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Sede FnV a Firenze, presidio fiume antifa. Vannacci: in Carta no art. su antifascismo

Firenze, 28 mar. (askanews) – Ci sono fischi, cori contro, chitarre e canzoni sulle note di “Firenze antifascista è”, un presidio di piazza Tanucci che inizia dalla mattina, ore prima che arrivi il generale Roberto Vannacci, ma a Firenze non ci sono scontri tra i ‘futuristi’ che con il loro leader aprono la prima sede provinciale e circa duecento persone – famiglie del quartiere, anziani dell’Anpi, militanti di sinistra ed esponenti dei centri sociali (ma i volti più noti sono a Roma per la manifestazione No Kings) – che li contestano. “Vannacci Firenze un ti vole” recita lo striscione più grande e scritte dello stesso tenore appaiono anche nelle case vicine e nello stesso palazzo dove, a piano terra, è stata aperta la sede di FnV: “Firenze città antifascista” recita il lenzuolo che due residenti appendono alla finestra.

Tra chi anima il presidio, spiegano che il generale “non rappresenta i principi democratici elencati nella Costituzione italiana”, “peraltro – aggiunge Lorenzo – questo è un quartiere operaio, popolare, stiamo alle regole dei padri costituenti: robe che si richiamano a idee fasciste sono inaccettabili”. Per tutta risposta Vannacci quando i giornalisti gli chiedono cosa risponda a chi, oltre il cordone di polizia in tenuta antisommossa che ha chiuso la strada, gli grida “Firenze è antifascista”, osserva che “in 139 articoli della Costituzione italiana non ce ne è uno che citi fascismo e antifascismo”. Quelli dei contestatori sono “slogan beceri” mentre “i futuristi mi hanno accolto cantando l’inno nazionale di cui siamo orgogliosi”. A proposito di canzoni deputati e consiglieri regionali Cinquestelle denunciano che in un video che sta circolando in rete il consigliere del Quartiere 1 di Firenze, Salvatore Sibilla” “si mostra mentre, alla guida della propria auto, ascolta ‘Giovinezza’, tristemente nota come inno del partito fascista. Si tratta di un episodio grave e inaccettabile, che offende la memoria storica del nostro Paese e i valori fondanti della nostra Repubblica”.

Vannacci annuncia la prossima apertura della sede nazionale a Roma, ricorda che il simbolo di FnV ad elezioni amministrative e politiche sarà in campo solo dal 2027 e allora “si apriranno le danze”. Intanto il partito prosegue “interlocuzioni” con altri soggetti politici. Ma, spiega il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, “noi non facciamo alleanze: se si ritrovano nella nostra piattaforma di valori…”. Più annessioni, insomma. Vale anche per il Movimento Indipendenza “per un sovranismo sociale” di Gianni Alemanno, attualmente detenuto, con il quale c’è un dialogo, ma, assicura sempre Simoni, l’ingresso dentro FnV “non è ancora avvenuto”. Stesso copione per il Popolo della Famiglia di Adinolfi con il quale i contatti sono aperti da oltre un anno.

Dl fiscale, Orsini: urgente tavolo con Governo su esodati 5.0

Roma, 28 mar. (askanews) – “Il Consiglio dei Ministri di ieri sera ha lasciato irrisolto un nodo grave per il sistema produttivo: l’assenza di risorse per gli esodati legati al piano Transizione 5.0 è un segnale che non può essere ignorato”. Lo dichiara il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini.

“Apprendiamo con forte preoccupazione la mancanza di risorse destinate agli esodati legati al piano Transizione 5.0. Si tratta di un tema cruciale che non può essere rinviato né ridimensionato – aggiunge -. Per questo chiediamo con urgenza l’apertura, già dalla prossima settimana, di un tavolo di confronto con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti”.

“È indispensabile che venga confermato quanto condiviso lo scorso 27 novembre: le risorse per gli esodati 5.0 devono essere integralmente mantenute. La credibilità degli impegni assunti è un elemento fondamentale – conclude -. La fiducia tra istituzioni e sistema produttivo non può venire meno. Su questo punto serve una risposta chiara, rapida e coerente con gli impegni presi”.

MotoGP, Di Giannantonio: "Il giro più adrenalinico della vita"

Roma, 28 mar. (askanews) – “Sono veramente contento, è stato il giro più adrenalinico della mia vita. Ho spinto, mi sentivo molto bene sulla moto”. Così Fabio Di Giannantonio a Sky dopo la pole position del Gp di Austin di domani. “Il team – continua – ha fatto un grande lavoro, questa mattina abbiamo fatto una modifica ed è servita. La Sprint sarà una battaglia, non sarà facile prendere un gap sufficiente come in Brasile. Ci sono tanti piloti molto veloci, saremo tutti lì. La pole la dedico a tutta la mia squadra”.

Formula1, Antonelli: "Con Russell niente errori, conta il team"

Roma, 28 mar. (askanews) – Testa sulle spalle e sorriso da ragazzo. Andrea Kimi Antonelli vive un momento magico della sua giovane carriera, ma resta lucido alla vigilia del GP del Giappone sul circuito di Suzuka Circuit. Dopo la seconda pole consecutiva, il 19enne della Mercedes guarda già alla gara e soprattutto al confronto interno con George Russell.

“È il mio primo rivale, perché abbiamo la stessa macchina – spiega Antonelli – ma c’è grande rispetto. Il team ci ha già detto chiaramente di stare tranquilli e non fare casino: l’importante è portare a casa punti importanti”. Un messaggio chiaro in casa Mercedes, dove la priorità resta il risultato di squadra più che la rivalità interna.

Nonostante la pole, Antonelli riconosce i margini di miglioramento: “Mi sono sentito molto bene, ho gestito il grip e la batteria, ma nelle curve veloci Russell ha ancora qualcosa in più”. Una consapevolezza che non frena l’entusiasmo di un pilota già vincente nel 2026 e sempre più protagonista del Mondiale.

Lo sguardo resta comunque aperto sugli avversari: “La McLaren è da tenere d’occhio, quando porteranno aggiornamenti faranno un passo avanti importante. La stagione è lunga e bisogna restare concentrati”.

Fuori dalla pista, spazio anche alla leggerezza e agli affetti. Antonelli ha parlato del rapporto con Jannik Sinner, impegnato in finale a Miami: “Mi ha emozionato la sua dedica dopo la mia vittoria in Cina. Gli scriverò per augurargli il meglio, poi ci sentiremo dopo le gare”.

E mentre in pista punta al bis, in Giappone Antonelli ha già conquistato un piccolo successo: “Siamo andati a giocare a bowling con il team e sono stato tra i migliori. Solo un meccanico ha fatto meglio di me… anche se non so come ci sia riuscito”. Un segnale, tra ironia e talento, di un campione che cresce senza perdere leggerezza.

Motogp, GP Usa: Di Giannantonio in pole ad Austin

Roma, 28 mar. (askanews) – Sorpresa nelle qualifiche del GP degli Stati Uniti: è Fabio Di Giannantonio a conquistare la pole position sul circuito di Circuit of the Americas, fermando il cronometro in 2’00″136. L’italiano precede Marco Bezzecchi, staccato di 193 millesimi, e lo spagnolo Pedro Acosta.

Seconda fila per Francesco Bagnaia e Marc Marquez, protagonisti di una sessione complicata: il piemontese ha visto sfumare un possibile giro da pole per traffico, mentre lo spagnolo non è riuscito a esprimere la superiorità attesa su una pista storicamente favorevole.

La Q2 è stata combattuta e incerta fino all’ultimo, con diversi cambi al vertice e tempi molto ravvicinati. In evidenza anche le Aprilia, competitive per tutto il weekend, e le Honda con Joan Mir capace di inserirsi nelle posizioni di vertice nelle fasi iniziali.

In precedenza, la Q1 aveva promosso Fermin Aldeguer e Mir, mentre restano fuori nomi importanti come Franco Morbidelli e Fabio Quartararo, entrambi in difficoltà.

Alle 21:00 italiane è in programma la Sprint Race, che assegnerà i primi punti del weekend sul tracciato texano.

No Kings a Roma, Blasi: dopo le urne servono le piazze

Roma, 28 mar. (askanews) – Una piazza che prova a saldare protesta sociale, opposizione al governo e mobilitazione contro la guerra e il riarmo, tappa nazionale della mobilitazione “Together. Contro i Re e le loro guerre”. Luca Blasi, del movimento No Kings, descrive così la manifestazione di oggi in corso a Roma: un passaggio che, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole unire realtà diverse in un nuovo percorso comune.

“Dobbiamo confermare il no che abbiamo dato nelle urne con il referendum – afferma Luca Blasi, movimento No Kings – un voto di popolo contro questo governo che ha incrinato finalmente la scia di consenso del governo Meloni, ma dopo le urne servono le piazze, servono le strade. Questa guerra va sabotata. Noi dobbiamo fermare i carichi con le armi. Dobbiamo essere di nuovo la marea che si è contrapposta al genocidio per Gaza che ha seguito la flottiglia fino alle sponde della Palestina e che ora va anche a Cuba nel nuovo scenario di guerra che vogliono aprire”.

“Siamo qui – prosegue Blasi – perché noi non ci stiamo a questo mondo in fiamme di distruzione, guerra, uomini che uccidono altri uomini; insomma, vogliamo un altro domani e quindi oggi abbiamo deciso di incominciare un nuovo percorso. La convergenza che c’è qui oggi, che mette insieme centri sociali, sindacati, movimenti per i diritti umani, umanitari e partiti di opposizione, è qualcosa di molto molto molto molto importante”, conclude Blasi.

Roma, No Kings in piazza contro guerre e riarmo

Roma, 28 mar. (askanews) – È partito a Roma il corteo nazionale promosso da No Kings Italia, tappa italiana della mobilitazione globale del weekend “Together. Contro i Re e le loro guerre”. Apre il corteo un grande striscione con la scritta: “Per un mondo libero dalle guerre”.

In piazza sono scese centinaia di realtà sociali, sindacali e associative, dalla Cgil all’Arci fino ad Askatasuna, insieme a movimenti studenteschi, realtà pro Palestina, giovani per il clima, collettivi transfemministi e gruppi per i diritti umani. Secondo gli organizzatori hanno aderito oltre 700 sigle, con pullman e treni arrivati da diverse città italiane. La manifestazione è contro le guerre, il riarmo e le politiche del governo. Gli organizzatori puntano a superare i 15mila partecipanti inizialmente previsti. Imponente il dispositivo di sicurezza predisposto lungo il percorso. Le immagini mostrano l’avvio del corteo e i primi momenti della mobilitazione nella capitale.

Tennis, wild card a Montecarlo a Stan Wawrinka e Matteo Berrettini

Roma, 28 mar. (askanews) – Il tabellone principale del Masters 1000 di Monte Carlo Masters (5-12 aprile) prende forma anche attraverso le wild card, con la direzione del torneo che ha scelto di costruire un mix tra esperienza e futuro. Gli inviti sono andati a Stan Wawrinka, Matteo Berrettini, Gaël Monfils e al giovane Moise Kouamé, delineando un equilibrio tra nomi affermati e nuove promesse.

Più che semplici assegnazioni, le wild card rispondono a una logica precisa: da un lato tre protagonisti che hanno segnato il circuito negli ultimi anni, dall’altro una scommessa sul futuro rappresentata da Kouamé, classe 2008, già sotto osservazione nel panorama internazionale.

Per Wawrinka e Monfils, il ritorno nel Principato assume un valore simbolico: il torneo ha accompagnato diverse fasi delle loro carriere e la loro presenza nel main draw aggiunge un elemento emotivo, con il pubblico pronto ad accoglierli come volti familiari.

Berrettini si presenta invece con obiettivi diversi: per l’azzurro è un ritorno competitivo, alla ricerca di ritmo e fiducia all’inizio della stagione sulla terra battuta, con Montecarlo che diventa un banco di prova importante.

Attenzione infine su Kouamé: a soli 17 anni, il francese continua la sua crescita e la wild card rappresenta un segnale di fiducia da parte del circuito. Dopo i primi segnali nei grandi tornei, l’ingresso nel main draw del Masters monegasco può rappresentare un’ulteriore accelerazione nel suo percorso.

Corteo No Kings, i manifestanti a Roma: "Contro il governo della repressione"

Roma, 28 mar. (askanews) – E’ cominciato il raduno dei partecipanti alla manifestazione “No kings” che si tiene oggi a Roma. Il corteo si estende da Piazza della Repubblica alla stazione Termini. Molte le bandiere presenti, dalla Flc Cgi a Rifondazione comunista, da ARCI, ANPI, Agedo, Amnesty international. Presenti bandiere della Palestina e di Cuba. I manifestanti hanno già iniziato a scandire slogan come “libertà di espressione contro il governo della repressione”.

È poi partito a Roma il corteo al grido di “Palestina Libera!”, da piazza della Repubblica, in direzione Via Cavour. Presenti le bandiere di Cobas, Anarchici, Mediterranea, rifondazione comunista. Diverse migliaia i manifestanti che stanno prendendo parte, in un lungo serpentone.

La Consulta: il trattenimento dei richiedenti asilo sia conforme al diritto Ue

Roma, 28 mar. (askanews) – Con la sentenza numero 40, depositata ieri, la Corte costituzionale ha ritenuto inammissibile una questione sollevata dalla Corte di cassazione relativa alla disciplina del trattenimento in un centro per il rimpatrio dello straniero che abbia richiesto la protezione internazionale, ma ha invitato il legislatore a modificare l’attuale disciplina, per renderla pienamente conforme agli standard costituzionali oltre che agli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione europea. Lo rende noto l’ufficio stampa.

La disciplina vigente in materia di asilo, ricorda la Consulta, consente allo straniero che sia già trattenuto in un centro per l’esecuzione di un provvedimento di espulsione di presentare domanda di protezione internazionale. In questo caso, però, il questore può disporne l’ulteriore trattenimento, in particolare quando vi siano fondati motivi per ritenere che la domanda sia pretestuosa, e cioè “presentata al solo scopo di ritardare o impedire l’esecuzione dell’espulsione”. Questo nuovo provvedimento di trattenimento deve essere convalidato dalla corte d’appello territorialmente competente in conformità all’articolo 13 della Costituzione, che prevede la necessaria convalida di ogni provvedimento restrittivo della libertà personale da parte dell’autorità giudiziaria. Nell’ipotesi poi in cui la corte d’appello non convalidi il provvedimento, il questore ha la possibilità di adottare, entro le quarantotto ore successive, un ulteriore provvedimento di trattenimento, soggetto anch’esso a convalida da parte della corte d’appello, quando vi sia rischio di fuga o lo straniero sia ritenuto pericoloso per l’ordine o la sicurezza pubblica. In queste quarantotto ore, lo straniero continua a restare trattenuto nel centro.

La Corte di cassazione dubitava della legittimità costituzionale di questa disciplina, che stabilisce un trattenimento automatico dello straniero per quarantotto ore, nonostante la mancata convalida del precedente provvedimento del questore da parte della corte d’appello. Secondo la Cassazione, questa previsione sarebbe incompatibile con l’articolo 13 della Costituzione, che stabilisce che un provvedimento restrittivo adottato dall’autorità di pubblica sicurezza non convalidato dal giudice si intende revocato e resta privo di ogni effetto.

La Consulta ha ritenuto che la questione posta dalla Corte di cassazione non fosse rilevante per la decisione del procedimento principale. Quest’ultimo aveva infatti unicamente a oggetto la sussistenza dei presupposti dell’ultimo provvedimento di trattenimento (motivato sulla base del rischio di fuga e di pericolo per la sicurezza pubblica), e non invece la legittimità del trattenimento nel lasso di tempo intercorrente tra la mancata convalida del provvedimento precedente e l’adozione del nuovo provvedimento. Di qui l’inammissibilità della questione.

La Corte ha peraltro colto l’occasione per sottolineare la legittimità dell'”obiettivo del legislatore di evitare che la mera presentazione di una domanda di protezione internazionale da parte di uno straniero comporti automaticamente il venir meno del suo trattenimento in vista dell’esecuzione dell’espulsione (…), e ciò specialmente quando lo straniero abbia commesso gravi reati e possa sottrarsi all’espulsione ove lasciato in libertà”. È necessario, in effetti, scoraggiare “abusi del procedimento di asilo, onde evitare che tale strumento – che è ancor oggi di vitale importanza per assicurare la protezione dello straniero contro persecuzioni o altri gravi pericoli nel suo paese d’origine – venga strumentalmente utilizzato al solo scopo di evitare o ritardare l’esecuzione di legittimi provvedimenti di espulsione”.

Tuttavia, ha proseguito la Corte, questo obiettivo “deve essere perseguito attraverso modalità pienamente conformi non solo al diritto dell’Unione, ma anche alle esigenze di tutela della libertà personale desumibili, nel nostro ordinamento, dall’art. 13 Cost. Norma, quest’ultima, che condiziona a stringenti regole procedurali le sue possibili limitazioni nei confronti di cittadini e stranieri, a garanzia contro possibili arbitri dell’autorità di pubblica sicurezza, dell’autorità giudiziaria e dello stesso legislatore”.

Cosmetica, da Cosmoprof segnali di cambiamento

Bologna, 28 mar. (askanews) – Pettenon Cosmetics: “Mercato sempre più globale, serve rafforzare la presenza nei singoli Paesi”. Torna a Bologna Cosmoprof, appuntamento di riferimento per l’industria cosmetica, che nella sua 57esima edizione mette in evidenza le principali direttrici di evoluzione del settore haircare: innovazione, sostenibilità e crescente personalizzazione dell’offerta.

Un’evoluzione che riflette un cambiamento più profondo nei bisogni dei consumatori, sempre più orientati al benessere e alla cura della persona. “Anche in fatto di haircare, i segnali più interessanti riguardano la crescente attenzione al well-being del consumatore, insieme al tema della longevità e a una iperpersonalizzazione che risponde a esigenze sempre più specifiche”, spiega Elena Colombo, Head of Marketing di Pettenon Cosmetics.

È proprio a partire da queste trasformazioni che si ridefiniscono anche le strategie industriali del settore. In questo scenario si inserisce il percorso di Pettenon Cosmetics, gruppo italiano attivo nell’haircare professionale, con oltre 80 anni di storia e una presenza in più di 100 Paesi, per il quale la crescita internazionale rappresenta oggi una leva imprescindibile. “Non esiste più un business legato a un solo territorio: le aziende devono confrontarsi con mercati sempre più interconnessi”, sottolinea Colombo.

L’internazionalizzazione, per il gruppo, non è solo espansione ma consolidamento: “Stiamo lavorando per costruire veri e propri presidii nei Paesi in cui operiamo, rafforzando la nostra presenza e la capacità di rispondere in modo efficace alle diverse esigenze locali”, aggiunge.

In questo quadro, la diversificazione del portafoglio brand diventa uno strumento strategico per interpretare un mercato sempre più segmentato. “È fondamentale per rispondere ai diversi target e alle varie geografie, garantendo al tempo stesso la sostenibilità del modello di business e una forte rilevanza nei mercati”, evidenzia Colombo.

Le novità presentate a Cosmoprof si inseriscono coerentemente in questa traiettoria. In primo piano le proposte dei brand del gruppo come Alama Professional, Alter Ego Italy e Fanola, orientate a coniugare performance e personalizzazione. In particolare, Fanola ha introdotto un balsamo pigmentato pensato per tonalizzare in modo rapido e valorizzare luminosità e riflessi, espressione del crescente interesse verso soluzioni ibride tra colore e trattamento.

Schlein: governo Meloni non riesce a scegliere fino in fondo l’Europa

Roma, 28 mar. (askanews) – “Questo governo non riesce a scegliere fino in fondo l’Europa. È questo che dobbiamo stigmatizzare. Meloni si dice contraria al superamento dell’unanimità, contraria alla difesa comune che è necessaria”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, intervenendo alla convention per gli Stati Uniti d’Europa organizzata da +Europa dal titolo “Tutta l’Europa che manca”, in corso a Roma.

“Meloni – ha proseguito – non solo è contraria alla difesa comune ma in aula, io sono rimasta colpita, ha rivendicato la contrarietà al buy european. Se accetti la richiesta di portare la spesa militare al 5% del Pil e al contempo contesti la clausola di preferenza europea vuol dire comprare più armi da Trump, essere più dipendenti non più autonomi”.

Schlein ha ricordato un’altra “battaglia dove per tre anni il governo non ha fatto nulla: sulle bollette più care d’Europa. Meloni non è riuscita a far nulla e oggi vuole sospendere gli Ets, il principale strumento per ridurre la nostra dipendenza da fonti fossili. Questo vuol dire portarci dalla dipendenza dal gas di Putin alla dipendenza dal gas naturale liquido di Trump. Non è una strategia brillante per l’autonomia energetica dell’Italia e dell’Europa”.

Sciopero giornalisti per rinnovo contratto, i sit-in a Roma e Milano

Milano, 28 mar. (askanews) – Nelle immagini i sit-in che l’Associazione stampa romana e l’Associazione lombarda giornalisti (Alg) hanno organizzato a Roma e Milano in occasione dello sciopero di categoria promosso dall’Fnsi (Federazione nazionale, stampa italiana) il 27 marzo. I giornalisti e le giornaliste chiedono il rinnovo del contratto scaduto da ormai 10 anni, al centro di una vertenza che si protrae da 2 anni.

“Il sindacato rifiuta le risposte della Fieg sul rinnovo contrattuale – ha spiegato in una nota il sindacato – La Fnsi lotta per mantenere le tutele per i giornalisti e per il futuro dell’informazione e non si può accontentare di risposte algebriche e miopi che stanno riducendo l’informazione stessa ad un terreno incolto per l’intelligenza artificiale e lo sfruttamento di manodopera intellettuale. Gli editori continuano a prendere finanziamenti, eppure senza riuscire a immaginare un futuro per l’informazione e i suoi lavoratori, che siano dipendenti o collaboratori coordinati e continuativi e lavoratori autonomi. Viviamo il grande paradosso di una società che consuma informazione e di editori che bruciano chi fa informazione”.

FnV a Firenze, piazza blindata e presidio antifa. Vannacci: chissà quante fave

Firenze, 28 mar. (askanews) – A quattro ore dall’inaugurazione della sede provinciale di Futuro nazionale a Firenze con l’arrivo in città dell’europarlamentare Roberto Vannaci piazza Tanucci è già presidiata dalle forze dell’ordine, dopo le proteste giunte nei giorni scorsi da vari esponenti politici, di sinistra e del Pd, tra cui il segretario regionale Emiliano Fossi (“qui le parole d’ordine dell’estrema destra non attecchiscono, Vannacci può aprire tutte le sedi che vuole ma non si illuda” aveva detto), da residenti e dall’Associazione nazionale partigiani. Intanto, con un video sui social impegnato a sbucciare alcuni baccelli, il generale sceglie i toni della provocazione: “Bella giornata. Oggi fave, chissà quante ne troveremo a Firenze a contestare…”. In toscano con la parola “fava” viene definito anche l’organo sessuale maschile e, per estensione, una persona “sciocca”.

Nel quartiere, intanto, i residenti sono mobilitati. In una nota firmata da “Cittadine e cittadini di Tanucci piazza aperta” si esprime “la profonda amarezza e preoccupazione” per la notizia dell’apertura “proprio qui” della prima sede provinciale di Futuro nazionale perchè, scrivono questi residenti, “non accettiamo che i nostri figli debbano essere immersi in una cultura improntata all’odio”. Vicino alla nuova sede di FnV è stata organizzata da alcune famiglie del quartiere una festa di “non benvenuto” con attività per bambini, un “pranzo sociale” e alle 15 un presidio di protesta nella vicina piazza Leopoldo, in attesa dell’arrivo di Vannacci previsto intorno alle 17.

Mattarella: tensioni e aggressioni hanno travolto la stabilità globale

Roma, 28 mar. (askanews) – “Il contesto globale, caratterizzato da continue tensioni e aggressioni che hanno travolto stabilità, sicurezza, con gravi attacchi ai diritti più elementari delle popolazioni coinvolte, richiama severamente alle proprie responsabilità l’intera comunità nazionale e quella internazionale”. E’ quanto scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, generale di Squadra Aerea Antonio Conserva.

Dl fiscale, Confindustria: lesa la fiducia delle imprese

Roma, 28 mar. (askanews) – Il decreto fiscale “introduce disposizioni molto penalizzanti per le imprese che hanno effettuato la prenotazione del credito d’imposta 5.0 tra il 7 e il 27 novembre 2025”. Ad affermarlo è il vicepresidente di Confindustria con delega alle Politiche industriali e il Made in Italy, Marco Nocivelli.

“Il testo – ha spiegato – prevede un taglio del 65% del credito d’imposta richiesto. La misura inoltre esclude gli investimenti in fonti di energia rinnovabile, in particolare gli impianti fotovoltaici a più elevata efficienza iscritti nel registro dell’Enea, che le imprese sono state indotte ad acquistare. una simile decisione, che ricordiamo ha effetti retroattivi e lede il principio del legittimo affidamento, penalizza pesantemente le imprese che hanno completato ingenti investimenti nel 2025 e che si troveranno ad affrontare ulteriori problemi di liquidità in un momento già particolarmente complesso”.

Il vicepresidente di Confindustria ha poi aggiunto: “a novembre avevamo avuto rassicurazioni dai ministri Giorgetti, Foti e Urso sul fatto che le cosiddette imprese “esodate” del 5.0 con progetti congrui avrebbero avuto accesso all’agevolazione secondo le condizioni previste nel piano, la cui conclusione era fissata al 31 dicembre 2025. Il fatto di non poter fare affidamento sulle norme e sulle dichiarazioni del governo mina profondamente la fiducia delle imprese nei confronti delle istituzioni e delle misure di incentivo e scoraggia chi vorrebbe continuare a fare impresa in Italia. Apprendiamo infine, dalle dichiarazioni del Mimit di questa mattina, che si sarebbero trovate altre risorse per l’iperammortamento: la nostra risposta è prima si paghi i debito con le imprese esodate del 5.0. Chiediamo quindi al governo di ripristinare gli impegni presi col tessuto produttivo ed industriale italiano al più presto, e comunque, non oltre il passaggio parlamentare che deve avvenire in tempi rapidissimi”.

Mattarella: tensioni e aggressioni hanno travolto stabilità globale

Roma, 28 mar. (askanews) – “Il contesto globale, caratterizzato da continue tensioni e aggressioni che hanno travolto stabilità, sicurezza, con gravi attacchi ai diritti più elementari delle popolazioni coinvolte, richiama severamente alle proprie responsabilità l’intera comunità nazionale e quella internazionale”. E’ quanto scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Generale di Squadra Aerea Antonio Conserva.

Al via da aprile il nuovo tour "AURAL" di Roberto Cacciapaglia

Milano, 2 mar. (askanews) – Dopo aver composto e diretto “Olympia” (distribuito da Believe), poema sinfonico per il Gran Finale della Cerimonia di Apertura dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026, il compositore e pianista Roberto Cacciapaglia torna dal vivo con “AURAL”, il nuovo tour prodotto e organizzato da Baobab Music, in partenza da aprile 2026 (https://www.ticketone.it/artist/roberto-cacciapaglia/).

Il debutto sarà l’11 aprile a Crema (Teatro San Domenico). Si prosegue il 12 aprile a Torino (Conservatorio G. Verdi), il 14 aprile a Bologna (Teatro delle Celebrazioni), il 23 aprile a Firenze (Teatro Niccolini), il 29 aprile a Milano (Conservatorio G. Verdi) e il 9 maggio all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma.

Ogni concerto di “AURAL” è concepito come un’esperienza immersiva di ascolto e presenza: un viaggio nel suono in cui pianoforte, violoncello ed elettronica si fondono in uno spazio musicale contemplativo. Il pubblico non è soltanto spettatore, ma verrà attraversato da un’aura di suono e di luce, in cui la musica nasce dall’incontro tra suono, spazio e persone presenti.

Durante il tour il M° Cacciapaglia presenterà in anteprima una versione inedita di “No more violence”, brano scritto diversi anni fa e oggi tornato drammaticamente attuale: un’invocazione musicale che diventa un momento di raccoglimento, di sospensione all’interno del concerto.

«Ho scritto “No more violence” una ventina di anni fa, ed era dormiente in uno dei miei CD – racconta Roberto Cacciapaglia – Ho pensato di risvegliarlo, in questo momento in cui è diventato drammaticamente attuale. Lo suonerò durante i concerti, perché non siamo soli, siamo tanti, tantissimi, a non volere più violenza, guerre, e tutto questo orrore. No more violence».

L’EP “OLYMPIA – Symphonic Cycle in 4 Movements” (distribuito da Believe, https://bfan.link/olympia) include la versione definitiva di “The Future”. Questo poema sinfonico in quattro movimenti racconta arrivo, viaggio e ascesa della fiamma olimpica in cui la musica è il filo conduttore e culmine del viaggio olimpico ed è stato presentato in anteprima il 6 febbraio in occasione del Gran Finale della Cerimonia di Apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Il M° Cacciapaglia, oltre ad aver composto e diretto le musiche della Cerimonia, ha firmato la colonna sonora dello show quotidiano del braciere olimpico all’Arco della Pace di Milano a cui migliaia di cittadini e i turisti hanno assistito dal 7 al 22 febbraio.

OLYMPIA racchiude in un’unica partitura scrittura sinfonica, pianoforte, voce ed elettronica nella visione musicale di Roberto Cacciapaglia, da sempre oltre i confini dei generi musicali. Eseguito dalla Royal Philharmonic Orchestra e registrato agli Abbey Road Studios di Londra, OLYMPIA unisce scrittura sinfonica, tecnologia e visione contemplativa, in dialogo con i valori originari dei Giochi Olimpici. La tracklist dell’EP è composta da quattro tracce e include la nuova versione definitiva di “The Future”: 01 -The Future (Olympia) – Nuova Versione. Il tema principale di Olympia è il cammino stesso della fiamma. Progressivamente il movimento si fa più ampio, entra l’orchestra e compare la voce: il soprano Nuria Rial. Una voce da musica sacra, luminosa, pura, quasi sospesa. È il momento di massima espansione, con la grande forma sinfonica che sostiene l’energia del gran finale dei bracieri. 02 – Fiamme (Olympia). Per l’arrivo della fiamma, il pianoforte, essenziale, microcosmico, si muove lentamente, come un gesto primordiale. Da lì la musica si apre al macrocosmo dell’orchestra sinfonica, circondata da una costellazione di suoni elettronici che la proiettano nello spazio cosmico. 03 -Times (Olympia). Pyros, esplosione dei fuochi. Il tempo accelera, diventa ritmo incalzante, movimento, esplosione. I fuochi, i pyros, sono accompagnati da una scrittura più veloce, in cui orchestra e fuochi si intrecciano fino a un’apoteosi luminosa. Un’esplosione di gioia, bellezza e unione collettiva. 04 – Final Celebration. La celebrazione del gran finale è terminata. Nell’orbita minimale, nel ciclo armonico e negli intervalli perfetti che ritornano, la scrittura musicale lascia spazio ad un futuro che ci auguriamo possa essere di pace e di bellezza per tutti. Per Tutti.

Il Papa ai giovani: l’amore e non i like dà pace all’inquietudine

Roma, 28 mar. (askanews) – “L’epoca moderna e quella post-moderna ci hanno arricchiti di tante cose buone, che ci offrono stimoli e possibilità prima sconosciute, a tanti livelli: da quello culturale a quello medico e della salute, da quello tecnico a quello della comunicazione. Esse ci mettono di fronte, però, anche a sfide importanti, che non possiamo ignorare e che dobbiamo affrontare con lucidità e consapevolezza. Viviamo in un mondo che sembra andare sempre di fretta, smanioso di novità, cultore di una fluidità senza legami, segnato da un bisogno quasi compulsivo di continui cambiamenti: nelle mode, nell’aspetto, nelle relazioni, nelle idee e perfino in dimensioni della persona costitutive per la sua stessa identità”. Così Papa Leone XIV nel discorso nella Chiesa di Santa Devota a Monaco, dove ha incontrato i giovani e i catecumeni.

“Ma ciò che dà solidità alla vita – ha rimarcato Prevost – è l’amore: l’esperienza fondamentale dell’amore di Dio, prima di tutto, e poi, di riflesso, quella illuminante e sacra dell’amore vicendevole. E amarsi, se da una parte richiede apertura a crescere e dunque a cambiare, dall’altra esige fedeltà, costanza, disponibilità al sacrificio nella quotidianità. Solo così l’inquietudine trova pace e si riempie il vuoto interiore, non con cose materiali e passeggere, nemmeno con i consensi virtuali di migliaia di like, o con appartenenze condizionanti, artificiali, a volte persino violente. Da queste cose bisogna sgomberare la porta del cuore, perché l’aria sana e ossigenante della grazia possa tornare a rinfrescarne e vitalizzarne le stanze, e perché il vento forte dello Spirito Santo possa riprendere a gonfiare le vele della nostra esistenza, spingendola verso la felicità vera”, ha concluso il Papa.

Ilaria Salis, la questura di Roma: no perquisizione e non c’entra con il corteo

Roma, 28 mar. (askanews) – In merito al controllo che nelle prime ore della mattina odierna ha interessato l’eurodeputata Ilaria Salis presso una struttura ricettiva di Roma, il Questore di Roma Roberto Massucci precisa che in una nota che “l’attività origina, quale atto dovuto, da una segnalazione proveniente da un paese europeo, che non consente margine di discrezionalità negli adempimenti richiesti alle autorità italiane. Il personale intervenuto si è limitato a richiedere i documenti a lei e alla persona in sua compagnia. Nel momento in cui il personale si è reso conto che si trattava dell’europarlamentare ogni verifica è stata interrotta, senza fare accesso alla stanza d’albergo; pertanto nessuna perquisizione e nessuno atto è stato compiuto”.

“In nessun caso e in nessun modo – aggiunge la Questura – l’identificazione può essere messa in correlazione con le recenti normative approvate sull’ordine pubblico. L’intervento della Volante infatti è avvenuto su richiesta di un paese estero e sulla base di un sistema di collaborazione internazionale tra forze di polizia che è immutato da anni”.

“Si esclude pertanto categoricamente che possa essere stato un controllo preventivo effettuato in relazione alla manifestazione di oggi, bensì di un atto dovuto in base agli obblighi internazionali”, conclude la Questura.

Iran, le notizie più importanti del 28 marzo sulla guerra

Roma, 28 mar. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di sabato 28 marzo sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale. (A cura di Fabio Santolini).

-11:35 Libano, 5 paramedici uccisi nel sud da attacchi israeliani.

-11:15 Iran: colpita nave di supporto Usa al largo dell’Oman

-Gli Houthi confermano il lancio di missili contro Israele.

-11:10 Iran, in Pakistan colloqui a 4 con Arabia saudita, Egitto e Turchia.

-11:05 Domani a Gerusalemme preghiera del cardinale Pizzaballa per la pace.

-11:00 Trump: il prossimo obiettivo è Cuba.

-10:00 Merz a Trump: se volete l’aiuto degli europei avvertite prima degli attacchi.

-09:30 Trump afferma che gli Usa potrebbero ritirare il sostegno alla Nato.

-09:00 Gli Usa: distrutto solo un terzo dell’arsenale di missili iraniano

-08:00 Hormuz, la Thailandia firma un accordo con Teheran per il passaggio delle petroliere.

-07:15 Trump: ancora 3.554 obiettivi da colpire in Iran.

-07:09 L’ Iran colpisce una base in Arabia saudita, Rubio: non servono truppe; 12 militari Usa feriti, glisraeliani colpiscono 2 siti nucleari iraniani.

Corteo no Kings, controllo preventivo Polizia in stanza hotel Ilaria Salis

Roma, 28 mar. (askanews) – “L’Italia è ormai un regime? Questa mattina la Polizia si è presentata all’alba nella mia stanza d’albergo a Roma per un controllo preventivo durato oltre un’ora in vista della manifestazione di oggi. A quanto pare, effetto del Decreto Sicurezza”. Lo comunica su X l’eurodeputata Avs Ilaria Salis. “Rendiamoci conto – aggiunge – a che punto siamo arrivati con il Governo Meloni al potere…viviamo in uno Stato di polizia. Ma non dobbiamo lasciarci intimidire. Manifestare è un diritto e lo dobbiamo difendere con tutte le nostre forze. Ci vediamo alle 14 in Piazza della Repubblica!”.

I leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (Avs) chiedono “parole di chiarezza da parte di Piantedosi”. “Questa mattina Ilaria Salis, nostra eurodeputata – sottolineano in una nota – ha denunciato di essere stata svegliata da due agenti di polizia che si sono presentati nella sua camera d’albergo a Roma per effettuare un ‘controllo preventivo’. Nonostante lei si sia qualificata subito gli agenti hanno atteso quasi un’ora prima di andare via. Si tratta di una vicenda di una gravità inaudita, ancora peggiore perché avvenuta a poche ora dalla grande manifestazione di oggi pomeriggio”.

“E’ inaccettabile che in Italia – proseguono i leader rossoverdi – una parlamentare sia sottoposta a controlli preventivi. Il governo Meloni ha deciso di sottoporre a controlli i parlamentari di opposizione ? Non siamo ancora diventati l’Ungheria di Orban e non intendiamo diventarlo. Su questa vicenda pretendiamo parole di chiarezza dal Ministro Piantedosi”.

Papa, Mattarella: ovunque c’è esigenza di parole speranza e concordia

Roma, 28 mar. (askanews) – “Ovunque” è “avvertita” “l’esigenza” “di udire parole capaci di suscitare speranza e ispirare concordia tra i popoli”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio a Papa Leone XIV in occasione del viaggio apostolico nel Principato di Monaco.

Il capo dello Stato ringrazia il Santo Padre “per il messaggio che ha voluto cortesemente indirizzarmi, desidero formulare, a nome mio e del popolo italiano, i migliori auguri per il Viaggio Apostolico che si accinge a compiere nel Principato di Monaco”. Quindi aggiunge: “La grande attesa, già da molte settimane resa manifesta dalle autorità, dai giovani monegaschi e dalla locale comunità ecclesiastica mentre si apprestano ad accogliere la Santità Vostra, testimonia del saldo legame che unisce il Principato alla Santa Sede e della profonda radice cristiana di quella terra”.

“Il motto ‘Io sono la via, la verità e la vita’ che Ella ha scelto per questa prima missione del 2026 risponde pienamente all’esigenza, ovunque avvertita, di udire parole capaci di suscitare speranza e ispirare concordia tra i popoli. Voglia accogliere, Santo Padre, il mio affettuoso pensiero, unitamente ai sensi della mia massima considerazione”.

Formula1, il calendario del Mondiale

Roma, 28 mar. (askanews) – Ecco il calendario della stagione di Formula 1 2026 con i vincitori delle gare finora disputate:

GP Australia (Melbourne, Australia, 8 marzo) vincitore: George Russell (Mercedes) vincitore: GP Cina (Shanghai, Cina, 15 marzo) Kimi Antonelli (Mercedes)

GP Giappone (Suzuka, Giappone, 29 marzo) GP Miami (Miami, Stati Uniti, 3 maggio) GP Canada (Montreal, Canada, 24 maggio) GP Monaco (Montecarlo, Principato di Monaco, 7 giugno) GP Barcellona-Catalunya (Montmelò, Spagna, 14 giugno) GP Austria (Spielberg, Austria, 28 giugno) GP Gran Bretagna (Silverstone, Regno Unito, 5 luglio) GP Belgio (Spa-Francorchamps, Belgio, 19 luglio) GP Ungheria (Hungaroring, Ungheria, 26 luglio) GP Paesi Bassi (Zandvoort, Paesi Bassi, 23 agosto) GP Italia (Monza, Italia, 6 settembre) GP Spagna (Madrid, Spagna, 13 settembre) GP Azerbaigian (Baku, Azerbaigian, 26 settembre) GP Singapore (Marina Bay, Singapore, 11 ottobre) GP Stati Uniti (Austin, Stati Uniti, 23 ottobre) GP Messico (Città del Messico, Messico, 30 ottobre) GP Brasile (San Paolo, Brasile, 6 novembre) GP Las Vegas GP (Las Vegas, Stati Uniti, 19 novembre) GP Qatar (Lusail, Qatar, 27 novembre) GP Abu Dhabi (Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti, 4 dicembre)

Formula 1, il calendario del Mondiale

Roma, 28 mar. (askanews) – Ecco il calendario della stagione di Formula 1 2026 con i vincitori delle gare finora disputate:

GP Australia (Melbourne, Australia, 8 marzo) vincitore: George Russell (Mercedes) vincitore: GP Cina (Shanghai, Cina, 15 marzo) Kimi Antonelli (Mercedes)

GP Giappone (Suzuka, Giappone, 29 marzo) GP Miami (Miami, Stati Uniti, 3 maggio) GP Canada (Montreal, Canada, 24 maggio) GP Monaco (Montecarlo, Principato di Monaco, 7 giugno) GP Barcellona-Catalunya (Montmelò, Spagna, 14 giugno) GP Austria (Spielberg, Austria, 28 giugno) GP Gran Bretagna (Silverstone, Regno Unito, 5 luglio) GP Belgio (Spa-Francorchamps, Belgio, 19 luglio) GP Ungheria (Hungaroring, Ungheria, 26 luglio) GP Paesi Bassi (Zandvoort, Paesi Bassi, 23 agosto) GP Italia (Monza, Italia, 6 settembre) GP Spagna (Madrid, Spagna, 13 settembre) GP Azerbaigian (Baku, Azerbaigian, 26 settembre) GP Singapore (Marina Bay, Singapore, 11 ottobre) GP Stati Uniti (Austin, Stati Uniti, 23 ottobre) GP Messico (Città del Messico, Messico, 30 ottobre) GP Brasile (San Paolo, Brasile, 6 novembre) GP Las Vegas GP (Las Vegas, Stati Uniti, 19 novembre) GP Qatar (Lusail, Qatar, 27 novembre) GP Abu Dhabi (Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti, 4 dicembre)

De Gasperi negli anni della prova: la Biblioteca Vaticana come rifugio e preparazione

La Biblioteca Vaticana non è stata per De Gasperi un luogo di esilio. Storiografia e pubblicistica hanno parlato per lui di “esilio interno” e cioè della condizione di chi – pur restando nel proprio Paese – è escluso dalla vita politica, non può partecipare al dibattito pubblico (De Gasperi scrisse molto ma sotto pseudonimo) e vive una complessiva emarginazione sociale. Dunque, l’“esilio interno” cui fu costretto deve riferirsi all’Italia dominata dal fascismo. Al contrario, tra “le mura del Vaticano” trovò “protezione”, grazie all’insistenza presso il Papa del suo vescovo, mons. Celestino Endrici, del prefetto, mons. Giovanni Mercati e di altri amici: la Biblioteca costituì per lui uno spazio di libertà e di contatti che mitigò l’”esilio interno”. Lo definì egli stesso “l’unico rifugio europeo rimasto a Roma”: libri, riviste, dibattiti che tenevano aperto uno spiraglio sul mondo e gli permisero di ricominciare a fare progetti.

La svolta interiore: la condanna del 1927

Il momento decisivo nella formazione del De Gasperi degli anni Trenta non fu l’ingresso in Vaticano, ma la condanna a quattro anni di prigione pronunciata nel maggio 1927. La sentenza lo colse di sorpresa: si era già rassegnato all’irrilevanza politica, convinto che i fascisti non avessero motivo di colpire chi aveva già deposto le armi. La notte seguente al verdetto — raccontata in una lettera straziante alla moglie Francesca — la trascorse senza sonno, senza lacrime, senza preghiera, solo invocando il nome di Dio. Solo all’alba, alla luce che filtrava sul cortile del carcere, cominciarono a scendere le lacrime e con esse un pensiero che avrebbe segnato tutto il resto della sua vita: “Iddio non può essere ingiusto né crudele. Egli ci ama e fa di noi qualcosa che oggi non comprendiamo”. Quella condanna lo fece sentire come un essere “ributtato nel vortice del mondo” per volontà di una Provvidenza imperscrutabile. Paradossalmente, furono i fascisti stessi a restituire a De Gasperi un senso di missione.

Nelle sessanta lettere scritte durante la detenzione, alimentate dalla lettura dei Salmi, dei Vangeli, delle Confessioni di Agostino e dell’Imitatio Christi, si compì non tanto una conversione alla tradizione cattolico-liberale, come pure è stato scritto, quanto una conversione in senso propriamente religioso: un approfondimento della fede che si tradusse in uno sguardo nuovo sulla realtà storica, più pacificato e al tempo stesso più acuto.

Il problema della Chiesa e della libertà

Da quella svolta interiore discese anche una riflessione originale e coraggiosa sul rapporto tra Chiesa cattolica e democrazia. Per gli ex popolari, e non solo per loro, era difficile non vedere nella Chiesa un ostacolo: il Partito popolare era stato abbandonato al suo destino, Sturzo era stato indotto ad andare in esilio su intervento diretto del Papa, e i Patti Lateranensi del 1929 sembravano consacrare la collaborazione tra fascismo e Santa Sede. La tesi dominante — sostenuta con forza da Benedetto Croce nella sua Storia d’Europa nel XIX secolo del 1932 — era che la religione trascendente e le istituzioni ecclesiastiche fossero strutturalmente incompatibili con la libertà moderna.

De Gasperi attaccò questa tesi su un terreno che gli altri cattolici avevano abbandonato, pubblicando sotto pseudonimo su “Studium” una recensione critica del libro. Riconosceva i meriti culturali di Croce, ma ne contestava il riduzionismo storico: chiudendo la libertà in una sorta di “tempio filosofico”, egli aveva ignorato il contributo profondo che la Chiesa aveva dato, attraverso secoli di silenziosa penetrazione delle anime, alla formazione della coscienza di libertà e uguaglianza che è alle radici della democrazia moderna. A suffragio della tesi, De Gasperi citava fonti non sospette di simpatie cattoliche, come lo storico protestante James Bryce, e si appoggiava alla riflessione dell’oratoriano francese Alphonse Gratry, che aveva proposto una rilettura cattolica della Rivoluzione francese come esito di un lungo progresso morale al quale la Chiesa aveva concorso.

La stessa Rerum Novarum — la “famigerata enciclica” secondo Croce — veniva riletta da De Gasperi non come un documento di nostalgica reazione antiliberale, ma come la prova che, al di là delle scelte diplomatiche contingenti, la spinta profonda della Chiesa andava nella direzione della libertà della persona, dell’uguaglianza, dell’autonomia delle comunità locali e delle associazioni rispetto allo Stato: tutte premesse della democrazia di massa.

Il disegno politico e la scommessa sul futuro

Questa riflessione non era meramente apologetica, bensì costituiva la base di un disegno storico-politico preciso. De Gasperi era convinto che, per potere tornare a fare politica democratica dopo il fascismo, i cattolici avessero bisogno di una Chiesa che accettasse la democrazia; e che a questa accettazione la Chiesa fosse spinta non da calcolo tattico, ma dalla sua natura più profonda. La condanna dell’Action Française nel 1926 — che aveva mostrato la presenza di anticorpi cattolici contro la simbiosi con le destre — era per lui un segnale incoraggiante. Il Concordato del 1929 fu giudicato un “matrimonio di interesse”, anacronistico nei metodi e miope nella sostanza, ma il Trattato che chiudeva la questione romana era invece un fatto positivo, perché rimuoveva un ostacolo storico alla futura presenza autonoma dei cattolici.

Diversamente da Sturzo e da molti altri ex popolari, De Gasperi non commise l’errore di valutare la Conciliazione solo sul piano politico immediato, ma neppure cedette alle illusioni di chi pensava di poter “cattolicizzare dall’alto” l’Italia attraverso un accordo di vertice tra potere religioso e potere statale. Nella società di massa, argomentava, nessun accordo tra poteri regge senza il coinvolgimento dal basso dei fedeli, il che esigeva una presenza politica organizzata dei cattolici capace di confrontarsi alla pari con le altre tradizioni ideologiche — quella liberale e quella socialista — senza subalternità a nessuna delle due.

Una lezione di metodo

Il contributo più originale di De Gasperi non fu la difesa di questa o quella formula politica, ma la capacità di interpretare il momento storico con una visione di lungo periodo. La durezza della prova rappresentata dal carcere forgiò la speranza nella fede, oltre il dolore. Dal buio del carcere smise di pensare come l’ex segretario di un partito sconfitto e cominciò a ragionare quasi da futuro leader della politica italiana e persino, sotto certi aspetti, anche da Papa: capace cioè di vedere quali fossero i veri interessi della Chiesa meglio di chi in quel momento la guidava. Fu questa visione, più che qualsiasi calcolo tattico, la premessa remota e decisiva della Democrazia Cristiana del dopoguerra.

La strage silenziosa: i morti sul lavoro in Italia

Un’emergenza strutturale

Nel biennio 2025-2026, il tema dei morti sul lavoro in Italia, oltre a rappresentare una ferita aperta, si configura come una vera e propria emergenza nazionale. Nonostante gli annunci e gli impegni istituzionali, il fenomeno continua a manifestarsi con una regolarità tale da assumere un carattere strutturale.

Il bilancio del 2025, secondo i dati INAIL e quelli degli osservatori indipendenti, è drammatico: circa 1.093 vittime, che diventano oltre 1.450 se si includono i decessi “in itinere”, ovvero quelli avvenuti nel tragitto tra casa e lavoro. Per quanto riguarda il 2026, i dati di gennaio mostrano un segnale incoraggiante, con una riduzione del 43% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Tuttavia, gli esperti invitano alla prudenza, sottolineando come sia prematuro parlare di una reale inversione di tendenza.

I settori più colpiti e il fattore anagrafico

I settori più colpiti restano l’agricoltura, l’edilizia e la logistica. In agricoltura, una delle principali cause di morte è rappresentata dal ribaltamento dei trattori; nell’edilizia, dalle cadute dall’alto; nella logistica, da incidenti legati alla movimentazione delle merci e ai ritmi di lavoro intensi.

A questo quadro si aggiunge un elemento particolarmente preoccupante: l’aumento delle vittime tra gli over 60. Circa una vittima su tre appartiene a questa fascia d’età, segnale evidente di come molte persone siano costrette, per necessità economiche, a rimanere in attività anche in contesti ad alto rischio.

Le risposte normative e i nuovi strumenti

Negli ultimi anni sono stati introdotti diversi strumenti normativi per contrastare il fenomeno. Tra questi, la cosiddetta “Patente a crediti”, che entrerà a pieno regime nel 2026 e prevede la decurtazione di punti in caso di violazioni in materia di sicurezza sul lavoro.

Un altro intervento riguarda la digitalizzazione dei controlli, basata sull’interscambio di dati tra INAIL e ASL, con l’obiettivo di rendere le ispezioni più mirate ed efficaci attraverso sistemi di gestione del rischio. Importanti novità sono state introdotte anche in tema di responsabilità nei subappalti, con il Decreto Legge 159/2025, che rafforza il ruolo del committente nella vigilanza sulla sicurezza.

Infine, si segnala l’introduzione dell’obbligo di registrazione dei “near miss”, ovvero dei mancati infortuni: eventi che non hanno causato danni, ma che rappresentano segnali di potenziali pericoli.

Le criticità ancora aperte

Nonostante questi progressi, persistono numerose criticità. In primo luogo, non è stato ancora introdotto il reato di omicidio sul lavoro nei casi di omissione dolosa, sul modello dell’omicidio stradale.

Inoltre, il numero degli ispettori resta insufficiente, con la conseguenza che i controlli risultano ancora troppo limitati rispetto al numero di imprese attive. La formazione sulla sicurezza, spesso, si riduce a un adempimento formale, privo di reale efficacia.

Particolarmente vulnerabili risultano i lavoratori stranieri, che presentano un rischio di infortunio doppio rispetto agli italiani, a causa delle barriere linguistiche e della maggiore esposizione a lavori gravosi e pericolosi.

Informazione e percezione del rischio

Un ruolo non secondario è svolto dai mezzi di informazione. Nella maggior parte dei casi, l’attenzione mediatica si concentra sulle grandi tragedie, come quelle che avvengono nei cantieri più importanti, mentre il singolo decesso quotidiano viene relegato a breve notizia di cronaca.

Questo fenomeno, definito “normalizzazione del rischio”, contribuisce a far percepire tali morti come eventi inevitabili, anziché come gravi violazioni di diritti fondamentali.

Non si può inoltre ignorare il tema dell’influenza economica: alcune grandi aziende, spesso coinvolte in sistemi complessi di subappalti, sono anche importanti inserzionisti pubblicitari, il che può incidere, almeno in parte, sulla copertura mediatica.

Il nodo dei subappalti

Il nodo dei subappalti resta centrale. Il meccanismo del subappalto “a cascata”, in cui un appaltatore subappalta ulteriormente i lavori, è stato incentivato anche da direttive europee volte a favorire la concorrenza. Tuttavia, questo sistema presenta evidenti criticità in termini di sicurezza e controllo.

Secondo molti esperti, sarebbero necessarie alcune misure correttive urgenti:

  • vietare il subappalto nei lavori ad alto rischio;
  • imporre l’internalizzazione delle attività principali, obbligando le aziende a svolgere con personale proprio almeno il 70% delle lavorazioni;
  • escludere dalle gare le imprese che frammentano artificialmente gli appalti in una molteplicità di contratti per eludere i controlli.

Una responsabilità collettiva

In un Paese avanzato, ogni morte sul lavoro rappresenta una sconfitta collettiva. Si tratta di tragedie che ledono diritti fondamentali e generano lutti profondi, spesso evitabili.

Con adeguate politiche di prevenzione, controlli efficaci e una reale volontà politica, questo fenomeno potrebbe essere drasticamente ridotto.

La povertà non è destino

La rimozione collettiva

La povertà è la grande rimossa del nostro tempo. Non entra davvero nelle agende pubbliche, anche se affiora in ogni crocicchio, nei volti scavati, nei vagiti di dolore che non trovano pietas, attenzione collettiva né sbocco nelle scelte comuni. E invece bisognerebbe dirlo senza esitazioni: non è una predestinazione. Non è una colpa. Non è una tara. Non è il destino naturale di chi resta indietro.

Per favore, non disturbateci con le vostre tentazioni da energumeni su nozioni geometriche, “campo largo” o altro. La questione è un’altra, ed è persino più semplice di quanto la si complichi ad arte: quali strumenti vogliamo mettere in campo? Quale idea di giustizia sociale siamo ancora disposti a difendere? La macchina massmediale, dal canto suo, troppo spesso non illumina: stritola, semplifica, obnubila. Trasforma la disuguaglianza in brusio di fondo, l’ingiustizia in materiale da talk, mentre ogni proposta strutturale viene sospettata, delegittimata, svuotata prima ancora di arrivare a un confronto serio.

Scendere dove il dolore abita

Allora mettete gli stivali e scendete negli anfratti della storia, nei quartieri dimenticati, nelle case in cui il lavoro non basta più a risalire la china, con il carrello della spesa diventato una contabilità dell’umiliazione e la precarietà che non è più una formula sociologica, ma una ferita che si rinnova ogni mattina.

È lì che le istituzioni dovrebbero tornare a indossare il grembiule del servizio. È lì che servirebbe un sussulto di democrazia vera, sostanziale: un tavolo interparlamentare capace di misurarsi non con l’impulso dietrologico, non con il tatticismo, non con le convenienze di parte, ma con idee di cambiamento e misure concrete di giustizia sociale.

Le risposte possibili, il dovere della politica

Può il salario minimo essere una risposta sensata a un’inflazione che erode il potere d’acquisto e piega milioni di precari? Può esserlo un reddito di sostegno per chi arranca, liberato finalmente dalla caricatura che lo riduce a strumento pavloviano, a merce di scambio, a dispositivo clientelare?

Sono domande serie. E chiedono rigore, visione, coraggio. Ora basta davvero. Il referendum è già storia, al di là dei vincitori e dei vinti. Restano le disuguaglianze. Restano i corpi sfiniti di chi non entra in nessuna narrazione vincente. Resta questa ferita sociale che continuiamo a nominare troppo poco e a guardare ancora meno.

E allora il punto è semplice e brutale: una classe dirigente che non assume tutto questo come emergenza democratica non è soltanto miope. È complice. E un Paese che si abitua ai suoi poveri, prima di perdere giustizia, perde la sua anima.

Torna la via giudiziaria al potere?

Il ritorno di uno schema già visto

È un po’ come l’arrivo della primavera e del conseguente cambio dell’ora solare. Prima fa breccia la vecchia tentazione “frontista” – l’ultima fu la decadente e triste “gioiosa macchina da guerra” del sempreverde Achille Occhetto nel 1994 – e poi, come da copione, decolla anche la “via giudiziaria al potere”. Che, come ovvio, non viene declinata dai partiti ma viene platealmente sostenuta e anche incoraggiata dagli stessi partiti. Prevalentemente dai partiti della sinistra radicale, estremista, massimalista e, a maggior ragione, da quella populista e manettara. Anche se nel passato queste tesi erano platealmente sostenute ed incoraggiate anche da partiti di destra.

L’incognita dell’offensiva giudiziaria

Ora, dopo il violento e spietato confronto referendario a colpi di insulti, attacchi personali, minacce ed intimidazioni, è partita puntuale l’offensiva giudiziaria. Nessuno sa, ad oggi, quali effetti concreti avrà e dove e come colpirà. Una nuova, e diversa come ovvio e scontato, tangentopoli? Un attacco più mirato ad una sola parte politica, come può essere più facilmente prevedibile? Oppure una iniziativa ancora più raffinata e circoscritta che colpisce al cuore l’avversario o nemico politico che è stato ben individuato in questa furiosa e, appunto, violenta campagna elettorale referendaria? Nessuno lo sa, oggi. Lo sapremo solo nelle prossime settimane a seconda delle pieghe che assumerà l’iniziativa giudiziaria.

Il nodo politico e culturale

Ma quello su cui vale la pena soffermarsi oggi è un’altra questione. Un tema che attiene al versante squisitamente politico. E anche culturale. Detto con parole semplici e immediatamente comprensibili, c’è qualche partito, o addirittura una coalizione politica, che si assumerebbe la responsabilità di teorizzare o di individuare nella “via giudiziaria al potere” lo strumento decisivo per vincere le elezioni e abbattere il nemico? Ci sono, cioè, partiti o coalizioni politiche che salutano positivamente ed incoraggiano l’abbattimento del nemico attraverso lo strumento giudiziario?

Noi sappiamo, è la storia che lo dice, che ampi settori della sinistra italiana sono molto sensibili a questo storico richiamo. Lo dice la storia democratica del nostro Paese e non supposizioni astratte o virtuali. Lo dicevano già molti democristiani nel secolo scorso – tra tutti Carlo Donat-Cattin e Francesco Cossiga – quando esisteva già una magistratura politicizzata legata al vecchio Pci, ma non lo era ancora come oggi in modo così plateale e pubblico. Per chi avesse dei dubbi al riguardo, è appena sufficiente rivedere le immagini di gioia e di tifo al Tribunale di Napoli dopo la vittoria del No per averne la persino plateale conferma.

Democrazia, giustizia e responsabilità

Sono domande, queste, che non possono essere banalmente o qualunquisticamente eluse o, peggio ancora, aggirate. Anche perché il nuovo scenario politico che si è aperto dopo il voto referendario richiede risposte precise, puntuali e pertinenti da parte dei vari partiti e dei rispettivi schieramenti.

E, soprattutto, per la semplice ragione che proprio dal rapporto concreto tra la politica e la giustizia, al di là della propaganda e dell’ipocrisia che hanno caratterizzato l’intero confronto referendario, passa uno degli snodi decisivi per misurare la qualità della nostra democrazia e la credibilità delle nostre istituzioni democratiche. E, soprattutto, questa volta sì, del rigoroso e quasi dogmatico rispetto dei valori e dei principi scolpiti nella nostra Costituzione.

Il dopo referendum: un uso accorto del risultato

Una lezione per la destra, La misura che serve alla sinistra

Ora si dovrebbe fare un uso accorto del risultato referendario. La destra dovrebbe cercare la radice non troppo nascosta della sua sconfitta: l’eccesso di baldanza e quell’allineamento a Trump che l’italiano medio, credo, consideri un pallone gonfiato quando è in vena di minimizzare e un pericolo pubblico quando è più in ansia.

La sinistra, a sua volta, dovrebbe cantare vittoria sì, ma non troppo, e considerare che, di qui alla vittoria elettorale, ce ne corre e che per arrivare fin lì occorrerebbe non fidarsi troppo della propria pancia. Si spera che lo facciano tutti e due.

Il dato inatteso dell’affluenza

Quello che, però, colpisce di più (e impegna di più) è il dato dell’affluenza, cioè l’aspetto che nessuno si aspettava. Eravamo abituati ad affacciarci tutti quanti su di un elettorato svogliato, diffidente, di malumore un po’ verso tutti quanti. Invece, non appena si comprende che la disputa politica può essere cruciale e tocca temi che, in un modo o nell’altro, stanno a cuore a tutti, scatta la molla di quello che, un tempo, si chiamava senso civico.

Cosa che dice molto, agli uni e agli altri, e invita a cercare di capire come si possano costruire istituzioni più solide e costumi più sobri a partire da questa così inattesa partecipazione agli affari di Stato.

I gesti necessari dopo il voto

Per onorare un riscontro così prezioso occorrerebbe però anche qualche gesto. Per esempio, che dalle parti del governo si avviasse una rivisitazione (auto)critica che andasse oltre le dimissioni dei più indifendibili. E ancora, che nei raduni dei magistrati non ci si mettesse a cantare e inveire come se fossero sul palco di un comizio.

 

Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 26 marzo 2026

[Articolo qui fiproposto per gentile concessione del dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

Il voto e le sue ombre lunghe

Il rispetto del voto e il nodo dell’interpretazione

Il popolo si è espresso chiaramente nel referendum. Al di là di come ciascuno ha votato e delle relative motivazioni, ne va preso atto con pieno e sincero rispetto democratico.

Questione molto più complicata, a mio parere, è come interpretare questo voto. “Un voto di difesa della Costituzione”, dicono tanti amici. In parte è stato certamente così.

La norma bocciata lasciava trasparire intenti poco trasparenti ed è stata accompagnata da posizioni inaccettabili da parte di molti esponenti del Governo e della destra. Vero.

Resta, però, largamente inattuato il principio costituzionale del “giusto processo”, sancito – a garanzia dei diritti dei cittadini ed in coerenza con la democrazia liberale – proprio dall’articolo 111 della Costituzione: “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale.”

Riforme mancate e memoria storica

La discussione su un equilibrato assetto della giustizia, sulla sua coerenza con i principi della democrazia liberale e sul suo ruolo nel novero dei poteri di cui parla la Costituzione, non nasce certo con le iniziative di questo Governo.

Solo per citare un riferimento alla nostra storia politica, la Democrazia Cristiana aveva avanzato, nel marzo del 1974, una proposta di legge per la modifica dell’articolo 104 della Costituzione, a prima firma di Gerardo Bianco e, tra gli altri, di Tina Anselmi. Prevedeva, tra l’altro, un Consiglio Superiore della Magistratura composto da un terzo di togati e due terzi di laici, con il Ministro della Giustizia al posto del Procuratore Generale.

Ogni riforma della Costituzione esige tuttavia uno sforzo sincero di confronto e di “nobile compromesso” parlamentare, come fecero i Padri e le Madri costituenti, pur in un’epoca di forte conflitto ideologico.È quanto pare evocare anche il Presidente della Repubblica quando richiama, spesso inascoltato, la necessità di un rinnovato “spirito costituente”.

Le responsabilità politiche e il congelamento della giustizia

Uno sforzo che in questo caso non c’è minimamente stato, per principale, anche se non esclusiva, responsabilità del Governo Meloni.

Le conseguenze si sono viste e si vedranno, innanzitutto con il congelamento, per molto tempo, dello status quo nell’assetto della giustizia. Il voto referendario è sacro e va rispettato. Ed è un bene che si sia espresso con percentuali superiori al previsto.

Ma per interpretarlo correttamente occorre ricordare anche che negli ultimi anni gli italiani hanno respinto la riforma costituzionale del 2016 e, nel 2020, hanno invece approvato la drastica riduzione del numero dei parlamentari, animata da una evidente pulsione anti-casta.

Una riforma che ha ridotto ulteriormente il ruolo delle Camere rispetto al Governo e reso più distante il rapporto tra elettori ed eletti.

Fiducia nella magistratura e crisi della politica

Sorge allora un dubbio: forse ha ragione Gherardo Colombo, quando osserva che “gli italiani si fidano di più della magistratura che dei politici”.

Di tutti i politici, si deve intendere. Nasce qui un ulteriore interrogativo, tutto politico, sul significato del voto. Ci sono davvero elementi solidi per ritenere che il successo del NO costituisca la premessa per una futura vittoria elettorale del cosiddetto campo largo?

Le prime analisi, come quelle dell’Istituto Cattaneo, invitano alla prudenza: le certezze sono poche.

Un voto complesso e un futuro incerto

Finita la campagna referendaria, restano i problemi strutturali del Paese.

Resta la necessità di una visione europea e internazionale, in un tempo segnato dal disordine globale, dalle crescenti disuguaglianze e dalla crisi della stessa democrazia.

È su questo terreno che si giocherà la possibilità di capitalizzare un voto così complesso.

Non sarà una passeggiata per un’opposizione che, ad oggi, non dispone di una visione comune, chiara e condivisa. E non basterà certo rilanciare lo strumento delle primarie.

Senza fatti nuovi, profondi e credibili sul piano della rappresentanza e delle idee, la destra – pur indebolita – resterà competitiva.

E molti entusiasmi di queste ore, in vista del 2027, rischiano di rivelarsi prematuri, se non fuorvianti.

Politica italiana: musica maestro!

Dopo il referendum che fare?

Il referendum è finito con lo sguardo mesto degli sconfitti e con i tripudi dei vittoriosi. C’è da scommettere che per un bel po’ nessuno si azzarderà a ritoccare il filo spinato della giustizia. A ricaduta, ci sono state un po’ di dimissioni nel Governo per un profilo di opportunità che poteva anche essere avvertito con maggiore tempestività. Ci sarà una pausa appena, per ritemprarsi, per poi tornare allo scontro sulla legge elettorale e per le elezioni amministrative, e avanti così. 

Più che un sentimento di riconciliazione o di produttiva convergenza sui punti possibili tra maggioranza e opposizione, la sensazione è che si continuerà con l’arte della bava alla bocca per mordere l’avversario sempre e comunque. Non si comprende bene se sull’esito referendario abbia prevalso il metodo induttivo che muove da un caso particolare per confezionare una teoria generale o se al contrario abbia prevalso il buon Aristotele che deduttivamente partiva da una premessa generale per giungere ad una conclusione particolare. 

È stata Gaza, la guerra in Iran, la crisi del passaggio nello stretto di Hormuz, l’appassimento dell’ONU e chi più ne ha più ne metta a condizionare il voto sulla giustizia? O la difesa dello status quo della giustizia è stato, ma solo di rimando, un segnale anche per dire di una più generale protesta avverso un resto del mondo che non gira più come si vorrebbe?

Un appello ancora inascoltato

A casa nostra la politica della mano tesa all’altro non trova spazio, appena stendi la mano l’altro te la schiaffeggia se non riesci a ritrarle per tempo, memore del vecchio gioco delle “mani calde” o “rosse” che siano.

Le parole sono in servizio come lance piuttosto che tornare alla funzione di dialogo. Vocali e consonanti servono come pietre, rampini per assalire l’avversario piuttosto che per spiegarsi. La capacità di dirigersi verso il pensiero dell’altro, con l’ascolto che comunque merita, si è smarrita nel panorama politico nazionale. Del resto suona sempre di più facile immediatezza un andare incontro alla morte piuttosto che alla vita.

Tutti temono il “melting pot”, la possibilità di convivere pacificamente preferendosi insistere solo sulle differenze, un reclamo di identità di chi teme evidentemente di non averne mai abbastanza di robusta e definita, di chi è terrorizzato ad essere influenzato dall’altro potendone trovare semmai qualcosa di buono. Il metodo democratico suona di sconcezza, il confronto inteso come affronto. Nessuno che si curi di educare le nuove generazioni a qualcosa di diverso dalle risse attuali.

Aria di future battaglie

Il tutto potrebbe tradursi nella immagine del “Campo di grano con corvi” di Van Gogh. Il giallo del grano che primeggia è minacciato da corvi di morte sempre in agguato. Il grano di vita non è oggi che una grana da evitare. Nel pedagogico film “La notte di San Lorenzo” fascisti e partigiani si scontrano violentemente nei campi, nascosti tra i covoni, trucidandosi. Uno dei contendenti viene, in una trasposizione immaginaria, trafitto addirittura da una serie di giovellotti. Il commento musicale è il “Dies irae”, non roba da poco.

Il campo di grano della politica attuale assomiglia troppo spesso piuttosto ad un campo di guano, ma non tutto sarebbe per questo perduto. La speranza infatti è che il guano è un formidabile fertilizzante per raccolti migliori. Guai a noi se non fosse così. Anche De André su campo di grano ha avuto qualcosa da dire non proprio di elettrizzante.

Il frumento viene dal latino “frugimentum” che richiama il fruire, il godere di qualcosa, insomma un’accezione positiva della faccenda che potrebbe essere di sana ispirazione. La sua spiga è una punta che non ferisce ma produce ricchezza di futuro. Non è, dunque, la sfiga da cui guardarsi.

Anche la stampa ha la sua pesantissima  responsabilità con titoli ad effetto e commenti marcati di ironico disprezzo verso questo o quello dei protagonisti in scena. La nave Concordia affondò con le vittime che sappiamo. Nel nostro paese salviamo l’ultimo briciolo di concordia ancora in campo prima che sia troppo tardi.

Amicizie in biblioteca. Giordani e De Gasperi negli anni della Biblioteca Vaticana

Un rifugio nel cuore del Vaticano

Tra il 1928 e il 1944 Igino Giordani operò stabilmente presso la Biblioteca Vaticana; Alcide De Gasperi vi entrò nel 1929, restandovi fino al 1943. Non si trattò di un semplice impiego amministrativo: per entrambi, e per molti altri, la Biblioteca rappresentò un luogo di protezione negli anni più duri della persecuzione fascista. L’assunzione di De Gasperi avvenne grazie all’interessamento di figure autorevoli del mondo cattolico, con il decisivo sostegno del prefetto mons. Giovanni Mercati e il consenso di Pio XI. In quegli anni la Vaticana si configurò come un vero refugium peccatorum, accogliendo studiosi colpiti per motivi politici o razziali.

Lavoro, traduzioni e necessità

La permanenza in Biblioteca non esentava dalle difficoltà materiali. De Gasperi, reduce dal carcere e provato nella salute, dovette affiancare al lavoro ordinario una intensa attività di traduzione, soprattutto dal tedesco, collaborando a opere di rilievo editoriale. Anche Giordani, come egli stesso ricorda nelle Memorie, era costretto ad arrotondare con traduzioni dai Padri della Chiesa. L’episodio dei “più bricchi”, ricordato con ironia, restituisce il clima di precarietà ma anche di dignitosa operosità che caratterizzava quel gruppo di intellettuali.

Un politico tra i libri

Giordani offre un giudizio netto: De Gasperi non fu mai un vero bibliotecario. Rimase sempre, nella sostanza, un politico. Lo attestano sia le sue stesse confidenze sia il giudizio espresso dallo stesso Giordani, che lo considerava inadatto al lavoro tecnico di catalogazione. Tuttavia, proprio l’esperienza in Biblioteca gli consentì di mantenere e ricostruire una rete di relazioni. Emblematica fu l’Esposizione mondiale della stampa cattolica del 1936, organizzata operativamente da De Gasperi: un’occasione per riannodare contatti e riattivare circuiti intellettuali e politici.

Vigilanza e sospetto

Il contesto non era neutrale. Le testimonianze di Giordani documentano un clima di sorveglianza costante, con episodi di perquisizione e intimidazione anche all’ingresso del Vaticano. Particolarmente significativa è la vicenda della Scuola di Biblioteconomia, promossa dallo stesso Giordani, che divenne uno spazio di protezione per numerosi ebrei. Il regime ne era consapevole e reagì con attacchi pubblici e minacce, confermando il valore politico di quella attività apparentemente accademica.

Una fucina di pensiero

La Biblioteca Vaticana non fu soltanto un luogo di studio, ma un ambiente di intensa elaborazione culturale e politica. Le testimonianze parlano di discussioni vivaci, soprattutto nel reparto catalogo, tanto da essere talvolta richiamate al silenzio. In quel contesto maturò una riflessione critica sul regime e sul destino dell’Europa. Dopo l’8 settembre 1943, tali energie confluirono nella stampa clandestina e nelle prime iniziative organizzate del cattolicesimo politico.

Dottrina sociale e metodo storico

Gli anni della Vaticana furono decisivi anche sul piano intellettuale. Giordani vi compose le sue opere sul messaggio sociale del cristianesimo; De Gasperi elaborò il volume sulla preparazione della Rerum novarum, distinguendo con rigore tra ricostruzioni leggendarie e dati documentati. L’ambiente bibliotecario contribuì a formare in lui un metodo fondato sulla verifica delle fonti, sulla prudenza interpretativa e su una solida coscienza storica.

Dalla formazione alla proposta politica

Le radici di questo percorso affondavano già nell’esperienza del Partito Popolare e nel viaggio del 1921 in Germania, a contatto con il Zentrum. Tuttavia, fu negli anni trascorsi in Biblioteca che si consolidò una sintesi più matura tra cultura cristiana e responsabilità politica. Dopo il 1943, tale maturazione si tradusse nella definizione dell’identità della Democrazia Cristiana, fondata sul primato della persona, sulla libertà sostanziale e su una concezione sociale della proprietà.

Un’amicizia operosa

Nel contesto della Vaticana si sviluppò dunque un rapporto umano e intellettuale di grande rilievo. Non si trattò soltanto di una convivenza professionale, ma di una collaborazione feconda in un tempo di prova. La Biblioteca Apostolica Vaticana si rivelò, in questo senso, non solo rifugio ma fucina: luogo in cui si prepararono uomini, idee e relazioni destinati a incidere nella ricostruzione democratica dell’Italia.

“La più piccola”, nella vita di Fatima, musulmana e omosessuale

Roma, 26 mar. (askanews) – “La più piccola”, il film in concorso al Bif&st e dal 23 aprile nei cinema italiani, racconta l’accettazione della propria omosessualità da parte di una ragazza francese di origini algerine profondamente credente. Con il ruolo di Fatima l’esordiente Nadia Melliti ha vinto la Palma d’oro del festival di Cannes. A dirigerla l’attrice e regista Hafsia Herzi.

Fatima, diciassette anni, è la più piccola di tre sorelle in una famiglia musulmana. Cresciuta tra affetto familiare e tradizioni, affronta il delicato equilibrio tra preghiere sussurrate e sogni proibiti. L’attrice ha spiegato: “Questa ragazza prima di fare un coming out fa un coming in, nel senso che deve prima di tutto accettare la propria identità, perché ha in qualche modo un’omofobia interiorizzata. Il film è l’adattamento di un romanzo autobiografico di Fatima Daas, che ha più volte detto che per lei era un dovere scrivere questo libro, perché quando era giovane non era rappresentata in nessun modo. E la regista voleva dare una voce a questa comunità”.

Nel suo viaggio Fatima conosce un’altra Parigi, scopre un mondo fino ad allora sconosciuto, incontra l’amore, sperimenta se stessa in una nuova veste. “Io amo tutto ciò che disturba e questo argomento è un tabù soprattutto in Francia. Il personaggio è complesso ma io penso che bisogna in qualche modo ‘disturbare’ per svegliare le coscienze delle persone, per farle evolvere”.

Rigenerazione urbana, Inarcassa: “Serve svolta normativa subito”

Taranto, 26 mar. (askanews) – La rigenerazione urbana torna al centro del dibattito nazionale, in occasione della “seconda giornata della Rigenerazione Urbana” a Taranto. La Fondazione Inarcassa promuove il progetto con il suo nuovo Manifesto diviso in sei punti. Un appello diretto alla politica per superare lo stallo normativo e trasformare quella che oggi è un’opportunità, in una leva concreta di sviluppo economico, sociale e ambientale.

Al cuore del documento, la richiesta di una legge quadro nazionale capace di uniformare regole e procedure, affiancata da una cabina di regia unica per la gestione dei fondi e da un deciso cambio di passo sulla qualità dei progetti. Un tema reso ancora più urgente dai dati sul consumo di suolo: solo in Puglia, nel 2024, sono stati persi oltre 800 ettari di territorio naturale.

Il commento di Andrea De Maio, Presidente di Fondazione Inarcassa: ” La giornata della rigenerazione urbana, di cui a Taranto presentiamo la seconda edizione, riguarda un tema molto importante e fondamentale per lo sviluppo del nostro paese. Il tema infatti di rigenerazione delle aree urbane degradate, delle aree dismesse, è un tema fondamentale e può costituire una leva anche per lo sviluppo economico dei territori.”

Sul fronte amministrativo, l’assessore all’urbanistica Giovanni Patronelli evidenzia il ruolo cruciale dei Comuni, chiamati a tradurre gli indirizzi nazionali in interventi concreti sui territori, tra semplificazione burocratica e pianificazione strategica.

L’intervista a Giovanni Patronelli, Assessore comunale all’urbanistica : “Un ultimo atto deliberativo portato in consiglio comunale riguarda proprio la riduzione del contributo di costruzione perché crediamo fortemente che bisogna ripartire anche e soprattutto mettendo in moto l’edilizia privata, ripartendo a valle della stazione De Bonos che si è esaurita con tutte queste attività legate all’edilizia e soprattutto per riqualificare e rigenerare il cuore della nostra città che è proprio la città vecchia.”

A ribadire il valore del lavoro tecnico è anche Bruna Gozzi, vicepresidente della Fondazione Inarcassa, che richiama la necessità di valorizzare i professionisti, oggi spesso frenati da procedure complesse e tempi incerti.

Le parole di Bruna Gozzi, vicepresidente Fondazione Inarcassa: “Taranto è stata scelta come città del sud ma anche come esempio di provincia italiana, quindi non soltanto tra le città metropolitane ma anche in tutto il territorio nazionale italiano. Vuol dire portare qualità nell’abitare sicuramente ma anche riappropriarsi da parte della societ à, della città e del territorio.”

Dalla qualità progettuale al partenariato pubblico-privato, passando per incentivi stabili e digitalizzazione: il Manifesto traccia una roadmap chiara. Per Inarcassa, Taranto, simbolo di città del sud e provincia italiana, fa da cornice perfetta e apre al dialogo con tutte le forze che possano portare all’attuazione dei programmi da loro previsti per lasciare in futuro un ottimo ricordo delle nostre città.

Domani sciopero giornalisti, il comunicato della Fnsi

Roma, 26 mar. (askanews) – Di seguito la nota della Fnsi in occasione dello sciopero dei giornalisti che la Federazione nazionale ha proclamato per domani.

“Oggi le giornaliste e i giornalisti tornano a scioperare per il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da dieci anni, unica categoria di lavoratori dipendenti in Italia. Questa è la seconda giornata di sciopero di un pacchetto di cinque, la terza è già proclamata per il 16 aprile. Avere un contratto rinnovato non è un privilegio. Essere pagati in modo dignitoso, dentro e fuori le redazioni, non è un privilegio. Lavorare senza precarietà permanente non è un privilegio. Fare informazione libera, professionale e indipendente, senza ricatti economici, è un diritto. Garantire condizioni dignitose per chi lavora, per chi entra nella professione e per chi ne esce è un obbligo. Assicurare un futuro all’informazione, bene comune tutelato dalla Costituzione, dall’articolo 21 intimamente connesso all’articolo 36, è un dovere sociale. Gli editori, al contrario, preferiscono scaricare i costi del lavoro sulla collettività. I numeri parlano chiaro: tra il 2024 e il 2026 hanno ricevuto 162 milioni di euro di contributi pubblici per le copie cartacee vendute; nello stesso biennio altri 66 milioni per 1.012 prepensionamenti; tra il 2022 e il 2025 hanno risparmiato circa 154 milioni sull’acquisto della carta, tra il 2024 e il 2026 avranno altri 17,5 milioni per investimenti in tecnologie innovative. Questi sono privilegi per pochissimi e per di più a carico di tutti gli italiani. Dal 1° aprile 2016, scadenza dell’ultimo contratto, è cambiato tutto: carichi e ritmi di lavoro aumentati a dismisura, prestazioni su multipiattaforma, redazioni quasi fantasma. Le retribuzioni invece sono rimaste ferme, ulteriormente erose dall’inflazione o addirittura ridotte da forfettizzazioni selvagge. Riconoscere la dignità del lavoro è il punto di partenza per un confronto serio. Invece viene descritto come un eccesso. È una narrazione sbagliata e pericolosa, che mina dalle fondamenta il lavoro e la qualità dell’informazione. Senza diritti e tutele, il giornalismo muore. E con esso la democrazia. Questo sciopero non difende privilegi. Difende un principio semplice, un diritto: il nostro lavoro vale”.

A Milano la colazione è protagonista sul tram

Milano, 26 mar. (askanews) – La colazione, per 7 italiani su 10, è un momento fondamentale della giornata. Secondo una ricerca Nielsen, condotta per conto di Mulino Bianco, il 78% degli italiani la ritiene un pasto “fondamentale” per trovare l’energia giusta per affrontare la giornata. La maggior parte delle persone sceglie una bevanda e un alimento solido, privilegiando prodotti come caffè, latte, biscotti, cereali e yogurt. Un rito che cambia nel tempo e si adatta ai ritmi degli italiani.

A tal proposito abbiamo chiesto ad Andrea Capano, Marketing Manager di Grancereale, come ci si adatti alle nuove abitudini: “I giovani, infatti, cercano sempre di più di sperimentare nuovi tipi di colazione, dove ad esempio cercano la colazione salata oppure alternative vegetali. E un trend estremamente importante è quello della crescita dei prodotti vegetali e proteici. Sta sempre di più emergendo un target attivo, dinamico, che cerca delle alternative”.

Negli ultimi anni, è cresciuta anche l’attenzione verso l’apporto proteico e in questo contesto si inserisce anche la gamma Protein+ di Grancereale, pensata per chi desidera iniziare la giornata con gusto, senza rinunciare a un adeguato contributo nutrizionale. Abbiamo allora chiesto a Capano anche come Grancereale stia evolvendo per accontentare le richieste di prodotti plant-based e proteici: “Gran Cereale è stato uno dei primi biscotti a orientarsi verso il mondo integrale, con una proposizione basata tra gusto, natura e benessere. In questo contesto, però, si è voluto evolvere per rispondere alle esigenze dei consumatori e oggi il nostro brand è un punto di riferimento per il mondo vegetale. Infatti è il primo brand ad avere un’intera gamma di prodotti biscotti, barrette e cereali 100% vegetali”.

Biscotti e barrette Protein+, protagonisti anche a bordo del tram di Alpro e Grancereale, che dal 26 al 29 marzo, circolerà per le vie del centro di Milano, portando la colazione vegetale direttamente tra le strade della città.

“L’idea del tram nasce dal desiderio di parlare in maniera concreta al nostro target di riferimento, un target estremamente attivo, dinamico, che vive una vita frenetica, in movimento, fatta di impegni tra casa, lavoro e tempo libero” ha concluso Capano.

L’iniziativa, vuole raccontare un modo diverso di vivere la colazione fuori casa, mostrando come anche in città, e persino in movimento, una colazione vegetale possa essere insieme gustosa ed equilibrata.

Fi, S.Craxi: la priorità adesso è rilanciare l’azione politica

Roma, 26 mar. (askanews) – “Adesso la priorità è rilanciare l’azione politica del partito occupandoci della prima emergenza che è quella economica anche per i riflessi dei conflitti che abbiamo quindi lavoreremo su questo. Io sono alla ricerca non di tessere ma di idee, non cerco adepti ma confronti, idee, dialogo”. Così Stefania Craxi, neo capogruppo di Fi al Senato, ha risposto ai giornalisti che le chiedevono se condivide la linea tracciata dal segretario Antonio Tajani di avviare dal mese prossimo i congressi regionali.

Centrosinistra, Schlein: grande programma unitario ascoltando italiani

Roma, 26 mar. (askanews) – Le forze progressiste arriveranno a mettere insieme “un unico grande programma per l’alternativa ma non dobbiamo farlo da soli, tra noi” o rinchiusi “nelle stanze chiuse del gruppo dirigente. Io sentirò i colleghi delle forze progressiste ma anche i comitati civici. Dobbiamo metterci umilmente all’ascolto delle persone”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein, a Piazza Pulita.

Schlein ha ribadito la sua posizione. Prima il programma e poi la leadership: “Ci metteremo d’accordo anche” sul leader. “O si fa l’accordo, come la destra, su chi prende un voto in più alle elezioni o si sceglie un’altra modalità come le primarie, a cui ho dato sempre la mia disponibiltà. Ma non è questa oggi la nostra priorità”. Nell’esito del voto al referendum sulla giustizia “c’era un messaggio a difesa della Costituzione e la richiesta di rispettarla e applicarla. Non chiudiamoci in un dibattito politicista tra noi” altrimenti “tradiamo le aspettative di chi ha votato no”. E’ stato un “messaggio politico che Meloni deve ascoltare uscendo dal Palazzo”.

Governo, Meloni chiama Mattarella e assume interim Turismo. "Onore armi" a Santanchè

Roma, 26 mar. (askanews) – Giorgia Meloni lascia passare 24 ore dalle dimissioni di Daniela Santanchè. Un tempo necessario a riflettere su come proseguire il cammino ma anche – fa notare chi ci ha parlato – per ‘sbollire’ l’arrabbiatura per il duro braccio di ferro con la ministra, con la coda del comunicato ‘velenoso’ inviato dall’ex titolare del Turismo per comunicare di “obbedire” al volere della premier.

Dunque nel pomeriggio di oggi la presidente del Consiglio, arrivata in mattinata a Palazzo Chigi, ha telefonato al presidente della Repubblica per comunicargli ufficialmente le dimissioni di Santanchè e la volontà di assumere, per il momento, l’interim. Il Quirinale lo scrive in una nota di poche righe, a cui si aggiunge a strettissimo giro il comunicato di Palazzo Chigi. In cui la premier concede, infine, l’onore delle armi a “Santanchè, che in questi anni ha lavorato con grande dedizione e ha assicurato il proprio contributo alla ripresa e al rilancio del turismo italiano”. Un ringraziamento, si percepisce, a denti stretti, magari di forma ma che, ancora questa mattina, non era dato per scontato.

Nella nota si assicura quindi che “il Governo continuerà a lavorare per sostenere e valorizzare un asset strategico dell’economia nazionale, che assicura prosperità, benessere e prestigio internazionale all’Italia”. In realtà, Meloni non dovrebbe tenere a lungo l’interim di un Ministero rilevante e complesso, per cui sarà nominato un ministro a tempo pieno. I nomi sono quelli già circolati, a partire da quello di Gianluca Caramanna, responsabile del partito per il settore e già consulente dello stesso ministero.

La giornata di oggi chiude quindi la prima fase del “repulisti” preteso da Meloni all’indomani della sconfitta. Se infatti i casi della stessa Santanchè, di Andrea Delmastro e di Giusi Bartolozzi erano quelli su cui, per la loro esposizione, era necessario intervenire con una terapia d’urto – riferiscono diverse fonti parlamentari – un rinnovamento dovrebbe essere promosso sia a livello di governo che di partito.

Intanto domani la premier riunirà il Consiglio dei ministri e sarà, probabilmente, quella l’occasione per fare anche una disamina della situazione, analizzare la sconfitta e spiegare come ripartire dalle prossime settimane. Resta ferma la sua volontà di accelerare sulla legge elettorale (su cui però gli alleati, a partire dalla Lega, sono titubanti) il cui iter in commissione alla Camera partirà il 31 marzo.

Una fretta che però, viene assicurato, non nasconde la tentazione di andare al voto anticipato. Da lunedì si rincorrono le voci di una “suggestione” per il ritorno immediato alle urne per evitare il rischio di logoramento e cogliere in contropiede il centrosinistra, che al momento non appare pronto alle urne. Qualcuno, in Fdi, pensa che potrebbe essere una strategia vincente e il suggerimento sarebbe arrivato anche alla premier, anche se Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione, smentisce nettamente: “Mai ipotizzato, non è nelle ipotesi. Finito il tempo di questa legislatura ci presenteremo agli elettori e loro sceglieranno in base a quello che abbiamo fatto”.

Meloni assume l’interim del Turismo e concede l’onore delle armi a Santanchè. Schlein: governo cade a pezzi

Roma, 26 mar. (askanews) – Giorgia Meloni lascia passare 24 ore dalle dimissioni di Daniela Santanchè. Un tempo necessario a riflettere su come proseguire il cammino ma anche – fa notare chi ci ha parlato – per ‘sbollire’ l’arrabbiatura per il duro braccio di ferro con la ministra, con la coda del comunicato ‘velenoso’ inviato dall’ex titolare del Turismo per comunicare di “obbedire” al volere della premier.

Dunque nel pomeriggio di oggi la presidente del Consiglio, arrivata in mattinata a Palazzo Chigi, ha telefonato al presidente della Repubblica per comunicargli ufficialmente le dimissioni di Santanchè e la volontà di assumere, per il momento, l’interim. Il Quirinale lo scrive in una nota di poche righe, a cui si aggiunge a strettissimo giro il comunicato di Palazzo Chigi. In cui la premier concede, infine, l’onore delle armi a “Santanchè, che in questi anni ha lavorato con grande dedizione e ha assicurato il proprio contributo alla ripresa e al rilancio del turismo italiano”. Un ringraziamento, si percepisce, a denti stretti, magari di forma ma che, ancora questa mattina, non era dato per scontato.

Nella nota si assicura quindi che “il Governo continuerà a lavorare per sostenere e valorizzare un asset strategico dell’economia nazionale, che assicura prosperità, benessere e prestigio internazionale all’Italia”. In realtà, Meloni non dovrebbe tenere a lungo l’interim di un Ministero rilevante e complesso, per cui sarà nominato un ministro a tempo pieno. I nomi sono quelli già circolati, a partire da quello di Gianluca Caramanna, responsabile del partito per il settore e già consulente dello stesso ministero.

La giornata di oggi chiude quindi la prima fase del “repulisti” preteso da Meloni all’indomani della sconfitta. Se infatti i casi della stessa Santanchè, di Andrea Delmastro e di Giusi Bartolozzi erano quelli su cui, per la loro esposizione, era necessario intervenire con una terapia d’urto – riferiscono diverse fonti parlamentari – un rinnovamento dovrebbe essere promosso sia a livello di governo che di partito.

Intanto domani la premier riunirà il Consiglio dei ministri e sarà, probabilmente, quella l’occasione per fare anche una disamina della situazione, analizzare la sconfitta e spiegare come ripartire dalle prossime settimane. Resta ferma la sua volontà di accelerare sulla legge elettorale (su cui però gli alleati, a partire dalla Lega, sono titubanti) il cui iter in commissione alla Camera partirà il 31 marzo.

Una fretta che però, viene assicurato, non nasconde la tentazione di andare al voto anticipato. Da lunedì si rincorrono le voci di una “suggestione” per il ritorno immediato alle urne per evitare il rischio di logoramento e cogliere in contropiede il centrosinistra, che al momento non appare pronto alle urne. Qualcuno, in Fdi, pensa che potrebbe essere una strategia vincente e il suggerimento sarebbe arrivato anche alla premier, anche se Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione, smentisce nettamente: “Mai ipotizzato, non è nelle ipotesi. Finito il tempo di questa legislatura ci presenteremo agli elettori e loro sceglieranno in base a quello che abbiamo fatto”.

“E’ un governo che sta cadendo a pezzi sotto il peso della propria arroganza”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein, a Piazza Pulita su La7, commenta le dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro, della capa di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi e della ministra del Turismo Daniela Santanchè. Schlein ha ribadito che si tratta di dimissioni “tardive” e ha sottolineato: “Meloni deve smettere di difendere i suoi e iniziare a difendere la dignità delle istituzioni italiane. Non pensi di cavarsela mandando via dei capri espiatori perché il peso della sconfitta del governo è tutta di Giorgia Meloni”. E “quando Santanchè dice che paga il ‘conto’ anche per altri che significa?” Che “è una faida tutta interna a Fratelli d’Italia, ma l’abbiamo visto anche oggi in Fi dove ci sono state le dimissioni di Gasparri che è stato sostituito. Si stanno sbriciolando sotto il peso della loro arroganza”.  Per Schlein il governo Meloni “è così impegnato con propri problemi e con i problemi che ha con la giustizia che non si sta occupando degli italiani”.

Calcio, l’Italia U21 travolge la Macedonia 4-0

Roma, 26 mar. (askanews) – L’Italia Under 21 batte nettamente la Macedonia del Nord 4-0 a Empoli, nella sfida valida per le qualificazioni agli Europei di categoria e aggancia momentanemante la Polonia in testa al raggruppamento. Successo convincente per gli azzurrini, padroni del gioco dall’inizio alla fine e capaci di costruire il risultato già nei primi minuti.

La gara si sblocca al 4′, quando Ndour svetta di testa su cross di Bartesaghi e firma l’1-0. L’Italia continua a spingere con continuità, colpendo anche un palo e una traversa con Lipani, e chiude il primo tempo in pieno controllo.

Nella ripresa arriva l’allungo decisivo: al 49′ Lipani raddoppia con un destro preciso dal limite, mentre un minuto più tardi Ekhator sfrutta al meglio un assist di Dagasso per il 3-0. Gli azzurrini non si fermano e continuano ad attaccare anche per migliorare la differenza reti nel girone.

Nel finale, all’85’, calcio di rigore per l’Italia per fallo su Fini: lo stesso attaccante trasforma e firma il poker.

Governo, Schlein: con Santanchè faida Fdi. E oggi è toccato a Fi. Si sbriciolano

Roma, 26 mar. (askanews) – Quando Santenchè dice che paga il ‘conto’ anche per altri che significa? Che “è una faida tutta interna a Fratelli d’Italia, ma l’abbiamo visto anche oggi in Fi dove ci sono state le dimissioni di Gasparri che è stato sostituito. Si stanno sbriciolando sotto il peso della loro arroganza”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein a Piazza Pulita.

Per Schlein il governo Meloni “è così impegnato con propri problemi e con i problemi che ha con la giustizia che non si sta occupa degli italiani”.

Governo, Schlein: governo cade a pezzi sotto sua arroganza, Meloni responsabile

Roma, 26 mar. (askanews) – “E’ un governo che sta cadendo a pezzi sotto il peso della propria arroganza”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein, a Piazza Pulita su La7, dopo le dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro, della capa di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi e della ministra del Turismo Daniela Santanchè.

Schlein ha ribadito che si tratta di dimissioni “tardive” e ha sottolineato: “Meloni deve smettere di difendere i suoi e iniziare a difendere la dignità delle istituzioni italiane. Non pensi di cavarsela mandando via dei capri espiatori perché il peso della sconfitta del governo è tutta di Giorgia Meloni”.

Fi, S.Craxi: Marina non ha mai messo in discussione leadership Tajani

Roma, 26 mar. (askanews) – “Assolutamente no, Marina non ha mai messo in discussione la leadership di Tajani”. Lo ha detto la neo presidente dei senatori di Fi, Stefania Craxi, parlando con i giornalisti a Palazzo Madama dopo l’assemblea del gruppo che l’ha eletta per acclamazione.

“Io non ho sentito Marina, nutro verso di lei lo stesso affetto e la stessa stima che nutrivano i nostri genitori l’uno con l’altro”, ha aggiunto.

Quanto al rinnovamento chiesto dalla figlia del Cavaliere, Craxi ha osservato: “Non sono un’appassionata giovanilista, non sono appassionata di quote, penso siano importanti le quote grigie e che serva sia l’esperienza degli anziani che la volontà di conquista dei più giovani”.

Tennis, Sinner batte facile Tiafoe e vola in semifinale a Miami

Roma, 26 mar. (askanews) – Jannik Sinner torna in semifinale a Miami per la quarta volta in carriera (sedicesima volta in un 1000). L’azzurro domina Tiafoe, battuto 6-2, 6-2 in un’ora e 11′ di gioco. Sinner non ha sbagliato nulla: 14 ace, una resa al servizio straordinaria, un gioco senza errori da fondo campo (33 vincenti). Domani affronterà uno tra Zverev e Cerundolo.

Con la semifinale conquistata a Miami Sinner può tornare numero 1 del ranking Atp nel prossimo torneo, il Masters 1000 di Monte-Carlo. Alcaraz adesso è a 1840 punti e il distacco può ancora ridursi se Jannik dovesse andare in finale o vincere in Florida. Con una certezza: se conquista il titolo sia a Miami che nel Principato scavalca Alcaraz a prescindere dai risultati dello spagnolo.

Tennis, Sinner: "Partita solida, sono contento del livello"

Roma, 26 mar. (askanews) – “L’inizio della partita è molto importante, sono partito con un break e ho preso fiducia”. Così Jannik Sinner dopo il successo su Tiafoe che vale la semifinale a Miami. “E’ stata una partita solida – continua – sono contento del livello. Cerco sempre di restare compatto anche mentalmente, cerco di restare calmo e sfruttare le chance che mi si propongono. E’ normale essere affamati in questo sport, mentalmente cerco di restare calmo e rilassato fuori dal campo. Voglio continuare così, è l’ultimo torneo sul veloce e sono contento di essere in semifinale”.

Mulè: schizzo di fango giudiziario contro di me, Procura Roma ne risponderà

Roma, 26 mar. (askanews) – “Uno schizzo di fango, destinato a sporcare chi lo ha lanciato, mi tira in ballo su una vicenda giudiziaria in corso. Mi aspettavo questo e mi aspetto anche molto di più dopo il risultato del referendum. Il ruolo che ho svolto da Sottosegretario alla Difesa e quello attuale in Commissione Difesa alla Camera mi ha portato e mi porta a fare un numero imprecisato di segnalazioni per trasferimenti o promozioni di appartenenti alle forze armate. Lo pretende il mio ruolo, sempre rispettando e mai forzando regole e procedure. Tutto questo solo nell’interesse del Paese. Aver fatto uscire sulla stampa il mio nome che non compare negli atti di perquisizione e sequestro, non essendo ovviamente indagato ne’ in alcun modo coinvolto in questa indagine, rappresenta un atto del quale la Procura di Roma, che si è dimostrata incapace di tutelare la reputazione di un cittadino estraneo all’indagine, sarà chiamata a rispondere. Ovviamente è del tutto casuale che ciò sia avvenuto subito dopo la campagna referendaria che mi ha visto fieramente opposto al capo di quella Procura protagonista dell’inchiesta”. Lo dichiara il vicepresidente Fi della Camera Giorgio Mulè.

Fi, S. Craxi eletta capogruppo Senato: discontinuità, nessuna rottura

Roma, 26 mar. (askanews) – “Assumo l’incarico di capogruppo con senso di responsabilità, lo svolgerò con serietà, entusiasmo e senso delle istituzioni. È una nuova tappa nella mia carriera politica. Ringrazio il segretario Tajani che ha accompagnato questo avvicendamento in ogni fase con la sua leadership, ringrazio il mio predecessore Gasparri che ha lavorato con competenza e passione. È un normale avvicendamento all’interno di un gruppo politico”.

Lo ha detto la neo presidente dei senatori di Fi, Stefania Craxi, parlando con i giornalisti a Palazzo Madama dopo l’assemblea del gruppo che l’ha eletta per acclamazione.

“Fi – ha proseguito – è una comunità ed è una comunità di valori. Ho letto ricostruzioni totalmente fantasiose. È un avvicendamento in cantiere da prima del referendum. Il referendum c’entra nella misura in cui ci siamo detti ‘non è il momento, prima scavalliamo il referendum'”.

A chi gli ha chiesto perché Gasparri si è dimesso, Craxi ha risposto: “Guardi che fare il capogruppo è logorante, uno dà anche un segnale di discontinuità ma ripeto se ne parlava da tempo. Non c’è nessuna rottura o frattura”. La neo capogruppo nega che ci sia stata una raccolta firme contro Gasparri: “Ha rassegnato le dimissioni e il gruppo mi ha eletto”.

La professoressa accoltellata da uno studente a Bergamo: non porto rabbia, tornerò a credere nei giovani

Roma, 26 mar. (askanews) – “Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili. Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande. A tutti voi, dal profondo del cuore: grazie. Grazie per avermi salvata, sorretta, pensata, custodita. Grazie per darmi la forza di guardare avanti, non indietro, e soprattutto il sogno di potercela fare ancora”. Così la prof. Chiara Mocchi, la docente accoltellata da uno studente 13enne in una scuola di Trescore (Bergamo), in una lettera aperta dettata dall’ospedale Papa Giovanni XIII di Bergamo, dove è ricoverata.

“Sto dettando queste poche righe con la voce ancora flebile, al mio legale, ma con il cuore colmo di gratitudine. Non avrei mai pensato – si legge nella missiva, diffusa dal suo avvocato Angelo Lino Murtas – che un giorno avrei dovuto raccontare un dolore così grande, né che avrei attraversato una prova così profonda. Eppure eccomi qui, ancora viva. E questo lo devo a molti di voi. In un attimo, un gesto improvviso e incomprensibile ha spezzato la quotidianità della scuola, trasformando una mattina come tante in un incubo. Quelle coltellate sul mio collo e sul mio torace avrebbero potuto fermare il mio cammino per sempre. So che addirittura la scena è stata ripresa via cellulare, è stata drammatica quanto irreale. Io stessa fatico a ricordarla senza tremare. Ma subito, attorno a me, si è mosso un mondo di coraggio e di umanità. Ai colleghi che sono intervenuti senza alcuna esitazione, rischiando personalmente per mettermi in salvo: il vostro sangue freddo e la vostra forza hanno creato una barriera tra me e la morte. Agli studenti che hanno gridato aiuto, che hanno pianto, che si sono spaventati e hanno visto qualcosa che nessuno dovrebbe vedere a tredici anni: sappiate che non porto rabbia né paura nel cuore, ma solo desiderio di rivedervi crescere sereni e protetti”.

“Al personale dell’elisoccorso, che ha bloccato un’emorragia devastante, che ha lottato contro il tempo, che mi ha restituito un battito stabile con un a lunga trasfusione, mentre la linfa della vita usciva dalle mie ferite: non dimenticherò mai le vostre mani ferme e la vostra calma. Ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari che mi hanno accolto, curato e operato con una delicatezza che va oltre il dovere: siete stati famiglia. Alle forze dell’ordine e alle autorità, presenti subito, attente, rispettose, che hanno messo ordine nel caos e garantito sicurezza a tutti. A mio fratello Giampaolo, che ha tremato, pregato, vegliato accanto a me senza mai perdere la speranza. All’avvocato Angelo Lino Murtas, che mi sta accompagnando con sensibilità e competenza in un percorso che non avrei mai immaginato di dover affrontare. Ai genitori, che mi scrivono, che mi abbracciano anche se solo da lontano, che hanno raccontato ai propri figli il valore dell’empatia e della vita. A chiunque mi sta mandando messaggi, preghiere, pensieri, anche senza conoscermi: li ho sentiti arrivare tutti, uno per uno, come fili che mi hanno ricucito l’anima. Oggi sono ancora debole, la voce è un soffio, il corpo ha ferite profonde ancora fresche. Ma il mio spirito è vivo. E questa vita è un dono che non sprecherò”.

“So che quanto accaduto ha sconvolto molti di voi. Ha generato paure, domande, forse persino scoramento. Per questo vi dico: non lasciamoci vincere dal buio. Ai miei amati alunni, non fermatevi, non arrendetevi, studiate e preparatevi per il vostro futuro senza nessuna paura, ma solo e unicamente con coraggio. Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà neanche perché. Come non lo sapranno i suoi genitori”, conclude la professoressa Mocchi.