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Esce "Binari", il nuovo singolo di Francamente: un’ode alla vita

Roma, 20 ott. (askanews) – Esce venerdì 23 ottobre “Binari”, il nuovo singolo di Francamente per Carosello Records, definito dall’artista un’ode alla vita e alla sua imprevedibilità, a quel movimento necessario e continuo che la e ci attraversa.

La canzone sarà contenuta nel vinile di Bitte Leben, l’album d’esordio della cantautrice, che per la prima volta esce in formato fisico e sarà disponibile dal 13 novembre.

Il vinile contiene anche un’altra sorpresa: un’esclusiva e intensa versione live di “Se potessi”, uno dei brani più personali del disco, registrata al Locomotiv di Bologna in una delle prime date del tour con cui Francamente ha portato dal vivo in tutta Italia il suo primo album.

“Binari” è il brano perfetto per chiudere il percorso di Bitte Leben, un disco che è stato capace di entrare nel cuore e nell’anima di chi lo ha ascoltato, sia del pubblico che della critica, che lo ha inserito nella cinquina dei finalisti alle Targhe Tenco 2026 nella categoria Miglior Album Opera Prima. Un riconoscimento prezioso che porterà Francamente a esibirsi sul palco del Teatro Ariston a Sanremo durante il Premio Tenco 2026, insieme agli altri finalisti, proprio venerdì 23 ottobre, giorno di uscita del nuovo singolo.

Binari è nato – così come tutto Bitte Leben – dal lavoro quotidiano e artigianale in studio con il produttore Goedi. Una canzone in cui l’artista torinese (trapiantata poi a Berlino e ora di base a Milano) si muove con raffinatezza e potenza tra cantautorato e un’elettronica morbida e avvolgente, posando ancora una volta lo sguardo su ciò che a lei è più caro: i rapporti umani.

“‘Binari’ parla del movimento tra due persone che nel conoscersi sviluppano aspettative differenti l’una per l’altra”, racconta Francamente. “Il legame è lo stesso, eppure si creano visioni parallele a seconda del desiderio. Così iniziano a correre pensieri e sogni, procedono di stazione in stazione, creando realtà diverse non sempre destinate a incontrarsi”, aggiunge.

Binari è un ultimo, prezioso tassello che rinnova l’invito racchiuso in Bitte Leben fin dal suo titolo: lasciarsi sporcare e mescolarsi con la vita, accettandone i continui cambiamenti, le bellezze e gli inevitabili ostacoli, e abbracciando la relazione con l’Altro nella sua imprescindibile pluralità.

(copyright photo: Nicola Garzetti)

E’ stato presentato "il piano per l’Artico" della Ue

Roma, 20 ott. (askanews) – La Commissione europea e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza hanno presentato oggi una nuova strategia per l’Artico.

La strategia definisce un nuovo quadro di cooperazione politica tra partner che condividono gli stessi principi e valori, ponendo al centro le persone, la sicurezza, il clima e la prosperità, si apprende dal comunicato stampa condiviso da Bruxelles. Il piano si articola in quattro priorità: rafforzare la sicurezza e la resilienza, affrontare i cambiamenti climatici nell’Artico, promuovere la prosperità e creare opportunità per le persone e le comunità artiche.

Come sostenuto dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, l’Unione europea fa parte dell’Artico, in quanto oltre mezzo milione di cittadini europei vivono in questa regione. Con il Regno di Danimarca, la Finlandia e la Svezia tra i suoi Stati membri artici, e grazie agli stretti legami con Norvegia, Islanda, Regno Unito, Canada e Stati Uniti, l’UE è direttamente interessata dagli sviluppi della regione, che incidono sulla sicurezza europea, sul clima e sulla prosperità.

L’Artico sta cambiando rapidamente. La regione si riscalda a una velocità quasi quattro volte superiore alla media globale, con conseguenze sugli ecosistemi, sui mezzi di sussistenza e sulle comunità locali, riferisce Bruxelles. Pertanto, l’apertura di nuove rotte marittime e l’accesso a risorse finora difficilmente sfruttabili stanno trasformando il panorama economico e della sicurezza dell’Artico, alimentando tensioni geopolitiche, competizione strategica e attività militari.

“La sicurezza dell’Artico è sicurezza europea. Oltre 500.000 cittadini dell’UE vivono nell’Artico e tre Stati membri dell’Unione sono nazioni artiche”, ha affermato Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione europea.

“Con il rafforzamento della presenza e delle ambizioni di Russia e Cina, l’Artico è diventato un fronte della competizione globale per il potere. La nostra strategia rinnovata riflette questa nuova realtà e pone la sicurezza saldamente al centro delle nostre priorità”, ha sostenuto Kallas, osservando che “per difendere i nostri interessi, stiamo intensificando gli sforzi nel campo della sorveglianza, delle infrastrutture, della mobilità militare e delle tecnologie per la difesa in grado di operare nelle condizioni climatiche estreme della regione”.

“L’accesso alle rotte marittime artiche e alle risorse riveste un’importanza strategica per l’Unione europea”, ha specificato Kallas.

La strategia propone misure concrete per promuovere una regione stabile e pronta ad affrontare le sfide future, in stretta collaborazione con i partner artici e le comunità locali, comprese le popolazioni indigene, e nel loro interesse, osserva Bruxelles.

La nuova strategia artica dell’Unione europea punta a rafforzare la presenza e la sicurezza europea in una regione sempre più centrale negli equilibri geopolitici globali. Bruxelles intende collaborare con gli Stati membri, i partner artici e la Nato per proteggere le infrastrutture critiche, rafforzare la sorveglianza marittima e migliorare la capacità operativa nell’Artico, anche attraverso il potenziamento delle capacità legate ai rompighiaccio.

All’interno del piano, particolare attenzione è dedicata alla protezione dei cavi sottomarini e delle catene di approvvigionamento, al monitoraggio delle attività marittime e al contrasto delle minacce alle infrastrutture strategiche. In questa direzione si inseriscono la creazione di un Centro per la sicurezza marittima e il progetto di un Centro per i cavi artici, con funzioni di sorveglianza, protezione e coordinamento degli interventi.

La strategia riconosce inoltre il peso crescente della competizione per le risorse naturali e le nuove rotte commerciali aperte dai cambiamenti climatici. L’UE punta a integrare porti, ferrovie, infrastrutture energetiche e reti digitali europee nei futuri corridoi artici, rafforzando la connettività con la regione e la resilienza delle proprie catene di approvvigionamento. Tra i progetti figurano il cavo sottomarino Pan-Arctic Cable, per collegare direttamente la Groenlandia all’Europa, e il potenziamento delle comunicazioni satellitari attraverso IRIS².

Sul fronte economico ed energetico, Bruxelles intende sostenere le energie rinnovabili, lo sviluppo sostenibile e l’accesso alle materie prime critiche, confermando al contempo la propria posizione contraria allo sfruttamento di petrolio, carbone e gas nell’Artico. La strategia comprende anche il rafforzamento della ricerca scientifica e della cooperazione con le comunità locali e le popolazioni indigene.

Il cambiamento climatico rappresenta infatti una questione strategica oltre che ambientale: il riscaldamento accelerato della regione ha conseguenze dirette sulla sicurezza, sugli ecosistemi e sulle condizioni meteorologiche europee. L’UE intende quindi potenziare il monitoraggio climatico e la condivisione dei dati.

Infine, Bruxelles punta a rafforzare la resilienza democratica dei partner artici, contrastando disinformazione e interferenze straniere e promuovendo il coinvolgimento delle comunità locali, soprattutto dei giovani per assicurare che le loro esigenze e aspirazioni continuino a orientare le iniziative europee nella regione.

Tennis, Next Gen ATP Finals: il futuro fa tappa a Reggio Calabria

Roma, 20 ott. (askanews) – Reggio Calabria diventa il palcoscenico del tennis del futuro. Dal 9 al 13 dicembre il PalaCalafiore ospiterà le Next Gen ATP Finals, il torneo che mette di fronte gli otto migliori giocatori Under 20 della stagione. Per la prima volta la manifestazione approda nel Mezzogiorno, dopo le cinque edizioni disputate a Milano tra il 2017 e il 2022 e le tre successive a Jeddah, in Arabia Saudita.

L’annuncio è arrivato oggi a Palazzo Corrado Alvaro, alla presenza del presidente della Federazione italiana tennis e padel Angelo Binaghi, del ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, del presidente di Sport e Salute Marco Mezzaroma, del sindaco Francesco Cannizzaro e del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto. L’appuntamento chiude una stagione che vede l’Italia protagonista del tennis internazionale, dopo le ATP Finals di Torino e le finali di Coppa Davis a Bologna.

“Per la nostra Federazione tornare al Sud con un grande evento internazionale è motivo di particolare soddisfazione”, ha sottolineato Binaghi, ricordando il contributo del Mezzogiorno alla crescita del movimento tennistico nazionale. “Le Next Gen ATP Finals non sono più soltanto una vetrina per i giovani che aspirano a diventare campioni, ma un vero e proprio passaggio verso la consacrazione internazionale”. L’obiettivo, ha aggiunto, è avvicinare i ragazzi al tennis e lasciare al territorio un’eredità che vada oltre la settimana del torneo.

È proprio la legacy il tema centrale dell’operazione. «Non conteremo gli spettatori sugli spalti, ma i ragazzi che, finito l’evento, sceglieranno di scendere in campo sognando di diventare come i campioni per cui hanno tifato», ha spiegato Mezzaroma. Per il presidente di Sport e Salute, la Calabria potrà mostrare al mondo le proprie potenzialità nell’accoglienza e nell’organizzazione, trasformando la manifestazione in un’occasione di crescita per i circoli e per i giovani.

Sulla stessa linea Abodi, che ha sostenuto il progetto fin dalla sua ideazione. «Una nuova opportunità per valorizzare il nostro meraviglioso Sud», ha detto il ministro, collegando l’evento alla volontà di distribuire in modo più equilibrato i grandi appuntamenti sportivi sul territorio nazionale. Lo sport, ha osservato, è anche promozione delle eccellenze locali, sviluppo economico e sociale e occasione per creare nuove prospettive.

Il torneo ha già dimostrato di essere una vetrina capace di anticipare i protagonisti del circuito mondiale. Nelle edizioni milanesi hanno partecipato Jannik Sinner, Carlos Alcaraz e Daniil Medvedev, tutti diventati numeri uno del ranking, oltre ad altri giocatori poi affermatisi ai massimi livelli. Tra gli azzurri passati dalle Next Gen anche Lorenzo Musetti, Flavio Cobolli e Matteo Arnaldi.

Per Reggio Calabria si tratta di un ritorno sulla scena internazionale. Nel 2009 la città ospitò la finale di Fed Cup tra Italia e Stati Uniti, vinta 4-0 dalle azzurre Sara Errani, Flavia Pennetta, Francesca Schiavone e Roberta Vinci. In precedenza aveva accolto tre sfide di Coppa Davis e, tra il 1959 e il 1970, gli Internazionali di Reggio Calabria, con campioni come Giuseppe Merlo, Neale Fraser e Tony Roche.

A dicembre, dunque, non sarà soltanto una settimana di tennis. La sfida sarà trasformare la visibilità internazionale in partecipazione sportiva, nuove opportunità per i giovani e un risultato duraturo per la città e la Calabria.

Volontariato d’impresa: personale in campo per il terzo settore

Milano, 20 ott. (askanews) – Torna l’Elanco Impact Day, la giornata globale dedicata al volontariato d’impresa che vede il personale dell’azienda impegnato in iniziative sociali a fianco del terzo settore. Nel 2026 l’adesione in Italia ha raggiunto circa il 63% dell’organico, a supporto di realtà come Banco Alimentare, Caritas Ambrosiana, Dynamo Camp ETS e Rise Against Hunger Italia.

“Negli anni l’Impact Day è cresciuto, in particolare in Elanco Italia: sono sempre di più i colleghi che partecipano con gioia a questa giornata di volontariato aziendale. Un percorso cresciuto anche grazie all’aumento degli enti del Terzo Settore con cui collaboriamo” ha dichiarato Valentina Surace, Senior Associate Quality Assurance e Sustainability Team Coordinator di Elanco Italia.

Fra le azioni concrete realizzate a Milano e Bologna figurano il confezionamento di oltre 4.400 kit alimentari, la preparazione di 4.320 pasti per le scuole nell’Africa sub-sahariana, la donazione di 31mila uova contro la povertà alimentare e le raccolte rifiuti dell’iniziativa “FantaElanco”.

“L’Impact Day è una ricorrenza speciale per noi di Elanco: è il momento dell’anno in cui ci ritroviamo per condividere una giornata all’insegna del volontariato, mettendo noi stessi a disposizione per dare un contributo alle comunità in cui operiamo” ha aggiunto Stefano Demarchi, Tax/Accounting/FP&A Manager di Elanco Italia.

Parte del personale ha dato il proprio contributo direttamente sul campo presso il Campus di Dynamo Academy, nell’Appennino toscano, partecipando alle attività di manutenzione delle strutture.

“Negli anni l’impegno verso il volontariato d’impresa è diventato sempre più strategico all’interno del mondo Dynamo. È un modo concreto e tangibile con cui aziende e dipendenti si mettono in gioco per dare un contributo alla crescita del nostro progetto” ha concluso Sandra Nannini, Responsabile dello Sviluppo di Dynamo Academy.

L’iniziativa conferma il trend in costante crescita del volontariato aziendale di Elanco in Italia, coordinato dal nuovo Sustainability Team per facilitare la collaborazione con gli enti del territorio e l’aggregazione del personale.

Regista “No Other Land” a Roma: stop impunità Israele in Cisgiordania

Roma, 20 ott. (askanews) – Solo quando “il governo italiano e gli altri governi occidentali” smetteranno di “garantire impunità al governo israeliano”, la situazione in Cisgiordania potrà cambiare. Lo ha detto ad askanews Basel Adra, attivista, avvocato, giornalista e regista palestinese del film “No Other Land”, intervistato a margine dell’evento “Dall’economia di occupazione all’economia di liberazione” che si è tenuto oggi a Roma. Un evento organizzato dalla colalizione di oltre 20 organizzazioni promotrici della campagna “Stop al commercio con gli insediamenti illegali”.

“Oggi mentre sto parlando con te, in questo preciso istante, i bulldozer israeliani stanno distruggendo case a Masafer Yatta (nel sud della Cigiordania, ndr). Accade proprio ora, mentre ti sto parlando. E succede quasi ogni settimana. Le persone soffrono tanto a causa di queste demolizioni, perchè rimangono senza una casa dove tornare e sono costrette a rifugiarsi in vecchie grotte, dove è pericoloso vivere”, ha denunciato ad askanews Basel Adra.

“Queste azioni e il fatto che coloni e i soldati israeliani hanno trasformato la raccolta delle olive in una zona di guerra: attaccano gli agricoltori, rubano il raccolto e uccidono i palestinesi mentre sono intenti a raccogliere le olive; aggrediscono persino diplomatici e giornalisti”, ha continuato l’attivista, facendo riferimento a quanto accaduto nei giorni scorsi alla fotoreporter del Washington Post, Heidi Levine, aggredita nel villaggio di Abu Falah, a est di Ramallah, e a diversi diplomatici europei, a loro volta aggrediti da coloni, nei pressi del villaggio di Taybeh, a nord-est di Ramallah.

“Questo accade a causa dell’impunità garantita al governo israeliano dal governo italiano e da altri governi occidentali, che continuano a sostenere questo regime di apartheid e di genocidio”, ha denunciato Adra, secondo cui “solo quando cambieranno le azioni qui, potrà cambiare la situazione sul campo. Nient’altro”.

“Non parlatemi del governo israeliano o di un eventuale cambio dell’attuale leadership di (Benjamin, ndr) Netanyahu e (Itamar, ndr) Ben-Gvir”, ha continuato, facendo riferimento alle prossime elezioni in Israele, in programma il 27 ottobre, “perché noi palestinesi abbiamo una lunga esperienza con questi governi e sappiamo bene che sono solo sciocchezze”.

“Del resto, sono gli stessi politici israeliani, sia della coalizione di governo che dell’opposizione, a dichiarare apertamente che continueranno a sostenere gli insediamenti e i coloni, e a portare avanti l’espansione delle colonie”, ha concluso il regista Premio Oscar.

Festa di Roma, il nuovo spot FS tra treni d’epoca e storia del Paese

Roma, 20 ott. (askanews) – Un viaggio attraverso epoche e atmosfere diverse, per raccontare la storia del Paese e ripercorrere l’evoluzione del treno: dalle eleganti carrozze storiche, fino al giorno d’oggi. Si intitola “Viaggiare in Italia, viaggiando nel tempo” il nuovo spot del Gruppo FS e di Fondazione FS Italiane, presentato alla 21esima Festa del Cinema di Roma, in un evento che ha celebrato il legame tra la settima arte e il treno, fin dai fratelli Lumière, con la partecipazione tra gli altri della conduttrice raidiofonica Ema Stokholma (conduttrice della cerimonia inaugurale della Festa), dell’attore Massimiliano Caiazzo e introdotto dalle note dell’Orchestra della Fondazione Ennio Morricone.

Nello spot, diretto da Volfango De Biasi, la protagonista (Serena De Ferrari) sale su un treno storico dopo aver attraversato la Sala Reale della Stazione Centrale di Milano per poi ritrovarsi in epoche diverse, attraversando le carrozze che cambiano, con il tempo che passa. Un racconto per riscoprire il legame profondo tra il territorio e la storia dell’Italia, sulle note di “Felicità” di Lucio Dalla.

Giuseppe Inchingolo, Vicedirettore Generale Corporate Gruppo FS: “Racconta i nostri primi passi, dalla ferrovia della Napoli Portici fino ad arrivare ai meravigliosi treni iconici, dall’Arlecchino alle Centoporte, per raccontare appunto da dove sono partite le ferrovie e dove sono arrivate. Un passaggio storico che si lega di fatto anche alla storia del Paese perché le ferrovie raccontano la storia di come i territori si sono uniti, di come si sono accorciate le distanze, di come si sono create nuove opportunità. A noi piace dire che abbiamo contribuito in modo importante a costruire l’unità d’Italia e stiamo continuando a farlo anche oggi con l’alta velocità, quindi rappresentare questo passato proiettato con il futuro fatto di innovazione, tecnologia e velocità ci sembra una operazione importante”.

Il racconto di un viaggio che lega passato e futuro attraverso il cinema, con l’intento, inoltre, di suggerire a chi arriva nel Paese, che viaggiare in Italia è come viaggiare nel tempo.

Luigi Cantamessa, Direttore Generale Fondazione FS, ha spiegato: “Tutta la commedia italiana si è svolta sui treni delle Ferrovie dello Stato, oggi si celebra e si cementa qualcosa di davvero importante, la storia delle Ferrovie dello Stato è la storia del Paese, del vissuto degli italiani, del nostro costume, del nostro modo di essere che si vede nello svolgersi di 60 anni, dal dopoguerra, e io credo che i treni che vedremo nello spot debbono far pensare con il loro comfort, con i loro velluti, con le loro sperimentazioni tecniche, che senza quei vecchi treni noi oggi non avremmo l’ETR1000 che va a 300 chilometri orari”.

Turismo e cinema, Mazzi lancia l’iniziativa “Che spettacolo l’Italia!”

Roma, 20 ott. (askanews) – Che spettacolo l’Italia! è un’iniziativa “incentrata sul fatto di creare un piccolo film, che chiamiamo film turismo e che venga poi divulgato attraverso i film e le opere principali, che sono film e serie tv nei vari formati. Pensiamo che il cinema sia stato molto importante anche per il turismo, anche per il turismo di qualità e per l’immagine dell’Italia nel mondo”: così il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, ha presentato “Che spettacolo l’Italia! What a movie Italia is. Quando il turismo abbraccia il cinema”, alla Festa del Cinema di Roma.

Il ministro ha citato “i nostri grandi registi, da Fellini a De Sica, Pasolini con il Vangelo II Matteo girato a Matera”, ma anche “Vacanze Romane e Benigni con La Vita è bella, o film più popolari come Cliffhanger di Stallone o al Sorpasso”, per spiegare che “se noi avessimo una narrazione dei luoghi dove sono stati girati questi film, oggi avremmo qualcosa di grande pregio, perché grandi attori che ci raccontano i luoghi dove loro magari hanno vissuto per delle settimane per girare i film, sarebbero delle perle. Pensando questo abbiamo lanciato questa iniziativa, per sostenere il turismo italiano attraverso gli occhi del cinema”, ha sottolineato, in riferimento al claim dello spot presentato all’Auditorium per il lancio dell’iniziativa istituzionale del MiTur.

Il progetto mira a promuovere lo sviluppo nazionale e internazionale del turismo italiano attraverso la realizzazione, l’acquisizione e la divulgazione di contenuti audiovisivi originali, in qualità cinematografica, denominati film turismo, da distribuire in accoppiata a serie tv e film per le sale cinematografiche, in prima programmazione o proiezione.

Nei film turismo gli attori protagonisti, affiancati da co-protagonisti e dal regista, rappresenteranno e racconteranno al pubblico i luoghi delle riprese e delle scene più significative appena viste. Il progetto riguarderà territori, località, città e borghi d’Italia che non risultino semplici ambientazioni ma assumano identità, centralità e rilevanza nelle storie e in quanto tali vengano valorizzati.

I film turismo potranno avere una durata dai 5 ai 10 minuti a seconda che vengano abbinati a film per le sale cinematografiche, a film-tv o a serie tv nei formati lunga-serie o mini-serie. La presenza del film turismo a fine proiezione sarà annunciata nei titoli di testa dell’opera principale attraverso la dicitura “Quest’opera promuove lo sviluppo del turismo italiano”.

I produttori potranno inviare le loro proposte al Ministero del Turismo e una commissione valuterà la coerenza di tali proposte con le finalità di promozione dello sviluppo del turismo italiano. Per la realizzazione e acquisizione dei film turismo e per le relative attività di distribuzione e divulgazione sono previsti stanziamenti fino a quattrocentomila euro a seconda che l’abbinata sia con film per le sale cinematografiche, film tv o serie tv, in formato lunga-serie o mini-serie.

Il progetto, curato dal Ministero del Turismo in collaborazione con la società in house ENIT SpA, avrà carattere sperimentale per un anno. L’avviso sarà reso pubblico martedì 10 novembre 2026.

Sanità, de Pascale:6 Regioni al Governo, 5.5 mld o tagliamo i servizi

Modena, 20 ott. (askanews) – “Oggi usciamo con una lettera e un appello di sei presidenti di regione che chiedono al Governo di ascoltare il ministro Schillaci, che aveva chiesto 5 miliardi e mezzo per il prossimo anno, e di fare tutti gli sforzi possibili per salvare il Servizio sanitario nazionale”. Lo ha detto il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, a margine dell’inaugurazione dell’impianto Aliplast del Gruppo Hera a Modena.

“Non è il momento delle partigianerie politiche: solo l’incremento dei costi dell’energia per il riscaldamento negli ultimi mesi dell’anno per l’Emilia-Romagna cuberà tra i 20 e i 30 milioni di euro. Se non adeguiamo il finanziamento saremo costretti a tagliare i servizi, e questo è inaccettabile”, ha aggiunto de Pascale.

Cortei, Salvini: controllare le stazioni, intercettare prima

Milano, 20 ott. (askanews) – “Certi ragazzi, ragazzini, minorenni, maggiorenni che scrivono sui social come fossero impuniti, sabato non devono uscire di casa. Molto banalmente si può fare, quindi sono sicuro che le forze dell’ordine siano già al lavoro per questo”. Lo ha detto il vice premier e segretario della Lega Matteo Salvini, parlando con i giornalisti al termine della cerimonia di posa della prima pietra del ‘Bosco della Musica’.

“È per questo che chiedo un patto fra tutti per difendere e proteggere Milano. Anche perché molti di questi vengono da fuori Milano. Ne parlavo con il questore, la polizia ferroviaria: li si può intercettare a casa loro, quando vengono dalle province, quando vengono da Crema, da Pavia, da Lecco, da Varese, da Cinisello, li devi intercettare là e devi controllare le stazioni. Ripeto, quello che non si può più fare è concedere Piazza Duomo, perché vedere le fiamme in Piazza Duomo è un simbolo di resa che non possiamo permetterci”, ha aggiunto.

Pezzati (Oxfam): “Italia smetta di sostenere l’occupazione israeliana”

Roma, 20 ott. (askanews) – L’Italia metta fine al proprio “sostegno di fatto” all’occupazione israeliana dei Territori palestinesi e “metta in atto politiche a sostegno dell’economia palestinese”. Questo l’appello lanciato oggi dal portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia, Paolo Pezzati, interpellato da askanews a margine dell’evento “Dall’economia di occupazione all’economia di liberazione” che si è tenuto a Roma, organizzato dalla coalizione di oltre 20 organizzazioni promotrici della campagna “Stop al commercio con gli insediamenti illegali”.

“Oggi siamo qui a Montecitorio a parlare di come l’Italia ancora non stia agendo in modo concreto per rispettare il pronunciamento della Corte (internazionale, ndr) di giustizia riguardo l’illegalità dell’occupazione israeliana nel territorio palestinese”, ha dichiarato Pezzati, ricordando che “nel luglio del 2024, dopo aver chiarito l’illegalità dell’occupazione, la Corte di giustizia ha chiesto agli Stati di agire in modo obbligatorio per sospendere qualsiasi attività politica ed economica a sostegno l’occupazione”.

“In questi anni l’Italia non ha fatto nulla e nel frattempo le colonie aumentano, la violenza dei coloni aumenta e allo stesso tempo anche le risorse dei palestinesi, come l’acqua e i terreni, vengono sottratti in modo inesorabile – ha sottolineato il portavoce di Oxfam – in più i piccoli imprenditori palestinesi subiscono ogni giorno costi aggiuntivi, ritardi dovuti all’occupazione, al moltiplicarsi delle barriere dei cancelli, a controlli non previsti, a ritardi nelle consegne, insomma tutta una serie di sfide quotidiane dovute all’occupazione, che minano la capacità degli operatori economici palestinesi di essere competitivi”.

“L’Italia può agire in entrambe le direzioni: da un lato interrompere il sostegno di fatto che ha rispetto all’occupazione israeliana e allo stesso tempo può mettere in atto politiche a sostegno dell’economia palestinese”, ha concluso il portavoce di Oxfam.

Violenze, Mazzi:pericoloso fomentare odio, sembra rivivere terrorismo

Roma, 20 ott. (askanews) -“Quello a cui abbiamo assistito è uno scempio, mi sembra di rivivere e ricadere negli errori fatti negli anni ’70 quando, purtroppo, ci sono stati cattivi maestri che con parole pericolose e con tutta una serie di distinguo hanno poi portato l’Italia nella tragedia del terrorismo. Oggi i tempi sono cambiati, ma mi sembra di rivivere quel clima. Suggerisco di essere molto attenti a fomentare il caos, a seminare odio perché è molto pericoloso”. Così il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, a margine della presentazione di “Che spettacolo l’Italia! What a movie Italia is. Quando il turismo abbraccia il cinema”, alla Festa del Cinema di Roma, parlando delle manifestazioni di questi giorni a Milano.

“Non comprendo questo modo di fare – ha aggiunto – io rappresento un’altra cosa, rappresento l’Italia del turismo, un’Italia che vive di idee, di entusiasmo, di lavoro e si sforza di presentare il nostro paese, la nostra nazione al massimo della sua bellezza. Continuerò a lavorare in questo modo e non voglio avere nulla a che fare con chi fomenta caos e semina odio”.

Energia, de Pascale: emergenza, serve strategia di lungo periodo

Modena, 20 ott. (askanews) – “E’ un’emergenza e non è la sede per le polemiche politiche, ma negli ultimi tre anni abbiamo sottovalutato come Paese il tema dell’energia. Tutte le volte che si alzano i prezzi l’energia diventa il tema centrale, ma non appena scendono lievemente la priorità diventa un’altra e lo stiamo pagando in maniera drammatica”. Lo ha detto il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, a margine dell’inaugurazione dell’impianto Aliplast del Gruppo Hera a Modena.

“Oggi dobbiamo prendere misure di emergenza, anche la Regione prenderà le sue per la sanità, il Tpl e i servizi gestiti direttamente. In questo momento o si adeguano le risorse, o si fermano le corse o si interrompono le produzioni”, ha aggiunto de Pascale, ricordando che “abbiamo progetti importantissimi sulle rinnovabili, come l’eolico offshore, che sono stati completamente abbandonati. Servono misure emergenziali per il sistema Paese, ma soprattutto una strategia di lungo periodo che purtroppo al momento non si vede”.

Quanto al confronto con il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, “c’è un rapporto di consuetudine e di relazione, ma purtroppo in Italia alcune scelte strutturali si fanno più al Mef e a Palazzo Chigi che nei vari ministeri, perché le risorse sono lì”, ha concluso il governatore dell’Emilia-Romagna.

Al via l’ottava edizione di “Cammina Natura”

Roma, 20 ott. (askanews) – Risincronizzare il passo con i ritmi della terra, riscoprire la biodiversità e valorizzare le tradizioni locali. Sabato 24 e domenica 25 ottobre torna “Cammina Natura”, l’iniziativa nazionale giunta alla sua ottava edizione e promossa da AIGAE, l’Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche.

Un fine settimana che propone oltre 120 itinerari gratuiti e accessibili lungo tutta la Penisola: dalle ricchezze geologiche e religiose del Veneto al secolare Olivo di Sant’Emiliano in Umbria, dal fascino del Castello di Quirra in Sardegna, fino ai panorami delle Alpi del Mare in Liguria.

Al centro della manifestazione c’è anche la valorizzazione di un capitale umano ad altissima qualificazione: l’associazione conta infatti oltre 3.500 professionisti, una presenza competente sul campo capace di trasformare una semplice camminata in un’esperienza di conoscenza profonda.

L’evento conta sul patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e delle principali realtà territoriali italiane, oltre alla media partnership di Rai Pubblica Utilità, proponendosi come un suggestivo invito a ritrovare il legame tra uomo e natura.

Cortei, Conte: condanniamo devastazioni, governo scarica su altri

Roma, 20 ott. (askanews) – “Condanniamo le devastazioni che ci sono state a Milano, sono inaccettabili, fermo restando che la responsabilità dell’ordine pubblico è di questo governo che non può scaricare su altri”. Così il leader di M5s, Giuseppe Conte a margine di un evento all’Hotel Nazionale a Roma.

“Qui c’è un Paese che è in condizioni economiche e sociali davvero disagiate: non possiamo non ascoltare il grido degli studenti, il grido degli agricoltori, degli autotrasportatori, dei pescatori, degli allevatori. Il grido si leva soprattutto forte al Sud ma anche al Nord”, ha aggiunto Conte.

Roma, a San Francesco a Ripa Grande restauri nella Cella del Santo

Roma, 20 ott. (askanews) – Nel convento di San Francesco a Ripa Grande, nel cuore di Trastevere, la Cella del santo di Assisi è uno dei luoghi più significativi della memoria francescana a Roma. In occasione dell’ottavo centenario della morte del santo, la Soprintendenza Speciale di Roma, diretta da Daniela Porro, ha promosso e realizzato un intervento sul patrimonio storico-artistico custodito nella Cella dove l’assisiate ha soggiornato durante i suoi viaggi a Roma.

“Nell’anno dell’ottavo centenario della morte di San Francesco, questo intervento assume un particolare significato perché restituisce l’attenzione a uno dei luoghi romani più strettamente legati alla memoria del santo – dichiara Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma – una operazione resa possibile dalla collaborazione della Soprintendenza con il Fondo Edifici di Culto e i Mecenati Roman Heritage che hanno finanziato il restauro: la conclusione dei lavori e la presentazione pubblica dei risultati rappresentano un’occasione per rendere più leggibile e accessibile il valore storico, artistico e devozionale di questo spazio, favorendone una più ampia conoscenza”.

Le attività hanno riguardato il restauro dei cinquanta reliquiari in lamina d’argento della famiglia francescana, interessati da fenomeni di ossidazione e corrosione, e la manutenzione della grande macchina d’altare lignea che li accoglie.

“La Chiesa di San Francesco a Ripa grande nel cuore di Trastevere è il luogo che conserva più di altri a Roma la presenza del Santo d’Assisi e ne è custode della sua devozione. Per questo motivo, secondo Ugo Pierucci, presidente dei Mecenati Roman Heritage – abbiamo accolto con entusiasmo il prezioso progetto di restauro della sua Cella all’interno della Chiesa. Un intervento perpetua la virtuosa collaborazione tra il pubblico e i Mecenati nel preservare e valorizzare il patrimonio artistico di Roma, impreziosito dal patrocinio ottenuto da parte del Comitato Nazionale per l’ottavo centenario della morte di San Francesco”.

L’intervento integrato di restauro, manutenzione e approfondimento conoscitivo è stato progettato da Alessandra Acconci, storica dell’arte della Soprintendenza Speciale di Roma che ne ha curato anche la direzione scientifica: “L’obiettivo è stato quello di considerare la Cella nel suo insieme: non una semplice raccolta di singole opere, ma uno spazio unitario, nel quale arredi, immagini e testimonianze devozionali concorrono a raccontarne la storia. L’intervento, che ha messo in relazione conservazione, ricerca e valorizzazione, ci ha permesso di ricomporre questa lettura complessiva e di restituire pienamente il valore di un luogo che conserva intatta la sua forte identità storica e devozionale”.

A queste operazioni si sono affiancate indagini diagnostiche sulle icone di san Ludovico di Tolosa e sant’Antonio da Padova, finalizzate ad approfondirne le tecniche esecutive e le caratteristiche materiche. L’intero progetto è stato realizzato in collaborazione con il FEC – Fondo Edifici di Culto, proprietario del complesso, con il sostegno dell’Associazione Mecenati Roman Heritage ETS attraverso una sponsorizzazione tecnica.

La tradizione vuole che Francesco vi abbia soggiornato durante le sue visite a Roma per i suoi non facili incontri con il pontefice Innocenzo III, accolto nell’allora ospizio di San Biagio, tenuto dai Benedettini di Ripa Grande. Il piccolo ambiente conserva ancora elementi che rimandano alla sua originaria semplicità, insieme ad arredi e suppellettili che nei secoli ne hanno consolidato il carattere di luogo di culto e devozione.

Nota già all’inizio del Cinquecento come sacrario, elevata a santuario da Clemente VIII, la Cella assunse l’assetto attuale tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento. La parete di fondo è interamente coperta da una macchina d’altare lignea realizzata da Bernardino da Jesi, durante i lavori promossi dal cardinale Ranuccio Pallavicini.

Nell’altare sono inseriti 50 reliquiari in lamina d’argento dei santi della famiglia francescana, che compongono idealmente un grande albero dell’Ordine. Di particolare rilievo è inoltre il nucleo delle icone francescane. La tavola con il Ritratto di san Francesco, dipinta a tempera e foglia d’oro firmata da Margarito d’Arezzo, databile al Duecento costituisce una delle più antiche immagini del Santo. A essa si affiancano le tavolette con sant’Antonio da Padova e san Ludovico da Tolosa, attribuite a Lello da Orvieto, datate intorno al 1325.

Guasto al cloud di Google, disagi per banche e aziende. Revolut: dati al sicuro

Milano, 20 ott. (askanews) – Da questa mattina si registrano diversi problemi di accesso ad alcuni servizi in Europa a causa di disservizi di Google Cloud. Secondo l’ultimo aggiornamento del colosso i problemi sono partiti poco dopo la otto di questa mattina in Italia e stanno avendo ripercussioni su servizi di banche, aziende e piattaforme online.

Una interruzione di corrente ha causato un problema nella zona europe-west2-b, che coincide con una delle zone della regione di Londra dove Google ha i propri data center. L’interruzione, fa sapere Google, è stata risolta e sta procedendo il ripristino dei servizi anche se i clienti, fanno sapere da Google, potrebbero non essere ancora in grado di creare nuovi carichi di lavoro. Google stima che il ripristino completo dei carichi di lavoro esistenti dovrebbe essere ultimato, indicativamente, entro le 15 di oggi, ora in cui fornirà un aggiornamento della situazione.

Tra le banche colpite dai problemi di Google cloud Revolut, che conferma di riscontrare “Attualmente un’interruzione che interessa diversi servizi”. “Confermiamo che i fondi e i dati di tutti i nostri clienti sono al sicuro – assicura un portavoce di Revolut bank – Stiamo lavorando per risolvere il problema da quando è stato individuato questa mattina e ci scusiamo con tutte le persone coinvolte per l’inconveniente arrecato”.

Plastica, Pichetto: valutiamo meccanismo a sostegno del riciclo

Modena, 20 ott. (askanews) – “Stiamo valutando quale può essere un meccanismo di intervento proprio per integrare o aiutare quello che è il risultato del riciclo italiano, perché non possiamo avere i piazzali pieni”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, a margine dell’inaugurazione a Modena di R3GID, il nuovo impianto di Aliplast, del Gruppo Hera, per il riciclo delle plastiche rigide. “L’emergenza estiva l’abbiamo in parte tamponata, anche mandando all’incenerimento una parte di questa plastica, però non è la soluzione”, ha aggiunto.

Il ministro ha ricordato il tavolo nazionale della plastica, aperto davanti a una “concomitanza di fattori negativi”: l’aumento della differenziata anche in altri paesi europei, “per la plastica ormai siamo al 75%”, e l’arrivo di plastica importata “da paesi che non hanno le nostre regole”.

“In alcuni casi ho attivato Guardia di Finanza e Dogane proprio per il controllo – ha spiegato Pichetto Fratin -. Ho chiesto il loro intervento in modo anche massiccio perché arriva anche plastica vergine sotto forma di riciclata, almeno si dice”.

Sull’impianto modenese, finanziato con circa 8 milioni di fondi Pnrr, il ministro ha sottolineato che “deve essere un modello nazionale perché utilizza acqua depurata, utilizza il calore del termovalorizzatore e dà nuova vita alla plastica”.

Arrestato un 14enne con l’accusa di avere accoltellato un coetaneo a scuola

Napoli, 20 ott. (askanews) – Ieri mattina all’interno di una scuola di Castel Volturno, in provincia di Caserta, uno studente di 14 anni è stato ferito all’addome e a una mano con un coltello a serramanico. La polizia ha arrestato un coetaneo, ritenuto responsabile del ferimento. La giovane vittima è stata soccorsa dal personale del 118 e trasportata in ospedale, dove è stata ricoverata in osservazione per una ferita addominale. Secondo quanto emerso dai primi accertamenti, il ferimento sarebbe avvenuto durante una lite tra i due studenti.

Vance: l’Ucraina la smetta di bombardare i siti energetici russi

Roma, 20 ott. (askanews) – Il vicepresidente statunitense J.D. Vance, in un’intervista trasmessa la notte scorsa sul canale YouTube di 2Way, ha dichiarato che l’Ucraina dovrebbe smettere di prendere di mira le infrastrutture energetiche russe. Alla domanda “l’Ucraina è un’alleata degli Stati Uniti?”, Vance ha risposto che si tratta “in un certo senso, di un partner. Ma credo che, a volte, i nostri interessi divergano. Ad esempio, ritengo forse che debbano effettuare attacchi contro le infrastrutture russe legate al combustibile, che finiscono per far aumentare i costi dell’energia per gli americani? No. Certo, collaboriamo con loro su alcune questioni e continueremo a farlo, ma ritengo che dovrebbero smettere di bombardare le infrastrutture energetiche russe”, ha affermato.

Sollecitato a chiarire la distinzione tra “alleato” e “partner”, Vance ha sottolineato che “non esiste un’alleanza formale con l’Ucraina”. “Continueremo a lavorare insieme su alcuni fronti, ma su altri saremo in disaccordo”, ha concluso.

Crosetto: i disordini di Milano sono anche una conseguenza della guerra ibrida

Roma, 20 ott. (askanews) – I fatti di Milano sono anche una manifestazione della guerra ibrida. Lo ha affermato il ministro della Difesa Guido Crosetto intervenendo oggi al forum sul procurement della difesa.

“I fatti di Milano e di altre parti sono una cosa profondamente diversa da quelli che abbiamo vissuto in altre epoche, profondamente. E sono il frutto di una cosa che, inascoltato, richiamo da anni: che è la guerra ibrida che qualcuno sta portando alle nostre nazioni con strumenti non convenzionali che si chiamano Tik tok, social, YouTube senza che l’Occidente se ne renda conto, in qualche modo reagisca” ha detto Crosetto.

Crosetto ha avvertito che molti ragazzi che hanno partecipato ai disordini “hanno in questi anni subito una controeducazione da qualche parte, non solo le famiglie, che sono un luogo in cui passano più tempo, non è neanche la scuola, che in qualche modo gli ha dato punti di riferimento, valori, ambizioni, visioni del mondo in conflitto col mondo in cui vivono, una società in cui viviamo”.

Tennis, Next Gen Atp Finals a Reggio Calabria

Roma, 20 ott. (askanews) – Ancora cinquanta giorni e Reggio Calabria si trasformerà nella capitale mondiale del tennis giovanile. Le Next Gen ATP Finals, il torneo che ogni anno riunisce gli otto migliori giocatori Under 20 del circuito maschile, si disputeranno, infatti, dal 9 al 13 dicembre sul veloce indoor del PalaCalafiore.

Dopo le Nitto ATP Finals di Torino e le Davis Cup Finals by Generali di Bologna, Reggio Calabria chiuderà, dunque, una stagione che vedrà ancora una volta il nostro Paese grande protagonista del calendario tennistico internazionale. Una sequenza di eventi che conferma l’Italia come riferimento mondiale per il tennis di vertice.

Presso la Sala Monsignor Ferro, situata all’interno di Palazzo Corrado Alvaro, stamane è andata in scena la conferenza stampa di presentazione dell’evento, alla presenza di Angelo Binaghi (Presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel), Marco Mezzaroma (Presidente di Sport e Salute), Andrea Abodi (Ministro per lo Sport e i Giovani), Francesco Cannizzaro (Sindaco di Reggio Calabria), Roberto Occhiuto (Presidente della Regione Calabria) e Diego Nepi Molineris (Amministratore Delegato di Sport e Salute).

Le Next Gen ATP Finals tornano dunque in Italia e sbarcano per la prima volta nel Mezzogiorno, dopo che il nostro Paese aveva ospitato le prime cinque edizioni dell’evento a Milano (dal 2017 al 2022, con la sola eccezione del 2020 a causa dell’emergenza sanitaria).

“Desidero rivolgere un particolare ringraziamento al Ministro Andrea Abodi, che ha creduto con convinzione in questo progetto e si è impegnato in prima persona affinché le Next Gen ATP Finals potessero approdare a Reggio Calabria. Il suo sostegno – ha aggiunto Angelo Binaghi, Presidente Federazione Italiana Tennis e Padel – è stato fondamentale per trasformare questa opportunità in una prospettiva concreta, condivisa con il Presidente della Regione Roberto Occhiuto e il Sindaco Francesco Cannizzaro, ai quali va il nostro altrettanto sincero ringraziamento. Per la nostra Federazione tornare al Sud con un grande evento internazionale è motivo di particolare soddisfazione. Il Mezzogiorno ha dato un contributo significativo alla crescita del tennis italiano e rappresenta una straordinaria fucina di tesserati, appassionati e giovani talenti. Un patrimonio che merita attenzione e nuove opportunità per continuare a crescere. Le Next Gen ATP Finals non sono più soltanto una vetrina per i giovani che aspirano a diventare campioni, ma un vero e proprio passaggio verso la consacrazione internazionale, come dimostrano i tanti protagonisti delle precedenti edizioni che sono poi diventati stelle del circuito mondiale. È questa la forza del torneo: raccontare il futuro del tennis attraverso giocatori che, molto spesso, sono già pronti a essere protagonisti del presente. Con questo appuntamento vogliamo avvicinare ancora di più i giovani al grande tennis, offrire al territorio una vetrina internazionale e lasciare un’eredità che vada oltre la settimana del torneo. Siamo felici di poterlo fare a Reggio Calabria, con la convinzione che le Next Gen ATP Finals rappresentino una grande opportunità per la città e per tutta la Calabria”.

Marco Mezzaroma, Presidente di Sport e Salute ha aggiunto: “Un grande evento vale anche per quello che lascia dopo. Per questo, su mandato del Governo, come Sport e Salute organizziamo i grandi eventi sportivi e li portiamo dove possono lasciare di più. In questo senso la scelta della Calabria è un valore aggiunto: è una terra con grandi potenzialità, a volte ancora inespresse, che grazie allo sport di alto livello può mostrare al mondo il meglio di sé in ospitalità, accoglienza e capacità organizzativa. L’eredità di queste Next Gen ATP Finals si misurerà quindi nell’immagine che l’Italia, e la Calabria in particolare, saprà dare di sé, ma anche nei ragazzi che per la prima volta prenderanno in mano una racchetta, nei campi e nei circoli che si riempiranno. Per un giovane calabrese vedere a pochi metri i migliori Under 20 del mondo vorrà dire capire che arrivare così in alto si può. È questo l’effetto moltiplicatore che cerchiamo. Non conteremo gli spettatori sugli spalti, ma i ragazzi che, finito l’evento, sceglieranno di scendere in campo sognando di diventare come i campioni per cui hanno tifato”.

Per Andrea Abodi, Ministro per lo Sport e i Giovani: “La scelta di puntare su Reggio Calabria e il suo PalaCalafiore per disputare le Next Gen ATP Finals rappresenta NON SOLO l’ennesima sfida vinta nella quale ho creduto fortemente fin da quando è nata l’idea dialogando con il presidente della Federtennis Binaghi, che ringrazio, MA ANCHE una nuova opportunità, a poche settimane dalla chiusura dei bellissimi Giochi del Mediterraneo di Taranto, per valorizzare il nostro meraviglioso Sud. Ho voluto questo evento a Reggio Calabria, per portare in una terra affascinante e con un enorme potenziale inespresso una manifestazione internazionale di grande prestigio che abbiamo affidato organizzativamente alla nostra società Sport e Salute. Si conferma ancora una volta la volontà e l’impegno del Governo presieduto da Giorgia Meloni di offrire pari opportunità sportive all’Italia intera. Con queste Finali valorizziamo il territorio, riequilibrando geograficamente la presenza di grandi eventi tennistici: dagli Internazionali di Roma alle Finali ATP di Torino, alla fase finale della Coppa Davis di Bologna per arrivare a Reggio Calabria, che chiuderà la stagione internazionale con i migliori giovani tennisti del mondo, una finestra sul futuro. Questo evento rappresenta una grande occasione non solo sportiva, per offrire ai giovani, alla città e all’intera Calabria nuove prospettive. Lo sport non è soltanto competizione, ma anche promozione del territorio e delle sue eccellenze, crescita economica e sociale. Continueremo a investire in questa direzione, convinti che la collaborazione tra istituzioni e mondo sportivo possa generare più cultura sportiva e valore aggiunto per le comunità”.

UNA FUCINA DI CAMPIONI – Il valore del torneo si misura guardando a ciò che ha lasciato in eredità. Negli anni milanesi hanno calcato quel campo, e in diversi casi lo hanno vinto, giocatori che poco dopo avrebbero conquistato o sfiorato un titolo del Grande Slam, molti dei tennisti che oggi occupano la Top 10 e ben tre futuri numeri 1 del mondo: Jannik Sinner, Carlos Alcaraz e Daniil Medvedev. Tra i partecipanti anche alcuni degli azzurri protagonisti dei successi in Coppa Davis, come Lorenzo Musetti, Flavio Cobolli e Matteo Arnaldi. Dopo Milano, dal 2023 al 2025 il torneo si è giocato a Jeddah, in Arabia Saudita, senza perdere la sua natura di trampolino verso il grande tennis. Hamad Medjedovic è diventato il vincitore con il ranking più basso di sempre, João Fonseca si è imposto a soli 18 anni, secondo campione più giovane della storia, e Learner Tien ha rispettato il pronostico che lo indicava come prima testa di serie.

REGGIO CALABRIA, UNA STORIA DI GRANDE TENNIS – Per Reggio Calabria non sarà la prima volta sotto i riflettori del grande tennis internazionale. Il 7 e 8 novembre 2009 il Tc Rocco Polimeni ospitò, infatti, la finale di Fed Cup tra Italia e Stati Uniti. Davanti al pubblico di casa, Sara Errani, Flavia Pennetta, Francesca Schiavone e Roberta Vinci si imposero per 4-0, conquistando il secondo titolo mondiale della loro storia, dopo quello del 2006. Inoltre, per ben tre volte la città ha ospitato sfide di Coppa Davis: Italia vs Austria nel 1972, con in campo il ‘dream team’ Pietrangeli-PanattaBertolucci-Barazzutti, Italia vs Irlanda nel 1983 e la sfortunata Italia-Finlandia nel 2002.

La tradizione tennistica della città ha però radici ancora più lontane: dal 1959 al 1970 fu sede dei prestigiosi Internazionali di Reggio Calabria, maschili e femminili, nel cui albo d’oro figurano campioni come Giuseppe Merlo, Neale Fraser e Tony Roch.

Schlein: la Ue sanzioni Netanyahu come Putin

Roma, 20 ott. (askanews) – “C’è stata un’iniziativa importante da parte di 11 Paesi, tra cui la Francia, il Canada, il Regno Unito e molti Paesi europei che – di fronte al fatto che a Gaza si continua a morire e che vanno avanti i crimini del governo di Netanyahu – hanno deciso di dare un segnale forte e dire stop al commercio dei prodotti che vengono dalle colonie illegali”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, intervenendo all’evento ‘Dall’economia di occupazione all’economia di liberazione’ all’Hotel Nazionale a Roma.

“Noi crediamo che sia vergognoso che il governo italiano non abbia seguito quella iniziativa: su questo dobbiamo assolutamente insistere e chiamare questo governo alle sue responsabilità”, ha aggiunto Schlein sottolineando che “servono sanzioni per i crimini del governo Netanyahu” ed è importante ricordare che “il diritto internazionale vale sempre, non vale fino a un certo punto e non vale a seconda di chi lo viola. E’ insopportabile questo doppio standard che c’è stato in questi anni anche da parte dell’Unione Europea, perché quando a violare il diritto internazionale è stata la Russia di Putin c’è stato un intervento compatto, quando lo viola Netanyahu, non ci può essere questo silenzio e questa complicità”. Per la segretaria del Pd occorre “continuare a insistere per la sospensione dell’accordo Ue-Israele, che prevede il rispetto dei diritti fondamentali, perché è stato violato dal governo Netanyahu”.

Cortei, Salvini: repressione non basta, serve accogliere e dare futuro

Milano, 20 ott. (askanews) – La posa della prima pietra del nuovo campus del Conservatorio di Milano, alla periferia sud della città, “è una bella boccata di ossigeno e di verde, tra autotrasporto e misure per la sicurezza. Ma è un tema attinente a quanto visto negli ultimi giorni: coinvolgere, accogliere, dare speranza, prospettiva, lavoro, futuro, è l’altra parte della medaglia rispetto alla prevenzione e alla repressione, che da sole non bastano”. Lo ha detto il vice premier e segretario della Lega, Matteo Salvini parlando alla cerimonia per la prima pietra del ‘Bosco della musica’.

Rubio: "Non solo l’Ucraina, tutti vogliono gli intercettori"

Roma, 20 ott. (askanews) – “Per quanto riguarda le vendite, so che una delle questioni di cui ha parlato il presidente Zelensky è il tentativo di acquistare intercettori. E lo capisco. Ma lo stesso vale per tutti gli altri Paesi del mondo. Oggi ho parlato anche con l’Arabia Saudita: anche loro vorrebbero degli intercettori” ha chiarito il segretario di Stato Marco Rubio, parlando con i giornalisti in India in merito al suo colloquio telefonico con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

“Israele vorrebbe degli intercettori. Anche noi ne abbiamo bisogno”, ha rappresentato il diplomatico americano.”Tutti i Paesi del mondo vorrebbero avere intercettori e molte nazioni, in diverse parti del mondo, li stanno richiedendo. Probabilmente sono il prodotto più richiesto in questo momento nel settore della difesa”, ha specificato Rubio, osservando che “quando un Paese non riceve intercettori dagli Stati Uniti, non significa che glieli stiamo negando”.

“Anche noi abbiamo le nostre esigenze”, ha sottolineato il diplomatico statunitense, aggiungendo che gli Stati Uniti devono “rispettare determinati livelli minimi di disponibilità, stabiliti internamente per le nostre basi e per la nostra presenza militare in tutto il mondo”. “Questo comprende, per esempio, le nostre basi in Europa”, ha evidenziato Rubio.

“Tutto questo deve essere gestito tenendo conto dell’insieme delle esigenze. Se si guarda all’Ucraina, o a qualsiasi altra questione, attraverso una sorta di imbuto, concentrandosi esclusivamente su un unico problema, non si può avere una visione completa”, ha rappresentato il segretario americano, ribadendo che “non c’è nulla che venga deliberatamente negato all’Ucraina”.

Proteste tir, Rixi: da oggi erogazione 480 mln contributi

Milano, 20 ott. (askanews) – “Da oggi iniziamo a erogare i contributi sui 430 milioni che ora sono diventati 480 milioni circa, per azzerare tutte le domande che sono pervenute fino al 30 di agosto, che è l’ultima finestra che è stata aperta”. Lo ha detto il viceministro dei Trasporti, Edoardo Rixi, al termine dell’incontro in prefettura a Milano sulle proteste degli autotrasportatori a cui ha partecipato il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, e le sigle Fai, Anita, Assotir, Cna Fita, Confartigianato Trasporti, Fedit, Fiap, Trasporto Unito Fiap, Confcooperative, Legacoop Produzione e Servizi e Sna-Casartigiani.

Rixi ha anche aggiunto che “poi verrà aperta un’altra finestra per le nuove domande sostanzialmente ai primi di novembre e che poi appunto verrà compensata coi crediti d’imposta nel 2027”.

Il viceministro ha sottolineato che nel complesso “abbiamo sbloccato circa un miliardo di euro: 480 milioni per quanto riguarda tutte le domande che sono arrivate fino ad agosto e poi mettiamo nuove risorse su settembre-ottobre, che però il credito d’imposta sarà ovviamente nel ’27. E anche lo sblocco dei 590 milioni del rinnovo del parco mezzi, su cui abbiamo avuto un confronto anche a livello europeo, perché ovviamente quello che ci chiedono tutte le associazioni è di mantenere l’endotermico, oltre che nuovi carburanti, perché oggi comunque il trasporto pesante va con motore diesel e quindi ovviamente con ancora un motore endotermico”.

In Francia 121 persone sono già in carcere per le violenze del fine settimana

Roma, 20 ott. (askanews) – Il ministro della Giustizia francese, Gerald Darmanin, intervistato questa mattina su CNews-Europe 1, ha precisato che 121 persone sono già in carcere in relazione alle violenze urbane del fine settimana. “Ho chiesto ai procuratori di essere estremamente fermi, implacabili nei confronti di chi ha aggredito poliziotti, gendarmi e vigili del fuoco, di chi ha saccheggiato esercizi commerciali e di chi ha attaccato edifici pubblici”, ha spiegato.

Vi sono inoltre una cinquantina di procedimenti giudiziari avviati, “un numero enorme di persone in stato di fermo” e “oltre 700 individui che, scortati dalla polizia, sono stati trasferiti in strutture di detenzione in attesa del giudizio”, ha precisato il ministro facendo riferimento a condanne che prevedono la reclusione effettiva, incluse pene di breve durata.

Interpellato sul profilo dei “saccheggiatori” entrati in azione durante il fine settimana, il Guardasigilli ha dichiarato: “si tratta di una delinquenza a prevalenza maschile: il 95% sono uomini”. Darmanin ha poi aggiunto alcuni dettagli sull’età: “c’erano dei minorenni di 13 anni, a volte 15 o 16 anni, ma anche molti maggiorenni: il 70% sono adulti”.

Mentre alcuni responsabili politici stranieri hanno indicato l’immigrazione come causa delle violenze urbane in Francia, il ministro della Giustizia ha espresso una valutazione diversa: “C’è di tutto”, ha ribadito con forza. “Tra le persone fermate ci sono individui provenienti dall’immigrazione, stranieri, ma anche persone perfettamente integrate, che sono francesi”, ha concluso.

Mattarella: infortuni e morti sul lavoro emergenza tra le più gravi

Roma, 20 ott. (askanews) – “Gli infortuni e le morti sul lavoro rappresentano una delle emergenze più gravi del nostro Paese. In questo contesto, le giornate di studio che oggi prendono avvio offrono l’occasione per esaminare le criticità del sistema e approfondire le possibili strategie di intervento. Ogni tragedia lascia un segno profondo nelle famiglie e nelle comunità, per sempre private di una parte di sé”. Lo scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato alla Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, Chiara Gribaudo. “Troppo spesso, il risparmio economico e la fretta operativa prevalgono sulla tutela delle persone, soprattutto nei settori più esposti, dove la frammentazione di appalti e subappalti può compromettere il rispetto delle norme e una chiara attribuzione delle responsabilità. Contrastare tali fenomeni richiede controlli rigorosi, formazione adeguata e una cultura della sicurezza diffusa lungo l’intera filiera produttiva, anche valorizzando le opportunità offerte dalle nuove tecnologie”. “Occorre inoltre tenere conto delle trasformazioni del mondo del lavoro. Digitalizzazione, intelligenza artificiale e nuove forme di impiego impongono di prestare attenzione ai rischi psicosociali legati a carichi eccessivi, orari prolungati e precarietà – avverte il capo dello Stato -. Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, oltre 840.000 persone muoiono ogni anno nel mondo per problemi di salute associati a questi fattori. Un dato che ricorda come la tutela debba riguardare la persona nella sua interezza, salvaguardandone la salute fisica e mentale. La sicurezza non può essere considerata un costo da contenere né un adempimento formale, ma deve costituire il presupposto irrinunciabile di ogni scelta sul lavoro e sulla dignità delle persone”.

“A tutti i partecipanti rivolgo l’augurio di buon lavoro, certo che queste giornate contribuiranno a rendere più incisiva l’azione comune a tutela della vita e della salute di ogni lavoratore”, conclude.

Welfare, Forum Unipol: nel 2024 produzione a 374 mld, +15% su anno

Roma, 20 ott. (askanews) – La filiera del welfare in Italia ha generato nel 2024 circa 374 miliardi di euro di valore della produzione, in crescita del 15% rispetto al 2023, impiegando 5,1 milioni di occupati. E’ quanto emerge dal Rapporto 2026 del Think Tank “Welfare, Italia”, presentato oggi a Roma nell’ambito del Forum dal titolo “Il welfare in Italia e in Europa tra valore identitario e fattori di crescita”, iniziativa promossa da Unipol in collaborazione con TEHA Group, con il contributo di un comitato scientifico presieduto da Giuseppe Guzzetti e composto da Giuseppe Curigliano, Veronica De Romanis e Stefano Scarpetta.

La filiera coinvolge oltre 458mila enti pubblici e privati, profit e non profit. Rispetto al 2023, sulla base dei dati ricalcolati secondo la metodologia aggiornata, si registra un aumento di oltre 13mila enti e 344mila occupati.

La spesa pubblica per il welfare ha raggiunto nel 2025 il valore record di 692,8 miliardi di euro, pari al 60% della spesa pubblica nazionale, con la previdenza che assorbe il 49,5% delle risorse. Secondo le stime del Think Tank, nel 2026 raggiungerà circa 715 miliardi. Se proseguissero le dinamiche di crescita dell’ultimo decennio, potrebbe superare i mille miliardi già nel 2037.

A pesare sul sistema è anche la pressione demografica. Nel 2025 le nascite sono scese al minimo storico di 355mila, con un saldo naturale negativo di 297mila persone. La riduzione della popolazione in età lavorativa, stimata in 6 milioni di persone entro il 2050, potrebbe comportare, a parità delle altre condizioni, una contrazione potenziale del Pil del 10,7% rispetto al 2025.

Restano inoltre divari territoriali nella disponibilità dei servizi. Nel Mezzogiorno i posti nei servizi educativi per la prima infanzia sono 19,3 ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni, contro 37,9 al Nord e 40,4 al Centro. La spesa comunale per interventi e servizi sociali è di 111 euro pro capite, contro i 185 euro del Nord.

Il Think Tank propone due strategie nazionali. Una per valorizzare salute, assistenza e partecipazione attiva degli anziani, l’altra per sostenere competenze, occupazione, autonomia abitativa, salute mentale e previdenza complementare dei giovani. Le filiere del welfare riferite agli over 65 e agli under 35 generano rispettivamente 130,7 e 114,9 miliardi di euro di ricavi.

Tajani: a Milano 500 militari in più con poteri di polizia giudiziaria

Roma, 20 ott. (askanews) – Sulla sicurezza a Milano “c’è una situazione alla quale il governo risponderà con grande fermezza già oggi con il Consiglio Ministri. Ci saranno 500 militari che avranno anche poteri di polizia giudiziaria e contribuiranno a garantire la sicurezza e un’attività forte di prevenzione”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine del Welfare Italia Forum, sottolineando che “inoltre ci saranno una serie di decisioni normative che bloccheranno qualsiasi tentativo di trasformare le nostre città in luoghi di devastazione”.

Tajani considera “inaccettabile quello che è accaduto”. “La risposta del governo sarà fermissima per garantire il libero commercio e la circolazione dei cittadini nei centri storici. Oggi ci sarà un Consiglio dei Ministri che prenderà le decisioni opportune. Cominceremo, ripeto, con la presenza di 500 militari in più nella città di Milano”, ha insistito, spiegando che la decisione “permetterà veramente di avere un controllo del territorio ancora più efficace”. “Provvedimenti anche di tipo giuridico che renderanno più difficile ai minori delinquere senza alcun motivo”, ha commentato Tajani.

Proseguono i blocchi degli autotrasportatori in Campania

Napoli, 20 ott. (askanews) – Non accenna a rientrare la mobilitazione degli autotrasportatori contro il caro vita e l’aumento dei carburanti. In Campania, oltre ai presidi notturni al casello di Nola (A30), in vista del confronto previsto per oggi con il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, la protesta sta bloccando diversi nodi strategici della regione.

Nuovi blocchi stradali si registrano lungo lo svincolo Nola-Villa Literno e sull’Asse Mediano, dove il traffico è rimasto completamente paralizzato nel tratto compreso tra Giugliano e Casacelle, con pesanti ripercussioni anche sulle uscite limitrofe. Situazione critica anche in prossimitàá del casello di Avellino Est e della barriera di Mercato San Severino (A30), dove la circolazione in direzione Caserta è andata in tilt.

Intanto giunge al quarto giorno consecutivo la protesta al Porto di Napoli: le motrici dei tir presidiano il Varco Bausan impedendo il passaggio dei mezzi pesanti e la movimentazione delle merci, mentre restano del tutto regolari le operazioni di imbarco per le auto private e i passeggeri.

In arrivo intensa perturbazione atlantica con piogge anche persistenti

Roma, 20 ott. (askanews) – Una strutturata perturbazione atlantica in risalita da Spagna e Francia si appresta a raggiungere l’Italia, determinando un’intensa fase di instabilità atmosferica a partire dai settori nord-occidentali. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma che il transito di questo sistema frontale originerà precipitazioni diffuse e localmente persistenti, associate a una dinamica sinottica di particolare complessità.

L’EVOLUZIONE SINOTTICA E L’INTERAZIONE TRA MASSE D’ARIA – L’assetto attuale deriva da un nucleo instabile originariamente sceso dal Mare del Nord verso la Francia durante la giornata di domenica. Questo sistema, seguendo una traiettoria da est verso ovest (dinamica definita moto retrogrado), si è portato verso il Golfo di Guascogna.

In questa sede la depressione ha subito un’inversione della traiettoria, spinta nuovamente verso est a causa dell’interazione con un vasto fronte atlantico in discesa da Groenlandia e Islanda. Tale confluenza riporterà il sistema perturbato verso il suo naturale spostamento verso est, favorendo una rigenerazione della struttura depressionaria e orientandone il perno verso l’Italia, dove determinerà condizioni perturbate per le successive 48 ore.

IL QUADRO PER MARTEDÌ: PRECIPITAZIONI INTENSE E PERSISTENTI IN LIGURIA – La giornata di martedì sarà caratterizzata da un marcato peggioramento al Nord-Ovest. L’attenzione si concentra in particolare sulla Liguria, settore per il quale, in merito alle potenziali criticità idrogeologiche, si rimanda alla consultazione dei bollettini ufficiali diramati dalla Protezione Civile. L’interazione tra correnti miti e umide di Scirocco e flussi più freddi di Tramontana in discesa dalla Val Padana genererà una stazionaria linea di convergenza.

Questa dinamica favorirà fenomeni di elevata intensità e persistenza, con accumuli pluviometrici stimati oltre i 150 mm in 24 ore (quantitativi equivalenti alla media mensile del periodo), in particolare nei settori compresi tra le province di Savona e Genova. Al mattino le precipitazioni risulteranno più isolate sul Ponente ligure, per poi diffondersi e intensificarsi nel corso del pomeriggio, estendendosi con accumuli consistenti anche su Piemonte, Lombardia occidentale e coste toscane.

Contestualmente, si registreranno isolati rovesci e temporali su Sardegna e versanti ionici della Sicilia. Le regioni del Centro, in particolare l’entroterra toscano, l’Umbria e il Lazio, registreranno condizioni termiche marcatamente miti, con valori massimi compresi tra i 25 e i 26°C, prima di un progressivo peggioramento serale che coinvolgerà l’intero Nord-Est, i bacini tirrenici centrali e la Campania.

L’EVOLUZIONE PER MERCOLEDÌ – Per la giornata di mercoledì si prospetta l’estensione delle precipitazioni verso est e sud-est. Si attendono piogge abbondanti sul Nord-Est (specie a nord del fiume Po), su Toscana, Umbria, Lazio e Campania, mentre si assisterà a un parallelo e graduale miglioramento delle condizioni atmosferiche sulle regioni del Nord-Ovest.

TENDENZA PER LA SECONDA PARTE DELLA SETTIMANA – La giornata di giovedì garantirà una temporanea stabilizzazione atmosferica, con un generale esaurimento della fenomenologia e ampie schiarite. Tuttavia, si tratterà di una fase transitoria: già nel corso di venerdì è atteso l’ingresso di un nuovo sistema frontale che determinerà il ritorno delle precipitazioni. L’intera settimana si confermerà dunque dominata da una dinamica sinottica pienamente autunnale.

Zelensky: anche l’Italia vittima della guerra ibrida russa

Roma, 20 ott. (askanews) – Anche l’Italia è vittima della guerra ibrida condotta dalla Russia contro i paesi europei, attraverso campagne di disinformazione e tentativi di condizionare il dibattito pubblico. Lo ha affermato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un’intervista al Corriere della Sera, nella quale ha denunciato anche le restrizioni imposte dagli Stati uniti alla condivisione dell’intelligence e all’utilizzo di Starlink, definendole ingiuste nei confronti di Kiev.

“Da tempo una guerra ibrida contro l’Europa, anche contro l’Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania. Non è la guerra su vasta scala che conduce contro di noi, ma passa attraverso televisioni, mezzi d’informazione, Internet e social network”, ha dichiarato Zelensky, rispondendo a una domanda sulle interferenze russe nei processi democratici occidentali. Il presidente ucraino ha accusato Mosca di sfruttare le divisioni interne alle società europee, in particolare sui temi dell’immigrazione, della religione, della lingua e delle questioni di genere, per influenzare le scelte degli elettori.

Zelensky ha inoltre espresso apprezzamento per il sostegno della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Ho un ottimo rapporto con Giorgia e la rispetto molto. Sono grato agli italiani ma non è una relazione in cui l’Italia aiuta e l’Ucraina non dà nulla in cambio. Con noi cresce anche la vostra tecnologia”, ha affermato, sottolineando il carattere reciproco della cooperazione tra Roma e Kiev.

Sul rapporto con Washington, il presidente ucraino ha confermato l’esistenza di restrizioni statunitensi alla condivisione delle informazioni di intelligence e al funzionamento di Starlink. “Le limitazioni alla condivisione di intelligence e la riduzione della velocità di Starlink non sono più semplici minacce, ma una realtà. È ingiusto nei nostri confronti”, ha dichiarato, ribadendo la gratitudine verso il popolo statunitense e l’amministrazione Trump, ma chiedendo maggiore trasparenza nei rapporti tra alleati.

Zelensky ha spiegato di aver proposto agli Stati uniti di rinunciare agli attacchi contro le infrastrutture energetiche russe in cambio della fornitura di intercettori per proteggere quelle ucraine. Washington, tuttavia, non avrebbe accolto la proposta. “Ci chiedono soltanto di fermarci”, ha osservato, denunciando una situazione che considera ingiusta. Il presidente ucraino ha confermato la disponibilità a proseguire il dialogo diplomatico, pur manifestando preoccupazione per i tentativi di riportare Vladimir Putin al centro della scena internazionale. Ha sottolineato che Kiev non intende ostacolare i negoziati, ma che qualsiasi accordo deve garantire la sicurezza dell’Ucraina e non può essere deciso senza il suo coinvolgimento.

Sul tema delle garanzie di sicurezza, Zelensky ha indicato come elementi fondamentali la forza dell’esercito ucraino, il sostegno europeo e quello della Nato. Ha ribadito che l’adesione all’Alleanza atlantica resta la soluzione preferibile, pur dichiarandosi disponibile a valutare garanzie alternative giuridicamente vincolanti.

Il leader ucraino ha infine respinto le pressioni per indire elezioni durante la guerra, sottolineando le difficoltà di garantire la partecipazione dei militari al fronte e dei milioni di cittadini rifugiati all’estero. Ha contestato in particolare l’idea che una sostituzione alla presidenza possa facilitare un accordo con Mosca. “Trovo strano che lo facciano i partner americani”, ha affermato, ribadendo che spetta soltanto agli ucraini scegliere il proprio presidente.

Militari a Milano, il No del sindacato indipendente di Polizia

La risposta alle violenze di Milano

Dopo le violenze che hanno sconvolto il centro di Milano, il Governo valuta un rafforzamento del dispositivo di sicurezza. Secondo le indiscrezioni giornalistiche, potrebbero arrivare altri 500 militari nell’ambito dell’operazione Strade Sicure, mentre si discute della possibilità di attribuire loro funzioni di polizia giudiziaria.

Una prospettiva che incontra una significativa obiezione proprio all’interno del mondo delle forze dell’ordine.

A prendere posizione è Domenico Pianese, segretario generale del COISP, sindacato indipendente della Polizia di Stato, che invita il Governo a non confondere la presenza militare sul territorio con la gestione dell’ordine pubblico.

 

Il no del Coisp

«L’ordine pubblico richiede poliziotti formati, equipaggiamenti adeguati e una precisa catena di responsabilità», afferma Pianese, sottolineando che la sicurezza non si rafforza sostituendo le competenze della Polizia con quelle dei militari.

La distinzione non è soltanto professionale. Riguarda la diversa natura delle funzioni istituzionali. Le Forze armate hanno preparazione, strumenti e compiti differenti da quelli delle forze di polizia. Il loro eventuale impiego nella gestione delle manifestazioni solleverebbe problemi operativi e di responsabilità.

Pianese esprime perplessità anche sull’attribuzione ai militari della qualifica di agente di polizia giudiziaria: una qualifica, osserva, non può sostituire la formazione necessaria per esercitarne le funzioni.

 

Una dialettica significativa

La presa di posizione merita attenzione anche sul piano politico. Il COISP non è un sindacato riconducibile alla sinistra. La sua cultura sindacale, particolarmente attenta alla tutela degli agenti e all’autorità dello Stato, presenta sensibilità spesso vicine al centrodestra.

Eppure, proprio da questa organizzazione arriva un richiamo critico a una possibile scelta del Governo Meloni.

Non è una contestazione dell’esigenza di sicurezza, ma del modo in cui si pensa di garantirla. Una differenza sostanziale, che impedisce di ridurre il confronto alla consueta contrapposizione tra rigoristi e garantisti.

 

La sicurezza e le istituzioni

Naturalmente, occorre distinguere le ipotesi ancora allo studio: aumentare i militari destinati a Strade Sicure non equivale ad affidar loro la gestione dei cortei. Su quest’ultimo punto si concentra soprattutto l’allarme del sindacato.

La richiesta conclusiva di Pianese è inequivocabile: investire in assunzioni, formazione, mezzi e protezioni per i poliziotti.

È una posizione che restituisce alla discussione il tema della professionalità dello Stato e della distinzione delle sue funzioni.

La fermezza contro la violenza è necessaria. Ma proprio per questo la risposta delle istituzioni deve essere competente, proporzionata e rispettosa delle responsabilità che l’ordinamento assegna a ciascuno. La sicurezza democratica si rafforza anche così.

Europa, è l’ora della difesa comune

Le quattro priorità americane

L’ambasciatore americano presso la Nato, Matthew Whitaker, ha dal suo punto di vista inteso “tranquillizzare” gli europei circa il confermato impegno degli Stati Uniti nell’assicurare il rispetto, in caso si rendesse necessario, dell’art. 5 dello statuto fondativo dell’Alleanza Atlantica. Ma in realtà ne ha ulteriormente accentuato le preoccupazioni poiché ha elencato – in ordine di importanza, dall’alto in basso – quali sono le “quattro priorità” degli Usa: la “nostra sicurezza nazionale” (ovviamente, ci mancherebbe altro); la “sicurezza del nostro continente” (la vecchia Dottrina Monroe oggi ripresa e riaggiornata); la “sicurezza dell’Indo-Pacifico” (a conferma che con Trump viene prima l’America, anche del Sud, e solo dopo l’Estremo Oriente); la “sicurezza dell’Europa” (ottimo, ma è solo all’ultimo punto…).

Questa è l’osservazione di un alto funzionario dell’Amministrazione americana che opera attualmente nell’ambito di un’organizzazione militare difensiva quale è la Nato, e già dice molto. Quale sia il disegno geopolitico che la definisce nell’attuale fase storica è reso esplicito dalle non tanto estemporanee quanto piuttosto continuative prese di posizione di Trump, simpatetiche con Cina e Russia – e in particolare con i loro presidenti, Xi Jinping e Putin – e antipatizzanti con l’Unione europea e i capi dei governi nazionali del Vecchio Continente non supini ai suoi dettami.

 

Da Berlino a Mosca, il rovesciamento delle alleanze

Decodificato politicamente, il messaggio dell’ambasciatore ci dice che l’obamiano Pivot to Asia è stato sostituito da America first, e questo si sapeva già, ma pure che l’Asia oggi è per la Casa Bianca in primo luogo la Cina; e che il kennediano “siamo tutti berlinesi” di vecchia memoria divenuto realtà con la caduta del Muro nel 1989 è ormai seppellito da una inedita vicinanza con Mosca a scapito della Germania e degli altri paesi europei, per i quali si auspica (attivamente) una presa del potere ad opera di movimenti e partiti nazionalisti che affosserebbero l’Unione europea, primo nemico del tycoon.

Una considerazione, questa, forse un po’ forzata, ma a questo punto necessaria per mettere opinione pubblica e politica europee innanzi ad una realtà che si sta delineando in maniera preoccupante, della quale il progressivo abbandono dell’Ucraina al suo destino da parte di Washington è la tragica cartina di tornasole. Così che gli europei – fra poco impegnati in alcuni turni elettorali di estrema importanza – si rendano conto che oltre ai temi economici, sempre basilari, e a quelli climatici, non più eludibili, la questione di una propria autonoma difesa si pone in termini imperativi.

Anche nel caso, auspicabile, di un futuro ritorno alla Casa Bianca a un atteggiamento più amichevole con le capitali europee e con Bruxelles gli anni che stiamo vivendo impongono la messa in agenda del tema. Prima che l’Unione sprofondi nell’insignificanza politica più totale.

 

Il costo delle difese nazionali

Non è qui il caso di entrare nei dettagli, tutti sappiamo che nessun singolo paese europeo, neppure la Germania che ha deciso un riarmo mai neppure immaginato sino a pochissimi anni fa, è in grado di difendersi autonomamente da un attacco nemico condotto da potenze militarmente superiori.

Senza contare le inefficienze, costosissime, derivanti dalle mancate economie di scala: la numerosità dei sistemi d’arma europei, tutti nazionali e tutti o quasi duplicati per 27 volte, mostra la sua assurdità a confronto dell’efficienza derivante da un numero minore di modelli che garantisce costi minori (si pensi ad esempio ai pezzi di ricambio) e razionalità nella loro gestione. Osservazioni ormai stranote e ben argomentate da anni dagli specialisti della materia che la politica non ha saputo sino ad oggi fare proprie.

 

Debito comune per una difesa comune

Ora però il dramma ucraino, in corso da cinque anni, è aggravato dal tradimento in atto ad opera del peggior presidente statunitense di sempre, e obbliga dunque l’Europa sotto attacco a un colpo di reni: debito comune per finanziare una difesa comune, che fra l’altro costringerebbe i singoli paesi a operare congiuntamente negli investimenti nel settore, nella ricerca e sviluppo, nel purchasing, nelle catene di comando e quant’altro.

Tutto molto difficile nello scetticismo generale che pervade oggi l’Ue e nel respiro ancora fortemente nazionalista che la alimenta. Tutto addirittura impossibile se in Francia dovesse divenire presidente Marine Le Pen. Ma tutto decisivo per il futuro dell’Europa. Più forte o, al contrario, relegata ad un modesto quarto posto, che in ogni manifestazione sportiva significa medaglia di legno. Simbolicamente, dice tutto.

Yemen, almeno 58 morti dopo un attacco Houthi con un missile balistico

Roma, 20 ott. (askanews) – E’ salito ad almeno 58 morti il bilancio dell’attacco con un missile balistico lanciato dai ribelli Houthi contro un campo d’addestramento nella provincia di Shabwa, nello Yemen meridionale. Lo hanno riferito le autorità locali, precisando che le vittime sono reclute delle forze di sicurezza.

Il governo yemenita ha ribadito che la struttura colpita era un centro di addestramento situato lontano dalle linee del fronte, mentre gli Houthi hanno sostenuto di aver preso di mira forze appoggiate dall’Arabia saudita.

Nella città di Ataq, capoluogo della provincia di Shabwa, gli ospedali stanno affrontando una carenza di sangue per assistere i feriti, mentre numerose famiglie cercano notizie dei propri congiunti dispersi.

All’attacco hanno fatto seguito bombardamenti di rappresaglia delle forze governative nei pressi di Taiz, alimentando i timori di un’ulteriore escalation militare nel paese.

Il baratto di Trump

L’annuncio e le sue conseguenze

È risaputo che per comprendere e commentare una decisione di Trump si renda necessario lasciar passare un certo tempo: di norma da poche ore a qualche giorno.

Ora che è trascorsa oltre una settimana dall’annuncio dell’acquisto di gasolio dalla Russia, sono usciti altri comunicati dalla Casa Bianca, ma tutti vanno in una stessa direzione, coerente con la notizia dell’8 ottobre:

«Ho appena concluso un colloquio di grande successo con il presidente russo Vladimir Putin, nel corso del quale è stato concordato che la Russia fornirà immediatamente oltre 300 mila tonnellate di gasolio al mercato americano e globale, altre 500 mila tonnellate nel mese di novembre e un milione di tonnellate subito dopo». […] «I prezzi del gasolio caleranno rapidamente. Inoltre, in base alla capacità delle loro raffinerie, la Russia consegnerà, in tempi brevi, ulteriori 3 milioni di tonnellate di gasolio. Grazie al nostro controllo dello Stretto di Hormuz e a questo importante annuncio sull’energia russa, i prezzi del gasolio per gli americani — e per il mondo intero — caleranno rapidamente e in misura record», ha aggiunto Trump, sottolineando che «garantire prezzi più bassi per gli americani, in particolare per i nostri grandi agricoltori, allevatori e autotrasportatori, è la mia priorità assoluta. Si tratta di un annuncio di enorme importanza. Va inoltre chiarito che l’Iran non otterrà armi nucleari».

 

La denuncia di Zelensky

La gravità di queste affermazioni è stata accolta immediatamente con stupore e sdegno da Zelensky («Revocare le sanzioni è debolezza, Putin ripagherà il diesel con il terrore»), che ha scritto su X:

«Qualsiasi allentamento delle sanzioni contro la Russia, in assenza di un accordo chiaro e duraturo di de-escalation, rappresenta un’evidente debolezza. Gioca a favore della Russia, permettendole di uccidere di più, di prolungare la guerra, di mostrare ancora meno rispetto per l’America e di infliggere al mondo perdite e danni ancora maggiori. Fare concessioni a Putin non porterà pace né alcun beneficio al mondo civile. La Russia “ripagherà” il diesel con ulteriore terrore e perfidia. Consentire alla Russia di vendere prodotti petroliferi significa investire in una guerra che deve finire, non essere prolungata. Ciò che serve è una reale de-escalation con la Russia, su base reciproca».

Anche l’Europa e il mondo libero hanno colto con grande disappunto la ricaduta drammatica di questa decisione.

Comprando greggio dalla Russia, gli Usa di fatto finanziano l’escalation militare contro l’Ucraina, martoriata da quotidiani bombardamenti di missili e droni che da oltre quattro anni distruggono case, scuole, ospedali, mezzi di trasporto, mirando direttamente a colpire la popolazione civile, con numerose vittime anche tra bambini e anziani.

Senza alcun ritegno per le conseguenze drammatiche di questo criminale martellamento bellico, senza pensare un solo istante ai morti, ai feriti, a chi ha perduto la casa, alla devastazione di abitazioni e interi villaggi, Trump ha barattato questo scempio con il petrolio: una scelta compiuta confidando di raddrizzare presso l’elettorato americano i sondaggi delle votazioni di midterm che lo vedono in caduta libera.

 

La frattura con gli alleati

Millantando un credito mai monetizzato dall’inizio della guerra in Iran, il presidente Usa ha sempre dichiarato di essere alla vigilia della vittoria finale: in realtà gli Usa e il mondo intero hanno subìto le conseguenze della crisi petrolifera e dello stallo dello Stretto di Hormuz.

Pur consapevole che questo conflitto non lo vincerà e del fatto che l’intero Medio Oriente è diventato una polveriera a cielo aperto, Trump ha di fatto sancito una rottura con il mondo occidentale, privilegiando gli accordi commerciali con Mosca rispetto all’alleanza con la Nato e l’Europa.

Ma c’è di più. Trump ha abbandonato l’Ucraina al suo destino, ha disdegnato le provocazioni militari ai confini dell’Europa e ha spudoratamente affermato che il tempo di Zelensky è giunto al termine del suo mandato («Non ho mai avuto stima di lui») e che Kyiv deve scegliersi un altro presidente: un’intromissione negli affari interni dell’Ucraina, alla quale ha sottratto la protezione dei missili Patriot e la rete satellitare di Starlink, rendendola vulnerabile agli attacchi sconsiderati di Putin — il quale ha negato qualsiasi tregua, smentendo lo stesso Trump — e togliendo ogni sanzione commerciale alla Russia per gratificarla della fornitura di greggio.

 

L’Europa e la prova del voto

Per il momento l’Europa — peraltro afflitta da crisi politiche, elettorali, economiche, sociali, specie in Germania, Francia e Spagna, e avviata a declinare verso un ulteriore indebolimento — sembra reagire, intensificando le sanzioni a Mosca e promettendo sostegno militare all’Ucraina.

Viene spontaneo interrogarsi su questo voltafaccia spudorato degli Usa a trazione repubblicana verso l’Occidente. Ma Trump non è John Fitzgerald Kennedy e Putin non è Kruscev. Di pancia o di testa, il popolo americano saprà però distinguere tra miti e realtà, tra sogni e inganni.

In ogni caso questa scelta scriteriata di Trump è un segno di debolezza che renderà il presidente in carica un’anatra azzoppata all’esito del midterm.

C’è chi sottolinea la coincidenza con la mancata attribuzione del Nobel per la pace a cui il presidente ambiva, magari accompagnato da un bacio al suo fondoschiena: per un personaggio inaffidabile e imprevedibile come Trump anche questo schiaffo al suo indomito narcisismo può aver provocato un’irritazione incontenibile, che dimostra come anche i dati soggettivi e caratteriologici giochino un ruolo recondito nelle vicende della storia.

 

 Il paradosso e la vergogna

Certamente togliere il sostegno all’Ucraina accusandola di bombardare le raffinerie russe mentre Putin massacra i civili del Paese aggredito è un paradosso che nessuna logica politica e nessuna giustificazione etica possono spiegare.

Neanche il Santo Padre — tre giorni dopo l’intervento al polmone — telefonando a Putin per chiedergli di fermare il massacro è riuscito a ottenere una «tregua umanitaria per la città di Oleshky», perché si è sentito rispondere dallo zar che «la situazione è imputabile alla colpa di Kyiv».

Si tratta di qualcosa di incredibile che ci fa capire in che mani siamo: ciò che dovrebbero comprendere i negazionisti e i miscredenti, a cominciare da quelli che siedono nel nostro Parlamento e chiedono di togliere il sostegno all’Ucraina.

Una sola parola descrive l’insieme di tanta nefandezza: vergogna.

Lo Spirito di Assisi: la pace come scelta

Un’intuizione che attraversa i pontificati

Giornata mondiale di preghiera per la pace è stata l’iniziativa voluta da Giovanni Paolo II nel 1986 e passata alla storia con la denominazione dello stesso pontefice: “Spirito di Assisi”, che esprime bene l’ispirazione francescana sottesa alla manifestazione che riuniva ad Assisi i “rappresentanti delle chiese cristiane e comunità ecclesiali e delle religioni del mondo”.

La portata valoriale di questa iniziativa è rivelata, oltre che dall’estesa partecipazione, anche dal fatto che, dopo papa Wojtyła (che vi tornò nel 2002 all’indomani dell’attentato terroristico alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001), essa ha avuto seguito con Benedetto XVI, che ne ha ricordato il ventennale nel 2006 e soprattutto ha voluto celebrare il venticinquennale, estendendo l’invito ad alcuni rappresentanti dei non credenti, della cultura e delle istituzioni; poi con papa Francesco per il trentennale e ora con papa Leone XIV per il quarantennale, che si terrà (sempre per iniziativa della Comunità di Sant’Egidio) dal 25 al 27 ottobre.

Risulta quindi evidente quanto lo “Spirito di Assisi” abbia assunto un significato paradigmatico in tema di pace, indicando alcune condizioni per ottenerla; tra queste ne vorrei indicare tre che mi paiono originali e promettenti.

In primo luogo, il senso di apertura, a indicare una mentalità includente e accogliente, per cui non si discrimina né si giudica. In secondo luogo, il modo di pregare, per cui l’invito non è di pregare insieme, bensì di stare insieme per pregare nel rispetto di ciascun orientamento religioso e spirituale, senza cedimenti al sincretismo. In terzo luogo, l’attitudine al dialogo, sottolineando che quella dialogica è un’impostazione non solo intellettuale, ma prima ancora esistenziale.

Queste tre caratteristiche dello “Spirito di Assisi” sono tutte motivate dall’aspirazione alla pace, concepita come esercizio di fraternità operosa, frutto di scelta individuale e collettiva.

 

La pace non è mai scontata

Una tale impostazione era stata avviata da Giovanni XXIII con la Pacem in terris, ripresa dal Vaticano II con la Gaudium et spes, sviluppata da Paolo VI con la Populorum progressio e originalmente fissata da Giovanni Paolo II con lo “Spirito di Assisi”, che è stato portato avanti dai successivi pontefici, tanto che oggi l’idea della pace come scelta può sembrare scontata.

In realtà si tratta di una conquista su cui è bene riflettere per conservarla gelosamente. Infatti ci sono posizioni secondo cui ci sarebbe incompatibilità tra religione e pace, come la storia dimostrerebbe: si pensi alla concezione dell’illuminismo irreligioso, secondo cui la religione è tendenzialmente intollerante e quindi alla lunga e in diverso modo violenta; si pensi alla concezione del realismo politico, secondo cui la religione è instrumentum regni, che produce guerre di religione e guerre sante da parte della stessa religione o da parte degli Stati.

Sul fronte opposto si colloca la concezione del purismo teologico, secondo cui la religione sarebbe strutturalmente per la pace, anche se ciò non trova conferma storicamente.

In alternativa a queste tre impostazioni si può porre la concezione dell’opzione responsabile, secondo cui anche la religione è al bivio tra violenza e pace, per cui la pace è una scelta e mai scontata.

 

Un cantiere aperto a tutti

Ebbene, mi sembra che lo “Spirito di Assisi” abbia, tra l’altro, il merito di aver richiamato tutti a operare la “scelta della pace” come unità nella diversità, come armonia delle differenze.

Al riguardo torna utile riportare le parole di Giovanni Paolo II alla prima giornata dello “Spirito di Assisi” di quarant’anni or sono, ma che sono di perenne attualità:

«Non c’è pace senza un amore appassionato per la pace. Non c’è pace senza volontà indomita per raggiungere la pace. La pace è un cantiere aperto a tutti, non solo agli specialisti, ai sapienti e agli strateghi. La pace è una responsabilità universale: essa passa attraverso mille piccoli atti della vita quotidiana. A seconda del loro modo quotidiano di vivere con gli altri, gli uomini scelgono a favore della pace o contro la pace».

Non ci nascondiamo dietro motivazioni più o meno nobili o giustificazioniste: la pace dipende da noi, dalle scelte che decidiamo: occorre decidersi per la pace. Ciò vale anche per le nazioni. E vale anche per la religione. Dunque, per tutti “è essenziale scegliere la pace e i mezzi per ottenerla”.

Un papa che decide di invitare ad Assisi gli esponenti di tutte le religioni, e questi che decidono di accettare l’inedito invito: sta qui la novità dello “Spirito di Assisi” che è stato avvertito nella sua novità dirompente a favore della pace.

 

Una responsabilità da rinnovare ogni giorno

Ecco perché lo “Spirito di Assisi” è importante: sottolinea il carattere di scelta nei confronti della pace, il che chiama in causa la responsabilità, e la Chiesa appare impegnata in prima linea nel nuovo corso di comunità che strenuamente sceglie la pace, e si adopera quotidianamente per ottenerla: basti ricordare papa Francesco con la sua scelta della “fratellanza umana” (dal discorso di Abu Dhabi all’enciclica Fratelli tutti) e papa Leone con la sua scelta della “pace disarmata e disarmante” (dal discorso di insediamento all’enciclica Magnifica humanitas).

A me pare che la pace come scelta costituisca il senso più vero dello “Spirito di Assisi” che, francescanamente, non guarda al successo immediato (l’incontro di Francesco con il Sultano non porta a un risultato immediato, ma testimonia un comportamento di pace).

Ciò che conta è la determinazione concreta a favore della pace, con la consapevolezza che non è un ideale astratto da sbandierare, bensì una scelta libera da rinnovare incessantemente con “amore appassionato” e “volontà indomita”, tale da inaugurare un modo di pensare e di agire orientato a quella tranquillitas ordinis indicata nel De civitate Dei e riproposta da Leone XIV, anche in questo “figlio di Agostino”.

In Francia coprifuoco in diverse città dopo le violenze

Roma, 20 ott. (askanews) – La Francia tenta di contenere l’ondata di violenze e saccheggi che ha investito numerose città, con l’imposizione di coprifuoco in alcune aree metropolitane e nuove riunioni d’emergenza convocate oggi dal governo. Il primo ministro Sébastien Lecornu si recherà venerdì a Limoges, dove l’incendio appiccato dai manifestanti al municipio ha provocato sabato il crollo della torre civica. Intanto, il ministro dell’Interno Laurent Nunhez ha annunciato un rafforzamento delle forze di polizia a Marsiglia, dove centinaia di negozi sono stati danneggiati e saccheggiati. Lo riferisce l’agenzia di stampa France Presse.

Il governo ha programmato per oggi una serie di incontri d’emergenza, a cominciare da una riunione con i rappresentanti delle principali piattaforme di social network. Al ministero dell’Economia si terrà inoltre un consiglio straordinario delle imprese, alla presenza di diversi ministri, tra cui Roland Lescure, responsabile dell’Economia. “Annunceremo misure di sostegno ai commercianti e agli artigiani direttamente colpiti, per garantire una rapida ripresa delle loro attività”, ha spiegato Lescure.

A Parigi, Lione, Bordeaux, Lille e Nizza sono entrate in vigore ieri sera misure di coprifuoco limitate ad alcune zone delle città. A Lille, Bordeaux e Nizza le restrizioni riguardano esclusivamente i minorenni. Nella capitale, il coprifuoco interessa dalle 23 piazza della Repubblica e il quartiere delle Halles, mentre dalle 20 è vietato manifestare anche in altre aree, tra cui gli Champs-Élysées, Bastiglia e le principali stazioni ferroviarie.

Particolarmente grave la situazione a Limoges, dove il sindaco Guillaume Guérin, esponente dei Repubblicani, ha accusato lo Stato di non essere in grado di garantire l’ordine pubblico. La polizia “non aveva mezzi sufficienti” ed è stata costretta a “indietreggiare” davanti ai manifestanti violenti, ha denunciato il primo cittadino, chiedendo al governo “un piano Marshall” e “una pioggia di milioni” per ricostruire il municipio. “Lo Stato ha fallito”, ha affermato. In una lettera inviata domenica al sindaco, Lecornu ha promesso che l’edificio sarà ricostruito con l’aiuto dello Stato, perché rappresenta “il simbolo di una Nazione che non si lascia né abbattere né intimidire”.

A Marsiglia, il ministro dell’Interno Nunhez ha incontrato ieri sera il sindaco Benoît Payan, promettendo un dispositivo di sicurezza rafforzato in vista delle nuove manifestazioni di sabato prossimo. “Schiereremo un dispositivo di polizia molto importante, che sarà comunque più numeroso di quello di sabato scorso”, ha dichiarato.

Il ministro ha spiegato che le forze dell’ordine dovranno operare con maggiore mobilità e rapidità per fronteggiare gruppi di manifestanti violenti che agiscono simultaneamente in diversi punti della città. Durante gli scontri di sabato, ha precisato, si sono registrati fino a “10 o 15 punti contemporaneamente” interessati dalle violenze, con gruppi composti talvolta da 200 persone.

Secondo la Camera di commercio e industria locale, a Marsiglia sono stati colpiti 500 esercizi commerciali, dei quali 317 hanno subito danni e saccheggi. La procura ha riferito che la polizia ha effettuato 101 fermi in seguito alle violenze di sabato, riguardanti 74 maggiorenni e 27 minorenni.

Serie A, classifica: Torino a 10 punti

Roma, 19 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica del campionato di serie A dopo Parma-Torino 0-3.

Settima giornata Frosinone-Sassuolo 4-2; Venezia-Napoli 1-0, Bologna-Inter 1-3, Roma-Genoa 2-0; Udinese-Lecce 0-3, Fiorentina-Como 1-3, Milan-Atalanta 3-2, Juventus-Lazio 0-3; Monza-Cagliari 4-0, Parma-Torino 0-3.

Classifica: Inter, Lazio 19, Roma 17, Milan 15, Como 14, Frosinone, Cagliari 13, Juventus 11, Napoli, Torino 10, Atalanta, Lecce 9, Sassuolo 8, Monza 7, Bologna 5, Udinese, Parma, Fiorentina, Genoa 4, Venezia 3

Ottava giornata Venerdì 16 ottobre: Frosinone-Sassuolo, Sabato 17 ottobre: Venezia-Napoli, Bologna-Inter (ore 18), Roma-Genoa, Domenica 18 ottobre: Udinese-Lecce, Fiorentina-Como, Milan-Atalanta, Juventus-Lazio, Lunedì 19 ottobre: Monza-Cagliari, Parma-Torino

"La persona che più mi odia", il nuovo singolo di Margherita Vicario

Roma, 19 ott. (askanews) – Dopo l’annuncio del nuovo album “Un Tripudio di Pelle e di Baci”, in uscita il 20 novembre e anticipato dal brano “Ho chiesto aiuto”, Margherita Vicario torna con “La persona che più mi odia”, il nuovo singolo in uscita venerdì 23 ottobre per Island Records.

“La persona che più mi odia” è una voce interiore che amplifica ogni sbaglio e che, col tempo, si confonde con la propria. Il brano esplora il peso del giudizio personale, la tendenza a definirsi attraverso i propri fallimenti e la difficoltà di perdonarsi errori che, negli altri, si è capaci ad accogliere con maggiore comprensione. La consapevolezza di questa ostilità verso sé stessi è già l’inizio del cambiamento. Margherita Vicario sceglie di affrontarla, trasformando il brano in un confronto con la parte più severa di sé. Un arrangiamento caldo e pieno, guidato dai fiati trionfali, dà a questa lotta un respiro ampio, liberatorio. Stanca e sfinita dai soliti meccanismi di autosabotaggio, più che liberarsi di quella voce, cerca un modo per frustrarla e imparare, finalmente, ad evolversi e a guardarsi con gentilezza.

Il brano si inserisce nel nuovo album “Un Tripudio di Pelle e di Baci”, un viaggio in 13 tracce che attraversa le contraddizioni dell’essere umano, in equilibrio tra ciò che si potrebbe essere e ciò che non si vuole più essere, tra pensieri che tolgono il respiro e il bisogno di rinascere; un viaggio che invita a riscoprire il valore del contatto, della vicinanza, degli altri. E, con “La persona che più mi odia”, anche di sé.

“Un Tripudio di Pelle e di Baci” sarà disponibile dal 20 novembre su tutte le piattaforme digitali e in formato fisico nelle versioni LP numerato e autografato (disponibile sullo shop Universal Music) e LP standard.

L’album troverà la sua dimensione dal vivo a febbraio 2027, con due appuntamenti speciali nei teatri prodotti da Vivo Concerti, che segneranno il ritorno in scena di Margherita Vicario: l’8 febbraio all’Auditorium Conciliazione di Roma e il 10 febbraio al Teatro degli Arcimboldi di Milano.

Vertice su manovra a P. Chigi, ok in Cdm slitta per trattativa con Ue su flessibilità

Roma, 19 ott. (askanews) – L’approvazione della manovra in Consiglio dei ministri slitta di qualche giorno, in attesa che si concluda il negoziato con la Commissione europea sulla possibilità di ottenere maggiori margini di flessibilità. E’ quanto emerso dal vertice convocato questa sera a Palazzo Chigi dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Alla riunione – durata circa due ore – hanno preso parte i vicepresidenti del Consiglio, Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, e il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi.

Al centro dell’incontro – hanno riferito fonti di Palazzo Chigi – il confronto sulle priorità della manovra economica, sulle risorse disponibili e sulle misure a sostegno di famiglie, imprese e lavoratori.

Nel corso del vertice è stato fatto il punto sulla trattativa in corso con l’Unione europea per ottenere maggiori margini di flessibilità. Proprio in considerazione del negoziato, l’approvazione del disegno di legge di Bilancio da parte del Consiglio dei ministri slitterà di qualche giorno (probabilmente all’inizio della prossima settimana), con l’obiettivo di definire una manovra che tenga conto dell’esito delle interlocuzioni con Bruxelles. A margine del Consiglio europeo, la scorsa settimana, Meloni ne aveva parlato direttamente con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, dicendosi poi “ottimista”, vedendo “margini per avere maggiore flessibilità”.

Tra le priorità su cui sta lavorando la maggioranza – proseguono le fonti – figurano gli interventi a favore dei giovani e degli anziani, il rafforzamento della sanità, il sostegno alle famiglie e le misure per fronteggiare il costo dell’energia. È stato inoltre affrontato il tema del contributo richiesto al settore finanziario nell’ambito della definizione delle coperture della manovra.

Il confronto, viene spiegato, proseguirà nei prossimi giorni per individuare un equilibrio tra le priorità della maggioranza, e i margini finanziari disponibili.

Milano, Moratti: “Solidarietà ai commercianti, città non è più sicura”

Roma, 19 ott. (askanews) – “Un presidio per far sentire la nostra solidarietà nei confronti delle forze dell’ordine. Oltre 100 tra uomini e donne delle forze dell’ordine feriti in questi giorni, ai commercianti che hanno visto saccheggiati e derubati i loro negozi. Per far sentire che lo Stato c’è e che devastazioni come abbiamo visto nei giorni scorsi non devono più esserci”: lo ha affermato l’ex sindaca di Milano e attuale europarlamentare di Forza Italia Letizia Moratti, intervenendo al presidio del centrodestra dopo le devastazioni avvenute nel fine settimana nel centro della città meneghina.

“Quello che stiamo decidendo come Governo è più forze dell’ordine, più militari per Strade sicuri e valutare la possibilità di misure più severe per minorenni e responsabilizzare anche le loro famiglie per i danni che i commercianti subiscono”, ha aggiunto.

“Milano deve tornare una città sicura, non lo è più. Quando io ero sindaco ho lasciato la città con il 40% di reati in meno”, ha sottolineato.

"Quando il cielo si accende", il libro del Cacciatore di aurore boreali

Roma, 19 ott. (askanews) – Dal 27 ottobre sarà disponibile in tutte le librerie “Quando il cielo si accende – La mia vita a caccia di aurore Boreali” il primo libro di Lorenzo Mirandola, ingegnere ambientale e “Aurora Hunters”, tra i più seguiti sui social in termini di avvistamento di aurore boreali, con 600 mila followers su instagram, un vero e proprio “cacciatore di aurora boreale”. Solo nell’ultima stagione ne ha viste oltre 210. L’opera, in uscita per Rizzoli, è già disponibile in preorder in tutti gli store on line e su Amazon.

In un formato agile e ricco di spettacolari fotografie scattate sul campo, Mirandola intreccia racconto autobiografico e narrazione visiva, trasportando il lettore dentro notti gelide, inseguimenti improvvisi e attese cariche di meraviglia alla ricerca dell’aurora boreale, fenomeno che vale la pena di vivere almeno una volta nella vita. E’ la storia di un percorso coraggioso: quello di chi ha trasformato una passione in un lavoro, affrontando l’incertezza e l’imprevedibilità della natura per vivere appieno la propria vocazione.

In “Quando il cielo si accende” immagini e parole si fondono in un’esperienza immersiva che unisce avventura, riflessioni e stupore. Al centro una filosofia semplice ma potente: L’Aurora boreale non si aspetta, si insegue. Un libro ispirazionale che invita a guardare oltre l’orizzonte e a trovare il coraggio di seguire la propria luce.

“Sono molto contento di uscire con questo mio libro – dichiara Lorenzo Mirandola – è un progetto in cui esce tutta la mia passione per l’aurora Boreale. Oltre al mio percorso tra aneddoti, viaggi alla scoperta dell’aurora, curiosità e consigli preziosi, all’interno dell’opera non mancano anche incursioni tecniche, sempre con un linguaggio chiaro e comprensibile, per avvicinare tutti a questo fenomeno del cielo unico, cercando di fare chiarezza anche su falsi miti, credenze e fake news sull’aurora. Non basta essere in “Lapponia” per vedere l’aurora anche essere nel posto migliore del mondo… e non la vedrai mai – dichiara Lorenzo Mirandola – Molte volte bisogna guidare ore, cambiare paese, scappare dalle nuvole, controllare i venti, l’umidità, il vento solare, i gap nel cloud cover. Insomma: bisogna cacciarla, non aspettarla l’aurora. Anche se hai il cielo sereno tutta la notte devi sapere quando essere fuori. Tanti che vanno da soli perdono sempre la parte migliore della notte. Le app possono essere utili ma non ti dicono se il cielo è coperto, se sta arrivando neve, se il vento cambia direzione, se in un’altra zona a 200 km c’è un buco perfetto. Il meteo nell’artico è imprevedibile e le App sono nel 50% delle volte sbagliate. Il 90% delle persone che non la vede si fida troppo delle app e troppo poco del meteo reale”.

Presidio di solidarietà del centrodestra dopo le violenze a Milano

Milano, 19 ott. (askanews) – “Maranza e centri sociali, pene esemplari per questi criminali”: è la scritta rossa e bianca su un mega striscione nero in testa al presidio convocato dal centrodestra in Piazza San Carlo a Milano dopo le devastazioni e i saccheggi avvenuti nel centro città nel fine settimana. L’iniziativa è stata organizzata per esprimere solidarietà ai cittadini, ai commercianti che hanno subito danni e alle forze dell’ordine ferite negli scontri. Su un altro striscione bianco la frase “Remigreremo tutti”.

Circa un centinaio i partecipanti, mentre oltre al presidente del Senato Ignazio La Russa, presenti anche due dei tre aspiranti candidati a sindaco della coalizione: l’eurodeputata leghista Silvia Sardone e il deputato di Forza Italia Matteo Perego. Qualche momento di tensione si è vissuto nel momento in cui alcuni ragazzi hanno contestato i presenti, fatto esplodere qualche petardo e rivolto insulti a La Russa che in quel momento stava lasciando la piazza. Le forze dell’ordine in assetto antisommossa hanno fatto cordone intorno al presidio.

Serie A, classifica: Monza a quota 7 punti

Roma, 19 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica del campionato di serie A dopo Monza-Cagliari 4-0.

Settima giornata Frosinone-Sassuolo 4-2; Venezia-Napoli 1-0, Bologna-Inter 1-3, Roma-Genoa 2-0; Udinese-Lecce 0-3, Fiorentina-Como 1-3, Milan-Atalanta 3-2, Juventus-Lazio 0-3; Monza-Cagliari 4-0, ore 20.45 Parma-Torino.

Classifica: Inter, Lazio 19, Roma 17, Milan 15, Como 14, Frosinone, Cagliari 13, Juventus 11, Napoli 10, Atalanta, Lecce 9, Sassuolo 8, Torino, Monza 7, Bologna 5, Udinese, Parma, Fiorentina, Genoa 4, Venezia 3

Ottava giornata Venerdì 16 ottobre: Frosinone-Sassuolo, Sabato 17 ottobre: Venezia-Napoli, Bologna-Inter (ore 18), Roma-Genoa, Domenica 18 ottobre: Udinese-Lecce, Fiorentina-Como, Milan-Atalanta, Juventus-Lazio, Lunedì 19 ottobre: Monza-Cagliari, Parma-Torino

La Russa: lasciare libere forze ordine di fare bene il proprio lavoro

Milano, 19 ott. (askanews) – “C’è un giornalista, ho visto il video, che mentre stanno fermando un facinoroso che si divincola e scappa, dicono ‘piano non fategli male non dategli manganellate dategliele piano’. Giusto, giusto, ma digli anche al ragazzo di starsene tranquillo, di non spaccare i vetri, di non rubare le cose. Giusto chiedere più forze di polizia ma ancora più giusto libertà di svolgere bene il loro lavoro, senza criminalizzarli, senza chiedere che vengano identificati se svolgono il loro lavoro per magari imputarli. Se sbagliano devono pagare ma guai, guai, guai a pretendere che non facciano bene il loro lavoro”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa, parlando con i giornalisti al presidio del centrodestra nelle adiacenze di piazza del Duomo, dopo i disordini del weekend.

“Chi chiede più forze di polizia deve essere lo stesso che vuole più soldi per la polizia, più soldi per i soldati perché anche i militari a Milano partecipano all’ordine pubblico con la missione ‘Strade sicure’ che ho voluto io e nessuno la voleva quando ero ministro”, ha aggiunto.

Violenze Milano, La Russa: chi condanna col “però” aizza le piazze

Milano, 19 ott. (askanews) – Chi condannando le violenze in piazza “ci mette il però, aizza” le piazza. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa, parlando con i giornalisti a margine del presidio del centrodestra nelle adiacenze di piazza del Duomo.

Parlando con i cronisti, La Russa aveva ascritto a “chi aizza” le responsabilità degli scontri, più che alla gestione dell’ordine pubblico. E alla domanda su chi secondo lui aizzasse, ha risposto: “Chi liscia il pelo a una protesta violenta, chi non la condanna fino in fondo. Mi hanno fatto vedere Calabresi che dice: ‘condanno la violenza però’. Quando si condanna la violenza non ci vuole nessun però, si condanna la violenza punto. Chi ci mette il però la aizza”.

A Posta Faugno una giornata per il biologico

San Paolo Civitate, 19 ott. (askanews) – L’azienda agricola Posta Faugno ha ospitato l’Agrifestival di NaturaSì aprendo i cancelli al pubblico per parlare di biologico e di grano. Visite guidate nei campi, laboratori per bambini, talk, musica e degustazioni: un evento che ha visto anche la partecipazione dell’attrice e comica Teresa Mannino.

La famiglia Niro coltiva da tre generazioni circa 100 ettari in biologico: uva, olivi, ortaggi, legumi e grano duro. Un’azienda custode del pianeta che lavora su biodiversità e tutela degli impollinatori.

Abbiamo chiesto a Luca Niro, titolare dell’azienda, cosa significa oggi coltivare grano in Capitanata e l’impatto che potrà avere un’iniziativa di questo tipo sull’agricoltura: “È importantissimo che il consumatore abbia accesso al cibo dal punto di vista pratico, non solo economico. Deve capire da dove arriva il cibo, la verdura e quindi dare allo stesso un’identità che non è data necessariamente dall’etichetta bensì dall’agricoltore stesso. Il nostro dovere è dare la possibilità ai consumatori di avere contezza di ciò che mangerà e toccarlo con mano. Secondo me questo aspetto non ha valore”.

Ma dietro la giornata di festa c’è una questione seria che in questi giorni è al centro delle cronache. Proprio dalle regioni del Sud, infatti, è partita la protesta degli agricoltori, costretti sempre più spesso a chiudere le loro aziende perché non ce la fanno a coprire i costi di produzione.

Ad agosto, in piena raccolta, alla Borsa di Bologna il grano tenero biologico valeva 33 centesimi al chilo, il convenzionale appena 22. Un prezzo troppo basso che non copre neanche le spese di produzione e che sta portando alla chiusura di molte aziende agricole.

Per questo NaturaSì ha rilanciato qui, tra i campi della Capitanata, la campagna “20 centesimi oggi per avere pane anche domani”.

Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì, ha spiegato perché la sua società ha voluto portare la campagna proprio in Puglia: “Ogni consumatore col suo denaro, poco o tanto che sia, può cambiare qualcosa. Con un atto d’acquisto consapevole si può fare la differenza. Cerchiamo di fare una campagna che sia il più possibile culturale: noi reputiamo che le persone siano sempre più consapevoli e crediamo di avere dei consumatori coscienti di ciò che mangiano quotidianamente”.

Il contributo di 20 centesimi al chilo chiesto ai clienti si aggiunge a quanto NaturaSì già riconosce ai propri agricoltori oltre la quotazione di borsa: dai 7 ai 12 centesimi in più al chilo per il grano tenero e duro. In tutto, chi coltiva potrà ricevere il 60% in più rispetto alle quotazioni ufficiali. Una maggiorazione che fa la differenza tra la chiusura e la prospettiva di un futuro.

In Francia dopo le proteste scatta il coprifuoco "localizzato"

Roma, 19 ott. (askanews) – La Prefettura di polizia di Parigi ha annunciato l’istituzione di un coprifuoco in alcuni quartieri della capitale, dalle 23 di lunedì fino alle 6 di martedì.

Il coprifuoco vieta “rigorosamente ogni presenza nelle aree più circoscritte” rispetto a quelle già interdette alle manifestazioni, ovvero “la zona di Place de la Republique e il settore di Les Halles”. “La sicurezza di tutti rende necessarie queste misure per ripristinare l’ordine pubblico, gravemente compromesso da una minoranza di delinquenti”, ha aggiunto la Prefettura di polizia di Parigi.

Oltre al coprifuoco, la Prefettura ha annunciato anche il divieto di manifestare in alcune aree della capitale a partire dalle 20 fino alle 6 di domani.

Anche il prefetto di regione, Etienne Guyot, ha appena emanato un’ordinanza che istituisce il coprifuoco in una parte della penisola di Lione, a partire dalle 21 fino alle 6 di domani, martedì. L’area interessata si estende dall’Hôtel de Ville, a nord, fino a Place Carnot, a sud.

Sono vietati la circolazione e lo stazionamento di persone sulla pubblica via, fatta eccezione per gli spostamenti motivati da ragioni di salute o familiari, per il rientro al proprio domicilio, nonché per gli eletti e i giornalisti nell’esercizio della loro attività professionale.

Un’ulteriore ordinanza prefettizia vieta, nella stessa zona, manifestazioni, cortei o assembramenti per la serata di lunedì, fino alle 20.

Al termine di una riunione dell’unità di crisi interministeriale, oggi il premier francese Sébastien Lecornu ha annunciato di aver chiesto ai prefetti di istituire coprifuoco “parziali” e “localizzati” per la serata di lunedì, al fine di proteggere in particolare le attività commerciali, dopo un fine settimana caratterizzato da scene di caos in diverse città.

Il capo del governo non ha escluso la possibilità di dichiarare lo stato di emergenza “se dovesse rivelarsi utile”, ma ritiene che i coprifuoco “appaiano più adeguati”.

“È comprensibile che i francesi, davanti alle loro tv, pensino: ‘Ma c’è casino ovunque’. Fortunatamente non è così: per usare un termine un po’ volgare, mi scuserete per la parola, si tratta di una situazione caotica molto circoscritta ai centri urbani. Per questo ho chiesto ai prefetti di disporre, per questa sera, una serie di coprifuoco, coprifuoco parziali, nell’ambito dei quali essi avvieranno un confronto non solo con i sindaci, ma anche con le camere di commercio e dell’industria; uno degli obiettivi di questo coprifuoco, infatti, è la tutela delle persone, ma anche dei beni e, in particolare, delle attività commerciali”.

“Non siamo di fronte a una criminalità comune di tipo tradizionale, si tratta, in realtà, di una forma di criminalità molto precisa e specifica, che consiste nel saccheggio e nella successiva rivendita di parte dei beni sottratti. È fuori discussione che una situazione del genere possa protrarsi nel tempo, tanto per usare un eufemismo. Per questo motivo, ho dato istruzioni ai prefetti di disporre dei coprifuoco. Si tratterà di misure parziali, che potranno essere applicate in aree molto circoscritte, nel corso del pomeriggio, il Ministero dell’Interno sarà in grado di fornirvi una mappatura piuttosto dettagliata delle decisioni prese dai prefetti”.

“Riguardo allo stato di emergenza, è bene che tutti comprendano che la mia determinazione a ristabilire l’ordine è assoluta. Non potrei essere più chiaro di così. Pertanto, farò ricorso a tutti gli strumenti a disposizione del governo, e in particolare del premier, sotto l’autorità e le prerogative del presidente della Repubblica, qualora ciò si rivelasse utile”.

Cinema, arriva “Quello che resta di noi”

Roma, 19 ott. (askanews) – Una villa cinquecentesca, una contessa scomparsa nel tempo, sette giovani e un tesoro avvolto nel mistero. È questo il punto di partenza di “Quello che resta di noi”, il nuovo film con Francesco Pannofino diretto da Emilio Mercanti e Simone Riccioni, prodotto da Linfa Crowd 2.0, che arriverà nelle sale italiane dal 29 ottobre 2026, dopo l’anteprima romana del 24 ottobre ad Alice nella Città. “Il titolo racchiude il senso più profondo del film – spiega Riccioni, regista e produttore della pellicola – quando tutto finisce, quando le luci si spengono e le telecamere non stanno più registrando, ciò che rimane sono le scelte che abbiamo fatto, i legami che abbiamo costruito e il modo in cui abbiamo scelto di comportarci con gli altri”