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Audivisivo, Straffi: Rainbow guarda ai media, USA strategici

Roma, 23 ott. (askanews) – Iginio Straffi, dal MIA Market di Roma, fa il punto della situazione sulle strategie di Rainbow, da lui fondata in Italia nel 1995 come studio di animazione con una forte vocazione internazionale, affermandosi nel tempo come una realtà di riferimento nella creazione di proprietà intellettuali capaci di raggiungere pubblici in tutto il mondo.

In oltre trent’anni di storia, il Gruppo ha attraversato una profonda evoluzione, trasformandosi da una realtà focalizzata sulla creazione e produzione di contenuti originali a una vera e propria media company.

Oggi Rainbow opera nell’animazione e nel live action, continuando a investire nella creazione di nuove IP, ma anche nell’acquisizione di proprietà intellettuali esistenti, per valorizzarle, reinterpretarle e svilupparne il potenziale attraverso nuovi contenuti, linguaggi e formati. Una strategia di crescita che guarda anche a possibili nuove acquisizioni.

Questa evoluzione si traduce anche in un presidio sempre più ampio della filiera dei media, che dalla creazione e distribuzione dei contenuti si estende allo sviluppo di canali digitali e nuove modalità di fruizione, attraverso piattaforme come YouTube, canali FAST e Connected TV, con l’obiettivo di costruire una relazione sempre più diretta con il pubblico.

In questa direzione si inserisce anche il recente ingresso nel mercato globale dell’advertising, con una nuova business unit dedicata alla valorizzazione pubblicitaria dell’inventory Rainbow e di quella di publisher, creator e content owner indipendenti. L’obiettivo è aggregare contenuti e audience in un’offerta premium e brand-safe, rivolta a brand e centri media internazionali, ampliando ulteriormente il modello di business del Gruppo.

La dimensione internazionale è da sempre parte del DNA di Rainbow. Fin dalle origini, il Gruppo ha concepito storie e personaggi capaci di superare i confini geografici e culturali. In questo percorso, gli Stati Uniti rappresentano un mercato strategico, sia per la diffusione delle IP sia per le opportunità di sviluppo, distribuzione e collaborazione con l’industria globale dell’entertainment.

Professionisti, welfare e crescita

Roma, 23 ott. (askanews) – I liberi professionisti continuano a essere una risorsa strategica per il Paese: mettono in campo competenze, generano innovazione, offrono servizi e contribuiscono alla crescita economica e sociale”. Marco Natali, presidente di Confprofessioni, ha aperto così a Roma il congresso nazionale “Professionisti. Sessant’anni di visione 1966-2026”, trasformando l’anniversario della Confederazione in un confronto sulle condizioni necessarie per rafforzare il lavoro autonomo e il suo contributo allo sviluppo. Disuguaglianze, inverno demografico e transizione energetica sono stati i tre assi dei lavori, introdotti da un videomessaggio del presidente del Senato Ignazio La Russa. Nel corso della prima sessione è stata inaugurata anche la mostra “Le donne della Repubblica”, realizzata con l’agenzia ANSA e dedicata al contributo femminile alle trasformazioni del lavoro e della società. Per Natali, le distanze tra generi, generazioni e territori richiedono una risposta che unisca crescita e protezione sociale. “Non si tratta soltanto di redistribuire la ricchezza, ma anche di far tornare a crescere la torta”, ha osservato, richiamando un reddito delle famiglie ancora al 90% rispetto al 2006. La proposta è costruire un welfare preventivo, capace di intercettare le fragilità prima che compromettano la continuità professionale. Una prospettiva confluita nel Manifesto di Confprofessioni, rivolto a oltre un milione e mezzo di professionisti. “È un impegno programmatico per avanzare proposte e misurarne i progressi”, ha spiegato il presidente, aprendo il confronto con i leader politici. Elly Schlein, segretaria del PD, ha indicato la necessità di “un welfare che segua la persona e non il tipo di contratto, garantendo risposte su malattia, previdenza e genitorialità”. L’obiettivo è evitare che le donne siano costrette a scegliere tra carriera e famiglia, rendendo le tutele compatibili con le caratteristiche del lavoro autonomo. “L’equo compenso non deve essere un punto di arrivo, ma di partenza”, ha aggiunto Schlein, proponendo di ampliare la platea, assicurarne l’applicazione alla Pubblica amministrazione e rimuovere le sanzioni che colpiscono la parte contrattuale debole. Sull’intelligenza artificiale ha richiamato la supervisione umana, mentre per contenere le bollette ha indicato meno burocrazia sulle rinnovabili e la separazione del prezzo dell’energia pulita da quello del gas. Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, ha respinto una lettura corporativa della categoria, definendo i professionisti una componente strategica del Paese, al pari della manifattura e della logistica, e un’infrastruttura intellettuale e operativa al servizio dell’economia. La sua proposta punta sulla sussidiarietà: affidare funzioni di interesse generale laddove le competenze professionali possano offrire risposte più efficaci e ridurre i vincoli che ostacolano le aggregazioni degli studi. Sul welfare, Lupi ha sollecitato di “colmare le disparità con il lavoro dipendente”, investendo nella conciliazione tra attività professionale e vita familiare. Giuseppe Conte, presidente del M5S, ha sostenuto gli incentivi alla digitalizzazione e la rimozione del doppio contributo integrativo nelle aggregazioni. “Serve una semplificazione per i piccoli studi e i giovani, e un nuovo modello di welfare che introduca più protezione in caso di malattia e maternità”, ha affermato. Conte ha proposto un fondo sovrano di sviluppo per gli investimenti strategici e il ripristino dei crediti d’imposta Transizione 4.0. Sul fronte energetico ha indicato comunità energetiche, contratti a prezzo fisso, accumuli e reti intelligenti. Per l’accesso alle professioni, il richiamo è alla riattivazione dell’ascensore sociale, affinché siano merito e competenza a determinare le opportunità. Il ricambio generazionale è stato al centro anche dell’intervento in videocollegamento della ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone, nel panel con Sara Cirone, Simone Gamberini, Valeria Marzullo e Paola Aversa. “Oggi gli under 35 rappresentano appena il 17% del totale”, ha sottolineato, richiamando inoltre il valore dell’equo compenso per la dignità del lavoro e la qualità delle prestazioni. Marzullo ha collegato la parità professionale a una diversa distribuzione della cura familiare, ancora prevalentemente sostenuta dalle donne. Il confronto demografico, con il presidente Istat Francesco Maria Chelli, i demografi Alessandra Minello e Alessandro Rosina e la ricercatrice Ludovica Zichichi, ha approfondito le conseguenze dell’invecchiamento sui servizi e sull’organizzazione del lavoro. “Servono studi più strutturati, un rafforzamento dei congedi per chi lavora in proprio e più professionisti della cura”, ha affermato Zichichi. Natali ha ricordato le tutele della bilateralità con Cadiprof ed Ebipro, chiedendo politiche del tempo e servizi domiciliari estesi al lavoro autonomo. Di energia e costi delle scelte rinviate hanno discusso Nicola Armaroli, Paola Batistoni, Angela Bracco, Laura Ciccozzi e Cornelius Matthes. Per Ciccozzi, la leva fiscale nell’edilizia può sostenere crescita e sostenibilità, purché inserita in una strategia di lungo periodo. A collegare questi temi è anche la struttura economica degli studi. Roger Abravanel, direttore emerito di McKinsey, ha ricondotto nanismo e basse retribuzioni alla frammentazione del mercato, anziché alla qualità dei professionisti. Domanda a basso valore aggiunto, scarsità di grandi committenti, burocrazia e lentezza della giustizia ne limitano la crescita. Aggregazioni, collaborazione e servizi più complessi diventano quindi strumenti per valorizzare le competenze e rafforzare la competitività dell’intero sistema produttivo.

Università, a Lanciano il Premio ‘NonCiFermaNessuno’

Roma, 23 ott. (askanews) – Ventidue università, ventidue studenti, ventidue storie. Non una classifica, ma un mosaico dell’Italia universitaria che spesso resta fuori dalle classifiche. La sesta edizione del Premio NonCiFermaNessuno, ideato da Luca Abete nel 2021 come evoluzione della campagna sociale che da dodici anni attraversa gli Atenei italiani, amplia quest’anno il proprio raggio: alle otto università coinvolte direttamente nel tour si sono aggiunti altri quattordici Atenei, portando a 22 le comunità accademiche chiamate a individuare e valorizzare altrettante storie nate al proprio interno. La cerimonia conclusiva si è tenuto il 22 ottobre a Lanciano come evento speciale di Didacta.

“Nelle università misuriamo tutto: voti, crediti, tempi, risultati. E rischiamo di non misurare mai quello che forse conta di più: ciò che una persona diventa mentre prova a raggiungerli – afferma Luca Abete -. Questo Premio nasce proprio per ribaltare la prospettiva. Non cerchiamo il migliore, il primo della classe o una biografia perfetta. Cerchiamo storie vere che possano essere utili ad altri”.

Negli anni il Premio ha acceso i riflettori su esperienze profondamente diverse: studenti che hanno vissuto la vita universitaria affrontando disabilità, malattie croniche invisibili, solitudine, migrazioni, guerre, incidenti e bruschi cambiamenti di vita. Alcuni dei ragazzi coinvolti sono attualmente impegnati all’estero in un’esperienza Erasmus. Storie come quella di Angela Sammarro, studentessa cieca dalla nascita dell’Università della Calabria, che tra studi, pianoforte e impegno politico sogna di diventare giornalista per dare voce a chi non ne ha; Mauro Glorioso, palermitano, a 23 anni è rimasto tetraplegico dopo essere stato colpito da una bicicletta elettrica lanciata dai Murazzi del Po, a Torino. È tornato sui libri e il 6 novembre 2025 si è laureato in Medicina e Chirurgia: nel 2026 il Presidente Mattarella lo ha nominato Cavaliere della Repubblica “per non essersi arreso alle avversità della vita”.

Esperienze differenti che compongono la stessa fotografia: dietro ogni matricola esiste una vita che nessun libretto universitario riesce a raccontare. “Per anni abbiamo celebrato soprattutto i risultati e nascosto le cadute. Forse abbiamo semplicemente sbagliato classifica – prosegue Abete -. Non cerchiamo biografie perfette e nemmeno ragazzi da trasformare in eroi. Cerchiamo storie vere, riconoscibili, utili. Perché una storia vince davvero quando smette di appartenere soltanto a chi l’ha vissuta e comincia a servire a chi la incontra. Questo muove l’azione della campagna sociale e trova uno sviluppo ineguagliabile nel Premio”.

L’appuntamento di Lanciano ha registrato un particolare interesse anche tra gli studenti più giovani, con scuole che hanno chiesto di poter assistere alla cerimonia. Un elemento che rafforza il significato della scelta di Didacta: portare storie nate nelle università davanti a chi sta ancora costruendo il proprio percorso formativo, trasformando il Premio in un vero passaggio di esperienze tra generazioni.

Il Premio #NonCiFermaNessuno è stato realizzato con il patrocinio della CRUI – Conferenza dei Rettori delle Università Italiane e, per l’evento nazionale, in collaborazione con Agenzia Nazionale Erasmus+ INDIRE. “Questo Premio – conclude Abete – non nasce per celebrare vite perfette. Nasce per ricordarci che una caduta, una fragilità o una deviazione non rendono una storia meno preziosa. A volte sono proprio le crepe a far passare uno spiraglio di luce nel buio e quindi il messaggio più utile e importante

Il Movimento 17 ottobre cambia strategia e cancella le piazze programmate: protesta "fluida"

Roma, 23 ott. (askanews) – Con un post sui propri social il Movimento 17 ottobre (M1710) annuncia un cambio di strategia per le manifestazioni in programma domani: “Le piazze annunciate per sabato sono annullate” e solo all’ultimo, per le 15,30, sarà comunicata a tutti i partecipanti “la piazza finale” sede delle proteste.

L’intento è prendere di sopresa il piano sicurezza già predisposto in particolare per gli eventi in programma a Milano e Bologna, e rispondere così alle misure messe in campo dal governo dopo gli ultimi scontri nel capoluogo lombardo, per per il M1710 sono “un pugno autoritario contro chi dissente, di una durezza che non si vedeva dall’epoca del fascismo”.

“Un movimento che ha scelto di essere fluido lo è anche nelle piazze: ricordate ‘be water'”, spiega il collettivo sui social: “Non ci hanno fermato con le leggi. Non ci fermeranno con i blindati. Sabato. Quando lo diremo noi. Dove lo diremo noi. Non ci rappresenta nessuno. Ci organizziamo”.

Ucraina, la Casa Bianca: grazie a Melania Trump dal 29 ottobre tregua ad Oleshky

Roma, 23 ott. (askanews) – Dopo il pressing di Papa Leone XIV su Russia e Ucraina, la Casa Bianca ha annunciato che Mosca e Kiev hanno accordato un cessate il fuoco limitato alla città ucraina di Oleshky a partire dal 29 ottobre prossismo. Il governo Usa attribuisce il merito alla first lady Melania Trump. In una nota, la moglie del presidente Usa ha detto: “La situazione a Oleshky è tragica. Oleshky è una città di guerra in prima linea sull’orlo del disastro. La popolazione rimasta di Oleshky è composta principalmente da anziani che hanno urgente bisogno di cure mediche, medicine, cibo e acqua potabile. La gente di Oleshky ha elettricità limitata, vive tra strade minate e subisce attacchi militari regolari. Era chiaro che senza il mio intervento, sarebbe stato impossibile portare aiuti umanitari in città e evacuare gli anziani”. La first lady Usa ha spiegato che “leader civili, non militari, di entrambi i paesi lavoreranno insieme per visitare i residenti di Oleshky nelle loro case e determinare il livello di assistenza di cui hanno bisogno. I residenti che vogliono evacuare riceveranno supporto e trasporto coordinati verso la destinazione che preferiscono”. E aggiunge di avere garantito la presenza di un gruppo media “imparziale” per documentare il tutto.

“Non oggi”, Castellitto tra i ricordi per immaginare un nuovo futuro

Roma, 23 ott. (askanews) – E’ stato presentato alla Festa del Cinema di Roma “Non Oggi”, il cortometraggio diretto e interpretato da Sergio Castellitto e prodotto da DUDE in collaborazione con Philip Morris Italia. In “Non oggi” il protagonista viene accompagnato dalla nipote nel “Museo dei ricordi smarriti”, un luogo che espone oggetti quotidiani del passato ormai obsoleti, che gli scatenano tanti ricordi: un biglietto del cinema, una vecchia bicicletta, uno smartphone, un computer e una sigaretta, indicata come un oggetto ormai in disuso dal 2035.

Attraverso il linguaggio del cinema il corto offre infatti un punto di vista, per aprire un dibattito sulla possibilità concreta di superare le sigarette tradizionali entro il 2035. Pasquale Frega, Presidente e AD di Philip Morris Italia, ha spiegato: “L’Italia ha iniziato questo percorso in maniera brillante al punto che noi pensiamo che nel 2035 si possa arrivare ad eliminare le sigarette dall’Italia, come primo grande Paese al mondo. Per raggiungere questo obiettivo non è sufficiente solo il nostro impegno ma necessario l’impegno di tutti, di tanti. E’ necessario che la politica, la scienza, l’educazione, vari settori della società, capiscano quale è l’importanza di evitare un fenomeno che è sicuramente negativo. Non possiamo farlo da soli”.

Nei mesi scorsi “Believe. Further”, il progetto nato dalla collaborazione tra Philip Morris International e Andrea Bocelli ha affidato alla musica questo invito al cambiamento, ora “Non Oggi” lo porta al cinema, attraverso lo sguardo di Sergio Castellitto. “Mi è piaciuta la libertà che ci è stata concessa e la possibilità di raccontare un apparente passato, composto da ricordi che sembrano dimenticati, che sembrano come si dice smarriti o sopiti e che invece in realtà sono il cemento sul quale costruisci il futuro”.

Ricerca Roma Tre: l’art therapy genera valore oltre chi la vive

Roma, 23 ott. (askanews) – Il valore generato dall’arte può andare oltre chi partecipa direttamente a un’esperienza artistica e raggiungere anche le persone che vi entrano in contatto? È la domanda da cui nasce una ricerca dell’Università degli Studi Roma Tre su 1.932 partecipanti, realizzata nell’ambito del progetto Cultura accessibile, benessere possibile, in collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (GNAMC).

La ricerca prende avvio dalle testimonianze raccolte durante i laboratori artistici inclusivi realizzati presso la GNAMC nell’ambito della collaborazione tra GNAMC e ASL Roma 2. Dalle parole di chi ha partecipato, accompagnato e facilitato queste esperienze emerge un percorso che parte dai vissuti individuali e, attraverso l’arte, l’ascolto, la relazione e la condivisione, conduce alla trasformazione e alla restituzione: il valore prodotto dall’esperienza viene condiviso e rimesso in circolo, raggiungendo anche chi non ne è il destinatario diretto. A partire da questa evidenza, le ricercatrici hanno voluto verificare su un campione più ampio se il rapporto con la fragilità psicologica e la familiarità con pratiche di art therapy fossero associati ad atteggiamenti più inclusivi, maggiore empatia e benessere. Lo studio ha coinvolto 1.932 persone attraverso un questionario dedicato a queste dimensioni.

Un primo risultato riguarda il rapporto con la fragilità psicologica. Quasi una persona su due (49,7%) dichiara di avere amici o familiari che vivono una condizione di fragilità psicologica. Chi ha questa esperienza diretta mostra una maggiore apertura alla relazione: su una scala da 1 a 7, il livello medio di inclusione è 5,25, contro 4,81 di chi non ha esperienza diretta. Anche l’evitamento è significativamente inferiore: 1,85 contro 2,26. In altre parole, conoscere da vicino la fragilità si associa a una maggiore disponibilità all’incontro e a una minore distanza sociale.

Il secondo risultato riguarda l’art therapy. La conoscenza di questi programmi è ancora molto bassa – 2,22 su 7 nel campione – ma le persone che dichiarano una maggiore familiarità con queste pratiche presentano anche livelli più elevati di empatia e benessere percepito. Le analisi mostrano inoltre che l’empatia rappresenta uno dei meccanismi attraverso cui la familiarità con l’art therapy si associa al benessere.

La ricerca individua infine tre diversi profili. Il 37% del campione è composto da persone “empatiche e aperte”, con elevata empatia e disponibilità alla relazione pur conoscendo poco l’art therapy. Il 36% è costituito dai “distaccati”, che presentano i livelli più bassi di empatia, apertura e benessere. Il restante 27% è formato dai “coinvolti”, caratterizzati da elevata empatia, forte familiarità con l’art therapy e dal livello di benessere più alto rilevato nella ricerca: 4,83 su 7, rispetto al 3,03 dei “distaccati”.

I risultati indicano dunque una direzione precisa: il valore delle pratiche artistiche inclusive può non fermarsi a chi ne beneficia direttamente. Arte, relazione ed empatia possono contribuire a mettere in circolo valore anche nella rete di persone che entra in contatto con queste esperienze. Pur non consentendo di stabilire relazioni causali definitive, lo studio apre così una prospettiva sul ruolo che musei e istituzioni culturali possono svolgere nella promozione del benessere, dell’inclusione e della coesione sociale.

La ricerca è parte del volume “CU(LTU)RA. Quando la cultura diventa benessere”, curato dalle stesse prof. sse Donato e Addis, presentato oggi durante un evento nell’UniStore di Roma Tre, durante il quale sono state esposte in mostra alcune delle opere realizzate nei laboratori d’arte della GNAMC. Il progetto è finanziato dal Bando di Ateneo Roma Tre 2025.

“I dati confermano quanto avevamo osservato nelle testimonianze raccolte durante il progetto – dichiarano le prof. sse Carmela Donato e Michela Addis del Dipartimento di Economia dell’Università Roma Tre – il valore generato dall’arte non si esaurisce nell’esperienza individuale, ma si diffonde verso chi accompagna, osserva o entra anche solo indirettamente in contatto con questi percorsi. È una prospettiva importante, perché invita a considerare il valore dell’arte non soltanto per il singolo individuo, ma anche per le relazioni e le comunità”.

“La cultura diventa un bene pubblico quando è accessibile, genera relazioni e aiuta le persone a sentirsi parte di una comunità. Progetti come Cultura accessibile, benessere possibile mostrano come l’arte e i luoghi della cultura possano diventare strumenti concreti di inclusione, partecipazione e benessere. È una prospettiva pienamente coerente con la missione di Roma Tre: un’Università aperta, radicata nella città e capace di costruire ponti tra conoscenza, territorio e bisogni sociali. Il nostro impegno è fare in modo che accessibilità, partecipazione e cura siano sempre più parte delle pratiche quotidiane dell’Ateneo e del suo rapporto con la comunità”, dichiara Massimiliano Fiorucci, Rettore dell’Università Roma Tre.

“Per la ASL Roma 2 l’arte non è un complemento della cura, ma parte integrante del lavoro terapeutico – dichiara il Direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Roma 2, Massimo Cozza -. Da anni la utilizziamo sia nei percorsi sul territorio sia come strumento di comunicazione contro lo stigma: dal mosaico realizzato per Ro.Mens alla stazione di Torre Maura a quello che accoglie i visitatori all’Assessorato alle Politiche Sociali di Roma Capitale, dal murale dedicato a Basaglia nella struttura che porta il suo nome ai concorsi Music@mens e Fotograf@mens, fino al mosaico donato a Papa Francesco. Alla GNAMC, ragazze e ragazzi seguiti dal Dipartimento di Salute Mentale hanno realizzato con l’artista Lady Be un ritratto del Presidente Mattarella assemblando materiali di scarto e inquinanti. Non si tratta di attività accessorie o genericamente “olistiche”, ma di interventi con una precisa valenza clinica: creare insieme significa ricostruire relazioni, competenze e identità. E, come questa ricerca conferma, il valore che nasce in un laboratorio non resta lì: raggiunge le famiglie, gli operatori, la città”.

Alice nella città, Premio Speciale Film Impresa a "Uno è un bastone"

Roma, 23 ott. (askanews) – “Uno è un bastone” di Giada Cicchetti e Agnese Rizzari ha vinto il Premio Speciale Film Impresa alla 24esima edizione di Alice nella Città, festival che si svolge in parallelo e in agreement con la Festa del Cinema di Roma, dedicato alle nuove generazioni, agli esordi e alla scoperta del talento e diretto da Fabia Bettini e Gianluca Giannelli. Il riconoscimento è stato assegnato ieri nel corso della cerimonia di premiazione, alla presenza di Simona Anelli, General Manager di Premio Film Impresa, presieduto da Giampaolo Letta e diretto da Mario Sesti.

Il cortometraggio è stato premiato “per l’uso innovativo di materiali d’archivio, found footage, animazione e suono che danno vita ad un appassionante reportage retrospettivo in sorprendente equilibrio tra documentario, resoconto biografico e fantasia tanto fiabesca quanto dolorosa”.

Al centro del film, una filastrocca per imparare a scrivere i numeri in arabo diventa il punto di partenza per esplorare l’archivio di Monica Maurer, regista che ha documentato la rivoluzione palestinese tra il 1977 e il 1988. Attraverso l’incontro con Rima, una donna palestinese custode della memoria della propria storia, le due registe costruiscono un racconto che intreccia testimonianze, immagini d’archivio e animazione, interrogandosi sul rapporto tra passato e presente e sul significato stesso del guardare.

“Il Premio Film Impresa continua a rafforzare il proprio dialogo con il mondo del cinema e con le nuove generazioni di autori”, ha dichiarato Giampaolo Letta, presidente di Premio Film Impresa. “La collaborazione con Alice nella Città rappresenta un’importante occasione per valorizzare il talento emergente e sostenere una creatività capace di confrontarsi con i grandi temi della contemporaneità”.

“Uno è un bastone dimostra come il cinema possa dare nuova vita alle immagini del passato attraverso un linguaggio originale e sorprendente”, ha sottolineato Mario Sesti, direttore artistico di Premio Film Impresa. “L’uso dell’archivio, dell’animazione e del suono costruisce un racconto in cui memoria e immaginazione si incontrano, restituendo allo spettatore uno sguardo nuovo sulla storia e sul presente”.

“Con questo riconoscimento vogliamo continuare a sostenere le giovani registe e dare visibilità a nuove forme di racconto cinematografico”, ha aggiunto Simona Anelli, General Manager di Premio Film Impresa. “La collaborazione con Alice nella Città ci permette di incontrare nuovi talenti e valorizzare opere che sperimentano linguaggi e punti di vista diversi, contribuendo ad ampliare gli orizzonti del Premio”.

Il riconoscimento si inserisce nella collaborazione tra Premio Film Impresa, il progetto ideato e organizzato da Unindustria con il supporto di Confindustria, e Alice nella Città, avviata nel 2025 con l’obiettivo di sostenere il talento delle giovani registe e valorizzare nuovi linguaggi cinematografici. Con il Premio Speciale ad Alice nella Città, Premio Film Impresa prosegue il proprio impegno nella promozione delle nuove generazioni di autrici e nel dialogo tra cinema, creatività e mondo dell’impresa.

Sparatoria in una chiesa in Giordania: numerosi morti e feriti

Roma, 23 ott. (askanews) – Almeno sette persone sono morte e 10 sono rimaste ferite in una sparatoria avvenuta oggi in una chiesa nella città di Al Karak, in Giordania. Lo ha riferito il canale televisivo statale Al Mamlaka.

“Almeno sette persone sono morte a seguito della sparatoria avvenuta nella chiesa di Hamoud ad Al Karak. Circa dieci persone sono rimaste ferite, alcune delle quali in condizioni critiche”, ha riferito l’emittente.

(foto da screenshot al Mamlaka)

Pirelli, Tronchetti: mai un Calendario con l’IA, rimanga l’occhio dell’uomo

Nuova Delhi, 23 ott. (askanews) – “Lascerò scritto che sarà proibito fare il calendario con l’intelligenza artificiale, deve rimanere l’occhio dell’uomo”. Così Marco Tronchetti Provera, presidente esecutivo del gruppo Pirelli, nel corso della presentazione di The Cal 2027, svelato oggi a Nuova Delhi.

“Io sono un utente addicted all’intelligenza artificiale sia negli sviluppi delle sue applicazioni in azienda sia per uso personale, ma sono molto attratto dall’analogico, vorrei tornare all’analogico in tantissime cose – ha detto Tronchetti -. Vorrei poter staccare quella spina ed essere certo che nulla transita intorno a me che non sia quello che vedo, che tocco e che costruisco. Ci troviamo a vivere in tempi in cui pensare al calendario con l’intelligenza artificiale mi rattrista”.

“Mi diverte fare delle immagini coi miei amici vestiti in modi strani o coi miei figli, giocarci con l’intelligenza artificiale, ma non mi piacerebbe proprio togliere quello sguardo che l’intelligenza artificiale per quanto perfetta, fantastica, non avrà mai, quel grado di sofisticazione legato all’esperienza di chi per 30 anni, 40, 50 anni ha cercato di cogliere l’istante. Quello non ce l’avrà mai, quello è un insieme di emozioni che riguardano come è fatto ognuno di noi, l’esperienza che ognuno di noi ha e bisogna tenerla viva”. “Lascerò scritto – ha concluso – che sarà proibito fare il calendario con l’intelligenza artificiale, deve rimanere l’occhio dell’uomo”.

Pirelli, Tronchetti: India forza tranquilla che si muove guardando al futuro

Nuova Delhi, 23 ott. (askanews) – L’India “ci permette di avere lo sguardo su un futuro che ancora è da esplorare, un futuro che ancora guarda la crescita come priorità, dove ci sono sì tensioni, ma c’è una grande voglia di futuro e una grossa spinta verso il futuro”. Lo ha sottolineato Marco Tronchetti Provera, presidente esecutivo di Pirelli, presentando a Nuova Delhi il nuovo Calendario 2027 che vede l’India protagonista.

“In un mondo dove noi non abbiamo più chiari i parametri di quello che succede, in un mondo dove l’Occidente è diviso e quello che sta avvenendo a Est, come pure al sud dell’Europa, ci inquieta, ci lascia incerti e non capiamo davvero quali siano le prospettive – ha spiegato -, l’India rappresenta una forza tranquilla che si muove guardando al futuro, che ha una crescita straordinaria, che ha delle sue regole, complesse, piene di sfumature”.

“E’ un calendario che è un segno dei tempi visto dall’artista, in questo caso dagli artisti, e l’India ha un significato particolare – ha proseguito Tronchetti – perché nella sua lunghissima storia si ritrova oggi al centro di dinamiche geopolitiche che sono in continua evoluzione e dove gioca un ruolo politico, un ruolo economico; la sua posizione geografica la pone a spettatore e attore di quanto nel mondo si sta evolvendo, verso una direzione che nessuno di noi è in grado di definire e comprendere oggi”.

Opera in Roma, il 30 ottobre il Requiem in Re Minore di Mozart

Roma, 23 ott. (askanews) – Opera in Roma, venerdì 30 ottobre, nella Chiesa di San Paolo entro le Mura a Roma, presenta il Requiem in Re Minore K626 di Wolfgang Amadeus Mozart, con l’Orchestra Sinfonica Città di Roma, direttore Samuele Travaglini e il Coro Accademia Vocale Romana, maestro del coro, Lorenzo Macri. Solisti: Luisa Ciciriello, soprano, Beatrice Maccaroni, mezzo soprano, Delfo Paone, tenore, Ferruccio Finetti, basso/baritono. Il concerto si aprirà con una pagina di straordinaria intensità e spiritualità: l’Ave Verum Corpus K. 618 di Wolfgang Amadeus Mozart.

Tra i capolavori più intimi ed emozionanti del classicismo viennese, questo celebre mottetto racchiude in poche battute la quintessenza del genio mozartiano, dove la limpidezza della linea melodica si fonde con un’armonia di profonda commozione. In questa suggestiva apertura, la purezza e la composta nobiltà del brano offriranno al pubblico un momento di raccoglimento e di assoluta armonia, preparando con rara luminosità l’ascolto del monumentale Requiem nella seconda parte del concerto.

La Messa da Requiem K 626 in Re minore, l’ultima opera incompiuta di Wolfgang Amadeus Mozart, rappresenta un labirinto di contraddizioni e misteri che nel corso del tempo ha diviso gli storici e i musicologi, alimentando congetture e accendendo passioni. Mozart portò a termine solo l’Introito: Requiem aeternam, e scrisse le parti principali dell’opera indicando di tanto in tanto il motivo melodico dell’accompagnamento. In questo stadio sono pervenuti Kyrie, Sequentia (con il Lacrimosa che si ferma dopo le prime otto battute) e l’Offertorium.

Dopo la morte di Mozart, la moglie Constanze delegò il completamento del Requiem a tre allievi del marito, per meglio avvicinarsi agli intenti originari dell’opera, ma solamente Franz Xaver Süssmayr continuò il lavoro, riordinando in modo omogeneo il lavoro dei collaboratori precedenti e completando i brani totalmente mancanti del manoscritto. Sin dalle prime note è presente un senso d’angoscia, è come se l’autore avesse paura della morte e del giudizio ed è come se essa fosse già presente.

Museo Nazionale Strumenti Musicali Roma, il 29 Pamela Villoresi

Roma, 23 ott. (askanews) – Giovedì 29 ottobre alle ore 20 al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma Pamela Villoresi è protagonista di Mitiche donne. Dalle donne del mito alle nostre vite, testo di Michele Di Martino, quarto appuntamento di Scenari Sonori, nell’ambito della rassegna Mondi Sonori. Diretto e interpretato da Pamela Villoresi, lo spettacolo è accompagnato dalle musiche composte ed eseguite dal vivo da Stefano Saletti a oud, bouzouki e chitarra, con Barbara Eramo alla voce.

Racconta la regista attrice: “Gli antichi avevano individuato bene il nocciolo dei nostri comportamenti umani, delle nostre problematiche. Ecco perché attraverso il mito possiamo ancora oggi riflettere sui nostri tormenti del XXI secolo. Il mito non offre risposte ma un’occasione di riflessione. Dalla tragedia dell’adolescenza di non saper coniugare l’ideale con la vita reale (Antigone) al complesso di Edipo, l’umanità non ha fatto grandi passi avanti. Ma noi quest’occasione possiamo coglierla, ricordandoci insieme, attraverso le più belle parole, le più belle poesie, i più bei testi di questi duemila anni appena trascorsi, come è meglio reagire quando la vita ci fa cadere negli intramontabili tranelli dell’esistenza”.

Come una vestale del dio Pan, una baccante, sacerdotessa del rito laico, grillo parlante, Pamela Villoresi ci condurrà attraverso questo percorso di incanto e di pensiero. Non solo con la sua storia ma anche attraverso le parole delle grandi eroine classiche e le voci di artiste di tutti i tempi, come Alda Merini, Bilitis, Marina Cvetaeva, Bebetta Campeti, Luisa Futoransky, Szymborska, Madre Teresa di Calcutta e ancora, e ancora, dei canti. Il testo di Di Martino è arricchito dalle musiche originali scritte da Stefano Saletti, in scena con i suoi strumenti a corda della tradizione mediterranea (oud, bouzouki, chitarra acustica), ed eseguite dal vivo con Barbara Eramo alla voce.

Due giorni dopo, sabato 31 ottobre alle ore 17.30, prende il via anche la sezione Atlanti Sonori con Mauro Palmas e Giacomo Vardeu in Sighida: Il liuto cantabile, l’organetto e la Sardegna. Un dialogo intenso, un racconto in musica tra le corde di Mauro Palmas e i mantici di Giacomo Vardeu che attraversa la tradizione sarda proiettandola verso il futuro. Il titolo, che in sardo significa “continuità” o “seguito”, racchiude il senso profondo di questo incontro: una tradizione viva, in movimento, capace di rinnovarsi senza perdere la propria identità e restando profondamente legata al territorio.

Mondi Sonori, in programma al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma dal 12 settembre al 19 dicembre 2026, nasce nell’ambito delle attività di valorizzazione promosse dall’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, diretto da Luca Mercuri. Ideata dalla direttrice del Museo Sonia Martone, con la supervisione artistica di Stefano Saletti, la seconda edizione si articola in Scenari Sonori e Atlanti Sonori – Musica e Parole dalla tradizione al contemporaneo e ospita inoltre la XIII edizione del Festival Popolare Italiano. Un programma di concerti, incontri e spettacoli che mette in dialogo il patrimonio del Museo con musica dal vivo, teatro e letteratura, attraversando tradizioni, linguaggi e forme espressive contemporanee. Il costo del biglietto d’ingresso di 6 euro permette, prima della partecipazione agli spettacoli, anche la visita alle sale espositive.

Pirelli: l’India protagonista di The Cal, tra tradizione e sguardo sul futuro

Nuova Delhi, 23 ott. (askanews) – L’India, con la sua bellezza e complessità, tra tradizioni millenarie e slancio verso il futuro, è la protagonista del Calendario Pirelli 2027, svelato oggi a Nuova Delhi. The Cal – giunto alla sua 53esima edizione – per la prima volta nella sua storia riunisce tre fotografi che offrono differenti punti di vista sul Paese, in un dialogo che restituisce un racconto fatto di persone e luoghi, bellezza, memoria e contemporaneità. Allo sguardo di Sølve Sundsbø, già autore del Calendario 2026, si unisce quello di Raghu Rai, maestro della fotografia indiana scomparso lo scorso aprile, e di sua figlia Avani Rai, che ha raccolto l’eredità del padre.

Raghu Rai, storico fotoreporter dell’agenzia Magnum, ha fotografato l’India per oltre sessant’anni e per The Cal aveva scelto di accostare le immagini del proprio archivio a volti dell’India contemporanea. La figlia Avani ha proseguito il lavoro seguendo un approccio personale: ha ripreso sue fotografie d’archivio portandole fuori dallo studio e ricollocandole nelle strade di Delhi e Mumbai, insieme alle persone che oggi abitano quei luoghi. “Mio padre apparteneva alla strada. Per questo ho preso l’idea alla quale stava lavorando e l’ho riportata nelle strade, tra le persone che aveva fotografato per tutta la vita”, ha raccontato Avani. “Mi metto un passo indietro, in senso spirituale e letterale, mi metto dietro di lui”.

“E’ un grande onore essere stato invitato nuovamente a contribuire al Calendario Pirelli”, ha commentato Sundsbø. “Non me la sentivo di provare a rappresentare l’India in tutta la sua complessità, io non avevo il diritto di farlo. Ho lasciato a Raghu e Avani Rai il compito di cogliere l’essenza più profonda del Paese. Io ho scelto invece di concentrarmi sui ritratti di straordinarie donne indiane, giocando con le texture degli abiti, sui colori e sui contrasti”. A essere immortalate, tra il Forte Jaigarh e Ajabgarh a Jaipur, nello stato del Rajasthan, sono: le attrici Aditi Rao Hydari e Avantika Vandanapu; l’attrice e produttrice Freida Pinto; la musicista e compositrice Anoushka Shankar; la poetessa e performer Rupi Kaur; le modelle Lakshmi Menon e Bhavitha Mandava; l’autrice, produttrice, conduttrice televisiva e imprenditrice Padma Lakshmi. Oltre alla stessa Avana Rai che, invece, ha immortalato le strade della Vecchia Delhi, dove le tradizioni continuano a vivere come nel mercato dei fiori, tra i vicoli affollati, la scuola, e il volto più contemporaneo di Mumbai.

Uno sguardo e una scommessa sul futuro anche per la stessa Pirelli, che ieri ha siglato un accordo industriale con il gruppo indiano BKT, rafforzando così il proprio business nel Paese asiatico. “L’India – ha commentato il presidente esecutivo di Pirelli, Marco Tronchetti Provera – si muove guardando al futuro, ha una crescita straordinaria, che ha delle sue regole, complesse, piene di sfumature, ma ci permette di avere lo sguardo su un futuro che ancora è da esplorare, dove ci sono sì tensioni, ma – ha concluso – c’è una gran voglia di futuro, una grossa spinta verso il futuro”.

La filiera bosco-legno-energia guarda al futuro

Roma, 23 ott. (askanews) – In un quadro storico Europeo dove la carenza di risorse energetiche pulite e rinnovabili sono tra le maggiori criticità, AIEL prova ad inserirsi e fornire una soluzione. Si è tenuto presso l’Aula degli Atti Parlamentari l’incontro “Legno Energia Italia – Foreste gestite, energia rinnovabile, futuro delle comunità”. Al centro, le prospettive e le opportunità dell’industria bosco-legno-energia, spesso troppo sottovalutate e non adeguatamente sfruttate.

Le parole del Presidente AIEL, Marco Bussone: “Partire dal bosco è una necessità per un paese che ha 11 milioni di ettari di foreste, in aumento, che possono produrre nuova energia pulita garantendo il Made in Italy a filiere economiche ed imprese. Al contempo, si dà anche la possibilità alle imprese di crescere, esportare prodotti nel mondo e impianti. AIEL è l’unica associazione di filiera che quindi lavora per unire, al posto che dividere, in una situazione d’emergenza anche per le istituzioni. Noi dobbiamo garantire un’energia pulita e dimostrare che grazie a quell’energia dal legno il paese può ripartire a affrontare la crisi energetica”.

Nuove sfide e trasformazione tecnologica che portano l’industria a confronti continui, per restare al passo con i tempi e soddisfare una domanda sempre più mutevole.

L’intervento del Presidente di BolognaFiere, Gianpiero Calzolari: “Abbiamo condiviso l’intuizione del legno come la risorsa energetica del futuro. È forse il momento più adatto per parlare realisticamente di queste cose e di mettere a valore un patrimonio incredibile che è rappresentato dal nostro Appennino, dalle nostre montagne, dalle nostre foreste. Tante volte, purtroppo, sottoutilizzato in buona parte e altrettante volte abbandonato. Oggi, grazie alle biomasse, è possibile dare quantomeno una risposta parziale, non totale, al fabbisogno energetico. Da un lato si fronteggerebbero le criticità europee, dall’altro ci si avvicinerebbe all’indipendenza energetica”.

La sfida accolta da AIEL è dunque quella di garantire una fonte alternativa stabile e sostenibile nel tempo, generare valore economico, ma sopratutto contribuire all’autonomia energetica del nostro Paese.

Presentata al Senato la ricerca Istituto Piepoli-WePlan

Roma, 23 ott. (askanews) – I Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026 si sono confermati un successo straordinario, proponendo un modello internazionale basato sulla sostenibilità e sulla collaborazione tra territori. Secondo il Rapporto Finale del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) l’utilizzo dell’85% di sedi esistenti o temporanee e un impatto economico superiore ai 5 miliardi di euro rappresentano un esempio per le future edizioni delle Alpi Francesi 2030, della Svizzera 2038 e del progetto New York-Lake Placid 2042.

Il successo delle strategie organizzative è confermato dall’indagine presentata al Senato, realizzata dall’Istituto Piepoli con WePlan (società specializzata nella pianificazione e nelle strategie di legacy per i grandi eventi), che certifica il successo internazionale.

Un successo organizzativo che nasce da lontano, frutto di una gestione complessa, ma impeccabile.

Le parole di Andrea Abodi, Ministro per lo Sport e i Giovani: “Il sondaggio che ha fatto l’Istituto Piepoli ci consente di avere degli indicatori oggettivi, terzi, autorevoli e indipendenti su quello che è il gradimento dell’investimento che è stato fatto sulle Olimpiadi di Milano-Cortina. Investimento sull’organizzazione e sulle infrastrutture (in piccola parte sportive) che proseguiranno, di concerto ai lavori su strade, autostrade, ferrovie nelle regioni e nelle province autonome che hanno ospitato i giochi. Lavori che non finiranno perché nel 2028 gli stessi territori, salvo la provincia di Bolzano, ospiteranno le Olimpiadi Giovanili Invernali, con ragazzi e ragazze dai 15 ai 18 anni che verranno da tutto il mondo a sottolineare il valore universale dello sport e dell’olimpismo”.

Il 72% degli italiani promuove a pieni voti l’organizzazione complessiva e il 79% apprezza la scelta di distribuire le gare su più località. La stessa percentuale di cittadini rileva un forte rilancio dell’orgoglio e dell’immagine dell’Italia all’estero, mentre il 76% riconosce i benefici economici concreti portati al turismo e all’occupazione

Il commento di Roberto Daneo, Co-founder WePlan: “E’ una bella soddisfazione anche perché questi giochi sono stati una scommessa: unire due località per la prima volta nel nome dell’edizione olimpica. Milano e Cortina non sono mai state così vicine, e unire territori così lontani, quasi 500 km, non era scontato. Alla fine possiamo dire di avercela fatta e di aver riscosso grande consenso”.

Le Olimpiadi lasciano un’eredità concreta che va ben oltre il semplice ritorno economico.

L’intervista a Giorgio Re, Co-founder WePlan: “Siamo molto orgogliosi dei risultati di questa ricerca che dimostrano un apprezzamento piuttosto importante degli italiani rispetto alla manifestazione. Ciò si aggiunge alle ulteriori certificazioni di successo della manifestazione dal Comitato Olimpico Internazionale, che nel suo report finale ha encomiato l’evento, soprattutto per ciò che riguarda l’impatto economico e occupazionale della manifestazione”.

L’eredità di Milano-Cortina 2026 traccia una strada nuova per lo sport mondiale

L’intervento di Livio Gigliuto, Presidente Istituto Piepoli: “Quello che ci dicono gli italiani è qualcosa in più: c’è una sorta di orgoglio, di entusiasmo che viene fuori dall’opinione pubblica per il modo in cui l’Italia si è rappresentata all’estero attraverso questo grande evento. Ciò è dovuto alla modalità innovativa con la quale si è svolta l’Olimpiade, che secondo gli italiani andrebbe replicata anche per altri eventi sportivi di simile caratura”.

Con la promozione di cittadini e istituzioni, il “modello Italia” diventa una vera promessa per il futuro

Piantedosi: sventati assalti di giovani a negozi di Bari con armi e esplosivi

Roma, 23 ott. (askanews) – “Sulla scia delle devastazioni della scorsa settimana a Milano e in altre città, un gruppo di giovani e giovanissimi aveva pianificato di colpire già dal pomeriggio di oggi negozi di alta moda, telefonia ed elettronica nel centro di Bari. Si stavano procurando armi e oggetti esplodenti per assaltare le vetrine e scontrarsi con le Forze dell’ordine”. Così su X il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

“Gli investigatori della Polizia di Stato – riferisce il ministro – li hanno monitorati sui social fin dai primi passi e sono intervenuti prima che potessero agire. Sono ora in corso numerose perquisizioni e interrogatori. Ipotizzati i reati di istigazione a delinquere finalizzata a devastazione e saccheggio con finalità di terrorismo e di detenzione di armi, munizioni ed esplosivi”.

Cortei, Salvini: via i bonus pubblici a genitori dei teppisti

Milano, 23 ott. (askanews) – Bene il ministro Nordio sulle carceri minorili, “sono già cresciuti i posti”, ma “io andrei anche oltre” togliendo ogni forma di sostegno pubblico ai genitori dei minori che commettono reati gravi. È la proposta di Matteo Salvini, vice premier e segretariodella Lega, ospite di Antenna 3.

“Togliere ed eliminare tutti i bonus e i contributi pubblici ai maggiorenni che non si accorgono che hanno dei minorenni in casa che commettono reati gravi: è qualcosa su cui stiamo lavorando”, nei confronti appunto dei “genitori di questi ragazini che si macchiano di delitti del genere e prendono bonus pubblici come la casa popolare, bonus gas, luce scuola, libri… la carta ‘Dedicata a te’… Togliere i bonus pubblici a carico degli italiani per i genitori dei teppisti. Ed è una cosa che mi chiedono anche gli stranieri per bene e bene integrati”, ha insistito Salvini, che ha ricordato poi la proposta di legge per negare la cittadianza al diciottesimo anno di età ai minori che seppur nati in Italia abbiamo commesso reati gravi “tra cui anche lo spaccio di droga”.

Al Teatro Tirso de Molina la commedia "Un diavolo per capello"

Roma, 23 ott. (askanews) – Cento anni fa bastava anche un taglio di capelli per fare scandalo. Nel 1926 il caschetto femminile si era ormai imposto come uno dei simboli più riconoscibili della donna moderna: capelli corti, maggiore libertà nei costumi, nuovi spazi conquistati nella società e un modo differente di guardare se stesse e il proprio ruolo nel mondo. Un secolo dopo, proprio un salone di bellezza diventa il piccolo universo nel quale osservare nuovamente le donne, le loro trasformazioni, le loro fragilità e soprattutto quella capacità, tutta particolare, di fare squadra anche quando sembrerebbe impossibile.

Dal 3 novembre 2026, al Teatro Tirso de Molina di Roma, arriva “Un diavolo per capello” commedia di Cinzia Berni e Roberto Marafante. diretta da Cinzia Berni, con Geppi Di Stasio, Cinzia Berni, Maria Lauria, Francesca Ceci, Sara Adami e Flavio Pagni, i costumi di Federico Zaccone e l’aiuto regia di Simone Manzi. Il parrucchiere, del resto, non è mai stato soltanto il posto dove cambiare acconciatura. È uno dei pochi luoghi nei quali, quasi naturalmente, cadono le difese. Davanti allo specchio si parla. Si confidano amori, tradimenti, paure, delusioni e nuovi inizi. Una donna arrivata come perfetta sconosciuta può ritrovarsi, mezz’ora dopo, a condividere un segreto con quella seduta sulla poltrona accanto.

Ed è proprio dentro questo singolare “confessionale laico” che si muovono i personaggi di Un diavolo per capello. Nel salone che dà il titolo alla commedia si incrociano infatti le storie di tre clienti, dell’estetista e del suo avvenente fidanzato. A governare questo piccolo mondo c’è El Diable, parrucchiere alla moda e proprietario del locale. Nella saletta vip amori, tradimenti, pettegolezzi, fragilità e piccole grandi tragedie entrano ed escono insieme alle clienti, trasformandosi continuamente in situazioni paradossali ed esilaranti. Tra uno shampoo e una messa in piega, però, affiora qualcosa di più profondo: donne diversissime per età, carattere ed esperienza finiscono per riconoscersi l’una nell’altra. Possono giudicarsi, scontrarsi, persino ferirsi, ma quando arriva il momento decisivo sanno diventare complici. Perché dietro l’apparenza, la vanità e il sorriso si nascondono vite reali.

A guidare questo universo è Cinzia Berni, attrice, autrice e regista dalla lunga esperienza, cresciuta artisticamente in una delle fucine più importanti dello spettacolo italiano: il celebre Laboratorio di esercitazioni sceniche di Luigi Proietti, del quale fu tra le allieve predilette e dal quale sono usciti numerosi protagonisti dell’intrattenimento italiano. E proprio quella scuola sembra averle lasciato in eredità anche una particolare attenzione verso le nuove generazioni.

Da anni Berni affianca infatti al proprio lavoro di interprete e regista un’attività di formazione e ricerca di giovani talenti, trasformandosi, spettacolo dopo spettacolo, in una vera e propria talent scout di nuovi interpreti. Un passaggio di testimone ideale: da giovane attrice cresciuta sotto lo sguardo di Proietti a regista capace oggi di riconoscere e valorizzare nuovi volti.Tra le scommesse di questo allestimento c’è Flavio Pagni, giovane attore livornese, che nello spettacolo interpreta Maurizio, giovane barista con il sogno del canto e presenza maschile destinata inevitabilmente a turbare gli equilibri del salone.

Un volto che unisce una presenza scenica fortemente contemporanea a un percorso attoriale in crescita e che proprio Berni ha voluto inserire accanto a interpreti di maggiore esperienza. Bello, irriverente e inconsapevolmente destabilizzante, Pagni porta nello spettacolo quella componente di seduzione che trasforma il salone in un piccolo campo di battaglia sentimentale. Ed è forse questa una delle chiavi più interessanti di Un diavolo per capello: far convivere generazioni differenti senza mettere nessuno ai margini. Perché cento anni dopo quel 1926 in cui le donne cominciavano simbolicamente a “tagliare” insieme ai capelli anche molte vecchie convenzioni, il salone continua a essere luogo di trasformazione… Si entra per cambiare testa!

Sciame sismico nel Mar Tirreno Meridionale

Milano, 23 ott. (askanews) – Una serie di scosse di terremoto, con magnitudo fino a 5.0, sono state registrate con epicentro nel Mar Tirreno Meridionale, al largo delle coste siciliane, e avvertite anche a Palermo. L’Ingv ha localizzato la scossa più forte a 8,8 chilometri di profondità.

Le scosse sono state avvertite in diverse zone della Sicilia, distintamente a Palermo e Catania. Le persone si sono riversate in strada e gli studenti sono stati fatti uscire dalle classi. Da una prima ricognizione dei vigili del fuoco non si sono riscontrati danni, ma le ispezioni proseguono.

Il Lazio al centro della Blue Economy

Roma, 23 ott. (askanews) – Quattro giorni per confrontarsi sull’economia del Mare. Questo è l’obiettivo di Blue Planet Economy Expoforum, manifestazione organizzata da Fiera di Roma dal 21 al 24 ottobre al Centro Congressi con il sostegno di Regione Lazio, Lazio Innova e della Camera di Commercio di Roma. Istituzioni, finanza, ricerca e formazione i temi di questa edizione che si svolge in concomitanza con “Fiumicino in Blu” Iniziativa del Consorzio Nautico del Lazio. La Regione, forte dei suoi 383 chilometri di costa e le 38mila imprese nell’ambito della Blue Economy, si mostra al centro dialogo tra amministrazioni, università e centri di ricerca con tre chiari obiettivi per il futuro. Abbiamo parlato con Roberta Angelilli, Vice Presidente Regione Lazio:

“La Blue Economy è strategica per la Regione Lazio, che ha un patrimonio ambientale straordinario oltre 380 chilometri di costa e 24 comuni, 22 costieri compresa Roma Capitale e due isole, Ponza e Ventotene, abbiamo come Regione Lazio il record italiano del numero delle imprese. Abbiamo superato le 38.000 imprese che lavorano nell’ambito Blue Economy, con un valore aggiunto che è arrivato al 7%”.

Spazio anche alla formazione, grazie al lavoro di MAR e Fondazione ITS Servizi, con le scuole superiori di Roma chiamate a partecipare ad hackaton per ideare soluzioni della tutela ambientale e sviluppo sostenibile. Il futuro è alle porte e imprese all’avanguardia sono fondamentali per posizionare l’Italia nella frontiera tecnologica dello scacchiere internazionale. Abbiamo parlato con Chiara Petrioli, founder & CEO, WSense:

“Dal Lazio siamo partiti dall’Università di Roma La Sapienza, sviluppando in collaborazione con le migliori università americane, prendendoci conto che avevamo noi le idee su come sviluppare tecnologie che servono a realizzare le soluzioni per il dominio sottomarino. Abbiamo risolto il problema di creare, in un ambiente difficile, dove non si riesce neanche a comunicare da un sottomarino senza riemergere, la capacità di realizzare delle reti senza fili, tipo un wifi sottomarino, e sulla base di questo una capacità prima non possibile di trasmettere informazioni dai mari e dagli oceani, abilitanti per tante applicazioni, dalla sorveglianza delle infrastrutture critiche al monitoraggio ambientale, al monitoraggio strutturale, un esempio è il monitoraggio della diga Forana di Genova, attualmente in costruzione”.

Mare sempre più connesso. Dalle infrastrutture subacquee alle possibilità cantieristiche fino ad arrivare ad associazioni con lo spazio, come spiega il Direttore Generale dell’Agenzia Spaziale Italian Luca Vincenzo Maria Salamone.

“Il ruolo e il legame che passa tra mare e spazio è un legame storico, ormai risalente nel tempo, ovviamente soprattutto con l’avvio dei programmi satellitari, però in particolare in questi ultimi anni l’Italia sta giocando un ruolo importante in questa interconnessione spazio-mare, grazie anche al varo di documenti strategici, si pensi al

primo piano del mare, che cita la parola spazio ben 12 volte, e anche al Libro Verde del Made in Italy, che in qualche modo fa all’interno delle politiche industriali dell’interconnessione spazio-mare anche un elemento portante. Quindi le politiche, da questo punto di vista, i documenti strategici varati dal Governo sono molto importanti, la recente istituzione anche dell’Agenzia per la sicurezza dell’attività subacquee, la nuova legge spazio del 2025, in qualche modo hanno creato anche un ecosistema normativo che in prospettiva futura ci consentirà di lavorare sempre più in sinergia. A riguardo, anche l’Agenzia Spaziale Italiana sta dando il suo contributo, nel 2025 è stata avviata, costituita una Task Force Space & Blue, il cui obiettivo è quello di lavorare con tutti gli stakeholder della parte marittima, piuttosto che di quella spaziale, al fine di trovare sinergie e di procedere anche a una contaminazione tecnologica tra i due ecosistemi industriali”.

Confronto a 360° con gli attori principali del settore, che chiedono maggiore velocità alle istituzioni, come sottolineato dal CEO di Comar Andrea Guardigli, e utilizzano una piattaforma come la Blue Planet Economy Expoforum per un dialogo. In un futuro che si avvicina sempre più rapidamente, allineare tutti gli attori in campo attorno alla Blue Economy potrebbe rappresentare un vero e proprio punto di svolta per l’economia italiana.

Clerici Lab: presentata a Brescia la terza edizione del progetto

Brescia, 23 ott. (askanews) – Clerici Lab, il progetto di formazione promosso dal Gruppo Clerici per avvicinare le nuove generazioni alle professioni della filiera idrotermosanitaria e dell’arredobagno, riparte con la sua terza edizione. L’inaugurazione si è svolta nel foyer del Teatro Clerici di Brescia, riunendo oltre 30 giovani partecipanti pronti a intraprendere il nuovo percorso formativo.

La nuova edizione, realizzata in collaborazione con Randstad e ITS Academy Machina Lonati, amplia ulteriormente il progetto. Per l’anno formativo 2026-2027 sono previsti tre percorsi IFTS, con attività didattiche in aula a Brescia, Bergamo e Lodi.

“Inauguriamo oggi la terza edizione di Clerici Lab, un percorso formativo nato per unire la scuola e la formazione classica con il mondo del lavoro. I ragazzi verranno a lavorare da noi e, contemporaneamente, proseguiranno gli studi e sosterranno gli esami. Seguiranno un percorso retribuito in cui, affiancando il nostro personale all’interno dei punti vendita, impareranno concretamente cosa significa lavorare” ha dichiarato Paolo Clerici, Presidente del Gruppo Clerici.

Un’iniziativa che consolida il dialogo tra scuola e impresa e investe sulle competenze delle nuove generazioni, con l’obiettivo di accompagnarle verso concrete opportunità professionali e uno sguardo al futuro.

“Vorrei allargare i nostri orizzonti. Siamo giunti alla terza edizione e finora abbiamo attivato tre classi: una il primo anno, due il secondo e tre quest’anno, ma nei prossimi anni l’obiettivo è averne quattro, cinque o sei, uscendo anche dai confini regionali. Attualmente operiamo tra Brescia, Bergamo e Lodi, ma sarebbe bello espanderci nelle altre regioni in cui siamo presenti, come la Toscana a Firenze, il Lazio a Roma o il Veneto. Gli spazi e i punti vendita non mancano e i ragazzi ci sono: dobbiamo solo organizzarci e studiare bene le differenti normative scolastiche regionali, ma ci arriveremo” ha aggiunto Clerici.

A Brescia, la giornata inaugurale è stata anche un’occasione per mettersi subito alla prova. I ragazzi hanno partecipato a La cartolina del futuro, un’attività dedicata alle aspirazioni e alle prospettive professionali, e a un laboratorio di squadra, nel quale hanno sperimentato ruoli diversi, collaborato e condiviso i risultati del lavoro in plenaria. Spazio quindi alle voci dei ragazzi che hanno preso parte al progetto: “La mattinata sta proseguendo molto bene, perché ci sta dando la possibilità di collaborare tutti insieme. Ci è stata offerta l’opportunità di sviluppare un progetto in cui, unendo i pezzi come in un puzzle, siamo arrivati a definire un risultato comune. Questo rappresenta un grandissimo passo avanti verso una vera coesione tra tutti noi”.

“Ci siamo riuniti dai tre diversi corsi, Lodi, Brescia e Bergamo, che siamo noi, per lavorare tutti insieme come un vero team, lo stesso che in futuro entrerà a far parte del Gruppo Clerici. Stiamo svolgendo un’attività simile a un puzzle, in cui dobbiamo collaborare per unire tutti i pezzi e raggiungere un obiettivo comune”.

Con la terza edizione di Clerici Lab, il Gruppo Clerici rinnova il proprio impegno nella formazione e nell’orientamento professionale, creando nuove occasioni di incontro tra giovani, scuola e mondo del lavoro.

Secondo il Telegraph Meloni è fra i possibili negoziatori Ue per la pace in Ucraina

Roma, 23 ott. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarebbe nella rosa dei possibili candidati al ruolo di negoziatore per conto dell’Unione europea nelle future discussioni con Vladimir Putin per porre fine al conflitto in Ucraina. Questo è quanto riferisce il quotidiano britannico The Telegraph, riportando Meloni nel ristretto numero delle personalità che potrebbero svolgere questo ruolo di mediazione. Secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche al quotidiano di Londra, oltre alla presidente del Consiglio ci sarebbero anche Alexander Stubb, presidente finlandese, e Petr Pavel, presidente ceco. Il Telegraph riferisce che sono stati menzionati anche Mette Frederiksen, la primo ministro danese, e Jonas Gahr Store, primo ministro norvegese.

Tuttavia, Pavel e Stubb sembrerebbero i candidati potenzialmente più indicati, riferiscono le fonti al Telegraph, sia per la prossimità geografica sia per la vicinanza al presidente statunitense Donald Trump del finlandese e il passato nell’Alleanza Atlantica del ceco.

Sul tempo e sulle relazioni, Song Dong occupa il MAO di Torino

Torino, 23 ott. (askanews) – La grande poesia è “strana”, diceva il critico canonico Harold Bloom. Allo stesso modo è strano il grande progetto site specific che l’artista cinese Song Dong ha realizzato al MAO Museo d’Arte Orientale di Torino insieme all’istituzione stessa, trasformando il palazzo in un grande dispositivo artistico, ma soprattutto emotivo e umano, capace di generare una congerie di sensazioni e dare una forma, attraverso gli oggetti, al senso del tempo e dei legami. Entrare dentro la mostra “Soul Out” è davvero un entrare dentro una vita, che a mano a mano si svela essere in fondo la nostra.

“Questa mostra – ha detto ad askanews Davide Quadrio, direttore del MAO e co-curatore dell’esposizione – nasce come necessità rispetto al lavoro che facciamo all’interno del museo e siccome quest’anno abbiamo completamente ripensato la sezione Cina era proprio fondamentale avere qualcuno che capisse che cosa stavamo facendo. Quindi lavorando sull’oggetto culturale, lavorando non tanto più sull’arte, ma su quanto questi oggetti che sono all’interno del museo, che quindi sono musealizzati, sono oggetti che rappresentano culturalmente un livello di storia umana che è indipendente e in qualche modo separata anche dalla peculiarità culturale di ognuno di noi, diventa quindi un luogo non più della differenza ma della comunanza”.

Ci sono due installazioni che hanno tutte le caratteristiche per essere indimenticabili: la prima è la monumentale “Waste Not”, che attraversa molte sale del museo e raccoglie 10mila oggetti di uso comune della famiglia di Song Dong. Un grande magazzino dei sentimenti, dei ricordi, della perdita che ovviamente fa pensare all’accumulazione, ma più ci si addentra, più si capisce che stiamo parlando di sentimenti e non solo di oggetti. E poi c’è una grande installazione di luce, che ricorda Yayoi Kusama, e che è un vero snodo dell’esposizione.

“La sua arte – ha aggiunto Quadrio – è un’arte che ha a che fare con l’oggetto umano, a questo punto è diventato normale. Qui siamo per esempio all’interno dell’installazione, in qualche maniera più partecipativa, che abbiamo fatto con l’Accidente di Torino, si chiama ‘Borrow Lights’, prestare la luce, e sono 200 lampade che abbiamo raccolto all’interno del museo in un’opera che diventa, opera dell’artista sì, ma che diventa la luce di tutti, in cui tutti passeranno per entrare visitare il museo”.

Dire “oggetto umano” è molto importante, perché se spesso assistiamo alla reificazione delle persone, ossia all’essere considerate e trattate come cose, qui avviene il contrario, gli oggetti sono la misura dell’esperienza umana, prendono vita accanto a noi, ci sono testimoni e narratori. Come dice una delle frasi più celebri di Song Dong, che l’artista ha ripetuto anche a Torino

“L’arte è vita e la vita è arte”. Sembra una frase molto semplice, perfino banale, ma ascoltarla dopo avere fatto esperienza della mostra cambia tutto, se ne capisce la tranquilla e delicata profondità, se ne sente il valore di affetto e vicinanza, a tutti. Potrebbe anche essere una estrema sintesi dell’evoluzione del mondo dell’arte negli ultimi 50 anni, ma non è così importante ora. Adesso conta lasciare che l’arte ci tocchi e ci sussurri, ancora una volta, quello che non sappiamo di noi stessi, come fa il bellissimo e toccante video “Touching MY Father”, sospeso in una dimensione che è solo quella del nostro cuore.

Sul tempo e sulle relazioni, Song Dong occupa il MAO di Torino

Torino, 23 ott. (askanews) – La grande poesia è “strana”, diceva il critico canonico Harold Bloom. Allo stesso modo è strano il grande progetto site specific che l’artista cinese Song Dong ha realizzato al MAO Museo d’Arte Orientale di Torino insieme all’istituzione stessa, trasformando il palazzo in un grande dispositivo artistico, ma soprattutto emotivo e umano, capace di generare una congerie di sensazioni e dare una forma, attraverso gli oggetti, al senso del tempo e dei legami. Entrare dentro la mostra “Soul Out” è davvero un entrare dentro una vita, che a mano a mano si svela essere in fondo la nostra.

“Questa mostra – ha detto ad askanews Davide Quadrio, direttore del MAO e co-curatore dell’esposizione – nasce come necessità rispetto al lavoro che facciamo all’interno del museo e siccome quest’anno abbiamo completamente ripensato la sezione Cina era proprio fondamentale avere qualcuno che capisse che cosa stavamo facendo. Quindi lavorando sull’oggetto culturale, lavorando non tanto più sull’arte, ma su quanto questi oggetti che sono all’interno del museo, che quindi sono musealizzati, sono oggetti che rappresentano culturalmente un livello di storia umana che è indipendente e in qualche modo separata anche dalla peculiarità culturale di ognuno di noi, diventa quindi un luogo non più della differenza ma della comunanza”.

Ci sono due installazioni che hanno tutte le caratteristiche per essere indimenticabili: la prima è la monumentale “Waste Not”, che attraversa molte sale del museo e raccoglie 10mila oggetti di uso comune della famiglia di Song Dong. Un grande magazzino dei sentimenti, dei ricordi, della perdita che ovviamente fa pensare all’accumulazione, ma più ci si addentra, più si capisce che stiamo parlando di sentimenti e non solo di oggetti. E poi c’è una grande installazione di luce, che ricorda Yayoi Kusama, e che è un vero snodo dell’esposizione.

“La sua arte – ha aggiunto Quadrio – è un’arte che ha a che fare con l’oggetto umano, a questo punto è diventato normale. Qui siamo per esempio all’interno dell’installazione, in qualche maniera più partecipativa, che si chiama ‘Borrow Lights’, prestare la luce, e sono 200 lampade che abbiamo raccolto all’interno del museo in un’opera che diventa, opera dell’artista sì, ma che diventa la luce di tutti, in cui tutti passeranno per entrare visitare il museo”.

Dire “oggetto umano” è molto importante, perché se spesso assistiamo alla reificazione delle persone, ossia all’essere considerate e trattate come cose, qui avviene il contrario, gli oggetti sono la misura dell’esperienza umana, prendono vita accanto a noi, ci sono testimoni e narratori. Come dice una delle frasi più celebri di Song Dong, che l’artista ha ripetuto anche a Torino: “L’arte è vita e la vita è arte”. Sembra una frase molto semplice, perfino banale, ma ascoltarla dopo avere fatto esperienza della mostra cambia tutto, se ne capisce la tranquilla e delicata profondità, se ne sente il valore di affetto e vicinanza, a tutti. Potrebbe anche essere una estrema sintesi dell’evoluzione del mondo dell’arte negli ultimi 50 anni, ma non è così importante ora. Adesso conta lasciare che l’arte ci tocchi e ci sussurri, ancora una volta, quello che non sappiamo di noi stessi, come fa il bellissimo e toccante video “Touching My Father”, sospeso in una dimensione che è solo quella del nostro cuore. (Leonardo Merlini)

Netanyahu ha disposto il lockdown in Cisgiordania

Roma, 23 ott. (askanews) – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha tenuto una riunione per fare il punto sulla situazione con i vertici della sicurezza del Paese e ha ordinato la chiusura immediata di Hebron, oltre a predisporre un blocco totale della Cisgiordania. Lo ha dichiarato su X lo stesso premier.

Alla riunione hanno partecipato anche il ministro della Difesa Israel Katz, il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), il tenente generale Eyal Zamir, il direttore dello Shin Bet David Zini, il consigliere per la sicurezza nazionale Shmuel Ben Ezra e il comandante del Comando centrale delle Idf, il maggiore generale Avi Bluth. “Le nostre forze stanno intensificando le operazioni per contrastare il terrorismo e stanno conducendo vaste campagne di arresti”, ha dichiarato Netanyahu. “Daremo la caccia ai terroristi di Hamas e a chi li manda, ovunque e in qualsiasi momento. Non avrete alcun rifugio sicuro”.

La Cisgiordania e la Striscia di Gaza avrebbero dovuto essere sottoposte a un blocco lunedì e martedì in occasione delle elezioni israeliane.

Il 23% degli studenti minorenni usa droghe

San Patrignano (Rn), 23 ott. (askanews) – Quasi 350mila studenti minorenni hanno usato almeno una sostanza illegale nel 2025, il 23% della popolazione scolastica under 18 contro il 20% del 2024. E’ uno dei dati della Relazione annuale al Parlamento 2026 sulle dipendenze in Italia, curata dal Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio e rilanciata nella cartella stampa della riunione della Coalizione europea contro le droghe (Ecad), in programma oggi a San Patrignano, a Coriano (Rimini), con l’apertura affidata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Cannabis e cocaina restano le sostanze più diffuse, ma crescono i prodotti ad alta potenza e le nuove sostanze psicoattive, soprattutto cannabinoidi sintetici e nuovi oppioidi. Tra i 15-19enni, dopo il calo tra il 2022 e il 2024, tornano a salire i consumi di stimolanti, cocaina, allucinogeni, oppiacei, catinoni e oppioidi sintetici e ketamina. Quasi 180mila minorenni, l’11%, hanno assunto psicofarmaci senza prescrizione, con prevalenze quasi doppie tra le ragazze.

La cocaina è la sostanza con il maggiore impatto sanitario: nel 2025 le è attribuito il 33% dei decessi accertati dalle forze dell’ordine e il 32% dei ricoveri droga-correlati. Il 28% degli utenti dei Serd è in carico per cocaina o crack, il 3,9% per il solo crack, in lieve aumento. Le analisi delle acque reflue in 38 città la indicano come seconda sostanza illegale più consumata, con circa 11 dosi al giorno ogni mille abitanti, mentre nel particolato atmosferico Pm10 è la più rilevata, con concentrazioni più alte nei giorni feriali.

Le cinque italiane fermate in Cisgiordania verso il rimpatrio

Roma, 23 ott. (askanews) – Le cinque cittadine italiane fermate ieri dalle autorità israeliane in Cisgiordania potrebbero essere rimpatriate già oggi. Lo hanno riferito fonti informate, segnalando che è previsto il loro trasferimento presso l’Autorità israeliana per l’immigrazione, in vista dell’espulsione dal Paese.

L’ambasciata d’Italia a Tel Aviv e il consolato a Gerusalemme sono in stretto contatto con le autorità israeliane, che hanno comunicato la possibile conclusione delle procedure già nelle prossime ore.

Secondo le informazioni trasmesse alle rappresentanze diplomatiche italiane, le cinque connazionali dovrebbero essere trasferite nel corso della giornata agli uffici dell’immigrazione per avviare le procedure di espulsione e il conseguente rimpatrio.

Il corpo e le opere, Aki Sasamoto performa in Pirelli HangarBicocca

Milano, 23 ott. (askanews) – Giovedì 22 ottobre 2026 con la performance Secrets of My Mother’s Child si è aperta la tre giorni del Public Program che Pirelli HangarBicocca dedica alla mostra XYZ di Aki Sasamoto. Nelle sue performance Aki Sasamoto attiva le sue installazioni scultoree attraverso il linguaggio e il movimento. Gli oggetti quotidiani, armadi e lavatrici, bicchieri e cassetti, scodelle e fili per stendere la biancheria, sono trasformati in elementi attraverso cui l’artista esplora con ironia ricordi, relazioni e situazioni quotidiane, mettendo l’accento sugli aspetti più inafferrabili e assurdi dell’esperienza umana. Il calendario continua venerdì 23 ottobre alle ore 18.00 con la performance Centrifugal March, in cui la trasformazione della materia diventa il punto di partenza per riflettere sulla morte, sulla memoria e su ciò che rimane di una presenza nel tempo. Sabato 24 ottobre il programma si conclude con tre performance. Alle ore 11.00 l’artista presenta Strange Attractors, in cui attinge a modelli matematici legati alla teoria del caos per esplorare le dinamiche delle relazioni affettive e le forze di attrazione e repulsione che le attraversano. A seguire, alle ore 16.00, Wrong Happy Hour, in cui Sasamoto sovverte le convenzioni del bar di quartiere, trasformando un familiare luogo di socialità in un ambiente mutevole che esplora le tensioni tra intimità, individualità e le aspettative che proiettiamo sulle relazioni. La giornata si conclude alle ore 19.00 con Delicate Cycle, performance incentrata sui temi della ripetizione e della sedimentazione della memoria, in cui la ciclicità di azioni, gesti e materiali conserva tracce del passato pur trasformandosi nel tempo.

Le performance di Aki Sasamoto sono in inglese e a ingresso libero in ordine di arrivo fino a esaurimento posti. Il Public Program, a cura di Giovanna Amadasi, è un palinsesto di appuntamenti che approfondisce alcune tematiche presenti nelle mostre di Pirelli HangarBicocca e che comprende conversazioni, simposi, conferenze ed eventi performativi.

Orsini: bene la tenuta dei conti, ma non si pensi a una legge di bilancio di mance

Roma, 23 ott. (askanews) – “Bene la tenuta dei conti dello Stato che ci presenta al mondo meglio”, “ma abbiamo bisogno però che non si pensi ad una legge di bilancio di spezzatino o di mance perchè quello che non può permettersi questo Paese è di non avere una politica industriale. Lo abbiamo chiesto l’anno scorso e e lo chiederemo quest’anno: meglio poche cose ma che abbiano una visione a lungo termine”. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, in occasione dell’Education & Open Innovation Forum organizzato dall’associazione.

“Servono misure importanti, riempire di nuovo l’iperammortamento, una misura partita in ritardo ma che sta funzionando”, ha spiegato il leader degli industriali.

Macron riceve all’Eliseo i rappresentanti degli studenti francesi

Roma, 23 ott. (askanews) – Alle 15, all’Eliseo, il presidente francese Emmanuel Macron riceverà “studenti delle scuole superiori e rappresentanti di organizzazioni studentesche” per “ascoltare le loro rivendicazioni e preoccupazioni” in seguito alle manifestazioni segnate da episodi di violenza: lo ha reso noto la presidenza.

E’ la prima volta dall’inizio delle contestazioni studentesche a metà settembre che Macron scende in prima linea per confrontarsi di persona con i rappresentanti degli studenti. Un appuntamento che, secondo molti osservatori, serve a smorzare la tensione alla vigilia della grande mobilitazione di massa indetta per domani, 24 ottobre.

Meloni: droga non è libertà né diritto, ti rende schiavo

San Patrignano (Rn), 23 ott. (askanews) – “In troppi contesti si continua a dire che la droga sarebbe una scelta di libertà, addirittura quasi un diritto da garantire. Penso che i ragazzi che sono qui sappiano meglio di me perché non è vero. Chi ha sperimentato davvero quel mondo sa che la droga non ha nulla, ma proprio nulla a che fare né col concetto di libertà né col concetto di diritto, perché la droga ti rende schiavo”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aprendo a San Patrignano, la riunione della Coalizione europea contro le droghe (Ecad).

“Le droghe di oggi non sono più quelle di 30, 40, 50 anni fa, quando un grande italiano come Vincenzo Muccioli ha fondato con audacia e coraggio questa realtà – ha spiegato Meloni -. Sono più potenti, più economiche, più accessibili e in alcuni casi anche socialmente accettate”. Le sostanze sintetiche “cambiano molto più velocemente di quanto le nostre norme riescano a fare per inseguirle” e, grazie all’intelligenza artificiale, nuove molecole circolano liberamente prima di essere intercettate e inserite tra gli stupefacenti. I derivati della cannabis, “che qualcuno si ostina ancora irresponsabilmente a definire droghe leggere”, hanno un principio attivo “in media 30 volte più alto rispetto a quello di qualche decennio fa”.

“Si abbassa sempre di più l’età del primo consumo e la diffusione tra i minori è endemica – ha aggiunto la premier -. Le vecchie dipendenze si intrecciano con le nuove, come quelle da social o da gioco d’azzardo. E’ uno scenario allarmante, ma che troppo spesso non viene percepito come tale”.

Droghe, Mattarella: contrastarle con rigore è dovere di ogni Stato

Roma, 23 ott. (askanews) – “Le reti criminali che organizzano il traffico di stupefacenti non conoscono confini. Contrastarle con rigore è dovere di ogni Stato e dell’intera comunità internazionale. La domanda di queste sostanze nasce, come altre forme di dipendenza – dall’alcolismo alle ludopatie, alle nuove dipendenze digitali – nel disagio sociale, nell’isolamento, nel timore del futuro, specie tra le generazioni più giovani”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato in occasione dell’incontro internazionale organizzato dalla Coalizione Europea contro le Dipendenze presso la Comunità di San Patrignano.

“La prevenzione, la cura, il reinserimento figurano da tempo tra gli impegni assunti in ambito europeo e multilaterale rispetto a un tema, quello delle dipendenze, di stringente attualità. È significativo che tanti Paesi e Istituzioni abbiano scelto di riunirsi su iniziativa di Italia e Francia, per confrontarsi, rispondendo a una sfida che investe salute pubblica, coesione delle nostre società, sicurezza, qualità stessa della convivenza democratica”, ha sottolineato il capo dello Stato.

“Nessun sistema nazionale, per quanto efficace, basta a sé stesso. Cooperare tra Paesi significa anzitutto consolidare un impegno comune, costante e duraturo come quello che caratterizza questo luogo”, ha aggiunto Mattarella.

Il Papa non sarà ad Assisi alla giornata mondiale di preghiera per la pace

Città del Vaticano, 23 ott. (askanews) – “Per favorire la ripresa a seguito dell’intervento di chirurgia toracica di martedì della scorsa settimana, seguendo il consiglio dei medici, Papa Leone XIV non potrà essere presente ad Assisi il 27 ottobre, come previsto, per l’incontro “Pace disarmata e disarmante”, nel 40° anniversario della Giornata di preghiera mondiale per la pace, convocata da San Giovanni Paolo II”. Lo specifica una nota diffusa dalla Sala stampa della Santa Sede.

“Papa Leone – si aggiunge – farà pervenire un suo messaggio di vicinanza agli organizzatori, ai capi ed ai rappresentanti delle confessioni cristiane e delle religioni, come agli ospiti che saranno presenti, nella convinzione che lo ‘spirito di Assisi’, il dialogo e la ricerca di parole e gesti di pace siano risorse preziose in un’epoca di conflitti”. Motivo della mancata visita, sottolineano fonti vaticane, è legato al fatto che i medici sconsigliano il viaggio in elicottero e non è legato ad altre problematiche.

MotoGp, Bezzecchi: "E’ stata una ottima giornata"

Roma, 23 ott. (askanews) – “È stata un’ottima giornata. Non è stato facile lavorare con il vento, ma sono contento della velocità espressa e del passo gara, anche se abbiamo girato un po’ poco per capire il degrado delle gomme. Sto cercando di capire meglio alcuni tratti della pista, soprattutto il quarto settore che è non facile”. Così, ai microfoni di Sky Sport, Marco Bezzecchi (Aprilia) che ha realizzato il miglior tempo nelle prequalifiche del Gran Premio d’Australia, diciottesimo appuntamento del Mondiale di MotoGp. “Il bagnato è un po’ imprevedibile e dovremo vedere cosa succederà in base alle previsioni meteo. La cosa migliore da fare sarà aspettare domani e adattarsi di conseguenza alle condizioni”

Scontri a Milano, Sala: sì ai militari, ma rafforzare l’inclusione

Milano, 23 ott. (askanews) – “Nello scorso weekend il numero degli agenti in campo non era a mio giudizio sufficiente. Per questo non sono contrario alla presenza di un contingente di militari a Milano. Fondamentale, in questo passaggio, la saggia presa di posizione del Presidente Mattarella che ha permesso di elaborare un dispositivo pienamente democratico, con le forze dell’ordine che rimangono al centro delle operazioni di controllo, per garantire la sicurezza del territorio. In questo specifico momento ne abbiamo bisogno”. Così il sindaco di Milano, Beppe Sala, in un’intervista al Corriere della Sera a proposito dell’invio in città per tre mesi di 500 membri dell’esercito in più per pattugliare con le forze dell’ordine strade e luoghi sensibili, dopo gli scontri dell’ultimo fine settimana.

“Non si può fare diversamente. Bisogna rispondere ai cittadini, ed è un bisogno assolutamente normale. Possiamo discutere se i militari siano la risposta più adatta, ma io sono un pragmatico e dico: ‘c’è un’alternativa?’ Se c’è, ne parliamo. Ma se questa è l’unica alternativa che mi prospettano, come faccio a dire ‘no, non va bene’? È chiaro che è una misura davvero temporanea: tra l’altro mi risulta che il decreto parli di tre mesi. Ma è anche vero che o il problema lo risolvi subito o non lo risolvi” aggiunge il primo cittadino.

“Lavorare sugli spazi e sui luoghi di aggregazione giovanile è molto importante. E non solo spazi. Più educatori, negli spazi frequentati dai ragazzi. Un Ufficio Giovani, che organizzi relazioni, forse oggi diventa necessario, come lo fu nel periodo dell’avanzata delle tossicodipendenze. Inoltre, senza retorica, bisogna rafforzare l’inclusione e il senso di appartenenza dei ragazzi di origine straniera” continua Sala. “È certamente una questione di soldi, altrimenti rischiamo di fare solo chiacchiere. Servono investimenti. Ma se il governo non volesse dare più risorse direttamente alle città, perché non lancia almeno un piano nazionale per l’adolescenza, che venga costruito insieme alle città?” si chiede il primo cittadino.

Vinitaly.Usa, il vino italiano rilancia sul mercato americano

New York, 23 ott. (askanews) – Trecento aziende italiane e operatori attesi da 35 nazioni grazie a un piano di incoming realizzato congiuntamente da Veronafiere e ITA-Italian Trade Agency. È la fotografia di Vinitaly.USA alla vigilia della terza edizione, che segna il debutto della manifestazione a New York lunedì 26 e martedì 27 ottobre, al Pier 36. Una platea che riunisce i decisori dei principali canali di acquisto e distribuzione del vino italiano e tour operator specializzati nell’enoturismo , con Stati Uniti, Canada, Italia, Messico, Colombia, Regno Unito, Spagna, Israele, Laos e Marocco nella top ten delle provenienze.

‘Il vino è una leva economica e culturale delle relazioni tra Italia e Stati Uniti – sottolinea Federico Bricolo, presidente di Veronafiere -. Con Vinitaly.USA, imprese e istituzioni condividono un obiettivo preciso, ossia quello di consolidare il posizionamento del vino italiano nel mercato americano. Vogliamo contribuire a rafforzare la competitività delle nostre aziende e tradurre la reputazione del Made in Italy enologico in valore commerciale ‘.

Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Sacripante: ‘Il valore di un brand fieristico si misura nella capacità di aprire nuovi sbocchi commerciali e rafforzare la presenza delle imprese sui mercati, con un’azione continua che si estende oltre i giorni della manifestazione. È su questa la visione che stiamo consolidando Vinitaly come piattaforma internazionale di business, al servizio delle imprese durante tutto l’anno. New York rappresenta un esempio concreto di questa strategia: con oltre mille buyer preregistrati, puntiamo a mettere in relazione le aziende italiane con i principali operatori della filiera americana, dall’importazione alla distribuzione, fino al retail e alla ristorazione. Il nostro obiettivo è costruire relazioni commerciali durature, che si sviluppino ben oltre i due giorni della manifestazione, a Verona come sui mercati internazionali, trasformando ogni incontro in una potenziale opportunità di crescita per le nostre imprese’.

La sessione inaugurale aprirà ufficialmente la piattaforma fieristica di promozione del vino italiano nel primo mercato di destinazione extra-UE, con gli interventi di Federico Bricolo, presidente Veronafiere; Matteo Zoppas, presidente ITA – Italian Trade Agency; Riccardo Guariglia, segretario generale ministero degli Affari Esteri; Marco Peronaci, Ambasciatore d’Italia negli USA; Gianluca Caramanna, Consigliere del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi per i rapporti istituzionali e Marco Rago, Consigliere giuridico ministero degli Affari esteri per la diplomazia economica e dello sviluppo Completa i saluti istituzionali il videomessaggio del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.

A seguire, istituzioni, imprese e buyer sono chiamati a confrontarsi sul futuro del vino italiano in America nei due panel realizzati da ITA per la wine industry. Il primo dedicato alle ‘Prospettive e alla costruzione di un nuovo capitolo delle relazioni vitivinicole Italia-Usa’, moderato dalla giornalista Maria Luisa Rossi Hawkins, riunirà Matteo Zoppas, presidente ITA – Italian Trade Agency; Giovanni Sacripante, direttore generale Veronafiere; Bill Terlato (presidente e ceo Terlato Wine Group); Matteo Lunelli (ad Gruppo Lunelli); Alison Napjus (senior Editor e tasting director Wine Spectator); Tim Marson MW (direttore category management Wine.com) e Bobby Stuckey (Master Sommelier e fondatore Frasca Hospitality Group). A lui sarà consegnato il ‘Premio Gianfranco Sorrentino per l’eccellenza italiana’ istituito quest’anno da Vinitaly.USA e attribuito alle personalità della ristorazione negli Stati Uniti che più hanno contribuito alla promozione del vino, della cucina e della cultura dell’ospitalità italiana. Nel corso della prima giornata saranno consegnati anche i Premi Taste of Italy – Wine List Excellence, assegnati ad aprile scorso a Verona al ristorante Babbo (New York) e Felix Trattoria (Los Angeles).

Il rapporto tra chi produce il vino italiano e chi ne orienta la scelta sul mercato statunitense è invece al centro di ‘Produttori italiani e Master Sommelier americani: le domande che contano’. A portare il punto di vista della ristorazione e della formazione professionale sono i Master Sommelier Laura DePasquale (senior vicepresidente Southern Glazer’s Wine & Spirits), Julie M. Dalton (Post Oak Hotel di Houston), Jonathan Eichholz (docente di GuildSomm, con esperienza nella ristorazione stellata di New York) e Jim Bube (National Wine Director del gruppo Hogsalt) condotti da Stevie Kim, managing partner di Vinitaly, e Jenny Hemmer DipWSET, direttrice esecutiva di GuildSomm International.

In contemporanea al business matching di Vinitaly.USA, in calendario anche l’agenda di wine2wine Vinitaly Business Forum: che conta oltre 20 appuntamenti tra masterclass e focus di mercato. Tra questi anche quelli coordinati da Vinitaly Tourism e realizzati da ITA – Italian Trade Agency e ministero del Turismo in collaborazione con Enit.

Dalle scelte dei viaggiatori americani alla vendita di itinerari nelle regioni del vino del Belpaese, l’enoturismo infatti attraversa entrambe le giornate del programma. Lunedì 26 ottobre, spazio a chi contribuisce a far conoscere e scegliere l’Italia con Susan Kostrzewa, già direttrice di Wine Enthusiast e oggi editorialista di Resplendent Ink; Riley Pearce, direttore di Trip Development del tour operator Backroads; Cristina Mariani, proprietaria e Ceo di Banfi e Seth Snider, cofondatore di Your Private Italy specializzato in viaggi di lusso su misura nel nostro Paese. Sempre ITA firma il wine tourism panel di martedì 27 ottobre ‘Dalla cantina all’itinerario: come l’industria turistica internazionale vende l’enoturismo italiano’, coordinata dalla giornalista Sara Magro (cofondatrice del magazine di viaggi e lifestyle thetravelnews.it e theitalyinsider.com, che racconta l’Italia contemporanea al pubblico internazionale).Dalla vendita delle esperienze alle prospettive di sviluppo del settore, l’attenzione si sposta poi sul ‘Futuro dell’enoturismo in Italia: destinazioni, esperienze e opportunità per il mercato globale. A delineare scenari e opportunità saranno Ivana Jelinic, amministratore delegato e facente funzioni di presidente di Enit, e Gianluca Caramanna, consigliere del ministro del Turismo (martedì 27 ottobre). Inoltre, al Pier 36, Alison Napjus e Bruce Sanderson annunceranno la selezione di Wine Spectator per Vinitaly OperaWine 2027.

La promozione di Veronafiere a New York si estende anche all’olio extravergine di oliva. A Vinitaly.USA, SOL Expo, nell’EVO Oil Showcase Area, affianca il vino con 2 aziende in presenza (da Veneto e Puglia) e con un OIL Bar con 16 aziende per 25 referenze da 6 regioni italiane – Puglia, Veneto, Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte e Sicilia – oltre ad attività e iniziative dedicate alla valorizzazione dell’olio italiano sul mercato americano.

All’inaugurazione della 3^ edizione di Vinitaly.USA saranno inoltre presenti il Console generale d’Italia a New York, Giuseppe Pastorelli e gli assessori all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna, Alessio Mammi, della Regione Lazio, Giancarlo Righini, della Regione autonoma del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier e della Regione Basilicata, Carmine Cicala. Mentre la filiera sarà rappresentata da: Giovanni Bernardini, vicepresidente Copagri; Sandro Gambuzza, vicepresidente Confagricoltura; Luigi Pio Scordamaglia, Ad Filiera Italia; Filippo Polegato, vicepresidente Unione italiana Vini e Luca Rigotti, presidente Gruppo Vino Copa-Cogeca. Tra gli ospiti dell’Opening anche Alessandro Del Piero, Lega Calcio Serie A Ambassador.

Vinitaly.USA riunisce 300 espositori tra aziende, collettive regionali, associative (Friuli Venezia Giulia, Lazio, Sardegna, Umbria, Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna, Italia del Vino, Cooperativa produttori vitivinicoli di Matelica) e consorzi (Asti Docg, Brunello di Montalcino, Prosecco Doc, Vini dell’Elba, DOC Sicilia, Vini Lugana Doc e Vini delle Venezie Doc).

Otto Paesi sono contrari a definire il Canada "membro associato" dell’Ue

Roma, 23 ott. (askanews) – La Germania, la Francia e almeno altri sei Paesi dell’Unione europea si oppongono alla proposta di definire il Canada un “membro associato” dell’Ue, avanzata dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Lo riferisce Politico, citando sei diplomatici coinvolti nei negoziati e due funzionari europei, secondo i quali la questione rappresenta uno dei principali ostacoli alla definizione della dichiarazione congiunta che dovrebbe essere adottata al vertice Ue-Canada del 29 e 30 ottobre a Montreal.

Le obiezioni non riguardano l’obiettivo di rafforzare i rapporti con Ottawa, sul quale esiste un ampio consenso, ma la denominazione scelta da von der Leyen, che aveva presentato la proposta nel suo discorso sullo stato dell’Unione senza consultare preventivamente i governi nazionali, sorprendendo anche le autorità canadesi.

Secondo cinque diplomatici, la Germania è il Paese che insiste maggiormente per eliminare l’espressione dalla dichiarazione finale, mentre Francia, Italia e Belgio hanno manifestato perplessità. Il timore è che Bruxelles attribuisca una definizione istituzionale a un rapporto del quale non sono ancora stati stabiliti contenuti e implicazioni. “Abbiamo decisamente messo il carro davanti ai buoi”, ha commentato uno dei diplomatici, secondo cui l’Ue sta annunciando una nuova formula di partenariato prima di averne precisato il significato.

Anche Bernd Lange, presidente della commissione Commercio internazionale del Parlamento europeo, ha espresso riserve sull’espressione “membro associato”, che rischia di creare confusione con altre forme di cooperazione già previste dall’Unione, come gli accordi di associazione. La Commissione europea intende proseguire il confronto con le capitali più scettiche per individuare una formulazione condivisa. Un funzionario europeo ha sottolineato che non esistono divergenze sull’opportunità di approfondire la cooperazione economica, militare e istituzionale con il Canada. “Quello che conta è ciò che facciamo, non come lo chiamiamo”, ha affermato.

L’ipotesi di una membership associata punta a riconoscere al Canada uno status più stretto rispetto ai normali Paesi partner, senza prevedere un’adesione formale all’Ue, riservata dai trattati agli Stati europei. A differenza dei rapporti con Regno unito, Svizzera e Paesi dello Spazio economico europeo, il progetto non sarebbe incentrato sull’accesso al mercato unico o sulle quattro libertà fondamentali di circolazione.

Secondo Politico, dopo il vertice di Montreal dovrebbero essere avviati lavori su sei settori prioritari, con una prima verifica dei progressi dopo sei mesi e un bilancio complessivo al successivo vertice bilaterale, previsto tra un anno in Europa. Tra gli obiettivi figurano la piena partecipazione canadese ai programmi Horizon Europe ed Erasmus, la realizzazione di cavi sottomarini, la costituzione di scorte comuni di materie prime critiche e l’esplorazione di investimenti dei fondi pensione.

La proposta riflette anche la volontà del primo ministro canadese Mark Carney di ridurre la dipendenza economica dagli Stati uniti, accentuata dalle politiche tariffarie e dalle pressioni dell’amministrazione Trump. Per Bruxelles, un rapporto più stretto con Ottawa rientra invece nella strategia di diversificazione delle alleanze internazionali di fronte alle pressioni di Stati uniti, Cina e Russia.

I negoziati sulla dichiarazione congiunta restano aperti anche su altri punti. In particolare, l’Austria si oppone all’inserimento di riferimenti a una maggiore cooperazione nel settore nucleare, sostenuta invece da Francia, Romania, Slovacchia e altri Stati membri. Gli ambasciatori europei torneranno a discutere il documento lunedì, a pochi giorni dal vertice.

La Russia accusa la Danimarca: prepara sequestri di navi nel Baltico

Roma, 23 ott. (askanews) – La Russia ha accusato la Danimarca di prepararsi a sequestrare navi che trasportano merci russe nel mar Baltico, avvertendo che un eventuale incidente potrebbe provocare un’escalation dalle conseguenze imprevedibili. La denuncia è arrivata dall’ambasciata russa a Copenaghen, in dichiarazioni rilasciate al quotidiano Izvestia.

“La Danimarca ha accolto favorevolmente i sequestri forzati di navi che trasportano merci russe da parte dei Paesi Nato, anche nel Baltico, e non ha escluso azioni analoghe da parte sua”, ha affermato la rappresentanza diplomatica russa.

“Copenaghen sta lasciando intendere che sono attualmente in corso preparativi per operazioni che, nella sostanza, sono atti di pirateria”, ha aggiunto l’ambasciata.

Secondo la rappresentanza diplomatica, il rischio di uno scontro nel mar Baltico è in aumento, anche a causa delle iniziative dei Paesi Nato volte a limitare il trasporto marittimo di merci russe, in particolare petrolio e prodotti petroliferi.

“In generale, la situazione attuale nel Baltico è tale che qualsiasi provocazione potrebbe portare a una grave catastrofe, con conseguenze di portata imprevedibile”, ha avvertito l’ambasciata russa.

Un solco profondo tra piazze e palazzi

Ci vorrebbe misura, soprattutto. Misura a destra, laddove si confida sempre troppo nelle politiche securitarie, law and order. E misura a sinistra, laddove ogni protesta viene quasi santificata.

Invece, le manifestazioni di questi giorni hanno scavato un solco ancora più profondo tra gli uni e gli altri. E anche un solco tra piazze e palazzi. Servirebbe misura anche nei giudizi, per l’appunto.

I giovani che scendono per le strade hanno le loro ragioni e vanno ascoltati e capiti, ma quando invece la protesta diventa violenza, l’indulgenza dei loro padri non trova più nessuna giustificazione. Proprio nessuna.

Il fatto è che la politica – tutta, o quasi tutta – la misura non la coltiva più. E, dunque, ogni occasione diventa buona per radicalizzare se stessa. Così, la destra demonizza le proteste oltre il giusto e la sinistra, a sua volta, vi confida più del dovuto.

Non è quello di cui questa nuova generazione che si affaccia ora per le strade avrebbe bisogno.

Per interloquire con i movimenti dei nostri giorni la politica dovrebbe anzitutto ritrovare la virtù del tempo e cioè non improvvisare troppo, non pensare che ogni giorno sia quello cruciale e che l’indomani sia troppo remoto per potervisi dedicare.

Il Sessantotto, a suo tempo, poté lasciare una traccia perché i partiti dell’epoca vi dedicarono la loro attenzione e curiosità, senza troppe condanne ma anche senza troppa indulgenza, ascoltando le parole e cercando di contrastare i loro eccessi e certe vie di fatto che ne potevano discendere. È passato più di mezzo secolo, ma forse non siamo ancora lì.

 

Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 22 ottobre 2026

[Testo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

Gli ostacoli alla difesa comune europea

L’aggressione russa all’Ucraina e la nuova e aggressiva postura americana nei confronti dell’Europa, talmente radicale da mettere in discussione persino l’ultradecennale Alleanza Atlantica, hanno posto i Paesi del Vecchio Continente nella necessità di affrontare concretamente – e non solo in accademici e paludati seminari di studio – il tema della difesa comune.

Il progetto incompiuto di De Gasperi

Punto sul quale si erano esercitati già molti anni fa uomini come Alcide De Gasperi, proprio in nome dei valori pacifici e democratici che avevano posto le basi dell’ideale comunitario europeo. Non se ne fece nulla, come noto, e da allora in avanti la questione venne accantonata, posto che la sua soluzione era comunque garantita dallo scudo costituito dall’articolo 5 del Patto Atlantico.

Delegata dunque quest’ultima agli americani e, in un qualche modo, nell’ambito continentale, ai francesi dotati dell’arma nucleare e di una forza militare significativa, l’Europa si concentrò, lodevolmente, sulla questione sociale, costruendo un soddisfacente sistema di welfare trainato dallo sviluppo economico, ambito nel quale primeggiava la Germania (con un buon contributo italiano, occorre dire).

L’asse franco-tedesco e la divisione dei ruoli che ne derivava, inclusa la delega militare agli americani, ci hanno condotti sino al nuovo millennio attraverso successi non trascurabili né sottovalutabili (come la vittoria politica sul comunismo sovietico, emblematizzata dalla caduta del Muro di Berlino).

La guerra in Ucraina e la crisi degli equilibri

Come si sa, però, la Storia non finisce mai e anzi procede imponendo, a volte, scarti improvvisi. Le crisi che si sono accumulate in quest’ultimo quarto di secolo (a partire dall’11 settembre 2001, se vogliamo indicare una data) hanno mutato il quadro generale disegnato nella seconda metà dello scorso.

Quella provocata dalla “operazione militare speciale” di Putin in Ucraina ha determinato – per stare all’oggetto di questo articolo – l’allargamento della NATO a due Paesi (Svezia e Finlandia) che avevano sempre preferito restarne fuori ma anche, paradossalmente, l’indebolimento della medesima organizzazione, sottoposta ai continui strappi operati dall’amministrazione Trump, che obbligano i suoi dirigenti, a cominciare dal segretario generale Mark Rutte, a un estenuante lavorio mediatorio che assorbe tempo ed energie che potrebbero essere meglio impiegati.

Il riarmo tedesco cambia gli equilibri europei

Ma non solo. Il grande cambiamento – che ha destato impressione e, ammettiamolo, pure una qualche preoccupazione indotta dalla memoria storica e che promette di mutare alla radice quel patto non scritto col quale, come dicevamo poc’anzi, alla Francia era delegata la primazia europea in campo militare – è stato provocato dalla decisione tedesca di ingigantire l’entità della posta in bilancio dedicata alla Difesa, ora decisamente superiore a quelle della stessa Francia e anche della Gran Bretagna.

L’equilibrio costruito nei decenni precedenti viene così infranto senza che esso possa precostituire un passo nella direzione di una difesa comune europea. Anzi, confermando e rafforzando quella spinta alla crescita nazionale delle spese militari, imposta dai ricatti americani volti a far aumentare il contributo di ogni singolo Paese membro alle spese NATO e dalla necessità di fronteggiare adeguatamente l’insidiosa e non pienamente decifrabile offensiva russa in atto da tempo con azioni estemporanee sui cieli europei e con una, al contrario, continua e pervasiva “guerra ibrida” sui liquidi territori del web.

Il rischio delle inefficienze di scala

Così, in luogo di una Difesa comune europea (che del resto potrebbe nascere solo dalla volontà politica di costituire finalmente quell’Unione che è nei sogni dei federalisti ma non in quelli dei governi nazionali), avremo la riproposizione su una scala più grande di prima delle inefficienze di scala e delle duplicazioni dei sistemi d’arma già oggi presenti.Le rassicurazioni di Merz e Macron non bastano

È vero che il cancelliere Merz ha assicurato che l’esercito tedesco, prossimo a divenire il più potente in Europa, non agirà mai da solo e sarà sempre raccordato con quelli degli altri Paesi UE. Ed è vero che il presidente Macron ha offerto all’Unione la protezione garantita dal nucleare francese (ma non il suo controllo, che rimane all’Eliseo).

Ma, al di là dei brividi che possono correre lungo la schiena al pensiero di un cambio politico che dovesse portare al governo a Parigi e Berlino le forze della destra estrema ipernazionalista e antieuropeista, appare evidente che queste assicurazioni sono ben lungi dall’essere interpretabili come un’apertura politica a una reale integrazione militare su scala europea.

Senza volontà politica non c’è difesa comune

Una conferma è venuta subito, con la rottura – solo pochi mesi fa – dell’accordo franco-tedesco che avrebbe dovuto condurre alla realizzazione di un aereo da combattimento di nuova generazione.

Ora, la questione è politica. Non è risolvibile solo tecnicamente. La Commissione, è vero, in questi ultimi 18 mesi è riuscita ad avviare un percorso interessante: il Libro Bianco sulla Difesa e il Programma Readiness 2030 hanno avviato una programmazione pluriennale sino a oggi mai neppure ipotizzata; il Programma EDIP per l’industria della Difesa (ma con fondi ancora limitati) e la forza di Capacità di Reazione Rapida (ma dotata di sole 5.000 unità) indicano una direzione e al tempo stesso pongono il tema di fondo, poiché richiedono un impegno economico non banale: la volontà politica, ovvero la determinazione nel procedere verso un’Europa più unita, anche nella Difesa.

È questo il punto. Al momento senza soluzione, né in un senso né nell’altro.

Otranto, la voce delle martiri dimenticate nel film di Stefania Rocca

Otranto, una città e la sua memoria

La vicenda de L’ora di tutti non è semplicemente una storia ambientata a Otranto, ma è l’essenza stessa di questo lembo di terra salentina, dove la pietra, il mare e la memoria si fondono in un unico racconto, vivo ancora oggi.

I simboli locali, come la Torre del Serpente, avvolti da miti e leggende del posto, all’interno del film assumono la veste universale del dubbio e del lato oscuro dell’essere umano: ombre e fragilità che si insinuano nella mente di ciascun personaggio proprio nel momento in cui «ognuno deve scegliere per sé». Ciascuno si ritrova bloccato all’interno delle mura del castello, prigioniero delle proprie debolezze, ma anche custode di un’identità e di valori profondamente radicati che sente di rappresentare.

Le mura della città diventano quella «casa» che ognuno si sente chiamato a proteggere come può. Il concetto di casa, tuttavia, non viene inteso come semplici mura domestiche, ma come un guscio-fortezza che racchiude un universo di valori e principi da difendere a costo della vita stessa.

 

Idrusa, il desiderio e la ribellione

Il legame profondo tra l’opera e l’identità idruntina si snoda attraverso più elementi indissolubili. Il film non nasce da una sceneggiatura astratta, ma affonda le sue radici nel libro che Maria Corti scrisse nel 1962. La regista Stefania Rocca plasma il racconto in un «non-spazio» e in un «non-tempo», trattando argomenti estremamente attuali e complessi attraverso la dimensione delle suggestioni dei personaggi. Si focalizza sia sui valori di appartenenza e di identità, sia sul corpo delle donne mediante il racconto della ribelle e sensuale Idrusa.

Interpretata dall’elettrizzante Alice Pagani, Idrusa desidera «vivere» e «sentire» intensamente in una comunità nella quale l’appagamento del desiderio sessuale è una prerogativa esclusiva dei maschi, che dispongono dei corpi delle mogli a proprio piacimento.

Un meccanismo che funziona finché ogni piccolo ingranaggio svolge il proprio compito nel posto assegnato, senza avanzare pretese individualistiche.

Per ribellarsi, Idrusa ricorre all’unico spazio che le appartiene: quello della fantasia e di un corpo desiderante, che freme dalla bramosia di sentire e dalla volontà di rompere le regole, per strappare con i denti quel filo rosso che la tiene legata a una realtà piatta e apatica.

La liberazione di Idrusa passa quindi attraverso la ribellione e la liberazione dell’Eros — direbbe Marcuse — in una realtà assediata da un Thanatos distruttivo fatto di alienazione domestica e di guerra.

 

Il nemico senza volto e lo scontro di civiltà

La piccola comunità di semplici pescatori si ritrova improvvisamente assediata dai «nemici».

La scelta di un nemico senza volto e vestito di nero, che incombe come un’ombra portando con sé una fede diversa e l’obbligo di scegliere tra la vita e la morte, ci riporta all’eterna lotta che muove tutti i conflitti del passato e del presente: lo scontro di civiltà descritto da Huntington, oppure il paradigma dell’immunizzazione teorizzato da Roberto Esposito. Secondo quest’ultimo, la guerra o lo scontro tra culture diverse non si ferma finché l’altro non viene addomesticato e reso simile a noi.

L’atto di assimilazione dei nemici invasori viene formulato proprio in virtù della proposta di accettazione della loro fede: «Che differenza fa se Dio si chiama Allah?», chiede il loro portavoce. Questa dinamica universale si ritrova in tutte le culture: il corpo sociale vincente fagocita il corpo estraneo attraverso l’atto dell’assimilazione o della distruzione, rendendolo innocuo e omologandolo a sé.

 

Il realismo magico e l’illusione cinematografica

Grazie a un prisma atemporale, la regista riesce a mettere in scena temi attualissimi legati al conflitto tra i popoli.

Per farlo, sceglie una strada complessa e difficile per il contenuto offerto: quella del realismo magico, con l’abile fotografia di Tramacere – una messa in scena studiata e presente -, con battaglie espresse attraverso la danza e la fusione di corpi quasi irreali riflessi sullo schermo, e infine con la musica di Fresa che completa il racconto.

Lo schermo stesso dichiara la propria natura fittizia fin dall’inizio, nel momento in cui un coltello ne squarcia la superficie rivelando l’illusione del racconto. Un gesto che evoca il tentativo di Lucio Fontana di distruggere la bidimensionalità dell’opera per ricercare l’infinito oltre la tela o che, pensando ad Alberto Burri, rimanda alla drammaticità della materia terrestre e alla metafora dell’opera come corpo ferito.

Stefania Rocca non teme di rompere l’illusione filmica, poiché il patto che offre allo spettatore è proprio quello di un viaggio nell’illusione e nella fantasia. È un percorso fatto di guerra e violenza, privato di ogni realismo bellico, costruito invece sulle intense emozioni che la simbologia del film – fortemente carica di complessi contenuti politici, sociali, antropologici e identitari – offre attraverso il confronto con i propri valori e la capacità di mettersi nei panni del diverso.

Ci viene detto chiaramente che siamo di fronte a un riflesso, e che un riflesso sfuggente e distorto, una proiezione tagliata in due pezzi, è il meglio che possiamo catturare di tutto ciò che ci circonda.

 

Dal teatro al cinema: finzione, doppio e corpo

In questo debutto cinematografico è impossibile non scorgere il background di Stefania Rocca come regista teatrale, ritrovando i medesimi punti cardine in entrambe le sue produzioni.

La dichiarazione esplicita della finzione. Una messa in scena teatrale e irreale, fatta di emozioni che viaggiano sulle percezioni psichiche, fisiche e mentali dei personaggi. Mostrandosi come tali sin dal principio, si attiva un meccanismo in pieno stile brechtiano, traducendosi fin dall’inizio dell’esperienza narrativain un patto chiaro siglato con lo spettatore.

Il valore del doppio e del riflesso. Sia nello straordinario spettacolo teatrale La madre di Eva — da me fortemente amato — sia nel film L’ora di tutti, che più volte mi ha emozionata, emerge l’interesse della regista nell’esplorare il riflesso di sé e il doppio lacaniano presente in ciascuno di noi. Nei personaggi del film, questo sdoppiamento visivo e drammatico si presenta nei momenti cruciali sia come rivale che come persecutore o usurpatore del proprio posto nel mondo.

Lo riviviamo attraverso Idrusa e le sue potenti visioni, ma anche attraverso gli occhi e le esperienze di altri personaggi, come Colangelo.

Il corpo. Se nello spettacolo teatrale il tema del corpo fisico e della carne viene vissuto attraverso l’esplorazione dell’identità, ne L’ora di tutti il corpo della donna diventa il centro di temi complessi e sempre attuali: il desiderio, la libertà di espressione sessuale e la libertà di godere del proprio corpo a piacimento, ribellandosi al controllo di una comunità che vigila, ammonisce, impone e «protegge».

 

Il prisma concettuale di Foucault 

Si tratta di una dinamica analizzata da Foucault e volta alla prevenzione e alla repressione della sessualità, con l’intento di far funzionare l’ingranaggio sociale in modo omologato attraverso il controllo della sessualità. Ma il tema del corpo non si esaurisce qui, perché i temi riguardanti il corpo femminile nel film si espandono come una rete da pesca che cattura lo spettatore.

Ogni nodo portato alla luce ricorda i drammi universali che per secoli le donne hanno subito, senza che vi fosse alcun monumento o teca in ricordo del loro sacrificio. Tranne, forse, il monumento di Zalongo nei pressi di Preveza, realizzato nel 1960 dallo scultore George Zongolopoulos e dedicato alle donne greche che preferirono lanciarsi dal monte e trovare la morte piuttosto che finire in schiavitù degli stessi turchi che avevano razziato anche Otranto nel 1480.

Dunque, il film mette in scena il corpo della donna come territorio di guerra e vittima di stupro, dimostra il prezzo della bellezza se non protetta (anche all’interno di una comunità vigilante) e ricorda il pensiero comune denigratorio verso i sentimenti e l’intelligenza emotiva, espresso con la frase del soldato spagnolo «voi donne non capite», come se la comprensione fosse una questione di sesso.

 

Il filo rosso di Idrusa e le guerre dei padri

Il filo rosso che avvolge Idrusa evoca una favola russa e un’opera simbolica di Aleksandr Rou del 1938, dove la bella Vasilisa viene rapita da Baba Jaga e, come Idrusa, tesse il filo che la tiene prigioniera. Solo pochi anni dopo Aleksandr Rou utilizza la narrazione fiabesca come metafora politica (1945), identificando nel cattivo stregone le orde naziste da sconfiggere.

La guerra che incombe sulle persone semplici e la pressione di un imminente attacco violento vissuta dai pescatori si trasformano in un’esperienza individuale. In questo contesto, l’intenso ruolo del giovane Giovanello Zurlo da un lato ricorda il giovanissimo François di Morti senza tomba di Jean-Paul Sartre e i suoi timori, dall’altro esprime la profonda frustrazione vissuta dai giovani costretti a combattere le guerre dei padri, mentre vorrebbero soltanto vivere per poter comporre una canzone.

È una figura che evoca il disagio dei giovani di oggi di fronte alla prospettiva della guerra, ma ricorda anche Paul Bäumer in Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque, il quale nel combattimento non riesce a scorgere alcuna poesia.

 

Un invito a guardarsi dentro

L’ora di tutti diventa così un invito a guardarsi dentro senza ipocrisie, riconoscendo come spesso siamo vittime di illusioni e di quei riflessi distorti che ci circondano.

A dare forza a questo messaggio è un film ricco di interpretazioni riuscitissime, tra cui spiccano quelle di Alice Pagani, Alessio Boni, Ignazio Oliva, Giulia Petrungaro, Simone Coppo, Eleonora De Luca e Mario Morroi, insieme a tutto il resto del cast.

Il Sud che scelse la Repubblica: oltre il mito del Mezzogiorno monarchico

Il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 rappresenta uno snodo fondamentale della storia dell’Italia contemporanea: la fine della Monarchia, la nascita della Repubblica e l’avvio del processo costituente.

Tuttavia, la lettura di quell’evento è stata a lungo segnata da una contrapposizione semplificata tra un Nord repubblicano e un Sud monarchico, che ha appiattito la complessità delle scelte politiche e sociali compiute nel Mezzogiorno.

Il contributo meridionale alla vittoria repubblicana

Questo convegno intende proporre una riflessione innovativa sul voto repubblicano nel Mezzogiorno, restituendo visibilità a una componente spesso marginalizzata nella narrazione pubblica e storiografica del referendum del 1946.

Come intuito allora da alcuni contemporanei e oggi dimostrato dalla storiografia più attenta, il Sud espresse infatti un consenso per la Repubblica decisivo per la sconfitta della Monarchia, radicato in specifici territori, gruppi sociali, culture politiche e tradizioni ideali.

Le ragioni di una scelta democratica

Attraverso l’analisi delle geografie elettorali, del ruolo dei partiti di massa, delle dinamiche sociali e delle esperienze locali, il convegno si propone di indagare le ragioni di quella scelta repubblicana: dall’antifascismo meridionale alle aspettative di rinnovamento democratico, dalla delusione verso la Monarchia alla mobilitazione di ceti urbani e rurali, giovani, lavoratori e intellettuali.

Particolare attenzione sarà dedicata al rapporto tra città e campagne, alle differenze regionali e alle isole repubblicane del Mezzogiorno.

L’eredità del 2 giugno, ottant’anni dopo

Nel quadro dell’anniversario 1946–2026, l’incontro intende inoltre interrogarsi sull’eredità di quel voto: come è stata vissuta e ricordata la nascita della Repubblica nel Sud? In che modo il progetto repubblicano e costituzionale ha inciso sui processi di cittadinanza, integrazione e sviluppo del Mezzogiorno?

L’obiettivo è superare letture stereotipate e restituire l’immagine di un Mezzogiorno plurale, attraversato da conflitti, speranze e scelte politiche consapevoli, contribuendo a una comprensione più articolata della nascita della Repubblica e del suo significato nella storia italiana.

 

Il testo qui pubblicato appare nel sito istituzionale dell’Animi, l’Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia. Di seguito il link per leggere il programma del convegno: https://www.animi.it/

Padre Ernesto Balducci e l’umanesimo planetario

La figura di padre Ernesto Balducci (1922-1992) ha smesso, a quasi 35 anni dalla sua morte, di essere al centro delle polemiche che hanno contrassegnato la sua esistenza, e oggi se ne può meglio cogliere la portata anticipatrice, tanto che non poche delle sue idee sono diventate patrimonio comune e hanno trovato traduzione anche concretamente. il suo impegno ha avuto una duplice valenza: ecclesiale e sociale; l’una e l’altra strettamente collegate tra di loro e all’insegna di un’esigenza di rinnovamento che ha fatto di lui un protagonista del dibattito postconciliare e lo ha posto al centro di non poche polemiche, al di là delle quali oggi appare nel suo autentico valore di cristiano impegnato a tradurre concretamente l’esigenza di nuova evangelizzazione per un verso e di nuova cittadinanza per l’altro, attraverso un nuovo umanesimo animato dal criterio “planetario”.

Oltre l’eurocentrismo

Infatti, il problema che troviamo al centro della riflessione e azione di padre Balducci è la lucida percezione del bisogno di fuoriuscire da una visione etnocentrica (in questo caso eurocentrica) e aprirsi alla dimensione della mondialità, la sola che può permettere di guardare all’uomo nella sua pienezza.

Allo sviluppo di questa visione ha dato certamente un contributo rilevante la tradizione paidetica occidentale – riconosce padre Balducci – sia per l’istanza critica che per quella sociale, sia per l’istanza storica che per quella spirituale. In questo senso si può rintracciare in lui l’eredità del “personalismo” e precisare che ha trovato espressione, oltre che sul piano religioso, anche nell’ambito filosofico, culturale e civile con numerosi contributi di saggistica, nonché con opere di carattere scolastico.

La scuola e la ragione critica

Proprio con queste ultime egli intese impegnare la scuola per la «costruzione, nelle nuove generazioni, di una memoria storica diversa da quella codificata nel sapere dominante»: un compito, questo, che «comporta la rilettura critica del patrimonio letterario e filosofico che abbiamo ricevuto in eredità», in particolare della «porzione più preziosa dell’eredità culturale del passato, quella filosofica», nella consapevolezza che l’uomo, «se è solo un commentatore del passato, non potrà mai essere davvero il promotore di un mondo finalmente libero dal terrore della guerra».

Le idee di padre Balducci hanno avuto il loro approdo nell’idea dell’altro come «orizzonte profetico» (per usare il titolo di un fortunato ciclo di conferenze) e della «educazione come liberazione» (che è il titolo dato a un’antologia di suoi scritti). L’una e l’altra finalità sono perseguite da padre Balducci attraverso un personalismo etico ed educativo, incentrato sull’«esercizio paziente della ragione critica», finalizzata a «costruire una cultura di pace» (è il titolo di un suo saggio, apparso postumo nel 1993).

L’uomo inedito e la cultura della pace

A tale scopo, secondo padre Balducci, «occorre realizzare una mutazione umana»; essa deve avvenire tenendo presente che «l’uomo non è mai univoco in sé»; in lui – sostiene padre Balducci sulla scia di Ernst Bloch – «c’è l’uomo edito, formato secondo i principi della cultura di cui fa parte, e nei quali ha ritagliato la propria identità», e c’è «anche l’uomo inedito, l’uomo possibile», che «aspira ad un mondo diverso»: è «l’uomo possibile che portiamo in noi stessi, e nei confronti del quale la cultura dominante ci ispira, spesso, sfiducia e disprezzo. È questa la nostra parte migliore».

Da qui il bisogno di una “nuova paideia” come “educazione alla pace” e «una pedagogia della pace vuole una fondazione nuova», perché «la cultura della pace va intesa non come un aspetto settoriale della cultura in genere, ma come un trapasso da un modo d’essere dell’uomo a un altro modo d’essere». In ciò sta il cuore del personalismo progettuale e planetario cui guardava padre Balducci, il quale si basava sulla convinzione che «la forza dell’uomo è nella coscienza etica e nella ragione».

Liberazione e testimonianza

Ebbene, la scuola è chiamata a contribuire alla «creazione di questa nuova coscienza» con «fedeltà all’impulso costitutivo della nostra dignità umana»: ed è così che «la scuola ritrova in pieno la sua dignità e la sua funzione».

In altro modo, anche la Chiesa ha questa finalità di rinnovamento incentrato su un processo di umanizzazione, che s’identifica con un processo di “liberazione”: ecco una parola chiave del pensiero di padre Balducci, il quale ha portato attenzione anche alla società: alle sue storture civili e giuridiche, economiche e politiche.

Il denominatore comune di questi diversi ambiti di intervento si può identificare nell’anelito alla pace, come risposta a un rinnovato imperativo, così formulato nel libro La terra del tramonto: «Agisci in modo che nella massima delle tue azioni il genere umano trovi le ragioni e le garanzie della propria sopravvivenza».

Un monito la cui attualità è sotto gli occhi di tutti, per cui ritengo che tornerebbe utile confrontarsi con il suo pensiero, e con le sue provocazioni che, ci ha insegnato, a volte sono necessarie per muovere le acque stagnanti e rendersi meglio conto della negatività o gravità di certe situazioni, di fronte alle quali non si può rimanere indifferenti, ma occorre dare “testimonianza”, altra parola chiave del fondatore della combattiva rivista “Testimonianze”.

Nordio vuole più posti in carcere per i minori, Conte: vada a casa

Roma, 22 ott. (askanews) – Ampliare la capienza delle carceri minorili o destinare settori di istituti penitenziari destinati ai maggiorenni ai minori. Perché è necessario spedire dietro le sbarre i giovani che devastano le città. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, conferma la linea dura del governo contro i manifestanti violenti under 18 che ha già portato a “una serie di arresti massicci”. E siccome “il sistema carcerario minorile in questo momento è effettivamente in sofferenza” ieri si è tenuta una riunione “per cercare di risolvere il problema, stanziando i pochi fondi che abbiamo”.

Le parole del Ministro a SkyTg24 suscitano l’immediata reazione dell’associazione Antigone che parla di “fallimento delle politiche del Governo sulla giustizia minorile. Di fronte a un sistema in sofferenza, anziché interrogarsi sulle ragioni della crescita della popolazione detenuta e investire in prevenzione, educazione e percorsi di responsabilizzazione, il ministro propone di aumentare i posti in carcere e di avvicinare ulteriormente il circuito minorile a quello degli adulti”. Per la Ong i numeri parlano chiaro e raccontano una trasformazione profonda già in corso a causa delle politiche di questo governo: “Alla fine del 2022 (anno in cui Meloni è entrata in carica, ndr) negli Istituti penali per minorenni erano detenute 381 persone, ad agosto 2026 erano 550”.

“La logica – dichiara Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell’osservatorio sulle carceri minorili di Antigone – sembra essere quella del ‘colpirne uno per educarne cento’. Ma la giustizia minorile non può essere usata come uno strumento di intimidazione collettiva”.

Dura la reazione delle opposizioni che con il leader di M5s, Giuseppe Conte, arrivano a chiedere le dimissioni di Nordio. “Sentir parlare un ministro che parla di massicci arresti di giovani e di ampliare le carceri minorili vuol dire che non sei un politico e devi andare a casa”.

Per la deputata Pd Michela De Biase, capogruppo dem in commissione Infanzia e adolescenza, definisce le dichiarazioni del Guardasigilli “gravissime”: “Il governo getta la maschera, svela il vero progetto: per un giovane che sbaglia la risposta non è recuperarlo, ma rinchiuderlo in una cella. È una deriva pericolosissima, che stravolge la funzione rieducativa della giustizia minorile”.

Duro anche il commento del capogruppo di AVS in commissione Giustizia alla Camera Devis Dori: “Non è la prima volta che il ministro Nordio parla come fosse al bar, ci ha abituati a tutto. Stavolta, toccando il tema degli adolescenti, si è superato, ponendosi completamente fuori dallo spirito della Costituzione. Se per lui la detenzione dei minori è la soluzione significa che il suo ministero è completamente impotente di fronte anche alla esclalation di violenza che purtroppo vede coinvolti anche minori, se rinchiuderli nelle carceri per gli adulti, già sovraffollate, è la sua soluzione allora sembra proprio non aver capire le dinamiche carcerarie oltre ad aver rinunciato completamente alla loro educazione e al loro reinserimento”.

Sicurezza, Nordio vuole più posti in carcere per i minori, Conte: vada a casa

Roma, 22 ott. (askanews) – Ampliare la capienza delle carceri minorili o destinare settori di istituti penitenziari destinati ai maggiorenni ai minori. Perché è necessario spedire dietro le sbarre i giovani che devastano le città. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, conferma la linea dura del governo contro i manifestanti violenti under 18 che ha già portato a “una serie di arresti massicci”. E siccome “il sistema carcerario minorile in questo momento è effettivamente in sofferenza” ieri si è tenuta una riunione “per cercare di risolvere il problema, stanziando i pochi fondi che abbiamo”.

Le parole del Ministro a SkyTg24 suscitano l’immediata reazione dell’associazione Antigone che parla di “fallimento delle politiche del Governo sulla giustizia minorile. Di fronte a un sistema in sofferenza, anziché interrogarsi sulle ragioni della crescita della popolazione detenuta e investire in prevenzione, educazione e percorsi di responsabilizzazione, il ministro propone di aumentare i posti in carcere e di avvicinare ulteriormente il circuito minorile a quello degli adulti”. Per la Ong i numeri parlano chiaro e raccontano una trasformazione profonda già in corso a causa delle politiche di questo governo: “Alla fine del 2022 (anno in cui Meloni è entrata in carica, ndr) negli Istituti penali per minorenni erano detenute 381 persone, ad agosto 2026 erano 550”.

“La logica – dichiara Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell’osservatorio sulle carceri minorili di Antigone – sembra essere quella del ‘colpirne uno per educarne cento’. Ma la giustizia minorile non può essere usata come uno strumento di intimidazione collettiva”. Dura la reazione delle opposizioni che con il leader di M5s, Giuseppe Conte, arrivano a chiedere le dimissioni di Nordio. “Sentir parlare un ministro che parla di massicci arresti di giovani e di ampliare le carceri minorili vuol dire che non sei un politico e devi andare a casa”.

Per la deputata Pd Michela De Biase, capogruppo dem in commissione Infanzia e adolescenza, definisce le dichiarazioni del Guardasigilli “gravissime”: “Il governo getta la maschera, svela il vero progetto: per un giovane che sbaglia la risposta non è recuperarlo, ma rinchiuderlo in una cella. È una deriva pericolosissima, che stravolge la funzione rieducativa della giustizia minorile”.

Duro anche il commento del capogruppo di AVS in commissione Giustizia alla Camera Devis Dori: “Non è la prima volta che il ministro Nordio parla come fosse al bar, ci ha abituati a tutto. Stavolta, toccando il tema degli adolescenti, si è superato, ponendosi completamente fuori dallo spirito della Costituzione. Se per lui la detenzione dei minori è la soluzione significa che il suo ministero è completamente impotente di fronte anche alla esclalation di violenza che purtroppo vede coinvolti anche minori, se rinchiuderli nelle carceri per gli adulti, già sovraffollate, è la sua soluzione allora sembra proprio non aver capire le dinamiche carcerarie oltre ad aver rinunciato completamente alla loro educazione e al loro reinserimento”.

Connettere il cervello a una macchina, il mouse si muove con gli occhi

Milano, 22 ott. (askanews) – Connettere il cervello umano a una macchina, da un drone a un mouse, tramite un dispositivo per elettroencefalogramma in miniatura. È BrainWaves, progetto della startup italiana X-Brain che ha ideato il software alla base. Come funziona lo racconta Piergiorgio Montanari.

“Il nostro prodotto dà la possibilità di convertire movimenti della testa e della faccia, quindi per dire chiudere gli occhi, guardare con gli occhi in su – dice – senza telecamera quindi soltanto captando dalle nostre onde celebrali l’input e dando un output alla macchina, può essere il pc, un mouse per cliccare su varie schermate, scrollare la pagina del giornale con gli occhi e da una distanza che uno preferisce, non serve a stare incollati allo schermo perché la telecamera debba vederti negli occhi”.

Lo strumento è pensato per chi ha disabilità, ma anche per la sicurezza sul lavoro con la possibilità di azionare macchinari pericolosi a una distanza di sicurezza ad esempio.

Il progetto è stato presentato al Ces Unveiled Milan, anteprima ufficiale del Ces di Las Vegas, organizzato da Cta, che si è svolta per la prima volta in Italia.

A Ferrara arrivano Nuclei Anti Maranza. Salvini: "Iniziativa da replicare"

Roma, 22 ott. (askanews) – A Ferrara sarà attivato “nelle prossime settimane” un Nucleo Anti Maranza (NAM) all’interno della Polizia Locale, che “avrà funzioni di prevenzione e repressione, con una task force composta da agenti, esperti di sicurezza, avvocati, assistenti sociali, psicologi e altri professionisti”. Lo annuncia sui social il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri (Lega).

“In questi giorni – spiega – non mi sono espresso sui disordini nelle grandi città come Bologna e Milano. Qualcuno ha interpretato questo silenzio come pesante, perché in tanti chiedevano rassicurazioni anche per Ferrara, soprattutto alla luce di messaggi violenti e preoccupanti, poi rivelatisi fake. Al tempo stesso, oltre ad essere rimasto in contatto costante con la Questura per monitorare la situazione, ho raccolto tutte le preoccupazioni di genitori, studenti e commercianti per le possibili ripercussioni anche nella nostra città. Alcuni commercianti mi hanno detto che hanno paura nell’alzare le saracinesche nella giornata di sabato, perché Ferrara è stata inserita in un manifesto di mobilitazione nazionale. Questo non è tollerabile. Nessuno di noi può sentirsi minacciato a casa propria. Questo silenzio, comunque, mi è servito per riflettere su come dare una risposta concreta, e non limitarmi al solito messaggio di condanna che, alla fine, non porta da nessuna parte”.

“Sul tema dei maranza, come sapete, sono stato uno dei primi sindaci d’Italia a lanciare l’allarme, prendendomi anche del razzista. E oggi gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: intere città devastate e saccheggiate, messe a ferro e fuoco da chi non merita di avere alcun diritto nella nostra società. Non aspetterò che accada qualcosa di grave anche nella nostra città per intervenire. La sicurezza dei ferraresi viene prima di tutto. E su questo non intendo fare un solo passo indietro”, conclude il sindaco Fabbri.

Che riceve gli elogi del vice premier e segretario leghista Matteo Salvini: “NAM, Nucleo Anti Maranza. Bella iniziativa del sindaco Lega a Ferrara. Da replicare anche in altre città, in tutta Italia. Bravo Alan!”

Primo Congresso Convatec: la svolta in stomia

Milano, 22 ott. (askanews) – Si è svolto a Milano il 1° Congresso Nazionale Convatec Stomia, punto d’incontro tra clinici, associazioni e pazienti per innovare la stomaterapia e concretizzare la promessa Forever Caring, ossia l’impegno a garantire una cura e un’assistenza continue nel tempo. Durante l’evento è stato presentato in anteprima europea il protocollo Peristomal Hygiene, affiancato dal sistema S.A.C.S. EVOLUTION, incentrato sulla tutela della cute integra.

A tracciare le linee guida dell’impegno aziendale verso le persone con stomia e la sinergia con gli stakeholder della salute è stata Claudia Chinelli, Commercial Director Ostomy Care e Managing Director di Convatec Italia: “Questo congresso è esemplificativo dei nostri 10+1 Action Point, perché mettiamo a fattor comune le conoscenze, le competenze e le esperienze cliniche degli stomaterapisti oggi presenti in sala, con l’obiettivo di contribuire al miglioramento della qualità di vita dei pazienti stomizzati. Vogliamo infatti portare all’attenzione l’importanza di creare percorsi di assistenza sempre più strutturati”.

L’innovazione scientifica trova però il suo pilastro nell’eccellenza chirurgica. Tra i temi centrali del Congresso figurano infatti la formazione in Cadaver Lab e l’uso dello strumento predittivo DRIP Score per il rischio disidratazione nell’ileostomia.

Sull’importanza della precisione tecnica nella prevenzione delle complicanze è intervenuto Pier Paolo Sileri, Direttore UO Chirurgia Colorettale dell’IRCCS San Raffaele: “In generale, fino al 50% delle complicanze potrebbe essere evitato grazie a un corretto planning preoperatorio – incluse quelle minori, come il semplice distacco della sacca. La formazione gioca un ruolo fondamentale per ridurre in modo significativo questa percentuale. Ovviamente non si arriverà mai a un rischio zero, date le variabili legate al paziente: dall’ansia connessa alla stomia alle sue condizioni generali, fino a ciò che avviene dopo il confezionamento. Tuttavia, un buon training consentirebbe già di ridurre di un terzo queste complicanze, dalle più lievi alle più importanti”.

Un’accurata progettazione chirurgica rappresenta infatti il primo fondamentale tassello per un percorso di riabilitazione efficace e sostenibile nel tempo, basato sul lavoro di squadra. I lavori si sono infine chiusi con il confronto con gli Ambassador Stomia e la promozione dei 10+1 ACTION POINTrivolti alle Istituzioni, ribadendo la centralità di un’alleanza concreta tra medicina, aziende e pazienti.

50° Congresso SUMAI: l’allarme sulle Case della Comunità

Roma, 22 ott. (askanews) – E’ andato in scena a Roma, dal 18 al 21 ottobre, il 58esimo Congresso Nazionale del Sindacato degli specialisti ambulatoriali dove, alla presenza del Ministro della Salute Orazio Schillaci, il Segretario Generale del SUMAI Assoprof Antonio Magi ha lanciato l’allarme sulle Case della Comunità realizzate con i fondi del PNRR, che rischiano di rimanere vuote senza specialisti e risorse necessari. Il titolo scelto per l’assise “La Casa della Comunità non si inaugura… si organizza” sintetizza la distanza tra le promesse istituzionali e la realtà sul campo.

“Manca personale nelle Case della Comunità e mancano, in particolar modo, gli specialisti, che sono fondamentali insieme agli infermieri, anche loro carenti, per prendere in carico i pazienti cronici. Perché le Case della Comunità, come abbiamo ricordato nel titolo del nostro congresso, non sono poliambulatori: sono strutture che servono proprio a svuotare i poliambulatori, prendendosi cura dei 18 milioni di malati cronici oggi presenti in Italia. Togliendoli dalle liste d’attesa, i poliambulatori potrebbero lavorare con un numero minore di persone da visitare, riducendo i tempi di attesa. Al contempo, si libererebbero i pronto soccorso e gli ospedali da quei ricoveri che non sono legati a una vera e propria necessità del paziente” ha dichiarato Antonio Magi, Segretario Generale di SUMAI Assoprof.

Il Piano Europeo ha finanziato l’edilizia sanitaria con un investimento di circa 2 miliardi di euro, ma i costi del personale e della gestione ordinaria ricadono interamente sul Fondo Sanitario Nazionale.

“Lo stimolo che proviene dal SUMAI è condivisibile: strutturare le Case della Comunità come parte integrante della sanità territoriale, irrobustendole con la presenza dei medici in convenzione e, in particolare, degli specialisti che possono contribuire alla presa in carico, alla cura e alla gestione del paziente cronico. Insieme ai medici di medicina generale e agli infermieri di comunità, la figura dello specialista in convenzione è fondamentale per rendere il servizio sanitario sempre più performante” ha aggiunto Marcello Gemmato, Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute.

“Il 7% non è un vezzo del Partito Democratico, ma è una richiesta tangibile delle Regioni italiane che lo dicono molto chiaramente: così non riusciamo a garantire neanche la copertura dell’inflazione. Il Servizio Sanitario Nazionale è in crisi, in crisi per mancanza di risorse e anche per mancanza di organizzazione e riforme, primissima di tutti quella della medicina del territorio e del personale che stiamo aspettando da 4 anni” ha concluso Beatrice Lorenzin, Senatrice della Repubblica.

Per superare l’impasse, il SUMAI propone un ACN Unico della Specialistica diviso in Territorio e Ospedale con il “doppio canale”, permettendo alle Asl di scegliere tra dipendenza e convenzione per i posti vacanti. Sfruttando i minori costi della convenzione (47-58 euro l’ora rispetto ai 63 euro della dipendenza), la misura garantirebbe 4,8 miliardi di risparmi regionali nel decennio 2027-2036, da reinvestire contro le liste d’attesa.