Home Blog

Roma cornice della 10 edizione di Jazz’Inn

Roma, 27 ott. (askanews) – Dalle sperimentazioni nei piccoli centri alle soluzioni per la Pubblica Amministrazione e le grandi città. Dal 10 al 13 novembre la Casa dell’Architettura – Acquario Romano ospita Jazz’Inn Capitale, il laboratorio di open innovation promosso da Fondazione Ampioraggio con Roma Capitale e Città Metropolitana. Al centro dell’edizione del decennale il tema “Umanità Aumentata – Persone oltre la Tecnologia”, una visione che mette le persone e le comunità al centro del processo di innovazione.

“L’obiettivo principale riguarda i 48 case giver: grandi aziende, amministrazioni pubbliche, enti locali e banche che verranno qui a Roma, dal 9 al 13 novembre, per accogliere idee per i propri progetti. Quindi, il primo obiettivo, è far sì che queste realtà trovino risposte da parte di chi? Da startup, innovatori, studenti e professionisti dell’innovazione, non solo tecnologica ma anche sociale” ha dichiarato Giuseppe De Nicola, Direttore Generale di Fondazione Ampioraggio.

Il percorso del decennale riparte da Roma dopo la tappa di Ostra, con l’obiettivo di mettere a confronto i risultati dei territori con i decisori politici e gli investitori.

“Ci è piaciuta l’idea di parlare di tecnologia e digitalizzazione, ma mettendole in relazione con le persone che le costruiscono e con chi deve poi utilizzarle. È quindi un grande evento di innovazione sociale diffusa. A Roma chiaramente la dimensione è più ampia rispetto a quella dei piccoli borghi, quindi qui ci sarà una concentrazione maggiore di progetti e di idee provenienti da tutta Italia, oltre a quanto ha fatto ovviamente Roma Capitale in questi anni. Ci aspettiamo che i case giver siano di alto livello e che partecipino tante persone desiderose di contribuire a trasformare Roma” ha aggiunto Riccardo Corbucci, Presidente della Commissione Innovazione Tecnologica e Statuto di Roma Capitale.

Il programma della quattro giorni sarà completato da 7 Open Innovation Talk, dalla Jazz’Inn Innovation Challenge dedicata a 24 startup selezionate e dal Premio “Visioni Resilienti”. A sostenere la manifestazione c’è una fitta rete di partner industriali e strategici.

“Come WindTre siamo davvero lieti di partecipare a questo evento organizzato da Ampio Raggio: è la quarta edizione che ci vede presenti e quest’anno, in particolare, saremo al loro fianco come sponsor. Il contributo che WindTre offre a questo tipo di manifestazioni è portare idee e innovazione per la trasformazione digitale. In ambito smart city, in particolare, lavoriamo nei settori del turismo e della mobilità, offrendo soluzioni innovative spesso legate all’analisi dei dati e all’intelligenza artificiale” ha concluso Fausto Pricoco, Head of Marketing PA di WindTre.

Insieme ai principali attori della transizione digitale italiana, con oltre 60 patrocini, la quattro giorni vedrà la partecipazione del sindaco di Roma Roberto Gualtieri e del presidente ASVIS Enrico Giovannini. L’appuntamento punta così a tracciare una roadmap concreta per fare dell’innovazione collaborativa la leva di sviluppo per la PA e le comunità locali del Paese.

Mattarella: i valori della marineria sono libertà, fratellanza, solidarietà

Roma, 27 ott. (askanews) – “La marineria manifesta una civiltà. I suoi caratteri ci consegnano valori: libertà, fratellanza, coraggio, solidarietà”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella intervenendo all’assemblea pubblica della Confederazione Italiana degli Armatori in occasione del 125esimo anniversario di costituzione.

“L’Italia, immersa nel Mediterraneo, sa di essere debitrice e, al tempo stesso, protagonista della civiltà del mare. La nostra economia, la nostra vita, ne sono segnate – sottolinea il capo dello Stato -. Il sistema mare, fatto di industria, porti, armatori, equipaggi contribuisce in modo decisivo sia sul piano del prodotto interno lordo – ha raggiunto l’11% – sia sul piano dell’occupazione alla vita nazionale. Come elemento essenziale della catena logistica, svolge un ruolo determinante in materia di approvvigionamento e di esportazione delle nostre merci. Costituisce inoltre asse portante per il turismo”.

“Quella che oggi viene chiamata ‘blue economy’ ha sempre rappresentato un elemento di apertura, ricchezza, modernità”, ha osservato.

Camera: attacchi informatici quotidiani sotto controllo, nessuna emergenza

Roma, 27 ott. (askanews) – Con riferimento alle notizie relative ad attacchi a sisetemi informatici la Camera dei Deputati ha reso noto che “si tratta di una questione che non ha carattere di emergenza e che si presenta quotidianamente”. E che “sono state messe in campo tutte le misure di protezione, anche in collaborazione con ACN (Agenzia per la cybersicurezza nazionale) con cui è attivo un protocollo specifico”.

“Le misure – afferma ancora Montecitorio- possono prevedere anche la temporanea disattivazione di alcune funzionalità dei sistemi informatici, secondo prassi”.

“Risulta peraltro che da alcuni giorni si siano intensificati analoghi tentativi di attacco e pressioni sui sistemi informatici anche verso altre istituzioni nazionali, europee e internazionali”, fa sapere ancora la Camera.

Bollette,Avs lancia bolletta sociale: credito energetico e scudo anticiclico

Roma, 27 ott. (askanews) – Una proposta di “bolletta sociale progressiva” in un paese in cui “l’energia è la più cara d’Europa” e questo pesa “sulle famiglie e sul sistema industriale”. A lanciarla Avs, in una conferenza stampa alla Camera, con Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni che hanno spiegato che la bolletta sociale “vuole garantire un credito energetico”, calcolato in kilowattora e non in euro, per le famiglie prevedendo anche “uno scudo anticiclico per bloccare l’aumento dei prezzi” e, per la prima volta, il “noleggio sociale” delle pompe di calore per raffreddare o riscaldare le proprie case. “Fino a 10mila euro di Isee è previsto al 100% la possibilità di installare le pompe di calore a carico dello Stato”, mentre per altre fasce di reddito la famiglia paga una quota in bolletta.

“Non interveniamo sulla modalità di determinazione del prezzo dell’energia perchè l’Europa ce lo boccerebbe” ha sottolineato Bonelli, ma sul credito energetico con fasce di reddito fino 25mila euro, “da 30mila euro in su non c’è credito energetico e paghi l’energia al prezzo del mercato”.

Bonelli ha mostrato una tabella sugli utili delle banche e delle società energetiche, spiegando che “mentre da una parte abbiamo una concentrazione della ricchezza, dall’altra abbiamo famiglie in povertà energetica, Meloni, invece, parla di altro con propaganda”. La prima copertura prevista, ha continuato Bonelli, è attraverso il meccanismo Ets, mentre altri contributi sono possibili, secondo Avs, dal comparto del gioco di azzardo e anche attraverso un contributo straordinario di banche e società.

"Non hanno un dubbio", lo spettacolo di Luca Bizzarri arriva a Roma

Roma, 27 ott. (askanews) – “Non hanno un dubbio”, il nuovo spettacolo teatrale scritto e interpretato da Luca Bizzarri, prodotto da ITC2000 e Best Live, arriva all’Ambra Jovinelli di Roma il 29 e 30 ottobre.

Nato dall’esperienza del fortunato podcast di Chora Media “Non hanno un amico” e dal successivo progetto teatrale omonimo, accolto con grande favore da pubblico e critica, “Non hanno un dubbio” rappresenta una nuova tappa nel percorso artistico di Bizzarri. In uno scenario in cui la realtà corre veloce e gli eventi si susseguono con ritmo incessante, l’autore rinnova il proprio sguardo satirico, adattandolo ai cambiamenti del presente con lucidità, intelligenza e straordinaria capacità di osservazione.

Attraverso una comicità raffinata, lo spettacolo offre una lettura originale del nostro tempo, mettendone in luce contraddizioni, paradossi e fragilità. Ne emerge un racconto ironico e tagliente della contemporaneità, filtrato dalla sensibilità di un interprete capace di trasformare l’attualità in materia teatrale. Vecchi e nuovi protagonisti della scena pubblica si modellano sullo spirito del proprio tempo e, come osserva Bizzarri, oggi sembrano accomunati da una caratteristica preoccupante: “non hanno dubbi”.

La comunicazione politica contemporanea, i fenomeni social, le tendenze e le contraddizioni del nuovo millennio vengono raccontati attraverso uno sguardo lucido e spesso impietoso, ma mai scontato.

Il tour prosegue al Teatro Politeama di Genova il 6 e 7 novembre, per poi fare tappa a Modena l’8 novembre e al Teatro Arcimboldi di Milano il 13 novembre. Dal 16 novembre sarà a Napoli, al Teatro Diana. Si riparte poi alla volta di Torino il 20 novembre, Parma il 22, Lugano il 25, Bologna il 26, Bassano il 27 e Mantova il 28.

A dicembre, il tour continuerà il 9 a Belluno, il 10 a Sacile, il 12 a Chiaravalle e il 13 a Norcia. La settimana successiva, gli appuntamenti proseguiranno a Badia Polesine il 16 dicembre, ad Argenta il 17, a San Bonifacio il 18 e a San Giovanni in Persiceto il 19.

Tennis, Sinner: "Il mio corpo unico avversario che non puoi battere"

Roma, 27 ott. (askanews) – “Il corpo è l’unico avversario che non puoi battere, quando ti dice stop devi accettarlo e seguire i consigli degli specialisti”. È questa la filosofia che sta guidando Jannik Sinner nel periodo lontano dalle competizioni per il problema al ginocchio (assente dal 12 luglio, giorno della finale di Wimbledon vinta contro Sascha Zverev). In una lunga intervista a La Repubblica a firma di Emanuela Audisio, ha raccontato come sta affrontando questi mesi, con l’obiettivo di tornare in campo (probabilmente al Six Kings Slam a fine anno) nelle migliori condizioni possibili. “Pazienza è la parola giusta per questo periodo. Il corpo è l’unico avversario che non puoi battere, quando ti dice stop devi accettarlo e seguire i consigli degli specialisti”. Una filosofia che riflette la consapevolezza di dover guardare al futuro con una prospettiva di lungo periodo: “Gli infortuni fanno parte dello sport, bisogna essere intelligenti e capire quanto e quando giocare. Serve avere una visione a lungo termine, non c’è solo l’oggi, si semina ora, ma il raccolto ha altri tempi. E la differenza la fa sempre il lavoro, la preparazione che fai, non la fortuna. Quella aiuta a vincere un punto, non la partita”.

Nel frattempo, Jannik ha raccontato si aver approfittato della pausa per dedicarsi ad altre passioni, senza però trascurare il lavoro e il percorso di recupero, seguendo attentamente le indicazioni dei medici “Sono andato a Monza a vedere la F1 e a Milano alla sfilata di Gucci, ho giocato un po’ di più alla Play e ho iniziato a leggere un libro di 600 pagine, Io uccido, di Giorgio Faletti” ha raccontato. Lo stop, tuttavia, non ha significato un allontanamento dal tennis: “Fermo non ci sono mai stato e non ho voltato le spalle al tennis perché lui mi ha fatto del male. Anzi ho sempre lavorato molto sia in palestra che in campo e con i fisioterapisti”.

Il mondo del tennis aspetta Sinner per rivedere i suo colpi, i suoi trionfi e le attese sfide con Carlos Alcaraz. L’ultima risale a oltre sei mesi fa, sulla terra rossa di Monte-Carlo: “Non siamo tutti uguali, i contrasti esaltano – ha ammesso Jannik – Magari io vengo vissuto come il campione disciplinato e ostinato e Carlos come quello mediterraneo e stravagante. Questa è la cosa bella, avere qualcuno che ti spinge al limite. E il tennis ha sempre vissuto di questo: da Borg-McEnroe a Sampras-Agassi fino a quando la rivalità a due è diventata a tre con Federer-Nadal-Djokovic”.

Non solo tennis, Sinner ha parlato anche dell’amicizia con Kimi Antonelli, prossimo a laurearsi campione del mondo in Formula 1, 73 anni dopo Alberto Ascari. Un rapporto sincero tra due campioni, con un confronto continuo sulle rispettive carriere: “Con Kimi parliamo di tutto. Di come ci si relaziona con gli altri, delle persone che abbiamo attorno, di come fare in certe situazioni. Facciamo sport diversi, lui ha 20 anni, io 25, ma ci confrontiamo molto”. E sui giovani, Sinner aggiunge: “Perché aver paura che troppa gioventù produca guasti? E se invece offrisse nuovi orizzonti e aiutasse a mettere in mostra qualità che ancora nessuno ha visto? Lasciateli giocare, i ragazzi. Kimi Antonelli ha esordito che non aveva ancora la patente e, a proposito, io quella per le moto sono finalmente riuscito a prenderla. Se uno si merita il successo non vedo problemi, così come hanno il diritto di stare in campo Messi e Cristiano Ronaldo, anche se non sono più teenager, senza dimenticare Djokovic”.

Una gioventù che Sinner ha vissuto lontano da casa, fatta di sacrifici e scelte importanti fin da giovanissimo. Nel 2014, a soli 13 anni, Jannik lasciò la sua San Candido per trasferirsi a Bordighera, dove avrebbe iniziato il suo percorso di crescita tennistica sotto la guida di Riccardo Piatti. Un distacco doloroso, che l’altoatesino ricorda ancora oggi come un momento “straziante”: “Vorrei cancellare ciò che ho provato il giorno in cui sono andato via di casa. Lo strazio di quando a 13 anni e mezzo, a Milano, ho salutato mio padre perché le nostre strade si separavano e un filo si spezzava. Ci stavamo lasciando, piangevo io per lo strappo, ma anche lui. Di quel giorno lì farei a meno, fu un’emozione troppo forte”. Da quella separazione, però, è iniziato un percorso che lo ha portato a crescere rapidamente, dentro e fuori dal campo. E se oggi potesse rivolgersi al Jannik di dieci anni fa, avrebbe per lui consigli preziosi, maturati attraverso le esperienze: “Gli direi ciò che ho imparato: il talento senza lavoro non è niente. Devi fare scelte, valutarne le conseguenze, seguire la tua meta. Gli direi di vivere bene quei momenti, non ho rimorsi, non gli consiglierei di cambiare strada, ma di scegliere bene le persone di cui circondarsi. Non sono pentito, la mia famiglia c’è sempre stata, ho sempre potuto contare su un papà bravo anche in cucina”. E ripensando ai momenti che vorrebbe rivivere, l’altoatesino non sceglie una vittoria o un traguardo sportivo: “La purezza di una domenica d’inverno con i miei amici a sciare sulle Dolomiti. La sensazione di una bella giornata facendo una cosa che ti piace. Un gruppo di ragazzi che vuole divertirsi. Ci metterei anche un qualsiasi momento con la mia famiglia e uno sui go-kart dalle parti di Cuneo con Antonio Giovinazzi e Giulio Ciccone. A me la velocità piace, non è un mistero. Ho bisogno dell’adrenalina, di tenere lontana la noia”.

Sono trascorsi 107 giorni dalla finale di Wimbledon, ultima partita giocata da Sinner. L’altoatesino soffre di una sindrome della bandelletta ileo-tibiale: si tratta di una tendinopatia extra-articolare, un infortunio da sovraccarico che colpisce chi sforza le articolazioni con movimenti tipici del tennis professionistico. Una patologia subdola e dal decorso lento, da trattare con massima prudenza per evitare recidive o cronicizzazioni. Sinner, che lo scorso 6 ottobre ha annunciato la fine anticipata della stagione, potrebbe tornare in campo al Six Kings Slam, in programma dal 27 al 30 dicembre. Il n. 1 al mondo ha ripubblicato nella giornata di lunedì la locandina dell’esibizione di Riad, indizio del possibile rientro in quella circostanza. Sarebbe un primo test in vista della stagione 2027, con Jannik atteso poi in Australia e già annunciato tra i partecipanti del One Point Slam, esibizione che precede gli Australian Open.

Netanyahu posta un video dalla Cisgiordania: "O destra o Palestina"

Roma, 27 ott. (askanews) – In un video girato nell’insediamento di Peduel, in Cisgiordania, e diffuso questa mattina, giorno delle elezioni, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito il suo slogan elettorale, secondo cui “la vera questione di queste elezioni è: o la destra o la Palestina”. Lo riporta il quotidiano Haaretz.

Vantandosi di aver “combattuto contro tre presidenti statunitensi” per impedire la creazione di uno Stato palestinese, Netanyahu ha affermato che i suoi principali rivali – Gadi Eisenkot, Yair Golan e Avigdor Lieberman – avrebbero bisogno del sostegno di “Mansour Abbas e dei partiti arabi nella loro coalizione” e ha ricordato che Yair Golan sostiene la necessità di creare uno Stato palestinese, mentre Lieberman, a detta del premier israeliano, ha dichiarato che bisognerebbe consentire l’ingresso dell’esercito giordano nel territorio.

Peekaboo Slot Canyon: labirinto rosso di Kanab e gioiello dello Utah

Kanab (Usa), 27 ott. (askanews) – Una fessura di roccia infuocata, alta come un palazzo e a pochi minuti da Kanab, Utah negli Stati Uniti d’America, custodisce uno dei suoi segreti. Peekaboo Slot Canyon non è il canyon più famoso dello Stato americano, ma forse è uno dei più intensi: piccolo, silenzioso e capace di trasformare una passeggiata di pochi minuti in un’esperienza quasi surreale.

Peekaboo, conosciuto anche come Red Canyon, si trova a nord di Kanab, nel sud dello Utah. È un canyon stretto scavato nella Navajo Sandstone, la stessa formazione geologica che colora di arancio e rosso gran parte del Colorado Plateau. Le sue pareti si innalzano per oltre trenta metri, creando un corridoio naturale in cui la luce filtra dall’alto e si riflette su superfici lisce, ondulate e sorprendentemente morbide al tatto.

Il suo fascino sta nella sensazione di camminare dentro la roccia, con il cielo ridotto a una sottile striscia luminosa. I colori cambiano continuamente: al mattino prevalgono toni più freddi, mentre il sole alto accende le pareti di arancio, rosso e ambra.

Tra le curiosità più affascinanti ci sono i Moqui Steps, piccoli gradini scavati nella roccia secoli fa. La loro funzione esatta resta discussa, ma sono attribuiti a popolazioni indigene ancestrali che frequentavano queste zone molto prima dell’arrivo degli esploratori europei.

L’accesso è parte dell’avventura. La strada sabbiosa che porta al sentiero richiede un veicolo a quattro ruote motrici con buona altezza da terra; per questo molti visitatori scelgono tour guidati in jeep partendo da Kanab.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio e immagini askanews

Previsto sole fino a venerdì, poi arriverà il freddo dai Balcani

Milano, 27 ott. (askanews) – Ultimi giorni di tempo stabile e soleggiato su gran parte dell’Italia, poi da venerdì è atteso un peggioramento al Sud per l’arrivo di correnti più fredde dai Balcani. Secondo le previsioni di Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, l’alta pressione garantirà condizioni prevalentemente stabili nella prima parte della settimana, con cieli sereni, locali nebbie al Nord e una marcata escursione termica tra notte e giorno. Le temperature massime potranno raggiungere i 18-20 gradi, mentre le minime risulteranno localmente inferiori alle medie stagionali.

Nel dettaglio, oggi, martedì 27 ottobre, al Nord prevalgono cieli sereni, con locali banchi di nebbia nelle prime ore del mattino e temperature notturne fresche. Al Centro il tempo è soleggiato. Al Sud e sulle Isole sono attese nubi irregolari sulla Calabria ionica e sulla Puglia meridionale. I venti di Grecale soffiano con raffiche fino a 50-60 chilometri orari sul basso Adriatico e sullo Ionio, dove il mare sarà molto mosso, localmente agitato, con onde significative tra 2 e 3,5 metri al largo nei tratti esposti.

Mercoledì 28 ottobre sarà ancora una giornata stabile e soleggiata al Nord, con possibili nebbie mattutine. Al Centro sono previsti cieli sereni o poco nuvolosi, mentre al Sud e sulle Isole il tempo sarà in prevalenza soleggiato, salvo nubi sparse lungo la fascia ionica. È attesa una graduale attenuazione dei venti nord-orientali.

Giovedì 29 ottobre il tempo resterà stabile al Nord, con il passaggio di alcune velature. Al Centro la nuvolosità aumenterà a partire dai versanti adriatici, mentre al Sud e sulle Isole sono attese più nubi tra Salento, Calabria e Sicilia orientale per l’avvicinamento della perturbazione balcanica.

Venerdì 30 ottobre sono previste le prime precipitazioni isolate sulle estreme regioni meridionali, in particolare tra Salento, Calabria ionica e Sicilia orientale, con accumuli stimati tra 5 e 10 millimetri in 24 ore. Altrove il tempo dovrebbe mantenersi prevalentemente soleggiato.

Nel fine settimana, sabato 31 ottobre e domenica 1° novembre, l’afflusso di aria più fredda da nord-est potrà favorire rovesci più organizzati sulla Sicilia e lungo la fascia meridionale che comprende Puglia e Calabria, con accumuli localmente stimati tra 15 e 30 millimetri in 24 ore. È atteso anche un calo delle temperature, con massime comprese tra 14 e 16 gradi al Nord e tra 16 e 18 gradi al Centro-Sud.

La tendenza per l’inizio di novembre indica un’ulteriore flessione termica di 2-3 gradi, sia nei valori minimi sia in quelli massimi. Sui settori alpini di confine non si escludono nevicate a quote comprese tra 1.000 e 1.200 metri.

Matone: dissento su Kiev e sovranismo, per questo lascio la Lega passo a Forza Italia

Roma, 27 ott. (askanews) – Simonetta Matone, deputata ed ex giudice, è passata con Forza Italia lasciando la Lega e in un’intervista al Corriere della Sera ribatte a quelle che definisce “cattiverie gratuite”. “Certo, non è così – risponde alla domanda se l’addio sia dovuto alla volontà di ottenere un’elezione sicura alle prossime politiche -. Quando mi sono candidata alla Camera la prima volta, ho avuto uno dei collegi più insicuri. Non ne faccio un problema di poltrona. La mia è stata una scelta di politica”.

I motivi dell’addio vanno ricercati, spiega Matone, nel suo dissentire sulle posizioni del Carroccio “su Kiev e sovranismo”. “Non sono ‘Alice nel paese delle meraviglie”, altrimenti non avrei potuto fare per 40 anni il magistrato. In questa fase della mia vita, nella quale mi sto occupando di politica, ho capito che la parola ‘sovranismo’ viene usata principalmente come slogan elettorale”, osserva. E sul fatto che soffrisse un dualismo sulla giustizia con la collega Giulia Bongiorno, ribatte: “Falso. Cattiveria gratuita: con la senatrice Bongiorno, nelle rare volte che ci siamo confrontate, non ho mai avuto motivi di contrasto”.

Infine quanto all’ingresso in Forza Italia ‘benedetto’ da Gianni Letta, oltre che dal leader azzurro Antonio Tajani, la parlamentare risponde che “conosco da molti anni Gianni Letta con il quale ho avuto l’onore di collaborare nelle mie precedenti esperienze di governo, come tecnica. So che mi stima e questo mi basta”.

Israele, accordo post elettorale per isolare la destra?

Le manovre di Washington

Le elezioni israeliane di oggi, 27 ottobre, potrebbero aprire uno scenario inatteso: un governo di unità nazionale tra Benjamin Netanyahu e Gadi Eisenkot, leader centrista di Yashar, con l’esclusione dell’estrema destra.

Secondo il Washington Post, alcuni esponenti dell’amministrazione Trump stanno esplorando questa possibilità. Netanyahu avrebbe manifestato disponibilità a liberarsi dell’ingombrante alleanza con Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza nazionale.

L’operazione consentirebbe al premier di conservare il potere, sostituendo una coalizione fragile con una maggioranza più ampia e rassicurante per Washington. Ma senza necessariamente modificare la politica israeliana sulla guerra e sui territori palestinesi.

I numeri e il dilemma di Eisenkot

I sondaggi delineano una Knesset senza maggioranze precostituite. Yashar potrebbe conquistare 22 seggi, contro i 20 del Likud. Nessuno schieramento raggiungerebbe autonomamente i 61 parlamentari necessari per governare.

Eisenkot potrebbe cercare una maggioranza alternativa con il sostegno delle formazioni arabe, ma alcuni alleati, a cominciare da Avigdor Liberman, respingono questa prospettiva.

Il problema è soprattutto politico. Eisenkot ha escluso accordi con Netanyahu, accusandolo di responsabilità per il disastro del 7 ottobre 2023. Pesa inoltre il precedente di Benny Gantz, che nel 2020 accettò un governo di rotazione senza diventare primo ministro.

Un’intesa richiederebbe dunque garanzie vincolanti sulla guida dell’esecutivo e sul programma. Altrimenti Eisenkot rischierebbe di legittimare il suo principale avversario, tradendo le aspettative degli elettori.

Trump e il prezzo della stabilità

Trump ha sostenuto Netanyahu durante la campagna elettorale. Eppure Washington potrebbe considerare conveniente una coalizione meno dipendente dagli estremisti, capace di ridurre le tensioni internazionali.

La contraddizione resta evidente: Netanyahu si propone come interlocutore privilegiato degli Stati Uniti anche nell’eventualità di una nuova guerra contro l’Iran. Trump potrebbe dunque privilegiare la continuità strategica rispetto a un’autentica svolta politica.

Una svolta o un espediente?

L’esclusione di Ben Gvir rappresenterebbe una sconfitta per la destra radicale, privata dei ministeri e della capacità di condizionare direttamente il governo. Ma potrebbe anche rafforzarla elettoralmente, consentendole di denunciare il cedimento di Netanyahu al centro.

La questione decisiva riguarda la sostanza dell’accordo. Senza un cambiamento sulla guerra, sul futuro di Gaza e sui rapporti con i palestinesi, l’unità nazionale rischierebbe di essere soltanto un cambio di alleati.

La destra estremista uscirebbe dal governo, ma non necessariamente dalla sua agenda. E Netanyahu, anziché essere superato, potrebbe risultare il principale beneficiario dell’operazione.

Schlein, il campo largo e il duello finale: chi sarà il Biondo?

Il dado è tratto, tutti insieme o quasi. 

Giorni fa, davanti all’assemblea dei delegati del Pd, la Schlein ha detto come sia giunta l’ora delle decisioni irrevocabili, pronta a candidarsi come premier alla guida del nostro Paese con o senza «primarie». È una notizia seria che potrebbe sgombrare il campo da troppa confusione in corso dalla parte sinistra della politica, spesso destra a suicidarsi con tiri mancini. È pronta, come al gioco del tressette, a fare «la solissima» e vedersela contro tutti gli altri.

Sullo sfondo del palco, una enorme scritta con la parola «Unità», che suona, per adesso, più come un allarme per ciò che manca che per una coesione di cui vantarsi con gli elettori. Peraltro, il giornale «l’Unità», non oltre un mese fa, ha chiuso definitivamente i battenti a causa del mancato accordo tra l’editore Romeo e il Partito Democratico. Anche il direttore Sansonetti, malgrado la sua capacità e la sua erculea forza intellettuale, è stato licenziato. È una pagina triste che non avremmo voluto leggere. Forse si sarebbe potuto scegliere un altro sostantivo più fortunato di quello invece proposto.

Nel corso dei lavori della «big reunion» si sono forzate le regole dello Statuto del Pd, ma non importa. Ogni Statuto è utile proprio a fare in modo che conosca le smagliature interpretative che occorrono al momento desiderato. I «riformisti», nella votazione finale, se ben si comprende, si sono astenuti, ma nessuno ci fa caso. Finalmente si sono scoperte le carte e si comincia a fare sul serio.

Chi picchia per primo picchia due volte?

La partita all’interno del campo largo comincia a essere interessante. Il programma è tutto da definire e i fatti diranno se le cuciture imbastite per darsi un vestito più o meno uniforme e riconoscibile reggeranno alla definizione delle posizioni in politica estera e difesa. Arlecchino riuscì a essere bello con gli scampoli di mille colori, ma forse occorre qualcosa di più di una maschera per il governo di un mondo oggi assai complicato.

Nel corso della competizione, i consiglieri della segretaria del Pd potrebbero rifarsi alla visione di Per qualche dollaro in più, un western tutto da apprezzare. «Quei due, piuttosto che averli alle spalle, è meglio averli davanti in posizione orizzontale, possibilmente freddi» è la frase che uno dei protagonisti malvagi, Indio, dice al suo altrettanto crudele compare di avventura Cuchillo.

Gli avversari nel nostro caso sono vari e tutti validi per il ruolo da recitare. Potrebbero essere Conte e Renzi, di nuovo sottobraccio a dispetto delle dichiarazioni di odio sbandierate in passato. Potrebbero essere Fratoianni e Bonelli o ancora le numerose sigle dei «centristi» che stanno provando, per mano di Ruffini, a unirsi sotto un unico vessillo, nella speranza di non essere decentrati e messi solo a sferruzzare centrini da mettere sul tavolo del vincente.

Tutti a scuola da Sergio Leone

L’eroe vincente della pellicola, Nessuno, che talvolta prende anche il nome di «Biondo» (da non confondersi con la Meloni), nello scontro finale ricorda a Indio, che fa la parte del cattivo: «Indio, tu il gioco lo conosci». E così si affrontano in un duello a suon di pistolettate, dove la bontà alla fine avrà la meglio.

Ora si tratta di stabilire se spetti alla Schlein fare l’interprete positiva della faccenda o ad altri e se pesi come Nessuno o qualcosa di più. È comunque sempre il Biondo che, nell’epica scena finale, dice al suo compagno del momento, il colonnello Douglas Mortimer: «C’è aria di famiglia in quella foto», l’immagine di una donna che deve essere vendicata.

Quanto ci sia di «famiglia» nel campo largo è da accertare, così come chi debba far fuori chi e chi debba vendicare chi. A scuola, sulla lavagna, si insegnava a tracciare una linea verticale e scrivere da una parte i buoni e dall’altra i cattivi. Al momento il quadro non è ancora del tutto chiaro.

Povertà minorile, l’Italia delle disuguaglianze e l’ascensore sociale fermo

L’Italia della povertà nascosta

L’annuale pubblicazione a cura dell’ISTAT dei dati sulle condizioni di vita delle famiglie italiane con uno o più minori a carico conferma un trend crescente rispetto ai fenomeni di rischio povertà ed esclusione sociale. La rielaborazione di questa rilevazione statistica realizzata da Save the Children conferma l’esistenza di uno zoccolo duro di difficoltà economiche in molte famiglie italiane e individua nei figli minori la categoria sociale più esposta a questa deriva.

A dispetto delle code autostradali chilometriche di italiani che partono per le vacanze, delle piste innevate stracolme di aspiranti sciatori, con immagini specificamente dedicate ai bambini, e delle spiagge del Sud del Paese che si riempiono di famigliole impegnate nei barbecue e nei pranzi al sacco (l’iconografia di un’Italia felice e spensierata, come ci dispensa la TV), ci si interroga su questa zona grigia e occulta di nuclei domestici che vivono in situazioni di marginalizzazione sociale e di indigenza economica.

In particolare, ci sono in Italia circa 3 milioni di persone che non possono affrontare spese impreviste, riuscendo a malapena a pagare affitto o bollette e a riscaldare la casa: molte di esse non possono permettersi un pasto adeguato almeno una volta ogni due giorni, tantomeno riescono a concedersi almeno una settimana di ferie all’anno o attività sportive e di svago fuori casa.

È una parte d’Italia di cui si parla malvolentieri e con fatica, visto che la povertà in genere si nasconde non per dissimularla ed eluderla, ma per pudore e dignità, partendo dal presupposto che molti genitori rinunciano a spese personali per garantire ai figli il vestiario, il cibo, la dotazione scolastica, insomma un aggancio alla vita dei più fortunati e una speranza di prospettiva futura.

I numeri di un’emergenza che colpisce soprattutto i bambini

Nello specifico, la condizione esistenziale dei soggetti di minore età soffre di una sovraesposizione che integra lo status di povertà o lo lambisce marginalmente: l’ISTAT certifica che il 6,5% delle famiglie con almeno un figlio minore (e si tratta di una famiglia su 15) è in condizione di grave deprivazione. Questa percentuale sale fino al 17% nei nuclei familiari con tre o più figli minorenni, in crescita di quasi 7 punti percentuali dal 10,4% del 2024.

Per quanto attiene invece ai pericoli di rischio di povertà o di esclusione sociale (che sono le precondizioni dello status di vera e propria deprivazione totale), nonostante un lieve calo della percentuale complessiva di popolazione ascrivibile a tali aree (al 22,6% nel 2025 rispetto al 23,1% nel 2024), la quota di famiglie con almeno un minore in questa condizione registra al contrario una crescita, passando dal 25,6% al 26,2%.

E il rischio aumenta al 44,4% tra quelle con tre o più figli minori, con una crescita di 2,4 punti percentuali dall’anno precedente.

La povertà di bambini e adolescenti è molto più intensa nel Mezzogiorno, mentre i minori con cittadinanza straniera sono molto più esposti (43,6%) al rischio di povertà o esclusione sociale rispetto a quelli italiani (23,5%).

Ne deriva che la condizione minorile si rivela per queste famiglie come un fattore di vulnerabilità e di precarietà esistenziale.

La povertà educativa e le responsabilità della scuola

Accanto al dato relativo alla povertà materiale va considerato il fenomeno della povertà educativa, con un’alta percentuale di minori che non svolgono attività culturali come andare a teatro (67,6%) o visitare musei (49,9%), ma in certe aree a forte marginalizzazione sociale e deprivazione culturale essi non completano il percorso dell’obbligo di istruzione.

Occorrerebbe una ricognizione più analitica sul côté educativo della condizione di povertà sotto il profilo del rischio formativo e del disagio scolastico, che sono a un tempo causa ed effetto della dispersione e dell’abbandono precoce degli studi, anche attraverso una mappatura territoriale come da tempo realizzato nel curricolo scolastico francese.

Considerando che il sistema formativo nazionale annovera l’autonomia scolastica come una conquista e uno svincolo da una struttura amministrativa centralizzata, sarebbe interessante valutare come questa deriva di decentramento gestionale e organizzativo potrebbe in concreto agevolare percorsi di recupero del fenomeno dispersivo e di personalizzazione dei piani educativi: istanza peraltro già antecedentemente postulata risalendo addirittura alla legge 4 agosto 1977, n. 517.

L’autonomia dovrebbe esplicitare meglio la sua funzione compensativa e di aggancio al territorio, piuttosto che realizzare forme di concorrenza e di emulazione nella predisposizione dei piani di offerta formativa, che non sono una competizione tra istituti ma un assist tendente al riscatto sociale.

La lettura in progress di questa emergenza educativa è uno dei motivi che spiegano il fenomeno dei cosiddetti “giovani NEET”, di coloro, cioè, che più avanti negli anni non studiano e non lavorano e, a cascata, come questa disoccupazione intellettuale e lavorativa sia una delle tante premesse all’esplosione di comportamenti aggressivi che nascono dalla marginalizzazione e si riverberano negativamente nel tessuto sociale.

Conoscere per intervenire, modulando le azioni compensative e prevedendo l’offerta di opportunità, occasioni e contesti istituzionalmente dati di recupero, integrazione e inclusione.

L’ascensore sociale fermo e la crisi dei corpi intermedi

Sarebbe, ad esempio, interessante intersecare i dati ISTAT con i Rapporti del CENSIS che nelle loro analisi sociali evidenziano da tempo il venir meno del supporto dei corpi intermedi della società e dello Stato e come questa disintermediazione non favorisca la ripartenza del famoso “ascensore sociale”, fermo al piano terra perché da tempo nessuno preme il pulsante della risalita.

Viene inoltre spontaneo interrogarsi sul perché, nonostante una spinta in atto praticamente dal dopoguerra ai giorni nostri verso il decentramento gerarchico e autarchico delle istituzioni e la semplificazione delle procedure amministrative per riavvicinare il “Paese legale” al “Paese reale”, permangano sacche di burocratizzazione dei processi di promozione sociale e di paralisi degli apparati, spesso confliggenti tra loro.

Si prenda l’esempio del sistema sanitario e di quello scolastico (poc’anzi citato), dove le risorse sembrano destinate in prevalenza a premiare la dirigenza piuttosto che all’efficienza e all’efficacia dei servizi resi all’utenza.

Se questi farraginosi meccanismi di funzionamento dello Stato nelle sue articolazioni centrali e periferiche producono lentezze e difficoltà, generano sfiducia e disaffezione sociale, non è demagogico riflettere sulle occasioni di riscatto e di crescita dei soggetti più deboli, in primis i minori, al fine di emanciparli dai vincoli di una condizione nativa di emarginazione e deprivazione.

L’appello di Save the Children: servono misure strutturali

Save the Children, commentando i dati forniti dall’ISTAT, considera urgente e non rinviabile l’adozione di misure strutturali per contrastare l’emergenza della povertà in Italia, con particolare riferimento alla condizione di deprivazione e marginalizzazione dei minori, fin dalla più tenera età.

Secondo Raffaela Milano, direttrice di Ricerca della sezione italiana di questa organizzazione umanitaria che da oltre 100 anni si occupa di infanzia:

«Non è più rinviabile se non vogliamo continuare a perpetrare la grave ingiustizia sociale che penalizza il futuro e le aspirazioni di bambine e bambini nel nostro Paese. È urgente garantire un supporto adeguato alle famiglie, in particolare nei primi anni di vita dei bambini e delle bambine, garantendo un accesso equo ai servizi educativi della prima infanzia, strumenti di sostegno economico mirati e una rete integrata di assistenza sanitaria, sociale ed educativa. Tra le misure da mettere in atto vi è la maggiorazione dell’assegno unico a tutti i bambini e le bambine da 0 a 3 anni e l’introduzione di strumenti aggiuntivi di supporto alla cura per le situazioni di maggiore vulnerabilità».

La condizione minorile in Italia e nel mondo, in modo modulato e corrispondente ai diversi contesti, appare sempre più come una deriva di natura emergenziale.

Viceversa, nonostante le solenni affermazioni di principio contenute nelle Carte degli organismi internazionali, infanzia e adolescenza non sono ai primi posti degli interessi nazionali dei singoli Stati.

La sfida demografica e il futuro delle nuove generazioni

Le proiezioni demografiche più recenti stanno rimescolando e ribaltando alcune tendenze in atto: quando il biologo Edward Osborne Wilson ipotizzava un problema di sostenibilità ambientale nel rapporto tra Antropocene e natura, la popolazione mondiale cresceva in maniera vorticosa ed esponenziale, navigando verso gli otto miliardi, mentre questo scienziato poneva il semaforo rosso della compatibilità e sussistenza al superamento dei sei miliardi di esseri umani.

Il processo sembra arrestarsi o meglio contenersi in alcune aree del pianeta, mentre in altre si moltiplica l’espansione umana. L’inversione di tendenza interessa l’Occidente in generale, l’Europa in particolare (e con essa l’Italia), ma anche, paradossalmente, la Cina, mentre l’Africa subsahariana sarà interessata da un fenomeno di forte crescita demografica, accompagnato da importanti movimenti migratori.

È fin troppo dibattuto il teorema delle “culle vuote”: esso ci riguarda direttamente perché la popolazione italiana è destinata a diventare un melting pot etnico, culturale, linguistico, religioso.

La transizione ecologica dovrà fare i conti con processi di trasformazione più ampi, come assai bene evidenziato nei saggi di Vittorio Emanuele Falsitta (Il crepuscolo dell’umano. L’uomo, la tecnica, il capitale) e di Giuseppe Sabella (La grande transizione del capitalismo), entrambi editi da Rubbettino.

Tempora mutantur et nos mutamur in illis: di fronte al cambiamento atteso o inimmaginabile è necessario che le istituzioni, a cominciare dagli Stati, si attrezzino per il futuro.

Non sembra dunque retorico interrogarsi su quali politiche si dovranno adottare per promuovere la crescita e il riscatto delle giovani generazioni, che saranno multietniche, multiculturali, fortemente indirizzate verso processi di tecnologizzazione della vita, ma che originano spesso da condizioni di precarizzazione esistenziale e di marginalizzazione sociale verso forme di solitudini indotte.

Se sono oggi i soggetti più deboli e sovraesposti, anche sul fronte della deprivazione economica e culturale, essi dovranno ben presto diventare il destinatario privilegiato di ogni investimento, pena l’essere destinati alla soccombenza in un mondo dove risulta sempre più complicato ritagliarsi uno spazio vitale, se non di vera e propria sopravvivenza.

Vittorio Bachelet, la mitezza della politica e la forza del dialogo

Una vita al servizio della Chiesa e dello Stato

Nel centenario della nascita di Vittorio Bachelet (Roma, 1926-1980, assassinato dalle Brigate Rosse in un agguato all’Università «La Sapienza») è bene tenerne viva la memoria come atto di riconoscimento e di riconoscenza per una vita tutta spesa al servizio della Chiesa e dello Stato, coniugando insieme le indicazioni basilari del Concilio Vaticano II e i principi fondamentali della Costituzione italiana.

Una lezione che Bachelet ha dato come professore universitario alla «Sapienza» di Roma, come presidente nazionale dell’Azione Cattolica e come vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, e che nulla ha perduto della sua validità ed esemplarità.

Qui, in particolare, lo vorrei ricordare per la collaborazione data a due iniziative del Circolo culturale «Jacques Maritain» di Ancona, che mi hanno permesso di conoscerlo personalmente e che ci permettono di cogliere due aspetti peculiari della sua personalità, relativi alla sua militanza nell’Azione Cattolica e alla sua partecipazione alla cultura personalista.

La scelta religiosa e il rinnovamento dell’Azione Cattolica

Nel 1971 lo invitai a parlare su «L’Azione Cattolica Italiana nel post-Concilio», perché questa Associazione, grazie proprio a Bachelet, aveva rinnovato il suo Statuto, assumendo una nuova fisionomia, che faceva discutere ad intra e ad extra del mondo cattolico.

Infatti, caratterizzando l’Associazione per la «scelta religiosa», la portava fuori dalle impostazioni preconciliari (all’insegna del cosiddetto «collateralismo politico» con la DC), che avevano trovato in Luigi Gedda il paladino più rappresentativo.

La nuova impostazione recepiva le indicazioni del Vaticano II, che all’apostolato dei laici aveva dedicato uno specifico decreto, Apostolicam actuositatem, e soprattutto aveva pubblicato due costituzioni fondamentali: Lumen gentium e Gaudium et spes, che rinnovavano rispettivamente il rapporto tra pastori e laici e il rapporto tra Chiesa e mondo.

Alla luce di questi documenti conciliari, come pure di alcuni testi magisteriali di Giovanni XXIII (Mater et magistra e Pacem in terris) e di Paolo VI (Ecclesiam suam, Populorum progressio, Octogesima adveniens), l’Azione Cattolica aveva operato – nell’arco del decennio della presidenza bacheletiana – un rinnovamento che accentuava la sua dimensione laicale, caratterizzandola in termini (potrei sinteticamente dire) di autonomia (sociale), responsabilità (ecclesiale) e formazione (spirituale).

Dunque, il suo impegno maggiore fu quello di Rinnovare l’Azione Cattolica per attuare il Concilio, come suona il titolo di un suo libro (AVE, 1966), e di avviare Il nuovo cammino dell’Azione Cattolica, come suona il titolo di un altro suo libro (ivi, 1973), democratizzando la vita interna dell’Associazione, accompagnando la riforma della liturgia successiva al Concilio, promuovendo una nuova corresponsabilità dei laici nella vita della Chiesa, guidando l’Associazione verso un progressivo distacco dall’impegno politico diretto.

Jacques Maritain e la distinzione tra fede e politica

Nel 1973 Vittorio Bachelet fu di nuovo ad Ancona in occasione del grande convegno su «Il pensiero politico di Jacques Maritain».

Bachelet era stato certamente un lettore di Maritain, in particolare di Umanesimo integrale, dove vengono operate delle distinzioni fatte proprie dalla nuova Azione Cattolica, ossia quella tra «azione cattolica» e «azione politica» e quella tra «agire in quanto cristiani» nell’ambito ecclesiale (caratterizzato dall’unità della fede religiosa) e «agire da cristiani» in ambito civile (caratterizzato dalla pluralità delle opzioni politiche).

In questo contesto Maritain aveva invitato a coltivare il dialogo come confronto teoretico e come incontro pratico: duplice la regola dialogica indicata da Maritain: la «giustizia intellettuale», per cui non si deve far torto alla coerenza dei dialoganti, e l’«amicizia civile», per cui si cercano e si trovano «possibilità di cooperazione in un mondo diviso» (per dirla con il titolo di un discorso tenuto all’UNESCO e inizialmente intitolato «La via della pace»).

Le tre M di Bachelet: mitezza, moderazione e mediazione

Ho voluto ricordare queste impostazioni care a Maritain, in quanto ritengo che Bachelet sia tra coloro che le hanno incarnate efficacemente attraverso alcune qualità peculiari, che vorrei sintetizzare in «3 M», ossia la mitezza, la moderazione e la mediazione; si tratta di una disposizione, di un’attitudine e di una capacità che lo hanno reso uomo del dialogo fraterno, finalizzato essenzialmente alla pacificazione degli animi: era questo il suo stile.

Nel suo intervento al citato convegno di Ancona Bachelet seppe mettere in luce «la strada diversa di Maritain», in quanto incentrata sulla «contemplazione – e non di una qualunque contemplazione, ma di una contemplation sur les chemins, come diceva, sulle strade, di una contemplazione che si è incontrata con quella dei Piccoli Fratelli».

Così la vita di Maritain «ha avuto un significato profondo e una forza trasformatrice di testimonianza e di stimolo per tutti noi e può averla anche nel futuro».

La Costituzione come argine alla violenza

Tanto che a me sembra di poter applicare a Bachelet ciò che egli aveva segnalato in Maritain, vale a dire che ha avuto una «influenza di sollecitazione alle responsabilità» perché «egli è stato un testimonio della sua fede» e questa fede è stata «un elemento decisivo anche nella sua concezione della società e della politica» e nella critica nei confronti del «machiavellismo», che è alla radice «di ogni politica di potenza e di ogni totalitarismo politico».

Mentre c’è bisogno di una politica «aiutata e confortata […] da tutto ciò che l’uomo riceve, nella sua stessa vita sociale, dalla fede religiosa e dalla parola di Dio che opera dentro di lui», cioè dentro tutti gli uomini.

Una politica che trova nella «Carta costituzionale l’argine alla violenza», come ha detto Sergio Mattarella aprendo le celebrazioni del centenario della nascita di Bachelet, che il quotidiano Avvenire (nell’approfondimento operato) ha definito «un maestro ancora attuale», in cui si sono intrecciate – per dirla con il figlio Giovanni Bachelet – «politica, santità e competenza».

L’America costruì l’Europa. Ora Trump vuole disfarla

Il paradosso della storia

L’America che contribuì a costruire l’Europa unita potrebbe essere la stessa che ne favorirà la dissoluzione. È il paradosso attorno al quale ruota un’interessante analisi di Ian Buruma, storico e saggista, pubblicata il 10 agosto sul sito online del  New Yorker con il titolo The U.S. Helped Make Europe. Can It Break It?, prendendo spunto dal volume di Glyn Morgan, The Rise and Fall of American Europe.

La questione va ben oltre le tensioni commerciali, le controversie sulla NATO o le divergenze sulla guerra in Ucraina. Riguarda il significato politico della costruzione europea e il mutamento radicale dell’atteggiamento americano nei suoi confronti.

 

Truman e la scelta dell’unità europea

Nel secondo dopoguerra, gli Stati Uniti compresero che la stabilizzazione del continente richiedeva qualcosa di più della ricostruzione economica. Occorreva superare il sistema delle rivalità nazionali che aveva trascinato l’Europa in due guerre mondiali.

La Dottrina Truman, il Piano Marshall e la nascita dell’Alleanza atlantica rispondevano certamente alle esigenze del contenimento sovietico. Ma contribuirono anche a creare le condizioni politiche ed economiche dell’integrazione europea.

Washington sostenne il processo avviato da Schuman, Adenauer e De Gasperi, riconoscendo nella riconciliazione franco-tedesca e nella progressiva condivisione della sovranità una garanzia di pace e stabilità.

L’Europa comunitaria nacque dunque anche grazie alla lungimiranza americana, pur conservando una propria autonoma ispirazione politica e ideale.

 

Trump e il ritorno delle sovranità nazionali

Con Donald Trump il quadro si rovescia. L’Unione europea non appare più come un alleato strategico da rafforzare, ma come un concorrente economico e un ostacolo politico.

Il nazionalismo MAGA manifesta una profonda diffidenza verso le istituzioni sovranazionali, il multilateralismo e la cultura del compromesso che hanno caratterizzato l’esperienza comunitaria.

Non si tratta soltanto di pretendere maggiori spese militari dagli alleati o condizioni commerciali più favorevoli. È la stessa idea di Europa come soggetto politico unitario a entrare in collisione con la visione trumpiana dell’ordine internazionale.

Un continente frammentato, composto da Stati impegnati a negoziare separatamente con Washington, sarebbe inevitabilmente più debole. E più esposto all’influenza delle grandi potenze.

 

L’alleanza con i nazionalismi europei

La novità più significativa consiste nella convergenza tra il movimento MAGA e quelle forze politiche europee che contestano il processo d’integrazione.

Il sostegno politico e ideologico alle destre nazionaliste non costituisce un semplice episodio della battaglia culturale americana. Può diventare uno strumento di pressione sull’Unione, favorendo le spinte centrifughe già presenti al suo interno.

Qui emerge la contraddizione più evidente: l’America che ieri incoraggiava gli europei a superare i nazionalismi oggi sembra incoraggiarli a riscoprirli.

Naturalmente sarebbe sbagliato attribuire a Trump tutte le difficoltà dell’Unione. La crisi della rappresentanza, le disuguaglianze territoriali, la debolezza delle istituzioni comuni e l’incapacità di esprimere una politica estera condivisa precedono il suo ritorno alla Casa Bianca.

Ma l’ostilità americana può aggravare queste fragilità, trasformandole in una crisi dell’intero progetto europeo.

 

La responsabilità dell’Europa

L’interrogativo sollevato da Buruma contiene infine una lezione politica. L’Europa non può continuare a considerare la protezione americana come una condizione permanente e garantita della propria esistenza.

La solidarietà atlantica resta un patrimonio prezioso, ma non può sostituire la responsabilità politica degli europei.

La risposta al trumpismo non consiste nell’antiamericanismo, bensì nella capacità di rendere l’Unione più coesa, autorevole e autonoma.

Se Truman aiutò gli europei a costruire la loro unità, Trump potrebbe costringerli a dimostrare di saperla difendere da soli. È questa, forse, la sfida più impegnativa che il Vecchio Continente si trova oggi ad affrontare.

 

Ian Buruma , professore al Bard College, è autore, tra gli altri libri, di “ Stay Alive: Berlin 1939-1945 ”.

 

Per leggere il testo di Buruma

https://www.newyorker.com/magazine/2026/08/17/the-rise-and-fall-of-american-europe-glyn-morgan-book-review?utm_source=chatgpt.com

Attacco con drone in Darfur provoca 21 morti e 40 feriti

Roma, 27 ott. (askanews) – Un attacco con un drone avvenuto ieri sera contro un mercato a Nyala, nella regione sudanese del Darfur, ha provocato 21 morti e 40 feriti. Lo hanno riferito oggi alla Afp una fonte medica e alcuni testimoni.

Nyala è una città-roccaforte dei paramilitari sudanesi delle Forze di supporto rapido (Rsf).

“Ventuno persone sono state uccise nel bombardamento della scorsa notte e oltre 40 sono rimaste ferite”, ha dichiarato un membro del personale medico dell’ospedale di Nyala, precisando tuttavia di non essere in grado di stabilire quante delle vittime fossero combattenti delle Rsf, che, secondo un testimone sentito dalla Afp, sono soliti frequentare questo mercato.

In Israele oggi si vota per rinnovare la Knesset

Roma, 27 ott. (askanews) – Si sono aperte un’ora fa, alle 7 ore locali (le 6 in Italia), le urne in Israele per l’elezione dei 120 membri della ventiseiesima Knesset, il Parlamento monocamerale del Paese. Sono chiamati al voto circa 7,3 milioni di aventi diritto. I seggi chiuderanno alle 22 ore locali, le 21 in Italia. Subito dopo, le principali emittenti televisive israeliane cominceranno a diffondere i primi exit poll.

Gli ultimi sondaggi pubblicati prima dell’apertura dei seggi indicano un testa a testa tra lo schieramento del primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha dominato la scena politica di Israele negli ultimi tre decenni, e il blocco dell’opposizione guidato dall’ex capo di stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane Gadi Eisenkot, presidente del partito Yashar. Stando alle previsioni, nessuno dei due schieramenti raggiungerebbe la maggioranza di 61 seggi in parlamento. Sono 36 le liste che si contendono i 120 seggi della Knesset. Per la precisione sono 12.018 seggi aperti oggi per i 7.331.981 aventi diritto al voto. Nelle piccole località con un massimo di 350 elettori, i seggi rimangono aperti dalle 8 alle 20. Lo stesso orario si applica ad alcuni seggi speciali come ospedali, case di riposo e carceri.

Porsche: utile operativo a 1,74 mld nei 9 mesi, ricavi -5,9%

Milano, 27 ott. (askanews) – Porsche ha chiuso i primi nove mesi del 2026 con un utile operativo di 1,74 miliardi di euro, rispetto ai 40 milioni dello stesso periodo del 2025, beneficiando soprattutto dei minori oneri legati alla ristrutturazione. I ricavi sono diminuiti del 5,9% a 25,28 miliardi di euro, a fronte di consegne in calo del 16% a 178.532 vetture. Il margine operativo è salito al 6,9% dallo 0,2% di un anno prima. Il costruttore tedesco, controllato dal gruppo Volkswagen, ha confermato le previsioni per l’intero esercizio.

Il miglioramento della redditività riflette soprattutto la forte riduzione degli oneri per il riallineamento strategico, scesi a circa 500 milioni di euro rispetto ai 2,7 miliardi dei primi nove mesi del 2025. Il margine Ebitda della divisione automotive è aumentato al 17,3% dall’11,9%.

“Stiamo attuando il nostro riallineamento strategico con coerenza e rapidità. Ci concentriamo sul nostro core business, su una struttura dei costi competitiva e su un aumento sostenibile della redditività”, ha dichiarato il Ceo Michael Leiters.

Il cash flow netto automotive è salito a 2,5 miliardi di euro da 1,34 miliardi, grazie principalmente agli incassi derivanti dalla cessione delle partecipazioni in Bugatti Rimac e Rimac Group, completata a settembre. L’operazione ha generato un incasso di 984 milioni e una plusvalenza di 593 milioni, contabilizzata nel risultato finanziario. La liquidità netta automotive ha raggiunto 8,23 miliardi a fine settembre.

Nel terzo trimestre il cash flow ha risentito di oneri tra 100 e 200 milioni legati alla ristrutturazione, di 250 milioni destinati agli obblighi pensionistici e di 200 milioni per i dazi statunitensi.

Sul fronte commerciale, il Nord America resta il principale mercato con 56.088 consegne, mentre in Cina proseguono le difficoltà legate alla concorrenza locale. La quota delle vetture completamente elettriche sulle consegne è scesa al 21,7% dal 23,1%.

Porsche ha confermato per il 2026 ricavi tra 35 e 36 miliardi di euro e un margine operativo compreso tra il 5,5% e il 7,5%. Il margine di cash flow netto automotive è atteso tra il 5,5% e il 7,5%, mentre quello Ebitda tra il 15% e il 17%.

Il gruppo prosegue intanto il riassetto previsto dalla strategia “Sportwagenschmiede 35”, concentrandosi sul core business, sulla riduzione dei costi e su una minore intensità di capitale. Ad agosto Porsche ha firmato un accordo con Tata Consultancy Services per la cessione della controllata Mhp, operazione il cui completamento è previsto entro i prossimi 12 mesi.

Ferretti: utile 9 mesi -18,2% a 49,9 mln, riviste stime redditività

Milano, 27 ott. (askanews) – Ferretti Group ha chiuso i primi nove mesi del 2026 con un utile netto in calo del 18,2% a 49,9 milioni di euro e ricavi sostanzialmente stabili a 888,6 milioni (+0,2%). L’Ebitda adjusted è diminuito del 7,8% a 130,6 milioni, con un margine sceso al 14,7% dal 16%. Il gruppo nautico ha rivisto al ribasso la guidance 2026 sulla redditività, confermando invece le previsioni sui ricavi.

In particolare, Ferretti prevede ora un Ebitda adjusted compreso tra 174 e 185 milioni di euro, rispetto alla precedente stima di 186-197 milioni, con un margine del 14,5-14,9% contro il 15,5-15,9% indicato in precedenza. Confermati gli obiettivi di ricavi tra 1,2 e 1,24 miliardi e investimenti tra 60 e 65 milioni.

La raccolta ordini nei nove mesi è diminuita del 13,8% a 664,9 milioni, ma nel terzo trimestre è tornata a crescere del 6,6% a 323,6 milioni, sostenuta anche dai saloni nautici europei. Nello stesso trimestre i ricavi sono aumentati del 13,6%. Il portafoglio ordini complessivo al 30 settembre ammontava a 1,33 miliardi, in calo dell’11% su base annua, mentre quello netto si è attestato a 571,4 milioni (-28,1%). La posizione finanziaria netta evidenzia una cassa di 42,3 milioni, rispetto ai 95 milioni di fine giugno.

A livello di segmenti, la raccolta ordini degli yacht in composito è cresciuta del 28,2% a 357,3 milioni, mentre quella degli yacht su misura è diminuita del 31,5% a 290,4 milioni. Nessun nuovo ordine è stato acquisito nei superyacht nei primi nove mesi, contro i 64,2 milioni dello stesso periodo del 2025. Sul piano geografico, gli ordini sono cresciuti dell’1,8% in Europa, mentre sono diminuiti del 36,5% in Medio Oriente e Africa e del 42,2% nelle Americhe.

“La nostra redditività rimane al di sotto dei livelli che Ferretti Group può e deve esprimere”, ha dichiarato l’Amministratore delegato Stassi Anastassov, annunciando un piano di miglioramento delle performance attraverso interventi sui prezzi, sul mix di prodotto, sull’efficienza industriale e sull’utilizzo dei cantieri. Il gruppo ha inoltre avviato programmi specifici per migliorare i risultati nelle Americhe, in Medio Oriente e nel segmento superyacht.

La flessione dei margini riflette il minore contributo degli yacht su misura e alcune inefficienze operative presso società controllate fornitrici, che hanno determinato costi aggiuntivi e ritardi nelle consegne. Secondo Ferretti, le azioni correttive produrranno benefici graduali nel corso dell’esercizio.

La danza inafferrabile di Marisa Merz in tre musei a Torino

Torino, 28 ott. (askanews) – Torino, tre sedi, un’artista che pur a cento anni dalla sua nascita continua a essere attuale, contemporanea, mai richiudibile dentro definizioni fisse: Marisa Merz. “La danza delle ore”, titolo bellissimo, è una mostra che si articola in tre atti, in Fondazione Merz, alla GAM e al castello di Rivoli e in ciascuno spazio la sua storia viene raccontata in modi diversi, per comporre, alla fine, un ritratto plurale.

“Qui in Fondazione – ha detto ad askanews Sébastien Delot, uno dei curatori del progetto – con Beatrice Merz abbiamo pensato di costruire una mostra intorno all’idea della trasformazione della metamorfosi, della sperimentazione. E abbiamo provato a farlo capire al pubblico presentando tante opere inedite, opere finite, opere iconiche, però anche opere sperimentali, sia a livello di materiali sia di pensiero”.

Lo spazio che resta aperto, non definito; le pratiche molteplici, dalla scultura all’installazione, dal disegno alle opere giù grandi, come la “Living Sculture” del 1966 che viene presentata dopo un importante restauro. Entrare nel mondo di Marisa Merz è un’esperienza intensa, non facile, ma piena di sorprese. Che dialoga anche con la dimensione museale.

“Il mio lavoro qui alla GAM – ha aggiunto Chiara Bertola, direttrice del museo torinese e co-curatrice della mostra – spero che lo si percepisca da fuori, è proprio di riuscire a far sì che l’opera entra dentro, ma rimane viva, cioè il museo non mortifica, non fa diventare morte le opere, ma le rende vive. Quindi io spero che questa mostra, pur avendo una tonalità museale per la qualità dei lavori che ha, cioè di tappe storiche importanti nell’opera di Marisa, sia anche però piena di vita o comunque che faccia capire la profonda vitalità che animava l’opera di Marisa”.

Questa vitalità si sente, è invisibile ma presente come se fosse un campo magnetico e si protende verso l’esterno, così se in Fondazione Merz è presente un intervento fotografico di Tacita Dean, al Castello di Rivoli dieci artiste, più un pittore giottesco, hanno creato dei lavori ispirati alla Merz.

“Marisa Merz – ha concluso Marianna Vecellio, co-curatrice per il Castello – è stata accolta come a costituire una sorta di infrastruttura immaginaria una cassa di risonanza per ospitare 10 artiste un undicesimo che è Agnolo Gaddi, per cui passato e presente e una proiezione verso il futuro. Lei è stata un’artista libera, non amava essere definita, non amava essere chiusa dentro delle definizioni precise, capricciosa, abbiamo detto, amante della musica, era proprio uno spirito libero”.

Questa libertà, che è complessa e tutt’altro che scontata, sembra essere alla fine la cifra costante di tutti i momenti del progetto espositivo, ma forse il vero valore delle tre mostre è che, comunque Marisa Merz resta inafferrabile e continua a volare verso il futuro, come una delle sue bellissime figure che si allungano sulla tela, enigmatiche e perfette. (Leonardo Merlini)

Il Papa andrà in Sud America: "Messaggio di fede, speranza e pace"

Roma, 26 ott. (askanews) – Alla luce del “nulla osta” dei medici che seguono Papa Leone, la Sala Stampa della Santa Sede conferma che il Viaggio Apostolico di Prevost in Uruguay, Argentina e Perù, previsto dal 6 al 17 novembre 2026 “si svolgerà secondo il programma precedentemente pubblicato”.

Il Papa, si spiega in una nota, “attende con grande gioia ed entusiasmo questo viaggio, che offrirà l’opportunità di rafforzare i legami di comunione con le Chiese locali, incoraggiare i fedeli nella loro missione e portare un messaggio di fede, speranza e pace ai popoli di Uruguay, Argentina e Perù, di incontrare la loro fede e condividere la speranza e la pace che Cristo porta al nostro mondo”.

“Sono felice di poter tornare nel continente nel quale ho vissuto tanti momenti della mia vita. Possa questo viaggio essere un’occasione per aprire i nostri cuori gli uni agli altri, rafforzare la nostra comunione come fratelli e sorelle e rinnovare il nostro impegno ad annunciare il Vangelo con gioia!”, ha commentato Papa Leone.

Meloni a Manfredi: ok a confronto ma con tutti Sindaci, non solo di una parte

Milano, 26 ott. (askanews) – Da parte del governo c’è la “disponibilità a un confronto istituzionale, convocando la Conferenza Stato-Città che è “la sede che esiste” per il “confronto istituzionale” in cui sono rappresentati i sindaci di tutti i Comuni, “non di una sola parte politica”. Lo scrive la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in una lettera al presidente dell’Anci Gaetano Manfredi dopo l’appello, fatto dallo stesso sindaco di Napoli e da altri 9 sindaci di centrosinistra.

Meloni scrive di “non capire il senso della polemica che accompagna la richiesta” perché “tanto io quanto lei abbiamo una responsabilità, se si tratta di un confronto istituzionale: coinvolgere tutti i sindaci” mentre “una richiesta firmata dai Sindaci di una sola parte politica non rappresenta quella platea”. (Segue)

Exclusive Padel Cup, a Trani Materassi lascia il segno con doppietta

Roma, 26 ott. (askanews) – È stato Martin Materassi il grande protagonista della seconda tappa della Exclusive Padel Cup. Al Dorado Padel Center di Trani, l’atleta romano, si legge in una nota, ha infatti conquistato sia il torneo maschile – in coppia con Matteo Marchiana – sia quello misto, in coppia con Valentina Silenzi, figlia di Andrea, ex calciatore con un passato tra le altre con la maglia del Torino e primo italiano a giocare in Premier League (con il Nottingham Forest, stagione 1995-96). Si è chiusa quindi anche la seconda tappa della sesta edizione del circuito organizzato da MSP Italia, ente di promozione sportiva riconosciuto dal Coni, leader in Italia nei tornei di padel amatoriali, e sponsorizzato da Exclusive, carta di credito del Gruppo Intesa Sanpaolo.

Nel torneo maschile, prosegue la nota, Materassi e Marchiana hanno battuto i tranesi Mariano Marcone e Carmine Biancolillo; in quello misto, invece, Materassi e Silenzi hanno avuto la meglio di Irene Filannino e Antonio Di Martino.

La sfida per Materassi proseguirà anche nelle prossime due tappe: “Mi piace unire il padel al turismo per scoprire nuove città, per questo ho scelto di partecipare a tutte e quattro gli appuntamenti della Exclusive Padel Cup – ha raccontato -. Trani è stupenda, con gli altri compagni di viaggio abbiamo visitato la Cattedrale e visto le bellezze del luogo”. Dopo Roma e Trani, la manifestazione farà tappa a Bergamo (7-8 novembre) e a Parma (28-29 novembre).

Israele, l’attesa elettorale e gli scenari internazionali

Gerusalemme, 26 ott. (askanews) – A destra, e non solo, lo slogan è stabilità e sicurezza, a sinistra evitare lo scivolamento verso una “democratura”. Al centro trovare mediazioni per un nuovo Israele. Schemi classici in politica, se non fosse che qui parliamo delle elezioni più attese, almeno dell’ultimo decennio, per la costituzione della 26esima Knesset. Israele va al voto, domani, sapendo di avere, per tante e note ragioni, gli occhi del mondo addosso: all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv si susseguono i rientri dei cittadini residenti all’estero. Migliaia ogni giorno. Vogliono esserci stavolta, il momento è diverso da altre tornate. Il 7 ottobre ha cambiato tutto, dentro e fuori Israele. Ma la sfida non è rispondere all’esterno, non adesso, quanto decidere innanzitutto della conferma della propria capacità di resilienza.

Ci sono i temi nazionali, il servizio militare che gli haredim rifiutano e che devono per legge fare, la riforma giudiziaria, l’istituzione di una commissione sul 7 ottobre.

C’è una economia che regge bene, un ascensore sociale che funziona, ma anche la necessità di confrontarsi con segnali che se non di rallentamento parlano di una tendenza a investire in altre aree del mondo, almeno per quell’eccezionale capacità di produrre ricchezza determinata dal sistema delle start up tech Made in Israel.

Poi c’è Gaza. Ancora, Cisgiordania, Giudea e Samaria, da controllare e, solo per l’estrema destra, nel caso da occupare. I nomi e le sigle sono sempre quelli, Hamas, l’ANP, addirittura l’OLP, in questo quadrante della storia quel 7 ottobre fa ancora tanta paura. Oltre che rabbia. Perché si può ripetere, dicono a Gerusalemme, perchè va prevenuto, perché quelli sono confini armistiziali non confini ufficiali. Così dai media alla strada.

Ma guardando oltre, nel gioco delle letture ufficiali degli analisti israeliani, di primo livello, tra “Record e Off”, si capisce che quella paura ha in primis altri nomi. Hezbollah, Libano, Nord: Unifil finisce ormai il suo tempo e non serve più, anzi per i paesi partecipanti sarebbe meglio investire risorse nel sostegno alla ripresa dello spazio e delle capacità di governo di Beirut. I militari multilaterali no. Proprio quanto accaduto dopo il 7 ottobre per gli israeliani lo ha ampiamente dimostrato, con una intera area, villagi e kibbutz del nord, che ancora non si è ripopolata. Quindi? L’Idf deve poter contare sull’azione del governo libanese e del suo esercito.

Nonostante le somme che l’Iran (un miliardo di dollari all’anno…) spende per i suoi alleati più fedeli, emanazione quasi diretta della rivoluzione dei pasdaran. Non è semplice: basta fare i conti in tasca a un padre di famiglia libanese con due figli, uno nell’esercito libanese l’altro arruolato da Hezbollah. Con quest’ultimo che guadagna tre volte tanto il fratello. Poi c’è la Siria, c’è Ahmed al-Sharaa, l’ex Isis. Con lo spettro di un dialogo impossibile sulla carta che consegnerebbe spazio aperto alla Turchia di Erdogan. Il vero antagonista (dopo l’Iran) per peso militare e posizionamento geopolitico, ormai re-islamizzato. Dialogo che però deve esserci, perchè un accordo di sicurezza è fondamentale. Sul tavolo ci sarà la questione dei drusi, che rischia di restare uno scoglio difficilmente superabile.

E veniamo all’Europa. Che Israele si specchi nelle sue radici europee è cosa nota. Che viva con sospetto e con un “ve l’avevamo detto” la fenomenologia che le città europee stanno attraversando in termini di violenza crescente, pure. Basta poi provocazioni, Italia inclusa, vedi la lettura di Gerusalemme della vicenda delle 5 attiviste espulse, e il dito che punta senza mezzi termini sul Patriarca Latino Pizzaballa che ha canali aperti e poteva informare.

Nonostante ciò c’è ottimismo per la ripresa dei rapporti con il Vaticano di Papa Leone XIV, anzi ci si informa sulla sua salute. In sintesi, meno Ue e più rapporti con i Paesi, anche se molte posizioni sono definite “pericolose”. Un salto atlantico e si va negli Usa: i democrats da tempo sono lontani, più woke che altro. Il peso del Qatar, anche nelle Università, è forte. Anche il consenso Maga però qualche scricchiolio lo fa sentire. Ma c’è alle porte l’elezione di Midterm, meglio attendere prima di commentare.

Intanto si va al voto. Per quanto sopra e per molto altro. L’atmosfera è quella dei grandi appuntamenti della storia, a prescindere da chi relega tutto a un referendum su Benjamin Netanyahu. E serve raccontarla, questa sfida, a un mondo che ha girato la testa dall’altra parte. In consapevolezza ma senza muoversi da ciò che oggi, in Israele, conta: stabilità e ancora di più sicurezza.

"Prima del sipario", a Torino in mostra i bozzetti di Arturo Brachetti

Roma, 26 ott. (askanews) – Cosa succede quando si crea uno spettacolo? Prima che costume o una scenografia prendano vita sul palcoscenico, c’è un’idea che nasce su un foglio di carta. “Prima del sipario” racconta questo momento del processo creativo, attraverso una selezione di bozzetti originali di Arturo Brachetti, leggenda del quick-change, che svela un aspetto meno conosciuto del suo lavoro: quello di disegnatore e scenografo. La mostra espone, dal 28 ottobre al 5 novembre, schizzi in bianco e nero ricchi di dettagli, che restituiscono la dimensione visiva della sua immaginazione e mostrano come lo spettacolo prenda forma nella fantasia di Brachetti ben prima di incontrare lo sguardo del pubblico.

La mostra nasce in occasione dei dieci anni di SOLO, il one man show dell’artista in tour europeo e che tornerà in scena a Torino dal prossimo 26 dicembre. Per celebrare questo anniversario, Ridicola (Via San Tommaso 13, Torino), in collaborazione con Arte Brachetti, dedica una piccola esposizione al suo universo creativo, aprendo una finestra su una fase del lavoro teatrale che normalmente rimane lontana dalla scena.

La selezione accompagna il visitatore attraverso alcuni degli spettacoli e dei mondi visivi costruiti da Brachetti nel corso della sua carriera: da SOLO ad altre produzioni che lo hanno visto protagonista o regista, come il musical Cabaret, fino alla collaborazione con Aldo, Giovanni e Giacomo, per cui ha contribuito a ideare personaggi e universi scenici.

I bozzetti non sono soltanto studi preparatori, ma segni della fantasia dell’artista. Prima di diventare un costume, un personaggio o una scenografia, tutto comincia da un’idea. E prima di arrivare sul palco, quell’idea passa dalla carta. Prima del sipario racconta proprio questo passaggio: dal segno alla materia, dal bozzetto al palcoscenico, mostrando il processo creativo che si nasconde dietro la trasformazione e la fantasia di uno degli artisti italiani più riconoscibili nel mondo.

Un piccolo backstage aperto al pubblico, ospitato nel luogo insolito e quotidiano di un’edicola torinese oggi divenuta attivatore culturale, dove i disegni diventano finestre su mondi ancora da costruire. I disegni diventano finestre su mondi ancora da costruire e invitano a osservare il teatro da una prospettiva diversa: non soltanto come ciò che accade sul palcoscenico, ma anche come il percorso creativo che lo rende possibile.

Perché la magia che il pubblico vede sul palco comincia molto prima. Prima del sipario.

Cortei, Conte:chiedere scusa ai giovani e voltare pagina, ora interventi strutturali

Roma, 26 ott. (askanews) – “Anche chi ha alle spalle anni di esperienza, gavetta e un lavoro stabile vede lo stipendio divorato dal carovita. Per un giovane va peggio.Un under 35 di oggi guadagna meno di 10 anni fa in termini reali e il 30% in meno di un senior che già fatica coi rincari. Lo certifica Il Sole 24 Ore.È questo il futuro che vogliamo offrire? Un futuro con l’elmetto in testa, con 800 miliardi di riarmo europeo e il 5% del Pil in spese militari?Un futuro con più posti nelle carceri giovanili che occasioni di lavoro? Allora poi non ci stupiamo del record negativo di nascite del 2025.Serve chiedere scusa a questa generazione e risarcirla con interventi strutturali. Non criminalizzarla e denigrarla se alza la voce ed esprime la sua rabbia senza ricorrere alla violenza”. Lo dichiara via social il presidente M5s Giuseppe Conte.

“Per iniziare a voltare pagina – elenca Conte- proponiamo: taglio strutturale delle tasse per gli under 35, salario minimo per mettere fuorilegge le paghe da fame, stop a stage e tirocini gratuiti che sono sfruttamento, affitti calmierati con lo Stato garante.E poi scelte forti per gli studenti. Prendiamo i 13,5 miliardi bloccati per il Ponte sullo Stretto, tra inchieste ed errori progettuali, e usiamoli per rivoluzionare la nostra scuola.Partiamo da qui e cambiamo le cose.

Meloni mercoledì ad assemblea Confartigianato, Cdm per manovra mercoledì o giovedì

Roma, 26 ott. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha formalizzato il suo interveento mercoledì prossimo 28 ottobre all’Assemblea di Confartigianato in programma a Roma dalle 10,30 all’Auditorium della Conciliazione. Quanto al Consiglio deei ministri per l’approvazione della manovra da tenersì entro la fine di questa settimana, la convocazione ancora non è partita.

A differenza dell’annuncio di ieri di Matteo Salvini dal congresso della Lega per un disco verde già domani all’indomani del vertice si questa sra, però, diversi ministri continuano ad assicurare che le date cerchiate in rosso per l’ok del governo alla legge di bilancio 2027 sono il tardo pomeriggio di mercoledì o quello di giovedì.

Sempre giovedì’, infine, la presenza della premier è stata annunciata alle 11,15 alla assemblea nazionale a Roma del partito neo alleato del centrodestra “Nord chiama Sud”, fondato e guidato da Cateno De Luc e presieduto da Laura Castelli.

Da Mattarella un avvertimento su IA e fake news

Firenze, 26 ott. (askanews) – Con la campagna elettorale praticamente già iniziata, la manovra di bilancio alle porte e un ruolo sempre più pervasivo della Rete nell’orientare scelte e comportamenti, Sergio Mattarella interviene a Firenze, al festival delle Regioni, deciso a richiamare alcuni concetti chiave per la salute della Repubblica.

Il primo è quello della leale collaborazione tra le istituzioni, declinata anche nella capacità di “fare sistema tra gli enti territoriali” e con le istituzioni nazionali, pratica che non solo è “coerente” con i principi costituzionali, ma rappresenta per la Repubblica “una risorsa fondamentale che alimenta la necessaria fiducia dei cittadini nelle istituzioni”. Poco prima dell’intervento del capo dello Stato, il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga avverte sui rischi di una governance della sanità “con la paura elettorale”, in un clima di “scontro” e di delegittimazione che non aiuta i cittadini nè l’efficienza dei servizi: serve “una pax sul diritto alla salute”.

E di sanità parla molto, in tempi di sessione di bilancio e di risorse necessarie da stanziare per garantire le cure agli italiani, anche Mattarella, difendendo, con parole chiarissime, il patrimonio e la priorità del Servizio sanitario nazionale, “uno strumento fondamentale per assicurare il diritto alla salute, garantito dalla Costituzione”, uno strumento che va preservato e sviluppato, massimizzando anche gli investimenti realizzati grazie al Pnrr. Non manca da parte del capo dello Stato un richiamo alle Regioni a cui, dice, “spetterà adesso un ruolo centrale nel garantire che le innovazioni introdotte si consolidino e che i cambiamenti effettuati migliorino effettivamente la qualità dei servizi erogati”. Insomma, niente scuse, si tratta di “una responsabilità che le interpella in maniera ineludibile e a cui tutte – particolarmente quelle in ritardo rispetto a standard adeguati – hanno il dovere di corrispondere”.

C’è poi il capitolo dell’intelligenza artificiale, su cui da tempo il presidente chiede attenzione e regole, anche europee, premettendo che si tratta di una risorsa importante che non va demonizzata, ma nemmeno affidata passivamente alle Big Tech o alle necessità del mercato. Va posto “un freno – avverte Mattarella – a una competizione sempre più esasperata tra un numero limitato di soggetti, con esiti che, allo stato, la scienza non è in grado di prevedere” perchè “se ci limitassimo ad essere spettatori dell’espansione, in ogni direzione, del potere computazionale, potrebbero risultarne pregiudicati i valori fondativi della centralità della vita umana e, al contempo, della nostra democrazia”.

Del resto, conclude, “già oggi è evidente come la manipolazione dell’informazione, anche attraverso la diffusione di notizie false avvalendosi delle potenzialità offerte dalla rete, sia in grado di condizionare le opinioni pubbliche, di indirizzarne gli orientamenti e le scelte non solo a livello commerciale”. La diffusione di fake news e la loro capacità di influenzare le persone e le loro scelte preoccupa Mattarella, anche in vista della lunga, e già avviata, campagna elettorale che condurrà alle elezioni politiche del 2027.

Tennis, Sinner annuncia: sarà al Six Kings Slam a dicembre

Roma, 26 ott. (askanews) – Jannik Sinner guarda al rientro in campo e rilancia sui social il cartellone del Six Kings Slam, il torneo esibizione in programma a Riad dal 27 al 30 dicembre, trasmesso in esclusiva su Netflix. Il tennista azzurro, che aveva chiuso anticipatamente la stagione a causa di un infortunio al ginocchio, compare nella nuova versione della locandina della manifestazione, dopo essere stato inizialmente sostituito dallo statunitense Learner Tien. Il torneo, originariamente previsto a fine ottobre e rinviato per le tensioni legate alla guerra in Medio Oriente, potrebbe rappresentare un primo appuntamento in vista della nuova stagione, con l’obiettivo di arrivare nelle migliori condizioni agli impegni in Australia. A Riad sono attesi anche Carlos Alcaraz, Novak Djokovic, Alexander Zverev, Alex De Minaur e Taylor Fritz. Sinner ha ripreso la preparazione fisica a Montecarlo e nei giorni scorsi ha incontrato i suoi allenatori Darren Cahill e Simone Vagnozzi per pianificare il lavoro e valutare il calendario dei prossimi impegni. La sua eventuale partecipazione al Six Kings Slam resta legata alle condizioni del ginocchio e all’evoluzione del recupero.

Ex Ilva, chiesti i domiciliari per Morselli e due dirigenti

Milano, 26 ott. (askanews) – La procura di Taranto ha chiesto gli arresti domiciliari per Lucia Morselli, ex presidente del consiglio di amministrazione di Acciaierie d’Italia, per Alessandro Labile, ex direttore dello stabilimento siderurgico, e per Francesco Astorri, responsabile della sezione Ispra dedicata alla valutazione e ai controlli degli impianti di interesse strategico nazionale. Lo riferisce l’edizione online del Quotidiano di Puglia in un articolo dedicato agli sviluppi dell’inchiesta sul presunto inquinamento provocato dalle emissioni dell’ex Ilva tra il 2019 e il 2024.

I pubblici ministeri hanno inoltre chiesto misure interdittive per altre dieci persone tra manager e responsabili. Agli indagati è stato notificato l’avviso di interrogatorio preventivo davanti al gip Francesco Maccagnano, chiamato a pronunciarsi sulle richieste cautelari avanzate dai pm.

Secondo l’ipotesi accusatoria, la gestione dello stabilimento sarebbe stata orientata a massimizzare produzione e profitti, riducendo i costi a scapito della tutela ambientale. Una condotta che, sempre secondo l’accusa, avrebbe consentito di conseguire un ingiusto profitto quantificato in 342 milioni di euro ai danni dell’Unione europea. Sono in tutto 28 le persone e cinque le società complessivamente indagate nell’inchiesta, coordinata dai pm Mariano Buccoliero, Francesco Ciardo. Per otto indagati l’accusa è associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro l’ambiente, l’incolumità pubblica e la pubblica amministrazione.

Tra le contestazioni figurano, a vario titolo, le ipotesi di disastro ambientale, inquinamento e truffa ai danni dello Stato. In particolare, secondo la ricostruzione della procura, le emissioni dello stabilimento avrebbero provocato un progressivo aumento dei livelli di benzene nell’aria del quartiere Tamburi di Taranto, contribuendo a determinare una situazione di disastro ambientale.

Nel mirino degli inquirenti tarantini è finita anche la gestione delle manutenzioni ordinarie degli impianti e i controlli ambientali. Ai principali indagati viene contestato, inoltre, di avere orientato in senso favorevole all’azienda i controlli e gli esiti delle ispezioni relative all’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) svolte da Ispra.

Ucraina, Vannacci: Salvini apra crisi Governo o è il solito bluff

Milano, 26 ott. (askanews) – “Sarà il solito bluff che va in onda negli ultimi tre anni. Salvini si vannaccizza e dice basta ad armi e soldi all’Ucraina. Allora siamo pronti a una crisi di governo tra qualche settimana, visto che il pacchetto armi è già pronto…”. Così in un video il leader di Futuro nazionale, Roberto Vannacci, dopo le parole del segretario della Lega Matteo Salvini. “Salvini sembra essersi vannaccizzato… sarà il solito bluff? Il decreto armi all’Ucraina è già pronto e noi di Futuro Nazionale voteremo convintamente No”, scrive Vannacci nello stesso post.

Rapporto Onu accusa Israele: crimini di guerra e contro l’umanità

Roma, 26 ott. (askanews) – “Israele ha commesso crimini di guerra e contro l’umanità, tra cui sterminio, persecuzione, tortura, stupro e altre forme di violenza sessuale, nei Territori palestinesi occupati, prendendo deliberatamente di mira i civili palestinesi, mentre continua a compiere un genocidio a Gaza”. Questa l’accusa contenuta nel nuovo rapporto pubblicato oggi dalla Commissione d’inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, inclusa Gerusalemme Est, e su Israele.

La Commissione è stata istituita dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu il 27 maggio 2021, con il mandato di “indagare, nei Territori palestinesi occupati, inclusa Gerusalemme Est, e in Israele, su tutte le presunte violazioni del diritto internazionale umanitario e su tutte le presunte violazioni e abusi del diritto internazionale dei diritti umani, avvenuti nel periodo precedente e successivo al 13 aprile 2021”.

Vela, America’s cup, Bruni passa da Luna Rossa ad Alinghi

Roma, 26 ott. (askanews) – Cambio in casa Luna Rossa in vista dell’America’s Cup 2027, in programma a Napoli il prossimo anno. Francesco Bruni lascia infatti il team italiano per approdare agli svizzeri di Alinghi. Il timoniere siciliano aveva guidato Luna Rossa al timone nelle due campagne di America’s Cup di Auckland 2021 e Barcellona 2024. “Luna Rossa sigla un accordo per il passaggio di Francesco Bruni a Tudor Team Alinghi. Auguriamo a Francesco Bruni il meglio per questa nuova avventura”, si legge nella nota di Luna Rossa.

“Sono davvero entusiasta di unirmi al Tudor Team Alinghi, uno dei nomi iconici dell’America’s Cup – le parole di Bruni -. Non vedo l’ora di tornare al timone e di contribuire alle prestazioni della squadra, e vorrei ringraziare Luna Rossa per avermi permesso di compiere questo passo. Molti dei miei nuovi compagni di squadra sono persone che conosco bene e che rispetto profondamente, e sono impaziente di iniziare a lavorare con loro”. Ernesto Bertarelli, proprietario del Tudor Team Alinghi, ha aggiunto: “Sono grato a Luna Rossa per aver acconsentito al trasferimento di Francesco. Porta con sé un talento eccezionale al timone, insieme a un’energia e a un entusiasmo che sapranno contagiare tutti coloro che lo circondano. Sono felicissimo di accoglierlo nella squadra”.

Indagine Onu: Israele sta compiendo uno "sterminio" in Cisgiordania

Roma, 26 ott. (askanews) – Israele avrebbe commesso il crimine contro l’umanità di “sterminio” in Cisgiordania, continuando nel contempo a perpetrare un “genocidio” contro i palestinesi nella Striscia di Gaza: è quanto afferma in un rapporto la Commissione d’inchiesta internazionale indipendente dell’Onu aggiungendo che le forze israeliane hanno commesso anche altri crimini contro l’umanità e crimini di guerra in Cisgiordania.

La commissione – che non parla a nome dell’Onu in quanto tale – aveva già stabilito, in un rapporto del settembre 2025, che Israele aveva commesso un “genocidio”, accusa che Israele respinge categoricamente.

In un nuovo documento – pubblicato alla vigilia delle elezioni legislative in Israele – l’indagine rileva che, in Cisgiordania, Israele ha condotto un “attacco diffuso e sistematico” contro i civili, attraverso operazioni militari rafforzate da una costante violenza da parte dei coloni.

“Le autorità e le forze israeliane hanno commesso crimini contro l’umanità, tra cui sterminio, tortura, stupro e altre forme di violenza sessuale in Cisgiordania, oltre a persecuzioni basate su molteplici fattori discriminatori, incentrati in particolare su nazionalità, razza ed etnia”, sostiene il rapporto.

La rappresentanza di Israele a Ginevra ha dichiarato che il rapporto si inquadra in una “campagna di disinformazione” volta a “demonizzare lo Stato di Israele e a presentare la sua stessa esistenza come criminale”.

“La comunità internazionale deve respingere queste distorsioni, rigettare le conclusioni della commissione e chiederne l’immediato scioglimento”, si legge in una nota.

Il team investigativo, composto da tre membri, è stato istituito dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu nel 2021. Navi Pillay, ex giudice dell’Alta Corte sudafricana che ha presieduto l’indagine fino al novembre 2025, ha ricevuto il Nobel per la pace all’inizio di questo mese, suscitando una dura reazione da parte di Israele.

Chiesto il carcere per Youssef Siher, i pm: potrebbe fuggire

Milano, 26 ott. (askanews) – La Procura di Milano ha chiesto la convalida del fermo con l’applicazione della custodia cautelare in carcere per Youssef Siher, ricercatore trentenne di origini marocchine fermato sabato 24 ottobre con le accuse di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.

Il giovane è ritenuto dagli investigatori della Digos e dai pm della Procura di Milano la mente e il presunto fondatore del “Movimento 17 ottobre”, una sigla nata sui social dopo gli scontri e i saccheggi avvenuti nel centro di Milano nel fine settimana del 17 e 18 ottobre.

Secondo i pm di Milano, a giustificare la custodia cautelare in carcere sono il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione del reato. Il 30enne, si legge nella richiesta di convalida del fermo firmata dal pm Francesca Crupi e dal procuratore Marcello Viola, ha assunto “profilo di spicco nel movimentismo” ed ha dimostrato “una capacità a rendere irreperibile”. Inoltre il ricercatore era “conoscenza degli strumenti informatici idoneii a sviluppare una strategia rivoluzionaria anche attaverso la pubblicazione di comunicati utili a concentrare in piazza migliaia di persone. Le istruzioni fornite agli utenti – sottolineano i magistrati milanesi – denotano un chiaro disegno strategico nel senso che le piazze indicate come luogo di concentramento risultavano per l’appunto strategiche al fine di impedire i controlli delle forze dell’ordine. L’ideologia manifestata è tale da far ritenere insufficienti gli arresti domiciliari”.

L’interrogatorio di convalida del fermo è in programma domani nel carcere milanese di San Vittore davanti al gip Tiziana Landoni.

Gli inquirenti milanesi accusano Siher di aver creato e gestito canali social e chat, anche su Telegram, per alimentare la mobilitazione nelle piazze e incitare a nuove azioni violente. Sono oltre novemila gli iscritti alla sua piattaforma di messaggistica e più di 50 mila i followers. Per gli inquirenti, l’obiettivo era promuovere iniziative con finalità eversive per destabilizzare il sistema economico e sociale, coinvolgendo anche giovanissimi.

Il ricercatore, residente a Mazzano, nel Bresciano, è stato rintracciato a Milano nell’abitazione di un’amica. Gli investigatori sono arrivati a lui grazie a intercettazioni effettuate sul telefono della moglie, Sagia Hammoud, mediatrice culturale di origini libanesi. La donna risulta indagata insieme al marito ma per ora non è stata chiesta nessuna misura cautelare per lei. La coppia, secondo la ricostruzione della Procura, i due avrebbero gestito i canali utilizzati per organizzare e indirizzare la protesta.

L’atteso "You can see everything" in anteprima a Torino Film Festival

Roma, 26 ott. (askanews) – Il documentario rivelazione di Nathan Fielder e Lance Oppenheim “You can see everything” sarà presentato in anteprima al 44esimo Torino Film Festival, in programma dal 24 novembre al 2 dicembre 2026. Un’opera fuori dagli schemi che ridefinisce i confini del racconto contemporaneo e che ha già conquistato l’attenzione della critica e del pubblico americano.

Dopo il successo riscosso fin dalla recentissima uscita nelle sale americane, con incassi straordinari e da record per un documentario, You can see everything approda a Torino con un profilo che va ben oltre quello di un documentario biografico tradizionale. Sono infatti diverse le testate, da Variety a The Hollywood Reporter, a scommettere sulla possibilità del film di essere candidato agli Oscar nella categoria Miglior Film, dove nessun documentario è mai stato nominato prima. Al centro del film c’è Elizabeth Holmes, fondatrice della società tecnologica Theranos, figura emblematica dell’ascesa e della caduta di una delle vicende imprenditoriali più controverse della Silicon Valley.

“Ci sono film che mi fanno innamorare di nuovo del cinema e mi ricordano perché gli ho dedicato tanta parte della mia vita You can see everything è uno di questi – ha commentato Giulio Base, direttore artistico del Torino Film Festival – un autentico capolavoro, audace e spiazzante, che fa del confine tra verità e messinscena una vertiginosa avventura dello sguardo. Accoglierlo in anteprima italiana al TFF è un onore e un risultato straordinario, di cui siamo profondamente orgogliosi: è uno di quei titoli che ogni festival sogna di avere nel proprio programma. Il primo pubblico italiano a scoprirlo in sala sarà il nostro. È per film come questo che si desidera andare a un festival cinematografico. Ed è per anteprime come questa che si desidera essere a Torino”.

Il film sarà distribuito nelle sale italiane da I Wonder Pictures, che si distingue per il coraggio delle scelte e la passione con cui porta al pubblico le voci più originali del cinema contemporaneo, in collaborazione con Unipol Biografilm Collection.

Il Torino Film Festival è realizzato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e si svolge con il contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Regione Piemonte, Città di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT.

A Pavia un incontro tra pazienti e medici malati di Leucemia

Pavia, 26 ott. (askanews) – A Pavia, nella cornice del Collegio Ghislieri, AIL ha organizzato un incontro tra pazienti e medici per confrontarsi sulla Leucemia Mieloide Cronica.

Un tempo considerata incurabile, oggi la prospettiva di vita è paragonabile a quella della popolazione generale, grazie alla recente evoluzione terapeutica legata all’introduzione di farmaci mirati.

L’intervista a Jacqueline Ferrari, Ematologia Molecolare e Medicina di Precisione IRCCS San Matteo, Pavia: “Con l’avvento dei nuovi inibitori delle tirosin-chinasi, a partire dall’Imatinib nel 2001, questi farmaci hanno permesso ai pazienti con leucemia mieloide cronica di avere un’aspettativa di vita paragonabile alla popolazione generale. L’obiettivo è quello di garantire al paziente un’aspettativa e una qualità di vita più che accettabile affinché possa continuare a svolgere le sue attività quotidiane.

Ci sono diversi inibitori delle tirosin chinasi, a partire dall’Imatinib, seguiti da Nilotinib, Dasatinib, Ponatinib e il nuovo arrivato Asciminib, che riescono a farci scegliere la terapia in modo tale da utilizzare il farmaco che meglio si confà all’aspettativa di vita e anche alle abitudini e alla alle attività quotidiane di ogni singolo paziente”.

La presenza di AIL sul territorio è fondamentale per non lasciare sole le famiglie, specialmente nei momenti più complessi.

Le parole di Paolo Bernasconi, Presidente AIL Pavia: “E’ assolutamente fondamentale, soprattutto per alcuni settori dell’ematologia, come i trapianti di midollo osseo, che obbligano i pazienti a rimanere a Pavia per un anno per svolgere due volte alla settimana i controlli. Il sostegno di AIL diventa fondamentale per i pazienti che sono economicamente disagiati e quindi necessitano assolutamente di un supporto economico, soprattutto nell’Italia di questi tempi”.

Oggi, chi convive con la Leucemia Mieloide Cronica, non guarda soltanto alla sopravvivenza, ma anche alla qualità della vita e alla gestione degli effetti collaterali quotidiani.

Il commento di Felice Bombaci, coordinatore nazionale gruppo AIL Pazienti: “Iniziative come quella di oggi sono fondamentali per far sì che la persona che acquisisce le informazioni sulla patologia da cui è affetta, in questo caso la leucemia mieloide cronica, riesca poi a convivere con questa con più tranquillità. I bisogni sono totalmente cambiati da quando io ho avuto la diagnosi. La leucemia mieloide cronica oggi è una malattia curabile e gestibile, il problema resta la gestione degli effetti collaterali che alle volte, anche se di lieve entità, ma sono continui, creano dei problemi, per cui questi incontri sono importanti per far sì che i medici e i pazienti si possano confrontare e quindi trovare le modalità e i suggerimenti più validi per poter convivere con una qualità di vita ottima”.

Perché la vera sfida della medicina di oggi non è solo allungare la vita, ma restituire ai pazienti la piena libertà di viverla.

Femminicidio Tramontano, appello bis: da Impagnatiello ci fu premeditazione

Milano, 26 ott. (askanews) – Fu premeditato il femminicidio di Giulia Tramontano, uccisa con 37 coltellate dall’ex compagno Alessandro Impagnatiello il 27 maggio 2023. Lo ha stabilito la Corte d’Assise d’Appello di Milano riconoscendo l’aggravante della premeditazione e confermando la condanna all’ergastolo per l’ex barman nel processo d’appello bis.

Al centro del nuovo giudizio, disposto dalla Cassazione nell’aprile 2026, è finita proprio la valutazione della premeditazione, riconosciuta nel primo grado di giudizio ma esclusa nel primo processo d’appello che si era comunque concluso con la conferma della condanna al carcere a vita.

Speranza in commissione Covid: vaccini game changer, hanno evitato milioni di morti

Roma, 26 ott. (askanews) – I vaccini contro il Covid “sono stati il ‘game changer’ della pandemia. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, da gennaio 2021 e gennaio 2022 grazie ai vaccini si salvano 151.532 vite e si evitano 517.807 ospedalizzazioni. Numeri enormi. Secondo un altro studio Oms da dicembre 2020 a marzo 2023 furono 1,6 milioni le vite salvate dalla campagna di vaccinazione nella sola regione europea”. Lo ha dichiarato l’ex ministro della salute, Roberto Speranza, nel suo intervento in Commissione Covid.

“Un terzo studio, che mi ha colpito di più, pubblicato su Jama nel dicembre 2025, uno studio enorme di una potenza pazzesca, fatto in Francia su 28 milioni di persone, dice che su 22.767.546 vaccinati e 5.932.443 non vaccinati, seguiti per 4 anni, i vaccinati hanno il 75% di possibilità in meno di morire per il Covid e il 25% di riduzione complessiva di probabilità di decesso per altre patologie”, ha aggiunto l’ex ministro.

Mattarella: il Servizio sanitario nazionale è fondamentale per assicurare il diritto alla salute

Roma, 26 ott. (askanews) – Il Servizio sanitario nazionale è “uno strumento fondamentale per assicurare il diritto alla salute, garantito dalla Costituzione”, uno strumento da preservare e “un contributo importante a questo riguardo è venuto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo al festival delle Regioni a Firenze.

“Un Piano flessibile, soggetto a otto revisioni, per adattarlo ai cambiamenti via via intervenuti e alle nuove esigenze nel frattempo emerse” ha osservato il presidente. “In virtù del PNRR il nostro sistema sanitario – attraverso l’impegno delle Regioni e delle Province autonome – ha potuto quindi avviare un significativo adeguamento organizzativo nel segno della promozione dell’autonomia e del decentramento, in coerenza con l’articolo 5 della Costituzione”, ha osservato il Capo dello Stato.

Regioni, Mattarella: fare sistema tra Istituzioni è risorsa Repubblica

Roma, 26 ott. (askanews) – “L’unità di intenti, la proficua collaborazione, il perseguimento di obiettivi condivisi – che costantemente riscontro nel partecipare alle assise delle Regioni, delle Province e dei Comuni – rappresentano per la Repubblica una risorsa fondamentale che alimenta la necessaria fiducia dei cittadini nelle istituzioni”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo a Palazzo Vecchio al Festival delle Regioni.

“La consapevolezza della necessità di fare sistema tra gli enti territoriali è espressione di una cultura istituzionale che valorizza l’articolazione della Repubblica in chiave collaborativa, in coerenza con i principi costituzionali di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza” ha sottolineato il presidente.

“Lo spirito che anima la Conferenza coniuga l’unità della Repubblica con il pluralismo, salvaguardando le differenze e promuovendo al contempo il riequilibrio economico e sociale” ha concluso.

IA, Mattarella: agire rapidamente per evitare usi impropri e incontrollati

Firenze, 26 ott. (askanews) – “Sarebbe sbagliato nutrire timori o coltivare addirittura il rifiuto di strumenti che già contribuiscono e possono ulteriormente incrementare in misura significativa il benessere collettivo” come quello dell’intelligenza artificiale. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo a Palazzo Vecchio al Festival delle Regioni.

“Tuttavia occorre agire rapidamente e con efficacia affinché non prevalgano usi impropri e incontrollati di questa straordinaria tecnologia. È essenziale predisporre e applicare una regolamentazione appropriata”, ha aggiunto. “L’Unione Europea – all’avanguardia, come avviene in diversi ambiti e come sarebbe saggio riconoscere – ha già posto in essere una disciplina tra le più avanzate in ambito internazionale – in grado di orientare lo sviluppo e, se necessario, limitare le applicazioni dei sistemi di intelligenza artificiale in modo da precluderne impieghi contrastanti con l’interesse generale e i diritti fondamentali” ha rilevato.

“Il rischio, talvolta riconosciuto anche dalle stesse big tech, è che lo sviluppo dei modelli attraverso l’apprendimento automatico conduca a una perdita di controllo dei processi tecnologici” ha concluso Mattarella.

Mattarella difende SSN: strumento fondamentale per assicurare diritto salute

Roma, 26 ott. (askanews) – Il Servizio sanitario nazionale è “uno strumento fondamentale per assicurare il diritto alla salute, garantito dalla Costituzione”, uno strumento da preservare e “un contributo importante a questo riguardo è venuto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo al festival delle Regioni a Firenze.

“Un Piano flessibile, soggetto a otto revisioni, per adattarlo ai cambiamenti via via intervenuti e alle nuove esigenze nel frattempo emerse” ha osservato il presidente. “In virtù del PNRR il nostro sistema sanitario – attraverso l’impegno delle Regioni e delle Province autonome – ha potuto quindi avviare un significativo adeguamento organizzativo nel segno della promozione dell’autonomia e del decentramento, in coerenza con l’articolo 5 della Costituzione”, ha osservato il Capo dello Stato.

Autonomia, Mattarella: riforma Titolo V punto equilibrio Stato-Regioni e modello

Roma, 26 ott. (askanews) – La riforma del Titolo V della Costituzione “è risultata un punto di equilibrio, una valida base per realizzare un nuovo modello di autonomia regionale”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo a Palazzo Vecchio al Festival delle Regioni.

“Sono trascorsi 25 anni dalla riforma del Titolo V che ha ridisegnato il sistema degli enti territoriali – ha osservato il presidente -. Una riforma approvata a maggioranza e condizionata dal clima che si determina ad ogni fine legislatura, ma i cui principi apparivano condivisi dalla gran parte delle forze politiche”. Tanto che, ribadisce Mattarella, “governi di diverso colore politico si sono poi impegnati ad attuare quella riforma che ha rappresentato il fondamento sul quale le regioni hanno operato, acquisendo una nuova dimensione anche agli occhi dei cittadini”.

Industria, Meloni a Federchimica: Ue non aggravi difficoltà, rivedere Ets

Roma, 26 ott. (askanews) – “Ci tenevo a farvi arrivare il mio saluto e il mio ringraziamento per il contributo che l’industria chimica garantisce alla forza del nostro tessuto produttivo e industriale e alla capacità dell’Italia di produrre, innovare e competere. La chimica è un’industria che rende possibili i progressi di tutte le principali filiere della Nazione. È all’origine di materiali, tecnologie e soluzioni che permettono alle altre imprese di migliorare i propri prodotti, aprire nuovi mercati e rispondere a bisogni nuovi”. Lo ha sottolineato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un messaggio inviato in occasione della Assemblea Pubblica 2026 di Federchimica.

“Oggi, il 95 per cento dei prodotti e dei manufatti che ci circondano – ha spiegato – non ci sarebbero senza la ricerca e l’innovazione chimica che ha consentito di realizzarli. Penso anzitutto alla filiera della salute: ai principi attivi per i farmaci, ai materiali per i dispositivi medici, alle soluzioni per la diagnostica. Penso all’agroalimentare, alla protezione delle colture, alla sicurezza e alla conservazione degli alimenti. Penso alla moda e alla cosmetica, all’arredamento e al design, alle costruzioni, alla meccanica e all’automotive, all’elettronica e all’energia”.

“Dietro la qualità e l’eccellenza di queste filiere – ha ricordato Meloni – c’è anche tanta ricerca. C’è il lavoro di chi sviluppa una nuova molecola, un materiale più resistente e leggero, un processo più efficiente. E c’è un dialogo continuo tra le vostre imprese e quelle che utilizzano le soluzioni che mettete a loro disposizione. È insieme che si innova. È insieme che si costruisce la competitività del Made in Italy”.

“Sappiamo – ha proseguito – che la chimica europea sta attraversando una crisi profonda. Pesano il costo dell’energia, la debolezza della domanda e una concorrenza internazionale con la quale non si combatte ad armi pari. L’Europa non può rispondere a queste sfide, aggiungendo costi e vincoli a chi continua a investire e produrre qui”.

“Anche il Green Deal e le politiche europee hanno contribuito ad aggravare queste difficoltà, quando hanno imposto oneri e tempi scollegati dalla disponibilità di alternative tecnologiche ed energetiche sostenibili per le imprese. Il sistema ETS è uno dei nodi sui quali occorre intervenire. La decarbonizzazione è un obiettivo che vogliamo realizzare. Ma per realizzarlo servono imprese in grado di investire, fare ricerca e sviluppare nuove tecnologie; è necessario privilegiare chi produce rispetto a chi utilizza lo strumento a fini speculativi. Far chiudere uno stabilimento in Europa per importare gli stessi prodotti da nazioni con standard ambientali inferiori significa perdere lavoro, competenze e autonomia, senza un beneficio per il clima. Per questo, il Governo si sta battendo e continuerà a battersi per una revisione delle politiche climatiche europee, a partire dall’ETS, che tenga insieme decarbonizzazione e competitività. Servono tempi realistici, neutralità tecnologica, energia a costi sostenibili e una protezione efficace contro la concorrenza di chi non sostiene i nostri stessi costi, in particolare quelli ambientali”.

“Vogliamo che la chimica in Italia e in Europa – ha rivendicato la premier – torni a essere competitiva e trovi qui le condizioni per investire e crescere. Perché dalla sua forza dipende una parte decisiva della nostra sovranità industriale. L’Italia ha bisogno della vostra competenza, del vostro coraggio e della vostra capacità di trasformare la ricerca in progresso. Il Governo è al vostro fianco”, ha concluso.

Brasile, i leader di destra e sinistra salutano la vittoria di Lula

Roma, 26 ott. (askanews) – La rielezione di Luiz Inacio Lula da Silva alla presidenza del Brasile ha suscitato una serie di congratulazioni da parte dei leader internazionali, che hanno sottolineato il valore democratico del voto e l’importanza della cooperazione con la maggiore economia latinoamericana. A salutare la vittoria del presidente di sinistra, che ha sconfitto Flavio Bolsonaro con il 51,79% dei consensi, sono stati non soltanto i suoi tradizionali alleati politici, ma anche diversi capi di Stato conservatori, tra cui i presidenti di Cile, Perù, ed Ecuador. Per il momento, invece, non sono arrivate dichiarazioni ufficiali dal presidente statunitense Donald Trump e dal suo alleato argentino Javier Milei.

Tra le prime a congratularsi è stata la presidente messicana Claudia Sheinbaum, che ha scritto su X: “Viva la democrazia, ha vinto il popolo brasiliano. Congratulazioni, presidente Lula!”. Il presidente cubano Miguel Diaz-Canel ha parlato di una “vittoria storica”, che garantisce la continuità del percorso di pace, sovranità e giustizia sociale intrapreso dal Brasile, ribadendo il sostegno dell’Avana all’integrazione latinoamericana.

Particolarmente significativo il messaggio del presidente cileno Jose Antonio Kast, esponente della destra radicale, che ha telefonato personalmente a Lula per congratularsi. “Il Cile e il Brasile hanno molto futuro in comune”, ha dichiarato Kast, annunciando l’intenzione di rafforzare la cooperazione economica e la lotta alla criminalità organizzata. Anche la presidente peruviana Keiko Fujimori, leader della destra fujimorista, ha salutato il risultato, confermando la volontà di approfondire l’alleanza strategica tra i due Paesi e la collaborazione per lo sviluppo sostenibile dell’Amazzonia.

Dall’Ecuador, il presidente conservatore Daniel Noboa ha osservato che la regione ha “nemici comuni, sfide condivise e molto da guadagnare lavorando insieme”. Il presidente paraguaiano Santiago Pena ha sottolineato invece che Brasile e Paraguay condividono un’agenda di integrazione e sviluppo e continueranno a collaborare per il benessere delle rispettive popolazioni.

Il presidente uruguaiano Yamandu Orsi, politicamente vicino a Lula, ha riferito di averlo chiamato subito dopo la vittoria. “Ho appena parlato con il presidente eletto del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, un amico”, ha scritto, aggiungendo di essersi congratulato per il risultato e per quella che ha definito una festa democratica. Il presidente boliviano Rodrigo Paz ha richiamato la storia comune e le sfide condivise dai due Paesi, mentre il guatemalteco Bernardo Arevalo ha definito la rielezione di Lula una grande vittoria delle urne che rafforza le istituzioni democratiche brasiliane.

Fuori dall’America latina, il primo ministro canadese Mark Carney ha ricordato il rafforzamento delle relazioni tra Ottawa e Brasilia e auspicato nuove opportunità commerciali, una maggiore cooperazione ambientale e una prosperità condivisa. Anche il primo ministro indiano Narendra Modi ha salutato la rielezione del suo “caro amico” Lula, annunciando l’intenzione di approfondire il partenariato strategico bilaterale e di promuovere insieme le priorità del Sud globale.

Negli Stati uniti, mentre Trump non ha ancora commentato pubblicamente il risultato, il senatore democratico Bernie Sanders si è congratulato con Lula per la sua “straordinaria vittoria elettorale”, ricordando il suo impegno a favore dei lavoratori e della democrazia. Il deputato democratico Ro Khanna ha invece chiesto esplicitamente al presidente americano di rispettare il risultato elettorale brasiliano.

Anche il presidente argentino Javier Milei, stretto alleato di Trump e della famiglia Bolsonaro, non ha rivolto congratulazioni a Lula. Secondo il quotidiano Folha de S. Paulo, Milei ha invece rilanciato sui social pubblicazioni che mettono in dubbio la regolarità del voto. La posizione argentina contrasta con quella degli altri principali governi conservatori della regione, che hanno riconosciuto la vittoria del presidente brasiliano e manifestato la disponibilità a proseguire le relazioni bilaterali.

Lula dopo la vittoria alle presidenziali in Brasile: non saremo il cortile di nessuno

Roma, 26 ott. (askanews) – La difesa della sovranità nazionale, la denuncia delle ingerenze straniere attraverso le piattaforme digitali e la promessa di cambiare il modo di governare, coinvolgendo maggiormente la popolazione nelle decisioni politiche. Sono stati questi i temi principali dei primi due discorsi pronunciati da Luiz Inacio Lula da Silva dopo la rielezione alla presidenza del Brasile, ottenuta ieri con il 51,79% dei voti contro il 48,21% di Flavio Bolsonaro.

Il leader della sinistra brasiliana ha rivendicato la vittoria come una sconfitta del “negazionismo” e della “menzogna”, lanciando messaggi di autonomia nei confronti delle grandi potenze e annunciando un programma di governo incentrato su istruzione, innovazione tecnologica, sanità e sicurezza pubblica.

“Questo Paese non accetta di essere il cortile di nessuno”, ha dichiarato Lula nel primo intervento, pronunciato a San Paolo davanti ai giornalisti e ai dirigenti della sua campagna elettorale. Richiamando le parole del cantautore Chico Buarque, il presidente ha ricordato che i suoi governi non hanno mai “alzato la voce con la Bolivia e abbassato la voce con gli Stati uniti”, ma hanno trattato tutti i Paesi su un piano di parità. Un riferimento alla politica estera americana che assume particolare significato alla luce delle pressioni esercitate dall’amministrazione di Donald Trump sul Brasile e delle iniziative di alcuni funzionari statunitensi per favorire il ritorno al potere della famiglia Bolsonaro.

Lula ha poi accusato le grandi piattaforme digitali di aver interferito nella campagna elettorale. “Sono state elezioni nelle quali abbiamo dovuto sconfiggere le ingerenze arrivate dall’esterno attraverso le piattaforme digitali, che dovremo regolamentare”, ha affermato. “Non possiamo avere aziende gigantesche che guadagnano miliardi, non pagano imposte in questo Paese e cercano di orientare il risultato elettorale”. Il presidente ha sostenuto che i reati commessi online devono essere trattati allo stesso modo di quelli commessi nel mondo reale. Non ha nominato direttamente Meta, il gruppo proprietario di Facebook, Instagram e WhatsApp, contro il quale il Partito dei lavoratori ha presentato denunce per presunte discriminazioni algoritmiche durante la campagna.

Particolarmente duro il giudizio sull’avversario sconfitto. Lula ha definito il risultato “una sconfitta del negazionismo e della menzogna”, accusando Flavio Bolsonaro di avere sistematicamente falsificato la realtà durante i confronti televisivi. Il presidente ha sostenuto di non essersi mai trovato, nella sua lunga carriera politica, davanti a un rappresentante tanto esplicito del mondo delle milizie brasiliane.

Passando alle prospettive del nuovo mandato, Lula ha annunciato un cambiamento nel rapporto tra governo e cittadini. “Queste elezioni mi hanno insegnato molte lezioni. Cambieremo il modo di governare questo Paese”, ha dichiarato, promettendo maggiore partecipazione popolare alle decisioni e un utilizzo più intenso della comunicazione digitale. Il presidente ha annunciato che parlerà direttamente ai brasiliani attraverso i social, senza affidarsi esclusivamente alla mediazione dei giornalisti.

Tra le priorità indicate figurano l’estensione della scuola a tempo pieno fino al completamento dell’istruzione secondaria, il rafforzamento dei programmi di sostegno economico agli studenti e nuovi investimenti nella sanità pubblica. Lula ha inoltre annunciato l’obiettivo di sviluppare un’intelligenza artificiale brasiliana, per ridurre la dipendenza tecnologica dalla Cina e dagli Stati uniti, e di attirare investimenti nei centri di elaborazione dati sfruttando il potenziale nazionale nelle energie rinnovabili.

Il presidente ha assicurato che lavorerà anche con un Congresso dominato dalle forze conservatrici. “Nessuno è obbligato ad apprezzare il presidente eletto, ma è stato eletto per governare tutti”, ha affermato, richiamando il rispetto della Costituzione. Ha quindi promesso di rafforzare il ruolo del governo federale nella sicurezza pubblica, sostenendo che gli Stati brasiliani non sono più in grado di affrontare da soli la criminalità organizzata.

Nel secondo discorso, pronunciato davanti a migliaia di sostenitori sull’Avenida Paulista, Lula ha adottato toni più celebrativi, rivendicando il primato di essere il primo presidente brasiliano eletto democraticamente quattro volte. Ha dedicato la vittoria ai giovani mobilitati in difesa della democrazia, alle donne impegnate contro i femminicidi e ai lavoratori che chiedono la fine della settimana lavorativa di sei giorni su sette. Ha ringraziato in particolare gli elettori del Nordest, una delle principali roccaforti della sinistra brasiliana.

Il richiamo alla sovranità nazionale è tornato anche davanti alla folla, quando Lula ha chiesto di suonare nuovamente l’inno dell’indipendenza “perché sappiano che non siamo il cortile di nessuno”. Il presidente ha concluso l’intervento scandendo con i sostenitori lo slogan “Mai più dittatura”.

Lula, che domani compirà 81 anni, ha infine promesso di dedicare tutte le sue energie al nuovo mandato. “Farò il miglior mandato che un presidente abbia mai realizzato nella storia di questo Paese”, ha affermato.

Presidente Jfa: "Congresso Afc pura politica, su iniziativa Infantino"

Roma, 26 ott. (askanews) – Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, ha strumentalizzato il Congresso della Confederazione asiatica di calcio (Afc) per fini politici, in vista della sua candidatura alla rielezione per un quarto mandato dell’organo di governo del calcio mondiale. Lo ha denunciato, come riportano al Jazeera e altri media, il presidente della Federazione calcistica giordana (Jfa), il principe Ali bin Hussein.

Durante il congresso straordinario dell’Afc, che si è tenuto venerdì a Tokyo, il presidente della Confederazione, lo sceicco Salman bin Ibrahim al Khalifa, ha sostenuto la candidatura di Infantino alla rielezione come presidente della Fifa.

A distanza di alcuni mesi da quando la Confederazione aveva accusato Infantino di una “grave violazione del rapporto di fiducia” in relazione alla proposta, poi accantonata, della Fifa Forward Enterprise (Ffe), lo sceicco Salman ha dichiarato al Congresso che l’Asia è ora unita nel sostenere Infantino.

Tuttavia, il principe Ali della Jfa, da tempo critico nei confronti della leadership della Fifa, ha fornito una ricostruzione degli eventi di Tokyo nettamente diversa. “Al mio ritorno da Tokyo, dove si è svolto il congresso dell’Afc, ho constatato che i primi due giorni sono stati dedicati al calcio, disciplina al servizio della quale siamo tutti impegnati. L’ultimo giorno è stato esclusivamente politico, su iniziativa di Gianni Infantino”, ha denunciato il principe Ali su X (in un post che ora non è possibile visualizzare).

“Sono circolate notizie secondo cui l’Asia avrebbe assunto una posizione unitaria in merito all’elezione del prossimo presidente della Fifa. In realtà, a nessuno è stato consentito di intervenire, porre domande, partecipare a un dibattito o parlare con i media”, ha sottolineato, “La mancanza di trasparenza porta a una mancanza di responsabilità. Non si dovrebbero tollerare coercizioni, minacce o tangenti di alcun tipo”.

Il principe Ali non ha fornito ulteriori dettagli sulle sue dichiarazioni. Al Jazeera ha contattato Fifa e Afc per ottenere un commento, senza ottenere risposta. Anche Infantino è intervenuto al congresso dell’Afc, esprimendo sostegno allo sceicco Salman per un nuovo mandato.

Ad agosto, il principe Ali – ha ricordato al Jazeera – aveva lanciato un duro attacco pubblico contro Infantino, accusandolo di “ricatto” e affermando che la Fifa gli aveva offerto assistenza per risolvere i problemi del regno in cambio del suo sostegno alla candidatura del presidente. Due giorni dopo, il principe Ali aveva confermato che giocatori e membri dello staff della nazionale giordana avevano ricevuto i premi in denaro arretrati per la partecipazione alla Coppa araba del 2025.

La federazione era in attesa dal mese di dicembre dei premi in denaro spettanti per aver raggiunto la finale della Coppa araba in Qatar. Sabato, Infantino ha liquidato con una risata le domande sull’eventualità che avesse preso in considerazione le dimissioni dopo il fallimento della proposta Ffe, richiamando quello che ha descritto come un sostegno schiacciante da parte delle federazioni affiliate di tutto il mondo. Il sostegno dell’Afc ha rafforzato notevolmente le prospettive di rielezione del dirigente sportivo italo-svizzero, lasciando l’Europa sempre più isolata ed evidenziando in particolare l’assenza di un candidato alternativo.

Mafia, L. Fontana: impedire infiltrazioni e condizionamento decisioni pubbliche

Roma, 26 ott. (askanews) – “Rivolgo il mio saluto più cordiale ai partecipanti alla presentazione di questo volume, pubblicato per celebrare il cinquantesimo anniversario della Relazione di minoranza a firma di Pio La Torre e Cesare Terranova e di altri sei componenti della prima Commissione Antimafia. La sua lettura offre una preziosa occasione per approfondire una pagina fondamentale della nostra storia civile”. Lo ha scritto il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, in un messaggio inviato al convegno in corso presso la Sala della Regina di Montecitorio per la presentazione del volume “50mo – 1976-2026 – Relazione di minoranza”, dedicato alla relazione di minoranza della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia, presentata nel febbraio del 1976 da Pio La Torre insieme agli altri commissari del Partito comunista italiano.

“Quel documento – ha sottolineato Fontana – segnò un passaggio cruciale nella comprensione del fenomeno mafioso e dei suoi rapporti con il potere politico ed economico. Contestando l’impostazione della relazione di maggioranza, i firmatari posero al centro dell’analisi le connivenze e le protezioni che avevano consentito all’organizzazione criminale di consolidare il proprio dominio. Nelle sue pagine confluiscono le differenti esperienze e sensibilità di La Torre e Terranova, accomunati dalla consapevolezza che per sconfiggerla non bastasse perseguirne i delitti, ma occorresse riconoscere e spezzare i legami e la rete di complicità”.

“È una lezione – ha osservato ancora Fontana – che conserva intatta la sua attualità. La mafia ha esteso in maniera capillare la propria presenza e sa insinuarsi nell’economia legale, rendendo più sfumati i confini tra attività lecite e interessi della criminalità. Contrastarla richiede una risposta ferma da parte delle Istituzioni, capace di impedire infiltrazioni e condizionamenti nelle decisioni pubbliche. All’imprescindibile azione preventiva e repressiva devono dunque accompagnarsi trasparenza e imparzialità nell’amministrazione e sostegno a chi lavora e fa impresa nel rispetto delle regole. Questa responsabilità deve tradursi anche in scuole capaci di garantire a tutti pari opportunità di crescita, in servizi più accessibili e nella creazione di posti di lavoro, soprattutto nei territori più esposti al controllo mafioso. È così che si sottraggono le persone al giogo del bisogno e del ricatto, offrendo a chi vive in quei contesti la possibilità concreta di scegliere un futuro diverso”.

“In questo modo – ha concluso il presidente della Camera – potremo degnamente onorare il sacrificio di quanti, come La Torre e Terranova, pagarono con la vita il proprio impegno e trasformare il dovere di memoria in un’azione quotidiana per un Paese più giusto e libero dalle mafie”.

Bce: le imprese dell’area euro riportano un inasprimento del credito

Roma, 26 ott. (askanews) – Le imprese dell’area euro riportano un generale continuo inasprimento del credito bancario, che risulta più accentuato per le aziende di maggiori dimensioni. È la fotografia scattata dall’ultima indagine trimestrale effettuata dalla Bce (Survey on the Access to Finance of Enterprises, o Safe), relativa al periodo luglio-settembre.

Secondo il monitoraggio, che ha coinvolto un campione di 12.822 aziende dell’area euro, nel 93% dei casi con meno di 250 addetti e interviste condotte tra il 26 agosto e il 2 ottobre, il fattore principale alla base delle restrizioni alla disponibilità di finanziamenti esterni è il quadro generale delle prospettive dell’economia. Le imprese più grandi risultano più pessimiste delle Pmi, dice la Bce.

Nel periodo in esame le aziende hanno riportato un ulteriore aumento netto dei tassi di interesse sui prestiti bancari, nel 46% dei casi a fronte del 42% rilevato nella precedente indagine. Le imprese più grandi rilevano sviluppi in tal senso nel 55% dei casi, prosegue la Bce, a fronte del 41% dell’indagine precedente, mentre per le Pmi a riportare un inasprimento netto sono state solo il 38% delle aziende, in questo caso in attenuazione dal precedente 43%.

Le imprese dell’eurozona hanno anche riferito un calo della disponibilità di prestiti bancari, con un meno -5% rispetto al – 1% netto registrato nel secondo trimestre, questa dinamica riguarda sia le imprese più grandi sia le Pmi.