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Ces Unveiled Milan, Valentini: manifattura avanzata incontra tecnologia

Milano, 21 ott. (askanews) – “La presenza del Ces in Italia è fondamentale, congiungiamo due cose: la grande capacità manifatturiera italiana e la varietà di produzione che abbiamo con l’innovazione tecnologica. Venendo qua consentiamo a chi produce di avere già le capacità tecnologiche e di avere accesso al mercato americano, agli americani diamo la possibilità di avere attraverso l’Italia l’accesso alla manifattura avanzata”. Così Valentino Valentini, il viceministro delle imprese e del made in Italy al Ces Unveiled Milan, tappa europea del Ces di Las Vegas, organizzato da Cta e atteso dal 6 al 9 gennaio.

È la prima volta che l’anteprima del Ces, dopo Amsterdam e Parigi, si svolge in Italia. L’obiettivo per Valentini è fare in modo che l’Italia “sia una tappa che consente di creare delle partnership e nell’arco di due o tre anni di trovare aziende che si sono conosciute, si sono sviluppate, hanno investito e sono cresciuti col Ces, crescendo la capacità manifatturiera in Italia insieme alla competenza americana, costruendo qualcosa di nuovo”.

Fontana: “Avrei preferito militari con poteri polizia giudiziaria”

Milano, 21 ott. (askanews) – “Io personalmente avrei preferito che avessero i poteri di Polizia Giudiziaria almeno limitatamente allo svolgimento delle manifestazioni, chiaro che avrebbero potuto essere più operativi”. Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, commentando la mancata attribuzione dei poteri di polizia giudiziaria ai militari che saranno inviati a Milano, dopo il caos in centro dell’ultimo weekend. Fontana lo ha detto a margine del Ces Unveiled Milan, tappa europea, per la prima volta in Italia, del Ces di Las Vegas, il grande evento tech che si svolgerà dal 6 al 9 gennaio nella metropoli del Nevada.

“La loro presenza è sicuramente un effetto dissuasivo e poi non è escluso che comunque nel momento in cui si vede la commissione di un reato – ha aggiunto – qualunque cittadino può essere messo nelle condizioni di impedire che il reato si svolga, quindi è un diritto genericamente esteso a tutti, chiaro avessero avuto maggiore competenze sarebbe stato meglio”.

Biodiversità e salute urbana, Bergamo punta sulle azioni concrete

Bergamo, 21 ott. (askanews) – Si è tenuta “Dalla ricerca all’azione – Biodiversità, Salute Urbana e Territorio”, l’iniziativa svoltasi a Bergamo, a Palazzo Frizzoni, promossa dalla Cattedra UNESCO on Urban Health della Sapienza Università di Roma insieme al Comune di Bergamo. Il percorso generale che ha portato fin qui ha avuto il sostegno del National Biodiversity Future Center.

Una giornata di confronto per trasformare le evidenze scientifiche in strumenti e azioni concrete, coinvolgendo istituzioni, imprese, professionisti, associazioni e cittadini.

Andrea Lenzi, titolare della Cattedra UNESCO on Urban Health, in videocollegamento ha posto l’accento sul ruolo dell’ambiente urbano come luogo strategico per la prevenzione e la promozione della salute, sottolineando l’importanza di mettere in relazione ricerca scientifica, cittadini e territorio.

Proprio dalla ricerca prende avvio il percorso sviluppato con Twig HCC, partner progettuale della Cattedra UNESCO.

“Abbiamo progettato insieme un momento per far vivere tre mondi: la scienza come portatrice di contenuti di pubblica utilità, la comunicazione come sistema per mettere insieme le persone e il design come ambiente dove progettare e far succedere le cose. Questo ci aiuta a combattere la frammentazione e la polarizzazione, temi molto attuali, e ci consente di considerare operazioni come questa scalabili su tutto il territorio nazionale. Ogni luogo che vuole accettare la biodiversità, oggi, ha uno strumento in più per farlo” ha dichiarato Marco Ronchi, CEO di Twig HCC.

Il passaggio dalla ricerca all’azione si è concretizzato anche nel lavoro di circa quaranta stakeholder, coinvolti in una sessione di co-design articolata in quattro tavoli: cibo e filiera, spazi e natura vicina, aria e ambiente costruito, abitudini quotidiane.

Per Bergamo, il percorso si inserisce nel quadro del Climate City Contract, il patto europeo per la neutralità climatica, e si affianca alle azioni già avviate dall’amministrazione per favorire la transizione ecologica.

“La Cattedra UNESCO dell’Università di Roma parla proprio di salute urbana, che coinvolge la salute degli ecosistemi. A Bergamo abbiamo tante buone prassi avviate: dalla raccolta differenziata alle food forest, fino all’orto botanico che accoglie ogni anno circa 12.000 studenti per fare cultura della biodiversità, oltre agli orti urbani e collettivi. Investiamo in molti ambiti per accrescere la biodiversità, non ultime le depavimentazioni, con cui vogliamo riportare il verde dove non c’è” ha aggiunto Oriana Ruzzini, Assessora alla Transizione Ecologica, Ambiente e Verde del Comune di Bergamo.

L’iniziativa mira dunque a creare sinergie e nuove prospettive, in continuità con le azioni già promosse dal Comune di Bergamo. Attraverso il design strategico, propone inoltre un modello di buone pratiche basato sul coinvolgimento del territorio e sull’attivazione di comportamenti quotidiani.

A Modena nasce l’impianto che rigenera le plastiche rigide

Modena, 21 ott. – L’Italia gioca d’anticipo sulle direttive europee e trasforma i fondi del PNRR in un’infrastruttura industriale strategica per il Paese. È stato inaugurato questa mattina a Modena R3GID, il nuovo impianto di Aliplast (Gruppo Hera) dedicato al riciclo e alla rigenerazione delle plastiche rigide provenienti dal circuito urbano e da settori chiave come automotive, cosmetica, elettronica e arredo. Un polo tecnologico all’avanguardia nato grazie a un investimento complessivo di 48,8 milioni di euro, sostenuto da 7,7 milioni di contributi PNRR.

Abbiamo parlato con il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin: “La politica di sostegno è dimostrata dal contributo di circa 8 milioni di euro che lo Stato ha stanziato per l’impianto. A questo si aggiunge l’istituzione di un Tavolo nazionale della plastica, reso necessario dalla concomitanza di diversi fattori negativi. Oggi, infatti, la raccolta differenziata è più diffusa in altri Paesi europei: noi eravamo tra i primi nel settore della plastica, mentre ormai siamo arrivati al 75%. Un secondo fattore riguarda le differenze nelle regole applicate dagli altri Paesi dell’Unione europea in materia di importazione della plastica”.

L’impianto è in grado di lavorare fino a 30mila tonnellate all’anno di polimeri riciclati con un grado di purezza certificata superiore al 99%, offrendo alla manifattura italiana una materia prima seconda Made in Italy, tracciabile e con caratteristiche del tutto comparabili alla plastica vergine.

L’intervento di Michele Petrone, AD Aliplast: “Le plastiche che trattiamo in questo impianto sono tipicamente quelle rigide, che arrivano dal packaging, dalla cosmetica, dall’automotive, dall’elettronica di consumo. Una volta che il materiale arriva nel nostro stabilimento e viene trattato, può ritornare a questi settori che poi sono i più esigenti. Quando uno disegna un’auto, disegna un flacone e sceglie plastica riciclata non lo fa perché deve farlo e basta, lo fa perché funziona e noi siamo qui a dimostrare che il riciclato di qualità funziona. Non è solo un dovere o un obiettivo normativo, deve essere una risposta solida all’industria.”

Il commento di Simone Targetti Ferri Chief Sustainability Office a L’Oreal: “Per noi di l’Oreal l’obiettivo di utilizzare plastica riciclata non è nuovo. Abbiamo messo il packaging al centro della nostra strategia di sostenibilità con “L’Oreal for the future” che è la strategia al 2030, quindi già prima ovviamente della PPWR e della Plastic Tax ci siamo posti due obiettivi chiari sul tema della plastica riciclata. Il primo è di ridurre del 50% la plastica vergine al 2030 rispetto al 2019 e il secondo invece è quello di procurarci materie bio-based o da fonti riciclate al 50% su tutti i nostri pack”.

In un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche e nuove sfide ambientali, l’esperienza di Modena dimostra come l’innovazione tecnologica e la sostenibilità possano diventare il vero motore della competitività industriale del Made in Italy.

Analisi, arriva la refertazione direttamente in farmacia

Milano, 21 ott. (askanews) – Un prelievo capillare eseguito in farmacia e il referto arriva dall’Ospedale San Raffaele in tempo reale. Nasce il servizio “Refertazione Analisi in Farmacia. Farmacia e Laboratorio ospedaliero – Insieme per un nuovo percorso integrato: Vicino. Veloce. Validato.” da Roche Diagnostics e l’IRCCS milanese per i cittadini.

La prima fase di prova ha riguardato cinque farmacie tra Lombardia e Piemonte, ma ora il progetto sarà disponibile su tutto il territorio nazionale. Gli esami comprendono profilo lipidico, glicemia, emoglobina glicata e proteina C-reattiva, con l’obiettivo della prevenzione cardiometabolica e di individuare possibili stati infiammatori.

Ramiro Pena, Healthcare Development Director di Roche Diagnostics Italia, ci spiega qual è il ruolo della sua azienda nel progetto e quale contributo vuol dare per lo sviluppo di questo modello di sanità di prossimità.

“Roche agisce come ponte strategico tra le farmacie del territorio e il laboratorio dell’Ospedale San Raffaele. Questo progetto permette di creare un ambiente di collaborazione complementare: da un lato per rafforzare il ruolo della farmacia, grazie alla sua capillarità, come hub di prevenzione, e allo stesso tempo per assicurare al cittadino la garanzia di qualità e sicurezza nel dato. La responsabilità clinica resta sempre in capo alla struttura ospedaliera” Ramiro Pena, Healthcare Development Director di Roche Diagnostics Italia La responsabilità clinica resta sempre in capo alla struttura ospedaliera. Per questo Federico Esposti, Direttore Strategico dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, ci spiega in che modo il progetto possa rendere l’assistenza più integrata e accessibile. “Essere in grado di offrire, in farmacia o sul territorio, la stessa qualità di prestazioni di laboratorio di un ospedale permette di costruire progetti e percorsi di cura per i pazienti molto più specifici e comodi, e quindi alla fine molto più eseguibili da parte del paziente stesso”, dice Federico Esposti, Direttore Strategico IRCCS Ospedale San Raffaele.

L’obiettivo è sviluppare la Farmacia dei Servizi e favorire la prevenzione. La farmacia viene così valorizzata come presidio di prossimità, ma senza sostituire il laboratorio ospedaliero. Abbiamo chiesto a Clara Mottinelli, Tesoriere nazionale di Federfarma, quali opportunità si aprono per le farmacie e per il monitoraggio della salute dei cittadini così. “Già oggi stiamo effettuando dei test di prima istanza perché la normativa ce lo permette. Ma ciò che fa la differenza è il protocollo operativo, che deve dare valore e sicurezza al cittadino. In questo progetto abbiamo due eccellenze, come il San Raffaele e Roche Diagnostics, che possono veramente contribuire a portare valore. Guardiamo con grande fiducia a questa iniziativa che, ci auguriamo, potrà aprirci le porte anche ad altre refertazioni” Clara Mottinelli, Tesoriere nazionale Federfarma Questo progetto azzera la distanza tra la farmacia e il controllo clinico del laboratorio, in un percorso integrato che vuole rendere più accessibili i servizi di prevenzione e promuovere l’individuazione tempestiva dei fattori di rischio.

Meloni ad agricoltori: governo c’è e continua a essere al vostro fianco

Roma, 21 ott. (askanews) – “Voglio dare un messaggio chiaro agli agricoltori: il governo c’è e continuerà a essere al loro fianco, anche in Europa continueremo a portare avanti il nostro lavoro”. Lo ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un videomessaggio al XXIV Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Coldiretti, in corso a Roma

“Dopo aver sventato i tagli proposti da Bruxelles, fatto salire a 10 miliardi le risorse per l’Italia – ha aggiunto – anche nell’ultimo consiglio europeo abbiamo mantenuto la nostra posizione. Non accetteremo che il prossimo bilancio UE possa ridimensionare la politica agricola comune, la pesca, la coesione perché sono politiche essenziali per l’autonomia strategica europea e abbiamo fatto diventare questo uno dei punti qualificanti della piattaforma dei 17 Stati membri amici della coesione”.

“Inoltre – ha sottolineato – continueremo a batterci anche per il principio di reciprocità negli scambi commerciali, perché chi vuole vendere sul mercato europeo deve rispettare regole paragonabili a quelle chieste ai nostri produttori”.

Decarbonizzazione: accordo su rete green ed energia

Assago, 21 ott. (askanews) – Getec rafforza la propria presenza in Italia e sbarca per la prima volta nella penisola iberica.

Una delle aziende leader in Europa nelle soluzioni energetiche e infrastrutturali decarbonizzate ha infatti completato l’acquisizione di Cogenio, società attiva nell’efficienza energetica e nella generazione distribuita.

Le parole di Giovanni Pontrelli, President GETEC Italia. “Per l’Italia ha un valore strategico determinante nell’ambito del nostro processo di crescita nel mercato industriale. Atteso che l’Italia, negli ultimi 5 anni, ha investito nel mercato industriale esclusivamente attraverso la crescita organica, cercavamo un’opportunità di questo tipo, l’abbiamo fortemente voluta e quindi finalmente abbiamo nel nostro portafoglio i 30 importanti impianti di Cogenio. L’operazione ha un ruolo strategico anche a livello di gruppo, perché ci consente di entrare con una presenza rilevante anche nella penisola iberica”.

L’operazione punta a combinare il know-how tecnologico e ingegneristico di Cogenio con la capacità di GETEC di sviluppare, finanziare e gestire infrastrutture energetiche complesse, in diversi settori ad alto consumo d’energia.

Un’integrazione che porta in Italia più di 30 impianti industriali, e in Spagna una rete di oltre 200 progetti legati a sistemi energetici distribuiti e decarbonizzazione, insieme a un posizionamento consolidato nel mercato del fotovoltaico industriale

“Ci porta tante referenze, tanti requisiti, tutte le competenze che sono connesse a questi contratti. Ci porta specifiche competenze nel campo della manutenzione e della construction che ci mancavano. I clienti quindi beneficeranno di una più vasta gamma di servizi che saremo in grado di fornire nell’ottica di un processo di decarbonizzazione in cui ci renderemo sempre più protagonisti”. Ha dichiarato Giovanni Pontrelli, President GETEC Italia

Rispondere alle esigenze delle imprese e finanziarne gli investimenti: è così che il gruppo GETEC punta ad accelerare la transizione ecologica in tutta Europa.

Editoria, Barachini: con Agora EU 5,5 miliardi anche per le news

Roma, 21 ott. (askanews) – “Agora EU è il primo fondo di 5 miliardi e mezzo che verrà dedicato anche alle news. E quindi è la prima iniziativa europea di tale portata per le news”. Lo ha detto il sottosegretario all’Editoria, Alberto Barachini, intervenendo al convegno “Articolo 21: il diritto di sapere”, promosso da Confindustria Radio Televisioni, Aie e Fieg.

“Fino ad ora ci sono stati solo bandi sporadici, oggi c’è la consapevolezza europea”, ha aggiunto, ricordando che “ai primi incontri europei quando parlavamo del sostegno pubblico all’informazione venivamo guardati qualche anno fa, anche solo tre anni fa, con un po’ di sufficienza”.

“Oggi Germania e Francia, e non solo Germania e Francia, ci chiedono come operiamo a tutela del pluralismo tramite il sostegno pubblico”, ha spiegato. “Il sostegno pubblico non è un sostegno a un settore privato, è un sostegno alla democrazia e al racconto democratico”, ha detto.

Cortei, Barachini: sui social "siamo di fronte a un pericolo democratico"

Roma, 21 ott. (askanews) – “Ho sentito un commento a un certo punto di una persona autorevole che ha detto: ‘Non li abbiamo visti arrivare’. Io li ho visti arrivare benissimo, il mondo dell’informazione li ha visti arrivare benissimo”. Lo ha detto il sottosegretario all’Editoria, Alberto Barachini, intervenendo al convegno “Articolo 21: il diritto di sapere”, a proposito dei disordini di Milano e richiamando, senza citarlo, il commento sui social del rapper Marracash “non dite che non li avete visti arrivare”.

“Quello che abbiamo visto è un processo, come ha detto giustamente il Ministro della Difesa, di guerra ibrida”, ha proseguito Barachini. “Noi stiamo assistendo a una trasformazione della realtà attraverso la percezione. La percezione diventa realtà e la realtà viene raccontata come percezione”.

“Oggi sui social network c’è la realtà che viene venduta come fiction”, ha aggiunto il sottosegretario. “Quindi siamo di fronte a un pericolo democratico”.

Screening colon-retto: in Emilia-Romagna adesioni in crescita

Milano, 21 ott. (askanews) – Aderire ai programmi di screening per il tumore del colon-retto consente di ridurre drasticamente l’impatto della patologia: in Emilia-Romagna, i dati regionali, evidenziano un calo della mortalità fino al 65% tra gli uomini e al 54% tra le donne. Per sensibilizzare la popolazione ed evidenziare l’elevato livello tecnologico necessario nei percorsi di prevenzione e cura, FUJIFILM Healthcare Italia affianca le iniziative sul territorio con EndoRunner, una struttura mobile dotata di tre stazioni endoscopiche avanzate, che permette il confronto diretto tra cittadini e professionisti sanitari.

I programmi di informazione e sensibilizzazione attivati sul territorio stanno già mostrando risultati concreti. A Forlì l’iniziativa “Piazza Idea”, realizzata nel 2025, ha fatto salire la partecipazione allo screening dal 37% del 2024 al 45%. Questa crescita dell’adesione ha spinto l’organizzazione sanitaria ad aumentare le disponibilità e gli slot dedicati alla colonscopia.

L’esperienza di sensibilizzazione è proseguita quest’anno nel territorio romagnolo con la tappa di “Piazza Idea” a Cesena, nata per avvicinare la prevenzione alle persone, rendere più comprensibile il percorso di screening e creare un dialogo diretto con i medici.

Le tappe del progetto, rappresentano così la prosecuzione di un percorso che mette al centro il cittadino e la possibilità di fare prevenzione attraverso un’informazione chiara e accessibile. Il messaggio dell’iniziativa è diretto: aderire allo screening significa prendersi cura della propria salute.

TikTok, Barachini: su moderazione contenuti non sta facendo abbastanza

Roma, 21 ott. (askanews) – “Ho partecipato a Como recentemente con la gentile responsabile italiana di TikTok, che mi ha detto che loro fanno di tutto per moderare i contenuti. Non è abbastanza”. Lo ha detto il sottosegretario all’Editoria, Alberto Barachini, intervenendo al convegno “Articolo 21: il diritto di sapere”, promosso da Confindustria Radio Televisioni, Aie e Fieg.

“Se non riescono a percepire quello che è avvenuto nelle chat di ragazzi che hanno 15-16 anni delle scuole milanesi e a non fermare questi flussi, non stanno facendo abbastanza”, ha aggiunto. “E allora dobbiamo intervenire”.

“La presidente Meloni oggi ha ricordato che stiamo lavorando anche in Europa al regolamento sul divieto di accesso ai social network, divieto totale fino ai 13 anni, accesso fino a 15 anni con i genitori e poi accesso libero da 15 anni”, ha proseguito.

Dalla tecnologia alla fiducia digitale

Trento, 21 ott. (askanews) – Creare valore che dura nel tempo attraverso l’innovazione. E’ questo il messaggio chiave del Co-Innovation Day 2026 di Dedagroup, gruppo tecnologico di riferimento in Italia che ha come obiettivo la crescita di business e digitalizzazione.

Sul palco dell’ITAS Forum di Trento, il dibattito si concentra su una sfida cruciale per il futuro delle imprese: nell’era dell’intelligenza artificiale diffusa, a essere decisivi non sono più solo i dati, ma la capacità di costruire fiducia nelle decisioni dei sistemi automatizzati.

“L’accelerazione dell’intelligenza artificiale e l’introduzione di strumenti sempre più evoluti nei processi critici e decisionali ci impone una valutazione molto attenta del livello di delega che noi diamo a questi strumenti. Le prossime sfide saranno costruire degli ambienti in grado di governare questi strumenti tecnologici e nuovi sistemi di sicurezza che saranno sempre più simili al nostro sistema immunitario per fare in modo che queste tecnologie possano essere monitorate, circoscritte e governate con il controllo umano” ha dichiarato Roberto Loro, CTO di Dedagroup.

Per capire come costruire la fiducia nei sistemi di IA del futuro, occorre anche guardare alle grandi rivoluzioni tecnologiche del passato:

“Il rapporto tra uomo, tecnologia e sicurezza ha radici vecchie. Nel 1830, il primo trasferimento ferroviario ha creato i primi problemi di sicurezza. Poi abbiamo trovato il modo di poterci fidare progettando in modo sicuro, non solo le ferrovie, ma qualsiasi sistema tecnologico complesso. Pensiamo all’aviazione: non è solo una questione di progettazione, è anche una questione di certificazione, di vigilanza, di formazione dei piloti e di gestione degli incidenti e di quello che possiamo imparare. Da queste analogie dobbiamo imparare, ovviamente con le opportune trasformazioni, e applicarlo al settore dell’AI. Con una grande differenza: l’AI è estremamente più veloce rispetto alle tecnologie che nel passato ci hanno insegnato come fare sicurezza” ha aggiunto Andrea Rigoni, Founder & Managing Partner di Altrium.

Dalle infrastrutture alla sicurezza, la sfida è lanciata: costruire le fondamenta del futuro digitale per accelerare innovazione, competitività e crescita nel segno della fiducia.

Uffizi, entra in collezione un importante tondo di Luca Giordano

Firenze, 21 ott. (askanews) – Entra in collezione alle Gallerie degli Uffizi di Firenze “Cristo e la Samaritana” di Luca Giordano, dipinto proprio nella città toscana intorno al 1685 e caratterizzato da una rara tecnica esecutiva. Si tratta di un tondo realizzato ad affresco e fissato su un supporto mobile leggero, la cosiddetta “paniera”, una stuoia tonda in vimini, impiegata a Firenze da Giovanni da San Giovanni e da altri artisti, che anche Giordano volle adottare durante il suo soggiorno in città.

L’opera, presentata al TEFAF di Maastricht 2026, acquistata dagli Amici degli Uffizi e donata alle Gallerie, rappresenta anche un tassello significativo della storia della pittura fiorentina del Seicento e del rapporto del napoletano Luca Giordano con la città.

“Cristo e la Samaritana” appartiene a una serie di quattro tondi commissionati a Giordano da Andrea Del Rosso, esponente di una nobile famiglia fiorentina, e realizzati nel corso del soggiorno dell’artista a Firenze proprio a Palazzo Del Rosso. Il soggetto dell’opera, tratto dal Vangelo di Giovanni, raffigura l’incontro di Cristo con la Samaritana nei pressi del pozzo di Giacobbe.

Con questa donazione, gli Uffizi incrementano le opere di Seicento napoletano, documentando la presenza di esponenti illustri di tale scuola nel capoluogo toscano.

Booking, Ue: indagine formale su violazione norme servizi digitali

Roma, 21 ott. (askanews) – La Commissione europea ha annunciato di aver avviato un procedimento formale per valutare se Booking.com possa aver violato il regolamento sui servizi digitali non avendo valutato diligentemente o attenuato efficacemente i rischi relativi a inserzioni fraudolente e truffe di phishing. La piattaforma, dice l’esecutivo Ue con un comunicato, potrebbe anche aver violato il regolamento per quanto riguarda la trasparenza, perché non ha etichettato chiaramente come annunci quelli pagati dai fornitori per un posizionamento più elevato nei risultati di ricerca mostrati agli utenti.

L’indagine si concentrerà su tre settori. Primo, inserzioni fraudolente e non conformi su Booking.com: la Commissione, si legge, esaminerà se il fornitore di Booking.com abbia adeguatamente individuato e valutato i rischi sistemici connessi alla diffusione di contenuti illegali. Annunci falsi, ad esempio per proprietà inesistenti, frodi di impersonificazione e offerte di alloggio non conformi, possono avere effetti negativi sulla protezione dei consumatori.

L’indagine valuterà inoltre se la piattaforma abbia messo in atto misure efficaci per attenuare tali rischi, anche rimuovendo gli elenchi fraudolenti e non conformi.

Secondo ambito di indagine sono truffe di phishing che sfruttano la prenotazione di Booking.com e i dati degli ospiti: Bruxelles esaminerà se Booking abbia valutato e affrontato con diligenza i rischi che le truffe di phishing comportano per i consumatori. In particolare, l’indagine si concentrerà sui rischi legati al modo in cui i dati delle prenotazioni e degli ospiti vengono condivisi con i fornitori di alloggi e sulla progettazione e il funzionamento del servizio di messaggistica di Booking.com.

La Commissione esaminerà inoltre se la società abbia messo in atto garanzie sufficienti per evitare che i dati siano utilizzati impropriamente per effettuare phishing e sollecitare pagamenti fraudolenti.

Terzo ambito di indagine, le inserzioni potenziate a pagamento non chiaramente identificabili come pubblicità: la Commissione esaminerà infine se Booking.com rispetta gli obblighi di trasparenza della pubblicità previsti dal regolamento sui servizi digitali. I fornitori di alloggi possono rendere i loro annunci più visibili nei risultati di ricerca di Booking.com pagando una commissione più elevata. Gli utenti, dice la Commissione, dovrebbero essere in grado di riconoscere chiaramente che questi “inserzioni potenziate” sono in realtà annunci pubblicitari.

L’indagine esaminerà inoltre se, per ciascun annuncio pubblicato su Booking.com, gli utenti possano facilmente vedere chi c’è dietro, chi lo ha pagato, perché lo stanno vedendo e come possono modificare le impostazioni che determinano quali annunci vedono.

Ai sensi del regolamento sui servizi digitali, gli utenti hanno il diritto di capire quando e per conto di chi viene loro mostrato un annuncio. Senza questo, non possono dire se un annuncio appare in primo piano perché corrisponde alla loro ricerca o perché il fornitore di alloggi ha pagato per tale visibilità.

Se dimostrate, tali carenze costituirebbero violazioni degli articoli 34 e 35 del regolamento sui servizi digitali, che obbligano le piattaforme online e i motori di ricerca di dimensioni molto grandi a individuare, analizzare, valutare e attenuare i rischi sistemici; e dell’articolo 26, paragrafo 1, che impone ai fornitori di piattaforme online di garantire che gli utenti possano identificare chiaramente gli annunci pubblicitari e le informazioni che li riguardano.

La Commissione effettuerà un’indagine approfondita in via prioritaria, continuando a raccogliere prove, ad esempio inviando ulteriori richieste di informazioni, conducendo colloqui o ispezioni. L’avvio di un procedimento formale conferisce inoltre alla Commissione il potere di adottare ulteriori misure di esecuzione, quali misure provvisorie e decisioni di non conformità. La Commissione ha inoltre il potere di accettare gli impegni offerti da Booking.com per porre rimedio alle questioni oggetto del procedimento. L’avvio di un procedimento formale, conclude il comunicato, non pregiudica l’esito finale o la decisione, né incide sulle azioni di esecuzione intraprese da altre autorità nell’ambito di altri quadri normativi.

Mattarella: farsi carico del malessere e dell’insicurezza dei giovani, tanto più in tempi tumultuosii

Roma, 21 ott. (askanews) – “Occorre uno sguardo di ampia visione che, accanto alle necessarie scelte congiunturali, si proponga strategie adeguate nel farsi carico del malessere, del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, del timore di asservimento o di emarginazione. Tanto più in questi tempi così tumultuosi e incerti”. E’ l’appello che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, rivolge in occasione della cerimonia al Quirinale per i Cavalieri del Lavoro.

“La società – avverte Mattarella – non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione. E’ una grande questione sociale. Una priorità che deve vedere sensibili istituzioni e tutte le forze della società”.

Il Capo dello Stato ha inoltre ricordato che “è nella coesione che una società cresce meglio e di più. I valori del lavoro sono, del resto, posti alla base della Repubblica così come i valori dell’educazione e dell’istruzione. Diritto al lavoro e diritto alla scuola si realizzano necessariamente insieme”.

Dl cortei, Schlein: serve piu’ prevenzione, no a uno Stato di Polizia

Roma, 21 ott. (askanews) – “Prevenzione, prevenzione, prevenzione”. Elly Schlein lo ripete tre volte parlando al ‘Forum internazionale dell’agricoltura’ di Coldiretti. Parlando delle misure contro le violenze nelle strade la leader Pd ha spiegato: “Siamo tutti preoccupati dal vedere l’età di alcuni dei protagonisti di questi scontri. Ho sempre detto certo che bisogna lavorare sulla prevenzione anche a partire dalle scuole”. Quando si parlava dei “metal-detector da mettere nelle scuole ho sempre detto: non basterà mettere i metal-detector all’entrata delle scuole se dentro non ci mettiamo gli psicologi e non diamo i libri”.

“Altrimenti – ha concluso – non ci saranno risultati se non quello di scivolare sempre di più in una specie di stato di polizia, con qualche tendenza addirittura a militarizzare”.

Cortei, Schlein: guerra ibrida? Certo che si muove qualcosa di strano…

Roma, 21 ott. (askanews) – Guido Crosetto dovrebbe informare il Parlamento sulle presunte azioni di guerra ibrida contro l’Italia, ma è evidente che “qualcosa di strano si sta muovendo”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando al ‘Forum internazionale dell’agricoltura’ di Coldiretti. “Se il ministro ha delle informazioni sarebbe bene che venisse a darcele in Parlamento”, ha premesso.

Detto questo “certo che si sta muovendo qualcosa di strano, girano conversazioni in rete, messaggi sui canali Telegram e Whatsapp tesi a mettere paura alle persone, a dire ‘non uscite perché ci saranno violenze’.

Dl cortei, Schlein: non si usino violenti per coprire manifestazioni pacifiche

Roma, 21 ott. (askanews) – “Abbiamo visto in alcune città episodi di violenza inaccettabile che abbiamo condannato con fermezza, scontri in cui sono rimasti feriti anche agenti delle forze dell’ordine a cui va la nostra vicinanza. Ma non si usino solo i violenti per coprire le migliaia di persone che in tutta Italia stanno manifestando pacificamente perché non riescono più a campare”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando al ‘Forum internazionale dell’agricoltura’ di Coldiretti.

“Repressione e prevenzione devono stare insieme”, ha aggiunto. “La repressione non basta – ha aggiunto – se l’approccio fosse stato efficace on saremmo forse arrivati al sesto decreto sicurezza di fila. Hanno provato addirittura a dare poteri di polizia giudiziaria ai militari e c’è stato un intervento da parte del Colle”.

Schlein: serve tetto a prezzo carburanti, serve intervento del governo

Roma, 21 ott. (askanews) – “Quando i prezzi dei carburanti arrivano a queste vette non basta affidarsi alla buona volontà di qualche grande società. Anche perché questo crea problemi di rafforzamento di posizioni dominanti. Servirebbe un intervento pubblico e mirato”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando al ‘Forum internazionale dell’agricoltura’ organizzato da Coldiretti.

Servirebbe, ha spiegato, un “tetto verificato e dinamico al prezzo dei carburanti, un tetto di 90 giorni verificato ogni 15 giorni, che il governo possa attivare solo in circostanze eccezionali verificate dal garante dei prezzi”.

Euro digitale, Cipollone: bene contributo Abi Lab, si candidi di nuovo

Roma, 21 ott. (askanews) – “In Europa non mancano idee innovative nel campo dei pagamenti, a volte però manca una base comune che le trasformi in prodotti e servizi utilizzabili da tutti gli europei. L’euro digitale non sostituirà le soluzioni private, ma ne consentirà lo sviluppo offrendo un’infrastruttura che fornirà la scala, la fiducia e gli standard comuni di cui hanno bisogno per crescere in tutta Europa. Proprio come il mercato unico ha aiutato le imprese a crescere oltre i confini nazionali l’euro digitale può aiutare l’innovazione dei pagamenti a superare i stagni nazionali”. Lo ha affermato Piero Cipollone, il componente del comitato esecutivo della Bce che ha la delega sui sistemi di pagamento, intervenendo oggi in video collegamento al comitato esecutivo dell’Abi, che si svolge a Milano, complimentandosi con l’associazione per il contributo che ha fornito su questo versante tramite Abi Lab.

“Nel 2024 – ha detto – abbiamo lanciato la piattaforma di innovazione in un’iniziativa collaborativa con circa 70 operatori di mercato per mettere alla prova idee, individuare casi d’uso ed esplorare come l’euro digitale possa sostenere nuovi casi d’uso e modelli di business. Abi Lab, e mi congratulo, ha partecipato da protagonista alla precedente tornata di attività, sia nel filone di lavoro che noi chiamavamo i pioneers, sia in quello che noi chiamavamo i visionari”.

“Ora noi siamo in una nuova fase. Il 28 settembre abbiamo lanciato un nuovo invito a manifestare interesse per partecipare alla nuova tornata di attività della piattaforma di innovazione, invitando imprese e organizzazioni a collaborare per esplorare come l’euro digitale possa favorire l’innovazione del mercato. Incoraggiamo Abi Lab a candidarsi nuovamente – ha detto ancora Cipollone – e a continuare a contribuire alla definizione dell’infrastruttura dell’eurodigitale, per garantire che possa sostenere l’innovazione del mercato”.

“Le candidature – ha ricordato – possono essere presentate fino al 9 novembre 2026”.

La prima udienza dopo l’operazione, il Papa ai fedeli: grazie per il sostegno delle vostre preghiere

Città del Vaticano, 21 ott. (askanews) – “La prima cosa che voglio dirvi è grazie per il sostegno delle vostre preghiere e grazie a Dio per la sua generosità”. Così Papa Leone XIV ha aperto oggi l’udienza generale in piazza San Pietro, ringraziando i tanti fedeli che sono accorsi all’appuntamento per incontrarlo dopo l’uscita dal Policlinico Gemelli di Roma e l’operazione per la rimozione del tumnore al polmone.

Piazza San Pietro è gremita di fedeli per la prima udienza di Papa Leone dopo le dimissioni dal Policlinico Gemelli di Roma. Un entusiasmo al quale il pontefice ha voluto rispondere anche attraverso il consueto giro tra i fedeli che lo hanno festeggiato, a bordo della papamobile bianca aperta (anche se coperta da un vetro trasparente), incurante della pioggia che sta cadendo sulla capitale.

Papa Leone XIV nella sua catechesi in piazza San Pietro, durante l’udienza generale, ha richiamato l’attenzione sulla famiglia, avvertendo che occorrono, oggi più che mai, serie politiche per la famiglia e la politica è chiamata a promuoverle.

Spunto per parlare di famiglia è stato il tema trattato, quello della Costituzione conciliare “Gaudium et spes”. L’impegno per la famiglia nella società di oggi”.

“L’insegnamento di ‘Gaudium et spes’ sulla comunità coniugale e familiare giunge a evidenziare la funzione sociale della famiglia, definita ‘una scuola di umanità più ricca’ e il fondamento della società, richiamando tutti coloro che hanno responsabilità sociali, specialmente in ambito politico e culturale, al dovere di collaborare efficacemente alla promozione del matrimonio e della famiglia”, ha detto Papa Prevost. E “quest’impegno è più che mai urgente”.

Nascite ancora in calo, nel 2025 a -3,8%: sono state 355.772, sei ogni mille abitanti

Roma, 21 ott. (askanews) – Nel 2025 i nati residenti in Italia sono 355.772, sei ogni 1.000 abitanti. Rispetto al 2024 le nascite diminuiscono del 3,8%, circa 14mila unità in meno. Dal 2008, anno nel quale si è registrato il numero massimo di nati vivi degli anni Duemila (oltre 576mila, quasi 10 nati ogni 1.000 abitanti), il calo è pari al 38,3%, per una riduzione complessiva di oltre 220mila unità. Secondo i primi dati provvisori relativi al periodo gennaio-luglio 2026, le nascite continuano a diminuire, sebbene meno intensamente in confronto al calo registrato nell’anno precedente. Nei primi sette mesi dell’anno i nati sono pari a 196.864, circa 2mila in meno (-1,1%) rispetto allo stesso periodo del 2025 (198.975 nati). Lo riferisce l’Istat nel suo Rapporto ‘Natalità e fecondità della popolazione residente – Anno 2025’.

Negli ultimi anni, osserva l’Istituto di statistica, la diminuzione delle nascite è in parte determinata dalla riduzione del numero dei potenziali genitori, a loro volta venuti al mondo dagli anni Ottanta in poi, periodo in cui si consolida il declino della fecondità. Le donne che attualmente hanno tra i 30 e i 40 anni, fascia di età nella quale si concentra oltre il 65% delle nascite attuali, sono nate tra il 1985 e il 1995, anni nei quali il numero medio di figli per donna scende da 1,45 a 1,19, il valore più basso del secolo scorso. L’attuale riduzione delle nascite è però anche frutto della sempre più bassa tendenza ad avere figli. Nel 2025, il numero medio di figli per donna scende ancora, raggiungendo il valore di 1,14 e segnando un nuovo minimo storico, dopo il precedente del 2024 (1,18).

Draghi: non ci sono segni di contagio da tassi Francia all’Europa

Roma, 21 ott. (askanews) – Le pressioni sui tassi di interesse dei titoli di Stato della Francia sono legate alla sua specifica situazione politica e di bilancio, non ci sono segni di “contagio” al resto dell’Europa, né elementi tali che giustifichino un intervento della Banca centrale europea per calmierare i differenziali dei tassi: “la Bce certamente osserverà i mercati, guarderà alla velocità e alla portata dei rialzi dei tassi, ma penso che resterà a bordo campo”. Lo ha affermato l’ex presidente del Consiglio italiano e ex presidente della Bce, Mario Draghi, in una intervista a Bloomberg.

La Francia ha un problema di bilancio specifico. Per molti anni sono stati in deficit e il rapporto tra debito e Pil è gradualmente cresciuto per più di 10 anni, forse per 15 anni. Quindi ora con i tassi che stanno aumentando rapidamente in tutto il mondo, questo deficit di bilancio sembra difficile da gestire”, ha spiegato Draghi.

Per quanto riguarda le azioni della Bce, “lasciatemi chiarire una cosa: a questo punto non ho fatto il banchiere centrale per quasi sette anni. Quindi qualunque cosa dica vale quel che vale e non va interpretata come ‘la Bce dovrebbe fare questo o quello’. Si tratta di quello che farei se fossi al posto loro, che è una cosa diversa. Ma certamente, se chiedete quello che ora la maggior parte delle persone si chiede, cioè se la Bce interverrà in qualche maniera per restringere i differenziali tra i tassi (gli sprtead) che si vedono sui mercati, beh guardiamo a questi spread”.

“Fondamentalmente i differenziali sono un riprezzamento dei rischi di bilancio e politici. In questa misura non c’è nulla che autorizzerebbe un intervento della Bce – ha detto l’ex premier -. In altri termini, ora come ora, o almeno per ora, ritengo che la l’asticella per un intervento della Bce sia piuttosto alta. E per una molteplicità di ragioni. Una è che l’inflazione è alta e tra l’altro la priorità della Bce è stabilità dei prezzi, questo è il suo mandato. Una seconda ragione è che gli strumenti disponibili per gli interventi sono utilizzandoli se vedi due cose. Uno è il contagio, che francamente non vediamo in maniera consistente in Europa. Ovviamente ci sta un movimento a rialzo dei tassi di interesse e dei differenziali. Ma è molto diverso da quello che abbiamo definito come ‘contagio’ anni fa”.

“La seconda ragione, più importante direi, è che devi avere una disparità di trasmissione monetaria. Quello che i banchieri chiamano in altri termini disparità nei mercati del credito, nel modo in cui la politica monetaria influisce sui flussi di credito. E non lo vediamo”, ha detto Draghi. “Gli ultimi numeri sul credito mostrano che i prestiti bancari sono cresciuti”.

C’è un’altra ragione: la Francia è sotto procedura Ue per deficit eccessivo, e sebbene nessuna norma impedisca l’uso dello strumento Tpi della Bce in un Paese in questa situazione “certamente alza ulteriormente l’asticella”.

Tutto questo “spiega perché ritengo che la Bce certamente osserverà i mercati, guarderà la velocità e l’estensione dei rialzi dei tassi ma resterà a bordo campo”, ha detto l’ex banchiere centrale.

Più in generale “l’Europa ha avuto e ha un problema di crescita, di mancata crescita. Peraltro ora l’Europa sta facendo leggermente meglio. Le previsioni di crescita sono state lievemente alzate, ma la situazione di fondo è quella di una società certamente ricca, anziana e che non cresce”.

E infine se si guarda al quadro complessivo della Francia “si vede anche qualcosa di non così negativo in questo scenario impegnativo. Le emissioni di titoli di Stato rimanenti per il resto dell’anno sono trascurabili. I titoli di Stato hanno una durata residua molto lunga, il che è piuttosto importante, perché significa che la Francia può permettesi di pagare differenziali che sono piuttosto alti senza intaccare immediatamente le dinamiche del debito”.

Blocchi sull’A1, la protesta dei Tir per il caro carburante prosegue. Salvini annuncia 1 mld di fondi

Roma, 21 ott. (askanews) – “Sono stati sbloccati fondi per più di 1 miliardo per l’aiuto per il caro carburante per gli autotrasportatori da marzo a tutto ottobre. Quindi noi siamo riusciti a coprire con uno sforzo enorme, non penso che in Europa altri governi siano riusciti a fare altrettanto, il 70% dei maggiori costi per chi il gasolio lo usa per lavoro”. Lo ha sottolineato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, intervistato a Radio Anch’io su Rai Radio 1.

“Da oggi dopo un lavoro durato settimane, perché sono arrivate 32.000 domande e tu ovviamente devi esaminare 32.000 domande, cominciano i pagamenti per quasi mezzo miliardo per 32.000 autotrasportatori ed è qualcosa di importante – ha proseguito – A questo si aggiunge lo sblocco di 590 milioni sempre per gli autotrasportatori che cambiano i vecchi mezzi con i nuovi mezzi”.

“Siamo vicini a tutti coloro che lavorano e ne capiamo la sofferenza. Ma altra cosa sono i blocchi illegali”, ha sottolineato Salvini, spiegando: “Il problema è che ancora oggi ad esempio sulla A1 ci sono dei blocchi totali – ha detto – Io ho incontrato non solo le sigle istituzionali ma ho incontrato anche i rappresentanti piccoli e piccolissimi, gente che ha uno o due mezzi perché il mio dovere è ascoltare tutti e incontrare tutti”.

“Ovviamente siamo vicini a tutti coloro che lavorano e ne capiamo la sofferenza – ha proseguito Salvini – Ma altra cosa sono i blocchi illegali, altra cosa è danneggiare milioni di altri lavoratori: i produttori, gli agricoltori, i pescatori, i pendolari, gli agenti di commercio, cioè coloro che fossero bloccati oggi sulla A1 in questo momento a Salerno per dei blocchi illegali proibiti dalla legge. Lì stiamo parlando di un’altra questione, stiamo parlando di illegalità”.

“Alle ore 7:00 circa, sulla A1 Milano-Napoli è stato temporaneamente chiuso il nodo con la A30 Caserta-Salerno per chi proviene da Roma, a causa di una manifestazione che sta interessando la sede autostradale”, ha reso noto Autostrade per l’Italia in un comunicato.

“Attualmente, per lo stesso motivo, si registrano 3 km di coda nel tratto compreso tra Caserta Nord e il bivio con la A30 verso Napoli e 2 km di coda nel tratto compreso tra la barriera di Napoli Nord e Caserta Nord verso Roma – prosegue la nota – Per lo stesso motivo risulta chiusa la stazione di Nocera Pagani in uscita da entrambe le provenienze e risulta chiuso il nodo tra la A1 e la SP1 Casoria per chi proviene da Roma ed è diretto verso la SS7 Appia”.

Le piazze infuocate di un’Europa malata

Sono diverse le chiavi di lettura dell’ondata di rivolta sociale che sta infiammando la Francia, la Spagna, il Belgio, la Germania, persino l’Albania – pur con differenze evidenti delle modalità di protesta- e che si sta propagando in Italia: al centro delle cause che scatenano le violenze di piazza emergono la casa, la scuola, il caro benzina, la giustizia sociale, le guerre, le libertà civili ma con accentuazioni e toni diversi.

C’è di tutto e di più: ma sono problematiche che in una democrazia si risolvono con la negoziazione politica e sindacale, con il dialogo non con la violenza estrema che diventa devastazione, distruzione, scorreria, scempio. Viene da pensare che i soggetti che generano ferocia sociale siano i primi nemici della democrazia che reclamano e delle libertà che propugnano, specie di quelle altrui.

Resta da chiedersi se agiscano di propria iniziativa o diventino loro malgrado gli “utili idioti” nelle mani di menti raffinatissime con finalità ben chiare: generare sconquasso sociale, distruggere i simboli della democrazia, fare scempio delle città, creare danni a carico della collettività, dimostrare a qualcuno che nei Paesi dove accadono queste violenze incendiarie c’è insicurezza, la democrazia è debole, effimera e traballa, c’è bisogno di un ricambio gestionale, di qualcuno che dia risposte che i governi in carica non sanno dare.

 

Quando la protesta diventa violenza

Sociologicamente parlando questo è il cotè drammatico e devastante di una certa liquidità sociale che Zygmunt Bauman aveva intuito, non ancora ripulita dalle scorie di interessi politici che dal particolare conducono passo dopo passo ad un nuovo ordine mondiale generato dalle autarchie dei poteri forti.

Resta una regola non scritta: la sinistra che crea disordini sociali porta voti alla destra estrema e viceversa quest’ultima – quando blandisce la scure del repulisti etnico – riscatta la sinistra.

In Spagna il Governo Sanchez il 5 ottobre ha convocato elezioni anticipate per il 29 novembre dopo che il Congresso ha bocciato i suoi decreti sulla casa, in Francia gli scontri di piazza, i cortei, le manifestazioni, le degenerazioni di violenza gratuita provocata da infiltrati, teppisti e delinquenti comuni hanno messo al centro la scuola e tutte le carenze di un sistema scolastico che fino a ieri la pedagogia comparativa (in sede OCSE) definiva un fiore all’occhiello in ambito formativo: tutto questo sta mettendo alle corde Macron e alimenta la campagna di conquista dell’Eliseo da parte di Marine Le Pen e del suo Rassemblement National.

In Spagna e in Francia la politica e le elezioni, il ribaltamento dello status quo e la conquista del potere sono i veri convitati di pietra delle manifestazioni di piazza: lo stesso accade in Germania dove l’AFD somma questioni come l’islamizzazione del Paese, l’ordine sociale, la difesa della civiltà occidentale dall’ondata della cultura arabo-musulmana, la crisi economica di colossi come la Volkswagen e i licenziamenti annunciati.

Non diversa si profila la situazione italiana, ad un anno dalla scadenza del voto politico: nella protesta si percepisce nettamente una ispirazione post-ideologica che vuole usare la clava dell’welfare e dei temi sociali per disarcionare il governo in carica. In questa cornice viene ribaltato il noto aforisma secondo cui il potere logora chi non ce l’ha: oggi sembra vero il contrario.

Non si tratta solo di mera, anticipata campagna elettorale ma di una lunga e orchestrata azione di disinformazione attraverso i social media, infarcita di menzogne e alimentata dalla sollecitazione alla rivolta: questo accade purtroppo anche in alcuni partiti politici e nelle aule delle istituzioni democratiche.

 

Le tensioni politiche europee

Scriveva Voltaire in una lettera indirizzata a Nicolas-Claude Thiriot: «Mentite, amici. Mentite. Qualcosa resterà». Mai ad esempio come in questi tempi una certa televisione solleva dubbi di imbrogli di ogni tipo, genera disorientamento, incredulità, sconcerto, indignazione: un ipermoralismo perverso che ad esempio Alexander Grau ha ben espresso nel saggio “Ipermoralità. Il nuovo piacere dell’indignazione” (ed.

Liberilibri) che ho recensito e commentato con il titolo “il bisogno di un colpevole”.

Ma le piazze infiammate, le violenza e le aggressioni alle forze dell’ordine dell’Europa di questi giorni nulla hanno a che fare con le storiche piazze che avevano significato una rivolta contro le repressioni, il dominio straniero, i conflitti generazionali, esprimendo aneliti di libertà conculcate dai regimi, indipendenza degli Stati ed autodeterminazione dei popoli, non sono le piazze della contestazione giovanile del ’68, non quelle delle proteste vibranti contro il comunismo dopo la caduta del Muro di Berlino del 1989, non la piazza cinese del massacro di Tienanmen , non quella di San Venceslao nella Praga del 1969 dove Jan Palach si diede fuoco, non ancora a Praga quella della ‘Rivoluzione di velluto’ (sametová revoluce) del 1989 contro la morsa della tirannide sovietica.

 

Le piazze di oggi e quelle della storia

Osservando i filmati di certe scene di devastazione urbana, saccheggio di esercizi commerciali, oltraggio alle opere d’arte, aggressione delle forze dell’ordine che sono i veri difensori delle nostre libertà civili ed esplorando il target dei manifestanti si scopre che molti di loro sono minorenni o giovanissimi: viene allora da chiedersi se i loro genitori siano informati di queste azioni di teppismo messe in atto dai propri figli.

Viene poi da domandarsi se i più accaniti autori di azioni delinquenziali siano davvero studenti o piuttosto ‘professionisti del male’. La giustificazione del sociologo Jerome Fourquet, direttore del dipartimento Opinione dell’Ifop: “Abbiamo privilegiato la spesa per le pensioni rispetto ad altre politiche pubbliche, come l’istruzione. E questo scatena l’ira dei ragazzi.

È come se fossero saltati alcuni freni, la violenza può esplodere molto più rapidamente” è solo un’opinione che interpreta una parte della verità.

Perché è vero che emerge da queste manifestazioni di piazza una matrice esplicativa di un conflitto generazionale, è vero che c’è stata ovunque – nella società globalizzata e nel melting pot di diritti e doveri rimescolati e confusi – una rottura tra istituzioni rappresentative e welfare, è vero che esiste il problema scandaloso del caro-casa e che le scuole sono fatiscenti ma tutto questo non attenua la gravità delle violenze perpetrate.

 

Il disagio giovanile e le responsabilità educative

Vorrei sapere quanti di quei ragazzi con il passamontagna, la maschera e il volto coperto studiano davvero, oltre ogni difficoltà, conoscono il valore delle parole abnegazione, impegno sacrificio. Sono queste le lacune di cui famiglia e scuola sono latrici, anch’esse colpevolmente.

Dilaga un atteggiamento aggressivo contro la scuola e i suoi insegnanti, nelle strade e nelle piazze ma anche nei comportamenti offensivi e di violenza personale messi in atto dentro gli edifici scolastici: sono due versanti di un atteggiamento dissacrante che non può essere tollerato.

Ma c’è una domanda fondamentale che va posta a priori: chi recluta e come questi ragazzi, attraverso chat online, in modo organizzato e studiato si cura del passaparola, chi li indirizza attingendoli anche da paesi stranieri alle piazze della distruzione e con quali suggestioni? La risposta è una sola: la politica è l’attore principale di questa iniziazione, una politica intesa come vettore e regista dei comportamenti sociali.

 

Chi organizza la violenza?

Si capisce dalle bandiere, dagli striscioni, dai cartelli esibiti dai manifestanti: scendono in piazza asseritamente per una casa per tutti, una vita dignitosa e una scuola migliore ma urlano slogan antisemiti, si scagliano contro l’Ucraina e le coperture militari all’aggressione russa, crocifiggono gli ebrei: una messinscena unilaterale e orchestrata da mani sapienti.

Abbiamo contezza del fatto che in Russia i filmati di queste manifestazioni violente contro le democrazie europee sono trasmesse dalle TV e dai media controllati dal regime per dimostrare come quei Paesi siano attraversati dalla corruzione e dal male e governati da inetti e incapaci.

Da anni la propaganda filoputiniana passa attraverso certi giornali nazionali o per voce di opinionisti che ci fanno credere che la Russia rispetti le indipendenze degli Stati nazionali europei (salvo provocarli o minacciarli), che l’Europa e gli Stati membri sono un covo di corrotti che non si curano dei problemi reali della gente.

E il filosofo del Cremlino Alexander Dugin così si esprime in alcuni post: “Più caos c’è, meglio è. Questi europei vogliono combattere contro di noi: come pensano che ciò possa accadere quando non riescono a garantire nemmeno un minimo di ordine nelle loro città?”… “Le Pen, presto, ora!”… E quanto alla Meloni …”Ha rovinato tutto, l’Italia merita di più, molto di più”.

In questi giorni lo stesso ambasciatore russo Paramonov ha parlato di “un’altra Italia” contraria alla guerra, citando opposizione, attivisti e società civile, sullo sfondo di una campagna elettorale di fatto già aperta.

 

La propaganda e il fattore russo

Strano che quella guerra l’abbia voluta e la conduca spietatamente da oltre 4 anni la Russia stessa.

Strano che in questa Italia nessuno organizzi cortei contro l’aggressione russa e il dittatore Putin.

Certamente tutto lo sconquasso e lo sfacelo provocato dalle manifestazioni che stanno flagellando diversi Stati membri dell’U.E. finiscono per indebolire l’immagine di un’Europa già fragile, rappresentandola come una congrega di oligarchi che vanno cacciati dalle istituzioni comunitarie o che quest’ultime vadano rimosse a favore delle singole nazioni: in fondo un padrino protettore lo si può trovare altrove.

Certamente l’Europa – come ha scritto Sylvie Goulard – è ‘grande da morire’ e difficilmente governabile in versione unitaria, certamente non bastano i volonterosi a difenderla dagli attacchi concentrici delle superpotenze. Ma la nostra storia, la cultura tramandata, la civiltà giuridica che esprimono le nostre democrazie e le nostre Costituzioni non saranno cancellate da qualche migliaio di facinorosi e dai loro registi occulti.

Di questo dobbiamo avere contezza e determinazione, oltre le effimere volontà.

Giovani in piazza, oltre la rabbia c’è il vuoto

Dal Sessantotto alla protesta di oggi

Nel dibattito sulla protesta studentesca in corso in alcune città italiane, tre sono gli aspetti in cui si è concentrata maggiormente l’attenzione: il confronto con il Sessantotto, l’estesa partecipazione e la frangia violenta dei manifestanti. 

Riguardo al confronto con il Maggio francese, sono state evidenziate le somiglianze e le diversità. A me sembra che siano due movimenti molto diversi: quello di quasi 60 anni fa è stata una vera e propria “contestazione”, mentre quello attuale è piuttosto una “rivendicazione”; il primo era ideologico, il secondo è prassiologico; il primo era contro il sistema, il secondo è contro il governo in carica; il primo voleva l’immaginazione al potere, il secondo si accontenta della contabilità; insomma il primo è stato una “rivoluzione”, il secondo (almeno al momento) appare più una “rivolta” con caratteri inediti (la storia non si ripete). 

Riguardo alla partecipazione dei manifestanti, si tende a distinguere giustamente tra una parte maggioritaria impegnata in una legittima manifestazione di dissenso per ragioni legate soprattutto ad aspetti economici (il caro-scuola, il caro-alloggi, il caro-vita, il caro-benzina, ecc.) e una parte minoritaria caratterizzata dalla violenza. Riguardo a questa parte violenta, si rileva specialmente il carattere distruttivo della sua azione, una violenza fine a se stessa (come dicono alcuni) o un modo abnorme di comunicare qualcosa? Certo che va condannata e sanzionata, ma non basta, tanto più che questo tipo di intervento si presta a strumentalizzazioni diverse da parte della sinistra e della destra.

 

Il disagio come denominatore comune

Ecco: la valutazione relativa alle manifestazioni italiane mi sembra che, per un verso, usi categorie inadeguate, perché (destra e sinistra) risultano abbastanza datate, e andrebbero forse sostituite con nuove categorie (topologiche: alto e basso), e, per altro verso, trascuri quella che, a mio parere, è la questione principale con cui misurarsi, vale a dire il disagio. 

Chi vi accenna tende a confinarlo nell’ambito delle frange violente; in realtà mi pare il denominatore comune di tutta la protesta. Ed è un disagio che (altro aspetto essenziale) si lega soprattutto ai giovani, in particolare a studenti e – cosa mai accaduta – a studenti della scuola secondaria di secondo grado, finanche di primo grado, cioè ragazzi di scuola media, quindi nemmeno adolescenti (come i liceali) ma preadolescenti. 

Tale connotazione anagrafica è importante, perché rappresenta un aspetto inedito, che getta nuova luce sul disagio, che (non dimentichiamolo), per quanto sia condiviso o diffuso, ha sempre una connotazione individuale, per cui è con le persone singole che bisogna misurarsi, pure di fronte alla distruttività caratterizzata da un tasso di violenza inversamente proporzionale all’età di chi la compie! 

Pertanto queste frange non vanno semplicisticamente liquidate come minoranze e deprecate per la loro azione violenta, che certamente va stigmatizzata; nel contempo, però, va presa in seria considerazione per capire quel disagio che si esprime in alcuni in modo distruttivo, in altri in modo legittimo; tuttavia il disagio è alla base degli uni e degli altri. Quindi è su tale disagio psicologico, sociale ed esistenziale che occorre riflettere per cercare di capire e risolvere la crisi, senza fermarsi alla repressione (pur necessaria) e alla reprimenda (pur opportuna). 

Dunque, c’è un disagio diffuso che tocca tutti, ma soprattutto i giovani, ed è un disagio motivato certamente (e in modo più appariscente) da ragioni “materiali” (che si possono riassumere nella crescente diseguaglianza sociale), che rischiano di non farci vedere le ragioni più profonde e più vere, nemmeno identificate o identificabili, se non nel contesto di un generico nichilismo amorale o asettico.

 

La domanda di senso e il ruolo dell’Europa

Ebbene, mi pare che dietro la protesta si celi, a ben vedere, una questione esistenziale e valoriale, che un vecchio filosofo (Maritain era all’epoca ottantaseienne!) aveva individuato all’indomani del Sessantotto e che torna in qualche modo anche nel 2026, e risulta evidente proprio in presenza della violenza esibita sia pure da una minoranza di manifestanti. 

È il disagio di una gioventù che (per usare il linguaggio maritainiano) è «stata sistematicamente privata di ogni ragione di vivere»; quindi si tratta non solo di «cattiva organizzazione degli studi», di «mancanza di sbocchi pratici», di «civiltà senza anima», ma proprio di «male metafisico», cioè del «vuoto», per dire la «mancanza completa di ogni valore assoluto e di ogni fiducia nella verità». A questa analisi compiuta sul maggio parigino ma applicabile, almeno in parte, anche all’ottobre milanese (o bolognese o torinese), è da aggiungere ciò che è specifico dei giovani di oggi che risentono della pandemia (il Covid-19), delle guerre (in Ucraina e nel Medio Oriente), dell’ecologia (la questione climatica) e della mediatizzazione (l’intelligenza artificiale). 

Sono fattori che hanno reso i ragazzi più soli, più smarriti, più fragili; i social allora costituiscono una via di fuga e, nello stesso tempo, una prigione mediatica, che (parafrasando David Riesman) rende “la folla” della Generazione Zeta “solitaria” e meno capace di misurarsi con il principio di realtà. Da qui la rottura del rapporto intergenerazionale con l’accusa agli adulti di essere all’origine di quella mancanza di futuro che attanaglia i ragazzi, e che alimenta la loro insoddisfazione, inquietudine e rabbia. 

Da qui la necessità, a mio parere, di creare canali di comunicazione e tavoli di confronto con studiosi e gli stessi giovani, per cercare di dipanare la matassa, risolvendo nell’immediato alcune questioni pratiche, e mostrando poi la volontà di realizzare un dialogo “politico” non partitico, per comprendere e comprendersi. A questo livello, mi faccio una domanda come europeista convinto: l’Europa dov’è? Non dovrebbe esserci per operare analisi e dare sostegno? La novità e gravità della situazione lo esigerebbero.

È l’ora della «rivolta sociale» di Landini

La rivolta e il blocco del Paese

Il segretario della Cgil, Landini, adesso può dirsi soddisfatto. La «rivolta sociale» che per lungo tempo ha auspicato, desiderato, proclamato, teorizzato e predicato adesso finalmente è decollata.

Certo, possiamo tranquillamente sostenere che questa «rivolta sociale» è per palati particolarmente duri e spietati, per le finalità che sta perseguendo e per come si manifesta e si diffonde nell’intero Paese.

La parola d’ordine, almeno così pare prendendo atto di ciò che sta concretamente capitando, è quella di bloccare tutto. O meglio, di sfasciare tutto. Dipende dall’angolatura con cui si giudica e si analizza questo fenomeno che, secondo i promotori, va sotto il nome di «giustizia sociale».

 

La regia politica della protesta

È di tutta evidenza, ed è inutile stupirsi al riguardo, che tutto ciò che contribuisce a bloccare e a rivoltare il Paese è salutato con gioia e incoraggiamento dai promotori di questa singolare iniziativa. Che possiamo anche definire come iniziativa rivoluzionaria.

Siano essi commentatori e opinionisti della carta stampata, conduttori di talk televisivi, dirigenti politici e sindacalisti, o la galassia dei cosiddetti intellettuali d’area.

È persino inutile ricordare che tutti appartengono, rigorosamente e quasi dogmaticamente, all’area della sinistra radicale, estremista, populista e massimalista. Cioè a chi guida attualmente il cosiddetto «campo largo».

Ora, anche i sassi sanno che si tratta di un’operazione politica orchestrata e pianificata da mesi. Iniziativa che c’entra poco o nulla con la giustizia sociale e che invece riguarda esclusivamente l’esito delle prossime elezioni.

 

Il rischio della violenza giustificata

Ma, al di là di questo fatto, largamente scontato e persino inutile da ricordare, ciò che merita invece di essere approfondito è la simpatica e innaturale sottovalutazione della violenza politica e della violenza di piazza, che vengono tollerate e persino comprese dai teorici della «rivolta sociale».

Ovvero, e purtroppo, stiamo tornando alla stagione, in forma del tutto aggiornata e rivista, dei «compagni che sbagliano» o, peggio ancora, a una situazione dove tutto viene spiegato e giustificato attraverso l’uso di due vocaboli: «disagio sociale».

Perché dietro al «disagio sociale» viene, di fatto, giustificato un po’ di tutto.

Sì, è vero, la violenza viene condannata nei comunicati stampa ufficiali. Appunto, sotto il profilo formale, burocratico e protocollare.

Dopodiché parte l’offensiva precisa e spietata contro chi avrebbe creato questo «disagio sociale» e che, di conseguenza, richiede una reazione che può anche contemplare la violenza e sconfinare in essa.

 

La lezione del passato

Ed è proprio su questo versante che fanno capolino le solite, e storiche, interpretazioni della sinistra estremista, populista e radicale nei confronti degli atteggiamenti più violenti.

E cioè: comprensione delle richieste della piazza, evitare giudizi affrettati, ascolto profondo delle esigenze delle giovani generazioni e, in ultimo, ma non per ordine di importanza, confronto costruttivo con questi mondi.

Insomma, per farla breve, la violenza è solo una banale e semplice variabile indipendente rispetto al fine della lotta dura e senza scrupoli da scagliare contro il nemico politico giurato. Che non solo deve essere sconfitto, ma va annientato e distrutto definitivamente e irreversibilmente.

Ecco perché dobbiamo seriamente chiederci cosa significhi, d’ora in poi, la rivolta sociale nel nostro Paese teorizzata e predicata dal segretario della Cgil Landini e condivisa radicalmente dalla sinistra estremista e massimalista italiana. Cioè dall’attuale direzione politica del «campo largo».

 

No alle degenerazioni del passato

Probabilmente, e senza alcuna polemica politica e ideologica, forse è arrivato anche il momento di dirci che alcune pericolose e nefaste degenerazioni del passato non devono riproporsi secondo modalità pseudomoderne e aggiornate.

E questo perché la violenza, in qualunque modo venga declinata o praticata, sempre violenza è. Anche quando viene contrabbandata, se non addirittura giustificata, con termini e parole che nulla hanno a che vedere, comunque sia, con metodi, prassi, teorie e azioni che sconfinano nel teppismo, nella violenza e nella criminalità.

La spinta di Fioroni per una politica che unisca

Ovunque è il centro è il titolo dell’ultimo libro di Giuseppe Fioroni. Un sottotitolo altrettanto significativo: Delle cose, della vita e della politica. Un’affermazione di principio da condividere.

Il centro è un concetto fondamentale in molte discipline, un nucleo centrale che ha in sé l’essenzialità matematica e geometrica: equidistante da tutti i punti del perimetro o dai vertici opposti.

Da un punto di vista urbanistico è una zona centrale di una comunità e, al tempo stesso, la parte più antica di una città, che racchiude in sé la storia e l’identità culturale.

Il centro come luogo di equilibrio e mediazione

In politica, da una posizione di centro si osservano e si studiano meglio le diverse dinamiche sociali, le diseguaglianze in atto e quelle in divenire, le relazioni tra classi sociali, nonché i processi di integrazione e marginalizzazione.

Il centro è un’area storicamente moderata, fonte di riformismo e mediazione. Una posizione intermedia in cui si concentrano tutte le potenzialità di un sistema, forze che agiscono al suo interno per creare quella costante di equilibrio necessaria per parlare alla destra e alla sinistra.

Per non arrivare a scomodare il centro occupato dai moderati rivoluzionari nell’Assemblea di Parigi del 1789, con un balzo temporale ricordiamo il geniale centrismo di Alcide De Gasperi, divenuto il perno della sua politica dal 1947 e capace di stabilizzare il Paese nel corso del travagliato dopoguerra.

Negli ultimi tempi, pur restando un continuo punto di riferimento, paradossalmente il centro è stato di volta in volta attratto e respinto dai protagonisti della politica nazionale, facendo spesso e volentieri dimenticare loro l’intima essenza del simbolismo e del pensiero filosofico di cui è sempre stato e continua a essere inimitabile custode.

Oltre la personalizzazione della politica

La verità è che la politica, recentemente, si è risolta spesso in espressioni di individualità, a volte esasperata, creando una «politica che si chiude in sé stessa», causando la «verticalizzazione della leadership» e deleterie «dinamiche da tifo», compromettendo la comunicazione a largo raggio e favorendo la sedimentazione dei compartimenti stagni.

L’apparente caos del «vero centro», nella cablatura dell’informazione e nel capillare dialogo progettuale, ha creato tessere di un nuovo equilibrio, tasselli pronti a ricomporre il puzzle della storia italiana con attenzione al presente e alla costruzione di un futuro migliore, valorizzando, tra gli altri, «il bene comune, la dignità della persona, la gratuità, la corresponsabilità, l’attenzione agli ultimi».

Perché, come afferma Fioroni, «il centro non è un luogo da occupare né una rendita da difendere. È il luogo in cui la politica diventa responsabilità verso la persona, la comunità e la periferia con cui si confronta quotidianamente».

Un centro diffuso, radicato nella società

Il centro, in qualche misura, dovrebbe collegare mondi apparentemente distanti, diventando disseminato e parcellizzato, unità creata da singoli aggregati in grado di rafforzare un luogo sociale delineato da perimetri di vicinanza, con cui avviare dialoghi costruttivi, senza esserne assorbiti.

Equilibrio tra uguaglianza e stabilità sociale attraverso riforme moderate, con ogni alleanza possibile.

Dunque, un centro interconnesso, attualizzato con le esigenze dell’oggi, mantenendo i principi-pilastri fondamentali della profondità dell’anima e della psiche dell’uomo.

Viviamo in un’epoca complessa e il centro è anche un luogo simbolico dove trovare punti di contatto e parametri affini senza scontate omologazioni. Un centro che, soprattutto, non ha crisi ideologiche, a differenza di altri schieramenti.

La persona, il territorio, il futuro

Fioroni osserva come oggi il centro abbia una nuova e importante personalità, che non perde la sua storia, anzi la valorizza. In quest’ottica, le relazioni umane sono indispensabili, così come la conoscenza e l’attenzione al territorio.

In definitiva, il centro è un sistema aperto in cui circolano idee, combinazioni dialettiche e rapporti sociali. È un’esperienza contro ogni antagonismo irriducibile, senza egemonie a senso unico.

Il centro è al centro… Però… ovunque è il centro.

Il prezzo delle disuguaglianze

Le quattro Italie e il peso delle ingiustizie

Con la mia teoria euristica della stratificazione sociale italiana, la cosiddetta «teoria dei quattro stati», ho cercato di rappresentare la situazione esistente nel nostro Paese distinguendo tra casta, diversamente tutelati, terzo stato produttivo e quarto non-Stato. Una rappresentazione che evidenzia la profonda ingiustizia esistente sul piano fiscale, soprattutto con riferimento al peso delle tasse, in larga parte, almeno per l’Irpef, a carico del lavoro dipendente e dei pensionati.

Con ciò che sta accadendo in questi giorni tra giovani di diverse classi sociali, studenti, trasportatori e lavoratori di alcuni settori produttivi, l’autunno si presenta molto caldo.

Sono troppe le ingiustizie palesi e troppo netta la distanza tra un Paese legale, guidato da dirigenze inadeguate, e un Paese reale che soffre, senza adeguati canali di partecipazione politica.

 

Dall’astensione elettorale alla protesta sociale

Da Milano a Genova, fino al Centro-Sud dell’Italia, si stanno verificando manifestazioni di protesta. Alcune, quelle dei giovani, si collegano a quanto sta accadendo in molti altri Paesi europei, con particolare violenza in Francia. Altre, nel Mezzogiorno, riguardano lo sciopero degli autotrasportatori, vessati dal prezzo del carburante, in larga parte conseguenza delle guerre scatenate da Putin in Ucraina e da Trump e Netanyahu in Iran.

Avevo concluso la mia nota del 25 settembre scrivendo:

«Anche in un Paese nel quale, per dirla con Prezzolini, “I fessi hanno dei princìpi. I furbi soltanto dei fini”, può accadere che dalla rivolta, sin qui in atto, di renitenza elettorale o da una possibile rivolta fiscale passiva, si passi direttamente a una vera e propria rivolta politica, augurandoci che non sia il populismo di un ex generale filofascista a raccogliere i cocci di questa lacerazione indecente del tessuto sociale del Paese».

Un rischio che non mi sembra venga colto neppure da amici che continuano a inseguire l’onda lunga meloniana.

In questi giorni si moltiplicano i commenti e le reazioni ai fatti di Milano, Genova e altre città del Nord e del Centro-Sud. Intanto il governo ha sfornato l’ennesimo decreto, il settimo in pochi mesi, decidendo l’impiego immediato dell’esercito nelle piazze in funzione antisommossa. Una scelta che ha suscitato la reazione negativa del sindacato di polizia e le nette riserve del ministro della Difesa Crosetto, a fronte dell’insistente richiesta di Salvini, alla costante rincorsa del generale Vannacci per qualche voto in più.

 

L’Europa, ultima sentinella dello Stato di diritto

Credo che si stia vivendo in Europa uno dei momenti peggiori dalla Seconda guerra mondiale. Si gioca oggi la definizione di un nuovo equilibrio post-Yalta tra grandi contendenti come Trump, Putin e Xi Jinping, mentre sull’Occidente pesa il dominio delle grandi oligarchie tecnofinanziarie, che subordinano ai propri interessi i leader politici e attentano costantemente alla tenuta della democrazia.

L’Europa diventa così l’ultima sentinella dei diritti e dei valori dello Stato di diritto. Una sentinella che dovremmo preservare con tutte le nostre energie.

Far finta che ciò non stia accadendo o, peggio, assecondare questa insana corrente illiberale, magari per velleitarie ambizioni personali, può diventare esiziale non soltanto per la tenuta sociale, ma per gli stessi equilibri politico-istituzionali del Paese.

 

Il campo degasperiano e la responsabilità dei cattolici democratici

È ancora flebile la voce dell’area politico-culturale cattolico-democratica, liberale e cristiano-sociale, che è stata per quasi cinquant’anni l’asse portante della democrazia italiana.

È tempo, dunque, che quest’area si ricomponga, nelle forme e con le modalità possibili.

Il «campo degasperiano» potrebbe diventare lo strumento efficace per favorire tale progetto.

Nota redazionale. Ho conservato il taglio polemico e l’impianto argomentativo dell’autore, intervenendo su sintassi, punteggiatura, refusi e scansione dei paragrafi. Prima della pubblicazione suggerisco una verifica puntuale del riferimento all’ottavo decreto e all’impiego dell’esercito in funzione antisommossa: sono affermazioni fattuali che richiedono riscontro.

Così Musk ha deciso di rallentare il sistema Starlink a cui si affida Kiev. Rubio: Trump non c’entra

Roma, 21 ott. (askanews) – “Trump non c’entra con le decisioni di Starlink, Starshield e di Elon Musk” lo ha dichiarato alla stampa il segretario di Stato americano Marco Rubio, durante la sua visita in India, sottolineando che “si tratta di un’azienda privata”. “Trump non la gestisce e non può dirle cosa fare né imporle delle decisioni”, ha proseguito Rubio.

“Starlink è un’azienda privata. Ha un contratto che stabilisce le condizioni in base alle quali quella tecnologia può essere utilizzata”, ha aggiunto il diplomatico americano, sottolineando come gli Stati Uniti non possano “imporre a un’azienda privata le decisioni che deve prendere”. “Trump, né nessun altro all’interno della nostra amministrazione, ha mai chiesto che venissero apportate modifiche a quel sistema”, ha precisato Rubio, chiarendo così i termini della vicenda.

A confermare la versione, nelle ultime ore era già stato il quotidiano statunitense The Wall Street Journal, citando funzionari statunitensi e persone informate sulla questione: Elon Musk ha ordinato di rallentare una versione di Starlink di livello militare su cui fa affidamento l’Ucraina, una decisione che ha scatenato il panico a Kiev e confusione all’interno dell’amministrazione Trump. Lo stesso presidente americano, Donald Trump, aveva negato che l’ordine di limitare il sistema satellitare usato dall’Ucraina per le comunicazioni sul campo di battaglia e le operazioni con droni sia arrivato dalla Casa Bianca. Una precisazione arrivata in un clima di sospetti, alimentati dallo stesso Musk che su X aveva scritto: “I sistemi Starshield”, la divisione della sussidiaria Starlink di SpaceX, specializzata nella creazione di satelliti in orbita terrestre bassa per fornire nuove capacità militari spaziali agli Stati Uniti e ai loro alleati, “sono di proprietà e sotto il controllo del governo statunitense. Eventuali limitazioni alla velocità o all’utilizzo sono stabilite dalle forze armate Usa e, in ultima istanza, dal presidente degli Stati Uniti”.

Sia Musk che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, hammo espresso rabbia nei confronti dell’Ucraina per aver attaccato le raffinerie di diesel russe nelle ultime settimane. Attacchi che il presidente ritiene responsabili degli alti prezzi energetici.

La scorsa settimana così, Musk ha limitato la velocità con cui le apparecchiature ucraine potevano rimanere connesse alla rete satellitare, hanno riferito le fonti al WSJ, rendendo praticamente inutilizzabili alcuni droni d’attacco e droni intercettori.

“Noi non usiamo Starlink per attaccare la Russia o per rispondere agli attacchi russi, noi usiamo Starlink per fermare gli Shahed che attaccano la nostra popolazione”, ha dichiarato venerdì scorso il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Bruxelles, al termine del suo intervento al Consiglio europeo.

Francesco Conte, il fotografo che svela il mistero delle ombre

Gli artisti della macchina fotografica hanno sempre il vizio di proporre il bianco al nero, in modo che ciascuno di essi possa trovare la magia di un reciproco respiro, senza calpestarsi e, al contrario, sostenendosi a vicenda. Francesco Conte si conferma in questo ancora abile maestro, mettendo in magnifica sintonia ciò che d’istinto potrebbe pensarsi come contrapposto.

La sua sensibilità di sguardo non aggredisce mai il soggetto con un primo piano che ne oltraggi in qualche misura l’intimità. Sa mantenere la distanza che non viola il pudore della figura nel mirino del suo scatto. Nel contempo non rinuncia a metterne in luce la verità, perché non è soltanto la riduzione dello spazio a garantire la qualità dell’osservazione, tutt’altro.

 

Il linguaggio delle figure di spalle

Nella nuova mostra dal titolo “Ombre”, in questi giorni in corso presso la Libreria Fahrenheit a Roma, il fotografo Francesco Conte ci racconta di una sua ulteriore capacità tutta da apprezzare.

Provoca l’osservatore con la maggior parte delle immagini che mostrano il soggetto di spalle, perché vuole dirci che l’attenzione alla postura ha un’eloquenza del tutto competitiva rispetto a un viso ben centrato. C’è un diverso “faccia a faccia” di grande suggestione, che impegna in un percorso di azzardati, forse impossibili, svelamenti.

 

Un viaggio verso l’ignoto

Non ancora appagato, sferza poi l’attenzione attraverso il ricorso a un’altra modalità di lettura. Le sue figure sono sempre in movimento, un “andare verso” una meta che non ci è svelata, una storia di cui non si conosce l’ultima pagina, ma che intriga comunque al punto tale da volerne seguire, fin dove possibile, i passi.

Conte così ci accompagna ogni volta in un viaggio verso l’ignoto, un percorso che diventa quasi irrinunciabile, verso una destinazione che potrebbe idealmente appartenere a tutti.

 

Il volto nascosto e il mistero dell’immagine

Lì dove invece il soggetto è inquadrato frontalmente, se ne mantiene comunque il mistero. I tratti del volto sono sempre nel buio di una fitta ombra ed è così che si continua coerentemente una linea di segretezza, nella tensione di un codice di cui si è sprovvisti per decifrare l’immagine, spronando l’immaginazione a cercare una risposta.

Conte si diverte ancora a giocare con chi ne ammira le foto, mettendo a fuoco nitidamente solo il volto di una scultura marmorea, che non teme la sfida di essere veduta assai da vicino e tanto meno il giudizio della donna che le è di fianco e che sembra interrogarla, mentre sullo sfondo c’è un’umanità seduta e defilata, rassegnata al proprio limite.

 

La poesia del tempo e dell’attesa

Francesco Conte, di sua mano, nelle “Poesie e racconti della marina”, ci dice:

«Vortici schiumosi sciacquano le antiche pietre in attesa di notturni legni, si acquieta la deserta marina».

È in questo senso del tempo, di un incedere che preannuncia future pause e poi nuovi cammini, che l’artista ci invita a una visita di cui sarebbe bene approfittare fino al 31 ottobre: un’occasione di qualità assoluta da non perdere.

La sfida di Cremonini: "Amateur sarà il più grande flop della storia"

Milano, 21 ott. (askanews) – Anima rock, sognatore e ribelle. Cesare Cremonini volta pagina, si racconta in un modo nuovo e dirompente. Per farlo ha scelto Londra per presentare dal vivo Amateur, il suo decimo album di inediti (in uscita il 23 ottobre). “Londra per me era necessaria, perché il disco è nato qui, e poi perché volevo allontanarlo da me, dalla mia immagine. In Inghilterra non sono nessuno, volevo che la musica fosse centrale, ho scelto Londra perché è il luogo giusto per parlare di musica” ha detto incontrando i giornalisti nella sede della casa discografica Universal nella capitale britannica. Registrato tra Londra e Bologna, il nuovo disco arriva dopo il tour negli stadi che ha segnato il punto più alto della storia live di Cremonini. È da qui che parte tutto: dalla scelta di non trasformare ciò che è stato conquistato in una formula da ripetere e dalla voglia di tornare in studio seguendo le canzoni, senza stabilire in anticipo dove sarebbero arrivate. Il titolo contiene questa idea. Amateur, nel suo significato originario, è chi fa qualcosa perché la ama. Dopo ventisette anni di carriera, non significa ricominciare da zero, ma provare a usare ciò che si è imparato senza lasciare che diventi un confine. “C’è una piccola parte di me che gode a sentirsi in trincea, ma quello che io cerco da sempre è rispettare e dare valore alla musica, che è la cosa più importante di me. Questo disco non verrà capito dall’algoritmo che regola le piattaforme digitali. In passato si era detto che il digitale avrebbe liberato la musica, ma non è stato così, la ha ingabbiata proponendoci solo cose che già ci piacciono”. Per questo Cesare ha deciso di accettare la sfida: “è il karma della musica”, ha ripetuto più volte, “lasciamo che sia la gente e decidere se gli piace o meno questo disco, anche se probabilmente sarà il più grande flop della mia carriera e della discografia italiana”. “Sono un amateur, è come se fosse il primo disco per me, mi sento in esordiente, sono felice e curioso come un esordiente. Per me questo non è in disco specchio dove è facile riconoscersi, ma è una porta bellissima porta in cui io invito tutto a entrare. E’ un album sulla vita, il disco non può essere partorito dal dolore, finalmente posso dire di aver fatto un disco pieno di speranza” aggiunge Cesare.

E quindi con tutta la sua carica emotiva è salito sul palco dell’O2 Shepherd’s Bush Empire, uno dei luoghi simbolo della musica live londinese, nella città in cui il disco ha preso forma. Con lui, sia nell’album che nel live, Salmo, Fabri Fibra e Malika Ayane e una superband internazionale, per portare sul palco le nuove canzoni di Amateur. Queste collaborazioni sono state cruciali per definire le sonorità e i testi del suo lavoro, particolarmente poetico il brano “cose molto piccole”: “Malika è un’artista che conosce le cose di cui sto parlando, ma è una delle ultime voci che sa rappresentare le cose piccole della vita, come il risotto al pomodoro, la polvere sui mobili, la semplicità, le cose non urlate. Ho voluto cantare con lei per raccontare il miracolo del dettaglio. Non abbiamo mai interrotto il nostro dialogo e la nostra amicizia, andare in studio con lei è stato naturale e bellissimo, lei ha dato ordine e femminilità a questo disco” spiega Cremonini che in passato è stato legato sentimentalmente con la Ayane. Un album “partorito in fretta” nei mesi dedicati anche allo studio del sax, strumento che è diventato una sorta di spirito guida per Cremonini. “Sono un bravo studente, studiare fa bene alla psiche, perché aiuta a diventare persone più felici e serene. A 46 anni bisogna studiare di più che da ragazzini, studiavo 7 ore al giorno. Il disco è nato in 6 mesi e ho capito che il merito era dello studio, perché mi ha liberto energie, ha cambiato il mio rapporto con la scrittura, e mi ha riportato al piacere di farlo. Resto però un dilettante al sax”. Con Amateur Cesare lancia una sfida prima a se stesso, poi all’algoritmo e alla massificazione della musica: una sfida che merita di essere vinta.

Di Alessandra Velluto

Iran, Hegseth: pronti a nuove azioni militari contro Teheran

Roma, 21 ott. (askanews) – Il segretario della Guerra statunitense, Pete Hegseth, ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti a intraprendere ulteriori azioni militari contro l’Iran, qualora il presidente Donald Trump ne desse ordine. Lo riferisce il sito del network satellitare qatariota al Jazeera.

“Vogliamo assicurarci che l’Iran non entri mai in possesso di un’arma nucleare. Siamo pronti a contribuire in ogni modo necessario”, ha detto Hegseth ai giornalisti. “Abbiamo inflitto danni storici alle loro capacità militari, ma se non sono disposti a rinunciarvi e il presidente ci chiede di andare oltre, siamo pronti”.

In precedenza, sottolinea ancora la testata giornalistica, Hegseth aveva confermato di aver parlato con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante una visita a sorpresa in Israele, ma si era rifiutato di fornire dettagli sulla loro conversazione.

Albania, Rama: attori stranieri dietro le proteste violente

Roma, 20 ott. (askanews) – Il primo ministro albanese Edi Rama ha denunciato una “guerra ibrida” che, a suo avviso, è all’origine delle violente manifestazioni che da una settimana scuotono Tirana, in vista di una “marcia di solidarietà” dei docenti universitari a sostegno degli studenti. Ne dà notizia il sito del quotidiano francese Le Figaro.

Dopo diversi mesi di manifestazioni, per lo più non violente, contro un progetto di complesso turistico legato alla famiglia del presidente americano Donald Trump, da martedì scorso, sottolinea la testata transalpina, Tirana è sconvolta dalle violenze che hanno costellato le proteste degli studenti. Questi ultimi sono scesi in piazza per denunciare le pessime condizioni di studio e la corruzione, ma anche per chiedere le dimissioni del socialista Edi Rama, al potere dal 2013.

La violenza, ha sostenuto Rama, è “orchestrata da mani addestrate a tale scopo e alimentata dall’esterno, da attori stranieri — una realtà che sta diventando un tema di primaria importanza in tutta Europa”. L’obiettivo di queste “mani che si sono intromesse” nelle manifestazioni, secondo il primo ministro “assolutamente legittime”, è quello di “frenare il progresso del Paese” e di “bloccare il processo dei negoziati” per l’adesione di Tirana all’Unione europea.

Ucraina, Musk ha ordinato di rallentare Starlink usato da Kiev

Roma, 20 ott. (askanews) – Elon Musk ha ordinato di rallentare una versione di Starlink di livello militare su cui fa affidamento l’Ucraina, una decisione che ha scatenato il panico a Kiev e confusione all’interno dell’amministrazione Trump. A confermare la notizia, che si era già diffusa nei giorni scorsi, il sito del quotidiano statunitense The Wall Street Journal, che la attribuisce a funzionari statunitensi e persone informate sulla questione.

Sia Musk che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, hanno espresso rabbia nei confronti dell’Ucraina per aver attaccato le raffinerie di diesel russe nelle ultime settimane. Attacchi che il presidente ritiene responsabili degli alti prezzi energetici. La scorsa settimana, Musk ha limitato la velocità con cui le apparecchiature ucraine potevano rimanere connesse alla rete satellitare, hanno riferito le fonti, rendendo praticamente inutilizzabili alcuni droni d’attacco e droni intercettori.

Dl cortei, Colle ferma super poteri militari. Meloni: nessuno minimizzi scontri

Roma, 20 ott. (askanews) – Riunioni fino a un minuto prima del Consiglio dei ministri, che infatti comincia con circa un’ora di ritardo. E un incontro con Sergio Mattarella del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano che, pur programmato da tempo insieme al commissario per l’edilizia penitenziaria, diventa l’occasione per chiudere il cerchio sull’asse palazzo Chigi-Quirinale. Il governo vara il decreto legge che concretizza la stretta contro le violenze nei cortei fortemente voluta dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dopo le devastazioni avvenute in particolare a Milano nei giorni scorsi. Ma dalla “risposta ferma” dello Stato invocata dalla premier alla fine ‘esce’ la concessione di poteri di polizia giudiziaria ai militari inviati nelle città per ‘Strade sicure’, a cominciare proprio dal capoluogo lombardo dove ne arriveranno 500 in più fino alla fine dell’anno. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, nega che ci sia stato uno stop del Colle, ma quella che viene definita come una semplice “interlocuzione” sarebbe in realtà stata determinante per evitare una misura che per molti sarebbe stata alla stregua della legge marziale.

Il Consiglio dei ministri dura solo una mezz’ora perché quando il decreto arriva sul tavolo della riunione i giochi sono ormai fatti. Intervengono a turno, ciascuno per la parte che lo riguarda, i ministri interessati dal provvedimento: oltre al titolare del Viminale, il Guardasigilli Carlo Nordio e il responsabile della Difesa, Guido Crosetto. Poi, è la stessa presidente del Consiglio – mentre è in corso la conferenza stampa per illustrare il provvedimento – a metterci la faccia con un video postato sui social di oltre sei minuti. Meloni elenca per titoli alcune delle novità contenute ma, soprattutto, invia un messaggio che ha come mittente le opposizioni. Le scene viste a Milano, dice, “sono inaccettabili” e “nessuno può pensare di minimizzare o di giustificare”.

Nasce dunque – racconta la presidente del Consiglio – il reato di partecipazione violenta a manifestazioni che può comportare fino a 5 anni di carcere e una multa fino a 20mila euro, e si prevede che il fermo preventivo possa essere applicato anche ai minorenni. C’è poi una misura che Meloni sintetizza nello slogan ‘chi rompe paga’, che – nel caso di coinvolgimento di under 18 – vedrà l’onere del pagamento attribuito ai genitori.

La premier fa anche una rapida analisi di quello che definisce un fenomeno “nuovo” che vede protagonisti degli scontri di piazza, sottolinea, non solo “le frange antagoniste di sempre” che “a ogni corteo cercano lo scontro” ma anche “giovanissimi, moltissimi di loro minorenni arrivati in piccoli gruppi, convocati da un video sui social, ragazzi venuti in piazza per spaccare, rubare, filmarsi mentre lo fanno”. Nessun riferimento alla guerra ibrida su cui Crosetto e il leader della Lega, Matteo Salvini, hanno dimostrato già di avere visioni diverse. “È un fenomeno – afferma la premier – che dobbiamo affrontare con serietà anche per impedire che quelle immagini diventino un modello da imitare”.

Non è l’unica frase-slogan di Meloni nel lungo video social. “Non c’è niente di rivoluzionario nel devastare e nel rubare. Devastare e rubare non è protesta, è criminalità”, dice. O ancora: “Noi conosciamo le difficoltà di tanti giovani, sappiamo cosa significa cercare un lavoro, avere uno stipendio insufficiente, non vedere prospettive per il futuro” ma “il disagio non può diventare mai un alibi per la violenza”. Meloni distingue anche tra i protagonisti degli scontri e i lavoratori che, a vario titolo, stanno protestando “pacificamente” in questi giorni con conseguenze dirette anche sulla vita dei cittadini. “Penso agli agricoltori, agli autotrasportatori, ai lavoratori di ex Ilva, alle tante comunità che stanno attraversando movimenti difficili”, con cui “il governo dialoga e lavora per trovare soluzioni”.

Non manca anche una stoccata a Ilaria Salis, pur mai nominata. “Considero gravissimo – sostiene – che i rappresentanti delle istituzioni arrivino a pubblicizzare i riferimenti per ottenere assistenza legale gratuita dopo le devastazioni di Milano”. La conclusione è però un appello a tutte le forze “indipendentemente dalle idee politiche” a “stare dalla parte della legalità, della libertà, del rispetto delle regole”.

Cortei, allarme di Crosetto su "guerra ibrida". Salvini lo liquida: ‘Basta…’

Roma, 20 ott. (askanews) – Dietro le violenze che si sono verificate nelle manifestazioni di protesta dei giorni scorsi scorsi c’è una strategia di “guerra ibrida”? Il tema è stato sollevato oggi dal ministro della Difesa Guido Crosetto, ma liquidato senza giri di parole dal collega di governo e vicepremier Matteo Salvini.

“I fatti di Milano e di altre parti – ha detto Crosetto intervenendo al forum sul procurement della difesa – sono una cosa profondamente diversa da quelli che abbiamo vissuto in altre epoche, profondamente. E sono il frutto di una cosa che inascoltato richiamo da anni: che è la guerra ibrida che qualcuno sta portando alle nostre nazioni con strumenti non convenzionali che si chiamano Tik tok, social, YouTube senza che l’Occidente se ne renda conto, in qualche modo reagisca”. Crosetto ha avvertito che molti ragazzi che hanno partecipato ai fatti “hanno in questi anni subito una controeducazione da qualche parte, non solo le famiglie, che sono un luogo in cui passano più tempo, non è neanche la scuola, che in qualche modo gli ha dato punti di riferimento, valori, ambizioni, visioni del mondo in conflitto col mondo in cui vivono, una società in cui viviamo”. “Stiamo combattendo una guerra ibrida che nessuno di noi ha mai combattuto e che subiamo”, è l’allarme lanciato da Crosetto: “La mia più grande preoccupazione oggi, più di quella fisica, è la capacità che ormai hanno alcune nazioni, dopo aver studiato con gli algoritmi le menti dei nostri giovani, di conoscerli molto meglio di ognuno di noi e di influenzarli”.

Alle parole del titolare della Difesa si è allineato il responsabile del Viminale Matteo Piantedosi, nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri: “Se Crosetto ha detto queste cose si vede che ha degli elementi di analisi che non vanno sottovalutati”. Per Piantedosi “abbiamo assistito a fenomeni e situazioni nei quali si è manifestata un’apparente spontaneità di massa da parte di gruppi di giovani, che si sono mossi nel modo che abbiamo visto. Tuttavia, le modalità con cui queste persone sembravano essere attivate e organizzate fanno sorgere interrogativi: appare quantomeno singolare che quanto accaduto non possa essere ricondotto a qualche forma di organizzazione”.

Anche i centristi della maggioranza la pensano come Crosetto “Condivido l’allarme: quanto accaduto a Milano dimostra che non possiamo sottovalutare il ruolo dei social nella formazione dei più giovani e l’influenza che algoritmi e piattaforme possono esercitare sui loro comportamenti”, dichiara Alessandro Colucci, deputato di Noi Moderati e presidente dell’Intergruppo parlamentare per la Sicurezza Informatica e Tecnologica. “Quanto accaduto a Milano e in altre città italiane non è il frutto di un normale disagio sociale né può essere letto con le categorie del passato. Sostengo fin dalle prime ore in cui si consumavano gli eventi che tutti abbiamo potuto vedere che siamo di fronte a un qualcosa di strano, sicuramente di non ordinario, a forme ibride di destabilizzazione dei nostri Paesi condotte non i carri armati ma con gli algoritmi, attraverso piattaforme come TikTok e i social, e che prendono di mira la parte più fragile e preziosa delle nostre società: i giovanissimi”, conferma Stefania Craxi, capogruppo di Forza Italia al Senato.

Di linea completamente diversa è invece Salvini. Il leader leghista non crede a una ‘regia’ dietro gli episodi di violenza e saccheggi. “Ho letto cose strambe… i russi… No, basta…”, liquida la questione parlando con i giornalisti a Milano.

Intanto oggi è stato incardinato in Senato il disegno di legge sullo ‘scudo democratico’ presentato da Azione che “affronta la guerra ibrida condotta contro le libertà costituzionali e il voto degli italiani”, spiega il leader Carlo Calenda, chiedendo di approvarlo “presto”.

AUBAC presenta il Bilancio di Sostenibilità 2025

Roma, 20 ott. (askanews) – Rendere trasparente l’impatto della pianificazione sulla sicurezza dei cittadini, l’ambiente e lo sviluppo sostenibile. Con questo obiettivo AUBAC (l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale) ha presentato il suo primo Bilancio di Sostenibilità, che si riferisce all’esercizio 2025. Il documento, redatto con il contributo metodologico del Dipartimento di Diritto ed Economia dell’Impresa della Sapienza Università di Roma, affianca ai dati finanziari l’analisi delle dimensioni ambientali, sociali e di governance, collegando le attività agli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.

“Il bilancio che oggi presentiamo ha tre obiettivi. Il primo è rendere conto delle attività che svolgiamo e dei risultati che intendiamo conseguire per la sostenibilità e lo sviluppo economico e culturale del territorio che gestiamo. Il secondo è rendere comprensibile un lavoro molto tecnico: la possibilità di spiegarlo e renderlo più accessibile è di tutto vantaggio per chi deve prendere decisioni informate e migliori. Il terzo riguarda la possibilità di migliorare noi stessi: fissare obiettivi e indicatori ci consente di mettere a fuoco il nostro lavoro, ascoltare le necessità degli stakeholder e orientare le nostre attività verso un miglioramento continuo” ha dichiarato Marco Casini, Segretario Generale di AUBAC.

Centrale nel Bilancio è l’innovazione tecnologica, a partire dalla piattaforma WebGIS-Digital Twin, che integra cartografie e dati satellitari per rendere le informazioni accessibili a cittadini e amministrazioni, affiancata dal progetto Plasticentro per contrastare l’inquinamento da plastica nei fiumi.

“Abbiamo trasferito tutto il nostro sapere e le informazioni, provenienti da tutti gli attori istituzionali del territorio, su una piattaforma digitale continuamente aggiornata e consultabile. Questo consente di mettere assieme e sovrapporre tutte le informazioni utili, permettendo di prendere decisioni profonde, rapide e informate e dando così la possibilità, a ciascuno degli attori, di svolgere al meglio le proprie attività” ha aggiunto Casini.

“A questa Autorità di bacino va riconosciuta un’importante valenza politico-strategica, grazie alla visione che la dirigenza è riuscita a esprimere. Attraverso la digitalizzazione sono stati connessi non solo i dati, ma anche le diverse autorità che si occupano di risorse e politiche idriche, creando un sistema che a mio parere rappresenta un modello per tutto il Paese” ha concluso Annamaria Barrile, Direttore Generale di Utilitalia.

L’iniziativa segna così un passo fondamentale verso una governance dell’acqua sempre più digitale e partecipata, in grado di trasformare i dati di pianificazione in tutela concreta del territorio.

Nordio: con il nuovo decreto sicurezza estesa l’imputabilità dei minori

Roma, 20 ott. (askanews) – “Il primo articolo riguarda l’estensione, o meglio, la tipizzazione della presunzione di capacità di intendere e di volere, vale a dire l’imputabilità del minore. Il minore è imputabile, in linea generale, quando commette un reato a partire dai quattordici anni, ferma restando la disciplina prevista dal codice penale in materia. Avevamo già inserito questa presunzione di imputabilità in un disegno di legge e ne avevamo parlato proprio in questa sede. Oggi, invece, la disposizione viene inserita nel decreto-legge e acquista quindi efficacia immediata. Per il resto, il contenuto è esattamente quello di cui avevamo parlato in precedenza”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, al termine della riunione del Consiglio dei ministri, presentando a Palazzo Chigi lo schema del decreto legge approvato dal governo in materia di sicurezza.

Spotify, video podcast in crescita: arrivano novità per i creator

Milano, 20 ott. (askanews) – I video podcast crescono in Italia e cambiano le prospettive per chi crea contenuti. In un anno le ore di visione su Spotify sono aumentate del 97% e gli utenti mensili che scelgono il video sono oltre il 40% in più di prima. Il nostro Paese è così il sesto per adozione di video podcast.

In questo scenario, Spotify ha annunciato l’arrivo dello Spotify Partner Program e di Memberships, strumenti per chi crea contenuti, così che possa monetizzazione di più e rafforzare il rapporto con il pubblico. Novità presentate durante Spotify NEXT e Video Podcast Club, al Teatro Elfo Puccini di Milano, dove sette show hanno incontrato dal vivo i propri fan.

Le parole di Francesco Buccino, Podcast Solutions Manager, Southern Europe di Spotify: “Sono nuovi programmi che vanno a rispondere a due fenomeni che stiamo vedendo nel mondo del podcast, in particolare in Italia. Spotify Partner Program nasce come risposta a questa crescita esplosiva del video. Abbiamo visto i dati, in Italia il consumo di video podcast è raddoppiato, più 97%, in solo un anno: il trend del video podcast che sta esplodendo e il programma Spotify Partner Program è stato appunto pensato per far sì che i creator lo possano sfruttare al meglio. Da una parte gli utenti premium potranno guardare video podcast nel modo che hanno sempre voluto, senza interruzioni, e dall’altra i creator hanno ora il vantaggio di una nuova fonte di revenue, anche più stabile rispetto alla sola pubblicità o alle sole sponsorship, da combinare appunto con pubblicità e sponsorizzazioni. Sicuramente rappresenta un’opportunità di reddito in più”.

Ai ricavi pubblicitari si affiancano nuove opportunità di guadagno legate alle ore di visione degli utenti Premium, che guardano senza pubblicità. Per quanto riguarda Memberships, invece, si potranno proporre contenuti esclusivi, episodi speciali e accessi anticipati ai propri sostenitori, generando nuovi ricavi.

Elisa De Marco, Elisa True Crime, ha aggiunto: “Il rapporto con la mia community si sta evolvendo sempre di più perché questi contenuti stanno diventando sempre più trasversali. Le persone possono usufruire dei video podcast in modi sempre più disparati, ed è una cosa che mi fa molto piacere perché in questo modo possono passare più tempo in compagnia dei contenuti che creo”.

L’evento è stato l’occasione per presentare questo nuovo programma e gli episodi registrati saranno disponibili in formato video su Spotify entro la fine dell’anno.

Catania crea impresa, mezzo milione per idee e start-up

Roma, 20 ott. (askanews) – È il give back che anima “Catania Crea Impresa”. Restituire crescita, generare futuro. Il progetto avrà come punto di riferimento il Palazzo delle Poste, al centro della città etnea. La selezione e il percorso di accompagnamento – supportato da DBHub della famiglia siciliana Di Bella e Wylab della famiglia Gozzi di Chiavari – si concentrano sull’individuazione di iniziative da inserire in due percorsi complementari: l’incubazione per le idee e l’accelerazione per le start-up. Basterà accedere alla piattaforma cataniacreaimpresa.it e candidarsi per partecipare alle selezioni per trasformare idee in imprese e per potenziare la crescita delle start-up: su di esse saranno destinati 515mila euro grazie alla misura regionale a sostegno dello sviluppo imprenditoriale sul territorio siciliano.

L’incubazione supporterà l’intuizione da verificare e validare, aiutando i team a definire proposte di valore, a confrontarsi con il mercato e costruire le basi del progetto d’impresa. A ogni impresa costituita e incubata andranno contributi de minimis di 15mila euro, formazione, mentoring, network con aziende e investitori lungo il percorso di business. L’accelerazione per startup già avviate consentirà di consolidarne il modello e affrontare una nuova crescita. Saranno dedicati servizi a supporto della crescita e scalabilità per 25mila euro e 30mila euro al termine del percorso in regime de minimis per l’implementazione del know-how post programma. La selezione identificherà le iniziative più promettenti, quelle orientate al business matching con partner che vivranno percorsi strutturati di sviluppo. Nell’aula magna del Rettorato dell’Università di Catania, ieri pomeriggio (lunedì 19 ottobre), ha aperto i lavori della presentazione il rettore Enrico Foti, spiegando che “la nascita di Catania Crea Impresa s’inserisce in una visione di sviluppo sulla quale stiamo lavorando concretamente, rafforzando il rapporto con la città, il networking con il mondo industriale e imprenditoriale attraverso la Fondazione Siciliae Studium Generale 1434 e valorizzando iniziative di open innovation”. “L’impresa è ardua – sottolinea Gaetano Galvagno, presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana – la politica si deve rendere protagonista e interprete di quelle che sono le criticità del momento. Questo progetto strategico certifica l’attenzione da parte della politica rispetto alle esigenze dei giovani e delle start-up siciliane, è pensato per chi volesse scommettersi attraverso questa misura importante”. “Investiamo ancora su Catania, lo facciamo da quasi 30 anni – evidenzia Franz Di Bella, Founder & CEO di DBhub – vogliamo mettere a disposizione ciò che è stato già costruito per aiutare altri a lanciare nuove imprese e generare sviluppo duraturo in Sicilia. Lo faremo con Wylab, generando supporto per start-up familiari, team emergenti, corporate venture e talenti capaci di contribuire alla crescita innovativa nel nostro territorio”. Il Ceo Federico Smanio ha raccontato che Wylab, attiva da dieci anni a Chiavari, ha iniziato facendo incubazione di impresa: “il nostro piccolo ecosistema è cresciuto – ha detto Smanio – abbiamo realizzato progetti in Liguria, Romagna, Marche, Lazio, Piemonte. Questo in Sicilia è il coronamento di un percorso. Abbiamo le competenze, le capacità, lo spirito e la passione giusta per offrire opportunità a talenti, imprese e start-up di questa Isola”. Giulia Di Bella, Strategic Engagement Manager di DBhub, ha aggiunto “con DBhub e Wylab non inneschiamo solo un cambiamento, è una rivoluzione. Noi giovani cerchiamo opportunità reali e tangibili. Vogliamo metterci in gioco e trasformare le nostre conoscenze in valore per il territorio che non sia solo economico, ma anche sociale e culturale”. I giovani possono realizzare il proprio sogno custodito fino ad ora nel cassetto, rimanendo a Catania “che si mostra sempre in fermento – dice Enrico Trantino, sindaco della Città Metropolitana di Catania – non si adagia su se stessa, non vive sugli allori. Il progetto presentato metterà a frutto capacità e creatività. In un luogo iconico per la città, il Palazzo delle Poste, dove cresceranno esperienze vincenti nate da una giusta intuizione”. “Creare connessioni fra giovani e imprese con incubatori come questo consentirà non solo di valorizzare i talenti, ma di trattenerli e farli investire qui in Sicilia – ha concluso Fabrizio Fronterrè presidente dei Giovani Industriali di Confindustria Catania – ci dovrebbero essere molte iniziative come questa.” DBhub e Wylab condividono la convinzione che chi ha costruito successo possa contribuire a crearne altri. Le quattro direttrici di Catania Crea Impresa sono l’innovazione dentro le imprese familiari, per accompagnare la trasformazione di processi, prodotti, organizzazioni e modelli di business, l’innovazione che genera nuove imprese per sostenere team emergenti e startup con percorsi di incubazione e accelerazione, anche indipendentemente da esigenze immediate delle aziende esistenti; l’innovazione in cui investire per promuovere il corporate venture capital, mobilitando capitale di rischio delle imprese familiari verso startup e progetti ad alto potenziale; l’innovazione nelle persone per formare e attrarre talenti capaci di creare nuove imprese o di contribuire alla crescita innovativa delle aziende del territorio. L’ambizione del progetto strategico è creare condizioni favorevoli perché i talenti possano scegliere di restare in Sicilia, o di arrivarvi per costruire il proprio futuro. Con il rafforzamento dell’ecosistema imprenditoriale siciliano nel medio e lungo periodo si punta a rendere il territorio più attrattivo per nuove risorse, collaborazioni e investimenti.

AMR e vaccini 2026, la sfida della pandemia silenziosa

Roma, 20 ott. (askanews) – Un’ occasione di confronto tra istituzioni, società scientifiche e politica per attenzionare la minaccia della resistenza antimicrobica. Presso la Sala degli Atti Parlamentari si è tenuto l’incontro “AMR e Vaccini 2026”. Obbiettivo della giornata esplorare quelle che sono le ultime evidenze scientifiche ed al contempo esaminare le nuove terapie antimicrobiche.

Le parole di Maurizio Sanguinetti, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS: “Quello che noi cerchiamo di fare è fare la miglior diagnosi possibile nel minor tempo possibile, nel modo più accurato possibile. In questo modo si riducono i consumi inutili di antibiotici e quindi si può ridurre la pressione selettiva sui microorganismi. E questo è il motivo per cui una diagnostica accurata e rapida è particolarmente utile nei confronti di questo problema”.

Ampio spazio è stato riservato ai vaccini e al modello dell’Early Access per gli antimicrobici innovativi, con il fine ultimo di prevenire e agevolare l’accesso dei pazienti alle nuove terapie.

L’intervista a Massimo Andreoni, Università degli Studi di Tor Vergata: “La richiesta è molto semplice: una volta che il CIHMP, cioè che l’ente di certificazione europeo, dice che quegli antibiotici possono essere antibiotici e antifungini, quindi antimicrobici per meglio dire, possono essere utilizzati per uso umano, bisogna averli rapidamente a disposizione per poi poterli utilizzare subito e lasciare che l’iter della trattativa con l’AIFA proceda nei tempi dovuti. Questo credo che sia un argomento, come dicevo, etico e indispensabile”.

Il commento di Fabrizio Pregliasco, Università degli Studi di Milano: “La vaccinazione ormai è per la vita con tanti appuntamenti, in particolare per i fragili. Ma vaccinarsi vuol dire evitare occasioni di uso incongruo degli antibiotici, per esempio durante la stagione invernale con l’influenza, è noto che il 30-40% delle somministrazioni di antibiotici è incongruo. L’uso di antibiotici, quando non serve, alimenta il problema che a noi sta molto a cuore, ossia quello dell’antibiotico resistenza”.

Affinchè si possano ottenere risultati concreti, sarà necessaria un’integrazione completa tra Servizio Sanitario Nazionale, innovazione, prevenzione e governance, per poter guardare al futuro con ottimismo e tutelare la salute della comunità.

Meloni: a Milano violenze inaccettabili, nessuno minimizzi. Nuovo reato per contrastarle

Roma, 20 ott. (askanews) – “Abbiamo visto tutti le immagini delle violenze che hanno sconvolto Milano e altre città italiane nel fine settimana: negozi saccheggiati, vetrine distrutte, forze dell’ordine aggredite. Sono scene inaccettabili che nessuno può pensare di minimizzare o di giustificare per questo oggi il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto con nuove misure per prevenire e contrastare queste violenze”. Lo afferma la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un video pubblicato sui social.

“Nasce un nuovo reato, la partecipazione violenta a una manifestazione” afferma nel video pubblicato sui social in cui illustra le misure presenti nel nuovo decreto varato dal Cdm.

“Tradotto, se durante un corteo o una manifestazione ti unisci a un gruppo di cinque o più persone, ti metti a tirare pietre, petardi, bastoni, metti in pericolo la sicurezza di tutti, rischi fino a cinque anni di carcere, fino a 20 mila euro di multa. Se avevi il volto coperto o se hai ferito qualcuno, la pena aumenta e aumentano anche le pene per chi devasta in gruppo”, sottolinea.

Con una delle misure previste dal decreto varato dal Consiglio dei ministri “applichiamo un principio semplice, chi rompe paga e se chi rompe è un minorenne pagano i suoi genitori” afferma Meloni riguardo al nuovo decreto varato dal Cdm.

“Come funziona? Se il danno – spiega la premier – è a un bene pubblico, una pensilina, un semaforo, una camionetta, il prefetto manda a casa l’ingiunzione di pagamento. Se il danno è a un privato, una vetrina, un negozio, un auto, il proprietario va dal giudice ottiene un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo. Certo ci si potrà opporre, ma intanto i genitori di quel ragazzo che si è divertito a spaccare tutto dovranno pagare e chi ha subito il danno potrà rivalersi su tutto, sui beni di quella famiglia, anche sui soldi che lo Stato eventualmente le deve”.

Ok al nuovo decreto sicurezza. Rilievi del Quirinale ai compiti di poliza giudiziaria ai militari

Roma, 20 ott. (askanews) – Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge recante ‘Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile’.

A quanto si apprende, il Quirinale ha sollevato un’unica eccezione alle bozze del decreto cortei, a proposito della possibilità di dare compiti di polizia giudiziaria ai militari. Su questo c’è stato fino all’ultimo un’interlocuzione tra gli uffici di Palazzo Chigi e il Quirinale.

Meloni: a Milano violenze inaccettabili, nessuno può minimizzare o giustificare

Roma, 20 ott. (askanews) – “Abbiamo visto tutti le immagini delle violenze che hanno sconvolto Milano e altre città italiane nel fine settimana: negozi saccheggiati, vetrine distrutte, forze dell’ordine aggredite. Sono scene inaccettabili che nessuno può pensare di minimizzare o di giustificare per questo oggi il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto con nuove misure per prevenire e contrastare queste violenze”. Lo afferma la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un video pubblicato sui social.

Cortei, Vannacci festeggia 58 anni e mostra muscoli: contro violenti pugno duro

Roma, 20 ott. (askanews) – Nel giorno del suo 58mo compleanno e a poche ore dal Cdm che licenzierà un nuovo decreto contro la guerriglia urbana, Roberto Vannacci ha annunciato la ‘ricetta’ di Futuro nazionale contro i responsabili delle violenze di piazza: “il pugno duro”. Nel corso di una conferenza stampa negli uffici di Futuro Nazionale a Montecitorio, in collegamento da Strasburgo, il generale ha presentato una nuova proposta di legge firmata FnV contro il “terrorismo di piazza” che ha invaso le città.

“Non vogliamo imitare i francesi che fanno ricorso al coprifuoco, ma dobbiamo fronteggiare un’emergenza. Lo Stato deve proteggere i cittadini onesti, la libertà di manifestazione è sacrosanta, ma subordinata al rispetto della sicurezza e della salute pubblica”, ha spiegato il leader di Futuro nazionale. “Chi aggredisce la polizia porta il terrorismo in piazza, per noi questo è terrorismo di piazza e la risposta deve essere solo il pugno duro”, ha aggiunto.

Vannacci ha ricordato che a “Milano sono stati devastati negozi come ‘Champion’. Strano che non sono stati presi d’assalto panetterie e alimentari. La fame di giustizia sociale passa dalle sneaker firmate”. Il generale ha poi messo sull’avviso i violenti che saccheggiano le città italiane: “Li conosciamo, hanno un nome e un cognome si chiamano collettivi studenteschi, centri sociali, black block, maranza, baby gang. Ma con Futuro nazionale saremo noi a terrorizzare i delinquenti e i criminali, li andremo a prendere uno a uno nelle case, nelle scuole e gli faremo pagare i danni”.

Sul decreto annunciato per il Consiglio dei ministri di questo pomeriggio, ha detto che Futuro nazionale “ha sempre votato i provvedimenti del governo ritenuti idonei. Vedremo cosa faremo. Speriamo che non inseriscano cose che non possiamo accettare, altrimenti sarà l’ennesimo provvedimento placebo, ma se ce ne accorgeremo, non potremo essere d’accordo”.

La proposta di legge sottoscritta dai deputati di Futuro nazionale, Ziello, Ravetto, Calderone, Davide Bergamini, Bof, Furgiuele, Pierro, Pozzolo, Sasso prevede tra i principali punti le restrizioni alle manifestazioni e sanzioni più severe; l’impiego dell’esercito nelle manifestazioni; pene di almeno sei anni di carcere per certi reati commessi durante le manifestazioni; la tutela delle forze dell’ordine grazie a uno scudo penale; l’ampliamento delle tutele per chi usa le armi; la revoca della cittadinanza italiana per chi commette reati.

Centrosinistra, Conte: primarie non duello rusticano, spero altri candidati

Roma, 20 ott. (askanews) – Le primarie del centrosinistra non devono diventare un “duello rusticano” e Giuseppe Conte assicura il proprio “impegno” per evitare questo esito. Il leader M5s lo ha detto parlando alla Coldiretti. “Ormai primarie siano, e primarie saranno”, ha affermato. Ma, ha aggiunto, “che non siano quelle primarie in cui si confrontano due o più partiti in modo asfittico. Questa è stata sempre la preoccupazione espressa da una parte dell’elettorato del fronte progressista” e anche da “autorevoli esponenti”.

“Una preoccupazione – ribadisce Conte – che io non ho lasciato cadere invano, ci ho ragionato su e ho capito che rischiavamo – rischiamo ancora! – di andare verso una prospettiva che potrebbe essere oggettivamente divisiva”. Questo anche “al di là dell’impegno – e il mio è garantito! – perché non ci sia un clima da conta finale e da scontro”.

Conte, quindi, ha concluso: “E’ evidente che se ci sono due leader di partito… Io mi auguro che ci siano altri candidati, proprio perché non ci sia diciamo questo duello, questo confronto, questo duello rusticano”. Bisogna evitare di essere “schiacciati su una rivalità che potrebbe far male”.

Il governo francese conferma il coprifuoco nelle principali città

Roma, 20 ott. (askanews) – Il governo francese ha confermato il coprifuoco notturno in alcune zone di Parigi, a Lione, Bordeaux e Nizza, dopo una notte trascorsa senza incidenti: lo ha annunciato il premier francese, Sébastien Lecornu, sul proprio profilo di X.

I coprifuoco mirati “hanno contribuito alla tranquillità di questa notte e nuovi coprifuoco saranno disposti laddove la situazione lo richieda”, ha spiegato il premier; la polizia e la gendarmeria hanno poi confermato che la nottata è trascorsa senza criticità in tutta la Francia.

La Prefettura di Polizia ha annunciato l’istituzione di un nuovo coprifuoco in alcuni settori della capitale, dalle 23 di martedì alle 6 di mercoledì. Tale divieto di circolazione, analogo a quello in vigore ieri, riguarderà Place de la République e la zona di Les Halles, secondo quanto riferito dalla stessa fonte.

Un’altra ordinanza vieta “qualsiasi assembramento non dichiarato” dalle 20 di martedì alle 6 di mercoledì, in particolare nelle zone circostanti l’Eliseo, l’Assemblea nazionale, il Senato, gli Champs-Élysées, Châtelet, Place Vendôme e le stazioni ferroviarie.

A Lione, prorogato per martedì il coprifuoco nel centro città a partire dalle 21; a Bordeaux è stato istituito un coprifuoco per i minori non accompagnati da un rappresentante legale, valido dalle 22 alle 7 fino a lunedì 26 ottobre, “nelle aree particolarmente colpite dai saccheggi del 17 ottobre”; infine, a Nizza, nelle zone del centro città, della Vieux-Nice e di Trachel-Gare du Sud, fino a domenica 25 ottobre è stato introdotto un coprifuoco per i minori, dalle 21 alle 6.

Il giudice: dopo i disordini a Milano c’è un altissimo rischio di nuove violenze

Roma, 20 ott. (askanews) – Restano in carcere 4 dei 5 maggiorenni arrestati dopo gli scontri avvenuti sabato scorso tra piazza Duomo e le vie del centro di Milano. Lo ha deciso il gup Fabrizio Felici convalidando gli arresti e disponendo la misura cautelare in carcere per i 4 giovani accusati di devastazione e saccheggio e resistenza pluriaggravata.

Per un quinto maggiorenne, accusato soltanto di resistenza pluriaggravata e difeso dall’avvocato Guido Guella, il giudice ha invece disposto gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico.

La procura diretta da Marcello Viola aveva chiesto per tutti i 5 maggiorenni arrestati dopo gli scontri la convalida dell’arresto e la custodia cautelare in carcere.

Il gip di Milano, Fabrizio Felici, nell’ordinanza di convalida degli arresti dei 4 maggiorenni, accusati di devastazione e saccheggio e resistenza pluriaggravata, avverte che il rischio che le violenze si ripetano è “altissimo”.

“Il rischio che ciò possa accadere di nuovo nel breve termine è altissimo, bastando considerare che il giorno successivo ai fatti, domenica 18 ottobre, si è creata una situazione analoga e che già dal giorno successivo si sono diffuse nuove convocazioni via social (dagli account Italia in piazza e Movimento 17 ottobre, sui quali, pure, sono in corso indagini) con le quali si invitano i giovani a rendere ‘permanente’ la mobilitazione e a mantenere un profilo decisamente violento e insurrezionale”, scrive il gip di Milano, Fabrizio Felici, nell’ordinanza.

“E’ evidente, dal proseguire del battage via social per convocare altre proteste nei prossimi fine settimana, che è in atto un preciso progetto di destabilizzazione dell’ordine pubblico, che conta proprio sulla spontanea partecipazione di molti giovani che trovandosi in quella situazione di sfogo collettivo di rabbia e violenza, perdono completamente il controllo dei propri impulsi e diventano propria volta attori violenti e antisociali, agendo in totale contrasto con i valori della nostra Costituzione che, al contrario, delinea un assetto sociale e istituzionale imperniato sul ripudio della violenza e sulla libera dialettica degli attori politici secondo il metodo democratico”, scrive il gip di Milano.

Secondo il giudice, inoltre, “è più che plausibile che l’autoconvocazione via social della protesta fosse già preordinata alla realizzazione delle violenze, sotto un’insegna volutamente generica e indeterminata di istanze sociali varie, dall’aumento dei carburanti al carovita in generale, si che l’organizzazione delle proteste non sembra ruotare intorno a una specifica istanza sociale, bensì perseguire il deliberato scopo di dare sfogo a una violenza indiscriminata e incontrollata”.

Esce "Binari", il nuovo singolo di Francamente: un’ode alla vita

Roma, 20 ott. (askanews) – Esce venerdì 23 ottobre “Binari”, il nuovo singolo di Francamente per Carosello Records, definito dall’artista un’ode alla vita e alla sua imprevedibilità, a quel movimento necessario e continuo che la e ci attraversa.

La canzone sarà contenuta nel vinile di Bitte Leben, l’album d’esordio della cantautrice, che per la prima volta esce in formato fisico e sarà disponibile dal 13 novembre.

Il vinile contiene anche un’altra sorpresa: un’esclusiva e intensa versione live di “Se potessi”, uno dei brani più personali del disco, registrata al Locomotiv di Bologna in una delle prime date del tour con cui Francamente ha portato dal vivo in tutta Italia il suo primo album.

“Binari” è il brano perfetto per chiudere il percorso di Bitte Leben, un disco che è stato capace di entrare nel cuore e nell’anima di chi lo ha ascoltato, sia del pubblico che della critica, che lo ha inserito nella cinquina dei finalisti alle Targhe Tenco 2026 nella categoria Miglior Album Opera Prima. Un riconoscimento prezioso che porterà Francamente a esibirsi sul palco del Teatro Ariston a Sanremo durante il Premio Tenco 2026, insieme agli altri finalisti, proprio venerdì 23 ottobre, giorno di uscita del nuovo singolo.

Binari è nato – così come tutto Bitte Leben – dal lavoro quotidiano e artigianale in studio con il produttore Goedi. Una canzone in cui l’artista torinese (trapiantata poi a Berlino e ora di base a Milano) si muove con raffinatezza e potenza tra cantautorato e un’elettronica morbida e avvolgente, posando ancora una volta lo sguardo su ciò che a lei è più caro: i rapporti umani.

“‘Binari’ parla del movimento tra due persone che nel conoscersi sviluppano aspettative differenti l’una per l’altra”, racconta Francamente. “Il legame è lo stesso, eppure si creano visioni parallele a seconda del desiderio. Così iniziano a correre pensieri e sogni, procedono di stazione in stazione, creando realtà diverse non sempre destinate a incontrarsi”, aggiunge.

Binari è un ultimo, prezioso tassello che rinnova l’invito racchiuso in Bitte Leben fin dal suo titolo: lasciarsi sporcare e mescolarsi con la vita, accettandone i continui cambiamenti, le bellezze e gli inevitabili ostacoli, e abbracciando la relazione con l’Altro nella sua imprescindibile pluralità.

(copyright photo: Nicola Garzetti)