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Riccardo Ponzio si prepara ad una nuova stagione con AF Corse

Pineto, 6 mag. (askanews) – Il 10 maggio, al Misano World Circuit, si darà il via alla stagione 2026 del Campionato Italiano Gran Turismo Endurance. In tanti, ai nastri di partenza, che ambiscono alla vittoria finale, tra cui, certamente Riccardo Ponzio. Classe 97, il pilota nativo di Pescara può contare su un’esperienza al volante già consolidata che lo accredita tra i favoriti per vederlo, a fine competizione, sul gradino più alto del podio.

Le sensazioni di Riccardo Ponzio alla vigilia della nuova stagione: “Questo è il terzo anno con AF Corse, vengo da due stagioni molto positive dove abbiamo centrato anche le vittorie assolute, ma quest’anno penso sarà l’anno giusto per puntare al titolo. L’equipaggio è di livello e il team è di primo ordine come la sua storia dimostra”.

E sui compagni di abitacolo: “Francesco Braschi e Andrew Rackstraw sono due compagni perfetti per questo campionato Endurance. Io credo che le qualità di tutti e tre messe insieme potranno farci puntare non meno che alle posizioni di vertice”.

La grande novità è il kit Evo: “La 296 GT3 che ho usato negli ultimi tre anni è una macchina già di per sé molto molto buona di partenza, hanno sviluppato il kit Evo che ha dato degli ottimi risultati soprattutto in scia con le altre macchine, quindi soprattutto nella situazione di gara dovrebbe avere dei grossi vantaggi e adesso questa domenica vedremo come andrà”.

E sull’esperienza consolidata nel tempo che lo ha portato fin qui: “L’esperienza accumulata negli ultimi 3-4 anni nel GT italiano è importantissima, spero di portare il mio bagaglio di esperienza a tutto l’equipaggio e che questo possa essere l’arma in più per farci puntare finalmente al titolo tricolore”.

Esordio il 10 maggio al Misano World Circuit, poi si continua il 21 giugno a Monza, per poi passare il 6 settembre all’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola e concludere l’1 novembre al tempio del Mugello. 4 incontri, da non perdere, e un solo vincitore. Per Ponzio è giunto il momento di entrare, in maniera definitiva e stabile, nei grandi del Gran Turismo Endurance.

Sal Da Vinci annuncia il nuovo album Per sempre sì: parla d’amore

Milano, 6 mag. (askanews) – A meno di una settimana dal debutto sul palco dell’Eurovision Song Contest di Vienna, Sal Da Vinci annuncia oggi il suo nuovo album Per sempre sì, omonimo del brano vincitore di Sanremo, in uscita il prossimo 29 maggio e da ora disponibile in preorder.

Il disco segna un nuovo capitolo artistico e personale, in cui Sal Da Vinci continua a esplorare il tema dell’amore nelle sue molteplici sfumature. Un progetto fatto di storie e frammenti di vita quotidiana, tra esperienze personali e racconti in cui il pubblico può riconoscersi, sempre guidato da una cifra autentica e profondamente umana.

Intanto, la popolarità della title track Per sempre sì continua a crescere: il brano ha già superato oltre 24 milioni di stream su Spotify e milioni di visualizzazioni su YouTube, affermandosi come una delle colonne sonore di questo 2026.

L’annuncio dell’album arriva inoltre a pochi giorni da un altro momento importante: proprio la scorsa settimana l’artista ha annunciato la tripletta nella sua Napoli, con l’aggiunta della terza data all’Arena Flegrea il 27 settembre.

Per Sal in arrivo un’estate di intensa attività live, tra rassegne e grandi palchi in tutta Italia, che culminerà proprio con le date napoletane, prima del ritorno in autunno nei teatri, dove porterà il suo mondo in una dimensione più raccolta e narrativa.

Calendario aggiornato del tour estivo 2026 Giovedì 9 luglio 2026 | Locarno, Moon+Stars Mercoledì 15 luglio 2026 | Benevento, BTC Music Festival (Piazza Cardinal Pacca) Sabato 18 luglio 2026 | Cattolica (RN), Arena della Regina Martedì 21 luglio 2026 |Cervere (CN), Anima Festival (Anfiteatro dell’Anima) Lunedì 27 luglio 2026 | Este (PD), Este Music Festival Giovedì 30 luglio 2026 | Agrigento, Festival Il Mito (Live Arena) Sabato 1 agosto 2026 | Francavilla al Mare (CH), Piazza Sant’Alfonso Mercoledì 5 agosto 2026 | Golfo Aranci (SS), Golfo Aranci Mon Amour (gratuito) Venerdì 7 agosto 2026 | Giovinazzo (BA), Levante Arena Sabato 8 agosto 2026 | San Pancrazio Salentino (BR), Forum Eventi Lunedì 10 agosto 2026 | Santa Maria di Castellabate (SA), Villa Matarazzo Mercoledì 12 agosto 2026 | Cirò Marina (KR), KrimiSound Festival (Arena Saracena) Giovedì 13 agosto 2026 | San Nicola Arcella (CS), Arcella Open Air Sabato 15 agosto 2026 | Lucera (FG), Lucera Music Lights Festival (gratuito) Domenica 16 agosto 2026 | Tottea (TE) XX Edizione Notte Azzurra Martedì 18 agosto 2026 | Sabaudia (LT), Arena del Mare BCC Roma Giovedì 20 agosto 2026 | Forte dei Marmi (LU), Villa Bertelli Giovedì 3 settembre 2026 |Roma, Roma Summer Fest (Cavea – Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone) Venerdì 25 settembre 2026 | Napoli, Arena Flegrea Sabato 26 settembre 2026 | Napoli, Arena Flegrea Domenica 27 settembre 2026 | Napoli, Arena Flegrea NUOVA DATA

Teatri 2026 Mercoledì 7 ottobre 2026 | San Marino, Teatro Nuova Dogana Venerdì 9 ottobre 2026 | Roma, Auditorium Conciliazione Lunedì 12 ottobre 2026 | Brescia, Teatro Clerici Mercoledì 14 ottobre 2026 | Torino, Teatro Colosseo Venerdì 16 ottobre 2026 | Padova, Gran Teatro Geox Domenica 18 ottobre 2026 | Bologna, Europauditorium Martedì 20 ottobre 2026 | Milano, Teatro Arcimboldi Venerdì 23 ottobre 2026 | Bitritto (BA), Palatour Martedì 3 novembre 2026 | Firenze, Teatro Verdi Giovedì 5 novembre 2026 | Catania, Teatro Metropolitan Sabato 7 novembre 2026 | Avellino, Teatro Gesualdo Lunedì 9 novembre 2026 | Ancona, Teatro delle Muse

L’organizzatore declina ogni responsabilità in caso di acquisto di biglietti fuori dai circuiti di biglietteria autorizzati non presenti nei comunicati ufficiali.

E’ morto Ted Turner, il fondatore della Cnn

Roma, 6 mag. (askanews) – Ted Turner, fondatore dell’emittente statunitense Cnn è morto oggi all’età di 87 anni: lo riferisce l’emittente americana.

L’imprenditore di Atlanta, originario dell’Ohio, ha costruito un impero mediatico che comprendeva la prima superstazione via cavo e canali popolari per film e cartoni animati, oltre a squadre sportive professionistiche di Baseball come gli Atlanta Braves.

La Cnn ricorda i trascorsi del suo fondatore: Turner fu un velista di fama internazionale; un filantropo che fondò la Fondazione delle Nazioni Unite; un attivista che si batté per l’eliminazione globale delle armi nucleari; e un ambientalista, svolgendo un ruolo cruciale nella reintroduzione dei bisonti nell’ovest americano.

Nel 1991, Turner è stato nominato Uomo dell’anno dalla rivista Time per aver “influenzato le dinamiche degli eventi e trasformato gli spettatori di 150 paesi in testimoni istantaneamente della storia”.

Turner alla fine vendette le sue reti a Time Warner e in seguito si ritirò dal settore, ma continuò a esprimere orgoglio per la Cnn, definendola il “più grande successo” della sua vita.

“Ted era un leader profondamente coinvolto e impegnato, intrepido, impavido e sempre pronto a seguire il proprio intuito e a fidarsi del proprio giudizio”, ha dichiarato Mark Thompson, Presidente e CEO di Cnn Worldwide, in un comunicato. “È stato e sarà sempre lo spirito guida di CNN. Ted è il gigante sulle cui spalle poggiamo, e oggi tutti noi ci prenderemo un momento per ricordarlo e per onorare il suo impatto sulle nostre vite e sul mondo”.

Turner lascia cinque figli, quattordici nipoti e due pronipoti.

Biennale, protesta palestinese al Padiglione Israele: “No genocidio”

Venezia, 6 mag. (askanews) – Protesta filo palestinese davanti al padiglione di Israele alla Biennale d’arte di Venezia. Un gruppo di attivisti e di artisti ha manifestato per protestare contro la presenza dello Stato ebraico, gli slogan erano “No al padiglione del genocidio”, “No morte a Venezia”, “No art washing”.

Pd, de Pascale: Madia lascia? scelta personale non fatto politico

Bologna, 6 mag. (askanews) – “Dispiace sempre quando qualcuno esce, però mi sembra sinceramente più una scelta personale che un fatto politico. Non mi sembra che siano avvenute recentemente prese di posizione o atti del Pd che abbiano determinato un cambiamento della linea rispetto a quella degli ultimi tre-quattro anni”. Così il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, a margine del convegno sulla ricostruzione, commenta l’addio di Marianna Madia al Partito democratico.

“Quando si va verso le elezioni c’è sempre qualche smottamento, a volte per ragioni facilmente comprensibili – ha aggiunto de Pascale -. Ma sono molto convinto che alle prossime elezioni politiche il Partito democratico prenderà molti più voti di quelli che aveva preso la volta scorsa, e che alla fine il perimetro del Pd sarà più largo di quello di cinque anni fa”.

Calcio, Abete incontra i club di B: "Vado avanti"

Roma, 6 mag. (askanews) – Concluso l’incontro tra Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, e i club della Lega Serie B. Un confronto definito “positivo” dallo stesso Abete, che ha sottolineato l’importanza di un dialogo approfondito in una fase delicata per il sistema calcio.

“Importante che ci siano approfondimenti dei problemi in questa fase. L’obiettivo è che le componenti parlino dei problemi del calcio. Bisogna legittimare un percorso e dare delle priorità”, ha spiegato il presidente LND al termine della riunione.

Abete ha poi ribadito la volontà di proseguire nel percorso già avviato: “Io vado tranquillamente avanti e la presentazione di una candidatura che determina e facilita un percorso nei 40 giorni successivi di approfondimenti delle tematiche. Sappiamo come vanno le cose. Se non c’è competizione tutti dicono vediamo che fa il presidente”.

Nel suo intervento, il dirigente ha posto l’accento non tanto sulla figura del presidente federale quanto sulla necessità di una sintesi condivisa: “Il problema non è la qualità del presidente federale ma la capacità di trovare insieme la sintesi dei problemi esistenti. Se non si fa questo nessuno può risolvere i problemi”.

Dopo l’incontro con Abete, sarà ora il turno di Giovanni Malagò, presidente del Coni, proseguire il ciclo di confronti con i club della Serie B.

Alluvione Emilia-R., Curcio: in arrivo l’ordinanza per le imprese

Bologna, 6 mag. (askanews) – “A breve uscirà l’ordinanza per le imprese per gli eventi del 2024 che conterrà, tra le altre cose, le semplificazioni già previste per i privati. Rispetto all’anno scorso abbiamo un incremento importante, oltre due terzi in più rispetto alle richieste effettuate, e questo significa che c’è un movimento importante”. Lo ha dichiarato il commissario alla Ricostruzione Emilia-Romagna Fabrizio Curcio al convegno organizzato in Regione da RemTech e Ansfisa.

“Oggi il commissario ha un quadro chiaro delle cose che deve fare, soprattutto sulla ricostruzione pubblica – ha spiegato Curcio -. Abbiamo la famosa ordinanza 57 che stabilisce le 6.368 opere sotto la responsabilità del commissario. A giorni apriremo nel nostro portale la possibilità per tutti, cittadini, amministrazioni ed enti, di controllare lo stato dell’arte per comune e per soggetto attuatore delle singole opere”.

Sul fronte delle risorse, Curcio ha ricordato che “il governo con il decreto legge 65 ha messo a disposizione un miliardo per le tre regioni, 919 milioni per l’Emilia-Romagna. Il Dpcm di suddivisione è nella fase finale, il commissario lo ha proposto a febbraio”.

Alluvione E-R, Sogesid: 136 cantieri in programma, 78 entro agosto

Bologna, 6 mag. (askanews) – “Abbiamo un programma di 136 cantieri in corso. Di questi è previsto che 100 partiranno operativamente tra settembre e ottobre, e i primi 78 già entro il mese di agosto”. Lo ha dichiarato l’amministratore delegato di Sogesid Errico Stravato al convegno sulla ricostruzione organizzato in Regione Emilia-Romagna da RemTech e Ansfisa.

“Siamo in una fase importante e anche critica, se vogliamo, perché è la fase di attivazione dei cantieri – ha spiegato Stravato -. L’apertura dei cantieri significa temi di esproprio, temi di accesso alle aree, ma questo lo stiamo affrontando di concerto con i Comuni e con la Regione, in maniera da accelerare tutti questi passaggi. La pianificazione è completa, lo stato di attuazione è definito, è una questione di tempi, ci possono essere sfasamenti di un mese prima o un mese dopo”.

“Il lavoro che si sta facendo è veramente di squadra con il commissario, con la Regione, con i Comuni – ha concluso l’ad di Sogesid -. Lo spirito è che chi ha la possibilità faccia un passo avanti per risolvere il problema”.

"Immaginaria": il cinema delle donne a Roma, tra politica e desiderio

Roma, 6 mag. (askanews) – Dall’8 al 10 maggio il Cinema Nuovo Sacher di Roma accoglie la XXI edizione di “Immaginaria – International Film Festival of Lesbians & Other Rebellious Women”, appuntamento di riferimento per il cinema indipendente delle donne. Tre giorni di proiezioni, incontri e dialoghi con registe e attrici per dare spazio a narrazioni ancora marginalizzate nei circuiti mainstream e riflettere sul ruolo del cinema indipendente contemporaneo.

La XXI edizione di Immaginaria è dedicata a Edda Billi (1933-2026), figura storica del movimento femminista e lesbico italiano, recentemente scomparsa. Attivista, teorica e poetessa, lesbica dichiarata, ha attraversato più di cinquant’anni di lotte influenzando generazioni di donne. Tra i suoi contributi fondamentali, la fondazione del Centro di Studi e Iniziative Alma Sabatini, la partecipazione all’occupazione di Via del Governo Vecchio e alla fondazione della Casa Internazionale delle Donne di Roma.

Testimonial di Immaginaria è Federica Rosellini, regista, drammaturga, performer e musicista elettronica, tra le voci più originali e visionarie del teatro italiano contemporaneo. Due premi UBU, Premio Hystrio Mariangela Melato, Artista Associata del Piccolo Teatro di Milano, direttrice del Festival delle Colline Torinesi e fondatrice della compagnia Ariel dei Merli. Ha portato in scena lavori potenti e radicali tratti da Mary Shelley, Paul B. Preciado, Virginie Despentes, Hildegard von Bingen. Autrice del libro Carne blu e docente di Regia Teatrale presso il DAMS dell’Università di Torino. È l’incarnazione perfetta dello spirito ribelle e creativo di Immaginaria.

Il festival prende il via con la serata inaugurale venerdì 8 maggio alle ore 20, seguita dalla proiezione evento di “When Night is Falling” (1995), della regista canadese Patricia Rozema, presentato per la prima volta in Italia nella versione recentemente restaurata in 4K. Considerato un pilastro del cinema indipendente, “When Night is Falling” ha lasciato un segno indelebile nella rappresentazione delle relazioni fra donne, conquistando il pubblico di tutto il mondo per la sua capacità di raccontare il desiderio femminile con autenticità e forza poetica. A distanza di trent’anni dalla sua uscita, “When Night is Falling” mantiene intatta la sua carica rivoluzionaria.

Tra gli appuntamenti di punta, la prima italiana del documentario “A Culinary Uprising: The Story of Bloodroot” di Annie Laurie Medonis, che sarà presente al festival insieme alla produttrice associata Julie Zimmermann e all’assistente di produzione Victoria Torres Bolaños per un incontro con il pubblico dopo la proiezione. Il film preserva la memoria del Bloodroot di Bridgeport, Connecticut: ristorante vegano, libreria e spazio di resistenza femminista e lesbica, rimasto aperto per quasi cinquant’anni e chiuso dopo la scomparsa di una delle sue fondatrici, Selma Miriam.

Immaginaria dedica uno spazio speciale al cortometraggio italiano, con una selezione di opere e il panel di discussione dal titolo “Senza chiedere il permesso: i female gazes nel cortometraggio italiano contemporaneo”. Ne discuteranno – moderate da Domizia De Rosa di WIFTM Italia – le registe Giulia Cosentino, Perla Sardella, Bianca Arnold, Moss Berke, Anna Coccoli e l’attrice Dharma Mangia Woods. L’incontro intende offrire visibilità a un formato spesso sottovalutato che si conferma invece spazio privilegiato di libertà e possibilità espressiva.

Il festival presenta opere – lungometraggi, documentari e corti – provenienti da tutto il mondo che affrontano temi quali la maternità e l’omogenitorialità, l’identità e la scoperta di sé, la rappresentazione e la visibilità, il corpo e la sessualità, l’età e l’invecchiamento, la discriminazione e le barriere istituzionali, gli spazi comunitari di resistenza.

Quattro i lungometraggi in programma: oltre a When Night is Falling di Patricia Rozema, in cartellone “Hot Milk”, diretto da Rebecca Lenkiewicz, produzione anglo-greca che segue Sofia (Emma Mackey), giovane donna che ha dedicato la vita alla madre malata (Fiona Shaw) e che ad Almería scopre l’amore e la libertà grazie all’incontro con Ingrid (Vicky Krieps). Il francese Des preuves d’amour presentato al Festival di Cannes 2025, segna il debutto di Alice Douard nel lungometraggio, con due interpreti d’eccezione, Ella Rumpf e Monia Chokri: Céline e Nadia aspettano una figlia, ma per Céline, madre non biologica, il riconoscimento legale è una battaglia contro stigma e ambiguità giuridiche. Chiude la selezione “The Queen of My Dreams”, commedia drammatica pakistano-canadese, scritta e diretta da Fawzia Mirza: Azra, giovane lesbica musulmana trasferitasi in Canada per studiare, alla morte del padre è costretta a tornare nella casa d’infanzia in Pakistan e a confrontarsi con la madre severa.

Tre dei quattro documentari in programma esplorano il tema della memoria da prospettive diverse. Oltre a “A Culinary Uprising: the Story of Bloodroot” di Annie Laurie Medonis, che ricostruisce la storia del ristorante Bloodroot, Sally, della statunitense Deborah Craig, porta sullo schermo una figura chiave del femminismo lesbico negli Stati Uniti, oggi quasi dimenticata: attivista, scrittrice e docente, Sally Gerheart ha combattuto le battaglie degli anni Settanta con carisma e radicalità. Il quarto documentario, il canadese “Bulletproof – A Lesbian’s Guide to Surviving the Plot”, di Regan Latimer, è un viaggio ironico e personale che analizza il potere delle serie TV nel modellare l’immaginario e l’identità LGBTQ+.

Quindici i cortometraggi presentati, di cui quattro in anteprima italiana e tre di animazione provenienti da Belgio, Canada, Francia, Giappone, Inghilterra, Italia, Stati Uniti e Australia.

Il claim che accompagna la XXI edizione è The Power of Love, una visione dell’amore come forza rivoluzionaria e potenza trasformatrice capace di sovvertire le strutture del potere patriarcale. L’amore tra donne, l’amore per la libertà, l’amore come pratica di autodeterminazione e solidarietà sono gli strumenti con cui costruire mondi nuovi. In un’epoca segnata da violenza, guerra e oppressione, rivendicare il potere dell’amore è una dichiarazione di forza: l’amore è un atto politico radicale.

Immaginaria gode dei seguenti patrocini: UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali; Università degli Studi della Tuscia – GEP (Gender Equality Plan); Centro Sperimentale di Cinematografia – CSC; Accademia di Cinema e Televisione Griffith – Roma. Questi i partner del festival: MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Queer Culture – Milano; LGBT+ History Month Italia 2026; Women in Film, Television & Media Italia – Roma.

Gaza, la proposta di Mladenov ad Hamas riscrive il piano di pace Trump

Roma, 6 mag. (askanews) – “Un ultimatum” che “riscrive completamente il piano” di pace del presidente Donald Trump per la Striscia di Gaza: così è stata definita la proposta presentata dal direttore del Board of Peace, Nickolay Mladenov, ad Hamas e agli altri gruppi armati palestinesi nelle scorse settimane. Stando a quanto appreso dalla testata israelo-palestinese +972, la proposta prevede che “tutte le fazioni palestinesi a Gaza devono accettare il disarmo completo di armi pesanti e leggere, pena la ripresa dell’offensiva israeliana”, senza avere garanzie né tempistiche sul ritiro israeliano dall’enclave palestinese.

Come ricorda la testata, l’accordo entrato in vigore lo scorso ottobre prevedeva il rilascio di tutti gli ostaggi israeliani da parte di Hamas in cambio del rilascio di prigionieri palestinesi, del ritiro delle forze israeliane fino alla Linea Gialla e della cessazione immediata di tutte le operazioni militari. Successivamente, Israele avrebbe dovuto facilitare l’ingresso a Gaza di una Forza internazionale di stabilizzazione (Isf) e del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, garantire un minimo di 600 camion di aiuti al giorno e fornire 200.000 tende e 60.000 alloggi temporanei. Dopodichè sarebbero dovuti iniziare i negoziati per la seconda fase del cessate il fuoco, che prevedeva un graduale ritiro israeliani e disarmo di Hamas.

“Hamas conosce Mladenov da oltre un decennio, dal suo precedente ruolo di Coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il Processo di Pace in Medio Oriente tra il 2015 e il 2020, e lo aveva incontrato regolarmente durante le sue visite a Gaza per allentare le tensioni con Israele”, ricorda la testata, secondo cui “questa volta i leader di Hamas sono rimasti scioccati dal suo comportamento”. Le fonti sentite da +972 hanno raccontato che “Mladenov ha avanzato la proposta verbalmente, non per iscritto, e ha chiesto una risposta immediata”. Quando è stato chiesto più tempo per consultazioni interne, il rappresentante del Board of Peace ha concesso una settimana.

“La tempistica prevista dalla proposta subordina la sospensione degli attacchi israeliani su Gaza all’accettazione da parte di Hamas e delle altre fazioni palestinesi del principio del disarmo completo. Allo stesso modo, Mladenov ha posto l’accettazione del disarmo completo come prerequisito per l’ingresso a Gaza sia della Forza internazionale di stabilizzazione sia del Comitato Nazionale per l’amministrazione di Gaza, così come di eventuali alloggi temporanei”, ha precisato la testata, che ha visionato una copia della proposta “annonatata dai mediatori”.

“Il piano prevede inoltre il disarmo completo di armi pesanti e leggere e lo smantellamento totale di tunnel e altre infrastrutture militanti nel 58% di Gaza attualmente controllato dall’esercito israeliano, entro 60 giorni. Chiede che Hamas e le altre fazioni forniscano tutte le informazioni su dove si trovino le loro infrastrutture in quelle aree, il tutto senza alcun ritiro israeliano o dispiegamento della Forza internazionale di stabilizzazione. Nel corso di questi 60 giorni, le fazioni palestinesi sono inoltre tenute a interrompere tutte le attività militanti, comprese le parate – ha aggiunto la testata – dal 30esimo al 90esimo giorno, anche ‘Gaza Ovest’, ossia la zona attualmente controllata da Hamas, verrebbe ‘bonificata’ da tutte le armi ‘pesanti’. Le fazioni palestinesi dovrebbero consegnare tutti i loro razzi, fucili e ordigni esplosivi e consentire la completa distruzione di tutti i tunnel e le infrastrutture militanti, anche in questo caso senza alcun ritiro israeliano”.

Nel corso dei negoziati che avevano portato al cessate il fuoco, i mediatori americani e arabi avevano distinto tra “armi offensive”, che rappresentano una minaccia per Israele, come razzi o tunnel che attraversano il confine con Israele, e “armi difensive”. La proposta di Mladenov ha invece introdotto i termini “armi pesanti” e “armi personali”: tutte le armi “pesanti”, tra cui AK-47 e Kalashnikov, dovrebbero essere consegnate entro il novantesimo giorno. Dal 91esimo al 250esimo, verrebbero registrate e raccolte tutte le “armi personali” e solo una volta accertata l’assenza di qualsiasi arma, Israele inizierebbe un ritiro limitato e “graduale”, in un arco di tempo non precisato, fino a una cosiddetta “Linea Rossa”, per cui manterrebbe il controllo di circa il 38% di Gaza.

La rimozione delle macerie e la ricostruzione, secondo la proposta di Mladenov, inizierebbero solo a partire dal giorno 251. Da quel giorno, Israele inizierebbe a ritirarsi verso un “perimetro di sicurezza” che gli consentirebbe di controllare il 20% di Gaza, inclusa gran parte dei terreni agricoli dell’enclave. Israele rimarrebbe a Gaza a tempo indeterminato fino a quando “non sarà adeguatamente al sicuro da qualsiasi possibile recrudescenza della minaccia terroristica”.

Due leader di Hamas, che hanno parlato a condizione di anonimato, hanno detto di considerare questa proposta “catastrofica” e un trucco del premier israeliano Benjamin Netanyahu per riprendere la guerra o mantenere Gaza in una situazione di stallo. Il gruppo palestinese ha presentato la sua risposta a Mladenov a metà aprile, ribadendo che prima di procedere verso il disarmo, Israele deve rispettare tutti gli impegni previsti dalla prima fase del cessate il fuoco.

Il “modello Berlusconi” per affrontare le crisi di oggi in politica estera

Roma, 6 mag. (askanews) – Sembra passato un secolo da Pratica di Mare, da quell’incontro tra Bush e Putin fortemente voluto da Silvio Berlusconi. Un incontro che avrebbe dovuto segnare la fine della guerra fredda, mentre la storia è andata in un’altra direzione. Ma proprio per questo alcuni dei protagonisti di quella stagione provano a rilanciare il “modello Berlusconi” nei rapporti internazionali: il dialogo, sempre, tra Usa e Russia, tra occidente e mondo arabo. Sergio Castellaneta e Marco Carnelos sono stati consiglieri diplomatici del Cavaliere e ripercorrono la sua politica estera nel libro “Berlusconi, il mondo secondo lui”. Lo fanno dialogando con Massimo D’Alema e Angelino Alfano in un incontro organizzato da Bistoncini and partners di Fabio Bistoncini.

“Come Bistoncini partners dopo avere letto il libro abbiamo pensato di organizzare questo evento perché dalla lettura del ventennio di politica estera berlusconiana si possono anche trarre indicazioni su come leggere la politica estera di oggi.. che cambia sempre più velocemente”, spiega Fabio Bistoncini.

Come spiega Castellaneta “il libro è sicuramente sull’attività politica, internazionale del presidente Berlusconi, ma è soprattutto sul ‘metodo Berlusconi’, quello che lui ha utilizzato in quegli anni e che potrebbe essere un punto di riferimento in politica estera”.

D’Alema racconta un episodio inedito, quando all’indomani della vittoria di Berlusconi nel 2001 venne chiamato da Gianni Agnelli che lo invitò a casa per un colloquio urgente. C’era anche Henry Kissinger, preoccupato che il nuovo governo potesse abbandonare la tradizionale linea di politica estera italiana. Insieme al presidente della Fiat chiese a D’Alema di convincere l’ambasciatore Renato Ruggiero ad accettare la nomina a ministro degli Esteri. Un episodio, sottolinea, che rivela “quanta diffidenza ci fosse” nei confronti del leader di Fi. Ma, aggiunge, “Berlusconi fu in realtà un continuatore della tradizionale politica estera del nostro paese”.

Di certo, aggiunge Alfano, è improprio paragonare Berlusconi a Trump “nella sostanza della linea politica non si somigliano per niente”. La prospettiva del leader di Fi – spiega – “aveva sempre al centro l’idea di occidente. Non mi sembra che questa idea sia compatibile” con la visione dell’attuale presidente Usa”. La linea del leader di Forza Italia in politica estera, sottolinea Alfano, è stata “coerente con la tradizione italiana”, quella inaugurata da Alcide de Gasperi.

E appunto, Castellaneta chiude ricordando l’incontro di Pratica di Mare, che definisce “una delle grandi intuizioni di Berlusconi, cioè considerare la Russia parte integrante dell’Europa”: “Purtroppo viviamo in un’epoca di antagonismi, di divaricazione, non solo in Italia. In tutto il mondo. È importantissimo ritrovare un clima di condivisione, di concordia, per difendere gli interessi nazionali, italiani”.

Contagiato da hantavirus trovato in Svizzera, era sulla nave da crociera

Roma, 6 mag. (askanews) – Le autorità sanitarie svizzere hanno rilevato un caso di contagio da hantavirus in un paziente che aveva realizzato una crociera nell’Atlantico: lo ha reso noto il Ministero della Sanità elvetico. “Una persona infetta da hantavirus è in cura presso l’Ospedale Universitario di Zurigo. Il paziente è un uomo rientrato in Svizzera che in precedenza si trovava a bordo della nave da crociera dove sono stati segnalati diversi casi di infezione da hantavirus”, si legge nel comunicato diffuso dal ministero. Un test effettuato presso il laboratorio dell’Ospedale Universitario di Ginevra ha confermato la positività al virus, conclude la nota.

Intanto, le autorità sanitarie sudafricane hanno dichiarato di aver identificato il ceppo Andes dell’hantavirus, che può essere trasmesso da persona a persona, in due passeggeri che si trovavano sulla nave da crociera dove è in corso un focolaio dell’infezione.  L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha osservato che il virus delle Ande, una specie specifica di hantavirus, è presente in Sudamerica, principalmente in Argentina e Cile.

L’hantavirus può trasmettersi da persona a persona, sebbene ciò sia raro e la diffusione della malattia sia in genere contenuta poiché si trasmetterebbe solo attraverso contatti ravvicinati, come ad esempio condividendo il letto o il cibo, affermano gli esperti sentiti dall’AP. Il ministero della Salute sudafricano ha dichiarato che i risultati provengono da test effettuati sui passeggeri dopo che erano stati fatti sbarcare dalla nave e trasportati in aereo in Sudafrica. Uno dei passeggeri, un cittadino britannico, è ricoverato in terapia intensiva in un ospedale sudafricano. Gli esami sull’altra passeggera sono stati effettuati post mortem, dopo il suo decesso in Sudafrica.

Tv, dal 9 giugno su Sky "The Miniature Wife-Un piccolo problema"

Roma, 6 mag. (askanews) – Una premessa fantascientifica (il rimpicciolimento della moglie) diventa metafora degli squilibri di potere all’interno del matrimonio in “The Miniature Wife – Un piccolo problema”, con la candidata agli Emmy Awards Elizabeth Banks (Sorelle sbagliate) e il due volte vincitore dell’ Emmy Matthew Macfadyen (Succession). La serie, dramedy in dieci episodi, arriverà in esclusiva su Sky e in streaming solo su Now dal 9 giugno, come annunciato dal trailer rilasciato online.

Basata sul racconto breve di Manuel Gonzalez, la serie segue Lindy (Banks) e Les (Macfadyen) Littlejohn: lei una scrittrice Premio Pulitzer che, dopo il clamoroso successo del suo romanzo d’esordio, si ritrova bloccata in una crisi creativa che dura da 18 anni; lui uno scienziato ossessionato dalla gloria, sul punto di realizzare la sua più grande scoperta scientifica nel tentativo di risolvere la fame nel mondo. Tuttavia, anni di scontri tra ego, un cambiamento negli equilibri economici della coppia e una totale mancanza di comunicazione hanno portato il loro matrimonio sull’orlo del collasso. Quando un incidente di laboratorio riduce Lindy a soli 15 cm di altezza, il già fragile equilibrio di potere nel loro matrimonio esplode in una battaglia esilarante e graffiante tra orgoglio, rancore e amore. Accanto a Banks e Macfadyen nel cast anche O-T Fagbenle nei panni di RPW, Zoe Lister-Jones in quelli di Vivienne, Sian Clifford nel ruolo di Terry e Sofia Rosinsky che sarà Lulu. Cast ricorrente: Ronny Chieng, Aasif Mandvi, Rong Fu, Tricia Black. Crediti della serie: creatori, showrunner e produttori esecutivi Jennifer Ames e Steve Turner; Elizabeth Banks e Matthew Macfadyen sono anche produttori esecutivi, insieme a Michael Aguilar, Michael Ellenberg e Lindsey Springer.

Greg Mottola è regista dei primi e degli ultimi due episodi, nonché produttore esecutivo. Altri registi: Bertie Ellwood, Fernando Frias e Miguel Arteta. Alle sceneggiature Jennifer Ames, Steve Turner, Marisa Wegrzyn, Vivian Barnes, Hiram Martinez, Suzanne Heathcote, Noelle Valdivia, Neda Jebelli.

Paul McCartney ha svelato il suo primo duetto con Ringo Starr

Milano, 6 mag. (askanews) – Intervenendo ieri ad un evento speciale dedicato ai fan presso gli Abbey Road Studios di Londra, Paul McCartney ha svelato il suo primo duetto in assoluto con Ringo Starr. Intitolata “Home to Us”, la canzone uscirà venerdì 8 maggio, ed è il secondo singolo estratto dal prossimo album di Paul, “The Boys of Dungeon Lane” in arrivo il 29 maggio.

Paul ha sorpreso 50 fortunati fan invitati per un’esclusiva anteprima del suo nuovo album, unendosi a loro all’interno dello Studio Due di Abbey Road per condividere i retroscena delle nuove canzoni e delle registrazioni.

Dopo “Days We Left Behind”, accolta con grande entusiasmo, “Home to Us” è il primo duetto in assoluto di Paul con Ringo Starr e vede la partecipazione di Chrissie Hynde e Sharleen Spiteri ai cori. La canzone è stata creata attorno a una linea di batteria che Paul ha chiesto a Ringo di registrare per l’album con il produttore Andrew Watt, ed è l’unica canzone di “The Boys of Dungeon Lane” che vede la partecipazione di un batterista ospite. Paul suona la maggior parte degli strumenti nel nuovo disco, proprio nello spirito del suo album di debutto da solista del 1970, “McCartney”.

Parlando di “Home to Us”, Paul ha raccontato: «Ringo è passato in studio e ha suonato un po’ la batteria. Ho detto ad Andrew che avremmo dovuto registrare un brano e mandarglielo. Quindi questa canzone è stata pensata interamente per Ringo. Nello scrivere la canzone parlo delle nostre origini. Come per molte persone, si parte dal nulla e ci si costruisce da soli. Ringo era di Dingle, ed è stata dura. Ha raccontato che veniva derubato mentre tornava a casa, perché lavorava. Anche se era pazzesco, per noi era casa. Ho scritto la canzone partendo da quell’idea e l’ho mandata a Ringo. Lui mi ha rispedito una versione in cui aveva aggiunto solo qualche riga al ritornello, così ho pensato che forse non gli piacesse. L’ho chiamato e mi ha detto che pensava volessi che cantasse solo una o due righe, e io gli ho detto che mi sarebbe piaciuto sentirlo cantare tutto il brano. Così abbiamo preso la mia prima strofa, la seconda di Ringo, e abbiamo fatto un duetto. Non l’avevamo mai fatto prima. Poi volevamo dei cori e mi è venuta l’idea che sarebbe stato bello sentire delle ragazze. Chrissie Hynde ha detto che l’avrebbe fatto, e Sharleen Spiteri, pure. Sono amiche. Così l’hanno fatto.”

Da quando è stato annunciato il nuovo album, “The Boys of Dungeon Lane” è stato accolto con grande entusiasmo dai fan e dai media di tutto il mondo, e oggi l’attesa ha raggiunto il culmine. I fan presenti, visibilmente emozionati, hanno descritto l’esperienza come un sogno incredibile che si è avverato.

“The Boys of Dungeon Lane” non è solo il primo nuovo album solista di Paul McCartney in oltre cinque anni; è una raccolta rivelatrice di storie mai condivise prima, ricordi personali e alcune canzoni d’amore di nuova ispirazione, da una delle figure culturalmente più significative del nostro tempo. Rivolgendo lo sguardo verso l’interno, Paul rivisita gli anni formativi che hanno plasmato sia la sua vita, sia le fondamenta stesse della cultura popolare moderna. L’album è senza dubbio il suo più personale e introspettivo fino ad oggi, con storie inedite che trasportano l’ascoltatore indietro nel tempo, dove tutto è iniziato. Le nuove canzoni mostrano Paul in uno stato d’animo sincero, vulnerabile e riflessivo, mentre scrive con rara apertura della sua infanzia nella Liverpool del dopoguerra, della resilienza dei suoi genitori e delle prime avventure con George Harrison e John Lennon, molto prima che il mondo avesse mai sentito parlare della Beatlemania. “The Boys of Dungeon Lane” è la storia prima della Storia.

Luciano Ligabue live speciale per inaugurare l’Unipol Dome di Milano

Milano, 6 mag. (askanews) – Il Liga sarà protagonista de La prima notte – Music Opening Ceremony, uno show unico che inaugurerà stasera il palco dell’Unipol Dome nel quartiere Santa Giulia. Sarà il primo artista a esibirsi in questa spettacolare venue, segnando così l’inizio di una nuova era per il live entertainment in Italia. Il cantautore di Correggio battezzerà il palco del nuovo tempio degli spettacoli live in città, dopo il debutto della location in occasione delle Olimpiadi invernali, come stadio del ghiaccio. Restano perplessità sulla logistica, per trasporti e parcheggi, e sui costi dell’imponente struttura. Per gestire l’afflusso di migliaia di spettatori, Comune e Atm hanno messo a punto un piano mobilità che prevede l’istituzione di una zona rossa e una gialla con divieti e limitazioni attorno all’Arena con un potenziamento del trasporto pubblico, con orari estesi e navette dedicate.

Dopo il successo dello scorso anno alla RCF Arena di Reggio Emilia e alla Reggia di Caserta, Luciano Ligabue prosegue la sua cavalcata di successi con attesissimi 4 eventi a giugno negli stadi di Bibione, Roma, Torino e Milano e con il gran finale nei principali palasport italiani da settembre, che partirà dall’Arena di Verona.

Le grandi feste partiranno dagli stadi a giugno: il 5 giugno allo Stadio Comunale di Bibione (Venezia) si terrà la data zero Certe notti a Bibione a cui seguiranno i grandi eventi live Certe notti a Roma il 12 giugno allo Stadio Olimpico di Roma, Certe notti a Torino il 17 giugno all’Allianz Stadium di Torino e Certe notti a Milano il 20 giugno (a un anno esatto da Campovolo 2025) allo Stadio San Siro di Milano (Sold out). Le celebrazioni per il trentennale di “Certe notti” e dell’album “Buon Compleanno Elvis”, che nel 1995 hanno segnato uno dei momenti più importanti della carriera del Liga, e il ventennale del primo Campovolo proseguiranno a settembre e ottobre con un tour che si preannuncia imperdibile.

Da settembre il gran finale: 14 città e 14 appuntamenti unici che non prevederanno repliche per rendere ogni “notte” speciale e irripetibile; una grande festa che partirà il 22 settembre dall’Arena di Verona e che si concluderà il 24 ottobre all’Unipol Dome, ultima data live di Ligabue per il 2026.

In attesa dei live italiani, prosegue Certe notti in Europa, il tour partito il 1° maggio da Barcellona che toccherà anche Parigi, Londra, Utrecht, Bruxelles, Lussemburgo e Zurigo.

Iran e Usa sarebbero vicini ad un memorandum di una pagina per porre fine al conflitto. Ecco cosa prevede

Roma, 6 mag. (askanews) – Stati Uniti e Iran si stanno avvicinando a un memorandum di una pagina per mettere fine al conflitto. Lo ha riportato Axios.

Secondo Axios, che cita due funzionari americani, la Casa Bianca ritiene di essere vicina a un accordo con la Repubblica islamica su questo documento di una pagina redatto per porre fine alla guerra e per stabilire un quadro per negoziati più dettagliati sul programma nucleare.

Tra le disposizioni prese in considerazione, secondo Axios, l’accordo prevederebbe che l’Iran si impegni a una moratoria sull’arricchimento nucleare e che gli Stati Uniti accettino di revocare le sanzioni e di sbloccare miliardi di dollari di fondi iraniani congelati. Inoltre, l’intesa contemplerebbe la revoca di entrambe le parti delle restrizioni sul transito attraverso lo stretto di Hormuz.

Secondo Axios, gli Stati Uniti attendono risposte iraniane su diversi punti chiave nelle prossime 48 ore. Il testo ha tuttavia precisato che non è ancora stato concluso nulla, pur indicando che le parti non erano mai state così vicine a un accordo dall’inizio della guerra.

La pratica di Marinella Senatore alla Casa di The Human Safety Net

Venezia, 6 mag. (askanews) – Un’esperienza corale di trasformazione attraverso l’arte e la parola, che ha coinvolto persone a Varsavia, Palermo e Mestre, e ora la mostra su tutto il lavoro fatto: La Casa di The Human Safety Net alle Procuratie a Venezia presenta la mostra “We Rise by Lifting Others”, culmine del progetto dell’artista Marinella Senatore che ha lavorato con famiglie con bambini tra 0 e 6 anni a rischio esclusione sociale, a fianco di ONG che sono partner di The Human Safety Net.

“Io sono stata attivista per tanti anni – ha detto Senatore ad askanews – però capisco bene la differenza tra essere artista ed essere attivista, non era solo un discorso di innescare dei processi ma anche di dare l’opera. L’opera è molto importante, è la restituzione finale di un processo ma è anche un monumento, proprio un monumento celebrativo a tutto lo sforzo collettivo che abbiamo fatto insieme ai partecipanti”.

In mostra gli arazzi realizzati insieme ai partecipanti, un monumento luminoso e le immagini del lavoro fatto con i bambini e le famiglie, in un’idea di inclusione e crescita attraverso l’arte. E il coinvolgimento delle persone non si ferma. “Io prevedo degli incontri e dei workshop e dei laboratori con me, che sono proprio il fondamento della mia pratica – ha aggiunto l’artista – anche per mostrare a chiunque vorrà come lavoro con le persone. Quindi nei prossimi mesi ci sarà questa programmazione e poi i partecipanti più vicini come zona verranno, ma stiamo anche lavorando per portarne altri provenienti da Palermo e dalla Polonia”.

I progetti di Marinella Senatore sono da sempre animati da una prospettiva sociale, che in questo caso ha trovato un dialogo fertile con l’impegno della Fondazione The Human Safety Net, per questo la mostra negli spazi della Casa veneziana risuona ancora di più. “È una casa dove mostriamo il risultato di questo progetto, di questo sforzo che è durato quasi un anno – ha concluso Marinella – e i principi che ci legano, perché legano la mia pratica alla pratica di The Human Safety Net”.

Inaugurata nei giorni della preview della Biennale Arte, la mostra resta aperta al pubblico fino al 22 marzo 2027.

L’Onu: Israele deve liberare subito gli attivisti della Flotilla. Abukeshek e Avila detenuti senza accuse

Roma, 6 mag. (askanews) – “Israele deve rilasciare immediatamente e senza condizioni Saif Abukeshek e Thiago de Avila, membri della Global Sumud Flotilla, arrestati in acque internazionali e portati in Israele, dove continuano a essere detenuti senza alcuna accusa formale”: lo ha dichiarato oggi il portavoce dell’Ufficio Onu per i diritti umani, Thameen Al-Kheetan, sottolineando che “non è un crimine mostrare solidarietà e tentare di portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese di Gaza, che ne ha un disperato bisogno”.

Al-Kheetan ha quindi chiesto che “si indaghi” sui resoconti dei “gravi maltrattamenti” subiti da Abukeshek e Avila, e di “chiamare a risponderne i responsabili”.

Gli avvocati di Adalah, l’organizzazione palestinese che assiste i due attivisti catturati in acque internazionali dalla marina israeliana, al largo di Creta, hanno riferito che sia Avila, cittadino brasiliano, che Abukeshek, palestinese con cittadinanza spagnola, sono tenuti in isolamento, in celle costantemente illuminate da luci ad alta intensità, una pratica che, secondo Adalah, è studiata per indurre privazione del sonno e disorientamento sensoriale. Entrambi vengono bendati ogni volta che escono dalle loro celle, anche durante le visite mediche, una pratica che Adalah ha definito “una grave violazione degli standard etici medici”.

Avila ha poi raccontato ai legali di essere stato sottoposto a lunghi interrogatori, nel corso dei quali è stato minacciato di essere “ucciso” o di rimanere “100 anni in prigione”. Adalah ha riferito che gli interrogatori si sono concentrati principalmente sulla missione della Flotilla. Secondo gli avvocati, i due attivisti sono accusati di “collaborazione con il nemico in tempo di guerra”, di aver contattato un agente straniero e di aver sostenuto un'”organizzazione terroristica”.

“Chiediamo la fine del ricorso da parte di Israele della detenzione arbitraria e di una legislazione antiterrorismo vaga e generica, incompatibile con il diritto internazionale in materia di diritti umani – ha aggiunto il portavoce dell’ufficio Onu per i diritti umani – Israele deve inoltre porre fine al blocco di Gaza e deve consentire e facilitare l’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia palestinese assediata, in quantità sufficienti”.

Apre la Biennale, lo spazio dell’arte oltre tutte le polemiche

Venezia, 6 mag. (askanews) – Piove, dopo giorni di sole, sulla prima giornata di pre apertura della Biennale Arte 2026, “In minor keys”, progettata da Koyo Kouoh e realizzata poi da un team curatoriale di suoi assistenti. Piove ed è probabilmente giusto così, sia per un tributo di malinconia alla curatrice scomparsa improvvisamente un anno fa, sia per il clima di polemiche feroci che ha accompagnato la gestazione e ora l’apertura della manifestazione: la presenza della Russia, di Israele, l’assenza di artisti italiani, la mancata partecipazione dell’Iran, le tensioni tra la Biennale, il governo e anche la Ue, le dimissioni della giuria e il posticipo della premiazione. In tutto questo nessuno ha parlato di arte. Piove, si diceva, e viene da pensare che, in effetti, non poteva essere altrimenti.

Ma al di là della pioggia la mostra esiste, si è rivelata nella sua ricchezza di pratiche e mondi, nella sua volontà di allargare lo spazio dell’arte e mostrare il lavoro di artisti che sono profondamente calati nella contemporaneità e che ci permettono di cambiare prospettiva.

“Quello che vedete nella mostra – ha spiegato ad askanews Rasha Salti del team curatoriale – sono in primo luogo artisti con i quali Koyo ha lavorato per molto tempo, quindi rappresentano veramente il suo modo, ma allo stesso tempo ci sono anche artisti che noi le abbiamo proposto, pratiche che ha scoperto attraverso di noi, che sono in una fertile conversazione con quelli che lei aveva pensato per questa Biennale”.

Una mostra che fa quello che una Biennale dovrebbe fare, ossia guarda alle manifestazioni più vive del sistema dell’arte, accoglie territori, fisici e mentali, che a lungo sono stati esclusi da un discorso occidentale-centrico, guarda alla pratiche che ragionano concretamente sul presente e, ancora più nello specifico, riflette su parole come speranza, futuro, spiritualità.

“Uno degli obiettivi di questa mostra fin dall’inizio, fin dall’idea da cui Koyo è partita e su cui ha costruito relazioni e lavoro – ha aggiunto Siddhartha Mitter, un altro dei curatori – era che avesse un’anima, lo spirito. E senza preoccuparci di quello che i critici potevano dire, perché la cosa più importante è il pubblico, e io penso che oggi possiamo dire che questa mostra ha un’anima e se in qualche modo raggiunge altre anime è già un successo”.

Nella mostra ci sono artisti che utilizzano la struttura della seduta spiritica, altri che creano vestiti rituali e propiziatori; ci sono film che raccontano la storia di un Robin Hood africano e alberi d’ulivo che ruotano sulla loro base; c’è tanta pittura, soprattutto nel rinnovato Padiglione centrale, ma senza nessun gusto, potremmo dire, “orientalista”, no, quello di cui si ragiona è la nostra vita sul pianeta terra, riguarda tutti noi. E poi, e probabilmente questa è la parte più intensa, ci sono tante grandi installazioni all’Arsenale, che utilizzano la scienza e la tecnologia, ma che guardano come primo aspetto all’essere umano, anche in questo mondo in guerra e in mezzo alle polemiche. (Leonardo Merlini)

Bce, Cipollone: salgono le probabilità che si debbano alzare i tassi

Roma, 6 mag. (askanews) – “Nel complesso, la situazione attuale sembra discostarsi dallo scenario di base delle nostre proiezioni di marzo, accrescendo la probabilità che si renda necessario un aggiustamento dei nostri tassi di riferimento”. Lo ha affermato Piero Cipollone, componente del Comitato esecutivo della Bce nel suo intervento al Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026 a Milano.

“La guerra in Iran e Medio Oriente sta già avendo un effetto su prezzi e volumi. Le quotazioni di petrolio e gas hanno subito un’impennata, alimentando l’inflazione a breve termine. Inoltre, iniziano ad emergere inoltre tensioni dal lato dell’offerta, ad esempio in relazione ai carburanti per l’aviazione. Se durerà a lungo – ha detto – l’attuale shock potrebbe avere implicazioni significative per il nostro obiettivo di inflazione a medio termine e per le prospettive economiche dell’area dell’euro”.

Eurozona, attività imprese terziario cade a minimi 62 mesi ad aprile

Roma, 6 mag. (askanews) – Ad aprile l’attività delle aziende del terziario per l’insieme dell’eurozona è caduta ai minimi da 62 mesi a questa parte, secondo l’indice S&P Global Pmi, sceso a 47,6 punti, a fronte di 50,2 punti di marzo (50 punti è la soglia di neutralità). L’economia dell’area euro si contrae per la prima volta in quasi un anno e mezzo, afferma S&P Global con un comunicato, con l’inflazione che continua a crescere mentre i prezzi di vendita hanno segnato il maggior aumento da tre anni.

“I dati di aprile confermano i precedenti segnali di un’economia che scivola in contrazione”, dice Chris Williamson, capo economista di S&P Global Market Intelligence. “Finora il settore terziario è stato colpito più duramente, con le aziende a contatto col cliente che hanno sofferto restringimenti dei margini significativi dovuti al duplice impatto dell’impennata dei prezzi energetici e dell’interruzione dei trasporti”.

Il settore manifatturiero “ha mostrato resilienza accumulando scorte, a causa dei timori di ulteriori impennate dei prezzi e di strozzature negli approvvigionamenti. Nei prossimi mesi, man mano che le scorte vengono smaltite, tutto ciò non solo smorzerà la crescita manifatturiera, ma, se si concretizzeranno i timori su rifornimenti e prezzi, avrà anche un effetto domino sull’economia terziaria, che conta sulle richieste dell’industria, soprattutto alimentare e certamente quella dei combustibili raffinati”, aggiunge.

Peraltro “il timore è che, con una crescita economica già in forte contrazione dall’inizio del conflitto, l’aumento dei tassi di interesse” che potrebbe operare la Bce “potrebbe peggiorare questa iniziale crisi”, conclude. (fonte immagine: Europea Union).

Antitrust: indagine su Glovo e Deliveroo, "ingannevoli" sull’etica (specie riguardo alla gestione dei rider)

Roma, 6 mag. (askanews) – L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha annunciato di aver avviato un’istruttoria nei confronti di alcune società del gruppo Glovo (Glovoapp23 S.A., Foodinho S.r.l. e Glovo Infrastructure Services Italy S.r.l.) e un’istruttoria nei confronti di Deliveroo Italy Srl per possibili condotte illecite nell’attività relativa all’offerta di servizi di consegna a domicilio di prodotti alimentari.

Le società, spiega l’Antitrust con un comunicato, avrebbero messo in evidenza, nelle proprie comunicazioni rivolte ai consumatori (ad esempio, nel codice etico e sul loro sito web nelle sezioni “chi siamo”), un’immagine aziendale fondata sul rispetto di standard etici e di responsabilità sociale che non corrisponderebbe al vero.

In particolare ciò è accaduto per quanto riguarda le condizioni di lavoro e il rispetto della legalità nella gestione dei rider, con riferimento anche al modello operativo e all’algoritmo utilizzato dalle due società. Ieri, si legge, i funzionari dell’Autorità, con l’ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza, hanno svolto ispezioni nelle sedi delle società Foodinho S.r.l. e Glovo Infrastructure Services Italy S.r.l., e nella sede della società Deliveroo Italy Srl.

Il Papa: la Chiesa deve dire parole chiare contro guerre e sfruttamento

Città del Vaticano, 6 mag. (askanews) – La Chiesa è “custode di una speranza che illumina il cammino”, ma essa “è anche investita della missione di pronunciare parole chiare per rifiutare tutto ciò che mortifica la vita e ne impedisce lo sviluppo e prendere posizione a favore dei poveri, degli sfruttati, delle vittime della violenza e della guerra e di tutti coloro che soffrono, nel corpo e nello spirito”. Lo ha detto stamane Papa Leone XIV nella sua catechesi, durante l’udienza generale in piazza San Pietro, davanti a migliaia di fedeli. Proseguendo le sue riflessioni sui temi toccati dal Concilio Vaticano II e, in questo caso, puntando sulla Costituzione dogmatica “Lumen gentium”, il pontefice ha ricordato che “Gesù ha dato inizio alla Chiesa proprio annunciando questo Regno di amore, di giustizia e di pace”.

Antitrust: indagine su Glovo e Deliveroo, "ingannevoli" sull’etica

Roma, 6 mag. (askanews) – L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha annunciato di aver avviato un’istruttoria nei confronti di alcune società del gruppo Glovo (Glovoapp23 S.A., Foodinho S.r.l. e Glovo Infrastructure Services Italy S.r.l.) e un’istruttoria nei confronti di Deliveroo Italy Srl per possibili condotte illecite nell’attività relativa all’offerta di servizi di consegna a domicilio di prodotti alimentari.

Le società, spiega l’Antitrust con un comunicato, avrebbero messo in evidenza, nelle proprie comunicazioni rivolte ai consumatori (ad esempio, nel codice etico e sul loro sito web nelle sezioni “chi siamo”), un’immagine aziendale fondata sul rispetto di standard etici e di responsabilità sociale che non corrisponderebbe al vero.

In particolare ciò è accaduto per quanto riguarda le condizioni di lavoro e il rispetto della legalità nella gestione dei rider, con riferimento anche al modello operativo e all’algoritmo utilizzato dalle due società. Ieri, si legge, i funzionari dell’Autorità, con l’ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza, hanno svolto ispezioni nelle sedi delle società Foodinho S.r.l. e Glovo Infrastructure Services Italy S.r.l., e nella sede della società Deliveroo Italy Srl. (fonte immagine: AGCM).

Gaza, il Board of Peace non obbligherà Israele a rispettare la tregua se Hamas non accetterà il disarmo

Roma, 6 mag. (askanews) – Il Board of Peace guidato dagli Stati Uniti e incaricato di dare attuazione al piano di pace per la Striscia di Gaza non intende obbligare Israele a rispettare i termini del cessate il fuoco entrato in vigore lo scorso ottobre, se Hamas non accetterà il piano per il suo disarmo. E’ quanto emerge da un documento riportato dal Times of Israel, che sottolinea che, sebbene il rappresentante del Board of Peace, Nickolay Mladenov, abbia avvertito sul rischio di una ripresa del conflitto in caso Hamas rifiuti di deporre le armi, “nel documento si spinge molto oltre, affermando che non ci si aspetta che Israele metta fine agli attacchi a Gaza o garantisca l’ingresso degli aiuti umanitari”.

“Il rifiuto di Hamas di accettare il quadro di riferimento entro un lasso di tempo ragionevole, come stabilito dal Board of Peace e dopo aver consultato le parti, renderà tali impegni nulli e privi di effetto”, ha scritto Mladenov nel documento, una lettera sottoscritta anche dall’alto funzionario americano Aryeh Lightstone e inviata al capo del governo tecnico palestinese che dovrebbe insediarsi a Gaza.

Hamas ha sempre sostenuto che non si può passare alla questione del disarmo, prevista dalla seconda fase dell’accordo di cessate il fuoco, prima che sia stata data piena attuazione alla prima fase che, oltre allo scambio di ostaggi e prigionieri, prevede un aumento degli aiuti umanitari nella Striscia, l’apertura del valico di Rafah per l’uscita dei feriti bisognosi di cure e il ritiro parziale delle forze israeliane.

Nella lettera non si afferma chiaramente che Israele ha violato i termini previsti dalla prima fase, ma vengono indicati otto punti chiave, tratti in gran parte da un allegato dell’accordo di cessate il fuoco, sostenendo che Israele si è nuovamente impegnato a rispettarli. Ad esempio, scrive il Times of Israel, viene citata la clausola dell’accordo di ottobre che stabilisce che “tutte le operazioni militari, compresi i bombardamenti aerei e di artiglieria e le operazioni di individuazione degli obiettivi, saranno sospese”; si afferma che Israele si è impegnato di nuovo a “sospendere tutte le operazioni militari”.

Altri punti dell’accordo di cessate il fuoco che Israele si è impegnato di nuovo a rispettare riguardano l’ingresso a Gaza di 4.200 camion di aiuti umanitari ogni settimana, la riapertura completa del valico di Rafah tra Gaza e l’Egitto, l’ingresso di materiale per la costruzione di rifugi, di forniture mediche e di attrezzature utili per la riparazione delle infrastrutture, e il ritiro delle truppe israeliane fino alla Linea Gialla. Negli ultimi mesi le forze israeliane hanno ampliato unilateralmente la zona della Striscia delimitata dalla Linea Gialla che, secondo l’accordo, sarebbe dovuta rimanere sotto il loro controllo solo in via temporanea.

“La decisione degli inviati del Board of Peace di richiedere prima garanzie israeliane su questioni specifiche sollevate da Hamas e poi di esporle nella lettera sembra un implicito riconoscimento del fatto che Israele ha violato i termini chiave della prima fase”, ha sottolineato il Times of Israel, aggiungendo che “Mladenov e Lightstone appaiono soddisfatti delle garanzie ottenute da Israele, scrivendo nella lettera che la palla è ora nel campo di Hamas”.

Nella missiva, infatti, i due funzionari fanno sapere di aver presentato ad Hamas a inizio aprile un “quadro per il suo disarmo e il ritiro delle Forze di difesa israeliane”, che prevede la graduale consegna di tutte le armi nell’arco di otto mesi. Hamas ha respinto il quadro, sostenendo che la consegna delle armi potrà avvenire solo nell’ambito di un quadro che porti alla creazione di uno Stato palestinese, secondo quanto hanno riferito da diplomatici arabi.

Mladenov ha incontrato ieri a Gerusalemme il premier israeliano Benjamin Netanyahu, scrivendo poi su X di aver avuto una “discussione positiva e importante”. Secondo il Times of Israel, Israele si starebbe preparando a riprendere le operazioni militari a Gaza.

Bruxelles: la Biennale di Venezia violerebbe le sanzioni Ue se includesse il padiglione della Russia

Roma, 6 mag. (askanews) – La Biennale di Venezia violerebbe le sanzioni dell’Unione europea se includesse il padiglione nazionale della Russia. È l’avvertimento che Bruxelles ha lanciato – scrive il Financial Times – al governo italiano della premier Giorgia Meloni, mentre la controversia sulla partecipazione di Mosca si intensifica prima dell’apertura della prestigiosa manifestazione culturale.

La Commissione europea ha avvertito Roma e gli organizzatori della Biennale, in lettere che il quotidiano ha potuto visionare, che consentire la partecipazione della Russia violerebbe il divieto di “fornire servizi” al Cremlino, poiché il padiglione russo è di proprietà del governo di Vladimir Putin.

“Non rispettando le sanzioni Ue, la Biennale ha messo in discussione il proprio obbligo di garantire il rispetto dei valori dell’Unione europea”, ha scritto l’agenzia della Commissione per la cultura in una lettera agli organizzatori dell’evento.

“Qualsiasi costo sostenuto dalla Russia per consentire la partecipazione della delegazione di artisti alla Biennale avvantaggia la Biennale stessa e sembra configurarsi come una fornitura indiretta di sostegno economico”, si legge in un’altra lettera inviata dalla Commissione al governo italiano. La decisione del presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, di consentire alla Russia di allestire una mostra nel proprio padiglione nazionale per la prima volta dall’invasione dell’Ucraina nel 2022 – prosegue il Ft nel suo articolo – ha messo in imbarazzo il governo Meloni.

Kiev ha dichiarato che la prestigiosa rassegna internazionale “non deve diventare un palcoscenico per la riabilitazione dei crimini di guerra che la Russia commette quotidianamente contro il popolo ucraino e il nostro patrimonio culturale”.

Bruxelles ha chiesto “chiarimenti sugli accordi tra la Biennale e il governo russo per valutarne la compatibilità con la normativa sulle sanzioni”, si legge nella lettera. Un portavoce della Commissione ha confermato l’esistenza delle lettere in una dichiarazione al Financial Times e ha affermato che la Biennale ha 30 giorni di tempo per rispondere.

“Gli eventi culturali finanziati con denaro dei contribuenti europei dovrebbero tutelare i valori democratici, promuovere il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione: valori che non sono rispettati nella Russia odierna”, ha aggiunto il portavoce.

La Biennale ha dichiarato in una nota ieri di aver “verificato e rispettato tutte le normative nazionali e internazionali”, aggiungendo di aver “operato nell’ambito e nei limiti delle proprie competenze”. A marzo la Commissione aveva minacciato di revocare una sovvenzione triennale da 2 milioni di euro alla Biennale, affermando di “condannare con fermezza” una decisione “non compatibile con la risposta collettiva dell’Ue alla brutale aggressione della Russia”.

Tuttavia, Buttafuoco, nominato nel 2024 per guidare l’edizione di quest’anno, ha resistito alle pressioni di Bruxelles e del ministro della Cultura italiano Alessandro Giuli per riconsiderare la partecipazione della Russia, affermando di essere profondamente impegnato nella libertà di espressione. La settimana scorsa Meloni ha dichiarato di non essere d’accordo con la decisione di Buttafuoco di consentire la partecipazione della Russia, ma che la Fondazione Biennale opera in modo autonomo senza interferenze del governo.

Carburanti, prezzo benzina al massimo da due anni e mezzo

Roma, 6 mag. (askanews) – Continua a salire il prezzo della benzina, spinto, oltre che dall’aumento delle accise, anche dalle quotazioni internazionali: questa mattina il prezzo medio nazionale alla pompa tocca il massimo da oltre due anni e mezzo, dall’11 ottobre 2023. Sostanzialmente stabile invece il gasolio.

Questa mattina 6 maggio la benzina self service sulla rete stradale è a 1,934 euro/litro (+8 millesimi rispetto a ieri), gasolio a 2,042 euro/litro (-1). Il Gpl è a 0,821 euro/litro (+1), il metano a 1,572 euro/kg (-1). In autostrada, la benzina self è a 1,989 euro (+8), il diesel a 2,112 euro (-2), il Gpl a 0,928 euro (+1) e il metano a 1,594 euro (invariato).

Stando alla consueta rilevazione di Staffetta Quotidiana, Q8 ha ridotto di due centesimi al litro i prezzi consigliati del gasolio.

Venendo al dettaglio per modalità di vendita e per marchio sui dati rilevati alle 8 di ieri mattina, considerando tutti i circa 20mila punti vendita che comunicano i prezzi all’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del made in Italy (rete stradale e autostradale insieme), queste sono le medie dei prezzi praticati elaborati dalla Staffetta: benzina self service a 1,928 euro/litro (compagnie 1,936, pompe bianche 1,912), diesel self service a 2,046 euro/litro (compagnie 2,050, pompe bianche 2,038). Benzina servito a 2,060 euro/litro (compagnie 2,104, pompe bianche 1,978), diesel servito a 2,183 euro/litro (compagnie 2,225, pompe bianche 2,106). Gpl servito a 0,827 euro/litro (compagnie 0,840, pompe bianche 0,813), metano servito a 1,573 euro/kg (compagnie 1,571, pompe bianche 1,574), Gnl 1,514 euro/kg (compagnie 1,530 euro/kg, pompe bianche 1,501 euro/kg).

Sulla benzina self service Eni è a 1,950 euro/litro (2,152 il servito); IP a 1,936 (2,097 servito); Q8 a 1,936 (2,083 servito); Tamoil a 1,935 (2,006 servito); sul gasolio self service Eni è a 2,045 (2,254 servito); IP a 2,060 (2,228 servito); Q8 a 2,053 (2,219 servito) e Tamoil a 2,043 (2,125 servito).

Fino al 30 giugno a Via Veneto "Armonie del Corpo"

Roma, 6 mag. (askanews) – Dal primo maggio e fino al 30 giugno Via Veneto vive in una nuova, vitale prospettiva grazie alla mostra d’arte statuaria en plein air “Armonie del Corpo” della scultrice romana – padovana d’adozione – Rabarama. Nota a livello internazionale per i suoi lavori spesso monumentali – ma a Roma, per l’occasione, in dimensione intermedia – che affrontano il tema del corpo umano in una sorta di realismo magico tra cultura yogi e coloratissime decorazioni, i suoi pattern altamente simbolici attingono dal mondo i-ching, dalla numerologia e dalle rune, in una caleidoscopica riflessione in chiave figurativa sulle eterne connessioni tra l’uomo e il cosmo.

L’esposizione è patrocinata da Regione Lazio, Roma Capitale – Municipio I e in collaborazione con Philart, Am-Arte e Associazione “Via Veneto”. Il taglio del nastro avverrà il giorno 14 maggio alle ore 18.00 a Largo Federico Fellini.

Rabarama, alias Paola Epifani, è nata nel 1969 a Roma ed è oggi artista d’esperienza alla testa di un gruppo di talenti emergenti cresciuti grazie a Philart, dopo un lungo corso nel panorama internazionale, anche in chiave trasversale come ad esempio la fortunata collaborazione con Cirque du Soleil. “L’Arte di Rabarama è spesso molto aggressiva, non solo per lo spettatore ma anche per il creatore”, ha affermato George S. Borge, direttore esecutivo del Museum of Art di Boca Raton a Miami. Nel 2021 Rabarama ha partecipato alla 54esima Biennale di Venezia con l’opera monumentale ‘Abbandono’ e le sue opere sono state esposte nelle più importanti capitali fra cui Parigi, Firenze, Cannes, Miami, Shangai. Rilevanti istituzioni pubbliche e private hanno scelto di acquistare le sue opere, tra le tante vale nominare il Museo d’Arte della Biennale di Pechino, lo Sculpture Space di Shangai, il Copelouzos di Atene e il Comune di Reggio Calabria che espone presso il Lungomare Falcomatà tre opere monumentali.

Il principale organizzatore della mostra è Artevents Mazzoleni, realtà attiva dal 2004 nel panorama artistico italiano, con cinque gallerie sul territorio nazionale e una consolidata esperienza nell’organizzazione di eventi artistici e culturali. Al suo fianco un nuovo modello di attore nel panorama europeo al servizio del futuro delle arti figurative, Philart di Bologna: senza alcun precedente a cui ispirarsi o con cui misurarsi, Philart è una società inedita, nata allo scopo di sostenere la produzione di nuovi e promettenti artisti e giovanissimi talenti, Philart seleziona prima gli artisti su cui investire, in una prospettiva di ampio respiro e non a scopo di lucro, quindi li sostiene in tutto il percorso produttivo nell’innovativo atelier di Padova, accompagnando poi i giovani talenti fin nella ricerca e creazione di occasioni di visibilità e lavoro, intrattenendo rapporti con le principali gallerie ed istituzioni internazionali.

A partire dal 7 maggio e per tutto il periodo della mostra Philart ha inoltre voluto aprire una challenge fotografica (info su philart.it) per creare un maggior coinvolgimento nella condivisione e diffusione dell’evento: tra tutte le foto ne sarà poi scelta una che rifletta maggiormente lo spirito del concorso, e che verrà omaggiata con un sorpresa “by Rabarama”.

Centro: dove la politica deve ricominciare

Caro Direttore,

non c’è più tempo. Non c’è più tempo per il piccolo cabotaggio delle sigle, per le geometrie elettorali costruite a tavolino, per le caselle da occupare, per i candidati sistemati secondo equilibri interni, correnti, fedeltà e convenienze di apparato.

Non c’è più tempo per una politica che continua a muoversi dentro liturgie consumate, ereditate da un Novecento che ha già mostrato fino in fondo le sue grandezze, ma anche le sue ambiguità, le sue degenerazioni, le sue macerie.

Un Paese reale lasciato ai margini

Il Paese soffre, e la politica troppo spesso recita se stessa. Recita nei talk show, nei congressi, nei tavoli delle alleanze, nelle formule di sopravvivenza, nelle parole d’ordine buone per un titolo e inutili per una riforma. Intanto crescono il lavoro povero, la solitudine sociale, la crisi della sanità pubblica, il disagio giovanile, la frattura educativa, lo svuotamento delle periferie, l’abbandono delle aree interne, la sfiducia verso le istituzioni.

A tutto questo si aggiunge una stortura che pesa come una pietra sulla qualità della nostra democrazia: una legge elettorale che ha progressivamente amputato il rapporto vivo tra cittadini e rappresentanti. Da anni gli elettori vengono chiamati a votare liste, sigle, simboli, coalizioni, ma sempre meno persone riconoscibili, radicate, scelte davvero dal basso. I candidati troppo spesso non emergono da una comunità, da una storia territoriale, da una responsabilità pubblica verificabile; vengono calati dall’alto, composti in liste bloccate, ordinati secondo equilibri interni, fedeltà correntizie e convenienze di apparato.

È una logica assurda: si chiede ai cittadini di credere nella democrazia mentre si riduce il loro potere di scelta; si invoca la partecipazione mentre si costruisce un sistema che la mortifica; si parla di rappresentanza mentre la rappresentanza viene sequestrata da pochi decisori. Così il Parlamento rischia di non essere più il luogo in cui il Paese si riconosce, ma lo specchio deformato di accordi preventivi, fedeltà verticali e candidature senza volto. E quando il cittadino non può scegliere davvero chi lo rappresenta, non ci si deve poi stupire se si allontana, se diserta, se guarda alla politica come a un teatro chiuso, abitato sempre dagli stessi attori.

Le responsabilità della sinistra

Alla sinistra bisogna dire parole chiare, senza indulgenze e senza compiacimenti. Non basta più intonare Bella ciao se poi non si ha il coraggio di scendere nelle faglie vive del Paese, là dove la frattura sociale attraversa il lavoro, la sanità, la scuola, le periferie, il ceto medio impoverito, le famiglie consumate dall’ansia del domani. La memoria antifascista è una cosa seria, troppo seria per essere ridotta a liturgia identitaria, a rito consolatorio, a medaglia morale appuntata sul petto quando il pensiero arretra e la giustizia sociale resta senza casa. Perché una memoria che non diventa riforma, prossimità, salario giusto, sanità accessibile, scuola viva e periferia abitata, rischia di trasformarsi in canto senza popolo, in parola nobile ma disincarnata, in eco di una storia che non riesce più a farsi promessa.

La sinistra deve guardare la propria crisi senza indulgenze. Ha parlato per anni di popolo, ma spesso ha smarrito il popolo reale. Ha evocato gli ultimi, ma talvolta ha abitato i salotti dei penultimi. Ha difeso i diritti, ma non sempre ha saputo difendere i salari. Ha parlato di sanità pubblica, ma non può ritenersi estranea a processi di aziendalizzazione, marginalizzazione territoriale e privatizzazione strisciante che hanno lasciato intere comunità con il sospetto amaro di essere state abbandonate.

C’è gente che si è sentita tradita guardando la propria busta paga, nella fatica quotidiana di arrivare a fine mese, nella solitudine dei quartieri degradati e periferici che storicamente avrebbero dovuto costituire il cuore pulsante di una cultura progressista. Non basta pronunciare la parola “uguaglianza” se poi non si costruiscono strumenti capaci di renderla visibile. Non basta dire “welfare” se i servizi territoriali arretrano. Non basta parlare di giovani se poi la scuola viene trattata come un edificio da ritoccare con qualche intervento del PNRR, e non come la principale infrastruttura democratica del Paese.

La scuola di oggi non è quella di trent’anni fa. Incontra fragilità emotive più profonde, diseguaglianze familiari più complesse, povertà educative più stratificate, nuove solitudini digitali, adolescenti che non chiedono prediche ma adulti credibili, presenze competenti, spazi di ascolto, orientamento e futuro. Parlare di disagio giovanile senza ripensare radicalmente la scuola, la neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, gli spazi educativi, lo sport di base, la cultura e la prevenzione significa restare nella retorica.

Le illusioni della destra

Alla destra bisogna rivolgere una critica altrettanto netta. Non si governa un Paese trasformando ogni paura in consenso. Non si costruisce sicurezza seminando diffidenza. Non si difendono le comunità indicando nello straniero il capro espiatorio permanente, il corpo estraneo su cui scaricare le inquietudini di una società impoverita, impaurita, disorientata.

La destra contemporanea sembra spesso rinchiudersi dentro un immaginario di pascolo identitario, dove il muro appare più rassicurante del ponte, dove l’identità viene confusa con la recinzione, dove la patria non è più responsabilità comune, ma rifugio emotivo contro il mondo. Il problema non è amare la propria terra. Il problema è trasformare l’amore per la propria terra in ostilità verso chi arriva da altrove. Il problema non è chiedere ordine. Il problema è ridurre ogni questione sociale a un problema di controllo, pattugliamento, confine, emergenza.

Una comunità non vive di sola paura. Vive di fiducia, scuola, sanità, lavoro, cura, relazioni, istituzioni credibili. Vive di quartieri non abbandonati, di paesi interni non lasciati morire, di periferie non nominate solo in campagna elettorale, di giovani non usati come categoria retorica buona per un convegno.

Crisi dellimmaginazione politica

Siamo davanti a qualcosa di più profondo della semplice crisi dei partiti. È una crisi dell’immaginazione politica, una povertà dello sguardo, una fatica collettiva nel pensare ancora un destino comune. La sinistra spesso non sa più pronunciare la parola popolo senza abbassare la voce; la destra la stringe in un recinto, trasformandola in appartenenza chiusa.

Da una parte resta il rischio del moralismo sterile; dall’altra avanza il rischio del risentimento organizzato. E intanto, tra queste due povertà, il Paese reale resta spesso senza nome, senza ascolto, senza casa.

In mezzo, però, ci sono gli italiani in carne e ossa: lavoratori poveri, giovani precari, anziani soli, insegnanti sfibrati, medici e infermieri allo stremo, famiglie che rinunciano alle cure, ragazzi che si sentono senza domani, territori che non chiedono propaganda ma presenza.

Un luogo per ripensare la politica

Per questo, Direttore, Le propongo una cosa semplice e ambiziosa: proviamo a dare ulteriore forma, anche attraverso questo giornale, a una riflessione che in parte è già aperta e che oggi chiede forse un supplemento di coraggio, di profondità, di ascolto. Non si tratta di aggiungere una rubrica ornamentale, né di costruire l’ennesimo spazio di commento dove ciascuno conferma ciò che già pensa. Si tratta, piuttosto, di consolidare un luogo.

Un luogo che profumi di politica nel senso più alto del termine. Non politica come tattica, ma come cura della città, come lettura del dolore sociale, come capacità di pensare riforme strutturali prima ancora di usarle come formule d’ordine.

Un luogo in cui si possa ragionare seriamente di sanità pubblica, scuola, lavoro povero, disagio giovanile, immigrazione, aree interne, periferie urbane, casa, denatalità, anziani, solitudine, cooperazione sociale, nuova questione meridionale, crisi dei corpi intermedi, partecipazione democratica, riforma della rappresentanza.

Facciamolo senza rigurgiti ideologici. Senza la superiorità morale di chi pensa che basti cantare Bella ciao per avere capito la storia. Senza la muscolarità rancorosa di chi vorrebbe trasformare ogni piazza, ogni porto, ogni scuola, ogni parola straniera in un problema di ordine pubblico. Facciamolo rispettando le idee di ciascuno, ma chiedendo a ciascuno di uscire dalla propria trincea.

La democrazia non muore solo quando viene assaltata. Muore anche quando diventa prevedibile, quando non sorprende più, quando non ascolta più, quando riduce il pensiero a schieramento e lo schieramento a tifoseria.

Incontriamoci. Forse Roma può essere il luogo più adatto, anche simbolicamente: non per centralismo, ma perché resta il grande teatro italiano delle fratture e delle possibilità. Incontriamoci con studiosi, amministratori, educatori, operatori sociali, medici, insegnanti, imprenditori, giovani, credenti e non credenti, persone che abbiano però una condizione comune: non accontentarsi più delle formule morte.

Non c’è più tempo

Abbiamo bisogno di una cultura della responsabilità: una cultura capace di tenere insieme libertà e giustizia, identità e apertura, sicurezza e accoglienza, diritti e doveri, istituzioni e comunità. E lo dico anche con un po’ di Vangelo in mano, senza imporlo a nessuno: perché ci ricorda che nessun uomo è scarto, che nessuna comunità si salva da sola, che il povero è un volto, che lo straniero è una domanda alla nostra umanità.

Il Paese ha bisogno di meno slogan e più pensiero. Meno appartenenze gridate e più responsabilità condivise. Meno correnti — correnti d’acqua ormai putrida — e più sorgenti. Sorgenti di idee, studio, confronto, proposte. Perché la politica, quando torna a essere seria, non serve a occupare spazi. Serve ad aprire strade.

E allora, Direttore, apriamolo questo spazio. Anzi, questo luogo. Facciamolo ora. Perché non c’è più tempo.

– La risposta del direttore Lucio D’Ubaldo –

 

Caro Palmieri,
la tua lettera coglie un punto essenziale: il tempo delle liturgie è finito e serve un luogo – o più luoghi – dove la politica torni a pensare. Su questo c’è piena consonanza. Ma proprio perch
é l’urgenza è reale, dobbiamo scongiurare l’illusione di una scorciatoia: non si tratta di inaugurare uno spazio tutto “nostro” pensando di trasformare, con qualche artificio, questa confort zone in una realtà politicamente attrattiva.

Il confronto che invochi, in verità, è già in atto — diffuso, irregolare, talvolta carsico. Il compito di un giornale come il nostro non è sovrapporvisi, ma accompagnarlo, riconoscerlo, farlo emergere, senza pretendere di ricondurlo a una linea precostituita.

Un luogo autentico nasce così: non per decisione, ma per sedimentazione; non per proclamazione, ma per ascolto. Se sapremo tenere aperto questo spazio, senza ansia di egemonia, allora potremo davvero contribuire a quella ricostruzione che tu chiedi.

Il resto verrà – speriamo in tempi brevi – se saremo fedeli a questo metodo.

Diritti dei lavoratori e lavoro: serve un progetto politico

Il 1° maggio di quest’anno ci ha ricordato, per l’ennesima volta, che ci sono articoli costituzionali – nello specifico l’art. 1 e l’art. 3 – che da troppo tempo vengono disattesi se non addirittura violati. Disattesi e violati dalla politica, dal legislatore e da chi, di volta in volta, guida il nostro Paese.

Ora, non si tratta, semplicemente, di scagliare la pietra contro il nemico politico di turno. Anche perché si tratta di una violazione che coinvolge molti partiti, moltissimi governi e buona parte delle ultime classi dirigenti politiche.

La crisi del lavoro e linsufficienza delle risposte

Perché lavoro non dignitoso, crisi e debolezza dei salari, crescenti disuguaglianze sociali e aumento esponenziale della povertà e dell’emarginazione non possono essere affrontati, e possibilmente risolti, con gli strumenti desueti della propaganda, della demagogia o con le ricette del populismo antipolitico nostrano.

Questi sono temi che richiedono cultura politica, sensibilità sociale, preparazione e competenza di settore e, soprattutto, una vera e credibile progettualità politica. Senza questi ingredienti la cosiddetta “questione sociale”, che poi si intreccia con le politiche dello sviluppo e della crescita, non riesce ad essere adeguatamente affrontata.

Le lezioni della tradizione politico-sociale

Certo, ci sono state stagioni politiche nel passato in cui questi temi, anche se si manifestavano con forme e modalità diverse rispetto alla fase contemporanea, hanno trovato partiti ed esponenti politici che erano autentici e qualificati interlocutori e punti di riferimento.

A cominciare, per fare un esempio storico, dalla sinistra sociale di ispirazione cristiana. Ovvero, la storica corrente della Democrazia Cristiana che faceva capo prima a Giulio Pastore, poi a Carlo Donat-Cattin e infine a Franco Marini. Una sinistra sociale democristiana a cui si aggiungevano, seppur con minor incisività politica, la sinistra socialista e alcuni, sporadici, pezzi della stessa storia comunista.

Senza un luogo politico, solo scontro demagogico

Ricordo queste concrete esperienze perché senza un luogo politico organizzato, la questione sociale, come purtroppo confermano le dinamiche di questa confusa fase storica, si riduce ad essere un tema che genera uno scontro quotidiano fra opposti demagogismi.

Da una parte si moltiplicano risorse finanziarie inesistenti; dall’altra si esalta il poco che si fa, spacciandolo come elemento risolutore della questione sociale.

Listanza sociale diventi Stato”

Ed è proprio per queste ragioni, semplici ma essenziali, che si impone una presenza politica – e quindi culturale e programmatica – che sappia trarre da una persistente, ormai endemica, questione sociale la chiave per ridurre le disuguaglianze e, al contempo, far sì che “l’istanza sociale diventi Stato”, per dirla con una felice espressione pronunciata dallo storico “ministro dei lavoratori”, Carlo Donat-Cattin, all’indomani dell’approvazione dello Statuto dei lavoratori nel maggio del 1970.

Ovvero, e detto con parole più semplici, che ogni progetto legato alla crescita e allo sviluppo del Paese non può mai prescindere, o dimenticare, un’altrettanto necessaria e indispensabile politica sociale.

Ridare voce al cattolicesimo sociale

Ecco perché, al di là della formazione di nuovi partiti, nuovi equilibri e nuove coalizioni, una delle priorità politiche vere è oggi quella di ridare voce, fiato e gambe a una presenza politica e culturale che affonda le sue radici nel pensiero e nella tradizione del cattolicesimo sociale del nostro Paese.

Senza nostalgie o rimpianti, ma con la consapevolezza che tutto ciò che è riconducibile al suo patrimonio ideale può ancora offrire criteri, metodo e visione per affrontare le sfide del presente.

Longevità senza risultati: il paradosso del governo più stabile

In questi giorni si celebra il record che colloca l’esecutivo Meloni al secondo posto nella storia repubblicana per durata. La cosa che sfugge ai più, soprattutto a chi è intento a festeggiare il record, è che la longevità governativa toglie ulteriormente alibi a questa maggioranza per tutti agli obiettivi non raggiunti e per la situazione di difficoltà in cui versa il Paese.

La durata non è un merito in sé

La longevità governativa avrebbe infatti consentito di incidere in modo significativo sulla situazione, considerato anche che quello in carica è – checché ne dica la Premier – il governo più fortunato della storia repubblicana. Nessun precedente governo ha potuto infatti contare su un tesoretto unico e irripetibile come i duecentonove miliardi del PNRR.

Nessun precedente governo ha potuto contare su un significativo aumento del gettito fiscale; un aumento dovuto da un lato all’aumentata pressione fiscale (che ha raggiunto quasi il 44% con un aumento di oltre tre punti percentuali negli ultimi tre anni) e dall’altro al minor numero di lavoratori e lavoratrici che non riescono più ad andare in pensione grazie (si fa per dire!) all’inasprimento delle misure previste dalla legge-Fornero. Si, proprio grazie a quella legge che la destra e Salvini in particolare avevano promesso di abolire come primo atto del nuovo governo.

Il nodo dei conti pubblici

In questi quattro anni la maggioranza governativa ha motivato i tagli agli investimenti e il mancato sviluppo, come anche la riduzione di retribuzioni e potere d’acquisto, con la necessità di tenere i conti pubblici in ordine con l’obiettivo di uscire dalla procedura di infrazione per lo sforamento del parametro UE del 3% nel rapporto Debito pubblico/PIL.

Peccato che a fronte di questi sacrifici imposti al paese reale l’Italia non sia riuscita a scendere al di sotto del 3,1% rimanendo quindi assoggettata alla procedura europea di infrazione. Il mancato raggiungimento del parametro UE comporterà un’ulteriore difficoltà per impostare delle politiche economiche espansive per la prossima manovra di bilancio e sarà quindi molto improbabile che si possa aprire una fase di crescita per l’Italia.

I maldestri tentativi di scaricare la colpa sul superbonus del 110% possono funzionare solo con chi ha la memoria corta e non ricorda i proclami a difesa dello stesso superbonus fatti dai leader di tutti i partiti, a cominciare proprio da Meloni e Salvini; ma oggi fa ovviamente comodo tentare una rimozione tattica di quelle posizioni assunte all’epoca anche con una certa determinazione.

Un record che rischia di ritorcersi contro

Oggi di fronte a questa situazione l’esecutivo più stabile e duraturo della storia non potrà certo lamentarsi per non aver avuto le risorse o il tempo necessario per governare e per fare le necessarie riforme. Ecco perché la sbandierata longevità governativa genererà un effetto boomerang per un inutile ed improduttivo record di galleggiamento, utile solo a chi nonostante tutto continua a gestire potere, nomine e risorse pubbliche.

Pacelli, Pio XI e il caso Mundelein: la Santa Sede non cede al Reich

Tra le pagine più significative del periodo trascorso da Eugenio Pacelli a fianco di Pio XI come segretario di Stato vi è certamente quella relativa alla difesa del cardinale arcivescovo di Chicago, George William Mundelein, il quale il 18 maggio 1937 in un discorso a porte chiuse con i suoi preti aveva pronunciato parole durissime contro Adolf Hitler: «Forse mi domanderete come sia possibile che una nazione di sessantasei milioni di uomini, e di uomini intelligenti, si voglia sottomettere a uno straniero, a un tappezziere austriaco, e uno schiappino per giunta, a quanto mi dicono, e a pochi soci come Goebbels e Göring i quali decidono di ogni mossa del popolo germanico».

Il cardinale arrivava a ipotizzare polemicamente che i cervelli di sessantasei milioni di tedeschi fossero stati asportati senza che gli interessati se ne siano accorti. Era un intervento pesantissimo, pronunciato senza alcuna preoccupazione diplomatica da un ecclesiastico che viveva a migliaia di chilometri di distanza dall’Europa. Le sue parole vengono rilanciate sulle prime pagine di tutti i giornali americani.

Il 24 maggio l’ambasciatore tedesco von Bergen chiede e ottiene di vedere il cardinale segretario di Stato, al quale consegna un foglio con l’intestazione dell’ambasciata di Germania, senza data e senza firma, in cui è trascritta una dura protesta del governo di Berlino per le parole dell’arcivescovo di Chicago. Pacelli risponde a voce, ma quello stesso giorno fa giungere a von Bergen la trascrizione di quanto da lui detto la mattina: «Alla comunicazione fattami or ora di un discorso di Sua Eminenza il Signor Cardinale Mundelein mi permetto di rispondere con una constatazione e con una contro-domanda. 1) Non sono solito di pronunciarmi su discorsi, dei quali — come nel caso presente — non si ha ancora un testo ineccepibilmente sicuro. 2) Anche se si avesse già un tale testo, non sarei in grado di prendere posizione circa la comunicazione fattami, prima di ricevere una risposta chiara, definitiva e soddisfacente alla seguente domanda: che cosa ha fatto il Governo germanico, che cosa intende esso fare nell’avvenire contro le basse ingiurie e diffamazioni, contro le vituperose calunnie, che si ripetono ogni giorno in giornali e periodici tedeschi, come nei discorsi anche di preminenti personaggi, contro la Chiesa, le istituzioni ecclesiastiche, il Papa, i Cardinali, i Vescovi, i Sacerdoti e via dicendo? Per alleggerire il compito a Vostra Eccellenza, risponderò io stesso alla prima parte della domanda: il Governo germanico — malgrado tutte le rimostranze — non ha fatto nulla contro tutto ciò. Al contrario: esso stesso ne porta la responsabilità, perché uffici dello Stato e del Partito, e specialmente il Ministero della propaganda, organizzano e dirigono in gran parte un simile atteggiamento nelle pubblicazioni e nei discorsi, o per lo meno lo favoriscono e lo promuovono con tutti i mezzi. Alla seconda parte della contro-domanda concernente l’avvenire può darle risposta soltanto il Governo germanico. La Santa Sede attende, come ho detto, una risposta in merito, chiara, definitiva e soddisfacente».

La protesta veniva dunque rispedita con forza al mittente: la Santa Sede chiedeva conto al governo del Reich delle tante proteste per la violazione del concordato rimaste senza alcuna risposta. Il 29 maggio l’incaricato d’affari dell’ambasciata tedesca Fritz von Menshausen consegnava una nuova minacciosa nota a Pacelli, il cui scopo era quello di ottenere una pubblica sconfessione di Mundelein da parte del Vaticano. «Il Governo germanico — si legge nel documento — è costretto a constatare che la Santa Sede lascia sussistere senza correggerli quegli attacchi pubblici inqualificabili di uno dei suoi più alti dignitari contro la Persona del Capo dello Stato germanico e con ciò li copre di fatto davanti agli occhi del mondo».

Quest’ultima formale protesta non poteva rimanere senza risposta. Papa Ratti convoca dunque una riunione dei cardinali membri della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari, che si tiene a Castelgandolfo, alle ore 11 del 20 giugno 1937, ed è presieduta personalmente dal Pontefice. La relazione introduttiva è affidata al cardinale Pacelli.

Ecco la trascrizione delle sue parole: «La Santa Sede non può essa stessa correggere o deplorare il discorso dell’Em.mo Mundelein. Sarebbe un atto di debolezza che non farebbe che rendere ancora più superbi i capi del nazionalsocialismo e lo stesso Hitler, che nella sua auto-illusione crede che tutto il mondo debba subito inchinarsi dinanzi a lui. Certamente la parte del discorso del cardinale Mundelein riguardante le parole contro il capo dello Stato germanico è stata poco felice. Egli potrebbe come da sé dare qualche pubblica spiegazione. Siccome però il Governo germanico ha pubblicato la Nota dell’ambasciatore alla Santa Sede del 29 maggio, il pubblico in tal caso penserebbe facilmente che quella dichiarazione del card. Mundelein sia stata fatta dietro ordine e suggerimento della Santa Sede, la quale apparirebbe così di aver finito col cedere alla imposizione del governo».

Il brano è molto eloquente e fa emergere ancora una volta quale sia il pensiero di Eugenio Pacelli su Hitler. Emerge anche l’abilità con cui il cardinale presenta il problema al papa e agli altri collaboratori della Segreteria di Stato, facendo in modo che l’arcivescovo di Chicago non debba ritrattare neanche una parola di quanto ha detto. Pio XI si associa e fa proprio il parere espresso da Pacelli definendolo «il Cardinale nostro segretario di Stato per cui non vi è elogio che basti».

Nella risposta, trasmessa da Pacelli all’ambasciata tedesca quattro giorni dopo la riunione, si afferma che Mundelein non rappresentava né parlava a nome della Santa Sede, e che il suo discorso non era pubblico. Inoltre, viene fatto notare che l’arcivescovo di Chicago è un libero cittadino il quale si era avvalso del diritto garantitogli dalla Costituzione del suo Paese di manifestare il proprio giudizio su persone e fatti accaduti in Germania che erano offensivi nei confronti del Papa e della Chiesa. Il Vaticano non si rifiutava di discutere il caso Mundelein, ma ribadiva che per farlo erano necessarie condizioni di parità, e dunque il governo del Reich doveva fornire adeguate spiegazioni e risposte alle tante proteste inoltrate invano dalla Santa Sede. La reazione tedesca non approda dunque a nulla. Anzi, il 17 luglio 1937, accogliendo un gruppo di pellegrini provenienti da Chicago, Pio XI elogerà la città americana e il «loro magnifico cardinale arcivescovo, così sollecito e zelante nella difesa dei diritti di Dio e della Chiesa per la salute delle anime».

Addio a Evaristo Beccalossi, idolo dell’Inter anni ’80

Roma, 6 mag. (askanews) – È morto a 69 anni Evaristo Beccalossi, ex attaccante dell’Inter e simbolo del calcio nerazzurro tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80. Nato a Brescia il 12 maggio 1956, Beccalossi è stato uno dei protagonisti più amati dai tifosi interisti, grazie al suo talento, alla fantasia e a un carattere fuori dagli schemi. Il decesso è avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì in clinica Poliambulanza a Brescia, dove Beccalossi era ricoverato.

Arrivato all’Inter nel 1978, vive le stagioni più importanti della sua carriera sotto la guida di Eugenio Bersellini, contribuendo alla conquista dello scudetto 1979-80 e della Coppa Italia 1981-82. Con la maglia nerazzurra colleziona 216 presenze tra campionato e coppe, segnando 37 gol, tra cui una memorabile doppietta nel derby del 28 ottobre 1979.

Giocatore di grande classe, dotato di dribbling e colpi di tacco, “il Becca” entra nell’immaginario collettivo anche per episodi iconici, come i due rigori sbagliati in sette minuti contro lo Slovan Bratislava in Coppa delle Coppe nel 1982. Un momento diventato leggendario anche grazie al celebre monologo del comico Paolo Rossi.

Dopo l’esperienza all’Inter, lascia Milano nel 1984 per approdare alla Sampdoria, prima di chiudere la carriera nel 1991 dopo aver vestito anche le maglie di Monza, Barletta e Pordenone. Negli anni successivi resta legato al calcio come opinionista televisivo e dirigente, ricoprendo anche il ruolo di capo delegazione delle giovanili della Federcalcio.

Beccalossi è morto nella notte nella clinica Poliambulanza di Brescia, dove era ricoverato da tempo dopo un malore accusato nel gennaio 2025. Avrebbe compiuto 70 anni tra pochi giorni. Figura amata e autentica, lascia un ricordo indelebile tra i tifosi e nella storia del calcio italiano.

Iran, le notizie più importanti del 6 maggio sulla guerra

Roma, 6 mag. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di mercoledì 6 maggio 2026 sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con serie ripercussioni sull’economia globale.

-07:40 Tutte in deciso rialzo le principali borse asiatiche sulla scia dell’allentamento delle tensioni nello stretto di Hormuz. Vola Seoul (+6,56%), Tokyo chiusa per festività.

-07:30 Petrolio, Brent in flessione a 108,79 dollari al barile (-0,98%).Wti scende a 101,13 dollari (-1,13%)

-07:06 L’asse Teheran-Pechino si attiva mentre la crisi in Medio Oriente entra in una fase diplomatica incerta. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha avuto colloqui oggi a Pechino con il suo omologo cinese Wang Yi.

-07:00 Il presidente Usa Trump ha annunciato la sospensione del suo “Project freedom” per scortare le navi nello Stretto di Hormuz per vedere se “un accordo potesse essere finalizzato e firmato” con l’Iran.

Iran, Trump ha annunciato la sospensione del suo Project Freedom per scortare le navi nello Stretto di Hormuz

Roma, 6 mag. (askanews) – Donald Trump ha annunciato la sospensione del suo “Project freedom” per scortare le navi nello stretto di Hormuz, il tempo necessario a vedere se “un accordo potesse essere finalizzato e firmato” con l’Iran, dopo quelli che il presidente degli Stati Uniti ha definito “grandi progressi” nei negoziati.

“Tenuto conto dell’enorme successo militare” e dei “grandi progressi compiuti verso un accordo completo e definitivo con i leader iraniani”, il “Project freedom (…) sarà sospeso per un breve periodo per vedere se l’accordo può essere finalizzato e firmato”, ha scritto il repubblicano sul suo social Truth.

Papa Leone XIV sulle critiche di Trump: se qualcuno vuole criticarmi lo faccia con la verità

Roma, 5 mag. (askanews) – “La missione della chiesa è predicare il Vangelo, predicare la pace, se qualcuno vuole criticarmi per annunciare il Vangelo che lo faccia con la verità, la Chiesa da anni ha parlato contro tutte le armi nucleari, quindi lì non c’è nessun dubbio e quindi spero semplicemente di essere ascoltato per il valore della parola di Dio”. Così papa Leone XIV ha risposto da Castelgandolfo a chi gli chiedeva delle critiche arrivate anche oggi contro di lui dal presidente Usa Donald Trump.

Peter Magyar arriva al Riviera Film Festival di Sestri Levante

Genova, 5 mag. (askanews) – Il premier ungherese designato, Péter Magyar, è tra i protagonisti della decima edizione del Riviera International Film Festival di Sestri Levante, in provincia di Genova.

Magyar è arrivato poco dopo le 18 al Cinema Ariston, dove è stato allestito il red carpet, per presentare, insieme al regista Tamàs Yvan Topolànszky e alla produttrice Claudia Suemeghy, il documentario “Spring Wind – The Awakening” dedicato alla sua affermazione politica e scelto come film di apertura della kermesse.

All’arrivo davanti al Cinema Ariston, Magyar è stato salutato e applaudito anche da alcuni connazionali, con i quali si è fermato qualche secondo a conversare, prima delle foto di rito sul red carpet. Il neo-eletto premier ungherese ha poi preso posto in sala senza rilasciare dichiarazioni ai cronisti presenti.

Internazionali di Roma, folla per Djokovic a Piazza del Popolo

Roma, 5 mag. (askanews) – Folla di curiosi e tifo per Novak Djokovic, arrivato a piazza del Popolo, a Roma, per la sessione di allenamento alla vigilia degli Internazionali Bnl d’Italia. I fan hanno atteso il campione di tennis anche diverse ore pur di vedere per qualche istante l’ex numero uno del tennis mondiale.

Djokovic è arrivato sul campo e ha abbracciato Stefanos Tsitsipas, che si è allenato poco prima di lui. Poi il campione serbo si è riscaldato sul campo, prima di iniziare la sessione di allenamento, tra gli applausi della folla. Al termine anche selfie e autografi.

Acustica, Giancola: leva strategica qualità vita

Roma, 5 mag. – Presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Roma La Sapienza, è stato promosso il convegno organizzato dall’Associazione Italiana di Acustica dal titolo: “30 anni della legge quadro sull’inquinamento acustico – Bilanci e prospettive”.

“Per noi di VDP Srl essere qui non è una scelta formale, ma una presa di posizione chiara, l’acustica non è un tema accessorio, è una leva strategica per la qualità della vita e per lo sviluppo dei territori. Da oltre 35 anni fin dal 1991 lavoriamo in questo ambito con continuità, contribuendo a trasformare l’acustica da semplice adempimento normativo a strumento concreto di pianificazione, innovazione e tutela della salute. Oggi il confronto è più che mai necessario. I modelli di sviluppo stanno cambiando, emergono nuove fonti di pressione dalla movida urbana alla logistica h24, fino alle attività in ambiente marino e il sistema normativo è chiamato ad evolversi con la stessa rapidità. La sfida è chiara: trovare un equilibrio reale tra crescita economica e benessere delle persone. Un equilibrio che richiede competenza tecnica, visione e, soprattutto, la capacità di affrontare anche i temi più complessi senza semplificazioni”. Così Ing.Filippo Giancola – Direttore Tecnico VDP Srl Roma, commentando l’iniziativa.

Pd, Schlein non teme "esodo": riformisti hanno cittadinanza ma linea chiara e netta

Roma, 5 mag. (askanews) – Il giorno dopo l’addio al Pd (verso Italia viva) di Marianna Madia, la segretaria del Pd Elly Schlein dice di non temere un ‘esodo’ dal partito. La segretaria punta a ‘rassicurare’ i riformisti, ma allo stesso tempo rivendica la linea “chiara e netta” che ha portato il Pd a “crescere in questi anni come nessun altro”.

“Dispiace sempre – ha detto Schlein a Tagadà su La7 – quando qualcuno decide di andarsene, nello specifico Marianna che è stata anche la mia compagna di banco appena sono arrivata”. In ogni caso, ha aggiunto, “cercherà comunque – così ha detto – di stare nell’ambito della nostra alleanza progressista”. Le idee riformiste, ha precisato la leader Pd “continueranno ad avere piena cittadinanza anche nel Partito democratico, che rimane un partito plurale. Ma è un partito – e mi hanno votata come segretaria per questo – che vuole avere delle posizioni chiare”. Il Pd “ha ricostruito un’identità chiara, progressista, che ci ha consentito in questi anni di crescere come nessun altro partito è cresciuto in Europa”. La Schlein ha sottolineato: “Eravamo dati per spacciati dopo la sconfitta elettorale del 2022”, i sondaggi davano il Pd “al 14%, che era il minimo storico nei sondaggi. Oggi siamo il perno di questa coalizione progressista che testardamente unitari stiamo costruendo” e “che ha vinto in regioni, governa insieme i comuni, senza litigare un giorno. Abbiamo vinto anche un referendum, quando nessuno all’inizio ci credeva”.

La leader Pd non vede il pericolo di un esodo dal partito: “Io penso di no, penso che noi continueremo a fare il nostro lavoro in una logica unitaria, inclusiva, che rispetta il pluralismo ma non rinuncia ad avere un posizionamento chiaro e netto. Perché questo è quello che ha convinto tanta gente a ridarci fiducia dopo che l’aveva persa e se oggi il partito è così forte e radicato e continua a crescere è proprio per questa chiarezza”.

Tra i riformisti, intanto, assicurano di non voler uscire i senatori Filippo Sensi e Walter Verini. “Non vado da nessuna parte, non ho pensieri a riguardo – ha garantito il primo – io sono del Pd, nel Pd, non vado da nessuna parte. E’ il mio partito, sono nato e cresciuto democratico, non ho mai accarezzato l’idea di andarmene”. Per Verini “l’uscita di Marianna Madia dal Pd è, dal suo punto di vista comprensibile, ma sbagliata. Chi peró riduce queste scelte – dolorose – a mercanteggiamento di posti non è solo offensivo, ma ha una visione della politica molto triste e limitata, pari a quella di chi, nel Pd, ha esultato per la scelta di Madia, auspicando altri allontanamenti. Tipico di queste situazioni, poi, è il toto-uscenti. Anche io, ovviamente, non sono tra questi, come non lo sono tanti riformisti senza i quali il Pd non è più il Pd”.

“Il Partito Democratico – sottolinea Alessandro Alfieri – non deve avere paura dei punti di vista differenti. Detto questo, se c’è una percezione di disagio bisogna farsene carico. So che ci sono delle preoccupazioni e bisogna farsene carico, ma da qui ad andarsene dal Pd ce ne passa. Nella storia del Pd ci sono sensibilità diverse; penso ai tanti sindaci e amministratori locali che continuano a dire: stiamo dentro e diamo una mano. Indebolire il Pd in questo momento è sbagliato”.

Domani vertice Meloni-Tajani-Salvini, focus su rapporti con Usa

Roma, 5 mag. (askanews) – Un vertice di governo, a due giorni dagli incontri di venerdì 8 con il segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio, per fissare la posizione da tenere nei confronti dell’amministrazione americana nella nuova fase in cui anche l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni è finito nel mirino delle critiche del presidente Usa Donald Trump. Domani la presidente del Consiglio vedrà i suoi vice Antonio Tajani e Matteo Salvini a Palazzo Chigi intorno a mezzogiorno, prima di recarsi a Gemona del Friuli, in provincia di Udine, per celebrare il cinquantesimo anniversario del terremoto.

Di fronte all’ultima minaccia del tycoon di ritirare i militari statunitensi dal territorio italiano, la replica di Meloni è stata ferma: “Alcune cose che sono state dette nei nostri confronti non le considero corrette” anche perché “l’Italia ha sempre mantenuto tutti gli impegni”, ha detto ieri a Yerevan dopo aver preso parte all’ottavo Vertice della Comunità Politica Europea. “A livello di Patto Atlantico – ha puntualizzato la premier – nessuno si è presentato in una sede formale a chiedere un sostegno degli alleati sulle scelte che stava facendo”. Una linea ribadita oggi anche dalla Lega con il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari: “Un eventuale ritiro punitivo delle truppe americane dall’Italia non avrebbe senso, abbiamo sempre rispettato gli impegni dell’Alleanza, pagando anche un prezzo nelle missioni internazionali”. Per il presidente dei deputati del partito di via Bellerio “si può essere alleati leali degli Stati Uniti e della Nato e continuare a credere che l’Alleanza atlantica non debba essere rotta, senza rinunciare a difendere il proprio interesse nazionale”.

Lontana tutto il giorno da Palazzo Chigi, dopo l’intensa giornata di ieri tra Armenia e Azerbaigian, oggi Meloni sceglie la linea del silenzio sull’alleato Usa. Non commenta l’ennesimo attacco di Trump a Papa Leone XIV (“Mette in pericolo i cattolici”, l’affondo del presidente americano). Anche Fdi tace. Tocca a Tajani ribadire su X il sostegno al Santo Padre definendo “non condivisibili” e “non utili alla pace” gli attacchi nei suoi confronti e sottolineando che “la sua visione è condivisa dal governo impegnato attraverso la diplomazia a garantire stabilità e pace in tutte le aree dove ci sono conflitti”. Ne parla anche Salvini da Torre Annunziata dove ha presenziato all’avvio dei lavori di demolizione di Palazzo Fienga: “Sicuramente attaccare il Santo Padre non serve a nulla e non risolve nessun problema”, afferma il leader della Lega tuttavia “convinto che siamo e rimarremo amici, alleati degli Stati Uniti d’America a prescindere da questo o quel malinteso, da questo o quel presidente. La nostra alleanza coi paesi liberi democratici e occidentali non è in discussione”.

Sul conflitto nel Golfo la premier interviene per esprimere “vicinanza agli Emirati Arabi Uniti per gli ingiustificabili attacchi subiti che devono immediatamente cessare” rinnovando l’impegno dell’Italia “per favorire il dialogo e scongiurare il propagarsi della crisi a livello regionale”. Per Meloni “la libertà di navigazione attraverso lo stretto di Hormuz è un principio fondamentale del diritto internazionale ed essenziale per l’economia globale”.

Non è escluso che la riunione di domani a Palazzo Chigi sarà l’occasione per trovare l’accordo sui presidenti della Consob e dell’Agcm. “Sono ottimista: la prossima settimana avremo entrambi”, aveva detto sette giorni fa la premier. Ma un consiglio dei ministri per procedere al rinnovo tuttavia non è (ancora) in programma per questa settimana. Il vertice della Consob è vacante dall’8 marzo scorso e la candidatura leghista dell’attuale sosttosegretario al Mef Federico Freni non ha superato la contrarietà di Forza Italia. A lui Tajani preferirebbe la soluzione interna di Federico Cornelli, attuale commissario dell’Authority. Per quanto riguarda l’Agcm, scade domani il mandato del presidente Rustichelli. La nomina del successore spetta ai presidenti delle Camere ma vista la concomitanza delle scadenze la posizione del governo è che avvenga “contestualmente” a quella della Consob.

Vespucci, Andreoli: fenomeno planetario invidiato dal mondo

Roma, 5 mag. (askanews) – “Un fenomeno planetario, emblema e ambasciatore del “bello e ben fatto” italiano” ma che testimonia come la capacita’ e la creativita’ italiana riesca a trasformare una nave scuola della MM di 95 anni, in una moderna icona pop, senza tempo che il mondo ci unvidia non per quello che e’ ma per quello che rappresenta: l’Italia e gli italiani. Per questo e non solo, siamo orgogliosi di continuare a promuovere nel mondo questo nostro campione nazionale che, insieme al Villaggio Italia, e’ stato celebrato, ammirato e, talvolta, benevolmente invidiato, da tutti i popoli che incontra sul suo cammino”.

Lo dichiara Luca Andreoli, Ad di Difesa Servizi, alla vigilia dell’avvio del “Tour Mondiale Amerigo Vespucci – Campagna in Nord America 2026”, che partirà da Genova il 9 maggio per attraversare l’Oceano Atlantico e raggiungere le coste nordamericane tra Stati Uniti e Canada, toccando i principali porti dei due Paesi.

Annunciato a settembre 2025 dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, in occasione della conferenza stampa di chiusura del Tour Mondiale Vespucci 2023-2025, il “Tour Mondiale Amerigo Vespucci – Campagna in Nord America 2026” si inserisce nelle celebrazioni per il 250° anniversario dell’Indipendenza degli Stati Uniti, ed è un’iniziativa del Ministero della Difesa e della Marina Militare ed è prodotta da Difesa Servizi S.p.A., la società in house del Ministero della Difesa che valorizza in chiave duale gli asset del Dicastero.

Le infiorate di Spello, nel borgo umbro la natura diventa arte

Spello (Pg), 5 mag. (askanews) – Nel borgo di Spello ogni anno la natura diventa arte. Qui, nel cuore dell’Umbria, in occasione del Corpus Domini, le strade diventano un museo a cielo aperto con le tradizionali Infiorate.

Quest’anno la notte dei fiori sarà nel weekend del 6 e 7 giugno: tra sabato e domenica oltre duemila persone, tra cui centinaia di giovanissimi, danno forma a quasi due chilometri di tappeti e quadri floreali, circa settanta opere, realizzate esclusivamente con materiali naturali. All’alba tutto è pronto per solenne processione del Corpus Domini. Un evento che unisce arte, fede e la comunità che per mesi lavora alla raccolta dei fiori e alla preparazione dei petali, tramandata di generazione in generazione.

Accanto alla tradizione, anche tanti eventi collaterali: street food con specialità enogastronomiche regionali, concerti e spettacoli, corsi di cucina floreale, mostre, laboratori e la possibilità, per i visitatori, di partecipare direttamente alla creazione delle opere con maestri infioratori.

Tennis, Roma, Paolini riparte dal Foro: "Energia positiva"

Roma, 5 mag. (askanews) – Jasmine Paolini prova a ritrovare se stessa ripartendo dal luogo dei ricordi più belli. Il Foro Italico, teatro della straordinaria doppietta conquistata dodici mesi fa, rappresenta per la tennista toscana un punto di ripartenza in una stagione 2026 fin qui al di sotto delle aspettative. “Tornare qui è stata una bellissima sensazione: ci sono tanti bei ricordi ed emozioni forti, tanta energia positiva”, ha spiegato la numero 8 del ranking mondiale nella conferenza stampa pre-torneo.

Un anno fa Paolini aveva scritto una pagina di storia, trionfando sia in singolare che in doppio insieme a Sara Errani, diventando la sesta giocatrice nell’Era Open a riuscire nell’impresa a Roma. Un exploit che oggi rappresenta più un ricordo da gestire che un peso: “Quello che è successo l’anno scorso è passato. Cerco di non pensarci troppo. Il primo match sarà il più importante, come sempre. Spero di riuscire a mantenere un buon atteggiamento”.

L’avvio di stagione racconta di un bilancio non brillante, con dieci vittorie e nove sconfitte, numeri lontani dal potenziale dell’azzurra: “Avrei voluto fare meglio. Sto cercando di cambiare le cose, di concentrarmi sull’allenamento e di stare meglio in campo. Alzare un po’ il livello è l’obiettivo in questo momento”. Un percorso che passa anche dalla tenuta mentale: “Non sono riuscita a restare positiva quando le cose andavano male, e poi quelle partite te le porti dietro. È importante tornare competitiva ad alto livello, perché è quello che mi piace e che mi diverte”.

Fondamentale resta il supporto del team, a partire da Errani: “L’anno scorso, nella partita con Shnaider, il suo apporto è stato decisivo. Lei e tutto il team mi aiutano anche a capire quando spingere di più o quando fermarmi”.

Non manca uno sguardo alle questioni fuori dal campo, con il tema del possibile boicottaggio degli Slam sul tavolo: “Stiamo cercando condizioni migliori su pensioni e maternità. È importante essere uniti. Se siamo tutti d’accordo, il boicottaggio è una strada praticabile”.

Inserita nella parte alta del tabellone guidata dalla numero uno del mondo Aryna Sabalenka, Paolini entrerà in gara direttamente al secondo turno contro la vincente tra Jaqueline Cristian e Beatriz Haddad Maia. Un percorso impegnativo, ma con il sostegno del pubblico romano e nuove motivazioni, l’azzurra cerca la svolta proprio dove aveva toccato il punto più alto della sua carriera.

Il rock non invecchia, nuova musica per i Rolling Stones

Milano, 5 mag. (askanews) – Inossidabili Rolling Stones. La band ha annunciato oggi l’uscita dell’attesissimo nuovo album in studio, “Foreign Tongues”, in arrivo il 10 luglio in tutto il mondo. Il nuovo disco contiene 14 brani incredibilmente vividi e arriva a meno di tre anni di distanza da “Hackney Diamonds”, album acclamato dalla critica e vincitore di 1 Grammy Award, che ha scalato le classifiche di tutto il mondo e ha ottenuto un successo enorme. Il nuovo album sarà anticipato dal primo singolo “In the Stars”, un brano allegro e coinvolgente, da ora disponibile sulle piattaforme digitali insieme alla traccia di apertura dell’album “Rough and Twisted”. L’album sarà disponibile in edizione fisica e digitale dal 10 luglio, mentre il singolo “In the Stars/Rough and Twisted” uscirà in formato fisico il 15 maggio. È possibile pre-ordinare tutti i prodotti a questo link. Mick Jagger, Keith Richards e Ronnie Wood parteciperanno oggi a Brooklyn, New York, alla presentazione di “Foreign Tongues” alla stampa. Prima dell’annuncio ufficiale di oggi, la band ha saputo alimentare con discrezione l’attesa per il nuovo progetto, anche grazie all’uscita in edizione limitata del brano “Rough and Twisted” su vinile con etichetta bianca, sotto pseudonimo The Cockroaches. Circolando tra fan e collezionisti, questa pubblicazione ha già suscitato entusiasmo e speculazioni sul sound e sulla direzione di “Foreign Tongues”, offrendo un primo assaggio dell’energia esplosiva ed esplorativa dell’album. Registrato durante un periodo di eccezionale creatività, “Foreign Tongues” ha preso vita in meno di un mese ai Metropolis Studios di West London, con Mick Jagger, Keith Richards e Ronnie Wood che si sono riuniti con il produttore vincitore di 1 Grammy Andrew Watt, già alla guida del precedente “Hackney Diamonds”. Il risultato è un disco dinamico e lungimirante che cattura il suono inconfondibile della band mentre si spinge in nuovi territori sonori e testuali, consolidando ulteriormente la loro eredità senza pari. L’album presenta interpretazioni eccezionali di Jagger, Richards e Wood, affiancati dai loro collaboratori abituali, tra cui Darryl Jones, Matt Clifford e Steve Jordan. Include, inoltre, una partecipazione speciale di Charlie Watts, registrata durante una delle sue ultime sessioni in studio prima della sua scomparsa nel 2021. A completare il tutto, una schiera impressionante di artisti ospiti, tra cui Steve Winwood, Paul McCartney, Robert Smith dei The Cure e Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers. Riflettendo sul processo di registrazione, Mick Jagger ha affermato: “Adoro fare queste sessioni di registrazione a Londra, al Metropolis. Sono state settimane molto intense quelle dedicate alla registrazione di “Foreign Tongues”. Avevamo 14 brani fantastici e abbiamo lavorato il più velocemente possibile. Mi piace quella sala perché non è troppo grande, così si percepisce la passione di tutti i presenti”. Keith Richards ha aggiunto: “L’album “Foreign Tongues” è in continuità con “Hackney Diamonds” ed è stato fantastico lavorare di nuovo a Londra e avere quell’atmosfera londinese intorno a noi. È stato un mese di grande intensità. Per me, ciò che conta è il divertimento. Sono fortunato a poter fare questo e spero che duri a lungo”. Ronnie Wood ha commentato: “L’atmosfera in studio era davvero creativa e tutta la band ha dato il meglio di sé durante l’intero processo. Molto spesso abbiamo centrato l’obiettivo già alla prima ripresa. Spero che piaccia a tutti”. La suggestiva copertina dell’album è un dipinto realizzato dal celebre artista americano Nathaniel Mary Quinn, che ha commentato: “Creare la copertina dell’album per i Rolling Stones è un onore artistico: un dialogo con una delle forze più durature della storia culturale”.

Made in Italy, Urso: imprese familiari elemento di forza

Roma, 5 mag. (askanews) – “Le vostre imprese familiari sono un aspetto importante, significativo, peculiare del sistema produttivo del nostro Paese, appunto le imprese familiari che nell’atto di generazioni hanno saputo mantenere e valorizzare l’identità dei loro territori e nel contempo innovarsi per saper meglio competere nel mondo”. Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, è intervenuto a Roma per l’inaugurazione della mostra “Il Made in Italy tra radici e trasformazione: le imprese familiari nei vent’anni del Premio Alberto Falck” dell’associazione Aidaf (Associazione Italiana delle Aziende Familiari) a palazzo Piacentini.

David, Mainetti: tutelare sguardo autori, non ideologizzare discorso

Roma, 5 mag. (askanews) – “Lo doveva fare, sono contento che l’abbia fatto, il discorso è stato giusto, è stato saggio dire che loro sono di passaggio mentre il cinema resta e quando si sostiene uno sguardo che abbia un’identità e una forza tale da essere riconosciuto come unico, quello resta quasi per sempre. Quindi è giusto riconoscere che bisogna tutelare gli sguardi degli autori di questa contemporaneità e non limitarci a ideologizzare il discorso e a politicizzarlo, che è la cosa peggiore che si possa fare”.

Così il regista Gabriele Mainetti, uscendo dall’incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ogni anno riceve i candidati ai David di Donatello, commentando le parole del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che, tornando sulla questione della gestione dei finanziamenti per i film, ha detto che è stato “inaccettabile” non aver finanziato il documentario sulla morte di Giulio Regeni.

Il film di Mainetti, “La città proibita”, tra le otto candidature ha ottenuto anche quella per la miglior regia. Il regista ha detto: “Sono contento, molto contento, è molto bello, fa piacere, vuol dire che ti vogliono bene nonostante tu faccia un film di genere, che ormai in Italia non si fanno più”.

Ucraina, attacco russo su Kramatorsk: 5 morti

Roma, 5 mag. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato la morte di cinque civili a Kramatorsk, in seguito ad un attacco russo.

“È in corso un’operazione di soccorso a Kramatorsk, nella regione di Donetsk, sul luogo di un attacco russo. Bombe aeree russe hanno colpito proprio il centro della città, prendendo di mira i civili”, ha spiegato su X il leader ucraino.

“Al momento si segnalano almeno 5 feriti e 5 vittime. Le mie più sincere condoglianze alle loro famiglie e ai loro cari. Purtroppo, il numero delle vittime potrebbe aumentare. Tutti i servizi di emergenza sono ora al lavoro sul posto: i soccorritori e le squadre mediche stanno assistendo la popolazione”, ha concluso il presidente ucraino.

Presentato il bilancio 2025 del Fondo Pensione Nazionale BCC/CRA

Roma, 5 mag. (askanews) – Sì è tenuta presso il Bettoja Hotel l’Assemblea Annuale dei Delegati del Fondo Pensione Nazionale per il Personale delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali ed Artigiane (BCC-CRA), dove sono stati presentati i risultati economici relativi al 2025. Segnali incoraggianti di crescita e sviluppo da parte del Fondo Nazionale, che conferma il trend positivo degli ultimi anni.

L’intervista a Osvaldo Scalvenzi, Presidente del Fondo Pensione Nazionale per il Personale delle BCC-CRA: “Il 2025 è andato molto bene, il risultato è stato oltre i 120 milioni che vengono ovviamente ripartiti sugli oltre 35 mila nostri iscritti. Siamo molto contenti di questo lavoro che abbiamo fatto e dovremmo continuare in questa direzione”.

Nel 2025 il comparto Raccolta ha registrato una performance del +2,76%, il comparto Crescita del +3,33% e il comparto Semina del +5,21%. Ad aumentare sono anche gli iscritti, che passano da 34.260 a 35.781.

Le parole di Giuseppe Longo, Direttore Generale del Fondo Pensione Nazionale per il Personale delle BCC-CRA: “Avere un veicolo che gestisce quattro subfans significa, per il Fondo, avere una reattività decisamente superiore a quella che era l’impalcatura, la struttura precedente, con effetti benefici per tutti i nostri aderenti in termini di rendimento e in termini anche di risparmio”.

Il commento di Claudio Durigon, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali:” Questo Governo sta facendo molti atti verso la prudenza complementare e capiamo che oggettivamente dal 1996 in poi la legge che pone il sistema retributivo sempre più all’angolo, il sistema invece contributivo, preferentemente sul salario pensionistico, pone oggettivamente che la prudenza complementare possa non essere più un salario differito ma anche un salario accessorio per un sistema pensionistico”.

Al centro dell’assemblea anche la creazione di una SICAV nel 2025 che ha portato risultati oltremodo positivi. Il veicolo societario lussemburghese gestisce, infatti, oltre 10.000 posizioni in portafoglio. Con un margine della gestione finanziaria a fine 2025 pari a 120.691.786 euro, e un saldo della gestione previdenziale pari a circa 66 milioni di euro, Il Fondo Pensione Nazionale si prepara ad un nuovo anno all’insegna della crescita e dello sviluppo.

Al Sistina "SereNata a Napoli", omaggio Serena Rossi alla sua città

Roma, 5 mag. (askanews) – “SereNata a Napoli” è il nome del primo spettacolo teatrale ideato e interpretato da Serena Rossi e dedicato a Napoli, che sta attraversando l’Italia e che farà tappa al Teatro Sistina di Roma da giovedì 7 a domenica 10 maggio.

Un viaggio intenso, fatto di musica e parole, per raccontare la città che l’ha cresciuta e ispirata, un invito a lasciarsi incantare da una Napoli che vive e vibra, che soffre e si innamora, che risuona di storia e di futuro.

Dalla leggenda di Partenope al canto dei vicoli, dai suoni delle feste popolari alle ninne nanne che hanno cullato generazioni, Serena Rossi dedica alla sua città una serenata piena di amore, nostalgia e ammirazione.

Lo spettacolo, che vede la regia di Maria Cristina Redini, è prodotto da Agata Produzioni e Savà Produzioni Creative.

Con Rossi un’orchestra di sei elementi, parte viva dello spettacolo, guidata dal Maestro Valeriano Chiaravalle; al violino Gennaro Desiderio, alla chitarra Gianpaolo Ferrigno, al pianoforte e clavicembalo Antonio Ottaviano, alle percussioni Michele Maione, al violoncello Matteo Parisi e alla fisarmonica e clarinetto Luca Sbardella. Ad arricchire il racconto la proiezione di immagini storiche dell’Istituto Luce e i disegni dell’illustratrice Flora Palumbo.