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Italia in primo piano per la transizione ecologica

Rimini, 5 nov. (askanews) – Un valore economico pari a 555 miliardi di euro, a dimostrazione del ruolo di primo piano svolto dall’Italia nella gestione dei rifiuti e nella transizione ecologica. È la fotografia scattata dal nuovo studio realizzato da TEHA Group in collaborazione con CONAI, e presentato a Ecomondo, nel corso di un incontro promosso insieme ad Assoambiente ed Omnisyst, per fare il punto sulla competitività e sulle prospettive della filiera.

“Con questo studio abbiamo delineato un modello fondato su 5 pilastri e 4 leve, che identifica 3 grandi priorità. La prima riguarda la governance e il mercato unico, fondamentali per costruire un vero mercato unico europeo; la seconda punta a riallineare domanda e offerta, favorendo una simbiosi industriale che renda stabile il mercato delle materie prime seconde; la terza, infine, si concentra sulla finanza e sulla disponibilità di investimenti per sostenere l’intero percorso” ha dichiarato Luca Piatto, Responsabile dell’Area Rapporti con il Territorio di CONAI.

Lo studio evidenzia i dati più significativi del settore, ma mostra come il mercato delle materie prime seconde fatichi ancora a svilupparsi, richiamando gli interventi più urgenti a livello europeo.

“Per alcuni materiali riciclati non c’è abbastanza mercato: la plastica ne è l’esempio più evidente, perché oggi quella vergine costa meno di quella riciclata, ed è per questo che dobbiamo sostenere il mercato del riciclo. Partiamo intanto dall’Italia, che esporta ancora una grossa quantità di rifiuti speciali a causa di un forte deficit impiantistico. Faccio un esempio: rimuoviamo l’amianto ovunque, ma non abbiamo impianti dedicati per trattarlo o riciclarlo, per cui siamo costretti a spedirlo in Germania. Dobbiamo colmare al più presto questo divario impiantistico che il nostro Paese ancora affronta” ha aggiunto Chicco Testa, Presidente di Assoambiente.

Servono quindi interventi per tutelare il riciclato europeo rispetto a materie vergini e importate.

“Abbiamo tre attori principali nella filiera: chi produce il residuo, chi lo tratta e chi riutilizza la materia prima seconda ottenuta dal trattamento. Omnisyst si inserisce in questo processo trovando la migliore destinazione per il residuo industriale, affinché venga gestito con la tecnologia più avanzata. Verso gli impianti di trattamento svolgiamo un ruolo di aggregatore, riuscendo così a favorire il setup di flussi continui con volumi che abbiano un reale peso industriale. Infine, forniamo la tecnologia necessaria a tracciare l’intero flusso di materiale, accompagnando la materia prima seconda con un set di dati indispensabile per renderla perfettamente fruibile a chi dovrà riutilizzarla” ha concluso Enrico Meacci, CEO di Omnisyst.

Per superare gli ostacoli che impediscono il riutilizzo dei residui industriali occorre quindi puntare su tracciabilità e digitalizzazione: una svolta necessaria per garantire efficienza e dare reale valore all’intera filiera.

Mattarella: chi nasce al Sud deve poter scegliere di restarci e tornarci

Napoli, 5 nov. (askanews) – “Come dicono i quattro verbi della Fondazione con il Sud, così chiaramente indicati, chi nasce nel Meridione possa scegliere liberamente di restarvi, possa tornarvi se ha fatto esperienza altrove e possa allora aggiungersi chi viene da fuori per arrivare nel Meridione. E questa è una chiave di sviluppo dell’intero Paese, interesse nazionale dell’Italia e quanti lavorano a questo scopo svolgono un compito prezioso nella vita della nostra comunità nazionale”. A dirlo il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso del suo saluto a Napoli alla manifestazione per celebrare i venti anni della Fondazione con il Sud.

“Per questo – ha aggiunto il capo dello Stato – ringrazio il presidente del Consiglio e la Fondazione per il Sud per quanto fatto in questi venti anni, attraverso tante persone che hanno dispiegato con grande generosità e passione il loro impegno. Grazie per quanto fatto e detto”, ha concluso Mattarella.

Zelensky: con vittoria democratici Usa speriamo in più aiuti. Putin potrebbe scegliere i negoziati

Roma, 5 nov. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha auspicato che la vittoria dei Democratici alle elezioni di medio termine per il Congresso degli Stati Uniti possa contribuire ad aumentare gli aiuti militari e finanziari americani all’Ucraina, il che potrebbe influenzare la decisione di Putin di continuare la guerra e avvicinare i colloqui di pace.

“Se il Congresso ora parla di un forte sostegno finanziario o di assistenza con armi, come sta facendo e dimostrando oggi l’Europa, allora, a mio avviso, questo sarà un fattore positivo che influenzerà Putin. E quindi Putin valuterà se ha senso continuare a combattere, a proseguire la guerra, se il sostegno sta crescendo. E così ci avvicineremo a possibili negoziati e a una possibile pace”, ha affermato Zelensky in un’intervista alla televisione tedesca Zdf.

“Sono grato anche ai repubblicani, ma i democratici sono molto chiari sul sostegno all’Ucraina, sull’aiuto all’Ucraina. Parlano di ristabilire i legami tra Stati Uniti ed Europa, che si sono un po’ indeboliti negli ultimi anni, e questo è molto importante per noi”, ha sottolineato Zelensky durante l’intervista.

L’Unione europea ha stanziato un nuovo pacchetto di aiuti da 4,36 miliardi per l’Ucraina

Roma, 5 nov. (askanews) – L’Unione europea ha stanziato un nuovo pacchetto di aiuti finanziari da 4,36 miliardi di euro a favore dell’Ucraina, destinato a finanziare i servizi pubblici e le urgenti esigenze di difesa: lo ha annunciato la Commissione europea in un comunicato.

“La Commissione europea ha erogato 4,36 miliardi di euro all’Ucraina nell’ambito del prestito di sostegno all’Ucraina (Ukraine Support Loan). Tale versamento comprende 3,7 miliardi di euro relativi alla seconda tranche dell’assistenza macrofinanziaria (AMF) concordata per il 2026 e 658 milioni di euro destinati alla componente del prestito dedicata alla difesa”, si legge nella nota.

Le erogazioni “contribuiranno a soddisfare il fabbisogno finanziario dell’Ucraina e a garantire il continuo funzionamento dello Stato e dei suoi servizi pubblici essenziali. Inoltre, aiuteranno a far fronte alle urgenti esigenze di difesa dell’Ucraina attraverso l’acquisizione di equipaggiamenti militari chiave”, conclude il comunicato.

“Mentre la Russia prosegue i suoi attacchi incessanti, l’Ucraina si appresta ad affrontare il quinto inverno di guerra. E mentre continuano gli sforzi per giungere a una pace giusta e duratura per l’Ucraina, prosegue anche il sostegno incrollabile dell’Ue. Con l’erogazione odierna di 4,36 miliardi di euro, aiutiamo l’Ucraina a fornire servizi pubblici essenziali e a rispondere alle sue urgenti esigenze di difesa”: lo ha dichiarato la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen.

Sud, Mattarella: chi ci nasce deve poter scegliere restarci e tornarci

Napoli, 5 nov. (askanews) – “Come dicono i quattro verbi della Fondazione con il Sud, così chiaramente indicati, chi nasce nel Meridione possa scegliere liberamente di restarvi, possa tornarvi se ha fatto esperienza altrove e possa allora aggiungersi chi viene da fuori per arrivare nel Meridione. E questa è una chiave di sviluppo dell’intero Paese, interesse nazionale dell’Italia e quanti lavorano a questo scopo svolgono un compito prezioso nella vita della nostra comunità nazionale”. A dirlo il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso del suo saluto a Napoli alla manifestazione per celebrare i venti anni della Fondazione con il Sud.

Nuova ondata di allarmi bomba sugli aerei in Europa, diversi voli dirottati. Coinvolti collegamenti con l’Italia

Roma, 5 nov. (askanews) – Una nuova ondata di allarmi bomba ha investito questa mattina il traffico aereo europeo, costringendo diversi voli a cambiare rotta, provocando l’intervento di caccia militari e facendo scattare procedure di emergenza in numerosi aeroporti. Le segnalazioni hanno interessato almeno sette aerei di diverse compagnie, tra cui Aer Lingus, Finnair, Wizz Air, Ryanair e LOT Polish Airlines, con episodi registrati in Francia, Italia, Austria, Belgio, Bulgaria e Cechia. La nuova serie di minacce arriva appena due giorni dopo gli almeno sette allarmi del 3 novembre, tutti risultati infondati.

Uno degli episodi più significativi ha coinvolto un Airbus A320 di Aer Lingus, volo EI402 da Dublino a Roma, dirottato sulla base aerea militare francese di Évreux, in Normandia, circa 100 chilometri a ovest di Parigi. La compagnia irlandese ha confermato che la deviazione è stata decisa come misura precauzionale per ragioni di sicurezza. L’aereo è atterrato senza problemi e i 151 passeggeri e sei membri dell’equipaggio sono stati trasferiti in un luogo sicuro mentre gli artificieri militari francesi procedevano alle verifiche. L’ufficio del primo ministro francese Sebastien Lecornu ha fatto sapere di seguire attentamente la situazione.

Anche un volo Finnair da Helsinki a Roma Fiumicino è stato interessato da una minaccia di bomba. L’aereo, volo AY1761, è stato scortato da caccia dell’Aeronautica militare italiana fino all’atterraggio nella capitale. La compagnia finlandese ha confermato alla radiotelevisione pubblica Yle che l’allarme si è rivelato falso. “Non è stato trovato nulla di anomalo a bordo dell’aereo”, ha dichiarato la responsabile della comunicazione di Finnair, Stiina Tuunanen, precisando che la compagnia ha collaborato con le autorità italiane per le verifiche di sicurezza.

Un altro episodio ha riguardato un volo Wizz Air partito poco dopo le 7 da Milano Malpensa e diretto a Varsavia. Secondo il portale polacco WP Turystyka, che cita il sito specializzato Fly4free, l’Airbus A321XLR ha trasmesso il codice di emergenza 7700 mentre si trovava nei pressi di Brno, nella Repubblica ceca, per poi cambiare rotta e atterrare a Vienna. Il Financial Times ha inserito il volo tra quelli coinvolti nella nuova serie di allarmi bomba, ma non risulta ancora una conferma diretta di Wizz Air sulla natura della minaccia.

In Belgio, un aereo della compagnia polacca LOT Polish Airlines, volo LO235 da Varsavia a Bruxelles, è stato sottoposto a controlli di sicurezza dopo una minaccia, successivamente risultata infondata. La compagnia ha confermato l’episodio in una dichiarazione al Guardian, precisando che, dopo aver ricevuto informazioni su una possibile minaccia alla sicurezza del volo, l’equipaggio è stato avvertito e ha effettuato un’ispezione a bordo secondo le procedure previste. “Non sono stati trovati oggetti sospetti”, ha dichiarato LOT. L’aereo è atterrato all’aeroporto di Bruxelles, dove le autorità hanno effettuato un’ulteriore ispezione del velivolo, che “non ha rilevato la presenza di alcun oggetto pericoloso o sospetto”.

Particolarmente interessata anche la Bulgaria, dove le autorità hanno segnalato tre nuovi allarmi bomba su aerei Ryanair. Due voli provenienti da Copenaghen e Madrid sono atterrati a Sofia, mentre un terzo, partito dall’aeroporto londinese di Stansted e diretto nella capitale bulgara, è stato dirottato su Plovdiv. Le autorità hanno disposto le necessarie verifiche di sicurezza.

Gli episodi si aggiungono a quelli di martedì 3 novembre, quando almeno sette aerei e una nave da crociera erano stati interessati da minacce di bomba. Due voli Ryanair provenienti da Lisbona e Dublino erano stati sottoposti a controlli a Fiumicino, mentre altri allarmi avevano coinvolto collegamenti diretti a Varsavia, Sofia e Murcia, in Spagna. In tutti quei casi le verifiche avevano escluso la presenza di ordigni esplosivi. Già il 2 novembre, inoltre, un aereo Wizz Air partito da Londra e diretto a Sofia era stato costretto ad atterrare a Budapest, scortato da un caccia ungherese.

Anche quattro voli commerciali diretti a Praga sono stati oggetto di minacce di natura esplosiva e le forze di sicurezza si stanno preparando al loro arrivo: lo ha reso noto la polizia ceca sul proprio profilo di X, precisando che la credibilità di tali minacce è ritenuta bassa. “Ciononostante, non sottovalutiamo la minaccia; per questo motivo sono state attivate tutte le misure di sicurezza necessarie, con un impatto minimo sui passeggeri e sulle operazioni aeroportuali” ha concluso la polizia, aggiungendo che tutti i velivoli saranno sottoposti a ispezioni dopo l’atterraggio.

Ancora da chiarire chi sia responsabile delle minacce e se esista un collegamento tra i diversi episodi. Nessun Paese ha finora attribuito formalmente la responsabilità di questi allarmi. La nuova ondata si inserisce tuttavia in una fase di crescente preoccupazione europea per le cosiddette operazioni ibride, che comprendono sabotaggi, attacchi informatici e altre attività volte a provocare disagi e destabilizzazione.

Diversi governi europei hanno accusato in passato Russia e Iran di essere coinvolti in operazioni di questo genere, accuse sempre respinte da Mosca e Teheran.

Allarme voli, Pd: governo chiarisca subito cosa sta accadendo

Roma, 5 nov. (askanews) – “Gli allarmi bomba su alcuni voli provenienti e diretti in Italia stanno determinando una situazione di forte preoccupazione e disorientamento, con ripercussioni sul traffico aereo in tutta Europa. Chiediamo al governo e alle autorità nazionali competenti per la sicurezza del traffico aereo di fornire rapidamente informazioni e chiarimenti per comprendere la natura di quanto sta accadendo e verificare la tenuta del sistema nazionale di protezione del traffico aereo, sempre più integrato con quello europeo. È una situazione che richiama scenari che speravamo appartenessero al passato e che richiede la massima attenzione. Abbiamo bisogno di risposte tempestive, senza alimentare panico o allarmismi e senza alcuna strumentalizzazione politica. Proprio perché si tratta di una vicenda preoccupante, è necessario circoscriverla rapidamente e fare piena luce su quanto sta accadendo”. Lo afferma in una dichiarazione il vicepresidente Pd della commissione Trasporti della Camera Andrea Casu.

Lo psicologo Lewandowsky: segnali di ripresa della democrazia

Milano 5 nov. (askanews) – “Ritengo che le democrazie occidentali stiano attraversando una grave crisi; dobbiamo prestare molta attenzione a non perderle, poiché è in atto un arretramento globale della democrazia verso l’autocrazia, e dobbiamo guardarci bene dal farci trascinare in questo processo. Se osserviamo gli ultimi sei mesi circa, si può essere moderatamente ottimisti: in Ungheria, Serbia, Brasile e, proprio ieri, negli Stati Uniti, le forze antidemocratiche sono state sconfitte”. Lo ha detto Stephan Lewandowsky, psicologo cognitivo australiano dell’università di Bristol, che da anni studia i temi legati al ruolo delle persone nel mondo della post-verità. Con askanews ha parlato dell’attuale crisi che sta vivendo la democrazia occidentale.

“Sia chiaro: affermo questo ben consapevole che, in passato, il Partito Repubblicano ha partecipato attivamente alla vita democratica; tuttavia, al momento, non è più così: si è trasformato in un partito dell’autocrazia. Pertanto, il fatto che ieri abbiano subito una sconfitta così netta è di estrema importanza per la democrazia in tutto il mondo”, ha aggiunto Lewandowsky, che è anche tra gli ospiti del CICAP festival che si tiene a Rovigo e a Padova fino all’8 novembre.

Lavoro e IA, presentato piano integrato attività dell’Osservatorio

Roma, 5 nov. (askanews) – Rafforzare le competenze necessarie per lavorare con l’intelligenza artificiale, accompagnare le piccole e medie imprese e i professionisti, sviluppare strumenti per anticipare i cambiamenti delle professioni e della domanda di lavoro: sono a uesti alcuni dei temi affrontati a Palazzo Wedekind durante la sessione di lavoro dell’Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro, istituito presso il ministero del Lavoro.

Alla presenza del ministro Marina Calderone, i componenti degli organi dell’Osservatorio (comitato di indirizzo, quattro comitati tecnico-scientifici, commissione etica e consulta delle parti sociali) insieme con gli enti del sistema lavoro hanno illustrato il “Piano integrato delle attività”, le prime analisi e gli strumenti operativi che contribuiranno alla preparazione dei documenti strategici: la strategia sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro, il rapporto annuale sugli impatti dell’IA e l’aggiornamento delle linee guida rivolte a imprese e lavoratori.

Allarme bomba su un volo Dublino-Roma, atterraggio di emergenza nella base aerea di Evreux

Roma, 5 nov. (askanews) – Un aereo di linea in volo da Dublino a Roma è stato dirottato verso la base aerea di Évreux, in Normandia, a causa di un allarme bomba a bordo: è quanto riporta BFMTV citando fonti governative francesi.

L’A320 della Aer Lingus, decollato dalla capitale irlandese alle 6.25, ha invertito la rotta mentre si trovava sopra il dipartimento dell’Essonne, a sud di Parigi, per poi dirigersi in direzione della base aerea in Normandia.

(foto d’archivio)

Napoli, torna il Festival del cinema dei diritti umani

Roma, 5 nov. (askanews) – Costruire una nuova cultura di pace attraverso il cinema, la riflessione sul modello di sviluppo economico e la mobilitazione della società civile. E’ questo l’obiettivo della 18ma edizione del Festival del cinema dei diritti umani di Napoli, in programma dal 9 al 20 novembre, che quest’anno sarà dedicata ai temi dello sviluppo umano e dello sviluppo integrale, con particolare attenzione al rapporto tra conflitti, disuguaglianze e sostenibilità.

La manifestazione parte dalla constatazione che le diplomazie internazionali non riescono a contenere le guerre in corso e che la crescente competizione economica globale sta mettendo in discussione gli equilibri internazionali. Secondo gli organizzatori, la corsa all’accaparramento delle risorse naturali e delle fonti energetiche, insieme all’espansione delle spese militari, rischia di compromettere non soltanto la stabilità internazionale, ma anche la sopravvivenza stessa dell’umanità.

“Costruire una nuova Cultura di Pace è un obbligo urgente, imposto dal modello di sviluppo dominante, non più una opzione per anime belle; è l’unico modo per rallentare la corsa verso il conflitto mondiale”, si legge nel documento di presentazione del Festival, che richiama la necessità di riformare le Nazioni unite e rilanciare il multilateralismo, la cooperazione internazionale e la tutela dei diritti umani.

Per gli organizzatori, i governi e le istituzioni internazionali non sono più in grado di garantire da soli la pace. Diventa quindi indispensabile coinvolgere direttamente la società civile, a partire da due obiettivi: fermare il riarmo e i conflitti attraverso una mobilitazione internazionale e promuovere una riforma delle istituzioni sovranazionali, accompagnata da una revisione dei modelli di sviluppo fondati sulla competizione economica senza limiti.

Al centro dell’edizione 2026 ci saranno dunque i concetti di sviluppo umano e sviluppo integrale, elaborati negli ultimi decenni nell’ambito delle Nazioni unite e rilanciati anche dalla Chiesa cattolica. Il Festival intende promuoverne la conoscenza al di fuori degli ambienti specialistici, coinvolgendo scuole, università, docenti e cittadini in un percorso di educazione collettiva.

In questo processo, sottolineano gli organizzatori, cinema, letteratura, teatro e arte possono svolgere un ruolo fondamentale, contribuendo a raccontare le conseguenze delle disuguaglianze e dei conflitti e a immaginare alternative. È una vocazione che il Festival porta avanti da vent’anni, dando spazio attraverso il cinema alle storie delle popolazioni più povere e alle conseguenze degli squilibri economici globali.

L’appuntamento di Napoli, dal 9 al 20 novembre, si propone quindi come un’occasione per considerare la pace non soltanto un ideale, ma un impegno quotidiano, fondato sulla partecipazione, sull’educazione e sulla responsabilità collettiva. “Vi aspettiamo a Napoli per apprendere e vivere la Cultura di Pace come impegno, come speranza, come emergenza. Con il Cinema dei Diritti Umani”, conclude il documento.

Il New York Times: Trump "anatra zoppa" dopo le Midterm, può diventare imprevedibile

Roma, 5 nov. (askanews) – Donald Trump si trova ad affrontare una condizione politica che finora aveva sempre cercato di evitare: quella di essere un presidente “anatra zoppa”, con ancora due anni di mandato davanti ma un Congresso passato interamente sotto il controllo dell’opposizione democratica. Secondo una ricostruzione del New York Times, la pesante sconfitta repubblicana alle elezioni di metà mandato ha aperto una fase di incertezza alla Casa Bianca, tra il timore di nuove indagini parlamentari, possibili cambiamenti nella squadra di governo e la necessità di ripensare la strategia politica del presidente.

“Probabilmente andrò d’accordo con i democratici, a meno che non vogliano essere distruttivi”, ha dichiarato Trump ieri, parlando con i giornalisti davanti al cantiere della nuova sala da ballo della Casa Bianca. Il presidente ha ricordato di conservare “il potere di veto”, che gli consentirà di bloccare i provvedimenti legislativi approvati dal Congresso, prima di tornare a parlare dei lavori di ristrutturazione della residenza presidenziale.

Secondo il New York Times, Trump starebbe ancora cercando di metabolizzare la portata della sconfitta elettorale. Un suo alleato lo ha descritto come “frastornato” dopo il risultato. Il presidente ha respinto l’idea di essere personalmente responsabile dell’ondata democratica, mentre il vicepresidente JD Vance ha attribuito esplicitamente la sconfitta alla decisione dell’amministrazione di intraprendere la guerra contro l’Iran.

La nuova maggioranza democratica si prepara intanto a utilizzare i propri poteri parlamentari per avviare indagini sull’operato dell’amministrazione, sui presunti conflitti d’interesse dei collaboratori del presidente e sulle modalità con cui vengono condotte le operazioni contro l’immigrazione irregolare.

Secondo una fonte citata dal quotidiano, tra i funzionari che potrebbero essere sottoposti a un esame particolarmente approfondito figurano il vicecapo di Gabinetto della Casa Bianca Stephen Miller, il responsabile delle politiche di frontiera Tom Homan e il segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin.

“Preparatevi gli avvocati”, ha scritto sui social media il deputato democratico Robert Garcia, destinato ad assumere la presidenza della commissione Vigilanza della Camera, sintetizzando il clima che si respira tra gli esponenti dell’opposizione.

Il presidente ha reagito anche alle prospettive di un nuovo procedimento di impeachment. “Penso che distruggerebbe il Partito democratico se lo facessero: un impeachment senza motivo”, ha dichiarato Trump. “Per cosa? Per avere un Paese di successo? Il nostro Paese ha più successo ora che in qualsiasi altro momento della storia”, ha aggiunto.

Alla Casa Bianca, secondo il New York Times, alcuni dei principali collaboratori stavano già preparando da tempo una strategia per consentire al presidente di continuare a esercitare il proprio potere anche nell’eventualità di perdere una o entrambe le Camere del Congresso. Tra i funzionari coinvolti figurano Stephen Miller, il direttore dell’Ufficio per la gestione e il bilancio Russell Vought e i responsabili dei rapporti legislativi dell’amministrazione.

L’obiettivo è individuare le iniziative che Trump potrà portare avanti attraverso i poteri dell’esecutivo, senza necessità di ottenere l’approvazione del Congresso. Nei prossimi giorni, secondo una fonte della Casa Bianca, al presidente dovrebbe essere presentato un elenco delle opzioni disponibili.

Il controllo democratico del Congresso non impedirà infatti a Trump di continuare a emanare ordini esecutivi o concedere la grazia presidenziale, strumenti dei quali ha fatto ampio uso nel corso del secondo mandato. La nuova situazione renderà tuttavia più difficile approvare leggi e imporrà all’amministrazione un confronto continuo con le commissioni parlamentari.

La preoccupazione investe anche la squadra di governo. Durante la serata elettorale di martedì, quando Trump aveva riunito consiglieri e membri del governo nella East Room della Casa Bianca, alcuni dei presenti avevano discusso riservatamente della possibilità di sostituire ministri e alti funzionari, compresa la capo di Gabinetto Susie Wiles.

Secondo il quotidiano, tra i collaboratori presidenziali cresce inoltre il timore di dover affrontare audizioni e indagini parlamentari senza aver ricevuto istruzioni adeguate su come rispondere alle richieste del Congresso. Alcuni funzionari prevedono un’intensificazione dei controlli e un elevato ricambio di personale negli ultimi due anni del mandato.

Non è ancora chiaro se Trump sceglierà una linea di compromesso con i democratici o se tenterà di mantenere un atteggiamento di contrapposizione. Il presidente ha lasciato intendere che potrebbero esserci margini di collaborazione su questioni come il tetto del debito federale e il controllo dell’immigrazione, ma ha ripetutamente sottolineato che utilizzerà il veto contro le leggi che non condividerà.

“Trump ha bisogno di attenzione come la maggior parte delle persone ha bisogno di ossigeno”, ha osservato l’ex governatore repubblicano del New Jersey Chris Christie, secondo il quale il presidente potrebbe accentuare ulteriormente la propria esposizione pubblica per evitare che l’attenzione politica si sposti verso la corsa alla Casa Bianca del 2028.

Anche la successione alla guida del Partito repubblicano rappresenta ormai un’incognita. Trump non ha indicato un possibile erede politico e, interrogato sulla candidatura presidenziale di Vance, non ha espresso un sostegno esplicito. Secondo alcune persone a lui vicine citate dal New York Times, il presidente non avrebbe intenzione di appoggiare nell’immediato alcun candidato, preferendo mantenere su di sé l’attenzione del partito e dell’opinione pubblica.

La prospettiva è dunque quella di una presidenza sottoposta a pressioni crescenti, sia da parte del Congresso democratico sia all’interno del campo repubblicano, mentre si apre anticipatamente la competizione per la successione a Trump nel 2028.

Meloni: per noi gli Usa sono un alleato fondamentale, non cambia nulla dopo le elezioni di Midterm

Roma, 5 nov. (askanews) – “Non siamo soliti commentare le dinamiche di politica interna di altre nazioni. Gli americani hanno votato e il loro giudizio merita rispetto”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in una intervista al QN, assicurando che “per i rapporti tra Italia e Stati Uniti non cambia nulla: per noi gli Usa sono un alleato fondamentale indipendentemente da chi li governa o dalle maggioranze parlamentari. A differenza della sinistra – aggiunge Meloni – che ora riscoprirà, come per magia, che gli Stati Uniti sono un grande alleato. Se così sarà, tuttavia, non possiamo che esserne contenti”.

Formula1, è morto Alan Jones, campione del mondo nel 1980

Roma, 5 nov. (askanews) – Lutto nel mondo della Formula 1. È morto all’età di 80 anni Alan Jones, ex pilota australiano e campione del mondo nel 1980 al volante della Williams. Jones si è spento dopo una breve malattia. Nel corso della sua carriera ha conquistato 12 vittorie in Gran Premi, diventando uno dei protagonisti della storia della massima categoria automobilistica.

L’annuncio della scomparsa è stato diffuso attraverso una dichiarazione della famiglia, riportata dall’emittente australiana Abc: “Siamo profondamente addolorati nell’annunciare la scomparsa del nostro amato Alan”. La famiglia ha ricordato la sua passione per il motorsport, i suoi successi e il carattere che lo ha reso una figura conosciuta e apprezzata dentro e fuori dai circuiti.

Jones è stato il secondo australiano a conquistare il titolo mondiale di Formula 1, dopo Jack Brabham. Il suo trionfo del 1980, ottenuto con la Williams, rappresentò una stagione storica anche per la scuderia britannica, che conquistò il suo primo titolo mondiale piloti e quello costruttori.

Con la sua scomparsa, la Formula 1 perde uno dei campioni che hanno contribuito a scriverne la storia.

Il campione, la medica e il pastore: cinque storie della vittoria democratica

Donald Trump è diventato l’anatra zoppa della politica americana. La perdita di Camera e Senato lo costringerà ad affrontare gli ultimi due anni del mandato con un Congresso avversario, capace di ostacolarne l’agenda e indagarne l’amministrazione. Conserva il potere esecutivo e il diritto di veto, ma il voto ha ridimensionato la sua forza politica. Una vittoria democratica era prevista; una sconfitta repubblicana così estesa, capace di raggiungere territori considerati sicuri, ha superato le aspettative di molti osservatori.

 

L’America rurale e il campione paralimpico

Per capire che cosa è successo bisogna allontanarsi da Washington. Andare nell’Iowa di un campione paralimpico, nell’Ohio di una medica cresciuta nella povertà, nel Kansas di un pastore metodista. Le loro storie danno un volto alla vittoria democratica e suggeriscono come il partito sia riuscito a raggiungere elettori che sembravano ormai fuori dalla sua portata.

Josh Turek ha conquistato un seggio al Senato nell’Iowa battendo la repubblicana Ashley Hinson. È nato con la spina bifida, usa una carrozzina e ha vinto due ori paralimpici nel basket. Nei video della campagna affronta salite e scale per bussare alle porte degli elettori. Il contatto con le persone è diventato anche un’immagine riconoscibile della sua candidatura.

Turek si definisce un “populista della prateria”. Ha parlato del costo della vita, della difesa di Medicaid e degli aiuti alimentari, delle difficoltà degli agricoltori e della corruzione. In uno Stato conquistato da Trump per tre elezioni presidenziali consecutive, ha costruito una proposta democratica attorno alle condizioni materiali delle famiglie. La sua vittoria riapre una domanda che il partito aveva quasi smesso di porsi: quanto spazio esiste ancora nell’America rurale per una politica di protezione sociale?

 

La medica dell’Ohio e il pastore del Kansas

In Ohio, quella domanda ha il volto di Amy Acton. La medica diventata familiare agli abitanti dello Stato durante l’emergenza Covid ha sconfitto il miliardario Vivek Ramaswamy, diventando la prima donna eletta governatrice. Nella sua campagna, sanità e sicurezza economica si intrecciavano con un’infanzia segnata dalla povertà e da periodi senza una casa.

Ramaswamy ha cercato di colpirla proprio su quel passato, diffondendo uno spot nel quale la madre, da cui Acton è separata da decenni, contestava il racconto della figlia. L’attacco ha provocato condanne anche fra i repubblicani. Non sappiamo quanto abbia pesato nell’urna. Sappiamo però che Acton ha vinto mettendo al centro l’accesso alle cure e le difficoltà delle famiglie, contro un avversario sostenuto da Trump e da ingenti risorse economiche.

In Kansas, invece, la rottura arriva dal pulpito. Adam Hamilton, pastore della più grande congregazione metodista unita del Paese, ha sconfitto Roger Marshall: nessun democratico veniva eletto al Senato dallo Stato da 94 anni. Si è presentato come un democratico indipendente di giudizio, con una campagna sul costo della vita e sulla collaborazione fra partiti. La sua candidatura ha offerto agli elettori moderati una figura radicata in una comunità religiosa, riconoscibile prima ancora dell’appartenenza politica.

 

Il Texas di Talarico e Hinojosa

Fede e istruzione si incontrano anche nella storia di James Talarico, che in Texas ha battuto Ken Paxton nella corsa al Senato. Ex insegnante di scuola media e seminarista presbiteriano, Talarico ha difeso la scuola pubblica e contestato l’imposizione religiosa nelle aule. Le apparizioni da Joe Rogan e nell’intervista con Stephen Colbert gli hanno permesso di raggiungere pubblici diversi. La sua vittoria mostra la possibilità di parlare apertamente di fede sostenendo la separazione fra religione e Stato.

Nello stesso Texas, Gina Hinojosa ha mandato a casa Greg Abbott, diventando la prima governatrice latina dello Stato. Partita con poche risorse e scarsa notorietà, ha insistito su scuole pubbliche, spese familiari, corruzione e impatto dei data center sui consumi energetici. La sua vittoria affianca a quella di Talarico una seconda, clamorosa breccia nel potere repubblicano.

 

Una nuova rappresentanza del malcontento

Queste cinque storie suggeriscono un filo comune: candidati capaci di collegare la propria biografia a problemi riconoscibili, dalla sanità alla scuola, dagli aiuti sociali alle bollette. Resta da capire quanto durerà la coalizione che li ha eletti. Per Trump, però, la conseguenza è già concreta: il malcontento ha trovato rappresentanti, seggi e strumenti istituzionali con cui chiedergli conto del suo governo.

Questo è il bello o brutto dell’America, nonostante tutto!

James Talarico, una vittoria emblematica

Un «sì» alla democrazia, non soltanto un «no» a Trump

Qualcuno è forse tentato di sostenere che la valanga dem alle elezioni Usa di Midterm rappresenti soprattutto un sonoro «no» al presidente Donald Trump. Non concorderei: si tratta di un «sì» alla democrazia e, dunque, di un «no» alla «democratura».

In tal senso, la vicenda di James Talarico, neosenatore dem di uno Stato di quasi 32 milioni di abitanti e tradizionalmente conservatore o ultraconservatore come il Texas, è un exemplum: democratico della nuova generazione – è nato nel 1989 –, per certi versi bianco, anglosassone e protestante e per altri no (come è ormai noto, il padre adottivo, dal quale ha ricevuto il cognome e ha appreso lo stile di vita, è di origine calabrese), espressione di quella middle class in seria difficoltà in tutto l’Occidente, di cui pure ancora costituisce l’ossatura.

 

La destra religiosa e il rischio di una svolta autoritaria

Vi è un ulteriore motivo di interesse. Con l’era Trump, si è diffuso quasi un teorema secondo il quale il peculiare «protestantesimo senza Riforma» – per dirla con Dietrich Bonhoeffer – a stelle e strisce non poteva che contribuire potentemente a un esito illiberale della vicenda politica di quel grande Paese.

Come dire: il connubio tra la destra religiosa nel suo insieme (componente cattolica compresa), il fondamentalismo evangelical, le spinte, nello stesso tempo, alla chiusura protezionista e verso una linea neocoloniale, intimamente legate alla passione infelice della paura, sarebbe inevitabilmente approdato a una svolta autoritaria o, magari, a una sorta di guerra civile più o meno sotterranea.

Per chi, come me, si sente cristiano e vicino alla sensibilità protestante, un simile scenario evocava ancor di più inquietudine, pur sapendo che in realtà la situazione era assai più complessa, variegata e mutevole.

 

Le Chiese come anticorpi alla deriva trumpiana

Ecco, Trump è cresciuto in un ambiente presbiteriano (vale a dire calvinista, secondo la denominazione assunta nel mondo anglosassone), per poi presentarsi come un cristiano lontano da qualsiasi denominazione storica. E Talarico ha una formazione, anche teologica e da predicatore, maturata proprio nel contesto della Presbyterian Church.

Le chiese, in un Nord-America pure profondamente e variamente secolarizzato, rappresentano una fondamentale realtà del tessuto connettivo sociale, di quei “corpi molecolari” così importanti per la con-vivenza. Quasi un punto d’intersezione tra l’individuo, la «piccola comunità», la società nel suo insieme.

E proprio lì, anche lì si situano gli anticorpi rispetto alla deriva trumpiana, pur nel rispetto della laicità e della distinzione fra le sfere di vita, anzi proprio in nome di esse.

Effetto midterm: Putin e Netanyahu più soli, l’Europa davanti a una nuova opportunità

Trump davanti al bivio: scontro o compromesso

La schiacciante vittoria dei democratici nelle elezioni di metà mandato americane segna un passaggio politico di grande rilevanza. La conquista di entrambe le Camere del Congresso modifica profondamente gli equilibri istituzionali negli Stati Uniti e apre una stagione nuova, destinata ad avere ripercussioni non soltanto sulla politica interna americana, ma anche sugli assetti internazionali.

Per Donald Trump si apre una fase delicata. Dopo due anni di sostanziale controllo repubblicano delle istituzioni federali, il presidente si trova ora di fronte a un Congresso nelle mani dell’opposizione. I democratici avranno la possibilità di bloccare parte della sua agenda legislativa, condizionare le nomine, avviare indagini sull’operato dell’amministrazione e sottoporre a un controllo molto più stringente le sue decisioni.

Anche la prospettiva dell’impeachment potrebbe tornare di attualità. Non si tratta di un esito automatico, ma il rischio di un conflitto istituzionale diventa non irrealistico. Occorre tuttavia una precisazione costituzionale: la Camera dei rappresentanti può approvare l’impeachment a maggioranza semplice, formulando formalmente le accuse nei confronti del presidente. La successiva condanna e la conseguente rimozione dall’incarico richiedono invece il voto favorevole dei due terzi dei senatori presenti. Percorso complesso, ma una minaccia che rappresenterebbe comunque un’arma politica che sottoporrebbe la presidenza a una grande pressione.

Ora Trump si trova davanti a un bivio. Se sceglierà lo scontro frontale con il Congresso, rischierà di aggravare il proprio isolamento politico, esponendosi a un logoramento istituzionale che potrebbe compromettere gli ultimi due anni del suo mandato e accrescere anche le controversie legate ai suoi interessi economici e patrimoniali. Se invece sceglierà la strada del compromesso e della trattativa con i democratici, potrebbe trovare una via d’uscita dignitosa, salvaguardando almeno in parte la capacità di concludere il mandato.

 

Anche il Medio Oriente…nel nuovo scenario

Ma le conseguenze più significative potrebbero manifestarsi soprattutto sul piano internazionale.

Putin e Netanyahu, che hanno trovato nell’amministrazione Trump un interlocutore particolarmente favorevole alle rispettive strategie, potrebbero scoprire di avere perso una parte importante del sostegno politico su cui hanno potuto contare finora.

Per Netanyahu, uscito perdente dalle elezioni e sottoposto a forti tensioni interne e a contestazioni sulla conduzione della guerra e sulla sicurezza di Israele, un cambiamento negli equilibri di Washington potrebbe rendere ancora più difficile mantenere la propria posizione di leadership, favorendo viceversa l’unità del fronte opposto. La possibilità di un cambio di governo in Israele potrebbe così diventare più concreta.

Per Putin il quadro non sarebbe meno complesso. La guerra in Ucraina ha progressivamente ristretto gli spazi diplomatici della Russia e aggravato i costi economici, politici e strategici del conflitto. Azzoppato il leader americano disposto a sostenere una linea di apertura verso Mosca, il Cremlino potrebbe trovarsi costretto a riconsiderare le proprie pretese e a tornare al tavolo negoziale con una diversa condizione nei rapporti di forza e margini di manovra più limitati.

Anche il Medio Oriente potrebbe risentire del nuovo scenario. La possibilità di riprendere i negoziati per una soluzione della crisi nello Stretto di Hormuz e per la sicurezza dei traffici energetici potrebbe trovare nuove condizioni politiche. La stabilità dell’area, la libertà di navigazione e la riduzione del rischio di un allargamento del conflitto diventerebbero questioni ancora più urgenti per Washington.

 

L’Europa e gli equilibri del fronte sovranista

C’è poi una prospettiva europea che merita attenzione.

Negli ultimi anni si è consolidata una convergenza politica tra forze nazionaliste, sovraniste e populiste, spesso accomunate da una forte avversione nei confronti dell’integrazione europea e da una sostanziale sintonia con le posizioni di Trump e di Putin. Una convergenza che attraversa diversi Paesi, dalla Spagna alla Francia, dalla Germania fino all’Italia, pur con le dovute differenze politiche nazionali.

L’indebolimento dell’asse politico tra Washington e Mosca potrebbe modificare anche questo quadro. Le forze europee che hanno trovato nella presidenza Trump un riferimento internazionale, politico e culturale potrebbero perdere parte della loro forza propulsiva.

Naturalmente, questo non significa che i fronti alternativi europeisti abbiano la strada spianata verso la vittoria nelle prossime scadenze elettorali. Le dinamiche nazionali, le condizioni economiche, la credibilità delle opposizioni e la capacità di costruire proposte convincenti continueranno a essere determinanti.

Ma potrebbe cambiare qualcosa di più profondo: il clima politico e culturale nel quale si svolgono i confronti. La sensazione di una destra internazionale inarrestabile, sostenuta da una convergenza tra Washington e Mosca, potrebbe lasciare il posto a uno scenario più articolato, nel quale le forze democratiche ed europeiste ritrovino spazio e capacità di iniziativa.

 

Scongiurata una nuova Yalta?

La vittoria democratica negli Stati Uniti, dunque, non è soltanto una sconfitta elettorale per Trump e per il Partito repubblicano, ma potrebbe rappresentare l’inizio di una ridefinizione degli equilibri internazionali.

Certamente Putin non rinuncerà facilmente alle proprie ambizioni, Netanyahu non perderà facilmente il potere e Trump conserva prerogative presidenziali importanti. Ma il quadro è cambiato.

E forse la novità più importante è proprio questa: per la prima volta da tempo, l’avanzata delle destre sovraniste non appare più inserita in un contesto internazionale così favorevole e convergente.

Per l’Europa si apre quindi l’occasione di recuperare autonomia politica, riaffermare il valore della cooperazione democratica e tornare a essere protagonista nella costruzione dei nuovi equilibri internazionali.

La congiura per una nuova Yalta pare scongiurata.

Trump, ancora capitano mio capitano? L’ora di una Babele di commenti

La sconfitta di Trump e il rischio delle interpretazioni

Qualche volta bisogna saper andare al sodo. La sconfitta di Trump è l’occasione per le riflessioni di politologi, sociologi, economisti e tutti gli esperti interessati alla questione. The Donald ha subito avvertito di avere in mano il potere di veto contro il Congresso di cui non ha dominio. Sembra un po’ il gioco del tiro a piattello, non appena il Parlamento lancerà una proposta lui sarà pronto ad impallinarla. Più che anatra zoppa possiamo dire di anatra fucilata e non ci sarà pranzo e cena per nessuno.

Nelle analisi occorre prudenza ed insieme capacità di semplificazione per non perdersi in una interpretazione più compiacente al proprio pensiero, piegando il fatto al credo personale. C’è il serio rischio di voler adattare il corpo all’abito che un elettorato ha confezionato.

 

Old e new style, una drammatica contesa

Trump ha dichiarato che se fosse stato lui in lizza avrebbe vinto a mani basse, buon per lui che ci crede. Più grave quando ha detto, con la consueta delicatezza, che molti candidati repubblicani non avevano le carte da gioco sufficienti per sedersi al tavolo. Non si comprende perché siano stati messi allora in campo.

Ad una giornalista della emittente televisiva Fox ha detto che è stupida come un sasso e che non ne sopporta la voce. Ora non risulta che sia possibile misurare il quoziente intellettivo di un minerale che non sembra sia dotato di cervello. Insomma il paragone non è calzante avendo mischiato le mele con le pere e tutto questo non funziona. Da qui l’eventuale rischio poi di essere lapidato da tutti quelli che possono sentirsi offesi al riguardo. Trump non conosce prudenza e non considera che il “saxum” è la roccia compatta contro cui potrebbe ancora sbattere contro.

 

Un campo dal cuore più largo?

Venendo alle cose di casa nostra, è possibile che l’Opposizione festeggi per il risultato americano, che trovi nuovi stimoli per il futuro, che si senta incoraggiata a procedere sulla via intrapresa, anche se non ancora esattamente distinta.

La tentazione forte in cui sarebbe bene non cadere è quella di dare un carattere ideologico allo schiaffo in faccia preso da Trump. Raccontarsi che da lì nasce la riscossa della Sinistra, la ripresa di una sua nuova missione per il mondo, un modello a cui ispirarsi per cambiare gli attuali assetti internazionali sarebbe come gettarsi del fumo negli occhi.

 

Il cinismo della concretezza alla ribalta

Il voto di “midterm” più seccamente ci dice di un comprensibile e più ancora ostinato egoismo dell’elettore americano a cui non frega niente di ridare ideali e nobiltà a questo nostro disgraziato mondo.

Esportare la democrazia in Iran o in Afghanistan non è affatto nei suoi piani. Guarda asciuttamente al suo portafoglio, al costo della benzina, all’inflazione ed ai conti quotidiani della spesa.

Che la causa delle sue difficoltà sia dei Conservatori o dei Democratici poco gli interessa, non ha un Moloch da onorare ad ogni costo. Bastona chi comanda ed è per adesso responsabile dei suoi affanni.

Da “America First” si è passati ad “I First”, io prima di tutto.

Nel nostro Sud, senza stare a perdersi troppo in chiacchiere, si direbbe “Mi battezza chi mi è compare”, chi mi fa stare bene allora quello è amico mio.

La politica sappia tenerne conto.

California, no alla patrimoniale: 379 milioni raccolti per affondare il referendum

Due tasse, due risposte

La California non ha votato contro le tasse sui ricchi. Ha distinto, piuttosto, fra due modi di tassarli. La Proposition 3, che rende permanenti le aliquote maggiorate sui redditi elevati, raccoglie circa il 59% dei consensi. La Proposition 40, che introduce un prelievo straordinario del 5% sui patrimoni superiori al miliardo di dollari, viene invece respinta dal 56% degli elettori.

Non è una contraddizione. La prima misura conferma un’imposizione già esistente; la seconda interviene direttamente sulla ricchezza accumulata, comprese le partecipazioni azionarie. Cambiano la base imponibile, gli effetti economici e la percezione del rischio.

 

Il denaro contro la tassa

Il Washington Post ha documentato uno squilibrio impressionante nella pubblicità elettorale: 148 milioni di dollari spesi dagli oppositori della patrimoniale contro appena 572 mila dai sostenitori. Circa 250 a uno. Il Los Angeles Times ha calcolato che quasi il 90% degli oltre 351 milioni mobilitati nella battaglia referendaria era destinato a sconfiggere la tassa.

Sergey Brin, cofondatore di Google, ha contribuito personalmente con 102 milioni. Non è difficile comprendere perché: l’imposta avrebbe colpito direttamente alcune delle maggiori fortune della Silicon Valley.

Ma attenzione alle semplificazioni. La patrimoniale sollevava problemi reali: valutazione degli attivi, possibile fuga dei contribuenti, effetti sul gettito futuro. Anche il governatore democratico Gavin Newsom l’ha contrastata, preferendo una soluzione fiscale nazionale.

Resta tuttavia una domanda: quando una parte dispone di risorse pubblicitarie 250 volte superiori all’altra, quanto è equilibrata la formazione del consenso?

 

Il paradosso democratico

Il quadro si completa con la Proposition 4, che avrebbe consentito finanziamenti pubblici alle campagne elettorali, superando un divieto del 1988. Anche questa proposta è stata respinta.

Il risultato è paradossale. Gli elettori hanno voluto conservare una tassazione progressiva dei redditi, ma hanno respinto sia un’imposta straordinaria sulle grandi fortune sia uno strumento per ridurre la dipendenza della politica dai finanziatori privati.

Non significa che i miliardari abbiano comprato il voto. Significa però che la concentrazione della ricchezza può tradursi in una straordinaria capacità di orientare il dibattito pubblico.

La lezione californiana non è dunque la vittoria dei moderati sui radicali. È la difficoltà, anche per una democrazia progressista, di conciliare redistribuzione, crescita e uguaglianza delle condizioni del confronto politico.

Axios: Trump incerto sull’Iran dopo la sconfitta alle Midterm Usa

Roma, 5 nov. (askanews) – La sconfitta dei repubblicani alle elezioni americane di metà mandato ha aumentato l’incertezza all’interno dell’amministrazione di Donald Trump sulla strategia da adottare nei confronti dell’Iran. Secondo quanto riferisce Axios, citando fonti vicine alla Casa Bianca, nemmeno i più stretti collaboratori del presidente sanno quale sarà la sua prossima mossa, mentre si confrontano diverse opzioni, dalla ripresa degli attacchi militari all’apertura di negoziati con Teheran.

“Non vuole apparire come uno sconfitto per due volte”, ha dichiarato ad Axios un ex consigliere presidenziale, facendo riferimento al rischio che un eventuale insuccesso sul dossier iraniano possa aggravare le conseguenze politiche della sconfitta elettorale.

Secondo la ricostruzione del sito americano, Trump si trova di fronte a tre alternative principali: ordinare nuovi attacchi militari contro l’Iran, tentare di raggiungere un accordo attraverso la via diplomatica oppure proseguire la strategia di strangolamento economico di Teheran, attraverso le sanzioni e il blocco navale.

All’interno dell’amministrazione, una parte dei principali consiglieri sarebbe favorevole a mantenere la pressione economica e militare senza ricorrere immediatamente a nuovi bombardamenti.

Tra i sostenitori della prosecuzione del blocco navale figurerebbero il direttore della Cia John Ratcliffe e il segretario al Tesoro Scott Bessent, insieme ad altri esponenti dell’amministrazione, secondo quanto riferito da Axios.

Il presidente non avrebbe tuttavia ancora definito quale delle tre strade seguire, mentre la nuova situazione politica interna, determinata dalla perdita della maggioranza repubblicana al Congresso, complica ulteriormente le decisioni della Casa Bianca sul conflitto con l’Iran.

Commerzbank, Orlopp: "Assieme a UniCredit possiamo creare valore"

Roma, 5 nov. (askanews) – Il completamento dell’offerta di acquisizione di Commerzbank da parte di UniCredit “resta soggetto a ulteriori approvazioni regolamentari”, che la banca tedesca prevede “verranno ottenute durante il quarto trimestre o, al più tardi, a inizio 2027”. Lo si legge nel comunicato sugli ultimi risultati di bilancio della banca tedesca, che ricorda come il 15 ottobre la vigilanza bancaria della Bce abbia comunicato a UniCredit l’approvazione dell’aumento della sua partecipazione su Commerzbank, oltre la soglia precedentemente indicata.

“La nostra responsabilità come management resta immutata – afferma l’amministratore delegato, Bettina Orlopp, nel comunicato-: in ogni situazione dobbiamo scegliere il percorso che crea il maggiore valore per i nostri clienti, impiegati e azionisti. Siamo convinti che assieme a Unicredit possiamo creare valore, facendo consistentemente leva sui punti di forza di entrambe le banche”. (fonte immagine: Commerzbank).

Midterm, prosegue lo spoglio: l’onda blu dei Dem diventa tsunami

Roma, 4 nov. (askanews) – E’ ancora in corso lo spoglio delle schede delle elezioni di metà mandato che si sono tenute ieri negli Stati Uniti. I democratici hanno ottenuto una vittoria schiacciante, conquistando seggi sia in roccaforti repubblicane che in Stati in bilico e ottenendo un’ampia maggioranza in entrambi i rami del Congresso. A detta di tutti gli osservatori, si è trattato di un netto rifiuto dell’agenda del presidente Donald Trump, che aveva fatto delle Midterm un referendum sul suo operato.

Alla Camera dei rappresentanti, per la quale gli americani erano chiamati a eleggere tutti i 435 deputati, i Democratici possono già contare su 237 deputati eletti, contro i 139 dei repubblicani. Cinquantanove seggi sono ancora ufficialmente da assegnare ma secondo un’analisi di Nbc News i Democratici conquisteranno almeno 258 seggi. In seguito ai risultati, il presidente della Camera Mike Johnson (Repubblicano della Louisiana) ha comunicato questa mattina al suo staff che non manterrà l’incarico di leader repubblicano nel nuovo Congresso.

Al Senato, dove gli elettori erano chiamati a rinnova 35 dei 100 seggi, i democratici ottengono 54 seggi contro i 44 dei repubblicani, sottraendo loro sette seggi in Iowa, Kansas, Ohio, Maine, Carolina del Nord, Carolina del Sud e Texas. Due seggi, che si decideranno in Mississippi e in Alaska, sono ancora da assegnare ma in entrambi gli Stati i candidati Dem sono in leggero vantaggio.

Nella sfida per la carica di governatore di Stato – ieri se ne eleggevano 36 -, i i Democratici hanno strappato ai Repubblicani il controllo di Texas, Georgia, Nevada, Ohio e Iowa. Al momento i Dem hanno 28 governatori contro i 20 dei Repubblicani, con Kansas e Alaska ancora da assegnare ufficialmente, ma anche qui i Dem risultano in vantaggio. I Democratici hanno hanno inoltre conquistato la cosiddetta “trifecta” – cioè si sono aggiudicati la carica di governatore ed entrambe le camere legislative statali -, in Michigan, Minnesota, Nevada, Pennsylvania e Wisconsin.

Insomma un'”onda blu”, come l’hanno definita alcune delle principali testate internazionali, che sta diventando sempre più uno tsunami.

Green economy, Ronchi: nel mondo avanza, Italia in affanno

Rimini, 4 nov. (askanews) – Guerre, tensioni commerciali, catene di fornitura fragili. Eppure la transizione non si ferma. Dagli Stati generali della green economy, a Ecomondo, la relazione annuale della Fondazione per lo sviluppo sostenibile legge il mondo con una lente diversa. Il rapporto sullo stato della green economy di quest’anno a livello internazionale individua dei fattori di spinta positivi che fanno un po’ la metafora della foresta che cresce.

“Si nota poco – spiega il presidente, Edo Ronchi – ma sta crescendo per via del fatto che i fossili, petrolio e gas, costano tanto, quindi la decarbonizzazione diventa conveniente per lo sviluppo delle rinnovabili, e i materiali diventano critici, quindi la circolarità è sempre più anche un fattore, oltre che ambientale, di competitività”.

In Italia il quadro è più scuro: oltre 2 gradi in più in cinquant’anni, 2.300 eventi estremi nel 2025, emissioni di nuovo in crescita, tre quarti dell’energia importata dall’estero. Ma c’è un terreno dove il Paese tiene. Lo spiega ancora Edo Ronchi.

“Sulla circolarità ancora teniamo bene – continua Ronchi -: abbiamo un tasso di circolarità al 21 per cento circa, quasi il doppio della media europea, basato soprattutto sul riciclo dei rifiuti molto alto, soprattutto quelli speciali. E’ buono il livello degli imballaggi, mentre qualche fattore di difficoltà l’abbiamo nel riciclo della plastica e nei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, che sono raccolti in quantità intorno al 30% avendo un target del 65%”.

Tessile, Cobat: regolamento Epr in vigore tra gennaio e febbraio

Rimini, 4 nov. (askanews) – “Le ultime novità sono il decreto nazionale, quindi il regolamento ministeriale, che dovrebbe entrare in vigore fra gennaio e febbraio. Noi come consorzio abbiamo attualmente più di una settantina di produttori che credono in noi fin dall’inizio”. Lo ha detto Michele Priori, direttore di Consorzi Cobat e direttore di Cobat Tessile, a margine di Ecomondo alla Fiera di Rimini, parlando di Cobat Tessile, il consorzio dei produttori per la responsabilità estesa del produttore nel settore di abbigliamento, moda e calzature.

Il recupero del tessile, ha spiegato Priori, “è una tematica sempre più importante in quanto stimolata sia da esigenze ambientali che da esigenze sociali ed economiche”. Il consorzio “aiuterà i produttori nella corretta gestione dei rifiuti tessili per implementare le raccolte a beneficio di tutta la collettività e per far sì che si innesti un recupero di materia prima seconda”. Un tema reso necessario dalla strategia europea sul tessile, che affida ai consorzi il compito di guidare i produttori verso una transizione circolare nella moda.

“C’è però da considerare un fattore: il settore della moda e del tessile è molto sottoposto alla crisi. Molte aziende in questi ultimi anni hanno una problematica proprio di sostenibilità del loro business”, ha sottolineato il direttore. “Noi ci poniamo con le aziende da un lato come aiuto per adempiere alla responsabilità del produttore, ma tenendo presente la realtà economica più ampia che impone una tutela del Made in Italy”.

Pneumatici, Cobat Tyre: attesa nuova normativa ed End of waste

Rimini, 4 nov. (askanews) – “Stiamo aspettando che il ministero approvi la nuova direttiva e quindi anche tutto quello che sarà il nuovo disegno per l’End of waste sui pneumatici fuori uso”. Lo ha detto Francesco Massaro, direttore generale di Cobat Tyre, a margine di Ecomondo alla Fiera di Rimini, spiegando che tra i consorzi di filiera è in corso un confronto “su quella che potrebbe essere la nuova normativa”.

“La filiera del pneumatico fuori uso è relativamente giovane, ha 15 anni di vita, e siamo riusciti a migliorare notevolmente: iniziamo già a non avere più gli abbandoni illeciti che fino a poco tempo fa invece c’erano”, ha sottolineato Massaro. “Grazie all’ecocontributo che paga, il cittadino può lasciare senza nessun problema i pneumatici fuori uso presso l’autoriparatore o il gommista, che può cederli al consorzio per portarli al corretto recupero”.

Sul fronte della ricerca, “noi di Cobat Tyre in questo momento stiamo seguendo con molta attenzione la pirolisi”, ha aggiunto il direttore. “Parliamo di una scomposizione che potrebbe portare addirittura al riutilizzo del polverino che si ricava dalla pirolisi all’interno delle mescole del pneumatico nuovo, quindi da un pneumatico vecchio farlo rinascere come pneumatico nuovo”.

Nella Lega è resa dei conti: senatori firmano per rimuovere Romeo

Roma, 4 nov. (askanews) – Oggi le firme per rimuovere Massimiliano Romeo da capogruppo in Senato, venerdì il primo Consiglio federale dopo il congresso. Con l’ipotesi di commissariare la Lega Lombarda, guidata sempre da Romeo. Matteo Salvini, a 10 giorni dalle assise straordinarie che lo hanno riconfermato segretario della Lega, sale sulla ‘ruspa’ e va verso la resa dei conti con i nordisti che lo hanno sfidato. E in questo clima potrebbe anche procedere alla nomina della nuova segreteria politica: difficile immaginare – a questo punto – che Massimo Garavaglia possa accettare di entrarne a far parte.

Per giorni Salvini aveva glissato, sulla questione Romeo capogruppo: “Chiedete ai senatori”, era la risposta standard. E oggi i senatori hanno avuto il via libera: in poche ore, in calce alla ‘mozione di sfiducia’ verso Romeo sono state apposte 25 firme su 29 componenti. A non firmare contro l’attuale presidente sono stati solo Garavaglia ed Erika Stefani. Oltre a Salvini. E ovviamente allo stesso Romeo. Che non ha alcuna intenzione di dimettersi: “Si farà sfiduciare in assemblea di gruppo – dice chi ci ha parlato – prima non farà alcun passo indietro”.

Insomma, il clima è da redde rationem, e investe anche altri ambiti. Ad esempio la gestione della manovra, con le tensioni tra la maggioranza salviniana e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sulle pensioni. Forse anche per questo il relatore leghista sarà il fedelissimo di Salvini Alberto Gusmeroli, nonostante il ruolo di presidente della Commissione Attività produttive della Camera. È stato preferito a Silvana Comaroli, capogruppo in Commissione Bilancio e molto vicina a Giorgetti e Garavaglia, e per questo verrà trasferito nella V commissione per l’esame del provvedimento. Le opposizioni inquadrano così la vicenda: “La Lega ha commissariato Giorgetti”.

Ecco allora che le possibilità che Massimo Garavaglia accetti di entrare nella nuova segreteria politica si riducono ai minimi: nell’immediatezza dell’offerta arrivata da Salvini all’indomani del Congresso, Garavaglia aveva spiegato che avrebbe accettato solo nell’ottica di ricomporre le tensioni interne. “La sfiducia a Romeo va ovviamente nella direzione opposta”, dice chi lo ha sostenuto al Congresso. Resta da capire ancora cosa farà Luca Zaia: l’ex governatore del Veneto per mesi ha respinto i tentativi di Salvini di cooptarlo, e lo ha fatto anche dopo l’invito pubblico durante il Congresso. Ad ora, “tutto tace”, dicono ancora i suoi.

Di sicuro, il clima interno al Carroccio non sembra quello che il ‘Doge’ aveva auspicato alle assise di Milano, con l’appello a “uscire uniti” dal Congresso. Tanto più se la resa dei conti con Romeo investirà anche la Lega Lombarda. Se Salvini deciderà di commissariare il partito lombardo è ancora da vedere. Ma di sicuro è quello che gli chiedono i suoi fedelissimi nella regione: “Dobbiamo affrontare i congressi provinciali, non è che ogni volta possono diventare chissà quale evento nazionale… Del resto se guardiamo i risultati in Lombardia, motivi per commissariare il partito ce ne sono in abbondanza”.

Euronaval, Riccardi (AIAD): soddisfatti presenza italiana

Roma, 4 nov. (askanews) – “Euronaval è uno dei più importanti saloni in Europa nel settore navale, esteso anche alle tecnologie per la difesa e la sicurezza. AIAD è presente con i grandi player italiani e con molte PMI nostre associate. La Federazione rappresenta entrambe queste realtà e ha il ruolo istituzionale di metterle a sistema. Siamo soddisfatti del numero di adesioni al Salone, un’occasione d’incontro con delegazioni istituzionali e industriali, rappresentanti governativi nazionali ed esteri e con tutto il mondo industriale della difesa e della sicurezza”. Lo ha dichiarato Luisa Riccardi, direttore generale AIAD, presso il Media Space AIAD “en directe!”a Euronaval 2026, in corso a Parigi.

Difesa, Mariani (Leonardo): Con Fincantieri intesa strategica

Roma, 4 nov. (askanews) – “Leonardo ha una presenza tradizionale nel dominio navale e marittimo, che abbiamo sviluppato e incrementato. A Euronaval abbiamo firmato una lettera d’intenti con Fincantieri per la riorganizzazione e il potenziamento di alcune attività che facciamo insieme: dal ruolo di Orizzonte Sistemi Navali nell’integrazione della nave nel suo complesso e del sistema di combattimento, alla collaborazione nei radar e nei sistemi unmanned, fino al ruolo di Leonardo nel Combat Management System”. Lo ha dichiarato Lorenzo Mariani, amministratore delegato di Leonardo, al Media Space AIAD “en directe!”, messo a disposizione delle aziende italiane presenti a Euronaval 2026, in corso a Parigi.

“È un passo importante perché ristabilisce alcune priorità e alcuni perimetri per lavorare insieme in modo efficace, prima di tutto nell’interesse dei nostri clienti nazionali, ma anche per l’export. In questo momento c’è una domanda fortissima di sistemi navali avanzati ed essere presenti con la forza combinata di Leonardo e Fincantieri, con Orizzonte Sistemi Navali come attore nell’integrazione dell’intera nave, è particolarmente importante”, ha continuato Mariani.

“Euronaval – ha aggiunto l’ad – è anche l’occasione per incontrare clienti importanti, sia nella nostra componente tradizionale degli armamenti, con OTO Melara, sia nei sistemi navali di bordo e marittimi. In particolare, abbiamo lanciato lo sviluppo e l’utilizzo di una famiglia di sistemi CMS basata su SADOC per il nuovo DDX della Marina Militare e su ATENA L per le imbarcazioni di più piccolo tonnellaggio. È un punto fondamentale perché ci consente di rispondere a due requisiti molto diversi, emersi anche dai recenti conflitti: da una parte minacce particolarmente evolute, come i missili balistici, che richiedono sistemi avanzati, a volte complessi, e un fortissimo utilizzo dell’intelligenza artificiale; dall’altra minacce molto più semplici, a volte di massa, affrontate spesso sul mare attraverso imbarcazioni di tonnellaggio molto più piccolo, per le quali agilità, semplicità e basso costo, sia di acquisizione sia di impiego, sono elementi fondamentali”.

Cobat Ripa: per batterie litio cambia mercato, filiera si prepari

Rimini, 4 nov. (askanews) – “Stiamo assistendo a un ricambio di chimiche con particolare attenzione alla chimica al litio, che in maniera orizzontale affronta tutti i raggruppamenti del mondo delle batterie, a partire dalle batterie industriali per lo storage, per la trazione dei veicoli elettrici, fino alle piccole batterie per l’utilizzo comune”. Lo ha detto David Viva, direttore generale del consorzio Cobat Ripa, a margine di Ecomondo alla Fiera di Rimini. Un cambiamento rispetto al passato, quando le chimiche prevalenti erano il piombo e l’alcalina.

“L’immesso sul consumo di batterie è una necessità che poi dovremo gestire come avvio a riciclo con una tempistica di 5, 10 o anche 15 anni. Quindi è sempre più importante fare in modo che la filiera dell’attività di raccolta e riciclo inizi a prepararsi per le future necessità”, ha spiegato Viva. Per questo, ha aggiunto, Ecomondo “è il luogo dove si mettono a fattor comune le conoscenze delle istituzioni, dei consorzi, delle aziende di raccolta e riciclo e dell’utilizzatore finale”.

In attesa che i volumi crescano, “la necessità più importante è senza ombra di dubbio l’attività di comunicazione e informazione, sia verso l’utilizzatore finale, cioè il soggetto che si trova ad avere a che fare con il prodotto batteria che da oggetto è diventato rifiuto, fino a chi le raccoglie, a chi le trasporta e a chi le riceverà”.

Trump: è vero che la guerra ha causato la sconfitta alle Midterm ma lo rifarei

Roma, 4 nov. (askanews) – Quanto ha affermato il vicepresidente J.D. Vance sulle cause della sconfitta dei Repubblicani alle elezioni di Midterm, a suo dire provocata in larga misura dalla guerra in Iran, “credo sia in gran parte vero, perché a breve termine ha causato un leggero aumento del prezzo della benzina; probabilmente è così, ma allo stesso tempo, se dovessi rifarlo, lo rifarei, perché a lungo termine è l’unica soluzione. Non si può permettere all’Iran di dotarsi di un’arma nucleare”. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump rispondendo alle domande dei cronisti a margine della sua visita al cantiere della sala da ballo della Casa Bianca.

Anzi, ha proseguito Trump, “pensavo che il prezzo del petrolio sarebbe salito molto di più e ho agito basandomi su questo. Non hai scelta, devi farlo. Non puoi permettere all’Iran di avere un’arma nucleare, altrimenti tutto ciò che vedi qui un giorno potrebbe non esistere più. E forse questo edificio potrebbe essere l’unico a rimanere in piedi”, ha aggiunto.

“Guardate, se fossi stato io sulla scheda elettorale, avremmo vinto. Avete visto la folla, migliaia e migliaia di persone a ogni comizio. Se fossi stato sulla scheda, avremmo vinto. Ma non è stato possibile trasferire quell’affetto”, ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump rispondendo alle domande dei cronisti. “Probabilmente – ha aggiunto riuscirò ad andare d’accordo con i Democratici, a meno che non vogliano essere distruttivi, ma ho il potere di veto”.

“No, credo che stia facendo un ottimo lavoro”. Così Trump ha risposto alla domanda se stia pensando di sostituire il segretario alla Guerra Pete Hegseth, chiamato indirettamente in causa dal vicepresidente Usa J.D. Vance, che ha sostenuto che è stata la guerra in Iran la ragione principale della sconfitta dei Repubblicani alle elezioni di metà mandato. “Per quanto riguarda quella guerra – ha insistito il presidente Usa -, non avrei fatto nulla di diverso. Abbiamo completamente distrutto il loro apparato militare. La loro marina non esiste più. La loro aeronautica non esiste più. La loro difesa antiaerea non esiste più”. “Secondo me”, quello in Iran “è stato un buon intervento. Lo sapevamo. Ne ero consapevole quando ho intrapreso quella strada – ha proseguito Trump riferendosi alle conseguenze del conflitto, come l’aumento dei prezzi dei carburanti -. Abbiamo impedito loro di dotarsi di un’arma nucleare, e non ne avranno mai una”.

Alla Camera il nodo dell’educazione finanziaria nell’era digitale

Roma, 4 nov. (askanews) – In un mercato in cui pagamenti, credito e investimenti passano ormai dallo smartphone, l’educazione finanziaria diventa la prima barriera a difesa del risparmio. Questo il filo del convegno Educazione finanziaria, tutela del risparmio e innovazione fintech , promosso da Pilat & Partners nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati e aperto dai saluti dei deputati Massimiliano Panizzut, Letizia Giorgianni e Marcello Coppo. Secondo l’ultima indagine IACOFI della Banca d’Italia, l’alfabetizzazione finanziaria degli adulti italiani si è attestata a 10,7 su una scala da 0 a 20, contro il 10,2 del 2020.

Alberto Camuncoli, ceo di Investire con Successo, ha fissato l’obiettivo: L’educazione finanziaria non serve a trasformare gli italiani in trader, in economisti o a convincerli a tutti i costi ad investire. Serve a metterli nelle condizioni di decidere consapevolmente . La sua proposta è un Conto Futuro per ogni neonato: 1.000 euro a ciascuno dei circa 355.000 nati l’anno costerebbero, secondo le sue stime, circa 355 milioni di euro.

Stefano Lokar Pignatari, founder di Plutonis, ha ricordato la liquidità di famiglie e imprese ferma su conti e depositi, vicina ai 2.000 miliardi di euro: L’inflazione è un mostro silenzioso che erode i nostri risparmi in maniera indipendente dal nostro volere . Per chi inizia a investire conta soprattutto il tempo: Se la vuoi facile, inizia ieri .

Secondo Andrea Martoni, presidente di M Finance, la smaterializzazione del denaro attenua la percezione della spesa, e per questo bisognerebbe inserire il tema del denaro fin dalle scuole inferiori, partendo dalle basi .

Il Buy Now Pay Later ha raggiunto in Italia nel 2025 un transato di 9,9 miliardi di euro, in crescita del 45%, secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano. Dal 20 novembre 2026 si applicano le norme della direttiva CCD2, recepita con il decreto legislativo 212/2025. Alberto Fontana di Pay-Oh ha chiarito: Non deve essere un onere del negoziante valutare il proprio interlocutore. Devono essere gli strumenti dei vari provider a fare questo tipo di valutazione .

Simone Tortolini, direttore di Soluzione Meno Debiti, ha collegato il sovraindebitamento, che a suo dire interessa 7 milioni di privati, alla mancanza di formazione: Se ci fosse un’educazione finanziaria, partendo probabilmente dalle scuole, non si arriverebbe a questo punto . Chiede requisiti minimi e controlli per chi assiste i debitori.

Sulle pensioni, Andrea Martelli, ceo e founder di MiaPensione, ha spiegato: Circa l’80% delle richieste che ci arrivano riguarda persone che vogliono uscire prima dal mondo del lavoro .

Magdy Hassan Fayed, ceo di Forex Gump Srl, ha chiesto regole chiare sulla formazione al trading: Se qualcuno ti dice che l’AI può eliminare l’incertezza, prevedere il mercato con certezza e trovare automaticamente operazioni vincenti, siamo già davanti a un enorme campanello d’allarme .

Alessio Battagliero, ceo di Quantly, ha presentato il backtest della piattaforma QuantiX, mentre Alessandro Del Saggio, ceo di Invest Hero e co-founder di Club Hero, ha illustrato il club di investitori che, secondo la società, conta circa 300 soci.

Al confronto hanno preso parte anche Maurizio Pimpinella di APSP, Massimiliano Albanese di UCI, Benedetto Delle Site di UCID Giovani, Francesco Paolo Fabbri di AKTIS APS e Mattia Sportelli di JE Italy.

La linea condivisa: affiancare all’innovazione una formazione stabile per studenti, lavoratori e famiglie, verificandone gli effetti. Come ha sintetizzato Camuncoli: Misuriamo. Interveniamo. E poi misuriamo di nuovo .

Midterm, Trump: vero che guerra ha causato sconfitta ma lo rifarei

Roma, 4 nov. (askanews) – Quanto ha affermato il vicepresidente J.D. Vance sulle cause della sconfitta dei Repubblicani alle elezioni di Midterm, a suo dire provocata in larga misura dalla guerra in Iran, “credo sia in gran parte vero, perché a breve termine ha causato un leggero aumento del prezzo della benzina; probabilmente è così, ma allo stesso tempo, se dovessi rifarlo, lo rifarei, perché a lungo termine è l’unica soluzione. Non si può permettere all’Iran di dotarsi di un’arma nucleare”. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump rispondendo alle domande dei cronisti a margine della sua visita al cantiere della sala da ballo della Casa Bianca.

4 novembre, cerimonia a Firenze con Mattarella e Crosetto

Firenze, 4 nov. (askanews) – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, insieme al ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha partecipato a Firenze in piazzale Michelangelo alla cerimonia per la Giornata delle forze armate. Dopo gli onori militari e la rassegna dei reparti il Capo dello Stato ha preso posto nel palco d’onore. La festa delle Forze armate, che garantiscono “pace e sicurezza” e il cui giuramento di fedeltà alla Repubblica, ricorda Mattarella, “si nutre dei valori della sua Costituzione”, è per il Capo dello Stato anche l’occasione per ricordare che è “urgente l’avvio di una difesa comune europea, complementare all’Alleanza Atlantica”.

Euronaval, Pinotti: sicurezza subacquea fondamentale

Roma, 4 nov. (askanews) – “La centralità dei mari e della loro sicurezza è una questione di cui tutti si stanno occupando nel mondo, ma c’è un nuovo livello di sicurezza che tutti stanno comprendendo essere fondamentale: l’underwater. È molto importante sfruttare al massimo tutte le tecnologie e le competenze acquisite in questi anni, perché nel settore c’è ancora molto da scoprire per proteggere fino in fondo le infrastrutture critiche, le nostre vie di comunicazione digitale e l’energia. Con il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea stiamo lavorando proprio perché l’Italia possa diventare un’eccellenza, andando oltre le capacità che già possiede. AIAD è socio fondatore del Polo e della fondazione e, attraverso la sua rete di grandi aziende e Pmi, è un supporto fondamentale per mettere insieme quella rete di eccellenze che ci serve per far sì che l’Italia possa essere davvero competitiva nel settore”. Lo ha dichiarato Roberta Pinotti, presidente della Fondazione Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, presso il Media Space AIAD “en directe!” a Euronaval 2026, in corso a Parigi.

Euronaval, Folgiero (Fincantieri): protagonisti innovazione navale

Roma, 4 nov. (askanews) – “Quest’anno Fincantieri a Euronaval porta i droni di superficie e la nostra visione della nave modulare e riconfigurabile del futuro. Parliamo di una nave di 50 metri che, attraverso un approccio modulare, può cambiare la propria missione”.

Lo ha dichiarato Pierroberto Folgiero, amministratore delegato e direttore generale di Fincantieri, ai microfoni del Media Space AIAD “en directe!”, lo spazio dedicato al supporto della visibilità delle realtà italiane presenti a Euronaval, il salone internazionale della difesa navale in corso a Parigi.

“Portiamo poi quello che stiamo facendo nel mondo della subacquea: i droni subacquei, i sistemi di comando e controllo subacquei e le telecomunicazioni subacquee, insieme a tutta la tradizione e l’innovazione nelle piattaforme tradizionali. Parliamo quindi delle nostre fregate, delle PPA, delle PPX, del mondo delle corvette e dei pattugliatori di varia natura”.

“È una bellissima edizione, abbiamo uno stand molto bello e siamo contenti di ospitare chiunque voglia venire a fare un po’ di sistema della difesa navale in Italia”, ha concluso Folgiero.

Ecomondo, Cobat presenta Elv Italia per le auto a fine vita

Rimini, 4 nov. (askanews) – “Quest’anno Consorzi Cobat è presente qui a Ecomondo con tutte le sue filiere. In particolare, la presenza di quest’anno si arricchisce del nuovo consorzio nato, Elv Italia, che è il consorzio sulle autovetture a fine vita”. Lo ha detto Michele Priori, direttore di Consorzi Cobat, alla Fiera di Rimini.

Il sistema conta oggi cinque filiere: rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, batterie con Cobat Ripa, pneumatici fuori uso con Cobat Tyre, abbigliamento e accessori con Cobat Tessile e, infine, Elv Italia. “Consorzi Cobat si pone come un consorzio multifiliera al servizio dei produttori per adempiere alla responsabilità estesa del produttore”, ha spiegato Priori. “Stiamo incontrando in questi giorni a Ecomondo aziende, operatori del settore e istituzioni con l’obiettivo di mettere al centro del sistema Paese il recupero e l’economia circolare”. “Il sistema Consorzi Cobat è una realtà multifiliera senza scopo di lucro al servizio del Paese e del cittadino – ha aggiunto -. Per noi è essenziale incontrare tutti gli attori del settore e far sorgere un’economia circolare a tutela del Made in Italy, in cui crediamo fortemente”.

Mattarella: la protezione dell’ambiente deve essere un impegno comune, sfida e dovere delle istituzioni

Roma, 4 nov. (askanews) – “Una società fondata sul primato della persona non può non considerare come impegno comune la protezione dell’ambiente e la sicurezza delle comunità a fronte delle catastrofi. Una sfida, ma anche un dovere per le istituzioni”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando, nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, alla cerimonia per i sessanta anni dall’alluvione del 1966.

A questa sfida le istituzioni “hanno risposto nel tempo, sia pure talvolta con affanno e incertezze. Esigenti politiche pubbliche hanno, comunque, sempre bisogno del sostegno di reti di solidarietà, del senso di essere comunità. A Firenze se ne ebbe prova”. “A sessant’anni dall’alluvione di Firenze – ha proseguito Mattarella – vogliamo pensare che quella lezione sia tuttora viva. E che i testimoni di allora ci parlano oggi non per rammentare un passato che può suscitare nostalgia, ma per tenerci vigili, per ricordare la comune responsabilità del futuro”. “Il grazie che vogliamo ripetere a voce alta a Firenze e a chi l’ha aiutata in quei momenti terribili, è una sollecitazione a camminare ancora in direzione di un mondo migliore del momento che attraversiamo”, ha aggiunto Mattarella, che ha reso omaggio al lavoro degli “angeli fango”.

Gli “angeli del fango” che aiutarono Firenze a rialzarsi dopo la tragica alluvione del 4 novembre 1966 erano “giovani che si mescolavano alla gente di Firenze, che formavano catene per sottrarre alla rovina testimonianze preziose di una storia che appartiene a ogni essere umano. Una storia che tanto ha contribuito alla stessa idea di Italia”. Erano, soprattutto, giovani consapevoli del “destino comune del mondo”. Così, in un’epoca di guerre e divisioni, ma anche di indifferenza nella quale il principio del multilateralismo vacilla, li ha ricordati il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

“Giovani che, alla sera, affaticati e infangati, cantavano insieme, si conoscevano e scoprivano di essere molto più vicini di quanto non dicessero i luoghi da cui erano partiti. Un insegnamento, una lezione che non dobbiamo dimenticare” ha osservato il presidente aggiungendo che “Firenze ha dato tanto al mondo” e “in qualche modo, in quei giorni drammatici, il mondo ha voluto restituire parte dei doni che aveva ricevuto”.

“Potremmo dire che l’universalità di Firenze è stata ripristinata proprio dal convenire di questi giovani prima ancora che fossero ripristinati la sua bellezza, i suoi monumenti, i suoi ponti, la sua vita quotidiana. Vi si affiancava il desiderio di un mondo dove la collaborazione umana fosse il presupposto di una civiltà più avanzata. Un mondo consapevole del proprio destino comune”, ha concluso Mattarella.

GMM Farma: nuovi investimenti e crescita del territorio

Napoli, 4 nov. (askanews) – L’azienda farmaceutica GMM Farma, leader nel settore dell’import ed export parallelo di medicinali, ha annunciato la costruzione e realizzazione di un nuovo capannone all’interno dell’Interporto di Nola per migliorare l’efficienza operativa e rispondere alle esigenze di mercato in modo rapido e veloce.

“GMM importa oltre 400 medicinali da 20 Paesi e questo migliora la concorrenza all’interno del mercato farmaceutico, favorendo i cittadini, le farmacie e il Servizio Sanitario Nazionale. Inoltre, negli ultimi anni abbiamo portato oltre un milione e mezzo di medicinali carenti nel periodo 2020-2026, aiutando oltre un milione di cittadini italiani. Nel 2027 inaugureremo il nostro nuovo centro logistico di oltre 10.000 metri quadri. Questo sarà interamente automatizzato e tutti i processi logistici saranno supportati dall’intelligenza artificiale” ha dichiarato Gian Maria Morra, CEO di GMM Farma.

L’azienda, che incentiva e valorizza i giovani del territorio, finanziando anche diverse attività culturali per cercare di limitare la fuga di cervelli al Nord, ha priorizzato lo sviluppo di competenze e capacità innovative dei propri dipendenti, riuscendo ad accontentare il mercato europeo di farmaci bilanciando le disponibilità nei singoli paesi.

“GMM crede fortemente nei giovani. Abbiamo oltre 100 dipendenti, di cui un 70% laureato ed inoltre un’età media molto bassa, inferiore addirittura ai 30 anni. Crediamo fortemente nel valore della formazione per contribuire a trattenere i nostri giovani in Campania, prima che possano andare via. Con la nostra attività di esportazione riusciamo ad esportare medicinali in oltre 50 Paesi, facendo incontrare la domanda in eccesso di alcuni verso altri mercati. In questo modo riusciamo a dare continuità terapeutica a milioni di cittadini europei” ha aggiunto Morra.

Investendo dunque nei giovani e nell’innovazione, la realtà di GMM Farma cresce sempre più in impatto ed importanza nel panorama farmaceutico europeo e mondiale.

La nuova comicità italiana tra social, palco e TV

Roma, nov. (askanews) – Per anni la comicità italiana ha seguito un percorso abbastanza riconoscibile: la gavetta nei locali e nei teatri, il palco e la televisione come vetrina per raggiungere il grande pubblico. Oggi quel modello si è profondamente trasformato. Social network, piattaforme digitali, televisione e spettacoli dal vivo hanno ridefinito i linguaggi dell’intrattenimento e il rapporto tra artisti e pubblico, modificando anche le modalità con cui un talento può emergere e costruire una carriera. In questo scenario si inserisce Talenti.pro, progetto nato come spin-off di Spettacoli.pro, con l’obiettivo di individuare, accompagnare e sviluppare nuovi profili artistici. Non soltanto uno spazio di scouting, ma una vera factory, un laboratorio che punta a dare metodo e strumenti a chi vuole trasformare una predisposizione comica in una professione, mettendo in relazione competenze autoriali, formazione e conoscenza dei diversi linguaggi dello spettacolo. Un percorso che parte da una consapevolezza: oggi il talento, per affermarsi, deve sapersi esprimere su più palcoscenici, reali e digitali. A raccontare la nascita e la visione di queste due realtà, dalla distribuzione e produzione degli spettacoli alla ricerca e alla crescita dei nuovi artisti, è Patrick Contarini, ideatore dei progetti Spettacoli.pro e Talenti.pro.

“Spettacoli Pro produce e distribuisce centinaia di spettacoli all’anno, ha quindi un suo volano consolidato e lavora con artisti rinomati o che hanno già uno spettacolo o che comunque fanno questo di mestiere.

Talenti Pro è una factory, è un nuovo modo di approcciare il mondo professionistico della comicità: un mestiere che è sempre stato considerato soprattutto una questione di dote e talento, ma spesso senza un metodo. E Talenti Pro è un laboratorio in cui i nuovi artisti imparano a lavorare con metodo, a stare sul palco, a realizzare video per il web e a comunicare nei vari modi che oggi servono per raggiungere il grande pubblico.

È il contenitore giusto perché riunisce autori importanti, che hanno lavorato con grandi artisti e hanno scelto di aderire a questo progetto per scrivere e accompagnare il percorso dei nuovi talenti.

Non saranno tantissimi, perché non possiamo industrializzare questo meccanismo. Noi siamo artigiani più che industriali della comicità: vogliamo lavorare su pochi artisti, pochi talenti, ma in maniera strutturata e circolare.

Dobbiamo investire sui nuovi talenti per creare la comicità di domani. Il punto d’arrivo è avere uno spettacolo pronto, una presenza sul web o un prodotto televisivo pronto. Perché è a quel punto che si supera quella linea per cui si diventa professionisti”.

Mattarella: protezione ambiente impegno comune, sfida e dovere istituzioni

Roma, 4 nov. (askanews) – “Una società fondata sul primato della persona non può non considerare come impegno comune la protezione dell’ambiente e la sicurezza delle comunità a fronte delle catastrofi. Una sfida, ma anche un dovere per le istituzioni”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando, nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, alla cerimonia per i sessanta anni dall’alluvione del 1966.

A questa sfida le istituzioni “hanno risposto nel tempo, sia pure talvolta con affanno e incertezze. Esigenti politiche pubbliche hanno, comunque, sempre bisogno del sostegno di reti di solidarietà, del senso di essere comunità. A Firenze se ne ebbe prova”.

Alluvione Firenze, Mattarella: non prevalse sconforto, città tornò se stessa

Firenze, 4 nov. (askanews) – Davanti all’alluvione del 4 novembre 1966 che travolse Firenze non prevalsero “sconforto e sfiducia” ma “Firenze curò le ferite e tornò se stessa”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando, nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, alla cerimonia per i sessanta anni dall’alluvione del 1966.

“Presto il fango, i detriti, le macerie divennero, a Firenze, il pesante lascito dei milioni di metri cubi di acqua fuoriusciti dal fiume. Avrebbero potuto prevalere lo sconforto e la sfiducia. Avrebbe potuto, la paura, paralizzare ogni reazione”, ha osservato il presidente.

“Sarebbe potuta, l’organizzazione civile, sprofondare nel disordine a causa dell’inesperienza di fronte a calamità di simili gigantesche dimensioni. Così non è stato. Firenze curò le ferite e tornò sé stessa”, ha detto Mattarella.

A Rimini l’arte incontra l’economia circolare

Rimini, 4 nov. (askanews) – Promuovere l’economia circolare attraverso il dialogo tra creatività, tecnologia e sviluppo industriale, proponendo soluzioni concrete per la tutela dell’ambiente e la rigenerazione delle risorse. È stato questo il filo conduttore della presenza del Gruppo Hera ad Ecomondo, segnata in particolare dal progetto SCART e dalle iniziative sul riuso dei materiali e sulla transizione ecologica e digitale.

In questo contesto è stata presentata la nuova collezione “I RigenHERAtori”, una serie di sculture realizzate con materiali di scarto dagli studenti delle Accademie di Belle Arti di Firenze, Bari e Lecce coordinati dall’artista Paolo Nicolai.

“I RigenHERAtori sono un gruppo di persone comuni di varie età, rappresentate mentre compiono le normali azioni quotidiane. Nello specifico si tratta di gesti propedeutici alla salvaguardia dell’ambiente: questo progetto è stato proprio pensato per diffondere le azioni corrette che ognuno di noi è chiamato a fare, per far sì che quantitativi sempre maggiori di materia vadano a recupero, rispetto allo smaltimento finale negli impianti come quelli delle discariche o termovalorizzatori” ha dichiarato Maurizio Giani, Direttore Marketing e Brand Promotion Herambiente.

Ampio spazio è stato poi dedicato alla “FIB3R Call4Innovation”, iniziativa promossa per individuare e valorizzare le soluzioni tecnologiche più all’avanguardia a supporto della transizione ecologica.

“Per noi l’innovazione è crescita, non c’è crescita senza innovazione. Sicuramente è una soluzione per l’industria europea, non esiste ad oggi un’altra soluzione come questa nel suo genere. Grazie alla Call4Innovation stiamo scoprendo che ci sono nuovi sbocchi per l’utilizzo della nostra fibra rigenerata, che ha una qualità equivalente a quella vergine, con un costo inferiore e con risparmio energetico del 75%” ha aggiunto Orazio Iacono, Amministratore Delegato Gruppo Hera.

Un percorso di innovazione culminato con la premiazione ufficiale dei tre progetti vincitori del programma.

“Abbiamo premiato i tre progetti finalisti della prima Call4Innovation di Hera, fatta per Herambiente e per la sua società Fiber, con una sfida di innovazione molto complessa: trovare nuove applicazioni per il materiale della fibra rigenerata che esce appunto dagli impianti Fiber. Questo percorso vede tre soggetti finalisti, che derivano da un’attività di selezione molto lunga, partita con l’identificazione di quasi 100 realtà idonee a rispondere a questa sfida” ha concluso Palmo Antonio Cavallo, Responsabile Transizione Digitale e Data Analytics Gruppo Hera.

Lo stand ha visto tra i visitatori il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin e il Presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, per un appuntamento che ha confermato come l’integrazione tra creatività, competenze digitali e sistema industriale possa generare nuove risorse e risposte concrete per il futuro dell’ambiente.

Chiusura sprint per Piazza Affari (+2,18%) con l’onda Dem negli Usa

Milano, 4 nov. (askanews) – Chiusura sprint per Piazza Affari, in linea con l’euforia delle Borse europee e di Wall Street che festeggiano l’onda blu che ha travolto gli Usa, con la vittoria schiacciante dei democratici alle midterm. Il Ftse Mib ha archiviato la seduta con un rialzo del 2,18%, rivedendo quota 51mila punti (51.031), sui massimi da un mese. A trainare la Borsa di Milano i forti acquisti sui titoli bancari, in Europa oggi il miglior settore: UniCredit +5,47%, Mps +5,07%, Intesa Sanpaolo +4,93%, Fineco +4,37%, Bper +3,96%, Mediobanca +3,75%, Banco Bpm +3,61%. Male i titoli tech, con Technoprobe che ha lasciato sul terreno il 7,07% e StM il 5,1%. A picco anche Prysmian (-6,91%) sui timori per lo sviluppo dei data center negli Usa.

Si allentano le tensioni sui titoli di Stato, con lo spread tra Btp e Bund in calo a 107 punti dai 114 della precedente chiusura e con il rendimento del decennale italiano sceso, sul mercato secondario, al 4,36% dal 4,45% di ieri.

Midterm, Vance: la ragione della sconfitta è la guerra in Iran

Roma, 4 nov. (askanews) – Il vice presidente degli Stati Uniti, JD Vance, ha commentato la sconfitta dei repubblicani alle elezioni di midterm in un lungo post sui social, indicando nel conflitto in Iran la principale causa della debacle del partito.

“La ragione per cui abbiamo perso è la guerra”, ha sottolineato.

“Tutti sanno perché abbiamo perso”, ha proseguito il vice presidente, “E ogni conversazione onesta su quello che abbiamo ottenuto deve partire da qui”.

“Lo ha detto il presidente stesso ieri sera”, ha aggiunto Vance. “Se volete sostenere che ne sia valsa la pena, che perdere il Senato per i prossimi 6 anni sia stato un prezzo che valeva la pena pagare, allora fatelo pure”.

“Il problema principale è che molte persone che nel 2024 hanno votato per Trump/Vance, nel 2026 hanno votato per i Democratici”, ha aggiunto il vice presidente.

“Una delle cose su cui erano ossessionati gli analisti di dati dalla nostra parte era la ‘composizione’, ovvero se l’elettorato fosse abbastanza vicino al 2024 da consentire ai repubblicani di vincere. E nonostante i sondaggi mostrassero un’esplosione democratica, i dati continuavano a raccontarci la stessa storia: in alcuni stati l’affluenza alle urne è stata semplicemente discreta, in altri stati addirittura sorprendente, e in nessuno stato è stata catastrofica”, ha proseguito Vance nella sua analisi del voto. “C’era un genuino senso di ottimismo nel nostro team: la nostra gente si stava facendo vedere”.

“Quindi, ho chiesto al più intelligente esperto di dati che conosco: significa che sconvolgeremo il mondo? ‘No’, mi ha risposto. ‘Potremmo fare meglio di quanto suggeriscono i sondaggi. Ma i dati ci dicono che molti elettori di Trump/Vance 2024 sono inc…ati e hanno intenzione di votare per gli altri. I nostri elettori stanno uscendo, ma potrebbero non votare per noi’, ha aggiunto, ‘Bene, sembra profetico ora – ha sottolineato Vance -. I nostri elettori si sono presentati. In Florida, ad esempio, l’elettorato repubblicano è stato 9 punti più repubblicano che democratico, solo un paio di punti peggiori rispetto al 2024. Indubbiamente c’erano posti in cui avremmo potuto fare meglio in termini di affluenza alle urne. Ma il problema principale non è l’affluenza alle urne. Il problema principale è che molte persone che hanno votato per Trump/Vance nel 2024 hanno votato per i democratici nel 2026. Ci saranno molte lotte intestine e discussioni su cosa è successo e perché. Uno dei sondaggisti che rispetto davvero mi ha detto che i nostri messaggi economici non erano abbastanza incisivi. Sono sicuro che sia vero”.

“Ma”, ha chiarito Vance, “il vero motivo per cui abbiamo perso è ovvio quasi a tutti. La ragione per cui abbiamo perso è la guerra. Lo ha detto ieri sera lo stesso presidente. Se volete sostenere che ne è valsa la pena, che ne è valsa la pena perdere il Senato per i prossimi 6 anni, allora fatelo. Sostenere che valeva la pena pagare un costo. D’accordo o in disaccordo, questo è almeno onesto. Ma tutti sanno perché abbiamo perso. E qualsiasi conversazione onesta su dove andremo da qui deve iniziare da lì”.

“Rimango fiducioso per il nostro Paese”, ha concluso, “A quelli che sono inc…ati e vogliono dire ‘te l’avevo detto’: avete ragione, ce lo avevate detto. Sfruttate quell’energia per eleggere repubblicani che condividono la vostra visione del mondo. Per le persone che sono semplicemente inc…ate per i risultati, dovreste esserlo. Prendiamoci quella rabbia e torniamo al lavoro per salvare il nostro Paese”.

Vance: la ragione della sconfitta alla elezioni di Midterm è la guerra in Iran

Roma, 4 nov. (askanews) – Il vice presidente degli Stati Uniti, JD Vance, ha commentato la sconfitta dei repubblicani alle elezioni di midterm in un lungo post sui social, indicando nel conflitto in Iran la principale causa della debacle del partito.

“La ragione per cui abbiamo perso è la guerra”, ha sottolineato. “Tutti sanno perché abbiamo perso”, ha proseguito il vice presidente, “E ogni conversazione onesta su quello che abbiamo ottenuto deve partire da qui”.

“Lo ha detto il presidente stesso ieri sera”, ha aggiunto Vance. “Se volete sostenere che ne sia valsa la pena, che perdere il Senato per i prossimi 6 anni sia stato un prezzo che valeva la pena pagare, allora fatelo pure”. “Il problema principale è che molte persone che nel 2024 hanno votato per Trump/Vance, nel 2026 hanno votato per i Democratici”, ha aggiunto il vice presidente.

“Una delle cose su cui erano ossessionati gli analisti di dati dalla nostra parte era la ‘composizione’, ovvero se l’elettorato fosse abbastanza vicino al 2024 da consentire ai repubblicani di vincere. E nonostante i sondaggi mostrassero un’esplosione democratica, i dati continuavano a raccontarci la stessa storia: in alcuni stati l’affluenza alle urne è stata semplicemente discreta, in altri stati addirittura sorprendente, e in nessuno stato è stata catastrofica”, ha proseguito Vance nella sua analisi del voto. “C’era un genuino senso di ottimismo nel nostro team: la nostra gente si stava facendo vedere”.

“Quindi, ho chiesto al più intelligente esperto di dati che conosco: significa che sconvolgeremo il mondo? ‘No’, mi ha risposto. ‘Potremmo fare meglio di quanto suggeriscono i sondaggi. Ma i dati ci dicono che molti elettori di Trump/Vance 2024 sono inc…ati e hanno intenzione di votare per gli altri. I nostri elettori stanno uscendo, ma potrebbero non votare per noi’, ha aggiunto, ‘Bene, sembra profetico ora – ha sottolineato Vance -. I nostri elettori si sono presentati. In Florida, ad esempio, l’elettorato repubblicano è stato 9 punti più repubblicano che democratico, solo un paio di punti peggiori rispetto al 2024. Indubbiamente c’erano posti in cui avremmo potuto fare meglio in termini di affluenza alle urne. Ma il problema principale non è l’affluenza alle urne. Il problema principale è che molte persone che hanno votato per Trump/Vance nel 2024 hanno votato per i democratici nel 2026. Ci saranno molte lotte intestine e discussioni su cosa è successo e perché.
Uno dei sondaggisti che rispetto davvero mi ha detto che i nostri messaggi economici non erano abbastanza incisivi. Sono sicuro che sia vero”.

“Ma”, ha chiarito Vance, “il vero motivo per cui abbiamo perso è ovvio quasi a tutti. La ragione per cui abbiamo perso è la guerra. Lo ha detto ieri sera lo stesso presidente. Se volete sostenere che ne è valsa la pena, che ne è valsa la pena perdere il Senato per i prossimi 6 anni, allora fatelo. Sostenere che valeva la pena pagare un costo. D’accordo o in disaccordo, questo è almeno onesto. Ma tutti sanno perché abbiamo perso. E qualsiasi conversazione onesta su dove andremo da qui deve iniziare da lì”.

“Rimango fiducioso per il nostro Paese”, ha concluso, “A quelli che sono inc…ati e vogliono dire ‘te l’avevo detto’: avete ragione, ce lo avevate detto. Sfruttate quell’energia per eleggere repubblicani che condividono la vostra visione del mondo. Per le persone che sono semplicemente inc…ate per i risultati, dovreste esserlo. Prendiamoci quella rabbia e torniamo al lavoro per salvare il nostro Paese”.

AmCham, a Walk the Talk focus su fisco e investimenti

Roma, 4 nov. (askanews) – Si è conclusa questa mattina al Centro Studi Americani di Roma, in via Michelangelo Caetani 32, la quinta edizione di “Walk the talk”, promossa dall’American Chamber of Commerce in Italy. L’incontro “Competing for Capital: politiche fiscali, incentivi e la nuova geografia globale degli investimenti” ha riunito istituzioni e imprese per discutere come certezza fiscale, incentivi e regole prevedibili possano rafforzare l’attrattività dell’Italia.

Nel keynote il viceministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo ha ricondotto la riforma fiscale a certezza del diritto e semplificazione. Ha illustrato i criteri per la residenza fiscale, la semplificazione delle CFC, la tutela sanzionatoria sugli strumenti ibridi, le perdite estere definitive e l’ampliamento della cooperative compliance. Sul reshoring ha confermato il confronto con l’UE sulla base imponibile al 50% nell’anno del trasferimento e nei cinque successivi per imprese da fuori UE o SEE.

Il confronto, aperto dai saluti di Simone Crolla e Stephen C. Anderson e moderato da Janina Landau, ha coinvolto Giulia Abruzzese, Giuseppe Nicosia e Paola Pirotta. Il dibattito ha indicato che agli incentivi vanno unite stabilità delle regole, prevedibilità, competenze e qualità dell’ecosistema. Per il MedTech, Pirotta ha richiamato l’8% del fatturato investito in ricerca e sviluppo in Europa e l’impatto del payback, stimato in 8 miliardi di euro a fronte di un mercato italiano annuo da 18 miliardi.

“Gli investimenti diretti esteri verso l’Italia sono cresciuti molto; gli Stati Uniti hanno uno stock di capitali investito nel Paese di circa 45 miliardi di dollari. Competing for capital significa che uno Stato deve essere attrattivo: stabilità, certezza del diritto e leve fiscali sono fattori abilitanti per gli investitori”, dichiara Simone Crolla, Consigliere delegato di AmCham Italy.

“La fiscalità internazionale è centrale nella nostra riforma, ispirata a certezza del diritto e semplificazione. Siamo alle battute finali: 29 decreti legislativi sono già in Gazzetta. Vogliamo prevenire accertamenti e contenziosi con il concordato preventivo e la cooperative compliance”, afferma Maurizio Leo, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze.

“Gli incentivi attraggono, ma ciò che trattiene gli investimenti in Italia è la prevedibilità, insieme alla qualità dell’ecosistema. Una multinazionale deve poter programmare nel medio-lungo termine investimenti in produzione, ricerca e capitale umano. Nel MedTech il payback è un tema di politica industriale per il Paese”, osserva Paola Pirotta, Amministratrice delegata e CFO di Medtronic Italia.

Musetti: "Mi sono divertito, una rivincita personale"

Roma, 4 nov. (askanews) – Tutta la soddisfazione di Lorenzo Musetti ai microfoni di Sky Sport dopo la vittoria a Parigi sul n. 1 al mondo Sascha Zverev: “Questo risultato sa di rivincita personale dopo una stagione difficile, piena di infortuni che mi hanno condizionato. Oggi mi sono divertito, mi era mancata questa passione che mi fa esprimere il mio miglior tennis”. E sulla chiave tattica del match: “Non potevo pensare di vincere la partita tirando più forte: lui è un peso massimo, io sono un peso welter”

Capolavoro di Musetti a Parigi: eliminato Zverev

Roma, 4 nov. (askanews) – Capolavoro Lorenzo Musetti che a Parigi elimina Alexander Zverev, alla sua prima partita da n. 1 al mondo. Un match perfetto del tennista carrarino che ha chiuso con il punteggio di 7-6, 6-2 in un’ora e 40 minuti di gioco. Il n. 24 al mondo è stato impeccabile dall’inizio alla fine e ha espresso un tennis di altissimo livello, supportato da un grande servizio. Nel primo set è stata decisiva la rimonta da 2-5 nel tiebreak, con cinque punti consecutivi. Nel secondo parziale, invece, è riuscito a prendere il largo, approfittando anche del calo di Zverev. Musetti conferma lo straordinario momento di forma, con un record di 7 vittorie e una sola sconfitta sul cemento indoor. Domani tornerà in campo contro il francese Luca Van Assche, nel remake della recente sfida di Lione

Yemen, gli Houthi: colpito l’aeroporto di Riad, danni significativi. Non è più un luogo sicuro

Roma, 4 nov. (askanews) – Gli Houthi hanno annunciato di aver sferrato un nuovo attacco contro l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad.

“Abbiamo condotto un’operazione colpendo l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad con un missile balistico, che ha causato danni significativi alla struttura aeroportuale”, ha dichiarato ad Al Masirah il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree.

Il portavoce ha ribadito che l’aeroporto internazionale King Khalid non è più un luogo sicuro, essendo considerato un obiettivo militare; lo stesso vale per lo spazio aereo dell’intero regno, fatta eccezione per le aree sovrastanti le città sante musulmane della Mecca e di Medina.

Wall Street festeggia l’onda blu alle midterm, Dow Jones apre a +1,7%

Milano, 4 nov. (askanews) – Apertura in netto rialzo per Wall Street dopo la vittoria schiacciante dei Democratici alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, con la conquista dell’intero Congresso e con il presidente Trump, ora “anatra zoppa” ma con potere di veto, che ha subito riconosciuto la vittoria. In avvio, l’indice Dow Jones guadagna l’1,7%, l’S&P500 l’1,2%, il Nasdaq l’1,1%.

Via il rischio di incertezza politica che incombeva, una situazione di stallo storicamente è positiva per i mercati, spiegano gli analisti. “Ai mercati piace lo stallo, non gradiscono un partito con troppo potere”, ha commentato Andrew Slimmon di Morgan Stanley Investment Management.

“Dal punto di vista macroeconomico, la storia dimostra che un governo diviso rappresenta solitamente un contesto favorevole, poiché lo stallo politico impedisce di fatto l’approvazione di provvedimenti di rilievo”, ha spiegato Anthony Willis di Columbia Threadneedle Investments. “Di conseguenza, i timori immediati, ad esempio sulla legislazione in materia di intelligenza artificiale, potrebbero rivelarsi infondati, dal momento che Trump potrà comunque porre il veto sulle leggi a lui sgradite”. Il faro sui mercati resta comunque sul settore dell’IA e dei data center in vista comunque di una parziale autoregolamentazione del settore o di possibili restrizioni sui progetti dopo la vittoria dei Dem. Le azioni di CoreWeave lasciano sul terreno in avvio il 4,5%.

A picco il titolo di Trump Media (-9%), male anche SpaceX (-4,5%) e Tesla (-4,4%). Il successo del democratico Talarico in Texas rappresenta una grave battuta d’arresto per Elon Musk, che in quello Stato aveva sostenuto con forza i candidati repubblicani e dove hanno sede le sue società.

In netto calo il prezzo del petrolio, coi future sul Light Crude Wti in discesa di quasi il 3% a 93,3 dollari al barile, sulle speranze di una differente gestione da parte dell’amministrazione Usa del conflitto contro l’Iran.