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Distrofia Duchenne, disponibile una nuova opzione terapeutica

Roma, 17 set. (askanews) – Si aprono nuove prospettive di cura e qualità della vita per i pazienti affetti da Distrofia Muscolare di Duchenne (DMD). L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha infatti approvato la rimborsabilità di vamorolone, innovativo farmaco steroideo sviluppato da Santhera Pharmaceuticals per pazienti dai 4 anni in su. La molecola nasce per superare i limiti delle terapie convenzionali, riducendone in modo significativo i pesanti effetti collaterali.

“Questi eventi sono importantissimi perché noi, oggi, stiamo discutendo di offrire alla famiglia una nuova scelta terapeutica che le aiuterà tantissimo. Per anni noi siamo stati abituati a somministrare le terapie con dei cortisoni, cioè degli steroidi che hanno aiutato tantissimo i bambini e i ragazzi affetti da questa malattia. Questi farmaci avevano degli effetti collaterali e il nuovo farmaco ci permette di sfruttare gli effetti buoni e i benefici delle vecchie terapie, con una riduzione però notevole degli effetti collaterali” ha dichiarato Eugenio Maria Mercuri, Direttore UOC di Neuropsichiatria Infantile del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS.

Negli ultimi anni l’evoluzione dei protocolli, la presa in carico multidisciplinare e il lavoro della rete dei centri di riferimento, sostenuti da associazioni come Parent Project APS, hanno ridisegnato la storia naturale della malattia.

“Non so se ne siete al corrente, ma la Duchene è una malattia senza speranza. Fino a 30 anni fa, addirittura, non c’erano neanche opportunità per il futuro. Oggi la situazione è molto cambiata, perché i ragazzi hanno comunque la possibilità di diventare adulti. La cosa importante è che ci deve essere una presa in carico al momento della comunicazione di questa diagnosi” ha aggiunto Filippo Buccella, Consigliere e fondatore di Parent Project APS Italia.

Un traguardo che segna un passaggio chiave per la ricerca e l’assistenza ai pazienti in Italia.

“Il percorso purtroppo è lungo, perché la ricerca va fatta su un asset di pazienti piccoli perché sono malattie rare. Questo porta a delle difficoltà nel raccogliere sufficienti dati per dimostrare che un prodotto sia efficace e soprattutto sicuro. Il vamorolone ha richiesto più di 10 anni di ricerca per poter arrivare all’essere autorizzato prima negli Stati Uniti e poi in Europa” ha concluso Giuseppe Bunone, General Manager di Santhera Pharmaceuticals Italy.

Con la piena rimborsabilità garantita dal Servizio Sanitario Nazionale e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la terapia è da subito a disposizione dei centri clinici italiani per la prescrizione.

Schlein: sull’energia continueremo a insistere con il governo

Roma, 18 set. (askanews) – Il Pd ribadisce che continuerà a chiedere al governo interventi sul costo dell’energia perché “il Paese non può andare avanti per un anno in queste condizioni”. Lo ha detto la segretaria del partito Elly Schlein a margine di un dibattito all’Udu, rispondendo ai giornalisti che le chiedevano di commentare le reazioni negative degli alleati del campo largo alla sua lettera aperta a Giorgia Meloni.

“Noi – ha spiegato la leader dem – continueremo a insistere che servano sia atti immediati, come ad esempio la tassazione degli extraprofitti delle società energetiche per dare immediato sollievo all’economia, sia interventi strutturali. Perché il Paese, l’Italia, ha il costo dell’energia all’ingrosso più caro d’Europa. Questo vuol dire che le nostre imprese perdono competitività e che le famiglie sono in bolletta”.

“Allora – ha concluso – da questo punto di vista, noi continueremo a chiedere risposte a questo governo. Stiamo facendo e continueremo a fare naturalmente anche il lavoro unitario con tutte le altre opposizioni e continueremo anche a sollecitare il governo a fare quello che non ha fatto per quattro anni”.

Cardiochirurgia e asprossimità, Cosenza potenzia la rete sanitaria

Roma, 18 set. (askanews) – A Cosenza sono entrati nel vivo due interventi che riguardano livelli diversi dell’assistenza sanitaria: l’avvio della cardiochirurgia all’ospedale Annunziata e l’attivazione della nuova rete di Case e Ospedali di comunità nella provincia. Da una parte l’alta specialità, con un nuovo centro destinato a un bacino di circa 700mila abitanti; dall’altra 35 strutture territoriali pensate per avvicinare una parte dell’assistenza ai cittadini. Due interventi che si inseriscono nel più ampio processo di potenziamento della rete sanitaria calabrese.

Vitaliano De Salazar, Direttore Generale Azienda Ospedaliera di Cosenza e Commissario Straordinario ASP Cosenza: “Questo è un imponente sforzo, un imponente risultato, a livello italiano, cioè mettere insieme e attivare 35 nuove strutture sanitarie credo che sia veramente un grande sforzo che colloca la Calabria tra le regioni virtuose che hanno speso tutti i soldi del PNNR, per quanto riguarda Case e Ospedali di comunità ha raggiunto il target, e che produrrà effetti meravigliosi. Oggi, dopo aver rifondato l’ospedale Annunziata, si è realizzata la Cardiochirurgia: ne siamo fieri, abbiamo già iniziato e questo risponde a un’esigenza innanzitutto di essere curati in Calabria, perché ci saranno i migliori professionisti italiani, ed evitare la migrazione sanitaria che peraltro, oltre ad un disagio familiare, anche economico, era una migrazione sanitaria con un costo di circa 10 milioni di euro l’anno per la Regione Calabria, che vogliamo abbattere o quantomeno contenere”.

All’Annunziata è diventato infatti operativo il nuovo blocco operatorio cardio-toraco-vascolare, una struttura attesa da quasi vent’anni e che aggiunge alla rete ospedaliera cosentina una specialità fino ad oggi non presente sul territorio provinciale. L’apertura del nuovo reparto punta ad ampliare la possibilità di ricevere in Calabria interventi ad alta complessità. Il reparto dispone di 16 posti letto e di 3 sale operatorie di ultima generazione. Per l’avvio delle attività sono state assunte 88 nuove unità di personale sanitario.

Daniele Maselli, Docente straordinario UniCal, Cardiochirurgia: “Si corona un percorso che è durato molto tempo. Cosenza ha bisogno da tanto tempo di una cardiochirurgia, quindi innanzitutto è un traguardo che si raggiunge. Le prospettive sono le migliori, perché le dotazioni tecnologiche sono le più avanzate, c’è un contesto scientifico, quello dell’Università della Calabria, che è molto avanzato e riconosciuto a livello internazionale, c’è il supporto di una chirurgia toracica molto qualificata e quindi ci sono tutti i presupposti per creare un Dipartimento cardiotoracico di grande efficienza e moderno, soprattutto”.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Azienda ospedaliera e l’Università della Calabria. Accanto all’attività assistenziale, il nuovo assetto apre anche uno spazio alla formazione dei futuri specialisti: la presenza dei docenti universitari consentirà infatti all’Università della Calabria di chiedere l’attivazione della scuola di specializzazione.

Luca Weltert, Direttore di Cardiochirurgia, Azienda Ospedaliera di Cosenza: “La cardiochirurgia che apre qui davvero ha l’ambizione di aprire in serie A. L’accostamento cromatico, il comfort dei letti, la luce come è studiata, la luce naturale che entra nei reparti, ma naturalmente anche la parte tecnologica, i monitor, le attrezzature elettromedicali: sono tutte di altissimo livello. La Direzione crede così tanto in questo processo da avermi messo a disposizione le migliori energie. Siamo una sola squadra e vogliamo portare a termine questo grande progetto”.

“Parallelamente sul territorio provinciale ha preso forma il nuovo modello dell’assistenza di prossimità. Il piano finanziato attraverso il Pnrr prevede 35 nuovi presidi tra 26 Case di comunità e 9 Ospedali di comunità. L’investimento destinato alla provincia di Cosenza supera gli 81 milioni di euro. Gli Ospedali di comunità porteranno 180 posti letto aggiuntivi. La nuova rete prevede inoltre il coinvolgimento di circa 400 medici di medicina generale e 500 nuovi operatori sanitari.

Vitaliano De Salazar, Direttore Generale Azienda Ospedaliera di Cosenza e Commissario Straordinario ASP Cosenza: “La provincia di Cosenza è la provincia più estesa d’Italia, dopo la Val d’Aosta, con i suoi 750.000 abitanti: se ne aveva bisogno, ce l’abbiamo fatta, abbiamo assunto più di 500 unità, abbiamo fatto un accordo innovativo con i medici di medicina generale della provincia di Cosenza, ne siamo molto soddisfatti e quindi finalmente da una sanità ospedale-centrica si passa una sanità di rete intelligente, perché queste saranno accompagnate ovviamente dai nuovi innovativi sistemi di telemedicina”.

Ospedale, medicina generale, Case di comunità e Ospedali di comunità diventano così i diversi livelli di una rete che punta a garantire una maggiore continuità delle cure ai cittadini. Un processo che, partendo da Cosenza e dalla sua provincia, rappresenta uno dei passaggi del più ampio potenziamento della rete sanitaria della Calabria.

Schlein: su energia continueremo ad insistere con il governo

Roma, 18 set. (askanews) – Il Pd ribadisce che continuerà a chiedere al governo interventi sul costo dell’energia perché “il Paese non può andare avanti per un anno in queste condizioni”. Lo ha detto la segretaria del partito Elly Schlein a margine di un dibattito all’Udu, rispondendo ai giornalisti che le chiedevano di commentare le reazioni negative degli alleati del campo largo alla sua lettera aperta a Giorgia Meloni.

“Noi – ha spiegato la leader dem – continueremo a insistere che servano sia atti immediati, come ad esempio la tassazione degli extraprofitti delle società energetiche per dare immediato sollievo all’economia, sia interventi strutturali. Perché il Paese, l’Italia, ha il costo dell’energia all’ingrosso più caro d’Europa. Questo vuol dire che le nostre imprese perdono competitività e che le famiglie sono in bolletta”.

“Allora – ha concluso – da questo punto di vista, noi continueremo a chiedere risposte a questo governo. Stiamo facendo e continueremo a fare naturalmente anche il lavoro unitario con tutte le altre opposizioni e continueremo anche a sollecitare il governo a fare quello che non ha fatto per quattro anni”.

Nucleare, Edison punta ad avere primo Nuward SMR in Italia entro il 2035

Milano, 18 set. (askanews) – Edison intende avere un ruolo chiave nello sviluppo del nucleare nel nostro Paese e punta ad ottenere il primo Nuward SMR in Italia operativo entro il 2035. E’ quanto emerso nel corso di un evento con la stampa in cui Edison, Edf e Nuward (società del gruppo Edf dedicata allo sviluppo e alla commercializzazione della tecnologia SMR) hanno presentato il nuovo reattore nucleare Small Modular Reactor europeo da realizzare in partnership con la filiera industriale italiana, dando così seguito alla Dichiarazione di interesse firmata lo scorso giugno tra Italia e Francia.

Edf è oggi impegnata in un piano di sviluppo di una prima serie di 10 impianti Nuward SMR, in Francia, Italia, Polonia, Belgio e Finlandia. La costruzione della prima serie sarà avviata a partire dal 2030, con il primo impianto in Francia in fase di valutazione. In Italia il secondo impianto, con l’obiettivo di averlo in funzione entro il 2035. “E’ prematuro oggi dire dove sarà costruito in Italia”, ha spiegato l’amministratore delegato di Edison, Nicola Monti, “per prima cosa occorre l’approvazione della legge prevista in questi giorni, dopodiché la predisposizione dei decreti attuativi. Ovviamente ci stiamo preparando, lo stiamo facendo anche con la mappatura dei possibili siti”.

Nuward SMR è un reattore modulare di piccola taglia ad acqua pressurizzata basato sulla tecnologia di terza generazione avanzata pienamente consolidata, e in grado di produrre energia elettrica e calore. In Italia un impianto Nuward SMR potrebbe produrre elettricità su una scala comparabile ai consumi di oltre 1 milione di famiglie e allo stesso tempo calore a basse emissioni capace di sostituire una parte significativa del gas utilizzato dall’industria.

La filiera nucleare italiana sarà coinvolta fin dalla fase di sviluppo del prodotto, nella progettazione dei moduli e dei componenti, nella preparazione della futura produzione in serie, contribuendo all’industrializzazione del prodotto e alla realizzazione del programma europeo e internazionale, oltre a quello italiano. “L’Italia è un partner strategico, al centro di questa nostra sfida per plasmare assieme il futuro del nucleare, che è il miglior alleato della sicurezza energetica”, ha sottolineato Vakis Ramany, Senior Vice President International Nuclear Development di Edf. “Vogliamo coinvolgere nello sviluppo del prodotto l’industria italiana che può apportare competenze industriali di livello mondiale. Francia e Italia possono sviluppare e investire congiuntamente in un progetto strategico che diventerà un progetto di riferimento per servire i mercati nazionali, per rafforzare l’indipendenza energetica del nostro Continente e competere sulla scena globale”.

MotoGP, Austria: Acosta davanti a tutti nelle libere

Roma, 18 set. (askanews) – Pedro Acosta detta il ritmo nelle prove libere del Gran Premio d’Austria di MotoGP. Sul circuito di casa della Ktm, al Red Bull Ring, lo spagnolo firma il miglior tempo e precede il compagno di marca Pol Espargaro, autore del sorpasso nel finale ai danni degli avversari.

Alle spalle delle due Ktm si piazza Jorge Martin, terzo davanti a Marc Marquez. Johann Zarco è quinto, mentre Marco Bezzecchi chiude al sesto posto. Più indietro gli altri italiani: Fabio Di Giannantonio è 12°, mentre Francesco Bagnaia continua a faticare e termina la sessione in 18ª posizione.

La sessione è stata caratterizzata anche da alcuni episodi. Pol Espargaro è caduto senza conseguenze in curva 4, mentre Alex Marquez è stato costretto a rientrare ai box dopo un lungo e per un problema a un elemento della sua Ducati Gresini. Un lungo anche per Bezzecchi, alle spalle del compagno di squadra Martin.

Proprio Martin ha lavorato anche sul braccio destro, dopo aver confermato di soffrire di sindrome compartimentale. Lo spagnolo è inoltre tornato in pista con la seconda Aprilia dopo un problema tecnico alla prima moto.

Alle 15 il programma del Gran Premio d’Austria prosegue con le Pre-qualifiche, sessione decisiva per stabilire i primi dieci piloti che accederanno direttamente al Q2 delle qualifiche di sabato.

Musica, Taormina Music Awards con Brancale, Diodato, Ditonellapiaga

Roma, 18 set. (askanews) – Domani al Teatro Antico di Taormina (Messina), prenderà vita la prima edizione dei Taormina Music Awards, la nuova rassegna che celebra i grandi protagonisti della musica attraverso premi alla carriera e riconoscimenti speciali. Tra gli ospiti, Alessio Bondì, Serena Brancale, Diodato, Ditonellapiaga, Ermal Meta, MILLE e Willie Peyote, per una serata che riunirà alcune delle voci più autorevoli, originali e rappresentative della scena musicale contemporanea. Sul palco anche la compagnia di Marco Savatteri, Savatteri Produzioni, reduce dal grande successo siciliano de Il risveglio degli Dei.

Tra i premiati, Marco Masini riceverà il Taormina Centauro Award, riconoscimento che celebra le personalità che hanno lasciato un segno nel mondo della musica e dello spettacolo, incarnando lo spirito di eccellenza e innovazione che i Taormina Music Awards intendono rappresentare. Conducono la serata Bianca Guaccero e Pino Strabioli, che accompagneranno il pubblico in uno show tra esibizioni live, talk con gli artisti, momenti di racconto e la consegna dei riconoscimenti. Tra gli ospiti, Carlo Amleto con il suo originale connubio di musica, pianoforte e comicità.

Non mancheranno anche le incursioni della travolgente Barbara Foria, che farà divertire il pubblico con la sua comicità. Il racconto social sarà affidato ad Andrea Dianetti e Giulia Penna, che guideranno il pubblico nel dietro le quinte dell’evento attraverso i canali social della manifestazione.

Nelle vie della città di Taormina sono state installate speciali luminarie con i versi dei brani “Una canzone per te”, “Albachiara” e “Senza Parole” di Vasco Rossi, trasformando le parole delle canzoni in un percorso di luce che accompagna verso il Teatro Antico.

Ideato e voluto dal Comune di Taormina guidato dal sindaco Cateno De Luca, dalla Fondazione Taormina presieduta da Valeria Brancato e dall’Assessorato al Turismo per la Città di Taormina, i Taormina Music Awards nascono come un grande evento dal vivo pensato per diventare un appuntamento di riferimento nel panorama musicale italiano.

Tra i riconoscimenti istituiti nell’ambito della manifestazione spicca il Taormina Legend Award, con cui la città rende omaggio agli artisti che hanno scritto pagine fondamentali della storia della musica italiana e internazionale, celebrandone il talento, il percorso e l’eredità artistica. L’artista a cui viene assegnato il premio è Vasco Rossi.

“Sono molto felice e onorato di ricevere il Taormina Legend Award, il riconoscimento alla carriera che quest’anno viene assegnato per la prima volta – ha dichiarato Vasco sui suoi canali social – purtroppo non potrò essere presente di persona… ma in qualche modo CI SARÒ. Come, ancora non lo so… devo escogitare qualcosa. Grazie a Taormina per questo affetto, per questo riconoscimento e soprattutto per aver scelto di celebrare le mie canzoni. Perché alla fine sono sempre loro che vanno in giro al posto mio”.

Tra gli altri premi, il Taormina Music Award Artist of the Year, conferito alla miglior artista e al miglior artista che hanno maggiormente caratterizzato l’anno musicale; e il Taormina Music Award Rivelazione, destinato al talento emergente che si è distinto nel corso dell’anno.

Pizzaballa cittadino onorario di Bologna. "Dialogo necessario quando è più difficile"

Bologna, 18 set. (askanews) – “Dalla Terra Santa ho imparato che il dialogo diventa particolarmente necessario proprio quando le ragioni per interromperlo sembrano essere più forti di quelle per continuarlo”. Lo ha detto il patriarca di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, nel discorso di ringraziamento per il conferimento della cittadinanza onoraria di Bologna. “Dialogare non significa rinunciare alla verità o alle proprie convinzioni, ma rifiutarsi di ridurre l’altro alle sue posizioni, ai suoi errori o alla sua appartenenza, continuando a riconoscere una persona là dove saremmo tentati di vedere soltanto un avversario”, ha spiegato. “Per me questa responsabilità nasce dalla fede, ma non ho bisogno che l’altro la condivida per sentirmi responsabile della sua vita”.

Il cardinale ha voluto dedicare il riconoscimento “a quanti, senza notorietà, continuano a prendersi cura della vita degli altri: a chi cura, educa, accompagna una famiglia e tiene aperta una possibilità di incontro tra israeliani, palestinesi, cristiani, ebrei e musulmani a Gaza, in Giordania e in Israele”. Nella società civile, ha sottolineato, “ci sono ancora persone disposte a mettere in gioco la propria vita per salvare l’umanità dell’altro, ricordandoci che non bisogna aspettare di poter risolvere tutto per cominciare a fare qualcosa”. Ringraziando il sindaco e il Consiglio comunale per l’approvazione all’unanimità, Pizzaballa ha accolto la cittadinanza “con il desiderio che diventi un legame vivo”: “Portando con me Bologna a Gerusalemme, questo vostro gesto mi ricorderà che anche una responsabilità difficile può essere condivisa e che non tutto deve essere sostenuto da soli”.

Un ex ministro Anp avvertì Israele del 7 ottobre

Roma, 18 set. (askanews) – Sufian Abu Zaida, ex ministro dell’Autorità Palestinese (Anp) originario di Gaza, ha affermato in un video pubblicato su Facebook di essere stato la fonte che trasmise un avvertimento da parte di Yahya Sinwar ai servizi di intelligence israeliani prima dell’attacco del 7 ottobre 2023; secondo quanto riferito, l’allora leader di Hamas, Yahya Sinwar, intendeva provocare un “terremoto” qualora fossero falliti i negoziati in corso con Gerusalemme per un accordo a lungo termine con Hamas.

In un’inchiesta sugli eventi che hanno preceduto l’attacco del 7 ottobre, il giornalista di Haaretz Shlomi Eldar aveva citato Abu Zaida come una fonte anonima che aveva agito da intermediario tra Sinwar e Israele. Nel video pubblicato sul suo profilo Facebook, Abu Zaida si identifica come la fonte in questione, confermando di aver svolto il ruolo di intermediario all’epoca e di aver trasmesso un messaggio che Sinwar gli aveva chiesto di far pervenire a Israele.

Abu Zaida è stato in passato ministro dell’Autorità Palestinese per gli Affari dei Detenuti e fa parte di una fazione di Fatah che sostiene Mohammed Dahlan, un ex alto funzionario palestinese che lasciò i territori palestinesi nel 2011 in seguito a una disputa con il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas e fu espulso dalla leadership di Fatah. Quanto affermato da Abu Zaida è coerente con le ipotesi secondo cui l’intermediario fosse Dahlan o una persona che agiva per suo conto. Nel corso degli anni, Abu Zaida ha mantenuto contatti regolari con giornalisti israeliani. Ha vissuto tutta la vita a Jabalia, nella Striscia di Gaza, ma ha lasciato l’enclave alla volta dell’Egitto all’inizio della guerra e da allora risiede al Cairo.

Training Camp di ANCI Lazio 2026

Sperlonga, 18 set. (askanews) – Nello splendido scenario di Sperlonga, in scena il Training Camp di ANCI Lazio. Al centro il dialogo, costruttivo, tra amministrazioni locali e Regioni, con l’obiettivo comune di trovare nuovi punti d’incontro per il bene della collettività e non solo. Trasformazione digitale, infrastrutture sociali ed una più completa collaborazione tra le istituzioni ad ogni livello: sono questi i temi chiavi del Training Camp 2026.

Le parole del Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca: “Un momento di confronto, di crescita, di condivisione anche di buone pratiche è sempre un momento significativo. Il Presidente della Regione è uno degli interlocutori principali, il principale dei nostri amministratori, quindi essere qui mi sembra non soltanto un dovere ma anche una buona prassi proprio per sottolineare ancora una volta l’attenzione che la Regione vuole dare ai comuni, ai piccoli comuni e ai territori che magari faticano di più”.

La kermesse ha aperto i lavori con la Conferenza dei Presidenti delle ANCI regionali, a seguire la sessione plenaria “Territori in transizione: innovare per competere” che ha esplorato le opportunità della trasformazione digitale per le amministrazioni locali.

L’intervento del Presidente di ANCI Lazio, Daniele Sinibaldi: “L’agenda dei comuni è un’agenda importante, l’abbiamo vista col PNRR dove il comparto enti locali è stato quello che ha messo a terra nella maniera più efficace possibile quasi tutti i fondi del PNRR. Si apre una nuova stagione, quella della nuova programmazione europea dove gli enti di prossimità saranno fondamentali per scaricare le risorse ma soprattutto per creare i fabbisogni delle nuove esigenze dei cittadini”.

Al centro dell’attenzione anche l’Assemblea Regionale di ANCI Lazio, che ha posto il focus sul confronto interno tra comuni e istituzioni regionali del Lazio, per costruire un futuro fondato su prospettive comuni ed atti concreti che possano contribuire al benessere della comunità.

Uno studente delle medie spruzza spray e accoltella l’insegnante a Roma

Roma, 18 set. (askanews) – Uno studente della scuola media “Giovanni Verga”, a Roma, avrebbe spruzzato dello spray urticante sul volto dellinsegnante e, successivamente, l’avrebbe ferita con un coltello. È successo in via Giovanni Gussone 5, dove sono intervenuti i carabinieri della Stazione di Roma Centocelle, in seguito alla richiesta al 112. Si tratta – riferiscono i carabinieri – di uno studente italiano. Sul posto è intervenuto il 118; la vittima è in stato di shock, non in pericolo di vita.

Crosetto: colpito un F-2000 in una base in Arabia, nessun italiano coinvolto

Roma, 18 set. (askanews) – “Questa notte ho seguito personalmente, con la massima attenzione e in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen Luciano Portolano, l’evoluzione della situazione in Arabia Saudita, e in particolare alla base aerea di Ta’if, che è stata oggetto di diversi attacchi e dove è presente personale italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve. Non vi sono militari italiani coinvolti. Nell’attacco è stato colpito un velivolo F-2000 italiano, che si trovava all’interno della base ed in un’area decentrata. Non ci sono altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal nostro personale”. Lo ha affermato in una nota il ministro della Difesa, Guido Crosetto.

“Ho chiesto al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano, al Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, Generale di Corpo d’Armata Giovanni Maria Iannucci, e al Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Generale di Squadra Aerea Antonio Conserva, di fornirmi un’ulteriore valutazione, dopo quelle già effettuate nelle scorse settimane, sull’evoluzione del quadro, sulle condizioni del nostro personale e sulle possibili opzioni operative”, ha aggiunto Crosetto, “Mi è stato riconfermato che erano già state messe in atto da tempo tutte le misure di sicurezza a salvaguardia del personale militare”. In mattinata Crosetto avrà “il primo aggiornamento nel corso di una riunione al Ministero della Difesa”, ha chiarito, “La situazione è seguita con la massima attenzione con l’obiettivo di garantire la piena tutela del nostro personale e di operare con la necessaria responsabilità”.

Europei volley, Giannelli: bilancio positivo, siamo in crescita

Modena, 18 set. (askanews) – “Sicuramente il bilancio è positivo: abbiamo giocato belle partite, tante partite diverse contro avversarie diverse e situazioni diverse. Siamo partiti in crescendo, togliendo magari la prima che è stata bellissima, un’emozione pazzesca a giocare in Piazza del Plebiscito, però a livello pallavolistico è stato un po’ complicato forse”. Lo ha detto Simone Giannelli, capitano della Nazionale maschile di pallavolo, al termine di Italia-Slovenia, vinta dagli azzurri 3-2 al PalaPanini di Modena, tracciando il bilancio della fase a gironi degli Europei chiusa dall’Italia al primo posto della Pool A con cinque vittorie su cinque. “Anche oggi sono contento del secondo set, dove abbiamo cominciato così così e abbiamo sofferto all’inizio, però siamo rimasti attaccati al punto senza subire. Questa è una distinzione molto importante”, ha aggiunto.

“Contro la Repubblica Ceca abbiamo fatto una gran bella partita in side-out, abbiamo giocato un side-out pazzesco, e siamo migliorati tutti i giorni in battuta riducendo gli errori”, ha sottolineato il palleggiatore azzurro. “Ci sono anche cosine da mettere a posto sicuramente, ma l’Europeo ti dà la possibilità di continuare a giocare e crescere, capire cosa fai bene e cosa fai male. Abbiamo avuto indicazioni buone e ancora possiamo limare alcune cose che ci serviranno per le prossime partite, ma il bilancio è più che positivo”, ha concluso. L’Italia tornerà in campo domenica 20 settembre alle 21.05 al PalaVela di Torino per l’ottavo di finale contro la Danimarca.

Europei volley, De Giorgi: primo posto preso, ora più qualità

Modena, 18 set. (askanews) – “Abbiamo fatto il nostro, l’obiettivo era chiaramente prendersi il primo posto, quindi lo abbiamo fatto, abbiamo aggiunto mattoncino dopo mattoncino”. Lo ha detto Ferdinando De Giorgi, commissario tecnico della Nazionale maschile di pallavolo, al termine di Italia-Slovenia, vinta dagli azzurri 3-2 al PalaPanini di Modena nell’ultima gara della Pool A degli Europei. L’Italia chiude il girone al primo posto con cinque vittorie su cinque e 14 punti. “Sono anche contento che siamo andati in difficoltà e poi abbiamo avuto una buonissima reazione nel quinto set, e questo è sempre un segnale della capacità dei ragazzi di reagire e di aiutarsi”, ha aggiunto nel dopo partita.

Avanti di due set e con il primo posto acquisito, De Giorgi ha dato spazio a chi aveva giocato meno e la Slovenia di Fabio Soli ha pareggiato i conti, prima del tie-break condotto dagli azzurri dall’inizio alla fine davanti a 4.798 spettatori. Migliori realizzatori azzurri Rychlicki con 13 punti, Lavia con 12 e Romanò con 11. “Il torneo è lungo – ha ricordato il ct -, diventa complicato, perché un po’ tutte le squadre, soprattutto nelle fasi iniziali, giocano con intensità alta e quindi ti devi adeguare e migliorare. Credo che abbiamo fatto un buon lavoro nel cercare di migliorare il nostro livello di gioco di partita in partita con grande coinvolgimento. I ragazzi sono stati bravi ed è il modo migliore per prepararsi adesso per le partite dentro o fuori”.

La Nazionale si trasferisce a Torino, dove al PalaVela domenica 20 settembre alle 21.05 affronterà negli ottavi di finale la Danimarca, quarta nella Pool C giocata a Tampere, in Finlandia. “Onestamente io ho solo seguito i risultati, mi sembra che abbia fatto un buon torneo finora, adesso ce la guarderemo – ha detto De Giorgi -. Mi aspetto squadre che giocano con intensità: tutte le squadre hanno un loro perché, l’intensità c’è e quello che può cambiare è la qualità nell’intensità che si fa, quindi noi dovremo cercare di mantenere questa intensità ma aggiungere sempre qualità”.

In caso di vittoria gli azzurri giocheranno i quarti il 23 settembre, sempre a Torino, contro la vincente di Finlandia-Grecia. Semifinali e finali il 25 e 26 settembre a Milano.

Bce, Lagarde: decisioni tassi in base ai dati, riportare inflazione al 2%

Roma, 18 set. (askanews) – Le prossime decisioni di politica monetaria della Bce “dipenderanno dal futuro, perché viviamo in una tale incertezza che abbiamo deciso di valutare la situazione e guardare i dati e esaminare tre cose. Le prospettive di inflazione, l’inflazione di fondo e la trasmissione della nostra politica monetaria nell’economia. Sulla base di questi tre elementi, e dei dati che riceviamo, e delle previsioni che elaboriamo, decidiamo cosa fare. L’unica cosa su cui siamo assolutamente certi è l’obiettivo: dobbiamo riportare l’inflazione a 2% e dobbiamo garantire stabilità dei prezzi agli europei”. Lo ha affermato la presidente della Bce, Christine Lagarde intervistata dalla radio irlandese RTE, mentre a Dublino oggi e domani si svolgono Eurogruppo e Ecofin informali.

“Questo è quello che dobbiamo fare e decideremo, volta per volta cosa si appropriato: se dobbiamo mantenere i tassi, alzarli o abbassarli, cosa che adesso è molto improbabile”, ha spiegato.

Alla Bce “il compito chiave che abbiamo è l’inflazione, ovviamente siamo attenti anche ai costi dell’immobiliare, all’occupazione e al momento abbiamo una situazione in cui la crescita è un po’ più promettente di quello che pensavamo. L’occupazione è in una situazione positiva e abbiamo bassa disoccupazione nella maggior parte delle economie dell’area euro. Però abbiamo i costi dell’energia, i prezzi dell’energia che stanno salendo. E quello che a cui dobbiamo stare molto attenti è che non dobbiamo solo reagire ai rialzi dell’energia. Non è così semplice, e un po’ più complicato: dobbiamo evitare che l’inflazione prenda piede. Sta avendo un impatto sulle trattative salariali? Per ora non lo vediamo, ma penso che con gli aumenti dei tassi siamo in una buona posizione per valutare se l’inflazione sta prendendo piede”.

“Le banche centrali non possono riaprire lo stretto di Hormuz e non possono con un miracolo installare pannelli solari. Quello che possono fare è assicurare la stabilità dei prezzi e per farlo dobbiamo anticipare quali sono le conseguenze dei rialzi dell’energia sul resto dell’economia. Dobbiamo segnalare a tutti che siamo molto seri sul mantenere l’inflazione al 2%. Per ora l’abbiamo al 3,3% nell’area euro, dobbiamo farla tornare al 2%”, ha concluso.

Nba, Knicks, prezzi record per l’opening night: oltre 2.500 dollari

Roma, 18 set. (askanews) – È già febbre da titolo a New York, ma assistere alla cerimonia con cui i Knicks celebreranno il loro primo campionato NBA dal 1973 rischia di costare una fortuna. Per la sfida del 20 ottobre contro i Philadelphia 76ers, opening night della stagione al Madison Square Garden, il prezzo medio dei biglietti sul mercato della rivendita è arrivato a 2.560 dollari, il valore più alto tra le partite della prima settimana NBA.

I biglietti sono andati esauriti e sono disponibili soltanto sui siti di secondary market. Su StubHub i prezzi oscillano tra 1.314 e 36.210 dollari, mentre Vivid Seats propone tagliandi da 1.335 a 20.951 dollari e SeatGeek da 1.400 a 36.004. Su Ticketmaster, per chi non dispone di un codice di accesso, si arriva da 1.521 fino a 52.650 dollari.

La partita tra Knicks e 76ers è anche quella che concentra il maggiore interesse tra le sfide inaugurali della stagione. Il prezzo medio per assistere ai Knicks nella prima settimana è di 1.212 dollari, mentre per Philadelphia la media è di 1.538 dollari. Per vedere i campioni in carica a una cifra più contenuta si può attendere la trasferta al TD Garden di Boston del 23 ottobre, con una media di 523 dollari, oppure la gara interna del 25 ottobre contro Orlando, a 555 dollari.

Nel frattempo, i Knicks hanno deciso di intervenire sui prezzi ufficiali. La franchigia ha annunciato la sospensione della vendita dei biglietti singoli dopo avere individuato un errore nel listino. “Mettiamo in pausa le vendite dei biglietti individuali dei Knicks a causa di un errore nei nostri prezzi”, si legge nel comunicato. La società ha spiegato che tornerà ai prezzi della scorsa stagione, applicando un aumento medio del 12%, e che rimborserà la differenza a chi ha già acquistato i biglietti.

“La nostra intenzione non è mai stata quella di sovraccaricare i nostri tifosi più fedeli”, hanno aggiunto i Knicks, ringraziando i sostenitori per la pazienza.

La correzione riguarda però il face value, cioè il prezzo ufficiale fissato dalla franchigia, e non il mercato secondario. I prezzi sulle piattaforme di rivendita, legati alla domanda e all’offerta, potrebbero quindi rimanere molto elevati.

Banche, Lagarde: lunedì 21 al via pagamenti digitali all’ingrosso in Europa

Roma, 18 set. (askanews) – Lunedì 21 settembre la Bce e l’eurosistema delle banche centrali lancerà un meccanismo di pagamenti all’ingrosso digitali tra le banche. Lo ha annunciato la presidente della Bce, Christine Lagarde intervistata dalla radio irlandese RTE, mentre a Dublino oggi e domeni si svolgono Eurogruppo e Ecofin informali.

“Lunedì 21 lanceremo i pagamenti all’ingrosso digitali, vi risparmio i dettagli tecnici, è una cosa tra le banche in forma digitale e penso che sarà di grande interesse per il sistema bancario in Europa – ha detto -. Offrirà un elemento di sovranità che non abbiamo al momento”.

“È un percorso che inizia e che si basa sulle tecnologie a registro distribuito (Dlt), sarà più rapido e, auspicabilmente, più sicuro”, ha concluso.

Esce "Fly Away", terzo album del cantautore Stefano Bertozzi

Roma, 18 set. (askanews) – Fuori oggi, su tutte le piattaforme, Fly Away, il terzo album del cantautore di origini bolognesi Stefano Bertozzi, diretto da Francis Gorini (che ha partecipato all’arrangiamento dei brani), registrato al London Mixing Studio. Stefano Bertozzi è un viaggiatore e con la sua musica guarda alle cose della vita da prospettive diverse, lasciando che luoghi ed emozioni con le loro storie, siano protagonisti. Fly Away con brani, scritti nel tempo, attraversa lo spazio senza fretta: dieci tracce, dieci capitoli narrati con musica e parole, perfettamente in equilibrio, in inglese e in italiano entrambe lingua madre dell’autore, regalano sfumature intense e differenti.

La bellezza rara di questo album sta proprio nell’assenza di frenesia, dove senza schemi e costrizioni, l’ascolto lascia spazio all’immaginazione di ognuno e ciascuno per un viaggio personale e unico. “La musica è il mio secret garden. Qualcosa che coltivo da sempre, con impegno, ma senza ansia da prestazione. Per questo, non ho mai avuto un produttore. E’ uno spazio creativo dove prendono forma in musica e parole, appunti, pensieri, emozioni che raccolgo su un quadernetto che viaggia sempre con me. Ci lavoro con calma, me ne allontano, le riprendo per definirne i contorni, con una ‘cura’ che mi cura. Ogni brano ha la sua genesi: Fly away, che titola l’album, scritto (febbraio 2019) in occasione del mio primo viaggio in Cina, parla della capacità di abbracciare il cambiamento e di trovare il coraggio di affrontare le sfide sempre più grandi del nostro tempo. Il viaggio diventa una metafora della scoperta, un modo per placare la sete di conoscenza che è dentro ciascuno di noi, ampliare i nostri orizzonti e scoprire ciò che può esistere al di là di ciò che ci è familiare, un invito a cogliere le opportunità che la vita ci offre, spiegare le ali e andare alla ricerca di ciò che desideriamo veramente”.

La raccolta è un viaggio alla scoperta di luoghi inesplorati non solo geografici, ma che si nascondono nelle pieghe del nostro essere. Un invito ad esplorare senza timore e con curiosità. The man from Stagira (ottobre 2024) scritto in onore di Aristotele e dell’eredità straordinaria che il filosofo di Stagira ha lasciato all’umanità: “Il brano nasce da una riflessione sul nostro tempo, nel quale troppo spesso l’effimero e l’apparenza sembrano prevalere sulla sostanza, lasciando molte persone disorientate, smarrite o sconfitte. In un mondo che sembra progressivamente allontanarsi da alcuni dei valori e dei principi sui quali si fonda il nostro vivere insieme, The Man from Stagira vuole essere un invito a riscoprire la virtù, la misura, la responsabilità verso gli altri e la ricerca del bene comune. È, in fondo, un omaggio ad un pensiero antico che continua a porci una domanda profondamente contemporanea: che cosa significa vivere bene, non soltanto come individui, ma insieme agli altri?”.

Stefano Bertozzi scrive per il piacere di farlo, con testi concisi, che ricordano vagamente la forma poetica di un Haiku giapponese, dove le parole scelte con cura, danno forma al pensiero. Questa la track list: Fly Away (2019), Volando sul lago (2019), Bounty rider (2025), The man from Stagira (2024), Powerful (2019), Vedere e sentire (2020), Piercing of the veil (2022), L’eco dei nostri passi (2025), A lullaby by the river Forth (2025), Sands of silence (Wadi Rum – la valle della luna in arabo)(2025).

Bce, aspettative inflazione consumatori eurozona salite al 3% su 12 mesi

Roma, 18 set. (askanews) – Ad agosto le aspettative di inflazione dei consumatori sono aumentate nell’insieme dell’area euro, secondo l’ultima rilevazione effettuata dalla Banca centrale europea. Sui prossimi 12 mesi sono salite al 3%, dal 2,9% di luglio; sui prossimi tre anni sono aumentate al 2,9%, dal 2,7%, e su cinque anni sono salite al 2,5%, dal 2,4%. Sempre ad agosto, invece, è rimasta invariata al 3,5% la percezione mediana di inflazione dei consumatori sui passati 12 mesi.

Sempre secondo la rilevazione della Bce, le aspettative sull’economia sono a loro volta rimaste invariate, al meno 1,2% per i prossimi 12 mesi. Quelle sul tasso di disoccupazione sono leggermente migliorate all’11%, dall’11,2% di luglio, sempre sull’orizzonte di un anno.

L’istituzione di Francoforte monitora le aspettative di inflazione dei consumatori per cogliere eventuali effetti a questo livello dei rialzi dei prezzi al consumo, eventuali ricadute consistenti possono essere un elemento che la spinge ad adottare una linea più risoluta nell’inasprire la politica monetaria.

Trump-Xi, sull’Ia la sfida tra sicurezza e primato tecnologico

Roma, 18 set. (askanews) – L’Intelligenza artificiale si prepara a entrare definitivamente nel cuore del confronto strategico tra Stati Uniti e Cina. Quando Donald Trump e Xi Jinping si incontreranno a Washington il 24 settembre, nel loro secondo vertice dell’anno, sul tavolo ci saranno commercio, Taiwan, Iran e fentanyl, ma l’Ia avrà uno spazio di primo piano, non solo perché Washington e Pechino competono per la leadership nella tecnologia destinata a trasformare economia e apparati militari, ma perché entrambe cominciano a interrogarsi su come impedire che quella competizione produca rischi che nessuna delle due sarebbe poi in grado di controllare.

Si tratta di un terreno sul quale, però, le differenze iniziano già dalla definizione del problema. Negli Stati Uniti il dibattito più acceso riguarda la possibilità che i modelli più avanzati acquistino capacità difficili da controllare, siano impiegati autonomamente in attacchi informatici o facilitino la costruzione di armi. Negli ultimi giorni Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha chiesto esplicitamente all’industria di rallentare il ritmo di crescita delle capacità dei modelli, ricevendo il sostegno anche del numero uno di OpenAI, Sam Altman, e di Elon Musk. Anthropic ha inoltre documentato operazioni informatiche nelle quali agenti di Ia hanno già assunto un grado crescente di autonomia: proprio delle ultime ore è la notizia che Claude ormai svolge autonomamente attività di auto-sviluppo per un quarto del necessario.

Ma questa non è la posizione dell’amministrazione Trump. La Casa Bianca considera il primato nell’Ia una componente della sicurezza nazionale e ha scelto di accelerarne lo sviluppo e l’impiego, sostenendo che una regolamentazione eccessivamente pesante rischierebbe soprattutto di avvantaggiare la Cina. Un memorandum presidenziale di giugno ordina alle strutture della sicurezza nazionale di accelerare l’adozione dei modelli più avanzati, pur chiedendo che siano affidabili, controllabili e sottoposti a responsabilità umana. Trump ha respinto anche gli ultimi appelli a un rallentamento. Washington arriva quindi al confronto con Pechino senza una posizione univoca: una parte dell’industria chiede di frenare, mentre la Casa Bianca considera altrettanto pericoloso perdere velocità nella corsa con la Cina.

Anche la posizione cinese è più complessa di quanto suggerisca la contrapposizione tra un’America preoccupata della sicurezza globale e una Cina interessata soltanto al controllo politico.

Chen Yixin, ministro della Sicurezza dello Stato, ha certamente indicato come primo rischio la possibilità che l’Ia venga utilizzata da ‘forze ostili’ per produrre disinformazione su vasta scala, condurre ‘guerra cognitiva’ e destabilizzare l’ordine politico e sociale cinese. La risposta indicata da Chen passa anche attraverso un rafforzamento del controllo del Partito su internet e sui dati. E’ una concezione della sicurezza nella quale stabilità politica, sicurezza nazionale e controllo dell’informazione rimangono strettamente intrecciati.

Pechino, tuttavia, sta contemporaneamente ampliando la propria definizione del rischio tecnologico. A luglio Xi Jinping ha chiesto che l’Ia rimanga ‘sempre sotto il controllo umano’ e ha indicato la necessità di sistemi di monitoraggio e allarme contro abusi e perdita di controllo. La dichiarazione conclusiva della Conferenza mondiale sull’Ia di Shanghai ha citato esplicitamente i pericoli per infrastrutture critiche come finanza, elettricità, telecomunicazioni e trasporti e la necessità di fissare limiti decisionali agli agenti autonomi. La Cina sta inoltre lavorando a standard di sicurezza per gli agenti di Ia e dispone già di una struttura normativa che impone, tra l’altro, la marcatura dei contenuti generati artificialmente.

La distanza tra Washington e Pechino, dunque, non riguarda soltanto l’esistenza dei rischi. Riguarda soprattutto il modo in cui affrontarli e il rapporto tra sicurezza e competizione strategica. Per gli Stati uniti qualunque limite allo sviluppo deve essere valutato anche in funzione della possibilità che la Cina ne approfitti. Per Pechino, viceversa, molte delle misure presentate da Washington come strumenti di sicurezza – a cominciare dai controlli sull’esportazione dei semiconduttori più avanzati – sono strumenti di contenimento tecnologico.

Il contrasto è reso ancora più evidente dal diverso modello industriale. I principali laboratori americani mantengono chiusi i pesi dei sistemi di frontiera e concentrano enormi risorse di calcolo sui modelli più potenti. Molti sviluppatori cinesi, da DeepSeek a Z.ai, hanno invece puntato sulla diffusione di modelli open-weight, scaricabili e modificabili dagli utenti. Secondo il Center for Strategic and International Studies, il divario nelle capacità si è ormai fortemente ridotto e la disponibilità di modelli cinesi più economici e aperti sta contribuendo alla loro diffusione anche fuori dalla Cina e persino tra startup statunitensi. Per Pechino l’apertura dei modelli è così anche uno strumento di influenza tecnologica globale.

In questa cornice, la sicurezza e il primato tecnologico sono più che mai strettamente interconnessi. Anthropic accusa diversi laboratori cinesi di avere utilizzato su scala industriale la ‘distillazione’, cioè le risposte di modelli americani più potenti per addestrare sistemi propri, violando le condizioni di accesso. Pechino respinge queste accuse e sostiene che Washington applichi un doppio standard, trasformando pratiche tecniche diffuse nell’industria in un problema di sicurezza soltanto quando vengono utilizzate da aziende cinesi. Il Quotidiano del Popolo ha definito l’Ia un settore che non può diventare ‘monopolio delle grandi potenze’, mentre il ministero degli Esteri cinese ha accusato gli Stati Uniti di alimentare ‘narrazioni della minaccia’ e una competizione dannosa.

Eppure qualche margine di convergenza esiste. Trump e Xi avevano già concordato durante il vertice di Pechino di maggio di avviare un dialogo intergovernativo sull’Ia, rimasto finora sostanzialmente fermo. Scott Bessent, segretario al Tesoro e responsabile americano del dossier, incontrerà domenica a New York il vicepremier cinese He Lifeng in preparazione del vertice e ha detto che Washington è disponibile a discutere dei ‘rischi condivisi’, della possibile frammentazione dei due ecosistemi e dei problemi posti sia dai modelli chiusi sia da quelli open-weight.

Il terreno sul quale un’intesa appare meno irrealistica è quello dei rischi estremi e soprattutto militari: mantenimento del controllo umano sulle decisioni più sensibili, prevenzione di incidenti causati da sistemi autonomi, comunicazioni rapide tra i due governi in caso di anomalie o attacchi difficili da attribuire. Esperti americani e cinesi che lavorano da anni su questi temi hanno proposto persino una linea diretta bilaterale per gli incidenti legati all’Ia e limiti all’autonomia dei sistemi che interagiscono con infrastrutture nucleari o conducono operazioni informatiche particolarmente sensibili.

Il paragone ricorrente è quello con la corsa nucleare tra Stati uniti e Unione sovietica: due potenze possono continuare a competere e nello stesso tempo concordare regole minime per evitare una catastrofe. Ma l’analogia ha dei limiti: una testata nucleare può essere localizzata e sottoposta a sistemi di verifica; un modello di Ia è un software, può essere copiato e modificato, viene sviluppato in larga parte da imprese private e, se i suoi pesi sono aperti, può diffondersi nel mondo in poche ore. Il controllo degli armamenti aveva due interlocutori statali relativamente definiti; la governance dell’Ia deve fare i conti con migliaia di attori e con una tecnologia che cambia in pochi mesi.

Per questo dal vertice di Washington è difficile attendersi un accordo e, ammesso che ci sia, è improbabile che abbia effetti concreti. Più realistico sarebbe l’avvio effettivo del dialogo promesso a maggio, con canali permanenti di comunicazione e alcune aree circoscritte nelle quali nessuna delle due potenze avrebbe interesse a lasciare l’altra completamente all’oscuro. Il paradosso è che Stati Uniti e Cina potrebbero avere sempre più ragioni per parlarsi proprio mentre hanno sempre meno ragioni per fidarsi l’uno dell’altra. La questione che Trump e Xi dovranno affrontare è se sia possibile costruire una minima sicurezza reciproca senza chiedere a nessuno dei due di rinunciare alla corsa alla supremazia nell’Ia.

Troppo allineati agli ordini di scuderia

Guido Gonella (nella foto con Giulio Andreotti), che era un antico democristiano arguto e smaliziato, soleva dire all’epoca che la vita parlamentare, con i suoi riti e i suoi tempi morti, era «fatica senza lavoro e ozio senza riposo».

Naturalmente il suo era un commento ironico, volutamente esagerato. Ma anche, in qualche modo, profetico. Poiché lo stesso si potrebbe dire, anni e anni dopo, a proposito della dialettica che ci sta conducendo verso le prossime elezioni.

Il confronto parlamentare appare anche oggi stanco e ripetitivo, quasi canonico in una certa sua prevedibilità. Non c’è mai un colpo di fantasia. E mai, soprattutto, un prudente attraversamento delle linee di confine. Ognuno parla ai suoi e si finisce così che ognuno parla a se stesso.

La campagna elettorale, ormai alle viste, non sembra promettere niente di meglio e annuncia, anzi, qualcosa di peggio mano a mano che il clima si riscalda.

Non è la qualità (pur non eccelsa) dell’attuale ceto politico che spiega l’ozio e la fatica di cui sopra. Semmai è il dogma secondo cui non si può mai dire una cosa che non sia canonica e cioè perfettamente allineata agli ordini di scuderia del leader, del partito o perfino dello schieramento.

Vige in entrambi i “campi” una sorta di disciplina quasi militare che non cancella ovviamente né le rivalità né i litigi, ma impacchetta ogni cosa dentro un formato dove le differenze risultano troppo sfumate per dar vita a una dialettica che possa convincere. Tantomeno appassionare.

 

Fonte: la Voce del Popolo – 17 settembre 2026

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

Talk televisivi, il pluralismo è diventato un optional?

Talk senza confronto

Ma i talk televisivi – di carattere politico – che non prevedono il pluralismo delle opinioni al loro interno che senso hanno? O meglio, e per essere più precisi, i talk politici televisivi che discutono solo all’interno della stessa area politica e culturale che finalità concrete perseguono?

Credo che la domanda sia legittima, nonché naturale, ascoltando con interesse la ricca programmazione serale – non quella mattutina o pomeridiana dove il pluralismo delle diverse opinioni viene sostanzialmente rispettato – de La7.

Una programmazione, quella serale appunto, dove l’attacco politico e personale – peraltro sempre e solo a senso unico – sostituisce il necessario e indispensabile confronto tra parti politiche diverse se non addirittura alternative; dove l’approfondimento politico viene sacrificato sull’altare della faziosità e del settarismo e dove, soprattutto, la propaganda sostituisce, di fatto, qualsiasi altra considerazione.

 

La televisione “anti Meloni”

Certo, tutti sappiamo, come del resto ha detto con rara efficacia e chiarezza lo stesso direttore del Tg de La7 Enrico Mentana, che quella televisione rappresenta quasi plasticamente una Tv “anti Meloni”. Una considerazione, del resto, nota a tutti e da molto tempo.

Ma, al di là di questa scontata considerazione, quello che merita di essere ripreso e approfondito è qual è la vera ragione per cui quei talk serali hanno cancellato, di fatto, il pluralismo delle opinioni. Pluralismo che, è bene ricordarlo, era, è e resta il perno che misura la qualità della nostra democrazia e la stessa fedeltà ai valori e ai principi costituzionali.

 

Quando la propaganda prende il sopravvento

Ora, e al di là delle ragioni di mercato, anche del tutto comprensibili – e cioè fatturato, audience e ricavi pubblicitari –, è indubbio che se questa prassi dovesse diventare il criterio principe degli approfondimenti politici e giornalistici televisivi, dovremmo anche progressivamente rassegnarci al fatto che la propaganda è destinata a soppiantare qualsiasi altro criterio.

Dove, cioè, l’odio nei confronti dell’avversario/nemico politico ha il sopravvento rispetto a qualsiasi altra considerazione. Sono questi, cioè, i nuovi principi che presiedono la libera informazione politica e culturale televisiva nel nostro Paese?

 

Il confine tra stampa e televisione

Certo, tutti sappiamo che, per fare solo un esempio, nella carta stampata ci sono quotidiani dichiaratamente di parte e politicamente schieratissimi. Tanto a destra quanto a sinistra, pur non essendo più organi di partito.

Anche perché i partiti non esistono più in quanto, nel frattempo, sono stati sostituiti o dai cartelli elettorali o dai partiti personali o dai partiti proprietari. Ma è indubbio che quando questo dato si estende tranquillamente e pacificamente ai cosiddetti talk televisivi di approfondimento politico, l’anello debole che rischia di saltare definitivamente e irreversibilmente è semplicemente il pluralismo. Cioè, appunto, il principio cardine della democrazia nel nostro Paese.

 

Il rischio di una politica sempre più polarizzata

Ecco perché non è affatto inutile approfondire le reali motivazioni che portano vari talk televisivi a cancellare il pluralismo delle opinioni dalla loro concreta programmazione. E questo ancora al di là di qualsiasi ragione di mercato o di business.

Lo dico perché, se questo diventa il leitmotiv che ispira e disciplina pezzi della nostra libera informazione politica televisiva, non lamentiamoci, poi, se il dibattito politico sarà sempre più polarizzato, estremista, radicale, massimalista e forse, e purtroppo, anche di natura violenta. Almeno sul versante verbale.

La ricchezza cambia, il fisco resta indietro

Nessun vento è favorevole per chi non sa dove vuole approdare. A quanti, invece, sta a cuore una maggiore giustizia fiscale, l’annuncio del governo dell’abolizione del bollo auto dovrebbe suonare primariamente come un’occasione da non perdere per rilanciare il dibattito sulla tassazione dei patrimoni.

 

La patrimoniale c’è già

Credo che innanzitutto si debba porre una volta per tutte la questione nei suoi giusti termini. Il tema non è, come comunemente si sente dire nel dibattito pubblico: patrimoniale sì, patrimoniale no. Non si sta parlando dell’introduzione di una nuova imposta patrimoniale, accanto a quelle già esistenti, bensì di una riforma complessiva della tassazione sulla ricchezza, che tenga conto dei cambiamenti intercorsi. In Italia la patrimoniale non solo esiste già ma è costituita da una galassia di imposte frammentate. Una miriade di prelievi che colpiscono singole componenti della ricchezza in modo scoordinato: l’Imu sugli immobili, il bollo sui veicoli, l’imposta di bollo sui conti, l’Ivafe sulle attività finanziarie detenute all’estero, l’Ivie sugli immobili esteri, la tassa di possesso su imbarcazioni e altri beni di lusso. Ogni tributo ha regole proprie, aliquote proprie, soglie proprie. Il risultato è un sistema che tassa gli oggetti della ricchezza — la casa, l’auto, il conto in banca, ecc. — invece della ricchezza nella sua interezza.

Questa frammentazione produce disuguaglianze. Due famiglie con lo stesso patrimonio complessivo possono pagare importi molto diversi a seconda di come quel patrimonio è distribuito tra immobili, veicoli e strumenti finanziari. Ma soprattutto una stessa imposta fissa (ad esempio quella sul conto corrente) ha una diversa incidenza perché non tiene conto delle condizioni complessive del contribuente.

 

Una riforma organica a parità di gettito

Per questo ordine di ragioni serve andare oltre la logica che indulge al populismo e ai ritorni elettorali a breve scadenza, insita negli interventi particolari, pensando a una riforma complessiva dell’imposizione patrimoniale. Una riforma organica, equa, che — a parità di gettito — sia sostitutiva di tutta la galassia delle patrimoniali settoriali oggi esistenti (bollo auto, Imu, imposta di bollo sui conti correnti, ecc.). Questo per realizzare una maggiore equità in una fase di crisi profonda.

Un’unica imposta patrimoniale, che comprenda patrimonio mobiliare e immobiliare in un solo conteggio (accanto alla tassazione dei redditi da lavoro, che costituisce un discorso a parte) permetterebbe di modulare questo tipo di carico fiscale in relazione alla effettiva capacità contributiva.

Non mancano le proposte su come realizzarla, e, come sempre, il diavolo sta nei dettagli, che possono trasformare un intervento giustificato dallo scopo di ottenere una più adeguata compartecipazione dai contribuenti che occupano i gradi più alti della scala della ricchezza, in una stangata per la nota casalinga di Voghera.

 

Una franchigia per proteggere i ceti popolari

Si dovrà determinare con saggezza la soglia di esenzione: una franchigia ampia, non inferiore a qualche milione di euro, se si vuole evitare di aumentare il carico fiscale, anziché alleviarlo, sui ceti popolari, per lasciare fuori dal prelievo le famiglie proprietarie della prima casa, di un’auto e di qualche risparmio. Solo oltre quella soglia di esenzione, di cui beneficerebbero tutti, scatterebbero aliquote progressive, articolate per scaglioni crescenti in base all’entità del patrimonio complessivo: pagherebbe un’aliquota contenuta sulla quota eccedente chi si trova nel primo scaglione, con aliquote che crescono sugli scaglioni superiori.

 

La ricchezza italiana vista dalla Banca d’Italia

Una simile impostazione dell’imposizione patrimoniale appare più equa di quella attuale anche guardando a cosa dicono alcuni dati della Banca d’Italia.

I Conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie, mostrano, infatti, una composizione del patrimonio radicalmente diversa lungo la scala della ricchezza: per il 50% più povero delle famiglie italiane, casa e depositi bancari costituiscono quasi la totalità di ciò che si possiede — nel 2022 le abitazioni pesavano per oltre tre quarti del loro patrimonio. Per il 10% più ricco, invece, la composizione è tutt’altra: appena un terzo del patrimonio è rappresentato dalla casa, mentre quasi un terzo è costituito da azioni, partecipazioni e capitale di rischio legato ad attività produttive, e un ulteriore quinto da fondi comuni e polizze assicurative.

Questa differenza non è statica: tra il 2010 e il 2022 il peso delle azioni e delle partecipazioni non quotate nel patrimonio del decimo più ricco è quasi triplicato, mentre per la fascia più povera è rimasto sostanzialmente fermo. Lo studio nota inoltre che oscillazioni recenti della concentrazione della ricchezza — una crescita nel 2021 seguita da un calo nel 2022 — riflettono in larga parte l’andamento dei prezzi delle attività finanziarie detenute dalle famiglie più abbienti: quando le borse salgono, chi ha una quota maggiore di ricchezza in strumenti finanziari si arricchisce più che proporzionalmente rispetto a chi possiede quasi solo mattone e depositi.

In sintesi: alla fine del 2022 il 5% più ricco delle famiglie italiane deteneva il 46% della ricchezza netta complessiva, mentre il 50% più povero ne possedeva meno dell’8%. Sono numeri che raccontano una realtà in cui la ricchezza finanziaria — concentrata quasi per intero nelle fasce più alte — si è mossa in modo sempre più autonomo rispetto al resto del patrimonio nazionale, fatto di case e risparmi delle famiglie.

 

Il bollo non basta

Se il patrimonio dei più abbienti è ormai fatto in buona parte di strumenti finanziari che si muovono insieme e si accumulano più rapidamente della casa di famiglia, ha poco senso continuare a tassarli con strumenti separati e disallineati. Beninteso: spesso la componente immobiliare in questa alta fascia comprende immobili di pregio, ma in percentuale rappresenta una quota minore nella composizione della ricchezza. Una patrimoniale unica, con soglia ragionevole di esenzione e aliquote progressive, andrebbe verso la ricchezza dove effettivamente si concentra.

In questa prospettiva l’abrogazione del bollo auto costituisce un piccolo sollievo per gli automobilisti non certo la riforma patrimoniale di cui si avverte la necessità.

Meloni, il bollo, il traffico politico e gli ingorghi futuri

Giorgia on my mind

È arrivato il provvedimento bomba. La sostanza, ma anche impressioni di settembre, dicono che la Giorgia nazionale ha tirato fuori il coniglio dal cilindro con l’effetto sorpresa, ispirandosi al Berlusca e alla sua idea di libertà per cui «la proprietà non è un furto» e pertanto non deve essere vessata. Così ha pensato bene di togliere di mezzo la tassa che grava sugli oltre 40 milioni di auto e moto che corrono su e giù per lo Stivale.

Si tratta del detestato «bollo» o tassa di circolazione, introdotto nel 1953 per sviluppare e manutenere le strade nazionali. Nessuno sapeva cosa stesse bollendo nella pentola del governo, ma l’iniziativa avrà almeno l’effetto di un sorriso sul volto silvano degli automobilisti e l’opposizione politica ha bollato tutto come una manovra elettorale.

 

Fumo negli occhi o respiro del portafoglio

A leggere la Treccani c’è da preoccuparsi. Per manovra si intenderebbe «l’insieme di azioni e iniziative condotte con abilità e spregiudicatezza, spesso valendosi di intrighi, inganni e simili, allo scopo di raggiungere un determinato risultato o di conseguire un utile o un vantaggio per sé o per altri».

La maggioranza, di rimando, potrebbe rispondere al pari di Gas Gas, il topino di Cenerentola: «Ehi, vacci piano Coccodè», continuando ad impegnarsi a tutto gas nei suoi intendimenti, volendo dimostrare che non sono solo bolle di sapone pronte a scoppiare da lì a poco.

Per carità, il bollo era anche il marchio d’infamia impresso sui corpi dei condannati e forse la Schlein spera di lasciare, con il suo commento, un segno affinché tutto si risolva, in fin dei conti, in un miserabile bollo a secco e il Governo resti senza benzina per il prosieguo della legislatura. È forse il timbro di colpevolezza con cui la Sinistra vorrebbe segnare i responsabili del «no bollo for ever».

 

Nel pieno di un hot time

Certo è che, con l’approssimarsi delle elezioni, complice il caldo di questa estate, la politica sta andando in ebollizione. Sul tema ci sarebbe da sbizzarrirsi quanto a citazioni. «In questa mente oh quanti / Mi bollono pensieri!» direbbe il Governo per bocca di Giuseppe Parini e «Né ciò tutto quetava ancor la bile / Che mi bollìa nel cor» risponderebbero quelli dell’altra parte per penna di Vincenzo Monti.

Si andrà avanti così, dicendo che il Governo è ormai bollito e pensando che le critiche al Presidente del Consiglio siano tutte balle. Questo lo scenario fino a nuova consultazione elettorale.

In realtà Giorgia ha detto che il bollo è sempre stata una misura in odio agli italiani, un sentimento non del tutto nobile. Per dirla alla Giusti, se si commentassero i rapporti tra Governo e opposizione, si leggerebbe che «E quest’odio che mai non avvicina / Il popolo lombardo all’alemanno» e che usura le relazioni, impegnandoli in continui battibecchi non del tutto proficui.

 

Un lumicino di speranza

Assai più contenti si dovrebbe invece essere perché è previsto nel 2027, secondo le parole del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che nella premessa all’ultimo Documento di finanza pubblica ha affermato che «il quadro previsivo conferma che il rapporto deficit/Pil sarà ricondotto al di sotto della soglia del 3% entro quest’anno, e che anche negli anni seguenti si manterrà su un profilo discendente».

Se tale andamento «si confermerà nel corso di quest’anno, ciò consentirà all’Italia di uscire dalla procedura per disavanzi eccessivi nel 2027, in linea con la raccomandazione del Consiglio». In parole povere, affrancarsi dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo aperta dalla Commissione europea nell’estate del 2024 non sarà poca cosa. Manca solo uno 0,1% per la meta e speriamo bene.

 

Ed ora?

Per il resto e per il futuro non ci resta che richiamarci all’invito di ogni diligente pizzardone: «Circolare!!!», ben attenti a non procedere con il semaforo rosso.

Sarebbe buona cosa osservare i codici della strada e di civile condotta, restando tutti nei canoni di decenza e di sobrietà che ogni confronto politico esigerebbe, nella consapevolezza che in cassa non c’è il becco di un quattrino. Sbraitare è inutile, lo sappiano quelli di Destra e di Sinistra.

Chiunque sarà alla guida e al volante del Paese sarà condannato a fare ineludibilmente, chissà per quanti decenni ancora, il gioco delle tre carte ogni qual volta si parli di soldi e di economia. Altro non c’è.

Prima dei sei anni, già una vittima

C’è un numero, dentro il report Istat “Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta” (16 settembre 2026, frutto della terza Indagine sulla Sicurezza delle donne condotta tra marzo 2025 e gennaio 2026), che da solo dovrebbe bastare a spostare il modo in cui parliamo di violenza di genere: l’8,2% delle vittime italiane di violenza sessuale colloca il primo episodio prima dei 6 anni di età.

Non prima dei 18. Non alla prima relazione. Prima dei 6 anni — quando una bambina non ha ancora imparato a leggere, ma ha già imparato, nel corpo, cosa significa non essere al sicuro.

È un dato che disturba, ed è giusto che disturbi. Ma soprattutto è un dato che smonta un’idea molto radicata nel discorso pubblico sulla violenza contro le donne: quella secondo cui la violenza sia essenzialmente un fatto che riguarda le adulte, le coppie, le relazioni sentimentali — qualcosa che accade “dopo”, quando una donna incontra l’uomo sbagliato. I dati Istat raccontano un’altra storia, più scomoda: il 15,3% delle donne italiane tra i 16 e i 75 anni — pari a circa 3 milioni di persone — e l’11,4% delle straniere residenti dichiarano di aver subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni. Per la violenza sessuale, si tratta dell’8,2% delle italiane (quasi 1 milione e 650mila donne) e del 3,4% delle straniere. Sono numeri che parlano di infanzia, non di età adulta. E per capirli davvero, serve uno sguardo che vada oltre la statistica: serve leggerli come sociologia della famiglia, non solo come cronaca.

 

Il copione che si eredita

La sociologia ha da tempo un nome per questo fenomeno: trasmissione intergenerazionale della violenza. L’idea, che risale agli studi pionieristici sul “ciclo della violenza” e alla teoria dell’apprendimento sociale di Albert Bandura, è semplice quanto inquietante: i modelli di relazione — compresi quelli fondati sulla forza e sulla sopraffazione — si apprendono per imitazione, dentro l’ambiente in cui si cresce, prima ancora di poterli giudicare. Non è un destino scritto nel sangue, ma un copione trasmesso nei gesti quotidiani di chi ci alleva.

I dati Istat confermano questa ipotesi con una nettezza che raramente si trova fuori dai laboratori di ricerca. Tra le donne italiane che hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni, il 57,2% ha sperimentato violenza fisica o sessuale anche da adulta — contro il 31,9% rilevato sull’insieme delle intervistate. La quota sale al 68,2% tra chi ha subito violenza fisica dal padre da bambina, e al 64,4% tra chi l’ha subita dalla madre. Per le donne straniere la situazione è sovrapponibile: il 56,8% di chi ha subito violenza sessuale nell’infanzia ne subisce anche da adulta, contro il 27,4% del dato complessivo.

Ma il dato più difficile da liquidare come coincidenza riguarda i partner. Le donne intervistate raccontano che, quando il proprio partner ha assistito da bambino alla violenza del padre sulla madre, la probabilità che lui stesso usi violenza fisica sulla compagna attuale sale dal 2,8% (valore medio) al 14,8%. La quota sale ulteriormente al 16% se il partner, oltre ad aver assistito, ha anche subito lui stesso violenza fisica dal padre, e arriva al 18,6% se è stato colpito sistematicamente, da bambino, dalla propria madre. In altre parole: la violenza non si tramanda solo lungo la linea delle vittime. Si tramanda anche lungo la linea di chi, da bambino, ha imparato — guardando, o subendo — che quello era un modo accettabile di stare in una relazione.

È qui che il termine “trasmissione” smette di essere una metafora e diventa un dato misurabile.

 

Non serve essere colpite per essere formate

Uno degli aspetti più originali di questa edizione dell’Indagine è l’attenzione dedicata alla cosiddetta “violenza assistita”: non subire direttamente un abuso, ma crescere vedendo, sentendo, respirando la violenza tra i propri genitori o verso i fratelli. Il 10,3% delle donne italiane e l’11,6% delle straniere ha assistito, durante l’infanzia, a violenze verbali o fisiche tra i genitori, oppure a umiliazioni e denigrazioni rivolte ai fratelli.

Anche qui la letteratura psicologica e sociologica offre una chiave di lettura: il cosiddetto trauma vicario. Non serve essere il bersaglio diretto di un gesto violento per esserne segnate. Assistere è già una forma di esposizione — un apprendimento implicito di ruoli, gerarchie, potere. Ed è un apprendimento che lascia tracce misurabili: tra le italiane che da piccole hanno assistito alla violenza fisica tra i genitori, il 34,8% dichiara di aver subito, a propria volta, violenza fisica o sessuale da parte dei genitori — contro appena l’1,1% di chi non vi ha assistito. Un salto di più di trenta punti percentuali, prodotto semplicemente dall’essere cresciute in una casa dove la violenza era un rumore di fondo.

Questo significa che la famiglia funziona, in questi casi, come quella che i sociologi chiamano la prima agenzia di socializzazione: il luogo dove si formano — prima ancora della scuola, prima ancora degli amici — le mappe mentali di ciò che è normale, di ciò che è amore, di ciò che è potere. E quando quella mappa include la violenza come componente ordinaria della vita familiare, il rischio non riguarda solo chi la subisce direttamente, ma chiunque cresca respirandola.

 

Il padre, la madre, la porta di casa

C’è un secondo stereotipo che questi dati smontano, ed è forse quello più radicato nell’immaginario collettivo: l’idea della violenza come opera di uno sconosciuto, di un estraneo che si annida fuori casa. I dati Istat raccontano l’esatto contrario. Tra le forme più gravi di violenza fisica subita prima dei 16 anni — essere colpite violentemente, prese a calci, percosse con oggetti, bruciate o ferite con un’arma — il principale responsabile indicato dalle vittime italiane è il padre o il patrigno (39,8% dei casi), seguito dalla madre (28,0%). Tra le vittime straniere il fenomeno è ancora più marcato: 47,5% il padre, 43,5% la madre.

Anche per la violenza sessuale più grave — essere costrette a un rapporto — gli autori più citati dalle italiane sono un conoscente di vista (29,1%), un amico o un amico di famiglia (24,9%), un altro parente (18,4%): figure che gravitano dentro la rete relazionale e familiare della vittima. Uno sconosciuto compare solo nel 9,0% dei casi.

Questo dato ha una ricaduta culturale enorme, e vale la pena dirla con chiarezza: se la violenza nasce prevalentemente in casa, allora le strategie di “sicurezza” pensate per lo spazio pubblico — l’illuminazione delle strade, l’app antipanico, il consiglio di “non tornare sole di notte” — intercettano una parte reale ma minoritaria del fenomeno. Il luogo più pericoloso, per una bambina, resta troppo spesso quello che dovrebbe essere il più sicuro: la propria casa.

 

Il silenzio come istituzione

Se c’è un dato che, letto sociologicamente, pesa quanto quello sulla violenza in sé, è questo: il 58,4% delle donne italiane e il 58,3% delle straniere che hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni non ne hanno mai parlato con nessuno. Non con un’amica, non con un’insegnante, tantomeno con un’istituzione. Il ricorso alla polizia si ferma allo 0,2% tra le italiane e allo 0,0% tra le straniere; ai servizi sanitari o sociali lo 0,1% e lo 0,0%. Sono percentuali che, più che descrivere un vuoto, descrivono una costruzione sociale precisa.

Il silenzio, in altre parole, non va letto solo come reticenza individuale — la vergogna di una singola persona — ma come un fenomeno prodotto e riprodotto dallo stesso sistema di relazioni che genera la violenza. Chi subisce violenza da un genitore la racconta, quando la racconta, soprattutto a un familiare o un parente (29,9% delle italiane): resta cioè dentro lo stesso perimetro, la stessa rete, spesso le stesse persone che quella violenza l’hanno resa possibile o l’hanno taciuta a loro volta. È un cortocircuito che si autoalimenta: la famiglia che produce la violenza è, quasi sempre, anche la famiglia a cui — se proprio se ne parla — se ne parla. E le istituzioni restano, semplicemente, fuori dalla porta.

Questo è probabilmente il motivo per cui l’Istat, in altri suoi report, parla di “sommerso”: non un errore di rilevazione, ma una caratteristica strutturale del fenomeno. Un fenomeno che si nasconde perché il luogo dove nasce è anche il luogo che ha tutto l’interesse — implicito, spesso inconsapevole — a custodirlo.

 

L’eco sui figli

Il cerchio si chiude, tristemente, su una nuova generazione. Tra le donne italiane che hanno subito violenza da parte del proprio partner, il 62,1% dichiara che i figli vi hanno assistito — il 18,1% spesso. Tra le straniere la quota è del 57,3%. E gli effetti, quando le madri li osservano, disegnano un quadro riconoscibile: ansia e paure eccessive nel 40,8% dei casi (italiane), maggiore irrequietezza nel 29,6%, difficoltà ad addormentarsi o risvegli notturni nel 18,6%, comportamenti aggressivi nel 12,7%, fino a disturbi dell’alimentazione ed enuresi notturna.

Sono gli stessi bambini che, se diventeranno figlie, rischiano — lo abbiamo visto — di entrare in quel 57% di donne esposte due volte alla violenza. E se diventeranno figli, rischiano di portare con sé, nella relazione che costruiranno da adulti, lo stesso copione osservato in casa. Il cerchio, appunto: non si chiude da solo, e i dati Istat lo dimostrano con una chiarezza che raramente la statistica riesce a restituire su temi così delicati.

 

Guardare nel posto giusto

Se c’è una lezione politica e culturale da trarre da questo report, è che il discorso pubblico sulla violenza contro le donne continua, in gran parte, a guardare nel posto sbagliato. Si concentra sull’evento — l’aggressione, il femminicidio, il caso di cronaca — e sulla relazione adulta, quella tra partner. Ma i dati dicono che il copione si scrive molto prima: dentro la famiglia, nei primi anni di vita, spesso prima ancora che una bambina abbia gli strumenti per riconoscere ciò che le sta accadendo come violenza.

Questo non significa spostare l’attenzione dalla violenza tra adulti — sarebbe un errore altrettanto grave. Significa aggiungere un livello di lettura che oggi manca quasi del tutto al dibattito pubblico: la prevenzione non può limitarsi a insegnare alle donne adulte a riconoscere un partner pericoloso, se non si interviene anche su ciò che accade, molto prima, nelle case dove si cresce. Vuol dire investire su chi incontra i bambini prima di chiunque altro — pediatri, insegnanti della scuola dell’infanzia, servizi sociali — dando loro strumenti reali per intercettare i segnali di un clima familiare violento, anche quando la violenza non lascia segni visibili. Vuol dire, soprattutto, prendere sul serio la violenza assistita come una forma di violenza a pieno titolo, e non come un danno collaterale.

Il report Istat non offre soluzioni: offre, con il rigore che gli è proprio, la fotografia di un fenomeno che l’Italia — come il resto d’Europa, secondo i dati comparativi Eurostat citati nel documento — fatica ancora a nominare per intero. Ma una fotografia così nitida è già, di per sé, un punto di partenza. Perché per rompere un copione, bisogna prima riconoscere che è stato scritto — e capire dove, esattamente, qualcuno ha cominciato a scriverlo.

 

Fonte: Istat – Dipartimento per le Pari Opportunità, “Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta. Anno 2025”, pubblicato il 16 settembre 2026, basato sulla terza Indagine sulla Sicurezza delle donne (marzo 2025 – gennaio 2026).

Per una politica aperta, al servizio della persona

Dal “politique d’abord” al primato della persona

C’è una concezione della politica che si potrebbe definire “insulare”, per dire che si alimenta di sé stessa: nella pratica si configura come “politicismo”, e nel linguaggio si caratterizza come “politichese”. Questa forma autarchica della politica perpetua paradigmi e approcci che, in nome di un sedicente “realismo”, tende a ripetere schemi asfittici di una politica che sa le risposte prima ancora di conoscere le domande, perché le dure leggi della politica, analogamente alle dure leggi dell’economia — in realtà non ci sono né queste né quelle — imporrebbero tattiche e strategie che sono sempre le stesse, pur nella diversità dei contenuti legati alla contingenza.

In un tale contesto, la logica è dettata dall’imperativo: “politique d’abord” (così Charles Maurras un secolo fa), cioè il politico ha un primato su tutto, per cui l’azione politica trova il suo metro di misura nello Stato.

A questa concezione Jacques Maritain ha contrapposto la Primauté du spirituel (1926) per rivendicare il primato della persona: non dunque “Lo Stato e l’uomo” alla Hegel né “La Società e l’uomo” alla Marx, ma “L’uomo e lo Stato”, e L’homme et l’Etat (1951) s’intitola il capolavoro di filosofia politica di Maritain, preparato da opere come I diritti dell’uomo e la legge naturale (1942), Cristianesimo e democrazia (1945), Per una politica più umana (1944), La persona e il bene comune (1947): le prime due pubblicate in italiano originariamente da Comunità di Adriano Olivetti, successivamente da Vita e Pensiero da Giuseppe Lazzati; le altre due apparse da Morcelliana di Stefano Minelli.

Ma si potrebbe citare anche un altro pensatore non meno noto, Emmanuel Mounier, con i volumi Che cos’è il personalismo? (1946) e Il personalismo (1949), pubblicati rispettivamente da Einaudi nel 1948 (poi nel 1975) e da Garzanti nel 1952, successivamente da Ave nel 1964 (poi nel 2004).

Tutto ciò mostra l’attenzione portata dalla cultura sia cattolica sia laica al pensiero personalista, sul quale sarebbe opportuno tornare a riflettere, soprattutto da parte dei giovani.

 

Una politica che sappia aprirsi agli altri saperi

Non solo: queste concezioni di “umanesimo integrale” e di “personalismo comunitario” hanno influito sulle Carte internazionali e nazionali, tra cui la Costituzione della Repubblica italiana, in particolare nei “principi fondamentali”, che disegnano — ecco il punto che qui interessa evidenziare — una politica aperta, nel senso che non si esaurisce in sé stessa, ma si relaziona all’antropologia, all’etica, alla religione; anzi, si nutre delle indicazioni che da queste provengono, nella convinzione che la politica abbia tutto da guadagnare dalle sollecitazioni e suggestioni che derivano da altri ambiti che non sono politici, ma pure sono significativi anche per la politica.

Certo, la politica deve poi, in questa feconda opera relazionale, mantenere la sua specificità epistemologica, epperò la politica deve avere il coraggio di lasciarsi provocare da impostazioni che provengono da altri ambiti, operando le necessarie mediazioni, in modo da procedere iuxta propria principia: è, questo, il senso di una laicità che non porta al laicismo, e di una epistemologia che non porta al riduzionismo.

Può aiutare a comprendere la necessità della politica aperta la consapevolezza che prima di “fare politica” c’è la condizione naturaliter di “essere politici”: questa politicità della persona richiede di “agire e pensare politicamente” nel rispetto della integralità dell’essere persona.

 

Oltre le sfere separate

Pertanto occorre non continuare con l’impostazione delle sfere separate (politica, religiosa, economica, etica, ecc.), per cui ogni ambito ha la sua logica, che le rende incomunicabili: questa separatezza rischia di compromettere la integralità della persona, la quale di quelle sfere è il soggetto.

Da qui l’istanza di una politica “personocentrica”, cioè basata sul primato della persona colta nella sua interezza nella molteplicità dei mondi vitali.

Si tratta di una politica impegnata nella costruzione di una città umana e umanizzante, che è stata diversamente denominata e concepita: “città armoniosa” (Charles Péguy, 1898); “città futura” (Antonio Gramsci, 1917); “città fraterna” (Jacques Maritain, 1942); “città a misura d’uomo” (Emmanuel Mounier, 1948); “città dell’uomo” (Adriano Olivetti, 1960, e Giuseppe Lazzati, 1985): tutte, però, indirizzate a un rinnovamento forte della società attraverso una politica aperta, che nella diversità degli ambiti esistenziali non frantuma o disperde le persone.

 

La politica non tradisca la persona

Dunque, non “la politica prima di tutto e sopra tutto”, bensì la politica in relazione, anzi, politica in interazione con i molteplici campi del sapere, dell’agire e del fare.

Insomma, una politica aperta alla religione ma senza infeudamenti nel sacro; una politica aperta alla filosofia, finanche alla metafisica, ma senza cadute nelle astrattezze teoreticistiche; una politica aperta all’etica ma senza cedimenti al moralismo; una politica aperta all’assiologia ma senza derive ideologiche.

Insomma, una politica aperta è quella che non tradisce la politica ma nemmeno la persona umana, coniugando insieme epistemologia politica e integralità antropologica.

"Cicale", il nuovo album di Malika Ayane: ‘Una grande festa’

Roma, 18 set. (askanews) – A 5 anni di distanza dal suo ultimo progetto discografico, Malika Ayane torna con il nuovo atteso album d’inediti “cicale” (Carosello Records in licenza a M.A.S.T./Believe), che esce domani, e che è disponibile in pre-save e pre-order al seguente link: https://lnk.to/malika_ayane_cicale

“Dopo vent’anni di musica, guardandomi indietro mi direi: ‘Ce l’abbiamo fatta’”, racconta Malika Ayane incontrando i giornalisti. “E’ una grande, grande, grandissima festa”.

Per presentare l’album l’artista incontrerà i fan con un instore tour che toccherà le principali città italiane: 18 settembre – 18.30 Milano – Feltrinelli Duomo 22 settembre – 18.00 – Molfetta (BA) – CC Gran Shopping Mongolfiera 23 settembre – 17.00 – Roma – Discoteca Laziale 24 settembre – 17.30 – Città Sant’Angelo (PE) – Santangelo Outlet Village 25 settembre – 18.00 – Perugia – CC Emisfero Perugia 27 settembre – 17.30 – Piacenza – CC Gotico 28 settembre – 18.00 Bussolengo (VR) – CC Porte dell’Adige 29 settembre – 18.30 Roncadelle (BS) – CC Elnòs Shopping 30 settembre – 18.30 Genova – CC Waterfront Mall 1 ottobre – 18.00 – Castenaso Villanova (BO) – CC Centronova 21 ottobre – 18.00 – Misterbianco (CT) – CC Centro Sicilia 22 ottobre – 18.30 Maida (CZ) – CC Due Mari

L’album è stato anticipato in radio dal singolo “detto tra noi”, che arriva dopo il singolo “una possibilità” che l’artista ha portato sul palco dei più importanti festival estivi e dopo il successo di “animali notturni”, canzone presentata all’ultimo Festival di Sanremo che ha conquistato il consenso di pubblico e critica.

Questa la tracklist di “cicale”: “finalmente” “animali notturni” “è andata così” “all’improvviso ci verrà da ridere” “diversamente” ft Dargen D’Amico “detto tra noi” “probabile” “come la prima volta” “una possibilità” “primavera in città”

Da novembre Malika tornerà live nei principali teatri italiani, queste le date, prodotte e organizzate da Friends & Partners e Magellano Concerti: 1 novembre – Fermo (Teatro dell’Aquila) DATA ZERO 3 novembre – Roma (Auditorium Conciliazione) 4 novembre – Firenze (Teatro Verdi) 10 novembre – Milano (Teatro Arcimboldi) 11 novembre – Torino (Teatro Colosseo) 14 novembre – Catanzaro (Teatro Politeama) 16 novembre – Bitritto, Bari (Palatour) 17 novembre – Napoli (Teatro Augusteo) 19 novembre – Catania (Teatro Metropolitan) 20 novembre – Palermo (Teatro Golden) 24 novembre – Padova (Gran Teatro Geox) 25 novembre – Bologna (Teatro Duse) 27 novembre – Senigallia, Ancona (Teatro La Fenice) 28 novembre – Pescara (Teatro Massimo)

Centrosinistra, nel Pd il nodo ‘doppio candidato’ alle primarie

Roma, 17 set. (askanews) – La data delle primarie ancora non c’è, si aspetta di vedere se davvero la nuova legge elettorale verrà approvata e anche di capire quando si andrà al voto, perché incoronare il leader – o la leader – troppo presto può esporlo al logoramento. Ma la preparazione della corsa ai gazebo già anima il dibattito, nel Pd e nel ‘campo largo’ in generale, perché si tratta di capire quanti – e chi – saranno gli altri aspiranti candidati prmier, oltre a Elly Schlein e Giuseppe Conte. Nel Pd, in particolare, è iniziata una discussione sull’opportunità di presentare anche un altro nome, oltre a quello della segretaria, in particolare un nome che dovrebbe rappresentare la minoranza. Ipotesi che, al momento, la Schlein non sembra disposta a prendere in considerazione e che non convince nemmeno tutti i riformisti.

Da statuto è l’assemblea del partito che può dare l’ok alla presentazione di un altro candidato Pd, oltre a quello della segretaria. E la Schlein, racconta chi ci ha parlato, non sembra affatto disposta ad acconsentire. La leader democratica non vuole disperdere forze in vista della sfida con Conte e non sembra convinta del ragionamento fatto da diversi nell’area riformista: la tesi è che gli elettori più moderati voterebbero più facilmente la leader Pd al ballottaggio, se avessero la possibilità di scegliere un candidato ‘di bandiera’, riformista, al primo turno. Di certo, pesa anche il timore di lasciare al solo Renzi la bandiera del riformismo.

Il nome più accreditato che circola è quello di Giorgio Gori, l’europarlamentare ed ex sindaco di Bergamo, spiega più di un parlamentare Pd, starebbe continuando a sondare il sostegno attorno ad una sua eventuale candidatura. Di certo, secondo quanto spiegano fonti della minoranza, su Gori convergerebbe volentieri Matteo Renzi, con la sua Casa riformista.

Non tutta la minoranza Pd, però, condivide questa idea, la discussione è in corso e verrà approfondita prima dell’appuntamento di Prato, a fine mese. Ma, appunto, la Schlein finora ha detto chiaramente di non essere disposta a concedere la deroga per un secondo nome Pd in corsa alle primarie. La leader dem preferirebbe di gran lunga una sfida a due, lei e il leader M5s, anche perché questo permetterebbe di superare pure la discussione sul secondo turno, che Conte non vuole.

Ma le cose sono complicate, perché la questione dei candidati, peraltro, arrovella anche le altre forze della coalizione. Avs, che non a caso non è affatto entusiasta delle primarie, si trova davanti a un bivio. Come spiega un parlamentare della sinistra Pd: “Loro non possono candidare nessuno dei due leader – nè Bonelli, nè Fratoianni – perché salterebbe l’alleanza che hanno costruito. Ma non è semplice nemmeno scegliere un terzo nome, di peso ma ‘neutro’ da presentare”. D’altro canto, se Verdi-Sinistra non presentassero un proprio nome rischierebbero di rimanere ‘schiacciati’ dalla sfida Schlein-Conte.

Non semplice la situazione nemmeno nella galassia centrista. Renzi ha sempre detto che presenterà un nome per ‘Casa riformista’, ma Silvia Salis ha detto no e non sembra facile trovare un altro volto competitivo. Resta l’ipotesi Gori, appunto, ma se la Schlein continua a dire no al doppio candidato Pd l’unica sua possibilità sarebbe quella di uscire dal partito. Il resto dell’area centrista, poi, ancora fatica a prendere forma. Tutti argomenti a favore di chi – anche nel Pd – vorrebbe evitare la conta ai gazebo. Ma la macchina sembra ormai in moto.

A2A porta in Italia Teti, il robot subacqueo per pulire gli invasi

Valdidentro (So), 17 set. (askanews) – Arriva per la prima volta in Italia il robot subacqueo che permette di pulire i fondali delle dighe, senza dover svuotare i bacini. È il Progetto Teti di A2A, al via in fase sperimentale presso la diga di Cancano, in Valtellina. Sviluppato in collaborazione con Watertracks, il Progetto Teti ridefinisce la manutenzione delle infrastrutture idroelettriche: azzera lo spreco d’acqua e garantisce la pulizia degli invasi dai sedimenti montuosi.

“Questo Progetto Teti è una idea completamente innovativa: è quella di avere un robot che continua costantemente a tenere manutenuto il lago, lavora sui sedimenti. Li prende e li sposta dove non danno fastidio”, ha detto l’amministratore delegato di A2A, Renato Mazzoncini.

Se finora bisognava svuotare gli invasi, il robot cingolato del Progetto Teti opera a 80 metri di profondità, mantenendo l’impianto sempre operativo. Due frese smuovono il sedimento, che viene poi aspirato da una pompa. Sono stati già rimossi 10.000 metri cubi di detriti.

“La cosa interessante è che quando dobbiamo fermare il lago, nel vecchio modello, per fare queste manutenzioni si perde una capacità di produzione elettrica pari alla produzione di un anno di 10mila impianti domestici solari. Il Progetto Teti non solo ha un impatto ambientale migliore e tiene le dighe in ordine, ma ha anche un grande vantaggio dal punto di vista energetico in un momento in cui l’Italia ne ha veramente bisogno”.

La Valtellina e la Valchiavenna restano centrali per A2A, come emerge dal Bilancio di sostenibilità territoriale. Il gruppo gestisce 21 centrali idroelettriche, con una potenza complessiva di 1,2 gigawatt. Nel 2025 sono stati generati 78 milioni di euro di valore e oltre 15 milioni di investimenti, in crescita del 31% in un anno.

Centrosinistra, Conte: se perderò primarie non ostacolerò alleanza

Roma, 17 set. (askanews) – Giuseppe Conte assicura che anche in caso di sconfitta alle primarie non farà nulla per “ostacolare” il progetto del centrosinistra. Parlando a ‘Dritto e rovescio’ ha spiegato: “Io favorito? I sondaggi lasciano il tempo che trovano, se ne fanno ogni giorno, spesso con risultati anche divergenti. Vedremo al tempo debito, con la massima tranquillità. Però voglio rassicurare tutti gli elettori che vorranno partecipare alle primarie: scegliete liberamente. Per quanto riguarda me posso assicurare che se sarò perdente, non ostacolerò assolutamente questo progetto politico”.

Invece “se sarò vincente posso assicurare che ce la metterò tutta per cambiare questo paese dopo quattro anni di zero”.

Crosetto: va ripristinato traffico navi italiane a Bab el-Mandeb

La Spezia, 17 set. (askanews) – “A me interessa ripristinare il traffico delle navi italiane attraverso Bab el-Mandeb, rendendolo sicuro, per non avere altri impatti economici che aggravino quelli che già abbiamo per il prezzo del petrolio e del gas. La situazione di Hormuz la stiamo affrontando in altri modi”. Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto, a margine della quarta edizione del Forum “Risorsa Mare” organizzato da Teha Group in collaborazione con il ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare a La Spezia.

Riapre L’Eliseo, in scena Sastri, Vukotic, Bonaiuto e Lella Costa

Roma, 17 set. (askanews) – Erano chiusi da ben sei anni e ora riaprono a Roma il teatro Eliseo e il Piccolo Eliseo, rispettivamente il 28 e il 2 ottobre. Si tratta di un’iniziativa privata del Direttore Artistico di Viola Produzioni Alessandro Longobardi, che lo gestirà per un anno, che rappresenta però un grande evento per la città, tanto che il sindaco Roberto Gualtieri ha voluto darne l’annuncio in una affollatissima conferenza stampa in Campidoglio.: “Sul suo palcoscenico sono passati alcuni dei più grandi protagonisti dello spettacolo italiano e internazionale, Eduardo De Filippo, Luchino Visconti, Anna Magnani, Vittorio Gassman e tantissimi altri. – ha ricordato il sindaco – Un luogo centrale della vita teatrale romana, punto di riferimento della drammaturgia, che ha attraversato un periodo complicato, lungo, ma ora il sipario torna ad alzarsi”.

Alla presentazione della nuova stagione dell’Eliseo hanno partecipato quattro grandi signore del teatro, Lina Sastri, Lella Costa, Milena Vukotic, e Anna Bonaiuto, che saranno in scena rispettivamente con “Storia di un amore”, “Lisistrata”, “Lezioni d’amore” e “La vasca”, e che hanno commentato così la riapertura dei due teatri:”E’ una grandissima gioia, enorme. – ha detto Vukotic – A parte il fatto che io ho recitato sia al grande Eliseo che al Piccolo Eliseo e sono state esperienze dei primi anni che ero a Roma, per cui sono proprio felice”, Anna Bonaiuto ha sottolineato: “Proprio rivedere due teatri aperti a Roma, che erano storici, di cui abbiamo sentito la mancanza. E quindi molto bene”.

“Sono molto emozionata, molto contenta, molto grata e spero di non deludere” ha confessato Lella Costa, mentre Lina Sastri ha affermato: “Sapete? Con l’Intelligenza Artificiale il teatro è l’arte del futuro, perché là non ci possono copiare”.

Secondo la tradizione il Teatro Eliseo ospiterà la grande prosa, ma anche allestimenti musicali e progetti internazionali, mentre il Piccolo Eliseo si conferma il cuore pulsante delle nuove tendenze e ospiterà compagnie emergenti e drammaturgie contemporanee.

A Roma il concerto “Echi d’autunno: omaggio all’opera azerbaigiana”

Roma, 17 set. (askanews) – Si è tenuto a Roma, nella sede del Centro Culturale dell’Azerbaigian, presso l’Ambasciata della Repubblica dell’Azerbaigian in Italia, il concerto lirico “Echi d’autunno: omaggio all’opera azerbaigiana”, dedicato alla musica e alla tradizione operistica del Paese, in occasione della Giornata Nazionale della Musica dell’Azerbaigian, celebrata il 18 settembre in omaggio alla nascita di Uzeyir Hajibeyli, figura fondatrice della musica classica e professionale azerbaigiana.

Il concerto organizzato dal Centro Culturale dell’Azerbaigian, in collaborazione con l’Ambasciata, ha rappresentato un momento di incontro tra la tradizione musicale dell’Azerbaigian e quella italiana, attraverso l’esibizione di due giovani talenti azerbaigiani: il mezzosoprano Elmina Hasan, artista in rapida ascesa sulla scena operistica internazionale, e Jalal Bashirli, che ha sviluppato il proprio percorso artistico e formativo anche in Italia, ed è attualmente studente del Conservatorio di Santa Cecilia. Nel corso della serata, la musica ha raccontato una delle espressioni più significative dell’identità culturale dell’Azerbaigian, rendendo omaggio all’eredità di Hajibeyli, nato il 18 settembre 1885. Compositore, musicologo, educatore e pubblicista, Hajibeyli è considerato il padre della musica professionale azerbaigiana.

Nel suo intervento, l’Ambasciatore designato della Repubblica dell’Azerbaigian in Italia, Elchin Huseynli, di fronte a rappresentanti del mondo diplomatico ed istituzionale, esponenti del settore accademico, culturale, imprenditoriale e dei media, ha sottolineato il particolare significato della serata, celebrata all’inizio della sua presenza diplomatica in Italia. “E’ per me un grande piacere darvi il benvenuto questa sera e ringraziarvi per essere qui con noi a celebrare il 18 settembre, Giornata Nazionale della Musica dell’Azerbaigian” ha affermato l’Ambasciatore.

A sottolineare il valore della ricorrenza è stata anche la Direttrice del Centro Culturale dell’Azerbaigian, Gulnar Taghizada, che ha ripercorso la vita e l’eredità artistica di Hajibeyli, ricordando come la sua musica continui ancora oggi a far risuonare la cultura azerbaigiana sui palcoscenici internazionali.

Violenza donne, lo Stato c’è. E anche Mattarella (a Grosseto)

Grosseto, 17 set. (askanews) – La “stanza rosa” in realtà non è rosa, ma è una stanza dove c’è tutto e da cui non è necessario uscire per ricevere delle cure (a parte la tac e la sala operatoria). Perché anche uscire, percorrere i corridoi di un ospedale, essere guardata dagli altri pazienti, per una donna che ha subito una violenza, fisica, sessuale o psicologica, aggrava lo strazio, solletica la paura. La stanza rosa dell’ospedale Misericordia di Grosseto è nata nel 2009 quando nessuno, in Italia, si faceva le domande giuste sulla violenza di genere. E’ nata da “un atto di umiltà”, ha raccontato oggi la dottoressa Vittoria Doretti – responsabile della rete regionale del Codice rosa – davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che è voluto venire fin qui, in un piccolo ospedale di provincia, per dire che “è un impegno pubblico della Repubblica” non solo, doverosamente, “reprimere” ma anche “prevenire” la violenza sulle donne. Con l’educazione, la formazione, “cancellando e rimuovendo il deficit e la carenza culturale e di senso di umanità” da cui nasce questa, bestiale e continua, violenza.

Il codice rosa nasce da un atto di umiltà, dal mettere in dubbio l’apparente realtà, dal farsi qualche domanda in più senza slogan o soluzioni facili. “Avevamo procedure bellissime e perfette” contro la violenza di genere “ma c’erano due casi in tre anni segnalati dall’ospedale quando i centri antiviolenza parlavano – continua Doretti -, nella stessa provincia, di 200 donne seguite ogni anno: molte di loro erano passate dal Pronto soccorso”. Eccola dunque la domanda: “Cos’era che il nostro Ps non vedeva?” Un gap culturale, di comprensione, di parole e di umanità che l’impegno tenace ha rimosso. Così, accogliendo nel 2010 una giovane mamma, abusata dal marito, è iniziata la missione della stanza rosa, modello adottato prima dalla Regione Toscana e poi in tutta Italia.

E Mattarella, in un Paese in cui le cronache raccontano ogni giorno di violenze subite fino alla morte e in una Regione in cui è ancora forte la commozione per il femminicidio di Lorena Isceri, uccisa dall’ex fidanzato il 3 settembre, ha voluto esserci e non per caso. Sono due i motivi che l’hanno spinto a venire a Grosseto, li elenca lui stesso in un discorso a braccio: da un lato, ribadire l’impegno dello Stato su repressione e prevenzione, dire a voce alta che, dati alla mano, si tratta di un “allarme” e di una “priorità” per il Paese, dall’altro, esprimere “riconoscenza” agli operatori, a chi ci mette testa e cuore, perchè il loro lavoro è di “primaria importanza” e tutta Italia lo sa.

Infine quello – tanto – che resta da fare con “la prevenzione, l’individuazione delle condizioni di violenza, la formazione” e tutto un lavoro da approfondire “nelle scuole per trasmettere un senso dei rapporti umani che è quello che ha sempre caratterizzato, tra l’altro, il modo di crescere della civiltà”.

Calcio, Palladino: "Qui per il progetto, non per una panchina"

Roma, 17 set. (askanews) – Impegno, intensità e un progetto a lungo termine. Raffaele Palladino si presenta come nuovo allenatore del Bologna dopo l’esonero di Domenico Tedesco, arrivato dopo quattro giornate di campionato. Il tecnico ha firmato un contratto triennale e indica subito la strada: “Non sono qui per una panchina, ma per un progetto. Essere a Bologna significa aver accettato un progetto. È qualcosa che mi stimola tanto perché ho sentito fiducia, ci siamo messi d’accordo in poco tempo. Ho avuto delle sensazioni bellissime, bisogna ritrovare l’entusiasmo perso. Non dobbiamo porci limiti ed essere ambiziosi. Per ora non dobbiamo guardare la classifica: testa bassa e pedalare”.

Il primo obiettivo è la gara di sabato contro il Torino, poi la sosta per le nazionali offrirà al tecnico tre settimane di lavoro. “Il primo obiettivo è la partita di sabato che sarà importantissima – ha spiegato Palladino -. Poi proveremo a sfruttare la sosta, sarà quasi un ritiro visto che ci saranno tre settimane di tempo. Bisognerà migliorare la condizione fisica, i carichi di lavoro saranno diversi. L’obiettivo mio e dello staff è far tornare l’entusiasmo”.

Una parola, entusiasmo, che Palladino ripete più volte. “Devo far sentire il mio entusiasmo e la mia energia, portare un’idea chiara e cercare il dialogo con i giocatori. Non ho la bacchetta magica, ma toccando i tasti giusti può scattare quello che serve ai ragazzi”. Il tecnico ha già studiato la squadra, seguendo anche dal vivo la sfida contro la Lazio: “Per il Bologna non era andata bene, ma avevo visto un’idea di calcio nel tentativo di imporre il proprio gioco. Ho studiato la squadra, molti giocatori li conosco. Credo in questi ragazzi, credo che abbiano dei grandi valori”.

Sul sistema di gioco, Palladino non esclude la difesa a tre: “Nel mio percorso di allenatore ho cambiato diversi sistemi di gioco, ogni allenatore deve essere flessibile al cambiamento in base agli interpreti. Questa rosa credo sia stata costruita per giocare con una difesa a quattro, ma credo possa giocare anche con una difesa a tre essendoci ottimi esterni di fascia. Può essere una squadra camaleontica, ma sapete bene che il mio sistema di gioco è improntato sulla difesa a 3. Vedremo nel corso della stagione, ho visto grande disponibilità da parte del gruppo. Le basi ci sono per poter cambiare”.

Tra i temi anche le condizioni di Riccardo Orsolini, rientrato parzialmente in gruppo e in recupero per la sfida con il Torino. “Orsolini è rientrato parzialmente in gruppo – ha spiegato Palladino -. Vedremo per sabato, però ha risposto bene. Con Bernardeschi forma una coppia formidabile, cercherò in tutti i modi di mettere giocatori di qualità. Più ne abbiamo, meglio è”. Fiducia anche per il reparto offensivo: “Piccoli lo conosco bene, credo molto in lui, così come in Dovbyk anche se purtroppo è stato fermo molto tempo, ma vogliamo rimetterlo nelle giuste condizioni. Poi c’è anche Enem. Abbiamo una bella batteria di centravanti e dobbiamo portarli a segnare il più possibile”.

Al fianco di Palladino, l’amministratore delegato Claudio Fenucci ha spiegato le ragioni dell’esonero di Tedesco: “Esonerare l’allenatore dopo quattro giornate è fuori dalle nostre abitudini. Tedesco ha provato a portare le sue metodologie, ma per diverse ragioni non hanno prodotto i risultati che speravamo. Insieme a Sartori e Di Vaio, vedendo le metodologie di lavoro, la proposta che l’allenatore portava avanti e i riflessi sulle performance della squadra ci siamo preoccupati, perché pensavamo che la capacità di incidere del tecnico fosse inferiore alle attese”.

Fenucci ha definito la decisione “tecnica”, precisando che non si tratta di un giudizio sul metodo di lavoro dell’ex allenatore: “La capacità di incidere sul nostro gruppo, però, non è stata quella che ci aspettavamo. Eravamo preoccupati dell’andamento della squadra, sembrava che non riuscisse a interpretare ciò che l’allenatore volesse”. La scelta è quindi caduta su Palladino, già contattato in passato dalla società: “Palladino ha dato subito disponibilità a fare un percorso lungo, segnato dalla comune volontà e ambizione di tornare a giocarci le nostre chance per rientrare in Europa o vivere serate come Roma”.

Romics al via, tra Lupin III, Pinocchio e il ritorno di Zerocalcare

Roma, 17 set. (askanews) – Per la sua 37esima edizione, Romics, Festival Internazionale del Fumetto, Animazione, Cinema e Games, in programma alla Fiera di Roma dal 1 al 4 ottobre, sfoggia due manifesti per la campagna ufficiale: il tributo al genio di Takeshi Koike e il suo Lupin the Third – La stirpe immortale, capitolo cinematografico più recente della pentalogia firmata dal maestro, celebre regista, animatore e character designer e l’omaggio all’arte di Simone Legno co-fondatore di tokidoki, con un vivace e ricco mosaico che mescola alcuni dei suoi personaggi più amati con un mix perfetto tra l’estetica kawaii e la cultura pop contemporanea.

Saranno insigniti del prestigioso Romics d’oro in questa edizione Paola Barbato, scrittrice e sceneggiatrice italiana, celebre per il suo contributo ultraventennale alle storie di Dylan Dog (Bonelli Editore) e per la sua prolifica carriera nella narrativa thriller e Stefano Bessoni, regista, illustratore italiano e maestro della stop-motion, celebre per il suo stile visionario che unisce fiaba, scienza, entomologia e anatomia. Ha diretto opere del cinema fantastico come Imago Mortis e Krokodyle, e pubblicato libri d’illustrazione di grande rilievo come Alice sotto terra e Wunderkammer; per entrambi l’incontro di celebrazione Romics d’Oro è in programma domenica 4 ottobre.

Tra i Romics d’oro anche Max Bunker, una delle colonne portanti del fumetto italiano, celebre per aver creato capolavori immortali come Alan Ford, Kriminal e Satanik (l’incontro previsto 2 ottobre; Takeshi Koike, regista e animatore giapponese contemporaneo, celebre per il suo stile visivo audace e di grande impatto. Nel corso della sua carriera ha firmato opere di riferimento per l’animazione internazionale come Redline e The Animatrix: World Record; si è inoltre distinto per l’intensa e moderna rilettura del franchise di Lupin the Third; Koike sarà protagonista anche di una sessione di Q&A e di firmacopie col pubblico e l’incontro di celebrazione Romics d’Oro è in programma sabato 3 ottobre.

Romics d’oro anche a Simone Legno, artista e illustratore romano, con uno stile ispirato alla cultura giapponese; co-fondatore e direttore creativo del marchio tokidokie (incontro celebrazione il 3 ottobre) e Sir Ian Livingstone, celebre autore e game designer britannico, pioniere assoluto nell’intrattenimento interattivo e dei giochi di ruolo; co-fondatore di Games Workshop ed Eidos Interactive, ha contribuito alla diffusione di Dungeons & Dragons in Europa e al lancio di franchise storici come Warhammer e Tomb Raider. Ha co-creato la leggendaria collana Fighting Fantasy, destinata a un immenso successo globale. L’incontro di celebrazione Romics d’Oro con lui è in programma sabato 3 ottobre.

Nella 37esima edizione il premio Romics Special, che rende omaggio alle nuove frontiere creative, viene assegnato a Laura Pérez, illustratrice spagnola e autrice di graphic novel, e Dan Walker, concept designer britannico per il cinema e la televisione, autore dell’immaginario visivo di oltre 75 produzioni tra cui Star Wars, The Dark Knight Trilogy e Doctor Who.

Nel corso della trentasettesima edizione, la superficie dedicata alle grandi esposizioni cresce ancora: dalle personali agli approfondimenti sugli artisti premiati fino alle mostre collettive: ‘T’immagini Pinocchio’, in occasione dei duecento anni dalla nascita di Carlo Collodi in mostra edizioni illustrate antiche e rare, bozzetti, sceneggiature, storyboard e costumi di scena del Pinocchio di Matteo Garrone, del film d’animazione di Enzo D’Alò insieme alle illustrazioni e alle animazioni in stop motion di Stefano Bessoni, materiali video e approfondimenti tematici. La mostra è realizzata con il patrocinio della Fondazione Carlo Collodi e del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Bicentenario della nascita di Carlo Collodi, Archimede Film, ASC – Associazione Scenografi, Costumisti e Arredatori, Fondazione Tancredi di Barolo – MUSLI. Museo della Scuola e del Libro per l’Infanzia, E. Rancati Srl, Tecnostyle Bellini e Tirelli Trappetti Costumi.

E poi ‘Paolo Barbieri. 30 anni di immaginazione’, trent’anni di mondi fantastici, creature, miti e visioni prendono forma nella grande mostra che Romics dedica a Paolo Barbieri, tra gli illustratori italiani più riconoscibili e amati del panorama contemporaneo.

Ancora in mostra ‘Villains. Le radici del male’, che spazia nei principali universi narrativi del fumetto statunitense in un multiforme carosello di materiali che unisce statue da collezione e albi rari, schede critiche, tavole e illustrazioni originali accompagnate dalle parole di alcuni degli artisti presenti a Romics con i loro malvagi negativi prediletti. La mostra è realizzata in collaborazione con CArt Gallery, Statue Collector di Fabrizio D’Amelia, Elite Talent Management e TomatoFarm Agency.

L’arte di Dan Walker in ‘Veicoli immaginari e design di invenzioni tecnologiche’, la ricerca di Romics sui grandi concept artist mondiali porta in Italia per la prima volta nell’edizione di ottobre il grandissimo talento del britannico Dan Walker, esperto di veicoli volanti e fantascientifici rover, moto, armi, props e non solo. La mostra a lui dedicata presenta lavori con cui l’artista ha contribuito al successo di franchise quali: The Dark Knight, Spider-man, Mission Impossible, Harry Potter, Justice League e Doctor Who.

‘Takeshi Koike e Lupin III’, la collezione di cinque film firmata da Takeshi Koike per Lupin III è protagonista a Romics di uno speciale exhibit in cui sono esposti: artwork e bozzetti associati a still frame dei cinque film, silhouette dei personaggi, prodotti e merchandise ufficiale della serie e i poster giapponesi delle opere, con un approfondimento particolare sull’ultimo capitolo Lupin the IIIrd – The Movie – La stirpe immortale.

‘Stefano Bessoni – Illustrazione, animazione e cinema’ è invece un percorso e una lettura transdisciplinare che segue la carriera e l’immaginario di Stefano Bessoni dai suoi lavori per l’editoria alla regia per film in live action e in animazione stop motion fino alle opere illustrate e alle mostre dedicate ai grandi maestri che lo hanno ispirato nel tempo, primi tra gli altri Tim Burton e Peter Greenaway. Illustrazioni originali e stampe, materiali di lavoro, contributi video e cortometraggi sono presentati insieme ai bozzetti e ai puppet utilizzati nei lavori in stop motion.

Tra gli ospiti più attesi, Zerocalcare torna a Romics protagonista di un dialogo aperto venerdì 2 ottobre alle 17.30. L’incontro, guidato dal giornalista Riccardo Corbò, racconta il percorso artistico di uno tra i più influenti narratori contemporanei.

Sabato 3 ottobre a ragionare su Pinocchio e Collodi saranno tre dei principali registi italiani che gli hanno dedicato una delle loro meravigliose opere: Matteo Garrone, col film del 2019 vincitore di 5 David di Donatello e candidato a 2 Oscar, Enzo D’Alò con la sua opera d’animazione del 2012 candidata agli European Film Awards e vincitrice di un Nastro d’Argento, e Stefano Bessoni col suo Pinocchio in stop motion.

Nel 2026 Romics raggiunge un traguardo rilevante nel panorama culturale, celebrando i propri primi 25 anni di attività. Fondato nel 2001 Romics ha registrato nel corso degli anni un largo e diffuso apprezzamento del pubblico, coinvolgendo un numero sempre crescente di appassionati di più generazioni, professionisti ed operatori.

Con il sostegno della Regione Lazio, attraverso il soggetto attuatore di Lazio Innova, e la Camera di Commercio di Roma, con il supporto dell’Azienda Speciale Sviluppo e Territorio – sarà realizzata un’area istituzionale dedicata a presentazioni e incontri, affiancata da uno spazio espositivo con 34 imprese creative e innovative del Lazio, selezionate tramite call anche con il supporto del PR FESR Lazio 2021-2027. L’evento è patrocinato dal Ministero della Cultura, Roma Capitale e il Centro per il libro e la lettura – Istituto Autonomo del Ministero della Cultura.

Malattie del rene, ecco come si anticipa la diagnosi

Milano, 17 set. (askanews) – Può un’interpretazione innovativa su un valore portare a una svolta decisa nel settore delle malattie del rene? La risposta arriva da Milano, dove una consensus nazionale coordinata da Helaglobe – realtà specializzata in consulenza, ricerca e comunicazione scientifica – ha riunito esperti e luminari di diverse discipline per accendere i riflettori sulle malattie del rene. E in special modo su un valore specifico, la proteinuria (la quantità di proteine disperse nell’urina), la cui corretta lettura può essere determinante.

“In sanità si parla molto spesso di multidisciplinarità e della sua importanza, ma ci sono alcune patologie che richiedono un’azione integrata più di altre. Le glomerulonefriti, e in generale le malattie renali di cui parliamo oggi, rientrano proprio in questa categoria. Aver fatto lavorare insieme diversi specialisti, riuniti attorno a un tavolo per guidare un gruppo di esperti fino alla definizione di elementi di consenso, rappresenta l’elemento davvero innovativo e di maggior valore di questa iniziativa” ha aggiunto Davide Cafiero, Managing Director di Helaglobe.

Un esame delle urine può dirci quindi chi è a rischio dialisi. Un meccanismo di prevenzione che può rallentare di cinque anni la progressione di patologie renali nel 10% di pazienti avanzati.

“Quando parliamo della malattia renale cronica stiamo parlando di un burden ovviamente di salute importante, ma anche economico. Oggi le stime ci dicono che il costo annuo è di circa 4 miliardi di euro, ma il problema fondamentale è che questo problema è in crescita: quasi il 10% ogni anno di crescita sulla spesa economica e del Servizio Sanitario Nazionale” ha dichiarato Andrea Marcellusi, Professore del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche di UniMi.

L’obiettivo adesso è quello di trasportare le raccomandazioni del consensus a pratica clinica quotidiana. Per una miglior valutazione del rischio, personalizzazione delle cure ed esiti a lungo termine.

“Come azienda farmaceutica crediamo fortemente che l’innovazione e la ricerca di nuove soluzioni terapeutiche siano fondamentali, ma l’innovazione non è fine a sé stessa se non riusciamo a far sì che raggiunga i pazienti. Per questo ci poniamo come partner del sistema salute: abbiamo bisogno di diffondere l’informazione scientifica affinché le buone pratiche, come quelle nate da questo consenso, servano a creare percorsi di cura sempre più efficaci” ha concluso Lorenza Macrina, Medical Affairs & QA Director di Otsuka Pharmaceutical Italy.

Un passo in avanti determinante, per l’individuazione e la cura delle malattie del rene. Per un sollievo all’economia del Paese e soprattutto alla salute dei pazienti.

Bollo, Giani (Toscana): “Tagli a Sanità per marketing elettorale”

Firenze, 17 set. (askanews) – Nel decreto sul bollo auto “si parla di una compensazione di 2 miliardi e 200 milioni quando in realtà oggi il bollo porta addirittura 7 miliardi di entrate alle Regioni che poi vengono in gran parte destinate proprio alla Sanità”. Lo ha detto, parlando ai giornalisti a Firenze, il presidente della Toscana, Eugenio Giani.

“Si è annunciato che si taglia il bollo, ma in realtà si taglia da alcuni. La misura del bollo rimane assolutamente in piedi – ha continuato Giani – e addirittura il decreto spacciato per chissà quale rivoluzione copernicana sospende il bollo auto solo per un anno. Questo guarda caso è l’anno elettorale, quindi è una operazione di marketing elettorale così superficiale e populista che provocherà semplicemente danni”.

“Considerate che poi – ha proseguito Giani – andando a leggere il decreto, la copertura finanziaria che ogni atto che incide sul piano della spesa va a trovare è nei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destinati agli investimenti. Quindi si imputa a una sostanzialmente spesa che viene dall’Europa per investimenti sulla parte corrente del bilancio”.

“C’è in incostituzionalità e c’è da sentire cosa penserà la Commissione Europea. Insomma si è fatto un’operazione di grande demagogia, ma in realtà da un punto di vista della sostanza si riflette sul taglio di servizi sanitari”.

Sulle conseguenze eventuali per il sistema sanitario, “sono convinto che dovremo fare di tutto perché dal testo che è stato approvato dal governo di cui ieri abbiamo avuto notizia dalle agenzie, io ho avuto per un livello semplicemente amicale il testo che è stato approvato, ancora deve essere nella Gazzetta Ufficiale, quindi leggiamo delle bozze. Da questo momento al momento della conversione mi auguro che ci sia il ritorno a un senso del buon governo, non al senso – ha concluso il governatore toscano – di fare una misura l’anno elettorale semplicemente per procacciarsi superficialmente voti”.

Russia, Meloni: non bisogna rispondere a provocazioni Mosca

Roma, 17 set. (askanews) – Per quanto riguarda la Russia “penso che non sfugga a nessuno il moltiplicarsi di provocazioni, nelle ultime settimane ne abbiamo viste diverse. Però io credo che la vera domanda che noi ci dobbiamo fare è perchè io credo che queste provocazioni da parte di Mosca si stiano moltiplicando” ed è “perché Putin ha bisogno di spostare l’attenzione cercando un’escalation con l’Europa da una situazione sul campo della guerra in Ucraina che non sta andando come Putin aveva previsto, dichiarato e promesso al suo popolo”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a Oslo, durante le dichiarazioni con il primo ministro norvegese, Jonas Gahr Store.

“Quindi – ha aggiunto – noi dobbiamo chiederci a chi conviene una eventuale escalation e agire di conseguenza. Penso che non bisogna rispondere a queste provocazioni, penso che rispondere a queste provocazioni sarebbe più nell’interesse di Mosca che non dell’Europa”.

Ventura (OICE): il dopo PNRR richiede nuovi fondi

Roma, 17 set. – Tra i protagonisti della XX edizione di RemTech Expo, Francesco Ventura, consigliere OICE con delega all’Ambiente e amministratore unico e direttore tecnico di VDP Srl, ha portato nel dibattito il punto di vista delle società di ingegneria sulle sfide della progettazione nella fase successiva al PNRR, tra sostenibilità ambientale e necessità di un quadro normativo più chiaro.

“Quella di oggi è stata una giornata di confronto concreto. Parlare di opere pubbliche e sostenibilità ambientale significa affrontare la nuova fase che si apre dopo il PNRR. Gli interventi del Ministero dell’Ambiente e di ISPRA al nostro convegno hanno aperto prospettive importanti: la gestione di nuovi fondi, sulla base del metodo sperimentato con il PNRR, potrà garantire il raggiungimento degli obiettivi programmati. Restano però alcune criticità da affrontare rapidamente, a partire dai corrispettivi professionali, che oggi non tengono adeguatamente conto degli approfondimenti di natura ambientale richiesti dalle più recenti normative. Le stazioni appaltanti devono poter disporre di riferimenti normativi e strumenti chiari per riconoscere e remunerare queste attività. Una chiarezza che oggi manca, lasciando anche noi progettisti senza un quadro tariffario adeguato”.

Violenza sulle donne, Mattarella: è allarme, prevenire è un impegno pubblico della Repubblica

Grosseto, 17 set. (askanews) – “E’ un impegno pubblico della Repubblica prevenire” la violenza sulle donne “cancellando e rimuovendo il deficit e la carenza culturale e di senso di umanità” che porta alla violenza nei confronti delle donne. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un incontro all’auditorium dell’ospedale Misericordia di Grosseto dopo aver visitato la “stanza rosa” del Pronto soccorso per le donne vittime di violenza.

Il presidente ha ribadito che si tratta di un vero e proprio “allarme”. Mattarella ha espresso “riconoscenza” per il Codice rosa, per l’impegno di tutti i medici e di tutti gli operatori perché quello che fanno è “un lavoro apprezzato, grazie per quanto fate” e una “priorità” durante l’incontro.

“La stanza rosa” del Pronto soccorso dell’ospedale Misericordia di Grosseto è nata nel 2009, come primo esperimento in Italia di percorso virtuoso di assistenza alle vittime di violenza, spesso donne e minori.

Questa esperienza dell’ospedale maremmano è stata, prima, presa a modello dalla regione Toscana ed è divenuta poi un patrimonio nazionale, avviando un percorso che ha portato alla definizione delle linee guida nazionali per le donne vittime di violenza.

La visita, oggi, del Capo dello Stato ha un forte valore simbolico, a poche settimane dal femminicidio, a Firenze, di Lorena Isceri – avvenuto il 3 settembre – e davanti a un’incessante catena di casi di violenza sulle donne che la cronaca racconta ogni giorno.

Terminata la visita alla “stanza rosa” Mattarella si è spostato nell’auditorium dello stesso nosocomio, per un incontro con sanitari e rappresentanti delle istituzioni tra cui il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna e il governatore della Regione Toscana Eugenio Giani.

Violenza donne, Mattarella: è allarme, impegno Repubblica prevenire

Grosseto, 17 set. (askanews) – “E’ un impegno pubblico della Repubblica prevenire” la violenza sulle donne “cancellando e rimuovendo il deficit e la carenza culturale e di senso di umanità” che porta alla violenza nei confronti delle donne. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un incontro all’auditorium dell’ospedale Misericordia di Grosseto dopo aver visitato la “stanza rosa” del Pronto soccorso per le donne vittime di violenza.

Il presidente ha ribadito che si tratta di un vero e proprio “allarme”.

Bloody Victoria, la Vittoria alata si sporca di sangue

Roma, 17 set. (askanews) – Una Vittoria alata segnata dal sangue. L’immagine mitologica del puro trionfo cede il passo ad una figura chiamata a confrontarsi con il presente e con il prezzo umano di ogni guerra. È Bloody Victoria, l’opera con cui Luisa Menazzi Moretti rilegge la dea Nike, presentata all’interno della mostra “La Vittoria di Brescia. 40 fotografi e un’eterna bellezza”, allestita al Museo di Santa Giulia in occasione del bicentenario della scoperta della celebre statua della Vittoria alata.

Nella sua iconografia originaria, la Vittoria alata regge uno scudo e, con uno stilo, è pronta a incidere il nome del vincitore; sotto il piede, un elmo rovesciato a racchiudere la narrazione di una schiacciante vittoria militare. Un sistema di segni nel quale la guerra è il centro della storia e il potere la sua propulsione.

Nell’immagine contemporanea di Menazzi Moretti quel gesto è divenuto impossibile. La fotografia porta la statua frontalmente, all’altezza dello spettatore, sottraendola alla distanza del piedistallo: la dea non domina più dall’alto, ma entra nello spazio dell’uomo e nel tempo presente. Anche i suoi attributi sono scomparsi – non c’è più lo scudo, non c’è più lo stilo, non c’è più l’elmo, non c’è un nome da incidere. Resta il gesto della mano, sospeso nel vuoto. Tutto è coperto di sangue. “La scelta di intervenire frontalmente sull’immagine della Vittoria alata – racconta Luisa Menazzi Moretti – nasce dalla necessità di portare il mito nel presente, per offrirne un nuovo, tangibile, significato. Ucraina, Gaza, Iran, Yemen, Congo, Sudan, Myanmar – oltre 56 conflitti armati attivi registrati dal Global Peace Index che coinvolgono almeno 92 Paesi – ci impongono di ricordare che ogni giorno la guerra continua a produrre sofferenza e morte. È impossibile pensare il trionfo senza interrogarsi sulla violenza che lo precede e sul costo umano che lascia dietro di sé. Nike in quest’opera non è emblema di forza, eccellenza, gloria; la Dea alata, in questa tensione tra bellezza e ferita, diventa testimone millenaria del prezzo umano di ogni vittoria”. Gli schizzi di sangue attraversano la figura, invadono lo spazio bianco e colano lungo la cornice dorata. Non c’è più il nome inciso di un vincitore, il sangue diventa una nuova forma di scrittura, che non racconta l’eroismo della conquista ma ciò che la retorica del trionfo cancella: la crudeltà del prezzo pagato, le sue vittime. La distinzione stessa tra vincitore e vinto si dissolve davanti alla violenza. Bloody Victoria non è una fotografia di guerra, ma è un’opera che rivela la guerra: è la realtà della guerra portata dentro il mito della vittoria. È questa un’attitudine, una vocazione, che attraversa l’intero percorso artistico di Luisa Menazzi Moretti: la fotografia non si limita a registrare la realtà, ma la coglie nelle sue contraddizioni, ne porta in superficie le parti sommerse, che diventano il vero fuoco dello sguardo, mettendo così in crisi stereotipi e narrazioni consolidate.

“Volevo celebrare la Vittoria alata con una nuova lettura che la riscoprisse, darle una voce contemporanea. La sua bellezza rimane, ma quella bellezza può diventare una domanda. Che cosa significa oggi parlare di vittoria? E quale pace può esserci quando il prezzo del trionfo sono morte e sopraffazione?”, si chiede Luisa Menazzi Moretti.

Bloody Victoria emerge così come una delle letture più radicalmente contemporanee all’interno della mostra bresciana. Il mito non viene cancellato, ma decostruito per tornare a parlare al presente: la fotografia diventa insieme gesto artistico e azione civile, una riflessione plastica che interroga la rappresentazione della vittoria e del potere; interroga la memoria, seguendo la traccia lasciata dalle armi; interroga lo sguardo e la coscienza, rivelando la crudezza del prezzo pagato dall’umanità. Dove la storia ha scritto il nome dei vincitori, Luisa Menazzi Moretti lascia uno spazio vuoto, sporcato dal sangue, e affida allo sguardo dello spettatore la responsabilità di riempirlo.

"Sono Lucio", esce l’antologia del genio Lucio Dalla

Roma, 17 set. (askanews) – Esce domani, venerdì 18 settembre, “SONO LUCIO” (Sony Music Italy), l’antologia che celebra il genio intramontabile di Lucio Dalla. Un emozionante viaggio tra poesia, musica e immagini pensato sia per i fan storici, sia per chi desidera entrare in contatto per la prima volta con l’universo di uno dei più importanti cantautori della storia della musica italiana.

“L’uscita di ‘Sono Lucio’ conferma e rinnova l’impegno di Fondazione Lucio Dalla, Pressing Line e Sony Music, nella tutela e nella valorizzazione dell’opera di Lucio Dalla, artista unico e geniale, che ha scritto pagine indimenticabili della musica italiana e suggellato momenti straordinari della storia della cultura del nostro Paese – dichiara Stella Caracchi, Consigliere della Fondazione Lucio Dalla – La grande partecipazione con cui l’uscita dell’antologia è stata accolta ci emoziona, perché testimonia l’attualità di Lucio Dalla e la forza inesauribile della sua opera che, a distanza di anni, continua a parlare al pubblico”.

A rendere “Sono Lucio” un vero e proprio oggetto d’arte è la cura del visual del progetto, a partire dalla copertina per la quale è stata scelta un’iconica fotografia di Luigi Ghirri. La cover, inoltre, è impreziosita da un particolare dettaglio strettamente legato al cantautore: il titolo della raccolta è scritto con la calligrafia di Lucio Dalla.

All’interno, l’antologia è arricchita da una selezione di immagini di Luigi Ghirri, scelte accuratamente per raccontare al meglio l’artista.

“Desideriamo ringraziare Adele Ghirri per avere accolto con entusiasmo l’invito a condividere il progetto, reso ancora più prezioso dallo sguardo di Luigi Ghirri sulla vicenda umana e artistica di Lucio Dalla – aggiunge Caracchi -. Uno sguardo unico: quello del grande Maestro della fotografia e, al tempo stesso, quello dell’amico, del compagno di viaggio”.

“Concedere l’utilizzo di fotografie di Luigi per questo album di Lucio non è stato solo un piacere, ma anche una grande emozione – afferma Adele Ghirri, Presidente della Fondazione Luigi Ghirri – È una storia d’amicizia che continua, una storia fatta di “immagini per la musica” che è iniziata tanti anni fa dall’incontro di due artisti che fin da subito si sono ritrovati l’uno nella sensibilità dell’altro. Come Fondazione Luigi Ghirri abbiamo accolto con grande entusiasmo l’idea di collaborare a questo progetto, selezionando immagini che fossero il più possibile rappresentative di Lucio Dalla, e abbiamo pensato che il mare fosse un elemento fondamentale per raccontare la sua opera e la sua persona, come suggerisce con semplicità il titolo della raccolta”.

Da domani sarà online il nuovo video di “Anna e Marco”, per la regia di Marco Pellegrino, che nel 2019 ha firmato anche la regia del videoclip de “L’anno che verrà”.

“‘Anna e Marco’ è una canzone che non ha nemmeno una ruga – dice il regista Marco Pellegrino – e che, proprio per questo, è stato emozionante e naturale associare a un immaginario contemporaneo”.

A pochi giorni dall’annuncio è andato sold out l’esclusivo doppio LP numerato colorato “Azzurro Mare” e, data la grande richiesta, è stata aumentata la produzione degli altri due formati fisici in cui l’antologia sarà disponibile, doppio LP black 180g e doppio CD.

I brani sono stati rimasterizzati partendo direttamente dai nastri analogici originali a 192 kHz / 24 bit con il marchio l’Archivio del Suono.

Per offrire un’esperienza di ascolto con la massima fedeltà e qualità su tutti i formati, le tracklist presentano alcune lievi differenze, studiate per rispettare i limiti di minutaggio del vinile e preservare l’elevata qualità audio. La versione CD, grazie alla maggiore capacità, include un numero ancora più ampio di capolavori di Dalla. La tracklist della versione digitale, infine, include 40 brani selezionati per rappresentare l’intera produzione.

In tutti i prodotti sono presenti alcune delle canzoni più amate e rappresentative del suo repertorio: da “Caruso” ad “Anna e Marco”, passando per “Futura”, “Cara”, “Attenti al lupo” e molti altri brani che hanno segnato la storia della musica italiana. Il progetto è stato realizzato con la collaborazione della Fondazione Lucio Dalla e Pressing Line e grazie alla gentile concessione di Adele Ghirri.

Mar Rosso, Crosetto: a Marina militare garantirà passaggio navi italiane per Bab el-Mandeb

Roma, 17 set. (askanews) – La Marina militare garantirà il transito delle navi italiane per Bab el-Mandeb, strategico passaggio che mette in collegamento il Mar Rosso comunica col Golfo di Aden e con l’Oceano Indiano, sotto pressione degli Houthi dopo l’avanzata lungo la costa occidentale dello Yemen.

“Abbiamo deciso, con il capo di Stato maggiore, di non aspettare che sia Aspides a decidere se le navi possono passare o meno”. Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto intervenendo alla quarta edizione del Forum internazionale ‘Risorsa Mare’ di The European House – Ambrosetti, all’Auditorium dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale a La Spezia, parlando della situazione nello stretto di Bab el-Mandeb, che si aggiunge a quella nello stretto di Hormuz.

Crosetto ha spiegato che l’Italia è in grado, attraverso la Marina e il sistema di informazioni e condivisione con le Forze armate, di garantire il passaggio e ha annunciato l’intenzione di fare in modo che le navi italiane possano “iniziare a passare senza aspettare che la burocrazia europea si sommi alla nostra per ritardare i tempi”.

“Ritardare i tempi in casi come quello significa ritardare l’economia, significa aggravare problemi che già altre crisi internazionali stanno aggravando”, ha aggiunto il ministro, spiegando di aver illustrato l’iniziativa al presidente degli armatori prima del suo intervento.

“A me – ha sottolineato Crosetto – interessa ripristinare il traffico delle navi italiane attraverso Bab el-Mandeb, rendendolo sicuro, per non avere altri impatti economici che aggravino quelli che già abbiamo per il prezzo del petrolio e del gas. La situazione di Hormuz la stiamo affrontando in altri modi”.

Guè si prepara a tornare nei palazzetti con il Rudeboy live 2027

Roma, 17 set. (askanews) – Dopo un 2026 trascorso a mettere a punto nuovi progetti (come quello della sua nuova etichetta Oyster Music, con cui pubblicherà il suo prossimo album in uscita nel 2027) e a festeggiare i traguardi del passato(come il decimo anniversario di Santeria, che lo ha portato sul palco con Marracash), Guè si prepara a tornare nei palazzetti con il Rudeboy live 2027 – Il Guercio nei Palasport, il suo nuovo tour.

Rudeboy live 2027 porterà Guè dal vivo nei palasport di tutta Italia a partire da maggio 2027.

Queste le date confermate: sabato 1 maggio 2027 Jesolo (VE), Palazzo Del Turismo – data zero; venerdì 7 maggio 2027 Milano, Unipol Forum; giovedì 13 maggio 2027 Napoli, Palapartenope; sabato 15 maggio 2027 Roma, Palazzo Dello Sport; mercoledì 19 maggio 2027 Bari, Palaflorio e sabato 22 maggio 2027 Firenze, Mandela Forum.

Le prevendite del tour prodotto da Vivo Concerti, saranno disponibili in tutti i circuiti autorizzati: online a partire dalle 14 del 18 settembre 2026, mentre nei punti vendita fisici dalle 11 di mercoledì 23 settembre 2026.

A Pavia natura e arte entrano nei percorsi di cura

Pavia, 17 set. (askanews) – Natura e arte entrano nei percorsi di cura. Grazie alla convenzione firmata tra la Fondazione Horti di Pavia e Maugeri, i pazienti del reparto delle cure palliative presso l’ICS Maugeri Pavia di via Boezio avranno la possibilità di accedere al parco il lunedì, giorno di chiusura al pubblico, insieme a caregiver e familiari: “La convenzione con la Fondazione Horti nasce direttamente sul campo, rispondendo a una concreta esigenza clinica emersa all’interno del reparto di cure palliative. Lì i nostri professionisti, interpretando e applicando i dettati normativi, volevano offrire qualcosa in più e di diverso ai pazienti. Da qui si è presentata l’opportunità di costruire un percorso comune, valorizzando una realtà a portata di mano nel nostro territorio pavese come la Fondazione Horti” ha dichiarato Luca Damiani, Presidente Esecutivo di Maugeri.

L’obiettivo è integrare le terapie ospedaliere con la forza rigenerante della natura, attraverso un’esperienza immersiva nel verde a contatto con piante, fiori, animali e arte: “Il progetto è nato durante il primo lockdown: mentre la popolazione era chiusa in casa, passeggiando in

questo luogo allora incolto e abbandonato ho pensato che il modo migliore per valorizzarlo fosse aprirlo gratuitamente a tutti. Attraverso una progettualità naturalistica, artistica ed etica, abbiamo cercato di incarnare qui tutti quei valori umani che allora credevamo di aver riscoperto e che invece abbiamo presto dimenticato. Questo luogo, aperto nel 2022, chiede a ciascuno di rallentare il passo, ritrovare la propria umanità e riscoprirsi parte di un’unica comunità” ha aggiunto Alberto Lolli, Ideatore e Direttore di Horti e componente del CdA di

Fondazione Horti ETS.

Quella tra Horti e Maugeri è un’iniziativa che porterà benefici anche a tutta la comunità pavese: “Sicuramente è un elemento fondamentale. Oltre al fatto che la maggior parte di chi fruisce delle cure palliative proviene dal pavese o dalle province limitrofe, questa iniziativa aiuta la stessa Pavia e la sua comunità ad accorgersi di ciò che viene fatto all’interno dei nostri reparti” ha concluso Damiani.

Natura, arte e condivisione: la cura, a Pavia, ricomincia da qui.

Cinema, oltre 530 progetti alla dodicesima edizione del MIA

Roma, 17 set. (askanews) – Torna a Roma dal 19 al 23 ottobre “Mia – Mercato Internazionale Audiovisivo”, promosso da Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Digitali), presieduta da Alessandro Usai, e da Apa (Associazione Produttori Audiovisivi), presieduta da Chiara Sbarigia, e con la direzione di Gaia Tridente. Oltre 530 i progetti ricevuti quest’anno per la 12esima edizione, da 82 paesi di tutto il mondo, a conferma della crescente dimensione internazionale del programma che il mercato offre ai progetti in sviluppo.

La Selezione Ufficiale 2026 è composta da 67 progetti, di cui 24 lungometraggi di finzione, 10 lungometraggi di animazione, 11 lungometraggi documentari, 2 docuserie, 2 Tv one-off e 18 serie scripted che saranno presentati attraverso le diverse sessioni di pitching e gli incontri di co-produzione. A questi, si aggiungono i 7 documentari presentati nel nuovo programma Doc Connect.

Un’offerta ampliata dai progetti selezionati nell’ambito dei nuovi programmi e delle nuove iniziative introdotte nell’edizione 2026, come per le serie di animazione che saranno invece annunciate nelle prossime settimane nell’ambito del nuovo programma diGap Financing.

Sul fronte dei premi, che saranno assegnati nel corso della cerimonia conclusiva del Mia 2026, tornano i Mia Development Awards, i riconoscimenti in denaro destinati ai migliori progetti del Co-Production and Gap Financing Market e finalizzati a sostenere concretamente il percorso di sviluppo. Un’iniziativa che traduce la vocazione del Mia come piattaforma di mercato in un sostegno diretto all’industria: non solo uno spazio internazionale di visibilità, incontro e circolazione dei progetti, ma uno strumento capace di favorirne l’avanzamento e generare concrete opportunità di business, accompagnandoli verso le successive fasi di sviluppo, finanziamento e produzione.

Confermati anche il Women in Film and Television Italia – Wiftmi Award, assegnato al progetto che esprime il maggiore potenziale sui temi della parità di genere e dell’inclusione, e lo Screen International Award, assegnato a un film selezionato per lo showcase C EU Soon.

Mia 2026 è organizzato con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ice-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Riceve inoltre il contributo di Creative Europe Media e del Ministero della Cultura, e il supporto della Fondazione Roma Lazio Film Commission della Regione Lazio. Per questa edizione, la manifestazione gode della collaborazione dell’Assessorato Grandi Eventi Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, e del patrocinio di Eurimages, il fondo del Consiglio d’Europa per la co-produzione, la distribuzione, esposizione e la digitalizzazione delle opere cinematografiche europee.

Germania, Klopp convoca 44 giocatori per la Nations League

Roma, 17 set. (askanews) – Jürgen Klopp parte con una convocazione extralarge per il suo debutto sulla panchina della Germania. Il nuovo commissario tecnico ha chiamato 44 giocatori per la maxi finestra di Nations League, che riunirà quest’anno le pause di settembre e ottobre e vedrà la nazionale tedesca impegnata in quattro partite.

Klopp ha spiegato di aver costruito due gruppi, una “Germania 1” e una “Germania 2”, da utilizzare nell’arco dei quattro appuntamenti. Nella lista figurano 14 esordienti, con il ct che ha lasciato intendere che potrebbero esserci ulteriori sorprese. “Ci vuole tempo”, ha detto Klopp parlando dell’avvicinamento al debutto contro l’Olanda.

Tra i convocati ci sono anche due calciatori che militano in Serie A. Il difensore dell’Inter Yann Bisseck è stato inserito nella Germania 1, mentre l’attaccante della Juventus Nick Woltemade fa parte della Germania 2. Tra i nuovi nomi c’è anche il centrocampista Keidel dell’Elversberg, protagonista di un avvio di stagione positivo con la squadra neopromossa.

Nella Germania 1 figurano i portieri Dahmen, Nübel e ter Stegen; in difesa Behrens, Bisseck, Brown, Rosenfelder, Schlotterbeck, Tah, Treu e Vagnoman. A centrocampo sono stati convocati Amiri, Conté, Engelhardt, Führich, Gnabry, Karl, Kimmich, Musiala, Nmecha, Schade e Stach. In attacco Ebnoutalib e Havertz.

La Germania 2 comprende invece i portieri Atubolu, Dahmen e Urbig; i difensori Anton, Baku, Jeltsch, Mittelstädt, Raum e Thiaw. A centrocampo ci sono Adeyemi, Baur, Bischof, El Mala, Gruda, Janelt, Keidel, Pavlovic, Derry Scherhant e Wirtz. Gli attaccanti sono Burkardt e Woltemade.

Per Klopp si apre così ufficialmente la nuova esperienza alla guida della nazionale tedesca, con una lista allargata per affrontare il particolare calendario della Nations League e valutare un gruppo molto ampio di giocatori

In Polonia decollano i caccia, traffico aereo sospeso. Varsavia: situazione grave, Mosca non si ferma

Roma, 17 set. (askanews) – In seguito agli attacchi con droni nella parte occidentale dell’Ucraina, le forze armate polacche hanno fatto decollare aerei da combattimento, dichiarato l’allerta aerea e sospeso i voli in due aeroporti. Secondo quanto riportato dai media polacchi, gli aeroporti di Lublino e Rzeszow hanno dovuto sospendere temporaneamente le operazioni.

“Per garantire la libertà d’azione dell’aviazione militare, gli aeroporti di Lublino e Rzeszow hanno temporaneamente sospeso le attività di volo”, ha comunicato l’Agenzia polacca per il controllo del traffico aereo.

“La situazione è grave”. La Russia continuerà a ricorrere a nuove provocazioni, ha dichiarato oggi il ministro della Difesa polacca Wladyslaw Kosiniak-Kamysz, aggiungendo che Mosca “non si fermerà all’Ucraina”.

“Nelle ultime settimane, o meglio nelle ultime ore, ciò che sta accadendo e la pressione che la Federazione Russa sta esercitando sui paesi della NATO non sono più atti isolati, incidenti o coincidenze, ma una strategia specifica della Russia, volta a distruggere la comunità occidentale, ha affermato il ministro della Difesa.(Segue) “Ci troviamo di fronte a un’aggressione contro la NATO, un’aggressione contro l’Unione Europea, un’aggressione contro la Polonia, un’aggressione sistemica, non episodica”, ha sosttolineato Kosiniak-Kamysz.

“La situazione è estremamente pericolosa”, ha proseguito il ministro polacco. “Non sono venuto per spaventarvi, non voglio spaventare nessuno. Voglio rassicurarvi, ma non posso ignorare la situazione, perché altrimenti in seguito direte che nessuno vi aveva avvertito”, ha concluso.