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Poste italiane, passaporti in oltre 6.500 uffici postali

Roma, 26 mar. (askanews) – Dieci nuove province per oltre 6.500 uffici postali coinvolti. Sono queste le novità che riguardano il Progetto Polis, l’iniziativa di Poste Italiane pensata per avvicinare i servizi della Pubblica Amministrazione ai Comuni con meno di 15 mila abitanti. Proprio tra queste piccole realtà e le grandi città, in poco più di un anno e mezzo, sono stati richiesti quasi 200 mila passaporti. Il servizio del TG Poste.

HAL Service chiude il roadshow dedicato ai partner

Vercelli, 30 mar. (askanews) – Si è conclusa con la quarta e ultima tappa la serie di incontri organizzati da HAL Service in tutta Italia dedicati alla propria rete di partner. Un appuntamento che ha rappresentato non solo un momento di aggiornamento tecnologico, ma anche un’occasione di confronto diretto con i partner su strategie, strumenti e visione futura.

Protagonista dell’evento è stato HALiveOS, il nuovo sistema operativo presentato dall’azienda, pensato per rispondere alle esigenze di un mercato sempre più dinamico e orientato alla trasformazione digitale. Una soluzione che si inserisce nel percorso di evoluzione tecnologica di HAL Service, con l’obiettivo di semplificare la gestione delle infrastrutture e migliorare l’efficienza operativa delle imprese.

Nel corso della giornata abbiamo raccolto le parole di Alessandra Sponchiado, Direttore Generale di HAL Service, che ha spiegato l’importanza di momenti di confronto come questo con i partner e il valore strategico di HALiveOS all’interno dell’offerta aziendale: “HALive è un modo sicuro, by design, per essere attivo in casa del cliente e per dare la possibilità da un’unica piattaforma di capire quello che accade a livello di infrastruttura. Ma non solo infrastruttura di rete, parliamo anche di sistemi, parliamo di applicativi e l’obiettivo per il futuro è di continuare ad aggiungere moduli che saranno disponibili nella piattaforma proprio di HALive, per consentire di approcciare anche altre tipologie di diagnostiche, di approfondimenti, di monitoraggi. Quindi parliamo di sicurezza cyber, parliamo del mapping della rete, della documentazione della rete”.

Spazio anche all’intervento di Stefano Zanoli, Socio e CTO, che ha approfondito il tema degli investimenti sulla rete e sull’infrastruttura tecnologica, elementi chiave per sostenere l’evoluzione digitale delle imprese: “Nel corso dell’anno scorso abbiamo investito molto sulla rete e abbiamo introdotto delle nuove funzionalità. In particolare abbiamo organizzato la rete con un concetto di network region, quindi abbiamo creato due region, due core indipendenti sulla rete che permettono ai nostri reseller di offrire ai clienti finali un servizio di eccellenza”.

A chiudere, la visione di Giancarlo Zamboni, Presidente e Fondatore, che ha ribadito il ruolo centrale di ricerca e innovazione come motori di crescita e competitività per il futuro dell’azienda: “Innanzitutto costituendo un settore, quello delle ricerche e innovazione, fatto da ricercatori che hanno come compito soprattutto quello di trovare campi applicativi per queste nuove tecnologie, che sembra una cosa banale ma assolutamente non lo è, e attrezzare un laboratorio multifunzionale che abbiamo chiamato FabLab per prototipare soluzioni che consentano l’utilizzo di queste tecnologie”.

La chiusura del roadshow ha confermato la volontà di HAL Service di rafforzare il rapporto con i propri partner, puntando su innovazione, formazione e condivisione di competenze, con l’obiettivo di accompagnare le imprese in una trasformazione digitale sempre più consapevole e integrata.

Commissione Covid, Pregliasco: no a equivalenze tra scienza e opinioni

Roma, 30 mar. (askanews) – “Sono già stato audito nei mesi scorsi dalla Commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia, portando il contributo di chi ha operato in prima linea in un contesto segnato da incertezza scientifica e necessità di decisioni rapide. Come ho avuto modo di sottolineare, le scelte adottate sono state basate sulle migliori evidenze disponibili in quel momento, in uno scenario in continua evoluzione. Rileggere oggi quelle decisioni con il senno di poi è inevitabile, ma rischia di offrire una rappresentazione parziale di ciò che è realmente accaduto”. In una nota Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, past president di Anpas e vice presidente di Samaritan International, affronta il tema della commissione Covid (commissione parlamentare bicamerale di inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del virus Sars-CoV-2 e sulle misure adottate per prevenire e affrontare l’emergenza epidemiologica da Sars-CoV-2) che torna riunirsi oggi e domani.

“Una Commissione di questo tipo è, in linea di principio, uno strumento utile e necessario. Tuttavia, il contesto e alcune dinamiche emerse nel dibattito pubblico mostrano quanto sia facile scivolare da un’analisi tecnica a una rilettura più orientata. Il punto centrale è che esiste una linea sottile tra analisi e narrazione. E questa linea si supera quando evidenze costruite attraverso metodo scientifico vengono poste sullo stesso piano di convinzioni o interpretazioni che non seguono gli stessi criteri. Può essere utile, perché è giusto analizzare anche criticamente quanto accaduto. Ma può diventare meno utile – e questo è un rischio concreto – se si crea uno spazio in cui posizioni rimaste finora ai margini del consenso scientifico trovano una legittimazione indiretta semplicemente perché inserite nello stesso contesto di discussione”.

“È giusto valutare eventuali errori. Ma è altrettanto importante evitare che questo processo venga percepito come una delegittimazione complessiva della risposta scientifica e sanitaria alla pandemia. La scienza può e deve essere discussa, ma non può essere relativizzata né posta su un piano di equivalenza con opinioni che non si basano sugli stessi metodi di verifica. L’obiettivo dovrebbe essere quello di imparare davvero da quanto accaduto e rafforzare la capacità di risposta futura. Tutto ciò che si allontana da questo – anche senza dichiararlo esplicitamente – rischia di indebolire, più che rafforzare, il rapporto di fiducia tra cittadini, istituzioni e comunità scientifica”, conclude Pregliasco.

Delmastro, Braga (Pd):sui capitali mafiosi per ristorante cosa sapeva Meloni?

Milano, 30 mar. (askanews) – “Le notizie che arrivano dalla Procura di Roma sul caso del ristorante di cui era socio l’ex sottosegretario Delmastro sono ogni giorno più inquietanti. Si parla di capitali mafiosi e alla giovane diciottenne socia a sua insaputa dell’esponente di FdI è stato notificato un avviso a comparire. Notizie sinceramente preoccupanti anche alla luce dell’affermazione della premier Meloni quando avrebbe sostenuto che non avrebbe più coperto nessuno. Dunque cosa sapeva? come è potuto accedere che un uomo a lei così vicino, con un incarico tanto delicato come sottosegretario alla giustizia, sia potuto essere coinvolto in un’attività commerciale che avrebbe aiutato ‘l’associazione di stampo mafioso facente capo alla famiglia Senese’? Poiché è stata lei stessa a pretenderne le dimissioni, spetta ora a lei chiarire la vicenda al più presto in Parlamento”. Lo dichiara la capogruppo Pd alla Camera, Chiara Braga, per la quale “il giorno in cui si festeggia il successo di inchieste contro la famiglia dei Casalesi, è davvero sconcertante che il governo scelga di chiudere gli occhi di fronte alla vicenda Delmastro”.

Al via il 2 aprile da Firenze il mega tour di "K-Pop is Coming"

Roma, 30 mar. (askanews) – Al via giovedì 2 aprile al Teatro Cartiere Carrara di Firenze il tour di “K-Pop is Coming”, lo show che porta sui palchi italiani le musiche di uno dei fenomeni culturali più influenti a livello mondiale. Il K-pop, reso celebre da gruppi come BTS e Blackpink, ha conosciuto una crescita straordinaria, espandendosi ben oltre la musica e affermandosi anche in ambiti come la letteratura, il cinema e il teatro.

“K-Pop is Coming” si definisce un’esperienza immersiva che fonde musica dal vivo, narrazione e visual scenografici: ritmo, coreografie spettacolari e atmosfere intense accompagnano il pubblico in un viaggio dinamico e coinvolgente, dove suono, luce e movimento si incontrano in un’unica grande esplosione di energia.

Lo show propone un repertorio ricco di brani del mondo K-pop, reinterpretati in chiave live: sul palco si alternano cantanti dal vivo, un brillante trio femminile e una band capace di ricreare con autenticità le sonorità, le contaminazioni e la carica tipiche del pop asiatico contemporaneo.

“Ritengo che il fenomeno della musica K-pop sia entrato in maniera irruente nel panorama nazionale, conquistando rapidamente un pubblico sempre più ampio. A mio avviso – racconta Giuseppe Stancampiano, regista dello spettacolo – ha coinvolto in primis i bambini, diventando per loro un punto di riferimento musicale, estetico e culturale”.

Il cuore pulsante dello spettacolo è il corpo di ballo composto da 10 performer. L’allestimento scenico amplifica l’impatto visivo: LED wall, luci laser, effetti luminosi e visual immersivi trasformano il palco in un ambiente futuristico e sorprendente.

Queste le date dello spettacolo prodotto da Teatro Apparte in collaborazione con Authentic JAM: 2 e 3 aprile al Teatro Cartiere Carrara di Firenze alle 17 e alle 20.30; il 4 aprile al Teatro Palapartenope di Napoli alle 17 e alle 21; il 5 aprile all’Auditorium Parco Della Musica (Sala Sinopoli) di Roma alle ore 18.00 e alle 21; il 12 aprile alla CMP Arena di Bassano del Grappa (VI) alle 17.30; kl 19 aprile al Teatro Garden di Rende (CS) alle 16.30; il 25 aprile al Teatro Massimo di Pescara alle16.30; il 10 maggio al Palamariva Live Club di Fossalta di Portogruaro (VE) alle 15; il 24 maggio al Teatro Regio di Parma alle 15 e alle 18; il 13 giugno all’Arena Verde Festival di Capannori (LU) alle 21; il 18 luglio al Forte Bard di Bard (AO) alle 21; il 19 luglio alla Villa Erba di Cernobbio (CO) alle 18.30; il 22 luglio al Castello Carrarese di Este (PD) alle 21.30; il 26 luglio al Velodromo Paolo Borsellino di Palermo alle 21; il 27 luglio alla Villa Bellini di Catania alle 21; il 2 agosto al Forum Eventi di San Pancrazio Salentino (BR) alle 21; il 7 agosto alla Cagliari Fiera di Cagliari alle 20.30; 8 agosto all’Anfiteatro Ivan Graziani Maria Pia di Alghero (SS) alle 20.30; il 10 agosto alla Follonica Summer Nigths – Parco Centrale di Follonica (GR) alle 21; l’11 agosto al Castiglioncello Summer Festival di Castiglioncello (LI) alle 21; il 12 agosto al Versiliana Festival di Marina di Pietrasanta (LU) alle 21; il 16 agosto all’Arena dei Cedri di Santa Maria del Cedro (CS) alle 21.30; il 2 settembre al Bit Festival Parco di Serravalle di Empoli (FI) alle 21 e il 18 ottobre al Palasport di Bolzano alle 15.

Vannacci brinda alla prima sede provinciale FnV a Firenze. E ora Roma

Roma, 30 mar. (askanews) – Il generale Roberto Vannacci ha brindato sabato 28 marzo all’inaugurazione in Piazza Tanucci a Firenze della prima sede provinciale di FnV (Futuro Nazionale), nonostante i fischi e le proteste di famiglie del quartiere Rifredi (nord-ovest del capoluogo toscano), anziani dell’Anpi, militanti di sinistra ed esponenti dei centri sociali.

Vannacci ha ricordato la prossima apertura della sede nazionale del partito a Roma (in via in Lucina 17), lunedì 30 marzo, e che il simbolo di FnV ad elezioni amministrative e politiche sarà in campo solo dal 2027 e allora “si apriranno le danze”.

Il maestro giapponese Hokusai a Palazzo Bonaparte a Roma

Roma, 30 mar. (askanews) – Fino al 29 giugno a Roma Palazzo Bonaparte dedica una grande mostra al maestro dell’arte giapponese Hokusai, figura chiave della cultura visiva universale. Attraverso più di 200 opere si può ripercorrere l’intero arco creativo dell’artista, dalle opere legate alla tradizione fino alle serie più rivoluzionarie.

Katsushika Hokusai è il protagonista della produzione artistica del periodo Edo, che va dal 1603 al 1863, è stato un pittore e incisore prolifico e immaginifico, conosciuto in tutto il mondo soprattutto per le sue stampe Ukiyo-e dove la natura, il movimento dell’acqua, il paesaggio, le figure femminili e la vita del popolo giapponese diventano protagonisti di una visione poetica e sorprendentemente moderna. La mostra permette di scoprire le opere legate alla tradizione come “Le cinquantatré stazioni del Tokaido “, passando attraverso tutti i suoi capolavori come la “Grande Onda presso Kanagawa” e le “Trentasei Vedute del Monte Fuji”, fino alle opere più rivoluzionarie quali i celebri Manga e altri album illustrati a motivi decorativi.

Le opere provengono dal Museo Nazionale di Cracovia. Francesca Villanti, consulente scientifico e culturale della mostra, ha spiegato: “La mostra è divisa idealmente in due parti, al primo piano abbiamo Hokusai che ci racconta la sua natura. La natura che è energia, è emozione, è vita, senza mai trascurare però il rapporto con l’uomo, che è sempre presente, anche nelle cascate troviamo sempre una figura umana che partecipa a questo straordinario effetto della natura. Al piano di sopra invece c’è un racconto più intimo, che è sempre un viaggio agli occhi di Hokusai ma è un viaggio all’interno di se stessi, che ci porta all’esplorazione dell’anima, del profondo, attraverso la poesia, la letteratura, il surinomo”.

Hokusai ha influenzato tutta l’arte occidentale a partire da Monet, Van Gogh e tutti gli Impressionisti, ed è una delle figure più rilevanti nella storia dell’arte universale. “Il debito che la cultura europea ha nei confronti di Hokusai è molteplice, è da un punto di vista stilistico, un punto di vista di concetto, di natura, a Van Gogh che riesce finalmente a trovare una lettura della natura che lui sente dentro di sé” ha concluso Villanti.

L’Iran: il piano Usa è "irrealistico", contatti solo tramite intermediari

Roma, 30 mar. (askanews) – Il piano americano in 15 punti per porre fine alla guerra contro l’Iran “è irrealistico”, dichiara il ministero degli Esteri di Teheran. Il portavoce Esmail Baghaei ha detto che le proposte ricevute da Washington “indipendentemente dal numero dei punti” contengono richieste eccessive e non accettabili.

Il rappresentante iraniano ha ribadito che non ci sono stati colloqui con gli Usa, “solo messaggi tramite intermediari”.

Al momento, ha affermato, gli sforzi di Teheran sono concentrati principalmente sulla propria difesa.

Calcio, Lukaku: "Tutto ciò che voglio è aiutare il Napoli"

Roma, 30 mar. (askanews) – Romelu Lukaku rompe il silenzio. Il belga ha condiviso una lettera sui suoi social in cui ha spiegato la sua posizione in questo braccio di ferro con il Napoli iniziato giovedì scorso:

“Questa stagione è stata davvero pesante per me, tra l’infortunio e la perdita personale (sua padre è mancato poche settimane fa, ndr). So che negli ultimi giorni si è parlato molto della mia situazione ed è importante chiarire tutto: la verità è che nelle ultime settimane non mi sentivo bene fisicamente e ho fatto dei controlli mentre ero in Belgio. È emerso che c’era un’infiammazione e del liquido nel muscolo flessore dell’anca, vicino al tessuto cicatriziale, dato che è il secondo problema che ho avuto da quando sono tornato a inizio novembre.

Ho scelto di fare la riabilitazione in Belgio così da poter aiutare quando sarò chiamato. Penso che molti di voi abbiano visto l’intervista che ho fatto a Verona… non potrei mai voltare le spalle al Napoli, mai. Non c’è niente che desideri di più che giocare e vincere con la mia squadra… ma in questo momento devo assicurarmi di essere clinicamente al 100%, perché recentemente non lo sono stato e questo ha avuto anche un impatto mentale. È stato un anno difficile… ma alla fine ce la farò e aiuterò il Napoli e la nazionale a raggiungere i loro obiettivi quando sarò chiamato. È tutto ciò che voglio”.

Tajani: tregua più vicina per il Medio Oriente che per l’Ucraina

Roma, 30 mar. (askanews) – “Certamente si arriva prima alla tregua per il Medio Oriente che per l’Ucraina”, ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervistato da Bruno Vespa in occasione del Forum della Cucina italiana.

“Mi auguro sia questione di poche settimane, così come ha detto il Segretario di Stato Rubio, l’altro giorno a Parigi”, parlando di “due o quattro settimane”, ha osservato il ministro degli Esteri italiano.

“Speriamo che sia così”, ha continuato Tajani, spiegando che l’Italia preme per un cessate il fuoco, ma “sono decisioni che sono indipendenti dalla nostra volontà”.

Tennis, Sinner: "Grande Italia, ora speriamo per il Mondiale"

Roma, 30 mar. (askanews) – “Questo Sunshine Double significa tantissimo, farlo è difficile. Sono contento adesso di tornare in Europa, mi godo il momento perché dopo Doha ho avuto solo un giorno libero e ho lavorato tanto”. Così Jannik Sinner nell’intervista post finale di Miami a Sky ed in conferenza stampa. Poi uno sguardo anche oltre il tennis, con una dedica a Kimi Antonelli e a Marco Bezzecchi, straordinari interpreti di una domenica speciale: “Seguo la F1 e la MotoGP, tanti italiani mi fanno appassionare. Stiamo vivendo un momento incredibile in tantissimi sport, speriamo anche per il Mondiale di calcio”.

In conferenza, Sinner ha insistito soprattutto sulla necessità di fermarsi e apprezzare quanto costruito, in vista però del prossimo impegno di Montecarlo: “Sai, in questo momento mi voglio anche godere questo momento, altrimenti non ci si ferma mai. Sono felice di aver vinto questi tornei. Non abbiamo tanto tempo, giovedì ricominceremo sulla terra se fisicamente starò bene. Al momento mi sento bene, quindi sono contento da questo punto di vista e poi vediamo. Sicuramente voglio giocare il singolare, il doppio mi potrebbe dare una mano, giusto per sentire un po’ le condizioni a Monaco e poi cercare di essere il più pronto possibile per un torneo comunque importante, anche se sarà un torneo di preparazione per tutto il resto”.

Uno dei segreti del suo successo, soprattutto a Miami, è stato il servizio, arma decisiva nei momenti chiave: “Sì, ho cercato di restare concentrato, ho cercato di capire perché avessi sbagliato le prime di servizio in precedenza e, come ho detto all’inizio, le condizioni erano molto diverse. Non abbiamo quasi mai giocato in queste settimane in queste condizioni, le palle erano molto pesanti ed è stato difficile gestirle. Ho sbagliato un paio di prime in rete proprio perché erano abbastanza pesanti, tendono ad andare giù. Però ho cercato di capire qual era la soluzione migliore al servizio. Lui è un ribattitore molto aggressivo, sta molto vicino alla linea, quindi devi servire con grande precisione, altrimenti ha subito la palla sulla racchetta. Sono contento di come ho gestito soprattutto questa settimana le situazioni difficili”.

Una continuità impressionante, confermata anche dai numeri: “Direi il servizio, soprattutto questa settimana. Ho servito molto bene e, quando inizi a essere un po’ stanco fisicamente, avere qualche punto gratuito con il servizio ti aiuta molto. Questo aspetto sicuramente, e anche in questo mese in generale ho la sensazione di aver servito meglio qui che a Indian Wells. Abbiamo lavorato tanto per arrivare in questa posizione e ora, sulla terra, il servizio va usato in modo molto diverso, non puoi andare solo piatto. Vediamo come funzionerà, ma al momento voglio anche godermi questo mese”.

Sul valore del Sunshine Double rispetto a uno Slam, Sinner preferisce non fare classifiche: “È difficile dirlo e difficile da paragonare. Non voglio scegliere, entrambe le cose sono molto difficili, però gli Slam sono sempre un po’ diversi, credo: si gioca al meglio dei cinque set e per due settimane intere le cose possono cambiare da una notte all’altra, magari ti svegli e non ti senti bene, il corpo lo sente un po’ di più. Però anche qui è molto duro fisicamente, perché quando arrivi in fondo a Indian Wells e poi vieni qui, sei un po’ stanco, ma la motivazione è molto alta perché arrivi con tanta fiducia. Non voglio fare paragoni”.

Ungheria al voto, Orban può perdere il potere

Roma, 30 mar. (askanews) – A meno di due settimane dal voto del 12 aprile, le elezioni ungheresi non sono più soltanto l’ennesimo test di tenuta del sistema costruito dal premier ungherese Viktor Orban dal 2010, ma la prima vera competizione in molti anni in cui il potere può cambiare mano.

Il dato politicamente più rilevante è che i sondaggi indipendenti più autorevoli continuano a dare in vantaggio Tisza, il partito guidato da Peter Magyar. L’ultima rilevazione Median, pubblicata il 25 marzo e rilanciata da Reuters, assegna a Tisza il 58% tra gli elettori decisi contro il 35% di Fidesz; nell’insieme della popolazione il vantaggio è 46% a 30%. Già a inizio marzo un altro istituto indipendente, 21 Kutatokozpont, aveva registrato 53% a 39% tra i decisi. Il quadro, dunque, non è più quello di una semplice erosione del consenso di Orban, ma di un sorpasso vero e proprio del principale partito d’opposizione.

Il capitolo sondaggi va tuttavia trattato con prudenza. Da una parte, Median ha uno dei migliori storici previsivi nel paese; dall’altra, il fronte governativo continua a sventolare rilevazioni di istituti vicini all’area di Fidesz che mostrano una corsa più stretta o addirittura favorevole al partito di governo. Reuters ha ricordato, per esempio, che a metà febbraio l’istituto pro-governativo Nezopont dava Fidesz avanti 46% a 40%. In altre parole, la tendenza generale oggi favorisce Tisza, ma l’ampiezza del vantaggio resta oggetto di una guerra di numeri che è parte stessa della campagna.

Il punto decisivo, però, è che in Ungheria non basta vincere i sondaggi nazionali per ottenere il potere. Il parlamento ha 199 seggi: 106 sono assegnati in collegi uninominali a maggioranza semplice e 93 con liste nazionali in un sistema proporzionale solo parzialmente compensativo. Come sottolineano sia l’Osce/Odihr sia l’Osw, il meccanismo stabilisce il vincitore su un doppio binario: nei collegi uninominali maggioritari e nella quota proporzionale, dove si riversano anche i voti “in eccesso” dei candidati vincenti. Secondo una simulazione dell’Osw, Tisza avrebbe bisogno di un vantaggio nazionale di circa 3 punti per garantirsi la maggioranza parlamentare, mentre Fidesz potrebbe restare primo anche in una situazione di quasi parità o perfino con un lieve svantaggio nei voti. Inoltre, l’Odihr ricorda che nel 2024 sono stati ridisegnati più di un terzo dei collegi uninominali, in un modo che potrebbe favorire Fidesz, che è più radicato nelle aeree rurali e nei piccoli centri.

Le possibilità di Orban, dunque, non dipendono solo dalla sua capacità di rimontare nei consensi, ma dalla tenuta dell’architettura politico-elettorale che ha costruito in questi quindici anni. Anche per questo l’Osce/Odihr insiste su un tema già emerso nelle precedenti consultazioni: l’assenza di un terreno di gioco paritario. In un rapporto del 27 marzo, l’organizzazione segnala preoccupazioni per la scarsa separazione tra stato e partito, l’uso di risorse pubbliche nella campagna elettorale, l’assenza di limiti reali alla spesa elettorale, la mancanza di obblighi robusti di trasparenza finanziaria prima del voto e un ecosistema mediatico segnato da concentrazione, squilibri di visibilità e peso preponderante governativo, particolarmente influente tra gli elettori più anziani e nelle piccole località. Non è una prova di brogli in senso stretto, ma è la conferma che Orban affronta la sua sfida più dura da una posizione ancora strutturalmente forte. Sul piano economico, il governo arriva al voto in condizioni molto meno solide rispetto ai cicli precedenti. L’Ocse stima che il Pil ungherese sia cresciuto appena dello 0,3% nel 2025, dopo una fase di debolezza iniziata a metà 2022, e prevede un recupero all’1,9% nel 2026 e al 2,3% nel 2027, trainato soprattutto dai consumi privati, mentre gli investimenti restano frenati dai fondi Ue bloccati e dalla bassa fiducia. S&P vede il deficit intorno al 5% del Pil e avverte che il prossimo governo, qualunque esso sia, dovrà contenere la spesa sociale per evitare ulteriori pressioni sui conti pubblici e sul rating. La Commissione europea, dal canto suo, prevede un debito pubblico vicino al 75% del Pil nel 2027, mentre il Parlamento europeo ricorda che il Recovery Plan vale 10,4 miliardi di euro e che 9,5 miliardi restano ancora disponibili, ma subordinati al rispetto delle condizioni sullo stato di diritto e con scadenza di erogazione entro fine 2026. Il nodo economico, quindi, non è solo la crescita debole, ma la combinazione tra stagnazione, finanza pubblica deteriorata e dipendenza da fondi europei che Budapest non riesce a sbloccare.

Anche il check socioeconomico conferma che il malessere non nasce da un collasso del mercato del lavoro, ma da una qualità della crescita sempre più povera e da servizi pubblici percepiti come insufficienti. L’Ocse nota che la disoccupazione è salita solo moderatamente al 4,5% nel 2025, ma segnala anche un crollo degli investimenti di circa il 18% dall’inizio del 2023. Sul fronte sociale, l’ufficio statistico ungherese sostiene che gli indicatori di povertà siano migliorati nel lungo periodo, con il tasso di grave deprivazione materiale e sociale sceso all’8,5% nel 2024 e il rischio di povertà stabilizzato attorno al 14%; ma proprio questo dato conferma che una fascia consistente del paese continua a vivere in condizioni fragili. Nei servizi, i segnali sono più severi: il profilo sanitario Ocse-Ue parla di liste d’attesa ancora sopra i livelli pre-pandemici, con nel 2024 il 74% dei pazienti in attesa oltre tre mesi per una protesi d’anca e il 78% per una protesi al ginocchio; nell’istruzione, l’Ocse stima una spesa pari al 3,4% del Pil, ben sotto la media Ocse del 4,7%. In parallelo, Transparency assegna all’Ungheria 40 punti nell’indice di percezione della corruzione e il 84mo posto mondiale, un altro segnale del logoramento della fiducia nelle istituzioni.

C’è poi un altro elemento che pesa sul voto: il fallimento, almeno finora, della promessa orbaniana di rilanciare il paese attraverso il grande polo delle batterie. La scommessa di trasformare l’Ungheria in una “superpotenza” europea del settore si è trasformata in un problema elettorale: a fronte di 26 miliardi di euro di investimenti attratti dal 2021, la produzione del comparto è calata, la crescita non è ripartita e le controversie ambientali attorno all’impianto Samsung di God hanno alimentato l’idea che il governo abbia privilegiato capitale straniero e grandi sussidi pubblici rispetto agli interessi delle comunità locali. In una campagna dominata dalla retorica di Orban su “guerra o pace”, la vera vulnerabilità del premier potrebbe dunque essere molto più domestica: stagnazione, costo della vita, servizi in affanno e crescente insofferenza verso un’élite percepita come chiusa e opaca.

Per questo il voto del 12 aprile supera largamente i confini ungheresi. Se Orban vincesse ancora, pur magari indebolito, consoliderebbe sia il modello interno della sua “democrazia illiberale” sia il suo ruolo di fattore di veto nell’Unione europea, come già visto sul dossier ucraino. Se invece Tisza riuscisse a trasformare il vantaggio nei sondaggi in una maggioranza di seggi, si aprirebbe una fase nuova nei rapporti con Bruxelles e Nato e probabilmente un recupero della fiducia degli investitori. Ma anche in questo secondo scenario, la transizione non sarebbe lineare: un eventuale governo Magyar dovrebbe misurarsi con regole, istituzioni, reti territoriali e apparati mediatici modellati in sedici anni di dominio di Fidesz. Insomma, Tisza oggi appare avanti nel paese; Orban resta però ancora competitivo nel sistema. Ed è questa la vera contraddizione delle elezioni ungheresi del 2026. Capiremo solo dopo il voto se verrà sciolta.

Temporali, vento forte e neve a bassa quota al Centro-Sud

Milano, 30 mar. (askanews) – L’Italia si appresta a vivere una settimana dai connotati marcatamente invernali, a causa di una nuova irruzione di aria fredda che scaverà un profondo vortice pronto a condizionare il tempo su gran parte del Paese. È la previsione di Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it, che conferma lo scivolamento dalla serata di lunedì di un nucleo di aria fredda verso le regioni meridionali, approfondendo un vortice di bassa pressione. Tra i primi giorni di aprile, il centro del maltempo si sposterà sullo Ionio, richiamando correnti molto intense dai quadranti settentrionali che sferzeranno l’intera Penisola con raffiche di burrasca, localmente anche di tempesta.

L’intera Penisola sarà spazzata da venti di Tramontana, Grecale e Bora sull’alto Adriatico, con raffiche che potranno superare agevolmente i gli 80-90 km/h. Questa ventilazione così impetuosa farà crollare le temperature percepite: a causa dell’effetto wind-chill, la sensazione di freddo sulla pelle sarà molto più intensa rispetto al valore reale segnato dal termometro.

La configurazione ùsarà particolarmente critica per i rilievi abruzzesi, dove le correnti da Nord-Est impatteranno contro la barriera appenninica creando il cosiddetto effetto “stau”. Sono previste nevicate abbondanti fino a quote collinari, con accumuli che sopra i 1000 metri di altitudine potrebbero superare il mezzo metro di neve fresca entro giovedì mattina, un evento di rilievo per l’inizio di aprile.

Questo scenario perturbato e freddo ci accompagnerà almeno fino alla giornata di giovedì. L’instabilità insisterà soprattutto sul versante adriatico e al Sud, mentre il resto d’Italia, pur restando all’asciutto, dovrà fare i conti con temperature freddine per il periodo.

Tuttavia, all’orizzonte si intravede un cambiamento radicale proprio in vista del weekend festivo. Una graduale rimonta dell’alta pressione è prevista a partire da venerdì, pronta a coinvolgere l’Italia durante la Pasqua e la Pasquetta. L’anticiclone riporterà stabilità atmosferica e un deciso aumento termico, regalando finalmente giornate dal sapore tipicamente primaverile.

Il ritorno del sole sarà accompagnato da una risalita costante dei termometri su buona parte della Penisola. Durante il pranzo di Pasqua e le gite fuori porta di Pasquetta, le temperature potrebbero toccare picchi di 20-22°C, segnando il passaggio definitivo verso un clima più dolce e gradevole, mettendo fine, almeno per ora, ai colpi di coda dell’inverno.

Voleva compiere una strage a scuola, arrestato 17enne pescarese

Milano, 30 mar. (askanews) – Il Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri, in collaborazione con il comando provinciale competente, ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare con successivo trasferimento presso un istituto penale minorile, emessa dal G.I.P. del Tribunale per i minorenni di L’Aquila su richiesta di questa Procura per i minorenni, a carico di un diciassettenne pescarese domiciliato nella provincia di Perugia. Il minore è ritenuto gravemente indiziato dei delitti di mropaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa (art. 604 bis c.p.), oltre che di Detenzione di materiale con finalità di terrorismo (art. 270 quinques 3 c.p.).

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura minorile di L’Aquila, ha permesso di contestare al giovane il reperimento e la diffusione di manuali contenenti istruzioni dettagliate per la fabbricazione di congegni bellici e armi da fuoco. Tra il materiale illo tempore sequestrato figurano documenti contenenti indicazioni tecniche su sostanze chimiche e batteriologiche pericolose, nonché vademecum dedicati al sabotaggio di servizi pubblici essenziali, il tutto inserito in una chiara cornice di finalità terroristica.

Nello specifico, appaiono assumere un profilo di rilevante pericolosità le informazioni detenute in ordine al reperimento di armi, alla loro fabbricazione con tecnologia 3D e alla preparazione del Tatp (perossido di acetone), sostanza nota per l’estrema facilità di sintesi e già impiegata nelle stragi di Bruxelles e Parigi, soprannominata la “madre di Satana”. Le indagini hanno altresì documentato i contatti tra il minore e il vertice del gruppo Telegram denominato “Werwolf Division”, incentrato su contenuti e narrazioni legati alla supposta superiorità della “razza ariana”, nonché sulla costante glorificazione di mass shooters quali Brenton Tarrant, autore degli attentati alle moschee di Christchurch avvenuti il 15.03.2019, e Anders Behring Breivik, autore degli attentati avvenuti a Oslo e Utoya il 22.11.2011, elevati a “santi” per incentivare l’emulazione. È emerso inoltre l’esplicito intento di compiere una strage scolastica ispirata alla Columbine High School (20 aprile 1999), seguita dal proprio suicidio.

Nelle prime ore di oggi nelle regioni Abruzzo, Emilia Romagna, Umbria e Toscana sono state eseguite inoltre 7 perquisizioni locali, personali e informatiche nei confronti di altrettanti minorenni nelle provincie di Teramo, Pescara, Bologna e Arezzo. Gli stessi sono indagati in quanto ritenuti autori di condotte inquadrabili ex art. 604 bis c.p. Tutti i minori appaiono: inseriti in un ecosistema virtuale transnazionale, composto da gruppi e canali social di matrice neonazista, accelerazionista e suprematista; particolarmente sensibili alla carica istigatoria del materiale ideologico condiviso e alla fascinazione per la violenza e l’estremismo.

L’indagine, avviata nel mese di ottobre 2025 dalla Sezione Anticrimine di L’Aquila, è stata originata dalla pregressa attività antiterrorismo (indagine “Imperium”) conclusa nel luglio 2025 dalla Sezione Anticrimine Carabinieri di Brescia e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di quel capoluogo, nell’ambito della quale venne perquisito anche il minore coinvolto nell’esecuzione della misura cautelare.

La ferita di Gerusalemme e il dovere della pace

Una ferita che interpella le coscienze

Quanto è accaduto a Gerusalemme nella Domenica delle Palme è un fatto grave, che ferisce la libertà di culto e il rispetto dovuto ai Luoghi Santi. Al cardinale Pizzaballa e a fra Francesco Ielpo va la nostra piena solidarietà, unita a una profonda apprensione per la Terra Santa, per il Medio Oriente e per l’Iran. Gerusalemme non è soltanto una città: è un luogo in cui la storia dell’uomo incontra il mistero di Dio. Per questo, proprio alle soglie della Settimana Santa, non basta l’indignazione: occorre un rinnovato impegno per la pace, per la fraternità tra i popoli e per la libertà religiosa.

L’intuizione profetica di Toniolo

Assume oggi una singolare densità di significato l’iniziativa promossa il 24 marzo dal Comitato di Indirizzo dell’Istituto Toniolo, presieduto da mons. Mario Enrico Delpini, volta a riunire associazioni, fondazioni e scuole di formazione politica che si riconoscono nell’eredità del beato Giuseppe Toniolo, per rilanciare, in forma corale, un rinnovato impegno per la pace. Non si è dinanzi a un semplice passaggio organizzativo, ma a un atto di memoria operante e di autentico discernimento ecclesiale.

Nel giugno del 1917, nel pieno della guerra, Toniolo sottopose a Benedetto XV il progetto di un Istituto cattolico di diritto internazionale, consegnando alla Chiesa una visione della pace fondata sulla formazione delle coscienze, sulla giustizia e sulla responsabilità. Per questo la sua intuizione continua a interpellarci: in un tempo segnato da nuovi conflitti, essa richiama il dovere di servire la fraternità tra i popoli e, con essa, il destino dell’uomo davanti a Dio.

Dalla memoria all’opera

Questo cammino non sorge dal nulla. L’Azione Cattolica ha già accolto e tradotto questa eredità, dando vita, nel 2002, all’Istituto di Diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo”, nel solco di un’intuizione che non ha cessato di custodire la sua carica profetica. Oggi, tuttavia, essa chiede di essere nuovamente assunta e riconsegnata, con rinnovato vigore, alla coscienza ecclesiale e civile del nostro tempo.

Si tratta, ora, di far sì che tale memoria non resti affidata soltanto alla custodia del ricordo, ma si trasfiguri in responsabilità condivisa e in operosa dedizione alla pace.

In questa prospettiva, il lavoro che l’Istituto Toniolo intende promuovere potrà svilupparsi in feconda consonanza con mons. Domenico Sorrentino e con il professor Vincenzo Buonomo, autorevole membro del Comitato di Indirizzo, così da concorrere, in piena continuità con l’opera già avviata dall’Azione Cattolica, a un rinnovato servizio alla pace, sorretto da sapienza ecclesiale, rigore istituzionale e sincera cura del bene comune.

Un segno dei tempi che domanda una risposta

Dopo quanto accaduto a Gerusalemme, non è più tempo di restare ai margini. Se il Santo Sepolcro diviene luogo di impedimento, proprio da lì deve levarsi un più fermo appello alla pace. Rilanciare, nello spirito del beato Giuseppe Toniolo, un Istituto per la pace significa affermare che la paura non può oscurare la coscienza e che la pace è un’esigente forma della carità nella storia.

Un gesto concreto di preghiera e di comunione

Dentro questo stesso orizzonte si colloca anche l’appuntamento di martedì 31, nel quadro della settimana “Non lasciare nessuno solo”, promossa dall’Istituto Toniolo in collaborazione con l’Università Cattolica e con la Fondazione Policlinico Gemelli. In tale cornice, la preghiera si estenderà idealmente ai fratelli del Medio Oriente e a tutti i popoli lacerati dalla guerra, perché il grido delle vittime non resti smarrito nel silenzio né consegnato all’abbandono.

La Via Crucis, che prenderà avvio dalla statua di san Giovanni Paolo II per concludersi presso il Centro Nemo, e che sarà presieduta da mons. Claudio Giuliodori, Assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sarà dedicata alla pace, ai cristiani di Terra Santa, ai fratelli feriti dalla violenza e, in modo particolare, al cardinale Pizzaballa, quale rinnovato segno di vicinanza e di comunione.

Sarà un gesto insieme umile e alto, con cui la Chiesa attesta di non sottrarsi al travaglio della storia, ma di abitarlo con la preghiera, con la memoria e con la responsabilità. In questo senso, la Via Crucis si fa preghiera e responsabilità. Come ricorda papa Leone XIV, è dal Principe della pace che la Chiesa riparte, affidando a Dio il dolore dei popoli e la speranza della riconciliazione.

 

N.B. La nota, con altro titolo, è stata pubblicata in origine sul sito dell’Istituto Toniolo

Zaccagnini, una bella storia che interpella il presente

Un ricordo che non è nostalgia

L’iniziativa promossa da Dario Franceschini di ricordare la figura politica di Benigno Zaccagnini attraverso il congresso nazionale della Dc del 1976 che lo elesse Segretario nazionale del partito non è stata un’operazione nostalgica ma, al contrario, una straordinaria occasione per rileggere una storia — quella della Democrazia Cristiana — che ha segnato la politica italiana ma che è destinata, al contempo, a far riflettere anche tutti coloro che sono impegnati nell’attuale cittadella politica italiana.

In particolare, e nello specifico, i cattolici impegnati nella vita pubblica. E quando parliamo dei cattolici, parliamo dei cattolici democratici, dei cattolici popolari e dei cattolici sociali. Le moltissime persone accorse all’Eur a Roma per questa giornata, magistralmente condotta e coordinata da Giovanni Minoli e Giuseppe Sangiorgi, sono ritornate nelle varie regioni consapevoli di avere vissuto — o di avere appreso, per i più giovani — l’esperienza di un partito dove la politica non era mai, e quasi da statuto, un fatto casuale, episodico, improvviso e altalenante.

No: la politica era passione e, al contempo, vocazione civile. Affondava le sue radici in una cultura politica, in un modo d’essere e all’insegna di un’etica che non era becero moralismo d’accatto ma rispondeva a una gerarchia di valori e di principi a cui ci si atteneva con rigore.

Una classe dirigente irripetuta

I filmati dell’epoca selezionati da Minoli e Sangiorgi hanno restituito, ancora una volta, la statura e il profilo di quella classe dirigente. Una statura e un profilo che, malgrado la narrazione stantia e talvolta pregiudiziale dei detrattori dell’esperienza democristiana, non sono più stati replicati nella vita politica italiana.

Da Aldo Moro a Giulio Andreotti, da Carlo Donat-Cattin a Amintore Fanfani, da Guido Bodrato a Zaccagnini, da Ciriaco De Mita a Antonio Gava, da Emilio Colombo a Francesco Cossiga, da Arnaldo Forlani a Flaminio Piccoli, da Giovanni Galloni a Luigi Granelli: si tratta di leader e statisti che hanno segnato quasi cinquant’anni di vita democratica del nostro Paese.

Un’epoca che nessuno può cancellare o ridicolizzare. Perché si tratta di personalità che hanno saputo elaborare un progetto politico per l’intero Paese e, al contempo, governare una società complessa attraverso le armi della politica, della cultura e della coerenza.

Il confronto con il presente

È persino disarmante — e al di là di ogni tentazione nostalgica — tracciare confronti con la politica contemporanea. Certo, i tempi sono radicalmente cambiati e sarebbe improprio proporre parallelismi meccanici.

Ma è altrettanto indubbio che, almeno per quei cattolici che continuano a considerare la politica un campo di impegno e di responsabilità, il magistero di quelle donne e di quegli uomini non può essere banalmente consegnato agli archivi storici.

Sarebbe non solo un “peccato di omissione”, come ricordava Paolo VI nell’enciclica Octogesima Adveniens, ma anche un atto di tradimento politico e culturale verso i nostri maestri.

Un monito per i cattolici impegnati

L’iniziativa di Franceschini ha dunque avuto il merito di ricordare, senza enfasi retorica, che quella tradizione non appartiene soltanto al passato. Essa continua a interpellare il presente.

Non come repertorio da celebrare, ma come criterio da assumere. Non come memoria da custodire, ma come responsabilità da esercitare.

Perché, se la politica torna a essere passione civile e vocazione, allora il ricordo di Zaccagnini non è commemorazione: è, a tutti gli effetti, un programma.

Nel labirinto della giustizia: il caso Esposito

Una parabola kafkiana della giustizia

Nell’incipit della prefazione di Giuliano Ferrara si fa menzione a Il processo di Franz Kafka come paradigma utile a comprendere la vicenda giudiziaria che ha coinvolto, fino all’assoluzione, il senatore Stefano Esposito e l’imprenditore Giulio Muttoni. L’analogia risulta calzante: il celebre romanzo – pur con un epilogo tragico – offre una chiave interpretativa fondata sul paradosso.

Nel libro di Ermes Antonucci, edito da Liberilibri, si ricostruisce quella che l’autore definisce senza esitazioni un “massacro giudiziario”. La narrazione rimanda a uno spaesamento esistenziale profondo, a una trama sghemba e inquietante in cui domina l’inspiegabile. Come nel mondo kafkiano, stanze, scale, aule e labirinti burocratici restituiscono una domanda senza risposta: perché?

L’esperienza maturata nei tribunali insegna che la giustizia è lenta ma inesorabile. Tuttavia, proprio questa lentezza, nell’attesa del suo compimento, diventa fonte di angoscia devastante, soprattutto quando chi è coinvolto ha la certezza morale della propria innocenza.

Una giustizia che arriva tardi può risultare altrettanto inesorabile: sottrae anni di vita e lascia segni profondi, perché anche chi giudica può sbagliare. In questo scarto tra tempo giudiziario e tempo umano si consuma una delle contraddizioni più dolorose dell’intero sistema.

Numeri e meccanismi di una deriva

Antonucci documenta con dati impressionanti la dimensione sistemica del problema. La vicenda Esposito viene definita “clamorosa”: sette anni di indagini senza arrivare a processo, 30 mila intercettazioni a carico del coimputato Muttoni, almeno 500 captazioni indirette del parlamentare, poi ritenute dalla Corte costituzionale un accesso improprio alla sua sfera comunicativa.

Il totale è di 2.589 giorni vissuti in un incubo giudiziario. Sullo sfondo, un dato ancora più ampio: tra il 1992 e il 2023 si stimano circa 31.000 casi di ingiuste detenzioni ed errori giudiziari, quasi mille l’anno, con un costo complessivo di circa 900 milioni di euro per lo Stato.

Corruzione, traffico di influenze, turbativa d’asta: accuse che hanno accompagnato l’inchiesta torinese e che si sono concluse con il proscioglimento pieno da parte del Tribunale di Roma.

I protagonisti della vicenda non sono stati arrestati, ma hanno subito una gogna giudiziaria e mediatica. In questo passaggio si innesta il ruolo dell’opinione pubblica, spesso incline a trasformare il dubbio in pregiudizio.

Si afferma così una cultura giustizialista, in cui la colpevolezza viene presunta come forma di espiazione. È una dinamica che si alimenta di semplificazioni e che trova terreno fertile in una comunicazione pubblica incapace di distinguere tra accusa e condanna.

Il costo umano della giustizia ingiusta

Nel dialogo con l’autore, Stefano Esposito racconta anni segnati da sofferenza e smarrimento: perdita di autostima, depressione, attacco alla reputazione, carriera compromessa, difficoltà economiche, tensioni familiari, insonnia, isolamento.

È un annichilimento progressivo, che investe tanto la sfera interiore quanto quella sociale. Il mondo diventa cupo, privo di prospettive, dominato dall’incertezza e dall’impossibilità di dimostrare ciò che appare evidente.

Emblematico il passaggio in cui lo stesso Esposito afferma che avrebbe preferito essere arrestato: una pena certa, da cui ripartire, piuttosto che un limbo indefinito fatto di sospetti e di esposizione mediatica continua.

Le ferite che restano

Ciò che più colpisce è la dimensione umana della vicenda. La storia giudiziaria si conclude con l’assoluzione, ma le ferite restano.

Le cicatrici interiori, pur elaborate e in parte comprese, non scompaiono. Il tempo non basta a cancellarle, perché sono il segno di una sofferenza profonda, che accompagna la memoria e continua a interrogare il senso stesso della giustizia.

La democrazia senza comprensione

Oltre 25 anni fa il filosofo Edgar Morin pubblicò un gustoso libretto a titolo “I sette saperi necessari all’educazione del futuro”. Al suo interno un capitolo tutto degno di attenzione che affrontava come poter insegnare la comprensione. Sarebbe ancor più oggi un utile esercizio per la nostra politica su come affrontare il dopo referendum e le sfide bellicose in giro per il pianeta. 

La fatica dell’altro

Lì dove la tecnologia offre opportunità di comunicazione sempre più efficaci ( internet, telefoni cellulari, modem etc) progredisce tuttavia l’incapacità di intendersi. La comprensione, secondo il pensatore, si declina in intellettuale oppure umana. 

La prima, necessita sempre di una spiegazione a supporto, mentre la seconda va oltre la spiegazione ed esige una conoscenza da soggetto a soggetto, insomma l’ego alter diventa alter ego. Così dovrebbero entrare in gioco i sentimenti di apertura, simpatia e generosità.

I nemici della comprensione

Semplificando, ci sono però elementi di ostacolo alla comprensione che è bene chiamare per nome. 

L’egocentrismo che attraverso l’autoinganno tende ad imputare agli altri la causa di tutti i mali. In sostanza si mascherano a se stessi i propri difetti, così che ci fa spietati verso le carenze degli altri.

Morin è quindi particolarmente impietoso verso il mondo degli intellettuali che “dovrebbe essere il più comprensivo” ed è invece “il più incancrenito sotto l’effetto di una ipertrofia del sé nutrita dal desiderio di consacrazione e di gloria”. 

E poi ancora occorre guardarsi dall’etnocentrismo e sociocentrismo con i loro razzismi di scorta e corredati da idee preconcette e frenetiche autogiustificazioni “che possono giungere a negare allo straniero la qualità dell’umano”. 

All’opposto, l’etica della comprensione richiede argomentare, refutare anziché scomunicare e anatemizzare ed esige impegnativamente di comprendere l’incomprensione. “Se sappiamo comprendere prima di condannare, saremo sulla via della umanizzazione delle relazioni umane”. 

Le contromosse per un buon vivere

Dovremmo pertanto armarci del ben pensare, dell’arte della introspezione e della tolleranza che richiede l’arte di rispettare il diritto di proferire un discorso che ci sembra ignobile, di saperci democraticamente nutrire di opinioni diverse e antagoniste, il rispetto della verità altrui. La tolleranza si applica ovviamente alle idee ma “non per gli insulti, le aggressioni, le azioni omicide”. Verrebbe da commentare come la recente battaglia referendaria non sembra abbia messo in mostra tutto questo.

Quale democrazia?

Tutto ciò è possibile in un sistema democratico dove Individuo e Società esistono reciprocamente. “La democrazia si fonda sul controllo dell’apparato di potere da parte dei controllati…i cittadini producono la democrazia che produce cittadini”.

La domanda è d’obbligo. E’ questa la realtà in cui siamo oggi?

“La sovranità del popolo cittadino comporta nel contempo l’autolimitazione di questa sovranità attraverso l’obbedienza alle leggi eil trasferimento del diritto di sovranità agli eletti. La democrazia comporta nel contempo l’autolimitazione della influenza esercitata dallo Stato, attraverso la separazione dei poteri, la garanzia dei diritti individuali e la protezione della vita privata”.

Se così stanno le cose non si ha l’impressione che nel nostro paese la democrazia possa forgiarsi di particolari spille sul petto. 

La democrazia necessita di conflitti di idee e di opinioni che le danno vitalità e produttività tessendo insieme l’unione e la disunione, tollera e si alimenta di conflitti. “La democrazia vive di pluralità anche al vertice dello Stato (divisione dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario) e deve mantenere questa pluralità per mantenere se stessa”.

Ci sarebbe allora da chiedersi quali siano le conseguenze quando i tre poteri entrano in conflitto tra loro.

Declino della democrazia e nuovi poteri

Infine, Scienza, tecnica e burocrazia attentano continuamente alla democrazia e producono non solo conoscenza ma anche macroscopica ignoranza. La specializzazione del sapere in mano solo ad esperti fa in modo che il cittadino perde il diritto alla conoscenza. Ad esempio “l’arma atomica ha sottratto totalmente ai cittadini la possibilità di pensarla e controllarla. La sua utilizzazione è generalmente delegata ala decisione personale del solo Capo di Stato, senza consultazione di alcuna istanza democratica regolare”.

I cittadini sono “espulsi dagli ambiti politici sempre più accaparrati dagli esperti e il dominio della nuova classe impedisce di fatto la democratizzazione della conoscenza. In queste condizioni, la riduzione del politico al tecnico e all’economico, la riduzione dell’economico alla crescita…produce l’indebolimento del senso civico, la fuga e il rifugio nella vita privata, l’alternanza tra apatia e rivolte violente”.

Basta comprendersi per capire dove stiamo andando.

Trump: di fatto in Iran c’è stato un "cambio di regime", presto l’accordo

Roma, 30 mar. (askanews) – Donald Trump ha detto di intravedere un possibile “accordo” con i nuovi dirigenti iraniani, sostenendo che la guerra avviata da Stati uniti e Israele abbia prodotto di fatto un “cambio di regime” a Teheran, mentre l’Iran continua a colpire i paesi del Golfo. Lo riferisce l’agenzia di stampa France Presse.

Il presidente statunitense ha dichiarato ai giornalisti che, dopo l’eliminazione dei principali vertici della Repubblica islamica, a partire dalla guida suprema Ali Khamenei, uccisa nel primo giorno del conflitto, gli interlocutori iraniani sarebbero ora “persone diverse da quelle con cui chiunque abbia avuto a che fare in precedenza”, definite da Trump “molto più ragionevoli” dei predecessori. Per questo, ha aggiunto, vede la possibilità di un’intesa “forse presto”.

Trump ha inoltre affermato che l’Iran sarebbe sul punto di autorizzare nei prossimi giorni il passaggio di 20 petroliere attraverso lo stretto di Hormuz, snodo strategico da cui transita normalmente circa un quinto degli idrocarburi mondiali e il cui blocco ha alimentato l’impennata dei prezzi energetici.

Il conflitto, innescata il 28 febbraio da un attacco congiunto americano-israeliano e costato, secondo le autorità, migliaia di morti in grande maggioranza in Iran e in Libano, non mostra tuttavia segnali di de-escalation.

In un’intervista pubblicata domenica sera dal Financial Times, Trump ha anche avvertito che l’esercito americano potrebbe conquistare “molto facilmente” l’isola di Kharg, nel Golfo, dove si trova il principale terminal petrolifero iraniano, da cui passa circa il 90% delle esportazioni di greggio del paese. L’isola era già stata bersaglio di un attacco statunitense a metà marzo.

Il quadro energetico rischia inoltre di aggravarsi ulteriormente con l’entrata in guerra dei ribelli Houthi dello Yemen, alleati dell’Iran. Il gruppo ha annunciato di aver condotto sabato due attacchi contro Israele e potrebbe ostacolare il traffico nello stretto di Bab el-Mandeb, uno dei corridoi marittimi più trafficati al mondo.

Euractiv: l’Ue potrebbe rivalutare il mandato per la missione Aspides

Roma, 30 mar. (askanews) – L’UE potrebbe riconsiderare il mandato della sua missione navale nel Mar Rosso se il movimento politico-militare sciita Houthi, al potere nel nord dello Yemen, riprendesse gli attacchi contro le navi mercantili nella regione, riferisce Euractiv.

“Se la situazione dovesse cambiare (se gli attacchi dovessero riprendere – ndr), si potrà sempre discutere del mandato”, riporta il media, citando un diplomatico europeo.

Allo stesso tempo, il diplomatico ha sottolineato che è troppo presto per parlare di eventuali cambiamenti per la missione Aspides.La pubblicazione rileva che l’Europa sta incontrando sempre maggiori difficoltà nell’astenersi dall’estendere la propria missione nel Mar Rosso al Golfo Persico, a causa delle pressioni politiche derivanti dall’aumento dei prezzi del petrolio e del gas. Tuttavia, i leader dell’UE temono che un intervento militare possa trascinare l’Europa in un conflitto regionale.

I risultati del vertice Ue sull’energia e cosa ha ottenuto l’Italia

Bruxelles, 30 mar. (askanews) – La Commissione europea comincerà a consultare da lunedí prossimo le autorità italiane sulle soluzioni a breve termine che sono state proposte dal governo nel suo ‘Decreto bollette’ per affrontare il caro energia, con riferimento alle specificità della situazione nazionale, e proporrà successivamente, con la revisione del sistema Ets di compravendita dei permessi di emissione di CO2, anche delle soluzioni di medio termine. Tra queste, in particolare, la continuazione ‘oltre il 2035’ della concessione di quote di emissioni gratuite all’industria ad alto consumo energetico (invece dello stop finora previsto al 2034), e misure contro la volatilità dei prezzi dell’Ets, che hanno impatto sul prezzo dell’energia elettrica.

E’, in sintesi, quanto ha indicato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, rispondendo ai giornalisti durante la conferenza stampa al termine del Consiglio europeo, la notte scorsa a Bruxelles.

‘A causa del mix energetico molto diverso nei vari Stati membri, non è possibile adottare un approccio valido per tutti. L’approccio – ha spiegato von der Leyen – deve essere molto mirato, adattato alla situazione dei singoli Stati membri e temporaneo’. In questo contesto, ha detto, ‘ci impegniamo a collaborare strettamente con il governo sul decreto italiano, seguendo le linee guida delle conclusioni del Consiglio europeo’ che fanno riferimento a misure mirate in materia di energia per affrontare l’aumento dei costi in bolletta conseguenti ai rincari delle fonti fossili causati dalla crisi in Medio Oriente. ‘Da lunedì – ha annunciato – inizieranno le consultazioni e siamo fiduciosi di poter fare progressi per affrontare i problemi specifici dell’Italia, nel breve termine’.

‘Nel medio termine – ha continuato von der Leyen -, credo anche che la prossima revisione dell’Ets (prevista a luglio, ndr) affronterà altre questioni specifiche importanti per l’Italia, come la proroga per le quote gratuite per le industrie ad alta intensità energetica o la volatilità dei prezzi dell’Ets’.

Per quanto riguarda il breve termine, altre indicazioni sulla posizione della Commissione riguardo al ‘Decreto bollette’ e alle decisioni prese da altri Stati membri per contrastare l’emergenza rincari le ha date oggi la portavoce per l’Energia e il Clima dell’Esecutivo comunitario, Anna-Kaisa Itkonen: ‘Valuteremo, caso per caso, l’impatto dei meccanismi nazionali di emergenza per limitare gli effetti degli alti prezzi del gas sull’elettricità’, ha riferito la portvoce.

Per la Commissione, ha spiegato, è importante verificare il modo in cui questi provvedimenti sono stati progettati, per ‘evitare distorsioni del mercato interno, preservare i segnali di investimento a favore delle energie pulite, evitare un aumento della domanda di gas’. Gli Stati membri, ha ricordato infine Itkonen, ‘possono già utilizzare la compensazione dei costi indiretti dell’Ets per neutralizzare fino all’80% dell’impatto delle quote di emissione sull’elettricità per le industrie ad alta intensità energetica’.

Le misure del decreto italiano, dunque, saranno esaminate alla luce della loro conformità con la legislazione in vigore. Le condizioni indicate dalla portavoce sembrano escludere, ad esempio, la possibilità di ‘sterilizzare’ gli effetti dell’Ets sulle centrali termoelettriche alimentate a gas, perché questo sarebbe chiaramente un segnale di investimento contro le energie pulite, invece che in loro favore, e promuoverebbe un aumento della domanda di gas, invece di evitarlo. Per le misure di medio termine, la Commissione intende innanzitutto riesaminare i criteri di riferimento (‘benchmark’) in termini di efficienza energetica e di emissioni, in base ai quali si decide quali impianti, in ogni comparto industriale ad alta intensità energetica, possono ricevere i permessi di emissione gratuiti. Gli impianti che hanno prestazioni inferiori a quelle del valore di riferimento stabilito per il loro specifico comparto devono acquistare i permessi di emissione, quelli che lo superano possono avere le quote gratuite.

Abbassando o elevando il valore di riferimento, la Commissione può determinare un aumento o una riduzione (anche fino all’eliminazione totale, che in effetti finora era prevista per il 2034) dei permessi di emissione gratuiti. Questo, quindi, è lo stumento che con tutta probabilità la Commissione userà per mantenere più a lungo i permessi di emissione gratuiti oggi esistenti. Ma sarà necessario rivedere anche il regolamento sui ‘dazi climatici’ Cbam (‘Carbon Border Adjustment Mechanism’), che prevede l’eliminazione progressiva delle quote gratuite.

La seconda questione di medio termine, quella della volatilità dei prezzi dell’Ets, sarà affrontata invece attraverso l’uso della ‘riserva di stabilità’, ovvero una numero importante di permessi di emissione che la Commissione tiene in riserva e che, in caso di rincari eccessivi delle quote di CO2, può immettere massicciamente sul ‘mercato del carbonio’, aumentandone la liquidità con un incremento dell’offerta.

Il governo italiano appare molto soddisfatto dei risultati del Consiglio europeo e degli annunci di von der Leyen. Secondo il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, si tratta di ‘una svolta storica’, che indica che ‘finalmente l’Europa si muove sulla strada indicata dall’Italia: una strada condivisa da un sempre crescente e più ampio fronte di Stati membri’.

Secondo Urso, ‘è di grande rilevanza il riconoscimento che la prossima revisione dell’Ets affronterà, da subito, proprio le questioni rilevanti per il nostro paese, come l’estensione delle quote gratuite per le industrie energivore e la volatilità del prezzo delle quote Ets, condizionata anche dalla speculazione finanziaria. Altrettanto significativo è che la Commissione lavorerà già da lunedì con il nostro governo proprio su quanto previsto dal decreto bollette, ‘per affrontare – come riconosciuto dalla stessa von der Leyen – le specificità italiane”.

In realtà, va notato che, se la proroga per le quote di CO2 gratuite era effettivamente una delle richieste dell’Italia, e di diversi altri paesi, non c’è invece alcuna traccia, nelle conclusioni del Consiglio europeo, come nelle posizioni espresse dalla Commissione, dell’ipotesi di ‘sospendere’ l’Ets, rivendicata dal governo italiano. E anche l’intervento annunciato da von der Leyen contro la volatilità dei prezzi dell’Ets, attraverso l’attivazione della ‘riserva di stabilità’, è molto diverso da quanto chiedeva l’Italia, ovvero l’introduzione di un ‘cap’ (un tetto di prezzo massimo) per le quote di emissione, o un meccanismo (che appare molto complicato da realizzare) per escludere la componente Ets dal prezzo dell’elettricità prodotta con le rinnovabili.

Durante la conferenza stampa della notte scorsa, von der Leyen è stata chiarissima nella difesa dell’Ets. ‘Oggi devo dire, – ha osservato – che la giornata della riunione del Consiglio europeo è stata molto positiva per il sistema di scambio delle emissioni. Perché, sullo sfondo della crisi, è apparso chiaro che siamo vulnerabili perché dipendiamo dalla volatilità dei prezzi globali dei combustibili fossili. E ciò che importiamo come combustibili fossili fa aumentare i prezzi perché abbiamo il ‘merit order’ nel sistema del mercato energetico’. Il ‘merit order’ è il meccanismo marginale di formazione del prezzo che, soprattutto in Italia, fa quasi sempre pagare l’elettricità al prezzo della fonte più cara, il gas.

‘Il sistema di compravendita delle emissioni, in vigore da circa 20 anni – ha ricordato la presidente della Commissione -, ha ridotto le emissioni mentre l’economia è cresciuta. Ma soprattutto, ha rappresentato un forte incentivo agli investimenti nelle tecnologie pulite. E le tecnologie pulite sono le fonti di energia a basse emissioni di carbonio, come il nucleare e le energie rinnovabili. Come si può vedere sulla mappa dei diversi Stati membri con i loro diversi mix energetici, maggiore è la quota di energie rinnovabili e nucleare, più bassi sono i prezzi, perché queste fonti energetiche sono prodotte localmente e non sono volatili. Vale anche il contrario: maggiore è la quota di gas come fonte energetica, più alti sono i prezzi e maggiore è la volatilità’.

La necessità di mantenere l’Ets pienamente in funzione è poi sottolineata anche nelle conclusioni del vertice Ue. Nel testo c’è un esplicito riferimento al fatto che devvono essere preservati ‘i segnali di investimento a lungo termine’ e sostenuta ‘l’accelerazione della produzione di energia rinnovabile e a basse emissioni di carbonio’. Inoltre, si invita la Commissione a presentare, ‘entro luglio 2026 al più tardi’, una revisione del sistema Ets ‘al fine di ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e mitigarne l’impatto sui prezzi dell’elettricità’, ma ‘preservando al contempo il ruolo essenziale dell’Ets nella transizione climatica ed energetica attraverso un segnale di prezzo basato sul mercato per le emissioni di carbonio che stimoli gli investimenti e l’innovazione’.

MotoGp, il calendario del motomondiale

Roma, 30 mar. (askanews) – Questo il calendario del MotoGp 2026:

GP Thailandia (Buriram, Thailandia, 1 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Brasile (Goiânia, Brasile, 22 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Texas (Austin, Stati Uniti, 29 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia)

GP Spagna (Jerez de la Frontera, Spagna, 26 aprile) GP Francia (Le Mans, Francia, 10 maggio) GP Catalogna (Barcellona, Spagna, 17 maggio) GP Italia (Mugello, Italia, 31 maggio) GP Ungheria (Balaton, Ungheria, 7 giugno) GP Repubblica Ceca (Brno, Repubblica Ceca, 21 giugno) GP Paesi Bassi (Assen, Paesi Bassi, 28 giugno) GP Germania (Sachsenring, Germania, 12 luglio) GP Regno Unito (Silverstone, Regno Unito, 9 agosto) GP Aragona (Aragón, Spagna, 30 agosto) GP San Marino (Misano, Italia, 13 settembre) GP Austria (Red Bull Ring, Austria, 20 settembre) GP Giappone (Motegi, Giappone, 4 ottobre) GP Indonesia (Mandalika, Indonesia, 11 ottobre) GP Australia (Phillip Island, Australia, 25 ottobre) GP Malesia (Sepang, Malesia, 1° novembre) GP Qatar (Lusail, Qatar, 8 novembre) GP Portogallo (Portimão, Portogallo, 22 novembre) GP Comunità Valenciana (Valencia, Spagna, 29 novembre)

Tennis, Ranking, Sinner possibile n.1 a Montecarlo

Roma, 30 mar. (askanews) – Il trionfo di Jannik Sinner a Miami riapre la corsa al numero uno del ranking Atp, oggi occupato da Carlos Alcaraz. L’azzurro ha ridotto il distacco a 1.190 punti e guarda ora con ambizione al Masters 1000 di Monte-Carlo, snodo chiave per il possibile sorpasso.

Nel Principato, infatti, Sinner avrà un vantaggio importante nella gestione dei punti: non avendo partecipato all’edizione 2025, non dovrà difendere alcun bottino, mentre Alcaraz perderà una quota significativa legata ai risultati dello scorso anno.

Diversi gli scenari che potrebbero riportare Sinner in vetta al ranking mondiale: l’italiano diventerebbe numero uno vincendo il torneo, indipendentemente dal percorso dello spagnolo. Il sorpasso sarebbe possibile anche in caso di finale, a patto che Alcaraz non vada oltre la semifinale, oppure con una semifinale se il rivale si fermasse ai quarti.

Il sistema di classifica Atp, basato sui risultati delle ultime 52 settimane tra Slam, Masters 1000 e tornei del circuito, rende determinante il meccanismo dei punti da “scartare”. Proprio in questa fase della stagione il calendario offre a Sinner una finestra favorevole per colmare il gap.

Monte-Carlo diventa così un crocevia decisivo: per Sinner non solo la conferma del momento di forma, ma anche la concreta possibilità di tornare sul trono del tennis mondiale.

MotoGp, Aprilia fa la storia: doppietta bis ad Austin

Roma, 30 mar. (askanews) – Aprilia scrive una pagina storica della MotoGP con la seconda doppietta consecutiva, confermandosi la moto del momento sul circuito di Austin. A firmare l’impresa sono Marco Bezzecchi e Jorge Martin, protagonisti di un weekend perfetto per la casa di Noale.

Bezzecchi, scattato dalla quarta posizione per una penalità in qualifica, ha costruito una gara impeccabile: nonostante un contatto nel primo giro che ha danneggiato la sua moto, ha preso il comando già al termine del giro iniziale e non lo ha più lasciato fino alla bandiera a scacchi. Una superiorità netta che lo porta alla quinta vittoria consecutiva, impresa riuscita nell’era moderna solo a Valentino Rossi e Marc Marquez.

Il dominio del pilota italiano si misura anche nei numeri: 121 giri consecutivi in testa, nuovo record assoluto davanti ai 103 di Jorge Lorenzo, e primo a vincere i primi tre Gran Premi stagionali dal 2014. Per Aprilia è l’undicesimo successo in top class, il quinto di fila, oltre a una doppietta che segna un primato storico: mai prima d’ora la casa veneta era riuscita a centrare due uno-due consecutivi.

Alle spalle di Bezzecchi, Martin completa l’opera con una gara di grande solidità, confermando il salto di qualità della RS-GP26 anche sul passo gara. Lo spagnolo, già vincitore della Sprint, ha provato a restare agganciato al compagno, salvo poi gestire nel finale.

A fine gara, Bezzecchi non nasconde l’emozione: “Sabato ho fatto un errore che non ci stava, ma la squadra mi è stata molto vicina. Oggi era importante fare una bella gara: sono davvero molto contento ed emozionato. Sognavo da tanto di fare bene su questa pista, che mi è sempre piaciuta, ma dove non ero mai riuscito a concludere come avrei voluto. Fare una gara così è stato incredibile”.

Soddisfatto anche Martin: “Sono davvero felice e molto grato ad Aprilia. Ho dato il massimo e questo mi rende molto orgoglioso. Sabato mi sono tolto la soddisfazione di vincere la Sprint e anche domenica ho dato tutto. Marco è stato incredibile: ho cercato di recuperare terreno, ma negli ultimi giri ho dovuto rallentare. Qui ho sempre sofferto, quindi essere sul podio è fantastico”.

Parole di entusiasmo anche da Massimo Rivola: “È una domenica memorabile, con due piloti straordinari e una moto estremamente competitiva. Questo risultato è il frutto del lavoro sinergico tra Noale e la pista. È qualcosa di storico, destinato a restare, ma non deve fermare la nostra crescita. Anzi, ci darà ancora più motivazione per continuare a sviluppare la moto”.

Una festa completata solo a metà, considerando il ritiro di Ai Ogura che avrebbe potuto regalare un podio tutto Aprilia. Ma resta la sensazione di un cambio di gerarchie: oggi, in MotoGP, la moto da battere è quella di Noale.

Iran, le notizie più importanti del 30 marzo sulla guerra

Roma, 30 mar. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di lunedì 30 marzo sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale.

-07:19 Il presidente Usa Donald Trump sta valutando una possibile operazione militare per impadronirsi di quasi 1.000 libbre (453 kg) di uranio dall’Iran. Lo hanno riferito funzionari statunitensi al Wall Street Journal.

-07:05 Il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato che gli piacerebbe “prendere il petrolio in Iran”, definendo “stupidi” i critici negli Stati uniti, in un’intervista al Financial Times.

-07:01 Donald Trump ha detto di intravedere un possibile “accordo” con i nuovi dirigenti iraniani, sostenendo che la guerra avviata da Stati uniti e Israele abbia prodotto di fatto un “cambio di regime” a Teheran, mentre l’Iran continua a colpire i paesi del Golfo. Lo riferisce l’agenzia di stampa France Presse. Trump ha inoltre affermato che l’Iran sarebbe sul punto di autorizzare nei prossimi giorni il passaggio di 20 petroliere attraverso lo stretto di Hormuz.

-07:00 Libano, colpita postazione Unifil: morto un peacekeeper.

In Libano colpita postazione Unifil: morto un peacekeeper

Roma, 30 mar. (askanews) – Un peacekeeper dell’Unifil è stato ucciso la scorsa notte dall’esplosione di un proiettile all’interno di una postazione della Forza Onu nel Libano meridionale vicino ad Adchit Al Qusayr, mentre un secondo casco blu è rimasto gravemente ferito. Lo ha reso noto la stessa missione delle Nazioni unite in una dichiarazione.

L’Unifil ha espresso “le più profonde condoglianze” alla famiglia, agli amici e ai colleghi del peacekeeper morto “mentre portava coraggiosamente a termine i suoi compiti”, aggiungendo che i suoi “pensieri e le sue speranze” sono anche rivolti al militare ferito, attualmente ricoverato in ospedale in gravi condizioni.

La missione ha precisato di non conoscere per il momento l’origine del proiettile e di avere avviato un’indagine per chiarire tutte le circostanze dell’accaduto. Nel comunicato, l’Unifil ha rivolto un nuovo appello a “tutti gli attori” affinché rispettino i loro obblighi ai sensi del diritto internazionale e garantiscano in ogni momento la sicurezza del personale e delle proprietà delle Nazioni unite, “astenendosi da azioni che possano mettere in pericolo i peacekeeper”.

La missione ha inoltre ricordato che gli “attacchi deliberati” contro i peacekeeper costituiscono “gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza” e “possono equivalere a crimini di guerra”.

“Su entrambi i lati della Blue Line sono già state perse troppe vite in questo conflitto”, ha aggiunto ancora l’Unifil, ribadendo che “non esiste una soluzione militare” e che “la violenza deve finire”.

Trump: Teheran ha consentito il passaggio di 20 petroliere dallo stretto di Hormuz

Roma, 30 mar. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha affermato che l’Iran ha consentito il passaggio di 20 petroliere attraverso lo stretto di Hormuz.

“Ce ne hanno date 10, ora ce ne danno 20 e queste 20 hanno già cominciato a passare esattamente nel mezzo dello stretto”, ha dichiarato Trump in un’intervista al Financial Times.

Il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato che l’Iran ha accettato la maggior parte dei punti del piano di pace americano, ma che Washington intende avanzare ulteriori richieste a Teheran.

In precedenza l’inviato speciale presidenziale Usa Steve Witkoff aveva affermato che Washington aveva consegnato all’Iran un piano
in 15 punti per porre fine al conflitto.

“Ci hanno dato la maggior parte dei punti, perché non avrebbero dovuto? Sono d’accordo con noi sul piano. Abbiamo chiesto 15 cose
e, per la maggior parte, ci siamo, ma chiederemo anche un altro paio di cose”, ha detto Trump ai giornalisti.

MotoGp, Bezzecchi domina in Texas e torna leader

Roma, 30 mar. (askanews) – Dominio Aprilia nel Gran Premio delle Americhe ad Austin, con Marco Bezzecchi che conquista una vittoria netta davanti al compagno di squadra Jorge Martin, firmando una doppietta tutta veneta da applausi. Sul podio anche Pedro Acosta, mentre Fabio Di Giannantonio chiude quarto dopo essere partito dalla pole position.

Gara autoritaria per Bezzecchi, capace di prendere il comando già nel corso del primo giro e mantenerlo fino alla bandiera a scacchi, nonostante una partenza dalla seconda fila dovuta a una penalità. Il pilota italiano ha così proseguito una striscia impressionante di giri consecutivi in testa, confermandosi riferimento assoluto del momento.

Alle sue spalle Martin completa la festa Aprilia con una rimonta solida dalla settima posizione, mentre Acosta porta la Ktm sul podio, lasciando fuori dalle prime tre posizioni le Ducati ufficiali, in difficoltà sul tracciato texano.

Quinto posto per Marc Marquez, autore di una rimonta dopo aver scontato un long lap penalty, mentre Francesco Bagnaia chiude soltanto nono al termine di una gara complicata.

Al termine della corsa Bezzecchi ha espresso tutta la sua soddisfazione: “Sono felicissimo, perché sabato ho fatto un errore che non ci stava. Ho buttato via la Sprint ed ero molto abbattuto. Per questo ringrazio la squadra che mi è stata vicina e mi ha ricaricato”. Il pilota Aprilia ha poi sottolineato la difficoltà della gara: “Ho tenuto la concentrazione massima per tutti i giri, perché questa pista ti porta facilmente all’errore. Sapevo che potevo fare una bella gara se avessi fatto tutto bene”.

Con questo risultato Bezzecchi torna in testa alla classifica mondiale con 4 punti di vantaggio proprio su Martin, rilanciando le ambizioni iridate dell’Aprilia dopo un weekend dominato sia nella Sprint sia nella gara lunga.

Tennis, Sinner: "Sunshine double inimmaginabile"

Roma, 30 mar. (askanews) – “Sono davvero felice di tornare a casa non solo con uno, ma con due trofei. Realizzare il Sunshine Double per la prima volta è incredibile. È qualcosa che non avrei mai immaginato. È così difficile da ottenere. In qualche modo ci siamo riusciti e sono molto felice” le parole a caldo di Sinner dopo il successo a Miami.

Dopo il trionfo al Miami Open, Jannik Sinner ha dedicato il successo a Kimi Antonelli e Marco Bezzecchi, oggi vincitori a Suzuka e Austin in Formula 1 e MotoGP, con la firma sulla telecamera per sottolineare la grande domenica vissuta dallo sport italiano.

Tennis, Sinner nella storia, dopo Indian Wells vince anche Miami

Roma, 30 mar. (askanews) – Il Sunshine Double di Jannik Sinner è realtà. Dopo Indian Wells, l’azzurro conquista anche Miami battendo in finale Jiri Lehecka con un doppio 6-4, in una partita segnata dal maltempo con l’inizio in ritardo e lo stop di un’ora e mezza dopo il primo set. Sinner ha giocato una partita accorta e puntuale, alzando il livello nei momenti chiave della partita. Il tutto, come accaduto in tutto il corso del torneo, supportato da un grande servizio.

Nella storia del tennis maschile, Sinner è l’ottavo a farcela, ma è il primo a completare l’opera senza perdere alcun set nel percorso. Una statistica che si inserisce nell’altro record raccontato già negli scorsi giorni: sono infatti ora 34 i set vinti consecutivamente dall’azzurro nei Masters 1000, a partire dal cammino immacolato sul cemento indoor di Parigi (novembre 2025). Si tratta del secondo titolo a Miami e del settimo titolo in questa categoria per il tennista classe 2001, salito ora a quota 26 titoli ATP in carriera.

La partenza è delle migliori per Sinner, che impiega appena due turni di risposta per togliere la battuta al ceco, che non aveva subito alcun break nelle partite giocate fino alla finale in Florida. Il game chiave del primo set, però, è quello immediatamente successivo, il quarto. Qui, l’italiano si dimostra glaciale e rimonta da 0-40 con cinque prime consecutive, di cui due ace dal 40-40.

Lehecka è aggressivo e cerca di presentarsi a rete, o fare anche scelte insolite per lui nel tentativo di tirar fuori dalla comfort zone il n.2 al mondo. Che in effetti manca due set point nell’ottavo game, sul 5-3. Poco dopo, però, si conferma impeccabile al servizio (16/16 con la prima nel primo set) e archivia il primo parziale sul 6-4.

Quando arriva, la pioggia, ferma Sinner in un altro momento caldo del match, sul 15-30 in risposta nel game d’apertura del secondo. Alla ripresa, Lehecka è solido e respinge l’assalto del ragazzo di Sesto Pusteria annullandogli anche tre palle break sull’1-1: le prime due costringendolo a due passanti difficili, e l’ultima con una prima vincente.

Nel quinto gioco, Sinner ne vede sfumare altre due consecutive, rimproverandosi qualcosa sulla seconda, con un dritto messo in rete quando lo scambio sembrava finalmente potergli sorridere. Rinfrancato, anzi, il ceco riesce a farsi anche insidioso soprattutto nell’ottavo game, con Sinner ancora freddissimo nel chiudere ai vantaggi dopo lo 0-30 iniziale.

Col senno di poi, è la sua ultima chance per fare davvero partita pari. Sinner, infatti, regala poco o nulla, e nel nono game ottiene il tanto agognato break dopo due errori di dritto di Lehecka dal 30-30. L’ultimo game, invece, è un manifesto dell’infinita classe dell’azzurro, che si regala il secondo trionfo a Miami dopo quello del 2024.

Herzog chiama Pizzaballa: profondo dolore per quanto successo

Roma, 29 mar. (askanews) – Il presidente israeliano Isaac Herzog ha telefonato al Patriarca latino di Gerusalemme, Cardinale Pierbattista Pizzaballa, per esprimere il suo “profondo dolore” per la decisione degli agenti di polizia israeliani di impedire al cardinale e al Custode di Terra Santa, Padre Francesco Ielpo, di raggiungere la Chiesa del Santo Sepolcro per la Messa della Domenica delle Palme.

“Ho chiarito che l’incidente è scaturito da preoccupazioni per la sicurezza, dovute alla continua minaccia di attacchi missilistici da parte del regime terroristico iraniano contro la popolazione civile in Israele, a seguito di precedenti episodi in cui missili iraniani sono caduti nella zona della Città Vecchia di Gerusalemme nei giorni scorsi”, ha affermato Herzog, così come riporta il Times of Israel. “Ho ribadito l’incrollabile impegno dello Stato di Israele a favore della libertà di religione per tutte le fedi e a tutela dello status quo nei luoghi santi di Gerusalemme”, ha sottolineato il presidente israeliano.

Macron: pieno sostegno a Pizzaballa e ai cristiani in Terra Santa

Roma, 29 mar. (askanews) – “Esprimo il mio pieno sostegno al Patriarca latino di Gerusalemme e ai cristiani della Terra Santa, ai quali è stato impedito di celebrare la Messa della Domenica delle Palme al Santo Sepolcro”. Lo scrive su X il presidente francese Emmanuel Macron dopo che stamane la polizia israeliana aveva impedito al Patriarca latino di Gerusalemme, il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Capo della Chiesa cattolica in Terra Santa, insieme al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme e di celebrare la Messa della Domenica delle Palme.

“Condanno questa decisione della polizia israeliana, che si aggiunge alla preoccupante serie di violazioni dello statuto dei Luoghi Santi di Gerusalemme. Il libero esercizio del culto a Gerusalemme deve essere garantito per tutte le religioni”, sottolinea il presidente francese.

Schlein: il governo prenda distanze una volta per tutte dal criminale Netanyahu

Roma, 29 mar. (askanews) – “Il governo italiano esprima forte la sua condanna e prenda una volta per tutte le distanze dal criminale governo Netanyahu, promuovendo azioni concrete per fermare e sanzionare le sue sistematiche violazioni dei diritti umani e delle libertà”. Lo dichiara la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, in una nota di solidarietà al Cardinale Pizzaballa, a Padre Ielpo e a tutti i fedeli a cui le autorità israeliane hanno impedito oggi di celebrare la Messa delle Palme al Santo Sepolcro.

A Disneyland Paris ha aperto World of Frozen

Parigi, 29 mar. (askanews) – Disneyland Paris ha celebrato oggi la trasformazione del suo secondo Parco in Disney Adventure World, con un esclusivo evento inaugurale presentato dal partner Visa. La cerimonia inaugurale , al di là dei discorsi ufficiali, ha visto l’alternarsi di performance artistiche che hanno reso omaggio alle storie Disney più amate fondendo musica e danza davanti ai principali media internazionali.

Durante l’evento Natacha Rafalski Presidente di Disneyland Paris ha dichiarato: “Con Disney Adventure World, non stiamo solo svelando un secondo Parco reinventato a Disneyland Paris ma stiamo aprendo la porta a una nuova era. Un’era in cui i nostri ospiti camminano direttamente nel cuore delle storie che amano”.

A queste parole si sono aggiunte quelle di Thomas Mazloum, Chairman di Disney Experiences: “Continuiamo a espandere Disneyland Paris con ambizione e determinazione. La trasformazione del nostro secondo Parco riflette il meglio di ciò che Disney rappresenta: un’immaginazione senza confini che unisce le persone”.

Anche Josh D’Amaro, Chief Executive Officer di The Walt Disney Company, ha voluto sottolineare l’importanza del progetto: “Poche storie hanno avuto una risonanza mondiale tra i fan come Frozen. Dal grande schermo ai nostri Parchi, alle crociere e oltre, il suo impatto continua a crescere, e con World of Frozen e Disney Adventure World, stiamo offrendo agli ospiti di Disneyland Paris l’opportunità di vivere quella storia in modi del tutto nuovi.

Il momento inaugurale ha visto la partecipazione di Rapunzel e Flynn, che hanno reso omaggio alla nuova attrazione Raiponce Tangled Spin situata lungo Adventure Way, seguita dalla performance della cantante Santa, tra le pop star più amate in Francia. L’artista ha eseguito “Into the Unknown” al pianoforte di ghiaccio prima di essere raggiunta sul palco dalla piccola Lou, 11 anni.

Questo duetto sulle note di “Do You Want to Build a Snowman?”, realizzato in collaborazione con Make-A-Wish France e arricchito dalla presenza dell’animatronics di Olaf, ha segnato lo storico traguardo dei 25.000 desideri esauditi a Disneyland Paris dal 1992.

La serata si è chiusa sulle note di ‘Let It Go’, con il villaggio di Arendelle, nell’attesissima area World of Frozen da oggi aperta al pubblico e Adventure Boy illuminati da uno spettacolare gioco di fuochi d’artificio. Un parterre eccezionale di personalità ha preso parte alle celebrazioni e alle anteprime esclusive, riunendo icone del cinema, della moda, dello sport e del mondo digitale. Tra gli ospiti illustri figuravano Isabelle Huppert, Penélope Cruz, il designer Christian Louboutin, Sébastien Meyer e Aranaud Vaillant di Coperni, gli attori Lucas Bravo e Camille Razat. Presenti anche Teyana Taylor, premiata ai Golden Globe 2026, l’ex Spice Girl Emma Bunton e leggende dello sport come Andrés Iniesta, Wayne Rooney e Olivier Giroud. Per l’Italia, hanno partecipato all’evento Costanza Caracciolo e Christian Vieri, insieme ai più influenti content creator e ai principali media nazionali, testimoniando in prima persona l’inizio di questo nuovo capitolo per Disneyland Paris.

All’evento erano presenti anche le menti creative di Frozen 3, riunite per rappresentare il prossimo capitolo della franchise. La squadra pluripremiata include Jared Bush, Chief Creative Officer dei Walt Disney Animation Studios, Jennifer Lee, sceneggiatrice e regista dei precedenti film della saga, Trent Correy, che affiancherà Lee alla regia di Frozen 3, e i compositori Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez, già autori dei successi musicali originali. Il week end inaugurale si era aperto venerdì 27 marzo con Disneyland Paris che ha riunito personalità illustri, funzionari pubblici e la leadership di The Walt Disney Company per un evento volto a sottolineare il suo ruolo chiave nel turismo francese ed europeo. L’evento ha confermato il primato di Disneyland Paris come prima destinazione turistica d’Europa. Dalla sua apertura nel 1992, il Resort ha accolto oltre 445 milioni di visite, arrivando a generare da solo il 6,1% delle entrate turistiche totali della Francia.

L’investimento di 2 miliardi di euro annunciato nel 2018 per Disney Adventure World ha portato all’ingresso di oltre 1.000 Cast Members (Dipendenti Disney) nell’avventura con quasi 400 fornitori che hanno contribuito al progetto.

Il cardinale Pizzaballa: viviamo una situazione complicata

Roma, 29 mar. (askanews) – “Ci troviamo qui davanti alla città di Gerusalemme e viviamo una situazione complicata”. Con queste parole il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, ha dato inizio a una preghiera per la pace dal Santuario del Dominus Flevit sul Monte degli Ulivi.

Il porporato – a cui proprio questa mattina è stato impedito di celebrare privatamente la messa della Domenica delle Palme al Santo Sepolcro – ha invitato a essere “strumenti di pace e riconciliazione”, e a vivere “nell’amicizia, nella fraternità e nella comunione”.

Dopo Sanremo, Raf torna live con Infinito – Estate 2026

Milano, 29 mar. (askanews) – Dopo aver partecipato alla 76° edizione del Festival di Sanremo con il brano Ora e per sempre e in attesa dell’uscita del suo nuovo disco prevista per il prossimo autunno, Raf torna alla dimensione live per festeggiare i 25 anni del successo Infinito con ” Infinito – Estate 2026″, organizzato da Friends & Partners, prodotto da Girotondo srl in collaborazione Momy records.

Vero e proprio evergreen che continua a emozionarci, Infinito è uno dei brani “manifesto” della carriera di Raf, lunga oltre 40 anni e fatta di migliaia di live, 14 album pubblicati in studio, più di 20 milioni di dischi venduti in tutto il mondo. L’artista, padre del pop in Italia, tra le voci e firme più belle e rappresentative della canzone italiana, dedicherà al suo pubblico un viaggio musicale che scandisce le tappe significative del suo percorso artistico fino al capitolo più recente, quello sanremese.

“Infinito – Estate 2026” sarà: il 16 luglio a Capurso (BA) per Multiculturita Summer Festival; il 18 luglio a Carovigno (BR) per Arena 30/40; il 1 agosto al Forte di Bard a Bard (AO); il 3 agosto al Castello San Giusto di Trieste, per Trieste Estate 2026; il 6 agosto al Castello Pasquini di Castiglioncello (LI); l’8 agosto al Parco della Repubblica di Sirolo (AN); l’11 agosto al Teatro di Verdura di Palermo per Dream Pop Festival; il 12 agosto all’Anfiteatro Falcone e Borsellino di Zafferana Etnea (CT) per Etna in Scena il 14 agosto al Teatro di Acri ad Acri (CS) per l’Estate Acrese; il 18 agosto a Presicce-Acquarica (LE) per il Festival “I colori dell’olio”; il 22 agosto a Marina di Pietrasanta (Lu) per La Versiliana Festival; il 30 agosto al Teatro Romano di Verona; il 1 settembre in Piazza dei Signori a Vicenza per Vicenza Festival; il 13 settembre a Poggio Arena Live di Poggio Renatico (FE); il 19 settembre al Palaterni di Terni per Tributo d’autore; il 20 settembre al Barrocci Festival di Sant’Angelo di Gatteo (FC).

Il prossimo autunno invece Raf sarà nei palazzetti con “Infinito – Palasport 2026”: il 9 ottobre al Palapartenope di Napoli, il 12 ottobre all’Unipol Forum di Milano e il 17 ottobre al Palazzo dello Sport di Roma.

Un nuovo capitolo live per Raf, che fa seguito alla straordinaria esperienza sanremese in cui l’artista ha emozionato con una ballad romantica e autobiografica – scritta insieme al figlio Samuele Riefoli, che ha anche firmato la regia del videoclip – e che anticipa l’uscita del suo nuovo disco di inediti. Ora e per sempre (Warner Records / Warner Music Italy) è una confessione sincera trasformata in musica: racconta la storia d’amore di due persone che si sono conosciute verso la fine degli anni ’80 e che continuano a vivere insieme, confrontandosi con un mondo che è completamente cambiato e che loro non avrebbero mai potuto immaginare così; non è dunque solo una canzone, ma anche un insieme di fotogrammi di vita che prendono forma attraverso parole cariche di verità.

Meloni: il divieto a Pizzaballa offende la libertà religiosa

Roma, 29 mar. (askanews) – “Il Governo italiano esprime vicinanza al Cardinale Pizzaballa, a Padre Ielpo e ai religiosi ai quali le autorità israeliane hanno impedito oggi di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nel Santo Sepolcro. Il Santo Sepolcro di Gerusalemme è luogo sacro della cristianità, e in quanto tale da preservare e tutelare per la celebrazione dei riti sacri. Impedirne l’ingresso al Patriarca di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa, peraltro in una solennità centrale per la fede qual è la Domenica delle Palme, costituisce un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa”. Lo dichiara in una nota la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Calcio, playoff Mondiali: Turpin arbitrerà Italia-Bosnia

Roma, 29 mar. (askanews) – Sarà il francese Clément Turpin a dirigere la finale dei playoff Mondiali tra Italia e Bosnia Erzegovina, in programma martedì prossimo a Zenica.

L’UEFA ha annunciato la designazione dell’esperto arbitro, affiancato da una squadra quasi interamente francese: assistenti Nicolas Danos e Benjamin Pages, Var Jérôme Brisard e assistente Var Willy Delajod. Quarto ufficiale sarà lo spagnolo José Maria Sanchez.

Per Turpin si tratta del sesto incontro con l’Italia: nei precedenti cinque, il bilancio è di tre vittorie e due sconfitte azzurre. Il ricordo più significativo risale al 24 marzo 2022, quando l’arbitro francese diresse la semifinale playoff persa 1-0 contro la Macedonia del Nord a Palermo, costata agli Azzurri l’esclusione dal Mondiale.

Tajani: inaccettabile vietare l’ingressso al Santo Sepolcro a Pizzaballa

Roma, 29 mar. (askanews) – “Voglio esprimere la mia più sentita solidarietà al Patriarca di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, capo della Chiesa Cattolica in Terra Santa, e al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, Custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro. È inaccettabile aver loro impedito di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme”. Lo scrive su X il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

“Per la prima volta – prosegue Tajani – ai vertici della Chiesa la polizia israeliana ha negato la possibilità di celebrare la Messa delle Palme in uno dei luoghi più sacri per milioni di fedeli nel mondo”.

“Ho dato immediate istruzioni al nostro Ambasciatore in Israele di esprimere alle autorità di Tel Aviv il nostro sdegno e confermare la posizione italiana a tutela, sempre ed in ogni circostanza, della libertà di religione”, conclude Tajani.

Calcio, Romania: paura per Lucescu, ricoverato in ospedale

Roma, 29 mar. (askanews) – Paura per Mircea Lucescu, ottantenne ct della Romania e storico ex allenatore di Brescia, Inter e Shakhtar Donetsk. Durante una riunione tecnica prima dell’allenamento in vista dell’amichevole contro la Slovacchia, il commissario tecnico si è sentito male ed è svenuto davanti ai giocatori.

Il suo assistente, Florin Constantinovici, ha prestato i primi soccorsi e chiamato l’ambulanza. I medici hanno stabilizzato Lucescu e lo hanno trasportato in ospedale, dove al momento si trova in condizioni stabili. Secondo quanto riferito dai sanitari, si è trattato di una sincope dovuta a stanchezza e stress, e non di un preinfarto. I medici gli hanno raccomandato di evitare ulteriori fonti di stress e di non partecipare all’amichevole in Slovacchia, che avrebbe dovuto essere la sua ultima partita in panchina.

Manifestazione degli anarchici vietata a Roma: 91 fermi preventivi

Milano, 29 mar. (askanews) – Dalle prime ore del mattino, alcune decine di aderenti a movimenti anarchici, provenienti anche da altre province del Paese, hanno raggiunto il Parco degli Acquedotti con l’intento di tenere la manifestazione di commemorazione dei due militanti anarchici morti nell’esplosione del 19 marzo. L’iniziativa era stata vietata con provvedimento del Questore di Roma.

I gruppi sono stati bloccati su vari ingressi dal contingente del Reparto a cavallo della Polizia di Stato e dai reparti inquadrati delle Forze dell’Ordine, riferisce la Questura della Capitale, che precisa: 91 persone ritenute pericolose e sospette, valutati i presupposti per il fermo preventivo condivisi dal PM di turno, stante il rifiuto all’identificazione di molti di loro – alcuni dei quali travisati- sono state accompagnate negli uffici della Questura per il fotosegnalamento e l’adozione, ricorrendone i presupposti, dei fogli di via obbligatori. Le operazioni si sono svolte senza turbative per l’ordine pubblico.

Iran, le notizie più importanti del 29 marzo sulla guerra

Roma, 29 mar. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di domenica 29 marzo sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale. (A cura di Gianpiero Casagni)

-12:03 Iran, Israele colpisce a Teheran sede tv qatariota Al Araby.

-11:42 Iran, aereo sentinella Awacs distrutto in base Usa in Arabia Saudita.

-11:08 Iran, Ghalibaf: Usa fingono dialogo ma preparano attacco di terra.

-09:39 Un raid missilistico USA-Israele ha colpito il porto di Bandar Khamir, causando 5 morti e 4 feriti, vicino allo stretto di Hormuz. Lo riporta l’agenzia ufficiale iraniana Irna sottolineando l'”attacco criminale del nemico americano-sionista” ha interessato il molo della città portuale e che ci sono state esplosioni anche a Teheran.

Il Papa: Dio rifiuta la guerra, nessuno lo usi per giustificarla

Città del Vaticano, 29 mar. (askanews) – “Fratelli, sorelle, questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: ‘Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue'”: è il grido di pace elevato da Papa Leone, durante la messa della Domenica delle Palme, presieduta in piazza San Pietro.

Poi un nuovo, ennesimo, appello di Papa Leone per la pace, accompagnato dall’invito a deporre le armi. “Cristo, Re della pace, grida ancora dalla sua croce: Dio è amore! Abbiate pietà! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli!”, è il grido del Pontefice nell’omelia della messa
della Domenica delle Palme, celebrata in piazza San Pietro.

Leone cita il vescovo Tonino Bello. “Con le parole del Servo di Dio, il vescovo Tonino Bello, vorrei affidare questo grido a Maria Santissima, che sta sotto la croce del Figlio, e piange anche ai piedi dei crocifissi di oggi: ‘Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che, nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi. Che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. E che, finalmente, le lacrime di tutte le
vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate, come la brina dal sole della primavera’”.

Morto il cantautore e attore David Riondino: aveva 73 anni

Milano, 29 mar. (askanews) – E’ morto a 73 anni David Riondino, celebre cantautore, attore, regista e scrittore italiano. Ad annunciare la sua scomparsa è Chiara Rapaccini, artista, illustratrice e designer, che in un post su Facebook ricorda gli anni giovanili trascorsi a Firenze: “Eravamo tutti ‘compagni’, allora , di vita e politica. Cantavamo e suonavamo nelle case del popolo, alle feste dell’Unità. David era il nostro capo visionario”.

I funerali sono in programma martedì alle 11.00 alla Chiesa degli Artisti di Roma.

Israele blocca l’ingresso al cardinale Pizzaballa al Santo Sepolcro

Roma, 29 mar. (askanews) – “Questa mattina, la polizia israeliana ha impedito al Patriarca latino di Gerusalemme, Sua Beatitudine il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Capo della Chiesa cattolica in Terra Santa, insieme al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, OFM, Custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro, di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, mentre si recavano a celebrare la Messa della Domenica delle Palme”. Lo riferisce una nota del Patriarcato Latino di Gerusalemme.

“Per la prima volta da secoli” è stato “impedito di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nella Chiesa del Santo Sepolcro” al cardinale Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme e al custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo.  “I due sono stati fermati lungo il percorso, mentre procedevano in forma privata e senza alcuna caratteristica di processione o atto cerimoniale – si legge nella nota – e sono stati costretti a tornare indietro. Di conseguenza, e per la prima volta da secoli,
ai capi della Chiesa è stato impedito di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nella Chiesa del Santo Sepolcro. Questo incidente – prosegue il Patriarcato Latino di Gerusaleme – costituisce un grave precedente e ignora la sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, durante questa settimana, guardano a Gerusalemme”. “I capi delle Chiese – prosegue la nota del Patriarcato – hanno agito con piena
responsabilità e, sin dall’inizio della guerra, hanno ottemperato a tutte le restrizioni imposte: gli assembramenti pubblici sono stati annullati, l’accesso è stato vietato e sono state prese disposizioni per trasmettere le celebrazioni a centinaia di milioni di fedeli in tutto il mondo, i quali, in questi giorni di Pasqua, rivolgono lo sguardo a Gerusalemme e alla Chiesa del Santo Sepolcro”.

Cinema, dal 27 aprile su Prime Video "La Sobrietà" di Carlo Fenizi

Roma, 29 mar. (askanews) – Dal 27 aprile arriva in anteprima assoluta su Prime Video “La Sobrietà”, un film di Carlo Fenizi (Effetto Paradosso, Istmo) che, in una chiave tra mockumentary e commedia nera, accompagna lo spettatore dietro le quinte degli ambienti cinematografici, tra manie e debolezze dei suoi protagonisti.

Al centro della storia una nota actor coach e un fantasioso regista che decide di realizzare un documentario proprio per smascherarne il metodo d’insegnamento, molto famoso quanto manipolatorio. Nel cast, che si muove tra scenografie vivaci e atmosfere oniriche, in situazioni sopra le righe, Michele Venitucci, Eva Basteiro-Bertolí, Antonia San Juan (iconica Agrado di Tutto su mia madre), un’inedita Carmen Russo e un grande ritorno al cinema italiano, Amanda Lear.

“Il titolo del film contraddice in toto ciò che si vede. D’altra parte, noi animali sociali molto spesso parliamo e operiamo in modo diametralmente opposto alle direzioni dei nostri pensieri. C’è pugliesità e tropicalismo, più effetto che causa. Un manifesto libero e personale”, ha detto il regista e autore Carlo Fenizi.

Dopo una delusione professionale, Rodrigo, regista dalla fantasia iperbolica, incontra Kimba, figura enigmatica del cinema. Preparatrice di attori, direttrice di casting e ideatrice di un metodo controverso che tiene in pugno un gruppo di attrici disposte a tutto pur di raggiungere il talento e il successo, con pratiche ridicole e manipolatorie. Con l’aiuto di Cornelio, sceneggiatore anche lui caduto nella trappola, Rodrigo decide di realizzare un documentario per scoprire la verità sulla vita della donna e smascherare tutte le contraddizioni del “Metodo Kimba”. Ma più le riprese avanzano, più i confini tra osservatore e soggetto e tra realtà e finzione si confondono. Chi sta osservando davvero chi?

Formula1, il calendario del Mondiale

Roma, 29 mar. (askanews) – Ecco il calendario della stagione di Formula 1 2026 con i vincitori delle gare finora disputate:

GP Australia (Melbourne, Australia, 8 marzo) vincitore: George Russell (Mercedes) GP Cina (Shanghai, Cina, 15 marzo) vincitore: Kimi Antonelli (Mercedes) GP Giappone (Suzuka, Giappone, 29 marzo) vincitore: Kimi Antonelli (Mercedes)

GP Miami (Miami, Stati Uniti, 3 maggio) GP Canada (Montreal, Canada, 24 maggio) GP Monaco (Montecarlo, Principato di Monaco, 7 giugno) GP Barcellona-Catalunya (Montmelò, Spagna, 14 giugno) GP Austria (Spielberg, Austria, 28 giugno) GP Gran Bretagna (Silverstone, Regno Unito, 5 luglio) GP Belgio (Spa-Francorchamps, Belgio, 19 luglio) GP Ungheria (Hungaroring, Ungheria, 26 luglio) GP Paesi Bassi (Zandvoort, Paesi Bassi, 23 agosto) GP Italia (Monza, Italia, 6 settembre) GP Spagna (Madrid, Spagna, 13 settembre) GP Azerbaigian (Baku, Azerbaigian, 26 settembre) GP Singapore (Marina Bay, Singapore, 11 ottobre) GP Stati Uniti (Austin, Stati Uniti, 23 ottobre) GP Messico (Città del Messico, Messico, 30 ottobre) GP Brasile (San Paolo, Brasile, 6 novembre) GP Las Vegas GP (Las Vegas, Stati Uniti, 19 novembre) GP Qatar (Lusail, Qatar, 27 novembre) GP Abu Dhabi (Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti, 4 dicembre)

Non basta contarli. La politica alla prova della povertà

Una piaga che non si può derubricare

I numeri, quando sono seri, impongono di pensare. La prima rilevazione nazionale sulle persone senza dimora consegna al Paese un quadro che non può essere relegato ai margini del disagio urbano: nelle 14 città osservate sono state censite 10.037 persone, di cui 5.563 accolte nelle strutture notturne e 4.474 in strada o in sistemazioni di fortuna. Questo basta a comprendere che non siamo di fronte a una marginalità episodica, ma a una forma strutturale di esclusione. Anche la distribuzione territoriale è eloquente: Roma, Milano, Torino e Napoli concentrano la quota più alta del fenomeno, con la sola Capitale che raccoglie oltre un quarto del totale. E se i posti letto disponibili si fermano a 6.678, con un tasso di occupazione già altissimo, significa che il sistema di risposta è sotto pressione e che le città ospitano ormai una povertà stabilmente inscritta nel proprio paesaggio sociale.

Una fotografia seria, ma ancora parziale

Occorre però mantenere il rigore dell’analisi: siamo di fronte a una rilevazione parziale, non a una restituzione esaustiva della povertà abitativa estrema. La stima, per ragioni metodologiche, esclude chi vive in insediamenti organizzati o in stabili occupati, chi è accolto in modo precario presso amici o parenti, oltre ai minori. È dunque plausibile che il fenomeno reale sia più ampio di quanto fin qui emerso.

Il punto è decisivo. I dati non vanno né minimizzati né piegati a letture ideologiche. Vanno assunti per ciò che sono: non un quadro definitivo, ma una base solida da cui partire. E già questa base mostra che la condizione di senza dimora non coincide soltanto con la povertà economica, ma rinvia a una crisi più profonda di legami, diritti, accesso ai servizi e continuità abitativa.

Una povertà plurale

Colpisce che circa il 70% delle persone censite sia costituito da stranieri. Nelle strutture di accoglienza notturna essi sono 3.838, a fronte di 1.725 italiani. Anche tra quanti vivono in strada, la componente straniera risulta prevalente.

Ma questo dato non autorizza letture semplificatrici. Dire che gli stranieri sono la maggioranza non significa che il fenomeno riguardi esclusivamente loro. Al contrario, impone di riconoscere anche una presenza italiana significativa, che non può essere rimossa né ridotta a dettaglio. Migliaia di nostri connazionali vivono infatti in una condizione di vulnerabilità profonda.

La povertà radicale assume oggi una configurazione plurale: intreccia vulnerabilità migratorie, traiettorie biografiche segnate dalla deprivazione, fratture familiari, espulsione dal lavoro, fragilità sanitarie, marginalità amministrativa e impoverimento relazionale. È dentro questa trama che la politica è chiamata a tornare a leggere il fenomeno.

Le radici socioeconomiche

Nessuno finisce per strada per una sola causa. La condizione di senza dimora è quasi sempre l’esito di vulnerabilità che si cumulano: lavoro precario, costo dell’abitare, rarefazione dei legami, dipendenze, fragilità psichiche, marginalità amministrative. Quando questi fattori si addensano, la strada non è una scelta, ma l’approdo di una lenta erosione sociale.

Anche il profilo del fenomeno è eloquente: soprattutto uomini adulti, concentrati nella fascia tra i 31 e i 60 anni, spesso costretti a ripararsi in giacigli di fortuna, sotto i portici, nei sottopassi o sotto i ponti. Non si tratta di un dettaglio descrittivo, ma del segno di una marginalità ormai inscritta nello spazio urbano.

Dalla gestione del disagio alla politica della dignità

È qui che si misura il punto decisivo: non basta riconoscere la gravità del fenomeno, né limitarsi al governo dell’emergenza.

Mensa, doccia e dormitorio sono interventi necessari, ma da soli non bastano. La strada si svuota solo costruendo percorsi credibili di uscita.

Per questo servono politiche serie di housing sociale: alloggi accessibili, soluzioni temporanee accompagnate, recupero di immobili inutilizzati, fondi di garanzia per gli affitti, mediazione con i proprietari, sostegno educativo e sociale. Anche in presenza di bilanci pubblici ristretti, l’housing non va pensato come spesa isolata, ma come composizione intelligente delle risorse: fondi nazionali, programmi europei, rigenerazione urbana, patrimonio da recuperare, alleanze territoriali. Non una promessa facile, ma una priorità da organizzare.

In questo quadro i Comuni hanno un compito decisivo: mappare il disagio, coordinare i servizi e attivare reti territoriali. Ma soprattutto scegliere se limitarsi a contenere il problema oppure assumerlo come misura concreta della qualità civile della città.

Il compito dei cattolici

È qui che il compito dei cattolici impegnati in politica torna a farsi decisivo. Non per rivendicare una superiorità morale, ma perché il Vangelo, se assunto fino in fondo, resta una bussola esigente. “Ero forestiero e mi avete accolto”, dice il Cristo di Matteo 25: parole che non consentono di voltare lo sguardo, né di ridurre il povero a figura decorativa della retorica pubblica, né di ripiegare la fede nel privato, rendendola devota ma socialmente irrilevante.

La questione dei senza dimora mette a nudo il grado di verità della nostra presenza civile. Se davvero affermiamo che ogni persona possiede una dignità indisponibile, allora questa convinzione deve tradursi in scelte di bilancio, priorità amministrative, cultura istituzionale, progetti di medio periodo. La carità, se resta confinata al gesto individuale, rischia di ridursi a sollievo senza giustizia. Ha bisogno, invece, di farsi visione pubblica, intelligenza sociale e iniziativa politica.

Perché serve un campo degasperiano

Ed è precisamente qui che la questione dei senza dimora si lega, in modo tutt’altro che estrinseco, alla necessità di un campo degasperiano. Il dramma della povertà più radicale mostra infatti, forse meglio di ogni altro, quanto sia sterile una politica ridotta a propaganda, polarizzazione permanente e contrapposizione ideologica. Quando una persona dorme sotto un portico o in una stazione, non serve una battaglia identitaria; serve una politica capace di tenere insieme realismo e dignità, istituzioni e corpi intermedi, responsabilità personale e dovere pubblico.

Se parlo di campo degasperiano è perché De Gasperi, alla guida del governo, interpretò la politica non come bandiera identitaria, ma come responsabilità di ricostruzione: consolidare la democrazia, rafforzare le istituzioni, promuovere lo sviluppo, correggere gli squilibri sociali e territoriali, collocare l’Italia entro una visione europea. Degasperiano, allora, significa proprio questo: guardare la persona concreta e affrontare i problemi senza ideologie, con realismo, mediazione e responsabilità pubblica.

La condizione dei senza dimora ci dice, oggi, che abbiamo bisogno esattamente di questo: di uno spazio culturale e progettuale in cui cattolici impegnati in modi diversi possano tornare a confrontarsi, studiare, ordinare le priorità, leggere i bisogni profondi del Paese e costruire risposte sul terreno sociale, educativo e istituzionale. Non un nuovo partito confessionale. Non il ritorno al partito unico dei cattolici, verso il quale non nutro alcuna nostalgia organizzativa. Ma neppure l’idea che ai cattolici si debba chiedere di ritrarsi, di vivere la propria coscienza come un impaccio, di limitarsi a una testimonianza privata priva di responsabilità pubblica.

Più che un nuovo soggetto politico, serve dunque un campo degasperiano: non la riproposizione tardiva di una sigla, né la nostalgia organizzata di una forma conclusa, ma uno spazio esigente di discernimento e di costruzione civile. Non una conta elettorale, ma una trama di responsabilità.

Una grande occasione civile

La questione dei senza dimora è una prova decisiva. Misura la capacità della politica di affrontare la realtà, non di eluderla, e di costruire convergenze autentiche attorno ai bisogni più radicali.

Qui sta il senso di un campo degasperiano: sottrarre problemi come questo alla propaganda e alla contrapposizione sterile, per ricondurli sul terreno della persona, della responsabilità pubblica e delle risposte concrete. Perché chi non ha casa non può diventare un argomento: deve tornare a essere una priorità.

IA e responsabilità umana: chi decide, chi risponde, cosa resta

di Maria Squarcione

Un ambiente che ci avvolge

Oggi molti di noi usano l’intelligenza artificiale senza accorgersene. Quando scriviamo una mail e il sistema completa automaticamente la frase. Quando cerchiamo informazioni e il motore di ricerca non ci restituisce più solo una lista di siti, ma una risposta già sintetizzata. Quando una piattaforma bancaria blocca una transazione sospetta prima ancora che ce ne accorgiamo. Quando un medico utilizza sistemi di supporto diagnostico che analizzano migliaia di immagini cliniche in pochi secondi.

Non è fantascienza. È già la nostra quotidianità. E spesso è inconsapevole. Siamo entrati, quasi senza accorgercene, in un ambiente informativo del tutto nuovo. Internet, che pure è stata una grande rivoluzione, rimane ancora uno strumento: potente, ma governabile dall’uomo dalla A alla Z. Ci permette di cercare informazioni prodotte da altri esseri umani. L’IA, invece, cambia questo equilibrio. Non è più solo uno strumento: è un ambiente, una tecnologia pervasiva che ci colloca in un mondo ibrido, in cui l’informazione non è soltanto cercata e valutata, ma sempre più spesso generata da un sistema intelligente, non umano.

Delega cognitiva e fiducia vigilata

Quando facciamo una domanda a un sistema di IA non stiamo più soltanto cercando qualcosa che esiste già: stiamo dialogando con una macchina che costruisce una risposta. In questo passaggio deleghiamo alla macchina funzioni proprie dell’essere umano. Possiamo fidarci? Non completamente. Non perché queste tecnologie siano pericolose in sé, ma perché funzionano in modo molto diverso da noi. La risposta dell’IA va considerata come un’ipotesi, un risultato da verificare.

E tuttavia la usiamo. Perché il suo flusso è suadente, convincente, altamente persuasivo. È stato definito “sicofantico”, perché tende a confermare le nostre aspettative. La usiamo anche per una ragione strutturale: la tecnologia nasce dallo “scarico cognitivo”, dalla necessità di delegare alcune funzioni per liberare risorse mentali. Inoltre, l’IA è capace di gestire quantità di dati e individuare schemi che sfuggono alle nostre possibilità. Così, mentre deleghiamo una parte delle nostre capacità, ne amplifichiamo altre.

Siamo noi, dunque, a decidere il livello di delega. E siamo noi a restarne responsabili.

La macchina probabilistica

Dal punto di vista giuridico, la responsabilità resta saldamente in capo all’umano. L’AI Act europeo e la legge italiana 132/2025 stabiliscono che l’output non può essere attribuito alla macchina. Il principio è chiaro: human oversight. L’uomo deve vigilare.

Ma chi risponde alle nostre domande è una macchina che funziona in modo probabilistico. Non comprende, non verifica, non distingue il vero dal falso. Genera sequenze linguistiche sulla base della probabilità. Non pensa: calcola.

I modelli linguistici non accedono alla verità dei fatti, non controllano la correttezza, non possiedono intenzionalità. Per questo possono “allucinare”: l’errore non è un incidente, ma una possibilità intrinseca del loro funzionamento. Sono addestrati su testi prodotti da esseri umani e ne riflettono inevitabilmente limiti e bias.

Consapevolezza e responsabilità

Che cosa ci resta, allora? L’uso consapevole, critico e responsabile di uno strumento straordinario. Un sistema inconsapevole, ma utile se ben governato.

Questo implica una responsabilità epistemica: dobbiamo formarci, comprendere il funzionamento di questi sistemi, usarli senza timori ma senza ingenuità. I grandi modelli linguistici non cercano la verità: cercano la sequenza più probabile. Simulano il linguaggio umano con grande efficacia, ma non possiedono un modello del mondo.

Eppure ampliano enormemente le nostre capacità cognitive. La questione decisiva non è se le macchine siano intelligenti. È se noi saremo abbastanza maturi da usarle bene.

Il primato del giudizio umano

L’intelligenza artificiale non sostituisce il giudizio umano: lo rende più necessario. Non elimina la responsabilità: la rende più esigente.

In un mondo in cui le risposte sono immediate, la differenza non la farà chi ottiene una risposta, ma chi sa porre la domanda giusta, chi sa verificare, chi sa assumersi la responsabilità di ciò che decide di credere, usare e condividere.

Un sistema di IA può produrre una risposta, ma non può rispondere delle sue conseguenze. Questo resta compito nostro.

Più cresce la potenza delle macchine, più cresce il peso delle nostre decisioni. Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, la risorsa più scarsa non sarà la tecnologia, ma la consapevolezza umana.

La generazione che non ti aspetti

Tra le molte cose che questa tornata referendaria ha restituito al dibattito pubblico, ce n’è una che quasi nessun commentatore ha saputo vedere in anticipo e che pochi, nelle analisi ex post, stanno davvero mettendo a fuoco. In particolare nell’ottica delle prossime elezioni politiche.

La generazione Z è andata a votare in massa. A sorpresa e in numeri inattesi. Per chi scrive, questa è forse la più bella notizia dell’intera tornata: dimostra qualcosa che molti di noi (politici, intellettuali, osservatori) avevano smesso di credere possibile. Che i giovani, quella fascia di società che sarà protagonista nei prossimi decenni, non siano affatto indifferenti alla cosa pubblica. Sono indifferenti a noi. È diverso. Ed è molto più scomodo da ammettere.

Una sfida da raccogliere 

C’è una sfida generazionale insita in questi risultati che dovrebbe interrogarci profondamente. Non in modo retorico (come si fa ogni volta che si scopre che “i giovani esistono” e poi si torna ai propri schemi tipici del secolo scorso) ma con quell’umiltà nell’analisi che in realtà, nei fatti, non abbiamo mai praticato. Mai.

È un punto che merita di essere detto senza giri di parole: non abbiamo mai davvero ascoltato le nuove generazioni. Le abbiamo osservate, studiate, misurate, a volte perfino celebrate. Ma ascoltarle, nel senso autentico del termine, cioè lasciarsi cambiare dall’ascolto, quello no. Questo referendum ci dice che il conto di questa “inadeguatezza” è arrivato. E sarà più salato di quanto possiamo immaginare, se non si provvederà realmente ad assimilarne l’insegnamento.

Una generazione che chiede il possibile

Il paradosso è che questa generazione, quella di cui diciamo di non riuscire a capire le priorità, ha già indicato (con i propri metodi: le piazze, le reti, il voto referendario) su quali punti chiede un radicale cambio di direzione. Lo ha fatto ripetutamente e in modo inequivocabile: rifiuto della complicità dell’Italia con i crimini internazionali perpetrati da alleati, rifiuto del riarmo e, fatto ancora più significativo, rispetto dei principi fondamentali di quella Costituzione scritta dai loro bisnonni. Non da loro. Dai bisnonni. Eppure la conoscono, la citano, la rivendicano con un attaccamento e rispetto che molti dei loro nonni, attualmente seduti in Parlamento, farebbero fatica a eguagliare.

Siamo di fronte a una generazione che non chiede l’impossibile. Chiede il possibile già scritto. Chiede (e la semplicità, in questo caso, è una categoria politica estremamente potente) l’applicazione completa ed effettiva  della Costituzione vigente. Altro che modifiche, riforme, aggiornamenti. La risposta che chiedono è già lì, su Carta, dal 1948. Il problema è che non l’abbiamo mai applicata davvero completamente come meritava.

Il problema vero non è il cosa ma il come

La sfida vera allora è un’altra: come si coinvolgono questi giovani? Come si trasforma una mobilitazione referendaria, o le piazze contro la guerra e i crimini internazionali, in partecipazione politica strutturata?

La risposta onesta è che non lo sappiamo. E dovremmo avere l’onestà intellettuale di dirlo.

La “forma partito”, così come è stata praticata fino ad oggi, non sembra affatto compatibile con le loro corde. Non è (solo) una questione di linguaggio, di comunicazione, di presenza sui social. È qualcosa di più profondo: struttura, gerarchia, rapporto con l’esercizio del potere. I partiti chiedono fedeltà più ancora che partecipazione. E questa generazione, che ha imparato a fidarsi delle reti orizzontali (social e realtà associative “fisiche”), diffida visceralmente delle catene di comando verticali.

Servono modalità nuove, per l’individuazione delle quali non si può che mettersi autenticamente in ascolto. Sul programma politico, invece, non c’è nulla da inventare: loro hanno già parlato. Nelle piazze e nelle urne, in modo a dir poco cristallino.