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Calcio, risultati Serie A, Atalanta 53 punti

Roma, 6 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 30esima giornata di serie A dopo Udinese-Como 0-0, Lecce-Atalanta 0-3:

31esima giornata Sassuolo-Cagliari 2-1, Verona-Fiorentina 0-1, Lazio-Parma 1-1; Cremonese-Bologna 1-2, Pisa-Torino 0-1, Inter-Roma 5-2, Udinese-Como 0-0, Lecce-Atalanta 0-3, ore 18 Juventus-Genoa, ore 20.45 Napoli-Milan.

Classifica: Inter 72, Milan 63, Napoli 62, Como 58, Juventus, Roma 54, Atalanta 53, Bologna 45, Lazio 44, Sassuolo 42, Udinese 40, Torino 36, Parma 35, Genoa 33, Fiorentina 32, Cagliari 30, Cremonese, Lecce 27, Verona, Pisa 18.

32esima giornata Venerdì 10 aprile ore 20.45 Roma-Pisa. Sabato 11 aprile, ore 15 Cagliari-Cremonese e Torino-Verona; ore 18 Milan-Udinese; ore 20.45 Atalanta-Juventus. Domenica 12 aprile, ore 12.30 Genoa-Sassuolo; ore 15 Parma-Napoli; ore 18 Bologna-Lecce; ore 20.45 Como-Inter. Lunedì 13 aprile ore 20.45 Fiorentina-Lazio.

Iran, Trump: la proposta "Islamabad" significativa ma non è sufficiente. Usa hanno molte alternative

Roma, 6 apr. (askanews) – La proposta “Islamabad”, così definita per l’impegno di alcuni paesi, tra cui il Pakistan, per elaborare un piano di cessate il fuoco in Iran rappresenta “un passo significativo” ma “non sufficiente”. Lo ha detto il presidente Usa, Donald Trump, parlando con i giornalisti durante la cerimonia di consegna delle uova pasquali alla Casa Bianca, secondo quanto riporta la Cnn.

La proposta di “Islamabad” conteneva un cessate il fuoco di 45 giorni.

“Gli Stati Uniti, in Iran, “hanno molte alternative”, ha detto il presidente Usa, Donald Trump, a margine della cerinomia di consegna delle uova pasquali, secondo quanto riporta l’agenzia Anadolu, aggiungendo “voglio chiudere la questione”.

“Se potessi scegliere”, Trump ha aggiunto, vorrebbe tenere il petrolio dell’Iran perché “non c’è niente che potrebbero fare al riguardo”.

Regeni, interrogazione Pd su esclusione docufilm da finanziamenti pubblici

Roma, 6 apr. (askanews) – “Il Gruppo del Partito Democratico della Camera ha depositato un’interrogazione parlamentare al Ministro della Cultura Alessandro Giuli per chiarire per quali ragioni il documentario su Giulio Regeni non abbia ottenuto i finanziamenti pubblici”. Lo annuncia la capogruppo democratica alla Camera, Chiara Braga che sottolinea come l’interrogazione porti la prima firma della segretaria Elly Schlein, la sua e quella dei componenti della commissione cultura a partire dalla capogruppo Irene Manzi. “Siamo davanti a un fatto che deve essere chiarito – sottolineano le democratiche e i democratici – parliamo di un’opera di evidente valore civile e culturale, eppure esclusa dal sostegno pubblico senza motivazioni convincenti”.

“Quanto sta accadendo conferma le criticità che abbiamo già sollevato sulla riforma del sistema di assegnazione dei fondi al cinema voluta dal governo guidato da Giorgia Meloni. Una riforma che ha di fatto riportato a una gestione più discrezionale e politicizzata, eliminando meccanismi automatici e trasparenti”.

“È quindi questo un caso politico? È una valutazione di natura politica quella che ha portato all’esclusione del documentario? Sono domande a cui il Ministro Giuli deve rispondere immediatamente” conclude la nota.

L’Iran respinge la proposta di tregua e il piano di pace Usa: serve soluzione strutturale

Roma, 6 apr. (askanews) – L’Iran ha respinto formalmente la proposta di pace Usa, trasmettendo al Pakistan, uno dei paesi mediatori, il suo diniego. Lo ha comunicato oggi l’agenzia di stampa ufficiale Irna.

“Dopo due settimane di valutazioni approfondite ai massimi livelli istituzionali, l’Iran ha trasmesso al Pakistan la propria risposta alla proposta americana per la fine della guerra” ha scritto l’Irna.

Secondo l’agenzia, la risposta iraniana, articolata in dieci punti, respinge l’ipotesi di un cessate il fuoco e insiste invece sulla “necessità di una cessazione permanente della guerra nel rispetto delle condizioni poste da Teheran e alla luce delle esperienze precedenti”.

Tra le richieste avanzate dall’Iran figurano la fine dei combattimenti nella regione, un protocollo per il passaggio sicuro attraverso lo stretto di Hormuz, la ricostruzione e la revoca delle sanzioni.

Irna aggiunge che la presentazione del testo è avvenuta dopo gli sviluppi di sabato e domenica nelle regioni occidentali e centrali dell’Iran e dopo quella che ha definito una “catastrofica sconfitta” dell’operazione aviotrasportata americana, sostenendo che Teheran abbia mostrato ancora una volta di avere la superiorità nel conflitto e che il presidente Usa Donald Trump, prorogando nuovamente il suo ultimatum, si sia allontanato dalle minacce precedenti.

Iran, la Casa Bianca: tregua di 45 giorni è una delle tante idee, Trump non l’ha validata

Roma, 6 apr. (askanews) – Donald Trump non ha approvato la proposta di un cessate il fuoco di 45 giorni in Iran avanzata da Paesi mediatori. Lo ha detto oggi oggi la Casa bianca, precisando che si tratta di “una delle tante idee” sul tavolo e che il presidente americano non l’ha convalidata, a quanto riferisce Le Figaro.

“E’ un’idea tra molte altre e il presidente non l’ha validata. L’operazione ‘Furia epica’ continua e il presidente si esprimerà nel corso di una conferenza stampa”, prevista oggi, ha dichiarato un alto responsabile americano.

Secondo Axios, la proposta di una tregua di 45 giorni sarebbe stata avanzata da mediatori pachistani, egiziani e turchi, mentre Trump ha fissato a domani sera (notte in Italia) il proprio ultimatum prima di colpire infrastrutture in Iran.

Iran, l’equipaggio dell’F-15 Usa abbattutto è ricoverato in Germania

Roma, 6 apr. (askanews) – Il pilota e l’ufficiale addetto ai sistemi d’arma dell’F-15E americano abbattuto venerdì sopra l’Iran si trovano ora al Landstuhl Regional Medical Center, ospedale militare statunitense in Germania, dove stanno ricevendo cure. Lo ha riferito oggi un funzionario militare americano al New York Times.

Il pilota era stato soccorso poco dopo essersi lanciato dal cockpit del velivolo, mentre l’ufficiale ai sistemi d’arma è stato recuperato nelle prime ore di domenica da commandos americani al termine di una difficile missione in profondità nel territorio iraniano.

A 17 anni dal sisma l’Aquila rinasce Capitale della Cultura

Milano, 6 apr. (askanews) – L’Aquila celebra il diciassettesimo anniversario del sisma del 2009: l’intera cittadinanza che si è stretta nel solenne omaggio alle 309 vittime, riaffermando il valore del ricordo come pilastro della rigenerazione sociale e civile in un anno speciale come il 2026 che vede la cittadina abruzzese Capitale italiana della Cultura.

Il programma delle commemorazioni ha preso il via nella serata di domenica 5 aprile, giorno di Pasqua, quando al tramonto un fascio di luce azzurra, che simbolicamente dal 2019 viene proiettato dal centro del capoluogo abruzzese, si è levato verso il cielo dal cortile del palazzo municipale. Il percorso è proseguito con il concerto dei Solisti Aquilani all’Emiciclo e il trasferimento silenzioso verso il Parco della Memoria, dove, dopo l’accensione del braciere da parte di Danilo Ciuffetelli, funzionario comunale, a rappresentare tutte le donne e gli uomini a servizio della città, sono stati letti i nomi dei 309 “angeli”, onorati con la deposizione di fiori presso la fontana del Parco. Oggi sono stati, invece, toccati alcuni luoghi simbolo: la Casa dello Studente, dove a deporre i fiori nel ricordo di Antonietta Centofanti sono stati due dipendenti degli Uffici speciali per la ricostruzione dell’Aquila e del cratere, impegnati in queste ore, su impulso di Anci Abruzzo, a sostegno della Protezione civile regionale e dei Comuni danneggiati dal maltempo, la chiesa delle Anime Sante, dove si è tenuta la messa in suffragio delle vittime del sisma, officiata dall’arcivescovo, Mons. Antonio D’Angelo, la Basilica di Santa Maria di Collemaggio che ha ospitato la Cappella Musicale Pontificia con il concerto “La luce della memoria” accompagnato dalla voce recitante di Daniele Pecci e la direzione artistica del maestro Leonardo De Amicis, e il Centro Servizi Anziani del Comune dell’Aquila con un abbraccio intergenerazionale con i giovani dell’Orchestra Jazz che Vorrei.

Tra le iniziative commemorative, il 3 aprile scorso, a Palazzo Margherita, l’inaugurazione dell’opera permanente “6 aprile 3:32” dell’artista aquilana Lea Contestabile, composta da 309 elementi simbolici dedicati alle vittime del sisma e donata alla città come segno di memoria collettiva.

“Il 6 aprile resta per tutti noi una ferita aperta, un momento di memoria condivisa che unisce l’intera comunità aquilana. A diciassette anni dal sisma, il pensiero va alle 309 vittime, alle loro famiglie e a una città che quella notte ha visto cambiare per sempre la propria storia – ha commentato Pierluigi Biondi, sindaco dell’Aquila – Ricordare, tuttavia, non è solo guardare al passato, ma dare senso a ciò che è accaduto, trasformare il dolore in responsabilità, in impegno quotidiano, in capacità di costruire il futuro senza dimenticare da dove veniamo. In questi anni L’Aquila è ripartita con determinazione e dignità, grazie al lavoro di una comunità che non si è mai arresa. Una ricostruzione fatta anche di persone, di relazioni, di identità, di legami profondi che ci tengono insieme anche nei momenti più difficili. Il nostro dovere è continuare a custodire questa memoria e trasmetterla alle nuove generazioni, perché sappiano cosa è accaduto e comprendano il valore della vita che è rinata da quelle macerie. È così che il ricordo diventa speranza e la speranza diventa futuro per L’Aquila”.

Diciassette anni dopo il terremoti che colpì L’Aquila provocando 309 vittime, il Comune traccia anche il punto sulla ricostruzione: ad oggi sono stati rilasciati contributi pubblici per il 96% del patrimonio edilizio privato, ricostruito o in fase di ultimazione. Sul fronte pubblico l’avanzamento fisico si attesta intorno al 60%, 80 gli interventi finanziati con assegnazioni che superano i 425 milioni di euro e 33 interventi già conclusi nel solo Comune dell’Aquila.

La sicurezza delle giovani generazioni rimane il cuore della programmazione strategica: il piano per l’edilizia scolastica prevede investimenti per oltre 117 milioni di euro su 22 interventi. Tutti gli edifici comunali attualmente in uso sono dotati di certificati di idoneità statica e agibilità sismica. Quattro le scuole già completate, 13 i progetti appaltati o in fase di esecuzione (per 59,62 milioni), con la previsione di consegnare entro il 2026 plessi fondamentali come il Polo scolastico Gignano Torretta Sant’Elia, quello di San Sisto Santa Barbara e diversi asili nido.

L’impegno sulla qualità e sicurezza del sistema educativo si riflette anche nella crescente attrattività del polo cittadino, come dimostrato dall’aumento delle iscrizioni: l’Università degli Studi dell’Aquila passa da 18.969 iscritti nell’anno accademico 2021/2022 a 19.785 nel 2024/2025 (+4,3%), il GSSI da 117 a 159 studenti (+36%), mentre si registrano incrementi anche per l’Accademia di Belle Arti (+34% dal 2021) e per il Conservatorio (+3%).

In questo quadro anche i dati demografici confermano il percorso di crescita costante: il numero di residenti nel Comune dell’Aquila, circa 70 mila, si mantiene sui livelli del pre-sisma, dopo le curve di discesa registrate nella fase dell’emergenza e negli anni immediatamente a seguire, e cresce complessivamente del 2% dal 2017 ad oggi, registrando una dinamica ancor più marcata nel centro storico della città, con un incremento pari a circa il 15%.

Libano, Israele intensifica gli attacchi contro Beirut

Roma, 6 apr. (askanews) – Israele ha intensificato oggi gli attacchi sul Libano, colpendo i sobborghi meridionali della capitale Beirut e il sud del Paese. L’esercito israeliano ha inoltre rivolto un avvertimento alla popolazione, invitando i residenti di sette sobborghi di Beirut e di alcune aree della città meridionale di Tiro a evacuare.

Il Libano aveva già affrontato ieri alcuni dei bombardamenti più pesanti dall’inizio dell’offensiva israeliana, secondo quanto riferito dai residenti, mentre aerei da guerra sorvolavano la capitale e il sud del Paese nel giorno in cui molti cristiani libanesi si erano riuniti per celebrare la Pasqua.

Gli attacchi di domenica hanno provocato 39 morti, secondo il governo libanese.

Iran, continuano gli attacchi. Martedì scade (l’ennesimo) ultimatum di Trump

Roma, 6 apr. (askanews) – Israele e Iran hanno continuato a scambiarsi attacchi nelle prime ore di oggi, all’indomani dell’ultimo ultimatum del presidente Usa Donald Trump a Teheran perché ponga fine al blocco dello stretto di Hormuz o affronti raid contro centrali elettriche e altre infrastrutture civili.

Trump, apparentemente rafforzato dal salvataggio nel fine settimana di un aviere americano in Iran, ha dichiarato ieri a Fox News di ritenere possibile un accordo con Teheran entro oggi, ma ha anche affermato di stare “valutando di far saltare tutto” e di prendere il controllo del petrolio iraniano nel caso in cui la Repubblica islamica non collabori.

Il presidente Usa ha inoltre pubblicato sui social un messaggio dai toni durissimi, minacciando di bombardare centrali elettriche e ponti domani, martedì, se l’Iran non riaprirà lo stretto, snodo fondamentale per il trasporto mondiale di petrolio e gas. In un secondo messaggio ha poi scritto soltanto: “Martedì, 20.00 pm Eastern Time!” (le 2 di notte di mercoledì in Italia), senza fornire ulteriori spiegazioni. In passato Trump aveva già fissato scadenze analoghe sull’apertura di Hormuz, rinviandole poi successivamente.

Da Teheran, il viceministro degli Esteri per gli Affari giuridici e internazionali Kazem Gharibabadi ha sostenuto in un post sui social che la minaccia di colpire centrali e ponti costituirebbe un crimine di guerra. L’Iran ha a sua volta minacciato di intensificare gli attacchi contro infrastrutture critiche in Israele e negli Stati del Golfo alleati degli Stati uniti.

Un’ulteriore escalation, secondo il testo, potrebbe esporre milioni di civili in tutta la regione a rischi crescenti e aggravare le preoccupazioni per l’economia globale, già scossa dal rialzo dei prezzi dell’energia dall’inizio della guerra, a fine febbraio.

Kuwait ed Emirati arabi uniti hanno riferito oggi di tentativi di attacchi con missili e droni. In Israele, i servizi di emergenza hanno reso noto che sei persone sono rimaste ferite, una delle quali in modo grave, a Tel Aviv, Haifa e Petah Tikva in seguito agli attacchi missilistici. L’esercito israeliano ha dichiarato inoltre di stare intercettando missili lanciati dall’Iran e di avere completato una nuova ondata di attacchi su Teheran, senza precisarne gli obiettivi.

Secondo i media di Stato iraniani, Israele avrebbe colpito anche la Sharif University of Technology, uno dei più importanti atenei del Paese. Le autorità municipali di Teheran, citate dagli stessi media, hanno aggiunto che è stata attaccata anche la struttura che fornisce gas all’università.

Sul fronte energetico, otto membri del gruppo Opec+ hanno espresso ieri preoccupazione per l’impatto della guerra sulle forniture mondiali di petrolio e sulle infrastrutture energetiche della regione. “Ripristinare pienamente la capacità degli asset energetici danneggiati è costoso e richiede molto tempo”, si legge nella dichiarazione, che avverte di una ripresa lenta dopo la guerra.

In corso mediazione tra Usa e Iran per una tregua di 45 giorni

Roma, 6 apr. (askanews) – Stati Uniti, Iran e mediatori regionali discutono una possibile tregua di 45 giorni che potrebbe aprire la strada alla fine della guerra. Lo riporta Axios citando quattro fonti informate sui negoziati che sarebbero in corso, nonostante Israele e Iran abbiamo continuato oggi a scambiarsi violenti attacchi.

Secondo le fonti, le possibilità di un accordo entro 48 ore restano limitate, ma il negoziato è considerato l’ultima occasione per evitare una forte escalation, con possibili attacchi su infrastrutture civili iraniane e ritorsioni contro impianti energetici e idrici nei Paesi del Golfo.

Il presidente Donald Trump ha esteso di 20 ore la scadenza fissata a Teheran, portandola a martedì alle 20:00 (ora della costa est). In dichiarazioni riportate da Axios, Trump ha parlato di “negoziati profondi” e della possibilità di un’intesa prima della deadline, avvertendo che in caso contrario “distruggerò tutto”.

Fonti citate dal sito riferiscono che è pronto un piano operativo per una vasta campagna di bombardamenti Usa-Israele contro infrastrutture energetiche iraniane, mentre la proroga sarebbe finalizzata a lasciare spazio a un’intesa.

I colloqui si svolgono tramite mediatori pakistani, egiziani e turchi, oltre a contatti diretti tra l’inviato Usa Steve Witkoff e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Washington ha presentato diverse proposte, finora non accettate da Teheran. L’intesa allo studio prevede due fasi: una tregua iniziale di 45 giorni, eventualmente estendibile, seguita da un accordo per la fine del conflitto. Restano centrali i nodi della riapertura dello Stretto di Hormuz e della gestione dell’uranio altamente arricchito iraniano.

I mediatori lavorano su misure di fiducia reciproca, mentre Teheran chiede garanzie sulla durata del cessate il fuoco. Forte preoccupazione, riferiscono le fonti, per possibili ritorsioni iraniane contro infrastrutture nei Paesi del Golfo.

Secondo una fonte, ai rappresentanti iraniani è stato indicato che le prossime 48 ore rappresentano l’ultima finestra utile per evitare un’escalation. Teheran mantiene tuttavia una linea pubblica rigida, respingendo concessioni.

Secondo l’agenzia iraniana Irna, che cita il portavoce delministero degli Esteri Esmail Baghaei, l’Iran ha preparato una risposta alle proposte avanzate dai mediatori per un cessate il fuoco con gli Stati Uniti e la renderà nota “al momento opportuno”.

“Abbiamo preparato la nostra risposta”, ha detto Baghaei, secondo quanto riportato dall’agenzia ufficiale iraniana. Il portavoce ha aggiunto che Teheran non esita a dichiarare le proprie “legittime richieste” e che il fatto di poter esprimere rapidamente il proprio punto di vista sulle proposte ricevute non può essere considerato un segnale del fatto che l’Iran possa “essere spaventato”.

Baghaei non ha fornito ulteriori dettagli sul contenuto della risposta iraniana, limitandosi a ribadire che sarà comunicata nei tempi ritenuti appropriati da Teheran.

La missione spaziale, gli astronauti a bordo di Artemis 2 sorvolano la Luna

Roma, 6 apr. (askanews) – I quattro astronauti di Artemis 2 sorvoleranno oggi la Luna, diventando i primi esseri umani a compiere una missione attorno al satellite terrestre dal 1972, al culmine di un viaggio iniziato più di quattro giorni fa dalla Florida. Lo riferisce l’Afp, spiegando che i tre astronauti della Nasa Christina Koch, Victor Glover e Reid Wiseman, insieme al canadese Jeremy Hansen, sono arrivati in prossimità della Luna nelle prime ore di lunedì.

Alle 0.42, l’equipaggio ha imboccato l’ultima fase della missione entrando nella “sfera di influenza” lunare, la zona in cui l’attrazione gravitazionale della Luna prevale su quella terrestre. Non è previsto un allunaggio, ma la missione ha comunque una portata storica: tutte le missioni Apollo tra il 1968 e il 1972 avevano infatti portato oltre l’orbita terrestre soltanto astronauti americani, per lo più ex militari.

Secondo l’Afp, nessun russo o cinese si è mai spinto oltre i 400 chilometri dalla Terra, cioè la distanza delle stazioni spaziali in orbita terrestre, e finora solo sonde automatiche hanno continuato a osservare la Luna da vicino. Per circa sette ore, a partire dalle 20.45, la Luna riempirà completamente il finestrino della capsula Orion. Il responsabile del laboratorio di geologia planetaria della Nasa, Noah Petro, ha spiegato che apparirà grande “come un pallone da basket tenuto a distanza di un braccio”.

I quattro membri dell’equipaggio si sono preparati per oltre due anni, allenandosi a riconoscere formazioni geologiche e a descriverle con precisione agli scienziati sulla Terra, in particolare le tonalità marroni o beige del suolo lunare. Le loro descrizioni orali, insieme agli appunti e alle fotografie scattate con tre macchine Nikon portate a bordo, dovrebbero consentire di approfondire la conoscenza della geologia e della storia del satellite.

La Nasa trasmetterà l’evento in diretta su diverse piattaforme, tra cui Netflix e YouTube, fatta eccezione per 40 minuti durante i quali le comunicazioni saranno interrotte, quando gli astronauti si troveranno dietro la faccia nascosta della Luna. La responsabile scientifica della missione, Kelsey Young, ha promesso nel fine settimana che sentire l’equipaggio descrivere la superficie lunare “farà venire la pelle d’oca”.

Oltre al valore simbolico della missione, Artemis 2 stabilirà anche un nuovo primato: i suoi astronauti supereranno il record di Apollo 13 diventando gli esseri umani che si saranno allontanati di più dalla Terra, spingendosi a oltre 406.000 chilometri dal pianeta.

Durante il sorvolo, l’equipaggio osserverà anche la faccia nascosta della Luna, mai visibile dalla Terra. Il capo dell’esplorazione scientifica della Nasa, Jacob Bleacher, ha spiegato che gli astronauti potrebbero vedere “regioni di questa faccia nascosta che nessuno degli astronauti del programma Apollo aveva potuto osservare”.

Gli astronauti hanno già intravisto il bacino Orientale, un gigantesco cratere soprannominato il “Grand Canyon della Luna”, finora osservato nella sua interezza soltanto da sonde. “È esattamente come in addestramento, ma in tre dimensioni ed è semplicemente incredibile”, ha commentato Jeremy Hansen.

Il sorvolo consentirà inoltre di assistere a un’eclissi solare, con il Sole che scomparirà dietro la Luna, e a un’alba e a un tramonto della Terra visti dal lato lunare. Un’immagine destinata a richiamare la celebre fotografia “Earthrise” del 1968, che durante la missione Apollo 8 contribuì a cambiare la percezione del nostro pianeta. In un messaggio per Pasqua, il pilota della missione Victor Glover ha ricordato che, “in mezzo a tutto questo vuoto” rappresentato dall’universo, la Terra resta “un’oasi, questo luogo magnifico dove possiamo vivere insieme”.

Se questa missione e la successiva, prevista per il prossimo anno, avranno successo, la Nasa punta a riportare astronauti sulla superficie lunare nel 2028.

Il Papa: la verità spesso oscurata da fake news e menzogne

Milano, 6 apr. (askanews) – “Spesso il racconto della verità viene oscurato da fake news, come si dice oggi, cioè da menzogne, allusioni e accuse senza fondamento”. Lo ha detto Papa Leone XIV rivolgendosi dalla finestra dello Studio del Palazzo Apostolico Vaticano ai fedeli ed ai pellegrini riuniti in Piazza San Pietro per la recita del Regina Coeli in occasione del Lunedì dell’Angelo.

Secondo il Pontefice, “davanti a tali ostacoli, però, la verità non resta celata, anzi: ci viene incontro, viva e raggiante, illuminando le tenebre più fitte”. Papa Leone XIV si è richiamato a un passaggio del Vangelo di oggi (Mt 28, 8-15) che “ci chiede di scegliere tra due racconti: o quello delle donne, che hanno incontrato il Risorto, o quello delle guardie, che sono state corrotte dai capi del sinedrio. Le prime annunciano la vittoria di Cristo sulla morte; le seconde annunciano che la morte vince sempre e comunque. Nella loro versione, infatti, Gesù non è risorto, ma il suo cadavere è stato rubato. Da uno stesso fatto, il sepolcro vuoto, sgorgano due interpretazioni: una è fonte di vita nuova ed eterna, l’altra di morte certa e definitiva”.

Un contrasto, ha sottolineato ancora il Santo Padre, che “ci fa riflettere sul valore della testimonianza cristiana e sull’onestà della comunicazione umana”.

Iran, Israele: ucciso il capo dell’intelligence dei Pasdaran

Roma, 6 apr. (askanews) – Il capo dell’Organizzazione di intelligence dei Guardiani della rivoluzione iraniana, il generale di brigata Seyed Majid Khademi, è stato ucciso in un attacco aereo israeliano sulla capitale iraniana. Lo hanno annunciato oggi i Pasdaran in una nota del dipartimento relazioni pubbliche dell’Irgc, mentre Israele ha rivendicato l’operazione attraverso una comunicazione delle Forze di difesa israeliane e dichiarazioni del ministro della Difesa Israel Katz.

Secondo la nota iraniana, Khademi è stato assassinato “in un attacco criminale e terroristico” compiuto “dai nemici americani e israeliani” nelle prime ore di oggi, nell’ambito di quella che Teheran definisce l’aggressione “non provocata” di Usa e Israele contro la Repubblica islamica.

Nel comunicato, i Pasdaran rendono omaggio al generale ucciso, affermando che ha difeso “con sincerità e coraggio” i principi della rivoluzione islamica del 1979, l’assetto della Repubblica islamica e l’integrità territoriale dell’Iran per quasi mezzo secolo, svolgendo “un ruolo eccezionale” in vari ambiti dell’intelligence e della sicurezza. La nota aggiunge che i suoi sforzi, in particolare “nel contrasto ai nemici stranieri a livello strategico”, hanno contribuito per anni a sventare i piani dei nemici per infiltrarsi in Iran e minarne la sicurezza interna.

Israele ha successivamente confermato di avere colpito Khademi. In una nota, l’Idf ha affermato che “la scorsa notte” l’Aeronautica militare israeliana, “agendo con intelligence precisa”, ha condotto un attacco a Teheran eliminando Majid Khademi, definito “capo dell’intelligence del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica”.

Secondo l’esercito israeliano, Khademi era “uno dei comandanti più anziani” dei Pasdaran e aveva maturato una vasta esperienza militare e di sicurezza. L’Idf sostiene inoltre che era stato nominato dopo l’uccisione del suo predecessore Mohammad Kazemi e che, nel suo incarico, era responsabile della raccolta di informazioni e della definizione del quadro di situazione per i vertici del regime.

Israele accusa inoltre Khademi di avere avuto “un ruolo chiave” nella campagna contro lo Stato ebraico, sostenendo che le informazioni raccolte sotto la sua direzione siano state utilizzate per “promuovere ed eseguire attività terroristiche”. Nella stessa nota, l’Idf afferma che il dirigente iraniano avrebbe anche lavorato per colpire obiettivi israeliani ed ebraici nel mondo, partecipato a tentativi di prendere di mira cittadini americani e monitorato i civili iraniani nell’ambito della repressione delle proteste interne.

Per Israele, la sua eliminazione “si aggiunge a decine di altri comandanti di alto livello del regime iraniano” uccisi nel corso dell’operazione e rappresenta “un ulteriore colpo significativo” ai sistemi di comando e controllo dei Pasdaran e alla loro capacità di condurre operazioni contro Israele e altri Paesi.

Nello stesso aggiornamento operativo, l’Idf ha reso noto anche che truppe dell’unità di ricognizione Nahal hanno ucciso nel sud del Libano tre miliziani ritenuti responsabili della morte di quattro soldati israeliani: il capitano Noam Madmoni, il sergente maggiore Ben Cohen, il sergente maggiore Maxsim Entis e il sergente maggiore Gilad Harel. Secondo l’esercito, i tre sono stati eliminati in combattimento ravvicinato e la loro identità è stata successivamente verificata “attraverso intelligence precisa”.

Gli Eugenio in via di Gioia per la prima volta al Forum di Milano

Milano, 6 apr. (askanews) – Il 5 maggio 2027 gli Eugenio in via di Gioia saliranno per la prima volta sul palco dell’Unipol Forum di Assago per il loro concerto evento Tutti dentro, prodotto da A1 Concerti.

Non è solo il concerto più grande della loro carriera, né un semplice traguardo: è il punto in cui tutte le strade percorse si incontrano davvero, è tutto quello che negli anni hanno costruito ed è rimasto, è cresciuto, ha continuato a muoversi senza fermarsi mai. È la somma di anni passati a suonare, a scrivere, a stare dentro alle cose con tutta la passione e l’entusiasmo possibili, è il tempo che hanno condiviso con chi li ha seguiti dall’inizio e con chi si è aggiunto strada facendo senza più andarsene. È l’insieme dei concerti, delle parole che hanno trovato casa nelle persone, dei ritornelli in cui le voci si sono unite una dopo l’altra fino a diventare coro, delle piazze che si sono riconosciute in qualcosa di comune. È tutto quello che si è mosso nel tempo senza mai arrestarsi e arrendersi, trovando forza proprio nel continuo trasformarsi. Un legame che si è costruito senza bisogno di essere spiegato, ma solo vissuto. È una storia che non appartiene più solo a chi sta sul palco, ma a chi l’ha attraversata, sostenuta, cantata, portata avanti. Ed è proprio lì, insieme, che acquisisce un senso altissimo. Il Forum diventa così il luogo in cui tutto questo si amplifica e prende vita insieme a tutti quelli che, insieme agli Eugeni, ci hanno sempre creduto.

La sorpresa arriva dopo un video pubblicato ieri sui social (Libraesva ESG ha rilevato un possibile tentativo di phishing da “gdgpress.voxmail.it” https://www.instagram.com/p/DWk0T5yodf7/) in cui Eugenio, in Piazza Carignano a Torino – luogo dove tutto è iniziato – dedica commosso un annuncio importante agli altri componenti della band Emanuele, Paolo e Lorenzo che per primi hanno ascoltato un “matto” che suonava per la strada, alla città che li ha visti e fatti crescere un passo alla volta, ai loro 12 anni insieme nella musica e nella vita che sono stati ricchi di emozioni e di sacrifici.

Ma questa dedica non può che estendersi a chi ci è sempre stato, c’è ora e ci sarà: il loro pubblico.

«Il grido “TUTTI DENTRO” – dichiarano gli Eugenio in Via Di Gioia – lo dedichiamo a chi c’era in via Lagrange a Torino, a chi si è fatto mille chilometri di bus e a chi si è preso litri e litri di pioggia. A chi cantava “andiamo al Pam” di fronte a noi durante il nostro primo concerto, a chi ci ha portato le focacce calde nel centro storico di Genova e le ha mangiate insieme a noi, a chi ha festeggiato una finta laurea davanti al Duomo di Milano per permetterci di suonare in mezzo alla piazza, a chi cantava in piazza Maggiore a Bologna, a chi ha condiviso la carbonara in Piazza Bologna a Roma, a chi si è fermato sul marciapiede a chi ha gridato sotto i palchi. Il nostro primo Forum è per chi, da quando ci ha ascoltato la prima volta, ha sostenuto con anima e corpo un progetto indipendente ed in continua evoluzione. Cresciuti una canzone alla volta e fuori dal clamore dei riflettori, insieme abbiamo fatto tanta strada e finalmente avremo la possibilità di guardarci ad uno ad uno negli occhi e cantare nel pantheon della musica moderna. Perché quello che abbiamo fatto fino ad oggi ce lo siamo sudato insieme.» I biglietti per il concerto del 5 maggio 2027 TUTTI DENTRO all’Unipol Forum di Assago sono in vendita su TicketOne e sui circuiti di vendita abituali. Per informazioni: Artistfirst.it E mentre il live segna un nuovo capitolo sul palco, un altro prende forma sulla carta. Il 21 aprile 2026 uscirà per Rizzoli Storie di una band che non si è ancora sciolta, il primo libro degli Eugenio in Via Di Gioia, già disponibile in preorder: un diario dei ricordi, un racconto corale inedito di un percorso condiviso composto da otto storie che ripercorrono il viaggio personale e artistico che li ha portati dagli inizi fino a oggi.

«Immaginate questo libro come un puzzle, un mosaico, un ritratto che si compone di tante pennellate fatte di ricordi, aneddoti, esperienze. Tutte insieme, pagina dopo pagina, raccontano chi siamo noi a partire dagli inizi, anche prima di incontrarci. È la storia di un sogno che è insieme un progetto, iniziato sui marciapiedi di Torino, ma anche di Berlino e di Londra. All’inizio era solo nostro, poi con il tempo è stato ascoltato e cantato da tantissime altre persone, tutte quelle che hanno scelto la nostra musica come colonna sonora di un pezzetto di vita, finendo per condividere qualcosa. Questa è la storia di quattro amici – noi – e di come siamo arrivati fino a qui.» – Lorenzo, Paolo, Emanuele, Eugenio Gli Eugenio in Via Di Gioia presenteranno il libro con 4 appuntamenti: 21 aprile – Biblioteca Salaborsa, Bologna ore 20.30 (Piazza del Nettuno, 3) 22 aprile – Mondadori Duomo, Milano ore 18.30 (Piazza del Duomo) 24 aprile – Feltrinelli, Napoli ore 18.00 (Piazza dei Martiri) 28 aprile – Feltrinelli, Roma ore 18.30 (Via Appia Nuova, 427) 16 maggio – Salone del Libro, Torino ore 18.00 (PAD. 5, Il Club – Lingotto Fiere – Via Nizza, 294) Prima di approdare al Forum a maggio dell’anno prossimo, gli Eugenio in Via di Gioia tornano live a novembre 2026 sui palchi di alcuni dei più famosi club italiani.

Queste le date del Club Tour 2026, prodotto da A1 Concerti: 16 novembre – Estragon, Bologna 17 novembre – Hall, Padova 20 novembre – Viper, Firenze 21 novembre – Mamamia, Senigallia 23 novembre – Afterlife Live Club, Perugia 25 novembre – Atlantico, Roma 27 novembre – Eremo Club, Molfetta I biglietti sono disponibili su Ticketone.it e sui circuiti di vendita abituali.



Lunedì dell’Angelo: la Pasqua che ci rimette in cammino

Il “Lunedì dell’Angelo”, secondo giorno dell’Ottava di Pasqua, è entrato nell’immaginario come tempo di scampagnate e leggerezza. Eppure, la liturgia ci invita a sostare su un’immagine essenziale e luminosa: l’angelo presso il sepolcro di Gesù.

I Vangeli raccontano che, all’alba del primo giorno della settimana, alcune donne si recano alla tomba e la trovano aperta (cf. Mt 28; Mc 16; Lc 24). È un angelo – o, nei racconti paralleli, una presenza celeste – a prendere la parola e a dare senso a ciò che accade: «Non è qui, è risorto» (Lc 24,6). In questa parola si compie un passaggio decisivo. La risurrezione non si impone come evidenza, ma si offre come annuncio da accogliere. È una luce che chiede di essere interpretata, una vita nuova che si lascia riconoscere nella fede.

Ma l’annuncio non trattiene. Subito diventa invio: le donne sono chiamate ad andare, a dire, a condividere ciò che hanno udito. La Pasqua, fin dall’inizio, è movimento: dalla paura alla fiducia, dal silenzio alla parola, dalla tomba alla vita.

Anche la consuetudine del “fuori porta”, così tipica di questo giorno, custodisce inconsapevolmente un’eco di questo dinamismo. Uscire, mettersi in cammino, lasciare il luogo abituale: sono gesti semplici che possono diventare segno di un esodo più profondo, quello che la Pasqua inaugura nel cuore dell’uomo.

Il Lunedì dell’Angelo appare allora per ciò che è: non una semplice appendice festiva, ma il primo passo di un cammino. Come le donne del Vangelo, anche noi siamo invitati ad ascoltare una parola che sorprende e a lasciarci rimettere in movimento, portando nella vita quotidiana l’annuncio che rinnova ogni cosa. Nella consapevolezza che la Pasqua continua a raggiungere la storia.

Sigonella, quarant’anni dopo: una crisi che mise alla prova l’Alleanza atlantica

Il precedente storico e lattualità

Il recente divieto di atterraggio nella base militare di Sigonella, imposto dal Governo Meloni ai bombardieri americani diretti nel Golfo arabico, ha indotto la stampa a ricordare (seppur in maniera incompleta) una parzialmente analoga vicenda accaduta oltre quarant’anni or sono, durante il Governo Craxi.

Ero arrivato a Washington da poco più di un anno, quando le relazioni tra Italia e Stati Uniti furono, seppur per breve tempo, seriamente compromesse da quella che venne poi definita “la crisi di Sigonella”.

Il sequestro dellAchille Lauro

Tutto iniziò il 7 ottobre 1985, giorno in cui la nave italiana “Achille Lauro” venne sequestrata nel Mediterraneo con tutti i crocieristi a bordo (tra cui numerosi di cittadinanza americana), ad opera di terroristi palestinesi dell’FLP (“Fronte di Liberazione della Palestina”), che chiedevano il rilascio di 50 prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane.

Su richiesta di Craxi, Arafat, leader dell’OLP, negando il proprio coinvolgimento, propose Abu Abbas (fondatore dell’FLP) e un suo compagno come mediatori per favorire una soluzione incruenta. Nel frattempo, gli americani organizzavano – malgrado il parere contrario del governo italiano – l’operazione militare “Margherita” per individuare la posizione nautica della nave (che si stava muovendo verso la Siria) e organizzare un intervento armato.

Trattandosi di una nave battente bandiera italiana, Craxi continuò a rivendicare l’esclusiva competenza ad intervenire e, grazie all’ottimo rapporto con Arafat, sostenne la necessità di negoziare con i dirottatori per evitare inutili spargimenti di sangue, a condizione che a bordo non fossero stati compiuti atti di violenza perseguibili sulla base del diritto penale italiano.

La mediazione ebbe successo. Il 10 ottobre la nave approdava a Porto Said, dove i quattro dirottatori palestinesi lasciavano liberi nave e passeggeri, scendendo a terra per dileguarsi impunemente sotto gli occhi della polizia egiziana, accompagnati da Abu Abbas e dal suo complice (nel frattempo giunti personalmente in Egitto).

Luccisione del passeggero e la reazione americana

Fu soltanto allora che, contrariamente a quanto più volte dichiarato per radiotelefono dal comandante italiano della nave e dagli stessi dirottatori, si scoprì che un ebreo americano invalido (sulla sedia a rotelle) era stato brutalmente gettato in mare dopo il sequestro della nave.

Agli occhi americani, questo reato rendeva nullo l’accordo stipulato e passibili di sanzioni penali i responsabili, i quali però si erano già imbarcati su un Boeing 747 dell’Egypt Air diretto a Tunisi.

I servizi americani scoprirono subito le coordinate di quel volo e il Presidente Reagan ordinò che il velivolo fosse dirottato verso la base aerea di Sigonella in Sicilia per arrestare Abu Abbas (da anni ricercato dagli americani) e i suoi complici, per poi trasferirli negli Stati Uniti ed essere giudicati da un tribunale americano.

Lo scontro a Sigonella

Una volta atterrato, l’aereo venne circondato da cinquanta marines in pieno assetto di guerra, circondati, a loro volta, da un pari numero di carabinieri. Si creò subito una pericolosa situazione di stallo, idonea a generare uno scontro.

Reagan telefonò a Craxi, sollecitando la consegna immediata dei terroristi. Il Presidente del Consiglio si rifiutò, rivendicando la giurisdizione italiana e sostenendo che i terroristi sarebbero stati giudicati dalle competenti autorità nazionali, essendo il reato a loro contestato avvenuto su nave battente bandiera italiana ed essendosi l’aereo che li trasportava posato su suolo italiano.

Reagan alla fine cedette, riservandosi però di chiedere subito l’estradizione dei terroristi, sulla base del trattato vigente tra Stati Uniti e Italia.

Per Craxi andava però fatta una distinzione fra i quattro sequestratori e Abu Abbas e il suo complice, che non avevano partecipato al sequestro, anche perché Mubarak, dal Cairo, sollecitava il rilascio immediato del velivolo di linea egiziano con a bordo i due, da considerare sotto la protezione del governo egiziano, minacciando per ritorsione di trattenere la nave Achille Lauro ancorata a Porto Said.

Il compromesso e le tensioni diplomatiche

Le conversazioni tra le tre capitali continuarono per l’intera giornata del 12 ottobre, per poi di fatto concludersi con il definitivo arresto dei quattro dirottatori e il rilascio di Abu Abbas e del suo complice, dopo un trasbordo dall’aereo egiziano ad uno di linea jugoslava.

Tutto avvenne nell’arco di alcune frenetiche ore, durante le quali a Washington l’Ambasciatore Petrignani, ignaro di quanto stava accadendo, si stava intrattenendo con il Segretario di Stato in uno dei periodici colloqui di routine. Improvvisamente, il suo interlocutore gli comunicò che, purtroppo, doveva interrompere la conversazione per sopraggiunti improrogabili impegni. L’Ambasciatore, insospettito, fece ritorno in ufficio e si mise subito in contatto con Roma, apprendendo l’accaduto.

Da quel momento, le relazioni diplomatiche fra i due Paesi vennero praticamente interrotte. Vani i tentativi di Petrignani di riannodarne i fili. Il Dipartimento di Stato alzò una barriera invalicabile, rifiutando ogni richiesta di contatti ufficiali. La Casa Bianca sembrava intenzionata a rivedere a fondo il rapporto con l’Italia.

Il Columbus Day e la svolta

Pochi giorni dopo era prevista l’annuale cena di gala per le festività del Columbus Day, nel corso della quale il Presidente degli Stati Uniti tradizionalmente faceva un’apparizione, pronunciando un discorso per i presenti (comunemente oltre mille invitati, per la maggioranza italo-americani).

Dalla Casa Bianca, questa volta, non arrivava alcun cenno di conferma circa la presenza di Reagan. Così fu fino a poche ore dallo svolgimento dell’evento. Poi improvvisamente arrivò, ma in Ambasciata ci si chiedeva quale sarebbe stato il contenuto del messaggio presidenziale.

Da attore consumato, Reagan apparve solennemente annunciato dal Capo del Cerimoniale. Serio, di fronte al microfono, sul grande palco allestito al centro dell’enorme salone sotterraneo dell’albergo ospitante l’evento, esordì con voce studiatamente misurata:

“Ladies and Gentlemen, the friendship between Italy and United States is… unshakable!”.

Tripudio generale. Petrignani, visibilmente emozionato, affidò ad un giovane collega un breve messaggio da telegrafare a Roma, riportando testualmente la frase iniziale pronunciata dal presidente americano.

La crisi di Sigonella, a quel punto, poteva dirsi risolta. Il definitivo suggello ebbe luogo alcune settimane dopo, quando Craxi fu invitato ufficialmente a Washington.

Il seguito politico e il ruolo di Andreotti

Al momento, però, la vicenda ebbe un seguito politico in Italia, poiché il Ministro della Difesa Spadolini, criticando apertamente la decisione presa da Craxi, ritirò i suoi ministri dal governo.

Nei suoi diari, pubblicati nel 1989, Andreotti rivela un colloquio avuto a Bruxelles con l’omologo americano Schultz, alcuni giorni dopo l’accaduto, prima dell’inizio di una seduta del Consiglio atlantico in vista di un incontro a Ginevra fra Reagan e Gorbacev.

Al Segretario di Stato americano, che non faceva mistero della forte perdurante irritazione nei confronti del governo italiano, Andreotti rispose che le prove addotte dalle autorità americane per trattenere Abbas erano state giudicate dalla magistratura italiana labili e generiche.

A fronte dell’insistenza di Schultz, Andreotti richiamò anche la necessità politica di tenere conto della richiesta espressa da Mubarak e sottolineò l’abuso di potere esercitato dai militari americani a Sigonella, base NATO con uno status particolare.

Infine, rievocò il ruolo di mediazione svolto da Abbas, su richiesta di Arafat, che aveva consentito la liberazione della nave e dei passeggeri. Questa precisazione – afferma Andreotti – colpì particolarmente Schultz, che la riconobbe come una motivazione in grado di spiegare, almeno in parte, il comportamento italiano.

La chiusura della crisi

La vicenda non si chiuse immediatamente. Il testo di compromesso elaborato non fu inizialmente accettato dalla Casa Bianca.

Andreotti dovette allora precisare che, senza una chiara rettifica di Washington, né lui né Craxi avrebbero incontrato Reagan prima del vertice con Gorbacev. La pressione ebbe effetto. Il Sottosegretario Whitehead fu incaricato di consegnare una lettera di scuse di Reagan indirizzata a Craxi.

La consegna avvenne il 19 ottobre e rappresentò la pietra tombale posta sul breve ma grave dissidio tra le due capitali.

Le sentenze e una riflessione conclusiva

Il 10 luglio 1986, due dei dirottatori palestinesi furono condannati all’ergastolo dal Tribunale di Genova e gli altri due a diversi anni di prigione. Quanto ad Abu Abbas, i giudici riconobbero elementi di colpevolezza nell’organizzazione del sequestro, condannandolo anch’egli (in contumacia) all’ergastolo. Il portavoce del governo americano plaudì al modo con cui la magistratura italiana aveva condotto il processo.

Durante la mia permanenza a Washington (1984-1990), le relazioni fra Italia e Stati Uniti furono molto strette e fruttuose. L’incidente di Sigonella le raffreddò soltanto per un limitatissimo periodo di tempo.

Eppure, nel 1993, all’epoca di Tangentopoli, qualche osservatore politico avanzò l’ipotesi che l’attacco a Craxi e il lungo processo ad Andreotti costituissero anche una sorta di “vendetta” americana.

Sono sempre stato convinto dell’infondatezza di tale supposizione, essendo stato testimone oculare della stima e considerazione di cui i nostri rappresentanti godevano negli ambienti governativi americani e dell’atmosfera di grande amicizia e fiducia che la loro presenza vi suscitava.

Giorgio Radicati, diplomatico, all’epoca dei fatti era Primo Consigliere d’Ambasciata a Washington. È stato Console generale a New York,  Ambasciatore a Praga e, fuori ruolo, Capo Missione a Skopje  prestando servizio presso l’OSCE.

Dopo Referendum, la politica non può limitarsi a registrare gli eventi

Un consenso che interpella

La recente tornata referendaria impone alle forze politiche una riflessione profonda che superi il dato numerico.

Per il centrosinistra, il successo non è un traguardo, ma l’inizio di una fase più esigente. Il segnale dell’elettorato è chiaro: una fiducia concessa “con riserva”, un’apertura di credito che attende di essere onorata.

Rinnovare la classe dirigente

Per evitare che questa partecipazione resti sulla carta, è vitale promuovere una dirigenza scelta oltre i vecchi modelli di cooptazione. È questo il passo necessario per iniziare a ricucire lo scollamento tra istituzioni e tessuto sociale. Investire su giovani, Sud e competenze non può ridursi a un esercizio retorico, ma implica l’apertura di spazi autentici e percorsi trasparenti.

Accanto a ciò, serve una gerarchia di priorità chiara: dalla sicurezza interna alla geopolitica, dall’equilibrio tra economia, innovazione e ambiente alla centralità della cura della persona. Non slogan, ma politiche verificabili.

Lo spartiacque del voto

Sul fronte opposto, secondo diversi osservatori, una vittoria avrebbe, paradossalmente, rischiato di agire da anestetico rispetto ai nodi strutturali del paese, posticipando un confronto ormai urgente. Il voto segna dunque uno spartiacque: una parte significativa dell’Italia dimostra di non accettare più scorciatoie.

Richiamando l’insegnamento di Aldo Moro, la politica non può limitarsi a registrare gli eventi, ma deve governarli con quella “intelligenza degli avvenimenti” che è, anzitutto, atto di responsabilità. Oggi è richiesto un cambio di passo: se il centrosinistra deve trasformare il consenso in progetto strutturato, il governo è chiamato ad accettare la sfida della maturità istituzionale, anteponendo la qualità dell’azione politica alle logiche del consenso effimero.

Uno sguardo lungo

Guardare oltre il referendum significa, in definitiva, restituire credibilità alla politica: ricostruire fiducia, valorizzare le professionalità, rimettere al centro l’interesse generale. Un compito complesso che – citando Alcide De Gasperi – richiede la capacità di guardare non alle prossime elezioni, ma al futuro delle prossime generazioni.

Un leader in crisi? Il caso Trump nella critica dei liberal-conservatori americani

Il momento che cambia la percezione

C’è un passaggio, apparentemente minore, che per alcuni osservatori segna una discontinuità significativa nella parabola di Donald Trump. Non un comizio, non uno scontro frontale, ma una dichiarazione quasi dimessa: il riconoscimento che lo Stato federale non può farsi carico di tutto e che, su temi sensibili come welfare e sanità, dovrebbero essere gli Stati a trovare risorse, anche aumentando le tasse.

È su questo punto che la testata conservatrice anti-Trump “The Bulwark” (v. ieri l’editoriale di Jonathan Cohn) costruisce una lettura severa: non tanto per il discorso in sé del Presidente, pronunciato in un pranzo di Pasqua alla Casa Bianca, quanto per ciò che esso rivela sul piano eminentemente politico.

La fine della promessa totale

Fin dal suo primo mandato, Trump ha costruito il proprio successo su una grammatica semplice e potente: nessun limite dichiarato e nessun compromesso, bensì la promessa di una soluzione dei problemi. Era, in fondo, l’espressione di una leadership fondata sulla capacità di sormontare ogni difficoltà.

Quando però il leader ammette che esistono limiti — finanziari, istituzionali, strutturali — introduce nel discorso politico ciò che aveva sempre escluso: la necessità del compromesso. Ed è qui che, secondo “The Bulwark”, si consuma la frattura. Non perché l’affermazione in sé sia sbagliata, ma perché contraddice la narrazione che aveva reso vincente la sua proposta.

Il paradosso del realismo

Il punto più interessante è il paradosso che emerge: Trump appare, in questo frangente, più realistico. Ma proprio per questo, meno efficace (e dunque meno convincente). La sua forza non è mai stata la precisione o la sostenibilità delle proposte. È stata, piuttosto, la capacità di costruire un orizzonte politico privo di vincoli percepiti, in cui l’elettore potesse riconoscere un impegno di protezione senza condizioni. Accettare i limiti significa, inevitabilmente, entrare nel linguaggio della politica tradizionale. E in quel terreno Trump perde il suo vantaggio competitivo.

Una crisi di stile prima che di consenso

Per “The Bulwark” non siamo ancora di fronte a una crisi di radicamento elettorale, ma a qualcosa di più sottile e forse più decisivo: una crisi d’impianto politico. Il leader, che aveva fatto della disintermediazione e della semplificazione radicale la propria cifra politica, sembra ora oscillare tra due registri: quello originario, fondato sull’iperbole, e uno nuovo, più prudente e realisticamente consapevole delle difficoltà. Ma questa oscillazione rischia di indebolirne il carisma, mettendo a nudo le contraddizioni del suo populismo radicale.

Un segnale da non sottovalutare

In politica, spesso, le sconfitte non iniziano con i numeri, ma con le incrinature nella narrazione. Quando il leader smette di incarnare fino in fondo il ruolo che lo ha portato al successo, il rapporto fiduciario con l’elettorato entra in una zona d’incertezza.

È questa, in definitiva, la tesi implicita di Cohn: non un Trump sconfitto, ma un Trump che, forse per la prima volta, mostra di allontanarsi dal suo cliché. E, per un leader costruito sull’identità prima ancora che sul programma, è un passaggio tutt’altro che secondario.

 

Per leggere larticolo di Jonathan Cohn, clicca qui.

Calcio, risultati Serie A, questa sera Napoli-Milan

Roma, 6 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 30esima giornata di serie A:

31esima giornata Sassuolo-Cagliari 2-1, Verona-Fiorentina 0-1, Lazio-Parma 1-1; Cremonese-Bologna 1-2, Pisa-Torino 0-1, Inter-Roma 5-2, lunedì 6 aprile ore 12.30 Udinese-Como, ore 15 Lecce-Atalanta ore 18 Juventus-Genoa, ore 20.45 Napoli-Milan.

Classifica: Inter 72, Milan 63, Napoli 62, Como 57, Juventus, Roma 54, Atalanta 50, Bologna 45, Lazio 44, Sassuolo 42, Udinese 39, Torino 36, Parma 35, Genoa 33, Fiorentina 32, Cagliari 30, Cremonese, Lecce 27, Verona, Pisa 18.

32esima giornata Venerdì 10 aprile ore 20.45 Roma-Pisa. Sabato 11 aprile, ore 15 Cagliari-Cremonese e Torino-Verona; ore 18 Milan-Udinese; ore 20.45 Atalanta-Juventus. Domenica 12 aprile, ore 12.30 Genoa-Sassuolo; ore 15 Parma-Napoli; ore 18 Bologna-Lecce; ore 20.45 Como-Inter. Lunedì 13 aprile ore 20.45 Fiorentina-Lazio.

La Pasqua di Maria, storia di una clessidra e di una tentazione

Lannuncio e la salita impossibile

Si racconta che quando ci si libera da un incubo si possa trovare poi la via della serenità. C’è una condanna che sta in agguato in attesa di esplodere i suoi effetti sapendo attendere che si maturi nella vittima tutto il tormento possibile, sfinendolo ma non abbastanza. Dovrà restargli in corpo ancora quel tanto di forza per struggersi per quando il fatto accadrà. C’è un angelo mandato da Dio a dare ad una donna una notizia da lasciare tramortiti. Diventerai madre del figlio di Dio. Occorre il suo assenso, nessuno può forzare la mano. Tutto dipende da lei. Alla gioia della maternità si accompagna una responsabilità che rasenta il limite umano spostandolo oltre l’immaginabile. La vita gioiosa di Maria si fa improvvisamente impervia, l’attende un percorso in salita come dovesse scalare il cielo fino a travalicarlo.

L’angelo non vorrebbe raggiungerla ma è tenuto a farlo. Non può mediare e trattare con il suo padrone per un ripensamento, per un piano alternativo a quello ormai stabilito. Non può negarle che il Figlio che nascerà morirà in croce. Ogni giorno che passa, vedendo quel fanciullo crescere, sa che si avvicina il momento della tragedia. Ogni centimetro di altezza guadagnato dal suo pargolo è un passo verso il peggior baratro concepibile. Maria, d’accordo con Giuseppe, accettò la prova. Il padre putativo è andato in Paradiso prima che si compisse quel destino infausto. Il cuore non gli ha retto o forse il buon Dio ha temuto che sarebbe intervenuto, magari con tanto di spada, tentando di far saltare gli eventi in corso.

Il tempo trattenuto e il silenzio dellamore

A Maria invece non è stato risparmiato nulla. Era in atto un conto alla rovescia che non ci sarebbe stato verso di arrestare. Aveva il dovere di mantenere intatta la sua bellezza per il suo sposo e per Gesù che se ne faceva vanto. La sua era la mamma più bella del mondo. Mai che potesse farsi vedere con un velo di tristezza, una ruga, anche solo nel pensiero, a denunciare il preavviso di un dolore appostato per trafiggerne il cuore.

Dovette fingere una serenità finché i fatti non la liberarono da quel dovere perché era giunta l’ora della verità. Per anni andò avanti un gioco di silenzi, di appostamenti e di nascondimenti. Ci si ingannava reciprocamente per amore e non per altro.

Anche quel suo Figlio adorato fingeva un tutto va bene pur sapendo a cosa sarebbe andato incontro. Giuseppe scrutava l’uno e l’altra sperando in un miracolo che avrebbe cambiato il corso delle cose. Se ad Abramo fu fermata la mano nel mentre stava sacrificando suo figlio, anche per il Figlio di Dio sarebbe potuto succedere qualcosa di simile.

La Passione e lo sguardo

Ora stavano flagellando il suo Gesù scalpellandogli la carne e le ossa in modo che nessuna penna possa descrivere la maestria di Satana a condurre la danza. Già così la morte sarebbe diventata una liberazione dalla sofferenza, ma ancora non era giunta l’ora. La tortura ha in mano l’arte del tempo che gestisce con sapienza per arrivare al massimo del risultato.

Maria teneva nel cassetto del cuore una clessidra che le dava il potere di disporre lo scorrere del tempo. Era l’unica eccezione che le era stata fatta dal piano di sopra. Avrebbe potuto allargare la strozzatura dei due coni in modo che la sabbia precipitasse con maggiore velocità e lo strazio finisse prima dello scorrere normale del tempo. Se lo avesse fatto, avrebbe anticipato suo Figlio inchiodato su una croce e questo era oltre le sue forze, quasi fosse lei a destinarlo all’ultimo supplizio. Far svolgere la scena per come procedeva, senza un suo intervento, le era di altrettanto strazio.

Dio intanto si era chiuso nella sua stanza per non assistere agli accadimenti o forse era segnato colpo dopo colpo al pari di Gesù. Maria era lì perché una madre quando occorre è al pari di una leonessa, ma è costretta ad essere inerme. Ogni fustigata la segna per il doppio dei suoi effetti sul corpo del macellato.

Inizia la Via Crucis e ad un certo punto riesce ad avvicinarsi a suo Figlio. Il dolore, finalmente libero di agire, si imbatte fissamente nello sguardo dell’altro. La prova più ardua per Gesù fu quella di vedere la pena negli occhi della Madre. Allo stesso modo Lei fu come trucidata fissando il volto quasi irriconoscibile del Figlio e i suoi occhi tumefatti che la cercavano. Anche un Figlio di Dio ha il diritto di aggrapparsi alla madre per avere una goccia di consolazione. Non c’è più da trattenersi, ciascuno dei due può adesso mostrare il dolore antico e presente che straccia i loro cuori mandandoli a pezzi. Non corsero parole ma una dose d’amore che, a confronto, avrebbe fatto impallidire l’eternità.

La tentazione della clessidra

Ora Maria è sotto la Croce dove hanno appeso il Figlio. Ha in mano il potere di fermare tutto e mandare indietro la scena come nulla fosse stato. Satana non è riuscito nel deserto con Gesù ma tenta con Maria sperando nel successo. Le dice che, se volesse, potrebbe chiedere a suo Figlio di scendere dalla croce e rinunciare alla morte e allo strazio perfettamente all’opera. Gesù l’avrebbe di certo accontentata, anche deludendo suo Padre, non avrebbe mandato a vuoto quella sua preghiera. Satana sta caricando di lacrime il volto di Maria, le disegna sul volto un’espressione di tale angoscia che fa distrarre Gesù dai ferri appuntiti che gli lacerano le mani. Le imbecca le parole più adatte per commuovere suo Figlio e indurlo al miracolo più importante, che avrebbe fatto saltare il progetto divino.

Anche Satana avrebbe lasciato sul campo qualcosa. La fine dello scempio del suo nemico è dura da accettare ma sa che è per la sua vittoria. Maria tace, si serra le labbra e tace. Non può trattenere i lamenti ma tace. Allora Satana furente rincara la dose consegnandole la clessidra che aveva la polvere magica del comando del tempo. Le dice di manovrarla in maniera che tutto si svolga più velocemente, risparmiando a suo Figlio l’assaporare attimo per attimo inflessibilmente l’afflizione in corso.

Maria resiste, le scoppia il cervello. Avverte la colpa di non accelerare il tutto diventando proprio lei tra gli aguzzini del Figlio. Resiste quasi ad impazzire. Non può chiedere soccorso al suo angelo custode che piange, si è fatto invisibile, non si fa trovare, evitando lui stesso di lasciarsi andare e dare il consiglio che vorrebbe ma non può.

Il sabato della fede

Gesù è morto. Maria è disperata. Il destino ha fatto il suo corso ma lei non prova alcuna consolazione, liberata dalla minaccia che si è tradotta in realtà e che ha smesso di metterla da sempre sulla corda. Maria è morta con suo Figlio, il corpo continua a respirare ma le è estraneo. Ora l’angelo le ricorda di non mollare la presa. Non tutto è perduto. Tra tre giorni Gesù resusciterà e lei potrà riabbracciarlo. Su di lui resteranno i segni delle piaghe che non faranno però più alcun male. La fede di Maria è messa all’ultima prova, la più impegnativa.

È scritto che ci sarà la resurrezione. Davvero un Dio, che ha consentito questo sacrificio, ha intenzione di rimettere al mondo quel Figlio obbediente? Grava il dubbio su un Dio che si è accontentato semplicemente di un martirio per sperimentare l’amore che pretende. Vorrà davvero ridare respiro ad una madre e al suo Gesù? Ed ancor più avrà effettivamente potere sulla morte? Maria è costretta a vivere malgrado istintivamente voglia porre fine a tutto. Non desidera neanche il Paradiso e con esso il pericolo di avere un tempo senza sosta che possa farle ricordare il calvario. Vuole solo la morte per dimenticare ciò che è stato.

Riprende comunque sulle spalle il peso del tempo che è costretta a contare in attesa che dopo tre giorni ci sia tregua al suo patimento. La scommessa di vedere il suo Gesù di nuovo in piedi le fa correre il rischio di una atroce delusione. Di nuovo Satana le dice che, se lei volesse, potrà far passare quei pochi giorni in un baleno e tornare al sorriso o scoprire che era tutta una menzogna. Non ci si rialza dalla morte e quel Dio in cui lei ha creduto ha anch’Egli poteri limitati. Si tratta in ogni caso di un Dio crudele che ha previsto tre giorni per restituire la vita, un tempo infinito per una madre ormai in apnea e che non ha più forza per un’attesa dagli esiti incerti.

Maria lascia immobile la sua clessidra. La fissa evitando persino di sfiorarla. Non interferisce probabilmente neanche con lo sguardo nel precipitare dei grani di sabbia dall’alto verso il basso. Accetta l’ultima prova. Sa che è bene così, punto e basta.

La resurrezione e il tempo redento

Gesù è resuscitato, lo hanno detto delle donne che lo hanno incrociato per strada. Ha paura di crederci. Lo dicono anche Pietro e Giovanni ma teme sia un’ulteriore beffa crudele di Satana. Perché Gesù non è andato subito da lei per inondarla di gioia? Perché prima è apparso ad altre donne? Vuole forse rimproverarla per non aver maneggiato la clessidra? Non può crederlo, non vuole crederlo. Si dice allora una stretta che l’ha solo voluta preparare delicatamente a incontrarlo in modo che ne fosse pronta. Il suo Gesù non vuole darle il minimo altro strapazzo, vuole fare in modo che lei si abitui gradatamente all’abbraccio che sarà da lì a poco.

Quando accadde, Gesù fece un altro prodigio. Si spogliò integralmente della sua divinità diventando soltanto umano. Era necessario per godere dei baci e delle carezze che dava a Maria e che altrettanti ne riceveva. Non ci furono testimoni, non erano ammessi. Il tempo si fermò in quella presa d’amore diventando una stretta infinita. Passati quei giorni l’abbandonò di nuovo per andarsene in Paradiso lasciandole l’incombenza della sua Chiesa. Ad una madre è chiesto sempre di sudare per il Figlio senza mai rilassarsi del tutto.

Ancora Satana, mai rassegnato, le propose di agitare la clessidra per raggiungere suo Figlio al più presto sulle coltri celesti, senza indugiare troppo sulla terra. Maria gli sorrise. Era mossa da tenerezza verso quel diavolo che ogni volta era sconfitto tornando al suo Inferno con la coda tra le gambe. Prima o poi avrebbe convinto anche lui a cambiar strada, lasciando stare finalmente ogni clessidra dell’Universo al suo posto. Giuseppe, anche se esausto, scalpita a più non posso, attende febbrilmente la sua sposa. Solo quando arriverà Maria il Paradiso non gli andrà più stretto.

Il Mistero della Risurrezione, motore della storia dell’umanità

Lincontro pasquale come matrice di unesistenza

Quando ero ancora un giovanissimo ricercatore del Centro Universitario Cattolico, mi fu chiesto che cosa ispirasse Giorgio La Pira nella sua poliedrica attività di docente, padre costituente, sindaco di Firenze e deputato; ma soprattutto, cosa lo rendesse quel profeta di pace e apostolo della «povera gente» capace di parlare ai grandi della Terra. Ricordo che, seppur mi accostassi da pochi mesi allo studio del “Sindaco Santo”, la risposta appare subito nitida: la matrice di tutto era l’incontro pasquale con il Cristo risorto.

Lo confessò lo stesso La Pira in una celebre lettera all’amico Salvatore Pugliatti del 1933, ricordando come l’incontro con Gesù Eucaristico, avvenuto nella Pasqua del 1924, gli avesse fatto risentire nelle vene un’innocenza «così piena da non poter trattenere il canto e la felicità smisurata». Dopo alcuni anni di riflessione e studio sulla sua figura, sono convinto che sia stata proprio questa irruzione della Grazia ad orientarne il pensiero e l’azione: una gioia metafisica che si faceva prassi politica.

La Risurrezione: rivoluzione ontologica della storia

La Settimana Santa non è la sola morte in croce, ma la Risurrezione, la forza dirompente di una vita che vince il limite: non un semplice “rinascere” tornando a ciò che si era, ma un “risorgere” a vita nuova. Questo evento, baricentro della fede cristiana, rappresenta la rivoluzione più radicale della storia: la vittoria ontologica del bene sul male, una luce che squarcia le tenebre del mondo. Per raggiungere questa Gloria, il “Nuovo Adamo” ha attraversato l’abisso più estremo della sofferenza: dal rinnegamento alla flagellazione, fino al legno di una croce.

Le aporie del nostro tempo e la domanda sulla speranza

Ponendo lo sguardo su questo mistero, il pensiero corre inevitabilmente alle aporie del nostro tempo. Viviamo un’epoca in cui i giovani faticano a «volare alto» e in cui la crisi demografica, certificata dai recenti dati Istat, racconta il silenzio di cuori che hanno smesso di sperare nel futuro. In un mondo dove la guerra e le nuove forme di violenza sembrano voler recidere quell’umanità essenziale che ci rende fratelli e popoli, sorge spontaneo un interrogativo: è ancora possibile risorgere?

La radice che non si sradica: la profezia di La Pira

Il Cristianesimo, temprato dai “corsi e ricorsi” della storia, ci offre una risposta affermativa, a patto di abitare la speranza con coraggio. La Pira ne ebbe certezza profetica, oltre che testimonianza. Nelle sue lettere pasquali indirizzate a Chruščëv negli anni Cinquanta, egli scriveva con convinzione che di una pianta si possano recidere i rami e intaccare il tronco, ma non si possa sradicare la radice, poiché essa è destinata a rigermogliare. Richiamando l’identità spirituale dei popoli, possiamo affermare con le sue parole che nella storia «la radice nella quale le nazioni cristiane sono radicate torna “a ributtare”: dopo l’inverno si apre misteriosamente ma irresistibilmente […] la nuova stagione storica della primavera». Una stagione che non è ripetizione del passato, ma una nuova opportunità di redenzione per l’umanità intera.

Pasqua 2026: limpegno dei cristiani nella storia

In questa Pasqua 2026, siamo chiamati a scorgere questa opportunità, consapevoli che la storia è finalizzata alla salvezza e che Cristo risorto – come amava ripetere La Pira – «ne è il misterioso, ma effettivo, finalizzatore».

L’impegno dei cristiani nella società e nelle istituzioni nasce esattamente qui: nel tradurre la Risurrezione in gesti concreti di pace, sviluppo e giustizia. L’esperienza di La Pira resta la testimonianza più alta di come la fede possa farsi cultura e la speranza possa farsi azione quotidiana. La domanda, dunque, interpella ciascuno di noi: siamo disposti ad abbandonare le tenebre del sepolcro per farci portatori di luce? Siamo pronti a vivere, e non solo a celebrare, la Pasqua?

Antonio Zizza, Direttore Scientifico del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale

Processo ai social: negli USA una sentenza cambia il paradigma

Dallaudizione al processo: le Big Tech sul banco degli imputati

Due anni dopo l’audizione davanti alla Commissione Giustizia del Senato USA (nella quale erano comparsi i CEO dei cinque principali network USA, da Mark Zuckerberg (Meta) a Linda Yaccarino (X), Shou Chew (TikTok), Evan Spiegel (Snap) e Jason Citron (Discord), META (Facebook, Instagram, WhatsApp) e YouTube di Google si sono presentati come imputati davanti ad una giuria popolare in un vero e proprio processo che si è concluso con una sentenza di condanna.

Già il 31 gennaio 2024 non si era trattato di una messinscena, vista la durezza delle accuse dei senatori peraltro debordate anche sul coté della politica: di fatto la campagna elettorale per le presidenziali era virtualmente aperta, ma l’argomento era troppo ghiotto per trasformare la conferenza in una burletta di simulazioni e domande concordate. Davanti ai Senatori, i grandi capi dei social erano stati messi sotto torchio (“Le vostre mani sono sporche di sangue”) e l’accusa non era certo lieve: “Big Tech and the Online Child Sexual Exploitation Crisis”, sfruttamento sessuale e pericoli per minori.

Il caso Kaley G.M. e la condanna: sei milioni di dollari

Ma il processo andato in scena in California, a Los Angeles il 18 febbraio 2026 è stato un duro colpo per gli imputati che dovevano rispondere alle accuse elevate nei loro confronti dai legali patrocinanti della causa promossa da una ragazza di 20 anni, Kaley G.M., querelante, che in aula ha riferito di essere diventata dipendente dai social fin da bambina (a partire dai 6 anni di età), trascorrendo fino a 16 ore al giorno sulle piattaforme social, in particolare sui servizi di Meta e su YouTube di Google, aggravando in tal modo i suoi problemi di salute mentale. I due colossi della Silicon Valley – Meta e YouTube – sono stati giudicati negligenti nel modo in cui hanno progettato le rispettive piattaforme e questa incuria ha causato danni a Kaley G.M. che sono stati quantificati dalla giuria in 6 milioni di dollari di cui 3 per il risarcimento vero e proprio e ulteriori 3 milioni di dollari a titolo di danni punitivi, dopo aver stabilito che le società hanno agito con ‘malizia, oppressione o frode nel danneggiare i minori attraverso le loro piattaforme’.

Ogni società sapeva che le sue piattaforme potevano essere pericolose se utilizzate da minori, ma non ha avvertito l’utenza in modo adeguato di questo rischio, hanno aggiunto i giurati.

Meta è stata ritenuta maggiormente responsabile del danno subito da KGM e dovrà farsi carico del 70% dei 6 milioni di dollari, mentre YouTube pagherà il restante 30%.

Responsabilità, negligenza e modelli di business

La giuria, composta da sette donne e cinque uomini, ha raggiunto la sua sentenza dopo aver ascoltato testimoni per oltre 40 ore di audizione in sei settimane di svolgimento del processo: Meta e Google sono stati giudicati colpevoli di negligenza per aver gestito un prodotto che ha arrecato danni a bambini e adolescenti e per non aver messo in guardia sui pericoli.

Inutilmente Mark Zuckerberg si è scusato davanti alla Corte e alle famiglie presenti di altri minori danneggiati dall’uso compulsivo dei social (con casi di disagi psicologici e comportamentali, fino a vittime di cyberbullismo ove non di vere e proprie azioni di violenza o autolesionismo, adescamenti sessuali, giochi pericolosi, istigazione al suicidio), giustificandosi per il fatto che il filtro di Instagram per limitare l’accesso ai minori di 13 anni non abbia funzionato, ammettendo: “avrei voluto che ci fossimo riusciti prima”.

Quello di Los Angeles (che è venuto subito dopo un analogo procedimento giudiziario davanti ad una giuria del New Mexico che ha inflitto al gruppo META una sanzione da 375 milioni di dollari dopo aver stabilito che la piattaforma ha danneggiato consapevolmente la salute mentale dei minori e ha nascosto informazioni sullo sfruttamento sessuale dei bambini) può essere considerato un fatto storico per la punizione esemplare e contemporaneamente un evento apripista per altri casi analoghi negli USA ma anche a livello planetario.

 

Minori, dipendenza e fogna mediatica”

La motivazione di questa deduzione risiede principalmente in due aspetti: i social utilizzano piattaforme che invitano esplicitamente ad un uso intensivo, sconsiderato e continuativo creando situazioni di dipendenza a motivo del fatto che le applicazioni possono causare danni alla persona.

La seconda argomentazione a sostegno del danno causato alla ricorrente ma in via generale potenzialmente a tutti i fruitori dei social si riferisce al target dei destinatari, molto spesso minori non adeguatamente istruiti sui pericoli di un utilizzo compulsivo delle piattaforme, soggetti quindi pregiudizialmente indifesi e gettati allo sbaraglio nella pratica di strumenti e soprattutto di contenuti che non dovrebbero essere destinati ad utenti della loro età.

Sintomatico di questa trascuratezza colpevole il fatto che, durante la sua testimonianza, a Zuckerberg siano stati mostrati documenti aziendali di META che contraddicevano la sua difesa (che addebitava ad origini familiari la causa del vulnus), valga per tutti quello in cui era testualmente scritto: “se vogliamo avere successo con gli adolescenti, dobbiamo coinvolgerli prima, da quando sono preadolescenti”.

Analisti sociali, pedagogisti, psicologi, psichiatri da tempo puntano il dito contro i social e i loro effetti talora devastanti per la mente dei bambini e degli adolescenti, indotti a stili di vita insani e sedentari, trasformati in internauti senza controlli, limiti, semafori in una navigazione pregiudizialmente incognita, stimolando in loro atteggiamenti aggressivi che sfociano in comportamenti di violenza crescente. Più che di gogna mediatica i social sono identificabili come ‘fogna mediatica’, poiché trasmettono esempi malsani e diseducativi, erodendo l’opera educativa della scuola e sfuggendo al controllo dei genitori, peraltro troppo spesso essi stessi principali fruitori di queste scorribande nel web e di fatto pessimi esempi per i propri figli.

Europa, regolazione e responsabilità educativa

Da alcuni anni a questa parte la diffusione delle tecnologie, la dilagante digitalizzazione, gli scenari aperti dal metaverso e dagli iniziali esperimenti di intelligenza artificiale hanno imposto un’area tematica che sta rivoluzionando il mondo delle comunicazioni e prelude a scenari persino sconvolgenti negli stili di vita degli “umani” che ne saranno inevitabilmente coinvolti. Fermare questa deriva equivarrebbe a tentare di arrestare uno tsunami con l’uso delle mani, ma certamente la facilità con cui hardware e software si sono diffusi, algoritmi e stilemi linguistici hanno sostituito gli alfabeti tradizionali, il fatto che questo universo in gran parte inesplorato e sconosciuto ai più, ma gestito con disinvoltura e poco senso etico e della misura da poche mani sapienti per finalità commerciali e con profitti stellari, sia frequentato in prevalenza da giovani o giovanissimi, senza una guida orientativa e senza confini tematici, ha costituito una vera e propria rivoluzione culturale che la scuola non è riuscita a controllare, per sdoganare e limitarne gli effetti distorsivi.

Da anni ci si interroga sull’uso dei social poiché, lungi dal favorire un supporto all’impegno educativo delle famiglie e più specificatamente didattico e pedagogico dei sistemi formativi, hanno favorito da un lato una diffusione massiva incontrollata, dall’altro non hanno posto tutele e ripari alla fruizione solipsistica e fuorviante delle tecnologie. Navigare senza rete non ha quasi mai favorito approdi rassicuranti, scomparsi agli orizzonti degli esploratori.

Il fenomeno delle devianze prodotte dalla tecnologia incontrollata nell’uso fino a normalizzare una serie infinita di abusi e comportamenti distorsivi è presente da molto tempo: ma la globalizzazione ha rapidamente esportato tutti gli aspetti più deleteri e deteriori di questa dilagante deriva.

Dobbiamo porci anche qui, in Italia e in Europa, più di un interrogativo sul da farsi ricordando il ‘non fatto’. Sono innumerevoli gli episodi che già da diversi anni si sono verificati con crescente intensità e perniciosa creatività: l’emulazione, l’indifferenza degli adulti ammantata da un’assenza di regole e norme di comportamento che rasenta l’incoscienza hanno consentito una sovraesposizione al pericolo nella frequentazione dei social, fino a farli diventare una sorta di cloaca maxima dove affogare senza tornare a galla. E insieme a questo la diffusione della pornografia, della prostituzione minorile agganciata in rete e tutte le raffinate distorsioni che ne sono via via derivate, a cominciare dal revenge porn, la trasgressione più odiosa, la “vendetta” realizzata attraverso la diffusione di immagini intime carpite a insaputa delle vittime.

Sono temi che ci riguardano da vicino poiché attraverso gli interessi commerciali delle grandi aziende si innescano gigantesche campagne diseducative, né va dimenticato come i social siano spesso i megafoni dell’omologazione culturale: la negazione della loro essenza poiché falsificano e distorcono la comunicazione fino a diventare la causa più diffusa delle solitudini siderali e spesso disperate del nostro tempo.

La storica sentenza di Los Angeles ha già prodotto conseguenze che si immaginano adeguate sul piano giudiziario e delle azioni dei soggetti istituzionali di ogni Paese.

La deriva incontrollata della diffusione dei social sta suscitando da tempo reazioni opposte e contrastanti. La Commissione Europea ad esempio ha stabilito che i siti per adulti Pornhub, Stripchat, XNXX e XVideos violano la normativa sui servizi digitali “per non aver protetto i minori” dal loro utilizzo e dalla sovraesposizione a contenuti esplicitamente pornografici, prevedendo pertanto sanzioni a carico dei trasgressori fino al 6% del fatturato annuo globale.

Secondo l’U.E., in una indagine avviata a maggio 2025, le piattaforme citate non avrebbero identificato e valutato con diligenza e accortezza i rischi di una esposizione diretta dei minori all’accesso dei siti, non impedendo quindi loro di accedere a contenuti esplicitamente dannosi.

Le piattaforme devono quindi mettere in atto accorgimenti atti a precludere ai minori ogni via di accesso ai rispettivi siti.

La posta in gioco è troppo alta e la cronaca quotidiana racconta quanto la frequentazione incontrollata dei social da parte di bambini e adolescenti possa provocare in loro danni incalcolabili, stimolando agiti di violenza di ogni tipo, abbassando esponenzialmente il target di età di accesso.

Si tratta di una deriva perniciosa che deve essere fermata dagli adulti e a livello normativo, con sanzioni esemplari a carico di chi se ne fa colpevole promotore, intensificando l’opera educativa della scuola e recuperando una smarrita responsabilità genitoriale che fa dell’ambiente domestico il primo contesto distratto e inconsapevole di consuetudini e comportamenti sbagliati che non sempre il semplice scorrere del tempo potrebbe rimuovere.

Fonte: AdolescenzE – Rivista scientifica transdisciplinare – Fondazione Varenna (30 marzo 2026)

Titolo originale: Storica sentenza: i social colpevoli di creare dipendenze e danni alla salute mentale tra i giovani utenti.

Capitalismo, algoritmi e politica negli Usa: verso l’autocrazia con il potere digitale?

di Silvio Minnetti

Si sta cercando di riscrivere il potere negli Stati Uniti. Una questione che riguarda noi tutti. Chi c’è dietro PayPal, Facebook, Palantir… J.D. Vance, Trump? Ci appare Peter Thiel, definito L’anima nera della Silicon Valley (Fuori Scena, RCS 2026), da Luca Ciarrocca, già corrispondente da New York per il Giornale di Indro Montanelli.

Peter Thiel getta le basi di un potere nuovo, fondato su reti, capitale strategico, influenza culturale più che presenza in pubblico. La sua formazione giuridica e filosofica gli consente di cofondare PayPal e di comprendere l’enorme potenziale tentacolare di Facebook e di Airbnb. La sua grande intuizione è Palantir: trasformare i dati nell’infrastruttura strategica del nostro tempo nel campo sanitario, della sicurezza e sorveglianza fino alla predizione dei crimini, fino ai teatri di guerra come Gaza.

Questo uomo ha un preciso disegno politico. Sostiene tra i primi nel 2016 Donald Trump, rompe il fronte progressista della Silicon Valley, fa crescere J.D. Vance fino alla vicepresidenza degli Stati Uniti. È il suo capolavoro con uno sconosciuto di provincia. Con la politica prova a cambiare regole ed élite da abile giocatore di scacchi, da conservatore anticonformista. È ossessionato dal rapporto tra libertà e potere, dall’idea di superare i limiti della vita umana con il post-umano.

Thiel mette insieme una ristretta cerchia di imprenditori, finanziatori, esponenti importanti dell’establishment americano che, dietro le quinte, decide il futuro del capitalismo tecnologico e della nuova destra. Sta già ridisegnando la mappa del potere con Vance per il dopo Trump.

Dalle startup alla sorveglianza globale

Nato in Germania nel 1967, emigrato con il padre ingegnere minerario negli Stati Uniti e in Africa, si rivela subito un abile giocatore di scacchi. Da studente scopre il giornalismo come arma. Legge, finanza e filosofia diventano presto il suo apprendistato. Profeta dell’anticonformismo, inizia a scuotere l’ortodossia accademica a favore del merito. Incaricato di tenere un corso a Stanford sulle startup, stupisce con la sua tesi principale: la concorrenza è alla fine dannosa per tutti. I monopoli sono invece positivi se fondati sulla innovazione continua.

Con la fondazione di PayPal e il sostegno a SpaceX, passaggi in Facebook e Airbnb, inizia un salto di qualità, fino a fondare Palantir, frutto dell’intuizione della «pietra veggente». È l’ingresso nel settore fatto di sorveglianza e controllo. È un omaggio a Tolkien: i palantiri sono pietre veggenti che consentono di vedere oggetti lontani ma che possono essere manipolati dagli avversari fino a mostrare una realtà distorta.

Minority Report diventa così il primo software di polizia predittiva a Los Angeles, incrociando molti dati fino a mostrare volti e nomi di persone da fermare e arrestare. È la macchina del precrimine. Un sistema nervoso digitale che raccoglie flussi disordinati da registri, video, metadati, sensori e li trasforma in mappe, priorità, azioni. Nel maggio 2025 un piccolo gruppo di ingegneri e manager denuncia pubblicamente la deriva etica di Palantir, la complicità della Silicon Valley con il potere di Washington. Si teme che questi potentissimi strumenti tecnologici possano finire nelle mani di pochissime persone — come nell’uso di dati biometrici sui figli dei migranti al confine per i rastrellamenti di ICE. Si intravvede un sistema autoritario mascherato da innovazione.

 

Il potere come progetto: la Thiel Foundation e Dialog

A questo punto Thiel passa dalla accumulazione del capitale alla sua utilizzazione per modificare gli assetti del potere, per cambiare le regole del gioco. Nasce nel 2006 la Thiel Foundation. Non è filantropia. Vuole realizzare progetti radicali. Crea una delle prime criptovalute, Ether. Invita i giovani di talento a lasciare i campus universitari per misurarsi con progetti innovativi, finanziati dalla fondazione, inclusi quelli contro la morte, la sperimentazione di nazioni offshore per libertarians e miliardari, ai confini della fantascienza.

La fondazione di Dialog, una sorta di sala di comando con capitalisti tech, politici, avvocati d’assalto e strateghi dei media, rappresenta il salto finale dentro il mondo della politica a Washington. L’omosessuale conservatore fa outing forzato ed entra nella scena politica fino a diventare la figura ispiratrice del trumpismo con una sorta di documento programmatico del 10 gennaio 2025. A settembre dello stesso anno lancia, con conferenze, la retorica sull’Anticristo, rappresentato da movimenti ambientalisti e progressisti che frenano le innovazioni con le regolamentazioni: è la demonizzazione dell’avversario.

 

Verso una tirannia intelligente? Il disegno post-democratico

Thiel costruisce, lancia e sostiene J.D. Vance come vicepresidente Usa. È la scalata alla Casa Bianca nel 2028. Nel frattempo sposa l’asse Israele–Arabia Saudita, in stretto contatto, tramite Palantir, con il Pentagono e l’intelligence americana. Con Riyad parla il linguaggio dei fondi sovrani e dei contratti a lungo raggio.

Sorge una domanda: stiamo andando verso l’autarchia del potere digitale? L’America è cambiata. Il ritorno di Trump ha scosso l’ordine costituito, trasformato il Partito Repubblicano, portato il potere esecutivo più in là di quanto fosse mai arrivato negli ultimi due secoli. Il monopolio dei media tradizionali si è dissolto. Qui prende forma il disegno di Peter Thiel. Egli si colloca all’incrocio tra Big tech, finanza, sorveglianza, industria della Difesa, potere politico, AI e media. Una sorta di oligarca orwelliano dell’era digitale?

Nel frattempo Trump viaggia verso una inedita autocrazia nonostante i pesi e contrappesi posti dai padri fondatori statunitensi. In questo contesto di potere concentrato prospera Thiel. Si realizza una forma di «tirannia intelligente», post-democratica, teorizzata da Yarvin e Thiel dal 2007. La democrazia liberale è vista, in questa rivoluzione di destra, come un ostacolo al progresso e alla libertà.

Collaboratori di Thiel parlano di Repubblica tecnologica, di una alleanza con la Silicon Valley per plasmare il futuro dell’Occidente dopo la democrazia. Si tratta di una alleanza tra tecnologia avanzata, capitale e integrazione del software con il potere esecutivo. Palantir è lo strumento per rendere praticabile il programma. È un parallelismo con Pechino, vero avversario sistemico per la supremazia. Anche il Partito Comunista cinese promette una «comunità del destino condiviso» guidata dall’innovazione. Capitalismo americano e socialismo di Stato cinese finiscono per assomigliarsi.

Calcio, risultati Serie A: per la Fiorentina scatto salvezza

Roma, 4 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 30esima giornata di serie A:

31esima giornata Sassuolo-Cagliari 2-1, Verona-Fiorentina 0-1, ore 20.45 Lazio-Parma; domenica 5 aprile ore 15 Cremonese-Bologna, ore 18 Pisa-Torino, ore 20.45 Inter-Roma lunedì 6 aprile ore 12.30 Udinese-Como, ore 15 Lecce-Atalanta ore 18 Juventus-Genoa, ore 20.45 Napoli-Milan.

Classifica: Inter 69, Milan 63, Napoli 62, Como 57, Juventus, Roma 54, Atalanta 50, Lazio 43, Bologna, Sassuolo 42, Udinese 39, Parma 34, Torino, Genoa 33, Fiorentina 32, Cagliari 30, Lecce, Cremonese 27, Verona, Pisa 18.

32esima giornata Venerdì 10 aprile ore 20.45 Roma-Pisa. Sabato 11 aprile, ore 15 Cagliari-Cremonese e Torino-Verona; ore 18 Milan-Udinese; ore 20.45 Atalanta-Juventus. Domenica 12 aprile, ore 12.30 Genoa-Sassuolo; ore 15 Parma-Napoli; ore 18 Bologna-Lecce; ore 20.45 Como-Inter. Lunedì 13 aprile ore 20.45 Fiorentina-Lazio.

Governo, colloquio Meloni-bin Zayed: assicurare libertà navigazione Hormuz

Roma, 4 apr. (askanews) – “A conclusione del suo tour regionale in cui ha toccato Arabia Saudita e Qatar, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si è recato negli Emirati Arabi Uniti per un incontro con il presidente Sheikh Mohamed bin Zayed Al-Nayyan”. Lo riferisce una nota di palazzo Chigi.

“Nel sottolineare come la sua visita esprima la forte vicinanza dell’Italia a una Nazione amica, vittima di continui attacchi dell’Iran, il presidente Meloni – sottolinea il comunicato – ha tenuto a manifestare profonda gratitudine per il sostegno ricevuto alle operazioni di rimpatrio dei turisti in transito e delle migliaia di cittadini italiani presenti negli Emirati all’inizio del conflitto. In tale quadro, il colloquio ha focalizzato l’attenzione sulle prospettive del conflitto e sulle condizioni necessarie per la cessazione delle ostilità, a partire dalla necessità di assicurare la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz”.

“La conversazione – conclude la nota della Presidenza del Consiglio – ha infine permesso di fare il punto sulla cooperazione bilaterale, con particolare riferimento a un ulteriore rafforzamento degli investimenti reciproci nei settori strategici dell’energia, della difesa e della sicurezza”.

Atletica: Nadia Battocletti centra record italiano 10 km su strada

Roma, 4 apr. (askanews) – Nadia Battocletti non si ferma più. A due settimane dall’oro mondiale dei 3000 a Torun, l’azzurra incanta ancora, in Francia, a Lille, sgretolando il record italiano dei 10 km su strada, a un solo secondo dal record europeo e molto vicina alla barriera dei trenta minuti. La trentina delle Fiamme Azzurre sfodera uno strepitoso 30:08, oltre un minuto in meno rispetto al 31:10 con cui lo scorso anno ha trionfato agli Europei su strada di Lovanio, e ad un soffio dal primato continentale che di recente è stata fissato a 30:07 dalla britannica Megan Keith.

Calcio, Sassuolo-Cagliari 2-1: decide Pinamonti

Roma, 4 apr. (askanews) – Il Sassuolo batte il Cagliari 2-1 al termine di una gara combattuta e ricca di episodi, risolta nel finale dal guizzo di Pinamonti. Dopo un primo tempo spezzettato e povero di grandi occasioni, sono gli emiliani a passare in vantaggio al 30′ grazie al calcio di rigore trasformato da Esposito, assegnato dopo revisione Var per fallo di Idzes.

Nella ripresa il Cagliari trova il pareggio al 50′ con Garcia, bravo a ristabilire l’equilibrio sugli sviluppi di un calcio d’angolo. La partita resta aperta e nervosa, con numerosi falli e cambi che spezzano il ritmo.

A decidere il match è Pinamonti al 78′, che sfrutta al meglio l’assist di Bakola e firma il 2-1 definitivo. Nel finale gli ospiti provano a reagire ma senza precisione, tra tiri fuori misura e continui contatti. Dopo otto minuti di recupero arriva il triplice fischio che consegna tre punti importanti al Sassuolo.

Calcio, risultati Serie A. Sassuolo vittoria salvezza

Roma, 4 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 30esima giornata di serie A:

31esima giornata Sassuolo-Cagliari 2-1, ore 18 Verona-Fiorentina, ore 20.45 Lazio-Parma; domenica 5 aprile ore 15 Cremonese-Bologna, ore 18 Pisa-Torino, ore 20.45 Inter-Roma lunedì 6 aprile ore 12.30 Udinese-Como, ore 15 Lecce-Atalanta ore 18 Juventus-Genoa, ore 20.45 Napoli-Milan.

Classifica: Inter 69, Milan 63, Napoli 62, Como 57, Juventus, Roma 54, Atalanta 50, Lazio 43, Bologna, Sassuolo 42, Udinese 39, Parma 34, Torino, Genoa 33, Cagliari 30, Fiorentina 29, Lecce, Cremonese 27, Verona, Pisa 18.

32esima giornata Venerdì 10 aprile ore 20.45 Roma-Pisa. Sabato 11 aprile, ore 15 Cagliari-Cremonese e Torino-Verona; ore 18 Milan-Udinese; ore 20.45 Atalanta-Juventus. Domenica 12 aprile, ore 12.30 Genoa-Sassuolo; ore 15 Parma-Napoli; ore 18 Bologna-Lecce; ore 20.45 Como-Inter. Lunedì 13 aprile ore 20.45 Fiorentina-Lazio.

Trump: Teheran ha 48 ore per raggiungere un accordo con gli Usa altrimenti si scatenerà l’inferno

Roma, 4 apr. (askanews) – L’Iran ha due giorni di tempo per raggiungere un accordo con gli Stati Uniti o sulla repubblica islamica “si scatenerà l’inferno”. È il monito lanciato da Donald Trump.

“Ricordate quando ho dato all’Iran dieci giorni per FARE UN ACCORDO o APRIRE LO STRETTO DI HORMUZ”, ha scritto Trump sul social Truth, “Il tempo sta per scadere – 48 ore prima che l’inferno si scateni su di loro. Gloria a DIO! Presidente DONALD J. TRUMP”.

Il 28 febbraio, Stati Uniti e Israele hanno avviato attacchi coordinati contro l’Iran in pieno processo
di negoziati indiretti tra Washington e Teheran sull’entità del programma nucleare iraniano. L’offensiva lanciata mira a mettere fine al programma nucleare dell’Iran, che Stati Uniti e Israele considerano una minaccia imminente, oltre che a ridurre le capacità militari della repubblica islamica e a spianare la strada a una rivolta popolare che rovesci il governo degli ayatollah. Il Paese sta rispondendo all’offensiva con colpi di rappresaglia contro Israele e le basi militari statunitensi situate in diversi Paesi del Medio Oriente. L’escalation bellica intorno all’Iran ha provocato il blocco de facto dello stretto di Hormuz, rotta chiave per la fornitura di petrolio e gas naturale liquefatto dai Paesi del Golfo al mercato mondiale.

Ciclismo, Pogacar: "Evenepoel mina vagante al Fiandre"

Roma, 4 apr. (askanews) – “Non sai mai dove può attaccare, basta concedergli pochi secondi e diventa quasi impossibile riprenderlo”: Tadej Pogacar accende la vigilia del Giro delle Fiandre indicando in Remco Evenepoel uno degli avversari più pericolosi per la corsa di domenica. Lo sloveno della UAE Emirates XRG, campione uscente, accoglie con interesse il debutto del belga nella Monumento fiamminga.

“L’annuncio mi ha sorpreso, ma non troppo. Avevo già sentito delle voci, poi essendo arrivato il primo aprile pensavo fosse uno scherzo”, racconta Pogacar, che si prepara all’assalto al terzo successo alla Ronde. “È un bene averlo al via: gli piace attaccare da lontano e può fare molto bene, non dovremo perderlo di vista”.

Lo sloveno indica anche la possibile chiave tattica: “Mi aspetto una sua azione anche in pianura per creare un gap”. E allarga il discorso alla tendenza recente delle corse: “Le squadre hanno capito che anche attacchi da lontano possono essere controllati e ricuciti, lo abbiamo visto in diverse gare”.

Pogacar torna poi sulla Milano-Sanremo: “Dopo la Classicissima mi sono allenato bene. La caduta è stata brutta ma senza conseguenze serie, quindi mi sento pronto”.

Infine, sul momento personale: “Mi sto godendo questo periodo, ho ancora tanti obiettivi. So che la motivazione un giorno calerà, ma troverò il modo per restare competitivo”.

Quattro paesi con l’Italia chiedono all’Ue di tassare gli extraprofitti delle compagnie energetiche

Roma, 4 apr. (askanews) – Germania, Spagna, Austria e Portogallo, insieme all’Italia, chiedono a Bruxelles di studiare un meccanismo che consenta di recuperare parte degli extraprofitti generati dalle compagnie energetiche a causa del rialzo dei prezzi. Lo si legge in una lettera inviata al commissario europeo Wopke Hoekstra. Nella lettera, data 3 aprile, a firma dei ministri Giancarlo Giorgetti per l’Italia, Markus Marterbauer per l’Austria, Lars Klinbeil per la Germania, Joaquim Miranda Sarmento per il Portogallo e Carlos Cuerpo per la Spagna, si legge che “il conflitto in Medio Oriente ha causato un aumento dei prezzi del petrolio, gravando in modo significativo sull’economia europea e sui cittadini europei. È importante garantire che tale onere sia distribuito equamente”.

“Nella riunione dell’Eurogruppo del 27 marzo 2026 – prosege la lettera -, abbiamo sostenuto e promosso misure per tassare gli extraprofitti delle società energetiche. Uno strumento analogo è già stato introdotto nel 2022 attraverso un contributo di solidarietà temporaneo istituito dal regolamento (Ue) 2022/1854 del 6 ottobre 2022 relativo a un intervento di emergenza per contrastare gli elevati prezzi dell’energia. Considerate le attuali distorsioni del mercato e i vincoli di bilancio, la Commissione europea dovrebbe sviluppare rapidamente uno strumento contributivo simile a livello Ue, fondato su una solida base giuridica (e fatto salvo ogni altro sforzo e misura adottata dai singoli Stati membri per contrastare gli elevati prezzi dell’energia)”. “Una soluzione europea di questo tipo fungerebbe da segnale per i cittadini dei nostri Stati membri e per l’economia in generale, dimostrando la nostra unità e la nostra capacità di agire – prosegue la lettera -. Inoltre, invierebbe un messaggio chiaro: coloro che traggono profitto dalle conseguenze della guerra devono fare la loro parte per alleviare il peso che grava sulla collettività. Lavorare insieme e trovare una soluzione europea è l’approccio giusto. Permetterebbe di finanziare misure di sostegno temporanee, soprattutto per i consumatori, e di contenere l’inflazione crescente, senza gravare ulteriormente sui bilanci pubblici”.

“Siamo lieti che la Commissione europea abbia promesso di esaminare rapidamente la questione – conclude la lettera -. In questo contesto, vale la pena considerare se e come gli utili esteri delle multinazionali del petrolio possano essere inclusi in modo più mirato rispetto a quanto avvenuto con il contributo di solidarietà del 2022”.

Atletica, Roma candidata per mondiali 2029 o 2031

Roma, 4 apr. (askanews) – La Federazione Italiana di Atletica Leggera ha trasmesso alla World Athletics la candidatura della città di Roma all’organizzazione dei Campionati del Mondo del 2029 o 2031. Il progetto è stato ritenuto valido dal governo, che tramite il ministro dello Sport Andrea Abodi ha prodotto una lettera di sostegno, inserita nel dossier.

Secondo l’iter stabilito dalla World Athletics, le città candidate all’organizzazione dei Campionati del Mondo avranno tempo fino al 5 agosto prossimo per completare la documentazione, incluse le indispensabili garanzie di sostenibilità economica che, nel caso italiano, saranno oggetto di più approfonditi confronti con il Governo. Nel mese di settembre, infine, la scelta della città che organizzerà la rassegna iridata.

L’Italia ha ospitato solo una volta i Campionati del Mondo di atletica leggera: avvenne dal 29 agosto al 6 settembre del 1987, allo Stadio Olimpico di Roma. Lo stesso impianto che era già stato in precedenza teatro dei Giochi Olimpici del 1960 e dei Campionati Europei del 1974; e che, meno di due anni fa, ha fatto nuovamente da cornice alla massima rassegna continentale.

Governo, Meloni in Qatar. Discussi sforzi diplomatici e temi energia

Roma, 4 apr. (askanews) – “Dopo la visita a Gedda, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha fatto tappa a Doha dove è stata ricevuta dall’Emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad Al-Thani. Il Presidente Meloni ha prima di tutto ringraziato l’Emiro per l’assistenza fornita nell’evacuazione dei numerosi cittadini italiani, in particolare turisti in transito, che hanno voluto lasciare il Qatar all’inizio del conflitto e ha sottolineato il messaggio di vicinanza che la sua presenza intende esprimere a fronte degli attacchi iraniani al Qatar”. Lo riferisce una nota di palazzo Chigi, precisando che “il Presidente del Consiglio e l’Emiro hanno discusso degli sforzi diplomatici in corso per l’uscita dalla crisi e per garantire un’architettura di sicurezza regionale sostenibile”.

“I due leader – spiega il comunicato – hanno quindi approfondito le questioni energetiche, anche alla luce del rapporto consolidato tra Italia e Qatar in questo ambito, confrontandosi sulle possibili azioni di mitigazione per gli shock subiti. In questo quadro, il Presidente Meloni ha assicurato la disponibilità dell’Italia, attraverso le eccellenze del suo sistema produttivo, a contribuire alla riabilitazione delle infrastrutture energetiche qatarine, fondamentali per la sicurezza energetica su scala globale. È stato anche ribadito come sia urgente e necessario assicurare la libertà di navigazione attraverso Hormuz”.

“Il Presidente Meloni e Sheikh Tamim hanno infine concordato di lavorare congiuntamente per sviluppare ulteriormente la cooperazione e gli investimenti congiunti, per rafforzare ogni dimensione della sicurezza, soprattutto negli ambiti strategici della difesa, delle infrastrutture critiche, della sicurezza alimentare e della cooperazione multilaterale per la gestione dei fenomeni migratori nelle rotte mediterranee”.

Serena Brancale ci riporta a casa col singolo "Al mio paese"

Milano, 4 apr. (askanews) – Serena Brancale pubblica “Al mio paese” (https://wmi.lnk.to/almiopaese / Isola degli Artisti / Atlantic Records Italy / Warner Music Italy), il nuovo singolo che vede la partecipazione oltre che di Delia, anche di Levante, fuori oggi ovunque. Non una semplice collaborazione, ma un incontro di talento e radici, tre artiste, musiciste e cantautrici che dimostrano ancora una volta quanto sappiano raccontare il mondo attraverso la loro potente e incredibile voce. Nella traccia Serena Brancale, con il suo groove magnetico, porta il calore e la forza della Puglia, mentre Levante e Delia mostrano le diverse anime siciliane, firmando strofe che sono istinto puro, identità, pelle. Tre voci uniche, tre universi musicali che si trovano e si amplificano a vicenda, creando un equilibrio perfetto.

“Al mio paese” è una celebrazione di vita e territorio. Un brano che suona come un ritorno a casa e al tempo stesso come una festa senza fine. Sa di Sud, di libertà, di estate, di casa, ma anche di strade da vivere fino a tardi, di notti che non finiscono mai quando l’energia della musica prende il sopravvento.

Il titolo del brano era già apparso sui suoi profili social, dove ha condiviso una parte della tracklist, svelando che in “Sacro” (https://wmi.lnk.to/sacro-serena-brancale; Isola degli Artisti / Atlantic Records Italy / Warner Music Italy) il nuovo album fuori ovunque da venerdì 10 aprile, troveranno spazio, oltre a “Al mio paese”, anche alcuni dei suoi successi più amati degli ultimi anni, come “Serenata” con Alessandra Amoroso, “Anema e Core”, “La Zia”, “Stu Cafè”, “Baccalà”, i recenti “Qui con me” e “Bésame Mucho” con Gregory Porter e Delia. Non mancheranno però sorprese e nuovi brani pronti a completare il racconto artistico dell’album.

Sacro sarà un disco che racconta chi è diventata Serena. Se “Qui con me” è stata una lettera intima dedicata alla madre, un dialogo tra memoria e luce, il nuovo album espande quel racconto e lo rende universale. È un lavoro che parla di radici e spiritualità, di appartenenza e libertà, di carne e anima, ma anche di festa e celebrazione. Un disco che unisce groove e introspezione, eleganza e istinto, scrittura raffinata e vibrazione viscerale. Un progetto che conferma Serena Brancale come una delle voci più riconoscibili e internazionali del panorama italiano contemporaneo.

Per l’occasione, sempre da venerdì 10 aprile, partirà il “Sacro instore tour”, 9 appuntamenti dove Serena incontrerà i fan e firmerà le copie del suo disco.

Ma non solo nuova musica: l’artista partirà ad aprile con il “SACRO TOUR”, che porterà la sua energia in Italia e in Europa. Quest’anno ogni concerto sarà un’esperienza ancora più intensa e personale, che partirà da Londra fino ad arrivare ad ottobre nella sua Bari. Di seguito tutte le date, prodotte da Vivo Concerti e Isola degli artisti:

30 aprile – Londra – Centre di Islington 11 maggio – Madrid – Sala Villanos 12 maggio – Barcellona – La Nau – Local d’assaig 6 giugno – Lamezia Terme (CZ) – Palalamezia 12 giugno – Palermo – Teatro di Verdura 13 giugno – Roma – Cavea Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone 17 giugno – Capannori (LU) – “Ma la notte sì!” (Area Verde) 11 luglio – Taormina (ME) – Teatro Antico 14 luglio – Napoli – Arena Flegrea 16 luglio – Cervere (CN) – Anima Festival (Anfiteatro dell’Anima) 21 luglio – Cernobbio (CO) – Lake Sound Park Festival (Villa Erba) 26 luglio – Siena – Fortezza di Siena 31 luglio – Ostuni (BR) – Luce Festival (Arena Bianca – Foro Boario) 6 agosto – Roseto degli Abruzzi (TE) – Emozioni in Musica 8 agosto – Diamante (CS) – Fatti di musica (Teatro dei Ruderi di Cirella) 4 settembre – Macerata – Sferisterio 3 ottobre – Bari – Palaflorio

Gli U2 pubblicano a sorpresa un nuovo EP di 6 tracce "Easter Lily"

Milano, 4 apr. (askanews) – Mentre proseguono le sessioni di registrazione per il nuovo album in studio, l’EP “Easter Lily” arriva come una seconda raccolta autonoma di nuova musica da condividere con i fan, in vista del prossimo disco. Fa seguito all’EP “Days of Ash” del mese scorso, pubblicato durante il Mercoledì delle Ceneri.

Mentre l’EP “Days of Ash” era una risposta ai tempi caotici del mondo esterno, l’EP “Easter Lily” è una raccolta di canzoni molto più riflessive, che emerge da un luogo più personale e privato, in cui alcuni potrebbero rifugiarsi in tempi come questi, esplorando temi quali l’amicizia, la perdita, la speranza e, in definitiva, il rinnovamento.

«Song for Hal» è un pianto sul lockdown durante il COVID-19 con The Edge come voce solista, scritto per l’amico della band, il produttore musicale Hal Willner, che avrebbe compiuto 70 anni il Lunedì di Pasqua e che è scomparso quasi sei anni fa, proprio durante questi giorni. «In a Life» è una canzone che celebra l’amicizia. «Scars» è una canzone di incoraggiamento e accettazione, che parla di cicatrici e tutto il resto, con un colpo di scena. «Resurrection Song» parla di un pellegrinaggio, un viaggio verso l’ignoto con un’amante o un amico. «Easter Parade» è una canzone devozionale, una celebrazione della nuova vita, della rinascita e della resurrezione. «COEXIST (I Will Bless The Lord At All Times?)» è una ninna nanna per i genitori dei bambini coinvolti nella guerra, con un’ambientazione sonora di Brian Eno. In una nota rivolta al pubblico degli U2, Bono ha dichiarato:

“Siamo in studio, ancora impegnati a realizzare un album rumoroso, caotico e ‘irragionevolmente colorato’ da suonare dal vivo… che è il vero habitat degli U2. Continuiamo a pensare al rock’n’roll più vivace come ad un atto di resistenza contro tutta questa orribile realtà che vediamo sui nostri piccoli schermi. Questi sono senza dubbio “anni duri” per molti di noi che guardano al caos che regna là fuori nel mondo.

È un periodo in cui la nostra band sta scavando più a fondo nelle nostre vite per trovare una serie di canzoni con cui cercare di affrontare il momento… Con Easter Lily ci siamo ritrovati a porci domande molto personali come: le nostre relazioni sono all’altezza di questi tempi difficili? Quanto duramente si lotta per l’amicizia? La nostra fede può sopravvivere alla distorsione di significato che gli algoritmi amano premiare? Tutta la religione è spazzatura e continua a dividerci…? O ci sono risposte da trovare nelle sue crepe? Ci sono cerimonie, rituali, danze che potrebbero mancare nelle nostre vite? Dal rito di Primavera alla Pasqua e alla sua promessa di rinascita e rinnovamento… L’album ‘Easter’ di Patti Smith mi ha dato tanta speranza quando è uscito nel 1978. Non avevo ancora 18 anni. Il titolo è un omaggio a lei.

In un secondo momento cercheremo di fare un gran trambusto e clamore per ricordare al resto del mondo che esistiamo, ma nel frattempo… questa è una cosa tra voi e noi.”

L’EP “Easter Lily” è accompagnato da un’altra edizione speciale digitale della rivista online, intitolata “U2 – Propaganda – Easter Lily”. Questa rivista contiene contributi dei quattro membri della band, tra cui le note di copertina di The Edge, lo scritto di Adam Clayton sull’arte e il percorso di recupero, una conversazione tra Bono e il frate francescano Richard Rohr e le fotografie scattate in studio da Larry Mullen Jr. L’e-zine presenta anche i testi delle canzoni, un articolo sul loro produttore, Jacknife Lee, un articolo su Hal Willner scritto dal suo amico Gavin Friday… e altro ancora. Quarant’anni fa, nel febbraio 1986, il primo numero di “Propaganda” arrivò nelle cassette postali dei fan degli U2 in tutto il mondo. Con l’aspirazione di eguagliare le altre riviste per fan dell’epoca, ‘Propaganda’ nacque dalla cultura delle fanzine fai-da-te dell’era punk, che abbracciava atteggiamenti, idee e dialogo.

Iran, le notizie più importanti del 4 aprile sulla guerra

Roma, 4 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di sabato 4 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale.

-11:10 L’Organizzazione per l’Energia Atomica dell’Iran: la zona della centrale nucleare iraniana di Bushehr è stata colpita dai bombardamenti statunitensi e israeliani, e un dipendente è rimasto ucciso.

-11:00 Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha rinviato alla prossima settimana il voto sulla risoluzione riguardante lo Stretto di Hormuz presentata dal Bahrein: è quanto riporta l’agenzia Reuters, citando fonti diplomatiche.

-10:30 “Violente esplosioni” si sono verificate nella Zona Petrolchimica Speciale di Mahshahr, nella provincia iraniana del Khuzestan: è quanto riporta l’agenzia di stampa iraniana Fars, citando fonti del governo locale. Secondo le fonti, si è trattato di un “attacco israelo-americano” che ha colpito tre aziende nella zona.

-10:00 Il ministro dei Trasporti di Ankara, Abdulkadir Uraloglu, a Cnn Turk: una seconda petroliera appartenente ad un armatore turco ha attraversato oggi lo Stretto di Hormuz.

-09:20 Il riconoscimento del programma nucleare pacifico è una delle condizioni chieste dall’Iran per la fine del conflitto in corso con Israele e gli Stati Uniti: lo hanno reso noto fonti diplomatiche di Teheran citate dalle agenzie di stampa russe.

-09:12 L’Iran potrebbe istituire tre diverse categorie di Paesi per regolarne l’accesso allo Stretto di Hormuz: è quanto riporta la rete satellitare araba Al-Jazeera.

-08:56 I tre Caschi Blu della missione Unifil feriti ieri da un’esplosione nel Libano meridionale sono di nazionalità indonesiana: lo hanno reso noto fonti delle Nazioni Unite.

-07:43 Martedì 7 aprile, alle 16, nell’Aula di Montecitorio, informativa urgente del Governo sull’utilizzo delle basi militari nel territorio italiano da parte delle Forze armate statunitensi. Interviene il Ministro della Difesa, Guido Crosetto.

Camorra, arrestato in una villa sulla Costiera Amalfitana il boss latitante Roberto Mazzarella

Napoli, 4 apr. (askanews) – Colpo al cuore del clan Mazzarella. Questa notte, a Vietri sul Mare, i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Napoli hanno rintracciato e arrestato Roberto Mazzarella, 48 anni, ritenuto l’attuale reggente dell’omonimo sodalizio criminale egemone nel capoluogo campano e in provincia. L’uomo era inserito nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità del ministero dell’Interno.

Mazzarella, classe 1978, era irreperibile dal 28 gennaio 2025, quando era sfuggito all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Napoli, su richiesta della locale DDA, poiché gravemente indiziato di omicidio aggravato dal metodo mafioso.

La cattura è scattata in una villa di pregio della Costiera Amalfitana. All’arrivo dei militari, il 48enne non ha opposto resistenza; al momento del blitz si trovava in compagnia della moglie e dei due figli. L’operazione, coordinata e diretta dalla DDA partenopea, ha visto l’impiego di un massiccio dispositivo: oltre ai carabinieri del nucleo investigativo, hanno partecipato i militari dello Squadrone Eliportato “Cacciatori di Calabria”, le Aliquote di Primo Intervento (Api) del gruppo di Napoli e una motovedetta della Capitaneria di Porto di Salerno per il monitoraggio dello specchio d’acqua antistante la villa.

Nel corso della perquisizione all’interno del resort di lusso, gli uomini dell’Arma hanno rinvenuto e sequestrato: 3 orologi di lusso di ingente valore; circa 20mila euro in contanti; documenti falsi, telefoni cellulari e smartphone; manoscritti riconducibili a una verosimile contabilità del clan.

Proprio su questi ultimi documenti si concentreranno ora gli accertamenti degli inquirenti per ricostruire la rete di affari e le dinamiche correnti del clan.

Continua la missione di Meloni nel Golfo, dopo Gedda la premier è a Doha

Roma, 4 apr. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è ripartita da Gedda, in Arabia Saudita, prima tappa della visita nella regione del Golfo, ed è arrivata a Doha, in Qatar, per la seconda tappa della sua missione. Durante la permanenza – riferiscono fonti di palazzo Chigi – è previsto un incontro con l’emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani.

La premier ieri sera è stata ricevuta dal principe ereditario e primo ministro dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman. Lo riferisce Palazzo Chigi, sottolineando che la “Presidente Meloni ha voluto esprimere, con la sua presenza, la vicinanza dell’Italia all’Arabia Saudita”.

Nel corso del colloquio, informa la presidenza del Consiglio, “i due leader hanno discusso dell’assistenza militare difensiva fornita dall’Italia, confrontandosi sulle prospettive del conflitto e sugli sforzi in corso per una soluzione diplomatica e, più ampiamente, su come promuovere un quadro regionale che possa uscire dall’attuale ciclo di conflittualità”. Inoltre “l’incontro ha anche permesso di discutere di come assicurare gli approvvigionamenti energetici e ridurre l’impatto della crisi su imprese e cittadini. I due leader hanno anche concordato sull’importanza di assicurare al più presto la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”.

Meloni e il principe Mohammed “hanno infine discusso del partenariato strategico lanciato tra le due Nazioni in occasione della precedente missione del Presidente del Consiglio ad Al-Ula (gennaio 2025) e hanno concordato sull’importanza, ancora più nell’attuale scenario regionale e internazionale, di sviluppare una cooperazione ad ampio raggio su economia, investimenti, infrastrutture strategiche, sicurezza e difesa”, conclude Palazzo Chigi.

La missione prevede incontri anche negli Emirati Arabi Uniti. Mentre giovedì 9 aprile, alle ore 9, nell’Aula di Montecitorio, è prevista l’informativa di Giorgia Meloni, sull’azione del governo.

Il giorno in cui Dio tace

La chiesa è vuota. L’altare è spoglio. Non c’è canto, non c’è parola. È il Sabato Santo: il tempo in cui Cristo giace nel sepolcro e Dio sembra ritirarsi nel silenzio.

È una scena antica, eppure familiare. Più che negare Dio, oggi lo si vive come assente. Non lo si rifiuta: semplicemente non lo si incontra. E quel silenzio, custodito dalla liturgia, sembra dilatarsi fino a diventare il clima di un’epoca. In un tempo in cui la guerra torna a segnare la storia e a spezzarne il senso, è proprio questo silenzio a farsi più radicale: non solo perché Dio sembra non parlare, ma perché anche la parola umana si incrina e si indebolisce. Forse il problema non è che Dio tace, ma che il suo silenzio non lo sopportiamo più.

I discepoli sono dispersi. Tutto appare finito. Resta il vuoto di una promessa interrotta. Eppure la tradizione conserva un dettaglio decisivo: non tutto è scomparso.

Resta Maria. Non parla, non agisce. Sta. Custodisce nel buio ciò che non comprende più. Non ha prove né segni, solo la memoria di una parola ricevuta. E non la lascia cadere. In lei il Sabato diventa attesa.

È qui che il Sabato Santo smette di essere solo calendario e diventa esperienza. Ci sono momenti in cui tutto si chiude, il senso si ritrae e anche la fede non consola. Rimane soltanto il “restare”, come Maria, senza vedere.

E tuttavia, proprio nel silenzio, la fede cristiana afferma che qualcosa si compie. È il giorno in cui Cristo discende agli inferi, nel regno dei morti: l’azione più nascosta. Non aggiunge rumore al silenzio, ma lo attraversa fino in fondo. Dio raggiunge il punto in cui tutto sembra chiuso.

Questo rovescia l’idea che conta solo ciò che è visibile. Il Sabato Santo suggerisce che il decisivo accade nel nascondimento.

Per questo non è solo vuoto, ma soglia. Fine o inizio, dove ancora non si vede.

La Pasqua non cancella questo giorno: lo abita. E solo così lo illumina dall’interno. La resurrezione non interrompe il silenzio: vi germoglia, come compimento nascosto della vita che già abita il buio del Sabato Santo. E proprio in questo silenzio matura l’attesa della Pasqua.

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La crisi senza fine del calcio italiano

di Antonio Ungaro

Basta alibi, basta ipocrisie. L’Italia è fuori dal Mondiale per la terza volta consecutiva. Dopo le mancate qualificazioni del 2018 e del 2022, anche i playoff per il 2026 si sono conclusi con l’eliminazione ai rigori contro la Bosnia. Non è più un episodio sfortunato, ma la conferma di una crisi profonda e sistemica.

Non si tratta solo di una sconfitta sportiva. È un fallimento strutturale che coinvolge l’intero sistema: dalla formazione dei giovani ai vertici della FIGC. Si continuano a cambiare commissari tecnici, ma il modello resta lo stesso. La federazione parla di riforme, ma nella sostanza resta immobile.

Serie A sempre meno italiana

La Serie A è diventata un campionato straniero: la percentuale di giocatori non italiani supera stabilmente il 65-70%. I giovani azzurri faticano a emergere. Nei settori giovanili prevale la tattica collettiva a scapito della tecnica individuale, della creatività e della libertà di pensiero. Si scelgono spesso allenatori low-cost invece di istruttori qualificati, producendo giocatori rigidi, imprigionati in inutili tatticismi e poco pensanti.

La regola degli under è unillusione

Anche la regola degli under si rivela inefficace: i ragazzi vengono schierati spesso solo per obbligo regolamentare o per contributi economici, non per reale merito. Manca loro lo spazio per giocare con continuità, sbagliare e crescere tecnicamente e mentalmente.

Il paradosso degli stranieri

Per anni si è preferito puntare sugli stranieri, anche grazie al Decreto Crescita (2019-2023), che ha reso più conveniente ingaggiarli rispetto ai talenti italiani. A questo si aggiungono infrastrutture inadeguate: stadi obsoleti e pochi centri di allenamento moderni.

La Sentenza Bosman del 1995 ha segnato uno spartiacque storico. Prima esisteva il limite “3+2”. Dopo, i giocatori comunitari hanno potuto circolare liberamente. Il numero di stranieri in Serie A è esploso: da 67 nel 1995 a oltre 200 all’inizio degli anni 2000, fino a sfiorare o superare il 70% nelle rose attuali.

I club hanno scelto la strada più comoda: acquistare giocatori già pronti, spesso a parametro zero, invece di investire sui vivai. Mentre altri Paesi hanno compensato l’arrivo degli stranieri con forti investimenti giovanili, l’Italia non l’ha fatto. Risultato: vivai impoveriti e Nazionale debole.

Un problema sistemico e culturale

Da anni si cambiano Ct e staff, ma non si tocca mai il sistema. La vittoria all’Europeo 2021 è stata una bellissima illusione che ha solo nascosto le crepe. L’ultimo Mondiale disputato risale al 2014. Un’intera generazione di ragazzi non ha mai visto l’Italia ai Mondiali. Il disinteresse verso la maglia azzurra tra i più giovani è evidente e preoccupante.

Serve un profondo cambio di mentalità: più fiducia nei progetti a medio-lungo termine, più coraggio nel lanciare i giovani italiani senza bruciarli al primo errore. Il talento ha bisogno di continuità, di sbagliare e di imparare dai propri errori.

La verità spietata

L’Italia non è più una grande potenza del calcio mondiale. Tre Mondiali consecutivi saltati non sono un caso, ma una sentenza. Il rischio più grave è abituarsi a questa decadenza e considerarla normale. Bisogna agire subito e con decisione per iniziare ad avere i risultati tra qualche anno: dirigenti competenti, investimenti mirati sui vivai, riforme concrete e il coraggio di cambiare davvero. Altrimenti la prossima esclusione non farà più notizia. E quella sarà davvero la fine.

Antonio Ungaro

Osservatore lo tesserato Associazione italiana osservatori Calcistici (AIOC)

Comportamento e progetto, ecco la buona politica

La lezione di Scoppola

Pietro Scoppola, autorevole e qualificato storico cattolico, amava sostenere che un buon politico, e non solo un buon politico cattolico, deve sempre legare nella sua attività pubblica “la cultura del comportamento con la cultura del progetto”. Una riflessione molto efficace che, soprattutto, non scade. Anche e soprattutto nel contesto politico contemporaneo.

La cultura del comportamento

Ora, non si tratta di ridurre questa riflessione ad un banale e qualunquista richiamo moralistico. Semmai, e al contrario, si tratta di affermare con forza che la politica e chi la esercita si regge su due presupposti fondamentali. “La cultura del comportamento”, innanzitutto. Ovvero, un modo d’essere in politica che, al di là della provenienza culturale, ideale o religiosa dei singoli, si caratterizza per la sua serietà, per la sua sobrietà e, nello specifico, per la sua trasparenza. Senza ridurre il tutto alla dimensione privata dove, come ovvio, non ci sono giudici che possono elargire sentenze inappellabili, il comportamento pubblico non può che essere sempre esemplare e corretto.

Ora, dopo l’irruzione del populismo e di una classe dirigente casuale, improvvisata e pressapochista, la stessa categoria della moralità pubblica ha subito una brusca battuta d’arresto. Ma è altrettanto indubbio che la politica può recuperare la sua credibilità, la sua autorevolezza e il suo prestigio solo se chi la esercita tanto a livello nazionale quanto a livello locale non si compromette con atteggiamenti e comportamenti discutibili se non addirittura squallidi.

Non si tratta di rimpiangere il passato ma, se vogliamo fare un confronto storico, non possiamo non prendere esempio da larga parte della classe dirigente della cosiddetta prima repubblica. A cominciare proprio dai due grandi partiti popolari e di massa dell’epoca, cioè la Dc e il Pci. Al riguardo, non si inventa nulla. È sufficiente, appunto, recuperare uno stile e un modo d’essere che per molti decenni hanno caratterizzato la vita pubblica del nostro paese.

La cultura del progetto

Ma la “cultura del comportamento” sarebbe monca se non è sempre accompagnata, come diceva appunto Pietro Scoppola, dalla “cultura del progetto”. E questo perchè quando un partito o, peggio ancora, una coalizione di partiti, non hanno un progetto di società, una visione di futuro, una ricetta di medio/lungo periodo, il tutto si riduce inesorabilmente al trasformismo politico, all’opportunismo parlamentare e anche, e soprattutto, ad una gestione all’insegna dell’ordinaria amministrazione e della mera sopravvivenza. Inoltre, senza una dimensione progettuale è la stessa politica ad essere perennemente in crisi e in balia delle onde.

Certo, la categoria del progetto esige e quasi impone da un lato una precisa e definita cultura politica di riferimento e, dall’altro, una concezione della stessa politica che non può essere prigioniera degli istinti più triviali e che insegue perennemente e supinamente tutto ciò che caratterizza la cosiddetta pubblica opinione. Il progetto, cioè, impone una politica che guida i processi e che orienta la società e che non si limita ad inseguire e cavalcare gli istinti. Questa, del resto, è la differenza di fondo che passa fra il popolarismo e il populismo.

Ecco perchè recuperare la “cultura del comportamento e la cultura del progetto” oggi è, oltrechè un compito politico, anche un dovere morale.

Cisl contro Report, una sentenza che pesa più di una polemica

Una doccia fredda dopo anni di scontri

C’è qualcosa di profondamente educativo nelle sentenze che arrivano dopo anni di polemiche, accuse e comunicati stampa infuocati: insegnano che, ogni tanto, la realtà presenta il conto. E stavolta il conto — con tanto di spese legali — ancora una volta è arrivato sul tavolo della Cisl.

La vicenda, che ha visto da una parte il sindacato di via Po  e dall’altra la trasmissione Report, si è conclusa con una decisione che ha il sapore di una doccia fredda servita senza preavviso: non solo le ragioni della trasmissione sono state riconosciute, ma la Cisl dovrà anche mettere mano al portafoglio.

 

La decisione del Tribunale

In un post sui social, infatti, Sigfrido Ranucci ha annunciato che il Tribunale di Roma ha bocciato il ricorso della Confederazione nei confronti di un servizio di Report sulla gestione degli ex segretari generali, Furlan e Sbarra (attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio), condannando la CISL al pagamento delle spese pari a 25 mila euro.

Una gestione da ripensare

Considerando anche precedenti situazioni analoghe, che hanno visto la Cisl sempre soccombere, forse sarebbe stato meglio affrontare la vicenda sul piano comunicativo e del confronto, iniziando con umiltà un cammino di rinnovamento e di cambiamento di metodi e comportamenti sbagliati di certi dirigenti.

La Segretaria Generale attuale, anche se pure lei fosse parte integrante di quel vertice confederale, avrebbe potuto cogliere l’attimo fuggente e distinguersi dal passato, ritirando la causa ed evitando alla CISL l’ennesima brutta figura in un’aula di tribunale.

Comunicazione, politica e responsabilità

Ma era troppo impegnata a far capire che avrebbe votato Sì al referendum o in interviste nelle quali ripete sempre le stesse cose, e soprattutto perché l’umiltà non è un valore molto apprezzato in via Po; dispiace, citando Ranucci (di cui non siamo fan sfegatati), che i 25 mila euro di spese dovranno essere sostenuti con le quote dei lavoratori e dei pensionati iscritti.

“Tutto vanità, solo Vanità”, cantava Branduardi citando San Filippo Neri e poi continuava “Lodate il Signore con umiltà”. In questo tempo di Pasqua auguriamo agli amici della Cisl di riprendere con umiltà il lavoro iniziato 76 anni fa (il 30 aprile prossimo sarà proprio quel compleanno per la CISL) da Giulio Pastore, riscoprendo propri valori fondativi dell’organizzazione.

Clara inaugura una nuova fase del suo percorso con "Primadonna"

Milano, 3 apr. (askanews) – Clara inaugura una nuova fase del suo percorso artistico con “Primadonna”, il nuovo singolo disponibile su tutte le piattaforme digitali e in radio. Con “Primadonna”, Clara dà forma a un racconto che mette in discussione ruoli e prospettive tradizionali, ribaltandone i punti di vista. Il brano si inserisce in un contesto contemporaneo di ridefinizione identitaria, intrecciando un immaginario di empowerment femminile a una narrazione lucida e consapevole, in cui l’artista gioca con gli stereotipi di genere per smontarli dall’interno. Il singolo dà il via a un nuovo percorso musicale e creativo di Clara, caratterizzato da un’attitudine ironica e dissacrante, in cui potere e vulnerabilità si mescolano, diventando elementi centrali della narrazione.

Ad accompagnare il singolo, è uscito anche il videoclip di “Primadonna”, che espande l’immaginario del brano, immergendo Clara in una dimensione narrativa che intreccia nuove consapevolezze a un racconto di emancipazione femminile, con un’estetica sospesa tra realtà e fantasia, evocando suggestioni cinematografiche d’oltreoceano. Attraverso un linguaggio visivo ironico e surreale, Clara si afferma come una protagonista magnetica e sfaccettata: forte e seducente, ma anche spontanea e imperfetta, capace di giocare con gli stereotipi di genere per ribaltarli e prenderne il controllo. Ne emerge una figura contemporanea che unisce potere e vulnerabilità, osservata da una prospettiva intima e femminile che la restituisce pienamente come soggetto nell’azione. Il videoclip si configura come un pastiche narrativo che alterna elementi comici e momenti quasi onirici, muovendosi tra realtà e invenzione. Il ritmo serrato richiama la road trip comedy e abbraccia l’imprevedibilità, trasformando il caos in linguaggio espressivo. Toni caldi, colori pastello e texture analogiche contribuiscono a costruire un’atmosfera nostalgica, in perfetta sintonia con l’identità del brano. «La parola chiave per il video di “Primadonna” è ironia: mi piaceva l’idea di raccontare quello che poteva essere un appuntamento in una coppia e ribaltare i ruoli che solitamente vengono associati all’uomo e alla donna. La scrittura di questo brano è una scrittura ironica, è un brano non solo autobiografico ma che nasce anche dai racconti di molte mie amiche. Secondo me usare l’ironia all’interno della musica è un’ottima chiave per poter sdoganare argomenti che sembrano dei tabù e fanno un po’ paura. Quella che io chiamo primadonna – una persona egocentrica ed egoriferita – non è assolutamente solo riferito all’uomo, ma è una riflessione valida per tutti». – Clara.

Meloni ripartita da Gedda, con bin Salman focus su guerra, Hormuz ed energia

Roma, 4 apr. (askanews) – La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è ripartita da Gedda, prima tappa della visita nella regione del Golfo, durante la quale sono previsti incontri anche con i leader di Qatar ed Emirati Arabi Uniti. La premieer ieri sera è stata ricevuta dal Principe Ereditario e Primo Ministro dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman. Lo riferisce Palazzo Chigi, sottolineando che la “Presidente Meloni ha voluto esprimere, con la sua presenza, la vicinanza dell’Italia all’Arabia Saudita”.

Nel corso del colloquio, informa la Presidenza del Consiglio,”i due leader hanno discusso dell’assistenza militare difensiva fornita dall’Italia, confrontandosi sulle prospettive del conflitto e sugli sforzi in corso per una soluzione diplomatica e, più ampiamente, su come promuovere un quadro regionale che possa uscire dall’attuale ciclo di conflittualità”. Inoltre “l’incontro ha anche permesso di discutere di come assicurare gli approvvigionamenti energetici e ridurre l’impatto della crisi su imprese e cittadini. I due leader hanno anche concordato sull’importanza di assicurare al più presto la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”.

Meloni e il Principe Mohammed “hanno infine discusso del partenariato strategico lanciato tra le due Nazioni in occasione della precedente missione del Presidente del Consiglio ad Al-Ula (gennaio 2025) e hanno concordato sull’importanza, ancora più nell’attuale scenario regionale e internazionale, di sviluppare una cooperazione ad ampio raggio su economia, investimenti, infrastrutture strategiche, sicurezza e difesa”, conclude palazzo Chigi.

Meloni chiude questione rimpasto con Mazzi al Turismo. Poi blitz nel Golfo

Roma, 3 apr. (askanews) – Un provvedimento atteso, due decisioni prese “a sorpresa” e, a suggellare la giornata, una intervista al Tg1 (dopo 10 giorni di sostanziale silenzio). Tutto con lo stesso, esplicitato, obiettivo: dimostrare che il governo non ha mai smesso di lavorare, che la batosta referendaria è ormai alle spalle, e che non le interessano le “ricostruzioni su dimissioni e rimpasti” che considera solo “alchimie di palazzo”.

Doveva essere un venerdì santo di quasi vacanza, un Consiglio dei ministri di prima mattina per varare l’annunciato decreto che proroga il taglio delle accise sulla benzina fino al primo maggio, e poi tutti a riposo. E invece Giorgia Meloni ha scelto questa giornata per provare a chiudere il cerchio che si è aperto con la debacle elettorale sulla riforma della giustizia, che ha terremotato il governo con le dimissioni (richieste) di Andrea Delmastro, Giusi Bartolozzi e Daniela Santanché, e che, come non bastasse, si è allargato alla ‘grana’ della relazione del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, con la giornalista Claudia Conte, rivelato dalla diretta interessata.

E così, negli stessi minuti in cui il governo si riuniva a palazzo Chigi, il Quirinale si preparava per il giuramento del nuovo ministro del Turismo: alla fine la scelta della presidente del Consiglio è ricaduta su Gianmarco Mazzi che trasloca al ministero di villa Ada direttamente da quello della Cultura, dove è stato sottosegretario prima di Sangiuliano e poi di Alessandro Giuli. Un esponente di Fratelli d’Italia, deputato alla prima legislatura ma da sempre vicino alla destra, che – almeno finora – ha frequentato più che altro il mondo della musica e dello spettacolo ma che, viene spiegato da ambienti del partito, ha due qualità che sono state ritenute fondamentali dalla premier: la fedeltà e l’affidabilità e la capacità di ottime relazioni.

Ma la vera decisione a sorpresa arriva qualche ora dopo, intorno alle 15.30, quando Giorgia Meloni atterra a Gedda, in Arabia Saudita, dove in agenda c’è l’incontro con il principe ereditario Bin Salman. Prima tappa di un blitz che domani la porterà anche in Qatar ed Emirati Arabi Uniti per parlare di persona con i principali leader dell’area e che ha il dichiarato obiettivo di “rafforzare la sicurezza energetica nazionale”. Un viaggio che, secondo fonti di palazzo Chigi, sarebbe stato deciso soltanto ieri sera, in bilico fino a stamattina, e che è stato gestito con totale riservatezza fino a quando la premier non ha messo piede a terra. Della visita avrebbe dovuto fare parte anche il Kuwait, ma la tappa è stata negata per ragioni di sicurezza.

Il messaggio che arriva da fonti italiane è che il Paese non si trova in una situazione di emergenza energetica come quella vissuta dopo l’attacco della Russia all’Ucraina, ma la presidente del Consiglio sa bene che il caro carburante è tema che tocca direttamente e quotidianamente le tasche, e dunque gli umori, degli elettori italiani. Il taglio delle accise di 25 centesimi sulla benzina è chiaramente una misura di corto respiro anche perché difficilmente sarà possibile trovare risorse per intervenire nuovamente in questo senso. Da qui, l’attivismo della presidente del Consiglio che già la settimana scorsa era stata da Algeri e che, tra maggio e giugno, andrà anche in Azerbaigian, sempre con l’obiettivo di rafforzare le forniture di petrolio e gas. Ma se la situazione è così difficile è anche in conseguenza dell’attacco che Usa e Israele hanno deciso contro l’Iran e che ha coinvolto, per rappresaglia di Teheran, anche i Paesi del Golfo. L’elettorato mostra di essere sempre più preoccupato e più critico nei confronti delle mosse di Donald Trump e la presidente del Consiglio, considerata dall’opinione pubblica “amica” del leader americano, ci tiene a ribadire ciò che ha sempre detto, e cioè di credere che “sul piano geopolitico l’Europa non abbia molto da guadagnare da una divaricazione con gli Stati Uniti”. E, tuttavia, piccole prese di distanza si sono fatte via via più frequenti. Da ultima, rispetto all’attacco di Trump alla Nato con tanto di minaccia di abbandonarla. “Il nostro lavoro – spiega al Tg1 – è soprattutto quello di difendere i nostri interessi nazionali e quando non siamo d’accordo dobbiamo dirlo e stavolta noi non siamo d’accordo”.

Papa presiede Via Crucis, folla in attesa

Roma, 3 apr. (askanews) – Migliaia di fedeli affollano l’area davanti al Colosseo in attesa della Via Crucis presieduta dal Papa, questa sera alle 21.15. L’anfiteatro Flavio, illuminato, sarà il punto di partenza della processione, con la prima stazione. Il colle del Palatino invece è il punto di arrivo della Via Crucis. Sarà Leone in persona, per sua scelta, a portare la croce in tutte le 14 stazioni.

Tantissimi i fedeli già da ore in attesa della prima Via Crucis di Prevost da Papa. Un pontefice non partecipava al rito da quattro anni. Lo scorso anno Bergoglio non poté prendervi parte, morì il giorno dopo la Pasqua.

Ingenti le misure di sicurezza con controlli ai varchi sia dai Fori Imperiali che da Via Labicana.

Montagna, meno sciatori e più qualità: la scommessa di Campiglio

Bologna, 3 apr. (askanews) – Meno è meglio. Potrebbe essere questo il manifesto della nuova montagna italiana. La stagione invernale che si chiude racconta di comprensori che scelgono di limitare gli accessi, di albergatori che ripensano il prodotto neve, di un settore che ridefinisce il concetto di vacanza invernale. Madonna di Campiglio è il laboratorio più avanzato di questa trasformazione.

“La stagione invernale che si sta concludendo, è andata bene – conferma il direttore dell’Azienda per il turismo, Matteo Bonapace -. Siamo contenti, abbiamo superato anche i numeri della scorsa stagione invernale che è stata comunque molto importante. E oltre ai numeri, che è un dato sicuramente importante da guardare, stiamo guardando sempre di più anche altri parametri, ad esempio la soddisfazione dell’ospite”.

E la soddisfazione dell’ospite è stata al centro anche di una delle novità più discusse della stagione: il cosiddetto “numero ideale”, il tetto massimo di skipass giornalieri venduti nei giorni di punta. Un esperimento che ha già prodotto risultati concreti. Come conferma Bruno Felicetti, direttore Funivia Madonna di Campiglio: “E’ andata molto bene perché abbiamo ridotto del 7% in quelle giornate i primi ingressi, mediamente 1000 persone in meno al giorno, e però abbiamo aumentato i passaggi: meno persone hanno sciato di più, hanno avuto un’esperienza di vacanza migliore, meno 5% di incidenti in pista, anche questo è un segnale molto importante, e anche il traffico in strada ha avuto dei segnali positivi”.

Intanto gli operatori guardano già oltre la neve. TH Resorts gruppo leader nel segmento montano, quasi 468mila presenze e 47 milioni di fatturato in questa stagione, il 9% in più rispetto all’anno scorso punta su una montagna a 360 gradi, che non parla solo a chi ha gli sci ai piedi.

“Stiamo lavorando molto sull’estate – spiega Felicetti – perché l’estate presenta soprattutto l’inizio e la fine stagione che sono le belle stagioni, che può avere potenzialità enormi sia sul mercato italiano sia sul mercato estero. Sempre di più vogliamo promuovere una montagna a 360°, soprattutto per i giovani, bambini che scoprono l’outdoor, scoprono la possibilità di stare nella natura, respirare a pieni polmoni, staccarsi un po’ dai social media: un po’ di detox non fa mai male”.

Governo, Meloni: nessun rimpasto, non abbiamo tempo da perdere

Roma, 3 apr. (askanews) – “Che il governo va avanti io l’ho detto un minuto dopo l’esito del referendum. Il giorno dopo eravamo al lavoro perché non abbiamo tempo da perdere. Non abbiamo tempo da perdere particolarmente in un momento come questo. A me posso dire che divertono le ricostruzioni su dimissioni e rimpasti che però per me sono alchimie di palazzo che non interessano nessuno, chi vuole continui pure a parlare di questo che noi intanto continuiamo a fare il nostro lavoro per il bene di questa nazione”. Così, in un intervista oggi al Tg1 delle 20, la premier Giorgia Meloni, a proposito dei rumors su eventuali rimpasti, dopo le dimissioni di Delmastro e Santanché e il caso Piantedosi.

Nato, Meloni: non sono d’accordo con Trump, difendo interessi Italia

Roma, 3 apr. (askanews) – “Continuo a ritenere che sul piano geopolitico l’Europa non abbia molto da guadagnare da una divaricazione con gli Stati Uniti, però il nostro lavoro è soprattutto quello di difendere i nostri interessi nazionali e quando non siamo d’accordo, dobbiamo dirlo e stavolta noi non siamo d’accordo”. Così la premier Giorgia Meloni, in un’intervista che sarà trasmessa al Tg1 delle 20, a proposito degli attacchi di Donald Trump alla Nato e agli alleati europei.

Blitz Meloni nei Golfo: no emergenza ma rafforziamo sicurezza energetica

Roma, 3 apr. (askanews) – Sicurezza energetica, sicurezza delle rotte commerciali, ma anche volontà di mostrare vicinanza ai Paesi del Golfo di fronte agli attacchi iraniani. Sono queste le tre direttrici su cui, spiegano fonti italiane, si muove la missione a sorpresa che ha portato oggi e domani la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nei Paesi del Golfo. Prima tappa a Gedda, in Arabia Saudita, dove la premier è atterrata intorno alle 15.30 ora italiana e dove ha in programma un incontro con il principe ereditario Bin Salman. Poi sarà la volta di Emirati Arabi Uniti e Qatar.

Si tratta, viene sottolineato, del primo leader dell’Unione europea e della Nato a recarsi personalmente nell’area in un momento di estrema tensione per la sicurezza regionale. Anche per questo dall’esecutivo ci tengono a sottolineare che non si tratta semplicemente di mettersi al riparo sul fronte dell’approviggionamento energetico, ma anche di mandare un segnale a questi Paesi considerati “partner strategici”. In questa ottica si ricorda che Meloni è stata ospite d’onore del GCC (Consiglio di cooperazione del Golfo) a Manama, in Bahrein, lo scorso dicembre, dunque ben prima che l’attacco di Usa e Israele all’Iran innescasse questo nuovo fronte di guerra e le conseguenti ricadute sul fronte economico.

La presidente del Consiglio – osservano sempre fonti italiane – “non è qui per chiedere, ma per offrire sostegno”. L’obiettivo – si spiega – è consolidare un rapporto “speciale” e “personale” costruito negli anni, offrendo il supporto dell’Italia per superare una fase complessa che tocca non solo l’energia, ma anche la sicurezza alimentare e la stabilità regionale. Sul fronte della difesa, è stata confermata la disponibilità italiana a valutare nuove richieste di materiale militare purché di natura esclusivamente difensiva, continuando una collaborazione già in corso con i paesi della regione.

Tuttavia, i numeri confermano l’importanza strategica dell’area dal punto di vista energetico: dal Golfo proviene circa il 15% delle forniture italiane di petrolio e il 10% di quelle di gas. L’Italia, nel fare la sua parte, punta a garantire la continuità degli investimenti di grandi gruppi come Eni in questa area per mantenere, o aumentare, l’approvigionamento. Uno schema simile a quello che, nella prospettiva anche di un percorso di diversificazione, ha portato la settimana scorsa la premier in Algeria e che, probabilmente a maggio o a giugno, la condurrà in Azerbaigian.

Le stesse fonti italiane, ad ogni modo, rimarcano che “non c’è una situazione emergenziale” paragonabile a quella che si è creata a seguito dell’attacco della Russia ai danni dell’Ucraina ma visto il momento si sta cercando di rafforzare e, appunto, “mettere al riparo l’Italia dall’eventuale prolungamento di un conflitto” che si spera “si chiuda presto”. Da questo punto di vista, si continua a lavorare per una de-escalation e la visita nel Golfo sarà ovviamente anche l’occasione per parlare di come raggiungere l’obiettivo. Anche perché, si fa notare, i tre Paesi toccati dal blitz hanno posizioni non univoche e quindi per la premier sarà possibile confrontarsi con ciascuno probabilmente in formati molto ristretti. Inoltre, si osserva come, nonostante le tensioni crescenti, l’Italia non abbia mai chiuso i canali diplomatici con l’Iran.

Inevitabile che al centro della due giorni ci sia anche la questione della sicurezza delle rotte commerciali, considerata essenziale visto un interscambio che supera i 30 miliardi di euro, di cui oltre 20 di export. Quanto al nodo dello Stretto di Hormuz, viene confermata la posizione italiana: la partecipazione a operazioni di sicurezza sarà valutata solo in presenza di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu e in un quadro di cessate il fuoco.