10.9 C
Roma
mercoledì, 14 Gennaio, 2026
Home Blog

Tecnica, capitale e smarrimento dell’umano: Falsitta indaga la crisi del nostro tempo

Il fluire degli eventi della Storia, nella sua ininterrotta continuità, finisce per caratterizzare l’evoluzione del pensiero e le sue declinazioni esistenziali. Da tempo questa epoca pare dominata dal tema dei rapporti tra uomo e tecnica, fino ai più recenti sviluppi dell’IA, della digitalizzazione (che secondo Gordon E. Moore, fondatore di Intel, è il motore del mondo) come processo irreversibile e del metaverso, rappresentazione simbolica della declinazione del reale nel virtuale.

Si tratta di una deriva del Novecento che già Martin Heidegger aveva anticipato intuendone sviluppi e conseguenze, seguito da Walter Benjamin, Ernst Cassirer e che molti illustri filosofi hanno poi ripreso, basti considerare i saggi di Emanuele Severino, Giulio Giorello, Umberto Galimberti, per rimanere dalle nostre parti. Capitalismo dominante e globalizzazione dilagante hanno favorito questa emergenza tematica che non riguarda solo la dimensione antropologica in senso stretto, ma suscita e richiama riflessioni ontologiche e assiologiche, fino ad interrogarsi sui destini dell’umanità, in un contesto caratterizzato dall’accelerazione vorticosa impressa dall’innovazione e dal conseguente spaesamento di senso e di orientamento.

Quel rifugiarsi nel presente per viverlo e dominarlo segnala una carenza di memoria del passato, travolto dai cascami che la tecnica produce attraverso la tecnologia, e un’incapacità di progettare modelli di vita pur circoscritti ad un futuro di medio o breve termine: non sembra una scelta, ma una sorta di soccombenza individuale e sociale messa in risalto dallo stesso 59° Rapporto Censis.

La consapevolezza della posta in gioco

Vittorio Emanuele Falsitta – autore de Il crepuscolo dell’umano edito da Cantagalli – dimostra di avere profonda consapevolezza della posta in gioco, senza tuttavia cadere nell’errore di una retorica pedagogia della moralizzazione dei processi tecnologici. L’etica sta al centro, ma il pragmatismo non è espunto.

L’uomo calcolato

Il suo saggio si apre con un’immagine inquietante, quella dell’uomo calcolato: un uomo, cioè, che crede di pensare e agire liberamente, ma in realtà è determinato da algoritmi e piattaforme che plasmano non solo il pensato, ma anche il pensabile. Aggiungerei anche i condizionamenti subìti dallo stesso pensiero pensante: nell’immediatezza di ogni scelta necessitata hic et nunc, viene infatti da chiedersi quanto l’atto del pensiero sia ingabbiato da schemi predeterminati, dall’omologazione culturale e dalle soluzioni preconfezionate che circolano alla stregua di prodotti commerciali, in una sorta di compra-vendita nel surrettizio libero mercato delle idee. Si tratta di una sorta di congiunzione astrale tra tecnica e capitalismo che domina uomo e pensiero.

Efficienza, calcolo e neutralizzazione del male

La logica dell’efficienza e del calcolo, alla base del pensiero tecnico, arriva a modificare anche la percezione del male, che viene razionalizzato e quindi neutralizzato in nome dell’utile e del bene, svuotato della dimensione della gratuità in nome dell’efficienza.

“La tecnica, intesa come pensiero, e il capitalismo (ormai ridotto all’ideologia del profitto e dell’accumulazione), tendono infatti a costituire un unico pensiero che condiziona l’agire dell’uomo. Il pensiero umano rischia di essere sostituito da un nuovo pensiero frutto della fusione del capitalismo e del pensiero tecnico. Il nuovo pensiero interviene sulla volontà umana, o per meglio dire sui processi che la formano, introducendo in via esclusiva i parametri della razionalità, efficienza, calcolo, tipicLa regia del capitaleDi questa stretta interrelazione che lega tecnica e capitalismo l’immaginario collettivo tende ad enfatizzare aspetti positivi o negativi, con i relativi condizionamenti, della prima: in realtà si comprende come Falsitta imputi al secondo una sorta di regia occulta che si avvale della tecnica e dei suoi prodotti tecnologici per snaturare umanità e pensiero critico come mezzi di espressione liberi e razionali”.

“Non la tecnologia, ma il capitalismo è ciò che va colpito.”

Falsitta propone l’introduzione di Distretti Economici Digitali fondati su White Paper, micro-costituzioni che ne definiscono le regole e i principi, il cui rispetto è garantito dalla tecnologia Blockchain. In questo scenario, l’IA svolgerebbe un ruolo di vigilanza imparziale. L’obiettivo dei Distretti è la costruzione di un’economia civile digitale: mercati che non servano il profitto fine a sé stesso, ma la dignità del lavoro e la redistribuzione della ricchezza. “Vaste programme”, direbbe De Gaulle, ma certamente nobilitato nelle intenzioni.

Scuola, educazione e pensiero critico

Leggendo queste interessanti deduzioni viene da pensare che occorra cominciare dalla scuola: educare al rispetto della dignità umana e formare il pensiero critico come finalità di ogni seria formazione. Ma si tratta di una personale opinione che non inficia il valore delle argomentazioni dell’autore del saggio. Sarebbe forse utile ottimizzare i compiti delle istituzioni esistenti, responsabilizzando politica e singoli cittadini, piuttosto che creare organismi suppletivi di controllo, che finirebbero per implementare l’esistente con nuove sovrastrutture di vigilanza i cui compiti sarebbero da definire e spiegare in modo comprensibile ai cittadini senza produrre nuova burocrazia.

Purtroppo si osserva come proprio nella scuola tecnica algoritmi e produzione tecnologica degenerino spesso da mezzi a fini, rendendo più complicata la comunicazione didattica che sta alla base di ogni utile apprendimento. L’educazione sentimentale dovrebbe essere invece valorizzata come mezzo efficace di discernimento e stimolo alla creatività: ChatGPT, ad esempio, può tornare utile se non sostituisce il ragionamento; formule e acronimi servono se non offuscano il significato delle parole.

L’addestramento serve fino a quando riesce a dominare il pensiero tecnico anziché esserne soggiogato. Esiste una dimensione spirituale, contemplativa, meditativa alla quale non si può rinunciare, a scuola e nella vita.

Vittorio Emanuele Falsitta (Milano, 1966), giurista e filosofo, è una voce originale nel dibattito contemporaneo su diritto, economia, tecnologia e difesa delle libertà dell’uomo. Direttore scientifico del Centro di Ricerca sulla Fiscalità Etica nell’Università Europea di Roma ove già Professore Straordinario di Diritto Tributario, è stato deputato alla Camera e relatore della riforma fiscale durante il secondo Governo Berlusconi.

Quando restare è un atto civile: il Sud come Bene Comune

Una questione non più solo economica

La questione meridionale continua a riaffiorare nel dibattito pubblico come una ferita mai rimarginata, spesso ridotta a cifre, ritardi e divari. Ma oggi il nodo vero non è più soltanto quanto il Sud cresca, bensì se i suoi territori siano ancora messi nelle condizioni di generare futuro. In molte aree del Mezzogiorno – e in Basilicata in modo emblematico – il rischio più grave non è la povertà materiale, ma la sottrazione sistematica di possibilità, soprattutto per le giovani generazioni.

Non siamo più di fronte soltanto a una questione economica o infrastrutturale. La questione meridionale è diventata una questione civile, che interroga la qualità della nostra democrazia e il modo in cui intendiamo il Bene Comune. Interroga il rapporto tra territori e istituzioni, tra generazioni, tra sviluppo e cura. Interroga, soprattutto, il senso del restare.

Il restare come scelta generativa

Nel linguaggio dominante, restare è spesso associato all’immobilità, alla rinuncia, talvolta al fallimento. Muoversi, partire, lasciare sembra invece coincidere con il progresso. Eppure, proprio oggi, restare può tornare a essere una scelta alta, non difensiva ma generativa. Può diventare un atto civile, perché riguarda non solo la biografia individuale, ma il destino delle comunità e dei territori.

Il territorio come Bene Comune

Pensare il territorio come Bene Comune significa superare una visione puramente funzionale o estrattiva dello sviluppo. Il territorio non è uno sfondo neutro, né una riserva da sfruttare o da abbandonare, ma un bene vivente, fatto di persone, relazioni, ambiente, lavoro, memoria. È il luogo in cui si intrecciano diritti, doveri, opportunità. È lo spazio in cui prende forma concreta l’idea di cittadinanza.

Quando un territorio si svuota, non perde soltanto abitanti. Perde legami, fiducia, capacità di futuro. Lo spopolamento non è mai solo demografico: è sociale, culturale, istituzionale. È un processo di disumanizzazione silenziosa che colpisce in modo particolare le aree interne del Mezzogiorno.

La Basilicata rende questo processo visibile con particolare chiarezza. Regione interna, a bassa densità abitativa, con fragilità infrastrutturali e servizi spesso discontinui, essa rappresenta una sorta di cartina di tornasole delle contraddizioni del nostro modello di sviluppo. Ma proprio per questo può diventare laboratorio di una visione alternativa, in cui il territorio non è pensato come periferia da compensare, ma come luogo generativo da rigenerare.

Umanizzare il territorio significa prendersene cura in modo integrale: garantire diritti essenziali, valorizzare il capitale umano, proteggere l’ambiente, promuovere lavoro dignitoso, sostenere comunità capaci di partecipazione. Significa riconoscere che sviluppo e cura non sono in opposizione, ma devono procedere insieme.

Basilicata come laboratorio di futuro condiviso

Nel linguaggio della pianificazione si parla spesso di “aree pilota”. Ma forse, oggi, è più appropriato parlare di laboratori civili: luoghi in cui sperimentare politiche pubbliche capaci di tenere insieme salute, lavoro, ambiente, educazione, welfare. Luoghi in cui la complessità non viene semplificata, ma affrontata in modo integrato.

La Basilicata, per dimensione e complessità, consente questo tipo di sperimentazione. Qui la scala è ancora umana, le criticità sono evidenti, le interdipendenze sono immediate. Ogni scelta in un ambito produce effetti sugli altri. La sanità incide sulla coesione sociale, il lavoro sulla possibilità di restare, l’educazione sulla qualità della cittadinanza, l’ambiente sulla sicurezza e sul benessere collettivo.

In questo senso, la Basilicata può essere letta come laboratorio di futuro condiviso: non modello chiuso, ma spazio aperto di apprendimento, in cui sperimentare un diverso modo di intendere lo sviluppo, fondato non sull’estrazione di valore, ma sulla cura del vivente.

Cooperare invece di competere

Una delle eredità più pesanti che il Mezzogiorno porta con sé è la frammentazione. Regioni che competono tra loro per risorse scarse, territori che si percepiscono come rivali, politiche che procedono in parallelo senza integrarsi. Questa logica competitiva, spesso importata da modelli estranei alla storia e alla struttura del Sud, ha prodotto più indebolimento che sviluppo.

Occorre un cambio di paradigma: cooperare invece di competere, integrare invece di frammentare. La co-progettazione interregionale non è una tecnica, ma una postura culturale e politica. Significa riconoscere che molte delle grandi sfide – sanità, mobilità, lavoro, ambiente, spopolamento – non possono essere affrontate efficacemente entro confini amministrativi rigidi.

Basilicata, Puglia, Campania, Calabria condividono fragilità strutturali e potenzialità complementari. Metterle in dialogo significa trasformare la contiguità geografica in responsabilità condivisa. Significa costruire reti invece di confini, alleanze invece di competizioni sterili.

I benefici di questa cooperazione sono molteplici: per i cittadini, che vedono migliorare l’accesso ai servizi e alle opportunità; per le istituzioni regionali, che rafforzano la capacità di programmazione e di attrazione delle risorse; per le comunità locali, che possono partecipare a progetti più solidi e di lungo periodo; per il Paese, che riduce le disuguaglianze territoriali e rafforza la coesione nazionale.

Giovani e restanza: un patto da ricostruire

Parlare di restanza senza parlare dei giovani significherebbe eludere il cuore della questione. I giovani non sono una categoria da “trattenere”, ma soggetti di futuro, portatori di visione, competenze, desiderio di senso. Ai giovani non si può chiedere di restare in nome dell’identità o dell’appartenenza. La restanza non è un dovere morale, né una prova di resistenza.

Diventa possibile solo quando esiste un patto di fiducia credibile tra territori e generazioni, fondato su opportunità reali: lavoro dignitoso, servizi accessibili, mobilità, partecipazione, qualità della vita. In questo senso, la cooperazione interregionale può diventare una leva decisiva, se orientata a politiche coordinate su formazione, lavoro e innovazione sociale.

Restare, per un giovane, non significa fermarsi. Significa poter scegliere. Significa sapere che il proprio territorio riconosce valore al suo progetto di vita. Ogni giovane che resta – o che torna – è il segnale che un territorio ha saputo prendersi cura del proprio futuro.

Restare come atto civile

Quando restare diventa un atto civile, il Sud smette di essere periferia e torna a essere luogo generativo di Bene Comune. Non solo per sé, ma per l’intero Paese. La Basilicata, assunta come laboratorio di futuro condiviso, mostra che l’umanizzazione non è un’utopia astratta, ma un criterio operativo capace di orientare politiche, progettualità, alleanze.

Il futuro non si attende. Si costruisce. Insieme.

 

Rosapia Farese (Roma, 1947), autrice e saggista, è Presidente e co-fondatrice dell’Associazione FareRete InnovAzione BeneComune APS. 

Con un percorso che intreccia impresa, ricerca sociale e impegno civile, promuove progetti nazionali su salute, ambiente, educazione e lavoro. 

Autrice di numerosi articoli e contributi culturali, porta avanti una visione di umanesimo civile che unisce etica, responsabilità e innovazione sociale per costruire una società più giusta e sostenibile.

 

Associazione FareRete InnovAzione BeneComune APS – Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale 

Ha sede in Roma, “c/o Studio Catallozzi”, Via Bevagna 96, 00191 Roma; sede operativa in Via Anagnina 354, 00118 Roma. Riferimenti: e-mail fareretebenecomune@gmail.com; sito ufficiale www.fareretebenecomune.it

Egemonia senza progetto: la riflessione di Bascone sull’imperialismo americano

La dottrina Donroe

L’aggressione militare ordinata da Donald Trump contro il Venezuela, analizzata da Francesco Bascone sula “Rivista il Mulino”, va oltre il consueto schema dell’intervento straniero: non è solo un’operazione di regime change, né una mera interferenza negli affari interni di Caracas. È, piuttosto, la manifestazione di un progetto egemonico più ampio, caratterizzato da una logica di potere che calpesta il diritto internazionale e rifugge da una bussola strategica coerente. 

Bascone osserva come Trump abbia narrato l’azione non come una giustificazione né come una spiegazione razionale, ma come una proclamazione di capacità militare totale, esaltata nella conferenza stampa del 3 gennaio. Una mossa che richiama, nelle intenzioni, lo spirito della dottrina Monroe — qui ribattezzata ironicamente Donroe doctrine — ma senza il rigore strategico che accompagnò la versione ottocentesca. 

Interessi reali o vanità personale?

Se apparentemente l’intervento mira al controllo delle risorse petrolifere venezuelane, Bascone sottolinea che tale motivazione è paradossale: gli Stati Uniti sono esportatori netti di energia e non hanno bisogno materiale di quelle risorse. Piuttosto, il desiderio di impadronirsi del petrolio riflette una combinazione di interessi geopolitici e di politica interna, inclusa la prospettiva di contributi elettorali da parte delle compagnie energetiche. 

L’articolo evidenzia come il blitz sia più probabile espressione di una hybris politica, una sorta di orgoglio di potenza personale, che soddisfa l’idea di una leadership forte e determinata: il presidente si paragona ai predecessori, affermando di essere in grado di usare l’apparato militare con una determinazione senza precedenti. 

Verso un ordine mondiale a “sfera di influenza”?

Questa azione invia segnali forti non solo all’America Latina — da Colombia, Cuba e Messico, fino al Brasile — ma anche alle grandi potenze nucleari come Russia e Cina. Bascone osserva come ogni grande potenza eserciti il proprio dominio nelle rispettive aree d’influenza, senza che il resto del mondo possa facilmente contraddirla. In questo quadro, la difesa di sponde come l’Ucraina o Taiwan rischia di essere poco credibile se non supportata da un progetto strategico unitario alle spalle. 

Nei confronti di Pechino, ad esempio, le minacce statunitensi per contrastare l’influenza cinese sono in palese contraddizione con la politica di deterrenza e contenimento portata avanti anche dai predecessori di Trump. Bascone pone un interrogativo cruciale: prevale il paradigma delle sfere di influenza, regolato dal diritto del più forte, o quello del contenimento cooperativo? 

Un impero senza visione strategica

L’articolo, nel suo giudizio complessivo, descrive quindi un’aggressione che non è guidata da una strategia chiara, ma piuttosto da un miscuglio di interessi di potere, economici e personali. Secondo Bascone, l’operazione in Venezuela rischia di assumere i contorni di un imperialismo del XXI secolo che non ha né una bussola normativa né una direzione strategica coerente con il diritto internazionale.  

 

Per leggere il testo integrale dell’articolo clicca qui

https://www.rivistailmulino.it/a/imperialismo-senza-bussola

Genova, in piazza contro il regime in Iran: “Diamo voce al popolo”

 

 

Genova, 13 gen. (askanews) – La comunità iraniana è scesa in piazza a Genova per chiedere la fine del regime in Iran e protestare contro la dura repressione delle rivolte nel Paese. Circa 200 manifestanti, tra cui anche cittadini genovesi, si sono radunati nella centrale piazza Matteotti nonostante la pioggia, sventolando bandiere dell’Iran, intonando slogan ed esponendo cartelli a sostegno delle proteste contro il regime degli ayatollah.

“Il regime sta uccidendo il popolo iraniano ma il mondo tace”; “L’Iran è isolato da 5 giorni senza internet: dateci voce”; “Il governo ha ucciso almeno 12mila persone nella proteste dei giorni scorsi”; “Questa non è una protesta civile, è una rivoluzione”, si legge su alcuni dei cartelli portati in piazza dalla comunità iraniana. Farbod Alirezaei, portavoce della comunità iraniana a Genova, ha spiegato:

“Siamo uniti non soltanto a Genova ma in tutta Italia e in tutto il mondo per essere la voce del popolo iraniano che è da più di 5 o 6 giorni che non ha più l’accesso al mondo. Siamo in un blackout totale. La comunità iraniana fuori dall’Iran è da più di 5 o 6 giorni che non riesce a contattare i propri familiari. Siamo qui per alzare la voce e dire che tutto il mondo deve fare attenzione a quello che sta accadendo in Iran. Dobbiamo capire che il popolo iraniano sta battagliando con le mani vuote contro un regime che ha tutte le armi e che sta continuando a sparare alla gente con proiettili veri”.

Alla manifestazione in segno di solidarietà hanno partecipato anche diversi esponenti del centrodestra e del centrosinistra ligure.

 

Alle origini della relazione tra l’arte e la tecnologia

 

 

Torino, 13 gen. (askanews) – Il titolo della mostra, “Electric Dreams” può farci pensare ai mondi di Philip Dick oppure alla musica del secondo Bob Dylan e sono suggestioni buone, che in qualche modo dialogano con il progetto espositivo dedicato agli sperimentatori dell’arte elettronica, coloro che in qualche modo ci hanno fornito le prime chiavi di una possibile interpretazione per il mondo che abitiamo oggi, in simbiosi totale con la tecnologia. La mostra, organizzata dalla Tate Modern di Londra è ora arrivata in una nuova versione alle OGR di Torino, con la co-curatela di Samuele Piazza.

“È una mostra molto ambiziosa – ha detto Piazza ad askanews – perché sono cinque decenni di ricerca condensati in altrettante sale, quindi si passa dal primo dopoguerra, dagli anni 50 fino ai primi anni 90, da un momento di forte espansione tecnologica a uno in cui alcune tecnologie come i personal computer arrivavano nelle case di tutti e quindi la mostra è un po’ una sorta di antologia, ovviamente che non pretende di avere alcuna completezza, ma documenta alcuni passaggi fondamentali in cui gli artisti si interfaccano con tecnologie emergenti, da una parte cambiando la loro pratica in risposta a tecnologie che arrivavano, a materiali nuovi, a possibilità inedite, ma dall’altra anche guidando questo processo di innovazione”.

Il sottotitolo dell’esposizione è molto importante: “Art & Technology Before the Internet”, e ci porta in spazi che ci appaiono come il passato, ma in realtà contengono le radici del presente e del futuro, e soprattutto hanno già in sé tutte le domande, oltre che un profondo senso di scoperta di nuove forme di linguaggi, sulla relazione tra noi e la tecnologia.

“Pensare a come gli artisti possano in realtà incidere su come la tecnologia e sull’etica della tecnologia al di fuori di quella che è il complesso industriale e militare per cui spesso vengono creati è fondamentale – ha aggiunto Samuele Piazza – e in un tempo di intelligenza artificiali, di quantum computing, di tecnologie nuove è interessante pensare a nuovi modelli ripartendo da quelli che sono questa sorta di recente archeologia ma vedere quello che ha funzionato, quello che non ha funzionato, quali sono stati i modelli virtuosi, quali sono state le frizioni, e capire come queste cose possono essere applicate in un contesto che è ovviamente molto mutato”.

In questo passaggio, nell’appropriazione fatta dagli artisti di prerogative che erano fino ad allora rimaste sono nella sfera del potere, c’è in gesto più forte, l’operazione culturale che prova a gettare una nuova luce e una nuova prospettiva su una storia che stiamo vivendo mentre viene scritta.

 

Salvini non molla su "Strade sicure" (e fa innervosire Crosetto)

Roma, 13 gen. (askanews) – È ancora la sicurezza il terreno di confronto scelto dalla Lega per marcare la propria identità all’interno della maggioranza. E oggi scende in campo il segretario e vice premier Matteo Salvini, per ribadire ancora una volta: “Non è il momento per togliere i militari dalle strade e dalle stazioni, anzi è un momento in cui c’è bisogno di ancora più divise nelle strade e nelle stazioni”. In attesa di giovedì, quando in commissione Difesa della Camera il Carroccio porterà una risoluzione che chiede di aumentare i militari impegnati in Strade sicure. Un’insistenza che alla fine ha provocato la reazione piccata del ministro della Difesa Guido Crosetto, che si è detto “molto deluso per le tante, troppe, e per me inutili polemiche inventate ad arte solo per far finta di risolvere problemi che non sono mai esistiti”, assicurando che la riduzione dei militari di Esercito, Marina e Aeronautica impegnati nel presidio del territorio avverrà solo quando potranno essere sostituiti da Carabinieri neo assunti. Presa di posizione che riceve il plauso del presidente del Senato Ignazio La Russa, che da ministro della Difesa lanciò l’operazione. E che Salvini in serata commenta così: “Perfetto. Il mio obiettivo è di confermare le attuali divise e aggiungerne altre, quindi va benissimo”. Anche se conferma la risoluzione del Carroccio.

Del resto il confronto si protrae da diversi giorni, da quando Giorgia Meloni ha rilanciato l’iniziativa di Fratelli d’Italia in materia, scatendando la reazione del Carroccio che sul tema ha costruito la sua identità nazionale. Del resto, sul tema sicurezza Salvini ha costruito i suo migliori risultati: “Il 30% arrivò quando Matteo era ministro dell’Interno e veniva identificato con la lotta ai clandestini. Senza il Viminale è iniziato il calo nei consensi, ora non possiamo cedere ulteriormente”, ragiona un deputato leghista.

A maggior ragione nel momento in cui Luca Zaia inizia a delineare una linea alternativa a quella di Salvini, meno schiacciata sulla destra estrema e nel giorno in cui due deputati abbandonano il gruppo per transitare nel misto, in attesa – si dice – di entrare in Forza Italia. “Sanno che molto difficilmente saranno rieletti con la Lega, vanno dove credono di avere qualche chance in più e dove non devono versare 3000 euro al mese al partito”, li liquida un ex collega di gruppo. Consapevole dei rumors che voglioni altri deputati leghisti in procinto di compiere lo stesso passo. Senza contare l’attivismo del generale Vannacci, che già lancia la campagna per l'”atto secondo” del suo Mondo al Contrario, dal titolo evocativo: “Remigrazione”: appuntamento il 15 marzo a Montecatini, ma già è iniziato il battage.

Ma Salvini anche su questo rilancia: se due deputati escono, “possono entrarne altri”, dice affacciando l’ipotesi di nuovi ingressi nel Carroccio.

Salvini non molla su "Strade sicure" (e fa innervosire Crosetto)

Milano, 13 gen. (askanews) – È ancora la sicurezza il terreno di confronto scelto dalla Lega per marcare la propria identità all’interno della maggioranza. E oggi scende in campo il segretario e vice premier Matteo Salvini, per ribadire ancora una volta: “Non è il momento per togliere i militari dalle strade e dalle stazioni, anzi è un momento in cui c’è bisogno di ancora più divise nelle strade e nelle stazioni”. In attesa di giovedì, quando in commissione Difesa della Camera il Carroccio porterà una risoluzione che chiede di aumentare i militari impegnati in Strade sicure. Un’insistenza che alla fine ha provocato la reazione piccata del ministro della Difesa Guido Crosetto, che si è detto “molto deluso per le tante, troppe, e per me inutili polemiche inventate ad arte solo per far finta di risolvere problemi che non sono mai esistiti”, assicurando che la riduzione dei militari di Esercito, Marina e Aeronautica impegnati nel presidio del territorio avverrà solo quando potranno essere sostituiti da Carabinieri neo assunti. Presa di posizione che riceve il plauso del presidente del Senato Ignazio La Russa, che da ministro della Difesa lanciò l’operazione. E che Salvini in serata commenta così: “Perfetto. Il mio obiettivo è di confermare le attuali divise e aggiungerne altre, quindi va benissimo”. Anche se conferma la risoluzione del Carroccio.

Del resto il confronto si protrae da diversi giorni, da quando Giorgia Meloni ha rilanciato l’iniziativa di Fratelli d’Italia in materia, scatendando la reazione del Carroccio che sul tema ha costruito la sua identità nazionale. Del resto, sul tema sicurezza Salvini ha costruito i suo migliori risultati: “Il 30% arrivò quando Matteo era ministro dell’Interno e veniva identificato con la lotta ai clandestini. Senza il Viminale è iniziato il calo nei consensi, ora non possiamo cedere ulteriormente”, ragiona un deputato leghista.

A maggior ragione nel momento in cui Luca Zaia inizia a delineare una linea alternativa a quella di Salvini, meno schiacciata sulla destra estrema e nel giorno in cui due deputati abbandonano il gruppo per transitare nel misto, in attesa – si dice – di entrare in Forza Italia. “Sanno che molto difficilmente saranno rieletti con la Lega, vanno dove credono di avere qualche chance in più e dove non devono versare 3000 euro al mese al partito”, li liquida un ex collega di gruppo. Consapevole dei rumors che voglioni altri deputati leghisti in procinto di compiere lo stesso passo. Senza contare l’attivismo del generale Vannacci, che già lancia la campagna per l'”atto secondo” del suo Mondo al Contrario, dal titolo evocativo: “Remigrazione”: appuntamento il 15 marzo a Montecatini, ma già è iniziato il battage.

Ma Salvini anche su questo rilancia: se due deputati escono, “possono entrarne altri”, dice affacciando l’ipotesi di nuovi ingressi nel Carroccio.

Strage di Crans Montana, revocati gli arresti domiciliari a Jessica Moretti

Roma, 13 gen. (askanews) – Il Tribunale delle misure coercitive del Cantone Vallese ha deciso di imporre a Jessica Moretti, titolare insieme al marito del bar “Le Constellation” di Crans Montana, misure sostitutive alla detenzione preventiva. Con questa decisione è stata così accolta una richiesta del pubblico ministero. Alla titolare del locale nell’esclusiva stazione sciistica in Svizzera – teatro della strage di Capodanno, costata la vita ad almeno 40 persone sei delle quali ragazzi di nazionalità italiana – erano stati inizialmente inflitti gli arresti domiciliari.

Si tratta delle misure classiche – riporta Rts, la Radio televisione svizzera – consistenti nel divieto di lasciare la Svizzera, nell’obbligo di depositare tutti i propri documenti d’identità e di soggiorno presso il Pubblico Ministero, nell’obbligo di presentarsi quotidianamente a un commissariato di polizia per firmare e nell’obbligo di versare garanzie adeguate, ha indicato il Tribunale. “La determinazione delle garanzie richiede un’istruzione accurata, il loro ammontare sarà stabilito successivamente”, ha precisato il Tribunale. Secondo il Tribunale delle misure coercitive, visto che il pm non aveva richiesto la detenzione preventiva, questa misura non poteva essere ordinata. In questa fase dell’inchiesta, per Jessica Moretti vale la presunzione di innocenza.

Salvini: Crosetto perfetto, ora aggiungere altre divise a Strade sicure

Roma, 13 gen. (askanews) – “Perfetto. Il mio obiettivo è di confermare le attuali divise e aggiungerne altre, quindi va benissimo: c’è una risoluzione della Lega questa settimana in commissione Difesa alla Camera per il potenziamento dell’operazione strade sicure”. Lo ha detto il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, commentando il post del ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha spiegato che l’operazione “Strade sicure” ha la stessa consistenza dello scorso anno.

Arriva Barbie con l’autismo. Per Mattel è inclusiva ma fa discutere

Roma, 13 gen. (askanews) – Ha uno spinner rosa che si aggancia al dito, aiuta a ridurre lo stress e a migliorare la concentrazione, così come cuffie alle orecchie con cancellazione del rumore e un tablet con app che facilitano la comunicazione nel quotidiano. Mattel ha lanciato la Barbie con autismo, sviluppata in collaborazione con ASAN (l’Autistic Self Advocacy Network), organizzazione no profit che difende i diritti delle persone autistiche.

É pensata, spiega l’azienda, per “rappresentare i modi con cui le persone autistiche vivono, elaborano e comunicano con il mondo che le circonda”, e affinché sempre più bambini possano “identificarsi e sensibilizzarsi con Barbie”. Fa parte della collezione Fashionistas, che comprende Barbie di etnie e fisicità diverse e differenti condizioni o disabilità. Tra le più recenti, quella con il diabete di tipo 1.

La sua uscita fa già discutere. Per la Dott.ssa Stefania Stellino, presidente dell’Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo (ANGSA) Lazio è un’operazione riduttiva e pericolosa, che rischia anzi quasi di “creare il mostro”. Si è cercato dice di rappresentare una disabilità invisibile. “Si è cercato di mettere insieme quante più caratteristiche dell’autismo in un’unica bambola, creando però possibilità di confusione, perché una bambina che giocherà con quella bambola si aspetterà che tutte le persone autistiche abbiano quelle caratteristiche, cosa che non è così. A volte il cercare di essere inclusivi e ridurre le distanze può produrre anche l’effetto contrario. Secondo la maggior parte delle persone che vive l’autismo tutti i giorni, questo tipo di rappresentazione produrrà molta confusione nei bambini che dovrebbero invece imparare a convivere con le differenze, accettandole, senza etichettare o stigmatizzare certi comportamenti”.

Referendum, "guerra" di ricorsi sulla data del 22-23 marzo

Roma, 13 gen. (askanews) – La data del referendum sulla riforma della magistratura al 22-23 marzo, fissata lunedì dal Consiglio dei ministri, sta accendendo una guerra a colpi di carte bollate.

Ieri il Comitato dei 15 giuristi che sta raccogliendo le firme popolari per il referendum sulla riforma Nordio, aveva annunciato la presentazione di un ricorso urgente al Tar del Lazio con cui chiedere la “sospensiva cautelare” della delibera del Cdm. Oggi l’atto è stato inviato alla sede di via Flaminia.

“Dopo aver scritto per darne doverosa e preventiva informazione alla Presidenza della Repubblica, abbiamo depositato un ricorso al Tribunale amministrativo del Lazio per l’annullamento della delibera del Cdm che ha fissato al 22 e 23 marzo la data per il referendum sulla legge di revisione costituzionale promosso dai parlamentari”, ha spiegato Carlo Guglielmi, portavoce del comitato che ha raggiunto quasi le 400mila firme.

A stretto giro è arrivata la risposta del Comitato “Sì Separa” della Fondazione Einaudi. Il presidente, Gian Domenico Caiazza, ha annunciato che il suo comitato si costituirà “davanti al Tar del Lazio per opporsi alla richiesta di sospensiva della delibera di convocazione del voto referendario per il 22 e 23 marzo prossimi, avanzata dal Comitato per il No”.

E intanto è partita la campagna di M5s con lo slogan ‘No al referendum salva casta’. L’iniziativa, che sarà ‘capillare’, prevede azioni ed eventi su tutto il territorio nazionale con il contributo del presidente Giuseppe Conte, di Giuseppe Antoci, Roberto Scarpinato e Federico Cafiero de Raho, e con attività sui profili social del MoVimento.

Domani mattina, alla Camera, è anche in programma la presentazione del libro del ministro Guardasigilli Carlo Nordio “Una nuova giustizia”.

Migliaia di morti dall’inizio delle proteste in Iran

Roma, 13 gen. (askanews) – Almeno 734 manifestanti sono stati uccisi in Iran dall’inizio del movimento di protesta contro il governo, ha annunciato oggi l’Ong iraniana Iran Human Rights (Ihr), con sede in Norvegia, aggiungendo che il bilancio effettivo delle vittime potrebbe essere nell’ordine delle migliaia.

Iran Human Rights “continua a ricevere segnalazioni di migliaia di morti in diverse città e province dell’Iran”, ha dichiarato l’organizzazione, dopo oltre due settimane di proteste.

Caso Epstein, i Clinton non intendono testimoniare alla Camera

Roma, 13 gen. (askanews) – L’ex presidente Bill Clinton e l’ex segretario di Stato Hillary Clinton non intendono presentarsi per le deposizioni previste sul caso Jeffrey Epstein davanti alla Commissione di vigilanza della Camera questa settimana. Lo hanno annunciato in una lettera di otto pagine, inviata al presidente della commissione, il senatore James Comer.

“Ogni persona deve decidere quando ha visto o sopportato abbastanza ed è pronta a combattere per questo Paese, i suoi principi e la sua gente, a prescindere dalle conseguenze”, hanno scritto i Clinton nella lettera, aggiungendo: “Per noi, questo è il momento”.

Comer ha annunciato che la prossima settimana presenterà la procedura formale per oltraggio al Congresso contro Clinton e la moglie. L’ex presidente compare in almeno una foto di quelle rese pubbliche dal fascicolo giudiziario relativo al finanziere pedofilo morto suicida in carcere.

Repressione in Iran, l’Italia e numerosi Paesi europei convocano gli ambasciatori di Teheran

Roma, 13 gen. (askanews) – “Oggi ho fatto convocare al Ministero degli Esteri l’ambasciatore dell’Iran in Italia”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani nella sua informativa urgente alla Camera. La decisione è in linea con quella di numerosi governi europei a fronte della sanguinosa repressione delle proteste in Iran.

Come la Farnesina, infatti, anche il ministero degli Affari Esteri, dell’Unione Europea e della Cooperazione spagnolo ha convocato oggi l’ambasciatore iraniano in Spagna, Reza Zabib, per esprimere la condanna del governo spagnolo per la violenta repressione dei manifestanti in Iran.

Anche il ministro degli Esteri olandese David van Weel ha annunciato oggi di aver convocato l’ambasciatore iraniano all’Aia “per presentare una protesta formale contro la violenza perpetrata durante le proteste in Iran”. Stessa scelta per il Portogallo, che ha convocato l’ambasciatore iraniano per condannare la “violenta repressione” delle proteste. Il Ministro degli Esteri portoghese, Paulo Rangel, ha convocato l’ambasciatore iraniano “per trasmettere personalmente la ferma condanna, già ribadita nei giorni scorsi, della violenta repressione delle manifestazioni” contro il regime di Teheran. Anche il ministro degli Esteri di Parigi, Jean-Noel Barrot, ha annunciato di fronte ai deputati che la Francia ha convocato l’ambasciatore iraniano a Parigi per denunciare la “violenza di stato che si è abbattuta ciecamente sui manifestanti pacifici”. “Non ci fermeremo qui: non può esserci alcuna impunità per coloro che puntano i fucili contro manifestanti pacifici”, ha affermato il capo della diplomazia francese, facendo riferimento alle sanzioni “rapide” contro Teheran promesse dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Stesso annuncio della ministra degli Esteri britannica, Yvette Cooper, che di fronte ai deputati britannici, ha dichiarato che il Regno Unito ha convocato l’ambasciatore dell’Iran a Londra per denunciare la “più brutale e sanguinosa repressione contro le manifestazioni” degli ultimi anni. “Su mia istruzione, il segretario di Stato per il Medio Oriente ha convocato l’ambasciatore dell’Iran per sottolineare la gravità del momento ed esigere dall’Iran che risponda ai terribili resoconti che riceviamo”, che parlano di “migliaia di morti”, ha precisato.

Mentre, il governo irlandese ha annunciato oggi di aver deciso di rinviare la cerimonia di presentazione delle credenziali del nuovo ambasciatore iraniano a Dublino. Questa decisione “è stata presa alla luce delle proteste in Iran degli ultimi giorni, che hanno causato un numero molto elevato di morti e feriti, nonché un’interruzione delle comunicazioni”, ha dichiarato un portavoce del ministero degli Esteri irlandese in un comunicato all’Afp.

Il ministero degli Esteri tedesco ha reso noto di aver convocato l’ambasciatore iraniano a Berlino e ha esortato Teheran “a porre fine alla violenza contro i suoi cittadini e a rispettare i loro diritti”. “Le brutali azioni del regime iraniano contro il suo stesso popolo sono scioccanti”, ha aggiunto il ministero in un messaggio pubblicato su X.

Venezuela, Conte: molto preoccupati, dottrina Trump crea caos

Roma, 13 gen. (askanews) – “Siamo molto preoccupati per la piega che stanno prendendo” le relazioni internazionali. “Gli Stati Uniti d’America hanno tirato fuori dal cassetto la dottrina Monroe” che è “oggi rivista da Trump” in “dottrina Donroe” che è “ben diversa e gravemente preoccupante e insidiosa” perché gli Usa “non riconoscono più il diritto internazionale”. Così il presidente M5S Giuseppe Conte, in occasione del suo intervento alla Camera sull’informativa del ministro degli Esteri Antonio Tajani sul Venezuela.

“Attenzione – ha detto Conte – c’è qualcosa di nuovo e diverso perché non riconoscere più” il diritto internazionale “significa predisporre un nuovo ordine di caos e completo disordine”.

Trump: "Patrioti iraniani continuate a protestare, l’aiuto sta arrivando. Gli assassini pagheranno

Roma, 13 gen. (askanews) – “Patrioti iraniani, CONTINUATE A PROTESTARE! PRENDETE IL CONTROLLO DELLE VOSTRE ISTITUZIONI!!!”. Così ha scritto il presidente Donald Trump in un post su Truth Social, suggerendo ai manifestanti iraniani di annotare “i nomi degli assassini e dei responsabili delle violenze. Pagheranno un prezzo altissimo”.

Trump ha aggiunto che “L’AIUTO STA ARRIVANDO”, lasciando aleggiare la minaccia di un intervento statunitense. Il presidente ha chiarito di aver “annullato tutti gli incontri con i funzionari iraniani finché non cesseranno le insensate uccisioni dei manifestanti”. E in chiusura del post l’acronimo ” MIGA!!!”, cioè Make Iran Great Again, ricalcando il suo motto MAGA (Make America Great Again”.

Groenlandia, al Congresso USA una legge per l’annessione

Roma, 13 gen. (askanews) – L’annessione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti entra nel vivo del dibattito parlamentare statunitense, trasformandosi in una questione concreta. “La parte più difficile deve ancora venire”, ha avvertito oggi in conferenza stampa la premier danese Mette Frederiksen, insieme al suo omologo groenlandese Jens-Frederik Nielsen, che ha ribadito come Nuuk scelga la Danimarca rispetto agli Stati Uniti.

Ieri, il deputato repubblicano Randy Fine ha presentato alla Camera dei Rappresentanti il “Greenland Annexation and Statehood Act”, un progetto di legge che, se approvato, conferirebbe al presidente Donald Trump l’autorità di “annettere” o “acquisire” la Groenlandia.

Un passo compiuto significativamente alla vigilia dell’atteso vertice di domani alla Casa Bianca tra il vicepresidente J.D. Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e i ministri degli Esteri danese e groenlandese. Nella notte la Casa Bianca ha diffuso un fotomontaggio in cui il presidente Trump appare affacciato a una finestra, osservando una carta della Groenlandia, con la didascalia: “monitorando la situazione”.

PRESENTATO AL CONGRESSO IL “GREENLAND ANNEXATION AND STATEHOOD ACT”.

Ieri, il deputato repubblicano Randy Fine, ha presentato alla Camera dei Rappresentanti statunitense il “Greenland Annexation and Statehood Act”, un progetto di legge che, se approvato, darebbe a Trump – rispetto allo Stato americano – l’autorità di “annettere” o “acquisire” la Groenlandia.

“Con l’intensificarsi della competizione globale nell’Artico, gli Stati Uniti non possono permettersi di consentire a potenze avversarie di acquisire influenza su una delle regioni strategicamente più importanti del mondo”, si legge nel comunicato stampa del deputato americano.

Secondo il deputato Fine, “Cina e Russia continuano ad espandere aggressivamente la loro presenza nella regione, mentre anni di politiche deboli sotto Joe Biden hanno permesso all’America di erodersi”, pertanto, prosegue il deputato, “il Greenland Annexation and Statehood Act autorizza il Presidente a intraprendere qualsiasi azione necessaria per annettere o acquisire la Groenlandia come territorio degli Stati Uniti. La legge richiede inoltre la presentazione al Congresso di un rapporto completo che delinei le modifiche alla legge federale necessarie per ammettere definitivamente la Groenlandia a diventare uno stato ufficiale degli Stati Uniti”.

“Per troppo tempo, la leadership americana è rimasta a guardare mentre i nostri avversari intaccavano il nostro predominio geopolitico”, ha proseguito il deputato Fine. “Il mio disegno di legge proteggerà la nostra patria, garantirà il nostro futuro economico e garantirà che l’America, non la Cina o la Russia, stabilisca le regole nell’Artico. Ecco cosa significano la leadership e la forza americana”, ha precisato il membro del Congresso.

AUTORIZZAZIONE AD ANNETTERE O ACQUISIRE GROENLANDIA

Leggendo la proposta di legge condivisa dal deputato statunitense, emerge che il Congresso autorizzerebbe il presidente degli Stati Uniti “a intraprendere tutti i passi ritenuti necessari, anche mediante la ricerca di negoziati con il Regno di Danimarca, per annettere o altrimenti acquisire la Groenlandia come territorio degli Stati Uniti”.

Una volta completata l’annessione o l’acquisizione, prosegue il bill, “il Presidente dovrà presentare al Congresso un rapporto contenente le modifiche alla legislazione federale che riterrà necessarie per ammettere il territorio appena acquisito come Stato, al fine di accelerare l’approvazione congressuale di tale stato della Groenlandia dopo l’adozione di una costituzione che il Congresso determinerà essere repubblicana nella forma e conforme alla Costituzione degli Stati Uniti”.

COPENHAGEN E NUUK: “PRESSIONE INACCETTABILE”

La prima ministro danese Mette Frederiksen, nel corso della conferenza stampa congiunta con l’omologo groenlandese Jens-Frederik Nielsen oggi a Copenaghen, ha annunciato che la Danimarca si trova ad affrontare una “pressione inaccettabile” da parte degli Stati Uniti, il loro più stretto alleato, sulla Groenlandia, avvertendo che “la parte più difficile deve ancora venire”.

Nei suoi commenti introduttivi, la premier danese Frederiksen ha dichiarato che “non è stato facile” per la Danimarca “resistere a pressioni completamente inaccettabili da parte del nostro alleato più stretto per una generazione”.

Tuttavia ha avvertito che “ci sono molti segnali che la parte più difficile ora è davanti a noi”. La Danimarca deve difendere i principi di “non poter cambiare i confini con la forza … né acquistando un altro popolo, e che i piccoli Paesi non debbano temere i grandi Paesi”, ha proseguito la leader danese, ribadendo che Copenaghen “non cerca il conflitto, ma il messaggio è chiaro: la Groenlandia non è in vendita”.

Infine, la primo ministro ha ribadito che la NATO deve “difendere la Groenlandia tanto quanto ogni altro millimetro del territorio dell’Alleanza”.

Il primo ministro della Groenlandia Jans-Frederik Nielsen, consolidando la posizione espressa da Frederiksen, ha ribadito che la Groenlandia non è in vendita e ha insistito sul fatto che il territorio “sceglie la Danimarca rispetto agli Stati Uniti”. “Una cosa deve essere chiara a tutti: la Groenlandia non vuole essere posseduta dagli Stati Uniti, la Groenlandia non vuole essere governata dagli Stati Uniti, la Groenlandia non vuole far parte degli Stati Uniti”.

“Scegliamo la Groenlandia che conosciamo oggi, che fa parte del Regno di Danimarca”, ha precisato Nielsen.

DOMANI VERTICE ALLA CASA BIANCA

Il ministro degli Esteri danese Lars Lokke Rasmussen ha confermato questa mattina in conferenza stampa che lui e la primo ministro degli Esteri groenlandese Viviane Motzfeldt incontreranno domani alla Casa Bianca il vicepresidente statunitense J.D. Vance e il segretario di Stato statunitense Marco Rubio.

Il ministro degli Esteri danese, nel corso della conferenza stampa odierna, ha affermato che la Danimarca e la Groenlandia hanno richiesto l’incontro per discutere di persona le ultime novità sulla Groenlandia dopo i commenti sempre più assertivi dei funzionari statunitensi, tra cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sulla loro ambizione di controllare il territorio. (Di Lorenzo della Corte)

Crans-Montana, Tajani: evidenti negligenze, accertare ogni responsabilità. Giusto che Italia sia parte civile

Roma, 13 gen. (askanews) – “Molto è stato detto e scritto in merito alle cause della tragedia di Crans-Montana. Non spetta a me formulare giudizi in questa sede. Voglio però rassicurare quest’Aula: il Governo sta seguendo sin dall’inizio, con la massima attenzione, l’evolversi delle indagini, tanto in Svizzera quanto in Italia. Abbiamo chiesto e continueremo a esigere che ogni responsabilità venga accertata e che sia fatta piena chiarezza su quanto accaduto. Anche alla luce dei comportamenti di negligenza che sono evidenti agli occhi di tutti”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani nelle sue comunicazioni al Senato sulla strage di Capodanno a Crans-Montana.

“É quindi giusto che l’Italia chieda di costituirsi parte civile nel processo, perché questa è una ferita che è stata inferta non a qualche famiglia, ma a tutte le famiglie italiane”, ha aggiunto.

“C’è una richiesta forte che sale da tutto il popolo italiano: giustizia. Non spetta a me fare i processi sommari, sono sempre stato garantista e lo sono anche in questa fase ma essere garantisti non significa non fare di tutto perché si accerti la verità e perché chi è responsabile, se ci sono delle responsabilità, abbia le sanzioni corrispondenti alla gravità di ciò che è successo”, ha ribadito il ministro degli Esteri Antonio Tajani nella replica della sua informativa alla Camera.

“Vogliamo sapere cosa di chi sono le responsabilità, alcune sembrano evidenti, ci sono stati degli arresti, ma vogliamo che si vada avanti e ritengo assolutamente giusto che l’Italia si costituisca parte civile del procedimento penale”, ha sottolineato il ministro.

“Seguiremo con grande attenzione le indagini italiane che sono affidate alla Procura di Roma” e “assicureremo piena collaborazione e sostegno istituzionale, laddove richiesto, anche all’autorità giudiziaria italiana”, ha assicurato il ministro degli Esteri Antonio Tajani nella sua informativa urgente alla Camera sulla strage di Capodanno a Crans-Montana.

“L’avvocato generale dello Stato – ha spiegato Tajani – è già in contatto anche con la procura generale elvetica, come con la procura generale di Roma. La ricerca della verità è un dovere. Soprattutto perché la morte di questi ragazzi non può essere vana. Anche a casa nostra dobbiamo cercare di essere severi nei controlli per far sì che non accada più quello che è successo a Corinaldo, ricorderete, o quello che è successo a Crans Montana”.

“Ci sono delle cose che io ritengo debbano essere fatte, non sono il solo a decidere”, come sull’utilizzo delle “bottiglie con i fuochi d’artificio in un locale”, ha inoltre proseguito Tajani. “Ne ho parlato poco fa anche con il ministro dell’Interno: faremo in modo che anche le verifiche e i controlli da tutte da parte delle amministrazioni siano sempre più accurati. Perché per guadagnare mille o diecimila euro in più non si può mettere a repentaglio la vita di ragazzi”, ha concluso il vicepremier.

Il governo: forte preoccupazione per la situazione in Iran, al lavoro con i partner Ue e del G7 per soluzione

Roma, 13 gen. (askanews) – “Il governo italiano segue con forte preoccupazione la situazione di questi giorni in Iran e le notizie che stanno giungendo circa i numerosi morti tra i manifestanti. L’Italia chiede alle Autorità iraniane di assicurare il rispetto dei diritti del popolo, incluso quello di espressione e di pacifica assemblea, e l’incolumità di chi manifesta nelle piazze”. È quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.

“Insieme ai partner europei e del G7 – rende noto il comunicato – il governo italiano continua a lavorare per una soluzione positiva della crisi, rispettosa delle aspirazioni di libertà e parità di diritti del popolo iraniano”.

Iran, P.Chigi: forte preoccupazione, al lavoro con G7 per soluzione

Roma, 13 gen. (askanews) – “Il governo italiano segue con forte preoccupazione la situazione di questi giorni in Iran e le notizie che stanno giungendo circa i numerosi morti tra i manifestanti. L’Italia chiede alle Autorità iraniane di assicurare il rispetto dei diritti del popolo, incluso quello di espressione e di pacifica assemblea, e l’incolumità di chi manifesta nelle piazze”. È quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.

“Insieme ai partner europei e del G7 – rende noto il comunicato – il governo italiano continua a lavorare per una soluzione positiva della crisi, rispettosa delle aspirazioni di libertà e parità di diritti del popolo iraniano”.

Napoli, Conte squalificato per due giornate dopo l’espulsione

Roma, 13 gen. (askanews) – Due giornate di squalifica per il tecnico del Napoli Antonio Conte. È questa la decisione del Giudice Sportivo, che gli ha inflitto anche un’ammenda di 15mila euro: il tecnico azzurro era stato espulso per le proteste furiose al 71′ nella sfida a San Siro contro l’Inter, in occasione del rigore per il fallo di Rrhamani su Mkhitaryan. Conte è stato squalificato per due giornate “Per avere, al 26° del secondo tempo, rivolto un’espressione ingiuriosa agli Ufficiali di gara; successivamente, dopo la notifica del provvedimento di espulsione, calciava platealmente via un pallone, si avvicinava con fare intimidatorio a stretto contatto del Quarto Ufficiale protestando platealmente e ripetendo nuovamente frasi ingiuriose e offensive, solo grazie all’intervento dei propri dirigenti abbandonava il recinto di giuoco; infrazione segnalata dal Quarto Ufficiale; per avere, inoltre, nel tunnel che adduce agli spogliatoi, reiterato tale atteggiamento pronunciando frasi insultanti riguardanti gli Ufficiali di gara; infrazione rilevata dai collaboratori della Procura federale”.

Taxi, sciopero e protesta a Roma contro governo e multinazionali

Roma, 13 gen. (askanews) – Sciopero nazionale dei tassisti in gran parte delle città italiane, da Nord a Sud, dalle 8 alle 22. La categoria protesta contro il governo e l’ingresso, che definisce sempre più invasivo, delle multinazionali nel settore. Una ventina le sigle aderenti. Manifestazione in piazza Montecitorio con cori, bandiere, esplosione di petardi e slogan contro la premier Giorgia Meloni definita “l’americana”.

“‘Giorgia Meloni tu vuo fa l’americana ma sei nata in Italy. Dove paga le tasse Uber?”, uno dei cartelli esposti dalla categoria.

Ingente lo schieramento delle forze dell’ordine. Chiusa la piazza davanti a Palazzo Chigi. Matteo Hallissey, presidente di +Europa e Radicali, ha denunciato di essere stato aggredito con sputi e calci, insieme a Ivan Grieco quando si sono avvicinati alla piazza con Pos e cartelli con scritto “basta lobby”: “È inconcepibile – ha detto – che una delle lobby più tutelata d’Italia protesti chiedendo ancora più privilegi”.

Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha convocato per il 14 gennaio le sigle sindacali che hanno organizzato la protesta.

Ex Ilva, Urso conferma maxi richiesta danni da 7 mld a ArcelorMittal

Firenze, 13 gen. (askanews) – Ieri i legali dei commissari dell’ex Ilva “hanno presentato la richiesta di un risarcimento che ammonta a circa 7 miliardi per i danni, sembra arrecati in modo volontario, ad ArcelorMittal. È una delle cause di risarcimento più significative della nostra storia”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine dell’inaugurazione di Pitti Immagine Uomo a Firenze.

L’Onu all’Iran: basta uccidere manifestanti pacifici

Roma, 13 gen. (askanews) – L’Alto commissario delle Nazioni unite per i diritti umani Volker Turk ha chiesto alle autorità di iraniane di “cessare immediatamente di uccidere manifestanti pacifici”. “E’ inaccettabile qualificare i manifestanti come ‘terroristi’ per giustificare la violenza contro di loro”, ha affermato Turk in una dichiarazione diffusa dall’Alto commissariato delle Nazioni unite per i diritti umani. Il responsabile Onu ha sottolineato che l’uso della forza contro la popolazione civile e la criminalizzazione delle proteste rappresentano una grave violazione degli obblighi internazionali dell’Iran in materia di diritti umani.

Dargen D’Amico, in vista di Sanremo esce col brano "Pianti Grassi"

Milano, 13 gen. (askanews) – Dargen D’Amico, tra i concorrenti della 76ª Edizione del Festival di Sanremo, pubblica venerdì 16 gennaio il brano “Pianti Grassi”, disponibile in presave.

Nel nuovo singolo l’artista offre una disamina lucida e ironica della società contemporanea. Un mondo che assomiglia alla chiesa citata nella prima strofa: “vende l’organo, sostituisce la musica con un video su YouTube, ma poi il bluetooth non funziona davvero”. Un’immagine paradossale che racconta perfettamente un presente fatto di scorciatoie, soluzioni provvisorie e connessioni solo apparenti. È la stessa logica che attraversa i comportamenti quotidiani: la tendenza a ridurre tutto al minimo, dall’impegno che mettiamo in ciò che facciamo all’interesse che dimostriamo verso gli altri. Un abbassamento generale dell’intensità emotiva e della responsabilità, dove tutto è più veloce, più leggero, ma anche più fragile. Dentro questa riflessione corale, Dargen D’Amico chiama in causa chiunque: chi lo conosce da sempre e chi invece non lo conosce affatto. Nessuno è escluso da questo ritratto disilluso, ma profondamente umano, che alterna sarcasmo e malinconia.

Con “Pianti Grassi” Dargen D’Amico offre un’anticipazione prima di calcare il palco dell’Ariston per la terza volta con il brano “AI AI”. L’artista torna a Sanremo a due anni di distanza dall’ultima volta, portando con sé il suo carisma e il suo stile musicale unico. La sua sarà la terza partecipazione al Festival della Canzone Italiana, dopo quella nel 2022 con “Dove Si Balla”, diventata una vera e propria hit che ha raggiunto per ben 7 volte la certificazione di Disco di Platino, e quella nel 2024 con “Onda Alta”, ad oggi Disco di Platino.

Nel 2025 si è dedicato anche all’ideazione e alla conduzione del podcast “Tolomeo – Le impronte che lasciamo”, in cui l’artista conversa e discute con i suoi ospiti che, attraverso la loro attività e il loro esempio, hanno fatto della loro vita un modello di esempio e riferimento per gli altri.

È "Tutto tranne questo" il nuovo singolo di Irama

Milano, 13 gen. (askanews) – È “Tutto tranne questo” il nuovo singolo di Irama, in rotazione radiofonica da venerdì 16 gennaio. Il brano è contenuto in “Antologia della vita e della morte”, il nuovo album dell’artista pubblicato per Warner Records Italy/Warner Music Italy, che continua a raccontare con lucidità e intensità il suo percorso emotivo e artistico più recente.

“Tutto tranne questo” è una ballad intensa e dolorosamente sincera, che affronta il momento in cui una relazione arriva al suo epilogo inevitabile. È il racconto dell’impossibilità di immaginare un finale diverso, della resa dolceamara di chi ha provato tutto senza riuscire a cancellare il peso di ciò che resta. Una canzone che si muove tra rimpianto e consapevolezza, dove le parole diventano ferite aperte e il dolore si fa vivido, senza filtri.

Il brano si inserisce all’interno di “Antologia della vita e della morte”, il disco che segna il ritorno di Irama a tre anni dall’ultimo lavoro in studio e che esplora i confini tra memoria, perdita e rinascita. Un progetto intimo e viscerale entrato al n.1 della classifica Fimi, recentemente certificato Disco d’Oro e inserito nella top 100 degli album più venduti del 2025, impreziosito dalle collaborazioni con Achille Lauro (Arizona), Giorgia (Buio) ed Elodie (Ex), e accolto con grande entusiasmo da pubblico e critica.

Le nuove canzoni, insieme ai brani più amati del suo repertorio – da “Lentamente” a “Ovunque sarai”, da “Nera” a “La genesi del tuo colore” – prenderanno nuova vita sul palco dello Stadio San Siro di Milano l’11 giugno 2026, per un evento unico prodotto da Vivo Concerti, destinato a scrivere una pagina memorabile della sua carriera.

Auto, Urso: tavolo il 30 gennaio su riforme Ue e misure nazionali

Firenze, 13 gen. (askanews) – “Ho convocato il tavolo per l’automotive il 30 gennaio sia per affrontare insieme il percorso di riforme avviato grazie alla determinazione del nostro governo in sede europea, sia per discutere le misure nazionali”. Lo afferma il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, parlando con i giornalisti a Firenze.

“Nei prossimi giorni — annuncia — mi recherò a Bruxelles per incontrare i commissari competenti e i gruppi parlamentari italiani, per sostenere e rafforzare un processo riformatore iniziato con il regolamento sulla CO2 ma che deve proseguire e intensificarsi, perché non ci basta quanto proposto dalla Commissione”.

“Dobbiamo unire il Paese e rafforzare le nostre posizioni — prosegue Urso — per una riforma regolatoria necessaria a creare un contesto europeo che tuteli industria e lavoro, a partire dall’automotive, che racchiude chimica, elettronica e intelligenza artificiale”. Senza l’auto, avverte, “non c’è industria europea”.

Al tavolo, aggiunge il ministro, si discuterà anche delle misure nazionali già attivate per sostenere l’innovazione tecnologica e la crescita delle imprese, attraverso contratti e mini contratti di sviluppo e il piano Transizione 5.0, reso strutturale con lo strumento dell’iperammortamento.

Tv, Hbo Max è live in Italia: annunciate nuove produzioni italiane

Roma, 13 gen. (askanews) – Hbo Max, il servizio streaming globale di Warner Bros. Discovery, è live in Italia. Già disponibile in oltre 100 Paesi, ora il pubblico italiano può accedere ai contenuti di Hbo, Warner Bros. Pictures, Warner Bros. Television, DC Universe, Max Originals, Eurosport e molto altro in un unico servizio.

Hbo Max è disponibile via web (hbomax.it), via app e su abbonamento all’interno di Amazon Prime Video. Inoltre Tim è partner al lancio, rendendo Hbo Max disponibile per i clienti Timvision.

Al debutto arriva in esclusiva streaming “A battle after another” del regista Paul Thomas Anderson e con protagonista Leonardo Di Caprio. Tra i titoli più attesi a livello globale, la serie Hbo Original “A Knight of the Seven Kingdoms) (disponibile dal 19 gennaio), il nuovo epico capitolo dell’universo di “Game of Thrones” e la seconda stagione di “The Pitt”, il medical drama Max Original trionfatore agli Emmy Awards. Arriva per la prima volta in Italia anche la serie Hbo “Original Industry”, ambientato nel mondo della finanza e “Heated Rivalry, la complessa e tormentata storia d’amore tra due giocatori rivali di hockey sul ghiaccio.

Ci saranno successi storici firmati Hbo come “Welcome to Derry”, “The Last of Us”, “The White Lotus”,”Euphoria”, “Task”, “House of the Dragon”, “Succession”, “The Penguin”, “His Dark Materials”, “And Just Like That…”, “Peacemaker”; i contenuti Adult “Swim’s Rick and Morty”, cosi come le serie cult come “Friends”, “Game of Thrones”, “The Big Bang Theory”, “Sex and the City”, ecc.

Gli amanti del cinema potranno godersi i grandi successi mondiali che hanno dominato il dibattito quest’anno, tra cui “Sinners”, candidato al Golden Globe, “Superman” della DC e, presto, “Weapons” e “The Conjuring: Il rito finale”, firmato New Line Cinema. Tra i classici senza tempo del servizio ci sono le avventure magiche della saga di “Harry Potter” e “Animali fantastici”, così come i leggendari viaggi attraverso la Terra di Mezzo nella trilogia del “Signore degli Anelli”. Per chi è alla ricerca di ulteriori emozioni, “Dune” e i film con protagonista The Batman.

Alla prima produzione originale italiana “Portobello” (in arrivo il 20 febbraio 2026) – la serie di Marco Bellocchio con Fabrizio Gifuni acclamata alla 82esima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, che racconta uno dei più clamorosi errori giudiziari italiani legato alla vicenda del presentatore televisivo Enzo Tortora – e a “Melania Rea – Oltre il caso”, la serie diretta da Stefano Mordini con Maria Esposito e Daniele Rienzo, che ripercorre lo sconvolgente femminicidio del 2011, si aggiungono altri nuovi progetti italiani.

Tra le serie scripted in sviluppo anche “500 battiti”, medical drama ad alta tensione, emotivo e moralmente complesso, in cui una corsa contro il tempo per un trapianto di cuore intreccia le vite di medici, pazienti e famiglie, esplorando ciò che accade prima, durante e dopo la salvezza. Inizieranno il 14 gennaio, le riprese della serie “Peccato”, la mockumentary comedy diretta da Valerio Vestoso con Emanuela Fanelli. Scritta da Emanuela Fanelli, Giulio Somazzi e Valerio Vestoso, “Peccato” è un racconto documentaristico surreale, ambientato in un futuro prossimo che immagina, con ironia e intelligenza, la parabola professionale di Emanuela Fanelli. Attraverso un mix di immagini d’archivio reali e ricostruzioni fittizie – tra interviste, frammenti televisivi e opere create ad hoc – la serie racconta gli alti e bassi personali e professionali dell’attrice, riuscendo a divertire e commuovere allo stesso tempo, in compagnia di un cast stellare.

Arriverà poi “In utero”, la serie con Sergio Castellitto, creata da Margaret Mazzantini e diretta da Maria Sole Tognazzi. Ambientata all’interno di una clinica per la fertilità a Barcellona, la serie esplora le storie di chi affronta difficoltà riproduttive e di chi li accompagna in questo percorso, sollevando interrogativi sul significato di famiglia e sui limiti della scienza.

Sul versante docu-serie, oltre a “Gina Lollobrigida: diva contesa”, il resoconto della battaglia per l’eredità di un’icona del cinema e di un intenso melodramma familiare, e “Saman – LA Verità nascosta”, la straziante lotta per la libertà di una giovane donna pachistana assassinata dal suo stesso clan familiare per aver rifiutato un matrimonio combinato, si aggiungerà una serie sul fiorente mercato dell’ayahuasca e del cosiddetto “turismo sciamanico”, rivelandone non solo i segreti più oscuri ma anche un inquietante mondo sotterraneo: una rete internazionale di traffico di organi intrecciata a una pratica ancestrale proibita, quella delle teste umane rimpicciolite, le famigerate “tsantsa”.

Infine, tra i numerosi film in esclusiva sulla piattaforma: “Nonostante”, il film diretto e interpretato da Valerio Mastandrea, scelto per aprire la sezione Orizzonti dell’81esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, “Squali”, il potente debutto cinematografico di Daniele Barbiero con Lorenzo Zurzolo e James Franco, presentato alla 20esima Festa del Cinema di Roma, “Leopardi & Co.”, una commedia romantica ambientata a Recanati che intreccia amore, poesia e turismo culturale, “Norimberga”, storico-drammatico ambientato nel dopoguerra, durante i celebri processi ai criminali nazisti con Russell Crowe e Rami Malek, “Warfare”, un film di guerra intenso e realistico che racconta il caos e la brutalità del combattimento moderno dal punto di vista dei soldati sul campo.

Gli appassionati di sport potranno seguire in diretta tutte le competizioni dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 (6-22 febbraio 2026), che saranno disponibili integralmente per tutti gli abbonati, indipendentemente dal piano scelto. I Giochi Olimpici saranno disponibili sul servizio, affiancati da una copertura locale con programmi, interviste, collegamenti da Casa Italia a Milano e Cortina e da tutte le principali venue.

Per un’esperienza sportiva definitiva lungo tutto l’anno, gli abbonati potranno integrare la propria offerta con il pacchetto Sport per veder tutti i contenuti Eurosport. Tra questi, spiccano i primi due tornei del Grande Slam di tennis (Australian Open e Roland-Garros) – che vedranno Jannik Sinner difendere il titolo a Melbourne e cercare il riscatto a Parigi – oltre 300 giorni di ciclismo con i tre Grandi Giri e le Classiche, gli sport invernali, con i Mondiali e la Coppa del mondo, la FA Cup di calcio, la UFC, l’atletica, i motorsport e molto altro.**

JB Perrette, CEO e President of Global Streaming and Games di Warner Bros. Discovery, ha dichiarato: “Siamo entusiasti di iniziare il 2026 portando Hbo Max in nuovi mercati che includono alcune delle economie più rilevanti in Europa. Il pubblico in questi Paesi avrà a disposizione una ricchissima offerta, con alcuni dei titoli più attesi disponibili sulla piattaforma. Il prossimo grande appuntamento sarà poi il lancio di Hbo Max in UK e Irlanda a fine marzo”.

Alessandro Araimo, EVP Managing Director Warner Bros. Discovery Southern Europe: “Siamo lieti che Hbo Max sia finalmente arrivata anche in Italia. Hbo Max ha una proposta estremamente ricca e riconoscibile e da oggi è l’unico luogo che raggruppa la straordinaria offerta di film e serie tv di Warner Bros. Discovery. L’arrivo di Hbo Max in Italia è un importante fattore per l’industria italiana dell’audiovisivo e sarà il luogo dove raccontare alcune delle storie che hanno segnato la nostra società”.

Tennis, problemi per Musetti: si ritira nell’esibizione con Zverev

Roma, 13 gen. (askanews) – Problemi per Lorenzo Musetti nella opening week degli Australian Open. Impegnato sulla Rod Laver Arena contro Alexander Zverev in un match di esibizione, l’azzurro si è ritirato alla fine del primo set, durato un’ora e un quarto e perso al tiebreak. Musetti si è toccato più volte nella zona dell’anca e ha chiesto l’intervento del fisioterapista. Dopo un breve trattamento, però, Lorenzo ha scelto di non proseguire l’incontro.

“Speravo la giornata potesse andare meglio, ma non è il mio giorno – ha spiegato Musetti nell’intervista in campo – Mi sarebbe piaciuto continuare, ma avrei rischiato troppo in vista dei veri match”. Lorenzo aveva già accusato un problema fisico a Hong Kong, lamentando un fastidio al braccio destro nella finale di singolare contro Bublik. Poi, però, era sceso regolarmente in campo nella finale del doppio, vinta insieme a Lorenzo Sonego. L’azzurro avrà ancora qualche giorno di tempo per recuperare appieno in vista dell’inizio del torneo che scatterà domenica.

I Subsonica annunciano il nuovo singolo "Il Tempo in Me"

Milano, 13 gen. (askanews) – In attesa di celebrare il trentennale di carriera con “Cieli su Torino 96-26”, quattro concerti speciali, i Subsonica annunciano il nuovo singolo “Il Tempo in Me” in uscita venerdì 16 gennaio per Epic Records/Sony Music Italy e da oggi in pre-save. Il brano anticipa l’uscita dell’undicesimo album in studio in uscita in primavera.

Racconta la band: «”Il Tempo in Me” è una canzone che parla del tempo, che è anche un elemento base per la musica. Che si tratti di velocità o di lunghezza, ogni canzone ha un suo ritmo, un suo respiro. Il suo tempo. In tempi recenti la richiesta per la durata di una canzone, nei circuiti ufficiali, è drasticamente scesa sotto i tre minuti, con una benevolenza disposta a un limite massimo di tre minuti e quindici secondi.

Sorge la spontanea curiosità di domandarci il perché. Perché abbiamo tutti troppo di meglio da fare che distrarci o perderci in una canzone? Perché stiamo rimodulando la soglia della nostra attenzione sui ritmi delle piattaforme e dei device? Perché riteniamo conclusa l’epoca delle hit che meritavano di essere fruite in un respiro più ampio? Ma soprattutto, è sempre stato così? Le canzoni popolari se la sono sempre dovuta sbrigare in gare a tempo tra chi arriva più rapidamente al ritornello e alla conclusione? E, domanda delle domande… chi con una clessidra in mano e le tavole della legge strette nell’avambraccio, ha preso questa importante decisione per il bene dell’umanità?

Torniamo indietro alla penultima domanda. È davvero possibile che una canzone, non di natura puramente sperimentale ma di ampia fruizione, duri più di… facciamo 4 minuti?

A quanto pare sì. Ci siamo presi la briga di dare un’occhiata ad alcune tra le canzoni che, tra varie epoche e altrettanti generi, hanno segnato la vita di molti, ed ecco cosa abbiamo scoperto. Adriano Celentano: “Il ragazzo della Via Gluck” (4,15) Lucio Battisti “Il mio canto libero” (5,28) Claudio Baglioni “Sabato pomeriggio” (5,35) Umberto Tozzi “Gloria” (4,24) Lucio Dalla “L’anno che verrà” (4,26) Eugenio Finardi “Musica Ribelle” (4,24) PFM Impressioni di Settembre (5,44) Antonello Venditti “Buona domenica” (5,37) Rino Gaetano “Ma il cielo è sempre più blu” (4,32) Area “Gioia e Rivoluzione” (4,36) Pino Daniele “Quanno Chiove (4,37) Riccardo Cocciante “Bella senz’anima” (4,34) Pooh “Dammi solo un minuto” (4,35) Potremo andare avanti ancora a lungo ma ci siamo capiti, è un gioco. Ovviamente esistono capolavori di breve durata, come “Azzurro” di Paolo Conte, a riprova del fatto che ogni canzone fa storia a sé. E di certo non pretendiamo di creare paragoni tra queste nostre nuove canzoni e brani che hanno fatto la storia della musica.

Detto questo “Il Tempo in Me” è nata come gioco di fusione tra un certo tipo di canzone italiana, senza tempo, e la nostra passione per le sonorità contemporanee da club. Ci abbiamo messo dentro un’orchestra e tutte le 12 note disponibili nella melodia della voce, prendendoci le nostre libertà, nella convinzione di riuscire comunque a scrivere qualcosa capace di parlare a tutti.

Per mettere insieme tutto questo, c’è bisogno di spazio e con gli attuali limiti standard diventa impossibile. Armandoci buona volontà, per quello che per noi potrebbe essere un singolo nel 2026, siamo riusciti a esprimere il tutto con una durata di 4’07. Non resta che vedere se a qualcuno va, sfidando clessidra e tavole della legge, di provare a farla vivere al di fuori dell’ecosistema subsonico. Ci è stato detto che oggi è impossibile. Quindi non resta che provarci».

I Subsonica si preparano a celebrare il trentennale della loro storia con Cieli su Torino 96-26″, quattro speciali appuntamenti live alle OGR Torino. Le date, prodotte da Live Nation, sono previste per il 31 marzo, 1, 3 (SOLD OUT) e 4 (SOLD OUT) aprile 2026 e i biglietti sono già disponibili in tutti i punti vendita autorizzati e su Ticketmaster, TicketOne e Vivaticket. Cieli su Torino 96-26″ non rappresenta solo l’atteso ritorno della band alla dimensione live. Ogni biglietto infatti darà la possibilità di accedere anche ad una mostra antologica coinvolgente nel Duomo delle OGR interamente dedicata alla storia del gruppo – con foto, memorabilia, costumi di scena, strumenti e apparecchiature dei primi album, manifesti e tanto altro -, oltre a un dj set in cui, al termine di ogni concerto, i Subsonica si alterneranno in consolle.

Ogni show presenterà una scaletta diversa, con una parentesi di brani storici che varieranno di sera in sera. Un’occasione unica e irripetibile per ripercorrere a 360°, tutti insieme, 30 anni di musica.

Info e biglietti su www.livenation.it e www.subsonica.it. Radio Deejay, Radio Capital e Radio m2o sono le radio partner di CIELI SU TORINO 96-26.

La festa non si ferma alle OGR, anche la stessa città di Torino e la Regione Piemonte saranno infatti – grazie alla collaborazione con l’agenzia torinese Consiste. Entertainment – protagoniste delle celebrazioni del trentennale, con iniziative che le coinvolgeranno, intrecciandosi con i luoghi che più hanno segnato la storia dei Subsonica: mostre, eventi, percorsi sonori che trasformeranno il capoluogo in un grande museo a cielo aperto, per un abbraccio e omaggio reciproco fra band e città.

Le OGR Torino, l’hub della Fondazione CRT, sono un centro di cultura e innovazione unico in Europa, dedicato alla sperimentazione: culturale, artistica e musicale nelle OGR Cult, scientifica, tecnologica e imprenditoriale nelle OGR Tech.

Ex officine per la riparazione dei treni nate a fine Ottocento, oggi patrimonio archeologico industriale, sorgono nel cuore di Torino su un’area di 35.000 mq per attivare nuovi orizzonti di collaborazione, creazione e convivialità.

Missione in Asia per Meloni, da domani in Oman, Giappone e Sud Corea

Roma, 13 gen. (askanews) – Sei giorni per rafforzare i rapporti bilaterali, la cooperazione economica e gli scambi commerciali, con una attenzione speciale ai dossier di politica estera, a cominciare dalla stabilità dell’Indo-Pacifico. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, da domani al 19 gennaio, sarà impegnata in una missione ufficiale in Asia che, la porterà in Oman, Giappone e Corea del Sud.

Domani la premier sarà in visita nel Sultanato dell’Oman, su invito del Sultano Haitham bin Tariq Al Said. Dopo l’ultimo bilaterale avuto a Manama il 3 dicembre scorso nell’ambito dei lavori del Vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo, dove l’Italia era ospite d’onore su invito del Re del Bahrein, Meloni tornerà a confrontarsi con Tariq Al Said sul rafforzamento del dialogo politico ed economico tra Italia e Oman e della cooperazione bilaterale in campo di difesa, giustizia, cultura, istruzione, ricerca, sport e politiche sociali. I due leader affronteranno anche i temi regionali, a cominciare dalla situazione in Medio Oriente, in Yemen e Iran.

Dopo la tappa in Oman, la presidente del Consiglio si sposterà in Giappone dove il 16 gennaio a Tokyo è previsto un incontro bilaterale con il primo ministro del Giappone, Sanae Takaichi, la prima donna nella storia del Paese a guidare il governo nipponico. La visita, spiegano fonti italiane, rappresenta la terza missione di Meloni nello Stato asiatico e la prima visita di un capo di governo europeo dall’insediamento della premier Takaichi nell’ottobre scorso. La premier ha già avuto un incontro con Takaichi in occasione del Vertice del G20 di Johannesburg nel novembre 2025. Inoltre, nel 2026 si celebra il 160° anniversario dei rapporti diplomatici tra Italia e Giappone. Obiettivo della visita è quindi rafforzare il dialogo politico e la cooperazione economica, industriale e tecnologica tra le due nazioni. Il Giappone infatti è il terzo partner commerciale italiano in Asia. Tra gennaio e ottobre 2025, il commercio bilaterale è stato pari a 10,4 miliardi, con esportazioni in crescita a 7 miliardi (+2,6%), trainato dai beni di consumo di alta gamma. In crescita anche la presenza imprenditoriale italiana in Giappone, con circa 170 aziende attive soprattutto nei settori della moda, del lusso e della meccanica di precisione. La visita arriva poi a poche settimane dalla conclusione dell’Expo universale di Osaka 2025, nell’ambito del quale, viene sottolineato dalle stesse fonti, il Padiglione Italia ha riscosso grande successo di visitatori e di pubblico, ottenendo anche il Premio più prestigioso del BIE.

Meloni e Takaichi adotteranno una dichiarazione congiunta che eleva i rapporti bilaterali tra Italia e Giappone al livello di Partenariato Strategico Speciale e contiene una serie di impegni concreti per accelerare l’attuazione del Piano d’Azione Italia-Giappone 2024-2027. Scelta in continuità con il rilancio delle relazioni bilaterali portato avanti negli ultimi anni tra Roma e Tokyo. Nel 2023, infatti, il Presidente Meloni e il predecessore di Sanae Takaichi, Fumio Kishida, avevano elevato i rapporti tra le nazioni a partneriato strategico. Verranno affrontate, inoltre, le principali questioni di politica estera: la sicurezza e la stabilità dell’Indo-Pacifico, la guerra in Ucraina, il Medio Oriente, la cooperazione in Africa.

Continente, quest’ultimo, dove Italia e Giappone condividono un modello di sviluppo inclusivo e su base paritaria, Roma con il Piano Mattei e Tokyo con l’iniziativa TICAD. Sabato 17 gennaio la premier incontrerà presso l’Ambasciata italiana i vertici delle principali aziende giapponesi. Si tratta, spiegano sempre fonti italiane, di gruppi economici e industriali, che complessivamente hanno un fatturato di oltre mille miliardi di euro e con i quali Meloni avrà uno scambio di vedute “per incoraggiare nuovi partenariati industriali e ulteriori investimenti in Italia”. La visita in Giappone cade inoltre nel giorno del compleanno della presidente del Consiglio che, il 15 gennaio, compie 49 anni. Il 19 gennaio, la presidente del Consiglio sarà a Seoul, dove sarà ricevuta dal presidente della Repubblica di Corea, Lee Jae-myung. Anche in questo caso, si sottolinea da fonti italiane, si tratta della prima visita di un leader europeo dall’insediamento del presidente Lee. Rappresenta la prima missione bilaterale di un presidente del Consiglio italiano negli ultimi 19 anni. L’incontro – il secondo dopo il colloquio tenutosi a New York nel settembre scorso a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite – sarà incentrato, oltre che sui rapporti politici, economici, industriali e culturali tra Italia e Corea del Sud, anche sulla situazione in Asia orientale. Al termine dell’incontro, Meloni e il presidente Lee assisteranno alla firma di una serie di intese, tra cui un accordo volto a potenziare la cooperazione industriale in materia di semiconduttori; un memorandum d’intesa sulla prevenzione e gestione dei disastri naturali, nel quale la Protezione Civile italiana condividerà parte della propria esperienza operativa; e un accordo relativo alla tutela del patrimonio culturale. La Corea è il quarto partner commerciale italiano in Asia, ma a livello pro capite Seoul è il primo mercato asiatico per l’export italiano. Significativa la presenza imprenditoriale italiana, con circa 120 aziende che operano nei settori dell’industria manifatturiera, trasporti, logistica e commercio, con un fatturato complessivo di 3,2 miliardi di euro. Meloni e Lee adotteranno, infine, una Dichiarazione congiunta che individua le priorità strategiche per dare ulteriore impulso alla cooperazione bilaterale, con l’obiettivo di rafforzare gli scambi commerciali, accrescere gli investimenti reciproci e promuovere partenariati industriali nei settori ad alta tecnologia, in particolare nei comparti delle tecnologie avanzate e dei semiconduttori.

Crans Montana, Tajani: a Capodanno una tragedia incommensurabile

Roma, 13 gen. (askanews) – “La notte di Capodanno, si è consumata a Crans-Montana, in Svizzera, una tragedia incommensurabile. Quaranta persone, tra cui giovani tra i 14 e i 17 anni, hanno perso la vita nel rogo del locale ‘Le Constellation’, dove stavano festeggiando spensieratamente, pensando di essere al sicuro insieme ai loro amici, l’arrivo del nuovo anno. 116 i feriti, molti dei quali in gravissime condizioni”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani nelle sue comunicazioni al Senato sulla strage di Capodanno a Crans-Montana.

“Voglio ricordare insieme a voi, in quest’Aula, i nomi dei nostri connazionali che quella notte ci hanno lasciato: Achille Barosi, Chiara Costanzo, Emanuele Galeppini, Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti, Sofia Prosperi”, ha proseguito Tajani.

Venice 4 Palestine: a 5 mesi da "pace" a Gaza si continua a morire

Roma, 13 gen. (askanews) – In una lettera aperta inviata alla European Film Academy, nomi celebri del mondo del cinema e della cultura internazionali – tra i firmatari Annie Ernaux, Roger Waters, Minervini, Riondino, Sabina Guzzanti, Gaia Furrer – il coordinamento di artisti nato a Venezia 82, Venice 4 Palestine, lancia un appello contro i massacri ancora in corso nella Striscia di Gaza.

“‘Fermate gli orologi, spegnete le stelle’: cominciava così la nostra chiamata alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia. Sono passati quasi 5 mesi e le immagini che ci arrivano direttamente dai territori palestinesi (quelle immagini che ad oggi sono costate la vita a quasi 300 operatori dell’informazione palestinesi) confermano quotidianamente che il cosiddetto ‘processo di pace’, paravento di accordo tra potenze occidentali e arabe alleate, la pace non l’ha portata, ancor meno la giustizia, ma ha fatto sì che la soglia di attenzione mondiale si abbassasse drasticamente. Risultato: Israele continua impunemente a commettere crimini contro l’umanità. E noi non vogliamo assistere immobili alla normalizzazione di questa tragedia”, si legge nella lettera.

“A Gaza si continua a morire. Il governo Netanyahu impedisce l’ingresso di cibo, generi di prima necessità, aiuti umanitari, medicine. A 37 organizzazioni umanitarie che nella Striscia operavano tra rischi e difficoltà, dal primo gennaio è stato reso impossibile l’accesso. Mentre in Cisgiordania le invasioni dei coloni israeliani protetti dall’esercito sono sempre più letali, l’inverno è arrivato e miete ulteriori vittime”, prosegue il testo.

“Come artisti, autori, lavoratori del cinema e attivisti, essere a fianco della Palestina è ancora più necessario, proprio adesso che la crescente politica di repressione del dissenso, di criminalizzazione delle proteste e la persecuzione penale di singoli attivisti e organizzazioni aumentano quotidianamente: di Palestina si parla solo in termini di provvedimenti giudiziari nei confronti di associazioni ed attivisti”, denuncia V4P.

“Molti governi europei hanno già adottato la definizione di antisemitismo formulata dall’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance): una definizione fallace ma fondamentale per la narrazione sionista perché equipara volontariamente le legittime critiche al governo di Israele a delle espressioni di antisemitismo. Questo conferma la stretta repressiva e censoria che è sempre più schiacciante in Europa e in linea con l’inquietante tendenza a delegittimare il Diritto Internazionale, tanto quanto i diritti civili e sociali – scrivono gli attivisti – La normalizzazione della repressione di ogni dissenso (anti sionista o di qualunque altro tipo), così come il capovolgimento delle narrazioni, sono sotto gli occhi di tutti noi. Per questo non possiamo distogliere lo sguardo dalla Palestina, perché la Palestina oggi rappresenta tutte le oppressioni e tutte le ingiustizie che avvengono nel mondo”.

“Lo sguardo è l’ingrediente fondamentale del cinema: la difficoltà di questo momento ci deve rendere ancora più motivati proprio perché il ‘mondo del cinema’ ha sempre a che fare con il ‘mondo reale’. L’arte è mezzo di trasformazione, di testimonianza, di comprensione profonda del mondo, di rappresentazione dell’umano e di sviluppo della coscienza critica: uno straordinario mezzo di riflessione, di partecipazione attiva e di resistenza che ha il dovere di rispondere alla deresponsabilizzazione e al crescente silenzio sulla Palestina. Occorre ancora ricordare che la semantica, il linguaggio, le parole e le immagini, non sono accessori, sono una forma di resistenza sostanziale. Se così non fosse, ancora una volta, dovremmo pensare di arrenderci davvero all’evidenza che essere cineasti o giornalisti, oggi, non ha più alcun senso”, aggiungono.

“Noi vogliamo continuare a credere nel cinema e nelle persone che il cinema lo fanno, che lo amano e che lo guardano. E che lo celebrano. Ricordiamolo: opere candidate quest’anno agli EFA come The Voice of Hind Rajab e With Hasan in Gaza raccontano di persone vere, di bombardamenti veri, di crimini veri, perpetrati dal Governo Netanyahu anche con la complicità dei nostri Paesi. Possiamo unirci alla loro forma di resistenza. Possiamo essere all’altezza di queste opere e continuare ben oltre il tempo di un film a raccontare la verità in tutti gli spazi che attraversiamo prima che questa venga oscurata dalle narrazioni capovolte degli oppressori”, sottolineano.

V4P esorta “quindi coloro che parteciperanno sabato 17 gennaio alla cerimonia degli European Film Awards a Berlino, che calcheranno il tappeto rosso, che saliranno sul palco per premiare o per essere premiati, a prendere posizione contro l’apartheid, il genocidio, la pulizia etnica e l’occupazione della Palestina, ad esprimere dissenso e reclamare la liberazione del popolo palestinese, a farlo creativamente nel segno delle nostre capacità artistiche e comunicative”.

“‘La Paura mangia l’Anima’ ammoniva un tempo Fassbinder. E allora esortiamo tutti a non avere paura perché è ancora tanto quello che possiamo fare. Possiamo cominciare noi stessi a fare quello che i nostri governi non fanno, nonostante l’ONU abbia sancito l’esistenza del genocidio in corso. Possiamo cominciare noi, interrompendo la complicità con Israele e i suoi ambasciatori culturali. Possono cominciare il cinema europeo e gli European Film Awards, in questo momento storico, diventando occasione per esprimere anche i nostri sentimenti e i nostri pensieri più scomodi, soprattutto se riusciamo tutti ad avere un po’ più di coraggio”, concludono gli artisti di Venice 4 Palestine, al grido di “Free Palestine” e “Free the World”.

Venice 4 Palestine con Graziella Bildesheim Kostantin Bojanov Sonia Bergamasco Luciana Castellina Francesco Costabile Celeste Dalla Porta Leonardo Di Costanzo Anna Di Francisca Juliette Duret Annie Ernaux Abbas Fahdel Gaia Furrer Ivan Gergolet Fabrizio Gifuni Sabina Guzzanti Tecla Insolia Luigi Lo Cascio Alina Marazzi Roberto Minervini Teona Mitevska Laura Morante Lino Musella Arab Nasser Tarzan Nasser Claudio Noce Bruno Olivieri Raffaele Oriani Gianfilippo Pedote Sara Petraglia Edoardo Purgatori Desideria Rayner Michele Riondino Sergio Rubini Fausto Russo Alesi Valia Santella Céline Sciamma Ezzaldeen Shalh Claire Simon Eyal Sivan Jasmine Trinca Antonia Truppo Yanis Varoufakis Roger Waters Jessica Woodworth e La Palestine Sauvera le Cinema UICD – Unione Italiana Casting Directors

L’Istat prevede per l’Italia un quadro di crescita debole rispetto all’area euro

Roma, 13 gen. (askanews) – In Italia, dove nel terzo trimestre del 2025 si registra un contenuto incremento congiunturale del Pil (+0,1%), i dati ad alta frequenza più recenti segnalano un indebolimento generalizzato dell’economia ad ottobre, dopo la ripresa nel mese precedente. Si evidenzia un quadro di crescita debole rispetto alla media dell’area euro, con andamenti differenziati tra i diversi settori. Lo ha comunicato l’Istat che ha diffuso la Nota sull’andamento dell’economia italiana.

Sul fronte internazionale, negli ultimi mesi del 2025, l’attenuazione delle tensioni commerciali e il taglio dei tassi d’interesse hanno ridotto l’incertezza e favorito la liquidità, contenendo in parte le pressioni al ribasso sulla crescita dell’economia mondiale. L’inizio del 2026 è stato segnato da nuovi focolai di instabilità che supportano le previsioni di un rallentamento dell’attività economica a livello internazionale per l’anno in corso.

In Italia la dinamica congiunturale degli scambi commerciali tra agosto-ottobre è risultata nel complesso modesta (+0,3% e +0,2% rispettivamente per l’export e l’import). Nei primi dieci mesi dell’anno, si registra un incremento tendenziale del 3,4% per le esportazioni e del 3,7% per importazioni nazionali, con andamenti differenziati a livello settoriale.

A novembre l’occupazione diminuisce rispetto a ottobre ma cresce in termini tendenziali. Il calo congiunturale coinvolge le sole donne e tutte le classi d’età, a eccezione delle 25-34enni. Tra settembre e novembre si rileva, in media, un contenuto incremento congiunturale dell’occupazione (+0,3% per un totale di +66mila occupati), mentre calano le persone in cerca di lavoro.

A dicembre la crescita tendenziale dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo è stata pari all’1,2%, ancora nettamente inferiore alla media dell’area euro (+2%). Sulla base dei dati provvisori, l’inflazione nel 2025 è stata pari all’1,7% in Italia e al 2,1% nell’area euro. In aumento nel terzo trimestre il potere d’acquisto delle famiglie.

Fed, Lagarde, Consiglio Bce e altre banche centrali difendono Powell

Roma, 13 gen. (askanews) – La presidente Christine Lagarde, a nome di tutto il Consiglio direttivo della Bce, che include tutti i governatori delle banche centrali dell’area euro, il governatore della Banca d’Inghilterra, Andrew Bailey e di diverse banche centrali nel mondo firmano una dichiarazione congiunta in difesa del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell.

Domenica notte lo stesso Powell aveva riferito di essere oggetto di una procedura che punta a una incriminazione da parte del Dipartimento di Giustizia Usa per i costi di ristrutturazione della sede dell’istituzione, mossa che ha definito “pretestuosa” e volta sostanzialmente a insidiare l’indipendenza della politica monetaria.

“Piena solidarietà alla Federal Reserve al suo presidente, Jerome Powell”, affermano i firmatari. “L’indipendenza delle banche centrali è cruciale per la stabilità economica, finanziaria e dei prezzi nell’interesse dei cittadini che serviamo. Per questo è cruciale preservare questa indipendenza, con il pieno rispetto dello stato di diritto e delle regole democratiche”.

Trump, Venezuela e Unione Europea

Trump ha deciso di smentire tutti coloro che hanno accolto il suo nuovo mandato come una ventata di pacifismo. Difficile essere scontenti del rovesciamento del regime disastroso di Nicolás Maduro, ma di fronte all’ennesima violazione del diritto internazionale non si può festeggiare. 

Ora i Venezuelani sono veramente liberi?

Vedere i cittadini scendere in piazza per la liberazione da un dittatore è entusiasmante, ma è legittimo interrogarsi sui risvolti futuri: i venezuelani saranno davvero liberi di autodeterminarsi oppure l’influenza americana continuerà a condizionarli?

Il dibattito politico di oggi tende purtroppo alla continua polarizzazione e alla creazione di schieramenti che non conoscono sfumature. Essere preoccupati per le nuove modalità dei grandi leader internazionali, basate sulla forza e non sulla legge, non significa supportare il regime di Maduro. Al contrario, significa interrogarsi sui mezzi utilizzati e sulle conseguenze che questi producono sull’ordine internazionale.

La logica dell’intervento americano

Il Venezuela dispone di alcune delle più grandi riserve petrolifere al mondo e intrattiene rapporti energetici con Russia, Cina e Iran. Il presidente Donald Trump si è servito dell’accusa di narcotraffico per giustificare un’azione militare iniziata ormai da mesi e che ha già provocato più di cento vittime. Si tratta di un attacco che costituisce una grave violazione non solo del diritto internazionale, ma anche di quello statunitense.

Appare evidente come il riferimento al narcotraffico sia stato utilizzato principalmente come pretesto per aggirare il Congresso, appellandosi alla sicurezza nazionale. Il presidente americano crea un precedente gravissimo che andrà a legittimare comportamenti analoghi anche da parte di potenze rivali. Il ritorno alla dottrina Monroe, auspicato da Trump, non può che destare preoccupazione.

In questo contesto, la condotta americana finisce paradossalmente per rafforzare le narrative di Cina e Russia, che possono giustificare le proprie azioni come risposte simmetriche. La sfera d’influenza può essere, oggi più che mai, ancora più rivendicabile da queste grandi potenze che vedono in Taiwan e Ucraina ciò che Trump vede in Venezuela e Groenlandia.

La crisi dell’ordine internazionale

È inutile soffermarsi inoltre sul fatto che gli interessi del presidente riguardino ben poco i diritti di cui beneficiano i venezuelani, mentre risulta centrale l’interesse verso le loro risorse petrolifere. Trump è lo stesso leader che ha tentato di delegittimare le elezioni e la volontà popolare, che esercita continue pressioni sui media indipendenti, che fa un uso espansivo e politicizzato della macchina repressiva e che minaccia i diritti civili e di protesta, minando costantemente la neutralità delle istituzioni.

Tutte caratteristiche che tendono a identificarlo più come uno smantellatore dello Stato di diritto che come un esportatore di democrazia, rendendo così privi di fondamento gli appellativi che lo presentano come “liberatore di popoli”.

Il sistema internazionale si sta sgretolando e la legge del più forte sta sottomettendo il diritto. La delegittimazione degli organi di cooperazione internazionale ci condurrà verso derive imperialistiche che arrecheranno gravi danni all’equilibrio mondiale.

Il ruolo irrisolto dell’Unione Europea

In questo contesto è doveroso interrogarsi sul ruolo e sul futuro dell’Unione Europea, che fatica a trovare spazio. Rischia di rimanere spettatrice di un confronto tra grandi potenze, incapace di difendere i propri interessi e i propri valori. L’alleato americano non è in discussione ma, soprattutto in casi come questo, in cui Trump, con le recenti dichiarazioni sulla Groenlandia, di fatto minaccia un territorio europeo, diventa di fondamentale importanza la nostra postura nei suoi confronti.

Ad oggi manca quell’autonomia strategica che permetterebbe all’UE di stare nell’alleanza atlantica con la schiena dritta, dettando il gioco e non subendolo sistematicamente. Per emanciparsi è chiaro che serva innanzitutto autonomia dal punto di vista difensivo, ma il vero limite dell’Unione Europea, più che la debolezza nelle capacità militari, è la mancanza di una visione politica comune che trasformi la somma degli Stati in una comunità federale.

La Difesa comune ha bisogno di un disegno politico

Senza un’idea condivisa di destino, anche un piano di sicurezza e difesa rischia di ridursi a una dispersione di risorse preziose per altri scopi fondamentali e critici, a partire dalle politiche sociali. Un progetto di difesa ha senso solo se inserito all’interno di un progetto che coordina scelte, responsabilità e obiettivi strategici. In assenza di questa dimensione comunitaria, il riarmo non produce sicurezza, ma spreco e aumento della tensione.

Il percorso appare lungo e tortuoso, soprattutto in una fase in cui, in tutta l’Unione, i nazionalismi sembrano tornare a prevalere. È qui che emerge il principale nodo politico europeo: quanti Stati e quanti cittadini sarebbero oggi davvero disposti a cedere una parte della propria sovranità nazionale in favore di una sovranità europea condivisa?

Sicurezza, Salvini: non è il momento di togliere militari dalle strade

Roma, 13 gen. (askanews) – Sulla sicurezza ci sono frizioni fra la Lega e Fratelli d’Italia? “No, io sono contento di quello che stiamo facendo”, ha detto il vicepremier Matteo Salvini, leader della Lega, ai cronisti che lo hanno interpellato a margine di un convegno sul turismo al Senato.

“Sicuramente – ha precisato – non è il momento per togliere i militari dalle strade e dalle stazioni, anzi è un momento in cui c’è bisogno di ancora più divise nelle strade e nelle stazioni. Poi se sono militari, poliziotti, carabinieri, polizia locale… a me interessa che ci sia più presidio, più presenza, più sicurezza. È un errore in questo momento tagliare Strade sicure e togliere i militari delle strade”. Ha parlato con il ministro Crosetto di questo tema? “Ci stanno parlando i miei sicuramente”, ha tagliato corto Salvini.

Bankitalia, accelerano prestiti banche (novembre +2,1%), tassi stabili

Roma, 13 gen. (askanews) – Tassi di interesse bancari sostanzialmente stabili a novembre per i mutui alle famiglie e i prestiti alle imprese, mentre la dinamica di erogazione del credito ha mostrato una ulteriore accelerazione. Secondo l’ultima statistica della Banca d’Italia (Banche e moneta), in generale i prestiti al settore privato sono aumentati del 2,1 per cento su base annua, dal più 1,8 per cento nel mese precedente.

I prestiti alle famiglie sono aumentati del 2,3 per cento (come nel mese precedente) mentre quelli alle società non finanziarie sono aumentati dell’1,8 per cento, in rafforzamento dal più 1,1 per cento di ottobre. I depositi del settore privato sono aumentati del 2,6 per cento (come nel mese precedente); la raccolta obbligazionaria è aumentata del 2,8 per cento, con una frenata dal più 4,9 in ottobre.

Passando al costo del prestiti, secondo la rilevazione di Bankitalia a novembre il Tasso Annuale Effettivo Globale (TAEG) sui nuovi prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni si è collocato al 3,72 per cento, quasi invariato dal 3,73 di ottobre. Il tasso sulle nuove erogazioni di credito al consumo si è collocato al 10,12 per cento, dal 10,07 nel mese precedente.

I tassi di interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie sono stati pari al 3,52 per cento, anche qui quasi immutati dal 3,53 nel mese precedente. I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono rimasti allo 0,63 per cento.

Visionarie 2026: Ancora più eretiche: donne tra cinema, tv e racconto

Roma, 13 gen. (askanews) – Venerdì 30 e sabato 31 gennaio 2026 a Palazzo Merulana a Roma torna “Visionarie – donne tra cinema, tv e racconto”, il progetto ideato e diretto da Giuliana Aliberti, che da sette anni è un punto di riferimento per il dialogo tra le voci femminili dell’audiovisivo e della narrazione contemporanea. Due giornate di incontri, testimonianze, scambi e visioni che celebrano la presenza femminile nei linguaggi creativi, tra cinema, televisione, scrittura e pensiero critico.

Dopo l’edizione 2025 dedicata alle “Eretiche”, Visionarie 2026 rilancia con più forza: Ancora più eretiche è il titolo di quest’anno, un’affermazione di coraggio e un invito a disobbedire, a riscrivere, a trasformare. È un inno a tutte le donne che rivendicano il diritto all’immaginazione, alla parola, alla complessità. Donne che rompono gli schemi, che producono senso, che generano mondi possibili.

Il programma comincia, la mattina di venerdì 30 gennaio, con i saluti istituzionali e con una lunga e articolata sessione dedicata a un tema centrale: l’impegno dell’Audiovisivo verso il percorso per la parità di genere. Un confronto diretto e concreto tra istituzioni, associazioni, imprese, professioniste e professionisti del settore, per discutere criticità, strumenti, strategie e buone pratiche.

Il primo panel, focalizzato su gender gap, parità salariale e certificazione di genere, vedrà la partecipazione di Chiara Gribaudo, promotrice della legge sulle pari opportunità per le donne che lavorano, insieme a Giulia Minoli (Una Nessuna Centomila), Valeria Manieri (Le Contemporanee), e l’assessore alle attività produttive e pari opportunità di Roma Capitale Monica Lucarelli.

A seguire, una tavola rotonda tra rappresentanti di spicco delle aziende del settore audiovisivo: Maria Pia Ammirati (Rai Fiction), Luisa Cotta Ramosino (Netflix), Nicole Morganti (Amazon Studios), Chiara Sbarigia (APA), Alessandro Usai (ANICA), Stefania Ippoliti (Toscana Film Commission), e le produttrici e produttori Francesca Andreoli, Benedetta Caponi, Gloria Giorgianni e Riccardo Tozzi. Un’occasione preziosa per riflettere sulla parità di genere nei processi produttivi e decisionali, e sulle sfide ancora aperte.

Alle associazioni e ai festival è dedicato uno spazio particolare durante il quale prenderanno la parola Graziella Bildesheim (European Women’s Audiovisual Network), Emanuela Piovano (ANAC), Maria Iovine (Centautori), Francesca Massaro (WGI), Gaia Tridente (MIA), Camilla Toschi (Festival Internazionale Cinema e Donne di Firenze), Fabia Bettini (Alice nella Città), Annamaria Granatello (Premio Solinas).

La mattinata si conclude con un workshop esplicativo riservato alle aziende dell’audiovisivo sulla “Certificazione di parità di genere”, la premialità e gli sgravi fiscali per le Aziende virtuose, a cura di Enrico Gambardella (Winning Women Institute, istituto per il rilascio delle certificazioni di genere). Coordina l’intera mattinata Giuliana Aliberti.

Il pomeriggio si accende con uno degli appuntamenti più attesi e radicali del programma: “Da Anaïs Nin alle Ragazze del Porno”, un panel provocatorio e coraggioso che esplora la sessualità e il desiderio attraverso uno sguardo femminile, libero e non convenzionale. Dalla scrittura alla regia, dalle pratiche di intimacy coordination al porno etico e femminista, l’incontro attraversa corpi, linguaggi e immaginari. Interverranno Barbara Alberti, Nadia Fusini, Giuliana Gamba, Serena Guarracino, Lidia Ravviso, Mia Benedetta, Sarah Silvagni, Anna Negri, Monica Stambrini e Serena Guarracino del collettivo KinkyGirls. Coordina la giornalista e scrittrice Antonella Matranga.

La seconda giornata, sabato 31 gennaio, si apre con un incontro di grande intensità: Il cinema delle donne come resistenza oltre il silenzio. Un panel poetico e politico che unisce registe, produttrici, storiche e attiviste per raccontare resistenza, cinema e letteratura. Interverranno, tra le altre, Benedetta Caponi, che presenterà una clip dal film La voce di Hind Rajab, Graziella Bildesheim, Monica Maurer, la regista palestinese Najwa Najjar, Paola Caridi, Wilma Labate e Milena Fiore. Coordina la giornalista Gabriella Gallozzi. In questa occasione verrà consegnato il Premio Karama al regista Ezzaldeen Shalh, fondatore del Gaza International Festival for Women’s Cinema.

A concludere le due giornate sarà una novità che si aggiunge al tradizionale Premio Millennial Visionaria: il Premio Maestre Visionarie, un riconoscimento pensato per onorare quelle donne che, con coerenza, coraggio e immaginazione, hanno cambiato – e continuano a cambiare – il volto della cultura italiana. Il premio sarà consegnato alla grande regista Liliana Cavani, con la proiezione di due sue opere giovanili realizzate dalla Cineteca Nazionale – Centro Sperimentale di Cinematografia.

L’incontro sarà l’occasione per festeggiare la “Maestra Visionaria” Cavani insieme a molte delle registe che in questi anni hanno attraversato Visionarie: Sonia Bergamasco, Carolina Cavalli, Eleonora Danco, Antonietta De Lillo, Anna Di Francisca, Irene Dionisio, Flaminia Graziadei, Emanuela Giordano, Maria Iovine, Wilma Labate, Laura Luchetti, Francesca Mazzoleni, Anna Negri, Costanza Quatriglio, Paola Randi, Marta Savina, Fabiana Sargentini, Adele Tulli, Margherita Vicario e tante altre. Con loro anche docenti e allieve del Centro Sperimentale di Cinematografia e della Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volonté, in un ideale passaggio di testimone tra generazioni.

Programma definitivo a breve consultabile sul sito https://www.donnevisionarie.com/

Cinema, boom Zalone: "Buen Camino" primo incasso italiano di sempre

Roma, 13 gen. (askanews) – La commedia “Buen Camino” con Checco Zalone segna un nuovo record. In sole tre settimane di programmazione, con un incasso complessivo di 65.689.125 di euro e 8.157.202 spettatori, il film diretto da Gennaro Nunziante sorpassa “Quo Vado?” (65.365.736 euro) e diventa il film italiano con il maggiore incasso di sempre al box office italiano, preceduto soltanto da “Avatar” (68.600.000 euro).

L’inarrestabile ascesa di “Buen Camino” consolida Zalone e Nunziante come protagonisti assoluti della commedia italiana contemporanea e consacra il film non solo come un successo senza precedenti, ma come un evento cinematografico, capace di riportare in sala spettatori di ogni età, dal Nord al Sud del Paese. Il film ha costruito i suoi primati giorno dopo giorno, fin dal debutto nei cinema, con un impatto unico sul mercato cinematografico nazionale. A Natale, l’esordio record con un incasso di 5.671.922 di euro, il miglior risultato di sempre in Italia per un film nel giorno del 25 dicembre. Con una quota del 78,8%, “Buen Camino” traina l’intero mercato cinematografico italiano sopra i 7 milioni di euro complessivi nella giornata di Natale, un livello che non si raggiungeva dal 2011.

Il 26 dicembre il film sfiora gli 8 milioni di euro portando il totale dei primi due giorni di programmazione a quasi 14 milioni e segnando uno dei migliori risultati di sempre per il giorno di Santo Stefano, davanti anche a titoli internazionali come “Avatar – Fuoco e Cenere”. Il primo gennaio il film incassa oltre 5 milioni di euro, portando il totale a più di 41 milioni e superando i 5 milioni di spettatori.

Nella seconda settimana di programmazione, il film supera i 53 milioni di euro e sorpassa i precedenti successi di Zalone, diventando il terzo film con il maggiore incasso di sempre nella storia del cinema italiano, dopo “Avatar” e “Quo Vado?”. In meno di 20 giorni di programmazione supera i 65 milioni di euro complessivi e diventa il film italiano con il maggiore incasso di sempre al box office italiano, battendo il record di “Quo Vado?”.

Scuola, aperte le iscrizioni alle prime classi per l’anno 2026-27

Milano, 13 gen. (askanews) – Da oggi e fino al 14 febbraio 2026 sono aperte le iscrizioni alle prime classi per l’anno scolastico 2026/2027.

Le domande per il I e il II ciclo di istruzione potranno essere presentate online, attraverso la piattaforma Unica. La modalità online è prevista anche per le iscrizioni ai percorsi di istruzione e formazione professionale (IeFP) e alle scuole paritarie che, su base volontaria, aderiscono alla modalità telematica.

L’accesso alla piattaforma Unica avviene tramite credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), CIE (Carta di Identità Elettronica), CNS (Carta Nazionale dei Servizi) o eIDAS (electronic IDentification Authentication and Signature).

Restano invece cartacee, e devono pertanto essere presentate direttamente presso le segreterie delle istituzioni scolastiche, le domande di iscrizione alla Scuola dell’infanzia, alle scuole della Valle d’Aosta, di Trento e di Bolzano, nonché quelle relative a specifici percorsi indicati annualmente nella nota del Ministero dell’Istruzione e del Merito.

All’interno della piattaforma Unica sono disponibili informazioni dettagliate sugli istituti (“Cerca la tua scuola”) e specifiche sezioni dedicate all’orientamento, pensate per accompagnare le famiglie e gli studenti della Scuola secondaria di I grado nella scelta del percorso formativo e professionale successivo. Tra queste: “Il tuo percorso”, “E-Portfolio”, “Docente tutor”, “Guida alla scelta”, “Statistiche su istruzione e lavoro” e, a partire da quest’anno, “What’s Next: l’orientamento nel Metaverso”, un innovativo servizio digitale.

Per l’anno scolastico 2026/2027 è possibile accedere alle importanti opportunità offerte dalla filiera formativa tecnologico-professionale presentando domanda d’iscrizione alle prime classi dei percorsi di 4 anni degli istituti tecnici e professionali e ai percorsi innovativi del Liceo del Made in Italy.

Le iscrizioni alle prime classi per l’anno scolastico 2026-2027 interessano 1.342.504 studenti e le relative famiglie.

Trump annuncia nuovi dazi per chi commercia con l’Iran, la Cina protesta

Roma, 13 gen. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump prova a stringere il cappio attorno all’Iran. Il capo della Casa bianca ha annunciato via social l’introduzione immediata di nuovi dazi del 25 per cento contro tutti i Paesi che intrattengono rapporti commerciali con l’Iran, definendo la misura “finale e conclusiva”. Una mossa che ha mandato su tutte le furie la Cina, che ha reagito annunciando che “salvaguarderà con determinazione i propri diritti e interessi legittimi”.

Il provvedimento, di portata globale, è destinato a colpire in particolare le grandi economie con forti legami energetici e commerciali con Teheran, a partire da Cina e India, ma anche Turchia, Emirati arabi uniti e Unione europea. Trump ha collegato esplicitamente la decisione alla repressione delle proteste antigovernative in Iran, nel cui contesto, secondo l’ong Iran Human Rights, sarebbero morte oltre 600 persone e sarebbe stato imposto un blackout quasi totale di internet. Il presidente statunitense ha inoltre evocato la possibilità di un intervento militare.

Pechino ha reagito con durezza. La portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning, intervenendo alla quotidiana conferenza stampa a Pechino, ha ribadito la “ferma opposizione” della Cina alle guerre tariffarie, avvertendo che Pechino “salvaguarderà con determinazione i propri diritti e interessi legittimi”. Mao ha anche condannato le minacce americane di ricorrere alla forza contro l’Iran, affermando che la Cina auspica che tutte le parti facciano di più per favorire la pace e la stabilità in Medio Oriente e ribadendo la contrarietà a misure coercitive e a pressioni che possano aggravare le tensioni regionali, nel rispetto del diritto internazionale. La portavoce ha aggiunto che la Cina sta monitorando attentamente la situazione in Iran e adotterà tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza dei cittadini cinesi.

Sulla stessa linea l’ambasciata cinese a Washington, che in una dichiarazione al Washington Post ha definito i nuovi dazi una forma di “coercizione” e “pressione”. Il portavoce Liu Pengyu ha affermato che la Cina si oppone con decisione a “sanzioni unilaterali illegittime e all’applicazione extraterritoriale della giurisdizione” e che adotterà contromisure per tutelare i propri interessi.

La posta in gioco è rilevante. La Cina è il principale partner commerciale dell’Iran, con circa il 30 per cento del commercio estero totale, anche se nei primi undici mesi del 2025 il commercio ufficiale tra Cina e Iran è diminuito del 24 per cento, segnale di un rallentamento già in atto proprio a causa delle sanzioni Usa.

Sul cruciale fronte energetico, la Cina è il primo importatore mondiale di petrolio: compra oltre l’80 per cento del greggio iraniano esportato via mare. Secondo i dati 2025 della società di analisi Kpler, la Cina ha acquistato in media 1,38 milioni di barili al giorno di petrolio iraniano lo scorso anno, pari a circa il 13,4 per cento delle importazioni marittime totali di greggio del Paese.

Negli ultimi anni la Cina ha fatto ampio ricorso all’acquisto di petrolio da Paesi sottoposti a sanzioni occidentali, in particolare Iran, Russia e Venezuela, per ridurre il costo complessivo della bolletta energetica, risparmiando miliardi di dollari. Pechino è oggi anche il maggiore acquirente di greggio venezuelano e uno dei principali importatori di petrolio russo.

I principali compratori cinesi di petrolio iraniano sono le raffinerie indipendenti, note come teapots, concentrate soprattutto nella provincia dello Shandong. Questi operatori, che rappresentano circa un quarto della capacità di raffinazione cinese, sono attratti dallo sconto applicato al greggio iraniano rispetto ai barili non sanzionati. Operando spesso con margini ridotti e penalizzati da una domanda interna debole, le teapots utilizzano il petrolio iraniano come leva per contenere i costi.

Le grandi compagnie petrolifere statali cinesi, secondo trader ed esperti riportati dall’agenzia di stampa Reuters, hanno invece evitato di acquistare greggio iraniano dal 2018-2019. Il petrolio Iranian Light viene venduto in Cina con uno sconto compreso tra 8 e 10 dollari al barile rispetto al Brent. Ciò consente ai raffinatori cinesi di risparmiare rispetto a importazioni alternative non sanzionate, come quelle dall’Oman.

Gli sconti si sono ampliati anche per l’accumulo di scorte: l’Iran dispone attualmente di una quantità record di petrolio in stoccaggi terrestri e offshore, pari a circa 50 giorni di produzione, mentre le importazioni cinesi sono diminuite a causa delle sanzioni e dei timori legati a possibili azioni militari statunitensi.

Le sanzioni Usa stanno comunque avendo un impatto crescente. Dopo il ripristino delle misure restrittive nel 2018, l’amministrazione Trump ha introdotto nuovi pacchetti sanzionatori contro il commercio petrolifero iraniano, inclusi provvedimenti contro tre raffinerie indipendenti cinesi. Questo ha spinto diversi operatori di medie dimensioni a ridurre gli acquisti per il timore di essere inseriti nelle blacklist statunitensi.

L’annuncio di Trump arriva in un contesto di tensioni commerciali già elevate. Lo scorso anno il presidente Usa aveva imposto dazi “reciproci” del 25 per cento contro l’India, aggiungendo una penalità analoga per l’acquisto di petrolio russo. Nello stesso periodo, nonostante un’intesa tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping per allentare alcune barriere commerciali, la tariffa media statunitense sulle importazioni cinesi è rimasta al 47,5 per cento, secondo il Peterson Institute for International Economics.

Per quanto riguarda l’Iran, nello specifico, secondo quanto ha scritto oggi il New York Times, Trump sta seguendo una strategia doppia, oltre a esercitare la pressione commerciale. Da un lato valuta la possibilità di un intervento militare, tanto che il Pentagono avrebbe già presentato alla Casa bianca una serie di piani, dall’altro intende perseguire la via diplomatica. Ieri il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato che un incontro con l’inviato speciale degli Stati uniti Steve Witkoff potrebbe avere luogo, nonostante le proteste di massa in corso nel Paese. In un’intervista ad Al Jazeera, Araghchi ha affermato che “i contatti con Witkoff hanno preceduto e seguito le proteste e continuano tuttora”, aggiungendo che “alcune idee sono state discusse con Washington e al momento le stiamo esaminando”.

Il capo della diplomazia iraniana ha inoltre espresso la disponibilità di Teheran a negoziare sul programma nucleare, a condizione che non vi siano minacce contro il Paese. Allo stesso tempo, ha detto, le autorità iraniane nutrono dubbi sulla reale volontà dell’amministrazione statunitense di avviare negoziati “costruttivi e onesti”.

Araghchi ha poi sostenuto che vi sono forze che cercano di trascinare Washington in una guerra con Teheran a beneficio di Israele. “Se Washington volesse tornare a uno scenario militare, come ha fatto in passato, siamo pronti”, ha avvertito, aggiungendo che “la nostra preparazione militare è significativa e più ampia rispetto all’ultima guerra”.

Addio al gelo: temperature in aumento, massime fino a 18°C

Milano, 13 gen. (askanews) – Gennaio si traveste da Novembre e torna l’Autunno, dopo una rigida fase invernale. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma un deciso aumento delle temperature, sia minime sia massime, in queste ore.

Tutto merito (o demerito, per gli amanti del freddo) dell’anticiclone subtropicale che tornerà a farci visita nelle prossime ore e nei prossimi giorni: dimentichiamoci le forti gelate degli ultimi giorni, dai -7°C in Pianura Padana del lunedì passeremo diffusamente ai +5° di minima anche al Nord, con massime fino a 7-10°C. In pratica, questa settimana vedrà il ritorno dell’Autunno con molte nubi al Centro-Nord, sole prevalente al Sud con temperature così previste: Nord 5°/10°, Centro 7°/15°, Sud 9°/18°.

Oltre all’aumento termico avremo anche un aumento della nuvolosità che risulterà compatta al Nord e sulle regioni centrali tirreniche: si prevedono locali fenomeni più probabili su Liguria, Alta Toscana e Lombardia, ma si tratterà di deboli ed isolate piogge.

Il vento, che ha soffiato in modo disastroso soprattutto al Sud, tenderà ad attenuarsi e favorirà la formazione di qualche banco di nebbia nei fondovalle: sembrerà Autunno, anche per l’arrivo di una perturbazione mite atlantica nel prossimo weekend.

E il freddo dove andrà? Il gelo rimarrà confinato tra Ucraina e Russia, mentre anche alle alte latitudini scorreranno correnti meno rigide: ad Oslo, ad esempio, passeremo dai -10C° attuali a +2/+3°C.

Per trovare un’altra fase invernale dovremo probabilmente aspettare la fine del mese (25 gennaio) anche se, ovviamente, per queste previsioni a lunga scadenza servono mille conferme: al momento possiamo solo affermare, con certezza, bentornato Autunno.

La Cina: dazi Usa a chi commercia con l’Iran? Ci opponiamo fermamente

Roma, 13 gen. (askanews) – La Cina ha condannato oggi la decisione del presidente Usa Donald Trump di imporre dei dazi ulteriori del 25% per i paesi che intrattengano rapporti commerciali con l’Iran.

La portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning, nella quotidiana conferenza stampa a Pechino, commentando le parole del presidente di Trump, ha ribadito la “ferma opposizione” della Cina “alle guerre tariffarie” e ha avvertito che “salvaguarderà con fermezza i propri diritti e interessi legittimi”.

Mao Ning ha anche condannato le minacce americane di attacco nei confronti dell’Iran e ha detto che Pechino spera che tutte le parti “facciano di più per favorire la pace e la stabilità in Medio Oriente”, ribadendo la propria contrarietà a “misure coercitive e a pressioni che possano aggravare le tensioni regionali”, richiamando “la necessità di un approccio responsabile basato sul rispetto del diritto internazionale”.

La portavoce cinese ha anche affermato che Pechino sta”monitorando da vicino l’andamento della situazione in Iran e faremo tutto il necessario per proteggere la sicurezza dei cittadini cinesi”.

Trentini e Burlò sono tornati in Italia

Roma, 13 gen. (askanews) – L’aereo italiano con a bordo Alberto Trentini e Mario Burlò è atterrato all’aeroporto di Ciampino.

I due cittadini italiani sono stati liberati ieri dal regime venezuelano. Ad accoglierli la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

“Hai abbracciato mamma? È stata tanto in pensiero lo sai, vero?”: con queste parole, con un “bentornato” e chiedendo come stesse, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha salutato Alberto Trentini all’interno dell’aeroporto di Ciampino, al suo rientro in Italia dopo la
detenzione nelle carceri venezuelane.

Poi la premier ha salutato anche Mario Burlò con un altro “bentornato”, intrattenendosi brevemente, insieme al ministro degli Esteri Antonio Tajani. Infine si è congedata salutando tutti e dicendo “non vi voglio disturbare perché avete del tempo da recuperare”.

E’ stata “una gioia immensa nel toccare la mia bella Italia”. Lo ha detto Mario Burlò al telefono con Tg2 Italia-Europa dopo il suo arrivo a Ciampino.

“E’ stato difficile, ho perso 30 chili, ma non importa, l’importante è essere tornati, abbracciare i miei ragazzi”, ha detto l’imprenditore, ringraziando governo e ambasciatore per l’azione.

“Ho superato questi giorni pensando ai miei ragazzi, ai miei amici, i quali sapevano conoscendomi che erano accuse folli, infondate”, ha continuato.

“Sono stato sequestrato, come altri stranieri”, ha detto ancora, segnalando che nelle prigioni venezuelane ci sono “94 stranieri di 34 nazionalità differenti”. Burlò ha segnalato di non aver subito “violenze fisiche”, ma “psicologiche sì”, ricordando di aver potuto sentire i suoi figli solo dopo 11 mesi.

India–Stati Uniti, un’alleanza sotto pressione

Una crisi regionale e una mediazione controversa

La scorsa primavera – come si ricorderà – due potenze nucleari asiatiche, India e Pakistan, sono entrate in rotta di collisione e per alcuni giorni i cieli sopra quei paesi hanno assistito ad uno scontro alquanto cruento. La sua conclusione è intervenuta in seguito ad una mediazione promossa e condotta da Donald Trump. Almeno, questa è la versione fornita dal presidente americano, ai tempi in piena ricerca del Nobel per la Pace.

A New Delhi corre voce che, a causa di quell’auto-attribuzione di un merito che invece Narendra Modi, il premier nazionalista indù, ritiene dovuto alla reazione indiana e alla forza della sua aviazione militare, il rapporto fra i due leader si sia deteriorato.

Probabilmente le non secondarie conseguenze che si sono registrate nei mesi successivi non hanno quello screzio quale unica motivazione, anche se la postura da uomo forte di entrambi i leader può lasciarlo credere.

Il nodo dei dazi e il fattore russo

Certamente molto di più hanno inciso i dazi. Lo “strumento preferito” di Trump ha creato un solco profondo nelle relazioni degli Stati Uniti con l’India, oggi la nazione più popolosa del mondo e fra quelle in maggior sviluppo economico (al di là delle enormi sacche di povertà e miseria tuttora presenti).

Aver raddoppiato i dazi sulle esportazioni indiane con la motivazione punitiva legata all’acquisto di petrolio che New Delhi prosegue con Mosca e, contemporaneamente, averli diminuiti alla Cina dopo i primi fuochi d’artificio intorno a percentuali abnormi – che avevano provocato una dura risposta da parte di Pechino – ha fatto infuriare Modi.

Il ritorno diplomatico in Cina

Che ha così deciso di partecipare alla Conferenza dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) dello scorso settembre, tenutasi a Tianjin. Era dal 2018 che non si recava in Cina e, anzi, fra il 2020 e il 2021 vi erano stati scontri fra gli eserciti dei due paesi nella regione himalayana del Ladakh, sulla quale Pechino nutre rivendicazioni territoriali.

Modi si è successivamente ben guardato dal partecipare all’imponente parata celebrativa dell’ottantesimo anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale – quella della famosa foto con Putin e il dittatore nordcoreano Kim Jong-un in ossequiosa conversazione con Xi Jinping, in mezzo a loro e vestito alla Mao Zedong e non all’occidentale come invece gli altri due – ma non si è sottratto a un bilaterale con Xi inteso ad attenuare i dissidi, nella comune consapevolezza che questo XXI secolo debba essere il “secolo dell’Asia”.

Competizione strategica e dossier irrisolti

In realtà, e i due leader lo sanno bene, il confronto per la superiorità in Asia è in pieno svolgimento e non sarà affatto semplice diminuirne l’intensità. I dossier aperti sono molteplici: dal transito concorrenziale per New Delhi della Belt and Road Initiative all’esplicito sostegno cinese al Pakistan, confermato anche durante la crisi dello scorso maggio.

Sino alla partecipazione indiana al Quad, l’organizzazione di cooperazione informale per la sicurezza con Stati Uniti, Giappone e Australia, che ha quale suo obiettivo proprio il contenimento dell’avanzata cinese nel Pacifico.

Un’alleanza necessaria ma fragile

Questioni spesse, non facilmente superabili. Anzi, proprio per la loro strategicità diventa molto improbabile immaginare, oggi, il loro superamento.

La novità, però, è la politica aggressiva della Casa Bianca nei confronti dei propri amici, anche di quegli alleati – come appunto l’India – che sono indispensabili per contrastare le ambizioni globali di Pechino. Con il suo viaggio in Cina, Modi ha certamente voluto inviare un messaggio forte a Trump. Non definitivo, però. I margini per un nuovo miglioramento delle relazioni fra Washington e New Delhi restano ampi.

Il secolo asiatico e l’incognita Trump

L’India nazionalista di Modi vuole ardentemente proporsi come superpotenza regionale. Non può tollerare un predominio cinese, tanto meno nell’area oceanica indiana. Gli Stati Uniti, per parte loro, non intendono perdere l’egemonia nel Pacifico garantita dalla VII Flotta (e pure dalla V). Dunque gli interessi strategici sono comuni.

Solo l’imprevedibilità di Trump e il suo atteggiamento arrogante, da signore feudale che ha a che fare con meri vassalli – assolutamente inaccettabile per l’orgogliosa e super-popolosa India – potrebbe affossare una collaborazione cresciuta nel tempo, soprattutto in questo secolo. Che, questo il presidente americano non vuole senz’altro riconoscere, sarà comunque il “secolo asiatico”.

Il centro è nella morsa ma può crescere

Verso il voto, tra schieramenti già definiti

Le elezioni politiche nazionali si avvicinano. Si voterà, salvo sconvolgimenti che non sono però all’ordine del giorno, fra circa 15 mesi. E, di conseguenza, ci si attrezza per capire quale sarà il profilo politico, culturale e soprattutto programmatico delle rispettive coalizioni.

Ora, e per fermarsi a quella che nel passato si chiamava “politica di centro”, meglio definita come progetto per un “centro di governo, democratico e riformista”, si deve prendere atto di quello che concretamente emerge dalla dialettica politica italiana. E, se vogliamo essere anche intellettualmente onesti, non possiamo non evidenziare alcuni dati di fatto, oggettivi.

La sinistra e il centro sotto la tenda

La coalizione di sinistra e progressista, ad esempio, è sempre più chiara e netta nel declinare il suo progetto politico. Sappiamo, ormai, chi sono i veri azionisti politici dell’alleanza – e cioè Schlein, Conte, il trio Fratoianni/Bonelli/Salis, Landini, con l’aggiunta delle note associazioni di categoria, soprattutto in questi tempi di dibattito sul referendum costituzionale sulla giustizia – e, di conseguenza, emerge in modo altrettanto chiaro la cifra politica di quel campo.

Ovvero, parliamo di una coalizione che fa del massimalismo, dell’estremismo e del radicalismo la sua essenza di fondo. Con tanti saluti, come ovvio, rispetto a tutto ciò che è anche solo lontanamente riconducibile al Centro o alla politica di centro.

Spiace dirlo, ma dobbiamo dare atto a quello che tempo fa l’autorevole dirigente ex comunista Goffredo Bettini aveva già previsto e pianificato. E cioè, per il Centro nella coalizione di sinistra e progressista c’è spazio solo sotto una “tenda”. E così è stato, piaccia o non piaccia alle mille sigle e agli innumerevoli aspiranti al seggio parlamentare dei vari protagonisti “centrini”.

Del resto, non c’è tema, argomento, proposta o dibattito che non registri il protagonismo degli esponenti della sinistra estremista, massimalista, radicale e populista. Per il resto, appunto, c’è spazio solo in tribuna. O meglio, al massimo si può aspirare a un “diritto di tribuna”.

Il centrodestra e il peso della leadership

Sul versante del centrodestra, malgrado esista un partito dichiaratamente centrista e riformista come Forza Italia, è indubbio che la forza, il carisma e il peso politico di Giorgia Meloni siano talmente forti ed evidenti che qualunque altro apporto risulta certamente importante, ma del tutto ininfluente ai fini del progetto politico complessivo della coalizione.

Anche perché l’elettorato centrista di quell’area, come ormai ci dicono quasi tutti i sondaggisti, tende sempre più a riconoscersi nel partito della Premier

Una scommessa ancora aperta

Per queste ragioni, semplici ma persino oggettive, chi nel 2027 vorrà riproporre un polo autenticamente centrista e riformista dovrà recuperare sino in fondo la scommessa lanciata nel lontano 1994 da Franco Marini, Mino Martinazzoli, Gerardo Bianco e molti altri leader e dirigenti del Ppi delle origini.

Fu il progetto del “Patto per l’Italia” con Mario Segni a contribuire a dare uno scossone a un bipolarismo che già allora si presentava con connotati troppo estremisti, massimalisti e radicali.

E se ci sarà un progetto politico che andrà davvero in quella direzione, non potrà non essere preso in seria considerazione da tutti coloro che ancora credono e scommettono sulla “politica di centro” nella democrazia italiana.

Il rebus dell’occupazione in Italia

Quelli che sostengono essere aumentata e gli altri che sostengono d’essere diminuita. Che cosa? L’occupazione.

A sentire le notizie televisive e a leggere i quotidiani sembra che la cosa sia molto ingarbugliata. E non si sa a chi dar credito. Al Governo? O all’opposizione? Per rendere semplice il problema, svolgo la seguente riflessione:

Il nesso logico: lavoro e produzione

Se aumenta l’occupazione, questa necessariamente accrescerà la produzione; se c’è più lavoro, c’è anche maggiore quantità di merci o di servizi. È evidente che se aumentano tanto i prodotti lavorati quanto i servizi resi, accresce pure il Prodotto Interno Lordo, il cosiddetto PIL.

Se invece, per contro, l’occupazione diminuisce, conseguentemente si accorcia la ricchezza prodotta, sia essa materiale, immateriale o sotto forma di servizi.

Oltre la disputa politica

Per ovviare alla disputa ormai sterile tra chi sta al governo e chi gli si oppone — e quindi tra chi sostiene la tesi dell’aumento occupazionale e chi invece vede solo precarietà — basta riferirsi ai dati economici e chiedersi qual è il loro andamento.

Quindi è semplice. Come sta andando il PIL in Italia in questi ultimi tempi? Lo dicono gli indici registrati in quest’ultimo anno e, se vogliamo, può essere indicato nella Finanziaria 2026 come andamento previsionale.

I dati reali…cosa dicono?

Purtroppo, le stime reali del PIL nazionale nell’ultimo anno sono state avare, tra le più basse d’Europa (intorno allo 0,4%-0,5%). Insomma, la ricchezza non ci sorride. Per il prossimo anno, ma è una previsione, ci sarebbe un leggero aumento. Poi, però, si vedrà se corrisponderà o meno ai dati reali.

Se c’è un aumento dell’occupazione, deve essere del tutto irrisorio, perché lo testimonia l’andamento della bilancia economica nazionale. In aggiunta, potrebbe anche esserci numericamente un aumento dei contratti, ma il monte ore complessivo del lavoro in Italia è rimasto al palo.

Se sbaglio, correggetemi.

Alto Adige: oltre le identità, il malessere

Oltre il disagio identitario

Esiste – è vero – un problema che riguarda il disagio degli italiani in Alto Adige: dall’uso della lingua, al tema della casa, a quello del lavoro fino all’inclusione “vera”, un termine che qui si usa come un mantra ma che in realtà spesso è solo un mero flatus vocis. Ma esiste anche – qui e altrove – un disagio di tutti, oltre il gruppo linguistico di appartenenza.

La politica sta dibattendo cause ed effetti, il focus è diventato virale ma le responsabilità del malessere collettivo vanno forse cercate in primis proprio nel gap che separa istituzioni e cittadini. È innanzitutto un problema di rappresentatività: ascoltando e intercettando la voce della gente si ha la sensazione che anche qui si replichi la frattura che si percepisce a livello sociale generale tra paese legale e paese reale.

La casa come cartina di tornasole

Il tema della casa è emblematico: l’affitto di un modesto appartamento equivale ormai a uno stipendio medio, non parliamo di una pensione, che lo rende irraggiungibile. L’acquisto di un’abitazione in condominio è proibitivo, i prezzi sono alle stelle e fuori portata: si parla di centinaia di migliaia di euro, fino a oltre il milione.

Mi spiega un sindaco: «è il libero mercato». Vero, ma la politica ha anche una funzione di controllo e di calmiere, di giustizia sociale. Qualche anno fa si incentivava il turismo delle seconde case, adesso nemmeno i nativi del posto, in particolare le giovani coppie, trovano casa a costi umanamente sostenibili. Venire a vivere qui era una scelta di vita, ora diventa un’utopia.

Costo della vita e fuga dei giovani

La spesa alimentare e dei prodotti domestici sale vorticosamente: Bolzano è la città più cara d’Italia ma anche nelle località delle valli, da un giorno all’altro, entrando in un supermercato si ha sempre la sgradita sorpresa di rialzi ingiustificabili.

Quanto al lavoro, avrà un significato il fatto che negli ultimi cinque anni molti giovani altoatesini siano emigrati all’estero: il brain drain è compensato solo dal brain gain di immigrati prevalentemente occupati in strutture alberghiere. È un problema sociale ed economico ma anche di mutamento dell’identità collettiva: si va perdendo a poco a poco quel genius loci che rendeva unica e tutelata la tradizione culturale del posto, un valore incommensurabile.

Politica miope e disagio sociale

Molte scelte politiche sembrano dettate più da demagogia che da buon senso e lungimiranza. I Rapporti CENSIS e ISTAT, che raccontano i flussi demografici presenti e futuri, la loro sostenibilità antropologica e culturale, l’evoluzione o l’involuzione della società, gli egoismi emergenti, il rancore collettivo, gli interessi commerciali che sgretolano i valori umani, dovrebbero essere letti e studiati anche da queste parti.

Microcriminalità, traffico di droga, violenza gratuita e di genere, anche tra giovani e giovanissimi, producono un senso di insicurezza e un disagio sociale profondo. Ormai è un trend pervasivo e quasi inarrestabile, facilitato dall’uso disinvolto delle armi e dall’incontrollato utilizzo delle tecnologie che alimentano reati sottotraccia. Solo grazie alle forze dell’ordine questo mercimonio di violenza è controllato e combattuto.

Sicurezza e responsabilità collettiva

In questi giorni in Italia sono accaduti due fatti di gravità inaudita, solo gli ultimi di una lunga deriva: una giovane è stata strangolata e forse abusata a Milano; un capotreno pugnalato e ucciso a Bologna. Entrambi per mano di persone irregolari, presenti sul territorio nazionale nonostante precedenti reati e provvedimenti di espulsione.

Sono soggetti tollerati dall’indifferenza sociale, clandestini, spesso privi di documenti di riconoscimento ma sovente provvisti di numerosi alias: espulsi con un cognome rientrano con false generalità. Arrestati e condannati per omicidio non scontano la pena per intero perché qualcuno confida nella loro redenzione.

Solidarietà e pragmatismo

Il tema della sicurezza sociale è in cima all’agenda delle priorità. Di fronte a questi reati sorprende che si decida di ospitare nei centri di accoglienza tutti i senza fissa dimora senza procedere alla loro identificazione. Sono decisioni da prendere cum grano salis, perché si riverberano sulla sicurezza di tutti, alimentando un disagio percepibile.

La solidarietà sociale e le scelte umanitarie sono valori da realizzare, ma sempre con sostenibile pragmatismo.

Iran, il Pentagono presenta a Trump varie ipotesi di attacco (NYT)

Roma, 13 gen. (askanews) – Il Pentagono ha presentato al presidente degli Stati uniti Donald Trump un’ampia gamma di opzioni per un possibile attacco contro l’Iran, inclusa l’ipotesi di colpire parti del programma nucleare di Teheran. Lo ha riferito nella notte il New York Times, citando una fonte americana di alto livello.

Secondo la fonte, le opzioni al momento considerate più probabili sarebbero tuttavia interventi mirati, come un cyberattacco o un’azione contro l’apparato di sicurezza interno iraniano, accusato di reprimere con la forza le proteste nel Paese. Qualsiasi operazione di questo tipo, ha aggiunto il funzionario, sarebbe “a pochi giorni di distanza”.

La stessa fonte ha precisato che Trump, mentre valuta le opzioni militari, sta parallelamente esplorando anche canali diplomatici.

Il presidente dovrebbe ricevere nelle prossime ore un briefing dettagliato sulle possibili azioni militari.