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Un gruppo di incappucciati anti-migranti ha bloccato il porto di Dover

Roma, 5 set. (askanews) – Questa mattina decine di manifestanti che protestavano contro l’immigrazione clandestina, tutti vestiti di nero e con il passamontagna in testa, hanno bloccato la strada del porto di Dover, nel Kent, nel sud del Regno Unito, dove si sono registrati ingorghi chilometrici. La polizia è intervenuta per gestire la protesta, che le autorità portuali hanno definito “incidente di ordine pubblico”. Non sono stati effettuati arresti. La responsabilità della manifestazione è stata rivendicata da un gruppo anti-immigrazione con legami con l’estrema destra.

“Centinaia di uomini britannici, vestiti di nero e con il volto coperto, sono scesi in piazza a Dover per bloccare la città in segno di protesta contro l’invasione del nostro Paese da parte di uomini in età da combattimento clandestini, uomini che non hanno il diritto di essere qui”, ha affermato in una dichiarazione su Telegram Tommy Robinson, membro dell’estrema destra britannica, condividendo su X video e foto in cui si vede un gran numero di persone mascherate vestite di nero che marciano in gruppo sulla strada, mentre i camion sono fermi nel traffico accanto alle auto della polizia.

Il traffico in entrata e in uscita dal porto sulla A20 è stato bloccato, causando ritardi fino a 30 minuti e una coda di circa 6 chilometri, secondo la National Highways. Verso mezzogiorno (le 13 in Italia), i manifestanti si sono dispersi e le strade di accesso al porto sono tornate a scorrere senza intoppi, riporta il Guardian. Le compagnie di navigazione si sono impegnate a far imbarcare sulle prime corse disponibili coloro che avevano subito ritardi a causa del disservizio.

Calcio, Amorim: "Mercato da 10, Tomori reintegrato"

Roma, 5 set. (askanews) – Ruben Amorim presenta in conferenza stampa Juventus-Milan, big match della terza giornata di campionato in programma domenica alle 20.45. Il tecnico rossonero si concentra sulla sfida di Torino e non raccoglie le provocazioni di Cristian Chivu, che ha definito la partita non decisiva per la corsa scudetto. “Niente, sono solo concentrato sulla nostra partita. So che se dovessimo vincere saremo in testa alla classifica, ma sono molto concentrato sulla nostra partita e sulla nostra squadra, quindi non ho nulla da dire”, afferma Amorim.

Il tecnico giudica con il massimo dei voti il mercato del Milan. “Dieci ragazzi, i miei giocatori sono i migliori del mondo. Tutti quelli che abbiamo preso sono perfetti per la squadra. Ho la miglior squadra del mondo”. Sul reparto offensivo, Amorim spiega che Camarda avrà il suo spazio e che anche Pulisic può essere utilizzato in alcune partite. “Sono molto soddisfatto del nostro mercato”.

Amorim parla anche del reintegro di Tomori, deciso dopo il problema fisico accusato da Gabbia. “Non sappiamo quanto durerà e somiglia al problema avuto con Gila. Quindi dobbiamo stare attenti, Tomori ha esperienza, si sta allenando bene ed è un nostro giocatore. La cosa migliore per la squadra era riportarlo in squadra”.

Sul possibile impiego dal primo minuto di Rabiot e Moreira, il tecnico non si sbilancia: “Vedremo domani. Non vi dirò la formazione titolare, non oggi”. Moreira, arrivato da poco, “ha due settimane di allenamento, è più preparato rispetto alla scorsa settimana, è un’opzione. Rabiot anche è un’opzione”.

Amorim considera Juventus-Milan un test importante ma non diverso dalle altre gare. “Per me le grandi partite sono come le piccole, bisogna vincerle tutte. Per me tutti sono big match”. Il tecnico elogia quindi Spalletti: “Ha qualità, mi piace il suo modo di giocare. Sarà molto difficile ma siamo all’inizio della stagione, siamo pronti”.

Infine il tecnico analizza alcuni problemi difensivi emersi contro il Venezia e la gestione del calendario, con quattro partite in dieci giorni: “Non ho mai avuto una sequenza di partite del genere, neanche in Premier League. Per me è una cosa mai vista”. Sugli errori nelle transizioni spiega: “Abbiamo avuto problemi in difesa quando abbiamo perso palla perché non eravamo organizzati, abbiamo lavorato sulle marcature preventive”.

Al via domani il festival MITO guidato da Speranza Scappucci

Roma, 5 set. (askanews) – Domani, domenica 6 settembre, al Teatro alla Scala si tiene il concerto inaugurale della ventesima edizione di MITO SettembreMusica, il festival che dal 2007 tiene insieme Milano e Torino in un unico cartellone. Quindici giorni, oltre sessanta concerti, e per la prima volta nella storia della rassegna una donna alla direzione artistica: Speranza Scappucci, direttrice d’orchestra romana ormai impegnata sui podi di tutto il mondo, cinquantatreenne, nominata nel giugno 2025 per il biennio 2026-2027 in successione al compositore Giorgio Battistelli.

Scappucci – per cui è la prima esperienza di direzione artistica – ha scelto come tema Harmonia, e ha tenuto a precisare che non intende l’armonia come assenza di conflitto: piuttosto come relazione fra voci diverse, equilibrio costruito attraverso l’ascolto e l’attrito. E infatti alla Scala domenica sera, e il giorno dopo all’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, l’inaugurazione è nel segno del “War Requiem” di Benjamin Britten: musica contemporanea, una straordinaria partitura per soli, coro e orchestra composta nel 1962 per la riconsacrazione della cattedrale di Coventry, distrutta dai bombardamenti tedeschi del 1940. Sul podio Simone Young, con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, il Coro e il Coro di voci bianche del Teatro Regio di Torino, e le voci di Elena Guseva, Allan Clayton e Bo Skovhus. La direttrice australiana, dal 2022 alla guida della Sydney Symphony Orchestra, nel 2024 è stata la prima donna a dirigere l’intera Tetralogia wagneriana a Bayreuth in centoquarantotto anni di storia del festival, e ha appena portato a termine il Ring anche alla Scala. La serata milanese è trasmessa in diretta da Radio3.

Il bellissimo Requiem di guerra del compositore inglese alterna il testo latino della messa all’inglese delle strazianti poesie pacifiste di Wilfred Owen, ufficiale inglese caduto nel 1918 a venticinque anni, una settimana prima dell’armistizio della prima guerra mondiale.

Britten è il filo rosso dell’edizione: il 2026 sinfatti egna i cinquant’anni dalla morte, il 4 dicembre 1976. Oltre al War Requiem, il programma comprende i Four Sea Interludes tratti dall’opera “Peter Grimes”, la Serenade per tenore, corno e archi, i Canticles e alcuni Folk Songs, più un concerto cameristico che accosta il Phantasy Quartet per oboe e trio d’archi al Secondo quartetto.

La commissione speciale di quest’anno è andata a Paola Prestini, compositrice italiana naturalizzata statunitense, fondatrice e direttrice artistica del National Sawdust di New York. Il suo KAOS – trittico orchestrale ispirato a tre novelle di Pirandello, La giara, Mal di luna e Requiem – debutta in prima esecuzione assoluta sabato 12 all’Auditorium Rai di Torino e domenica 13 al Conservatorio Verdi di Milano, con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Michele Mariotti (nello stesso programma, i Four Sea Interludes di Britten e la Quarta sinfonia “Italiana” di Mendelssohn).

Scappucci sale sul podio una sola volta: il 16 settembre dirige lo Stabat Mater di Rossini nella chiesa di San Barnaba in Gratosoglio, quartiere della periferia sud di Milano, e il 17 nella chiesa di San Filippo Neri a Torino. L’orchestra è formata da studenti dei Conservatori delle due città, con il Coro Maghini preparato da Claudio Chiavazza e un cast di professionisti: Maria Grazia Schiavo, José Maria Lo Monaco, Levy Sekgapane e Andrea Pellegrini. Il concerto è offerto gratuitamente alle due città.

Nel resto del cartellone: Riccardo Chailly con la Filarmonica della Scala, l’Orchestra del Teatro Regio di Torino diretta da Ludovic Morlot in un programma Ravel e de Falla, l’avvio dell’integrale dei quartetti di Beethoven affidata al Quartetto d’archi della Scala in vista del bicentenario della morte nel 2027, il centenario della nascita di Hans Werner Henze e la coda delle celebrazioni per i centocinquant’anni di Ravel.

Il festival MITO nacque a Torino nel 1978 come Settembre Musica, per iniziativa dell’allora assessore alla cultura Giorgio Balmas, con l’idea di portare la musica colta fuori dalle sale tradizionali e verso un pubblico più ampio. Nel 2007 Milano entra nel progetto e la sigla diventa MITO. Alla guida artistica si sono avvicendati Enzo Restagno, per un lungo periodo affiancato da Roman Vlad, poi Nicola Campogrande dal 2013 e Battistelli negli ultimi due anni.

Putin sospende i raid su Kiev per la visita di Kushner e Witkoff

Roma, 5 set. (askanews) – Il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato una sospensione di tre giorni dei raid aerei su Kiev durante la visita degli inviati statunitensi Jared Kushner e Steve Witkoff, nella capitale ucraina prevista per domenica: il portavoce del Cremlino, Dmitry Pekov.

“Il presidente russo e comandante supremo in capo Putin ha dato l’ordine di non colpire Kiev per tre giorni, a partire dalla mezzanotte di oggi” ha proseguito Peskov, aggiungendo che la decisione è legata “alla preparazione e allo svolgimento dei contatti” con la delegazione statunitense attesa a Kiev. Jared Kushner e Steve Witkoff sono arrivati oggi a Mosca. E’ previsto che incontrino Putin.

FnV, Schlein: Vannacci vada a Dongo, guardi come è finito il fascismo

Cernobbio (CO), 5 set. (askanews) – “Visto che è da queste parti, suggerirei a Vanancci di andare a fare visita a Dongo per ricordarsi la fine della storia di cui sembrano tanto nostalgici”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, arrivando a L’altra Cernobbio, il forum alternativo organizzato da Sbilanciamoci nella cittadina sul lago di Como.

Quella del fascismo, ha sottolineato Schlein, “alla fine è una fuga, nascosti, da vigliacchi, dopo aver devastato il Paese, dopo aver macchiato il Paese con la dittatura, con le deportazioni, con le leggi razziali, con la collaborazione con Hitler. Basta conoscerla la storia”, ha affermato Schlein.

Formula1, Russell il più veloce nelle FP3 a Monza

Roma, 5 set. (askanews) – George Russell è il più veloce nelle terze prove libere del Gran Premio d’Italia di Formula 1 a Monza. Il pilota della Mercedes chiude la sessione in 1’22″219 e precede la Ferrari di Lewis Hamilton, staccata di circa un decimo, e la Red Bull di Max Verstappen. Quarto tempo per l’altra Mercedes di Kimi Antonelli, leader del Mondiale e protagonista di una sessione nella quale lavora anche in funzione del compagno di squadra.

Quinta posizione per Lando Norris con la McLaren, seguito dalla Ferrari di Charles Leclerc, sesto e meno soddisfatto del comportamento della monoposto rispetto alle sensazioni avute nelle libere del venerdì. Completano la top ten Arvid Lindblad con la Racing Bulls, settimo, Oscar Piastri con la McLaren, ottavo, e le Alpine di Pierre Gasly e Franco Colapinto, rispettivamente nono e decimo.

La sessione si accende soprattutto nei minuti finali con il confronto tra Verstappen e Hamilton. L’olandese si lamenta per il sorpasso del britannico prima della Parabolica, mentre cerca una scia per il suo ultimo tentativo. I due si ritrovano poi vicini anche alla Prima Variante, rischiando il contatto, e si accusano a vicenda via radio. Hamilton e Verstappen chiudono rispettivamente secondo e terzo, separati da circa un decimo.

In vista delle qualifiche assume particolare importanza anche la gestione delle scie. Mercedes prova la soluzione di squadra con Antonelli e Russell: l’italiano offre per due volte la scia al compagno, con il secondo tentativo che riesce alla perfezione e consente a Russell di guadagnare oltre due decimi fino alla Roggia. Antonelli deve inoltre scontare la partenza dal fondo della griglia per la sostituzione della power unit.

La Ferrari sceglie invece di non utilizzare una strategia analoga. Hamilton e Leclerc cercano il miglior risultato con le proprie forze, eventualmente sfruttando le scie involontarie degli altri piloti. Il team principal Frederic Vasseur spiega che Mercedes può adottare questa soluzione perché Antonelli parte dal fondo, mentre la Ferrari punta a portare entrambe le monoposto nelle prime posizioni.

Lapo Elkann: inaccettabile accostarmi ad Epstein

Roma, 5 set. (askanews) – “Come ho già dichiarato nei giorni scorsi, dopo le parole del Congressman Thomas Massie, ci sono temi sui quali non si può e non si deve transigere. Vedere il proprio nome accostato a quello di Jeffrey Epstein, in assenza di elementi che giustifichino tale associazione, è inaccettabile”. Così fa sapere Lapo Elkann. “Mi chiedo se l’utilizzo del mio nome non derivi dalla volontà di distogliere l’attenzione da altri e tutelerò la mia reputazione in ogni sede opportuna nei confronti di chiunque utilizzi impropriamente il mio nome o diffonda notizie del tutto prive di fondamento. Resto, in ogni momento, a completa disposizione delle autorità competenti per fornire ogni elemento, chiarimento o informazione che dovesse essere ritenuto utile”.

Poi “ho incrociato Jeffrey Epstein due volte – ricorda Elkann – La prima a New York, ai tempi in cui ero assistente di Henry Kissinger, in un contesto pubblico in cui erano presenti figure del mondo della politica e della finanza e una seconda volta a Roma a un evento di business legato a Brasilinvest. Inoltre come facilmente verificabile negli archivi pubblici ‘c.d. Epstein Files’ non c’è nessuna corrispondenza diretta tra me e lui. Sono particolarmente sensibile ai temi degli abusi e della violenza, anche in ragione della mia triste esperienza personale. È proprio questo uno dei motivi per cui, attraverso Fondazione Laps, porto avanti da anni iniziative rivolte alle persone più vulnerabili, con particolare attenzione a donne e bambini vittime di violenza”.

Benji & Fede fuori col singolo "Quando Viaggi Da Sola"

Milano, 5 set. (askanews) – Dopo aver annunciato il nuovo album “Quando Viaggi Da Sola” (Warner Records / Warner Music Italy), in uscita il prossimo 18 settembre, Benji & Fede hanno pubblicato il singolo omonimo, disponibile su tutte le piattaforme digitali insieme al videoclip ufficiale.

Brano che dà il titolo all’intero album, “Quando Viaggi Da Sola” racconta il legame invisibile che può continuare a esistere tra due persone anche quando la vita le porta lontano. Tra treni presi al volo, nuove città e incontri che si susseguono, resta quella sensazione che qualcosa sia rimasto in sospeso. Un brano che parla di distanza, ma soprattutto di tutto ciò che non si è avuto il coraggio di dire quando era il momento di farlo.

Ad accompagnare l’uscita del brano, il videoclip ufficiale diretto da Alessio Mariano, girato tra le strade di Parigi. Benji & Fede attraversano insieme la città, mentre una ragazza percorre gli stessi luoghi seguendo un viaggio più intimo e solitario. Le loro storie non si incrociano mai davvero, ma sembrano sfiorarsi continuamente. Tra café, ponti, strade e scorci della capitale francese, Parigi diventa il filo che unisce i protagonisti e una parte centrale del racconto.

“Quando Viaggi Da Sola” anticipa l’omonimo nuovo album di Benji & Fede, un disco in cui il duo si concede una maggiore libertà musicale e racconta con uno sguardo diverso il momento che sta vivendo oggi. Il viaggio diventa l’immagine che attraversa il progetto: quello fisico, fatto di partenze, distanze e ritorni, e quello personale che accompagna ogni cambiamento. Dentro ci sono storie d’amore, fragilità, aspettative, la ricerca di un nuovo equilibrio e quella malinconia che spesso arriva quando ci si accorge di essere diventati diversi da come ci si immaginava.

Le canzoni del nuovo album prenderanno vita dal vivo con “Sempre in Due – Live a Teatro”, il primo tour teatrale di Benji & Fede prodotto e organizzato da Vivo Concerti, che li porterà sui palchi di tutta Italia nel mese di ottobre. Uno show pensato per una dimensione più intima, che attraverserà il nuovo lavoro e le canzoni che hanno segnato la loro storia.

Sempre in Due – Live a Teatro

Sabato 3 ottobre 2026 | Modena @Teatro Storchi – DATA ZERO – SOLD OUT

Lunedì 5 ottobre 2026 | Torino @Teatro Colosseo

Mercoledì 7 ottobre 2026 | Firenze @Teatro Cartiere Carrara

Giovedì 8 ottobre 2026 | Bologna @Teatro Duse

Domenica 11 ottobre 2026 | Pescara @Teatro Massimo

Martedì 13 ottobre 2026 | Roma @Teatro Brancaccio

Venerdì 16 ottobre 2026 | Milano @Teatro dal Verme

Lunedì 19 ottobre 2026 | Napoli @Teatro Augusteo

Mattarella: l’autonomia speciale del Trentino Alto Adige è un modello in Europa

Bolzano, 5 set. (askanews) – “L’Intesa di Parigi fu il risultato di una lungimirante volontà di due statisti che, dinanzi all’immane tragedia del Secondo conflitto mondiale, seppero individuare una soluzione innovativa e coraggiosa alla questione dell’Alto Adige Südtirol. Ne emerse non un banale compromesso, bensì un modello che tuttora viene invocato in Europa in situazioni di difficile composizione”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla cerimonia per gli 80 anni dell’accordo di Parigi, che si sta svolgendo a Merano. “I due leader – ha aggiunto il Capo dello Stato con riferimento a De Gasperi e Gruber – condividevano la convinzione che fosse indispensabile salvaguardare le minoranze di lingua tedesca e ladina presenti nella regione, tutelandone l’identità, garantendo la serena convivenza di ciascuna delle popolazioni che vivevano il territorio”.

Ciclismo, Pogacar rinnova con la UAE e annuncia stagione finita

Roma, 5 set. (askanews) – Tadej Pogacar ha rinnovato il contratto con la UAE Team Emirates fino al 2032. Il campione sloveno, dunque, proseguirà la sua carriera con la squadra che lo ha accompagnato ai vertici del ciclismo mondiale almeno fino a quella data. L’annuncio è arrivato attraverso un comunicato pubblicato sui social dal corridore e dal team.

“Fin dal principio questa squadra mi ha fatto sentire come a casa. Siamo cresciuti insieme nel corso degli anni e abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili, quindi sono molto felice di estendere il mio contratto fino al 2032”, ha dichiarato Pogacar. “C’è ancora molto da raggiungere in questo sport, e credo che questo sia il posto giusto per farlo. Sono molto grato per la fiducia che la squadra ha riposto in me e sono entusiasta di ciò che possiamo continuare a costruire insieme”.

Nel comunicato la UAE ha inoltre confermato che Pogacar non tornerà alle corse nel resto della stagione dopo l’incidente alla Vuelta. “Dopo il suo incidente alla Vuelta, Tadej non tornerà alle corse questa stagione, concentrandosi pienamente sul suo recupero e sulla riabilitazione”, si legge nella nota. Lo stesso sloveno ha aggiunto: “In questo momento, la cosa più importante è recuperare correttamente e dare al mio corpo il tempo di cui ha bisogno”.

FnV,Vannacci: ridicola inchiesta per ricostituzione partito fascista

Cernobbio (CO), 5 set. (askanews) – “Non sono preoccupato nella maniera più assoluta. Le due inchieste in corso riguardano degli elementi che non sono né il partito né il sottoscritto, né i dirigenti”. Lo ha detto il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci, a margine del forum TEHA a Cernobbio.

“C’è un’altra inchiesta che è ridicola riguardo l’eventuale ricostituzione del partito fascista, è veramente ridicola. Basta aver letto la legge Scelba per capire che è una cosa fantasiosa, se non fantascientifica”, ha detto Vannacci

Vannacci: in mio programma nulla fuori da Costituzione, ma va aggiornata

Cernobbio (CO), 5 set. (askanews) – Nel programma di Futuro Nazionale, “non c’è nulla fuori dalla Costituzione. E comunque ricordo che dal ’48 ad oggi la Costituzione è stata cambiata diverse volte. L’ultima volta fu un governo di sinistra, che cambiò il Titolo V: e che cos’era, un governo fascista? Se oggi dovessimo riscrivere la Costituzione dopo 80 anni la riscriveremmo uguale? Forse qualcosa potrebbe essere adattata alla modernità”. Lo ha detto il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci, parlando con i giornalisti al termine del suo intervento al Forum TEHA di Cernobbio.

A cambiare la Costituzione “questo governo ci ha provato, ci aveva provato anche Renzi, perchè vedere una potenziale attività di questo tipo da parte del prossimo governo come eversiva o antidemocratica? Al momento non ci sono ipotesi concrete, ma tentativi ci sono sempre stati. Al momento non abbiamo ancora un dettaglio”, ha risposto Vannacci alle domande su cosa cambierebbe della Costituzione.

Autonomia T.A.A.,Mattarella: accordo De Gasperi-Gruber fondativo storia Repubblica

Bolzano, 5 set. (askanews) – “Con il Presidente federale della Repubblica d’Austria Van der Bellen ho un legame di rapporto consolidato di stima e di sincera personale amicizia, un rapporto che rinforza quelli dei nostri popoli e lo ringrazio per la sua partecipazione in una giornata così significativa per questo territorio per entrambi i nostri Paesi. Rivolgo un saluto al Presidente Kompatscher e lo ringrazio per il conferimento dell’onorificenza del Grande Ordine al Merito della Provincia Autonoma di Bolzano e sono onorato, ancora più nel riceverlo insieme al Presidente Van der Bellen. Vi sono riconoscente anche per avere propiziato questa nuova occasione di celebrare assieme la giornata dell’autonomia nella speciale ricorrenza degli ottant’anni dalla firma dell’intesa De Gasperi Gruber che riveste ancora oggi l’indiscutibile valore di elemento fondativo storico e simbolico e che coincide con gli ottant’anni della Repubblica Italiana”. Così Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, intervenendo alla cerimonia degli 80 anni dell’Accordo di Parigi, a Merano.

Monti a Vannacci: vedo in lei lo spirito del fascismo, io combatterò fino all’ultimo

Cernobbio (CO), 5 set. (askanews) – “Io non sono in grado di affrontare un tema così alto come quella della ricostituzione del partito nazionale fascista, ma ascoltando i suoi interventi e leggendo il suo programma un aspetto del fascismo, il più insidioso, è già in atto: non è probabilmente la ricostituzione del partito nazionale fascista, ma trovo in lei la ricostituzione della narrativa, della retorica e dello spirito del fascismo”. Lo ha detto l’ex premier ed ex Commissario europeo, Mario Monti, replicando all’intervento del leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, nel corso del confronto in corso al Forum Ambrosetti.

“Io vedrei con molto maggiore preoccupazione questo che non l’atto di ricostituzione del partito fascista, che non auspico – ha aggiunto -, e, vecchio come sono, se ci sarà modo di impedire questo, che lei vada avanti su questa strada, spenderò le mie ultimissime energie per questo”.

“Lei – ha detto ancora Monti – la Costituzione della Repubblica italiana la vìola palesemente col suo programma in molti punti, che sono anche in violazione della carta fondamentale dei diritti umani dell’Unione europea, dalla parità di genere a tante altre cose. Se il suo programma andasse in attuazione, sono arrivato a conclusione che lei la Costituzione della Repubblica italiana, sulla quale ha giurato, e quando diventerà ministro o capo del governo rigiurerà, più o meno con lo stesso testo, la viola”.

Cernobbio, Monti a Vannacci: vedo in lei narrativa, retorica e spirito del fascismo

Cernobbio (CO), 5 set. (askanews) – “Io non sono in grado di affrontare un tema così alto come quella della ricostituzione del partito nazionale fascista, ma leggendo il suo programma un aspetto del fascismo, il più insidioso, è già in atto: non è probabilmente la ricostituzione del partito nazionale fascista, ma trovo in lei la ricostituzione della narrativa, della retorica e dello spirito del fascismo”. Lo ha detto l’ex premier ed ex Commissario europeo, Mario Monti, replicando all’intervento del leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, nel corso del confronto in corso al Forum Ambrosetti.

“Io vedrei con molto maggiore preoccupazione questo che non l’atto di ricostituzione del partito fascista, che non auspico – ha aggiunto -, e, vecchio come sono, se ci sarà modo di impedire questo, che lei vada avanti su questa strada, spenderò le mie ultimissime energie per questo”.

Zelensky: la Russia ha bombardato l’aeroporto di Kiev, una risposta alla diplomazia Usa

Roma, 5 set. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato la Russia di aver deliberatamente preso di mira gli aeroporti di Kiev e Boryspil in risposta ai preparativi per la visita in Ucraina di una delegazione statunitense. “Ci sono stati dei palesi attacchi russi contro i nostri aeroporti, a Kiev e Boryspil. È intenzionale, ed è la prima volta da molto tempo”, ha spiegato Zelensky sul proprio canale di Telegram. Secondo il presidente ucraino gli attacchi sono legati alla prevista visita a Kiev degli inviati della Casa Bianca Jared Kushner e Steve Witkoff, giunti oggi a Mosca e che potrebebro arrivare domani nella capitale ucraina: “I droni ‘Shahed’ russo-iraniani sono una risposta alla diplomazia americana”, ha concluso.

Rinviato il rientro da Cuba di Alessandro Di Battista

Roma, 5 set. (askanews) – “Il rientro di Alessandro Di Battista è stato rinviato. Chiediamo a tutti di mantenere la massima discrezione e prudenza nella diffusione di informazioni in attesa di ulteriori aggiornamenti”. Così si legge in un post sui social network dell’associazione “Schierarsi”, fondata dallo stesso Di Battista. Il post è stato condiviso anche sull’account dell’ex deputato M5s. Il rientro di Di Battista in Italia, da Cuba dove era ricoverato, era previsto nel pomeriggio di oggi.

Autonomia T.A.A., Meloni: Italia da 80 anni realizza e onora impegno

Bolzano, 5 set. (askanews) – “La presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Merano, insieme al presidente Alexander Van der Bellen, esprime la continuità delle istituzioni nel ricordare un impegno internazionale che l’Italia ha onorato e il cui spirito continuerà a onorare. A tutte le comunità linguistiche del Trentino-Alto Adige, italiana, tedesca e ladina, va il mio saluto più sincero in questo anniversario che appartiene a tutti loro”. Così Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, in un intervento sui quotidiani Alto Adige e Dolomiten per gli 80 anni dall’accordo De Gasperi Gruber sull’autonomia del Trentino Alto Adige. Mattarella sarà fra poco a Merano e nel pomeriggio a Trento.

“Ottant’anni fa Alcide De Gasperi e Karl Gruber firmavano un accordo che ha aperto una nuova stagione per un territorio fondamentale della nostra Nazione, cerniera tra Italia ed Europa, e per tre comunità linguistiche chiamate a costruire insieme il proprio futuro. Quell’intesa non fu un punto di arrivo, ma l’inizio di un cammino che l’Italia ha portato avanti con pazienza e determinazione, fino a fare dell’autonomia del Trentino-Alto Adige un modello riconosciuto in Europa”, scrive Meloni.

“Ricordare oggi quella firma significa riconoscere il valore di una scelta che è divenuta un esempio di convivenza. Il Governo italiano ha scelto di onorare questa eredità non solo con le parole, ma con i fatti: la riforma dello Statuto speciale, proposta dal Governo e approvata quest’anno dal Parlamento a larghissima maggioranza, ha messo in sicurezza le competenze delle Province autonome di Trento e Bolzano, restituendo a questo territorio la chiarezza istituzionale che merita. Lo abbiamo fatto in un quadro di piena unità nazionale, perché autonomia e coesione della Repubblica non sono mai state, e non devono mai essere, in contraddizione”.

“L’Italia – conclude Meloni – ha saputo trasformare l’impegno assunto ottant’anni fa in una tutela piena, effettiva e costituzionalmente garantita delle proprie comunità linguistiche. Su questa solida base è cresciuta un’amicizia con l’Austria che si rinnova oggi in una collaborazione sempre più stretta, dalle grandi infrastrutture che uniscono i nostri popoli, come la Galleria di Base del Brennero, fino al comune impegno per un’ Europa più forte e più vicina ai suoi cittadini”.

Governo, Schlein: l’Italia non festeggia Meloni, dopo 4 anni italiani stanno peggio

Roma, 5 set. (askanews) – “Meloni festeggia, l’Italia no. La realtà è che in quattro anni di questo governo gli italiani non stanno meglio: il prezzo del carburante sta regolarmente sopra ai 2 euro, l’inflazione corre e la spesa costa il 30% in più pesando sulle famiglie”. E allora “la verità è che dopo questi quattro anni di governo Meloni gli italiani stanno peggio” e “meritano un’alternativa: noi ci siamo, “. Lo dice al Messaggero la segretaria del Pd Eelly Schlein all’indomani del discorso fiume della Premier Giorgia Meloni a Bari per celebrare il record repubblicano di longevità del suo governo. Alla luce del quale “Meloni – afferma Schlein- pensa alla sua unica priorità: cambiare la legge elettorale, per paura di perdere”.

“A nulla – sottolinea la leader dem- servono gli innumerevoli post propagandistici sui social, i video e gli opuscoli autocelebrativi: la realtà presenta sempre il conto.Abbiamo il costo dell’energia più caro d’Europa che toglie competitività alle imprese, gli stipendi tra i più bassi, produzione industriale in calo da tre anni, indici sulla Sanità che ci collocano all’ultimo posto tra i Paesi del G7”.

“Nonostante tutto questo – accusa Schlein- il governo ha deciso di perdere tempo con l’autocelebrazione a Bari, nel giorno in cui a Taranto partono 2.500 lettere di licenziamento indirizzate ad altrettanti lavoratori dell’indotto Ex Ilva”. Mentre “nelle Marche Electrolux conferma il suo piano di esuberi e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi: il governo dovrebbe occuparsi delle vertenze che riguardano lavoratrici e lavoratori, famiglie e imprese e affrontare i nodi che in questi quattro anni non ha saputo risolvere”. In ogni caso, la premier “può continuare a illu-dersi che la propaganda copra la verità, salvo essere smentita da numeri e fatti concreti”.

"Il Sole" è il nuovo brano di Welo, Alvaro Soler e Roy Paci

Milano, 5 set. (askanews) – Alcune sensazioni non finiscono mai dentro di noi. Restano nelle persone incontrate, nelle notti che sembravano non avere fine, nei luoghi che continuiamo a ricordare. Da qui nasce “Il sole” (Island Records / Universal Music Group), il nuovo singolo di Welo, Alvaro Soler e Roy Paci, fuori ovunque. Un brano che racchiude la sensazione sospesa delle giornate che iniziano lentamente ad accorciarsi, dell’aria che cambia e ci si accorge che alcuni momenti, vissuti quasi senza pensarci, sono diventati ricordi da custodire.

“Il Sole” arriva in un momento di grande crescita artistica per Welo, che sceglie ora di portare la propria musica in una direzione ancora diversa e collaborare con due artisti di grande rilievo nella scena musicale internazionale: Alvaro Soler e Roy Paci. Per il cantautore spagnolo, “Il Sole” rappresenta anche una nuova occasione per riavvicinarsi musicalmente al territorio italiano e al suo pubblico, entrando a far parte di un racconto che unisce la sua voce a quella di Welo e alla cifra stilistica inconfondibile di Roy Paci: tre identità differenti che trovano in questo brano una naturale sintonia.

Italiano e spagnolo si alternano nella traccia quasi come in una conversazione. Non c’è bisogno di scegliere una lingua, perché è proprio il loro incontro a diventare parte della storia. La dimensione corale del pezzo amplifica questa sensazione di appartenenza: “siamo tutti sotto lo stesso SOLE”.

Con questo singolo, Welo, Alvaro Soler e Roy Paci trasformano in musica la sensazione di sentirsi nel posto giusto al momento giusto. Un invito a lasciarsi attraversare dalle emozioni e a ricordare che, spesso, sono proprio i momenti più semplici a diventare i ricordi più preziosi.

“Il Sole” arriva dopo “Notte poetica”, in featuring con Anna Tatangelo, e dopo un momento significativo del percorso artistico di Welo: con “Emigrato (italiano)” è stato infatti scelto per firmare il jingle ufficiale della 76ª edizione del Festival di Sanremo, diretto da Carlo Conti. La rielaborazione del suo brano “Emigrato” ha accompagnato ogni serata della kermesse, trasformando una storia personale in una voce condivisa, capace di rappresentare un’intera generazione. Con questo nuovo singolo, Welo aggiunge un nuovo tassello a un percorso che lo ha portato a confrontarsi con artisti e mondi musicali differenti, fino all’incontro con due protagonisti di rilievo della scena italiana e internazionale.

Clemente Alessandrino, alle origini dell’inculturazione della fede

Un libro che torna a parlare

La ripubblicazione, dopo oltre quarant’anni, del bel saggio di don Matteo Galloni sul Protrettico di Clemente Alessandrino offre qualcosa di più della fortuita  occasione per riscoprire un grande Padre della Chiesa. Ci spinge a interrogarci sul rapporto fra cristianesimo e cultura, dunque su una questione che riguarda direttamente la Chiesa di oggi.

Originario di Atene, Clemente vive nell’Alessandria del II secolo, crocevia di popoli, religioni e filosofie. Ben presto segue le orme di Panteo, suo maestro: non reagisce alla complessità rifugiandosi nella cittadella cristiana, ma punta decisamente ad entrare nella cultura dell’altro – l’ellenismo – per assumerne le domande, catturarne il linguaggio, riconoscerne le acquisizioni. Ma non si ferma lì. Tutto viene ricondotto al Logos, a Cristo, nel quale i frammenti di verità trovano unità e compimento. Acutamente, a proposito del battesimo da spiegare ai Greci, l’autore osserva come Clemente faccia leva sul concetto di “acqua razionale”, considerando che per l’uomo posto di fronte a Dio questa acqua è “la sola capace di lavarlo e purificarlo dalle consuetudini idolatriche nelle quali è immerso” (p. 151)

Il Protrettico è dunque un invito, una chiamata, quasi un movimento dell’anima. Ragione e fede concorrono armoniosamente allo sviluppo di una gnosi scaturente dal Vangelo. Cristo, allora, è il «Canto nuovo» – non quello falso delle Sirene di Odisseo – che non annulla ciò che l’uomo ha cercato prima di Lui, ma gli rivela la meta verso cui, magari inconsapevolmente, era incamminato.

 

Assumere, purificare, elevare

Certamente la ricerca di Jean Daniélou, grande studioso delle origini cristiane e protagonista della riscoperta novecentesca dei Padri, ci aiuta a comprendere la modernità di Clemente. Nei suoi studi sul rapporto fra messaggio evangelico e cultura ellenistica, Daniélou mostra come il cristianesimo antico abbia saputo utilizzare categorie della filosofia greca senza lasciarsene imprigionare, accogliendo quanto poteva servire all’intelligenza della fede e respingendo ciò che risultava incompatibile con essa.

Sulla scia di questa lezione, possiamo condensare questo movimento in tre verbi, divenuti classici nella riflessione sull’inculturazione: assumere, purificare, elevare. È esattamente ciò che Clemente fa con la cultura greca. Non la demonizza e non vi si arrende, semmai l’attraversa. Sa che la filosofia – in specie quella platonica – contiene frammenti di verità, ma sa anche che il frammento non può pretendere di essere il tutto. Secondo Clemente,la filosofia ha svolto per i Greci una funzione preparatoria analoga a quella della Legge per gli Ebrei: apre una strada che Cristo porta a compimento.

 

Da Atene a Gerusalemme, senza paura

Cade così la contrapposizione semplicistica tra Atene e Gerusalemme. La fede non teme la ragione perché il Logos che si manifesta pienamente in Cristo è lo stesso Logos che rende intelligibile il mondo. Torna alla mente Paolo: «Le perfezioni invisibili» di Dio possono essere contemplate nelle opere da lui compiute (Rm 1,20).

Il cristianesimo di Clemente non chiede dunque all’uomo di rinunciare alla propria intelligenza per credere. Gli chiede piuttosto di portare fino in fondo la domanda della ragione.

Dopo il Protrettico verranno il Pedagogo e gli Stromateis: la chiamata, l’educazione della vita, infine la ricerca di una conoscenza cristiana capace di raccogliere fili diversi come in una grande tessitura.

 

Il mistero più grande: luomo chiamato a diventare Dio

Ma proprio il verbo elevare apre una prospettiva ancora più esigente e impegnativa. Per Clemente il cristianesimo non propone soltanto all’uomo una cultura migliore o una morale più alta. Gli annuncia una trasformazione radicale: la divinizzazione, quella theosis che diventerà uno dei grandi temi della tradizione patristica, soprattutto orientale.

Qui tocchiamo forse il punto più affascinante e misterioso dell’antropologia cristiana. L’uomo, creato a immagine di Dio, non è destinato semplicemente a perfezionare se stesso: è chiamato, per grazia, alla partecipazione alla vita divina. Non diventa Dio per natura, ma viene introdotto nella comunione con Lui e trasformato in Cristo secondo il concetto di filiazione-divinizzazione («Il Verbo di Dio è diventato uomo affinché tu, da un uomo, possa apprendere in quale maniera un uomo diventi Dio» Pr I, 8, 4)

La grande intuizione che la tradizione patristica consegnerà alla Chiesa, e che Atanasio formulerà con particolare potenza affermando che il Verbo si è fatto uomo affinché noi fossimo divinizzati, è dentro questo orizzonte. Dio assume lumano non per cancellarlo, ma per portarlo a una pienezza che luomo, con le sole proprie forze, non potrebbe raggiungere.

Ecco allora il significato ultimo dell’elevazione. Il cristianesimo custodisce gelosamente l’umanità dell’uomo e, nello stesso tempo, ne annuncia un destino che oltrepassa ogni umanesimo: luomo è pienamente se stesso quando, senza cessare di essere uomo, partecipa alla vita di Dio.

 

Una sollecitazione per la Chiesa di oggi

È forse qui che il lavoro di Matteo Galloni, riproposto oggi, acquista il significato più interessante. Clemente suggerisce un metodo anche per il nostro tempo, proponendo non di combattere la cultura contemporanea dall’esterno e neppure di adeguarsi ad essa, bensì sollecitando ad entrarvi per compiere l’opera di discernimento. In sostanza, assumere ciò che contiene di vero, purificare ciò che riduce o tradisce luomo, elevare ciò che attende una pienezza.

E oggi questa lezione appare persino più necessaria. In un’epoca che cerca nella tecnica, nella potenza del calcolo compitazionale e perfino nel superamento biologico dell’uomo nuove possibilità di trascendere i propri limiti, Clemente Alessandrino ci ricorda che il cristianesimo porta con sé, da sempre, una promessa incomparabilmente più audace. Non la costruzione tecnica di un uomo superiore, ma la trasfigurazione delluomo nella comunione con Dio. Non l’abolizione dell’umano, ma il suo compimento.

In fondo, l’evangelizzazione comincia così: non scrivendo anzitutto contro qualcuno ma, come lo stesso Galloni propone in chiave autobiografica, cercando di “scrivere nelle persone”. È questa l’attualità stimolante del Protrettico ed è anche la ragione per cui valeva la pena rimettere questo libro così ricco di argomenti e sollecitazioni nelle mani dei lettori.

[Intervento svoltoinoccasione della presentazione del libro – Sabaudia, Oasi di Kufra – Venerdì 4 settembre 2026]

L’India prepara il vertice dei Brics à la carte

Mentre le guerre in corso complicano la situazione internazionale e le catene di approvvigionamento globali mostrano crepe sistemiche, il vecchio ordine mondiale sembra incapace di fornire risposte. In questo scenario di estrema volatilità, l’India ha assunto la presidenza di turno del Coordinamento Brics nel 2026. È la quarta volta, dopo le precedenti presidenze indiane del 2012, 2016 e 2021. Il tema di questa presidenza è “Building for Resilience, Innovation, Cooperation and Sustainability” (Costruire per la Resilienza, l’Innovazione, la Cooperazione e la Sostenibilità).

 

La presidenza indiana e la prova del XVIII Vertice

In preparazione al XVIII Vertice Brics dei Capi di Stato e di Governo, che si terrà fra una settimana a New Delhi, dal 12 al 13 settembre, l’India ha organizzato un denso programma di incontri tematici, ministeriali e di gruppi di lavoro (oltre trecento), distribuiti in numerose città del paese, coinvolgendo gli attuali 11 membri a pieno titolo: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Egitto, Etiopia, Iran, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Indonesia. In tali incontri, praticamente su ogni attività immaginabile (dal commercio all’arte, dalle nuove tecnologie allo sport,) particolare enfasi è stata posta sull’approccio “people-centric” (incentrato sulle persone). In questa prospettiva molta attenzione è stata riservata ai processi di standardizzazione (meeting dei Capi degli Organismi Nazionali di Standardizzazione dei Brics a Bengaluru, 16-17 luglio) in ogni campo, non per ridurre la straordinaria varietà fra i popoli e le culture ma per facilitare in ogni aspetto della vita le relazioni fra cittadini di stati Brics.

 

Il Sud Globale chiede più peso nelle istituzioni internazionali

La riunione preparatoria di più alto livello è stata quella fra i ministri degli Esteri del maggio scorso. Nella dichiarazione finale, con alcuni fra i Paesi membri in conflitto nel Golfo Persico, sono stati registrati importanti punti di convergenza, come la richiesta di un sistema finanziario internazionale più equo e di un aumento della rappresentanza del Sud Globale, proporzionato al suo peso effettivo, nelle istituzioni internazionali. Mentre il conflitto che vede su posizioni contrapposte tre Paesi membri, Iran da una parte, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita dall’altra, è semplicemente rimasto fuori dalla dichiarazione finale. Nonostante le profonde tensioni, Iran ed Emirati Arabi Uniti — a differenza  dell’Arabia Saudita che era presente solo agli incontri finanziari— hanno partecipato attivamente agli incontri tematici.

Questo modello à la carte, ha caratterizzato anche le altre riunioni preparatorie settoriali, non necessariamente per motivi politici. Il meccanismo è modulare: ogni Stato partecipa ai gruppi che preferisce, senza obblighi di presenza totale.

Le aree tematiche di questi incontri sono abbastanza simili a quelli di altri formati internazionali come il G7, ma in qualche caso si è trattato di una prima volta o di una fase pionieristica, in cui Paesi così diversi affrontano problemi comuni. Come sulla lotta alla corruzione, l’antiriciclaggio, o i nuovi circuiti culturali per studenti e ricercatori.

 

Lavoro, intelligenza artificiale e leadership femminile

Di particolare rilievo è il fatto che i Brics stanno discutendo di riforma del lavoro inclusiva. Al meeting dell’Employment Working Group a Thiruvananthapuram, capitale del Kerala, è emerso un consenso storico sull’estensione della sicurezza sociale ai lavoratori della gig economy e delle piattaforme digitali, i più vulnerabili alle trasformazioni dettate dall’intelligenza artificiale.

L’agenda indiana, inoltre, sta spingendo con forza per abbattere le barriere strutturali che impediscono la leadership femminile. La partecipazione delle donne al mercato del lavoro viene vista come un pilastro essenziale per  lo sviluppo del Sud Globale.

Si può affermare che la forza dei Brics, ormai con vent’anni di storia, si manifesta nella loro capacità di valorizzare ciò che li unisce, attraverso un formato istituzionalmente neutrale rispetto ai conflitti bilaterali tra i membri (come quello attuale ma anche quello passato per i confini fra Cina ed India), ma politicamente schierato verso la realizzazione di un nuovo ordine mondiale multilaterale.

Un sistema che si articola su tre livelli.

 

La neutralità funzionale: cooperare senza interferire nei conflitti

La “neutralità funzionale” (il metodo): la regola d’oro della non-interferenza. I Brics non sono un’alleanza militare né un’area di libero scambio vincolante, ma un forum di coordinamento. Il suo dna è il consenso e la sovranità nazionale. Proprio come India e Cina, pur scontrandosi militarmente lungo il Lac (Linea di Controllo Effettivo) nel 2020 e nel 2022, hanno sempre continuato a sedersi allo stesso tavolo dei Brics senza che l’organo subisse scossoni, così avviene oggi con Iran e Emirati Arabi Uniti..

La presidenza indiana ha cercato di depoliticizzare l’agenda infarcendola di temi  tecnici (energia, finanza, IA, statistica, standardizzazione, ecc.). Si è proceduto con “tavoli neutrali” in cui i funzionari tecnici discutono di dossier separati.

 

La non-neutralità strategica: cambiare lordine globale

Il secondo livello è costituito dalla “non-neutralità strategica” (il fine): il nuovo multilateralismo. Se la neutralità fosse assoluta, i Brics non avrebbero un’agenda comune. Invece, il collante principale è la riforma dell’ordine globale (de-dollarizzazione, riforma del Fmi e dell’Onu). Su questo, Iran, Arabia, Emirati, India e Cina sono allineati.

Questo significa che i Brics sono neutrali sui conflitti intestini, ma sono di parte (cioè schierati) nella competizione sistemica internazionale.

 

LIndia e la diplomazia della neutralità attiva”

Il terzo livello di questo sistema è contingente, la presidenza dell’India gode di un vantaggio unico: intrattiene di ottimi rapporti sia con Teheran (porto di Chabahar) sia con Riyadh e Abu Dhabi (piattaforma I2U2). Nella presidenza 2026, l’India ha applicato la sua classica dottrina di “neutralità attiva”:

Ha permesso all’Iran di firmare l’accordo sugli standard a Bengaluru, ma ha anche accolto gli Eau come firmatari successivi, senza forzare un confronto diretto. Ha escluso dall’ordine del giorno qualsiasi risoluzione politica sul Medio Oriente, limitandosi a temi come il commercio in valute locali (che interessa enormemente all’Iran, vessato dalle sanzioni) e gli investimenti in infrastrutture (che interessano agli Emirati).

Vedremo fra una settimana come questa “neutralità pragmatica” verrà sfruttata dal XVIII Vertice Brics per mandare al mondo un messaggio costruttivo e distensivo, che aiuti a intravvedere una via d’uscita a processi che si fanno via via più preoccupanti.

Trump e l’insofferenza per la democrazia

Donald Trump parla molto, scrive troppi post sul suo social media Truth e il risultato di questa bulimia espressiva è un caos comunicativo che rende incredibili e al tempo stesso possibili le sue esternazioni, incluse quelle più assurde.

Inquietante che un grande paese democratico come gli Stati Uniti d’America sia ridotto ad avere un Presidente con queste caratteristiche, più simili a quelle del Dittatore dello Stato libero di Bananas (cit.) che a quelle del Capo di Stato più importante del pianeta. Eppure tutti siamo costretti ad ascoltarlo. Perché anche quando celia potrebbe dire una mezza verità su ciò che lui pensa davvero.

 

Dalle battute sulle mappe ai dubbi sul voto

E così, per stare solo a quest’ultima settimana, una mezza battuta e una informazione raccolta dal New York Times impongono un misto di attenzione e di preoccupazione.

La mezza battuta accennata dopo aver detto – per l’ennesima volta – che l’Iran è nei guai e che lo Stretto di Hormuz è libero e navigabile (sappiamo tutti che invece non è così) conferma la sua passione per la toponomastica geografica: dopo il Golfo del Messico, dopo il Lago Ontario ora anche Hormuz potrebbe cambiare nome, divenendo lo “Stretto di Trump”! Stavolta ha proprio esagerato…ma intanto lo ha detto.

Ma ciò che preoccupa davvero è piuttosto la notizia che è stata che avviata “a tappeto” una campagna per scoprire possibili “frodi” elettorali in vista delle elezioni di medio termine. Trump afferma, al solito senza prove, che decine di migliaia di “non cittadini” sono iscritti nelle liste elettorali. E questo dopo aver già messo in dubbio la bontà del voto postale. Il rischio di vedere una riedizione di quanto già accaduto dopo le presidenziali 2020 vinte da Biden, ovvero il non riconoscimento del risultato e l’accusa non documentata di frodi e brogli orditi ai suoi danni è evidente, anche perché The Donald ha già da mesi paventato il dubbio che le elezioni di novembre (per le quali tutti i sondaggi prevedono una forte vittoria del Partito Democratico) saranno truccate e dunque non valide. Nessun Presidente prima di lui ha mai osato dire tanto. C’è da chiedersi, allora, perché e come si sia arrivati a questo punto.

 

Un Presidente insofferente ai limiti del potere

Il soggetto in questione è vanitoso, egocentrico, vanaglorioso ma anche e soprattutto autoritario. Insofferente alle regole della democrazia, alla divisione dei poteri, all’esercizio del controllo operato nei confronti dell’istituto presidenziale. Ama solo la vittoria (oltre ai soldi) e detesta perdere: anzi non lo accetta proprio. E conseguentemente si comporta come un re: assoluto, non certo costituzionale. Da ciò deriva la considerazione che ha degli altri, invariabilmente a lui inferiori, a lui subordinati. E se non è così, allora si tratta di feccia, gentaglia. Così pure per le nazioni alleate, nani da comandare a bacchetta. E da umiliare, quando possibile. Oltre che da punire se provano a reagire, a non sottomettersi.

Non v’è dubbio che questi tratti autocratici e minacciosamente autoritari appartengano all’individuo-Trump e abbiano prodotto la più grande centralizzazione del potere presidenziale, provando ad allargarlo ulteriormente rispetto al suo già elevato livello, che mai si sia vista a Washington. Si pensi, e non è che un esempio, al ruolo di suoi due fedelissimi come Witkoff e Kushner (socio in affari il primo, genero il secondo) che senza alcuna esperienza politica o diplomatica né competenze particolari in argomento stanno da quasi due anni trattando le questioni internazionali più rilevanti – dall’Ucraina a Gaza – bypassando completamente tutta la struttura manageriale e diplomatica che per mandato dovrebbe aiutare il Presidente a prendere le decisioni migliori dopo attenta e approfondita ponderazione fondata su una profonda conoscenza dei dossier. Una modalità del governare che viene, come dire, “privatizzata”, sottraendola alla più ampia e competente “catena del comando” della quale qualsiasi organizzazione complessa si dota, per necessità quando non per convinzione.

 

La trasformazione del Partito Repubblicano

Perché, riprendiamo l’interrogativo, si è arrivati a questo punto? Non è certo il risultato di un destino cinico e baro. Una risposta – certo non l’unica – sta all’interno del Partito Repubblicano, il glorioso Grand Old Party che ha sempre espresso un conservatorismo sociale rispettoso del sistema sia nelle sue versioni “compassionevoli” (esempio Bush padre) che in quelle più “liberiste” (esempio Ronald Reagan). Negli ultimi 30 anni, cominciando con il Contract with America di Newt Gingrich, transitando per politici di Destra dura come Donald Rumsfeld, proseguendo col Tea Party Movement di Sarah Palin per arrivare sino al primo Trump è stato occupato da un estremismo ipernazionalista dai connotati rivoluzionari di cui il movimento MAGA si è fatto interprete promuovendo un’idea politica pervasa da risentimento, cattiveria, disprezzo e finanche odio nei confronti degli “altri”: altri stati, altre organizzazioni internazionali, altri non “puri” americani, insomma “altri”: invariabilmente, loro, responsabili di ogni guaio, di ogni problema locale o globale. Questi “altri” vanno combattuti e sconfitti, con le buone o più facilmente con le cattive.

È questa America che sta squassando il mondo. Ma ce ne è un’altra, migliore. Leader dell’Occidente. Tornerà (speriamo).

Oltre la soglia del dolore: la dignità del fine vita tra compassione e verità

Il volto della fragilità e le domande del nostro tempo

Quando la medicina spinge in avanti i confini della sopravvivenza, la società si trova a fare i conti con un interrogativo antico, ma vestito di nuove urgenze: come accompagnare chi sta lasciando questa terra? Il dibattito pubblico sul fine vita si è fatto negli ultimi anni sempre più acceso, spesso polarizzato tra chi invoca un diritto assoluto all’autodeterminazione e chi, al contrario, percepisce in tale richiesta una resa della comunità di fronte alla sofferenza. In questo scenario, la riflessione della Chiesa cattolica non si limita a un semplice divieto, ma propone un percorso di senso.

Si tratta di un invito a guardare alla fragilità non come a un guasto da eliminare, ma come a una dimensione costitutiva dell’essere umano, che richiede prossimità, ascolto e cura.

 

La radice del dilemma: tra «qualità» e «dignità» della vita

Uno dei nodi centrali della discussione contemporanea risiede nello slittamento semantico e concettuale dal principio della dignità della vita a quello della sua qualità.

Come osserva Aldo Rocco Vitale nella sua analisi della lettera Samaritanus bonus, la modernità tende talvolta a valutare l’esistenza umana attraverso una lente utilitaristica, dove il valore di una persona viene misurato in base alla sua autonomia, alla sua produttività o all’assenza di dolore.

Questa prospettiva, per quanto apparentemente mossa da pietà, nasconde un’insidia profonda: se la vita è degna solo quando è «di qualità», si apre la porta a una selezione silenziosa dei più deboli.

La Congregazione per la Dottrina della Fede, nel documento del 2020, smaschera questa deriva, ricordando che la dignità è un dato ontologico, inalienabile e indipendente dalle condizioni fisiche o psichiche del soggetto.

La debolezza, lungi dall’essere un motivo per affrettare la fine, diventa invece il luogo privilegiato in cui si gioca la verità della nostra umanità e della nostra capacità di stare accanto all’altro.

 

Il magistero della Chiesa: un «sì» alla vita, un «no» all’accanimento

La posizione della Chiesa sul fine vita è spesso fraintesa, ridotta a un rifiuto pregiudiziale di ogni intervento medico. La realtà è ben più sfumata e radicata in una tradizione di pensiero che sa distinguere con cura.

Già nel 1957, Papa Pio XII tracciò una linea di demarcazione fondamentale, affermando che non esiste un obbligo morale di impiegare sempre e comunque tutti i mezzi terapeutici disponibili.

Da allora, il magistero ha ribadito con costanza la differenza abissale tra l’eutanasia – intesa come un’azione volta a procurare direttamente la morte – e la legittima rinuncia all’accanimento terapeutico.

Come sottolineato da Papa Francesco, sospendere procedure mediche onerose, pericolose o sproporzionate rispetto ai risultati attesi non significa voler procurare la morte, ma accettare con realismo i limiti della condizione umana.

Si tratta di evitare un’ostinazione irragionevole che prolungherebbe solo un’agonia penosa, senza mai tradursi, però, in un abbandono del paziente.

 

La lezione del Buon Samaritano

È proprio qui che si inserisce con forza la lettera Samaritanusbonus. Il titolo stesso non è casuale: richiama la parabola evangelica per offrire un paradigma etico e antropologico. Il Buon Samaritano non passa oltre, non ignora il ferito, ma soprattutto non lo elimina per risolvere il problema della sua sofferenza.

Si china, fascia le ferite, lo porta alla locanda e si prende cura di lui.

Il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede denuncia quella che Papa Francesco ha definito una «falsa compassione»: l’idea che la forma più alta di pietà sia eliminare chi soffre.

La vera compassione, al contrario, consiste nel sostenere il malato, nell’offrire affetto e nel garantire l’accesso a cure palliative di qualità.

Le cure palliative, infatti, non mirano a guarire una malattia ormai allo stadio terminale, ma a lenire il dolore fisico e a sostenere la persona nella sua interezza, inclusa la sua dimensione spirituale.

Come recita un passaggio divenuto emblematico del documento: «inguaribile non è mai sinonimo di incurabile». Chi sta morendo ha diritto a essere accolto, curato e circondato di affetto fino all’ultimo respiro.

 

La coscienza professionale e l’obiezione di fronte alla legge

L’attuazione di questo modello di cura si scontra, nella pratica, con le pressioni di ordinamenti giuridici che in varie parti del mondo stanno legittimando l’eutanasia o il suicidio medicalmente assistito. In questo contesto, Samaritanus bonus dedica un’attenzione particolare alla figura del personale sanitario.

Il medico non è un mero esecutore tecnico della volontà del paziente, ma un professionista la cui azione deve avere come fine intrinseco la tutela della vita.

Per questo, il documento ribadisce con forza la necessità di riconoscere e tutelare l’obiezione di coscienza. Non si tratta di un privilegio di categoria o di una semplice convinzione religiosa privata, ma di un diritto fondamentale che protegge l’integrità morale della persona e, in definitiva, il bene comune della società.

Quando una legge impone di compiere un atto che la coscienza giudica intrinsecamente disordinato, come la cooperazione all’eutanasia, il diritto all’obiezione diventa l’ultimo baluardo contro la degenerazione della relazione di cura.

 

Inguaribile, ma mai solo

Ripensare il fine vita alla luce di questi principi richiede un cambio di passo culturale. Significa investire risorse negli hospice, formare il personale alla comunicazione empatica e sostenere le famiglie che si trovano a fronteggiare il distacco.

La sfida non è quella di prolungare la vita a ogni costo, né di abbreviarla per comodità o per un malinteso senso di pietà. La sfida è molto più alta: si tratta di garantire che ogni esistenza, fino al suo tramonto naturale, sia riconosciuta come preziosa, accompagnata e mai lasciata sola.

In un’epoca che spesso guarda alla vecchiaia e alla malattia come a un fallimento, ricordare che la fragilità ci rende interdipendenti è forse l’atto più rivoluzionario che possiamo compiere. Perché, come insegna la tradizione più autentica, la misura di una civiltà si vede da come tratta chi non ha più nulla da dare, se non il proprio silenzio e la propria presenza.

I record del governo: longevità e carovita

Quando anche la spesa si paga a rate

Due note catene di supermercati da più di un mese stanno pubblicizzando la possibilità di fare la spesa pagandola a rate. L’economia del nostro paese, soprattutto nel secondo dopoguerra, è cresciuta e si è sviluppata anche grazie a mutui, rate e cambiali. Ma quello era ed è un indebitamento che possiamo definire senza alcuna esitazione “sano”. Un indebitamento sano perché riferito ad un investimento che consentiva di realizzare una capitalizzazione risparmiando sul costo di un affitto, o perché riferito all’acquisto di beni durevoli (automobile, elettrodomestici, ecc.) che hanno la caratteristica di produrre i loro effetti per un periodo di tempo medio-lungo, ma comunque misurabile in anni.

 

Indebitarsi per mettere il pasto in tavola

In questo caso invece, si propone la rateizzazione per fare la spesa quotidiana; ovvero un indebitamento per riuscire a mettere sulla tavola il pasto quotidiano. È un segnale molto preoccupante ed è significativo che gli operatori commerciali abbiano intercettato questa difficoltà che una parte crescente di consumatori incontra nel far fronte economicamente alla spesa quotidiana per mangiare.

Da più di due anni le rilevazioni Istat segnalano un forte aumento del costo dei prodotti alimentari, con i dati relativi al 2026 che vedono un’inflazione media nel carrello della spesa intorno al 30% con picchi che oscillano tra il 40% e il 50% per carne, pesce e prodotti ortofrutticoli freschi. Ma aldilà delle rilevazioni statistiche è sufficiente recarsi a fare la spesa per constatare sul campo quanto è diventato difficile e costoso riempire il carrello.

 

Il carovita che impoverisce le famiglie

Anche rispetto all’aumento dei carburanti (ormai stabilmente sopra i 2 €.) l’inflazione nel carrello è quella che pesa maggiormente sui bilanci familiari con una notevole perdita di potere d’acquisto, in presenza di stipendi e pensioni che sono sostanzialmente fermi al palo. La spesa è infatti un’azione quotidiana che riguarda indistintamente tutte le persone e l’aumento dei prezzi ha una maggiore incidenza sui bassi redditi che vengono assorbiti ormai in misura quasi totale proprio dalla spesa alimentare.

Questo, oltre a creare un evidente situazione di squilibrio sociale, genera anche una diminuzione delle risorse disponibili per altro genere di consumi ed altre categorie di spesa – ivi compresa quella per prevenzione e cure sanitarie – producendo una contrazione complessiva di domanda sul mercato interno. Questo spiega la nostra situazione di stagnazione economica con un PIL da prefisso telefonico, la diminuzione della produzione industriale e un aumento della popolazione in condizioni di povertà.

 

La longevità del governo e i record che non si celebrano

Questo è uno dei record negativi che segnano questi anni di governo, ma le celebrazioni di questi giorni parlano di qualcos’altro che non riguarda in alcun modo la vita degli italiani. Ma è sempre più evidente che questa ostentata autocelebrazione di longevità governativa e le straordinarie risorse che questo governo ha avuto a disposizione grazie al PNRR (occasione unica ed irripetibile), spazzano via ogni possibile alibi o giustificazione per le tante questioni irrisolte e per i problemi che in questi anni si sono aggravati.

Venezia, Sara Lazzaro: pellegrinaggio fondamentale ogni anno per me

Venezia, 4 set. (askanews) – “Venezia è casa, è un po’ come tornare a casa. A parte che adesso abito qui da tre anni, ho scelto proprio Venezia come luogo di base, però il festival di per sé credo che sia rimasto uno dei pochi festival che ha ancora in mente i film. Sono una di quelle che appunto si sveglia presto alla mattina per andare a vederli quasi tutti, al secondo giorno ne ho visti nove, perché penso che sia anche importante per il mio lavoro vedere quello che si sta producendo, dove sta andando il cinema, vedere il lavoro dei miei colleghi, essere ispirata dal lavoro degli altri e quindi penso sia sempre un pellegrinaggio fondamentale ogni anno per me”.

Così l’attrice Sara Lazzaro, che il 5 settembre a Venezia riceverà il Premio Kineo, conferito a grandi nomi del cinema italiano e internazionale, della serialità e delle nuove forme dello spettacolo, come Miglior Attrice Serie per la sua interpretazione in “Call My Agent Italia 3”. Il Premio, che quest’anno festeggia la 25esima edizione alla 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, di cui è storico evento collaterale, la vede in un certo senso “coinvolta” anche per la vittoria per la serialità italiana di “La legge di Lidia Poet”, in cui recita nel ruolo di Teresa.

“Ogni riconoscimento per me arriva come una sorpresa e sono sempre molto grata di fra parte del premio di quest’anno – ha detto – sono in compagnia di professionisti incredibili, tra cui la regina Faye Dunaway, quindi è un’occasione bellissima per celebrare il lavoro di tutti e in questo caso sono molto felice di celebrare anche la mia Monica che è un personaggio a cui sono molto affezionata in ‘Call My Agent 3’, in questa terza stagione e spero che ci siano molti altri ruoli in futuro che mi diano l’opportunità di esplorare e di buttarmi e di rischiare come questo ruolo”.

“Sono estremamente felice della varietà di ruoli che mi vengono proposti dove non vengo incasellata in un’unico personaggio, un unico registro interpretativo. Anche Teresa è un personaggio che adoro molto ed è stato agrodolce salutarla in questa terza e ultima stagione, però mi ha dato tantissimo e sono anche felicissima che La legge di Lydia Poet prenda il premio come migliore serie” ha aggiunto.

Tra i premiati di questa edizione Faye Dunaway, Premio alla Carriera, Gennaro Nunziante per il Miglior Film Commedia e Miglior Regista per “Buen Camino”, Fabio Volo come Miglior Attore Protagonista per “Prendiamoci una pausa” di Christian Marazziti, Chiara Francini come Miglior Attrice Protagonista.

Casa, Lega: no a stretta Ue su seconde case e affitti brevi

Roma, 4 set. (askanews) – “Leggiamo anticipazioni secondo cui la Commissione europea, attraverso un regolamento sulla casa di imminente pubblicazione, starebbe preparando una stretta sugli affitti brevi e addirittura una limitazione alla compravendita di seconde case. Speriamo proprio che non sia così, perché sarebbe qualcosa di molto lontano da quanto indicato nel documento strategico presentato a dicembre. La posizione della Lega è chiara: non verrà mai adottato un provvedimento che violi o limiti il sacro diritto alla proprietà privata”. Lo afferma in una nota la Lega.

Frecciarossa e Luna Rossa insieme per 38 America’s Cup a Napoli

Napoli, 4 set. (askanews) – Frecciarossa, brand di Trenitalia (Gruppo FS), sarà official sponsor di Luna Rossa per la 38 America’s Cup, in programma nel 2027 a Napoli. La partnership è stata presentata al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa alla presenza dell’Amministratore Delegato di Luna Rossa, Max Sirena, del Vicedirettore Generale Corporate del Gruppo FS, Giuseppe Inchingolo, e del Direttore Marketing e Revenue Management di Trenitalia, Mario Alovisi. Per Giuseppe Inchingolo, Vicedirettore Generale Corporate del Gruppo FS: “Come primo gruppo industriale del Paese non potevamo non sostenere un’iniziativa così importante; ospitare l’America’s Cup è una grandissima occasione e una vetrina per tutto il Paese, non soltanto dal punto di vista del turismo ma anche per mostrare le nostre eccellenze. Il Frecciarossa è un’eccellenza assoluta per velocità, per tecnologia, per innovazione, che sono poi i valori che ritroviamo anche in Luna Rossa e quindi per questo riteniamo che il connubio fra Luna Rossa e Frecciarossa sia perfetto. Frecciarossa sarà un vettore fondamentale per la riuscita dell’America’s Cup”.

L’accordo nasce dall’incontro tra due realtà simbolo del Made in Italy che condividono la stessa visione tecnologia d’avanguardia, velocità, performance e innovazione. Così Mario Alovisi, Direttore Marketing e Revenue Management di Trenitalia: “La partnership è in coerenza con il nostro obiettivo di rafforzare il brand e di trovare dei partner che abbiano lo stesso obiettivo di sostenibilità, velocità e che rappresentino questo Paese. È l’inizio di un percorso che ci vedrà, insieme a Luna Rossa, parte attiva dell’America’s Cup”. Un’alleanza che intreccia l’eredità centenaria di Ferrovie dello Stato con la massima espressione della tecnologia applicata alla vela, celebrando il valore degli uomini e della ricerca tecnologica italiana.

Max Sirena, Amministratore Delegato di Luna Rossa: “Questa partnership con Frecciarossa credo sia molto più importante di una semplice partnership o di una sponsorship. Credo racconti un pezzo di storia importante tecnologico e di storia di uomini, perché alla fine stiamo parlando veramente di più di 100 anni di storia di Ferrovie dello Stato che si è evoluta negli anni basta vedere quello che si vede qua nel museo e Luna Rossa che rappresenta il massimo dell’espressione tecnologica applicata alla vela”.

L’America’s Cup 2027 rappresenterà una vetrina di risalto mondiale per Napoli e per l’intero Paese, con ricadute positive su turismo e mobilità. In questo scenario, Frecciarossa, insieme a Trenitalia e al Gruppo FS, svolgerà un ruolo chiave nella gestione dei flussi di visitatori, collegando il capoluogo campano con le principali città e integrando mobilità, sport e promozione del territorio.

Venezia, Kineo a Luca Tommassini: si premia chi lavora dietro le quinte

Venezia, 4 set. (askanews) – A Venezia quest’anno il Premio Kineo, conferito a grandi nomi del cinema italiano e internazionale, della serialità e delle nuove forme dello spettacolo, viene assegnato anche a Luca Tommassini, per la Miglior Coreografia per “Il Diavolo veste Prada 2”. È stata istituita una nuova categoria e il ballerino, coreografo, regista e direttore artistico di programmi tv e tour per artisti come Laura Pausini, si è detto molto felice di aprire questa strada per tanti che fanno il suo lavoro.

“Questo premio significa tanto non solo per me ma per chi lavora dietro le quinte e per chi fa coreografie o comunque direzione artistica delle performance. Io nella mia vita ho fatto più di cento film, a parte un po’ come attore e come ballerino, ma soprattutto l’ultimo con Lady Gaga, “Il diavolo veste Prada 2″, ho lavorato con Johnny Depp, Angelina Jolie, insomma tutti i film più importanti che vengono in Italia, ma anche quelli americani che ho fatto con Whoopi Goldberg, come Sister Act, sono veramente piccoli pezzi di storia del cinema. Io zitto zitto sono rimasto in angoletto perché in America questo lavoro viene celebrato e sono molto contento che abbiano voluto quest’anno aprire il Kineo anche a noi: io rappresento un po’ il mio sogno personale e di mia madre, quindi sono molto emozionato, ma sono soprattutto emozionato perché stiamo aprendo una strada, questo è l’inizio di un riconoscimento importante per un dipartimento che dà qualcosa di veramente importante al film… Sono come un bambino, davvero molto contento”.

Il Premio Kineo festeggia la 25esima edizione alla 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, di cui è storico evento collaterale. Tra i premiati di questa edizione molti nomi internazionali: Faye Dunaway, Premio alla Carriera, tra le più grandi della storia del cinema americano, Nicola Peltz Beckham che riceverà il Rising Star Award, Miguel Àngel Silvestre, premiato per “La Fiera di Salvador Calvo”, Alp Navruz, uno dei volti più amati della serialità turca, tra i protagonisti di “Be My Sunshine”, e Oka Giner, interprete messicana della serie “Las hijas de la senora Garcìa”. Tra i riconoscimenti dell’edizione 2026 anche quello assegnato a Vialina Lemann, che sarà Ambassador for Women Empowerment del Premio Kinéo 2026.

Per il cinema italiano, invece, hanno ottenuto riconoscimenti Gennaro Nunziante per il Miglior Film Commedia e Miglior Regista per “Buen Camino”, mentre il premio come Miglior Attore Protagonista è stato scelto Fabio Volo per “Prendiamoci una pausa” di Christian Marazziti. Per lo stesso film, Ricky Memphis riceve il riconoscimento come Miglior Attore non Protagonista. A Massimiliano Gallo, invece il premio come Miglior Opera Prima per “La salita”, film con cui l’attore napoletano affronta per la prima volta la regia. Tra le protagoniste del cinema italiano, Chiara Francini viene premiata come Miglior Attrice Protagonista, mentre il riconoscimento di Miglior Attrice non Protagonista va a Maria Gifuni. Per la serialità italiana, “La legge di Lidia Poet” riceve il premio come Miglior Serie Italiana, mentre il riconoscimento come Miglior Serie Internazionale va ad “A House of Dynamite”, diretto dalla regista premio Oscar Kathryn Bigelow.

Sara Lazzaro è inoltre la Miglior Attrice Serie per la sua interpretazione in “Call My Agent Italia 3”, mentre per la sezione dedicata alle serie tv e in streaming viene premiato “Raniero Monaco di Lapio”. Il Premio Giovanissime Rivelazioni va a Paolo Calvano, protagonista del film “Natale senza babbo”.

Il pubblico ha scelto come Miglior Film Internazionale “Una battaglia dopo l’altra” di Paul Thomas Anderson, mentre il premio come Miglior Cortometraggio va a “Dinner with Dante”, diretto da Cecilia Miniucchi e scritto da Katherine Schimmel. Un riconoscimento speciale viene inoltre assegnato dal Premio Kinéo in collaborazione con il Global Campus of Human Rights ad Askold Kurov, documentarista e filmaker indipendente russo con base in UK, tra le voci più autorevoli del cinema impegnato sui temi dei diritti umani, dei conflitti sociali e della libertà di espressione. La cerimonia di consegna è il settembre alla Casa Cinema Giovani al Lido di Venezia.

Governo, Meloni: andiamo avanti, le pagine più belle sono ancora da scrivere

Roma, 4 set. (askanews) – “Se siamo arrivati fin qui, significa che possiamo ancora andare avanti. Perché io continuo a credere che le pagine più belle debbano essere ancora scritte”. Lo ha ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel suo intervento conclusivo alla manifestazione organizzata da Fdi a Bari per celebrare il traguardo del governo più longevo.

“Il nostro traguardo – ha aggiunto – non è mai stato diventare il governo più longevo della storia della Repubblica, il nostro traguardo è sempre stato molto più ambizioso. Il nostro traguardo è un’Italia nella quale chi ha un’idea possa realizzarl, un’Italia nella quale chi lavora possa permettersi una casa, costruire una famiglia, guardare al futuro con fiducia, un’Italia nella quale nessuno sia costretto ad andarsene per diventare quello che sogna di essere, una nazione nella quale, ovunque si trovi, ogni italiano sia fiero di dire a voce alta da dove viene, un’Italia nella quale chi è partito possa trovare 1000 ragioni per tornare. Il nostro traguardo è un’Italia che non chiede più il permesso a nessuno”.

Miopia, oltre il 25% dei giovani presenta una forma grave

Brescia, 4 set. (askanews) – La miopia è sempre più diffusa, e tra i giovani adulti cresce anche quella nelle forme più gravi. A dirlo sono i dati dell’Osservatorio sulla Vista del Gruppo Refrattivo Italiano. L’analisi ha preso in esame oltre 22 mila pazienti e 42.530 occhi, visitati tra il 2020 e il 2026. Tra i 18 e i 45 anni, il 78,4% è miope. E oltre un candidato alla chirurgia refrattiva su quattro, il 26,4%, presenta una miopia elevata: almeno 6 diottrie. Una condizione che non riguarda soltanto la necessità di occhiali o lenti a contatto, ma può aumentare nel tempo il rischio di problemi alla retina.

“La miopia è oggettivamente considerate oggi un’epidemia e i numeri ce lo dicono chiaramente, sia quelli delle statistiche dell’OMS sia quelli che abbiamo rilevato nelle nostre cliniche e che abbiamo recentemente reso pubblici. In particolare, contiamo tre pazienti su quattro che si rivolgono alle nostre strutture con miopia e, tra questi, circa uno su quattro presenta una miopia grave. Per miopia grave si intende una miopia superiore alle 6-7 diottrie.” ha dichiarato il Dottor Andrea Russo, oculista e chirurgo refrattivo del Gruppo Refrattivo Italiano.

Il fenomeno è particolarmente evidente tra i più giovani: la miopia interessa l’80,7% degli occhi tra 18 e 29 anni e l’80,2% tra 30 e 39 anni. Secondo le proiezioni internazionali, entro il 2050 circa metà della popolazione mondiale potrebbe essere miope per questo è fondamentale la prevenzione.

“Prevenire la miopia è difficile, ma in qualche modo è possibile. L’evoluzione della miopia, curiosamente, è iniziata negli anni ’50-’60, quindi non in epoca moderna. Differentemente da quanto si pensa, non sono gli smartphone e i computer la vera causa della miopia. Se trascorriamo più tempo, durante la gioventù, quando l’occhio si sta formando, in un ambiente chiuso, quindi privo di luce solare, la miopia tende a progredire” ha proseguito Russo.

La diagnosi precoce e i controlli periodici diventano fondamentali, soprattutto nei casi di miopia elevata.

“La cura della miopia è il nostro campo, perché purtroppo interveniamo soprattutto quando il paziente è già adulto e, come abbiamo detto, presenta una miopia importante. Fortunatamente esistono diverse soluzioni per correggere i difetti visivi, anche se non tutti gli occhi e non tutti i pazienti sono candidati a questi interventi: saremo noi a stabilirlo. Oggi disponiamo di tecniche laser molto raffinate, che possono offrire una qualità visiva superiore rispetto a quella ottenibile con occhiali e lenti a contatto. Esistono poi tecniche intraoculari, come l’ICL, che prevede il posizionamento di una piccola lente all’interno dell’occhio” ha concluso Russo.

Un quadro che conferma quanto la miopia non sia soltanto un problema di vista, ma una condizione da monitorare nel tempo. E con numeri in crescita soprattutto tra le nuove generazioni, prevenzione, controlli regolari e diagnosi precoce diventano strumenti fondamentali per proteggere la salute degli occhi. I dati completi dell’Osservatorio sulla Vista sono disponibili sul sito del Gruppo Refrattivo Italiano: www.grupporefrattivoitaliano.it/pages/osservatorio-sulla-vista

Sanità, Meloni: liste d’attesa le ha lasciate la sinistra,noi non ci siamo voltati

Roma, 4 set. (askanews) – “Abbiamo lavorato sulla sanità, nonostante le tante bugie che raccontano qui la domanda è, ma secondo voi le liste d’attesa le ha create il governo Meloni, cioè sono iniziate con il governo Meloni? No, esistevano anche cinque o 10 anni fa solo che nessuno se ne occupava. La sinistra le ha lasciate a noi”. Lo ha ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel suo intervento conclusivo alla manifestazione organizzata da Fdi a Bari per celebrare il traguardo del governo più longevo.

“Solo che noi, invece di girarci dall’altra parte come facevano loro, ci siamo chiesti – ha aggiunto – come potevamo fare ad aiutare le regioni a fare meglio”, “quando noi ci siamo insediati c’erano fior fiori di politici che commentavano queste liste d’attesa in televisione, solo che udite udite non esisteva in Italia uno strumento che ti dicesse quante persone stavano aspettando dove e da quanto. E il problema è che per governare qualcosa prima devi conoscerlo. Lo abbiamo fatto noi, non ci aveva pensato nessuno ci credete? Siamo partiti dal monitoraggio territorio per territorio, prestazione per prestazione, persona per persona per capire come possiamo intervenire, dove c’è bisogno di un intervento”.

Sport, Castiglione del Lago ospiterà il Mondiale di Endurance 2028

Roma, 4 set. (askanews) – Il Mondiale è nostro. Il FEI Endurance World Championship 2028 si svolgerà nel mese di settembre a Castiglione del Lago, nel cuore dell’Umbria. La decisione della Federazione Equestre Internazionale (FEI), assunta durante il FEI Board Meeting del 1° settembre, premia la candidatura italiana e assegna al nostro Paese uno dei più importanti appuntamenti degli sport equestri.

È la prima volta che il Campionato del Mondo di Endurance arriva in Umbria, un territorio che da oltre 25 anni è protagonista della disciplina e che nel 2028 ne diventerà la capitale. Un traguardo che viene accolto con grande onore, profondo senso di responsabilità e riconoscenza per la fiducia che la FEI ha scelto di accordare all’Italia, all’Umbria e a Castiglione del Lago.

Dalla presentazione del dossier è trascorso quasi un anno, durante il quale la candidatura ha affrontato un articolato processo di selezione. Il Comitato organizzatore, composto da sistemaeventi.it srl e Italia Endurance ASD, insieme alla Federazione Italiana Sport Equestri (FISE), ha presentato un progetto solido e ambizioso, prevalendo su cinque candidature importanti provenienti da Qatar, Stati Uniti, Spagna, Romania e Slovacchia.

Sulla scia del successo dello Zigulì FEI Endurance European Championship 2025, ospitato proprio a Castiglione del Lago, il progetto 2028 ha raccolto un ampio sostegno istituzionale, rafforzandone il valore nazionale. Governo Italiano, CONI, Regione Umbria e Comune di Castiglione del Lago hanno riconosciuto nell’iniziativa non solo l’opportunità di ospitare un grande evento sportivo, ma anche una importante occasione di promozione del territorio e dell’Italia. Il dossier è stato accompagnato dalle lettere di endorsement del Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, del presidente del CONI Luciano Buonfiglio, dell’assessore al Turismo e Sport della Regione Umbria Simona Meloni e del Sindaco di Castiglione del Lago Matteo Burico. Come sottolineato dal Ministro Abodi, il Mondiale potrà dare visibilità internazionale all’Endurance, valorizzare il Made in Italy e le eccellenze locali, sostenere l’economia regionale e rafforzare il legame tra sport, cultura e turismo. Una convergenza che ha riunito le principali istituzioni attorno a un progetto capace di rappresentare il sistema Italia sulla scena globale.

“Abbiamo creduto fino in fondo nella forza di Castiglione del Lago e nella capacità dell’Italia di offrire all’Endurance qualcosa di straordinario. Per questo, oggi – commenta Gianluca Laliscia, CEO & Chairman di sistemaeventi.it – non celebriamo soltanto l’assegnazione di un Campionato del Mondo. Celebriamo più di venticinque anni di lavoro, passione, competenze e persone che hanno contribuito a costruire questa storia”.

“Siamo molto soddisfatti della scelta della Federazione Equestre Internazionale di assegnare il FEI Endurance World Championship 2028 al Comitato Organizzatore di Castiglione del Lago. Si tratta di un ulteriore successo dell’Italia e del lavoro di squadra che stiamo portando avanti con operatori seri e appassionati, come la famiglia Laliscia, che si confermano ancora una volta estremamente professionali e una vera garanzia di risultato”, dichiara il presidente della Federazione Italiana Sport Equestri Avv. Marco Di Paola. “Questo traguardo premia la credibilità del nostro Paese sulla scena globale e valorizza una tradizione organizzativa straordinaria. Sono convinto che il Mondiale di Endurance 2028 sarà un grande successo per tutto il movimento equestre italiano”.

Il legame tra Castiglione del Lago e l’Endurance equestre nasce ad inizio secolo e da allora non si è mai interrotto. In oltre venticinque anni, il territorio del Trasimeno ha ospitato alcune delle competizioni più prestigiose della disciplina, diventando un punto di riferimento oltre i confini nazionali.

Nel 2028 l’Umbria accoglierà le migliori squadre nazionali, insieme ad atleti, cavalli, tecnici, team, ufficiali di gara e accompagnatori da tutto il mondo. Un appuntamento di grande portata, destinato a coinvolgere accoglienza, ricettività e servizi e a offrire alla regione una vetrina di eccezionale valore.

Il percorso verso il Mondiale entrerà nel vivo già a settembre 2027, esattamente un anno prima dell’appuntamento iridato, con il Test Event di Castiglione del Lago. Sarà la prova generale per mettere a punto ogni aspetto dell’organizzazione: dai 160 chilometri del percorso di gara alle operazioni presso l’ex aeroporto Eleuteri, sede dell’evento, dalla logistica alla sicurezza fino alla gestione sportiva. Al centro, una priorità assoluta: il massimo benessere e la piena tutela di cavalli e cavalieri.

L. Elettorale, Meloni: vogliamo che cittadini scelgano coalizione e candidato

Bari, 4 set. (askanews) – “Le battaglie che perdeva l’Italia ora le vince, sono conquiste che vogliamo lasciare agli italiani indipendentemente da chi vincerà. Per questo proponiamo che alle prossime elezioni e alle successive possano scegliere la coalizione, il programma e il candidato da proporre al capo dello Stato. Significa niente ribaltoni, manovre di Palazzo come vorrebbe fare il Pd anche questa volta, e avere cinque anni per governare”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, alla festa del governo in corso a Bari.

Beretta, Ferlito: famiglia asset ma se serviranno capitali andremo in Borsa

Cernobbio, 4 set. (askanews) – “Vedremo come si evolverà la situazione, se avessimo bisogno di capitali per fare ulteriori crescite è chiaro che la borsa è uno dei posti dove andare a cercare questo capitale”. A dirlo Carlo Ferlito, Ceo e General Manager di Fabbrica d’Armi Beretta, che a Cernobbio, nell’ambito del Forum Ambrosetti, ha presentato la ricerca “L’Italia come produttore di sicurezza. La filiera delle armi leggere tra interesse nazionale e sicurezza collettiva.

Per Ferlito, tuttavia, il traguardo dei 500 anni di storia con la famiglia Beretta da 14 generazioni al timone dell’azienda, è “un asset perchè i membri della famiglia sono molto presenti ed è un asset straordinario avere degli imprenditori così illuminati che hanno questa ossessione di fare meglio della generazione precedente e di creare ulteriore valore rispetto a quello che hanno ereditato e non di sperperarlo”. E poi, sottolinea “quando ti presenti al cliente c’è il nome di una persona, hai la reputazione di una famiglia dietro, questo è un asset importante ed è un vantaggio competitivo”.

“La capacità di aver lavorato bene in questi anni e aver creato la liquidità necessaria per poter fare le acquisizioni che ci servivano, completare l’offerta e migliorare la nostra proposta fa sì che il gruppo possa continuare in questa situazione”.

Ferlito ha ricordato che quello della Beretta “è un gruppo internazionalizzato che si avvicina a 1,7 miliardi di ricavi”. Beretta Holding, capogruppo che riunisce in un’unica struttura le attività della famiglia Beretta tra cui la stessa Fabbrica d’Armi Pietro Beretta, ha chiuso il 2025 con ricavi pari a 1,68 miliardi di euro, in crescita dello 0,7% rispetto al 2024, mentre per la Fabbrica d’armi ha registrato un fatturato di 335 milioni di euro, di cui circa il 10% realizzato in Italia e il restante 90% sui mercati esteri, con gli Stati Uniti quale principale mercato di riferimento.

A chi gli chiedeva come il bilancio del gruppo abbia beneficiato dell’attuale situazione geopolitica, con i vari conflitti armati in corso, Ferlito ha risposto che “come settore il nostro è tendenzialmente penalizzato dei conflitti. Noi viviamo in stazioni economicamente favorevoli quando c’è il para bellum, cioè quando c’è la minaccia, ma quando scoppia conflitto tendenzialmente la nostra legislazione ci chiude un po’ la possibilità di lavorare con i Paesi in conflitto. Noi non potremmo lavorare direttamente con Paesi che sono in conflitto, il governo lo può fare”. “Quando è scoppiata la guerra in Ucraina – ha aggiunto – si è chiuso completamente il mercato russo che per noi nel mondo civile era un bel mercato perché i milioni di cacciatori russi erano innamorati dell’arma da caccia Beretta”. (fonte immagine: Fabbrica d’Armi Pietro Beretta S.p.A.).

Venezia, Giuseppe Tornatore: sull’IA c’è un confine da non superare

Venezia, 4 set. (askanews) – “Pur essendo io uno molto curioso, molto aperto all’intelligenza artificiale nell’audiovisivo c’è qualcosa che però mi inquieta, perché quando apprendo che due genitori sono stati messi nella possibilità di conversare con la propria figlia morta a dieci anni e di conversare, di sentire le sue risposte, questo mi mette una grande paura, perché tutto questo può sembrare una sorta di folle promessa di immortalità, che ti fa capire che c’è un confine oltre il quale non si deve andare”.

Così Giuseppe Tornatore, intervenendo a Venezia, alla Scuola Vecchia della Misericordia, all’incontro “The Future of… Creativity”, che durante la Mostra internazionale d’arte cinematografica ha riunito artisti, registi, scrittori, tecnologi e leader culturali per una giornata di discussioni e dibattiti sul futuro della creatività nell’era dei cambiamenti trasformativi, tra IA e progressi tecnologici.

Il simposio, presentato da Finch and Partners e Creative Artists Agency (CAA) con il sostegno di Mastercard, ha visto due diverse tavole rotonde a cui hanno partecipato tra gli altri, oltre a Tornatore, George Clooney, Leone d’Oro alla carriera di questa 83esima edizione della Mostra del cinema, l’attrice, regista e presidente della giuria internazionale di quest’anno Maggie Gyllenhaal, il compositore cinematografico vincitore di Oscar, Bafta e Grammy Alexandre Desplat, la regista cinematografica e televisiva Shannon Murphy, l’artista visivo Marc Quinn, il cardinale José Tolentino de Mendonca, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione del Vaticano, l’artista Kennedy Yanko, la regista cinematografica e televisiva vincitrice di un Emmy Award Shannon Murphy.

L’incontro di Venezia ha segnato la seconda edizione di “The Future of…”, dopo il simposio inaugurale “The Future of… Film” tenutosi durante il Festival di Cannes a maggio presso Villa Dorane.

Se Cina vincesse corsa all’Ia? Rapporto Usa: opzioni anche militari

Roma, 4 set. (askanews) – Cosa accadrebbe se nella corsa all’intelligenza artificiale generale una delle due maggiori potenze, Stati uniti o Cina, riuscisse a distanziare nettamente l’altra? E soprattutto, quali strumenti avrebbe a disposizione il paese rimasto indietro e fino a quale punto sarebbe ragionevole utilizzarli? E’ attorno a queste domande che ruota “Superpowers and AGI”, un rapporto del Center for a New American Security (CNAS) firmato da Jacob Stokes, vicedirettore dell’Indo-Pacific Security Program del think tank di Washington.

Stokes ha lavorato in passato alla Casa Bianca nello staff per la sicurezza nazionale dell’allora vicepresidente Joe Biden e al Congresso statunitense, occupandosi in particolare di Cina, sicurezza dell’Asia orientale e competizione tra grandi potenze.

Il rapporto prende in esame soprattutto l’eventualità che sia la Cina a raggiungere per prima l’intelligenza artificiale generale, formulazione con la quale si intende, in genere, un sistema di Ia capace di raggiungere prestazioni di livello umano in un’ampia varietà di compiti, non limitandosi a funzioni specifiche. Stokes si allinea, peraltro, alla distinzione che viene fatta di consueto tra l’AGI e la “superintelligenza”, la quale implicherebbe invece capacità largamente superiori a quelle umane praticamente in ogni settore.

Il rapporto assume per ipotesi che l’AGI possa emergere e prova a studiarne le possibili conseguenze su un piano geopolitico. Una delle sue tesi centrali è che possedere per primi l’AGI non significherebbe automaticamente ottenere la supremazia internazionale. La nuova capacità tecnologica dovrebbe essere travasata in effetti pratici: crescita economica, influenza politica e vantaggi militari.

L’analista individua cinque canali attraverso i quali l’AGI potrebbe modificare i rapporti di forza: accelerazione della crescita e della capacità produttiva, maggiore influenza sull’ambiente informativo globale, nuove capacità militari, rischi di perdita di controllo dei sistemi e conseguenze politiche più ampie.

Sul versante cinese, il rapporto invita a non descrivere Pechino come già impegnata in una corsa centralizzata e dichiarata verso l’AGI. Secondo Stokes, la Cina non persegue attualmente l’intelligenza artificiale generale come un obiettivo nazionale formalmente definito, anche se il tema sta assumendo maggiore importanza nella politica tecnologica del paese. Invece, alcune aziende e istituzioni cinesi indicano già l’AGI come prospettiva di lungo periodo, mentre il quindicesimo Piano quinquennale parla di “esplorare percorsi verso lo sviluppo dell’AGI”. Pechino sembra orientata inoltre seguire strade tecnologiche almeno in parte differenti da quelle privilegiate dalle principali società statunitensi.

Il rapporto richiama in particolare gli investimenti nella robotica e nella cosiddetta “embodied AI”, l’intelligenza artificiale incorporata in sistemi capaci di interagire con il mondo fisico. Secondo alcuni ricercatori, questi sviluppi potrebbero contribuire alla costruzione di “world models”, offrendo un possibile percorso alternativo verso sistemi di intelligenza più generale.

Questa differenza di percorsi, tuttavia, pone l’interrogativo del monitoraggio da parte dell’intelligence americana. Come potrebbe reagire Washington se il suo sistema di spionaggio ritenesse che Pechino stia per arrivare prima all’AGI? Stokes rileva che il monitoraggio dell’intelligenza artificiale è per molti aspetti più complesso di quello dei programmi nucleari. Molti degli elementi necessari – chip, data center, energia, software e personale altamente qualificato – sono infatti di ambito civile o duale e non costituiscono automaticamente prova dell’esistenza di un programma segreto.

Stokes esamina una gamma di strumenti progressivamente più rischiosi: iniziative diplomatiche, accelerazione dei programmi statunitensi, attività di intelligence, acquisizione delle conoscenze tecnologiche del rivale, operazioni informatiche e, nello scenario più estremo, attacchi militari contro le infrastrutture necessarie al funzionamento dell’AGI.

Quest’ultima possibilità ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica dopo la pubblicazione del rapporto. In particolare, il South China Morning Post ha pubblicato oggi un articolo, nel quale già dal titolo si capisce l’enfasi sull’azione bellica: “Gli Usa invitati a considerare attacchi militari per impedire alla Cina di ottenere l’AGI in anticipo”. Stokes è dovuto successivamente intervenire su X per precisare che l’analisi della possibilità che ci sia un attacco militare non equivale a raccomandarlo. Nel rapporto l’opzione cinetica viene descritta come quella con il maggiore rischio di escalation e si sottolinea che un bombardamento sul territorio cinese supererebbe una soglia estremamente rilevante nelle relazioni tra le due potenze, peraltro dotate di armi nuclari. Peraltro si tratterebbe di azioni di dubbia efficacia: un sistema di AGI potrebbe infatti dipendere da infrastrutture diffuse, essere replicabile o trasferibile, rendendo difficile stabilire quali obiettivi colpire e se un attacco potrebbe realmente fermarne lo sviluppo.

Per questo una delle principali raccomandazioni rivolte a Washington è quella di rafforzare la capacità di seguire gli input tecnologici e le prestazioni dei sistemi di frontiera e svolgere in anticipo esercitazioni di scenario sulle possibili crisi. L’obiettivo sarebbe consentire ai decisori di valutare realisticamente gli strumenti disponibili e i relativi rischi prima che si presenti una situazione di emergenza.

Tra le possibilità contemplate figura anche quella che gli Stati uniti tentino di acquisire la tecnologia cinese qualora Pechino arrivasse per prima all’AGI. Il rapporto invita esplicitamente Washington di prepararsi al “reverse engineering” o all’acquisizione clandestina delle conoscenze necessarie per ridurre un eventuale divario.

E’ un’opzione sulla quale Stokes si mostra più esplicito rispetto all’ipotesi militare. Secondo il rapporto, gli apparati di intelligence statunitensi non sono più organizzati da decenni per acquisire sistematicamente segreti tecnologici di questo tipo e potrebbero dover sviluppare nuove capacità qualora l’AGI diventasse una tecnologia decisiva per l’equilibrio strategico.

Stokes insiste tuttavia sul fatto che gli scenari più estremi devono servire soprattutto a chiarire costi e conseguenze delle diverse opzioni.

Il rapporto dedica spazio anche agli interessi convergenti delle due potenze. Un sistema di AGI fuori controllo, o capace di compiere azioni non volute dai suoi sviluppatori, potrebbe produrre conseguenze negative sia per gli Stati uniti sia per la Cina. Washington e Pechino avrebbero quindi, almeno su un piano teorico, un interesse comune a mantenere i sistemi sotto controllo e a costruire forme di comunicazione capaci di ridurre il rischio di incidenti ed escalation.

Venezia,Babak Karimi: arte unisce, politica divide: bisogna resistere

Venezia, 4 set. (askanews) – “Vivo sulla mia pelle e lo noto anche nei paesi intorno che c’è una lotta continua tra la politica e l’arte, perché l’arte cerca la comunanza tra le persone in tutto il mondo, la politica invece cerca le divisioni; resistere a questa dicotomia è un atto di grande resistenza e questo è un film di resistenza”.

Così Babak Karimi, parlando di “Balcanica”, presentato a Venezia alle Giornate degli Autori, unico titolo italiano in concorso e opera prima di Nicola Sorcinelli, con Matilda De Angelis. Nel film è Nazar, un direttore d’orchestra afgano in fuga con suo figlio lungo la rotta balcanica, dopo che nel suo Paese la musica è stata messa al bando.

“Mi sono innamorato subito di questo film”, ha aggiunto l’attore, nato a Praga e figlio di genitori iraniani (il padre è il regista Nosrat Karimi), che vive e lavora dividendosi tra Italia e Iran e ha vinto l’Orso d’argento a Berlino per “Una separazione” di Asghar Farhadi. “Il tema è attualissimo, ha radici profonde e tocca uno dei punti chiave di tutte queste guerre e disuguaglianze che ci sono nel mondo. Noi abbiamo fatto la nostra piccola parte, ma credo che, come le formiche che piano piano costruiscono una montagna pezzo dopo pezzo, anche noi dobbiamo fare questo”.

Migranti, Vannacci: non devono diventare italiani, permessi solo temporanei

Milano, 4 set. (askanews) – “La mia perplessità è che questi migranti diventino parte del popolo italiano. Sono due cose diverse. Il lavoro è una prestazione che viene ricambiata con un salario, non viene ricambiata con la cittadinanza”. Lo ha detto il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, a margine del forum Ambrosetti a chi gli chiedeva cosa dirà domani alla platea degli imprenditori che contano sulla manodopera di molti immigrati per far lavorare le loro aziende.

“Il lavoro è una prestazione temporanea al termine della quale l’immigrato può tranquillamente ritornare presso il Paese di origine. E poi – ha aggiunto – la presenza di una massa notevolmente rilevante di immigrati e soprattutto di immigrati clandestini che lavorano in nero ha creato quella che in gergo marxiano si chiama l’esercito industriale di riserva del padrone, che abbassa i salari ed elimina i diritti dei lavoratori, un problema per le nostre imprese e per i nostri lavoratori che hanno salari estremamente bassi”.

“Questa non è solamente un’opinione mia – ha sottolineato – è un’opinione di tanti partiti che guarda caso in Europa stanno crescendo. Tra pochi giorni si terranno le elezioni in Sassonia-e l’AfD, che sostiene delle teorie molto simili alle nostre è data come sondaggi a più del 40% e rischia di andare a governare proprio il distretto della Sassonia”.

Venezia, Matilda De Angelis: “Balcanica” storia urgente da raccontare

Venezia, 4 set. (askanews) – Il viaggio difficile, tra controlli e respingimenti verso l’Europa di un padre e un figlio (Babak Karimi e Ivar Wafaei) lungo la rotta balcanica; due musicisti afghani costretti a lasciare il proprio Paese dove la musica è stata messa al bando e l’incontro con una dottoressa italiana, Greta, interpretata da Matilda De Angelis, che si sente impotente davanti alle difficiltà e alle tragedie di chi cerca di attraversare il confine e prova in tutti i modi ad aiutarli.

Presentato a Venezia, alle Giornate degli Autori, come unico titolo italiano in concorso, “Balcanica”, è l’opera prima di Nicola Sorcinelli, in cui Matilda De Angelis figura anche in veste di produttrice associata.

“Alla fine perché si sposa una persona – ha dichiarato l’attrice – perché la si ama e quindi perché si sposa un progetto, perché lo si ama profondamente e lo si vuole accompagnare, quindi questa è stata, diciamo, la mia volontà. Mi piaceva anche l’idea di cimentarmi in qualcosa di diverso, di più profondo, ecco, anche rispetto al mio percorso attoriale e creativo”.

Matilda De Angelis ha sentito l’urgenza di raccontare questa storia e, sul suo personaggio, alla prima esperienza come volontaria, fragile ma cpoi capace di fare delle scelte estreme, ha detto: “L’azione è l’unica cosa che non ci rende impotenti, perché ci dà la possibilità invece di provare anche solo a immaginare qualcosa di diverso. In questo senso provo enorme ammirazione per le persone che scendono in campo, si sporcano le mani, si mettono a servizio delle cose e agiscono”.

Nel film di Sorcinelli la musica proibita diventa quasi metafora di ogni libertà interrotta. “Questa sensazione di impotenza che prova il personaggio di Greta poi scrivendolo, il film, è anche un po’ il mio punto di vista”.

Governo, Schlein: Meloni festeggia a Bari mentre a Taranto licenziano

Roma, 4 set. (askanews) – “Mentre Giorgia Meloni festeggia a Bari, partono 2500 lettere di licenziamento a Taranto destinate ai lavoratori dell’indotto Ex Ilva. Ed Electrolux conferma il suo piano di esuberi e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi”. Lo dice la segretaria del Pd Elly Schlein.

“Anziché perdere tempo ad autocelebrarsi – aggiunge – il governo dovrebbe occuparsi delle vertenze che riguardano lavoratrici e lavoratori, famiglie e imprese, e affrontare i nodi che in questi 4 anni non ha saputo risolvere. A nulla servono innumerevoli post propagandistici sui social, video e opuscoli autocelebrativi, la realtà presenta sempre il conto. E la realtà è che dopo questi 4 anni di governo Meloni gli italiani stanno peggio, dal costo d’energia più alto d’Europa ai salari tra i più bassi, dai prezzi dei carburanti alle stelle al rincaro del 30% del carrello della spesa. Può continuare a illudersi che la propaganda copra la verità, salvo essere smentita da numeri e fatti concreti. Ai lavoratori dell’indotto ex Ilva e a quelli di Electrolux va la nostra solidarietà e la conferma del nostro impegno per continuare a proporre al governo soluzioni concrete”.

Governo, Vannacci a Meloni: auguri per traguardo ma non negozio miei valori

Cernobbio, 4 set. (askanews) – “Le faccio gli auguri, è un bel traguardo cronologico”. Questo il messaggio che il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, manda dal forum Ambrosetti alla premier Giorgia Meloni, in queste ore a Bari per celebrare il traguardo di longevità del suo governo.

“Mi auguro sempre che possa vincere la destra le prossime elezioni” ha aggiunto Vannacci che sulla omogeneità interna al centrodestra, rivendicata questa mattina dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha precisato “Io ho i miei principi, valori e ideali che non ho nessuna intenzione di mettermi a negoziare. Quindi all’interno dell’inviluppo di quelle linee rosse sono sempre disponibile a qualsiasi dialogo e a qualsiasi condivisione. Non sono io quello che ha eretto muri o ha parlato di incompatibilità, è qualcun altro”.

FnV, Vannacci a Cernobbio: mi auguro consenso platea, rilancio Paese mi sta a cuore

Cernobbio (CO), 4 set. (askanews) – “Me lo auguro, perché mi sta a cuore il rilancio economico, imprenditoriale e industriale del Paese”. Così Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, a chi gli chiedeva se domani si aspetta un particolare consenso dalla platea degli imprenditori riuniti al Forum Ambrosetti, dove interverrà in un panel sull’Europa con l’ex premier Mario Monti.

“Noi domani parleremo essenzialmente di Europa – ha spiegato -. Noi vediamo un’Europa diversa, un’Europa che non veda nelle nazioni sovrane un problema ma anzi un talento, un qualcosa da esaltare, una piattaforma di collaborazione e non una cattedra che impartisce direttive e regolamenti. Peraltro, dopo più di 30 anni di integrazione credo che i risultati non siano proprio eccellenti di questa Europa che vorrebbe tendere verso il mercato unico ma che non lo ha mai realizzato. L’Europa – ha concluso – mi sembra sempre molto più insignificante nel mondo, almeno sul piano delle relazioni internazionali”.

Fnv,Vannacci a Cernobbio:Monti non può bocciarmi, mia visione è di molti elettori

Cernobbio (CO), 4 set. (askanews) – Mario Monti “non viene in veste di professore, quindi non mi può bocciare. Ci confronteremo e io non avrò alcun problema a esporre quella che è la mia visione, d’altra parte non è solo la mia visione, ma è la visione di molti cittadini che mi hanno votato”. Così Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, a proposito del confronto di domani mattina al forum Ambrosetti con l’ex premier Monti sui temi europei.

“Essere qui a Cernobbio è come il primo lancio da un aeroplano – ha sottolineato -. Questa è la prima volta in questo ambiente e domani faremo il nostro intervento e ci prepariamo alle eventuali domande”. Ma il paracadute ce l’ha? “Io giro sempre col paracadute, quello principale e la riserva”, ha risposto.

Centrosinistra, Conte: sinistra ha dismesso analisi critica del capitalismo

Roma, 4 set. (askanews) – “La sinistra purtroppo ha dismesso l’analisi critica del capitalismo ed è stato un grande errore, perché se non vai a guardare le strutture della produzione, della distribuzione, del commercio, rischi di non poter intervenire”. Lo ha detto il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, parlando a Cerisano, in provincia di Cosenza, all’iniziativa “L’Europa può crescere senza le periferie? Il caso del Mezzogiorno d’Italia”, organizzata dal Movimento 5 stelle e dal gruppo parlamentare europeo The Left.

“Ci troviamo di fronte – ha spiegato l’ex presidente del Consiglio – a un capitalismo che si arricchisce in modo enorme, spropositato, si arricchisce sulle nostre esistenze con le informazioni che noi ogni volta diamo toccando questo benedetto aggeggio infernale di cui però non riusciamo a fare a meno (il telefonino, ndr) e oggi non accetta più nessun potere regolatorio. È chiaro che non accettano neppure più di venire a patti con la politica, peraltro questa politica che abbiamo oggi è completamente ancillare, inginocchiata al potere economico”.

“Oggi – ha osservato ancora il leader M5S – il problema della distribuzione della ricchezza è fondamentale, ma non come lo intendiamo tradizionalmente, cioè fai un intervento redistributivo a valle ogni tanto. Oggi chi si arricchisce sulle nostre esistenze, già per il fatto di intervenire nell’ambito di una comunità, deve preventivamente concordare un dividendo sociale, deve lasciare sul piatto parte di quella ricchezza, in modo predeterminato”.

Formula1, Russell davanti alle Ferrari nelle Libere 2 di Monza

Roma, 4 set. (askanews) – George Russell è il più veloce nelle seconde prove libere del Gran Premio d’Italia a Monza. Il pilota della Mercedes chiude in 1’22″559 e precede le due Ferrari: Charles Leclerc è secondo a 120 millesimi, Kimi Antonelli terzo a 141. Quinto tempo per Lewis Hamilton, staccato di 457 millesimi dal compagno di squadra.

Leclerc ha anche avuto un testacoda nelle fasi finali della sessione, mentre Hamilton è finito lungo alla prima variante. La Ferrari ha alternato il lavoro sulle diverse mescole, con le due SF-26 impegnate anche nella simulazione di gara. Indicazioni positive sono arrivate dal passo di Antonelli, apparso competitivo soprattutto sul ritmo.

Dietro le prime cinque posizioni si piazza Oscar Piastri, sesto davanti al giovane Lindblad e a Oliver Bearman. Solo nono Max Verstappen, che aveva saltato le Libere 1 per lasciare la Red Bull a Iwasa. L’olandese ha lamentato problemi ai freni e ha chiuso a 818 millesimi da Russell.

La classifica conferma comunque un equilibrio ancora difficile da decifrare, con Mercedes, Ferrari e McLaren vicine sul giro secco. Per le rosse pesa però la situazione di Antonelli: il cambio della power unit lo costringerà a partire dall’ultima fila, rendendo ancora più importante il lavoro sul passo gara e sulla strategia.

Domani mattina le Libere 3, poi le qualifiche che definiranno la griglia del Gran Premio d’Italia.

Milano, Salvini: entro prossima settimana candidato centrodestra

Milano, 4 set. (askanews) – “Conto che entro settimana prossima ci sia il nome” del candidato del centrodestra a sindaco di Milano. Lo ha detto il vice premier e segretario della Lega Matteo Salvini, a margine di un sopralluogo al Villaggio Olimpico di Milano, trasformato in studentato.

Che ne pensa di Giovanni Terzi, circolato come possibile candidato? “Giovanni Terzi è un amico, è una persona molto valida, è stato un ottimo amministratore comunale, ero in Comune insieme a lui, è uno dei nomi che sicuramente potrebbero rilanciare Milano, insieme a qualcun altro”.

Quanto alla possibile candidatura di Mario Calabresi per il centrosinistra, “non ho elementi per giudicare, immagino che faranno le primarie visto che da sempre dicono che la scelta spetta ai cittadini… immagino che il candidato non lo sceglieranno in qualche segreteria di partito ma con le primarie, io poi l’ho detto come Lega mi sarebbe piaciuto che anche il centrodestra scegliesse alle primarie però non posso costringere gli alleati a fare quello che non vogliono. Immagino che la sinistra sceglierà le primarie quindi vedremo se sarà Calabresi o sarà qualcun altro ma non mi preoccupano i candidati degli altri”. Calabresi può piacere a destra? “Non penso”. E il generale Burgio che è il candidato di Vannacci potrebbe piacere a destra? “Ma sicuramente può piacere ai cittadini di Anzio visto che è di Anzio. Noi sceglieremo per Milano qualcuno di Milano, mi sembra quasi normale, che sappia dov’è Rogoredo, Corvetto, Bovisa, Niguarda e Gallaratese”.

E Lupi potrebbe piacere a destra? “In tanti possono piacere, Lupi e Terzi e Spada ce ne sono di profili a cui io farei fare il sindaco di Milano, meglio di quanto non lo stia facendo Sala che non sta facendo bene e non sta facendo il sindaco. Ha in testa altro, probabilmente è libero di farlo, però Milano è una città che va curata h24, 365 giorni all’anno”.

Governo, Salvini: no anticipo voto, arriveremo ad autunno 2027

Milano, 4 set. (askanews) – Il vice premier e segretario della Lega Matteo Salvini esclude l’ipotesi di un election day in primavera del 2027: “Il governo arriverà a fine scadenza. Gli italiani potranno giudicare se vale la pena andare avanti con noi o dare le chiavi dell’auto a Schlein e a Conte nell’autunno del 2027”. Quindi non ci sarà un anticipo del voto a primavera? “No, abbiamo tante cose da fare, abbiamo bisogno di usare bene tutto il tempo che gli italiani ci hanno assegnato”, risponde ai giornalisti a Milano.

Quindi mantenendo separate politiche e comunali? “Certo. La scadenza delle amministrative è per norma in primavera, poi votano tante città importanti da Milano a Roma, Bologna, Torino a Napoli e poi in autunno gli italiani sceglieranno fra il centrodestra e il ‘campetto'”.

Sui malumori interni al Carroccio in vista di Pontida, Salvini ha detto: “Nella Lega non c’è nessuna fronda, io li ascolto e li incontro frequentemente come i sindaci e come i ministri. Io ascolto tutti, incontro tutti e valuto tutte le proposte costruttive e positive. Sarà una Pontida molto bella, molto partecipata. Ho già in testa alcuni temi e alcune sorprese e poi si corre perché l’alternativa è fra questo governo e la sinistra della patrimoniale, degli sbarchi, delle tasse”. Lo ha detto il vice premier e segretario della Lega Matteo Salvini, parlando con i giornalisti a margine di un sopralluogo al Villaggio Olimpico di Milano, diventato studentato.

A chi chiede se entro la settimana prossima potrebbe esserci l’incontro con i governatori, Salvini ha risposto: “Noi settimana prossima abbiamo una due giorni come Lega molto importante, con tanti amministratori delegati per scrivere le idee della Lega sulla prossima legge di bilancio, quindi età pensionabile, flat tax, contributo delle banche, extra profitti, revisione dell’Isee, perché con l’attuale criterio dell’Isee sono espulsi da qualsiasi tipo di bonus o di agevolazione milioni di italiani che ne avrebbero bisogno, perché ci sono alcuni che collezionano 20 bonus il bonus bebè, il bonus affitto il bonus luce, il bonus gas, il bonus libri, il bonus sport, la casa popolare. E molto raramente sono italiani difficoltà, quindi abbiamo idee che spero gli alleati accolgano”.

Volkswagen cala ancora la scure sul lavoro e balza del 7% in Borsa

Roma, 4 set. (askanews) – Volkswagen accelera e guadagna oltre il 7% a tarda seduta a Francoforte, con il titolo a 81,72 euro, spinto al rialzo dall’annuncio, ieri a mercati chiusi, dell’accordo azienda-sindacati per tagli supplementari a 50.000 posti di lavoro. In questo modo, da qui al 2030 il gigante automobilistico ridurrà il suo organico complessivamente di 100.000 dipendenti.

Un colpo di scure copncordato “dopo discussioni intense e costruttive – secondo quanto spiega un comunicato – il Consiglio di Sorveglianza ha approvato all’unanimità l’intero Future Plan 2030 per il Gruppo Volkswagen. La trasformazione accelera: il Consiglio di Amministrazione attuerà ora con determinazione il Future Plan 2030, collaborando con i Brand, le società controllate e i rappresentanti dei lavoratori”.

L’effetto sui mercati è stato amplificato dal fatto che in precedenza si temeva una rottura delle trattative. Secondo alcuni analisti, l’intesa dimostra anche che in situazioni impegnative i sindacati della Germania sono in grado di assumersi responsabilità difficili.

“È un segnale forte per il futuro del Gruppo Volkswagen. Ci assumiamo la responsabilità nei confronti di tutto il nostro team, dei nostri partner e dei posti di lavoro nel settore industriale in tutto il mondo. Nei prossimi anni investiremo una somma nell’ordine delle centinaia di miliardi per rendere i nostri Brand iconici ancora più attrattivi, forti e competitivi”, ha commentato l’amministratore delegato, Oliver Blume.

Il Future Plan 2030, afferma Vw, è “la trasformazione più rapida e profonda mai registrata” e consentirà al Gruppo “di porre le basi per un successo sostenibile nel lungo periodo. Con marchi più forti, più competitivi e meglio preparati per il futuro.

Secondo Kevin Thozet, analista di Carmignac il caso è esemplare del quadro che ci si trova di fronte: “La Cina produce troppe automobili. L’Europa ha troppe fabbriche. E i due problemi stanno entrando in collisione”, commenta in una nota.

“Il settore automobilistico europeo è arrivato a un punto di rottura – dice -. Le azioni del comparto hanno perso il 20% negli ultimi sei mesi, mentre Volkswagen ha violato tutti i principali livelli di supporto tecnico e ora scambia al di sotto dei minimi raggiunti durante il “Dieselgate”. Il gruppo ha appena annunciato l’approvazione di un piano che prevede 50.000 tagli di posti di lavoro”.

Gb, caos sui finanziamenti esteri a Reform Uk dopo un video con telecamera nascosta

Roma, 4 set. (askanews) – Uno stretto collaboratore di Nigel Farage propone di aggirare la legge per ottenere una donazione dall’estero: il partito britannico anti-immigrazione Reform Uk, riunito a Birmingham per il congresso annuale, è nella bufera dopo la diffusione di un servizio televisivo compromettente. La trasmissione del reportage, andato in onda ieri sera sul canale Channel 4, ha portato questa mattina alle dimissioni di due esponenti del partito e all’avvio di un’indagine interna, ha dichiarato un portavoce di Reform UK.

Nel reportage, realizzato con una telecamera nascosta, si vede un collaboratore stretto di Farage, Dan Jukes, suggerire un modo per aggirare la legge elettorale al fine di ottenere per il partito una donazione di 500mila sterline da parte di un cittadino statunitense. Per poter effettuare donazioni a un partito britannico è necessario essere registrati come elettori nel Regno Unito. I due esponenti dimissionari, Dan Jukes e James Orr, sono inoltre accusati di aver violato le norme elettorali facendo finanziare un sondaggio da una società straniera.

Farage, che appare nel reportage, ha dichiarato questa mattina che il partito non ha “violato alcuna legge” e che non ha ricevuto “denaro di provenienza sospetta”. Nel pomeriggio di oggi ha tenuto un discorso al congresso del partito a Birmingham, nell’Inghilterra centrale, momento culminante di questa riunione, alla quale oggi ha partecipato e ha preso la parola anche il presidente del Rassemblement National (RN), Jordan Bardella.Farage, 62 anni, punta con questo congresso a convincere i suoi sostenitori di poter arrivare a Downing Street in occasione delle elezioni politiche previste per il 2029. Alcuni membri del partito hanno immediatamente liquidato lo scandalo come un nuovo tentativo da parte dei partiti tradizionali di ostacolare l’ascesa di Reform. “Hanno così tanta paura di Reform che attaccano, attaccano, attaccano continuamente”, ha dichiarato Heather Kynman, infermiera di 62 anni. Ma questa nuova vicenda arriva dopo un’estate difficile per il ‘paladino’ della Brexit, già accusato di aver accettato donazioni illecite.

Farage è oggetto di un’indagine parlamentare riguardante una donazione di cinque milioni di sterline (5,7 milioni di euro), ricevuta da un miliardario che ha fatto fortuna con le criptovalute poco prima della sua elezione a deputato nel 2024. Anche il finanziamento di Reform UK è oggetto di un’indagine della polizia. Per tutta l’estate Farage ha sostenuto di essere vittima di un attacco da parte del “sistema”. A luglio ha rimesso in gioco il proprio seggio nella circoscrizione di Clacton, nel sud-est dell’Inghilterra. È stato rieletto con ampio margine, ma al termine di una consultazione boicottata da tutti i partiti, nella quale il suo principale avversario era un candidato eccentrico, Count Binface.

Per un anno e mezzo, Reform UK aveva tuttavia dominato i sondaggi. Il partito ha conquistato numerosi seggi a maggio nelle elezioni locali, che hanno accelerato la caduta del primo ministro laburista Keir Starmer. Ma le rivelazioni sulla gigantesca donazione ricevuta dal miliardario Christopher Harborne e l’apertura di un’indagine parlamentare – riavviata dopo la rielezione di Nigel Farage a Clacton – hanno frenato questa dinamica. A Birmingham, il partito ha voluto porre l’accento sulla propria capacità di governare e, in particolare, sulla volontà di fermare le traversate dei migranti dalla Francia.

Ieri, la prima giornata della conferenza ha permesso ai dirigenti del partito, che punta a rafforzare i propri legami con il mondo economico, di incontrare rappresentanti di grandi aziende come Vodafone, TikTok e Google. Le difficoltà di Farage hanno favorito il laburista Andy Burnham, che ha sostituito Keir Starmer a Downing Street il 20 luglio. Il Labour è tornato in testa ai sondaggi, con il 26 per cento delle intenzioni di voto contro il 22 per cento di Reform, secondo l’ultimo sondaggio dell’istituto More In Common. Più di due terzi dei britannici ritengono che Nigel Farage non sia pronto a diventare primo ministro, secondo un recente studio di Ipsos.