Van den Berg, Marx (doppietta), Kolisi e Willemse. Gli Springboks sfruttano soprattutto la superiorità nel gioco alla mano e nelle maul, mentre l’Italia fatica a contenere gli attacchi avversari.

Nella ripresa gli azzurri reagiscono e trovano la meta al 62′ con Ruzza, trasformata da Allan. Il Sudafrica, però, allunga ancora con Louw e De Villiers, prima della marcatura finale di Hooker allo scadere. Il match termina 66-7 per gli Springboks. Ora l’Italia il 14 novembre sfiderà l’Argentina allo Stadio Ferraris di Genova, sempre alle ore 12.40.

Capri, le immagini della doppia tromba d’aria vicino ai Faraglioni

Capri, 7 nov. (askanews) – Le immagini della doppia tromba d’aria che si è formata a Capri vicino ai celebri Faraglioni. Due impressionanti e alte colonne in mare che quasi si chiudono tra loro a formare un arco a pochi metri dalle coste.

La Campania nelle ultime ore, come gran parte del Centro Italia, è stata interessata da una forte ondata di maltempo. Il Centro Funzionale della Protezione Civile della Regione aveva emanato un avviso di allerta gialla in vigore fino alla mattinata di sabato per precipitazioni, anche intense, a scala locale, con conseguente rischio idrogeologico.

A Trieste tre poliziotti feriti e una bomba carta contro il Vicario

Roma, 7 nov. (askanews) – “Ieri sera, a Trieste, nel corso di una manifestazione improvvisata e violenta, si è sfiorata la tragedia e oggi contiamo tre colleghi feriti: uno del Reparto Mobile, uno della Questura e il Vicario. In modo particolare, il dottor Boido è stato raggiunto da una bomba carta che solo per una frazione di secondo non è esplosa a contatto con la sua testa, deflagrando appena toccato il suolo ai suoi piedi: cosa sarebbe potuto accadere se fosse andata diversamente?”. Lo dichiara in una nota Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di Polizia Coisp. “Queste manifestazioni violente – prosegue Pianese – rischiano di generare enormi tragedie rispetto alle quali ci auguriamo che il sistema giudiziario riesca a dare le necessarie risposte per far capire che comportamenti di questo tipo non possono più essere tollerati nel nostro Paese. Nel contratto di lavoro di chi indossa una divisa non c’è scritto che si debba fare da bersaglio a bombe carta, mazze, bastoni o sampietrini. I poliziotti devono essere tutelati come ogni altro cittadino, a maggior ragione perché rappresentano lo Stato nelle piazze. Ai colleghi va tutta la nostra vicinanza e solidarietà. Il dottor Boido al momento è ricoverato in ospedale in osservazione, mentre gli altri due colleghi hanno ricevuto per ora cinque giorni di prognosi”, conclude.

“Esprimo totale solidarietà alle forze dell’ordine che ieri nei disordini verificatisi a Trieste nel corso della manifestazione hanno pagato con dei feriti: attaccare i servitori dello Stato è semplicemente inconcepibile e non tollerabile in uno Stato democratico”. Sono parole del
governatore del Friuli-Venezia Gulia, Massimiliano Fedriga.

“Rivolgo nuovamente un appello a tutte le forze politiche e alle realtà associative, esattamente come ho fatto qualche giorno fa, ma purtroppo inascoltato, a fermare continue tensioni che alimentano il fuoco ormai scoppiato”, aggiunge.

Tennis, Errani-Paolini alle Wta Finals: "Felicissime"

Roma, 7 nov. (askanews) – Sara Errani e Jasmine Paolini conquistano per la terza volta un posto alle Wta Finals, in programma dall’8 al 15 novembre a Indian Wells. Le azzurre hanno staccato il pass grazie alla vittoria nella semifinale del torneo Wta di Tokyo, ultimo appuntamento utile per la Race, contro Tereza Mihalikova e Olivia Nicholls, in un vero e proprio spareggio per l’ultimo posto disponibile nella competizione.

“È stato un percorso lungo, siamo riuscite a qualificarci nell’ultimo torneo, nell’ultima partita. Siamo davvero felicissime”, ha dichiarato Sara Errani in un’intervista alla Wta.

” Tante volte abbiamo avuto il dubbio di non farcela”, ha raccontato Jasmine Paolini, alla terza partecipazione consecutiva alle Finals in doppio. “Il torneo di Tokyo è stato complicato, perché anche i primi turni erano importantissimi: se avessimo perso al primo turno, saremmo state fuori. Fin dall’inizio sapevamo che quel torneo avrebbe deciso chi sarebbe venuto qui a Indian Wells. È stata quindi una settimana un po’ stressante”.

“È stato un periodo particolare, ma a un certo punto ci siamo dette: dobbiamo raggiungere la finale. Se arriviamo in finale, siamo sicure di qualificarci alle Wta Finals. Ci siamo riuscite e il giorno dopo è stato divertente, perché eravamo molto più rilassate”, ha concluso Paolini.

Legge antispreco, in 10 anni recuperati beni per 10,3 miliardi

Milano, 7 nov. (askanews) – Oltre 10,3 miliardi di euro di valore economico generato dal recupero e dalla redistribuzione di eccedenze alimentari e farmaceutiche. È questo il bilancio dei primi dieci anni della Legge 166 del 2016, nota come “Legge Gadda”, al centro dell’incontro promosso a Milano da Fondazione Valore e Fondazione Terzjus, in collaborazione con Intesa Sanpaolo.

In questo sistema si inserisce Fondazione Valore, che favorisce il collegamento tra imprese ed enti del Terzo Settore per facilitare il recupero delle eccedenze.

Il Presidente di Fondazione Valore Gabriele Sepio ci spiega quale sia il ruolo della Fondazione in questo percorso: “Dieci anni di legge antispreco: un modello culturale e una norma che hanno permesso di attivare un dialogo concreto tra il mercato, le imprese e il Terzo settore. È attraverso il dono delle eccedenze che i beni acquistano un nuovo valore. Siamo qui oggi a Milano per fare il punto sui numeri prodotti da questa legge in un decennio e per raccontare l’evoluzione di Fondazione Valore”.

Tra i fondatori di Fondazione Valore c’è anche Intesa Sanpaolo, che collabora alla realizzazione del progetto.

Abbiamo chiesto a Paolo Bonassi, Chief Social Impact Officer Intesa San Paolo, perché la banca abbia scelto di sostenere questo progetto: “La legge Gadda ha rappresentato un passaggio importante nel modo di affrontare il recupero delle eccedenze e dello spreco alimentare e farmaceutico nel nostro Paese. Il valore di questa norma, però, non sta soltanto nell’aver introdotto semplificazioni e strumenti per il recupero e la donazione delle eccedenze, ma soprattutto nell’aver promosso un grande cambiamento culturale”.

Per tracciare un bilancio dei risultati abbiamo sentito l’onorevole Maria Chiara Gadda, Vicepresidente Commissione Agricoltura e prima firmataria della norma: “In dieci anni, grazie alla legge 166, sono state recuperate oltre 3,7 milioni di tonnellate di alimenti e 40 milioni di confezioni di farmaci, per un valore superiore ai 10,3 miliardi di euro. Oggi il paniere dei beni donabili dalle imprese per rispondere ai bisogni sociali crescenti si è ampliato notevolmente: comprende prodotti per l’igiene, articoli di cartoleria e cancelleria, dispositivi elettronici, persino piante, fiori e materiali per l’edilizia”.

Presente anche Stash, cantante dei The Kolors, che ha “donato” la voce per il video istituzionale. L’importanza dell’iniziativa gli è stata subito chiara, come ha spiegato ai nostri microfoni: “Sin da subito ho capito l’importanza della cosa, a partire da quella famosa cena con Gabriele Sepio che conosco già da un po’ di anni. Ho subito colto la possibilità di dare una mano, prestando il fianco anche solo per divulgare un progetto e uno scopo così nobile come quello di Fondazione Valore. Mi sono detto: se io nel mio piccolo posso raggiungere qualcuno e magari tradurre in un linguaggio comprensibile a un pubblico più giovane questo messaggio così importante, alto e nobile, ho detto di sì, mi sento di farlo assolutamente”.

Nel corso dell’evento è stata presentata anche HUB 166, la nuova piattaforma di Fondazione Valore che permette di accreditarsi, consultare i beni disponibili e prenotarli per il ritiro. Uno strumento per rendere le donazioni sempre più semplici e strutturate.

Clemente Rebora, le donne e la ricerca di una verità interiore

La poesia, gli affetti, la fede. Tre dimensioni che si intrecciano nella vicenda umana e intellettuale di Clemente Rebora, tra le voci più originali del Novecento italiano. A esplorare questo intreccio è il VI Annuale Reboriano, in programma oggi pomeriggio, alle 15.30, nella Chiesa del Santissimo Crocifisso di Stresa, dove riposano le spoglie del poeta, morto il 1° novembre 1957.

Promosso dal Centro Internazionale di Studi Rosminiani, l’incontro è dedicato alle amicizie letterarie e femminili di Rebora, con particolare attenzione a tre protagoniste della cultura italiana: Sibilla Aleramo, Ada Negri e Margherita Sarfatti. Relazioni che accompagnarono il poeta nella sua inquieta ricerca di senso, prima e dopo la conversione religiosa.

Non soltanto incontri biografici, dunque, ma legami intellettuali e spirituali capaci di illuminare una stagione decisiva della letteratura italiana. Attraverso carteggi e documenti, anche inediti, il convegno intende restituire il ruolo delle donne nella maturazione umana e poetica di Rebora.

A Ludovico Maria Gadaleta, religioso rosminiano e studioso del poeta, spetta il compito di ricostruire questi rapporti, mostrando come la figura femminile rappresentasse per Rebora un riferimento nel cammino verso la salvezza.

Pietro Sarzana ripercorrerà invece la parabola letteraria di Ada Negri, dal clamoroso successo di Fatalità, pubblicato nel 1892, al successivo declino della sua fortuna critica, condizionato anche da ragioni ideologiche.

Infine Chiara Tavella, dell’Università di Torino, dedicherà il proprio intervento a Sibilla Aleramo, nel centocinquantesimo anniversario della nascita. Ne emergerà il profilo di una scrittrice nella quale letteratura e impegno sociale si alimentano reciprocamente, attraverso l’attenzione alla povertà, all’istruzione e alla dignità degli esclusi.

L’appuntamento di Stresa offre così l’occasione per rileggere Rebora oltre ogni schematismo, riconoscendo nelle sue amicizie femminili una componente essenziale di quella tensione tra poesia e fede che attraversa tutta la sua opera.

Cyber attacco alla società del tunnel del Brennero, indagini in corso

Milano, 7 nov. (askanews) – Cyber attacco alla società incaricata di costruire e gestire il tunnel del Brennero. A confermarlo è stessa azienda, Bbt Se, che in una nota fa sapere di essere stata oggetto di “un attacco informatico mirato, nel corso del quale soggetti non autorizzati hanno avuto accesso a dati accessibili tramite Internet”. La società non ha fornito dettagli su quando si è verificato l’attacco.

Non appena rilevato l’incidente, la società fa sapere di aver attivato “i protocolli di sicurezza informatica, provvedendo all’immediato isolamento dei sistemi interessati e avvalendosi del supporto di specialisti esterni in cybersecurity per lo svolgimento delle necessarie analisi forensi”. Nella nota assicura che “sono stati avviati tutti gli adempimenti previsti e sono state informate le autorità competenti”.

Sulla base delle informazioni attualmente disponibili, la società ritiene che l’incidente non abbia avuto ripercussioni sulle attività operative. Sono tuttora in corso approfondimenti per accertare i dettagli dell’attacco. Le indagini, conclude la nota, sono in corso.

Meloni: solidarietà a Tajani per minacce hacker e per foto false

Milano, 7 nov. (askanews) – “Esprimo la mia piena solidarietà al Vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, per quanto emerso sull’attività di hacker filorussi e sulla diffusione sul dark web di dati personali che lo riguardano. La messa in vendita di informazioni riservate su esponenti delle istituzioni desta grande preoccupazione e va affrontata con la massima determinazione”. Lo dichiara la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che poi affronta anche la questione della foto pubblicata sui social dal presidente Pd Stefano Bonaccini che ritrae Tajani con il cappellino rosso dei MAGA: “Altrettanto preoccupante – denuncia Meloni – è la circolazione di immagini false, diffuse anche da esponenti dell’opposizione. La libertà di espressione non può mai diventare terreno di disinformazione”.

MercinTreno, l’allarme delle imprese: urgono misure stabili

Roma, 7 nov. (askanews) – Tre anni consecutivi di calo e un ulteriore -8,1% nel primo semestre 2026, con costi in aumento e cantieri che limitano la circolazione. Se il dato sarà confermato a fine anno, il traffico tornerà ai livelli di dieci anni fa: un decennio di cura del ferro bruciato. È il conto presentato dagli operatori del trasporto ferroviario merci al Forum MercinTreno, riunito a Roma, al CNEL. La richiesta alla politica è un sostegno stabile, a partire dalla legge di bilancio, per accompagnare le imprese fino al completamento della nuova rete.

Le parole di Giuseppe Rizzi, Vicepresidente MercinTreno: “Diciottesima edizione nuovamente qui al CNEL, un’occasione annuale che vede un confronto di tutti i principali stakeholder del settore. Quest’oggi si confronteranno oltre 40 speaker di riferimento del settore. Un’occasione utile come ogni anno per trovare una sintesi, per raccogliere proposte utili alla legge di bilancio che quest’anno è già partita nell’attività parlamentare. Oltre a fare il punto della situazione è anche un luogo e un momento di confronto fra tutti i decisori e gli stakeholder”.

Il nodo è tenere insieme i lavori di oggi e il servizio da offrire ogni giorno ai clienti. Gli investimenti del PNRR devono rendere la ferrovia più moderna ed efficiente.

Il commento di Salvatore Deidda, Presidente della Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni alla Camera dei Deputati: “Un appuntamento importante che si rinnova. Speriamo di poter dare in questa legge finanziaria che inizia il suo percorso alla Camera dei Deputati la giusta risposta a un settore, a un comparto, che in questi anni ha sofferto perché per i tanti cantieri che hanno privilegiato il traffico passeggeri a discapito di quello merci. Stiamo lavorando col gruppo FS proprio per dare i giusti ristori e anche le giuste risorse a un settore che ha bisogno di essere rilanciato e sostenuto anche per la grande pazienza che ha dimostrato in questi anni”.

RFI indica nel completamento delle opere e nel confronto con le associazioni la strada per tornare a far crescere i traffici, con un obiettivo fissato al 2027. Sul fronte politico, al Forum sono arrivate aperture sulla ricerca di soluzioni in manovra. Le imprese chiedono continuità negli incentivi e la proroga delle misure in scadenza. Ma la partita supera i confini italiani: servono scelte comuni anche in Europa, perché interruzioni e strozzature lungo le rotte internazionali si ripercuotono sull’intera catena logistica.

L’intervista a Vittorio Marzano, Professore Ordinario di Ingegneria dei trasporti presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II: “Il trasporto ferroviario delle merci è una delle componenti essenziali del sistema trasporto e logistica nazionale. Dal punto di vista analitico Mercintreno ha fornito tutta una serie di indicazioni sullo stato attuale del sistema e sulle prospettive. In particolare, è fondamentale intervenire in maniera coordinata su infrastrutture, incentivi, normative e regole per migliorare e rendere il sistema più efficiente e superare la grave crisi che sta attraversando in questo periodo. Ci sono grandi opportunità da cogliere, gli investimenti del PNRR in ferrovia si sono dimostrati assolutamente fondamentali, i meccanismi di incentivazione devono essere stabilizzati e resi il più efficienti e semplici possibili perché hanno dimostrato effetti assolutamente importanti”

La posta in gioco è la capacità della ferrovia di offrire alle imprese un servizio conveniente e puntuale, spostando più merci dalla strada ai binari. Dal Forum arriva una richiesta precisa: dare al settore certezze che durino oltre l’emergenza e oltre il PNRR. Perché la rete potenziata servirà davvero se, quando sarà pronta, ci saranno ancora imprese in grado di usarla e clienti disposti a sceglierla.

Tajani: i miei dati sul dark web, non mi farò intimidire

Roma, 7 nov. (askanews) – “Criminali informatici da giorni hanno diffuso i miei dati personali sul dark web e cercano altre informazioni, di fatto esponendomi a nuove minacce e intimidazioni. Coinvolgono anche la mia famiglia, sono pronti a pagare per altri dettagli su di me e sui miei cari. La mia reazione è molto semplice: non mi farò intimidire in nessun modo. Continuerò a lavorare per difendere il mio ministero e l’Italia, rafforzerò sempre più i legami e la collaborazione con i nostri alleati per proteggerci insieme”. Lo ha scritto su X il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

“La nostra posizione sull’Ucraina è la ragione politica per cui sono entrato nel mirino: difendere la libertà di uno Stato sovrano, schierarsi in maniera limpida a favore di democrazia e indipendenza di una nazione per queste entità criminali è pericoloso – ha aggiunto il ministro – si muovono anche in reazione alle attività che da mesi abbiamo messo in piedi per difendere la sicurezza informatica del ministero degli Esteri”. “Alla Farnesina lavoriamo seriamente contro queste minacce – ha rimarcato Tajani – ho creato dal 1° gennaio una ‘direzione cyber’ per proteggerci dalle incursioni informatiche di soggetti spesso collegati in qualche modo a entità statali a noi ostili. Siamo operativi e siamo collegati ai nostri alleati”.

“La nostra scelta, la mia missione sono compiute: noi continueremo a difendere la nostra sicurezza, a difenderci dai criminali informatici. Con la convinzione che questo è il modo giusto per tutelare il popolo italiano e il nostro Paese”, ha concluso il titolare della Farnesina.

Tra Mosca e Roma, le domande della geopolitica russa

La lettera inviata il 5 novembre scorso dalla presidente del Consiglio italiano al presidente del Consiglio europeo, António Costa, nella quale viene denunciata la frammentazione dell’iniziativa diplomatica comunitaria sull’Ucraina, è solo l’ultima dimostrazione del fatto che l’Italia è un partner allineato ma non subalterno sullo scacchiere internazionale.

Una caratteristica che è stata colta durante la conferenza internazionale che l’Istituto d’Europa dell’Accademia Russa delle Scienze (IE RAS), diretto da Alexey Gromyko, ha dedicato alla situazione politica in Italia dal titolo “Quattro anni di governo Meloni: stabilità in un’era di turbolenza?”, svoltasi a Mosca il 22 ottobre scorso, a quattro anni esatti dalla nascita del governo Meloni.

Gromyko: ridefinire canali di dialogo

In apertura della conferenza, a cui sono intervenuti anche alcuni esperti italiani, il direttore del Primo Dipartimento europeo del Ministero degli Esteri russo, Aleksej Studennikov, ha presentato un quadro dettagliato delle attuali relazioni tra Italia e Russia, includendo sia il livello politico-istituzionale sia l’interazione in ambito economico e culturale, sottolineando che, nonostante la quasi totale interruzione dei rapporti a livello interstatale, il dialogo economico e culturale continua a essere sostenuto.

Affermazioni che convergono con la prospettiva indicata da Alexey Gromyko nel suo più recente intervento in Italia, il 17 settembre scorso a Roma, al congresso mondiale sulla Noonomia. In quell’occasione il direttore dell’IE RAS, di fronte a un pubblico di economisti e accademici internazionali, aveva insistito sulla necessità di ridefinire i canali di dialogo scientifico e strategico tra l’Europa e il resto del mondo in un’epoca di profonda riconfigurazione globale. Secondo il politologo russo, l’Europa occidentale non sta affrontando una crisi passeggera, ma una convergenza di nodi strutturali (deindustrializzazione, perdita di competitività nei settori ad alta tecnologia, crisi energetica e dipendenza strategica esterna) che si autoalimentano a vicenda. Le sanzioni economiche e la frammentazione dei mercati hanno finito per danneggiare l’Europa più di quanto abbiano isolato i suoi avversari geopolitici, in un mondo in cui si stanno intensificando le relazioni bilaterali e multilaterali diversificate.

 Italia media potenza e superpotenza culturale

E proprio su quest’ultimo aspetto, il ruolo dell’Italia nel nuovo sistema multilaterale, nella conferenza dell’IE RAS è stato evidenziato il rapporto tra le ambizioni internazionali dell’Italia e i vincoli derivanti dall’appartenenza all’Unione Europea e alla Nato. È stato osservato come la politica estera italiana debba confrontarsi con la necessità di mantenere relazioni con gli Stati Uniti, partecipare ai processi decisionali europei e tutelare gli interessi nazionali in un contesto internazionale caratterizzato da crescenti tensioni. Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo dell’Italia come media potenza europea (percepita nel mondo come superpotenza culturale) e alla sua capacità di influenzare le principali decisioni internazionali.

In relazione alla guerra in Ucraina, è stato affrontato il tema della partecipazione italiana alle iniziative diplomatiche europee e del ruolo svolto dai principali Stati membri dell’Unione.

La “melonizzazione” dell’agenda politica

Circa l’evoluzione del quadro politico italiano, si sono analizzate le sfide per il centrodestra (tenere insieme le diverse sensibilità della coalizione e non concedere spazio al nuovo movimento di destra di Roberto Vannacci) e quelle per il centrosinistra, che sta tentando di unire l’opposizione in vista delle elezioni politiche del 2027. Nel corso del dibattito è stata inoltre esaminata la crescente polarizzazione politica e valutati gli attuali equilibri di fronte alle nuove tensioni sociali.

In questi quattro anni di governo Meloni, ha osservato Elena Alekseenkova, direttrice del Centro di Studi Italiani presso l’IE RAS, la vittoria della coalizione di centrodestra alle elezioni del 2022 non ha comportato una svolta euroscettica e sovranista; al contrario, l’Italia guidata da Giorgia Meloni segue pragmaticamente una linea euro-atlantica in politica estera, sostiene la politica dell’Ue nei confronti dell’Ucraina, sviluppa attivamente il dialogo dell’Ue con i Paesi del Mediterraneo e dell’Africa, e promuove la riforma della politica migratoria dell’Ue.

A proposito di questa trasformazione delle posizioni politiche della Meloni una volta approdata a Palazzo Chigi, durante la conferenza, riferisce la ricercatrice Morena Torri, è stato richiamato il concetto di melonizzazione, utilizzato nel dibattito per descrivere l’evoluzione di una leadership politica di orientamento populista verso forme di maggiore pragmatismo istituzionale. Il tema è stato affrontato soprattutto in relazione alle politiche europee e ai rapporti transatlantici”.

La politica estera in un’epoca di conflitti

La sessione della conferenza dedicata alla posizione dell’Italia nel mondo è stata aperta dalla relazione di Oleg Barabanov, direttore di programma del Club di discussione internazionale “Valdai” e vicedirettore dell’Istituto di formazione euroasiatica del MGIMO (il prestigioso Istituto statale di Mosca per le relazioni internazionali), incentrata sulla politica estera del governo Meloni in un’epoca di conflitti. L’esperto ha messo in correlazione, in particolare, i forti conflitti internazionali con la crescente tensione socio-economica all’interno dell’Europa e dell’Italia.

Gli atti di questa conferenza sulla politica interna ed estera del nostro Paese costituiscono un interessante contributo al dibattito nella direzione di un dialogo culturale e scientifico, e di un reciproco interesse fra Italia e Russia, che nonostante tutto continua, in attesa di tempi migliori che entrambe le parti sentono l’urgenza di impegnarsi a costruire.

Il partito della Cgil

Lo abbiamo sempre saputo e quindi non è una grande novità. Ma fa comunque una certa impressione assistere alla stesura del programma di una coalizione politica, e cioè l’alleanza di sinistra e progressista, sotto l’egida di un sindacato.

Si tratta della Cgil, lo storico sindacato rosso che da “cinghia di trasmissione” con il vecchio e glorioso Pci è passato ad essere il custode dell’ortodossia politica, culturale, ideologica e programmatica di uno schieramento politico.

Lo potremmo definire, senza tema di essere smentiti, non un partito tra partiti ma il super partito che sovrintende agli altri partiti.

 

Il tramonto dell’autonomia sindacale

È di tutta evidenza che ci troviamo di fronte ad una trasformazione radicale dello stesso sindacato.

Altroché la rivendicazione, legittima e giustificatissima, “dell’autonomia” dei corpi sociali da sempre rivendicata dalla Cisl rispetto alla politica.

Altroché la difesa degli interessi dei lavoratori e dei ceti popolari che prescindono dagli interessi politici e dei partiti, come giustamente sostiene la Uil.

Altroché la ricerca della concertazione sul merito delle questioni e non sulle pregiudiziali ideologiche e politiche come, altrettanto giustamente, sostengono da sempre la Cisl e la Uil.

Altroché la tenace e coerente costruzione di posizioni il più possibile unitarie con le parti sociali e con le istituzioni, come sostiene la migliore cultura sindacale e democratica.

E, infine, altroché concepire lo sciopero come arma finale a difesa dei lavoratori e dei ceti popolari e non come un banale e quasi quotidiano strumento di lotta politica contro il nemico politico giurato. E quindi da distruggere in tutti i modi e con tutti i mezzi a disposizione.

 

Da Lama e Trentin alla gestione Landini

Ora, e senza continuare con un elenco che sarebbe persino sterminato, c’è una sola considerazione di fondo da fare, peraltro decisiva, quando si parla della Cgil – dell’attuale Cgil a guida Landini – anche rispetto alle stagioni che hanno visto guidare questa storica organizzazione sindacale da altri grandi leader comunisti o ex comunisti: da Lama a Trentin, da Epifani a Cofferati.

E cioè, con la gestione Landini è tramontata, speriamo non definitivamente, la concezione di un sindacato autonomo dalla politica, dai partiti e, soprattutto, da uno schieramento politico.

Sino a poco tempo fa scrivevamo che non era chiaro se era la Cgil a dettare l’agenda politica al “campo largo” o se era il “campo largo” a dettarla al tradizionale sindacato rosso.

Da oggi, invece, abbiamo la granitica e matematica certezza che è la Cgil a sovraordinare e a disciplinare il traffico politico nella coalizione di sinistra e progressista.

Detto questo, d’ora in poi non ci resta che sperare che la Cisl, e anche la Uil seppur in misura minore, continuino a conservare e a valorizzare quella storica “autonomia” che ha caratterizzato la migliore stagione del sindacalismo democratico e partecipativo del nostro Paese.

 

Lo sciopero generale preventivo

Perché un sindacato che è ormai a tutti gli effetti un soggetto politico che ha, addirittura, il compito di costruire il programma di una coalizione, appartiene di fatto ad un’altra categoria.

Un sindacato, per fare un solo esempio tra i mille che potremmo citare – e ci risparmiamo, per carità di patria, quella “rivolta sociale” lanciata e teorizzata da Landini che sta producendo nelle piazze quegli effetti che sono drammaticamente sotto gli occhi di tutti – che è anche riuscito ad introdurre nel sistema politico e sociale del nostro Paese il cosiddetto “sciopero generale preventivo”.

Cioè indire e promuovere uno sciopero generale contro la manovra finanziaria di un Governo quando quella manovra non è ancora stata né varata né pubblicata.

Ma per un sindacato che ormai è un partito e il coordinatore di uno schieramento politico, lo “sciopero generale preventivo” non è una anomalia ma invece, e al contrario, un atto di coerenza politica e di rettitudine morale.

Enrico Medi, la scienza al servizio dell’uomo

Un umanesimo tra scienza e fede

Ritengo che Enrico Medi (Porto Recanati 1911-Roma 1974) sia figura che merita d’essere ricordata proprio oggi nell’attuale temperie culturale. Docente di Fisica sperimentale all’Università di Palermo, deputato democratico cristiano nell’Assemblea Costituente (1946-1948) e della Repubblica Italiana (1948-1953 e 1972-1974), direttore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e vicepresidente dell’Euratom, Medi ha incentrato la sua vita e la sua opera sull’idea di umanesimo, che egli non ha elaborato dal punto di vista dottrinale, ma ha testimoniato in prima persona, animandolo con l’esercizio della sua umanità e con il suo impegno di umanizzazione.

L’umanesimo di Medi mira a un ideale di sapere unitario che si articola in quattro forme: scienza, sapienza, saggezza e salvezza. In questo contesto, il ruolo attribuito da Medi alla scienza è quello di ricerca che coniuga insieme rigore epistemologico e responsabilità etica, e l’uno e l’altro sono, a ben vedere, espressioni del rispetto da esercitare nei confronti del mondo e dell’uomo.

Una tale configurazione della scienza è posta in collegamento con la sapienza filosofica e teologica, con la saggezza morale e politica e con la salvezza escatologica. Dall’armonia di questi quattro approcci alla verità scaturisce la sua capacità di meravigliarsi di fronte al mondo e all’uomo, di stupirsi quasi fanciullescamente, di avere atteggiamenti di gioiosa ingenuità.

Dunque, uomo del rispetto, dell’armonia e dello stupore è stato Medi, e questa connotazione va tenuta presente quando si prende in considerazione la sua opera nei singoli aspetti, perché l’unità della persona nella diversità dei compiti è stata da Medi vissuta in modo tanto concreto quanto coerente; il che oggi appare particolarmente significativo.

Si tratta di una impostazione (occorre aggiungere) che si nutre dell’amore evangelico, inteso come l’espressione più alta della persona: è questo amore che deve impregnare ogni modo di essere, di agire e di fare: tutti ambiti che hanno la loro specificità, ma che dall’amore possono trarre un “valore aggiunto”, perché questo amore, che è l’amore cristiano, ha un triplice movimento: “discensivo”: da Dio all’uomo; “orizzontale”: dall’uomo all’uomo, e “ascensivo”: dall’uomo a Dio.

Si tratta di una circolarità che rende il credente festoso, fedele e fiducioso, come appunto era Enrico Medi.

 

La scienza è uno strumento per l’uomo

Egli incarnava in sé quello che additava come compito nei confronti delle nuove generazioni, per cui (come ebbe a dire in una intervista televisiva degli anni Sessanta) suggeriva di «preparare uomini nel campo scientifico, ma prima di tutto formateli come uomini! In tutta l’ampiezza del loro sentire. Noi, i responsabili, abbiamo bisogno (precisava) non solo di sensibilità scientifica, ma di quella politica, economica, civile, sociale […] dell’uomo e della società nel suo insieme. Perché (ecco il punto su cui ritengo che soprattutto oggi bisogna insistere) la scienza è uno strumento per l’uomo, e non l’uomo uno strumento della scienza».

Il che, detto da uno scienziato, suona particolarmente significativo, e da tenere presente specialmente quando nei confronti della scienza si rischia un atteggiamento che l’assolutizza ovvero la demonizza; occorre invece che la scienza abbia come fine l’uomo e non ne determini la fine ovvero che la scienza serva l’uomo e non si serva dell’uomo.

La sua umanità e la sua religiosità lo portavano ad affermare il valore della persona umana e la necessità di educarla a valori assoluti: la ricerca della verità, in questo senso, rappresentava un imperativo fondamentale per la crescita dell’uomo, e aiutare tale ricerca era per lui, come per ogni vero maestro, un dovere cui chi poteva non doveva sottrarsi.

C’è in proposito un’affermazione di Medi che sintetizza bene questo suo convincimento e comportamento: «se gioia è intendere, gioia più grande è far intendere. Gli uomini di scienza hanno il dovere di spezzare questo pane ai loro fratelli con chiarezza, semplicità e verità».

Ebbene, Medi ha saputo incarnare nel suo molteplice impegno – scientifico e culturale, politico e accademico, sociale e religioso – questa esigenza, e lo ha fatto in modo unitario e armonico.

 

Famiglia e scuola, educare alla libertà

Qui mi piace ricordare tre suoi interventi. In una conferenza tenuta nella Pontificia Università “San Tommaso” di Roma per un corso dello Studium Christi, Medi parlò della psicologia della famiglia, insistendo anzitutto sul concetto dell’autonomia e specificità dei figli: «genitori, ricordiamo: questo bimbo non è fatto per noi. Siamo noi fatti per lui. Ed è questo l’unico modo per far sì che lui sia fatto anche per noi».

Ecco, allora, il grande compito dell’educazione: «offrirgli la possibilità d’essere autonomo dentro di sé, nello spirito, nelle forze tutte del suo essere: un dominatore di sé», perché i figli li abbiamo messi al mondo «non per essere prigionieri; ma per essere liberi nella santità della vita».

Insieme con la famiglia, l’altro grande pilastro dell’educazione giovanile è la scuola, della quale Medi si occupò in un discorso su La scuola e la vita tenuto alla Camera dei Deputati nella seduta dell’11 ottobre 1949.

Alla scuola (diceva) compete il compito di «ripresa del contatto dello spirito dell’uomo con le sorgenti vere della vita; è attraverso la ricomposizione della razionalità, della eticità, della sensibilità dell’uomo, che noi possiamo rieducare il genere umano».

Diversamente, aggiungeva Medi, «siamo dei professori che non riescono ad educare la gioventù, ma solo a giudicarla e condannarla, perché non possiamo educarla» (la sottolineatura è mia, e tiene conto di recenti accadimenti legati alla protesta studentesca).

Se invece si vuol giungere a questo traguardo – affermò Medi in una lezione tenuta a un gruppo di studenti nel 1969 – «la scuola deve insegnare come si impara; deve cioè mettere nella testa del giovane la tecnica del ragionare» e, insieme, il “senso della verità” intesa non solo come scienza ma anche come sapienza: a questa condizione, la scuola potrà effettivamente essere «scuola formante, scuola rieducante», che favorisce in ogni giovane lo sviluppo integrale della sua personalità per una società più umana.

Il lavoro non è soltanto stipendio e benefit

Il benessere delle persone nei luoghi di lavoro viene spesso associato al welfare aziendale e all’offerta di buoni, rimborsi, polizze, convenzioni e a tutti questi strumenti, comunque preziosi, che rispondono a bisogni concreti dei lavoratori e che vanno incoraggiati, soprattutto in questo momento storico, nel quale il costo della vita è sempre più difficile da sostenere.

Proprio perché al centro di questi interventi vi è la persona, la responsabilità dell’impresa non può però esaurirsi nelle prestazioni erogate, ma riguarda anche il modo in cui viene organizzata l’attività quotidiana e la possibilità, per ciascuno, di sentirsi rispettato, esprimere le proprie capacità e costruire il proprio futuro.

Occuparsi di benessere significa dunque interrogarsi sulle condizioni che rendono il lavoro un’occasione di realizzazione personale e consentono a chi lo svolge di contribuire a quel «progresso materiale o spirituale della società» richiamato dall’articolo 4 della Costituzione.

 

Il benessere oltre le prestazioni aziendali

Secondo il IX Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, il 51,1% dei dipendenti preferirebbe un’azienda di cui condivide i valori a uno stipendio più alto, mentre il 44,7% degli occupati considera il proprio lavoro un obbligo più che una vocazione. Nell’VIII Rapporto, l’83,4% dei dipendenti ritiene che l’attività lavorativa debba contribuire a un benessere insieme psicologico, mentale, fisico e relazionale, e il 63,5% pensa che l’impresa possa concorrervi. Queste valutazioni interessano chiunque abbia la responsabilità di organizzare il lavoro altrui, perché riguardano le aspettative con cui le persone partecipano alla vita aziendale.

Alle attese si accompagnano esperienze di disagio, tanto che una delle rilevazioni più recenti del Rapporto sopra menzionato indica che il 68,3% degli occupati avverte una stanchezza insieme psichica, fisica ed emotiva. In ambito internazionale, il Global Work Wellbeing Report 2024 di Indeed rileva che il 78% dei lavoratori intervistati in diversi Paesi non raggiunge una condizione di pieno benessere, valutata attraverso felicità, soddisfazione, senso di scopo e bassi livelli di stress. Pur riferendosi a contesti e aspetti differenti, questi dati aiutano a comprendere quanto sia necessario considerare l’esperienza lavorativa al di là delle prestazioni di welfare.

Chi lavora porta con sé responsabilità familiari, preoccupazioni, emozioni e aspirazioni che non si interrompono all’ingresso in azienda, perché un problema di salute, un genitore anziano da assistere o la nascita di un figlio incidono sulla quotidianità anche quando non diventano oggetto di una richiesta esplicita.

Riconoscere queste esigenze significa considerare la persona nella sua interezza, senza ridurla alla funzione che svolge, ed è questa la prospettiva adottata dal nostro Centro Studi e Ricerche della CONAPI Nazionale, costituito nel 2024. Parliamo di benessere integrale per considerare insieme la serenità psicofisica, la crescita economica e professionale e la qualità delle relazioni, nella convinzione che siano aspetti della medesima esperienza umana e non ambiti indipendenti.

 

Le piccole imprese alla prova del benessere integrale

Da tale impostazione nasce la prima edizione del Rapporto sul Benessere integrale dei lavoratori nelle micro e piccole imprese, presentato lo scorso 22 ottobre a Milano, al Wellbeing Happiness Forum. Il suo contributo consiste nell’approfondire la sensibilità e le pratiche delle realtà di minori dimensioni, spesso meno considerate nel dibattito sul benessere aziendale, attraverso le valutazioni di chi le guida e partecipa alle decisioni organizzative. L’attenzione riguarda anche la condizione dell’imprenditore, che assume responsabilità verso gli altri e vive a sua volta esigenze personali e difficoltà.

La ricerca ha registrato l’apertura e l’avvio della compilazione da parte di 1.443 imprese, raccogliendo 283 risposte valide, pari al 19,6%, fornite prevalentemente da titolari e imprenditori. Pur senza rappresentare statisticamente l’intero sistema produttivo italiano, le loro valutazioni descrivono un’attenzione alla persona che non sempre trova continuità nelle scelte organizzative, dal momento che il 32,4% riferisce pratiche informali prive di una visione strutturata e il 29,7% non ha ancora sviluppato un approccio specifico.

Come Centro Studi di un’organizzazione datoriale siamo chiamati a riflettere anche sul contenuto del nostro confronto con le imprese, nel quale si discute spesso di welfare, sanità integrativa e premialità. Quale spazio riserviamo, invece, all’empatia, alle emozioni, alla felicità e alle virtù, a cominciare proprio dai luoghi di lavoro? Sono aspetti che riguardano il modo di esercitare le responsabilità, di ascoltare le difficoltà altrui e di prendere decisioni rispettose della dignità di ciascuno.

Per approfondire questa concezione del rapporto di lavoro abbiamo chiesto quale valore venga riconosciuto al lavoratore. Il 31,7% dei rispondenti lo considera una persona che porta valore e merita rispetto, il 24,5% un collaboratore da motivare e trattenere, il 20,1% una persona portatrice di dignità, diritti e progetto di vita e il 15,8% parte integrante di una comunità. Sono concezioni dichiarate, che consentono di conoscere gli aspetti ai quali i partecipanti attribuiscono maggiore rilievo, senza dimostrare come trovino attuazione o siano vissuti dai dipendenti.

 

La dignità della persona al centro dell’impresa

I benefit trovano dunque il proprio significato entro una responsabilità più ampia, perché ascoltare le esigenze delle persone aiuta a individuare servizi appropriati, ma richiede anche disponibilità a rivedere tempi, carichi e modalità di partecipazione. Un’impresa che si riconosce come comunità può dare concretezza a questa attenzione, senza presumere che la vicinanza quotidiana (comune soprattutto nelle micro realtà o in quelle a gestione familiare) sia di per sé sufficiente a garantire buone condizioni di benessere integrale.

La produttività può trarre vantaggio da un ambiente nel quale ciascuno si sente considerato, ma non dovrebbe diventare la ragione esclusiva per prendersene cura. Il richiamo di Giorgio La Pira alla capacità della persona di elevarsi e perfezionarsi per mezzo del lavoro restituisce il senso di questo impegno, perché anche dalle scelte di un’organizzazione dipende la possibilità di favorire, oppure ostacolare, la crescita umana di chi ne fa parte. È in questa responsabilità che il welfare può contribuire al benessere integrale, senza esaurirlo.

Antonio Zizza, Direttore Scientifico del Centro Studi e Ricerche CONAPI Nazionale e Curatore del Rapporto sul benessere integrale nelle micro e piccole imprese.

 

Il Rapporto è disponibile gratuitamente per la lettura e il download:

https://benesserelavoratori.conapinazionale.it/rapporto

Calcio italiano, futuro cercasi disperatamente

Come volevasi dimostrare, la corsa alla presidenza della FIGC si arricchisce ogni giorno, per non dire ogni ora, di novità che assomigliano più al gossip di un tabloid inglese che al confronto sul futuro del calcio italiano. Dichiarazioni, ripensamenti, sostegni concessi e poi ritirati: un guazzabuglio che alimenta malumori e restituisce l’immagine di una classe dirigente incapace di fare chiarezza persino sulle proprie scelte.

 

Il caso Genoa e la conta degli appoggi

L’ultimo episodio è il caso Genoa. Prima il sostegno a Galliani attraverso l’amministratore delegato, poi quello a Malagò attraverso il presidente, con la revoca della precedente adesione. Una vicenda sulla quale dovrà pronunciarsi la commissione competente. Nel frattempo, resta una scena quasi surreale: un club, due indicazioni contrapposte e un’altra controversia a occupare lo spazio che dovrebbe appartenere alle riforme.

È questo il punto politico della partita. Il calcio italiano avrebbe bisogno di discutere di giovani, impianti, sostenibilità e qualità dei campionati. E invece il dibattito pubblico continua a ruotare attorno a chi sostiene chi, a quale componente cambia posizione, a quale firma possa spostare gli equilibri. Persino le regole della candidatura diventano protagoniste più delle ragioni per candidarsi.

La maggioranza che aveva portato Malagò alla vittoria di giugno appare oggi incrinata. Il sostegno della Serie A, allora pressoché unanime, si è diviso: una frattura che rende la competizione aperta e il futuro federale incerto. Serie B, Lega Pro e Lega Nazionale Dilettanti rappresentano complessivamente il 52% del peso elettorale. E i dilettanti guidati da Giancarlo Abete, con il loro 34%, hanno un ruolo potenzialmente decisivo. Numeri che spiegano perché ogni interlocuzione pesi e ogni promessa trovi un pubblico attento.

 

Malagò e Galliani, due programmi alla prova

I programmi, intanto, ci sono. Malagò rivendica la continuità con il percorso avviato: organizzazione delle Nazionali, valorizzazione dei vivai, accompagnamento dei giovani verso il calcio adulto, sostenibilità economica e ammodernamento degli impianti. Galliani propone uno “sprint di due anni”, con seconde squadre Under 23, incentivi alla formazione, rafforzamento della Riforma Zola, nuovi ricavi e interventi sulla fiscalità.

Liquidare tutto come il nulla sarebbe troppo facile. Il problema è capire quali priorità distinguano davvero i candidati, quali interessi siano disposti a mettere in discussione e quali decisioni intendano assumere anche a costo di perdere qualche consenso. Giovani, stadi e sostenibilità sono obiettivi sui quali raccogliere applausi è semplice. Più difficile è spiegare chi dovrà cambiare abitudini, chi sosterrà i costi e come si misureranno i risultati.

 

Il rischio di una vittoria che impedisce di cambiare

Finché queste risposte resteranno in secondo piano rispetto alla conta degli appoggi, il sospetto sarà inevitabile: che si stia cercando soprattutto il punto di equilibrio tra le componenti, lasciando ancora una volta le trasformazioni necessarie in fondo all’agenda.

Il rischio è vincere le elezioni riuscendo ad accontentare abbastanza interlocutori e scoprire, il giorno dopo, che proprio quegli accordi impediscono di cambiare.

La corsa alla presidenza procede. Il calcio italiano aspetta ancora di sapere verso dove.