Disincanto e nostalgia come chiave di lettura
Disincanto e nostalgia: questi sentimenti leggo nell’incipit di questo splendido libro di Luigi Marco Bassani, edito da Liberilibri, uno dei più intriganti e ‘vissuti’, intimistici saggi di ispirazione politica che abbia letto negli ultimi anni. Un libro scritto ripercorrendo un cammino personale, nella convinzione che la libertà debba essere il tabernacolo laico della dignità umana: principio che per l’autore, nato a Chicago e vissuto a lungo in Italia significa potersi esprimere con cognizione ed esperienza su temi di cogente attualità (essendo cresciuto e formatosi tra le due sponde dell’Atlantico), distinguendosi in un caravanserraglio di opinionisti che discettano del tutto non avendo conoscenza se non del nulla.
L’“avvertenza” conservatrice e il senso della missione
Quasi come ‘avvertenza’ (così denomina la prefazione) si professa “conservatore”, un termine che oggi suona spesso come bieco e reazionario in un mondo che si spende e si consuma nell’oblio ma che in realtà – considerata la mission della narrazione – vuole salvare l’Occidente e i suoi valori, radicati nella storia, che l’Europa non ha saputo preservare mentre l’America- con tutte le sue ibridazioni e contraddizioni anche attuali – rielabora come il più grande esperimento storico nel campo della libertà.
“L’Occidente, se inteso nella sua verità più profonda non è una realtà geografica né una somma di civiltà, ma un rapporto temporale: l’incontro, sempre precario, tra il passato europeo e il presente americano. La dissociazione euroamericana conduce alla condizione tragica dell’Occidente contemporaneo: un’identità spezzata, priva di un principio unificatore. Il presente europeo, ridotto a pallido simulacro della sua antica gloria, non può generare una nuova forma, ma solo contemplare nostalgicamente la propria ombra. Eppure, proprio in questa frattura – in questa impossibilità di coincidere con sé stesso – l’Occidente continua a esistere e a decidere i destini del mondo. L’ America lo vive come volontà (e rappresentazione), l’Europa come memoria”.
In questa simbolica rappresentazione si riassume il contenuto e il senso del saggio: denso, informato, documentato, scaltrito, un libro da leggere, inforcando occhiali nuovi.
Universalismo occidentale e declino storico
In realtà il tema del declino dell’Occidente tiene banco da oltre un secolo ma – oltre il melting pot demografico e un’inclinazione critica, cogitativa e revisionista che nasce dalla messa in discussione dei suoi valori fondanti- esprime una vocazione universalistica che non rinveniamo altrove: l’universalismo inteso come apertura ed esercizio di democrazia che nulla ha a che vedere con l’universalismo islamico che diventa strumento di estensione del possesso del mondo e imposizione del proprio credo ideologico.
Anche questo è uno scontro in atto e riguarda due mondi diversi, due civiltà antitetiche e radicate dalle origini. Ma l’autore si sofferma sulla discrasia che si è aperta e si divarica tra due concezioni e modi di essere “Occidente”.
La civiltà dialogica e la dignità infinita della persona
La civiltà occidentale è fondamentalmente dialogica nella sua struttura ontologica fino a comprendere la diversità e l’alterità come valori di apertura, ascolto, possibile confronto e condivisione. La considerazione della vita degli altri è un principio etico che si riflette in una concezione antropologica secondo cui ogni essere umano è portatore di una dignità infinita.
Lo era nell’Ellade, lo è stato nel Cristianesimo (che proprio nella misericordia e nell’amare ‘il prossimo tuo come te stesso’ celebra una forma di universalismo religioso), lo è stato nell’Umanesimo e nel Rinascimento, nell’Illuminismo, nell’etica kantiana e nella dialettica hegeliana, nell’interiorità oggettiva e nella legge morale, lo è stato con Max Weber in quel beruf ‘ che è vocazione personale e tensione verso la responsabilità del singolo davanti a Dio: l’identità di un uomo razionale, laborioso e pronto a un comportamento universalizzabile, che poi diventa la base del capitalismo e della civiltà moderna’.
Universalismo e disarmo spirituale
Acutamente Bassani rileva come l’universalismo che diventa apertura di credito antropologico e fideistico rischia di trasformarsi in una sorta di disarmo spirituale. L’amore per il prossimo, reso assoluto, si fa incapacità di giudicare, e l’universalismo, privato del suo centro, diventa relativismo.
La disponibilità scivola nella debolezza, l’accondiscendenza alla comprensione può declinare in arrendevolezza: in questo sta a un tempo la grandezza e il cotè vulnerabile dell’universalismo del pensiero occidentale.
Europa stagnante, America espansiva
Ma mentre dal secondo dopoguerra (nonostante la CEE, il MEC, la CE e infine l’U.E ) la crescita europea languiva tra stagnazione, lenta ripresa, incertezze nello sviluppo e nel consolidamento istituzionale fino al crepuscolo, l’America conosceva la più grande espansione economica, industriale, militare della Storia, resistendo in sequenza a quattro tentativi di assalto alla sua leadership mondiale: quello precedente della Germania di Hitler, quello sovietico dell’URSS, quello giapponese e quello più attuale della Cina (alla quale incautamente proprio l’Italia nel marzo 2019 tendeva la mano con la firma del Memorandum della Via della Seta).
Ciò che sorprende del mondo americano è la rapidità di adeguare la propria leadership cavalcando l’onda lunga dell’innovazione tecnologica ma non è solo prerogativa della Silicon Valley, è una mentalità, un modo di essere e di fare: paradossalmente l’Europa che vanta una storia di più antica deriva non ha mai vestito i panni del competitor ma (fino a quando durerà) quelli dell’alleato beneficato dallo strapotere americano, nonostante la parentesi della crisi finanziaria dei subprime scoppiata alla fine del 2008 negli Stati Uniti che ha avuto gravi conseguenze sull’economia, aprendo una fase di recessione a livello mondiale.
Occidente binario e mondo post-occidentale
Secondo Eugenio Capozzi, in Storia del mondo post-occidentale (2023), «l’età della globalizzazione ha avuto come esito un rapido slittamento dall’idea dell’occidentalizzazione del mondo alla realtà di un mondo definibile ormai per molti versi come post-occidentale: tuttavia gli USA hanno conservato una primazia mondialistica ineguagliata dagli altri competitor».
L’idea di un Occidente binario descritta nel saggio di Bassani nasce dall’evidenza delle cose: questo ha spinto e sta muovendo Trump ad una critica feroce verso l’Europa accusata di vivere di rendita sulla protezione occulta o palese del gigante americano.
L’America MAGA è la rivendicazione di una supremazia planetaria fondata sulla ricchezza interna, l’imposizione dei dazi e il consolidamento di una tripartizione colonialistica del potere, che pur di ottenere la Groenlandia, il Canada e quel che verrà è disposta a concedere l’annessione di Taiwan alla Cina e l’espansione russa a cominciare dal ghiotto boccone ucraino per proseguire con gli stati limitrofi ai margini dell’Europa.
Conflittualità globale e competizione tra potenze
Oggi la realtà geopolitica a livello planetario vive una stagione di tensione e rinnovata conflittualità, tra multilateralismo e concentrazione del potere: in realtà le vere forze in competizione sono gli USA, la Russia e la Cina e proprio in questo lasso temporale stiamo assistendo ad una fase di alta criticità.
Bassani prende in considerazione uno dei fenomeni epocali più attuali e pervasivi, quello dell’immigrazione. Le frontiere ‘colabrodo’ sono l’incipit della perdita di identità delle Nazioni.
Le frontiere, quindi, non solo vanno mantenute, ma estremamente rafforzate. Esse rappresentano l’ultima barriera di autodifesa per le comunità che desiderano preservare la propria identità culturale, la coesione sociale e un minimo di equilibrio economico. Dove la frontiera cede, si dissolve il principio stesso di responsabilità collettiva: chiunque può accedere ai benefici dello Stato sociale senza averne sostenuto i costi. In questo modo, l’immigrazione di massa diventa una delle più subdole forme di parassitismo politico, alimentata da governi che comprano consenso elettorale e manodopera a basso costo sacrificando il capitale umano e morale dei propri cittadini.
Due Occidenti, due modelli di società
Anche su questo versante si stanno caratterizzando due tipologie di Occidente tra società americana e società europea. Il tema può suscitare scandalo e allergie morali ma si pone pragmaticamente come crocevia tra conservazione delle radici storiche ereditate e Torre di Babele.
Forse ciò che manca all’Occidente oggi, in una malintesa idea di democrazia, fatta di sovrabbondanza di regole, che qualcuno prima o poi renderà soccombente, è l’assenza di leader politici con una visione lungimirante.
L’Europa si fa vittima della ridondanza di norme, codici e codicilli, convenzioni e proclami, bilateralismi e primazie ma non ha messo ancora insieme un panel di progetti condivisi: allora forse è meglio preservare l’identità degli Stati ereditati dal 900, piuttosto che far sopravvivere un’unità fittizia che si frantuma ad ogni prova dei fatti.
Senza i grandi padri dell’Europa
Oggi non ci sono più Churchill, Schuman, De Gasperi, Adenauer, Spinelli.
L’Europa, la sua Storia, la sua civiltà, il pensiero ereditato, le cime ineguagliabili dei suoi geni nei vari campi della cultura sono un archivio di inestimabile valore e il volano di una ripresa possibile ma sempre rinviata.
Il pragmatismo americano è l’altra faccia della medaglia: si spoglia delle remore e dei distinguo che affliggono l’altra sponda dell’Atlantico e persegue identità e rafforzamento come strumenti per consolidare una supremazia che diventa garanzia delle libertà individuali e collettive della Nazione.
Il paradosso finale: Occidente contro Occidente
L’autore – che conosce bene i due mondi- non si avventura in congetture moralistiche e non sceglie: prende atto delle diversità ma paventa il pericolo sotteso che, mentre nel resto del mondo le dittature e le tirannie osservano il declino delle democrazie, lo scontro più acceso e dirompente sia quello tra due Occidenti in conflitto tra loro.
Un paradosso della Storia, un’evidenza eclatante del presente (che può mandare gambe all’aria ciò che si è costruito per la stabilità, la conservazione della democrazia e la difesa della libertà, a cominciare dall’ONU e dalla NATO) e una incognita imperscrutabile e nebulosa per il futuro.
Alla prova dei fatti il rischio di un autolesionismo incombente che viva come una minaccia l’ipotesi di un nuovo ordine mondiale.