Home Blog

Biometano, Samarati: nuovo decreto allarghi biomasse utilizzate

Roma, 31 ott. (askanews) – Claudio Samarati, Consulente Biogas Merse e Responsabile Permitting IGW, è intervenuto in occasione dell’incontro “Biometano: innovazione, sostenibilità e sicurezza dei nuovi sistemi di rifornimento in campo”, che si è svoltopresso il Centro Congressi Palazzo Rospigliosi, sede nazionale di Coldiretti. Promossa da Fondazione UniVerde, Coldiretti, CIB – Consorzio Italiano Biogas ed EBA – European Biogas Association, l’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle principali forze parlamentari, della ricerca e delle imprese. Samarati ha illustrato il percorso aziendale chiedendo interventi in materia di allargamento delle biomasse utilizzate.

Biometano, Noce (MASE): primi mesi 2027 nuovo decreto

Roma, 31 ott. (askanews) – Per Alessandro Noce (Direttore Generale per i Mercati e le Infrastrutture Energetiche del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) “Il biometano è uno dei pilastri delle politiche di decarbonizzazione nazionale che assume rilievo anche in ottica di sicurezza ed autonomia energetica del Paese. Dopo gli interventi del 2018 e del 2022, quest’ultimo collegato al PNRR, al MASE stiamo lavorando per un nuovo DM di incentivazione del biometano per traguardare gli ambiziosi obiettivi del PNIEC”.

Noce è intervenuto in occasione dell’incontro “Biometano: innovazione, sostenibilità e sicurezza dei nuovi sistemi di rifornimento in campo”, che si è svolto presso il Centro Congressi Palazzo Rospigliosi, sede nazionale di Coldiretti. Promossa da Fondazione UniVerde, Coldiretti, CIB – Consorzio Italiano Biogas ed EBA – European Biogas Association, l’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle principali forze parlamentari, della ricerca e delle imprese.

Biometano agricolo, Gattoni (CIB): serve quadro stabile

Roma, 31 ott. (askanews) – Per Piero Gattoni (Presidente CIB – Consorzio Italiano Biogas ed EBA – European Biogas Association) “Il biometano agricolo può contribuire a diversificare gli approvvigionamenti energetici delle imprese e a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, la cui volatilità dei prezzi pesa sulle attività agricole. Valorizzando sottoprodotti agricoli e reflui zootecnici, l’agricoltura può produrre energia rinnovabile a partire dalle risorse del territorio, rafforzando il proprio ruolo nella transizione energetica e nella sicurezza degli approvvigionamenti. Si tratta di un modello che integra produzione agricola ed energia, promuove l’economia circolare e consente di valorizzare risorse che già fanno parte delle attività aziendali. Così come l’impiego del biometano nei mezzi agricoli offre alle imprese nuove opportunità per contenere l’esposizione ai costi dei carburanti e accrescere la propria autonomia energetica, contribuendo alla continuità delle lavorazioni. Per sviluppare questo potenziale, è necessario un quadro normativo stabile, che favorisca gli investimenti e accompagni l’innovazione. Il biometano può così sostenere la competitività delle imprese agricole e contribuire, al tempo stesso, alla transizione e alla sicurezza energetica del Paese”.

Gattoni è intervenuto in occasione dell’incontro “Biometano: innovazione, sostenibilità e sicurezza dei nuovi sistemi di rifornimento in campo”, che si è svolto presso il Centro Congressi Palazzo Rospigliosi, sede nazionale di Coldiretti. Promossa da Fondazione UniVerde, Coldiretti, CIB – Consorzio Italiano Biogas ed EBA – European Biogas Association, l’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle principali forze parlamentari, della ricerca e delle imprese.

Biometano, sen. De Carlo: agricoltura centrale

Roma, 31 ott. (askanews) – Per Luca De Carlo (Presidente della IX Commissione Industria e commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare del Senato della Repubblica) “Abbattere i costi di produzione, andare incontro alle esigenze degli agricoltori, fare un favore all’ambiente riducendo l’utilizzo delle fonti fossili: questi i grandi obiettivi, centrali, quando si parla di agricoltura e politiche agricole. Risultati che possiamo ottenere anche grazie all’utilizzo del biometano. Dobbiamo lavorare molto sulla comunicazione: le ritrosie sul biometano si basavano sulla credenza che l’allevamento delle vacche fosse necessariamente un fattore inquinante, ma abbiamo ampiamente dimostrato la differenza tra le emissioni dei diversi gas; con questi presupposti però era impossibile prima avviare un ragionamento. Dobbiamo quindi raccontare, e raccontare bene: contro i facili slogan dobbiamo spiegare quello che facciamo, per rinsaldare la straordinaria alleanza tra chi produce e chi consuma; dobbiamo coinvolgere i giovani, perché l’agricoltura oggi è innovazione e non è ferma a 100 anni fa; dobbiamo valorizzare il coinvolgimento delle comunità, perché i territori opereranno sempre e solo per il proprio bene. In poche parole, dobbiamo far percepire ai cittadini l’agricoltore per ciò che è realmente: una persona attenta all’ambiente e non un grande inquinatore”.

De Carlo è intervenuto in occasione dell’incontro “Biometano: innovazione, sostenibilità e sicurezza dei nuovi sistemi di rifornimento in campo”, che si è svolto presso il Centro Congressi Palazzo Rospigliosi, sede nazionale di Coldiretti. Promossa da Fondazione UniVerde, Coldiretti, CIB – Consorzio Italiano Biogas ed EBA – European Biogas Association, l’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle principali forze parlamentari, della ricerca e delle imprese.

Biometano, Forattini (PD): opportunità concreta agricoltori

Roma, 31 ott. (askanews) – Per Antonella Forattini (Capogruppo PD-IDP nella XIII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati) “Il biometano è un’opportunità concreta per i nostri agricoltori, soprattutto in una fase segnata da costi energetici sempre più difficili da sostenere. Investire nella produzione di energia rinnovabile significa rafforzare la competitività delle aziende agricole, valorizzare le risorse del territorio e contribuire alla transizione energetica. Questa opportunità deve però essere accompagnata da regole chiare e da una pianificazione rigorosa. Gli impianti non possono diventare oggetto di speculazioni né essere realizzati senza una valutazione attenta degli effetti sul territorio. Servono investimenti responsabili, sostenibili e coerenti con le esigenze delle comunità locali. È quindi indispensabile coinvolgere tutte le istituzioni, a partire dagli enti locali, che conoscono le caratteristiche dei territori e devono partecipare alle decisioni. Particolare attenzione va riservata alle infrastrutture viabilistiche: la loro adeguatezza è una condizione essenziale per garantire la sostenibilità degli impianti, ridurre l’impatto sulla mobilità e tutelare la qualità della vita dei cittadini”.

Forattini è intervenuta in occasione dell’incontro “Biometano: innovazione, sostenibilità e sicurezza dei nuovi sistemi di rifornimento in campo”, che si è svolto presso il Centro Congressi Palazzo Rospigliosi, sede nazionale di Coldiretti. Promossa da Fondazione UniVerde, Coldiretti, CIB – Consorzio Italiano Biogas ed EBA – European Biogas Association, l’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle principali forze parlamentari, della ricerca e delle imprese.

Biometano, Giglioli: scarto diventa prodotto

Roma, 31 ott. (askanews) – Romano Giglioli (Consulente Metano Toscana e già professore ordinario presso l’Università di Pisa) ha presentato una tecnologia innovativa sviluppata da Metano Toscana in occasione dell’incontro “Biometano: innovazione, sostenibilità e sicurezza dei nuovi sistemi di rifornimento in campo”, che si è svolto presso il Centro Congressi Palazzo Rospigliosi, sede nazionale di Coldiretti. Promossa da Fondazione UniVerde, Coldiretti, CIB – Consorzio Italiano Biogas ed EBA – European Biogas Association, l’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle principali forze parlamentari, della ricerca e delle imprese.

La Cgia di Mestre: lo sciopero è costato circa un miliardo di euro al Paese

Milano, 31 ott. (askanews) – Lo sciopero nazionale di ieri, 30 ottobre, indetto da alcune sigle sindacali autonome contro il carovita e il riarmo potrebbe essere “costato” al Paese circa un miliardo di euro. In attesa di conoscere ufficialmente il grado di adesione allo sciopero stesso, l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre stima che l’astensione dal lavoro sia costata al sistema Paese fino a 817 milioni di euro. Se si aggiungono anche i costi indiretti, verosimilmente la “perdita” potrebbe attestarsi attorno al miliardo di euro.

Prima di addentrarsi nel calcolo che porta a stimare questa cifra, la Cgia tiene a precisare e premettere che “lo sciopero è un diritto fondamentale, sancito dall’articolo 40 della Costituzione, e costituisce uno strumento essenziale con cui i lavoratori fanno sentire le proprie rivendicazioni. Nessuna analisi, e tanto meno questa, può metterne in discussione la legittimità né sminuirne il valore democratico e sociale”. Il affrontato, ovvero quanto costi al Paese una giornata di sciopero, “nasce da un’esigenza di conoscenza e non da un intento polemico”, aggiunge la Cgia ricordando che “a sostenere il costo più immediato sono proprio coloro che scioperano: la retribuzione della giornata non lavorata viene infatti trattenuta, e rappresenta una rinuncia concreta, spesso non lieve, soprattutto per chi percepisce retribuzioni basse”. I dati indicati “vanno quindi letti con equilibrio e rispetto, come un contributo al dibattito e non come un giudizio su chi decide di esercitare un diritto”. L’Ufficio Studi della Cgia di Mestre indica che in Italia il valore aggiunto giornaliero nel 2026 dovrebbe aggirarsi sui 5,6 miliardi di euro. Partendo da questo dato, ha calcolato quanta produttività si perde per ogni lavoratore dipendente che aderisce allo sciopero, in base al grado di adesione. Se ieri il grado di quest’ultimo è stato del 20 per cento, il costo per il sistema Paese, secondo l’Ufficio studi della Cgia, “potrebbe aver raggiunto gli 817 milioni di euro a cui si sommano tutta una serie di costi indiretti che potrebbero far salire la ‘perdita’ complessiva attorno al miliardo di euro”. A livello territoriale, invece, le situazioni più critiche si fanno sentire soprattutto nelle aree più industrializzate del Paese. Ipotizzando sempre un grado di adesione allo sciopero del 20 per cento in tutte le regioni, “in Lombardia il ‘costo’ arriva a toccare un valore massimo di 193,6 milioni di euro. Seguono il Lazio con 94,3 milioni, il Veneto con 75,3, l’Emilia Romagna con 74,6 e il Piemonte con 60,2”.

Ogni sciopero, spiega la Cgia, ha “un costo difficilmente quantificabile che va oltre la giornata di astensione dal lavoro e ricade su cittadini, imprese, conti pubblici e sugli stessi lavoratori. Spesso basta l’effetto annuncio per condizionare il comportamento di molti utenti dei servizi pubblici che preferiscono stare a casa piuttosto che rischiare di rimanere intrappolati nel traffico, anche se poi i mezzi pubblici circolano regolarmente. Gli scioperi comportano per le imprese, in particolare per quelle pubbliche, una perdita di produttività; meno ore lavorate significano anche meno gettito sia fiscale che contributivo”.

“Ricordando che in Italia il Servizio Sanitario Nazionale eroga ogni giorno 2,5 milioni di prestazioni, a questi disagi si aggiungono i costi di riprogrammazione e l’allungamento delle liste d’attesa, che pesano soprattutto sui pazienti più fragili. Quando i treni merci funzionano a singhiozzo e i porti e gli interporti sono chiusi o semi-chiusi, i container restano bloccati e gli approvvigionamenti slittano. Con le scuole materne e quelle dell’obbligo non frequentabili, molti genitori devono chiedere un permesso per accudire i figli. Quando i mezzi di trasporto pubblici non ci sono, molti lavoratori del settore privato per recarsi al lavoro devono usare la propria auto e farsi carico delle spese collegate (carburante, parcheggio, ticket autostradale, etc.)”, indica la Cgia.

“Anche chi sciopera – ribadisce – perde la retribuzione della giornata, circa 1/20 dello stipendio mensile e nella maggior parte dei Ccnl per quel periodo non matura la tredicesima. Va segnalato che molte attività che subiscono la cancellazione a causa di uno sciopero vengono comunque recuperate nei giorni successivi (visite mediche riprogrammate, produzione spostata, trasporto merci che slitta di qualche giorno, etc.). Quindi il ‘mancato output di una giornata’ e ‘la perdita permanente di valore aggiunto’ non sono la stessa cosa”, conclude.

Aria fredda in arrivo dal Nord-Est

Roma, 31 ott. (askanews) – L’assetto barico a scala continentale subirà una marcata variazione in corrispondenza del fine settimana del 31 ottobre e 1° novembre: la dinamica sarà guidata da una struttura di blocco caratterizzata da un’estesa area anticiclonica posizionata tra la Penisola Iberica e la Danimarca, con massimi di pressione al suolo collocati tra Regno Unito, Francia e Germania, contrapposta a una circolazione ciclonica stazionaria tra la Penisola Ellenica, la Turchia e il Mar Nero.

Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma che questa configurazione favorirà l’apertura di un corridoio di correnti fredde di estrazione artico-continentale, originate tra la Finlandia e la Russia occidentale, dirette verso il bacino del Mediterraneo. Tale flusso determinerà una diminuzione termica sensibile su gran parte del territorio nazionale, con valori sia minimi sia massimi che scenderanno, entro domenica, circa 3-4°C al di sotto delle medie climatologiche del periodo.

Dinamica perturbata tra sabato 31 ottobre e domenica 1° novembre Dopo un venerdì a tratti instabile sul settore orientale e sul Sud peninsulare, nel corso di sabato 31 ottobre si registreranno i primi rovesci più organizzati sulle regioni del Centro-Sud e sulle due Isole Maggiori, con apporti stimati tra 5 e 15 mm/24h. La fase di maggiore instabilità atmosferica si manifesterà tuttavia durante la giornata di domenica 1° novembre: l’ingresso di altre masse d’aria fredda sul Mediterraneo favorirà l’approfondimento di un centro di bassa pressione con lo sviluppo di sistemi temporaleschi organizzati tra Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Calabria, Sardegna e Sicilia, con cumulate localmente fino a 50-60 millimetri nell’arco di poche ore, specie lungo il versante adriatico e sul Basso Tirreno.

Sul resto del Paese prevarranno condizioni di tempo asciutto, seppur in un contesto termico a tratti freddo per il periodo con massime anche inferiori ai 14-15°C. Per la valutazione delle criticità idrogeologiche e idrauliche connesse ai fenomeni temporaleschi, si rimanda alla consultazione dei bollettini ufficiali della Protezione Civile.

Il transito depressionario sarà accompagnato da una sostenuta ventilazione settentrionale, con raffiche di Grecale e Tramontana stimate fino a 50-60 km/h sui bacini centro-meridionali e in Toscana; i mari risulteranno molto mossi o localmente agitati al largo, con un’altezza d’onda significativa compresa tra 1,5 e 2,5 metri e punte fino a 3 metri in mare aperto.

L’afflusso freddo determinerà inoltre un repentino abbassamento della quota neve. Sull’Appennino centrale i fiocchi si spingeranno fino a quote comprese tra 1000 e 1200 metri, in particolare tra la serata di domenica e le prime ore di lunedì, interessando le zone interne di Marche, Abruzzo, Molise e Lazio, mentre sui rilievi meridionali la quota si attesterà oltre i 1400 metri. Nevicate a quote superiori ai 1000 metri interesseranno anche i rilievi alpini centro-orientali. Questa configurazione fredda e instabile caratterizzerà anche l’avvio della prossima settimana al Centro-Sud, prima di una progressiva attenuazione dell’afflusso freddo attesa da mercoledì. Le previsioni. Sabato 31. Al Nord: cieli poco nuvolosi; deboli nevicate sulle Alpi centro-orientali di confine oltre i 1000 metri. Al Centro: piogge sparse lungo il versante adriatico tra Marche e Abruzzo (5-15 mm/24h); schiarite sulle tirreniche. Al Sud e sulle Isole: instabilità con rovesci sparsi su Puglia, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna orientale (5-15 mm/24h); venti settentrionali in rinforzo con raffiche fino a 40-50 km/h. Domenica 1. Al Nord: condizioni asciutte ma con nubi sparse; clima freddo con massime inferiori ai 14-15°C. Al Centro: rovesci e temporali su Romagna, Marche, Abruzzo e Molise (fino a 50-60 mm in poche ore); quota neve in calo serale a 1000-1200 metri. Al Sud e sulle Isole: precipitazioni diffuse anche a carattere temporalesco su Puglia, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna orientale (localmente 50-60 mm); venti tesi con raffiche fino a 50-60 km/h e mari molto mossi o agitati (onde tra 1,5 e 3 metri). Tendenza: persistenza di correnti fredde nord-orientali e instabilità residua al Sud fino a martedì; progressiva attenuazione dell’afflusso freddo e graduale rialzo termico a partire da mercoledì.

In Francia oggi l'"Atto III" delle proteste

Roma, 31 ott. (askanews) – La Francia si prepara oggi all'”atto III” delle proteste del movimento studentesco dei liceali, a cui si è unita la rabbia della Francia periferica dei gilet gialli e di diverse sigle sindacali contro il carovita.

Il ministro dell’Interno, Laurent Nunez, ha convocato i prefetti per metterli in guardia per questa giornata, definita “ad alto rischio di turbative dell’ordine pubblico” e di violenze urbane. La questione dei percorsi dei cortei – riporta Le Figaro – ha cristallizzato gran parte delle tensioni. La prefettura di Parigi aveva inizialmente respinto l’itinerario Bastille-Nation, proposto dalla Confederation generale du travail (Cgt, tra i più grandi sindacati di Francia) e dalle altre sigle sindacali, ma il tribunale amministrativo ha successivamente sospeso l’ordinanza di divieto. Ieri in tarda serata, Nunez ha annunciato che il prefetto di polizia di Parigi presenterà ricorso contro la decisione giudiziaria.

Saranno mobilitati circa 70.000 tra poliziotti e gendarmi. Il dispositivo di sicurezza predisposto sabato scorso per proteggere negozi e centri commerciali, alla luce dei “numerosi appelli a compiere saccheggi che si registrano sui social network”, “sarà riproposto e potenziato”, ha assicurato il ministro durante una conferenza stampa dedicata alla presentazione del piano. Le manifestazioni saranno consentite, ma “non nei centri cittadini, dove sussistono rischi di turbative dell’ordine pubblico”, ha spiegato il ministro dell’Interno, sottolineando che “la volontà e l’intenzione di compiere atti di danneggiamento” sono “ancora presenti”. “Non sarà tollerato alcun eccesso”, ha avvertito Nunez, promettendo “estrema fermezza”.

Merkel richiama la CDU alle sue radici popolari

Angela Merkel torna a parlare e il suo intervento pesa sul difficile confronto interno alla CDU. Nell’intervista a Johannes B. Kerner, ripresa ieri dalla stampa tedesca, l’ex cancelliera affronta le questioni che dividono il partito dopo le pesanti sconfitte in Sassonia-Anhalt, Meclemburgo-Pomerania Anteriore e Berlino.

AfD e Linke, due questioni differenti

Merkel conferma la validità delle deliberazioni che escludono collaborazioni con Alternative für Deutschland e Die Linke. Ma introduce una distinzione fondamentale.

Alla Linke rimprovera soprattutto l’ostilità verso la NATO, giudicata inaccettabile nell’attuale situazione internazionale, e denuncia il problema dell’antisemitismo nella sua organizzazione berlinese.

Diverso il giudizio sull’AfD. Qui la distanza investe i fondamenti stessi della convivenza democratica: il tentativo di dividere la società e mettere in discussione la dignità delle persone. Per questo, spiega, il rifiuto di collaborare con l’estrema destra si colloca su un piano ancora più radicale.

Che cosa significa «CDU pur»

Ma il passaggio politicamente più significativo riguarda la formula CDU pur, letteralmente «CDU pura», utilizzata nel dibattito sul ritorno a un’identità cristiano-democratica più marcata.

Merkel ne contesta una lettura riduttiva, prevalentemente economica. La CDU non può identificarsi soltanto con gli interessi delle imprese o con una politica favorevole al mercato.

La sua vocazione storica è un’altra: costruire ponti tra lavoratori e imprenditori, città e campagne, cittadini di lunga appartenenza e persone con una storia migratoria.

È il richiamo alla Volkspartei, il grande partito popolare interclassista, capace di rappresentare interessi differenti e ricondurli a una comune responsabilità politica.

La sfida aperta nel partito di Merz

Il messaggio arriva mentre Friedrich Merz deve fronteggiare una crisi che non è soltanto elettorale. Nella CDU si discute della strategia verso l’AfD, ma soprattutto della perdita di consenso e della progressiva erosione della sua tradizionale funzione di partito popolare.

Merkel invita a non ridurre la politica alla denuncia degli avversari. Occorre spiegare agli elettori che cosa rappresenta la CDU e perché merita fiducia.

Dietro queste parole riaffiora la lezione di Adenauer: tenere insieme le radici conservatrice, liberale e cristiano-sociale.

Non è una disputa nostalgica. È la questione decisiva per il futuro della democrazia cristiana tedesca: tornare a essere un grande partito di integrazione sociale oppure restringersi a rappresentare soltanto una parte della società.

Trump voleva fare grande l’America. L’ha resa più debole

Prigioniero di sé stesso, del proprio smisurato ego e dell’idea blasfema per la quale l’unico limite che si pone è sé medesimo, Donald Trump ha radunato i propri fan residui in una serie di comizi tenuti in diversi Stati dell’Unione, nella convinzione di poter ripetere con successo lo show che lo aveva fatto vincere due anni fa.

Uno stanco e stancante copione infarcito di autocelebrazioni, di menzogne, di illusioni a buon mercato, di inguaribile disprezzo per i migranti, per gli avversari politici, per chiunque mostri di non credere alle sue affermazioni e di non apprezzare affatto le sue idee.

 

Il potere senza contrappesi

Nessun accenno, neppure minimo, ai problemi – drammatici – che le sue scelte hanno prodotto in questi quasi due anni di potere gestito da autocrate, svuotando di ogni potestà il Congresso e finanche l’Amministrazione federale, di fatto sostituita con una ristretta cerchia di propri devoti fedeli e/o soci in affari.

E ciò sulla base della convinzione per la quale il comando deve essere esercitato da lui solo, indifferente alle esigenze garantiste imposte dalla tripartizione dei poteri così come al culto civile della regola democratica, dell’ordinamento quale garante di libertà e del suo insopprimibile esercizio.

In questa consapevole rinuncia al canone democratico Trump vede la forza, se non addirittura la grandezza, dei soli capi di Stato che egli, forse, paragona a sé (Xi Jinping e Putin), con i quali non per caso vuole giungere a un incontro – novella Yalta – nel quale spartirsi il mondo.

Il diritto internazionale, le alleanze consolidate, gli organismi sovranazionali, le unioni fra più Paesi: tutto risulta ostativo al nuovo equilibrio planetario impostato e sostenuto da meri rapporti di forza, militare innanzitutto e poi tecnologica, finanziaria, economica.

 

La dissipazione del prestigio americano

Trump, cultore della religione laica del deal che produce denaro, non è probabilmente in grado di comprendere l’impressionante prestigio che all’America è derivato da un soft power esercitato per decenni dopo la Seconda guerra mondiale e dalla sua capacità regolatoria di un ordine mondiale che garantiva possibilità di crescita e sviluppo universale, al tempo stesso rafforzando la sua forza economica e la sua potenza complessiva (ad esempio, controllando ogni collo di bottiglia marittimo di vitale interesse per il commercio mondiale).

Il risultato della sua sconclusionata gestione della politica e della forza del suo Paese è la perdita di credibilità – anche e soprattutto presso i suoi amici – di un partner del quale ormai si dubita, del quale non ci si può più fidare pienamente.

 

Un’America sempre più isolata

Indebolita la NATO, respinta l’UE, colpevole d’essere succube di un’errata cultura dell’accoglienza dei migranti, non protetta l’Arabia come sembrava invece scontato, vago nell’impegno con Taiwan, creando così timori in Giappone e altri Paesi dell’area asiatica, l’America trumpiana sta isolandosi, correndo inoltre il rischio di rimanere esposta al volere interessato di russi e cinesi, governati da regimi autoritari lontani dalla tradizione democratica e liberale dell’Occidente.

I princìpi fondativi di questa tradizione sono come rinnegati, sconfitti da un’insana predilezione per il comando non sottoposto alla fatica del consenso e della verifica del consenso.

Invece di renderla più grande, Trump ha reso più debole l’America. Questa è la realtà con la quale si confronteranno, all’interno della cabina elettorale, gli americani.

Vedremo come la giudicheranno.

La politica e l’arte dello scassaquindici

Ci risiamo. Non c’è al mondo tregua tra le forze in campo, né in economia e tanto meno in politica. Dante Alighieri, prendendosela con la Fortuna, ci dice che le «sue permutazion non hanno triegue». C’è una dea bendata e capricciosa che provoca e seduce questo o quel personaggio del mondo in cerca della sua benedizione e del potere che ne arriverà. Non si tiene conto del suo cambio di umore e della sua instabilità, ed allora si scatenano guerre dalle quali scappa di mano poi la vittoria che si credeva subito certa.

 

Dall’America al Brasile, la sconfitta che non si accetta

Non c’è più ormai, ancor più, accettazione della realtà per come essa è, pur con le sue mancanze. Il 6 gennaio del 2021, la manifestazione «Save America March» («Marcia per salvare l’America») ha prodotto l’assalto al palazzo del Campidoglio, il Capitol Hill, per impedire la proclamazione di Joe Biden a 46º presidente degli Stati Uniti. Si parlò di elezioni truccate e dell’azione di influenze straniere per condizionare il voto.

Più di recente, in Brasile, la vittoria sul filo di lana del presidente Lula ha avuto per reazione la tragicomica fuga di Bolsonaro negli USA e pare che abbia dichiarato che coraggiosamente, da terra straniera, guiderà l’opposizione. Bolso è la persona fiacca che vanta una forza che non possiede. Lo sconfitto se ne faccia una ragione.

Anche in Israele la vittoria di un soffio di Netanyahu è stata oggetto di contestazioni e presenta uno scenario di forze pressoché identiche, condannate, salvo miracoli, anche per il futuro a fronteggiarsi.

 

L’Italia e un futuro che bussa alla porta

In Italia i sondaggi dicono di un Campo Largo e delle forze di governo che nelle prossime elezioni taglieranno il traguardo, ma ci vorrà il miglior fotofinish per stabilire chi l’avrà spuntata. La puntuale delegittimazione e il disconoscimento, per mano del perdente, dell’avversario che ha prevalso sono diventati ormai un metodo che si è fatto regola.

I fatti dicono che la violenza verbale in ambito politico produce contrapposizioni e divisioni che lacerano la società. Urla e grida eccitano il popolo, scaraventandolo sempre in un qualche conflitto che sembra ora il solo nutrimento che gli si debba dare in pasto. Così va ingozzato prima che rinsavisca. Va tenuto sempre sulla corda, evitando che annusi un benché minimo assaggio di quiete.

La missione preminente è dunque quella di spaccare l’avversario. Si riesce a spuntarla sull’altro sempre sul filo di un rasoio che non dovrebbe mai essere immaginato come arma contundente.

 

La politica dello scontro e il gioco dimenticato

Non si va tanto per il sottile e non si spacca il capello in quattro, ma si tirano fendenti a tutto spiano per demolire la controparte. Eppure i giovani, più saggiamente, usano invece «spaccare» con accezione positiva, per dire che si è fatto bene in una certa circostanza.

Nessuno che più docilmente giochi ormai a scassaquindici, facendo guizzare con abilità le dita ed anche il cervello.

Far camminare le società con una gamba sola, mettendo nell’inerzia un’altra loro parte, relegata a non contare un bel nulla per un bel po’ di anni, non può che farle progredire con enorme lentezza.

Insomma, cronaca di una morte annunciata. I bambini, quando litigano tra di loro, dicono: «Io con te non ci parlo più». Poi, da lì a pochi minuti, riprendono a giocare insieme. Agli adulti non riesce mai.

 

 Una cena per ritrovare il dialogo

Su Avvenire si legge che a Ventotene fazioni storicamente rivali si sono finalmente sedute tutte insieme a una cena. Così si sono parlate in un clima di ritrovata pacificazione, mentre hanno condiviso qualcosa di buono da mettere sotto i denti, non più il nemico. Potrebbe essere un’idea per far cambiare marcia non solo su quell’isola, ma magari anche al nostro Stivale, in grado di dare un calcio alle risse permanenti.

Sarebbe ora.

L’intelligenza artificiale alla prova dell’umanesimo cristiano

Non è ancora in distribuzione, ma leggerò appena possibile il libro di Mario Toso dedicato alla Magnifica humanitas, per almeno due ragioni. 

In primo luogo, perché ritengo che all’enciclica di Leone XIV si debba prestare attenzione, trattandosi di un documento del magistero sociale che si misura con la res nova più rilevante del nostro tempo, qual è l’intelligenza artificiale, e lo fa anche con l’intento di favorire «la custodia della persona umana» dai rischi dell’IA, di cui non ignora le potenzialità, ma di cui non si nasconde i pericoli.

In secondo luogo, perché conosco come autore il salesiano Mario Toso, filosofo e teologo, che è stato, tra l’altro, rettore dell’Università Pontificia Salesiana. Studioso di Gilson e Mounier, Toso ha dedicato la maggior parte delle sue opere alla Dottrina sociale della Chiesa, colta nel suo sviluppo storico e nella sua configurazione teoretica.

In questo contesto ha pure prestato attenzione ad alcune questioni specifiche, come la democrazia e la pace (centrali anche nel nuovo libro), e ad alcuni pontefici: da Benedetto XVI a Francesco, fino a Leone XIV, prendendo in esame le encicliche Caritas in veritate (fatta oggetto di un volume nel 2009; ricordo, per inciso, che Toso ha collaborato alla stesura dell’enciclica, il cui titolo è stato da lui assunto come motto episcopale), Laudato si’ e Fratelli tutti (al tema dell’ecologia ha dedicato un volume nel 2020 e a quello della fraternità o fratellanza un altro nel 2021).

 

Da Leone XIII a Leone XIV: la continuità del magistero sociale

Ho accennato a tutto questo per dire che il libro Un’enciclica sociale per abitare il nostro tempo. Magnifica humanitas (pubblicato dalla Società Cooperativa Sociale Frate Jacopa) è una nuova occasione per riflettere su questa enciclica di rilevante interesse.

Per un verso, infatti, riprende il discorso sul lavoro avviato da Leone XIII e, per altro verso, sviluppa il discorso sull’ecologia impostato da papa Francesco. Entrambe le piste confluiscono nel progetto di civiltà dell’amore additato da Paolo VI.

Così, in papa Leone XIV convergono i tre filoni della Dottrina sociale della Chiesa: quello della Rerum novarum, celebrata di decennio in decennio fino alla Centesimus annus; quello della Populorum progressio, celebrata ogni vent’anni con la Sollicitudo rei socialis e la Caritas in veritate; e quello della Laudato si’, di cui la Magnifica humanitas costituisce una continuazione per l’adozione del «paradigma ecologico» e una novità per l’inedita riflessione sull’IA.

Quest’ultima è colta nella sua «complessità», che richiede un approccio interdisciplinare: non meramente tecnico né solo etico, bensì anche politico, economico, sociale e pedagogico.

Così la cibernetica integrale di papa Leone XIV sviluppa direttamente l’ecologia integrale di Francesco e, indirettamente, l’umanesimo integrale di Maritain.

 

L’intelligenza artificiale come bene comune

In attesa del libro di Mario Toso, possiamo intanto leggere la bella prefazione di Stefano Zamagni, che è stata pubblicata da alcuni quotidiani e periodici.

L’economista riminese, che ha tenuto cattedra a Bologna ed è noto specialmente per gli studi sull’economia civile, firma la prefazione come presidente emerito della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, a sottolineare il contesto in cui si colloca il libro di Toso: un ulteriore tassello di quel formidabile mosaico che è la Dottrina sociale della Chiesa.

Di questo libro Zamagni sottolinea alcuni aspetti che vale la pena riprendere, a partire da quello secondo cui l’intelligenza artificiale deve coinvolgere in particolare la società civile, la quale deve essere soggetto politico e non mero utente.

Ne consegue la proposta di pensare l’IA come una «intelligenza comunitaria» che, come ogni bene comune, è tanto più potente quanto più è condivisa e governata democraticamente.

 

Lavoro, democrazia e pace: le sfide della civiltà dell’amore

Successivamente Zamagni richiama l’attenzione su tre grandi temi.

Anzitutto il lavoro, che, nell’era del capitalismo cibernetico, si configura non solo come «lavoro giusto», ma come «lavoro decente». Non basta, cioè, garantire la giustizia sociale, ma occorre assicurare condizioni che consentano la piena realizzazione dell’essere umano, contrastando le nuove forme di sfruttamento e di schiavitù.

Poi la democrazia, che sta attraversando una crisi partecipativa. Questo deficit democratico reclama un maggiore coinvolgimento della società civile, chiamata a collaborare all’elaborazione delle decisioni attraverso la sussidiarietà circolare fra Stato, mercato e comunità.

Infine, la pace, posta all’insegna della fraternità, che, a differenza della solidarietà, rende possibile il dialogo anche tra chi parte da principi diversi o addirittura antagonisti.

Ma la fraternità chiama in causa categorie cristiane come quelle di misericordia, perdono e riconciliazione, per cui c’è bisogno di una loro traduzione cooperativa in termini di ragionevolezza, in modo da giungere a tutti, a prescindere dal credo religioso o ideale.

Da qui si potrebbe trarre un duplice invito: a svegliare la ragione e ad appellarsi alla comunanza dell’umano.

Possiamo allora concludere dicendo che la distopia algoritmica non è un destino; l’alternativa è la civiltà dell’amore, cui Toso dedica tre parti sulle sette del libro.

Un libro che, nel suo insieme, sa mostrare, per usare i titoli dell’introduzione e della conclusione, che la Magnifica humanitas è «un’enciclica che anticipa i tempi e le res novae» e che è necessario «guardare al domani con Neemia come compagno e figura-guida».

La piccola impresa e il valore umano del lavoro

Giovedì 22 ottobre, a Milano, presso il Centro Congressi Stella Polare di Fiera Milano Rho, con il nostro Centro Studi e Ricerche della CONAPI Nazionale abbiamo presentato il primo Rapporto sul benessere integrale dei lavoratori nelle micro e piccole imprese, frutto di una ricerca avviata con un’indagine pilota nel 2025 e ripresa nel primo semestre del 2026. La sede è stata il Wellbeing Happiness Forum, organizzato da Ecosistema Formazione Italia con OMM Business, che ha riunito oltre 160 relatori, anche internazionali, e più di 1.600 presenze.

 

Il lavoro come espressione della dignità umana

Da studiosi del wellbeing riteniamo che parlare di benessere al lavoro richieda anzitutto una riflessione sulla persona umana, fondamento, fine e soggetto primario di ogni istituzione, dalla famiglia all’impresa. Ci tornano alla mente le parole di Giorgio La Pira, per il quale il lavoro, pur nella sua funzione strumentale, è chiamato a elevare e perfezionare chi lo svolge, ed è un dono della vita piuttosto che una condanna. Intendiamo il benessere proprio a partire da questo significato, come la condizione in cui l’attività quotidiana, oltre alla mera retribuzione salariale, aiuta ciascuno a crescere e a coltivare al meglio i propri talenti.

La novità della ricerca, a cui teniamo particolarmente, sta nell’aver considerato tra i lavoratori anche l’imprenditore. Più della metà delle imprese che hanno risposto ha una conduzione familiare, prevalente nel 31,2% dei casi e in parte presente nel 24,1%, e chi guida un’impresa di questo tipo condivide spesso la giornata con il coniuge o con i figli e finisce per portarsi il lavoro a casa, tanto che la vita personale e quella dell’azienda si intrecciano fino a diventare quasi indistinguibili.

Per questo abbiamo voluto guardare all’imprenditore non solo come a colui che deve garantire il benessere degli altri, ma come a una persona che porta sulle spalle il peso di scelte e di rischi, conosce talvolta una solitudine che dall’esterno non si vede e ha a sua volta il diritto a stare bene.

Il successo di un’impresa, a nostro avviso, si misura non tanto nei beni e servizi prodotti o nella rapidità con cui si raggiunge un obiettivo, ma nella capacità di concorrere al bene comune, ed è qui che se ne coglie il volto sociale dell’imprenditoria.

 

I risultati della ricerca: sensibilità e criticità

Il questionario di 32 domande è stato somministrato dal 25 maggio al 30 settembre 2026. Oltre 1.400 imprese lo hanno aperto e 283 hanno risposto, circa una su cinque, e questo scarto ci pare significativo perché rivela un tema avvertito, ma che, specie nella micro e piccola impresa, fatica a trovare tempo e spazio dove le risorse, anche in termini di capitale umano, sono limitate.

Il campione non rappresenta l’intero sistema produttivo nazionale, ma si distribuisce a macchia di leopardo su tutto il territorio e restituisce con serietà l’esperienza di chi ha scelto di rispondere, a cui va la nostra gratitudine.

Più della metà dei rispondenti (52,4%) ha da uno a cinque addetti, titolare compreso. Quanto allo sguardo dell’imprenditore sui lavoratori, il 31,7% vi riconosce una persona che porta valore e merita rispetto, mentre soltanto il 7,9% lo considera solo una risorsa produttiva, e un imprenditore ha scritto che il proprio dipendente è «un membro di famiglia», a conferma di quanto la vicinanza possa farsi cura.

La sensibilità, tuttavia, non sempre diventa organizzazione. Il 32,4% si affida a pratiche informali e il 43,3% non ha ancora affrontato i rischi psicosociali, mentre tra gli ostacoli prevalgono le risorse economiche insufficienti (31,8%), segno che la buona volontà da sola non basta.

Per questo il 20,7% delle imprese chiede alle organizzazioni sindacali e agli enti bilaterali strumenti di ascolto dei lavoratori e sostegno sulla salute mentale.

 

Il benessere come responsabilità condivisa

A tal proposito, precisiamo che stiamo già lavorando alla seconda edizione del Rapporto, in programma per l’autunno 2027, col fine di ampliare il campione e dare maggiore solidità alla lettura di una realtà che merita di essere conosciuta e accompagnata nel tempo.

Da questi primi esiti ci resta la convinzione che il benessere dei lavoratori nelle micro aziende non dipende da un ufficio predisposto o da un budget ben definito, quanto piuttosto dal riconoscimento della dignità di ogni persona, la quale chiede di essere accolta nello sguardo di chi le sta accanto prima ancora che nelle regole.

È la nostra stella polare, e se il lavoro è davvero un dono, come intuiva La Pira ispirato dal Vangelo e come ribadito dalla Dottrina sociale della Chiesa, spetta a noi creare le condizioni affinché chi lavora, e chi fa impresa, possa vedere rispettata la propria dignità.

Queste righe richiamano soltanto una parte di ciò che le imprese ci hanno raccontato, e invitiamo chi si occupa di lavoro, di policy aziendali, di risorse umane e di impresa a leggere il Rapporto per intero, perché è nei dettagli delle risposte che si riconoscono le attese di chi vive ogni giorno il lavoro nelle realtà più piccole.

 

Antonio Zizza
Direttore scientifico del Centro Studi e Ricerche CONAPI Nazionale

 

Per leggere il rapporto

https://benesserelavoratori.conapinazionale.it/rapporto

Snam, compie 85 anni: nata nel 1941 ha metanizzato l’Italia

Roma, 30 ott. (askanews) – Fondata il 30 ottobre del 1941 come Società nazionale metanodotti, Snam festaggia quest’anno gli 85 anni. Dallo sviluppo dei giacimenti di metano della Pianura Padana, alla rete dei primi metanodotti Snam ha contribuito a porre le basi del boom economico italiano, realizzando la progressiva metanizzazione del paese, nel solco della guida e delle intuizioni di Enrico Mattei, che ne è stato presidente dal 1949 fino al 1962, anno della sua scomparsa. La ricorrenza è stata celebrata a Roma alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e di esponenti del governo, insieme al ministro dell’Ambiente e sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin che ha messo in luce la strategicità delle infrastrutture di Snam e degli stoccaggi di gas in un momento di crisi geopolitica ed energetica come quello attuale con la necessità di diversificare le fonti e le rotte di approvvigionamento, di rafforzare le infrastrutture e accrescere la capacità di risposta del sistema”. Il gas, ha evidenziato l’amministratore delegato di Snam, Agostino Scornajenchi, continua a rappresentare l’ultima linea di difesa del sistema energetico, la risorsa che garantisce sicurezza e flessibilità quando le altre fonti non sono disponibili.

Agostino Scornajenchi, Amministratore delegato Snam: “85 anni di Snam sono 85 anni da una storia straordinaria, nata da un’intuizione tanti anni fa di Enrico Mattei che da un prodotto paradossalmente povero, di risulta rispetto all’esplorazione petrolifera classica ha trovato un fluido e ha trovato le tecnologie per poter trasportare quel fluido e dare energia all’energia alla metanizzazione dell’Italia”. “Una rete che ancora oggi trasporta e trasporterà un ammontare fondamentale dell’energia di questo paese. Il 50% dell’elettricità di di cui viviamo – ha detto Scornajenchi – è fatta con il gas, una parte una parte importantissima dei consumi industriali, del business della carta, del cemento, della ceramica, tutta l’attività che serve il riscaldamento delle nostre case, in ospedale, nelle nostre famiglie è fatto con il gas, una molecola che rappresenta la polizza di assicurazione del sistema energetico nazionale. Vedete, si parla sempre di qual è il nostro ruolo ma il nostro ruolo è proprio questo, esserci quando gli altri non ci sono: le fonti energetiche hanno pregi e difetti o ognuna ha i suoi vantaggi. Ecco il gas ha il grande vantaggio di esserci sempre anche e soprattutto quando gli altri non ci sono più”.

L’evento è stata anche l’occasione per fare il punto sulla situazione degli stoccaggi di gas in Italia, uno dei paesi più virtuosi in ambito europeo con un livello di riempimento che ha superato il 90% e per sottolineare come il sistema, venuto meno il considerevole apporto di gas russo abbia saputo prontamente reagire.

Agostino Scornajenchi, Amministratore delegato Snam: “85 anni di infrastrutture e di investimenti e di competenza sono quelli che ci hanno permesso di uscire rapidissimamente dalla crisi del gas russo. Arrivava una montagna di gas da un unico fornitore e nel giro di pochi mesi abbiamo completamente riposizionato i flussi, adesso arriva maggior gas da Nordafrica arriva molto gas dall’Azerbaigian con il Tap una infrastruttura e nessuno voleva e senza la quale oggi il paese sarebbe spento e lo stesso con il posizionamento di due navi rigassificatrici, una a Piombino e l’altra a Ravenna senza le quali il paese non avrebbe superato gli ultimi inverni e le ultime estati, perché quest’estate, quando le temperature che tutti ricordiamo, il paese in quel momento andava a gas perché c’era poca produzione idroelettrica perché c’era poco import e quando gli altri non ci sono, dobbiamo esserci noi”.

Verso una qualificazione europea per gli appalti

Roma, 30 ott. (askanews) – Il mercato degli appalti in Europa necessita di un sistema di qualificazione condiviso, capace di superare le barriere nazionali, snellire la burocrazia e garantire l’affidabilità. È quanto emerso oggi a Roma all’Academy Day ‘Dal mercato unico degli appalti pubblici alla qualificazione unica europea?’, promosso da CQOP SOA. Al centro del dibattito, aperto tra gli altri dal Vicepresidente esecutivo della Commissione UE Raffaele Fitto, la presentazione di uno studio accademico inedito. La ricerca, condotta da CQOP SOA con Johns Hopkins University, Ghent University e Politecnico di Torino, affronta il nodo della riforma europea degli appalti: come creare un ecosistema digitale basato sul principio “once-only” per favorire la reale concorrenza transfrontaliera. Lo studio traccia tre possibili scenari di convergenza: un mutuo riconoscimento rafforzato, un sistema di passaporti riutilizzabili o una convergenza normativa con un’autorità di vigilanza europea. L’urgenza della transizione è confermata da un’indagine su circa 700 imprese italiane certificate: il 62% denuncia serie difficoltà a operare negli altri Paesi membri, mentre il 73% giudica strategica l’adozione di un modello europeo ispirato all’architettura SOA. In Italia, il sistema di attestazione per gare superiori a 150.000 euro, vigilato da ANAC, rappresenta un presidio ineludibile di trasparenza: un patrimonio che il nostro Paese può mettere a disposizione dell’Unione. Nel confronto, parlamentari, accademici ed esperti del settore hanno concordato sulla necessità di posizionare l’Italia come attore protagonista nel negoziato in corso. “La riforma europea spinge verso digitalizzazione e integrazione”, ha sintetizzato Desiderio Berdini, CIO CQOP SOA. “Il collaudato modello italiano ha le carte in regola per ispirare il nuovo sistema continentale, generando fiducia e stimolando il mercato”.

Milano chiama Roma: l’asse strategica sui dati sanitari

Roma, 30 ott. (askanews) – Trasformare i dati in evidenze e le evidenze in decisioni. Questo è il punto focale di Milano Chiama Roma, evento lanciato da Regione Lombardia e che ha chiamato a raccolta rappresentanti delle istituzioni, degli IRCCS, dell’università, dell’industria e delle autorità regolatoria.

Un convegno, avvenuto alla sede della Delegazione della Regione Lombardia a Roma, che punta ad un percorso che valorizzi i dati garantendo sicurezza, trasparenza e tutela dei diritti delle persone. A moderare l’incontro, Alessandro Venturi, presidente fondazione IRCCS del Policlinico San Matteo che ha parlato proprio della posizione di questi istituti una una possibile architettura del futuro: “Il modello e l’architettura europea devono ancora essere disegnati a livello nazionale. Sicuramente gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, che rappresentano una peculiarità del nostro Paese, possono costituire la dorsale di riferimento per la gestione dei dati sanitari”.

Il progetto promosso dall’Assessore al welfare della Lombardia Guido Bertolaso, congiuntamente al Presidente IX Commissione sostenibilità sociale, casa e famiglia Emanuele Monti propone di creare un ponte cultura stabile tra Regione e istituzioni nazionali, rafforzare il confronto su temi strategici e favorire una visione condivisa del futuro del Sistema sanitario Nazionale. Monti, anche membro dell’AIFA, ha parlato ai nostri microfoni proprio di questo doppio punto di vista: “Il tema dei dati in sanità è fondamentale, specialmente oggi, nell’era dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie che ci permettono di elaborare al meglio queste informazioni per farne un vero cruscotto decisionale. Decisioni che vanno dal prezzo e rimborso alla definizione del rapporto con le Regioni, per evitare disomogeneità territoriali e garantire un accesso equo a tutti i pazienti italiani. Governare i dati significa, quindi, dare risposte certe ai cittadini del nostro Paese”.

Indubbiamente, l’Italia dispone di un database rilevante di dati sanitari e un patrimonio di competenze di primo ordine. La missione, ora, è quella di trasformare il potenziale in valore utilizzando questi dati all’interno di un quadro di regole condivise e in continua mutazione. Sia il regolamento giuridico italiano che quello europeo stanno rispondendo a questa necessità con evoluzioni dei rispettivi codici con l’intento di garantire il necessario equilibrio tra tutela della privacy e utilizzo dei dati.

“Il GDPR e il Codice Privacy garantiscono già un adeguato bilanciamento tra il sacrosanto diritto alla ricerca e l’altrettanto sacrosanto diritto alla riservatezza, all’umanità e alla privacy delle persone. L’articolo 110 del Codice ha ampliato le facilitazioni per la ricerca, soprattutto in campo sanitario, che peraltro erano già previste dagli articoli 5 e 89 del Regolamento Europeo. La cosa fondamentale è che ogni ricerca si basi su una solida base giuridica e su finalità certe: la ricerca deve avere motivazioni chiare e inequivocabili, sulle quali la persona possa prestare il proprio consenso” ha concluso Agostino Ghiglia, Componente del Garante per Protezione dei Dati Personali.

Un capitolo centrale riguarda la Real World Evidence: evidenza scientifica generata dall’analisi dei dati sanitari raccolti nella pratica clinica di tutti i giorni con un approccio, come sottolineato da Fabio De Lillo di Regione Lazio, che permette di capire come una terapia funziona nel “mondo reale”. Trasformare il patrimonio in conoscenza e la conoscenza di proposte operative è l’obiettivo di Milano Chiama Roma che punta a creare uno strumento per prendere decisioni migliori in futuro. L’incontro è stato realizzato con il supporto di Roche, nell’ambito del suo progetto Ricerca Circolare, che si sviluppa attraverso strumenti partecipativi – un magazine semestrale gratuito e la promozione di momenti di incontro come questo – con l’obiettivo di promuovere il ruolo della ricerca scientifica nel nostro Paese.

IPA 2026, premiati i protagonisti della buona politica

Roma, 30 ott. (askanews) – Un premio per la buona politica, il merito, la dedizione e per i protagonisti del buon policy making. Si è svolta all’Università Luiss, a Roma, la cerimonia di premiazione della terza edizione degli Italian Political Awards, ideati e promossi dall’Associazione Italian Politics, in collaborazione con la Luiss.

L’iniziativa valorizza la qualità delle politiche pubbliche, premiando i parlamentari che si sono distinti per i loro contributi e la capacità di elaborare proposte innovative.

Le parole di Giuseppe De Lucia – Presidente di Italian Politics: “Il nostro obiettivo è dare visibilità alle attività parlamentari, cercando di superare le polemiche che fanno parte del dibattito. Al di là delle contrapposizioni e del conflitto, sappiamo infatti che in Parlamento ci sono moltissimi parlamentari che lavorano per il bene del Paese. Con questo premio vogliamo mettere in evidenza il loro merito, la loro competenza e la qualità del lavoro svolto per risolvere i problemi dei cittadini e migliorare la quotidianità degli italiani”.

L’intervista a Gian Marco Centinaio – Vicepresidente del Senato: “Prendi alcuni colleghi un po’ come esempio: vedi cosa fanno, come lavorano e che cosa hanno proposto. Penso sia altrettanto importante ricordare che la politica non è solamente scontro e competizione, ma è anche confronto. È persino amicizia: grazie a questi rapporti si sviluppano competenze e si creano legami personali che ti permettono di guardare all’avversario politico in modo diverso”.

Sono stati sette i protagonisti premiati nelle varie categorie: l’on. Ettore Rosa per l’impegno sui temi della sicurezza europea, il sen. Maurizio Gasparri per il ruolo svolto nell’ammodernamento della Difesa, la sen. Silvia Fregolent per l’impegno a favore di infrastrutture più efficienti. E poi, ancora, all’on. Dario Iaia il premio per l’impegno sui temi della transizione industriale e ambientale, mentre il sen. Tino Magni ha ricevuto il premio per l’impegno costante a difesa della sicurezza e della dignità del lavoro, nello stesso settore il premio è andato anche all’ on. Chiara Gribaudo. E infine, l’on. Francesco Filini che ha ricevuto il premio per l’attenzione dedicata all’innovazione digitale e al sen. Gianluca Cantalamessa per l’impegno a favore della competitività e della tutela del tessuto produttivo italiano.

Al fianco dei premiati, vi sono anche le Menzioni speciali: a Martina Semenzato è stato riconosciuto l’impegno alla guida della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, con un approccio fondato su ascolto, prevenzione e analisi dei dati. Marco Furfaro è stato menzionato per la legge che garantisce l’assistenza sanitaria alle persone senza dimora, tutelando il diritto alle cure. A Guido Castelli, invece è stato consegnato un riconoscimento per il lavoro svolto da commissario straordinario per il sisma del Centro Italia, volto ad accelerare la ricostruzione e sostenere la ripartenza dei territori. Infine, Maria Domenica Castellone è stata premiata per aver portato in Parlamento la propria esperienza di medico e ricercatrice, promuovendo decisioni basate sul rigore scientifico e sulle evidenze.

La cerimonia ha ribadito il ruolo degli Italian Political Awards nel valorizzare l’attività parlamentare capace di generare risultati tangibili, migliorare l’efficacia delle politiche pubbliche e promuovere un’Italia più moderna e inclusiva.

Il commento di Gaetano Quagliariello – Dean School of Government LUISS: “Noi siamo una scuola di governo e conosciamo il valore del Parlamento e del parlamentarismo. Nella storia contemporanea, il sistema parlamentare ha superato molti momenti di crisi ed è ogni volta rinato, anche perché c’è stato chi ha compreso come adeguarsi ai nuovi tempi. Questo è il contributo che noi della School of Government della LUISS offriamo per far comprendere due cose fondamentali: primo, che del Parlamento non si può fare a meno; secondo, che il Parlamento può avere ancora un ruolo centrale”.

L’intervento di Anna Finocchiaro – Presidente di Italiadecide: “Mi fa molto piacere che, alla fine di una lunghissima esperienza parlamentare e di governo, io possa lasciare un buon ricordo: è una cosa che mi gratifica molto. Non so se me lo merito davvero, perché credo di aver fatto semplicemente ciò che bisognava fare, né più né meno. Tuttavia, è una bellissima occasione, ed è particolarmente importante che questo riconoscimento venga conferito in una sede così prestigiosa e destinata all’educazione”.

Con questa terza edizione, gli Italian Political Awards si confermano un’occasione unica per dare visibilità alle migliori esperienze nel panorama politico nazionale e stimolare un confronto costruttivo sul futuro delle istituzioni e del Paese.

Aperta la XVII edizione della Borsa della Ricerca

Roma, 30 ott. (askanews) – Oltre 1.300 ricercatori coinvolti, 113 aziende partecipanti, 823 colloqui realizzati e un tasso di soddisfazione che supera il 94%. Sono alcuni dei numeri emersi dal report di valutazione degli impatti del PNRR Placement Program, presentato oggi nel corso della sessione plenaria di apertura della XVII edizione del Forum della Borsa della Ricerca, promosso da Fondazione Emblema e coorganizzato con l’Università degli Studi di Catania. L’evento, ospitato presso il Monastero dei Benedettini, ha acceso i riflettori sul tema della competitività delle imprese e della valorizzazione dei dottori di ricerca, mettendo al centro il ruolo del capitale umano altamente qualificato come leva strategica per l’innovazione e la crescita del Paese. Ad aprire ufficialmente i lavori il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso: ‘La Borsa della Ricerca dimostra ogni anno che il trasferimento tecnologico non è un concetto astratto e i 231 spin off universitari che hanno partecipato nell’ultimo triennio, di cui un terzo provenienti dal Mezzogiorno, dimostrano un Paese in cui la ricerca sa generare impresa in ogni territorio. Oggi la competizione globale si gioca sulle tecnologie e in questa sfida avere un capitale umano altamente qualificato è la vera materia prima strategica, e il nostro Paese ha più che mai bisogno di giovani talenti. Il Governo fin dall’inizio della Legislatura – ha aggiunto – si è attivato su più fronti e per incentivare le imprese abbiamo stanziato 31 milioni di euro per le misure Brevetti+, Disegni+ e Marchi+. Le aziende che investono su un dottore di ricerca – ha concluso il Ministro con un video inviato alla platea – non stanno affrontando semplicemente un costo, ma stanno facendo una scelta importante che guarda al futuro non solo della propria impresa, ma anche a quello della nostra Italia e della nostra Europa’. I dati del Report raccontano gli effetti del Program Placement, il programma ideato da Fondazione Emblema per accompagnare dottorandi, dottori di ricerca e ricercatori coinvolti nei progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza verso il mondo del lavoro. Tra luglio 2024 e aprile 2026, il Programma ha accompagnato dottorandi, dottori di ricerca e ricercatori dei progetti PNRR verso il mercato del lavoro attraverso percorsi di orientamento, coaching, assessment e matching con le imprese. Nel complesso sono stati realizzati 117 recruiting day, 10 virtual career day, 97 giornate di coaching, 78 assessment center, 36 sessioni dedicate all’autoimprenditorialità e 284 appuntamenti di orientamento individuale, distribuiti in 24 città italiane. I protagonisti del programma sono stati 1.356 ricercatori e dottori di ricerca, provenienti prevalentemente dalle aree tecnico-scientifiche (50,8%) e medico-sanitarie (20,7%), coinvolti in attività di incontro con il mondo produttivo. Sul fronte delle imprese, il Programma ha registrato la partecipazione di 113 aziende, operanti soprattutto nei settori Industria 4.0 e produzione (35,5%), ICT (26,8%) e Healthcare-Life Science (23,2%). Particolarmente significativo il dato relativo al matching tra domanda e offerta di competenze: all’interno dei nove Placement Program sono stati organizzati 823 colloqui tra ricercatori e aziende. Inoltre, il 75,4% dei partecipanti dichiara di aver sostenuto almeno un colloquio e, tra questi, il 65,6% ha ricevuto un feedback positivo o una prospettiva di ulteriore contatto da parte delle imprese. Il report evidenzia anche un elevato livello di soddisfazione. Il 94,9% dei ricercatori consiglierebbe il PNRR Placement Program a un collega, mentre tra le aziende emerge un apprezzamento particolarmente elevato per la qualità dei profili incontrati. Ben l’85,6% delle imprese che avevano già partecipato ad altre iniziative di recruiting dedicate ai PhD ritiene infatti che i profili conosciuti attraverso il Programma siano migliori rispetto a quelli intercettati in altre esperienze analoghe. ‘I risultati del PNRR Placement Program – commenta Tommaso Aiello, Presidente di Fondazione Emblema – dimostrano che quando ricerca e impresa vengono messe nelle condizioni di dialogare, nascono opportunità concrete per i talenti e per la competitività del Paese. Il nostro impegno ora è coinvolgere Istituzioni, Università e imprese per rendere strutturali questi percorsi di incontro e valorizzazione del capitale umano altamente qualificato’. Un risultato che conferma quindi la crescente attenzione del sistema produttivo verso le competenze avanzate generate dalla ricerca pubblica e il valore delle iniziative capaci di costruire ponti stabili tra università e imprese. A seguire la tavola rotonda dedicata al rapporto tra competitività delle imprese e valorizzazione dei dottori di ricerca ha visto il confronto tra rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e del sistema produttivo nazionale. ‘La Borsa della Ricerca rappresenta un’importante occasione per rafforzare il dialogo tra università e sistema produttivo, trasformando competenze scientifiche e risultati della ricerca in innovazione e opportunità di sviluppo. Come Università di Catania stiamo investendo in un modello di open innovation che renda questa collaborazione sempre più strutturata e continuativa. In questa direzione – ha detto Enrico Foti, Rettore dell’Università degli Studi di Catania – si inserisce anche la nuova piattaforma digitale dedicata alla Terza Missione, sviluppata con Fondazione Emblema, per favorire il matching tra competenze scientifiche e fabbisogni delle imprese. Il nostro obiettivo è valorizzare la ricerca e, soprattutto, il capitale umano, creando opportunità professionali qualificate per i giovani talenti. È una priorità del nostro programma Studiare e lavorare in Sicilia: contribuire a costruire un territorio capace non soltanto di formare eccellenze, ma anche di offrire loro concrete prospettive di crescita e realizzazione professionale’. Dopo la giornata inaugurale, la Borsa della Ricerca è entrata nel vivo con oltre 1.500 appuntamenti di matching tra più di 100 imprese, enti e investitori e 50 delegazioni universitari del mondo della ricerca universitaria. La giornata conclusiva è stata dedicata ai Pitch di startup e spin-off, con 38 realtà innovative provenienti da tutta Italia che hanno presentato tecnologie, brevetti e modelli di business davanti a imprese, investitori e operatori dell’ecosistema dell’innovazione. Un’occasione concreta per favorire nuove collaborazioni e accelerare il percorso di crescita delle giovani imprese ad alta intensità di conoscenza. Tra i momenti più attesi dell’evento, i BdR Awards 2026, con cui alcune tra le più importanti aziende presenti hanno premiato i progetti ritenuti più promettenti per potenziale innovativo e prospettive di trasferimento tecnologico. Barilla ha assegnato il riconoscimento a PlantZCare, spin-off del Politecnico di Torino che sviluppa sensori indossabili per monitorare in tempo reale lo stato di salute delle colture; NTET Group ha premiato BIOGEAR della Fondazione MOST; StarTime ha scelto Ichnovia dell’Università Sapienza di Roma; mentre EssilorLuxottica ha riconosciuto il valore di Carbonhub, iniziativa dell’Università di Parma dedicata alla ricerca e alle applicazioni avanzate dei nanomateriali a base di carbonio, mentre Giuliani S.p.A. ha premiato Dethenco dell’Università di Siena, realtà impegnata nello sviluppo di soluzioni innovative per il settore delle scienze della vita. A questi si è aggiunto il riconoscimento assegnato da Fondazione Emblema attraverso il programma di accelerazione StarTime, a Ichnovia dell’Università Sapienza di Roma, per il potenziale di sviluppo e valorizzazione industriale della proposta progettuale. Una tre giorni che ha trasformato Catania in un laboratorio nazionale di innovazione aperta, coinvolgendo oltre 500 partecipanti tra aziende, università, centri di ricerca, startup, spin-off, investitori e istituzioni. Numeri che si sono tradotti in più di 1.500 incontri one-to-one, confermando l’efficacia di un format capace di generare opportunità di collaborazione, trasferimento tecnologico e sviluppo. L’edizione 2026 rafforza il ruolo della Borsa della Ricerca come punto di riferimento nazionale per la valorizzazione dei risultati della ricerca e per il dialogo tra mondo accademico e sistema produttivo. Una missione che, anno dopo anno, continua a favorire la nascita di nuove partnership, investimenti e percorsi di innovazione, contribuendo alla competitività del Paese.

Risparmio postale: Buono fruttifero minori rende 5% annuo lordo

Roma, 30 ott. (askanews) – Un rendimento annuo lordo del 5% fino al compimento dei 18 anni. È la novità dei Buoni fruttiferi postali dedicati ai minori, pensati per costruire e progettare l’età adulta, un pensiero per il futuro che può arrivare da genitori, nonni, parenti e amici, partendo anche da una piccola somma.

I Buoni sono emessi da Cassa Depositi e Prestiti, garantiti dallo Stato italiano e distribuiti da Poste Italiane. Si possono sottoscrivere a partire dal taglio minimo di 50 euro e possono essere intestati a bambini e ragazzi fino a 16 anni e mezzo. Al compimento dei 18 anni, il “tesoretto” accumulato potrà diventare una risorsa per gli studi, l’ingresso nel mondo del lavoro o altri progetti personali.

Il risparmio postale accompagna le famiglie italiane da generazioni, rappresentando il porto sicuro in cui gli italiani custodiscono in modo redditizio il loro denaro. Attualmente, sono oltre 6 milioni e 800 mila i Buoni dedicati ai minori in circolazione, per un valore complessivo superiore ai 10,5 miliardi di euro. La regione che guida questa speciale classifica è la Campania, seguita da Lombardia e Lazio. La Lombardia è invece la regione con il più alto numero di Libretti di risparmio dedicati ai minori, che, articolati in tre fasce d’età, diventano anche un’opportunità per imparare gradualmente a gestire le somme accantonate: fino ai 12 anni, con operazioni gestite da genitori o tutori; dai 12 ai 14 anni, per i primi passi verso l’autonomia; dai 14 ai 18 anni, per una gestione più attiva grazie all’app e ai canali digitali.

I Buoni non hanno costi di sottoscrizione, godono di un regime fiscale agevolato, con ritenuta sugli interessi del 12,50% e sono esenti da imposta di successione. Si possono sottoscrivere in forma cartacea da parte del genitore, di un familiare o di un conoscente, purché maggiorenne, o in forma dematerializzata solo in caso di genitore o tutore. Attraverso i Buoni e i Libretti, il risparmio postale continua così a crescere e ad accompagnare le famiglie e le nuove generazioni coniugando la sicurezza della garanzia statale sul capitale investito, educazione finanziaria e innovazione digitale. Il servizio del Tg Poste.

Il neuro-laboratorio portatile che misura il benessere mentale

Milano, 30 ott. (askanews) – Misurare l’invisibile per potenziare le persone. È l’obiettivo di Elephant Brain Lab, startup italiana che si occupa di benessere psico-fisico e del suo prototipo di Neuro-Laboratorio Portatile usato per trasformare complessi dati biologici in strategie concrete. Marco Rotonda è cofondatore e amministratore.

“È un caschetto multimodale nel senso che prendiamo vari parametri fisiologici, l’attività del cervello, del cuore, la temperatura e la conduttanza cutanea – spiega – in tre minuti occhi aperti, tre minuti occhi chiusi, poi eventualmente dei compiti cognitivi, raccogliamo questi dati, li elaboriamo, creiamo una mappa che potrebbe essere intesa sia come per degli operatori quindi per dei clinici che possono essere interessati o per dei coach che seguono squadre sportive o all’interno della difesa per valutare il carico cognitivo, all’interno delle aziende per valutare il benessere aziendale delle persone, quindi ci sono varie applicazioni”.

“L’obiettivo – aggiunge – è fare una specie di foto di come sta la persona, ma a parte la foto, quello che riusciamo a fare è anche il miglioramento, perché riusciamo a prendere questi dati e lavorarli in tempo reale e rimandarli a un dispositivo, un gioco virtuale. Per giocare bisogna modificare l’attività del cervello o del corpo, quindi per giocare ci si migliora”.

La startup ha partecipato al Ces Unveiled di Milano, anteprima del Ces di Las Vegas, grande evento tech organizzato da Cta, dal 6 al 9 gennaio in Nevada.

Cortei, Salvini: gravi parole di attivista che in tv giustifica violenze

Roma, 30 ott. (askanews) – “‘È bene che abbiate paura’, ‘qualche vetrina spaccata li farà risvegliare’. Parole gravissime pronunciate in diretta Tv da un’attivista di sinistra che arriva a giustificare la violenza e i danneggiamenti. Manifestare è un diritto, spaccare vetrine, aggredire le Forze dell’ordine e intimidire le persone NO. Solidarietà alle donne e agli uomini in divisa, ai commercianti e a tutti i cittadini perbene”. Lo ha scritto su Facebook il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, leader della Lega, rilanciando uno spezzone di una trasmissione tv con le dichiarazioni di un’attivista sulle manifestazioni di protesta.

Manovra, botta e risposta Patuelli-Giorgetti su contributo banche

Roma, 30 ott. (askanews) – Botta e risposta tra banche e fondazioni bancarie, da una parte, e governo dall’altra, nella persona del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sul controverso tema del nuovo contributo che il settore finanziario è chiamato a dare alla manovra di Bilancio.

Lo scambio, praticamente in diretta, è avvenuto durante la giornata mondiale del risparmio, organizzata tradizionalmente dall’Acri. E a sollevare per primo il tema è stato proprio il presidente dell’associazione, Giovanni Azzone. “Le fondazioni bancarie vengono penalizzate due volte. Mi sembra che ci sia un segnale che rende meno strategico, forse per il Paese, la presenza nell’azionariato delle grandi banche delle fondazioni, quindi credo che su questo qualche riflessione la dovremmo fare”, ha detto.

Si profila una richiesta equivalente a 70 milioni di euro tramite un aumento dell’Ires sulle fondazioni, ha rilevato, precisando che non si è potuto esaminare il testo del provvedimento. Inoltre “veniamo inseriti nella categoria degli intermediari finanziari, mi sembra una contraddizione in termini – ha detto Azzone -. Continueremo a fare il nostro lavoro, come l’abbiamo fatto finora, e ci impegneremo a farlo nel modo migliore possibile. Cercheremo di destinare minori risorse a progetti meno strategici”.

“Meno persone godranno dei servizi delle fondazioni. Una riduzione ad esempio di 40 milioni di euro avrebbe come effetto di perdere la possibilità di reintegrare nella comunità 20 mila ragazzi che sono Neet. Oppure – ha spiegato – perdere la possibilità garantire il futuro di autonomia a 2000 persone disabili”.

Gli ha fatto eco il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli: dalle dichiarazioni giunte finora da esponenti del governo “è venuto fuori un mosaico proccupante, perché verrebbe aumentata ulteriormente la pressione fiscale attarverso l’Ires e ci sarebbe un ancor più gravoso aggravio per l’Irap, che l’anno scorso è stata aumenata del 3,5%. Spero – ha detto – che prima che il parlato veda luce” in un testo depositato “ci sia una riflessione su questo, anche perché la stagione delle crisi bancarie molti dei non se la sono dimenticata”, ha affermato durante un dibattito con lo stesso Azzone, mentre in sala era presente Giorgetti.

A stretto giro è giunta la risposta del ministro. “Caro Patuelli, siamo tutti nella stessa barca”, ha affermato. “Tutte le componenti del paese devono contribuire al percorso di risanamento della finanza pubblica, vale in primis per il settore finanziario”, ha spiegato Giorgetti. Gli sforzi richiesti “ci rendiamo conto che sono oneri significativi, ma affrontabili”.

Inoltre “lo Stato ha aiutato il sistema bancario quanto aveva necessità. Se le banche aiutano lo Stato a temere in ordine i Conti pubblici mi sembra una cosa ragionevole, soprattutto perché siamo tutti nella stessa barca. Più volte in queste settimane – ha proseguito – ho parlato di barca da proteggere in tempi di potenziale burrasca”.

Successivamente, incalzato dai giornalisti sul tema, Giorgetti ha aggiunto: “il sistema bancario italiano è solido, redditizio con i crediti deteriorati al minimo ed è un patrimonio del paese: lo riconosco. E’ anche un sistema plurale e la pluralità – ha concluso – è una ricchezza che va a preservata”.

Midterm, i sondaggi spingono i Dem. Consenso Trump al minimo storico

Roma, 30 ott. (askanews) – ‘I presidenti per un motivo o per l’altro perdono sempre le midterm’ ha dichiarato qualche giorno fa il presidente americano Donald Trump nello Studio Ovale, dando indirettamente credito ai sondaggi che vedono in vantaggio i Democratici sul partito Repubblicano, in una delle elezioni congressuali più seguite degli ultimi tempi. Secondo gli ultimi rilevamenti, a pochi giorni dal voto del prossimo 3 novembre, i Dem avrebbero dalla loro il 53% dei votanti mentre il 43% sarebbe a sostengo dei Repubblicani. Uno scenario che segue la regola americana che porta l’inquilino della Casa Bianca a trasformarsi in ‘un’anatra zoppa’ dopo le elezioni di metà mandato.

A pochi giorni dal voto, un nuovo sondaggio del New York Times e dell’Università di Siena rileva che il tasso di approvazione del presidente Trump ha toccato un nuovo minimo storico, a causa dell’ampia disapprovazione per la sua gestione dell’economia, della guerra in Iran e degli alti prezzi della benzina. Solo il 36% dei probabili elettori ha dichiarato di sostenere l’operato del presidente Trump, mentre il 59% ha espresso la propria disapprovazione. Si tratta dell’indice di gradimento più basso mai registrato in un sondaggio del Times/Siena nei confronti del capo della Casa Bianca.

Il Nyt riproduce un quadro politico nazionale fosco per i Repubblicani. Secondo il quotidiano newyorchese, gli americani esprimono in larga misura un giudizio negativo sulle condizioni economiche sotto l’amministrazione Trump: tre quarti di loro giudicano l’economia mediocre o pessima. La maggioranza degli elettori attribuisce a Trump la responsabilità del peggioramento: il 69% disapprova il suo operato sul costo della vita, il 65% disapprova la sua gestione della guerra in Iran e quasi tre quarti disapprovano il suo operato sui prezzi della benzina, che hanno superato i 4 dollari al gallone.

Una delle principali criticità riscontrate nei confronti della Casa Bianca è quella di non essere stata in grado di mantenere le promesse. Paul Gettings, un repubblicano che a giugno ha perso il lavoro alla guida di un’azienda di logistica, ha dichiarato al Nyt di aver sostenuto Trump nel 2024, ma di voler appoggiare i democratici quest’anno. Tra le sue motivazioni ha citato la frustrazione per gli alti prezzi della benzina, la guerra in Iran e quella che considera una rigida applicazione delle leggi sull’immigrazione a Simi Valley, in California, dove risiede. ‘Sono molto disilluso dal Partito Repubblicano e dal fatto che continuino a sostenere Trump’, ha detto il signor Gettings, di 62 anni. ‘Si è trasformato in un politico come tutti gli altri, pieno di promesse vuote’.

Nonostante il tasso di approvazione nei confronti del presidente americano sia alto tra gli elettori repubblicani – Yougov attesta un 80% di favorevoli all’inquilino della Casa Bianca tra i propri sostenitori -, la decisione del presidente Trump di accentrare su di sé la campagna elettorale potrebbe comportare più svantaggi che opportunità secondo quanto evidenziato da Politico. A tal proposito, gli ultimi sondaggi presentati dal media statunitense mostrano che gli elettori democratici alle elezioni di metà mandato sono più motivati a opporsi al presidente di quanto gli elettori repubblicani lo siano a sostenerlo. Molti elettori repubblicani preferiscono che il proprio candidato locale punti alla vittoria, anche a costo di esprimere critiche nei confronti del presidente.

Il sondaggio condotto dalla società londinese PF Global evidenzia come l’opposizione a Donald Trump rappresenti una delle principali motivazioni al voto per gli elettori democratici: quasi la metà dichiara che voterà alle elezioni di metà mandato soprattutto per contrastare il presidente, mentre tra gli elettori repubblicani soltanto il 38% afferma di votare principalmente per sostenerlo. Tra questi ultimi, la motivazione più citata è tuttavia il sostegno al candidato del proprio collegio, indicato dal 48% degli intervistati. Tra gli elettori democratici, la stessa risposta raccoglie il 37% delle preferenze. ‘(Trump, ndr) motiva i Democratici molto più dei Repubblicani, al 100%’, ha dichiarato Doug Heye, stratega repubblicano di lunga data a Politico. ‘Forse sarebbe stato così comunque, ma oggi è ancora più vero, con parole come ‘diesel’ e ‘Iran’ che sono ormai entrate nel dibattito politico quotidiano’.

Le elezioni di metà mandato, tuttavia, non si configurano soltanto come un referendum sull’operato del presidente. Secondo un’indagine condotta dall’istituto di sondaggi Gallup, economia, sanità e crisi con Teheran figurano tra gli 11 temi più rilevanti per gli elettori statunitensi in vista del voto di quest’anno. Per la metà degli elettori registrati, economia e sanità sono questioni ‘estremamente importanti’ ai fini della scelta elettorale; il 47% attribuisce la stessa rilevanza all’Iran. Seguono la distribuzione del reddito e della ricchezza (44%), i prezzi della benzina (42%), l’immigrazione (40%) e l’aborto (38%). Anche la criminalità e la situazione israelo-palestinese (35% ciascuna) sono considerate estremamente importanti, mentre la costruzione di centri dati per l’intelligenza artificiale (30%) e il cambiamento climatico (29%) si classificano agli ultimi posti, riferisce l’istituto statistico.

Il vantaggio attribuito dai sondaggi al Partito Democratico si inserisce in una tendenza storica consolidata: nelle elezioni di metà mandato, il partito del presidente è spesso penalizzato dagli elettori e rischia di perdere il controllo dell’intero Congresso o di una delle due Camere. Secondo i dati dell’American Presidency Project, dal 1946 si sono svolte 20 elezioni di metà mandato. In 18 occasioni, il partito del presidente ha perso seggi alla Camera dei Rappresentanti: una ricorrenza pari al 90% dei casi, che evidenzia quanto sia difficile per la forza politica alla Casa Bianca evitare un arretramento elettorale a metà del mandato presidenziale.

La tendenza ha riguardato anche presidenti molto popolari. Nel 1958, il Partito Repubblicano di Dwight Eisenhower perse 47 seggi alla Camera, nonostante il presidente avesse un indice di approvazione del 57%. Anche Gerald Ford e il Partito Repubblicano persero 43 seggi nel 1974, quando il 54% degli americani approvava l’operato del presidente. Ford si trovava ancora nella fase iniziale di consenso che spesso accompagna l’insediamento di un nuovo presidente: era in carica da circa tre mesi quando si svolsero le elezioni. L’ottimo risultato dei Democratici fu probabilmente più una conseguenza dell’eredità del suo predecessore, Richard Nixon, che si era dimesso nell’agosto 1974 in seguito allo scandalo Watergate, quando il suo indice di approvazione era appena del 24%, e delle cattive condizioni economiche.

Tuttavia, nel corso della storia americana, ci sono state due occasioni in cui il partito del presidente in carica ha invertito la consuetudine e ha guadagnato seggi. Gli ex presidenti americani Bill Clinton e George W. Bush hanno visto il proprio partito guadagnare seggi alle elezioni di metà mandato rispettivamente nel 1994 e nel 2002. Entrambi godevano di un elevato indice di approvazione poco prima di quelle elezioni: il 66% per Clinton e il 63% per Bush.

Nonostante i sondaggi stiano pronosticando una marea blu alla Camera e una lotta serrata al Senato, il quotidiano Usa Today ha messo in guardia dall’affidarsi ciecamente alle previsioni. Secondo il giornale americano, difatti, i sondaggisti starebbero sovrastimando le possibilità di una vittoria democratica schiacciante a novembre. ‘Dobbiamo riconoscere che i sondaggi non sono previsioni del futuro; sono istantanee di un momento preciso’, ha affermato in un’intervista Tatishe Nteta, professore di scienze politiche all’Università del Massachusetts Amherst e direttore del sondaggio UMass. ‘Non siamo indovini, non stiamo dicendo a Giulio Cesare che morirà alle Idi di marzo, ma quello che possiamo dirvi è che Cesare probabilmente si trova nei guai’.

In un editoriale pubblicato su The Hill, il presidente del Pew Research Center, Michael Dimock, ha sostenuto che nel settore ci sono meno aziende di alta qualità e che stanno emergendo nuovi operatori che utilizzano metodi più economici. ‘Con il passare del tempo, la situazione si è fatta più complessa e il 2026 si arricchisce di una serie di incognite che complicano ulteriormente le cose: una tempesta perfetta, ricca di elementi che possono generare confusione’, ha affermato Dimock. ‘Ognuno di questi fattori potrebbe riservare sorprese impossibili da prevedere, anche per i sondaggi di altissima qualità’. Tra i problemi più gravi, ha osservato Dimock, ci sono studi che dimostrano come in alcuni sondaggi siano presenti sempre più ‘partecipanti fasulli’ generati da bot basati sull’intelligenza artificiale, il che rende più difficile per gli elettori fidarsi del sistema.

Per Usa Today sono diversi gli stati che devono considerarsi incerti come Texas, Ohio e Iowa, con elezioni che potrebbero ora concludersi in modo imprevedibile. Secondo gli osservatori, la misurazione di tali competizioni risulta più complessa persino per le società di sondaggi più rinomate, a causa della minore affluenza alle urne nelle elezioni di metà mandato, dell’incertezza relativa alle modalità di voto, come il voto per corrispondenza, e della maggiore propensione degli elettori repubblicani, spesso restii, a ignorare i sondaggisti. Nel 2024, la media dei sondaggi mostrava costantemente l’ex vicepresidente Kamal Harris in vantaggio di circa un punto e mezzo, vantaggio che Trump alla fine ribaltò completamente per tornare al potere. ‘Storicamente i sondaggi hanno sempre teso a favorire i Democratici, e noi abbiamo sempre superato i sondaggi negli ultimi due cicli elettorali’, ha dichiarato a Usa Today Joe Gruters, presidente del Comitato Nazionale Repubblicano. ‘Se dovessi dare credito ai sondaggi, il presidente non sarebbe mai stato eletto in nessuna delle due occasioni’.

(di Lorenzo Della Corte)

Midterm, i Dem puntano a governare la maggioranza degli Stati

New York, 30 ott. (askanews) – Alle elezioni di metà mandato del prossimo 3 novembre non si rinnova solo il Congresso americano. In 36 stati si elegge un nuovo governatore. I democratici sperano di arrivare alla guida di una maggioranza di Stati per la prima volta dal 2010. Per farlo dovrebbero aggiungerne due ai 24 sotto il loro controllo attuale, contro i 36 in mano ai repubblicani.

OHIO

In alcuni stati, la sfida è diventata brutale. E’ il caso dell’Ohio dove il repubblicano Vivek Ramaswamy ha ritirato uno spot controverso centrato sulla madre biologica della sfidante democratica Amy Acton, che con lei non ha contatti da quasi 50 anni dopo un’infanzia segnata da abusi sessuali da parte del patrigno. Quello spot ha fatto da boomerang contro Ramaswamy con vari elettori che hanno deciso di votare per Acton, vista in vantaggio. In Ohio i democratici hanno vinto solo una delle ultime nove elezioni per il ruolo di governatore.

GEORGIA

In altri stati come la Georgia, dove la sfida è vista come un termometro per le presidenziali del 2028, si punta a fare la storia: la candidata democratica ed ex sindaca di Atlanta Keisha Lance Bottoms punta a diventare non solo la prima donna di colore nella poltrona di governatore in Usa ma anche la prima democratica a guidare il Peach State in oltre un quarto di secolo. A sfidarla puntando alla poltrona dell’uscente repubblicano Brian Kemp c’è il miliardario Rick Jackson, che di tasca sua ha speso 100 milioni di dollari.

MICHIGAN

La sfida per la guida del Michigan è tra le più competitive di questo ciclo elettorale. Nello stato che ospita la capitale dell’industria automobilistica americana dagli Anni 60 nessun partito ha mai conquistato la poltrona di governatore due volte di fila. Nello stato swing che Trump aveva vinto nel 2016 e nel 2024 e Joe Biden nel 2020, a sfidarsi per il posto che la democratica Gretchen Whitmer deve lasciare per limite di mandato raggiunto sono la democratica Jocelyn Benson e il deputato repubblicano John James.

Da monitorare anche le elezioni in Iowa, Nevada – dove i data center sono un tema dominante -, Wisconsin (dove il candidato repubblicano appoggiato da Trump, il deputato Tom Tiffany, ha preso le distanze dal presidente) e Arizona, dove siccità, immigrazione e costo della vita determineranno se la democratica Katie Hobbs verrà rieletta o se invece il deputato repubblicano Andy Biggs avrà la meglio.

Midterm, Donalds, Ramaswamy, Paxton: i nuovi eredi del movimento MAGA?

Roma, 30 ott. (askanews) – Mentre Donald Trump porta avanti il secondo mandato alla Casa Bianca, tutti si chiedono: chi guiderà il movimento MAGA in futuro? E se la linea di successione ufficiale ha già due nomi di peso enorme – il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio – subito dietro di loro sta emergendo un nuova generazione di leader. Le elezioni di Midterm del 3 novembre potrebbero essere il momento chiave essenzialmente per tre di loro: Byron Donalds, Vivek Ramaswamy e Ken Paxton, tutti e tre sostenuti da un fortissimo endorsement ufficiale di Donald Trump e dall’appoggio pubblico e miliardario di Elon Musk.

Byron Donalds

Byron Donalds, candidato a governatore della Florida, svetta nella triade. Se eletto diventerebbe il primo governatore afro americano nella storia dello Stato e il primo nero repubblicano nella storia degli Stati Uniti, traguardo che il movimento MAGA utilizzerebbe per dimostrare la capacità di fare breccia tra le minoranze etniche del Paese. E’ una delle stelle piu lucenti in rapida ascesa della galassia MAGA, descritto dagli analisti come il prototipo del trumpismo di nuova generazione. Donalds ha legato interamente il suo destino a quello di Donald Trump di cui ha sposato in pieno la sua linea di “America First” e che ha appoggiato durante le primarie presidenziali al posto del governatore del suo stesso Stato, Ron De Santis. Trump lo ha ricompensato con un netto endorsement nelle primarie per il governatorato. Deputato al Congresso dal 2021, la sua candidatura a governatore della Florida lo ha proiettato al centro della scena politica nazionale. Nato a Brooklyn nel 1978, studi di economia in Florida, se assumesse la guida in quello che è stato ribattezzato lo “Stato di Mar a lago” che è il “regno del trumpismo” gli darebbe delle credenziali di massimo livello, proiettandolo come il principale sfidante interno dell’asse Vance-Rubio per il 2028. La corsa di Donalds per succedere a Ron De Santis contro il democratico David Jolly è una delle piu seguite negli Stati Uniti. Donalds gode anche dell’appoggio di Elon Musk e dei principali donatori ed è riuscito a raccogliere la cifra record di oltre 148 milioni di dollari per la sua campagna. La media dei sondaggi di ottobre contro lo sfidante democratico attribuiscono a Donalds un vantaggio di circa il 6% su Jolly: 49% contro 43%.

Vivek Ramaswamy

Candidato a governatore dell’Ohio, Vivek Ramaswamy, è un imprenditore 41enne milionario di origini indiane che non viene dalla politica ma dal settore delle biotecnologie e dei fondi di investimento. Si è fatto conoscere a livello nazionale durante le presidenziali del 2024 per la sua abilità mediatica e le sue posizioni estreme anti-woke. Ha lavorato a stretto contatto con Trump e Musk nella prima fase di progettazione del Dipartimento per l’efficienza governativa (Doge) prima di scegliere di candidarsi a governatore dell’Ohio. Trump lo ha appoggiato pubblicamente durante il suoi comizi in Ohio considerandolo uno dei giovani più brillanti del movimento. Elon Musk ha finanziato la sua corsa con ben 5 milioni di dollari. I rapporti tra Trump e Ramaswamy sono caratterizzati da un endorsement totale e da una stretta alleanza politica. Ramaswamy viene frequentemente descritto come l’incarnazione del “trumpismo oltre Trump”. Vincere in Ohio dimostrerebbe che Ramaswamy è in grado di mobilitare la base dei lavoratori nella Rust belt. La guida di uno Stato come l’Ohio gli garantirebbe visibilità e un ruolo esecutivo rilevante per lanciarsi nell’agone presidenziale. Ma la media degli ultimi sondaggi vede la candidata sfidante Amy Acton avanti con il 48,7% contro il 44,3% di Ramaswamy. Questo ribaltamento segue le recenti polemiche sul durissimo spot elettorale diffuso da Ramaswamy, che ha spinto alcuni analisti a classificare la corsa come orientata verso i democratici.

Ken Paxton

E’ lo storico Procuratore generale del Texas e rappresenta l’anima più combattiva del movimento MAGA. Paxton ha passato gli ultimi anni in prima linea usando i tribunali per bloccare sistematicamente le leggi delle amministrazioni democratiche specialmente su confini e immigrazione e sopravvivendo ad un durissimo processo di impeachment che lo ha reso un “eroe” fra le fila MAGA. Nelle primarie per il Senato ha dimostrato una forza notevole sconfiggendo ed estromettendo un peso massimo dell’establishment come John Cornyn. Trump lo definisce un “vero guerriero MAGA” e si è speso in prima persona per aiutarlo in una difficile corsa contro James Talarico. Elon Musk ha investito oltre 150 milioni di dollari per sostenere la campagna di Paxton. Avendo trasferito le sue aziende proprio in Texas, Musk considera Paxton un alleato vitale. Una vittoria in uno Stato chiave come il Texas consacrerebbe Paxton come uno dei leader nazionali più influenti garantendogli la ribalta politica e mediatica necessaria a Washington per costruire un profilo presidenziale. La corsa contro il democratico James Talarico appare serratissima. Secondo un sondaggio di Fox News del 21 ottobre 2026, i due candidati sono in assoluta parità al 49%. La loro sconfitta o vittoria potrebbe decidere la maggioranza al Senato.

L’obiettivo finale di questi tre candidati dell’universo MAGA è lo stesso: vittoria alle urne che li consacrebbe a livello nazionale, trasformandoli automaticamente in candidati potenziali per una futura corsa alla Casa Bianca.

(di Isabella Helfer)

Midterm, le sfide che decideranno il futuro dei progressisti Dem

Roma, 30 ott. (askanews) – “Una società diventa grande quando gli anziani piantano alberi alla cui ombra sanno che non siederanno mai”: questo il commento che campeggiava sulla fotografia pubblicata un anno fa dal senatore progressista del Vermont, Bernie Sanders, che lo mostrava accanto a Zohran Mamdani, il nuovo sindaco di New York proveniente dalla sinistra progressista e socialista americana. Sanders si era candidato alla presidenza degli Stati Uniti nel 2016 e nel 2020 ed entrambe le volte non era riuscito a vincere le primarie dei Dem, a causa della cosiddetta ‘eleggibilità’, ossia della capacità di un candidato di area progressista di vincere le elezioni. Dopo la vittoria di Mamdani a New York, sono poi emersi dalle primarie del partito democratico volti nuovi rispetto a politici di lungo corso, con campagne incentrate sulla tassazione dei più ricchi, sul taglio alle spese militari e sulla promozione di programmi finanziati dallo Stato, come l’assistenza sanitaria universale e l’accesso all’edilizia abitativa.

Successi che rientrano in un contesto in cui gli elettori democratici si definiscono sempre più spesso ‘liberal’ (progressisti), auspicando un orientamento analogo anche da parte dei candidati del proprio partito, stando a un sondaggio condotto lo scorso agosto da Reuters/Ipsos. Dalla ricerca era emerso che la quota di democratici che si autodefiniscono ‘liberal’ è salita al 71%, rispetto al 55% del 2012, mentre la percentuale di quanti si considerano ‘conservatori’ è scesa dal 33% al 16%. Nello stesso sondaggio più di sette democratici progressisti su dieci hanno affermato che è ‘essenziale’ che i candidati del partito sostengano un aumento delle tasse su aziende e miliardari, così come un sistema sanitario pubblico universale.

I candidati di sinistra ritengono anche che il loro programma e la maggiore attenzione posta sulla classe lavoratrice stiano facendo presa anche sui moderati e sui Repubblicani. E qualora dovessero imporsi alle midterm, è molto probabile che interpreteranno il risultato come un mandato da parte dell’elettorato per portare avanti le loro politiche di sinistra al Congresso. Un eventuale insuccesso, tuttavia, consentirebbe invece all’establishment democratico di continuare a sostenere che gli elettori moderati e indipendenti preferiscano politici centristi. Un’impostazione che ostacolerebbe molto probabilmente i progressisti che puntano a giocare un ruolo nella corsa alla candidatura presidenziale democratica del 2028.

In una recente intervista al New York Times, Sanders ha detto di essere impegnato “a fare tutto il possibile affinché i democratici tornino a controllare la Camera e il Senato”, precisando di essersi speso in particolare a sostegno dei democratici progressisti in quattro sfide per il Senato dall’esito incerto: Michigan, Maine, Minnesota e Florida. Secondo il senatore del Vermont, per la vicegovernatrice Peggy Flanagan, in Minnesota, si prospetta “una sfida più ardua di quanto molti pensino”, mentre in Florida Angie Nixon potrebbe riuscire in un’impresa inaspettata: “Non mi sorprenderebbe affatto se vincesse”.

Il Nyt ha evidenziato alcune delle competizioni elettorali ritenute un banco di prova per la tenuta del movimento progressista:

SFIDE IN CUI I DEMOCRATICI SONO FAVORITI

Peggy Flanagan, vicegovernatrice del Minnesota candidata al Senato, appare favorita in uno Stato che la vicepresidente Kamala Harris conquistò alle presidenziali del 2024 con uno scarto di quattro punti percentuali rispetto a Donald Trump. Tuttavia, la sua campagna è stata segnata da un grave scandalo per frode. La sua avversaria repubblicana, Michele Tafoya, ex commentatrice sportiva per la Nfl, ha cercato di accreditarsi come figura moderata, in contrapposizione al sostegno esplicito di Flanagan a ‘Medicare for all’ e ad altre sue posizioni di sinistra. Se Flanagan dovesse vincere le elezioni, diventerebbe la prima donna nativa americana a sedere al Senato degli Stati Uniti.

Bob Brooks, vigile del fuoco in pensione e leader sindacale, è considerato leggermente favorito nella corsa per il settimo distretto della Pennsylvania. Progressista che ha ottenuto fin da subito appoggi trasversali, tra cui quelli di Sanders e del governatore della Pennsylvania Josh Shapiro, Brooks sfida il deputato repubblicano Ryan Mackenzie.

Manny Rutinel, ex parlamentare statale in Colorado, tenta di sottrarre il seggio al deputato repubblicano Gabe Evans nell’ottavo distretto del Colorado, un’area a nord di Denver. Evans è considerato vulnerabile, ma Rutinel, dopo aver sconfitto alle primarie un democratico moderato, è finito nel mirino per il suo orientamento politico di sinistra. Già attivista per i diritti degli animali, di recente ha preso le distanze da alcune sue dichiarazioni passate in cui criticava il consumo di carne e latticini.

SFIDE DALL’ESITO INCERTO

Randy Villegas non è un ‘Valleycrat’, ossia un democratico della Central Valley di orientamento da moderato a conservatore, che il partito solitamente candida nel 22esimo distretto della California. Villegas ha sconfitto un moderato alle primarie e ha parlato apertamente della sua vicinanza a Bernie Sanders e del suo sostegno a un sistema sanitario universale. Punta sul fatto che le sue proposte possano fare presa in una delle aree più povere della California, mentre i Repubblicani cercano di dipingerlo come un esponente di una sinistra troppo radicale. La ridefinizione dei confini del distretto, fatto lo scorso anno dai Democratici, potrebbe favorire Villegas nella sfida contro il deputato repubblicano in carica, David Valadao.

Sam Forstag, ex leader sindacale e vigile del fuoco paracadutista, punta a strappare ai Repubblicani il primo distretto del Montana, un seggio vacante nella parte occidentale dello Stato. Durante le primarie ha rivendicato le proprie radici progressiste, citando spesso la sua partecipazione a un comizio di Sanders e facendo campagna elettorale insieme alla deputata Alexandria Ocasio-Cortez. In vista delle elezioni in uno Stato fortemente conservatore, Forstag ha rimosso questi riferimenti dal proprio sito web. Sfida Aaron Flint, veterano dell’esercito e conduttore radiofonico di orientamento conservatore.

Troy Jackson, ex presidente del Senato statale del Maine, ha sostituito lo scorso luglio Graham Platner, un altro esponente progressista, nella corsa per il Senato federale contro la senatrice repubblicana in carica Susan Collins. Si tratta, di fatto, di una sfida tra una moderata e un candidato progressista sostenuto da Sanders; un contrasto che i Repubblicani hanno messo in risalto nel tentativo di mantenere il seggio in uno Stato a forte maggioranza democratica.

Abdul El-Sayed, già direttore sanitario di una contea, è forse la figura progressista di maggior spicco: il suo successo o il suo insuccesso potrebbero essere considerati un indicatore dell’andamento del movimento nel suo complesso. Candidato al Senato degli Stati Uniti per il Michigan, El-Sayed è riuscito a imporsi nonostante decine di milioni di dollari spesi durante le primarie, che lo hanno visto battere un avversario moderato. I Democratici centristi temono che le sue posizioni di sinistra possano favorire il suo avversario repubblicano, Mike Rogers, e costare al partito un seggio fondamentale. Esponenti progressisti, tra cui Sanders e Ocasio-Cortez, hanno partecipato alla sua campagna elettorale, così come l’ex presidente Barack Obama.

SFIDE CHE VEDONO FAVORITI I REPUBBLICANI

Matt Dunlap, revisore dei conti dello Stato del Maine ed ex segretario di Stato del Maine, è sostenuto da ‘Our Revolution’, l’organizzazione di sinistra fondata da ex collaboratori delle campagne elettorali di Sanders. Dunlap punta a mantenere il controllo democratico sul secondo distretto del Maine, un’area rurale attualmente rappresentata dal deputato Jared Golden, un politico molto più moderato che ha deciso di ritirarsi. Secondo gli analisti, il suo avversario repubblicano, l’ex governatore Paul LePage, sarebbe in vantaggio.

Angie Nixon è candidata al Senato in Florida, lo Stato dove nel 2024 il presidente Trump ha vinto con uno scarto di 13 punti percentuali. Membro dei ‘Democratic Socialists of America’, Nixon ha sorpreso l’establishment del suo partito vincendo le primarie; alcuni osservatori ritengono che potrebbe riuscire nell’impresa anche a novembre contro la senatrice repubblicana in carica, Ashley Moody, che appare nettamente favorita.

Justin Pearson, parlamentare statale in Tennessee, è salito alla ribalta politica nel 2023, quando venne espulso dall’assemblea legislativa statale per aver partecipato a una protesta a favore del controllo sulle armi all’interno dell’aula. Con il sostegno di gruppi progressisti come ‘Justice Democrats’, ha sfidato il deputato democratico Steve Cohen per un seggio a Memphis, storicamente una roccaforte democratica. Tuttavia, una ridefinizione dei collegi elettorali, voluta dai Repubblicani, ha trasformato il nono distretto del Tennessee in una circoscrizione che si prevede passerà facilmente sotto il controllo repubblicano; una mossa che ha spinto Cohen ad annunciare il proprio ritiro. Nonostante Pearson parta in svantaggio rispetto al parlamentare statale repubblicano Brent Taylor, i Democratici nutrono ottimismo sulle sue possibilità.

(di Simona Salvi)

Midterm, Repubblicani e Democratici cercano il futuro dopo Trump

Roma, 30 ott. (askanews) – Per molti anni il Partito Repubblicano e il Partito Democratico hanno costituito due correnti dello stesso blocco: nati a metà Ottocento dalla stessa tradizione politica, da allora si sono divisi equamente la scena eliminando ogni altra possibile terza forza. Di fatto, la principale linea di divisione fra i due partiti risale alla Guerra Civile e alla Ricostruzione e riguarda la schiavitù e le leggi di segregazione: i Repubblicani di Abraham Lincoln abolirono la prima, i Democratici istituirono le seconde per mantenere le tradizionali strutture di potere locali. Ci volle un secolo perché si invertissero le parti: i Democratici di Kennedy e Johnson si schierarono a favore dei diritti civili – consegnando da allora buona parte degli stati del Sud ai Repubblicani, grazie alla disaffezione dell’elettorato (bianco) più conservatore.

I Repubblicani

Difficilmente Lincoln potrebbe dirsi fiero del Gop di oggi: un partito che dall’epoca di George W. Bush è scivolato progressivamente verso destra, passando dal liberalismo delle origini a un neoliberismo che sfrutta il tradizionale antistatalismo americano a tutto vantaggio dei settori più ricchi della società. Su questo sfondo si è innestato il populismo degli ultimi decenni, che ha aperto la strada al fenomeno Donald Trump – miliardario dall’immagine di successo, incarnazione agli occhi dei suoi ammiratori del “sogno americano” tanto da attirare i voti non solo della classe media, ma anche degli operai schiacciati dalla deindustrializzazione e che si sono sentiti abbandonati dai Democratici.

Particolare attenzione all’industria dell’armamento; sfruttamento continuato dei combustibili fossili; tagli fiscali ai più ricchi; interventismo statale ridotto ai minimi termini – eccetto per il settore bellico – in particolare per quanto riguarda il welfare, che negli Stati Uniti ha sempre avuto cattiva immagine e quindi vita difficile; il richiamo ai valori religiosi (cristiani) più conservatori e patriottici e una marcata ostilità verso l’ampliamento dei diritti civili; una decisa preferenza per il suprematismo wasp e un freno all’immigrazione; una politica estera isolazionista da un lato (non per la prima volta, specie nei confronti dell’Europa) ma aggressiva dall’altro (sullo scacchiere del Pacifico); il ritorno, anch’esso ciclico nella storia americana, al protezionismo.

Questo l’identikit dell’attuale Grand Old Party: se somiglia a quello di Trump, non è affatto un caso dato che il controllo del tycoon sul suo partito rappresenta un’eccezione nell’ambito di un sistema politico in cui, una volta portato alla Casa Bianca il proprio candidato, la fedeltà di partito cessa di essere un elemento importante fra deputati e senatori la cui unica preoccupazione è di farsi rieleggere nel proprio stato bocciando qualsiasi legge che renda loro il compito difficile. Trump è riuscito nell’impresa di asservire il partito al suo volere, almeno finché i sondaggi e le elezioni gli daranno ragione: se il voto di midterm dovesse andar male, dentro al Gop potrebbero iniziare le prime defezioni – tanto più che un terzo mandato alla Casa Bianca non è un’opzione e né JD Vance né Marco Rubio, ipotetici delfini del tycoon, ne possiedono il carisma. Di qui a due anni, il bivio per i Repubblicani sembra essere se proseguire sulla strada del populismo nazionalista o cercare un ritorno nell’alveo di una politica più tradizionale – e vicina ai rivali Dem.

I Democratici

Nel generale scivolamento a destra della politica statunitense – e non solo – gran parte del partito Democratico si è trovato cucito addosso l’aggettivo “progressista” in virtù del non essersi spostato da un centrismo conservatore ma – fin dai tempi del New Deal di Franklin Roosevelt – meno individualista e neoliberista: quando necessario, la presenza dello Stato (federale, il che storicamente complica non poco le cose dal punto di vista delle riforme di politica interna) si deve far sentire – come nel caso dell’Affordable Care Act di Barack Obama. In un contesto sociale di progressivo impoverimento dei più – percepito soprattutto della middle class – e di diversificazione razziale e religiosa, tuttavia, questo moderantismo rischia di risultare insufficiente di fronte al populismo nazionalistico sposato dal Gop: dopo i due mandati di Obama, il quadriennio di Joe Biden ha rappresentato in questo senso una grande delusione. Per questo motivo le speranze future del partito sono sempre più affidate a un’ala tradizionalmente minoritaria: quei liberal tacciati dalla destra di “socialismo” (sebbene sia alquanto improbabile che Karl Marx sia mai rientrato nel novero dei loro ispiratori, né la socialdemocrazia europea) e che oggi rappresentano la vera alternativa al trumpismo: personalità emergenti come Abdul el Sayed, Alexandra Ocasio-Cortez, Zoran Mahmdani.

Un’alternativa che tuttavia nasce con due forti limitazioni: la prima è che in termini di elettorato nazionale la nuova corrente rimane divisiva. I candidati mainstream (come era Joe Biden rispetto a Bernie Sanders) rappresentano per i maggiorenti del partito una scommessa ritenuta più sicura, e persino Kamala Harris, tutt’altro che una rivoluzionaria, ha pagato in termini elettorali il suo essere donna, come già Hillary Clinton prima di lei. La seconda è che la loro visione del partito – un po’ più “europeo”, inclusivo e assistenziale – risulta attrattiva in stati socialmente effervescenti come la California o New York, ma assai meno fra gli elettori più tradizionalisti tra le due coste, che sono quelli che al momento decidono ancora le sorti della Casa Bianca. Due anime quindi che possono convivere a livello statale, ma che su scala nazionale sono difficilmente conciliabili: trovare una politica equilibrata fra tradizione e progresso – e fra due anni, un candidato di sintesi – è la difficile missione dei Democratici e il voto di midterm ne rappresenta il primo passo.

(di Maurizio Ginocchi)

Firenze, Manifattura Tabacchi riqualificata all’80%

Firenze, 30 ott. (askanews) – Da fabbrica di sigari a nuovo quartiere di Firenze. La riqualificazione di Manifattura Tabacchi è completata all’80% e guarda al traguardo del 2028: 16 edifici, 110.000 metri quadrati tra residenze, cultura, formazione e servizi. Un progetto avviato nel 2016 che oggi entra nella fase conclusiva.

“In questo momento siamo impegnati nella realizzazione di due edifici di nuova costruzione: un edificio residenziale e uno destinato al social housing. Si tratta di strutture con dimensioni e caratteristiche molto diverse, ma accomunate dalla compatibilità con il linguaggio architettonico di Manifattura Tabacchi e dall’ambizione di creare uno spazio inclusivo e accogliente per chiunque” ha dichiarato Michelangelo Giombini, Head of Product Development & co-CEO Manifattura.

Nuove case, ma anche piazze, percorsi pedonali e 39 alloggi di social housing. E poi la formazione con il campus di Polimoda e il progetto di una nuova biblioteca internazionale dedicata alla moda. La sfida è restituire alla città un’area a lungo rimasta chiusa, con attenzione all’accessibilità e alla sostenibilità ambientale.

“Io credo che per Firenze, che è una città che sta vedendo un’evoluzione anche importante, che dà uno spazio forte al turismo rispetto ad altre categorie, la rigenerazione di Manifattura Tabacchi sia un pezzo di Firenze che invece crea equilibrio tra le varie categorie d’utenza. Il tutto in una comunità che non è solo sociale, ma anche energetica, perché i 16 edifici di Manifattura sono legati da un sistema di produzione che è molto avanzato dal punto di vista ambientale e ci consente di dare a tutti i 16 edifici, a questi grandi complessi immobiliari, energia calda e fredda senza utilizzo di combustibili fossili” ha aggiunto Roberta Pasinetti, Head of Project Construction Management & co-CEO Manifattura.

Tre studi di architettura sono i protagonisti delle nuove residenze: Paolo Volpato dello Studio Dragò ha lavorato al recupero dell’edificio Zenit, ricavando 33 appartamenti negli ex uffici della fabbrica; Gino Garbellini di Piuarch è tra i progettisti di Futura, mentre Luca Baldini dello studio fiorentino q-bic ne cura gli interni.

“Siamo partiti proprio dall’idea di conservare il carattere industriale dell’edificio, per rispetto al contesto in cui nasce Manifattura Tabacchi. Non volevamo perdere la memoria del luogo, ma arricchirla. L’abbiamo arricchita sfruttando quelli che inizialmente potevano sembrare dei vincoli, come la partizione strutturale e le altezze molto elevate, e che alla fine sono diventati una risorsa” ha concluso Paolo Volpato dello Studio Dragò.

Un lavoro che mette insieme architettura contemporanea e memoria industriale.

Sciopero, Ilaria Salis a corteo Milano: importante scendere in piazza

Milano, 30 ott. (askanews) – “In Italia ci sono sempre più persone che non ce la fanno più ad arrivare a fine mese, che non ce la fanno a pagare le bollette, a pagare l’affitto, a pagare la benzina e quindi è molto importante portare queste istanze in piazza e appunto oggi è stato fatto da centinaia di migliaia di persone, questo è importantissimo”. Così Ilaria Salis, europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, che a Milano si è unita al corteo degli studenti, nella giornata di sciopero generale.

Longevità: nasce l’intergruppo dell’onorevole Erik Pretto

Roma, 30 ott. (askanews) – E’ stata presentata, alla Camera dei Deputati, l’iniziativa volta alla nascita dell’Intergruppo Parlamentare sulla longevità. In una società contemporanea in continua trasformazione, il tema della longevità rappresenta oramai una delle più grandi sfide del nostro Paese. In linea con il decennio delle Nazioni Unite per l’invecchiamento in buona salute 2021-2030, la prevenzione incarna una delle questioni più importanti. Tra i fattori determinanti per un invecchiamento in salute: seguire un’alimentazione equilibrata, praticare attività fisica, la tutela della salute mentale, il contrasto alle dipendenze e la formazione e qualità dell’ambiente. Fortemente voluta dall’onorevole Erik Pretto, l’iniziativa vuole promuovere la longevità soprattutto in termini di autonomia, dignità e partecipazione sociale, puntando alla tutela delle persone più fragili riducendo le disuguaglianze.

“Per noi la longevità è fondamentale: non la consideriamo soltanto una conquista temporale, ma vogliamo che sia una vita vissuta a lungo e in qualità. Per questo dobbiamo confrontarci con diverse personalità, così da trovare soluzioni politiche adeguate e dare risposte concrete ai nostri concittadini” ha dichiarato Erik Pretto, Presidente Intergruppo Parlamentare della Camera dei Deputati.

“Il fatto di partire fin dalla nascita e occuparsi anche degli under 65 rappresenta un continuum che può permettere non solo di aggiungere anni alla vita, ma di aggiungere qualità della vita agli anni, che è la cosa fondamentale. Arrivare a 150 anni può darsi che la scienza ce lo permetterà in futuro, ma oggi la vera priorità è diminuire le disuguaglianze per consentire a tutti di vivere una vita dignitosa e in buona salute fino in fondo” ha aggiunto Claudio Zanon, Direttore Scientifico di Motore Sanità e Mondo Sanità.

La ricerca e l’innovazione devono diventare benefici reali e accessibili, perché la longevità non deve essere un privilegio economico. Per questo è fondamentale lavorare sulle problematiche legate alla solitudine, alla promozione di abitazioni e città accessibili e alla valorizzazione delle competenze delle esperienze delle persone.

“La grande sfida è non solo aggiungere anni alla vita, ma vita agli anni: devono essere anni vissuti soprattutto in dignità, autonomia e attraverso sane relazioni. Per fare questo c’è bisogno di un cambio culturale che metta la prevenzione prima della cura e che riconosca l’importanza di ciò che siamo, ossia un’unità psicosomatica, relazionale e anche spirituale” ha concluso Padre Alberto Carrara, Neuroeticista e leader del Vatican Longevity Summit.

A prescindere dalle appartenenze politiche, la nascita dell’Intergruppo Parlamentare rappresenta un’importante punto di riferimento e di confronto, volto a garantire più salute e dignità per tutte le generazioni, perché il vivere più a lungo si possa tradurre in una migliore qualità della vita per tutti i cittadini.

Sciopero, manifestazione a Milano: invasa la tangenziale Est

Milano, 30 ott. (askanews) – A Milano circa 40mila manifestanti, secondo gli organizzatori, hanno invaso la tangenziale Est, chiusa al traffico in occasione del corteo indetto dal sindacato di base Usb nel giorno dello sciopero generale. Una manifestazione pacifica, tra canti e slogan contro il governo, il riarmo e il carovita.

A vigilare sul corteo un imponente dispositivo di sicurezza, con elicotteri in volo e numerosi agenti delle forze dell’ordine schierati lungo il percorso.

29 ottobre, Giornata Mondiale contro l’Ictus

Roma, 30 ott. (askanews) – Si è tenuto a Palazzo Madama l’incontro “Ictus Oltre l’Acuto,

Prevenire il primo evento e le recidive. L’impegno delle istituzioni per una presa in carico

continua”, che sottolinea l’importanza della prevenzione dopo il primo evento ischemico.

Promosso dalla senatrice Giusy Versace, in occasione della Giornata Mondiale contro

l’Ictus, sono stati diversi gli interventi istituzionali che hanno dato lustro alla giornata.

Le parole del Presidente del Senato, Ignazio La Russa: “Oggi l’obiettivo è affrontare un

tema che a volte viene sottovalutato: quello della cura all’ictus e soprattutto della

prevenzione. Da non dimenticare anche le conseguenze economiche e relazionali che la

malattia provoca. Io sono convinto che oggi si affronti un tema molto concreto, ed è per

questo che è fondamentale organizzare incontri come quello odierno per trovare nuove

soluzioni e consapevolezze delle necessità per un intervento ancora più puntuale e

preciso”.

Intervista al Ministro della Salute, Orazio Schillaci: “L’intervento in centri qualificati fa

veramente la differenza, anche perché le conseguenze sono spesso importanti per i

pazienti, per le loro famiglie e anche per il carico che portano sul Servizio Sanitario

Nazionale”.

90.000 ricoveri l’anno in di cui il 20% per recidive. È questo il dato del Ministero della

Salute che deve far comprendere alla comunità l’importanza di un percorso di cura dopo il

primo evento.

Il commento di Giusy Versace, Senatrice della Repubblica e promotrice dell’incontro: “È

necessario che vi sia continuità di cure, supporto alle famiglie, ma anche informazione e

metodo su come intercettare e prevenire eventuali ictus. Ci sono dei segnali che il corpo

dà e se tutti noi fossimo in grado di saperli intercettare prima ancora di arrivare in

ospedale o comunque in una fase acuta si potrebbero evitare danni che altrimenti

sarebbero reversibili”.

L’intervento di Jean Marie Franzini, Responsabile unità di neurologia Bayer Italia: “In

questo periodo, guardando agli ultimi anni, ci siamo concentrati moltissimo sulla fase

acuta dell’ictus, migliorando di molto quelli che sono gli esiti di questi eventi gravissimi.

Oggi, più che mai, proviamo a guardare anche oltre, proviamo a vedere come sia possibile

che dei 90.000 ictus che avvengono ogni anno, 20.000 ictus circa sono una recidiva,

quindi avviene un secondo evento. Su questa quota, vogliamo capire come si possa

intervenire per aumentare la nostra capacità di prevenzione”.

Prevenzione, tempestività, cura dei bisogni sono i tre temi fondamentali della lotta alla

patologia che hanno mosso la Senatrice Versace nella definizione di un programma che

possa, da qui a sei mesi, delineare le priorità attuative, i fabbisogni, e i finanziamenti

necessari per accompagnare i pazienti e le persone a loro care nel tortuoso percorso della

lotta all’ictus.

La cultura coreana arriva al Circolo Filologico Milanese

Milano, 30 ott. (askanews) – Dalla Corea del Sud a Milano. Nel capoluogo lombardo arriva la cosmetica coreana, che negli ultimi tempi sta conquistando sempre più spazio sul mercato. Miin Cosmetics, marchio spagnolo specializzato nella K-beauty che in Italia conta già 17 negozi, ha portato in città le ultime tendenze del settore con Lost in Seoul, un evento interamente dedicato alla cultura coreana.

Con Il confine che tra la clinica estetica e la skincare quotidiana si fa sempre più sottile, emergono elementi quale il PDRN, un attivo rigenerante derivato dal DNA, affiancato dagli esosomi, i nuovi messaggeri cellulari capaci di stimolare la rigenerazione cutanea. Insieme a loro, formule a base di retinal, glutatione e ingredienti fermentati.

Anche l’ideale di bellezza cambia: la celebre glass skin abbandona il concetto di perfezione artificiale per concentrarsi su una pelle sana, elastica e rimpolpata, dove la sensorialità gioca un ruolo chiave con texture che cambiano forma, capsule che si fondono al tatto e maschere riscaldanti.

L’Italia si conferma il secondo mercato più importante per il gruppo dopo la Spagna. Con le recenti aperture a Verona, Modena e Cagliari, i punti vendita della rete italiana salgono a 17, all’interno di un’espansione europea che conta oltre 40 store. Un settore trainato da numeri record: nel 2025 l’export cosmetico della Corea del Sud ha superato gli 11 miliardi di dollari.

Il 2027 si preannuncia dunque come un anno di ulteriore crescita, con nuove aperture e brand pronti a debuttare sul mercato italiano.

La spesa diventa accessibile

Milano, 30 ott. (askanews) – (In collaborazione con GS1 Italy) – Rendere la spesa accessibile a tutti, superando barriere fisiche, sensoriali e cognitive. Accendere i riflettori su questo importante tema è l’obiettivo al centro della ricerca che GS1 Italy ha realizzato con il Politecnico di Milano e 18 aziende del largo consumo, che fotografa una situazione ancora disomogenea e la necessità di fare sistema.

Dallo studio emerge una crescente consapevolezza sul tema, ma l’accessibilità non è ancora una priorità strategica per molte imprese. A frenare il cambiamento sono soprattutto ostacoli organizzativi e culturali, oltre alla mancanza di standard condivisi e di una governance dedicata. A illustrarci le principali evidenze della ricerca è Silvia Scalia, di GS1 Italy.

Le parole di Silvia Scalia, ECR and training director di GS1 Italy: “Nella nostra visione, l’accessibilità evolve da un tema di nicchia a un elemento di sviluppo e di valore, con un cambio di paradigma profondo, ma anche molto stimolante per le imprese. In questa prospettiva, la domanda essenziale è: come possiamo far evolvere la nostra offerta per essere sicuri di accogliere e servire in modo eccellente e senza ostacoli tutte le persone? Si tratta, quindi, di un importante cambio di prospettiva, che porta a focalizzarci sul servizio, sulla qualità della relazione con il cliente e sul valore”.

Dalla ricerca alle iniziative concrete: GS punta a rendere più inclusiva l’esperienza nei punti vendita anche attraverso il progetto “Ore di quiete”, con luci attenuate e musica sospesa per rispondere alle esigenze delle persone neurodivergenti e con ipersensibilità sensoriale. A raccontarci il progetto e le sfide affrontate è Giorgia Grillini, di GS. L’intervento di Giorgia Grillini, CSR & Corporate Partnership Specialist di GS: “La principale sfida che abbiamo riscontrato nel tradurre i principi dell’accessibilità in soluzioni per i nostri consumatori è stata quella di metterci nei panni dei nostri clienti e delle persone con esigenze differenti. Per questo, è stato fondamentale il dialogo con le associazioni, anche locali, per cercare di individuare progetti che fossero realmente concreti e d’impatto per i nostri clienti”.

Anche il packaging può fare la differenza, con confezioni più semplici da aprire e strumenti che facilitano l’accesso alle informazioni per le persone non vedenti e ipovedenti. Un impegno concreto illustrato da Manuele Bravi, di P&G Italia.

Il commento di Manuele Bravi, Company Communications Accessibility Manager di P&G Italia: “I benefici e le sfide che abbiamo riscontrato nel tradurre i principi dell’accessibilità in progetti concreti per i nostri consumatori sono diversi. Il beneficio più importante è rendere i gesti quotidiani più semplici e autonomi, non solo per le persone con disabilità, ma per tutti. P&G lo fa introducendo, per esempio nei flaconi di shampoo Pantene e Head & Shoulders, i marcatori tattili, che aumentano la riconoscibilità del prodotto, permettendo così una maggiore autonomia”.

La sfida riguarda dunque l’intera filiera: dall’industria alla distribuzione, fino ai servizi e agli spazi di vendita. Per trasformare le buone pratiche in un cambiamento concreto, la parola chiave è collaborazione, con l’obiettivo di costruire un’esperienza d’acquisto davvero accessibile a tutti.

Ottobre Rosa, le farmacie romane in campo per la prevenzione

Roma, 30 ott. (askanews) – In occasione di Ottobre Rosa, Federfarma Roma – associazione che rappresenta oltre 1.100 farmacie della Capitale e provincia – ha rafforzato il proprio impegno per la salute femminile. Tra le iniziative messe in campo: corsi ECM gratuiti per i farmacisti (fino a 100 posti) su tumore al seno ed endometriosi, supporto al banco per intercettare i campanelli d’allarme ed evitare l’abuso di farmaci, fino alla Charity Dinner del 29 ottobre, i cui proventi sono stati interamente devoluti a Europa Donna Italia per sostenere la ricerca e la tutela delle donne.

“È il mese della prevenzione femminile, quindi giustamente abbiamo dotato le farmacie della capacità di rispondere al bisogno di prevenzione delle donne. Abbiamo organizzato corsi specifici per i farmacisti in modo che potessero indirizzare le donne nei luoghi di prevenzione più adatti, oltre alle attività di prevenzione che già svolgiamo all’interno delle nostre strutture” ha dichiarato Andrea Cicconetti, Presidente di Federfarma Roma.

Il tumore al seno resta la neoplasia più frequente in Italia (55.000-56.000 nuovi casi l’anno), ma la diagnosi precoce garantisce una sopravvivenza a 5 anni dell’88%. Da qui l’importanza della sinergia tra farmacisti e oncologi.

“La farmacia è il primo luogo in cui le persone, con meno reticenza e vergogna rispetto al medico, chiedono consigli e informazioni. Rivolgersi tempestivamente non significa aspettare di avere dei sintomi per poi chiedersi “cosa devo fare?”, ma rispondere alle lettere di invito, recarsi nei luoghi preposti per gli esami e, soprattutto, non avere paura di uno strumento utilissimo per salvarsi la vita” ha aggiunto la Prof.ssa Daniela Terribile, Senologa di Europa Donna Italia.

L’iniziativa delle farmacie romane si inserisce nel quadro di un rafforzamento complessivo della sanità territoriale promosso dalle istituzioni.

“Otteniamo insieme un risultato straordinario in termini di sostenibilità per il nostro Servizio Sanitario Nazionale pubblico se investiamo in prevenzione. Nell’alveo della prevenzione, la farmacia e i farmacisti rappresentano uno straordinario strumento di prossimità. Le farmacie, grazie alla pianta organica, sono presenti su tutto il territorio nazionale: un valore di prossimità che dobbiamo sfruttare appieno per l’erogazione della prevenzione” ha concluso Marcello Gemmato, Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute.

L’alleanza tra farmacisti, mondo medico e istituzioni si conferma così un modello virtuoso capace di trasformare l’informazione in azioni concrete di prevenzione, rafforzando la rete della salute pubblica a tutela delle cittadine sul territorio.

Gli organizzatori dei cortei: almeno 1 milione nelle piazze di 70 città

Milano, 30 ott. (askanews) – “Veramente straordinaria la giornata di oggi per i movimenti conflittuali e antagonisti italiani. Lo sciopero indetto da gran parte dei sindacati di base (COBAS, Usb, ADL, Clap, Sial, CUB), e che buona parte delle strutture studentesche, in occupazione e mobilitazione, ha fatto proprio, ha portato nelle piazze di 70 città almeno un milione di persone, con la punta massima, davvero “oceanica”, di Roma dove si sono raggiunte le centomila presenze, con la grande attenzione da parte dei massmedia giornalistici e televisivi”. A riferirlo è Piero Bernocchi, portavoce Confederazione Cobas, che aggiunge: “Questi numeri e l’alleanza tra sindacati di base, studenti e centri sociali si erano già visti nell’autunno scorso per la Palestina, ma allora a trascinare di gran lunga la mobilitazione era stata l’indignazione per i bombardamenti a Gaza. Oggi invece a trainare l’enorme presenza in piazza sono stati il conflitto sociale, economico e politico nel nostro Paese, il caro vita, i costi esorbitanti dell’energia, il “più salario meno armi”, gli investimenti per la scuola, la sanità e le strutture pubbliche, il rifiuto delle strette repressive.

Secondo il sindacalista, la giornata di oggi ci conferma quanto è da tempo nostro convincimento: e cioè che, quando nella situazione odierna di radicalizzazione dei conflitti i sindacati di base si muovono insieme, pur con piattaforme diverse ma nella stessa data e nelle stesse piazze, quand’anche più trascinati dai movimenti che per spontanea scelta, la nostra capacità di mobilitazione – evento di novità eclatante – appare oramai superiore a quella dei “sindacatoni” e in particolare di una Cgil che, oltre ad aver perso l’alleanza con Cisl e Uil, non è più in grado di dare vita ad ampie coalizioni sociali e politiche”.

Calcio, Chivu: "Nel derby la classifica non conta"

Roma, 30 ott. (askanews) – “Non dobbiamo guardare la classifica, non dobbiamo accontentarci di quello che abbiamo fatto. Dobbiamo essere la nostra versione migliore e aggiungere qualcosina rispetto al passato”. Vigilia di derby per l’Inter di Cristian Chivu, attesa dalla sfida contro il Milan.

L’Inter arriva all’appuntamento dopo sette derby consecutivi senza vittorie. Un dato che Chivu non sottovaluta:”Se non vinciamo il derby da sette partite una domanda la si dovrebbe fare. Non vuol dire che i ragazzi non si siano impegnati, ma che gli episodi non sono stati con noi. Bisogna avere equilibrio e motivazione, fare qualche sacrificio in più rispetto alle altre partite”.

Il tecnico ha sottolineato l’importanza dell’atteggiamento, soprattutto nei momenti senza possesso: “Dobbiamo trovare un po’ di provincialità quando non si ha la palla, fame e ordine, rimboccandoci le maniche senza avere la presunzione di pensare che giocatori forti possano risolvere tutto”.

Sul valore della partita, Chivu ha ricordato che il derby, nonostante il peso emotivo, non sarà necessariamente decisivo per la stagione: “Siamo appena alla decima giornata. La storia e lo scorso campionato mi insegnano che un derby può anche non essere decisivo. È una partita che può dare tanto a una squadra e togliere all’altra, ma non è per forza determinante”.

Nessuna squadra parte con i favori del pronostico: “Non esiste un favorito nel derby. La pressione c’è per tutti. Bisogna pensare soltanto a fare le cose giuste al momento giusto. Sappiamo quanto ti dà un derby se lo vinci e cosa ti toglie se lo perdi”.

Buone indicazioni anche su Marcus Thuram: “Sta bene, l’ha fatto vedere nelle ultime partite. Quando un giocatore trova la quadra dal punto di vista della leadership, trova entusiasmo e fiducia appena segna e diventa determinante. Le energie le trova sempre e le avrà anche domani”.

Sulle scelte di formazione e sulle rotazioni, condizionate dagli infortuni, Chivu ha spiegato: “Qualcuno deve riposare qualche volta. Cerco sempre di trovare le giuste rotazioni, perché ne ho pochi. Altrimenti saremmo costretti a far giocare Bovio o Jakirovic». Sulla possibile presenza di Martinez, invece, il tecnico ha rimandato ogni decisione: «Lo vedremo domani”.

Spazio anche al tema del nuovo stadio, con una riflessione tra innovazione e nostalgia per San Siro. “Capisco i sostenitori del Meazza perché ci ho giocato dentro, però sono anche a favore dell’innovazione, di quelle cose che possono creare opportunità importanti per la proprietà e per gli incassi. Il mondo va avanti, senza soldi nel mondo del calcio non sopravvivi”.

Infine, una battuta sul possibile futuro sulla panchina nerazzurra nel nuovo impianto, previsto per il 2031/32. “Non dico niente, mancano quattro anni. Allenare l’Inter e affrontare giudizi e pregiudizi che diventano sentenze è dura. Se cambia la cultura sportiva e arrivano i risultati avrò meno capelli bianchi e non finirò in ospedale come qualche altro mio collega”.

Direttrici d’orchestra: Simone Young fra Wagner e Britten pacifista

Torino, 30 ott. (askanews) – Simone Young, direttrice d’orchestra, australiana, grande interprete di Wagner, Verdi e non solo. L’abbiamo intervistata a margine dell’inaugurazione del Festival MiTo 2026( con la direzione artistica di un’altra maestra, Speranza Scappucci) per un podcast della serie “Direttrici d’Orchestra” per la rubrica Sguardi, prodotta da Askanews e ideata da Alessandra Quattrocchi.

A Torino, Simone Young ha guidato l’Orchestra Sinfonica della Rai nel “War Requiem” di Benjamin Britten. Quest’anno è il cinquantenario della morte del compositore inglese. E il War Requiem è simbolico perché fu scritto in protesta contro la guerra, lo spreco che è la guerra. Simone Young ci parla anche del suo amore per lo sport, della sua vita fra Australia ed Europa, dell’educazione multiculturale che ha avuto ‘down under’, di come si dirige dalla buca orchestrale ‘nascosta’ del Festspielhaus che Wagner costruì in Baviera a Bayreuth. E ancora di quando fu la prima donna a dirigere i Wiener Philharmoniker, e di quando sua figlia si iscrisse a Fisica a Oxford…

“Come tutti gli australiani io amo lo sport. Amo anche il tennis e anche Sinner!” dice. Sul “War requiem”, “Anche Britten era pacifista; questo non è un Requiem per il tempo passato. È un requiem per oggi. È un requiem per una generazione persa. Si sente anche nel coro delle voci bianche. Si sente quasi i ragazzi che sono stati uccisi nella prima e nella seconda guerra. Alla prima esecuzione nel 1963, nella cattedrale di Coventry ricostruita dopo le distruzioni delle bombe, si era da poco entrati nella guerra fredda. Oggi c’è l’Ucraina, il Medio Oriente, i conflitti in Africa, e quel Requiem ha rilevanza oggi purtroppo forse ancora di più che nel 1963. È un appello alla pace. Il finale dice “Let Us Sleep now” nelle parole della poesia pacifista di Wilfred Owen, che morì al fronte pochi mesi prima della fine del primo conflitto mondiale; ed quasi una tradizione moderna di” Requiescat in pace”.

Per la prima volta Young ha visitato Torino, “quasi un gioiello segreto. Bellissima la città, anche il Museo Egizio splendido e questa è una grande orchestra”. Nata e cresciuta a Sydney. con una vita è stata divisa fra l’Europa, dove ha cominciato a dirigere molto giovane verso i 25 anni anche ricoprendo ruoli di grande responsabilità in diversi teatri europei; e naturalmente l’Australia, la sua terra natia dove si è formata anche con Richard Bonynge e Charles McCarrick e dove oggi è direttrice principale della Sydney Sinfonia Orchestra: “Io sono figlia di una croata emigrata e di un irlandese australiano; sono cresciuta nell’acqua del mare, amo lo sport e oggi mi sento cittadina del mondo. I miei avi irlandesi era musicali ma mio padre era un ragazzo degli anni trenta e non c’erano soldi per l’educazione. Ma per la mia generazione… abbiamo avuto tutto, sport, musica a scuola. È stato subito chiaro che avevo talento, e ho cominciato da compositrice”.

Nel 2000, Young ha diretto anche una cosa completamente diversa, la cerimonia di apertura delle Olimpiadi a Sydney: è un sogno per ogni direttore, celebrare l’inizio delle Olimpiadi non solo nel proprio Paese natale ma nella città natale, con l’orchestra con cui si è cresciuti: una grande esperienza.

Wagneriana, amante di Verdi, prima donna a dirigere i Wiener Philharmoniker, prima donna a dirigere tutta la Tetralogia di Wagner nel tempio di Bayreuth, ma Simone Young non ha voglia di essere definita una pioniera: l’arte, dice, va al di là del genere e presentarsi solo come un esempio per le altre è riduttivo. “È un grande privilegio essere maestro di un’orchestra, perché è come essere un pianista davanti al piano più grande, più bello del mondo”. Ma ammette: “una volta sono stata contenta di essere un esempio, quando mia figlia si è iscritta a fisica a Oxford e le hanno detto ‘sarai la sola donna nel Dipartimento’. E lei ha risposto: ‘Credo che non sappiate cosa fa mia madre'”…

I podcast della rubrica “Sguardi” sono disponibili sul sito di askanews.it, sul canale YouTube dedicato e su tutte le piattaforme di streaming audio.

Sol, Fumagalli Romario: le aziende familiari guardano al futuro

Milano, 30 ott. (askanews) – Il capitalismo familiare può offrire ai giovani opportunità professionali e la possibilità di contribuire a progetti imprenditoriali di lungo periodo, fondati su valori condivisi e senso di appartenenza. Lo ha sottolineato Aldo Fumagalli Romario, presidente e amministratore delegato del gruppo Sol, intervenuto a Milano al primo appuntamento del ciclo “La Luiss Business School Incontra”, inaugurato dal presidente della Luiss Business School, Luigi Abete, e moderato da Paolo Bricco del Sole 24 Ore.

Aprendo l’incontro, Abete ha ricordato la comune esperienza in Confindustria con Fumagalli Romario e ha spiegato che il nuovo ciclo punta a mettere gli studenti a diretto contatto con imprenditori e top manager, per conoscere percorsi professionali differenti e i valori sociali e civili che ne orientano l’attività. “Esistono tante esperienze che però hanno dei valori e delle linee comportamentali comuni che possono essere di riferimento per tutti”, ha sottolineato, evidenziando il valore di questi incontri per le nuove generazioni.

“Io penso che il capitalismo familiare sia una grande opportunità”, ha affermato Fumagalli Romario, sottolineando il valore di creare un’azienda insieme ai collaboratori e ai manager, con la volontà di tramandarla nel tempo. “È una bella avventura, un’avventura che guarda a lungo termine”, ha aggiunto.

Fra le principali sfide delle imprese familiari, Fumagalli Romario ha indicato la capacità di interpretare scenari economici e geopolitici sempre più complessi e di prendere decisioni rapide, anche modificando le proprie strategie. Un’altra questione centrale è la successione, che riguarda non soltanto la proprietà familiare, ma anche il management. “Il progetto di successione è un progetto pluriennale, bisogna pensarci tanti anni prima e costruirla”, ha spiegato Fumagalli Romario, affinché chi subentrerà agli imprenditori e ai dirigenti sia preparato ad assumersi le nuove responsabilità.

Quanto alle qualità necessarie ai giovani manager, Fumagalli Romario ha indicato convinzione, motivazione, capacità di coinvolgere le persone e disponibilità a formarsi continuamente, attraverso lo studio, le lingue e le esperienze internazionali. Ma soprattutto la capacità di guidare con l’esempio, ricordando che “la parola è un suono, l’esempio è un tuono”.

Sol, gruppo industriale lombardo con sede a Monza e attività a livello internazionale, opera nei gas industriali e medicali e nell’assistenza sanitaria domiciliare. Nel 2025 ha realizzato ricavi per oltre 1,77 miliardi di euro e conta più di 7.600 dipendenti.

IntesaSp, Messina: rilancio Opas su Mps? “Assolutamente no”

Roma, 30 ott. (askanews) – “Assolutamente no”. Così l’amministratore delegato di banca Intesa Sanpaolo, Carlo Messina a margine della giornata del risparmio a Roma, ha risposto a chi gli chiedeva se fosse ipotizzabile un aumento dell’offerta su banca Monte dei Paschi di Siena.

Ora “l’antitrust deciderà cosa deve essere fatto, io ho già ribadito piena fiducia. Per il territorio e l’occupazione a banca Monte dei Paschi di Siena, nel “nostro progetto c’è una totale garanzia di occupazione e c’è una totale garanzia di assunzione di giovani, cosa che nei progetti di altri non sempre si trovano. Noi l’abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo. Credo che sia la migliore garanzia per il territorio, per le persone, la nostra coerenza dell’aver sempre fatto quello che dichiaravamo” ha proseguito.

“In particolare la mia sensibilità sul fronte delle persone è, credo, uno dei punti di forza della nostra banca. Quindi investiremo fortemente sul territorio e mi sembra che, a questo punto, venute meno queste strategie difensive – ha detto – sia bene valutare le cose con una visione che porta a guardare con grande serenità quelle che sono le nostre proposte e non strumentalizzare in modo negativo”.

Centrosinistra, i leader: programma entro novembre e primarie entro febbraio

Roma, 30 ott. (askanews) – “Nella mattinata di oggi ci siamo riuniti per definire le prossime tappe della coalizione progressista. Sulla scorta di quanto anticipato la settimana scorsa, abbiamo convenuto di organizzare nel mese di dicembre, mentre si discute questa pessima manovra, una mobilitazione a carattere nazionale per l’alternativa a 4 anni di governo Meloni che hanno prodotto carovita, crescita prossima alla zero e aumentato le diseguaglianze. La manifestazione sarà condivisa con le forze di opposizione e sarà aperta alle forze sociali del paese e alla società civile. Dalla settimana prossima inizierà il confronto per definire il programma della coalizione entro novembre. Parteciperanno ai tavoli le forze di opposizione rappresentate in Parlamento che condividono l’urgenza di costruire un’alternativa di Governo alla destra”. Così in una nota congiunta, dopo una video-call questa mattina, durata quasi tre ore, tra la segretaria dem Elly Schlein, il presidente M5S Giuseppe Conte e i leader di Avs Angelo BOnelli e Nicola Fratoianni.

Quanto alla leadership, si legge, “abbiamo concordato che le primarie si terranno entro il mese di febbraio con l’obbiettivo di farne un importante appuntamento di partecipazione democratica, in modo da assicurare una leadership che sia pienamente sostenuta da ogni forza del campo progressista”.

Sciopero, a Roma come in Francia al corteo il ballo virale “Toc toc”

Roma, 30 ott. (askanews) – Roma come Parigi. Alla manifestazione nella Capitale organizzata dai sindacati di base contro il carovita e la guerra, alcuni ragazzi ballano davanti alle forze dell’ordine schierate sulle note di “Toc Toc”. La canzone di Patrick Sébastien, che ha oltre 10 anni, da qualche tempo era diventata virale sui social accompagnata da un balletto (si saltella su un piede mentre si mima il gesto di bussare). Poi è arrivata l’ondata di proteste in Francia degli studenti e il balletto si è spostato dalle camere alle piazze, grazie soprattutto a un ragazzo francese (@bisouboge, a destra nel video), fra i primi a ripetere la coreografia davanti a scontri, polizia, cassonetti dati alla fiamme.

Da lì si è diffusa in moltissime piazze che vedono protagonisti studenti e studentesse in questo autunno di proteste, Italia compresa.

Mps, Messina: dai soci risposta chiara, ora avanti con Opas Intesa Sp

Roma, 30 ott. (askanews) – Incassata la “risposta chiara e con proporzioni molto significative”, dall’assemblea straordinaria di ieri dei soci del Monte dei Paschi di Siena, Banca Intesa Sanpaolo tira dritto con la sua Offerta pubblica di acquisto e scambio. E a margine della giornata mondiale del risparmio, organizzata oggi a Roma dall’Acri, l’amministratore delegato, Carlo Messina, è tornato a rassicurare enti locali e personale sulla tutela di territori e occupazione, ha escluso qualunque rilancio dell’offerta – “assolutamente no”, ha detto – e ha lanciato una frecciata al management di Mps.

Dai soci di Mps, ha esordito, è giunta quella che “mi sembra una risposta chiara e con proporzioni veramente molto significative”. La bocciatura delle ipotesi alternative ha superato il 90%, “quindi un consenso assoluto ad andare avanti con la nostra di offerta. Quello che era meno atteso era la componente di bocciatura della fusione di Mediobanca, che faceva parte dei piani di Montepaschi. Ma anche, devo dire, e questo è abbastanza singolare che accada, la bocciatura delle azioni proprie dei piani incentivanti, che rappresenta un punto molto delicato per chi fa il capo di un’azienda”.

“Quindi – ha proseguito – devo dire che è un percorso che ci porta ad andare avanti con grande fiducia sul completamento dell’operazione”.

Ora “l’Antitrust sta facendo le sue valutazioni, io credo che ragionevolmente entro la fine di novembre si dovrebbe completare il percorso, però questo ovviamente dipende dall’Autorità, su cui ho già ribadito piena fiducia in quello che faranno. Questo è un percorso che credo porterà, poi, a consentirci di completare l’operazione”.

Per il territorio e i dipendenti, “nel nostro progetto c’è una totale garanzia di occupazione e c’è una totale garanzia di assunzione di giovani, cosa che nei progetti di altri non sempre si trovano. Noi l’abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo. Credo che sia la migliore garanzia per il territorio, per le persone, la nostra coerenza dell’aver sempre fatto quello che dichiaravamo”.

“In particolare la mia sensibilità sul fronte delle persone è, credo, uno dei punti di forza della nostra banca – ha rivendicato Messina – investiremo fortemente sul territorio”.

“E mi sembra che, a questo punto, venute meno queste strategie difensive – ha sintetizzato il banchiere – sia bene valutare le cose con una visione che porta a guardare con grande serenità quelle che sono le nostre proposte, e non strumentalizzare in modo negativo”.

Occupate le tangenziali di Milano e Bologna, tensioni a Torino

Milano, 30 ott. (askanews) – Tangenziale Est occupata a Milano, ingressi di diversi istituti superiori bloccati a Bologna e momenti di tensione a Torino. Si intensifica la mobilitazione nelle principali città italiane in occasione dello sciopero generale proclamato dall’Usb contro il carovita, il riarmo e le politiche a favore della guerra. A Milano i manifestanti hanno raggiunto la Tangenziale Est, entrando sulla A51 all’altezza di Cascina Gobba e procedendo in direzione Lambrate. La circolazione è stata preventivamente interrotta in entrambe le direzioni.

Nel capoluogo lombardo i due cortei, quello dei lavoratori e quello degli studenti, sono confluiti nel corso della mattinata. La partecipazione è stata stimata in circa 35mila persone. L’occupazione della tangenziale era stata annunciata dagli organizzatori, che avevano indicato tra gli obiettivi della mobilitazione proprio il blocco della città. Il tratto interessato è stato svuotato dal traffico e sono state chiuse anche le aree di servizio.

A Bologna la protesta studentesca ha preso di mira diversi istituti superiori. Gruppi di manifestanti hanno bloccato gli ingressi dei licei Copernico, Minghetti, Fermi, Arcangeli, Laura Bassi e Righi e dell’istituto agrario Serpieri, impedendo l’accesso alle scuole. Al liceo Galvani sono stati collocati cassonetti davanti agli ingressi. Da alcuni istituti sono partiti cortei diretti verso la manifestazione cittadina.

A Torino si sono registrati momenti di tensione in via Po, dove lo spezzone del corteo riconducibile al centro sociale Askatasuna ha forzato il cordone delle forze dell’ordine, facendo arretrare gli agenti e riuscendo a ricongiungersi alla manifestazione. In mattinata alcuni agricoltori avevano inoltre rovesciato letame davanti al Municipio. La manifestazione si svolge sotto stretta sorveglianza delle forze di polizia.

Criticità anche in Veneto. A Mestre sette agenti di polizia sono rimasti contusi, riportando ferite lievi e tagli, durante le tensioni con i manifestanti che hanno tentato di superare il blocco delle forze dell’ordine. A Vicenza, invece, gli organizzatori del corteo riferiscono di tre manifestanti feriti negli scontri con la polizia nei pressi della tangenziale, uno dei quali sarebbe stato colpito alla testa da un lacrimogeno. Per contenere il corteo sono stati utilizzati anche gli idranti.

Manifestazioni e presidi si svolgono anche a Roma, Napoli, Genova, Bologna, Palermo e in numerose altre città. Per la giornata di mobilitazione, che coinvolge oltre 50 piazze italiane, il Viminale ha predisposto un massiccio dispositivo di sicurezza mirato a prevenire disordini e isolare eventuali gruppi violenti.Il corteo per lo sciopero generale proclamato dall’Usb contro il carovita, il riarmo e le politiche a favore della guerra ha invaso la tangenziale di Bologna. I manifestanti hanno imboccanto lo svincolo di via Stalingrado e procedono in direzione Casalecchio-Borgo Panigale. Secondo gli organizzatori, sono circa 50mila le persone scese in piazza nel capoluogo emiliano. L’occupazione della carreggiata ha provocato il blocco del traffico e pesanti ripercussioni sulla viabilità cittadina.

Stando agli ultimi aggiornamenti di Autostrade per l’Italia, risultano chiusi per manifestazione i tratti tra lo svincolo 4 di via del Triumvirato e lo svincolo 8 della Fiera-via Michelino, in entrambe le direzioni. Segnalate inoltre code di tre chilometri sia tra Bologna Casalecchio e via del Triumvirato, sia tra lo svincolo 13 della via Emilia e via Michelino, in direzione Milano-Napoli.

Sciopero, alla manifestazione a Roma sfilano anche i trattori

Roma, 30 ott. (askanews) – “Prezzi alle stelle per chi compra, briciole per chi produce” si legge in un cartello sopra uno dei trattori che ha sfilato per le strade di Roma in zona Porta Pia, durante la protesta organizzata da USB e altri sindacati di base in diverse città nel giorno dello sciopero generale.

Ingente lo schieramento delle forze dell’ordine davanti al Ministero dei Trasporti a via Nomentana dove il corteo si è fermato.

“Noi agricoltori protestiamo per i costi di produzione troppo elevati” hanno detto alcuni che hanno fermato i loro mezzi proprio davanti al Ministero.

Sciopero, in migliaia a Genova contro il carovita e la guerra

Genova, 30 ott. (askanews) – Migliaia di persone in piazza a Genova nel giorno dello sciopero generale, con diversi cortei organizzati da USB e altri sindacati di base, così come nelle principali città italiane.

Nelle immagini, la manifestazione partita dalla stazione Principe e diretta al varco portuale Albertazzi, bloccato dalle prime ore del mattino dai lavoratori portuali.

Tanti i cartelli contro la guerra e il riarmo e le bandiere della Palestina, così come gli slogan contro il carovita. “Abbiamo già pagato troppo, ora facciamo i conti”, si legge su uno striscione.

Calcio, Arbitri, Guida per il derby di Milano

Roma, 30 ott. (askanews) – Sarà Marco Guida il direttore di gara del derby della Madonnina numero 247 della storia. Il fischietto di Torre Annunziata è stato designato da Daniele Orsato per Milan-Inter, in programma domani alle ore 20.45 a San Siro. Per l’altro big match della 10ª giornata, Juventus-Napoli, il designatore Can ha scelto Simone Sozza. Queste le altre designazioni:

Bologna-Monza (sabato ore 15): Zanotti (Rimini), Bindoni-Zezza Udinese-Roma (sabato ore 18): Maresca (Napoli), Lo Cicero-Rossi L. Como-Venezia (domenica ore 12.30): Ferrieri Caputi (Livorno), Rossi M.-Scatragli Frosinone-Torino (domenica ore 15): Mucera (Palermo), Di Gioia-Fontemurato Lazio-Cagliari (domenica ore 15): Colombo (Como), Palermo-Mastrodonato Lecce-Genoa (domenica ore 18): Marchetti (Ostia Lido), Bahri-Cecconi Sassuolo-Fiorentina (lunedì ore 18.30): Marcenaro (Genova), Dei Giudici-Bianchini Atalanta-Parma (lunedì ore 20.45): Crezzini (Siena), Laudato-Boato

Calcio, Malagò, quorum da Serie A per candidatura a presidente

Roma, 30 ott. (askanews) – Giovanni Malagò sarà il candidato della Serie A alla presidenza della Federcalcio. Ha infatti raggiunto il quorum di 11 accrediti alla candidatura all’interno della Lega Calcio. Alle società che già avevano firmato, si è aggiunto il Parma. Le altre sono: Roma, Bologna, Napoli, Lecce, Fiorentina, Monza, Genoa, Udinese, Torino e Frosinone. Sarà dunque una corsa a due tra lo stesso Malagò, che conta di ottenere altri consensi all’interno della Serie A e Galliani, candidato da allenatori e calciatori, che insieme hanno un peso del 30% in fase elettorale. Elezioni che si svolgeranno il 14 dicembre