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Zucchetti Centro Sistemi inaugura il Palazzo del Futuro

Terranuova Bracciolini (Ar) – A Terranuova Bracciolini, è stato inaugurato ufficialmente il Palazzo del Futuro di Zucchetti Centro Sistemi (ZCS), un polo avveniristico che unisce spazi produttivi e uffici in un complesso di oltre 5.000 metri quadrati. Una struttura pensata per crescere insieme all’azienda, caratterizzata da un’attenzione totale all’ambiente: dal parcheggio green con stalli ecologici fino al tetto interamente coperto da pannelli fotovoltaici con sistemi di accumulo, che rendono l’edificio autosufficiente al 100%. Il palazzo sarà specializzato principalmente in robotica e automazione industriale.

“Sono questi due i settori in cui verrà trasferita la produzione, e accanto c’è l’altro palazzo che è quello della logistica, dove quello che produciamo lo portiamo in logistica per la spedizione. Quindi diciamo un building completo, che rappresenta una circolarità che parte dall’idea, dallo sviluppo, dal prototipo fino ad arrivare alla produzione e alla spedizione”, osserva Fabrizio Bernini, presidente di Zucchetti Centro Sistemi.

“La nostra divisione, specializzata nella tracciabilità con tecnologia RFID, si trova al centro degli sviluppi dei mercati futuri di ZCS, e quindi della robotica collaborativa e della logistica industriale automatica. Ci troviamo al centro perché la tracciabilità RFID è essa stessa la logica essenziale di tutte le applicazioni nei magazzini automatici: tracciare significa seguire un prodotto in movimento, e questo è strettamente connesso alla movimentazione dei beni. Perciò ci troveremo a integrare le nostre tecnologie proprio con quelle legate al flusso dei materiali”, spiega Emiliano Meotti, Division Manager della divisione Automation di Zucchetti Centro Sistemi. Il Palazzo del Futuro si affianca al Palazzo delle Idee, al Palazzo della Tecnologia, al Palazzo dell’Innovazione e al Logistic Hub.

L.elettorale alla (prima) prova del voto segreto. Fdi: se non passa si va a casa

Roma, 30 set. (askanews) – Tutti precettati, anche sottosegretari e ministri eletti alla Camera, le cui agende sono state “smontate” per far sì che domani alle 13.30 in aula tutti i deputati di maggioranza siano presenti per respingere le pregiudiziali di costituzionalità presentate alla riforma elettorale voluta da Giorgia Meloni. E non correre il rischio che si ripeta quanto accaduto a luglio quando, a scrutinio segreto, a Montecitorio venne bocciato per un solo voto l’emendamento sulle preferenze.

Nonostante la sconfitta del governo, che aveva dato parere favorevole sull’emendamento affossato, la legge è andata avanti e le preferenze inserite nel passaggio al Senato dove non ci sono alternative al voto palese. Stavolta la posta in gioco è più alta: l’eventuale approvazione delle pregiudiziali metterebbe la parola fine alla legge fortemente voluta dalla presidente del Consiglio che ha legato al destino del nuovo sistema elettorale – un proporzionale con premio di maggioranza – quello del suo governo. “Mi sembra che Giorgia Meloni sia stata chiara. Se il provvedimento non passa si va a casa”, ribadisce oggi Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera.

Per questa ragione, se si supera domani il primo e penultimo scoglio alla Camera, il governo porrà lunedì in tarda mattinata la questione di fiducia certamente su tre dei 4 articoli modificati a Palazzo Madama mentre sull’articolo 8, quello sul voto ai fuorisede, fino a oggi non si è parlato di fiducia visto che non è un punto su cui le opposizioni possono chiedere il voto segreto ma dalla maggioranza l’eventualità non viene esclusa del tutto. I voti di fiducia si svolgeranno per appello nominale da martedì. Seguirà l’esame degli ordini del giorno e il voto finale. Il timing definitivo sarà fissato domani dalla conferenza dei capigruppo. Probabile si arrivi a giovedì 8 ma non viene escluso in ambienti di maggioranza che si possa anticipare il voto finale a mercoledì 7.

Per la maggioranza il voto finale (segreto) è la vera incognita ma la mobilitazione via messaggio e l’obbligo di presenza impartito oggi su domani rivelano che anche il voto sulle pregiudiziali impensierisce il centrodestra. Sul destino della riforma voluta dalla Meloni pesa l’insoddisfazione delle donne a fronte della cancellazione della norma, prevista dal Rosatellum, sull’alternanza di genere nei capilista; il timore delle preferenze, inserite al Senato in versione quasi identica a quella già bocciata alla Camera. Non solo. In Fdi serpeggia il timore di altri deputati di maggioranza che non si sentirebbero garantiti dal nuovo sistema di voto pronti a tradire di fronte alla promessa di un posto in lista con Vannacci. Il coordinatore nazionale di Futuro Nazionale, Massimiliano Simoni, incrociato in Transatlantico alla Camera, non conferma nuovi passaggi imminenti ma promette: “Ormai mi vedrete a Roma sempre più spesso”.

In campo tutti gli stratagemmi per dimostrare, nonostante la segretezza del voto, di essere allineati: l’indicazione è di infilare nella fessura con i tre pulsanti (sì, no, astensione) solo un dito. Intanto dopo le polemiche di luglio, quando alcuni componenti dell’ufficio stampa di Fdi fotografarono il momento del voto finale segreto sulla riforma dalle tribune riservate alla stampa, a seguito della richiesta dell’Associazione stampa parlamentare (Asp), gli uffici stampa non potranno accedere alla tribuna centrale, che poi è quella esattamente sopra ai gruppi di Fi e Lega. Prenderanno posto, se ne faranno richiesta, nelle tribune riservate agli operatori e dovranno come loro firmare lo storico codice di autoregolamentazione. Non è escluso poi che si ripeta quanto avvenuto a luglio quando i deputati vannacciani filmarono il proprio voto. Fonti di Montecitorio sottolineano però che compito della Camera è salvaguardare la segretezza del voto. Se il singolo decide di riprendersi non si può intervenire.

Il Viminale: restano in vigore i controlli alle frontiere con la Spagna

Milano, 30 set. (askanews) – Restano in vigore i controlli alle frontiere con la Spagna. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha deciso di prorogare per altri 15 giorni le verifiche alle frontiere aeree e marittime, dopo aver sentito il Comitato di analisi per l’immigrazione e la sicurezza delle frontiere, riunitosi questa mattina. Lo comunica in una nota il Viminale, spiegando che “alla base della decisione vi sono l’attuale situazione nell’exclave spagnola di Ceuta e, in particolare, il permanere delle criticità già riscontrate”.

“L’obiettivo è rafforzare la tutela dei confini europei, anche a garanzia della sicurezza nazionale, nonché prevenire e contrastare possibili minacce terroristiche” si legge ancora nel comunicato, precisando che il provvedimento è stato comunicato alla Commissione europea e ai ministri dell’Interno degli altri Stati membri dell’Unione europea.

Gb, Burnham: potremmo "fare il passo decisivo" e rientrare nella Ue

Roma, 30 set. (askanews) – Andy Burnham supera le ‘linee rosse’ del Labour sulla Brexit e apre alla possibilità che il Regno Unito rientri a pieno titolo nella Ue. La Gran Bretagna potrebbe “fare il passo decisivo”, ha affermato oggi il premier britannico illustrando, in una serie di interviste dopo il suo appassionato discorso di ieri al congresso del partito, una delle opzioni per il futuro delle relazioni bilaterali del suo Paese con l’Unione europea.

Si tratta – ha fatto subito notare il Guardian – di un cambiamento significativo rispetto alla posizione con cui il partito laburista britannico affrontato le elezioni del 2024. Il programma elettorale del Labour, infatti, escludeva esplicitamente il ritorno nel mercato unico o nell’unione doganale dell’Ue, così come il ripristino della libera circolazione di uomini e merci.

Tra le opzioni sul tavolo per le relazioni a lungo termine con l’Ue, da illustrare in concomitanza con il vertice Regno Unito-Ue previsto a novembre, dopo che le dimissioni del suo predecessore Keir Starmer ne avevano provocato il rinvio, Burnham ha spiegato che il governo potrebbe mantenere gli accordi attuali, puntare a un’unione doganale, tornare nel mercato unico o aderire pienamente all’Ue.

“Potremmo restare come siamo. È sicuramente un’opzione, se si ritiene che questa sia la posizione giusta. Potremmo valutare quanto detto da George Osborne (l’ex ministro delle Finanze britannico, Ndr) su un’unione doganale, guardare alle proposte dei Liberal Democratici sul mercato unico emerse durante il loro congresso, oppure fare il passo decisivo”, ha affermato Burnham ammettendo che “esistono chiaramente delle opzioni da prendere in considerazione” e che “dobbiamo valutare cosa sia fattibile, nonché i vantaggi e gli svantaggi di ciascuna di esse”. Di sicuro, ha proseguito, “non è soddisfacente lasciare la questione in sospeso”.

Un’unione doganale avvicinerebbe notevolmente la Gran Bretagna all’Ue per quanto riguarda il commercio di merci. Il Regno Unito e l’Ue applicherebbero le stesse tariffe alle importazioni provenienti da paesi terzi, eliminando le barriere commerciali che le imprese hanno dovuto affrontare dopo la Brexit. Tuttavia, ciò non riporterebbe di per sé la Gran Bretagna all’interno del più ampio mercato unico né eliminerebbe tutti i controlli alle frontiere, mentre un eventuale rientro nel mercato unico rappresenterebbe un passo significativo, poiché il Paese dovrebbe accettare un maggiore allineamento alle norme dell’Ue.

Durante il suo discorso di ieri al congresso del Labour a Liverpool, Burnham aveva sostenuto che l’uscita dall’Ue ha indebolito la cooperazione della Gran Bretagna con i Paesi europei in materia di migrazione e aveva affermato che il prossimo vertice servirà a valutare come le due parti possano collaborare più strettamente. “Non garantiremo alla Gran Bretagna il percorso chiaro di cui abbiamo bisogno per il resto del secolo finché non avremo definito una relazione a lungo termine con quello che rimane il nostro mercato più importante – aveva premesso Burnham -. Non posso affermare con onestà che la situazione attuale sia soddisfacente. La Brexit ha fatto più danni che benefici. Dobbiamo ripristinare livelli più elevati di crescita e prosperità. Pertanto – aveva spiegato -, coglierò l’occasione per illustrare a voi e al Paese quali ritengo siano le diverse opzioni per le relazioni a lungo termine della Gran Bretagna con i nostri partner europei. Esistono diverse opzioni e verificherò se sia possibile trovare un consenso su una di esse”, aveva aggiunto.

Burnham non si è sbilanciato su quale opzione preferisca, tuttavia oggi l’ambasciatore britannico in Italia Stephen Hickey, parlando del vertice Gb-Ue nel corso di un incontro con i giornalisti a Villa Wolkonsky, ha accennato al fatto che “oggi il Regno Unito ha un primo ministro che è istintivamente europeista”.

L’apertura di Burnham non è stata ancora commentata ufficialmente dai vertici delle Istituzioni Ue. Nel corso di un loro incontro a Madrid, il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez e il presidente francese Emmanuel Macron l’hanno accolta però calorosamente. “La Brexit è stata una perdita enorme, sia per i britannici che per l’intero progetto europeo. Pertanto, se il Regno Unito dovesse prendere una decisione nella direzione” di un ritorno all’Unione europea, “allora la Spagna la accoglierebbe con favore e darebbe il bentornato a una nazione sorella con la quale la Spagna ha ottimi rapporti in tutti i settori, compreso quello umano”, ha affermato Sanchez. “Se gli inglesi vogliono fare un primo passo in questa direzione, penso che sia un’ottima notizia sia per il loro Paese sia per gli europei”, ha osservato Macron sottolineando anch’egli che il messaggio della Francia ai britannici sarebbe “bentornati”.

Nel frattempo il processo di riavvicinamento sembra già iniziato, seppure a passi impercettibili. Per il vertice di novembre la Ue ha autorizzato discussioni su una maggiore integrazione dei mercati dell’energia elettrica con il Regno Unito, mentre proseguono i negoziati sul commercio agroalimentare e sulla mobilità giovanile. Inoltre, il prossimo anno, la Gran Bretagna parteciperà nuovamente al programma Erasmus+.

Viminale: restano in vigore controlli alle frontiere con la Spagna

Milano, 30 set. (askanews) – Restano in vigore i controlli alle frontiere con la Spagna. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha deciso di prorogare per altri 15 giorni le verifiche alle frontiere aeree e marittime, dopo aver sentito il Comitato di analisi per l’immigrazione e la sicurezza delle frontiere, riunitosi questa mattina. Lo comunica in una nota il Viminale, spiegando che “alla base della decisione vi sono l’attuale situazione nell’exclave spagnola di Ceuta e, in particolare, il permanere delle criticità già riscontrate”.

“L’obiettivo è rafforzare la tutela dei confini europei, anche a garanzia della sicurezza nazionale, nonché prevenire e contrastare possibili minacce terroristiche” si legge ancora nel comunicato, precisando che il provvedimento è stato comunicato alla Commissione europea e ai ministri dell’Interno degli altri Stati membri dell’Unione europea.

Incubo dirottamento sul volo Dubai-Tel Aviv, per Israele è "terrorismo"

Roma, 30 set. (askanews) – Torna l’incubo terrorismo nei cieli mediorientali. Questa mattina un aereo della Flydubai diretto a Tel Aviv ha dovuto effettuare un atterraggio di emergenza in territorio saudita dopo una violenta colluttazione tra i due piloti. Al termine delle prime ricostruzioni, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha sostenuto che uno dei due piloti del volo FZ1073, partito da Dubai, avrebbe tentato di far precipitare l’aereo con le persone a bordo. L’uomo si trova ora in custodia delle autorità saudite, ha riferito il premier israeliano.

La compagnia aerea emiratina ha tuttavia diffuso un comunicato nel quale ha confermato la colluttazione tra i due piloti, invitando però a non formulare speculazioni e a lasciare che siano le autorità competenti a chiarire la dinamica dell’accaduto.

Dal materiale fotografico e video condiviso dai passeggeri dopo l’atterraggio in Arabia Saudita, emergono immagini che restituiscono i momenti di terrore e violenza vissuti a bordo del volo FZ1073. Alcuni uomini mostrano ferite al volto, mentre altri hanno gli abiti macchiati di sangue. In un altro filmato il presunto attentatore, identificato come il copilota, appare immobilizzato accanto a una parete segnata dalle tracce dello scontro.

“Siamo in volo e abbiamo preso il controllo dei terroristi. Stiamo per atterrare e, chiunque mi senta, abbiamo bisogno di aiuto. Stiamo atterrando a Tabuk, in Arabia Saudita. Le persone sull’aereo sono sane e salve, tranne il pilota. Abbiamo bisogno di aiuto”, racconta nel videomessaggio uno dei passeggeri presenti sul volo Flydubai.

Mentre proseguono gli accertamenti per stabilire le responsabilità e definire i contorni di quello che il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha definito un tentativo di “terrorismo jihadista”, l’unico dato certo è che tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio sono sopravvissuti all’incidente. Ai 174 passeggeri israeliani, di cui 27 bambini, è stato organizzato un volo per il rientro.

A fornire ulteriori elementi sulla dinamica dell’incidente sono i dati relativi al volo FZ1073. Il Boeing 737 MAX 8, con circa 180 passeggeri israeliani a bordo, era decollato da Dubai alle 7.05, ora locale, le 5.05 in Italia. Alle 9.21 i sistemi di monitoraggio hanno iniziato a registrare variazioni nella quota del velivolo e, un minuto più tardi, l’aereo ha perso circa 14 mila piedi, oltre 4.200 metri, in meno di trenta secondi, con una discesa particolarmente brusca.

Alle 9.31 i radar sauditi hanno ricevuto dal Boeing un segnale di emergenza. Il velivolo ha inizialmente trasmesso il codice 7700, utilizzato per segnalare un’emergenza generica, per poi passare alle 9.38 al codice 7500, associato a un possibile dirottamento, e successivamente tornare al 7700. L’emergenza e il cambio dei codici sono stati rilevati dalle autorità saudite, giordane e israeliane. Il velivolo è stato quindi localizzato nell’area dell’aeroporto di Tabuk, in Arabia Saudita, dove ha effettuato l’atterraggio intorno alle 10.45, le 8.45 italiane.

Numerose sono state le testimonianze dei passeggeri che hanno vissuto momenti di terrore nei cieli giordani. Tra queste una passeggera del volo ha raccontato alla televisione israeliana Channel 24 scene di caos e una colluttazione nella cabina di pilotaggio, affermando che per alcuni minuti i passeggeri hanno temuto che l’aereo potesse precipitare.

Miriam Ohayon, una delle passeggere del volo, ha raccontato che le persone a bordo hanno sentito il velivolo perdere il controllo e che alcuni passeggeri sono prontamente intervenuti. “Abbiamo sentito delle urla sull’aereo e, quando hanno aperto la cabina di pilotaggio, c’era molto sangue”, ha detto Ohayon. La madre della donna, Yasmin Ohayon, ha riferito che una passeggera seduta accanto alla figlia sarebbe stata tra le prime ad accorgersi di quanto stava accadendo. Tornando dal bagno avrebbe visto alcune persone lottare all’interno della cabina di pilotaggio e avrebbe avvertito gli altri passeggeri. “Nel giro di pochi minuti il nostro aereo ha perso completamente il controllo e abbiamo pensato che fosse finita, che stavamo per precipitare”, ha raccontato Miriam Ohayon.

La passeggera ha riferito che alcune persone a bordo sarebbero riuscite a immobilizzare l’aggressore e che un’infermiera e un medico presenti sull’aereo avrebbero prestato le prime cure al pilota.

Alla domanda su come i passeggeri fossero riusciti a fermare l’uomo, Ohayon ha risposto: “Credo a mani nude, all’interno della cabina di pilotaggio”.

Il primo ministro israeliano ha lodato il coraggio dei passeggeri a bordo, sottolineando che “questi eroi hanno dimostrato una straordinaria prontezza di spirito e un coraggio eccezionale”.

Anche il ministro della Difesa Katz ha lodato l’intervento dei passeggeri, sostenendo che “il grave incidente sull’aereo della FlyDubai è stato un tentativo di terrorismo jihadista”. Attentato che il ministro israeliano ha detto essere stato “sventato solo grazie al coraggio di alcuni passeggeri israeliani che hanno fatto irruzione nella cabina di pilotaggio, hanno sopraffatto il terrorista e, con le proprie mani, hanno restituito il controllo dell’aereo a un altro membro dell’equipaggio presente sul posto”. Katz ha aggiunto che “secondo le informazioni in nostro possesso, l’intento del terrorista era uno solo: far schiantare l’aereo con tutti i passeggeri a bordo”.

Il Times of India ha identificato il comandante che avrebbe contribuito a evitare lo schianto nel capitano Smit Machchhar, pilota indiano di stanza a Dubai. Secondo le ricostruzioni, Machchhar sarebbe intervenuto per impedire al copilota, probabilmente omanita, di assumere il controllo del velivolo e di tentare di provocarne lo schianto.

Terrore sul volo Dubai-Tel Aviv, per Israele è "terrorismo"

Roma, 30 set. (askanews) – Torna l’incubo terrorismo nei cieli mediorientali. Questa mattina un aereo della Flydubai diretto a Tel Aviv ha dovuto effettuare un atterraggio di emergenza in territorio saudita dopo una violenta colluttazione tra i due piloti. Al termine delle prime ricostruzioni, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha sostenuto che uno dei due piloti del volo FZ1073, partito da Dubai, avrebbe tentato di far precipitare l’aereo con le persone a bordo. L’uomo si trova ora in custodia delle autorità saudite, ha riferito il premier israeliano.

La compagnia aerea emiratina ha tuttavia diffuso un comunicato nel quale ha confermato la colluttazione tra i due piloti, invitando però a non formulare speculazioni e a lasciare che siano le autorità competenti a chiarire la dinamica dell’accaduto.

Dal materiale fotografico e video condiviso dai passeggeri dopo l’atterraggio in Arabia Saudita, emergono immagini che restituiscono i momenti di terrore e violenza vissuti a bordo del volo FZ1073. Alcuni uomini mostrano ferite al volto, mentre altri hanno gli abiti macchiati di sangue. In un altro filmato il presunto attentatore, identificato come il copilota, appare immobilizzato accanto a una parete segnata dalle tracce dello scontro.

“Siamo in volo e abbiamo preso il controllo dei terroristi. Stiamo per atterrare e, chiunque mi senta, abbiamo bisogno di aiuto. Stiamo atterrando a Tabuk, in Arabia Saudita. Le persone sull’aereo sono sane e salve, tranne il pilota. Abbiamo bisogno di aiuto”, racconta nel videomessaggio uno dei passeggeri presenti sul volo Flydubai.

Mentre proseguono gli accertamenti per stabilire le responsabilità e definire i contorni di quello che il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha definito un tentativo di “terrorismo jihadista”, l’unico dato certo è che tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio sono sopravvissuti all’incidente. Ai 174 passeggeri israeliani, di cui 27 bambini, è stato organizzato un volo per il rientro.

A fornire ulteriori elementi sulla dinamica dell’incidente sono i dati relativi al volo FZ1073. Il Boeing 737 MAX 8, con circa 180 passeggeri israeliani a bordo, era decollato da Dubai alle 7.05, ora locale, le 5.05 in Italia. Alle 9.21 i sistemi di monitoraggio hanno iniziato a registrare variazioni nella quota del velivolo e, un minuto più tardi, l’aereo ha perso circa 14 mila piedi, oltre 4.200 metri, in meno di trenta secondi, con una discesa particolarmente brusca.

Alle 9.31 i radar sauditi hanno ricevuto dal Boeing un segnale di emergenza. Il velivolo ha inizialmente trasmesso il codice 7700, utilizzato per segnalare un’emergenza generica, per poi passare alle 9.38 al codice 7500, associato a un possibile dirottamento, e successivamente tornare al 7700. L’emergenza e il cambio dei codici sono stati rilevati dalle autorità saudite, giordane e israeliane. Il velivolo è stato quindi localizzato nell’area dell’aeroporto di Tabuk, in Arabia Saudita, dove ha effettuato l’atterraggio intorno alle 10.45, le 8.45 italiane.Numerose sono state le testimonianze dei passeggeri che hanno vissuto momenti di terrore nei cieli giordani. Tra queste una passeggera del volo ha raccontato alla televisione israeliana Channel 24 scene di caos e una colluttazione nella cabina di pilotaggio, affermando che per alcuni minuti i passeggeri hanno temuto che l’aereo potesse precipitare.

Miriam Ohayon, una delle passeggere del volo, ha raccontato che le persone a bordo hanno sentito il velivolo perdere il controllo e che alcuni passeggeri sono prontamente intervenuti. “Abbiamo sentito delle urla sull’aereo e, quando hanno aperto la cabina di pilotaggio, c’era molto sangue”, ha detto Ohayon. La madre della donna, Yasmin Ohayon, ha riferito che una passeggera seduta accanto alla figlia sarebbe stata tra le prime ad accorgersi di quanto stava accadendo. Tornando dal bagno avrebbe visto alcune persone lottare all’interno della cabina di pilotaggio e avrebbe avvertito gli altri passeggeri. “Nel giro di pochi minuti il nostro aereo ha perso completamente il controllo e abbiamo pensato che fosse finita, che stavamo per precipitare”, ha raccontato Miriam Ohayon.

La passeggera ha riferito che alcune persone a bordo sarebbero riuscite a immobilizzare l’aggressore e che un’infermiera e un medico presenti sull’aereo avrebbero prestato le prime cure al pilota.

Alla domanda su come i passeggeri fossero riusciti a fermare l’uomo, Ohayon ha risposto: “Credo a mani nude, all’interno della cabina di pilotaggio”.

Il primo ministro israeliano ha lodato il coraggio dei passeggeri a bordo, sottolineando che “questi eroi hanno dimostrato una straordinaria prontezza di spirito e un coraggio eccezionale”.

Anche il ministro della Difesa Katz ha lodato l’intervento dei passeggeri, sostenendo che “il grave incidente sull’aereo della FlyDubai è stato un tentativo di terrorismo jihadista”. Attentato che il ministro israeliano ha detto essere stato “sventato solo grazie al coraggio di alcuni passeggeri israeliani che hanno fatto irruzione nella cabina di pilotaggio, hanno sopraffatto il terrorista e, con le proprie mani, hanno restituito il controllo dell’aereo a un altro membro dell’equipaggio presente sul posto”. Katz ha aggiunto che “secondo le informazioni in nostro possesso, l’intento del terrorista era uno solo: far schiantare l’aereo con tutti i passeggeri a bordo”.

Il Times of India ha identificato il comandante che avrebbe contribuito a evitare lo schianto nel capitano Smit Machchhar, pilota indiano di stanza a Dubai. Secondo le ricostruzioni, Machchhar sarebbe intervenuto per impedire al copilota, probabilmente omanita, di assumere il controllo del velivolo e di tentare di provocarne lo schianto.

Conflavoro a Roma: tre proposte per far crescere le PMI

Roma, 30 set. (askanews) – Spostare le risorse dai sussidi agli investimenti per rimettere le piccole e medie imprese nelle condizioni di crescere. È stato questo il focus della XVI Assemblea Nazionale di Conflavoro, dal titolo “ENERG.IA – L’Italia si accende”. A dare il via ai lavori è stato il messaggio d’apertura della premier Giorgia Meloni, che ha definito le PMI “la spina dorsale della Nazione” e l’ossatura del Made in Italy, rivendicando l’impegno del Governo per liberare il loro potenziale.

“Conflavoro rappresenta 90mila piccole e medie imprese, una comunità davvero imponente a cui guardiamo con grande attenzione. Questo governo ha fatto molto per le aziende, come dimostrano chiaramente tutti gli indicatori economici. Siamo estremamente attenti alle loro proposte e alle loro idee, ed è con questa attenzione che ho ascoltato la relazione” ha dichiarato Gianmarco Mazzi, Ministro del Turismo.

Nel corso dei lavori si è affrontato il tema della stabilità economica e dei record occupazionali, con un focus sulle misure necessarie per sostenere chi investe e accompagnare il tessuto produttivo lungo la transizione energetica e digitale.

“Come sempre, devo dire che il Presidente Capobianco ha idee innovative e la concreta volontà di dare risposte al settore aziendale che rappresenta. Delle sue tre proposte, a una stiamo già andando incontro: il tetto alle bollette e le misure energetiche inserite nel contesto attuale con Eni e altri operatori, un modello che si può certamente estendere. Sulle altre due proposte dobbiamo lavorare per quantificarle e valutarle, ma gli investimenti restano un tema centrale. Abbiamo investito molto sulla ZES e sul Piano 4.0, dando risposte importanti: dobbiamo proseguire su questo percorso perché, se il PIL è in crescita e possiamo rialzarlo verso l’1%, significa che la strada intrapresa è quella giusta” ha proseguito Claudio Durigon, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

In ottica futura, Conflavoro ha portato sul palco tre proposte concrete per la prossima Legge di Bilancio.

“È una giornata di bilancio. La nostra associazione prende atto delle iniziative messe in campo da questo Governo in questi anni per tutelare le nostre aziende dal caro energia, oltre ad altri interventi fondamentali come la detassazione degli aumenti dei contratti collettivi nazionali per un salario giusto e l’ultima riforma avviata in Parlamento sulla ricerca nucleare. Adesso dobbiamo accelerare: i nostri imprenditori hanno bisogno di un Governo che li aiuti ancora di più a investire” ha concluso Roberto Capobianco, Presidente di Conflavoro.

L’obiettivo condiviso resta quello di superare la logica dell’assistenzialismo per mettere gli imprenditori nelle condizioni reali di competere, innovare e creare valore nel lungo periodo.

Giornate Fai d’autunno: 700 aperture tra ville e botteghe artigiane

Roma, 30 set. (askanews) – Non solo edifici, chiese, collezioni d’arte, teatri, ci sono anche luoghi come la Fabbrica della Felicità-Leone 1857, il museo che racconta l’arte alla base della produzione delle celebri caramelle, le Pastiglie Leone, o come l’Attrezzeria Rancati dove si realizzano oggetti scenici anche per Hollywood, la “bottega dei sogni”, come la definiva Franco Zeffirelli.

Sono oltre 700 i luoghi che apriranno eccezionalmente le loro porte per la 15esima edizione delle Giornate Fai d’Autunno, il 10 e 11 ottobre in 350 città, invitando il pubblico a scoprire luoghi solitamente chiusi o poco conosciuti con un’attenzione particolare quest’anno all’artigianato italiano e al made in Italy, attraverso oltre 75 aperture e visite speciali. La nuova edizione è stata presentata a Palazzo Piacentini a Roma, sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e tra i luoghi visitabili. Il ministro Adolfo Urso:

“Un sistema di eccellenze e di qualità che tutti ci riconoscono e che ci consente di crescere anche nei momenti di crisi globali, quindi valorizzare questo patrimonio come fa questa straordinaria iniziativa è valorizzare il nostro Paese”.

Il presidente del Fai (Fondo per l’Ambiente Italiano) Marco Magnifico: “I monumenti raccontano il passato, le imprese artigiane e le piccole imprese raccontano presente e futuro, perché senza quel talento, senza quel brio e quella conoscenza, l’Italia non potrà continuare a essere quella che tutti amiamo e sosteniamo anche grazie a chi si iscrive al Fai”.

Daniela Bruno direttrice culturale Fai: “Luoghi e chicche particolari, si va da Milano, ad esempio il Palazzo Dugnani chiuso da 15 anni e riaperto eccezionalmente per le giornate Fai, a Torino al Lingotto dove si sale in cima e si visita l’Auditorium straordinario panoramico progettato da Renzo Piano, la Bolla; oppure andiamo a Sud, al faro di San Vito lo Capo, alle case di Arzachena che saranno il Museo della Costa Smeralda. Insomma c’è di tutto, dalle cose più curiose alle cose più monumentali”.

Ali Asgari: “Un po’ di luce” in un Iran tra repressioni e guerra

Roma, 30 set. (askanews) – Ali Asgari, il regista di “Un po’ di luce”, presentato alla Mostra di Venezia e distribuito nei cinema dall’1 ottobre, sta girando l’Italia per accompagnare il suo film, che racconta di una piccola speranza in un Iran tra repressioni e guerra. Dopo Roma farà tappa a Milano, Bologna, Parma, Reggio Emilia, Firenze, Padova e Napoli.

Asgari ha spiegato: “Stiamo vivendo in una situazione in cui non possiamo organizzare per il futuro una cosa molto grande, perché siamo circondati di tragedie, quindi per me era importante parlare di questa speranza, anche se è piccola ancora c’è”.

Il regista di “Kafka a Teheran” e “Divine Comedy”, che ha studiato diversi anni in Italia, questa volta porta sullo schermo la storia di un medico iraniano a cui è stato chiuso l’ambulatorio. La sua colpa è stata quella di aver soccorso i manifestanti durante le violentissime repressioni dell’inizio di quest’anno, alla vigilia degli attacchi di USA e Israele contro il suo Paese. L’uomo perde ogni speranza, vuole farla finita, ma pian piano rivede, appunto, un po’ di luce. “Dopo tanti anni siamo abituati a vivere e continuare a vivere nonostante tutti questi problemi, anche guerra, tutte queste repressioni, siamo abituati a vivere in questa situazione. – ha detto il regista – Tutto quello che è successo dopo la guerra, la vita quotidiana del popolo è peggiorata. Non succede che la guerra può cambiare la vita in un modo migliore”.

Fred Dixon lancia nuova stagione Brand USA ad Amsterdam

Amsterdam, 30 set. (askanews) – Fred Dixon, presidente e CEO di Brand USA, ha aperto la Travel Week U.K. & Europe con un messaggio di ottimismo e concretezza. “Prima di iniziare, voglio riconoscere i partner importanti che aiutano la missione di Brand USA Travel Week U.K. & Europe”, ha detto Dixon, ricordando che si tratta della “primissima volta” della manifestazione ad Amsterdam, “una città così speciale”.

I numeri della partecipazione testimoniano il livello raggiunto dall’edizione 2026: oltre 450 delegati statunitensi, rappresentanti di più di 200 organizzazioni, e oltre 300 buyer e giornalisti provenienti da 17 Paesi. Il tema della settimana, “Building Tomorrow’s Demand”, riflette la strategia di Brand USA di agire come “force multiplier”, estendendo la portata e l’impatto dei partner in tutto il mondo.

“E il domani inizia oggi”, ha scandito Dixon.

Questa settimana segna anche l’ingresso nel nuovo anno fiscale di Brand USA, “con un budget approvato e un business plan già in atto”. Dixon ha invitato i partecipanti a visitare il sito corporate rinnovato, thebrandusa.com, dove sono disponibili il piano industriale e “tanti altri strumenti utili”.

Al centro della strategia c’è l’iniziativa “Get Facts, Get Going”. “La nostra iniziativa “Get Facts, Get Going” fa chiarezza distinguendo i fatti dalle voci infondate, per fornire ai viaggiatori informazioni tempestive e precise sulle procedure di ingresso e sulle politiche relative ai visti per gli Stati Uniti; in questo modo, offre sia ai viaggiatori che agli operatori del settore turistico gli strumenti necessari per prenotare vacanze negli USA con sicurezza”.

Realizzato un kit di risorse per i partner che aiuta a capire come integrare questi messaggi nei diversi canali di comunicazione. E alla Travel Week di Brand Usa erano presenti anche partner del Dipartimento di Stato e del Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) degli Stati Uniti per rispondere a eventuali domande specifiche su visti o procedure di ingresso.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio di Carlo Molinari

Immagini askanews

Cinema, Nicolas Winding Refn in sala a Roma per "Her Private Hell"

Roma, 30 set. (askanews) – “Her Private Hell”, il nuovo film di Nicolas Winding Refn (“Drive”, “The Neon Demon”), uscirà nelle sale italiane dal 1 ottobre distribuito da Mubi. Il visionario regista e sceneggiatore danese è a Roma per presentarlo e incontrare il pubblico; domani (1 ottobre) sarà alle 19.15 al Nuovo Cinema Aquila alle 20.30 all’UCI Cinema Porte di Roma e al The Space Cinema Parco de’ Medici con Q and A al termine della proiezione; venerdì 2 ottobre, invece, l’appuntamento è alle 11.00 alla Multisala Lux, alle 19.00 al Cinema Troisi e alle 21.00 al Cinema Quattro Fontane.

Ambientato in un suggestivo mondo futuristico, “Her Private Hell” è un ipnotico thriller interpretato da Sophie Thatcher, Charles Melton, Kristine Froseth, Havana Rose Liu, Diego Calva e Dougray Scott. Presentato in anteprima al Festival di Cannes, il film è stato tra le opere più sorprendenti e dibattute del Festival, grazie alla sua visione audace e a un linguaggio cinematografico senza compromessi.

Quando una misteriosa nebbia libera un’oscurità inafferrabile, una giovane attrice (Sophie Thatcher) e un soldato americano (Charles Melton) vedono i loro destini intrecciarsi in un universo ipnotico, immerso nelle luci al neon, dove memoria, realtà e sopravvivenza si scontrano.

Urso: proseguiamo con accise mobili, iniziativa Eni lodevole

Milano, 30 set. (askanews) – “Non ci sarà più un taglio alle accise, come abbiamo predisposto nei primi mesi, proseguirà l’utilizzo delle accise mobili che tiene conto delle risorse in più dell’Iva per restituirle ai consumatori”. Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, a margine della presentazione delle giornate Fai d’Autunno a Roma.

“L’accisa mobile – ha precisato – è uno strumento permanente, altra cosa è il taglio della accise che evidentemente comporta un forte esborso da parte dello Stato, cioè risorse pubbliche, che dobbiamo evitare”.

Il ministro ha poi aggiunto che “l’iniziativa lodevole dell’Eni – e, tanto più significativa l’adesione delle altre compagnie nel dimostrare che l’Italia è un Paese amato e che questo governo ha una sua importante e significativa credibilità internazionale – pensiamo che possa essere adeguata a fronteggiare l’emergenza nelle rete dei carburanti. Di fatto il prezzo sta progressivamente diminuendo man mano che i punti vendita aderiscono all’iniziativa e penso che accadrà in maniera ancora più significativa nei prossimi giorni”.

Lavoro, Schlein: basta morti, investire in sicurezza

Milano, 30 set. (askanews) – “Proprio mentre venivo qui, ho letto di altre notizie drammatiche di incidenti sul lavoro, vittime sul lavoro. C’è un passaggio che il segretario Maurizio Landini, che ringrazio per l’invito, ha fatto oggi nel suo intervento qui, che dice proprio questo: dice di lavoro si deve vivere, non morire. Noi che siamo una Repubblica fondata sul lavoro, non possiamo accettare che si continui a morire di lavoro o di stage”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, a margine della cerimonia per i 120 anni della Cgil.

Dunque, ha proseguito Schlein, bisogna “investire di più e fare di più sul tema della sicurezza sul lavoro, che passa dal responsabilizzare le aziende, passa dal formare lavoratori e lavoratrici ad usare le nuove tecnologie per rendere più sicuri i luoghi di lavoro e dal contrastare quella logica del subappalto a cascata che purtroppo alla fine della lunga catena di appalti, rende il lavoro meno sicuro e il lavoratore più ricattabile. Quindi – ha concluso – c’è moltissimo ancora da fare su questo, ma in generale sappiamo che siamo uno dei paesi con i salari più bassi d’Europa”.

Mediterraneo, Ventura (VDP): progettazione ambientale chiave

Roma, 30 set. – “Nel Mediterraneo, l’acqua rappresenta una delle sfide più urgenti del nostro tempo. La disponibilità della risorsa, la crescente scarsità idrica, la pressione sui territori e gli effetti del cambiamento climatico stanno trasformando profondamente il modo in cui dobbiamo progettare e gestire le risorse idriche”. Lo ha dichiarato l’ingegner Ventura, fondatore e amminsitratore di VDP, intervenendo a margine del Forum Euromediterraneo dell’Acqua in corso a Roma.

“Non si tratta soltanto di garantire nuova disponibilità ma di farlo proteggendo gli ecosistemi, rispettando i territori e costruendo infrastrutture efficienti, sostenibili e capaci di rispondere alle reali esigenze delle comunità. È precisamente in questo equilibrio che si inserisce il nostro lavoro: come progettisti ambientali accompagniamo ogni intervento lungo tutto il percorso, dalla progettazione alla valutazione degli impatti, fino alla gestione delle autorizzazioni e al dialogo con i territori .

Secondo l’esperto di VDP, “ogni opera idrica impatta su ambiente, paesaggio e comunità. Il nostro compito è conciliare sviluppo e tutela, ponendoci come punto di connessione tra chi progetta, chi autorizza e chi vive il territorio per prevenire le criticità. Partecipiamo al Forum per condividere soluzioni e creare sinergie: una sfida complessa come quella del Mediterraneo richiede risposte ampie, fondate su innovazione, competenze e cooperazione” ha concluso Ventura.

Concluse celebrazioni 120 anni Cgil: platea Scala intona “Bella ciao”

Milano, 30 set. (askanews) – Al termine delle celebrazioni per il 120esimo anniversario di fondazione della Cgil, la platea del Teatro alla Scala ha intonato “Bella ciao”. Al coro si sono uniti anche il segretario della Confederazione, Maurizio Landini, la segretaria del Pd Elly Schlein, il leader di SI Nicola Fratoianni.

Inflazione, Urso: su aumento costo energia Europa agisca

Roma, 30 set. (askanews) – “Ci aspettiamo anche che l’Europa agisca. Siamo il Paese che per primo in maniera avveduta ha indicato la strada da percorrere, è necessario che anche le istituzioni europee facciano quello che le famiglie e le imprese europee chiedono da tempo”. Così, a margine della presentazione delle Giornate Fai d’Autunno a Roma, il ministro per le Imprese e il Made in Italy Adolfo Urso ha commentato il dato Istat sull’inflazione, ai massimi dal 2023, su cui pesa il caro energia.

“Ci aspettavamo che dopo mesi di crescita del costo dell’energia, non solo ovviamente dei carburanti, ma del costo dell’energia per il sistema produttivo, ci fosse un impatto nella filiera, cosa che è avvenuta in Italia e in Europa proprio in queste settimane”, ha detto.

“L’iniziativa dell’Eni a cui si sono associate altre importanti compagnie internazionali come IP, cioè Socar, e Q8 avrà sicuramente un impatto importante e significativo nelle reti dei carburanti”, ha aggiunto il ministro augurandosi che “l’altra iniziativa che ha promosso sempre l’Eni, in questo caso anche con Enel, cioè quella che riguarda la scontistica importante per le bollette domestiche, elettriche, di gas, possa contribuire a fronteggiare meglio le conseguenze sul costo dell’energia dal perdurare della guerra nel Golfo”.

Anna pubblica a sopresa il videoclip di "Benihana"

Milano, 30 set. (askanews) – Anna, per ringraziare tutti i suoi fan e il suo pubblico che l’ha portata al successo ancora una volta quest’estate, ha pubblicato a sorpresa il videoclip della traccia “Benihana”.

“Benihana” racconta la trasformazione di Anna, l’essere cresciuta rispetto al proprio passato, l’aver abbracciato il successo e la fama e l’aver superato gli ostacoli grazie alla propria tenacia, ambizione e determinazione. Il testo, scritto dall’artista, è al solito ironico e scoppiettante, tra citazioni pop (“work it come Rihanna”) e barre taglienti.

Il brano è tratto dal suo ultimo progetto “Million Dollar Babe” che è rimasto per 2 settimane consecutive alla #1 della classifica degli album (FIMI/NIQ).

L’album ha venduto ad oggi oltre 25.000 copie ed ha raggiunto in breve tempo la certificazione Oro.

Il disco ha permesso ad Anna di battere due record: non solo è la prima artista femminile italiana a raggiungere la n.1 in classifica album nel 2026 (sia in quella generale, sia in quelle dei formati fisici più venduti), ma è anche la più giovane artista donna ad aver conquistato la prima posizione con entrambi i suoi primi due album nella prima settimana di vendita.

Il progetto è stato anticipato dalla hit “White girl wasted” che ha raggiunto ad oggi oltre 35 milioni di stream totali. Il singolo è rimasto per settimane nella top5 dei singoli più venduti e ha raggiunto la top10 della classifica radio (EarOne), diventando anche il brano ‘urban’ più suonato dell’estate.

L’album “Million Dollar Babe” è il racconto di una ragazza che ha imparato a riconoscere il proprio valore, senza cercare l’approvazione degli altri. Un manifesto di forza, rivalsa e autodeterminazione, che attraversa le contraddizioni del successo, partendo dai concetti di ‘status’ e ‘gloria’, fino al vuoto, alla solitudine e alle illusioni che spesso l’accompagnano. Un disco che celebra la perseveranza, la libertà di essere sé stessi e la capacità di trasformare ogni ferita in consapevolezza.

A novembre, invece, ANNA s’imbarcherà nel suo secondo tour nei palasport, prodotto da Vivo Concerti, che arriverà nelle principali città italiane: Pesaro, Padova, Firenze, Napoli, Milano, Torino, Bologna e Roma.

Cultura, per le Giornate Fai d’autunno oltre 700 luoghi aperti

Roma, 30 set. (askanews) – Non solo edifici, chiese, collezioni d’arte, teatri, ci sono anche luoghi come la Fabbrica della Felicità-Leone 1857, il museo che racconta l’arte alla base della produzione delle celebri caramelle, le Pastiglie Leone, o come l’Attrezzeria Rancati dove si realizzano oggetti scenici anche per Hollywood, la “bottega dei sogni”, come la definiva Franco Zeffirelli.

Sono oltre 700 i luoghi che apriranno eccezionalmente le loro porte per la 15esima edizione delle Giornate Fai d’Autunno, il 10 e 11 ottobre in 350 città, invitando il pubblico a scoprire luoghi solitamente chiusi o poco conosciuti con un’attenzione particolare quest’anno all’artigianato italiano e al made in Italy, attraverso oltre 75 aperture e visite speciali. La nuova edizione è stata presentata a Palazzo Piacentini a Roma, sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e tra i luoghi visitabili. “Un sistema di eccellenze e di qualità che tutti ci riconoscono e che ci consente di crescere anche nei momenti di crisi globali, quindi valorizzare questo patrimonio come fa questa straordinaria iniziativa è valorizzare il nostro Paese” ha detto il ministro Adolfo Urso.

Il presidente del Fai (Fondo per l’Ambiente Italiano) Marco Magnifico ha spiegato: “I monumenti raccontano il passato, le imprese artigiane e le piccole imprese raccontano presente e futuro, perché senza quel talento, senza quel brio e quella conoscenza, l’Italia non potrà continuare a essere quella che tutti amiamo e sosteniamo anche grazie a chi si iscrive al Fai”. E Daniela Bruno direttrice culturale Fai, ha aggiunto ad askanews: “Luoghi e chicche particolari, si va da Milano, ad esempio il Palazzo Dugnani chiuso da 15 anni e riaperto eccezionalmente per le giornate Fai, a Torino al Lingotto dove si sale in cima e si visita l’Auditorium straordinario panoramico progettato da Renzo Piano, la Bolla; oppure andiamo a Sud, al faro di San Vito lo Capo, alle case di Arzachena che saranno il Museo della Costa Smeralda. Insomma c’è di tutto, dalle cose più curiose alle cose più monumentali”.

Il Fai vuole raccontare e far conoscere luoghi e storie del made in Italy a un pubblico sempre più ampio, anche grazie alla collaborazione con Confindustria e Museimpresa. “La risposta delle imprese è stata importante, è un progetto sperimentale ma credo che possa crescere e parlare anche ai giovani che vogliono conoscere cosa c’è dietro e dentro un’impresa”, ha detto Francesco Somma, vicepresidente Confindustria per la Cultura d’Impresa e la Certezza del Diritto.

Tra i siti aperti, saranno visitabili a Napoli il Polo delle Arti Caselli-Palizzi, una delle più significative realtà italiane che si dedicano alla formazione artistica e all’innovazione nel settore delle arti applicate e l’Istituto professionale per l’industria e l’artigianato della porcellana “Caselli”, dal 1961 custode della tradizione di Capodimonte, con sede nella Real Fabbrica settecentesca; a Lucca, l’Atelier Ricci (solo domenica), dove storia, arte e alta sartoria artigianale si intrecciano all’interno di un palazzo seicentesco; a Fiorenzuola d’Arda (PC) il MAE Museum, il primo museo dedicato alla storia e alla produzione della fibra di carbonio, tra i materiali di punta della nostra epoca; a Soveria Mannelli (CZ) il Lanificio Leo, la più antica fabbrica tessile della Calabria e il Museo d’impresa e Parco d’arte della casa editrice Rubbettino.

E ancora, tra gli altri, a Milano, il CityWave – il nuovo edificio in fase di completamento a CityLife, simbolo di innovazione architettonica e sostenibilità, a Salerno la Chiesa della Sacra Famiglia progettata da Paolo Portoghesi, uno dei più significativi esempi italiani di architettura sacra del secondo Novecento grazie alle sue innovative forme in cemento armato, Villa La Tesoriera a Torino, gioiello barocco con interni riccamente decorati e immerso nel verde, a Firenze il cinquecentesco Palazzo Gualfonda, sede di Confindustria Toscana Centro e Costa, che custodisce una celebre Sala degli Stucchi, oppure Palazzo Sclafani a Palermo, importante esempio di architettura civile trecentesca, con influenze arabo-normanne, che è stato nel corso dei secoli residenza nobiliare, ospedale e caserma ed è oggi sede del Comando Militare Esercito Sicilia (Casa. R. Pilo).

Nell’ambito dei luoghi della ricerca e della formazione, apertura eccezionale della Nave Alliance a La Spezia, nave di ricerca scientifica e idro-oceanografica operata dalla Marina Militare per conto del CMRE-Centre for Maritime Research and Experimentation della Nato, impegnata in missioni internazionali e nello studio dei cambiamenti climatici; della Stazione Sperimentale del Vetro a Venezia, centro di ricerca scientifica applicata al settore dell’industria vetraria, e di Villa Salvati a Monte Roberto (AN), sede di una storica scuola di agraria che svolge attività di ricerca, anche per il contrasto all’impatto dei cambiamenti climatici sull’agricoltura. L’educazione infantile sarà protagonista a Reggio Emilia, con le visite al Centro Internazionale “Loris Malaguzzi”, sede della Fondazione Reggio Children, che ha profondamente innovato la pedagogia dei più piccoli, visitata anche da Kate Middleton recentemente.

Non mancheranno i borghi, parte essenziale della storia insediativa italiana, con itinerari speciali tra storia, curiosità e tradizioni, come quelli proposti a Pennapiedimonte (CH), arroccato sulle pendici della Maiella e scolpito nella roccia viva, o a Rogliano (CS), detto “il paese delle dodici chiese” e noto per la scuola degli scalpellini e degli intagliatori, ma anche per il suggestivo rione di Cuti, che ospita una delle più piccole biblioteche del mondo e un panificio-museo.

Sanchez: Spagna e Francia sono la Resistenza ai nemici dell’Europa

Roma, 30 set. (askanews) – “Dobbiamo lavorare insieme non solo per i nostri Paesi ma anche per il futuro del progetto europeo. Condividiamo una visione su quale direzione dovrebbe essere e sulle misure che l’Europa dovrebbe adottare. Purtroppo, questa visione viene ora messa in discussione dall’interno, incoraggiata e finanziata anche dall’esterno da una corrente reazionaria che sta travolgendo il mondo, una corrente che vuole un’Europa divisa, frammentata, in conflitto con se stessa e dipendente da interessi stranieri, una corrente che cerca di far rinunciare agli europei ai nostri valori, ai nostri principi democratici e anche alla coesione sociale”. Lo ha affermato il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez in conferenza stampa alla Moncloa con il presidente francese Emmanuel Macron.

“Credo – ha proseguito Sanchez – che questo sia il contrappunto che governi e paesi come la Francia e la Spagna stanno instaurando all’interno dell’ordine europeo. Oggi credo che la Spagna e la Francia rappresentino quella resistenza europea a quei nemici del nostro continente e del modello europeo, l’essenza del nostro progetto comune, perché sappiamo che solo uniti possiamo proteggere ciò che siamo, che è indubbiamente l’Europa”, ha sottolineato Sanchez.

Juventus: perdita sale a 66 mln, aumento capitale fino a 250 mln

Milano, 30 set. (askanews) – Juventus chiude l’esercizio 2025/2026 con una perdita consolidata di 66 milioni di euro, rispetto al rosso di 58,1 milioni dell’anno precedente, e prepara un nuovo rafforzamento patrimoniale con un aumento di capitale fino a 250 milioni, sostenuto dall’azionista di maggioranza Exor. La holding verserà immediatamente 60 milioni in conto futuro aumento di capitale. Pesante la reazione in Borsa: il titolo Juventus cede oltre l’8% a 1,7 euro, pari a una capitalizzazione di circa 720 milioni. In calo anche Exor che cede lo 0,5% a 70,4 euro.

I ricavi e proventi del club sono scesi del 10,4% a 474,7 milioni dai 529,6 milioni dell’esercizio precedente, mentre i ricavi operativi sono rimasti sostanzialmente stabili a 416,9 milioni. I costi operativi sono diminuiti del 10,4% a 363,6 milioni. Il risultato operativo è negativo per 39,4 milioni, contro -29,9 milioni.

Sul calo dei ricavi hanno pesato soprattutto i minori proventi dalla gestione dei diritti dei calciatori e la riduzione dei ricavi audiovisivi, anche per il venir meno dei 27 milioni legati al Mondiale per club. In senso opposto, le sponsorizzazioni sono aumentate di 20,3 milioni grazie agli accordi con Stellantis e Visit Detroit. L’indebitamento finanziario netto è salito a 331,1 milioni dai 280,2 milioni di un anno prima, mentre il patrimonio netto consolidato è sceso a 11,5 milioni da 13,2 milioni.

Il Cda proporrà all’assemblea del 3 novembre una delega per aumentare il capitale fino a 250 milioni, in una o più tranche. L’operazione è destinata a rafforzare la struttura patrimoniale e a sostenere competitività sportiva, investimenti sugli asset immobiliari, valorizzazione del brand e sostenibilità economico-finanziaria.

Exor, che detiene il 65,4% del capitale di Juventus e il 78,3% dei diritti di voto, si è impegnata a sottoscrivere la propria quota e si è detta disponibile a garantire anche l’eventuale inoptato. La holding verserà inoltre subito 60 milioni come anticipo sulla propria quota del futuro aumento.

Secondo azionista della Juventus è Tether Investment con circa l’11,5% del capitale e il 7% dei diritti di voto, ma non è presente nel Cda. Nel dicembre 2025 il gruppo delle stablecoin guidato da Paolo Ardoino aveva presentato un’offerta cash a Exor per rilevarne l’intera quota, valorizzando Juventus poco sopra 1 miliardo di euro, e aveva indicato la disponibilità a investire un ulteriore miliardo nel club in caso di acquisizione. Exor respinse la proposta e John Elkann ribadì che la Juventus non era in vendita.

La partecipazione Juventus ha intanto perso valore nel portafoglio Exor: al 30 giugno valeva 557 milioni di euro, contro 789 milioni a fine 2025, con una riduzione di 232 milioni. Nel semestre il total return è stato negativo del -29%.

Per il 2026/2027 Juventus prevede ancora una perdita, soprattutto per la mancata partecipazione alla Champions League e i minori ricavi legati all’Europa League. Un progressivo miglioramento è atteso nei due esercizi successivi.

Malattie cardiovascolari, serve un Piano Nazionale entro il 2027

Roma, 30 set. (askanews) – Quasi 9 milioni di italiani convivono con una patologia cardiovascolare, causa di circa 206.000 decessi l’anno (56% donne) e di un impatto economico complessivo di 42 miliardi di euro tra costi sanitari e perdita di produttività. È il quadro emerso nel Policy Brief di TEHA Group e Meridiano Cardio, promosso dalla Senatrice Elena Murelli durante gli Stati Generali della Salute Cardiovascolare. L’obiettivo è definire un Piano Nazionale entro il 2027 in linea con il Safe Hearts Plan europeo.

Il documento propone azioni concrete su prevenzione, diagnosi precoce e un programma di screening cardiometabolico gratuito di popolazione.

“Quest’evento è così importante sia perché oggi si celebra la Giornata Mondiale del Cuore, sia perché siamo qui per chiedere la definizione e l’attuazione di un Piano Nazionale per la Salute Cardiovascolare anche nel nostro Paese. Non solo perché ce lo chiede l’Europa attraverso il Safe Hearts Plan, ma perché è giunto il momento di definire una strategia organica che permetta di superare le tante disuguaglianze che caratterizzano il mondo cardiovascolare da quelle territoriali a quelle di genere per migliorare concretamente la salute dei cittadini affetti da queste patologie” ha dichiarato Rossana Bubbico, Responsabile Area Think Tank, Practice Health & Life Sciences, TEHA Group.

I fattori di rischio possono restare a lungo asintomatici: da qui la necessità di identificare precocemente i soggetti a rischio.

“Molte persone non sono ancora consapevoli dell’importanza di sottoporsi a controlli periodici per la valutazione del rischio cardioreno-metabolico. Oggi le linee guida raccomandano questi esami soprattutto per alcune categorie a rischio ad esempio le persone con obesità, ipertensione o uno stile di vita sedentario per effettuare uno screening completo che includa anche la funzione renale” ha aggiunto Pasquale Perrone Filardi, Vicepresidente di Italian Federation of Cardiology – IFC.

Accanto alla prevenzione e all’anticipazione della diagnosi, resta centrale il tema della sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale.

“Il tema legato alle malattie cardiovascolari è di fondamentale importanza, specialmente per quanto riguarda il contrasto a queste patologie e il loro forte impatto clinico, epidemiologico e sociale. È essenziale muoverci in conformità con quanto sta avvenendo a livello europeo attraverso un Piano Nazionale Cardiovascolare. All’interno del Ministero della Salute abbiamo già avviato una serie di interventi e messo in campo importanti strumenti normativi e tecnici, che ci consentono di misurare, monitorare e valutare le azioni intraprese in materia di prevenzione, screening e diagnosi precoce” ha concluso Francesco Saverio Mennini, Capo del Dipartimento della programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche del Servizio Sanitario Nazionale del Ministero della Salute.

Il percorso tracciato a Palazzo Giustiniani punta a garantire una presa in carico integrata lungo tutto il percorso del paziente, superando le frammentazioni territoriali e valorizzando l’innovazione, la digitalizzazione e la continuità assistenziale tra ospedale e territorio.

La resilienza idrica nuova sfida per città e territori

Roma, 30 set. (askanews) – Si è tenuto nella suggestiva Nuvola dell’Eur il Festival dell’Acqua di Roma organizzato da Utilitalia, incontro che si è focalizzato sulla nuova sfida che attende i gestori dell’acqua, quella di garantire il servizio idrico in un contesto di crescente instabilità climatica, energetica e geopolitica.

Sull’argomento è intervenuto Francesco Mascolo, amministratore delegato di MM Spa, società interamente partecipata dal Comune di Milano, che gestisce il servizio idrico cittadino nonché Vicepresidente di APE-Aqua Publica Europea, l’associazione che comprende i principali gestori pubblici continentali. Mascolo ha affrontato il tema della resilienza idrica dove l’acqua rappresenta un’infrastruttura strategica al pari di energia e trasporti e che la vera sfida dei gestori è garantire la continuità del servizio anche in piena emergenza.

Le parole di Francesco Mascolo, AD MM Spa: “Oggi l’infrastruttura idrica è soggetta ad attacchi cyber, ad attacchi fisici, a sabotaggi, a tutta una serie di iniziative che un tempo non venivano valutate. Questo è stato riconosciuto nell’ambito della Water Resilience Strategy a livello europeo e quindi il ruolo del gestore è cambiato. Da colui che doveva gestire un tempo soltanto un acquedotto, la fognatura o la depurazione, è oggi un manager della risorsa acqua. La deve proteggere fin dalla fonte, dall’inquinamento, ma anche dagli attacchi precedentemente citati, per poi distribuirla in maniera efficiente”.

Milano affronta la trasformazione idrica attraverso la digitalizzazione avanzata della rete, che riduce le perdite al 10% e la gestione integrata del rischio alluvionale, con opere infrastrutturali come la vasca del Seveso, sistemi di drenaggio sostenibile e il riuso delle acque depurate per l’irrigazione agricola.

Ma come si sposa la visione di MM Spa con l’evoluzione delle politiche europee sulla sicurezza dei cittadini?”

Nuovamente, l’intervento di Francesco Mascolo, AD MM Spa: “Sicurezza e preparedness sono tra i focus della strategia europea per la gestione della risorsa idrica. M&M, società di ingegneria rinomata da 70 anni, è già stata capace di coniugare soluzioni come infrastrutture a protezione dell’ambiente, vasche di laminazione, di sistemazioni di aree fluviali, insieme ad interventi un po’ più diffusi quali i sistemi di drenaggio urbano sostenibili che rendono le nostre città impermeabili e capaci di reagire agli eventi atmosferici imprevisti e catastrofici”.

La strada tracciata al Festival dell’Acqua non è solo tecnica, ma culturale: proteggere l’acqua significa proteggere il nostro futuro. E la tecnologia, unita alla cooperazione, è la chiave per non farsi trovare impreparati di fronte alle sfide di domani.

Benji e Fede in sala prove al lavoro per prepare il tour nei teatri

Milano, 30 set. (askanews) – Benji & Fede al lavor in sala prove per preparare il tour “Sempre in Due – Live a Teatro” che parte il prossimo 3 ottobre da Modena. Per il duo si tratta del primo tour teatrale prodotto e organizzato da Vivo Concerti. Un nuovo capitolo live che porterà sui palchi italiani le canzoni del nuovo album “Quando Viaggi da Sola”, insieme ai brani che hanno segnato la storia del duo.

Per la prima volta Benji & Fede scelgono il teatro come casa del loro live. Una dimensione diversa, più raccolta, che permetterà al duo di raccontare le canzoni del loro sesto progetto discografico – il lavoro più intimo e personale del loro percorso artistico – e rileggere alcuni dei brani più significativi del proprio repertorio.

Uno spettacolo pensato per mettere al centro la musica e dare forma dal vivo al viaggio raccontato nell’album. Uno show costruito nel corso degli ultimi mesi, con arrangiamenti pensati appositamente per il teatro e la voglia di regalare al pubblico qualcosa di diverso rispetto a quanto fatto finora.

“Per questo album il teatro è la dimensione che più ci rappresenta. Si sposa perfettamente con il sound del disco e con il momento che stiamo vivendo artisticamente. “Quando Viaggi da Sola” è un progetto nato senza particolari aspettative, con la voglia di seguire il nostro istinto e raccontarci in maniera sincera. È probabilmente il lavoro più maturo che abbiamo realizzato e il teatro ci permette di presentarlo nel contesto giusto, in uno spazio dove ogni canzone può respirare e arrivare alle persone nel modo più diretto possibile. Siamo anche molto consapevoli dell’importanza dei luoghi che ci ospiteranno: salire per la prima volta sui palchi di teatri così prestigiosi è un grande onore e una responsabilità che sentiamo molto””, racconta Fede.

“Il teatro è la cornice perfetta per portare dal vivo questo disco. Lo spettacolo sarà diviso in diversi momenti: ci saranno parti più intime, con me e Fede in acustico proprio come agli inizi, ma anche una band in formazione ridotta che accompagnerà il racconto delle nuove canzoni e dei brani che hanno segnato il nostro percorso. Ci stiamo lavorando da mesi e non vediamo l’ora di condividere questo show con il pubblico. Sarà un modo diverso di stare insieme, ma sempre fedele a quello che siamo”, aggiunge Benji.

Il tour partirà da Modena il 3 ottobre @ Teatro Storchi (SOLD OUT), per poi proseguire a Torino il 5 ottobre @ Teatro Colosseo, Firenze il 7 ottobre @ Teatro Cartiere Carrara, Bologna l’8 ottobre @ Teatro Duse, Pescara l’11 ottobre @ Teatro Massimo, Roma il 13 ottobre @ Teatro Brancaccio, Milano il 16 ottobre @ Teatro Dal Verme e Napoli il 19 ottobre @ Teatro Augusteo.

Regeni, Schlein: Meloni si attivi subito per far eseguire sentenza

Milano, 30 set. (askanews) – Il governo e la premier Giorgia Meloni si attivino immediatamente per far rispettare la sentenza su Giulio Regeni. Lo chiede la segretaria del Pd Elly Schlein, parlando con i giornalisti al termine delle celebrazioni per i 120 anni della Cgil alla Scala di Milano.

“Le dichiarazioni di Tajani sono state gravissime, sono le dichiarazioni di chi non ha capito la sentenza che condanna tre membri dell’apparato di discurezza del regime egiziano. Non c’è più nessuno che può negare le responsabilità del regime egiziano. La verità la sapevamo, adesso abbiamo giustizia con una sentenza storica che dà speranza a tutti gli oppressi da tutti regimi del mondo che non ci può essere impunità”, ha sottolineato Schlein che ha poi accusato l’esecutivo: “Continuo a sentire dal governo affermazioni che non hanno contezza che quella sentenza già deve essere portata avanti dal governo italiano, a partire dal risarcimento dei danni che è stato stabilito non soltanto verso i familiari ma verso lo Stato italiano e quindi il governo si deve attivare per ottenere dall’Egitto il risarcimento e per ottenere che quella sentenza e quelle condanne possano essere eseguite. Mi sembre che non ci sia consapevolezza di questo da parte del governo. C’è una parte che è immediatamente esecutiva, sento parlare di secondi e terzi gradi, ma c’è una parte della sentenza che è immediatamente esecutiva e quindi noi chiediamo al governo e a Giorgia Meloni che cosa faranno per far rispettare una sentenza di un giudice italiano”.

Ancora: “Tajani ha parlato di sentenza limitata ma la sentenza non è limitata. Quello che è stato assente in questi anni è stata la collaborazione da parte delle autorità egiziane. Il ruolo del governo è intraprendere immediatamente ogni iniziativa diplomatica per far sì che una sentenza di un giudice italiano venga attuata e rispettata”.

Tennis, Arnaldi al secondo turno dell’Atp Tokyo

Roma, 30 set. (askanews) – Matteo Arnaldi ritrova la vittoria sul cemento di Tokyo. Reduce da tre ko consecutivi, il ligure ha battuto in tre set la wild card giapponese Rei Sakamoto, n. 137 al mondo, con il punteggio di 2-6, 6-4, 6-4 in 2 ore e 10 minuti. La prima vittoria dopo quasi due mesi di digiuno per l’azzurro, bravo a non uscire dalla partita dopo un primo set volato via velocemente in favore del 20enne di Nagoya. Arnaldi è cresciuto alla distanza e ha vinto due set in fotocopia, entrambi decisi con un break nel decimo gioco.

Il ritorno di sangiovanni con l’album Tutto bene grazie

Milano, 30 set. (askanews) – sangiovanni annuncia il nuovo album Tutto bene grazie, in uscita il 13 novembre per Sugar Music. Anticipato dal brano ti ho cercata (felicità), il nuovo disco è da oggi disponibile in pre-save e in pre-order nei formati fisici cd e vinile con poster. In esclusiva sul sito di Sugar è disponibile nelle edizioni limitate: CD con il poster autografato e vinile giallo trasparente con poster autografato. Tutto bene grazie, scritto da sangiovanni e Alessandro La Cava e prodotto da CELO e Pietro Posani è un disco che mette al centro il presente e lo racconta come un percorso di crescita. Tre parole semplici, quotidiane e quasi automatiche. Qui, però, diventano una risposta sincera e una scelta: quella di fermarsi, guardarsi per quello che si è e ripartire da lì. È questo il cuore di Tutto bene grazie, un disco che racconta il presente di sangiovanni senza cercare risposte definitive ma lasciando spazio alle domande, ai dubbi e alle contraddizioni che fanno parte del percorso di ogni persona. Le canzoni parlano di sentimenti personali che diventano universali come la paura di scegliere, la sensazione di essere in ritardo, la solitudine, ma anche il desiderio di farcela, il bisogno di condividere e il valore degli affetti. In questo racconto convivono profondità e ironia, consapevolezza e dubbio, fragilità e leggerezza. TUTTO BENE GRAZIE non è un punto d’arrivo, ma una fotografia di un momento preciso: una tappa di un percorso ancora in movimento, raccontata con la sincerità di un diario e con lo sguardo già rivolto a ciò che viene dopo. “come stai?” me l’avete chiesto in tanti e per tutto questo tempo avrei voluto rispondervi in maniera sincera, ma sentivo che una risposta sola non bastava. Ora posso dire che va tutto bene, grazie. Non perché la vita sia perfetta, ma perché anche se non lo è ho comunque tanta voglia di viverla. tante volte lo si dice superficialmente, e alla maggior parte delle persone basterà questo. per chi vuole andare in profondità, invece, ho scritto un disco. sangiovanni annuncia così il suo nuovo album TUTTO BENE GRAZIE su IG L’album è anticipato dal singolo ti ho cercata (felicità), un brano sulla consapevolezza che la felicità è qualcosa che si trova dentro di sé e che si può scegliere di vivere ogni giorno. Il videoclip ufficiale, girato tra i portici di Bologna, città natale di Lucio Dalla, restituisce uno spaccato autentico della quotidianità di sangiovanni insieme ai suoi amici. Cantautore veneto, sangiovanni fonde il pop contemporaneo con influenze urban e melodie leggere, trasformando la sua scrittura diretta in un racconto autentico delle emozioni. Con uno stile immediato e riconoscibile, riesce a unire freschezza e profondità, dando voce a una generazione in bilico tra sogni e fragilità.

L.elettorale, Magi (+Eu): inizio digiuno per ottenere modifica testo

Roma, 30 set. (askanews) – “Da oggi inizierò un digiuno per ottenere la modifica almeno delle parti peggiori di questa norma e consentire di presentare le liste con la firma digitale”. Lo ha detto il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, a margine di una conferenza stampa alla Camera, in vista dell’approdo della legge in Aula a Montecitorio, nel pomeriggio.

“Questa legge è un colpo di Stato elettorale” perché “attraverso una manipolazione delle regole elettorali, cioè della formula con cui si trasforma il voto dei cittadini in rappresentanza politica, una minoranza organizzata nel Paese vuole trasformarsi in una maggioranza schiacciante in parlamento”, ha sottolineato Magi.

Dopo San Siro, Tedua torna live nel 2027 nei palazzetti

Milano, 30 set. (askanews) – Dopo essersi preso San Siro quest’estate, Tedua si prepara a tornare live da gennaio con “Tedua Palasport 2027”, un tour nei principali palasport italiani per ripercorrere insieme al suo pubblico 10 anni di una carriera segnata da record, da “Orange County” a oggi, prima di prendersi una pausa per tornare a scrivere.

“In questi live porteremo qualche brano che non abbiamo suonato agli altri concerti ma che per me e per il mio pubblico sono importanti – dichiara Tedua durante l’intervista rilasciata al BSMT – e perché dopo questo tour scomparirò per un po’, mi fermerò come fatto prima della Divina Commedia, perché ho bisogno di viaggiare e chiudermi a fare il nerd per dare il meglio di me e poter creare qualcosa di nuovo”

Queste le date di “Tedua Palasport 2027” 21 gennaio 2027 | Jesolo @ Palazzo del Turismo (DATA ZERO) 23 gennaio 2027 | Bologna @ Unipol Arena 26 gennaio 2027 | Torino @ Inalpi Arena 28 gennaio 2027 | Roma @ Palazzo dello Sport 31 gennaio 2027 | Milano @ Unipol Forum

I biglietti del tour sono disponibili in prevendita.

Con 80 platini, 39 ori e 3 miliardi di stream globali in carriera, Tedua è ormai considerato un trendsetter della scena ed è tra i nomi più affermati del panorama italiano. Il suo ultimo progetto “La Divina Commedia”, certificato 9 volte platino, è stato uno degli album più venduti del 2023. Il suo ultimo tour tutto sold out nei palasport ha registrato oltre 100.000 biglietti venduti.

RTL 102.5 è la radio partner di “Tedua Palasport 2027”.

Ustica, il procuratore capo di Roma: non archiviare, si apre nuovo filone con nuove prospettive

Roma, 30 set. (askanews) – “Si apre un nuovo filone con nuove prospettive”. Così ha detto il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, nel motivare il ritiro della richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla strage di Ustica.

“Dopo le notizie arrivate dalla Francia, che si è detta pronta a collaborare, procediamo in tal senso”, ha aggiunto.

Con una nota verbale del 14 settembre scorso l’ambasciata di Francia in Italia ha comunicato, che come concordato nella conversazione telefonica tra ministri degli Esteri dei due Paesi, verrà riattivato il canale informativo giudiziario relativo alle indagini sulla strage di Ustica. La “sostanziale novità” è stata spiegata dal procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, nel corso dell’udienza di stamane davanti al GIP Livio Sabatini del tribunale della Capitale.

Secondo quanto spiegato da Lo Voi le autorità diplomatiche transalpine hanno reso noto che verranno messi a disposizione “9 file informatici con documenti relativi al periodo dal 1981 al ’94, oltre ad atti di natural diplomatica”.

Nuovo singolo per Max Pezzali, esce "Le_Ali"

Milano, 30 set. (askanews) – Nuovo singolo per Max Pezzali: da venerdì 2 ottobre sarà disponibile in radio e in digitale (per Atlantic Records Italy / Warner Music Italy) Le_Ali, uno dei due brani inediti contenuti all’interno di Max Forever vol.2 – L’Album, in arrivo il 30 ottobre -nei formati: doppio vinile colorato e autografato in edizione limitata, doppio vinile nero standard e CD- e già disponibile in preorder.

Incluso in Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883, la seconda stagione della serie Sky Original, firmata da Sydney Sibilia e in arrivo il prossimo 9 ottobre su Sky e NOW, Le_Ali racconta il passaggio dall’adolescenza all’età adulta attraverso il ricordo di anni fatti di sogni, insicurezze e voglia di trovare il proprio posto nel mondo.

Al centro, una generazione di ragazzi che, con pochi mezzi e sogni enormi, prova a trasformare una passione in qualcosa di reale, tra amicizia, musica e “castelli in aria”. A guidarli è la perseveranza, la capacità di continuare a credere nei propri sogni anche quando sembrano impossibili: quelle “ali nel cuore” diventano così il simbolo di chi sceglie di volare nonostante tutto.

Con uno sguardo nostalgico sul tempo che passa, Le_Ali accorcia la distanza tra ieri e oggi ritrovando nelle nuove generazioni la stessa urgenza di raccontarsi, di trovare una voce e immaginare il proprio futuro.

Un dialogo che presto tornerà a vivere anche sul palco: da dicembre Max tornerà a riabbracciare il suo pubblico nei palasport italiani con Max Forever – Stessa storia stesso posto stesso bar, uno show nuovo di zecca che riporterà nella dimensione indoor l’energia, le emozioni e le canzoni di un artista con una carriera senza eguali. Si parte il 15 dicembre da Pesaro ma le date già annunciate sono tantissime tra Milano, Roma, Bologna, Firenze e Torino.

Max Forever – Stessa storia stesso posto stesso bar è organizzato e prodotto da Vivo Concerti.

Istat: a settembre l’inflazione vola al 4,2%, pesa il caro-energia

Roma, 30 set. (askanews) – A settembre l’inflazione registra una variazione pari a +0,7% su base mensile e a +4,2% su base annua, da +3,3% del mese precedente. E’ la stima preliminare diffusa dall’Istat.

L’accelerazione tendenziale dell’inflazione è imputabile soprattutto all’andamento dei prezzi degli Energetici, sia regolamentati (da +18,6% a +25,9%) sia non regolamentati (da +17,0% a +22,2%), e degli Alimentari non lavorati (da +3,8% a +5,5%); crescono a ritmo più sostenuto anche i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a +2,9%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +0,8% a +1,6%).

Agrivis, la cascina in città che dà lavoro alle persone fragili

Milano, 30 set. (askanews) – C’è chi di economia circolare, solidarietà e inclusione organizza convegni. E chi le mette in pratica ogni giorno, dando lavoro a persone con disabilità e altre fragilità. Siamo a Milano, nel Parco Agricolo Sud. Qui Agrivis, cooperativa sociale agricola del Gruppo L’Impronta, coltiva frutta e verdure biologiche e le trasforma in conserve, sughi e altri prodotti. Ventiquattro persone lavorano oggi nella cooperativa. Diciotto hanno una disabilità, altre tre differenti fragilità.

Ma perché il progetto funzioni c’è una condizione da rispettare, dice il coordinatore della cooperativa, Andrea Piscetta: “Per Agrivis, come per qualsiasi altra realtà del no profit o del profit, vendere i propri servizi o i propri prodotti è garanzia di sostenibilità. Agrivis deve essere sostenibile, deve almeno arrivare al pareggio di bilancio, cosa che negli ultimi due anni siamo riusciti a sostenere”.

Dentro il laboratorio anche il modo di produrre è pensato in funzione delle persone. Lo spiega la tecnologa Lucia Comaschi: “Non meccanizziamo tutto il processo di produzione, ma lavoriamo su un impianto che è volutamente artigianale proprio per dare mansioni semplici, ripetitive, metodiche, adatte a tutte le persone che vengono qua a lavorare”.

E poi c’è l’altra metà dell’economia circolare. Confetture e nettari vengono prodotti anche con frutta in eccesso o scartata alla raccolta soltanto perché troppo piccola, troppo grande o deforme.

Per qualcuno Agrivis è stato anche il primo lavoro. Hassan ha 27 anni, viene dalla Somalia. Qui ha lavorato mentre studiava e ha conseguito un diploma professionale. “È il primo lavoro che ho fatto. Ho conosciuto tante piante, come si trapianta, come si cura e adesso lo so. Sì, è cambiato tanto, è esperienza”.

Adesso Agrivis vuole crescere. Il progetto è raddoppiare gli spazi della cascina e aprire nuovi laboratori per tisane, miele, chips vegetali e un formaggio vegetale a base di mandorle. L’investimento iniziale sarà sostenuto anche attraverso donazioni e finanziamenti esterni; poi le nuove attività dovranno mantenersi con le proprie vendite.

Andrea Miotti, presidente di Agrivis: “L’impatto che questo genererà, ed è la cosa che a noi interessa di più, è l’inserimento di altre 25 persone con disabilità nell’arco di due anni”.

Intanto c’è già chi arriva qui semplicemente per fare la spesa. Una cliente ha scoperto Agrivis durante una passeggiata nel quartiere e da allora è tornata più volte. “Trovare la verdura non a chilometro zero: meno di un chilometro. È stata una bella scoperta – dice – In più mi piace quello che è stato spiegato sulla realtà, sull’aiuto alle persone, mi sembrano degli ottimi progetti”.

NYT: OpenAi ha ignorato allarmi dei dipendenti prima che il modello IA hackerasse piattaforma

Roma, 30 set. (askanews) – OpenAI avrebbe ignorato gli allarmi lanciati da alcuni suoi dipendenti sui rischi per la sicurezza dei modelli di Intelligenza artificiale alcuni mesi prima dell’incidente nel quale un sistema in fase di sviluppo aggirò i controlli e attaccò sistemi informatici esterni. Lo riferisce oggi il New York Times in una sua inchiesta.

Secondo il quotidiano americano, due dipendenti avevano rilevato carenze nella supervisione durante i test destinati a valutare capacità e sicurezza dei modelli e avevano espresso le proprie preoccupazioni alla dirigenza attraverso una email.

I vertici dell’azienda avrebbero tuttavia risposto che era necessario completare i test il più rapidamente possibile per rispettare il calendario previsto per lo sviluppo dei modelli, senza introdurre ulteriori misure di sicurezza.

L’incidente si è verificato in luglio, durante valutazioni interne delle capacità informatiche di alcuni modelli. OpenAI ha successivamente riconosciuto che i sistemi erano riusciti ad aggirare le barriere progettate per isolarli da Internet, sfruttare vulnerabilità nell’infrastruttura e accedere ai sistemi della piattaforma Hugging Face.

Secondo OpenAI, le azioni dei modelli si erano discostate dagli obiettivi assegnati dai ricercatori: i sistemi avevano utilizzato canali di comunicazione non autorizzati, ottenuto l’accesso a Internet e raggiunto infrastrutture di soggetti terzi.(Segue) Il New York Times riferisce ora che le carenze nella supervisione che precedettero l’incidente erano state segnalate internamente diversi mesi prima, ma che gli avvertimenti non portarono all’introduzione di nuove salvaguardie.

La vicenda si inserisce in un dibattito più ampio sulla capacità dei sistemi di Ia più avanzati di agire autonomamente in modi non previsti dai loro sviluppatori. OpenAI ha reso pubblici negli ultimi mesi diversi episodi di comportamento non allineato osservati durante attività interne di addestramento e valutazione.

Il 25 settembre la società ha inoltre pubblicato nuove informazioni su comportamenti inattesi dei modelli in fase di sviluppo, mentre nei giorni successivi i media americani hanno riferito di ulteriori cautele adottate dall’azienda nella messa a disposizione dei sistemi più avanzati.

Secondo il New York Times, il caso alimenta interrogativi sul rapporto tra la rapidità nello sviluppo dei modelli più potenti e la capacità delle aziende di introdurre sistemi di controllo sufficienti prima che tali tecnologie raggiungano livelli più elevati di autonomia.

Ucraina, massiccio attacco russo con droni e missili balistici: morti e feriti

Roma, 30 set. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha informato che gli attacchi promossi contro il suo Paese hanno provocato, dalla notte scorsa, cinque morti. “Al momento, in tutto il Paese, quattordici persone sono rimaste ferite a causa di tutti questi attacchi. Tragicamente, cinque persone sono state uccise, tra cui un bambino”, ha evidenziato il leader ucraino.

“Dalla scorsa notte, i servizi di emergenza e le squadre di intervento stanno lavorando per far fronte alle conseguenze dell’attacco russo. È stato un attacco difficile: quasi 190 droni d’attacco, oltre a missili balistici. E l’obiettivo principale erano le infrastrutture energetiche nella capitale e nella regione di Kiev. Sono stati danneggiati anche edifici residenziali” ha informato oggi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

“Sono in corso i lavori per ripristinare le forniture di elettricità e acqua ovunque siano attualmente interrotte. Questa mattina, un drone ha colpito un supermercato di generi alimentari a Ivankovychi. I soccorritori stanno spegnendo l’incendio”, ha osservato il presidente ucraino, ricordando che “anche Kiev sotto attacco con droni. È stato colpito un edificio adibito a magazzino e una persona è rimasta uccisa”.

“Sono state colpite infrastrutture critiche nelle regioni di Zhytomyr, Mykolaiv, Kirovohrad e Rivne. Si sono verificati danni anche nelle regioni di Odessa, Sumy, Kharkiv, Kherson e Cherkasy”, ha specificato Zelensky.

“I nostri difensori sono riusciti ad abbattere alcuni dei missili balistici. Purtroppo, però, ci sono stati anche impatti”, ha proseguito Zelensky, affermando che “negli ultimi giorni sono arrivati nuovi pacchetti di aiuti per la difesa aerea. Ringrazio i nostri partner per i missili e tutti coloro che rispettano i nostri accordi e contribuiscono a rafforzare la protezione dei nostri cieli. È esattamente così che dobbiamo continuare a lavorare”.

“Ogni missile intercettore salva davvero delle vite. E più ci avviciniamo all’inverno, maggiore sarà la necessità di questa protezione”, ha osservato ancora Zelensky, spiegando che “dobbiamo fare tutto il possibile affinché la scommessa della Russia sul terrore condotto attraverso missili balistici e droni non vada a buon fine”.

Dopo 23 anni, i soldati americani via dall’Iraq: chiusa un’epoca

Roma, 30 set. (askanews) – Dopo 23 anni, interrotti soltanto dal ritiro del 2011 e dal successivo ritorno contro lo Stato islamico, gli Stati uniti hanno completato oggi il ritiro delle loro forze militari dall’Iraq. Gli ultimi uomini e mezzi hanno lasciato la base di Erbil, nel Kurdistan iracheno, ultimo grande presidio americano nel Paese, chiudendo l’avventura militare avviata dopo l’invasione del 2003 e trasformata dal 2014 nell’operazione Inherent Resolve contro l’Isis.

“Oggi, gli Stati uniti e i nostri partner di coaqlizione hanno formalmente concluso l’Operazine Inherent Resolve in Iraq, in linea con la dichiarazione congiunta Usa-Iraq di settembre 2024 e gli interessi nazionali statunitensi”, ha comunicato il portavoce capo del Pentagono Sean Parnell, precisando che le forze della Coalizione hanno lasciato la Base aerea di Erbil.

“Non pensiamo di avere più bisogno dei militari lì”, aveva detto a luglio il presidente Donald Trump ricevendo alla Casa Bianca il primo ministro iracheno Ali al Zaidi. Washington aveva mantenuto negli ultimi anni circa 2.500 soldati in Iraq, rispetto agli oltre 170.000 presenti nel 2007, al culmine della guerra.

Il ritiro completa l’accordo raggiunto nel settembre 2024 dall’amministrazione di Joe Biden con il precedente governo iracheno. Il piano prevedeva una transizione in due fasi: la conclusione della missione della coalizione nel territorio federale iracheno e, successivamente, il mantenimento fino al settembre 2026 di una presenza nel nord dell’Iraq per sostenere le operazioni contro l’Isis nella vicina Siria. Baghdad aveva annunciato a gennaio il completamento dell’evacuazione delle basi nelle aree federali, compresa Ain al Asad, lasciando di fatto Erbil come ultimo punto operativo della coalizione.

Il Pentagono ha ribadito a luglio che Inherent Resolve dall’Iraq sarebbe terminata entro il 30 settembre, sostenendo che le forze di sicurezza irachene, compresi i peshmerga curdi, sono ormai in grado di assumere direttamente la guida delle operazioni antiterrorismo. Gran parte delle ultime centinaia di militari americani viene ridislocata in Giordania e in altri Paesi della regione, da dove Washington manterrà capacità di intelligence, sorveglianza e intervento contro l’Isis.

Non si tratta tuttavia della scomparsa di ogni presenza americana. Marines resteranno a protezione delle rappresentanze diplomatiche, mentre “contractor” continueranno ad assistere l’Iraq nella manutenzione degli F-16 e di altri sistemi militari di produzione statunitense. Gli Stati uniti conserveranno inoltre capacità di intelligence e sorveglianza nella regione utilizzabili, se necessario, anche sul teatro iracheno.

Per Baghdad il 30 settembre ha soprattutto un significato politico. Il portavoce del comandante in capo delle Forze armate Sabah al Numan ha assicurato che, concluso il ritiro, “non resterà un solo soldato straniero” sul territorio iracheno. Il governo ha preparato cerimonie per celebrare quella che presenta come la piena restituzione della sovranità nazionale, con un “congresso della sovranità” previsto il primo ottobre.

La partenza americana lascia però aperto il dossier più delicato per il governo Zaidi: le potenti fazioni armate sciite, molte delle quali legate all’Iran. Quando incontrò il premier iracheno a luglio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ricordò che tra febbraio e aprile le milizie filo-iraniane avevano condotto più di 600 attacchi contro cittadini e strutture americane in Iraq e accolse favorevolmente l’impegno di Baghdad a ricondurre tutte le armi sotto il controllo dello Stato.

Zaidi aveva inizialmente indicato proprio il 30 settembre come termine oltre il quale non vi sarebbe stata più “alcuna giustificazione” per l’esistenza di forze armate sottratte al controllo statale. Il processo si è però rivelato molto più complesso. Alcune fazioni hanno accettato di negoziare, mentre altre hanno escluso la consegna delle armi e il governo ha prospettato un percorso che potrebbe protrarsi fino alla metà del 2027.

Resta anche l’incognita dell’Isis. Il gruppo non controlla più territori come nel 2014, ma mantiene cellule clandestine soprattutto nelle aree desertiche e montuose. Washington sostiene che le forze irachene abbiano ormai capacità sufficienti per contenerlo, mentre dirigenti militari curdi temono che la perdita del sostegno americano nell’intelligence, nei droni e nella difesa aerea possa creare nuove vulnerabilità. Particolarmente controverso nel Kurdistan è stato il ritiro dei sistemi di difesa americani, dopo mesi di attacchi con missili e droni provenienti dall’Iran o attribuiti a gruppi filo-iraniani.

Il bilancio lasciato da oltre due decenni di presenza militare americana è pesantissimo. Dal 2003 sono morti circa 4.500 militari statunitensi. Sul versante iracheno, le stime del progetto Costs of War della Brown University indicano tra 186.700 e 210.000 civili uccisi direttamente nelle violenze della guerra, ai quali si aggiungono tra 48.300 e 52.300 militari e poliziotti iracheni e tra 36.800 e 43.900 combattenti delle forze avversarie. Considerando anche altre categorie, il bilancio complessivo delle morti dirette in Iraq è stimato tra circa 281.000 e 315.000 persone.

Enorme anche il costo finanziario sostenuto dagli Stati uniti. Secondo il Wall Street Journal, Washington ha speso oltre 1.700 miliardi di dollari nei 23 anni della sua presenza in Iraq, pari a circa 1.498 miliardi di euro al cambio attuale. Un “investimento” economico e militare iniziato con l’invasione del marzo 2003, giustificata dall’amministrazione di George W. Bush anche con l’accusa che Saddam Hussein disponesse di armi di distruzione di massa, arsenali che non furono mai trovati.

Gli Stati uniti ritirarono le loro forze nel 2011, ma tornarono tre anni dopo, su richiesta di Baghdad, quando l’Isis conquistò Mosul e vaste aree dell’Iraq e della Siria. Con la partenza degli ultimi reparti da Erbil si chiude ora anche quella seconda fase della presenza militare americana, mentre il rapporto tra Washington e Baghdad proseguirà attraverso la cooperazione bilaterale in materia di sicurezza, intelligence, addestramento ed equipaggiamenti.

Tennis, Musetti salta il Japan Open: frattura alla mano

Roma, 30 set. (askanews) – Lorenzo Musetti non giocherà il Japan Open di Tokyo. Il tennista carrarino ha annunciato sui social il forfait, causato da una piccola frattura all’anulare della mano destra rimediata durante un allenamento, alla vigilia del debutto contro il britannico Arthur Fery.

“Sono molto dispiaciuto, soprattutto perché non vedevo l’ora di tornare a giocare davanti ai miei tifosi giapponesi e vivere ancora una volta la splendida atmosfera di Tokyo”, ha scritto Musetti.

L’azzurro punta ora a recuperare in vista del Masters 1000 di Shanghai. “Farò tutto il possibile nei prossimi giorni per recuperare ed essere pronto a giocare a Shanghai”, ha aggiunto, ringraziando i tifosi per il sostegno e i numerosi messaggi ricevuti.

Volo da Dubai per Tel Aviv lancia segnale d’emergenza, decollano i jet israeliani

Roma, 30 set. (askanews) – Un volo flydubai diretto da Dubai a Israele ha lanciato un segnale di emergenza ed è stato dirottato verso l’Arabia saudita. L’aeronautica israeliana ha fatto decollare caccia in risposta all’incidente, mentre il premier Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz stanno partecipando a una riunione di sicurezza. Lo riferisce oggi Haaretz.

Il volo FZ1073, diretto all’aeroporto Ben Gurion, trasporta circa 180 passeggeri israeliani. L’aereo, un Boeing 737 MAX 8, ha perso rapidamente quota mentre si avvicinava allo spazio aereo giordano.

Secondo i siti di tracciamento dei voli, il velivolo è stato successivamente localizzato sopra l’area dell’aeroporto di Tabuk, in Arabia Saudita.

Le prime segnalazioni avevano fatto ipotizzare che l’aereo avesse trasmesso un codice di dirottamento. Fonti della difesa israeliana hanno tuttavia escluso che il velivolo sia stato sequestrato.

L’aereo coinvolto era stato consegnato a flydubai nel dicembre 2022. Il volo verso Israele era il primo operato oggi dal velivolo, che nella serata di ieri aveva effettuato una tratta da Doha a Dubai.

Trump: Kim Jong Un ha un grande arsenale ma io gli piaccio e starà buono, è un mio amico

Roma, 30 set. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha affermato che il leader nordcoreano Kim Jong Un dispone di un arsenale nucleare “piuttosto grande” e che “starà buono” finché lui resterà alla Casa Bianca, definendolo “un mio amico” e sostenendo che il leader di Pyongyang lo rispetta.

“Finché ci sarò io, starà buono”, ha detto Trump alla Casa Bianca, rispondendo a una domanda sul perché la Corea del Nord possa disporre di armi nucleari mentre Washington sostiene che l’Iran non debba averne. “Sapete perché? Perché mi rispetta e gli piaccio”.

Trump ha quindi sottolineato che Pyongyang dispone ormai di una capacità nucleare significativa, attribuendo la responsabilità alle precedenti amministrazioni americane. “Ha una capacità nucleare, una grande capacità nucleare, piuttosto grande, non come la nostra, ma ha una capacità nucleare”, ha affermato. “Questo avrebbe potuto essere fermato”, ha aggiunto Trump. “Ma avevano presidenti che non erano Trump e non l’hanno fermato”.

Il presidente americano ha poi insistito sul proprio rapporto personale con Kim. “E’ un mio amico. Gli piace Trump. Non gli piacciono molte altre persone. Sono praticamente l’unica persona al mondo che gli piace e a me piace lui”, ha detto. “Ricevo molte critiche quando lo dico. La gente dice che è terribile”.

Le dichiarazioni arrivano dopo che Trump ha manifestato l’intenzione di incontrare nuovamente il leader nordcoreano entro la fine dell’anno. Sono aumentate le ipotesi su un possibile incontro durante il prossimo viaggio del presidente Usa in Asia, in particolare in occasione del vertice Apec previsto a Shenzhen, in Cina, a novembre.

Durante il suo primo mandato Trump incontrò Kim Jong Un tre volte: a Singapore nel giugno 2018, ad Hanoi nel febbraio 2019 e nel villaggio intercoreano di Panmunjom, lungo la Zona demilitarizzata, nel giugno dello stesso anno.

La “nuova” ChatGPT non aspetta più le domande: l’intelligenza artificiale diventa un assistente

OpenAI rilancia la sfida sull’intelligenza artificiale. Al DevDay di San Francisco, Sam Altman ha presentato Dots, il nuovo agente personale destinato a competere direttamente con Muse di Meta. Ma dietro la consueta battaglia tra giganti tecnologici c’è qualcosa di più interessante: sta cambiando il rapporto tra l’uomo e l’AI.

Non bisogna più chiedere tutto

Finora abbiamo conosciuto soprattutto un’intelligenza artificiale “a domanda”: scriviamo una richiesta e ChatGPT risponde. Dots introduce invece il principio dell’agente persistente, capace di continuare a lavorare, collegarsi agli strumenti autorizzati dall’utente e portare avanti compiti articolati. Può seguire un progetto, aggiornare documenti, raccogliere informazioni e preparare ciò che serve per il lavoro successivo.

Altman ne ha dato un’immagine efficace: durante la notte l’agente può esaminare ciò che è arrivato e, al mattino, presentare le questioni urgenti. Il vantaggio potenziale è evidente. L’AI non sostituisce necessariamente la decisione umana: può liberarla da una parte del lavoro preliminare, dalla ricerca dispersiva e dalle operazioni ripetitive.

E soprattutto può progressivamente comprendere come una persona preferisce lavorare e su che cosa desidera concentrare la propria attenzione. Qui sta forse la novità più importante: dall’assistente generico si passa a uno strumento che accumula contesto e accompagna nel tempo il lavoro.

Nel frattempo Donald Trump ha deciso di intervenire perfino sul vocabolario. Dopo averlo annunciato il 22 settembre all’Assemblea generale dell’ONU, ieri ha formalizzato per l’amministrazione americana il passaggio da “Artificial Intelligence” a “Super Intelligence”, perché a suo giudizio la parola “artificial” farebbe pensare a qualcosa di finto. È una singolare e sostanzialmente inutile manipolazione del lessico corrente: cambiare il nome non cambia la natura della tecnologia. Anzi, rischia di creare confusione, perché “superintelligenza” possiede già nel dibattito scientifico un significato preciso e ben più impegnativo: indica, in prospettiva, sistemi capaci di oltrepassare largamente le capacità cognitive umane.

Più tempo per ciò che conta

Al di là delle dispute nominalistiche, è questa la promessa più convincente di Dots. Nell’economia digitale una risorsa sempre più scarsa non è infatti l’informazione, ma l’attenzione. Email, messaggi, documenti, riunioni e notifiche occupano una parte crescente della giornata.

Se l’agente riuscirà davvero a distinguere ciò che conta da ciò che può attendere, l’intelligenza artificiale potrà diventare una sorta di filtro intelligente tra la persona e il rumore digitale. Non semplicemente una macchina che produce più velocemente, dunque, ma uno strumento che restituisce tempo.

Il passaggio è tutt’altro che secondario. La prima stagione dell’AI generativa ci ha stupiti perché una macchina era capace di conversare, scrivere, tradurre, riassumere, analizzare. La seconda potrebbe essere caratterizzata dalla capacità di prendere in carico un obiettivo, scomporlo in operazioni e portarle avanti senza attendere continuamente nuove istruzioni.

Naturalmente una simile evoluzione richiede regole chiare sulle autorizzazioni, sulla sicurezza, sulla riservatezza dei dati e soprattutto sul controllo delle azioni compiute dall’agente. Più aumenta l’autonomia della macchina, più deve essere inequivocabile la responsabilità dell’uomo che ne stabilisce obiettivi e confini.

Da ChatGPT a un ambiente di lavoro

Il disegno complessivo di OpenAI emerge anche dalle altre novità presentate a San Francisco: ChatGPT Space, ambiente nel quale persone e agenti possono collaborare sui medesimi progetti, e una versione aggiornata di Sol. Dots si inserisce quindi in una trasformazione più ampia: ChatGPT tende a diventare non soltanto un interlocutore, ma un vero ambiente operativo.

I numeri spiegano perché questa trasformazione meriti attenzione: OpenAI ha annunciato oltre 1,2 miliardi di utenti settimanali di ChatGPT, contro il miliardo indicato nei mesi scorsi. Una dimensione che fa dell’evoluzione di questi strumenti non più una vicenda riservata agli specialisti, ma un fenomeno sociale ed economico di prima grandezza.

La corsa con Meta e gli altri protagonisti dell’AI è appena cominciata. Ma la direzione appare ormai chiara. Dopo aver imparato a conversare con noi, l’intelligenza artificiale sta cercando di lavorare con noi e, in alcuni casi, per noi.

Forse è proprio questo il punto da non perdere dietro l’enfasi sulla “superintelligenza”: la vera novità non sta nel darle un nome più altisonante, ma nel capire se sapremo utilizzare una tecnologia sempre più potente per restituire all’intelligenza umana ciò che oggi le manca di più: tempo e attenzione.

L’astensione si mangia la democrazia: l’allarme viene da Reggio Calabria

Le elezioni suppletive in Calabria hanno visto prevalere il centrodestra. Il campo largo non dà nessuna spallata alla compagine di governo e Vannacci incassa un quasi 11% che sembra sia pari allo 0,2% degli elettori abilitati al voto e che va letto comunque con attenzione. Dalla Sassonia non è sceso il vento del Nord a sospingere i tifosi del Generale ad essere determinante, numeri alla mano, per successi e sconfitte. Sassonia sembra che derivi dal germanico “sahs”, una spada che non ha trafitto lo scenario dei signori del voto che da quelle parti sanno bene come destreggiarsi indipendentemente dal simbolo che oggi sostengono e domani chissà. Non a caso per Vannacci correva l’ex capogruppo di Forza Italia, dinamiche che dicono che sono i candidati, per gareggiare, a prendere in prestito la casacca dei partiti e non viceversa.

L’abbandono elettorale

Dalla terra d’oltralpe non è calata la mannaia dell’ultradestra, non c’è stata alcuna sassaiola da lanciare contro il nemico, nessun simbolico “sasso in bocca” che ha estinto le ambizioni politiche degli sconfitti che continueranno nel loro impegno politico. Il sistema democratico ha retto, non c’è chi ad un tratto per dolor s’insassa o che sia rimasto di sasso per il risultato.

Forse converrebbe riflettere sul fatto che aver dato agli elettori più tempo, la possibilità di andare alle urne per due giorni, abbia ottenuto un risultato inverso allo sperato. Siamo di fronte ad uno scarso 22,34% contro il 49,40% quando si votò in un solo giorno. C’è chi commenta che si è trattato comunque di una partecipazione ai seggi alta in considerazione di “elezioni suppletive” per un collegio uninominale. Tutto può essere letto in un modo e per il suo contrario.

La impietosa matematica dice che il 78% degli elettori ha preferito fare altro piuttosto che dire la sua: sarà andato a fare una scampagnata o chissà dove, ma certamente ha disertato l’occasione per farsi sentire. Come fosse stato sparso un diserbante che suggeriva di infischiarsene.

Si parla ormai di una cronica scarsa affluenza al voto, registrando strumentalmente l’influenza che contamina il corpo elettorale: non più una malattia, ma quasi un dato fisiologico tutto da accettare. Manca un fluire verso la cabina elettorale, preferendo forse quella del mare ancora buono in questa stagione. È possibile che la riabilitazione parziale delle preferenze possa provocare un’inversione di tendenza, ma non è detto.

Questione di feeling

C’è un Paese adulto o disamorato o che si è alimentato di ignoranza e menefreghismo che si chiama da tempo fuori da ogni consultazione e da ogni appello alle armi. È un’Italia che sta a guardare gli esiti del voto come se il fatto non fosse il suo, che si esprime con un polmone solo perché l’altro si espande e si svuota verso diversi indirizzi.

Più lo si vuole stanare e più si rintana, dipende dal cacciatore e forse dalla circostanza che la materia non dovrebbe essere quella di una caccia al voto. Così procedendo è una parte consistente del popolo che caccia da tempo la politica fuori di casa.

Udite, udite!

Il Santo Padre è andato in Francia con una folla impressionante per strada in completa sua acclamazione. Le immagini richiamano come la gioia per la fine di una guerra, gente di ogni età entusiasta per il momento da vivere. È il riconoscimento di una autorità morale indiscutibile, probabilmente l’unica della Terra, a cui tutti si aggrappano per motivo di speranza contro un mondo che marcia all’indietro.

È quindi sempre questione di “parole” proferite e non di sassi da scagliare. La differenza è in ciò che si dice in modo da meritare l’attenzione di ogni uomo e donna sempre pronti all’ascolto, a condizione che gli arrivi qualcosa che non costringa a turarsi il naso e neanche le orecchie, tanto più a non costringere a fare orecchie da mercante.

Nessuno è definitivamente sordo, ma perché sia tutt’orecchi ci vuole qualcosa di più. Lo sappiano tutti e per prima la politica italiana.

Adriano Olivetti, l’impresa come umanesimo. Una lezione che non passa

Un inedito umanesimo imprenditoriale

Ci sono personaggi così singolari, che proprio per questo sono meno studiati o relegati nella loro singolarità. Certamente Adriano Olivetti spicca in questa piccola schiera, grazie alla sua esperienza imprenditoriale, la quale può essere concepita come espressione di un inedito umanesimo, che, oltre a mettere a frutto indicazioni provenienti specialmente dal “personalismo comunitario”, soprattutto si nutre di umanità e alimenta umanità. In tal modo, all’universalismo degli umanesimi tradizionali si sostituisce un umanesimo singolare collocato nell’orizzonte esistenziale ed esperienziale di una impresa, in cui si traducono un modus vivendi e un modus operandi che possono essere espressi nella formula di “umanesimo imprenditoriale” ovvero di “imprenditorialità umanistica”.

Più precisamente, egli si collocò sulle spalle di giganti, come Mounier, Maritain, de Rougemont (citati in questo ordine dallo stesso Olivetti), ma anche di Bergson, Weil, Berdiaev e, ispirandosi a questi autori, riuscì a vedere di più e meglio, più precisamente a vedere − con gli occhi del corpo e della mente − “l’impresa” come luogo privilegiato per rinnovare a partire da questo specifico ambito il senso del “personalismo comunitario”, dell’“umanesimo integrale”, del “federalismo solidale” dei tre filosofi citati.

Sulle spalle di Olivetti

Detto questo, vorrei aggiungere che l’immagine può essere rovesciata, per dire che oggi il gigante è lui, Adriano Olivetti, e noi siamo chiamati a salire sulle sue spalle, se vogliamo guardare più lontano. E salire sulle spalle di Olivetti significa aprirsi ad un umanesimo che coniuga − sul piano imprenditoriale − persona e comunità, dignità individuale e bene comune. Tale lezione, però, è da tradurre alla luce delle res novae, che nel frattempo si sono verificate, e possiamo farlo, se non scendiamo dalle spalle olivettiane ma ci sporgiamo per vedere oltre.

Dall’umanità all’umanesimo

Si potrebbe al riguardo dire che il pensiero olivettiano è riconducibile a una unica esigenza, quella di “umanità” in una duplice accezione. In primo luogo, quale riconoscimento di una appartenenza definita, quella alla “umanità” come specie, per cui appartenere all’umanità vuol dire essere contrassegnati dalla “dignità” che Hannah Arendt definiva “il diritto ad avere diritti”. In secondo luogo, quale esercizio di comportamenti all’insegna della “umanitarietà”, per cui dell’uomo occorre avere “cura”, curarsene (oltre che curarlo all’occorrenza), una cura che è premura nei confronti della persona, che è, per sua natura, fragile e, insieme, preziosa.

È da questa duplice consapevolezza (vissuta nella quotidianità del suo vivere di uomo e di imprenditore) che consegue l’umanesimo olivettiano; nel quale è evidente che non è la teorizzazione ad avere la priorità o il primato, perché la teoria è conseguente e coerente con le istanze che emergono dalla prassi. Al riguardo si potrebbe parlare di una “rivoluzione copernicana”, dal momento che al centro non c’è una qualche “concezione” dell’umanesimo, bensì ci sono delle “pratiche” umanizzatrici; quindi non dall’umanesimo all’umanità, bensì dall’umanità all’umanesimo.

Il primato della prassi

A mio parere, sta qui la forza (secondo altri la debolezza) della impostazione olivettiana, che priva di una robusta impalcatura teorica, non sarebbe adeguatamente argomentata e giustificata, e quindi presterebbe il fianco a facili critiche, e non reggerebbe alla lunga alla prova dei fatti. In realtà, a me pare (come ho accennato qualche anno fa a un convegno olivettiano all’ISTAO di Ancona) che proprio il “rovesciamento” operato da Olivetti fra teoria e prassi, gli permette di imboccare strade nuove, che hanno portato a una impresa originale, e conseguentemente a un umanesimo inedito, fondato sulla categoria di “imprenditorialità”, in una duplice accezione: economica ed esistenziale.

Creatività, responsabilità e cultura

Dal punto di vista economico, si tratta di mettere in luce il rapporto tra creatività e responsabilità, fra tecnica ed etica, tra produttività e umanità, realizzando l’incontro fra “le due culture” scientifica e letteraria (di cui parlerà Charles Percy Snow nel libro omonimo a metà degli anni sessanta), grazie all’assunzione di non pochi intellettuali (scrittori e pensatori soprattutto), a dimostrazione della “utilità dell’inutile”, richiamata da Abraham Flexner alla fine degli anni trenta del secolo scorso e ribadita da Nuccio Ordine nel 2013.

Dal punto di vista esistenziale, si tratta di sottolineare che la stessa esistenza può essere concepita come una personale costruzione secondo una progettualità che impegna a realizzare sé stessi, per cui il problema non è vincere sugli altri ma operare con gli altri.

Una lezione ancora attuale

Ne consegue che nell’idea di “umanesimo imprenditoriale”, il riferimento alla “impresa” va letto non nei termini di una “aziendalizzazione” della società e della vita, che determinerebbe quella che Michela Marzano ha chiamato la «estensione del dominio della manipolazione» nel libro omonimo, bensì come una modalità per dare una concreta traduzione all’istanza umanistica, evitando all’umanesimo il rischio della universalità astratta, che può portare all’ideologico, da cui Olivetti intendeva prendere le distanze.

Quindi sarebbe auspicabile disporre di ulteriori contributi “di” cultura olivettiana e “alla” cultura olivettiana. Quella di Olivetti è lezione che non passa, e che merita di essere riletta per darle rinnovate traduzioni pratiche non meno che conseguenti teorizzazioni.

Roma: il crack divora le periferie, lo spaccio corre sullo smartphone

Sotto il cavalcavia della Tiburtina, tra le sterpaglie del Casilino, il buio di Roma non è mai del tutto buio. C’è il bagliore arancione di un accendino puntato su una pipa artigianale, ricavata da una lampadina o da una lattina. C’è un odore acre, dolciastro, chimico: quello di una sostanza che si sta prendendo un’altra vita. Marco ha ventiquattro anni, gli occhi di chi non dorme da giorni e le mani che tremano appena. Non somiglia al “tossico” degli anni Novanta che abbiamo in mente. È un ragazzo che ha perso un lavoro precario, poi la casa, poi gli affetti. Adesso cerca soltanto altre due ore di anestesia. Nella Capitale il crack è tornato a dettare legge, accanto alla cocaina e all’eroina delle vecchie piazze. È la droga della disperazione economica: veloce, a buon mercato, feroce.

Una comunità senza argini

Viviamo un tempo slegato, in cui i punti di riferimento si sono dissolti come nebbia al mattino. I legami di quartiere si sono sfilacciati, le famiglie faticano a tenere insieme i pezzi, il lavoro non garantisce più alcuna sicurezza. In questa assenza di regole condivise, dove nessuno sembra più indicare cosa sia giusto e cosa sbagliato, la sostanza diventa l’unica legge rimasta. Manca un argine culturale capace di frenare la corsa verso la fuga chimica. Il crack non genera solo dipendenza: produce “invisibili”. Provoca un picco di dopamina che si esaurisce in pochi minuti e lascia un vuoto che chiede dosi sempre più ravvicinate, fino a spingere chi lo consuma verso piccoli reati predatori o la prostituzione di sopravvivenza.

I numeri dell’emergenza

I dati confermano ciò che la strada racconta. L’ultima Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze, curata dal Dipartimento per le Politiche Antidroga, registra un aumento dei sequestri di cocaina e derivati e un abbassamento dell’età media di chi ne fa uso. A Roma i SerD segnalano una crescita delle richieste di aiuto legate agli stimolanti, soprattutto tra i giovani adulti che vivono ai margini della città.

Lo spaccio a portata di clic

La piazza di spaccio si è smaterializzata ed è entrata negli schermi. Le operazioni coordinate dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga hanno più volte documentato lo spostamento del narcotraffico sui social network e sulle app di messaggistica criptata. Basta uno smartphone. Il pagamento parte con la stessa facilità di un messaggio: moneta virtuale che passa da un’app all’altra, senza nomi, solo codici alfanumerici. Un anonimato più apparente che reale, però: nella maggior parte dei casi ogni transazione resta impressa in un registro pubblico, e gli investigatori specializzati della Polizia Postale stanno imparando a seguirne le tracce, trasformando quei codici in nomi e cognomi. Chiuso l’affare, il “rider” della droga lascia il pacchetto in un tombino o sotto un vaso, a Tor Bella Monaca, a San Basilio, lungo l’anello del GRA.

In trincea con le Unità di Strada

Davanti a questo scenario, le Unità di Strada restano l’ultimo presidio di umanità. Il Comune di Roma, attraverso il Dipartimento Politiche Sociali e in collaborazione con i SerD delle ASL, coordina le cooperative accreditate che escono di notte. Organizzazioni come Auxilium e altre realtà del terzo settore romano, molte delle quali aderenti al CNCA, gestiscono progetti di unità mobile finanziati tramite bandi pubblici. Ma chi lavora in strada è davvero pronto ad affrontare quest’ondata?

“Siamo davanti a una nuova clinica del disagio”, racconta un operatore di una cooperativa romana, che preferisce restare anonimo, mentre sistema le coperte termiche nel bagagliaio. “Il crack non seda come l’eroina. Rende paranoici, aggressivi, toglie il sonno per giorni. I nostri protocolli faticano a tenere il passo: non basta più distribuire pipe pulite o naloxone. Serve un approccio psichiatrico mobile e una fiducia che si costruisce in mesi, non in una notte”.

Negli ultimi tempi l’amministrazione ha rafforzato i presidi mobili e i servizi di ascolto. Ma la vera sfida è culturale e strutturale. Le cooperative svolgono un lavoro immenso, spesso in solitudine: non si limitano a portare beni di prima necessità, ma provano a ricucire un patto sociale spezzato, offrendo una vicinanza che i servizi tradizionali stentano a garantire.

La strada passa anche dallo schermo

Forse, però, la strada da sola non basta più. Se il mercato si è trasferito dentro uno smartphone, anche chi fa prevenzione deve imparare ad abitare quello spazio. Un operatore esperto riconosce una piazza di spaccio a colpo d’occhio; molto più difficile è decifrare un canale Telegram, il linguaggio in codice fatto di emoji e abbreviazioni, la grafica accattivante con cui la sostanza viene presentata come un prodotto qualsiasi, il funzionamento di un portafoglio elettronico. È una competenza che va costruita, con la formazione e con un dialogo stabile tra servizi, scuole ed esperti del digitale.

Poi c’è il piano educativo, probabilmente il più decisivo. Un ragazzo di sedici anni che trova la droga con lo stesso gesto con cui ordina una pizza non ha bisogno soltanto di divieti, ma di strumenti per leggere ciò che ha davanti: capire come funziona quella vetrina, chi c’è dietro, quanto sia fragile l’anonimato che promette, quanto costi davvero. Significa portare l’educazione ai nuovi media nelle scuole, nei centri giovanili e nelle famiglie, formare educatori capaci di parlare quel linguaggio, sperimentare forme di presenza anche online. L’Unità di Strada del futuro dovrà saper camminare su due marciapiedi: quello d’asfalto e quello digitale.

L’incubo fentanyl

Intanto, un’altra ombra si allunga all’orizzonte. L’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe (EUDA, già EMCDDA) ed Europol segnalano da tempo la circolazione di oppioidi sintetici in Europa. In Italia i casi legati al fentanyl restano, per ora, isolati, ma i traffici internazionali non conoscono confini. Se dovesse arrivare sul mercato romano, mescolato a cocaina o eroina all’insaputa di chi le consuma, sarebbe un punto di non ritorno: bastano due milligrammi per uccidere. Le istituzioni rassicurano. Speriamo abbiano ragione, perché su questo fronte non c’è margine d’errore.

Roma, Città eterna, si scopre fragile. Il crack non è soltanto un’emergenza sanitaria: è il sintomo di una società che ha smesso di proteggersi. Finché guarderemo queste periferie come zone franche da tollerare, e non come ferite aperte da curare, il bagliore di quegli accendini continuerà a illuminare il volto di chi abbiamo deciso di lasciare indietro.

Stallo in Iran, i mediatori: nessuna svolta nelle trattative con gli Usa

Roma, 30 set. (askanews) – I recenti tentativi del Qatar di ottenere una svolta diplomatica nel dialogo tra Stati Uniti e Iran non hanno prodotto risultati significativi, a causa del rifiuto di entrambe le parti di fare concessioni: è quanto riporta il sito di Axios, citando fonti dell’Amministrazione Trump. La situazione di stallo fa temere una possibile ripresa delle ostilità: secondo le fonti Washington potrebbe ordinare importanti operazioni militari dopo le elezioni di metà mandato.

Iran e Stati Uniti starebbero discutendo attraverso i mediatori una versione modificata del piano in sette punti presentato da Teheran a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu, senza che sia al momento arrivata alcuna risposta formale da parte americana.

A Perugia è grande padel con il Fip Gold: in campo fino al 4 ottobre

Roma, 29 set. (askanews) – Più di 100 giocatori e giocatrici provenienti da 10 Paesi, quasi la metà dei quali presenti nella top 100 mondiale e 20 nell’elite dei primi 30 del pianeta. Perugia – si legge in una nota – è pronta a vivere una settimana di grande padel con il FIP Gold Mediolanum Padel Cup, in programma da mercoledì 30 settembre fino a domenica 4 ottobre alla Padel Arena. L’evento, a ingresso gratuito per il pubblico, rappresenta una delle categorie competitive più prestigiose della Federazione Internazionale Padel, nonché la terza più importante in Italia dopo il Major di Roma e il Premier Padel P1 di Milano. In palio un montepremi di 50mila euro e 150 punti per il ranking mondiale.

Il torneo – prosegue la nota – porterà sui campi umbri una entry list di altissimo livello. Nel tabellone maschile spiccano i numeri 1 del seeding, lo spagnolo Jairo Bautista (numero 25 del mondo, fresco della semifinale al Madrid P1) e il brasiliano Lucas Bergamini (19), all’esordio in coppia. Spazio anche ai campioni del mondo argentini Alex Chozas e Sanyo Gutierrez, a Juan Tello, Maxi Arce, alle leggende Maxi Sanchez e Miguel Lamperti, oltre agli azzurri Lorenzo Di Giovanni e Aris Patiniotis.

Nel tabellone femminile gli occhi sono puntati su Carolina Orsi – numero 29 FIP, forte di nove medaglie con la Nazionale, compreso il bronzo del mese scorso ai Giochi del Mediterraneo – in campo con l’ex numero 1 al mondo Patty Llaguno come seconda coppia del seeding. Seguono la talentuosa Giulia Dal Pozzo (26), anche lei bronzo ai Giochi del Mediterraneo, con Nuria Rodriguez, mentre tra le altre azzurre in gara figurano Carlotta Casali e Martina Parmigiani, all’inseguimento delle teste di serie numero 1 Veronica Virseda e Martina Fassio. Tra le atlete di casa spiccano la classe 2009 Matilde Minelli e Sophie Caruso, e tra i talenti NextGen ecco anche Noa Bonnefoy e Michele Brambilla, le promesse argentine Juani Rubini e Santino Contreras e la 18enne spagnola Raquel Eugenio.

Grande attesa infine per la giornata di domenica con la “Vip ProAm Exhibition”: a scendere in campo per una sfida a colpi di racchetta aperta al pubblico – conclude la nota – saranno quattro grandi ex campioni del calcio, vale a dire Vincent Candela, Luca Marchegiani, Paolo Di Canio e Davide Moscardelli.

Dopo carburanti le bollette. Appello Meloni: spero altri diano mano

Roma, 29 set. (askanews) – Dopo i carburanti, le bollette. La decisione di Eni di scontare luce e gas, dopo aver aperto la strada del price cap su benzina e gasolio a cui poi si sono accodate anche Ip e Q8, viene accolta con molta soddisfazione da Giorgia Meloni che da Praga lancia un appello a “tutti gli altri attori principali” del settore energetico “per dare una mano alle famiglie, alle imprese in questa fase particolarmente complessa nella quale le crisi internazionali, che noi non abbiamo prodotto, incidono in maniera assolutamente significativa sui bilanci familiari”. La presidente del Consiglio arriva nella Repubblica Ceca per una visita di Stato ufficiale e un incontro con il primo ministro Andrej Babis che ha il tema dell’energia tra i suoi punti chiave. Oltre alla firma del Piano d’azione 2026-2030, infatti, i due paesi hanno deciso di muoversi insieme anche in vista del prossimo Consiglio europeo per presentare un pacchetto di proposte che la premier definisce “concrete e di buon senso” sull’annosa questione degli Ets.

“In tante occasioni – ha detto Meloni – abbiamo denunciato come gli attuali meccanismi del sistema di tassazione del carbonio creino squilibri e finiscano per gonfiare artificialmente i prezzi e quindi abbiamo messo nero su bianco alcune proposte che crediamo possano affrontare efficacemente questo tema”. In particolare, rimarca, si chiede “di proteggere i settori più esposti alla concorrenza internazionale intervenendo sui meccanismi di distribuzione delle quote ETS, limitare la trasmissione dei costi di carbonio ai prezzi dell’elettricità, rafforzare la trasparenza e il monitoraggio del mercato delle quote ETS, rinviare l’entrata in vigore di ETS 2 che rischia ovviamente di impattare anch’esso in modo negativo su un sistema che invece oggi ha bisogno soprattutto di essere liberato”. La premier afferma che le proposte saranno condivise “con gli altri colleghi sperando di poter costruire delle convergenze ampie”.

Sempre sul tema dell’energia, la presidente del Consiglio annuncia anche l’avvio di una collaborazione con la Repubblica Ceca sul nucleare. Possiamo “diventare – sottolinea – partner anche tecnologici e industriali a partire da uno scenario che ci accomuna particolarmente nelle ultime settimane che è quello del nucleare di nuova generazione. Praga investe sullo sviluppo dei piccoli reattori modulari, l’Italia ha appena ripreso il cammino che aveva interrotto diversi decenni fa. Penso che questo sia un ambito sul quale insieme possiamo lavorare molto bene”. Con Babis Meloni vuole poi portare avanti un asse anche sul Bilancio europeo. Non accetteremo – avverte – che si tagli su politiche agricole e coesione “e riteniamo che si possa tagliare su altri capitoli come le spese di funzionamento che negli ultimi anni sono cresciute parecchio”.

Da una parte, dunque, la moral suasion sulle compagnie energetiche a fare la loro parte per dare un sollievo immediato sui bilanci degli italiani, dall’altro l’iniziativa in Europa sul meccanismo degli Ets. Ma a breve l’Italia dovrà decidere anche se attivare la clausola di salvaguardia nazionale che potrebbe consentire di utilizzare fino a 14 miliardi di flessibilità su energia e difesa. Il governo non ha ancora sciolto la riserva e il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che accompagnava la premier a Praga, preferisce non scoprire ancora le carte, anche se lascia intendere che una decisione potrebbe essere presa proprio in questa direzione. “C’è una risoluzione in quinta commissione, se la votano…”, si limita a rispondere. Qualche indicazione potrebbe arrivare venerdì quando il Consiglio dei ministri sarà chiamato a presentare il Documento programmatico di finanza pubblica.

L’Ordine di Malta all’Onu estende la propria rete diplomatica

Roma, 29 set. (askanews) – Si allarga la rete diplomatica dell’Ordine di Malta e, con essa, il suo spazio nelle relazioni internazionali.

È questo uno dei risultati della settimana diplomatica che ha accompagnato l’81 Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York, dove il Gran Cancelliere dell’Ordine di Malta, Riccardo Paternò di Montecupo, ha incontrato rappresentanti di governi e istituzioni e concluso nuovi accordi di cooperazione.

Con le intese raggiunte con Zimbabwe, Malawi e Zambia, salgono a 118 i Paesi con cui l’Ordine intrattiene relazioni diplomatiche. In Africa sono ora 42 gli Stati della rete diplomatica dell’Ordine.

Numeri che raccontano un processo di progressivo consolidamento della presenza internazionale dell’Ordine, proprio mentre il sistema multilaterale si confronta con crisi sempre più complesse e con un quadro geopolitico profondamente trasformato.

A New York, il Gran Cancelliere ha incontrato il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Abdullah bin Zayed Al Nahyan, il ministro degli Esteri libanese Youssef Rajji e il Segretario di Stato agli Esteri della Repubblica Federale di Germania, Geza Andreas von Geyr.

Tre interlocutori diversi per area geografica e ruolo, ma con un punto di contatto: la volontà di consolidare la cooperazione con l’Ordine di Malta e di sviluppare nuove forme di collaborazione.

È la dimensione della diplomazia umanitaria a rappresentare il filo conduttore di questi rapporti.

A New York, questo approccio è stato ribadito anche attraverso la partecipazione alla Piattaforma sulla Crimea e all’incontro dedicato alla diplomazia umanitaria.

In Ucraina, come negli altri principali teatri di crisi, l’Ordine traduce infatti la propria presenza diplomatica in attività concrete di assistenza alla popolazione.

Riccardo Paternò di Montecupo, Gran Cancelliere dell’Ordine di Malta: Ho avuto modo di partecipare a due eventi. Uno sull’Ucraina e sulla piattaforma Crimea che dibatte il problema molto grave del trovare una soluzione per la guerra in atto e anche qui noi siamo interessati al tema, perché in Ucraina facciamo cose straordinarie. Abbiamo in questi anni distribuito più di 10.000 tonnellate di vari generi abbiamo seguito 60.000 circa generatori. Abbiamo un vasto programma di sostegno psicologico, abbiamo 65 centri in Ucraina e quindi è chiaro che il tema per noi è molto caldo e sensibile.

La strategia di ampliamento delle relazioni passa anche da nuove intese. Sono stati sottoscritti protocolli di cooperazione con gli Stati Federati di Micronesia e Cipro, mentre Tuvalu ed Eswatini hanno firmato dichiarazioni di intenti. Geografie molto diverse, che restituiscono però la dimensione globale della rete dell’Ordine: dall’Europa all’Africa, dal Medio Oriente al Pacifico.

È una presenza che si misura quindi non soltanto sul piano diplomatico, ma anche sulla capacità di intervenire laddove le crisi producono le conseguenze più pesanti sulla popolazione. Ucraina, Gaza, Libano e altri scenari di emergenza sono il terreno sul quale l’Ordine di Malta porta avanti quella che definisce la propria diplomazia umanitaria.

E proprio da New York arriva il messaggio con cui l’Ordine lega la propria proiezione internazionale alla sua missione storica: neutralità, assistenza alle persone più vulnerabili e capacità di operare anche nei contesti di maggiore instabilità e rischio. Una rete diplomatica che cresce, dunque, ma soprattutto uno strumento per rafforzare la capacità dell’Ordine di Malta di dialogare con gli Stati e di trasformare quel dialogo in cooperazione umanitaria.

Centrosinistra, Schlein prepara direzione e tiene punto su primarie

Roma, 29 set. (askanews) – E’ un clima sospeso quello che si percepisce dalle parti del centrosinistra, dopo la festa dell’Unità del Pd e la conclusione di ‘Nova’ di M5s il fronte progressista sembra fermo sulle gambe e soprattutto tra i democratici cresce l’attesa per la direzione di venerdì, per capire se Elly Schlein proseguirà col suo passo da maratoneta o deciderà di tentare un affondo. Secondo le ultime voci che girano tra parlamentari e dirigenti dem la Schlein non ufficializzerà la candidatura alle primarie già in direzione, potrebbe ribadire la sua linea (o accordo sul capo del partito che prende più voti alle politiche o i gazebo) e provare a indicare tempi certi per l’avvio del tavolo programmatico, oltre a convocare l’assemblea Pd che dovrà votare la proroga del suo mandato e rinviare il congresso al prossimo anno.

Qualcosa in più si capirà alla segretaria di domani, che appunto preparerà il terreno alla direzione. La segretaria deve fare i conti con i timori e le spinte centrifughe presenti anche nel suo partito, la pressione per il rinvio delle primarie è sempre più insistente, anche se esercitata sotto traccia. Le uscite di Angelo Bonelli, Avs, non sono state apprezzate per niente al Nazareno, assicura un parlamentare. Il dirigente dei Verdi ha ripetuto che le primarie sono un rischio e ha suggerito la ‘terza via’, cioé un tavolo di coalizione per scegliere un nome che non sia né quello di Conte né quello della Schlein.

Molti, anche nella maggioranza che sostiene la segretaria, temono che i gazebo possano provocare danni. “Se la Schlein dovesse perdere si fa male tutto il partito, non solo lei…”, dice un esponente della sinistra. Massimo D’Alema e Goffredo Bettini più volte hanno espresso pubblicamente e privatamente i loro dubbi, a luglio il tesoriere Michele Fina aveva invitato alla prudenza su Rinascita, la rivista rilanciata da Bettini, e Roberto Speranza ha fatto altrettanto a fine agosto.

La segretaria, però, al momento non sembra vacillare. Anche ieri Igor Taruffi, suo braccio destro e responsabile organizzazione, in Tv ha ripetuto il mantra: “Esistono due modi per scegliere la guida di una coalizione: o si fa che il partito più votato esprime il candidato oppure si fanno le primarie”. I più, appunto, scommettono che la leader democratica non si scosterà molto da questo copione, rimandando l’ufficializzazione della corsa alle primarie magari all’assemblea che verrà convocata.

Taruffi ha anche risposto alla minoranza Pd che valuta di chiedere il via libera a un secondo candidato dem alle primarie, per schierare Giorgio Gori. “Il Pd ha uno statuto che indica chiaramente chi è il candidato a Palazzo Chigi direttamente, cioè la segretaria del nostro partito, e in caso di primarie la segretaria del partito. Da questo punto di vista non vedo particolari elementi di discussione”.

Gli elementi di discussione in realtà ci sono, perché lo statuto prevede anche la possibilità di una seconda candidatura, previo ok dell’assemblea del partito. L’ipotesi della candidatura di Gori non convince tutti i riformisti, l’europarlamentare era pronto a ufficializzare la propria disponibilità a correre già a Prato, sabato scorso, ma gli altri lo hanno frenato: “Dobbiamo prima capire se ci sarà un turno unico o due turni – è stato il ragionamento – con il doppio turno ha un senso, i nostri voti al ballottaggio andrebbero alla Schlein. Ma col turno unico rischieremmo di farla perdere e favorire Conte”.

Le parole di Taruffi di ieri, però, non sono piaciute nemmeno a chi nella minoranza ha perplessità sulla seconda candidatura. “Dovrebbe ricordare che la segretaria è in scadenza e dovrà chiedere una proroga da votare a maggioranza assoluta degli aventi diritto in assemblea…”.

C’è poi la questione Ucraina, se Conte ha tracciato la sua ‘linea rossa’ lo stesso hanno fatto i riformisti, per loro l’invio di armi a Kiev non può essere messo in discussione. Su questo oggi la Schlein è sembrata rassicurare la minoranza: quando le è stato chiesto se i valori dell’Ue si difendono anche sostenendo l’Ucraina la risposta è stata netta: “Sì, certamente. David Sassoli era stato dichiarato persona non grata (dalla Russia, ndr) e ne era anche orgoglioso”. Certo la leader Pd ha ribadito la necessità di nominare un negoziatore europeo, ma poi ha aggiunto: “Raggiungere una pace giusta è un obiettivo necessario ma una pace giusta non può essere la resa alle ragioni dell’aggressore”.

Quello che dovrebbe essere annunciato, secondo diversi parlamentari, è un’accelerazione sul programma, proprio per dissolvere quel clima di sospensione di cui si lamentava oggi un dirigente del centrosinistra: “Siamo fermi, Schlein e Conte nemmeno si parlano da giorni. Così rischiamo…”. I parlamentari più vicini alla leader Pd minimizzano: “Conte non vuole rompere, anche sull’Ucraina non farà scherzi. Elly non mollerà sulle primarie e le vincerà. Le fibrillazioni svaniranno”.

Meloni: sono vicina alla famiglia Regeni, siamo assolutamente determinati a cercare la verità

Roma, 29 set. (askanews) – “Rinnovo la mia vicinanza alla famiglia di Giulio Regeni, alla loro richiesta, che è anche la nostra, di verità e di giustizia. Lo Stato italiano è parte civile nel processo e quindi anche noi siamo assolutamente determinati a cercare la verità”, lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a Praga, dopo l’incontro con il primo Ministro della Repubblica Ceca, Andrej Babis.

“La sentenza – ha aggiunto la premier – non è ancora passata in giudicato e quindi tutto quanto andrà fatto nei modi e nei tempi in cui sarà necessario farlo. In questa ricerca di verità e di giustizia noi abbiamo sempre utilizzato tutti i canali che avevamo: canali politici e diplomatici con il Cairo”. “Ho un po’ il dubbio che chiudendo quei canali noi ci avviciniamo ai nostri obiettivi piuttosto che allontanarci da quegli obiettivi”, ha concluso.

Regeni, Meloni: chiudere canali con Egitto rischia di allontanarci da obiettivo

Roma, 29 set. (askanews) – “La sentenza non è ancora passata in giudicato e quindi tutto quanto andrà fatto nei modi e nei tempi in cui sarà necessario farlo. In questa ricerca di verità e di giustizia noi abbiamo sempre utilizzato tutti i canali che avevamo: canali politici e diplomatici con il Cairo. Ho un po’ il dubbio che chiudendo quei canali noi ci avviciniamo ai nostri obiettivi piuttosto che allontanarci da quegli obiettivi”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a Praga, dopo l’incontro con il primo Ministro della Repubblica Ceca, Andrej Babiš.