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Migranti, 45 giorni stop a Sea Watch. Ong: governo collabora con criminali, noi no. Piantedosi: violate leggi

Roma, 23 ago. (askanews) – Braccio di ferro e duro botta e risposta tra la Sea Watch e il Viminale, dopo che la nave battente bandiera tedesca della Ong che conduce operazioni di soccorso migranti nel Mediterraneo è stata sottoposta ad un fermo di 45 giorni e ad una multa di 7.500 euro.

“Noi non collaboriamo con criminali e trafficanti. Il Governo italiano può dire lo stesso?”. È la domanda che Sea-Watch rivolge all’esecutivo dopo il fermo per 45 giorni della nave Sea-Watch 5 disposto dal Viminale con l’accusa di non aver cooperato con le autorità libiche.

“È vero: giovedì 13 agosto, dopo aver soccorso 6 persone in acque internazionali, abbiamo informato l’Italia e i Paesi europei limitrofi, ma non il cosiddetto centro di coordinamento per il soccorso marittimo libico, un’autorità fantoccio che serve a legittimare e rendere interlocutore accettabile quegli uomini e trafficanti che, poco dopo il soccorso, ci hanno puntato contro un fucile intimandoci di allontanarci dal ‘loro territorio'”, afferma l’ong chiamando direttamente in causa il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: “Sono queste le ‘autorità competenti’ a cui si riferisce il ministro Piantedosi? Le stesse a cui l’Italia ha versato un miliardo di euro in navi, fondi e addestramento, per poi vederle usare regolarmente per catturare e uccidere persone in mare, e riportarle nei lager gestiti dai trafficanti?”.

“L’Italia e l’Europa hanno dato, e continuano a dare, legittimità e protezione a questi criminali, trasformando il Mediterraneo in un far-west”, prosegue Sea Watch citando anche “personaggi come Bija, Almasri e Saddam Haftar”, ossia “criminali internazionali accusati, tra gli altri reati, di traffico di esseri umani, con cui il Governo italiano ha stretto, e continua a stringere, accordi”.

Sea-Watch critica inoltre la decisione di tenere ferma la nave per 45 giorni mentre, sostiene, “il 2026 si preannuncia già come l’anno più mortale dell’ultimo decennio”. L’Ong ricorda anche che “nello scorso fine settimana i nostri occhi e quelli di altri membri della società civile hanno visto 14 corpi senza vita galleggiare alla deriva, vittime di un altro naufragio fantasma”.

Per Sea-Watch, la scelta di fermare la nave rappresenta “una mossa di pura propaganda che fa comodo al Governo Meloni, per raccontare una fantomatica gestione delle frontiere che, in realtà, non va oltre i tweet dei suoi Ministri”.

L’ong critica infine anche la gestione europea della migrazione, sostenendo che il Governo italiano abbia spinto “nei mesi scorsi, per l’approvazione del Patto europeo su migrazione e asilo, un regolamento che ora altri Stati membri usano per rimandare in Italia i cosiddetti ‘dublinanti’, come se queste persone fossero pacchi da scambiarsi tra nazioni”.

Da Sea-Watch, infine, un attacco politico all’esecutivo: “Da un Governo incapace di rispondere ai problemi reali degli italiani, tra benzina alle stelle e stipendi fermi da trent’anni, non ci si può aspettare di più. I fischi di Taranto spaventano? Dategli più propaganda anti-ong”.

Dall’altro campo, la posizione è semplice: “45 giorni di fermo e 7 mila e 500 euro di multa per la Sea Watch 5. La nave, battente bandiera tedesca, ancora una volta non ha rispettato gli obblighi di legge previsti durante le operazioni in mare. Una grave violazione della normativa: le attività di soccorso in mare devono essere gestite e coordinate dagli Stati competenti, non dalle ONG”. Lo scrive su X il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Sisma Centro Italia, Meloni: resta tanto da fare e lo faremo

Rimini, 23 ago. (askanews) – “Il cammino della ricostruzione non è finito. Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. E noi intendiamo farlo”. Lo scrive la premier Giorgia Meloni nell’introduzione, intitolata ‘Segni di speranza’, al volume ‘Le pietre della rinascita’ sulla ricostruzione post sisma del Centro Italia, presentato al Meeting di Rimini.

L’impegno, spiega la presidente del Consiglio, è portato avanti “con determinazione e caparbietà”, per rispondere a quella “domanda di futuro” che arriva da chi è nato e cresciuto in quei luoghi e vuole tornare a viverci. Restare e tornare, osserva, “non sono gesti di immobilismo o di nostalgia: sono una scelta, una visione, un atto di cura, volontà di costruzione. Restare nei territori non significa restare indietro, ma assumersi la responsabilità di prenderli per mano e portarli avanti. Tornare è il desiderio di contribuire a una nuova fioritura, partendo da ciò che si conosce meglio e ha forgiato l’identità profonda”.

L’obiettivo della strategia del governo, coordinata dal commissario Guido Castelli e dalla struttura commissariale Sisma 2016, è “vincere la sfida della rinascita, economica e sociale, dell’Appennino centrale”.

“Oggi il cratere sismico è il cantiere più grande d’Europa, e in questo cantiere non si stanno ricostruendo solo le case, gli edifici pubblici, le chiese, le fabbriche: si sta ricostruendo anche la vita di un’intera comunità, travolta da un evento che ha cambiato per sempre il volto di borghi, città, territori”, scrive Giorgia Meloni nell’introduzione, intitolata ‘Segni di speranza’, al volume ‘Le pietre della rinascita’, presentato in un punto stampa al Meeting di Rimini, dove la struttura commissariale Sisma 2016 è presente con uno stand.

La presidente del Consiglio ricorda la notte del 24 agosto 2016, “sconvolta dalla terribile scossa delle 3.36 che ha devastato il Centro Italia e ha dato il via alla sequenza sismica che ha dispiegato i suoi effetti distruttivi nei mesi successivi, interessando un’area immensa: 8mila chilometri quadrati, 4 Regioni, 138 Comuni”. Fin dall’insediamento, scrive, il governo ha lavorato “con determinazione e capillarità per imprimere, dopo troppi rinvii e false partenze, una decisa accelerazione nella ricostruzione post sisma. Un cambio di passo, testimoniato dai numeri dei contributi concessi per la ricostruzione privata e dalla decisa ripresa di quella pubblica, per troppo tempo rimasta bloccata”.

Il Centro Italia, osserva Meloni, è “uno degli scrigni dell’identità italiana ed europea”: l’Appennino centrale “custodisce alcuni dei simboli più rappresentativi della storia nazionale e dell’intero Continente. Edifici culturali, storici e religiosi, che hanno disegnato la nostra civiltà e che vogliamo possano continuare a illuminarla per molto tempo ancora”. Il libro racconta il percorso di rinascita di alcuni di questi simboli, “forgiati da pietre millenarie” e in questi anni “restaurate, rigenerate, ricollocate dov’erano”: “Attorno a queste pietre la vita è ripresa, le comunità si sono ritrovate, i legami identitari hanno trovato nuova linfa. Abbiamo bisogno di simboli e di rivedere integre le forme del passato per costruire le forme del futuro. Radici e contemporaneità, eredità e investimenti”.

Carburanti, Schlein: subito tassa sugli extraprofitti energetici

Milano, 23 ago. (askanews) – “Quella di ieri è la seconda lettera che Giorgetti firma insieme ad altri ministri europei per tassare gli extra profitti delle societa energetiche. In attesa che la proposta raccolga il consenso necessario a livello Ue, Meloni e Giorgetti passino dalle parole ai fatti, assumano l’iniziativa e introducano questa tassa a livello nazionale”. E’ la proposta contro il caro carburanti lanciata dalla segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, anticipata dall’edizione online del Corriere della Sera.

“I prezzi dei carburanti superano ormai dappertutto i 2 euro al litro e tra due giorni scade il taglio dell’accisa sul diesel. Le misure tampone non bastano più. E’ necessario adottare subito misure di sostegno per le famiglie e le imprese più fragili e mettere in campo una vera strategia per ridurre strutturalmente i costi dell’energia. Una tassa sugli extra profitti energetici può dare un contributo importante per finanziare questi interventi”, afferma la segretaria dem secondo quanto riportato dal quotidiano di via Solferino.

Il cardinale Zuppi: quanto sta avvenendo in Cisgiordania è inaccettabile, diritti calpestati e umiliati

Rimini, 23 ago. (askanews) – Quanto sta avvenendo in Cisgiordania “è inaccettabile”. “Bisogna difendere la convivenza e i diritti, non è pensabile che vengano calpestati e umiliati i diritti di tutti, in particolare degli arabi”. Lo ha detto il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, a margine dei lavori del Meeting di Rimini, commentando la situazione in Cisgiordania, dopo l’escalation dei raid israeliani e l’aumento degli attacchi dei coloni e delle violenze a danno dei palestinesi, mentre accelera la costruzione di insediamenti e l’esproprio di terreni agricoli, che minacciano la stessa possibilità della realizzazione dei due Stati.

“Noi continuiamo con gli aiuti – ha aggiunto Zuppi -. Dobbiamo vedere ciò che è possibile fare, a seconda della situazione, in collaborazione con il Patriarcato di Gerusalemme”.

Ebola, il Papa: la comunità internazionale intervenga in Congo

Roma, 23 ago. (askanews) – “Nella mia preghiera ricordo spesso la Repubblica democratica del Congo in particolare per il diffondersi dell’epidemia di Ebola che purtroppo sta provocando molte vittime. Incoraggio una risposta da parte della comunità internazionale che coinvolga anche le comunità locali nell’opera di prevenzione per salvare tante vite umane”. Lo ha detto Papa Leone XIV rivolgendosi dalla finestra dello studio del Palazzo Apostolico Vaticano a fedeli e pellegrini riuniti in Piazza San Pietro dopo la recita dell’Angelus.

In autostrada il gasolio supera 2,2 euro. La benzina al self service oltre i 2 euro

Roma, 23 ago. (askanews) – Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy rende noto che, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, in data odierna – domenica 23 agosto 2026 – il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,010 euro al litro per la benzina e 2,130 euro al litro per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,087 euro al litro per la benzina e 2,203 euro al litro per il gasolio.

Rapida perturbazione in avvio di settimana, poi tornano caldo e afa

Roma, 23 ago. (askanews) – Dopo la fase di intenso maltempo degli ultimi giorni che ha colpito in particolar modo le regioni del Nord, le condizioni meteorologiche sono previste in deciso miglioramento già dalla giornata di domenica. La prossima settimana invece si preannuncia molto dinamica: dapprima il passaggio di una veloce perturbazione, poi spazio alla rimonta dell’anticiclone subtropicale.

Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma il deciso miglioramento del tempo previsto per domenica 23 agosto. Oltre ad una maggior stabilità atmosferica con tanto sole da Nord a Sud anche le temperature sono previste in aumento: sulle regioni settentrionali ci aspettiamo valori in linea con il periodo con circa 28-29°C nelle principali città; più caldo invece al Centro Sud e sulle due Isole Maggiori dove toccheremo i 35°C a Roma e nelle zone interne di Sicilia e Sardegna.

Ma veniamo ora alla tendenza per la prossima settimana che si preannuncia alquanto dinamica. Una rapida perturbazione interesserà parte del nostro Paese tra la notte di lunedì e le prime ore di martedì 25 agosto. L’instabilità, con piogge e locali temporali, si farà sentire in primis sulle Alpi, per poi estendersi alle vicine pianure di Piemonte e Lombardia. Il peggioramento riuscirà a fare una rapida incursione sul settore centrale e di Levante della Liguria, in Emilia-Romagna, sul Triveneto e lungo la fascia tirrenica della Toscana.

Si tratterà comunque di una parentesi temporanea. Già da mercoledì 26 agosto assisteremo ad una nuova pulsazione dell’anticiclone subtropicale africano.

uesta figura di alta pressione darà il via a una fase decisamente calda e anomala su buona parte del Paese, spingendo di nuovo i valori ben oltre le medie climatiche di riferimento. Le temperature torneranno a salire in modo sensibile soprattutto al Centro-Sud e sulle Isole Maggiori, con picchi che potranno facilmente sfiorare o superare la soglia dei 37-38°C, in particolar modo nelle aree interne di Sicilia, Sardegna, Calabria e Puglia.

La parte conclusiva di agosto si preannuncia quindi decisamente movimentata, con l’Italia contesa tra veloci fronti atlantici e improvvise fiammate africane.

Pezeshkian: l’Iran non crollerà. Il Memorandum d’intesa con gli Usa resta la via migliore

Roma, 23 ago. (askanews) – “I nemici immaginavano che, con le loro pressioni e le loro azioni, l’Iran sarebbe crollato. Non solo questo non è accaduto, ma la forza e l’unità della nazione iraniana hanno stupito il mondo”. Lo ha detto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian intervenendo a una cerimonia per il rinnovo della fedeltà agli ideali del fondatore della Repubblica islamica.

L’Iran sta affrontando una “guerra economica, militare e di sicurezza su vasta scala”, ha aggiunto Pezeshkian secondo quanto riferito dall’agenzia iraniana Mehr.

Il presidente iraniano si è soffermato sulle difficoltà affrontate dal governo, tra guerra, sanzioni, pressioni e continui assassinii, insieme ai gravi squilibri nei settori dell’acqua, dell’elettricità, del gas, dei carburanti, dell’ambiente e del sistema bancario.

In questo contesto, ha sottolineato Pezeshkian, “il nostro caro popolo ha davvero compiuto un miracolo. Naturalmente, ci vergogniamo di fronte al popolo del fatto che esistano ancora dei problemi. Ma finché avremo fiato nei nostri corpi, serviremo il nostro caro popolo, lavoreremo per migliorare le sue condizioni di vita e il suo benessere e supereremo queste crisi con forza”. Il Memorandum d’Intesa (MoU) con gli Stati Uniti rappresenta il modo migliore per consentire all’Iran di uscire da una situazione di “né guerra né pace”, ha affermato il presidente della repubblica islamica, Masoud Pezeshkian.

In un discorso pubblicato nelle prime ore del mattino dall’agenzia di stampa statale Irna, Pezeshkian ha affermato che i membri del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano ritenevano che il MoU rappresentasse il miglior accordo possibile, basato su quelli che ha definito dignità, saggezza e interesse nazionale.

“Non c’è una sola disposizione in questo accordo che equivalga a una capitolazione”, ha dichiarato Pezeshkian, “La Guida suprema stabilisce le politiche e noi seguiremo quella strada”.

L’accordo, noto come Memorandum d’intesa (MoU) e firmato a giugno dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, fissava un ambizioso termine di 60 giorni per mettere fine alla guerra con l’Iran e raggiungere un’intesa sul suo programma nucleare. Quel periodo è scaduto la scorsa settimana, ma le due parti rimangono molto distanti, senza segnali di compromesso sulla questione cruciale della riapertura dello Stretto di Hormuz, fondamentale per il traffico marittimo mondiale.

Pur sottolineando che Teheran non intende cedere di fronte ai suoi avversari, Pezeshkian ha collegato l’accordo alle prospettive economiche dell’Iran, affermando che il Paese non è in grado di attirare investimenti in questa fase di stallo.

“Il capitale e il denaro sono estremamente sensibili al rischio”, ha affermato, “Dobbiamo eliminare questo rischio dal Paese”. L’economia iraniana sta soffrendo a causa delle sanzioni e di un blocco navale che rende estremamente difficile per il Paese esportare petrolio, il suo prodotto di maggior valore.

Ucraina, Zelensky: elezioni ora sarebbero tsunami per il Paese

Roma, 23 ago. (askanews) – “Credo che durante una guerra come questa, le elezioni in generale rappresentino un grande rischio. Le elezioni in questo momento sono uno tsunami per lo Stato che potrebbe dividere l’Ucraina. Pertanto, la mia strategia è quella di portare il Paese alla fine della guerra e preservare uno Stato indipendente e sovrano. E la sto attuando”. Lo ha detto il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, in una dichiarazione pubblicata dal quotidiano online Ukrainska Pravda.

Dopo il controverso appello del suo ex ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, ad aprire la strada allo svolgimento di elezioni, Zelensky ha dunque chiarito che tenere elezioni in tempo di guerra rappresenterebbe un pericolo per il Paese.

Il presidente ucraino si è espresso durante un incontro con alcuni giornalisti, tra cui quelli della France Presse, il primo dopo mesi a seguito di una serie di controversie politiche, tra cui il licenziamento, a metà luglio, del giovane e popolare ministro della Difesa.

Fedorov aveva suscitato scalpore martedì con un video dalle sembianze di uno spot elettorale, in cui denunciava la corruzione e invitava, senza fornire particolari indicazioni, a “ripristinare un processo democratico” attraverso le elezioni, malgrado l’invasione russa del Paese. Il mandato presidenziale di Zelensky è scaduto nel maggio 2024, ma in Ucraina non è possibile organizzare elezioni durante la legge marziale, in vigore dall’inizio dell’invasione russa su larga scala del Paese, iniziata nel febbraio 2022.

“Se vogliamo distruggere il Paese, allora possiamo procedere nella direzione delle elezioni in questi tempi di guerra”, ha dichiarato Zelensky ai giornalisti. Organizzare un voto richiederebbe affrontare una moltitudine di ostacoli, come il voto dei militari mobilitati sul fronte, quello dei milioni di rifugiati all’estero e quello degli ucraini residenti nei territori occupati da Mosca. “È impossibile nelle condizioni in cui ci troviamo attualmente, quando [il presidente russo Vladimir] Putin non è disposto a prendere in considerazione alcuna opzione per un cessate-il-fuoco”, ha sottolineato Zelensky.

Alessandra Amoroso regina della Notte della Taranta

Milano, 23 ago. (askanews) – Rispetto della tradizione, ma anche innovazione e contaminazione. Nella Notte della Taranta firmata a Ermal Meta c’è davvero tanta passione, ma soprattutto musica di qualità. Cuore, come sempre, nella grande festa di Melpignano, l’Orchestra Popolare La Notte della Taranta sul palco con gli ospiti della ventinovesima edizione Alessandra Amoroso, Gisela João, Levante, Maria Mazzotta, Sayf, Giulia Vecchio e Welo.

A conquistare il pubblico è stata soprattutto Alessandra Amoroso, salentina doc, che è tornata a esibirsi dal vivo dopo aver essere diventata mamma. Con un’energia rinnovata, ha cantato e ballato, dimostrando che è la vera padrona di casa, la regina della pizzica. Alessandra è stata travolta dall’abbraccio del pubblico che la aspettava. I 150 mila che hanno riempito la piazza, soprattutto giovani, hanno applaudito Sayf, vera rivelazione del Festival di Sanremo, ma anche Levante e Welo. Alla conduzione la “veterana” Ema Stokholma affiancata da Aurora Leone che ha debuttato con successo nella lunga diretta su Rai 3 e per la prima volta in Eurovisione; per Rai Radio2 il commento di Martina Martorano, lo spettacolo disponibile anche su RaiPlay e San Marino Rtv, portando nelle case degli italiani un progetto culturale.

Trascinati le Coreografie di Fredy Franzutti e i colaratissimi costumi.

Il Mediterraneo è stato il filo conduttore del Concertone 2026: non un confine che separa, ma uno spazio storico di approdi, attraversamenti e relazioni, nel quale – per riprendere le parole di Fernand Braudel – si sono sovrapposte e reciprocamente influenzate mille civiltà. In un tempo segnato da guerre e contrapposizioni, il Concertone affida alla musica un messaggio preciso: opporre alla logica della forza quella dell’ascolto, della cooperazione e del riconoscimento di una comune umanità, facendo del Mediterraneo non il teatro dei conflitti, ma un orizzonte possibile di pace.

Merita un riconoscimento particolare Ermal Meta, Maestro Concertatore dell’edizione 2026. Cantautore, autore, polistrumentista e produttore, ha portato “Nun Simu niente” un inedito in salentino dedicato e ispirato dalla Flamingo Revolution in Albania, movimento contro la sfruttamento della terra da parte dei ricchi. Un brano bellissimo che merita di vivere oltre la notte di Melpignano e di diventare un singolo potentissimo di resilienza e impegno.

Un successo di pubblico in attesa dell’edizione del trentennale.

Rimini, 26mila alla messa del Papa: una giornata indimenticabile

Rimini, 23 ago. (askanews) – Ventiseimila persone hanno ricevuto la comunione in poco più di dodici minuti, distribuita da 220 ministri straordinari accompagnati ciascuno da un volontario con ombrello biancorosso per essere facilmente riconoscibili. E’ una delle immagini che resteranno della visita di Leone XIV a Rimini, culminata nella celebrazione eucaristica a piazzale Boscovich.

I numeri della giornata parlano di 26mila pass esauriti per l’area del porto, circa 300 tra sacerdoti e diaconi concelebranti, di cui 40 tra cardinali e vescovi, 650 coristi, 115 orchestrali e sette direttori d’orchestra, 500 giornalisti accreditati. Quarantamila bottigliette d’acqua offerte dalle Acli nazionali sono state distribuite ai partecipanti, insieme a 20 quintali di frutta messi a disposizione da Coldiretti Rimini. A rendere possibile l’evento oltre 650 volontari, con le forze dell’ordine e l’amministrazione comunale: il deflusso si è concluso in circa un’ora e l’area è stata rapidamente ripulita.

“E’ stata una bellissima giornata, ricca di tanti stimoli, di natura civile, politica e culturale”, ha commentato il vescovo di Rimini Nicolò Anselmi: “L’immagine di Papa Leone chino in Duomo sulle persone sofferenti resterà indelebile nell’album dei ricordi di questa terra. La celebrazione dell’Eucaristia, centro della vita della Chiesa, è stata il compimento della visita del Santo Padre. Al termine non posso che elevare al Signore un grande Magnificat, un inno di grazie”. “Grazie alle migliaia di persone che hanno contribuito alla riuscita di questa giornata indimenticabile, che resterà nella storia della nostra comunità. Rimini, siamo orgogliosi di te”, ha aggiunto il sindaco Jamil Sadegholvaad.

La diocesi ha scelto di tradurre la visita in tre impegni concreti: il finanziamento per la sistemazione in erba sintetica del campo da calcio della casa circondariale di Rimini, la partecipazione al progetto della Conferenza episcopale italiana per un ospedale o un presidio sanitario a Gaza e un terzo impegno sull’accoglienza delle persone straniere presenti sul territorio. “Abbiamo vissuto la fatica dell’organizzazione, ma anche il piacere e il divertimento di preparare una giornata così. Ora siamo chiamati a raccogliere ciò che il Papa ci ha detto e a trasformarlo in vita”, ha sottolineato Anselmi.

Il primo appuntamento sarà a Roma: il 23 settembre la diocesi accompagnerà una rappresentanza di fedeli all’udienza del mercoledì con Leone XIV per ringraziarlo della visita. “E’ stato un onore che Dio ci ha fatto: poter scrivere insieme una pagina della storia della Chiesa riminese”, ha concluso il vescovo.

Mons. Paglia: «Sui migranti basta risposte di pancia. L’Europa ritrovi la solidarietà»

Mons. Vincenzo Paglia affronta in questa intervista uno dei temi più controversi del dibattito pubblico, richiamando politica ed Europa alla responsabilità di governare l’immigrazione. E sollecita in particolare i cattolici impegnati nei diversi partiti a ritrovare, su questo terreno, una capacità comune di iniziativa.

 

L’immigrazione continua ad essere al centro del dibattito politico. Non solo in Italia ma anche a livello europeo. Come si può e si deve affrontare, concretamente, questo annoso problema?

A dire il vero il tema è mondiale: coinvolge l’intero Pianeta anche se in maniera differenziata tra regione e regione. Proprio per questo non deve essere affrontato con la “pancia” ma con la “testa”: riguarda il bene comune di tutti e, in particolare, di chi è più fragile (e i migranti sono tra questi a partire dai profughi). Vanno evitati con decisione i due atteggiamenti opposti: quello dell’apertura indiscriminata e quello della chiusura dei confini. Il fenomeno è vasto e complesso: va governato. Per questo sarebbe opportuno un apposito Ministero che comprenda anche la integrazione. Non si tratta solo di ordine pubblico di cui è responsabile il Ministero dell’Interno. E governarlo vuol dire gestirlo non solo pensando a difendere i confini. Ad esempio è scandaloso – e noi credenti ne risponderemo davanti a Dio – che nessuno si senta responsabile delle migliaia di morti nel Mediterraneo (che peraltro sono aumentati) vantando però che sono diminuiti gli sbarchi. E’ urgente più cultura e più politica. E anche di memoria storia. Guai a dimenticare che negli ultimi cento anni sono emigrati dall’Italia circa 23 milioni di cittadini e solo per motivi economici.

 

Gestire le politiche dell’immigrazione resta un capitolo decisivo, e forse anche prioritario, dell’attuale stagione politica italiana. Non sarà possibile trovare una convergenza politica tra i vari partiti e i vari schieramenti su un tema così complesso e delicato?

Non direi che il tema migratorio sia quello prioritario del Paese. E faccio due esempi. Credo che, rispetto alle immigrazioni, sia ben più importante la mancanza di 500 lavoratori come richiede la Confindustria. E ancora. Rispetto alle immigrazioni è ben più importante la questione della denatalità che sta portando il nostro Paese verso il declino. Mi interrogo sulla miopia della politica. Perché una saggia politica immigratoria aiuterebbero – certo non in maniera esaustiva – la soluzione sia dell’uno che dell’altro problema. Basta con l’incoscienza di scaricare sugli immigrati il problema della sicurezza! Se c’è – e certo che c’è – ma lo è in minima parte. Ben altri sono i problemi della sicurezza nel Paese. Concordo nella promozione del “piano Mattei”. Ma va sostenuto con maggiore coinvolgimento. La popolazione africana nei prossimi anni esploderà mentre quella europea diminuirà ancora: anche sul piano demografico vale la legge del riempire i vuoti.

 

Il ruolo e la presenza dei cattolici dovrebbe essere importante se non addirittura decisivo nella politica italiana nell’affrontare questo tema. Come vede, su questo argomento, l’iniziativa concreta dei cattolici impegnati in politica nei vari partiti?

I cattolici, a mio avviso, dovrebbero avere una “marcia in più” anche in questo settore. Lo sono stati ad esempio quando hanno accompagnato gli emigrati italiani all’estero. Sono sorte Congregazioni religiose per accompagnarli! E ci sono esempi propositivi anche oggi nel nostro Paese. Faccio un solo esempio: i “corridoi umanitari” promossi dalla Comunità di Sant’Egidio e dalle chiese valdesi. In 10 anni hanno accompagnato in Italia – con il relativo permesso di soggiorno – più di 10mila stranieri, i quali sono anche ben integrati. Perché questo esempio non viene accolto anche dal Governo italiano e proposto anche a quelli europei? E se fosse pubblicizzato, quanti giovani africani si metterebbero in fila abbandonando i barconi? In ogni caso un sussulto dei politici cattolici è più che auspicabile.

 

È di tutta evidenza che la gestione dell’immigrazione va affrontata anche e soprattutto a livello europeo. Come giudica l’azione politica dell’Europa nel governare il fenomeno dell’immigrazione, sempre più massiccio ed invasivo in questi ultimi tempi?

Ma è ovvio che l’intero problema immigratorio deve – ripeto, deve – essere risolto a livello europeo. Anche in questo campo “nessuno si salva da solo!” Purtroppo la miopia delle risposte degli attuali Governi europei – la vicenda di Ceuta lo conferma, amaramente – sta di fatto sgretolando anche quel po’ di solidarietà europea che si era raggiunta. Un appello da parte dei cattolici impegnati nella politica, anche nei diversi partiti, dovrebbe avere per lo meno un comune sussulto se non un comune sentire. Basterebbe anche solo un minimo di attenzione ai magisteri dei Papi. Diceva Papa Francesco: “La nostra comune risposta (al problema migratorio) si potrebbe articolare a quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. E, infine, non dimentichiamo che la salvezza – e non solo dei credenti, ma di tutti – è legata al comandamento: “Ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25,35).

Il Papa al Meeting: “L’amore che muove il mondo non teme la storia”

Non una fuga dal mondo, ma un crocevia di realtà dove le persone contano più dei confini. Così il Santo Padre ha incontrato i partecipanti al 47° Meeting per l’Amicizia fra i Popoli, offrendo un’analisi delle crisi contemporanee e un inno alla speranza.

Partendo dal nome stesso della kermesse, il Papa ha ricordato come l’amicizia tra le nazioni non sia un’utopia, ma l’unica via d’uscita da un’epoca segnata da tragedie e ripartenze. «Già solo il pronunciare queste parole rallegra il cuore: “Incontro”! “Incontro di amicizia”! “Amicizia tra i popoli”! Parole che acquistano un particolare significato in queste ore, spesso drammatiche, della storia del mondo», ha esordito, citando San Giovanni Paolo II.

 

Il realismo della misericordia

Al centro del discorso la necessità di ribaltare lo sguardo sugli altri. La vera fraternità, ha spiegato richiamando l’enciclica Fratelli tutti, nasce dalla consapevolezza che «prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone».

Di fronte a un’umanità che ha «fame e sete di giustizia», il Cristianesimo è chiamato a scendere in campo con la misericordia. Il Pontefice ha tracciato una linea netta contro quel «falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni», contrapponendo il «realismo della misericordia». In questa ottica, non esistono nemici assoluti, ma solo fratelli da incontrare. La regola d’oro è che «il male non si combatte col male», perché la realtà «soffoca nei nostri calcoli e respira nella gratuità di Dio». È la logica del Vangelo, dove Dio «fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni», come ha ricordato citando Matteo.

 

Oltre le aspirazioni personali: i cattolici si ritrovino

La misericordia chiede una conversione radicale delle strutture e del cuore. Il Papa ha invitato a smascherare i meccanismi di potere che generano povertà, guerre e disastri ambientali, liberando la convivenza dal sospetto e il lavoro «dall’idolatria del profitto», fino a disarmare una finanza piegata ai «business della morte».

Per farlo, bisogna abbassare il tono dell’io. Ricordando il convegno di Firenze, ha ammonito: «L’ossessione di preservare la propria gloria, la propria “dignità”, la propria influenza non deve far parte dei nostri sentimenti. Dobbiamo perseguire la gloria di Dio, e questa non coincide con la nostra. La gloria di Dio che sfolgora nell’umiltà della grotta di Betlemme o nel disonore della croce di Cristo ci sorprende sempre».

È nell’abbandono dei personalismi che, a mio avviso, i cattolici sono chiamati a ritrovarsi: uscendo dalle proprie sacche ideologiche, possono riscoprire una comunione profonda, uniti non dalle bandiere, ma dalla volontà comune di vivere il realismo della misericordia. È l’ora della responsabilità, ha ricordato il Pontefice, facendo eco al Concilio Vaticano II: «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo».

 

L’era digitale e la bellezza dell’Incarnazione

In un tempo in cui serve chi sappia «riaccendere sogni e visioni», il Papa ha offerto una bussola per l’era degli algoritmi. Citando l’enciclica Magnifica humanitas, ha mostrato come il disegno di Dio attraversi anche i «passaggi più rapidi e inquieti segnati dalle reti globali». «In un mondo attraversato da tante manovre che puntano a conquistare mercati e spazi di influenza […] il nostro cuore avverte il bisogno di scoprire un disegno diverso, sapiente e benevolo […] Questo disegno di misericordia attraversa la storia anche oggi […] e diventa la bussola per un’esistenza evangelica nell’era digitale. Al centro sta il mistero dell’Incarnazione», ha sottolineato.

 

Una lettura per i giovani: la responsabilità di “esserci”

Qui permettetemi una lettura personale del discorso, che non è parola letterale del Pontefice, ma mi sembra di leggerla tra le righe del suo messaggio.

L’intero intervento del Papa è un manifesto generazionale diretto a quei “pionieri coraggiosi” che oggi hanno venti o trent’anni. Il Pontefice parla ai giovani quando li chiama alla responsabilità di esserci. Oggi c’è la tentazione di tirarsi indietro, di rifugiarsi nel privato. Il Papa chiede invece di non assentarsi dalla realtà: “esserci” significa partecipare alla vita pubblica, economica e culturale, smettendo di essere spettatori per diventare protagonisti di un’inversione di rotta.

Interpretando il suo invito all’amicizia tra i popoli, mi sembra di leggere una chiamata per i giovani a farsi costruttori di ponti in un’epoca che ha fatto della polarizzazione la sua cifra. Costruire ponti richiede il coraggio di superare le proprie aspirazioni personali. La cultura odierna spinge alla competizione per l’affermazione dell’ego; il Papa, con le parole di Firenze, ribalta il paradigma: la vera realizzazione non sta nel preservare la propria “gloria”, ma nellospendersi per gli altri.

È in questo superamento di sé che i giovani cattolici possono ritrovarsi. Non in un ghetto difensivo, ma in una rete di legami autentici, uniti dalla volontà di testimoniare la misericordia. L’unica forza che permette di guardare l’avversario senza vederlo come un nemico, ma come un fratello. Ai giovani il compito più difficile: correre il “rischio educativo” di innamorarsi della realtà, così com’è, per iniziarne la redenzione.

«Il metodo educativamente più capace di bene non è quello che vive di fuga dalla realtà, per affermare separatamente il bene, ma quello che vive della promozione del bene nel mondo», ha ricordato il Papa, citando don Giussani nella chiusura di un discorso che è, prima di tutto, un invito ad amare la storia. E ad abitarla, fino in fondo, lasciandosi muovere da quell’amore che — come ricorda il titolo di questa edizione del Meeting — «move il sole e l’altre stelle».

Sistema creditizio, il mercato strumento non padrone

Sono due, a mio giudizio, le questioni principali che le manovre in corso sul futuro di Monte dei Paschi di Siena pongono all’area politica “popolare”.

La prima di merito, la seconda relativa al profilo dell’area politica di centro.

 

Il credito non è un mercato come gli altri

Nel merito credo sia importante cogliere l’occasione per ribadire il sostegno alla ricomposizione di un sistema creditizio nazionale, solido e plurale, come essenziale fattore di sviluppo per le nostre imprese. 

In fondo non si tratta che di reinterpretare nella situazione attuale il fondamentale ruolo avuto dalle banche di interesse nazionale. Di infrangere un meccanismo che ha reso quelle che furono le vecchie banche commerciali finalizzate allo sviluppo delle imprese e dei territori, pezzi di un ingranaggio volto a trasferire la ricchezza dai molti a pochi, dal basso all’alto, dalle periferie al centro, il tutto su scala internazionale. Soggetti creditizi che nel contempo risultavano determinanti anche per la gestione del debito pubblico, non solo per la loro capacità di detenerlo ma anche per un diverso sistema contabile governativo che rendeva il debito “buono”, quello orientato allo sviluppo, non un peso ma un asset del Paese.

In questa prospettiva appare importante anche il rafforzamento del pluralismo del sistema creditizio italiano, che altrimenti si ridurrebbe a un duopolio di fatto: Intesa Sanpaolo da una parte, UniCredit dall’altra.

Il piano di Lovaglio, Mps, per il terzo polo con Bpm e Banca Generali, invece porterebbe alla creazione di un terzo attore nazionale con peso sufficiente a superare il duopolio, ma soprattutto dimostra che esiste un’alternativa industriale all’assorbimento, che può esserci un modello di crescita per aggregazione orizzontale piuttosto che per acquisizione verticale. In tal modo si può ridare centralità a una visione industriale del credito che non sia solo sinergie di costo, tagli, delisting e distribuzione agli azionisti. Perché una banca non è un’azienda qualsiasi, come invece sostengono i liberisti di scuola alla Marattin: è l’arteria principale per l’economia reale. 

Si tratta di riconoscere che il mercato del credito non è un mercato come gli altri. La banca è un rapporto di fiducia, di lungo periodo, di accesso a un bene essenziale per l’esistenza stessa dell’economia. Quando il mercato del credito si concentra troppo, succede che il “partito unico” del mercato finisce per sovrapporsi alle scelte democratiche.

 

Il credito come leva di politica economica

E così nel mondo possiamo assistere al paradosso che proprio in sistemi a partito unico, come quello cinese, il “partito unico” del mercato non possa decidere tutto nel settore bancario. In Cina le policy banks — la China Development Bank, l’Exim Bank, l’Agricultural Development Bank — sono strumenti di Stato che indirizzano il credito verso settori strategici, infrastrutture, tecnologie avanzate, transizione energetica. Persino la Banca centrale, la Banca Popolare Cinese, pur essendo tecnicamente indipendente, opera all’interno di un quadro di piani quinquennali che definiscono le priorità nazionali. Non è un modello perfetto, anzi. Ma è un modello in cui il credito è considerato una leva di politica economica, non solo un veicolo di profitto privato. Analogamente all’Italia del boom economico in cui lo Stato, attraverso la Cassa per il Mezzogiorno, l’IMI, le banche pubbliche e le partecipazioni statali, indirizzava il credito verso le aree più deboli, sosteneva l’industrializzazione, costruiva infrastrutture. Era un paese in cui la Banca d’Italia non era solo un regolatore tecnico, ma un attore politico che sedeva al tavolo delle decisioni strategiche. Era un paese in cui si discuteva di sviluppo, non solo di valore per gli azionisti.

È quello che la politica deve tornare a fare ora. Il sistema creditizio va inserito in una strategia industriale più ampia. Il credito non è un fine a se stesso. Serve a finanziare le imprese, la transizione ecologica, la digitalizzazione, a ridurre le disuguaglianze sociali e territoriali.

 

Il Centro popolare oltre il dogma liberista

Ecco che allora credo che l’attuale dibattito sul rischio bancario ponga per la componente popolare del centro, la necessità di esprimere la propria posizione e visione, su questo come sugli altri temi principali, se si vuole evitare che l’attuale centro sia identificato solo con il dogmatismo liberista di cultura radicale, che del centro costituisce una deformazione se non un ossimoro. In generale ritengo sia più che mai necessario per l’area politica popolare offrire con continuità un contributo originale al centro, a partire da quelle cose che pur appartenendo alla propria storia, sprigionano, se adeguatamente aggiornate, una straordinaria attualità e capacità di affrontare le sfide del futuro.

Cattolici democratici, oltre il relativismo e la gnosi: la politica abbia un’anima

Prima della politica viene la cultura

Il disagio che attraversa la democrazia italiana non può essere letto soltanto attraverso la crisi dei partiti, l’astensionismo o l’indebolimento della rappresentanza. A monte c’è qualcosa di più profondo: una crisi culturale e morale, che investe il rapporto dei cittadini con la cosa pubblica e interroga in modo particolare i cattolici.

Occorre una nuova generazione capace di considerare l’impegno politico come un compito alto, sottraendolo tanto all’improvvisazione quanto alla semplice gestione del consenso. La storia offre un precedente significativo. Quando i cattolici elaborarono il Codice di Camaldoli, avevano compreso che la ricostruzione politica dell’Italia avrebbe avuto bisogno, prima ancora che di formule organizzative, di un progetto culturale. De Gasperi e la generazione che preparò il secondo dopoguerra poterono affrontare la crisi dello Stato perché disponevano di categorie, valori e strumenti adeguati.

È precisamente ciò che oggi sembra mancare. La dissoluzione dei grandi riferimenti collettivi ha lasciato il campo a una politica sempre più povera di pensiero, mentre l’interesse particolare tende a prevalere sul bene comune. Ma i ricordi di famiglia non bastano a costruire una memoria collettiva: la tradizione deve tornare ad essere cultura viva, capace di misurarsi con le domande del presente.

 

La persona al centro della democrazia

Anche la crisi dei partiti nasce da qui. L’articolo 49 della Costituzione assegna loro una funzione essenziale nella partecipazione democratica. Eppure essi hanno progressivamente perduto radicamento territoriale, capacità formativa e rappresentatività. Troppo spesso l’elettore è chiamato ad avallare decisioni assunte dagli apparati, anziché scegliere persone riconoscibili per storia, competenza e rapporto con le comunità.

Un partito, invece, non è una semplice macchina elettorale. Deve possedere una visione dell’uomo e della società, perché ogni progetto politico presuppone un’antropologia. È qui che il personalismo comunitario, così profondamente presente nella Costituzione repubblicana, conserva tutta la propria attualità.

Lo Stato non crea la persona e non le concede dall’alto la dignità: la riconosce. La società democratica deve quindi favorire la realizzazione dell’uomo nella sua dimensione individuale e relazionale. Anche per questo la tradizione popolare ha privilegiato strumenti istituzionali capaci di favorire pluralismo, partecipazione e mediazione, a partire dai sistemi elettorali proporzionali sostenuti da Sturzo e De Gasperi.

La politica non può ridursi a tecnica del potere. Ha bisogno di relazioni, responsabilità, amicizia civile e di una concezione della libertà che non separi i diritti dai doveri verso gli altri.

 

Bene comune contro relativismo

La questione decisiva riguarda dunque il rapporto tra etica e politica. Il bene comune non coincide con la somma degli interessi individuali e neppure con il compromesso momentaneo tra esigenze contrapposte. Esso riguarda la qualità delle relazioni che consentono alla persona di vivere e svilupparsi dentro una comunità.

È questo uno dei contributi più rilevanti che il cristianesimo ha offerto alla democrazia moderna, senza che ciò comporti alcuna tentazione integralistica. La stessa Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 reca una forte impronta personalistica, affiancando ai diritti propri della tradizione liberale quelli sociali.

Il problema nasce quando la libertà viene separata da qualsiasi riferimento oggettivo al bene e la coscienza individuale diviene l’unica misura del giusto e dell’ingiusto. La coscienza non è un oracolo infallibile: è una facoltà che deve essere educata e formata. Può crescere nella conoscenza del bene, ma può anche deformarsi.

Il relativismo etico finisce così per indebolire proprio quella concezione della persona che dovrebbe fondare la democrazia. Se ogni valore dipende esclusivamente dalla decisione soggettiva, diventa difficile individuare un terreno comune sul quale edificare una convivenza realmente solidale.

 

Oltre la gnosi, un Centro con un’anima

Dentro questa crisi culturale riaffiorano inoltre suggestioni che, pur presentandosi come innovative, ripropongono antiche forme di gnosticismo: l’idea di élite depositarie di una conoscenza superiore, la svalutazione della realtà concreta, il radicalismo che pretende di rifondare l’uomo e la società prescindendo da ogni ordine morale.

Nel Novecento simili suggestioni hanno attraversato, con linguaggi differenti, settori della destra e della sinistra, alimentando esoterismi, utopie rivoluzionarie e forme di aristocraticismo politico. Oggi rischiano di riapparire sotto le insegne del superamento delle vecchie appartenenze, combinandosi con il relativismo del postmoderno.

Per i cattolici democratici la risposta non può consistere nella nostalgia. Occorre piuttosto riaprire il cantiere della formazione politica, dotando una nuova generazione degli strumenti filosofici e culturali necessari per orientarsi nel labirinto contemporaneo.

Anche la costruzione di un nuovo Centro acquista senso soltanto dentro questa prospettiva. Non basta occupare uno spazio geometrico tra destra e sinistra, né assemblare sigle e leadership. Serve un Centro popolare, democratico e personalista, capace di rimettere la dignità della persona, la responsabilità, la solidarietà e il bene comune al centro dell’azione pubblica.

La democrazia, infatti, non vive soltanto di procedure. Ha bisogno di cittadini formati, partiti autenticamente rappresentativi e classi dirigenti consapevoli che la politica senza un fondamento morale si riduce inevitabilmente ad amministrazione del potere. È in questo senso che la tradizione cattolico-democratica può ancora offrire qualcosa al Paese: non la riproposizione di un passato, ma una cultura politica con cui affrontare il futuro.

 

Versione sintetica. Per leggere il testo integrale clicca qui

Il Papa lascia il Meeting di Rimini tra gli applausi della folla

Rimini, 22 ago. (askanews) – Dopo l’intervento, gli applausi, il saluto finale e la preghiera del Padre Nostro, sono cominciati i saluti personali a Leone XIV nel Grand Auditorium della Fiera di Rimini. Sono saliti sul palco tutti i vescovi presenti e poi un nutrito numero di rappresentanti di Comunione e Liberazione, mentre in sala la gente continuava a cantare.

Il Papa si è fermato a salutare tutti quelli della prima fila, gli ammalati e i bambini disabili. Tante le coppie che gli hanno porto il proprio neonato per una benedizione. Sul maxischermo è stata proiettata la scritta “Grazie Santità”, con una foto che ritrae il Pontefice al suo ingresso alla Fiera nel pomeriggio.

Alle 17 Leone XIV ha lasciato l’auditorium, salutando ancora una volta i partecipanti al 47° Meeting per l’amicizia fra i popoli prima di salire in auto e dirigersi verso il duomo di Rimini e quindi al porto, dove alle 18.30 presiederà la celebrazione eucaristica.

Centrodestra, Salvini: Vannacci decida se sta col Governo o con Schlein

Roma, 22 ago. (askanews) – Sulla collocazione politica di Futuro nazionale e del suo leader Roberto Vannacci, eurodeputato eletto a suo tempo con la Lega, della quale è stato anche vicesegretario, “deve decidere lui”. Lo ha detto il leaqder leghista Matteo Salvini, rispondendo, alla festa del suo partito a Pinzolo, a una domanda sul possibile inserimento di Fn nella coalizione di centrodestra alle prossime elezioni.

“Ogni settimana – ha sottolineato – attacca il Governo e dice che al governo ci sono dei cretini… Da ministro ho seguito il piano Casa, per recuperare 60mila case pubbliche vuote, sistemarle e assegnarle alle famiglie in graduatoria. Come hanno votato i parlamentari di Vannacci in Parlamento? Contro. Sulla casa contro, sulle tasse contro, sulla sicurezza contro, sulla politica estera contro”.

“Io non sono permaloso”, ha rivendicato il vicepremier a proposito della rottura con l’ex generale; Vannacci, ha puntualizzato, “è libero di votare con la Schlein, ma se per un anno voti come il Pd non puoi dire poi ‘abbiamo scherzato’. Deve decidere se vuole stare all’opposizione con Conte e Schlein, oppure se dare una mano al centrodestra”.

L’abbaraccio del popolo di Cl a Papa Leone dal Meeting di Rimini

Rimini, 22 ago. (askanews) – L’abbaraccio del popolo di Cl a Papa Leone al Meeting di Rimini è una grande festa di pace e gioia. I giovani e meno giovani del Movimento di Comunione e Liberazione hanno dato un calorosissimo benvenuto al pontefice con cori, acclamazione e lunghissimi applausi. Prevost visibilmente felice per l’accoglienza ricevuta, ha stretto mani e salutato le migliaia di persone che si sono accalcate lungo il percorso nella fiera per vedere il Papa.

Lega, Salvini: disponibile a condividere responsabilità, rafforzare squadra

Roma, 22 ago. (askanews) – “Io occupo le mie giornate col lavoro, con l’impegno, con l’ascolto, anche sabato 22 agosto, perché per un ministro dei Trasporti e per un segretario della Lega non c’è sabato e non c’è domenica”. Lo ha detto Matteo Salvini, rispondendo, sul palco della festa della Lega a Pinzolo, a una domanda sulle critiche dell’area ‘nordista’ alla sua gestione del partito.

“Io sono disponibile – ha precisato – a condividere le mie responsabilità con tutti, a rafforzare la squadra, a coinvolgere i governatori, ministri, sindaci”.

Ucraina, Macron: attacco russo a centro commerciale un "orrore". Invieremo a Kiev intercettori

Roma, 22 ago. (askanews) – Emmanuel Macron ha espresso il suo “orrore” dopo gli attacchi russi contro un centro commerciale a Kryvy Rih, nel centro dell’Ucraina, che hanno provocato “un numero molto elevato di vittime civili”. Lo ha indicato un messaggio pubblicato sui social network dopo un colloquio con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

“Con questi attacchi e con quelli di questa settimana contro Kiev, la Russia reitera e aggrava il crimine della sua aggressione”, ha denunciato il presidente francese, accusando Mosca di colpire “sistematicamente i civili” e di scegliere “l’intimidazione e l’escalation”. Ha annunciato un rafforzamento del sostegno francese all’Ucraina, con “l’invio di intercettori” per contribuire alla sua difesa aerea, nell’ambito della cooperazione avviata all’interno della coalizione contro la minaccia missilistica.

Macron ha inoltre invitato gli altri Paesi dotati di capacità di difesa aerea a partecipare a questo sforzo e ha sostenuto la necessità di “continuare ad aumentare la pressione sulla Russia” finché questa rifiuterà “la cessazione dei combattimenti e la pace”. Alla vigilia di una riunione della “Coalizione dei Volenterosi”, ha affermato che la Russia cerca di “piegare l’Ucraina attraverso il terrore”, assicurando che “non ci riuscirà”.

Il bilancio dell’attacco russo a Kryvy Rih è di almeno 16 morti e oltre 100 feriti.

Formula1, Norris pole in Olanda davanti a Russell e Antonelli

Roma, 22 ago. (askanews) – Lando Norris conquista la pole position del Gran Premio d’Olanda e, dopo quella ottenuta in Ungheria prima della pausa estiva, centra la seconda partenza al palo consecutiva. Il campione del mondo in carica chiude davanti alle Mercedes di George Russell e Kimi Antonelli al termine di una qualifica molto combattuta, condizionata anche dal rischio di pioggia.

Russell, reduce dalla vittoria nella Sprint Race disputata questa mattina, si ferma a pochi centesimi da Norris. Ancora più ravvicinato il confronto tra i due piloti Mercedes, con Antonelli terzo a soli 20 millesimi dal compagno di squadra. Quarto Oscar Piastri, vincitore del Gran Premio d’Olanda dello scorso anno.

Alle loro spalle le Ferrari. Lewis Hamilton è quinto, a circa tre decimi dalla pole, mentre Charles Leclerc deve accontentarsi del sesto posto dopo il secondo nella Sprint e il terzo nelle qualifiche della Sprint di ieri. Settimo Max Verstappen, idolo di casa, davanti a Liam Lawson, promosso in Red Bull per questo appuntamento al posto dell’infortunato Isack Hadjar. Completano la top ten Gabriel Bortoleto con l’Audi e Arvid Lindblad con la Racing Bulls.

La Q3 è stata caratterizzata soprattutto dalla minaccia della pioggia, che ha spinto diversi piloti ad anticipare l’uscita dai box per evitare di compromettere il giro decisivo. Mercedes ha dovuto modificare la strategia, rinunciando a uno dei due giri di preparazione previsti, mentre la Ferrari ha mantenuto il programma iniziale.

Per Antonelli una qualifica più convincente rispetto a quella di ieri, anche se restano alcuni problemi di assetto e preparazione. “Ho massimizzato quello che avevo – ha detto il pilota Mercedes – e domani cercheremo di portare a casa punti importanti”. Il dato che preoccupa chi partirà alle spalle è però quello relativo ai sorpassi: dal ritorno della Formula 1 a Zandvoort, nel 2021, chi è partito dalla pole ha sempre vinto la gara.

In difficoltà nella prima fase le Cadillac di Valtteri Bottas e Sergio Perez, rispettivamente ventunesimo e ventiduesimo, oltre a Oliver Bearman, Lance Stroll, Fernando Alonso e Carlos Sainz. In Q2 sono invece rimasti Alex Albon, sedicesimo, Esteban Ocon, quindicesimo, Franco Colapinto, quattordicesimo, Nico Hulkenberg, tredicesimo, Yuki Tsunoda e Pierre Gasly.

Domani il via del Gran Premio è previsto alle 15. La posizione in griglia sarà particolarmente importante su un tracciato dove superare è complicato. E resta l’incognita del meteo: il cielo sopra Zandvoort continua a promettere possibili sorprese.

Papa, Conte: è ossigeno appello di Leone XIV a non riarmare menti, nazioni

Roma, 22 ago. (askanews) – “Invertire la rotta. In mezzo a tanti guerrafondai e al bullismo esibito da tanti slogan, è ossigeno l’appello di papa Leone XIV a non riarmare menti, parole, nazioni, a coltivare il metodo del confronto e del dialogo, a smascherare i rapporti di potere ingiusti che alimentano disuguaglianze, guerre e disastri ambientali”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del M5S, Giuseppe Conte.

“‘Occorrono pionieri coraggiosi’ è la sua esortazione. Ognuno di noi – ha aggiunto l’ex premier – deve sfuggire alla rassegnazione, ognuno può fare la sua parte per invertire la rotta. Non importa quante difficoltà e ostacoli vanno superati. Non importa quanti centri di potere vanno scontentati”.

Tennis, US Open: Serena Williams giocherà doppio misto con Alcaraz

Roma, 22 ago. (askanews) – Una coppia che fa già sognare. Serena Williams tornerà a giocare gli US Open di tennis al fianco del campione in carica del singolare maschile, Carlos Alcaraz, dopo che la coppia ha ricevuto una wild card per il torneo di doppio misto. Lo hanno annunciato gli organizzatori del torneo.

Sarà la prima apparizione agonistica di Williams a Flushing Meadows dal 2022. L’americana, 23 volte campionessa Slam in singolare e sei volte vincitrice degli US Open, ha conquistato anche il titolo di doppio misto a New York nel 1998 insieme a Max Mirnyi.

La numero uno mondiale Aryna Sabalenka farà coppia con il serbo Novak Djokovic, mentre Jessica Pegula sarà al fianco del connazionale statunitense Taylor Fritz nel doppio misto. Williams è tornata a giocare in doppio questo mese insieme alla sorella Venus all’Open di Cincinnati, ma la coppia è stata eliminata al primo turno nel primo torneo disputato insieme dal 2022. Serena Williams, 44 anni, aveva annunciato il ritorno alle competizioni a giugno, dopo quattro anni di assenza.

Meeting, il Papa saluta le "sorelle di dolore" Hamel e Kermiche

Rimini, 22 ago. (askanews) – Leone XIV ha salutato le “due sorelle” al termine del suo intervento al 47esimo Meeting per l’amicizia fra i popoli, alla Fiera di Rimini: Roseline Hamel, sorella di padre Jacques Hamel, il sacerdote ucciso sull’altare della chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray nel 2016, e Nassera Kermiche, madre di Adel, uno dei due attentatori.

Le due donne hanno aperto venerdì il Meeting con la loro testimonianza nell’incontro ‘Il dolore, l’amicizia, la speranza’, introdotto dal presidente della Fondazione Meeting Bernhard Scholz. Si sono incontrate dopo la strage e sono diventate amiche: “sorelle di dolore”, come recita il titolo del libro scritto a quattro mani con la giornalista che ne ha raccolto la storia.

Il Papa fa ripetere alla platea del Meeting: amate la Chiesa

Rimini, 22 ago. (askanews) – Undici applausi in venticinque minuti. Leone XIV ha iniziato a parlare poco dopo le 16.10 nel Grand Auditorium della Fiera di Rimini, davanti ai diecimila del 47° Meeting per l’amicizia fra i popoli e con la diretta in tutte le sale della manifestazione, chiudendo intorno alle 16.35. L’ovazione più intensa è arrivata sul passaggio “cari amici, amate sempre la Chiesa! Amate e preservate l’unità”: il Pontefice si è fermato e ha chiesto alla platea di riprendere quella frase, “bisogna ripeterla allora”, scatenando un nuovo applauso.

Applausi anche sul passaggio più politico del discorso – “il male non si combatte col male… al falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni, la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia” – e sull’invito ai giovani “uscite, invece, incontro a tutti!”, sulla frase “la verità si incontra solo nella libertà” e sulla citazione di don Giussani “si può vivere così?”.

Dopo un lungo applauso finale, il Papa ha ringraziato e ha aggiunto a braccio: “Elemento fondamentale di ogni comunità cristiana è la preghiera. Adesso vi invito a pregare insieme il Padre Nostro”. Quindi la benedizione.

Meeting, sul maxischermo "Grazie Santità" e la gente canta

Rimini, 22 ago. (askanews) – Dopo l’intervento, gli applausi, il saluto finale e la preghiera del Padre Nostro, sono cominciati i saluti personali a Leone XIV nel Grand Auditorium della Fiera di Rimini. Sono saliti sul palco tutti i vescovi presenti e poi un nutrito numero di rappresentanti di Comunione e Liberazione, mentre in sala la gente continuava a cantare.

Il Papa si è fermato a salutare tutti quelli della prima fila, gli ammalati e i bambini disabili. Tante le coppie che gli hanno porto il proprio neonato per una benedizione. Sul maxischermo è stata proiettata la scritta “Grazie Santità”, con una foto che ritrae il Pontefice al suo ingresso alla Fiera nel pomeriggio. Alle 17 Leone XIV ha lasciato l’auditorium, salutando ancora una volta i partecipanti al 47° Meeting per l’amicizia fra i popoli prima di salire in auto e dirigersi verso il duomo di Rimini e quindi al porto, dove alle 18.30 presiederà la celebrazione eucaristica.

Generali al Meeting Rimini, welfare e sussidiarietà reale

Rimini, 22 ago. (askanews) – C’è una parola che a Rimini non è scritta su un cartellone: si scrive da sola, giorno dopo giorno, con la calligrafia di migliaia di persone diverse. È “amore”, il tema di questo Meeting, e nella Piazza Generali sta diventando un’opera collettiva. Un gesto minimo, che apre però una domanda molto concreta: chi si prende cura di chi, e con quali strumenti?

“Questa è una manifestazione eccezionale – dice Francesco Bardelli, Chief H&W di Generali Italia e Ceo di Generali Welion – dove si tentano tanti tipi di dialoghi per costruire la pace e costruire il bene comune. Noi vogliamo essere parte di questo dialogo e dare il nostro contributo”.

Main sponsor della manifestazione, il gruppo qui non ha uno stand: ha una piazza. E la differenza non è soltanto architettonica. “Pensare a una piazza dove oggi si parli d’amore, di pace, di convivenza felice e di coesione sociale – spiega Piero Fusco, responsabile Business Unit Enti Religiosi e Terzo Settore di Generali Italia – ci sembra un momento importante da poter condividere con gli altri è un fatto molto attenzionato dalla nostra compagnia”.

Dalla piazza al lavoro il passo è breve. Perché il lavoro non è un’esperienza soltanto personale: si porta dietro le famiglie, l’educazione, la salute, il tempo. È il passaggio dell’enciclica di Papa Leone XIV – in visita al Meeting – che più ha colpito i vertici della compagnia: nessuno sviluppo economico regge, se non si fonda sullo sviluppo integrale della persona. Da lì, il welfare aziendale. “Le imprese che ritengono il welfare strategico e parte della propria strategia aziendale – ricorda Bardelli – sono più che triplicate negli ultimi 10 anni e si vede un aumento dell’impatto sociale per le aziende che più scommettono sul welfare”.

Dieci anni di rilevazioni, settemila imprese ascoltate. E sull’altro fronte, il terzo settore: Fondazione Cattolica compie vent’anni e oggi non cerca soltanto fondi, ma persone. Il bando si chiama People Raising. “Il profit – secondo Fusco – può fare veramente una grande parte, può essere di grande aiuto per essere ancora più vicini a questo mondo e per creare una sussidiarietà che definirei reale e circolare”.

Una sussidiarietà che non chiede allo Stato di arretrare, né al terzo settore di sostituirlo. Chiede che nessuna energia sociale vada sprecata. A Rimini, in quella piazza, la si vede scritta a mano.

Europei pallavolo, le azzurre dell’Italvolley battono Montenegro 3-0

Roma, 22 ago. (askanews) – Seconda vittoria consecutiva per l’Italia al CEV Trendyol EuroVolley 2026. Allo Scandinavium di Göteborg, le azzurre di Julio Velasco superano 3-0 (25-13, 25-24, 25-19) il Montenegro e proseguono a punteggio pieno il proprio cammino nella Pool D. Prova di forza della Nazionale italiana, capace di indirizzare la gara fin dalle prime battute, imporre il proprio ritmo e concedere pochissimo a un Montenegro alla seconda sconfitta consecutiva dopo il 3-0 subito nel match d’apertura contro la Svezia. Italia domani, 23 agosto, di nuovo in campo contro le padrone di casa della Svezia.

Papa Leone al Meeting di Rimini: prima dei confini ci sono le persone. Cari amici, è l’ora della responsabilità

Rimini, 22 ago. (askanews) – “Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone”: lo ha detto Papa Leone aprendo il suo intervento al Meeting di Rimini, nel suo discorso al Grande Auditorium, dove sono riuniti migliaia di partecipanti alla kermesse riminese.

“In questo momento storico – ha sottolineato – comprendiamo più profondamente la profezia che quasi mezzo secolo fa venne inscritta nel nome dato a queste giornate: ‘Meeting per l’amicizia fra i popoli’. Come vi disse San Giovanni Paolo II, ‘già solo il pronunciare queste parole rallegra il cuore: ‘Incontro’! ‘Incontro di amicizia’! ‘Amicizia tra i popoli’! Parole che acquistano un particolare significato in queste ore, spesso drammatiche, della storia del mondo”.

Il Meeting per l’amicizia fra i popoli non è “una sorta di enclave” ma “al contrario” è “diventato un crocevia per la Chiesa e per la società, un incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini”. Lo ha detto il Papa, nel suo intervento al Meeting di Rimini.

Rivolgendosi ai giovani partecipanti, il Pontefice ha sottolineato: “Siete stati educati a leggere il Vangelo come rivelazione di Dio che si fa incontro, avvenimento, sguardo, esperienza, risvegliando in ciascuno il desiderio di essere amato e di amare”. “In tal modo – ha ribadito – non avete fatto del ‘Meeting’ una sorta di enclave: al contrario, esso è diventato un crocevia per la Chiesa e per la società, un incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini”.

“Cari amici, è l’ora della responsabilità, specialmente per chi molto ha ricevuto da una millenaria tradizione di fede che si fa cultura”. E’ l’invito di Papa Leone rivolto ai partecipanti al Meeting per l’amicizia fra i popoli.

“Le diverse edizioni del ‘Meeting’, in effetti – ha aggiunto il Papa – hanno saputo attingere al grande patrimonio del passato le ragioni che vi impegnano oggi nel confronto con l’arte, la musica, la letteratura, la scienza, l’economia e con ogni espressione dell’animo umano. Anche il titolo scelto per questa edizione, tratto dall’ultimo verso della divina Commedia, ci sospinge verso la storia di cui Dio è Signore. ‘L’amor che move il sole e l’altre stelle’ non è scomparso, non ha perso vigore, né intensità, sebbene sia un amore che rimane volentieri silenzioso, a differenza delle forze rumorose che sconvolgono la terra, il cielo e tutte le creature”.

Papa Leone al Meeting di Rimini, accolto dagli applausi

Rimini, 22 ago. (askanews) – Papa Leone è arrivato al Meeting di Rimini, accolto dagli applausi delle decine di migliaia di partecipanti radunati alla Fiera di Rimini. Leone è il terzo pontefice a prendere parte alla kermesse, 44 anni dopo Giovanni Paolo II.

Il Pontefice è arrivato a bordo di un elicottero, poi ha proseguito ccon una golf car. Nell’atrio dell’ingresso ovest ha salutato il Presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, Bernhard Scholz e Davide Prosperi, presidente di Comunione e Liberazione.

Concacaf: Infantino non si rechi a torneo giovanile in Rep.Dominicana

Roma, 22 ago. (askanews) – Il presidente della Concacaf, Victor Montagliani, ha chiesto al presidente della Fifa, Gianni Infantino, di non recarsi a un torneo di calcio giovanile organizzato questo fine settimana nella Repubblica Dominicana, sostenendo che la sua presenza finirebbe per mettere in ombra l’evento a causa della crescente opposizione alla sua gestione.

L’italo-svizzero 56enne è sottoposto a pressioni da parte di tre confederazioni affinché si dimetta: Uefa (Europa), Afc (Asia) e Concacaf, che rappresenta Nord America, America Centrale e Caraib. Pressioni sempre più forti dopo il fallimento della sua proposta di vendere una partecipazione ai Mondiali.

Il presidente della Fifa, che potrebbe essere sottoposto a un voto di sfiducia da parte delle principali potenze regionali del calcio mondiale, si trova questo fine settimana nella Repubblica Dominicana e avrebbe in programma di assistere a una competizione organizzata dalla Caribbean Football Union (Cfu). In una lettera inviata a Infantino e visionata da Reuters, Montagliani ha fatto riferimento alla “crisi di governance che sta interessando la Fifa” per chiedere al presidente dell’organo di governo del calcio mondiale di riconsiderare la sua partecipazione all’evento.

“Come probabilmente saprà, la sua prevista partecipazione ha suscitato un forte interesse da parte dei media”, ha scritto Montagliani, che è anche vicepresidente del Consiglio della Fifa, “I media si concentreranno su questa situazione, distogliendo purtroppo in modo significativo l’attenzione dall’aspetto tecnico di questa competizione giovanile. Per questo motivo, le chiedo rispettosamente, nell’interesse del calcio, di riconsiderare la sua partecipazione, perché questa rischia purtroppo di compromettere la natura tecnica di questa importante attività di formazione dei giovani”.

Reuters ha contattato la Fifa per ottenere un commento. Infantino è stato accolto a Punta Cana dal ministro dello Sport e del Tempo libero della Repubblica Dominicana, Kelvin Cruz. “Apprezziamo profondamente la sua visita nella Repubblica Dominicana; non c’è dubbio che la sua presenza nel nostro Paese ci ponga sulla mappa del calcio internazionale e ci apra grandi prospettive di crescita e sviluppo per il calcio dominicano”, ha dichiarato Cruz in un comunicato.

Infantino è stato inoltre accolto dal presidente della Federazione dominicana di calcio, José Deschamps, dal commissario nazionale per il calcio, Benny Metz, e dal presidente del Comitato olimpico, Garibaldy Bautista Lorenzo. Infantino punta a un quarto mandato, fino al 2031, ma diverse federazioni nazionali e figure chiave hanno ritirato il loro sostegno al dirigente svizzero.

Il Papa lascia San Marino, pranzo dalle monache a Pennabilli

San Marino, 22 ago. (askanews) – Intorno alle 11.40 Leone XIV ha concluso la sua visita alla Repubblica di San Marino. Dopo il saluto ai fedeli davanti alla basilica e il messaggio rivolto ai giovani, il Pontefice ha percorso a piedi la Contrada del Collegio per raggiungere piazza Garibaldi, fermandosi a stringere le mani delle decine di persone che lo salutavano festosamente lungo il tragitto. Tra loro anche diverse persone in costume storico, rappresentanti del gruppo di Balestrieri e Sbandieratori di San Marino. Salito in auto, ha ancora salutato dal finestrino un gruppo di ragazzi.

Il Papa si è quindi diretto al monastero Sant’Antonio da Padova delle monache agostiniane di Pennabilli, dove pranzerà prima di trasferirsi a Rimini per la visita pastorale e l’incontro al Meeting per l’amicizia fra i popoli.

Ucraina, Putin: l’operazione militare speciale continua. Elezioni della Duma confermeranno resilienza Russia

Roma, 22 ago. (askanews) – Il regime di Kiev mostra la propria natura neonazista attraverso i suoi attacchi terroristici. Lo ha dichiarato il presidente russo, Vladimir Putin.

“L’operazione militare speciale continua. E quanto più complicata è la situazione per l’avversario sul fronte, tanto più brutali e barbarici sono gli attacchi commessi dal regime di Kiev. In questo si manifesta tutta l’essenza neonazista e russofoba della forza contro cui stiamo combattendo”, ha dichiarato Putin intervenendo alla seconda fase del 23esimo congresso del partito di governo Russia Unita.

Le prossime elezioni della Duma di Stato (la camera bassa del Parlamento russo), previste per settembre, confermeranno la resilienza della Russia e la sua capacità di far fronte a qualsiasi minaccia esterna. Lo ha assicurato il presidente russo, Vladimir Putin.

“Confido che le prossime elezioni confermeranno la resilienza dello stato, la maturità del nostro sistema politico e la sua capacità di far fronte a qualsiasi minaccia esterna, ricatto e aggressione”, ha dichiarato il leader russo intervenendo alla seconda fase del 23esimo congresso del partito di governo Russia Unita.

Inoltre, ha proseguito, queste elezioni rappresenteranno “la volontà comune di milioni di persone e il loro desiderio di garantire la sovranità e la sicurezza della Russia”.

Buonfiglio: "Giochi del Mediterraneo successo di chi ha creduto"

Roma, 22 ago. (askanews) – “Quello che è successo ieri sera è stato davvero molto emozionante. Ho vissuto la cerimonia d’apertura accanto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla premier Giorgia Meloni e a tutte le massime autorità dello Stato. È stata una manifestazione molto coinvolgente nella sua semplicità, ma allo stesso tempo ricca di significato.”

Il presidente del Coni Luciano Buonfiglio racconta così l’inizio a Rainews 24 dei Giochi del Mediterraneo di Taranto, sottolineando anche il significato che assume questa edizione dopo le difficoltà della vigilia.

“Questi Giochi erano partiti con molte difficoltà e qualcuno non ci credeva. Bisogna dare atto al ministro Abodi di averci creduto e di essere riuscito ad attivare anche sul territorio l’entusiasmo giusto. A nome dello sport italiano voglio quindi ringraziare il governo. Dopo Milano Cortina siamo qui con i Giochi del Mediterraneo: sono due manifestazioni importanti che dimostrano come il nostro Paese sia in grande salute.” Buonfiglio ha poi sottolineato il valore della sua presenza accanto agli atleti. “Questo è uno dei privilegi più belli dell’incarico che ricopro: stare vicino all’attività sportiva, alle atlete e agli atleti. Sono loro a regalare le vere emozioni. Ieri sera ho vissuto la cerimonia d’apertura e questa mattina sono stato subito in ammiraglia per seguire la cronometro femminile di ciclismo. È proprio questo il privilegio più bello: poter essere vicino agli sportivi e vivere con loro le emozioni delle gare.” E proprio la cronometro ha offerto anche un’altra occasione per apprezzare il territorio tarantino. “Il percorso è bellissimo, perché attraversa alcuni dei monumenti e dei luoghi più importanti di Taranto. È un modo straordinario per raccontare questa città attraverso lo sport e per far conoscere le sue bellezze a tutti quelli che sono arrivati per i Giochi.”

Formula1, in Olanda la Sprint è di Russell: Leclerc 2°

Roma, 22 ago. (askanews) – George Russell si prende la Sprint del Gran Premio d’Olanda e firma la quarta vittoria della carriera nella gara breve. Il pilota della Mercedes, scattato dalla pole, ha preceduto Charles Leclerc, autore di una bella rimonta sulla Ferrari, e Lando Norris con la McLaren. Quarto Kimi Antonelli, che resta comunque protagonista e conferma la sua continuità nelle Sprint di questa stagione. Russell ha preso subito il comando al via, mentre Leclerc, partito terzo, ha dovuto guardarsi dalla Mercedes di Antonelli. Il monegasco ha poi trovato il momento giusto per superare Norris al 18° giro, portandosi alle spalle del leader. Nel finale Russell ha amministrato il vantaggio, chiudendo davanti a Leclerc con poco più di un secondo di margine. Antonelli ha provato a lungo a insidiare Leclerc, rimanendo a ridosso della Ferrari, ma senza riuscire a completare il sorpasso. Per il giovane italiano arriva così un altro piazzamento tra i primi sei nelle Sprint del 2026, mentre la leadership del Mondiale resta saldamente nelle sue mani. Alle spalle dei primi quattro ha chiuso Oscar Piastri, seguito da Max Verstappen. Settimo Lewis Hamilton, mentre Pierre Gasly ha portato l’Alpine all’ottavo posto, ultimo utile per conquistare punti. Nel finale è arrivata anche la pioggia, ma senza modificare gli equilibri: la bandiera a scacchi è arrivata al 24° giro. Per Russell è la quarta vittoria in una Sprint, un risultato che lo porta a eguagliare Norris. Mercedes raggiunge invece quota sette successi nelle gare brevi, al pari della McLaren. Ora l’attenzione si sposta sulle qualifiche del Gran Premio: alle 16 si torna in pista a Zandvoort per decidere la griglia della gara di domenica. La sfida tra Mercedes, Ferrari e McLaren promette un altro confronto serrato.

Ucraina, continua a salire il bilancio delle vittime dell’attacco dei droni russi ad un centro commerciale

Roma, 22 ago. (askanews) – I soccorritori ucraini stanno ancora cercando tra le macerie di un importante centro commerciale nel centro dell’Ucraina alla ricerca di vittime, in seguito agli attacchi russi con droni effettuati in pieno giorno, che hanno provocato almeno 16 morti e 130 feriti. Nove persone risultano ancora disperse dopo l’attacco avvenuto venerdì a Kryvy Rih, seguito da nuovi bombardamenti mortali in diverse zone del Paese durante la notte.

Secondo il governatore della regione di Dnipropetrovsk (dove si trova la città) Oleksandr Hanja, l’ultimo bilancio è di 16 morti, mentre i soccorritori hanno riferito di almeno 130 feriti, tra cui 23 bambini. Tra i feriti, 63 persone erano ancora ricoverate in ospedale nella notte, di cui 29 in gravi condizioni, ha precisato il governatore.

A Kiev, le autorità hanno nuovamente invitato gli abitanti a recarsi nei rifugi nella notte, a causa della minaccia rappresentata da missili balistici e droni russi. In seguito hanno riferito di una persona morta nell’incendio di un magazzino della capitale, mentre a Zaporizhzhia, nel sud del Paese, un attacco notturno con un drone ha ucciso un uomo.

Papa a San Marino, Leone ai fedeli: viviate con autentita libertà

San Marino, 22 ago. (askanews) – “Buongiorno, buongiorno a tutti. Vi ringrazio sinceramente per l’accoglienza in questa bellissima giornata. Sono veramente contento di essere qui con voi, salutarvi, godere della bellezza, la storia, tradizione e fede di questo grande popolo di San Marino. Che viviate sempre con autentica libertà, l’autentica libertà in Cristo Gesù, con la Verità e che siate sempre uniti in questo spirito accogliente”. Lo ha detto il Papa salutando i fedeli riuniti in piazza Libertà, a San Marino, affacciandosi dal balcone del Palazzo.

Papa a San Marino: non c’è libertà senza rispetto dignità umana

San Marino, 22 ago. (askanews) – “Non c’è vera libertà civile senza libertà personale, cioè senza il rispetto e la promozione della dignità della persona umana, di cui la libertà è una componente essenziale”. Lo ha detto il Papa nel primo discorso a San Marino, nella sala del Consiglio Grande e Generale.

“Promuovere la libertà – ha aggiunto Leone – comporta difendere gli spazi della coscienza. E qui il pensiero va ai tanti uomini e donne che, in ogni epoca e in ogni luogo, sono martiri della libertà perché testimoniano proprio il primato della coscienza.

Saldamente formati dalla ricerca della verità, essi sono pienamente responsabili delle proprie decisioni e dunque liberi da ogni vincolo che non sia quello, proprio della creatura, che li lega a Dio”.

Papa Leone a San Marino accolto con inni, onori e spari cannone

Rimini, 22 ago. (askanews) – Papa Leone è arrivato nella Repubblica di San Marino. Prevost è il terzo Pontefice a visitare la Repubblica del Titano ed è stato accolto accolto con inni, onori e spari cannone. Un gruppo di persone ha accolto il Pontefice con applausi, bandierine con i colori del Vaticano e un cartello con la scritta “Benvenuto Papa Leone”, appena sceso dall’auto a San Marino. Il Pontefice ha risposto al saluto prima di proseguire verso l’ingresso ufficiale, dove ad attenderlo c’erano i capitani reggenti della Repubblica.

Prima di allontanarsi, ha dato la mano a un ragazzo che l’ha salutato emozionato. Poi un papà gli hanno porto il loro neonato: il Papa lo ha preso tra le braccia e lo ha benedetto tracciando il segno della croce sulla fronte.

La visita nella Repubblica del Titano è la prima tappa della giornata di Leone XIV in Romagna, che proseguirà con l’attesissimo arrivo al Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini.

Centrosinistra, Schlein: mai più divisi alle elezioni

Roma, 22 ago. (askanews) – “Stiamo lavorando” per essere più determinati dell’attuale maggioranza e “non faremo più il regalo al centrodestra di presentarci divisi alle elezioni”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein, in un’intervista a Milano Finanza.

“L’Alleanza Progressista già governa molte regioni e comuni e governa bene, senza strappi. Si può allargare ancora, ma non restringere. Da settembre lavoreremo per affinare il programma che non parte da zero ma dalle tante proposte unitarie e poi ci metteremo d’accordo sul resto. Ma prima di tutto viene la battaglia in Parlamento contro una legge elettorale che anticipa il premierato e offre un abnorme premio di maggioranza”, sottolinea.

“La nostra strategia per la crescita si basa su tre punti fondamentali. Ridurre il costo dell’energia, come ho spiegato prima, far ripartire gli investimenti. Su questo sfido Meloni: con le altre opposizioni abbiamo proposto di estendere l’autorizzazione unica su modello Zes a tutta Italia per gli investimenti nella doppia transizione ecologica e digitale. Uno sportello unico per gli investimenti, 90 giorni per la risposta”, spiega Schlein.

“Il terzo punto è aumentare i redditi, con il salario minino e la lotta al precariato, perché i bassi salari deprimono i consumi e fanno male a tutta l’economia. Il che si accompagna a un grande piano d’azione per la formazione, ma quella 4.0 il governo ha deciso di cancellarla, così come ha pasticciato con Transizione 5.0 anziché tenere gli incentivi precedenti che funzionavano. Per migliorare la qualità della vita delle persone vogliamo difendere la scuola e la sanità pubblica dai tagli e abbattere le liste d’attesa. E un mese fa abbiamo fatto una proposta di legge che propone un piano per il clima, vera emergenza planetaria che aumenta le disuguaglianze sociali e cui il nostro Paese è molto esposto”, dice ancora la segretaria Pd.

Mattarella a Papa Leone: la sua vicinanza alla comunità di ogni Stato infonde speranza nel futuro

Roma, 22 ago. (askanews) – “In un frangente storico in cui l’ordine internazionale è vieppiù esposto a pericolose pulsioni verso la legge del più forte, la Sua incessante vicinanza alle comunità di ogni Stato, piccolo o grande che sia, infonde speranza e fiducia nel futuro. Con tali sentimenti, voglia accogliere, Santità, le espressioni della mia massima considerazione e dell’affetto dell’intero popolo italiano”, sottolinea il capo dello Stato”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato a Sua Santità Papa Leone XIV in occasione della sua visita pastorale a San Marino.

(Nella foto di archivio del 14 ottobre 2025 la visita del Papa al Quirinale al Presidente della Repubblica)

Esplosione in palazzina a Perugia, due feriti di cui uno grave

Milano, 22 ago. (askanews) – È di un ferito grave e uno lieve il bilancio dell’esplosione che stamani, intorno alla 9, ha fatto saltare parte del tetto e delle finestre di una palazzina in via Giambattista Vico 2 a Perugia, nel quartiere Pallotta. Secondo i Vigili del fuoco si tratta probabilmente del frutto di una fuga di gas, ma gli accertamenti sono ancora in corso. L’esplosione ha coinvolto due appartamenti e gli infissi di uno dei due sono volati a distanza. Il ferito lieve è un uomo, quello grave una donna, di circa 40 anni, che è caduta dal quarto piano. Non è chiaro se si sia lanciata intenzionalmente nel vuoto o meno. La donna è ricoverata all’Ospedale Santa Maria della Misericordia-Silvestrini, il policlinico universitario del capoluogo umbro. Sulla vicenda indagano i carabinieri.

Temperature in calo al Nord, ancora caldo dall’Africa al Centro-Sud

Milano, 22 ago. (askanews) – La tradizionale “burrasca di Ferragosto” è arrivata con qualche giorno di ritardo, ha portato temporali anche violenti, ma non è riuscita a chiudere definitivamente i conti con l’estate 2026. La svolta ha infatti spaccato in due l’Italia: al Nord le temperature tornano su valori più normali, mentre al Centro e al Sud si prevede l’arrivo di una nuova ondata di caldo africano.

Secondo Lorenzo Tedici, meteorologo de iLMeteo.it, nel quarto fine settimana di agosto il tempo migliorerà decisamente al Settentrione, pur con qualche nube e isolati acquazzoni, soprattutto sul Triveneto. La vera novità sarà il ritorno delle temperature sotto la media del periodo per il Nord, dove si aprirà una fase più gradevole e senza eccessi. A Milano, ad esempio, le minime si manterranno intorno ai 20 gradi e le massime sui 30 gradi.

Situazione opposta al Centro-Sud, dove il caldo accumulato non è stato cancellato dalla recente parentesi temporalesca. Da lunedì 24 agosto l’anticiclone africano tornerà infatti a rafforzarsi, dando il via alla quarta ondata di calore dell’estate. L’apice è atteso tra giovedì 27 e venerdì 28 agosto, quando l’aumento dell’umidità renderà il caldo particolarmente afoso.

Le temperature potranno nuovamente superare i 40 gradi: sono previsti picchi di 41 gradi a Foggia e fino a 42 gradi nelle aree interne della Sardegna, mentre Oristano potrebbe raggiungere i 39 gradi. Lungo il versante adriatico sono attesi 38-39 gradi tra Marche e Abruzzo, con punte elevate nelle aree di Ascoli Piceno, Teramo e Pescara. Nelle grandi città, Roma potrebbe arrivare a 36 gradi e Napoli a 35, con condizioni di forte afa.

Nel dettaglio, oggi al Nord sono attese nubi sparse, con piovaschi sulle Dolomiti e tra Veneto e Friuli; al Centro prevarrà il sole, con qualche addensamento tra Lazio e Abruzzo, mentre al Sud sarà possibile qualche fase instabile in Campania e lungo gli Appennini. Domenica 23 agosto il tempo sarà in prevalenza stabile al Nord, con qualche nube sul Nord-Est, soleggiato al Centro e caldo in aumento al Sud. Lunedì 24 agosto sono previste nubi al Nord-Ovest e prevalenza di sole sul resto del settentrione; al Centro il cielo sarà soleggiato ma a tratti velato, mentre al Sud continuerà il bel tempo con temperature in ulteriore aumento.

La tendenza indica il passaggio di una veloce perturbazione al Nord e in Toscana nella giornata di martedì 25 agosto, mentre sul resto d’Italia proseguirà la quarta ondata di caldo.

Per una vera attenuazione della calura, secondo le attuali proiezioni, bisognerà quindi attendere settembre. L’avvio del nuovo mese potrebbe infatti segnare il graduale passaggio dall’anticiclone africano a quello delle Azzorre, con temperature più gradevoli e una progressiva riduzione dell’afa.

Migranti, La Russa: da Ceuta assalto all’Ue, la Spagna ha responsabilità

Roma, 22 ago. (askanews) – “Abbiamo visto tutti le immagini di Ceuta, è stato un assalto all’Europa” e “la Spagna ha le sue enormi responsabilità nell’avere predicato l’accoglienza indiscriminata”. Lo ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, a Bar Italia, il tour di FdI che nei giorni scorsi ha fatto tappa a Ragalna (Ct).

“L’accoglienza è una bellissima cosa ma quando è indiscriminata non è più accoglienza come quello che è avvenuto nell’enclave spagnola, con migliaia e migliaia di persone che rimangono senza acqua, senza cibo, senza un luogo per dormire e vengono rispediti quasi a pedate nel loro Paese”, ha aggiunto La Russa.

“Pensate – ha osservato ancora il presidente del Senato – se fossero arrivate a Pantelleria, in Sicilia, migliaia di migranti e noi li avessimo trattati, non dico come la Spagna, ma anche con la metà della cattiveria di quello usata dagli spagnoli: giustamente avremmo avuto manifestazioni in tutte le città italiane in difesa dei poveri migranti. Avete visto qualcuno dire che Sanchez ha trattato male gli immigrati? Avete visto per caso la sinistra protestare per la remigrazione?”, ha concluso La Russa.

Tennis, Musetti fuori ai quarti a Cincinnati

Roma, 22 ago. (askanews) – Si è chiuso ai quarti di finale il Masters 1000 di Cincinnati di Lorenzo Musetti. L’azzurro ha perso contro l’americano Frances Tiafoe con il punteggio di 7-6, 7-5 in due ore e 17 minuti di gioco.

Una partita equilibrata, in cui l’azzurro ha ceduto solo al tiebreak del primo set e nell’undicesimo gioco del secondo parziale in cui, dopo aver recuperato il break di svantaggio, ha perso la battuta e ha permesso al suo avversario di andare a servire per chiudere il match. Per Tiafoe si tratta della terza semifinale a livello ‘1000’ della carriera (l’ultima l’aveva giocata proprio a Cincinnati nel 2024): sfiderà Brandon Nakashima nel derby americano per un posto in finale.

Per l’Italia, dunque, resta in gioco solo Flavio Cobolli che giocherà alle 19.30 contro Fils per un posto in semifinale.

Il Papa: il mondo ferito da conflitti e chiusure, derive inquietanti

San Marino, 22 ago. (askanews) – “Viviamo in un mondo ferito da molti conflitti, in cui con preoccupazione si vedono aumentare violenze, chiusure, paura dell’altro. Di fronte a queste derive inquietanti, la nostra risposta non può che essere quella di camminare con ancora maggiore convinzione sulla via del Vangelo”. Lo ha detto il Papa incontrando in Duomo la Diocesi di San Marino-Montefeltro.

“La sua ispirazione – ha aggiunto Prevost che questa mattina ha visitato la Repubblica del Titano – è alla base di una società ‘costruita sul rispetto della libertà propria e di quella degli altri e soprattutto sul rispetto della sacra Volontà di Dio’ che insegna e comanda attenzione ai più deboli, perdono, comunione, solidarietà”.

Ulisse, l’eroe che non voleva partire

Prima dell’Odissea

C’è un Ulisse che viene prima dell’Ulisse. Prima del naufrago, dell’uomo dalle molte astuzie, del vincitore di Polifemo, dell’amante di Circe e del marito che Penelope attende per vent’anni. È l’Ulisse che non vuole andare a Troia.

Nel grande ritorno dell’eroe omerico proposto da Christopher Nolan, e nel profluvio di commenti che il film ha suscitato, questo antefatto sembra essere rimasto quasi completamente nell’ombra. Con qualche rara eccezione, la critica ha discusso della guerra, della violenza, della colpa, del trauma del reduce e della difficoltà del ritorno. Molto meno si è ricordato che, secondo una tradizione antica estranea all’Odissea ma saldamente incorporata nel ciclo mitologico troiano, Ulisse aveva tentato di non partire.

Quando i principi achei vengono chiamati alle armi per la spedizione contro Troia, il re di Itaca ricorre infatti alla sua arma più congeniale: l’inganno. Si finge pazzo. La tradizione lo rappresenta mentre ara un campo compiendo gesti insensati e seminando sale. È una messinscena, naturalmente. Ulisse vuole restare nella sua isola, con Penelope e con il piccolo Telemaco.

Palamede, però, intuisce l’inganno e lo sottopone a una prova terribile. Fa porre Telemaco davanti all’aratro. Il falso pazzo si ferma. Il padre prevale sull’attore, l’amore sul calcolo. Ulisse ha dimostrato di essere perfettamente lucido e dovrà partire per Troia.

 

L’astuzia usata contro la guerra

È difficile trovare un prologo più suggestivo per la storia dell’uomo che diventerà il simbolo stesso dell’astuzia. La sua mètis, prima di servire a conquistare Troia, viene utilizzata per evitare Troia.

Qui sta il paradosso che meriterebbe maggiore attenzione anche nella lettura contemporanea del mito. L’eroe che escogiterà il cavallo destinato a provocare la caduta della città è lo stesso uomo che aveva cercato di sottrarsi alla guerra. Colui che diventerà uno dei principali artefici della vittoria greca aveva tentato, all’inizio, di rimanere fuori dal conflitto.

Naturalmente bisogna evitare sovrapposizioni arbitrarie. Omero non racconta la finta pazzia nell’Odissea e non possiamo trasformare Ulisse, con categorie moderne, in un pacifista o in un obiettore di coscienza. Sarebbe una forzatura. Ma sarebbe altrettanto riduttivo considerare quella tradizione un semplice aneddoto mitologico.

Essa introduce infatti una tensione profonda nel personaggio: Ulisse appartiene alla guerra senza essere nato per la guerra. Il suo orizzonte originario è Itaca. È la casa, il regno, Penelope, il figlio appena nato. Troia irrompe in questo mondo e lo spezza.

Da quel momento tutto cambia. Dieci anni saranno consumati sotto le mura della città anatolica, sulla sponda asiatica dell’Egeo, e altri dieci saranno necessari per percorrere il cammino inverso. Vent’anni per tornare nel punto dal quale Ulisse aveva cercato disperatamente di non allontanarsi.

 

Telemaco, all’inizio e alla fine

È soprattutto la presenza di Telemaco a conferire alla vicenda una straordinaria forza simbolica.

All’inizio della storia c’è un bambino collocato davanti all’aratro. Ulisse deve scegliere fra continuare a recitare la parte del folle e salvare suo figlio. Sceglie Telemaco e, proprio per questo, perde la possibilità di restargli accanto.

Quando l’Odissea comincia, quel bambino è ormai un giovane uomo che cerca notizie del padre. La guerra ha divorato il tempo che avrebbe dovuto unirli. Il padre che aveva rivelato la propria lucidità per non travolgere il figlio deve adesso attraversare il mare per riconquistare gli anni che gli sono stati sottratti.

È forse questa la chiave più suggestiva attraverso cui rileggere anche l’Ulisse restituito alla nostra epoca da Nolan. Non soltanto l’eroe che torna dalla guerra, ma l’uomo che torna dalla guerra alla quale non voleva andare.

Il mito acquista così una circolarità quasi perfetta. Ulisse parte perché non riesce a sacrificare Telemaco alla propria finzione; sopravvive a Troia, al mare, agli dèi e alle tentazioni perché vuole ritrovare ciò che quella partenza gli ha tolto.

Alla fine dell’immenso viaggio c’è dunque ciò che era già presente all’inizio: Itaca. Non semplicemente un’isola, ma la misura umana opposta alla smisuratezza della guerra. La casa da cui Ulisse non voleva partire e alla quale impiegherà vent’anni per poter finalmente tornare.

I Giochi del Mediterraneo, un ponte di dialogo e di pace

Un’Olimpiade mediterranea per ricostruire il dialogo

L’idea nacque nel 1948 a St. Moritz, durante la 42ª sessione del Comitato Olimpico Internazionale (CIO). In quell’assise il vicepresidente del CIO, l’egiziano Mohammed Taher Pacha, e il componente del Consiglio, il greco Ioannis Ketseas, proposero di dare vita a una sorta di “Olimpiade mediterranea”.

L’intuizione maturò nello stesso anno dei Giochi Olimpici di Londra, nel periodo immediatamente successivo alla fine del secondo conflitto mondiale, quando erano ancora forti le tensioni tra popoli che si erano duramente contrapposti sui campi di battaglia. Lo sport veniva così rilanciato nella sua funzione più autentica e unificante: strumento di pace, dialogo e condivisione di valori.

Anche l’individuazione dello spazio mediterraneo – crocevia di tre continenti e di civiltà che hanno segnato profondamente la storia – come luogo di confronto sportivo rappresentò un’intuizione particolarmente significativa, in sintonia con altre iniziative inclusive di carattere politico e culturale avviate in quegli anni, a partire dai Colloqui mediterranei promossi dall’allora sindaco di Firenze, Giorgio La Pira.

La prima edizione si svolse nel 1951 ad Alessandria d’Egitto, con la partecipazione di 734 atleti. Fu un evento esclusivamente maschile: le donne sarebbero state ammesse soltanto nel 1967, in occasione dell’edizione di Tunisi. I Paesi partecipanti furono dieci: Egitto, Francia, Grecia, Jugoslavia, Italia, Libano, Malta, Siria, Spagna e Turchia.

 

Un laboratorio di culture oltre la competizione sportiva

Il CIO riconobbe ufficialmente i Giochi del Mediterraneo durante la sua 47ª sessione, svoltasi a Helsinki, inserendo la manifestazione nel “cartellone” olimpico internazionale. Da allora i Giochi hanno mantenuto continuità organizzativa e sviluppato una propria identità peculiare, andando oltre la dimensione strettamente sportiva attraverso iniziative di carattere storico, artistico e culturale parallele al programma agonistico. Un originale laboratorio di dialogo e confronto tra culture ed esperienze sociali differenti.

Anche la XX edizione, aperta a Taranto alla presenza del Presidente della Repubblica e della Presidente del Consiglio, rappresenta un’occasione per riaffermare questa funzione di pace e di amicizia fra i popoli, in una fase particolarmente delicata degli equilibri internazionali, a cominciare proprio dai Paesi che si affacciano sulle coste del Mediterraneo.

Taranto, per la sua storia e per il suo essere da secoli punto di incontro tra diverse civiltà mediterranee, rappresenta inoltre un luogo ideale per favorire il confronto tra identità, culture e tradizioni differenti.

Sarà una manifestazione a grande partecipazione, con 3.803 atleti iscritti – 2.189 uomini e 1.614 donne – in rappresentanza di 26 Paesi, compresa la delegazione dell’Atletica Vaticana. Un evento di straordinaria rilevanza nel panorama sportivo internazionale, secondo soltanto, per dimensioni e significato, ai grandi appuntamenti olimpici e paralimpici e capace di superare la dimensione puramente agonistica.

 

Taranto 2026, una profezia di pace e fratellanza

Un appuntamento che “abbraccia il futuro”, come recita il motto scelto per questa edizione, ed “esprime speranza”, secondo le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “La speranza in un futuro di pace, sviluppo e tolleranza.

Il Mediterraneo è oggi attraversato da conflitti, violenze e crisi migratorie. L’impegno deve essere quello di farlo tornare a essere fonte di civiltà, luogo di dialogo e confronto, spazio di cooperazione internazionale e di solidarietà tra i popoli. I Giochi del Mediterraneo possono così diventare, come auspicato recentemente da Papa Leone XIV, una “profezia di pace e fratellanza”. L’augurio è che Taranto 2026 possa essere proprio questo: un ponte fra popoli in cammino.

L’attivismo dei cattolici e il ruolo dei Vescovi: il caso di Torino

Oltre l’unità politica e il collateralismo

Tutti sappiamo, da svariati lustri, che l’unità politica dei cattolici – anche se in Italia non è mai esistita neanche ai tempi della lunga stagione della Democrazia Cristiana – è legata ad un mero ricordo storico del passato. Al contempo, è sufficientemente noto che il collateralismo, laicamente inteso, di larghi settori del mondo cattolico italiano con un partito – qualunque esso sia – è tramontato da decenni. E, di conseguenza, non si può non aggiungere che ormai si è consolidato un pluralismo politico e elettorale dei cattolici che nessuno può più mettere in discussione.

Detto questo per onestà intellettuale, non possiamo non evidenziare che, seppur in mancanza di un partito popolare di ispirazione cristiana, pur registrando l’assenza ormai persistente di una autorevole rappresentanza di area cattolica popolare e sociale nei diversi partiti italiani, pur prendendo atto di una crisi quasi sistematica delle formazioni politiche centraste – campo dove i cattolici hanno sempre giocato un ruolo politico e culturale non indifferente – non si può non cogliere un fatto oggettivo. Soprattutto a Torino e in Piemonte. Ovvero, un rinnovato protagonismo politico e culturale dei cattolici nella vita pubblica locale.

 

Il magistero dei Vescovi piemontesi

La domanda, a questo punto, quasi si impone. E cioè, qual’è la leva decisiva che spinge e giustifica questo protagonismo politico e culturale dei cattolici, seppur non ancora partitico o di schieramento politico? La ragione, almeno credo, non è affatto riconducibile al profilo dei vari partiti – che, come ben sappiamo, sono per lo più dei meri contenitori elettorali o partiti dichiaratamente personali o del capo – e nè, tantomeno, ad un pensiero culturale diffuso nelle retrovie dell’area cattolica o nello stesso associazionismo cattolico di base. La ragione, forse, va rintracciata nella concreta predicazione e nel magistero autorevole ed incisivo dei vescovi piemontesi. O perlomeno di alcuni vescovi piemontesi. A cominciare dall’arcivescovo di Torino, cardinale Roberto Repole. Una predicazione non affatto politica o funzionale ad un progetto politico definito e specifico. Al contrario, si tratta di una predicazione che parte dai problemi reali a cui si cerca di dare una risposta – nè politica e nè di schieramento, lo ripeto a scanso di equivoci – e che interpella direttamente chi esercita un‘attività politica ed amministrativa. Certo, Torino e la sua provincia storicamente hanno avuto vescovi ed arcivescovi che hanno lasciato un segno profondo nella società e, nello specifico, nell’area cattolica di questi territori. Un magistero che è andato oltre il recinto territoriale delle rispettive diocesi e che ha influenzato, piaccia o non piaccia, la stessa evoluzione del dibattito politico, culturale ed amministrativo. Certo, nulla a che vedere con ciò che capitava nella cosiddetta prima repubblica dove la voce e il messaggio di un vescovo erano, di norma, un chiaro monito alla classe dirigente della Democrazia Cristiana. E non solo della Democrazia Cristiana.

 

Adesso tocca al laicato cattolico

Ma, in un contesto profondamente mutato e caratterizzato da nuovi soggetti e, soprattutto, da nuove modalità politiche ed organizzative, tocca adesso al laicato cattolico nelle sue diverse articolazioni, nel rispetto rigoroso della distinzione dei piani e anche nella presa d’atto di un pluralismo ormai radicato nella società italiana, assumere una iniziativa che sia in grado di non disperdere il prezioso insegnamento che arriva dall’episcopato torinese e piemontese. Perchè non si tratta di riproporre, come ovvio, un nuovo e moderno collateralismo o, peggio ancora, un interventismo fuori luogo e fuori tempo. Molto più semplicemente, si tratta di far sì che la cultura, il pensiero e la tradizione del cattolicesimo politico – democratico, popolare e sociale – ritornino a far breccia anche nella cittadella politica locale. Torinese e piemontese. Anche, e soprattutto, per rafforzare ed irrobustire la qualità della nostra democrazia.

L’estate e i nuovi mostri

Questa estate fa un gran caldo, le temperature sono impazzite, del tutto fuori norma. Il sangue si scioglie disabituato a scorrere con una velocità che lo intimorisce, c’è il rischio di portarlo fuori rotta. Globuli rossi e bianchi tirano fuori i denti e come rampini si aggrappano alle pareti per rallentare il precipizio, nello sforzo stracciano i confini e rossi dalla paura prendono ad andarsene in giro per ogni dove. Fuori dalle vene trovano la casa dei loro sogni ed allora i Mostri si danno un allarme e aprono un paracadute che conoscono a memoria e che garantisce loro la sopravvivenza.

Sono allenati a questo, hanno sempre un piano di riserva che si ripetono ogni giorno nella mente, incombe la speranza che accada un incidente per poterlo finalmente metterlo in pratica. Ci ha pensato il Sole a scatenare una strategia di salvezza e dare la libera uscita ad un sogno che tengono in un cassetto senza chiave di sicurezza. L’umidità ristora i loro progetti dissetandoli del sudore che ci vorrà per mettersi in azione, l’afa non provoca in loro alcun affanno, tutt’altro. Accende in loro una miccia sempre più corta che farà esplodere il desiderio in realtà.

Non occorre fantasia per tutto questo, anzi è la nemica che ostacola il dare carne al progetto studiato in ogni dettaglio da un tempo che non conosce inizio perché lo limiterebbe. È la banalità della azione la loro forza, non occorrono guizzi di genio, trovate mai inventate. Basta ripetere ciò che altri hanno già fatto magistralmente e che purtroppo hanno avuto però il torto di fregarli sul tempo. Avrebbero piuttosto essere loro i primi sulle cronache dei giornali.

Delitto in piena notte, suona male, ci vuole la luce del giorno per esibirsi con l’arte di cui sono capaci. Sanno di avere dei complici, dei compagni di cordata che gli tributeranno un applauso e che presto li prenderanno ad esempio per una replica degna comunque di applausi. È ora di darsi da fare, le giornate già si stanno accorciando e potrebbero perdere il biglietto della lotteria insieme al coltello, alla pietra o alla pistola o all’acido che hanno in tasca.

Le loro donne li hanno traditi. Sono delle gran presuntuose, convinte, come sono, che da sole possono cavarsela nella vita. Non sanno che hanno bisogno della loro protezione per scansare il pericolo che la vita dispensa a tutti sulla terra. Senza di loro non potrebbero farcela. Per queste le insultano quando azzardano a dire la propria, a tirar fuori uno straccio di pensiero in libertà. È bene che siano sottomesse ad un padrone che sappia riportarle ogni giorno all’ovile, evitando che si smarriscano.

Sono delle ingrate, il loro egoismo è inconcepibile e brucia più dei raggi cocenti di questi giorni. Costringono i Mostri ha fissare il pensiero su di loro, così i Mostri diventano vittime di una indipendenza che gli è stata rubata da quelle donne in gonnella. È giunta l’ora di rimettere le cose a posto, di riassaporare strade diverse da quelle a cui sono stati costretti a percorrere.

Sarà la strada a fare giustizia di questo delitto a pezzi che subiscono ogni giorno. Per questo i Mostri si riprendono il sentiero che gli spetta e fanno fuori le spose e compagne ed alla tortura che hanno imposto ai loro sposi e compagni. Con questo caldo il sangue che cola a terra frigge sul cemento e sui pavimenti, si raggruma in breve senza più sviarsi. Ora i Mostri sono in carcere, hanno ripreso in mano la vita finalmente tornata in loro dominio, a disposizione di un futuro che, non sanno, gli si ribellerà.