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Donzelli (Fdi): al Senato obiettivo è legge elettorale con preferenze

Roma, 4 ago. (askanews) – Sulla legge elettorale, “dopo aver fatto un’ottima legge alla Camera, con il passaggio al Senato dopo la pausa estiva l’obiettivo è migliorarla ulteriormente con l’introduzione delle preferenze. Stiamo cercando la strada migliore. Il centrosinistra alla Camera ha festeggiato come se fosse stata la vittoria dei mondiali quando è riuscito a stoppare il tentativo, noi ci riproviamo perchè crediamo che gli italiani meritino di avere la possibilità di scegliersi il proprio parlamentare”. Così Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fdi, a margine di una conferenza stampa al Senato.

La bozza di testo su cui confrontarsi, spiega, è “quella che abbiamo presentato compattamente come centrodestra alla Camera”. Donzelli esclude che domani ci sia un nuovo incontro degli ‘esperti’ dei partiti in materia: “È più informato di me – replica al cronista – non mi risulta che ci siano riunioni particolari, ci sentiamo e ci vediamo tutti i giorni”. Quanto a un eventuale riunione a livello di leader, “si occupano principalmente degli italiani, si informano ma quando si incontrano affrontano i problemi quotidiani degli italiani”.

Ritrovato il corpo del marito della ministra Roccella disperso nel lago di Vico

Roma, 4 ago. (askanews) – È stato ritrovato questa mattina nel lago di Vico, il corpo senza vita di Luigi Cavallari, marito della ministra per la famiglia, la natività e le pari opportunità, Eugenia Roccella. Cavallari era disperso nel bacino lacustre in provincia di Viterbo dallo scorso 27 giugno. In questi giorni hanno lavorato senza sosta i Vigili del fuoco ed i carabinieri. A ritrovare il corpo senza vita del marito della ministra Roccella, nel lago di Vico, sono stati i sommozzatori della Polizia di Stato. In questi giorni i sub non hanno mai smesso le loro attività di ricerca.

Caldo estremo, giovedì il picco: tutta l’Italia in "bollino rosso"

Roma, 4 ago. (askanews) – Sarà giovedì 6 agosto il giorno più caldo dell’estate (almeno per ora), con il picco della quarta ondata di calore che sta interessando la Penisola.

Secondo l’ultimo bollettino sulle ondate di calore del Ministero della Salute, aggiornato ad oggi, dopodomani infatti da Nord a Sud tutte le 27 città prese in considerazione saranno in “bollino rosso”: si tratta di Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campobasso, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Milano, Napoli, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona, Viterbo, Catania, Genova, Palermo, Trieste, Ancona, Bari, Messina e Reggio Calabria.

Oggi e domani sono 25 le città in “bollino rosso”, con le sole Messina e Reggio Calabria in “arancione”.

Secondo la tabella dei livelli di rischio del Ministero della Salute, il “bollino giallo” (livello 1 di pre-allerta) indica condizioni meteorologiche che possono precedere il verificarsi di un’ondata di calore: questo livello non richiede azioni immediate, ma indica che nei giorni successivi è probabile che possano verificarsi condizioni a rischio per la salute; il “bollino arancione” (livello 2) indica condizioni meteorologiche che possono rappresentare un rischio per la salute, in particolare nei sottogruppi di popolazione più suscettibili; il “bollino rosso” (livello 3) indica condizioni di emergenza (ondata di calore) con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche.

Migliaia di tifosi ai funerali di Baresi: “Ciao Capitano”

Milano, 4 ago. (askanews) – “Franco Baresi, leggenda immortale. Inimitabile bandiera che non smetterà mai di svettare. Ciao Capitano”. È il grande striscione che accoglie migliaia di tifosi in piazza Sant’Ambrogio, a Milano, per l’ultimo saluto a Franco Baresi. Nella basilica si celebrano i funerali dello storico capitano del Milan e della Nazionale, alla presenza di tanti protagonisti del mondo del calcio, da Alessandro Costacurta a Dida, insieme a dirigenti, ex compagni e amici. All’arrivo del feretro partono i cori della tifoseria rossonera per un ultimo omaggio al loro idolo: “Un capitano, c’è solo un capitano”, scandiscono i tifosi, nell’emozione generale della piazza gremita.

In Bulgaria naziskin assaltano hotel con adolescenti ebrei italiani

Milano, 4 ago. (askanews) – Il 2 agosto scorso una banda di naziskin ha tentato di forzare l’ingresso di un albergo di Sofia, in Bulgaria, che ospitava, tra gli altri, anche un gruppo di adolescenti ebrei provenienti da Milano e Roma.

“I nostri figli non sono liberi di viaggiare in Europa senza essere esposti alla violenza e all’aggressione verbale degli antisemiti. Un video documenta l’ignobile provocazione, i saluti nazisti e le urla ‘Sieg Heil!’ di un gruppo di naziskin con le magliette nere e il teschio, che hanno cercato di forzare l’ingresso di un albergo dove si trovavano decine di adolescenti anche della Comunità Ebraica di Roma” ha denunciato in una nota il presidente della Comunità Ebraica di Roma, Victor Fadlun, spiegando che “ci sono stati lunghi minuti di tensione, anche perché dopo l’intervento della polizia i naziskin sono tornati e hanno di nuovo bloccato gli ingressi, minacciando e urlando i nostri ragazzi”.

“La Comunità Ebraica di Roma condanna con fermezza questo ennesimo episodio di antisemitismo, che colpisce adolescenti ebrei italiani e i loro educatori, in un Paese dell’Unione europea” ha proseguito Faldun, aggiungendo che “chiediamo alle autorità bulgare che venga fatta luce su quest’aggressione e che i responsabili vengano al più presto identificati e perseguiti”.

Immagine di repertorio – Italy Photo Press –

Nuoto, Paltrinieri: "Soffro tra i 5-9km poi lo sprint non basta"

Roma, 4 ago. (askanews) – “Purtroppo ho perso il treno nel lato a salire e a quel punto lì mi sono trovato molto lontano. Sono stati bravi gli altri a prendere quel gap, complimenti a loro”. Così Gregorio Paltrinieri dopo il quarto posto nei 10 km di fondo agli Europei di Parigi. “È tutto l’anno che mi manca un po’ quella parte di gara – continua – diciamo dai 5 ai 9 chilometri, perché i primi cinque mi vengono abbastanza bene, senza fare troppa fatica, Soffro tantissimo dai 5 ai 9 e poi magari ho uno sprint finale che però non basta più, non basta più con questi avversari che appena gli lasci un attimo di margine si prendono 15 metri. Seppur molto meglio dell’Olimpiadi, non è un percorso dove puoi fare tante cose perché è stretto. Di solito riesco a trovare una strada quando c’è molto spazio a disposizione, mi allargo e imprimo il mio passo. Questo è un percorso gara nel quale abbiamo 30 metri di spazio dove muoverci ed è poco. Non riuscendo mai a staccarmi dal gruppone non riesco ad andare via, però l’errore di oggi è stato stare troppo indietro dall’ottavo, nono chilometro. È lì secondo me si che si è decisa la gara. Le condizioni dell’acqua sembrano effettivamente migliori rispetto all’Olimpiade; la preoccupazione degli avversari c’era. Ho sbagliato la percezione della fatica tra l’ottavo e il nono chilometro che non equivale poi a quello che realmente valgo. Magari adesso sento tanta fatica lì, mi lascio andare il gruppone, ma poi ne avrei per recuperarli, quindi delle volte c’è anche questo errore di valutazione. Ci riproviamo domani. Vengo qui per fare ancora esperienza in vista delle Olimpiadi. Devo imparare ancora, seppur a 32 anni, a valutare meglio, a capire meglio il momento della gara e che tipo di sforzo sto facendo e se posso usare un po’ di più o un po’ di meno. Ho sbagliato proprio la strategia tra le varie cose, oltre al fatto che non mi sentissi sentivo benissimo in quest’acqua”.

Cairo: Baresi straordinario in campo e umile come persona

Milano, 4 ago. (askanews) – “Uno straordinario calciatore, un grande capitano del milan, una grande bandiera e come uomo era una persona umile, una persona che sapeva accettare la sconfitta con signorilità, quando vinceva non strafaceva, era veramente un grande esempio per tutti, non a caso oggi abbiamo veramente qui tantissima gente il 4 agosto, tutti gli volevano veramente bene e lo ricordano con grande affetto e la sua scomparsa è veramente una grande perdita”. Così Urbano caitro ricordsa Franco Baresi all’esterno della basilica di Sant’Ambrogio a Milano, dove si svolgono i funerali dell’ex capitano del Milean e della nazionale.

Mps, Giorgetti incontrerà le istituzioni locali il 20 agosto

Milano, 4 ago. (askanews) – Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha confermato la propria disponibilità a incontrare le istituzioni del territorio per affrontare il tema del futuro e delle prospettive strategiche della Banca Monte dei Paschi di Siena. L’incontro è stato fissato per giovedì 20 agosto a Roma. Lo annuncia un comunicato della Giunta regionale della Toscana e della Provincia di Siena.

La convocazione del ministero giunge, infatti, a seguito della formale richiesta presentata congiuntamente dal presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, dalla presidente della Provincia di Siena, Agnese Carletti, e dal sindaco di Siena, Nicoletta Fabio.

I rappresentanti delle istituzioni nella nota “esprimono soddisfazione per la positiva risposta da parte del Ministero, sottolineando l’importanza cruciale di un confronto diretto con il Governo per garantire la tutela del patrimonio sociale, occupazionale ed economico che la banca rappresenta per la città di Siena, la sua provincia e l’intera Regione Toscana”.

No Tav, Meloni a carabinieri: grazie per sacrifici, non c’è libertà senza sicurezza

Roma, 4 ago. (askanews) – “Non sono venuta qui a fare discorsi, sono venuta qui a stringervi la mano come ho fatto, a guardarvi negli occhi, a dirvi grazie non solamente a nome mio ma anche a nome del governo, dell’Italia, di un popolo che è molto più consapevole di quanto possa sembrare dei sacrifici che fate, del lavoro che fate, di quanto quel lavoro sia estremamente prezioso perché ho già detto in altre occasioni che la cosa più preziosa che noi abbiamo è la libertà, e che la libertà non esiste se non c’è sicurezza. Quella sicurezza la garantite voi. Significa che voi garantite la cosa più preziosa che ogni cittadino in questa nazione ha, che è la sua libertà”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che questa mattina è stata in visita si è recata presso la caserma dei Carabinieri Salvo D’Acquisto a Roma.

“E’ la libertà chiaramente – ha aggiunto – di poter aprire la saracinesca senza dover temere una rapina, è la libertà di poter attraversare un parco per una ragazza senza temere di essere aggredita, è la libertà delle persone più fragili, non di quelle privilegiate, di quelle che non lo sono. E non c’è uno stipendio adeguato per quello che voi fate ogni giorno, non c’è per una persona che decide di rischiare la propria vita, per una persona che può ritrovarsi con parti del corpo che sono lesionate perché c’è un cantiere con un’infrastruttura da proteggere con i suoi lavoratori”.

Ceuta, Piantedosi: i controlli italiani non sono contro la Spagna

Milano, 4 ago. (askanews) – I controlli temporanei ripristinati dall’Italia alle frontiere interne aeree e marittime non sono diretti contro la Spagna né contro altri Paesi partner. Lo ha dichiarato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, durante la riunione d’emergenza dei ministri Ue dell’Interno, esprimendo la “sincera solidarietà dell’Italia” al governo spagnolo dopo la crisi migratoria a Ceuta.

“Vorrei al contempo chiarire in modo netto la natura della nostra decisione sul ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne aeree e marittime: non si tratta in alcun modo di una misura rivolta contro la Spagna o contro alcun altro partner”, ha affermato Piantedosi, parlando di “una scelta di natura cautelare e organizzativa, intesa a tutelare la sicurezza nazionale e la tenuta dell’intero sistema europeo dei controlli in un momento di forte sollecitazione, come avvenuto in tantissimi altri casi”.

Il ministro ha ricordato che lo strumento è previsto dal Codice Frontiere Schengen e che numerosi Stati membri, compresa la Spagna, vi hanno fatto ricorso negli ultimi anni. “Basti pensare che, complessivamente, siamo arrivati a quasi 500 tra prime notifiche e successivi rinnovi di ripristino dei controlli comunicati alla Commissione dal 2006”, ha precisato.

Piantedosi ha ricordato inoltre che l’Italia sperimenta da anni il ripristino dei controlli da parte di altri Stati membri alle frontiere interne terrestri, tuttora in vigore.

Europei nuoto, Paltrinieri quarto nella 10 km

Roma, 4 ago. (askanews) – Gregorio Paltrinieri chiude ai piedi del podio la 10 chilometri degli Europei di nuoto in acque libere, ma il suo quarto posto ha il sapore di una piccola impresa. L’azzurro, protagonista di una gara difficile e costretto a inseguire per gran parte della prova, è riuscito a risalire dall’ottava posizione fino a sfiorare una medaglia che sembrava ormai irraggiungibile.

A conquistare il titolo europeo è stato il tedesco Florian Wellbrock, autore di una gara sempre al comando e capace di resistere nel finale all’attacco dell’ungherese David Betlehem, argento. Il bronzo è andato all’altro tedesco Oliver Klemet. Alle loro spalle Paltrinieri ha chiuso quarto dopo una straordinaria rimonta, precedendo l’altro azzurro Marcello Guidi, quinto al traguardo.

La gara, disputata sulla Senna su un circuito di 1.250 metri da ripetere otto volte, è stata caratterizzata da ritmi elevati fin dalle prime battute. Wellbrock ha preso subito il comando, mentre Paltrinieri è rimasto nel gruppo dei migliori seguendolo a poche bracciate di distanza. Nella prima metà della prova l’azzurro è apparso pienamente in corsa per il podio, nuotando stabilmente nelle prime posizioni.

Con l’aumentare del ritmo imposto da Wellbrock e Betlehem, però, Paltrinieri ha attraversato il momento più difficile della sua gara, scivolando fino al settimo e poi al nono posto nell’ultimo giro, quando il gruppo di testa si è definitivamente selezionato.

Proprio quando le medaglie sembravano ormai sfuggite, Gregorio ha cambiato passo. Con una progressione poderosa negli ultimi metri ha recuperato uno dopo l’altro gli avversari, risalendo fino alla quarta posizione e fermandosi a un passo dal podio, confermando ancora una volta le sue straordinarie qualità di combattente.

Per l’Italia arrivano anche il quinto posto di Marcello Guidi e il settimo di Andrea Filadelli, a completare una prova di squadra di alto livello. Domani il programma del fondo europeo proseguirà con la 5 chilometri maschile e femminile, dove Paltrinieri tornerà in acqua per inseguire una medaglia che oggi gli è sfuggita soltanto nel finale.

Calcio,Inter, Chivu: "Trofei d’agosto non contano, conta crescere"

Roma, 4 ago. (askanews) – Per Cristian Chivu il derby amichevole contro il Milan è un banco di prova per verificare i progressi dell’Inter, ma il risultato passa in secondo piano. Alla vigilia della sfida di Perth, il tecnico nerazzurro ha ribadito che l’obiettivo principale è arrivare nelle migliori condizioni possibili all’inizio del campionato.

“Dobbiamo vedere una crescita dal punto di vista fisico e della condizione – ha spiegato Chivu -. Alcuni giocatori avranno più minuti rispetto alla gara con il Manchester City, ma valuteremo attentamente il recupero dal fuso orario e i rischi da evitare. Io devo preoccuparmi di preparare la squadra per il debutto in Serie A: quella di domani è un’amichevole e i trofei d’agosto non contano niente”.

L’allenatore si aspetta passi avanti anche sul piano tattico: “Lavoriamo sui principi di gioco, su come approcciare e gestire le partite, cercando di essere competitivi e dominanti, adattandoci anche alla qualità degli avversari. Ho un gruppo disponibile al sacrificio e pronto a imparare”.

Chivu ha poi frenato sull’impiego dei giocatori rientrati più tardi dopo il Mondiale per Club: “Dubito che saranno pronti per la prima giornata di campionato. Vedremo quanto tempo servirà per riportarli al massimo della condizione, senza correre rischi inutili”.

Nel corso della conferenza stampa il tecnico ha affrontato anche il tema della possibilità di disputare una gara di Serie A all’estero: “Sarebbe una bella idea per promuovere il calcio italiano, anche se non è semplice da organizzare. Una soluzione potrebbe essere giocare la prima giornata fuori dall’Italia, arrivando con qualche giorno di anticipo e poi rientrando”.

Infine un messaggio ai giovani inseriti nella tournée australiana: “Devono prendere esempio dal percorso di Federico Dimarco, Pio Esposito e Aleksandar Stankovic. Tutto dipende dall’intensità che mettono nel lavoro e da ciò che sapranno dimostrare quando avranno l’opportunità di giocare con la prima squadra”.

Calcio, Milan, Amorim:"Vincere il derby, ma conta come giochiamo"

Roma, 4 ago. (askanews) – Per Ruben Amorim il primo derby di Milano sulla panchina del Milan sarà un test importante, ma non decisivo. Alla vigilia dell’amichevole contro l’Inter in programma a Perth, il tecnico rossonero ha ribadito che la priorità resta arrivare pronti all’esordio in campionato, senza rinunciare alla propria identità di gioco.

“Vogliamo fare bene nel derby e naturalmente vogliamo vincere – ha spiegato Amorim -. Però il risultato nel precampionato non è la cosa più importante. Dobbiamo prepararci al meglio per la trasferta di Torino del 23 agosto. Vincere è il nostro obiettivo, ma farlo giocando male non ci darebbe fiducia”.

Sul fronte mercato, l’allenatore ha parlato di Rafael Leao, al centro delle indiscrezioni estive: “Lo vedo felice e motivato. Essere al Milan è una fortuna e non ho notato alcuna differenza nel suo atteggiamento rispetto agli altri compagni. Il gruppo è unito e sono contento della squadra che ho. Se dovessimo iniziare la stagione con questa rosa, sono convinto che saremmo competitivi in ogni partita”.

Amorim ha confermato anche l’impiego di Luka Modric: “Giocherà anche lui. Tutti avranno spazio perché abbiamo poco tempo per allenarci e dobbiamo crescere attraverso le partite. Luka è molto umile, non ama l’attenzione che riceve e dovrà conquistarsi il posto come tutti, anche se resta un giocatore speciale”.

Il derby sarà anche l’occasione per ricordare Franco Baresi, scomparso nei giorni scorsi. Il Milan scenderà in campo con il lutto al braccio e Amorim ha voluto rendere omaggio alla leggenda rossonera.

“Non sono la persona più adatta per parlare di Franco perché sono qui da poco, ma tutti mi raccontano la stessa cosa: quando il Milan è andato in Serie B lui non ha mai lasciato il club. Questo dice molto più dei trofei vinti. La sua eredità è il carattere e il senso di appartenenza. Posso promettere una cosa: fino al mio ultimo giorno al Milan, la squadra sarà sempre la cosa più importante, proprio come ci ha insegnato Franco”.

Infine il tecnico portoghese ha ribadito la volontà di portare una nuova filosofia tattica in Italia: “La Serie A non è solo catenaccio. Ci sono allenatori straordinari, tra cui Gasperini, che ammiro molto. Voglio giocare il mio calcio e dimostrare che anche in Serie A si può vincere proponendo un modo diverso di stare in campo”.

A Roma oggi e domani nuovo round di colloqui sul Libano

Roma, 4 ago. (askanews) – Nuovo round di colloqui tra Stati Uniti, Israele e Libano oggi a Roma, volto a consolidare il processo negoziale sul conflitto libanese e in particolare sul confine Sud del Paese. L’incontro si svolge in una fase particolarmente delicata, mentre resta alta la tensione tra Washington e Teheran: l’obiettivo dei mediatori è anche evitare che le ripercussioni della crisi regionale compromettano il dialogo tra Israele e Libano. In questo quadro, l’Italia continua a ritagliarsi un ruolo di facilitazione diplomatica, ospitando per la seconda volta i negoziati.

La riunione, che inizia oggi e dovrebbe proseguire anche domani, è il secondo ciclo di colloqui ospitato dall’Italia dopo quello di metà luglio e il settimo incontro dall’avvio dei contatti tra le parti.

Al centro dei colloqui vi è l’attuazione dell’Accordo quadro trilaterale firmato il 26 giugno, punto di arrivo del processo aperto dalla cessazione delle ostilità di dieci giorni concordata il 16 aprile, successivamente prorogata e consolidata, tra Israele e Libano con la mediazione degli Stati Uniti, nel contesto della crisi regionale legata al conflitto tra Iran e Usa.

La tregua, inizialmente prevista per dieci giorni, aveva l’obiettivo di fermare le ostilità e creare le condizioni per un negoziato più ampio, segnando il primo dialogo diretto tra Israele e Libano dopo decenni. Il percorso definito successivamente prevede il progressivo ritiro delle forze israeliane dal Libano meridionale, il contestuale dispiegamento dell’esercito regolare libanese (Laf), il disarmo di Hezbollah e la graduale estensione delle cosiddette “zone pilota”, dove è già iniziato il ridispiegamento delle forze di Beirut.I colloqui di Roma puntano a definire i meccanismi di verifica della smilitarizzazione delle aree interessate e le garanzie necessarie per l’attuazione dell’intesa, anche attraverso il possibile coinvolgimento di una parte terza incaricata del monitoraggio.

Le delegazioni guidate dagli ambasciatori di Israele e Libano a Washington si incontrano presso l’ambasciata statunitense a Roma.

Non c’è tempo da perdere: come reinventare il centro democratico?

Due estremismi e una politica divisa

Siamo alle prese con due opposti estremismi: a destra, l’ex generale Vannacci, che intende riportare indietro le lancette della storia; a sinistra, le scomposte idee filorusse del mutevole Conte del M5S, fotocopia di quelle interpretate da Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio.

In presenza di un’Italia allo sbando in politica estera, con tre diverse visioni fra i partiti della maggioranza e una minoranza altrettanto divisa, è indispensabile ricomporre un’ampia alleanza di centro, autonoma, plurale e capace di mettere insieme esponenti delle culture democratica, popolare, liberale, repubblicana e riformista socialista.

È avvilente constatare che persino ai massimi vertici dello Stato assistiamo alla rottura dell’unità democratica e antifascista. Anche sul caso della strage di Bologna del 1980, infatti, tanto la presidente del Consiglio Meloni quanto il presidente del Senato La Russa si mostrano incapaci di pronunciarsi sulla matrice fascista di quella strage, collocandosi agli antipodi delle nette parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, autentico interprete dell’Italia democratica e antifascista.

 

La ricomposizione del centro

Non possiamo più dividerci tra le tante, contraddittorie casematte ex Dc e popolari presenti nel nostro Paese. Se, da un lato, il governo della destra sta tentando di introdurre una legge elettorale «super-truffa», con l’obiettivo di poter controllare tutti i poteri istituzionali, è compito degli eredi della Dc, troppo spesso divisi da particulari personalistici che, sinora, hanno prevalso sulle più importanti necessità della politica italiana, impegnarsi fin da subito nella ricomposizione del centro.

Occorre, nello stesso tempo, sostenere una legge elettorale proporzionale con preferenze, sul modello tedesco, accompagnata dall’istituto della sfiducia costruttiva.

 

Il riferimento a De Gasperi e a Sturzo

Ottima l’idea dell’amico senatore D’Ubaldo di un «campo degasperiano» nel quale poter ricomporre quanti si rifanno agli ideali del grande statista trentino, gli stessi che trovano fondamento nell’appello sturziano Ai liberi e forti.

Avanti, dunque, senza più reticenze e riserve. Ritroviamoci tutti insieme, amici dell’area cattolica, democratici, liberali e cristiano-sociali, in un luogo emblematico come Camaldoli o Roma, e promuoviamo il nuovo centro della politica italiana: autonomo, distinto e distante dagli estremismi di destra e di sinistra, ma pronto a collaborare con quanti intendono difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana.

 

Dalla partecipazione civica al rilancio del progetto

Insieme sosteniamo gli amici di Iniziativa Popolare, che stanno combattendo una strenua battaglia giuridico-politica per il ritorno alla proporzionale e, intanto, dalla periferia formiamo i comitati civico-popolari di partecipazione democratica per il nuovo centro, saldando l’iniziativa centrale dei partiti e dei movimenti con quella, altrettanto essenziale, degli enti locali e delle Regioni.

Abbiamo molte testate giornalistiche, come Il Popolo, Il Domani dItalia, Insieme, ALEF Popolari Italiani e numerose altre testate e riviste regionali e provinciali, che potranno sostenere questo progetto.

Ancora una volta, come nei momenti più importanti della storia d’Italia, il contributo dei cattolici sarà essenziale per superare la grave crisi politico-istituzionale nella quale è precipitato il Paese.

Il tramonto del centrodestra e del centrosinistra

Dalla politica delle coalizioni alla polarizzazione

Ci avviciniamo alle prossime elezioni politiche con due novità di straordinaria importanza politica. Ovvero, il tramonto – non sappiamo se provvisorio o definitivo – del tradizionale centrosinistra e del tradizionale centrodestra, a vantaggio dell’affermazione di altre due coalizioni: l’alleanza di sinistra e progressista da un lato e la coalizione della destra sovranista e conservatrice dall’altro. Un cambiamento politico che, piaccia o non piaccia, non può essere affatto sottovalutato o ridimensionato, perché è sotto gli occhi di tutti.

Comunque sia, si tratta di un profondo rinnovamento rispetto alla storia recente della politica. E questo perché c’è un grande assente in questo radicale rivolgimento: il centro. Radicalmente scomparso nella coalizione di sinistra e progressista e del tutto marginale e periferico in quella guidata dalla premier Giorgia Meloni. Non a caso, per quanto riguarda la sinistra, si riparla, e giustamente, del ritorno, seppur in forma aggiornata e rivista, della “gioiosa macchina da guerra” occhettiana.

 

Due schieramenti, un centro marginale

Per quanto riguarda la trasformazione di Forza Italia in un semplice ramo d’azienda, essa ha oggettivamente ridimensionato le ambizioni politiche, culturali e programmatiche di quel partito rispetto al resto della coalizione. È di tutta evidenza che si tratta di un cambiamento destinato anche e soprattutto a incidere sui connotati tradizionali della politica italiana.

Il centrosinistra che abbiamo conosciuto all’inizio della cosiddetta Seconda Repubblica è, di fatto, tramontato definitivamente e irreversibilmente. Parlo, come ovvio, di una coalizione che contava la presenza di un centro e di una sinistra che, insieme, davano vita a un’alleanza equilibrata, riformista, democratica e con una spiccata cultura di governo. Oggi, al contrario, possiamo tranquillamente sostenere che parliamo di un’alleanza che unisce le varie sfaccettature della sinistra: la sinistra radicale e massimalista della Schlein, la sinistra populista e demagogica del Movimento 5 Stelle di Conte, la sinistra estremista e ideologica del trio Fratoianni-Bonelli-Salis e la sinistra classista e pansindacale della Cgil di Landini. Appunto, una coalizione di sinistra e progressista.

Sul versante della destra, invece, la personalità, il carisma e l’autorevolezza di Giorgia Meloni sono talmente forti ed evidenti che riducono l’apporto di tutto ciò che è riconducibile al centro a un puro e semplice orpello. Nulla di più e nulla di meno. In entrambe le coalizioni, comunque sia, l’apporto, il ruolo e il contributo di quella che comunemente viene definita “politica di centro” è politicamente ininfluente e del tutto irrilevante.

 

La necessità di un nuovo polo di centro

Un cambiamento significativo che quasi impone di battere un colpo a chi non si rassegna a un contesto che ha quasi raso al suolo il patrimonio culturale, politico e programmatico di un centro democratico, riformista, plurale e di governo. E questa iniziativa dev’essere quella di rilanciare un polo autonomo di centro, culturalmente plurale e non riconducibile a un solo filone di pensiero, recuperando, in chiave contemporanea, quel patrimonio storico che ha caratterizzato le stagioni migliori della politica italiana.

Per queste ragioni, semplici ma oggettive, occorre prendere atto dei mutamenti intervenuti in questa fase politica italiana e attrezzarsi affinché non si assecondi quella radicalizzazione della lotta politica nel nostro Paese che rischia di recuperare uno dei tasselli più nefasti della storia democratica italiana. Ovvero quella deriva che negli anni Settanta e Ottanta era racchiusa nello slogan degli opposti estremismi e che oggi, con un linguaggio più appropriato, possiamo semplicemente definire “gli opposti populismi”. Per opporsi a tutto ciò, adesso, serve recuperare il progetto politico di un nuovo centro.

Ceuta, un’occasione persa e tanti sciacalli

Una crisi europea, non soltanto spagnola

Le immagini di Ceuta con persone che arrivano a nuoto e si arrampicano sugli scogli scuotono la sensibilità, ovviamente di chi ha ancora una sensibilità. Nel guardare quelle scene da esodo biblico ci dobbiamo chiedere se quelle persone stanno arrivando in Europa o semplicemente in Spagna. E questo non per la posizione dell’enclave spagnola di Ceuta o per scarsa conoscenza della geografia, ma perché questa risposta determina l’atteggiamento politico da tenere nei confronti della Spagna e dell’Unione europea. Ma il governo italiano ancor prima di esprimere un pensiero di vicinanza e solidarietà alle autorità spagnole, ha deciso di “sospendere Schengen” ovvero l’accordo per la libera circolazione in Europa. Si tratta di un atto che rivela tutta l’inadeguatezza e la miopia di questo esecutivo nell’affrontare il tema dell’immigrazione. Pensiamo a quante volte altri paesi avrebbero potuto sospendere Schengen nei confronti dell’Italia, in occasione di sbarchi e arrivi sulle nostre coste! Ma gli altri paesi non lo hanno fatto. L’Italia si!

 

Loccasione mancata e il quadro geopolitico

La vicenda di Ceuta era invece una buona occasione per ribadire il concetto che l’Italia ha più volte esplicitato, ovvero che i paesi che affacciano sul Mediterraneo sono delle porte d’ingresso per l’Europa e che la gestione dei flussi verso il nostro continente deve interessare l’intera Unione europea e non solo i paesi di approdo. Ma questa occasione per un approccio razionale con la questione immigrazione il governo italiano l’ha clamorosamente persa. Persa per motivi di carattere ideologico riconducibili alla necessità di non solidarizzare con Sanchez per non urtare la suscettibilità di Trump, ma anche per non farsi ulteriormente scavalcare a destra dall’ex-generale “pensionato d’oro”. Un grave errore di valutazione, visto che è ormai evidente che l’operazione-Ceuta è frutto di una macchinazione ordita ai danni della Spagna e soprattutto del premier socialista “colpevole” di non aver assecondato le follie belliche trumpiane. Un autorevole cronista (Fubini su Il Corriere della Sera) spiega con dovizia di particolari il filo rosso che lega il mondo trumpiano Maga, Putin e le destre europee. È interessante vedere come gli USA abbiano “regalato” 40 milioni di dollari al governo marocchino come “sostegno alle rivendicazioni del Marocco su Ceuta e Melilla” sugellando il flusso verso l’enclave spagnola. È inquietante vedere come nelle stesse ore un missile russo cadeva su Lublino in Polonia; una coincidenza che ha portato la Commissaria UE Kaja Kallas a parlare di attacchi all’unità dell’Europa.

 

Quando la politica rinuncia alla visione

Purtroppo, questi attacchi all’Unione europea trovano anche in casa nostra una sponda del tutto inopportuna ed irrazionale.

Infatti, degradando un fenomeno epocale come l’immigrazione a questione squisitamente nazionale, si perde la credibilità per invocare – per il presente e per il futuro – una solidarietà europea per una vicenda che interessa da vicino l’Italia, visto il posizionamento della nostra penisola protesa nel Mediterraneo verso il quadrante africano e medio-orientale. Per problemi di questa portata non bastano decreti e “decretini ad hoc” pensando di fermare il vento con le mani. In altre stagioni politiche il nostro posizionamento geopolitico era il risultato di una politica estera fondata sull’azione diplomatica e la cooperazione internazionale, anziché su demagogia, propaganda e inutili barriere. Ma era un’altra politica, o forse era semplicemente “la Politica”.

Borges e l’invenzione di un genere: la realtà come letteratura

Una biblioteca ai margini del tempo

Nel 1936, quando scrisse la Storia delleternità, Jorge Luis Borges lavorava in una biblioteca rionale ormai dimenticata, in un quartiere periferico di Buenos Aires. Era un luogo in cui la trama ortogonale della capitale argentina, così rigorosa nel centro, si sfaldava in terreni incolti, officine artigiane e piccoli orti, e dove il tempo pareva essersi fermato, sospeso in un’attesa senza scadenza. Fu proprio in quegli anni di apparente marginalità che presero forma, nella scrittura di Borges, i tratti che oggi chiunque riconoscerebbe senza esitazione come “borgesiani”: uno stile e una visione del mondo destinati a diventare inconfondibili.

Tutto è materiale letterario

Il primo di questi tratti, e forse il più decisivo, è l’inclinazione a considerare ogni cosa – ogni idea, ogni disciplina, ogni sistema di pensiero – come materia prima per la letteratura. Così teologia e metafisica, sotto la sua penna, si trasformano in cronaca: diventano la biografia di un personaggio che porta il nome di Eternità, di cui Borges si propone di narrare, attraverso episodi accuratamente selezionati, alcuni momenti di un’esistenza senza fine. E non si fa scrupolo di affiancare a queste storie divagazioni apparentemente eccentriche: riflessioni sulla metafora, sui traduttori delle Mille e una notte, persino sull’arte antica e raffinata dell’insulto.

Un genere di cui fu fondatore ed epigono

Questo procedimento, che Borges maneggia sempre con discrezione e con un’ironia sottile, possiede una forza dirompente non comune: scalza ogni affermazione dal piedistallo di presunta verità su cui si crede posata, come se la realtà stessa non fosse altro che un genere letterario tra i tanti. Nello stesso tempo, però, quel gesto apre la strada a un genere nuovo, di cui Borges seppe essere – per un paradosso a lui perfettamente congeniale – al tempo stesso il fondatore e l’ultimo erede.

  1. L. Borges, Storia dell’eternità, Adelphi 2020

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Centrosinistra, Schlein replica a Conte: "Così non funziona". Nel Pd temono stop a primarie

Roma, 3 ago. (askanews) – Stavolta Elly Schlein risponde: “così non funziona” dice a Giuseppe Conte. E basta questo a far capire quanto la segretaria democratica abbia apprezzato le uscite del leader M5s sul “nodo Ucraina” da “sciogliere alle primarie”. Ce ne vuole per spingere la leader Pd ad abbandonare la sua linea “zen”: è successo solo un’altra volta, nel 2024, quando sempre l’ex premier andò all’attacco sulle inchieste che coinvolgevano esponenti del Pd pugliese e si sfilò dalle primarie del centrosinistra a Bari.

La leader Pd ha trasformato in un mantra la sua linea “testardamente unitaria” ma la mossa del leader 5 stelle ha fatto scattare l’allarme non solo tra i “riformisti” della minoranza Pd. Perché quel rilancio sul no alle armi all’Ucraina e l’uso delle primarie come ‘resa dei conti’ tra linee opposte rischia di fare molti danni. Soprattutto, molti anche nella segreteria del partito si chiedono se l’obiettivo di Conte non sia quello di rendere impraticabili le primarie per poi portare a scegliere il leader con un “tavolo” politico, come già qualche settimana fa aveva ipotizzato. Di sicuro, “una risposta andava data”, spiega un dirigente del partito.

Quel che è certo è che mettere da parte le primarie sarebbe la soluzione ideale per tanti nel Pd, nella convinzione che una conta di questo tipo possa fare molto male. E’ lungo l’elenco di quanti hanno più volte suggerito di pensarci bene, da Romano Prodi a Walter Veltroni, Massimo D’Alema, Goffredo Bettini. Ma lo stesso pensano da Avs, che infatti già lo scorso marzo, quando Conte aprì alle primarie subito dopo la vittoria del no al referendum sulla giustizia, dissero subito che era meglio parlare di programma.

Chi non ci pensa proprio a rinunciare alle primarie è proprio Schlein. La leader dem da tempo ha detto che la leadership non si sceglie ad un tavolo tra segretari di partito ma con le primarie o “come fa la destra”, cioè contando i voti dopo le elezioni. Sistema che premierebbe lei, stando ai sondaggi. E la sortita di Conte ha fatto scattare l’allarme, perché appunto un segnale lo aveva già mandato qualche settimana fa dicendo che “oltre alle primarie ci sono altri modi, per esempio – come già sperimentato nelle elezioni regionali – si sceglie il candidato più competitivo per vincere”.

Per questo la frase di ieri è sembrata una mossa pericolosa nel Pd, enfatizzare le divisioni, trasformare le primarie in una conta tra due visioni incompatibili è il modo migliore per dare forza a chi sostiene la tesi del “terzo nome”, appunto il ‘metodo delle regioni’ evocato proprio da Conte. Non a caso uno dei primi a uscire sull’argomento è stato Matteo Renzi, al momento forse il più convinto sostenitore della Schlein: “Ci sono due idee di sinistra. Andiamo alle primarie e che vinca il migliore”, insiste l’ex premier, precisando: “Con un patto di ferro da sottoscrivere prima: il giorno dopo tutti insieme. Altrimenti non sono primarie ma è una presa in giro”.

Riccardo Magi, Più Europa, è drastico: “Se il tavolo sul programma, che dovrebbe essere un momento di sintesi politica tra le forze che compongono la coalizione, sarà sostituito dalle primarie, ancorando indissolubilmente il programma della coalizione a quello del candidato o della candidata premier, allora noi non ci stiamo perché non può funzionare, sarebbe un gioco al massacro”.

La stessa segretaria Pd, poi, ha voluto fissare un paletto: “Non funziona così”, ha risposto a Conte. “Prima il programma condiviso da tutta l’alleanza e poi le primarie, perché chi le vince deve guidare tutta la coalizione, non soltanto il proprio partito”. E Francesco Boccia, uno dei dirigenti Pd più in confidenza con Conte, ha aggiunto: le “divisioni” nel centrosinistra hanno già “regalato” la vittoria a Giorgia Meloni nel 2022, quella “lezione” è già stata “pagata” con una sconfitta ed è chiaro che “il nostro avversario non è chi condivide il cammino per costruire un’alternativa” ma “la destra”.

Una replica che soddisfa solo in parte i riformisti Pd, che ieri con Giorgio Gori avevano mandato un quasi-ultimatum: “L’alleanza sì, testardamente, ma non a qualunque costo. Sostegno all’Ucraina e sicurezza dell’Europa non sono negoziabili”. La risposta della segretaria, spiega uno dei parlamentari della minoranza, “va bene perché rimette Conte al posto suo. Ma evita di chiarire che le armi a Kiev non si discutono”.

Ma l’escalation ha preoccupato anche Avs, per motivi diversi. I rosso-verdi temono un’accelerazione verso i gazebo proprio come risposta alla mossa di Conte. Nicola Fratoianni cerca di minimizzare parlando di “incidente agostano”, ma poi avverte: “Non è che chi vince le primarie, ammesso che le primarie ci siano, comanda e decide il programma. Prima delle primarie è obbligatorio avere un programma condiviso”.

Un clima che complica ancora di più anche il passaggio di mercoledì, quando la Camera voterà sullo scostamento di bilancio. Pd-M5s-Avs cercano di capire se sarà possibile una risoluzione unitaria, ma come spiega un parlamentare dem “molto dipenderà da Giorgetti. Se non citerà il Safe potremmo farcela, rimanendo sul piano economico. Altrimenti vedremoà”. Perché lo scostamento potrebbe servire anche a finanziare il Safe, che M5s e Avs rifiutano e che invece il Pd apprezza nell’ottica degli investimenti comuni per la difesa europea.

Fratoianni si dice ottimista, è convinto che la sintesi si troverà “come si è trovata nelle regioni”. Ma nel Pd la preoccupazione sale, perché man mano che si avvicinano le elezioni il gioco si fa duro e qualcuno teme che possa finire appunto come nel 2022, il precedente ricordato da Boccia e anche da Maria Elena Boschi: “Dobbiamo evitare l’errore del 2022, quando le divisioni nel centrosinistra spalancarono le porte a Giorgia Meloni”.

Migranti, fonti Chigi: a Coreper Italia ha ribadito necessità approccio Ue

Roma, 3 ago. (askanews) – Nella riunione odierna del Comitato dei rappresentanti permanenti dei governi degli Stati membri presso l’Unione europea, sottolineano fonti di palazzo Chigi, è stato fatto il punto sugli eventi di Ceuta in vista della riunione straordinaria dei ministri dell’Interno dell’Ue del 4 agosto che sarà dedicata alle implicazioni per la sicurezza interna, lo spazio Schengen e la politica migratoria UE e all’esame delle possibili misure europee di sostegno agli Stati Membri di primo ingresso in caso di nuove emergenze migratorie.

Nel corso del confronto, si spiega, l’Italia ha ribadito i principali contenuti della lettera sottoscritta lo scorso venerdì da 22 Capi di Stato e di Governo dell’Unione europea, riaffermando la necessità di un approccio europeo al fenomeno del contrasto dei flussi migratori irregolari.

L’Italia – si sottolinea poi – ha evidenziato che la protezione delle frontiere esterne e il rafforzamento della dimensione esterna della politica migratoria devono costituire i pilastri dell’azione dell’Unione, anche in considerazione del fatto che dall’integrità delle frontiere esterne dipende il corretto funzionamento dello spazio Schengen.

È stata inoltre richiamata – rimarcano le stesse fonti di palazzo Chigi – la necessità di rafforzare gli strumenti di contrasto all’immigrazione irregolare, eliminando i fattori di attrazione e potenziando la capacità di deterrenza dell’Unione.

In tale quadro, l’Italia ha sottolineato l’urgenza di intensificare la cooperazione con i Paesi terzi e rendere più efficaci i rimpatri, anche procedendo rapidamente all’avvio di progetti pilota per l’istituzione di return hubs nei Paesi terzi.

È stata infine ribadita l’importanza di dare tempestiva attuazione alla Dichiarazione di Chisinau, al fine di adeguare il quadro giuridico internazionale alle sfide poste dalla moderna migrazione irregolare.

Migranti, Schlein: chiusura Schengen per Ceuta buffonata di Meloni

Roma, 3 ago. (askanews) – “La chiusura di Schengen è stata una buffonata perché già ora da Ceuta non c’è la libera circolazione nel resto d’Europa”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein in una intervista al Tg3. “E’ stata una grave crisi umanitaria in cui hanno perso la vita più di 80 persone”.

Quando parla di esportare il “modello Albania”, aggiunge la leader Pd, “Giorgia Meloni vuole esportare un fallimento, perché hanno buttato 800 milioni degli italiani per delle prigioni rimaste vuote e per calpestare diritti umani. Ma Sanchez ha fatto più rimpatri in 48 ore che non Meloni negli ultimi quattro anni, perché 48mila persone sono già riportate in Marocco”.

Iran, Trump: per Teheran o accordo o sconfitta totale

New York, 3 ago. (askanews) – Il presidente americano, Donald Trump, accusa la leadership iraniana di essere “incredibilmente duplice” sui negoziati, la accusa di “blaterare” sullo Stretto di Hormuz rivendicando l’efficacia del blocco navale imposto dagli Usa sulle navi dirette verso o in partenza dai porti iraniani e manda a dire a Teheran che le opzioni sono due: un accordo o la sconfitta totale.

In un post su Truth Social, il leader Usa ha scritto: “Chiedono un incontro, alcuni direbbero ‘implorano’, iniziano i colloqui, con altri previsti nel prossimo futuro, e dicono, apertamente e orgogliosamente, che non stanno facendo alcuna discussione, che non si sta parlando di nulla, e che stanno trattando solo con ‘l’Oman’. Poi continuano il loro solito blaterare dicendo che lo Stretto di Hormuz sarà controllato potentemente da loro, quando in realtà è già completamente sotto il controllo della Marina degli Stati Uniti e del nostro ‘Blocco’ o, come dicono alcuni, ‘Il Muro d’Acciaio degli Stati Uniti’. Nulla passa verso l’Iran, a meno che non lo vogliamo noi, e nulla passerà, a meno che non si arrivi a un Accordo, o a una Sconfitta Totale. Che l’Iran voglia ammetterlo o meno, stiamo infatti parlando di una soluzione a un problema che loro hanno causato da decenni. È molto semplice, l’Iran non avrà mai un’arma nucleare”, ha concluso Trump.

Cinema, 696 milioni di fondi. Registi indipendenti restano fuori

Roma, 3 ago. (askanews) – In Italia fare cinema indipendente sta diventando un privilegio riservato a chi è già grande. Nonostante tra il 2017 e il 2025 siano stati destinati 7,26 miliardi di euro di fondi pubblici al settore cinematografico e audiovisivo, le produzioni indipendenti e le nuove società si trovano davanti a barriere burocratiche che rendono di fatto impossibile l’accesso a quei finanziamenti. Il fondo per il cinema 2026 vale 696 milioni di euro, di cui oltre 110 milioni destinati alla promozione cinematografica e audiovisiva, eppure ogni anno attori, registi e produttori continuano a denunciare un sistema che non funziona per tutti.

Il problema è strutturale e riguarda i criteri di ammissibilità previsti dalla normativa vigente. Per accedere ai contributi pubblici, le società di produzione devono dimostrare requisiti di solidità finanziaria, fatturato pregresso e storicità aziendale che nessuna startup o nuova realtà imprenditoriale può possedere. ‘In Italia è impossibile creare una nuova società di produzione e accedere ai finanziamenti pubblici per il cinema’ spiega Mauro John Capece, regista e produttore cinematografico indipendente attivo tra Italia e estero dal 1996. ‘La legge attuale è pensata solo per le multinazionali, ti costringe a rispettare tetti di fatturato e criteri di solvibilità finanziaria che nessun indipendente possiede. Per avere accesso ai fondi devi già averli, in pratica è un paradosso’.

La conseguenza diretta è una forma di delocalizzazione produttiva. Non sono i grandi gruppi a spostare la produzione per abbattere i costi della manodopera, ma i piccoli produttori a cercare all’estero condizioni minime di operatività. ‘Il cinema indipendente non può rientrare nelle logiche del cinema finanziato perché le soglie di ingresso non permettono l’accesso alle piccole e medie imprese’ afferma Capece. ‘Non è una questione di competenza. La competenza per fare cinema in Italia esiste a tutti i livelli. La macchina del cinema non si ferma, semplicemente deve essere spostata, specie se si tratta di film di genere o d’autore mentre ultimamente le grandi produzioni hanno deciso di riconvertire il cinema italiano in un ibrido che, scimmiottando i film high budget delle produzioni americane, sono destinati ad un insuccesso annunciato’.

Capece sta sviluppando un progetto cinematografico tra Italia e Marocco dal titolo Alpacino Said e racconta come la scelta di produrre all’estero non sia dettata semplicemente da una preferenza artistica ma da una necessità economica e, soprattutto, burocratica. ‘All’estero i costi sono inferiori e anche senza le agevolazioni che potresti avere in Italia riesci comunque a lavorare in modo sereno. Finché non si rimette a posto la situazione, è giusto puntare sul fare film all’estero, magari anche in lingua straniera’ dice Capece. Il rischio concreto è che il talento e le risorse creative italiane finiscano per alimentare industrie cinematografiche straniere.

Il paradosso è evidente guardando i numeri. L’Italia investe cifre importanti nel settore audiovisivo ma il meccanismo distributivo di quei fondi favorisce chi ha già una posizione consolidata nel mercato. Le grandi società di produzione, spesso legate a gruppi multinazionali, riescono a soddisfare i requisiti richiesti e ad assorbire la maggior parte delle risorse disponibili. Le realtà emergenti, quelle che per definizione dovrebbero rappresentare il rinnovamento creativo del settore, restano escluse.

C’è poi un aspetto che riguarda l’intera filiera. Un film indipendente deve attraversare una catena di interlocutori completamente diversi tra loro, ciascuno con le proprie dinamiche e i propri tempi. ‘Chi si occupa delle sale segue un circuito con certe dinamiche, le piattaforme ne seguono altre, completamente diverse’ racconta Capece. ‘Uno deve avere la forza di sostenere quelle trattative e tessere accordi che mantengano la redditività del film, altrimenti gli investimenti iniziali non rientrano. Fa piacere sentire i grandi numeri degli incassi del film di grido del momento, ma per arrivarci c’è un processo molto complesso che coinvolge tante organizzazioni differenti’.

Il consumo di cinema, nel frattempo, non è mai stato così alto. L’avvento delle piattaforme di streaming ha democratizzato la visione cinematografica, portando il film anche a chi non frequenta le sale. La domanda di contenuti originali è in crescita costante ed è un’opportunità per il cinema indipendente. Ma se le condizioni di accesso ai finanziamenti restano invariate, quella domanda verrà soddisfatta da produzioni straniere o da grandi gruppi che operano con logiche industriali distanti dalla ricerca artistica. Il futuro dipende in larga misura dalla volontà politica di riformare i criteri di accesso al fondo cinema. Una revisione delle soglie di ingresso che tenga conto delle specificità delle produzioni indipendenti e potrebbe riattivare un segmento fondamentale della creatività italiana. Senza interventi correttivi, il rischio è che i quasi 700 milioni annui stanziati per il settore continuino ad alimentare un circuito chiuso, escludendo proprio quelle voci nuove che hanno sempre rappresentato la linfa vitale del cinema italiano nel mondo.

Auto, a luglio +3,8% immatricolazioni Italia, nei primi 7 mesi +9%

Roma, 3 ago. (askanews) – Luglio positivo, anche se meno brillante rispetto al mese precedente, per le immatricolazioni di auto in Italia: un più 3,8%, con circa 4.600 immatricolazioni aggiuntive rispetto allo stesso mese del 2025. Da inizio anno il trend è costantemente al rialzo per le vetture (gennaio +6,4%, febbraio +14,3%, marzo +7,8%, aprile +11,6%, maggio +7,6% e giugno +10,6%) con un saldo del cumulato al +9% sui primi sette mesi. Lo riporta Dataforce sulla base dei dati del ministero di Infrastrutture e Trasporti.

Male invece il comparto dei veicoli commerciali leggeri, nel 2026 costantemente in rosso da gennaio. A luglio il passivo di questo settore sfiora l’11%, mentre nel cumulato dei primi 7 mesi il calo è del 6,4%.

Il mese di luglio non ha presentato variazioni nel numero di giornate lavorative: 23 come nel 2025. Nonostante questo, nel settore Passenger Cars, la previsione Dataforce resta conservativo prevedendo una chiusura dell’anno a quota 1.605.000 immatricolazioni, con una crescita pari alla metà di quella attuale: +4,5%. A livello dei canali della distribuzione, le 4.587 targhe aggiuntive sono quasi tutte appannaggio dei privati (+6%), con il noleggio a breve termine che continua a correre (+48%) e le auto-immatricolazioni che crescono a un ritmo similare a quello della media del mercato, raggiungendo però a luglio una quota di mercato molto elevata (15,3%).

In negativo le immatricolazioni dirette delle aziende (-4,5%) e in apparente flessione anche il comparto del noleggio a lungo termine (-3%) che ricordiamo si confronta con un’annata 2025 di eccezionale livello commerciale per gli operatori captive. Ormai superata la metà anno, Dataforce il mercato dell’auto in Italia nei primi 7 mesi ha immatricolato 1.070.000 automobili, con una crescita del 9% che significa oltre 88.000 targhe aggiuntive sul 2025.

Crediti R&S, boom di certificazioni: cambia il rapporto col fisco

Roma, 3 ago. (askanews) – Il contenzioso tra imprese e Agenzia delle Entrate sui crediti d’imposta per ricerca e sviluppo ha raggiunto livelli critici negli ultimi anni, con migliaia di aziende costrette a restituire somme anche triplicate rispetto a quelle inizialmente riconosciute. Una situazione che ha generato incertezza giuridica e messo a rischio la stabilità finanziaria di molte realtà produttive italiane. Nel 2023, gli investimenti in ricerca e sviluppo hanno toccato i 29,4 miliardi di euro, con un incremento del 7,7% rispetto all’anno precedente, ma il sistema di autocertificazione ha mostrato tutti i suoi limiti.

L’introduzione delle certificazioni ministeriali preventive, operative dal 2023, ha rappresentato una svolta epocale nel panorama degli incentivi alla ricerca. ‘La certificazione ministeriale sposta il baricentro da un’autodichiarazione dell’azienda a una comunicazione terza tracciata rilasciata da soggetti abilitati’, spiega Riccardo Petricca, certificatore accreditato MIMIT al numero 3 dell’albo ministeriale. ‘Questo riduce l’aria grigia e cristallizza le certificazioni, introducendo una logica di progetto strutturato invece del semplice bonus creditizio’.

I numeri confermano il successo del nuovo sistema: nel 2025 sono stati registrati 6577 progetti per le certificazioni di credito d’imposta, di cui 2600 già certificati. Un incremento record che testimonia la fiducia delle imprese verso il nuovo meccanismo. ‘Non è più affidato al caso, ma strutturato con domande ben definite e un rapporto continuativo tra certificatore e società’, aggiunge Petricca.

Parallelamente, l’entrata in vigore dell’AI Act nell’agosto 2024 ha posto nuove sfide alle imprese nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. ‘L’errore più grave è sottovalutare un AI inventory serio e una classificazione corretta del rischio, trattando l’AI Act come tema esclusivamente legale o IT’, avverte l’esperto. La norma ISO 42001 diventa così strategica per trasformare la compliance in un sistema di gestione certificabile.

La cybersecurity assume dimensioni ancora più critiche con la direttiva NIS2, che attribuisce responsabilità diretta agli organi apicali delle aziende. ‘Con la NIS2 la cybersecurity diventa governance: gli amministratori delegati, i sindaci e le giunte devono approvare, sovraintendere e rispondere delle violazioni’, sottolinea Petricca. L’obbligo di notifica degli incidenti entro 24-72 ore impone decisioni immediate e responsabilità personali ai vertici aziendali.

Un tema emergente è quello della sostenibilità digitale. I data center potrebbero arrivare ad assorbire il 13% dell’elettricità globale, rendendo urgente un approccio etico all’innovazione tecnologica. ‘Il punto non è se il digitale sia sostenibile, ma se sia digitale efficiente e responsabile’, evidenzia l’ingegnere. ‘Il sistema produttivo italiano sta facendo scelte sbagliate: modelli sovradimensionati per compiti banali, progetti senza misurazione del carbon ROI, automazione che sostituisce persone invece di migliorare processi’.

La risposta a queste sfide arriva dalla ‘Pastorale digitale 4.0 – Intelligenza Artificiale ed Etica’, un modello di governance umanocentrica sviluppato da Petricca che applica principi etici millenari alle moderne tecnologie. ‘Spostando verso una governance umanocentrica con regole che riportano al centro l’uomo, le aziende che hanno puntato sul fattore umano hanno ottenuto risultati migliori nel lungo termine’, conclude l’esperto.

Per il 2026, le prospettive si fanno ancora più interessanti con agevolazioni fiscali per attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, con spese ammissibili tra 5 e 40 milioni di euro per progetti qualificati. Un’opportunità che richiede però una pianificazione strategica e una compliance tecnica strutturata, lontana dall’improvvisazione che ha caratterizzato il passato.

Patente di guida, l’esperienza innovativa di Guidoio

Roma, 3 ago. (askanews) – Come innovare un settore tradizionale come quello della formazione per la patente di guida? Ci ha pensato Guidoio, società italiana attiva nel settore dell’educazione stradale e della formazione alla guida, nata proprio con l’obiettivo di modernizzare il comparto attraverso innovazione, tecnologia e qualità. Fondata nel 2022 e con sede a Milano, l’azienda sta concretamente sviluppando un nuovo modello di autoscuola che combina la presenza territoriale e l’esperienza degli operatori locali con strumenti digitali, processi ottimizzati e un approccio orientato alle esigenze delle nuove generazioni.

La patente peraltro oggi rappresenta molto più di un’abilitazione alla guida, è uno strumento di inclusione sociale, accesso al lavoro e autonomia personale. Ma in che modo la digitalizzazione può contribuire a rendere questo percorso più accessibile, soprattutto per le nuove generazioni? E come è nato questo progetto?

Lorenzo Mannari, Co-Founder & CEO di Guidoio:

“Guidoio nasce perchè ho un fratello di 18 anni e ho deciso di regalargli la patente scegliendo la stessa autoscuola dove l’avevamo presa sia io sia mio padre e neanche troppo a sorpresa nulla era cambiato. Mi sono appassionato al tema facendo ricerche in un campo che invece non era mai stato studiato a fondo e ho visto che questa assenza di digitalizzazione era ancora diffusa sul territorio”.

“I dati oggi parlano abbastanza chiaro se la patente prima era un passaggio generazionale ai 18 anni, oggi invece lo scenario è cambiato con l’età media passata dai 18 ai 21/22 anni e nelle grandi città con una buona rete di trasporto pubblico ancora più alta. In altre aree invece, rurali diciamo, raggiungere per uno studente di una provincia in cui magari la prima autoscuola disponibile è a 20/30 km l’accesso agli strumenti digitali riduce i limiti infrastrutturali rendendo più democratico l’accesso allo strumento patente”.

L’Italia, poi, si sta preparando a rivedere le regole sulla formazione teorica per il conseguimento della patente, mentre altri Paesi europei si sono già aperti da tempo a soluzioni modernizzate supportate dalla tecnologia:

“Ad oggi a livello normativo siamo alle prese di una legge aggiornata l’ultima volta tra il 1 993 e il 1995 che normava l’e-learning. Ora se ne discute per una normativa su tutto il territorio nazionale con strumenti digitali, sia in presenza ma anche a distanza”.

Dopo un’esperienza pilota su Milano, il progetto Guidoio si è allargato a tutta la provincia passando da 80 a oltre 1200 clienti registrati in autoscuola nei primi 24 mesi, raccogliendo fondi da investitori istituzionali, oltre 4 mln di euro all’interno di 2 round, ai quali hanno partecipato Azimut, 3sixty Capital e Bocconi, dove il progetto inizialmente è nato.

“Nell’ultimo anno abbiamo lavorato ancora sull’espansione territoriale in 7 province con l’ambizione nei prossimi 4 anni di essere operativi in 50 province, sappiamo che con il capitale raccolto possiamo affrontare sfide come scalare un servizio che ad oggi è molto personalizzato sull’utente, scalare la qualità quindi su tutte le province che vogliamo andare ad attivare”.

Vannacci e Bardella tra i protagonisti del Forum Ambrosetti 2026

Milano, 3 ago. (askanews) – Roberto Vannacci debutta a Cernobbio. Il leader di Futuro Nazionale compare nell’elenco dei relatori della 52esima edizione dell’annuale forum Ambrosetti che si terrà a Villa d’Este dal 4 al 6 settembre. Previsto, ma in attesa di conferma, anche Volodymyr Zelensky, già protagonista del Forum Teha 2024, quando il presidente ucraino sbarcò sul Lago di Como.

Sul fronte politico internazionale, tra gli altri nomi, anche il primo ministro dell’Albania, Edi Rama, e il presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella. In attesa di conferma anche Ilham Aliyev, presidente della Repubblica dell’Azerbaigian. Per il governo italiano, a Cernobbio saranno presenti i due vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, nonchè una nutrita schiera di ministri (Giorgetti, Urso, Nordio, Pichetto, Calderone, Zangrillo, Bernini). Per le opposizioni, al momento, confermati anche: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Carlo Calenda, Matteo Renzi e Angelo Bonelli.

A rappresentare Bruxelles tre Commissari europei (Fitto, Kubilius, Roswall) e il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. Per gli Stati Uniti, tra i relatori Jacob Helberg, Sottosegretario di Stato per gli Affari economici, e Matthew G. Whitaker, rappresentante permanente degli Usa presso la Nato.

Iran: nessun colloquio con gli Usa, Hormuz chiuso sino a fine conflitto

Roma, 3 ago. (askanews) – Lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso fino a quando non cesserà la guerra. Questa la posizione espressa da Teheran, riportata da una fonte iraniana dell’emittente libanese Al Mayadeen, secondo cui l’Iran avrebbe respinto l’ultima proposta americana, che conteneva “una concessione” con la chiusura del corridoio meridionale dello Stretto, da sempre al centro della disputa riguardo alla via di navigazione.

Posizione ribadita anche dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, nel briefing con la stampa tenuto oggi, nel corso del quale ha affermato che “al momento non stiamo conducendo alcuna trattativa con gli Stati Uniti”, ma “negli ultimi 8-8 giorni” ci sono stati colloqui tra Iran e Oman per arrivare “a un’intesa su una rotta marittima sicura attraverso lo Stretto di Hormuz”.

“Si tratta di colloqui bilaterali tra i due Stati rivieraschi. Altri potrebbero intervenire in modo costruttivo o distruttivo, ma la questione riguarda l’Iran e l’Oman”, ha detto il portavoce, secondo cui un’intesa con l’Oman è “una condizione necessaria per la riapertura dello Stretto di Hormuz, ma non sufficiente”. Baqaei ha sottolineato che lo stretto è stato chiuso non per disaccordi tra Iran e Oman, ma a causa dell’aggressione di Stati Uniti e Israele. Quindi ha aggiunto: “Finché continueranno l’aggressione e il blocco navale degli Stati Uniti, non ci saranno cambiamenti importanti nella situazione dello stretto. I nostri colloqui con l’Oman riguardano lo stretto, mentre per quanto riguarda l’Iran e gli Stati Uniti, dovremo vedere come si evolverà la situazione”.

Calcio: Como, preso Chalobah dal Chelsea

Roma, 3 ago. (askanews) – Il Como piazza uno dei colpi più importanti del suo mercato assicurandosi il difensore inglese Trevoh Chalobah. Dopo una lunga trattativa, il club lariano ha raggiunto l’accordo con il Chelsea Football Club per il trasferimento a titolo definitivo del classe 1999.

L’operazione è stata definita sulla base di 30 milioni di euro di parte fissa, ai quali si aggiungono 3 milioni di bonus. Chalobah lascia così il Chelsea per iniziare la sua prima esperienza nel campionato italiano.

Il difensore è atteso in Italia tra la serata di mercoledì e la mattinata di giovedì. Dopo l’arrivo sosterrà le visite mediche, ultimo passaggio prima della firma del contratto e dell’annuncio ufficiale da parte del Como.

Con l’ingaggio di Chalobah, l’allenatore Cesc Fàbregas ottiene il rinforzo richiesto per il reparto arretrato, aggiungendo esperienza internazionale e qualità a una rosa che punta a consolidarsi in Serie A.

Lavoro, Inail: nei primi sei mesi infortuni +4,7% ma decessi -4,2%

Roma, 3 ago. (askanews) – Infortuni sul lavoro in crescita in Italia, ma con decessi in calo: la dinamica si conferma sull’insieme dei primi sei mesi dell’anno, secondo i dati appena aggiornati dall’Inail. Il confronto con i primi sei mesi del 2025 evidenzia per la modalità in occasione di lavoro un aumento degli infortuni (+4,7% a quota 213.985) e un calo dei decessi (-4,2% con 342 casi, 15 in meno rispetto ai 357 nel 2025).

E anche per la componente “in itinere”, riporta l’istituto con un comunicato, si registra un incremento delle denunce di infortunio (+8,8%) e un calo dei casi mortali (-7,2% con 128 decessi contro i 138 del 2025).

Tenuto conto dei dati sul mercato del lavoro rilevati mensilmente dall’Istat nei vari anni, con ultimo aggiornamento giugno 2026, e rapportato il numero degli infortuni denunciati in occasione di lavoro (al netto degli studenti) a quello degli occupati (dati provvisori), si evidenzia un’incidenza infortunistica che passa dalle 977 denunce di infortunio in occasione di lavoro ogni 100mila occupati Istat di giugno 2019 alle 880 del 2026, con un calo del 9,9%, riporta l’Inail.

Rispetto al giugno 2025 si ha invece un aumento dell’incidenza infortonistica del 4,1% (da 845 denunce per 100 mila abitanti a 880). In aumento del 16,7% le patologie di origine professionale denunciate, pari a 59.480.

Covid, Conte si dimette dalla commissione: "domani spazzerò via il fango"

Roma, 3 ago. (askanews) – Giuseppe Conte si dimette dalla commissione Covid, dove domani verrà ascoltato. Il leader M5s lo spiega in una lettera inviata al presidente della Camera Lorenzo Fontana e pubblicata sui social network: “In vista dell’audizione di domani mattina mi sono dimesso dalla Commissione Covid e spetterà a me, finalmente, parlare in modo da spazzare via tutto il fango”, dice l’ex premier sui social.

“Le mie dimissioni – spiega Conte nella lettera – si rendono opportune in considerazione del fatto che, nella seduta della medesima Commissione convocata il prossimo 4 agosto 2026, alle ore 9.30, il sottoscritto sarò ascoltato in audizione in qualità di Presidente del Consiglio dei ministri all’epoca dei fatti oggetto dell’inchiesta”.

Conclude Conte: “Al fine di evitare ogni possibile situazione di incompatibilità, ritengo dunque dover rassegnare le dimissioni dall’incarico”.

Delmastro, cartelli M5s in aula Camera: "fuori le chat, aprite la cassaforte"

Roma, 3 ago. (askanews) – Protesta M5s in aula alla Camera sul caso Delmastro: le deputate e i deputati pentastellati, al termine dell’intervento del capogruppo Riccardo Ricciardi, hanno esposto due striscioni con scritto “FUORI LE CHAT! APRITE LA CASSAFORTE!” mentre il deputato Arnaldo Lomuti ha tirato fuori una cassaforte, aprendone lo sportello e tirandone fuori un cd. Nel mirino del partito di Giuseppe Conte la decisione disposta dal presidente della Camera Lorenzo Fontana di negare ai componenti della Giunta per le Autorizzazioni l’accesso alle conversazioni tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro (Fdi) e Mauro Caroccia, presunto prestanome del clan Senese.

“Ma cosa c’è scritto in quelle chat?”, si è chiesto Ricciardi. “E’ incredibile quello che state facendo”, ha aggiunto ricordando “chi è Caroccia: condannato per essere il prestanome della famiglia Senese, la famiglia camorristica che controlla ciò che avviene a Roma. Ha avuto a che fare con Carminati, Piscitelli, coi Casamonica e il boss Michele ‘o Pazzo ha un fratello che si dice sia colui gestisce tutti i ristoranti grazie ai quali la famiglia Senese ricicla i soldi della camorra e della ‘ndrangheta. Questo è il personaggio con cui il nostro sottosegretario aveva delle conversazioni. E voi parlate di legaità? Parlate di criminalizzare i ragazzetti sopra i 14 anni e non ci dite cosa diceva Delmastro con chi controlla il traffico di droga? Il problema è del partito di Giorgia Meloni, dovrà rendere conto. Paragonate Andrea Delmastro a Roberto Scarpinato, continuate a confrontare uno con la carriera di Delmastro con uno con la carriera di Scarpinato, conitnuate e vediamo chi combatteva la mafia e chi no. State inscenando questo trucco per cui Delmastro dice consegna le chat ma nel frattempo la sua maggioranza vieta l’uso. Pensate di farlo uscire come un eroe che consegna le chat ma ne vieterete l’accesso”.

Ad aprire il dibattito sul caso Delmastro era stata la capogruppo Avs Luana Zanella chiedendo a Fontana “di rendere conto della decisione tutta politica anche perché Delmastro ha detto di non avere nulla da nascondere e da temere”. L’accesso è stato negato anche al presidente della Giunta Devis Dori (Avs): “Come fa a organizzare il lavoro se non ha la possibilità di vedere i documenti? Non siamo in regime di stasi. Non ci sono precedenti”, ha detto Zanella.

Ha parlato di “gravissimo attacco alle prerogative dei parlamentari” anche Federico Gianassi (Pd). “Ci dispiace – ha aggiunto – che questa pressione poliica stia condizionando anche l’attività del presidente Fontana”.

Dl Pnrr, salta il lotto unico sugli Intercity, servirà censimento rotabili

Roma, 3 ago. (askanews) – Salta il riferimento alla possibilità di indire la gara dei servizi Intercity anche con un lotto unico e arriva un censimento del materiale rotabile da mettere a disposizione del vincitore della gara. Sono questi, in estrema sintesi, i punti di un emendamento della Commissione Bilancio della Camera che punta a sciogliere il nodo della gare per l’affidamento dei servizi Intercity che ha bloccato i lavori del decreto Pnrr-Infrastrutture alla Camera.

L’emendamento riformulato sostituisce il comma 1 dell’articolo 1 del decreto eliminando la possibilità che i contratti possano “essere suddivisi in uno o più lotti”. Torna quindi la formulazione precedente della legge concorrenza 2021, che indice le gare intercity, in cui si stabilisce che “i contratti di servizio sono suddivisi in lotti appropriati e contendibili”.

La nuova norma stabilisce invece che entro 45 giorni dall’approvazione del provvedimento e poi ogni anno le regioni trasmettano al Mit un censimento del materiale rotabile a disposizione per i servizi previsti dal contratto pubblico di trasporto ferroviario. I dati verranno messi a disposizione dei partecipanti alle gare.

L’emendamento stabilisce che il Mit rende poi disponibili i treni di proprietà dello Stato all’operatore entrante selezionato in base alla gara.

Su Ceuta centrosinistra e Futuro Nazionale chiedono Meloni in aula

Milano, 3 ago. (askanews) – “Avs chiede un’informativa della Presidente del Consiglio in quest’aula parlamentare in merito alle scelte del governo italiano sulle vicende che hanno interessato nei giorni scorsi l’enclave spagnola di Ceuta”. Lo ha detto Nicola Fratoianni nell’Aula di Montecitorio ad inizio seduta. Richiesta cui si sono aggiunti anche gli altri gruppi di opposizione (Pd, M5s, Azione, Iv) ma anche Futuro Nazionale, che con il deputato Edoardo Ziello ha definito il governo “stampella della sinistra”.

Per Fratoianni “la scelta e la reazione di chiudere Schengen – conclude Fratoianni – era non solo del tutto inutile, ma anche in tutta evidenza una scelta cinicamente strumentale. Mentre per Ziello quello in carica “non sembra il governo di Giorgia Meloni ma di Angela Merkel”: “Ci saremmo aspettati lo spiegamento delle nostre forze speciali a difesa dei confini, in particolare con la Francia di Macron”.

Migranti, centrosinistra e Futuro Nazionale chiedono Meloni in aula su Ceuta

Milano, 3 ago. (askanews) – “Avs chiede un’informativa della Presidente del Consiglio in quest’aula parlamentare in merito alle scelte del governo italiano sulle vicende che hanno interessato nei giorni scorsi l’enclave spagnola di Ceuta”. Lo ha detto Nicola Fratoianni nell’Aula di Montecitorio ad inizio seduta. Richiesta cui si sono aggiunti anche gli altri gruppi di opposizione (Pd, M5s, Azione, Iv) ma anche Futuro Nazionale, che con il deputato Edoardo Ziello ha definito il governo “stampella della sinistra”.

Per Fratoianni “la scelta e la reazione di chiudere Schengen – conclude Fratoianni – era non solo del tutto inutile, ma anche in tutta evidenza una scelta cinicamente strumentale. Mentre per Ziello quello in carica “non sembra il governo di Giorgia Meloni ma di Angela Merkel”: “Ci saremmo aspettati lo spiegamento delle nostre forze speciali a difesa dei confini, in particolare con la Francia di Macron”.

Anche domani e mercoledì 25 città con il "bollino rosso"

Roma, 3 ago. (askanews) – Previsti ancora giorni di passione in tutta Italia per il caldo e l’afa dovute alla quarta ondata di calore dell’estate 2026.

Secondo l’ultimo bollettino sulle ondate di calore del Ministero della Salute, oltre ad oggi anche domani e mercoledì, 4 e 5 agosto, saranno 25 le città in “bollino rosso”, sulle 27 considerate.

Si tratta di Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campobasso, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Milano, Napoli, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona, Viterbo, Catania, Genova, Palermo, Trieste, Ancona e Bari.

Una situazione se possibile anche in leggero peggioramento, visto che sia domani che mercoledì le uniche 2 città non in “rosso”, Messina e Reggio Calabria, passeranno dal “bollino giallo” di questi giorni al “bollino arancione”.

Secondo la tabella dei livelli di rischio del Ministero della Salute, il “bollino giallo” (livello 1 di pre-allerta) indica condizioni meteorologiche che possono precedere il verificarsi di un’ondata di calore: questo livello non richiede azioni immediate, ma indica che nei giorni successivi è probabile che possano verificarsi condizioni a rischio per la salute; il “bollino arancione” (livello 2) indica condizioni meteorologiche che possono rappresentare un rischio per la salute, in particolare nei sottogruppi di popolazione più suscettibili; il “bollino rosso” (livello 3) indica condizioni di emergenza (ondata di calore) con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche.

Caldo, anche domani e mercoledì 25 città in "bollino rosso"

Roma, 3 ago. (askanews) – Previsti ancora giorni di passione in tutta Italia per il caldo e l’afa dovute alla quarta ondata di calore dell’estate 2026.

Secondo l’ultimo bollettino sulle ondate di calore del Ministero della Salute, oltre ad oggi anche domani e mercoledì, 4 e 5 agosto, saranno 25 le città in “bollino rosso”, sulle 27 considerate.

Si tratta di Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campobasso, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Milano, Napoli, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona, Viterbo, Catania, Genova, Palermo, Trieste, Ancona e Bari.

Una situazione se possibile anche in leggero peggioramento, visto che sia domani che mercoledì le uniche 2 città non in “rosso”, Messina e Reggio Calabria, passeranno dal “bollino giallo” di questi giorni al “bollino arancione”.

Secondo la tabella dei livelli di rischio del Ministero della Salute, il “bollino giallo” (livello 1 di pre-allerta) indica condizioni meteorologiche che possono precedere il verificarsi di un’ondata di calore: questo livello non richiede azioni immediate, ma indica che nei giorni successivi è probabile che possano verificarsi condizioni a rischio per la salute; il “bollino arancione” (livello 2) indica condizioni meteorologiche che possono rappresentare un rischio per la salute, in particolare nei sottogruppi di popolazione più suscettibili; il “bollino rosso” (livello 3) indica condizioni di emergenza (ondata di calore) con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche.

Con il governo Meloni c’è stato un crollo degli sbarchi di migranti (fonti Viminale)

Roma, 3 ago. (askanews) – “In Italia da gennaio di questo anno a oggi si è verificato un crollo degli sbarchi di migranti irregolari che è stato ottenuto proprio grazie alle politiche del governo Meloni”. Così riferiscono fonti del Viminale. ministero dell’interno si ricorda poi che quello in esame: “Si tratta di un calo del 55% rispetto all’anno scorso e di circa l’82% rispetto al 2023 primo anno di insediamento” dell’esecutivo “che dovette fronteggiare una situazione ereditata da precedenti governi che era completamente fuori controllo. Quanto alla presunta ‘invasione’ di Lampedusa, al momento sono presenti 98 migranti sull’isola e da tempo non si vive nessuna situazione di emergenza sul posto”.

Neya amplia il progetto Ma Honko in Madagascar

Roma, 3 ago. (askanews) – Neya, società benefit del Gruppo Mundys dedicata ai progetti di rimozione della CO basati sulla natura, avvia la seconda fase di Ma Honko in Madagascar. Il progetto estenderà l’area di intervento da 500 a oltre 2.400 ettari, con l’obiettivo di ripristinare le mangrovie, migliorare la biodiversità e sostenere le comunità locali.

“Neya lo fa sulla base del progetto di Climate Action Plan di Mundys, che prevede la riduzione delle emissioni fino ad arrivare a zero. Questo progetto è stato approvato dal Cda di Mundys e pone la sostenibilità come pilastro centrale, anche grazie alle indicazioni del nostro presidente Alessandro Benetton, che ha sempre creduto nei tre pilastri fondamentali della crescita sana di un’azienda: People, Planet e Profit. La rimozione del carbonio viene certificata da enti terzi indipendenti internazionali, come Gold Standard, che garantiscono l’effettiva validità delle attività di rimozione del carbonio realizzate da Neya” ha dichiarato Roggero Poli, CEO di Neya.

Una visione ribadita nel messaggio del presidente di Mundys Alessandro Benetton: “Ci occupiamo dello sviluppo di progetti innovativi per la rimozione del carbonio e la mitigazione dei cambiamenti climatici. Attraverso tecnologie avanzate lavoriamo per ridurre l’impronta ecologica globale, migliorare la qualità della vita delle comunità locali e preservare la biodiversità. Per noi, infatti, la mobilità sostenibile non si ferma alla tecnologia e alle infrastrutture, ma parte proprio da lì: dal luogo in cui il clima si gioca davvero”.

L’espansione del progetto porterà la rimozione stimata di circa 755mila tonnellate di CO nell’arco di vent’anni e interesserà oltre 2.400 ettari di aree costiere.

“Per dare un’idea delle dimensioni dell’intervento, 2.400 ettari corrispondono, ad esempio, a una fascia costiera larga 100 metri che si estende da Roma a Napoli. Questa attività consentirà di rimuovere circa 500mila tonnellate di CO dall’atmosfera. Per avere un termine di paragone, considerando un’auto che percorre circa 5mila chilometri all’anno, servirebbero circa 900mila automobili per produrre una quantità equivalente di emissioni. Questa seconda fase estenderà quindi le attività di Neya non solo alla rimozione del carbonio, ma anche al sostegno delle comunità locali e alla tutela della biodiversità” ha proseguito Poli.

Dalla partenza del progetto sono già stati ripristinati 272 ettari, con quasi 1,8 milioni di mangrovie piantate. Le attività proseguiranno nel 2026 e nel 2027.

“Abbiamo effettuato dei monitoraggi nella prima fase del progetto sulla biofauna. Sono state individuate due specie endemiche tipiche del Madagascar a rischio estinzione, tra cui l’ibis del Madagascar, un volatile di cui esistono soltanto circa 1.500 esemplari, che potranno beneficiare di questo spazio restituito alla natura. Per quanto riguarda le comunità locali, realizziamo attività strutturate attraverso interviste e momenti di confronto con gli abitanti dei territori coinvolti. Le comunità beneficiano non solo delle opportunità lavorative create nelle diverse fasi del progetto, ma anche di attività collaterali, come l’aumento della pesca e la raccolta del miele. Anche queste attività a favore delle comunità locali vengono monitorate ogni due anni da un ente indipendente, per garantire che i nostri progetti producano effetti concreti e abbiano un impatto positivo sui territori” ha concluso Poli.

Il progetto è sviluppato con partner locali secondo lo standard internazionale Gold Standard e rientra nella strategia climatica del Gruppo Mundys. Una parte dei benefici economici sarà reinvestita nei territori coinvolti, a sostegno delle comunità locali.

Corte Conti, M5s: Governo prepara attacco in Cdm, Meloni si fermi

Roma, 3 ago. (askanews) – “Siamo ad agosto, quando l’attenzione degli italiani è ai minimi e molti sono in vacanza: il momento perfetto per il governo Meloni per tornare all’attacco della Corte dei Conti. Pare infatti che prima della pausa estiva vogliano portare in Consiglio dei Ministri le nuove norme attuative della legge Foti destinate a minare l’indipendenza della magistratura contabile. Il copione è noto: fare passare in silenzio provvedimenti che riguardano i controlli sulla spesa pubblica. Se si indebolisce chi vigila sull’uso dei soldi dei cittadini, chi controllerà davvero il potere? Vogliono fare con la magistratura contabile quello che non gli è riuscito con la magistratura ordinaria, perché gli italiani glielo hanno impedito con il referendum. Giorgia Meloni si fermi finché è in tempo. Se non lo farà anche stavolta ci troverà sulle barricate”. Lo denunciano in una dichiarazione congiunta i capigruppo M5S in commissione Affari Costituzionali e Giustizia alla Camera Alfonso Colucci e Valentina D’Orso.

Incendi, in Europa i danni hanno già superato 3 mld di euro (FT)

Roma, 3 ago. (askanews) – Gli incendi e le ondate di calore che stanno colpendo Francia, Spagna e altre zone d’Europa hanno già causato danni per oltre 3 miliardi di euro dall’inizio dell’anno, secondo un’analisi del Financial Times.

Quasi mezzo milione di ettari sono andati in fumo – si legge sul quotidiano britannico – nei primi due mesi della stagione, con un impatto economico stimato in 3,1 miliardi di euro nei cinque Paesi dell’Eurozona più colpiti, tra cui Portogallo, Grecia e Romania: una cifra che supera già la stima della Commissione europea sull’impatto medio annuo per l’intera Ue, pari a 2,5 miliardi di euro. Il conto è destinato a salire ulteriormente, perché assicurazioni, famiglie e imprese stanno ancora quantificando i danni a proprietà, raccolti e turismo.

Si aggiungono inoltre i costi della siccità. Il calo dei livelli di Reno e Danubio sta causando interruzioni ai flussi commerciali, mentre i minimi record del Danubio sono destinati a causare lo spegnimento della centrale nucleare ungherese, e hanno già costretto la Romania a fermare uno dei due reattori della centrale di Cernavoda.

In Francia, nella Gironda, gli incendi hanno colpito anche il settore aerospaziale e della difesa, fermando temporaneamente la produzione di Safran, Dassault Aviation e ArianeGroup. Secondo la Camera di Commercio locale, almeno 40.000 aziende sono state colpite, quasi 19.500 completamente chiuse.

Sarah Meier, esperta di economia del clima al Politecnico di Zurigo (ETH) – intervistata dal Financial Times – ha stimato che il vero impatto economico dei soli incendi potrebbe essere fino a tre volte superiore alla media annua di 2,1 miliardi di euro di Pil perso calcolata per Portogallo, Spagna, Italia e Grecia nel periodo 2011-2018. “Se gli incendi arrivano fino alle città, sarà molto, molto oltre”, ha detto Meier.

Smart City, Trento batte Milano: vince la qualità della vita

Roma, 3 ago. (askanews) – Non è la città con il PIL più alto a essere la più smart. Secondo il nuovo Smart City Index della Rome Business School, il primato italiano va a Trento, che guida la classifica con 52,7 punti su 100 davanti ad Aosta e Bologna. Milano, pur confermandosi il principale centro economico del Paese, è penalizzata dal costo della vita, dall’inquinamento e dalle difficoltà legate alla mobilità.

Il capoluogo trentino conquista il primo posto grazie a un equilibrio tra ambiente, servizi e vivibilità: il 46% del territorio è verde urbano, i livelli di PM2.5 sono contenuti e gli spostamenti risultano più rapidi rispetto alle grandi metropoli. Per percorrere 10 chilometri servono in media 14,5 minuti, contro oltre 30 minuti a Milano, Roma e Torino.

Milano resta prima nella dimensione economica, con un PIL pro capite di circa 52,8 mila euro, ma il vantaggio economico non si traduce automaticamente in maggiore benessere. A pesare sono soprattutto il caro casa, con prezzi che in alcune zone superano i 7 mila euro al metro quadrato, e la qualità dell’aria, tra le peggiori del campione italiano.

Tra le città più virtuose emerge Bologna, prima per capitale umano e governance grazie alla presenza universitaria e alla diffusione dei servizi digitali della pubblica amministrazione. Roma mantiene una forte dotazione di competenze, ma resta frenata dalla mobilità e dall’efficienza dei servizi.

Nel confronto europeo nessuna città italiana entra però nella top 10: guidano Copenaghen, Monaco e Lussemburgo. Il rapporto evidenzia che la competitività urbana dipende sempre meno solo dalla capacità economica e sempre più dalla capacità di offrire servizi efficienti, sostenibilità e qualità della vita ai cittadini.

Europei tuffi, Pelati argento nel solo libero. Piccoli quarta

Roma, 3 ago. (askanews) – Dopo quello nel solo tecnico a tema “Freddie Mercury”, Filippo Pelati raddoppia nel libero e colleziona la quarta medaglia in questa rassegna continentale: tris d’argento e asso di bronzo. Il 19enne ferrarese ripropone “Il diavolo”, la stessa routine con cui era stato terzo iridato a Singapore 2025. Sulle note de “L’uccello di fuoco” di Igor Stravinskij, con la coreografia di Anastasia Ermakova, Pelati porta in acqua un esercizio di grande intensità teatrale, trasformando il tema del fascino del male in una performance potente, misteriosa e ricca di tensione. La giuria premia la prova dell’azzurro con 252.8713 punti, frutto di 132.0713 per gli elementi e 120.8000 per l’impressione artistica. Un punteggio che vale il secondo posto alle spalle del britannico Ranjuo Tomblin, oro con 258.9188 punti, e davanti allo spagnolo Jordi Caceres Iglesias, bronzo con 229.2599. (Foto di Andrea Masini e Andrea Staccioli / DBM)

Qual è la situazione tra Usa e Iran oggi

Roma, 3 ago. (askanews) – Donald Trump torna a puntare sulla diplomazia con l’Iran, dopo avere sospeso all’ultimo momento una nuova e massiccia offensiva militare. Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato che i negoziati con Teheran cominceranno oggi pomeriggio, sostenendo – per l’ennesima volta negli ultimi mesi – che sarebbe ormai imminente un accordo sullo Stretto di Hormuz, al quale dovrebbe seguire un’intesa sul programma nucleare iraniano.

Trump non ha indicato il luogo dei colloqui, i partecipanti o una scadenza per il raggiungimento di un risultato. Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, ha però affermato che gli Stati Uniti erano pronti a condurre un attacco di proporzioni senza precedenti dalla Seconda guerra mondiale.

“Avevamo preparato un attacco che sarebbe stato il più grande dalla Seconda guerra mondiale e sarebbe stato disastroso”, ha detto Trump. Il presidente ha spiegato di avere rinunciato all’operazione dopo le richieste avanzate da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e dallo stesso Iran.

“Eravamo pronti a partire. La ragione per cui ce lo hanno chiesto è che pensano che ci sia un accordo”, ha aggiunto. Secondo Trump, l’intesa riguarderebbe innanzitutto la riapertura dello Stretto di Hormuz e successivamente il nucleare, o quella che il presidente americano ha definito la “denuclearizzazione dell’Iran”.

Il punto sul quale, secondo Trump, si registrano i segnali più concreti riguarda proprio lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per le esportazioni di petrolio e gas naturale provenienti dal Golfo.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, dal canto suo, ha affermato che i negoziati con l’Oman su un meccanismo per consentire il transito delle navi sono vicini alla conclusione e si trovano nelle fasi finali.

L’affermazione iraniana non equivale a una conferma della versione offerta da Trump. Teheran non ha annunciato formalmente l’avvio di negoziati diretti con Washington e non ha dichiarato di avere già accettato un accordo complessivo sulla libertà di navigazione nello Stretto.

Restano inoltre da chiarire le condizioni alle quali l’Iran sarebbe disposto a permettere il passaggio delle navi commerciali. Teheran ha rivendicato finora un ruolo nella gestione dello Stretto e la possibilità di imporre un pedaggio alle imbarcazioni in transito, una posizione respinta dagli Stati uniti e da gran parte della comunità internazionale.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha scritto sui social media che l’Iran deve cercare di costringere il nemico a rispettare quanto ha firmato. Il riferimento sembra essere al memorandum d’intesa raggiunto a giugno, naufragato successivamente a causa delle differenti interpretazioni sulla riapertura dello Stretto e sulle condizioni della tregua.

Anche la ricostruzione secondo cui Teheran avrebbe chiesto direttamente a Trump di cancellare gli attacchi è stata contestata da fonti iraniane. Il ministro della Difesa iraniano ha assicurato che il Paese resta in stato di allerta e non è né sorpreso né passivo di fronte alle minacce americane.

Ancora più incerto appare il capitolo nucleare. Trump ha presentato la “denuclearizzazione dell’Iran” come il passaggio successivo a un’intesa su Hormuz, ma Teheran non ha indicato di essere pronta ad abbandonare il proprio programma nucleare.

La formula impiegata dal presidente americano sembra quindi descrivere, almeno per il momento, un obiettivo negoziale di Washington più che un compromesso già accettato dalle due parti. Un eventuale accordo dovrebbe definire il futuro dell’arricchimento dell’uranio, le verifiche internazionali e le garanzie richieste dall’Iran in cambio di concessioni sul proprio programma.

L’annuncio ripropone uno schema già osservato più volte nei cinque mesi di guerra. Trump minaccia un’escalation, prepara o annuncia nuovi attacchi e successivamente li rinvia per lasciare spazio ai mediatori regionali e a nuovi tentativi diplomatici.

I precedenti negoziati hanno prodotto tregue temporanee e il memorandum firmato a giugno, senza però risolvere definitivamente né la questione dello Stretto di Hormuz né quella nucleare. Dopo il fallimento della precedente intesa, gli Stati uniti hanno ripreso gli attacchi e imposto nuovamente un blocco navale contro le navi dirette verso i porti iraniani.

Questa volta la pressione esercitata dalle monarchie del Golfo sembra avere avuto un peso decisivo. Arabia saudita, Qatar ed Emirati arabi uniti temono che un’offensiva contro le infrastrutture energetiche iraniane possa provocare rappresaglie contro impianti petroliferi, porti, basi americane e sistemi di desalinizzazione della regione.

La possibile intesa su Hormuz appare dunque il terreno più immediato e realistico, anche perché sostenuta da un negoziato tecnico con l’Oman già in corso. Un accordo sul nucleare richiederebbe invece garanzie e concessioni politiche molto più complesse.

L’annuncio di Trump apre quindi uno spiraglio diplomatico, ma la distanza tra la sua rappresentazione di un’intesa “imminente” e la prudenza mostrata da Teheran indica che la trattativa deve ancora superare ostacoli sostanziali.

Prysmian si espande in Nord America, rileva Aktore per 3,8 mld dollari

Roma, 3 ago. (askanews) – Prysmian ha sottoscritto un accordo definitivo di fusione in base al quale acquisirà Atkore per 95 dollari per azione. Secondo i termini dell’operazione, l’enterprise value implicito di Atkore è pari a circa 3,8 miliardi di dollari (3,3 miliardi), corrispondente a un multiplo di 9,8 volte Ev/Ebitda 2025A e 7,1 volte Ev/ebitda 2025 includendo le sinergie a regime.

Il corrispettivo riconosce un premio di circa il 23% rispetto al prezzo medio ponderato per i volumi nei 90 giorni precedenti venerdì 31 luglio 2026.

“L’operazione – spiega la societù con una nota – espanderà la posizione di Prysmian in Nord America, ampliando il portafoglio del fruppo con prodotti per le infrastrutture elettriche altamente complementari ai cavi e accelerandone l’evoluzione verso un modello integrato di soluzioni per le infrastrutture elettriche”.

Insieme, Prysmian e Atkore daranno vita “a un fornitore leader nelle soluzioni per le infrastrutture elettriche, che opererà come one-stop shop combinando prodotti complementari, solide relazioni con i clienti e una rete commerciale rafforzata, a supporto dell’accelerazione degli investimenti nell’elettrificazione e nelle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale”.

Dopo un avvio positivo, a Piazza Affari il titolo Prysmian inverte la rotta e a metà giornata registra un meno 3,20% a 116,35 euro. (fonte immagine: Prysmian).

Clima, appello Bonelli Po in secca: "Meloni intervenga subito, climafreghismo uccide il futuro"

Roma, 3 ago. (askanews) – “Il Po è in secca: Meloni venga qui. Il climafreghismo uccide futuro generazioni che verranno”. Lo ha affermato il leader Avs Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde, durante una conferenza stampa promossa da Avs a Nautica Torricella, in provincia di Parma, sulla crisi climatica e l’emergenza idrica.

“Ci troviamo di fronte – ha sottolineato Bonelli incontrando la stampa sul Po- a una crisi climatica drammatica: il fiume Po è quasi a secco. Io chiedo alla presidente del Consiglio Meloni, come ha fatto quando c’è stata l’alluvione in Emilia-Romagna, di venire qui, perché il climafreghismo uccide il futuro delle generazioni che verranno.Abbiamo bisogno di interventi. Quando i fiumi si prosciugano, si producono danni all’agricoltura e aumentano i costi della frutta, della verdura e del pane. A pagarne le conseguenze sono le famiglie. Oggi sono qui per ricordare alla politica nazionale e a chi governa questo Paese che la crisi climatica è in atto”.

“Domani – ha concluso il leader Avs- ci sarà un incontro tra gli Stati membri per parlare di quanto accaduto a Ceuta, un complotto internazionale ai danni della Spagna. Io, invece, mi aspetterei che i Paesi membri si riunissero per discutere della crisi climatica, perché, tra ondate di calore, eventi meteorologici estremi, siccità e desertificazione, siamo arrivati a un punto di non ritorno”.

Cosi

Corte Conti, Pd denuncia: governo blocca nomine e anticipa delega

Milano, 3 ago. (askanews) – “Ho depositato un’interrogazione al Presidente del Consiglio sul blocco delle nomine a presidente di sezione della Corte dei conti. Il governo ha congelato dieci proposte deliberate legittimamente dal Consiglio di presidenza, giudicandole solo ‘inopportune’ alla luce di una riforma che non è ancora legge. Così facendo ha impedito l’inoltro della proposta al Presidente della Repubblica, cui la Costituzione riserva il potere di nomina, e ha di fatto anticipato gli effetti di una delega non ancora esercitata”. Lo dichiara Antonio Misiani, senatore Pd e responsabile economia e finanze della segreteria nazionale.

“È una vicenda gravissima sul piano istituzionale: la Costituzione affida alla Corte dei conti il controllo sugli atti del Governo e sulla gestione del bilancio, e ne garantisce l’indipendenza proprio ‘di fronte al Governo’. Bloccare le nomine dei magistrati che quel controllo devono esercitare, mentre si prepara una riforma per ridurne l’autonomia, significa piegare un organo di garanzia alla volontà dell’esecutivo che dovrebbe controllare”, sottolinea Misiani che prosegue: “Non è un caso isolato: tra le nomine sospese risultano magistrati che si sono occupati del controllo preventivo sul Ponte sullo Stretto, conclusosi con il diniego del visto. Nel frattempo il governo si appresterebbe a nominare come consigliere, nella quota di designazione governativa, un capo di gabinetto legato da rapporto fiduciario con l’esecutivo. Chiediamo al governo di sbloccare immediatamente le nomine, di chiarire gli effetti già prodotti sulla funzionalità della Corte e di riferire con urgenza in Parlamento prima di approvare in via preliminare lo schema di decreto legislativo, atteso in Consiglio dei ministri il 4 agosto”, conclude Misiani.

Carburanti, Confcooperative: 17 mln in viaggio, rincari costano 1 mld

Roma, 3 ago. (askanews) – Il centro studi di Confcooperative presenta i dati sui consumi previsti per il Ferragosto 2026: un quadro che evidenzia la forte polarizzazione del Paese tra chi può permettersi le vacanze e chi è costretto a rinunciarvi per difficoltà economiche. Ammonta a 18,5 miliardi di euro la spesa complessiva per le vacanze agostane, con 17 milioni di italiani in movimento: 10,6 milioni di adulti e 6,4 milioni tra adolescenti e bambini. Ristorazione e servizi di ricettività fanno la parte del leone con circa 10 miliardi di euro. Lo fa sapere l’organizzazione in una nota.

Tra quanti rimarranno in Italia – si apprende dal comunicato – le destinazioni preferite sono: mare per il 62%; montagna per il 28%, in crescita di 6% rispetto al 2025 per l’effetto “fuga dal gran caldo”; città d’arte e agriturismo per il 10%.

La spesa media per famiglia, per una settimana ad agosto, si attesta sui 2750 euro (+15% rispetto 2025) ma solo per pernottamento e colazione, mentre una famiglia di 4 persone, nella settimana di ferragosto, spenderà fino a 6.820 euro (+5% rispetto allo scorso anno).

Pesano i rincari dei carburanti, dal momento che l’automobile rappresenta di gran lunga il mezzo preferito da 6 italiani su 10 per viaggi e spostamenti. Il caro carburanti, infatti, peserà per un extra budget da 1 miliardo di euro. Rispetto allo scorso anno occorreranno 22 euro in più per il pieno diesel e 15 euro per un pieno di benzina. Ma 8,9 milioni di italiani restano a casa. Per oltre 1 su 2 la motivazione è economica.

“Il turismo conferma la sua centralità nell’economia italiana, ma i dati ci restituiscono anche l’immagine di un Paese polarizzato – dichiara Maurizio Gardini presidente di Confcooperative – perché accanto a una parte di popolazione che mantiene capacità di spesa, emerge una fascia di italiani esclusi anche dalle vacanze”.

Centrosinistra,Renzi: pronti a primarie, ma poi nessuno si tiri indietro

Milano, 3 ago. (askanews) – “In tutto il mondo ci sono due sinistre, con idee diverse sull’economia, la politica estera, l’energia. Ci sono da sempre gli Obama e i Sanders, i Biden e le Ocasio-Cortez. E le primarie servono a decidere candidato e sensibilità programmatiche. Il nodo è che il giorno dopo nessuno si può tirare indietro, chiunque vinca. Perchè dall’altra parte c’è Trump in America come Meloni in Italia”. Lo scrive sui suoi social il leader di Iv Matteo Renzi, a proposito della posizione di Conte sull’Ucraina.

“Ci sono due idee di sinistra. Andiamo alle primarie e che vinca il migliore”, insiste l’ex premier, precisando: “Con un patto di ferro da sottoscrivere prima: il giorno dopo tutti insieme. Altrimenti non sono primarie ma è una presa in giro. E a chi mi scrive ‘io non condivido le idee di Conte’, rispondo: nemmeno io. Sull’Ucraina non mi pare che siano molto diverse da quelle di Salvini. Ma in democrazia ci si confronta e ci si misura. Le nostre idee si difendono ai gazebo, non coi proclami. Noi siamo pronti alle primarie. E soprattutto vogliamo vincere le secondarie per evitare Meloni al Quirinale, Salvini al Viminale e Vannacci premier”, conclude Renzi.